Ascoli, Piazza del Popolo
 
 

Resoconto seduta n.32 del 11/01/2011

La seduta inizia alle ore 10,45


Presidenza del Presidente
Vittoriano Solazzi


Comunicazioni del Presidente

PRESIDENTE. Do per letti i processi verbali delle sedute n. 30 e n. 31 del 21 dicembre 2010, i quali, ove non vi siano obiezioni, si intendono approvati ai sensi dell’art. 29 del Regolamento interno.
Sono state presentate le seguenti proposte di legge regionale:
- n. 58/2010, in data 14 dicembre 2010, ad iniziativa della Giunta regionale, concernente: “Modifiche alla legge regionale n. 16/2009 in materia di consumo di prodotti agroalimentari”, assegnata alla III Commissione in sede referente;
- n. 59/2010, in data 22 dicembre 2010, ad iniziativa del Consigliere D’Anna, concernente: “Modificazioni della legge regionale 13 marzo 1995, n. 23 - Disposizioni in materia di trattamento indennitario dei Consiglieri regionali”, assegnata alla I Commissione in sede referente;
- n. 60/2010, in data 29 dicembre 2010, ad iniziativa dei Consiglieri Marinelli, Massi, Eusebi, concernente: “Disposizioni in materia di disturbi specifici di apprendimento”, assegnata alla I Commissione in sede referente, alla Il Commissione per il parere ai sensi dell’articolo 69 del Regolamento interno e alla V Commissione per il parere ai sensi dell’articolo 68 del Regolamento interno;
- n. 61/2010, in data 24 dicembre 2010, ad iniziativa dei Consiglieri Camela, D’Anna, concernente: “Assistenza scolastica ai disabili sensoriali”, assegnata alla V Commissione in sede referente, alla Il Commissione per il parere ai sensi dell’articolo 69 del Regolamento Interno e al Consiglio delle autonomie locali per l’espressione del parere di cui all’articolo 11, comma 2, della legge regionale n. 4/2007;
- n. 62/2010, in data 30 dicembre 2010, ad iniziativa del Consigliere Latini, concernente: “Modifiche alla legge regionale 22 giugno 1998, n. 18 “Disciplina delle risorse idriche” e alla legge regionale 12 ottobre 2009, n. 24 “Disciplina regionale in materia di gestione integrata dei rifiuti e bonifica dei siti inquinati”, assegnata alla IV Commissione in sede referente e al Consiglio delle autonomie locali per l’espressione del parere di cui all’art. 11, comma 2, della legge regionale 10 aprile 2007, n. 4;
- n. 63/2011, in data 11 gennaio 2011, ad iniziativa dei Consiglieri Ricci, Bucciarelli, Cardogna, Silvetti, Binci, Massi, Marangoni, Malaspina, Pieroni, Marinelli, Eusebi, Latini “Proroga degli organi degli Ersu”, assegnata alla I Commissione in sede referente.
Comunico, inoltre, che ho provveduto alle seguenti nomine:
- con decreto n. 39 del 23/12/2010 alla nomina di due rappresentanti nel Consiglio di presidenza dell’Associazione per la formazione al giornalismo;
- con decreto n. 40 del 30/12/2010 alla nomina dell’Amministratore unico ASSAM (Agenzia servizi settore agroalimentare Marche);
- con decreto n. 41 del 30/12/2010 alla nomina di n. 2 componenti effettivi e n. 2 componenti supplenti del Collegio dei Revisori dei Conti Assam.
Il Presidente della Giunta regionale ha promulgato la seguente legge regionale:
- n. 19 in data 21 dicembre 2010: “Modifiche alla legge regionale 8 ottobre 2009, n. 22: “Interventi della Regione per il riavvio delle attività edilizie al fine di fronteggiare la crisi economica, difendere l’occupazione, migliorare la sicurezza degli edifici e promuovere tecniche di edilizia sostenibile”.
Ha chiesto congedo per la seduta odierna il Consigliere Acacia Scarpetti.


Sull’ordine del giorno

PRESIDENTE. Come avrete notato nelle comunicazioni ho dato lettura anche della presentazione della proposta di legge n. 63 “Proroga degli organi degli Ersu”. I Presidenti dei Gruppi sono in questo momento riuniti, quindi a nome loro faccio la richiesta all’Assemblea legislativa di iscrivere questa proposta di legge ai lavori dell’Assemblea odierna. Su questa proposta, concordata anche in sede di Conferenza dei Presidenti dei Gruppi, c’è la condivisione di tutti i Presidenti dei Gruppi.
Pongo quindi in votazione l’iscrizione all’ordine del giorno odierno della proposta di legge n. 63 firmata da tutti i Capigruppo assembleari e di discuterla dopo il punto 4).

(L’Assemblea legislativa approva)


Sull’ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Giancarli.

Enzo GIANCARLI. Come già annunciato nella Conferenza dei Capigruppo e a lei, signor Presidente, chiedo l’anticipo della mozione n. 59 “Iniziative a ricordo di Renato Bastianelli”.

PRESIDENTE. La proposta è di portarla al punto 6) come prima mozione. La pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Ha la parola il Consigliere Trenta.

Umberto TRENTA. Io ho difficoltà a capire, forse per una mia distrazione o forse perché la cosa non è poi così sentita. Siamo in un momento di grande tensione mondiale dove i cristiani nel mondo vengono massacrati, credo sia allora opportuno, Presidente, che lei oggi faccia una richiamo nei lavori odierni dell’Assemblea legislativa su questo aspetto.
Voglio inoltre fare un ulteriore sollecito; e su questo con il Presidente Spacca e con l’Assessore Marcolini posso anche condividere un percorso sulla legalità istituzionale. Le voglio cioè ricordare, Presidente, che in quest’Aula venne firmato un protocollo sul comitato promotore dell’Università per la pace. Oppure qui si persevera ancora a quella che io definisco – forzando i termini - appropriazione indebita di quel progetto di legge di cui alla pdl n. 30!
Quindi, Presidente Solazzi, chiedo che in Aula il Presidente Bucciarelli rimetta, come invece furbescamente fu fatto nel partecipare a quell’assemblea dell’atto costituente dell’associazione, che è ben lungi da quello che era lo spirito del promotore, ideatore e sostenitore e che fu votato in Aula all’unanimità.
Quindi chiedo a lei, Presidente, di ristabilire quell’ordine, altrimenti renderò pubblico quel documento, firmato in quella seduta dal Presidente Minardi che questa mattina è in Aula, dal Presidente D’Ambrosio che è un emerito rappresentante della Magistratura e dai quaranta Consiglieri, che poi appunto sfociò nella legge regionale n. 9, art. 15, Associazione università per la pace.
Il Papa contro i soprusi dice, Presidente Spacca, visto che anche lei appartiene a quella cultura che ci lega come cristiani e cattolici... Presidente Solazzi, non provi ad interrompermi, altrimenti le faccio un sit-in in Aula!

PRESIDENTE. Però, Consigliere Trenta, io sono disarmato!

Umberto TRENTA. No, è per implorare nuovamente, nelle relazioni quotidiane istituzionali ed in ogni ambiente, che venga ripristinata l’opportunità di partecipare a quell’assemblea.
Io venerdì, Presidente Spacca, sarò dal Ministro Frattini per rappresentare l’accordo sulla macro regione adriatica e quello statuto dove tale principio è chiaramente riportato.
Poi dico agli amici del piano di sotto che vigliaccamente uscirono dall’Aula, che io allora commisi un errore, ossia quello di non chiedere il numero legale e il voto per appello nominale.
E su queste cose, Presidente, io le presenterò una relazione scritta supportata da parere legale. Nella legalità, infatti, i principi sono quattro: verità, giustizia, amore, libertà. Qui invece si sta contravvenendo a tali principi, allora oggi si rivendica il martirio dei cristiani.
Presidente Solazzi, io allora aspetto che lei oggi faccia un ordine del giorno su questo argomento specifico.


Interrogazione n. 184
del Consigliere D’Anna
“Ospedale unico in provincia di Pesaro Urbino”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 184 del Consigliere D’Anna. Ha la parola l’Assessore Mezzolani.

Almerino MEZZOLANI. In relazione alla interrogazione in oggetto, datata un po’ di tempo fa, si vuole ribadire che la scelta dell’ospedale unico per le realtà di Pesaro e Fano nasce dalle motivazioni che qui più volte abbiamo discusso, dalla necessità di riqualificare e semplificare il sistema della rete ospedaliera della nostra regione, che è un progetto ampiamente condiviso da questo Governo regionale ed è fortemente coerente con la proposta di Piano socio sanitario passato e quello del 2010-2012 che la Giunta ha approvato e per il quale è in corso l’iter amministrativo.
Tra l’altro è un processo reso ancora più necessario e più urgente da quello che è il contesto economico e finanziario che si è delineato nel corso di questi anni.
L’ospedale unico per l’Azienda Ospedali Marche nord sarà il centro di riferimento per l’Area vasta 1, e non sarà l’unico ospedale della provincia di Pesaro Urbino. In particolare, sarà il risultato finale del processo che abbiamo iniziato diversi anni fa di integrazione funzionale tra le strutture Azienda Ospedali San Salvatore di Pesaro e l’ospedale S. Croce di Fano, al fine di creare un centro di aggregazione delle principali competenze ed eccellenze a livello di Area vasta, creando così sinergie in termini organizzativi e professionali, economie di scala ed eliminazione di duplicazioni, in particolare nell’area dei servizi e dei sistemi di supporto.
E’ una necessità che nasce dalla consapevolezza che appartiene ormai ai più. Cioè che le Marche hanno raggiunto nel corso di questi anni i vertici dei livelli nazionali in termini di sistema sanitario, presi a riferimento per quanto riguarda lo sviluppo futuro del federalismo fiscale. E credo che per stare lì dentro abbia ora bisogno di quelle riforme strutturali, perché la buona sanità non è possibile la si possa portare avanti in ospedali che abbiano più di cento anni. Credo sia chiaro a voi tutti.
L’individuazione precisa del numero di posti letto della nuova struttura, il cui orientamento è finalmente verso una organizzazione per intensità di cura, potrà essere fatta a seguito di una più approfondita analisi del fabbisogno complessivo di assistenza ospedaliera per acuti della popolazione che insiste sulla struttura ed in ragione degli standard e dei vincoli di carattere strutturale fissati a livello centrale e presenti nel Patto per la salute 2010-2012, approvati il 3 dicembre 2009 e riportati integralmente nella Legge Finanziaria 2010.
Il costo della nuova struttura sarà più correttamente individuato in sede di approfondimento degli studi di prefattibilità. Orientativamente il costo sarà allineato alle valutazioni attualmente in corso in analoghi progetti previsti per la nostra regione.
Per quanto riguarda le risorse sono state inserite nel terzo stralcio dell’accordo di programma. Da una parte si prevedevano risorse statali, dall’altra l’accompagno di quelle che sono risorse regionali in alienazioni di immobili.
Questo processo è stato congelato dalla Finanziaria emanata e sarà oggetto di una discussione che si è riaperta dopo lo sblocco di 1 miliardo e 600 milioni. Una discussione che ovviamente avverrà al tavolo del Governo nazionale e dentro le discussioni che avverranno per il riparto del fondo nazionale che inizieranno a giorni.
Nel frattempo credo che la cosa saggia sia quella di esercitarci, e lo dovremmo fare in fretta, sulla scelta condivisa del terreno su cui collocare la struttura.
Allo stato attuale, quindi, non è stato valutato nessun apporto di soggetti privati.
Le indicazioni fornite nei pubblici incontri riguardano un modello strutturale di riferimento, non un progetto che è stato realizzato in fase di realizzazione. E’ una struttura di riferimento ipotizzata a seguito dell’analisi e dell’azione di programmazione svolta dagli organi tecnici della Regione, così come è stato fatto il percorso per altre strutture.
In ragione di quanto esposto al precedente punto non è stato dunque sostenuto alcun costo di progettazione.
Per quanto concerne l’individuazione del sito in cui collocare la nuova struttura non è ancora stata effettuata, sarà compito degli enti locali interessati proporre siti possibili. Seguiremo lo stesso identico percorso che abbiamo seguito in altre realtà.
La valutazione della sede e delle principali caratteristiche della nuova struttura saranno sopratutto oggetto di confronto fra tutte le parti coinvolte, in particolare la Regione, le Amministrazioni provinciale e comunali, le organizzazioni professionali di categoria, naturalmente partendo da una base solida che, ripeto, è stata già sperimentata nella scelta di altre strutture. Alla base del confronto saranno posti i criteri, gli standard ed i vincoli che devono essere mantenuti e garantiti per realizzare una struttura di tale importanza, altrimenti non ci sarà l’avallo governativo.
Gli attuali ospedali, per tutta la durata della realizzazione della nuova struttura, continueranno a svolgere la loro funzione per garantire al meglio, e secondo i livelli di qualità oggi offerti, servizi e prestazioni specialistiche e di ricovero. Successivamente si concorderanno tra le Amministrazioni competenti le future destinazioni d’uso che non necessariamente saranno in ambito sanitario. Ma questo ovviamente appartiene a una discussione che non può esimersi dal confronto con gli enti locali.
In buona sostanza credo si possa dire questo. È stato ed è un percorso estremamente coerente, in perfetta linea con le necessità del sistema sanitario marchigiano, se vogliamo continuare a mantenerlo dentro quel novero ristretto di Regioni che possono vantare la migliore sanità del Paese.
Non possiamo esimerci da questo. E’ venuto il tempo di quelle riforme strutturali, che naturalmente vanno perseguite in maniera attenta, ma alle quali non possiamo sfuggire. Ci insegnano le Regioni che hanno fatto questi percorsi prima di noi.
E c’è la rivendicazione di un percorso coerente a proposito dello stato della discussione in cui siamo.
Noi per anni abbiamo parlato di integrazione, l’abbiamo resa funzionale, ha portato all’unificazione di progetti che nel tempo si sono consolidati, per poi arrivare ad un unico contenitore amministrativo, si è arrivati cioè alla costruzione dell’azienda unica. E’ nata anche una discussione, seppure sofferta in un momento come questo. E avevamo perfettamente detto che alla fine di questo percorso sarebbe stata inevitabile la discussione su un ospedale unico tra le due realtà. Ed è la cosa che necessita.
Adesso credo sia venuto il tempo di aprire la discussione sull’individuazione del terreno, perché sarebbe l’altra tappa che renderebbe irreversibile un processo che è, ripeto, necessario per il sistema sanitario delle Marche e sopratutto anche per quello della provincia di Pesaro-Urbino.
Questo è il percorso coerente.
Andando ai valori di bilancio dei beni del patrimonio immobiliare dell’Azienda San Salvatore essi sono i seguenti: patrimonio immobiliare indisponibile al 31 dicembre 2009 € 24.071.286,30; patrimonio Immobiliare disponibile sempre al 31 dicembre 2009 € 11.535.135,32; per un valore complessivo di € 35.606.421,62.
I beni facenti parte del patrimonio immobiliare disponibile dell’Azienda ospedaliera provengono da donazioni di privati effettuate al vecchio Ente ospedaliero per le quali non risultano vincoli posti dai benefattori ad eccezione della quota parte di un bene ricevuto recentemente come legato testamentario, del valore di € 534.971,00, destinato al reparto di ematologia.
Il patrimonio immobiliare dell’Ospedale civile Santa Croce deriva da trasferimenti effettuati da vari Enti in base a quanto previsto dalle normative vigenti e da realizzazioni successive di strutture sulle aree di proprietà dell’Azienda stessa. Il valore disponibile dell’immobile è il valore di bilancio pari a € 24.034.287,00 aggiornato al 31 dicembre 2008 e pari a€ 24.655.128,71 aggiornato al 30 settembre 2010.
Il processo di determinazione delle modalità di realizzazione di un centro di riferimento di eccellenza a servizio dell’Area vasta 1 ha richiesto, e tuttora richiede, continui momenti di analisi, approfondimento, confronto e valutazione. Tale processo si è svolto indipendentemente dalle scadenze elettorali. E’ un processo che abbiamo avviato all’inizio del nostro mandato e che stiamo faticosamente portando avanti, e non riguarda solo l’area nord delle Marche ma tutto il nostro sistema, e che ci ha portato a cogliere quei risultati più volte qui elencati.
L’intenzione di investire su professionisti di elevata qualità e su strumentazioni e tecnologie innovative non è mai venuta meno. Il modo migliore per garantire che tali forme di investimento possano produrre importanti risultati è anche quello di offrire la possibilità di esercitare le competenze ed utilizzare a supporto una piattaforma strutturale idonea a garantire in termini strutturali, funzionali, spaziali e ambientali le migliori condizioni di operatività. Sarebbe altrimenti inutile rivendicare qui i buoni professionisti se poi non gli si dà un contenitore stabile dentro cui stare.
Credo che queste scelte stiano pagando. Gli ultimi dati della mobilità in uscita ci dicono che dei 50 milioni di disavanzo abbiamo recuperato una trentina di milioni e si arretra ogni anno. Questo vuol dire che abbiamo imboccato la strada giusta e sulla quale dobbiamo continuare.
Quindi tale progetto sta dentro questo percorso. Naturalmente è una cosa complicata, non è facile portarla avanti, ma portarlo a compimento sta dentro l’impegno del Governo regionale.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere D’Anna.

Giancarlo D’ANNA. Quando ci sono delle interrogazioni i cui argomenti sono stati trattati anche in passato forse sarebbe opportuno proiettare il verbale di quanto era stato detto. Mi riferisco, Assessore, alle sue dichiarazioni in merito all’ospedale unico.
In quest’Aula nella scorsa legislatura lei ha sempre negato di aver parlato di ospedale unico, ha sempre detto che erano altri che ne parlavano, una volta era la Mollaroli con la sua mozione, un’altra volta l’attuale Presidente Solazzi in un convegno a Fano. Insomma, ha lasciato agli altri il ruolo di parlare di ospedale unico, se ne è sempre chiamato fuori per evitare nella fase preelettorale di essere additato come chi magari voleva costruire un ospedale unico a Pesaro privando poi Fano e le vallate del Metauro e del Cesano di una struttura indispensabile come è l’ospedale Santa Croce di Fano.
Questo è un percorso che non è stato assolutamente trasparente, caro Assessore. Perché la legge sugli ospedali riuniti votata lo scorso anno al suo all’interno aveva già, pur senza citarla, l’intenzione di portare alla costruzione di un ospedale unico. Sarebbe invece stato molto più corretto, molto più interessante e sicuramente molto più utile fare direttamente un dibattito sull’ospedale unico con molta chiarezza e molta franchezza.
Ma questo non è avvenuto né in passato e neppure oggi, le sue risposte, infatti, contraddicono quello che lei ha sempre sostenuto nel corso degli anni. Sarà mio compito andare ad estrapolare dai vari verbali quello che lei ha detto sia qua dentro che comunicato alla stampa.
La cosa più grave è che tutta questa operazione è stata anche sostenuta, perché giovedì 23 luglio 2009 nella sala riunioni della V Commissione in via Oberdan lei, Assessore, ha detto: “A nord, invece, si tratta sostanzialmente di rafforzare l’azienda che già c’è, perché così com’è non avrebbe nemmeno le caratteristiche e la forza per andare avanti”. L’operazione ospedale unico è servita a, ripeto – lo dice lei, non lo dico io – : “si tratta sostanzialmente di rafforzare l’azienda che già c’è – il San Salvatore di Pesaro – perché così com’è non avrebbe nemmeno le caratteristiche e la forza per andare avanti”. Questo è un verbale da cui leggo cose che ha detto lei. E questo è gravissimo. E’ gravissimo! L’operazione ospedale unico è servita solo ed esclusivamente a salvare l’azienda San Salvatore di Pesaro che era in enorme difficoltà per una serie di motivi. Nel momento in cui la realtà di Fano si trovava con l’ospedale di Fano, con l’ospedale di Fossombrone, con l’ospedale di Pergola, quella di Pesaro, anche con la perdita dell’ospedale di Novafeltria, si trovava con il sederino a terra, sicché “l’operazione è servita sostanzialmente a rafforzare l’azienda che già c’era”.
Allora, caro Assessore, cosa ci viene a raccontare questa mattina! Avrebbe dovuto dirlo chiaramente anche qui: “Guardate, siamo in difficoltà, allora per salvare - non capra e cavoli ma in questo caso solo la capra! - facciamo questo tipo di operazione”.
E che si andasse verso l’ospedale unico lo confermava anche l’allora Presidente della V Commissione Luchetti in un’audizione svoltasi a Pesaro nella sala della Conferenza delle autonomie il 30 marzo 2009, quando disse: “L’obiettivo è fare l’ospedale unico passando attraverso un’azione integrativa, è ovvio che l’atto aziendale disciplinerà questo aspetto integrativo”. Questo è stato detto, quindi visto che Luchetti non è un mago questo era il percorso che si voleva fare, ma che da lei è stato negato, Assessore, e questo è gravissimo!
Oggi ci viene a dire che quello è un passaggio indispensabile? Quello è un passaggio che avevate previsto, preordinato, sul quale non volevate fare assolutamente un dibattito perché vi rendevate conto che la cosa era molto grave in quanto si penalizza una città, privandola – sto parlando di Fano – di un patrimonio che lei ha identificato in circa 30 milioni di euro, patrimonio che quasi certamente servirà per costruire una nuova struttura in un’altra città.
Le varie donazioni che ci sono state nel corso dei decenni, finalizzate a dare dei servizi sul territorio, nella fattispecie a Fano, ma la stessa cosa è successa anche a Pesaro e in altre realtà, oggi andranno in un calderone unico che molto probabilmente servirà a trovare risorse per costruire appunto questa struttura. E questo ce lo ha detto anche lei in più occasioni, ossia che non ci sono soldi sufficienti. Qui ci dice che per il momento non sono previsti interventi di privati, ma in una dichiarazione ai giornali qualche settimana fa lei ha invitato i privati a farsi avanti con un project financing. Una volta c’era Tex Willer che diceva che gli indiani parlavano con lingue biforcute, secondo me è lei che parla con lingua biforcuta, nel senso che viene qui a dire una cosa e poi sui quotidiani ne riporta un’altra.
La realtà vera è che dietro questa operazione ci sono delle grosse lobby legate all’immobiliare. In questa operazione di sanità c’è ben poco. Si vuole mettere in atto un circuito nel quale già si sa chi saranno i padrini e padroni. Si vogliono utilizzare – e lei questa mattina indirettamente lo ha confermato – gli attuali ospedali di Fano e di Pesaro che non necessariamente avranno in futuro una funzione sanitaria, ma questo ormai lo sanno anche i gatti.
Insomma, la puzza di questa operazione che non è assolutamente trasparente si sente da lontano, caro Assessore. È inutile che oggi ci viene a dire che nell’interesse della comunità dobbiamo trovare un nuovo luogo dove mettere i medici. Quei medici di qualità direttamente o indirettamente li avete cacciati, avete fatto in modo che in alcune strutture, ad iniziare da quella di Fano, a primari di un certo spessore seguissero persone che non erano alla stessa altezza. C’è stata una fuga voluta e condizionata per giustificare una simile operazione.
In una regione nella quale si spende – avrei invece voluto dire si investe – tra il 70% e l’80% del bilancio regionale per la sanità, fare questo tipo di operazione è veramente scandaloso. Ci sarebbe da fare una commissione d’inchiesta seria, se non addirittura rivolgersi direttamente alla Magistratura, per capire perché ci sono sei sale operatorie sotto l’ospedale di Fano che non sono mai entrate in funzione pur avendo speso i soldi.
Oggi, Assessore, avrebbe dovuto dirci perché in quel nuovo padiglione i lavori sono stati bloccati per tanti anni. Non è infatti assolutamente vero, Assessore, che l’ospedale di Fano e l’ospedale di Pesaro hanno più di cento anni. C’è solo un nucleo originario che ha quegli anni. Lei sa benissimo che a Pesaro, sia il reparto rianimazione, sia il nuovo pronto soccorso, come buona parte dell’ospedale, hanno meno di cinquant’anni. Addirittura ho sentito dire una castroneria dall’ex Presidente della Provincia di Pesaro Urbino Ucchielli, ossia che non si può continuare a lavorare in ospedali che hanno più di 300 anni. Si è parlato di 300 anni! Qui giochiamo a rialzo tra chi dice qual è la struttura più vecchia per giustificare una nuova struttura di cui non c’è bisogno.
Ci servono medici, ci serve molta più attenzione sulle liste di attesa, quelle liste di attesa che nonostante il Cup rimangono lì, ci serve che la Regione Marche non faccia convenzioni con i privati a nord delle Marche, caro Assessore, all’interno del quale operano medici che poi mandano i malati delle Marche ad operarsi in Romagna.
Allora di cosa vogliamo parlare! L’operazione ospedale unico serve solo a mettere in moto un meccanismo che dia lavoro agli amici degli amici, che metta sul mercato immobiliare le strutture di Pesaro e di Fano. Se volevate fare in modo che a nord delle Marche ci fosse stata una barriera che poteva impedire quella invasione verso i servizi che la Romagna offre dovevate metterci dei medici validi. Invece qua state facendo esattamente il contrario, state facendo un nuovo contenitore che farà lavorare gli amici degli amici che poi gestiranno i servizi per trent’anni, lo fate in un modo che non c’entra assolutamente niente con la sanità. E’ solo un’operazione speculativa, un’operazione di cui lei, caro Assessore…

PRESIDENTE. Consigliere D’Anna, lei ha superato abbondantemente il tempo.

Giancarlo D’ANNA. Ho finito, Presidente. Di cui lei, Assessore, si è vergognato e che oggi invece sponsorizza.


Interrogazione n. 141
del Consigliere Marangoni
“Spettacolo Lunaria organizzato da Musicultura il 22 luglio 2010 a Recanati (MC)”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 141 del Consigliere Marangoni. Ha la parola l’Assessore Marcolini.

Pietro MARCOLINI. In relazione all’interrogazione in oggetto comunico che la Giunta non è stata informata direttamente di quanto avvenuto la sera del 22 luglio a Recanati, ma lo ha appreso da notizie generiche apparse dalla stampa locale, su cui, tra l’altro, c’è stata una ricostruzione molto diversa. Secondo alcuni articoli di stampa ci sarebbe stato un mancato controllo delle parole in senso blasfemo, in altri, invece, ci sarebbe stato semplicemente un racconto piuttosto colorito.
Vorrei però parlare di quello che ci riguarda, perché nel campo della libertà di espressione non stiamo a potere, a dovere o a volere concionare in Assemblea legislativa regionale.
La Regione Marche è un ente che cofinanzia l’Associazione Musicultura, che è una delle massime associazioni di promozione della musica popolare – insieme al Festival Tenco di Genova è forse la maggior associazione di musica pop in Italia –, ma il contributo corrisposto ad essa è finalizzato alla realizzazione del Festival omonimo della Canzone d’autore e non per l’iniziativa “Lunaria” che è direttamente sostenuta dal Comune di Recanati.
La Giunta regionale, non avendo dunque contribuito alla rassegna “Lunaria”, ha ritenuto di non doversi formalmente dissociare da quanto avvenuto sul palco nella serata in questione non avendone titolo, né di dover intervenire nei confronti del Comune di Recanati, ente autonomo, istituzionalmente pari ordinato e che decide nel rispetto delle leggi e normative in materia la propria contribuzione a soggetti e manifestazioni.
La Giunta regionale è a conoscenza dei contenuti e programmi del Festival Musicultura dedicato alla canzone d’autore e realizzato dall’Associazione Musicultura. I programmi sono normalmente portati a conoscenza del Servizio regionale competente con notevole anticipo e anche presentati in diverse occasioni alla stampa. Il contributo viene dato sulla base del progetto e del programma, del bilancio sostenibile e della corretta rendicontazione degli anni precedenti che è puntualmente avvenuta, oltre che naturalmente per la ricaduta qualitativa di immagine in regione.
Per il 2010 i contributi sono stai assegnati con due decreti del dirigente del servizio internazionalizzazione, cultura, turismo e commercio, attraverso apposito bando pubblico ai sensi della l.r. 11/09. A Musicultura per il festival omonimo è stato assegnato un contributo pari a euro 69.844,00.
La Giunta non ha negato il contributo perché quanto accaduto a Recanati non ha nulla a che vedere con l’organizzazione del Festival Musicultura che si è svolto a giugno scorso allo Sferisterio di Macerata.
Infine, mi consenta Consigliere Marangoni, la Giunta regionale non ritiene compito delle istituzioni assumere atteggiamenti di censura rispetto alla libera espressione artistica, quindi parimenti ritiene pienamente legittima qualsiasi opinione di dissenso. Ha sempre cercato di finalizzare la concessione di contributi straordinari a eventi capaci di promuovere lo sviluppo civile, morale e sociale della comunità marchigiana, nel rispetto delle istituzioni e delle persone.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Marangoni.

