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Resoconto della seduta n.26 del 30/11/2010

SEDUTA N. 26 DEL 30 NOVEMBRE 2010



La seduta inizia alle ore 10,20


Presidenza del Presidente
Vittoriano Solazzi


Comunicazioni del Presidente

PRESIDENTE. Do per letto il processo verbale della seduta n. 25 del 16 novembre 2010, il quale, ove non vi siano obiezioni, si intende approvato ai sensi dell’articolo 29 del Regolamento interno.
Sono state presentate le seguenti proposte di legge regionale:
- n. 49/2010, in data 29 ottobre 2010, ad iniziativa dei Consiglieri Marangoni, Zaffini, concernente: “Riduzione dell’IRAP al fine di incentivare il lavoro autonomo, subordinato e parasubordinato dei lavoratori inoccupati, i cerca di prima occupazione o in cerca di reinserimento nel mondo del lavoro”, assegnata alla III Commissione in sede referente e alla Il Commissione per l’espressione del parere ai sensi dell’articolo 69 del Regolamento interno;
- n. 52/2010, in data 15 novembre 2010, ad iniziativa della Giunta regionale concernente: “Criteri di premialità connessi alla tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro nelle procedure di aggiudicazione di lavori od opere pubblici di interesse regionale”, assegnata alla IV Commissione in sede referente, al Consiglio delle autonomie locali per l’espressione del parere ai sensi dell’articolo 11, comma 4, della legge regionale n. 4/2007 e al Consiglio regionale dell’economia e del lavoro per il parere ai sensi dell’articolo 4, comma 1, della lettera c) della legge regionale n. 15/2008;
- n. 53/2010, in data 5 novembre 2010, ad iniziativa del Consigliere regionale Latini, concernente: “Fondo regionale di controgaranzia per favorire l’accesso al credito delle piccole e medie imprese mediante l’accensione di finanziamenti indirizzati a fronteggiare le esigenze di liquidità aziendale”, assegnata alla III Commissione per il parere in sede referente e alla II Commissione per l’espressione del parere ai sensi dell’articolo 69 del Regolamento interno;
- n. 54/2010, in data 10 novembre 2010, ad iniziativa dei Consiglieri regionali Ortenzi, Comi, Ricci, Badiali, Sciapichetti, Giancarli, Traversini, Perazzoli, Busilacchi, concernente: “Interventi in favore dei soggetti affetti da dislessia e da altre difficoltà di apprendimenti (DSA)”, assegnata alla I Commissione in sede referente, alla II Commissione per l’espressione del parere ai sensi dell’articolo 69 del Regolamento Interno e alla V Commissione per l’eventuale richiesta di espressione di parere ai sensi dell’articolo 68 del Regolamento interno.
E’ stata presentata la seguente proposta di atto amministrativo:
- n. 19/2010 in data 15 novembre 2010, ad iniziativa della Giunta regionale concernente: “Piano regionale infrastrutture, trasporto merci, logistica”, assegnata alla IV Commissione in sede referente, al Consiglio delle autonomie locali per l’espressione del parere ai sensi dell’articolo 11, comma 2, della legge regionale n. 4/2007 e al Consiglio regionale dell’economia e del lavoro per il parere ai sensi dell’articolo 4, comma 1, della lettera b) della legge regionale n. 15/2008.
Sono state presentate le seguenti mozioni:
- n. 81/2010 dei Consiglieri Camela, Malaspina “Formazione continua dei lavoratori” (ritirata con nota n. 8577 del 23/11/2010);
- n. 82/2010 della Consigliera Romagnoli “Adesione alla mobilità per la scarcerazione di Asia Bibi condannata a morte in Pakistan per blasfemia”;
- n. 83/2010 dei Consiglieri Camela, Malaspina “Formazione continua dei lavoratori”;
- n. 84/2010 della Consigliera Ciriaci “Modifiche alla l.r. 20 giugno 2003, n. 13 “Riorganizzazione del Servizio sanitario locale – il cui testo modifica le disposizioni contenute nelle leggi regionali 26/1996 e 13/2003”;
- n. 85/2010 del Consigliere Latini “Situazione Servizio trasfusionale Zona 7 – Distretto Sud”;
- n. 86/2010 della Consigliera Foschi “La centrale termoelettrica a ciclo combinato da 870 mwe nell’area industriale ZIPA in Comune di Corinaldo (AN)”;
- n. 87/2010 dei Consiglieri Ricci, Badiali, Giancarli, Acacia Scarpetti, Bugaro “Centrale Turbogas Corinaldo”.
Il Presidente della Giunta regionale ha trasmesso le seguenti deliberazioni:
in data 8 novembre:
- n. 1571 “Art. 29, comma 1, della l.r. n. 31/2001, art. 26, comma 2, della l.r. n. 32/2009 – Iscrizione nel bilancio di previsione per l’anno 2010 di entrate derivanti da assegnazione di fondi da assegnazione di fondi da parte di soggetti terzi vincolati a scopi specifici e delle relative spese. Euro 1.000.000,00";
- n. 1572 “Art. 29, comma 1, della l.r. n. 31/2001, art. 26, comma 1, della l.r. n. 32/2009 – Iscrizione nel bilancio di previsione per l’anno 2010 di entrate derivanti da assegnazione di fondi da parte dello Stato vincolati a scopi specifici e delle relative spese. Euro 464.277,40";
- n. 1573 “Art. 6, comma 2, della l.r. n. 31/2009 – Variazione compensativa al Programma operativo annuale 2010 approvato con deliberazione della Giunta regionale n. 2191/2009 e sue successive modificazioni ed integrazioni. Spese di personale. Euro 87.380,84”;
- n. 1574 “Art. 6, comma 2 della l.r. n. 31/2009 – Variazione compensativa al Programma operativo annuale 2010 approvato con deliberazione della Giunta regionale n. 2191/2009 e sue successive modificazioni ed integrazioni. Spese di personale. Euro 696,00”;
- n. 1575 “Art. 6, comma 2, della l.r. n. 31/2009 – Variazione compensativa al Programma operativo annuale 2010 approvato con deliberazione della Giunta regionale n. 2191/2009 e sue successive modificazioni ed integrazioni. Spese di personale. Euro 87.646,77”;
- n. 1576 “Art. 26 della l.r. n. 32/2009 – Iscrizione nel bilancio di previsione per l’anno 2010 di entrate derivanti da soggetti terzi e relativi impieghi. €. 61.953,50";
- n. 1577 “Art. 20, comma 3, della l.r. n. 31/2001 – Prelevamento dal fondo di riserva per le spese obbligatorie per l’integrazione dello stanziamento di capitoli compresi nell’elenco n. 2 “Spese dichiarate obbligatorie” del bilancio 2010. Euro 250.000,00";
- n. 1578 “Art. 29, comma 2, della l.r. n. 31/2001 – Variazione compensativa al Programma operativo annuale 2010 approvato con d.g.r. n. 2191/2009 e sue successive modificazioni ed integrazioni. Euro 1742.745,16”;
in data 15 novembre:
- n. 1625 “Art. 29, comma 1, della l.r. n. 31/2001, art. 26, comma 2, della l.r. n. 32/2009 – Iscrizione nel bilancio di previsione per l’anno 2010 di entrate derivanti da assegnazione di fondi da parte di soggetti terzi per recuperi e iscrizione della relativa spesa. Euro 10.200,00";
- n. 1626 “Art. 29, comma 1, della l.r. n. 31/2001, art. 26, comma 1, della l.r. n. 32/2009 – Iscrizione di entrate derivanti da assegnazione da soggetti terzi per recuperi e iscrizione della relativa spesa. Euro 365.059,31”;
- n. 1627 “Art. 26 della l.r. n. 32/2009 – Iscrizione nel bilancio di previsione per l’anno 2010 di entrate derivanti da assegnazioni da parte dell’Istituto superiore di sanità per il programma “Malattie rare” e relativi impieghi. Euro 36.779,00";
- n. 1628 “Art. 29, comma 2 della l.r. n. 31/2001 – Variazione compensativa al Programma operativo annuale 2010 approvato con deliberazione della Giunta regionale n. 2191/2009 e sue successive modificazioni ed integrazioni. Euro 32.700,00”;
- n. 1629 “Art. 29, comma 2, della l.r. n. 31/2009 – Variazione compensativa al Programma operativo annuale 2010 approvato con deliberazione della Giunta regionale n. 2191/2009 e sue successive modificazioni ed integrazioni. Euro 650.406,58”;
- n. 1630 “Art. 29, comma 2, della l.r. n. 31/2001 – Variazione compensativa al Programma operativo annuale 2010 approvato con deliberazione della Giunta regionale n. 2191/2009 e sue successive modificazioni ed integrazioni. Euro 200.000,00”;
- n. 1631 “Art. 6, comma 2, della l.r. n. 31/2009 – Variazione compensativa al Programma operativo annuale 2010 approvato con deliberazione della Giunta regionale n. 2191/2009 e sue successive modificazioni ed integrazioni. Spese di personale. Euro 5.824,00”.
Prima di passare alla discussione dei punti all’ordine del giorno, interpretando sicuramente i sentimenti di tutti i Consiglieri regionali, saluto gli alunni e i docenti dell’Istituto comprensivo Cerreto D’Esi che oggi sono in visita in quest’Aula. Porgo ai ragazzi e agli insegnanti il saluto dell’intera Assemblea legislativa delle Marche e do loro il benvenuto.

