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Resoconto della seduta n.120 del 24/01/2019

SEDUTA N. 120 DEL 24 GENNAIO 2019

La seduta inizia alle ore 12,40

Presidenza del Presidente
Antonio Mastrovincenzo

PRESIDENTE. Colleghi buona giornata, dichiaro aperta la seduta n. 120 del 14 gennaio 2019. Do per letto il processo verbale della seduta 119 del 14 gennaio 2019, il quale, ove non vi siano opposizioni, si intende approvato ai sensi del comma 4, dell’articolo 53, del Regolamento Interno.
Richiamo, inoltre, ai sensi del comma 5 dello stesso articolo l’attenzione di tutti i Consiglieri sulle Comunicazioni distribuite con cui porto a conoscenza dell’Assemblea quanto espressamente previsto dal Regolamento Interno.

(interrompe il Consigliere Zaffiri)

PRESIDENTE. Non può esserci la richiesta di numero legale, se non c’è una votazione.

(interrompe il Consigliere Zaffiri)

PRESIDENTE. Consigliere Zaffiri è inutile che continua a contestare, c’è questa norma: la richiesta del numero legale è solo al momento della votazione. Punto!
Invito i Consiglieri ad entrare in Aula e chiedo alle persone addette di richiamarli urgentemente. Grazie.
Comunque non si usa il telefono neanche nella seduta aperta sulla “Giornata della memoria”, se è per questo!

Sull’ordine del giorno

PRESIDENTE. Comunico che la mozione n. 173 della Consigliera Marcozzi è stata ritirata, così come è stata ritirata l’interrogazione 736.
E’ stato chiesto il rinvio alla prossima seduta delle mozioni nn. 385 e n. 403, se non ci sono obiezioni, do per approvato il rinvio e le mozioni le consideriamo iscritte nell’ordine del giorno della prossima seduta.

Proposta di legge n. 155 (testo base)
ad iniziativa della Giunta regionale
“Modifica dell’articolo 10 della legge regionale 16 gennaio 1995, n. 10 ‘Norme sul riordinamento territoriale dei Comuni e delle Province nella Regione Marche’”

Proposta di legge n. 97
ad iniziativa dei Consiglieri Maggi, Fabbri
“Disposizioni in materia di referendum consultivo: modifiche alle leggi regionali 5 aprile 1980, n. 18 ‘Norme sui referendum previsti dallo Statuto’ e 16 gennaio 1995 n. 10 ‘Norme sul riordinamento territoriale dei Comuni e delle Province nella Regione Marche’”

Proposta di legge n. 236
ad iniziativa del Consigliere Giancarli
“Modifica alla legge regionale 16 gennaio 1995, n. 10 ‘Norme sul riordinamento territoriale dei Comuni e delle Province nella Regione Marche’”
(abbinate)
Discussione e votazione)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca le proposte di legge n. 155 della Giunta regionale, n. 97 dei Consiglieri Maggi, Fabbri, n. 236 del Consigliere Giancarli, abbinate.
La discussione è aperta, ha la parola il relatore di maggioranza Consigliere Giacinti

Francesco GIACINTI. Grazie Presidente. Un saluto ai colleghi. Oggi trattiamo questa proposta di legge che ha come oggetto la questione ormai dibattuta, a più riprese, relativa alla fusione dei Comuni.
Questa proposta di legge non ha la pretesa di essere esaustiva di tutte le casistiche che si possono verificare in tema di fusione dei Comuni, come ben sappiamo per il dibattito ampio che c’è stato in più occasioni, quando abbiamo affrontato casi di fusione di due o più Comuni.
La ratio legis di questo provvedimento è di dotare l’Aula - che è la protagonista in quanto lo impone la legge, non dimentichiamo il quadro normativo in cui ci muoviamo, il legislatore individua nella Regione il soggetto che deve dare attuazione e quindi promuovere e promulgare una legge sulle fusioni dei Comuni – di uno strumento e di avere a disposizione una linea interpretativa e soluzioni più ampie possibili, se non l’intero numero di soluzioni che si possono verificare, in maniera tale da agevolare il compito dell’Aula, non perdendo di vista il quadro normativo di riferimento in cui ci muoviamo e i soggetti protagonisti, come ho detto poc’anzi.
Non c’è un’abbondanza di giurisprudenza in merito che possa individuare e promuovere magari una linea preponderante di pensiero giuridico, ma molto blandamente, nella poca giurisprudenza che si è creata in merito, viene individuato un principio importante, quello dell’interesse contrapposto, cosiddetto, che mette nella condizione, ma non agevola più di tanto la soluzione dei problemi, come spesso nel dibattito che c’è stato si voleva individuare, come a dire una legge che interpreti in maniera netta ogni caso, ma abbiamo visto che non è possibile.
Questa proposta di legge, riprendendo la risoluzione approvata da quest’Aula a seguito di una giornata in cui c’erano più mozioni su questa tematica, riprendendo anche il tenore di questa risoluzione, ha individuato dei casi ed ha trovato delle soluzioni per far si che ci sia un risultato netto laddove si possono verificare precise e precipue condizioni, laddove invece non si riesce ad individuare elementi che possono essere netti e determinanti di un risultato si rinvia, e adesso ci arrivo, ad un ulteriore parere, da esprimere entro 60 giorni dalla celebrazione del referendum, dei Consigli comunali che hanno promosso l’iter legislativo.
Quando si verifica questa situazione? Quando non c’è unitarietà tra i due tipi di maggioranza, quella relativa al numero dei votanti, alla popolazione che riveste il ruolo di elettore, e quella dei Comuni, intesa come numero di Comuni interessati.
Quando non c’è unitarietà di queste due tipologie di maggioranza questa proposta di legge richiede un ulteriore passaggio nei Consigli comunali come a dare la possibilità di un supplemento di riflessione, come è stato definito simpaticamente in Commissione, comunque sia un’ulteriore possibilità di approfondimento o di più aderente interpretazione del risultato elettorale al caso di specie.
E’ chiaro che questo discorso non riesce a trovare la soluzione ad ogni caso che si potrà verificare perché le costruzioni da un punto di vista delle possibilità, sia in termini di maggioranza di popolazione sia in termini di maggioranza o meno di Comuni interessati nella possibilità di più Comuni, non riusciamo ad individuarle, ma proprio perché non ci estraniamo dal contenuto e dal disposto normativo di riferimento, rinviamo alla Assemblea legislativa, come il legislatore prevede, la possibilità di decidere anche dopo questo ulteriore eventuale passaggio dei Consigli comunali, che hanno dato l’incipit all’iter di fusione. In questa maniera si arricchisce la possibilità di interpretare il risultato referendario ed il dibattito che può fregiarsi di questo ulteriore ausilio.
Questo è il vero scopo della legge, ovviamente i casi più elementari, dove c’è unitarietà di maggioranza sia in un senso che nell’altro, vengono interpretati in maniera più netta e semplice, ma questo spazio riprende il tenore della risoluzione del 6 dicembre 2016, per essere precisi, tiene conto dell’articolo n. 133 della Costituzione e della legge 10 del 1995. La proposta di legge vuole modificare l’aspetto che ho voluto significare in questa maniera.
Ribadisco che, e questo è un aspetto secondo me essenziale, questa Assemblea legislativa non abdica alla funzione propria e precipua, che è quella di elaborare una proposta di legge in tema di fusione dei Comuni. Noi non possiamo, giustamente credo, sia per funzione e per obbligo anche morale legato alla nostra funzione, abdicare al ruolo di organo legislativo, laddove il legislatore ce lo impone.
Nel dibattito che c’è stato sia in Aula per le altre occasioni, a cui ho fatto riferimento, ma anche in Commissione, si è cercato di sviscerare le varie ipotesi, ma spesso e volentieri molte soluzioni prospettate andavano a confliggere con il ruolo da protagonista che il legislatore dà all’Assemblea legislativa, come organo principe di legiferazione.
Questo è un po’ il contesto in cui è nata questa proposta di legge, credo che sia buona e che contemperi tutti i fattori che ho cercato, seppur brevemente, di mettere nel giusto risalto, così come gli strumenti giuridici che abbiamo a disposizione fanno.

PRESIDENTE. Ha la parola il relatore di minoranza Consigliere Maggi.

Giovanni MAGGI. Grazie Presidente. Come ha detto il Consigliere Giacinti, Presidente della Commissione a cui appartengo, questo è stato un lungo dibattito.
Tanto per focalizzare e sintetizzare l’iter, ci sono tre fasi per le fusioni dei Comuni. La prima fase è quella del Consiglio comunale che approva e delibera di fondersi con uno o più Comuni; la seconda è quella del referendum, che è consultivo, per cui i cittadini dei Comuni, la cui delibera decide di farli fondere, vengono interpellati; la terza è quella della Regione che ha una potestà assoluta, la Costituzione le dà ampio potere di decidere se costituire un nuovo Comune o no.
Nel dibattito, suggerito proprio dal Presidente Giacinti, a cui ho sempre riconosciuto una valenza raffinata, politica, una conoscenza e buonsenso, portava l’esempio di quello che deve fare il Sindaco di un Comune nel momento in cui deve affrontare una fusione. Non si affronta una fusione a scatola chiusa, si fanno delle assemblee con i cittadini, degli incontri e nel momento in cui in Consiglio comunale porta la fusione con altri Comuni è già informato della volontà dei propri cittadini. Questa è una prassi democratica che condivido e che tutti i Sindaci dovrebbero fare nel momento in cui affrontano una soluzione così delicata, come la fusione con un altro Comune.
Apro una parentesi, noi del Movimento 5 Stelle non siamo contrari alle fusioni, nel programma delle politiche abbiamo auspicato che i Comuni sotto i 5.000 abitanti possano favorire le fusioni tra di loro, quindi sgombriamo il campo dal fatto che noi siamo una forza che guarda al campanile più che alla qualità dei servizi che potrebbero venire dalla fusione dei Comuni.
Quindi, se il Consiglio comunale del Comune X decide di fare la fusione con altri Comuni, i casi sono due, o il Sindaco non svolge bene la sua mansione, e non usa la pratica democratica della partecipazione, per cui nel momento in cui chiede al Consiglio comunale di fondersi ha già informato i cittadini dei benefici che potrebbero venire loro da una fusione o non li ha informati, oppure ha altri interessi che non sono quelli dei cittadini, che sa che sono contrari alla fusione, e va avanti lo stesso.
I principi democratici suggeriscono alla Regione, che ha l’ultima parola, di non immischiarsi in una controversia tra la maggioranza di un Comune e i cittadini che non vogliono la fusione. La Regione vuol fare un altro caso come Montemaggiore al Metauro? Dove i Comuni sono stati costretti a fondersi, nonostante con il referendum i cittadini di Montemaggiore avessero detto che non volevano farlo? La Regione li ha fatti fondere per forza, vogliamo creare ancora un precedente come quello di Montemaggiore?
In tutta amicizia, dico amicizia perché c’è un rapporto molto proficuo in Commissione tra i membri della maggioranza e dell’opposizione, ho detto: “Ma voi della maggioranza volete proprio farvi del male? Accettate il fatto, ed è l’emendamento che presentiamo, che il referendum è consultivo, però il legislatore nella Costituzione dice sentiti i cittadini, che significa acquisire il loro parere, anche se è consultivo, per non sminuire la potestà dei Comuni, della Regione. Comunque è importante sentire i cittadini che devono annullare la loro identità, la loro cultura, la loro tradizione per entrare in un nuovo Comune che probabilmente darà loro più o meno vantaggi.
Ho detto alla maggioranza, al PD e ai colleghi della Commissione: perché volete continuare con una casistica astrusa, che tra l’altro non considera il risultato del referendum di ogni Comune, ma mette i risultati tutti insieme per cui il Comune grosso che ha 100.000 abitanti, che si fonde con il Comune che ne ha 10.000 o 15.000 schiaccia il Comune da 10.000, 15.000 abitanti ed il loro referendum vale zero. La preponderanza del Comune grosso schiaccia la volontà dei cittadini del Comune piccolo.
Ho detto: “Cari colleghi della maggioranza cerchiamo di ragionare, se la pratica democratica fa sì che le Giunte e i Sindaci sentano i loro cittadini e fanno una fusione con un’operazione di partecipazione perché non volete considerare questo? Perché volete considerare il totale dei cittadini dei Comuni e non dei singoli Comuni? Perché volete considerare le delibere dei Comuni tutti insieme come maggioranza, anziché considerare singolarmente le delibere dei Comuni?”
La Regione si va ad infilare in una disputa tra Comuni, tra cittadini dei Comuni e non è assolutamente richiesta. La Costituzione dice “può”, non “deve”, quindi a questo punto la potestà è si della Regione, ma nel momento in cui, e faccio il caso di Montemaggiore, le maggioranze di questi Comuni in Consiglio comunale ottengono il pass per fondersi insieme, questi tre Comuni vanno a referendum ed uno dice che non si vuole fondere, perché dobbiamo farlo fondere per forza? Perché la Regione deve immischiarsi in questa controversia e in questa visione differente delle popolazioni?
Nel nostro emendamento, memori dell’esperienza di Montemaggiore al Metauro, dove abbiamo fatto noi dell’opposizione un grande figurone rispetto a voi della maggioranza che avete chiesto di fonderli per forza, diciamo semplicemente che una volta fatto il referendum se un Comune, uno dei due, uno dei tre, o uno dei cinque, uno dei dieci, dice che non vuole fondersi, la volontà di quella popolazione deve essere considerata per un principio di democrazia e la procedura si ferma, saranno i Comuni, quelli che vorranno fondersi a rifare la procedura magari velocizzata per rifare la fusione o non rifarla più.
Questo è il nostro principio, è il principio che poi ho sentito sempre esplicitare da voi, la partecipazione. L’ho sentito durante la campagna elettorale, sia dai colleghi della maggioranza, che partecipavano alla competizione elettorale, che dal Presidente Ceriscioli, che ha fatto della partecipazione e dell’ascolto delle popolazioni il punto cardine e democratico della sua campagna elettorale.
Allora perché vi comportate così? Cosa c’è dietro a questa storia che dà soltanto rogne e nessun vantaggio? Cosa c’è dietro? Perché non riesco a capire la ratio di un provvedimento di questo tipo. Spero che il dibattito possa venire a capo della domanda che vi sto facendo, c’è un emendamento che dice che nel momento in cui un Comune non è d’accordo con il referendum la Regione non prende più in considerazione la cosa e ferma il processo di fusione.
Spero che il buon senso vi ispiri in questa ‘Giornata della memoria’ e che la memoria ed il un buon senso che avevate torni a ispirarvi anche oggi.

La seduta è sospesa alle ore 13,10

La seduta riprende alle ore 13,55

Presidenza del Vicepresidente
Piero Celani

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Marconi.

Luca MARCONI. Grazie Presidente. Innanzitutto per esprimere, e non è un’ironia, l’apprezzamento per il sistema Concilium che, al di là di questo piccolo incidente, lo ritengo efficace, mi piace più di prima, dà la certezza della certificazione delle presenze.
Andando alla sostanza dell’argomento che dobbiamo esaminare oggi, vorrei complimentarmi con il Presidente della Commissione perché, al di là di tutte le tesi messe in campo, ho potuto apprezzare il suo sforzo di mediazione, veramente complicato, che veniva stigmatizzato in maniera ironica dal capogruppo del Movimento 5 Stelle, perché in effetti ha messo in piedi ben sei ipotesi, ma credo che neanche le contempli tutte, e naturalmente lascia aperta la questione che il Consigliere Maggi sollevava della maggioranza complessiva dei voti, quindi c’è un principio.
La proposta da un punto di vista tecnico mi sembra molto articolata, seria, ma figlia di una legge poco seria, quella nazionale. E’ su questo che vorrei insistere. Ho appena sottolineato la serietà del Presidente che ha salvato il salvabile, con una proposta che ha partorito riga per riga, rispetto ad un sistema che non scioglie niente dei principi in campo, quindi suggerisco anche al capogruppo Maggi, visto che in alcuni casi questo sta avvenendo, per esempio c’è un accordo quasi bipartisan in corso in Parlamento per abbassare il quorum sul referendum, perché ci siamo resi conto che i referendum al 50%, con i livelli di partecipazione, diventa quasi inutile farli. Nella proposta c'è una cosa che ricordo misi nello Statuto comunale di Recanati nel 1992, cioè la verifica preventiva, come a dire ci possiamo risparmiare il referendum se la richiesta viene accolta dall’Aula, che poi dovrebbe recepire l’eventuale trasformazione del referendum, cioè io propongo una legge o propongo una abrogazione che viene accolta dal Consiglio comunale, dal Parlamento, è inutile fare il referendum se questo già è.
Ci stanno alcune cose ragionevoli che nella dialettica molto feroce di questi giorni, di queste ore, di queste settimane, potrebbero essere accolte, e qui c’è un problema serio, questa legge, che sicuramente è stata oggetto di una grande mediazione parlamentare, non risolve, come a dire: ha un senso o no procedere all’accorpamento dei Comuni? Questo in linea generale, se ha senso non può essere fatto con questo strumento così farraginoso, o si segue una linea che è legislativa dall’alto, o si segue un’altra linea, che è quella che propone il Movimento 5 Stelle del referendum tout court, la prevalenza in assoluto della volontà popolare, ma sono due linee completamente diverse.
C’è da capire dove vogliamo arrivare, se vuole essere una cosa facoltativa rimessa alle popolazioni oppure se deve essere una cosa obbligatoria.
Ragiono sulla sostanza del problema. Non c'è un diritto universale o un diritto costituzionale delle comunità locali a mantenere la loro unità amministrativa, non c’è nella nostra Costituzione, non c’è nel diritto universale e nel diritto naturale, non esiste questo principio, quindi può essere modificato.
Qual è il senso di questa modifica? Per me il senso delle unioni è di due tipi e li incontrerete nei futuri anni di governo. E' vero che la spesa per i Comuni non è la più grossa, non inventiamo le favole, il 12/13% di tutta la spesa pubblica è in capo alle Regioni e ai Comuni, l'88% è ancora in capo allo Stato, quindi stiamo parlando di cifre irrisorie, però c’è un problema di natura pratica che quasi tutti i Comuni ormai, rispetto a 25 anni fa, e qui parlo non da esperto di diritto, ma in base all’esperienza delle cose che ho visto, hanno perso più dell’80% delle loro competenze originarie, non c’è più un Comune che gestisca l’acqua, non c’è più un Comune che gestisca il proprio sistema di metanodotto per il gas, non c’è più un Comune che gestisca le lampade votive. Quasi tutti i servizi sono andati in appalto, nelle mense scolastiche sono scomparsi i bidelli scolastici, sono diventati provinciali, non esiste più il bidello che fa le pulizia, non esistono più i cantonieri, tutte queste figure sono andate scomparendo. I rifiuti, di fatto, dappertutto, almeno in provincia di Macerata, sono gestiti da un consorzio, sono rimasti 5 spazzini per la pulizia delle strade, per il resto si fa con le macchine o altro. Quindi i Comuni sono oggettivamente svuotati, che cosa resta del Comune? Che cosa le popolazioni sentono come importante per loro? L’identità di un nome.
Noi potremmo trovare una strada, che non so in quali sedi dovrebbe essere proposta, e sicuramente dovremmo ripartire purtroppo e sempre da quella nazionale a meno che non ci sia una strada da verificare con una modifica del nostro Statuto regionale, se lo Statuto ci dà questa potestà, per dire manteniamo l’identità del Comune, la municipalità, ma tutto quello che riguarda l’aspetto amministrativo va verso quella forma, anche lì pasticciata, e non riesco a capire perché si sia fatta questa cosa a metà … le unioni dei Comuni, contrattuali (mi unisco per quatto cose, non per cinque, non per sei), tutte complicazioni che ci fanno spendere soldi, riunioni, tempo, chiacchiere inutili, deprezzamento della democrazia, perché più i processi democratici sono complicati più la gente si allontana. Questa è un’altra cosa che c’è da capire, che c’è da imparare dalle grandi democrazie, le grandi democrazie anglosassoni continuano a funzionare e tutto sommato hanno ancora una certa aderenza popolare, perché sono semplici, sono chiare, c’è un Presidente che fa una cosa, c’è un Congresso che ne fa un’altra, lo Stato che ne fa un’altra, la Contea che ne fa un’altra – parlo ovviamente degli Stati Uniti d’America – invece da noi c’è una sovrapposizione. Facciamo le scelte non in una visione oggettiva, ma sempre calcolando in maniera meschina le convenienze dell’oggi, del domani, o dell’immediato dopodomani.
Ritengo che questa possa essere una strada che dovrebbe essere percorsa e, ripeto, non so se il nostro Statuto in questo senso potrebbe aiutarci, perché se vogliamo fare una cosa seria, detto chiaramente, non sono nemmeno le fusioni, che sono nate spontaneamente, che risolvono il problema, perché mettere insieme tre Comuni da 500 abitanti per farne uno da 1.500 per il ragionamento che ho fatto io non risolve niente, hai un piccolissimo condominio di Roma che si è messo insieme con altri due condomini ed ha fatto un pezzetto della Via Appia, un pezzetto della Tuscolana, non ha fatto una cosa seria, ha fatto una cosa che non serve.
Le vere unificazioni dei Comuni dovrebbero partire, da quanto dicono gli studiosi, intorno ai 20.000. Tra 20.000 e 30.000 è un numero di abitanti che stabilisce il massimo delle economie di scala possibili e realizzabili e non c’è quella dispersione che nei Comuni sopra i 30.000 abitanti complica tutto.
Aggiungo a tutto questo una considerazione di natura pratica, che come Regione ci riguarda, nel momento in cui noi accettiamo questo tipo di regole, perché mantenere in alcuni e in tanti criteri di distribuzione dei fondi regionali, dai servizi sociali, alla cultura, il privilegio per i piccoli Comuni? Perché lo dobbiamo mantenere? Questa è una domanda legittima che può essere fatta ai cittadini di Ancona, ai cittadini di Pesaro, ai cittadini di Ascoli Piceno. Lo sanno i cittadini di questi grossi centri che loro costano molto di meno rispetto a quello che costano i piccoli Comuni? E perché i piccoli Comuni costano di più? I piccoli Comuni costano di più perché stanno nell’entroterra, perché garantiscono la presenza sul territorio, altrimenti rischia di essere spopolato. Sono soggetti ad un oggettivo disagio, perché stare a 60/70 chilometri dalla costa, dove 30 anni fa abbiamo stabilito che c'è la civiltà, perché abbiamo l’autostrada e quindi la civiltà sta dove stanno le strade, dicevano gli antichi romani, fuori da quelle c’è l’inciviltà, significa essere costretti in quelle aree meno servite, a meno che non siano di fondi valle, diventa un po’ più complicato, ma io questa questione me la pongo, la pongo ai colleghi della maggioranza, perché poi insistiamo su tutti questi argomenti, anche per quanto riguarda la sanità, anche per quanto riguarda la medicina nel territorio, anche per quanto riguarda i piccoli ospedali, che io ho sempre difeso, però bisogna essere anche equi perché alla fine le risorse sono quelle. Perché un cittadino di un grande centro deve essere meno servito, subire il peso di vivere in un condominio, alla periferia di Ancona ed essere costretto a spostarsi all’interno del suo Comune per avere qualsiasi tipo di servizio, mentre un altro deve avere la comodità ed anche la bellezza di un bel luogo? Sono domande interessanti che secondo me stanno a monte di tutto il ragionamento che viene fatto qui, con questi tre gruppi che il Presidente Giacinti ha esemplificato, indicando in maniera equilibrata, ed io questo lo condivido in pieno, al punto a) 2+, cioè due condizioni favorevoli, il voto complessivo e i Comuni all’unanimità in maggioranza, un voto positivo e un pareggio e poi altri quattro casi nel punto b), altri quattro casi nel punto c).
Io questo atto lo manderei al Governo, al Parlamento perché fa scuola, nel tentativo di dire vogliamo rispettare per quanto è possibile, salvo la questione della maggioranza complessiva dei votanti che poneva il Consigliere Maggi, una legge. Perché io la questione me la pongo, la legge non lo chiarisce, anche nel caso b), cioè nel caso del tutto negativo, non credo che non siamo tenuti ad una sorta di presa d’atto, non so come si deve procedere in questo senso. Noi con questa legge ci vincoliamo ad un risultato preventivo, invece di prenderne atto volta per volta, diciamo quando si verifica questo caso …, però il Consiglio deve votare, secondo me, deve votare il fatto negativo perché non possiamo cancellare la legge nazionale, è la Costituzione stessa che stabilisce che è il Consiglio regionale a dover decidere, quindi questo intoppo ce lo avremo e quando staremo qui e voteremo potremo votare tutti d’accordo nel rispetto della legge o potremo anche non farlo, quindi può anche succedere che entreremo in contraddizione con noi stessi ma, ripeto, questo testo fa scuola, complimenti a chi lo ha proposto e dico è il minimo comun denominatore su cui potevamo trovare una soluzione, ma il problema va risolto molto più a monte di noi e va risolto in maniera più radicale. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Giancarli.

