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Resoconto della seduta n.16 del 12/01/2016

SEDUTA N. 16 DEL 12 GENNAIO 2016

La seduta inizia alle ore 15,00

Presidenza del Presidente
Antonio Mastrovincenzo

Comunicazioni del Presidente

PRESIDENTE. Colleghi buona giornata. Dichiaro aperta la seduta n. 16 del 12 gennaio 2016. Do per letti i processi verbali delle sedute nn. 13 e 14, rispettivamente del 15 e del 22 dicembre 2015, i quali, ove non vi siano obiezioni, si intendono approvati ai sensi dell’articolo 29 del Regolamento Interno.
Comunico che sono state presentate le seguenti proposte di legge regionale:
n. 26 in data 23 dicembre, ad iniziativa dei Consiglieri Giancarli, Urbinati, Celani, Volpini, Giacinti, Rapa, Marconi, Micucci, Traversini, Talè, Minardi, Carloni, concernente: “Modifica alla legge statutaria 8 marzo 2005, n. 1 "Statuto della Regione Marche”, assegnata alla I Commissione assembleare in sede referente;
n. 27 in data 12 gennaio, ad iniziativa dei Consiglieri Mastrovincenzo, Minardi, Volpini, concernente: “Disposizioni urgenti in materia sanitaria e modifica alla legge regionale 28 dicembre 2015 n. 32” assegnata alla IV Commissione assembleare in sede referente e trasmessa alla I Commissione per l'espressione del parere di cui all'articolo 68 del Regolamento Interno.
Sono state presentate le seguenti proposte di atto amministrativo:
- n. 10 in data 23 dicembre, ad iniziativa della Giunta regionale, concernente: “Piano del parco del Monte San Bartolo, approvato con deliberazione amministrativa n. 152 del 2 febbraio 2010 - modifiche a carico della prescrizione 15 dell'allegato A limitatamente al richiamo all'osservazione n. 15 e conseguente modifica di 4 tavole di piano”, assegnata alla III Commissione assembleare in sede referente e trasmessa al Consiglio delle autonomie locali per l'espressione del parere ai sensi dell'articolo 11, comma 4 della l.r. 4/2007;
- n. 11 in data 11 gennaio, ad iniziativa della Giunta regionale, concernente: “Programmazione rete scolastica per l'anno scolastico 2016/2017. Deliberazione dell'Assemblea legislativa regionale 22 settembre 2015, n. 5”, assegnata alla I Commissione assembleare in sede referente e trasmessa al Consiglio delle autonomie locali per l'espressione del parere di cui all'articolo 11, comma 2, lettera c) della legge regionale 4/2007 e al Consiglio regionale dell'economia e del lavoro per l'espressione del parere di cui all'articolo 4, comma 1, lettera b), numero 2) della legge regionale 15/2008.
Sono state presentate le seguenti mozioni:
- n. 72 dei Consiglieri Rapa, Minardi, concernente: “Rientro nelle Marche della statua dell'Atleta Vittorioso del Lisippo”;
- n. 73 dei Consiglieri Fabbri, Bisonni, Giorgini, concernente: “Richiesta di sospensione in autotutela dei provvedimenti di riorganizzazione dei servizi ospedalieri e di emergenza urgenza”;
- n. 74 dei Consiglieri Giorgini, Maggi, Pergolesi, Bisonni, Fabbri, concernente: “Adozioni di politiche economiche e sociali regionali volte a garantire ai cittadini marchigiani l'accesso quotidiano e gratuito ai primi 50 litri di acqua potabile ad uso domestico”.
E' stata ritirata, inoltre, la mozione n. 51, ad iniziativa del Consigliere Carloni, concernente: “Creazione di un fondo di solidarietà per le fasce deboli colpite dall'azzeramento del valore azionario di Banca Marche”, già iscritta all'ordine del giorno della seduta odierna in abbinamento alle mozioni n. 53 e 57.
Il Presidente della Giunta regionale ha promulgato le seguenti leggi regionali:
in data 21 dicembre:
- n. 28 “Assestamento del bilancio 2015 e pluriennale 2015/2017”;
- n. 29 “Modifiche alla legge regionale 17 dicembre 2012, n. 41 'Norme per la pubblicità e la trasparenza della situazione patrimoniale dei componenti gli organi della Regione, dei titolari di cariche in istituti regionali di garanzia e di cariche direttive in enti o società'”;
in data 28 dicembre:
- n. 30 “Disposizioni per la formazione del bilancio 2016-2018 della Regione Marche (legge di stabilità 2016)”;
n. 31 “Approvazione del bilancio 2016-2018”;
n. 32 “Misure urgenti di adeguamento della legislazione regionale”.

Sull'ordine del giorno

PRESIDENTE. Rispetto alla mozione n. 73, se non erro, ha la parola il Consigliere Maggi.

Giovanni MAGGI. Grazie Presidente. Voglio chiedere all'Aula se può essere iscritta la mozione n. 73 che è urgente e che riguarda la sanità del pesarese.

PRESIDENTE. Proposta di iscrizione all'ordine del giorno odierno della mozione n. 73. La pongo in votazione.

(L'Assemblea legislativa non approva)

Interrogazione n. 76
ad iniziativa dei Consiglieri Zaffiri, Zura Puntaroni, Malaigia
"Nomina componente Consiglio di Amministrazione Istituto Campana di Osimo”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'interrogazione n. 76 dei Consiglieri Zaffiri, Zura Puntaroni, Malaigia.
Ha la parola, per la risposta, l'Assessore Pieroni.

Moreno PIERONI. Grazie Presidente, Con l'interrogazione n. 76 del 2015, i Consiglieri Zaffiri, Malaigia e Puntaroni chiedono di conoscere se sussistano cause di incompatibilità fra gli incarichi dirigenziali ricoperti presso la Giunta regionale e la carica di componente del Consiglio di Amministrazione dell'Istituto Campana per l'istruzione permanente di Osimo.
L'incarico in questione è a titolo gratuito ed è stato conferito dal Comune di Osimo, con deliberazione consiliare n. 70 del 29 ottobre 2015.
Dovendosi tutelare sia l'interesse all'imparzialità dell'azione amministrativa, sia l'autonomia del Comune nella scelta degli amministratori, la questione è stata oggetto di approfondimenti le cui risultanze sono di seguito espresse.
Sono state esaminate le ipotesi di incompatibilità previste dall'art. 12 del decreto legislativo 39/2013, il quale prevede che:
- "Gli incarichi dirigenziali ... sono incompatibili: alla lettera c) con la carica di presidente e amministratore delegato di enti di diritto privato in controllo pubblico della medesima regione";
- "Gli incarichi dirigenziali sono incompatibili con la carica di componente di organi di indirizzo negli enti di diritto privato in controllo pubblico da parte della Regione, nonché di Province, Comuni con popolazione superiore ai 15.000 abitanti o di forme associative tra Comuni aventi la medesima popolazione della stessa Regione".
Innanzitutto, va verificato se l'istituto Campana per l'istruzione permanente di Osimo può essere identificato come ente di diritto privato in controllo pubblico. Sul punto si evidenzia che il Comune e la Regione nominano i Consiglieri dell'istituto Campana per l'istruzione permanente, pertanto, tale Istituto rientrerebbe nei novero della definizione di “ente di diritto privato in controllo pubblico” di cui all'articolo 1, comma 2, lettera c) del decreto legislativo 39/2013, il quale dispone che "Ai fini del presente decreto si intende: per “enti di diritto privato in controllo pubblico”, le società e gli altri enti di diritto privato che esercitano funzioni amministrative, attività di produzione di beni e servizi a favore delle amministrazioni pubbliche o di gestione di servizi pubblici, sottoposti a controllo ai sensi dell'articolo 2359 c.c., da parte di amministrazioni pubbliche, oppure gli enti nei quali siano riconosciuti alle pubbliche amministrazioni, anche in assenza di una partecipazione azionaria, poteri di nomina dei vertici o dei componenti degli organi”.
Ciò posto, quanto all'incompatibilità di cui al comma 3 lettera c), dell'articolo 12 del decreto legislativo n. 39/2013, essa non sussiste, in quanto, al momento, il Dirigente regionale non ha l'incarico di Presidente, né di amministratore delegato dell'istituto.
Il generico riferimento a "Presidente" viene ricondotto alla titolarità di "deleghe gestionali dirette", ai sensi della lettera e) dell'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo n. 39/2013, come si può desumere dall'abbinamento della carica di Presidente con quella di Amministratore delegato.
Pertanto, il Dirigente potrà, comunque, rivestire il ruolo di Presidente dell'Istituto Campana, qualora tale carica risulti priva di deleghe gestionali dirette e, dunque, esclusivamente rappresentativa e onorifica.
Per quanto riguarda l'ipotesi di incompatibilità della lettera c) del comma 4, dell'articolo 12, decreto legislativo n. 39/2013, I'Anac si pronuncia così con la delibera n. 47/2013: "In questo quadro, residua il problema dell'interpretazione della lettera c) del comma 4, dell'articolo 12 del decreto legislativo n. 39/2013. Tuttavia, sul piano della ricostruzione del sistema, alla Commissione sembra evidente che la carica di “componente di organi di indirizzo negli enti di diritto privato in controllo pubblico” ivi prevista coincide con la carica di Presidente con delega e di amministratore delegato".
Pertanto, seguendo l'interpretazione dell'Anac e considerato che la carica ricoperta nell'istituto Campana non è né di Presidente con delega, né di amministratore delegato, anche tale ipotesi di incompatibilità, nel caso specifico, non sussiste.
Infine, occorre esaminare l'ipotesi di incompatibilità prevista dall'articolo 9 del decreto legislativo n. 39/2013, il quale dispone: "Gli incarichi amministrativi di vertice e gli incarichi dirigenziali, comunque denominati, nelle pubbliche amministrazioni, che comportano poteri di vigilanza o controllo sulle attività svolte dagli enti di diritto privato regolati o finanziati dall'amministrazione che conferisce l'incarico, sono incompatibili con l'assunzione e il mantenimento, nel corso dell'incarico, di incarichi e cariche in enti di diritto privato regolati o finanziati dall'amministrazione o ente pubblico che conferisce tale incarico".
Sul punto si rileva che l'incarico di componente del Consiglio di Amministrazione dell'istituto Campana per l'istruzione permanente è stato conferito non già dalla Regione Marche, ma dal Comune di Osimo.
L'esigenza, perseguita dalla legge 190/2012 e dal legislatore delegato, è quella di prevenire possibili casi di corruzione che potrebbero essere favoriti dal protrarsi nel tempo, in capo alle medesime persone, di funzioni di gestione e amministrazione sia presso l'ente conferente l'incarico, sia nell'ente sottoposto a controllo, regolato o finanziato.
L'articolo 9, comma 1, del decreto legislativo n. 39/2013 si applica a incarichi e cariche in enti di diritto privato regolati o finanziati dall'amministrazione che conferisce l'incarico (Comune di Osimo in questo caso) pertanto nel caso in esame non si verifica la fattispecie di incompatibilità declinata dall'articolo 9, comma 1 del decreto legislativo n. 39/2013, non essendo la Regione Marche amministrazione conferente l'incarico.
Inoltre, resta fermo che l'articolo 9, comma 1, del decreto legislativo n. 39/2013 si applica agli “incarichi e cariche in enti di diritto privato regolati o finanziati”, con la conseguenza che, ai sensi dell'articolo 1, comma 2, lettera e), del decreto legislativo n. 39/2013, l'incompatibilità riguarda sempre e comunque esclusivamente le cariche di “Presidente con deleghe gestionali dirette, amministratore delegato, le posizioni di dirigente, lo svolgimento stabile di attività di consulenza a favore dell'ente”, come risulta dalla richiamata delibera dell'Anac.
Alla luce di tale premessa deriva che, in base alla previsione dell'articolo 9, non è preclusa la nomina dei soggetti ivi elencati, che non siano investiti di tali deleghe o funzioni, a componenti del consiglio di amministrazione degli enti.
Pertanto, anche l'incompatibilità di cui all'articolo 9, comma 1 sembra non sussistere nel caso concreto.
Resta ferma, comunque, ai sensi dell'articolo 53 del decreto legislativo n. 165/2001, così come modificato dalla legislazione anticorruzione (legge 190/2012 e decreto legislativo 39/2013), la necessaria preventiva autorizzazione all'esercizio di incarichi disposta dai rispettivi organi competenti secondo criteri oggettivi e predeterminati, che tengano conto della specifica professionalità, tali da escludere casi di incompatibilità, sia di diritto che di fatto, nell'interesse del buon andamento della pubblica amministrazione o situazioni di conflitto, anche potenziale, di interessi, che pregiudichino l'esercizio imparziale delle funzioni attribuite al dipendente, così come disposto dal comma 5.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Zaffiri.

Sandro ZAFFIRI. Grazie Presidente. Assessore, credo che questa sua risposta fosse già programmata, ma ribadisco, e come gruppo Lega Nord lo ribadiamo, che questo signore è incompatibile e non ha, sotto l'aspetto della dignità dell'incarico che va a ricoprire, la sensibilità di dimettersi.
Le dico perché è incompatibile. Nonostante lei abbia citato una serie di articoli e commi, è incompatibile perché la Regione ha già dato dei contributi a questo ente, quindi c'è una disparità sul territorio della regione Marche tra gli enti, in quanto in alcuni sono inseriti dei dirigenti regionali che comandano questa Regione.
Per quanto come gruppo ci riguarda, la dimostrazione è, quest'oggi, questo pomeriggio, nella sua risposta perché lei sarebbe dovuto venire in quest'Aula, con rispetto nei confronti di tutti gli istituti regionali, dicendo che questo signore si era dimesso. Non c'entra il fatto che è stato nominato dal Comune di Osimo, perché così questo istituto ha una carta in più rispetto ad altri istituti della regione Marche. Non tutti adesso gareggiano allo stesso livello, ci sono disparità di trattamento, lei lo deve ammettere, é così. in quanto un dirigente regionale sa come vengono ripartiti i finanziamenti e può facilitare eventuali interventi su questo ente, su questo istituto.
Questa è la verità che voi non volete ammettere perché anche in un'altra circostanza, per voi, qui dentro, le incompatibilità non esistevano, però credo che dobbiate fare una analisi seria, politica, perchè questi problemi esistono.
Assessore, lei deve ammettere che non c'è omogeneità di trattamento tra gli istituti regionali.

Sull'ordine del giorno

PRESIDENTE. Come deciso nella Conferenza dei Capigruppo l'interrogazione n. 78 della Consigliera Marcozzi è abbinata alla mozione n. 45 presentata da me, che discuteremo in seguito.
Ora in attesa dell'arrivo del Presidente Ceriscioli, che dovrebbe rispondere all'interrogazione n. 79 del Consigliere Fabbri, andiamo avanti con l'ordine del giorno.

Interrogazione n. 81
ad iniziativa dei Consiglieri Zaffiri, Zura Puntaroni, Malaigia
"Incarico di consulenza”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'interrogazione n. 81 dei Consiglieri Zaffiri, Zura Puntaroni, Malaigia.
Ha la parola, per la risposta, l'Assessore Bora.

Manuela BORA. Grazie Presidente, in riferimento all'interrogazione n. 81 del 2015 si specifica quanto segue.
L'interessato può essere considerato uno dei maggiori esperti dei mercati internazionali, in virtù degli incarichi ricoperti in qualità di Direttore degli Uffici ICE di aree strategiche, quali Pechino, Shangai, Tokyo Seoul e Mosca.
Nel periodo dal 2012 al 2014 ha collaborato con la Camera di Commercio di Fermo ad un progetto di sviluppo per il mercato russo, che, con la partecipazione della Regione, è stato esteso all'intero sistema produttivo regionale.
A questo servizio non risulta attualmente in essere alcun incarico di consulenza.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Zaffiri.

Sandro ZAFFIRI. Grazie Presidente. Prendiamo atto dalla dichiarazione dell'Assessore che non esiste nessun incarico, spero che non ci sia nessun incarico in itinere, che è un'altra cosa. Se eventualmente ci fosse qualche ipotesi, qualche possibilità, sappiate che questo signore ha degli incarichi per l'Ucraina. E' chiaro che politicamente sarebbe un autogol dare una competenza ad un responsabile dell'Ucraina per avere rapporti con la Russia. Grazie.

Interrogazione n. 82
ad iniziativa dei Consiglieri Rapa, Talè
"Intervento di difesa della costa in località ‘Le Vele' del Comune di Mondolfo”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'interrogazione n. 82 dei Consiglieri Rapa, Talè.
Ha la parola, per la risposta, l'Assessore Sciapichetti.

Angelo SCIAPICHETTI. Grazie Presidente. In merito all'interrogazione, l'attuale Piano di gestione integrato delle aree costiere prevede nel paraggio in oggetto i seguenti interventi:
rifiorimento di n. 3 scogliere sommerse antistanti il residence "Le vele";
ripascimento in località Cesano-Marotta per 2.500 metri lineari (dalla foce del fiume Cesano verso nord).
Nel tratto citato nell'interrogazione (con decreto del Dirigente della P.F. difesa della costa n. 22/POP_09 del 10 marzo 2009, e successiva perizia di variante approvata con decreto del Decreto del Dirigente della P.F. difesa della costa n. 114/POP_09 del 30 settembre 2009) è stato eseguito l'intervento di miglioramento dell'efficacia delle opere del sistema di difesa costituito da scogliere sommerse con le relative soglie del litorale prospiciente il tratto di litorale in località Marotta nel Comune di Mondolfo, per un importo complessivo pari a 600.000 euro.
Sempre nel medesimo tratto è stato eseguito il "completamento dell'intervento di manutenzione delle opere di difesa del litorale nord del Comune di Mondolfo" nel 2010 per un importo complessivo di 120.000 euro.
In tutto, negli anni che vanno dal 2005 al 2014 sono stati concessi al Comune di Mondolfo vari contributi per interventi di manutenzione del litorale, elenco che darò poi agli interroganti nel quale sono specificati gli interventi suddivisi per anno, per un totale di 419.000 euro
Nel corso del 2015 è stato concesso con decreto del Dirigente del Servizio un ulteriore contributo di 45.950 euro utilizzato per movimentazione dei sedimenti di spiaggia emersa, con un'economia di 12.000 euro.
Tutto ciò premesso sono stati assegnati al Comune di Mondolfo le risorse finanziarie messe a disposizione dal bilancio regionale per gli interventi di manutenzione delle opere di difesa della costa e movimentazione della spiaggia.
Anche per il 2016 si procederà all'assegnazione ai Comuni costieri delle somme che saranno rese disponibili a bilancio, quando a febbraio andremo a fare il bilancio.
Per quanto concerne le risorse di cui all'asse 5 del POR-FESR 2014-2020, relativo agli interventi di difesa della costa (approvato con deliberazione dell'Assemblea legislativa n. 126 del 31 marzo 2015), la loro attivazione sarà possibile solo in caso di cofinanziamento, così come in altri Comuni,ed in altri casi è stato già attivato.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Rapa.

Boris RAPA. Grazie Presidente. Voglio ringraziare l'Assessore per la risposta e ricordare che il tratto in questione è in una situazione abbastanza degradata per cui è da tenere sotto controllo. Grazie.

Interrogazione n. 83
ad iniziativa del Consigliere Zaffiri
"Ampliamento discarica ‘La Cornacchia’ – Moie di Maiolati Spontini”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'interrogazione n. 83 del Consigliere Zaffiri.
Ha la parola, per la risposta, l'Assessore Sciapichetti.

Angelo SCIAPICHETTI. In merito all'interrogazione del Consigliere Zaffiri, la discarica di Maiolati Spontini è un'opera pubblica di proprietà del Comune ed è gestita da una società per azioni a totale capitale pubblico, dedicata allo svolgimento di servizi e attività di interesse generale a favore prevalentemente dei territori degli enti pubblici locali che possono essere azionisti o soci degli azionisti della società.
In merito all'eventuale vendita di azioni a privati, lo Statuto della Società, approvato in data 13 gennaio 2010, esclude tale possibilità; infatti ad una lettura testuale risulta quanto segue:
l'articolo 6 recita: “Il capitale sociale dovrà essere interamente detenuto per tutta la durata della Società da enti pubblici locali o da società di capitali (S.p.A. o S.r.l.) ad intero capitale pubblico o consorzi di enti pubblici con esclusione, quindi, della possibilità di partecipazione diretta o indiretta da parte di soggetti privati”;
l'articolo 7 prevede: “Le azioni sono trasferibili per atto tra vivi solo a favore di enti pubblici o a favore di società di capitali (S.p.A. o S.r.l.) a intero capitale pubblico ovvero a favore di consorzi di enti pubblici”;
l'articolo 32 ribadisce: “La società è soggetto gerarchicamente subordinato agli azionisti, quindi assoggettato ad un controllo funzionale, gestionale e finanziario analogo a quello da essi esercitato sulle proprie funzioni e attività che si esplica” mediante: le forme di controllo disciplinate dallo Statuto, l'Assemblea di coordinamento e apposite convenzioni.
Inoltre, la “convenzione per la disciplina del controllo analogo sulla società e per il funzionamento dell'Assemblea di coordinamento ai sensi dell'articolo 32 dello Statuto societario” sottoscritta dai soci il 14 maggio 2011, al punto 7 delle premesse, dichiara che “i soci danno atto che la società è configurabile come soggetto a partecipazione pubblica necessariamente totalitaria” ed all'articolo 3 prevede che “I soci si impegnano, anche ai sensi dell'articolo 6, comma 2, dello statuto della Società, a garantire che la quota di capitale pubblico non sia mai inferiore al 100% per tutta la durata della Società”.
Per quanto detto, le preoccupazioni espresse dal Consigliere Zaffiri in merito alla cessione di azioni della società ad acquirenti privati non hanno motivo di essere.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Zaffiri.

Sandro ZAFFIRI. Grazie Presidente. Credo che l'Assessore abbia visto un altro film, ci sono state le feste natalizie, ci sono stati tanti film, io non ho chiesto questo, io ho chiesto se è possibile che questa discarica, con l'attuale situazione, con l'attuale Statuto, con l'attuale normativa, con l'attuale disponibilità delle azioni societarie, che sono tutte pubbliche, e Zaffiri lo sa, possa accogliere rifiuti speciali. Questa era la richiesta.
Lei dovrebbe sapere o sa, questa è la domanda, che i rifiuti speciali non possono essere accolti da una società pubblica.
La discussione che io vorrei aprire con lei, con la Giunta, con l'Assessorato o con l'esecutivo, è se questa discarica pubblica può accogliere rifiuti speciali perchè ci sono le comunità adiacenti che sono preoccupate. Non tutti in quel territorio stanno con la discarica anche se la discarica fa business, fa soldi per il Comune, questo lo sappiamo, e fa tante altre cose in giro per quel territorio. Lei non ha risposto a questo. Questo è il problema politico che le volevo evidenziare.
Per quanto lei dice bisogna comunicare ai titolari delle azioni della società che la discarica “La Cornacchia” non può ricevere rifiuti speciali, almeno tranquillizziamo la popolazione di quel territorio e le diciamo che questa discarica è stata ampliata, ma non può raccogliere rifiuti speciali, perché se li accoglie, Assessore, il percorso è un altro e probabilmente il Consigliere Zaffiri e la Lega lo seguiranno. Questo è il dato di fondo.
Credo che in quest'Aula si possa sancire, anche se non è scritto, io mi aspettavo che lei comunicasse questa notizia, che i rifiuti speciali nella discarica “La Cornacchia” non si possono portare.
Io aspetto questo e credo che anche l'Aula aspetti questa risposta, Assessore. Grazie.