Comunicazione ai sensi dell’art. 35, comma 6, del Regolamento interno.

PRESIDENTE. Ha chiesto la parola il Consigliere Zaffini, ne ha facoltà.

Roberto ZAFFINI. Presidente, devo fare due dichiarazioni.
La prima è attinente alla proposta di legge n. 49 su cui faccio richiesta di ritiro della mia firma, come farò richiesta del ritiro della mia firma da ogni proposta di legge presentata dall’attuale Gruppo Lega Nord.
Ma sicuramente la dichiarazione più importante che devo fare è questa seconda. Intendo cioè costituirmi in un nuovo gruppo consiliare autonomo, ai sensi dell’articolo 16 del Regolamento nella parte in cui prevede tale possibilità, anche da parte di un solo consigliere, ove risulti una corrispondenza con un gruppo costituito in uno dei due rami del Parlamento.
Tale corrispondenza esiste con il Gruppo “Lega Nord Padania” costituito alla Camera dei Deputati, come da attestazione sottoscritta dal Capogruppo On. Marco Reguzzoni, che mi riservo di depositare non appena arriverà al Tar.
Intendo denominare il nuovo gruppo “Lega Nord Padania-Marche” e sarà identificato con il medesimo simbolo utilizzato dal gruppo alla Camera ed al Senato.
Chiedo fin da ora alla Presidenza ed agli uffici competenti di adottare con la massima urgenza gli adempimenti giuridici, amministrativi e contabili utili e necessari a consentire al nuovo gruppo di iniziare a svolgere i propri compiti istituzionali nel più breve tempo possibile. Grazie.

PRESIDENTE. La prego, Consigliere Zaffini, di portare per iscritto alla Presidenza questa richiesta ufficiale che ha fatto ora in Aula, sarà valutazione dell’Ufficio di Presidenza.
Ha chiesto la parola il Consigliere Marangoni, ne ha facoltà.

