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Resoconto della seduta n.5 del 15/09/2015

SEDUTA N. 5 DEL 15 SETTEMBRE 2015

La seduta inizia alle ore 10,25

Presidenza del Presidente
Antonio Mastrovincenzo

Comunicazioni del Presidente

PRESIDENTE. Colleghi buona giornata, dichiaro aperta la seduta n. 5 del 15 settembre 2015. Do per letto il processo verbale della seduta n. 4 del 28 luglio 2015, il quale ove non vi siano obiezioni, si intende approvato ai sensi dell'articolo 29 del Regolamento interno.
Comunico che, ai sensi del comma 1, dell'articolo 97 del Regolamento interno, la proposta di legge di iniziativa popolare n. 326/13, presentata in data 14 maggio 2013, concernente: “Norme per la tutela del paesaggio, lo sviluppo ecocompatibile ed il governo partecipato del territorio regionale, modifiche alla l.r. n. 34/1992 'Norme in materia urbanistica, paesaggistica e di assetto del territorio', alla l.r. n. 18/2008 'Norme in materia di Comunità montane e di esercizio associato di funzioni e servizi comunali' e abrogazione della l.r. n. 13/1990 'Norme edilizie per il territorio agricolo'”, è stata riassegnata alla III Commissione assembleare in sede referente, al Consiglio delle autonomie locali per l'espressione del parere ai sensi dell'articolo 11, comma 2, lettera b), della legge regionale n. 4/2007, al Consiglio regionale dell'economia e del lavoro ai sensi dell'articolo 4, comma 2, della legge regionale n. 15/2008 e trasmessa alla II Commissione assembleare ai sensi e per gli effetti dell'articolo 68, comma 1 bis, del Regolamento interno.
Sono state presentate le seguenti proposte di legge regionale:
- n. 5 in data 6 agosto, ad iniziativa della Giunta regionale, concernente: “Autorizzazioni e accreditamento istituzionale delle strutture e dei servizi sanitari, socio-sanitari e sociali pubblici e privati e disciplina degli accordi contrattuali delle strutture e dei servizi sanitari, socio sanitari pubblici e privati”, assegnata alla IV Commissione assembleare in sede referente, al Consiglio delle autonomie locali per l'espressione del parere ai sensi dell'articolo 11, comma 2, lettera b), della legge regionale n. 4/2007, al Consiglio regionale dell'economia e del lavoro ai sensi dell'articolo 4, comma 1, lettera c), della legge regionale n. 15/2008 e trasmessa alla II Commissione assembleare ai sensi e per gli effetti dell'articolo 68, comma 1 bis, del Regolamento interno;
- n. 6 in data 11 agosto, ad iniziativa della Giunta regionale, concernente: “Rendiconto generale della Regione per l'anno 2014”, assegnata alla I Commissione assembleare in sede referente e, per conoscenza, alle Commissioni assembleari II, III e IV, al Consiglio delle autonomie locali e al Consiglio regionale dell'economia e del lavoro;
- n. 7 in data 4 settembre, ad iniziativa dei Consiglieri Mastrovincenzo, Minardi, Malaigia, concernente: “Modifiche alla legge statutaria 8 marzo 2005, n. 1 'Statuto della Regione Marche'”, assegnata alla I Commissione assembleare in sede referente;
- n. 8 in data 4 settembre, ad iniziativa della Giunta regionale, concernente: “Disposizioni urgenti in materia di trasporti e sanità”, assegnata alla I Commissione assembleare in sede referente e trasmessa alla III e IV Commissione assembleare permanente, ai fini di quanto previsto al comma 1 dell'articolo 68 del Regolamento interno, e alla II Commissione ai sensi e per gli effetti del comma 1 bis del medesimo articolo 68 (iscritta all'ordine del giorno della seduta odierna).
Sono state presentate le seguenti proposte di atto amministrativo:
- n. 3 in data 30 luglio, ad iniziativa della Giunta regionale, concernente: “Linee guida per la programmazione della rete scolastica del sistema educativo marchigiano per l'anno scolastico 2016/2017. Decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, articolo 138”, assegnata alla I Commissione assembleare in sede referente, al Consiglio delle autonomie locali per l'espressione del parere ai sensi dell'articolo 11, comma 4, della legge regionale n. 4/2007 e al Consiglio regionale dell'economia e del lavoro ai sensi dell'articolo 4, comma 1, lettera c), della legge regionale n. 15/2008;
- n. 4 in data 13 agosto, ad iniziativa della Giunta regionale, concernente: “Approvazione del Programma di sviluppo rurale della Regione Marche 2014-2020 in attuazione del Reg. U.E. n. 1305 del Parlamento europeo e del Consiglio del 17 dicembre 2013 e revoca della deliberazione n. 130 del 21/05/2015”, assegnata alla II Commissione assembleare in sede referente, alla I Commissione assembleare per l'espressione del parere obbligatorio di cui all'articolo 69 del Regolamento interno, al Consiglio delle autonomie locali per l'espressione del parere ai sensi dell'articolo 11, comma 2, lettera c), della legge regionale n. 4/2007 e al Consiglio regionale dell'rconomia e del lavoro ai sensi dell'articolo 4, comma 1, lettera b), della legge regionale n. 15/2008 (iscritta all'ordine del giorno della seduta odierna);
- n. 5 in data 10 settembre, ad iniziativa dell'Ufficio di Presidenza, concernente: “Elezione della Commissione regionale per le pari opportunità tra uomo e donna. Legge regionale 18 aprile 1986, n. 9, articolo 3" (iscritta all'ordine del giorno della seduta odierna).
E' stata presentata la seguente proposta di regolamento:
- n. 1 in data 8 settembre, ad iniziativa del Consigliere Marconi, concernente: “Modifica al regolamento regionale 9 febbraio 2009, n. 3 'Attività funebri e cimiteriali ai sensi dell'articolo 11 della legge regionale 1 febbraio 2005, n. 3'”, assegnata alla IV Commissione assembleare in sede referente.
Sono state presentate le seguenti mozioni:
- n. 13 dei Consiglieri Minardi, Busilacchi, Biancani, Talè, Traversini “Tutela dei lavoratori e mantenimento della sede a Fano della Saipem”;
- n. 14 dei Consiglieri Giancarli, Giacinti, Volpini, Rapa “Sostegno degli Istituti e delle Associazioni a carattere storico-culturale”;
- n. 15 del Consigliere Fabbri “Salvaguardia del territorio regionale dall'uso di diserbanti chimici negli interventi di controllo delle specie vegetali infestanti al di fuori delle pratiche agricole”;
- n. 16 del Consigliere Rapa “Situazione delle concessioni di coltivazioni di idrocarburi della Società ENI nel tratto di mare al largo di Ancona e delle trivellazioni nel mare Adriatico”.
Il Presidente della Giunta regionale ha promulgato, in data 3 agosto, la seguente legge regionale:
- n. 20 “Modifica alla legge regionale 5 agosto 1996, n. 34 Norme per le nomine e designazioni di spettanza della Regione”.
Ha chiesto congedo il Consigliere Marconi.

Commemorazione di Lorenzo Marconi e Daniele Cimino

PRESIDENTE. E' scomparso lo scorso 22 agosto Lorenzo Marconi, fondatore della Democrazia Cristiana di Recanati. Fu Segretario provinciale e Consigliere nazionale, Dirigente nazionale dell'Acli, si occupava in modo particolare della formazione dei giovani aclisti.
E' stato insegnante e Preside, una persona di grande valore che sapeva conciliare il suo lavoro con la passione per la politica.
Dal 1951 al 1964 è stato Consigliere comunale a Recanati ed ha ricoperto l'incarico di Assessore all'istruzione dal 1951 al 1955.
Fu Presidente degli Istituti riuniti di cure e ricovero (Ircer) dal 1956 al 1964 e dell'ospedale di Recanati, membro dell'Istituto per gli studi sociali ed economici delle Marche (Issem) dal 1965 al 1970.
Eletto Consigliere regionale delle Marche nella prima legislatura, ha ricoperto l'incarico di Vicepresidente del Consiglio regionale dal 1978 al 1980 e di Assessore regionale alla cultura ed alle finanze dal 1983 al 1985.
Con lui scompare una figura illustre della politica e della società marchigiana.
Alla moglie Giuliana, ai figli Simone e Luca, nostro collega che oggi purtroppo è assente, e a tutta la famiglia, esprimo il più sentito cordoglio mio personale e di tutta l'Assemblea legislativa delle marche.
Chiedo a tutti voi di osservare un minuto di silenzio.

(L'Assemblea legislativa osserva un minuto di silenzio)

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Busilacchi.

Gianluca BUSILACCHI. Grazie Presidente. Purtroppo anche il mio intervento ha una natura commemorativa perché il giorno successivo alla scomparsa del papà del nostro collega, è anche mancato Daniele Cimino, uno storico fotografo della nostra regione. Dal 1978 fotografo del Resto del Carlino e credo che da quell'anno non abbia mai lasciato la macchina fotografica.
Molti di noi hanno avuto occasione di conoscerlo perché in questi anni, con grande professionalità e con grande simpatia, ha seguito non solo tante vicende delle Marche, ma in particolare negli ultimi anni si è specificamente occupato di politica ed in questi ultimi 5 anni è stato spesso presente in quest'Aula.
Ricordo anche che, nei momenti più difficili, di maggiore tensione politica, era una di quelle persone che sapeva sempre portare un sorriso, probabilmente utile alla politica per sdrammatizzare anche le fasi più concitate.
Credo che, da parte di tutti noi, sia utile ricordarlo. Grazie.

PRESIDENTE. Proseguiamo con l'ordine del giorno.

Interrogazione n. 10
ad iniziativa del Consigliere Giancarli
"Convenzione Asur Jesi"
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'interrogazione n. 10 del Consigliere Giancarli.
Ha la parola, per la risposta, il Presidente della Giunta Ceriscioli.

Luca CERISCIOLI. Grazie Presidente. In relazione all'interrogazione n. 10, la prima domanda riguarda il rispetto dei tempi e, rispetto alla tabella di marcia della convenzione, c'è un ritardo in questo momento di circa 60, 90 giorni dalla tabella prevista. Alcuni atti, elencati nella risposta scritta, sono stati fatti, quindi non è uno stato inoperoso, però segnalo questo ritardo.
In merito al secondo punto sono stati stanziati 900.000 euro per portare avanti l'intervento di demolizione dei fabbricati che più di una demolizione è una bonifica vera e propria perché sono presenti materiali che nei vecchi edifici è facile trovare come amianto ed altro.
Una cifra congrua all'intervento che comunque verrà determinata con precisione, ovviamente, con l'avanzamento degli stati di progettazione.
Al punto 3: non è stata apportata alcuna modifica all'Accordo del 30 gennaio.
Al punto 4: è stato approvato lo schema di concessione di uso dell'area specificatamente per il parcheggio, esattamente come l'accordo prevedeva.
Sul punto 5: il concorso di idee, è seguito per intero sulla base dell'accordo da parte del Comune, quindi seguirà l'iter che il Comune riterrà più opportuno.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Giancarli.

Enzo GIANCARLI. Presidente la ringrazio, ma nella legislatura precedente mi ero fatto l'idea che, ci tengo a dirlo, il sistema sanitario regionale andasse monitorato, stimolato e sollecitato.
Lei Presidente questa idea me l'ha fatta cambiare in questi mesi, non solo sul piano degli investimenti, ma anche nel merito dell'organizzazione sanitaria, tra l'altro più volte lei si è soffermato in merito al superamento delle liste di attesa.
Questa mia idea era rafforzata e confermata dal fatto che nella legislatura che si è conclusa alcuni mesi fa, Jesi era l'unico investimento, l'unico cantiere ultimato rispetto a tanti altri cantieri che dovevano essere aperti e che non si sono aperti nella regione Marche.
Non conosco adulazione né piangeria, però il fatto che lei abbia tenuto la delega, che il Consigliere Volpini, di cui ho profonda stima, persona che conosco da tantissimo tempo, sia il Presidente della Commissione sanità, mi fa dire che c'è una marcia diversa; quella marcia necessaria per rendere efficiente il sistema sanitario non soltanto dal punto di vista della contabilità, ma dal punto di vista del servizio al cittadino e alla persona.
Nel merito dell'interrogazione la ringrazio, proprio perché ha risposto puntualmente, qui si trattava e si tratta di evitare da un lato il degrado di una parte strategica della città e dall'altro di valorizzare un'area dal punto di vista sociale, urbanistico ed anche economico perché tra l'altro la cessione di quell'area porta nelle casse della Regione Marche anche risorse finanziarie.
La ringrazio ancora.

Interrogazione n. 15
ad iniziativa dei Consiglieri Zura Puntaroni, Zaffiri, Malaigia
“Incendio al Cosmari di Tolentino”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'interrogazione n. 15 dei Consiglieri Zura Puntaroni, Zaffiri, Malaigia.
Ha la parola, per la risposta, l'Assessore Sciapichetti.

Angelo SCIAPICHETTI. Interrogazione n. 15, punto relativo ai risultati delle analisi effettuate dall'Arpam su aria, suolo e vegetali.
Nei minuti immediatamente successivi all'incendio sono intervenuti sul posto sia i tecnici dell'Arpam che dell'Agenzia regionale sanitaria dedicata alla "Prevenzione e Promozione della salute nei luoghi di vita e di lavoro" che hanno rispettivamente condotto prelievi sui fumi e varie matrici ambientali (aria, ambiente e terreni) e campionato verdure ed ortaggi. Gli stessi prelievi e campionamenti sono avvenuti anche nei giorni immediatamente successivi all'evento.
I campionamenti di Particolato fine PM10 effettuati in località Pollenza Scalo del Comune di Pollenza (zona a 1,3 km dall'impianto Cosmari interessata dalla direzione prevalente dei venti e pertanto dalla ricaduta dei fumi), hanno evidenziato un innalzamento dei livelli IPA (Idrocarburi Policiclici Aromatici) nel campione effettuato il 9 luglio (giorno dell'incendio), rispetto ai valori riscontrati nel periodo giugno-luglio 2014 presso la stazione di monitoraggio della Qualità dell'Aria di Sforzacosta - Macerata. Tuttavia le concentrazioni di benzo(a)pirene, di piombo, nichel, cadmio e arsenico sono risultate inferiori ai rispettivi valori obiettivo/limite di cui al D.Lgs. 155/2010. Per quanto riguarda il campionamento di PM10 effettuato il 10 luglio (il giorno dopo l'evento), le concentrazioni di Idrocarburi Policiclici Aromatici sono risultate in linea con i valori della stazione di Sforzacosta rispetto al periodo sopra citato.
Relativamente alla dispersione degli inquinanti in atmosfera ed alla successiva ricaduta al suolo, va evidenziato che le concentrazioni di IPA, PCB, diossine e metalli pesanti nei terreni prelevati sia nella zona maggiormente interessata durante la fase attiva dell'incendio (Corridonia) che in altre zone, sono risultate conformi a quanto stabilito dalla tabella 1, colonna A, allegato 5 al Titolo V, parte IV del D.Lsgs. n. 152/2006 e seguenti modifiche e/o integrazioni, riferita ai siti destinati ad uso verde pubblico, privato e residenziale.
Dalle analisi condotte sugli alimenti vegetali si rileva che, in tutti i campioni, le concentrazioni dei parametri normati, per i quali sono previsti valori limite ai sensi del Regolamento Commissione Europea 1881/2006 o livelli d'azione ai sensi della Raccomandazione della Commissione 2014/663/UE, risultano notevolmente essere inferiori ai tenori massimi consentiti.
Per quale motivo l'allerta ai cittadini, in alcune zone, è arrivata con diverse ore di ritardo? Secondo gli interroganti.
Non appena ricevuta la comunicazione alle ore 2.45 del 9 luglio 2015, da parte del Comando provinciale dei Vigili del fuoco di Macerata dell'incendio che ha interessato la ditta Cosmari, la Sala operativa unificata permanente del Dipartimento per le politiche integrate di sicurezza e per la protezione civile ha provveduto ad attivare la procedura di informazione nei confronti dei diversi soggetti istituzionali competenti per eventi non prevedibili come quello in esame. Sono stati avvisati i Comuni di: Macerata, Corridonia, Pollenza, Tolentino, Colmurano, Petriolo e Urbisaglia, limitrofi alla zona dell'incendio che potevano essere interessati dalla diffusione dei fumi conseguenza dell'evento. Sono stati quindi contattati i referenti sanitari, in particolare del Dipartimento di prevenzione dell'Area vasta 3 Asur, ed è inoltre stato contattato il Direttore provinciale dell'Arpam che si era già recato presso il Cosmari nei minuti successivi all'evento, allo scoppio dell'incendio.
Sul luogo dell'incendio si è recato immediatamente un funzionario della Protezione civile regionale che si è raccordato con i Vigili del fuoco, con il Sindaco di Tolentino, i responsabili dell'Arpam e del Dipartimento di prevenzione Area vasta 3 Asur.
Allo stesso tempo il Centro funzionale regionale forniva e aggiornava costantemente i Vigili del fuoco e tutti i soggetti presenti sul luogo dell'incendio circa la direzione e la velocità del vento per l'adozione delle eventuali misure precauzionali da porre in essere da parte dei Comuni interessati, per la salvaguardia della salute delle persone.
In tale contesto è stato predisposto un comunicato congiunto da diramare alla popolazione da parte dei Comuni circa le misure precauzionali da adottare nell'immediatezza, nell'ipotesi in cui i fumi prodotti dall'incendio avessero interessato i centri abitati.
Contestualmente si è provveduto all'apertura della Sala operativa integrata e alla convocazione immediata del Comitato provinciale di protezione civile per il coordinamento di tutte le iniziative rivolte alla puntuale e corretta informazione della popolazione.
I Comuni interessati dall'evento sono tutti dotati del piano di protezione civile che nei casi di eventi non prevedibili, come quello in esame, prevedono l'attivazione delle strutture comunali per informare la popolazione e per adottare tutte le misure ritenute utili al momento. Una volta definito lo scenario di evento, spetta comunque ai Comuni informare i cittadini, con i mezzi da essi ritenuti più idonei ed efficaci.
All'impianto erano applicate tutte le misure di sicurezza previste per legge e venivano effettuati i necessari controlli?
Vigendo il principio della necessaria cautela nella diffusione di dati, dal momento che sono in corso le indagini da parte della Procura della Repubblica tese ad accertare le cause del sinistro, siamo in grado di fornire solo informazioni di base.
Stando alle nostre risultanze, l'impianto era dotato delle necessarie autorizzazioni in termini di prevenzione incendi e di sicurezza di legge: In particolare il Certificato di prevenzione incendi era stato rinnovato dai Vigili del fuoco in data 8 ottobre 2013 con validità fino al 6 agosto 2018 ed in esso era inserito l'impianto di selezione in attività al momento del sinistro.
La società rileva che erano regolarmente attuate tutte le procedure di sicurezza del personale, aggiornati e vigenti i documenti richiesti dalla legge e regolarmente effettuata la formazione del personale di primo intervento.
Non appena avremo informazioni più dettagliate sull'argomento, le metteremo sicuramente a disposizione dei signori Consiglieri.
Entità del danno e quali saranno le ricadute economiche sui cittadini?
Non è ancora concluso il lavoro dei periti delle assicurazioni e della società per la valutazione dell'entità del danno, che come ordine di grandezza si può ipotizzare intorno a 5/7 milioni di euro (dato del tutto indicativo e soggetto a verifica). In termini di impatto economico al momento non è prevista alcuna ricaduta sui cittadini, in quanto la soluzione temporanea adottata e, soprattutto, la prospettiva di poter riattivare entro fine anno una linea alternativa già in precedenza presente nell'impianto, per riportare all'interno dell'impiantistica Cosmari tutti i trattamenti di rifiuti che si eseguivano nell'impianto distrutto, consentirebbero di limitare i danni economici e quindi l'impatto sul bilancio ad un valore sostenibile con leggeri interventi di riequilibrio.
Cosmari S.r.l. ha immediatamente attuato una soluzione temporanea di emergenza per il trattamento dei rifiuti che venivano selezionati nella linea distrutta: in termini quantitativi l'incendio ha reso inattivo il trattamento di appena il 21% dei rifiuti conferiti nell'impianto (rispetto alle 140.000 tonnellate annue raccolte e gestite dal Cosmari l'incendio ha interessato una linea in cui venivano trattate circa 30.000 tonnellate di rifiuti, che quindi devono ora essere selezionati fuori dall'impianto), il resto (smaltimento del rifiuto solido urbano, compostaggio, triturazione legnosi, selezione ingombranti, messa in riserva del vetro) non è stato intaccato dall'evento e continua regolarmente ad essere trattato nell'impianto. Peraltro va rilevato che la tempestività con cui si è attuata già il giorno stesso dell'incendio la soluzione di emergenza di cui appresso ha consentito di evitare ogni disagio o disfunzione nel servizio di raccolta per i cittadini, che non si è mai interrotto.
Per le tipologie di rifiuti interessati si è adottata una soluzione di emergenza che prevede una collaborazione con una serie di impianti autorizzati sul territorio regionale: ad oggi i cartacei vengono conferiti a due ditte della provincia di Macerata e la selezione del multimateriale a tre ditte extra provinciali regolarmente autorizzate che effettuano la cernita dei metalli e delle plastiche per conto del Cosmari ai fini della consegna ai consorzi di filiera.
E già stata presentata da parte dell'azienda alla Provincia la richiesta per l'autorizzazione dell'impianto della linea che potrà consentire da fine anno, sempre che l'autorizzazione venga concessa entro il prossimo mese di ottobre, di riportare tutta la produzione all'interno con le stesse linee di lavorazione ante incendio.
Per la ricostruzione dell'impianto nuovo l'azienda comunica che si procederà con ogni urgenza non appena risolte le problematiche assicurative: la nuova linea verrà presto riprogettata tenendo conto delle tecnologie più all'avanguardia per la selezione automatica spinta del secco da raccolta differenziata.
Rispetto alla domanda: se il territorio è libero dalla criminalità organizzata, come è noto alla Regione non sono affidate le funzioni di monitoraggio, di prevenzione e di repressione della criminalità semplice o organizzata; non può sostituirsi pertanto agli organismi preposti, quali: Prefettura, Questura, Procura della Repubblica. Sono in corso indagini accurate della Procura e solo al temine di queste ultime gli interroganti potranno ottenere dalle istituzioni indicate una risposta esaustiva alla loro richiesta.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Zura Puntaroni.

Luigi ZURA PUNTARONI. Abbiamo ascoltato tutte queste belle parole, molto formali, però mi pongo alcune domande, così a braccio.
Prima cosa: tutti quelli che abitano lì attorno, che hanno attività agricole, dal giorno dopo l'evento non hanno venduto più niente, quindi ci sono decine e decine di aziende agricole che sono andate sotto zero ed a loro delle analisi dell'Arpam, dei dati rassicuranti dell'Arpam, non gli importa proprio.
Personalmente per quanto riguarda l'Arpam, ho avuto modo in passato di interessarla per altre cose e come si dice in gergo “gli ho preso le misure” e questo mi basta.
Un'altra considerazione, così, molto cruda perché, come si vede nei serial televisivi quando fanno le indagini, se uno mette in fila tutti i tasselli del mosaico viene fuori una cosa tanto carina e magari fra 4 o 5 anni, se saremo ancora tutti quanti qui, potremo verificare se quello che si dice oggi è vero. Da un lato noi abbiamo Sacci che è in via di liquidazione, di fallimento, dall'altro c'è Buzzi Unicem che è interessata all'acquisto di Sacci, ma non tanto all'acquisto di Sacci, del polo di Castelraimondo come polo cementiero, quanto al progetto che il Presidente del Consiglio Renzi ha in mente per Castelraimondo. Quindi se laggiù ha preso fuoco, gli hanno dato fuoco, gli è stato dato fuoco, non si sa, voi non lo sapete.
In merito alla domanda finale che abbiamo fatto sulla criminalità organizzata, chiaramente non è la Giunta regionale che si occupa di criminalità, però, secondo me, è meglio parlarne prima che fra 5 anni e cominciare a dire: “Anche la nostra regione, guarda caso, ha preso una brutta piega, le cose sono cambiate, ci sembra di stare in Campania. Nelle Marche una volta certe cose le guardavamo soltanto sui telegiornali". Per evitare questo, e questa non è una visione di centro-destra o di centro-sinistra, ma è una visione di tutti, credo che da questi piccoli segnali uno debba fare delle analisi, ad esempio noi abbiamo delle città marinare che sono molto esposte perché sono molto dinamiche e leggiamo sui giornali:“Ha preso fuoco la stazione di lavaggio”, vai ad intervistare il proprietario che risponde; “No, è doloso, ma non ho avuto minacce”.
Penso che a quel proprietario sia sia avvicinato qualcuno e gli abbia detto: “Dammi del denaro”, lui avrà detto picche, perché non è abituato a certe richieste, e così la notte dopo ha preso fuoco la stazione di lavaggio.
La storia più in alto del Cosmari, di Sacci, dell'inceneritore, del Governo Renzi, di quella visione assurda di impostare nella nostra regione tutto quel bruciare, perché non ne abbiamo bisogno quanto che hanno bisogno gli altri, e noi, tutto sommato, bravi come siamo stati, potevamo seguitare ad aumentare la raccolta in un certo modo.
Di tutte queste cose, la Regione che è la parte politica dovrebbe farsi capo. Dare delle linee guida, dire cosa vogliamo nella nostra regione fra 5, 10, 15, 20 anni perché è chiaro che la Giunta non è la Questura, non è la Prefettura, però la Giunta, questo Consiglio, sono la parte politica e le idee le esprime questo Consiglio, dal più capace al meno, e guida la regione, guida le idee, guida il futuro delle famiglie e qualcuno che qui ha buon senso immagina la regione fra 20, 30, 40, 50 anni e quello che sarà.
Quindi quella scaletta dove va a fuoco il Cosmari, Buzzi Unicem fa una proposta di acquisto, perché il piatto è ricco, ricco a livello limitato, non è solo Buzzi Unicem. Io ho approfondito perché sono 4, 5 anni che seguo la cosa e abitando lì chiaramente ho toccato con mano, a casa ho avuto problemi di tumori, quindi la cosa l'ho seguita ampiamente e anni fa a Roma ho contattato un giornalista che seguiva le discariche, il riciclaggio, i rifiuti - perché prima di aprire bocca devi capire - l'ho ricontattato, è Nello Trocchia, potete vedere sul sito, non mi ha risposto al telefono, gli ho fatto una e-maile non mi ha risposto, sono andato su internet - trovi tutto - ed è scappato fuori che sta sotto protezione della Polizia per minacce dai Casalesi.
Quando tu vai ad indagare a fondo su quello che è la discarica ..., siccome è un piatto molto ricco, non vorrei che alla fine, quello che spinge per ultimo, spinge sull'inceneritore, spinge sul progetto sblocca-Italia, spinge dietro a Buzzi Unicem, magari siano i Casalesi.
Noi, la nostra regione, vogliamo essere così disattenti? Vogliamo far finta che siccome siamo Consiglio, non siamo la Questura e non dobbiamo fare indagini, non ci interessi?
Va bene, se non ci interessa andiamo avanti così e fra 10, 15 anni vedremo cosa succede, non c'è problema, sono film già visti. Grazie Presidente.