Interrogazione n. 79
ad iniziativa del Consigliere Fabbri
“Riduzione attività oraria nei mesi di novembre e dicembre 2015 delle cooperative che svolgono servizi sociali ed assistenziali”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l’interrogazione n. 79 del Consigliere Fabbri.
Ha la parola, per la risposta, il Presidente Ceriscioli.

Luca CERISCIOLI. Nello specifico ci sono diversi passaggi da sottolineare per chiarire quella che è stata la funzione rispetto alle diverse normative che vengono segnalate nell'interrogazione e nello specifico mese di ottobre/novembre dove, in modo particolare, rispetto ad obiettivi di spending review, venivano chiamati in causa un po' tutti gli appalti dati in precedenza con il meccanismo previsto su possibili riduzioni di carattere generale. In particolare la deliberazione n. 1331 definisce in maniera più curata una serie di aspetti che toccano anche le cooperative sociali che gestiscono determinati servizi.
Mettere in fila le ragioni della normativa e definire le tariffe per l'accesso significa verificare i costi di gestione, per esempio, al fine di garantire, rispetto al costo del lavoro, che un appalto sia in grado di tutelare la contrattualistica ed il lavoratore dipendente, nella misura in cui viene erogato un servizio, e l'insieme dei costi deve corrispondere a questa necessità.
Così come sempre quando nello stesso atto, nella stessa materia c'è, al di là dell'accreditamento, quindi da quanto previsto dalla legge 20 del 2000 e dalla legge 20 del 2002, sugli aspetti sociali, sugli aspetti sanitari che spesso intercorrono nell'unico servizio, la necessità di dare più ordine e una dimensione organizzativa adeguata alla varietà che spesso è la caratteristica dei servizi sociosanitari, che corrispondono a storie che ci sono all'interno delle strutture. Un modo più omogeneo di riconoscere ruolo e funzioni, una sorta di accreditamento che ha dato il via ad un percorso che ancora è in atto e che mira a ridefinire l'intero meccanismo di accreditamento delle strutture stesse.
Il percorso non è finito, sta continuando l'interlocuzione con le cooperative sociali di tipo A e di tipo B proprio per poter tenere insieme queste esigenze contrattuali: da una parte il diritto dei lavoratori di veder erogate le loro risorse, omogeneità nei trattamenti, ma dall'altra un riconoscimento di quella specificità che ogni servizio ha, quelle caratteristiche che non possono essere omogeneizzate.
Se c'è una differenza fondamentale fra il sanitario ed il sociosanitario è che sul versante sanitario tutto è regolato da disposizioni, minutaggi e regole omogenee, comuni, mentre dalla parte sociale c'è la capacità del sistema e del servizio di adattarsi ai bisogni che vengono espressi e che spesso sono più articolati rispetto al bisogno di tipo sanitario.
C'è un tavolo di confronto con il sistema delle cooperative sociali che mira a superare le difficoltà che, ripeto, nello specifico di quel passaggio erano dettate da altri aspetti e riguardavano, come dice l'interrogazione, le conseguenze dell'applicazione della deliberazione n. 1331. L'obiettivo è di recuperare quello specifico sociale che è un elemento imprescindibile ed anche un valore importante nel percorso del sociosanitario. Questo per venire incontro anche ai lavoratori che, all'interno di strutture sociosanitarie, svolgono quella parte di attività sociale che meno si inquadra in una omogeneità di natura sanitaria, ma che ha bisogno di un suo riconoscimento specifico. Qualche mese fa ho partecipato a questo tavolo e so che si sta avvicinando ad una conclusione.
Questi sono gli obiettivi e credo che corrispondano, al di là della parte più stringente dei mesi di novembre/ottobre, ad una parte più ampia contenuta nell'interrogazione che è quella di sapere e comprendere verso quale direzione si sta andando, qual è l'indirizzo, se esiste un passaggio che possa permettere di recuperare anche quella quantità di lavoro, quel minutaggio, legato alle attività di tipo strettamente sociale, come può essere, ad esempio, l'attività dell'educatore rispetto ad un'altra figura, che evidentemente ha un peso ed un ruolo diverso in una struttura sociosanitaria, perchè nella presa in carico della persona ci sono anche aspetti importanti con figure normalmente non trascrivibili dentro un prontuario di natura sanitaria.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno il Consigliere Fabbri.

Piergiorgio FABBRI. Ringrazio per la risposta perché, a parte i numerosi giri di parole mi sembra di aver capito che c'è un tavolo tecnico di confronto con le cooperative e questo, alla luce delle ultime vicende, anche quelle di ieri, ed al fatto che ci si parli, è una cosa che va apprezzata, altrimenti saremmo veramente alla rovina.
Non sono soddisfatto perché la realtà è stata questa: a fine ottobre le cooperative sono state chiamate ed è stata consegnata loro una tabella con dei tagli lineari delle ore e dei servizi da erogare per stare dentro ad alcuni parametri che la direzione sanitaria riteneva di dover raggiungere entro la fine dell'anno. E' stato detto: per novembre e dicembre tu farai delle ore in meno, ad una sola cooperativa sono state tagliate 500 ore e doveva mandare a casa tre dipendenti.
Ora la sanitizzazione del sociale è una cosa che non va bene, ma l'economicizzazione del sanitario e del sociale è ancora peggiore.
Andiamo avanti a colpi di ragioneria perché la deliberazione n. 665 prevede che, se non si raggiungono gli standard che ci sono stati dati dalla Balduzzi, avremo fino al 3% di soldi in meno da gestire nell'anno successivo, ma su 2 miliardi e mezzo di risorse che gestiamo, stiamo parlando di 70, 80 milioni, quindi sono tagli che a mio avviso potremmo gestire con una buona riorganizzazione, che non è quella che avete varato ieri.
Seconda cosa, nella deliberazione n. 665 c'è l'obiettivo di arrivare ad un -5% nel rinnovo dei contratti. Ora le cooperative hanno dei contratti le cui tariffe non sono state aggiornate e la deliberazione n. 569 del 12 maggio 2014 ha previsto un nuovo tariffario che alle cooperative non viene applicato, in più sono stati imposti dei tagli per il mese di novembre e di dicembre, questo è stato comunicato a fine ottobre, ed a gennaio le cooperative hanno ricominciato, da quello che so io, ad erogare il nuovo orario perché non gli è stata fornita indicazione, a riprova che questo è un taglio contabile.
La deliberazione n. 666, il numero del diavolo, dà dei punteggi agli obiettivi sanitari che i direttori devono tentare di raggiungere: il 60% del punteggio riguarda obiettivi economici, il 40% obiettivi sanitari. E' questa la sanità che noi siamo chiamati a gestire, ci vogliono i ragionieri, non ci vogliono i medici.
La deliberazione n. 1183 che ieri sera in Commissione, nonostante tutto quello che avete promesso i giorni scorsi sul territorio, avete approvato, prevede le cure intermedie che costano 145 euro invece di 154 per la lungodegenza e 202 euro invece che 300 e spicci per la riabilitazione. Stiamo parlando solo di soldi, questo non è ammissibile.
Detto questo, confido nel tavolo di confronto con le cooperative perché siamo arrivati a spolpare l'osso.
Ci sono strutture con disabili mentali in cui c'è una persona a turno, 8-16-24. Li lasciamo da soli per un'ora e mezzo ad ogni cambio turno? Siamo arrivati a dei minimi! Non possiamo contemporaneamente infischiarci della deliberazione n. 569 che adegua il tariffario e dall'altra parte continuare a chiedere dei tagli perché i Lea e la deliberazione n. 1331 del 25 novembre pongono un minutaggio minimo che però viene considerato massimo.
Non c'è più da tirare la corda su questo settore, quindi apriamo una seria riflessione tra di noi. Vi guardo negli occhi, colleghi, perché quello che è successo ieri è raccapricciante e nel tavolo tecnico di confronto con le cooperative, io non voglio difendere le cooperative perché se apriamo il vaso delle cooperative ci divertiremo per anni e lo faremo, i servizi vanno assolutamente vigilati e su questo tavolo tecnico punteremo gli occhi. Vi ringrazio.

Interrogazione n. 80
ad iniziativa del Consigliere Fabbri
"Attuazione dell’articolo 14 della legge n. 161/2014 ‘Disposizioni in materia di orario di lavoro del personale delle aree dirigenziali e del ruolo sanitario del Servizio sanitario nazionale’ e del servizio sanitario regionale”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'interrogazione n. 80 del Consigliere Fabbri.
Ha la parola, per la risposta, il Presidente Ceriscioli.

Luca CERISCIOLI. Approfitto per un ripasso di matematica, visto che il Consigliere Fabbri ha fatto un addendum alla risposta precedente.
Se garantisco alla struttura le stesse risorse, anzi di più, di quelle che davo l'anno precedente, se si fanno cure intermedie o di lunga degenza per il bilancio regionale cosa cambia? Se quest'anno ho assegnato 7.000.000 e il prossimo anno assegno 7.200.000 e se con questa cifra faccio cure intermedie e di lungodegenza, a me Regione che ridò le stesse risorse, mi dice cosa cambia? Come si può portare una logica di taglio laddove, finalmente dico io, si garantiscono i budget?
E' così. E' bello poter dire a tutti: “Si vuole risparmiare sulla vostra pelle”. Poi con grande leggerezza mandare indietro 70.000.000 di euro. “75.000.000 euro, mandiamoli via, chi se ne frega!” 75.000.000 di euro cosa pensa che siano in sanità? Bruscolini! E vado avanti, così inizio la risposta all'interrogazione.
Il tema che viene sollevato dall'interrogazione è quello dei turni, famosissimo. Il recepimento della direttiva europea, legge italiana del 2003, rinviata di anno in anno, ma non più rinviata nel 2015, prevede fra le altre cose turni di riposo di almeno 11 ore che mettono in crisi l'organizzazione tradizionale sanitaria fatta di turni massacranti. Quindi da una parte una cosa positiva, perché si dà al lavoratore il giusto riposo, dall'altra si incide fortemente sull'organizzazione sanitaria perché, benché la legge lo prevedesse, dopo 12 anni, nessuno si era adeguato perché tutti pensavano che … Rinviare così tanto le cose trasmette l'idea che non arriveranno mai e quei fortunati che hanno a che fare con la riforma devono rimboccarsi le maniche.
Domani sarò dal Ministro Lorenzin proprio su questo tema, in quanto la finanziaria prevede che le Regioni, che hanno fatto un riordino del sistema sanitario, accedono alla possibilità di derogare al tetto per le assunzioni e possono assumere più persone di quelle previste proprio per coprire queste turnazioni. Le Regioni che non hanno fatto questo, non potranno accedere alle assunzioni in deroga, importantissime per garantire i servizi nell'intero sistema sanitario laddove si fanno i turni.
Nel frattempo ci sono state iniziative prese anche al di là delle assunzioni. Da una parte rimettere le indicazioni a tutte le strutture di dover rispettare questi orari che chiaramente comportano una riduzione inevitabile di attività, in secondo luogo alcuni aspetti di dettaglio, che sono stati omogeizzati, qui ne sono stati citati 4, per esempio come valutare o meno la libera professione all'interno dell'area di lavoro, come valutare l'arco temporale calcolando il riposo. Cose che servono alle strutture per organizzare questo passaggio. Quindi indicazioni di principio, indicazioni più di dettaglio su aspetti di maggiore complessità.
Questo anno è stato importante anche se, l'abbiamo dichiarato prima, la deliberazione n. 666 e la deliberazione n. 665 sono precedenti al 25 novembre, quando è scattata la nuova disposizione, ovvero quella di utilizzare il 100% del turn over economico per poter rimpinguare.
C'è l'ultima azione importante che credo si concluderà a giorni ed è la stabilizzazione di circa 500 precari (numero approssimativo) che sono in sanità e che, con un accordo fra Regione e sindacato, riusciremo a stabilizzare, dando, anche in questo caso, dignità a chi da anni lavora in sanità, in alcuni casi parliamo di oltre 6 anni, e non ha usufruito del percorso di stabilizzazione che ora gli viene permesso. In questo modo, in termini economici non cambiano il numero, ma è una risposta in termini di correttezza nei confronti dei lavoratori, normalmente apprezzata da tutti, cioè fare in modo che dopo tanti anni si abbia la possibilità di rimanere in pianta stabile, così come prevedono le leggi, all'interno di una organizzazione come quella sanitaria che impegna anche in modo significativo.
Provvedimenti immediati, possibili, di grandissima importanza e questo tavolo tecnico si aprirà domani, previsto dalla finanziaria, per poter accedere a queste assunzioni extra, al 100%, che abbiamo previsto in termini di turn over per garantire la turnistica, il riposo ed i servizi, perché il rischio, con un numero troppo ristretto di personale, è che garantisci i turni, ma penalizzi i servizi.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Fabbri.

Piergiorgio FABBRI. Mi reputo parzialmente soddisfatto. Questa cosa va attentamente monitorata perché il discorso della turnazione, dei turni di riposo, delle 48 ore settimanali che non possono essere superate, va monitorata alla luce della nuova riorganizzazione che da oggi è già purtroppo in atto.
Detto questo, le notizie che ho, in giro per le strutture sanitarie, e che riguardano i medici sono di elevata criticità, per gli infermieri forse un po' meno, quindi invito tutti a tenere alta la guardia su questa cosa perché a mio avviso va riorganizzato il personale, probabilmente va anche fatto un censimento per vedere chi negli anni è passato dalle corsie all'amministrazione, e valutare se può fare marcia indietro perché a mio avviso abbiamo un complesso amministrativo fin troppo pesante.
Il 7%, diceva la deliberazione n. 735, doveva essere il rapporto indicato su questo standard, dato che siamo tanto attenti agli standard, andiamo a vedere un po' come siamo messi invece di tagliare i servizi ai cittadini.
Detto questo mi riservo di approfondire il discorso perché effettivamente i dati che ho sono contrastanti e spero di poter approfondire anche con il Presidente questa cosa, magari facendo insieme il giro nei prossimi ospedali di comunità.

Interrogazione n. 87
ad iniziativa dei Consiglieri Giancarli, Traversini
"Riforma organizzazione comune del mercato vitivinicolo (OCM) da parte dell’Unione Europea”

Interrogazione n. 91
ad iniziativa del Consigliere Rapa
“Verdicchio e liberalizzazione lista vini protetti EU”
(abbinate)
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'interrogazione n. 87 dei Consiglieri Giancarli, Traversini e l’interrogazione n. 91 del Consigliere Rapa, abbinate.
Ha la parola, per la risposta, l'Assessore Casini.

Anna CASINI. Ringrazio i Consiglieri perché mi danno l'opportunità di parlare di un argomento che ci sta molto a cuore che è quello della revisione dell'Ocm, in materia di etichettatura dei vitigni.
Occorre precisare che all'esame della Commissione Europea ci sono le regole sull'etichettatura e la presentazione dei vini e non le norme per la coltivazione dei vitigni. Questa è una premessa.
La Commissione è impegnata a rivedere le regole del sistema europeo dei vini a DOP/IGP in materia di etichettatura e presentazione vini, attraverso l'emanazione di atti di esecuzione del Regolamento UE n. 1308/2013 del Consiglio e del Parlamento Europeo, nel rispetto del principio dell'allineamento normativo tra comparti agricoli e della semplificazione.
L'intenzione di semplificare appare assolutamente condivisibile, ma gli orientamenti recentemente espressi in proposito dalla Commissione Europea lasciano intravedere piuttosto il pericolo di maggiori libertà operative nell'etichettatura e presentazione dei vini che potrebbero non escludere ripercussioni molto negative per i produttori italiani.
Il quadro normativo comunitario attuale protegge le denominazioni di origine dei vini consentendo l'uso del nome della varietà in etichetta (e nella presentazione dei vini) solo per vini DOP e IGP prodotti in determinate Regioni elencate positivamente. Ad esempio, l'uso del nome della varietà di uva da vino Verdicchio è autorizzata solo per I'Italia ed in particolare, ai sensi del decreto ministeriale del MIPAAF 13 agosto 2012 "Per i vini DOP e IGP provenienti da uve raccolte nelle regioni Abruzzo, Emilia-Romagna, Lazio, Marche, Molise, Puglia, Sardegna, Toscana e Umbria".
Tuttavia, a differenza dell'Italia, che si è attenuta scrupolosamente alla normativa vigente, anche perché sono regole che ci tutelano, non tutti i Paesi membri si comportano allo stesso modo. Ad esempio risulta che a Malta ci sia la possibilità di usare il nome Verdicchio nell'etichettatura di vini senza l'indicazione geografica. Ancora più preoccupante è l'interpretazione dei servizi della Commissione su questo aspetto, che incoraggia in qualche modo l'operato in tal senso di alcuni Stati membri.
Quanto evidenziato dai fatti, ma soprattutto il nuovo atteggiamento tenuto dalla Commissione Europea, ha suscitato immediatamente l'assoluta contrarietà del MIPAAF, delle Regioni e soprattutto delle Associazioni di categoria, che hanno ricordato come la normativa ad oggi in vigore sia frutto di una condivisione, di una contrattazione e concertazione che ci sono state tra gli Stati membri e che sono state unanimemente accettate, nel rispetto delle esigenze dei vari Paesi produttori tra cui l'Italia.
Già nel corso della riunione di coordinamento appositamente indetta dal MIPAAF in data 4 novembre 2015, gli uffici del Servizio Ambiente e Agricoltura della Regione Marche hanno rinnovato al MIPAAF stesso il pieno appoggio e la condivisione della posizione fino ad ora assunta nei confronti della Commissione Europea in merito a questa problematica.
Per tutte le ragioni illustrate sono in corso di realizzazione alcune iniziative: una mia nota al Ministro dell'Agricoltura On. Martina, nella quale assicuriamo il massimo impegno proprio per appoggiare tutte le iniziative affinché vengano salvaguardati i nostri prodotti e quindi evitare che le etichette possano essere utilizzate in altro modo, soprattutto per la tutela della denominazione di origine; la richiesta di audizione al Ministro dell'Agricoltura e al Presidente della VIII Commissione Agricoltura Camera dei Deputati proprio per parlare di questo problema, e vi confermo il pieno coinvolgimento dei due Consorzi presenti nella regione Marche rispetto a questa battaglia.
In ogni caso si ritiene di confermare quello che è stato approvato nel 2009 quando, come molti di voi sapranno, c'è stata una grande protesta da parte dei produttori perché noi dobbiamo tutelare i nostri piccoli produttori locali e non ci possiamo permettere che la nostra qualità venga mistificata con prodotti non di qualità di altri Paesi europei.
Grazie, quindi, per la possibilità di aver acceso un faro su questo problema.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Giancarli.

Enzo GIANCARLI. Sono io Assessore che ringrazio lei anche a nome del Consigliere Traversini, non so se poi interverrà, mentre credo che interverrà il Consigliere Rapa.
Noi siamo molto preoccupati, come lei giustamente ha detto, perchè se questo regolamento in corso di discussione a livello di Unione Europea diventasse legge, danneggerebbe il Bianco delle Marche, il Verdicchio, che non è soltanto il bianco delle Marche. Adesso non voglio essere campanilista, ma vorrei ricordare che a Londra 400 sommelier hanno stabilito che il Verdicchio, in quel caso il Balciana, era il miglior bianco del mondo.
So che nelle Marche ci sono buoni vini, lei tra l'altro proviene dalla zona del rosso, so quello che significa il Rosso Piceno Superiore, sono stato anch'io più volte ad Offida ed ho avuto modo di apprezzare quel vino. Ci sono anche altri bianchi che nel corso degli anni sono stati scoperti, ma il Verdicchio è il Verdicchio. Le produzioni di qualità molto spesso trainano l'intero territorio.
Da un lato ho questa preoccupazione, dall'altro sono consapevole di poter contare sulla sua azione e le cose di cui ha parlato sono una dimostrazione concreta. So anche di poter contare sul Presidente della Commissione agricoltura della Regione Marche, il Consigliere Traversini, quindi, non soltanto - come lei ha detto - con il coinvolgimento dei Consorzi, siamo molto vigili dal punto di vista politico.
Giuste le azioni su Roma, se serve non escludiamo nemmeno una visita su Bruxelles, perché qui ne va non soltanto di quello che è il valore di un prodotto, ma dell'economia di un territorio.
Sono stati fatti investimenti massicci a partire dalla vigna, sono stati fatti nelle cantine, sono stati fatti nella commercializzazione, quindi dobbiamo tutelare il nostro territorio, i nostri prodotti, soprattutto per le qualità paesaggistiche e per quello che i vigneti rappresentano nel territorio marchigiano.
Grazie ancora.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Rapa.

Boris RAPA. Grazie Presidente. Ringrazio l'Assessore per la precisa risposta, come sempre.
Come il collega vorrei sottolineare l'importanza di tenere monitorata la situazione perché ritengo che dobbiamo tutelare le nostre tipicità, in questo caso si tratta del Verdicchio, tutte le nostre tipicità regionali che costituiscono una risorsa fondamentale per l'economia regionale, sia in ambito agricolo, vitivinicolo, che per il turismo perché riguarda un settore in forte crescita come quello dell'enoturismo, per cui grazie.

Comunicazioni del Presidente della Giunta regionale
concernenti: “Banca Marche”

PRESIDENTE. L'ordine del giorno prevede le comunicazioni del Presidente della Giunta regionale su Banca Marche.
Ha la parola il Presidente Ceriscioli.