Enzo MARANGONI. Sono contento della richiesta che ha fatto l’esimio Consigliere Zaffini, ha fatto però un errore, alla Camera il Gruppo Lega Nord si chiama Lega Nord Padania mentre al Senato si chiama Lega Padana, lui invece li ha citati allo stesso modo.
Per quanto riguarda il ritiro della firma da tutti gli atti l’ho invitato io stesso poco fa a riflettere, visto che ha negato di aver firmato la proposta di legge sugli asili nido, che invece aveva fermato. L’ho invitato, ripeto, a ragionare su tutti gli atti, visto che il 90% o forse il 99% di tutte le interrogazioni, le mozioni e le proposte di legge le ha presentate sottoscritto, lui probabilmente non le ha neanche viste, firmava sulla fiducia.
Quindi accolgo positivamente il fatto che le abbia ritirate. Va bene così.


Sull’ordine del giorno

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Badiali.

Fabio BADIALI. Chiedo di iscrivere all’ordine del giorno e discutere oggi le mozioni n. 86 e n. 87, a firma rispettivamente della Consigliera Foschi e dei Consiglieri Ricci, Badiali, Giancarli, Acacia Scarpetti, Bugaro, sulla questione della Turbogas di Corinaldo, per dare impegno al Presidente, che comunque ha già preso, e per rafforzare la delibera di Giunta che il Presidente vorrà fare per chiudere la vicenda della VIA tra il Ministero dell’ambiente e il Ministero dello sviluppo economico sulla questione annosa, appunto, della Turbogas di Corinaldo.

PRESIDENTE. Pongo in votazione la richiesta di iscrizione del Consigliere Badiali.

(L’Assemblea legislativa approva)

Se non ci sono altre richieste procediamo con la trattazione ...(...) Ha chiesto la parola il Presidente Spacca, ne ha facoltà.

Gian Mario SPACCA. Volevo chiedere la cortesia, visto che questa sera dovrò andare a Bruxelles, di trattare l’argomento del Centro unico di prenotazione al primo punto dell’ordine del giorno, in modo tale che l’Assemblea legislativa possa esprimersi con compiutezza di argomentazioni e di approfondimento su questo argomento.

PRESIDENTE. Per quanto mi riguarda, se non ci sono pareri contrari, direi di accogliere la richiesta del Presidente.


Comunicazioni della Giunta regionale sul Centro unico di prenotazione (CUP)
(Relazione Presidente Spacca)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca le Comunicazioni della Giunta regionale sul Centro unico di prenotazione (CUP). Ha la parola il Presidente Spacca.