Enzo MARANGONI. La ringrazio, Assessore Marcolini per quanto ha detto, ma, Assessore, non ci siamo, non ci siamo proprio.
Lei ha detto innanzitutto che la Giunta non era informata e che ha appreso dalla stampa successivamente, una stampa, ha detto, che ha dato opinioni diverse, contrastanti. Allora l’ha invito a fare una interpretazione autentica, a fare tre metri e a chiedere al suo collega Assessore Marconi, che in questo momento è distratto, se le parole pronunciate da questo preteso poeta sono quelle che io ho sostenuto nell’interrogazione o sono diverse. Nel senso che il suo collega che dista tre metri da lei in questo momento era presente quella sera e ha immediatamente protestato e parlato a fine spettacolo con questo presunto poeta lamentandosi personalmente della inoffensività, della blasfemia, della bestemmia delle parole utilizzate. Quando si arriva a raccontare di preti mandati gratuitamente a quel paese e di ostie sputate e vomitate, credo che un ente come la Regione Marche, che finanzia Musicultura, debba porsi qualche problema. Tra l’altro questo preteso poeta viene definito tale nella città di Giacomo Leopardi che è poeta per eccellenza.
Quindi un’analisi autocritica non è stata fatta né dalla Regione né dal Comune di Recanati. Tanto che proprio ieri su un noto quotidiano regionale – ieri, Assessore Marcolini – l’Assessore alla cultura di Recanati decanta ancora questo preteso poeta dicendo: “le serate come quelle vissute insieme a Cristicchi – ecco il preteso poeta – resteranno a lungo nei ricordi di tutti i cittadini”. Per lui evidentemente, e per la maggioranza politica che è la stessa nella quale lei si riconosce, sono grandi serate, per il sottoscritto sono invece un’offesa alla dignità e ai valori cristiani del popolo marchigiano e recanatese. Sono contento che l’Assessore suo collega abbia a quel tempo protestato, ma ora lo vedo silente. (…) Assessore, prima che parlasse poteva dare l’interpretazione autentica del suo collega!
Per quanto riguarda la separazione artificiosa che lei fa sul piano, mi passi il termine, contabile tra Musicultura e Lunaria, nel senso che lei ha detto che la Regione finanzia Musicultura e Lunaria è un’altra cosa perché ci pensa Recanati, non è vero. Perché? Perché l’evento è stato denominato Lunaria dal Comune di Recanati, ma i soldi sono quelli di Musicultura, di cui la Regione Marche è abitualmente cofinanziatore dal 2005 ad oggi, e complessivamente, conteggiando anche i 69 mila euro che ha detto poc’anzi per il 2010, abbiamo superato la bella cifra di 500 mila euro. Per carità, è una cosa positiva, io sono favorevole al finanziamento delle iniziative culturali, però credo che quando i soldi sono pubblici si debba anche fare non certo una preventiva censura – sono d’accordo con lei, ci mancherebbe altro – ma perlomeno, se queste cose accadono, dare una tiratina d’orecchie all’ente che organizza o per lo meno dissociarsi o richiamarlo per il futuro affinché questi pretesi poeti non offendano la dignità di quei valori cristiani in cui crede la maggior parte della popolazione delle Marche.


Interrogazione n. 124
del Consigliere Latini
“Valle del Cesano - Parco eolico”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 124 del Consigliere Latini. Ha la parola l’Assessore Donati.

Sandro DONATI. L’interrogazione verte sulla richiesta di informazioni in merito a quanto sostenuto dai cittadini abitanti nella Valle del Cesano costituitisi nel comitato “Eolico Trasparente” contrario alla realizzazione di un progetto di parco eolico in Località Piani Rotondi di Montevecchio di Pergola.
Nello specifico l’interrogante chiede sia verificata la veridicità in merito alle seguenti tre argomentazioni sostenute dal Comitato, sulla scorta di un non ben identificato esame dei dati:
a) insufficiente produttività del parco eolico;
b) pericolo per l’ambiente causato dalla presenza del parco eolico;
c) pericolo per la salute degli abitanti delle zone coinvolte, a causa dell’estrema vicinanza alle abitazioni delle turbine e dell’elettrodotto.
Premesso che al fine di pervenire alla Valutazione di Impatto Ambientale con il contributo istruttorio di tutti i soggetti ed enti potenzialmente interessati, si sono tenute due Conferenze di Servizio (il 28 settembre 2006 e il 17 gennaio 2008) alle quali sono stati convocati tutti gli enti e soggetti coinvolti nel procedimento. In particolare: il Comune di Pergola (PU); il Comune di San Lorenzo in campo (PU); la Provincia di Pesaro Urbino; I’ARPAM - Dipartimento di Pesaro; il Corpo Forestale dello Stato - Coordinamento provinciale di Pesaro; la Soprintendenza per i beni architettonici e il paesaggio; la Soprintendenza per i beni archeologici delle Marche; la Comunità Montana del Catria e del Cesano; la Terna - Rete elettrica nazionale; il Comando 1° “Regione aerea”; le strutture interessate della Regione Marche; per conoscenza il Cmune di Fratte Rosa.
Considerato che tutti i contributi istruttori pervenuti indicano la sostenibilità ambientale dell’intervento proposto (Provincia di Pesaro Urbino con nota prot. 33695 dell’8 febbraio 2008 esprime parere definitivo; il Comune di San Lorenzo in Campo con nota prot. 14621 del 22 gennaio 2008 esprime “parere favorevole” indicando prescrizioni di natura tecnica riguardanti le opere elettriche di competenza territoriale, gli interventi di piantumazione per la schermatura della sottostazione, l’utilizzo dei materiali inerti ottenuto da operazioni di escavazione e realizzazione del progetto; il Comune di Pergola con nota prot. 14376 del 22 gennaio 2008 esprime parere favorevole anche alla luce dei pareri espressi dalla Commissione Edilizia Comunale integrata).
Considerato altresì che durante tutto l’iter del procedimento (dall’anno 2006 al 2008) non sono pervenute segnalazioni da parte di soggetti privati o associazioni.
A conclusione dell’iter istruttorio è stato rilasciato il giudizio di compatibilità ambientale dell’intervento con decreto del dirigente della P.F. “Valutazioni e Autorizzazioni Ambientali” n. 43 del 08 aprile 2008. Le prescrizioni ivi contenute sono state recepite nel decreto del dirigente della P.F. “Energia, Fonti Rinnovabili e Risparmio Energetico” n. 273/EFR_11 del 10 dicembre 2008 con il quale è stata rilasciata l’autorizzazione alla realizzazione e all’esercizio dell’impianto ai sensi dell’art.12 del d.lgs. 387/ 2003.
In riferimento a quanto richiesto dall’interrogante, si rappresenta che:
a) In sede di Conferenza dei Servizi convocata ai sensi dell’articolo 12 del d.lgs. 387/2003, tenutasi presso la sede della Regione Marche in data 12 luglio 2006 alla quale hanno partecipato anche amministrazioni che avevano espresso perplessità in tal senso (ad es. il Comune di Fratterosa), è stato rilevato che in riferimento alla potenzialità energetica, risultavano rispettate le indicazioni di cui al capitolo 6, punto 4.7. del Piano Energetico Ambientale Regionale, in termini di:
i) velocità media annua del vento, a 10 metri da terra
ii) energia annua prodotta per Mega Watt installato
iii) densità volumetrica di energia annua unitaria
iv) numero di ore annue di rotazione delle pale
v) limite distanza trasversale fra aerogeneratori
vi) limite distanza longitudinale fra le file
vii) pendenza del terreno su cui realizzare le fondazioni dei pali
viii) utilizzo di torri tubolari, anziché a traliccio
ix) volorazione delle torri
Il Piano Energetico Ambientale Regionale, adottato dal Consiglio Regionale in data 16 febbraio 2005, è lo strumento attraverso cui la Regione programma ed indirizza gli interventi, anche strutturali, in campo energetico-ambientale nel proprio territorio, promuovendo opportunamente, in particolar modo, l’impiego di fonti rinnovabili. Al Capitolo 6 del Piano Energetico Ambientale Regionale viene trattata l’energia eolica e proprio in considerazione del contributo energetico non trascurabile che da essa può derivare è stata realizzata una valutazione sistematica della potenzialità eolica nel territorio marchigiano, non trascurando l’approccio ambientale per la salvaguardia del territorio e per un corretto sfruttamento della risorsa eolica. L’Allegato A alla Delibera di Giunta Regionale n. 829 del 23 luglio 2007 contiene gli indirizzi ambientali e i criteri tecnici per l’inserimento di impianti eolici nel territorio marchigiano.
L’allegato citato contiene una mappatura delle aree sensibili all’istallazione eoliche in riferimento all’ecosistema marchigiano e alla sua vulnerabilità in rapporto con tali progetti.
Per rispondere alla presunta sussistenza di pericolo per l’ambiente, alla luce di quanto rappresentato si conferma che la compatibilità ambientale e l’autorizzazione paesaggistica del progetto di parco eolico di Pergola in Località Piano Rotondo siano state espresse, rispettivamente ai sensi dell’art. 11 della Legge Regionale n. 7 del 2004 e dell’art. 159 del decreto legislativo n. 42 del 2004, previa valutazione del progetto in termini di rispetto ed osservanza di quanto stabilito dal Piano Energetico Ambientale Regionale e dalla delibera di Giunta regionale 829 del 23 luglio 2007.
Infine relativamente agli impatti che possono aver effetti sulla popolazione e sulla salute, ovvero l’impatto acustico e l’impatto elettromagnetico, si richiamano i contenuti del parere espresso dall’ARPAM - Dipartimento provinciale di Pesaro nella nota prot. 213802 del 25 ottobre 2007.
Rumore. L’Arpam rileva che “le zone abitate, più vicine all’impianto, sono a distanza di molte centinaia di metri; dopo l’attivazione dell’impianto si può prevedere che i livelli di rumore siano incrementati di circa 2 decibel con vento pari a circa 8.5 metri/secondo e 0.5 decibel con vento pari a circa 11 metri/secondo. Si ritiene pertanto che l’impatto acustico sia sufficientemente basso e non siano necessari ulteriori interventi di mitigazione.
Per quanto riguarda la fase di cantiere, anche in considerazione dei movimenti di camion da e per la zona interessata, occorrerà garantire il rispetto di alcune ore di riposo (per es. il divieto di circolazione dei mezzi prima delle ore 8.00 del mattino, fra le 12.00 e 14.00 e dopo le 20.00)”.
Impatto elettromagnetico. L’esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici risulta inferiore ai limiti rispetto ai valori d’attenzione e agli obiettivi di qualità previsti dal decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri dell’8 luglio 2007.
Relativamente all’effetto operato dal parco eolico di “alternanza di ombra e luce” a causa del movimento rotativo delle pale, a cui il Comitato “Eolico trasparente” addebita la manifestazione di notevoli disturbi visivi nella popolazione tali da richiedere, nel tempo, l’abbandono dell’abitato, si rappresenta che l’allegato A alla succitata delibera di Giunta regionale a pagina 2.10, punto 2.2.5 (Requisiti di sicurezza) comma b, prevede che tale effetto venga valutato qualora la distanza dell’aerogeneratore dagli edifici sia minore di 300 metri; i dati e le caratteristiche di progetto non hanno richiesto la valutazione di tale effetto.
Gli allegati tecnici e tutta la documentazione richiamata sono a disposizione dell’interrogante.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Latini.

Dino LATINI. L’interrogazione nasce dal fatto che il parco di Piani Rotondi di Montevecchio nel comune di Pergola sarà il primo parco eolico realizzato nelle Marche a ciclo completo. Quindi determina una certa sorpresa, una certa attenzione e anche alcuni dubbi che devono essere chiariti in una logica di risposte certe e complete in merito alle indicazioni che emergono per un impianto di tal genere. Ricordo che avrà una produzione annua stimata di 56 mila megawatt con la possibilità di coprire un consumo di luce domestica per circa 45 mila persone, quindi ad esempio una città come Jesi.
Personalmente ringrazio l’Assessore per la risposta che ha dato e che trasferirò a chi ha sollecitato questa mia interrogazione.
Ritengo che il settore delle rinnovabili, in particolar modo l’eolico, rappresenti un’opportunità non soltanto per la produzione dell’energia, ma anche da un punto di vista occupazionale, in quell’ottica di una diversificazione dell’economia su larga scala che il Governo regionale persegue come una delle vie d’uscita dalla crisi industriale e strutturale che stiamo vivendo, sulla quale dobbiamo appunto investire e realizzare opere legate a fonti rinnovabili o altre simili iniziative imprenditoriali.
Ciò però deve passare, ripeto, attraverso una precisa informazione preventiva nei confronti degli enti e dei cittadini interessati. E’ giusto quello che ha detto l’Assessore, ossia che nella fase procedurale non c’è stato nessuno che ha sollevato prescrizioni e osservazioni di sorta. Come sempre succede nel momento in cui la procedura si conclude escono fuori dubbi, lamentele, richieste di chiarimento, perplessità, quasi come se la pubblica amministrazione operasse nelle zone più opache a danno dei cittadini. Così non è, però l’opinione pubblica deve poter partecipare ancora di più in forma preventiva a questi grandi passaggi. Passaggi che rappresentano un tavolo importante e una fonte di informazione per la stessa opinione pubblica, affinché in futuro non ci siano ostacoli che vadano ad ostruire fortemente il percorso dell’eolico. Percorso che nella zona delle Marche, se adeguato secondo il piano stabilito, potrà dare un contributo fattivo al nostro fabbisogno energetico senza intaccare le principali linee guida per la tutela del settore. E spero lo sia anche per questo primo parco eolico.


Interrogazione n. 183
del Consigliere Silvetti
“Stabilizzazione di personale precario in forza alla Croce Rossa Italiana”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 183 del Consigliere Silvetti. Ha la parola l’Assessore Mezzolani.

Almerino MEZZOLANI. L’interrogazione è articolata in due punti.
Primo punto. Con le delibere n. 937 e n. 938 del 2008 la Giunta regionale ha approvato le linee di indirizzo per la riduzione dei contratti di lavoro flessibile della dirigenza medica e veterinaria, e SPTA, al fine di dare stabilità alle figure professionali e alle attività svolte nell’offerta sanitaria, con un processo graduale di assunzione del personale con concorso pubblico.
Con le delibere n. 118/07, 1021/07, 1798/08 la Giunta regionale ha dato indirizzi per la stabilizzazione del personale precario del comparto sanità e la conseguente riduzione nel quinquennio del ricorso a contratti di collaborazione professionale ed altre forme di lavoro flessibile, in attuazione dell’art. 1, comma 565 della legge 27 dicembre 2006, n. 296 e ai sensi dell’art. 3, comma 94 della legge n. 244 del 24 dicembre 2007.
In tal modo sono stati approvati i progetti di revisione dell’assetto organizzativo diretti a favorire il ricorso agli istituti propri del lavoro subordinato (a tempo indeterminato) per il reperimento e l’impiego delle professionalità necessarie allo svolgimento delle funzioni istituzionali aventi carattere di stabilità. Ciò al fine di ridurre le liste di attesa e di assicurare l’erogazione dei LEA, in una situazione economica già di difficile sostenibilità.
Successivamente la riduzione del FSR a causa del minore trasferimento di risorse finanziarie statali, la recente legislazione urgente approvata con d.l. 78/2010 concernente la sospensione dei rinnovi contrattuali e il blocco della spesa per il personale al valore del 2010, non hanno consentito alla Regione Marche di procedere alla definizione per il personale della Croce Rossa Italiana di un protocollo per la stabilizzazione dei precari in forza all’associazione.
Secondo punto. Si concorda sull’opportunità di stabilizzare detto personale precario già altamente formato e qualificato piuttosto che ricorrere ai bandi esterni, ma in questo momento la Regione Marche non può assolutamente superare nel triennio 2011-2013, il limite della spesa relativa al 2010, per divieti imposti da disposizioni di legge nazionale.
Pertanto non appena le condizioni finanziarie e le disposizioni normative lo permetteranno, la Regione Marche provvederà a risolvere il problema del precariato della CRI, così come ha fatto per il personale del sistema sanitario, nella prospettiva di migliorare soprattutto la situazione del personale ma anche dell’offerta sanitaria, al fine di garantire quei livelli di assistenza che tutelano il benessere della nostra popolazione.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Silvetti. (…) Prego, Consigliere Trenta?

Umberto TRENTA. Prima al Presidente Spacca avevo richiesto un’osservazione sui cristiani. Per cui, dopo lo svolgimento dell’interrogazione del Consigliere Marangoni, credo che debba necessariamente e istituzionalmente rappresentare quel problema.


PRESIDENTE. Si accomodi, Consigliere Trenta! Prego, Consigliere Silvetti.

Daniele SILVETTI. Ringrazio l’Assessore per la risposta a questa interrogazione, ma devo dire che nella prima parte non ci ho capito un granché, per un motivo molto semplice. Lei risponde che avete provveduto alla stabilizzazione del precariato facendo leva su altre situazioni, che però sono comunque distinte e diverse da quelle della Croce Rossa. Quindi deduco dalla sua relazione che in realtà la Regione Marche non ha mai chiesto alla Croce Rossa di produrre gli elenchi e di attivare le procedure. Non esiste un documento da parte della Regione Marche attraverso cui si chiede alla Croce Rossa di fornire gli elenchi e di poter porre in essere questa stabilizzazione. Io deduco questo, e mi corregga se ho capito male, potrebbe anche essere.
Quindi non esiste un documento, un atto ufficiale con cui la Regione Marche chiede alla Croce Rossa di fornire gli elenchi per mettere subito in campo questo protocollo d’intesa attraverso il quale procedere alla stabilizzazione. Questo è quello che capisco dalla sua risposta.
A me risulta invece un’altra storia, risulta che in realtà la Regione Marche ha fatto il primo passo e che probabilmente la Croce Rossa non ha risposto. Era questo che volevo sentir dire da lei. Addirittura ci fermiamo a un passo prima, cioè la Regione Marche non ha mai posto in essere questo tipo di procedura. Ne prendo atto. Le chiedo copia della risposta scritta che, appunto, è esattamente quello che mi ha appena detto.
Apprendo che questa Regione per mancanza di fondi non ottempera a un indirizzo ministeriale. E’ chiaro che verificheremo se in questo triennio la Regione Marche procederà alla stabilizzazione di soggetti terzi rispetto alla Croce Rossa, perché in questo caso verrebbe a configurarsi una mancanza e un’inesatta applicazione della direttiva ministeriale.
Ovviamente mi riserverò di produrre altri atti a confutazione di quello che ho appena prodotto con questa interrogazione. Anche perché, ripeto, ho elementi e indirizzi ben diversi che contraddicono quanto lei ha appena asserito con la sua risposta.


Interrogazione n. 134
del Consigliere D’Anna
“Affidamento dei trasporti sanitari”

Interrogazione n. 186
della Consigliera Foschi
“Modalità di attuazione della legge regionale n. 13/2008: gestione del trasporto sanitario: Modificazioni ed integrazioni alla legge regionale 30 ottobre 1998, n. 36 (Sistema di emergenza sanitaria)”

(abbinate)
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 134 del Consigliere D’Anna e l’interrogazione n. 186 della Consigliera Foschi, abbinate. Ha la parola l’Assessore Mezzolani.

Almerino MEZZOLANI. Al riguardo, premesso che la gara d’appalto in questione è stata espletata a livello di Area Vasta n. 1 (Zone territoriali di Pesaro, Urbino e Fano) e che la Croce Rossa non vi ha partecipato, si forniscono i seguenti chiarimenti.
Con la l.r. 10 giugno 2008, n. 13, concernente “Gestione del trasporto sanitario modificazioni ed integrazioni alla legge regionale 30 ottobre 1998, n. 36 “Sistema di emergenza sanitaria”, è stata modificata la precedente l.r. 36/1998 stabilendo, tra l’altro, all’articolo 9, commi 2 e 3 quanto segue.
Il trasporto sanitario di cui agli articoli 20, comma 1, e 21, commi 1 e 2, è assicurato dalle Aziende sanitarie e dall’INRCA avvalendosi di mezzi e personale propri. Ove ciò non sia possibile il trasporto sanitario è affidato ai soggetti accreditati ai sensi dell’articolo 26 bis, sulla base dei seguenti principi:
a) in via prioritaria è assicurato l’affidamento di tutti i servizi del trasporto sanitario a carico del servizio sanitario regionale alle associazioni di volontariato, alla CRI ed agli altri enti pubblici accreditati, al fine di garantire l’espletamento del servizio di interesse generale in condizioni di equilibrio economico per il bilancio regionale. I rapporti con i soggetti suindicati sono regolati da convenzioni;
b) l’affidamento del trasporto sanitario ai soggetti diversi da quelli indicati alla lettera a) è effettuato nel rispetto della normativa vigente in materia di contratti pubblici di servizi e forniture. A tal fine i bandi di gara nelle procedure aperte contengono i requisiti prescritti per l’autorizzazione e l’accreditamento ed indicano un termine non inferiore a novanta giorni entro cui, comunque, gli interessati debbono munirsi del provvedimento di autorizzazione e accreditamento.
Le convenzioni di cui alla lettera a) del comma 2 prevedono per le associazioni di volontariato e la CRI l’esclusiva erogazione dei rimborsi delle spese effettivamente sostenute, secondo i criteri stabiliti dalla Giunta regionale, sentita l’ANPAS, sezione marchigiana, e la rappresentanza regionale della CRI, sulla base dei principi di economicità, efficienza e non sovracompensazione dei costi sostenuti.”.
Nel rispetto del dettato normativo la Direzione generale ASUR nel mese di novembre 2008 ha attivato contatti con la Croce Rossa Italiana (CRI) Comitato regionale Marche, per definire il livello di servizi che la stessa avrebbe potuto espletare in convenzione, ai sensi della legge regionale citata.
La CRI, sia come Comitato provinciale che come Comitato regionale Marche, ha più volte affermato la disponibilità a stipulare convenzione per la gestione dei servizi di trasporto sanitario resi nella provincia di Pesaro e Urbino, ma tale disponibilità è sempre stata condizionata all’erogazione di rimborsi spese in misura superiore a quanto stabilito dalla Giunta regionale Marche, in contrasto con l’articolo 9, comma 3, della legge regionale citata.
In questo senso il Comitato regionale CRI ha formulato un’articolata e dettagliata proposta di accordo, con le relative condizioni economiche per l’espletamento del servizio; le condizioni proposte, peraltro, si discostavano nettamente dalle quote di rimborso determinate con delibere di Giunta regionale n. 794/2002 e n. 120/2004, poi aggiornate con delibera di Giunta regionale n. 1004/2009.
Tale proposta di accordo è stata oggetto di confronto presso la Direzione generale ASUR, nel corso del quale è stato chiaramente puntualizzato che le quote dei rimborsi stabilite dalla Regione Marche costituiscono vincolo imprescindibile per la stipula di accordo in convenzione. Tale orientamento è stato formalmente ribadito dal Dirigente generale ASUR.
In riscontro a tale nota la CRI Comitato regionale, rispondendo ufficialmente, ha eliminato qualsiasi elemento di incertezza ribadendo la non equità delle tariffe regionali rispetto ai costi reali.
Successivamente, dovendosi comunque procedere in Area Vasta 1 all’appalto del servizio, la Zona territoriale 2, capofila per la gara d’appalto, ha ancora formalmente convocato la CRI Comitato regionale Marche per procedere alla definizione delle schede di committenza 2009, relative al livello di servizi di trasporto sanitario che può essere erogata dai Comitati CRI operanti nel territorio della Zona territoriale 2.
A tale incontro hanno partecipato per la CRI il Commissario regionale Marche e il Commissario provinciale Pesaro Urbino e dal verbale di tale incontro risulta quanto segue:
- “…omissis… La CRI non concorda sulla attuale vigenza delle deliberazioni n. 794 e 120 in quanto decadute con la nuova legge regionale n. 13 del 10 giugno 208, in particolare per effetto di quanto previsto all’art. 10 bis, comma 3, che dispone quanto segue: “Le convenzioni di cui alla lettera a) del comma 2 prevedono per le associazioni di volontariato e la CRI l’esclusiva erogazione dei rimborsi delle spese effettivamente sostenute, secondo i criteri stabiliti dalla Giunta regionale, sentita l’ANPAS, sezione marchigiana, e la rappresentanza regionale della CRI, sulla base dei principi di economicità, efficienza e non sovracompensazione dei costi sostenuti”;
- la CRI è comunque fermamente interessata e disponibile ad impegnarsi nell’organizzazione dei trasporti sanitari su larga scala nell’ambito della Provincia di Pesaro Urbino e anche della Regione Marche, previa ridefinizione delle tabelle di rimborsi poiché il livello attuale non è sostenibile in quanto antieconomico;
- poiché la CRI è ente pubblico senza scopo di lucro, in ogni caso è in grado di garantire continuità e qualità nei trasporti sanitari, con riduzione dei costi a carico dell’ASUR, stimabile nell’ordine del 25-30%;
- in attesa della volontà e dei tempi necessari per definire l’eventuale impegno della CRI ad ampio livello, la stessa è disponibile fin d’ora a prorogare per il 2009 il livello di servizi erogati nell’anno precedente, tramite i Comitati locali già impegnati in tali servizi;
- è ribadita la disponibilità a riconsiderare ed estendere, nel corso del 2009, il proprio impegno in caso di eventuali sviluppi della problematica dei trasporti sanitari.”
La disponibilità ad espletare il servizio in convenzione è stata condizionata, anche in tale circostanza, dalla richiesta di rimborsi individuai non già nella misura stabilita con le delibere di Giunta regionale n. 794/2002 e 120/2004, considerate decadute per effetto della l.r. 13/2008, bensì nella misura del rimborso spese a piè di lista. Derminazione che, con tutta evidenza, non rientra nelle facoltà dell’ASUR né tanto meno delle Zone territoriali, poiché in ogni caso (vedi articolo 10 bis e 3 della l.r. 13/2008) l’erogazione dei rimborsi delle spese effettivamente sostenute deve avvenire secondo i criteri stabiliti dalla Giunta regionale.
Pertanto, prima di indire la gara di evidenza pubblica, l’ASUR ha esperito l’iter per affidare in via prioritaria il servizio di trasporti sanitari alla CRI e alle associazioni di volontariato, come previsto dalla l.r. 13/2008; la risposta è stata soltanto parziale, poiché la CRI ha ritenuto le quote di rimborso inadeguate per coprire i costi del servizio. Considerati i ripetuti contatti intercorsi con la CRI, l’ASUR ha realmente attivato in via prioritaria per affidare il servizio alla CRI, che non ha avuto esito positivo a fronte della richiesta della stessa CRI di tariffe di rimborso in misura superiore a quanto stabilito dalla Giunta regionale.
Allo stato dei fatti sopra esposti, non potendo l’ASUR ulteriormente ricorrere alla proroga del contratto in essere, ha provveduto all’espletamento della gara d’appalto con procedura di evidenza pubblica, di cui è stato pubblicato il bando di gara sulla Gazzetta Ufficiale in data 18 novembre 2009 seguita da altre forme di pubblicità stabilite dal vigente codice dei contratti pubblici.
Per quanto concerne l’entità dell’appalto, al momento in cui è stata indetta la gara era presente la possibilità di una modificazione dell’ambito territoriale dell’Area Vasta 1, ma di ciò non c’era certezza né era possibile conoscere i tempi di attuazione. Ciò nonostante, era necessario indire la gara, per cui, a scopo cautelativo, è stata inserita nel capitolato d’oneri una clausola di recesso parziale (art. 33, comma 3): “3. L’ASUR potrà altresì recedere parzialmente dal contratto in caso di riassetto del territorio della Regione Marche ovvero di riorganizzazione del Servizio sanitario regionale, qualora sia rideterminato il proprio ambito di competenza territoriale, senza che il Prestatore possa rivendicare alcun risarcimento per l’eventuale riduzione dell’importo del contratto, salvo congruo preavviso”.
E’ da considerare, altresì, che lo scorporo dei Comuni passati in provincia di Rimini non ha un impatto determinante sull’importo dell’appalto in quanto: l’offerta è stata formulata con ribasso unico percentuale sull’elenco pressi unitari a base di gara, per cui la struttura dell’offerta è insensibile alla variazione dei volumi dell’appalto; il contratto prevede una clausola di flessibilità (+ - 20%) dell’importo dei servizi effettivamente richiesti rispetto all’importo presunto del contratto.
Per quanto sopra, non si ravvisano quindi nell’espletamento della gara inesattezze rilevanti che possano averne condizionato l’esito; come sopra precisato l’eventuale riduzione dell’appalto, seppur ipotetica, è stata puntualmente prevista e disciplinata e comunque non ha alcuna rilevanza sull’esito della gara e, in seguito, sulla stipulazione ed esenzione del contratto.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere D’Anna.