Enzo GIANCARLI. Grazie Presidente. Sulla serietà della proposta e delle persone, del Presidente, concordo, ci mancherebbe, nel merito ho alcune opinioni da esprimere e per la verità le ho già scritte nella proposta di legge.
Tranne le province di Fermo e Ascoli Piceno, negli altri territori, nelle altre province, sono state diverse le fusioni che sono state fatte, un fenomeno che ha toccato la provincia di Macerata, quella di Ancona, quella di Pesaro-Urbino, poi non tutte le proposte di fusione si sono concluse positivamente.
La prima, ricordo Lunano, Piandimeleto, Belforte, le comunità dissero no e il Consiglio regionale prese atto di quella volontà, ce ne sono state altre che sono state modificate, unioni di Comuni con più Comuni – 5 Comuni quella di Pian del Bruscolo - e vede la fusione di due Comuni, e così via.
Sta di fatto che nelle Marche siamo passati dai 246 Comuni di una decina di anni fa, ai 228 attuali, per la verità 7 ne abbiamo persi con quel brutto fenomeno che ha visto un pezzo di Marche transitare in Emilia-Romagna. Oggi tra l’altro in Parlamento stanno nuovamente discutendo di Montecopiolo e Sassofeltrio. Nel primo intervento che feci in quest’Aula, ovvero al momento dell’insediamento della IX^ legislatura, dissi che dovevamo ricostituire l’unità storica delle Marche, che dovevamo recuperare a mio avviso quei 7 Comuni perché non è pensabile spezzare il Montefeltro, adesso non ho tempo altrimenti mi sarei soffermato anche su questo aspetto. Di fatto dopo 500 anni abbiamo dato ragione ai Malatesta, che erano stati sconfitti dai Montefeltro.
Oggi siamo in presenza di una legge che cerca, a mio avviso, di intervenire a valle, perché il ragionamento che faceva poc’anzi il Consigliere Marconi, sulla possibilità di incentivare le fusioni, di regolamentare, di distribuire risorse, è altra cosa rispetto a quello che noi oggi andiamo a legiferare.
Ho presentato una proposta di legge molto semplice, come vedete le tre proposte sono state unificate, la mia è semplice: “L’Assemblea legislativa regionale non procede all’esame della proposta di legge qualora l’esito del referendum sia stato contrario alla fusione. L’esito del referendum si intende contrario alla fusione se il quesito che ne costituisce oggetto non ottiene in ciascun Comune interessato la maggioranza dei voti validi favorevoli”. Secondo me questa proposta ha la chiarezza e la forza della democrazia, l’ho scritta io, ma non vuole essere un fatto di presunzione, tutt’altro, faccio un ragionamento politico, della trasparenza, della partecipazione, del rispetto delle comunità locali, perché il Consigliere Marconi fa riferimento a leggi nazionali, ma qui c’è l’articolo 133 della Costituzione, che è chiarissimo, e dice: “La Regione, sentite le popolazioni interessate, può con sue leggi istituire nel proprio territorio nuovi Comuni e modificare le loro circoscrizioni e denominazioni”.
Il “sentite” può essere inteso sentite ed ascoltate, sentite e ignorate, oppure potremmo stabilire una serie di parametri, ma l’articolo 133 lascia a noi la possibilità e siccome credo nella fusione sono dell’avviso che dobbiamo alimentarle con la democrazia, altrimenti non si fanno.
Abbiamo esperienze positive in regione e laddove il risultato è stato positivo è perché c’è stata partecipazione, coinvolgimento e forza del progetto.
Oggi il mondo è attraversato da grandi sfide, noi viviamo dentro un contesto pieno di sfide, penso ai cambiamenti climatici, ai cambiamenti demografici, alla necessità di sconfiggere le povertà, ecco, in questa situazione generale europea e mondiale i Comuni operano per tenere al centro i bisogni dei cittadini, per rispondere al disagio sociale, per dare coesione alle nostre comunità, per sostenere chi fa comunità, per contrastare le esclusioni, per garantire diritti e crescita sostenibile, economia circolare, per applicare misure che creano innovazione. Pensiamo alla rivoluzione digitale, pensiamo al piano che questa Regione ha approvato più di due anni fa, il piano per la digitalizzazione, la banda ultra larga nella nostra regione.
I Comuni hanno compiti importanti, come ce li hanno altre istituzioni, penso alle Regioni, e noi ci siamo nella direzione dell’autonomia anche differenziata, allo Stato, poi all’Europa, anche se forse c’è la necessità per certi aspetti di un governo mondiale rispetto a quelle sfide a cui facevo riferimento poc’anzi.
In questi anni però i mezzi e le risorse per i Comuni si sono notevolmente ridotti, si è creata nel mondo delle autonomie una sproporzione fra la domanda e la capacità di risposta, e anche un po’ di confusione istituzionale, cito per tutti le Province.
La soluzione di fronte a questa difficoltà non può essere quella di sopprimere il Comune, siccome è in difficoltà, non ha più personale, sopprimo il Comune, no, devo creare le condizioni per costruire efficienza, efficacia, per ottimizzare le risorse e i Comuni sono per certi aspetti il luogo delle idee nuove, della collaborazione, della creatività, ma anche quella istituzione che rappresenta un punto di forza nella fiducia dei cittadini nelle istituzioni, nell’ascolto. Allora perché ho dubbi sul fatto che possiamo decidere noi? Non tanto rispetto al progetto, a mio avviso importante, di realizzare nuovi Comuni, ma per la storia che i Comuni hanno.
Il Consigliere Marconi ha detto che i Comuni non hanno il diritto universale, il Consigliere Marconi è persona preparata, intelligente, va sempre ascoltato con grande attenzione, i Comuni non hanno il diritto universale, è vero, ma qui non voglio parlare né di polis né di agorà, ma parlo del fatto che i Comuni hanno circa mille anni di storia, le città e i Comuni hanno una loro vita, un loro essere autonomi, ci sono delle condizioni nelle nostre comunità che sono profonde, che sono misteriose, che hanno quindi un loro volto caratteristico, in qualche modo hanno una loro anima, un loro destino. Non sono occasionali i Comuni, questi nostri Comuni, questi nostri castelli, questi nostri borghi, queste nostre città, non sono cumuli di pietre, di mattoni e di cemento, ma sono le abitazioni di uomini e di donne, persone, quindi un prezioso patrimonio che dobbiamo migliorare ed accrescere, un patrimonio da tramandare alle generazioni che verranno.
Parlo del caso di Montemaggiore al Metauro. All’inizio quando ne abbiamo parlato, questa cosa è apparsa anche sulla stampa, quindi non svelo nulla, l’Assessore Cesetti, il Consigliere Talè ed io stesso non eravamo convinti di quel tipo di votazione, poi per disciplina, per senso di appartenenza, per il fatto che dal territorio pesarese veniva, perlomeno dal mondo delle istituzioni, una voce forte, io ho votato Montemaggiore, più il tempo passa e più quel voto mi pesa, ma sarebbe non perdonabile dal mio punto di vista se oggi votassi una legge che, non so, nel 2021, nel 2023, potrebbe essere usata per sopprimere chissà quale Comune e nel momento che io ho già detto in altre occasioni che non mi ricandido, voglio evitare un voto che magari penalizza una comunità, che non so quale sarà, penalizza rispetto ad un pensiero.
E faccio un esempio, può sembrare personale, ma non lo è, è un ragionamento politico, credo che finora sia stata chiara, rispetto alla necessità di creare efficienza nell’azione dei Comuni, l’esigenza anche di azioni lungimiranti, di renderli dinamici. Non voglio parlare soltanto dei piccoli Comuni perché per noi che abbiamo questa storia so quanto importante siano, rispetto al territorio, alle ricchezze che hanno, ma parlo di una città, noi pensiamo che una regione come le Marche non abbia bisogno di un capoluogo più grande di quello che ha oggi? Credo che la regione abbia bisogno di un capoluogo grande, come un capoluogo ha bisogno del territorio, il territorio ha bisogno di un grande capoluogo, supponiamo che si metta insieme, perché non è spontanea la fusione, la fusione nasce da una delibera del Consiglio comunale, in Consiglio comunale ci sono i Consiglieri, quelli che sono più vicini di noi alle istituzioni, un processo di fusione Ancona-Falconara Marittima per un fenomeno di conurbazione, per un insieme di legami che ci sono fra queste due città, pensiamo anche a quello che rappresenta un capoluogo di 150.000 abitanti, quanto può essere utile alla Regione e viceversa. Ma sapete cosa può accadere? Che se i cittadini di Ancona decidessero il si alla fusione e quelli di Falconara Marittima decidessero per il no, la fusione si farebbe lo stesso, allora mi chiedo: quale Sindaco da ora in poi metterà insieme un processo di fusione se sa che la sorte del proprio Comune è legata ad un voto, che comunque è sempre un voto? Qui non c’è il quorum perché su mia proposta, ho fatto una proposta di legge nel 2014, che è diventata legge, il quorum non c’è più, è stato soppresso proprio perché eravamo nel momento in cui per le Regioni votavano meno del 50% degli aventi diritto, figuratevi su un referendum che non era obbligatorio quanti potevano votare. Abbiamo tolto il quorum e credo che da questo punto di vista, sia per i grandi che per i piccoli Comuni, dobbiamo riordinare il quadro, su questo sono d’accordo, e stabilire una legge che preveda premialità per chi realizza forme più efficienti, distribuisce risorse, come abbiamo fatto con gli ambiti territoriali ottimali, come si sta facendo con le politiche sociali, come si sta facendo con le politiche sanitarie. Guardate, a me fare questo ragionamento in quest’Aula pesa, perché io la penso in modo opposto agli amici del centro destra, io non sono perché si ritorni, come ha detto l’attuale Ministro degli interni a Fano, alla riapertura dei piccoli ospedali, no io sono perché si vada avanti, io sono perché i servizi sanitari siano all’avanguardia, si privilegi sempre di più la ricerca e l‘innovazione, sono per un sistema pubblico efficiente, ma un sistema pubblico ed efficiente deve tenere insieme democrazia ed efficienza. Questa è la ragione per cui ho fatto questo tipo di ragionamento in quest’Aula, non voglio creare difficoltà a nessuno, però a mio avviso credo che dobbiamo essere attenti nell’andare a proporre soluzioni e, al di là della serietà che, ripeto, nessuno mette in discussione, al di là delle capacità del Presidente, di chi l’ha proposta, al di là di serietà e capacità, dobbiamo essere attenti a quello che una legge di questo tipo deve essere e quale può essere la ricaduta, che forse va nella direzione opposta alla legge proposta.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Bisonni.

Sandro BISONNI. Grazie Presidente. Il mio intervento sarà relativamente breve. Al di là di tutte le considerazioni che sono state fatte, i richiami alle leggi nazionali, la questione, quanto meno dal mio punto di vista, è molto semplice, nel senso che se c'è un Paese che con il referendum si esprime in senso negativo, a me sembra un obbrobrio che la Regione si appropri del diritto di scegliere contro la volontà di quella popolazione, mi sembra una cosa che non sta né in cielo né in terra. E’ tutta qui la questione.
Personalmente sono a favore delle fusioni, quando sono il frutto della volontà di tutti. La Costituzione prima di tutto deve sancire il rispetto della volontà dei cittadini, quindi se i cittadini di un paesino piccolo, che numericamente non supera la maggioranza, si esprimono contro, io trovo allucinante che ci possa essere da parte della Regione la possibilità di scavalcare questa volontà.
Capisco che ci possono essere anche altre considerazioni di carattere economico, politico, quello che volete, però questo è il faro che dovrebbe muovere tutti, quindi, ripeto, la questione secondo me sta in questi semplici termini e non è possibile, secondo me, che una legge possa permettere un obbrobrio del genere. Tutto qui.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Zaffiri.

Sandro ZAFFIRI. Grazie Presidente. Grazie anche al sistema Concilium perché se si azzera tutto, si azzerano anche le iscrizioni per parlare e si ricomincia da capo e questo è successo al sottoscritto. Non è possibile, questo sistema non funziona! Ero iscritto a parlare prima, sono scivolato dopo che si è azzerato il sistema. E' una cosa indegna. Non mi ascoltate, continuo a dire che questo sistema non funziona, lo devo dire in Aula in modo tale che resti agli atti, poi vedremo come finirà questa cosa.
Vengo all’intervento su questa legge, con una breve premessa che faccio come Lega perché è da molto tempo che qui dentro discutiamo di queste unioni, delle unioni dei servizi, delle unioni dei Comuni, dell'accorpamento di Comuni, chi più ne ha ne metta
Sapete tutti che noi non siamo assolutamente entusiasti di questa cosa, non ci piace, non ci piace per tanti motivi. Qui ho ascoltato del ruolo dei Comuni, dei borghi, delle nostre entità territoriali, a tre chilometri di distanza o da un borgo all’altro dello stesso Comune si parla addirittura un dialetto diverso, ci sono anche delle usanze diverse, noi siamo per mantenere in termini seri queste cose, però nello stesso tempo capiamo e possiamo capire benissimo, perché non siamo tonti come qualcuno ci dipinge, le esigenze territoriali di qualche comunità che autonomamente scelgono di mettersi insieme. Decide quella comunità se passa quel momento di aggregazione, di unificazione, non ci sono persone terze, non ci sono enti terzi, perché questo è un progetto che il Paese ha bocciato, anzi dobbiamo ripristinare le Province, dato che al referendum per l’abolizione delle Province ha vinto il no, è stato perso.
Queste sono le cose, è inutile fare dei voli pindarici, anzi vanno ripristinate le Province per una partecipazione vera dell’elettore ed del popolo alla vita democratica, no elezioni di secondo livello, che in questo momento stanno avvenendo in diverse Province della regione Marche o tra pochi giorni avverranno.
Sono cose che non funzionano, ed ecco la democrazia che scivola, che viene rappresentata da poche persone, c’è una disattenzione che si alimenta in continuazione.
Credo che anche questa legge, che lei Presidente ha illustrato molto bene, non sia perfetta perché la scelta non rimane al popolo, questo è il dato politico, la scelta è di un soggetto terzo, non è possibile. Queste cose le dico a voi, io ne sono convinto, anche il Consigliere Maggi che ho ascoltato è convinto di determinate cose. Io vi dico che per voi vorrei fare il pompiere, ma fino ad un certo punto, perché poi finisce l’acqua e finché c’è l’acqua qualcuno può aiutare a spegnere il fuoco.
Questa cosa non la vuole il popolo, il popolo vuole scegliere e se un territorio, un borgo, un Comune, non vuole aderire a quel progetto, quella rappresentanza va ascoltata. Quando ci sarà una legge che dirà queste cose, scommettiamo che la Lega ed altri la voteranno? Quando sarà scritta in questo modo, senza interpretazioni, senza virgole, senza punti, quando il territorio deciderà autonomamente, senza seguire logiche assurde, quella decisione andrà rispettata senza dire: “Noi decidiamo, poi vediamo com’è il territorio, se è amico nostro, se lo governa il centro-destra. Lì c’è la sinistra, allora no …”. Non è possibile continuare con il ragionamento della “paranzola”, la “paranzola” è un pesce molto buono che però viene considerato povero.
Tutto questo per dimostrare che ancora una volta siamo al punto di partenza, credevo che in Aula sarebbe arrivata una cosa che non aveva bisogno di essere vista, ma dando uno sguardo agli emendamenti presentati ho notato quello presentato dal Movimento 5 Stelle e se verrà approvato da quest’Aula significherà che il popolo decide, quindi come Lega garantiamo tre voti per questo progetto, se rimane questa proposta di legge, così com’è stata descritta dal Presidente Giacinti, fate voi, è un percorso vostro, buona fortuna e vi aspettiamo.
Credo che queste siano le cose fondamentali, mi sembra di aver capito che c’è stato anche un dibattito, qualcosa è stato limato, però è stato fatto senza coraggio, senza una scelta finale democratica, a favore del popolo. E' ancora una vota un “papocchietto” e questi papocchietti non possiamo trasmetterli alla gente, al popolo che rivendica massima trasparenza, massima chiarezza, comprensione totale delle cose. Se le cose sono chiare il popolo ci segue, se diamo dei messaggi distorti il popolo non ci segue e voi su questo fronte dovreste avere imparato qualcosa, ma continuate a percorrere la stessa strada, c’è un detto che dice che uno è diabolico quando vuole percorrere sempre la strada sbagliata.
Credo che questa legge possa essere modificata, il popolo decide, il Comune decide, se tre Comuni vogliono unificarsi si unificano, mentre se il quarto non ci vuole stare perché ci deve stare per forza? Questa non è democrazia per la Lega, se invece torniamo al ragionamento semplice, in cui decide il Comune, decide il popolo, probabilmente le cose possono cambiare. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Leonardi.

Elena LEONARDI. Grazie Presidente. Siamo tornati a discutere di un tema che è già stato oggetto di un dibattito anche serrato dentro quest’Aula, perché alla luce di un’esperienza diretta, quindi partendo dalla teoria, che è la normativa, ci siamo trovati a dover interpretare in quest’Aula, con la legge che non era del tutto esaustiva, un risultato che aveva portato a sancire una non uniformità rispetto alla volontà dei diversi Comuni che si erano espressi all’epoca del voto, Montemaggiore al Metauro, Saltara e Serrungarina, nel quale uno dei tre, ed è per questo che si è tornati a mettere mano alla legge, si era espresso in maniera contraria.
Abbiamo avuto le proteste dei cittadini, ci sono stati numerosi dibattiti anche in quei luoghi, oltre ad aver avuto la presenza in Aula dei rappresentanti di quel Comune, in particolare, che non trovavano giusto, supportati da questo emiciclo, fondersi a forza rispetto ad una volontà espressa palesemente contraria. Lì si è dovuti andare ad interpretazione, avete dato quella interpretazione e si è proceduto in quel senso.
Credo che rimettere mano avrebbe voluto dire valutare e tener conto di quell’esperienza e non proseguire dando una copertura normativa precisa alla scelta dell’epoca, perché a me sembra che le conclusioni articolate in questa proposta vadano di fatto a dire: “Anche all’epoca in cui questo non era esplicitato in maniera così precisa ci siamo mossi nello stesso solco, quindi eravamo nella correttezza”, oggi validata da questa proposta di modifica della legge”.
Reputo anch’io, e lo dissi all’epoca e lo ribadisco in questa situazione, che la volontà della cittadinanza dovrebbe essere posta prima della volontà degli altri Comuni, faccio un esempio: se ci troviamo di fronte a un Comune piccolo rispetto a tre che si fondono, ed è quello che dice di no, secondo i criteri qui delineati, sarà comunque sempre perdente, perché ci saranno su tre Comuni la maggior parte dei cittadini votanti, se sono Comuni più grandi ovviamente avranno un peso maggiore, se sono due favorevoli ed uno contrario quest’ultimo sarà sempre penalizzati, ed io lo trovo sbagliato come principio, perché se andiamo a chiedere un parere alla cittadinanza e poi decidiamo per legge di non ascoltarlo nel momento che diventa contrario e minoritario, secondo me, non facciamo un servizio corretto.
Avrei trovato più giusto, lo dicevo prima con il Presidente della Commissione, stabilire per legge che si sarebbero valutati i casi in base al risultato elettorale, per cui se è necessaria una continuità territoriale - spesso i Comuni non sono messi in una linea retta, ma comunque si toccano perché le realtà territoriali non sono dei quadretti fatti con il righello in maniera precisa, messi uno a fianco all’altro, quindi è molto probabile che i tre Comuni si tocchino in un angolino uno con l’altro – questa ci potrebbe essere comunque, anche se uno dei tre o più decide di non starci. Si sarebbe dovuta dare l’opportunità di rispettare tutte le volontà popolari, sia quella dei Comuni, che avevano deciso di fondersi, sia quelli che avevano deciso di non farlo. Con la legge questo principio e questa opportunità di ascoltare tutti non è data.
Colgo l’occasione per fare la mia dichiarazione di voto sostenendo l’emendamento presentato dal Movimento 5 Stelle che va in questa direzione, nella direzione di tutta la discussione fatta in precedenza della quale purtroppo, se il risultato è quello prodotto da questa proposta, credo non sia stata tenuto conto, né del dibattito nell’Aula né delle istanze di quelle realtà che abbiamo toccato con mano, né, immagino, delle istanze presentate durante il dibattito in Commissione.
Se si dà questa opportunità, che secondo me è più democratica e si avvicina di più allo spirito anche della legge nazionale, che vuole ascoltare e tener conto delle volontà dei cittadini chiamandoli ad un referendum, allora il mio voto potrà essere a sostegno, altrimenti farò quello che ho fatto anche nel dibattito precedente, non potrò sostenere una proposta che a parer mio non tiene conto delle volontà reali dei Comuni, ma dice già a principio che qualcuno potrà essere non ascoltato e potrà essere bypassato in quello che è stato un principio di democrazia. Se mi chiami ad un referendum mi vuoi dare un principio di democrazia che decidi poi, con legge, di saltare a piedi pari.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Giorgini.