Gian Mario SPACCA. Signor Presidente, signori Consiglieri, come era stato annunciato, presentiamo questa mattina una relazione sulla situazione del CUP, in modo tale possiate prendere piena consapevolezza delle dinamiche e degli avvenimenti che hanno caratterizzato questa vicenda.
Per farlo utilizzerò tre documenti, che sono a disposizione anche dei Consiglieri: la relazione dell’Avvocatura della Regione Marche, la relazione redatta dal Direttore del Servizio salute della Regione Marche e la relazione di collaudo che è stata terminata in queste ore da parte dell’Azienda ospedaliera Marche Nord San Salvatore che è titolare della procedura.
Data la mole delle relazioni che sono a vostra disposizione mi avvarrò anche di alcune slide per rendere più comprensibile una materia abbastanza complicata.
Grazie della vostra disponibilità e pazienza che porrete nel seguire questa illustrazione.
Sapete che la realizzazione del Centro unico di prenotazione è un punto esplicitamente previsto nel programma di governo che abbiamo presentato alla comunità regionale alla vigilia delle elezioni.
Perché volevamo realizzare il Centro unico di prenotazioni regionale? Perché, così come per troppo tempo il nostro sistema sanitario ha dimostrato, si registrava una forte frammentazione che rendeva difficile la gestione e l’uniformità dei servizi erogati. In sostanza prima del CUP regionale avevamo 16 unità operative di prenotazione, una per zona territoriale e una per azienda ospedaliera, con altrettanti centri di prenotazione telefonica che erano presenti nelle 16 realtà. Quindi 16 contesti organizzativi contraddistinti da processi disomogenei e codifiche diversificate, 16 unità e sistemi applicativi di tecnologie differenti prodotti da 9 diversi fornitori, quindi significa hardware e software che spesso non erano neanche in grado di dialogare tra di loro.
In nessun modo si poteva monitorare e governare l’offerta delle prestazioni sia a livello di area vasta e ancor meno a livello regionale, quindi in quel momento con questa struttura molto frammentata arrivavamo a realizzare 8.000 prenotazioni a geometria variabile e con un apporto della media telefonica intorno al 5%.
L’obiettivo che ci proponevamo con il CUP regionale era quello di dare più trasparenza e circolarità alla prenotazione di prestazioni sanitarie, aprendo anche alle prestazioni socio-assistenziali, di contenere le liste di attesa – uno dei punti che spesso registriamo nel dibattito di quest’Aula come elemento di preoccupazione – rispetto alle richieste dei cittadini.
La possibilità di accedere da qualsiasi punto della regione all’offerta sanitaria regionale. Quindi non soltanto limitare il rapporto tra cittadino e presidio sanitario dove è la sua residenza, ma offrire l’intera possibilità dell’offerta regionale a ogni cittadino della nostra regione. Pertanto la possibilità di scegliere attraverso la più conveniente combinazione tra luogo o medico professionista e la data e l’orario di erogazione della prestazione.
Favorire la capillarizzazione ed il decentramento delle modalità di accesso alle prestazioni del servizio sanitario regionale, ampliando e unificando la rete dei punti di accesso fino a giungere nelle farmacie e presso gli studi dei medici di medicina generale. Tutti obiettivi per rendere ancora più agevole il rapporto tra cittadino e sistema sanitario regionale.
Infine, cosa forse dimenticata, ma non meno importante delle precedenti, anzi, molto importante in una logica di carattere strategico di gestione della sanità, il monitoraggio e il governo dell’offerta di prestazioni sanitarie attraverso l’omogeneizzazione delle procedure e delle modalità di prenotazione.
Questo significa che si interveniva strutturalmente sull’organizzazione della nostra sanità in una logica di ridefinizione qualitativa, in modo tale da organizzare la nostra sanità in un più stretto legame tra cittadini e servizi, all’insegna di un principio che non è più soltanto quello dell’appropriatezza ma addirittura della produttività, ovvero, l’incremento e il miglior utilizzo delle risorse disponibili che ampliano la possibilità di accesso dei cittadini.
Tutto questo è stato descritto e definito nella famosa delibera della Giunta regionale del 15 ottobre 2007 n. 1111. Tale delibera definiva esattamente quello che il CUP avrebbe dovuto essere nel seguire e perseguire gli obiettivi che prima vi ho sommariamente descritti.
