Resoconto della seduta n.19 del 28/04/2026
SEDUTA N. 19 DEL 28 APRILE 2026
La seduta inizia alle ore 10:55
Presidenza del Presidente
Gianluca Pasqui
PRESIDENTE. Buongiorno a tutti. Dichiaro aperta la seduta dell’Assemblea legislativa regionale n. 19 del 28 aprile 2026. Do per letto il processo verbale della seduta n. 18 del 21 aprile 2026, il quale, ove non vi siano opposizioni, si intende approvato ai sensi del comma 4 dell'articolo 53 del Regolamento interno.
Richiamo, inoltre, ai sensi del comma 5 dello stesso articolo, l’attenzione di tutti i Consiglieri sulle comunicazioni distribuite, con cui porto a conoscenza dell’Assemblea quanto espressamente previsto dal Regolamento interno.
Interrogazione n. 168
ad iniziativa dei Consiglieri Piergallini, Mancinelli, Catena, Cesetti, Mastrovincenzo, Mangialardi, Vitri, Caporossi, Nobili, Ruggeri, Seri
“Stato della diffusione della cocciniglia nelle Marche e iniziative urgenti della Regione”
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 168 dei Consiglieri Piergallini, Mancinelli, Catena, Cesetti, Mastrovincenzo, Mangialardi, Vitri, Caporossi, Nobili, Ruggeri, Seri.
Ha la parola, per la risposta, l'Assessore E. Rossi.
Enrico ROSSI. Grazie, Presidente. Premesso che: a seguito dei primi riscontri della presenza dell'organismo nocivo nelle Marche, il Servizio Fitosanitario Regionale, con decreto del Dirigente tecnico del Settore di competenza del 2024, ha provveduto all'individuazione di un'area delimitata e all'adozione di misure fitosanitarie per l’eradicazione coerenti con le disposizioni del citato decreto ministeriale del 2021; il Servizio Fitosanitario Regionale esegue annualmente, nell'ambito del piano nazionale di sorveglianza, attività di verifica dello stato fitosanitario del territorio e monitoraggi. nelle aree delimitate per individuare la presenza di infestazioni di Toumeyella parvicornis. Allo stato delle premesse si forniscono elementi utili all'aggiornamento dell'attuale situazione fitosanitaria della Cocciniglia tartaruga nelle Marche. Nel 2025 il Servizio Fitosanitario Regionale - SFR - ha ispezionato 253 siti sparsi nel territorio regionale al fine di verificare la presenza/assenza dell'organismo nocivo sulle piante del genere Pinus a dimora in ciascun sito di indagine e ha effettuato più di 300 controlli ufficiali presso i siti di produzione di operatori professionali vivaisti, diversi dei quali con piante del genere Pinus in vaso o in terra in fase di allevamento e/o commercializzazione. Gli elementi raccolti con la sorveglianza effettuata dal SFR nel corso dell'anno 2025, unitamente alle segnalazioni pervenute, consentono di affermare che si è verificata una ulteriore diffusione dell'organismo nocivo in aree precedentemente indenni dallo stesso mappate in uno specifico quadro di conoscenza. Il SFR sta predisponendo gli atti amministrativi relativi alla nuova delimitazione, confermando le misure già introdotte con il decreto del settore del 2024, in quanto coerenti con le disposizioni nazionali di emergenza fitosanitaria. Il Servizio Fitosanitario Regionale ha predisposto una bozza di piano di azione regionale che sarà presentata al Comitato Fitosanitario Nazionale nel prossimo mese di maggio 2026. A seguito dell'adozione del decreto del 2024 il SFR ha inoltrato a tutte le Amministrazioni comunali interessate una nota informativa sul ritrovamento della Cocciniglia tartaruga nelle Marche e ha promosso un incontro tecnico presso la sede del Comune di Grottammare. Il SFR ha contatti costanti con i Carabinieri Forestali per la gestione delle diverse emergenze fitosanitarie presenti sul territorio e a titolo di esempio i due Enti hanno recentemente partecipato con proprie relazioni ad un'iniziativa divulgativa in merito ai rischi da emergenze fitosanitarie e rivolta ai produttori marchigiani del vivaismo ornamentale. Il Servizio Fitosanitario Regionale ha espresso parere favorevole alle richieste pervenute dalle Amministrazioni comunali ai fini di consentire deroga alla legge regionale n. 25 del 1988 che vieta i trattamenti con prodotti fitosanitari all'interno dei centri abitati, ritenendo l'esecuzione degli interventi di endoterapia proposti dalle medesime Amministrazioni compatibile con le disposizioni del Piano di azione nazionale sull'uso dei prodotti fitosanitari adottato con decreto interministeriale del 2014. Maggiori informazioni sull'efficacia delle diverse tecniche di endoterapia disponibili sul mercato sono attese dai risultati di una sperimentazione coordinata dal CREA-DC, i cui risultati, tuttavia, non sono ancora disponibili. Il Servizio Fitosanitario Regionale ha riportato nell'ambito del Comitato Fitosanitario Nazionale del 16 marzo la situazione di incremento della diffusione della dannosità della Cocciniglia tartaruga nelle Marche, chiedendo che la regione sia inclusa quanto prima nel programma nazionale di lotta biologica che prevede lanci inoculativi del predatore Thalassa montezumae. Grazie.
Presidenza del Vicepresidente
Giacomo Rossi
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Piergallini.
Enrico PIERGALLINI. Grazie, Presidente. Grazie, Assessore, per la risposta che reputo quasi completamente soddisfacente, perché risponde ai punti sollevati nell’interrogazione e dà anche la misura dell'impegno del Servizio Fitosanitario e delle azioni messe in campo. Che cosa manca principalmente? Manca - forse era l'ultima richiesta, che spero, poi, nel corso degli ulteriori approfondimenti che la Regione farà potrà assecondare - la richiesta di essere al fianco dei Comuni per ottenere fondi per affrontare il problema. Teniamo conto che la Cocciniglia tartaruga, dalla Campania, attraverso il Lazio, l'Abruzzo e in altre Regioni sta creando danni enormi con un impatto grandissimo sui bilanci dei Comuni che devono affrontare questo problema. Qualche dato: il Comune di San Benedetto del Tronto ha recentemente investito 30.000 euro; il Comune di Martinsicuro altri 25.000 euro, altrettanti, se non di più, il Comune di Villa Rosa; lo stesso Comune di Grottammare mi aggiornava che si stimano, appunto, in decine di migliaia di euro i costi necessari per i trattamenti endoterapici e, purtroppo, per gli eventuali abbattimenti e piantumazioni che si renderanno necessari. Io personalmente ho dovuto affrontare il problema del Punteruolo rosso e al tempo la Regione intervenne al fianco dei Comuni per sostenere queste spese. Dato il monitoraggio che è stato effettuato, date le azioni che si stanno mettendo in campo, chiedo alla Regione, al termine di questo periodo di studio, di indagine, di fare uno sforzo e, almeno per i Comuni che rientrano all'interno del perimetro, sostenerli per queste azioni che sono determinanti. Tenete conto che il paesaggio delle nostre pinete potrebbe essere seriamente compromesso come sono state compromesse alcune pinete storiche romane, pensate ai Fori, per esempio, con migliaia di abbattimenti. Per giunta perderemmo non solo un'icona verde delle nostre spiagge, dei nostri litorali, ma, anche, perderemmo tutta la funzione che il Pino domestico svolge in natura anche per il nostro benessere. Grazie.
Interrogazione n. 178
ad iniziativa dei Consiglieri Marcozzi, Biondi, Pasqui
“Aggiornamento in merito al parere legale annunciato relativamente all'intervento finanziato nel Comune di Appignano del Tronto - PSR Marche 2014-2020”
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 178 dei Consiglieri Marcozzi, Biondi, Pasqui.
L'Assessore non è pronto, quindi, aspettiamo la comunicazioni dell'Assessore.
Interrogazione n. 124
ad iniziativa dei Consiglieri Vitri, Mancinelli, Catena, Cesetti, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini
“Procedura di accettazione dei prelievi sanitari effettuati a domicilio”
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 124 dei Consiglieri Vitri, Mancinelli, Catena, Cesetti, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini.
Ha la parola, per la riposta, l’Assessore Calcinaro.
Paolo CALCINARO. Grazie, Presidente. Riferisco quanto mi è stato inviato dall’AST Pesaro Urbino. All'AST Pesaro Urbino sono pervenuti degli esposti nei quali venivano segnalate gravi criticità riguardanti i prelievi domiciliari eseguiti da personale esterno all'Azienda. Secondo quanto riportato negli esposti, alcuni soggetti avrebbero operato senza i requisiti previsti, con prestazioni non riconducibili all'occasionalità come alcuni avrebbero dichiarato nella modulistica in uso. Tale attività sarebbe stata favorita dall'assenza di controlli incrociati con ricadute su correttezza amministrativa, tracciabilità delle prestazioni sanitarie e concorrenza leale tra professionisti. L’AST ha provveduto a dare avvio alle necessarie verifiche, presso l'intero territorio provinciale, che riguardano, perlopiù, le dichiarazioni rese dai singoli operatori su moduli rilasciati all’azienda e, per la gravità delle criticità lamentate, il 23 gennaio sono state sospese le attività svolte da tutte le categorie di soggetti nell'intero territorio provinciale, in attesa dell'esito delle verifiche in corso. Eseguiti i primi accertamenti, in data 11 febbraio, l'AST ha ripristinato i prelievi domiciliari per tutte quelle categorie per le quali non si sono rilevate criticità, quali: il personale dipendente AST in attività istituzionale, il personale delle strutture socio-assistenziali private e accreditate, le associazioni di volontariato e le cooperative ed enti del terzo settore. Questi soggetti continuano, ad oggi, ad operare regolarmente. L'unica categoria per la quale gli accertamenti non si sono conclusi riguarda, invece, i liberi professionisti, dal momento che gli stessi hanno sottoscritto centinaia di dichiarazioni che l'Azienda sta, al momento, verificando. Compito dell'AST, infatti, è quello di verificare la correttezza delle autocertificazioni rese dai singoli professionisti e certamente non intende sostituirsi agli organi di polizia giudiziaria, ma ha l'obbligo di verificare la veridicità delle dichiarazioni, che secondo gli esposti prevenuti presenterebbero gravi irregolarità. Dunque, non c'è alcuna retromarcia, ma solo esclusivamente un'attenta e doverosa attività di controllo per accertare, a garanzia della sicurezza e della qualità delle prestazioni: chi sono i soggetti che consegnano i campioni, la loro qualifica professionale, la corretta conservazione dei campioni, la riferibilità del campione all'utente. Al termine degli accertamenti, che si concluderanno entro pochi giorni, verrà adottata una nuova procedura, valida per tutti coloro che non hanno alcun rapporto con l'Azienda, che elimini, quindi, le criticità evidenziate. Un'ultima considerazione. Compito dell'AST è quello di garantire gratuitamente le prestazioni ai soggetti disabili e anziani senza la necessità che gli stessi si rivolgano ai liberi professionisti e per questo nel 2017 la Regione ha stipulato un accordo con i privati accreditati, ad oggi ancora vigente, che ha attribuito a questi ultimi la possibilità di effettuare prelievi a domicilio con un budget aggiuntivo. Quindi non risulta vero che l'attività di prelievo venga svolta esclusivamente dall’ADI ma anche da altre figure, tra cui il privato accreditato, che, nel caso in cui gli operatori dipendenti non riescano a far fronte alle richieste, va a completare l'offerta sul territorio. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, la Consigliera Vitri.
Micaela VITRI. Grazie, Presidente. Grazie, Assessore. Come saprà, questa interrogazione l'ho presentata in seguito ad una disposizione dell'AST che aveva effetto immediato e che, soprattutto nel metodo, aveva creato molti problemi, perché non aveva avuto la relativa comunicazione sia sugli operatori che sui pazienti. Di conseguenza molte persone si erano recate a consegnare i prelievi e venivano respinte. Poi, grazie anche ad alcuni appelli e segnalazioni pubblici sulla stampa che io stessa ho portato avanti, c'è stata una vera e propria retromarcia un paio di settimane dopo, tanto che, come lei stesso ha ammesso, in data 11 febbraio l'AST è intervenuta per ripristinare l'accettazione dei prelievi da parte di alcuni utenti. Oggi, però, mi ha detto anche che state valutando una nuova procedura. Vorrei capire qual è questa nuova procedura, visto che non mi ha dato nessun dettaglio in più sulle modalità organizzative, mi ha detto semplicemente che si occuperanno gli infermieri dell'ADI, quindi dell'assistenza domiciliare, ma anche il privato accreditato. Vorremmo capire se questa nuova procedura coinvolge o taglia fuori anche i volontari che normalmente sono a disposizione delle persone più fragili. Ricordo che questa protesta è esplosa non solo da parte mia, ma da parte anche di tante persone fragili, perché si sono trovate improvvisamente nella situazione di non poter portare personalmente i prelievi negli ambulatori. Quindi, in questo momento non sappiamo quale sarà il futuro della procedura, visto che lei non mi ha dato altri dettagli e faccio un po' fatica, ovviamente, a valutarla. Ciò che posso dire è che, per fortuna, siete tornati indietro su una decisione presa improvvisamente per combattere l'abusivismo - mi ha dato anche lei questa motivazione -, ma in maniera anche un po' frettolosa, perché se avete notato che c'erano degli infermieri abusivi che andavano a domicilio a effettuare il prelievo, a portarlo, forse non serviva fare completamente piazza pulita di tutti coloro che, invece, svolgono un servizio indispensabile. Perché in questo modo hanno messo in difficoltà anche gli stessi infermieri dell'ADI che hanno avuto un sovraccarico di lavoro, non potendo più appoggiarsi ovviamente a volontari, associazioni, si è creato improvvisamente un vuoto tra coloro che, invece, continuavano a dare questo servizio anche in modo volontario. E le voglio far presente che, a proposito dei moduli, questi moduli continuano a garantire chi svolge questo servizio in…
PRESIDENTE. Prima di passare all'interrogazione n. 126 vorrei salutare i nostri graditi ospiti: le classi V A e V B dell’Istituto Comprensivo di Corinaldo e le classi V A e V B di Casette D’Ete, Istituto Comprensivo di Sant'EIpidio a Mare. Ciao ragazzi e benvenuti
L’interrogazione n. 178, a cui doveva rispondere l'Assessore Rossi, è rinviata.
Interrogazione n. 126
ad iniziativa del Consigliere Nobili
“Crolli e urgenti interventi di messa in sicurezza della porzione regionale del complesso dell’ex ospedale psichiatrico ‘San Benedetto’ di Pesaro: tutela del bene, incolumità pubblica, competenze e cronoprogramma degli interventi”
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n.126 del Consigliere Nobili.
Ha la parola, per la riposta, l’Assessore Calcinaro.
Paolo CALCINARO. Grazie, Presidente. Allora, leggo quanto riportato dall'AST Pesaro Urbino. Tra l'altro ho visto che l'interrogazione è del 5 febbraio, successivamente a quella data sono andato anche sul posto e posso confermare che quello che è scritto qui è quello che è. E’ stato confermato sul posto anche dalla presenza del Sindaco di Pesaro. Peraltro credo che ci fosse anche la Consigliera Vitri in quella occasione. Quindi vado alla risposta.