Luca CERISCIOLI. Grazie Presidente. Come era stato richiesto, credo, in uno degli ultimi Consigli regionali, continuiamo a monitorare quella che è la situazione di Banca Marche all'indomani della ripartenza con la nuova banca e con i problemi che ci sono stati rispetto agli azionisti ed agli obbligazionisti che hanno subìto un grosso sacrificio nella scelta che, da una parte ha permesso di salvare Banca Marche, dall'altra ha chiesto a questi soggetti di partecipare pesantemente al salvataggio con l'azzeramento delle azioni e delle obbligazioni subordinate.
Nelle Marche parliamo di un numero importante perché gli azionisti sono circa 40.000, gli obbligazionisti 900, quindi un numero significativo di azionariato diffuso che ricorda quello che è lo spirito e la natura di questa banca nella nostra regione.
Nel frattempo, rispetto ad iniziative del Governo, ovvero quelle di risarcire gli obbligazionisti che hanno determinate caratteristiche, rispetto alla consapevolezza del rischio delle obbligazioni e del profilo come risparmiatore da una parte, e dall'altra la quantità di risparmio emesso dalle obbligazioni rispetto alle cifre complessive, Banca Marche rientra dentro il percorso di sostegno alle misure che il Governo ha annunciato: circa un 10% degli obbligazionisti e circa 100 obbligazionisti su 900, gli altri 800 hanno caratteristiche che esulano da quel tipo di profilo.
La Banca che è ripartita ha innanzitutto mantenuto gli impegni fondamentali che riguardavano il tema dell'occupazione, della presenza sul territorio, quindi gli sportelli sono stati riaperti e le stesse figure confermate. Una banca che, partendo con una attività senza più il carico dell'indebitamento, è nelle condizioni di poter sostenere il sistema marchigiano.
Nel primo mese di attività sono stati erogati 120.000.000 di euro di credito a 3.500 soggetti. Una cifra importante anche per la storia di Banca Marche, una cifra significativa come credito erogato in un mese, una platea estremamente ampia che rappresenta quella capillarità del rapporto fra una banca ed il proprio territorio, secondo le caratteristiche che un istituto di questa natura deve avere.
Sono stati fatti nuovi clienti, si parla di oltre 1.000 clienti nello stesso periodo, si è fatto un monitoraggio sull'attività della banca, che serve a capire quanto il contraccolpo dovuto a una vicenda così pesante può pesare nella ripartenza dell'istituto di credito, che ha un valore significativo per il nostro territorio e per il suo sistema. Questi numeri ci dicono che la banca è buona e si è rimessa in moto, ha riallacciato il rapporto con i marchigiani, ha riversato risorse importanti in termini di investimento sul territorio e c'è l'attenzione ai nuovi clienti che possono sviluppare attività con questa banca.
E' evidente che tutto non si è spento, come dicevamo all'inizio, il carico a livello nazionale ha occupato diverse pagine di cronaca e quasi quotidianamente le televisioni si sono concentrate, in modo particolare, sulla vicenda di Banca Etruria, che nel contesto è la stessa di Banca Marche.
Il Governo ha continuato a seguire la vicenda, anche dopo il semplice salvataggio, nel ricercare quelle misure di attenzione nei confronti dei soggetti che hanno subìto un grande sacrificio in conseguenza del salvataggio.
In piedi, lo sappiamo tutti quanti, c'è l'obiettivo previsto dal percorso di salvataggio, ovvero la collocazione sul mercato delle tre banche singolarmente o insieme, che prevede, entro il mese di febbraio, la ricerca di un advisor per la vendita della banca ed entro metà anno la cessione della macchina stessa a fronte di un adeguato interesse da parte di soggetti investitori. Anche questo è un cammino delicatissimo ed importante perché a seconda della natura dei soggetti che si affacceranno con interesse verso Banca Marche dipenderà anche il modello di banca che si costruirà in futuro. Esistono istituti bancari che sono più attenti ad una visione banca del territorio, altri hanno una visione più di banca generalista, alcuni hanno una presenza di sportelli più o meno significativa nel territorio, altri hanno pochissimi sportelli nei territori.
Non è quindi banale, anche dentro questo percorso, un'attenzione rispetto alle caratteristiche ottimali dell'acquirente, che non è solo un fatto di prezzo di acquisizione di una banca, ma anche di un progetto industriale bancario che tenga conto delle caratteristiche peculiarie specifiche e di quei valori che noi vorremmo tutti quanti veder conservati. Una banca attenta alle dinamiche del territorio che sappia spendersi in quella dimensione medio piccola che è caratteristica della nostra regione, magari con pochi sportelli nelle Marche, per mantenere quel radicamento, quella presenza a garanzia e a tutela di occupazione e di impegno sul territorio.
Dall'altro lato vanno avanti i percorsi giudiziari con i loro tempi che difficilmente trasmettono la sensazione di giustizia. Se pensiamo che la prossima udienza per l'azione di responsabilità è ad ottobre di quest'anno, capiamo quanta distanza ci sia fra i percorsi della giustizia e i tempi che tutti quanti vorremmo vedere essere messi in atto per realizzare quello che ci aspettiamo, quindi un esame approfondito e chiaro di quello che è avvenuto, delle responsabilità e delle conseguenze.
Sappiamo essere in moto anche la parte del percorso penale che ovviamente non ha ufficialità.
C'è un impegno votato, credo, anche questo nell'ultimo Consiglio regionale, ovvero un ordine del giorno che è stato trasmesso all'Avvocatura della Regione per l'adesione come parte civile all'eventuale processo penale, come ruolo della Regione per poter ottenere risorse utili al risarcimento delle situazioni di cui ho detto prima, di quei soggetti con le caratteristiche opportune che hanno pagato un prezzo all'interno di questo percorso.
Questo è un po' il quadro: la banca, la sua situazione, le prospettive più immediate, la parte giudiziaria, la situazione rispetto ai provvedimenti del Governo nazionale.
Altre Regioni, lo voglio segnalare, come l'Umbria, stanno prendendo iniziative compatibili con tutti i vincoli degli aiuti di Stato e via dicendo, per sostenere parte delle spese legali dei cittadini che si rivolgeranno per ottenere dei risarcimenti dentro questo percorso. La segnalo come informazione all'Aula per capire quello che stanno facendo le altre Regioni che come noi vivono i percorsi di banche del territorio che hanno seguito questa vicenda.
C'è anche da parte di altri governi regionali un percorso di attenzione fatto di atti, fatto di vicinanza, una scelta che vuole tenere insieme il bisogno di un territorio nell'avere un istituto di credito punto di riferimento, strumento significativo di crescita e sviluppo della propria realtà e dall'altro uno sguardo nei confronti dei soggetti che sono stati penalizzati da questo percorso.

Sull'ordine del giorno

PRESIDENTE. La mozione n. 51 del Consigliere Carloni è stata ritirata. So che è stata presentata o sta per essere presentata una risoluzione, per ora andiamo avanti.

Mozione n. 53
ad iniziativa dei Consiglieri Zaffiri, Zura Puntaroni, Malaigia, Marcozzi, Celani, Leonardi
“Effetti del decreto legge n. 183 o ‘salva banche’, per risparmiatori, piccoli azionisti di Banca Marche”

Mozione n. 57
ad iniziativa dei Consiglieri Fabbri, Maggi, Giorgini, Bisonni, Pergolesi
“Crisi Banca delle Marche e recenti decisioni adottate dalla Banca d’Italia e dal Governo”
(abbinate)
(Discussione e votazione)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la mozione n. 53 dei Consiglieri Zaffiri, Zura Puntaroni, Malaigia, Marcozzi, Celani, Leonardi e la mozione n. 57 dei Consiglieri Fabbri, Maggi, Giorgini, Bisonni, Pergolesi.
Ha la parola, per l'illustrazione, il Consigliere Zaffiri.

Sandro ZAFFIRI. Il gruppo ringrazia la Presidenza, il Consiglio ed anche il Presidente dell'esecutivo per la possibilità che ci è stata data oggi pomeriggio di discutere di questa situazione molto pesante, drammatica, che interessa decine di migliaia di nostri concittadini.
Oggi ne stiamo discutendo e quando si discute si auspica sempre che alla fine possa nascere qualche proposta costruttiva per far si che il dramma dei nostri concittadini possa essere risolto.
Conoscendo un po' il tessuto della comunità credo che non sia composto da furbi, da quelli che hanno tentato di fare i soldi con 50, 70, 100.000 euro di obbligazioni o di azioni, ma da piccoli risparmiatori che il più delle volte in quegli investimenti hanno messo tutte le loro risorse: la liquidazione, il Tfr, i risparmi, e da filibustieri che, in qualche circostanza – mascalzoni – probabilmente sapevano di vendere un prodotto inaffidabile, ma questi poveracci forse avevano un potere forte sopra le loro spalle e avrebbero rischiato il licenziamento se non fossero riusciti a piazzare sul mercato un determinato numero di azioni o di obbligazioni. Questo si è creato nel territorio, Presidente, e lei lo sa benissimo, come lo sappiamo noi tutti, come lo sa anche quest'Aula.
Credo che noi dobbiamo ragionare per risolvere questo problema.
Se la politica è una cosa ancora importante, io lo credo, almeno per quanto ci riguarda, dobbiamo ragionare su queste cose e lei, Presidente, in questo momento può farlo meglio di noi, non solo perchè ha un ruolo istituzionale, ma perchè c'è una persona di questa regione che ricopre a livello nazionale un ruolo molto importante nel suo partito, Vicepresidente del partito, che può benissimo interloquire con il Presidente del Consiglio affinché si porti una piccola correzione a questo drammatico problema. Quella correzione lei la conosce benissimo ed in queste ore, in questo ultimo periodo, sta venendo avanti dalle associazioni dei consumatori, da chi ha raccolto questa situazione difficile, e sta predisponendo centinaia e migliaia di ricorsi giudiziari, da chi sta sostenendo, secondo noi, una posizione saggia che è quella di far si che queste azioni o obbligazioni non svaniscano nel nulla, ma abbiano una continuità, anche se minima, anche se non costano niente, perché di fatto non costano niente, ma occorre soltanto riconoscerle e portarle nella nuova banca, chiamiamola così, perché nuova fra l'altro non è, è rimasta la stessa banca, è rimasto lo stesso Abi, è la stessa continuità della banca, questo è il paradosso di questo Paese, perché è così, faccio il modesto esempio dei blocchetti degli assegni, nessuno li ha cambiati, quindi, evidentemente c'è una continuità!
In questa continuità sono rimasti a terra i risparmiatori e i piccoli azionisti. Di questi stiamo parlando. Stiamo parlando dell'operaio, stiamo parlando della casalinga, non stiamo parlando dei Ricucci per capirci. Questa è la situazione, Presidente!
Lei che ha queste capacità politiche le usi, le chiediamo solo questo, di usarle con il suo Vicepresidente di partito. Lei che ricopre un ruolo istituzionale molto importante chieda al Presidente Renzi di inserire nel disegno di legge, nell'atto finale di questa legge, una continuità per questi azionisti. Io la definisco una proposta simile alla Parmalt, anche se non è la stessa cosa, perché lì c'è stato un altro percorso, c'è stata una situazione più difficile per come sono avvenuti i fatti, ma oggi i risparmiatori, dopo 8 anni, hanno recuperato quasi tutto il loro valore, sono partiti da 0,00, magari anche un centesimo, però le loro azioni non sono state buttate nel cestino. Questo le stiamo chiedendo, Presidente. Glielo stiamo chiedendo ed ormai è una voce diffusa su tutto il territorio, questa richiesta negli ultimi giorni si sta ampliando, credo che possa essere una delle richieste importanti insieme alle altre che abbiamo già discusso: una garanzia, un possibile pagamento a chi fa il ricorso, a chi fa la vertenza. Oltre a questo occorre mettere questa garanzia perché non può passare che in questo Paese i piccoli risparmiatori vengono presi a pedate nel sedere anche perchè questo crea, lo sappiamo anche se facciamo finta di no, un problema drammatico che è quello della mancanza di credibilità negli istituti di credito. Questo è un aspetto molto negativo che può portare a delle difficoltà economiche anche per il Paese.
Bisogna far ricrescere la credibilità negli istituti di credito, ma lo possiamo fare soltanto con delle azioni concrete. L'azione concreta, Presidente, è il suo impegno politico nell'integrare le cose che sono state dette e e che sono state fatte, un'integrazione per i risparmiatori che possono avere la continuità dei loro risparmi, delle loro azioni, delle loro obbligazioni anche nella nuova banca. Grazie.

PRESIDENTE. Ricordo che, come ho già fatto prima nella Conferenza dei Capigruppo, l'illustrazione delle mozioni e l'intervento della Giunta non possono superare i 10 minuti, mentre gli interventi dei Consiglieri e la replica di coloro che hanno presentato le mozioni non possono eccedere i 5 minuti.
Ha la parola, per l'illustrazione della mozione n. 57, la Consigliera Pergolesi.

Elena PERGOLESI. Buongiorno a tutti. Si sta discutendo di Banca Marche ormai tutti i giorni. Oggi c'è l'ennesima manifestazione da parte dei cittadini davanti alla Consob per manifestare e per ribadire quelli che sono i loro diritti.
Noi inizialmente avevamo presentato una mozione che è stata fatta nell'immediatezza, a seguito del decreto legislativo 183.
Nel corso di questo mese abbiamo fatto numerosi incontri e parlato con tantissimi cittadini, azionisti, obbligazionisti, dipendenti di Banca Marche, c'è stata anche una Commissione alla quale sono stati invitati i nostri parlamentari marchigiani e diciamo che la politica marchigiana sembra essere abbastanza convinta della criticità di questo decreto.
Con questa mozione chiediamo che venga ripristinato il diritto dei risparmiatori previsto dalla Costituzione, visto che questo decreto legislativo presenta numerose criticità.
Lo stesso articolo 32 del decreto legislativo 180 del 2015, al comma 6, prevede che il programma di risoluzione possa essere modificato con un nuovo provvedimento della Banca d'Italia approvato dal Ministro dell'economia.
Questa è una delle nostre prime richieste nell'impegno alla Giunta.
Lo stesso provvedimento ha quantificato le perdite sulla base delle risultanze di valutazioni provvisorie di cui all'articolo 25, ritenendo sussistere motivi di urgenza. Lo stesso articolo 25 prevede che la valutazione provvisoria sia seguita, non appena possibile, da una valutazione definitiva conforme agli articoli 23, 24 del medesimo decreto.
L'articolo 23 del menzionato decreto legislativo 180, stabilisce che la valutazione definitiva è effettuata su incarico della Banca d'Italia da un esperto indipendente.
L'articolo 29 prevede espressamente al comma 3: “se la valutazione è provvisoria - quella con il quale è stato demandato il decreto in questione - e gli importi della riduzione o della conversione in essa indicati risultino superiori a quelli risultanti dalla valutazione effettiva, l'importo della riduzione o della conversione può essere ripristinato per la differenza”.
Inoltre nel dicembre 2011 la Banca d'Italia concluse un'ispezione nei confronti di Banca Marche rilevando diverse gravi irregolarità che comunicò al Consiglio di amministrazione dell'istituto marchigiano con una lettera datata gennaio 2012 dai toni pesanti e ultimativi, ma non intraprese nessuna ulteriore azione che il compito di vigilanza le assegnava, tra cui quella di avvisare la Consob facendole ad esempio pervenire la stessa lettera, mancanza oltremodo grave e inspiegabile stante l'imminente aumento di capitale che Banca Marche avrebbe attuato di lì a poco e cioè dall'8 febbraio fino al 9 marzo 2012.
Successivamente la Consob dichiarò che l'aumento di capitale del 2012 fu proposto celando al pubblico informazioni che avrebbero potuto dissuaderlo dall'addivenire all'offerta, con l'ex direttore generale e l'allora Presidente della Banca che agirono, a parere di Consob, scientemente nel nascondere al mercato quelle gravi irregolarità.
A quanto risulta da notizie riportate dagli organi di informazione i contenuti della lettera del 9 gennaio 2012 furono resi noti alla Consob il 22 agosto 2013, quando i funzionari della Banca d'Italia la consegnarono ufficialmente ai colleghi della Consob, dopo ben 20 mesi.
Inoltre questa soluzione prospettata da tali provvedimenti ha previsto la creazione di quattro nuove banche denominate: Nuova Banca Marche, Nuova Banca dell'Etruria e del Lazio, Nuova Cassa di Risparmio di Chieti, Nuova Cassa di Risparmio di Ferrara a cui sono state conferite tutte le attività, cioè gli impegni, diverse dai prestiti in sofferenza e la passività (raccolta) costituite dai depositi, i conti correnti, le obbligazioni ordinarie delle precedenti banche ed ha altresì previsto la creazione di un'unica società veicolo, la famosa “bad bank”, a cui sono stati conferiti gli impieghi a sofferenza di tutte e 4 le banche.
Risulta, a nostro avviso, poco comprensibile il motivo per cui si sia optato per un'unica bad bank, in considerazione delle inevitabili differenze tra le tipologie di credito a sofferenza dei 4 istituti.
Nel caso di Banca delle Marche il credito a sofferenza è prevalentemente ipotecario, quindi con garanzie immobiliari alle spalle, che lasciano immaginare possibilità di recupero più elevate rispetto ai crediti chirografari.
Inoltre i valori delle azioni e delle obbligazioni subordinate così azzerati non possono cancellare il diritto dei loro possessori nei riguardi di quei crediti a sofferenza, in precedenza di proprietà delle 4 banche in liquidazione e ora della bad bank, per i quali si prospetta una consistente possibilità di plusvalenza dal loro recupero.
La Banca d'Italia, ignorando tutto questo, ha escluso inspiegabilmente gli azionisti e gli obbligazioni subordinati dalla partecipazione ai possibili guadagni determinati dal recupero dei crediti tramite la bad bank o tramite un'ulteriore società a cui la bad bank potrebbe vendere tali crediti a sofferenza.
La risoluzione elaborata inoltre dalla Banca d'Italia, che ha comportato la liquidazione coatta amministrativa di una banca, la nostra Banca Marche, e le gravissime problematiche per i risparmiatori sopra evidenziate, è arrivata 28 mesi dopo la gestione commissariale diretta da parte della stessa Banca d'Italia rendendo dunque legittime e plausibili diverse perplessità in merito all'adeguatezza e all'efficacia di tale gestione.
L'articolo 35 prevede che l'esercizio dell'azione sociale di responsabilità e l'esercizio dell'azione dei crediti sociali, ovvero azionisti, obbligazionisti, risparmiatori, contro i membri degli organi amministrativi e direttivi della banca può essere esercitato solo dai Commissari speciali e previo parere della Banca d'Italia, non rendendo possibile l'applicazione dell'articolo 2394 del codice civile che prevede che gli amministratori rispondono verso i creditori sociali per l'inosservanza degli obblighi inerenti la conservazione e l'integrità del patrimonio sociale.
L'esercizio dei predetti diritti, dunque, passa in capo ai Commissari speciali guidati da Banca d'Italia e non può essere intrapresa direttamente dai singoli risparmiatori defraudati.
Inoltre richiamiamo gli articoli della Costituzione 3, 42, 47, il diritto all'azione legale a tutela dei propri diritti, il principio di irretroattività, principi cardini dell'ordinamento giuridico italiano, principi di imparzialità, economicità e buon andamento della Pubblica Amministrazione.
Per questo chiediamo che la Giunta si impegni ad esigere un immediato ripensamento ed una modifica del decreto legislativo 180 del 2015 permettendo ai risparmiatori ed ai clienti di rientrare almeno parzialmente delle perdite, ad esempio, tramite partecipazioni future nella nuova banca.
Chiediamo inoltre di avviare immediatamente un'istruttoria da parte dei competenti uffici regionali finalizzata ad una rapida valutazione della percorribilità dell'impugnazione presso la Corte Costituzionale dei provvedimenti in questione e a relazionare alle competenti Commissioni consiliari sugli esiti di tale valutazione.
Questo lo chiediamo con celerità perché il 21 gennaio scade la possibilità di impugnare il decreto.
Chiediamo inoltre di costituirsi parte civile nei procedimenti giudiziari in corso ove ne ricorrano le condizioni, naturalmente.
Di istituire un tavolo permanente del credito per monitorare e seguire l'evoluzione della vicenda.
Infine impegniamo la Giunta a richiedere al Governo la sospensione di qualsiasi provvedimento definitivo in attuazione del citato decreto legislativo 183, convertito in legge quale emendamento alla legge di stabilità 2016 n. 208, in assenza dell'acquisizione e dell'approvazione della valutazione definitiva e a mettere in campo ogni azione volta a salvaguardare il livello occupazionale.
Nel redigere questa mozione abbiamo cercato di mettere solo notizie e fatti oggettivamente condivisibili, quindi chiediamo a tutti i presenti di votare a favore. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Maggi.

Giovanni MAGGI. Vorrei fare un intervento che scaturisca dalla luce di un approfondimento che abbiamo fatto con i nostri attivisti sul territorio, con gli azionisti e gli obbligazionisti subordinati di Banca delle Marche, valutando gli elementi che sono venuti via via all'attenzione. Una valutazione diventata più completa ed attenta dell'intera vicenda, come ha esposto brillantemente la Consigliera Pergolesi.
Ci fa piacere che quest'operazione di salvataggio, che il Presidente Ceriscioli aveva definito nel suo primo intervento “particolarmente cara”, abbia assunto da parte del Presidente toni meno trionfalistici e più pacati, questo non ci può fare che piacere perché un ripensamento è sempre un indice di grande responsabilità.
Poi, ha detto il Presidente Ceriscioli, questa operazione di salvataggio è stata pensata e condotta in forte intesa tra Governo e Banca d'Italia, ovvero tra politica e Banca d'Italia che sono i due responsabili del disastro e della truffa ai danni degli azionisti e degli obbligazionisti subordinati.
Non occorre che ricordi che la politica fa le nomine dei vertici delle banche e delle Fondazioni. Basta guardare i nomi di questi vertici e ci si apre un mondo che ci fa comprendere come siano stati elargiti i finanziamenti a soggetti notoriamente non solvibili che costituiscono per buona parte le sofferenze, non solo dell'istituto di Banca Marche, ma di tutte le altre 3 banche cosiddette salvate.
La responsabilità della politica da una parte e dall'altra la responsabilità della Banca d'Italia, una banca privata, voglio ricordarlo, partecipata dalle stesse banche che sono state coinvolte in questa scellerata operazione di salvataggio. Banca d'Italia è venuta meno alla sua funzione di controllo o meglio ha fatto i controlli e non ha preso alcun provvedimento che le situazioni verificate avrebbero richiesto.
A questo proposito esemplificativo ed illuminante è l'episodio che voglio porre all'attenzione dell'Aula.
Qui coinvolgo anche un'altra banca il cui salvataggio è in corso o è stato fatto, la Tercas, la quinta banca, la Cassa di Risparmio di Teramo. Nell'ispezione della Banca d'Italia succursale dell'Aquila - la Banca d'Italia aveva fatto un'ispezione alla Tercas il 23 marzo 2012 – si rilevava che non sempre la gestione degli affidamenti nei confronti di controparti in difficoltà era stata ispirata al dovuto rigore, emblematica in tale contesto, continua la Banca d'Italia, la gestione della posizione immofinanziaria, una Srl di un noto gruppo, in parte rientrata con un finanziamento di 7 milioni di euro concesso a gennaio 2010 ad una società appena costituita per acquistare immobili da immofinanziaria e successivamente darli in locazione allo stesso venditore.
La società immofinanziaria che vende l'immobile appartiene a colui che l'anno dopo, nel 2011, finisce in carcere per mancato versamento delle imposte e per operazioni immobiliari fatte con i soldi di quattro aziende fallite, ingiusti profitti ai danni dei creditori e sottrazione di documenti aziendali.
Leggo il fatto di quel periodo: “Le carte hanno portato poi in carcere l'immobiliarista massone amico dei potenti”. Adesso vengo al collegamento tra Tercas e Banca Marche.
Chi compra l'immobile da questo signore finito poi in galera? Secondo la relazione di Banca d'Italia è un'operazione emblematica del sostegno di Tercas a società neocostituite per rilevare immobili di gruppi affidati in difficoltà, l'operazione è realizzata, dice Banca d'Italia, con finanziamento di 7 milioni, concesso ad una società neocostituita, quindi, la Banca Tercas dà 7 milioni di euro a questa società, che è costituita da una casalinga e una studentessa.
La società è costituita da una casalinga e una studentessa per acquistare un immobile della immofinanziaria di un gruppo in grave difficoltà già dal 2009, chi sono questi due personaggi: casalinga e studentessa? Sono rispettivamente la moglie e la figlia di XY.
La Banca d'Italia ci dice ancora che l'immobile che la moglie e la figlia di XY hanno acquistato è valutato da una perizia 8,2 milioni di euro ed è stato venduto a questa società di moglie e figlia di XY a 7 milioni, l'esatto importo che la Banca Tercas ha erogato.
L'immobile era poi affittato allo stesso venditore, quindi alla società del gruppo che lo aveva venduto, e i canoni di affitto servivano per pagare la rata del finanziamento, i 7 milioni ottenuti da Tercas.
Quando la crisi del gruppo del venditore si è aggravata, l'affitto non è stato più riscosso, il rimborso delle rate è avvenuto, dice sempre la Banca d'Italia, con flussi provenienti da finanziamenti dei soci. La signora XY aveva messo 326.000 euro, la figlia di XY 83.000 e lo stesso XY aveva alimentato con dei proventi propri.
Il dott. XY a sua volta risulta affidato da Tercas, prosegue sempre la Banca d'Italia, con una apercredito di 200.000 euro deliberata dall'ex-direttore generale di Tercas che nel 2013 è stato arrestato per associazione a delinquere, riciclaggio e bancarotta fraudolenta.
XY è stato affidato dal direttore generale di Tercas con istruttoria, dice la Banca d'Italia, carente sia con riferimento alla finalità del fido, sia all'analisi economica del patrimonio del su venuto.
La Banca d'Italia conclude la relazione specifica dicendo che l'analisi del conto corrente del dott. XY ha evidenziato in particolare due operazioni caratterizzate da elementi di opacità, questo è uscito anche sulla stampa, si tratta di due versamenti di assegni circolari Tercas effettuati il 7 maggio 2009 per 160.000 euro, che sono stati ridati a Tercas con 32 assegni da 5.000 euro cadauno, in occasione del rapporto di apercredito e l'anno dopo, il 2010, per 99.000 euro con 19 assegni da 5.000 euro e uno da 4.955.
L'emissione di tali assegni circolari era stata richiesta dall'allora capo area di risorse di Banca Marche con provvista derivata dal cambio allo sportello di due assegni circolari di Banca Marche rispettivamente da 100.000 e 160.000 euro emessi a favore dello stesso intermediario.
Tutto questo Banca d'Italia lo scrive nella relazione del 2012 e nel 2013 c'è l'aumento di capitale nelle condizioni di cui sappiamo.
Evidente è l'intreccio di connivenze tra i personaggi, che ricoprono ruoli apicali nelle banche, che porteranno al disastro, altrettanto evidenti sono i silenzi, le omissioni della Banca d'Italia e in alcuni casi le connivenze della politica.
Signori mi associo a quanto detto dalla Consigliera Pergolesi, voi che siete uomini della politica per mestiere, credo che dobbiate ricordarvi cosa avete pensato e cosa avete fatto nel momento in cui si è verificato oppure stava evolvendo questo disastro delittuoso che si è consumato ormai sotto gli occhi di tutti. Cosa avete fatto e cosa avete pensato quando si stava preparando la truffa a danno di coloro che vi hanno anche votato? Ormai è sicuramente troppo tardi per porre rimedio a questa conseguenza del malaffare tollerato e a volte incoraggiato, ma io vi chiedo, associandomi all'appello della Consigliera Pergolesi, di dare un segno quasi di pentimento non arroccandovi su posizioni di una politica scellerata che continua a ignorare i bisogni e gli interessi dei cittadini.