Presidenza del Vicepresidente
Renato Claudio Minardi

Interrogazione n. 13
ad iniziativa del Consigliere Giancarli
"Autorità portuale"
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'interrogazione n. 13 del Consigliere Giancarli.
Ha la parola, per la risposta, l'Assessore Casini.

Anna CASINI. Buongiorno. Con la risposta si vuole condividere gli ulteriori passi messi in atto dalla Giunta regionale sul tema relativo all'Autorità Portuale di Ancona e del più generale riordino della portualità italiana che il Governo sta portando avanti. Abbiamo già parlato di Autorità portuale e così, grazie, possiamo aggiornare il lavoro che si sta facendo.
L'azione politica della Giunta, orientata da subito e con forza, è stata chiara: ci sono motivi più che oggettivi perché l'Autorità Portuale di Ancona rimanga autonoma rispetto alle altre realtà dell'alto adriatico tra le quali il porto di Ravenna, in particolare.
Tale posizione è stata portata dal Presidente della Giunta regionale sul tavolo del Ministro delle infrastrutture Delrio, come è ben noto.
Grazie a questa azione di coordinamento del Presidente è stato riformulato ed approvato, nella seduta del 15 luglio dall'Aula di Montecitorio, l'emendamento alla delega al Governo in materia di riorganizzazione delle Amministrazioni pubbliche a firma degli onorevoli Pagani, Lodolini ed altri. L'emendamento riconosce il ruolo delle Regioni e degli Enti locali nel processo di riforma delle Autorità Portuali e nel nuovo sistema di governance delle stesse. È quindi scongiurato il rischio dell'espropriazione dei territori del ruolo di governo dei porti e di un accentramento di potere in capo al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti.
La Giunta regionale ha continuato a tenere alta l'attenzione e ha chiesto all'Autorità Portuale di Ancona di conoscere le dichiarazioni rese dal Ministro Delrio durante l'Assemblea di Assoporti (Associazione delle autorità portuali Italiane) che si è tenuta il 22 luglio proprio su questo tema.
Dalle informazioni avute dal Segretario dell'Autorità portuale, che ha partecipato all'assemblea, si è potuto apprendere che, nel suo intervento, il Ministro Delrio non è entrato nel merito né di riduzioni, né di accorpamenti delle attuali Autorità Portuali.
Nel corso dell'intervento di approfondimento economico il prof. Musso, dell'Università di Genova, uno dei relatori invitati all'Assemblea, ha proiettato due slide recanti, questa è la polemica che c'è stata sulle slide, una, l'individuazione di otto sistemi portuali (Ancona sarebbe inserita nel sistema nord Adriatico in un'unica Autorità di sistema con Trieste, Venezia e Ravenna), la seconda con 13 distretti in cui Ancona è accorpata con Ravenna.
Queste mappe sono state diffuse dalla stampa che le aveva ottenute dal sito web del Ministero alcuni giorni prima dell'adozione formale del Piano da parte del Consiglio dei Ministri. Nella versione finale del Piano tuttavia le stesse mappe sono state tolte dal sito, quindi è stato soltanto un riferimento strumentale o di chi non sapeva che erano state tolte.
Ulteriore importante sviluppo della vicenda si è avuto tra il 24 e il 29 luglio.
Venerdì 24 luglio è pervenuta l'e-mail della segreteria della Conferenza delle Regioni con la quale è stata inoltrata la richiesta della Commissione Trasporti della Camera dei Deputati relativa alla richiesta di un parere sul Piano strategico della portualità e della logistica, da trasmettere entro il 29 luglio 2015.
La segreteria della Conferenza delle Regioni, consapevole dei tempi brevissimi concessi, ha invitato le Regioni a inviare osservazioni entro lunedì 27 luglio 2015, così da sottoporre il documento tecnico all'approvazione della Commissione infrastrutture, prevista per il giorno 28 luglio, e della Conferenza del 30 luglio 2015.
La Regione, sempre nella consapevolezza della rilevanza della questione, ha trasmesso il proprio contributo entro i termini assegnati, seppur brevi.
Il contributo della Regione Marche ha continuato a rimarcare, con forza, argomentando puntualmente, le ragioni per cui l'accorpamento delle Autorità Portuali di Ancona e Ravenna sia da evitare, ma ha previsto anche un contributo più generale, come del resto richiesto dalla Commissione infrastrutture, sul documento relativo al Piano strategico della portualità e della logistica approvato dal Governo.
I contributi pervenuti alla segreteria della Conferenza delle Regioni sono stati quelli delle Regioni: Abruzzo, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Marche, Piemonte e Toscana.
Gli stessi sono stati sottoposti all'approvazione della Commissione infrastrutture, mobilità e governo del territorio della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome in seno alla quale è stato stabilito di inviare alla Commissione parlamentare un documento con osservazioni di carattere più generale relative, in particolare, ai seguenti punti:
- ruolo delle Regioni nel processo di riforma dell'ordinamento portuale e nella governance del sistema che si sta disegnando;
- necessità di distinguere tra livello programmatorio del Piano e livello ordinamentale, che dovrebbe essere affrontato in altra sede;
- necessità di distinguere tra porti di interesse nazionale e porti di interesse regionale.
E' stato inoltre stabilito che la parte generale venisse presentata come posizione delle Regioni/PA nel loro complesso accompagnandola da tutti i contributi inviati dalle singole Regioni, nei quali sono illustrate anche le peculiarità del proprio territorio.
La segreteria della Conferenza delle Regioni ha predisposto il documento unitario sul quale ha chiesto l'approvazione degli Assessori regionali con consultazione telematica, allegando integralmente i contributi delle Regioni (nel frattempo sono stati integrati con quelli di: Liguria, Lombardia, Puglia, Sicilia e Veneto).
Il 30 luglio 2015, con una e-mail, la segreteria della Commissione infrastrutture, mobilita' e governo del territorio della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ha trasmesso gli esiti delle Conferenze in relazione ai punti di interesse della Commissione infrastrutture, mobilità e governo del territorio con allegati i documenti tecnici prodotti.
In merito al punto dell'ordine del giorno 6bis) Piano strategico nazionale della portualità e della logistica (Atto del Governo n. 188, all'esame della Commissione trasporti, poste e telecomunicazioni della Camera dei deputati, l'Assemblea dei Presidenti ha approvato il documento, unendo i contributi regionali tra i quali quello della Regione Marche.
La risposta alla presente interrogazione oltre che aggiornare sugli sviluppi della vicenda è volta a rassicurare i Consiglieri regionali sul fatto che l'attenzione della Giunta sulla questione è molto alta e non limitata ad un approccio meramente formale.
Si ritiene necessario, pertanto, mantenere alta la guardia perché le scelte non sono state ancora fatte e nessuno ha detto espressamente quale sarà la sorte del Porto di Ancona.
La Commissione lavori pubblici del Senato nella seduta del 5 agosto ha espresso parere favorevole sull'atto di governo n. 188 prima citato, con le seguenti osservazioni:
- le rilevanti novità del piano, che costituiscono elementi di effettiva innovazione sia sotto il profilo organizzativo che funzionale rispetto all'attuale ordinamento portuale, raccomanderebbero la necessità di un provvedimento organico con cui tradurre in norma tali indicazioni;
- in riferimento alla delega prevista nel citato disegno di legge finalizzata al riordino e alla razionalizzazione della governance delle autorità portuali, nonché delle disposizioni previste dal connesso articolo 29 del decreto-legge n. 133 del 2014 (cosiddetto "decreto sblocca Italia"), si esprime apprezzamento per gli indirizzi contenuti in proposito nel piano, concordando sulla tendenziale corrispondenza tra la programmazione europea delle reti transeuropee di trasporto contenuta nel Regolamento (UE) n. 1315/2013 e la programmazione nazionale, laddove si prevede un numero di Autorità di sistema portuale non superiore al numero dei porti core, come sappiamo Ancona è un porto core;
- fermo restando il principio del rafforzamento del coordinamento nazionale, si raccomanda comunque un confronto ampio e costruttivo con le Regioni, anche in ragione della citata competenza legislativa concorrente in materia di porti;
- infine, si sollecita l'adozione di tutte le iniziative necessarie per assicurare il collegamento dei porti con il resto del territorio, in una logica di tipo sinergico e intermodale al fine di creare una vera catena logistica nazionale.

Presidenza del Presidente
Antonio Mastrovincenzo

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Giancarli.

Enzo GIANCARLI. La ringrazio e per suo tramite ringrazio anche il Presidente non soltanto per la risposta, ma per le azioni che si stanno portando avanti, soprattutto per l'affermazione che ha fatto quando ha sottolineato la necessità di mantenere alta la guardia per difendere l'autonomia dell'Autorità portuale di Ancona.
Come lei ha ricordato, durante l'estate sono stati approvati due atti importanti, non soltanto per noi, ma per la logistica e la portualità italiana.
Il primo è il piano della logistica della portualità, questo piano presentato dal Consiglio dei Ministri, arricchito dai pareri della Commissione, come lei ha ricordato. Anche nel parere dell'VIII Commissione lavori pubblici del Senato ci sono molti riferimenti che vengono in nostro aiuto, come quello del porto core, ma soprattutto, fermo restando il principio del rafforzamento del coordinamento nazionale, si raccomanda un confronto ampio e costruttivo con le Regioni anche in ragione della citata competenza legislativa concorrente in materia di porti.
Questo è il primo atto approvato, ovviamente ora deve concretizzarsi con azioni mirate; l'altro atto è l'approvazione della legge di riforma della pubblica amministrazione che delega al governo, come lei ha ricordato, la definizione di una serie di azioni tese al rilancio di una portualità che attende da tempo approcci e regole nuove. Piano e legge accompagnati a breve da un decreto con delle norme sulla governance dell'autorità.
Il fatto Ancona Ravenna non risponde ad un'esigenza né delle Marche nè dell’Emilia Romagna, come abbiamo avuto modo di dire anche altre volte. Positiva è la circostanza che anche gli emiliani hanno sottolineato la necessità dell'autonomia del Porto di Ravenna, come noi marchigiani ribadiamo l’autonomia dell'autorità portuale e del Porto di Ancona
In questi decreti c'è sicuramente l'alleggerimento della burocrazia: procedure di sbarco, di imbarco, sportello doganale e anche il dragaggio dei fondali.
Nel porto di Ancona si sta vivendo una situazione molto dinamica, dovuta al fatto, ad esempio, che la cosiddetta banchina Marche, ovvero la 26, è entrata in esercizio solo ora, perché per lunghi anni, purtroppo, non c'è stata la possibilità dall'escavo dei fondali, ciò ha creato una situazione dinamica anche con altre azioni che sono state compiute, come la restituzione delle banchine 1, 2 e 4, da parte di Ancona merci e così via. Altre azioni hanno un rapporto molto stretto fra il porto e città ed anche impulsi significativi dal punto di vista dell'economia portuale stessa.
Credo che in queste norme, sia in quella della pubblica amministrazione che in quella della logistica della portualità, ci siano le condizioni per mantenere l'autonomia dell'Autorità portuale di Ancona, anche rispetto a quelle che sono le infrastrutture, l'uscita dal porto o l'uscita ad ovest e così via, perchè, ovviamente, i porti debbono essere capaci di legare il mare con la strada o ancor meglio con la ferrovia, ma di questo parleremo un’altra volta.
Credo sia decisiva la partita delle infrastrutture. Noi siamo nei corridoi europei, abbiamo sottolineato, non lo faccio oggi, il fatto della macroregione, l'iniziativa Adriatico Ionica e credo che, non per Ancona, ma per le Marche e per la specificità marchigiana, qui mi riallaccio alle parole sue, dobbiamo mantenere alta la guardia. Grazie

PRESIDENTE. Come deciso nella Conferenza dei Capigruppo dedichiamo alle interrogazioni 45 minuti, quindi c’è spazio per altre due interrogazioni.

Interrogazione n. 18
ad iniziativa della Consigliera Marcozzi
"Nuovo ospedale di Fermo"
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'interrogazione n. 18 della Consigliera Marcozzi.
Ha la parola, per la risposta, l'Assessore Cesetti.

Fabrizio CESETTI. Presidente rispondo a questa interrogazione su espressa indicazione del Presidente della Giunta regionale.
La vicenda è nota alla Consigliera Marcozzi ed ai più. Una vicenda che viene da lontano: la realizzazione dell’ospedale di Fermo è stata inserita all’interno in un APQ (Accordo di programma quadro con lo Stato) che prevedeva nello specifico un finanziamento da parte dello Stato di 39 milioni di euro ed un cofinanziamento della Regione Marche di 31 milioni di euro.
E’ stata avviata tutta la procedura. Sono state svolte le operazioni per quanto riguarda la redazione della progettazione preliminare, della progettazione definitiva, tanto è vero che sono agli atti le offerte per la progettazione esecutiva e l’affidamento dei lavori per la realizzazione dell’opera. Sennonché il precedente governo regionale e ovviamente il precedente Consiglio, a causa del taglio delle risorse da parte del Governo o per altri motivi, non saprei dire, ha tolto quelle risorse previste, o meglio, forse realmente le risorse non sono mai state previste perché venivano indicate alcune alienazioni di beni, tra l’altro difficili da conseguire e, secondo me, discutibilmente previste come copertura per il cofinanziamento.
In passato, svolte le elezioni, tra l’altro è nota l’operazione, venne predisposto un Accordo di programma in sede di Conferenza di Servizi in Regione, tra il Comune di Fermo, la Provincia di Fermo e la Regione Marche che non venne più sottoscritto perché nel novembre 2013, in pendenza della sottoscrizione, queste risorse vennero tolte. Successivamente, dietro pressione degli Enti locali, la Regione Marche deliberò l’Accordo di programma all’approvazione, subordinando le firme e l’efficacia al ripristino delle risorse e lì si è fermata.
Si sono svolte le elezioni, si è insediato l’attuale Presidente della Giunta regionale e con decreto del 19 giugno 2015 il Dirigente della Pozione di funzione edilizia sanitaria ed ospedaliera ha preso atto della necessità di prorogare al 25 marzo 2016 i termini per l’aggiudicazione dei lavori stabiliti dall’art. 310 della legge n. 366/2005, chiedendo al Ministero della Salute, con nota prot. n. 6326 del 22 giugno 2015, l’autorizzazione alla proroga. Sempre con decreto del 22 giugno 2015, emesso dal Dirigente edilizia sanitaria ospedaliera, è stato prorogato al 25 giugno 2016 il termine del procedimento amministrativo della gara di appalto per l’affidamento della progettazione esecutiva e dei lavori per la realizzazione della nuova struttura ospedaliera nel territorio del Comune di Fermo. Tutto ciò è stato fatto in conformità a quanto stabilito dal punto 2 del disciplinare di gara e del codice degli appalti.
Con nota 23 giugno 2015, è stato chiesto a tutti i concorrenti di confermare la disponibilità a mantenere valida l’offerta fino alla data del 25 giugno 2016 ed in caso affermativo di integrare la polizza fidejussoria a copertura della cauzione provvisoria per il periodo di riferimento del predetto termine, come previsto al punto 11, punto 1, lettera i) del disciplinare di gara.
Il Ministero della salute, questo l’aspetto importante, con nota prot. n. 18713 del 26 giugno 2015, ha autorizzato la proroga per l'aggiudicazione dei lavori entro il termine del 25 marzo 2016 a condizione che la Regione provveda alla variazione di bilancio per lo stanziamento delle risorse regionali finalizzate alla realizzazione dell'intervento entro il termine di proroga concesso. Questo è lo stato dell'arte.
Venendo nel merito più specifico dell’interrogazione, la Consigliera Marcozzi sottolinea una presunta contraddizione tra le mie dichiarazioni e le dichiarazioni del Presidente della Giunta regionale, ma così non è. Il Presidente della Giunta regionale, in occasione di un dibattito pubblico svoltosi a Fermo, evidenziava le difficoltà connesse all'ottenimento della proroga da parte del Ministero della salute, proroga per la quale il Presidente stesso si era impegnato e aveva dato precise disposizioni, che risultano dagli atti che poc'anzi ho citato.
Sennonché questa proroga è stata ottenuta ed io, in occasione di un dibattito pubblico nel quale ho avuto l'onore di rappresentare il Presidente della Giunta regionale, ad espressa domanda sull'ospedale di Fermo ho detto che era stata ottenuta la proroga da parte del Ministero della salute e siccome era stata espletata la progettazione preliminare, e pagata, la definitiva pagata, i depositi per gli espropri sono stati fatti, addirittura sono state pagate le somme, mi pare 150-2000 euro, vado a braccio, ma è così, per la pubblicazione dei bandi, il Governo regionale avrebbe garantito il cofinanziamento e si sarebbe proceduto alla realizzazione dell'ospedale di rete di Fermo. E’ evidente, questo non potrà sfuggire a nessuno, che prima di fare quelle dichiarazioni mi sono sentito con il Presidente della Giunta, il quale in più occasioni ha evidenziato e rappresentato pubblicamente che la realizzazione dell'ospedale di Fermo è di interesse regionale e riguarda tutta la comunità.
D'altra parte, il Presidente dice questo in perfetta coerenza con gli atti che sono stati prodotti anche dal precedente governo,in quando il precedente Consiglio aveva deliberato l'approvazione dell'Accordo di programma per la realizzazione dell’ospedale subordinando l'efficacia al ripristino delle risorse.
Per le risorse c'è un accordo con il Governo, quindi è questo che noi faremo.
Come Assessore al bilancio ho l'espresso mandato e obiettivo, nella proposta che andremo a fare nei prossimi strumenti di bilancio, di reperire queste necessarie risorse, sia perché quell’ospedale è utile, ma soprattutto per non perdere il finanziamento da parte del Governo centrale.
L'investimento finanziario per l'ospedale di Fermo è pari a 70 milioni di euro, di cui 56.755 euro per lavori. L’importo a carico dello Stato è di 39 milioni 056, l'importo a carico della Regione è 30 milioni 943.
Sull'effettivo stato dei lavori ho già detto; ci sono 14 buste che verranno aperte non appena noi prevederemo il cofinanziamento e lo prevederemo non certamente con le alienazioni, qui voglio essere chiaro, ma con fondi ordinari di bilancio perché c'è la necessità che questo cofinanziamento, come si dice in gergo, sia certo, liquido ed esigibile ed in questo senso ce lo chiede la proroga del Governo.
Questo è il dato di fatto. Le spese le ho già dette, per la progettazione preliminare e definitiva sono stati spesi 2.394.000 euro, per gli espropri 1.400.00 euro, per spese varie 120.000 euro, per un totale di 3.914.000 euro.
Questo è lo stato dell'arte. Spero di essere stato esaustivo, termino dicendo che il Presidente della Giunta regionale in una recente intervista a tutto campo, l'abbiamo vista su un quotidiano regionale, pagina nazionale, ha ribadito che uno degli obiettivi di questo governo regionale è quello di garantire la realizzazione dell'ospedale di Fermo.
Spero, Consigliera Marcozzi, di essere stato chiaro ed esaustivo, sono andato a braccio perché la risposta era molto lunga e avremo speso troppo tempo.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatta o meno, la Consigliera Marcozzi.

Jessica MARCOZZI. Ringrazio l'Assessore Cesetti per la sua risposta. Ha fatto la cronistoria degli ultimi cinque-sei anni in cui la precedente amministrazione regionale ha promesso l'ospedale di Fermo.
Ricordo la sua battaglia, come la nostra in minoranza, per la realizzazione di quest'ospedale, ha anche citato l'Accordo di programma tra Comune, Provincia e Regione. Ricordo anche che lei aveva invitato un funzionario della Regione Marche per capire se l'ospedale avrebbe visto la luce ed aveva promesso la fattibilità di quest’opera pur non avendo le risorse.
Oggi apprendo che l'ospedale di Fermo si farà perché lei ha detto che sono già stati fatti i bandi per la progettazione, c'è il finanziamento da parte dello Stato, ma per il cofinanziamento della Regione, vorrei capire, dove troverà le risorse, perché se uno fa un bando deve avere la copertura finanziaria. Certo è che fino al 25 marzo 2016 il Governo finanzierà quest’opera, ma la parte regionale dove troverà le risorse?
Sulla stampa, apro una parentesi, ho detto che c'era una discordanza tra le sue parole e quelle del Presidente Ceriscioli che, nel corso dell'Altro Festival alla Comunità di Capodarco ha espressamente detto, io non ero presente, ma è stato riportato dalla stampa, che a tutt’oggi non ci sono le risorse e lei poi nella riunione di Confindustria a Fermo, dopo una settimana, ha detto apertamente, di fronte a tutti, lo posso testimoniare anch’io, che l’ospedale di Fermo si farà.
Devo capire: visto e considerato che la copertura finanziaria certa è solo quella dello Stato fino al 25 marzo 2016, facciamo il bando, ma la copertura finanziaria per l’altra parte dove la prendiamo? (...) L’ha già detto: la troverà, come hanno detto in passato, negli ultimi cinque anni, che le risorse si sarebbero trovate. Il problema è questo.
Credo che oggi la politica debba essere fatta di concretezza e certezze. Dico questo perché se l'ospedale di Fermo non vedrà la luce, noi continueremo nelle promesse, ma non saranno potenziati i servizi. Questo non lo dico solo io, l'hanno fatto presente anche altre persone a Fermo. Il problema qual è? Tutti vogliamo l’ospedale, ma che non sia una scusa, così facendo, andando avanti con il tempo, come è accaduto negli ultimi cinque-sei anni, per non potenziare i servizi.
La scorsa settimana è uscito sulla stampa che a Fermo sarà soppressa la Prefettura, noi avevamo chiesto la Questura, e invece anche la Prefettura verrà tolta.
Lei non ha la certezza, sicura, matematica, che questo ospedale vedrà la luce, e se continuiamo, per altri due-tre anni con le promesse, succederà che i servizi dell’ospedale di Fermo non verranno potenziati, anzi ci sarà un depotenziamento. Questa è la paura di tutti. Questo glielo hanno detto anche altre persone autorevoli, esperte in materia. Questa è la paura dei fermani. E’ difficile credere, dopo cinque anni che ci hanno preso in giro.
Assessore lei dice che l’ospedale lo farà, vedremo, però, ripeto, i servizi non devono essere depotenziati. Questa è la nostra richiesta. (...)
Speriamo, io sono d’accordo perché ho fatto la battaglia insieme a lei in Consiglio provinciale, quando è arrivato il dirigente della Regione a spiegare che l'ospedale di Campiglione avrebbe visto la luce. Tutti abbiamo fatto la battaglia, dalla maggioranza all'opposizione, perché alle promesse non corrispondevano i fatti e non c’erano le risorse finanziarie per poterlo fare, ed in effetti, quell’Accordo di programma che lei ha citato, fatto con Comune, Provincia, Regione, è andato in fumo.
L'unica cosa è che il nostro ospedale non sia depotenziato in merito ai servizi. Quando tutta la Giunta regionale è venuta ad Altidona, il Sindaco di Fermo ha detto che il problema sono i servizi ed il loro potenziamento. Grazie

Interrogazione n. 14
ad iniziativa del Consigliere Rapa
"Situazione Aerdorica"

Interrogazione n. 20
ad iniziativa dei Consiglieri Zaffiri, Malaigia
"Aerdorica S.p.A. - assunzione personale"
(abbinate)
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'interrogazione n. 14 del Consigliere Rapa e l'interrogazione n. 20 dei Consiglieri Zaffiri Malaigia, abbinate.
Ha la parola, per la risposta, l'Assessore Assessore Casini.

Anna CASINI. Rispetto alla situazione economica della Società, sono da tempo presenti rilevanti criticità, riconducibili a diversi fattori, che si auspica saranno superate con l'ingresso di un socio privato. La relativa procedura, come sapete, è in fase di conclusione.
Al riguardo l'assemblea dei soci del 24 settembre 2014, quindi un'assemblea alla quale ha partecipato un nostro rappresentante, aveva conferito al Presidente del consiglio di amministrazione, leggo il virgolettato che risulta dai verbali: "apposito mandato per proseguire nella ricerca di operatori economici, anche esterni", alla compagine societaria, "intenzionati ad acquisire azioni dagli attuali azionisti e/o a partecipare ad aumenti di capitale sociale a loro riservati".
Tale mandato era stato disposto "senza alcun limite, con particolare riferimento alla raccolta finanziaria e senza alcun vincolo territoriale o settoriale", con l'unica riserva di ottenere il gradimento dall'azionista di riferimento.
Nell'assemblea dei soci del 30 luglio 2015 il Presidente di Aerdorica ha riferito che la commissione costituita per l'analisi economica delle offerte, coincidente con il consiglio di amministrazione, ha deciso di attribuire la preferenza alla proposta di Novaport Italia.
Ha illustrato poi la medesima proposta "nelle sue linee essenziali sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo", precisando che Novaport Italia "contribuirà con un aumento di capitale sociale riservato" di circa 22 milioni di euro, "a fronte di una partecipazione del 53% del pacchetto azionario ed, in aggiunta, con l'accollo di 6 milioni di euro di debito pregresso ed una call option unilaterale", che comporta la possibilità di "sottoscrivere nel quinquennio un'ulteriore partecipazione del 12%". Il Presidente ha riferito, inoltre, che la proposta evidenzia:
- benefici diretti di creazione di valore economico, come il raddoppio in 5 anni del traffico passeggeri e del traffico cargo, "coinvolgendo tour operators russi e creando connessioni di tutte le realtà locali del lusso, moda e shopping al fine di incrementare il traffico incoming", e come la ridefinizione della logistica aeroportuale e la realizzazione, nell'area dell'ex aeronautica militare, di una infrastruttura per la manutenzione ed il recupero di materiali aereonautici dismessi;
- benefici indiretti, come la crescita del livello occupazionale, l'impatto positivo per le imprese del territorio ed il miglioramento delle strutture ricettive.
Nell'assemblea dei soci del 7 agosto 2015 la Regione, in qualità di socio di maggioranza, ha espresso il gradimento sull'ingresso in Aerdorica di Novaport Italia.
Rispetto al contributo "occorrente al ripiano del disavanzo" di Aerdorica, al quale si fa riferimento nell'interrogazione, non si può prescindere dai limiti posti dall'ordinamento statale e da quello comunitario.
Sul versante statale, infatti, c'è l'articolo 6 del decreto legge n. 78/2010, convertito dalla legge n.122/2010, che vieta alle amministrazioni pubbliche, salvo il caso di riduzione del capitale al di sotto del limite legale, di effettuare aumenti dello stesso capitale, trasferimenti straordinari o aperture di credito, nonché di rilasciare garanzie, a favore delle società partecipate che abbiano registrato, per tre esercizi consecutivi, perdite di esercizio, ovvero che abbiano utilizzato riserve disponibili per il ripiano di perdite anche infrannuali.
La stessa disposizione consente invece, in ogni caso, i trasferimenti a fronte di convenzioni, contratti di servizio o di programma relativi allo svolgimento di servizi di pubblico interesse, ovvero alla realizzazione di investimenti.
Sul versante comunitario, poi, ci sono le norme che disciplinano la libera concorrenza tra gli operatori economici e vietano di erogare contributi che la alterano. Si tratta di quelle norme che hanno condotto la Corte Costituzionale a dichiarare l'illegittimità della legge regionale n. 22/2014, come saprete, nella parte in cui disponeva un contributo straordinario ad Aerdorica per disavanzi fiscali pregressi, perché è stato considerato un aiuto di Stato. Nel rispetto dei limiti evidenziati, permane l'impegno della Giunta regionale per superare la difficile situazione economica di Aerdorica e per sostenere il percorso finalizzato all'ingresso del nuovo socio privato, nella consapevolezza che la struttura aeroportuale è essenziale per la Regione. La proposta di legge n. 8/2015, sottoposta oggi all'approvazione dell'Assemblea, rappresenta un passaggio fondamentale in tale direzione.
Con riferimento all'interrogazione n. 20/2015, con la quale si chiede: "se risponde a verità che Aerdorica Spa ha recentemente effettuato assunzioni di personale nel proprio organico e, in caso di risposta affermativa, quante sono le unità assunte, se tali unità già svolgevano servizi per Aerdorica Spa e, tenuto conto della situazione debitoria e di criticità in cui versava quest'ultima, in che modo viene data copertura finanziaria a tali nuove assunzioni", evidenzio quanto segue perché proprio io ho fatto questa domanda, nella prima riunione dell'Assemblea alla quale ho partecipato, al Presidente del CdA Belluzzi.
Nell'assemblea dei soci di Aerdorica Spa del 30 luglio 2015, alla quale ho partecipato in rappresentanza della Regione, ho richiesto chiarimenti in merito alla situazione del personale di Aerdorica, con specifico riguardo alla stabilizzazione di sedici lavoratori.
Il Presidente di Aerdorica Spa, in risposta a tale richiesta, ha riferito, come risulta testualmente dal relativo verbale, che "i 16 lavoratori stabilizzati (equivalgono a 10/11 lavoratori fte) erano in precedenza dipendenti della cooperativa che gestiva l'appalto dei servizi di facchinaggio e successivamente assunti a tempo determinato da Aerdorica tramite agenzia di lavoro interinale".
Ha comunicato poi che un "esame più approfondito delle necessità operative dell'aeroporto ha convinto l'azienda a stabilizzare queste assunzioni tramite lo strumento del job act addivenendo alla stipula di un contratto a tutele crescenti".
Sempre secondo quanto riferito dal Presidente di Aerdorica Spa, sul tema "ci sono state alcune resistenze, ma alla fine è prevalsa la decisione che ci ha indotto a stabilizzare i 16 lavoratori per garantire l'operatività dello scalo in evidente incremento". Il medesimo Presidente ha precisato che resta l'obiettivo, previsto dal piano industriale, di ridurre per il 2016 il costo del lavoro al di sotto del 30% del fatturato aziendale.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Rapa.