Giancarlo D’ANNA. Assessore, lei con le sue risposte dà l’impressione di essere quell’anziano cittadino che l’altro giorno hanno colto in superstrada che andava in senso contrario e che era convinto, come succede nelle barzellette, che tutti gli altri avessero sbagliato direzione. Tutte le volte infatti che ci sono, da parte delle associazioni, dei cittadini o delle realtà economiche, delle considerazioni motivate, giustificate e documentate lei ci propina due o tre fogli che le hanno preparato - che tra l’altro legge con un tono talmente basso che non si sente niente - da cui si capisce che si vuole – dalle parti mie si dice “dare colore alla pasticciata” - un po’ confondere la realtà delle cose.
Qui c’è una realtà, quella di una Croce rossa che è stata penalizzata in una gara d’appalto per una serie di motivazioni che lei conosce benissimo. Evidentemente la politica ancora una volta vuole entrare nel mondo della sanità, preferisce in un modo o nell’altro, direttamente o indirettamente, convogliare le risorse e le attenzioni nei confronti magari di qualche associazione più benevola o comunque degli amici degli amici. Anche perché qua c’è una discrepanza notevole. Ossia, se da parte della Croce rossa e della Provincia di Pesaro Urbino si dice che con le metodologie che avete adottato si andrà a spendere tra i 5 e i 6 milioni di euro in più, io questa cosa la voglio veramente verificare, perché se così fosse sarebbe gravissimo.
Ritengo che la sua risposta non sia assolutamente soddisfacente, e non solo per me ma per tutti coloro che nella Croce rossa vivono, lavorano e si impegnano.
Innanzitutto sarebbe opportuno capire meglio cosa avete fatto attraverso alcuni emendamenti al bilancio, perché mi risulta che con questi avete apportato modifiche alla legge 13 senza comunicare; ma ormai è vostra consuetudine modificare le leggi nell’assestamento di bilancio o addirittura nel bilancio.
A questo punto inviterei il Presidente della Commissione Comi ad organizzare un incontro con i vertici della Croce rossa regionali e provinciali per chiarire definitivamente gli aspetti di questa vicenda. Lo facciamo assieme, io sono disponibilissimo. Altrimenti si corre il rischio che da una parte ci vengono date delle informazioni e dall’altra si giustificano degli interventi che a mio avviso non sono giustificabili. Quindi se lei si prende l’impegno, Assessore, di convocare, insieme alla V Commissione sanità di cui faccio parte, i vertici della Croce rossa e i diretti interessati di questa vicenda, credo che guardandoci negli occhi, senza tanti fogli davanti ma con fatti concreti, potremo andare alle radici di questo problema
Noi non ci accontentiamo di una semplice risposta, vogliamo si faccia chiarezza. Perché se sono stati commessi degli errori, sopratutto da parte della Regione relativamente al bando, che questi vengano ammessi e poi presi quei provvedimenti che evidentemente…(…) Bene, allora a questo punto mi ritengo insoddisfatto della risposta e mi ritengo soddisfatto della proposta che le ho fatto e che lei ha accettato.


PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatta o meno, la Consigliera Foschi.

Elisabetta FOSCHI. Per esprimere anche da parte mia insoddisfazione per la risposta data dall’Assessore. In particolare relativamente all’ultimo punto della mia interrogazione laddove si chiede se corrisponda al vero che l’attuale affidamento del servizio di trasporto sanitario prevede un esborso superiore all’offerta proposta dalla Croce rossa per oltre 5 milioni di euro.
Io ho capito dalla sua risposta che il problema era che da parte della Croce rossa venivano richiesti rimborsi superiori, però intanto vorrei capire se in tutta questa operazione vi è stato un esborso maggiore.
Io parto dal presupposto che secondo me non si sia fatto tutto il dovuto, quindi anch’io sono contenta se ci sarà un’occasione di confronto alla quale parteciperò per capire e verificare quanto a me è stato segnalato e rinvenire la verità delle cose.
La Croce rossa italiana svolge da anni sul nostro territorio una funzione essenziale laddove non ci sono strutture ospedaliere, laddove la distanza dalle strutture ospedaliere è rilevante, laddove appunto un presidio della Croce rossa spesso vuol dire tantissimo per le nostre popolazioni.
Allora partendo da questo presupposto, riconoscendo questa valenza alla Croce rossa, credo che si sarebbe dovuto fare il possibile, l’inverosimile. E questo lo verificheremo, Assessore, perché da altre parti si contesta proprio questo, ossia che ciò non è avvenuto.
Quindi occorre partire dall’importanza dei presidi della Croce rossa sul nostro territorio. Ricordo che ci sono zone montane distanti dai presidi ospedalieri dove la Croce rossa svolge funzioni essenziali e dove è sentita dalla popolazione come il presidio di pronto intervento più vicino ai cittadini.
Riconoscendo questo, e dunque non limitandosi all’entità dei rimborsi, secondo me si poteva arrivare a una soluzione - non penso che la Croce rossa abbia adottato una linea ostinata che portasse a non arrivare a una soluzione condivisa – che potesse riconoscere il valore del lavoro che svolge la Croce rossa italiana sul nostro territorio e che portasse anche a una riduzione di costi. Siamo sempre qui a intervenire su possibili scelte che possano portare a riduzione di spese, di sprechi, ma ritengo che a fronte di questo dato che non è stato chiarito non si sia fatto il possibile per riconoscere, ripeto, valenza al lavoro della Croce rossa e per ottenere un risparmio per le casse della Regione.


Proposta di atto amministrativo n. 16
della Giunta regionale
“Programma degli interventi a favore dei giovani per gli anni 2011/2013 – Legge regionale 12 aprile 1995, n. 46”
(Discussione e votazione)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la proposta atto amministrativo n. 16 ad iniziativa della Giunta regionale. Ha la parola la relatrice di maggioranza Consigliera Giorgi.

Paola GIORGI. L’atto che andiamo ad approvare oggi è il nuovo programma triennale degli interventi a favore dei giovani 2011-2013, previsto dall’articolo 5 della l.r. 46/95 “Promozione e coordinamento delle politiche di intervento in favore dei giovani e degli adolescenti”.
L’ultimo Piano triennale approvato è quello relativo al periodo 2001-2003, poi prorogato, e alcune modifiche normative del settore rendono necessarie oggi azioni di aggiornamento del Piano, considerato che il processo è in corso anche con la revisione delle legge 46 di cui il Piano è parte integrante.
Il fondamento giuridico su cui si basano le politiche giovanili in Italia è l’articolo 31 della Costituzione: “La Repubblica protegge la maternità, l’infanzia, la gioventù”.
Le Regioni, dalla fine degli anni ’80 fino ai primi anni del 2000, si sono assunte il compito dell’orientamento delle politiche giovanili attraverso norme che promuovono programmi per giovani, costruiscono strutture di coordinamento per la loro gestione, con una visione degli interventi mirata a promuovere e a favorire la partecipazione istituzionale e sociale dei giovani.
La Regione Marche interviene con la l.r. 46/95 “Promozione e coordinamento delle politiche di intervento in favore dei giovani e degli adolescenti”. Una legge che si contraddistingue per una specificità, ossia il decentramento dei poteri a livello provinciale, per articolare sul territorio diversi momenti di raccordo, favorendo un coordinamento non solo orizzontale, ma anche verticale tra i vari livelli istituzionali.
La Legge 46 prevede 3 livelli funzionali per le politiche giovanili: regionale, programmazione e indirizzo; provinciale, coordinamento; comunale, progettazione e gestione.
Nel 2003 viene approvata la legge n. 8 “Disciplina per la realizzazione e gestione dei servizi per l’infanzia, per l’adolescenza e per il sostegno alle funzioni di genitori e alle famiglie”, la quale ha conseguentemente portato modifiche alla legge 46 indirizzando gli interventi sulla fascia giovanile.
Inoltre, a seguito della riorganizzazione dell’Ente regionale, alla fine del 2006, la competenza della politiche giovanili è stata trasferita dal Servizio politiche sociali al Servizio cultura, turismo e commercio, poi diventato internazionalizzazione, cultura, turismo e commercio.
Sulla base di quanto detto, il Piano triennale dei giovani 2011-2013 si pone i seguenti obiettivi: promuovere la partecipazione sociale e il benessere individuale dei giovani dai 16 ai 29 anni attraverso l’acquisizione di identità, competenze, forme di comunicazione che realizzino la piena cittadinanza dei giovani.
Per arrivare a questo il programma promuove il coordinamento in senso orizzontale (assessorati, pubblico, privato) e verticale, stimolando la collaborazione tra enti locali, realizzando una rete integrata di servizi.
Si stimola inoltre la progettazione autonoma dei giovani, promuovendo la diffusione di una progettualità competente e valutabile, fornendo adeguati sostegni tecnici.
I tre livelli istituzionali d’intervento in questo Piano Triennale si esplicano nel seguente modo.
Al livello regionale competono funzioni di indirizzo e programmazione: la Regione assegna alle Province il Fondo regionale per le politiche giovanili e definisce i criteri per la ripartizione dei fondi. Inoltre, realizza iniziative a valenza regionale con il 10% delle risorse previste per il Piano nel bilancio annuale.
Il livello provinciale ha funzioni di coordinamento territoriale, di valutazione, monitoraggio e sostegno dei progetti presentati dagli Enti Locali anche con il supporto degli ambiti territoriali sociali.
Le risorse disponibili per il programma regionale dei giovani vengono ripartite tra le Amministrazioni provinciali in proporzione al numero dei giovani in età compresa tra i 16 e i 29 anni presenti nel rispettivo territorio provinciale. Le Province devono individuare risorse proprie aggiuntive in misura almeno del 10% rispetto al Fondo regionale trasferito.
L’Amministrazione provinciale individua i criteri e i tempi per la presentazione dei progetti degli Enti Locali e quelli proposti direttamente dai giovani. In particolare, i contributi rivolti a questi ultimi, sono erogati attraverso bandi pubblici di cui la provincia deve dare ampia diffusione.
La Provincia stabilisce i criteri di valutazione dei progetti e trasmette alla Regione una relazione annuale sullo stato di attuazione dei progetti ammessi a finanziamento.
La Provincia si avvale, per espletare le funzioni previste, dell’affiancamento del Coordinamento provinciale delle politiche giovanili.
Al livello locale competono le funzioni di progettazione e gestione degli interventi.
I progetti possono essere comunali, ovvero di un singolo Comune che deve contribuire al progetto con risorse proprie (anche risorse provenienti da soggetti ed Enti diversi quali fondazioni) con non meno del 40% della spesa totale; sovracomunali, progetti cioè che coinvolgano più Comuni associati tra loro e/o le Comunità montane, di ambito, cioè che coinvolgano tutto il territorio dell’Ambito, attraverso l’individuazione di un Comune capofila. In questo caso la quota di cofinanziamento degli Enti locali deve essere almeno il 20% su ogni singolo progetto.
I Comuni con popolazione inferiore ai 5 mila abitanti devono presentare progetti in forma associata. I progetti degli Enti locali devono comunque garantire per ogni Ambito territoriale l’attivazione di servizi: centri di aggregazione organizzata e/o informale, centri di aggregazione autorganizzati e autogestiti, centri Informagiovani.
Complessivamente i progetti finanziati devono tendere a creare una rete integrata di interventi in un sistema che deve prevedere specifici indirizzi di contenuto, quali la promozione dell’aggregazione giovanile in forme organizzate, autogestite o spontanee, informazioni ed orientamento con riferimento alla formazione lavoro, promozione di attività culturali e aggregative, promozione alla partecipazione sociale, promozione di rapporti paritari tra sessi e soggetti provenienti da culture diverse.
I progetti devono rispettare le variabili stabilite nel piano triennale, quindi dalla Regione, che vengono valutate dalle Amministrazioni provinciali.
La Regione offre alle Province, attraverso le proprie strutture amministrative, supporto e consulenza.
I progetti finanziabili devono riconoscersi in due tipologie: promozione della partecipazione e creazione dei servizi. E in base agli obiettivi li qualificano: inclusione sociale, costruzione dell’identità, forme di comunicazione, formazione competenze.
In questo Piano sono inserite due linee di progettazione più specifiche che rispondono ad esigenze e nuove realtà della Regione Marche; poi vedremo che ci sono degli emendamenti che in Commissione abbiamo ritenuto di ammettere, che vanno ad incrementare ancora di più questa parte per rendere il piano più strutturato, con delle forme di intervento più specifiche. Ci sono progetti volti alla conoscenza delle problematiche connesse al disagio alimentare e progetti volti alla creazione di una coscienza di cittadini europei.
Per quanto riguarda il primo, il disagio alimentare, abbiamo voluto accendere un faro su un disagio molto molto diffuso sopratutto tra i giovani, sopratutto oggi con la cultura imperante dell’effimero che va sempre aumentando, parliamo di anoressia e bulimia, un tema di cui non si parla mai e che invece ha delle grandissime ripercussioni sui giovani ma non solo.
L’anoressia e la bulimia sono il sintomo di un disagio profondo, una malattia dell’anima. E’ diffusissime tra i giovani, con un’incidenza sempre maggiore tra i giovanissimi. La forza dell’anoressia è il silenzio che deriva dalla paura e dal dolore di esprimere un disagio profondo. Di questa malattia, della quale non si parla mai, si muore.
Questo programma triennale dei giovani non può prevedere interventi diretti alla cura sanitaria del disagio, prevede però interventi diretti alla conoscenza e alla diffusione del problema. E gli elementi fondamentali per la prevenzione sono appunto la solidarietà e l’ascolto delle persone affette da questo disagio. Il progetto prevede la conoscenza della problematica attraverso forme di comunicazione innovative più vicine ai giovani, quali il teatro, la musica, l’uso dei mezzi video e informatici.
L’altra linea di intervento nella quale ci siamo voluti specificare è rivolta alla creazione di una coscienza di cittadini europei attraverso progetti di solidarietà ed integrazione con popoli europei ed extraeuropei. E qui abbiano voluto dare una specifica su un attività che vede la Regione Marche protagonista, cioè con particolare riferimento ai Paesi della costituenda MacroRegione Adiatico-Ionica (Albania-Bosnia Eszegovina-Croazia-Grecia-Slovenia-Serbia e Montenegro).
La MacroRegione Adriatico-Ionica è un percorso strategicamente volto ad una crescita economico-sociale ed istituzionale di quel territorio e ad un complessivo quadro di stabilizzazione di quell’area e dell’intera Europa, dove, ripeto, la Regione Marche sta svolgendo un ruolo prioritario. Quindi vogliamo sollecitare e promuovere la conoscenza dei giovani attraverso questa tematica.
Poi nell’ambito della discussione degli emendamenti, come ho detto poc’anzi, vedremo che questa parte è stata ulteriormente arricchita con altri contributi.
Le risorse previste per il 2011, che dovranno essere trasferite dalla legge di bilancio, sono di euro 490.400,00.
Vi chiedo quindi l’approvazione di questo Piano triennale, visti anche i tempi un po’ ristretti.

Presidenza del Vicepresidente
Giacomo Bugaro

PRESIDENTE. Ha la parola il relatore di minoranza Consigliera Romagnoli.

Franca ROMAGNOLI. Questo programma degli interventi per i giovani giunge per certi versi tradivo e per altri prematuro rispetto alla normativa di riferimento. Tardivo perché per otto anni abbiamo prorogato il programma del 2003, chiedendo ripetutamente, noi della minoranza, di mettere mano alla materia. Qualcuno ci provò anche, ricordo in tal senso gli sforzi dell’Assessore Minardi che proprio perché voleva complessivamente mettere mano sulla materia ha poi pagato anche di persona.
Dunque effettivamente c’è un ritardo e sopratutto c’è un non aver adeguato ai tempi quel piano di interventi che a nostro avviso era fortemente ideologico e datato. E’ un ritardo insopportabile sotto molti punti di vista, dovuto a noncuranza e probabilmente anche a indifferenza, disinteresse nei confronti del pianeta giovani che invece dovrebbe occupare prioritariamente i nostri pensieri.
Prematuro paradossalmente anche sotto l’aspetto della legge di riferimento, la l.r. 46, che è addirittura dal 1995 che non viene riformata. Anche qui approdò in Commissione una proposta sempre da parte dell’Assessore Minardi ma che poi ebbe uno stop, insieme al testo unico sulla cultura ecc., perché si voleva raccogliere tutta la materia. Una legge che ora vengo a sapere che avremmo in Commissione nei prossimi mesi, per cui per il momento rimane ancora come quadro di riferimento quella vecchia.
Ecco allora che questa programmazione che stiamo facendo potrebbe essere a scadenza. E’ una programmazione che ripete dei criteri a nostro avviso sociologicamente passati se non vetusti rispetto all’intera riorganizzazione del quadro normativo. Riorganizzazione che, dobbiamo essere chiari, non deve e non può riguardare soltanto la normativa regionale, ma deve per forza porsi degli obiettivi di convergenza con quella che è la programmazione nazionale che da qualche anno – da Prodi a Berlusconi oggi – destina ai giovani un ministero ad hoc, ovvero il Ministero della gioventù.
E questa è un’altra richiesta che ci permettiamo sommessamente di fare.
Gli stessi obiettivi di Lisbona auspicano questa convergenza in direzione appunto di assessorati e ministeri che affrontino in maniera trasversale ma unitaria la materia, affinché ci sia un solo riferimento politico amministrativo ad occuparsi di questo.
Noi abbiamo da qualche mese l’assessorato alla famiglia, ma non abbiamo un assessorato per i giovani, per la gioventù. E questo frammenta la materia, fa sì ci siano delle preclusioni, dei limiti, degli impicci ogni volta che mettiamo mano alla materia giovanile. Perché, come diceva la collega Giorgi, alcune cose sono di competenza sanitaria, alcune cose sono di competenza dei servizi sociali, altre ancora attengono alla famiglia. E la famiglia è la principale agenzia educativa, la famiglia per i giovani ha il compito primario educativo, ma che su questo atto, Assessore Moroder, ha una sovranità limitata, perché buona parte degli argomenti afferenti i giovani appartengono ad altri settori e ad altri assessorati.
Ecco allora che a nostro avviso la programmazione che andiamo oggi ad attuare è decisamente frammentaria, insufficiente, inoltre, ripeto, carente anche dal punto di vista della riforma della legge 46.
Il quadro nazionale non viene tenuto minimamente in considerazione. Con il Ministero della gioventù sapete che è stato varato il piano operativo giovani, un piano nazionale che pone degli obiettivi ai quali dobbiamo proporci – e qui non lo vedo, quindi ho cercato con gli emendamenti di ovviare anche a questo – comunque una convergenza, un adeguamento. Perché? Perché poi sarà su questo che si decidono anche le Apq, che si decidono gli accordi quadro, che si decidono i finanziamenti. Ma non solo quelli esigui di 440 mila euro (a me non sembrano neppure 490 mila), perché sono decisamente pochi se pensiamo alla suddivisione per cinque province, se pensiamo alla suddivisione in base al censimento dei giovani. Ci sono infatti solo poco più di 400 mila euro per finanziare i progetti che oggi andiamo ad approvare.
Se non si ricorre, come si fece due anni fa, al finanziamento nazionale, a fare un programma che possa trovare una convergenza nell’accordo quadro giovani, quindi un’accoglienza, immaginate come si possano reperire i milioni di euro che ci servono, cosa che in passato, ripeto, avvenne.
Questa programmazione non mi pare si ponga, così come è necessario fare, nella stessa strategia degli obiettivi nazionali. Obiettivi che poi sono condivisibili, sono la formazione nel giovane di una sua coscienza civica forte, il problema dell’occupazione e del lavoro, il problema del disagio.
E’ vero che anche qui ci scontriamo con un ostacolo normativo, ed è per questo che sarebbe necessario un assessorato di raccordo, perché bisogna distinguere tra trattamento del disagio e prevenzione del disagio. Noi possiamo soltanto agire nella prevenzione e non nel trattamento perché appunto è materia sanitaria, però puntare su degli obiettivi condivisi anche con la programmazione nazionale sarebbe a nostro avviso più intelligente e sicuramente più proficuo.
Perché dicevo che il contenuto di questo atto, seppur condivisibile per alcuni aspetti – che è stato migliorato anche dal lavoro che abbiamo fatto in Commissione e spero sarà migliorabile anche con l’accoglimento degli emendamenti -, denota un’impostazione non più adeguata e sopratutto non adeguata a quella che è oggi l’emergenza educativa sempre maggiore dei giovani? Perché a mio avviso si prediligono i contenitori - cioè i centri di aggregazione, si parla di forme autogestite, di forme di aggregazione informale, di associazioni - ai contenuti.
In un momento di emergenza educativa come quella che stiamo passando dovremmo invece prediligere i contenuti, dobbiamo far sì che il giovane trovi una educazione valoriale nei posti che frequenta e che sopratutto che trovino spazio quelle agenzie educative – noi l’abbiamo inserito, spero trovi accoglienza nel voto dell’Aula –che già sono consolidate, di natura civile, religiosa, che proprio questo fanno; agenzie che anche durante le audizioni ci hanno chiesto di essere riconosciute perché appunto il lavoro sui giovani già lo svolgono. Dunque agenzie di tutte le nature ma educative, quindi valoriali. Non possiamo ideologicamente spostare i giovani dove vogliamo che vadano, ma dobbiamo prediligere dove i giovani già si raccolgono, dove questo lavoro di educazione e di raggruppamento viene già svolto da gruppi di educatori.
Questa è sicuramente una forma precisa culturale e pedagogica, quindi è quello che abbiamo cercato, in un momento di forte assenza di riferimento, di inserire in questo piano.
Come pure la concertazione con tutti quegli enti di riferimento importanti, anche quelli sanitari, le Asl, i centri per l’impiego, gli enti che fanno riferimento a confessioni religiose già riconosciute, vedi la 328 sul volontariato.
I soldi sono pochissimi, e nonostante io sia stata relatrice per vari anni della proroga del piano 2002-2003, avrei quasi preferito prorogare altro e avere poi tra qualche mese un piano più adeguato alle esigenze giovanili, alle esigenze della società e anche, purtroppo, alle emergenze che emergono dalla società, come quella occupazionale. E’ un piano che non riteniamo adeguato ma sopratutto è un piano che potrebbe cambiare, e sicuramente questo avverrà qualora a breve, come si è detto, rifacessimo la 46.
Quindi l’investimento, l’attenzione che questa Regione ha mostrato nei confronti dei giovani è decisamente inadeguata. 400 mila euro sono 70-80 mila euro per provincia, immaginate, al di là delle belle parole e degli obiettivi che abbiamo indicato, quanti pochi progetti possono essere finanziati con simili cifre.
Si parla della formazione di una coscienza soprattutto civica dei ragazzi, in questo senso c’è un emendamento della Commissione che recepisce un’indicazione del Capogruppo Massi che parla addirittura di progetti formativi, di scuola “politica” nel senso migliore della parola. Ma oltre a questo, che dovrebbe essere l’obiettivo principale, c’è il disagio, che nonostante appartenga anche alla materia sanitaria e per buona parte deve essere espunto da questa programmazione, va comunque affrontato.
La proposta della collega Giorgi è stata accolta da tutta la Commissione non solo inserendo il nuovo sconosciuto grave disagio dei giovani che si traduce poi in problematiche alimentari – e sappiamo quanto questo, come diceva la Giorgi, afferisca a settori dello spirito e non vada banalizzato o nascosto come per anni è stato fatto –, ma noi ci permettiamo anche di inserire un accenno e quindi la destinazione di fondi, a progetti che prevengano il disagio da dipendenze soprattutto da alcool e droga che restano le principali, restano la piaga che conosciamo e sulla quale non possiamo chiudere gli occhi. Seppure quindi le risorse siano limitate l’orientamento degli emendamenti è di destinare una parte anche alla prevenzione di queste tipologie di disagio e dunque non solo a quella delle malattie alimentari.
L’atteggiamento della minoranza, salvo l’accoglimento di emendamenti che in maniera costruttiva e propositiva abbiamo proposto, è di astensione di un piano che, ripeto, non è adeguato a quello che una società e un mondo giovanile nel 2011 si attendeva. Siamo però aperti a tradurre in un miglior consenso per eventuali aperture dell’Aula sugli emendamenti che abbiamo proposto.

PRESIDENTE. La discussione è aperta. (…) Ha chiesto la parola il Consigliere Trenta, ne ha facoltà.

Commemorazione in memoria dei cristiani uccisi nel mondo

Umberto TRENTA. Avevo chiesto all’inizio dei lavori dell’Assemblea un minuto di silenzio in rispetto delle vittime cristiane massacrate ogni giorno in ogni parte del mondo. L’ultima Ansa arrivata poc’anzi comunica che in Nigeria ne sono morti altri tredici all’alba di questa mattina.
Quindi chiedo a lei, Presidente, visto che i suoi valori cristiani sono noti a tutti, di commemorare con un minuto di silenzio queste vittime nel mondo.

PRESIDENTE. Questo fatto accaduto in Nigeria non la sapevo, quindi ritengo la richiesta accoglibile. Invito l’Assemblea ad osservare un minuto di silenzio.

(L’Assemblea legislativa
osserva un minuto di silenzio)

PRESIDENTE. Riprendiamo il punto di cui sopra, la discussione è aperta. Ha la parola il Consigliere Massi.

Francesco MASSI. Aggiungo qualche riflessione a quella già fatta dalla relatrice di minoranza collega Romagnoli, che condivido pienamente. Anche perché su questo atto insieme abbiamo effettuato un percorso in Commissione con i colleghi di maggioranza.
Un atto sul quale, come è stato ben detto, lo voglio ribadire, in questi anni si è esercitata una pressione ideologica – non me ne voglia la relatrice di maggioranza Giorgi che ha deputato in quest’Aula nei mesi scorsi –. E’ stato un terreno sul cui si è fatta molta ideologia. Vecchio stile? Sì, vecchio stile, ma in che modo? Non sto a parlare di ideologie marxiste o altro, sto a parlare di un’interpretazione data del mondo giovanile un po’ statica. E la staticità deriva da un fatto, ovvero che in quest’Aula si è un po’ esercitata l’interpretazione di valutare i giovani in un vecchio modo. Modo che deriva dal sessantotto e da quello che avvenuto dopo? Può darsi anche questo. Diciamo che si è data un’interpretazione ai bisogni e alle aspirazioni dei giovani in maniera un po’ datata. In qualche modo lo si è fatto cercando di calare dall’alto schemi, soluzioni, obiettivi, come se noi fossimo in grado da soli di interpretare i reali bisogni. In un altro modo – sapete che questa è un’interpretazione che do anche al nostro sistema sociale – pensando di andare incontro alle esigenze dei giovani solo quando scatta l’emergenza.
Io credo invece che il dovere di quest’Aula e del legislatore regionale sia in particolar modo quello di prevenire il disagio su tanti settori, come è stato detto. Un disagio che in qualche modo riguarda anche il disagio della famiglia che mi pare essere il focus, il punto centrale della nostra discussione. Certamente deriva anche dalla crisi della famiglia tutto quello che è emarginazione, solitudine o la devianza anche nelle patologie peggiori.
In passato abbiamo parlato di droga, alcool, oggi la collega Giorgi ha parlato anche di anoressia, un aspetto che condivido che, per quello che ci consegnano illustri lavori di psicologi e pedagoghi, deriva sempre da una crisi del nucleo familiare o comunque dal rapporto genitori-figli e spesso anche tra genitori.
Quindi mi pare che abbiamo avuto oggi un approccio diverso rispetto al passato, perché più prudente, più cauto anche nell’esprimere sentenze a priori per quanto riguarda i giovani.
E se questo fa parte un po’ del cappello ideale sul quale abbiamo concordato e che apprezzo, dall’altra parte dobbiamo vedere gli obiettivi. Nelle audizioni che abbiamo acquisito durante i lavori di Commissione è emerso che dobbiamo in qualche modo rifare la scala dei valori sui quali pretendiamo – la legge ce lo attribuisce ma lo dobbiamo fare con molta umiltà – di formare i nostri giovani.
Qui naturalmente parliamo del giovane verso il lavoro, del giovane nella scelta della scuola, del giovane nel tempo libero, nello sport, nella cultura. E diciamo anche – oggi aggiunto con un emendamento della Commissione che penso di aver sollecitato in modo giusto – dei giovani verso l’impegno sociale e politico.
Credo che questo rivoluzioni un po’ il vecchio modo di interpretare questa materia e che almeno nelle finalità ci siamo, ci stiamo avvicinando. Certo, dobbiamo fare di più nella costruzione organizzativa delle risposte, della elaborazione del progetto, della sollecitazione del progetto. Spesso infatti il progetto va sollecitato, non siamo in un momento in cui è facile che i giovani si aggreghino da soli e presentino un progetto, occorre una sollecitazione, che può venire dalla scuola, che può venire dal Comune dove ci affidiamo alla sensibilità di tanti assessori ai servizi sociali, ai giovani o alla cultura oppure a strutture comunali.
Però credo che qui dobbiamo fare di più per vedere chi fa che cosa e come migliorare la proposizione dell’idea, la sollecitazione del progetto e la selezione secondo una scala di valori.
Naturalmente è un terreno - come potete capire e come ci siamo intesi bene in Commissione e spesso in Aula - ancora in gran parte molto, molto da costruire. Quindi puntiamo molto sulla sussidiarietà, e sulla sussidiarietà naturalmente ci affidiamo a quelle associazioni che per missione, per sottoscrizione valoriale di certi obiettivi e di certe istanze sono più vicine ai giovani. Sono quelle cattoliche? Sono quelle laiche? Non dividiamoci in una preferenza tra le une e le altre, sul campo abbiamo splendide testimonianze di volontariato qualificato vicino ai giovani che vengono sia dall’esperienza cattolica-cristiana o diciamo anche confessionale – per dirlo in un vecchio gergo –, sia dal mondo laico. Non ci dividiamo su questo, prendiamo per buone le testimonianze che abbiamo sul campo nel nostro territorio e poi portiamo avanti questi progetti.
Certo, è una sollecitazione che facciamo agli amministratori che poi dovranno gestire queste risorse, sia provinciali, sia comunali, sia per la parte del 10% che rimane alla competenza regionale.
L’emendamento che ha proposto la Commissione, mi piace sottolinearlo, io lo valuterei in questo modo. Via la foglia di fico, via l’ipocrisia. Quando parliamo del giovane che deve – dico “deve”, perché è un valore civico e se non glielo dice la famiglia o non glielo dice la scuola proviamo a dirglielo anche noi - avvicinarsi al mondo politico, deve sapere da chi è governato, come viene governato a tutti i livelli; un importante filosofo francese diceva che il primo potere è il sapere, se non sai neanche quello che succede sopra la tua testa come cittadino non avrai mani nessun potere.
Quindi se vogliamo avvicinare i giovani quali sono i metodi? Spesso l’hanno fatto i partiti, l’hanno fatto i sindacati, qua dentro siamo in molti ancora avvinghiati alla nostalgia della vecchia formazione politica, formazione che funzionava, perché quando i giovani consiglieri comunali venivano eletti già sapevano qual era la mission. Oggi è molto più difficile - lo dico ai colleghi del centro-sinistra, anche loro hanno avuto un’esperienza di formazione importante -, arrivano ai nostri consigli comunali tanti giovani pieni di buona volontà e testimoni di un’attività fatta sul territorio, ma per quanto riguarda l’attività istituzionale spesso non sono formati.
Allora come fare? La deve fare la Regione la formazione professionale politica amministrativa? No, sarebbe troppo burocratica, sarebbe troppo occupata. Allora abbiamo ideato un’altra proposta, quella di inserire tra gli obiettivi – è un aspetto valoriale – la possibilità di circoli e associazioni culturali e politici, delle diverse tendenze e orientamenti, di associarsi e di dare un messaggio forte ai nostri giovani, alle nostre città, di mettersi insieme per fare formazione politica. E su questo chiedere i finanziamenti, i rimborsi spesa, insomma, quello che serve ad organizzare un corso di formazione.
Pensate che messaggio sarebbe se nelle nostre città, anche le più piccole, alcuni circoli di centro-sinistra e alcuni circoli di centro-destra o indipendenti si mettessero insieme per stilare una lista di relatori bipartisan concordati e con questo si presentassero poi con un manifesto comune per dire ai giovani: “scegliete quello che vi pare, però noi vi diamo già un’offerta, ossia quelle che sono le idee in campo da sinistra a destra senza preclusioni”. Questo infatti ci chiedono oggi spesso i giovani. Si vogliono conoscere le idee, i progetti, che in questo Paese vengono anche dalle vecchie dottrine politiche che non possiamo assolutamente disconoscere, anzi, di cui tutti ne abbiamo fatto tesoro, e naturalmente si vogliono conoscere anche i progetti di oggi. Quindi mettere ad esempio a confronto gli amministratori, i sindaci o gli assessori di diverso colore, docenti di diverso colore, giornalisti.
Ecco, credo che questo sia un modo per dire ai nostri attivisti politici: “date un messaggio unitario”, perché la formazione dei giovani è un patrimonio di tutti. Unitario voi che siete attivisti, quindi gli amministratori, i dirigenti politici, i dirigenti dei circoli; guardo Angelo Sciapichetti perché ci siamo trovati in una valutazione fatta insieme e che è stata molto proficua, ed il cittadino, anche quello della strada che non è vicino alla politica, si avvicina di più se non c’è l’attrazione soltanto per motivi elettorali o per motivi di visione politica.
Quindi è un messaggio importante che mandiamo, è un emendamento sottoscritto all’unanimità da tutta la Commissione, è un modo per affrontare in maniera meno ideologica uno schema sul quale, certo, permangono le riflessioni che ha fatto la relatrice Romagnoli, che condivido, che abbiamo condiviso in Commissione. Quindi lo riteniamo un testo assolutamente migliorabile che finora ha cercato di superare il passato e di darci l’idea di quella che è la programmazione delle politiche giovanili per il futuro.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Zinni.