PRESIDENTE. Vi è stata consegnata una risoluzione a firma dei gruppi del Partito Democratico e di Uniti per le Marche e del Consigliere Marconi.
Ora lascio la parola al Consigliere Busilacchi per l'illustrazione, dopo si sono prenotati i Consiglieri Giorgini, Marcozzi, Zura Puntaroni e Celani.

Gianluca BUSILACCHI. Grazie Presidente. Innanzitutto devo dire che questa proposta di risoluzione, che nasce dalla maggioranza, è aperta a coloro che la vogliono sottoscrivere, in particolare a coloro che ritireranno le mozioni, come ad esempio ha già fatto il Consigliere Carloni. A nome della maggioranza, siamo contenti di estenderla a tutte le forze dell'Aula per darle maggiore valore.
Su un tema così importante per il nostro territorio e per molti cittadini delle Marche, siamo già intervenuti in quest'Aula diverse volte con delle comunicazioni del Presidente, con diversi dibattiti, abbiamo preso anche alcune iniziative e voglio ricordare che quando abbiamo discusso il bilancio c'è stato un ordine del giorno in cui si chiedeva alla Giunta di costituirsi parte civile, quindi, alcuni aspetti, ad esempio, esposti in queste mozioni sono già stati affrontati ed è già stata presa una decisione.
Riteniamo che l'idea di un fondo di solidarietà con delle risorse pubbliche sia sbagliata, e io credo anche poco legittima, è sbagliata sopratutto per un criterio di equità, altrimenti non si capisce perché altri cittadini, artigiani, imprenditori, lavoratori, o piccoli azionisti di altre società, che in questi anni sono falliti, non debbano avere la medesima tutela. Su questo sappiamo che c'è anche un intervento di natura statale che con la forma dell'arbitrato, che adesso è alla firma del Presidente Cantone, dovrà discriminare tra le fattispecie più tutelabili quelle più bisognose delle altre.
C'è in tutti noi un auspicio, tutti noi che rappresentiamo le istituzioni - a me viene da sorridere quando qui si fa riferimento ai politici di mestiere, come se ce ne fossero alcuni di mestiere e altri improvvisati, certo forse ci possono essere diversi livelli di competenza e di impegno, ma tutti i Cnsiglieri hanno un proprio mestiere che è diverso da quello della politica, ma non è questo il tema di oggi – auspichiamo che il problema della tutela del risparmio si risolva, nella nostra Regione, nel nostro Paese, e si risollevi la credibilità di un sistema.
Il sistema del credito in questi ultimi anni, in questi ultimi decenni, nell'occidente, sta vivendo una mutazione genetica che ha portato le banche ad allontanarsi dalla loro missione originaria e su questo tema così complesso, io ho in realtà molte domande, molti dubbi, poche certezze.
Nel merito della questione di Banca Marche alcune questioni, alcune domande, le abbiamo poste nella II Commissione presieduta dal Consigliere Traversini, ci siamo chiesti ad esempio: qual è stato il ruolo di Bankitalia dal punto di vista della vigilanza? Sappiamo che ormai da 15 anni la nostra Banca centrale non ha più la possibilità di fare politica monetaria, le è rimasto di fatto l'istituto della vigilanza ed abbiamo la necessità di sapere, anche come istituzione locale, anche se se ne sta occupando il Governo ed il Parlamento, qual è il livello di efficacia di questo istituto di vigilanza, di un'istituzione come Bankitalia.
Abbiamo bisogno di comprendere perché alcuni provvedimenti sono stati presi così in ritardo. E’ trascorso troppo tempo prima che alcuni provvedimenti fossero presi ed io in quella sede ho anche chiesto al direttore generale se fosse vero, se risultava veritiera la notizia che durante la gestione commissariale sono stati spesi 4 milioni di euro in consulenze per addivenire ad una soluzione che evidentemente poteva anche essere presa più velocemente.
Ci sono altre domande che riguardano in particolare i parametri di svalutazione delle sofferenze bancarie che, in questo caso, sono stati dell'82% a differenza di parametri diversi, tra il 60 e il 65%, utilizzati in altri casi. C'è da capire meglio qual è il ruolo del nostro Paese, del Governo in Europa su questo tema legato alla valutazione dello strumento del fondo interbancario, che è stato utilizzato in altre occasioni, penso ad esempio al salvataggio della Banca Monte dei Paschi di Siena.
In generale credo che ci siano anche degli interrogativi sul futuro del nuovo istituto di credito, sebbene io condivida quello che ha detto prima il Consigliere Zaffiri, è vero che non c'è una cesura così significativa dal punto di vista sostanziale, certo c'è dal punto di vista formale, e questo consente al nuovo istituto di poter vivere una vita propria, una vita reale, però c'è l'interrogativo su quale sarà, come ha ricordato prima il Presidente Ceriscioli, il progetto industriale bancario che darà certezza rispetto ad alcune funzioni che come Regione Marche abbiamo il dovere di richiedere che vengano preservate, come la funzione di ausilio al territorio dal punto di vista del credito.
Credo che questo dovremmo chiedere, ma soprattutto dovremmo rispondere a questi interrogativi.
Oggi non abbiamo piena contezza, non riusciamo a dare delle risposte perché probabilmente alcune domande debbono essere approfondite. Penso anche, e concludo, che l'ultima domanda sia: qual è il ruolo della Regione? Sappiamo che c'è un ruolo dell'Europa, c'è un ruolo del Governo, c'è un ruolo del mercato ed anche su questo c’è un'altra domanda: quanto il pubblico deve entrare nel privato? Io credo poco.
Noi abbiamo una visione per cui è necessario rispettare il mercato, intervenire rispetto ad eventuali storture, normare il mercato ed evitare delle situazioni di crisi, anche di crisi istituzionale.
Anche qui ci sarebbe una domanda, perché il sistema bancario è un mercato abbastanza particolare ed io non ricordo che ci siano finora in Italia casi di banche fallite, quindi è evidente che rispetto ad altri mercati, come ad esempio quello industriale, dobbiamo probabilmente porci alcune domande che riguardano la politica economica, che certamente non riguardano la Regione, ma credo che la Regione abbia la necessità di conoscere, abbia la necessità di capire e lo deve non solo ai 40.000 di Banca Marche, ma lo deve a tutti i cittadini marchigiani perché questo vuol dire che la nostra istituzione svolge fino in fondo, in trasparenza, il ruolo di acquisire delle informazioni prima di prendere delle decisioni che si possono assumere solamente quando si è valutato bene e fino in fondo.
Abbiamo appena consegnato la richiesta di istituire una Commissione d'inchiesta, sappiamo che, da questo punto di vista, ci può essere un margine di interpretazione dell'Ufficio di Presidenza, altrimenti faremo una Commissione d'indagine, è solo un aspetto nominale, l'importante è avere un luogo, con alcune delle persone e delle istituzioni che anche nelle Commissioni vengono citate, dove ricostruire in modo puntuale la storia anche dei rapporti istituzionali che ci sono stati in questi anni. Lo ritengo utile.
Crediamo che prima di prendere delle azioni efficaci sia utile attendere le risultanze di questa Commissione di inchiesta che vogliamo fare in poco tempo, si può risolvere in un paio di mesi, e una volta svolta la relazione finale della Commissione d'inchiesta o d'indagine che verrà in Aula, saremo tutti più edotti e questo Consiglio potrà prendere le iniziative più opportune.

PRESIDENTE. Prima di lasciare la parola al Consigliere Giorgini, per fare un po' d'ordine, informo che sono state presentate 3 risoluzioni. La prima è a firma del Movimento 5 Stelle, prima firmataria la Consigliera Pergolesi; la seconda è firmata da tutte le opposizioni e verte sulle mozioni 53 e 57; la terza è quella appena illustrata dal Consigliere Busilacchi. Nell'ordine in cui le ho elencate saranno poi poste in votazione.
Ha la parola il Consigliere Giorgini.

Peppino GIORGINI. Grazie Presidente. Sono un commerciante da quarant'anni, quindi conosco molto bene le banche per cui ho un pensiero particolare.
Penso che le banche siano quanto di peggio c’è in questo Paese, dopo la mafia è proprio la cosa peggiore.
Ritengo anche che questo di cui stiamo parlando sia un grande imbroglio ai danni dei cittadini, l'ennesimo che è stato perpetrato ai danni del popolo italiano, in questo caso marchigiano e delle altre zone dove è successo quello che non doveva succedere.
Detto questo il decreto legge 183/2015 e i provvedimenti collegati adottati da Banca d'Italia rappresentano una soluzione per il futuro della Nuova Banca Marche, ma credo che non ci sia molto da festeggiare. Il coinvolgimento nel salvataggio di azionisti e detentori di obbligazioni subordinate è un sacrificio che colpisce i risparmi dei clienti, minando quel rapporto di reciproca fiducia su cui sono basati da sempre i rapporti tra banca e territorio.
Si è distrutta la Banca Marche poi fatta risuscitare con l'intervento salvifico dei soliti noti che compaiono sia come proprietari controllati: Impresa San Paolo 5,84% della vecchia Banca Marche, che come controllori: 30,3% Impresa San Paolo e 22,1% Unicredit, salvatori della patria che mettono i soldi per salvare il salvabile che conviene. Il sistema Italia è questo!
Alla fine di questa triste storia i grandi istituti bancari ci guadagneranno per ben tre volte. Non voglio portare esempi di dove sono malamente andati a finire molti prestiti di Banca Marche, ma forse il Partito Democratico lo sa bene, come lo sanno bene la famiglia Renzi e la famiglia Boschi.
Una banca della quale non faccio il nome, non mi ha dato, questo è un capitolo personale, un finanziamento per la mia attività di 10.000 euro su una garanzia di BTP di 9.990 euro. Stiamo parlando di questo.
Grandi istituti bancari che non hanno versato un solo euro, visto che hanno messo le mani sui soldi della banca stessa, su quelli dei marchigiani e anche su quelli dei contribuenti, soprattutto generano un sostanzioso risparmio fiscale che si aggira sui 2 miliardi di euro.
Sono circa 43.000 i piccoli azionisti che inconsapevolmente si sono visti azzerare azioni e obbligazioni subordinate, fino alla fine hanno riposto le loro speranze in un'azione di salvataggio che tutelasse i loro risparmi. Si tratta per di più del risparmio di famiglie, di liquidazione di tanti cittadini, di investimenti delle imprese per le loro attività. Denaro improvvisamente andato in fumo con gravissimo danno non solo a livello personale, ma anche per il valore economico che aveva nel nostro territorio.
Persone che hanno investito e creduto in questi anni in Banca Marche, anche a fronte di un aumento di capitale del 2012, truffaldino, per il quale la Consob ha sanzionato gli ex vertici della banca in quanto erano state nascoste informazioni che avrebbero potuto dissuadere dall'aderire all'offerta, infatti se gli azionisti avessero saputo la verità non avrebbero tranquillamente aderito all'aumento di capitale, ma venduto le proprie azioni. Tutto ciò non solo è stato negato da una scorretta informazione, malavitosa vorrei dire, ma oggi sono gli unici a pagare per il salvataggio di Banca Marche per cui sono giustamente arrabbiati e delusi.
Una vicenda complessivamente opaca. Le procure sono al lavoro e noi vorremmo che chi ha portato la banca in questa situazione paghi davvero. A seguito del commissariamento troppi sono stati i silenzi dei Commissari e della stessa Banca d'Italia, un commissariamento infinito che non ha prodotto nessuna soluzione. Ancora oggi non sappiamo molte cose essenziali dell'operazione, fondamentali per arrivare alla verità di questa truffa.
Chi ha davvero effettuato la scelta dei crediti deteriorati passati alla bad bank? Chi ha giudicato la qualità dei collaterali e delle garanzie escutibili? La vigilanza di via Nazionale dove era? Il fondo di risoluzione bancario, creato a via Nazionale, che in teoria dovrebbe essere indipendente è separato dalla vigilanza? Ma come avrebbe potuto farlo, se era stato creato solo un paio di giorni prima? Chi ha deciso insomma l'abbattimento del valore dei crediti non performanti alla bad bank rispetto a quelli di libro? Le 3 fondazioni che facevano? C'erano, dormivano o facevano finta di non dormire? Bankitalia afferma che è stata Bruxelles a imporlo. Non è vero, non esiste un documento che lo certifichi e che abbia impedito un giudizio per classi e qualità dei crediti.
I regolatori italiani - Bankitalia per la vigilanza, e Consob che è responsabile per la trasparenza e correttezza e emissione e supervisione dei titoli - hanno davvero la coscienza a posto? Questa è la domanda che mi pongo da Consigliere regionale. O per caso siamo in presenza di una colossale emissione di cortine fumogene e per questo scatta la parola d'ordine “è colpa dell'Europa a guida tedesca?”
L'intreccio di soci e affidamenti bancari, valori stimati all'attivo e al passivo di entrambe le parti, è il vero reticolo dell'economia italiana. E' un cancro di questo Paese. Questo spiega, del resto, l'atteggiamento maggioritariamente compiacente dei media italiani, perché questo è un sistema, non è un'eccezione. Stiamo parlando di un sistema!
L'accusa europea è la vendita disinvolta da parte delle banche italiane ai propri clienti retail di prodotti finanziari il cui rischio dovrebbe vederli obbligatoriamente destinati a investitori istituzionali.
Io li capisco bene perché ho una figlia che lavora a New York, laureata in finanza, quindi so cosa c'è dentro queste banche, quanta feccia c'è dentro.
Ricordate i tango bond argentini? Costarono all'Italia un punto di Pil di risparmio, cifra di poco superata dal crac Parmalat. Nel caso argentino eravamo l'unico Paese al mondo a concentrare tanti titoli rischiosi tra i risparmiatori retail. E' rimasto questo vizio alle banche italiane oppure no? Io credo di si!
A questo punto mi chiedo: erano rispettate le norme sull'informativa da rendere all'investitore da parte delle banche?
Per favore evitiamo di ripetere che tra la banca ed il cliente vige un rapporto fiduciario: è una vera scemenza. Quando la banca vende un titolo di cui essa stessa è emittente e non mera collocatrice, è ovvio che c’è un conflitto di interesse. E dunque le norme – la MIFID e i suoi aggiornamenti ed interpretazioni avvenuti nella crisi di questi anni - pretendono che il conflitto di interesse si possa superare solo con informative rafforzate a vantaggio della piena consapevolezza del cliente stesso, non una firmetta su un pacco di moduli incompresi quasi da tutti, anche da me.
Ecco perché penso che le polemiche contro Bruxelles siano una cortina fumogena. Vedo tracce evidenti di coscienza sporca dei regolatori, Bankitalia e Consob in prima linea, conniventi con la contrarietà delle banche ad accrescere il proprio costo di raccolta.
Concludo. Ecco il vero problema italiano fatto riesplodere dalla protesta degli obbligazionisti delle 4 banche colpiti nel portafoglio, investitori ai quali si sventola davanti agli occhi il drappo rosso dei perfidi burocrati europei mentre le colpe stanno dentro al nostro Paese.
Hanno forse pagato qualcosa i banchieri responsabili del dissesto? Nessuno finora è stato condannato a risarcire alcunché. Nessuno!
Solo la politica ha ampi spazi di manovra sulle scelte per salvaguardare i risparmi dei lavoratori, pensionati ed imprese ed è su questo terreno che la Regione deve lavorare e impegnarsi. Grazie.

Presidenza della Vicepresidente
Marzia Malaigia

PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Marcozzi.

Jessica MARCOZZI. Il cosiddetto salvataggio di Banca delle Marche è un'operazione che non ha precedenti né in Italia né in Europa. Dico questo perché nel giro di ventiquattr'ore, una domenica sera, con un provvedimento che non ha precedenti, sono state azzerate tutte le azioni e parte di obbligazioni, le cosiddette obbligazioni convertibili in azioni, le obbligazioni subordinate.
Un'operazione questa che non ha precedenti e che ha gettato nella disperazione tantissime famiglie marchigiane perché sono stati distrutti parte dei loro risparmi, però la Banca d'Italia con un documento che un mese fa il Presidente Ceriscioli ha letto, ha giustificato quest'operazione affermando che la banca è un'impresa e come tale soggetta al rischio di impresa. Vero, quindi chi ha acquistato queste azioni sapeva del rischio a cui andava incontro. Però se è vero questo, è altrettanto vero che o facciamo finta di non capire o di non sapere o di non aver visto nel 2012 come è avvenuto l'aumento di capitale sociale in Banca Marche. Chi ha contribuito a fare quell'aumento di capitale sociale? Nel 2012 per patrimonializzare Banca Marche è stato fatto un aumento di capitale sociale che scadeva a fine novembre, chi ha sottoscritto quelle azioni per aumentare il capitale sociale? La maggior parte le ha sottoscritte, io credo tutte, i correntisti, gli imprenditori, le famiglie, che erano naturalmente clienti di Banca Marche e come le hanno sottoscritte? Volontariamente? No! Questa è la verità! Queste azioni non sono state sottoscritte in maniera volontaria, perché volevano essere soci di Banca Marche, ma perché, praticamente, per avere un maggior fido la banca offriva la possibilità di acquistare quelle azioni e di metterle a garanzia. Questo è avvenuto! Ci sono casi in cui non solo alle imprese, ma anche a chi ha chiesto un finanziamento di modiche cifre, 20 o 30.000 euro, la banca ha proposto, anche alle famiglie, di mettere a garanzia i propri risparmi.
Faccio un esempio, a chi aveva soldi sul conto corrente, 20.000 euro, e voleva accedere ad un finanziamento, la banca proponeva questo: io ti do il finanziamento in cambio metti i soldi che hai sul conto corrente a garanzia. Come? Acquistando le azioni o le obbligazioni subordinate. A volte la banca parlava solo di obbligazioni, così non diceva delle obbligazioni subordinate, non faceva capire a chi andava ad acquistare quelle obbligazioni qual era il rischio a cui andava incontro.
Ecco perché la Banca d'Italia è smentita categoricamente quando afferma, è vero quello che dice, che la banca è equiparata ad una azienda e quindi soggetta a rischio di impresa, ma è altrettanto vero che bisogna vedere a fondo quello che è accaduto in passato in Banca Marche.
Sono d'accordo con il Presidente Ceriscioli quanto afferma che Banca Marche è stata una banca vicina all'imprenditore, c'era un rapporto di reciprocità, la banca dava e l'imprenditore ugualmente dava, perché per avere accesso ad un fido, anche di 100.000 euro, la banca voleva garanzie non per 100.000, ma per 200.000 euro con immobili.
Questa è un'operazione che considero veramente scellerata, che avrà delle conseguenze drammatiche sull'economia marchigiana e sulle famiglie marchigiane.
Cosa è accaduto per azzerare il patrimonio di Banca delle Marche? Sono stati svalutati dell'83%, come ha già detto chi mi ha preceduto, i crediti di dubbia esigibilità, cioè i crediti in sofferenza, chi ha stabilito questa cifra? Se questa cifra fosse stata inferiore, avremmo salvato i 40.000 azionisti e gli obbligazionisti. Invece no, la cifra è dell'83%, voi immaginate cosa accadrà? Come ho già detto prima, quando un imprenditore o una famiglia chiedeva l'accesso ad un fido o l'aumento di un fido, la banca domandava delle garanzie immobiliari per il doppio di quello che si andava a chiedere. Ora che succede? Succede che questi crediti verranno svalutati dell'83%. Immaginate cosa potrà accadere al sistema immobiliare, che è già in crisi, se verranno messi nel mercato questi immobili che la banca ha già svalutato di oltre l'80%. Provate ad immaginare quello che accadrà. Ecco perché dico che questa operazione avrà delle conseguenze devastanti. Chi farà l'affare? Lo farà chi acquisterà la bad bank perché acquisterà quella banca ad un prezzo veramente irrisorio.
I dubbi su quest'operazione ci sono e sono evidenti.
Qualcuno in una riunione del 14 dicembre qui in Regione, insieme ai sindacati, insieme ai rappresentanti di Banca Marche, ha messo in evidenza alcune criticità veramente importanti ed ha affermato, questo era un sindacalista, che questa banca non doveva essere commissariata.
Sono d'accordo, perché ci sono i dati che certificano che Banca Marche non doveva essere assolutamente commissariata e spiego il perché. I dati all'1 gennaio 2013 ci dicono che dopo la cura fatta, con 1 miliardo e qualcosa di accantonamenti in tre mesi e 526 milioni di perdite, la banca aveva le stesse coperture del campione delle altre 15 banche nazionali. Questo non ce lo siamo inventati, ci sono i dati ed è certificato.
Qualcuno deve spiegare a questo territorio perché c'è stato un accanimento terapeutico che ha portato al commissariamento di Banca Marche.
All'1 gennaio 2013, dopo gli accantonamenti, Banca Marche era allineata, come coperture, con le altre banche e non serviva andare oltre. Inoltre le statistiche dicono che Banca Marche, badate bene, aveva coperture più alte rispetto a Unicredit e Banca Intesa che storicamente sono le banche che a livello nazionale sono le più coperte perché nel tempo hanno fatto fusioni e incorporazioni che hanno rafforzato i loro bilanci.
Questa non era la soluzione ideale per salvare Banca Marche. Il 26 novembre, voglio ricordarlo, è stato fatto per Banca Tercas esattamente quello che era stato pensato e studiato per le altre 4 banche, cioè un intervento da parte del Fondo interbancario previsto con un massimo di 500 milioni.
Con una iniezione dall'esterno di questo genere e con una revisione dei criteri, avremmo potuto contare su quel famoso miliardo, un miliardo e due, che tutti sbandieravano ai quattro venti per rimettere in piedi la banca.
E' stata persa un'occasione importante, ecco perché affermo che il salvataggio di Banca Marche, con l'azzeramento delle azioni e delle obbligazioni subordinate, è un'operazione veramente scellerata, quindi, noi abbiamo fatto una mozione chiedendo che gli azionisti e gli obbligazionisti possano passare nella nuova banca. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Marconi.