Il complesso edilizio ex ospedale psichiatrico “San Benedetto” di Pesaro, in passato di totale proprietà dell'ASUR Marche, è stato oggetto, nel mese di aprile 2021, di un protocollo di intesa tra ASUR Marche, Comune di Pesaro e Regione Marche per il recupero e la riqualificazione. Con la sottoscrizione del suddetto protocollo di intesa, approvato con delibera di Giunta regionale n. 304 del 2021, venivano delineate tutte le attività di competenza di ogni singolo soggetto pubblico firmatario, finalizzate al recupero e alla riqualificazione del bene. In particolare l'ASUR Marche si impegnava a cedere al Comune di Pesaro i locali, compresa la lavanderia. La Regione Marche si impegnava a collaborare economicamente con ASUR per realizzare gli interventi di recupero edilizio di cui al punto b) degli impegni di ASUR Marche. Il Comune di Pesaro si impegnava a predisporre ed approvare una variante urbanistica non sostanziale al Piano regolatore, allo scopo di suddividere l'intervento sul complesso di San Benedetto in più unità funzionali. La proprietà dell'intero complesso immobiliare risulta oggi così divisa: Comune di Pesaro, la porzione di parte dell'edificio prospicente Corso XI Settembre, annesso ad L, verde pubblico ed ex lavanderia; proprietà dell'AST Pesaro Urbino è la parte del fabbricato insistente sulle Vie Belvedere e Mamolabella e la Schiera di Via Mamolabella. Il Comune di Pesaro ha dato, tra l'altro, avvio ai lavori di ripristino di parte delle proprietà, iniziando dall' “annesso ad L”. In data 6 marzo 2026 si è svolto l'incontro presso l'immobile oggetto di interrogazione alla presenza del Comune di Pesaro, la Regione Marche, l'Assessorato alla Sanità, la Direzione e l'Ufficio tecnico dell'AST Pesaro Urbino, finalizzato a prendere visione dello stato di avanzamento dei lavori da parte del Comune e le condizioni della porzione di proprietà di AST Pesaro Urbino. Quindi sul fabbricato AST per la parte del fabbricato insistente sulle Vie Belvedere e Mamolabella: in generale l'edificio presenta un avanzato degrado a causa di infiltrazioni d'acqua - è messo male - in particolare, la chiesa facente parte della porzione di proprietà AST Pesaro Urbino è in stato di degrado. Credo che quello che serva è sapere che, con nota del 13 gennaio 2026, il Dipartimento per la tutela… Soprintendenza Marche Nord chiedeva all'AST Pesaro Urbino di provvedere con urgenza ad eseguire i lavori e gli interventi provvisori indispensabili ad evitare ulteriori aggravamenti dello stato di conservazione. Il 12 febbraio 2026 l'AST rispondeva di aver dato la progettazione proprio per il ripristino della copertura della cappella sita nell'ex ospedale San Benedetto di Pesaro e veniva affidato ad un architetto l'incarico di progettazione e direzione lavori di messa in sicurezza che consisteranno nella ricostruzione della copertura per quella porzione di edificio. Il progetto è in consegna per il prossimo mese di giugno e c'è stato anche l'impegno, poi, a provvedere ai lavori di messa in sicurezza. Mentre per la Schiera di Via Mamolabella, che non presenta questa difficoltà, che abbiamo visto in quell'altra porzione, potrebbe essere presa in considerazione una messa in vendita.
Il riferimento per lo sviluppo progettuale è il piano di recupero del 2007 con l'allora vigente regolamento comunale che permetteva anche una possibilità di sviluppare il 50% in soppalchi.
Occorre procedere all'incarico per la stima dell'immobile e successiva vendita, ovviamente, sempre di concerto, con il Comune di Pesaro, perché questo è fondamentale. In tutto questo tempo ed ancora oggi si è sempre provveduto alla messa in sicurezza dell'immobile finalizzata a che la vetustà dello stesso non arrechi danni a soggetti esterni. Aspettiamo, quindi, il computo per poter poi eseguire la messa in sicurezza di quella prima parte, di quella della chiesa. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Nobili.
Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. Grazie, Assessore. Mi pare che ci sia la consapevolezza che stiamo parlando di un immobile di particolare rilevanza per tutta una serie di ragioni. Voglio sperare che questa messa in sicurezza sia effettiva. Ho trovato la sua risposta a tratti dubitativa, nel senso che è un auspicio quasi quello di provvedere alla messa in sicurezza. Qui c'è un tema che riguarda il degrado della struttura dell'ex ospedale psichiatrico che è in una fase particolarmente avanzata e, se mi consente, non si doveva arrivare a questo punto, non si doveva arrivare alle sollecitazioni formali da parte della Soprintendenza. È un tema quello di intervenire con le opere che evitino ulteriore degrado ed evitino situazioni di pericolo. Ma poi c'è un altro tema sullo sfondo. Che destinazione avrà questa struttura? Abbiamo capito che c'è un protocollo d’intesa con il Comune di Pesaro. Il Comune di Pesaro mi sembra avere le idee abbastanza chiare sul punto, perché si sta parlando di un intervento di housing sociale, molto meno chiare ce le ha la Regione, ce le ha la struttura sanitaria. Credo che, rispetto a una situazione di tale rilevanza, sia bene impegnarsi, approfondire le criticità e, soprattutto, dare le risposte. Cioè non ci si può limitare a un vago richiamo ad interventi di messa in sicurezza, peraltro parziali e tardivi, bisogna fare molto di più, perché stiamo parlando di un intervento di particolare rilievo su cui l'Amministrazione comunale di Pesaro investe risorse non banali. Mi pare ben strano che parte di quella struttura, invece, per quanto possa essere messa in sicurezza, rimanga in uno stato di abbandono, perché la Regione Marche ha le idee molto confuse. Con questa mia interrogazione spero di accendere un riflettore sulla problematica, ma spero, soprattutto, che l'Amministrazione regionale si impegni per immaginare davvero che utilizzo voglia fare di quel contenitore così significativo. Grazie.
Interrogazione n. 145
ad iniziativa dei Consiglieri Cesetti, Mancinelli, Catena, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini, Vitri
“Determina del Direttore Generale AOU Marche n. 589 del 10/07/2025 ad oggetto ‘Scrittura privata tra Servizi Ospedalieri S.p.A., in proprio e quale mandataria RTI con Servizi Italia S.p.A. e Azienda Ospedaliero Universitaria delle Marche, sottoscritta in data 09/07/2025 - Presa d’atto’”
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n.145 dei Consiglieri Cesetti, Mancinelli, Catena, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini, Vitri.
Ha la parola, per la riposta, l’Assessore Calcinaro.
Paolo CALCINARO. Grazie, Presidente. Rispondo quanto mi viene trasmesso dall'Azienda Ospedaliero Universitaria delle Marche. La transazione nell'ambito del giudizio incardinato da Servizi Ospedalieri con atto di citazione e con una richiesta di condanna per 2.870.000 euro è stata sollecitata dal Giudice Civile come emerge dall'ordinanza ex art. 127 cpc, allegata a questa risposta, che ha disposto il tentativo di mediazione, segnalando che “evidenzia le conseguenze processuali della mancata partecipazione al procedimento di mediazione di cui all'articolo 12 bis del decreto legislativo n. 28 del 2010”. Nell'ambito della mediazione la scrivente Azienda, quindi, ha nominato come proprio consulente il Professor XY, Direttore del Dipartimento di Management dell'Università Politecnica delle Marche, dal primo novembre 2012 ,e ordinario di Economia Aziendale, che si è relazionato per l'esecuzione dell'incarico con il RUP e il DEC del contratto, ciò in ragione della complessità dei calcoli, delle indagini necessarie per verificare l'effettiva erogazione, da parte dell'appaltatore, di forniture diverse e/o ulteriori rispetto a quelle previste contrattualmente. Il tavolo tecnico esperito dal Professor XY con il consulente della parte attrice ha concluso in data 17 aprile 2025 per il minor credito di 780.000 euro a favore dell'appaltatore Servizi Ospedalieri S.p.A., tenendo in debito conto la domanda riconvenzionale proposta all'azienda ospedaliera. In sede di transazione, accessiva all'attivato provvedimento di mediazione, l'Azienda ospedaliera ha preteso che venisse definito non solo il giudizio civile ma anche quello pendente avanti al TAR del 2023 ed avente ad oggetto la richiesta di revisione dei prezzi riferita sempre all'appalto oggetto del giudizio civile, nonché le ulteriori pretese lamentate da Servizi Ospedalieri S.p.A. e relative all'aggiudicazione da parte di altro ente delegato, del nuovo appalto del servizio lavanolo per via dell'erroneità dei contenuti della lex specialis. In ragione delle valutazioni espresse dal tavolo tecnico si è conclusa la transazione sottoscritta dai tecnici di parte, Professor XY e Dottor XX, con la suindicata che è stata financo oggetto di ulteriore istruttoria, i cui esiti sono riportati nella nota acquisita al protocollo aziendale del 17 aprile 2025, avente ad oggetto “Nota metodologica a supporto transazione fra Servizi Ospedalieri S.p.A. e Azienda Ospedaliero Universitaria delle Marche”. Il parere del legale interno, con cui è stato condiviso il percorso transattivo, è stato espresso in data 23 maggio 2025 e nello stesso è stato indicato l'iter amministrativo prevedente l'adozione di una determina di “alta amministrazione” a conclusione dell'intero procedimento, compresa la trasmissione ai competenti organi di controllo. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Cesetti.
Fabrizio CESETTI. Grazie, Presidente. Grazie, Assessore, e, ovviamente, non sono per niente soddisfatto della risposta. Questo a prescindere da una sua responsabilità, perché non mi è stata data risposta alle domande che ponevo e questo ci pone anche il tema relativo a cosa servano le interrogazioni, che sono atti ispettivi. Non possiamo venire qua - e questo riguarda tutti gli Assessori - a riportare il documento istruttorio del soggetto che è oggetto della interrogazione, perché così è troppo facile. Ma le interrogazioni servono anche per mettere la Giunta nella condizione di controllare l'operato delle strutture tecniche rispetto ai fatti di competenza della Giunta regionale e vedere come sono state espletate le attività gestionali. Perché, come diciamo nell'interrogazione, ai sensi dell'articolo 97 della Costituzione, l'azione amministrativa deve ispirarsi ai principi di buon andamento, imparzialità, trasparenza e, soprattutto, legalità, che impongono una puntuale istruttoria e una motivazione rafforzata quando ci sono questioni di rilevante interesse economico.
Nel caso di specie manca, è assente, non c'è un RUP, non c'è un documento istruttorio, non è dato rinvenire l’an debeatur ed il quantum debeatur rispetto alle diverse controversie che sono state transatte. E qui c'è un altro tema, perché non è soltanto stata transatta la controversia pendente dinanzi al Giudice Civile e non può valere soltanto l'invito del Giudice Civile ad una conciliazione, perché il Giudice deve applicare la legge e deve decidere secondo legge, può invitare le parti a conciliare, ma, ovviamente, la transazione… Se ci sono le condizioni lo deve stabilire innanzitutto il RUP e si deve motivare sulla base di un documento istruttorio. Ci torneremo su questo, Assessore, con un accesso agli atti, perché vogliamo vedere la transazione, ma vogliamo anche vedere tutti gli atti antecedenti e successivi e, soprattutto, perché siano state transate altre questioni. Grazie.
Interrogazione n. 183
ad iniziativa dei Consiglieri Mastrovincenzo, Catena, Mancinelli, Cesetti, Mangialardi, Piergallini, Vitri
“Fondo regionale di solidarietà”
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 183 dei Consiglieri Mastrovincenzo, Catena, Mancinelli, Cesetti, Mangialardi, Piergallini, Vitri.
Ha la parola, per la riposta l’Assessore Calcinaro.
Paolo CALCINARO. Grazie, Presidente. Diciamo questo che il fondo di solidarietà a sostegno degli utenti e Comuni per il pagamento delle rette nelle residenze per persone con disabilità e persone con problemi di salute mentale fu avviato nel 2017. Oggi è stato superato - devo dire dopo anni in cui non è stato previsto - con la programmazione del cosiddetto “Multileva” che, però, viene da anni precedenti. Infatti, nell'ambito della suddetta manovra, è stato previsto un intervento specifico volto proprio al sostegno delle famiglie a reddito medio/basso. Voglio anche aggiornare che, proprio in questi giorni, il Ministero ha firmato la Convenzione che permetterà alla Regione di poter uscire con la manifestazione di interesse, il bando per l'accesso a questi 250 euro mensili, così come abbiamo anche stabilito con un accordo con le principali sigle sindacali per arrivare a questo risultato. Quindi, tanto per far capire, i fondi oggi a disposizione con l'effetto “Multileva”, che ha inglobato, perché si tratta un po' della stessa tipologia di operazione, sono: 7.693.000 euro di fondi comunitari, 1.967.000 euro di fondi POC 2014-2020, per un totale di quasi 10 milioni per la copertura delle annualità 2026 e 2027.
La manovra si attuerà, appunto, con l'erogazione di 250 euro mensili a ciascun beneficiario e prevede un accesso sulla base dell'ISEE. Il limite di ISEE sarà quello di 25.000 euro, quindi un limite nemmeno troppo basso, per i fondi comunitari e 20.000 euro per i fondi POC. Quello che tengo a dire è che questa programmazione è avvenuta dopo una lunga serie di confronti e condivisioni anche con i Sindacati, con gli Enti gestori, con gli Ambiti Territoriali, attraverso diverse riunioni, a cui sono stato presente. Attualmente è in fase di sottoscrizione la Convenzione con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali per l'attuazione degli interventi. Seguirà, quindi, la delibera di Giunta di approvazione dei criteri ai fini dell'emanazione dell'avviso rivolto agli Ambiti Sociali. C'è una stima di destinatari che è di circa 1.600 soggetti, sicuramente, una platea maggiore di quella che toccava il Fondo di solidarietà. Ora credo che non sfugga a quest'Aula come il tema… adesso abbiamo questo importante passaggio, poi il tema sarà quello della continuità.
Questo è il tema politico vero, abbiamo detto che abbiamo questi due anni di fronte, ma poi dovremmo trovare la maniera strutturale, magari appoggiandoci alla prossima programmazione europea. Quindi su questo ci si dovrà impegnare politicamente, però attualmente l'operazione è molto importante ed è, appunto, di 10 milioni su due anni. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Mastrovincenzo.