Giovanni ZINNI. Farò un intervento molto breve, ma ci tengo a prendere le distanze da questo atto con profonda convinzione.
In questi anni ho fatto un percorso politico soprattutto di politica giovanile che mi ha consentito di affrontare varie esperienze, di avere rapporti con l’associazionismo e con varie generazioni di giovani. Ed oggi che sono un giovane Consigliere regionale, ma non più giovane per quel che può essere l’approccio alle cosiddette politiche giovanili, ho ormai maturato la convinzione della totale inutilità di strumenti generici assistenzialistici o di strumenti che determinano approcci celebrali e intellettualoidi nei confronti dei giovani.
Sono profondamente contrario alle quote panda, alle quote da riserva indiana, alle nicchie che servono più a qualche Comune o a qualche Provincia di sperperare qualche decina di migliaia di euro per poter dire di aver fatto qualcosa per i giovani.
I giovani nel 2011 non possono più essere affrontati come una categoria sociale o come una categoria temporale, oggi nel percorso della vita di ognuno si è giovani per una fascia ampia, oggi si è giovani dai 14 anni ed a volte per alcuni aspetti della propria vita anche fino a 40 anni. Oggi essere giovani può voler dire una incredibile prematura emancipazione dei costumi o a volte un altrettante incredibile ritardo nel conseguire obiettivi che generazioni passate hanno conseguito subito, come costituire una famiglia, avere un lavoro dal percorso lineare, un radicamento in un determinato territorio, ecc..
Quindi credo che questo atto sia una sorta di palliativo, se fossimo in medicina potremmo dire che è un antipiretico che viene spacciato per un antibiotico, è una provvedimento che sostanzialmente dice alle Province e ai Comuni: “vi do qualche soldino in più, fatene quello che vi pare”.
Ho veramente i brividi non tanto per l’importo che non è elevatissimo, 500 mila euro, quanto per il metodo. Il federalismo ci imporrà, volenti o dolenti, una responsabilizzazione politica anche in questo senso. Vale a dire che quelle risorse che abbiamo dobbiamo investirle in base alla sussidiarietà in modo tale che ridiano qualcosa alla comunità.
Quindi qualunque investimento sui giovani deve essere fatto su una singola tematica e deve essere fatto creando meccanismi che poi riproducano nel territorio delle esperienze.
Faccio un esempio: l’arte e la cultura. E’ evidente che qualunque contributo ben finalizzato a esperienze di tipo musicale, culturale o artistico possono avere una grande valenza e dare anche nel tempo un ritorno al territorio.
Credo allora che il dato essenziale sia quello che questa Assemblea legislativa avrebbe dovuto prendere atto che questa legge – faccio anche un mea culpa perché mi è sfuggito in sede di analisi del bilancio di previsione – debba soccombere il prima possibile, va chiusa completamente, dopodiché bisogna ripensare completamente alle politiche giovanili andando ad individuare degli obiettivi chiari, andando ad individuare di quei settori che hanno delle priorità, non si può parlare di tutto.
Quando uno con 500 mila euro pensa di poter fare la lotta all’anoressia, la lotta alla droga, la lotta al bullismo ed allo stesso tempo far diventare un giovane un poeta, trovargli un posto di lavoro, prendiamo solo in giro la gente, si prendono in giro le giovani generazioni, che, ribadisco, hanno approcci non ideologici nei confronti della società e dei problemi contemporanei bensì profondamente pragmatici.
Quindi la sfida deve essere anche quella dei servizi. Gli enti locali alle giovani generazioni devono dare dei servizi aggiornati, andando a lavorare in sinergia fra loro, riducendo le centrali di costo e soprattutto non sperperando il denaro pubblico.
Faccio un ulteriore esempio. Se volessimo aiutare l’associazionismo in un comune di 50 mila abitanti la cosa migliore sarebbe quella di far concertare fra il Comune pertinente, la Provincia e la Regione l’individuazione di un luogo in cui si crei la cittadella dei giovani, in cui ci siano attività polivalenti, riducendo così le centrali di costo e premiando semmai quel poco di contributo che si può dare in termini di sussidiarietà sulle attività che svolgono. Poco mi importa – lo dico francamente – se a Macerata si predilige la musica, se ad Ancona si predilige la pittura e se a Civitanova si prediligono i corsi di formazione, a me interessa che queste attività siano comunque dei progetti concreti che possano dare dei percorsi ai giovani.
Quindi voterò contro, a prescindere degli emendamenti dai quali mi asterrò, non ho infatti nessuna intenzione di criticare chi fa buoni propositi. Ci sono dei Consiglieri che hanno presentato un numero consistente di emendamenti, li rispetterò profondamente. Ma ritengo l’impianto della legge superato, soprattutto ritengo che questa Assemblea legislativa debba dare un grande segnale di maturità superando l’assistenzialismo retrò del contributino dato tanto per dire che si interviene su una tematica, quando sappiamo che questa tematica è omnicomprensiva di tutto, non solo in termini di contenuto ma anche in termini generazionali. Pensare con 100 mila euro a provincia di aiutare un sedicenne come pure un ventinovenne è solamente una barzelletta.
Dunque chiedo alla Giunta di ritirare questo atto, seppure mi renda conto che questa richiesta potrebbe essere vista come una provocazione, ma l’Assessore competente sa che sono in buona fede, cioè io sono convinto di questo.
Quindi, ripeto, chiedo che questo provvedimento insulso venga ritirato e che si inizi un breve percorso di approfondimento delle politiche giovanili che dovranno comprendere come dato centrale la persona e non più qualche forma intellettualoide di educazione civica, forma che è stata già ampiamente bocciata da tutte le giovani generazioni nei confronti di qualunque ente locale.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Bucciarelli.

Raffaele BUCCIARELLI. Intervengo soprattutto per motivare il nostro voto di astensione su questo atto amministrativo.
Mi rendo conto che stiamo parlando di un atto che riguarda attività rivolte ad una delle parti più deboli della nostra società, quella parte a cui oggi di fatto viene sottratto il futuro, viene obbligata a vivere la precarietà, viene svuotata di diritti di istruzione, di educazione pubblica, insomma è quella parte più in difficoltà. E i risultati sono stati richiamati sia dalla relatrice di maggioranza che dalla relatrice di minoranza: devianze, disagio, malessere, droga, alcool, anoressia, ecc.. Tutti problemi che sono il risultato di un certo modo di interpretare la società e di interpretare la convivenza che, appunto, deriva da scelte politiche ed economiche che sovrintendono anche la vita degli uomini.
Seppure comprenda gli altri interventi che ho ascoltato, ritengo sia difficile potersi inserire in una realtà come questa ed essere incisivi.
Certamente prendo atto con piacere del fatto che si continui a coinvolgere tutta la filiera delle istituzioni, gli enti locali, le Province, i Comuni, le Comunità montane. Diceva bene il Consigliere Massi anche le associazioni, singole o associate, possono contribuire. Perché l’educazione civica, Consigliere Massi, dovrebbe essere compito della scuola, certo, una volta era anche dei partiti, ha fatto bene a richiamarlo, però dovrebbe essere compito soprattutto della scuola, cosa che oggi non fa.
Ma io non voterò quest’atto per un motivo semplice, perché la somma degli euro che vengono spesi per provincia per le politiche giovanili è pari alla spesa che vergognosamente viene spesa per l’amministratore unico dell’Assam, figura di cui è stato dimostrato che non c’è assolutamente bisogno. E’ stato nominato un amministratore unico soltanto per pagare un debito elettorale. Ma, Presidente Spacca, i debiti elettorali non si pagano con i fondi pubblici! E’ stato dimostrato che l’Assam sarebbe potuta andare avanti nel lavoro senza questa figura inutile, che costa annualmente, ripeto, quanto le politiche giovanili di una provincia.
Quindi quale credibilità possiamo avere nei confronti dei giovani? Quale credibilità può avere questo modo di fare politica? Perché nessuno si ribella ufficialmente? Perché anche i Consiglieri di maggioranza, che pure condividono queste cose, stanno zitti? E’ questo il nuovo?!
Come si fa a votare un atto di questo tipo e dire che i fondi sono scarsi – ed è vero – mentre d’altra parte si buttano via i soldi! Umiliando tra l’altro competenze che erano in luogo e che non sono state premiate - umiliandole! –, seppure siano state proposte da diversi Consiglieri.
Ecco perché non voterò questo atto, non posso votarlo perché è insufficiente. Già sarebbe stato diverso un messaggio più forte in itinere, mentre si formava il bilancio di previsione con un aumento di spesa, chiedendo magari un maggiore intervento alle Province, ai Comuni e alle Comunità montane, insomma, facendo di tutto per risparmiare fondi nostri, dunque non buttandoli al vento. Perché quando parliamo di politica dobbiamo pensare alla politica con la P maiuscola e quando parliamo di giovani dobbiamo pensare che essi sono i sensori più sensibili di questa società.

Presidenza del Presidente
Vittoriano Solazzi

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Latini.

Dino LATINI. Considero l’atto presentato interessante e come i precedenti segnala l’attenzione dell’Istituzione regionale nei confronti non di una categoria, non di un settore, ma di ciò che rappresenta il nostro futuro. Un futuro non inquadrato in steccati particolari né dal punto di vista generazionale né dal punto di vista del numero delle persone interessate né dal punto di vista delle risposte che tutti gli altri soggetti della comunità, prima di tutto le Istituzioni, possono essere in grado di dare.
Il piano ha una valenza innanzitutto per quanto riguarda l’interpretazione di bisogni. Bisogni molto forti, molto distanti dalla realtà che vivono gli adulti.
E’ un atto che soprattutto ci riporta all’attenzione verso quella crescita che dobbiamo tutti quanti fare e che riguarda lo spazio da dedicare a quelle persone che dopo di noi verranno ad assumere le responsabilità insieme agli organi amministrativi, sociali, culturali, economici, che costituiscono non solo l’istituzione ma la comunità nel suo complesso.
Peraltro ritengo che la copertura finanziaria indicata sarebbe rimasta comunque la stessa anche ci fossero state le necessità di altre situazioni come quelle segnalate dall’intervento ad esempio del Consigliere Bucciarelli. Nessun fabbisogno sarebbe in grado nel suo complesso di coprire tutte le esigenze dei giovani nella loro complesso, Ma in ogni caso il fabbisogno indicato dalla Regione Marche indica comunque la volontà di andare verso un percorso.
Su questo atto, che doveva essere già realizzato un po’ di tempo fa, ossia nell’anno 2010, le osservazioni che pongo sono più in senso propositivo, non sono né critico né acritico, né di diversa interpretazione rispetto a quelle avanzate dal collega Massi. Ovvero, non bisogna aver paura di inserire nell’ambito di questi progetti, addirittura non solo indicandoli, ma rendendoli istituzionali e strutturali, quello che manca oggi alla crescita, che è anche quello che emerge dai dati parametrali che ci vengono portati da tutti gli osservatori orientati a valutare di più le esigenze dei giovani, ossia interventi che dovranno essere strutturali dal punto di vista della politica e dal punto di vista delle istituzioni, che in questo caso sono un’unica cosa.
Il riferimento alle antiche scuole di programmazione civica, di indicazione e di valorizzazione di quelle che erano le associazioni anche politiche, oggi alla luce di quella che è la realtà politica probabilmente non ha più senso, ma certamente valorizzare, quello che in Francia è la scuola di preparazione la scuola superiore dell’amministrazione pubblica, attraverso istituzioni e comunque compartecipazioni a quelle associazioni che avranno interesse a mettere in piedi percorsi culturali, politici e di organizzazione sociale, significa cominciare a pensare in maniera diversa quello che noi chiamiamo investimento nel campo della ricerca, nel campo dell’innovazione, nel campo dell’istruzione.
Parte anche da qua, da una diversa attenzione, da un diverso approccio da parte dei soggetti che devono recepire, che devono costruire un percorso diverso dal punto di vista professionale.
E’ impensabile che diciamo di dover spendere finanziamenti per l’università ecc. in termini sopratutto di ricerca e innovazione, quando poi non prepariamo in maniera propedeutica il modo di pensare a come si fa innovazione e a come si partecipa all’interno delle istituzioni.
E in questo senso ben può fare un piano migliorato in senso propositivo, un piano che tiene conto delle valutazioni avanzate dalla Commissione stessa.
Allora anche somme minime come i 500 mila euro messi a disposizione saranno ancora più frutto non soltanto di occasionali o forzati interventi o interventi che si pongono rispetto a comunità circoscritte, ma saranno il frutto di una valorizzazione dell’intera comunità e dell’intero mondo giovanile che tutti apprezziamo e che quindi dobbiamo cercare di valorizzare di più rispetto all’attuale.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Marinelli.

Erminio MARINELLI. Parlare di questa proposta di atto amministrativo mi mette un po’ in difficoltà come genitore, come ex amministratore e come Consigliere regionale. Perché? Perché questa proposta di atto amministrativo - sulle precise osservazioni fatte dal Consigliere Zinni mi trovo pienamente d’accordo - non è altro che la proroga di un’ulteriore proroga di una proroga, insomma, è un qualcosa che è cominciato, amici cari, nel 1995. Sono passati sedici anni, per cui credo che le esigenze, le aspettative e le necessità di un giovane del 1995 siano ben diverse da quelle di un giovane del 2011.
Proroghe che hanno tamponato la situazione, hanno permesso di vivacchiare elargendo delle piccole somme, senza però tenere conto delle esigenze, del disagio, delle difficoltà, delle opportunità e della necessità che la politica debba intervenire in un certo modo.
Questo atto è una proroga ulteriore, anche se rispetto a quelle del 2001 e 2003 questa di oggi non è proprio una proroga perché si discosta di poco, basta guardare le terdici tipologie di finanziamento e vedremo che sono identiche.
Quindi c’è la necessità di intervenire in maniera seria, diretta, con una riforma del settore, con una riforma a 360 gradi sulla problematica giovanile, non lasciando solo qualche cosa per tamponare o per elargire le briciole alle varie Province. Parliamo di 500 mila euro per cinque Province, per giovani dai 16 ai 29 anni. E già parlare di 29 anni suona male ma la realtà è questa. Io a 29 anni lavoravo già da quattro anni, avevo famiglia, avevo anche un figlio, ora a 29 anni alcuni ancora non hanno una sistemazione, vivono situazioni di precarietà, una precarietà che non permette di fare nella vita delle scelte importanti. E’ chiaro quindi che troviamo un’età che si allunga sempre di più.
Non mi venite a dire che c’è stata attenzione da parte della Giunta e delle Giunte passate su questa problematica, perché è un ripetersi continuo di un atto amministrativo, è una proroga continua che non si sa quando finirà.
Inoltre non mi venite a dire che questo dipende anche dai tagli del Governo nel settore finanze. Io guardavo gli stanziamenti degli anni passati e nel 2006 c’erano 425 mila euro, quindi la somma è all’incirca la stessa, si aggira sempre fra i 425 massimo 500 mila euro.
Sono poche risorse che chiaramente interessano solo questa legge n. 46 del 1995, poi per i giovani ci saranno altre possibilità per poter essere aiutati. Ma credo che sia arrivato il momento di porre il problema nella sua essenza, di tenere conto di quella che è una risorsa fondamentale per il nostro futuro; qui non parliamo della terza e della quarta età, parliamo di giovani che hanno la necessità di fare un certo percorso culturale, politico, sociale, di giovani che hanno la fortuna di essere giovani ma che devono essere aiutati da noi adulti, da noi che occupiamo un ruolo in Assemblea legislativa in maniera diversa.
Il disagio è evidente, c’è difficoltà di integrarsi in questa società sempre più priva di valori, c’è dipendenza all’alcool, alle droghe, c’è precarietà, difficoltà ad instaurare un rapporto qualitativo nella vita quotidiana con la famiglia e con la società in cui si vive. Insomma, le problematiche sono difficili.
Probabilmente tutte queste tematiche meriterebbero una seduta di Assemblea legislativa ad hoc, una tavola rotonda in cui ognuno può portare dei contributi propositivi, attivi, cercando di fare una riforma del settore, cercando di intervenire in quella società che si ricorda dei giovani sono con un atto come questo o magari in campagna elettorale. Anzi, neanche in campagna elettorale, perché se vediamo le ultime regionali vi è stato un astensionismo del 38%, il che significa che c’è una disaffezione completa dell’elettorato e dei giovani alla politica, ma perché la politica non dà risposte o dà risposte tampone come appunto questa.
Quindi credo che tutti noi, tutti i partiti che rappresentiamo, dobbiamo intervenire non a parole ma con i fatti, dobbiamo prenderci degli impegni indipendentemente da questa proposta di atto amministrativo. Dobbiamo cancellare questa legge. Nel 2009 la Giunta presentò una proposta di abrogazione che però è rimasta tale, fu un invito che non venne mai trasformato in legge.
Credo che indipendentemente dalle difficoltà oggi i bisogni e le necessità sono cambiate, quindi la politica deve dare una risposta in maniera trasversale. Le intelligenze qui ci sono tutte per poter affrontare con un appiglio e con uno sforzo diverso questa difficoltà, che è una difficoltà quotidiana dei nostri rioni, delle nostre città, delle nostre province e della nostra regione.
La Regione deve programmare, le Province devono coordinare, i Comuni devono intervenire e progettare.
Due novità le devo sottolineare, come ha fatto la relatrice Giorgi: i progetti di scambio a livello della Macro Regione Adriatico-Ionica e i progetti volti a promuovere la conoscenza delle problematiche connesse al disagio alimentare.
E’ un ulteriore contributo, ma invito la Giunta e l’Assessore a prendersi l’impegno a creare un tavolo permanente per revisionare in maniera critica e costruttiva, nell’interesse non dei partiti, non dei singoli personaggi e Consiglieri, ma nell’interesse delle nostre famiglie e delle nostre città. Solo in questo modo potremo dare un segno diretto alle problematiche dei giovani che stanno a cuore a tutti.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Trenta.

Umberto TRENTA. Io ho perso il gusto, il piacere, l’interesse politico delle dichiarazioni di voto, che ormai sono uno sterile gioco di contrapposizione di interessi politici mancati, però una riflessione la voglio fare sull’intervento moralistico di chi si astiene a sinistra, che la dice lunga sulla concezione della società di chi non capisce, ma perché lo rifiuta o perché ha valori diversi. E qui la distinzione è tra assoluto e relativo.
L’assoluto è che i giovani sono il futuro della società. I giovani nascono per un dono della vita che non ci appartiene, e qui potrei dilungarmi a dismisura. Ed il grande sorriso di Binci mi conforta in questo intervento, perché vede, caro Consigliere Binci, lei si astiene a sinistra però mi darebbe lo spazio per fare…(…) Lei sa che io ho il dono di essere sensitivo quindi percepisco, inoltre ho mestiere a sufficienza, tanto pelo sullo stomaco e pochi capelli in testa e questo la dice lunga.
Si parlava di educazione civica, ma non si può sostituire la scuola alla famiglia. Il silente Assessore alla famiglia - che in questo momento è gravato da queste riflessioni, vedo con quanta sofferenza assiste a questo dibattito in Aula – mi porta a una riflessione che rivolgo all’Assessore al bilancio Pietro Marcolini, che è un Assessore oculato, come ho detto in un’altra occasione, è l’Houdini del bilancio – è un complimento che gli faccio –. Cito dei numeri. Questa legge sul futuro dei giovani della regione Marche, sul disagio giovanile, insomma, di tutto quello che è stato detto e che non è stato detto più o meno espressamente e più o meno con enfasi, è di circa 1 miliardo – parlo in vecchie lire – da distribuire su cinque Province per giovani compresi tra i 16 e i 29 anni. (…) 400 mila euro, non 500? La ringrazio. Io parlo in vecchie lire allora dico circa… (…) Il bilancio della Regione è di circa 8 mila miliardi, Assessore Marcolini, compresa la sanità, per carità, il che significa che i nostri giovani rispetto a numeri esorbitanti hanno l’interesse che corrisponde a: 8 mila meno 1 uguale 799 miliardi di vecchie lire, sicché è poco o niente.
Vicepresidente Giorgi, con tutta la sua enfasi riesce a strappare tutto il mio consenso, però tutto questo sforzo ha poi partorito un topolino piccolino piccolino piccolino. E l’Assessore alla famiglia, che credo che di risorse ne abbia a questo punto tante, tante di più rispetto a queste percentuali che significano lo 0,1% di questo bilancio, mi preoccupa. Allora quando io guardo gli emendamenti…(…)

PRESIDENTE. Consigliere Binci!

Umberto TRENTA. Io rispondo come le avrebbe risposto Paolo Perazzoli: è la dolce legge dell’uomo di cambiare l’acqua in luce, il sogno in realtà e i nemici in fratelli. Quando manca questa cultura e traspare solo, mi creda, ateismo in quello che si dice, non si può parlare né del dono della vita, né di quello che poi genera nella vita umana. E questa è una considerazione che assorbe sia il concetto laico di quello di cui abbiamo parlato – se qualcuno lo ha compreso, altrimenti faremo dei corsi di formazione politica a parte! (…) No, di formazione, che poi va a quelle polemiche sciocche che qualcuno sta cercando di cavalcare sulla preparazione dei Consiglieri nell’ambito del loro mandato –. Ecco allora dove noi non stiamo dando la risposta a quelle persone che ci hanno dato il mandato elettorale, caro Consigliere Binci. Perché queste sono leggi che intaccano profondamente la società, quella società che per me si fonda sulla famiglia mentre per lei forse su una famiglia allargata, per me la famiglia religiosa…(…) io pure, ho tre figli, so quello che costano, mi segue? E vengo da una formazione professionale che mi mette in contatto, proprio perché si chiama libera professione, con la libera cittadinanza, che non può essere ricondotta in messaggi subliminali che non rispondono a questo mandato. Ma su questo sarò molto più preciso in avanti.
Presidente, le chiedo scusa se ho turbato con questo mio intervento la seduta, ma voglio concludere dicendo ai moralisti che si astengono che la famiglia è il fondamento di questa società.

PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Moroder.

Serenella GUARNA MORODER. Volevo dire al Consigliere Zinni, che adesso è assente, che non si tratta di una legge per i giovani ma di un piano promozionale, quindi è una cosa ben diversa. Inoltre volevo tranquillizzare la Consigliera Romagnoli che il Ministero ha cambiato nome ma di fatto è rimasto quello che era.
L’Assessorato che ricopro si trova a sviluppare le politiche giovanili che sono da sempre importanti e che sono, per quanto possibile, una priorità per la terra nella quale viviamo, tanto da farci svettare – chiamo in causa l’Assessore Marcolini – in cima alle classifiche come disoccupazione giovanile – lo dicevamo proprio ieri -. Dunque vuol dire che questa Regione riguardo ai giovani ha operato bene.
Le risorse sono scarse, ci piacerebbe avere la bacchetta magica per poterle decuplicare, ma questo non è, l’importante è far fruttare bene quei pochi o tanti soldi che abbiamo.
E tale proposta verte in questo senso, vuole cioè ottimizzare le risorse e tutto quello che prima era gestito, Consigliere Marinelli, in maniera probabilmente non programmata, con questa proposta si cerca di renderlo più efficiente ed efficace.
E’ una proposta che come tutti avete detto arriva a distanza di parecchi anni, dunque lo sforzo fatto è notevole, ha una differenza fondamentale, ovvero quella di guardare le politiche giovanili sotto un’altra ottica.
La gestione delle politiche giovanili nel 2001, quando venne adottata la prima deliberazione, era incardinata nei servizi sociali. Perciò la contribuzione degli ambiti territoriali creava le condizioni per l’integrazione dei servizi del sistema di welfare. La filosofia del programma consisteva nel mettere al centro dell’azione a favore dei giovani gli ambiti territoriali sociali in grado di garantire una rete di servizi essenziali con l’obiettivo di creare le condizioni per l’integrazione dei servizi così come era previsto.
Ovviamente il concetto di politica giovanile si è evoluto, è un settore, come d’altronde indicato dall’Unione europea, considerato trasversale a tanti altri. E questo deve permeare tutte le politiche regionali, come le politiche di promozione umana e culturale, le politiche dell’istruzione e del lavoro, dello sport e del tempo libero, le politiche socio-sanitarie e della sicurezza, senza dimenticare le politiche abitative.
In buona sostanza si è passati da un intervento prevalentemente assistenziale e risarcitorio, mirato sulle situazioni a rischio, come dicevate prima, ad una visione di tipo più promozionale, volta a favorire la partecipazione istituzionale e sociale di un più ampio universo di giovani. Anche il passaggio delle competenze in materia di politiche giovanili dal Servizio servizi sociali al Servizio internazionalizzazione, cultura, turismo e commercio rappresenta un chiarissimo segnale in tal senso.
Al momento di predisporre la proposta di piano triennale, che è stata oggetto di concertazione e di condivisione con le Amministrazioni provinciali - dunque ci dà la certezza che è un atto amministrativo che verrà non solo accolto ma che è già stato improntato con quelle che sono le esigenze del territorio -, oltre che dei mutamenti organizzativi, socio-culturali ed economici, si è tenuto conto che in parallelo si lavorava per predisporre la nuova proposta di legge in materia – poi della legge ne parleremo con il Consigliere Zinni –. Di conseguenza questo piano deve essere letto come uno strumento che accompagna il passaggio dalla normativa esistente a quella che sarà approvata, consentendo di assicurare una serie di interventi e servizi che saranno individuati dagli Enti locali.
La proposta di piano, infatti, cerca di favorire al massimo il coordinamento e l’integrazione degli interventi sia in senso verticale che orizzontale.
In senso verticale tra livelli territoriali e istituzionali diversi, prevedendo che al livello regionale spettino le funzioni di indirizzo e di programmazione delle politiche giovanili, alle Province le funzioni di coordinamento territoriale, di valutazione, monitoraggio e sostegno ai progetti presentati dagli Enti locali e di quelli proposti direttamente dai giovani - perché anche i giovani, ovviamente, possono presentare direttamente dei progetti -, per arrivare al livello locale dove le funzioni di lettura dei bisogni, di progettazione e di gestione degli interventi sono sempre più specifici.
In senso orizzontale tra gli assessorati, i vari settori di intervento, i settori pubblici e organizzazioni del privato sociale, riservando agli ambiti territoriali un fondamentale compito di supporto agli enti locali.
Tale soluzione privilegia quindi proprio gli enti locali che sono più a conoscenza delle problematiche giovanili. Le proposte di progetto vengono presentate dai Comuni in forma singola o associata, tenendo conto delle proprie realtà territoriali, delle esigenze di quella specifica porzione di territorio e della sua popolazione giovanile.
Si è cercato di favorire al massimo la costruzione di un sistema nel quale la progettualità è appannaggio dell’Ente più vicino ai giovani, quindi dei Comuni.
Fermo restando naturalmente il problema della scarsità delle risorse, il piano, attraverso la promozione di forme di coordinamento e di collaborazione tra tutti i soggetti interessati, si pone come obiettivo quello di realizzare una rete integrata di interventi e servizi a favore dei giovani, cercando di evitare frammentazioni, duplicazioni e quindi un inutile dispendio di risorse, per far fruttare al meglio le risorse finanziarie e umane. Nonché le capacità progettuali e creative che sono sempre più al centro, sviluppando sempre più la messa in rete dei servizi, per rendere gli interventi quanto più puntuali ed efficaci possibile.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione. Chiedo ai Consiglieri presenti se vogliono continuare senza interruzione oppure facciamo una sospensione. (…) Quindi condividete con me, bene, proseguiamo.