Luca MARCONI. Grazie Presidente. Con una certa difficoltà prendo la parola su questo argomento e, a differenza di altri, dirò adesso il motivo. Sono lieto di aver firmato una richiesta di risoluzione per la costituzione di una Commissione d'inchiesta su un tema di così vasta portata popolare anche perché penso che, su un argomento come questo, la moderazione, la prudenza, l'attenzione alle parole che si dicono sono sempre troppo poche.
Il dibattito che abbiamo avuto fino a questo momento mi induce a credere quanto sia difficile arrivare a delle conclusioni se non si ha il sostegno dei dati, per quanto sarà sempre difficile avere dati attendibili e completi su questa materia, ma almeno essere messi in condizione di fare una valutazione che vada al di là degli articoli letti sui giornali, delle relazioni lette, pure importanti, pure significative, o magari di quello che qualche centrale di partito o di movimento a livello nazionale ci ha trasmesso per fare il nostro intervento o la nostra proposta.
Denuncio questo tipo di difficoltà e credo che sia quanto mai opportuna una riflessione che, come ha detto il Consigliere Busilacchi, non vada al di là dei 2, 3 mesi; tempi nei quali sostanzialmente ancora non si sarà deciso niente, né sarà maturato alcun intervento in termini esecutivi da parte del Governo, né tanto meno da parte della Magistratura.
Le questioni qui si intrecciano ed ho l'impressione che succeda, come spesso accade in Italia, che ognuno assuma un ruolo che non è il suo. I giudici fanno i politici, i politici fanno i giudici, gli amministratori fanno i procuratori, i procuratori dicono come devono essere fatte le delibere, un caos nel quale la vittima finale è il cittadino. Credo che nessuno, ad eccezione dei moderati e dei prudenti, possa esonerarsi da questo rito, e non lo dico solo per il disco ormai noto che i Consiglieri del Movimento 5 Stelle mettono in atto, ormai è diventato noioso anche in quest'Aula, ripetono sempre la stessa cosa: c'è una sorta di feticcio, di responsabilità finale della fantomatica politica. Tra le altre cose un termine estremamente equivoco perché ci stanno dentro, in pieno, anche loro, in quanto sono espressione della politica e delle istituzioni ed in alcune situazioni anche in maggioranza e in alcuni casi anche inquisiti, come tutti, perché in questo Paese è inevitabile che chi amministra abbia a che fare con la giustizia innocente o colpevole che sia.
Io sono e resto un garantista per tutti anche per coloro che sono coinvolti in questa vicenda, ecco perché - e chiudo il mio intervento che voleva essere problematico e per questo breve - non voglio entrare nella sostanza delle cose perché ho fatto dibattiti e confronti al di fuori di quest'Aula e trovo difficoltà a farli in questa sede proprio perché non è risolutivo nulla se non la necessità di un approfondimento serio, che ci metta in condizione di capire e di assumerci qualche responsabilità se la Regione ha delle responsabilità da assumere. Anche qui non possiamo prendere in giro la gente facendole credere che l'istituzione regionale può risolvere il problema, perché sappiamo bene che così non è, non lo è neanche per il Governo centrale, tanto è vero che lo diciamo in questa sede.
Raccolgo la preoccupazione del Consigliere Zaffiri, che è già stata condivisa da un altro collega della maggioranza, relativamente al clima, non uso questi termini, ma adesso non ne trovo un altro, di generale sputtanamento delle istituzioni sul quale c'è chi costruisce le proprie fortune politiche, ma non certamente la fortuna dell'Italia, perché a forza di denigrare tutto e tutti, oltre il ragionevole limite, creiamo un clima sostanzialmente negativo in base al quale i sindacati non vanno, i partiti non vanno, le banche non vanno, la Chiesa non va, l'esercito non va, i Carabinieri, la Magistratura, alla fine non c'è più nulla e rimarremo sepolti da tutto questo. Chi si salva rispetto a questo? Perchè qualcuno dovrebbe essere più giusto dell'altro? La preoccupazione del Consigliere Zaffiri mi è sembrata da anziano, non voglio usare una categoria nella quale mi sento anch'io, anzi quasi antica, perché più si va avanti negli anni e più ci si rende conto che una visione manichea del mondo è purtroppo presente anche in quest'Aula, legittimamente rappresentata sul piano politico, ed è sbagliata, antiumana, da rigettare, perché la visione manichea ci fa credere che tutto il male sia da una parte e tutto il bene dall'altra, e non ci fa vedere la verità, non ci fa vedere la realtà. Oltre che ingenua è una visione ipocrita e moralista e tutte le ipocrisie ed i moralismi hanno creato le dittature, quindi si parla di democrazia, ma in realtà non si vuole affrontare la realtà vera.
I furbetti. La Commissione d'inchiesta, caro Consigliere Busilacchi, deve aiutarci a capire e a mettere i confini sui furbetti. Io mi permetto di elencarli tutti, perché anche qui scegliere un gruppo di furbetti e non denunciarne altri significa volersi fare gli amici su questa vicenda, io invece vorrei che prevalesse la verità, per quello che è umanamente possibile, sempre limitata, ed un senso profondo di libertà e di dignità da parte del popolo marchigiano per cui tutti possano sentirsi tutelati.
Io ho individuato 6 categorie di furbetti, forse ce n'è anche qualcuna di più, quindi invito chi segue il mio intervento a segnalarmene altre che aggiungerò volentieri al mio elenco.
C'è indubbiamente un gruppo, forse la Commissione d'inchiesta ci aiuterà ad individuarlo meglio, ma c'è già la Magistratura che sta operando in quel senso, ed è quello dei dirigenti e degli amministratori. Dirigenti e amministratori furbetti.
Dipendenti furbetti, è stato detto anche dal Consigliere Zaffiri, ci sono stati anche dipendenti furbetti, io non so se uno si può assolvere …, io non sono uno che vive di politica perché ho sempre vissuto del mio lavoro e sono vicedirigente all'Università di Macerata, ma ricordo che in diverse occasioni ho avuto modo di scontrarmi con i miei superiori mettendo a rischio una parte della mia carriera perché non volevo fare cose delle quali non ero convinto, poi in alcuni casi mi sono persuaso, in altri no, però l'ho fatto. Sicuramente ci sono stati dei dipendenti furbetti che hanno instradato male o non messo nelle condizioni i clienti di Banca Marche e delle altre banche di capire cosa stavano sottoscrivendo.
Indubbiamente abbiamo avuto dei controllori furbetti, se è vero come è vero che le ultime ispezioni davano su Banca Marche, quando già il bubbone era fradicio, dei risultati eccellenti.
Abbiamo avuto degli obbligazionisti subordinati furbetti, il Presidente lo ha ricordato, non è tutta uguale la categoria dei 1.000 obbligazionisti subordinati, perché ci sono quelli che sono partiti 10 o 15 anni fa con tassi di interesse ragionevoli e chi ha assunto le obbligazioni, e chiudo, con tassi di interesse estremamente elevati, quindi non solo a rischio, ma quasi usurai.
Abbiamo i creditori della banca furbetti i quali hanno operato come ha fatto la Fiat per tanti anni che era arrivata a 40.000 miliardi di vecchie lire di debito e diceva io non fallirò mai. Quello che aveva un debito di 100 milioni di lire falliva, chi ne aveva uno di 40.000 miliardi no, ed il debito continuava a crescere perché tanto la banca non l'avrebbe mai fatto fallire.
Ci sono stati anche gli azionisti furbetti, quelli che hanno comprato le azioni quando stavano crollando, facendo speculazione perchè erano convinti che alla fine qualcuno avrebbe riparato a tutto.
In mezzo a queste categorie ci sono migliaia di persone che hanno agito in perfetta buona fede e che vanno ed andrebbero tutelate in tutti i modi, ma la vera operazione non è quella di mettere subito in moto i meccanismi, ma capire prima di tutto i criteri, cioè comprendere dove stanno i furbetti e dove stanno le persone oneste o perlomeno sprovvedute o ingenue, che vanno tutelate rispetto a chi invece ha cercato di approfittarsi della situazione o già si è approfittato o già ci ha guadagnato.

PRESIDENTE. Ricordo che il tempo per gli interventi è di 5 minuti.
Ha la parola il Consigliere Zura Puntaroni.

Luigi ZURA PUNTARONI. Grazie Presidente. Mi collego a quello che ha detto il Consigliere Marconi che con il Consigliere Busilacchi ha una visione molto soft, quella di aspettare l'indagine, l'inchiesta.
Secondo me, noi possiamo aspettare tanto ormai i giochi sono fatti. C'è un concetto di fondo che qualcuno della minoranza ha già espresso, che è quello che il nostro Presidente della Regione dovrebbe farsi portatore a Roma di questa istanza, della necessità di tutelare chi ha avuto le azioni rapinate, perché azzerare un'azione è un conto, portarla allo 0,01 è un altro, ed espropriarla è un'altra storia ancora. Questo è quello che chiede di base la nostra popolazione. Ce lo chiede quotidianamente negli incontri.
Poi riguardo a questa visione della maggioranza di questa Regione, che è molto garantista: “aspettiamo, vediamo, sollecitiamo” e che usa questo linguaggio televisivo che ormai conosciamo da anni - il Consigliere Marconi, adesso è uscito, altrimenti gli avrei detto una cosa carina, ci porta sempre i saluti del Santo Padre - anche il Santo Padre avrebbe detto che è una vergogna, un'infamia, perché quando uno truffa degli azionisti risparmiatori è troppo! Aspettare non serve a niente, è solo un prendersi in giro, e a me non appassiona più di tanto.
Voglio soltanto dire una cosa carina che vi riporto dalla visita avvenuta ieri mattina al carcere di Montacuto. Siamo andati lì grazie al nostro Presidente, che ci ha accompagnato, ed abbiamo avuto anche l'opportunità di parlare con qualche carcerato, ad un napoletano ho chiesto: “Tu che hai fatto? Quanto tempo devi stare qui dentro?” La risposta è stata: “11 anni”, io ho replicato: “11 anni non sono pochi” e lui mi ha risposto: “Ho fatto tante rapine anche a Banca Marche, ma io rapinavo 20.000, 30.000 euro, la Banca rapinava più di me perché ne segnava 100.000”. Poi mi ha detto: “Ho saputo che adesso ha avuto un problema con un suo direttore che ha rubato tanti miliardi, ma come ha fatto? È vero?” Io ho risposto di si e lui ha replicato: “Se a me hanno dato 11 anni a quello dovrebbero condannarlo a morte” ed io: “Tranquillo, purtroppo a quello non lo condanneranno mai, ma tu fatti i tuoi 11 anni sereno, perché qui funziona così”.
Discutere qui dentro di tutte queste poesie: aspettiamo la Commissione di inchiesta, vediamo, valutiamo, riflettiamo profondamente, non serve a niente, è tutta una presa in giro, l'unica cosa concreta da fare è la seguente: il Presidente della Regione deve andare a Roma e deve dire: “Guardate quella normativa che avete fatto è ingiusta, è fatta male, è l'ennesima rapina alla rapina e spiana la strada al birbo di turno che prende la nuova banca a costo zero” E' una grande presa in giro, questa normativa non va bene, in qualsiasi Governo del mondo, anche in Sud America, in Argentina, le azioni sono state azzerate allo 0,01, sono state lasciate come dignità. L'unica cosa che chiediamo!
Il resto è tutta poesia, sulla Commissione non ci esprimiamo, aspettiamo la risoluzione, questa del Consigliere Busilacchi è carica quando dice: “ ... della relazione finale della Commissione di inchiesta”, cioè del nulla. Noi dovremmo rimanere affascinati dal nulla, ed il Consigliere Busilacchi dimentica una cosa fondamentale, vera, Banca Marche ha iniziato ad andare male da qualche anno a questa parte, per lo meno per quello che si è saputo, è una banca dominata dalla politica e l'analisi cruda, anche se vi fa male, è che la politica regionale era guidata dal centro sinistra e le malattie di Banca Marche sono state iniettate dal Governo politico della sinistra. Non possiamo girare attorno a questa cosa. Punto! Non ci possiamo girare attorno: sbrigo, sbroglio, la Commissione d'inchiesta, aspettiamo, valutiamo, siamo garantisti, li voglio morti …!
Quando tornerò nel carcere di Montacuto vorrò incontrare quel detenuto per portargli la registrazione di questa seduta, se si può fare, e dirgli: “Rifletti, questa è la nazione, questi sono quelli che hanno fatto le leggi che a te hanno dato 11 anni e a quello lì …, ma che gli importa a XY”. Siccome mi ha chiesto cose da leggere, gli porterò queste tre ore di Consiglio e gli dirò fatti un'idea di quella che è l'Italia. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Celani.

Piero CELANI. Grazie Presidente. E' un po' difficile tornare sull'argomento, anche se al carcere di Marino del Tronto, Consigliere Zura Puntaroni, io ho conosciuto uno al quale hanno dato 21 anni e di miliardi ne aveva presi tanti.
Non voglio addentrarmi in considerazioni di carattere tecnico del tipo: come si fa a recuperare tutti questi fondi o meno, io vorrei fare delle conclusioni un po' più politiche.
Quello che a noi attiene e che questo consesso possa prendere una posizione forte che tuteli effettivamente le migliaia di persone coinvolte, sia in termini di possessori di titoli subordinati che di azioni, perché qui si è fatta molta confusione.
E’ vero che, per quanto riguarda Banca Marche, si parla di 900 possessori di titoli subordinati e soltanto un centinaio a rischio, come ha detto il Presidente Ceriscioli, però ci sono 43.000 azionisti, che per metà sono dipendenti della Banca, e non grandi speculatori, ed altri piccoli risparmiatori. Parliamo di questo. Non confondiamoci sulle due cose, anche perché c'è un rischio molto serio che investe la politica, non vorrei, leggendo tutta questa storia, che il tiro si spostasse sui possessori di titoli subordinati perché nelle altre banche ci sono proporzioni inverse, sono molto di più i possessori di titoli subordinati rispetto agli azionisti.
Stiamo attenti che non si facciano delle norme durante la conversione in legge del decreto a favore dei possessori dei titoli subordinati, non voglio in qualche modo pensare a qualcosa a cui tutti stiamo pensando per quanto riguarda le altre banche, una in modo particolare, non voglio fare questo tipo di considerazione, però stiamo attenti perché quei politici lì stanno lavorando in questo modo. I politici, i Parlamentari della Toscana, dell'Umbria stanno lavorando in questo modo. Mi auguro che anche i nostri rappresentanti Parlamentari sappiano fare la loro parte, sappiano tutelare Banca Marche, interessa poco il resto.
Ci sono 43.000 azionisti da tutelare al di là delle 100 persone di cui ha parlato il Presidente Ceriscioli, io mi fido, però, rispetto ai 43.000 azionisti, credo che anche i 100 titolari di azioni subordinate abbiano la loro valenza.
Voglio fare alcune considerazioni di carattere politico. L’altro giorno ho letto una dichiarazione fatta dal neo amministratore delegato, che è apparsa sulla stampa locale, nella quale diceva: “Il peggio è passato, ora stiamo tornando alla normalità in cui ciò che di nuovo entra nella banca compensa quello che esce. I risparmiatori ordinari non hanno perso nulla e sono al sicuro. La Nuova Banca Marche è solida ed i nostri clienti possono stare tranquilli. La messa in sicurezza è avvenuta senza spendere soldi pubblici”. L'articolista però chiude dicendo: “Fuori però infuria la protesta di chi ha perduto ciò che aveva investito”.
Credo che il sistema bancario abbia fatto non dico una pessima figura ed abbia coinvolto nel baratro una serie di persone, di risparmiatori che sono incolpevoli e inconsapevoli. Questo è il brutto della vicenda e la situazione, il pasticcio che è stato combinato è tutto politico e la politica deve dare delle risposte molto serie.
Vede Consigliere Busilacchi è vero che per la prima volta in Italia una banca fallisce, ma è un primato triste perché significa che dopo il Sud America, dopo lo scandalo Parmalat dei bond argentini e brasiliani, ci siamo noi e guarda caso ci sono le Marche, quindi non è una bella cosa, questa cosa doveva essere in qualche modo prevenuta.
Vediamo un attimo di fare qualche ragionamento di questo tipo, di carattere politico e vedere cosa si può fare per tutelare questi nostri 43.000 risparmiatori e 900 o 100 possessori di titoli subordinati.
Io ho detto che il problema è politico, perché qui, vale la pena ricordarlo, è stato fatto un pasticcio nel quale il Governo Renzi e Padoan ci si sono ficcati da soli, nessun altro.
Prima considerazione, hanno sbagliato completamente quelli che erano i tempi della trattativa con Bruxelles, li hanno sbagliati completamente, se ne devono assumere le responsabilità, hanno sbagliato i tempi della trattativa, si sapeva che queste banche erano in sofferenza, addirittura Banca Marche dal 2013 era stata commissariata a torto o a ragione, quindi è dal 2013 che sono iniziati i balletti per salvare questa banca. Ricorderete che alcuni imprenditori marchigiani si erano messi insieme per tirare dentro circa 300, 400, 250 milioni, c'era un balletto delle cifre, senza fare nomi, non è il caso, poi quando sono andati a vedere brillantemente hanno detto: “No, non si può fare”, ciò significava che il buco non era di 200, 250 milioni, ma di 500 milioni - poi sono arrivati altri imprenditori, anche qualcuno marchigiano e di livello mondiale – e forse anche di 800 milioni, non era il caso e quindi hanno desistito.
Dal 2013 tutti sapevamo, la politica sapeva che qui c'era un problema di questo tipo, quindi i tempi della trattativa con Bruxelles sono completamente saltati, perché i tempi erano quelli della trattativa che la Merkel stava facendo per le sue banche, che la Spagna stava facendo per le sue banche, e così doveva fare l'Italia utilizzando i fondi privati delle banche, eventualmente anche pubblici, perché qui ne va di mezzo un sistema intero in quanto il sistema bancario dà fiducia agli investitori, qui invece crolla tutto. Il neo amministratore delegato dice che la banca è salva, ma c’è una canzone che dice: “Lo scopriremo solo vivendo”, vedremo cosa succederà in futuro.
E' vero che sono stati elargiti 120 milioni in termini di contributi e mutui per quanto riguarda le aziende, per quanto riguarda le imprese, ma quanti ne sono scappati? Quanti correntisti sono scappati? Quante persone stanno portando via il loro denaro? Credo che se ognuno di noi fa un conto lo sa. Se voi vedeste quello che stanno rastrellando Banca Intesa e Unicredit sul mercato è da spavento, sono tutti fondi che vengono fuori dalle banche territoriali, non soltanto da Banca Marche, ma da Banca Etruria, dalle varie Casse rurali, dalle Banche di credito cooperativo. Andate a vedere! Significa che è crollata la fiducia nel nostro sistema e come si fa a dire che la banca è salva, che il sistema funziona, che il pubblico non ha pagato?
Un'altra riflessione che dobbiamo fare, e chiudo, riguarda un altro errore che il Governo Renzi ha fatto – Padoan mi meraviglia, un tecnico come lui! – ed è stato quello di inserire in modo intempestivo nella legge di stabilità una norma, facendosi fregare dalla fretta, quella dei 100 milioni. E’ assurda, se io posso prelevare 100 milioni dal fondo interbancario di tutela dei depositi, quindi da un fondo che è interamente a carico del sistema bancario, non si capisce perché non posso prelevare 300 o 400 milioni, in questo modo non ci sarebbe un intervento pubblico o un intervento privato, nessuno poteva dire nulla, né la Merkel né l'Unione Europea ed il problema era risolto.
Credo che la soluzione sia tutta politica, al di là di quello che diciamo noi e delle risoluzioni che faremo.
Il problema è ritirare tutto, ricominciare da capo e fare in modo che tutti i risparmiatori, gli azionisti, in modo particolare i titolari di titoli subordinati - poi qualcuno valuterà se ci sono degli speculatori, ma credo che in questo senso si possano contare nel palmo di una mano - possano tornare ad essere ristorati attraverso i fondi interbancari di tutela dei depositi perché sono fondi delle banche. Saranno ristorati attraverso i crediti deteriorabili, rientreranno tutti e soprattutto in questo modo il sistema bancario italiano tornerà ad essere garante di tutti, dei cittadini, degli investitori e quant'altro.
Questo è il vero problema su cui noi dobbiamo lavorare, un problema prettamente politico e far si che i nostri governanti ammettono questa volta di aver fatto un grosso pasticcio a danno dell'Italia, a danno dei cittadini.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Bisonni.