Peppino GIORGINI. Grazie Presidente. Non avrei voluto intervenire, però sono stato stimolato prima dal Consigliere Marconi, con la parola “diritto”, e poi dal Consigliere Giancarli con la parola “democrazia”. Questo mi ha istigato ad intervenire su questa materia molto complessa, che certamente non può essere paragonata, ad esempio a quella dei famosi ungulati. Questa è una materia che coinvolge tante situazioni, tante questioni che portano ad un diritto, che portano alla democrazia, è una materia molto complessa, per cui credo che debba essere spiegata meglio, nel senso che uno può avere un’idea e uno un’altra.
Questa tematica coinvolge parecchie questioni tra cui quella del diritto perché se parliamo di diritto oggettivo dobbiamo dire, come ha spiegato il Consigliere Giancarli, che l’articolo 133, comma 2, della Costituzione dà il pieno diritto alla Regione di poter decidere e di fare quello che crede, sia con le norme, sia con le decisioni, anche se è importante specificare che l’articolo 133, comma 2, che ha letto il Consigliere Giancarli dice: “sentite le popolazioni interessate può”, non dice: “deve”! Quindi non è una affermazione perentoria, ma la Costituzione dà tutto il diritto di poter decidere, non solo l’articolo 133, ma anche l’articolo 117 della Costituzione. Quindi è un diritto oggettivo della Regione e della Giunta, che però ha un valore amministrativo, non ha un valore politico perché il valore politico lo dà il diritto soggettivo, che è completamente diverso da quello oggettivo.
Tornando a quello di cui parlava il Consigliere Marconi, che cos’è il diritto? E’ l’insieme delle norma che uno Stato o una Regione esercita, ma è anche sinonimo di potere o di facoltà, un diritto può essere anche qualcosa che ti spetta, come il diritto soggettivo, non oggettivo, il diritto soggettivo significa che puoi tutelare anche un tuo interesse, una tua pretesa e quindi la materia si complica ancora di più.
Quello che vorrei dire sul terzo punto di cui parlava il Consigliere Giancarli, che credo sia contrario a questa legge da come ha parlato, perché ha parlato di democrazia, quindi la democrazia è la sovranità che il popolo esercita direttamente o indirettamente.
In conclusione credo che tutta questa storia, che è molto complessa e coinvolge i diritti amministrativi, i diritti politici, i diritti oggettivi, i diritti soggettivi, si possa risolvere con una semplice riga, ed è quella che abbiamo presentato come Movimento 5 Stelle con l’emendamento, che prevede che quando in un solo Comune la maggioranza dei voti conteggiati è contraria alla fusione, quando c’è questa prospettiva, la fusione non si fa.
Questo, signori, è diritto, questa, signori, è democrazia, sta a voi adesso recepire questo emendamento oppure no. Avete la scelta e la facoltà come diritto oggettivo di fare come credete. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Marcozzi.

Jessica MARCOZZI. Grazie Presidente. La posizione di Forza Italia è in linea con gli altri Consiglieri di minoranza, è molto chiara perché ha una linea guida insindacabile, la volontà dei cittadini, che in questo caso si esprime con il referendum.
Insomma in linea di principio siamo assolutamente favorevoli alla fusione dei piccoli Comuni e sappiamo i vantaggi che ne derivano (snellimento burocratico, vantaggi economici), e questo naturalmente è insindacabile e innegabile. Penso che tutti i cittadini interessati a queste fusioni ne siano pienamente consapevoli.
Ritengo anch’io che se dal referendum consultivo anche solo un Comune dovesse votare contro, magari per il timore di perdere la propria identità, che va sempre e comunque tutelata, nell’ottica del rispetto della volontà degli stessi cittadini, come abbiamo già detto tutti, l’iter deve essere arrestato, altrimenti ci troveremo dinanzi all’ennesima legge imposta dall’alto, contro la volontà collettiva.
A questo punto trovo quanto meno opportuno che i Sindaci e le Giunte arrivino ad affrontare la questione dopo aver acquisito ampie, approfondite e puntuali informazioni sulla volontà dei cittadini, magari tramite assemblee pubbliche.
Parliamo naturalmente anche di piccoli Comuni, per i Sindaci attenti e radicati sul territorio non dovrebbe essere un problema acquisire gli umori e le intenzioni degli amministratori, dunque, per favore, dobbiamo assolutamente evitare delibere di Giunta comunali che portino con la contrarietà della maggioranza dei cittadini residenti nel Comune di turno. Quindi noi diciamo si alle fusioni dei Comuni perché conosciamo i vantaggi che ne derivano, e lo sanno anche i cittadini, però nel caso in cui in un Comune ci sia una volontà contraria alla fusione questa deve essere fermata. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Talè.

Federico TALE’. Grazie Presidente. Il sottoscritto ha sempre guardato con favore alle fusioni, anche da Sindaco le ho viste come una grossa opportunità per il Comune, opportunità di riordino, semplificazione degli enti territoriali, armonizzazione degli strumenti urbanistici, razionalizzazione della spesa e momento di crescita sinergica a cui si aggiungono i significativi contributi straordinari statali.
Attualmente mi trovo ad abitare in una posizione privilegiata, perché confino con due fusioni di Comuni appena fatte, da un lato il Comune di Colli al Metauro, con dentro Montemaggiore che è stato fuso per forza, dall’altro il Comune di Terre Roveresche, dove i cittadini a stragrande maggioranza hanno votato a favore. Quindi sto assaporando gli umori da una parte e dall’altra come Consigliere regionale frequentando sia quel Comune che l’altro.
Nel Comune di Terre Roveresche, dove si sono uniti quattro Comuni, è stato fatto un percorso, per 14 ani ha funzionato un'unione di Comuni ed ha funzionato molto bene tant’è che il cittadino è arrivato al referendum quasi meravigliato, come a dire: “Ma siamo già uniti”, perché lì le amministrazioni erano state lungimiranti e già 14 anni avevano fatto questo tipo di percorso, per cui il cittadino è arrivato a votare al referendum senza alcun dubbio.
Dall’altra parte è successa una cosa diversa, comunque c’era un’unione dei Comuni, ma era una unione con più Comuni, uno dei quali si era sfilato prima, Cartoceto, e non è andato al referendum, e Montemaggiore dentro il quale c’era un dibattito incredibile se entrare oppure no all’interno di questa fusione.
L'unione di Colli al Metauro è durata un anno e poco più, quindi il cittadino non ha avuto la percezione che era già in un Comune unico e quello che sta vivendo Montemaggiore al Metauro, frequentandolo, come altri Consiglieri regionali sicuramente lo frequentano, è ancora una battaglia interna tra cittadini, su chi era a favore e chi contro, perché la cosa non è stata digerita. Quella volta uscii dall’Aula.
A proposito dell’intervento del Consigliere Zaffiri che afferma che il Partito Democratico fa questi tipi di legge per convenienza, rispondo che qui non è proprio così, mi ricordo che quella volta dissi: “Attenzione abbiamo quattro Comuni di centro-sinistra, li perdiamo tutti e quattro”, detto e fatto, avevamo quattro Comuni PD, ora abbiamo quattro Comuni amministrati da un solo Sindaco, Aguzzi Stefano, centro destra. Quindi non è vero, spezzo una lancia a favore del mio partito che fa le cose perché ci crede e non per convenienza.

(interrompe il Consigliere Zaffiri)

Federico TALE’. Sicuramente il mio partito non fa questo per convenienza, ma probabilmente perchè ci crede.
A mio parere la modifica normativa necessaria era quella di estendere - questo avrei fatto, sono concorde in gran parte, ero anche indeciso se intervenire o meno, con l’intervento del Consigliere Giancarli - la legge sulle incorporazioni in base alla quale la proposta sottoposta a referendum è approvata se la risposta affermativa raggiunge la maggioranza dei voti validamente espressi conteggiati con scrutini separati per ciascun Comune. C’è già la legge, è quella sulle incorporazioni, se quella delle incorporazioni la rendiamo efficace anche per le fusioni sarebbe più che sufficiente, poi sono d’accordo che si possono prevedere correttivi per non inficiare la possibilità dei Comuni coinvolti nel procedimento dove è prevalso il si, ed andare comunque avanti fra loro, senza dover ricominciare l’iter da capo. Sono d’accordo su questo, allora perché un piccolo Comune, giustamente diceva il Presidente della Commissione, al quale va tutta la mia stima nonostante non sia d’accordo su questa legge, deve inficiare il volere di tre grandi Comuni? Anche questo non è giusto. Quindi un iter parallelo più veloce, però il Comune che ha espresso a chiare di non volersi fondere, secondo me, non si può cancellare.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Traversini.

Gino TRAVERSINI. Cercherò di essere veloce, non volevo intervenire, poi sono stato stimolato dagli interventi, anche perché ho seguito, soprattutto nella passata legislatura, l’inizio di questa fase ed ho fatto il relatore di tutte le fusioni o i tentativi di fusioni che ci sono stati.
Credo che il lavoro e la materia siano molto particolari è anche difficile da disciplinare per legge.
Non è una cosa semplice e nonostante il buon lavoro che è stato fatto con questa proposta penso che potrebbe verificarsi una situazione ancora più complicata e difficile su cui prendere una decisione, però c’è il fatto che le leggi regionali devono rispondere alle leggi nazionali, e lì ritorniamo.
C’è una legislazione nazionale, che poi uno è libero di cambiare, per favorire le fusioni e ci sono anche delle risposte a livello nazionale. Sulla legge del Delrio c’è una divisione molto chiara che, rispetto al concetto di democrazia, di partecipazione del popolo, potrebbe già rispondere.
Non sono contrario alla partecipazione del popolo alle decisioni, per carità, però la legge dà un significato molto chiaro: è la Regione che decide in maniera definitiva e non è il referendum, perché ci sono problemi anche di assetto generale che la Regione, e ancora meglio lo Stato, dovrebbe sempre controllare.
C’è un concetto fondamentale, la fusione si divide in: fusione per incorporazione e fusione con la quale si forma un nuovo soggetto.
La fusione per incorporazione si attiva nel momento in cui c’è il referendum che ha un esito positivo, quindi se questo ragionamento sulla democrazia veniva fatto prima o verrà fatto e se passa a livello nazionale, nel momento in cui si dice che le fusioni o le fusioni per incorporazioni o fusioni in quanto tali passano attraverso un referendum dove la gente si deve esprimere, si risolvono tutti i problemi che avete tirato fuori, ma la legge nazionale prevede che la fusione per incorporazione ha bisogno di un referendum, mentre l’altra fusione no, si attiva attraverso i Consigli comunali. Ad esempio, si potrebbero presentare progetti anche di sei, sette Comuni e sappiamo benissimo che se un Comune piccolo di 1.000 abitanti ha un risultato negativo fa saltare tutto il progetto, quindi tutto diventa macchinoso e non facilita la fusione. Dopodiché quel meccanismo è stato attivato dall’amministrazione convinta che l’operazione potesse essere fatta, quindi si è messa in gioco in un progetto, e sappiamo tutti che tanti Sindaci sono in difficoltà, ma non viene in mente loro di aprire un progetto di fusione, perché non lo condividono, perché sanno che la popolazione non è d’accordo, perché sanno che comunque è un rischio, questo è il fulcro di tutta la discussione.
Se si vuol dare più responsabilità al voto del popolo occorre cambiare. Se il voto della gente è inutile, se si dà la responsabilità alla Regione, se nel momento in cui i Comuni hanno votato ed hanno espresso un parere favorevole alla fusione, mi sembra strano che la Regione possa dire di no, lo dico sennò la legge diventa un controsenso.
In base alla legge esistente la decisione della Regione ha un penso in un determinato percorso, nel momento in cui si vuol dare più responsabilità al popolo si fa l’incorporazione, la fusione è vista in maniera diversa, se questa è la legge nazionale quello che è stato fatto la interpreta nel miglior modo possibile, cercando di evitare confusione nel momento in cui vengono presentati dei progetti per dare le risposte a chi pensa che la fusione possa essere una soluzione rispetto a tanti problemi che i Comuni hanno.
Se chi si oppone a questa nostra proposta vuol cambiare ed ha le possibilità politiche, cambi la legge nazionale e risolva tutti i problemi dal punto di vista interpretativo.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Giacinti.

Francesco GIACINTI. Grazie Presidente. Intervengo di nuovo solo perché il dibattito ha stimolato qualche chiarimento doveroso, sennò si rischia di uscire un po’ dal seminato e dall’alveo corretto entro cui si è mossa l’ispirazione di questa proposta di legge, questo è il tema.
Ringrazio il Consigliere Traversini per il suo intervento, che ha cercato di rimettere nell’alveo corretto questa proposta di legge.
Nella presentazione dell’atto ho detto che non ha la pretesa di disciplinare tutta la casistica che si può creare, in Commissione ci siamo sbizzarriti a fare delle ipotesi con due, tre cinque Comuni, più piccoli, più grandi, casi di scuola potrebbero essere diversi, ma, come dicevo, lo scopo di questa legge non è trovare la soluzione ad ogni caso che si potrà verificare, senza snaturare la portata e la competenza di chi il disposto normativo lo riserva, in questo caso, all’Assemblea legislativa.
E’ stata tirata in ballo la Costituzione, l’articolo 133, che nel secondo comma individua nella consultazione referendaria uno strumento di ascolto, non certamente uno strumento che va a disciplinare o a decidere sulla volontà o meno di addivenire ad un progetto di fusione. Mi spiego meglio: “sentite le popolazioni” è uno strumento, un’occasione, un momento di ascolto per capire la portata e l’eventuale successo o insuccesso della proposta che spetta però … Se mettiamo insieme la Costituzione, le norme di riferimento, ovvero la legge Delrio in questo caso, che è una legge nazionale, la Regione non può andare a modificare questo impianto, criticarlo è legittimo, Consigliere Zaffiri, però bisogna modificare quell’aspetto. Ho sentito fare dei riferimenti al progetto e alla disciplina riguardanti l’incorporazione, ovvero quando un Comune viene meno perché viene incorporato da un altro. E’ una disciplina ed una fattispecie giuridica ben diversa, tanto che il legislatore ha voluto disciplinarla in un certo modo, ecco perché la maggioranza dei referendum in quel caso specifico viene rilevata in ogni Comune partecipante al progetto di incorporazione. Il legislatore l’ha voluto ben chiarire mettendolo come condizione, ma nella fusione classica, non per incorporazione, il legislatore ha scelto un’altra strada, quando dico il legislatore intendo le norme di riferimento, quindi la legge Delrio in questo caso e la Costituzione. Spesso la difendiamo strenuamente perché è il baluardo di tante questioni, allora diamole il valore di fonte assoluta che deve assumere regolarmente.
Quel “sentite le popolazioni” non può avere altro valore che quello di ascoltare l’humus, l’umore nel quale tale progetto va a trovare o meno conferma. Adi là del fatto che personalmente lo vedo anche come uno strumento di innovazione, ma questo è un altro dato, è il mio pensiero personale, lo vedo come una possibilità concreta per i Comuni di far fronte non solo a certe difficoltà, a certe esigenze, anche per migliore l’organizzazione dei servizi ad economie di scala che possono andare a vantaggio di tutta la popolazione.
Tutto questo discorso va bene, ma io ci aggiungo qualcos’altro, è vera, e mi rivolgo al Consigliere Giancarli, la storia millenaria dei Comuni, ma la storia può anche subìre impulsi diversi e noi possiamo raccogliere o pensare anche a strumenti innovativi. Io vedo la fusione dei Comuni laddove, è qui richiamo il Consigliere Maggi, c’è uno studio concreto, ma soprattutto una misurazione della volontà popolare sul campo, al di là del referendum, che è lo strumento giuridico previsto, con le varie assemblee, con il coinvolgimento, poi nei Comuni più sono piccoli più è facile fare in questa maniera, certo la fusione in una città più grande diventa un po’ più complicato, anche la misurazione del reale consenso dietro un progetto di questo tipo.
Credo che sia giusto e corretto votare questa proposta di legge, ripeto, che non ha la volontà di voler risolvere e disciplinare ogni caso, ma quello di dotare l’Assemblea legislativa, che è l’organo che dovrebbe procedere alla legge finale di fusione o meno, gli strumenti che possono collocare i vari casi nell’alveo corretto a seconda dei risultati referendari.
L’elemento nuovo è che, laddove non ci sia concordanza fra maggioranza degli elettori e maggioranza dei Comuni, laddove non ci sia il parere concorde delle due maggioranze, si rinvia ad un ulteriore parere del Consiglio comunale, l’abbiamo definita un’ulteriore possibilità, che è una cosa quasi innovativa anche perché non è prevista in nessuna fattispecie dell’impianto normativo, come a dire: “Signori, pensiamoci ancora meglio”, laddove c’è questo risultato discordante proprio per capire e per andare incontro a tutte le questioni che sono state elencate nell’Aula. Questo di per sè è un qualcosa di, non vorrei dire, temerario, ma è quasi irrituale, perché la legge non lo prevede. La legge non prevede questo ulteriore passaggio, però l’amministrazione, che si è trovata a dare l’incipit per un progetto di fusione, laddove si trovasse di fronte ad un referendum che mette in crisi l’impianto ha la possibilità di tornarci su e di dare questa ulteriore notizia alla Regione, ecco l’intervento della Regione, che va a disciplinare tramite la sua legge definitiva il progetto o meno.
Questo è il senso vero della modifica della legge 10 del 1995, un passo in avanti per cercare di inquadrare ulteriori casi che esulano da quelli scontati, del tutto a favore o del tutto contrari, che non ci terrebbero impegnati a lungo nella discussione,
Torno e concludo, la rappresentanza, parliamo di democrazia, tutto legittimo, è vero, ma un Consiglio comunale che vuole intraprendere un progetto di fusione non è legittimato a sufficienza a dare il là ad un progetto come questo, ma deve attenersi per forza ad un referendum prima di iniziarlo? La rappresentanza democratica in questo caso è diretta o non è diretta in capo ad una amministrazione comunale, ad un Consiglio comunale, che è il luogo dove una scelta di questo tipo prende le mosse? Se continuiamo a snaturare anche il ruolo e la competenza degli organi politici e legislativi rischiamo che fra un po’ per asfaltare una strada bisogna fare un referendum, la butto là come provocazione ovviamente, ma per ricondurre al discorso generale.
Ultimo concetto: l’interesse contrapposto, che ho voluto nella fase di presentazione della proposta sottolineare.
L’interesse contrapposto è, Consigliere Maggi, quello del Comune che non vuole aderire al progetto di fusione, un Comune su tre dice no, quindi ci sentiamo di tutelare questo interesse ma, attenzione, l’interesse contrapposto in questo caso forse maggiore è quello dei due Comuni che nel caso specifico hanno detto: “Si, procediamo alla fusione”. L’interesse contrapposto non possiamo snaturarlo a seconda di come ci va, a vantaggio della nostra tesi sostenuta, ecco perché dico che una norma che prevede che un Comune contrario a quel progetto si possa eliminare e lasciare strada libera agli altri è qualcosa che snatura tutto l’iter procedimentale, perché il progetto di fusione era per tre Comuni, nell’esempio fatto. Il quesito referendario era che i Comuni A, B, e C si sarebbero fusi, lei è favorevole o meno? Dopo non possiamo dire, nel caso che A sia sfavorevole, il quesito referendario è valido solo per B e C, per rendere l’idea. Ne abbiamo parlato a iosa in Commissione. Si tenga conto di tutte queste contraddizioni per poter giungere ad un testo che prevede alcune fattispecie, come ho sentito nella discussione di quest’Aula. Grazie

PRESIDENTE Ha la parola l’Assessore Cesetti.