Boris RAPA. Ringrazio il Vicepresidente per la precisa relazione esposta.
Il mio auspicio è che ci sia, in modo costante, un continuo monitoraggio della situazione e che anche l'Aula venga informata perché ritengo che l'Aeroporto è una infrastruttura strategica per il rilancio dell'intera economia territoriale marchigiana ed a maggior ragione per il nostro turismo perché comporta, oggi come oggi, l'unico mezzo, o uno dei pochi mezzi, per incrementare i flussi turistici in entrata nella regione.
Ritengo che occorra un percorso condiviso per fare in modo che quello che era un problema diventi, per la nostra regione, una grande opportunità. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Zaffiri.

Sandro ZAFFIRI. Assessore, credevo che questa mattina, su questo problema molto importante per la comunità marchigiana, si venisse in questa Aula per le due interrogazioni, con i progetti della società che vuole entrare in capitale al 53%, con il diritto di prelazione e, se ho capito bene, con un altro 12%, con un business planner, un progetto aziendale di chi vuole entrare e mettere capitale.
Queste cose che lei ci cita, sempre tra virgolette, dei comunicati, degli interventi, delle persone che hanno partecipato a questi Consigli di amministrazione ... purtroppo questa vicenda in termini molto negativi, la conosco molto bene e lo sapete, probabilmente le indagini si sono fermate ad un certo punto. Lì c'è una situazione molto brutta non vorremmo, e mi riferisco ai marchigiani, passare ad un'altra situazione brutta nel senso che la comunità marchigiana dà i contributi, come lei dice Assessore, per il mantenimento dei servizi e dei contratti di servizio di pubblica utilità.
Lei deve sapere che qui entra il privato, credo che lo sappia meglio di me, è ovvio, e ci sono dei meccanismi di incentivazione affinchè venga fatto un servizio per il nord Europa, da compagnie di trasporto che hanno il monopolio in quel territorio.
L'aeroporto oggi ha circa 400.000 passeggeri, con 120 persone che lavorano in questo contesto e con il contratto di servizio che questa Regione - ci risulta tramite la stampa, perché noi non conosciamo niente, non abbiamo progetti per vedere se tutta l'operazione è trasparente, come molte volte il Presidente ci dice e ricorda - andrà a stipulare nei prossimi anni per circa un milione e mezzo - questi marchigiani che volano al nord Europa - questo servizio verrà mantenuto dai privati?
Questo è il problema, Assessore: i privati mantengono il servizio di trasporto aereo per il nord Europa, perché non tutti i marchigiani vogliono andare in Russia. Dalla Russia dobbiamo importare e quando qualcuno dice, come lei ha poc'anzi citato, che si raddoppia, è facile dire: "Raddoppio", la parola è semplice, io voglio vedere le carte che dicono come si fa a raddoppiare, se ci sono le convenzioni con le compagnie per il volo, se ci sono dei vettori che arrivano. E' troppo facile, Assessore, dire questa cosa perché siamo una società di servizi e quando in una società di servizi mi arriva Sandro Zaffiri con un contratto di un milione e mezzo per i servizi ho pagato la forza lavoro e in una società di servizi materialmente sono a posto.
Il problema è molto più complesso, Assessore, bisogna che qualcuno tiri fuori le carte, le faccia conoscere a quest'Aula, perché tra poco ci saranno le votazioni per prendere i fondi dall'agricoltura e portarli all'Aerdorica, poi verranno ripristinati. Queste cose noi sappiamo. Però è una materia molto delicata, parliamo di servizi e per quanto ci riguarda, per lo meno come opposizione, vorremmo conoscere i progetti di questa società, gli accordi, la presentazione di questa società che esce da una trattativa in corso che è stata fatta a Rimini, a 100 chilometri di distanza da Falconara.
A Rimini li hanno cacciati? Li hanno cacciati perché sono brutti e cattivi o ci sono altri problemi, Presidente? Questo è l'aspetto dell'Aerdorica e se sono cattivi e brutti va bene, questa è una cosa che prendiamo e per quanto ci riguarda siamo perfettamente d'accordo perché la Regione non può far fronte ai circa 40 milioni di debito che esistono in questa società, ma questa Regione non può non capire bene cosa accadrà dell'aeroporto e questo è l'aspetto politico che noi dobbiamo seguire. Non si capisce bene cosa faranno i nuovi investitori, quali saranno i progetti che lei dovrebbe già avere, secondo me, se è una trattativa "seria", io spero che sia seria, mi auguro che sia seria, però la serietà a casa nostra vuol dire che devono esserci anche i progetti.
Questi progetti sono indispensabili e i Consiglieri li debbono conoscere perché i Consiglieri di questa Aula, tutti insieme, maggioranza ed opposizione, rappresentano la comunità marchigiana che ha bisogno, nel miglior modo possibile, di un servizio. Dobbiamo anche capire se i nostri figli che hanno necessità di volare in Irlanda, a Londra, a Bruxelles, o gli imprenditori di questa comunità che hanno gli interessi economici verso il Nord Europa, possono continuare a viaggiare perché questo è un aspetto essenziale, perché la Ryanair, dove non ci sono incentivi, sapete, lascia a piedi i passeggeri; è accaduto in Sicilia all'aeroporto di Trapani e succede anche in altre parti d'Italia.
Questo è un vero problema e se voi ci portate le carte, questo problema è risolto e credo che possiamo ragionare in termini diversi, come dice il Presidente, più trasparenza, anche se mi sembra di capire che questa trasparenza viene a parole, ma non nei fatti.

Interrogazione n. 21
ad iniziativa della Consigliera Leonardi
“Banca Marche: azzeramento azioni di fondazioni e privati. La Regione Marche assiste inerme al Piano del Fondo interbancario di tutela dei depositi (FITD)”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'interrogazione n. 21 della Consigliera Leonardi.
Ha la parola, per la risposta, l'Assessore Bora.

Manuela BORA. Banca Marche è al centro delle cronache finanziarie italiane assieme a Cassa di Risparmio di Ferrara e Banca Popolare dell'Etruria per essere stata commissariata da Banca d'Italia a causa di gravi insufficienze patrimoniali.
Le cronache riferiscono di uno studio di fattibilità del Fondo interbancario di tutela dei depositi che stima in 1,5 miliardi di euro la cifra necessaria per risanare i bilanci dei tre istituti con l'obiettivo di scongiurare il prelievo forzoso dei bond senior e dei depositi oltre i 100 mila euro che scatterebbe dall'1 gennaio 2016 con l'entrata in vigore della normativa europea recepita recentemente, denominata Bank Recovery and Resolution Directive e che in questi casi prevede l'applicazione del "Bail in" ovvero il salvataggio interno.
Nel caso specifico di Banca Marche raccogliamo l'invito del Direttore generale dell'istituto Luciano Goffi a non commentare le varie ipotesi, rispettando il richiamo al senso di responsabilità che la delicatezza del momento ci obbliga e a mantenere elevata la riservatezza.
Purtuttavia una riflessione generale in merito alla vicenda non può che tenere conto del fallimento del principale obiettivo delle Fondazioni che oggi al pari di 40.000, essi si, incolpevoli azionisti privati rischiano l'azzeramento del valore delle azioni di Banca Marche.
Le relazioni degli ispettori di Bankitalia hanno portato lo stesso Istituto ad istruire un'azione di responsabilità nei confronti di un nutrito gruppo di ex amministratori e Direttori generali chiedendo anche la restituzione degli emolumenti. Il Tribunale di Ancona ha fissato per il 15 dicembre la prima udienza per stabilire la fondatezza del provvedimento.
Se le contestazioni evidenziate dagli ispettori dovessero trovare conferma anche in sede civile o addirittura penale, le Fondazioni che hanno espresso questi amministratori sarebbero chiamate a chiarire i rapporti con i propri rappresentanti e i criteri con i quali sono stati candidati amministratori complici di una gestione palesemente clientelare o, nella migliore delle ipotesi, non all'altezza dell'incarico.
Sull'importanza strategica di avere un istituto sensibile alle realtà locali, la condivisione su questa tesi è fin troppo banale, in realtà ciò che serve ad una comunità come quella marchigiana con un diffuso sistema di piccole e medie imprese è un sistema creditizio attento, ma soprattutto efficace e totalmente sgombro dalle clientele che hanno portato Banca Marche a dissipare, secondo la denuncia di Bankitalia, un patrimonio sia culturale, ma soprattutto finanziario, affidando oltre un miliardo e mezzo di euro ad amici o amici degli amici, drogando il sistema produttivo regionale, finanziando aziende senza le garanzie necessarie richieste invece al resto delle imprese.
Gli esempi su come governi regionali di altri Stati europei si siano sostituiti al sistema bancario regionalizzando istituti in difficoltà, immettendo capitali e liquidità, non sono in realtà così incoraggianti, l'austera Carinzia ha dovuto chiudere 18 scuole minori, ben 3 ospedali, cancellare contributi ad associazioni culturali e sportive oltre ad abolire il cosiddetto contributo di maternità per evitare il fallimento del Land causato dal buco di Hypo Bank per la quale la Carinzia si è fatta garante per 10,2 miliardi di euro.
Anche la solida Baviera ha il suo da fare con la BayernLB, in difficoltà e costretta rinunciare ad oltre un miliardo e mezzo di euro di crediti pur di avere almeno un miliardo cash.
Pertanto, per quanto riguarda i punti:
1) per le informazioni in nostro possesso Banca Marche e Cassa di Risparmio di Ferrara non dovrebbero avere la medesima sorte;
2) lo studio per il salvataggio di Banca Marche, dei suoi 550.000 clienti, dei suoi 40 miliardi di euro raccolti, dei suoi 3200 dipendenti, attraversa in queste ore una delicatissima fase e pertanto accogliamo l'appello alla necessaria riservatezza lanciato dal Direttore generale Goffi;
3) siamo a disposizione, una volta individuata la soluzione definitiva, ad incontrare imprese, lavoratori, azionisti e risparmiatori e valutare assieme ad essi come gli strumenti di questa Regione possano essere di loro utilità;
4) intendiamo continuare nelle azioni a sostegno del sistema produttivo continuando a finanziare SRGM;
5) auspichiamo che la vicenda si chiuda entro l'anno evitando così di incappare nella nuova normativa europea in vigore dall'1 gennaio 2016;
6) il Presidente segue con attenzione la delicata vicenda e qualora si renda necessario, sempre tra quelli che sono gli strumenti a disposizione di questa Regione, saprà come contribuire alla positiva risoluzione nei limiti di quanto si possa positivamente risolvere.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, la Consigliera Leonardi.

Elena LEONARDI. La ringrazio Assessore per la risposta. Quello che con questa interrogazione si intendeva porre all'attenzione è un problema che deve necessariamente riguardare la politica.
L'appello rivolto a non entrare nel merito di quelle che sono le soluzioni, che lei ha fondamentalmente accolto, credo che lasci un vuoto, perchè nelle sue risposte finali dice che nel momento in cui la Banca avrà deciso l'ingresso nel fondo, i Commissari avranno deciso come muoversi e quali soluzioni dare per Banca Marche, solo allora sarete disponibili al dialogo con i correntisti, con gli imprenditori o con quanti altri avranno problemi.
Credo che la banca principale della nostra regione, la banca che dovrebbe fare quello che purtroppo spesso oggi le banche non fanno, cioè quello di essere vicine alle famiglie, ma soprattutto al tessuto della piccola e media impresa, che è l'asse portante della nostra economia, dovrebbe meritare, ed era questo il senso dell'interrogazione, un'attenzione costante e un intervento deciso della politica a tutela di queste figure.
Il discorso delle fondazioni, che è stato ovviamente riportato, fa principalmente riferimento alle caratteristiche che queste avevano nella ripercussione nel tessuto sociale. Il finanziamento di attività ha ripercussione nel sociale, pensiamo semplicemente all'acquisto di mezzi, come le ambulanze o quant'altro, spesso è necessario alle associazioni di volontariato che operano coprendo alcune falle o zone vuote all'interno del sistema sanitario, purtroppo dove c'è una carenza spesso interviene il mondo del volontariato, oppure all'ambito della cultura.
E' ovvio che non entriamo nel merito ed attendiamo con ansia che la magistratura faccia il suo corso e che possa, dove ci sono delle responsabilità oggettive, prendere dei provvedimenti che possano tutelare.
Quello che si chiedeva oggi era un impegno deciso e forte della politica a tutela di quelli che sono i correntisti.
Anche la nuova norma che è stata approvata dal Governo ovviamente non tranquillizza ed il fatto che entri in vigore a gennaio 2016 non esula, almeno da quelle che sono le indiscrezioni o le comunicazioni di stampa, dalla possibilità che venga addirittura applicata prima e che Banca Marche ci rientri.
Tutto questo sistema che già vede penalizzati gli azionisti e, a questo punto, purtroppo con buone possibilità, anche i grandi correntisti, ovviamente tiene in agitazione sia i cittadini che le piccole e medie imprese. Noi vorremmo che la politica fosse vicina con le sue azioni a Banca Marche e ai correntisti, ai piccoli azionisti che sono i fruitori principali, o almeno dovrebbero esserlo, ad una banca che deve avere un'attenzione al territorio, purtroppo, in questi anni, abbiamo visto che è mancata a vantaggio di alcuni grandi investitori che facendo operazioni spericolate hanno portato ad una crisi e che sta mettendo in discussione anche i risparmi.
Sappiamo che spesso i correntisti di Banca Marche sono stati invitati ad acquistare le azioni della stessa banca che era stata vista come solida, ora questi correntisti piccoli o grandi rischiano di vedere completamente azzerati i loro risparmi investiti.
Noi ci aspettiamo, personalmente mi aspetto, un'azione decisa della Regione, ovviamente come politica, perchè il discorso della magistratura va secondo la propria strada e non ci dobbiamo intromettere, però deve esserci un'azione forte a fianco della banca per rassicurare e per trovare anche delle soluzioni che, nel momento in cui la situazione non dovesse andare nel migliore dei modi, possano andare a vantaggio del discorso del credito e della tutela di questi risparmiatori.

Proposta di legge n. 3
ad iniziativa della Giunta regionale
"Disposizioni urgenti sugli Enti regionali per il diritto allo studio universitario (ERSU)"
(Discussione e votazione)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la proposta di legge n. 3 ad iniziativa della Giunta regionale.
La discussione è aperta. Ha la parola il relatore di maggioranza Consigliere Biancani.

Andrea BIANCANI. Grazie Presidente. Questa proposta di legge che viene direttamente dalla Giunta è molto importante perché vuole avviare la riforma degli Ersu nella regione Marche.
La Regione Marche ha già avviato, nel corso degli anni precedenti, un'attività di riordino di quelli che sono gli enti a cui fa riferimento, in particolare l'Assam, il Consorzio di Bonifica e gli Erap e questo è un ulteriore passaggio che la Regione vuole portare avanti.
Devo fare i complimenti all'Assessore Bravi perché ha avviato questa riforma che è importante e che è stata tentata più volte. E' venuta direttamente da noi in Commissione ed abbiamo visto la volontà che ha di portare avanti e di portare a termine questo tipo di riforma.
Gli obiettivi che ci siamo dati e che l'Assessore ci ha evidenziato in Commissione sono quelli di creare una maggiore efficienza, una maggiore efficacia e riuscire anche a razionalizzare quella che oggi è la spesa degli Ersu in quanto le risorse economiche a disposizione della Regione sono sempre di meno e quindi è sempre più importante riuscire a fare riforme che ci permettano di poter mantenere i servizi.
L'Assessore ci ha ben spiegato quanto il mantenimento dei servizi sia una priorità, come riuscire a migliorare la qualità dei servizi ai nostri ragazzi, agli studenti che vanno nelle università marchigiane.
Una delle cose che come Commissione le abbiamo è se questa riforma deve prevedere o vogliamo che preveda un'autonomia da parte dei vari Ersu, cioè fare in modo che gli Ersu riescano ad organizzarsi in autonomia, sempre ovviamente nell'ottica di una riforma.
Con questa proposta di legge non vengono confermati i Consigli di amministrazione, ma vengono individuati dei Commissari straordinari - noi siamo d'accordo su questa linea, cioè sostituire i Consigli di amministrazione con i Commissari straordinari - e viene anche evidenziato il tempo che la Giunta si è preso, è di 6 mesi e noi chiediamo che i 6 mesi siano veri in quanto gli Ersu non possono permettersi di attendere ulteriormente.
Pensiamo che sia anche opportuno valutare quelle che sono le esperienze positive che ci sono nei vari Ersu delle Marche, quindi il nuovo modello che andremo ad individuare dovrà fare attenzione a quello che a tutt'oggi funziona e capire come portarlo nelle altre realtà.
Abbiamo chiesto che questa sia una riforma aperta e l'Assessore ha dato la sua disponibilità all'ascolto, soprattutto degli studenti, ma anche delle persone, degli enti locali, degli stessi Ersu e anche dello stesso Consiglio regionale e quindi della Commissione. Noi all'interno della Commissione siamo disponibili a confrontarci con l'Assessore per cercare, quanto più possibile, di fare una riforma che possa essere condivisa e dare i risultati sperati.
Per quanto riguarda tutto il resto, i Commissari straordinari rimarranno in carica per un periodo massimo di 6 mesi, questi sono i tempi che la Giunta si è data, inoltre i Revisori dei conti vengono prorogati e restano in carica al massimo per 6 mesi, cioè fino a quando non viene fatta questa riforma.
E' stato presentato un emendamento da parte del Consigliere Fabbri, se posso approfittare ... dopo? Perfetto, interverrò in un secondo momento. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il relatore di minoranza Consigliere Carloni.

Mirco CARLONI. Grazie Presidente. Sono contrario a questa proposta di legge perché fondamentalmente è un commissariamento, un commissariamento, si dice, per sei mesi.
Dietro questa riorganizzazione, annunciata per la verità da molto tempo, non da questa amministrazione, è una cosa di cui in quest'Aula sentiamo parlare con una certa regolarità, c'è una forte preoccupazione che è quella della perdita della autonomia di questi Consigli di amministrazione e credo che sarebbe stato molto più utile arrivare con una proposta di riforma degli Ersu e affiancare quella riforma con un cambiamento, con una riprogrammazione della spesa.
E' chiaro che dietro questa scelta c'è un risparmio, c'è la necessità di razionalizzare i costi, però si rischia di mettere tutto in un unico calderone ed in questa vicenda non si va a salvare ciò che di buono c'è nelle autonomie dei Consigli di amministrazione. Ad esempio il timore espresso sia dal Sindaco di Urbino, Gambini, che dal Rettore Stocchi, è si la perdita di un'autonomia decisionale che in qualche modo afferisce anche alla vicinanza con i problemi, perché è chiaro che un Consiglio che vive la quotidianità e la realtà in tutte le situazioni può conoscere meglio di un funzionario dell'Assessorato di Ancona quelle che sono le necessità della struttura, degli studenti,ma quello che intimorisce l'Ersu, parliamoci chiaro, è anche la creazione di un fondo unico patrimoniale in cui mettere tutto in un unico calderone. Tanto per fare un esempio, nel caso di alienazione dei beni i fondi ricavati andrebbero in un unico contenitore e non andrebbero a beneficio di quelle strutture che sono le donanti di quei beni.
Nel caso dell'Ersu di Urbino, per esempio, che gestisce 1500 posti letto, sicuramente è una realtà più grande rispetto a tutte le altre, è chiaro che questo rappresenta una sperequazione rispetto agli altri Ersu e in tutta questa vicenda non c'è una formalizzazione, anche nell'atto che avete presentato, di quale sarà il risparmio, di cosa si risparmierà con questa scelta che voi ponete in essere. Anzi c'è il rischio che il commissariamento straordinario di queste strutture abbia dei costi in sè e non sia una cosa del tutto gratuita. A noi risulta, ad esempio, che alcuni Ersu sono in equilibrio finanziario, che non hanno problemi di disavanzo, quindi, non credo che la scelta del commissariamento tout court per 6 mesi sia la scelta migliore e penalizza, devo dire, anche quelle funzioni che hanno migliorato l'attività dell'Ersu.
L'Assessore in Commissione ha fatto degli esempi sui costi e su alcune storture probabilmente eccessive a sostegno dello studente ed ha parlato dei soldi che venivano dati, a volte, oltre ai servizi. Sicuramente ci sono delle cose da migliorare e da perfezionare in modo meritocratico dentro l'Ersu, però con questo commissariamento voi non prendete quello che c'è di buono dall'esperienza degli ultimi anni, ma mettete tutti sullo stesso piano, chi è stato bravo e chi non lo è stato, questo è l'errore di fondo dal punto di vista culturale di questa scelta.
Avremmo apprezzato molto se venivate qua con una riforma dell'Ersu, si poteva parlare direttamente di come modificare l'Ersu senza passare per un commissariamento, mortificando quelle che sono le esperienze positive che vengono dal territorio.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Zaffiri.


Sandro ZAFFIRI. In merito all'atto che questa mattina stiamo discutendo, ci sembra che la scelta che viene presentata dalla maggioranza, per quanto riguarda il commissariamento, sia difficile da capire.
Presidente, è difficile da capire perché noi conosciamo un'altra storia, un'altra storia che è nata ad Ancona qualche anno fa, la proposta, fermata in tempo utile, di privatizzare gli Ersu con la Cimas di Urbania. Questi sono gli atti che sono presso le Camere di Commercio, visibili a tutti anche a quest'Aula.
Quando si parte da un commissariamento e non da una proposta di discussione, come dice il Consigliere Carloni, per me questa cosa puzza di bruciato. Puzza di bruciato perché siamo alle solite. Qual è il progetto? Qual è il programma della maggioranza sugli Ersu? Noi oggi votiamo una cosa a scatola chiusa, Presidente. Votiamo il commissariamento degli Ersu e non sappiamo quale sarà la fine di questi Ersu. Non sappiamo se il fine è mantenere un servizio pubblico, se è mantenere un certo servizio per gli studenti, se rimane un certo servizio che riguarda i lavoratori oppure questi verranno inglobati in una nuova società dove c'è il privato, c'è il pubblico, e non si capisce bene chi alla fine comanda o gestisce.
In questa realtà girano tantissimi soldi, come lei sa, ad esempio, nella struttura dello studentato di Ancona viene ristrutturato un edificio nel centro storico e girano decine e decine di milioni.
Questo è il problema che noi vorremmo discutere: qual è la strategia finale di questi Ersu? Gli studenti vengono ancora coinvolti nella gestione, nella partecipazione? I lavoratori mantengono i contratti che hanno oggi in essere? Questi sono i problemi di cui io vorrei discutere più che del commissariamento, perché poi alla fine il commissariamento era un'impostazione della passata legislatura per cui intanto commissariamo, risparmiamo qualche migliaia di euro, ma io non ci sto a risparmiare qualche migliaia di euro, io voglio capire il fine, perché se risparmiamo 10-50 milioni di euro è un ragionamento, ma se risparmiamo migliaia di euro perché c'è un Consiglio di amministrazione a cui si dà qualche piccola prebenda, quella che è oggi, credo che alla fine faremo un utile per la cassa, però dobbiamo capire se continuiamo il servizio perché parliamo di un servizio pubblico, a meno che oggi non si dica che questo verrà a cessare. La maggioranzaci dice: questo servizio viene a cessare, allora andremo a spiegare agli studenti ed ai lavoratori che questa è la proposta.
Ma credo che non sia questo, spero che non sia questo e se questo non è, le chiedo e vi chiedo che questa posizione venga rivista per discutere un progetto complessivo che riguarda la riforma degli Ersu, un servizio agli studenti che è un passaggio estremamente importante e da decenni vive su questo territorio.

Presidenza della Vicepresidente
Marzia Malaigia

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Fabbri.