La delibera approvava il progetto del CUP, stabilendo l’attivazione del progetto in due fasi distinte e successive: una fase pilota di sperimentazione presso l’area vasta di Pesaro Urbino e una fase regionale con estensione nelle restanti province del servizio di prenotazione informatizzato.
Si incaricava l’Azienda ospedaliera San Salvatore di Pesaro di redigere il capitolato ed espletare la gara per l’affidamento del servizio sulla base delle direttive che erano definite in questa delibera – delibera che naturalmente è a vostra disposizione –.
Questa delibera, che non è stata mai modificata in nessuna parte, costituisce una direttiva vincolante che può essere modificata soltanto con un altro atto equivalente, cioè con un’altra delibera della Giunta regionale, che non c’è stata perché, ripeto, questa è l’unica delibera che sovrintende l’organizzazione del Centro unico di prenotazione della nostra regione.
Sapete che cosa è accaduto allora a questo punto introduco il primo atto formale, ossia la relazione dell’Avvocatura della Regione Marche. Naturalmente è una relazione molto lunga, ne utilizzerò alcune parti affinché sia comprensibile da parte vostra qual è il giudizio, la valutazione e la considerazione che la Giunta regionale ha fatto sopratutto della prima fase in cui questo servizio di prenotazione regionale ha preso il via.
Ritorniamo e quindi ci concentriamo sulla delibera 1111 del 15 ottobre 2007 con la quale è stato approvato il progetto del Centro di prenotazione unico regionale (CUP) predisposto dal Servizio salute.
L’Area vasta n. 1 (coincidente con il territorio della Provincia di Pesaro-Urbino) è stata individuata quale area per effettuare la fase pilota. L’Azienda ospedaliera San Salvatore di Pesaro è stata incaricata di espletare le procedure della gara d’appalto per l’affidamento del servizio, redigendo il relativo capitolato, secondo le specifiche tecniche del progetto ed avvalendosi del rappresentante regionale designato nell’Ing. Gianfranco Leonelli.
I contenuti del progetto sono stati dichiarati direttiva vincolante per i direttori delle strutture sanitarie del territorio ed il Dirigente del Servizio salute è stato nominato responsabile dei procedimenti regionali derivanti dalla attuazione del progetto.
In particolare nel progetto viene specificato come il servizio, da intendersi unico, interaziendale e regionale, era destinato a sostituire tutti i modelli organizzativi di prenotazione esistenti presso il servizio sanitario regionale.
L’attivazione del progetto era prevista in due fasi distinte: la prima, concernente la realizzazione del sistema e la sua attivazione presso tutte le strutture sanitarie ubicate nella Provincia di Pesaro Urbino (Area Vasta 1), destinata a divenire l’area pilota del progetto; la seconda, relativa all’attivazione del servizio di “prenotazione informatizzata” nelle restanti province marchigiane, in base ad un piano da concordare in sede regionale.
L’atto formale, la delibera 1111, è stata seguita, come atti formali che trovate nella relazione dell’Avvocatura della Regione Marche, – da otto determine del Direttore generale Azienda ospedaliera San Salvatore, che praticamente ha dato attuazione a questo progetto.
L’avvio del CUP, come è noto, non è avvenuto in modo graduale, ovvero attraverso una prima fase di sperimentazione e una seconda che riguardava l’intero territorio regionale, ma è avvenuto contestualmente presso tutte le strutture sanitarie della Regione, ed ha manifestato subito evidenti criticità afferenti sia all’apparato tecnologico (attrezzature e programma informatico), sia alle scelte ed ai moduli organizzativi, tanto da causare, come ben sappiamo, notevoli disagi agli operatori e sopratutto agli utenti, ai cittadini della nostra regione.
Ne è quindi conseguita, come sapete, la necessità dell’intervento del Servizio salute regionale – che poi riprenderò per gli effetti che ha prodotto – che ha assunto il coordinamento dell’attuazione del sistema al fine di eliminare le criticità riscontrate e condurlo a regime.