Sandro BISONNI. Salve a tutti. Grazie Presidente. Anch'io come i colleghi non posso che condannare questa operazione che alcuni hanno definito scellerata per diversi motivi.
Partiamo da una veloce analisi, prima di tutto sono state create, come sappiamo tutti, 4 good bank ed è stata creata un'unica bad bank, non si capisce la motivazione di questa scelta anche perché in questo modo tutti i crediti sono stati valutati al 17% quando sappiamo bene che in Banca Marche la maggior parte dei crediti erano coperti, dicono, per circa il 70% da mutui ipotecari. Dei tecnici hanno fatto delle valutazioni, c'è chi dice che potrebbero essere recuperati a percentuali molto superiori, chi parla del 43, chi di altre percentuali, ma non è questo l'importante.
L'importante è che è stato violato un diritto, perché, quando è stato azzerato il valore delle azioni dall'oggi al domani, gli azionisti, che ricordo sono i veri proprietari della Banca, sono stati privati del diritto di partecipare a quell'eventuale plusvalenza che si sarebbe creata nel recupero di questi crediti. I diritti degli obbligazionisti sono stati sono calpestati, per cui non si capisce perché questa operazione sia stata fatta in questo modo.
Un'altra cosa importante è che noi crediamo che questa operazione sia anticostituzionale e chiediamo che venga assunto l'impegno di impugnazione presso la Corte Costituzionale. Quali sono gli articoli della Costituzione che, secondo, noi sono stati violati? Almeno tre. Il primo è l'articolo 3 della Costituzione che parla dell'uguaglianza dei cittadini. Se infatti pensiamo ad altre situazioni la mente corre al caso Monte dei Paschi di Siena, oppure ad altre situazioni in passato in cui la gestione del salvataggio della banca, chiamatelo come volete, è stato fatto in maniera diversa. Qui gli azionisti e gli obbligazionisti sono stati espropriati dei loro diritti, riteniamo, quindi, che queste persone non siano state trattate con la stessa dignità e con la stessa parità dei diritti in quanto altri cittadini, in altre situazioni, hanno avuto trattamenti diversi.
Un altro articolo della Costituzione che secondo noi è stato violato è l'articolo 42, quello della proprietà privata. La Costituzione prevede che la proprietà privata venga espropriata, esiste questa possibilità, però l'espropriazione è sempre a seguito di un indennizzo, invece in questo caso gli azionisti e gli obbligazionisti sono stati espropriati di tutto senza avere un minimo indennizzo, per questo riteniamo che anche in questa situazione ci sia stata una violazione della Costituzione.
L'altro articolo che riteniamo sia stato violato è quello della tutela del risparmio, l'articolo 47. Forse qualcuno non potrà essere d'accordo perché c'è chi ha definito gli azionisti come speculatori. Noi non siamo di questo avviso, non la pensiamo in questo modo, perché sappiamo bene che chi ha comprato le azioni e le obbligazioni nella stragrande maggioranza dei casi non lo ha fatto per speculare e se andiamo a vedere i dati vedremo che chi ha comprato queste azioni sono stati i pensionati, le casalinghe, le famiglie, persone che, tra parentesi, non hanno mai nemmeno venduto le azioni, sono i cosiddetti cassettisti che non hanno fatto quest'operazione per speculare, ma hanno comprato queste azioni perché avevano un rapporto di fiducia, magari con l'impiegato che era loro di fronte e che anche lui aveva queste azioni. Non dimentichiamo che molti impiegati di Banca Marche sono loro stessi proprietari di queste azioni.
L'acquisto non è stato fatto per speculare, ma in base ad un rapporto di fiducia.
Concludono evidenziando un altro aspetto che credo nessuno abbia posto in evidenza ed è questo: il decreto legge 180 ci dice le modalità con cui deve essere effettuato l'avvio della risoluzione, in particolare gli articoli 23, 24 e 25. Cosa dice questo decreto? Prevede che: “1. L'avvio della risoluzione o la riduzione e conversione di azioni, di altre partecipazioni e di strumenti di capitale, ai sensi del Capo II, nei confronti di un soggetto di cui all'articolo 2 è preceduto da una valutazione equa, prudente e realistica delle sue attività e passività”. Ci sono due modalità previste dalla legge, una è la valutazione ordinaria, l'altra è la valutazione provvisoria. In questo caso la legge dice: “Quando sussistono motivi di urgenza è consentita la valutazione provvisoria”, quindi qualcuno mi deve spiegare dov'è l'urgenza, visto che erano almeno 2 anni che tutti conoscevano la situazione di gravità di Banca Marche.
L'urgenza non si capisce! In questo caso è stato applicato l'articolo 25, quello della valutazione provvisoria per motivi di urgenza, con l'aggravante che tutte le azioni compiute dal Governo con questi atti non sono provvisorie, ma definitive, irrevocabili. Nonostante tutto ricordo che sempre l'articolo 25, quello della valutazione provvisoria, al comma 3 prevede:“La valutazione provvisoria è seguita, non appena possibile, da una valutazione definitiva” ed al comma 4 dice: “La valutazione definitiva è finalizzata ad assicurare che eventuali perdite siano pienamente rilevate e a fornire elementi utili per la decisione di ripristinare, in tutto o in parte, il valore dei diritti degli azionisti o dei creditori”. Capite bene che siamo di fronte, con la valutazione provvisoria, ad una situazione molto pericolosa che potrebbe nascondere aspetti risarcitori che al momento non appaiono.
Concludo condannando quello che il governo Renzi ha fatto con questa operazione e prego i Consiglieri, tutti quanti, di votare la risoluzione che abbiamo proposto. Grazie.

Presidenza del Presidente
Antonio Mastrovincenzo

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Giancarli.

Enzo GIANCARLI. Grazie Presidente. Non voglio ripetere le molte considerazioni, molte cose sono state dette dai colleghi della minoranza, dall'intervento del nostro capogruppo e da altri Consiglieri di maggioranza.
La Consigliera Marcozzi ha chiesto: “Chi sono i sottoscrittori delle azioni?” Se non fosse già uscita sulla Stampa, se noi Consiglieri non fossimo tenuti a dichiarare pubblicamente i nostri patrimoni, non ne parlerei perché in una situazione come questa non è giusto parlare delle situazioni personali, ma visto che questa cosa è pubblica, posso dire che sono un sottoscrittore del 2012. Voi l’avrete letto dalle dichiarazioni sulla stampa, 5.000 euro circa, conosco anche altre persone che hanno investito e l'hanno fatto come me per un senso di appartenenza ad un territorio, ad una comunità perché la Banca delle Marche ha sede a Jesi ed io vivo a Jesi da 20 anni.
Mi piacerebbe sapere, e credo che la Commissione possa aiutarci anche in questo, chi prima del 2012 era azionista e poi ha venduto. Questo mi piacerebbe sapere, contrariamente a quelle migliaia di persone che nel 2012 hanno acquistato. Ma questa è altra cosa.
Credo che non dobbiamo mai perdere di vista quanti sono i risparmiatori raggirati, circa 1.000 persone, si dice, sono quelle che hanno obbligazioni subordinate per oltre 100 milioni di euro, ma oltre 40.000 sono gli azionisti per centinaia e centinaia di migliaia di euro.
E' chiaro che la domanda che dobbiamo porci non è soltanto su come è stata amministrata e governata questa banca, tra l'altro su questo c'è un'indagine aperta della Magistratura, ma dobbiamo chiederci se ha funzionato tutto nella vigilanza, se tutte le autorità indipendenti responsabili dei controlli sui mercati, a partire da Bankitalia per arrivare a Consob, hanno fatto la loro parte sulla vigilanza e sulla qualità dei prodotti venduti.
Il Consigliere Bisonni ha fatto una valutazione sulla bad bank, tra l'altro questo mi porta a fare una ulteriore riflessione perché proprio in questi giorni, ma non per la prima volta, sono uscite sulla stampa alcune considerazioni sulle posizioni che sta assumendo la Commissione dell'Unione Europea rispetto alla costituzione di una bad bank in Italia ed oltre alle note posizioni rigoristiche dell'Unione Europea si stanno producendo, ormai da parecchio tempo, ostacoli al varo da parte, ad esempio dell'Italia, di una società bad bank che acquisti e gestisca i prestiti territoriali delle banche operando a condizioni di mercato, perché la zavorra di questi attivi impedisce la piena riattivazione del finanziamento alle famiglie, alle imprese, ai risparmiatori, cosa che invece sarebbe possibile con lo sviluppo di un mercato dei crediti deteriorati, quindi da un lato una ripulitura dei bilanci, ma dall'altro, facendo leva su interpretazioni che la Commissione Europea oppone, perché la prevista garanzia pubblica, non statale ovviamente, a favore della raccolta del risparmio, curata delle bad bank per poter comprare questi attivi deteriorati, violerebbe il divieto di aiuto di Stato.
Non si può sempre parlare di mercato e poi quando ci sono interventi che vanno in direzione del mercato si invoca questo benedetto aiuto di Stato.
Il paradosso è che, da parte anche della stessa direzione della Commissione che presiede al libero mercato, si ritiene di fissare di autorità ed in anticipo il prezzo che scaturirà dalle contrattazioni.
Credo che nel momento in cui parliamo di economia, di mercato, di sistema del credito, di interventi nei confronti delle piccole imprese, ma anche delle famiglie, bisognerebbe distinguere tra le politiche volte ad erogare aiuti di Stato distorsivi della concorrenza, da quelle volte ad attivare i meccanismi del mercato che sono stati lesionati dalla crisi stessa dell'economia o, in alcuni momenti, lesionati dal malgoverno.
Condivido le considerazioni che ha fatto il Consigliere Busilacchi sulla necessità della Commissione, tra l'altro su questo non c'è soltanto una posizione del Partito Democratico, ma della maggioranza tutta, quindi lo considero un fatto estremamente positivo.
Oggi siamo in attesa di alcuni decreti, tra l'altro ci sono riunioni previste fra Bankitalia, il Ministero della giustizia, la Consob, l'autorità contro la corruzione. Si sta lavorando su questi decreti per poter intervenire con quel fondo di solidarietà che il Consigliere Celani ci ha detto essere insufficiente, ma intanto facciamo in modo che queste risorse siano da subito utilizzate.
Di cose da dire ne ho sentite molte su Banca Marche, quindi non le ripeto, ne voglio ricordare una: c'è stata la cessione di tutti gli immobili di Banca Marche, fra le tante cose che non andavano fatte.
Chiudo altrimenti tradirei la premessa, quella di non ripetere le cose che sono state dette, soprattutto dal nostro gruppo, noi siamo per la verità, per la giustizia, ma siamo anche per azioni che garantiscano e che siano rivolte al futuro, al futuro della nostra economia, del mercato e del sistema creditizio marchigiano.

PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Malaigia.

Marzia MALAIGIA (parla dagli scranni della minoranza). Grazie Presidente. Preferisco riprendere il mio posto da Consigliera in quanto mi sento più vicina ai cittadini che mi hanno voluta qui, per questo innanzitutto esprimo la mia vicinanza a tutti quelli che hanno perso i loro risparmi, i risparmi di una vita, i risparmiatori di Banca Marche rivendicano giustamente ogni giorno i loro diritti calpestati da un provvedimento, il cosiddetto salva banche, che invece di salvarli li ha gettati nella disperazione più assoluta, insieme alle piccole e medie imprese di tutto il nostro territorio.
A loro va tutta la mia solidarietà umana, ma oltre a questa c’è la solidarietà che le istituzioni dovrebbero avere, quella che deve tradursi in fatti concreti e per primo il Presidente Ceriscioli deve impegnarsi preoccupandosi di risolvere quello che oggi è uno dei principali problemi delle Marche.
Voglio riprendere l'articolo 47 che il Consigliere Bisonni poc'anzi ha citato proprio per darne lettura: “La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio, favorisce l'accesso alla proprietà dell'abitazione, disciplina, coordina e controlla l'esercizio del credito”.
Queste sono tre solenni prescrizioni che, se così le vogliamo definire, sono dense di contenuti e impongono a chi governa il nostro Paese precise linee di indirizzo da realizzare.
Mi soffermo soprattutto sulla prima: incoraggia e tutela il risparmio.
Sbalorditivo sembra, in particolar modo, che in questo caso la direzione seguita dal Governo sia andata proprio in senso estremamente contrario.
Non c'è stata la tutela e si è indirizzata verso una disincentivazione del risparmio e lo Stato, lasciando il settore credito finanza in una condizione di completa autodeterminazione, ha permesso che le scarse disposizioni emanate in questo delicatissimo settore siano state predisposte e formulate dalla stessa Banca centrale, cioè direttamente dalla parte interessata e approvate poi in sede parlamentare senza dibattito.
Ecco che ci siamo ritrovati nella situazione in cui tutti potremmo incorrere vivendo una precaria fiducia negli istituti bancari, perché il nostro risparmio non è certamente incoraggiato, ma soprattutto non è tutelato.
Sono stati possibili raggiri, truffe colossali ai danni dei risparmiatori che hanno caratterizzato la storia della nostra regione e più in generale del nostro Paese negli ultimi anni.
Si sono succeduti episodi di abusi e comportamenti non solo abnormi e illegali, ma assolutamente contrari all'interesse collettivo.
Spesso il denaro della collettività è stato utilizzato per azzardate speculazioni e avventurosi investimenti, verso canali privilegiati con evidente danno degli interessi della collettività.
Quanto accaduto per la Banca Marche e per le altre banche coinvolte dal decreto ha fortemente messo in crisi questa fiducia che molti dei nostri cittadini avevano accordato ad una realtà creditizia del territorio profondamente radicata e tradizionalmente solida e affidabile, ed hanno visto finire in fumo i loro investimenti.
La poca trasparenza poi che ha caratterizzato la gestione bancaria ha letteralmente travolto i titolari di obbligazioni che hanno perso tutto.
Molto probabilmente non avevano compreso appieno i rischi connessi al proprio investimento, ed è per questo che sono fermamente convinta ed auspico che questa Giunta regionale si impegni affinché venga rispettato l'articolo 34 della Costituzione, ricorrendo anche a sollevare la questione presso la Corte Costituzionale e che si mobiliti affinché la chiarezza e la vicinanza mancate finora siano fattive nell'ascolto di ciò che hanno subito con questo decreto salva, mi permetto di aggiungere, solo le banche, grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Giacinti.

Francesco GIACINTI. Grazie Presidente. Intervengo per toccare alcune questioni che ho sentito nel dibattito che mi ha preceduto e che credo doveroso precisare, fare delle precisazioni, perché ho sentito delle questioni che travisano un po' la realtà e non collocano nel giusto alveo come sono andate veramente le cose per Banca Marche.
Innanzitutto in via preliminare mi sembra di dover ricondurre la questione in un ambito privatistico, stiamo parlando di banche, del settore del credito, quindi di attività privatistica, per cui attenzione a come potrebbero essere utilizzati i soldi pubblici nel mettere mano ad una questione che ha una natura privatistica, altrimenti, lo dico solo a mo’ di esempio, qualcuno lo ha detto prima di me, ogni qualvolta un'impresa dovesse rischiare il fallimento o si dovesse trovare in cattive acque, invocheremo l'intervento di qualcuno per risanare la questione e questo non è certamente corretto nel rispetto delle linee e dell'economia di mercato.
Ci si dimentica in questa vicenda che preliminarmente fu percorsa una strada per giungere ad un'altra forma di salvataggio che però, se ricordiamo bene e ricostruiamo le questioni come sono effettivamente andate, è stata ritenuta non praticabile dall'Unione Europea per la famosa limitazione dovuta agli aiuti di Stato, termine che spesso ricorre quando si vuole scongiurare, nel rispetto del principio di libera concorrenza, che lo Stato intervenendo possa alterare la libera concorrenza e il mercato.
La prima via che era stata percorsa per salvare questo istituto di credito non era stata ritenuta praticabile, si è giunti, quindi, ad un'operazione che ho sentito dire scellerata, che non ha tutelato il risparmio, ma signori miei, cari colleghi, come possiamo non ritenere e non tenere nella giusta considerazione l'ammontare dei risparmi? L'ammontare delle risorse che giacevano nei conti correnti? L'ammontare delle risorse impiegate nelle obbligazioni tutelate, le obbligazioni garantite, non le obbligazioni subordinate? Alla fine si è scelto di sacrificare una parte di capitale di rischio, non dimentichiamo questa definizione.
Ora qui si apre una parentesi legittima che è quella di andare alla ricerca, ecco perché sono d'accordo sull'ipotesi della Commissione di inchiesta, che ci possa rendere più dotti e dare maggiore contezza ed informazione su tutta la questione.
Perché? L'ho detto a margine di un altro intervento, se non vado errato nel Consiglio del 23 dicembre, bisogna distinguere le posizioni e le situazioni, un conto sono le posizioni di chi ha comperato le azioni sapendo ed essendo consapevole di ciò che significava comperare una azione di una società o obbligazioni non garantite, un conto è evidenziare se ci sono state posizioni di questo tipo ispirate da comportamenti non corretti.
Questa è un'altra cosa che merita la giusta attenzione e la giusta indagine, qui mi spingo anche oltre, ma ci sono gli organi preposti per valutare e indagare su queste vicende.
La malagestio è una parte di attività che lo stesso Codice Civile reprime, ecco le azioni di responsabilità e addirittura i reati laddove essi si dovessero configurare. Questo è un solco che va distinto e senz'altro mi trova favorevole. Ho fatto l'esempio della pensionata o pensionato magari ignaro.
Voglio far presente a questa Assemblea legislativa che l'attuale legge prevede che certi prodotti, tra questi: azioni ordinarie, azioni di risparmio e obbligazioni subordinate, addirittura, se andiamo a vedere bene le normative europee vigenti, non potrebbero nemmeno essere venduti a persone che non hanno un grado di conoscenza, di cultura finanziaria, passatemi questa espressione, un livello di consapevolezza. Non potrebbero essere venduti a questa tipologia di persone.
Questo è un altro punto che giustamente merita la chiara evidenziazione.
Ho sentito dire delle condizioni di tutti gli istituti di credito, di tutto il sistema bancario su una rarefazione dell'ammontare dei crediti che la direbbe lunga ed ingenererebbe un fuggi fuggi dal sistema bancario creditizio attuale. Io non credo che sia così, seppure sappiamo bene che c'è un ammontare di crediti deteriorati, ho sentito un intervento che andava in questa direzione, ma credo che occorra stare attenti, altrimenti si potrebbe ingenerare e millantare una negatività forse anche pericolosa da un certo punto di vista.
Ribadisco che sono d'accordo all'istituzione di questa Commissione al fine di avere maggiori informazioni, di capire, di discernere ciò che può essere considerato un comportamento scorretto, non in linea con quanto questi casi e soprattutto le norme di questo settore impongono con quella che è una posizione magari non certo fortunata, ma legata al rischio che è proprio del capitale di una società per azioni.
Una nota di margine finale, ho sentito parlare dell'operazione di salvataggio della Banca Monte dei Paschi di Siena, mi ricordo che all'epoca si gridò allo scandalo per il salvataggio intrapreso dai vertici, dimenticando che la stessa fruì di 4 miliardi di euro e ne rimborsò 5.
Parliamo di una banca di altre dimensioni che è riuscita a fare uno sforzo tale e forse con una gestione molto attenta è riuscita a risollevarsi autonomamente, cosa che non era praticabile per le situazioni di cui oggi parliamo e, ripeto, ho avuto anche occasione di conoscere che, lo dico da parte di informatori di prima mano, senza fare nomi, quando emerse la situazione di difficoltà si fece avanti un istituto di credito per l’acquisto di Banca Marche, ma le fondazioni, questo si può dire, non vollero cedere, passare la mano, al fine di mantenere certe posizioni.
Questo è stato il vero vulnus e il vero danno che è stato perpetrato in questa situazione, altrimenti la banca sarebbe stata acquistata da un istituto più grande e probabilmente ricondotta nell'alveo di una gestione più ordinaria e salvata in un’altra maniera.
Ho parlato di alcune questioni di cui sono venuto a conoscenza anche per ricondurre in un contesto più veritiero certe affermazioni che a volte, per motivi forse demagogici o populisti, vengono alterate ad arte.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Fabbri.

Piergiorgio FABBRI. Non voglio ripetere l'escursus che hanno fatto un po' tutti i colleghi, voglio soltanto fare una considerazione di tipo politico e riassumere il dispositivo della prima mozione che come Movimento 5 Stelle abbiamo presentato.
Abbiamo visto, ed ormai è chiaro a tutte le persone che hanno riflettuto sulla vicenda come le fondazioni e i dirigenti abbiano grosse responsabilità su quello che è accaduto; i partiti che hanno appoggiato i dirigenti e le fondazioni hanno la stessa responsabilità, e questo è ormai nel sentore comune che che se ne dica.
Abbiamo visto anche che i soldi per salvare la banca sono dentro la banca. I crediti svalutati del 17% anziché al 25, al 27, avrebbero già consentito di creare il pacchetto di soldi necessari per risarcire in parte gli azionisti, gli obbligazionisti. Che questa cosa sia una cosa nebulosa e strana è chiaro a tutti.
Il discorso reale è il disastro che lasciamo sul nostro territorio perché abbiamo oltre 40.000 persone che ci hanno rimesso i soldi; abbiamo spezzato quella fiducia, quella fidelizzazione che per generazioni si era creata tra il cliente e la banca, di padre in figlio si aveva il conto corrente in quella banca; i vertici che compreranno le nuove banche, le nostre banche, porteranno via gli investimenti, li daranno altrove, con altri criteri; la testa pensante verrà allontanata dal territorio, useranno i nostri soldi altrove, hanno liberalizzato il mercato. Adesso la gente è arrabbiata, ci sono nuovi 1.000 conti correnti, 1.000 clienti, ha detto il Presidente, però vorrei sapere quanti se ne sono persi, che fuga c'è stata in questi mesi?
Hanno liberalizzato il mercato, vuol dire che non ci saranno più i volumi per tenere in piedi la struttura attuale, ci aspettiamo che dei 2.800 dipendenti, forse, tra un anno e mezzo, la metà sarà in sofferenza e quando abbiamo audito in II Commissione l'ex direttore generale da una parte e i sindacati dall'altra, tutti i sindacati hanno chiesto di valutare la possibilità di costituire una banca del territorio proprio per scongiurare questi effetti negativi che avremo.
Detto questo, è una cosa che a mio avviso fa riflettere perché da questa vicenda abbiamo soltanto ombre, voglio riassumere brevemente i sei punti che la risoluzione propone: 1) il piano di salvataggio va ripensato in modo che gli azionisti, gli obbligazionisti subordinati, i clienti retail possano rientrare in parte dalle perdite, facendo in modo che possano rientrare nei dividendi della nuova banca, della bad bank oppure nella vendita della nuova banca; 2) vogliamo valutare velocemente la percorribilità di impugnare presso la Corte Costituzionale il tutto; 3) valutare, se è possibile, di costituirsi parte civile nei procedimenti giudiziari in corso; 4) istituire un tavolo permanente del credito per monitorare l'evoluzione della vicenda; 5) chiedere la sospensione dell'attuazione di tutti gli atti collegati al decreto legge, che è il piano di salvataggio; 6) salvaguardare i livelli occupazionali.
Pensare che questa cosa possa essere gestita con una Commissione d'inchiesta che darà i suoi esiti, come si suol dire “a babbo morto”, ci sembra una cosa poco incisiva che non ci appassiona certamente.

PRESIDENTE. Ha la parola l'Assessore Pieroni.

Moreno PIERONI. Grazie Presidente. Questo è un argomento che preoccupa tutti i Consiglieri regionali, ma assilla e coinvolge soprattutto le tantissime persone, imprenditori, piccoli imprenditori, semplici cittadini, che sono stati coinvolti in questo dramma che ha colpito la nostra regione, la Banca delle Marche insieme alle altre banche nazionali.
Questo è un tema che abbiamo più volte discusso in quest'Aula assembleare, che ha visto un percorso bruttissimo. Io sono stato Sindaco della città di Loreto e la Cassa di Risparmio di Loreto era ed è una banca gioiellino della regione Marche, è diventata patrimonio della Banca delle Marche ed è stata coinvolta in questa vicenda anche se con differenziazioni, da Sindaco ho visto il percorso che c'è stato, ho visto le figure che ruotavano intorno alla banca e mi sono fatta un'idea di come fosse gestita la Banca delle Marche.
Devo dire al Consigliere Fabbri che in questo caso, per quello che io credo, la politica ha inciso zero, lì ci sono state una serie di operazioni di amici degli amici che hanno tirato dentro, a livello di grande imprenditoria, non solo marchigiana, interessi che hanno coinvolto trasversalmente anche la Banca d'Italia. Anche lì, dobbiamo dircelo, negli anni non è stato fatto un controllo così approfondito, come doveva essere fatto e come hanno fatto gli ispettori per arrivare poi al commissariamento.l'
Oggi, e questo lo dico perché l'ho sentito, tutti i gruppi consiliari, tutti i Consiglieri, tutte le istituzioni si stanno impegnando affinché si possa dare, nel rispetto delle norme e delle leggi, una risposta importante alle figure imprenditoriali ed ai semplici cittadini che purtroppo sono drammaticamente coinvolti, come abbiamo ricordato tutti, in questa problematica così forte che preoccupa.
Le mozione che sono state presentate dagli altri gruppi consiliari, la mozione di oggi, ma soprattutto la risoluzione per istituire una Commissione d'inchiesta credo che possa, non dico far luce, perché qui nessuno è giustizialista e non dobbiamo esserlo mai, ma dare un contributo per fare un po' di chiarezza su questa vicenda e magari fare una proposta che possa aiutare la Regione Marche, la Giunta regionale e tutto il Consiglio ad intraprendere un percorso condiviso all'interno di un progetto di Banca delle Marche.
Voglio aggiungere un elemento che riguarda la Carilo, pregando la Commissione d'inchiesta che si formerà di invitare anche il Presidente della fondazione Carilo, perché in tutta questa situazione poca attenzione è data al fatto che la Carilo molto probabilmente, per non dire quasi certamente, sarà messa in vendita, considerato che è un altro patrimonio della regione Marche, anche se più circoscritto rispetto a Banca Marche. Credo che sia interessante capire quali possano essere le evoluzioni per i circa 150 quasi 200 dipendenti che ne fanno parte, che sono poi i dipendenti della vecchia Banca Marche, e per il grande indotto economico, sociale, familiare che ruota intorno alla Carilo. Dobbiamo, quindi, porre attenzione anche alla Cassa di Risparmio di Loreto (Carilo) che, credo, verrà sicuramente messa in vendita. Dobbiamo essere attenti per evitare che accada quello che è successo quando è stata assorbita da Banca delle Marche, occorre creare un percorso condiviso, questo la politica potrebbe farlo, per la vendita della Carilo, anticipando eventualmente operazioni che possano scavalcare i confini della nostra regione.
E’ soltanto un invito alla Commissione di permettere al Presidente della fondazione di intervenire su questo specifico argomento e contemporaneamente esternare anche a nome del gruppo Uniti per le Marche, che qui rappresento insieme al Consigliere Rapa, questa preoccupazione.
Credo che un momento di chiarezza, al di là delle fibrillazioni che sono all'esterno, deve esserci e lo pu ò fare questa Commissione d'inchiesta.