Piergiorgio FABBRI. Mi associo a quanto detto dai miei colleghi sull'Ersu perché l'Ersu svolge un'attività sociale. Noi diamo aiuto agli studenti meritevoli che diventeranno la futura classe dirigente, una volta si diceva, e questa cosa qua ci deve far capire l'importanza del tema che stiamo trattando, non stiamo trattando di quattro enti pur distinti che possono gestire una cosa che non è di primaria importanza, stanno svolgendo una funzione sociale.
Detto questo, lo strumento del commissariamento non mi sembra idoneo perchè primo: non si è capito bene quali siano le gravi mancanze di questi Ersu per essere improvvisamente commissariati. Si parla di un commissariamento di sei mesi, a questo punto perché per sei mesi? Facciamo la riforma anche prima, facciamola in tre mesi se studiamo in maniera più serrata. I Consigli di amministrazione in questi mesi non possono andare avanti, siamo all'inizio dell'anno accademico, in un periodo dell'anno, soprattutto per gli studenti che entrano per la prima volta, molto critico, quindi gli Ersu devono essere nel pieno della loro efficienza.
Ogni Ersu è collegato strettamente all'università alla quale fornisce servizi e ogni università è inserita in una città diversa perché la realtà urbinate è differente da quella di Ancona, di Macerata, di Camerino, quindi non si può fare assolutamente di tutta un'erba un fascio, quindi non ci sono i presupposti chiari per il commissariamento, non si ha ancora l'idea di come andremo a riformare questi Ersu, non possono essere poche migliaia di euro che dettano la necessità di riforma strutturale di questi Enti, quindi veramente stiamo agendo al buio. Non siamo d'accordo con questo modo di fare.
Apriamo un dibattito serrato, tecnico, entriamo nel merito delle quattro realtà. Io domani incontrerò il Rettore dell'Università di Urbino ed il Sindaco del Comune di Urbino per approfondire queste cose; ho chiesto di incontrare anche gli altri Rettori e i Sindaci delle altre città e delle altre Università. Ho chiesto di fare sopralluoghi sulle strutture, perché un conto è gestire i collegi universitari di Urbino che sono un gioiello di architettura fatti da De Carlo tanti anni fa, un conto è andare a vedere un palazzo dove si consegnano agli studenti le chiavi all'inizio e si ritirano alla fine dell'anno.
Stiamo parlando di cose diverse che hanno bisogno, assolutamente, di essere approfondite dal punto di vista tecnico e dal punto di vista dei bilanci, soprattutto considerando i servizi che riescono a dare, perché una struttura come quella dei collegi in Urbino che favorisce l'aggregazione degli studenti, che fornisce spazi di aggregazione ed una mensa qualificata e che esternalizza poco il servizio, è differente dalle realtà di altri Ersu.
Non andiamo in maniera superficiale su questo argomento, chiedo di approfondirlo tecnicamente e di aprire un dibattito con i Comuni, con le università, con gli studenti, in modo di riuscire ad arrivare a una riforma, se necessaria, meditata. Vi ringrazio.

Presidenza del Presidente
Antonio Mastrovincenzo

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Celani.

Piero CELANI. Anche da parte mia ci sono grosse perplessità su questa riforma, su questa legge. Quando si vuole riformare qualcosa è chiaro che prima si fa il progetto e poi si individua il percorso per arrivare a concretizzare quello che il progetto contiene.
Qui ormai c'è il malvezzo di tanti, sopratutto nella pubblica amministrazione per far vedere che si fa qualcosa, di commissariare: facciamo l'annuncio e poi vediamo quello che si può fare. Credo che, da questo punto di vista, sia l'aspetto peggiore perché nel caso specifico si va a ledere l'immagine di qualcosa che fino adesso, bene o male, ha funzionato.
Anch'io conosco la realtà da studente degli Ersu, ho potuto visitare le strutture, penso ad Urbino che in Italia è un riferimento non soltanto dal punto di vista architettonico delle strutture, ma soprattutto per i servizi che vengono dati.
Con il commissariamento cosa facciamo? In qualche modo lanciamo un dubbio grande ai cittadini, agli studenti, che c'è qualcosa di strano che non ha funzionato. In realtà non è così, il commissariamento è l'ultimo atto e lo si fa quando un ente è in dissesto o è stato fatto qualcosa di irreparabile, per cui il socio di maggioranza, in questo caso la Regione, commissaria tutto.
Non può essere questo il percorso. Prima vorremmo capire che cosa contiene il progetto.
C'è anche un'esperienza sul territorio: la riforma degli Erap. Questo organismo centralizzato, non so come funziona ad Ancona e Pesaro, ma nel sud delle Marche è un disastro con un Direttore generale unico, bravissima persona, eccellente professionista, che fa il giramondo perché un giorno alla settimina è a Pesaro, ad Ancona, a Macerata, ad Ascoli e a Fermo.
Autonomie azzerate, le decisioni non le prende nessuno; ovviamente non essendoci più il Direttore operativo all'interno della sede, ci sono tanti galli, tante galline e quant'altro, quindi io non discuto soltanto del commissariamento, per cui secondo me, francamente, non ci sono proprio le condizioni, ma discuto della riforma di centralizzare a tutti i costi, per fare che cosa? Per risparmiare qualche migliaia di euro?
Io ho incontrato il responsabile dell'Ersu di Camerino e di Urbino, mi sembra che in merito ai costi, veramente, si parli di qualche migliaia di euro e mi sono sorpreso nel sapere che un componente del CdA, un consigliere, prende un gettone di qualche migliaia di euro l'anno. Non può essere questa la motivazione, la motivazione potrebbe essere una grande riorganizzazione di efficienza se vogliamo ragionare in termini di servizi da portare sul territorio. L'Ersu, il servizio allo studio, è collegato direttamente alle università e noi abbiamo delle università completamente diverse le une dalle altre, strutture completamente diverse.
Vorrei discutere sul fatto, ad esempio, che le risorse non possono essere più distribuite in funzione degli alunni iscritti, ma in funzione degli iscritti e delle sedi che queste università hanno aperto sui territori, perché ci sono università che hanno aperto sui territori nuove strutture e lì magari non arriva nulla perché i fondi arrivano direttamente alla sede centrale.
Queste sono le riforme che devono essere fatte da trasferire in pratica sui territori. Credo che, se vogliono fare un percorso giusto, sia meglio lasciar lavorare, non rovinare per questi sei mesi che poi diventeranno un anno, anche se mi auguro che si possa fare in due, ma ci credo poco, perchè poi il commissariamento da sei mesi diventa otto e da otto diventa dodici. Noi in questi sei mesi rovineremo tutto perché chiunque andrà a gestire, il Commissario, i Commissari ..., apro una parentesi: se i Commissari, Presidente, saranno come credo, funzionari o dirigenti regionali, bravissimi tutti quanti, non potranno fare bene né l'una né l'altra cosa perché devono stare sui territori, perchè l'Ersu va gestito quotidianamente per dare delle risposte ai problemi. Mettere un terzo, mettere un esterno, per poi pagarlo molto di più di quanto costa un Consiglio di amministrazione attuale mi sembra assurdo.
Allora direi: proseguiamo per questi sei, quattro o tre mesi con questi Consigli di amministrazione, facciamoli lavorare e portiamo subito in Aula una proposta per discutere come riformare il diritto allo studio, perlomeno l'acceso equanime che noi vogliamo dare a tutti gli studenti della regione Marche.
Credo che questo sia l'approccio, non può essere sempre quello dell'annuncio per far vedere che si fa qualcosa. Azzeriamo e facciamo il commissariamento. Sono tanti gli esempi negativi, non solo nella regione, ma anche in Italia. Non voglio aprire un'altra polemica: le Province, un annuncio e basta! Adesso ci troviamo ad affrontare i problemi. Abbiamo fatto l'annuncio, le abbiamo chiuse, ma non abbiamo chiuso niente, adesso abbiamo problemi a non finire perché il progetto dietro l'annuncio non c'era.
Non vorrei che anche con gli Ersu funzionasse allo stesso modo. Un annuncio di commissariamento per far vedere che abbiamo fatto qualcosa, però in realtà il progetto lo dobbiamo discutere, lo dobbiamo approfondire perché è una cosa serissima, molto più di altre cose, perché l'edilizia residenziale pubblica è un'edilizia che si connette a quella dell'Ersu, equirata, e quindi vorremmo discutere anche delle strutture da mettere sul territorio in un momento di grande difficoltà in modo tale che gli studenti possano effettivamente avere una retta commisurata a quelli che sono le reali difficoltà che le famiglie stanno vivendo e riorganizzare tutto, ma tutto questo lo dobbiamo fare in collaborazione con le università e con coloro che fino ad adesso hanno amministrato, credo, abbastanza bene questi servizi.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Busilacchi.

Gianluca BUSILACCHI. Grazie Presidente. Non pensavo di dover intervenire perché mi ritrovo, con il gruppo PD, pienamente nella relazione fatta dal relatore di maggioranza Consigliere Biancani, però dopo gli interventi che ho sentito, credo che sia utile fare forse una sottolineatura politica e riportare l'enfasi sulla vera natura di questo provvedimento.
Negli interventi precedenti l'enfasi è stata posta sull'aspetto del commissariamento, io invece credo che l'aspetto centrale di questa legge, secondo me fondamentale, che utilizza lo strumento del commissariamento, sia quello che oggi si avvia la riforma degli Ersu. Credo che questo sia il tema fondamentale. Come si avvia? Qualcuno diceva: "Portate già in Aula ..." No! Perché l'avvio di questa proposta vuole utilizzare esattamente una modalità partecipata che coinvolga gli atenei, le associazioni studentesche, i cui tempi sono anche estremamente chiari, un periodo non superiore a sei mesi che può essere anche inferiore, e comunque fino all'entrata in vigore della legge di riordino.
Oggi si avvia una riforma importante, devo dire, una riforma mancata della passata legislatura, di cui da tempo si sentiva la necessità, ricordo che negli ultimi anni, nelle Marche, tutti convenivano nel riformare gli Ersu che, voglio ricordarlo, sono l'ente regionale del diritto allo studio ed oggi hanno, mi pare, un unico Direttore.
Adesso non voglio entrare nel merito degli aspetti dell'esito della riforma perché sarà questo momento concertativo, che giustamente la Giunta ha voluto ricordare e sottolineare, a determinare quello che sarà l'esito.
Oggi non entriamo nel merito, però credo che bene abbia fatto la Giunta, non con una norma annuncio, ma con una norma, ad avviare un percorso dandosi già una scadenza, cogliendo un'occasione. Qual è l'occasione? La scadenza del precedente Consiglio di amministrazione, è chiaro che oggi nominare un nuovo Consiglio d'amministrazione vuol dire attendere ulteriormente degli anni senza darsi un limite temporale per attuare la riforma.
Questa invece è un'idea che utilizza il commissariamento come mero strumento e credo che sia un segnale molto chiaro del fatto che entro pochi mesi noi avremo una riforma degli Ersu e non la decideranno né la Giunta né il Consiglio regionale, ma saranno tutti gli attori coinvolti in un dibattito ampio e partecipato.

PRESIDENTE. Ha la parola il Presidente della Giunta Ceriscioli.

Luca CERISCIOLI. Grazie Presidente. Sostengo con forza questa scelta proprio in ragione di creare quelle condizioni ideali per mettere in atto una riforma.
Nel mese di agosto ci siamo trovati di fronte ad una scelta che era quella di rinominare i nuovi Consigli d'amministrazione dei quattro Ersu marchigiani. Immaginate voi, nominavamo quel giorno i nuovi Consigli e dopo un mese aprivamo il dibattito sulla riforma, con tutto quello che ne conseguiva rispetto alle nuove figure sulle quali si andava ad investire rispetto ad un ruolo, con una situazione, ed è questo l'elemento che a molti sfugge, rimasta a metà strada, in attesa di una riforma testimoniata da un fatto semplicissimo e cioè che con il pensionamento dell'ultimo Direttore teoricamente tutti e quattro gli Ersu rimanevano senza questa figura.
La scelta è evidente nella misura in cui si vuol fare, ad esempio, il riordino - facciamo un'ipotesi di architettura- in un'unica struttura che gestisca gli aspetti amministrativi degli Ersu oppure che mantenga la presenza nei quattro territori di Consigli formati come oggi da studenti, rappresentanti della città e del territorio che fanno la parte, chiamiamola, la politica amministrativa della struttura stessa. Andare verso un unico Ersu regionale oppure, rimanere come oggi, e nominare altri tre Direttori, ma quello che non è possibile, è andare avanti con una legge che prevede quattro Ersu e rimanere con un unico Direttore, perché nell'operatività il vulnus è che da mesi si opera con una struttura pensata come quattro soggetti indipendenti, con un unico Direttore, che giustamente non può moltiplicarsi se quella è l'organizzazione.
Se noi abbiamo quattro strutture amministrative, ognuna dovrebbe essere autonoma nelle proprie prerogative ed un unico Direttore è chiaro che non va. Dovremmo rinominare altri tre Direttori mantenendo la struttura attuale.
Quando si parla di costi, di scelte, di gestione, il tema non è il Consiglio di amministrazione, che francamente credo sia fra i meno costosi di quelli della storia della Regione Marche e nulla vieterebbe, in una architettura organizzativa, di mantenere forte e saldo un rapporto con i territori, ma quello di come vogliamo utilizzare le nostre risorse, come le dobbiamo distribuire, quali struttura amministrativa vogliamo dare agli Ersu.
Perché è evidente, uno può scegliere: di alleggerire i costi sulla parte amministrativa per distribuirne di più agli studenti, per esempio, o di mantenere quattro strutture più solide. Più risorse vanno alle strutture amministrative, meno agli studenti, perché quando diciamo che questo è un ente che presiede risorse che vanno al diritto allo studio, queste in parte servono per pagare la struttura, la macchina, ed in parte diventano servizi. Ci va bene la distribuzione della legge così come è impostata o vogliamo cambiare?
Per produrre cambiamento non si può stare a metà strada, la legge attuale prorogata per altri sei mesi è ingestibile perché quel Direttore diventa un soggetto, chiamiamolo, anomalo, quindi occorre mettere in moto questa scelta che crea le condizioni ideali, perché non è un commissariamento per mala la gestione, è un commissariamento per permettere a questa Aula attraverso un percorso partecipato, i sei mesi dovrebbero essere un tempo massimo, di arrivare alla definizione di quale scelta vogliamo fare: una sola struttura amministrativa più leggera e meno costosa che da più servizi? Quattro? Una per territorio? Un unico soggetto regionale che governi l'intero sistema? Quattro soggetti che dialogano con le singole realtà? E' una scelta che sta in capo alla riforma che si vuole mettere in atto.
Se avessimo giocato la carta del rinnovo, della nomina dei Direttori, sfido chiunque di voi a dire: "Adesso mettiamo in moto la riforma"? Che fai?
Potrei aggiungere altro rispetto a questa impostazione e rispetto ad altri processi che stanno avvenendo in termini di riorganizzazione, però limitandoci semplicemente a questo oggetto, credo ci siano tutte le condizioni per fare oggi la scelta che ci metta in condizione, in modo più libero, più ampio, di prendere le decisioni che riteniamo più opportune, ovvero valutare se per la dimensione degli Ersu sia sufficiente in realtà un certo tipo di organizzazione o un'altra.
Il tempo per svilupparla, secondo me, è congruo con le necessità. Usciamo da metà del guado, perché, lo posso testimoniare dal mio precedente ruolo, in questa Aula, con il Consiglio delle autonomie locali, per cinque anni si è dibattuto della riforma dell'Ersu con una cosa evidente: da una parte non si facevano scelte e si depauperavano strutture e risorse, mentre dall'altra c’erano le necessità crescenti da parte della comunità che in mezzo alla crisi vedeva ancora più necessario il contributo da parte degli enti che sostengono il diritto allo studio per quanto riguarda i giovani marchigiani e di altre regioni che qui vengono a studiare.
Confermo, veniamo da situazioni di eccellenza, veniamo anche da differenze dettate dalle diverse esigenze, come quelle di un’università che sta a pochi metri da una stazione ferroviaria o come Camerino ed Urbino che sono collocate all'interno. Queste sono questioni necessariamente disomogenee, ma ci sono anche questioni di trattamento omogeneo e se su alcuni aspetti è giusta la specificità, forse su altri sarebbe corretto offrire a chi viene nelle Marche parità di diritti.
Tutti questi contenuti oggi non trovano una loro applicazione nella normativa attuale e poter sviluppare un percorso di riforma ci permette di decidere, di scegliere, di avere spazio per svolgere appieno questa funzione legislativa, ridefinendo in qualche maniera quella che è la scelta.
Nulla vieta che se si riconosce che la migliore di tutti era quella del passato, sempre quest'Aula, nello sviluppare le leggi, potrà dire: "No, va bene la legge che avevamo prima, rinominiamo i Direttori, rafforziamo quelle strutture amministrative sui ruoli mancanti e ridiamo la definizione della vecchia legge".
A me sembra che, per quello che sono in generale i processi di riorganizzazione, le strumentazioni che abbiamo, le economie di scala, l'elemento che oggi è in grado per più soggetti di gestire determinate partite, sia possibile fare di meglio con un obiettivo molto importante, molto concreto che è appunto quello di restituire il massimo agli studenti ogni volta che portiamo avanti politiche e risorse destinate al diritto allo studio, cioè che il diritto allo studio vada al soggetto che ne ha necessità e non, magari, in una incapacità di definire in maniera appropriata l'uso delle risorse nelle spese di carattere generale.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Maggi.

Giovanni MAGGI. Faccio questo intervento brevissimo perché ho sentito altri colleghi parlare di progetto, parlare del futuro. Sicuramente per il futuro del progetto, per fare un progetto efficace ed efficiente, va tenuto in considerazione il pregresso, il passato.
Quando l'Assessore è venuta cortesemente in I Commissione a illustrare questo procedimento del commissariamento degli Ersu, io ho fatto delle domande, ho detto che quando una società viene riformata significa che qualcosa non va - l’Assessore ha precisato che la riforma è stata iniziata, ma mai completata – se c'è una riforma probabilmente c'è qualcosa che non va, altrimenti se tutto va bene si fanno dei ritocchi, si fanno degli aggiustamenti, si procede per rendere ancora più efficiente quello che sta andando bene.
Tra l'altro, Assessore, ho apprezzato che abbia dato delle indicazione politiche generali, spero che non vengano inquinate dalla mediazione politica o dal trasformismo politico e mi auguro che certe cose rimangano con questi principi integri. Chiusa la parentesi …, ho apprezzato perché è raro che un esponente del PD dica queste cose.
Ho chiesto se c’era qualcosa che non andava. Io sono a conoscenza di Ersu virtuosi, qui è stato citato quello di Urbino, per cui ho detto che se ci sono degli Ersu virtuosi probabilmente ci sono anche degli Ersu che funzionano male, l'Assessore mi ha risposto, dicendo: "Io non ho detto questo", e questa cosa è rimasta ovattata.
C'è bisogno di una riforma, però non si sa perché deve essere portata avanti con il commissariamento.
Noi abbiamo chiesto in questa proposta di legge di salvare le cose buone perché possiamo comunque procrastinare il Consiglio d'amministrazione senza mettere dei commissari che arrivano da fuori, che magari conoscono meno la situazione e le cose di cui c'è bisogno nella gestione del quotidiano, perché ricordiamo che gli Ersu danno alloggio, danno pasti, danno borse di studio, per cui mettere un commissario che riprenda la situazione, magari come quella di Urbino che come mi dicono essere di efficienza e di eccellenza, potrebbe essere un tornare indietro.
Queste eccellenze vanno salvate e se ci sono delle disfunzioni in altri Ersu sono quelle che devono avere un intervento migliorativo in questo senso, perché la politica - scusate se a volte non mi fido e sono un po' malfidato - a volte fa delle operazioni per cui anziché elevare il livello di eccellenza livella tutto verso il basso.
Questo è un rischio sicuramente che si corre, soprattutto chiedo di sapere che cosa è successo in queste riforme mai portate avanti. Quali sono le cause che hanno portato a queste riforme, lo chiedo come cittadino e lo chiedo per questa vicinanza che la politica deve avere con i cittadini. Domani quando si leggerà sui giornali: "Si chiede di riformare gli Ersu" qualcuno si domanderà - magari qualche famiglia che ha un figlio o gli stessi studenti che usufruiscono dei servizi degli Ersu – “Perché lo vogliono riformare?" E questa cosa non si sa, non viene fuori.
In politica la trasparenza non deve essere soltanto un concetto formale, deve essere riempita di contenuti e io in questa situazione di riempimento di contenuti nella trasparenza, perché gli Ersu vengono commissariati e devono essere riformati attraverso un commissario, non l'ho capita.

PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Marcozzi.

Jessica MARCOZZI. Intervengo per precisare che quando l'Assessore Bravi è venuta in Commissione bilancio ed ha spiegato che questa riforma va verso una riduzione dei costi della politica, questo ci ha trovato d'accordo perché va nella direzione di migliorare gli Ersu. Fin qui credo che tutti noi della minoranza siamo d'accordo, il problema è un altro, noi non concordiamo sul commissariamento. Oggi si parla non di riforma degli Ersu, ma di commissariamento.
La parola commissariamento ha un valore negativo perché quando si commissaria un ente, significa che in quell'ente c'è una mala gestione, però sappiamo che ci sono alcuni Ersu, come quello di Urbino di cui il Consigliere Fabbri ha portato in Commissione il bilancio ed ci ha fatto vedere come questo ente sia virtuoso, che sono ben gestiti.
Allora quando si mettono i commissari, i commissari fanno l'ordinaria amministrazione. Allora perchè il Sindaco di Urbino Gambini e il Rettore Stocchi hanno paura di perdere l'autonomia? Perché c'è una buona gestione dell'Ersu di Urbino e di che cosa hanno paura? Hanno paura che quando verrà venduto il patrimonio unico, verrà messo tutto in un unico calderone.
In questi sei mesi l'attività dei commissari è di ordinaria amministrazione, quindi si può fare solo l'ordinaria amministrazione, non si vende, esatto?
L’Ersu però rimane fermo, allora noi che cosa proponiamo? Proponiamo l'autonomia degli Ersu fino a quando non venga fatta la riforma che deve andare nella direzione di migliorare gli Ersu non di livellarli, magari ad un livello più basso. Questa è la volontà della minoranza, non dire: "Commissariamo gli Ersu e poi dopo faremo la riforma". La riforma deve essere migliorativa e non peggiorativa.
Questo è il timore di tutti, quindi diciamo no al commissariamento, facciamo rimanere l'autonomia con i Consigli di amministrazione fin quando non verrà fatta una riforma che vada nella direzione migliorativa e non peggiorativa, risparmiando anche sui costi, così come ha detto l'Assessore Bravi in Commissione, e su questo siamo tutti d'accordo.
Riduzione dei costi della politica e miglioramento se c'è da migliorare con la riforma degli Ersu senza commissariarli, perché il commissariamento significa che un ente non funziona, no che non funziona, che c'è una mala gestione e siccome abbiamo visto l'Ersu di Urbino che è un’eccellenza ed ha gestito bene, non vedo perché debba essere usata questa parola "commissariare". Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola l'Assessore Bravi.

Loretta BRAVI. Ringrazio per questi interventi perché li concepisco come momenti di lavoro, un lavoro che è iniziato, quindi, molto serenamente, sono assai felice di sentire anche questi punti un pochino dolenti.
Voglio portare brevemente il mio contributo su questo.
La Giunta ha la volontà di riformare nel senso operativo. La parola riforma significa avviare un lavoro che ha un metodo, non si riforma d'emblée, se no è una rivoluzione e questa parola evoca cose, per me, non molto tranquille.
Riforma significa che uno si ferma un attimo, e qui entro nel punto del commissariamento, e in questo spazio e in questo tempo operativo sceglie delle persone competenti, voi avete parlato di Regione …, ci sono tanti corollari al nostro discorso, i corollari sono belli, qui abbiamo un insegnante di matematica, i corollari sono belli però bisogna andare all'osso, non solo pensare ai corollari, ma pensare a quello che veramente si è detto, quindi, andiamo al teorema perché i corollari …, Urbino è una eccellenza, volete che non lo riconosca? Vengo da Carpegna, è chiaro che Urbino è una eccellenza, però ho sentito citare solo Urbino, da 7 persone, per 7 volte, la riforma deve essere marchigiana, attenti, e deve avere dei criteri: l'equità, la giustizia e i servizi.
Questi sono i criteri che una riforma deve avere. Noi ci siamo mossi, perché? Venendo qua la prima cosa che ho fatto è stata quella di cercare i miei predecessori, non è che uno arriva in un posto nuovo, occupa una sedia e non tiene conto della storia e mi è stato detto che questa riforma è pericolosa e non voluta, che questa riforma è stata sempre rimandata e allora ci proviamo, io mi sono aperta, e ringrazio il Consigliere Biancani, alla Commissione volendo far capire fino al fondo qual era la ratio di questa riforma, il Consigliere Maggi parlava, però questa non è una riforma di una impresa, perché una riforma di una impresa, ho visto ieri con la Best, si fa o non si fa, è un'altra ratio.
Qui siamo dentro un qualcosa di molto più delicato che ha come oggetto il diritto allo studio di uno studente ed ha punti problematici perché voi parlate di borse di studio, ma la borsa di studio non c'entra niente con noi, è qualcosa che viene prima. E’ stato promesso ciò che non è promettibile, è stata anche monetizzata, attenti, il diritto allo studio, faccio un esempio non per essere provocatoria, ma per spiegare, vuol dire che io ti do un alloggio, vuol dire che io ti pago la rata, vuol dire che io ti do il minimo, non che tu monetizzi e che ti fai il gruzzoletto con questo. Questa cosa non piace agli studenti.
Voglio dire un'altra cosa: ho ricevuto i Rettori, ho ricevuto i ragazzi e questa riforma è già iniziata nel mio Assessorato con un grande dialogo.
Che cosa si vuol fare? Un commissariamento con persone competenti in loco, persone dell'università. Qui si è parlato di costi …, no! Questo dubbio io lo devo togliere, perché non è così, perché non funziona? Funziona benissimo, ma ci sono degli sprechi e mi fa effetto che non si comprenda questo in un ambito come la politica che è vissuta sugli sprechi e su questi ha perso credibilità. Questa scusate è una puntina velenosa femminile che mi viene da dire.
Voglio dire solo questa cosa: qui si è parlato di accentrare, allora attenti perché nella logica mia accentrare vuol dire decentrare meglio, non vuol dire accentrare unendo il cefalo mentre le parti soffrono. Io vengo dalle periferie, non vorrei mai questo, chiaro?
Accentrare vuol dire accentrare ciò che basta e si andrà a vedere cosa costa decentrare meglio, è lo stesso discorso della sanità, accentriamo, ma decentriamo cercando di potenziare, sarà dura, i veleni saranno incrociati però lo scopo è questo, non quello di togliere l'autonomia, perché l'autonomia ci sarà.
Voglio dire un'altra cosa importante, politicamente il Consigliere Maggi è rimasto colpito da certe mie uscite, qui non è la sede, però voglio dire che io ho la mia storia, non sono del PD, non è questo il discorso, il discorso, secondo me, non dobbiamo tirare in ballo questo qua, è un altro: chi siamo, come ci alleiamo e cosa vogliamo fare. Chiuso.
Credo che da insegnante verrò schiantata notevolmente laddove ci saranno dei poteri forti che cercheranno di far valere le loro ragioni, però vi rispondo che come insegnante, per la libertà che mi contraddistingue, la riforma dell'Ersu può solo migliorare e può solo potenziare quello che già c'é.
Ho incontrato le quattro università, hanno il loro Dna, hanno la loro proposta culturale, però cultura non vuol dire smistiamo i saperi o smistiamo l'edilizia, cultura vuol dire che ognuno tiene il suo Dna e verrà potenziato.
Vi prego di crederci, poi faremo i nostri dibattiti. Grazie.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione.
Articolo 1.
L’emendamento 1/1, a firma del Consigliere Fabbri, è stato depositato fuori tempo massimo, quindi è stato ritenuto inammissibile.