Emendamento n. 1 dei Consiglieri Romagnoli, Silvetti:
A pagina 3 ripristinare dopo le parole “politiche regionali” i commi già soppressi che vanno dalle parole “questi cambiamenti” a “più snelli”.
Parere della Commissione?

Paola GIORGI. Contrario.

PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Romagnoli.

Franca ROMAGNOLI. Sono emendamenti che ripristinano, come potete vedere, la premessa dell’atto che era presente nella proposta della Giunta e che è stata poi tolta per ragioni tecnico-normative dalla Commissione. Io chiedo di ripristinarla perché fa un po’ la cronistoria dell’atto che stiamo esaminando, quindi un po’ tutta la criticità dovuta al ritardo, alla necessità della revisione della legge 46.
Secondo noi è opportuno inquadrare anche criticamente questa programmazione e soprattutto auspicare la revisione, come tutti hanno detto, dell’intera materia. Si parlava infatti della legge 46, come pure si facevano riferimenti alla normativa nazionale. Ripeto, il piano giovani, il piano operativo giovani, il progetto che è stato ultimamente presentato dal Ministero vanno in una direzione, quindi era opportuno che in questa direzione si remasse in Regione per accedere poi ai finanziamenti più cospicui.
Quindi è una premessa che a nostro avviso va conservata. Dunque questi sono emendamenti di ripristino di quanto la Giunta nella proposta aveva indicato.

PRESIDENTE. Emendamento n. 1. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Emendamento n. 2 dei Consiglieri Romagnoli, Silvetti:
Alle pagine 3-4 ripristinare il comma già soppresso che va dalle parole “le finalità” a “quelle ordinarie” previo inserimento dopo le parole “Il Piano Nazionale giovani” delle seguenti parole: “Strategico Nazionale per la politica regionale di sviluppo 2007/2013 (QSN), il Programma Operativo Nazionale 2007/2013 (PON)”.
Parere della Commissione?

Paola GIORGI. Contrario.

PRESIDENTE. Emendamento n. 2. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Emendamento n. 3 dei Consiglieri Romagnoli, Silvetti:
A pagina 4 ripristinare il quinto comma già soppresso da “l’ultimo programma” a “proposta di legge”.
Parere della Commissione?

Paola GIORGI. Favorevole.

PRESIDENTE. Emendamento n. 3. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Emendamento n. 4 dei Consiglieri Romagnoli, Silvetti:
A pagina 6, capitolo 2 “Linee di azione regionale per il triennio 2011/2013 2:1 obiettivi, al primo comma dopo le parole “per la cultura ecc.-” inserire le seguenti parole: “e nazionale espresse nel QSN e nel PON,”.
Parere della Commissione?

Paola GIORGI. Favorevole

PRESIDENTE. Emendamento n. 4. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Subemendamento n. 5/1 del Consigliere Massi.

Paola GIORGI. E’ stato ritirato e trasformato in un emendamento della Commissione.

PRESIDENTE. Subemendamento n. 5/1. Ritirato.

Emendamento n. 5 dei Consiglieri Romagnoli, Silvetti:
A pagina 6 Capitolo 2 “Linee di azione regionale per il triennio 2011/2013” 2.1 Obiettivi, dopo il primo comma sostituire i punti a) b) c) come segue:
“a) sviluppare e valorizzare le competenze e la formazione dei giovani in favore dell’acquisizione dell’identità personale e della coscienza civica, favorendo forme di comunicazione che realizzino la piena cittadinanza dei giovani come valore primario”;
b) agevolare l’accesso dei giovani al mondo del lavoro;
c) promuovere la creatività e favorire consumi culturali “meritori”;
d) favorire ed ampliare la partecipazione sociale e alla vita pubblica, la rappresentanza, l’educazione alla solidarietà;
e) prevenire e combattere il disagio giovanile.”.
Parere della Commissione?

Paola GIORGI. Contrario.

PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Romagnoli.

Franca ROMAGNOLI. E’ una rimodulazione politica, culturale. Riteniamo, come dicevano bene Marinelli e Massi, che ci sono delle priorità, c’è una scaletta educativa e soprattutto formativa da seguire, non tutto è finanziabile, non tutti i centri di aggregazione sono finanziabili, ma bisogna vedere cosa fanno, con chi stanno, di cosa parlano. La formazione dell’individuo ha la priorità su tante altre cose, soprattutto visto la carenza ed esiguità dei fondi.
Quindi abbiamo rimodulato, inserendo specifiche locuzioni, quali favorire consumi culturali meritori, è tutto discorso etico e non meramente consumistico, favorire la partecipazione sociale alla vita pubblica, la formazione e l’educazione alla solidarietà. Insomma una scaletta, perché riteniamo che una impostazione pedagogica, culturale e sociologica di questo tipo debba, soprattutto in questo momento e a distanza di sedici anni dal 1995, essere seguita. Quando oggi tutto è più emergenza e quando tutto è più difficile soprattutto per i giovani, la carenza di riferimenti è il problema principale.
Quindi è una rimodulazione degli obiettivi con una sorta di gerarchia anche di valori e delle priorità.

PRESIDENTE. Emendamento n. 5. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Emendamento n. 5 bis del Consigliere Sciapichetti:
A pag. 7, punto 3, dopo le parole “direttamente dai giovani” aggiungere le seguenti parole: “o da associazioni del terzo settore e del mondo del non profit”.
Se non passa decade l’emendamento n. 5 ter.
Parere della Commissione?

Paola GIORGI. Favorevole.

PRESIDENTE. Emendamento n. 5 bis. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)


Emendamento n. 5 ter del Consigliere Sciapichetti:
A pag. 7, terz’ultimo comma” dopo le parole “In particolare i contributi per i progetti predisposti direttamente dai giovani” aggiungere le seguenti parole: “o da associazioni del terzo settore e del mondo del non profit”.
Parere della Commissione?

Paola GIORGI. Favorevole.

PRESIDENTE. Emendamento n. 5 ter. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Emendamento n. 5 quater della Consigliera Giorgi:
Nell’allegato A, capitolo 2, paragrafo 2.2, Il livello provinciale, terzo capoverso, pag. 7, dopo le parole “In particolare i contributi per i progetti predisposti direttamente dai giovani dovranno essere erogati sulla base di bandi pubblici, dei quali dovrà essere data la più ampia comunicazione negli organi di mezzi di informazione” aggiungere le seguenti parole: “I bandi dovranno assicurare priorità di finanziamento a progetti presentati da associazioni o organizzazioni i cui aderenti sono in maggioranza giovani.”.
Parere della Commissione?

Paola GIORGI. La Commissione è favorevole. Volevo sottolineare questo emendamento in cui si dice che i bandi dovranno assicurare priorità di finanziamento a progetti presentati da associazioni o organizzazioni i cui aderenti sono in maggioranza giovani. Quindi va a superare una metodologia che in genere prevedeva delle programmazioni per i giovani che provenivano dall’altro e non coinvolgeva direttamente i giovani come attori protagonisti.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Zinni.

Giovanni ZINNI. Vorrei chiedere alla Consigliera Giorgi come viene certificata questa cosa in un bando, cioè come faccio a certificare che in un’associazione c’è una maggioranza di giovani? Gli iscritti, il direttivo…

Paola GIORGI. Gli iscritti.

Giovanni ZINNI. Ma se non si iscrive che valore ha! Questa cosa deve avere un indirizzo pesante sui Comuni e gli enti locali.

Paola GIORGI. In sede attuativa del progetto si farà una specificità di questa cosa, è chiarissimo, mi sembra una sottolineatura pretestuosa.

PRESIDENTE. Nell’emendamento c’è scritto “i cui aderenti all’associazione sono in maggioranza giovani”.

Paola GIORGI. Sono gli iscritti, è chiaro.

PRESIDENTE. Emendamento n. 5 quater. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Emendamento n. 6 della Consigliera Romagnoli:
A pagina 10 dopo le parole “esigenze:” aggiungere le seguenti: “01. Favorire la realizzazione di ambienti educativi ad iniziare dalle famiglie, valorizzando e premiando il coinvolgimento di istituzioni e agenzie educative con personale preparato;”.
Ha la parola la Consigliera Romagnoli.

Franca ROMAGNOLI. Abbiamo inserito “favorire la realizzazione di ambienti educativi ad iniziare dalle famiglie”, la famiglia non è menzionata in questo piano, è decisamente grave, l’ho letto, riletto, ma non appare questa parola, “valorizzando e premiando il coinvolgimento di istituzioni e agenzie educative con personale preparato”. Torniamo a quella concezione, peraltro anche condivisa in Commissione, dell’educazione e della necessità di procedere non solo con la famiglia ma anche con chi fa l’educatore di mestiere. Quindi non l’anarchia o i centri sociali lasciati a se stessi.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Binci.

Massimo BINCI. Mi sembra che questo emendamento vada in contraddizione con quello precedente. Qui ognuno dice tutto e il contrario di tutto e andiamo avanti felici! Prima si è detto “I bandi dovranno assicurare priorità di finanziamento a progetti presentati da associazioni o organizzazioni i cui aderenti sono in maggioranza giovani”, qui invece è “favorire la realizzazione di ambienti educativi ad iniziare dalle famiglie, valorizzando e premiando il coinvolgimento di istituzioni e agenzie educative con personale preparato”.
Ci sono altri emendamenti più impegnativi che riportano ad associazioni educative addirittura di ispirazione religiosa, qui invece andiamo nel super particolare che rischia di snaturare quella che è un’iniziativa semplicissima, ovvero quella di promuovere dei centri dove i giovani possano incontrarsi, fare cultura, ecc..
Tra l’altro questi centri vengono sottoposti a bandi dei Comuni, che sono gli enti più vicini, che dunque sapranno quello che succede, che possono anche controllare la serietà di chi presenta il progetto. Anche perché devono cofinanziare. Nei bandi c’è l’obbligo di cofinanziamento da parte dei Comuni per almeno il 40% se in forma singola, del 20% per Comune se in forma associata. Quindi controlli successivi ce ne saranno.
Visto che da adesso in poi ci sono emendamenti che spostano sull’ideologico la questione, allora direi di fermarci qui. Per carità, le famiglie sono attori che affiancano l’educazione dei figli anche all’esterno, questo è logico, hanno la possibilità di partecipazione, hanno tutte le possibilità di esprimersi, allora mi sembra giusto fermarci qui.
Per cui chiedo, anche in vista degli emendamenti successivi, di stare sia alla limitatezza delle risorse, sia al fatto che ci sono gli enti locali e le forze politiche a livello locale che controlleranno tutta una serie di fattori.

PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Giorgi.

Paola GIORGI. Nella relazione l’ho detto, ma lo ripeto, nel 2003 è stata approvata la legge n. 8 “Disciplina per la realizzazione e gestione dei servizi per l’infanzia, per l’adolescenza e per il sostegno alle funzioni di genitori e alle famiglie” che ha portato conseguenza alla legge 46. La Commissione – ora ho sentito anche la Presidente – in un primo momento aveva pensato di accettare l’emendamento, ma poi in base ad un approfondimento ha dato poi un parere negativo.

PRESIDENTE. Emendamento n. 6. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Emendamento n. 7 della Consigliera Romagnoli:
A pagina 10, 2.3 Linee di programmazione progettuale, all’ultimo comma punto 1) inserire dopo le parole “costruzione delle identità personali dei giovani” le seguenti parole: “e della loro coscienza civica”.
Parere della Commissione?

Paola GIORGI. Favorevole.

PRESIDENTE. Emendamento n. 7. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Emendamento n. 8 della Consigliera Romagnoli:
A pagina 11, 2.3 Linee di programmazione progettuale, al punto 5 dopo le parole “con Associazioni e Organizzazioni” aggiungere: “Educative Civili e Religiose”.
Parere della Commissione?

Paola GIORGI. Contrario.

PRESIDENTE. Emendamento n. 8. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Emendamento n. 8 bis del Consigliere Sciapichetti:
A pag. 11, punto 5, dopo le parole “con associazioni e organizzazione” aggiungere le seguenti parole: “del terzo settore e del mondo del non profit”.
Parere della Commissione?

Paola GIORGI. Favorevole.

PRESIDENTE. Emendamento n. 8 bis. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Emendamento n. 8 ter della prima Commissione:
Nell’allegato A, capitolo 2, paragrafo 2.3 – Linee di programmazione progettuale – pag. 14, dopo le parole “Fermo restando che tutte queste variabili debbono essere presenti in ciascun progetto, ciascuna Amministrazione provinciale rende noto il “punteggio” che è attribuito a ciascuna di queste otto variabili nel computo complessivo della valutazione, chiarendo i criteri che portano a tale decisione” inserire le seguenti: “Un punteggio ulteriore dovrà, comunque, essere assicurato ai progetti che incrementano l’occupazione giovanile”.
Parere della Commissione?

Paola GIORGI. Favorevole. Abbiamo inserito un punteggio ulteriore che dovrà essere assicurato ai progetti che incrementano l’occupazione giovanile.

PRESIDENTE. Emendamento n. 8 ter. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Emendamento n. 9 della Consigliera Romagnoli:
A pagina 14, 2.4 Tipologia di progetti, al primo comma dopo le parole “centri per l’impiego” aggiungere le seguenti parole: “enti riconosciuti dalle confessioni religiose ai sensi dell’articolo 1, comma 4, legge 328/2000,”.
Ha la parola la Consigliera Romagnoli.

Franca ROMAGNOLI. Si dice di concertare con vari enti, si parla dell’Asur, dei Centri per l’impiego poi si mette l’eccetera. Mi sono permessa di riportare l’articolo 1, comma 4, della legge 328 del 2000, la legge dei servizi sociali e del volontariato, che parla di concertazione anche con gli enti riconosciuti dalle confessioni religiose (al plurale). Se dobbiamo concertare i progetti del volontariato e del servizio sociale con le confessioni allora abbiamo chiesto di esplicitarlo anche qui, perché credo che non siano, pur non essendo – ha ragione Zinni – una riserva panda, meno importanti di altri progetti menzionati.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Binci.

Massimo BINCI. Prima facevo proprio riferimento a emendamenti di questo genere.
Nell’eccetera ci sono tutti quelli presenti e competenti ecc., andare ad inserire “enti riconosciuti da confessioni religiose” evidentemente premia rispetto a qualcun altro che sta dentro l’eccetera. C’è già una valutazione da parte dei Comuni, ci sono otto criteri a cui è stato aggiunto un altro per la valutazione di ogni singolo bando, che assegnerà che cosa? Se sono 80 mila euro a Provincia saranno 2-3 mila euro a centro di aggregazione o a realizzazione. Su ogni bando inserire le confessioni religiose significa mettere all’interno un ulteriore momento di identitarismo. Voglio vedere in commissione se si affronta la diocesi o l’himan per dire se…perché poi ci vanno tutte quelle che sono riconosciute.
A me sembra che non sia il luogo, e comunque sia se hanno qualcosa da esprimere l’eccetera permette a tutti di esprimere le proprie opinioni.


PRESIDENTE. Emendamento n. 9. Parere della Commissione?

Paola GIORGI. Favorevole.

PRESIDENTE. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Emendamento n. 9 bis del Consigliere Sciapichetti. Ritirato.

Emendamento n. 10 dei Consiglieri Romagnoli, Silvetti:
A pagina 14, 2.4 Tipologia di progetti, al secondo comma dopo le parole “costruzione dell’identità” aggiungere le seguenti parole: “personale e della coscienza civica”.
Parere della Commissione?

Paola GIORGI. Favorevole.

PRESIDENTE. Emendamento n. 10. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Emendamento n. 11 della Consigliera Romagnoli:
A pagina 15, 2.4 Tipologia di progetti, dopo il punto 3 aggiungere il seguente:
“3 bis) Oratori e strutture degli enti religiosi che svolgono funzioni similari ai sensi della legge regionale 31/2008”.
Parere della Commissione?

Paola GIORGI. Contrario.

PRESIDENTE. Emendamento n. 11. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Emendamento n. 11 bis del Consigliere. Ritirato.

Emendamento n. 12 dei Consiglieri Romagnoli, Silvetti:
A pagina 16, 2.4 Tipologia di progetti, dopo il punto 10 inserire il seguente:
10 bis) Progetti speciali di conoscenza e prevenzione delle dipendenze giovanili da stupefacenti e alcool”.
Parere della Commissione?

Paola GIORGI. Favorevole.

PRESIDENTE. Emendamento n. 12. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Emendamento n. 012 bis della prima Commissione:
Dopo il punto 12 bis del paragrafo 2.4 (Tipologia di progetti), pag. 16, dell’allegato A, inserire il seguente:
“12 ter) Progetti volti alla formazione politica degli amministratori locali organizzati preferibilmente in forma associata da circoli e associazioni di diverso orientamento politico-culturale.”.

PRESIDENTE. Emendamento n. 012 bis. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Emendamento n. 12 bis del Consigliere Sciapichetti. Ritirato.

Coordinamento tecnico. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Proposta di atto amministrativo n. 16, così come emendata. La pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)


PRESIDENTE. C’è ora la proposta di atto amministrativo n. 22, ma essendo momentaneamente assenti le due relatrici per una diretta Rai anticiperei la proposta di legge n. 63 presentata da tutti i Capigruppo.


Proposta di legge n. 63
dei Consiglieri Ricci, Bucciarelli, Cardogna, Silvetti, Binci, Massi, Marangoni, Malaspina, Pieroni, Marinelli, Eusebi, Latini
“Proroga degli organi degli ERSU”
(Discussione e votazione)

PRESIDENTE. Ha la parola il relatore di maggioranza Consigliere Perazzoli.

Paolo PERAZZOLI. Questa iniziativa straordinaria si impone perché la proposta di legge avanzata dalla Giunta questa estate ha incontrato un dibattito molto profondo con i soggetti protagonisti. Si è infatti incrociata con le lotte degli studenti relative al diritto allo studio fortemente messo in discussione dalla politica nazionale e dai tagli, come pure dalla necessità di trovare la soluzione migliore per arrivare ad un trattamento uniforme degli studenti in qualunque università essi siano iscritti, cosa che oggi non è.
C’è quindi una discussione tra chi propende per un Ersu unico regionale e tra chi fa riferimento a un direttore accompagnato da consigli di partecipazione dei soggetti istituzionali e sociali dei territori.
Si è resa pertanto necessaria una proroga di due mesi senza rinnovare i consigli per poter approvare una proposta di legge ampiamente condivisa.

PRESIDENTE. Ha la parola il relatore di minoranza Consigliere Massi.

Francesco MASSI. Farò un intervento di un minuto in quanto d’accordo con il relatore di maggioranza e anche con la Conferenza dei Capigruppo.
Voglio però fare una dedica al Presidente Spacca. Si sta riaprendo l’anno e quello passato noi lo abbiamo chiuso con un augurio di efficienza e di efficacia a tutto l’Esecutivo, lo ricorderete, però a me aveva un po’ colpito che il Presidente Spacca – riprendo un dialogo del 18 dicembre – avesse invece chiuso l’anno con una reprimenda nei confronti dell’opposizione, dicendo che a tutti i costi vuol fare opposizione, che a tutti i costi vuol fare spettacolo e polemica pregiudiziale.
Allora, siccome l’anno si è chiuso con un nostro augurio e si riapre con un nostro augurio, voglio dire al Presidente Spacca questo. Intanto oggi ne colgo lo stile Marchionne, quindi uno stile discorsivo. Presidente, forse sfugge all’Esecutivo e alla Presidenza stessa il lavoro che l’opposizione fa nelle Commissioni e anche nella Conferenza dei Capigruppo. E lungi da noi ogni polemica pregiudiziale. Lo abbiamo dimostrato con il piano casa sul quale, come avete fatto anche voi, c’è stata capacità di dialogo, lo abbiamo dimostrato oggi nelle politiche giovanili, lo dimostreremo dopo per quanto riguarda la scuola e lo stiamo dimostrando su questo atto.
Vede, Presidente, su questo atto noi all’inizio di seduta potevamo dire che c’era sicuramente – il Capogruppo Ricci lo sa – una non sintonia tra le posizioni della Giunta, della sua maggioranza e anche della Presidenza dell’Assemblea legislativa. Ma da tutto questo ci asteniamo, la responsabilità ci richiama a condividere un allarme, un’urgenza, ad esempio come contenere le spese per le indennità, come contenere e soprattutto prevenire spese eccezionali nella gestione degli Ersu.
L’abbiamo condiviso e abbiamo detto subito che eravamo disponibili ad approvare un atto all’unanimità e bipartisan che cogliesse questa urgenza, e che mettesse nero su bianco che cosa? Questa nostra disponibilità in attesa di vedere, con il collega Perazzoli e con la Commissione, come andare a strutturare gli Ersu e gli Erap del futuro, se si chiameranno così, se li cambiamo, se saranno più funzionariali o se saranno più a direzione strategica politica e allo stesso tempo cogliere l’occasione per dire che se il problema è prevenire spese non controllate – c’era anche l’Assessore Canzian – allora d’accordo nell’ordinaria amministrazione.
Noi avevamo detto, sul testo che per noi poteva essere anche definitivo, che eravamo d’accordo a una riedizione dei vecchi consigli di amministrazione anche a titolo gratuito. Però ne parliamo, perché nelle audizioni da tutte le parti, da tutti i colori, quindi anche dagli studenti, come diceva Perazzoli, ci hanno raccomandato di non perdere il legame di questi organismi con il territorio.
Ho detto tutto questo per dire, caro Presidente, che la responsabilità dell’opposizione c’è. Quindi dobbiamo dirci tutto quello che è avvenuto negli otto-nove mesi di funzionamento dell’Esecutivo rieletto nel 2010. E’ vero, c’è stata una polemica forte per quanto riguarda il CUP, Presidente, ma oggi quando apro la rassegna stampa avverto che anche nella maggioranza c’è chi chiede ispezioni ministeriali.
Quindi, Presidente, glielo ripeto, noi teniamo alla comunità marchigiana, non auguriamo il male a nessuno, non ci auguriamo che ci sia un Esecutivo che faccia sfasci per la regione. Siamo qui per essere coscienza e opposizione critica e costruttiva. Lo ribadisco, lo risottolineo, perché questo i Consiglieri di tutte le Commissioni lo hanno avvertito, lo abbiamo fatto con il bilancio, con le relazioni di Zinni e Carloni. Ritengo non siano state, le nostre, mai critiche distruttive ma sempre costruttive.
Ci tengo, Presidente, a fare questo contro pistolotto, ed ho voluto riprendere la discussione del 18 dicembre che si era interrotta anche con il freddo e con la neve, ma che meritava invece un approfondimento.
Quindi l’appello che il Presidente fa alla responsabilità noi lo recepiamo, però assicuro che fin dal primo giorno questa opposizione ha fatto nell’interesse regionale quello che doveva fare in termini di apporto costruttivo.
Mi rendo conto che è una predica morale, però, Presidente, ho ritenuto farla perché la sua finale di fine anno non è stata molto proporzionata a ciò che noi facciamo qui dentro con assoluta coscienza.
Questo atto va incontro a un’esigenza di tutti. Credo che possa essere condiviso anche dai consiglieri di amministrazione attualmente in carica, dalle categorie, dai dipendenti, dai sindacati. Siamo dunque d’accordo su questa impostazione.
Preannuncio pertanto che la nostra linea in Commissione per i prossimi atti che riguardano questa materia – entro sessanta giorni dobbiamo tornare in Aula con il testo definito – sarà proprio una linea di legame con il territorio, non possiamo accettare una gestione commissariata o soltanto funzionariale.

PRESIDENTE. La discussione è aperta. Ha la parola il Presidente Spacca.


Gian Mario SPACCA. Volevo fare una raccomandazione all’Assemblea legislativa. Questo atto fa parte del pacchetto di misure che noi abbiamo adottato subito dopo l’estate per far fronte alla congiuntura finanziaria che avremmo dovuto incontrare e che ora stiamo appunto incontrando. Quindi è fondamentale che questa proroga di tre mesi (fine marzo di quest’anno) venga utilizzata con grande responsabilità, proprio per far fronte all’obiettivo che ci siamo dati di trasferire risorse dall’esercizio amministrativo ai servizi verso i cittadini, in questo caso gli studenti.
Tra l’altro mi pare di capire dalla lettura dei giornali nazionali che siamo alla vigilia di una nuova manovra finanziaria che peserà ancora una volta su enti locali e su Regioni. Sicché quell’atteggiamento di responsabilità che l’Assemblea legislativa e il Governo regionale debbono assumere non cesserà con il nascere del nuovo anno, anzi, si intensificherà e forse saremo chiamati a dei comportamenti ancora più rigorosi rispetto al passato.
Pertanto saluto con grande favore il pronunciamento del Capogruppo del PdL che ha preannunciato un atteggiamento di grande dialogo e di confronto con il Governo regionale. Noi questo dialogo e questo confronto lo eserciteremo in funzione proprio di quell’obiettivo di responsabilità e di organizzazione della nostra attività amministrativa in funzione, appunto, dei cittadini della nostra regione, non in nome di altri poteri o di altri interessi o di altre categorie. Noi abbiamo a riferimento i cittadini della nostra regione e l’unità amministrativa delle Marche, in modo da assicurare a ogni marchigiano gli stessi diritti in qualsiasi parte del territorio si trovi.
In questa nostra esperienza purtroppo scontiamo il fatto che nelle Marche il concetto di identità regionale ancora non esiste, ognuno di noi trova la sua identità più nelle dimensioni municipali e provinciali, però poi questo non ci porta alla soluzione del problema che abbiamo dinanzi. Quindi dovremo fare davvero uno sforzo per assumere questa identità, questo patriottismo, questa consapevolezza, questo sentimento di noi stessi in una dimensione regionale, altrimenti non verremo a capo di questo problema.
Questa proposta di legge nella sua semplicità, nella sua elementarità, è una cartina tornasole rispetto alla nostra capacità di interpretare i problemi nella dimensione che richiamavo.
Mi auguro quindi che insieme, Assemblea legislativa e Governo regionale, sapremo essere all’altezza di questo compito che ci porta a dover uscire da questa dimensione identitaria municipale e provinciale e ad interpretare i problemi della nostra comunità in una prospettiva di carattere regionale, a cui ci richiamerà con ancora maggior rigore tutto il processo di riforma federalista in corso.
Occorre che anche l’Assemblea legislativa sappia essere all’altezza di questo nuovo compito che ci attende, e questa sarà dunque una prova, non oltrepassiamo il marzo di quest’anno.
Non c’è un problema di diritto allo studio, c’è un problema di far corrispondere le risorse che abbiamo a disposizione nella maniera più efficace verso gli studenti, senza salvaguardare altri interessi che con gli studenti non hanno niente a che vedere.

PRESIDENTE. Se non ci sono altri interventi passiamo alla votazione.
Articolo 1. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 2 (dichiarazione d’urgenza). Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva a
maggioranza assoluta dei suoi componenti)

Coordinamento tecnico. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Proposta di legge n. 63. La pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)


Nomina
Revisori del conto dell’Assemblea legislativa regionale - tre Consiglieri regionali (articolo 12 del Regolamento interno)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la nomina di tre Consiglieri regionali quali Revisori del conto dell’Assemblea legislativa regionale. Prego distribuire le schede.

(Segue votazione)

PRESIDENTE. Comunico il risultato della votazione. Votanti n. 38, schede bianche n. 1, schede nulle n. 1, schede valide n. 36. Hanno ricevuto voti: Carloni n. 13, Latini n. 12, Ricci n. 11.
Proclamo quindi eletti Revisori del conto dell’Assemblea legislativa regionale i Consiglieri Carloni, Latini, Ricci.


Nomina
Commissione per la vigilanza della biblioteca dell’Assemblea legislativa regionale - tre Consiglieri regionali (articolo 13 del Regolamento interno)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la nomina di tre Consiglieri regionali nella Commissione per la vigilanza della biblioteca dell’Assemblea legislativa regionale. Prego distribuire le schede.

(Segue la votazione)

PRESIDENTE. Comunico il risultato della votazione. Votanti n. 35, schede bianche n. 3, schede nulle n. 1, schede valide n. 31. Hanno ricevuto voti: Busilacchi n. 15, Zinni n. 9, Malaspina n. 7.
Proclamo quindi eletti nella Commissione per la vigilanza della biblioteca dell’Assemblea legislativa regionale i Consiglieri Busilacchi, Zinni, Malaspina.