Il dato che emerge dagli atti e dai documenti esaminati è la mancata attivazione del progetto secondo la modalità prescritta nel progetto approvato dalla Giunta regionale – sto leggendo la relazione dell’Avvocatura della Regione formalmente depositata agli atti e disponibile per tutti voi – la quale, lo si rammenta, costituiva direttiva vincolante per l’Azienda ospedaliera pesarese. Quest’ultima, secondo il disegno progettuale originario, era affidataria del compito di operare quale “centrale di committenza” della Regione, aggiudicando il contratto di appalto e curando la gestione del rapporto negoziale per tutto il periodo di durata dello stesso.
Nella fase attuativa il servizio doveva essere attivato esclusivamente nella Provincia di Pesaro (l’area pilota) ed ivi portato a regime.
L’attuazione del progetto pilota si sarebbe dunque posta come una “sperimentazione”, fase idonea a condurlo appunto a regime, mediante la risoluzione delle criticità che si sarebbero rilevate, con un minimo impatto per la collettività degli utenti.
Ottenuto simile risultato l’ulteriore sviluppo del servizio avrebbe dovuto essere rimesso alla decisione del Servizio regionale, permanendo in capo all’azienda i soli compiti di gestione del rapporto d’appalto per i profili negoziali.
Al contrario, la direttiva è stata sul punto disattesa dall’Azienda ospedaliera che si è individuata come soggetto attuatore del servizio per tutto il territorio regionale, con il risultato negativo già evidenziato al quale è stato posto rimedio con l’intervento regionale e di tutti gli altri attori dell’organizzazione sanitaria regionale.
Altro elemento critico è rappresentato dell’attivazione del servizio senza alcun preventivo espletamento del collaudo finale “a caldo” (verifica di conformità delle prestazioni dell’appaltatore). Infatti un apparato informatico di questo tipo non poteva che essere posto in piena attività, sostituendo integralmente quello precedente, soltanto dopo un preventivo periodo di prova nel corso del quale verificarne la funzionalità, così da mettere al riparo la stazione appaltante dalle conseguenze negative derivanti da possibili malfunzionamenti.
Anche volendo porre in disparte la palese violazione della direttiva regionale, ovvero della famosa delibera 1111, resta che il capitolato di gara avrebbe comunque consentito di evitare i disagi di proporzione regionale occorsi, qualora la fase di collaudo finale fosse stata avviata in una zona limitata del territorio.
Poiché le disfunzioni si sono verificate sin dal primo giorno di attivazione del servizio, ne sarebbe conseguita la possibilità di pervenire alla loro risoluzione con minimi disagi per i cittadini coinvolti.
In concreto è avvenuto che l’azienda ospedaliera ha richiesto alla commissione di collaudo una verifica sulla consistenza di quanto fornito dall’appaltatore, terminata il 10 settembre 2010 e quindi ha avviato il servizio il giorno 13 settembre 2010 senza che fosse stato svolto il collaudo finale di funzionalità.
La data di avvio del CUP è stata comunicata al Direttore generale dell’ASUR, ai Direttori generali delle Aziende ospedaliere e al Direttore generale dell’INRCA con la lettera dell’Assessore regionale e del dirigente del Servizio salute il 6 Settembre 2010.
Dalla documentazione esaminata si rileva come l’individuazione di tale data fosse il risultato di una relazione del gruppo di progetto (organismo previsto del capitolato a supporto del direttore dell’esecuzione, che ne era il responsabile) che ha attestato, in data 30 giungo 2010, l’idoneità di quanto realizzato ad adempiere alle funzioni previste nel contratto e nel progetto regionale approvato con la delibera di Giunta n. 1111/2007, non appena concluse le attività del collaudo di consistenza (non funzionale).
Dunque l’attivazione è dipesa dalla suddetta certificazione emessa da chi era preposto alla gestione tecnico-amministrativa dell’appalto. Il resto può essere considerata una semplice informazione.
Conclusioni.
La soppressione del progetto pilota disposta unilateralmente dall’azienda ospedaliera in assenza di una valida autorizzazione da parte della Regione, titolare della potestà primaria in ordine alla realizzazione del CUP interaziendale, ha provocato la radicale trasformazione dell’articolazione del progetto che è stato gestito a livello aziendale, spostando il baricentro della titolarità del procedimento con evidenti ripercussioni sulla fase di implementazione soprattutto a livello di attenzione da parte dei soggetti coinvolti.
