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Resoconto della seduta n.32 del 07/06/2016

SEDUTA N. 32 DEL 7 GIUGNO 2016

La seduta inizia alle ore 10,25

Presidenza del Presidente
Antonio Mastrovincenzo

Comunicazioni del Presidente

PRESIDENTE. Colleghi buona giornata, dichiaro aperta la seduta n. 32 del 7 giugno 2016.
Comunico che
sono state presentate le seguenti proposte di legge regionale:
- n. 53 in data 25 maggio, ad iniziativa del Consigliere Fabbri, concernente: “Modifiche alla legge regionale 2 settembre 1996, n. 38 'Riordino in materia di diritto allo studio universitario'”, assegnata alla I Commissione in sede referente, al Consiglio delle autonomie locali per l’espressione del parere di cui all’articolo 11, comma 4 della l.r. 4/2007 e al Consiglio regionale dell'economia e del lavoro per il parere di cui all'articolo 4, comma 1, lettera c), della l.r. 15/2008 e trasmessa alla II Commissione ai sensi e per gli effetti del comma 1 bis dell'articolo 68 del Regolamento interno;
- n. 54 in data 26 maggio, ad iniziativa della Consigliera Marcozzi, concernente: “Modifiche alla legge regionale 13 aprile 2015, n. 14 'Riordino della disciplina relativa al Collegio dei revisori dei conti della Regione Marche'”, assegnata alla I Commissione in sede referente e trasmessa alla II Commissione ai sensi e per gli effetti del comma 1 bis dell'articolo 68 del Regolamento interno;
- n. 55 in data 20 maggio, ad iniziativa dei Consiglieri Giorgini, Maggi, Fabbri, Pergolesi, concernente: “Disciplina regionale in materia di radiocomunicazioni”, assegnata alla III Commissione in sede referente, alla I Commissione ai sensi dell'articolo 69 del Regolamento Interno, al Consiglio delle autonomie locali per l'espressione del parere di cui all'articolo 11, comma 2, lettera b), della l.r. 4/2007, al Consiglio regionale dell'economia e del lavoro per l'espressione del parere di cui all'articolo 4, comma 1, lettera c), della l.r. 15/2008 e trasmessa alla IV e alla II Commissione ai sensi e per gli effetti, rispettivamente, dei commi 1 e 1 bis dell'articolo 68 del medesimo regolamento;
- n. 56 in data 26 maggio, ad iniziativa dei Consiglieri Biancani, Giancarli, Giacinti, Micucci, concernente: “Modifiche alla legge regionale 1 dicembre 1997, n. 71 'Norme per la disciplina delle attività estrattive'”, assegnata alla III Commissione in sede referente, al Consiglio delle autonomie locali per l’espressione del parere di cui all’articolo 11, comma 4 della l.r. 4/2007 e al Consiglio regionale dell'economia e del lavoro per il parere di cui all'articolo 4, comma 1, lettera c), della l.r. 15/2008 e trasmessa alla II Commissione ai sensi e per gli effetti del comma 1 bis dell'articolo 68 del Regolamento interno;
- n. 57 in data 27 maggio, ad iniziativa dei Consiglieri Maggi, Fabbri, Pergolesi, Giorgini, concernente: “Modifica alla legge statutaria 8 marzo 2005, n.1 'Statuto della Regione Marche'”, assegnata alla I Commissione in sede referente;
- n. 58 in data 27 maggio, ad iniziativa della Consigliera Pergolesi, concernente: “Disposizioni per la prevenzione ed il trattamento del gioco d'azzardo patologico, nonché delle problematiche e delle patologie correlate”, assegnata alla IV Commissione in sede referente, alla I Commissione ai sensi dell'articolo 69 del Regolamento Interno, al Consiglio delle autonomie locali per l'espressione del parere di cui all'articolo 11, comma 4, della l.r. 4/2007, al Consiglio regionale dell'economia e del lavoro per l'espressione del parere di cui all'articolo 4, comma 1, lettera c), della l.r. 15/2008 e trasmessa alla II Commissione ai sensi e per gli effetti del comma 1 bis dell'articolo 68 del medesimo regolamento;
- n. 59 in data 27 maggio, ad iniziativa dei Consiglieri Volpini, Micucci, Busilacchi, concernente: “Norme per il contrasto, la prevenzione e la cura delle ludopatie e delle patologie correlate”, assegnata alla IV Commissione in sede referente, alla I Commissione ai sensi dell'articolo 69 del Regolamento Interno, al Consiglio delle autonomie locali per l'espressione del parere di cui all'articolo 11, comma 4, della l.r. 4/2007, al Consiglio regionale dell'economia e del lavoro per l'espressione del parere di cui all'articolo 4, comma 1, lettera c), della l.r. 15/2008 e trasmessa alla II Commissione ai sensi e per gli effetti del comma 1 bis dell'articolo 68 del medesimo regolamento;
- n. 60 in data 6 giugno, ad iniziativa della Giunta regionale, concernente: “Variazione generale al bilancio di previsione 2016-2018 ai sensi del comma 1 dell'articolo 51 del D.Lgs. 23 giugno 2011 n. 118 (1° provvedimento)”, assegnata alla I Commissione in sede referente, alle Commissioni II, III e IV per l’espressione del parere di cui al comma 1 dell’articolo 90 quater del Regolamento interno, al Consiglio delle autonomie locali per l’espressione del parere di cui all’articolo 11, comma 2, lettera a) della l.r. 4/2007 e al Consiglio regionale dell'economia e del lavoro per l'espressione del parere di cui all'articolo 4, comma 1, lettera b), numero 1) della l.r. 15/2008;
è stata presentata la seguente proposta di atto amministrativo:
- n. 17 in data 25 maggio, ad iniziativa della Giunta regionale, concernente: “Piano degli interventi per il diritto allo studio universitario nella Regione Marche per l'anno accademico 2016/2017 - Legge regionale 2 settembre 1996, n. 38, art. 4”, assegnata alla I Commissione in sede referente, al Consiglio delle autonomie locali per l’espressione del parere di cui all’articolo 11, comma 2, lettera c) della l. r. 4/2007 e al Consiglio regionale dell'economia e del lavoro per il parere di cui all'articolo 4, comma 1, lettera b), numero 2) della l. r. 15/2008;
sono state presentate le seguenti mozioni:
- n. 131 dei Consiglieri Malaigia, Zaffiri, Zura Puntaroni, concernente: “Diritti delle persone con disabilità: gli eventi patrocinati o sponsorizzati dalla Regione si svolgano in sale e strutture che garantiscono il diritto all'accessibilità e vengano rispettati i Piani per l'eliminazione delle barriere architettoniche”;
- n. 132 della Consigliera Malaigia, concernente: “Dotazione strumentale e adeguamento delle sedi dei Vigili del Fuoco delle Marche. Necessario un sostegno regionale diretto ed un intervento in sede di Conferenza Stato-Regioni”;
- n. 133 dei Consiglieri Malaigia, Zaffiri, Zura Puntaroni, concernente: “Ragioneria di Loreto: tutela di un'istituzione storica per l'istruzione nella città mariana. Risoluzione delle problematiche relative all'Istituto d'Istruzione superiore 'Einstein – Nebbia' di Loreto”;
è stata presentata la seguente petizione:
- n. 3/16 in data 6 giugno, ad iniziativa di Paolo Del Moro ed altri, concernente: “Costruzione strutture ospedaliere pubbliche e nuovo Piano sanitario”, assegnata alla IV Commissione assembleare ai sensi dell’articolo 127 del Regolamento interno;
Il Presidente della Giunta regionale ha promulgato, in data 23 maggio, la legge regionale n. 11 concernente: “Modifiche alla legge regionale 10 agosto 1988, n. 34 'Finanziamento delle attività dei gruppi consiliari'”.

Interrogazione n. 139
ad iniziativa della Consigliera Pergolesi
"Dichiarazione sostitutiva del Direttore generale dell’Azienda ospedaliera Ospedali riuniti Marche Nord”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'interrogazione n. 139 della Consigliera Pergolesi.
Ha la parola, per la risposta, il Presidente Ceriscioli.

Luca CERISCIOLI. Grazie Presidente. L'interrogazione ha un po' sorpreso perché a marzo di quest'anno i quattro Consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle avevano già fatto un esposto al Responsabile regionale della prevenzione della corruzione, inviato anche al Comandante della Guardia di Finanza ed all'Autorità nazionale anticorruzione, e c’era già stata una risposta al quesito che si pone nell'interrogazione.
Non credo che in questi mesi sia accaduto niente di particolare che possa aver modificato i fatti che riguardano un’analisi giuridica del passato, quindi la risposta è la stessa che è stata data dall'Autorità anticorruzione regionale, che afferma, lo ricordo all'Aula, che: “Nel merito è stato ritenuto non sussistere alcuna ipotesi di incompatibilità, in quanto l'articolo 10, comma 2, del decreto legislativo n. 39/2013 ai fini dell'integrazione della fattispecie, richiede che il coniuge (o parente o affine entro il secondo grado) del soggetto incompatibile abbia ricoperto cariche o incarichi presso società o enti di diritto privato, regolati o finanziati dal servizio sanitario regionale, oppure abbia svolto in proprio un’attività professionale regolata o finanziata dal servizio sanitario regionale”.
Sono le stesse conclusioni già in possesso dell’interrogante, così come il rapporto con la Montefeltro Salute - oltretutto all'interno della società in quanto rappresentante della azienda sanitaria, non in rappresentanza o come attività privata, ma come espressione dell'azienda stessa - è cessato il 23 aprile 2013, quindi nei tempi previsti dalla legge.
Dal mio punto di vista si tratta anche di un paradosso il fatto che uno venga messo in una società mista, fatta secondo la normativa della sperimentazione, quindi in rappresentanza del pubblico e venga sollevata come eccezione per dire: essere stato consigliere di amministrazione della società di diritto privato lo rende incompatibile con il ruolo di direttore.
Per il punto 3 non essendo rilevate cause ostative rispetto alla richiesta, è chiaro che rispetto al ruolo non è in corso nessuna azione, non ricorrendo sussistenza alcuna - noi non svolgiamo un ruolo giuridico di più alta interpretazione di quello che gli uffici stessi sviluppano dentro le loro azioni - si conferma quello che già è in possesso dell'interrogante.
Non mi sembra siano pervenuti fatti nuovi da marzo fino ad oggi.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatta o meno, la Consigliera Pergolesi

Romina PERGOLESI. Ringrazio il Presidente per la risposta alquanto scontata. Le ricordo che la risposta ci è pervenuta dalla Responsabile regionale della prevenzione della corruzione è in riscontro al nostro esposto, quindi ci aspettavamo una risposta scritta all'interrogazione posta alla Giunta regionale.
Nel merito della risposta al primo quesito dove si evince che il coniuge nella fattispecie non ricopre funzioni di direttore in un ente di diritto privato, ma in una struttura pubblica, ricordo che l'atto della stessa Azienda Ospedaliera Marche Nord all'articolo 2 dice: “l'Azienda Ospedaliera Ospedali Riuniti Marche Nord ha responsabilità giuridica pubblica, ma agisce in regime di diritto privato”, quindi a nostro parere l'articolo 10, comma 2 del decreto legislativo in questione, non viene rispettato, però ci riserveremo di verificare meglio.
Nello specifico al punto 2 si dice: “L'incompatibilità sussiste altresì allorché gli incarichi e le attività professionali indicate nel presente articolo siano assunte e mantenute dal coniuge, da un parente o affini entro il secondo grado”, per quanto riguarda gli enti di diritto privato.
Confermo quella che è la nostra convinzione e quindi aspetteremo di avere il testo della risposta scritta e vedremo le eventuali verifiche da fare. Grazie.

Interrogazione n. 175
ad iniziativa del Consigliere Urbinati
"Organizzazione del sistema di risposta alle emergenze presso le stazioni ferroviarie”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'interrogazione n. 175 del Consigliere Urbinati.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Sciapichetti.

Angelo SCIAPICHETTI. In merito all'interrogazione del Consigliere Urbinati si risponde quanto segue.
Le stazioni ferroviarie, in funzione della tecnologia utilizzata, possono essere presenziate o non presenziate dal personale ferroviario del gruppo Ferrovie dello Stato Italiane e di Rete Ferroviaria Italiana che gestisce la circolazione ferroviaria (Capo stazione, Dirigente movimento/Regolatore della circolazione).
In tutte le stazioni ferroviarie sono esposte particolari planimetrie per la gestione dell'emergenza in cui sono indicate le "Norme di comportamento in caso di emergenza", i recapiti telefonici del gestore dell'emergenza" di Rete Ferroviaria italiana (a cui fare riferimento in caso di emergenza) e dei soccorritori esterni (115, 118). Tutte le stazioni sono corredate di segnaletica di sicurezza, orizzontale (riga gialla, fine marciapiedi, ecc.) e verticale (riportante: vietato attraversare i binari, non oltrepassare la riga gialla).
Tutte le stazioni ferroviarie sono munite di "Impianto di diffusione sonora" per gli annunci/informazioni relativi sia al servizio ferroviario (arrivo, partenza dei treni, ritardi, soppressioni) sia alla sicurezza dei clienti/viaggiatori dell'esercizio ferroviario.
Tra Regione Marche e Rete Ferroviaria italiana sono stati stipulati specifici documenti operativi/Protocolli d'intesa "Per la gestione degli Interventi di emergenza Sanitaria in ambito ferroviario" con i quali vengono gestite tutte le situazioni di emergenza sanitaria sia nelle stazioni sia lungo la linea ed a bordo dei treni.
Periodicamente vengono eseguite esercitazioni di emergenza tra Ferrovie dello Stato italiano e gli Enti di soccorso esterni coordinate dalle Prefetture di giurisdizione per testare i Piani di emergenza e gli specifici Documenti operativi/Protocolli di Intesa (l'ultima esercitazione si è svolta a settembre 2015). La Polizia Ferroviaria (compartimento Polfer) viene subito informata dal "Gestore dell'emergenza" della situazione in atto; la stessa provvede quindi con immediatezza ad inviare un proprio agente sul posto e ad avvisare, se necessario, le Forze dell'ordine locali (Questura, Commissariato, Carabinieri, Vigili Urbani).
Nella stazione di San Benedetto esiste un sistema di sorveglianza i cui dati sono gestiti nel rispetto delle norme vigenti e resi disponibili secondo le richieste della Polizia ferroviaria.
In particolare, in riferimento a quanto richiesto al punto 4) dell’interrogazione, relativo all'esistenza delle procedure definite da Trenitalia per I'allertamento degli operatori del soccorso sanitario, da parte del proprio personale, si precisa quanto segue:
- la Regione Marche con deliberazione di Giunta regionale n. 965 del 9 novembre 2015 ha disposto indicazioni in merito alla gestione degli interventi di emergenza sanitaria nelle aree e sulle linee ferroviarie, e firmato apposito protocollo d'intesa. Nello specifico si è disciplinato l'ambito del soccorso sanitario qualora la richiesta provenga da bordo treno (in movimento o fermo in linea) per malori a persone ivi presenti, in coerenza a quanto stabilito dalle linee guida in materia approvate dalla Conferenza delle Regioni e Province Autonome nella riunione del 5 agosto 2014.
Ciò posto, più in generale, la gestione degli interventi di emergenza sanitaria nelle aree e sulle linee ferroviarie è garantita dal Servizio di emergenza sanitaria territoriale 118 regionale, in applicazione alla legge regionale n. 36/98.
In merito al punto n. 7 dell'interrogazione, la Direzione dell'Area Vasta 5 specifica quanto segue: la tempestività e l'efficacia del soccorso (nel caso oggetto dell'interrogazione sono passati 8:03 minuti dall'inizio dell'intervista all'arrivo dell'ambulanza medicalizzata) dipende essenzialmente da due fattori:
1. la distanza dalla postazione di emergenza sanitaria 118 e i tempi di raggiungibilità;
2. la presenza sullo scenario di astanti formati alle manovre di primo soccorso e dotati di defibrillatore.
Sul primo fattore si può agire più difficilmente essendo esso legato ad elementi relativamente modificabili (Piani regionali di emergenza sanitaria, numero e ubicazione delle postazioni), disponibilità di risorse. Nel caso di San Benedetto del Tronto la stazione viene raggiunta nei tempi previsti dagli standard nazionali e regionali: 8 minuti in area urbana e 20 minuti in area extraurbana.
Sul secondo fattore, le centrali operative 118 stanno operando per diffondere progressivamente e sempre di più, tra la popolazione, la cultura del primo soccorso e la formazione all'uso del defibrillatore. Proprio in questo senso dovrebbe essere aumentato lo sforzo formativo del personale presente all'interno delle stazioni (ferrovieri, agenti di polizia.) e dovrebbe essere più capillare la presenza di apparecchi defibrillatori ad accesso pubblico, soprattutto in luoghi ad alta concentrazione di presenze, come per esempio le stazioni ferroviarie, gli aeroporti, i centri commerciali.
Per quanto concerne la Centrale 118 al momento non risulta essere presente un defibrillatore all'interno della stazione ferroviaria di San Benedetto del Tronto.
L'allestimento di presidi di emergenza sanitaria presso alcune stazioni ferroviarie, tenendo conto dei tempi di raggiungibilità dagli ospedali sede di postazione di emergenza sanitaria, rappresenterebbe comunque un elemento positivo. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Urbinati.

Fabio URBINATI. Grazie Assessore. Effettivamente c'è stata un’indicazione chiara di tutti i meccanismi che dovrebbero scattare nel momento in cui si verifica un serio incidente all'interno di una stazione a prescindere da un incidente ferroviario.
Conoscevo già alcune di queste prescrizioni che attengono al momento in cui c'è una segnalazione di un’anomalia o di un incidente, soprattutto quando c'è qualcuno che ha avuto un incidente o che si sente male all'interno di una stazione.
Il problema è che questo meccanismo deve prevedere quello che precedentemente abbiamo indicato all'interno delle stazioni, la reperibilità della Polizia ferroviaria è tutto, purtroppo quella mattina non è accaduto, tant'è che la difficoltà è stata che il malcapitato, che ha avuto questo problema, un problema cardiaco, è caduto all'interno della sede di passaggio dei treni, nel binario, ed è stato tirato fuori da alcuni passeggeri che aspettavano il Freccia Bianca delle 8,40. Passando i minuti e non arrivando l'autoambulanza, il paziente è stato tirato fuori dai passeggeri stessi.
Sono soddisfatto della risposta all'interrogazione perché si evince che c'è un meccanismo che dovrebbe scattare in determinati casi, chiedo da parte della Regione più attenzione per verificare se le procedure vengono rispettate e soprattutto se l'allerta è sempre come dovrebbe essere.
Un'altra cosa che vorrei segnalare e che dovremmo capire è se questo passaggio dovrà continuare in quanto è abbastanza pericoloso, soprattutto quello dei Freccia Bianca e dei Freccia Rossa che, come sappiamo, nel sud delle Marche, soprattutto dalle 8,40 fino alla sera alle 22,00, non fermano nelle stazioni fino ad Ancona e passano, in orari in cui le panchine sono piene di pendolari, a velocità elevatissime creando non pochi problemi ai passeggeri. Grazie.

Interrogazione n. 180
ad iniziativa del Consigliere Giorgini
"Idoneità e legittimità dell’incarico a una dottoressa nel ruolo di Direttore Area vasta 5 – Asur Marche”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'interrogazione n. 180 del Consigliere Giorgini.
Ha la parola, per la risposta, il Presidente Ceriscioli.

Luca CERISCIOLI. Rispetto al punto 1 la risposta si articola su quelle che devono essere le condizioni per poter agire in autotutela, non trattandosi di una violazione di norme imperative, ma di una possibile legittimità.
Per l'annullamento d'ufficio servono quattro presupposti, dice la legge:
- l’illegittimità dell'atto amministrativo,
- la sussistenza di ragioni di interesse pubblico,
- l'esercizio del potere entro un termine ragionevole,
- la valutazione degli interessi dei destinatari e dei controinteressati.
Il terzo punto, trattandosi di fatti che risalgono al 2001, quelli che vengono citati dall'interrogante, l'esercizio del potere entro un termine ragionevole, ci sembra totalmente disatteso e non applicabile; gli altri di difficile e controversa valutazione, quindi non è la strada, perché non può essere disposta l'autotutela semplicemente per un fatto di legalità, ma c’è la necessità anche di altri aspetti che vanno rispettati.
Rispetto al punto 2, allo stato attuale, la dottoressa ha i requisiti professionali previsti dalla normativa vigente rispetto all'incarico di direttore di Area vasta, peraltro a suo tempo esaminati e verificati.
In merito al punto c) non esistono al momento cause di inconferibilità ed incompatibilità, ai sensi del decreto legislativo 39/2013, quello sull'incompatibilità dei dirigenti nella pubblica amministrazione, e per il punto d), per le ragioni già citate, non si intraprendono provvedimenti non sussistendo una risposta positiva in rapporto all'interrogazione ed alle questioni dette.
L'autotutela non è solo un fatto di legittimità, ci sono alcuni aspetti che vanno valutati, alcuni possono essere approfonditi, ma certamente l'esercizio del potere in un tempo ragionevole, dopo 15 anni, è di difficile applicazione; sul resto altri motivi di incompatibilità non ce ne sono, quindi non ci sono ragioni, al punto 4, per procedere con ulteriori attività.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Giorgini.

Peppino GIORGINI. Grazie Presidente. Chiaramente non sono soddisfatto della risposta.
Non parliamo del 2001, ma parliamo dal 2003 al 2006, la cosa è molto complessa e quello che voglio dire è che per un operatore ecologico, prima si chiamava scopino, occorrono delle norme importanti per l'assunzione, qui invece, per chi gestisce un'Area vasta, indipendentemente da quale sia, che sia nelle Marche o nell'Abruzzo, sono richiesti dei requisiti importanti, ma sembrerebbe, dalle carte che ho io, perché ho i documenti sia del Bollettino Ufficiale della Regione Marche, che questa non è una storia che riguarda …, è una storia iniziata prima, è abbastanza complessa. Nella seduta del Consiglio regionale d'Abruzzo si afferma che occorrono 5 anni di esperienza. Si evince anche dal curriculum della persona in questione, dove la cosa sembrerebbe molto chiara perché per motivi personali - è meglio che legga senza andare a braccio come si dice, per capire un po' la problematica, che è molto importante e che riguarda un sistema che dovrebbe essere ispirato alla meritocrazia perché chi gestisce migliaia di persone deve avere i requisiti di legge.
Centinaia di sentenze su questa cosa affermano che la norma che fissa i requisiti di esperienza professionale ha carattere imperativo, con la conseguenza che la relativa violazione determina la nullità del contratto di lavoro stipulato con il soggetto designato.
La disposizione è preordinata alla finalità di assicurare alla fondamentale struttura sanitaria pubblica dirigente di vertice di comprovata esperienza e capacità. Questo è il senso per cui la Cassazione dice che ci deve essere il requisito minimo dei 5 anni, se sono di più sarebbe meglio, ma la situazione di cui stiamo parlando non sembrerebbe essere così, e riparto, come diceva giustamente il Presidente, dal 2001 per arrivare al 2006.
L'allora Azienda Sanitaria USL 12 di San Benedetto del Tronto, con delibera n. 351 del 16 gennaio 2001, bandiva un concorso interno per la copertura di un posto di dirigente amministrativo, in base all'articolo 2, comma 4, della legge 29 dicembre 2000, n. 401.
Questa disposizione stabilisce che: "Nei concorsi per l'accesso alla qualifica di dirigente del ruolo amministrativo, tecnico e professionale del Servizio sanitario nazionale, il 50% dei posti disponibili è riservato ai dipendenti delle Aziende sanitarie che bandiscono il relativo concorso i quali siano in possesso di diploma di laurea, provengano dalla ex carriera direttiva della stessa azienda, ovvero siano stati assunti tramite concorso per esami in qualifiche corrispondenti e abbiano maturato un'anzianità di nove anni di effettivo servizio nella predetta carriera o qualifica. I posti riservati sono attribuiti attraverso concorso per titoli di servizio professionali e di cultura integrato da colloquio".
Da notare anche che, dal documento istruttorio della citata delibera 351/2001, risultava la necessità di avviare i procedimenti concorsuali per la copertura di 3 posti vacanti di dirigente amministrativo, mentre la delibera stabilisce di avviare la copertura, mediante concorso riservato, di un solo posto dirigenziale.
Una simile scelta non è ammissibile: la Corte Costituzionale (sentenza del 15 dicembre 2010, n. 354) ha affermato il divieto di riservare al personale interno di una pubblica amministrazione la totalità dei posti messi a concorso. Questo vuol dire che il posto messo in concorso non doveva essere rivolto all'interno, ma doveva essere fatto un bando pubblico, e questo non è avvenuto.
Tra l'altro la Corte Costituzionale si era già pronunciata su tale divieto con sentenze n. 373 del 2002, n. 293 del 2009, n. 100 e n. 169 del 2010 - quindi questo non rientra in un termine di decadenza, ma resta attuale - rilevando che una riserva integrale dei posti messi a concorso a favore dei dipendenti già in servizio, contraddice il carattere aperto che devono rispettare le procedure concorsuali.
Si tratta di un elemento essenziale il cui difetto costituisce violazione degli articoli 3 e 97 della Costituzione.
Pertanto, l'Azienda Sanitaria Usl 12 di San Benedetto del Tronto scegliendo di avviare un solo procedimento concorsuale, non poteva assolutamente utilizzare il concorso riservato al solo personale interno, ma doveva bandire un concorso pubblico oppure doveva avviare almeno due concorsi: uno pubblico e l'altro privato. Questo è il primo dubbio, la prima questione.
La seconda questione, che è più importante, è che, in base ai documenti che sono in mio possesso, sembrerebbe che la persona abbia ottenuto l'incarico di direttore amministrativo aziendale presso la Usl di Chieti il 16 aprile 2006, e sembrerebbe che la sua esperienza dirigenziale andasse dall'1 febbraio 2003 al 15 aprile 2006, vale a dire di 3 anni, 2 mesi e 15 giorni.
Sto parlando della Regione Abruzzo, io ho la seduta del 14 febbraio 2006, dove dice testualmente che occorrono 5 anni di esperienza dirigenziale, quando qui sembrerebbe, anche dal curriculum della persona in questione, che questi requisiti non ci fossero perché sul Bollettino Ufficiale delle Marche al 31 dicembre 2004 la persona di cui stiamo parlando era, per lo meno è scritto sul Bur, collaboratore amministrativo professionale esperto.
Probabilmente quando questa signora è stata assunta all'Usl di Chieti non aveva, da quello che ho io qua si evince questo, i 5 anni di esperienza per poter espletare il ruolo di dirigente amministrativo.
Questi sono i miei dubbi a cui non è stato risposto, in seguito magari vedremo cosa potrà succedere.
Ringrazio il Presidente per la risposta che mi ha dato, purtroppo la situazione non è come l'ha vista lei. Grazie.

Interrogazione n. 184
ad iniziativa del Consigliere Giancarli
"Accoglienza migranti”
(Rinvio)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'interrogazione n. 184 del Consigliere Giancarli, ha chiesto la parola ne ha facoltà.

Enzo GIANCARLI. Grazie Presidente. Sullo stesso argomento c'è una mozione del Consigliere Fabbri, non iscritta all'ordine del giorno, chiedo quindi il rinvio per fare in modo che nella prossima seduta possiamo discutere sia l'interrogazione che la mozione. Grazie.

Relazione finale della Commissione d’indagine “Banca Marche”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la relazione finale della Commissione d’indagine.
Su questo tema abbiamo deciso in Conferenza dei capigruppo che ora relazionerà il relatore Consigliere Carloni, avrà 20 minuti di tempo per il suo intervento, dopodichè interverrà un rappresentante per ogni gruppo consiliare con 10 minuti di tempo; i tempi saranno rispettati tassativamente.
Ha la parola il Consigliere Carloni.