Proposta di atto amministrativo n. 22
della Giunta regionale
“Programmazione rete scolastica per l’anno scolastico 2011/2012 – Deliberazione dell’Assemblea legislativa regionale 28 luglio 2009, n. 128 e deliberazione 27 luglio 2010, n. 9"
(Discussione e votazione)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la proposta atto amministrativo n. 16 ad iniziativa della Giunta regionale. Ha la parola la relatrice di maggioranza Consigliera Ortenzi.

Rosalba ORTENZI. Il piano che oggi discutiamo si pone ancora nelle more dell’applicazione del nuovo Titolo V della Costituzione, e cioè la definizione dell’accordo Stato-Regioni sul riparto delle competenze e sulla definizione dei livelli essenziali di prestazione.
Suppongo non sia necessario ricordare le diverse competenze dello Stato, delle Regioni, degli Enti locali. Voglio però sottolineare che questa programmazione puntualizza e ribadisce quanto già contenuto nei criteri. Sappiamo che nell’anno 2011-2012, anno di prima attuazione della programmazione che andiamo ad approvare, l’Ufficio scolastico regionale avrà una dotazione organica ulteriormente decurtata sia di docenti che di personale Ata.
Si tratta del terzo anno di applicazione dei tagli. Il MIUR sta procedendo alla riduzione degli organici della scuola secondo la tabella di marcia fissata dal Piano programmatico triennale 2008: oltre 131 mila posti di docenti e personale Ata tagliati in tre anni.
Nelle Marche i tagli degli organici della scuola nel 2009-2010 sono stati pari a 927 docenti e 456 Ata. Per l’anno scolastico 2010-2011 la tabella ministeriale dei tagli per i docenti riporta 711 posti in meno in organico di diritto, ai quali si sono aggiunti ulteriori 80 posti tagliati in organico di fatto, per un totale di posti tagliati pari a 791. Di questi, 193 sono riduzione dei posti per effetto del trasferimento in Emilia Romagna dei Comuni della Valmarecchia. I posti ridotti del personale Ata sono 406.
Per assicurare la piena funzione del servizio all’utenza della regione Marche (lo sdoppiamento di classi con un elevato numero di alunni, l’attivazione di corsi serali già presenti nell’anno scolastico 2009/2010) e per consentire un corretto avvio dell’anno scolastico 2010/2011, il MIUR ha assegnato, ovviamente su pressione della Regione Marche, 50 docenti alla nostra regione. Pertanto la riduzione effettiva del personale docente è di 741 posti.
Il taglio nell’anno scolastico 2011/2012 potrebbe addirittura riguardare all’incirca altri 1.000 posti.
L’ampliamento dell’offerta sarà effettivamente realizzato in presenza di almeno 27 alunni iscritti e comunque in un quadro di compatibilità complessivo.
Ecco, questi sono i dati, quindi è con essi che dobbiamo confrontarci, che dobbiamo fare i conti. Ed è il caso proprio di dire “fare i conti!”.
Dal 2009 la Regione, in attesa della definizione del quadro legislativo, con la delibera n. 128 del 28 luglio 2009 ha approvato le linee guida per la programmazione della rete scolastica del sistema educativo marchigiano per gli anni scolastici 2010/2011 e 2011/2012, a cui Comuni e Province devono attenersi per redigere i loro piani.
I decreti di riordino sono stati approvati nell’anno 2010 e il MIUR ha provveduto automaticamente alla confluenza tabellare degli indirizzi di studi per l’anno scolastico 2010/2011.
La Regione ha quindi ritenuto di dover integrare i criteri per variare l’offerta formativa del sistema scolastico regionale in quanto la trasformazione automatica avvenuta nel sistema dell’istruzione secondaria di secondo grado marchigiano ha prodotto, in alcuni casi, frammentazione, dispersione e spesso duplicazione dell’offerta formativa nei territori, e quindi necessita di piccoli assestamenti.
Il lavoro portato avanti dall’Assessore regionale, con le Amministrazioni provinciali, i sindacati, gli uffici scolastici regionale e provinciali, è stato redatto sulla base della razionalizzazione delle risorse umane e finanziarie dell’Amministrazione scolastica e sui bisogni del territorio.
La Commissione riunitasi più volte non ha ritenuto di dover attivare anch’essa le audizioni con gli stessi soggetti perché i tempi a disposizione per arrivare in tempo utile al voto in Assemblea legislativa erano molto stretti in quanto le scuole in tempo molto breve devono provvedere per le iscrizioni.
Sono state approvate tutte le opzioni e le articolazioni proposte dalle Amministrazioni provinciali le quali, tutte, hanno scelto di attivare nuove opzioni, come “scienze applicate” nei licei scientifici ed “economico sociale” nei licei delle scienze umane, oltre a quelle già presenti nei territori per effetto delle confluenze operate dal Ministero ed operative dall’anno scolastico in corso.
Sono stati poi potenziati gli istituti tecnici con l’ampliamento dell’offerta formativa, compatibilmente con i criteri della programmazione regionale, accogliendo tutte le istanze dei territori.
Vorrei segnalare alcune nuove attivazioni. In particolare la Provincia di Ancona ha proposto il rafforzamento degli istituti professionali per i servizi, per l’enogastronomia e l’ospitabilità alberghiera, con l’istituzione di un indirizzo tecnico per il turismo, dell’Ipsia Padovano di Senigallia con la trasformazione in istituto di istruzione superiore con l’istituzione di indirizzi tecnologici (meccanica, meccatronica, energia elettronica ed elettrotecnica) per fornire anche l’ambito di Senigallia di un istituto tecnico di cui non usufruiva.
Gli istituti professionali Calzetti Onesti di Ancona ed il Bonifazi di Civitanova sono stati trasformati in istituti di istruzione superiore con l’istituzione dell’indirizzo tecnologico, grafico e comunicazioni, in sostituzione del vecchio indirizzo professionale non più esistente ossia grafica pubblicitaria.
In provincia di Macerata, a Tolentino, l’istituzione del liceo coreutico, uno dei dieci presenti in Italia e previsti appunto dalla riforma Gelmini.
In provincia di Fermo è stato proposto il potenziamento dell’Istituto tecnico Montani con l’istituzione degli indirizzi agraria, agroalimentare e agroindustria, trasporto e logistica, inoltre del liceo artistico con l’istituzione degli indirizzi audiovisivo, multimediale e scenografia.
In provincia di Ascoli è stato proposto il potenziamento dell’Istituto tecnico con l’istituzione dell’indirizzo trasporto e logistica e l’istituzione presso l’IIS Leopardi di San Benedetto del Tronto dell’indirizzo professionale servizi socio-sanitari.
Il piano sospende il dimensionamento di tre istituzioni scolastiche sottodimensionate, perché per i criteri che dobbiamo rispettare è così che deve essere fatto: l’istituto scolastico comprensivo Alighieri di San Lorenzo in Campo, l’Istituto scolastico comprensivo Luca della Robbia di Appignano, la direzione didattica di Borgo Solestà di Ascoli Piceno. Impegnando gli enti locali competenti per l’anno 2012-2013 a programmare soluzioni rispettose dei criteri regionali.
Infine il piano regionale approva l’offerta formativa di istruzione e formazione professionale negli istituti professionali di Stato, nelle more dell’accordo Stato-Regioni, sulle linee guida di cui la legge n. 40/2007, articolo 13, comma 1, in continuità al percorso già avviato dalla Regione Marche con l’Ufficio scolastico regionale nell’anno scolastico 2010-2011. Infatti anche nel prossimo anno presso gli istituti professionali che hanno sede nel territorio regionale saranno attivati percorsi triennali di istruzione e formazione professionale in regime di sussidiarietà.
Nella regione Marche le qualifiche si possono conseguire nei percorsi quinquennali degli istituti professionali e nei relativi percorsi allegati al piano, come pure nelle agenzie formative, quali il Don Orione a Fano, l’Artigianelli a Fermo e il CIOF.

Presidenza della Vicepresidente
Paola Giorgi

PRESIDENTE. Ha la parola il relatore di minoranza Consigliera Romagnoli.

Franca ROMAGNOLI. Effettivamente il dimensionamento e la definizione della rete scolastica è un atto più importante del solito, perché ci troviamo nell’anno in cui entra in vigore una riforma storica quale appunto quella del riordino della scuola secondaria superiore. Riforma che, come sapete, era rimasta invariata dal 1923. E’ quindi una riforma che ha avuto un processo lento e che avrebbe consentito – dico avrebbe, poi ne spiego il perché – una preparazione, una gestione, un adeguamento da parte soprattutto della Regione che ha la competenza esclusiva in materia, appunto, di dimensionamento e di definizione della rete scolastica.
E’ una riforma che da una parte va a razionalizzare di molto gli indirizzi e il sistema formativo scolastico esistente della scuola secondaria superiore, dividendo – lo dico brevemente ma essendo una materia molto tecnica è giusto anche fare un minimo di riepilogo – in istruzione secondaria superiore e in istruzione e formazione professionale, le due grandi gabbie, i due grandi schemi.
Parto dall’ultima che non ci compete oggi, ma approfitto per sollecitare, come faccio spesso, come abbiamo fatto in più occasioni, anche la riforma dell’istruzione e formazione professionale che è di competenza esclusiva della Regione Marche, quindi non ha bisogno di leggi nazionali, tra l’altro già molte Regioni l’hanno fatta. Noi siamo invece in un ritardo folle, stiamo perdendo fondi. E soprattutto finché non provvederemo a sistemare le qualifiche triennali e i diplomi quadriennali non potremo adeguarci ai parametri nazionali ed europei. Di conseguenza i nostri ragazzi – parlo di coloro che vanno alla formazione professionale, quindi ragazzi che se non vanno a scuola probabilmente stanno per strada – sui mestieri non riusciranno ad essere competitivi come in altre regioni.
Questo è dunque un troncone su cui abbiamo messo mano. C’era la legge di istruzione e formazione che poi si è fermata, e seppure ci sia tutta la buona volontà anche della Consigliera Ortenzi a riprenderla, comunque ci deve arrivare, perché credo che quella sia ormai su un binario morto.
Invece per quanto riguarda l’istruzione superiore abbiamo una suddivisione, una trilogia in licei, istituti tecnici e istituti professionali. Con una grande rivoluzione all’interno di questo. I licei vengono semplificati, ne avevamo 396 e ora sono addirittura 6 più le articolazioni, gli istituti tecnici passano da 204 a 11, i professionali passano da 27 a 6.
Perché dico che questa riforma doveva essere un po’ accompagnata e preparata? Per anni il Governo centrale ci ha detto che non sarebbe tornato indietro, che avremmo avuto la Moratti-Gelmini sicuramente in attuazione, che si potevano avviare delle sperimentazioni, fare delle mappature.
Io non voglio accusare né il passato, né il presente, né gli assessori che si sono susseguiti, però devo dire – lo dicevo in Commissione anche gli anni scorsi e lo dico a maggior ragione oggi – che c’è stato un atteggiamento di chiusura, un atteggiamento quasi ideologico. Un atteggiamento che ha fatto sì che certe cose non venissero preparate, pianificate, anche con l’avvio, ripeto, di corsi che potevamo sperimentalmente avere già da qualche anno, per vedere appunto il famoso impatto sul territorio, o magari una mappatura per vedere cosa ci serve e cosa non ci serve. Perché il fabbisogno della scuola superiore non è uguale in tutte le regioni e in tutte le province, certo, non è che dobbiamo essere dirigisti, però negli anni scorsi sarebbe stato opportuno andare a vedere dove c’erano carenze, duplicazioni e sovraesposizioni, una cosa che raccomandavamo anche in Commissione. Soprattutto perché già la riforma stessa ha portato ad una crescita della cosiddetta licealizzazione del sistema superiore, ossia dei licei rispetto alle scuole tecniche, alle scuole professionali. Sapete che i binari sono intercambiabili ma la scelta è anticipata alla terza media su questi due veri e propri filoni di saper fare, di cultura.
E’ dunque chiaro che se avessimo accompagnato anche, ripeto, mediante mappature o mediante l’avvio dei corsi che si potevano avviare, probabilmente non avremmo avuto l’impatto traumatico che abbiamo oggi. Anche se è vero che le linee guida che abbiamo approvato a luglio pongono inevitabilmente dei paletti. Ad esempio ponevano – dico ponevano perché non sempre le Province hanno svolto quel filtro che si auspicava facessero – pali e paletti la concertazione sui territori, la concertazione nell’ambito degli ambiti – scusate il bisticcio - funzionali dell’istruzione, la concertazione anche extraprovinciale, perché se una scuola sta ai confini di una provincia è inutile far valere l’ambito provinciale, è chiaro che bisogna parlare anche con la provincia a confine. Inoltre, l’individuazione delle risorse, l’individuazione dei locali, dei laboratori dove questi fossero stati ingenti (istituire un odontotecnico o istituire un alberghiero non è uguale che istituire corsi che invece non prevedono un investimento massiccio di attrezzature e di laboratori). Ancora, evitare la duplicazione, perché far male ad una scuola vicina che già raccoglie un’utenza, ossia far chiudere una scuola per aprirne un’altra è soltanto mettere la bandierina, le risorse non ci sono più per avere tutto dappertutto e tutto sotto casa.
Quindi evitare le duplicazioni, concertare, preparare e soprattutto evitare per gli istituti sovradimensionati di chiedere altri corsi – peraltro ne abbiamo alcuni anche nella provincia di Fermo –.
Non avendo però troppo gestito – lo ridico ma non per fare polemica – e preparato la strada della riforma - forse da parte di questa maggioranza non si credeva troppo in questa riforma e soprattutto si riteneva che non arrivasse a capolinea, cioè non diventasse legge, si pensava sempre che qualche Governo l’azzerasse - ci troviamo ora inevitabilmente a discutere di molte, molte domande proposte dai territori. Da una parte i presidi, perché l’autonomia scolastica, come voi sapete, prevede un sistema aziendale e concorrenziale delle scuole tra loro, ognuna chiede il corso per sé, cerca i fondi per sé, cerca la convenzione per poter aprire e mettersi in concorrenza con le altre, dall’altra i Comuni e soprattutto le Province.
Cosa ci è allora arrivato dalle Province? Rispondo qui velocemente alla collega Ortenzi. Questa riforma Moratti-Gelmini per fortuna nelle Marche non ha portato a tagli, noi siamo stati virtuosi prima, gli Isc si erano fatti da tempo, il sovradimensionamento non c’era, i sottodimensionamenti erano stati risolti perché portati a 500, le presidenze sono anni (penso anche alla mia zona) che vengono accorpate e che quindi vengono ridotti gli sprechi di più presidenze, di più vertici. Insomma, un po’ per questo le Marche per fortuna non avevano grandi riorganizzazioni e dimensionamenti da fare. Per cui più che di tagli dobbiamo parlare di ampliamento dell’offerta. E’ un bene allora che questa riforma in questo senso sia avvenuta, perché l’offerta formativa è di gran lunga cresciuta, seppur nella razionalizzazione.
Dicevo prima che i tronconi sono il professionale, il tecnico e il liceo, poi i corsi e gli indirizzi e soprattutto le articolazioni e le molte opzioni che troviamo in questa programmazione, che sono quasi in automatico consentite ai licei classici e scientifici affinché restino nel loro filone. Perché effettivamente era avvenuta una omogeneizzazione della scuola, per cui lo scientifico faceva più latino che matematica e il classico faceva più matematica che latino e greco. Ora questi filoni sono stati ridisegnati.
Ampliando dunque l’offerta è chiaro che tutti abbiano chiesto tutto. Le Province - non me ne vogliano, ma parlo, come politico e amministratore, da persona attenta anche a quelli che devono essere i risparmi e le risorse – hanno chiesto tutto ciò che potevano chiedere. Le scuole hanno trasmesso ai Comuni e i Comuni alle Province.
Le Province hanno fatto dei piani sicuramente ambiziosi, legittimi. Io non so se sempre sia avvenuta la concertazione con il vicino, non so se si siano sempre evitate duplicazioni o danni per uno o per l’altro solo per avere anche quella provincia o quel paese, quella scuola o quell’altra, però i piani soprattutto di qualche Provincia sono comunque ambiziosi.
Perché allora dicevo che la Regione doveva preparare per tempo questo evento e questa riforma? Era proprio per poter dire attraverso una mappatura che lì c’è bisogno o non c’è bisogno, che qui c’è carenza, che qui c’è estrema licealizzazione, che qui serve il meccanico, qui serve un’attenzione di più verso il professionale, ecc..
Soprattutto le famose tabelle di confluenza che sono state emanate dal Governo, seppure sia vero, soltanto l’anno scorso, e che indicano l’impatto che il nuovo corso ha sul vecchio corso, quindi quanti corsi sono stati abrogati, quanti sono invece subentrati in questo accorpamento e razionalizzazione, è uno studio che anche noi nelle Marche dovevamo fare per capire quale fosse il sistema esistente e quale sarebbe stato il sistema che nel dopo riforma avremmo potuto costruire.
Ma questo a mio avviso, per un atteggiamento anche pregiudiziale e ideologico, non è stato fatto. Ora cosa succede? Ripeto, tutti chiedono tutto, gli istituti musicali li chiedono tutti quanti ma sappiamo che più di due finora non sono stati concessi e difficilmente penso sarà dato il terzo, lo auspico, ma sicuramente qualcuno resterà a bocca asciutta.
Mi pare sia qui prevalso l’orientamento estensivo, ossia un po’ tutto quello che è stato chiesto, salvo rarissime eccezioni, viene consentito. A noi va bene votarlo e va bene che la riforma abbia consentito un tale ampliamento di offerta formativa, ma dobbiamo leggere bene tra le righe lo stesso parere dell’ufficio scolastico regionale, che sarebbe l’uomo del governo nelle Marche, dobbiamo vedere anche l’istruttoria che ha fatto la rete scolastica. Ossia di quando si dice: parere favorevole però l’articolo 7, che individua i bacini di utenza, le risorse, i laboratori, le strumentazioni, non è stato adeguatamente osservato. Questo che cosa significa? Significa che tra quello che approviamo e quello che potrebbe essere attuato ci sarà sicuramente un gap. Ci sarà qualcosa che resterà sulla carta. Ci saranno illusioni da parte dei territori e delle province e soprattutto dei presidi. Questo per mancanza dei requisiti, che giustamente l’ufficio scolastico regionale ci ricorda, cioè l’individuazione delle risorse, dell’edilizia scolastica, e sopratutto degli iscritti. Cioè, l’utenza va detta prima, io devo sapere se ci sono trenta ragazzi, quaranta ragazzi per far frequentare poi il corso ics o ipsilon, io non lo posso concedere come invece è avvenuto qualche anno fa mi sembra al nautico di Ancona che appunto non ha avuto gli iscritti e di conseguenza non è stato avviato, e di cui poi si fece una battaglia di territori, di religione.
Ecco, occorre una preparazione in tal senso, soprattutto in rispetto di quelle che sono le richieste sia del Sovrintendente regionale, sia della stessa istruttoria che l’atto contiene nell’ultima colonna e che individua, ripeto, tutto quello che è da individuare per far fronte poi alla reale vita, al reale sviluppo e prosecuzione del corso che viene attuato, ma questo non sempre c’è stato.
Quindi quello che poteva essere il favore incondizionato – parlo per me e per il mio Gruppo – verso un atto che propone l’ampliamento dell’offerta formativa e che porta sicuramente del bene e aumenta l’offerta sui territori, ora non possiamo darlo perché temiamo che buona parte di quello che andremo a votare non sarà poi tradotto in istituzione vera e propria. E questo per una serie di carenze istruttorie che sono presenti a volte a cura delle stesse Province, a volte a cura delle scuole, a volte degli enti locali. Carenze istruttorie che probabilmente non consentiranno alle risorse di far fronte a tutti gli istituti, a tutte le scuole che chiediamo.
La legge c’è quindi potevamo rendercene conto prima. E soprattutto la Regione Marche poteva, secondo me, pilotarla e gestirla meglio, in maniera che ora non ci trovassimo di fronte a un sovraffollamento di domande con una ridotta possibilità anche da parte degli enti locali di risorse, di attrezzature e senza l’individuazione certa di quei bacini di utenza che sono indispensabili per l’avvio e la prosecuzione dei corsi che andiamo a deliberare.

PRESIDENTE. La discussione è aperta. Ha la parola il Consigliere Trenta.

Umberto TRENTA. Oggi ho preso atto di due concetti importanti, il primo è stato espresso dal Presidente Spacca che giustamente ci richiama a un livello istituzionale, culturale e politico che abbia la dimensione e lo spessore della politica regionale, la sua frase precisa è: “in qualsiasi parte del territorio regionale”. Sento poi dagli interventi dei due relatori che si parla di concertazione del territorio.
Io vengo da un’esperienza politica molto semplice, che definisco deriva politica del lives, del confine e marginalizzazione dei territori. E parlo del nord dell’Abruzzo, il collegio elettorale dove sono stato eletto. Quindi non userò la definizione territorio della provincia ma territorio nord dell’Abruzzo, cioè né carne né pesce. Perché? Perché io Consigliere regionale di un territorio già da queste dichiarazioni nella premessa sento che si è definito concertazione di territori di confine, quindi del lives - il lives per me è sempre stato un punto che unisce mai un punto che divide -, per cui nell’amministrazione della Regione Marche c’è anche la contribuzione di quei territori a margine.
Vado al dunque. Io adotterò una mia linea politica, ovvero quella del non voto, cioè non dico né sì ne no. Perché qui veniamo chiamati solo a contribuire alla ripartizione di quei famosi 8 mila miliardi, come poi sono sfociati in quel provvedimento sul sostegno ai giovani di cui parlavamo prima, che penso che sia un piè di lista per dire nelle cinque province ognuno si organizzi in questa maniera, chi gestisce il fondo poi va a corrispondere il dovuto.
Il radicale contrasto con quanto proposto da una provincia conformemente a quanto richiesto da un comune capoluogo significa che nella razionalizzazione di questo provvedimento io vedo che va anche contro la legge, in quanto mantiene lo status quo che vede un circolo didattico sottodimensionato rispetto al tetto dei 500 iscritti.
Quindi potete capire bene che io sono costretto a parlare del fatto, per poi dire quello che la Giunta regionale in quel territorio ha provocato e sta provocando quando ci si chiede la concertazione degli enti, la concertazione territoriale, la campagna di ascolto per quelle marginalità in difficoltà. Allora qui dico ai miei concittadini, noi non siamo figli di PU, nel senso di Pesaro Urbino, e oggi dico pure che non siamo figli del PUAN, nel senso Pesaro Urbino e Ancona.
Che significa questo? Qualcuno dirà che nel territorio regionale sono stati concessi due licei musicali e ne vedremo un terzo se poi verrà con la riforma, se saremo virtuosi. No, noi siamo ipocriti. Qualcuno diceva: “non ricominciamo a parlare dei cristiani”, ma nel Vangelo non è abusata la parola amore ma ipocritos, che sta nel fare politica di questa Giunta regionale, sta nell’arte dell’imbonimento portando avanti quel discorso: “Siamo tutti d’accordo, volemose bene, si fa così”, ecc., ecc..
In campagna elettorale qualcuno si presenterà giù, ma io sono proprio stufo, io non so più che dire a quel territorio, un territorio dove tutti pescano o fanno proclami. Un territorio dove c’era la più grande federazione del partito comunista, la grande cellula offidana. Posso fare la storia alla morale cattolica ma che oggi nei valori assoluti di quell’assoluto si comporta in questa maniera. Assessore del Piceno, arriviamo al dunque.
Dunque, di queste sei organizzazioni scolastiche, quattro circoli didattici e 2 scuole medie – ora farò l’intervento in modo caustico – esclusivamente una, quella di Borgo Solestà, presenta da almeno due anni una situazione di sottodimensionamento (460 alunni circa). La Regione in effetti nel provvedimento generale ha tagliuzzato, ha uniformato, ha concertato con il territorio, quindi non è che il vulnus è solamente in quel territorio periferico che è il nord dell’Abruzzo. E lei, Assessore Canzian, non ha una delega al Piceno, ma al Nord dell’Abruzzo, lo dovrebbe chiedere al Presidente della Regione Abruzzo Chiodi.
L’Amministrazione comunale ha cercato, senza utili risultati, di proporre un ISC verticale che risolvesse il problema. Ne è derivata una vera e propria “protesta popolare” alimentata in particolare dai dirigenti scolastici (tutti tranne uno) contrari ad una riforma che avrebbe smembrato e riarticolato tutta la rete cittadina.
Preso atto di ciò il Comune, di cui io sono Presidente del Consiglio comunale, con il parere favorevole dei sindacati e dell’Amministrazione provinciale, ha proposto di risolvere il problema nel modo più semplice. Ovvero, con l’aggregazione di un piccolo plesso periferico (Borgo Chiaro di 85 iscritti) attualmente appartenente al Circolo didattico di Ascoli Centro (che conta ben 850 iscritti) al Circolo didattico di Borgo Solestà. Quindi c’era quel principio dei vasi comunicanti ma del buon padre di famiglia, c’era una ratio politica che andasse a risolvere un problema di rete.
La soluzione proposta da Comune, sindacati e Provincia - ripeto, Comune, Provincia e Sindacati, meglio ancora, Sindacati, Comune e Provincia -, stabilizza la rete e crea la condizioni per poter valutare con serenità e senza emergenze numeriche la praticabilità delle verticalizzazioni nel comune capoluogo.
La Giunta regionale, sotto la spinta del Direttore didattico di Ascoli Centro Giuseppe Pacetti - dapprima favorevole all’aggregazione e poi contrario per via della opposizione dei maestri interessati -, ha deliberato una proposta al Consiglio assolutamente contraddittoria. Lei lo conosce bene, Assessore con delega al Piceno.
La Giunta, in particolare, ha sospeso l’aggregazione di che trattasi per poi invitare il Comune a programmare soluzioni idonee a superare la problematica. La Commissione consiliare ha recepito detta impostazione contraddittoria e contra legem.
Ecco cosa prevede l’atto amministrativo n. 22/10.
Parte narrativa: “Considerato che la Provincia di Ascoli Piceno ha trasmesso la proposta del Comune di Ascoli Piceno di aggregare la scuola primaria Borgo Chiaro attualmente appartenente alla Direzione Didattica Ascoli Centro, alla Direzione Didattica di Borgo Solestà in quanto quest’ultima sottodimensionata;
Ritenuto di sospendere tale richiesta in quanto la deliberazione n. 128/2009 prevede l’individuazione ‘delle condizioni strutturali ed organizzative ottimali per la realizzazione dell’unitarietà del ciclo primario e secondario di primo grado attraverso l’istituzione di Istituti comprensivi sulla cui formula dovrà essere progressivamente conformato il ciclo primario e secondario di primo grado’: rinviando di un anno la risoluzione e impegnando il Comune di Ascoli Piceno ad un approfondimento della situazione delle scuole di base nel territorio comunale che porti alla definizione di Istituti comprensivi;”.
Parte dispositiva: “9) di impegnare gli Enti locali competenti per l’anno scolastico 2012/2013 a programmare soluzioni per le seguenti autonomie scolastiche sottodimensionate: - Istituto Scolastico Comprensivo Alighieri di San Lorenzo in Campo; - Istituto Scolastico Comprensivo Luca della Robbia di Appignano; - Direzione Didattica di Borgo Solestà di Ascoli Piceno”.
Quindi, al di la del merito, Assessore Canzian, sa quanto affetto e stima proviamo per lei, su queste cose dovremmo dare una risposta che sia nella valutazione globale, che è espressione di quel grande spessore politico che ci deve contraddistinguere, così come ci ha richiamati a fare il Presidente Spacca.
Ricordiamoci che nel nostro territorio, il nord dell’Abruzzo, ripeto, possiamo avere questi problemi.
La Regione mortifica le autonomie e rende superfluo il loro giudizio sul tema della rete scolastica, e questo forse è il vero vulnus. A che servono i pareri dei Comuni e delle Province se poi la Regione li disattende?
Oggi dunque qui si apre un vulnus a quello che è il concetto del buon amministrare il territorio, nessuno escluso.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Giancarli.