Antonio MASTROVINCENZO. Grazie, Presidente. Assessore, prendo atto che lei per primo mette in evidenza quello che è il problema dei problemi su questo intervento, cioè quello della continuità. Ricordo che il Fondo di solidarietà aveva finanziato interventi importanti a favore di utenti e Comuni fino, praticamente, al 2024, dopo, nella legge di stabilità 2025, il fondo era stato azzerato, o quasi, a 179.000 euro, passando da 3 milioni circa a 179.000 euro, e nel 2026 è stato completamente azzerato. Ora lei ci propone la terza gamba del progetto “Multileva” sostanzialmente. Però va detto, ribadito, che questo intervento che voi proponete, che ancora deve essere messo in campo, non ha una continuità, perché varrà comunque per due anni a differenza del Fondo di solidarietà, che, invece, era un fondo che di anno in anno, a partire dal 2017, veniva finanziato. Ma, soprattutto, parliamo, in questo caso, di fondi europei che, ancora una volta, vanno a sostituire i fondi regionali, scelta sbagliatissima, perché, quando non ci saranno più - in questo caso addirittura fra due anni -, ci chiediamo chi e come si finanzieranno questi progetti. Dopodiché quello che sembra è, almeno una parte del finanziamento, che lei ha enunciato, sono, appunto, tutti fondi europei, sia prelevato da misure specifiche rispetto alla promozione del lavoro delle donne. Non invidio il dirigente che dovrà firmare questo atto, perché, di fatto, si tolgono fondi europei vincolati verso una determinata misura e si mettono su un altro tipo di intervento che, ripeto, lascerà, in futuro, in grosse difficoltà Comuni e famiglie. Grazie.
Interrogazione n. 189
ad iniziativa del Consigliere Putzu
“Chiarimenti urgenti in merito allo spostamento del servizio SERD della AST di Fermo e all'individuazione della nuova sede”
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 189 del Consigliere Putzu.
Ha la parola, per la riposta, l’Assessore Calcinaro.
Paolo CALCINARO. Grazie, Presidente. Vado a relazionare relativamente alla nota pervenutami dalla AST 4, direttamente dal Direttore. Tolgo un po' la parte iniziale sulle funzioni del SERD, che conosciamo tutti e che sono veramente strategiche per il nostro territorio.
Vado a segnalare come in data 17 settembre 2024, a seguito di una forte perturbazione abbattutasi sul territorio della provincia di Fermo - quando abbiamo avuto anche quel principio di alluvione sulla città di Porto Sant'Elpidio - la sede distrettuale di Porto Sant'Elpidio, in via della Montagnola, che accoglie anche il servizio dipendenze, appunto, ha fatto registrare infiltrazioni di acqua piovana in maniera massiccia e ingenti danneggiamenti per un consistente importo a carico dell'AST Fermo, con l'Azienda sanitaria fermana che è già intervenuta con lavori di manutenzione per la bonifica dei luoghi, per il ripristino delle condizioni di salubrità e della regolarità del servizio, attivatasi nel contempo per la richiesta di fondi sulla scia della calamità naturale. Ma per questo si è in attesa. Credo che sia stato un intervento di circa 200.000 euro quello fatto sulla sede attuale. Quindi il Direttore ha aperto una serie di tavoli e confronti con i maggiori Comuni della provincia: il Comune di Fermo, con l'allora Sindaco Paolo Calcinaro, presente, il Comune di Porto Sant'Elpidio e il Comune di Porto San Giorgio alla costante presenza del Vicesindaco di allora e attuale. Abbiamo avuto questi incontri nel 2025, a giugno e poi a fine agosto, in cui ci siamo detti aperti… all'inizio c'era anche stata una disponibilità del Comune di Porto San Giorgio a trovare una sede nel proprio Comune, poi non si è avuta come possibilità concreta. Quello che è uscito fuori è che noi dobbiamo sfruttare una possibilità effettivamente concreta, quella che si aprirà all'indomani dello spostamento dell'ospedale dal Murri a Campiglione. Questo non significa che domani il SERD va al Murri”, perché, poi, sappiamo anche quello che può essere, ma aprirà tutta una razionalizzazione delle varie sedi anche territoriali della nostra AST che andranno, magari, a sistemarsi anche per fare una centralizzazione importante nel Murri. Penso, per esempio, al punto prelievi, a tante situazioni che ci sono sul territorio, nel Comune di Fermo e non solo rispetto al Comune di Fermo. All'esito di questo passaggio, che sarà molto importante - che, poi, vedrà, lo sappiamo, anche la presenza di INRCA all’interno del Murri - avremo un quadro molto più fattivo di quello che può essere l'alternativa sul territorio del SERD. Dire oggi che il SERD andrà da una parte invece che da un'altra, può essere veramente frettoloso. Dire, però, che ci deve essere una riallocazione del SERD a valle dello spostamento del Murri a Campiglione, credo che sia un atto su cui ci possiamo realmente trovare. Oggi sappiamo che l'urgenza fondamentalmente è quella dello spostamento, che ci impegnerà molto nei prossimi mesi, ma, subito dopo, uno dei ragionamenti importanti sarà quello rispetto al SERD. Quindi, ringrazio il Direttore dell’AST Fermo per il grande impegno su questo punto e sicuramente, poi, ci aggiorneremo o in quest'Aula o sul territorio, per cercare di valutare la migliore posizione, sempre in raccordo - questo lo voglio dire, ci tengo - con la Prefettura, perché, a volte, sappiamo che ci sono anche dei motivi ulteriori, rispetto a quelli puramente logistici, rispetto all'individuazione della sede più opportuna. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Putzu.
Andrea PUTZU. Grazie, Presidente. Grazie, Assessore, per la risposta, che mi aspettavo. Mi rendo conto, ovviamente, che non si può spostare un servizio così importante su due piedi, ma il Direttore dell’AST Fermo, quando ha fatto la relazione, si è dimenticato di dire che già l'AST aveva provveduto a cercare delle soluzioni alternative ricorrendo ai privati, perché all'interno delle strutture dell’AST non riuscivano ad allocare questo servizio. Poi è stato fatto un bando - se si ricorda bene, Assessore, ovviamente non era Assessore lei – però, è successa un po' di confusione e il Direttore ha dovuto ritirare tutto. La Corte dei Conti ha anche spiegato che – è importante - prima di cercare allocazioni esterne per un servizio che riguarda la sanità pubblica, la salute pubblica, è bene vedere prima anche le disponibilità. Quindi mi auguro e auspico… perché questo è un impegno preso dal Direttore dell’AST Fermo anni fa, non oggi, ovviamente prima che Calcinaro diventasse Assessore. Sono certo che il Direttore dell’AST Fermo prima del 2027 lo porterà a termine. Grazie.
PRESIDENTE. Le interrogazioni n. 193 e n. 194 (abbinate) non vengono discusse perché non c'è l'Assessore Consoli.
Interpellanza n. 11
ad iniziativa del Consigliere Nobili
“Cessazione del regime derogatorio di cui all’art. 10, comma 3, del Regolamento regionale n. 6/2009 – Persistenza dell’attività di pesca delle vongolare del compartimento di San Benedetto del Tronto nel compartimento marittimo di Ancona – Iniziative urgenti per il ripristino della legalità e della corretta gestione della risorsa ittica”
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interpellanza n. 11 del Consigliere Nobili.
Ha la parola, per l’illustrazione, il Consigliere Nobili.
Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. Questa è un'interpellanza che affronta un tema delicato e complesso e vorrei che si comprendesse che qui non si tratta di un conflitto che riguarda operatori del mondo della pesca, riguarda qualcosa di molto più significativo, perché riguarda la certezza delle regole, la corretta gestione delle risorse marine e, soprattutto, il ruolo che la Regione ha nel governo di un bene comune come è il mare.
Sappiamo che il quadro normativo di riferimento è rappresentato dal Regolamento regionale n. 6 del 2009 che ha consentito a imbarcazioni del compartimento marittimo di San Benedetto del Tronto di operare stabilmente nelle acque del compartimento di Ancona. In particolare l'articolo 10, comma 3, del Regolamento aveva previsto una deroga al principio generale di corrispondenza tra compartimento marittimo e aree di pesca, consentendo, appunto, a queste imbarcazioni di poter pescare nella zona di Ancona. Sottolineiamo come questa previsione nascesse esplicitamente come disciplina transitoria e derogatoria. Nel corso degli anni questo assetto è stato mantenuto in vita attraverso una serie di proroghe legislative regionali che hanno progressivamente esteso nel tempo l'efficacia di una disciplina che, però, nasceva ed era stata concepita come temporanea. La questione che oggi si pone riguarda la situazione giuridica che si è determinata dopo il dicembre del 2025, quando il Consiglio regionale… quando abbiamo respinto un'ulteriore proroga del regime derogatorio previsto appunto dall'articolo n. 10, comma 3, del Regolamento regionale. Con la cessazione di quella proroga viene meno il presupposto normativo che negli anni ha consentito la prosecuzione di un assetto derogatorio rispetto al regime ordinario della pesca nei compartimenti marittimi. Ed è qui che si colloca la questione sollevata da numerosi operatori del settore del compartimento di Ancona, perché stiamo parlando di 25 unità della flotta di San Benedetto del Tronto che, nonostante l'intervento chiarificatore della Regione Marche, continuano ad esercitare l'attività di pesca nelle acque del compartimento di Ancona. Questa circostanza rende urgente un chiarimento istituzionale e si chiede alla Regione di fare ciò che le compete pienamente sul piano istituzionale, perché la Regione deve farci capire quale regime normativo ritiene applicabile. La Regione deve assumere una posizione formale e comunicarla alle autorità competenti. Su questo punto la Regione non può far finta di nulla, demandare agli altri e giustificarsi dicendo che non le spetta il compito di monitorare e verificare il rispetto delle leggi. La Regione ha il dovere di dire parole di chiarezza su una questione che si protrae da troppo tempo. Per questo motivo noi riteniamo che la disciplina delle aree di pesca non riguardi soltanto l'organizzazione delle flotte o la distribuzione delle opportunità economiche. C'è anche un tema caro, soprattutto, ma non solo, al Gruppo che rappresento, che è la tutela dell'ecosistema marino e la sostenibilità dello sfruttamento delle risorse ittiche. Anche di questo stiamo parlando, perché la pesca delle vongole, dei molluschi bivalvi incide direttamente sugli equilibri dei fondali e sulla capacità di rigenerazione degli stock. Per questo motivo la delimitazione delle aree di pesca e la regolazione delle stesse rappresentano strumenti fondamentali per garantire una gestione sostenibile della risorsa. Quando le regole non sono chiare o vengono applicate in modo incerto, si rischia di produrre una pressione non governata sulle aree produttive con effetti che possono incidere nel tempo sulla qualità degli habitat marini e sulla stessa sostenibilità dell'attività di pesca. Per queste ragioni chiediamo alla Giunta di chiarire cosa intende fare rispetto a questo tema così importante che non può più essere rinviato. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per la risposta, l’Assessore E. Rossi.
Enrico ROSSI. Grazie, Presidente. La materia di cui si discute, come ricordato, è disciplinata dalla legge della Regione Marche del 2004, la n. 11 e dal Regolamento n. 6 del 2009 in materia di gestione e tutela dei molluschi bivalvi in attuazione dell'articolo 13, comma 2, della medesima legge regionale appena richiamata. Il predetto Regolamento prevede espressamente che la gestione dei molluschi bivalvi sia affidata a consorzi che operano su base compartimentale e sub-compartimentale e che la Giunta regionale individui le aree di pesca e le imbarcazioni autorizzate alla pesca nelle aree medesime. In prima applicazione, l'art. 10 del Regolamento confermava il mantenimento dell'operatività dei quattro consorzi esistenti, individuava le quattro aree di pesca ed elencava nominativamente le 220 imbarcazioni autorizzate alla pesca nelle rispettive aree indicate. Successivamente al riconoscimento regionale dei quattro consorzi di gestione esistenti, con delibera di Giunta regionale n. 1742 del 2011 veniva avviato il procedimento previsto dall'art. 6 del Regolamento per rivalutare le aree di pesca individuate dall'articolo 10 del Regolamento stesso. Tale procedimento si è concluso con l'adozione della delibera di Giunta regionale del 2012, la n. 118, che ha confermato le aree di pesca già indicate in prima applicazione dal Regolamento e che continuano ad essere le seguenti: l'area A, coincidente con il compartimento di Pesaro e Urbino - adesso, per ovvie ragioni di brevità, evito di scendere nei dettagli-; l'area B, coincidente con la porzione del compartimento di Ancona; l'area C, il compartimento che va da Ancona fino a Porto Recanati; l'area D coincidente con il compartimento di San Benedetto del Tronto fino al fiume Chienti. Attesa la conflittualità esistente in relazione alla materia, che è stata oggetto di plurimi contenziosi promossi principalmente dagli operatori economici dell'anconetano e che hanno riguardato anche la delibera appena richiamata, il regime transitorio previsto dal Regolamento è stato a più riprese prorogato, con il risultato di congelare temporaneamente gli effetti di detta delibera. A dicembre 2025, come richiesto da più parti, non è stato dato seguito ad alcuna proroga, con l'effetto della piena efficacia delle previsioni della delibera n. 118 del 2012 adottata dalla Giunta regionale, così come previsto dall'articolo 6 del Regolamento n. 6/2009 approvato dal Consiglio nel 2009. Allo stato, pertanto, le aree di pesca sono rimaste invariate ed affidate ai quattro consorzi già riconosciuti, che hanno tutti le medesime caratteristiche rivendicate dal Co.Ge.Vo. di Ancona, e che associano le imbarcazioni, specificatamente identificate nell'allegato al medesimo Regolamento, autorizzate alla pesca nelle aree indicate. In merito alla sentenza richiamata nell'interpellanza (TAR Marche n. 570/2022) si evidenzia che la stessa ha rigettato nel merito il ricorso con cui veniva richiesto l'annullamento della delibera n. 118 del 2012, confermandone per l'effetto la validità e l'efficacia. Preme evidenziare che la suddivisione delle aree di pesca rientra nella competenza regionale e non sussiste per la Regione un obbligo di ripristinare alcun regime precedente posto che i compartimenti marittimi, essendo articolazioni periferiche del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, sono istituiti in base a presupposti diversi, non necessariamente coincidenti con le problematiche della pesca dei molluschi bivalvi. Le Autorità preposte alla vigilanza stanno quindi assicurando il pieno rispetto del richiamato assetto regolatorio. In conclusione: il regime dettato in prima applicazione ha cessato i suoi effetti ed oggi la pesca dei molluschi bivalvi avviene su base compartimentale e sub-compartimentale come sopra esposto. Il quadro regolatorio richiamato individua quattro aree di pesca e le imbarcazioni autorizzate alla pesca nelle singole aree; le Autorità preposte alla vigilanza stanno regolarmente svolgendo le funzioni proprie; le normative richiamate sono state rese note nelle forme di pubblicità legale previste e conoscibili in ogni contesto. Grazie.
Presidenza del Presidente
Gianluca Pasqui
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Nobili.
Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. Prendo atto di questa precisazione dell'Assessore, il quale non poteva fare diversamente, perché, dopo che il Consiglio regionale ha posto termine al regime derogatorio, chiaramente si ripristina il quadro che prevede espressamente in quali aree di pesca possano muoversi le singole imbarcazioni. Quindi, se ho ben capito, il Vicepresidente della Giunta, Assessore con la delega ci sta rappresentando che la Regione Marche a chiare lettere sottolinea che le imbarcazioni del compartimento di San Benedetto del Tronto non sono autorizzate alla pesca dei molluschi bivalvi nell'area di pesca anconetana. Rispetto a questo, allora, presa consapevolezza di questa determinazione, si auspica che la Regione e la Giunta faccia tutto quello che rientri nelle proprie facoltà, coadiuvando le Autorità competenti affinché le proprie determinazioni vengano rispettate e cessi quanto prima quello che gli operatori del compartimento di Ancona stanno segnalando riguardo il mancato rispetto delle normative. Quindi si invita la Regione Marche e la Giunta regionale a farsi parte dirigente, qualora venisse rappresentata formalmente il protrarsi di questa situazione di irregolarità, attivando tutte quelle Autorità che hanno a disposizione ulteriori mezzi per porre fine al mancato rispetto delle normative. Non so se ho capito male o se non è stato chiaro il Vicepresidente della Giunta, perché io ho interpretato il suo intervento come un intervento adesivo al quadro giuridico che si è determinato con l'approvazione del voto in Consiglio regionale. Se così non è, vorrei che fosse più chiara e più esplicita la posizione, perché i bizantinismi giuridici sono un po' complicati da comprendere, persino per un avvocato. Grazie.
Interpellanza n. 22
ad iniziativa dei Consiglieri Mastrovincenzo, Mancinelli, Caporossi, Nobili, Ruggeri, Seri, Catena, Cesetti, Piergallini, Vitri
“Politiche regionali per la non autosufficienza”
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interpellanza n. 22 dei Consiglieri Mastrovincenzo, Mancinelli, Caporossi, Nobili, Ruggeri, Seri, Catena, Cesetti, Piergallini, Vitri.
Ha la parola, per l’illustrazione, il Consigliere Mastrovincenzo.
Antonio MASTROVINCENZO. Grazie, Presidente. Questo è un tema importante. Dalla elaborazione del Gruppo Solidarietà sui dati Inps, l'82% delle persone anziane, 37.500 circa, non autosufficienti nella nostra regione che necessitano di assistenza continuativa vive a casa; circa il 18%, cioè 7.500, nelle residenze. Il 18%, 6.300 persone, di chi vive a casa riceve una qualche forma di sostegno. Circa 4.300 persone, il 12%, riceve un sostegno di carattere economico, da 200 a 300/350 euro mensili, per sostenere il lavoro di cura del caregiver o per remunerare assistenti. Circa 1.600 persone ricevono un servizio di assistenza domiciliare di qualche ora giornaliera a qualche ora settimanale. Circa 700/800 persone frequentano centri diurni e l'82% delle 37.000 persone anziane che vivono a casa non riceve alcun tipo di sostegno. Secondo la stessa elaborazione dei dati, circa 14.500 persone con disabilità che necessitano di assistenza continuativa (percettori di indennità di accompagnamento) vive a casa; circa il 13% di questi (2.300) in residenze rivolte sia a persone con disabilità che con disturbi mentali. Il 38% di chi vive a casa riceve qualche forma di sostegno e circa 2.800 persone ricevono un sostegno economico per acquistare servizi o per sostenere il lavoro di cura del caregiver. Infine, 2.500 persone ricevono una qualche forma di servizio assistenziale o educativo di carattere domiciliare, che può essere di qualche ora giornaliera o di qualche ora settimanale. Il 62% delle persone con disabilità che vive a casa non riceve alcun tipo di sostegno. In totale, quindi, si può stimare che circa il 16% delle persone non autosufficienti vive in residenze e l'84% a casa. Il 24% di chi sta a casa riceve una qualche forma di sostegno e circa il 75% non riceve, invece, alcuna forma di sostegno. Questo considerando che i dati demografici più recenti confermano che anche nelle Marche il trend che sta accelerando drasticamente, soprattutto nelle aree interne: nella nostra regione ci sono 226 persone anziane ogni 100 giovani, un residente su quattro ha più di 65 anni. È in costante aumento il numero delle persone con disabilità e dal 2022 la Regione Marche ha sostituito 5 milioni e mezzo di euro di risorse regionali del Fondo Non Autosufficienza con fondi europei, non aumentando minimamente l'importo complessivo nonostante l'abissale e crescente distanza tra domanda e offerta. E nonostante le ripetute richieste di associazioni del settore e delle forze politiche di opposizione, le risorse regionali non sono state ripristinate. Le famiglie, quindi, devono sopportare spese sempre maggiori sia se i loro congiunti sono a casa, sia se sono ospitati nelle strutture. Con questa interpellanza chiediamo al Presidente della Giunta regionale e all'Assessore competente di conoscere quali politiche intendano attivare per far fronte ad una situazione che, come mostrano i dati, rischia di peggiorare sempre di più e se hanno l'intenzione di aumentare le risorse regionali aggiungendole a quelle europee per poter garantire un sostegno a una platea più vasta di beneficiari. Grazie.
Ha la parola, per la riposta, l’Assessore Calcinaro.
Paolo CALCINARO. Grazie, Presidente. Inizio con una buona notizia, perché il 18 marzo la Conferenza Unificata Stato-Regioni ha pronunciato il proprio assenso sullo schema di decreto ministeriale, che adotta il Piano nazionale per la non autosufficienza 2025-2027. Sappiamo che si va sempre in ritardo di un anno, quindi, il 2025 non significa che ormai i giochi sono fatti, ma sono risorse che andranno nel 2026. La nuova ripartizione vedrà per le Marche risorse pari a 86 milioni di euro in un triennio con un aumento del 16% delle risorse disponibili, che non è una soluzione, ovviamente, per quei numeri che ha elencato lei, Consigliere, però, sicuramente è un passo in avanti. Ma noi siamo amministratori, noi sappiamo benissimo che dietro quei numeri, che non sono assolutamente… Non metto minimamente in dubbio che, allo stato attuale, non ci siano risorse nazionali, regionali, che possano andare a trovare ogni soluzione.
Dobbiamo lavorare facendo passi in avanti e questo è un passo in avanti, credo, importante per la nostra Regione. Anche l'utilizzo dei fondi europei… Abbiamo parlato poco fa del “Multileva”, anche quello ha un significato politico, perché, comunque, i fondi europei possono avere più destinazioni, lo sappiamo benissimo, anche noi Assessori, quando si va alla programmazione non è scontato che poi si vada verso quella soluzione.
Le voci di bilancio che possono andare a sostenere il sociale, dal punto di vista del nostro bilancio, sono plurime, in quel caso ci può essere un'operazione di copertura, perché, magari, è consentito con il fondo europeo andare in quella direzione, e questo può liberare altre risorse che possono andare in altri settori del sociale. Sarà un importante passaggio quello dell'assestamento, che, poi, vedremo qui in Aula. Certo, è ovvio che, lo dico, l'ottimo è il nemico del meglio, questo è un passaggio che per me è fondamentale, come è stato fondamentale, per dieci anni, governare da Sindaco in un momento storico come questo, Consigliere. Io vorrei, credo che il Presidente vorrebbe, tutti qui vorremmo arrivare alla copertura di tutto quello che è necessario, non sono i tempi, purtroppo, che ci consentono questo, però, questo non ci deve esimere, invece, dal fare passi in avanti, anche in questo caso. Devo dire che il piano stesso introdurrà una nuova ridefinizione della platea dei destinatari - attenzione, questo è un altro passaggio molto importante - in coerenza con la riforma nazionale della disabilità che sta entrando sperimentalmente… Abbiamo cominciato con la provincia, se non sbaglio, di Macerata, allargata poi ad Ancona e Ascoli - vado un po' a memoria - e poi arriverà anche nelle ultime due province, distinguendo le misure per le persone non autosufficienti con disabilità fino ai 70 anni, da quelle relative agli anziani non autosufficienti over 70, in relazione ai quali è in corso di formulazione un secondo Piano nazionale sulla non autosufficienza. Ho anche altri numeri in questa relazione. Comunque le risorse del Fondo nazionale sono aumentate rispetto ai 73 milioni che arrivavano nella nostra regione rispetto agli 85. Sono presenti importanti risorse anche nel nostro bilancio, vado ad elencarle…
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Mastrovincenzo.
Antonio MASTROVINCENZO. Grazie, Presidente. Assessore, visto che non ha potuto concludere la risposta, se cortesemente piò darmi la risposta scritta.
Prendo atto del decreto nazionale, vedremo se queste risorse saranno quelle che lei ha annunciato.
Dopodiché, Assessore, qui nessuno mette in dubbio l'utilità dei fondi europei, se utilizzati per le cose per cui sono stanziati. In questo caso certamente si possono finanziare interventi relativi alla non autosufficienza. Quello che, invece, mettiamo in dubbio e critichiamo da anni è la sostituzione integrale dei fondi regionali con i fondi europei, perché è evidente che se ci fosse una sommatoria di fondi regionali e fondi europei si potrebbero dare servizi e risposte a molte più persone.
Ho detto prima che solo 1.600 persone anziane nelle Marche, quindi il 4,2% delle persone anziane, ricevono una qualche forma di sostegno a casa e abbiamo numeri minimali, 2.500 persone con disabilità che ricevono sostegni assistenziali a casa. Quando parliamo di assistenza domiciliare, parliamo veramente di ore quasi residuali, perché le Marche sono in fondo alla classifica nazionale, nelle parti bassissime della classifica nazionale per quanto riguarda le ore di assistenza domiciliare, parliamo di nove ore l'anno offerte agli anziani, ad esempio, che sono a casa e che necessitano, invece, di questo servizio fondamentale.
E poi chiudo. Quando parliamo di strutture residenziali non ci dobbiamo mai dimenticare che in lista d'attesa c'è un numero di persone che è uguale ai posti disponibili nelle strutture. Questo fa pensare che dovranno aspettare anni e anni e, purtroppo, alcuni non potranno mai essere ricoverati nelle strutture a cui chiedono l'accesso. Grazie.
Deliberazione legislativa statutaria
“Modifiche alla legge statutaria 8 marzo 2005, n. 1 ‘Statuto della Regione Marche’”
(seconda approvazione ai sensi dell’articolo 123, secondo comma, della Costituzione)
(Discussione e votazione)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la deliberazione legislativa statutaria concernente: “Modifiche alla legge statutaria 8 marzo 2005, n. 1 ‘Statuto della Regione Marche’”. Seconda approvazione ai sensi dell’articolo 123, secondo comma, della Costituzione. Quindi, serve la maggioranza assoluta.
La discussione generale è aperta, ha la parola la relatrice di maggioranza Consigliera Marcozzi.
Jessica MARCOZZI. Grazie, Presidente. Presidente, come lei ha già detto, questa è la seconda lettura per quanto riguarda la modifica alla legge statutaria dell'8 marzo del 2005, che riguarda, appunto, lo Statuto della Regione Marche.
L'obiettivo di questa legge è di garantire una più equilibrata rappresentanza di genere negli organi politici esecutivi, nella Giunta e, dove è possibile, anche nell'Ufficio di Presidenza. Perché questo distinguo? Perché la Giunta viene nominata, nell'Ufficio di Presidenza, invece, c'è l'elezione. La modifica è formata da tre articoli, più un 3 bis. ed attualmente la norma si limita a richiedere genericamente la presenza di entrambi i sessi. Quindi si va a modificare l'articolo 7 della legge statutaria n. 1 del 2005 introducendo una percentuale del 30% dei componenti della Giunta regionale.
L'articolo 2, invece, va a modificare l'articolo 13 della legge statutaria n. 1 del 2005, in cui al comma 1 dell'articolo 13 della legge statutaria è aggiunto, infine, il seguente periodo: “qualora possibile, la presenza di ciascun genere”.
L'articolo 3 riguarda l'invarianza finanziaria, mentre l'articolo 3 bis stabilisce che questa legge si applica a decorrere dalla legislatura successiva a quella di entrata in vigore di questa legge statutaria. Come ha già detto il Presidente del Consiglio, questa è una seconda lettura. Nulla di diverso rispetto alla prima che è approdata in Aula a gennaio. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola la relatrice di maggioranza Consigliera Ruggeri.
Marta RUGGERI. Grazie, Presidente. Ha già spiegato molto bene com’è composta questa deliberazione legislativa statutaria la relatrice di maggioranza. Comunque voglio dire qualche parola anch’io.
Siamo arrivati finalmente alla seconda e definitiva approvazione della modifica dello Statuto della Regione Marche. Sappiamo che per troppi anni è rimasto ancorato a diciture generiche, si parlava fino a questa modifica di una “presenza di entrambi i sessi” che, nella pratica, si è spesso tradotta in una presenza puramente simbolica. Oggi, con questo voto, mettiamo definitivamente fine all'era della discrezionalità. C'è l'introduzione della soglia minima del 30% per ciascun genere nella composizione della Giunta, includendo il Presidente. Questo non è solo un criterio matematico, ma, secondo noi, è un atto di dignità istituzionale, è la garanzia che il governo del territorio può e deve contare pienamente sulla sensibilità e capacità gestionale femminile, che finora è stata troppo spesso marginalizzata.
Questa legge è urgente, ce lo dicono i numeri, che sono impietosi e non lasciano spazio a interpretazioni di parte. Proprio poche settimane fa, lo scorso 8 marzo, il Servizio Studi della Camera dei Deputati ha pubblicato un aggiornamento sulla legislazione e le politiche di genere nelle Regioni italiane. Ebbene, i dati, aggiornati al 10 febbraio di quest'anno, sono un monito per tutti noi: le Marche figurano quasi all'ultimo posto in Italia per presenza femminile nelle Giunte regionali. Mentre Regioni come l'Emilia-Romagna, la Sardegna e la Toscana raggiungono la parità o si attestano su percentuali solide. Le Marche segnano un imbarazzante 14,3% di presenza femminile nell'esecutivo. Siamo sotto la media nazionale, che è del 30,2%, e siamo distanti anni luce da una rappresentanza equilibrata. Questo dato non è solo una statistica, è la fotografia di un deficit democratico che oggi abbiamo il potere e il dovere di colmare. Con l'articolo 1 fissiamo il limite del 30% per la Giunta; con l'articolo 2 rafforziamo il principio di equilibrio nell'Ufficio di Presidenza. Con l'approvazione di questa legge diciamo alle cittadine marchigiane che la loro voce non è solo ascoltata, ma è necessaria al tavolo dove si prendono le decisioni. Grazie.
PRESIDENTE. Articolo 1. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Articolo 2. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Articolo 3. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Articolo 4. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Deliberazione legislativa statutaria. La pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva a maggioranza assoluta dei suoi componenti)
Deliberazione legislativa statutaria
“Modifica alla legge statutaria 8 marzo 2005, n. 1 ‘Statuto della Regione Marche’”
(seconda approvazione ai sensi dell’articolo 123, secondo comma, della Costituzione)
(Discussione e votazione)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca deliberazione legislativa statutaria concernente: “Modifica alla legge statutaria 8 marzo 2005, n. 1 ‘Statuto della Regione Marche’”. Seconda approvazione ai sensi dell’articolo 123, secondo comma, della Costituzione. Serve la maggioranza assoluta.
La discussione generale è aperta, ha la parola la relatrice di maggioranza Consigliera Marcozzi.