Mirco CARLONI. Non è facile sintetizzare questi lavori, però ci proverò e spero nella comprensione dell'Aula.
Ci sono molte cose che questa Commissione ha fatto in questi tre mesi su mandato del Consiglio regionale del 10 febbraio.
Abbiamo lavorato con grande solerzia e credo che il risultato che oggi presentiamo, mi auguro che venga letto non solo da tutti i Consiglieri, ma da tutta l'opinione pubblica, sia molto soddisfacente, profondo, e va ad individuare e a storicizzare alcuni eventi, secondo me, di grande utilizzo per la comprensione della problematica da parte di tutti i cittadini.
Era lo scopo di questa Commissione, secondo me, perché la politica in questa vicenda doveva dare immediatamente il segnale che voleva andare a fondo e che voleva fare un'indagine conoscitiva, per cercare di rendere utile la propria competenza, affinché coloro che hanno perso tutto ..., come voi sapete meglio di me, questa vicenda colpisce in modo drammatico tante famiglie, colpisce molte piccole e medie imprese e ci sono tante persone che si aspettano di capire cosa è accaduto.
Abbiamo fatto audizioni, abbiamo raccolto tanta documentazione, anche corrispondenza e ci siamo concentrati su diversi aspetti e in questa relazione, che è di 70 pagine, abbiamo approfondito i crediti deteriorati, le attività bancarie a livello europeo, perché senza inquadrare bene il tema dei crediti deteriorati è difficile capire la vicenda di Banca Marche; penso che questo sia molto utile per comprendere la tematica. Abbiamo fatto un'attività comparativa, l'evoluzione del credito deteriorato in Italia, il ruolo delle banche locali, individuando anche il tema tematica delle banche locali abbiamo evidenziato profili di criticità, contestando per certi versi quelli che possono essere gli aspetti di incompatibilità ed anche di criticità legati ai conflitti di interesse che si sono creati a livello locale. Poi abbiamo fatto un'analisi del dissesto Banca Marche, credo molto precisa e puntuale.
Il dissesto di Banca Marche ha nella nostra analisi un'evoluzione storica e in questa abbiamo inquadrato diverse tipologie di problemi, di criticità. Abbiamo fatto in modo che il cittadino potesse capire esattamente i vari livelli di responsabilità e di rischio che stanno in questa vicenda, anche nella parte 2004/2011 dove abbiamo analizzato bene tutte le ispezioni Banca d'Italia, l'operato del nuovo consiglio di amministrazione e anche la gestione commissariale.
Abbiamo, secondo me, con grande lavoro ascoltato tutti i soggetti interessati. Abbiamo audito: i sindacati, le associazioni di categoria, i responsabili della Banca. Abbiamo ascoltato, ed è questo uno degli elementi più importanti, ed abbiamo avuto l'opportunità di chiedere direttamente agli interessati, agli organi di vigilanza, alla Consob, a Banca d'Italia, guardandoci negli occhi, per cercare di capire che cosa era veramente accaduto.
Cosa è veramente accaduto? Questo è quello che sostanzialmente vogliono i cittadini da noi.
E' chiaro che la crisi economica impatta certamente su questa vicenda, e va detto come premessa altrimenti non si comprende che alla fine del 2015 l'ammontare dei crediti non performanti del sistema bancario italiano era di circa 350 miliardi di euro. Stiamo parlando di un montante distribuito tra le varie banche che era pari al 17% del Pil nazionale, quindi questo è il focus da comprendere sul quale in qualche modo ha impattato Banca Marche. Tali andamenti hanno compromesso inevitabilmente l'accesso al credito per tante imprese, strozzandone l'operatività, hanno eroso la struttura dei risparmi delle famiglie assottigliandoli. Da un lato ha finanziato il tenore di vita dei nuclei familiari, specie quelli colpiti dalla disoccupazione, dall'altro la riduzione è avvenuta anche per effetto della recente decisione di azzerare il valore delle azioni e delle obbligazioni subordinate dei quattro istituti di credito interessati al decreto salva banche.
Tali vicende hanno deteriorato i tessuti fiduciari che nel tempo legavano le banche del territorio alle loro comunità producendo un danno economico e sociale molto rilevante. Come è noto la fiducia è il propellente dell'economia monetaria e del sistema bancario, le istituzioni bancarie per operare necessitano della fiducia dei contraenti che scambiano denaro e prestazioni ed investono risorse finanziarie.
Il recente azzeramento dei risparmi di azionisti e obbligazionisti delle quattro banche colpite dal decreto del 22 novembre e la nuova normativa sul bail-in hanno provocato i primi sintomi di una crisi sistemica, caratterizzata da sfiducia nel sistema bancario e fuga dei depositi degli obbligazionisti.
Mi scusi, Presidente, bisogna che chieda al Consigliere dietro di me di non recitare il rosario perché faccio fatica …, parla male di me, lo fermi oppure gli metta un silenziatore.
Dal recente azzeramento dei risparmi di azionisti e obbligazionisti delle quattro banche colpite dal decreto del 22 novembre è emersa in particolare la critica a Banca Marche di essersi “esposta oltre misura nel settore di finanziamento dell'attività immobiliare - questo è un focus principale che molte delle persone audite hanno più volte evidenziato - oltre ad aver optato dal 2004 al 2011 a circa il raddoppio degli impieghi con un'esposizione eccessiva nei confronti del settore immobiliare e nei confronti di alcuni imprenditori”, quello che sto leggendo é virgolettato, quindi sono dichiarazioni fatte in Commissione e che “il profilo di rischio veniva troppo fortemente sottovalutato in quegli anni dalla banca”.
Tutto questo ha ridotto ai minimi termini la fiducia dei risparmiatori e messo allo scoperto la fragilità del sistema bancario italiano. Per i rappresentanti delle associazioni dei consumatori, che abbiamo ascoltato, si è così originato un dramma sociale costituito dal “risparmio tradito da una banca che riceveva fiducia dai clienti e molti piccoli risparmiatori, senza cultura finanziaria, hanno acquistato prodotti ad alto rischio in situazioni di svantaggio informativo dovuto alla fiducia nell'istituzione”.
Basti pensare che la recentissima diffusione della notizia di un'ispezione della Banca Centrale Europea da svolgersi nel corso del 2016, riguardante le banche europee, ha fatto crollare in borsa i titoli dei quattro maggiori istituti di credito italiani.
Un danno per l'intero sistema bancario e per la fiducia dei risparmiatori che rappresenta l'elemento portante ed imprescindibile per il corretto svolgimento dell'attività bancaria, quale presidio posto a tutela dei risparmi, dell'interesse dei risparmiatori e dell'interesse generale. Infatti uno degli asset più preziosi per l'intero sistema creditizio/assicurativo italiano è rappresentato dalla fiducia che il cliente ripone nella banca, nel top management della banca e nei lavoratori bancari.
L'aspetto, in particolare, dei recenti avvenimenti è proprio quello di aver interessato quelle aree del credito dove era tradizionalmente più solido, ovvero istituti di credito locali nel centro e nel nord est d'Italia. Più della metà delle sedici banche commissariate da Banca d'Italia sono situate nel nord est e nel centro Italia. Aree caratterizzate dalla presenza di piccole e medie imprese e banche locali che raccolgono il risparmio e lo erogano in maniera diffusa in favore del territorio; aree territoriali che hanno coltivato la complicità fra economia, società e poteri locali. L'impatto della crisi che ha coinvolto gli istituti locali ha generato conseguenze non soltanto dal punto di vista economico e finanziario, ma ha determinato trasformazioni e tensioni nello sviluppo territoriale.
Questa Commissione, senza alcun intento di stabilire le responsabilità tecniche, ritiene di fondamentale importanza fare chiarezza su quanto è accaduto negli ultimi cinque anni per arrivare alla situazione di insolvenza.
Al fine di approfondire il problema del deterioramento del credito, la prima parte della relazione fornisce un'analisi della situazione relativa ai crediti deteriorati in Europa e in particolare del sistema bancario italiano.
Si mostra che il deterioramento del credito ha interessato i Paesi europei in maniera disomogenea a causa del diverso grado con cui la crisi finanziaria prima e quella economica poi hanno colpito le economie dei diversi Paesi.
Si analizza la situazione dei crediti deteriorati in Italia confrontandola con il contesto europeo e l'evoluzione dal 2008 ad oggi e infine si valuta l'incidenza dei crediti deteriorati su un campione composto dalle dieci principali banche italiane.
L'analisi che abbiamo fatto mette in luce alcuni ostacoli che in Italia incidono negativamente sulla prospettiva di recupero dei crediti accrescendo il divario tra il prezzo di vendita richiesto dalle banche ed il prezzo acquisito che i potenziali investitori sono disposti ad offrire, frenando difatti la nascita di un mercato attivo per la negoziazione di crediti non performanti: le inefficienze del sistema legale, le procedure per affrontare le crisi aziendali e il regime della deducibilità fiscale delle perdite su crediti.
Allo scopo di comprendere il piano di salvataggio predisposto per affrontare la situazione di dissesto delle quattro banche italiane, tra le quali Banca Marche, si fornisce inoltre una descrizione della nuova normativa in tema di crisi bancarie prevista dalla direttiva europea che introduce nell'ordinamento italiano una procedura alternativa alla liquidazione coatta amministrativa, unico strumento finora previsto dal Testo unico dei bancari.
Infine ci si concentra sull'analisi del dissesto di Banca Marche; il recente salvataggio dell'istituto di credito avvenuto sulla base delle nuove regole europee, sulla gestione delle crisi bancarie ed in vista dell'entrata in vigore del bail-in con uno sforzo ripartito tra l'intero sistema bancario, azionisti e titolari di azioni subordinate con le conseguenti ripercussioni sul territorio e sull'intero sistema bancario.
Si evidenzia che al territorio è venuta meno un'erogazione del credito rilevante, parliamo di 17 miliardi all'anno solo nelle Marche, anche a causa del coinvolgimento delle Fondazioni che possedevano più del 50% del patrimonio delle banche.
In tutte queste pagine c'è un’analisi approfondita, anche un valore scientifico rilevante di quello che in qualche modo è accaduto e per il cittadino una spiegazione analitica e precisa sul dissesto Banca Marche e sugli effetti del decreto salva banche.
Chiedo e spero che l'Aula approvi la risoluzione in modo unitario, come ha fatto la Commissione, che tenga insieme le considerazioni finali.
La nostra Commissione ha cercato di fare chiarezza in merito ad una situazione poco lineare e difficile da decifrare, ascoltando le principali parti in causa. Si è altresì fatta l'idea che, come emerge dallo scenario che si è delineato nelle pagine che avrete modo di leggere, le cause dal punto di vista storico e sociale che hanno cagionato tale perdita di valore per l'istituto di credito, tanto da arrivare all'insolvenza, sono molteplici e diffuse; va anche precisato che la Commissione ha inteso operare nell'assoluto rispetto delle attività in corso da parte della Magistratura, finalizzate ad accertare le eventuali responsabilità penali, che non hanno in alcun modo coinvolto la nostra attività e che non erano tra le finalità della Commissione stessa.
Come primo punto delle considerazioni finali della nostra relazione, abbiamo individuato, sulla base dei dati raccolti e dei resoconti, una delle più grandi debolezze della vicenda Banca Marche sicuramente nella governance: il consiglio di amministrazione, il direttore generale, in modo particolare la situazione debitoria che dal 2011 aveva assunto dimensioni allarmanti, su questa va concentrata la principale responsabilità della vicenda e su chi ha gestito materialmente la banca.
Come Commissione, va detto per essere chiari, abbiamo deciso, in merito a queste figure che hanno in qualche modo delle responsabilità più forti, di non entrare troppo nello specifico anche per evitare di contrapporci all'attività che sta facendo la Magistratura in relazione alle responsabilità penali per le quali attendiamo i risultati da chi è competente a verificarle.
Anche le Fondazioni, nell'analisi che abbiamo fatto e che spero il Consiglio la faccia propria, proprietarie di Banca Marche non sono esenti da responsabilità, l'elevata percentuale di capitale sociale posseduta delle Fondazioni bancarie ha, infatti, determinato che, nel bene e nel male, esse abbiano sempre influenzato, nei fatti, le decisioni della banca, in alcuni casi anche sul fronte delle scelte della direzione. L'attività di controllo che le stesse Fondazioni dicono di aver costantemente esercitato nei confronti degli investimenti effettuati non è stata decisiva, dal momento che non ha impedito la progressiva perdita del capitale sociale.
L'adesione da parte delle Fondazioni agli aumenti di capitali richiesti ed in particolare a quello del 2012 è avvenuta in un contesto di regolarità formale e previo assenso da parte del Ministero dell'Economia e delle Finanze; sul piano sostanziale però occorre dire, da quanto abbiamo ascoltato in audizione, che si è avuto la sensazione che questa regolarità formale non sia stata accompagnata da quella opportuna attenzione di merito che avrebbe dovuto impedire la perdita del valore delle partecipazioni delle Fondazioni, perdita alla quale consegue, nei fatti, l'impossibilità a continuare a svolgere il proprio ruolo in favore delle realtà locali.
Al riguardo ci si chiede se l'operato delle Fondazioni sia stato del tutto conforme al disposto dell'articolo 5, comma 1, del decreto legislativo 153 del 1999, che recita: “Il patrimonio delle Fondazioni è totalmente vincolato al perseguimento degli scopi statutari ed è gestito in modo coerente con la natura delle fondazioni quali enti senza scopo di lucro che operano secondo principi di trasparenza e moralità. Le fondazioni nell'amministrare il patrimonio osservano criteri prudenziali di rischio, in modo da conservarne il valore ed ottenerne una redditività adeguata".
D'altro canto, abbiamo ricordato con dovizia di particolari che nel 2008 Credit Agricole e Banca Popolare dell'Emilia Romagna formalizzarono alle Fondazioni due importanti offerte vincolanti di acquisto per poter rilanciare la banca, con un piano strategico allegato, che è agli atti della Commissione, quindi i Consiglieri possono tranquillamente vedere, e per fare soltanto un esempio, il valore che Credit Agricole offriva agli azionisti di Banca Marche e, quindi, anche ai piccoli azionisti oltre che alle Fondazioni, era di 2 miliardi e 300 milioni di euro.
Le due offerte vincolanti, a parte differenze sui profili strategici e di governance conseguenti all'operazione, avevano entrambe un pregio: si trattavano di offerte "cash" con le quali i piccoli azionisti - pari a poco più di un terzo del capitale - avrebbero ricevuto contanti in cambio delle loro azioni. Le offerte erano rivolte esclusivamente alle Fondazioni - Banca Marche non era destinataria delle stesse - talché il destino della Banca e la sorte dei piccoli azionisti era legato alle decisioni che le Fondazioni avrebbero assunto. Nessuna delle due offerte vincolanti venne accettata e abbiamo scritto proprio una frase che è significativa, citandola tra virgolette: "Banca Marche deve proseguire da sola" questa è stata la risposta che le Fondazioni diedero alle offerte di acquisto.
Da quanto emerso nel corso delle attività istruttorie svolte dalla Commissione è possibile concludere che particolari debolezze, come abbiamo già detto, secondo gli auditi, si evidenziano nella figura del Direttore generale, ma anche nel Consiglio di amministrazione e in modo particolare nel Collegio dei revisori dei conti che doveva verificare e vigilare, sui quali aspettiamo, ovviamente fiduciosi, l'attività della Magistratura, verso la quale la nostra relazione, proprio perché aveva uno scopo conoscitivo, non ha approfondito.
Può sembrare semplice giudicare ex post, soprattutto alla luce del perdurare della crisi economica che ha inciso in modo determinante sulle aspettative di effettivo realizzo dei beni dati in garanzia per i crediti concessi dall'istituto di credito, in particolare per il patrimonio immobiliare il cui valore si è progressivamente depauperato.
D'altro canto, non è contestabile che Banca Marche sia nata con quello che è stato definito come "forte sbilanciamento" nei confronti di pochi soggetti operanti nel settore immobiliare, che sono stati oggetto di affidamenti eccessivi a fronte di un non sempre corretto bilanciamento di interessi. Tale bilanciamento di interessi ha ad oggetto, da una parte, la funzione istituzionale di una banca, rappresentata dal sostegno alle attività economiche attraverso l'erogazione di credito, e dall'altra il dovere di svolgere questa funzione senza pregiudizio per i risparmiatori e gli azionisti.
L'intervento del Commissariamento e il ruolo svolto dai due Commissari di Banca d'Italia ha avuto come conseguenza diretta la crescita degli accantonamenti a fronte di una crescita del rischio di credito, in particolare di quello rivolto al settore immobiliare, ed è questo uno dei temi centrali della nostra relazione, sottovalutando però il fatto che l'obiettivo di una gestione prudente non potesse prescindere dal ruolo istituzionale di un istituto di credito, che è quello di sostenere le imprese e in generale lo sviluppo economico di un territorio.
Nel corso dell'audizione del 2 marzo, in particolare, le associazioni sindacali sostengono che “probabilmente ciò che ha fatto la differenza, senza voler in alcun modo sminuire le responsabilità individuali rispetto ai rischi eccessivi che si è presa Banca Marche in alcuni comparti come l'immobiliare, è stata la gestione della crisi"; in particolare sostengono che si sia realizzato "un eccessivo accanimento, messo in atto dalla nuova dirigenza, con punte di "sadismo" molto evidenti da parte di qualche solerte funzionario non sufficientemente contrastato, mai visto in nessun'altra situazione”, quindi, tenuto conto delle considerazioni delle associazioni sindacali, merita una riflessione ulteriore il cambiamento dei parametri di valutazione del credito.
Sul punto va osservato che Banca d'Italia avvia nello stesso periodo delle ispezioni presso 20 banche, in vista del passaggio alla vigilanza unica della BCE, al fine di verificare quale fosse lo stato reale del credito in Italia. Così si esprime a proposito la Banca d'Italia: “Per ciascuno dei 20 gruppi bancari ispezionati è stata condotta un'analisi dei profili qualitativi delle rettifiche sui crediti deteriorati. Le indicazioni contenute nella Guida di vigilanza sono state riviste tenendo conto anche dell'attuale eccezionale contesto congiunturale, fornendo agli ispettori criteri più stringenti riguardo alla valutazione delle garanzie, dei tempi di recupero e dei tassi di attualizzazione". Quindi, è la stessa Banca d'Italia a chiarire che nella circostanza le indicazioni contenute nella Guida di vigilanza sono state riviste tenendo conto anche dell'attuale eccezionale contesto congiunturale.
La dirigenza ha modificato sostanzialmente i parametri di valutazione del credito e lo ha fatto in modo unilaterale, secondo quanto è emerso nella nostra Commissione, il che viene comunicato senza la discussione nel Consiglio di amministrazione e Banca d'Italia chiede alla dirigenza di valutare tutto il credito deteriorato esistente con i nuovi parametri segnalati e Banca Marche aggiunge di propria iniziativa, alle posizioni osservate da Banca d'Italia, posizioni per oltre 900 milioni di euro, riclassificate da bonis a deteriorato, che vengono anch'esse valutate con i nuovi parametri.
Ovviamente la dirigenza poi va in Consiglio di amministrazione il 6 dicembre 2012 per farsi approvare i parametri, ma questa delibera viene respinta – questo è uno dei passaggi chiave di questa vicenda - la dirigenza torna alla fine di dicembre e il Consiglio ratifica quanto avvenuto in attesa di disporre di un documento (di una società di revisione) che mettesse a confronto i parametri imposti dalla dirigenza stessa con quelli di altre banche; all'esito del confronto avrebbe deciso e, comunque, prima dell'approvazione del bilancio
Il documento della società di revisione non viene portato all'attenzione del Consiglio di amministrazione, sebbene dimostri, abbiamo gli atti e spero che i Consiglieri vogliano leggerli, per Banca Marche l'eccessiva penalizzazione dovuta ai parametri prescelti rispetto a quelli utilizzati dalle altre banche impiegate per il confronto; il Consiglio di amministrazione approva il bilancio 2012, redatto sulla base dei parametri voluti dalla dirigenza, senza ancora aver letto i risultati della società di revisione.
E' fuori discussione il fatto che Banca Marche dovesse accrescere le coperture sul deteriorato, le questioni vere sono di quanto accrescerle; su questo c'è una discussione aperta sulla quale noi abbiamo riportato alcuni dati ed elementi in modo che chi legge si possa fare una sua opinione nel modo più trasparente possibile.
Gli esiti dell'analisi del bilancio degli asset di Banca Marche hanno generato sulle banche, che ne sono state oggetto, un aumento significativo degli accantonamenti sul rischio di credito, a causa sia di trasferimenti da credito in bonis a credito deteriorato che di un aggravamento delle coperture sui crediti già appostati al 31 dicembre 2013 come deteriorati. Tali evidenze, che si sono tradotte in maggiori perdite su crediti, sono state portate a bilancio solo nel 2014.
Qualora Banca Marche avesse adottato gli stessi parametri di copertura delle suddette banche, analizzate dal punto della BCE, abbiamo ragione di ritenere che probabilmente la svalutazione delle perdite sarebbe stata molto differente.
In questa conclusione ci sono dei grafici che aiutano a capire meglio quello che stiamo dicendo.
Nel 2012 gli accantonamenti sono pari a 119 milioni di euro; è l'anno della grande perdita e già questo fatto dimostra che le politiche seguite da Banca delle Marche nel 2012 erano più aggressive di quelle delle altre banche; a tale situazione fa riferimento l'adozione dei parametri di valutazione eccessivi denunciata dai sindacati.
Nel primo semestre del 2013 l'eccesso di accantonamenti aumenta fino ad oltre 500 milioni di euro; dopo la semestrale la gestione è in mano ai Commissari che evidentemente continuano a svalutare il credito di Banca Marche nonostante prima del loro ingresso la Banca d'Italia avesse condotto ispezioni su tale ambito da novembre 2012 ad agosto 2013.
Successivamente l'eccesso di accantonamenti si riduce quando le banche del confronto recepiscono i maggiori accantonamenti richiesti dall'analisi sugli asset, nel bilancio 2014 l'eccesso scende a 282 milioni di euro e a 181 milioni di euro nel 2015.
Quanto abbiamo detto dimostra che la banca ha anticipato nella politica di accantonamento - in questo modo, secondo noi, ha creato i presupposti del commissariamento - ciò che le banche più importanti faranno in modo significativo solo a partire dal bilancio 2014, quindi Banca Marche ha anticipato di due anni quell'accanimento, quella revisione del credito deteriorato che le altre banche faranno nel 2014.
Non si può, infine, tacere che il terzo livello di criticità è stato rappresentato - in tutta la nostra relazione - dalle filiere di controllo istituzionale, vale a dire dall'attività svolta da Banca d'Italia e da Consob, rispetto alla quale non può non rilevarsi uno scarto tra risultanze istruttorie e la realtà che poi si è drammaticamente verificata.
Sul fronte delle proposte di acquisizione della banca, in quella fase commissariale, Presidente, è emerso che la questione Fonspa ha contribuito ad aggravare la situazione, in quanto ha costretto la banca stessa a corrispondere gli interessi: si è infatti concentrato il rischio verso una sola controparte e nel momento in cui il 20 maggio 2015 il credito Fonspa non è stato rimborsato si sono verificati danni reputazionali ingenti, provocando una perdita di liquidità molto rilevante. I Commissari avrebbero dovuto piuttosto provvedere per tempo a far fronte alla scadenza dei pronti contro termine relativi al prestito Fonspa.
Le organizzazioni sindacali aziendali, che abbiamo ascoltato più volte in Commissione, sostengono in proposito che "non si capisce perché la vigilanza abbia rifiutato, per quanto ci risulta, alcune proposte provenienti da investitori stranieri che avrebbero inteso acquistare qualcosa come 5 miliardi di sofferenze e incagli di Banca Marche pagandoli il 30% del loro valore - quindi quasi il doppio del valore stabilito dal Governo con il decreto legge 22 novembre 2015 n. 183 - permettendole, tra l'altro, di incassare 1,5 miliardi di euro liquidi, con evidenti benefici sia dal punto di vista patrimoniale che della liquidità.
Forse perché Banca d'Italia avrebbe inizialmente "puntato tutto" sulla partita Fonspa, soggetto che avrebbe dovuto non solo comprare e gestire il recupero del credito deteriorato, ma anche acquisire la quota di controllo della banca stessa attraverso un aumento di capitale dedicato. Nonostante le perplessità di molti per l'evidente sproporzione tra l'impegno di un soggetto quale Fonspa e l'acquisto di una banca di oltre trecento sportelli, masse amministrate importanti ed una rilevante complessità organizzativa le cose sembrano, comunque, procedere nel senso della acquisizione da parte di Fonspa.
A giugno 2013 la stessa vigilanza ammette che il fabbisogno è quello fissato a 250 milioni di euro, tale affermazione viene confermata dal Governatore di Banca d'Italia, Ignazio Visco, il 20 giugno quando chiede che venga eseguito un aumento di capitale di 300 milioni di euro, considerato allora sufficiente. Tuttavia i tempi richiesti risultano troppo stringenti.
L'allungamento dei tempi ha inciso negativamente sui costi amministrativi della banca e sul numero di clienti che hanno chiuso i conti nel frattempo.
Nella situazione attuale, il rischio maggiore per il sistema bancario è rappresentato dal venir meno di quel rapporto di fiducia su cui si basa la relazione fra banca e risparmiatore, fiducia che costituisce l'essenza dell'attività bancaria, alla quale si aggiunge l'incertezza generata ed i dubbi creati dalle nuove norme europee sulla gestione delle crisi bancarie. Quanto accaduto ai possessori di azioni e obbligazioni subordinate ha generato una grave crisi di fiducia nell'intero sistema bancario; tutto questo peserà sulla nota e storica propensione al risparmio dei marchigiani.
Da un lato la soluzione adottata per il salvataggio dei quattro istituti di credito commissariati ha assicurato la continuità operativa delle banche e il loro risanamento; ha tutelato i risparmi di famiglie e imprese detenuti nella forma di depositi, conti correnti e obbligazioni ordinarie e soprattutto preservato i rapporti di lavoro in essere, non dimentichiamo che Banca Marche ha 3.000 dipendenti, però come è noto l'operazione di salvataggio ha gravato sugli azionisti e su chi aveva investito in obbligazioni subordinate. Non si può dubitare circa il fatto che sia le azioni che le obbligazioni subordinate devono essere vendute a persone con una capacità ed una propensione al rischio molto elevata, consapevoli delle conseguenze e dei rischi legati alla tipologia dello strumento finanziario; inoltre, l'investimento azionario od obbligazionario, proprio perché rischioso, non deve riguardare l'intero patrimonio di una persona, ma solo una minima parte.
Nella risoluzione la Commissione, e spero l'Aula nella sua più ampia forma, fa proprio l'auspicio dei rappresentanti dei consumatori circa la possibilità di indennizzare parte dei soggetti che hanno visto i propri investimenti azzerati attraverso una Commissione di conciliazione che giudichi il caso e decida sul da farsi.
Ora è necessario ricostruire con la clientela una relazione basata sulla fiducia, puntando al rilancio etico, industriale e relazionale dell'intermediario, con benefici non solo per gli attuali lavoratori, clienti e portatori di interessi economici ed istituzionali, ma per l'intero territorio marchigiano, favorendo la creazione di nuova occupazione e ristabilendo l'importante legame con la comunità locale, che oggi sembra gravemente compromesso.
Resta il fatto che le responsabilità, secondo la Commissione, secondo la nostra relazione, molteplici e diffuse, che si è cercato di delineare, hanno concorso a determinare un danno sociale ed economico alle famiglie e alle imprese marchigiane che soltanto per gli obbligazionisti subordinati ammonta a circa 400 milioni di euro, senza considerare che le Fondazioni hanno perso altri 400 milioni di euro di patrimonio e questo significa decine di milioni di minori contributi, di filantropia, di attività culturali, di sostegno alle associazioni, ai Comuni, ai servizi sociali, quindi questa vicenda ha un interesse fortemente pubblico e dico anche fortemente politico perché dagli errori bisogna imparare.
Alcune Fondazioni erano proprietarie di questa banca ed oggi non possono più esercitare quel ruolo sociale, ancorché enti privati come le Fondazioni con scopi pubblici.
Ritengo che abbiamo svolto insieme ai colleghi, che ringrazio come ringrazio i funzionari che ci hanno aiutato in questi mesi, un'attività di analisi e di confronto utile alla comprensione.
Tante persone anche questa mattina ci hanno sollecitato su questa strada perché la politica non deve coprire certe situazioni e non deve avere paura di scoprirle, di farle sapere, di conoscerle, di indagarle, con tutti i limiti e nei limiti ovviamente delle nostre competenze.
E' un interesse pubblico perché senza il prestito, senza il credito l'economia non riparte; se non ci sono scambi di credito, se non si investe sulle imprese, se non si investe sulle famiglie, lo sviluppo economico, il rilancio economico non ci sarà, è fondamentale quindi che il credito faccia la sua parte, che riparta l'economia sulla fiducia e che gli intermediari creditizi del nostro territorio siano forti, autonomi dalla politica. Questa vicenda, secondo me, deve servire quanto meno ad imparare dagli errori del passato. Grazie.

Sull’ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Maggi.

Giovanni MAGGI. Il Presidente ha detto che nella Conferenza dei capigruppo si è deciso di parlare per 10 minuti, io vorrei precisare, se lei mi permette, che è stata la maggioranza ad aver deciso insieme al Consigliere Bisonni, perché noi, come minoranza, su un argomento così importante volevamo estendere la discussione e non limitarla ad un'oretta; volevamo estendere a tutti la possibilità di intervenire sulla questione Banca Marche. La maggioranza nella Conferenza dei capigruppo ha deciso solo 10 minuti per gli interventi dei capigruppo. Questa è la considerazione che ha la maggioranza di 3 mesi di lavoro.

PRESIDENTE. La Conferenza dei capigruppo a maggioranza ha deciso quello che lei ha riportato.
Ha la parola il Consigliere Busilacchi.

Gianluca BUSILACCHI. Grazie, Presidente …

Enzo GIANCARLI. Posso?

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Giancarli.

Enzo GIANCARLI. Ho un profondo rispetto per le istituzioni, vorrei mantenerlo, ma soprattutto mantenere uno stile, non nascondo però che è difficile farlo perché a mio avviso si è superato ogni limite.
Presidente del Consiglio mi rivolgo a lei, non mi rivolgo ai Capigruppo, perché secondo me sono calpestate ed umiliate le funzioni del Consigliere, è negata la libertà di parola, io la invito in futuro a non assumere più simili decisioni, anche perché non suffragate da leggi, da regolamenti, da statuto e, se mi permette, anche dal buon senso.
Quanto al punto all'ordine del giorno e quindi alla seduta odierna, prendo atto della decisione, la rispetto, ho detto quello che penso perché non ci può essere ipocrisia, ma credo che ci debba essere trasparenza e quindi il pensiero va manifestato anche perché non sono qui a titolo personale, ma in rappresentanza di una comunità, però rispetto alla seduta odierna prendo atto che non posso dire la mia, non posso esprimermi su una vicenda così complessa e voto contro.

PRESIDENTE. Consigliere Giancarli, preciso solo che non è una decisione mia ovviamente, è una decisione della Conferenza dei capigruppo, sono state vagliate alcune proposte e a maggioranza la Conferenza dei capigruppo ha scelto questa proposta, non è una decisione del Presidente, solo questo.
Ha la parola il Consigliere Zura Puntaroni.

Luigi ZURA PUNTARONI. Ci conceda solo cinque minuti, sono rare le occasioni, cosa le costa farci parlare tutti quanti in maniera libera?
Io l’ho chiesto, avete detto di no, mi tengo il no, però questo avvalora quello che ho detto tre mesi fa e cioè che questo studio, questa indagine, è una grande presa per il c... Grazie.

PRESIDENTE. Ripeto, le decisioni si prendono a maggioranza e così ha deciso la Conferenza dei Capigruppo.

(Prosecuzione discussione sulla relazione)

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Busilacchi.