Fabrizio CESETTI. Presidente, non ho la pretesa di fare la sintesi, né l’ardore di essere sintetico, se è questo che volevate.
Questa è una discussione che abbiamo fatto diverse volte, per certi versi ed aspetti molto ripetitiva, cose che ci siamo detti qualche tempo fa, tanto è vero, se non vado errato, Presidente Giacinti, questa proposta di legge non è altro che l’esecuzione di una risoluzione approvata dopo ampia discussione in questo Consiglio regionale, e mi pare che sia anche una interpretazione abbastanza fedele di quell’atto.
Faccio una telegrafica premessa, come ho detto già altre volte, non sono uno straordinario fautore delle fusioni dei Comuni, ho sempre detto, e lo ribadisco, che quella del nostro Paese è la storia millenaria di tanti Comuni, una storia che deve essere preservata perché è la storia del nostro Paese, se vogliamo, che l’ha fatto grande e non è che questa storia si può non dico cancellare, ma “genuflettere” dinnanzi alla forza ed alla tirannia dei bilanci o delle spese di funzionamento, sarebbe un errore. Invece queste storie millenarie possono, se vogliono, mettersi a disposizione per la costruzione di una storia più grande che può nascere dalle fusioni dei Comuni.
Lo dicevo l’altra volta, quando Comuni diversi, realtà diverse, decidono questo percorso, di fondersi, si mettono a disposizione per costruire una storia più grande, questo è, e allora sono d’accordo, il compito nostro è quello di favorire questi percorsi, gli uni e gli altri, non rinunciando alle nostre prerogative costituzionali, e lo voglio dire al relatore di minoranza, al Consigliere Maggi, che tra l’altro è molto attento, come tra l’altro il Consigliere Giacinti.
L’articolo 133 della Costituzione dice che la Regione sentite le popolazioni interessate può con sue leggi istituire nel proprio territorio nuovi Comuni, modificare. La prerogativa costituzionale è della Regione che può, sentiti. Quindi una Regione che opera un prudente apprezzamento della volontà dei cittadini, e non potrebbe essere diverso da questo prudente apprezzamento perché diversamente verrebbe violato il dettato costituzionale.
Se noi oggi dovessimo scrivere, dal mio punto di vista, qui chiedo un po’ di attenzione anche al Presidente Giacinti perché è il relatore, quello che, per carità rispettabile nel merito, è scritto nell’emendamento che prevede la necessità del parere favorevole dei cittadini all’esito del referendum in ogni Comune, di fatto, ed è quello che vuole il Consigliere Maggi, a chi daremo il potere di decidere? Alla popolazione di quel Comune si dà il potere di attuare il dettato di cui al secondo comma dell’articolo 133 della Costituzione. Questo non è possibile perché una legge del genere dal mio punto di vista viola il dettato costituzionale, potrebbe essere impugnata ed è un ragionamento che credo non possa essere revocato in dubbio, perché così è, tanto è vero, a riprova “della solidità” di questo breve ragionamento c’è il primo comma dell’articolo 133, mentre il secondo comma disciplina l’istituzione di nuovi Comuni, quindi la Regione può con legge sentite …, quindi c’è questo prudente apprezzamento, il primo comma dell’articolo 133 della Costituzione ci racconta di come sia possibile ad esempio istituire nuove Province, ci dice, se non vado errato, che le Province possono essere istituite con legge della Repubblica su iniziativa dei Comuni, sentita la Regione. Vedete, non dice “e sentita la Regione”, non dice “sentiti i Comuni”. Tanto è vero che le leggi istitutive di nuove Province, ed io un po’ le conosco, si chiamano leggi ordinarie a procedura rinforzata perché è l’unica legge che un Parlamento non può adottare se non c’è la condizione sine qua non dell’iniziativa dei Comuni.
Pensate, il Parlamento può modificare addirittura la Costituzione con la procedura di cui al 138, ma non può a Costituzione vigente istituire una Provincia o cancellarla. Pensate un po’ a questo ragionamento? Ha una logica, quanto erano intelligenti e geniali i padri costituenti perché hanno descritto e scritto un sistema perfetto, che è in attuazione di quella Repubblica delle autonomie che viene declinata all’articolo 5 e poi all’articolo 114, che ad esempio ci declina che la nostra Repubblica è costituita dallo Stato, dalle Regioni, dalle Province e dai Comuni, adesso anche dalle città metropolitane, l’abbiamo detto più volte in questa sede, ci racconta un sistema in cui queste cinque istituzioni, sebbene con ruoli e funzioni diverse, hanno la stessa dignità costituzionale. Questo è!
Non la voglio fare lunga perché non potrebbe essere diversamente e se noi scrivessimo quello che dice il Consigliere Maggi nel suo emendamento, che io auspico nel merito, si andrebbe a cozzare con il dettato costituzionale.
Chiudo, dicendo un’altra breve considerazione, la legge, questa legge che la Commissione secondo me ha licenziato in modo molto puntuale, non ci racconta quello che dobbiamo o non dobbiamo fare, quello che la Regione può fare o non fare, in base al 133 secondo comma, perché è una sua facoltà ed una sua prerogativa alla quale non può rinunciare e se mettessimo quello rinuncerebbe a questa prerogativa perché significherebbe che per istituire un Comune demandiamo la decisione a quella popolazione che viene consultata, e questo non può essere per Costituzione vigente.
Tra l’altro, ripeto, non ci dice cosa deve o non deve fare, ma si dice che la Regione procede o non procede e lascia impregiudicata la decisione finale sull’adozione o la non adozione dell’istituzione di un nuovo Comune. Questo dice.
Credo che sia uno sforzo apprezzabile, conseguenza di una risoluzione approvata in questo Consiglio regionale che lascia impregiudicata qualsiasi decisione domani del Consiglio regionale che saprà valutare e saprà apprezzare bene qualsiasi risultato, però non tutti i risultati la Regione dice oggi possono essere uguali.
Credo che questo sia quello che ci dice, ripeto, la nostra Costituzione e anche per le nostre prerogative questo è, basta confrontare il secondo comma con il primo.

Presidenza del Presidente
Antonio Mastrovincenzo

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Busilaccchi.

Gianluca BUSILACCHI. Voterò a favore di questa legge, che credo sia un progetto equilibrato su un tema delicato su cui le istituzioni sono e sono state chiamate in questi anni a doversi esprimere anche in modo complesso.
Ci ricordiamo casi, che sono stati qui citati, in cui qualsiasi soluzione poteva essere valutata da vari punti di vista, la maggioranza di una comunità più grande, o di una comunità più piccola, a seconda di come si guardava la questione si rischiava di non trovare, perché non esisteva, la soluzione ideale.
Di fronte a questi casi mi chiedo quale sia il nostro ruolo, quale sia il ruolo del Consiglio regionale. Personalmente mi trovo, quando prendiamo queste decisioni, di fronte alla necessità di cercare un equilibrio rispetto a due scelte che entrambe approvo e che quindi mi mettono in imbarazzo perché io sono favorevole alle fusioni, come principio di razionalizzazione delle nostre istituzioni, ma al contempo credo idealmente nell’idea di autodeterminazione dei popoli, ed allora mi faccio una domanda, ma la faccio anche a voi, in questi casi qual è il ruolo delle istituzioni? Siamo coloro che sono stati eletti per dare un’indicazione, per dare una marcia, per trovare una soluzione, oppure ci limitiamo ad essere dei follower? Siamo dei leader o siamo dei follower? Siamo coloro che indicano la direzione, oppure di volta in volta ci limitiamo sui singoli casi, magari difformi, ci limitiamo a prendere le maggioranze, essendo noi stessi in contraddizione di volta in volta.
Credo che il nostro ruolo sia quello di essere leader di una comunità, siamo eletti per essere leader di una comunità, siamo eletti per essere classe dirigente e non classe consenziente, anche perché si presuppone che noi abbiamo degli elementi che i cittadini non hanno, noi dovremmo avere il quadro di conoscenza dei vincoli di bilancio, dei soldi che arrivano dallo Stato, di tutta la normativa nazionale che giustamente, visto che noi siamo chiamati e siamo stati eletti per svolgere questo lavoro, il cittadino della piccola comunità chiaramente non ha e quindi non saprà quanto al prossimo anno andrà a quel singolo Comune, come cambieranno le norme, come cambierà dall’edilizia scolastica ai progetti di trasporto, a quelli della sanità. Teoricamente dovremmo avere un quadro ed un osservatorio più alto, un quadro ed una prospettiva più alta e più vasta, capace di scegliere per il bene Comune di tutte le comunità regionali in un’ottica razionale.
Faccio una domanda e do anche la risposta, come dice il buon Marzullo, però mi rendo conto che è un tema molto delicato e siamo chiamati a dare una risposta razionale, intelligente ed il nostro ruolo ci chiama ad alcune responsabilità e talvolta assumersi queste responsabilità vuole dire anche mettersi contro qualcuno, ma noi siamo qui per questo, non siamo qui per essere una classe consenziente, ma una classe dirigente, per questo voterò a favore di questa legge.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Maggi.

Giovanni MAGGI. Grazie Presidente. Assessore Cesetti, maestro di retorica politica, io non abbocco alla sua retorica perché lei ha detto che l’emendamento non lascia impregiudicata la discrezionalità decisionale della Regione, non è vero, perché l’emendamento …

(interrompe il Consigliere Giacinti)

Giovanni MAGGI. Ma non è vero! Ci sono nella proposta della Commissione delle regole: in questo caso la Regione la discute e la esamina, in questo caso si ferma, nell’emendamento si dice: in questo caso e si fa un solo caso, quando un Comune non ha espresso parere favorevole al referendum la Regione dovrà decidere, quindi può decidere, anche nel caso dell’acqua calda, come dicevamo noi, di portare avanti la fusione o di fermarla. Il diritto che la Costituzione dà alla Regione rimane impregiudicato, l’interpretazione non è letterale in questo caso, è un’interpretazione di buon senso.
Ci sono due soluzioni, una è quella di fermare, come dicono alcune casistiche, nell’altro caso, che dico io, se un Comune nel referendum si esprime in maniera negativa si ferma, se si esprime in maniera positiva la Regione esamina se fare la legge per la fusione o non farla. Non pregiudica niente, se due Comuni decidono tutti e due con referendum di fondersi e noi Regione sappiamo che un Comune è in odore di mafia noi fermiamo la fusione, quindi abbiamo assolutamente la prerogativa che ci dà la Costituzione.
Questo è uno, secondo, vorrei rispondere al Consigliere Busilacchi ed anche al Consigliere Giacinti, la Giunta e il Consiglio comunale fanno i passacarte? Noi non siamo follower, noi siamo classe dirigente, dice il Consigliere Busilacchi, per riempire la buca o mettere in sicurezza la scuola il Comune, il Sindaco e la maggioranza sono classe dirigente, ma questo non è riempire la buca o mettere in sicurezza la scuola, questa è una decisione che muta completamente storia, tradizione e modo di sentire dei cittadini.
Se nel programma elettorale il Sindaco mette la fusione con altri Comuni, allora ha diritto di decidere perché i cittadini lo hanno votato con un programma che prevedeva la fusione, se non la mette ed a tradimento fa la fusione, quale decisione democratica è questa? Comunque gli interessi devono coincidere, quelli della Giunta con quelli dei cittadini.
Io non voglio dire a voi: “Volete fare questa cosa perché non fate fondere i Comuni che si mostrano negativi, quelli governati dal PD, e invece fate fondere quelli che sono governati dall’opposizione”, non lo dico. Quando andremo alla prossima legislatura al governo noi con questa legge, lo dico come provocazione, che approvate oggi, tutti i Comuni del PD che votano contro li faremo fondere, quelli che votano no, sempre del PD, non li faremo fondere, con la stessa discrezionalità che vi prendete andando contro la votazione dei cittadini.
Noi diamo una soluzione per tirar fuori da un impasse di difficoltà e lo sapete cos’è successo a Montemaggiore al Metauro, vi stiamo dando una mano per non proseguire l’emorragia dei voti che avete avuto , a cosa vi serve questa cosa? Cos’è questo esercizio didattico e di scuola dell’esame della Costituzione?
Nell’ultima fusione che abbiamo fatto, i Sindaci, che rispettano la democrazia e sono illuminati, cosa hanno chiesto? Se nel referendum le popolazioni si esprimono contro la fusione, la fusione deve essere fermata, questo hanno detto i due Sindaci nel momento in cui abbiamo esaminato l’ultima fusione perché erano sicuri che la loro popolazione avrebbe si sarebbe espressa favorevolmente nel referendum.
Poi si dice dei piccoli Comuni, ma ci sono anche i grandi, voi conoscete bene la Sindaca di Ancona, una volta eravate più uniti, adesso con la differenza della preferenza del candidato alla Segreteria lo siete un po’ meno, però la Sindaca di Ancona quando ha fatto il suo programma elettorale ha fatto assemblee in tutti i quartieri e il suo programma elettorale è emerso dall’ascolto dei cittadini.
Nel momento in cui un Sindaco vuole fondersi con un altro Comune che difficoltà c’è, visto che il Sindaco del capoluogo di regione con più di 100.000 abitanti ha ascoltato i cittadini, nel sentire i propri cittadini e spiegare quali sono le motivazioni e gli interessi che potrebbero venire a loro beneficio nel momento in cui chiedono la fusione. Nessuno, non è un problema questo, per cui nel momento in cui c’è un ascolto, un Sindaco ascolta la propria popolazione, decide di fare il referendum perché è sicuro che c’è un vantaggio per i cittadini ed li ha illustrati ai cittadini, ha sentito la loro opinione in favore di questo, non va a referendum a scatola chiusa con il rischio che i suoi cittadini lo sconfessino, lo deve mettere è un momento importante, se lo mette nel programma elettorale allora può decidere, se non lo mette nel programma elettorale un fatto di questo genere non può essere classe dirigente e decidere senza sentire i propri cittadini.
Non devo dire nient’altro. Questa cosa dell’incostituzionalità secondo me non sta in piedi perché comunque rimane la potestà impregiudicata della Regione di decidere o meno se fare la fusione. Perché no?

(interrompe il Consigliere Giacinti)

Giovanni MAGGI. Lì c’è scritto che se un Comune vota nel referendum in maniera contraria si ferma il processo, se invece il referendum è favorevole è la Regione che decide se farli fondere o no, quindi la potestà della Regione rimane impregiudicata, non è una interpretazione letterale, è una interpretazione soggettiva, perché letteralmente non c’è scritta questa cosa. Ripeto ancora: qual è la ratio che ispira questa complicanza della modifica di questa legge? Non la comprendo, comprendo soltanto che la volontà dei cittadini per una decisione così importante non viene tenuta in considerazione.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Carloni.

Mirco CARLONI. Siamo costretti a questa ennesima discussione sulle fusioni dei Comuni di cui ho avuto modi di intervenire anche in passato dando sempre la mia opinione contraria. Tra l’altro gli esperimenti che abbiamo fatto fino adesso sono stati tutti infelici, ma in questo momento mi viene in mente lo sfogo del rag. Fantozzi dopo aver visto la cineteca della “Corazzata Potëmkin”.
Questa è una legge che come le altre interpreta un errore storico e lo fa diventare enorme, un errore che rapidamente riassumo in tre concetti: è un errore storico perché l’Italia è unita soprattutto dalle differenze, come diceva Ciampi, ed è l’Italia del localismo, che ha un’identità forte nella differenza che si crea anche tra un paese e l’altro; è un errore politico perché finora queste fusioni sono servite soltanto a trovare dei posti a dei politici renitenti alla pensione; è un errore sociologico perché di fatto toglie l’identità nominale e quindi l’identità sociale di una popolazione locale, di una comunità che anche nel nome aveva una sua forza, per tradursi poi con nomi sintetici, molto spesso anche con pochissima fantasia e quindi da quel giorno un cittadino che aveva nella sua nominatività una forza ed un’identità si trova nel Comune di Tre Castelli, di Quattro Rocche.
Abbiamo fatto la legge per un errore storico, per un errore politico e per un errore sociale, io mi dissocio e voto contro, così come ho fatto in tutte le proposte di legge che riguardavano le fusioni. Con il Presidente Giacinti abbiamo ovviamente seguito l’iter che deve seguire questa normativa, resta il fatto che sono profondamente contrario e ritengo che guardando questa vicenda con gli occhi della storia ci si accorgerà che è stato un errore togliere il nome ad un Comune come Montemaggiore dove Churchill ed Alexander si sono affacciati, è stato un errore creare per forza un Comune per dare la guida ad Ucchielli di qualcosa nella provincia di Pesaro-Urbino, così come sono state un errore altre funzioni politiche locali che questa maggioranza ha creato in modo sintetico per trovare collocazione, ripeto, a politici renitenti alla pensione, non voglio farne parte, devo essere sincero, credo che quell’identità avesse un valore da difendere.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Zura Puntaroni.

Luigi ZURA PUNTARONI. Grazie Presidente. Mi bastano 30 secondi per dire la mia contrarietà assoluta ad ogni forma di omologazione, che siano Regioni accorpate, che sia l’Italia accorpata all’UE, che sia una Provincia, che sia un Comune. Per me è una cosa molto nefasta, quindi come concetto di vita sono estremamente contrario.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione.
Articolo 1.
Emendamento 1/1 a firma del Consigliere Maggi. Lo pongo in votazione.

(voci fuori microfono)

PRESIDENTE. Annulliamo e ripetiamo la votazione.
Emendamento 1/1. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale non approva)

Articolo 1. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale approva)

Articolo 2. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale approva)

Articolo 3 (Dichiarazione d’urgenza). Maggioranza assoluta. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale non approva)

Coordinamento tecnico. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale approva)

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Zaffiri.

Sandro ZAFFIRI. Grazie Presidente. Credo questo dibattito abbia una forma fortemente distorta perché nasce da posizioni politiche diverse. L’attuale maggioranza cerca ancora di riempire di contenuti una legge dello Stato che era di un pacchetto di proposte per la ristrutturazione del Paese e quel percorso ha dato un risultato negativo, questa è la sintesi della discussione politica, poi ci può piacere o meno. Oggi pomeriggio la discussione ha sofferto di questa cosa e anche in questo momento sta soffrendo di questa valutazione, perché sono queste le cose.
L’ho detto prima e lo ripeto, credo che sia un contesto politico estremamente importante, le Province di fatto sono chiuse, era un progetto, era una impalcatura politica condivisibile o no, questo è l’aspetto essenziale della cosa. Il popolo italiano poteva essere d’accordo o meno, ma quando è stato chiamato al voto per dire si o no ha detto no. Questo è lo scenario che abbiamo di fronte, questa è la conseguenza del problema, che stiamo trattando oggi pomeriggio, per riempire di contenuti più o meno una legge.
La Delrio è lì ferma e faceva parte, se abbiamo il coraggio, il senso politico di affrontare le cose, di una proposta complessiva che una gran parte di quest’Aula a suo tempo non condivideva, questa è la riflessione che avevo tentato di fare durante l’intervento, quel progetto non è passato, questo è il problema essenziale.
Ora facciamo “finta” di non capire, la maggioranza continua su quella strada cercando di dimostrare che quel progetto era valido, no, quel progetto non lo era ed il popolo italiano ha saputo votare, ha votato in quel modo lì. Ha votato così perché gli è stato presentato il progetto in un modo sbagliato? Chi l’ha presentato è stata una persona incapace di trasmetterlo agli italiani? Questa è la riflessione.
La storia è andata così, ormai è in questi termini, quel progetto non è piaciuto agli italiani, sono stati bravi gli altri che lo contestavano a far passare un altro messaggio al Paese? Era più forte ed incisivo ed ha avuto un risultato positivo? Questo non lo sappiamo, è successo questo.
Non guardiamo soltanto a livello nazionale, ma guardiamo nelle Marche, nelle cinque Province, siamo in una realtà diversa, il nord delle Marche, il sud delle Marche, abbiamo questa tipicità da vallata a vallata, credo che questo debba far riflettere l’Aula, secondo me, ma non lo fa perché ancora va avanti cercando di aggiustare una legge da applicare al territorio regionale, una legge che ha delle difficoltà.
L’emendamento non è stato recepito, poteva essere una cosa intelligente che poteva mediare la legge, siete ancora su una proposta di legge abborracciata perché è il contrario del mantenimento delle realtà territoriali, del dialetto che cambia da borgo a borgo dello stesso Comune. Questa legge va contro queste cose.
Noi manifestiamo un forte dissenso su questa legge per due motivi: uno, non salvaguardia l’entità, il territorio e quello che ho detto prima, due, perché questa impalcatura è stata bocciata dal popolo italiano e su questa lunghezza d’onda ancora volete insistere e continuate a camminare in questo senso.
Il popolo italiano non ha voluto questa legge, il popolo italiano rivuole le Province, rivuole gli strumenti democratici che sono vicini alla gente, che sono tutto il giorno lì per difendere le realtà territoriali e soprattutto le entità territoriali.
Noi siamo portatori di queste proposte, è chiaro che se un Comune manifesta la sua volontà al 100%, perché democraticamente si è confrontato con la popolazione e il risultato è positivo, siamo d’accordo però non respingiamo e non andiamo a raccogliere o a fare adunanze per fare accorpamenti, le lasciamo al Partito Democratico.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Marconi.