(in fase di completamento)
La seduta inizia alle ore 10:55
Presidenza del Presidente
Gianluca Pasqui
PRESIDENTE. Buongiorno a tutti. Dichiaro aperta la seduta dell’Assemblea legislativa regionale n. 19 del 28 aprile 2026. Do per letto il processo verbale della seduta n. 18 del 21 aprile 2026, il quale, ove non vi siano opposizioni, si intende approvato ai sensi del comma 4 dell'articolo 53 del Regolamento interno.
Richiamo, inoltre, ai sensi del comma 5 dello stesso articolo, l’attenzione di tutti i Consiglieri sulle comunicazioni distribuite, con cui porto a conoscenza dell’Assemblea quanto espressamente previsto dal Regolamento interno.
Interrogazione n. 168
ad iniziativa dei Consiglieri Piergallini, Mancinelli, Catena, Cesetti, Mastrovincenzo, Mangialardi, Vitri, Caporossi, Nobili, Ruggeri, Seri
“Stato della diffusione della cocciniglia nelle Marche e iniziative urgenti della Regione”
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 168 dei Consiglieri Piergallini, Mancinelli, Catena, Cesetti, Mastrovincenzo, Mangialardi, Vitri, Caporossi, Nobili, Ruggeri, Seri.
Ha la parola, per la risposta, l'Assessore E. Rossi.
Enrico ROSSI. Grazie, Presidente. Premesso che: a seguito dei primi riscontri della presenza dell'organismo nocivo nelle Marche, il Servizio Fitosanitario Regionale, con decreto del Dirigente tecnico del Settore di competenza del 2024, ha provveduto all'individuazione di un'area delimitata e all'adozione di misure fitosanitarie per l’eradicazione coerenti con le disposizioni del citato decreto ministeriale del 2021; il Servizio Fitosanitario Regionale esegue annualmente, nell'ambito del piano nazionale di sorveglianza, attività di verifica dello stato fitosanitario del territorio e monitoraggi. nelle aree delimitate per individuare la presenza di infestazioni di Toumeyella parvicornis. Allo stato delle premesse si forniscono elementi utili all'aggiornamento dell'attuale situazione fitosanitaria della Cocciniglia tartaruga nelle Marche. Nel 2025 il Servizio Fitosanitario Regionale - SFR - ha ispezionato 253 siti sparsi nel territorio regionale al fine di verificare la presenza/assenza dell'organismo nocivo sulle piante del genere Pinus a dimora in ciascun sito di indagine e ha effettuato più di 300 controlli ufficiali presso i siti di produzione di operatori professionali vivaisti, diversi dei quali con piante del genere Pinus in vaso o in terra in fase di allevamento e/o commercializzazione. Gli elementi raccolti con la sorveglianza effettuata dal SFR nel corso dell'anno 2025, unitamente alle segnalazioni pervenute, consentono di affermare che si è verificata una ulteriore diffusione dell'organismo nocivo in aree precedentemente indenni dallo stesso mappate in uno specifico quadro di conoscenza. Il SFR sta predisponendo gli atti amministrativi relativi alla nuova delimitazione, confermando le misure già introdotte con il decreto del settore del 2024, in quanto coerenti con le disposizioni nazionali di emergenza fitosanitaria. Il Servizio Fitosanitario Regionale ha predisposto una bozza di piano di azione regionale che sarà presentata al Comitato Fitosanitario Nazionale nel prossimo mese di maggio 2026. A seguito dell'adozione del decreto del 2024 il SFR ha inoltrato a tutte le Amministrazioni comunali interessate una nota informativa sul ritrovamento della Cocciniglia tartaruga nelle Marche e ha promosso un incontro tecnico presso la sede del Comune di Grottammare. Il SFR ha contatti costanti con i Carabinieri Forestali per la gestione delle diverse emergenze fitosanitarie presenti sul territorio e a titolo di esempio i due Enti hanno recentemente partecipato con proprie relazioni ad un'iniziativa divulgativa in merito ai rischi da emergenze fitosanitarie e rivolta ai produttori marchigiani del vivaismo ornamentale. Il Servizio Fitosanitario Regionale ha espresso parere favorevole alle richieste pervenute dalle Amministrazioni comunali ai fini di consentire deroga alla legge regionale n. 25 del 1988 che vieta i trattamenti con prodotti fitosanitari all'interno dei centri abitati, ritenendo l'esecuzione degli interventi di endoterapia proposti dalle medesime Amministrazioni compatibile con le disposizioni del Piano di azione nazionale sull'uso dei prodotti fitosanitari adottato con decreto interministeriale del 2014. Maggiori informazioni sull'efficacia delle diverse tecniche di endoterapia disponibili sul mercato sono attese dai risultati di una sperimentazione coordinata dal CREA-DC, i cui risultati, tuttavia, non sono ancora disponibili. Il Servizio Fitosanitario Regionale ha riportato nell'ambito del Comitato Fitosanitario Nazionale del 16 marzo la situazione di incremento della diffusione della dannosità della Cocciniglia tartaruga nelle Marche, chiedendo che la regione sia inclusa quanto prima nel programma nazionale di lotta biologica che prevede lanci inoculativi del predatore Thalassa montezumae. Grazie.
Presidenza del Vicepresidente
Giacomo Rossi
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Piergallini.
Enrico PIERGALLINI. Grazie, Presidente. Grazie, Assessore, per la risposta che reputo quasi completamente soddisfacente, perché risponde ai punti sollevati nell’interrogazione e dà anche la misura dell'impegno del Servizio Fitosanitario e delle azioni messe in campo. Che cosa manca principalmente? Manca - forse era l'ultima richiesta, che spero, poi, nel corso degli ulteriori approfondimenti che la Regione farà potrà assecondare - la richiesta di essere al fianco dei Comuni per ottenere fondi per affrontare il problema. Teniamo conto che la Cocciniglia tartaruga, dalla Campania, attraverso il Lazio, l'Abruzzo e in altre Regioni sta creando danni enormi con un impatto grandissimo sui bilanci dei Comuni che devono affrontare questo problema. Qualche dato: il Comune di San Benedetto del Tronto ha recentemente investito 30.000 euro; il Comune di Martinsicuro altri 25.000 euro, altrettanti, se non di più, il Comune di Villa Rosa; lo stesso Comune di Grottammare mi aggiornava che si stimano, appunto, in decine di migliaia di euro i costi necessari per i trattamenti endoterapici e, purtroppo, per gli eventuali abbattimenti e piantumazioni che si renderanno necessari. Io personalmente ho dovuto affrontare il problema del Punteruolo rosso e al tempo la Regione intervenne al fianco dei Comuni per sostenere queste spese. Dato il monitoraggio che è stato effettuato, date le azioni che si stanno mettendo in campo, chiedo alla Regione, al termine di questo periodo di studio, di indagine, di fare uno sforzo e, almeno per i Comuni che rientrano all'interno del perimetro, sostenerli per queste azioni che sono determinanti. Tenete conto che il paesaggio delle nostre pinete potrebbe essere seriamente compromesso come sono state compromesse alcune pinete storiche romane, pensate ai Fori, per esempio, con migliaia di abbattimenti. Per giunta perderemmo non solo un'icona verde delle nostre spiagge, dei nostri litorali, ma, anche, perderemmo tutta la funzione che il Pino domestico svolge in natura anche per il nostro benessere. Grazie.
Interrogazione n. 178
ad iniziativa dei Consiglieri Marcozzi, Biondi, Pasqui
“Aggiornamento in merito al parere legale annunciato relativamente all'intervento finanziato nel Comune di Appignano del Tronto - PSR Marche 2014-2020”
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 178 dei Consiglieri Marcozzi, Biondi, Pasqui.
L'Assessore non è pronto, quindi, aspettiamo la comunicazioni dell'Assessore.
Interrogazione n. 124
ad iniziativa dei Consiglieri Vitri, Mancinelli, Catena, Cesetti, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini
“Procedura di accettazione dei prelievi sanitari effettuati a domicilio”
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 124 dei Consiglieri Vitri, Mancinelli, Catena, Cesetti, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini.
Ha la parola, per la riposta, l’Assessore Calcinaro.
Paolo CALCINARO. Grazie, Presidente. Riferisco quanto mi è stato inviato dall’AST Pesaro Urbino. All'AST Pesaro Urbino sono pervenuti degli esposti nei quali venivano segnalate gravi criticità riguardanti i prelievi domiciliari eseguiti da personale esterno all'Azienda. Secondo quanto riportato negli esposti, alcuni soggetti avrebbero operato senza i requisiti previsti, con prestazioni non riconducibili all'occasionalità come alcuni avrebbero dichiarato nella modulistica in uso. Tale attività sarebbe stata favorita dall'assenza di controlli incrociati con ricadute su correttezza amministrativa, tracciabilità delle prestazioni sanitarie e concorrenza leale tra professionisti. L’AST ha provveduto a dare avvio alle necessarie verifiche, presso l'intero territorio provinciale, che riguardano, perlopiù, le dichiarazioni rese dai singoli operatori su moduli rilasciati all’azienda e, per la gravità delle criticità lamentate, il 23 gennaio sono state sospese le attività svolte da tutte le categorie di soggetti nell'intero territorio provinciale, in attesa dell'esito delle verifiche in corso. Eseguiti i primi accertamenti, in data 11 febbraio, l'AST ha ripristinato i prelievi domiciliari per tutte quelle categorie per le quali non si sono rilevate criticità, quali: il personale dipendente AST in attività istituzionale, il personale delle strutture socio-assistenziali private e accreditate, le associazioni di volontariato e le cooperative ed enti del terzo settore. Questi soggetti continuano, ad oggi, ad operare regolarmente. L'unica categoria per la quale gli accertamenti non si sono conclusi riguarda, invece, i liberi professionisti, dal momento che gli stessi hanno sottoscritto centinaia di dichiarazioni che l'Azienda sta, al momento, verificando. Compito dell'AST, infatti, è quello di verificare la correttezza delle autocertificazioni rese dai singoli professionisti e certamente non intende sostituirsi agli organi di polizia giudiziaria, ma ha l'obbligo di verificare la veridicità delle dichiarazioni, che secondo gli esposti prevenuti presenterebbero gravi irregolarità. Dunque, non c'è alcuna retromarcia, ma solo esclusivamente un'attenta e doverosa attività di controllo per accertare, a garanzia della sicurezza e della qualità delle prestazioni: chi sono i soggetti che consegnano i campioni, la loro qualifica professionale, la corretta conservazione dei campioni, la riferibilità del campione all'utente. Al termine degli accertamenti, che si concluderanno entro pochi giorni, verrà adottata una nuova procedura, valida per tutti coloro che non hanno alcun rapporto con l'Azienda, che elimini, quindi, le criticità evidenziate. Un'ultima considerazione. Compito dell'AST è quello di garantire gratuitamente le prestazioni ai soggetti disabili e anziani senza la necessità che gli stessi si rivolgano ai liberi professionisti e per questo nel 2017 la Regione ha stipulato un accordo con i privati accreditati, ad oggi ancora vigente, che ha attribuito a questi ultimi la possibilità di effettuare prelievi a domicilio con un budget aggiuntivo. Quindi non risulta vero che l'attività di prelievo venga svolta esclusivamente dall’ADI ma anche da altre figure, tra cui il privato accreditato, che, nel caso in cui gli operatori dipendenti non riescano a far fronte alle richieste, va a completare l'offerta sul territorio. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, la Consigliera Vitri.
Micaela VITRI. Grazie, Presidente. Grazie, Assessore. Come saprà, questa interrogazione l'ho presentata in seguito ad una disposizione dell'AST che aveva effetto immediato e che, soprattutto nel metodo, aveva creato molti problemi, perché non aveva avuto la relativa comunicazione sia sugli operatori che sui pazienti. Di conseguenza molte persone si erano recate a consegnare i prelievi e venivano respinte. Poi, grazie anche ad alcuni appelli e segnalazioni pubblici sulla stampa che io stessa ho portato avanti, c'è stata una vera e propria retromarcia un paio di settimane dopo, tanto che, come lei stesso ha ammesso, in data 11 febbraio l'AST è intervenuta per ripristinare l'accettazione dei prelievi da parte di alcuni utenti. Oggi, però, mi ha detto anche che state valutando una nuova procedura. Vorrei capire qual è questa nuova procedura, visto che non mi ha dato nessun dettaglio in più sulle modalità organizzative, mi ha detto semplicemente che si occuperanno gli infermieri dell'ADI, quindi dell'assistenza domiciliare, ma anche il privato accreditato. Vorremmo capire se questa nuova procedura coinvolge o taglia fuori anche i volontari che normalmente sono a disposizione delle persone più fragili. Ricordo che questa protesta è esplosa non solo da parte mia, ma da parte anche di tante persone fragili, perché si sono trovate improvvisamente nella situazione di non poter portare personalmente i prelievi negli ambulatori. Quindi, in questo momento non sappiamo quale sarà il futuro della procedura, visto che lei non mi ha dato altri dettagli e faccio un po' fatica, ovviamente, a valutarla. Ciò che posso dire è che, per fortuna, siete tornati indietro su una decisione presa improvvisamente per combattere l'abusivismo - mi ha dato anche lei questa motivazione -, ma in maniera anche un po' frettolosa, perché se avete notato che c'erano degli infermieri abusivi che andavano a domicilio a effettuare il prelievo, a portarlo, forse non serviva fare completamente piazza pulita di tutti coloro che, invece, svolgono un servizio indispensabile. Perché in questo modo hanno messo in difficoltà anche gli stessi infermieri dell'ADI che hanno avuto un sovraccarico di lavoro, non potendo più appoggiarsi ovviamente a volontari, associazioni, si è creato improvvisamente un vuoto tra coloro che, invece, continuavano a dare questo servizio anche in modo volontario. E le voglio far presente che, a proposito dei moduli, questi moduli continuano a garantire chi svolge questo servizio in…
PRESIDENTE. Prima di passare all'interrogazione n. 126 vorrei salutare i nostri graditi ospiti: le classi V A e V B dell’Istituto Comprensivo di Corinaldo e le classi V A e V B di Casette D’Ete, Istituto Comprensivo di Sant'EIpidio a Mare. Ciao ragazzi e benvenuti
L’interrogazione n. 178, a cui doveva rispondere l'Assessore Rossi, è rinviata.
Interrogazione n. 126
ad iniziativa del Consigliere Nobili
“Crolli e urgenti interventi di messa in sicurezza della porzione regionale del complesso dell’ex ospedale psichiatrico ‘San Benedetto’ di Pesaro: tutela del bene, incolumità pubblica, competenze e cronoprogramma degli interventi”
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n.126 del Consigliere Nobili.
Ha la parola, per la riposta, l’Assessore Calcinaro.
Paolo CALCINARO. Grazie, Presidente. Allora, leggo quanto riportato dall'AST Pesaro Urbino. Tra l'altro ho visto che l'interrogazione è del 5 febbraio, successivamente a quella data sono andato anche sul posto e posso confermare che quello che è scritto qui è quello che è. E’ stato confermato sul posto anche dalla presenza del Sindaco di Pesaro. Peraltro credo che ci fosse anche la Consigliera Vitri in quella occasione. Quindi vado alla risposta.