Enzo GIANCARLI. Signor Presidente, colleghi Consiglieri, io mi sono trovato più volte in altra veste ad elaborare, a costruire, ad approvare, per quanto di competenza, un programma della rete scolastica. Ed oggi lo faccio con un’altra veste istituzionale.
Ho fatto questa considerazione perché tale percorso mi ha dato e mi dà ora la possibilità di dire quanto è importante questo atto di programmazione, sia per come è stato costruito – cercherò di dire poi al collega Trenta le mie impressioni –, sia per i contenuti, quindi potrei dire metodo e merito.
Noi qui nel luglio scorso abbiamo discusso le linee guida, ci sono state le conferenze provinciali delle autonomie, insomma, ci sono stati molti momenti di incontro, come sottolineava la Presidente Ortenzi . Credo allora che dobbiamo ringraziare sia la Presidente, sia la relatrice di minoranza, i componenti della Commissione che ci hanno fornito questo atto, come pure l’Assessore Marco Luchetti, perché in questi mesi hanno ascoltato le istituzioni locali, le scuole, ed hanno via via arricchito la proposta.
E voglio dire anche un’altra cosa, cioè, guardate, questo atto poteva anche non tornare in questa Assemblea, per cui il fatto che ci torna è la dimostrazione che in questa Regione si vive davvero la democrazia. (…) Consigliere, poteva non tornare dal punto di vista burocratico, in molte Regioni dopo aver approvato le linee guida, insomma, non voglio attribuire un merito a questo fatto, lo dico come dato di fatto, poi per quanto mi riguarda io sono un incontentabile della democrazia, più atti democratici ci sono e meglio è. Quindi non voglio attribuire un merito, l’ho detto come dato di fatto.
Sicuramente questa Regione ha avuto un comportamento virtuoso. Allora dico al collega Trenta che la dimensione regionale a cui faceva riferimento il Presidente Spacca è quella che deve farci vedere in ogni momento gli atti, le leggi, la programmazione, è quello che in questa Regione riusciamo a compiere non soltanto come Istituzione ma anche come momenti di concertazione e di programmazione. Poi può anche darsi – su questo risponderanno probabilmente gli Assessori Canzian e Luchetti – che in un circolo didattico si poteva fare diversamente. Però questo non toglie che il dimensionamento è stato comunque realizzato con la partecipazione, con il consenso, con il coinvolgimento, con la condivisione da Ancona a San Benedetto del Tronto, da Senigallia a Cingoli, da Tolentino a Pesaro.
Vi è stata una gradualità frutto di una visione strategica e che sa innescare innovazione, presenza di una rete scolastica ampia, adeguata di tipologie, di indirizzi, di risorse, di bacini. C’è insomma un equilibrio territoriale. Quindi credo che possiamo parlare di lungimiranza, di lucidità di visione.
Mi sento anche di dire che questo non è un piano ingessato, ci sono princìpi e presìdi fondamentali, c’è la volontà e la capacità di monitorare l’applicazione di questo strumento di programmazione. Quindi mi sento di parlare di equità, di equilibrio, di completezza, di dinamismo. In una parola in questa regione si garantisce la qualità dell’offerta formativa.
Vedete, per una maggioranza come la nostra la scommessa è coniugare qualità e scolarizzazione di massa. Perché se è vero che le eccellenze vanno scoperte, sostenute, promosse, valorizzate, questo deve avvenire dentro un sistema che scommette, punta e garantisce la qualità della formazione per tutti, elevando quindi complessivamente la qualità dall’infanzia alle superiori.
Credo che nella rete scolastica marchigiana esistano intelligenze, professionalità, competenze, conoscenze, diritti di cittadinanza, quindi le condizioni per un sistema formativo pubblico, ovviamente con gli investimenti necessari. Qui il Presidente ci richiamava a riflettere su quello che è il quadro italiano, europeo, direi globale, anche rispetto ad ulteriori tagli di risorse pubbliche che forse dovremo vivere ancora. Però non dobbiamo perdere di vista quelli che sono gli investimenti necessari per il rafforzamento di una centralità politico-culturale che riprenda il ruolo di costruzione di valori collettivi, di responsabilità, di civismo, di cittadinanza attiva e anche, perché no, di volano dello sviluppo. L’economia, la sua capacità anche nelle imprese di innovazione, ha bisogno di un elevamento delle competenze non solo umanistiche ma anche matematico-scientifiche. Infine, ma non certo per ordine di importanza, come strumento di promozione, di mobilità sociale e come speranza concreta e futura per le giovani generazioni e per il Paese.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Massi.

Francesco MASSI. Come componente della prima Commissione esprimo un particolare apprezzamento per il lavoro svolto con gli altri colleghi nella Commissione - è stato sottolineato - per il modo con cui abbiamo ascoltato e valutato. E in qualche modo ci siamo anche caricati di quello che può il futuro, dobbiamo infatti essere tutti coscienti che il futuro della nostra scuola sarà sempre più in mano alla Regione, Assessore Luchetti, e con il federalismo lo sarà ancora di più, per cui la programmazione sarà ancor più la missione principale. E con la programmazione anche l’assunzione di responsabilità e il coraggio necessario serviranno per definire un assetto completo da nord a sud della nostra offerta.
C’è soddisfazione anche per aver registrato la vivacità, la creatività, l’originalità dei nostri amministratori e dei nostri dirigenti scolastici. L’attaccamento al territorio, certo, ha manifestato quello che è stato per anni il nostro valore e il nostro patrimonio anche culturale che per alcuni è visto un po’ come il nostro limite. Cioè, tutti vorremmo giustamente la valorizzazione del nostro territorio, del nostro comune, della nostra scuola, e spesso è difficile superarlo, dobbiamo ammetterlo, è un limite che abbiamo un po’ tutti, siamo uomini, siamo sulla terra, è molto difficile vedere la programmazione in termini un po’ più ampi, con una visione regionale, come diceva prima il Governatore.
Ma non ne faccio una colpa, è frutto del nostro entusiasmo, del sacrificio con cui si tiene il collegamento sul territorio, di come i nostri amministratori cercano di combattere, anche la crisi che c’è, con offerte nuove.
Allora c’è da dire che le scuole hanno messo fortemente del loro, abbiamo visto la passione di tantissimi dirigenti messa per rafforzare la loro scuola, i loro istituti.
Di fronte a questo quadro fortemente frammentato è vero che le Province, collega Romagnoli, non hanno svolto il filtro che dovevano, cioè hanno svolto un po’ la funzione di passacarte. Ma diciamo che qui le Province le capisco. Posso non condividerle tutte, però capisco il metodo che hanno attuato portando qui sul tavolo regionale una serie di proposte e di opzioni che pongono il legislatore regionale di fronte a particolari responsabilità.
Le divisioni sul territorio in gran parte si sono accentuate, per qualcuno può essere gelosia, per qualcun altro può essere una voglia di rivincita del proprio territorio, di riscatto, la possibilità di scommettere sul futuro.
Devo dire, avendo vissuto qualche anno qui in Assemblea legislativa, che all’inizio questo atto veniva liquidato in quindici minuti, era un atto assolutamente di routine. Quindi se oggi anche la nostra passione politica, l’attenzione dei media – basta leggere i giornali – sul piano che riguarda la scuola, la programmazione, il dimensionamento, è aumentata è perché abbiamo tutti quanti assunto la coscienza della responsabilità della Regione.
Quindi mi fa piacere che ci si dilunghi e che ci siano anche le polemiche, perché significa che questo potere che ha la Regione è avvertito e la sensibilità sulla materia è aumentata rispetto al passato. E il monito è che aumenterà ancora di più.
Riforma Gelmini e riforma del nostro sistema, Assessore Luchetti. Qui c’è da dire, l’Assessore lo sa, che noi vi abbiamo fatto una polemica estiva, una polemica sempre con spirito costruttivo, lo ribadisco, abbiamo cioè presentato una proposta di legge per il nuovo sistema istruzione e formazione della Regione. Volevamo, Assessore, confrontarla con quella della Giunta ma ancora non c’è. L’avete promessa ma siamo quasi a un anno dalle ultime elezioni e la stiamo ancora aspettando. Noi chiediamo di mandare avanti la nostra proposta ma se c’è anche quella della Giunta ne saremmo assolutamente…(…) Può darsi pure, la maestra mi diceva sempre: “se proprio devi copiare copia dai migliori”!
Comunque, uno, prendiamo questo momento per sollecitare a inizio d’anno la proposta della Giunta o dei partiti di maggioranza per andare a un confronto serio sul sistema, due, prendiamo atto che la Regione la programmazione non l’ha fatta, l’ha detto la collega Romagnoli, siamo d’accordo, il nostro apporto, ripeto, è costruttivo, andiamo allora a vedere le situazioni sui territori.
Alcuni colleghi hanno già evidenziato le lacune, le carenze che hanno avvertito nella proposta, qualcun altro forse parlerà di squilibrio territoriale o di disparità di trattamento. Bene, prendiamone atto e cerchiamo di ragionarci, e soprattutto, se non si possono risolvere quest’anno facciamolo negli anni prossimi.
Parlo delle realtà che ho vissuto in maniera più vicina, parto allora da quella dei licei musicali e coreutici. Negli anni scorsi ne abbiamo parlato a lungo e credo che possa essere avvertito dalla comunità marchigiana – non me ne vogliano i colleghi del nord – che abbiamo due licei musicali concessi e attivati, uno ad Ancona e uno a Pesaro. Un blitz con lo Stato, un blitz della Regione. Fatto sta, riepto, che abbiamo un liceo ad Ancona e uno a Pesaro. E’ chiaro dunque lo squilibrio rispetto al centro-sud delle Marche.
Con questo atto contempliamo il riequilibrio, quindi è una proposta che, parliamoci chiaro, se i conservatori sono diventati università, avere cinque licei musicali, uno per provincia – e mi rendo conto della forzatura – e che diventino propedeutici all’accesso per l’istruzione universitaria che è quella dei conservatori, è una manovra che ci sta.
Bisogna bussare alle porte del futuro. E’ demagogia? No, non credo, penso che per il patrimonio culturale, associazionistico, di crescita musicale delle nostre province – pensate a tutta la miriade delle nostre bande, delle corali, delle associazioni musicali, alla passione per la musica che cresce, alla sensibilità delle famiglie e degli studenti che credo aumentata – bisogna dare un risposta forte e poi insieme, certo, lavorare a Roma. Però è chiaro che con questo atto c’è un riequilibrio per quanto riguarda i licei musicali.
Inoltre c’è la partita del liceo coreutico. La proposta Gelmini è quella di prevedere pochi licei coreutici in tutta Italia (mi sembra si parli di dieci), subordinando la loro attivazione all’acquisita convenzione con l’Accademia nazionale della danza. Bene, in questo atto viene riconosciuto anche questo. Cioè credo che almeno un liceo coreutico nella nostra regione ci sia, ci sono le tradizioni culturali, quindi ci sarà anche la possibilità per molti giovani di accedere a questo tipo di istruzione.
L’ultimo capitolo riguarda la vicenda dell’alberghiero, vicenda che metto per ultimo perché vedo il modo in cui è vissuta sui territori.
Intanto chiariamo quello che è avvenuto in Commissione. Con i colleghi di maggioranza in Commissione si è subito detto che – dato che parliamo dell’alberghiero in provincia di Macerata, la diatriba riguarda Cingoli, Matelica, Sarnano, chiamiamo le cose con il loro nome – intanto manca l’interlocutore Provincia in quanto commissariata, non possiamo far carico al Commissario di una competenza che oggettivamente non può avere. Quindi in Commissione ai territori che rimangono esclusi abbiamo detto che ci prendiamo l’impegno a valutare tutto, però sia chiaro – ci metto qui del mio e credo anche a nome di tutto il Gruppo – che non possiamo smantellare una cosa che funziona, che ha dato prestigio non solo a una provincia, non solo al comune di Cingoli, ma penso a gran parte della parte centrale di questa regione, che è appunto l’Istituto di Cingoli, per andare a creare situazioni che potrebbero in qualche modo limitare la potenzialità e la qualità di Cingoli. Questa è una cosa che abbiamo avvertito tutti.
Poi le altre valutazioni, le altre richieste, siamo disponibili a farle. Credo sia legittimo che l’Amministrazione di Matelica abbia puntato, insieme alla dirigenza, su Matelica, come ha fatto anche il Sindaco di Sarnano con gli amministratori dell’alto fermano.
Però oggi, cari colleghi, non abbiamo avuto la possibilità di fare valutazioni più approfondite, ma ci fermiamo qui, perché credo che la forza di questo piano sia un po’ anche quella di andare a valorizzare quello che c’è. La crisi c’è, sappiamo bene che la situazione è difficile, dobbiamo allora valorizzare, incrementare, potenziare e dare fiducia a quello che c’è, a quello che ha saputo crescere, a quello che ha saputo dare molto in questa offerta, che significa anche – voglio dirlo in questa situazione drammatica – occupazione quasi sicura, e non ci stanno tante scuole che danno questa opportunità.
Quindi possiamo essere soddisfatti di questo atto, nei limiti, ripeto, di quella programmazione che per il momento con la situazione che c’è non è stata possibile in maniera più profonda.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Natali.

Giulio NATALI. Presidente, le farò recuperare il tempo perché il Consigliere Trenta mi ha anticipato in molte delle tematiche. Va detto e purtroppo sottolineato ancora che nella delibera di Giunta la parte che dobbiamo contestare a fondo è quella che è avvenuta in Giunta senza motivo. Perché nel momento in cui un DPR recita dei particolari requisiti e un Comune recepisce quei requisiti, anzi, non solo li recepisce di norma, ma concerta con tutti gli interlocutori una nuova situazione nel rispetto della norma e poi tutto questo viene recepito dalla Provincia, mi dicono che per la prima volta qui si arriva senza rispettare quello che decidono le Province e i Comuni.
Il bello è che questo sarebbe potuto avvenire nel caso in cui ci fosse stata una violazione di norme da parte del Comune o della Provincia, invece no, qui si fa nonostante che quel Comune e quella Provincia hanno rispettato tutto.
Il Consigliere Trenta parla di provincia dell’Abruzzo del nord, io sorridevo quando il Consigliere Giancarli parlava di lungimiranza, lucidità, equità, equilibrio, completezza e dinamismo. Ma forse non valgono per tutti, perché di fronte a quello che sottolineo e che sottolineava il Consigliere Trenta, non mi sembra che si possa parlare di equilibrio, di lungimiranza, di lucidità.
E’ vero che dobbiamo pensare in grande, ci mancherebbe altro, ma a forza di pensare in grande – anch’io mi rivolgo all’Assessore al piceno – poi pensiamo in grande per tutti; come nel famoso fondo unico che ancora viene diviso per quattro provincie e non per cinque, nonostante che da qualche anno ce ne siano cinque, e il quarto che arriva viene diviso in due, quarta e quinta.
Questa è la situazione che subisce il mio territorio. E se mentre lì è solo un discorso di carattere politico, che può essere anche comprensibile – capisco, non siamo molto omogenei, il territorio di Ascoli come comuni non è molto omogeneo alla maggioranza e alla Giunta regionale –, in questo caso invece siamo contro la legge, è diverso, non è più un discorso politico. Qui si impedisce, si vieta con una formuletta che tra l’altro è veramente simpatica, oserei dire una formuletta dorotea, perché quando…(…) Ognuno dice “magari” a quello che gli è congeniale, io non dirò mai “magari” a un qualcosa di doroteo, e penso che anche tanti altri non diranno mai una cosa del genere! Si dice: “Considerato che la proposta della Provincia di Ascoli Piceno… omissis… Ritenuto di sospendere tale richiesta in quanto la deliberazione n. 128/2009 prevede l’individuazione – e qui chiedo una traduzione, perché onestamente nonostante gli sforzi non riesco a capire – delle condizioni strutturali ed organizzative ottimali per la realizzazione dell’unitarietà del ciclo primario e secondario di primo grado attraverso l’istituzione di Istituti comprensivi sulla cui formula dovrà essere progressivamente conformato il ciclo primario e secondario di primo grado:”. Per questo rinvia quanto deciso dal Comune e dalla Provincia di Ascoli di un anno, impegnando il Comune ad un approfondimento della situazione. Ma il Comune l’ha già approfondita, la Provincia l’ha già approfondita, però viene rinviato di un anno. Torno al doroteismo, ma no, forse questo non era molto doroteo, quello che pensava male e diceva che faceva peccato ma ci azzeccava, ultimamente devo dire che le ultime frasi che risalgono a questo signore non sono molto recepibili.
Comunque, vorrei sapere che significa tutto questo. Il Comune di Ascoli e la Provincia di Ascoli devono approfondire un qualcosa che hanno già approfondito? Cioè, ci dovete dire se il Comune di Ascoli e la Provincia di Ascoli con quello che hanno proposto rientravano nella norma o no, e se voi sospendendo quella deliberazione siete nella norma o no.
Per questo annuncio il mio voto contrario, in contrasto anche con il Gruppo.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Acquaroli.

Francesco ACQUAROLI. Intervengo per completare un po’ l’intervento del mio Capogruppo Massi relativo all’attenzione che queste linee programmatiche hanno nel completare e mettere in sinergia l’offerta formativa di tutto il territorio marchigiano. Ho apprezzato in parte anche ciò che diceva il nostro Governatore riguardo ad una visione regionale dell’offerta formativa.
E proprio in virtù di questa logica, come pure in una logica di sempre minori risorse, ovvero in una logica di risparmio, è strano vedere un ordine del giorno presentato dalla Consigliera Giorgi con cui si propone l’istituto alberghiero a Matelica.
E non voglio fare polemica nei confronti della Consigliera Giorgi né nei confronti del Sindaco e dell’Amministrazione comunale di Matelica. Faccio questa considerazione perché non è vero politicamente che non si va a configgere, autorizzando questa nuova struttura a Matelica, con altre strutture sul territorio. In realtà molto vicino a Matelica, nella città di Cingoli, c’è un istituto alberghiero che è cresciuto grazie ai notevoli sforzi delle varie amministrazioni, di tutta la città e di tutto il territorio, che hanno creduto in tempi non sospetti in questo tipo di attività, in questo settore, portandolo addirittura a diventare un’eccellenza di tutta la provincia e che dunque premia un’intuizione che ha posto le sue radici qualche anno fa.
Quindi vicino a Matelica c’è già una realtà che funziona, una realtà che ha raggiunto un certo grado di sinergia con tutto il territorio provinciale e anche oltre, che completa bene la formazione già da sola.
Il chiaro rischio nell’autorizzare un’altra struttura è non solo quello di indebolire la struttura di Cingoli, ma è anche quello di non creare una vera alternativa. In questo caso chi parla di sinergia lo fa in maniera non appropriata, perché il bacino di utenza degli studenti che potrebbero iscriversi a quell’indirizzo è lo stesso, varierebbe pochissimo. Quindi si andrebbe a dividere una forza in due mediocrità.
Il rischio è anche quello di bruciare delle risorse pubbliche in un momento in cui non possiamo permettercelo, inoltre di buttare a mare un’esperienza che ha dato forza a una risposta non solo dal punto di vista della formazione, ma anche dal punto di vista dell’’occupazione, in un territorio come quello di Cingoli e il suo hinterland che è importante per tutta la regione.
Allora che non si intervenga oggi a favore di un’iniziativa politica che va ad accontentare qualcuno ma che in realtà rischia di scontentare tutti.
Bisogna invece porre attenzione nel recepire le richieste di una città come Matelica, che però deve riguardare un completamento, un’integrazione dell’offerta scolastica e non n accavallamento con una realtà limitrofa in tutto simile.
Il mio auspicio quindi è che questo ordine del giorno non venga accolto e che si rispettino le linee guida che si è data la Commissione e la Giunta in questa giornata.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Marangoni.

Enzo MARANGONI. Intervengo anch’io su questo tema specifico su cui è intervenuto ora il Consigliere Acquaroli, quello cioè della richiesta che viene anche da Matelica dell’inserimento di un istituto professionale alberghiero o almeno di una sezione staccata di quello cingolano. Interveniamo come maceratesi e come eletti nel collegio di Macerata.
Io ritengo che l’Istituto Varnelli di Cingoli sia un istituto meraviglioso, ne abbiamo avuto il piacere di farvi visita ufficiale come prima Commissione di cui sono componente. E’ un istituto cresciuto tantissimo dalla sua costituzione, ha un’attrazione notevole in buona parte della provincia di Macerata. E’ un istituto che garantisce una piena occupazione o giù di lì, nel senso che i ragazzi ivi diplomati trovano occupazione nelle aziende alimentari importanti di quella zona, ma anche in sbocchi occupazionali coerenti con il tipo d’istituto, ossia nel mondo della ristorazione e in quello alberghiero di tutta Italia, in Europa e persino in altri continenti.
Quindi sicuramente Cingoli va valorizzata, va potenziata, è un fiore all’occhiello della nostra offerta formativa a livello non solo maceratese ma direi regionale e anche oltre. Quindi nulla da dire su questo.
Credo però che dovremmo essere un po’ più lungimiranti. Lungimiranti nel senso di non pensare che l’eventuale apertura di un istituto simile anche a Matelica sia un distruggere l’esperienza positiva che abbiamo a Cingoli. Certamente porterà via qualcosa, parliamo probabilmente di 100-150 studenti che vengono dalla zona di Matelica, Castelraimondo e paesi limitrofe, però è anche vero che per il tipo di ubicazione logistica Cingoli è molto molto difficile da raggiungere da certe zone del maceratese. Matelica è invece comodamente raggiungibile grazie al treno dallo stesso capoluogo di provincia, cioè da Macerata, quindi molto più comodamente che non Cingoli. Stessa cosa è l’area di attrattività che Matelica può esercitare da Fabriano. Fabriano è infatti ben collegata a Matelica.
Quindi penso che non sia un grave danno per Cingoli, soprattutto se pensiamo in termini prospettici a una differenziazione che io auspicherei dal punto di vista dell’offerta formativa di Matelica rispetto a Cingoli.
C’è anche da dire che un simile istituto può attrarre a Matelica giovani che vista la lontananza di Cingoli rispetto alla loro abitazione probabilmente andrebbero verso una dispersione scolastica. Cioè se si apre un nuovo centro di formazione alberghiero sicuramente si recuperano molti ragazzi che probabilmente abbandonerebbero gli studi, quindi potrebbe andare a diminuire la dispersione scolastica, il che è molto importante.
Inoltre la possibile attrattività di Matelica andrebbe addirittura fuori dai confini regionali, persino dall’Umbria, dalla parte più vicina a quella zona, ad esempio a Gualdo potrebbero esserci iscritti potenziali orientati a Matelica. Pensate che in Umbria c’è un solo istituto alberghiero a Perugia.
Quindi non vedo questa concorrenza così forte tra queste due possibili realtà.
Concludo dicendo che dobbiamo anche considerare la crisi del sistema industriale connesso all’elettrodomestico, che pesa negativamente sull’economia di Matelica. Quindi uno sbocco occupazionale di tipo turistico sarebbe importante. Tanto più, ripeto, che parliamo di istituti che garantiscono o quasi la piena occupazione, con possibilità di lavorare anche fuori regione, in tutta Europa e addirittura in altri continenti.
Quindi io non la vedrei in modo così drammatico. Fermo restando che l’istituto di Cingoli va tutelato, garantito, potenziato e valorizzato. Però non dobbiamo neanche pensare ad una saturazione della domanda e dell’offerta. Basti pensare che ci sono zone della provincia di Macerata, parlo di quelle più vicine al mare, per esempio quella di Recanati, dove non si può certo andare a Cingoli ma si va ovviamente a Loreto, dove c’è un altro istituto che è vicinissimo pur essendo un’altra provincia.
Quindi dobbiamo imparare a ragionare in termini non esclusivamente provinciali. E Matelica risponderebbe a un bisogno interprovinciale, Fabriano è addirittura interregionale la parte più collegata dell’Umbria vicino all’Appennino alto maceratese.
Il mio invito è quindi di votare l’ordine del giorno presentato dalla Consigliera Giorgi, fermo restando che sono assolutamente positivo, propositivo, costruttivo e anche entusiasta, permettetemi questo aggettivo, su quella che è l’offerta formativa dell’Istituto Varnelli di Cingoli che, appunto, è un ottimo istituto.

PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Canzian.

Antonio CANZIAN. Molto brevemente per esprimere, prima dell’intervento dell’Assessore Luchetti, almeno una considerazione sugli interventi dei Consiglieri Trenta e Natali.
Innanzitutto credo che se i problemi del Piceno fossero legati esclusivamente a questo provvedimento staremmo molto meglio rispetto a come invece siamo.
Consigliere Natali, mi rivolgo a lei perché il Consigliere Trenta non lo vedo, i contenuti della proposta di legge relativi al provvedimento adottato dal Consiglio comunale di Ascoli si riferiscono a un fatto che a lei non sfuggirà, cioè che il Consiglio comunale di Ascoli non ha avuto in realtà il coraggio di applicare fino in fondo le direttive della Regione riguardo all’istituzione degli istituti scolastici comprensivi. Questo dobbiamo riconoscerlo. E si è limitato, nell’incapacità di adottare la verticalizzazione degli istituti scolastici, ad adottare un provvedimento meramente ragioneristico, che è quello di staccare un pezzetto di istituto scolastico, quello di Campo Marignano 4.40.46 , e di appiccicarlo all’Istituto scolastico di Borgo Solestà per consentirgli semplicemente di raggiungere e superare i 500 iscritti.
E’ questo che è stato messo in discussione con questo provvedimento, ossia che non si è assolutamente affrontato il vero tema, quello della verticalizzazione, che comunque sarà di fronte all’esame del Consiglio comunale di Ascoli prossimamente, perché a questo non ci si può sottrarre. Altrimenti non si comprenderebbe il perché un provvedimento come questo, insomma, come dire, il prossimo anno il Consiglio comunale di Ascoli sarà costretto eventualmente a staccare un altro pezzetto per consentire a.
Quindi quello che viene messo in discussione è il mancato coraggio di affrontare il nodo vero, cioè la verticalizzazione degli istituti scolastici, che comunque il prossimo anno sarà di fronte all’esame del Consiglio comunale.
Questo è il vero motivo per cui non è stato espresso il parere favorevole. Ovviamente poi l’Assessore competente argomenterà ancor meglio il tema.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Marinelli.

Erminio MARINELLI. Oggi approda in Aula un documento molto importante, sul quale la Commissione ha lavorato in maniera ottimale, vi è stata una collaborazione tra maggioranza e minoranza che è andata incontro a quello spirito di collaborazione che il Presidente Spacca ci ha indicato negli auguri di Natale. Una collaborazione che noi avevamo recepito ancor prima con il piano casa dell’Assessore Viventi e che dimostriamo in tutte le occasioni che si presentano.
La nostra è un’opposizione ferma sulle situazioni in cui non vediamo chiaro, su cui non vediamo collaborazione e dove non c’è concertazione, dopodiché siamo disposti a tutto, Assessore, siamo disposti a dare il nostro contributo, perché qui gli intelligenti non sono nella maggioranza e i deficienti nella minoranza, qui tutti siamo intelligenti o deficienti.
Dico questo perché la maggioranza – e lo dice uno che fino adesso non ha avuto esperienze di minoranza – molte volte fa valere solo la questione dei numeri, invece devo dire che nella mia Commissione e in altre situazioni si è instaurato un dibattito di collaborazione critico, difficile forse anche da comprendere, ma poi alla fine di questo percorso politico vi è la realizzazione di un atto, di una proposta, di una delibera, insomma di un qualche cosa che è comunque migliorativo. Anche perché le Marche è la nostra regione, i cittadini marchigiani sono i nostri amici, quindi dobbiamo intervenire in maniera propositiva.
Nello specifico della programmazione della rete scolastica è stato recepito un gran numero di richieste da parte del territorio. E’ chiaro che ogni territorio, ogni città, ogni zona vuole il massimo, ci mancherebbe altro, d’altronde le Marche è una regione al plurale dai cento campanili, ognuno chiede il massimo tenendo conto delle proprie esigenze, del proprio orgoglio di appartenenza al territorio.
La Commissione e la Regione credo abbiano recepito abbastanza, forse c’è qualche cosa da chiarire, ma credo che il problema maggiore non sia il passaggio in quest’Aula, ma sia quello nazionale. E’ lì che tutte le parti politiche devono lavorare insieme rispetto alle nostre tante eccellenze e tante richieste del territorio. Credo che con le difficoltà economiche che ci sono potremo anche avere una delusione…(…) Consigliere Binci, se vuole parlare la pregherei di uscire dall’Aula, grazie.
Assessore Luchetti, il problema maggiore sarà a livello nazionale, dovremo intervenire facendo valere la forza della nostre capacità, conoscenze, offerte e richieste che facciamo.
Nello specifico non voglio spezzare una lancia nei confronti del Comune di Cingoli, per carità, non ne ha bisogno, è stato già ampiamente rappresentato dal nostro amico Capogruppo Massi, però voglio dire, indipendente dall’amicizia che mi lega a tante persone di Cingoli o no, che io sono cresciuto, ormai ho 58 anni, con la conoscenza di una realtà, di un’eccellenza della nostra regione, che appunto è l’alberghiero di Cingoli. Ora fare una battaglia fra poveri, tra Cingoli, Matelica, Sarnano, dividere, perdere 150 studenti o meno, penso sia solo una guerra minima che porta a diminuire la qualità dell’offerta che c’è, non migliorando la qualità nella città dove andrebbe appunto a sistemarsi un nuovo alberghiero.
Quindi evitiamo di fare la guerra, abbiamo questa eccellenza, abbiamo questa struttura, ha dimostrato capacità. Anche la Regione molte volte lo “utilizza” per le sue iniziative. Secondo me dobbiamo non diminuirlo ma potenziarlo e non a parole ma con i fatti, cercando cioè di farlo lavorare ancora meglio. Perché le eccellenze marchigiane sono tante e una di queste è proprio l’alberghiero di Cingoli.


PRESIDENTE. Grazie, Consigliere Marinelli. (…) Consigliere Trenta, lei è già intervenuto, non può intervenire due volte sulla stessa cosa, semmai potrà fare una dichiarazione di voto. (…) No, la dichiarazione di voto la facciamo…(…) Sì, il fatto personale adesso lo vediamo! Innanzitutto ora c’è iscritto a parlare, ed è l’ultimo, il Consigliere Zinni., poi lascerò la parola all’Assessore Luchetti. Dopodiché se ci sarà qualcuno che vorrà fare dichiarazione di voto, va bene, ma intervenire due volte nella discussione generale non è possibile. Consigliere Trenta, lei è una persona squisita, quindi la prego di comprendere.
Ha la parola il Consigliere Zinni.