Luca MARCONI. Grazie Presidente. Sarò molto breve per tentare un'ultima raccomandazione su questa legge che mi sembra, dagli interventi ultimi ascoltati, ma anche nel corso del dibattito, abbia perso senso.
Ha perso senso perché? Comincio con il Consigliere Zaffiri, non voglio interloquire, ma due correzioni me le deve permettere, prima di tutto lei si rivolge ai compagni, io non so quanti ne sono rimasti, seconda, sul fatto questa legge è stata bocciata dal popolo italiano, in nome del popolo italiano si pronuncia il Presidente della Repubblica e il Parlamento italiano, il Parlamento italiano non mi risulta che abbia bocciato la legge Delrio, ma siccome nel Parlamento italiano mi sembra, non mi vorrei sbagliare, da marzo siedono in larghissima maggioranza due partiti, che si sono modificati, modificate questa legge e saremo tutti contenti e vedremo, l'abbiamo già detto, quale sarà il nuovo progetto che riuscirete a realizzare, però questa anticipazione sul popolo italiano, per cui oltre al Presidente della Repubblica, oltre alla Camera e al Senato, in nome del popolo italiano parla anche il Consigliere Zaffiri, mi sembra un po' eccessivo, però ci sta tutto.
Il punto vero, e ritorno al motivo esclusivo, al di là di tutte le proclamazioni di principio, tutti i riferimenti di natura giuridica, la contro relazione dotta ed articolata che ha fatto il Consigliere Giancarli rivolta a me, quando in realtà doveva rivolgersi al Presidente della Commissione perché io non sono il latore di questa proposta, l'ho semplicemente ricevuta, dico che rispetto a quello su cui andiamo blaterando da più di un anno, in tutte le occasioni in cui ci siamo trovati di fronte a queste situazioni, sempre con gradi difficoltà, facciamo una norma che in realtà è un indirizzo, perché, ribadisco il concetto, voglio vedere quando la Presidenza del Consiglio di fronte ad un nuovo caso smentirà questo assunto, in base al quale nonostante la legge che prevede in teoria degli automatismi, noi dovremmo sempre e comunque pronunciarci, tenendo conto degli indirizzi che la legge regionale dispone, ma dobbiamo farlo, perché il massimo che tentiamo …, poi c'è da vedere cosa farà il Governo nazionale. Sarebbe molto interessante, Consiglieri Maggi e Zaffiri, che rispetto a questa ci sia un'interlocutoria del Governo che dica qual è l'indirizzo del Governo, potremmo fare scuola in questo senso.
Il Consigliere Giacinti ha fatto scuola perché so che è stata opera gran parte sua, nella quale ha cercato di elencare tutte le possibilità, evidenziando il fatto che una mediazione su un sistema che non dice esattamente se c'è da andare alle fusioni oppure no, perché se c'è da fare le fusioni fuori da qualsiasi infingimento possiamo proporre tutti i referendum del mondo, nessuno li farà perché tendenzialmente le fusioni con i referendum hanno funzionato finché ci stavano un po' di soldi sopra, sennò è difficilissimo farle passare e le fusioni, ripeto, di 500 + 500 + 1.000 non servono a nessuno.
La realtà vera è che va cambiata la legge nazionale, va rimesso un nuovo impianto e mi permetto di dirlo perché penso di essere rimasto l'unico profondo federalista in quest'Aula, la Lega non è più né nord, né sud, né centro, aspetto che il Consigliere Zaffiri mi dica che è un federalista perché è autonomista alla moda dei Comunisti degli anni '70, che difendevano i Comuni quando ci stavano loro, quando non ci stavano non erano più da difendere, difendono gli ospedali quando ci stanno loro, non li difendono quando non ci stanno loro.
Da profondo federalista, e lo dichiaro, dico che sarebbe ancora più bello se lo Stato, se proprio si vuole levare di torno questa noia, dica alle Regioni questa è norma, che anche la Costituzione prevede, disciplinata dai Comuni e se andiamo a vedere nella Costituzione c'è scritto che l'ordinamento comunale e provinciale è disciplinato dalle Regioni. Sarebbe la volta buona che questa norma della Costituzione venga applicata, oppure non siamo d'accordo e allora scopriremo che anche questa maggioranza, come tutte quelle precedenti, fa le riforme sulla testa degli italiani, facendo finta di volerle fare, ma nella realtà tende all'accentramento romano.
La Lega ce lo ha confermato togliendo il “nord”, spero che il Movimento 5 Stelle abbia un altro cuore e un'altra sensibilità riguardo alla vera autonomia delle Regioni che, continuo a ripetere, non c'è e in questi ultimi anni è addirittura diminuita. Vedremo cosa accadrà in sanità perché anche qui c'è una partita che si sta giocando per le autonomie per il nord rispetto al sud, è evidente, e c'è la rivolta dei giovani del sud, voglio vedere cosa farà il Movimento 5 Stelle rispetto alla rivolta dei giovani del sud che vedono larghe concessioni di autonomia al nord a discapito di quelle del sud, è una partita estremamente interessante.
Il Parlamento metta chiarezza su questo e ci faccia capire qual è l'autonomia per le Regioni e se veramente vuole o non vuole le fusioni e a quali condizioni, il Parlamento lo decida, quello che ha fatto il Consigliere Giacinti è cosa buona e giusta e la voto.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Giorgini.

Peppino GIORGINI. Grazie Presidente. Il Movimento 5 Stelle voterà no a questa proposta di legge, lo dico prima di tutto perché magari alla fine posso dimenticarlo.
Parliamo di quello che ha detto l'Assessore Cesetti, prima di tutto qui discutiamo di una questione di logica normativa, perché se il legislatore avesse voluto dare il potere decisorio totale alla Regione non avrebbe previsto il referendum, scusatemi, il legislatore che cosa fa? Dà alla Regione il potere assoluto di decidere e poi inserisce un referendum per i cittadini, per cosa? Per prenderli in giro? No, evidentemente il referendum deve avere un valore, non può essere solo consultivo, altrimenti il legislatore non lo avrebbe inserito addirittura nella Costituzione.
Questo è il primo punto, il secondo punto è che non è possibile che l'emendamento, che abbiamo presentato, possa essere incostituzionale, per un semplice motivo, perché la Costituzione dà la facoltà alle Regioni di modificare non solo le circoscrizioni, ma anche le denominazioni, quindi dire che quello che affermava l'emendamento è incostituzionale è una cosa che non ha senso perché la Regione addirittura può cambiare il nome di una fusione, addirittura di una circoscrizione, quindi è fuori discussione.
Due precisazioni su quello che ha detto il Presidente Giacinti, la prima, lui si è riferito alla Delrio ed ha detto che la fusione per incorporazione ha un impianto normativo diverso da questa proposta di legge, in realtà non è così, perché se un Comune viene epurato dalla volontà democratica viene incorporato in quella fusione, quindi ci troviamo in tutti i due casi nella stessa situazione.
Un'altra cosa che ha detto il Presidente Giacinti: il Consiglio comunale ha il diritto di decidere. No, in questo caso il Consiglio comunale non ha il diritto di decidere perché ha il diritto di prendere una posizione e se noi andiamo a guardare il Testo unico degli enti locali (Tuel) all'articolo 13 dice: salvo quando non sia espressamente attribuito dalle norme ad altri soggetti della legge statale o regionale, quindi la Regione ha una facoltà legislativa normativa totale ed i Comuni in pratica non possono dire niente, possono dire di accettare la fusione, ma chi decide è sempre la Regione.
Ritorno a dire che qui non parliamo di volere amministrativo, ma parliamo di volere politico, l'approvazione di questa proposta di legge è un fatto politico, non c'entra nulla con il fatto amministrativo, per questo motivo noi voteremo no. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Celani.

Piero CELANI. Grazie Presidente. Ho ascoltato con molto interesse questo dibattito, che mi sembra sia stato poco esaustivo, monco, perché tutto si è incentrato sul concetto di partecipazione, democrazia, diritti. Va bene, però il problema non è solo questo quando si elabora un progetto di incorporazione di fusione, perché si tratta di riordinare un territorio e qui bisogna capire che visione abbiamo dei nostri territori amministrati, che cosa vogliamo fare.
Mi ritrovo molto nell'intervento che ha fatto il Consigliere Talè all'inizio quando ha detto che questi interventi vanno nell'ambito di una armonizzazione, di una riorganizzazione dei territori in tanti settori, tra cui ad esempio quello urbanistico, che condiziona lo sviluppo di un intero comprensorio. E’ fondamentale, non è più concepibile che ogni piccolo Comune di 800/1.000 abitanti si faccia il proprio piano regolatore che molto spesso va a cozzare con le pianificazioni dei territori vicini.
Incentrare tutto sul discorso del diritto e della partecipazione quando si parla di riorganizzazione attraverso incorporazioni e fusioni non ha senso, vi dico anche il perché, perché questo passaggio della democrazia è un falso problema.
Chi ha fatto il Sindaco lo sa, se un Consiglio comunale, una Giunta, un Sindaco, sente gli umori del suo territorio lo fa prima il referendum perché ogni Statuto comunale prevede un referendum con le sue modalità, si fa il suo referendum dopodiché se si o no delibera il Consiglio comunale e questa storia finisce, non ha senso discutere una giornata su queste tematiche. Amministrate, fate prima gli amministratori locali e poi vedete come funziona.
Se noi vogliamo andare a colpi di referendum è giusto che sia così, se questa legge è impostata a colpi di referendum pure io sono contrario perché la volontà sta nel popolo, però questo dubbio non dovrebbe esistere, quello che nell'ambito di 3, 4, 5 Comuni c'è un Consiglio comunale che va in contrapposizione al suo territorio perché il Consiglio comunale, il Sindaco, la Giunta chiede prima se ha dei dubbi, ha il suo strumento che è il referendum consultivo all'interno del proprio territorio. Io da Sindaco ne ho fatti due, avevo il problema di una fabbrica insalubre, se chiuderla o no, ho fatto il referendum dopodiché io faccio l’ordinanza, ma la responsabilità di mandare a casa 300 persone, che sono dipendenti, la prendete voi miei concittadini?
Lo stesso discorso vale per questo argomento, ma il dibattito è su come io voglio riorganizzare il territorio attraverso l'incorporazione, attraverso la gestione dei servizi, attraverso le unioni, attraverso tante problematiche per cui, ripeto, non si fa un buon servizio basando il dibattito soltanto sulla partecipazione e la democrazia.
Per questo motivo la legge è monca perché incentra su questo aspetto sul quale non si può che essere contrari perché ovviamente se c'è la volontà, si è in democrazia, si parla di referendum, si parla di partecipazione, se uno dice di no è no. Il discorso è fatto, si va avanti con l'incorporazione e si toglie fuori questo Comune.
Ripeto, questo problema i Comuni dovrebbero non farlo nascere, quindi non mettere la Regione in condizione di discutere e di portare avanti un progetto a danno oppure contro la volontà dei territori, non lo dovrebbe fare perché il Comune si fa prima il suo referendum dopodiché il Consiglio comunale delibera e dice “partecipo a questa incorporazione, partecipo a questa fusione”, a meno che non si riveda la legge nazionale e si dica: dobbiamo metterci insieme perché non ci sono più i soldi, perché i servizi devono essere perequati sui territori ed il Comune di 500/800 abitanti deve avere gli stessi diritti e gli stessi servizi in termini di qualità e quantità della città di 300.000 abitanti. Devono rivedere la legge.
Il problema non è il numero dei Comuni perché noi abbiamo 8.200 Comuni in Italia, la Francia ne ha 32.000, e mi sembra che funzioni tutto alla perfezione, però qual è la differenza? Noi cominciavamo a funzionare con le Province e purtroppo si è rotto il meccanismo, si è rotto il giocattolo che avevamo ed invece di togliere tutti gli enti intermedi fra Comuni e Province, Province e Regione, che sono la vera zavorra della politica e dell'amministrazione italiana, sono in tutto 6.200 e costano circa 8 miliardi l'anno. Lo studio prima lo fece la Bocconi, poi Monti, prima hanno visto i costi e dopo si fece la legge per eliminare le Province, a me sembra che giocano a farsi male, per dire.
In Francia funziona perché c'è un ente di coordinamento, le Province, che mettono insieme 5, 6, 7, 10, 200 Comuni e perequano i servizi all'interno, una specie di area vasta, non la nominiamo perché qui non funziona, faccio solo un esempio di carattere geografico e basta. Questo è l'aspetto!
Se noi ci limitiamo a dibattere su questo aspetto la legge non andava nemmeno fatta perché si parla di referendum, si parla di volontà popolare, se uno dice di no come si fa obtorto collo ad andare avanti? Questo è il tema dei temi per quanto riguarda la riorganizzazione. E’ la visione che noi dovremmo avere presto per la riorganizzazione dei 230 Comuni che noi abbiamo per fare quell'operazione, che diceva il Consigliere Talè, di armonizzare i servizi sul territorio.
Chiudo con un esempio banalissimo, da Presidente di Provincia ho vissuto una cosa paradossale, a quattro Comuni, che messi insieme non facevano 5.000 abitanti, si propose di fare un polo scolastico unico razionalizzando tutto, la cosa più bella di questo mondo, troviamo pure i fondi, la Provincia rinuncia a certi finanziamenti che aveva per le scuole superiori e li mette lì, la comunità montana rinuncia ad un finanziamento e lo mette lì, i Comuni avevano dei soldi che mettono lì, ci facciamo un piano economico-finanziario sulle vecchie scuole che andavano vendute e quindi si ricavavano risorse per mettere su il nuovo polo dove ci stava il tempo pieno, la palestra, la biblioteca, la mensa, c'era tutto, in pratica un college, improvvisamente il Comune di 150 abitanti si sfila perché vuole la sua identità ed è saltato tutto ed oggi quel Comune non c’è più.
E’ la visione che noi dobbiamo guardare, è la visione dei nostri territori, come vogliamo amministrarli, perché a quel punto per metterli insieme basta cambiare la legge nazionale e si fanno delle cose bellissime, altrimenti staremo sempre a cincischiare sul Comune di 80 abitanti, come Limone in Piemonte dove c'è il Sindaco che al mattino passa tra i cittadini e porta il caffè, sono 80 persone, le saluta, gli dà la mano, ma credo che questa non sia l'organizzazione istituzionale che noi vogliamo. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Presidente Ceriscioli.

Luca CERISCIOLI. Grazie Presidente. Credo che, al di là del dibattito che come qualcuno ha detto è stato molto politico, quasi a voler rivangare i passaggi che ci sono stati in quest'Aula, la scelta della norma che andiamo ad approvare è un fatto di trasparenza nei confronti dei cittadini rispetto ad un atteggiamento che intende avere il Consiglio, quindi aiuta in qualche maniera la scelta, l'orientamento, fin dalla formazione, un po' quella cosa che dice: “Detta prima meglio che fatta dopo”.
Perché poi, pari pari, dovesse capitare che qualche Comune coraggioso si rimetta in cammino per far la fusione, quest'Aula si troverebbe di nuovo a dover approvare indipendentemente da questo, gli atti conseguenti. E' forse più facile nei confronti della comunità aver messo le carte in tavola, poi qui lo facciamo con delle regole, si poteva fare con altre e così via.
Sarebbe veramente utile una riflessione alta da parte del legislatore nazionale nel provare a tenere insieme i due aspetti che qui sono stati l'oggetto del dibattito, da un lato il fatto che la nostra identità è per Comuni, noi ci sentiamo di Senigallia, di Jesi, di Mondavio, a seconda della nostra provenienza, perché lì si gioca un pezzo di storia, di identità, è il nome di come ci dichiariamo, dall’altro l'amministrazione, la buona amministrazione, l'organizzazione dei servizi, le risposte ai bisogni dei cittadini seguono logiche diverse che vanno per bacini ottimali, come si diceva prima delle scuole, organizzazioni in base ai servizi necessari, ad una migliore collocazione ed anche ad una distribuzione nel territorio fatta in maniera positiva e utile, ecco perché il tema delle fusioni in termini di organizzazione amministrativa ha un valore molto alto.
Penso che un legislatore illuminato dovrebbe mettere mano alla norma che prova a tenere insieme questi due aspetti, poter continuare ad essere cittadini di quel municipio, ma poi organizzativamente avere una dimensione più ampia dove migliorare in termini di qualità i servizi, senza perdere l'identità.
Il dibattito è sempre rimasto a metà strada, Governi che ci credevano di più hanno incentivato economicamente, messo in fila misure di questa natura, altri sono rimasti sostanzialmente inerti.
Sul tema della democrazia e della partecipazione in questi giorni il Governo e il Parlamento hanno riaperto il percorso della modifica dei confini della Regione Marche, perché così lo definirei. Quando sono stati tolti i famosi 7 Comuni non è stato solo un fatto comunale perché l'organizzazione dei servizi su scala regionale ha i numeri che fanno parte dei riparti ai quali partecipiamo, che sono risorse di sistema non solo per il singolo Comune individualmente inteso.
Sono convinto che se facessimo un bel referendum chiedendo ai marchigiani: voi siete d'accordo che vi cambiano i confini, vi portino via i cittadini, vi indeboliscano come sistema, rendendolo contrattualmente meno forte, non permettendo a questa Regione di avere i servizi che avevate prima tutti quanti? Penso che una larga maggioranza dei marchigiani direbbe no, non siamo per niente d'accordo nel farci cambiare i confini! Magari possiamo fare un sondaggio, visto che non facciamo in tempo a fare un referendum, per chiedere cosa pensano i marchigiani del cambiamento del loro confine, e di fronte ad una stragrande maggioranza di marchigiani che si esprimesse dicendo: “No, noi i nostri confini non li vogliamo cambiare, siamo per mantenere la nostra unità in termini territoriali”, che farebbero quel Parlamento e quel Governo? Che farebbero le forze politiche che qui si sono battute per l'autodeterminazione dei popoli? Seguirebbero l'opinione dei marchigiani o quello che la legge gli consente di fare?
Secondo me i marchigiani hanno un pensiero molto chiaro e molto netto, o si segue l'iter che le leggi hanno o bisogna in qualche maniera spiegarsi, sono convinto che è vero che non abbiamo fatto il referendum fra tutti i marchigiani sui confini, ma lo vogliamo fare? Lo vogliamo promuovere? Io sono disponibile e poi che si fa? Che succede?
Nella chiarezza di questa legge almeno si sa cosa succede, cosa si fa a seguito di questo, ma non ne facciamo un fatto ideologico e demagogico, ma molto concreto, immaginando che oggi lo dobbiamo fare con questi strumenti, certo se ne avessimo di migliori saremmo più contenti, se ci fosse la possibilità di mantenere rafforzata l’identità faciliterebbe secondo me il percorso di una aggregazione in termini amministrativi, perché toglierebbe l'alibi della perdita di quello che si è e di quello che si sarà, lo facciamo con gli strumenti e metodi che abbiamo.
Prima è stato citato Montemaggiore al Metauro, la Presidente del Comitato contro la fusione è ora la Presidente del Consiglio comunale nuovo, io dico una coerenza cristallina, contro quel nuovo Comune ora è Presidente del Consiglio comunale, mi sembra un percorso di grande coerenza. I soldi dati per la fusione, i soldi del diavolo, non li ho visti accantonare e dire: “Vade retro pecunia puzzolente, questo è il denaro del diavolo ed io non lo tocco!, anzi si usano in maniera forte e comunicativa: “Abbiamo tutti questi soldi grazie alla fusione, guarda quante cose possiamo fare, guarda quante risposte possiamo dare ai cittadini”. Non mi sdraierei al servizio di tanta coerenza e riterrei invece valida la seconda parte del discorso.
Noto una forte soddisfazione da parte di chi era contro la fusione su tutti gli effetti che questa ha materialmente avuto perché vale il principio, che dicevamo prima, non è che si è perso o si va verso una situazione peggiore, quella che è l'identità, la storia, eccetera, non trova una sua soddisfazione in un assetto istituzionale che in qualche maniera la riconosca, al netto di questo la fusione ha dimostrato di funzionare benissimo. Il ritorno che ha avuto questo Consiglio ha pagine e pagine di grandissima soddisfazione di tutti quelli che erano nel Comitato contro la fusione dei Comuni.
Poi sono d'accordo con quello che dice spesso il Consigliere Talè, questi processi vanno costruiti dal basso, altrimenti le persone rimangono ancorate all'aspetto più simbolico e meno sostanziale, invece quando negli anni si lavora, si matura, poi il risultato diventa anche naturale e in grado di dare risposte.
Sono convinto che sarà questa riforma di carattere generale, più attenta ad accarezzare meno la pancia delle persone, a costruire un Paese più solido nel suo assetto istituzionale. Il contributo che diamo oggi è quello che sta dentro il quadro di regole che abbiamo, con grande trasparenza e grande serietà ecco perché voto favorevolmente questa legge.

Proposta di legge n. 155 (testo base). La pongo in votazione.

(L'Assemblea legislativa regionale non approva)

Comunicazioni ai sensi dell’articolo 55, comma 4, del Regolamento interno

PRESIDENTE. Ha la parola l'Assessore Cesetti.

Fabrizio CESETTI. E' vero che la proposta è del Consiglio che è sovrano, però credo di dover intervenire in quanto Assessore agli enti locali per dire una cosa molto semplice, non è nulla di scandaloso se questa legge non è passata.
L'ho detto prima, all'inizio del mio intervento, questa è una proposta di legge che il Presidente della Commissione diligentemente ha presentato in questo Consiglio in attuazione di una risoluzione del Consiglio stesso e, come è stato detto poc'anzi, che questa legge non sia passata per noi va benissimo perché noi potremmo esercitare con la forza della democrazia ugualmente quello che andavamo a declinare per volontà del Consiglio, quindi, se vogliamo, per noi è una vittoria ancora maggiore.

Proposta di legge n. 235
ad iniziativa del Consigliere Volpini
“Promozione dell’invecchiamento attivo”
(Discussione e votazione)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la proposta di legge n. 235 del Consigliere Volpini.
La discussione è aperta, ha la parola il relatore di maggioranza Consigliere Volpini.