Il complesso edilizio ex ospedale psichiatrico “San Benedetto” di Pesaro, in passato di totale proprietà dell'ASUR Marche, è stato oggetto, nel mese di aprile 2021, di un protocollo di intesa tra ASUR Marche, Comune di Pesaro e Regione Marche per il recupero e la riqualificazione. Con la sottoscrizione del suddetto protocollo di intesa, approvato con delibera di Giunta regionale n. 304 del 2021, venivano delineate tutte le attività di competenza di ogni singolo soggetto pubblico firmatario, finalizzate al recupero e alla riqualificazione del bene. In particolare l'ASUR Marche si impegnava a cedere al Comune di Pesaro i locali, compresa la lavanderia. La Regione Marche si impegnava a collaborare economicamente con ASUR per realizzare gli interventi di recupero edilizio di cui al punto b) degli impegni di ASUR Marche. Il Comune di Pesaro si impegnava a predisporre ed approvare una variante urbanistica non sostanziale al Piano regolatore, allo scopo di suddividere l'intervento sul complesso di San Benedetto in più unità funzionali. La proprietà dell'intero complesso immobiliare risulta oggi così divisa: Comune di Pesaro, la porzione di parte dell'edificio prospicente Corso XI Settembre, annesso ad L, verde pubblico ed ex lavanderia; proprietà dell'AST Pesaro Urbino è la parte del fabbricato insistente sulle Vie Belvedere e Mamolabella e la Schiera di Via Mamolabella. Il Comune di Pesaro ha dato, tra l'altro, avvio ai lavori di ripristino di parte delle proprietà, iniziando dall' “annesso ad L”. In data 6 marzo 2026 si è svolto l'incontro presso l'immobile oggetto di interrogazione alla presenza del Comune di Pesaro, la Regione Marche, l'Assessorato alla Sanità, la Direzione e l'Ufficio tecnico dell'AST Pesaro Urbino, finalizzato a prendere visione dello stato di avanzamento dei lavori da parte del Comune e le condizioni della porzione di proprietà di AST Pesaro Urbino. Quindi sul fabbricato AST per la parte del fabbricato insistente sulle Vie Belvedere e Mamolabella: in generale l'edificio presenta un avanzato degrado a causa di infiltrazioni d'acqua - è messo male - in particolare, la chiesa facente parte della porzione di proprietà AST Pesaro Urbino è in stato di degrado. Credo che quello che serva è sapere che, con nota del 13 gennaio 2026, il Dipartimento per la tutela… Soprintendenza Marche Nord chiedeva all'AST Pesaro Urbino di provvedere con urgenza ad eseguire i lavori e gli interventi provvisori indispensabili ad evitare ulteriori aggravamenti dello stato di conservazione. Il 12 febbraio 2026 l'AST rispondeva di aver dato la progettazione proprio per il ripristino della copertura della cappella sita nell'ex ospedale San Benedetto di Pesaro e veniva affidato ad un architetto l'incarico di progettazione e direzione lavori di messa in sicurezza che consisteranno nella ricostruzione della copertura per quella porzione di edificio. Il progetto è in consegna per il prossimo mese di giugno e c'è stato anche l'impegno, poi, a provvedere ai lavori di messa in sicurezza. Mentre per la Schiera di Via Mamolabella, che non presenta questa difficoltà, che abbiamo visto in quell'altra porzione, potrebbe essere presa in considerazione una messa in vendita.
Il riferimento per lo sviluppo progettuale è il piano di recupero del 2007 con l'allora vigente regolamento comunale che permetteva anche una possibilità di sviluppare il 50% in soppalchi.
Occorre procedere all'incarico per la stima dell'immobile e successiva vendita, ovviamente, sempre di concerto, con il Comune di Pesaro, perché questo è fondamentale. In tutto questo tempo ed ancora oggi si è sempre provveduto alla messa in sicurezza dell'immobile finalizzata a che la vetustà dello stesso non arrechi danni a soggetti esterni. Aspettiamo, quindi, il computo per poter poi eseguire la messa in sicurezza di quella prima parte, di quella della chiesa. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Nobili.
Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. Grazie, Assessore. Mi pare che ci sia la consapevolezza che stiamo parlando di un immobile di particolare rilevanza per tutta una serie di ragioni. Voglio sperare che questa messa in sicurezza sia effettiva. Ho trovato la sua risposta a tratti dubitativa, nel senso che è un auspicio quasi quello di provvedere alla messa in sicurezza. Qui c'è un tema che riguarda il degrado della struttura dell'ex ospedale psichiatrico che è in una fase particolarmente avanzata e, se mi consente, non si doveva arrivare a questo punto, non si doveva arrivare alle sollecitazioni formali da parte della Soprintendenza. È un tema quello di intervenire con le opere che evitino ulteriore degrado ed evitino situazioni di pericolo. Ma poi c'è un altro tema sullo sfondo. Che destinazione avrà questa struttura? Abbiamo capito che c'è un protocollo d’intesa con il Comune di Pesaro. Il Comune di Pesaro mi sembra avere le idee abbastanza chiare sul punto, perché si sta parlando di un intervento di housing sociale, molto meno chiare ce le ha la Regione, ce le ha la struttura sanitaria. Credo che, rispetto a una situazione di tale rilevanza, sia bene impegnarsi, approfondire le criticità e, soprattutto, dare le risposte. Cioè non ci si può limitare a un vago richiamo ad interventi di messa in sicurezza, peraltro parziali e tardivi, bisogna fare molto di più, perché stiamo parlando di un intervento di particolare rilievo su cui l'Amministrazione comunale di Pesaro investe risorse non banali. Mi pare ben strano che parte di quella struttura, invece, per quanto possa essere messa in sicurezza, rimanga in uno stato di abbandono, perché la Regione Marche ha le idee molto confuse. Con questa mia interrogazione spero di accendere un riflettore sulla problematica, ma spero, soprattutto, che l'Amministrazione regionale si impegni per immaginare davvero che utilizzo voglia fare di quel contenitore così significativo. Grazie.
Interrogazione n. 145
ad iniziativa dei Consiglieri Cesetti, Mancinelli, Catena, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini, Vitri
“Determina del Direttore Generale AOU Marche n. 589 del 10/07/2025 ad oggetto ‘Scrittura privata tra Servizi Ospedalieri S.p.A., in proprio e quale mandataria RTI con Servizi Italia S.p.A. e Azienda Ospedaliero Universitaria delle Marche, sottoscritta in data 09/07/2025 - Presa d’atto’”
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n.145 dei Consiglieri Cesetti, Mancinelli, Catena, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini, Vitri.
Ha la parola, per la riposta, l’Assessore Calcinaro.
Paolo CALCINARO. Grazie, Presidente. Rispondo quanto mi viene trasmesso dall'Azienda Ospedaliero Universitaria delle Marche. La transazione nell'ambito del giudizio incardinato da Servizi Ospedalieri con atto di citazione e con una richiesta di condanna per 2.870.000 euro è stata sollecitata dal Giudice Civile come emerge dall'ordinanza ex art. 127 cpc, allegata a questa risposta, che ha disposto il tentativo di mediazione, segnalando che “evidenzia le conseguenze processuali della mancata partecipazione al procedimento di mediazione di cui all'articolo 12 bis del decreto legislativo n. 28 del 2010”. Nell'ambito della mediazione la scrivente Azienda, quindi, ha nominato come proprio consulente il Professor XY, Direttore del Dipartimento di Management dell'Università Politecnica delle Marche, dal primo novembre 2012 ,e ordinario di Economia Aziendale, che si è relazionato per l'esecuzione dell'incarico con il RUP e il DEC del contratto, ciò in ragione della complessità dei calcoli, delle indagini necessarie per verificare l'effettiva erogazione, da parte dell'appaltatore, di forniture diverse e/o ulteriori rispetto a quelle previste contrattualmente. Il tavolo tecnico esperito dal Professor XY con il consulente della parte attrice ha concluso in data 17 aprile 2025 per il minor credito di 780.000 euro a favore dell'appaltatore Servizi Ospedalieri S.p.A., tenendo in debito conto la domanda riconvenzionale proposta all'azienda ospedaliera. In sede di transazione, accessiva all'attivato provvedimento di mediazione, l'Azienda ospedaliera ha preteso che venisse definito non solo il giudizio civile ma anche quello pendente avanti al TAR del 2023 ed avente ad oggetto la richiesta di revisione dei prezzi riferita sempre all'appalto oggetto del giudizio civile, nonché le ulteriori pretese lamentate da Servizi Ospedalieri S.p.A. e relative all'aggiudicazione da parte di altro ente delegato, del nuovo appalto del servizio lavanolo per via dell'erroneità dei contenuti della lex specialis. In ragione delle valutazioni espresse dal tavolo tecnico si è conclusa la transazione sottoscritta dai tecnici di parte, Professor XY e Dottor XX, con la suindicata che è stata financo oggetto di ulteriore istruttoria, i cui esiti sono riportati nella nota acquisita al protocollo aziendale del 17 aprile 2025, avente ad oggetto “Nota metodologica a supporto transazione fra Servizi Ospedalieri S.p.A. e Azienda Ospedaliero Universitaria delle Marche”. Il parere del legale interno, con cui è stato condiviso il percorso transattivo, è stato espresso in data 23 maggio 2025 e nello stesso è stato indicato l'iter amministrativo prevedente l'adozione di una determina di “alta amministrazione” a conclusione dell'intero procedimento, compresa la trasmissione ai competenti organi di controllo. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Cesetti.
Fabrizio CESETTI. Grazie, Presidente. Grazie, Assessore, e, ovviamente, non sono per niente soddisfatto della risposta. Questo a prescindere da una sua responsabilità, perché non mi è stata data risposta alle domande che ponevo e questo ci pone anche il tema relativo a cosa servano le interrogazioni, che sono atti ispettivi. Non possiamo venire qua - e questo riguarda tutti gli Assessori - a riportare il documento istruttorio del soggetto che è oggetto della interrogazione, perché così è troppo facile. Ma le interrogazioni servono anche per mettere la Giunta nella condizione di controllare l'operato delle strutture tecniche rispetto ai fatti di competenza della Giunta regionale e vedere come sono state espletate le attività gestionali. Perché, come diciamo nell'interrogazione, ai sensi dell'articolo 97 della Costituzione, l'azione amministrativa deve ispirarsi ai principi di buon andamento, imparzialità, trasparenza e, soprattutto, legalità, che impongono una puntuale istruttoria e una motivazione rafforzata quando ci sono questioni di rilevante interesse economico.
Nel caso di specie manca, è assente, non c'è un RUP, non c'è un documento istruttorio, non è dato rinvenire l’an debeatur ed il quantum debeatur rispetto alle diverse controversie che sono state transatte. E qui c'è un altro tema, perché non è soltanto stata transatta la controversia pendente dinanzi al Giudice Civile e non può valere soltanto l'invito del Giudice Civile ad una conciliazione, perché il Giudice deve applicare la legge e deve decidere secondo legge, può invitare le parti a conciliare, ma, ovviamente, la transazione… Se ci sono le condizioni lo deve stabilire innanzitutto il RUP e si deve motivare sulla base di un documento istruttorio. Ci torneremo su questo, Assessore, con un accesso agli atti, perché vogliamo vedere la transazione, ma vogliamo anche vedere tutti gli atti antecedenti e successivi e, soprattutto, perché siano state transate altre questioni. Grazie.
Interrogazione n. 183
ad iniziativa dei Consiglieri Mastrovincenzo, Catena, Mancinelli, Cesetti, Mangialardi, Piergallini, Vitri
“Fondo regionale di solidarietà”
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 183 dei Consiglieri Mastrovincenzo, Catena, Mancinelli, Cesetti, Mangialardi, Piergallini, Vitri.
Ha la parola, per la riposta l’Assessore Calcinaro.
Paolo CALCINARO. Grazie, Presidente. Diciamo questo che il fondo di solidarietà a sostegno degli utenti e Comuni per il pagamento delle rette nelle residenze per persone con disabilità e persone con problemi di salute mentale fu avviato nel 2017. Oggi è stato superato - devo dire dopo anni in cui non è stato previsto - con la programmazione del cosiddetto “Multileva” che, però, viene da anni precedenti. Infatti, nell'ambito della suddetta manovra, è stato previsto un intervento specifico volto proprio al sostegno delle famiglie a reddito medio/basso. Voglio anche aggiornare che, proprio in questi giorni, il Ministero ha firmato la Convenzione che permetterà alla Regione di poter uscire con la manifestazione di interesse, il bando per l'accesso a questi 250 euro mensili, così come abbiamo anche stabilito con un accordo con le principali sigle sindacali per arrivare a questo risultato. Quindi, tanto per far capire, i fondi oggi a disposizione con l'effetto “Multileva”, che ha inglobato, perché si tratta un po' della stessa tipologia di operazione, sono: 7.693.000 euro di fondi comunitari, 1.967.000 euro di fondi POC 2014-2020, per un totale di quasi 10 milioni per la copertura delle annualità 2026 e 2027.
La manovra si attuerà, appunto, con l'erogazione di 250 euro mensili a ciascun beneficiario e prevede un accesso sulla base dell'ISEE. Il limite di ISEE sarà quello di 25.000 euro, quindi un limite nemmeno troppo basso, per i fondi comunitari e 20.000 euro per i fondi POC. Quello che tengo a dire è che questa programmazione è avvenuta dopo una lunga serie di confronti e condivisioni anche con i Sindacati, con gli Enti gestori, con gli Ambiti Territoriali, attraverso diverse riunioni, a cui sono stato presente. Attualmente è in fase di sottoscrizione la Convenzione con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali per l'attuazione degli interventi. Seguirà, quindi, la delibera di Giunta di approvazione dei criteri ai fini dell'emanazione dell'avviso rivolto agli Ambiti Sociali. C'è una stima di destinatari che è di circa 1.600 soggetti, sicuramente, una platea maggiore di quella che toccava il Fondo di solidarietà. Ora credo che non sfugga a quest'Aula come il tema… adesso abbiamo questo importante passaggio, poi il tema sarà quello della continuità.
Questo è il tema politico vero, abbiamo detto che abbiamo questi due anni di fronte, ma poi dovremmo trovare la maniera strutturale, magari appoggiandoci alla prossima programmazione europea. Quindi su questo ci si dovrà impegnare politicamente, però attualmente l'operazione è molto importante ed è, appunto, di 10 milioni su due anni. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Mastrovincenzo.