Gianluca BUSILACCHI. Grazie Presidente. Su questo tema siamo intervenuti varie volte in Aula.
Voglio ricordare che questa mattina il Presidente ha avanzato questa proposta per un'operazione di contenimento dei lavori, per far si che questo dibattito potesse essere, come è avvenuto anche nel passato per altre Commissioni di inchiesta, ordinato.
Ovviamente nessun problema, ci mancherebbe, ad estendere questo dibattito ad una riflessione più ampia, anzi mi sentirei di dire che se oggi, su proposta del Presidente, la Conferenza dei capigruppo ad ampia maggioranza ha votato questa procedura, nulla ci vieta - poiché questa Commissione e la sua relazione mettono in campo anche alcune proposte - nei prossimi mesi fare un dibattito aperto, una seduta su questo tema per ritornare e vedere l'evoluzione nel tempo, quindi nessuna volontà di levare la parola a qualcuno, del resto su questo tema siamo già intervenuti molte volte.
Credo che questa Commissione, che noi come gruppo del Partito Democratico e come maggioranza abbiamo richiesto per primi, abbia fatto un lavoro importante, non era per nulla scontato perché il tema è complesso, è articolato, era fortissimo il rischio di ripetere molte cose già dette e non produrre dei risultati originali.
Invece devo dire che, per questo ringrazio tutti i colleghi, gli uffici, gli auditi che hanno dato piena dignità a questa Commissione, il risultato è davvero significativo, non solamente nella mole, oltre 100 pagine di relazione, ma direi quasi nella sua scientificità di analisi per i primi tre quarti, poi è chiaro che l'ultima parte si concentra più su alcune considerazioni di sintesi.
La prima cosa importante che vorrei dire è che sono stati prodotti dei risultati originali, dico persino a livello nazionale, perché, secondo me, ed è questo l'aspetto più interessante di riflessione, di fatto si va contro alcuni luoghi comuni che c'erano su questa vicenda.
Ovviamente, come è stato già ricordato, noi non ci siamo occupati delle questioni che hanno a che fare con la legalità, non ci saremmo mai permessi, questo è un aspetto che attiene alla Magistratura ed è del tutto evidente che questa parte non spiega la crisi della banca, la parte che riguarda l'aspetto penale è una piccolissima parte della vicenda sulla crisi complessiva dell’istituto di credito, credo che questo andasse detto.
Al netto di questo aspetto su cui non entrerò più, le evidenze più diffuse nell'opinione pubblica, fino a qualche tempo fa, erano fondamentalmente due e cioè che le cause principali che hanno portato alla crisi di questo istituto bancario dipendessero da due elementi, il primo era la forte percentuale di crediti deteriorati sugli impieghi, il secondo l'eccessiva esposizione sul settore immobiliare.
Questi due aspetti ci sono, è vero che ci sono, è vero che hanno segnato la storia recente di Banca Marche, ma, e questo è secondo me un aspetto interessante che emerge dal lavoro della Commissione, sono in linea con quello che è avvenuto nel sistema bancario italiano dal 2008 ad oggi, cioè dal 2008 ad oggi l'incidenza del credito deteriorato sugli impieghi ha segnato una parabola molto simile a quella di Banca Marche.
Voglio ricordare che nell'ultima relazione di Banca d'Italia, del 31 dicembre 2015, risultano 360.403 milioni di euro di credito deteriorato che, rispetto al complessivo degli impieghi al netto degli accantonamenti, è il 10,8%, questo oggi è fonte di instabilità per tutto il sistema bancario italiano, quindi credo che l’analisi sul sistema bancario italiano che abbiamo fatto sia profonda e è da legare evidentemente anche alla fase di crisi perché è chiaro che quando un'economia è in crisi, meno è la crescita, maggiori sono le difficoltà di pagare i crediti bancari da parte delle famiglie e delle imprese, più aumenta il credito cattivo.
Questo è tanto più valido non per Banca Marche, ma per quelle realtà economiche, come la nostra regione, che prima della fase di crisi facevano segnare, prima del 2008, le più alte crescite del Pil per abitante d'Italia, seconde solamente al Lazio.
La crisi economica in realtà come le Marche segna più significativamente il territorio, quindi le banche del territorio risentono di questo aspetto che è una tendenza di tutto il sistema.
Credo che questa considerazione, ad esempio, sia nuova, non l’ho mai sentita, interessante.
Ora rispetto a questa considerazione di contesto veniamo alle vicende della nostra Banca Marche, perché le ispezioni di Banca d'Italia, ovviamente, hanno monitorato questa situazione e hanno verificato, per esempio, che nel 2011 Banca Marche aveva adeguati margini reddituali e patrimoniali ed era impegnata a rimuovere le criticità. In quella fase, quindi, Banca d'Italia nelle sue ispezioni ha delle risultanze della vigilanza non tali da impedire l'aumento di capitale, tanto che, come anche noto sulla stampa nazionale, nella comunicazione che Banca d'Italia fa alla Consob il 28 dicembre 2011 non sono state sollevate delle controindicazioni di merito rispetto a questa ricapitalizzazione, né, e questo voglio aggiungerlo, sono state sollevate delle obiezioni sui parametri di valutazione del credito, che invece sono stati modificati dalla direzione alcuni mesi dopo.
Credo che sia utile ricordare questo aspetto perché evidentemente Banca d'Italia era a conoscenza della situazione della banca in quel periodo.
Come veniva ricordato sull’istituto di credito c'è stata una “tempesta perfetta”, ci sono state molte concause che hanno portato alla crisi, ci sono quindi varie responsabilità ovviamente più o meno gravi, sono responsabilità evidentemente colpose e non altro, però la crisi poteva essere evitata.
Le Fondazioni hanno esercitato sempre un ruolo, un'influenza notevole sulle scelte della banca, sono state già ricordate nella relazione. E’ un momento cruciale molto importante, molto significativo, quello del 12 febbraio 2008 quando ricevono alcune offerte vincolanti, ricordo in particolare quella di Credit Agricole, un'offerta vincolante pari a oltre due euro per ciascuna delle oltre 1 miliardo di azioni, che avrebbe consentito un'offerta di 2 miliardi e 300 milioni.
Ora è vero che in quella fase del dibattito complessivo c'era l'idea che la banca dovesse rimanere nel territorio, questo è vero, questo era un aspetto diffuso nell'opinione pubblica, è chiaro che oggi con il senno del poi ci rendiamo conto che quell'operazione avrebbe consentito al territorio non solo di evitare il fallimento della banca, ma di avere anche una forte remunerazione.
Credo che questo ci debba insegnare rispetto al futuro cosa vuol dire una banca del territorio, non una banca necessariamente a controllo territoriale, con delle ricadute positive per l'economia territoriale, sono due cose diverse.
Quella vicenda credo che abbia segnato l'inizio di alcuni problemi, evidentemente di alcune divisioni all'interno della banca perché fondamentalmente è stata soprattutto la Fondazione di Macerata ad opporsi a quella vendita. Questa divisione ha poi segnato il dibattito all'interno del Consiglio d'amministrazione, ricordo che Banca d’Italia scrive: “Il Consiglio d'amministrazione rinnovato ad aprile 2012 ha prodotto risultati insufficienti a causa dei forti dissidi interni con conseguente situazione di stallo decisionale e sono state deliberate misure di ripatrimonizzazione tardive, inadeguate e incerte”.
Inizia una fase molto delicata anche dal punto di vista decisionale che porterà alcuni mesi dopo, nel settembre del 2012, la nuova direzione a proporre la modifica dei parametri di valutazione del credito.
Credo che questo sia un passaggio molto delicato che segna, e siamo al secondo corno degli errori, altri errori, altre colpe nella valutazione, perché sebbene Banca d'Italia non avesse, e lo ricordavo prima, espresso la necessità nelle sue ispezioni di queste modifiche, la variazione dei parametri di valutazione del credito, che inizialmente è stata respinta dal consiglio d'amministrazione, è stata proposta al Consiglio d'amministrazione. A fine dicembre dello stesso anno i parametri applicati dalla direzione sono stati ratificati senza approvazione, questo è un altro aspetto originale che dice questa relazione, subordinandoli ad una consulenza comparativa commissionata alla KBMG.
Il documento che abbiamo visto della KBMG dimostra che questi parametri erano eccessivi, ponendoli a confronto con quelli di altre sei banche per tutte le categorie di credito deteriorato ed evidentemente il Consiglio di amministrazione ha approvato questi parametri senza aver tratto tutte le piene considerazioni sugli effetti. Le conseguenze ci sono state alcuni mesi dopo perché veniamo all’approvazione del bilancio d'esercizio 2012 con una perdita superiore ai 500 milioni di euro, che si ripete nella semestrale del 2013 che è quella che ha portato il coefficiente minimo patrimoniale al di sotto dell'8% regolamentare e che ha determinato l'avvio della fase commissariale.
In pochi mesi una realtà che era già difficile per una situazione di contesto nazionale, che però non aveva sollevato particolari preoccupazioni da parte delle nostre istituzioni bancarie, porta alla fase commissariale che, questa è un'altra evidenza nuova ed originale della relazione, peggiora ulteriormente la situazione, perché i commissari ereditano circa 1 miliardo di euro di patrimonio e in seguito al cambio di questi parametri sono bruciati 700 milioni in 3 mesi, tra ottobre e dicembre 2013, questa gestione commissariale ha evitato di fatto di gestire il credito in modo reattivo e lo ha invece ulteriormente contratto, bloccando le nuove erogazioni.
In questa fase si situa l'avvio dell'operazione Fonspa, che è stata già descritta nella relazione, su cui ulteriormente non mi dilungo, che di fatto segna un altro errore perché ha inibito all'amministrazione straordinaria la possibilità di considerare altre alternative nel mercato. Ci si è vincolati fortemente a questa operazione e nel momento in cui la BCE ha chiesto a Fonspa di rientrare del finanziamento, questa a sua volta ha richiesto il rimborso del finanziamento concesso a Banca Marche, finanziato dalla vendita sul mercato di titoli di proprietà da parte di quest'ultima, e da questo momento inizia un’ulteriore spirale che porta alla fuga dei depositi e che a novembre 2015 ne avrà ridotto l'entità di oltre 1 miliardo di euro.
In sostanza un insieme di operazioni sbagliate, io voglio anche ricordare che quando queste operazioni sbagliate si sono susseguite, c'è stato un momento, era il 2013, in cui il Governatore Visco sosteneva che un aumento di capitale quantificato in 300 milioni di euro poteva salvare la banca.
In conclusione, Banca Marche poteva essere salvata se non si fossero verificate, almeno non tutte insieme, queste condizioni: se le Fondazioni avessero all'epoca venduto e comunque vigilato di più; se non ci fossero stati gli errori da parte del Consiglio di amministrazione rispetto a questa modifica dei parametri e rispetto alla gestione commissariale specie sull'operazione Fonspa, insomma un insieme di errori ci sono stati.
Credo che questa relazione abbia prodotto una spiegazione utile, ricca, esaustiva, in cui tutti gli aspetti della vicenda sono stati fotografati e ne sono stati evidenziati di nuovi, soprattutto rispetto al fatto che la Commissione ha lavorato per tre mesi, quindi un tempo relativamente limitato.
Consegniamo ai marchigiani, ai risparmiatori, i risultati di questo lavoro con l'auspicio che dietro lo slogan “Banca del territorio” per il futuro del nostro sistema bancario, non solamente marchigiano, ci possa essere un'idea di banca che si occupi del buon funzionamento dei servizi di credito territoriali e non semplicemente una banca che ha presenza ed esercita un ruolo nel territorio.
Credo che questa sia una considerazione che tutto il sistema bancario oggi dovrebbe fare, ovviamente anche le istituzioni, credo che tutte le istituzioni siano chiamate ad una riflessione profonda sul rapporto tra economia e credito nel nostro Paese, in una fase ancora difficile per l'economia, perché è chiaro che solamente da un rapporto positivo e proattivo tra il sistema del credito e l'attività economica che il nostro Paese avrà la possibilità di ripartire.

Presidenza della Vicepresidente
Marzia Malaigia

PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Marcozzi.

Jessica MARCOZZI. Innanzitutto vorrei ringraziare il Presidente della Commissione, il Vicepresidente e i membri della Commissione per il lavoro svolto. Ringrazio anche i dirigenti e i dipendenti che ci hanno assistito durante le audizioni e durante la relazione finale.
Come hanno già detto il Presidente ed il Vicepresidente della Commissione quello che noi abbiamo fatto è un excursus storico sulla vicenda Banca Marche, in maniera tale da dare trasparenza e soprattutto di mettere in evidenza quello che è stato detto in audizione dalle varie personalità in modo che il lettore alla fine possa trarre le sue valutazioni.
Le responsabilità sono diffuse e a più livelli. Credo che se si doveva salvare la banca bisognava agire in maniera diversa.
La relazione del Presidente e del Vicepresidente è stata molto esaustiva e quindi mi soffermerò sugli aspetti salienti, farò proprio un riassunto, per individuare le responsabilità che hanno portato alla crisi di Banca Marche, soprattutto sull'esposizione da parte della Banca verso il settore immobiliare, sulle Fondazioni, l'organo di vigilanza, sulla fase di commissariamento e sulla governance sulla quale non siamo entrati nel merito perché c'è un'indagine in corso, quindi non abbiamo fatto nulla in merito.
Esposizione di Banca Marche verso il settore immobiliare: nella relazione è bene indicato che Banca Marche era esposta soprattutto verso un settore che è quello immobiliare. Voi capite che quando un istituto è esposto verso un settore, il rischio di una perdita secca è elevato, ma non soltanto Banca Marche era esposta verso il settore immobiliare, il problema è che il settore immobiliare era esposto verso determinati gruppi. Già il rischio di una perdita per la banca c'era, uno, perché c'era un’alta percentuale verso il settore immobiliare e poi verso determinati gruppi; due, alle Fondazioni, che hanno il 56% del capitale sociale della Banca, nel 2008 - noi lo abbiamo appreso alla fine delle audizioni, è tutto certificato - sono arrivate da parte di Credit Agricole e Banca Popolare dell'Emilia due offerte pari a 2,6 miliardi e 2,3 miliardi cash ed hanno detto: “No, proseguiamo da sole”.
Uno: la banca era fortemente esposta verso il settore immobiliare e verso determinati gruppi; due: le fondazioni nel 2008 hanno detto no ad un'offerta di un istituto di credito emiliano e di Credit Agricole, voi capite che le Fondazioni devono fare le Fondazioni e non i banchieri, dovevano lasciare l'attività di banchiere a qualcuno che sapeva fare il proprio lavoro; tre, andiamo all'organo di vigilanza, Banca d'Italia, credo che Banca d'Italia forse non sia stata in grado di valutare pienamente la situazione tecnica di Banca Marche pur avendola ispezionata tantissime volte, perché il 28 dicembre 2011 Banca d’Italia, pensate, attesta una situazione tecnica adeguata e non solleva alcun elemento di allarme oggettivo, né ritiene di dover bloccare l'azione di Consob che stava provvedendo all'aumento di capitale sociale, che avverrà nel 2012.
Perché dico che attesta una situazione tecnica adeguata? E’ un po' strana questa attestazione, perché nel 2011 i crediti deteriorati aumentano del 28,9% e nel 2010, immaginate, la Banca d'Italia aveva sanzionato 17 persone tra amministratori e sindaci di Banca Marche, ciò nonostante all'epoca valuta che non ci siano ragioni per stoppare l'aumento di capitale sociale. Questi 17 amministratori e sindaci vengono sanzionati da Banca d'Italia per i rischi creditizi elevati, scarsa incisività del collegio sindacale, ma il 28 dicembre 2011 non attesta nessuna irregolarità tecnica.
Inoltre c'è il caso Fonspa, di cui ha parlato anche il Presidente ed il Vicepresidente, che ha aggravato enormemente la situazione di Banca Marche con una perdita elevata di liquidità, quindi: l’eccessiva esposizione immobiliare, le Fondazioni, l’organo di vigilanza ed arriviamo alla fase del commissariamento è qui veramente c'è stato un accanimento terapeutico verso Banca Marche.
A fine 2012 sono stati fatti fare a Banca Marche accantonamenti pari a 1 milione di euro, invece di salvarla l'hanno portata direttamente alla morte. Voi pensate che dopo gli accantonamenti, dopo la semestrale del 2013, Banca Marche, che aveva dichiarato una perdita pari 516 milioni di euro, aveva le stesse coperture delle 15 banche prese a campione a livello nazionale e aveva quasi le stesse coperture di Banca Intesa e Unicredit che sono le banche più coperte a livello nazionale.
Questo “accanimento terapeutico”, questo eccesso di accantonamento, che potete vedere nella relazione con i grafici, ha portato la banca direttamente al commissariamento. Inoltre qui c'è un errore tecnico, chiamiamolo errore tecnico, una contraddizione nella fase di liquidazione del capitale della società e nella valutazione dei crediti. C'è stata una fase molto lunga per quanto riguarda la liquidazione e un'immediata valutazione dei crediti deteriorati al 17,5%. Mai accaduto in precedenza.
La fase di liquidazione doveva essere più breve per dare tempo di fare una valutazione esatta, non esattissima, ma quantomeno reale dei crediti deteriorati, così non è avvenuto, quello che ho detto è fondato perché c'è una recente decisione della Commissione Europea su una banca tedesca, che è nelle stesse condizioni di Banca Marche, per la quale si è fatta una liquidazione breve dando poi 6 mesi di tempo per valutare i crediti deteriorati. Con Banca Marche si è fatto il contrario, liquidazione lunga, ma immediatamente i crediti sono stati valutati al 17,5.
Molte volte nelle varie audizioni mi sono fossilizzata proprio sui crediti deteriorati, c'è stato l'accanimento terapeutico, quindi ci sono stati errori ripetuti nel tempo che hanno portato alla crisi di Banca Marche.
Da un punto di vista dell'analisi del credito i tempi sono una variabile determinante e purtroppo per quanto riguarda la liquidazione e la valutazione dei crediti è stato fatto veramente un errore clamoroso tanto che oggi questi crediti si dice che valgano 3 o 4 punti in più, se questa percentuale fosse applicata su tutti i crediti insolventi avremmo un risparmio complessivo per le banche di 10 miliardi di euro.
Nella relazione, io le ho sintetizzate, le cause che sono molte e che hanno portato alla crisi di Banca Marche sono le seguenti: l’esposizione eccessiva nel settore immobiliare, soprattutto verso determinati gruppi; le Fondazioni hanno avuto un ruolo determinante in questa vicenda; l'organo di vigilanza; l'accanimento terapeutico su Banca Marche che l'ha portata direttamente al commissariamento; l'errore tecnico della governance, una contraddizione tra la fase di liquidazione e la valutazione dei crediti; la governance, ripeto, non ne parliamo perché c'è un'indagine in corso.
Gli effetti immediati della vicenda Banca Marche. Ne abbiamo parlato a più riprese e anche sulla stampa, ma vorrei soffermarmi in maniera molto veloce sugli effetti mediati che la vicenda Banca Marche produrrà in futuro per il nostro territorio, mediati, che il cittadino non riesce a percepire subito perché li vedrà in futuro. Quali sono questi effetti mediati? Le Fondazioni, voi vi rendete conto, hanno perso 400 milioni di patrimonio, sapete cosa significa questo? Una perdita di 30/40 milioni di erogazioni di tipo filantropico l'anno.
Questo è un dato che non emerge dalla stampa, ma purtroppo è la realtà dei fatti e in un territorio come Jesi, Pesaro, Macerata, determinerà un pesantissimo effetto in termini di contributi liberali a varie attività sociali, perché le Fondazioni vivono di patrimonio e nessuno ricostituirà questi 400 milioni.
Il secondo effetto mediato è il moltiplicarsi delle credit crunch, cioè l'effetto sulla riduzione del credito erogato. Cosa significa questo? Significa che già nel 2008 le istituzioni bancarie avevano ridotto il credito alle imprese e con la vicenda Banca Marche si sono persi 1 miliardo e mezzo di erogazioni, cosa ha portato questo? Ha portato: uno, alla crisi delle aziende; due, alla riduzione della capacità produttiva delle aziende in quanto le banche non hanno continuato ad erogare - vedete gli effetti devastanti che la vicenda Banca Marche ha portato e porterà nel nostro territorio; tre, il problema è che i correntisti Banca Marche migrano e dove migrano? Verso istituti di credito più grandi. E’ la verità, è la realtà questa, e una delle caratteristiche della banca di grandi dimensioni è che non c’è un rapporto tra deposito ed impiego. Cosa significa? Che mentre Banca Marche raccoglieva l'80 e rinvestiva il 70 sul territorio, la banca di grandi dimensioni raccoglie qui e investe in altre realtà. Poi c'è la fiducia e l'immagine, certamente non sono direttamente correlati perché Banca Marche può riacquistare l'immagine, ma è difficile riacquistare la fiducia e in che modo lo potrà fare? Attraverso gli investimenti più massicci, a questo punto bisognerà vedere chi acquisterà questa banca per creare ancora fiducia nei correntisti.
La vicenda di Banca Marche ha portato determinate conseguenze, non solo nell'immediato, ma anche per il futuro e la relazione che abbiamo fatto non è leggera, sono venute tantissime persone in audizione, qui ringrazio il Presidente Carloni perché grazie a lui abbiamo avuto Banca d'Italia, e grazie a queste personalità abbiamo potuto comprendere la vicenda Banca Marche perché è facile dire la responsabilità è di questo è di quello, no, bisogna capire che cosa è avvenuto, bisogna capire che cosa dice un personaggio e che cosa dice un altro e poi appurare qual sia la vera causa, ma qui non c'è stata solo una causa, ci sono state tante situazioni che hanno determinato la crisi di Banca Marche.
Naturalmente questa relazione non è fine a se stessa, serve perché gli errori fatti in passato non si ripetano in futuro, quindi non è una relazione banale, come qualcuno vuole dire.
Mi sento di ringraziare il Presidente perché in Commissione sono venute tantissime persone e parlando con lui già dalle prime audizioni, abbiamo potuto comprendere la vera vicenda Banca Marche.
Ringrazio tutti i componenti della Commissione e ringrazio anche i dipendenti che ci hanno assistito.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Zaffiri.

Sandro ZAFFIRI. Grazie Presidente, grazie di questa opportunità che ci viene data, anche se parziale, per parlare di un problema molto importante che interessa centinaia di migliaia di marchigiani che si sono visti depauperare dei loro beni.
La nostra lettura della vicenda è in un'ottica completamente diversa rispetto a quanto abbiamo ascoltato fino a questo momento, anzi diciamo che quest'Aula è stata depauperata del ruolo che prevede il dibattito su un aspetto così importante.
E’ stata già fatta una conferenza stampa dove è stata enunciata ai marchigiani la soluzione e prima non è stata portata qui dentro, dentro quest'Aula, dentro la democrazia, dove si deve discutere, e questo è un passaggio antidemocratico.
Poi abbiamo ascoltato una lezione, ancora una volta di filosofia economica, non bastava il Professore che dal 2011 è incaricato dalla Regione Marche di parlarci della filosofia di Banca Marche, con una serie di delibere, con il progetto Marche 2020. Voglio chiedere al Consigliere Carloni se il progetto 2020 lo conosce, ha fatto la relazione di minoranza, ma quale relatore di minoranza era il relatore di maggioranza!
Naturalmente non è emerso e non sta emergendo in quest'Aula per la strozzatura del dibattito il vero problema, il problema di Banca Marche è un problema di affari e politica.
Io mi accingo a leggere una relazione, se c'era l'Assessore Cesetti mi avrebbe detto che leggo, ma lui legge in molte circostanze perché gli uffici rispondono alle nostre interrogazioni.
Il mio intervento è sostanzialmente politico, la relazione sarebbe dovuta essere politica perchè è il ruolo che ci compete, non abbiamo né l'autorità, né l'autorevolezza per individuare responsabilità civili e penali, bensì solo la possibilità di esprimere giudizi politici sull'intricata, grave e disastrosa vicenda di Banca Marche e sui danni diretti ed indiretti provocati a migliaia di azionisti ed obbligazionisti e all'intera comunità marchigiana.
Tralascio, anche se già questo costituisce pregiudizio politico sostanziale, il fatto di come è stata costituita la Commissione del Consiglio regionale. Voglio soltanto ricordare che la minoranza è stata scorrettamente condizionata dal voto ponderato che non doveva essere esercitato per la nomina del Presidente, ma solo per il voto finale sulla relazione. Questo non lo dice la Lega Nord, ma lo dice il Regolamento di questo Consiglio.
Ciò detto, le meno di 70 pagine di relazione (100 se ci contiamo gli allegati), di cui quasi la metà di analisi socio economiche generali, giungono a conclusioni tiepide, scontate, appiattite spesso sulle considerazioni delle organizzazioni sindacali di categoria. Stamattina credevo che, l’ho detto poc'anzi, dopo aver letto la relazione e l'intervento del Professor non dovessimo ascoltare questi interventi.
La relazione più che un’indagine, è un taccuino riassuntivo degli eventi e una presa d'atto di quello che è successo.
La nostra impressione è che ci sono alcune forze, tra cui alcune componenti sindacali ancora legate al passato, ma non solo loro ovviamente, che tendono a ridurre la portata delle responsabilità della governance interna ed esterna della banca - voglio soltanto citare il problema delle Fondazioni che è un problema politico. Chi li nomina i rappresentanti delle Fondazioni? Basta con questo velo pietoso, perché questo è il vero problema, prima vengono eletti e poi creano problemi – il problema è stato generato soprattutto da un certo contesto generale e da un accanimento terapeutico della nuova management insieme alla Banca d'Italia. La Commissione sembra aver prestato più ascolto a tali forze piuttosto che approfondire le reali responsabilità di coloro che, interpretando a loro comodo un certo concetto di "banca del territorio" - questa affermazione la ritroviamo nei documenti - hanno permesso - qui come in tanti altri casi purtroppo in Italia - a manager senza scrupoli di distruggere banche preziose per l'economia del Paese e ledere alla base la fiducia dei risparmiatori.
La relazione è carente a livello di indagine delle responsabilità politiche, ad esempio:
- cosa sarebbe successo se non ci fosse stato il decreto salva banche che peraltro costituisce un metodo di intervento singolare nei fatti dell'economia? Pensate se ciò che il Governo ha fatto per le quattro banche l’avesse fatto per qualche impresa. Cioè cancellare tutti i debiti e ripartire da zero. E' normale tutto questo?
- quale ruolo ha giocato la Regione Marche, in quel periodo? Cosa ha fatto realmente e cosa invece non ha fatto? Nel 2013, come poc’anzi ho accennato, ci sono atti che lo confermano, la Regione Marche è intervenuta costantemente sulla crisi di Banca Marche: la famosa cordata di imprenditori fallita che ha fatto perdere tempo, i condizionamenti per la predisposizione di un piano industriale che poi non ha prodotto effetti, la contrarietà al Piano di cessione quando se ne era presentata l'occasione, con la scusa della salvaguardia della "banca del territorio". Anche qui ho ascoltato, ho sentito, si sono presentate delle grandi banche che avevano fatto l'offerta, la risposta è stata: “No” da parte di qualcuno, come qui è scritto, carta canta villan dorme, “Banca Marche, l'importanza di una banca per il territorio, ora tocca agli imprenditori locali muoversi”, ecco perché c'è stata una risposta negativa, signori Consiglieri, a quanto avanzato dalle richieste fatte da altre banche di interesse mondiale.
La vicenda Banca delle Marche, analizzata sotto l'aspetto puramente politico, dice molto su come la partitocrazia trasforma, in una regione italiana, la democrazia in una oligarchia di comitati di affari che gestiscono come propria la cosa pubblica e, quel che è forse ancora più grave, condizionano potentemente l'economia locale, sottraendo risorse alla collettività e creando privilegi e rendite di posizione.
Le Marche sono da sempre una regione italiana laboriosissima, con il più alto tasso di iniziativa imprenditoriale; si aggiunga una tradizionale tendenza a non confliggere con il potere costituito, per cui all'autorità vigente è meglio sottomettersi, purché in cambio si possa lavorare; un'area nella quale, fin dagli anni '70, si è affermato il celebratissimo "modello marchigiano di sviluppo", imperniato su di un tessuto di piccole imprese a bassissima conflittualità sociale, con elevata capacità di innovazione ed attenzione alla qualità; una regione infine che, trent'anni fa, gli esperti consideravano la regione italiana con maggiore accumulo di risparmio.
Su questo tessuto si è instaurato un sistema politico immobile, nel quale persino la ventata di ‘mani pulite’ ha semplicemente accentuato un trasformismo capace di perpetuare una classe dirigente di professionisti della politica, saldamente alimentata da un clientelismo pervasivo, che però è sempre riuscito ad evitare scandali di grosse proporzioni, garantendo una pluridecennale, assoluta stabilità degli equilibri politici.
Le gravissime difficoltà di Banca delle Marche, il maggiore istituto bancario della Regione, suonano quindi come un serio campanello d'allarme per questi equilibri, soprattutto perché, dietro i gravissimi dati di bilancio della banca, vengono a galla informazioni rivelatrici di come gruppi affaristici ben radicati abbiano potuto operare tranquillamente a danno dell'economia reale, vale a dire del lavoro delle imprese e dei cittadini.
Il sistema dei partiti comincia a rendersi perfettamente conto del pericolo e rappresenta per la propria continuità di potere: lo dimostra, come ultimo esempio, la dichiarazione di un esponente dell'apparato di potere economico e politico il quale commenta come segue gli eventi di quel momento: "Banca Marche ha quasi una funzione sociale nella nostra regione, mi verrebbe da dire istituzionale. Questo significa che i comportamenti debbono essere adeguati. Quindi adesso bisogna comprendere bene ciò che è successo durante la gestione passata. Bisogna capire bene dove sono stati commessi gli errori e perseguire i responsabili. Parlare genericamente di "politica" non ha senso, non aiuta a individuare le responsabilità". Questa affermazione è stata fatta da un autorevole esponente economico della regione Marche che non risiede ad Ancona.
La linea adottata è dunque ben chiara: evitare ad ogni costo il naturale collegamento con il potere politico locale. Anche se subito dopo si è costretti a toccare la questione, ovviamente del tutto politica, delle Fondazioni bancarie che, come ho detto prima, vengono nominate da qualcuno, ed anche nel 1994, l'anno di nascita di Banca delle Marche, esistevano e controllavano il 55% del pacchetto azionario.
Per cui sorge spontanea la domanda: non è allora proprio "politica" la principale responsabilità di quanto accaduto o lasciato accadere? Vogliamo essere ancora più precisi: non è responsabilità specifica dei partiti che hanno espresso i vertici delle Fondazioni quello che è accaduto o che si è lasciato accadere?
A questo punto, la tattica dei "manovratori" è chiamare in soccorso, come già avvenuto a livello nazionale, i cosiddetti "tecnici", in questo caso un accademico di chiara fama che, a suo dire, gli è stato richiesto di intervenire per iscritto addirittura dal Presidente della Regione (come dalle delibere che poc'anzi ho citato). Un accademico che, per di più, è stato per poco tempo presente anche nel consiglio di amministrazione di Banca delle Marche: situazione del resto molto frequente nel sistema italiano, in cui evidentemente non ci si pone il problema dell'opportunità del fatto che chi, con ogni garanzia di indipendenza, dovrebbe fare ricerca e analisi scientifica sia invece allo stesso tempo fra gli amministratori di aziende su cui quella ricerca e quell'analisi dovrebbero concentrarsi, nel solo interesse di verità e scienza oppure vedere se questo Professore è collegato a gruppi industriali. Si chiama questo "conflitto di interessi" tanto per essere chiari. L'accademico di turno se la cava benissimo, del resto, con un'analisi che anche in questo caso farebbe sorridere, se non venisse da un esimio docente universitario: “la Banca delle Marche va male perché tutte le banche italiane vanno male. Sì, è vero che Banca delle Marche ha un risultato peggiorativo di ben 6,5 volte superiore al previsto, rispetto ad una media dell'1,5 a livello nazionale” - lo stesso professore dice: si c'è un problema però quello di Banca delle Marche è 6,5 volte superiore rispetto alla media nazionale dell'1,5, allora qualche problema, Professore, c'era? - “Le esorbitanti perdite su crediti vanno interpretate - aggiunge il Professore - come una profonda azione di risanamento che ha creato le premesse per la messa in sicurezza e il rilancio consistente e sostenibile di Banca Marche. Lo slogan che mi viene alla mente è: ‘non gettare via il bambino con l'acqua sporca’. Questa azione di pulizia e di selezione tra ciò che non ha funzionato e ciò che funziona va vista in prospettiva con fiducia e sostegno da parte di tutti i portatori di interessi della banca. Vanno opportunamente vagliate le responsabilità di ciò che non ha funzionato, ma sapendole circoscrivere entro i precisi confini di ciò che è individuabile, lasciando eventualmente questo compito alle sedi competenti”, questo fa riferimento a quanto ho già detto.
Anche in questo caso dunque, l'essenziale è circoscrivere il problema e confortare la pubblica opinione sull'eccellenza del sistema.
Da un docente di economia politica avremmo sperato qualche approfondimento in più, per esempio, su quali erano le ragioni di un -75% sulla raccolta dalla clientela corporate, che ha comportato una riduzione di 679 milioni di euro di fatturato; sulle ragioni e sugli effetti di una strategia di credito che concentra il 48,3% dell'accordato sul 3,5% dei clienti; su quale sia la relazione fra le cosiddette “rettifiche di valore per il rischio creditizio”, con cui a bilancio si giustifica l'enorme perdita di esercizio e le singolari vicende che sono poi arrivate agli onori della cronaca.
Vicende che hanno portato, a quanto pare, ad un crescendo rossiniano, ad una serie di esposti da parte della nuova direzione di Banca delle Marche nei confronti di ben 16 società e gruppi, primari clienti dell'istituto, esposti scaturiti, così dice cautamente la stampa locale, in relazione a “presunte anomalie riscontrate nel sistema di istruttoria, erogazione, gestione e controllo del credito ed all'analisi delle eventuali responsabilità dei precedenti dirigenti apicali della banca”. In soldoni anche i non professori possono capire che la perdita di 526 milioni (in realtà di oltre 650 milioni, contando anche l'azzeramento dell'utile della gestione 2011) così determinatasi è, in qualche modo e misura, in relazione con una condotta non propriamente trasparente ed illuminata da parte della banca. Condotta che, anche solo stando alle indiscrezioni su talune operazioni dell'ex direttore generale riprese dalla stampa nazionale, è stata originata ai massimi livelli della banca. Per tacere di tutta una serie di presenze non propriamente qualificate negli organi direttivi, delle quali un pesante intervento di Bankitalia del settembre 2012, oltre a somministrare una severa multa, ha chiesto l'immediata sostituzione.
Rispetto a tutto questo, sembra quindi davvero difficile pensare che la politica possa chiamarsene fuori, semplicemente facendo appello ai tecnici; così come i tecnici possano semplicemente appellarsi alla crisi generalizzata del sistema bancario mondiale, in una catena di scaricabarile che non fa onore né ai politici né agli accademici.
Troppo facile per la politica chiamarsi fuori anche dalle altre conseguenze di carattere più ampio, per esempio in termini di effetti sul patrimonio delle tre Fondazioni bancarie, patrimonio che, come sappiamo, è di interesse collettivo, dato che è stato costruito con più di cento anni di lavoro dei cittadini marchigiani: un patrimonio la cui amministrazione è da tempo affidata proprio al sistema politico, vale a dire al sistema dei partiti.
Sono quindi ben chiare le ragioni per cui la vicenda di Banca delle Marche è diventata negli ultimi mesi una questione strategica per la difesa del potere locale dei partiti marchigiani, per i quali rappresenta uno strumento fondamentale di quella che un noto sociologo/filosofo francese definisce la "microfisica del potere", vale a dire il modo con cui concretamente il potere agisce sulla gente nella vita quotidiana della comunità.
Ecco dunque la nostra denuncia politica.
La vicenda Banca delle Marche, come peraltro quelle di Monte Paschi di Siena e CariParma hanno un unico comun denominatore: la politica collusa con la finanza, collusa con la grande imprenditoria che si perpetua sulle spalle dei lavoratori, dei risparmiatori e delle piccole imprese.
Al Presidente Ceriscioli a questo punto chiediamo: lei Presidente l'8 febbraio scorso ha dichiarato: “La giunta ha dato incarico agli uffici di predisporre gli atti per la costituzione parte civile sui procedimenti giudiziari Banca Marche”, a che punto è questo incarico, visto che sono passati 4 mesi e non se ne è saputo più nulla?
Al Presidente Carloni chiediamo: può essere sufficiente dire solo che non ci sono stati controlli da parte di chi doveva? Dire che Consob e Banca d'Italia non hanno svolto fino in fondo il loro compito? O sarebbe meglio dire come la politica ha sempre influenzato la scelta del management e delle decisioni della banca? Certamente ad attribuire le responsabilità civili e penali ci penserà la magistratura. Ma a questo punto ad attribuire le responsabilità della politica spero, lo voglio credere, ci penseranno i cittadini elettori quando finalmente decideranno con coraggio di spezzare questo ultratrentennale asse: politica-economia-affari nelle Marche rinnovando alle radici la classe politica e dirigente regionale.
Concludo dichiarando a nome del Gruppo della Lega Nord Marche totale delusione e insoddisfazione per una relazione di indagine che non ha centrato il cuore della sua missione, cioè quello di stabilire le responsabilità della politica nella triste vicenda di Banca delle Marche.
La relazione è stata dunque una occasione mancata di fare chiarezza confondendo ancora di più le idee alla gente e questo è ingeneroso verso gli azionisti, gli obbligazionisti e verso i marchigiani a cui è nostro dovere come politici dare risposte chiare, anche se queste risposte vi chiedono di fare una profonda e radicale autocritica.
Ringrazio quest'Aula di averci dato la possibilità di esprimere la nostra posizione. Grazie.