PRESIDENTE. Ha la parola l'Assessore Cesetti.

Fabrizio CESETTI. Grazie Presidente. Intervengo perché credo sia utile valutare la possibilità che quest'Assemblea non si divida su un tema così importante che riguarda la nostra comunità regionale.
Penso ci siano le condizioni per trovare una sintesi unitaria, sentiti anche gli interventi dei colleghi che, a parte qualche sfumatura, sono ampiamente condivisibili.
Su questo dobbiamo partire dall'inizio. Il provvedimento del Governo, che in parte è oggetto di critiche, crediamo vada nella direzione di tutelare il risparmio dei cittadini, sul presupposto che le normative comunitarie vietavano soluzioni alternative. Immaginiamo cosa sarebbe successo se quel provvedimento non fosse stato adottato! E' un provvedimento che va nella direzione di tutelare il risparmio.
Conseguentemente penso che il Presidente della nostra Regione abbia fatto bene a salutare quelle disposizioni in modo positivo, abbia fatto una cosa giusta.
E' vero che quell'atto non tutela tutti, perché c'è il grande tema degli azionisti e degli obbligazionisti subordinati che, in relazione ad un'azienda diversa, in relazione ad una realtà diversa, tecnicamente non sarebbero dei risparmiatori, ma sostanzialmente nella nostra regione lo sono, e qui siamo d'accordo. Sostanzialmente lo sono perché tanti di loro, non gli investitori istituzionali, hanno fatto affidamento sulla banca del territorio, si sono fidati del direttore, dell'impiegato, dell'idea che una banca, un istituto, tra l'altro di proprietà delle fondazioni bancarie, questo dobbiamo dirlo, che svolgono o dovrebbero svolgere un ruolo importante e fondamentale anche per la coesione di una comunità regionale e territoriale – alcune di queste fondazioni bancarie nel passato e anche nel presente hanno svolto e svolgono opere meritorie nel campo del sociale, della cultura, dell'istruzione - non potesse determinare azioni così sconsiderate.
Questo è il punto, si sono fidati, nulla c'entra la politica. Il PD non ha mai eletto nessun Consigliere di amministrazione. Qui non facciamo polemica perché è un fatto ed i fatti sono argomenti testardi. Non c'è un atto di nomina del Partito Democratico di un Consigliere di una fondazione o di una banca. Diciamo la verità! E questa è la verità! Questo è il punto e su questo concordiamo.
Questi signori obbligazionisti subordinati, azionisti, investitori non ufficiali, sono vittime di questa situazione, quindi anche se non lo sono tecnicamente, sostanzialmente sono dei risparmiatori.
C'è poi un altro aspetto e ci arriverò.
Tanti di questi si sono fidati, tanti altri sono stati vittime inconsapevoli, talvolta, di un infedele esercizio del credito ed altre volte, dobbiamo dirlo ed io ho il coraggio di farlo, sono state vittime di veri e propri reati. Nel primo caso c'è l'induzione in errore, in altri casi, come qui è stato pure detto, quando ad un padre di famiglia si dice - se è vero - io do il finanziamento all'attività di tuo figlio o do il mutuo a tuo figlio che si forma una famiglia, ma tu in cambio non mi dai la garanzia dei tuoi risparmi che stanno sul libretto di deposito, ma acquisti le azioni o le obbligazioni subordinate, altrimenti non ti do quell'affidamento, se questo è vero, tecnicamente si chiama estorsione. Quelle sono vittime e su questo ritengo che sia stata insufficiente l'azione ispettiva della Banca d'Italia, insufficiente l'azione della Consob e credo che sia stata insufficiente l'azione della Magistratura, perché determinati reati andavano perseguiti con maggiore determinazione. Questo lo dobbiamo dire con forza, non bisognava aspettare.
Il Consigliere Giacinti e forse anche la Consigliera Marcozzi si ricorderanno quando, nell'Assemblea annuale di Confindustria Marche che si tenne a Villa Lattanzi nel lontano 2014, il sottoscritto, allora Presidente della Provincia di Fermo, in un dibattito pubblico, c'erano anche i vertici regionali di Confindustria ed anche politici, evidenziò, non cito le parole perché non mi piace ricitarmi, il pericolo della situazione Banca Marche che stava esplodendo. Lo dissi in quella occasione ed affermai che bisognava intervenire sia a livello politico che ad altri livelli, mi si rispose: “Ma tanto c'è un'inchiesta” ed io replicai: “Guardate che non basta”.
A quel tempo Banca Marche già era sotto il “controllo” di Bankitalia, credo che certe azioni siano proseguite anche dopo, ed allora dobbiamo dire che tutto questo non va bene. Per questi signori, e ci arriviamo, per gli azionisti e gli obbligazionisti inconsapevoli, per quelli che sono stati indotti in errore, tra l'altro i rendimenti erano di poco superiori rispetto al normale, per quelli che sono state vere e proprie vittime di reato, dobbiamo fare il possibile per quel che ci compete. Dobbiamo fare il possibile, bisogna fare il possibile affinchè siano tutelati ed in questa direzione, ovviamente lo dico a titolo personale, in base ai provvedimenti adottati da Bankitalia non credo che il Governo potesse fare di più. Bisognava fare di più, ma come? Nella direzione che dicevate poc'anzi. La prima cosa, il primo errore che è stato commesso è quello di raggruppare in una bad bank tutti i cosiddetti crediti deteriorati delle quattro banche, perché tra loro non possono essere simili. E' noto, ad esempio, che i crediti di Banca Marche siano maggiormente, almeno questo, garantiti da garanzie reali, le ipoteche, ma c'è di più, non solo questo, io mi chiedo per quale motivo gli obbligazionisti subordinati o gli azionisti non possono partecipare al ricavato di quei crediti deteriorati.
Questa è la domanda che dobbiamo porci. Bisogna andare in questa direzione, questo lo dicevo anche qualche tempo fa, fra l'altro, rispondendo al Consigliere Carloni. Questo è uno dei punti centrali. Per quale motivo se il credito deteriorato sbagliando vale 17, la mia azione deve valere zero? Che abbia almeno un valore equivalente affinché io possa partecipare a quel recupero. Su questo bisogna ancora insistere.
L'altro aspetto riguarda l'azione di rivalsa, anche qui, ma dove sta scritto? Innanzitutto mi chiedo perché Bankitalia abbia aspettato ad intraprendere l'azione di responsabilità nei confronti dei vecchi amministratori, che tra l'altro sono stati liquidati e, paradosso, hanno preso anche laute liquidazioni, è una vergogna questa! Grida vendetta al buon senso, al senso del pudore.
In ritardo, in ogni caso, bisogna trovare dei canali, anche attraverso la normale azione giudiziaria, affinchè ci sia un'accelerazione in questa direzione e un'indagine serrata. Dove ad esempio? Vado un po' a braccio, quindi mi scuso con voi, nei crediti deteriorati di Banca Marche, a quel che mi è dato sapere, ma vorrei essere smentito, il 50% è la conseguenza mista di sciatteria amministrativa, della crisi dei vari settori e della crisi economica, ma l'altro 50% dei debiti di Banca Marche riguarda affidamenti che sono stati dati a una decina di soggetti, allora noi pensiamo - e lo dico in quest'Aula perché sono consapevole di essere “immune” per le affermazioni fatte nell'esercizio delle funzioni - tutti questi affidamenti possono essere la conseguenza, anche lì, di sciatteria o in mezzo a quegli affidamenti ci può essere stata qualche azione coordinata della serie: ti ho dato quest'affidamento perché mi sei simpatico, perché mi sei parente, può anche darsi, perché mi hai dato la mazzetta? Nessuno si è mai interrogato su questo?
Se sapessimo che è così, noi però non lo possiamo, noi facciamo un altro mestiere, ma, forse, in conseguenza di questa riflessione e in questa direzione chi di dovere dovrebbe fare gli accertamenti dovuti. Questo è e bisogna perseguire non soltanto i vecchi amministratori, ma se del caso anche i soggetti che hanno beneficiato di certi affidamenti, magari hanno ottenuto quell'affidamento con la consapevolezza che non sarebbe stato onorato. E questi ci sono!
In questa direzione, ad esempio, il provvedimento che inibisce al singolo risparmiatore, al singolo azionista, l'azione diretta di responsabilità, non va bene. Questo provvedimento che va in questa direzione non va bene perché questa sì che è una violazione. Questi sono i temi che, secondo me, dovremmo affrontare e penso, mi avvio alla conclusione perché giustamente il Presidente mi dice che il tempo è limitato, che la risoluzione presentata dal mio capogruppo Consigliere Busilacchi, non perché è il mio capogruppo, vada nella giusta direzione, magari portando le dovute, se necessarie, correzioni o integrazioni. Va nella direzione giusta perché presuppone l'attivazione della Commissione d'inchiesta che è utile ed accende un faro su una vicenda oscura. Questo è il punto. Accende il faro di questo Consiglio regionale, il massimo organo politico rappresentativo della Regione Marche, di questa comunità, accende un faro su una vicenda oscura. E' ovvio che la Commissione d'inchiesta non potrà sostituirsi, non lo potrà fare, lo sappiamo, all'autorità giudiziaria, ma potrà, nell'ambito delle sue competenze, acquisire elementi, informazioni, approfondimenti che potranno essere anche utili ai cittadini, ai risparmiatori, agli azionisti, magari potrà utilizzarli per “consegnare” qualche elemento all'autorità giudiziaria. Sono comunque note le possibilità ispettive di una Commissione d'inchiesta che senza potersi sostituire, ripeto, all'autorità giudiziaria, non avendo gli stessi poteri di una Commissione parlamentare, ha però dei poteri abbastanza rilevanti.
Credo che questa Commissione non soltanto potrà accendere un faro per far chiarezza su quello che ho detto, ne potrei dire tante altre, ma, per esempio, potrà fare una verifica, un'analisi a chi sono stati dati gli affidamenti, può chiederlo, vogliamo saperlo, la comunità regionale deve sapere a chi sono stati dati, a chi sono stati dati questi milioni di euro, miliardi, lo deve sapere perché vogliamo guardarli in faccia, vogliamo che siano bene elencati, allora questo è il luogo per conoscere tutto questo e per dare delle indicazioni anche a livello nazionale per eventuali modifiche normative.
La vostra risoluzione in larga parte è assolutamente condivisibile, tante questioni, secondo me, nella sostanza le possiamo recuperare attraverso questo percorso, ma nella forma, apprezzando la sostanza, sarebbe un errore votarla e dico perché. Ad esempio quando si dice: “Di esigere in sede di conversione del decreto legge 183/2015”, non possiamo dirlo perché il decreto legge del 2015 non è stato convertito, è stato abrogato dalla legge 28 dicembre 2015 n. 208, la cosiddetta legge di stabilità, il contenuto è stato recepito in essa per cui questo provvedimento non c'è più, è stato abrogato, sarebbe quindi un errore presentare un atto del genere che tra l'altro denoterebbe …

(interviene fuori microfono il Consigliere Zaffiri)

Fabrizio CESETTI. Consigliere Zaffiri perché mi interrompe? Sto finendo, dico semplicemente una cosa, quando parlo molto probabilmente dico cose giuste e a lei le cose giuste la irritano, cosa ci posso fare? Lei lo sa, è un caro amico, io ormai la considero un amico, la irritano e quindi interrompe. Noto un nervosismo che non le fa bene, sia sereno. Posso finire? Con il Consigliere Zaffiri siamo ormai diventati amici anche per questo lui si prende la libertà di interrompermi, vado avanti.
L'altro aspetto è quello di avviare immediatamente un'istruttoria per verificare il ricorso alla Corte Costituzionale, anche qui, però, sappiamo bene che ai sensi dell'articolo 127 della Costituzione, la Regione è legittimata a promuovere ricorso alla Corte Costituzionale quando ritenga che una legge o un atto avente forza di legge dello Stato o di altre Regioni leda la sua sfera di competenza, e qui non ci siamo. Non ci siamo, quindi non potremo mai farlo, è inutile avviare una istruttoria per una cosa che sappiamo di non poter fare. Tra le altre cose, qualora fosse possibile un ricorso alla Corte Costituzionale, e finisco, non sarebbe utile, immaginiamo per un attimo cosa potrebbe accadere se questo provvedimento venisse annullato, cosa succederebbe per i risparmiatori? Sarebbe un disastro, non sarebbe possibile, invece è possibile, attraverso la risoluzione del Consigliere Busilacchi, attraverso una Commissione di inchiesta, che magari fornirà elementi ai singoli investitori che, loro si, possono promuovere una questione, ad esempio, di legittimità costituzionale in via incidentale per far abrogare quella norma che vieta all'azionista l'azione diretta. Quella si è una norma incostituzionale perché è contro la tutela dei diritti che è garantita dalla nostra Costituzione, ma non possiamo fare annullare un provvedimento complessivamente perché sarebbe un disastro.
A chi lo può fare in via incidentale noi potremmo dare degli elementi, la costituzione di parte civile, c'è già un provvedimento su iniziativa del Consigliere Carloni che questo Consiglio ha già adottato, la Commissione può essere il luogo nel quale si possono stabilire i percorsi affinché si arrivi celermente alla costituzione di parte civile.
Istituire un tavolo permanente sul credito, la Commissione di inchiesta lo può fare, quindi penso, e termino, che la risoluzione a firma del Consigliere Busilacchi possa essere magari integrata ed alla fine potremmo mettere questo: “Impegna il Presidente della Giunta regionale a valutare insieme all'Assemblea legislativa le azioni più efficaci da intraprendere sulla base delle risultanze della relazione finale della Commissione di inchiesta per conseguire gli obiettivi possibili di cui alle altre mozioni oggetto di discussione”. Credo che potremmo votare un atto unitario che ritengo sia un bel segnale nei confronti della comunità regionale, ma soprattutto un bel segnale nei confronti di coloro che, secondo me, devono guardare prima alla loro coscienza e con qualche preoccupazione anche ad una Regione che su questa vicenda non è stata assente e non vorrà esserlo nel futuro.
Auspico, quindi, che ci sia questa risoluzione unitaria.

PRESIDENTE. Procediamo con le risoluzioni.
Ha la parola il Consigliere Busilacchi.

Gianluca BUSILACCHI. Sull'ordine dei lavori, mi pare che la proposta dell'Assessore Cesetti sia pienamente accoglibile. Prendiamoci qualche minuto per arrivare ad una risoluzione più ampia possibile, se è d'accordo la minoranza e coloro che la vogliono integrare, così come detto, con questo emendamento.
Prendiamo qualche minuto per vedere se c'è questa disponibilità.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Maggi.

Giovanni MAGGI. Mi consentirà di fare un apprezzamento perché rimango sempre incantato dall'abilità oratoria dell'Assessore Cesetti che è un grande affabulatore e che ci racconta una leggenda nel senso che fa passare la verità a supporto della fantasia. Questa è un'abilità particolare di cui mi congratulo e di cui rimango affascinato.
L'azione deve essere, ha detto l'Assessore Cesetti, rivolta a Banca Marche, alla tutela dei risparmiatori, deve essere unanime da parte di quest'Aula, sicuramente noi siamo disponibili a venire incontro ed alla sospensione che ha chiesto il capogruppo Busilacchi. Siamo pronti anche ad accettare questa foglia di fico che il Consigliere Busilacchi nella Commissione d'inchiesta ci vuole far passare, perché noi ci ricordiamo bene che il PD è il partito del decreto legge 180/2015 dove all'articolo 35 , comma 3, prevede che: “L'esercizio dell'azione sociale di responsabilità e nell'esercizio dell'azione dei creditori sociali contro i membri degli organi amministrativi e direttivi della banca può esser esercitato solo dai commissari speciali e previo parere della Banca d'Italia”. Questo rende impossibile l'applicazione dell'articolo del Codice Civile 2394 che prevede: “Gli amministratori rispondano verso i creditori sociali per l'inosservanza degli obblighi inerenti alla conservazione ed integrità del patrimonio sociale”.
Facciamo questa Commissione d'inchiesta che comincia la sua corsa con una gamba e le mani legate dietro da questa risoluzione approvata dal Partito Democratico, però, Assessore Cesetti, con tutta la stima alla sua arte oratoria, devo dire che l'unione dell'Aula, nel portare avanti i provvedimenti in favore della banca e in favore soprattutto dei risparmiatori che hanno perso i loro risparmi e i loro soldi, non può essere fatta come dice lei, nel senso che va tutto bene così, mentre della nostra risoluzione non va bene niente, perché nonostante la sua arte oratoria a noi ci scatta un campanello d'allarme …

PRESIDENTE. Scusi, la sospensione dovrebbe servire proprio a questo, a trovare punti di incontro in merito.

Giovanni MAGGI. Si, ma il presupposto di partenza è quello che ha detto l'Assessore Cesetti e cioè che approva la Commissione d'inchiesta proposta dal suo capogruppo, indipendentemente dal fatto che è capogruppo, perché ritiene che quella risoluzione sia veramente lluminante, però in quella Commissione d'inchiesta non è compreso, Assessore Cesetti, quello che lei ha dichiarato. Non occorre che replichi, se vogliamo fermarci 10 minuti, fermiamoci 10 minuti, però il presupposto non è quello.

PRESIDENTE. Sulla richiesta di sospensione hanno chiesto di intervenire i Consiglieri Carloni, Zaffiri e Leonardi, poi decideremo.
Ha la parola il Consigliere Carloni.

Mirco CARLONI. Io ho ritirato la mia mozione perché ho avuto modo di parlarne nella scorsa seduta.
Con l'approvazione del bilancio è stata approvata una risoluzione per l'azione di responsabilità civile che è una cosa concreta e, al di là del dibattito, la gente aspetta da noi un segnale concreto, sostanzialmente aspetta i soldi, quindi, se vogliamo dare dei segnali concreti oltre alle parole dobbiamo creare un fondo di solidarietà e per istituirlo va trovato un approvvigionamento, l'azione di responsabilità è anche questa. A fianco va fatta chiarezza ed un'azione di verità su quello che è successo.
Sono favorevole alla proposta del Consigliere Busilacchi, personalmente ho ritirato la mozione per favorire una mozione unica e credo che sia un segnale molto positivo che l'Aula voti un solo documento.
Il nostro documento, che ho firmato anch'io in questa fase preparatoria, contempla tutte le valutazioni, quindi, se si vuole sospendere per vedere se è possibile fare una fusione intelligente di queste due proposte, penso che faremo un bel servizio alla collettività.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Zaffiri.

Sandro ZAFFIRI. Su questo problema, anche per avere una traccia della discussione in Aula e per essere chiari, dobbiamo valutare se riusciamo a trovare una sintesi, però, è chiaro che i presupposti, per quanto riguarda la sospensione della seduta, partono da due documenti diametralmente opposti.
Questo per essere chiari e per non prenderci in giro sulle cose che diciamo, Presidente, perché sono due cose diverse.
Noi chiediamo un intervento politico per risolvere questo problema, per i risparmiatori, non ci può essere continuamente un attacco all'intelligenza, perché qui le discussioni sono un attacco all'intelligenza umana.
Ribadiamo questo concetto e naturalmente, oltre a dare un'immediata risposta politica che è indispensabile ..., questo è un problema politico, non è tecnico, non c'è bisogno di nomi, non c'è più bisogno di soldi perché i soldi ci sono, sappiamo chi li ha presi, le agenzie, gli imprenditori, pure le lire che hanno preso, pure gli euro che hanno preso, pure i milioni che hanno preso, sappiamo tutto di questo, Assessore, allora dobbiamo dare una risposta alle 40.000 persone, anche se dal dibattito ho capito che voi avete delle perplessità su queste 40.000 persone.
Sospendiamo la seduta, però credo che debba essere interrotta per lavorare su due proposte diverse che dovrebbero essere tramutate in un progetto politico, in una proposta politica. Se riuscissimo a far questo, saremo bravi.

PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Leonardi.

Elena LEONARDI. Grazie, Presidente. Mi sembra che stia emergendo una volontà comune, che è quella che ha lanciato l'Assessore Cesetti, di arrivare ad una risoluzione che veda unita l'Aula su questo problema.
Reputo che gli interventi della minoranza, quello che è stato detto da chi mi ha preceduto, sia la base di partenza. Partire, quindi, da entrambe le risoluzioni anche perché, Assessore, lei prima ha fatto una battuta nei confronti del Consigliere Zaffiri: “Mi provoca perché dico le cose corrette”, lei ha detto che andrebbero tutelati quei risparmiatori che si sono visti azzerati il valore delle proprie azioni e questo lo reputiamo anche noi, quindi quelle azioni che devono essere intraprese devono essere specificate in maniera chiara, e questo è inserito nella risoluzione che abbiamo proposto.
Considerando il principio che ci dovrebbe trovare sulla stessa linea, direi che la pausa è assolutamente condivisibile, partendo però dal presupposto che entrambe le risoluzioni hanno dignità e siccome noi veniamo incontro alla vostra richiesta, reputo che sia importante, quando si deve trovare un accordo fra due componenti, che un passo in avanti venga fatto anche da voi perché ritengo rilevante che, se l'Aula si deve esprimere in maniera unitaria nei confronti della tutela dei risparmiatori marchigiani, lo debba fare partendo da un presupposto che dia dignità alle cose che abbiamo scritto perché non sono campate per aria. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Giancarli.

Enzo GIANCARLI. Io non parlo più di Banca Marche, sono d'accordo sulla sospensione e non chiedo il voto purché si vada poi all'esaurimento dell'intero ordine del giorno.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Zura Puntaroni.