Fabrizio VOLPINI. Grazie Presidente. La proposta di legge che viene presentata sull'invecchiamento attivo nasce da un'esigenza quanto meno di tutto il mondo occidentale, che è stata presa in considerazione prima da organismi sovranazionali, penso all'Organizzazione mondiale della sanità, alla Commissione europea, e discende dalle mutate condizioni demografiche oltre che epidemiologiche soprattutto delle popolazioni occidentali.
L'allungamento della vita media nei Paesi occidentali negli ultimi 40/50 anni la fa da padrone, per cui credo che sia opportuno dare qualche dato, seppur noioso, che ci faccia capire l'humus, il terreno sul quale lavoriamo, come servizi, non solo socio-sanitari ma anche sociali, servizi in genere.
Tra l’altro la regione Marche da questo punto di vista segna un passo per quanto riguarda l'allungamento della vita, nella quale si sono verificate le condizioni ideali per poter effettuare e presentare questa proposta di legge.
Come tutti sapete, le Marche sono la sede di un istituto, l'Inrca, che è una delle quattro aziende del sistema sanitario nazionale, l'unico istituto di ricerca sull'anziano, quindi questa proposta di legge nasce anche sulla scorta e sul contributo che l'Inrca ha dato, nasce dal dibattito all'interno di questo istituto.
La speranza di vita è aumentata in tutti i Paesi occidentali, è aumentata molto nelle Marche, che si contraddistinguono rispetto alla media nazionale per una speranza di vita oltre i 65 anni, che è un po' il cutoff che viene utilizzato per dichiarare il cittadino anziano, anche se ultimamente qualcuno ha tentato di spostarlo verso i 70/75, ma ancora è unanimemente considerato il cutoff di 65 anni. Ebbene le Marche insieme ad altre Regioni ha un indice di vecchiaia più alto del 25% rispetto al dato nazionale che è del 22%, quindi si vive molto di più dopo i 65 anni di età rispetto a quanto avviene in altre regioni.
L'Inrca è stato determinante nella formulazione di questa proposta di legge e l'Organizzazione mondiale della sanità quando parla di invecchiamento attivo lo definisce in questo modo: “un processo di ottimizzazione delle opportunità relative alla salute, sicurezza e partecipazione, allo scopo di migliorare la quantità della vita delle persone anziane”, perché in tutti questi anni il dato è stato l'allungamento della vita, ma è ora che tutti ci poniamo il tema di aggiungere non solo anni alla vita, ma qualità di vita agli anni, ed è appunto il terreno sul quale si misura questa proposta di legge.
Nel maggio del 2016 è stato fatto proprio qui in Regione, al Palazzo Limadu, un convegno organizzato dall'Inrca sull’indice dell'invecchiamento attivo che è quell'unità di misura che quantizza l'invecchiamento attivo, in quella sede sono venuti diversi esponenti delle altre Regioni perché non c'è una normativa nazionale sull'invecchiamento attivo, c'è soltanto una proposta di legge dell'on. Patriarca, che è in un binario morto, è stata presentata nel 2016, e quindi le singole Regioni, il Friuli Venezia Giulia, l'Umbria, l'Abruzzo, un po' come è successo per altri tipi di normative, hanno normato.
In quella sede abbiamo deciso di intraprendere il percorso di questa proposta di legge, che è quella che è stata portata in Commissione, che è stata votata all'unanimità, che ha recepito nel dibattito anche una serie di suggerimenti che sono venuti da altri Consiglieri, penso al Consigliere Fabbri, che ci ha fatto avere una serie di emendamenti e di proposte che sono state inserite all'interno dell’atto.
La proposta intende riconoscere e valorizzare il ruolo della persona anziana nella comunità, di promuovere la sua partecipazione alla vita familiare e sociale con l'obiettivo di promuovere un'idea diversa e positiva della persona anziana, favorendo in particolar modo la sua formazione, l'apprendimento permanente, nonché la trasmissione delle sue esperienze tra le generazioni, attraverso interventi in diversi ambiti, che vengono definiti con una serie di articoli di cui la legge è composta.
Il destinatario di questa proposta di legge, come abbiamo detto è l'ultrasessantacinquenne.
Gli interventi che la legge prevede vengono attuati nell'ambito della pianificazione e programmazione in materia socio-sanitaria, come abbiamo detto è trasversale, sociale, culturale, pratica sportiva, attività motoria, turistica ed altro.
Nell'ambito di questa legge è anche prevista una programmazione annuale integrativa sull'invecchiamento, quindi la valorizzazione degli interventi realizzati con particolari soggetti, quali gli enti del servizio sanitario, le aziende pubbliche dei servizi alla persona, le istituzioni scolastiche, le università, le università della terza età, come vedete in maniera trasversale.
La proposta prevede l'istituzione di un tavolo regionale per l'invecchiamento attivo composto dai dirigenti delle strutture competenti della Giunta regionale, da un rappresentante dell'Inrca (di nuovo il ruolo importante di questo istituto), da un esperto in materia di invecchiamento attivo nominato dalla Giunta regionale. Per inciso la Regione Marche insieme all'Inrca e al Ministero della salute partecipa a questo network dell'Italia longeva che si interessa di invecchiamento, delle problematiche dell'anziano e delle problematiche dell'invecchiamento e quindi dell'invecchiamento attivo.
Il tavolo ha funzione di supporto alla Giunta regionale e di raccordo tra i soggetti attuatori e destinatari di questa legge, formula pareri per la programmazione settoriale ed integrativa, ha funzione di monitoraggio sullo stato di attuazione della legge.
C’è poi l'articolo 4 bis che stabilisce di nuovo l'importanza e la centralità dell'Inrca e ne prevede anche i compiti.
L'articolo 14 disciplina la clausola valutativa che prevede la presentazione da parte della Giunta regionale, a partire dal secondo anno successivo all'entrata in vigore della legge, di una relazione sullo stato di attuazione e sugli effetti della legge stessa.
E' stata prevista una somma di circa 20.000 euro, capite che non sono per la legge, ma la programmazione degli interventi sull'invecchiamento attivo è trasversale a tutti gli ambiti di attività della Giunta, coordinata dal tavolo, quindi è li che verranno fatte le scelte.

PRESIDENTE. Ha la parola il relatore di minoranza Consigliere Zaffiri.

Sandro ZAFFIRI. Grazie Presidente. Credo che sia già stato detto tutto da parte del Presidente della IV Commissione, relatore di maggioranza di questa legge.
Integro le considerazioni che sono contenute nella legge, lo dico anche perché poi ci sarà un intervento, come prevede la legge, da parte della Giunta che non potrà non contenere le linee guida di quanto scritto nella legge.
Dico questo perché ci sono dei passaggi estremamente importanti che affrontano un problema vero, quello di creare le condizioni per far si che, oltre alla vita che si allunga, si creino dei nuovi sistemi di aggregazione di persone autonome per vivere anche meglio rispetto alla loro situazione, dove convivere con altri fratelli, con altre persone, uno spazio a loro dedicato.
Le cose che adesso evidenzio, a grandi linee, contengono momenti anche innovativi e credo che questo sia il vero passaggio politico - tanto anche voi diventerete vecchi, fate finta di non sentire – credo anche che l'Aula abbia gli strumenti per valutare l'applicazione delle leggi e questa è una legge estremamente importante per il nostro territorio e per la nostra regione, da mettere sotto la lente d'ingrandimento per le disposizioni che successivamente verranno emanate dalla Giunta in questa direzione.
Riprendo un’affermazione fatta dal Presidente, la riprendo per evidenziarla maggiormente, questa proposta prevede un finanziamento molto modica, che non può essere quello perché, come ho detto prima, questa è una legge innovativa che deve contenere anche dei passaggi importanti perché c'è tutto un sistema che guarda al futuro, per poter anche modificare la qualità della vita delle persone adulte e sole, in un contesto di associazionismo o di collettività nel quale vivere, magari in modo diverso, con colleghi o con fratelli, coetanei, in un contesto sociale diverso.
Questo è uno degli aspetti importanti contenuti in questa proposta di legge, è un indirizzo per la Giunta, la quale dovrà emanare delle disposizioni e se seguirà in modo pedissequo ciò che è previsto nel provvedimento credo che le Marche potranno dare attuazione a questa legge sulla “futura gioventù” in un momento estremamente positivo ed importante.
Anche il lavoro fatto in Commissione ha evidenziato quelle sensibilità, che poi sono state prese e raccolte nella legge, che guardano al futuro della nostra regione che ne ha veramente bisogno perché è una regione dove l'anzianità cresce grazie al vivere più sano derivante da tanti passaggi estremamente importanti e potrà ancora migliorare se determinate cose avranno attuazione e qui spero che il Consiglio mandi un messaggio forte alla Giunta perché provveda successivamente in questa direzione. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Marconi.

Luca MARCONI. Grazie Presidente. Non credo che la legge abbia bisogno di molti approfondimenti in Aula visto che non ci sono emendamenti e che in Commissione, se non ricordo male, è stata liquidata all'unanimità e mi sembra che adesso il relatore di minoranza abbia confermato questa linea di tendenza.
Mi permetto semplicemente di segnalare ai colleghi due aspetti perché secondo me questa legge, come la precedente, possiamo dire che fa scuola. E’ un atto molto corposo, l'impatto anche fisico con quasi 15 articoli potrebbe apparire, come ha detto anche il Consigliere Zaffiri, sproporzionato rispetto al finanziamento, ma qui si è tentata, e il presentatore è stato lui per primo a farla, una strada che penso possa essere estremamente interessante su quell'indirizzo che già il Comitato per il controllo sulla legislazione aveva accennato anni fa, cioè dire: abbiamo in essere molti interventi nel campo dell'invecchiamento, poi questo invecchiamento viene preso in una parte, quella delle attività che possono essere messe in campo per vivere meglio, con una funzione preventiva impressionante. Il Consigliere Zaffiri diceva: attenti che dovete invecchiare tutti, è vero, in quest'Aula molti si avvicinano o hanno superato i sessant'anni, però dobbiamo ricordare che in questa fascia d'età si concentra la gran parte della spesa socio-sanitaria e quindi arrivare a quell'età in condizioni fisiche ottimali è una cosa, arrivarci in condizioni fisiche pessime è un'altra, anche per tutta la collettività.
Questa tendenza si manifesta ormai da più di 10 anni nei cosiddetti sistemi assicurativi misti, assicurazioni vita e pensionistiche, in altre parti del mondo, per cui è arcinoto, ad esempio negli Stati Uniti d'America, che se sei un fumatore la tua assicurazione vita-pensione costa molto di più che in altre parti, ed è giusto, perché un tipo di vita dissennato costa alla comunità, quindi è giusto che in qualche maniera tu da subito sia tenuto ad un pagamento superiore rispetto agli altri. E’ vero che da noi il fumo per esempio è già tassato, quindi lo Stato qualcosa già viene prendendo rispetto al futuro.
A parte questa linea di tendenza anche abbastanza delicata, rimane l'altra questione, quindi bene ha fatto il Consigliere Volpini a segnalare, rispetto a quasi tutti gli articoli, il rinvio a norme di legge già esistenti o a linee di finanziamento già esistenti, compresi i fondi europei, in modo tale che questa legge si proponga in alcune parti come originale, in altre come una ricognizione su cose già in atto che ricevono il finanziamento da queste partite.
Credo che la parte relativa al finanziamento sia oggettivamente la più debole, è quella ormai la cifra standard, 20.000 euro li abbiamo anche su un'altra legge che approveremo quasi sicuramente la prossima Commissione sul tabagismo. 20.000 euro per la presentazione di una legge non si negano a nessuno, però poi possono essere tentate strade che in questo caso trovano una sponda significativa nel campo della sanità e quindi nella spesa sanitaria. Potrebbe anche essere, mi permetto di segnalarlo, l'occasione buona per cui qualche apertura da parte del ricco Arpagone, Assessore Cesetti, possa anche avvenire. L’Assessore Cesetti ogni tanto allenta i cordoni della borsa lasciando qualche misera spoglia del bilancio in mano al Consiglio e in quelle occasioni, sia in sede di approvazione, come già è avvenuto con profitto, sia in sede di variazione di bilancio, possiamo tentare l'innesto di nuove leggi, che altrimenti sarebbero sempre soffocate da questo presupposto. Leggi buone, leggi che hanno uno sviluppo interessante, leggi che ottengono il consenso unanime o quasi unanime del Consiglio, ma che poi non possono camminare perché siamo sempre schiacciati dalla materia finanziaria e, ahimè, dalla scelta che non ho mai condiviso della Giunta regionale di non mettere mano a qualche maggior prelievo dal punto di vista fiscale. Presidente Ceriscioli, ormai è una battaglia persa, sono l'unico in questa sala che oltre ad essere federalista è anche tassatista, perché sarei dell'idea che c'è ancora un leggero margine perché, non dico tutti, ma alcune fasce, visto che abbiamo un'esenzione Irpef che tocca il 70% dei marchigiani, quel rimanente 30% potrebbe anche pagare qualcosina di più, visto che l'ultima relazione dell'Onu sulla tassazione a livello mondiale ha messo in evidenza una cosa molto bella, cioè che le tasse le pagano molto di più negli 10 anni, a livello mondiale, in Italia indubbiamente, i poveri piuttosto che i ricchi. Questa è già una cosa che ti fa rivoltare, il fatto che i poveri a reddito fisso devono comunque pagarle rispetto a chi magari naviga con redditi autonomi e può più facilmente accedere all'evasione, poi quando scopri che questo diventa anche un fatto generalizzato e ampio, veramente mette in grossa difficoltà.
Quindi la legge può essere buona in questa prospettiva e mi auguro che la Giunta la guardi.
Un'ultima considerazione riguarda proprio la spesa sanitaria, questa legge ci richiama ad un fatto arcinoto, ecco perché Presidente torno all'idea fondamentale che con un vincolo di Statuto, come è stato fatto dal Parlamento per quanto riguarda la Costituzione, che ha messo un vincolo all'indebitamento sul bilancio, noi dovremmo separare, sennò non ne verremo mai a capo la spesa ospedaliera da tutto il resto. La spesa ospedaliera è la spesa religiosa, quella che si deve fare, la spesa laica è quella variabile, la differenza fra religioso e laico è sostanzialmente questa, quella è una spesa consacrata e non si può toccare, anzi se serve qualche decina di milioni in più tocca andarli a prendere dal territorio o dal resto, invece qui dovremmo capire, e ho visto nelle pieghe di bilancio che qualche sforzo questa Giunta l'ha fatto, che tutto quello che riguarda la prevenzione dovrebbe aiutarci ad avere meno cura, non solo perché è “più meglio” non andare in ospedale come acuto, andarci il meno possibile piuttosto che …, ma è anche una questione di natura economica. Una campagna adeguata che ci fa fumare di meno, che ci fa fare un po' più di vita sociale, che ci rende meno isolati e quindi tendenzialmente meno depressi perché questa è un'altra spesa che non prendiamo in considerazione, che non cade dentro la spesa sanitaria perché non credo che ci sia quella copertura, ma quella farmacologica si, ma è tutta una spesa privata che ormai decine di migliaia di marchigiani, soprattutto anziani, devono affrontare.
C'è una cura contro la depressione che è vivere in società, vivere in famiglia, avere relazioni, sentirsi utili, la legge sull'invecchiamento attivo va in questa direzione e non dico altro perché sennò sembra che abbia qualche tipo di dipendenza patologica nei confronti del Presidente Volpini e invece non è così.

Presidenza del Vicepresidente
Renato Claudio Minardi

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Maggi.

Giovanni MAGGI. Grazie Presidente. Ovviamente io sono l'esempio vivente dell'invecchiamento attivo, per cui come non votare questa legge! A parte gli scherzi, che hanno un fondamento di verità, condivido e sottoscrivo la relazione che ha fatto il Consigliere Volpini e ovviamente anche quella del Consigliere Zaffiri.
Questa è una legge che è in sintonia con quello che ha detto il Consigliere Volpini sull'invecchiamento della popolazione, tra l'altro questa è una regione con un tasso di invecchiamento molto alto, quindi è una legge che io auspicavo e che ho sostenuto anche nella mia Commissione.
Ho fatto anche un emendamento, che avevo già presentato nel Comitato presieduto dal Consigliere Busilacchi, perché quando abbiamo esaminato questa legge mi sembrava che fosse carente l'apporto che gli anziani danno in termini di saperi e mestieri, quindi ho fatto un emendamento che collega la scuola con il sapere e il mestiere degli anziani. Mi sembra un segnale molto forte e positivo nei confronti delle esperienze di vita che hanno avuto queste persone che diventano nuovo insegnamento fruibile dai giovani. Esperienza molto importante.
Se posso fare il Consigliere di opposizione, io avrei fatto questa legge un po’ più snella, però questo è un mio limite nel senso che c'è chi, e mi riferisco al Presidente Volpini, conosce la materia da tecnico meglio di me e quindi ha inserito tutte le possibilità che c'erano per rendere più efficace possibile questo provvedimento.
Lo scandalo è nello stanziamento, è veramente scandaloso, si trovano soldi per le motociclette, si trovano soldi per le fotografie, si trovano soldi per le manifestazioni a cavallo, a piedi e su una gamba sola, si trovano soldi per tutto e in questa legge ci si mette vergognosamente 20.000 euro. La legge, e voi lo sapete, non occorre che ve lo dico, sull'invecchiamento attivo degli anziani è un risparmio per la collettività, un risparmio in termini di salute, in termini sociali, è un investimento in termini economici, di risorse pubbliche, quindi trovo questo stanziamento abbastanza vergognoso.
C'è un emendamento e indipendentemente dal mio emendamento io voterò convintamente a favore di questa proposta di legge.
Voglio terminare dicendo una cosa rispetto alla legge precedente sulla fusione, è un caso storico, è la prima volta che una legge viene bocciata in quest'Aula, magari c'è stata un po' di esultanza da parte dell'opposizione che l’aveva osteggiata, l'intervento dell'Assessore Cesetti sembrava un po' una difesa della norma che non è stata approvata, ma ci tengo a ribadire a nome del mio gruppo il rispetto che ho per la regola democratica che alterna le volontà in quest'Aula ed anche la mia riconoscenza ai miei colleghi della I Commissione che hanno fatto un lavoro molto impegnativo e molto puntuale su questo atto.
Vorrei esprimere, visto che l'Assessore Cesetti al termine della votazione ha fatto quell’intervento, a nome mio personale e del gruppo che rappresento il rispetto, per quanto riguarda quest'Aula, per la bocciatura di questa legge, che è nel gioco delle regole democratiche in questo senso, quindi il rispetto per questo responso che è venuto dall'Aula, ma soprattutto il rispetto e il riconoscimento dei miei colleghi della I Commissione che hanno fatto un lavoro che è durato molto tempo con grande impegno e con grande conoscenza.

PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Marcozzi.

Jessica MARCOZZI. Grazie Presidente. Condivido in pieno questa proposta di legge, così come condivido la relazione del Consigliere Volpini sull'invecchiamento attivo perché a monte c’è un principio che considero assolutamente centrale: l'anziano va visto come un pilastro e come una risorsa per la nostra società e non certo un peso, come spesso purtroppo accade.
Il lato negativo di questo provvedimento sono le risorse che sono esigue per una proposta di legge così importante.
Riuscire a cambiare rotta nel rapporto con l'invecchiamento diventa fondamentale anche e soprattutto perché si evita di relegare gli anziani ai margini della società, provocandone il tracollo fisico e psicologico. Gli anziani sono una risorsa, sono la base sociale, culturale, umana, sono una risorsa da cui attingere e grazie alla quale crescere.
Per questo motivo, promuovendo virtuose pratiche in linea con i dettami riconosciuti anche a livello europeo e con i mutamenti socio-demografici, si potrebbe raggiungere il doppio risultato di una sempre maggiore reintegrazione dell'anziano e di una crescita culturale e sociale oggi più che mai importante, senza dimenticare l'operazione virtuosa del riavvicinamento intergenerazionale e la fruizione di numerosi servizi che potrebbero essere espletati nell'ambito dei progetti per l'invecchiamento attivo. Quindi condivido in pieno questa proposta di legge, però le risorse sono veramente esigue. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Bisonni.

Sandro BISONNI. Velocemente per dire che voterò questa proposta di legge che condivido ed anzi voglio approfittare per ringraziare il Presidente Volpini che l'ha proposta e anche i membri della Commissione che l'hanno sicuramente approfondita.
E' un provvedimento che non si può non condividere nei contenuti, è una norma che vuole promuovere l’invecchiamento attivo di una popolazione che, come sappiamo, aumenta sempre e per fortuna, diremo anche, come età.
L’atto propone di promuovere azioni che riguardano il sociale, le azioni culturali, le attività sportive, turistiche, tutti aspetti importanti che, come è stato detto, servono a far rimanere la persona attiva, contemporaneamente servono a evitare che queste persone si ammalino, quindi è una azione di prevenzione che si inquadra secondo me sotto una azione di prevenzione socio-sanitaria.
Un provvedimento molto utile, sottolineo anch'io ovviamente la scarsità delle risorse economiche, però pur essendo dispiaciuto di questa scarsità ritengo importante che questa legge venga approvata magari l'anno prossimo, forse, si potranno trovare risorse maggiori, l'importante è cominciare, l'importante è partire.
Il fatto che oggi il Consiglio regionale dia un'indicazione ben precisa su questa materia, secondo me è un fatto di notevole importanza, quindi voterò ripeto convintamente questa legge e grazie ancora al Consigliere Volpini, Presidente della Commissione sanità, per averla proposta.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Fabbri.

Piergiorgio FABBRI. Grazie Presidente. Non ripercorro l'illustrazione che hanno fatto i colleghi, chiaramente siamo tutti unanimemente concordi nell'impostazione di questa normativa che tocca un terreno che va assolutamente potenziato. Siamo alla vigilia della presentazione del famoso e necessario piano socio-sanitario, quindi questo testo è sfidante anche per i contenuti del piano stesso.
Quando ho avuto modo di analizzare la normativa ho chiesto l'inserimento di un emendamento, che ha avuto poi il parere favorevole, che ritrovo all'articolo 10, punto a) e mi interessa particolarmente ribadirlo per la filosofia che noi abbiamo della salute: “la Regione sostiene in particolare: le azioni volte alla diffusione dei corretti stili di vita riguardanti gli aspetti dell'alimentazione, dell'attività fisica, della stimolazione psichica e operatività sociale, nonché volte alla conoscenza di pratiche afferenti alle terapie integrative - quindi c'è tutto l'ambito della medicina, che alcuni dicono alternativa, però integrativa per non sollevare adito a nessun tipo di interpretazione, comunque ampliamo il campo ed elasticizziamo la mente come deve fare il cittadino - finalizzate al mantenimento di buone condizioni di salute, alla riduzione del consumo dei farmaci e alla riduzione di potenziali ricoveri ospedalieri”. Quindi abbiamo un riscontro non solo sulla salute, ma anche sull'economia.
Voglio ricordare che è necessario prendere il coraggio ed applicare la normativa sul riutilizzo dei farmaci non usati dal paziente, e quindi riprescrivibili ad altri pazienti, è stata approvata all'unanimità la modifica da me proposta più di un anno fa, ma purtroppo ancora non trova applicazione, c'era anche lo stanziamento di 125.000 euro all'anno, quindi in questa sede sollecito anche l'applicazione di quella normativa.
I 20.000 euro stanziati sono la pecca con cui viene presentata questa normativa, che avrebbe bisogno di 2 milioni, non di 20.000 euro, per essere applicata in maniera diffusa sul territorio perché incide esattamente su un quarto della popolazione che è attiva, ma è anziana e tenerla in salute, tenerla ancora operativa, ha un riscontro sociale in prima battuta, economico in seconda. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Leonardi.

Elena LEONARDI. Grazie Presidente. Annuncio da subito il mio voto favorevole, così come è stato all'interno della Commissione quando abbiamo fatto la discussione di questa proposta che ho trovato, come i miei colleghi hanno già detto, un po' da tutte le componenti di questa assise, positiva e propositiva sia per tutto quello che riguarda la realtà che oggi è quella di una popolazione sempre più anziana, che per la persona stessa, per l'anziano, in termini di qualità della vita, in termini, come è stato detto, di prevenzione, di buone pratiche in tutti gli aspetti della vita, soprattutto con dei risvolti positivi per la società, sia per quanto riguarda ad esempio la parte del cargiver familiare, che per le possibili attività nel mondo del volontariato o all'interno della famiglia stessa, ad esempio nell'aiuto, nel sostegno alla gestione dei nipoti per le difficoltà delle giovani famiglie di oggi, per cui trovo assolutamente positiva questa proposta.
Spero anch'io che possano essere trovate le risorse aggiuntive nei prossimi anni rispetto ai 20.000 euro con cui è stata finanziata inizialmente, auspicio che, da quanto ho appreso dalle dichiarazioni l’Aula si appresta ad approvare positivamente questo atto, possa essere sicuramente recepito anche in una seconda fase.
Una legge positiva sia per i principi che, immagino, per le più importanti attuazioni pratiche.