Presidenza del Presidente
Antonio Mastrovincenzo

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Bisonni.

Sandro BISONNI. Grazie Presidente. Prima di fare le mie considerazioni sui lavori della Commissione, mi è d'obbligo una precisazione in merito al voto che si è espresso nella Conferenza dei capigruppo. Voglio precisare che questa decisione è stata presa con il voto della maggioranza, del sottoscritto, del gruppo Forza Italia e del gruppo Marche 2020, quindi non solo della maggioranza e del sottoscritto.
Motivo anche perché ho votato in questa maniera, perché sostanzialmente ci sono 10 minuti di tempo per esporre le proprie idee, ce ne sono altri 10 sulla risoluzione, in questi ulteriori 10 minuti una seconda persona può parlare, e poi ce ne sono 5 per la dichiarazione di voto, e qui può parlare una terza persona, per cui 25 minuti e tre persone che possono parlare a me sembravano sufficienti. Anche perché sinceramente …

(interrompe il Consigliere Maggi)

Sandro BISONNI. Consigliere Maggi, la risoluzione era stata annunciata, se lei si è distratto, non lo so …

(interrompe il Consigliere Maggi)

Sandro BISONNI. Posso continuare, io non ho interrotto nessuno.

(interrompe il Consigliere Maggi)

Sandro BISONNI. L’indecisione è stata la sua quando ha detto che abbiamo votato io e la maggioranza per cui ho voluto precisare questa cosa.
Detto questo passo alle considerazioni, anche perché come è noto noi componenti della minoranza siamo usciti da questa Commissione.
Io ho letto con molta attenzione tutta la relazione, non me ne vogliano male i colleghi e non voglio nemmeno sminuire il lavoro, ci mancherebbe, però sinceramente non ho trovato elementi di novità rispetto a quello che già l'informazione pubblica ci aveva dato.
Da questa relazione vengono fuori quattro considerazioni, provo a riassumere. All'inizio si fa un quadro in cui si parla della crisi economica in Europa - grazie che ce l'avete ricordato perché non ce n’eravamo accorti - che è generalizzata, non è solo dovuta alla situazione della regione Marche e di Banca Marche in particolare, ma è una crisi che investe tutta l'Europa.
Il secondo punto che mette in evidenza la relazione è il fatto che Banca Marche aveva un grande debito deteriorato, anche qui il secondo grazie perché pure questa è un'informazione che non conoscevamo, coperto da garanzie soprattutto immobiliari.
Terzo aspetto, messo in evidenza dalla relazione, l'influenza delle Fondazioni che con il loro patrimonio e pacchetto azionario non sono state del tutto indifferenti nelle scelte della dirigenza che poi hanno portato alla crisi che conosciamo, questa cosa pure è nota, come il fatto che qualcuno magari doveva vigilare di più, le stesse Fondazioni dovevano vigilare di più, sono tutte cose che, ripeto, non voglio sminuire il lavoro, chi ha seguito un po' la stampa e magari ha partecipato a qualche riunione dei sindacati aziendali di Banca Marche sapeva alla perfezione.
Il quarto elemento che viene introdotto è la vicenda dell'applicazione della direttiva europea con il decreto legislativo n. 180/2015. Ecco, qui mi voglio soffermare un attimo perché si parla sempre di responsabilità, ci sono stati forse degli atteggiamenti colposi, e se il ruolo della Commissione non le permette di individuare delle responsabilità, io una responsabilità la individuo bene ed è quella del Governo che a quattro, cinque giorni, non ricordo con esattezza, dall'entrata in vigore di questo decreto, ha applicato alla situazione di Banca Marche quella che si chiama la “valutazione d'urgenza”. Il decreto prevede due valutazioni: una d'urgenza e una definitiva, nella valutazione definitiva le posizioni possono essere riviste, addirittura con risarcimento nel caso ci fosse stata una valutazione errata. Allora la domanda è: c'era veramente quest'urgenza di applicare questo tipo di valutazione? Probabilmente si potevano fare altri tipi di azione.
Un altro elemento critico è il fatto che questi crediti siano stati per tutte e quattro le banche definiti e valutati con un valore del 17% circa. Noi abbiamo già detto che la situazione di Banca Marche era diversa da quella delle altre banche proprio perché aveva tutta una serie di crediti coperti da garanzie immobiliari e probabilmente la valutazione dei crediti di Banca Marche poteva essere superiore rispetto a quella di altre banche, questi crediti potevano essere valutati in maniera maggiore. Quindi, se c'è una responsabilità, sinceramente io la individuo nella politica, nella politica a livello nazionale, che non ha voluto salvare le banche ed ha messo in crisi molti cittadini che in maniera fiduciaria avevano acquistato azioni e obbligazioni di Banca delle Marche.
Un'ultima considerazione: so benissimo che nessuno qua dentro ha detto che questa Commissione poteva risolvere i problemi di questi marchigiani che si sono indebitati ed hanno perso tutto. Nessuno di noi l'ha detto, però purtroppo l'illusione che passa attraverso i mezzi stampa, di chi magari fa una lettura frettolosa, di un cittadino diciamo un po' disattento, è questa: la Commissione serve a risolvere qualcosa; in Italia purtroppo sappiamo bene che le Commissioni d'inchiesta si fanno quando non si vogliono risolvere i problemi e questa, secondo me, ne è l'ennesima riprova.
Il messaggio che con questa Commissione si potevano salvare i risparmi dei cittadini marchigiani, ripeto, so benissimo che nessuno l'ha detto, è passato. Allora dobbiamo dire con forza che questa Commissione non risolve e non può risolvere i problemi dei marchigiani che hanno perso i loro denari e ci ha dato informazioni, tutto sommato, certo, leggermente più approfondite, ma guardate che la stampa ha approfondito molto, io sono andato diverse volte a delle riunioni sindacali di Banca Marche e sinceramente ho appreso molto di più lì che leggendo questa relazione.
Ringrazio per l'opportunità che c'è stata data di poter leggere questi documenti, però sinceramente non vedo un'utilità così grande e quindi riconfermo la mia scelta iniziale di non aver partecipato a questa Commissione che ritengo non abbia prodotto effetti significativi.

PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Leonardi.

Elena LEONARDI. Grazie Presidente. Spendo velocemente una parola per quanto successo.
Dico da subito che non utilizzerò tutti e 10 i minuti, quindi se il tempo residuo vuole essere utilizzato dal Consigliere Giacinti, io lo metto a disposizione, se il Presidente e l'Ufficio di Presidenza sono d'accordo.
Reputo che si sia persa un'occasione in questa seduta perché se questo è un passaggio molto importante - come c'è stato detto nella relazione, come c'è stato detto in questi mesi da quando è stata istituita la Commissione, da quando c'è stata la richiesta di istituirla, tant'è che è stata fortemente voluta dalla maggioranza che guida questa Regione e lo stesso capogruppo Busilacchi ha ricordato di essere stato il primo ad averla voluta - credo che una discussione ampia, che non mettesse, diciamo, vincoli di tempo e di pensiero alle diverse anime, alle diverse persone che compongono anche una maggioranza politica, sarebbe stata più corretta e più trasparente perché non bisogna aver paura delle idee o di eventuali posizioni che magari, anche solo di una virgola, possono discostarsi da quanto espresso da un capogruppo.
Questo era un inciso, perché credo che noi siamo qui per discutere, siamo qui per confrontarci ed anche le risultanze di questa Commissione avrebbero dovuto darci degli appigli o delle nozioni in più su quali poter dare anche noi delle risposte che, come ha detto chi mi ha preceduto, spesso la gente fuori chiede o pensa che noi da quest'Aula possiamo dare.
C'è stato illustrato nella relazione del Presidente della Commissione che le responsabilità sono molteplici, è stato evidenziato il ruolo delle Fondazioni, quello dei vertici, della direzione generale, del consiglio di amministrazione, ma anche dei commissari di Banca Marche oltre che degli organi di vigilanza.
Si è parlato del forte sbilanciamento verso pochi soggetti del settore immobiliare ai quali sono stati concessi affidamenti eccessivi, senza tener conto di quello che poteva essere, che poi di fatto è stato, il pregiudizio nei confronti dei risparmiatori e degli azionisti che di questa nostra banca, della Banca delle Marche, erano di fatto le fondamenta.
C'è stato detto però che nel merito di queste figure, verso cui la Commissione di fatto ha puntato il dito in questa relazione indicandone delle responsabilità, non si poteva approfondire, non si poteva approfondire per il rispetto del lavoro della Magistratura, allora io mi chiedo: la Magistratura ha chiesto di non approfondire? Ha fatto pervenire una qualche richiesta in tal senso? Perché se così fosse è corretto, altrimenti diciamo che il lavoro di questa Commissione è stato un lavoro a metà ed è stato un lavoro a metà per scelta.
Io dico che ad un osservatore anche superficiale che legge la relazione, le 70 pagine della relazione sono importanti, salta subito all'occhio che manca completamente, anche solo un accenno così di sfuggita, il riferimento ad eventuali responsabilità, o interessamenti, o ruoli esercitati, o definiteli come volete, da parte della politica ed è quello che forse in quest'Aula era importante sottolineare.
Questa sembra una lacuna rispetto ad una Commissione che di per se è politica, non è tecnica e che voleva comunque indagare su quanto successo e anche sulle eventuali responsabilità.
Non sto qui, non lo voglio fare e non lo farò, a denigrare il lavoro svolto dalla Commissione, le audizioni, il resoconto, perché comunque è un lavoro che è stato svolto. Ci sono state le audizioni di molte persone e certamente il lavoro non va denigrato, però dobbiamo dirci la realtà, questo è una sorta di cronologia storica degli eventi che sono accaduti, manca la spiegazione dei perché e dei chi.
Perché sono state fatte quelle scelte, che sono state denunciate come sbagliate anche da questa Commissione? Chi le ha volute fare? Chi compone, l'ha già detto il Consigliere Zaffiri prima di me, i consigli di amministrazione delle Fondazioni, cui la Commissione, l'ha detto anche il Presidente Carloni, ha riconosciuto delle importanti responsabilità di quanto accaduto? Perché Banca Marche ha scelto di erogare credito dando vita a quello che nella relazione viene definito come un forte sbilanciamento nei confronti di pochi soggetti? Chi ha deciso la fine di fatto della vecchia Banca Marche e perché?
In questa relazione abbiamo visto tante responsabilità, ma nessun colpevole, potremmo definire tanto rumore per nulla, forse i risparmiatori che hanno perso i soldi si sarebbero aspettati molto di più da questa Commissione, forse, noi politici certamente no! Dall'intervento della politica sulla stampa ed anche in Aula in questi mesi, era stata esaltata, come ho detto all'inizio, l'istituzione di questa Commissione d'inchiesta come un'occasione importante per fare verità su quanto successo.
Restano, devo dire con rammarico, tante, forse troppe domande e al di là di quello che sarà il giusto e sacrosanto lavoro svolto dalla Magistratura, che comunque deve operare ed opera in piena libertà ed autonomia, il lavoro di questa Commissione per me resta l'ennesima occasione persa su un tema così importante per l'economia marchigiana e con questa Commissione si è quasi dimostrato di sottrarsi al reale confronto, alla reale ricerca di quelle che sono le responsabilità.
Bene il percorso, la cronologia storica, ma, come è stato detto anche negli interventi precedenti, il lavoro giornalistico svolto da cronisti preparati, in questi mesi, aveva di fatto già fornito, grosso modo, tutti gli elementi che sono stati riassunti e relazionati all'interno della Commissione.
Peccato, devo dire veramente peccato, sia per il comportamento che si è tenuto che per le risultanze che mancano per la parte fondamentale di quello che doveva essere probabilmente il nocciolo, il cuore di questa Commissione. Grazie.

Sull’ordine del giorno

PRESIDENTE. Ha la parola, sull'ordine dei lavori, il Consigliere Busilacchi.

Gianluca BUSILACCHI. Grazie Presidente. Desidero intervenire sull'ordine dei lavori, perché prima sono state ricordate le ragioni che alla Conferenza dei Capigruppo hanno portato il Presidente del Consiglio ad avanzare due proposte per contingentare i lavori dell'Aula come, devo dire, avviene in ogni Conferenza dei capigruppo e laddove c'è una relazione, il Presidente avanza una proposta per fare in modo che il dibattito possa essere ordinato.
Credo che ci fosse da parte del Presidente, ma credo di tutta la Conferenza, una piena buona fede nel pensare che la discussione potesse essere, come avviene in ogni seduta dell'Aula, ordinata, però l'intervento del Consigliere Giancarli, che stimo e che si è occupato di questo tema, anche perché è di Jesi, mi spinge a fare una riflessione aggiuntiva poiché gli interventi che si sono succeduti hanno già evidenziato alcuni elementi di polemica che ho sentito nel merito della relazione. Penso che sarebbe utile liberare questo dibattito che dev'essere serio, da un'ulteriore possibile polemica sul metodo.
Chiederei Presidente …

(interrompe il Consigliere Maggi)

Gianluca BUSILACCHI. Io dò la mia impressione, come lei dà la sua Consigliere.
Il tema è certamente serio, ci possono essere delle polemiche sul merito, questo attiene a chi ha letto la relazione e ne ha tratto le sue conseguenze, la proposta che faccio, Presidente, è quella di estendere il dibattito a tutti i Consiglieri in modo che liberiamo da un ulteriore elemento di polemica sul metodo il dibattito che è inerente ad un tema senza dubbio serio. Grazie.

PRESIDENTE. Sulla proposta del Consigliere Busilacchi ha la parola il Consigliere Maggi.

Giovanni MAGGI. Noi per ovviare a questa strozzatura, con nodo scorsoio, del dibattito in Aula abbiamo presentato una risoluzione, per cui c'è la risoluzione che allungherà i tempi, perché su questo argomento ovviamente non volevamo ...

PRESIDENTE. A questo punto se l'Aula è d'accordo con la proposta del Consigliere Busilacchi, penso che il dibattito si possa allargare, mi raccomando sui tempi perché, a parte due Consiglieri, tutti hanno abbondantemente sforato e se dobbiamo allargare il dibattito che sia comunque contingentato rispetto ai tempi che ci siamo dati perché si rischia di creare totale disattenzione.
Procediamo, io ho già due prenotazioni, chiedo fin d'ora a chi vuole intervenire di iscriversi e chiedo a tutti coloro che devono intervenire di rispettare rigorosamente i tempi che ci siamo dati.
Si è prenotato il Consigliere Zura Puntaroni, ci sono altri che vogliono intervenire?
Ha la parola il Consigliere Marconi.

Luca MARCONI. Visto che lo ha nominato Presidente faccio gli auguri al non più giovane Consigliere Zura Puntaroni che oggi compie gli anni, … non è vero, lei fa il compleanno tutti i giorni, che non è … auguri!
Riguardo al dibattito ed ai tempi credo che le risoluzioni facciano parte - lo chiedo solo, Presidente, ma non attendo una risposta immediata - del punto all'ordine del giorno, cioè alla fine le voteremo e non diventano un altro punto, oltretutto, avendo l'Aula accolto la proposta del Consigliere Busilacchi, penso che anche questo aspetto sia stato chiarito e questo grosso problema risolto almeno in termini procedurali.
Presidente, io vorrei ritornare un attimo ai due dibattiti che facemmo in Consiglio regionale qualche mese fa, lo dissi allora lo ripeto oggi, non amo le Commissioni di indagine, non mi piacciono per principio, so che ce n'è un'altra annunciata, non risponde alla politica che amo, a quella che propone, che fa le cose.
Questo clima tendenzialmente poliziesco, che ha assunto la politica italiana, in cui alla fine uno guadagna il consenso sulle disgrazie altrui, mi sembra veramente una cosa avvilente.
Ma detto questo, ho partecipato volentieri a questa Commissione, tra le altre cose anche faticosa, perché abbiamo fatto 13 sedute e tutte molto intense, nelle quali non si partecipava in maniera formale, bisognava essere ben presenti, perché in quei due dibattiti fatti in Consiglio regionale su mozioni proposte da vari Consiglieri, da vari gruppi, di minoranza e di maggioranza, ho avuto l'impressione che non si volesse in nessun modo capire la questione relativa a Banca Marche ed affrontarla in maniera seria. C'era solo la volontà, Presidente Carloni, di fare una bella marchetta politica, andare sui giornali per dire: “Le responsabilità sono tutte dei partiti che controllano le Fondazioni”, tutte cose buttate lì, senza senso, senza nessuna prova, senza nessuna certezza, mai entrando nel merito. Per entrare nel merito le cose vanno comprese!
Si potrà dire quello che si vuole, ma, su sollecitazione del Presidente della Commissione e dei suoi componenti, a decine di soggetti abbiamo chiesto di partecipare alla Commissione, alcuni sono intervenuti anche spontaneamente - avremmo finito forse anche qualche settimana prima, ma abbiamo voluto prolungare perché molti hanno chiesto di essere auditi - e si è creata un'occasione unica di ascolto, perché non ce n'è stata un'altra sul piano istituzionale. Su questa materia ognuno ha parlato, giustamente, dai comitati spontanei dei cittadini risparmiatori toccati dalla vicenda, ai sindacati dei dipendenti, agli ex amministratori, agli attuali, ai commissari, a Banca d'Italia, a Consob, alle Fondazioni, tutti i soggetti coinvolti, ognuno se l'è cantata e se l'è suonata a modo suo, come è ovvio che sia, ma non c'è stato mai un momento in cui questo confronto, seppur in forma indiretta, si sia realizzato.
Il fatto che l'istituzione regionale abbia offerto quest'opportunità è stata una grande cosa, poi uno può dire quello che vuole, ma lì ci stanno 70 pagine pesanti con cose scritte e dette che non avremmo avuto se non ci fosse stata la Commissione, avremmo avuto le opinioni personali, per carità, rispettabilissime, ma non necessariamente autorevoli di noi singoli componenti di questa Assemblea, che avremmo preso le notizie dai giornali, perché le cose che abbiamo sentito mesi fa erano le stesse che si leggevano il giorno prima sui giornali.
La controprova di quello che sto dicendo è data proprio dall'intervento di alcuni Consiglieri, non voglio che nessuno, Presidente, intervenga per fatto personale, ma mi permetto di citare il Consigliere Zaffiri, il quale ha evidentemente dimostrato di aver letto e bene questa relazione, perché per tre quarti delle sue motivazioni ha raccolto quello che la Commissione ha indicato, quindi mi fa piacere che ci sia stata questa attenzione da parte di chi non ha partecipato ai lavori per altri motivi per giunta. E' evidente che a qualcosa è servita, quindi avvilire il significato della Commissione mi sembra oggettivamente una sciocchezza, e questo è già nel giudizio dell'opinione pubblica perché l'interesse che c'è stato, intorno ai lavori di questa Commissione è stato enorme, molto più alto di coloro che hanno cercato di motivare il non interesse, perché in questa vicenda, chiunque si presenti in maniera presuntuosa, dicendo so tutto, ho capito tutto, era già scritto, lo sapevo già, fa la figura dell'ignorante assoluto perché io personalmente, che mi reputo un ignorante e lo dico, dopo 13 sedute, scritture, riscritture, risoluzioni, c'abbiamo perso tanto tempo, non solo ancora ho grandi dubbi, ma anche dei buchi, delle lacune. Non è facile arrivare ad un giudizio tenendo distinta la vicenda soggettiva da quella oggettiva, cioè la vicenda dei fatti dalle responsabilità delle persone, in alcuni casi anche presunte penali, dico presunte perché non c'è nessun giudizio e sentenza di condanna su chicchessia, non è una cosa semplice, è estremamente delicata perché qui si tocca la carne viva, il sangue di decine e decine di persone, dico anche degli stessi amministratori soggetti a questo tipo di giudizio.
Il dibattito di oggi mi dà l'impressione che abbia un tono di maggiore umiltà e di maggiore consapevolezza, quindi la relazione sicuramente è servita.
Questa Commissione non è stata d'inchiesta, ma d'indagine, perché ha indagato, cioè ha speculato, ha cercato motivazioni delle cose avvenute, ha ascoltato ed il fatto che non arrivi a conclusioni o a sentenze è ovvio. Come si fa a pretendere un ragionamento di questo tipo? Sarebbe stata la cosa più stupida, perché non è una Commissione di inchiesta e neanche una nostra competenza. Noi non abbiamo la competenza di intervenire sulle banche di qualsiasi titolo, perché dovremmo aprire altre 10 indagini, questa l'abbiamo fatta con una motivazione tutta particolare, legata alla natura di questo istituto, che è il più grande delle Marche e il più diffuso sul territorio e purtroppo ciò comporta - per quanto riguarda il credito alle imprese, i risparmi, che sono stati consumati e bruciati, i 400 milioni che le Fondazioni non hanno più nel loro patrimonio e che non saranno più oggetto di interventi sociali, culturali, ricreativi, assistenziali, come era nella tradizione ormai pluridecennale di questa regione – ovviamente grosse difficoltà per cui è stata la rilevanza sociale di questo fenomeno che ha indotto il Consiglio regionale ad istituire la Commissione, non perché dovevamo indagare e scoprire chi era buono e chi era cattivo.
Seguire questa linea è veramente sciocco, è veramente fuori da ogni logica anche istituzionale perché a questo punto l'Assemblea legislativa delle Marche si trasforma in una sorta di tribunale che può indagare su tutto, su qualsiasi cosa, può indagare sulle cose che lo riguarda e quando esce da questo ambito lo deve fare con delle motivazioni molto particolari, come il caso specifico di Banca Marche.
Detto questo, siccome sui contenuti i colleghi della Commissione che mi hanno preceduto hanno già dato non pochi elementi di valutazione, credo che tutto sommato sia anche inutile ritornare su questi visto che la relazione è sotto gli occhi di tutti e tutti la possono leggere, quello che mi sento invece di dire è che sostanzialmente tre sono gli elementi intorno ai quale si è ragionato e sono i termini per cui si diceva che “il ragionamento può essere più politico”: gli accantonamenti, la responsabilità delle Fondazioni e le eventuali interferenze da fuori.
Comincio con queste: l'interferenza da fuori è quasi ridicola, lo dico anche qui, perché quando nel 2008 arrivarono le famose proposte per un eventuale acquisto, da parte di soggetti terzi del capitale di Banca Marche, tutte le Fondazioni a cominciare da quella di Pesaro fecero mesi e mesi di consultazioni su questo argomento, cercando di capire attraverso i soci delle fondazioni stesse, ma anche la società civile, le amministrazioni locali, i sindacati dei dipendenti, c'è stata una larga partecipazione di popolo, altro che interferenze, lì tutte le interferenze che volete, non una banca fatta di tre signori che hanno all'esterno i loro referenti, i loro padrini che li manovrano.
Questo scenario è fuori da ogni realtà, non è stato lo scenario di Banca Marche, anche se Banca Marche non è come una BCC a base societaria con migliaia di soci, dove oggettivamente questo tipo di ipotesi di interferenza è assolutamente incomprensibile, tanto meno in questo periodo, immaginare che partiti politici o altro possano avere avuto questo tipo di influenza è veramente risibile, nel senso che non ha e non può avere alcun riferimento.
La realtà è che le Fondazioni da sempre fanno giustamente riferimento oltre che ai soci ai mondi che normalmente vengono serviti, cioè i mondi delle professioni, i mondi delle categorie economiche, che sono quelle che normalmente interferiscono con le banche, semmai questi e non altri.
Secondo argomento: la responsabilità delle Fondazioni, noi nella Commissione abbiamo evidenziato che, e le Fondazioni stesse lo hanno detto anche lamentandosi, oggettivamente, e lo voglio capire, scegliere nel 2008 una cosa che sarebbe maturata nel 2012 non era neanche tanto facile, lo dico non perché dobbiamo giustificare qualcuno, ma perché mi piace esprimere valutazioni, mettendomi onestamente nei panni di coloro che sto valutando.
La crisi nelle Marche comincia ad essere percepita intorno al 2010/2011 e capiamo che fra le tante crisi quella immobiliare era la più devastante.
Le Marche è la prima regione per mattone d'Italia, noi abbiamo l'86% delle nostre famiglie proprietarie della casa di abitazione, è la prima regione d'Italia, quindi qui c'è una malattia del mattone, per fortuna, perché le famiglie delle Marche hanno sempre visto nel mattone la realizzazione di un sogno, ma anche una sorta di certezza economica legata al fatto che dagli anni '60 in poi finisce l'emigrazione dalle Marche, i marchigiani finiscono di emigrare e comincia l'immigrazione, quindi la casa poteva essere benissimo quel bene che veniva finalmente acquisito dalla campagna o andando in città oppure stando in città, dall'affitto alla proprietà si veniva a stabilizzare la vita familiare anche in relazione al fatto che il lavoro c'era.
Che Banca Marche più che in altri settori si sia buttata in quello immobiliare e dell'edilizia era anche naturale, che quest'esposizione sia stata in termini quantitativi eccessiva è indubbio, che questa esposizione sia stata nei confronti di pochi soggetti piuttosto che rispetto alla pluralità è indubbio anche questo.
E' chiaro che ci sono stati degli errori non penali, ma di valutazione dal punto di vista del politica economica/aziendale di Banca Marche, ma è chiaro che l'offerta del 2008 va calata in quel tipo di contesto. Nel 2008 non eravamo in una situazione di crisi per cui era facile capire quello che sarebbe successo e lo dico perché il 2012 è l’anno spartiacque, ho sentito e non sentito questa roba, ma nel 2012 si parla dell'ultima capitalizzazione autorizzata da Consob e di un'ispezione di Banca d'Italia che non era devastante nei confronti di Banca Marche. Significa che fino a quel punto non c’era un giudizio negativo o profondamente negativo sull’attività della banca stessa.
La terza cosa su cui tanto si discuterà all’infinito, ma non c’è dubbio che la politica degli accantonamenti sia una politica difficilissima da inquadrare ed è stata in qualche maniera quella che ha seppellito Banca Marche.
Bene, prima non hanno controllato, poi hanno controllato troppo, prima non hanno controllato per nulla poi è caduta la mannaia sopra Banca Marche per cui l’accantonamento è stato quello che strozzando ogni possibilità di politica di credito ha praticamente annullato l'operatività della banca. Forse, non c'è dubbio, ma qui è stato detto e lo concordano anche esponenti della minoranza, qui c’è da rivedere completamente l’atteggiamento delle banche, perché una cosa curiosa che è venuta fuori durante le audizioni, e non l’ha nominata nessuno, è che un audito ha detto che all’inizio di questo millennio Banca Marche è stata rimproverata perché eccessivamente prudente, ed ha prodotto i documenti relativi, cioè a dire Banca Marche che seguiva da tanto tempo, io penso alla mia provincia di Macerata, una politica di estrema prudenza negli impieghi era stata stimolata a cercare di aumentare un po' il rischio, perché l’economia ha anche bisogno di questo, ricevette pure questo tipo di osservazione. Dopo neanche 5 anni si era esattamente al contrario e dire qui in maniera categorica: “Si doveva fare così, si doveva capire per tempo” è veramente poco generoso.
Generosa è invece la relazione negli elementi che produce, perché ne produce talmente tanti, e di fronte a questa complessità io credo che le considerazioni, non le conclusioni, possono essere molte, certamente maturiamo tutti, in maniera consapevole rispetto a queste responsabilità, la necessità che il risparmio sia tutelato, ci sono già proposte, il Governo si sta muovendo e in questo senso credo che il lavoro non è stato per nulla inutile, anche se non possiamo offrire soluzioni concrete, ma anche questo mette pace, perché fra i beni di una società non ci sta soltanto l’economia, ma c’è anche il senso di un bene che è la pace sociale, che è la capacità di capire le cose, che è la sensazione da parte dei cittadini di essere aiutatati in questo tipo di comprensione e non lasciati ai margini.
Attenzione colleghi Consiglieri aiutati e non strumentalizzati perché chi usa tesi per mettersi in contrapposizione con qualcuno e dire: “Io l’avevo capito, io sono più bravo” non sta aiutando nessuno, l’aiuto viene a volte con un lavoro umile di comprensione e di conoscenza, cosa che questa Commissione ha fatto.

PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Pergolesi.

Romina PERGOLESI. Carissimi Consiglieri, spero abbiate ancora un minimo di pazienza per ascoltare quanto ho da dire.
La montagna ha partorito il Topolino.
Non me ne vogliano i Colleghi che hanno lavorato sicuramente con convinzione e motivazione alla Commissione di indagine di cui parliamo e lo dico anche al Presidente Carloni che, capiamo benissimo, vista la situazione di difficile equilibrismo riscontrata anche in altre occasioni, fra il suo ruolo qui in Aula di “opponente” ufficiale e “diversamente maggiorante” di fatto.
Leggendo il testo della relazione conclusiva, va preso atto che, delle circa 65 pagine che la compongono, la metà riguardano interessanti analisi economiche delle dinamiche bancari generali e della situazione dei crediti deteriorat, a livello europeo e italiano, nonché un inquadramento sempre generico del ruolo delle cosiddette banche del territorio sia a livello nazionale sia per le Marche. Un'interessante lettura, non c'è che dire, la consulenza a docenti dell'Università di Ancona, se non erro, ha portato un buon trattato generale. A proposito quanto ci sono costate queste consulenze?
Interessanti anche alcuni passaggi che hanno portato alla luce l'iperlassismo antecedente al 2011, che ha portato ad esempio ad un raddoppio degli impieghi in meno di 10 anni, una sovraesposizione verso un unico settore, quello edilizio ed immobiliare, un inadeguato accantonamento rispetto agli incagli e soprattutto alle sofferenze, un mantenimento improprio dei crediti in bonis anziché il dovuto declassamento a sofferenze, crediti concessi ad “amici degli amici” mai rientrati, divenuto poi un iperaccanimento perseguito prima dalla nuova governance dopo il 2012 e, successivamente dalla gestione commissariale che usando parametri che parevano esser stati superiori a quelli usati dai principali competitor di Banca Marche (così almeno risulta dalla relazione) avrebbero di fatto “caricato di zavorra la nave fino a farla definitivamente affondare”.
Sulla vecchia gestione oltre che sulle responsabilità della governance forse si poteva calcare di più sulle responsabilità delle Fondazioni di Jesi, Pesaro e Macerata che, forse drogate dalla ripartizione degli utili che l’ex direttore generale garantiva non si sono accorti di quello che nel bilancio avrebbe dovuto essere già ben chiaro. E non sto a ripetere, cari colleghi, da chi sono formati gli organi di indirizzo delle Fondazioni e da quale area di influenza politica venivano scelti i ruoli al loro interno.
Purtroppo però, come avevamo ben previsto, la Commissione d'indagine ha girato ben al largo da alcune questioni cruciali che, forse, avrebbero potuto evidenziare ulteriori responsabilità, guarda caso non evidenziate!
Nulla o quasi nulla si dice, ad esempio, della famosa lettera del 9 gennaio 2012 nella quale Banca d’Italia effettuava pesantissimi richiami alla dirigenza di Banca Marche, invitando persino ad una rivisitazione della sua composizione con figure tecniche professionalmente adeguate. Evidenziava gravi criticità riconducibili a carenze nella gvernance e nel sistema di controlli, significativa esposizione a rischi creditizi e finanziari, debolezze e disfunzioni del sistema di credito, elevata esposizione del gruppo a rischio di liquidità, crescita degli impieghi nettamente superiore a quella della raccolta, inadeguata reportistica al Cda, criticità della struttura antiriciclaggio, eccetera. Probabilmente se quella nota fosse stata resa nota, non si sarebbe potuto procedere con l’aumento di capitale che ci sarebbe stato di lì ad un mese! Invece tale nota fu inviata proprio alla Presidenza della Banca, verso la quale la stessa nota rilevava pesanti criticità!
A Consob quella lettera risulta essere arrivata solamente il 22 agosto 2013, quasi un anno e mezzo dopo, a disastro ormai praticamente scoppiato.
Nella comunicazione il 28 dicembre 2011 con la quale Banca d’Italia rispondeva a Consob, che chiedeva delucidazioni in vista dell'aumento di capitale previsto nel 2012, i toni furono meno allarmistici tanto che Consob autorizzò poi il prospetto informativo e l'aumento di capitale!!
Curioso il balletto su quella lettera del 9 gennaio le Fondazioni e gli azionisti sostengono di non esserne mai venuti a conoscenza; differentemente la versione eletta dell’ex Presidente che sostiene in qualche modo il contrario!
Quello che appare comunque è uno scenario gravissimo che ha portato ignari risparmiatori ad acquistare azioni in quel febbraio pensando di fare un affare. Sappiamo poi com’è andata a finire.
Ecco di tutto questo, ad esempio, non c'è traccia nel lavoro del Consigliere Carloni e dei suoi Colleghi di Commissione.
Interessante poi come non si faccia riferimento alla famosa Assemblea dei Soci dell'aprile del 2013 in cui fu approvato il disastroso bilancio consuntivo del 2012 e nella quale venne bocciata la proposta di azioni di responsabilità nei confronti degli amministratori della banca promossa dalla Fondazione Carimacerata.
Vale la pena ricordare che la semestrale del 2012 si era conclusa con un attivo di 42 milioni. Dopo sei mesi, al 31 dicembre 2012, si passò ad un disavanzo di circa centinaia di milioni di euro. Non sarebbe bastato questo per avviare un'azione di responsabilità nei confronti della governance? E se si fosse avviato tale processo, forse avremmo guadagnato tempo e forse non saremo arrivati alla distruzione dei risparmi avvenuta nel novembre 2015? Difficile dirlo. Quello che è chiaro è che in tale assemblea dei soci, l'azione di responsabilità fu votata e bocciata ed in quella votazione ci sono nomi, cognomi e responsabili. Perché gli amici e Colleghi della Commissione non hanno praticamente neanche sfiorato tale vicenda?
Nulla si dice poi sulla risoluzione, se non brevi accenni volti a giustificare l'operato di Banca d’Italia e del Governo che, in una notte in quel disastroso 22 novembre, hanno azzerato i risparmi di decine di migliaia di azionisti e obbligazionisti subordinati!
Nulla si dice, ad esempio, del fatto che fin dai primi di ottobre 2015 diversi nostri parlamentari del PD e Presidenti di Commissione Finanze di Camera e Senato furono informati di come nei corridoi già si vociferasse quello che stava per accadere e quali sarebbero state le dinamiche che si stanno sviluppando.
Si parla inoltre nella lettera di fortissime pressioni da parte di Banca intesa, affinché il bail-in fosse applicabile prima dell’1 gennaio 2016 “e poter così consentire sia l’azzeramento del patrimonio di Banca Marche e sia l’utilizzo di tutte le obbligazioni subordinate, circa 400 milioni di euro, finalizzandolo alla ricapitalizzazione, con ciò massacrando tutti gli attuali risparmiatori ed investitori dell'istituto marchigiano”, mi sto riferendo una nota inviata da Fondazione Carisj e resa pubblica dalla Commissione di studio del Comune di Jesi. Perché nessuno ha detto nulla, facendo arrivare di sorpresa il decreto salva banche, sulla testa dei risparmiatori?
Quanto alla risoluzione del 22 novembre, praticamente nessuna critica viene fatta dal Consigliere Carloni e colleghi su quanto avvenuto, dando una fuorviante lettura di “male necessario” a quanto operato da Renzi, Padoan in accordo con Visco e Banca d’Italia.
Se mi permettete, posizione prevedibile, viste le esultanze del Presidente Ceriscioli, all'indomani del gravissimo provvedimento che, lo ricordiamo, ha comportato per le quattro banche in amministrazione straordinaria, l'azzeramento delle azioni e delle obbligazioni subordinate.
Alcuni numeri: i possessori del miliardo e duecento milioni di euro di azioni della Banca delle Marche sono circa 43.000, mentre i possessori di obbligazioni subordinate per un controvalore di 400 milioni di euro sono circa 900.000. Le ricadute sul territorio marchigiano sono gravissime e, francamente, ancora mi chiedo cosa avesse da esultare il nostro Presidente della Regione!
Faccio solo un accenno ad alcune questioni gravemente ignorate, come prevedibile, dalla Commissione pseudo conoscitiva voluta dal Consigliere Busilacchi and company.
Primo: la segretezza. Il provvedimento di risoluzione risulta essere oggetto di segreto d'ufficio, ai sensi dell'articolo 5 del D. Lgs. n. 180 del 2015, per il quale non è possibile eseguire accesso agli atti neanche ai Parlamentari della nostra Repubblica. Addirittura, i dipendenti della Banca d'Italia sono vincolati al segreto d'ufficio. Nell'esercizio delle funzioni di risoluzione, essi sono pubblici ufficiali e hanno l’obbligo di riferire esclusivamente al Direttorio le irregolarità contestate, anche quando queste assumono la veste di reato. Ciò, oltre apparire in palese contrasto con gli obblighi contenuti nel Codice di Procedura penale, porterebbe al paradosso che se le irregolarità fossero condotte da organismi della governance dell’istituto, obbligatoriamente dovrebbero essere denunciate ai medesimi organismi. Vengono inoltre ristrette le possibilità dell’esercizio al diritto di difesa per i soggetti che potrebbero essere interessati dai provvedimenti adottati.
Secondo: l'urgenza e la tempestività. Con l’operazione che il Fondo interbancario si era reso disponibile ad implementare, deliberata ai primi di ottobre del 2015 (che avrebbe evitato la pesantissima risoluzione del 22 novembre) le sofferenze sarebbero rimaste a tempo indefinito dentro la banca salvata, e ciò avrebbe costituito aiuto di Stato, data l'obbligatorietà di partecipazione al Fondo, e violazione dei principi di concorrenza. Analogamente, le ragioni di urgenza e necessità di vendere i crediti deteriorati sono state prese a motivazione della scelta gravissima, per i risparmiatori, dell'abbassamento al 17,6% della valutazione delle sofferenze!
Riguardo alla banca ponte (Nuova Banca Marche) nella risoluzione era prevista la vendita in tempi brevi, per ovvi motivi di possibile violazione in regime di libera concorrenza, di fatto ci sono quattro banche che stanno operando sul mercato svuotate delle sofferenze con un provvedimento di Stato!
Ad oggi, riscontriamo che l'urgenza è stata considerata in maniera intransigente quando c'è stato da giustificare oneri pesantissimi a carico dei risparmiatori, molto meno in altre questioni!
Non sono stati infatti assolti gli altri adempimenti rientranti tra gli oneri o i compiti di altri soggetti da implementare in tempi brevi, relativi ad esempio, alla vendita di sofferenze cedute alla bad bank ed alla vendita delle banche ponte.
Terzo punto - ho quasi finito - la valutazione provvisoria e definitiva. Tutta la risoluzione è stata adottata in via d’urgenza sulla base di una valutazione provvisoria, ai sensi dell’art. 25 del D.Lgs. 180/2015, lo stesso articolo prevede che la valutazione provvisoria sia seguita non appena possibile da una valutazione definitiva conforme agli articoli 23 e 24 del medesimo decreto, finalizzata ad assicurare che eventuali perdite siano pienamente rilevate e a fornire elementi utili per la decisione di ripristinare, in tutto o in parte, il valore dei diritti degli azionisti o dei creditori. Purtroppo le azioni successivamente intraprese spesso hanno carattere irreversibile ed il rischio è che se anche l'altra valutazione definitiva comportasse una valutazione superiore a quella provvisoria, non ci sia più la possibilità di fatto di ripristinare eventuali diritti di azionisti ed obbligazionisti.
Quarto punto: la concorrenza. Ai primi di ottobre 2015 la società indipendente KPGM certificò, al termine della “due diligence” svolta su Banca Marche per conto del Fondo Interbancario Tutela Depositi, un patrimonio di Banca Marche positivo, nonostante le numerose rettifiche in via prudenziale dei coefficienti di accantonamento negli ultimi tre anni.
Poco più di un mese dopo le valutazioni di KPGM, invece, Banca d'Italia e il Governo con un provvedimento di Stato hanno ulteriormente svalutato d'ufficio le sofferenze dell'83%. A seguito di tale svalutazione, è stato disposto l'avvio della procedura di “risoluzione” con il conseguente azzeramento dei risparmi di azionisti e obbligazionisti subordinati e la medesima messa in liquidazione coatta della banca. Se sono vietati gli aiuti di Stato (questa la motivazione ufficiale, ad esempio, dalla quale risulta sia stato ritenuto impraticabile il salvataggio già approvato dal Fondo Interbancario) in contrasto con il libero mercato e il regime di libera concorrenza, principi posti a base del diritto italiano ed europeo, non appare chiaro come possano essere invece consentiti interventi di “ostacolo, svalutazioni o impedimenti” di Stato. Non potrebbero anch'essi configurarsi in contrasto con il regime di libera concorrenza visto che, di fatto, andrebbero più o meno direttamente a favorire potenziali soggetti concorrenti a quelli colpiti dal provvedimento di svalutazione di Stato?
Tanto più quando, come in questo caso, il provvedimento di risoluzione elaborato da Governo e Banca d’Italia vede fra i coprotagonisti altri soggetti bancari, alcuni dei quali, per giunta, tra coloro che detengono il maggior numero di quote di partecipazione al capitale della stessa Banca d’Italia.
Sugli aiuti di Stato e il diritto di proprietà. La stessa comunicazione 2009, dell’Unione europea, spesso citata da Banca d’Italia a giustificazione delle scelte effettuate, ad esempio sull’ipersvalutazione delle sofferenze al 17%, si concentra sulle questioni che gli Stati membri devono affrontare al momento di prendere in considerazione, ideare e attuare misure di sostegno pubblico a fronte di attività deteriorate. I criteri indicati dalla stessa Comunicazione del 2009 ivi inclusi quelli per la valutazione le sofferenze sono perciò volte a regolamentare e permettere l’adozione di misure di sostegno pubblico. Paradossalmente, nel caso della Risoluzione del 22 novembre, gli stessi sarebbero stati presi a riferimento per un intervento di tutt’altra natura, finalizzato proprio ad evitare il sostegno pubblico alle banche interessate.
Inoltre, nell'operazione adottata da Banca d’Italia e Governo, i criteri contenuti nella comunicazione dell’Unione europea appaiono considerati in maniera parziale e conseguentemente, fortemente penalizzante per azionisti ed obbligazionisti danneggiati dal provvedimento.
Ci si è soffermati alla sola valutazione delle sofferenze a valore di mercato e si è utilizzata tale fissazione quantitativa come valore per il trasferimento alla società veicolo, in contrasto con l'interesse dei criteri della comunicazione dell’Unione europea.
Il tutto ha comportato, come è noto, l’aumento del patrimonio necessario a coprire le sofferenze che ha causato il conseguente azzeramento del valore di azioni ed obbligazioni subordinate.
In merito al diritto alla proprietà, questione che a noi del Movimento Cinque Stelle sta molto a cuore, vorrei riprendere il richiamo al principio della tutela della proprietà garantito l'articolo 42 della Costituzione.
Sulla base di quale principio costituzionale e comunitario, con il provvedimento del cosiddetto “salva banche” del 22 novembre 2015, sono stati annullati i diritti di proprietà di azionisti ed obbligazionisti subordinati, delle quattro banche interessate?
Ricordo che l'articolo 42 della Costituzione italiana prevede che la proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge e che può essere espropriata per motivi di interesse generale, ma solo salvo indennizzo.
Tale principio è ulteriormente ribadito ed amplificato nel dettato europeo, con particolare riferimento all'articolo 17 della Carta dei diritti fondamentali dell’U.E., che garantisce il diritto di proprietà: “Ogni persona ha il diritto di godere la proprietà dei beni che ha acquisito legalmente, di usarli, di disporne e di lasciarli in eredità”. Nessuna persona e quindi nemmeno un Governo può inibire questo diritto alla proprietà.
Sulla base di questo, con sentenza del 3 luglio 2015, la Corte costituzionale austriaca ha ritenuto costituzionalmente illegittima ed ha abrogato la legge che azzerava le obbligazioni subordinate dell’Alpe Adria Bank International. L’incostituzionalità delle norme è stata dichiarata a causa della contrarietà delle incriminate disposizioni di legge e regolamenti sia ai principi della Carta costituzionale austriaca sia all’art. 17 della Carta dei diritti fondamentali dell’U:E:, sopra richiamato.
E’ evidente che, con tale precedente, si rischierebbe nel caso in cui le medesime censure non fossero accolte dalla Corte costituzionale italiana una disparità di trattamento fra i casi identici all'interno di Paesi dell'Unione con conseguente possibile perseguibilità di contenziosi pesanti anche a livello comunitario.
D'altra parte un accoglimento delle censure da parte della Consulta italiana costituirebbe motivo d'illegittimità e conseguente decadenza dei provvedimenti adottati dalla Banca d'Italia e Governo!
Concludendo, riteniamo la relazione oggi in discussione assolutamente incompleta e priva di un'analisi dettagliata di aspetti cruciali di questa vicenda.
Ciò impedisce a tale documentazione di essere utile a stabilire pienamente tutte le eventuali responsabilità, ovviamente al di fuori di quelle penali che sta valutando la Magistratura.
Per le stesse ragioni, il lavoro oggi presentato non può essere considerato, purtroppo, uno strumento utile ad impedire che vicende scellerate come quella di Banca Marche si possano ripetere.
Crediamo sia doverosa da parte di quest'Assemblea una risposta concreta a tutela dei risparmiatori depredati dei loro diritti.
Per questo abbiamo presentato la nostra risoluzione che vi è stata consegnata, spero. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Zura Puntaroni.

Luigi ZURA PUNTARONI. Grazie, Presidente. Soltanto due parole perché questa mattina quando abbiamo fatto la riunione dei Capigruppo, tutta quella emozione: “No, no, meglio non parlare. Ma poi parlare? Di cosa parlare? Uno ha paura che l’altro parli, che dica cose di gravità inaudita, ma qui di cose di gravità inaudita, la Commissione non ne ha tirate fuori, aldilà del fatto che il Consigliere Carloni e la mia carinissima Consigliera Marcozzi hanno detto: “Abbiamo trovato dei dati eccezionali! Unici al mondo! Non sapete cosa vi siete persi voi a dire no!”
La Commissione non ha trovato niente perché ci ha fatto la relazione di quattro cavolate scondite e anche l'ultimo cane in un bar le sapeva molto più approfondite.
Quello che invece mi aveva incuriosito …, al mio collega Zaffiri che mi condanna sempre e mi dice: “Tu sei frettoloso, vai veloce! Non ti piace leggere gli atti!”, rispondo: “No, guarda, cosa leggo? Tanto l’andazzo l’ho capito! Ho capito quello che è successo! Tanto che, quando c'era questa storia, in giro si sa tutto, di più, molto di più di quello che abbiamo tirato fuori noi! Dei prestiti ai soliti furbetti del quartiere, con le conseguenze, noi non stiamo a New York, a Città del Messico, a Tokio dove ci sono venti milioni di abitanti, che non conosci! Qui da noi, nel territorio, tutti conosciamo tutti. L’ultimo cane di un correntista, conosce il correntista più importante che è stato privilegiato. L’ultimo cane si arrabbia perché gli hanno fatto la cresta sulle operazioni!
Ricordo che, tre anni fa, a Banca Marche, visto che ogni tanto mi piace controllare i quattro estratti conto, proprio lì a brutto muso - c’erano venti persone a fare la fila, conoscendomi per come mi esprimo, vi potete immaginare, cose da far abbassare le orecchie anche ad un somaro - ho chiuso in diretta tutti e quattro i conti, non in diretta perché avevo anche delle utenze, ho impiegato dai sette ai nove mesi per chiuderli. Però ricordo ancora la faccia tragica dell’impiegato quando gli ho restituito subito i blocchetti degli assegni. Quando gli ho restituiti i quattro blocchetti di assegni, ho letto la morte, perché quando uno che ti ridà gli assegni, ho letto la morte, motivando: “Voialtri fate i birbi! Regalate i soldi a quattro falliti, e poi li recuperate su di me? Voialtri dovete morire!” Qualche settimana fa, ci sono rientrato per l’ultimo conto di un’Associazione culturale, che ancora gestivo come tesoriere, per chiuderlo e mi hanno detto: “Ma tu ci hai trattato male! Noi cosa c’entriamo?” Ho risposto: “No, c’entrate anche voi, dipendenti. Perché io faccio il rappresentante, l’agente di commercio, non rappresento un’azienda che mi fa schifo, che è squallida, che prende in giro me e i miei clienti! Voi siete dei poveri cani, perché nonostante sapevate tutto quanto, avete seguitato a fare i birbi con il popolo! Io i conti, ve li chiudo!”
Ora tornando ai nostri atti - il Consigliere Zaffiri che è sempre molto tecnico, documentato, questa mattina si è portato qui 10 centimetri di roba - io dal 2012 qui leggo il nome di Spacca, leggo il nome 2020, c’era un 20 solo e ci ha messo 2020, poi ha levato un più, ha levato un meno, ma cavolo, questi erano birbi, birbi, birbi, dico, questi sono partiti proprio.., non è che ci sono andati mosci, questi sono partiti proprio alla grande! Tipo, non so, “La stangata” di Paul Newman di venti anni fa! Non è che ci sono andati lisci! Ma a questi qui, dico, ma nessuno ha detto che quando massacri una Banca, che comunque è una Banca …, le Fondazioni birbe erano guidate dalla politica! Da chi stava qui! Comunque li ha nominati! Quindi da questi qua! Da questo non si può scappare via! Comunque le Fondazioni cosa facevano? Alla fine voglio bene a tutti, a te regolo la croce rossa, a te faccio il campo sportivo! Quello che faceva il Monte dei Paschi a Siena! Mia figlia che abita lassù, mi ha detto: “Babbo, sono tutti avviliti perché sono passati da un grande grasso dei soldi a go, go a zero” perché comunque c’era la Fondazione, un atto anche per il tuo territorio.
Il danno è stato enorme, grave, devastante perché tu hai ucciso anche un territorio, quello che a cui andavi a regalare la croce rossa, non gliela puoi regalare più!
Io lì tenevo quattro conti correnti, uno odioso come me, e quando ho capito che mi prendevano per il c…, per il cervello, io ho tagliato tutto, io taglio. Io sono abituato che, per la mia attività, rappresentante e agente di commercio, quando faccio una fornitura e becco un cliente sbagliato, perché giro l’Italia e vado da Trapani a Trento, e perdo cinquemila euro per evitare discussioni con l’azienda che rappresento, ce li metto io! Qui no! Qui è stato permesso di prendere in giro tutti! Non è possibile! Questi qua devono morire. Grazie.

PRESIDENTE. E’ stata presentata una proposta di risoluzione a firma dei Consiglieri Carloni, Busilacchi, Marconi, Marcozzi e Rapa e sono stati presentati due emendamenti.
Ha la parola, per l’illustrazione, il Consigliere Carloni.

Mirco CARLONI. Nella proposta di risoluzione abbiamo sintetizzato i punti principali mettendo all'interno la relazione nella sua integrità, individuando una serie di valori analizzati, come quello della Direzione generale, del Consiglio di amministrazione, le debolezze, le criticità che abbiamo rilevato in questi mesi di lavoro, sintetizzando la debolezza delle Fondazioni in tutta questa vicenda e le filiere di controllo istituzionale.
Ci sono tre impegni che chiediamo al Consiglio di prendere.
Il primo è di pubblicare integralmente la relazione. In passato non sempre è stato fatto ed è una scelta del Consiglio. Ritengo, Presidente, che debba assolutamente essere completamente pubblicata perché lo scopo di questa relazione era conoscitivo e quindi, proprio verso la massima trasparenza, è giusto che tutti cittadini possano acquisirla e leggerla, anzi è un auspicio che possano acquisirla e leggerla.
Il secondo è trasmettere la relazione alle competenti Commissioni parlamentari, che si sono convocate sul tema, sulle banche, quindi fare in modo di coinvolgere anche il Parlamento.
Il terzo impegno è quello di impegnare la Giunta a farsi portavoce nei confronti del Governo nazionale affinché si adottino le necessarie misure per indennizzare parte dei soggetti che hanno visto i propri investimenti azzerarsi, attraverso la Commissione di conciliazione che giudichi il caso e decida sul da farsi.
Secondo me, questi impegni sono forti, concreti e danno la linea di un lavoro di 70 pagine, non l’improvvisazione di parole dette al vento, ma comprovate con documenti e con analisi approfondite.
Spero che si possa votare tutti insieme questa risoluzione.

Presidenza del Presidente
Antonio Mastrovincenzo

PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Marcozzi.

Jessica MARCOZZI. Si può intervenire anche per replica agli interventi già fatti oppure solo …?.

PRESIDENTE. E’ stata presentata un’altra proposta di risoluzione ad iniziativa dei Consiglieri Pergolesi, Fabbri, Giorgini, Zaffiri, Leonardi, Zura Puntaroni, Bisonni, Celani, Malaigia.
Ha la parola, per l’illustrazione, la Consigliera Pergolesi.

Romina PERGOLESI. Come prima anticipato, abbiamo voluto presentare questa proposta di risoluzione, a firma della maggior parte dei Consiglieri di opposizione, in cui chiediamo l'impegno da parte della Giunta a mettere in campo ogni azione, anche nei confronti del Governo, del Parlamento e di Banca d’Italia, al fine di: rimuovere la disposizione sulla segretezza dell’articolo5 del decreto legislativo 180/2015; valutare la piena congruità con i principi costituzionali sulla tutela della proprietà, di cui all’art. 42 della Costituzione e all'art. 17 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, nonché l'adozione in via precauzionale di correttivi ex post volti ad evitare e/o limitare i rischi sopra esposti e ripristinare i diritti, eventualmente non rispettati di azionisti e obbligazionisti subordinati sui quali sono ricadute le conseguente del “salva banche”; verificare la piena correttezza delle azioni intraprese a seguito della risoluzione del 22 novembre 2015, con particolare riferimento alla loro irreversibilità e/o alla possibilità che le stesse permettano l’eventuale ripristino dei diritti a seguito dell'acquisizione della valutazione definitiva ex post, rimuovendo ogni atto che abbia carattere definitivo ed irreversibile, che impedisca od ostacoli il ripristino dei diritti, di cui agli artt. 25 e 29 del decreto legislativo 180/2015 nonché dell'articolo 36 della direttiva 2014 dell’Unione europea; rivedere la svalutazione al 17% delle sofferenze avvenuta con l’avvio della risoluzione, anche in base a quanto riportato in premessa; richiedere al Parlamento provvedimenti che permettano di ottenere dalla gestione dei crediti in sofferenza dalla bad bank o nella cessione della bridge bank il ripristino dei diritti azzerati di tutti i risparmiatori, azionisti ed obbligazionisti subordinati. Grazie.

PRESIDENTE. Ha chiesto la parola il Consigliere Fabbri per illustrare gli emendamenti presentati alla proposta di risoluzione a firma dei Consiglieri Carloni, Busilacchi, Marcozzi, Marconi e Rapa.

Piergiorgio FABBRI. Si, sulla risoluzione della maggioranza, a firma dei Consiglieri Carloni, Busilacchi eccetera, perché voglio dire bene …, della Commissione perché il Consigliere Carloni dice: “Non della maggioranza, della Commissione”.
Sono preciso, faremo su questo una storiella lunga cinque anni, magari.
Noi abbiamo presentato la nostra risoluzione, ora la Consigliera Pergolesi ha illustrato il dispositivo, quindi vi daremo il tempo di leggerlo, comunque sui tre impegna della risoluzione presentata dalla Commissione i primi due parlano di pubblicazione, quindi di cosa parliamo? Di pubblicazione!
Il terzo è un po’ più interessante però parla di indennizzare solo parte dei soggetti che hanno visto i propri investimenti azzerati, solo parte, attraverso una Commissione di conciliazione che giudichi il caso e decida sul da farsi.
Quindi, grande…, no? Voglio dire, la Commissione avrà il potere di decidere o meno chi verrà risarcito, allora i nostri emendamenti sono per dire: indennizzare tutti i soggetti che hanno avuto i propri investimenti azzerati, punto! Che non sia una cosa opinabile, che qualcuno possa decidere o meno.
Questo penso che possa essere …

PRESIDENTE. Silenzio, per favore.

Piergiorgio FABBRI. … ritengo che questa risoluzione, non la voteremo perché abbiamo la nostra, però il minimo della decenza, possa consentire di correggere il testo in questo modo. Altrimenti, veramente, siamo in una situazione in cui in 70 pagine abbiamo riassunto il conosciuto e non abbiamo indagato le responsabilità.
Dopodichè è sotto gli occhi di tutti, perché sui territori le scelte politiche hanno avuto un devastante, purtroppo, riscontro, che le tasche dei marchigiani stanno pagando e tutti noi qui siamo marchigiani.
Su questo, però, stendiamo un velo pietoso, anche dopo tutte le considerazioni fatte questa mattina!

PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Marcozzi.

Jessica MARCOZZI. Dire che non ci sono responsabilità, noi non abbiamo indicato nella relazione le responsabilità? Le abbiamo indicate, eccome, Consigliere Fabbri! Abbiamo detto quali sono le cause che hanno portato… , non abbiamo indicato le persone, i colpevoli e a questo punto, vi invito ad andare dal Magistrato che indaga su Banca Marche, Consigliere Zaffiri, e dire quali sono le persone che hanno determinato la crisi di Banca Marche!
Bisogna che vi prendiate le vostre responsabilità, come persone informate sui fatti! Perché non è possibile continuare a dire che non abbiamo indicato le responsabilità!
Le responsabilità le ho riassunte ed in maniera molto chiara!
La sottoscritta non dirà mai le persone! Anche perché c’è un’indagine in corso! O fate finta, Consigliere Zaffiri, di non capire? Questa è una relazione molto delicata. Le responsabilità ve le ho dette e ve le ripeto: Banca Marche aveva una forte esposizione verso il settore immobiliare e verso gruppi! Io non dico le persone, Consigliere Zaffiri! Nel 2008 le Fondazioni hanno rifiutato due offerte di acquisto da Credit Agricole e Banca dell'Emilia. Terzo, Banca d'Italia, Consigliere Zaffiri, non facciamo finta di non sapere nulla, io l'ho detto e ve l'ho ripetuto; Banca d'Italia! Io non dico i nomi! La governance! Non possiamo dire i nomi, Consigliere Zaffiri, perché c'è un'indagine in corso o facciamo finta di non capire?
Le responsabilità le abbiamo date e poi come! Non abbiamo indicato nomi perché non ci spetta “indicare nomi”. O facciamo finta di non capire?
Aspettate un attimo! No, caro Consigliere Zaffiri, adesso le dico questo, perché me lo sono fatto inviare apposta, lo leggo: “La vera Commissione di indagine è la nostra”, cioè la vostra, è uscito sulla stampa! Banca Marche in Commissione: parallela. Avete indicato una Commissione parallela! Dove sono i risultati di questa Commissione? Dov’è la vostra relazione?