Articolo 1. Lo pongo in votazione.

(L'Assemblea legislativa approva)

Articolo 2 (Dichiarazione d'urgenza). Lo pongo in votazione.

(L'Assemblea legislativa non approva)

(Voci fuori microfono)

PRESIDENTE. Ripetiamo la votazione perché a qualche Consigliere, pur essendo in Aula, non ha preso il voto.

(Voci fuori microfono)

PRESIDENTE. Ci sono stati ancora problemi, riproviamo un'ultima volta.
Articolo 2 (Dichiarazione d'urgenza). Lo pongo in votazione.

(L'Assemblea legislativa approva a maggioranza assoluta dei suoi componenti)

Coordinamento tecnico. Lo pongo in votazione.

(L'Assemblea legislativa approva)

Proposta di legge n. 3. La pongo in votazione. ...
C'è qualche cosa che non va nell'impianto, ripetiamo per la seconda la votazione della proposta di legge n. 3.

(L'Assemblea legislativa approva)

Proposta di legge n. 8
ad iniziativa della Giunta regionale
"Disposizioni urgenti in materia di trasporti e sanità"

(Nuova titolazione) "Disposizioni urgenti in materia di trasporti e sanità e modifica della legge regionale 30 dicembre 104, n. 36 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale 2015 e pluriennale 2015/2017 della Regione. (Legge finanziaria 2015)"
(Discussione e votazione)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la proposta di legge n. 8 ad iniziativa della Giunta regionale.
La discussione è aperta, ha la parola il relatore di maggioranza Consigliere Giacinti.
Prego i Consiglieri che vogliono intervenire di prenotarsi fin da ora. Grazie.

Francesco GIACINTI. Buongiorno a tutti i Colleghi. Con questa proposta di legge si toccano due argomenti, in particolare. All’articolo 1 si autorizza la spesa nel limite massimo di 3 milioni di euro a favore della società di gestione dell'aeroporto delle Marche Aerdorica SpA. E’ stata anche utile quell'interrogazione di poco tempo fa perché alcune questioni sono state toccate anche a margine di quella risposta.
Questo stanziamento è previsto nella misura di 1.500.000 euro per spese di investimento e 1.500.000 euro per spese correnti, anche se devo far presente che in ordine a questa distinzione, è stata presentato un emendamento da parte dell'Assessore Casini.
Questo stanziamento è finalizzato alla compensazione per l'anno 2015 di oneri di servizio pubblico, nonché ad investimenti connessi al medesimo servizio.
Già con legge regionale n. 6 del 2009 fu stabilito che la fornitura di servizi aeroportuali, relativi al trasporto di merci e passeggeri da parte di Aerdorica SpA, costituisce un servizio di interesse economico generale, e questo è un aspetto saliente e molto importante, i cui obblighi possono essere compensati nel rispetto del trattato sul funzionamento dell'Unione europea. Questo aspetto è molto importante perché è stato toccato nella risposta all'interrogazione e con sentenza numero 179 del 2015 la Corte Costituzionale ha sentenziato un’illegittimità costituzionale di un passaggio simile che la Regione Marche aveva effettuato nel 2014, in poche parole fu censurato il comportamento secondo il quale la Regione con la somma di 1.100.000 euro elargì un contributo che andava nella direzione di ripianare i debiti pregressi di natura previdenziale e fiscale. Cosa che ha incontrato i rigori severi ed anche legittimi della Corte Costituzionale proprio in virtù del fatto che non si possono elargire aiuti di Stato nel rispetto al Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, articolo 107.
Questo aspetto della finalizzazione alla compensazione degli oneri del servizio pubblico è un aspetto dirimente dell'intervento di cui stiamo discutendo.
Il comma 2 prescrive che le risorse per l'attuazione di quanto stabilito al comma 1, sono iscritte a carico dell'unità previsionali di base 42.703 e 42.704 dello stato di previsione della spesa di bilancio per l'anno 2015.
Alla copertura di questa spesa si provvede mediante l’equivalente riduzione dello stanziamento iscritto a carico del UPB 30.906 dello stato di previsione della spesa del bilancio per l’attuazione del Piano di sviluppo rurale 2014/2020, indicato nella Tabella E.
Abbiamo detto, ma poi ci sarà un'appendice a questa tematica quando affronteremo un altro punto all'ordine del giorno, quello relativo al PIANO DI SVILUPPO RURALE e, com'è apparso in alcuni articoli sulla stampa di qualche giorno fa, non è che le risorse del PIANO DI SVILUPPO RURALE, pari a 8.300.000 euro, relative alla quota di cofinanziamento regionale, necessarie a dare attuazione al PIANO DI SVILUPPO RURALE 2014/2020, sono eliminate o detratte in maniera da sacrificare quell'obiettivo, ma in virtù del fatto che siamo a metà settembre, con tutta probabilità per l'attuazione pensata e da finalizzare nell'anno 2015, sono più che sufficienti i 3.800.000 euro che residuerebbero dopo lo stanziamento di questa proposta di legge.
I 3.800.000 euro darebbero luogo a 22 milioni di euro di progetti per il PIANO DI SVILUPPO RURALE, cosa, che allo stato attuale, rende più che congruo questo stanziamento. Questo giusto per stoccare questo tema che è stato inevitabilmente toccato in questi giorni negli articoli di stampa ed in alcuni commenti.
E’ chiaro che se ci sarà un’accelerazione sul piano dell’attuazione mi sarà precisata dagli Assessori competenti, probabilmente in sede di assestamento. In tal senso ho parlato con il Consigliere Traversini, c’è anche una proposta di emendamento in merito, da toccare successivamente.
Tornando alla proposta di legge, questo passaggio che abbiamo toccato con lo stanziamento di 3 milioni di euro a favore di Aerdorica è un passaggio, mi riferisco sempre alla precedente interrogazione, essenziale ai fini del possibile ingresso di nuovo capitale privato in questa società: trattasi della Società italo-russa Novaport.
Questo passaggio è ancor più importante e delicato ai fini di un rilancio dello scalo regionale, per i motivi che sono stati accennati e che sono ben evidenti a tutti.
Le stesse preoccupazioni dei Consiglieri, in merito all'interrogazione precedente, andavano in questa direzione: di avere uno scalo all'altezza ed adeguato alla domanda della comunità regionale, in un contesto, non dimentichiamo, di grande importanza in cui spesso lodiamo ed esaltiamo il grande valore dell'internazionalizzazione dei mercati e delle imprese. Credo che proprio per essere coerenti e fedeli a questa richiesta e a questa importante sottolineatura, questo intervento vada a sostegno di un concetto di internazionalizzazione che verrebbe senz'altro meno con il venir meno di uno scalo come l'aeroporto regionale.
Anche il mondo imprenditoriale ed economico ci sottolinea spesso questo aspetto importante della internazionalizzazione dei mercati, in questa direzione credo si coniughi anche questo discorso.
L’articolo 2 tratta dello stanziamento di € 1.500.000 con le stesse modalità, istituendo dei capitoli ad hoc e prendendo le risorse dallo stanziamento di 8.300.000 euro, relativo alla parte di cofinanziamento del PIANO DI SVILUPPO RURALE. Qual è la ratio di questo stanziamento di 1 milione e mezzo previsto all'articolo 2?
E’ il riconoscimento a favore dei soggetti danneggiati da complicanze di tipo irreversibile a causa di vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni, somministrazione di emoderivati che fanno capo a una legge nazionale, la legge 210 del 1992.
Lo Stato fino al 2011 ha erogato direttamente, trasferendo la funzione alle Regioni, questi contributi di sua competenza, ma a partire dal 2012 lo Stato ha eliminato questi fondi, per cui le Regioni, nel nostro caso la Regione Marche si è fatta carico di corrispondere questi indennizzi a queste persone.
Parliamo, per rendere e per inquadrare la problematica, di circa 500 soggetti danneggiati, per una spesa complessiva annua che si aggira intorno ai 5 milioni di euro.
Ci sono otto categorie di gravità dello stato patologico, otto categorie individuate con un apposito regolamento statale ed i risarcimenti ammontano, con indennizzo bimestrale, dai 1512 a 1694 euro. Con questo stanziamento, per precisione, si coprono i bimestri relativi ai mesi di maggio, giugno, luglio ed agosto. Restano ancora in attesa di successivo intervento le coperture per i restanti bimestri, fino alla fine dell’anno.
Questa è l’illustrazione dei due articoli, il terzo prevede l’urgenza di questa proposta di legge. Ringrazio.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Carloni.

Mirco CARLONI. La proposta di legge vista in Commissione è facile da comprendere: lo stanziamento di 3 milioni di euro è finalizzato alla compensazione degli oneri del servizio pubblico e degli investimenti connessi.
E’ chiaro che tutti riconosciamo che l'infrastruttura dell’aeroporto di Falconara ha un ruolo fondamentale per il nostro tessuto economico, riconosciuto da tutti ed il fatto che in questo periodo altri aeroporti vicino a noi siano in sofferenza, se non in fallimento, ci dà un'ulteriore responsabilità ed un ruolo fondamentale anche insperato.
Con l'ingresso della Novaport Italia S.p.A. la Regione Marche passa da un 85,77% di partecipazione ad un 53%, quindi io vedo molto positivamente l'ingresso di un socio privato all'interno della compagine sociale aeroportuale. Credo che questo possa soltanto migliorare le performance aziendali che negli ultimi anni non sono state delle migliori e soprattutto vedono la gestione degli ultimi anni, non di questo ultimo consiglio di amministrazione, ma di quelli precedenti, è stata particolarmente discutibile.
Ritengo che il socio privato possa soltanto portare un beneficio in termini di competenza e esperienza sulla materia, possa aiutarci a creare nuove rotte verso quei mercati particolarmente interessati al nostro tessuto economico perche notoriamente i russi non perdono tempo, se fanno questo investimento è perché hanno le idee chiare.
Su questa vicenda ho visto, e l’ho anche scritto sulla stampa, un tentennamento della Giunta nelle prime settimane: sembrava quasi indecisa se dare il proprio parere favorevole o meno all'ingresso del socio che si era aggiudicato la gara svolta questa estate dalla società Aerdorica la quale aveva ricevuto il mandato dalla Regione e, quindi, in qualche modo, svolgeva la sua attività. C’è stato un primo tentennamento e poi questa cosa positiva dell'ingresso.
Credo di aver capito che questi 3 milioni di euro servono al perfezionamento dell’'aumento di capitale e degli atti conseguenti. Una sorta di debiti tra la società e l’ente delegante.
Devo dire il motivo per cui mi astengo su questo atto, perche se sono d’accordo e favorevole sulla scelta strategica di far entrare un partner privato, non mi è piaciuta molto la proposta tecnica. Credo che non si sia mai vista una legge così, data sulla fiducia, questo è un assegno firmato in bianco del Consiglio alla Giunta, un atto di forte fiducia perché stiamo utilizzando i fondi per il Piano di sviluppo rurale per una finalità che è tutt’altro che rurale e che, in qualche modo, soltanto la fiducia può garantire il riposizionamento di queste risorse. Voglio dire una cambiale firmata in bianco dal Consiglio alla Giunta, guardo l’Assessore al bilancio, che non ha procedenti. E’ un atto di fiducia fortissimo nei vostri confronti ed anche una conseguente responsabilità.
Capisco anche che è un atto necessario evidentemente non l’avreste fatto.
Quello che devo dire per trasparenza è che è mancata in questa fase una conoscenza degli atti riguardanti lo sviluppo dell’aeroporto. Se su questa vicenda in Commissione fosse arrivata una documentazione più chiara ed un piano economico di sviluppo di quelle che sono le vostre strategie e la strategia di Aerdorica, probabilmente anche la minoranza avrebbe avuto la possibilità di capire meglio.
Sicuramente i consiglieri di maggioranza hanno capito tutto di questa delibera e ne conosceranno nel merito i dettagli, noi non abbiamo potuto vedere e questo è un peccato perché se avessimo avuto più tempo per perfezionare la conoscenza o un assessore avesse spiegato meglio qual è la strategia finanziaria della Novaport, probabilmente avrebbe conquistato anche con più serenità il voto della minoranza. Invece su questa vicenda è stato detto ben poco: è una necessità! Non c’è stato modo di vedere un business plan, un progetto di aggiudicazione e di sviluppo degli investimenti, quello che chiedo alla Regione, pur venendo meno nella propria presenza sociale, è quello di svolgere una funzione di controllo e di raccordo con il territorio, soprattutto con le categorie economiche perché questo investimento, quello della Novaport, non sia solo un'opportunità per la Russia, per i suoi interessi economici, ma sia anche un'opportunità di incoming per le Marche, quindi, attenzione perché i russi, in modo particolare questi che si occupano di volo, cercano di perfezionare i loro interessi, non sempre quello che prendono è meno di quello che danno, stiamo attenti agli interessi dei marchigiani non solo a quelli del partner privato.

PRESIDENTE Ha la parola il Consigliere Maggi.

Giovanni MAGGI. Cari colleghi, Presidente della Giunta, Presidente del Consiglio.
Innanzitutto voglio complimentarmi con i due relatori di maggioranza, visto che lei appartiene alla lista di Spacca, probabilmente questo disastro dell'Aerdorica è sicuramente una responsabilità della vecchia Giunta e per difendere questa cosa che ha degli aspetti farseschi, seri, ci vogliono un impegno e una professionalità della politica importante.
Devo ammettere questo limite: cos’è la compensazione degli oneri di servizio? Io non lo so. Questa girandola di numeri potrebbero essere giocati al lotto, se ci date la ruota giusta. E’ veramente un po’ troppo, per uno come me che arriva da neofita al Consiglio regionale, è, come dire, è un po’ frastornante.
Quando è stato richiesto questo spostamento dal Piano di sviluppo rurale di 4 milioni e mezzo per l’Aerdorica, i funzionari che assistono alla prima commissione di hanno detto: “Non sappiamo ancora di questi 3 milioni per la Aerdorica, quanti saranno in conto capitale e quanti in conto di investimento”, poi è venuta una precisazione, 1,5 milioni sono in conto capitale e 1.5 milioni in investimenti. Oggi 2 milioni vengono fuori per investimenti e mezzo milione per conto capitale. Mi viene il dubbio di sapere veramente quali sono questi oneri di gestione, come detto dal Presidente della mia Commissione, e in cosa consistono: sono debiti pregressi? Sono strutture che devono essere aggiornate? Non lo so, è un mio limite, quindi chiedo scusa di questo.
Questa vicenda viene fuori all'improvviso, il 31 agosto c’è stata la Conferenza dei servizi, e lo dico a beneficio di coloro che leggeranno quello che riporteranno i giornali, ci sono i funzionari che prendono in esame questo problema il 31 agosto, c'è questa Conferenza di servizi e l’1 settembre viene convocata d'urgenza una Giunta, almeno così leggo, il Presidente Ceriscioli è il relatore, e subito vengono stanziati 4 milioni mezzo di euro, uno per i trasfusionati e l'altro per Aerdorica, presi dal Piano di sviluppo rurale. Mi sembra una procedura …, forse per la politica è una procedura consueta, non se è così?

(Voci fuori microfono)

Giovanni MAGGI. Leggo dal documento istruttorio: “In merito alla medesima proposta si è tenuto in data 31 agosto 2015 la Conferenza dei servizi, prevista dall'articolo 20 del Regolamento interno alla Giunta” E’ sbagliato questo che è scritto?

(Voci fuori microfono)

Giovanni MAGGI. E’ un altro gioco di prestigio? Cos’è? Nel senso che qui è una girandola di cose.
Io ho sentito alcuni agricoltori ed ho detto loro: “Sapete che vi hanno tolto metà dello stanziamento? Che da 8,3 milioni hanno tolto 4,5?” “Ci hanno tolto 4,5 milioni, noi non ne sapevamo niente!”
Questa cosa è stata fatta in fretta e furia, per cui noi votiamo sicuramente contro a questa legge, ma non perché siamo contrari a che l'aeroporto venga preso dai russi, finalmente se lo fanno funzionare, siamo contrari perché è una vicenda opaca. Ho anche ho sentito dire: “Bisogna che la Regione ci faccia sapere qual è il business plan dell'aeroporto”, ma quello è una pista di cemento, con degli uffici che funzionano male, delle attrezzature che sono obsolete e per alcune cose non sono neanche a norma, ha purtroppo dei dipendenti, è carica di debiti, e noi che pretendiamo? Bisogna ringraziare i russi che anzichè chiuderlo per sempre sono entrati a fare questa cosa, se finalmente questo aeroporto funzionerà.
La responsabilità di questo aeroporto va guardata abbastanza indietro, quando è stato nominato l'amministratore delegato Morreale, gli hanno sequestrato le barche, gli hanno sequestrato…., faceva i contratti di servizi, i servizi non venivano prestati e si intascavano i soldi.
Voglio dire: chi l’ha nominato? La responsabilità è questa. la responsabilità politica è del vecchio Consiglio che non ha indagato.
Io e il mio gruppo non siamo coinvolti in questa cosa, questa cosa è disastrosa sotto molti punti di vista, dal punto di vista etico, dal punto di vista politico, dal punto di vista della spesa del denaro pubblico che è stato sperperato. Nessuno si domanda perché pagano sempre gli stessi, pagano sempre i cittadini i 3 milioni di euro per ripianare. Perché non pagano i responsabili? Questa è la politica che non ci piace.
Questa vicenda kafkiana, kafkiana per non usare termini che potrebbero procurarmi delle querele, bisogna che venga, nel nome della trasparenza, resa pubblica perché in effetti questa è stata una girandola e se non ci fosse da piangere, ci sarebbe veramente da ridere.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Zaffiri.

Sandro ZAFFIRI. Grazie signor Presidente. In questa vicenda, avevo tentato di dirlo prima, ma lo dico in questo momento, anche in base a questa discussione, mi sembra di essere, con una battuta, su “Scherzi a parte”.
Presidente è inutile che lei dica che tutte le cose vanno bene - non mi ascolta, non fa niente - però il problema di questa operazione di Aerdorica è che i finanziamenti da un capitolo di spesa vengono messi in un altro. Primo aspetto.
Su questo altro capitolo di spesa, non si sa come verranno spesi questi soldi, ritorno a ribadirlo, non si sa come verranno spesi. Se effettivamente ci sarà uno sviluppo dell'aeroporto. Questo è il problema.
Voi sottolineate degli aspetti, ma secondo me non li avete presi seriamente e siete convinti che questi imprenditori risolveranno il problema. Quando ho parlato di business plan, parlavo di voli e se saranno mantenuti 400.000 passeggeri più altri 600.000. Questo è il problema vero, Presidente Ceriscioli, questo è il vero problema.
C’è il rischio che i soldi vengono dati soltanto per regolarizzare degli aspetti sostanziali perché ci sono dei contributi che la società non ha pagato a chi doveva. Lì c'è il penale, perché sono stati dilazionati pagamenti con Equitalia, Tutti sappiamo queste cose. Certo chi compra vuole che sia regolarizzato quanto precedentemente accaduto, ma questi sono gli aspetti che noi non conosciamo.
Queste sono, secondo noi, le leggerezze di chi sta trattando questo problema in considerazione dello sviluppo dell'aeroporto. Se noi non conosciamo questi aspetti, come facciamo a esprimerci in termini positivi sul problema del finanziamento?
Questo manca in quest’Aula, credo che manchi proprio questo aspetto. Sono stati fatti soltanto degli incontri e degli impegni in termini verbali, ma non so se ci sono impegni scritti, non so che tempo hanno trovato. Trovano un tempo reale se i russi vengono a Falconara e dicono che già hanno 10 collegamenti con gli aeroporti della Russia, che hanno gli hub, che hanno la possibilità di volare e se dicono che la Ryanair - ripeto ancora una volta, sotto questo aspetto sono matematicamente convinto che verrà fuori un problema per i marchigiani, sotto questa direzione di volo del nord Europa - mantiene i voli attuali o li amplia? Ci sono altre possibilità di tracce orarie per quanto riguarda i voli che sono disponibili nei cieli dell'Europa? Questo è il progetto che manca, Presidente, e lei di questo aspetto deve esserne convinto perché è chiaro che se manca su tutti i passaggi economici è difficile esprimere una valutazione positiva.
Questo aspetto lo ha riportato il Consigliere Carloni, qui mancano determinate carte per vedere se effettivamente questi prendono 2 milioni o 1,5 milioni di euro, perché per quanto riguarda i servizi, un milione e mezzo diviso 50.000, fa 50 lavoratori, 50 lavoratori pagati Questo potrebbe anche accadere. Non ci pensiamo a questa cosa?
Ripeto quello che ho detto prima, in una società di servizi il costo di gestione del personale è determinante. Se la Regione dà questi soldi, anch’io vado a fare l’imprenditore, penso tutti qui dentro potrebbero pensare a questa strada.
L'aspetto è delicato, bisogna conoscere se i marchigiani danno i soldi per lo sviluppo dell'aeroporto.

PRESIDENTE. Ha la parola il Presidente Ceriscioli

Luca CERISCIOLI. Grazie. E’ evidente che il passaggio di oggi è un passaggio estremamente importante, dentro il percorso, che io ho sempre chiamato, di salvataggio e rilancio di Aerdorica.
Salvataggio perché, come ha detto molto bene il Consigliere Maggi, si eredita una situazione finanziariamente molto pesante, circa 40 milioni di euro di debito in una società che fa 6/7 milioni di euro all’anno di attività, con una gestione che è stata costantemente in perdita, piani industriali mai rispettati e l’incapacità di realizzare gli obiettivi. Molto immagine e poca sostanza.
Una società, per capirci, che fa 6 milioni di attività, con 40 milioni di debito, con 120 dipendenti, a rischio chiusura.
Questo è stato il destino, ad esempio, dell’aeroporto di Rimini che è stato chiuso. Fallimento, creditori che hanno preso quello che hanno potuto prendere, poca roba. Una gara andata in mano a soggetti che dovevano investire 4/5milioni di euro sull’aeroporto di Rimini, non l’hanno neanche investiti e quest'anno hanno fatto la metà dei passeggeri che faceva il commissario, quindi ha fatto più il commissario dei nuovi gestori. Gara impugnata al TAR che ha visto la sentenza negativa, proprio in questi giorni, con il suo annullamento. Questa è la vicenda di Rimini, questo per capire qual è l’alternativa. Come percorso l’alternativa è Rimini.
E’ stata fatta una gara, qualche mese fa, con una forma e una strutturazione che è un po’ tipica di come è stato gestito il rapporto fra l’aeroporto e la Giunta regionale precedente, almeno così ci hanno raccontato gli assessori, con una gestione molto interna all’aeroporto. Nata come una struttura mista pubblico privata - ricordiamo che all’inizio c’erano dei privati marchigiani che hanno investito risorse, quindi, con una logica lontana dall’idea di indirizzo e di controllo che è tipica delle società in house - la società ha gestito i propri percorsi ed i propri processi con tutti i limiti che ho detto prima con un risultato a dir poco pesante e disastroso.
Una gara impostata un po’ dentro quella filosofia, con la ricerca di un partner e delle due proposte che sono state presentate sostanzialmente una ipotizzava il percorso di Rimini, diceva tutti i debiti se li prende la Regione con una bad company, 100% Regione Marche, con 38 milioni di euro di debiti; un’altra invece voleva l’aeroporto pulito che avrebbe gestito chiedendo 3 milioni all'anno di contributi, sotto forma, ad esempio, di gestione di pubblico servizio, questa era la seconda offerta.
L’offerta che invece è stata ritenuta più opportuna, mette sul tavolo 22 milioni di euro di risorse ed investimenti, acquisisce con il 53% della società anche il 53% dei debiti residui, quindi è superiore al valore che dicevamo prima, e lo fa credendo di poter rilanciare l’aeroporto e credo che l’investimento sia la prima testimonianza.
Chiede meno degli altri perché la richiesta è di unmilione e mezzo di euro per quattro anni in un contratto di pubblico servizio, quindi parliamo di una cifra ben inferiore di chi chiedeva l’azzeramento dei debiti, e quella cifra ci permette di fare quello che ha chiesto il Consigliere Zaffiri, cioè di avere un ruolo nell’orientare le scelte, i percorsi, gli obiettivi e le destinazioni.
Quali sono i punti di forza del progetto? Primo quello più banale: passare dalla gestione di un aeroporto singolo, con gestione singola, ed entrare nell’ordine di gestirne un’altra decina ed oltre, è un soggetto che fa attività su una scala diversa, non gestisce un aeroporto, ne gestisce tanti. Punta in maniera forte sui passeggeri e sull’incoming ed è questo l’elemento che fa aumentare il numero dei passeggeri. Un incoming estremamente positivo che riguarda anche il fronte del turismo, quindi non è solo portare persone, ma portare persone che diventano immediatamente importanti per il sistema turistico marchigiano, mantendo ovviamente quella dimensione verso l’esterno, ed iniziare il cargo perché di fatto l’aeroporto non lo fa, avrebbe le potenzialità sul cargo, mentre quello che fa oggi l’aeroporto è portare i pacchettini, sono i corrieri, DHL ed altri, il cargo è un’altra cosa. Le potenzialità sul cargo ci sono perché gli aeroporti italiani lo sviluppano poco e tra parentesi questa crisi di Rimini ci favorisce, in questo momento abbiamo delle condizioni favorevoli perché è sempre stato un elemento di concorrenza forte per l’aeroporto di Ancona.
La testimonianza più forte è stare dentro un percorso che prevede un investimento così importante da parte di un soggetto che fa già questo lavoro, che lo fa già su un’area più vasta, che ha obiettivi, chiamati “anche semplici”, che sono quelli dell'aumento del traffico passeggeri in incoming ed il cargo. Ha l’impegno di mantenere la forza lavoro così come oggi definita, prevede di mantenere le 120 persone che lavorano in struttura. L’unico modo di mantenerle è raddoppiare l’attività, altrimenti non si giustifica la presenza di 120 persone per gestire quell’aeroporto. La crescita è anche la precondizione per mantenere l’occupazione, quindi un piano stabile e credibile.
Risolviamo tutto? Non voglio creare illusioni. Risolviamo tutto con la proposta di legge di oggi? No. Perché poi devono esserci delle autorizzazioni dell'ENAC e da parte del Ministero che devono tutte e due aderire all’ingresso di questo nuovo socio nell’aeroporto, quindi ci saranno ulteriori passaggi da fare.
Quello che facciamo oggi è la precondizione, il contributo di pubblico servizio, come ha detto molto bene anche il Consigliere Carloni, per permettere di sviluppare tutta l’attività di cessione di quote ed avere questa nuova partecipazione, questo contributo importante, sia in termini di parte industriale che in termini finanziari perché di un soggetto capace da questo punto di vista.
A Rimini fecero un’offerta ancora superiore, ma venne ritenuta peggiore di altre, ancora superiore in termini di investimento e se si sono orientati su Ancona, non grazie a chi sa quale rapporto internazionale od alchimia, ma è stato proprio il fatto che Rimini non li ha voluti. C’era questa opportunità e si sono orientati qua. Non è che sono arrivati per chi sa quale relazione internazionale sviluppata negli anni. Sono stati loro che hanno cercato questa soluzione e ci hanno trovato.
L'incertezza era dovuta al fatto che quando abbiamo visionato l'intero percorso, questo non era stato impostato come l’avrei impostato io, una gara così non l’avrei mai fatta, avrei fatto una gara con richieste una po’ più robuste, però capisco che, nel concreto, questa gara, chiamiamola, un po’ più leggera nel prevedere tutta una serie di passaggi è quella che ha messo nella condizione di arrivare all’offerta di oggi, magari troppi vincoli avrebbero impedito il percorso stesso. Diciamo, quindi, che nel male nasce forse una cosa positiva.
Il percorso è difficile, ci sono dei passaggi ancora sperimentali, è un’opportunità importante, l’alternativa la conosciamo: fuori da questo percorso c’è Rimini.
Credo che se riusciremo a stare in questo percorso, potremmo conservare un asset importante per l’intero territorio regionale nel momento in cui l’economia si rivolge in maniera decisa sui mercati internazionali, realizzando e trasformando un problema in un’opportunità, come ha detto il Consigliere Rapa nella sua interrogazione.
La cosa non è banale, richiede l’impegno di tutti e bisognerà che con forza sosteniamo questo percorso perché tiene in sè tante opportunità difficilmente sperabili prima che arrivasse l’apertura della busta e la visione di questa offerta.
Ecco perché mi sembra, avendo visto il quadro negli anni, che tutto può essere documentato, perlomeno quella che è stata l’attività della Giunta, e può essere trasferito alla Commissione perchè possa prenderne visione degli atti e di quanto è stato discusso ed emesso negli anni.
Sono veramente tante le risorse che negli anni la Regione Marche ha indirizzato verso l’aeroporto, però questo è il risultato che oggi ci troviamo. C’è una barzelletta famosa che dice di quello che ha saltato 6 su 7 muri per evadere ed al sesto dice di essere stanco e torna indietro e ne salta altri 6. Noi siamo un po' qui, siamo al sesto muro, e con questa delibera io sarei a saltare, immaginando che di là possa esserci una fase più interessante.
I fondi dell’agricoltura, è chiaro se fossero stati fondi dell’agricoltura non avremmo potuto indirizzarli in questo senso, questi fondi sono regionali di cofinanziamento all’attività dell’agricoltura. Sapete benissimo la disavventura che hanno avuto i PIANO DI SVILUPPO RURALE, che sono stati fortemente osservati dalla Commissione europea, 100 e passa osservazioni, erano risorse per cui immaginavano di poter fare i bandi a giugno, ma con quello che è accaduto i bandi si faranno a novembre, dicembre, e la riduzione è anche proporzionata al periodo, un po’ come quando realisticamente si dice che l’attività degli ultimi mesi non è l’attività di tutti gli anni.
C’è un ordine del giorno che ci invita a cercare di recuperare quelle risorse, è evidente che verranno recuperate, perché sarebbe veramente da incoscienti se negli anni non mettessimo le quote di cofinanziamento sui fondi europei che sono gli unici fondi disponibili con un moltiplicatore estremamente importante. Sta nelle priorità delle priorità. Oggi però questo passaggio ha una necessità, avevamo quelle risorse che erano in una programmazione annuale, oramai è diventata una programmazione di ultimo quadrimestre, questo linguaggio scolastico mi spunta fuori da tutte le parti, che possiamo mettere utilmente dentro un percorso di grande valenza, non solo, ripeto, per i 120 posti di lavoro che di per sé hanno già un significato importante, ma per tutto un assetto strategico del sistema del collegamento della nostra regione con il resto del mondo che trova sempre più valore in ogni settore, dal turismo all’impresa a chi è abituato oramai a lavorare con un sistema globalizzato e vede negli aeroporti degli hub estremamente significativi in termini di crescita e di sviluppo.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Celani.