Giovanni ZINNI. Sì, molto telegraficamente. Il giudizio nel merito del piano è stato fatto abbondantemente dai miei colleghi, quindi mi limito a constatare un fatto. Ossia che si sentono spesso interventi della maggioranza, anche televisivi e sui giornali, in cui si piange sempre miseria, dei tagli delle risorse ecc., e poi si conclude un intervento dicendo sempre: “però siamo riusciti a fare tutto”. Quindi delle due l’una, o forse questi tagli andrebbero spiegati meglio alla cittadinanza nella vera consistenza oppure non vengono date risposte su tutto.
Io credo che complessivamente si siano date un buon numero di risposte agli istituti scolastici. Ritengo che la declinazione di questo percorso di riforma vera della scuola – per la prima volta in cinquant’anni c’è stato un vero percorso di riforma della scuola, iniziato con il Ministro Moratti e proseguito con il Ministro Gelmini – si stia portando a buon compimento. Dunque anche questo atto è consequenziale a questa rimodulazione, soprattutto delle scuole superiori, che finalmente inizia a dare agli studenti un’offerta formativa più adeguata alla realtà soprattutto nella scelta degli indirizzi.
Ho però percepito anche qualche nota dolente, e le note dolenti sono, purtroppo, quelle di una guerra fra poveri, ovvero quando le scuole si colpiscono duramente nella concorrenza dell’ottenimento degli indirizzi.
Dico questo perché se vogliamo fare veramente un salto di livello come classe dirigente non solo classe dirigente politica ma classe dirigente che crea una governance Stato-Regione per quanto riguarda la filiera scolastica - credo si debba imparare a razionalizzare le spese e non vedere più spettacoli indecenti di prèsidi o personale che pur di avere un indirizzo fa patti col diavolo o pur di non avere un indirizzo ne fa altri con qualcun altro.
Faccio due esempi di questioni che a mio avviso dimostrano che questo piano non è perfettamente integro e coerente, soprattutto a seguito anche di uno scarso filtraggio a volte delle Province, in particolare della Provincia di Ancona che invece di risolvere i problemi e di prearmonizzare con la concertazione e offrire alla Regione un’adozione snella e veloce, spesso fa il contrario. E questo è accaduto ad esempio per la questione del Liceo artistico Mannucci di Ancona e per il Liceo scientifico Campana di Osimo.
Quella di Osimo è una triste storia strumentalizzata e di campanilismo locale. Cioè, l’indirizzo in scienze applicate lo vuole Osimo e lo vuole anche Castelfidardo, e siccome Castelfidardo è stata una città depredata di tutti i servizi pubblici e conglomerata nella città di Ancona allora si dice che magari gli lasciamo qualcosina sulla scuola e ne facciamo una questione di territorio. Ma in tutti i licei scientifici della provincia di Ancona è stato dato l’indirizzo di scienze applicate o comunque sono state soddisfatte le richieste, allora non si capisce perché quello di Osimo debba essere penalizzato. E mi dispiace che l’ex Sindaco Latini, oggi collega d’Aula, purtroppo non la pensi come me.
Ritengo invece si debba trovare un modo per non mettere in competizione le scuole fra di loro e cercare al contempo di dare un’offerta formativa proporzionata al territorio.
Io credo che il Liceo Campana di Osimo meritasse quell’indirizzo come lo meritava l’altra scuola che ha la sede fisica a Castelfidardo.
Caso diverso è quello del liceo artistico che entra in competizione con un istituto professionale. Vale a dire l’ITC di Ancona che ha un corso di grafica più finalizzato ad attività tecnico-commerciali rispetto appunto ad un liceo artistico che ha un indirizzo di grafica più finalizzato, lo dice la parola stessa, a un aspetto artistico più generico. Anche in questo caso c’era una scuola, cioè dall’ex Istituto d’arte di Ancona, che a suo tempo fece la domanda che però non si sa che fine ha fatto, la Provincia non ne ha neppure tenuto conto. Di fatto si sono create situazioni che non fanno rientrare nei parametri della legge perché appunto non si possono aprire più di due indirizzi. La morale della favola è che questo istituto dovrà andare in deroga cercando di mantenere lo status quo dell’autonomia con oltre 500 studenti ma poi di fatto lo fa anche l’ITC .
Per cui anche in questo caso bisognava armonizzare tale situazione creando due ambiti di grafica ben diversi e chiarire bene la valenza didattica dei due percorsi, ma comunque esaudire le richieste di entrambe le scuole.
Cioè quello che è insopportabile è proprio questa guerra dalla coperta corta, guerra dove la Gelmini più di recente e il Ministro Moratti in passato non c’entrano nulla. E’ una questione prettamente localistica, quindi Regione e Provincia con gli uffici scolastici dovrebbero imparare a risolvere in sede locale. In un’ottica federalista a maggior ragione bisogna assolutamente arrivare a un punto in cui questi atti siano i più armonici possibili. Perché siamo noi che ce la facciamo e ce la cantiamo, e la Gelmini, ripeto, in questo c’entra ben poco, così come c’entrerà ben poco sempre di più in futuro il prossimo Ministro della pubblica istruzione.
Io a proposito del Liceo Campana ho presentato un emendamento con cui chiedo di poter applicare anche lì l’indirizzo di scienze applicate, perché questa barbara competizione fra comuni non mi appartiene, io voglio il meglio per Castelfidardo e per Osimo. Invece per il Liceo artistico Mannucci ho appreso tardi di questa gaffe, di questa debacle e quindi non ho potuto presentare tecnicamente un emendamento, per cui l’auspicio è che per il prossimo anno si faccia ben diversamente anche su questo caso.
Concludo dicendo che atti perfetti non esistono, ma questo sicuramente è un buon atto perché comunque declina finalmente una vera riforma della scuola. Detto questo occhio a non accontentarci di aver risolto il 70-80-90%, perché poi ci sta sempre quel benedetto 10% che non viene considerato ma che rischia di avere gravi danni dalla nostra azione politica.

PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Luchetti.

Marco LUCHETTI. Intanto ringrazio la Commissione per il lavoro svolto, accogliendo anche la richiesta dell’Assessorato di dover giungere a conclusione di questo atto il più presto possibile. Come sapete, infatti, è stata emanata la circolare per le iscrizioni al prossimo anno scolastico e quindi su questo atto ci si deve lavorare per definirlo in brevissimo tempo e consegnarlo poi all’ufficio scolastico regionale.
Ringrazio anche i colleghi per il dibattito svoltosi attorno ad un tema che diventerà sempre più pane quotidiano - uso questo termine per farmi capire - dell’Assemblea legislativa, nella speranza che il Governo riesca a dare alle Regioni quelle competenze che l’accordo Stato-Regioni ha determinato in applicazione del nuovo Titolo V. Con il nuovo Titolo V, infatti, sono state previste competenze molto più marcate alle Regioni nella gestione della scuola, che però ad oggi, purtroppo, ancora non si sta attuando, nonostante tale accordo sia stato realizzato nel 2004. Tra l’altro ritengo sia un atto che di fatto rivitalizza la scuola complessivamente intesa, perché così com’è attualmente sta diventando un moloc sempre più ingestibile a livello centrale.
E se è vero che la scuola sarà uno dei motori fondamentali per il nuovo sviluppo del territorio è chiaro che dovrà essere sempre più vicina alle esigenze del territorio e soprattutto a quelle dei ragazzi che crescendo appunto nel territorio devono trovare nella scuola quel sito che poi li possa portare al mondo del lavoro.
Il problema del Titolo V si sta già discutendo nella IX Commissione delle Regioni a livello centrale, ma siamo un po’ in ritardo nella discussione e dal punto di vista complessivo c’è una ritrosia da parte del Ministro ad affrontare questa tematica centrale.
Prima il Consigliere Massi ha parlato della proposta di legge presentata dalla minoranza sulla scuola, però effettivamente noi stiamo attendendo gli sviluppi proprio di questo dibattito sul Titolo V. Allora oggi come oggi anche la stessa proposta della minoranza – che prima come battuta dicevo che è un po’ scopiazzata dalle leggi già in essere nelle altre Regioni – rischia di essere una legge un po’ manifesto, nel senso che senza l’attuazione del Titolo V si rischia di fare una legge nominalistica piuttosto che efficace nel vero senso della parola.
E ne è una riprova anche lo stesso atto che stiamo per approvare. Cioè noi votiamo un atto del dimensionamento scolastico che è stato elaborato dalle Province così come la legge prevede. Prima il Consigliere Giancarli parlava che in alcune Regioni – in effetti è così - questo atto una volta che le Province hanno deliberato non torna più in Consiglio regionale, anche perché il Consiglio regionale si sovrapporrebbe istituzionalmente a una competenza che istituzionalmente è appunto affidata ai Consigli provinciali. Dov’è allora la funzione della Regione a quel punto? E’ nella valutazione se le linee guida determinate da questa Assemblea legislativa sono o non sono in sintonia con le decisioni delle Province. Questa è la competenza specifica, ecco perché altre Regioni non la riportano come atto sostanziale in Consiglio regionale, è un problema unicamente di congruità.
Ora la questione della nostra decisione del dimensionamento, così come è avvenuto, ad esempio prima il Consigliere Massi accennava ai licei musicali, certo, noi decidiamo qua però poi sarà l’Ufficio scolastico regionale che in base alle disponibilità dei docenti dirà sì o no alle nostre proposte. Questa è l’incongruenza! Qualcuno ha ricordato che c’è una grande esuberanza di proposte fatte soprattutto da alcune delle cinque Province, però poi nei fatti faremo i conti con le disponibilità dei docenti. Peraltro già nel prossimo anno saremo alla terza tranche dei tagli dei docenti e del personale Ata e faremo a meno di altri 800 persone. Quindi non so che fine faranno queste proposte; da qua anche la poca congruità di dotazione di potere quando questo non lo puoi esercitare.
Così sui licei musicali. Noi abbiamo detto che in tutti i capoluoghi di provincia vanno bene i licei musicali però l’autorizzazione la dà poi il Ministero, e allora! E il Ministero nella stessa occasione di dimensionamento scolastico ha fatto quello che ha voluto.
Voglio dire che se non si risolverà questo problema della discrasia di competenze tra Regioni, Province e anche Comuni, se cioè non ci sarà questo passaggio di poteri e di competenze avremo tutti un po’ le armi spuntate.
Solitamente quando parliamo di bilancio regionale ci riferiamo alla nostra competenza più grande, quella della sanità che occupa circa l’80% di copertura di bilancio e dove vi lavorano 20 mila persone, bene, se arrivasse alla Regione una competenza come appunto quella della scuola avremmo il trasferimento di circa 25 mila docenti e oltre 7 mila personale Ata. Quindi pensate che esercito di persone comporterebbe la scuola, a fronte inoltre di 216 mila studenti che danno origine a circa 10 mila classi. Siamo cioè in una dimensione grandissima che probabilmente quando parliamo di scuola ci sfugge, ma questi sono i numeri che ci dicono quale sarà la responsabilità della Regione quando avremo tali competenze in modo definitivo.
Si tratta quindi di una materia assolutamente importante proprio perché connessa al futuro delle nuove generazioni. E non sfugge neanche la necessità di un raccordo – purtroppo secondo me questa è stata una delle carenze della riforma Gelmini – con la riforma universitaria. Ovvero, se non raccordiamo i processi di istruzione ai processi di istruzione universitaria non faremo un buon lavoro. Occorre cioè tentare di recuperare un rapporto tra questi due mondi che storicamente sono sempre stati divisi, appunto, nei processi di istruzione, come peraltro stiamo continuando a fare anche in questa fase attraverso l’istituzione degli ITS, corsi triennali di scuola di istruzione superiore che sostanzialmente contraddicono gli stessi corsi triennali dell’università.
E allora entro un attimo in una breve critica, ma consentitemela di farla da un punto di vista oggettivo. Qui si parla di riforma Gelmini, cara Consigliera Romagnoli, ma si renda conto che l’assetto dell’attuale scuola, mi riferisco a tutta l’impalcatura dell’istruzione del nostro Paese, non è molto distante da quello del ’23! Soprattutto nell’istruzione secondaria si sono ripercorsi i tre filoni (professionale, tecnico e liceale) senza pensare che le cose si sono profondamente modificate, da un punto di vista di proiezione professionale, rispetto ai nuovi processi produttivi e alla nuova organizzazione del terziario, dei servizi.
Credo allora sia stata un’occasione perduta, così come un’occasione si è perduta nella riorganizzazione dei processi della scuola secondaria di primo grado. E la scuola secondaria di primo grado è il punto più debole dell’istruzione. Lo sappiamo tutti! Lo sappiamo tutti che la scuola media non prepara all’istruzione professionale superiore, però la si è lasciata così! Veramente allora uno dice che è solamente un problema di taglio.
In ogni caso il problema della nuova organizzazione scolastica pone a carico anche nostro delle responsabilità di indirizzo. Ecco perché in Commissione mi sono permesso di dire che sarebbe molto opportuno che la Commissione stessa, magari in accordo con l’Assessorato, proceda verso una riflessione su quello che sarà il dimensionamento una volta definita l’impostazione della nuova realtà data dalla Gelmini. Per esempio dovremo decidere se scegliere di avere una scuola – parlo della secondaria di secondo grado – che persegua la qualificazione professionale, così come è impostata tra licei, istituti tecnici e professionali, oppure se creare delle scuole a vocazione territoriale. Ovvero abbinare ad esempio percorsi professionali con percorsi tecnici e percorsi liceali secondo una vocazione unitaria. Questa è la scelta che dovremo e potremo fare.
Ecco perché a bocce ferme il prossimo anno potremmo cercare di capire quale potrà essere la nostra scelta come Regione Marche, perché sempre di più abbiamo l’esigenza di piegare la scuola sui processi produttivi e sulle vocazioni territoriali.
La grande questione della scuola, oggi venuta avanti sotto tanti aspetti, ci pone anche la responsabilità. Colgo quello che diceva il Consigliere Marinelli in termini molto positivi. Spero che nelle Marche riusciremo a fare quello che non si riesce a fare a livello nazionale, cioè quello di considerare un pilastro come quello della scuola un interesse comune. Perché se qua, vuoi come Consiglieri regionali, vuoi come appartenenze di Gruppo, corriamo dietro ai campanili, ai prèsidi, guardate, non ne esciremo! Qualcuno parlava di concorrenza, ma altro che concorrenza! E’ ora di smetterla se vogliamo essere seri! Almeno per quanto ci riguarda dobbiamo affrontare le questioni della scuola secondo gli interessi innanzitutto dei ragazzi, perché la scuola è loro, poi collegare questi interessi alle esigenze del loro futuro e cioè all’interesse territoriale.
Io su questo dimensionamento ne ho sentite di cotte e di crude, lo dico con molta franchezza. Non è pensabile che dirigenti scolastici si spacchino in quattro solamente perché vogliono portare avanti cose loro a prescindere. Non è così! Non si può accettare questo tipo di atteggiamento! Non si può accettare rispetto a un tema, come appunto quello della scuola, che è delicatissimo.
Allora, dicevo, con la Commissione dovremo preordinare le linee guida per il prossimo dimensionamento in termini congrui, con tempi più adeguati, tentando di delineare quelle che potranno essere le scelte migliori per i nostri ragazzi.
Mi avvio alla conclusione. Fa parte un po’ di questo ambaradan anche quello che diceva il Consigliere Natali. Io con Guido Castelli mi sono trovato – e la nostra amicizia va anche al di là dei ruoli di ognuno - di fronte a questa decisione di Ascoli. Francamente lì il problema non è lo spostamento – lo accennava prima anche il collega Canzian – di 80 ragazzi da un plesso scolastico a un altro con la paura ecc.. Non è quello il problema! Il problema è che ad esempio nella città di Ascoli non si sono fatti gli istituti comprensivi. E’ da anni! E’ da anni! Allora qua bisogna decidersi, se vogliamo una scuola diversa dobbiamo mettere mano a questo. E Castelli lo sa, ha sempre detto: “fammi passare questa poi quest’altro anno ci penseremo”. Castelli, non facciamo stupidaggini! Affrontiamo il problema per quello che è. Al di là delle posizioni, Pacetti o non Pacetti, non caschiamoci su queste cose! Non ne vale assolutamente la pena.
Concludo davvero dicendo questo. Spero che le Province, insieme a noi, abbiano la volontà di affrontare nei termini in cui ho accennato prima questa problematica. E, certo, la distinzione di competenze non facilita il lavoro che dovremmo fare, ma così stanno le cose e allora le dobbiamo affrontare per quelle che sono. Però la cosa più importante, una volta che sarà fatta la definizione dell’organico, è che si affronti il dimensionamento con un tempo più adeguato e dove la Regione prenda in mano il governo della scuola - in quanto ce l’ha la Regione – poi attraverso delle linee guida specifiche - non come l’abbiamo fatto in passato anche se oggettivamente erano linee guida adeguate - si indirizzi la scuola che vogliamo. Tra l’altro dovremmo anche decidere su questioni delicatissime come quelle delle scuole montane. Parliamo sempre dell’entroterra ma ci scordiamo che esistono problemi grandissimi, nella scuola montana abbiamo ancora la bellezza di 121 pluriclassi, il che significa che ci sono ragazzi che hanno una qualità e un’offerta di istruzione inferiore. Allora questo implica non solo l’accordo fra Comuni, che vedono queste cose come tesori intoccabili, ma che dobbiamo organizzarci per fare in modo che i ragazzi se si devono spostare dovranno avere anche i trasporti. Quindi non è una cosa semplice. Io capisco che la pluriclasse sia un presidio, però dobbiamo pensare, ripeto, soprattutto ai ragazzi.
Ecco perché attraverso delle linee guida dovremmo tentare di risolvere per tempo queste tematiche che sono alla base di una scuola che possa veramente essere più adeguata a quelle che sono le esigenze della nostra comunità.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione degli emendamenti.
Emendamento n. 1 del Consigliere Bucciarelli:
Il punto 10 è soppresso.
Se non passa decade l’emendamento n. 2.
Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Emendamento n. 2 del Consigliere Bucciarelli. Decaduto.

Emendamento n. 3 dei Consiglieri Massi, Zinni:
Al punto 10 “Variazioni offerta formativa degli istituti scolastici di scuola secondaria di 2° grado Provincia di Ancona” aggiungere: “Liceo scientifico Corridoni Campana di Osimo attivazione opzione scienze applicate”.
E’ stato chiesta la votazione per appello nominale a nome dei Consiglieri Zinni, Foschi, Natali.
Ha chiesto la parola il Consigliere Latini, ne ha facoltà.

Dino LATINI. Siccome sono stato tirato in ballo dal collega Zinni vorrei esprimere una rapida mia posizione.
La proposta deve essere valutata nel suo complesso e per quanto possibile fuori da schematismi di campanile. Allora in questo caso, tenendo conto dell’orientamento espresso dall’Assessore Luchetti secondo me in maniera oggettiva e corretta dal punto di vista dell’indirizzo per il proseguimento della nostra attività, la mia posizione non può che essere contraria a questo emendamento. Ma non perché non voglia tutelare gli interessi del Corridoni Campana, da cui esco come formazione di secondo grado, ma in quanto significherebbe venir meno al quadro complessivo del territorio e prima ancora dell’istruzione. E se vale per una presa di posizione a tutela dell’istituto alberghiero di Cingoli, proprio per sovrapposizione con altre situazioni che si vogliono portare avanti, vale anche per questo aspetto.
Ciò non vuol dire che l’emendamento non sia legittimo, ma ne voglio respingere la provocazione che viene dalla situazione di un istituto che è già compresso rispetto a quelle che sono le sue attuali capacità organizzative. 1.400 ragazzi sono più che sufficienti.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Zinni.

Giovanni ZINNI. Per dire che il ragionamento del collega Latini fa acqua da più parti. Perché se consideriamo che a tutti i licei scientifici sostanzialmente è stato data l’opportunità di questo indirizzo, allora qui bisogna che ci chiariamo. O si va per un criterio di numero di studenti in rapporto al territorio oppure andiamo a guardare anche l’offerta formativa. Per cui se guardiamo l’offerta formativa ritengo sia assolutamente dignitoso trattare tutte le scuole nello stesso modo, a prescindere da chi è il preside, a prescindere da chi c’è stato e da chi non ci sta, a prescindere dai numeri che non dicono assolutamente nulla. E’ evidente che il liceo scientifico di Osimo catalizza tantissimi studenti in quanto è un punto di riferimento di più comuni di quel territorio.
Su questo caso specifico credo che si sia andati a guardare di più qualche campagna elettorale, visto che a Castelfidardo si voterà a maggio a differenza di Osimo. Secondo me invece si dovrebbe andare a guardare molto più in là.
Ovvero, se l’offerta formativa è una parola che ha un senso è evidente che i licei scientifici debbano essere trattati in egual modo, perché non ce n’è uno più dignitoso e uno meno dignitoso. Se invece andiamo a guardare i territori, bèh, è evidente che bisogna razionalizzare, in questo concordo con l’Assessore Luchetti. Vale a dire bisognerà fare delle scelte ancora più drastiche con l’Ufficio scolastico regionale e bisognerà dire con molta franchezza in vari Comuni che alcuni non dovranno più avere scuole in quanto dovranno essere accorpate ad altre. Ma questo non si ha il coraggio farlo, si va avanti accontentando l’80% delle richieste degli istituti e poi disattendendo quel 10-20% di scuole che forse non portano voti.
Credo allora che ognuno di voi in coscienza abbia l’opportunità, votando favorevolmente a questo emendamento, di disattendere i miei pregiudizi.

PRESIDENTE. Pongo in votazione l’emendamento n. 3 per appello nominale.
Favorevoli: Acquaroli, D’Anna, Foschi, Marangoni, Marinelli, Massi, Natali, Romagnoli, Silvetti, Zaffini, Zinni.
Contrari: Badiali, Busilacchi, Camela, Canzian, Comi, Donati, Giancarli, Giannini, Latini, Luchetti, Malaspina, Marconi, Mezzolani, Ortenzi, Perazzoli, Petrini, Ricci, Sciapichetti, Solazzi, Traversini.
Astenuti: Binci, Eusebi.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Ordine del giorno n. 1 del Consigliere Bucciarelli:
“L’Assemblea legislativa delle Marche
Visto che il Comune di Fabriano ha manifestato l’esigenza di una riorganizzazione dell’offerta scolastica e formativa sul proprio territorio, alla luce della profonda crisi economica che lo ha investito e alle necessità di accompagnare il processo di trasformazione del tessuto produttivo ed economico dal modello industriale ad un nuovo modello terziarizzato, sviluppando in particolare le vocazioni ai servizi alla persona e alla famiglia;
Considerato che questa istanza si è accompagnata ad una proposta di variazione del dimensionamento scolastico di alcuni istituti scolastici secondari di secondo grado che non ha trovato accoglimento da parte dell’Amministrazione provinciale di Ancona nel Piano provinciale della rete delle istituzioni scolastiche e Piano provinciale Istruzione e Formazione Professionale per l’anno scolastico 2011/2012 di cui all’Atto di Consiglio provinciale n. 135 del 4 novembre 2010;
Considerate inoltre le argomentazioni addotte dall’Amministrazione provinciale di Ancona nel rigettare le proposte di variazione del dimensionamento scolastico di alcuni istituti secondari fabrianesi;
Impegna la Giunta regionale ad adoperarsi, per quanto di sua competenza, presso l’Amministrazione provinciale di Ancona, il Comune di Fabriano e le autorità scolastiche interessate al fine di elaborare un progetto di riassetto generale dell’offerta scolastica e formativa sul territorio fabrianese, come peraltro richiesto dalla stessa Amministrazione comunale, che, tenendo conto delle mutate esigenze socioeconomiche del territorio e dei cambiamenti normativi che interverranno già nel prossimo futuro, possa essere inserito nel programma della rete scolastica regionale per l’anno 2012/2013.”.
Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Ordine del giorno n. 2 della Consigliera Giorgi:
Oggetto: Inserimento della Scuola professionale alberghiera nell’Istituto professionale “Pocognoni” di Matelica.
Premesso che l’inserimento di un istituto professionale alberghiero a Matelica nel piano del dimensionamento scolastico non configgerebbe con altri istituti analoghi ed anzi, arricchirebbe l’offerta formativa a sbocco occupazionale quasi sicuro;
Impegna la Giunta regionale ad inserire la Scuola professionale alberghiera nell’offerta formativa dell’Istituto professionale “Pocognoni” di Matelica per l’anno scolastico 2011/2012.
Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Coordinamento tecnico. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Ha la parola il Consigliere Natali per dichiarazione di voto.

Giulio NATALI. Quindici secondi soltanto per replicare all’Assessore del Piceno e all’Assessore Luchetti. La critica che fate può essere giustificatissima sulla mancanza di lucidità politica da parte di un’Amministrazione comunale, e questo è un conto, ve la lascio tutta. L’Assessore Canzian è Consigliere in Ascoli, quindi può anche aver detto la verità nel ragionamento che ha fatto, ma il problema vero è che viene fuori un pronunciamento del Comune e della Provincia che non viene recepito da voi. Ed è la prima volta che fate questo! Ossia voi, non di fronte ad una irregolarità ma a un atto politico, giusto o sbagliato che sia, avete ritenuto non solo di non adeguarvi a quell’idea, ripeto, giusta o sbagliata, ma di sospenderla con una motivazione che non esiste. Perché io vorrei sapere l’anno prossimo che cosa succederà! Se il Sindaco non procederà a quella verticalizzazione di cui parlava lei, che cosa farà, li sospenderà per un anno! Siamo a posto! Allora vorrei sapere qual è la concertazione di cui lei parla. Verrà lei a fare il piano scolastico con le scuole del piceno?!

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Trenta per dichiarazione di voto.

Umberto TRENTA. Ritengo che si sia già messo fuori causa l’Assessore con delega al Piceno, penso che la prossima campagna elettorale la farà a Sant’Egidio che sta lì vicino!
Caro Presidente Luchetti, lei è titolare…(…) Consigliere Luchetti, quello che dice un Presidente per me è verità. Ho visto prima Minardi venire in Aula, quindi penso che ci sarà un cambiamento di assessori, dunque questo potrebbe essere l’auspicio!
Ritornando però alla politica concreta dei fatti, io ho appreso da lei – ecco perché la mia dichiarazione di voto andrà in un certo senso – che è favorevole all’extramoenia allargata per quanto riguarda il piano scolastico regionale. Significa che cosa? Peraltro con malignità, non è casualità, io conosco bene la sua arguzia, lei è così pacioso di affetto quando parla, quando argomenta, però è sottile. Il suo predecessore che aveva il suo assessorato e va a scrivere alla Ministra Gelmini, che oggi oltre che essere ministra è una che sministra, quindi che dà urbi ed orbi. E quando io parlo di figli di PUAN, parlo di Pesaro Urbino e Ancona. Allora le ricordo, contra legem, quello che già lei ha dato al nord delle Marche, solo al nord delle Marche, in merito a delle richieste, che io renderò pubbliche. Quando cioè l’Assessora che precedeva il suo caldo posto, Consigliere Luchetti, già sistemava le questioni interne fregandosene delle indicazioni della Provincia, dei piani provinciali, del raccordo territoriale, sistemando la questione dei licei musicali con l’indicazione diversa che fu data, guarda caso, in quella Commissione, e credo che ci sia stato anche l’apporto del Consigliere Bugaro. Quindi ergo che quando si tratta dei figli di PUAN c’è un accordo trasversale che vi unisce bene nell’interesse peloso.
Quindi a lei dell’interesse di certi studenti non gliene frega niente! A lei interessa solo i figli di PUAN. Qui, caro Assessore con delega estesa a Sant’Egidio altro che la fantasanità cameliana! Qui siamo alla fantacultura regionale di un piano che esclude i territori marginali, al punto 3 quando lei individua con accordi anche fuori; ecco perché dovrò vedere i miei figli, se dovessero avere l’intenzione del liceo musicale, andare a suonare il trombone in terra abruzzese!
Caro Assessore Luchetti, a Napoli direbbe Massimo Di Furia: “cà nisciun’ è fess”. Quando tornerete in quel territorio a sostenere le vostre argomentazioni glieli farò trovare io questi ragazzi che lei vuole sostenere nella cultura! Lei li manda fuori regione, a spese nostre, delle famiglie, che devono sostenere questi studenti con quei 400 mila euro di progetti! Ne faremo fare tanti di progetti, è su questo che la chiamo. Lei è intellettualmente onesto, ma politicamente comincia ad avere dubbi ed in questa applicazione ne ho la certezza.
Lei del sud delle Marche, ripeto, se ne strafrega, ma non perché non ha questa sensibilità e cultura, ma perché i figli di PUAN sono determinanti in questo assetto di Giunta.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Massi.

Francesco MASSI. Facendo seguito all’intervento precedente e con le motivazioni illustrate dopo aver sentito il dibattito, abbiamo messo in evidenza luci ed ombre di questa proposta. Una proposta che riteniamo in gran parte realistica, che per il futuro si avvia ad assumersi responsabilità maggiori come atto e anche come Assemblea.
Pertanto tale considerazione ci porta ad esprimere, certamente in maniera costruttiva e fiduciosa, un voto di astensione.

PRESIDENTE. Proposta di atto amministrativo n. 22. La pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Grazie, colleghi Consiglieri, ci vediamo martedì prossimo.
La seduta è tolta.

La seduta termina alle ore 16,20




 
 
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