(voci fuori microfono)

PRESIDENTE. Consiglieri, silenzio, per cortesia. Non è un dibattito, Consigliera Marcozzi concluda.

Jessica MARCOZZI. Dov’e? Questa? Questa qui? Gravi responsabilità indicate…
Consigliere Zura Puntaroni è impossibile parlare con lei! Io le responsabilità le ho dette, ho detto quali sono, ma non ho indicato le persone. Fatelo voi! Andate dal Magistrato ed indicate le persone, anzi invito proprio la stampa a scrivere che la Consigliera Marcozzi invita la Lega, il Consigliere Zaffiri e quant’altri, ad andare dal Magistrato come persone informate dei fatti!
Questo dovete fare! Perché basta ridicolizzare il lavoro fatto, per tre mesi! Abbiamo indicato le varie responsabilità! I nomi, no e non lo faremo mai! Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Bisonni.

Sandro BISONNI. Vorrei ringraziare la Consigliera Pergolesi per aver dato l’input ed avere presentato questa risoluzione. Soprattutto vorrei sottolineare un aspetto per rimarcare e anche riallacciarmi a quello che avevo detto prima.
Io individuo una responsabilità ben precisa che è politica! Che è quella del Governo che ha operato, come ha operato. In particolare, mi sono dimenticato prima e lo sottolineo nuovamente, la Consigliera Pergolesi ha giustamente sottolineato la gravità dell'articolo 5 del decreto legislativo 180.
Leggo due parole, così per far capire” Articolo 5 “Segreto. Tutte le notizie, informazioni e dati in possesso della Banca d'Italia, in ragione delle sue attività in risoluzione, sono coperte da segreto d'ufficio. Sono altresì coperte dal segreto d'ufficio le notizie, le informazioni, i dati di cui vengono a conoscenza: il Ministero dell'Economia, la Consob, la COVIP, l'IVASS , i Commissari speciali …, coloro che sono stati contattati, direttamente o indirettamente, dalla Banca d'Italia, i soggetti direttamente o indirettamente incaricati dalla Banca d’Italia, i componenti degli organi dei soggetti presso cui questi istituti,… i fondi di risoluzione …”, cioè nessuno può parlare di questa situazione!
Tutto è coperto dal segreto d’ufficio! Io capisco, però, fino a prova contraria siamo ancora in democrazia! Se addirittura ai Parlamentari è negato l’accesso agli atti …! Lascio a voi il giudizio.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Zaffiri.

Sandro ZAFFIRI. Brevemente perché sono stato chiamato in causa dalla Consigliera Marcozzi.
Personalmente non capisco la sua animosità nei confronti del mio intervento, del nostro intervento, fatto in Aula questa mattina.
Probabilmente la Consigliera era disattenta, per quanto riguarda la Magistratura nel nostro intervento, già consegnato agli atti, abbiamo fatto un passaggio molto preciso. Naturalmente noi abbiamo espresso delle considerazioni politiche e non le ritiriamo, assolutamente, perché il nostro intervento nasce da una serie di documentazione che io ho qui sottomano.
Pertanto se le affermazioni, che noi abbiamo fatto dentro quest’aula, non sono veritiere, questo è un altro argomento e ne risponderemo. Ma non è così, Consigliera, perché c’è una serie di documentazione e di atti, fatti anche dalla Regione Marche, e naturalmente davanti agli atti, davanti alle carte, davanti agli interventi di noti professori, che risiedono anche nel territorio della regione Marche, si può benissimo evidenziare il percorso del credito in questa regione, il credito gestito in questo modo particolare dalla Regione Marche.
Noi ci siamo limitati a questo. Se lei è agitata per questo motivo noi non ci possiamo fare niente, pertanto le consiglio, naturalmente, di intervenire per la sua animosità e la sua non sensibilità a quest’aula, perché ha chiamato in causa delle persone, dei suoi colleghi, che niente hanno a che vedere con gli aspetti di quello che stamattina è stato detto, almeno per quanto ci riguarda.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione della proposta di risoluzione a firma dei Consiglieri Carloni, Busilacchi, Marconi, Marcozzi, Rapa, su cui ci sono due emendamenti.
Emendamento n. 1 a firma dei Consiglieri Fabbri, Pergolesi, Maggi, Giorgini. Lo pongo in votazione.

(L'Assemblea legislativa non approva)

Emendamento n. 2 a firma dei Consiglieri Fabbri, Pergolesi, Maggi, Giorgini. Lo pongo in votazione.

(L'Assemblea legislativa non approva)

PRESIDENTE. Proposta di risoluzione. La pongo in votazione.

(L'Assemblea legislativa approva)

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione della proposta di risoluzione a firma dei Consiglieri Pergolesi, Maggi, Fabbri, Giorgini, Zaffiri, Leonardi, Zura Puntaroni, Bisonni, Celani, Malaigia.
Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Maggi.

Giovanni MAGGI. Per chiarire che noi come Movimento 5 Stelle rispettiamo il lavoro di tre mesi fatto dalla Commissione, per carità, ma politicamente siamo contrari a quello che è stato fatto a monte.
Avete respinto le richieste nelle mozioni precedenti, che in alcune parti abbiamo riproposto con la nostra risoluzione, le avete respinte ed erano quelle che chiedevano di accertare le responsabilità, di farsi attivi per una azione collettiva nei confronti del Governo a fianco di coloro che con l'inganno erano stati “alleggeriti”, per usare un termine preso dalla malavita, dei loro risparmi, ed anche di istituire un tavolo permanente per monitorare l'evoluzione della vicenda.
Tutto questo è stato bocciato ed è stata proposta questa Commissione, forse, non lo so, non si dovevano scavare, in effetti nel dibattito sono venute fuori, le responsabilità politiche di alcuni e si è preferito istituire una Commissione di indagine conoscitiva, come dice il Consigliere Carloni, che può contribuire, ho letto il comunicato stampa, a comprendere meglio ogni aspetto e farsi una opinione.
Veramente la maggior parte delle persone si erano già fatte una opinione su questo furto con destrezza, che è stata la vicenda di Banca Marche, solo la maggioranza del Consiglio regionale sembrava non avere opinioni in proposito o almeno ben circostanziate. Così ci sono state raccontate queste storie tribolate della Banca Marche, che in grande parte noi conoscevamo già, “Una delle debolezze della Banca” dice il Presidente Carloni, “è costituita dall'amministrazione della banca che non era stata in grado di gestire una situazione debitoria che dal 2011 ha assunto dimensioni allarmanti. Anche le Fondazioni proprietarie delle Banche non sono esenti da responsabilità”, certo tutto questo è vero, ma non si approfondisce affatto la vicenda delle Fondazioni, della Cassa di Risparmio di Fano, che pochi mesi prima del tracollo rileva quasi un euro ad azione la partecipazione di una persona che il caso vuole risieda nella stessa città dell'allora Presidente della Giunta, bruciando 30 milioni su un patrimonio di 150, nessun approfondimento sulle Fondazioni di Pesaro e di Jesi che nonostante il preciso divieto del Mef ad assumere altri rischi su Banca Marche hanno sottoscritto un prestito obbligazionario subordinato al tasso del 12,50% per importi rispettivamente di 10 e 15 milioni. E' stato detto qui da più Consiglieri nei loro interventi: i vertici delle Fondazioni che hanno fatto questo scempio del loro patrimonio e della banca da chi sono stati nominati? Dalla politica, esattamente dalla politica! Sicuramente il Presidente della Fondazione della Cassa di Risparmio di Jesi non ce l'ha messo il Movimento 5 Stelle, per cui questo rimpallo di responsabilità mi sembra oltre che colpevole, stucchevole!
La Commissione nella relazione affronta il livello di criticità rappresentato, così dice il comunicato, dalle filiere di controllo istituzionale, vale a dire Banca d'Italia e Consob, rispetto alla quale non può rilevarsi uno scarto tra rilevanze istruttorie e realtà, che poi si è tragicamente verificata.
Tutto qui! C'è un intreccio complicato ed intricato che non può risolversi con un dato di cronaca come questo, da una parte i vecchi membri del Consiglio di amministrazione, del Collegio sindacale, come si evince dai documenti, hanno nascosto alla Consob la lettera di gravissime contestazioni della Banca d'Italia nel gennaio 2012, quando era in corso l'aumento di capitale, di questa lettera firmata da Visco, che minacciava il commissariamento della banca, non è stato fatto cenno nel prospetto informativo rivolto ai risparmiatori che andavano a comprare le obbligazioni nell'aumento di capitale.
D'altra parte la Consob, è notizia di ieri, l'ho vista sull'La7, con una lettera che è stata scoperta dai giornalisti, il Presidente della Consob diceva alle banche ed anche a Banca Marche di non rendere pubblico il rischio e la pericolosità dell'investimento. Quindi qui c'è un intreccio veramente perverso e, sicuramente apprezzando il lavoro di tre mesi fatto, che peraltro ho stigmatizzato nelle decisioni della maggioranza, veniva relegato ad un'oretta di discussione, ho apprezzato questo tipo di lavoro però …, con tutta questa carne al fuoco è venuta fuori soltanto una cronaca.
Allora l'auspicio del Consigliere Carloni, che ora si possa recuperare qualcosa per i risparmiatori, sto leggendo sempre il comunicato, che il fondo di salvataggio serva anche a questo, mi permetta, suona offensivo alle orecchie di chi ha perso tutto e non vuole elemosine, ma il riconoscimento dei propri diritti.
E' vero, Consigliere Marconi, che il vostro impegno è stato serrato, ma dichiararsi lieto di aver svolto un lavoro attento, cito sempre il comunicato, e nei tempi stabiliti contro chi affermava che si volesse con questa Commissione insabbiare la vicenda, mi sembra, lo dico con affetto, l'atteggiamento di chi si difende prima di essere attaccato per un lavoro che certamente è encomiabile, serrato per l'impegno profuso, ma che non serve ad un accidente e non incide in alcun modo per dare qualche possibilità in più a chi si sente ingannato e truffato.
Unanime, cito sempre la chiusura impagabile del comunicato stampa, il parere di tutti i membri della Commissione nel non individuare le responsabilità penali, è stato detto anche in Aula, di quanto accaduto, che spettano alla Magistratura, ma di presentare al Consiglio regionale una relazione attenta ad ogni particolare affinché tutte le forze politiche presenti in Consiglio e tutti i marchigiani possano avere chiaro quanto si è verificato.
Bene, questa è la conclusione di questo lavoro ed io devo dire che colpevolmente non ho partecipato ai lavori, e voterò a favore di questa risoluzione che è veramente diversa dall'acqua calda della proposta di risoluzione precedente e, non avendo partecipato alla Commissione per i motivi già noti che pungono nell'intimo il Consigliere Marconi, mi vergogno di fronte ai marchigiani che ci hanno eletti.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Carloni.

Mirco CARLONI. Vorrei ringraziare il Consigliere Maggi perché ha letto il nostro comunicato stampa e lo voglio ringraziare perché ha una voce bellissima. Grazie!

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Zaffiri.

Sandro ZAFFIRI. Come gruppo Lega, per quando ci riguarda, credo che questa risoluzione, che andremo a votare, metta al centro il vero problema di quello che è successo in Banca Marche e nelle altre banche d'Italia, a partire dall'Etruria per arrivare a Banca Marche passando per Banca di Ferrara, eccetera, o quello che sta accadendo adesso per Vicenza ed altre.
Il problema vero sta nella posizione del Governo nazionale. Punto! Questo è il provvedimento vero che ha riguardato questi poveri disgraziati che sono stati derubati dei soldi a prescindere da chi ha acquistato delle azioni o delle obbligazioni, anche per investimento. Sono stati derubati. Punto!
Questo è il vero problema della situazione che stiamo discutendo questa mattina, allora non si può non riportare la palla al centro del ragionamento politico su Banca Marche, da chi è entrato dentro di notte a prelevare i soldi dei risparmiatori. Questo è successo! Di notte è successo un blitz, ci sono stati dei ladri che sono entrati ed hanno portato via i risparmi.
Questo è un gioco che bisogna ripristinare perché se non si ripristina c'è un continuo rimpallare di situazioni, di ragionamenti, di proposte che portano i giro i risparmiatori che sono stati derubati. Questo è il vero problema! Ancora questa mattina ascoltiamo l'intervento per far si che vengano ripristinati …, ma di cosa stiamo parlando se c'è l’articolo 5 che blocca tutto? Se non viene rimosso questo articolo 5 che ha secretato tutti gli atti, di cosa parliamo dentro quest'Aula? Ci stiamo prendendo in giro? No!
Per quanto ci riguarda siamo convinti di questa risoluzione anche perché recepisce anche un altro passaggio, che per noi della Lega è molto importante, quello che è accaduto sul territorio dal 2011 quando c'era il progetto Marche 2020, perché probabilmente se andiamo ad approfondire questo argomento …, non ho detto che la Commissione non ha lavorato, non c'è scritta nessuna parola che la Lega abbia detto che la Commissione non ha lavorato, abbiamo detto che non è stato approfondito l'argomento, questo non è stato nemmeno scritto, ma si capisce e perché si capisce? Perché qui continuiamo a prenderci in giro, anche adesso, perché chiamiamo in causa le Fondazioni, ma santo cielo, le Fondazioni dal 1996 chi le ha elette? Questo è il problema di fondo! Come facciamo a dire che la politica non c'entra nel problema di Banca Marche? Perché ci vogliamo prendere in giro?
Per questi motivi, noi siamo più convinti che mai di votare questa risoluzione perché riporta al centro il vero argomento che riguarda chi ha rubato i soldi ai risparmiatori marchigiani, e con questo atto noi chiediamo di ridare i soldi ai marchigiani, rimettendo in discussione il decreto ed i provvedimenti del Governo. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Celani.

Piero CELANI. Soltanto un minuto per dire che io ho firmato questa risoluzione perché ritengo effettivamente che contenga dei passaggi molto significativi affinché si possa fare un po' di luce e un po' di ragionevole chiarezza su quanto è successo.
In un'Italia dove tutto si sa, dove tutto è trasparente, non si capisce perché nel settore del credito devono esistere i segreti di Stato, questa è una cosa assurda, una cosa impressionante.
Per cui credo che uno dei modi per capire il tentennamento di Banca d'Italia in questa vicenda, alcune prese di posizione poi smentite, alcune dimissioni, alcuni incarichi svolti, non svolti, personaggi che si dimettono all'improvviso … penso che questo sia uno degli aspetti significativi e mi auguro che la risoluzione possa essere approvata.
Approfitto anche per dire che non parteciperò al voto per quanto riguarda la parte finale della relazione, se verrà messa in votazione, non per il merito, ma per quanto detto questa mattina dal Consigliere Giancarli a cui mi associo. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Fabbri.

Piergiorgio FABBRI. Sono contento che il dibattito si riaccenda perché finalmente facciamo delle considerazioni politiche, dopo tre ore di tecnicismi più o meno conosciuti.
La relazione ha posto in evidenza tre elementi critici che conoscevamo:
- l’esposizione sugli immobili, lo sappiamo ma chi ha dato la possibilità di esporsi? Chi comandava?
- l’eccessiva copertura imposta, anche qui questi tecnici avevano le mani libere? C'è un disegno che vuole riportare sul territorio marchigiano un qualcosa di negativo? Non lo so, spero di no, però gli errori “tecnici” si sono succeduti nei mesi e negli anni in maniera impressionante;
- la sottovalutazione dei crediti deteriorati.
Qui il puzzle rischia di ricomporsi!
Chiusa la questione, abbiamo finalmente due proposte di risoluzioni, sul lavoro della Commissione ci sono due risoluzioni, la prima dice: pubblichiamo il lavoro, 70 pagine, che sono riassunte nei punti che ho riportato e che la Consigliera Marcozzi questa mattina ci ha illustrato. Però si limita a dire, oltre alla pubblicazione del lavoro, andiamo dal Governo per vedere se qualcuno può essere rimborsato. Con gli emendamenti avevamo chiesto che tutti venissero rimborsati e che non ci fosse una Commissione che potesse decidere chi venisse rimborsato oppure no, gli ex comunisti li hanno bocciati. Lasciatemi passare la battuta.
Seconda risoluzione, noi chiediamo: “C'è il segreto? Togliamolo per favore. E’ una vergogna!” Siamo di fronte ad Ustica? Di cosa stiamo parlando? E c'è il segreto?
Seconda cosa, la tutela della proprietà privata, chiediamo di tutelare la proprietà privata perché se sono soldi miei perché me li devi portare via?
Terza cosa, chiediamo di rivedere la sottovalutazione del 17% delle sofferenze, sappiamo che possono esserci 5, 6, 7 punti percentuale in più che possono risarcire il maltolto, perché no? Chiediamo che dalla gestione delle bad banck, delle bridge banck, eccetera, gli azionisti e gli obbligazionisti possano in qualche modo recuperare quattro soldi.
Adesso voglio vedere con quale faccia non viene votata questa risoluzione! Con quale faccia! E domattina ci divertiremo a vedere i commenti della stampa perché la manipolazione dell'informazione è una cosa che in questi mesi stiamo toccando con mano pesante.
Scusate lo sfogo, però finalmente riusciamo a parlare di qualosa di politico oltre a raccontarci cose tecniche che già sapevamo. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, la Consigliera Marcozzi.

Jessica MARCOZZI. Voterò a favore della nostra risoluzione, però, Consigliere Fabbri, lei ha riportato quello che ho detto io nella relazione.
Innanzitutto una cosa, Consigliere Fabbri, noi siamo venuti in Aula quattro, cinque mesi fa con due mozioni, noi avevamo proposto un'altra mozione, ce l'hanno bocciata, quindi la mozione è quella della Commissione d'indagine, che cosa significa Commissione di indagine? Che cos'è la Commissione di indagine? Quali poteri ha la Commissione di indagine? Poteri conoscitivi e non giudiziari, allora partiamo da questo! Perché voi state buttando all'aria tutto il lavoro per avere, diciamo la verità, visibilità sulla stampa, perché non ce l'avete, è questa la realtà!

(Voci fuori microfono)

Jessica MARCOZZI. Questa è una Commissione di indagine, non è la mozione che avevamo presentato cinque mesi fa, questa è la relazione della Commissione di indagine.
Ho riassunto i punti cruciali che hanno portato alla crisi di Banca Marche, lei non li ha ripetuti, sono: l'esposizione immobiliare verso un determinato settore, allora lei dice “chi comandava? C'è un disegno?” Io non capisco che cosa significa c'è un disegno, c'è la Magistratura su questo …, ma voi prendete tutto a barzelletta, ma possiamo stare in un Consiglio regionale dove ridete e prendete tutto a barzelletta …

(Voci fuori microfono)

PRESIDENTE. Consigliera Marcozzi, non deve rispondere agli altri, faccia la sua dichiarazione di voto!

Jessica MARCOZZI. Esposizione immobiliare, chi comandava? C'è la magistratura, indagherà!
Le Fondazioni, noi abbiamo detto una cosa importante, c’è un documento che prevedeva un’offerta di acquisto da Credit Agricole e Banca dell'Emilia, 2,3 miliardi e 2,6, lo hanno rifiutato, non dobbiamo dire: “Colpa della persona ...”, perché l’abbiamo già detto! Ci sono già le colpe!
Per quanto riguarda l'organo di vigilanza, Banca d'Italia e Consob, io l'ho detto, Banca d'Italia non è stata in grado di valutare pienamente la situazione tecnica di Banca Marche, perché il 28 dicembre 2011 ha fatto una relazione in cui non ha messo in evidenza le criticità. Gliele ripeto: nel 2011 i crediti deteriorati sono aumenti del 28,9% e Banca d'Italia è stata zitta, io non vado a dire: “Guarda queste sono le persone”, ma le responsabilità sono già state individuate.
Anche per quanto riguarda il commissariamento, l’abbiamo detto, c'è stato un accanimento terapeutico. Chi c'era lì? C'è la Magistratura che farà il suo corso.
Ha capito Consigliere Fabbri? Non possiamo dire c'è il commissariamento...

PRESIDENTE. Consigliera Marcozzi deve chiudere, il tempo è scaduto.

Jessica MARCOZZI. Quindi voto a favore.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Zura Puntaroni.

Luigi ZURA PUNTARONI. I presenti parleranno con la stampa domattina perché questi si agitano, anche lei Consigliera Marcozzi non si agiti altrimenti le vengono le rughe, ma domani mattina con la stampa non ci saranno problemi perché la stampa appiattirà tutto, come appiattisce sempre, quindi che problema c'è?
La stampa, quei signori lassù, purtroppo, devono rendere conto ad un direttore, che comunque ha un proprietario, che comunque ha una linea politica, è normale, anche negli Stati Uniti è così, però noi ce li abbiamo tutti di una linea politica e di quell'altra non ce n'è nemmeno uno!
Domani con la stampa non avremo problemi, Consigliere Fabbri, perché sarà allineata a quello che deve essere, quindi tranquilli, e Consigliera Marcozzi lei non si arrabbi se no le vengono le rughe. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Presidente Ceriscioli.

Luca CERISCIOLI. Innanzitutto approfitto della dichiarazione di voto per ringraziare la Commissione che ha lavorato e secondo me ha avuto la miglior testimonianza sulla qualità del lavoro da parte della Guardia di Finanza quando ha detto: “Dateci un po' tutto quello che avete fatto, magari troviamo cose che ci interessano all'interno dell'indagine”.
Ho avuto sotto gli occhi - lo dico per la parzialità della risoluzione che viene proposta - tutto il lavoro fatto dai Commissari che analizzarono, caso per caso, tutte le situazioni di credito, quello sovrastimato, eccetera. Un’indagine, un lavoro di tipo documentale perché ognuna di quelle pratiche aveva un nome, un destinatario, un cognome, quelli di chi avevano deliberato le risorse, gli indirizzi, coloro che avevano stimati i beni, i valori e tutto il resto, di qualche anno fa.
Noi spesso inseguendo il desiderio di buttarla tutta in politica ci dimentichiamo di una filiera di responsabilità che vengono ricostruite all'interno del documento che si ferma alla analisi, alla presa visione dei dati, alla raccolta, perché non ha gli strumenti per fare i passi successivi.
Noi la buttiamo tutta in politica e ci dimentichiamo che c'è un lavoro già fatto con forte serietà dalla Commissione, prima ancora dei Commissari che analizzarono tutte quelle sofferenze, non chiedendosi se era colpa del Governo nazionale che erano stati concessi quei crediti a quei valori su quegli immobili eccetera, ma fornendo una documentazione accurata a chi poteva eventualmente utilizzare quelle carte per lavorare ad una attività che avrebbe portato certo ad un riconoscimento di responsabilità, ma anche ad un recupero di quelle risorse.
Nella tensione di poter trovare un modo per addossare una responsabilità politica, spesso ci dimentichiamo delle tante responsabilità, molto concrete, individuali, personali, eccetera, che andranno perseguite con i mezzi idonei che dovrebbero essere la prima forma di risarcimento nei confronti di chi è stato danneggiato. Perché in una società, la proprietà che trasferisce una responsabilità su un consiglio di amministrazione che deve gestire, crea una naturale filiera di rapporti e di responsabilità.
Non vorrei che nell'intento nobile di attaccare il Governo ci si dimenticasse che quest'Aula ha posto, grazie al documento, l'attenzione su una serie di responsabilità che non vorremmo che, per l'ennesima volta, rimanessero lettera morta e che la grande veste della battaglia politica, di essere paladini dei cittadini, guarda caso trascura di accendere un riflettore su una parte estremamente importante del percorso.
Credo che il nostro lavoro sia di stimolo nei confronti di chi ha la possibilità, l'opportunità, perché ne ha i mezzi e le risorse e le competenze, di intraprendere tutte quelle azioni necessarie per andare a recuperare quello che è possibile, laddove è facile perché, ripeto, è documentale,. Andare a recuperare risorse a favore dei danneggiati che lì si, in quella filiera diretta sono i proprietari, ci sono i proprietari, c'è un consiglio di amministrazione che amministra, una società che gestisce e se il mio patrimonio viene gestito male ci sono le azioni di responsabilità con le quali io posso rientrare, almeno in parte o almeno avere la soddisfazione morale, se non quella materiale, di rientrare di quello che mi è dovuto.
Solo questa attenzione, il rischio che leggo nella risoluzione è di buttarla tutta in politica e di dimenticarci di andare ad accendere un riflettore perché noi più di questo non possiamo fare, su una serie di fatti, di ruoli, di responsabilità sulle quali è possibile ancora oggi avere riscontro.
Gli anni passano e il tempo non gioca a favore di questa azione, credo che il lavoro fatto questo merito ce l'ha, quindi ritengo che la risoluzione sia da bocciare mentre è da riconoscere la qualità del lavoro svolto.
Fin dall'inizio anche nella scelta di non voler partecipare all'attività della Commissione, c'era, anche qui se volete, l'ennesimo desiderio di mantenersi sulle proprie posizioni, di non doversi confrontare, di non doversi misurare, che è un po' l'atteggiamento di tanta politica oggi; avere il timore che al momento in cui si mettono a confronto con la realtà le proprie posizioni si debba magari prendere un atteggiamento che non è confacente al proprio disegno politico, alle proprie relazioni, ai soggetti che uno tende politicamente a tutelare.
Il rischio più grave in questo caso è che questo atteggiamento sembra quasi voler coprire le responsabilità dirette, personali su atti documentati che la Commissione ha potuto mostrare a tutti.
Preferisco il sostegno al lavoro svolto dalla Commissione rispetto all'alzata di un fumus che fra le altre cose, oltre a non risolvere nessun problema, rischia anche di dare una mano a chi qualche responsabilità purtroppo per lui ce l'ha.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Bisonni.

Sandro BISONNI. Ovviamente voterò contro la risoluzione proposta dalla Commissione ed a favore della risoluzione … Mi sono distratto, ero uscito.
Approfitto di questa dichiarazione di voto su questa risoluzione per dire due cose, la prima, su quello che ha detto il Presidente, è che sulla responsabilità individuale c'è la magistratura, Presidente, non dobbiamo intervenire noi, qui facciamo politica e sottolineiamo tutti quelli che sono i passaggi politici, per il resto c'è la Magistratura.
Approfitto anche per farle una domanda: lei all'indomani del decreto 180 del 2015 in Aula venne qui dicendo che il Governo aveva salvato Banca Marche, aveva salvato le banche, le chiedo è ancora di questa opinione alla luce dei fatti? Tutto qui!

PRESIDENTE. Ha la parola il Presidente Ceriscioli.

Luca CERISCIOLI. Certo, pensando ai 3.000 posti di lavoro, al fatto che questa banca opera sul nostro mercato, avevo riportato qualche mese fa anche i valori degli impieghi, e all'alternativa che poteva essere ovviamente un male peggiore rispetto ai mali che sono arrivati.
Non è che non si riconosca …, non abbiamo mai nascosto il fatto che c'era chi stava pagando un prezzo altissimo dietro questo salvataggio, non è che si nascondevano questi fatti, a meno che queste cose, posti di lavoro ed altro, non siano per un oggetto indifferente, per me è una cosa importante, quindi ritengo che quella azione e quelle risorse abbiano garantito questa parte per quanto riguarda la banca.
Sul resto non è stata certamente una azione indolore ed ho visto lo stesso Governo nei mesi cercare in tutti i modi, in tutte le forme, delle opportunità per stringere quella ferita e riuscire a corrispondere almeno in parte ai soggetti che sono stati colpiti da questo passaggio. Quindi in questi termini credo che sia valido ancora oggi.
Non ho mai sentito dire nessuno che sarebbe stato meglio veder saltare in aria banche e burattini, perdere tutti i posti di lavoro e veder ridurre ulteriormente le opportunità in termini di credito nel nostro territorio. Penso che da questo punto di vista non possa che essere anche lei d'accordo.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, la Consigliera Leonardi.

Elena LEONARDI. Grazie Presidente. Per dichiarazione di voto, dico che il mio voto sarà favorevole a questa risoluzione avendola sottoscritta.
Voglio però precisare due cose: il fatto di voler andare a fondo, rispetto anche a eventuali responsabilità della politica, non vuol dire non voler vedere le altre, vuol dire affiancare alle altre quella politica che reputiamo, in un consesso come questo che è politico, ci possa, purtroppo, essere e vada in qualche modo messa in evidenza.
Non credo che, voler anche indicare quelle che sono le responsabilità del Governo sulle scelte intraprese, su quello che è stato definito il salvataggio di Banca Marche - ma per tanti piccoli risparmiatori ed azionisti di salvataggio francamente c'è ben poco, tutt'altro – e chiamare in concausa le responsabilità di quel provvedimento del Governo, vuol dire buttarla in politica per responsabilizzare un Governo che a chi siede in questi banchi è avverso e, quindi, mettere in difficoltà chi amministra, vuol dire cercare di approfondire a 360° la vicenda Banca Marche, non solo per quello che è il passato più passato, quindi le responsabilità che si sono succedute nei soggetti che sono stati evidenziati dalla Commissione, ma anche dalla parte politica, ma vedere il passato più recente, che è quello che ha poi cagionato l'effettiva perdita di valore di quelle azioni ed obbligazioni.
Poter dire, e su questo dovremmo essere noi tutti liberi dai condizionamenti politici, il tema è talmente importante che non va speculato in nessun genere, ma va approfondito anche se si vanno a toccare delle cose che sono un po' scomode, e questo dovrebbe essere l'interesse, il motore di tutti.

Presidenza della Vicepresidente
Marzia Malaigia

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Zaffiri.

Sandro ZAFFIRI. Ho ascoltato l'intervento del Presidente che ha detto che vogliamo coprire di fumo questa risoluzione perché non è trasparente.
Signor Presidente, probabilmente a lei, siccome la risoluzione è lunga, potrebbe essere sfuggito qualcosa, perché non è assolutamente vero e non vuol coprire di fumo niente. Addirittura è stato anche inserito un comma per fare chiarezza su quello che è successo dal 2011 ad oggi nel territorio della regione Marche. Inoltre la risoluzione contiene, come lei ha visto, i problemi riferenti al Governo.
Se lei non è d'accordo a chiamare in causa il Governo su cosa è avvenuto, questo è un altro problema, ma dire che vogliamo coprire questa risoluzione con una cappa che nasconda chissà cosa, è assolutamente non è vero perché non ci sono scritte queste cose.
Siccome l'intelligenza umana ha un limite, credo che quello che c'è scritto non risponda assolutamente a quello che lei ha detto poc'anzi dentro quest'Aula.
Naturalmente integrata con la massima chiarezza, come il dibattito di questa mattina, probabilmente lei era fuori per i suoi impegni e non le hanno riferito cos'è successo. E’ successo che mentre c'erano le richieste di due grandi aziende bancarie di interesse mondiale, c’è una relazione qua, nelle delibere della Regione che diceva meglio piccolo, ma teniamoci le Marche. Questo è scritto qui, carta canta villan dorme, credo che davanti alla carta non ci siano parole che tengano. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Marconi.