Pietro CELANI. Grazie. Il Presidente Ceriscioli ha cercato in qualche modo di entrare un po' nell’atto perché eravamo rimasti all’aridità dei numeri di una proposta di legge che francamente è una semplice, una mera variazione di bilancio, punto e basta.
Non c’era stato detto assolutamente nulla, quindi oggi non eravamo partiti bene, perché se due indizi, fanno già una prova, con il commissariamento abbiamo iniziato un percorso di progettualità, senza in realtà il progetto e l'Assessore Bravi, da buon insegnante, ha cercato di arzigogolare sui corollari, ma io mi aspettavo prima l’ipotesi e poi la tesi, non c’è stata nè l'una nè l’altra. Lì non c’è progettualità, ma qui nemmeno, almeno fino a che il Presidente Ceriscioli non ha detto qualcosa.
Ci si chiede di votare questa proposta di legge per salvare una situazione molto compromessa e scopriamo che effettivamente - quando parleremo del PIANO DI SVILUPPO RURALE che probabilmente non piace a nessuno, però c’è fretta e dobbiamo approvarlo - la gara poteva essere fatta in modo diverso, mettendo dei paletti un po più spefici, ma i tempi sono stretti ed i russi potrebbero potuti scappare, quindi prendiamo quello che ci hanno dato. Ma chiedo: "Un piccolo piano industriale la Novaport l’avrà presentato?" Quando ci si viene a dire che faranno 20 milioni di euro di nuovi investimenti, questi possono essere fatti in tanti modi.
Il piano industriale che cosa dice da questo punto di vista? Gli investimenti dove andranno e come saranno fatti? Altrimenti come ha detto il Consigliere Maggi siamo preoccupati e ci verrebbe da ridere, se non ci fosse da piangere.
I 22 milioni di euro di investimenti li fanno su che cosa? Sui vettori? Li fanno sui collegamenti che hanno con i loro aeroporti? E’ vero che un gestore che gestisce 10 hub rispetto ad un’azienda che ne gestisce uno lascia capire che è un imprenditore, che è un’attore molto forte, però è da capire dove faranno effettivamente gli investimenti.
Su questo milione mezzo di euro, o uno o cinquecentomila, non abbiamo capito bene, anche il Consigliere Maggi ci ha detto dei numeri che in Commissione bilanco sono stati cambiati, ci sarà un'ipotesi di contratto di servizio? Noi rimarremo come azionista delle reti, quindi saremo soltanto un utilizzatore di questa rete attraverso un contratto di servizi oppure saremo nella società che gestisce il servizio? Anche questo è da capire.
Vedete quante problematiche ci sono dietro una proposta di legge nella quale ci sono soltanto numeri ed è questo quello di cui noi vorremmo parlare. Altrimenti è solo una variazione di bilancio.
Responsabilmente, verrebbe da dire, dobbiamo salvare una struttura, un'infrastruttura che per la realtà socio economica ed imprenditoriale delle Marche è di vitale importanza e potrebbe anche captare risorse da altre regioni - Rimini è in difficoltà, anche se credo che sarà difficile captare dal sud delle Marche perché Pescara viaggia discretamente, comunque potremo fare alleanze di un certo tipo ed allora facciamole - ma vorremmo anche capire come si costruisce la rete, come questo hub potrà collegarsi con il nord ed il sud delle Marche, in modo che tutti possano trarne il dovuto beneficio. Questo è un aspetto molto importante!
Quegli investimenti vanno anche in questa direzione? O sono investimenti che Novaport farà in funzione di quelle che sono le sue politiche industriali rivolte all’est o al nord? Questa è la domanda che noi ci poniamo e di cui avremmo voluto avere qualche risposta.
Le risposte non ci sono, dobbiamo salvare questo hub, da responsabile, personalmente mi asterro, non voterò contro, anche se la voglia sarebbe tanta, perché non si può sempre correre dietro alla fretta che molto spesso è nemica del far bene.
Mi asterrò sperando di analizzare, appena avrete fatto tutti i percorsi giusti, il piano industriale di Novaport, della Regione Marche e di tutti coloro che saranno gli azionisti di questa società, delle reti, per capire se la Regione Marche, in questa società di gestione delle reti, sarà un semplice fruitore oppure un attore, e se questo milione e mezzo che noi dovremmo pagare per quattro anni sarà per un contratto di servizi che prevederà dei paletti ben precisi per l'aumento degli stessi e non per gli investimenti o per la spesa corrente, che sarebbe ancora peggio. Occhio a questo punto di vista, poi, naturalmente, deciderò l’atteggiamento successivo su questa importante operazione da cui dipende anche lo sviluppo socio economico della nostra regione.

PRESIDENTE Ha la parola l’Assessore Casini.

Anna CASINI. Propongo un emendamento: "Al comma 1 dell'articolo 1, le parole 'oneri di servizio pubblico per euro 1.500.000' sono sostituite dalle seguenti 'oneri di servizio pubblico per euro 500.000' e le parole 'investimenti per 1.500.000' sono sostituite dalle parole 'investimenti per euro 2.500.000'". Questo perché, come si è già rilevato dalla risposta all'interrogazione n. 14, l'assegnazione di risorse all’Aerdorica deve rispettare i limiti posti dall'ordinamento statale e soprattutto da quello comunitario e, quindi, il riparto dei 3.000.000 di euro tra oneri di servizio pubblico e investimento è determinato da questa necessità.
L'articolo 6 del decreto-legge 78/2010, convertito nella legge 122 del 2010, vieta aumenti di capitale, ma ammette trasferimenti a fronte di convenzioni, contratti di servizio e di programma, relativi allo svolgimento di servizi di pubblico interesse ovvero alla realizzazione di investimenti.
Le norme comunitarie che disciplinano la libera concorrenza tra gli operatori economici escludono la possibilità di erogare contributi che la alterino e prevedono una procedura per interventi qualificabili come aiuti di Stato. Questo è il caso del famoso 1.500.000 euro che l'Aerdorica deve restituirci.
Sussistono dei margini di intervento, in particolare, se si tratta di servizi economici di interesse generale o se il trasferimento di risorse è destinato ad investimenti connessi al servizio pubblico.
Sulla materia degli aiuti di Stato è in corso anche una revisione e, al di là di tali variabili, sono avviati contatti con le strutture statali e comunitarie che si occupano del regime degli aiuti e delle notifiche e auspichiamo che ciò consenta di risolvere rapidamente e in maniera decisiva la questione.
Credo che il Presidente abbia ben chiarito che, forse ne parleremo quando si parlerà del PIANO DI SVILUPPO RURALE, non si tratta di fondi dell'agricoltura destinati all'agricoltura ma, come è stato detto in più interventi, di cofinanziamenti che vanno a valere sui bandi che dovranno essere emessi entro, noi ci auguriamo, perché gli uffici l'hanno dichiarato e già messo in agenda, la fine di novembre. Normalmente ci sono tre mesi, novanta giorni per l'istruttoria delle pratiche, voi capite che è del tutto impossibile che potranno essere erogati più di 25 milioni di euro, che sono quelli che vengono coperti dal 27,64% di cofinanziamento regionale.
Da questo punto di vista, non c'è nessun problema, le risorse saranno eventualmente recuperate entro la fine dell'anno e il tavolo verde che è stato convocato pochi giorni fa, che è costituito da tutte le categorie delle aziende, da tutte le categorie del mondo agricolo, non ha neppure affrontato il problema perché l’ha ritenuto risibile.
Ha affrontato i problemi di merito del Piano di sviluppo rurale e le questioni legate ai bandi, ma non ha affrontato questa questione perché, conoscendo i meccanismi, la ventilazione del Piano di sviluppo rurale e dei cofinanziamenti, non si è posto assolutamente il problema e non l’ha ritenuto degno di nota.

PRESIDENTE. Passiamo ora alla discussione degli emendamenti.

PRESIDENTE Passiamo alla votazione.
Articolo 1.
Emendamento 1/1 a firma dell’Assessore Casini. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea Legislativa approva)

Emendamento1/2 a firma della Consigliera Leonardi, ha chiesto la parola, ne ha facoltà

Elena LEONARDI. Ho presentato questo emendamento: "Inserire dopo il comma 1, il comma 1bis: una quota parte della spesa di cui al comma precedente sarà destinata da Aerdorica S.p.A. a ricoprire l’integrazione salariale non ancora corrisposta al Fondo speciale trasporto aereo da parte della medesima società, per i lavoratori interessati dall'accordo sottoscritto nell'ottobre 2010 presso il Ministero del Lavoro tra Aerdorica S.p.A. e parti sociali.”
Saprete certamente anche voi - alcuni componenti della Giunta sono stati recentemente destinatari di una missiva - che alcuni dipendenti di Aerdorica che sono stati messi in cassa integrazione e in mobilità risultano mancanti, da parte della Società, dei versamenti di alcuni contributi.
Per effetto della legge Fornero, si tratta di personale che era prossimo al pensionamento e che ora, per questo c’era stato quest'accordo sindacale; dovrebbe slittare di ulteriori anni, poiché nell’accordo si prevedeva che la società accompagnasse economicamente lo slittamento del pensionamento fino al suo raggiungimento ma, a questo punto, non potrà essere più l'anno prossimo o in prossimità, ma slitterà di tanti anni. Questo comporterebbe un aggravio per le casse della Società Aerdorica, per questo reputiamo che sia importante che una parte delle cifre destinate ad Aerdorica venga destinata a sanare questa posizione che altrimenti creerebbe un ulteriore buco economico.

PRESIDENTE. Ha chiesto la parola l’Assessore Casini, ne ha facoltà.

Anna CASINI. Pensavo di aver chiarito prima che non possiamo assolutamente fornire queste somme per questi obiettivi.
E’ un divieto che riguarda le norme ..., un conto è la società, un conto è la Regione all'interno della società.
In questo momento non possiamo fornire aiuti di Stato, c'è già stata una censura, per cui noi possiamo fornire, come ho spiegato prima, somme per i contratti di servizio, servizio di pubblico interesse.
Queste somme probabilmente potranno aiutere Aerdorica ad attivare quelle azioni virtuose, di cui lei ha parlato, nei confronti del personale, ma noi non possiamo darle per questo obiettivo e per questa finalità perché sarebbero censurate dalla Corte costituzionale.
Noi siamo obbligati a notificare questa variazione alla Corte, con tanto di restituzione, quindi non possiamo farlo.
Auspichiamo che le somme vengano utilizzate per quello della lei ha detto. Condividiamo l'obiettivo ma, dal punto di vista normativo, non possiamo assolutamente farlo.

PRESIDENTE Emendamento 1/2. Lo pongo in votazione

(L’Assemblea Legislativa non approva)

Artcolo 1, così come emendato, lo pongo in votazione.

(l’Assemblea legislativa approva)

Articolo 2. Lo pongo in votazione.

(l’Assemblea Legislativa approva)

Articolo 2 bis. Lo pongo in votazione.

(l’Assemblea legislativa approva)

Articolo 2 ter.
Emendamento 2 ter/1, istituisce l'art. 2 ter, a firma dell’Assessore Cesetti, su cui è stato presentato il sub emendamento 2 ter/1/1.
Ha la parola l'Assessore Cesetti.

Fabrizio CESETTI. L’abrogazione della lettera b) dell'articolo 11, comma 1 della legge regionale 33 del 4 dicembre 2014, elimina dall'elenco delle società ritenute indispensabili per il proseguimento delle finalità istituzionali della Regione la Società Immobiliare regionale Marche S.r.l. IRMA.
Questa è una proposta della Giunta, voluta e dovuta. Voluta perché noi riteniamo che la società IRMA debba essere dismessa internalizzando alcune sue attività ed utilizzando altre strutture per esercitarne delle altre.
E’ un atto dovuto, in quanto, successivamente alla legge regionale, di cui noi chiediamo la parziale abrogazione, è intervenuta la legge n. 190 del 2014, meglio nota come legge di stabilità.
La legge di stabilità impone, tra l'altro, la cancellazione e l'eliminazione di quelle società che abbiano soli amministratori oppure che il personale dipendente sia inferiore al numero degli amministratori, e in questo caso vi rientra la Società IRMA.
Sostanzialmente il comma 611, della legge 190, alla lettera b) impone: "la soppressione delle società che risultino composte da soli amministratori o da un numero di amministratori superiore a quello dei dipendenti".
IRMA ha soltanto una collaborazione parziale con un co.co.pro. e, quindi, rientra perfettamente in questa casistica.
Già l’ex Presidente della Giunta regionale delle Marche dovette inviare alla Corte dei Conti, come prevede la legge di stabilità, l'elenco delle società che si intendeva dismettere in applicazione di questa normativa. Per quanto riguardava la società Irma, ha lasciato il dubbio se cancellare questa società o farla incorporare da altro, rinviando alla successiva Giunta ogni decisione in merito. Ora è quello che facciamo. Vogliamo e dobbiamo dismettere Irma, vogliamo rimuovere un ostacolo che quello della legge regionale.
Dal mio punto di vista, fra l'altro, era superabile perché c’è una successiva legge dello Stato che credo debba prevalere, quindi, è giusto e corretto procedere a questa parziale abrogazione della b) del comma 1, dell’articolo 11, della legge regionale n. 33 del 2014, e raccomando l’approvazione dell'emendamento.
Qualcuno potrà obiettare: dov’è l'urgenza di provvedere? L’urgenza sussiste perché queste operazioni devono essere completate entro il 31 dicembre 2015 e la Corte dei Conti, tra l’altro noi siamo in pieno giudizio di parifica, potrebbe obiettare qualcosa in merito.
Noi vogliamo e nello stesso tempo dobbiamo essere tempestivi.
Questa proposta di modifica è già stata esaminata in Giunta e sono in campo tutte le soluzioni alternative, come ho detto. L'internalizzazione di alcune attività in parte è già avvenuta, per le altre andremo ad internalizzare, ma potremmo avvalerci, cito un esempio, è una mia idea che dovrà essere esaminata, dell’ERAP per quanto riguarda alcune attività di manutenzione straordinaria degli immobili. Si va in questa direzione, nell'ottica di razionalizzare e di contenere i costi per quanto riguarda la Regione Marche.

PRESIDENTE Sub emendamento 2 ter/1/1 a firma dei Consiglieri Leonardi, Zaffiri e Zura Puntaroni. Zaffiri.
Ha chiesto la parola la Consigliera Leonardi.

Elena LEONARDI. Ci è parso un po' strano il fatto che in una proposta di legge, che fondamentalmente riguarda una variazione di bilancio che sposta delle risorse da un settore all'altro, venga inserita la scelta che riguarda una visione strategica di quelle che sono le società regionali che, se prendiamo l'articolo 11 risultano indispensabili.
Quello che lei propone è di abrogare la lettera b) e viene fatto in maniera, non voglio dire impropria, ma inserita nelle pieghe di un provvedimento differente, quando invece sarebbe forse più opportuno fare una valutazione nel merito.
Abbiamo fatto una provocazione, legata al fatto che sulla SVIM ci sono una serie di elementi di criticità, legate a una serie di consulenze.
Non è forse il caso di trattare a livello di Consiglio e Regione una questione così importante come quella della partecipazione in società, nella quale la politica ha il compito di intervenire, piuttosto che inserirla fra le pieghe di una variazione di bilancio?

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Zaffiri.

Sandro ZAFFIRI. La collega è intervenuta sull'emendamento che abbiamo presentato.
Stamattina abbiamo presentato questo emendamento perché abbiamo visto la vostra proposta e siccome siete molto attenti a fare questa proposta per ridurre e chiudere la società, come marchigiani abbiamo un'altra società molto simile all’Aerdorica, parliamo ovviamente di cifre inferiori, però forse nella gestione … e mi fermo qui.
Questa società su cui noi vogliamo aprire un dibattito, è una proposta, è molto importante per questa comunità, ma non svolge il ruolo che dovrebbe. Questo è il problema. Noi siamo preoccupati perché è una società che costa milioni, ha un deficit, nella situazione attuale, molto pesante e non svolge il suo ruolo.
Magari ci si affida a cooperative esterne per fare le progettazioni - progettazioni a società esterne - ma la società costituita per fare progettazione non fa il proprio lavoro.
Ci affidiamo fuori completamente, probabilmente con più trasparenza, o ci affidiamo all'interno, io sono per rivolgermi all'interno, col fatto, però, che non ci siano dirigenti "parentali, " per capirci, e che questa società svolga il proprio ruolo che è quello di progettazione e di sviluppo per la comunità marchigiana.
Se lei realizza questo, ci troverà d'accordo, altrimenti è chiaro che continueremo a ripeterlo fino a che lei non troverà la soluzione.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Maggi.

Giovanni MAGGI. Quando siamo venuti qua come gruppo abbiamo appreso che la società IRMA, i più vecchi rievocano un cult movie con Shirley Mac Laine “Irma la dolce”, che è tutta un'altra cosa, è proprietaria degli immobili della Regione, per cui credo che abbia questo nome accattivante.
Vorrei sapere se questa società va a cessare o se le quote vengono cedute ai privati o ad altri e quant'è l'onere per il contribuente di spostare gli immobili dalla società Irma alla Regione o a chi?
Questa è la domanda, per capire meglio e decidere su questa proposta dell'Assessore.

PRESIDENTE. Ha la parola l'Assessore Cesetti.

Fabrizio CESETTI. Il Consigliere Maggi ha posto una domanda pertinente che ieri in Giunta ieri abbiamo affrontato.
Abbiamo approvato un atto deliberativo sulla dismissione di Irma, perché innanzitutto procediamo alla dismissione, perché, ripeto ancora volta, vogliamo e dobbiamo, ma vogliamo farlo in sicurezza, in modo che questa dismissione non comporti un aggravio per le finanze della Regione Marche, ma anzi consegua dei risparmi.
Per questo come Giunta abbiamo adottato un atto con il quale diamo incarico all'attuale amministratore di IRMA di valutare le diverse ipotesi di trasferimento degli immobili. Ad esempio, quale sia la procedura migliore per restiture alla Regione l'immobile dei gruppi regionali di proprietà di Irma.
Sostanzialmente valutiamo tutti le ipotesi in campo per risparmiare costi, però la strada è quella di andare alla completa dismissione della società.
Questo studio, questo rapporto informativo, dovrà essere espletato nel tempo stretto di 30 giorni, quindi, avvieremo queste procedure.
Rispondo anche alla consigliera Leonardi. Perché abbiamo inserito qui questo provvedimento? Perché è un provvedimento urgente e, dal mio punto di vista, ripeto, neanche dovuto, in quanto la legge 190 prevede l'obbligo della dismissione di queste società e prevede quelli che sono gli strumenti di diritto privato.
In questo caso però c'era una legge regionale e noi abbiamo ritenuto giusto, “ad abundantiam”, venire nell'aula dell'Assemblea legislativa per decidere l'abrogazione di una disposizione di questo consesso, incompatibile con con una legge dello Stato, peraltro successiva. Qui c’è il tema della successione delle leggi.
Noi l'abbiamo fatto tempestivamente, era il primo atto sul quale poter intervenire e anche qui abbiamo voluto accelerare.
Per quanto riguarda le sue osservazioni, Consigliere Maggi, la Giunta ha dato questo incarico, leggo testualmente: “Ai fini della procedura di liquidazione la società, di cui al punto che procede, si dà incarico all’Amministratore Unico della medesima società, anche attraverso l’avvalimento di professionisti per effettuare una ricognizione dei rapporti attivi e passivi, nei quali dovrà succedere la Regione, di effettuare un'ipotesi di trasferimento degli immobili, di cui all'articolo 5, legge regionale 29/2015, da IRMA alla Regione Marche ovvero di altre soluzioni gestionali relative a detti immobili, quantificando per ciascuna: tempi, modalità e oneri, diretti o indiretti, a carico della Regione.”
E' evidente che all’esito di questo, noi faremo la scelta migliore nell'interesse della Regione Marche e di tutta la comunità regionale.

(Interviene fuori microfono il Consigliere Maggi)

Fabrizio CESETTI. Questa è una decisione che prenderà la Giunta, per la verità è una decisione già presa. Poi su quelle che saranno le procedure relative, è evidente, di questo io assumo l'impegno, troveremo i modi e i tempi per informare il Consiglio, magari attraverso la Commissione perché si tratta e riguarda un immobile nella disponibilità dell'Assemblea legislativa, quindi, noi avremo la dovuta sensibilità istituzionale di informare il Consiglio, anche attraverso la Commissione e lo faremo preventivamente.

PRESIDENTE. Sub emendamento 2 ter/1/. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Emendamento 2 ter/1. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 3 (Dichiarazione d’urgenza). Ricordo che occorre la maggioranza assoluta.

(L’Assemblea legislativa approva a maggioranza assoluta dei suoi componenti)

Coordinamento tecnico. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Proposta di legge n. 8, così come emendata, la pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Sospendiamo i lavori. Ripresa alle ore 15.00. Grazie

La seduta è sospesa alle ore 13,55.

La seduta riprende alle ore 15,10.

Presidenza del Presidente
Antonio Mastrovincenzo

PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori.

Proposta di legge n. 1
ad iniziativa dei Consiglieri Biancani, Traversini, Busilacchi, Giacinti, Minardi, Giancarli, Talè
“Modifica alla legge regionale 13 marzo 1995 n. 23: Disposizioni in materia di trattamento indennitario dei Consiglieri regionali"
(Discussione e votazione)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la proposta di legge n. 1 ad iniziativa dei Consiglieri Biancani, Traversini, Busilacchi, Giacinti, Minardi, Giancarli, Talè.
La discussione è aperta, ha la parola il relatore di maggioranza Consigliere Biancani.