Antonio MASTROVINCENZO. Grazie, Presidente. Assessore, prendo atto che lei per primo mette in evidenza quello che è il problema dei problemi su questo intervento, cioè quello della continuità. Ricordo che il Fondo di solidarietà aveva finanziato interventi importanti a favore di utenti e Comuni fino, praticamente, al 2024, dopo, nella legge di stabilità 2025, il fondo era stato azzerato, o quasi, a 179.000 euro, passando da 3 milioni circa a 179.000 euro, e nel 2026 è stato completamente azzerato. Ora lei ci propone la terza gamba del progetto “Multileva” sostanzialmente. Però va detto, ribadito, che questo intervento che voi proponete, che ancora deve essere messo in campo, non ha una continuità, perché varrà comunque per due anni a differenza del Fondo di solidarietà, che, invece, era un fondo che di anno in anno, a partire dal 2017, veniva finanziato. Ma, soprattutto, parliamo, in questo caso, di fondi europei che, ancora una volta, vanno a sostituire i fondi regionali, scelta sbagliatissima, perché, quando non ci saranno più - in questo caso addirittura fra due anni -, ci chiediamo chi e come si finanzieranno questi progetti. Dopodiché quello che sembra è, almeno una parte del finanziamento, che lei ha enunciato, sono, appunto, tutti fondi europei, sia prelevato da misure specifiche rispetto alla promozione del lavoro delle donne. Non invidio il dirigente che dovrà firmare questo atto, perché, di fatto, si tolgono fondi europei vincolati verso una determinata misura e si mettono su un altro tipo di intervento che, ripeto, lascerà, in futuro, in grosse difficoltà Comuni e famiglie. Grazie.
Interrogazione n. 189
ad iniziativa del Consigliere Putzu
“Chiarimenti urgenti in merito allo spostamento del servizio SERD della AST di Fermo e all'individuazione della nuova sede”
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 189 del Consigliere Putzu.
Ha la parola, per la riposta, l’Assessore Calcinaro.
Paolo CALCINARO. Grazie, Presidente. Vado a relazionare relativamente alla nota pervenutami dalla AST 4, direttamente dal Direttore. Tolgo un po' la parte iniziale sulle funzioni del SERD, che conosciamo tutti e che sono veramente strategiche per il nostro territorio.
Vado a segnalare come in data 17 settembre 2024, a seguito di una forte perturbazione abbattutasi sul territorio della provincia di Fermo - quando abbiamo avuto anche quel principio di alluvione sulla città di Porto Sant'Elpidio - la sede distrettuale di Porto Sant'Elpidio, in via della Montagnola, che accoglie anche il servizio dipendenze, appunto, ha fatto registrare infiltrazioni di acqua piovana in maniera massiccia e ingenti danneggiamenti per un consistente importo a carico dell'AST Fermo, con l'Azienda sanitaria fermana che è già intervenuta con lavori di manutenzione per la bonifica dei luoghi, per il ripristino delle condizioni di salubrità e della regolarità del servizio, attivatasi nel contempo per la richiesta di fondi sulla scia della calamità naturale. Ma per questo si è in attesa. Credo che sia stato un intervento di circa 200.000 euro quello fatto sulla sede attuale. Quindi il Direttore ha aperto una serie di tavoli e confronti con i maggiori Comuni della provincia: il Comune di Fermo, con l'allora Sindaco Paolo Calcinaro, presente, il Comune di Porto Sant'Elpidio e il Comune di Porto San Giorgio alla costante presenza del Vicesindaco di allora e attuale. Abbiamo avuto questi incontri nel 2025, a giugno e poi a fine agosto, in cui ci siamo detti aperti… all'inizio c'era anche stata una disponibilità del Comune di Porto San Giorgio a trovare una sede nel proprio Comune, poi non si è avuta come possibilità concreta. Quello che è uscito fuori è che noi dobbiamo sfruttare una possibilità effettivamente concreta, quella che si aprirà all'indomani dello spostamento dell'ospedale dal Murri a Campiglione. Questo non significa che domani il SERD va al Murri”, perché, poi, sappiamo anche quello che può essere, ma aprirà tutta una razionalizzazione delle varie sedi anche territoriali della nostra AST che andranno, magari, a sistemarsi anche per fare una centralizzazione importante nel Murri. Penso, per esempio, al punto prelievi, a tante situazioni che ci sono sul territorio, nel Comune di Fermo e non solo rispetto al Comune di Fermo. All'esito di questo passaggio, che sarà molto importante - che, poi, vedrà, lo sappiamo, anche la presenza di INRCA all’interno del Murri - avremo un quadro molto più fattivo di quello che può essere l'alternativa sul territorio del SERD. Dire oggi che il SERD andrà da una parte invece che da un'altra, può essere veramente frettoloso. Dire, però, che ci deve essere una riallocazione del SERD a valle dello spostamento del Murri a Campiglione, credo che sia un atto su cui ci possiamo realmente trovare. Oggi sappiamo che l'urgenza fondamentalmente è quella dello spostamento, che ci impegnerà molto nei prossimi mesi, ma, subito dopo, uno dei ragionamenti importanti sarà quello rispetto al SERD. Quindi, ringrazio il Direttore dell’AST Fermo per il grande impegno su questo punto e sicuramente, poi, ci aggiorneremo o in quest'Aula o sul territorio, per cercare di valutare la migliore posizione, sempre in raccordo - questo lo voglio dire, ci tengo - con la Prefettura, perché, a volte, sappiamo che ci sono anche dei motivi ulteriori, rispetto a quelli puramente logistici, rispetto all'individuazione della sede più opportuna. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Putzu.
Andrea PUTZU. Grazie, Presidente. Grazie, Assessore, per la risposta, che mi aspettavo. Mi rendo conto, ovviamente, che non si può spostare un servizio così importante su due piedi, ma il Direttore dell’AST Fermo, quando ha fatto la relazione, si è dimenticato di dire che già l'AST aveva provveduto a cercare delle soluzioni alternative ricorrendo ai privati, perché all'interno delle strutture dell’AST non riuscivano ad allocare questo servizio. Poi è stato fatto un bando - se si ricorda bene, Assessore, ovviamente non era Assessore lei – però, è successa un po' di confusione e il Direttore ha dovuto ritirare tutto. La Corte dei Conti ha anche spiegato che – è importante - prima di cercare allocazioni esterne per un servizio che riguarda la sanità pubblica, la salute pubblica, è bene vedere prima anche le disponibilità. Quindi mi auguro e auspico… perché questo è un impegno preso dal Direttore dell’AST Fermo anni fa, non oggi, ovviamente prima che Calcinaro diventasse Assessore. Sono certo che il Direttore dell’AST Fermo prima del 2027 lo porterà a termine. Grazie.
PRESIDENTE. Le interrogazioni n. 193 e n. 194 (abbinate) non vengono discusse perché non c'è l'Assessore Consoli.
Interpellanza n. 11
ad iniziativa del Consigliere Nobili
“Cessazione del regime derogatorio di cui all’art. 10, comma 3, del Regolamento regionale n. 6/2009 – Persistenza dell’attività di pesca delle vongolare del compartimento di San Benedetto del Tronto nel compartimento marittimo di Ancona – Iniziative urgenti per il ripristino della legalità e della corretta gestione della risorsa ittica”
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interpellanza n. 11 del Consigliere Nobili.
Ha la parola, per l’illustrazione, il Consigliere Nobili.
Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. Questa è un'interpellanza che affronta un tema delicato e complesso e vorrei che si comprendesse che qui non si tratta di un conflitto che riguarda operatori del mondo della pesca, riguarda qualcosa di molto più significativo, perché riguarda la certezza delle regole, la corretta gestione delle risorse marine e, soprattutto, il ruolo che la Regione ha nel governo di un bene comune come è il mare.
Sappiamo che il quadro normativo di riferimento è rappresentato dal Regolamento regionale n. 6 del 2009 che ha consentito a imbarcazioni del compartimento marittimo di San Benedetto del Tronto di operare stabilmente nelle acque del compartimento di Ancona. In particolare l'articolo 10, comma 3, del Regolamento aveva previsto una deroga al principio generale di corrispondenza tra compartimento marittimo e aree di pesca, consentendo, appunto, a queste imbarcazioni di poter pescare nella zona di Ancona. Sottolineiamo come questa previsione nascesse esplicitamente come disciplina transitoria e derogatoria. Nel corso degli anni questo assetto è stato mantenuto in vita attraverso una serie di proroghe legislative regionali che hanno progressivamente esteso nel tempo l'efficacia di una disciplina che, però, nasceva ed era stata concepita come temporanea. La questione che oggi si pone riguarda la situazione giuridica che si è determinata dopo il dicembre del 2025, quando il Consiglio regionale… quando abbiamo respinto un'ulteriore proroga del regime derogatorio previsto appunto dall'articolo n. 10, comma 3, del Regolamento regionale. Con la cessazione di quella proroga viene meno il presupposto normativo che negli anni ha consentito la prosecuzione di un assetto derogatorio rispetto al regime ordinario della pesca nei compartimenti marittimi. Ed è qui che si colloca la questione sollevata da numerosi operatori del settore del compartimento di Ancona, perché stiamo parlando di 25 unità della flotta di San Benedetto del Tronto che, nonostante l'intervento chiarificatore della Regione Marche, continuano ad esercitare l'attività di pesca nelle acque del compartimento di Ancona. Questa circostanza rende urgente un chiarimento istituzionale e si chiede alla Regione di fare ciò che le compete pienamente sul piano istituzionale, perché la Regione deve farci capire quale regime normativo ritiene applicabile. La Regione deve assumere una posizione formale e comunicarla alle autorità competenti. Su questo punto la Regione non può far finta di nulla, demandare agli altri e giustificarsi dicendo che non le spetta il compito di monitorare e verificare il rispetto delle leggi. La Regione ha il dovere di dire parole di chiarezza su una questione che si protrae da troppo tempo. Per questo motivo noi riteniamo che la disciplina delle aree di pesca non riguardi soltanto l'organizzazione delle flotte o la distribuzione delle opportunità economiche. C'è anche un tema caro, soprattutto, ma non solo, al Gruppo che rappresento, che è la tutela dell'ecosistema marino e la sostenibilità dello sfruttamento delle risorse ittiche. Anche di questo stiamo parlando, perché la pesca delle vongole, dei molluschi bivalvi incide direttamente sugli equilibri dei fondali e sulla capacità di rigenerazione degli stock. Per questo motivo la delimitazione delle aree di pesca e la regolazione delle stesse rappresentano strumenti fondamentali per garantire una gestione sostenibile della risorsa. Quando le regole non sono chiare o vengono applicate in modo incerto, si rischia di produrre una pressione non governata sulle aree produttive con effetti che possono incidere nel tempo sulla qualità degli habitat marini e sulla stessa sostenibilità dell'attività di pesca. Per queste ragioni chiediamo alla Giunta di chiarire cosa intende fare rispetto a questo tema così importante che non può più essere rinviato. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per la risposta, l’Assessore E. Rossi.
Enrico ROSSI. Grazie, Presidente. La materia di cui si discute, come ricordato, è disciplinata dalla legge della Regione Marche del 2004, la n. 11 e dal Regolamento n. 6 del 2009 in materia di gestione e tutela dei molluschi bivalvi in attuazione dell'articolo 13, comma 2, della medesima legge regionale appena richiamata. Il predetto Regolamento prevede espressamente che la gestione dei molluschi bivalvi sia affidata a consorzi che operano su base compartimentale e sub-compartimentale e che la Giunta regionale individui le aree di pesca e le imbarcazioni autorizzate alla pesca nelle aree medesime. In prima applicazione, l'art. 10 del Regolamento confermava il mantenimento dell'operatività dei quattro consorzi esistenti, individuava le quattro aree di pesca ed elencava nominativamente le 220 imbarcazioni autorizzate alla pesca nelle rispettive aree indicate. Successivamente al riconoscimento regionale dei quattro consorzi di gestione esistenti, con delibera di Giunta regionale n. 1742 del 2011 veniva avviato il procedimento previsto dall'art. 6 del Regolamento per rivalutare le aree di pesca individuate dall'articolo 10 del Regolamento stesso. Tale procedimento si è concluso con l'adozione della delibera di Giunta regionale del 2012, la n. 118, che ha confermato le aree di pesca già indicate in prima applicazione dal Regolamento e che continuano ad essere le seguenti: l'area A, coincidente con il compartimento di Pesaro e Urbino - adesso, per ovvie ragioni di brevità, evito di scendere nei dettagli-; l'area B, coincidente con la porzione del compartimento di Ancona; l'area C, il compartimento che va da Ancona fino a Porto Recanati; l'area D coincidente con il compartimento di San Benedetto del Tronto fino al fiume Chienti. Attesa la conflittualità esistente in relazione alla materia, che è stata oggetto di plurimi contenziosi promossi principalmente dagli operatori economici dell'anconetano e che hanno riguardato anche la delibera appena richiamata, il regime transitorio previsto dal Regolamento è stato a più riprese prorogato, con il risultato di congelare temporaneamente gli effetti di detta delibera. A dicembre 2025, come richiesto da più parti, non è stato dato seguito ad alcuna proroga, con l'effetto della piena efficacia delle previsioni della delibera n. 118 del 2012 adottata dalla Giunta regionale, così come previsto dall'articolo 6 del Regolamento n. 6/2009 approvato dal Consiglio nel 2009. Allo stato, pertanto, le aree di pesca sono rimaste invariate ed affidate ai quattro consorzi già riconosciuti, che hanno tutti le medesime caratteristiche rivendicate dal Co.Ge.Vo. di Ancona, e che associano le imbarcazioni, specificatamente identificate nell'allegato al medesimo Regolamento, autorizzate alla pesca nelle aree indicate. In merito alla sentenza richiamata nell'interpellanza (TAR Marche n. 570/2022) si evidenzia che la stessa ha rigettato nel merito il ricorso con cui veniva richiesto l'annullamento della delibera n. 118 del 2012, confermandone per l'effetto la validità e l'efficacia. Preme evidenziare che la suddivisione delle aree di pesca rientra nella competenza regionale e non sussiste per la Regione un obbligo di ripristinare alcun regime precedente posto che i compartimenti marittimi, essendo articolazioni periferiche del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, sono istituiti in base a presupposti diversi, non necessariamente coincidenti con le problematiche della pesca dei molluschi bivalvi. Le Autorità preposte alla vigilanza stanno quindi assicurando il pieno rispetto del richiamato assetto regolatorio. In conclusione: il regime dettato in prima applicazione ha cessato i suoi effetti ed oggi la pesca dei molluschi bivalvi avviene su base compartimentale e sub-compartimentale come sopra esposto. Il quadro regolatorio richiamato individua quattro aree di pesca e le imbarcazioni autorizzate alla pesca nelle singole aree; le Autorità preposte alla vigilanza stanno regolarmente svolgendo le funzioni proprie; le normative richiamate sono state rese note nelle forme di pubblicità legale previste e conoscibili in ogni contesto. Grazie.
Presidenza del Presidente
Gianluca Pasqui
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Nobili.
Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. Prendo atto di questa precisazione dell'Assessore, il quale non poteva fare diversamente, perché, dopo che il Consiglio regionale ha posto termine al regime derogatorio, chiaramente si ripristina il quadro che prevede espressamente in quali aree di pesca possano muoversi le singole imbarcazioni. Quindi, se ho ben capito, il Vicepresidente della Giunta, Assessore con la delega ci sta rappresentando che la Regione Marche a chiare lettere sottolinea che le imbarcazioni del compartimento di San Benedetto del Tronto non sono autorizzate alla pesca dei molluschi bivalvi nell'area di pesca anconetana. Rispetto a questo, allora, presa consapevolezza di questa determinazione, si auspica che la Regione e la Giunta faccia tutto quello che rientri nelle proprie facoltà, coadiuvando le Autorità competenti affinché le proprie determinazioni vengano rispettate e cessi quanto prima quello che gli operatori del compartimento di Ancona stanno segnalando riguardo il mancato rispetto delle normative. Quindi si invita la Regione Marche e la Giunta regionale a farsi parte dirigente, qualora venisse rappresentata formalmente il protrarsi di questa situazione di irregolarità, attivando tutte quelle Autorità che hanno a disposizione ulteriori mezzi per porre fine al mancato rispetto delle normative. Non so se ho capito male o se non è stato chiaro il Vicepresidente della Giunta, perché io ho interpretato il suo intervento come un intervento adesivo al quadro giuridico che si è determinato con l'approvazione del voto in Consiglio regionale. Se così non è, vorrei che fosse più chiara e più esplicita la posizione, perché i bizantinismi giuridici sono un po' complicati da comprendere, persino per un avvocato. Grazie.
Interpellanza n. 22
ad iniziativa dei Consiglieri Mastrovincenzo, Mancinelli, Caporossi, Nobili, Ruggeri, Seri, Catena, Cesetti, Piergallini, Vitri
“Politiche regionali per la non autosufficienza”
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interpellanza n. 22 dei Consiglieri Mastrovincenzo, Mancinelli, Caporossi, Nobili, Ruggeri, Seri, Catena, Cesetti, Piergallini, Vitri.
Ha la parola, per l’illustrazione, il Consigliere Mastrovincenzo.
Antonio MASTROVINCENZO. Grazie, Presidente. Questo è un tema importante. Dalla elaborazione del Gruppo Solidarietà sui dati Inps, l'82% delle persone anziane, 37.500 circa, non autosufficienti nella nostra regione che necessitano di assistenza continuativa vive a casa; circa il 18%, cioè 7.500, nelle residenze. Il 18%, 6.300 persone, di chi vive a casa riceve una qualche forma di sostegno. Circa 4.300 persone, il 12%, riceve un sostegno di carattere economico, da 200 a 300/350 euro mensili, per sostenere il lavoro di cura del caregiver o per remunerare assistenti. Circa 1.600 persone ricevono un servizio di assistenza domiciliare di qualche ora giornaliera a qualche ora settimanale. Circa 700/800 persone frequentano centri diurni e l'82% delle 37.000 persone anziane che vivono a casa non riceve alcun tipo di sostegno. Secondo la stessa elaborazione dei dati, circa 14.500 persone con disabilità che necessitano di assistenza continuativa (percettori di indennità di accompagnamento) vive a casa; circa il 13% di questi (2.300) in residenze rivolte sia a persone con disabilità che con disturbi mentali. Il 38% di chi vive a casa riceve qualche forma di sostegno e circa 2.800 persone ricevono un sostegno economico per acquistare servizi o per sostenere il lavoro di cura del caregiver. Infine, 2.500 persone ricevono una qualche forma di servizio assistenziale o educativo di carattere domiciliare, che può essere di qualche ora giornaliera o di qualche ora settimanale. Il 62% delle persone con disabilità che vive a casa non riceve alcun tipo di sostegno. In totale, quindi, si può stimare che circa il 16% delle persone non autosufficienti vive in residenze e l'84% a casa. Il 24% di chi sta a casa riceve una qualche forma di sostegno e circa il 75% non riceve, invece, alcuna forma di sostegno. Questo considerando che i dati demografici più recenti confermano che anche nelle Marche il trend che sta accelerando drasticamente, soprattutto nelle aree interne: nella nostra regione ci sono 226 persone anziane ogni 100 giovani, un residente su quattro ha più di 65 anni. È in costante aumento il numero delle persone con disabilità e dal 2022 la Regione Marche ha sostituito 5 milioni e mezzo di euro di risorse regionali del Fondo Non Autosufficienza con fondi europei, non aumentando minimamente l'importo complessivo nonostante l'abissale e crescente distanza tra domanda e offerta. E nonostante le ripetute richieste di associazioni del settore e delle forze politiche di opposizione, le risorse regionali non sono state ripristinate. Le famiglie, quindi, devono sopportare spese sempre maggiori sia se i loro congiunti sono a casa, sia se sono ospitati nelle strutture. Con questa interpellanza chiediamo al Presidente della Giunta regionale e all'Assessore competente di conoscere quali politiche intendano attivare per far fronte ad una situazione che, come mostrano i dati, rischia di peggiorare sempre di più e se hanno l'intenzione di aumentare le risorse regionali aggiungendole a quelle europee per poter garantire un sostegno a una platea più vasta di beneficiari. Grazie.
Ha la parola, per la riposta, l’Assessore Calcinaro.
Paolo CALCINARO. Grazie, Presidente. Inizio con una buona notizia, perché il 18 marzo la Conferenza Unificata Stato-Regioni ha pronunciato il proprio assenso sullo schema di decreto ministeriale, che adotta il Piano nazionale per la non autosufficienza 2025-2027. Sappiamo che si va sempre in ritardo di un anno, quindi, il 2025 non significa che ormai i giochi sono fatti, ma sono risorse che andranno nel 2026. La nuova ripartizione vedrà per le Marche risorse pari a 86 milioni di euro in un triennio con un aumento del 16% delle risorse disponibili, che non è una soluzione, ovviamente, per quei numeri che ha elencato lei, Consigliere, però, sicuramente è un passo in avanti. Ma noi siamo amministratori, noi sappiamo benissimo che dietro quei numeri, che non sono assolutamente… Non metto minimamente in dubbio che, allo stato attuale, non ci siano risorse nazionali, regionali, che possano andare a trovare ogni soluzione.
Dobbiamo lavorare facendo passi in avanti e questo è un passo in avanti, credo, importante per la nostra Regione. Anche l'utilizzo dei fondi europei… Abbiamo parlato poco fa del “Multileva”, anche quello ha un significato politico, perché, comunque, i fondi europei possono avere più destinazioni, lo sappiamo benissimo, anche noi Assessori, quando si va alla programmazione non è scontato che poi si vada verso quella soluzione.
Le voci di bilancio che possono andare a sostenere il sociale, dal punto di vista del nostro bilancio, sono plurime, in quel caso ci può essere un'operazione di copertura, perché, magari, è consentito con il fondo europeo andare in quella direzione, e questo può liberare altre risorse che possono andare in altri settori del sociale. Sarà un importante passaggio quello dell'assestamento, che, poi, vedremo qui in Aula. Certo, è ovvio che, lo dico, l'ottimo è il nemico del meglio, questo è un passaggio che per me è fondamentale, come è stato fondamentale, per dieci anni, governare da Sindaco in un momento storico come questo, Consigliere. Io vorrei, credo che il Presidente vorrebbe, tutti qui vorremmo arrivare alla copertura di tutto quello che è necessario, non sono i tempi, purtroppo, che ci consentono questo, però, questo non ci deve esimere, invece, dal fare passi in avanti, anche in questo caso. Devo dire che il piano stesso introdurrà una nuova ridefinizione della platea dei destinatari - attenzione, questo è un altro passaggio molto importante - in coerenza con la riforma nazionale della disabilità che sta entrando sperimentalmente… Abbiamo cominciato con la provincia, se non sbaglio, di Macerata, allargata poi ad Ancona e Ascoli - vado un po' a memoria - e poi arriverà anche nelle ultime due province, distinguendo le misure per le persone non autosufficienti con disabilità fino ai 70 anni, da quelle relative agli anziani non autosufficienti over 70, in relazione ai quali è in corso di formulazione un secondo Piano nazionale sulla non autosufficienza. Ho anche altri numeri in questa relazione. Comunque le risorse del Fondo nazionale sono aumentate rispetto ai 73 milioni che arrivavano nella nostra regione rispetto agli 85. Sono presenti importanti risorse anche nel nostro bilancio, vado ad elencarle…
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Mastrovincenzo.
Antonio MASTROVINCENZO. Grazie, Presidente. Assessore, visto che non ha potuto concludere la risposta, se cortesemente piò darmi la risposta scritta.
Prendo atto del decreto nazionale, vedremo se queste risorse saranno quelle che lei ha annunciato.
Dopodiché, Assessore, qui nessuno mette in dubbio l'utilità dei fondi europei, se utilizzati per le cose per cui sono stanziati. In questo caso certamente si possono finanziare interventi relativi alla non autosufficienza. Quello che, invece, mettiamo in dubbio e critichiamo da anni è la sostituzione integrale dei fondi regionali con i fondi europei, perché è evidente che se ci fosse una sommatoria di fondi regionali e fondi europei si potrebbero dare servizi e risposte a molte più persone.
Ho detto prima che solo 1.600 persone anziane nelle Marche, quindi il 4,2% delle persone anziane, ricevono una qualche forma di sostegno a casa e abbiamo numeri minimali, 2.500 persone con disabilità che ricevono sostegni assistenziali a casa. Quando parliamo di assistenza domiciliare, parliamo veramente di ore quasi residuali, perché le Marche sono in fondo alla classifica nazionale, nelle parti bassissime della classifica nazionale per quanto riguarda le ore di assistenza domiciliare, parliamo di nove ore l'anno offerte agli anziani, ad esempio, che sono a casa e che necessitano, invece, di questo servizio fondamentale.
E poi chiudo. Quando parliamo di strutture residenziali non ci dobbiamo mai dimenticare che in lista d'attesa c'è un numero di persone che è uguale ai posti disponibili nelle strutture. Questo fa pensare che dovranno aspettare anni e anni e, purtroppo, alcuni non potranno mai essere ricoverati nelle strutture a cui chiedono l'accesso. Grazie.
Deliberazione legislativa statutaria
“Modifiche alla legge statutaria 8 marzo 2005, n. 1 ‘Statuto della Regione Marche’”
(seconda approvazione ai sensi dell’articolo 123, secondo comma, della Costituzione)
(Discussione e votazione)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la deliberazione legislativa statutaria concernente: “Modifiche alla legge statutaria 8 marzo 2005, n. 1 ‘Statuto della Regione Marche’”. Seconda approvazione ai sensi dell’articolo 123, secondo comma, della Costituzione. Quindi, serve la maggioranza assoluta.
La discussione generale è aperta, ha la parola la relatrice di maggioranza Consigliera Marcozzi.
Jessica MARCOZZI. Grazie, Presidente. Presidente, come lei ha già detto, questa è la seconda lettura per quanto riguarda la modifica alla legge statutaria dell'8 marzo del 2005, che riguarda, appunto, lo Statuto della Regione Marche.
L'obiettivo di questa legge è di garantire una più equilibrata rappresentanza di genere negli organi politici esecutivi, nella Giunta e, dove è possibile, anche nell'Ufficio di Presidenza. Perché questo distinguo? Perché la Giunta viene nominata, nell'Ufficio di Presidenza, invece, c'è l'elezione. La modifica è formata da tre articoli, più un 3 bis. ed attualmente la norma si limita a richiedere genericamente la presenza di entrambi i sessi. Quindi si va a modificare l'articolo 7 della legge statutaria n. 1 del 2005 introducendo una percentuale del 30% dei componenti della Giunta regionale.
L'articolo 2, invece, va a modificare l'articolo 13 della legge statutaria n. 1 del 2005, in cui al comma 1 dell'articolo 13 della legge statutaria è aggiunto, infine, il seguente periodo: “qualora possibile, la presenza di ciascun genere”.
L'articolo 3 riguarda l'invarianza finanziaria, mentre l'articolo 3 bis stabilisce che questa legge si applica a decorrere dalla legislatura successiva a quella di entrata in vigore di questa legge statutaria. Come ha già detto il Presidente del Consiglio, questa è una seconda lettura. Nulla di diverso rispetto alla prima che è approdata in Aula a gennaio. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola la relatrice di maggioranza Consigliera Ruggeri.
Marta RUGGERI. Grazie, Presidente. Ha già spiegato molto bene com’è composta questa deliberazione legislativa statutaria la relatrice di maggioranza. Comunque voglio dire qualche parola anch’io.
Siamo arrivati finalmente alla seconda e definitiva approvazione della modifica dello Statuto della Regione Marche. Sappiamo che per troppi anni è rimasto ancorato a diciture generiche, si parlava fino a questa modifica di una “presenza di entrambi i sessi” che, nella pratica, si è spesso tradotta in una presenza puramente simbolica. Oggi, con questo voto, mettiamo definitivamente fine all'era della discrezionalità. C'è l'introduzione della soglia minima del 30% per ciascun genere nella composizione della Giunta, includendo il Presidente. Questo non è solo un criterio matematico, ma, secondo noi, è un atto di dignità istituzionale, è la garanzia che il governo del territorio può e deve contare pienamente sulla sensibilità e capacità gestionale femminile, che finora è stata troppo spesso marginalizzata.
Questa legge è urgente, ce lo dicono i numeri, che sono impietosi e non lasciano spazio a interpretazioni di parte. Proprio poche settimane fa, lo scorso 8 marzo, il Servizio Studi della Camera dei Deputati ha pubblicato un aggiornamento sulla legislazione e le politiche di genere nelle Regioni italiane. Ebbene, i dati, aggiornati al 10 febbraio di quest'anno, sono un monito per tutti noi: le Marche figurano quasi all'ultimo posto in Italia per presenza femminile nelle Giunte regionali. Mentre Regioni come l'Emilia-Romagna, la Sardegna e la Toscana raggiungono la parità o si attestano su percentuali solide. Le Marche segnano un imbarazzante 14,3% di presenza femminile nell'esecutivo. Siamo sotto la media nazionale, che è del 30,2%, e siamo distanti anni luce da una rappresentanza equilibrata. Questo dato non è solo una statistica, è la fotografia di un deficit democratico che oggi abbiamo il potere e il dovere di colmare. Con l'articolo 1 fissiamo il limite del 30% per la Giunta; con l'articolo 2 rafforziamo il principio di equilibrio nell'Ufficio di Presidenza. Con l'approvazione di questa legge diciamo alle cittadine marchigiane che la loro voce non è solo ascoltata, ma è necessaria al tavolo dove si prendono le decisioni. Grazie.
PRESIDENTE. Articolo 1. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Articolo 2. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Articolo 3. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Articolo 4. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Deliberazione legislativa statutaria. La pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva a maggioranza assoluta dei suoi componenti)
Deliberazione legislativa statutaria
“Modifica alla legge statutaria 8 marzo 2005, n. 1 ‘Statuto della Regione Marche’”
(seconda approvazione ai sensi dell’articolo 123, secondo comma, della Costituzione)
(Discussione e votazione)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca deliberazione legislativa statutaria concernente: “Modifica alla legge statutaria 8 marzo 2005, n. 1 ‘Statuto della Regione Marche’”. Seconda approvazione ai sensi dell’articolo 123, secondo comma, della Costituzione. Serve la maggioranza assoluta.
La discussione generale è aperta, ha la parola la relatrice di maggioranza Consigliera Marcozzi.
(in fase di completamento)