Luca MARCONI. Grazie Presidente. Anche per rispetto a questa risoluzione che è stata presentata con dovizia di particolari, non la voto, perché i proponenti si sono dimenticati che non hanno partecipato alla Commissione, non perché non ne coglievano il valore, ma perché non hanno eletto il Presidente che volevano. Ricordo che è andata così, perché alla prima seduta ci sono venuti! Quindi non c'è questa sincerità di fondo.
Non voto questa risoluzione perché potete presentarla in Parlamento, con i vostri deputati e senatori, e non ha alcun senso farlo qui, in quanto metterebbe in ombra e creerebbe fumo su tutto il lavoro fatto, perché non c'è niente del lavoro fatto, quindi è una mancanza di rispetto nei confronti di quello che è stato fatto, per cui non la voto per questo motivo.
Non la voto inoltre perché non toglie nulla a quella visibilità esasperata che cercate in ogni momento a livello di stampa, altro che la stampa non vi dà riscontro, io li seguo i telegiornali e seguo i giornali, Il Movimento 5 Stelle ci sono tutti i giorni, ormai c'è una dipendenza, un atteggiamento di rispetto ossequioso nei confronti dei 5 Stelle, che è impressionante, è giusto che sia così, la minoranza più importante è giusto che abbia questa visibilità. Tra la le altre cose oscura la Lega, oscura tutti, quindi alla fine si accorgeranno pure, se non hanno saputo reggere i risultati elettorali, qual è la fine che si fa nel rincorrere un certo tipo di posizione.
La vostra risoluzione la potete dare ugualmente ai giornali e farci tutti i ragionamenti che volete, ma quest'Aula ha una sua dignità e per quanto mi riguarda la deve respingere. Dovrebbe respingerla anche perché propone cose impossibili, a meno che non cambino realtà e leggi, serve solo ad una cosa: ad ottenere consensi sulle disgrazie avvenute ed io non ci sto ad ingannare il popolo italiano, in particolare quello marchigiano, continuando ad ottenere consensi sulle disgrazie altrui. Le disgrazie devono essere occasione di riflessione per non commettere più gli errori e semmai con grande umiltà cercare di rimediarli.
Questo sciacallaggio non fa parte della mia cultura politica e quindi non la voto.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, la Consigliera Pergolesi.

Romina PERGOLESI. Sono davvero disgustata perché non si perde l'occasione di voler apparire e strumentalizzare quello che è scritto nero su bianco, su un pezzo di carta, basterebbe avere l'accortezza di leggerlo o, Presidente, avere l'accortezza di ascoltare gli interventi della minoranza.
Qui effettivamente si chiede di impegnare la Giunta a portare avanti tutte le azioni possibili da normative vigenti, non dal libro delle favole, per tutelare quelli che sono i diritti sanciti, non solo dalla Costituzione, ma dalla Carta dei Diritti della Comunità Europea.
Presidente, io non aggiungo altro, spero che ci sia un ripensamento. Se avete bisogno di rileggervi la risoluzione, rileggetela, però per favore non prendiamoci in giro e non prendiamo in giro soprattutto i risparmiatori beffati da quello che è un provvedimento di Stato. Grazie.

PRESIDENTE. Proposta di risoluzione a firma dei Consiglieri Pergolesi, Maggi, Fabbri, Giorgini, Zaffiri, Leonardi, Zura Puntaroni, Bisonni, Celani e Malaigia. La pongo in votazione per appello nominale chiesto a nome dei Consiglieri Zura Puntaroni, Leonardi e Zaffiri.

Favorevoli: Bisonni, Celani, Fabbri, Giorgini, Leonardi, Maggi, Malaigia, Pergolesi, Zaffiri, Zura Puntaroni.
Contrari: Busilacchi, Carloni, Ceriscioli, Marconi, Micucci, Minardi, Pieroni, Rapa, Sciapichetti, Talè, Traversini, Urbinati, Volpini.
Astenuti: Nessuno.

(L'Assemblea legislativa non approva)

Sull’ordine del giorno

PRESIDENTE. Andiamo avanti con l’ordine del giorno, sono stati chiesti i rinvii della mozione n. 90 della Consigliera Leonardi, della mozione n. 110 dei Consiglieri Zaffiri, Traversini, Giancarli, Celani e della mozione n. 119 della Consigliera Marcozzi.

Mozione n. 108
ad iniziativa del Consigliere Rapa
“Realizzazione della nuova struttura ospedaliera dell'Azienda ospedaliera Ospedali Riuniti Marche Nord”

Mozione n. 129
ad iniziativa dei Consiglieri Fabbri, Pergolesi
“Aggiornamento Piano Sanitario e contrarietà alla realizzazione dell'Ospedale Unico a Fosso Sejore (PU)”
(abbinate)
(Discussione e votazione)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la mozione n. 108 del Consigliere Rapa e la mozione n. 129 dei Consiglieri Fabbri, Pergolesi.
Ha la parola, per l’illustrazione, il Consigliere Rapa.

Boris RAPA. Grazie Presidente. E' stata presentata una risoluzione alla mozione che vado ad illustrare.
Premesso che l'Azienda Ospedaliera Marche Nord rappresenta per il sistema sanitario una parte fondamentale e strategica della riorganizzazione sanitaria delle Marche al fine di garantire ai cittadini una sanità pubblica di qualità ed equamente accessibile, con l'obiettivo primario del miglioramento dei servizi ospedalieri, si ritiene importante la volontà di realizzare una nuova struttura ospedaliera.
Al riguardo, ho presentato la suddetta risoluzione con lo scopo prioritario di manifestare la necessità di un percorso comune che sia il più possibile partecipato e condiviso da tutti, per poter così arrivare alla soluzione migliore della localizzazione della nuova struttura, convinto che la realizzazione di tale opera sia in grado di dare risposte qualificate alla domanda di salute dei nostri concittadini di tutto il territorio, dalla costa all'entroterra.
Sono più che mai convinto che soltanto con un confronto costante e la piena condivisione di intenti sarà possibile raggiungere la scelta migliore in termini di localizzazione del sito, per cui chiedo che si venga a definire con le amministrazioni e i territori interessati un confronto con le opportune valutazioni tecniche, economiche, delle aree proposte, considerando anche le relative infrastrutture da realizzarsi, viarie ad esempio, necessarie a rendere facilmente accessibile la localizzazione dei siti, sia ai residenti sulla costa ma, come già accennato, anche a quelli dell'entroterra, dato che per molte specialità sarà, quale ospedale di secondo livello, la struttura di riferimento per l'intera provincia.
Chiedo che si valuti attentamente con dati oggettivi la comparazione fra i siti proposti ed eventualmente nuovi siti che forse nel frattempo sono stati individuati e ritenuti idonei e funzionali per determinare il sito più vantaggioso in termini di costi/benefici.
Importante infine è che venga fatta una corretta valutazione e comparazione sulle diverse tipologie di finanziamento con cui si dovrà realizzare la nuova struttura ospedaliera.
Nel frattempo chiedo che vengano rafforzati i servizi ospedalieri del Santa Croce e del San Salvatore portando a compimento il più celermente possibile il percorso di integrazione funzionale non ancora completato, in modo da dare risposte concrete e servizi migliori ai nostri concittadini.
Certo che la condivisione del confronto sia la metodologia corretta per arrivare alla realizzazione di un opera che segnerà in modo importante il futuro di tutto il nostro territorio, concludo chiedendo al Presidente di farsi carico di questa risoluzione e di guidare il percorso per arrivare alla scelta migliore per tutto il nostro territorio. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola, per l’illustrazione, il Consigliere Fabbri.

Piergiorgio FABBRI. Grazie. Parliamo di sanità da diversi mesi. Abbiamo approfondito le questioni e siamo oggi a confrontare con una discussione unita due mozioni, una che di fatto dice: mettiamoci d'accordo dove fare l'ospedale unico e l’altra che è quella che proponiamo noi, con la forza di migliaia di firme di cittadini, non è ad iniziativa di un Consigliere o due, sono migliaia i cittadini che in questi mesi si sono mobilitati.
La questione è importante e complessa, voglio che rimanga agli atti con precisione ciò che intendo dire, quindi mi permetto di leggere, l'ora è tarda, non abbiamo pranzato, però con un attimo di attenzione.
Tre mesi fa (4 marzo) ho depositato un’interrogazione, la n. 134, sulla "Deliberazione n. 38 – Piano socio-sanitario regionale 2012/2014. Sostenibilità, appropriatezza, innovazione e sviluppo" per sapere se la Giunta avesse adempiuto all'impegno preso nella seduta del 16 dicembre 2011, n. 63, di trasmettere all'Assemblea legislativa regionale, ogni anno, entro il mese di febbraio, una relazione sullo stato di attuazione e sugli effetti del piano che contenga almeno le seguenti informazioni:
- i flussi di mobilità sanitaria attiva e passiva sia all'interno che all'esterno della regione suddivisi per attività specialistica, prestazioni in DEA e pronto soccorso, attività ambulatoriale;
- lo stato di attuazione del processo di riorganizzazione della rete sanitaria con specifico riferimento ai Centri di eccellenza costituiti e alla riqualificazione delle strutture ospedaliere di dimensioni limitate o a bassa specialità verso funzioni orientate alla specialistica, ai servizi territoriali e socio-sanitari;
- l'andamento del processo di riduzione delle liste di attesa;
- la valutazione di efficacia sul versante finanziario delle scelte strategiche del piano.
Le relazioni sono relative agli anni 2012, 2013, 2014 e 2015, ma distanza di 3 mesi non ho ricevuto risposta; quindi non siamo in grado di sapere quali effetti ha prodotto il Piano sanitario negli ultimi 4 anni, con precisione che dovremmo avere.
Negli ultimi 6 mesi però viene imposta una pesantissima riforma sanitaria mentre si registrano evidenti criticità del sistema sanitario, tra cui si evidenziano in particolare: l'inadeguata gestione delle liste d'attesa, la pesantissima e costosissima mobilità passiva, il decadimento dell'assistenza sanitaria presso le strutture dell'entroterra declassate ad Ospedali di comunità (dove ci sono infermieri e medici di base).
In questi mesi i 59 Sindaci della provincia di Pesaro-Urbino si sono più volte riuniti nell'Assemblea di Area Vasta ed hanno votato a larga maggioranza vari documenti in cui si chiedeva alla Giunta regionale: di sospendere la delibera 735; di modificare la delibera 1183; di far sopravvivere i reparti presenti negli ex ospedali; di tenere aperti per 24 ore i punti di primo intervento; tutte richieste che venivano dal territorio. Contestualmente numerosi comitati di cittadini (a Sassocorvaro, Fossombrone – sulla sanità avete perso anche il Comune -, Cagli, Pergola, Urbino, Fano e Pesaro) hanno più volte manifestato contro le modifiche che sono state realizzate, e con i propri Sindaci sono venuti a protestare anche davanti al palazzo della Regione, ma non sono stati neppure ricevuti dalla Commissione che si era riunita, li ho fatti entrare io, dopo litigate, come miei ospiti in sala Ricci.
II 23 febbraio veniva discussa in quest'Aula la mia mozione n. 73 (presentata l'8 gennaio) che richiedeva la sospensione in autotutela dei provvedimenti di riorganizzazione dei servizi ospedalieri e di emergenza-urgenza, adottati con la delibera 1183 e con le determine Asur nn. 914, 915 e 916 - ormai sono numeri che i cittadini conoscono e non li giocano più neanche al lotto – ed impegnava la Giunta a promuovere un tavolo tecnico che consentisse un approfondito dibattito e confronto tra gli uffici regionali ed i Commissari della Commissione consiliare competente, i Sindaci dei Comuni interessati, i cittadini, il personale sanitario, finalizzato al raggiungimento di una riorganizzazione condivisa delle strutture sanitarie presenti sul territorio regionale, chiaramente la scarsa propensione al dialogo e il modesto contenuto di democrazia di questa Giunta ha bocciato la mozione.
In queste settimane sono state avviate diverse raccolte di firme tra i cittadini della provincia che hanno prodotto: nel Comune di Fano la discussione di una mozione popolare (oltre 1.600 firme) contro l'ospedale unico e a favore dell'adeguamento delle strutture sanitarie esistenti (che è stata bocciata), una richiesta di referendum comunale (oltre 4.000 firme raccolte), con lo stesso contenuto, che si attende venga ancora indetto, e l'approvazione di una mozione, in data 31 marzo, contro la localizzazione a Fosso Sejore dell'Ospedale Unico e contro il ricorso al project financing per realizzarlo, a Fano governa il Partito Democratico.
Pochi giorni fa ho depositato una petizione popolare, che il Presidente Mastrovincenzo ha elencato a inizio seduta, firmata da oltre 3.300 cittadini prevalentemente dell'entroterra (non sono firme che si sovrappongono a quelle che ho detto prima) quindi parliamo di diverse migliaia di cittadini che si stanno mobilitando su questa situazione. I contenuti di questa petizione li approfondiremo, spero, e comunque sono più o meno coincidenti alla sostanza di questa mozione.
In forza di questa mobilitazione popolare senza precedenti, il primo punto della presente mozione impegna la Giunta a redigere un nuovo Piano sanitario che preveda, sulla base di dati certi e analisi approfondite, una rete ospedaliera integrata con l'assistenza distrettuale e diffusa sul territorio; concetti non sviluppati nel precedente Piano sanitario. Il quarto punto impegna a ricorrere ad una consultazione preventiva delle comunità coinvolte - ovvero tutti i comuni dell'Area Vasta 1 - in merito alle scelte sulle trasformazioni della rete ospedaliera, prima di procedere con l'eventuale valutazione di pubblico interesse di nuove strutture ospedaliere.
Infatti in data 15 marzo è stato depositato un progetto da parte di una società per la realizzazione dell'ospedale Marche Nord a Fosso Sejore, sono 512 posti letto per un valore di investimento poco superiore a 150 milioni di euro, che prevede di realizzare l'opera con la formula finanziaria del project financing (finanza di progetto), mediante contratto di concessione con canoni a carico della pubblica amministrazione, di valore prevalente rispetto ai ricavi derivanti dalla vendita di servizi resi al mercato, poi approfondiremo anche questo aspetto. La decisione di costruire l'ospedale unico a Fosso Sejore si è basata per anni sulla presenza di finanziamenti statali, che solo a partire da aprile 2014 non sono più disponibili, rendendo necessario il ricorso a finanziamenti privati, previsti anche dalla delibera 141 del 22 febbraio 2016.
Fino ad oggi non è stato reso pubblico però uno studio comparativo, anche mediante analisi costi e benefici, esaustivo ed approfondito fra le due soluzioni alternative principali, vale a dire realizzare il nuovo ospedale, oppure ristrutturare ed adeguare le strutture esistenti, che possa dimostrare il pubblico interesse della nuova costruzione. Le uniche considerazioni a riguardo sono contenute nello studio di fattibilità elaborato dall'Azienda Marche Nord, che appare del tutto insufficiente se paragonato alle numerose linee guida oggi disponibili per la redazione di studi di fattibilità quali: “Le linee guida per la redazione di studi di fattibilità”, edizione 24 gennaio 2013, pubblicate da ITACA (Istituto per l'innovazione e trasparenza degli appalti e la compatibilità ambientale); le Linee guida sulla finanza di progetto applicabili dopo l'entrata in vigore del cosiddetto “terzo correttivo” (decreto legislativo 11 settembre 2008, n. 152, pubblicate dall'AVCP26); la guida alle analisi costi benefici dei progetti di investimento, emessa dall'Unità di valutazione direzione generale politica regionale e coesione della Commissione europea, le cui indicazioni sono riportate estesamente nel testo della mozione, per chi ha voluto correttamente approfondire la tematica, che è di fondamentale importanza per tutta la regione.
Quindi non è sufficientemente motivata la convenienza di fare un nuovo quartiere-ospedale, viste le dimensioni della struttura, rispetto a ristrutturare e migliorare le strutture esistenti.
Terzo punto, quello relativo all'ubicazione a Fosso Sejore, che è stato scelto 4 anni fa, con un processo decisionale poco partecipato in quanto la scelta e stata effettuata soltanto da 11 Sindaci su 60 (delibera di Giunta regionale 62/2012) e le comunità territoriali di riferimento non sono mai state coinvolte in nessun processo democratico di confronto sul delicato tema trattato.
Il sito di Fosso Sejore è un'area privata, fragile, vincolata, poco accessibile anche da Fano e da Pesaro, salvo costosi lavori di adeguamento della viabilità, e lontana dall'entroterra. In particolare, per quanto riguarda l'accessibilità, essa è stata valutata a rete viaria scarica e al sito viene attribuita la fantasiosa realizzazione di una fermata ferroviaria aggiuntiva sull'attuale tratta Pesaro-Fano.
Per quanto riguarda i vincoli, l'area è inserita in ambito di tutela costiera, una significativa percentuale è sottoposta al vincolo paesistico-ambientale del Monte Ardizio, ricade in zona di protezione speciale ed in parte ricade in Ambito di tutela integrale dei corsi d'acqua.
Le condizioni geologiche ed idrogeologiche del sito sono sfavorevoli, infatti per la realizzazione delle fondazioni del complesso sarebbero richiesti circa 1.500 pali profondi 20 metri, e la difesa dalle alluvioni richiede la realizzazione di una cassa di espansione per la laminazione ed il contenimento delle piene di notevoli dimensioni.
Anche il sito risulta in definitiva non idoneo all'ubicazione dell'ospedale unico.
La finanza di progetto, mediante contratto di concessione applicata alla realizzazione di un ospedale, prevede che I'azienda sanitaria ripaghi il contributo dei privati, oltre che mediante un canone concessorio per l'utilizzo della struttura ospedaliera, anche attraverso la concessione esclusiva della fornitura di servizi non sanitari connessi all'ospedale, per un periodo medio di 25 anni. Il ricorso al project financing per l'edilizia sanitaria ha già dimostrato di generare una spesa pubblica sproporzionata rispetto al costo della struttura ospedaliera e al valore dei servizi forniti e pertanto i cittadini rischierebbero che, per far fronte a spese incomprimibili, tra cui quelle per la gestione privata dei servizi non sanitari, si renda necessaria un'ulteriore riduzione dei servizi sanitari, è di rilievo nazionale lo scandalo relativo all'ospedale dell'Angelo di Mestre.
La Corte dei Conti, Sezione regionale del controllo per l'Emilia-Romagna, con deliberazione n. 5/2012/PAR ha affermato che restano escluse dalla finanza di progetto le opere la cui funzione sociale e l'onere a carico della pubblica amministrazione sono assolutamente predominanti. Il nuovo Codice dei contratti pubblici non consente il ricorso all'utilizzo del contratto di concessione, qualora la maggior parte dei ricavi di gestione del concessionario non provenga dalla vendita di servizi resi al mercato, nel progetto indicato intorno al 6% (articolo 165, primo comma, decreto legge n. 50 del 18 aprile 2016); il progetto presentato rientra in questa casistica. Perciò il project financing non è lo strumento idoneo per la costruzione dell'ospedale e risulta troppo costoso.
Ora, il Codice degli Appalti prevede che la Regione Marche abbia 90 giorni di tempo per analizzare la proposta della ditta e al termine della scadenza potrebbe dichiararne il pubblico interesse, cioè la "pubblica utilità", inserirla nella programmazione regionale e avviare le procedure di gara; però se il project financing non può essere applicato, occorre richiedere una modifica progettuale sostanziale, poiché l'individuazione dello strumento finanziario con cui realizzare l'opera, in assenza di fondi statali, diviene fondamentale; è fondamentale per gli importi in gioco (150 milioni di pura realizzazione, che superano i 600 milioni dopo il ventennio di gestione), e ricordiamoci che sono tutti soldi che i cittadini devono sganciare per ottenere i servizi previsti, a questo punto se il progetto deve subire una modifica sostanziale, la pubblica utilità del progetto non può essere attribuita prima di aver ottenuto il progetto aggiornato ed averlo nuovamente valutato. Siccome siamo in scadenza dei 90 giorni questo lo voglio puntualizzare; mi attendo quindi che la prossima settimana non venga dichiarata la pubblica utilità, cioè il pubblico interesse di questa struttura.
A tal proposito, se malauguratamente la Giunta volesse procedere, senza rispettare la volontà popolare che chiede un serio confronto pubblico sui territori, nell'iter di realizzazione dell'ospedale unico, mi rivolgerò alla Corte dei Conti, che con lettera del 10 dicembre 2014 prot. n. 0003583 in seguito ad una richiesta di chiarimento inviata dai nostri parlamentari 5 Stelle si era così espressa: “AI riguardo non si ha ad oggi motivo di ritenere che l'opera, oggetto di due preliminari delibere di Giunta regionale, potrà avere concreta attuazione prescindendo da una puntuale e rigorosa analisi di fattibilità giuridica e di convenienza economica - che ad oggi non ci sono!! - da parte dell'amministrazione regionale, in relazione alla quale questa Sezione eserciterà - sussistendone i presupposti - i propri poteri di controllo”.
Riassumendo, ritenuto che:
- è attualmente in corso un processo decisionale dai tempi particolarmente ridotti, scaturito da un'iniziativa esclusivamente privata (articolo 153, comma 19, Codice degli Appalti), che potrebbe non includere indispensabili forme di consultazione e partecipazione da parte dei Sindaci e da parte delle loro comunità. Tale mancanza potrebbe quindi non far tenere in dovuta considerazione elementi ostativi alla realizzazione dell'opera che potrebbero rilevarsi solo da un democratico confronto con le parti in causa, questione questa che già ha visto pronunciarsi il Consiglio di Stato (il 29 aprile 2013, n. 7153);
- la realizzazione di una infrastruttura con un impatto rilevante sull'ambiente, sulle città e sull'assetto del territorio non possa prescindere dalla consultazione preventiva delle comunità interessate come previsto anche dal nuovo Codice dei contratti pubblici (articolo 22, decreto legge n. 50 del 18 aprile 2016);
 non si possa realizzare una struttura ospedaliera facendo ricorso a strumenti contrattuali e finanziari che comportino impegni economici, anche di lungo periodo, a carico della collettività, di molto superiori alle somme investite per la sua realizzazione (vedi ad esempio lo strumento anche del leasing in costruendo), o che riducano la flessibilità e la discrezionalità della spesa sanitaria corrente mediante il vincolo pluriennale del pagamento di canoni di gestione per l'utilizzo di strutture immobiliari;
 questa mozione impegna il Presidente e la Giunta regionale, oltre ai punti 1 e 4, cioè parliamo con i territori, facciamo un nuovo Piano sanitario, a:
1. revocare la decisione di realizzare la nuova struttura ospedaliera Marche Nord (il cosiddetto Ospedale Unico);
2. redigere un progetto dettagliato che preveda la ristrutturazione ed adeguamento delle strutture esistenti;
3. escludere il ricorso alla finanza di progetto e ad altri strumenti quali il leasing per la realizzazione di edilizia ospedaliera;
4. escludere l'area di Fosso Sejore quale sito su cui eventualmente costruire nuove strutture sanitarie, in quanto ritenuto palesemente inidoneo relativamente all'ubicazione, all'accessibilità ed alla vulnerabilità del territorio.
Grazie per l'attenzione.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Minardi.

Renato Claudio MINARDI. L'argomento è importante e delicato non solo per la sanità di Fano e Pesaro, non solo per la sanità della provincia di Pesaro-Urbino, ma direi per l'intera sanità marchigiana perché stiamo parlando di un’azienda ospedaliera che è stata costituita quasi 10 anni fa.
Quella legge che ha previsto la costituzione dell'azienda ospedaliera, se non ricordo male nel 2007, prevedeva che ci fosse un iter di integrazione fra i siti di Pesaro e Fano che tra l'altro sono tre: il Santa Croce a Fano, il San Salvatore e il sito di Muraglia, integrazione che gradualmente è andata avanti, che in parte si è realizzata, che ha avuto in larga parte corso. Questo percorso doveva concludersi con il trasferimento dei servizi ospedalieri all'interno di una nuova struttura, perché voi capite bene che passare da 3 strutture, fare l'integrazione …, di 2 reparti farne 1, di 2 primariati farne 1, di 2 caposala farne 1, ridurre il personale, ridurre le modalità di organizzazione, tutto questo aveva come sbocco naturale, il gestire i servizi ospedalieri in un unico sito, in un unico presidio ospedaliero.
Mentre l'integrazione è andata avanti, la realizzazione della nuova struttura ha segnato il passo, nel 2012 è stato individuato con delibera di Giunta regionale, se non ricordo male, la 62 del 2012, il sito dietro una consultazione fatta con i territori e si dava mandato all’Azienda ospedaliera Marche Nord di realizzare il nuovo ospedale. Qui apro subito una parentesi relativamente alla delibera 141, tanto contestata anche dai 5 Stelle nostrani, che ha creato un grandissimo scandalo, guardate la delibera n. 141 non ha fatto altro che riportare in capo alla Regione quanto delegato all'Azienda ospedaliera Marche Nord, ovvero la delibera n. 62 del 2012 diceva che l'ospedale l’avrebbe dovuto realizzare l'azienda ospedaliera, con la delibera n. 141, senza nulla dire relativamente al sito, si dice che le competenze per la realizzazione del nuovo presidio saranno in capo alla Regione con un organismo di monitoraggio, vigilanza e gestione, di cui fanno parte i servizi tecnici della Regione stessa. Quindi se la delibera n. 141 non fosse intercorsa la Giunta regionale, dando corso alle delibere precedenti, qualora non modificate, avrebbe dovuto andare verso Fosso Sejore, quindi, tutto sommato, senza entrare nel merito del sito, lo scandalo e l'urlare dalla metà di febbraio per un mese e mezzo contro quella delibera, di fatto non l'ho capito, perché quella delibera, come ho detto in più di una occasione, era scritta in italiano, bastava leggerla, non c'era scritto nient'altro che riportare in capo alla Regione le competenze sulla realizzazione, sul sito nulla dice, la delibera vecchia c'era, c'è, è ancora vigente e su quello nulla dice.
L'integrazione è andata avanti, si è in parte completata, ma non è stato realizzato il nuovo contenitore ed è per questo che oggi stiamo vivendo nella sanità del nord delle Marche una serie di disagi che interessano prevalentemente la popolazione, i cittadini, che ovviamente debbono spesso spostarsi da un presidio all'altro, a volte per degli esami, a volte per degli accertamenti. E’ ovvio che questo comporta anche una serie di costi che non sono secondari, dal punto di vista dell'organizzazione, della formazione e della logistica, comprese le manutenzioni dei tre siti che non sono proprio nuovi, perché due di questi tre hanno oltre 100 anni di storia, sono stati costruiti all'inizio del 1900, Muraglia in verità è parziale, ma più recente.
Abbiamo sostanzialmente 12 milioni di euro di costi annuali che dobbiamo affrontare relativamente alla gestione e riguardano: l'energia, la logistica, le turnazioni, che su più presidi hanno dei costi, e in mezzo ai disagi che i cittadini di quel territorio devono affrontare, abbiamo anche il tema della mobilità passiva e dei tempi di attesa, perché tutto ciò che non funziona al meglio provoca dei tempi di attesa, tant'è che chi vive nella provincia di Pesaro Urbino, in particolare fra Fano e Pesaro ed anche nell'entroterra, sa che nella nostra provincia ci sono sostanzialmente tre ospedali: Fano, Pesaro, Urbino, ma ce n'è un quarto che però è fuori regione, che è pure privato, è Cotignola, convenzionato, dove gran parte dei cittadini vanno a fare esami, accertamenti ed anche prestazioni più importanti.
Per cui quando parliamo di sanità privata non dimentichiamo mai che nella provincia di Pesaro Urbino non esiste la sanità privata convenzionata, o per lo meno non esistono strutture ospedaliere convenzionate, ma i cittadini di quel territorio si rivolgono prevalentemente verso Rimini e Cotignola.
Questo è un tema che dobbiamo avere all'orizzonte nel momento in cui decidiamo e si è deciso di andare avanti verso la realizzazione del nuovo ospedale perché il tema della realizzazione del nuovo ospedale non è di oggi, la realizzazione del nuovo ospedale è stata decisa nel 2007 quando è stata approvata la legge che prevedeva l’istituzione dell'Azienda ospedaliera Marche Nord.
Ritengo che, per abbattere la mobilità passiva, per abbattere i tempi di attesa, per diminuire i costi di gestione, per diminuire o per lo meno per non sostenere quei costi relativi all'adeguamento delle strutture - parliamo di circa 50 milioni di euro compresa la sismica, sono investimenti importanti, non sono investimenti secondari, sono sicuro che il Presidente poi ci darà dati più precisi di quelli che ho io - tenendo conto di questi dati e di questi elementi, la realizzazione del nuovo ospedale a oggi sia una scelta strategica, strategica non solo per la sanità di Fano e Pesaro o della provincia, è una scelta strategica per la sanità delle Marche, per la sanità di tutto il territorio marchigiano.
Penso che il dibattito che si è innescato su dove realizzare l'opera, su dove realizzare l'infrastruttura sia ormai da concludere, è ora di chiuderlo perché è andato forse oltre, non si può continuare a tirare la discussione relativamente ai due, tre, quattro siti che ci sono sul tavolo come possibilità, alla fine quelli sono, bisogna prendere una decisione, bisogna fare una sintesi, la più condivisa possibile, ovvio. Bisogna fare una sintesi, tant'è che io all’inizio ho partecipato anche alla discussione sui vari siti, personalmente non mi appassiona più, non mi appassiona più il dibattito sul sito, ma mi appassiona di più fare e fare presto perché i cittadini alla fine, che sono quelli che in parte magari firmano le mozioni, alcuni di quelli magari vanno a fare le prestazioni sanitarie anche fuori regione, ma va bene perché questo lo prevede la legge ed è consentito, vogliono sapere dove devono andare a curarsi e dove hanno servizi di qualità. Quando dico servizi di qualità voglio aggiungere una cosa - purtroppo per motivazioni personali e familiari ho dovuto frequentare in questi ultimi mesi gli ospedali sia di Fano che di Pesaro, i primi a dire sbrigatevi a fare il nuovo ospedale sono i medici, gli operatori della sanità, sono i primi che ci dicono decidete dove farlo, non ci interessa dove, ma fate alla svelta, sbrigatevi, perché qua non ne possiamo più, ed i medici sono quelli ai quali ci rivolgiamo quando stiamo male, sono quelli che ci curano, che danno risposte alle nostre esigenze di cura, quindi credo che dobbiamo ascoltare i medici, non solo perché nelle loro mani mettiamo la nostra salute, ma perché sicuramente una nuova struttura più moderna, più efficiente, più efficace, anche dal punto di vista dell'ospitalità alberghiera, è in grado di attrarre nuovi professionisti che aiuteranno ad abbattere quella mobilità passiva che oggi abbiamo, perché ovviamente un professionista di valore, un professionista di qualità, un professionista in grado di attrarre forte mobilità attiva, non viene a lavorare in una struttura di 100 anni, sicuramente va in una struttura moderna perché le offerte quelli bravi ce l’hanno da tutta l'Italia, ecco perché è importante anche attrarre professionisti di valore sul nostro territorio pur avendone tanti.
Credo che per rendere più attrattiva la struttura, anche nei confronti dei professionisti, sia importante realizzare l'opera, decidere presto, sono convinto che la decisione debba essere presa ormai in tempi ristretti, con il massimo della condivisione possibile, con i Sindaci di Fano e Pesaro, con i Sindaci dell'Area vasta che in qualche modo dovranno essere consultati, ma dovremmo arrivare ad un punto in cui bisognerà mettere la parola fine, altrimenti se Fano e Pesaro continueranno a palleggiarsi la decisione sui siti non arriveremo alla soluzione e faremo del male ai cittadini e alla nostra comunità perché non daremo le risposte adeguate rispetto alla domanda di salute e di servizi efficienti.
E' ovvio che la scelta deve essere strategica, deve esserlo, ma questo non lo devo dire io lo dirà sicuramente il Presidente, come prevede il decreto ministeriale n. 70, una struttura di II Livello, perché la legge prevede che per le aziende ospedaliere è prevista una struttura di II Livello. Credo, quindi, che sia giusto non perdere ulteriore tempo perché la discussione è ormai andata oltre.
Aggiungo che non mi appassiona neanche il tema delle modalità di finanziamento, ci sono ormai politici che si sono messi alla prova, project financing si, project financing no, si può fare, non si può fare, io non sono un esperto di questo, mi fido di quello che dicono i funzionari ed i dirigenti della struttura regionale, a me sinceramente se si fa con il mutuo, se si fa con il project financing, se si fa con il fondo sanitario nazionale o con risorse libere della Regione non interessa, credo che la cosa importante sia farlo perché è un modo per dare risposte ai cittadini della nostra comunità, non solo della provincia di Pesaro-Urbino. Portare a conclusione un percorso iniziato 10 anni fa riguarda anche il resto della regione perché alcune specialità sicuramente riguarderanno anche il resto dei cittadini della regione.
L'ultima cosa che voglio dire è che sappiamo che la viabilità nel nostro territorio non è messa benissimo, quindi i siti che sono stati individuati avranno bisogno di investimenti legati alla viabilità ed è per questo che nella risoluzione che il Consigliere Rapa ha presentato c'è anche questo passaggio che prevede, che a fronte della realizzazione del nosocomio, vengano realizzate anche quelle opere infrastrutturali che dovranno servire a raggiungere meglio, non solo per i cittadini di Fano e Pesaro, ma anche per i cittadini delle aree interne, il nuovo presidio ospedaliero. Questo significa che a prescindere da dove si farà sicuramente delle opere viarie saranno necessarie ed indispensabili.
Credo di non dover aggiungere altro, penso di chiudere qui, considero la nuova struttura importante, strategica per la sanità del nord delle Marche, ma direi di tutta la regione, l'integrazione è ormai quasi completata ed è ora di arrivare alla realizzazione di un nuovo presidio.
Sono convinto che il Presidente, che è una persona abituata ad ascoltare, ma anche a decidere, saprà fare questo lavoro nelle prossime settimane per cercare di chiudere questa partita per dare soddisfazione ai territori, soddisfazione ai Sindaci, ma dare la risposta, che è primaria, di una sanità di qualità al nostro territorio, una struttura sanitaria al nord delle Marche. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Volpini.