Andrea BIANCANI. Grazie Presidente. Discutiamo il testo di cui abbiamo presentato l'emendamento questa mattina.
Si tratta di una proposta di legge, dal mio punto di vista, ma spero anche dal vostro, molto interessante e molto importante.
E' stata firmata da parecchi Consiglieri del Partito Democratico, ringrazio il Consigliere Giacinti ed anche il capogruppo del PD, però ho visto che c'è un forte interesse da parte dell'intero Consiglio, tanto che in Commissione è passata all'unanimità.
Questa proposta di legge ha l'obiettivo di modificare la legge n. 23 del 1995, in particolare di aggiungere il comma 1 bis, all'articolo 6 che prevede che: i Consiglieri per il migliore esercizio del mandato e senza fruire della parte variabile del rimborso previsto dal comma 2, possano utilizzare le sedi degli uffici e i locali della Regione diversi da quelli indicati nel comma 1, nei limiti e secondo le modalità stabilite dalla Giunta regionale, d'intesa con la Presidenza del Consiglio regionale.
In pratica la Regione Marche possiede delle sedi che, in qualche modo, a seguito di questa proposta di legge, possono essere utilizzate dai vari Consiglieri regionali come sede istituzionale, ovviamente, come abbiamo detto, il rimborso che spetta a chi si reca direttamente ad Ancona, non vale per le sedi decentrate.
E' una proposta di legge che non porta alcuna modifica ed ulteriori costi alla Regione ma, dal mio punto di vista, li va a ridurre perché il Consigliere, avendo questa possibilità, magari si reca una volta in meno in Regione e, quindi, riduce i costi a carico della Regione e diminuiscono anche i costi delle persone che hanno voglia di incontrare i Consiglieri. Faccio un esempio, io sono di Pesaro e non è più necessario che una persona di Pesaro che mi vuole incontrare venga ad Ancona, con spese di benzina, autostrada, o treno, perché ha la possibilità di incontrarmi direttamente in città.
Penso che sia una buona proposta, anzi sono rimasto un po' male quando mi sono rivolto agli uffici della Regione nelle sedi periferiche chiedendo di poter ricevere delle persone che mi avevano chiesto un appuntamento, ma mi era stato detto che non era possibile e che lo era solo per i componenti della Giunta, in quanto i Consiglieri non avevano questa possibilità.
Da lì mi è sorta l'idea e mi sono confrontato con i servizi, che ringrazio, perché mi hanno sostenuto nella scrittura di questa proposta di legge.
Ringrazio anche tutti i Consiglieri che hanno portato, ognuno di loro, un contributo perché l'atto è nato in un modo ed alla fine è stato migliorato anche grazie al contributo dei Consiglieri sia di maggioranza che di opposizione.
Vi chiedo, quindi, di votare all'unanimità questa proposta di legge che vedo molto positiva per il nostro mandato.

PRESIDENTE. Ha la parola il relatore di minoranza Consigliere Carloni.

Mirco CARLONI. Questo atto in Commissione per certi versi è stato concordato, è una proposta positiva, non ha costi per la Regione, non è a carico dei contribuenti, viceversa dà la possibilità a chi è Consigliere regionale in un territorio vasto di incontrare i cittadini e di creare più occasioni di confronto.
L'applicazione va fatta con buonsenso, cercando soprattutto di dare spazio a tutti i Consiglieri in modo indistinto tra maggioranza e minoranza perché questo è un grande passo avanti rispetto alla scorsa legislatura in cui, come ha detto il relatore di maggioranza, avevano questa opportunità solo gli Assessori.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Maggi.

Giovanni MAGGI. Come hanno detto i colleghi, questa proposta è stata elaborata dalla I Commissione che ringrazio.
Voglio dare un pubblico apprezzamento sia al Presidente che a tutti Consiglieri Commissari che pur nella diversità delle opinioni hanno fatto un lavoro sicuramente molto proficuo.
Questo spirito di collaborazione a noi Movimento 5 Stelle piace, visto che siamo stati eletti non solo come movimento di protesta, ma anche di proposta.
Quando i colleghi della maggioranza hanno fatto questo tipo di proposta, noi siamo in cinque, di cui solo io sono di Ancona, sicuramente è un'esigenza che abbiamo sentito, ho avvertito tutti e nell'elaborazione di questa cosa si è arrivati a una stesura finale.
Direi che il momento operativo, è questa la raccomandazione che voglio fare, sia il più snello possibile nel momento in cui ci siano delle esigenze veloci, mattino per il pomeriggio, per cui il nostro gruppo è favorevole.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione.
Articolo 1.
Emendamento 1/1 (sostitutivo dell'articolo) ad iniziativa della I Commissione. Lo pongo in votazione.

(L'Assemblea legislativa approva)

Articolo 2. Lo pongo in votazione.

(L'Assemblea legislativa approva)

Coordinamento tecnico. Lo pongo in votazione.

(L'Assemblea legislativa approva)

Proposta di legge n. 1, così come emendata, la pongo in votazione.

(L'Assemblea legislativa approva)

Proposta di atto amministrativo n. 4
ad iniziativa della Giunta regionale
“Programma di sviluppo rurale della Regione Marche 2014/2020 in attuazione del Reg. (UE) n. 1305/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 17 dicembre 2013. Revoca della deliberazione n. 130 del 21 maggio 2015"
(Discussione e votazione)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la proposta di atto amministrativo n. 4 ad iniziativa della Giunta regionale.
La discussione è aperta, ha la parola il relatore di maggioranza Consigliere Traversini.

Gino TRAVERSINI. Grazie Presidente. Noi ci accingiamo a votare un programma di sviluppo rurale, un atto importante per la Regione Marche, per il suo territorio rurale, soprattutto per la risposta che darà ad una situazione economica e ad un settore, quello dell'agricoltura, ma il programma di sviluppo rurale non è solo per l'agricoltura che mette al centro, ma per tutti i temi che riguardano la ruralità.
Un atto importante che prevede un investimento notevole, sono 538 milioni di euro, tantissimi soldi che verranno investiti in questo settore dal 2014 al 2020, tra parentesi rimangono anche meno anni.
Ricordo che una parte di questi 538 milioni di euro, in realtà 232 sono della Comunità europea, 214 dello Stato e 92 sono quota parte regionale. Un investimento, quindi, di carattere importante e notevole.
Avete visto il programma di sviluppo rurale, qualcuno di voi in parte lo avrà anche letto, perché è un volume di una decina di centimetri, alto così, molto complicato, che ha una storia che inizia con una votazione, la prima approvazione è del luglio 2014, io facevo parte di quel Consiglio regionale che l'ha votato, poi è stato mandato alla Commissione europea che, nei primi giorni del 2015, a gennaio, ha sollevato diverse osservazioni chiedendo la riduzione delle sotto misure che erano tantissime. Si è provveduto abbastanza velocemente e, dai primi mesi dell'anno 2015, con la Commissione europea, si è detto che se il programma fosse stato approvato entro maggio, saremmo riusciti a portarlo avanti come le migliori regioni italiane. Questa cosa che è stata fatta di gran corsa, quindi vanno ringraziati gli uffici per il loro particolare e complicato lavoro che ha portato alla convocazione del Consiglio regionale nove giorni prima delle elezioni, il 21 maggio, cosa inusuale. Questo per arrivare all'approvazione che era l'obiettivo fondamentale.
In quel periodo non c'è stata la possibilità per la parte politica del Consiglio regionale nella sua interezza di un approfondimento vero del programma di sviluppo rurale, quindi non si è riusciti ad approfondire, ma alcuni temi li conoscevamo bene, conoscevamo bene la linea, ed era importante arrivare all'approvazione.
Si è arrivati dopo le elezioni, e alla fine di luglio la Commissione europea ha approvato il nuovo programma, quindi, sta a questo Consiglio l'approvazione definitiva.
E' chiaro che la necessità dei Consiglieri, soprattutto dei nuovi ma anche del sottoscritto, che non hanno approfondito la conoscenza del programma da approvare, è quella di conoscere meglio questo programma, questa poteva essere la scelta, ma ci siamo resi conto da subito, soprattutto alla richiesta dell'Assessore della Giunta, che avremmo perso tantissimo tempo, perché la cosa normale sarebbe stata dire: "E' giusto, andiamo a verificare quali sono le sotto misure, qual è la politica che si fa in tutti i suoi aspetti". C'erano le critiche di alcune associazioni di categoria e la necessità di un approfondimento, ma la cosa sarebbe stata complicata perché avremmo allungato l'approvazione di almeno un anno e saremmo rientrati con le Regioni che non approvano il Piano di sviluppo rurale entro quest'anno, e questo avrebbe impedito la partenza di risorse di cui c'è bisogno, ed in alcune parti del territorio sono veramente urgentissime.
L'idea è stata quella di andare velocissimi, senza modificare nulla perché le modifiche avrebbero comportato tempo e perdere del tempo prezioso voleva dire andare oltre l'anno.
L''obiettivo era quello di approvarlo, abbiamo fatto un ottimo lavoro in sinergia con l'Assessorato, ma soprattutto all'interno della Commissione. Abbiamo approvato in una Commissione il programma di sviluppo rurale e questo ci permetterà, molto importante, di avere alla fine di ottobre-novembre, questi sono i dati che vengono forniti, tre bandi in uscita. Questo significa la prima apertura.
Tre bandi importanti, sono: il bando dei giovani, se non sbaglio nella relazione si parla di oltre 300 giovani agricoltori che saranno toccati dalle misure del programma; l'ammodernamento delle imprese agricole, si pensa che oltre 650 imprese agricole potranno essere toccate dal programma; le misure sul sistema agro-alimentare.
Tre bandi molto importanti che usciranno tra due o tre mesi e quindi le spese, le necessità, gli investimenti del settore agricolo e non solo, gli agricoltori ed i soggetti beneficiari saranno coperti.
Credo che la grande sfida sia stata quella di andare veloci e di far partire i bandi, poi rimane la necessità, e questo è quello che sentono i Consiglieri, di approfondire, di conoscere meglio qualcosa su cui si è dato un giudizio.
La necessità di approfondire, di poter intervenire senza mettere a rischio la cosa principale che è quella di dare risposte al settore, la necessità di stabilire un incontro con gli uffici, perché una volta che l’atto è approvato dalla Commissione è chiaro che il nostro ruolo è finito, se non in un’azione politica diversa, quindi, quello che si chiede - abbiamo fatto qualcosa di molto veloce - è tornare a discuterne per poter dire la nostra e incidere come Consiglio, la Commissione è parte del Consiglio, sapendo che apportare piccole o grandi modifiche, le grandi modifiche sono possibili, significa rallentare di un anno, dieci mesi, il processo delle cose che si vanno a modificare.
Ritornando al programma di sviluppo rurale, i settori che vengono toccati sono tantissimi. Io ne ricordo qualcuno, è importante non solo l'agricoltura di cui ho parlato prima con i tre bandi, ma la silvicoltura, la forestazione in quanto il 34% del territorio della regione Marche è foresta, quindi è un'economia, una realtà marchigiana molto importante, la formazione, la filiera corta, il biologico, i leader finanziati con 60 milioni di euro. Sono tantissime le situazioni che tocca il programma di sviluppo rurale.
Voglio fare solo degli accenni, dire tre o quattro dati che sono estremamente importanti: 122 milioni di euro sono per gli investimenti, 80 milioni per la biodiversità, 44 milioni per lo sviluppo delle aziende agricole, 43 milioni per le zone svantaggiate. Per le zone che sono dell'entroterra, della montagna, il programma di sviluppo rurale può dare delle risposte estremamente urgenti ad alcuni settori, è una necessità fondamentale grazie al quale quei territori possono ripartire. Ecco perché la scelta fatta dalla Commissione è stata quella di avvantaggiare la partenza del programma di sviluppo rurale concordando con le richieste che l'Assessore ha fatto e credo che questa sia stata la scelta più corretta.
Su questo devo ringraziare i componenti perché il dibattito è stato correttissimo, produttivo, e la votazione è stata di 7 favorevoli su 8. Credo che questo sia estremamente importante e significativo.
Aggiungo che, al di là del fatto della conoscenza, l'Assessore ha comunicato in Commissione che entro questo mese, nelle province ci saranno incontri con i Sindaci per far conoscere il programma di sviluppo rurale, ma non solo far questo, anche per ascoltare le critiche e per analizzare eventuali correzioni che noi potremmo fare.
Finisco col dire che ho presentato un emendamento che è stato votato stamattina dalla Commissione e che riguarda la modifica del programma di sviluppo rurale in merito alla quota di contributi - ne abbiamo parlato al punto 4 dell'ordine del giorno di oggi - che la Regione deve mettere che è di 8.300.000 euro dai quali in realtà, con l'approvazione della proposta di legge n. 8, vengono tolti 4 milioni e mezzo, quindi, l'emendamento di modifica deve essere approvato.
Per chiudere il ragionamento politico che abbiamo fatto sul valore del programma di sviluppo rurale, abbiamo anche presentato una proposta di ordine del giorno che riguarda il ripristino delle somme, come nel dibattito precedente ha ben spiegato il Consigliere Giacinti. E’ un'operazione di breve termine che non tocca, questo è molto chiaro, gli interessi del programma di sviluppo rurale se le condizioni rimarranno chiare, cioè se quei soldi verranno subito rimessi al loro posto. Nel primo punto della proposta di ordine del giorno, punto fondamentale, chiediamo questo.
La proposta di ordine del giorno, approvata da tutta la Commissione, impegna la Giunta regionale a ripristinare con l'assestamento i soldi presi nel relativo capitolo. Questo per evitare ogni discussione su quello che è l'utilizzo di quelle risorse che sono fondamentali. Mi sembra che il Presidente sia stato chiarissimo anche su questo.
L'altro aspetto importante della proposta di ordine del giorno che è da approvare a lato dell'approvazione del programma di sviluppo rurale, è il fatto che la Commissione continui ad interessarsi di questa materia in maniera costante, da subito, per capire, attraverso un’informazione costante sui contenuti dei vari bandi, il meccanismo e la politica generale che la Giunta sta portando avanti.
Le situazioni da porre all'attenzione sono tantissime, ognuno di noi stamattina in Commissione ha evidenziato problemi seri da valutare. Faccio un esempio che conosco benissimo, nella proposta di ordine del giorno c'è un impegno che non riguarda solo la Regione, ed è quello della burocrazia. L'eccessiva burocrazia ha messo in crisi, io l'ho sentito, le associazioni di categoria, ma soprattutto gli agricoltori che per fare una domanda per contributi di 20.000 euro hanno presentato tante carte, quindi occorre snellire questo come tante altre cose che sono state poste.
La proposta di ordine del giorno apre la possibilità concreta di continuare un lavoro. Noi abbiamo preferito dare una risposta ad una situazione di crisi e dare la possibilità di utilizzare questi soldi subito, ma al tempo stesso riteniamo opportuno continuare a svolgere il nostro lavoro in maniera seria. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il relatore di minoranza Consigliere Celani.

Piero CELANI. Grazie Presidente. Il Consigliere Traversini ha fatto un excursus abbastanza dettagliato di questo atto amministrativo, di questo importante provvedimento che oggi ci accingiamo ad approvare. Ne siamo tutti consapevoli perché non so se, in questi anni, in questo quinquennio, ci saranno ancora atti che prevederanno 538 milioni di investimento in un settennio, ormai un quinquennio, dal 2016 al 2020. Credo che sia un atto di straordinaria valenza anche perché è destinato a sostenere il settore primario, l'agricoltura, che tanta ricchezza ha dato a questa regione.
Lo sviluppo economico della nostra regione nei primi anni del dopoguerra o nell'intervallo fra le due guerre è dovuto ad un’economia prevalentemente agricola.
E' chiaro che un provvedimento di questa importanza avrebbe richiesto un dibattito molto forte, un approfondimento di tutto, cosa che purtroppo non è stata possibile fare. Questo credo che sia un rammarico di tutti, perché, come sappiamo, modificare qualche parte essenziale di questo provvedimento avrebbe significato, molto probabilmente, tornare indietro di qualche mese o forse di un semestre per contrattare con l'Europa le modifiche. Questo non è possibile perché gli agricoltori, gli imprenditori di questo settore, stanno aspettando di presentare i progetti, sappiamo che tanti sono già pronti per individuare gli assi su cui dovranno muoversi.
Di questo ovviamente ce ne dispiace, in Commissione l'abbiamo rimarcato un po' tutti, ma con senso di responsabilità abbiamo detto: "Andiamo avanti perché comunque diamo delle risposte".
E' naturale che qualcosa dobbiamo dire, non dico critica, ma qualche suggerimento lo vorremmo dare, qualche considerazione di carattere generale la vorremmo fare, in modo tale che nel prosieguo dei prossimi mesi, interfacciandoci con l'Assessore, con l'esecutivo ed anche con la parte tecnica, si possano portare degli aggiustamenti per rendere questo piano più spendibile - dopo vedremo cosa intendo con questo termine – ed aumentarne la capacità di spesa.
Avremmo voluto capire, lo capiremo strada facendo, qual è il modello di sviluppo che questo piano contiene per quanto riguarda il settore agricolo, se è un modello di sviluppo basato su un'economia rurale diffusa oppure un'economia basata al sostegno delle grandi imprese, delle grandi centrali cooperative che possono un po' depauperare quella che è la ricchezza umana, tradizionale delle nostre campagne, delle nostre piccole imprese familiari.
Questa è la strategia del piano che non abbiamo capito profondamente e sulla quale avremmo voluto incidere un po' più approfonditamente.
Avremmo voluto anche recuperare il giudizio un po' negativo che in Commissione, è un dato di fatto, sta a verbale, hanno dato le organizzazioni di categoria, da coldiretti ad agroinsieme, che hanno sottolineato - noi non abbiamo voluto dare delle risposte concrete perché, ripeto, non abbiamo potuto approfondire - che talune parti di questo piano di sviluppo rurale, a detta degli addetti ai lavori e delle organizzazioni di categoria, non risponde alle esigenze effettive dell'impresa agricola marchigiana.
Approfondiremo e vedremo cosa potremmo fare per recuperare questo giudizio negativo in parte o totalmente sull'organizzazione che è stata fatta.
Queste sono alcune considerazioni, alcuni suggerimenti che sono scaturiti dalla Commissione e che noi vorremmo subito approfondire interfacciandoci con la struttura tecnica e con l'Assessorato fin dal prossimo mese.
Il primo obiettivo è quello di aumentare la capacità di spesa della struttura ed il rischio, il cruccio che noi abbiamo è che succeda come per i vecchi piani e cioè che non tutte le risorse vengano spese. Questo sarebbe deleterio perché in un momento di crisi economica, come quello che stiamo attraversando, se dei 538 milioni di euro soltanto unmilione tornasse indietro, non dico che sarebbe un fallimento, ma non avremmo fatto una cosa per bene.
Su questo aspetto dobbiamo lavorare tanto, come è possibile fare questo? Innanzitutto cercando di snellire il più possibile le procedure nel rispetto della legittimità e della legalità degli atti.
Credo che molto importante sia anche questa raccomandazione, quando si costruisce il progetto e si costruisce il bando ci deve essere un interscambio di informazioni tra le organizzazioni di categoria, attraverso i centri di assistenza tecnica, e chi fa l'istruttoria in modo tale che nella rendicontazione non nascono quegli equivoci che spesso portano alla non liquidazione di quelle somme che l'imprenditore agricolo riteneva di avere già in tasca.
Questo è uno degli aspetti molto significativi su cui noi dobbiamo stare molto attenti, quindi si chiede un grande sforzo alla struttura tecnica dell'Assessorato affinchè assista gli imprenditori, le organizzazioni di categoria, fin dalla prima fase.
Un altro aspetto molto importante che vorremmo approfondire, riguarda il contributo che questo piano dà alla nascita delle imprese a conduzione giovanile. Dico questo perché è bene dare il contributo ad un giovane per impiantare l'impresa, ma il problema grosso, e la statistica ce lo dice, è che dopo il terzo, quarto anno, queste imprese cominciano a soffrire se non sono assistite. E' naturale, quindi, che il piano o qualche altra misura debba sostenere ed aiutare a consolidare l'impresa giovanile che è nata, altrimenti c'è una mortalità molto alta di queste imprese e, voi sapete, che il bando contiene un aspetto molto importante quello che per almeno 8 anni l'imprenditore deve essere ancora il titolare di questa azienda. Ci sono delle situazioni, purtroppo, abbastanza incresciose dove per difficoltà nell'impiantare tutto il progetto, per difficoltà nella commercializzazione, nel cercare con prodotti particolari di avere nuovi mercati, queste aziende pian piano scemano fino a morire.
Sarebbe bene che il piano contenesse anche misure di questo tipo o qualora non potessero essere utilizzate risorse all'interno del piano, la Regione preveda delle misure di accompagnamento per consolidare le imprese dei nostri giovani agricoltori.
In Commissione abbiamo esaminato tutte queste cose e vorremmo cominciare subito ad approfondirle con le parti che si occuperanno della loro attuazione.
In Commissione noi abbiamo votato favorevolmente e, per senso di responsabilità, nonostante queste critiche che abbiamo fatto, voteremo il provvedimento perché riteniamo che il fattore tempo, la variabile tempo, in questo momento, sia molto importante e non possiamo permetterci di perderne ancora, dobbiamo dare la disponibilità di queste risorse nel più breve tempo possibile.
Oggi è la giornata del "vorrei ma non posso" nel senso che sono provvedimenti, come quello dell'Aerdorica, che uno non avrebbe voluto votare, ma per senso di responsabilità ci allineiamo, ma con grande senso di responsabilità ... No, non faccio lo sforzo, l’abbiamo già votato in Commissione perchè, Assessore, dubito che da qui ai prossimi cinque anni, noi discuteremo di un piano che prevede 538 milioni di euro, Non lo so, magari ben venga qualche intervento da un miliardo di euro, in quale settore non so, non riesco ad immaginare, magari le infrastrutture, però 538 milioni di euro sono tanti per una regione come la nostra, quindi questo atto merita la collaborazione di tutti, su questo aspetto non ci si può dividere, però se ci sono correzioni da fare in corsa che non alterano la sostanza, che non ci fanno tornare indietro di qualche anno, è doveroso farle, soprattutto per ascoltare le esigenze del territorio che in questo momento non ha dato un giudizio altamente positivo del piano, è a verbale, non lo dico io, il Consigliere Traversini lo sa benissimo, il Consigliere Busilacchi pure, però se dobbiamo fare delle correzioni mi auguro che possano essere fatte. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Zaffiri.

Sandro ZAFFIRI. Grazie Presidente. Credo che questo Piano di sviluppo rurale, per come è stato presentato, per come è accaduto il fatto, per quando ci riguarda, non poteva che avere una votazione contraria, però, devo dire la verità, in Commissione si è aperto un dibattito, ed il Presidente è stato bravo, speriamo che sia ancora così … – se lo dice lei mi sorgono dei dubbi, attenzione, non ci allarghiamo tanto - perché, come ha detto il Consigliere Celani, 538 milioni di euro sono un argomento estremamente interessante. Qui c'è di mezzo l'economia di una intera regione e probabilmente qualche migliaio di posti di lavoro.
Questo è un binomio estremamente importante da guardare, da osservare strada facendo, senza stravolgere le linee portanti del progetto.
Negli spazi che ci permettono o ci permetteranno di poter portare delle variazioni, bisogna intervenire anche perchè nello stesso piano regionale, al confine della nostra regione, l'ho detto stamattina in Commissione e lo ripeto qui, ad esempio tra Fabriano e Gualdo Tadino, c'è una differenza sostanziale. Tutti e due i Comuni usufruiscono del fondo europeo, allora bisogna capire se questi margini che il Presidente ha evidenziato nella proposta di ordine del giorno possono essere recuperati perché se la fonte del finanziamento è unica, qualche disparità sarà nata nella presentazione del piano e dovremmo vedere se è possibile recuperarla.
E' la stessa filosofia di cui ha parlato il Consigliere Celani, se si può, recuperare, perché non vorrei che questo piano soffra di una strategia che conosciamo molto bene in questa regione, Assessore, la conosciamo molto bene, ed è quella di privilegiare sempre le grandi aziende a scapito (...) vedremo, perché sono sempre i soliti noti, credo che questa musica la nostra regione la senta da troppo tempo.
In riferimento ai giovani: ci sono ragazzi che nascono e hanno la fortuna di fare l'imprenditore, perché il papà è fortunato, perché proviene da una famiglia che sta bene, però ci sono altri che fanno gli imprenditori e che nascono dal niente, che magari sono figli di agricoltori e vogliono intraprendere un'iniziativa diversa.
Credo che questi aspetti che, secondo me, fanno parte o dovrebbero far parte della politica, possono essere recepiti, ne discuteremo, ma è chiaro che ne parleremo se l'esecutivo tiene aperta questa porta in Assemblea. Questo, Assessore, è un aspetto politico perché se lei dice che la porta è chiusa non c'è più discussione, se invece la porta è aperta e comunica anche alla struttura tecnica che questa porta è aperta, credo che il ragionamento politico sia diverso e possa trovare anche la nostra collaborazione nonostante il piano non ci piaccia.
Il piano non ci piace, ma siamo responsabili di un progetto estremamente importante per la regione Marche, è chiaro che il nostro contributo è di opposizione e cercheremo di realizzare, nel miglior modo possibile, un progetto. Questo è il nostro compito.
Se ci riusciremo saremo bravi, se non ci riusciremo è perché, probabilmente, quelle porte rimarranno chiuse e voi farete un piano che non soddisfa l'intera comunità.
Noi rivendichiamo questo ruolo, lo sottolineiamo in tutti i modi, credo che il Presidente abbia preso atto di questa sensibilizzazione perché effettivamente qualcosa in questo piano va recuperato.
Il piano del Presidente Spacca, per capirci, bisogna recuperarlo, questo è la morale della favola, perché quando ho detto sempre i soliti noti, questa era la strategia di questa regione che privilegiava un certo rapporto. Credo che questo vada superato perché è indispensabile dare le risposte a migliaia di cittadini e non a pochi.

Presidenza della Vicepresidente
Marzia Malaigia

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Fabbri.

Piergiorgio FABBRI. La vicenda di questo Piano è un po' allarmante nel senso che è un atto importantissimo, dura per tutta la legislatura, oltre 500 milioni da gestire in questi anni, e ci troviamo una cosa progettata, realizzata, dalla precedente legislatura che siamo costretti ob torto collo a votare altrimenti perdiamo anche i soldi di quest'anno.
Si potrebbe dire: "Va bene, tutta questa fretta, colpa nostra o di qualcun altro", ma effettivamente la prima stesura del Piano mandato in Europa ha ricevuto più di 800 osservazioni e forse questo dovrebbe un attimo allertare tutti sulla sua qualità.
Detto questo, in un'unica seduta c'è stato presentato, abbiamo nominato i relatori ed è stato approvato. Io ho votato contro, non è figlio nostro questo piano, ma con questa fretta va avanti e dopo pochi giorni viene posto in discussione.
Le associazioni di categoria si sono dette contrarie, hanno mosso grandi critiche anche accese in Commissione e nelle varie sedi, addirittura a livello di campagna elettorale si erano esposte, avendo mandato all'attenzione di tutti le osservazioni, e si lamentano che non siano state recepite.
Bisogna correggere il tiro, bisogna salvare il salvabile, adesso inizia il vero lavoro sul piano di sviluppo rurale, su quest'agricoltura e sull'idea di agricoltura che noi vogliamo portare avanti nella regione perché siamo diversi dall'Emilia-Romagna, noi abbiamo i campi più piccoli e in pendenza, vogliamo anche valorizzare i nostri prodotti tipici, la filiera corta, vogliamo dare spazio al biologico, siamo contro agli OGM, poi ne parleremo, insomma abbiamo una visione che va consolidata, va discussa e va radicata in questa regione rispetto alle altre.
Approfondiamo, nel prossimo anno entriamo nel merito di questo piano, tentiamo di cambiare quello che riusciremo nella visione positiva di andare incontro ai fruitori del piano stesso.
Burocrazia eccessiva. Tutti si lamentano, si lamentano anche del fatto che gli uffici regionali sono poco aperti al dialogo, di questo ci dobbiamo interessare affinchè questo non avvenga ed in Commissione, pur avendo votato contro sull'emendamento che poi dopo tratteremo, voteremo a favore dell'ordine del giorno di cui discuteremo dopo.
Il Consigliere Traversini ha già introdotto due concetti molto importanti; il primo è quello di ritrovare i 4,5 milioni di euro sono stati scippati in modo che nessuno se ne accorga e possiamo utilizzare tutto l'utilizzabile; il secondo punto è quello che la Commissione sia messa al corrente tempestivamente, la parolina che mi è stato concesso di aggiungere, questa mattina, sui bandi e sulla loro formazione.
Avrei voluto aggiungere un certo un terzo punto che però la rigidità delle forze in campo non mi ha concesso di far approvare e riguardava il fatto che bisogna assolutamente aprire un confronto, un confronto tra gli uffici competenti e le associazioni di categoria. Dobbiamo essere i fautori, dobbiamo essere i trait d'union, i facilitatori di questo confronto per rendere il piano maggiormente aderente alle necessità dell'agricoltura regionale. E’ una cosa troppo importante per lasciarla scivolare via così, nei prossimi mesi, nei prossimi anni, e mi rammarico che non ci sia stata la possibilità di entrare nel merito di queste 1200 pagine, perché assolutamente andava fatto, però piano, piano, troveremo il modo di farlo. Grazie.