Luigi ZURA PUNTARONI. Io ho soltanto un dubbio sulla richiesta presentata dal Consigliere Busilacchi di istituire una Commissione d'inchiesta. Tutti sappiamo per esperienza che in Italia quando si parla di Commissione d'inchiesta non si arriva a niente.
Quando prima l'Assessore Cesetti, con la sua abilità oratoria, che trovo eccezionale, ha detto: “Accendiamo un faro nella notte”, credo che al massimo la Commissione di inchiesta fa il tentativo di accendere un fiammifero in un buio glaciale.
Riteniamo che la presentazione di una risoluzione unitaria possa essere anche una cosa carina, ma quando fuori, queste persone che sono avvelenate leggeranno: “la Lega ha firmato per la Commissione d'inchiesta”, potrebbero sentirsi prese in giro, e questo non va bene, perché in Italia, negli ultimi 100 anni, con le Commissioni d'inchiesta non si è fatto niente, in tutti gli ambiti.
La Commissione d'inchiesta porta male, porta scarogna a tutti, datemi retta togliete quel termine, anche se tecnicamente lo dovete mettere per avere potere, ma al massimo con la Commissione avremo il potere di accendere un fiammifero in un buio glaciale, quindi non serve a niente.
Mi dispiace, Assessore, perché il 90% del discorso era perfetto, eccezionale, tante volte penso che dovrebbe stare da quest'altra parte, però la Commissione d'inchiesta no, mi dia retta, tolga quella voce, tolga quelle due righe, il resto va bene. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Celani.

Piero CELANI. In qualche modo mi ha preceduto il Consigliere Zura Puntaroni.
Sono convinto che se dobbiamo fare qualcosa di concreto dobbiamo fare in modo che tutti vengano tutelati, i possessori di titoli subordinati e gli azionisti.
La Commissione d'inchiesta, un secolo di storia italiana ha dimostrato che quando uno non vuole arrivare a nessun obiettivo fa una Commissione d'inchiesta. Non vorremmo che all'esterno venga letta in questo modo, anche perché se c'è un'inchiesta della Magistratura noi cosa dovremmo indagare? Chi dovremmo interrogare?
Mi sembra una cosa superflua, non metto altri aggettivi, ce n'è stata un'altra, e poi chiudo, su Asteria, addirittura le conclusioni non sono state portate in Aula, nemmeno durante la legislatura scorsa.
E' stata presentata una mozione dalla Consigliera Leonardi, che cosa ha prodotto? Lì sapevamo chi, a livello regionale e manageriale, aveva prodotto i disastri, la Commissione di inchiesta su Asteria cosa ha prodotto?
Io non voglio essere coinvolto in questa fesseria. Se questa fesseria serve per presentarsi all'esterno unanimemente per far vedere chissà che cosa, sono disponibile, ma francamente la ritengo una fesseria.

PRESIDENTE. Ha la parola il Presidente Ceriscioli.

Luca CERISCIOLI. Nell'intervento della fantasia a favore della verità o viceversa, così come è stato dichiarato, credo che l'Assessore Cesetti abbia tenuto insieme due aspetti che non vanno trascurati: da una parte la necessità di tenere accesa l'attenzione su una situazione, non di per sé, ma come sguardo sul sistema creditizio più in generale, perché non credo che le Commissioni d'inchiesta regionali abbiano i poteri di quelle parlamentari, è evidente che non hanno quel tipo di relazione, di strumenti, di possibilità, ma è utile per avere quegli elementi condivisi che ci potrebbero aiutare a fare un'analisi in termini di sistema.
Da questo punto di vista credo che sia un contributo di chi vuole mettere in atto una azione di attenzione rispetto a quello che può accadere ed a quello che è accaduto, che possa esserci utile anche nel percorso che, dal punto di vista giuridico, si sta portando avanti.
La parte interessante, integrativa, è creare un luogo che permetta, nei confronti di tante istanze che fanno parte delle altre mozioni, di fare un approfondimento di tipo giuridico, questo è l'altro punto utile, per distinguere quello che non si fa, perché non si può fare, da quello che non si fa, perché non si vuole fare.
Anche nella logica di chi ha proposto diverse azioni, definite più concrete, credo che sia nell'interesse di tutti avere un luogo in cui si approfondisca, sotto il profilo giuridico, se quelle azioni possono esserlo, perché è vero che non è concreta la Commissione d'inchiesta, ma anche una proposta giuridicamente non sostenibile non è una cosa concreta. A quel punto, lo dico nell'interesse anche dell'opposizione, se si chiarisse che una determinata azione è giuridicamente percorribile e la maggioranza la bocciasse diventerebbe una scelta politica, altrimenti oggi rimarremmo nell'ambiguità di presentare più mozioni per poi bocciarle, dicendo che non è una via percorribile, o giuridicamente non è a posto.
Non so se chiamarla Commissione d'inchiesta, Commissione di approfondimento, un lavoro di Commissione istruttorio, dove mettere dentro quegli aspetti che dicevamo sul credito, quegli aspetti che fanno parte delle varie risoluzioni e mozioni proposte, setacciare attraverso l'uso di expertise giuridica il contenuto e le opportunità, farle tornare in Aula con questo tipo di chiarezza, quindi con la possibilità ed una maggiore facilità di essere approvate.
Credo che un lavoro del genere non debba occupare una legislatura, ma un tempo ragionevole, oltretutto permetterebbe, a chi si muove a sostegno dei risparmiatori che hanno perso le loro risorse, azioni concrete a tutto vantaggio. Nel mio intervento iniziale ho citato quello che sta facendo l'Umbria, penso che valga la pena approfondirlo dentro una Commissione del genere perché può diventare una iniziativa percorribile a favore.
Ci sono altre proposte, vanno valutate in quella maniera perché possano diventare percorribil, a favore e nell'interesse dei soggetti che intendiamo sostenere ed aiutare. Ecco perchè qualche minuto di sospensione, la possibilità di chiarire questi aspetti, di capire se questo lavoro può essere utile, perché l'alternativa è votare atti con i numeri che l'Aula rappresenterà, ma che alla fine ci potrebbe lasciare tutti insoddisfatti - magari da una parte vorremmo recuperare quello che c'è di buono nelle altre mozioni o risoluzioni e viceversa - credo, quindi, che sia nell'interesse di tutti avere un luogo che metta a disposizione informazioni e notizie che ci possano arricchire nello sguardo attorno al sistema creditizio marchigiano, con i suoi problemi e le sue opportunità.

PRESDENTE. Ha la parola la Consigliera Pergolesi.

Romina PERGOLESI. Io lo chiamerei “Gruppo di lavoro”, una Commissione di lavoro come quella che abbiamo fatto noi per approfondire, perché vedo che c'è un po' di confusione.
Si dice che la Commissione europea ha imposto questa soluzione, come se fosse l'unica possibile, mentre basterebbe fare una piccola ricerca su google e si troverebbero tantissimi comunicati. Uno dei tanti è del “Il Giornale” del 10 dicembre nel quale sia la Commissione Europea che l'Abi smentiscono il Governo italiano in quanto questa risoluzione non va a salvaguardare, io non parlerei troppo di risparmi, ma di diritti, perché qui si sta parlando non di risparmio, di speculazione, di investimenti, si sta parlando di diritti. Diritti che questo decreto salva banche, voluto da un Governo, non mi interessa se di destra o di sinistra, è un organo politico, per ribadire …, se fosse stato istituito un fondo di tutela, sicuramente una risoluzione diversa avrebbe tutelato maggiormente i cittadini. La Regione può far molto in questo, basterebbe aprire un'inchiesta, noi non chiediamo che venga impugnato il decreto, ribadisco, facciamo partire l'iter poi saranno gli uffici in breve tempo a dirci se si può fare o no.

PRESIDENTE. Dieci minuti di sospensione.

La seduta è sospesa alle ore 18,55.

La seduta riprende alle ore 19,40.

PRESIDENTE. Consiglieri riprendiamo la seduta. A questo punto procediamo come abbiamo indicato precedentemente.
Visto che non c'è nessun accordo, chiederei ai Consiglieri di accomodarsi e procediamo con la risoluzione n. 1.
Proposta di risoluzione n. 1 a firma dei Consiglieri Pergolesi, Maggi, Bisonni, Fabbri, Giorgini.
Ha la parola la Consigliera Pergolesi.

Romina PERGOLESI. In questa risoluzione abbiamo integrato, visto che la prima versione è stata presentata a fine novembre, le nuove informazioni che ci sono pervenute.

PRESIDENTE. Proposta di risoluzione n. 1. La pongo in votazione.

(L'Assemblea legislativa non approva)

PRESIDENTE. Proposta di risoluzione n. 2 a firma dei Consiglieri Pergolesi, Leonardi, Fabbri, Giorgini, Zaffiri, Bisonni, Zura Puntaroni, Marcozzi, Carloni, Malaigia, Celani.
Sulla risoluzione ci sono 2 emendamenti.
Emendamento n. 2/1 a firma del Consigliere Zaffiri. Lo pongo in votazione.

(L'Assemblea legislativa non approva)

Emendamento n. 2/2 firma dei Consiglieri Leonardi, Malaigia, Pergolesi, Zura Puntaroni, Celani, Zaffiri, Maggi, Bisonni, Fabbri, Marcozzi, Giorgini.
Ha la parola, per l'illustrazione, la Consigliera Leonardi.

Elena LEONARDI. Abbiamo auspicato che questa pausa fosse costruttiva nella volontà di arrivare al raggiungimento di un documento unico.
Personalmente ho proposto di redigere un terzo documento facendo una fusione delle due risoluzioni in modo da non dover contenderci la paternità dell'atto ed arrivare ad una risoluzione positiva.
Nella buona volontà di accogliere la richiesta pervenuta dalla maggioranza e, quindi, dell'emendamento del Consigliere Busilacchi, abbiamo voluto inserire, al punto 7, il dispositivo finale della vostra risoluzione, aggiungendo alla nostra risoluzione la richiesta di valutare insieme all'Assemblea legislativa le azioni più efficaci da intraprendere sulla base delle relazioni finali della Commissione d'inchiesta che ha chiesto l'Ufficio di Presidenza, quindi, una mano tesa per giungere ad una votazione unanime della risoluzione presentata dalle minoranze, avendo aggiunto il dispositivo della vostra. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola l'Assessore Cesetti.

Fabrizio CESETTI. Presidente, ho partecipato alla riunione e veramente mi rammarico del fatto che non si sia trovata una soluzione unitaria, che era alla portata.
Ero d'accordo anche sul fatto di non attribuire a nessuno la paternità e di stilare una identica risoluzione, non è stato accettato.
Questo emendamento non è possibile, perchè la risoluzione da voi presentata, cari colleghi, non è tra l'altro ammissibile, non è accettabile, fa riferimento a disposizioni normative abrogate e, dal mio punto di vista, espone questa Assemblea legislativa anche ad una figura, sotto il profilo istituzionale, non consona al suo ruolo.
Tra l'altro la mia proposta, la nostra proposta di addivenire, e termino, ad una soluzione unitaria, dove la premessa era integralmente quella del capogruppo Busilacchi e la parte dispositiva riprendeva sostanzialmente, questo è quel che conta, quella della vostra risoluzione, credo che fosse la sintesi migliore che potessimo fare e che, voglio dirlo subito, Presidente, così anticipo, noi abbiamo fatto perché, e vorrei farmi sentire anche dal Consigliere Celani, tenete presente una cosa, così non intervengo dopo, ho presentato ugualmente un emendamento alla risoluzione Busilacchi che in cinque punti raccoglie sostanzialmente le richieste provenienti dall'opposizione. Se poi voi non riterrete di votarlo, il problema è vostro, non è certamente nostro.

PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Pergolesi.

Romina PERGOLESI. Stavo chiedendo dei suggerimenti perchè probabilmente è stata fatta un po' di confusione con gli emendamenti presentati.
Vorrei tranquillizzare l'Assessore Cesetti sul fatto che noi abbiamo presentato un emendamento alla nostra risoluzione. Visto che ha dimostrato grande apertura e grande disposizione verso la nostra, l'abbiamo corretta, viste le sue giuste osservazioni, con un terzo emendamento.
Noi chiediamo di votare questo emendamento, mica la risoluzione. Questo è pari pari a quello che avete scritto voi, questo ce lo potete concedere, almeno questo. Grazie.

PRESIDENTE. Emendamento 2/2. Lo pongo in votazione.

(L'Assemblea legislativa non approva)

Emendamento 2/3 a firma del Consigliere Celani, ha chiesto la parola, ne ha facoltà.

Piero CELANI. Con questo emendamento noi abbiamo esplicitato quanto detto dall'Assessore Cesetti e cioè che, da un punto di vista formale, questa mozione non andava perché era stata presentata prima che venisse approvata la legge di stabilità, per cui faceva riferimento al decreto 183. Ha perfettamente ragione, da avvocato giurista qual è il nostro Assessore, allora la modifico in questa maniera, in modo tale che la risoluzione possa essere votata.
Al punto 1 si dice: “Ad esigere attraverso la variazione e/o integrazione della legge di stabilità, approvata con legge 208 del 2015 la modifica del decreto legislativo 180 del 2015 del provvedimento di cui alla deliberazione 553 della Banca d'Italia con cui è stato deliberato il piano di salvataggio per la Banca delle Marche in modo tale che venga favorito il ristoro di tutti gli azionisti retail, cioè i privati e dei possessori di obbligazioni subordinate permettendo loro di rientrare dalle perdite attraverso anche il riconoscimento a partecipazioni future della Nuova Banca e/o nei crediti deteriorati della bad bank o a quelli eventualmente derivanti dalla vendita della Nuova Banca o altre forme di tutela dei risparmiatori ed investitori”.
Ci abbiamo messo tutto per poter rientrare attraverso la partecipazione dei crediti deteriorati della vecchia banca oppure con le azioni di salva banca, oppure con altre forme che la legge vorrà individuare.
Abbiamo detto che il messaggio che deve uscire all'esterno è quello che questo Consiglio si impegna affinché tutti i malcapitati possessori di azioni oppure di crediti subordinati vengano ristorati in modo tale che il sistema creditizio riacquisti fiducia verso l'esterno. Abbiamo messo questo senza citare tutto il resto.
Io lo voto, lo voti anche lei e stiamo a posto.

PRESIDENTE. Ha la parola l'Assessore Cesetti.

Fabrizio CESETTI. E' di tutta evidenza che sebbene l'emendamento del Consigliere Celani corregga un'evidente ed anche incomprensibile errore, non è votabile da parte nostra per una ragione molto semplice, sarebbe strano che noi votassimo favorevolmente un emendamento che si inserisce all'interno di una mozione la cui parte dispositiva, per quel che ho detto prima, è assolutamente inaccettabile. Quindi noi voteremo contro.
Comunque sia il Consigliere Celani che il Consigliere Zaffiri e compagnia bella avranno l'opportunità di recuperare questo loro percorso che verrà bocciato, votando la nostra, quindi, diamo loro questa possibilità di appello.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Celani.

Piero CELANI. Ermeticamente lei ha messo nel suo emendamento: di percorrere tutte le possibilità da un punto di vista giuridico per arrivare ai ristori. Io l'ho esplicitato dandole una mano, quando farà la prossima memoria non deve perdere tempo, tutto qui.

PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Pergolesi.

Romina PERGOLESI. Consigliere Busilacchi c'è un regolamento che prevede che gli emendamenti si discutano, qui non siamo più in Conferenza dei capigruppo, siamo in Aula quindi spero di poter avere …
Ritorniamo seri perché qui la questione la stiamo buttando un po' in bagarre.
Noi abbiamo accolto con serietà la vostra proposta di una Commissione d'inchiesta tant'è che l'abbiamo inserita nella nostra risoluzione ed abbiamo cambiato il dispositivo con un ulteriore emendamento, quindi è votabile, anche perché, Assessore Cesetti, lei ha detto alcune cose che noi abbiamo recepito per cui questa risoluzione, in base alle vostre indicazioni, al vostro impegno, è assolutamente votabile.
Oggettivamente è quello che proponevamo noi, con le integrazioni che voi avete proposto, quindi se vogliamo dare un segnale serio al territorio marchigiano, ai cittadini, che vorrei ricordare sono i 40.000 azionisti più gli obbligazionisti, più altre 1.000 persone, più i dipendenti, vi invito, anche perché ai voti voi ci tenete molto, a fare anche questa considerazione, dimostrare un po' di responsabilità e un po' di maturità. Grazie.

PRESIDENTE. Emendamento n. 2/3. Lo pongo in votazione.

(L'Assemblea legislativa non approva)

Proposta di risoluzione n. 2. La pongo in votazione.

(L'Assemblea legislativa non approva)

PRESIDENTE. Proposta di risoluzione n. 3 a firma dei Consiglieri Busilacchi, Marconi, Giancarli, Traversini, Giacinti, Micucci, Rapa, Talè.
Emendamento n. 3/1 a firma dell'Assessore Cesetti, ha chiesto la parola, ne ha facoltà.

Fabrizio CESETTI. Telegraficamente perché resti agli atti, non per loro a cui l'ho già spiegato.
Presidente, io ho presentato questo emendamento con il consenso del capogruppo del PD che ringrazio, che nella parte dispositiva raccoglie tutti gli obiettivi sostanziali giustamente emersi da questo dibattito e proposti dall'opposizione.

PRESIDENTE. Emendamento n. 3/1 Lo pongo in votazione.

(L'Assemblea legislativa approva)

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, la Consigliera Pergolesi.

Romina PERGOLESI. In risposta a quello che ha detto il Consigliere Busilacchi, noi votiamo contro questa risoluzione in quanto non ne condividiamo gli aspetti e le metodologie. Nella nostra, quella precedente, abbiamo votato contro anche all'emendamento presentato dal Consigliere Cesetti perché modificava e non inglobava quello che noi chiedevamo nel dispositivo della nostra risoluzione, quindi siamo costretti a votare anche contro la vostra.

PRESIDENTE. Proposta di risoluzione n. 3 così come emendata. La pongo in votazione.

(L'Assemblea legislativa approva)

Sull'ordine del giorno

PRESIDENTE. A questo punto la mia proposta è di andare avanti solo per la mozione n. 14 e poi chiudiamo i lavori e proseguiremo la prossima volta con l'ordine del giorno.

Mozione n. 14
ad iniziativa dei Consiglieri Giancarli, Giacinti, Volpini, Rapa
“Sostegno agli Istituti e alle Associazioni a carattere storico-culturale”
(Discussione e votazione)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la mozione n. 14 dei Consiglieri Giancarli, Giacinti, Volpini, Rapa.
Ha la parola, per l'illustrazione, il Consigliere Giancarli.

Enzo GIANCARLI. Vi ringrazio, capisco l'ora e il momento in cui siamo giunti a discutere questa mozione, quindi, anche se meritava una seria e lunga esposizione, mi limito soltanto a pochissime parole, non considerazioni.
Vogliamo far vivere e promuovere l'identità, una memoria collettiva, valorizzare il patrimonio archivistico, la cultura politica, quindi storia e democrazia.
Ringrazio i firmatari della mozione, ringrazio anche il Consigliere Maggi che ha voluto presentare un emendamento che insieme agli altri firmatari abbiamo deciso di condividere perché accanto alle considerazioni che poc'anzi ho fatto, ovvero identità, memoria collettiva, storia e democrazia, con questo emendamento facciamo anche una citazione specifica rispetto alla legge 15 del 2013 che riguarda l'attività della Regione Marche per l'affermazione dei valori della resistenza, dei principi della Costituzione repubblicana.
La proposta è quella di approvare l'emendamento e la mozione.

PRESIDENTE. Ha la parola l'Assessore Pieroni.

Moreno PIERONI. Colgo l'occasione per ringraziare sia i Consiglieri che hanno presentato la mozione che il Consigliere che ha voluto dare un contributo all'atto stesso.
Siamo in chiusura di Assemblea, sicuramente abbiamo poco tempo da dedicare, ma credo che non perdere la memoria e far capire anche ai nostri figli, a chi verrà dopo, l'importanza del percorso storico della nostra nazione è sempre più indispensabile, al di là delle varie posizioni, dei vari colori politici che ognuno di noi ha in questo consesso.
E' chiaro che da questo punto di vista, faremo di tutto, come amministrazione regionale, come Giunta regionale, per recepire questo impegno che oggi ci prendiamo in questo Consiglio regionale.
Teniamo conto, tutti insieme, delle difficoltà che la Regione Marche, come tutte le altre, ha per un bilancio condiviso, ma sicuramente tra le priorità metteremo questo progetto che è legato alla memoria storica di chi prima di noi ci ha dato l'Italia e cercheremo di mantenerla, migliorarla e sicuramente condividerla con chi verrà dopo di noi.
La Giunta regionale condivide pienamente questa mozione e l'emendamento integrativo.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Maggi.

Giovanni MAGGI. Grazie Presidente. Come ha detto l'Assessore Pieroni non si tratta né di destra né di sinistra, questa è la nostra storia, la nostra tradizione, i nostri valori e devo dire che queste Associazioni, questi Circoli, con impegno personale proprio, perché non sono finanziati, hanno coltivato i valori dei nostri nonni e dei nostri padri e li stanno mantenendolo per noi e li stanno portando avanti per i nostri figli ed i nostri nipoti.
Nell'impegno di mantenere la storia, la cultura e i valori della nostra terra, ci sono Associazioni che curano gli archivi che riguardano tutti i partiti, che riguardano la nostra storia, la storia recente e quella passata, Ci sono associazioni che fanno lavori di ricerca, presentano e raccolgono documenti, un lavoro veramente encomiabile per il volontariato e lo spirito civico che li anima.
Nell'emendamento chiedo che la Regione tenga in considerazione tutto questo e cerchi di ripristinare le risorse per il finanziamento della legge 15 del 2013 che sostiene queste persone ed aiuta a mantenere la memoria storica di questa regione che tanto ha dato alla vostra cultura, alla vostra democrazia ed ai nostri valori della resistenza. Grazie.

PRESIDENTE. Emendamento n. 14/1 a firma del Consigliere Maggi. Ritirato.

Emendamento n. 14/2 a firma del Consigliere Maggi, Giancarli, Giacinti, Rapa. Lo pongo in votazione.

(L'Assemblea legislativa approva)

Mozione n. 14, così come emendata, la pongo in votazione.

(L'Assemblea legislativa approva)

Sull'ordine del giorno

PRESIDENTE. Sull'ordine dei lavori, io ho fatto la proposta di sospendere la seduta perché mi era stato sollecitato, ma per quanto mi riguarda posso andare avanti fino a notte, sia chiaro, ma se la richiesta è questa, la mettiamo ai voti.
(...) Non è una mia scelta, io posso stare qui fino a notte, ma sulla nomina del revisore scattano poi i poteri sostitutivi.
Decidiamo sulla richiesta di sospensione. (…)
Facciamo la nomina e rinviamo la mozione che io ho presentato.

Nomina

Sostituzione di un componente effettivo del Collegio dei Revisori dei conti della Società di sviluppo Marche S.p.A. (SVIM)
(art. 4, comma 2, lett. b), l.r. 1° giugno 1999, n. 17 – art. 3, comma 3, l.r. 16 dicembre 2005, n. 33) - voto limitato a uno

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la sostituzione di un componente effettivo del Collegio dei Revisori dei conti della Società di sviluppo Marche S.p.A. (SVIM). Voto limitato a uno.
Prego distribuire le schede.

(Il Vicepresidente Minardi effettua la chiamata)

PRESIDENTE. Ricordo che l'Assemblea legislativa nel votare ha preso atto delle risulanze istruttorie contenute nel parere della I Commissione assembleare e dell’accertamento relativo alle cause di ineleggibilità e di inconferibilità dei candidati.
Comunico i risultati della votazione:
Votanti n. 22
Schede bianche n. 4
Schede nulle n. 2
Schede valide n. 16

Hanno ricevuti voti:
Eusebi Giulio n. 13
Tarozzi Giuseppe n. 2
Taviani Marco n. 1.

Proclamo eletto componente del Collegio dei Revisori dei conti della Società di sviluppo Marche S.p.A. (SVIM) il Dott. Eusebi Giulio.

La seduta è tolta.

La seduta termina alle ore 20,10.
 

 
 
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