Fabrizio VOLPINI. Anche per rompere lo schieramento pesarese con uno che parla oltre il Cesano.
Prima la Consigliera Pergolesi nella sua dichiarazione di voto rispetto alla risoluzione su Banca delle Marche ha usato questi termini: “Sono disgustata”, io sono disarmato invece nell'affrontare questa discussione, quanto meno nell'ascoltare la risoluzione presentata dal Consigliere Fabbri, che era molto corposa, molto ricca, praticamente c'era lo scibile della sanità di questo scorcio di legislatura.
Siccome io sono piuttosto pragmatic,o da questo punto di vista, penso che abbiamo già parlato delle cose che stanno in quella risoluzione, la prima parte per lo meno, quella che non riguarda l'ospedale unico, ne abbiamo riparlato, ne abbiamo parlato in Commissione, ne abbiamo parlato in Aula più volte, è stata più volte oggetto di interrogazioni, di mozioni e ne abbiamo anche parlato, qualche volta straparlato, anche nei territori, perché gli amministratori, chi per quota parte rispetto al ruolo, sui territori ci sono andati, si sono confrontati, si sono presi anche la loro dose di responsabilità per alcune scelte - se faceva riferimento all'esito elettorale di Fossombrone - far capire alcuni processi veramente riformatori che porteranno a modelli organizzativi nuovi, modelli organizzativi più nuovi, più appropriati alle esigenze di salute dei cittadini, ma non sempre questi tipi di messaggi riescono a passare.
Dico che questo dibattito l’abbiamo fatto, su questo invito il Presidente, anzi impegno la Giunta, il Presidente e l'Assessore, a cercare di monitorare l'andamento di quelle riforme e magari intervenire su alcune criticità che, come in tutte le riforme, possono manifestarsi nel loro sviluppo.
Sulla questione dell'ospedale unico, mi preme sottolineare un aspetto, cioè la qualità di un ospedale è data da tre elementi fondamentali: il primo riguarda la struttura che deve essere una struttura funzionale ed anche bella, cioè dentro il concetto di ospedale deve entrare questo concetto di bellezza; l'altro elemento fondamentale è dato dalla qualità degli operatori non solo, Consigliere Minardi, dei medici, ma di tutti gli operatori, che devono essere competenti, capaci e volonterosi. L'altro elemento fondamentale, per poter sopportare l'opera clinica dei medici, è quello di avere delle tecnologie avanzate, al passo con i tempi che peraltro in sanità cambiano nel giro di poco tempo.
Capite che questo fa la qualità di una struttura ospedaliera, questo fa la qualità di un’azienda ospedaliera di II Livello, come quello che dovrebbe sorgere nell'Azienda ospedaliera Marche nord.
Credo che su questo noi siamo in ritardo anche perché, ce lo ricordava molto opportunamente il Consigliere Minardi, il processo di integrazione significa divisioni, significa unità operative, che già stanno lavorando in maniera integrata. Quelle dei due ospedali di origine, già lo stanno facendo e per poter essere più efficaci hanno bisogno di lavorare in un'unica struttura, se no si verificano quelle cose che diceva il Consigliere Minardi, cioè lo sballottamento del paziente urologico una volta a Pesaro, un'altra a Fano, creando una serie di disservizi e soprattutto anche spreco, qualche volta di denaro, ma soprattutto quello che mi preme è il disservizio nei confronti del cittadino che è l'elemento fondamentale, diciamo sempre che deve essere al centro del sistema poi magari nelle nostre azioni ce ne dimentichiamo.
Penso che i tempi siano ormai scaduti per poter arrivare alla soluzione, poi il sito sarà quello indicato e, se i due Comuni ancora non hanno trovato la giusta sintesi, è chiaro che la Regione, che poi è l'organo competente in ambito sanitario, pur tenendo conto della volontà dei territori, non può che prendere una decisione.
Presidente, l'invito e l'appello di un anconetano, quindi di uno di un'altra provincia, anche se le province non esistono più, peraltro chissà cosa succederà in un futuro prossimo visto il riordino anche del sistema elettorale, può darsi che finirò nella stessa provincia, è di accelerare e di far presto nella realizzazione dell'ospedale unico Marche nord.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Bisonni.

Sandro BISONNI. Volevo intervenire dopo il Presidente, ma non mi sembra elegante, ma sono molto curioso di ascoltare quello che dirà.
Sarò breve perché ho un calo di zuccheri vista l'ora, quindi faccio velocemente tre o quattro considerazioni.
La prima riguarda la scelta del sito. Vorrei capire, ascolterò quello che lei dirà, perché questa ostinazione, da quello che sembra, se magari avete cambiato idea mi fa piacere, nel voler per forza mettere l'ospedale in quel posto, nel sito di Fosso Sejore.
Un posto che non è condiviso, mi sembra di capire che la scelta non è condivisa dalla maggior parte dei Sindaci, 11 Sindaci su 60 si sono espressi, in quanto il luogo si trova in una zona protetta, occorreranno 1.500 pali di fondazione per sorreggere questo ospedale e non è collegato in maniera idonea da strade adeguate.
Qualcuno si è sbizzarrito anche a fare i conti, ha stimato circa 9 milioni per la realizzazione delle strade, diversi milioni per i 1.500 pali e altrettanti milioni per l'acquisizione dei terreni che sono di proprietà di privati.
Sulla scelta anche del finanziamento vorrei capire perché. Qui riporto le frasi, spero di non essere smentito, del Direttore generale di Itaca, che ha stimato, da quello che mi risulta, in 615 milioni di euro la valorizzazione monetaria a 25 anni del costo di questa struttura. 615 milioni di euro che ovviamente pagheremo noi tutti, i cittadini marchigiani.
Mi domando, siccome ho ascoltato anche l'intervento del Consigliere Minardi che diceva: “Mettere a posto le strutture vecchie”. Anzi …, scusate, faccio una piccola premessa: per onestà intellettuale devo dire che io ho ascoltato anche alcuni medici, quelli che conosco, e sono tutti favorevoli alla realizzazione dell'ospedale unico, questo lo dico per onestà intellettuale, però non posso accettare il fatto che nel frattempo che si realizza questo ospedale unico, abbiamo delle strutture che non sono sicure. Quando il Consigliere Minardi prima diceva: “Occorreranno circa 50 milioni per la sismica”, questo che significa? Che mentre costruiamo l'ospedale nuovo se succede un terremoto possiamo accettare che qualcuno muoia? Oppure, io ho fatto una interrogazione, che adesso arriverà in Aula, per sapere – in parte so già la risposta perché frequento un corso di aggiornamento professionale sull'antincendio – l'elenco esatto delle strutture ospedaliere che non sono a norma antincendio. La domanda è: nel frattempo che costruiamo questo mega ospedale, bellissimo, ci possiamo permettere che se scoppia un incendio qualcuno muoia?
Questa è una domanda che ha già una risposta, io penso proprio di no, allora, secondo me, prima di realizzare nuove strutture sarà il caso di mettere a norma quelle esistenti, proprio per garantire la sicurezza dei pazienti.

PRESIDENTE. Ha la parola il Presidente Ceriscioli.

Luca CERISCIOLI. Partendo dalle parole del Consigliere Bisonni che di fatto si è risposto da solo, dico: certo che no! Noi stiamo costantemente intervenendo su tutte le infrastrutture, anche nel momento in cui si fanno previsioni, ci sono dei finanziamenti, ci sono dei progetti in corso, addirittura mentre ci sono i cantieri per la realizzazione dei nuovi impianti, si fa tutto quello che serve, laddove c'è un servizio sanitario, per mantenerlo in sicurezza.
Questo è un fatto normale, anzi spesso bisogna spiegare il contrario perché ci dicono: “Come mai, considerato che è in previsione la nuova struttura, state facendo questi interventi e questi lavori?” Perché non è un bene che uno può scambiare, lasciare lì, abbandonare.
L'esigenza di andare verso un ospedale unico è un tema, come è stato detto, non solo della provincia di Pesaro-Urbino ma regionale, perché lo stesso problema e lo stesso tema vale per Ascoli-San Benedetto, per Macerata-Civitanova.
Noi non vediamo ancora per intero, per esempio nell'area di Macerata, cosa significa portare avanti il percorso di riordino delle reti cliniche, ma fra Fano e Pesaro l’abbiamo già visto perché gli unici doppioni rimasti sono: due pronto soccorso, due punti nascita, due ginecologie e di conseguenza due pediatrie, il resto è stato tutto unificato.
Cosa significa? Che di chirurgia ce n'è una, e sta a Pesaro, e tutta la parte chirurgia è su Pesaro, alcune parti mediche sono su Fano, su Muraglia, perché i presidi sono tre, non sono due, abbiamo la parte oncologica, ematologia e radioterapica, più qualcosa minore, cioè quelle specialità che non hanno neanche l'unità complessa, quindi alcuni dipartimenti e attività ambulatoriali. Si lavora su tre presidi ormai avendo distinto le funzioni.
Il processo di cui si parla nella mozione è vecchio, gli 11 Sindaci non erano 11 favorevoli e 59 contrari, erano gli 11 che hanno partecipato all'Assemblea, ma chi non ha partecipato non l’ha fatto perché non era stato invitato o altro, ma perché era indifferente, nel senso che ha ritenuto non necessario partecipare tanto fosse scontata a quel punto la scelta nel momento in cui i Comuni principali erano d'accordo e gli altri avevano detto: “Va bene siamo d'accordo anche noi”.
Era nel favore generale, quindi il percorso è stato fatto, le discipline sono state separate, oggi Civitanova e Macerata hanno due chirurgie, due medicine, due punti nascita, due pronto soccorso, due, due, due. Ma, mano a mano che va avanti il riordino delle reti cliniche, mica si possono mantenere tutti i doppioni e allora accade, che non portando tutto in un'unica struttura, hai tutte quelle negatività che sono state dette fino ad oggi.
In realtà è piuttosto scontata l'idea che si debba andare verso un unico impianto, verso un'unica infrastruttura, per ragioni mediche, per ragioni di tipo sanitario, per ragioni di qualità delle infrastrutture, organizzative, di risparmio e via dicendo.
E' molto difficile per chi vuole dimostrare il contrario, cioè che si sta meglio in più strutture, lo dico per il Consigliere Fabbri, immaginate ad esempio di spacchettare Urbino e di portare i reparti a Sassocorvaro a Cagli e a Fossombrone, distribuendo le varie specialità sul territorio. Vi viene in mente di fare una operazione del genere? Di dire: dividiamo l'ospedale in 5 presidi? Oltre a non essere funzionale, economico, non dà qualità al servizio come risposta che riguarda la salute, che alla fine è la cosa più importante di tutte le altre, anche della spesa, anche del resto, oltre che, tenere insieme tutte queste cose, l'eccessiva frammentazione dei presidi ospedalieri è uno dei punti che viene rilevato sul rispetto dei percorsi di appropriatezza della gestione del sistema sanitario. Quindi il fatto di andare a concentrare in meno strutture quello che teniamo in più presidi riguarda anche un principio di carattere normativo.
E' veramente difficile sostenere il contrario, pensiamo ad Ascoli-San Benedetto, che ha la necessità di portare avanti lo stesso percorso, oggi hai l'emergenza sul cuore ad Ascoli e quella sulla testa a San Benedetto, noi siamo esseri umani, non siamo spezzettati e non possiamo mandare la testa da una parte ed il cuore dall'altra, abbiamo bisogno che le discipline siano tutte lì perché se io sono cardiopatico ed ho un ictus forse avrò interesse nell’avere in tempo reale la risposta al meglio alle varie situazioni.
Mano a mano che è andato avanti il percorso di eliminazione dei doppioni, sempre più forte è l'esigenza di andare verso una unica struttura.
Ho dichiarato sempre, costantemente, mai smentito da nessuno, che per me, lì erano stati individuati almeno 4 presidi, stavano bene tutti e li ho votati. Da Sindaco votammo un atto che non dava una soluzione, ma diceva a noi ci va bene a, b, c, d, perché per me la cosa più importante era fare il nuovo presidio unico. L’ho votato, ho alzato la mano, è agli atti.
La scelta di Fosso Sejore è la scelta che fa la Giunta regionale, cioè l'indicazione Fosso Sejore è la scelta della Giunta regionale del 2011 che, dopo uno studio della Provincia di Pesaro-Urbino, dopo un’indicazione di siti fatta dalle amministrazioni, scelse in una graduatoria Fosso Sejore, mettendo al secondo posto Muraglia, al terzo posto Chiaruccia. I siti di cui abbiamo parlato in questi mesi erano stati oggetto dell'analisi dello studio della Provincia, che li ha messi in fila, dopo che avevano ricevuto l'idoneità dalla Regione che, avendo preso tutte le proposte, aveva stabilito l'idoneità di alcuni siti e ne aveva scartato altri. Fra i siti, per esempio, c'era Villa Fastiggi, famoso per me, perché è stato il primo parere che ho dato da amministratore, come Consigliere dell'allora VIII^ Circoscrizione. Insisteva nella Circoscrizione e da Consigliere, appena arrivato, nel 1989, presentai il progetto del nuovo ospedale spiegando che non era più possibile lavorare su due presidi, come si faceva allora, nei padiglioni, con i disservizi, ma serviva una nuova forma organizzativa che aveva bisogno delle piastre tecnologiche, dell'intensità di cura, mancava poco per essere in quella formula.
Quel progetto oltretutto, oggetto di contenzioso, me lo sono ritrovato oggi come contenzioso della Regione, me lo trovo come contenzioso con i progettisti che chiedono ancora oggi di essere pagati e c'è una causa che è arrivata a 2 milioni di euro. Quello venne dichiarato non idoneo, secondo me è anche una strategia difensiva in rapporto alla causa.
Quindi vengono analizzati tutti i singoli siti, dichiarati quelli idonei e quelli non idonei, scartati i non idonei, dati gli idonei alla Provincia, messi in graduatoria rispetto all'accessibilità e via dicendo.
Uno potrà sindacare che non va bene il primo, andrà bene il secondo, il terzo, ma per uno che gli vanno bene tutti non è una fatica.
Cosa è cambiato nel frattempo? La Regione in 3 anni non ha messo in moto nulla, traduco, direi nulla in termini di edilizia sanitaria perché non è andato avanti il Salesi, non è andato avanti Fermo, non è andato avanti niente, producendo quel ritardo che rende sempre più difficile dover star dietro ai tanti presidi che si sono diffusi sul territorio.
Jesi dopo quanti anni? 20 anni? Solo Jesi dopo 15 anni ha visto come unica opera la sua realizzazione definitiva, dopo 15 anni su un modello sanitario che probabilmente non corrispondeva neanche più a quello per cui era nato.
Qui c'è un ritardo da colmare, questo è il tema, cos'è cambiato? E' passato tanto tempo, si sono fatte le elezioni, le due amministrazioni che oggi governano - è chiaro che interessa tutta la provincia - bisognerà che almeno un pensierino lo facciano. Hanno indicato rispettivamente 2 siti diversi, dicendo il migliore è uno, il migliore è un altro, in campagna elettorale si sono rivolti ai cittadini chiedendo il voto anche per quello, ecco tutta la difficoltà politica oggi nel ritrovare il bandolo della matassa, nel mettere in fila di nuovo il percorso.
Da subito, se vi ricordate, nel mese di luglio dello scorso anno chiesi alle amministrazioni di cercare una soluzione condivisa, di trovare il modo per mettersi d'accordo su una scelta, su una impostazione che individui il sito per poi andare avanti.
Personalmente ho un impegno molto chiaro nei confronti di Fermo, molto chiaro nei confronti del Salesi, abbiamo lavorato come era nell'ordine della gerarchia della proposta elettorale, Fermo - Salesi. Sapete che a Fermo si va avanti sull'ospedale unico, mentre il Salesi è nelle fasi di progettazione, è stato individuato tutto il percorso nonché le risorse in accordo con il Governo. E’ arrivato il tempo di Marche nord che, ripeto, non può essere letto solo come Marche Nord, sarebbe un errore, ma è una scelta verso la quale dovremmo andare anche per Macerata e per Ascoli.
Domanda numero 1: è importante andare verso un’unica struttura ospedaliera? Si, è importante a Marche nord, è importante a Macerata, è importante ad Ascoli. Fermo sta già facendo questo percorso, Ancona con l'Inrca di fatto unifica due strutture, trasferendo il Salesi lo porta a fianco di un’altra struttura, in maniera non così determinata sta seguendo lo stesso percorso, cioè aggrega strutture che oggi si trovano in collocazioni separate. E’ una scelta importante, una scelta di grande valore.
Gli strumenti. Gli strumenti seguono anche le opportunità. Mi chiedevo se oggi avessimo avuto 450 milioni di euro, che erano un po' il bilancio disponibile, il nostro bilancio, che andremo a mostrare, ne ha 130 nell'annualità, teoricamente potremmo pagarci un paio di ospedali all'anno, diretti, cash, di tasca. Mi piacerebbe moltissimo, ma quelle risorse non ci sono più, qui dobbiamo trovare le forme realizzative che secondo me sono prioritarie in termini di realizzazione piuttosto che di forma. Per le forme devo rispettare le leggi, i percorsi, le cose che diceva il Consigliere Fabbri, ma non è il lavoro mio, io sono uno che ci tiene alla legalità ed al rispetto delle leggi e poi paghiamo anche bene un'ampia e nutrita struttura tecnica che è quella che ci deve assicurare che i procedimenti, le procedure, le attività, siano rispettosi del diritto e delle leggi perché ognuno deve svolgere al meglio il proprio compito.
Dentro questo quadro la bontà del progetto credo sia straevidente, l'idea di continuare su più strutture mano a mano che andiamo a far questa razionalizzazione non trova più francamente una logica. Non si capisce perché dovremmo mantenere le medicine in un posto a 15 chilometri dalle chirurgie; non credo che risponda a nessun principio di corretto uso delle risorse sanitarie, andare in una unica struttura significa risolvere il problema.
Non ho una passione particolare per quel posto, come diceva prima il Consigliere, ho una grossa passione per portare avanti questo investimento infrastrutturale perché una riforma ha anche bisogno di essere affiancata da corretti investimenti che diano sostanza a questo processo.
C'era un giornalista un po' malizioso che diceva: “Ma non è che tu sei un appassionato di Fosso Sejore, chissà che cosa c'è dietro?” Ho risposto: “Guarda che se domattina si mettono d'accordo e dicono lo facciamo a Casebruciate, ti dico un posto a caso, io ci vado di corsa, quindi sta sicuro che non c'è dietrologia, mi va benissimo andare nella nuova collocazione, non camminando, correndo”, però quello di cui abbiamo bisogno è arrivare alla fine di questo percorso.
La risoluzione dei Consiglieri Rapa, Busilacchi, Marconi e Minardi di fatto dice: il percorso non vada ad escludere la partecipazione, uno dei punti anche della mozione del Consigliere Fabbri, si faccia quel passaggio, si cerchi fino all'ultimo la condivisione di un sito, che questa opportunità venga di nuovo messa sul tavolo, sappiamo bene che dentro quel percorso è impossibile, entro il 15, dichiarare la pubblica utilità e tutto il resto, quindi anche quei dubbi e quelle perplessità che sono state così fortemente sollevate, credo che l'approvazione dell'altra mozione le possa pienamente chiarire, ma soprattutto ci dà la possibilità di stare in un solco coerente che riguarda l'intero riordino della sanità marchigiana, cioè ci permette di continuare in un solco di riordino della sanità per acuti che oltretutto è l'unica strada per restituire risorse alla medicina del territorio.
Noi non abbiamo una cassa a crescita indefinita, abbiamo un tot, 100. Spendiamo oggi molto nella medicina per acuti, anche perché molto lo disperdiamo nella frammentazione del sistema, con il riordino delle reti ancora più forte sarà questo percorso di eliminazione dei doppioni e questa attività di riordino, dando anche le strutture giuste per rendere comprensibile questo disegno ai cittadini marchigiani, ci permette di liberare importanti risorse per la medicina del territorio, per la prevenzione, per l'attività di riabilitazione, per la domiciliarità, per tutte le cose che secondo me hanno un valore pari se non superiore alla parte per acuti.
Ora spiego: la medicina per acuti è la più semplice, la più schematica, la più inquadrata, la più regimentata. La parte più delicata, più importante, più creativa è tutto quell'accompagnamento che avviene nel momento in cui si esce da un ospedale per un percorso successivo o prima per non entrare in ospedale, per evitare il ricovero. E’ la parte più importante, più interessante e più significativa, noi invece continuiamo a coltivare il totem dell'ospedale, quello con l'H, della medicina per acuti avendo in tanti anni e in una disorganizzazione di questo segmento tolto risorse alla medicina territoriale. Questo è il mio paradigma! Non ho una gran passione per gli ospedali, anzi, li voglio inscatolare dentro muri contenitori per liberare risorse per la medicina del territorio.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Marconi.

Luca MARCONI. Prendo la parola dopo il Presidente Ceriscioli perché sono stato confortato e illuminato, come spesso avviene. Illuminato sul piano umano, non trascendentale, però le cose che ci ha detto sono state chiarissime e mi permetto, signor Presidente, semplicemente di dire questo, se tutto questo è vero, come è sicuramente vero, io sono fra i responsabili di quella delibera del 2011 perché ero in Giunta, non mi tiro indietro, l'ho votata e ho fatto anche memoria su questo, l'intenzione era che la faccenda si chiudesse e che ora Pesaro e Fano abbiano intenzione di “giocherellare” intorno a questa decisione per altri 15 anni potrebbe essere un problema relativo per il resto della regione, mentre per il resto della regione diventa meno relativa la scaletta degli investimenti, e guardo l'Assessore alla sua destra.
Da maceratesi ci siamo messi in coda rispetto agli investimenti per l'unificazione dicendo, in maniera corretta, che è giusto che Fermo abbia l'ospedale perché quello che c'è non è adeguato, che Marche Nord sia prima di tutti perché …, perché Osimo …, siamo sempre dietro, questa scaletta salta nella misura in cui chi avendone diritto, in quanto da più tempo ha avviato questo tipo di processo di unificazione dei reparti che rende assolutamente necessaria la nuova struttura, non prende la decisione.
Quello che raccomando alla Giunta è che la scaletta sia rideterminata sulla base di chi è pronto a farlo ed ha una decisione presa. La decisione tra le altre cose non ci vincola perché qui non stravolgiamo il principio in base al quale dobbiamo ascoltare i Comuni, se i Comuni ci mettono il 50% di investimento, l'Assessore Cesetti invocherà il parere vincolante dei Comuni, ma se i Comuni non ce lo mettono e spende tutto la comunità regionale, non può essere che loro decidano, chiunque sia, Ascoli, San Benedetto, Civitanova, Macerata, Pesaro, Fano, chiunque deve avviare questo processo serio, questo è un programma serio, che la Giunta regionale sta mettendo in campo, la scaletta in termini cronologici si ristabilisce dicendo: “Chi è pronto becca per primo”.

PRESIDENTE. E' stata presentata una proposta di risoluzione alla mozione n. 108, ad iniziativa dei Consiglieri Rapa, Busilacchi, Marconi e Minardi (assorbe la mozione n. 108). La pongo in votazione.

(L'Assemblea legislativa approva)

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione della mozione n. 129.
Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Fabbri.

Piergiorgio FABBRI. Dichiarazione di voto. Adesso siamo stanchi, però, per la fretta di andare a mangiare il panino, non liquidiamo la questione che è molto importante, concentriamoci un attimo perché siamo pagati per questo.
Consigliere Minardi, la delibera n. 141 è contestata perché va nel solco di una scelta politica che non piace, non peraltro, quindi questa è la puntualizzazione da fare.
Diciamo che i 17 milioni di costo di gestione per l'esistente non vengono annullati con il nuovo, bisogna capire cosa c'è dentro perché non è ben dettagliato, bisogna capire se dentro ci metti anche il macchinario nuovo oltre alle ristrutturazioni, quindi su questo va fatta chiarezza perché non c’è.
I 50 milioni per l'adeguamento delle vecchie strutture, come dice il Consigliere Bisonni, se l'ospedale unico verrà costruito, io spero di no e spero che voterete di no, nei prossimi 5, 6, 10 anni nel frattempo andranno comunque spesi, quindi non è o/e, le cose vanno messe insieme.
Se il sito, Consigliere Minardi non l’appassiona, lo individuiamo in mezzo al mare e ci andiamo con l'aliscafo? Quel sito lì non è idoneo, quindi una cosa l'abbiamo chiarita.
Il discorso che i medici vogliono l'ospedale unico, capisco, alcuni medici, ma io ne ho sentiti altri che l'ospedale unico non lo vogliono, perché la qualità dei servizi, oltre alla bellezza della struttura, perché ben variopinta, oppure mi trasferisco con la carrozzella e ci faccio la messa in piega, perché i nuovi ospedali hanno anche queste “utility”, è fatta dalla qualità di chi opera. In Urbino, faccio la parentesi senza commento, è chiaro?
Andiamo a vedere qual è il concetto di sanità che vogliamo portare perché la mozione dice: abbiamo un piano sanitario che è scaduto nel 2014, che non si occupa di sanità distrettuale, il chronic care model lo nomina si e no una volta e ci concentriamo sulla realizzazione di un ospedale unico che dovrebbe essere l'ultimo episodio di un concetto di sanità regionale che non abbiamo.
Dopodichè l'Emilia-Romagna e l'Umbria hanno realizzato un concetto di sanità differente con delle specialità distribuite, Presidente Ceriscioli, se va a Cattolica il day surgery è spettacolare, allora il primo punto della mozione è che noi dobbiamo chiarire le idee sul Piano sanitario, sull'idea di sanità marchigiana. L'emergenza non viene gestita, gli ospedali di comunità non possono restare a supporto dell'intera popolazione dell'entroterra, i tempi di percorrenza sono eccessivi, non si può distruggere prima di aver sostituito e costruito e questi qui sono tutti errori tecnici, politici, che in questi mesi stiamo portando avanti, ma i cittadini si sono accorti, stiamo raccogliendo migliaia di firme ogni volta che ci affacciamo in piazza con un banchetto, quindi il discorso dell'interlocutore, quale il medico, io dico l'interlocutore è il cittadino malato, poi anche il medico che è un professionista, assolutamente, poi l'infermiere, l'OS, i sindacati, eccetera, arriviamo anche alle centinaia di persone che sono entrate negli uffici negli ultimi anni, che probabilmente sono in sovrannumero, se vogliamo ristrutturare la sanità seriamente.
Se vogliamo costruire perché girano i soldi è un altro discorso, se vogliamo preparare le vecchie strutture perché poi vengano regalate ai privati, che ci fanno le cose routinarie e gli abbiamo fatto un regalo, questo è un altro discorso.
Chiariamoci su questo, qual è l'idea di sanità nelle Marche che vogliamo fare? Stiamo partendo dal fondo, smembrando i servizi dell'entroterra, allora l'ipotesi che è uscita di un paziente che è stato ricoverato a Fossombrone, è stato portato in Urbino e poi è stato riportato a Fossombrone, è che abbiamo ancora qualche cosa da migliorare, assolutamente.
Io lo voglio vedere nel piano socio-sanitario, voglio vedere queste relazioni dei mesi di febbraio di questi anni per vedere come andava il vecchio Piano socio sanitario per pensarne uno nuovo, non mi voglio incaponire sul nuovo ospedale di cui non si sa se sarà utile oppure no, perché se prendiamo una cubatura di una buona stanza qualsiasi tecnologia nuova, Consigliere Volpini, ci sta dentro, come funzionalità. Abbiamo esempi in giro per l'Italia di strutture storiche anche a Bologna utilizzate, non è che deve essere nuovo ed in mezzo ad un campo con la falda di subalveo ad un metro e mezzo di profondità e la cassa di espansione perché se no l'ambulanza va a mollo.
Stiamo facendo errori madornali, bisogna che ci sediamo e ripensiamo, strutturiamo la nostra idea, il fatto che le cose siano nate 10 anni fa non mi interessa, noi siamo qui oggi a decidere il nuovo fino al 2020.
Al monarca illuminato, io non ci credo, apriamo sui territori una discussione seria, approfondita, prendiamo i migliori specialisti, portiamoli a vedere perché ogni regione ha la sua sanità, confrontiamo i diversi modelli di sanità, perché andare avanti ciecamente su questo discorso.
Io non sono un tecnico, però i cittadini il confronto lo vogliono, i Sindaci il confronto lo vogliono, di monarca illuminato nella storia possiamo contarne 4, 5 non 20, 30, 50, 100.

PRESIDENTE. Mozione n. 129. La pongo in votazione.

(L'Assemblea legislativa non approva)

La seduta è tolta.

La seduta termina alle ore 15,40.


 

 
 
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