Presidenza del Presidente
Antonio Mastrovincenzo

PRESIDENTE. Ha la parola l'Assessore Cesetti.

Fabrizio CESETTI. Quando ci sono queste leggi così importanti sento parlare sempre del tema che le risorse sarebbero esigue, non è così, perché l'intelligenza di questa legge sta nel declinare una programmazione integrata che coinvolge diverse discipline, diversi settori e quindi diversi Assessorati.
E’ di tutta evidenza che all'interno di quella programmazione dovranno essere trovate ed allocate le risorse necessarie per dare attuazione ai progetti, mi sembra questa una cosa ovvia, per tacere del fatto che quando questa legge sarà attuata saremo a ridosso del prossimo bilancio e quella potrà essere l'occasione per il Consiglio, che è sovrano sul punto, di stabilire le risorse e non sarà certo l'Assessore al bilancio che si opporrà perché non si è mai opposto da quattro anni a questa parte.
L'ulteriore intelligenza di questa legge sta appunto nel prevedere queste risorse che ovviamente sono una copertura minima, che consente di poter dispiegare i suoi effetti e di mettersi in cammino per approdare con intelligenza verso quella progettazione integrata che gli dà un senso ancora maggiore.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione.
Articolo 1. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale approva)

Articolo 2. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale approva)

Articolo 3. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale approva)

Articolo 3 bis. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale approva)

Articolo 4. Soppresso.

Articolo 4 bis. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale approva)

Articolo 5. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale approva)

Articolo 6.
Emendamento 6/1 a firma del Consigliere Maggi, ha chiesto la parola ne ha facoltà.

Giovanni MAGGI. L'emendamento è sull'articolo 6, lettera e) ‘le azioni poste in essere dalle istituzioni scolastiche per realizzare progetti intergenerazionali’, ho voluto approfondire meglio, specificare meglio.
L'articolo riguarda altre iniziative svolte con le istituzioni scolastiche per la realizzazione di progetti, in particolare rivolti ai giovani, per la diffusione dei saperi, che non è soltanto la memoria delle persone anziane, ma è la conoscenza delle persone anziane che può essere trasferita. Conoscenze in termini di cultura, in termini di mestieri, che sono esperienze che vanno sicuramente usate e utilizzate. Questo è quanto, spero che l'Aula voglia approvarlo.

PRESIDENTE. Emendamento 6/1. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale approva)

Articolo 6, così come emendato. Lo pongo in votazione.

(L'Assemblea legislativa regionale approva)

Articolo 7. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale approva)

Articolo 8. Soppresso.

Articolo 9. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale approva)

Articolo 10. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale approva)

Articolo 11. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale approva)

Articolo 11 bis. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale approva)

Articolo 12. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale approva)

Articolo 13.
Emendamento 13/1 a firma della IV Commissione. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale approva)

Articolo 13, così come emendato. Lo pongo in votazione

(L'Assemblea legislativa regionale approva)

Articolo 14. Lo pongo in votazione.

(L'Assemblea legislativa regionale approva)

Articolo 14 bis. Lo pongo in votazione.

(L'Assemblea legislativa regionale approva)

Articolo 15. Lo pongo in votazione.

(L'Assemblea legislativa regionale approva)

Coordinamento tecnico. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale approva)

Proposta di legge n. 235, emendata. La pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale approva)

Sull’ordine del giorno

PRESIDENTE. Ricordo che l'interrogazione n. 730 del Consigliere Biancani è rinviata alla prossima seduta.

Interrogazione n. 733
ad iniziativa del Consigliere Bisonni
“Pagamento del noleggio dei container presso il Comune di Tolentino”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 733 del Consigliere Bisonni.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Sciapichetti.

Angelo SCIAPICHETTI. Grazie Presidente. La risposta è abbastanza articolata, ci sono delle tabelle, che poi il Consigliere potrà leggere nel dettaglio, che per ragioni di brevità non leggo, però alcuni punti vanno chiariti perché l'argomento è abbastanza importante e delicato e nei giorni scorsi ho visto l'interesse di molti cittadini.
In seguito ai ben noti eventi sismici che si sono susseguiti a far data dal 24 agosto 2016, che hanno provocato ingenti danni alle abitazioni ed agli edifici pubblici nelle Regioni Marche, Lazio e Abruzzo, sono stati stipulati degli accordi quadro finalizzati all'allestimento delle aree di accoglienza della popolazione interessata dagli eventi sismici, e il Dipartimento della Protezione Civile.
Tali accordi prevedevano il noleggio per i primi sei mesi al prezzo pattuito ed un rinnovo di ulteriori sei mesi dei quali però gli ultimi tre con una riduzione già prevista del 30% degli importi di nolo, parliamo naturalmente dei moduli abitativi, cosiddetti container.
Nel Comune di Tolentino sono stati installati nell'area di Via Cristoforo Colombo un totale di n. 299 container, forniti da quattro ditte produttrici perché a Tolentino è stata fatta la scelta di chiedere a suo tempo i container e non le cosiddette strutture abitative d'emergenza. Alla scadenza dei primi 6 mesi il Comune di Tolentino ha provveduto al rinnovo del contratto con le ditte fornitrici.
Con un certo anticipo sulla scadenza contrattuale, con nota n. 1094159 del 31 ottobre 2017, il Soggetto Attuatore Sisma invitava quanti interessati a valutare con attenzione l'opportunità di esercitare l'opzione del riscatto dei moduli in questione in rapporto al proseguo delle necessità di utilizzo.
Successivamente il Dipartimento di protezione civile con sua nota Comunicava ai Comuni interessati, che qualora "non sussista più l'esigenza di disporre dei moduli in argomento" di “porre in essere ogni attività necessaria al ritiro degli stessi”. Nel caso invece “permanga la concreta e reale esigenza di disporre dei suddetti moduli”, veniva affermato che i Comuni avrebbero potuto predisporre degli atti aggiuntivi per il periodo ritenuto necessario. Veniva altresì comunicato ai Comuni interessati la possibilità di riscattare i container previa negoziazione con le ditte interessate.
Con nota n. 933 in data 11 gennaio 2018 il Comune di Tolentino manifestava la necessità di disporre dei suddetti container per ulteriori 12 mesi, affermando altresì di ritenere "non conveniente addivenire al riscatto degli stessi come previsto dal Capitolato Consip".
In data 22 gennaio 2018 la Protezione civile regionale invitava il Comune di Tolentino a prendere in considerazione il riscatto dei moduli forniti da una delle quattro ditte, in quanto il costo per sei mesi di rinnovo del noleggio, pari ad 363.972 euro, appariva notevolmente superiore al costo del riscatto quantificato in 200.000 euro.
Il Comune di Tolentino con successiva nota n. 2001 del 23 gennaio 2018 scriveva di prendere in considerazione il riscatto dei moduli della ditta nel solo caso gli fosse stato riconosciuta l'intera somma di 363.972 euro di cui 200.000 necessaria per effettuare il riscatto dei container e 163.972 euro occorrente per "garantire la manutenzione di detti moduli".
Con nota del Soggetto Attuatore Sisma n. 117897 del 31 gennaio 2018, inviata al Comune di Tolentino e al Dipartimento della protezione civile, nel ribadire la convenienza economica del riscatto in luogo del noleggio dei container, veniva segnalata al Dipartimento della protezione civile, per venire incontro all'esigenza del Comune di Tolentino, la necessità di prevedere, tra le voci di rendicontazione, una sottovoce relativa alle spese di manutenzione container.
Per contro il Dipartimento della protezione civile rispondeva con propria nota del 19 marzo 2018 negativamente a questa richiesta circa le possibilità di rendicontare eventuali spese di manutenzione in caso di acquisto dei container.
Alla scadenza dei primi 12 mesi di noleggio, il Comune dì Tolentino ha provveduto ad effettuare un ulteriore ordinativo di noleggio per ulteriori sei mesi sempre per 299 moduli da queste quattro ditte.
Con delibera della Giunta comunale n. 262 del 12 luglio 2018 il Comune dì Tolentino ravvisava la necessità di prorogare di ulteriori sei mesi il noleggio dei container che compongono l'area citata in oggetto.
Alla scadenza dei 18 mesi di noleggio, il Comune di Tolentino ha provveduto ad effettuare un ulteriore ordinativo di noleggio per ulteriori sei mesi.
Con nota n. 1378041 del 13 dicembre 2018, indirizzata al Comune di Tolentino e, per conoscenza, al Dipartimento della protezione civile, il Soggetto Attuatore Sisma comunicava che non potrà rimborsare spese sostenute non preventivamente concordate e non rispettose del principio di economicità; ha chiesto al Comune di Tolentino di voler esporre le proprie valutazioni e determinazioni che hanno portato ad una sostenibile eccedenza economica, nei termini delle vigenti normative emergenziali e ordinarie, anche in considerazione delle presupposte considerazioni del rapporto costi-benefici; ha chiesto inoltre al Comune di chiarire come intende procedere in vista della ormai prossima scadenza del rinnovo di cui alla delibera della Giunta comunale n. 262/2018, ricordando che le previsioni contrattuali dell'accordo prevedevano, in alternativa alla chiusura del contratto, l'opzione del riscatto ma che tale soluzione non si ritiene possa essere abbinata ad un ulteriore rinnovo qualora contrasti con il già citato principio di economicità previsto dalle norme contrattualistiche pubbliche.
Il Comune di Tolentino con nota n. 27888 del 19 dicembre 2018 in riscontro alla nota del Soggetto Attuatore Sisma, di cui ho dato lettura, risponde che non si è proceduto al riscatto dei moduli per due ordini di motivi:
1) per l'incapacità del Comune di sostenere ulteriori spese per le necessarie opere di manutenzione dei moduli;
2) per il fatto che “desta inevitabilmente numerose perplessità” riscattare solo i moduli che fanno parte di un villaggio container costituito da moduli forniti da altre ditte e che sono integrati tra loro.
Il Dipartimento della protezione civile, con nota del 20 dicembre 2018, indirizzata tra gli altri anche al Comune di Tolentino, chiede di manifestare l'eventuale e concreta esigenza di disporre dei suddetti moduli abitativi oltre il periodo di proroga già comunicato, oppure, in alternativa, di porre in essere ogni attività necessaria al ritiro degli stessi da parte dei fornitori.
Nel frattempo il Comune di Tolentino, dando seguito alla delibera di Giunta comunale n. 469 del 4 dicembre 2018, ha provvedut ad effettuare un ulteriore ordinativo di noleggio, questa volta per ulteriori dodici mesi.
L’ultima nota alla data di oggi è del Comune di Tolentino del 10 gennaio 2019 il quale sostanzialmente, in risposta alla nota del Dipartimento della protezione civile del 20 dicembre 2018, ribadisce quanto espresso con la propria comunicazione n. 27888 del 19 dicembre 2018 di cui ho dato sintesi e lettura.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Bisonni.

Sandro BISONNI. Grazie Assessore per la risposta molto completa e dettagliata.
Il Sindaco di Tolentino mi ha accusato pubblicamente di collaborare poco, allora pubblicamente chiedo aiuto, aiutateci,dovete aiutare noi tolentinati perché è evidente, a mio avviso, l'incapacità amministrativa del Governo Pezzanesi sulla gestione post sisma, che ha portato ad una situazione fallimentare.
Altri Comuni, a parità di norme, vedono riaprire scuole, biblioteche e stanno già avanti con la ricostruzione, noi siamo fermi, completamente fermi su tutto.
Per quanto riguarda le macerie, a Tolentino non è stata rimossa nemmeno una pietra, ho fatto anche una foto al monumento storico chiamato il Torrione, che ha anche una valenza storica e ci sono ancora le macerie lì per terra, quindi se passa un male intenzionato che vuole rubarle o distruggerle stanno lì a disposizione.
Ritardi generalizzati sulla ricostruzione privata, il Comune di Tolentino dirà: “Mica dipende da noi”, certo, non dipende da voi, però se si depotenziano le strutture amministrative, che si occupano della ricostruzione sisma, è chiaro che anche la ricostruzione privata rallenta.
E' l'unico Comune, come ha già detto lei, che non ha voluto le famose casette e ha scelto – è stata una scelta del Comune - di far stare le persone nei container per costruire nuovi appartamenti o recuperare l'invenduto.
Questa all'inizio poteva sembrare anche una scelta sensata e di buon senso, diciamola tutta, invece di costruire le casette che poi demolisco vado a costruire appartamenti che poi restano all'Erap. La teoria va bene se poi trova un riscontro pratico, ma il riscontro è che nel 2019 ancora non abbiamo una casetta ed abbiamo le persone costrette a vivere dentro a dei container, che sono umidi, con i bagni in comune, con problemi di convivenza molto forti. La Protezione civile locale ultimamente è andata via e sono state messe delle guardie armate a controllare questo villaggio di container.
Su questa vicenda dei container il Sindaco in particolare è in totale confusione, a mio personale avviso, e dico questo perché? All'inizio, ricordando i comunicati stampa, aveva dichiarato che non spettava al Comune, che il Comune non doveva riscattare, questi container, dopodiché è arrivata la lettera del Presidente del Consiglio dei Ministri in data 29 novembre 2017, che stabiliva senza ombra di dubbio che era possibilità del Comune riscattare questi container; c’è poi un articolo di stampa in cui il Sindaco parlava di un riscatto che costava oltre 800.000 euro, non è vero, forse non aveva capito che non li doveva riscattare tutti, ma ne doveva riscattare solo 200 su 299 al costo di 200.000 euro.
Anche la risposta che lei Assessore ha riportato qui, cioè quella di dire siamo perplessi perché significherebbe riscattare una parte dei moduli di una struttura più complessa, significa confondere aspetti giuridici amministrativi con aspetti gestionali, ha le idee confuse non ha chiaro che un conto è la gestione, un conto è l'aspetto amministrativo burocratico, che cosa inficia questo?
Qui c'è un fatto, la Regione lo ha detto a chiare lettere che costerebbe meno riscattare i containers che continuare nell'affitto, l'affitto costa 363.000 euro, ma attenzione per 6 mesi, se noi prolunghiamo il periodo questa cifra aumenta di molto e siamo già a 2 anni dal sisma, quindi questi sono stati euro che si potevano risparmiare.
Il fatto che questi soldi si potevano risparmiare, sono soldi pubblici dei contribuenti, a qualcuno interessa o non interessa? Questa è una domanda che ci dobbiamo porre.
Vi chiedo aiuto perché questo governo cittadino andrebbe quasi commissariato su questo tema, è in totale confusione, non è capace di portare avanti la ricostruzione, su questa vicenda dei container ha le idee molto confuse, quindi la situazione è drammatica.
Assessore, però le devo fare una domanda, lei giustamente ha fatto tutta la storia di quello che è successo e su quello che ha letto le chiedo: la Regione Marche è o non è nelle condizioni giuridico-amministrative, quindi indipendenti anche dalla sua volontà, chiariamolo questo, di fare una cosa o di non farne un'altra? La Regione si deve muovere entro le regole, siete nelle condizioni giuridico-amministrative per continuare a trasferire i fondi al Comune di Tolentino nella consapevolezza che il noleggio non è la soluzione economicamente più vantaggiosa? Si o no? Questo non l'ho capito, se cortesemente mi può rispondere.

PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Sciapichetti.

Angelo SCIAPICHETTI. Quando avrà modo di vedere la risposta nel dettaglio troverà che noi abbiamo già detto che possiamo rimborsare rispettando il principio dell'economicità del rapporto. E’ chiaro che il rapporto costi/benefici, l'economicità, dovrà arrivare nei prossimi mesi, nelle prossime settimane, il rapporto tra Regione e Comune.

Interrogazione n. 748
ad iniziativa della Consigliera Leonardi
“Nuovo decreto n. 172 del 26 novembre 2018 di autorizzazione impianto a biogas di Sarrocciano di Corridonia”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 748 della Consigliera Leonardi.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Bora.

Manuela BORA. Grazie Presidente. Ringrazio anche la Consigliera Leonardi per aver presentato questa interrogazione ed in merito alla stessa si rappresenta quanto segue.
Si specifica innanzitutto che la P.F. "Bonifiche, fonti energetiche, rifiuti e cave e miniere" non ha prodotto un atto di "rinnovazione" ma con il decreto del Dirigente P.F. n. 172 del 26 novembre 2018 la P.F.ha approvato il progetto denominato "Realizzazione impianto biogas della potenza nominale di 999 kWp sito in località Sarrocciano Corridonia (MC)" presentato dalla Società agricola., relativo ad un impianto per la produzione di energia da fonti rinnovabili e formato dagli elaborati, elencati nel documento istruttorio nonché il piano di alimentazione riportato nel documento istruttorio.
Con lo stesso decreto è stato altresì autorizzato, ai sensi dell'articolo 12 del D.Lgs. n. 387/2003, la Società a riattivare ed esercire l'impianto e le opere connesse in conformità al progetto approvato e alle prescrizioni di cui alla determina del Dirigente n. 234/2014 in esso recepite nonché alla prescrizione di cui al parere della Soprintendenza Archeologica delle Marche n. 1168 del 17 febbraio 2016.
L'impianto in questione era stato autorizzato dalla stessa Regione Marche con DDPF n. 52 del 5 giugno 2012.
L'impianto in questione è stato realizzato e messo in esercizio entro i termini previsti dal decreto suddetto.
Il Decreto del Dirigente PF n. 52 del 5 giugno 2012 successivamente è stato annullato dal Tar Marche con la sentenza n. 659 del 10 ottobre 2013 confermata dal Consiglio di Stato con sentenza n. 4730 del 22 settembre 2014 e al riguardo si specifica e riepiloga quanto segue.
Sull'accoglimento del ricorso ha inciso in modo determinante la pronuncia n. 93/2013 della Corte Costituzionale, a seguito della quale è venuta meno, con effetto retroattivo, la norma della legge regionale n. 3/2012 in base alla quale erano esclusi dallo screening di VIA i progetti sotto la soglia potenziale di 1 MWe come l'impianto a biogas in questione.
Nella stessa sentenza il Tribunale ha affermato che spetta alla Regione "assumere i provvedimenti conseguenti", e che "la fattispecie è infatti, dal punto di vista giuridico, del tutto assimilabile all'annullamento d'ufficio o in sede giudiziaria di un titolo edilizio, vicenda che, come dispone l'articolo 38 del T.U. n. 380/2001, determina l'apertura di un nuovo procedimento nel quale l'autorità competente deve valutare le misure da assumere al fine di eseguire correttamente la pronuncia di annullamento".
In relazione alla succitata sentenza, con nota prot. n. 594103 del 9 settembre 2013, la scrivente struttura ha comunicato alla Società che "all'impianto in questione siano applicabili gli effetti retroattivi della sentenza della Corte Costituzionale n. 93 del 2013. Pertanto, occorrerà che codesta ditta valuti se chiedere che il detto impianto venga sottoposto ex post a screening di VIA ed eventualmente a VIA".
Con nota del 17 dicembre 2014 la Società ha comunicato che la sospensione dell'attività dell'impianto, da intendersi come interruzione della produzione di energia elettrica, avvenuta in data 11 dicembre 2014.
Con nota prot. n. 524241 del 15 luglio 2014 la Provincia di Macerata ha comunicato che con Determinazione del Dirigente del settore ambiente n. 234 del 7 luglio 2014 è stato espresso giudizio positivo di compatibilità ambientale con obbligo di osservanza delle prescrizioni individuate nell'allegato B.
La scrivente struttura in capo alla Giunta regionale, considerando che:
- la nota sentenza del 26 luglio 2017 della Corte europea ritiene legittima, nel caso di specie, la VIA "postuma";
- come previsto dalla sentenza del Tar già citata, laddove afferma che l'annullamento d'Ufficio o in sede giudiziaria determina l'apertura di un nuovo procedimento, l'Autorità competente può procedere d'ufficio alla riedizione del procedimento autorizzatorio, al fine di sanare l'illegittimità di un proprio provvedimento, rilevata dall'autorità giurisdizionale e contestualmente può considerare in un unico procedimento anche le specifiche istanze formulate dalla Società; con nota prot. n. 861265 del 5 settembre 2017 ha ritenuto che nel corso del procedimento l'autorità competente poteva anche approfondire o meglio valutare le questioni relative alle specifiche istanze formulate dalla Società con nota del 30 giugno 2015, acquisita al prot. n. 470209 del 30 giugno 2015, ha comunicato di dare corso d'ufficio al procedimento volto al rilascio del provvedimento di autorizzazione unica di cui articolo 12 del D.Lgs. n. 387/2003 per il progetto in questione.
In merito alla questione relativa alla convalida si specifica che con nota prot. n. 757355 del 25 ottobre 2016 la P.T. in questione ha comunicato il preavviso di rigetto, ai sensi dell'articolo 10 bis della legge 241/90, dell'istanza del 30 giugno 2015 per le seguenti motivazioni:
- per la parte relativa alla richiesta di "convalida", in quanto l'atto originario risulta annullato e la più recente giurisprudenza, per altro di livello più elevato (Consiglio di Stato, novembre 2015), esclude l'applicabilità della convalida di atti annullati da una sentenza di un tribunale amministrativo anche se di primo grado e quindi anche se non passata in giudicato;
- per la parte relativa ad "ogni altro provvedimento necessario e conseguente all'adozione delle linee guida" "e funzionale alla riattivazione ex tunc della qualifica IAFR GSE", in quanto:
• la richiesta è precisa e puntuale sugli effetti che dovrebbero derivare dal provvedimento richiesto, ma non lo è assolutamente sulla tipologia di provvedimento da rilasciare;
• gli effetti ex tunc di una eventuale autorizzazione confermativa, o di altro provvedimento che consideri in tutto o in parte le prescrizioni VIA della Provincia o ulteriori prescrizioni, non possono essere stabiliti né garantiti dall'autorità competente, la Regione;
• codesta ditta, interpellata sulla volontà di proseguire nell'iter del procedimento aperto con nota prot. n. 235149 del 12 aprile 2016, pervenendo eventualmente a conclusione dello stesso, al rilascio di una nuova autorizzazione, ha ritenuto di non rispondere rinviando a quanto già richiesto con l'istanza del 30 giugno 2015, acquisita al prot. n. 470209 del 30 giugno 2015, ritenendola esaustiva; pertanto, ad oggi, non si ha conferma della volontà di codesta impresa di proseguire nell'iter per il rilascio di una eventuale nuova autorizzazione, i cui contenuti dipenderanno dall'istruttoria e dagli esiti delle conferenze di servizi."
Nell'interrogazione si specifica, inoltre, che "la popolazione locale teme per l'ambiente e per la propria salute considerato il verificarsi, in passato, di incidenti gravi con ripercussioni nell'ecosistema, nonché per il cumolo con altro impianto di maggiore potenza situato a meno di 800 metri in linea d'aria, con gravi disagi per la popolazione visto l'insistente quanto persistente impatto odorigeno, dovuto ai materiali utilizzati ed alla cattiva gestione del rifiuto di lavorazione, il digestato".
In merito a quanto sopra, si sottolinea che l'impianto in questione è stato sottoposto a valutazione di impatto ambientale che ha valutato gli impatti di natura ambientale e sanitari la quale si è conclusa con un provvedimento che ha espresso esito positivo con prescrizioni, le quali sono state tutte ottemperate dalla Società nel progetto approvato con il Decreto del Dirigente di PF n. 172/2018.
In tale decreto si è anche disposto che le attività di adeguamento alle prescrizioni di cui alla Determinazione di VIA provinciale sono propedeutiche alla riattivazione dell'impianto.
Infine si evidenzia che l'Arpam,- Dipartimento provinciale di Macerata, con nota prot. n. 16838 del 11 maggio 2016 si è espressa anche nel nuovo procedimento specificando che "facendo seguito a quanto già sostanzialmente trasmesso da questo Dipartimento nel procedimento di Valutazione di impatto ambientale avviato dalla Provincia di Macerata, si forniscono di seguito precisazioni e aggiornamenti che prendono in considerazione anche le disposizioni del DM 19 maggio 2016, n. 118, riguardanti le emissioni di carbonio organico totale provenienti dagli impianti alimentati a biogas. Per gli impianti in questione, motori fissi a combustione interna alimentati da biogas non è prevista autorizzazione ai sensi dell'articolo 269 del D.Lgs. 152/06, in quanto le emissioni sono "scarsamente rilevanti agli effetti dell'inquinamento atmosferico". L'esercizio dell'impianto deve comunque garantire il rispetto dei valori limite di emissione stabiliti alla Parte V, allegato I, Parte III, Punto 1.3. lettera a) ovvero: inoltre, ai sensi della Parte V,. Allegato X, Parte II, Sezione 6, Punto 3.2, è prescritto al gestore il controllo almeno annuale dei valori di emissione. Il parametro Carbonio Organico Totale (COT) in emissione è riferito agli idrocarburi incombusti non metanici, derivanti dalla presenza di "impurezze" nel biogas rispetto al gas naturale (metano) ed il DM 118/2016 dispone che gli impianti installati devono conformarsi ai nuovi valori limite entro il 31 dicembre 2016. In riferimento al parametro di cui sopra, sono disponibili soluzioni tecnologiche che, attraverso l'utilizzo di post-combustori, consentono la riduzione della concentrazione nei gas di scarico emessi. Tuttavia, sulla base delle conoscenze finora acquisite, tali dispositivi non dovrebbero rendersi necessari per il rispetto del valore limite dell'impianto di cui trattasi”.
Grazie, mi spiace se mi sono dilungata molto ed ho cercato di leggere con particolare attenzione ogni parte di questa risposta, ma l'argomento in questione è complesso, non è stato semplice nemmeno per gli uffici dare seguito a questa vicenda piuttosto complessa. Ci tengo comunque a dare merito al Dirigente di essere stato il primo a voler mettere un punto sulla questione, su una materia dove tanti scappavano o se ne lavavano le mani, lui ci ha messo la faccia, se ne assume la responsabilità e personalmente credo che abbia fatto il lavoro migliore che si potesse fare su questo argomento. Rimango ovviamente a disposizione.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatta o meno, la Consigliera Leonardi.