Presidenza del Presidente
Antonio Mastrovincenzo

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Maggi.

Giovanni MAGGI. E' un intervento di carattere squisitamente politico e, senza entrare nel merito, noto con piacere che il relatore Consigliere Traversini del PD ha individuato nell'agricoltura bio, nella filiera corta, nei chilometri zero, nell'agricoltura tipica e di qualità, come poi ha riaffermato il Consigliere Celani e il nostro Consigliere Fabbri, una parte portante dell'economia marchigiana, allora la domanda è se il gruppo del PD abbia cambiato opinione rispetto al TTIP, cioè al trattato internazionale tra l’Europa e gli Stati Uniti che prevede l'abolizione delle barriere non doganali e, quindi, gli OGM e tutte quelle cose lì,o è solo la posizione del Consigliere Traversini, e se il Consigliere Busilacchi che si è proposto a favore del TTIP, ha cambiato idea?. Non lo so, però le faccio i complimenti per questa puntualizzazione sull'agricoltura marchigiana che sicuramente ci trova perfettamente d'accordo. Si metta d'accordo con il Consigliere Busilacchi.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Bisonni.

Sandro BISONNI. Vorrei partire dal fatto che non c’è stato il tempo di approfondire questo documento che ci è stato proposto, purtroppo non c'è stato il tempo di approfondirlo nella giusta maniera.
Se non vado errato era fine agosto quando è arrivato in Commissione, è un documento piuttosto voluminoso, preparato dal precedente Governo, e credo che i componenti della Commissione e anche noi Consiglieri non abbiamo avuto il tempo materiale di approfondirlo nella maniera dovuta.
Detto questo, mi voglio riallacciare a quanto è stato esposto prima quando abbiamo trattato la proposta di legge riguardante l'Aerdorica con la abbiamo preso dei fondi dell'agricoltura, dicendo che non sarebbero stati utilizzati per i bandi in corso, siamo arrivati a settembre, per cui questi soldi sarebbero andati sprecati.
Mi viene da chiedere e faccio la domanda a voi: “Perché questi bandi non vengono utilizzati nella maniera dovuta? Come mai gli agricoltori non riescono a utilizzare i soldi dell'Europa?”
Ci sono vari motivi e li leggiamo in questo piano. Una risposta abbastanza semplicistica che riassume e sintetizza un po' tutto è che questo Piano, evidentemente, non è scritto tanto bene. Se l'Europa ha fatto più di 800 emendamenti, qualcosa vorrà dire! Adesso noi ci ritroviamo in quest'Assemblea a votare un documento di cui non abbiamo approfondito i contenuti, che sappiamo non essere scritto tanto bene perché l'Europa ci ha fatto sopra diverse osservazioni e le associazione di categoria, pensavo che qualcuno potesse smentire queste affermazioni che anche a me sono giunte, si sono lamentate dell'inapplicabilità di questo piano.
Il Movimento 5 Stelle con senso di responsabilità si asterrà dalla votazione perché non vogliamo ostacolare questo processo che riteniamo importante e perché 500 milioni di euro e passa sono importanti, però non possiamo votare a favore in quanto non abbiamo avuto il tempo materiale di approfondire questo piano e soprattutto riteniamo che abbia molte criticità che dovrebbero essere corrette. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola l'Assessore Casini.

Anna CASINI. Rispondo ad un paio di questioni. La prima che è stata sollevata adesso riguarda il presunto parere contrario delle associazioni. Venerdì 11 ho riunito il tavolo verde, un organismo obbligatorio di consultazione, quindi qualche giorno fa, al quale erano presenti almeno 20 associazioni e tutte ci hanno chiesto di andare avanti con il Piano di sviluppo rurale, così com'è.
E' ovvio che un piano così importante, così complesso, che non a caso ha oltre 1000 pagine, non perché si sia stati prolissi, ma le misure sono davvero molto complesse, non può avere l'unanimità del consenso, però nessuno di loro ha espresso parere contrario o ha fatto affermazioni negative rispetto all'applicabilità.
Sulla questione delle 800 osservazioni anch’io ho chiesto agli uffici come mai ci fossero state, mi è stato detto che le 800 osservazioni sono state fatte dall'Europa perché noi siamo una realtà molto diversa nella comunità europea. Le Marche sono una regione piccola, con piccole produzioni, per cui colgo l'occasione anche per rassicurare tutti coloro che dicono che questo piano sarà a vantaggio delle grandi aziende, non ci sono grandi aziende che trarranno vantaggio da questo piano, assolutamente, l'ho ripetuto più volte, basta guardare le misure.
Anch’io ho avuto poco tempo per guardare questo atto, perché l'ho trovato bello e confezionato. Il parere della Comunità europea è arrivato alla fine di luglio, a quel punto si poteva fare una scelta che tutti noi possiamo, in maniera individuale, decidere di fare stasera, cioè chiedere quello che le aziende chiedevano ed hanno chiesto al tavolo verde il giorno 11, tutto il resto sono chiacchiere. Quello che hanno chiesto le aziende agricole, le piccole aziende agricole, il giorno 11, è di portare avanti immediatamente l'attuazione del piano per consentire alla Regione di uscire con i bandi, perché come voi saprete, ho sentito tante cose strane, ma dopo il PIANO DI SVILUPPO RURALE usciranno dei bandi. I bandi sono individuati e stabiliti in base alle misure del PIANO DI SVILUPPO RURALE ed usciranno, per una questione di tempi, entro il mese di ottobre, perché bisogna redigerli anche se gli uffici hanno già iniziato a prepararli, poi dirò una cosa anche sulla burocrazia. Credo che più veloci di così non si potesse essere.
Ringrazio tantissimo la Commissione e il Presidente perché è stato fatto un grandissimo lavoro che non è stato affatto superficiale seppure nella velocità dell'azione, tutt'altro, perché la relazione del Presidente Traversini è stata molto sintetica, ma anche molto chiara ed esplicita ed ha sottolineato tutte le questioni di maggiore importanza.
Detto questo, è chiaro che quando l'ho trovato ho pensato: “Qual è l'idea che questa Giunta e questa maggioranza hanno delle Marche e dell'agricoltura nelle Marche?” Abbiamo trovato, io ho trovato delle questioni che condivido, una grande attenzione per le are interne, per i giovani, per il dissesto idrogeologico, ed altre cose che non sto qui ad elencare.
Adesso queste indicazioni devono essere declinate e sarà competenza degli uffici e della Giunta declinarle nei bandi e ci sarà una maggiore aderenza ai territori nello scriverli.
Oggi avrei potuto, con l'approvazione o meno di questo piano, finire la fase delle consultazioni. In realtà la fase delle consultazioni inizia domani, perché domani sarò presente insieme a tutti voi, a tutti voi è arrivato per territorio l'invito, nelle varie province. Verranno quegli uffici che avete definito chiusi, ma che chiusi davvero non sono, a spiegare che cos'è il Piano di sviluppo rurale e quali sono le opportunità. Spiegarlo a chi? Spiegarlo ai Sindaci perché sono il front-office del territorio e chi meglio di loro, oltre al tavolo verde in cui ci sono i principali interlocutori, può essere interessato a conoscere bene le misure che possono essere intercettate da chi agisce nel territorio? Ma anche per prendere suggerimenti per la redazione dei bandi perché non dimentichiamoci che la funzione della Regione è quella di intercettare i fondi comunitari e riuscire a distribuirli all'interno di una progettualità che però deve essere rispettata.
Per quello che riguarda la burocrazia voglio ringraziare qui, e farò proprio i nomi, la dirigente avv. Martellini, il dott. Bisonni e tutti gli altri dirigenti e funzionari che hanno contribuito alla stesura del PIANO DI SVILUPPO RURALE e che hanno partecipato ad un corso di snellimento dell'azione amministrativa che ha avuto come oggetto la redazione dei bandi.
Loro per ogni misura hanno costruito la struttura dei bandi con l'obiettivo dello snellimento dell'azione amministrativa, per quello che ci consente l'autonomia regionale, non certo per quello che prevede la Comunità europea, come i 2 gradi di controllo. Ci sono alcune procedure che la Comunità europea impone e quelle non le possiamo assolutamente modificare, ma per quello che riguarda le competenze regionali loro hanno scritto i bandi insieme ad un consulente per lo snellimento amministrativo, proprio perché l’esigenza di snellimento veniva dal territorio. Snellimento, ripeto, che non è l'assenza di controllo, perché quando si danno dei fondi che sono sostanziosi, fondi per più di 500 mila euro, bisogna anche controllare e vedere se vengono ben spesi.
Per quello che riguarda la paura di non spendere i fondi comunitari, voi come saprete siamo nell'ultima fase dell'N+2, ovvero stiamo spendendo le somme residue che sono di circa 100 milioni di euro per la chiusura del PIANO DI SVILUPPO RURALE scorso e gli uffici mi hanno detto che avendo noi fatto un over booking avremo probabilmente non più del 3% di somme non spese, il che ci pone, credo, tra le Regioni più virtuose. Di questo ringrazio gli uffici perché è soltanto merito loro e del loro continuo supporto alle aziende. Non è affatto vero che gli uffici sono chiusi, vero è che verranno con noi a cominciare da domani ad Amandola.
Abbiamo scelto le localizzazioni nelle aree interne proprio per consentire alle aree più svantaggiate di avere una loro visibilità e di avere anche un ruolo, quindi saremo ad Amandola ed a Force. Siete tutti invitati a partecipare perché in quel caso non sarà una passerella, anzi vi invito tutti a non intervenire, come farò io, perché parleranno i tecnici, spiegheranno tecnicamente e ascolteremo le richieste, le domande di chiarimento dei Sindaci e degli operatori che eventualmente parteciperanno.
Un'altra cosa che non è stata detta è che noi siamo tra le otto Regioni che approvano il PIANO DI SVILUPPO RURALE e in merito al discorso delle modifiche anch’io ho pensato: “Questo non è il mio". Sono Assessore all'agricoltura ed avrei potuto far diventare mio il PIANO DI SVILUPPO RURALE modificandolo, ma le modifiche avremmo dovuto rimandarle in Commissione europea ed in questo momento la Commissione è impegnata nell'approvazione di tutti gli altri PIANO DI SVILUPPO RURALE che non sono stati ancora approvati, quindi avremmo avuto un ritardo di circa un anno rispetto alla possibile erogazione immediata dei fondi. Quindi la scelta è stata anche per me di buon senso, non mi pento di averla fatta, anche perché con la Commissione abbiamo esaminato molti aspetti, anche con gli uffici nei quali ritengo di riconoscermi, gli altri eventualmente, se sarà necessario, li cambieremo ma a partire da gennaio perché adesso dobbiamo far uscire i bandi che è quello che ci viene richiesto.
Credo che, aver portato il PIANO DI SVILUPPO RURALE in Giunta il 13 di agosto e averlo qui oggi in Consiglio, il 15 settembre, sia stato un lavoro virtuoso e un'altra volta ripeto, anche se posso sembrare noiosa, che ringrazio gli uffici perché senza di loro tutto questo non saremmo riusciti a farlo. Grazie.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione.
Emendamento 1 ad iniziativa della II Commissione. Lo pongo in votazione.

(L'Assemblea legislativa approva)

Ordine del giorno n. 4/1 ad iniziativa della II Commissione. Lo pongo in votazione.

(L'Assemblea legislativa approva)

Ordine del giorno n. 4/2 a firma del Consigliere Minardi, ha chiesto la parola, ne ha facoltà.

Renato Claudio MINARDI. Ringrazio l'Assessore Casini con la quale ho parlato in sede di Commissione relativamente alla difficoltà che spesso e volentieri incontrano le aziende agricole relativamente ai bandi che spesso sono complicati nella loro predisposizione e di difficile rendicontazione.
Un appello che faccio alla Giunta, ma ovviamente riguarda gli uffici, è che le procedure dei bandi siano le più semplici e le più semplificate possibili perché, come ho detto anche in tante altre occasioni, i nostri agricoltori non devono diventare produttori di carta per la Regione, ma sono produttori di olio, cereali, vino e quant'altro.
Questo è soltanto un modo per esprimere la volontà, se il Consiglio sarà d'accordo, se il Consiglio voterà questo ordine del giorno, affinchè la struttura che predispone i bandi li predisponga nel modo più semplice e semplificato possibile nell'interesse delle aziende agricole della nostra regione. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Traversini.

Gino TRAVERSINI. Questa mattina in Commissione abbiamo discusso del nostro ordine del giorno. Capisco e condivido, ma invito il Consigliere Minardi a ritirare il suo, glielo chiedo perché abbiamo sintetizzato un ordine del giorno - ci potevano essere tanti altri elementi da mettere dentro – che lascia la discussione aperta da riprendere poi.
Se affrontiamo la votazione del suo ordine del giorno si apre un altro ragionamento rispetto a quello che noi abbiamo posto, quindi, lo invito a ritirarlo.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Celani.

Piero CELANI. Ad adiuvandum del Presidente Traversini e per tranquillizzare il Vicepresidente Minardi dico che l'ordine del giorno che abbiamo elaborato in Commissione è un po' più articolato, ma in pratica dice la stessa cosa e l’abbiamo composto, dopo una serie di situazioni abbastanza discusse, con tutte quelle criticità di cui abbiamo parlato sia io che il Presidente e che riguardano la difficoltà di spendere le risorse, la sburocratizzazione, la disponibilità degli uffici e la semplificazione dei bandi e quant'altro. Le abbiamo inserite nell'ordine del giorno per evitare di presentarne più di uno all'interno della Commissione, per fare qualcosa insieme, l'Assemblea legislativa tutta, per dare un segnale molto forte sia all'esecutivo, ma non ce n'è bisogno, che alla struttura tecnica.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Minardi.

Renato Claudio MINARDI. Non ero a conoscenza della discussione che è stata fatta in Commissione, prendo atto di quello che dice il Presidente Traversini e di quello che mi viene comunicato da altri Commissari della stessa Commissione, ritiro l’ordine del giorno tenendo conto che la discussione in Commissione è andata in questo senso ed in questa direzione.

Coordinamento tecnico. Lo pongo in votazione.

(L'Assemblea legislativa approva)

Proposta di atto amministrativo n. 4, così come emendata, la pongo in votazione.

(L'Assemblea legislativa approva)

Sull’ordine del giorno

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Busilacchi.

Gianluca BUSILACCHI. Sull'ordine dei lavori, vorrei proporre di concludere il Consiglio con il punto 7), in quanto il punto 8) riguarda le nomine e nel prossimo Consiglio ne avremo molte, quindi, per l'economia dei lavori credo che sia più utile che vengono fatte tutte insieme.
Chiedo anche se, d'intesa con i Consiglieri del Movimento 5 Stelle, sia possibile rimandare il punto 9) al prossimo Consiglio regionale ed iscriverlo al primo punto dell'ordine del giorno, prima di tutte le interrogazioni, in modo che su un tema così importante ci sia la massima attenzione. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Bisonni.

Sandro BISONNI. Per quanto riguarda la mozione presentata da noi sul Consorzio di bonifica, facendo presente che prima delle vacanze era già stata rinvita, accettiamo questo ulteriore rinvio purché veramente non sia più procrastinato questo appuntamento ormai improrogabile. Grazie.

PRESIDENTE. Va bene, allora metteremo al primo punto dell'ordine del giorno della prossima seduta, quella del 22 settembre, questo punto.
Andiamo avanti con l'ordine del giorno odierno.

Proposta di atto amministrativo n. 5
ad iniziativa dell'Ufficio di Presidenza
"Elezione della Commissione regionale per le pari opportunità tra uomo e donna. Legge regionale 18 aprile 1986, n. 9, articolo 3"
(Discussione e votazione)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la proposta di atto amministrativo n. 5 ad iniziativa dell'Ufficio di Presidenza.
La discussione è aperta, ha la parola il relatore Consigliere Minardi.

Renato Claudio MINARDI. Dobbiamo andare all’elezione della Commissione regionale per le pari opportunità tra uomo e donna, regolamentata dalla legge 9 del 1986.
Inutile sottolineare l'importanza della Commissione che è composta da 21 donne ed ha come obiettivo e come scopo principale la promozione di una cultura tesa a rimuovere ogni forma di discriminazione. E’ chiaro che su questo dobbiamo fare leva e riflettere sulla diffusione di una cultura tesa a rimuovere ogni forma di discriminazione.
La Commissione ha un ruolo particolarmente significativo ed anche istituzionale, riconosciuto a livello europeo. E’ importante per il ruolo che svolge e per le iniziative e le attività che può mettere in campo.
Anche a livello delle istituzioni europee il tema delle pari opportunità ormai è considerato imprescindibile, anche se purtroppo ci sono ancora ampie sacche di ingiustizia e numerosi episodi di discriminazione a vari livelli.
Il principio della non discriminazione deve diventare un riferimento di importanza fondamentale per ogni azione a tutti i livelli.
Non è stato semplice comporre la proposta che arriva all'Aula, predisposta da parte dell'Ufficio di Presidenza, perché le candidature erano più di 60, presentate dai mondi associativi, dai Consiglieri, ma c’erano anche autocandidature. Non è stato facile fare la sintesi anche se una parte del lavoro è stata semplificata dall'Ufficio di Presidenza perché alcune di queste candidature non avevano i requisiti, 15 circa.
La proposta, che poi leggerò, è stata avanzata dall'Ufficio di Presidenza, prevede 21 donne e tiene conto non solo dei curricula delle singole persone, ma anche della riconosciuta esperienza che queste candidate hanno nel settore della condizione femminile.
Ho detto che non è stato facile perché abbiamo dovuto fare un lavoro che tenesse conto della rappresentanza delle diverse culture, dei movimenti e che tenesse anche conto di un equilibrio territoriale, ma ovviamente la parte finale è stata fatta tenendo conto dei curricula delle singole candidate.
Le candidature sono state presentate entro la data del 10 agosto ed oggi le andiamo ad approvare.
La Commissione delle pari opportunità rimarrà in carica per tutta la legislatura, quindi, per i prossimi 5 anni,
I requisiti previsti dall'articolo 3 della legge 9 del '86 sono questi: “La Commissione è composta da 21 donne che abbiano riconosciuta esperienza sulla condizione femminile nei suoi diversi aspetti e profili e siano rappresentative dei movimenti e delle diverse culture del mondo femminile”.
Non è stato semplice, non è stato facile, rispetto a tante candidature. C'erano tanti nomi, tante belle figure, non è stato semplice fare una sintesi. Si è tenuto conto anche delle rappresentanze dei mondi associativi che avevano presentato candidature entro la data prevista dalla legge, quindi entro il 10 agosto.
La sintesi che è stata fatta tiene conto delle diverse culture, dei diversi movimenti, dei curricula, ma anche della rappresentanza territoriale.
Vado a leggere i nominativi delle persone, delle donne, che sono state proposte da parte dell'Ufficio di Presidenza, ovviamente l'Aula voterà in blocco la proposta della composizione della Commissione. Le 21 donne sono: Barbaresi Daniela residente a Saltara, Cognini Laura residente a Monteurano, Cucchiarini Sara residente a Pergola, Di Costanzo Cingolani Elisa residente a Recanati, Di Girolamo Alessia residente a Fano, Duro Agnese residente a Cantiano, Elezi Lindita residente a San Marcello, Falà Marcella residente ad Ancona, Girardi Micaela residente ad Ascoli Piceno, Gubinelli Margherita residente a Cingoli, Maroni Franca residente ad Ascoli Piceno, Marziali Meri residente a Monterubbiano, Mattucci Natascia residente a Tollo, Mazzucchelli Claudia residente ad Ancona, Pagani Stefania residente a Senigallia, Roscioni Elisabetta residente a Fiuminata, Salvucci Anna residente a Castelfidardo, Sciarrillo Maria Antonia residente ad Ancona, Tomassini Augusta residente a Montefelcino, Ugolinelli Valentina residente a Macerata e Vitali Giulia residente a Pesaro.
Questa è la proposta che ha fatto l'Ufficio di Presidenza in modo condiviso e che viene sottoposta alla votazione di quest'Aula.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Zaffiri.

Sandro ZAFFIRI. Capiscono la proposta dell'Ufficio di Presidenza che è stata spiegata in questo momento in termini unitari, però vorrei far osservare a questa Aula che queste 21 signore sono fortemente ripartite secondo una determinata componente politica - di maggioranza – di quest’Aula.
Questa cosa è fortemente squilibrata rispetto alla percentuale delle forze politiche di opposizione, stiamo parlando di un organismo politico - questo è il contendere della discussione - fortemente squilibrato a favore della maggioranza che governa questo territorio. La percentuale è fortemente squilibrata rispetto all’opposizione.
In una parola sola si direbbe lottizzazione, io la metto là, e credo che in questo momento particolare della politica si veda effettivamente il trend, la continuazione di un meccanismo che, in questa Regione, va avanti da molti anni e purtroppo ancora oggi e questo pomeriggio si sta consumando attorno alla proposta della Commissione per le pari opportunità.
Personalmente credevo, il mio gruppo credeva, che questa fosse una proposta politica che rappresentasse l'Assemblea di questa Regione.
Sottolineo con forza più democrazia nell’elenco delle persone che rappresentano la Commissione delle pari opportunità.

PRESIDENTE. Ha la parola l'Assessore Bora.

Manuela BORA. Mi viene da sorridere quando sento che la Commissione pari opportunità viene considerata un organismo politico. Sono sicura che in questa Commissione non verranno mai utilizzati termini come maggioranza e minoranza, perché le pari opportunità sono anzitutto una battaglia di civiltà prima ancora che politica e le mie non sono parole vuote, lo dimostra il fatto che le Consigliere presenti in quest'Aula sono già state contattate da me per quanto riguarda la modifica della legge elettorale che sarà una delle prime cose che porterò avanti a dimostrazione del fatto che non si tratta di colori politici, ma di una battaglia di civiltà.
A settembre celebriamo i vent'anni dalla conferenza di Pechino, è una conferenza in cui tutti i governi, a prescindere dal colore politico, si sono presi un impegno molto particolare, cioè quello di cercare di aumentare la rappresentanza femminile negli organi istituzionali. Ancora siamo molto, molto, lontani da quei livelli che ci eravamo imposti, per cui davvero respingo al mittente definizioni a dir poco offensive come quelle di poter considerare la Commissione pari opportunità come un organismo politico. Significa non aver capito niente di cosa significhi pari opportunità.
Mi aspettavo altre considerazioni, magari il fatto che la Commissione pari opportunità fosse costituita solamente da donne e non da uomini, ma non certo che si considerasse la Commissione pari opportunità un organismo politico e lo dimostreremo con i fatti.
Colgo l'occasione per fare a tutta la Commissione i migliori auguri di buon lavoro perché saranno 5 anni molto difficili, in cui io mi auguro che tutte quelle battaglie che non siamo riuscite a vincere in questi anni avremo la possibilità di scriverle insieme, insieme a questa Giunta, per una nuova e bellissima pagina di civiltà. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Busilacchi.

Gianluca BUSILACCHI. Grazie Presidente. Dopo l'intervento del Consigliere Zaffiri credo che sia utile ribadire un paio di concetti.
Innanzitutto questa Commissione non è una rappresentanza del Consiglio regionale, come lui ha detto, non è un organismo del Consiglio regionale né della Giunta, è un organismo della Regione Marche ed ha un ruolo di garanzia per vigilare che nella regione Marche le pari opportunità siano un raggiungimento sostanziale della nostra comunità.
Non è un organo del Consiglio, né della Giunta, è un organo che il Consiglio regionale e i Consiglieri regionali hanno la potestà di sollecitare indicando alcune candidature unitamente ad altri soggetti.
Ricordo che anche delle associazioni di categoria hanno presentato delle candidature.
Sinceramente credo che, adesso non so che idea abbia il Consigliere Zaffiri rispetto alle nomine che vengono fatte da quest'Assemblea, su questo, ma anche su altri temi, il gruppo del Partito Democratico quando affronta questo genere di questioni non chiede quale sia il colore di una tessera in tasca, né quale sia la propensione elettorale di chi si candida, piuttosto credo che chi rappresenta un'istituzione possa rappresentarla al meglio, rispondendo a dei criteri di competenza, di passione, d'impegno per il lavoro che si svolge per tutta la comunità.
Detto tutto ciò, credo che questa proposta dell'Ufficio di Presidenza, che è una proposta complessiva, abbia tenuto conto e sia ispirata a tutti questi criteri, però credo che sia utile sottolineare, e concludo riprendendo quello che ho detto all'inizio, che questo è un organo di garanzia per il rispetto delle pari opportunità sostanziali nella nostra regione e non un organo di emanazione del Consiglio né della Giunta.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Celani.

Piero CELANI. Non volevo intervenire, però credo che il Consigliere Busilacchi mi abbia tirato per la giacca.
Questo intervento da libro “Cuore” sarebbe andato bene se c’erano i criteri a monte per la scelta di questa Commissione, i curricula e se la III Commissione avesse vigilato.
Prenderci in giro in questo modo non mi sembra dignitoso da parte della maggioranza, è stata composta secondo un manuale, la votiamo, però non ci si venga a dire cose che non stanno né in cielo né in terra.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Maggi.

Giovanni MAGGI. Semplicemente per dire che l'unica cosa che non va, non ho niente da ridire verso l'intervento del Consigliere "Garrone" Busilacchi, è che su 30 Consiglieri regionali 25 sono uomini e nominano la Commissione pari opportunità. Questo mi sembra un po' stridente, spero che la Commissione farà di quest'Aula una composizione diversa. Grazie.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione.
Proposta di atto amministrativo n. 5. La pongo in votazione.

(Voci fuori microfono)

Non è stato registrato il voto … ripetiamo la votazione.

Proposta di atto amministrativo n. 5. La pongo in votazione.

(L'Assemblea legislativa approva)

La seduta è tolta.

La seduta termina alle ore 16,35.
 

 
 
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