Elena LEONARDI. La ringrazio, Assessore, per la lunga ed articolata risposta.
La vicenda è indubbiamente complessa e complicata, io stessa mi sono approcciata ad un percorso che parte nel 2011, che ha sicuramente agitato anche molto il dibattito non solo di quest'Aula consiliare all'epoca, nella scorsa legislatura, ma anche i territori ed è da lì che sono partita, da quelle istanze che mi sono state rappresentate nel momento in cui è stato prodotto questo nuovo …, lei mi ha detto che non si tratta di un rinnovo dell’autorizzazione.
Autorizzazione che fu data a seguito della richiesta del 2011, che fu data senza la VIA, fu fatta una legge regionale in cui si diceva che questi impianti non necessitavano dello screening di VIA se erano sotto i 999 KW come questo impianto. Legge che fu però cassata.
Le dico sinceramente che in questo momento all'interno della risposta che mi ha dato ho ritrovato alcune parti e citazioni che ho inserito anch'io nella mia interrogazione, che vengono da atti e dalla ricostruzione di una vicenda complessa che si intreccia anche con vicende giudiziarie.
Approfondirò rispetto alla complessità della tematica, non ho però ben compreso, e quindi proverò a verificarlo meglio leggendo e confrontandomi anche con chi ha seguito questa vicenda per molto tempo rispetto al cuore specifico, la risposta all'interrogazione, perché, mentre tutto l'iter veniva esplicitato anche nella lunga interrogazione, il dispositivo finale chiedeva di fatto perché rispetto ad una precedente conferenza dei servizi nella quale la Regione aveva detto di no, in questa si è detto di si, anche se non viene definito in questo caso, lo avevo messe fra virgolette, un “rinnovo”, a fronte del fatto che rimane la motivazione per cui all'epoca fu detto di no ed era la motivazione data dalla sentenza del Consiglio di Stato, passata in giudicato, che lei ha anche citato, per la quale si esclude l'applicabilità della convalida di atti annullati, così come si era inteso rigettare nella conferenza dei servizi precedente.
Quindi la sentenza del Consiglio di Stato annulla di fatto quell'atto precedente che oggi viene riproposto, se non viene considerata la richiesta, che poi leggo dalla risposta che mi ha fornito: “si precisa che la P.F. Bonifiche non ha adottato un atto di rinnovazione” con il decreto 172 del quale chiedevo conto, “con lo stesso decreto è stato altresì autorizzata la società a riattivare”, quindi non è una rinnovazione, ma una riattivazione, quindi mi scuso per il gioco di parole, ma la sostanza è che questo impianto è stato di fatto nuovamente autorizzato ad operare nonostante una sentenza del Consiglio di Stato dicesse che quegli atti, quelli a monte che erano stati annullati non potevano essere ripresi, quindi doveva ripartire una nuova richiesta, così anch'io nella complessità degli atti ho interpretato, invece di fatto è stato riattivato e portato avanti quell'impianto che con queste lunghe ed alterne vicende è stato bloccato, in virtù di una sentenza della Corte europea chiesta dal Tar per un provvedimento che al Tar è ancora in essere. Il Tar si deve ancora esprimere su questo tema ed è stato il Tar a chiedere il parere, un parere che è anche un po' interpretabile e che invece è stato preso a modello bypassando la sentenza del Consiglio di Stato che parla chiaramente.
Adesso approfondirò la risposta, però leggendola così, non trovo risposta alla domanda specifica che era il succo.

Presidenza del Vicepresidente
Piero Celani

PRESIDENTE. Ha la parola l'Assessore Bora.

Manuela BORA. Apprezzo l'atteggiamento della Consigliera che come persona seria si prende del tempo per fare le dovute verifiche e da parte mia troverà sempre la massima disponibilità a darle tutte le risposte di cui ha bisogno.
La situazione, come dicevo, è complessa ed annosa è stato difficile anche ricostruirla con gli uffici, anche con il cambio di Dirigenti, però sicuramente dal punto di vista amministrativo la rinnovazione è un atto diverso rispetto ad una nuova autorizzazione.
Prima richiamavo la sua attenzione su un punto perché credo che proprio quel passaggio, che le ho letto e che adesso brevemente riprendo, sia il cuore della questione. quando ho detto che nella stessa sentenza il Tribunale di fatto ha assimilato l'annullamento d'ufficio a ciò che avviene in un titolo edilizio. La banalizzo, è un po' come se ci trovassimo davanti ad un abuso edilizio e quello che succede l'istante dopo non è l’abbattimento della casa, quindi davanti a questa situazione molto complessa gli uffici hanno autorizzato la riattivazione, che non è la rinnovazione dell'impianto, obbligando la società ad apportare quelle modifiche che erano inserite all'interno della VIA della Provincia di Macerata, quello che potrebbe emergere è il problema del varco fluviale in cui ricade l'area dell'impianto, così come individuato anche dal piano territoriale di coordinamento della Provincia di Macerata.
Si è ritenuto che il vincolo del varco fluviale di cui al PTC provinciale, recepito peraltro dal PRG del Comune di Corridonia, non rappresenta un vincolo inderogabile, anche tenuto conto della dichiarata conformità al PRG e pertanto non è da considerarsi non ostativo al rilascio dell'autorizzazione stessa. Sicuramente sarà anche interessante capire se il GSE ritenga confermabile l'incentivo a suo tempo concordato.
Mi sono sentita di fare questa piccola precisazione ribadendo la disponibilità a tornare sul punto.

Sull’ordine del giorno

PRESIDENTE. Facciamo il punto sull'ordine del giorno, la mozione n. 173 è stata ritirata dalla Consigliera Marcozzi, ci sono da trattare le interrogazioni n. 707 del Consigliere Zaffiri e n. 749 dei Consiglieri Maggi, Giorgini.
La mozione n. 385 è stata rinviata, la mozione n. 400 e la mozione n. 409 del Consigliere Zaffiri sono state ritirate, alla mozione n. 409 era abbinata l'interrogazione n. 692 che viene rinviata, l'interrogazione n. 736 viene ritirata, mentre, poi, se non ci sono obiezioni, rinviamo la mozione la n. 434. Va bene, è rinviata.

Interrogazione n. 749
ad iniziativa dei Consiglieri Maggi, Giorgini
“Erap – Responsabile della prevenzione e della corruzione criticità”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 749 dei Consiglieri Maggi, Giorgini.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Sciapichetti.

Angelo SCIAPICHETTI. Grazie Presidente. Leggo la risposta dell'Assessore Casini che è a Roma.
In base all'interrogazione n. 749 del 10 gennaio 2019 si rappresenta quanto segue:
1. l'incarico di Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza è stato affidato a Dirigente di cui trattasi a seguito di valutazioni di tipo organizzativo connesse al limitato numero di figure dirigenziali presenti nell'Ente, tutte peraltro coinvolte in varia misura nei settori dell'affidamento di contratti e nella gestione del patrimonio. Si evidenzia che tale incarico andrà a scadenza il 31 marzo 2019;
2. l'incarico, peraltro conferito in data 28 febbraio 2018 con Decreto del direttore n. 75, appare conforme a quanto previsto dal Piano nazionale anticorruzione 2018 approvato dall'ANAC con Deliberazione n. 1074 del 21 novembre 2018.
Infatti I'ANAC, nell'ambito del paragrafo 5 del citato Piano nazionale anticorruzione, ritiene opportuno escludere dall'incarico solo "coloro che fossero stati destinatari di provvedimenti giudiziali di condanna o provvedimenti disciplinari", precisando altresì che "l'amministrazione è tenuta a considerare tra le cause ostative allo svolgimento e al mantenimento dell'incarico di Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza le condanne in primo grado (...) nonché quelle per i reati contro la pubblica amministrazione (...).
Tutto ciò premesso sarà cura della Regione Marche evidenziare all'attuale direttore dell'Erap la situazione venutasi a creare affinché si provveda in merito.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Maggi.

Giovanni MAGGI. Grazie Presidente. Grazie Assessore per la risposta, di cui ovviamente sono insoddisfatto, del resto è nella continuità delle risposte che solitamente dà l'Assessore Casini.
Questa persona è stata nominata nell'anticorruzione dellErap e non ci sono, dalla risposta dell'Assessore Casini, cause per cui non doveva essere nominato perché c'è solo la sentenza di I grado che dovrebbe essere causa ostativa alla nomina.
Questo Dirigente che è stata nominato nell'Erap Responsabile della prevenzione della corruzione e trasparenza, lo abbiamo appreso dalla stampa quotidiana nel luglio 2018, è indagato per abuso di ufficio sugli appalti SAE - soluzioni abitative di emergenza - e nonostante ciò continua ad essere il Responsabile della prevenzione della corruzione e trasparenza e non ha avuto neanche l'accortezza di dimettersi in questo momento.
Io e il Consigliere Zaffiri conosciamo bene questa persona perché è stato Assessore anche al Comune di Ancona, certamente non è stata violata la legge, in quanto l’interessato non è stato condannato neppure in primo grado, però un compito così delicato doveva essere cura di chi l’ha nominato oppure per sensibilità la persona doveva dimettersi.
Voglio leggere soltanto cosa dice l'Anac: “L'amministrazione dovrebbe evitare di designare quale Responsabile della prevenzione e della corruzione un dirigente nei confronti del quale sono pendenti procedimenti giudiziari sia per ragioni di opportunità e convenienza sia sulla base di indicazioni contenute nella circolare n. 1 del 2013 del Dipartimento della funzione pubblica, laddove si evidenzia l'esigenza che il Dirigente da designare abbia dato dimostrazione nel tempo di comportamento integerrimo”. Qui pende l’indagine per abuso d'ufficio sulle SAE e l'Anac ha evidenziato che questa figura dirigenziale non deve essere un soggetto responsabile di area organizzativa corrispondente ai settori tradizionalmente esposti a rischio di corruzione, esempio Ufficio Contratti, Gestione del Patrimonio, Ufficio di disciplina. Questa persona ha tutti e due i requisiti per cui l'Anac dà della indicazioni su questo.
Lei, Assessore, ha detto che è in scadenza il 31 marzo 2019, io mi aspettavo che l'Assessore Casini dicesse: “Diremo all'Erap di non nominarlo più come responsabile della corruzione”, invece c'è soltanto questa carezza dove si dice: “Faremo presente all'Erap questa situazione”. Mi sembra che questa risposta e questa indicazione siano politicamente molto deboli e sicuramente non sono affatto soddisfatto della risposta e non saranno soddisfatti neppure i marchigiani che vedono nominare all’anticorruzione un personaggio che, da quanto dice l'Anac, non possiede i requisiti indicati.

PRESIDENTE. Ha la parola l'Assessore Sciapichertti.

Angelo SCIAPICHETTI. Quello che dice l'Anac andrebbe letto tutto, non solo la parte che fa comodo all'interrogante perché il Piano nazionale anticorruzione del 2018, approvato con deliberazione 1074 del 21 novembre 2018, testualmente dice: “ritiene opportuno escludere dall'incarico solo coloro che fossero stati destinatari di provvedimenti giudiziali di condanna o provvedimenti disciplinari, precisando altresì che l'amministrazione è tenuta a considerare tra le cause ostative allo svolgimento e al mantenimento dell'incarico le condanne in primo grado nonché quelle per i reati contro la pubblica amministrazione”. Quindi, ripeto, o siamo garantisti sempre o lo siamo solo quando fa comodo a voi, ma questo è il metodo del Movimento 5 Stelle che a me non appartiene.

Interrogazione n. 707
ad iniziativa del Consigliere Zaffiri
“Interporto di Jesi e suoi recenti sviluppi”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 707 del Consigliere Zaffiri.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Sciapichetti,

Angelo SCIAPICHETTI. Rispondo sempre a nome e per conto dell'Assessore Casini, ambasciator non porta pena, come si dice.
Punto a) la Regione Marche congiuntamente alla società Interporto Marche spa per far fronte all'attuale situazione finanziaria, ha avviato un percorso di alienazione del patrimonio verso soggetti che operano nel settore della logistica al fine di mantenerne la funzione originaria.
Le risorse finanziare che si renderanno disponibili oltre a sanare il debito verranno destinate a potenziare la funzione svolta dalla struttura intermodale.
A tal fine la Società Interporto:
- ha stipulato con Asur Marche il preliminare di acquisto di spazi per la realizzazione del Polo logistico della farmaceutica, del magazzino regionale del farmaco, della Centrale unica di risposta 112 e della Centrale regionale del 118;
- ha affidato la gestione del terminal intermodale ad un operatore di logistica con un contratto "rent to buy". Nella fase iniziale l'operatore versa canoni di locazione per poi acquisire in proprietà il terminal stesso;
- è in fase di approfondimento l'ipotesi di localizzare nell'area interportuale il Polo unico delle emergenze ricomprendendo anche la sede logistica e le strutture operative della Protezione civile (magazzini CAPI - centro assistenziale di pronto intervento).
Si evidenzia che dallo scorso mese di dicembre la stazione ferroviaria presso Jesi Interporto è pienamente operativa e garantisce l'immissione in linea diretta dei treni merci sulla linea ferroviaria Orte-Falconara in entrambe le direzioni.
I lavori sono stati finanziati dalla Regione Marche per un importo di 3,6 milioni di euro (Por-Fesr 2007-2013) e Rete Ferroviaria Italiana.
Punto b) l'attuale CdA di Interporto, in carica da fine giugno 2016, sta effettuando verifiche dettagliate sulla pregressa situazione economica e gestionale. Anche sulla base di tali esiti la Regione Marche e Svim (quale socio di maggioranza) valuteranno ed adotteranno le eventuali azioni necessarie.
Punti c) e d) si precisa che il bando di gara per l'affidamento in concessione della gestione tecnica ed operativa del terminal intermodale e dei servizi connessi è andato deserto.
La Società, costituita nel luglio 2015, che non aveva potuto partecipare alla gara non avendo ancora maturato alcuni dei requisiti soggettivi richiesti (attività e servizi simili nei triennio precedente) ha manifestato, in più occasioni, il proprio interesse alla società Interporto, a svolgere il servizio oggetto di gara.
Il CdA di Interporto, preso atto dell'esito negativo della procedura di gara, nel mese di ottobre 2017, si è dichiarato favorevole ad accogliere l'interesse del terzo proponente purché alle medesime condizioni del bando. E' stato quindi predisposto il contratto nella formula "rent to buy" ricalcando tutte le condizioni ed i termini già contenuto nel bando di gara, ivi compresi l'uso dell'area e la gestione del servizio.
La sottoscrizione del contratto è avvenuta l'11 agosto 2018.
Questa è la risposta all'interrogazione del Consigliere Zaffiri, ambasciator non porta pena, però debbo dire che leggendola la condivido.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Zaffiri.

Sandro ZAFFIRI. Grazie Assessore, ha letto quello che le è stato comunicato dall'Assessore Casini, è un film purtroppo che conosciamo, questa è la certificazione su cera lacca di quello che avverrà nell'interporto.
La Provincia di Ancona deve sapere che non esiste più l'interporto, questi sono i dati di fatto, nonostante ci sia stato l'intervento delle ferrovie, perché era stato chiesto di realizzare un interporto.
Questa è una proposta vergognosa siamo l'unica regione dell'Italia centrale che aveva l'interporto, il porto e l'aeroporto, l'interporto non c'è più, nonostante l'intervento delle ferrovie e adesso in quell'accordo capestro fatto l'11 agosto 2018 con una società addirittura c'è il diritto di prelazione sull'interporto ad una cifra che è meglio non dire, quando per l’interporto persone che si sono suicidate perché non erano stati liquidati i terreni espropriati, occupati al momento della costruzione del Cemim.
Caro Presidente Ceriscioli, ha fatto una scelta scellerata, sbagliata, non dà le risposte alle persone del territorio, è a dir poco fuori da qualsiasi norma. Si realizza e si tenta di realizzare un interporto che risponde alle esigenze del territorio, poi arriva qualcuno che lo chiude e mette quelle condizioni che non si possono dire pubblicamente, ma che tutti conosciamo.
Questa situazione nasce dal Palazzo del Popolo del Comune di Ancona perché c'è un filo conduttore tra le società che hanno sottoscritto l'accordo.
Detto questo, sono fortemente rammaricato non solo come rappresentante politico di un partito che opera in questa regione, ma anche da cittadino del Comune di questa regione.
Era un'opera, porto-aeroporto-interporto, che aveva bisogno di essere potenziata, invece viene smembrata e non si sa che fine farà. Probabilmente lo so perché la stessa società che gestisce l'interporto potrà gestire anche il trasporto delle medicine per qualche anno e probabilmente alla fine con l'affitto che deve pagare e l'affitto del riscatto faremo carte pari, può succedere anche questo.
E’ un film che potrebbe essere già iniziato e questo sarebbe la debacle totale, la sconfitta della politica e delle amministrazioni che hanno governato sull'interporto.
Ringrazio per la risposta, l’interporto è la conferma della sconfitta di questa maggioranza.
Consigliere Giancarli lei è della Vallesina e insieme a me guarda con attenzione questa operazione.
Penso che occorra dare una risposta anche ai proprietari terrieri che hanno ancora la terra e che devono prendere quasi il 50% dei soldi. Credevo che anche questo fosse contenuto nella risposta, sapere quando si paga, quando la Svim, azionista di maggioranza, stacca l'assegno per regolarizzare una situazione dopo che persone hanno perso la vita la situazione drammatica che si era creata in seguito all'occupazione dei terreni, all'esproprio dei terreni, ed i soldi non sono mai arrivati.
E’ una cosa vergognosa, pensavo che a queste cose non si sarebbe arrivati mai, invece purtroppo ci si è arrivati, le medicine al posto dell'interporto, credo che una cosa del genere possa succedere solo nelle Marche.

La seduta è tolta.

La seduta termina alle ore 18,15.

 

 
 
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