La conseguenza è stata l’esclusione di una fase di sperimentazione (il progetto pilota) e di una successiva implementazione graduale sotto la direzione del Servizio salute della Regione.
Inoltre la gestione del contratto e la fase di avvio sono state governate in modo non adeguato e non congruamente condivise con le altre strutture del Servizio sanitario regionale. Infatti tutta l’attività di preparazione, svolta sotto l’egida della azienda ospedaliera, non ha dato il risultato atteso, dato che l’attivazione del CUP ha provocato una situazione di disservizio su tutto il territorio regionale.
Dunque l’attività in parola non è stata condotta ed espletata in modo appropriato e pertinente.
La corretta applicazione di quanto previsto nella deliberazione n. 1111/2007 o, in alternativa, l’effettuazione del collaudo finale prima dell’entrata in funzione del servizio avrebbero certamente consentito di evitare al sistema sanitario regionale le conseguenze negative eclatanti prodottesi ed all’ente un evidente discredito d’immagine.
Quindi si sono ravvisati a carico dei soggetti coinvolti direttamente nella prima fase della vicenda evidenti profili di responsabilità per negligenza, impudenza ed imperizia, secondo i livelli che sono esposti in dettaglio e con le adeguate motivazioni nella relazione formale dell’Avvocatura della Regione, che, ripeto, è agli atti e quindi è a vostra disposizione.
Su questi profili di responsabilità sono in corso delle valutazioni ulteriori oltre quelle che già la Giunta regionale ha adottato.
Infatti il contenuto della relazione dell’Avvocatura è stato esposto alla Giunta regionale nelle sedute del 4 e 18 ottobre e nella seduta del 18 ottobre la Giunta ha adottato una direttiva vincolante nei confronti del Direttore generale dell’Azienda ospedaliera Marche nord ai sensi dell’articolo 2, comma 3, della legge regionale 13/2003, il quale era tenuto a provvedere all’annullamento, in sede di autotutela, dell’incarico di direttore dell’esecuzione del contratto nonché alla revoca dell’incarico di RUP.
La Giunta, altresì, si è riservata l’adozione di ulteriori provvedimenti all’esito del completamento delle operazioni di collaudo, che, ripeto, sono terminate nelle ultime ore, concernenti le azioni da attivare nei confronti di tutti i soggetti responsabili per il relativo risarcimento del danno.
II dirigente del Servizio salute, sempre in data 20 settembre, è stato incaricato della predisposizione delle proposta di deliberazione, ai sensi dell’articolo 21 del Regolamento interno.
Il direttore dell’azienda ospedaliera ha dato attuazione alla direttiva regionale, provvedendo alla revoca dell’incarico di RUP e all’annullamento in via di autotutela dell’incarico di direttore dell’esecuzione del contratto e alla contestuale nomina dei nuovi direttori dell’esecuzione e del RUP.
Risulta infine che in data 29 novembre 2010 sia pervenuto al Servizio salute il documento conclusivo delle operazioni di collaudo, ovvero il collaudo è terminato nella giornata di ieri.
Questa in estrema sintesi è la relazione fatta dall’Avvocatura della Regione Marche. Relazione che non dice niente di nuovo perché conferma tutte quelle valutazioni in sede tecnica che già in questa sede erano state avanzate, le precisa ancor meglio, le motiva ancora di più, ma di fatto conferma, ripeto, le considerazioni e le valutazioni che erano state già prodotte in quest’Aula.
Ora entriamo nella presentazione del secondo documento che riguarda l’iter sostanziale e il funzionamento del CUP regionale nelle sue diverse fasi, ossia per cercare di portarlo a regime, per correggere le disfunzioni che questa prima fase di crisi aveva generato e quindi per corrispondere ai bisogni dei cittadini della nostra regione nella maniera più adeguata.
Abbiamo avuto indubbiamente una fase molto critica, che sostanzialmente coincide con la settimana che va dal 13 al 20 settembre, con quelle situazioni che sono state rilevate dagli organi di informazione e da tutti voi nel rapporto con i cittadini della nostra regione.
Nel corso della settimana del 13-18 settembre, nella fase di avvio del CUP regionale, si sono manifestate delle criticità che hanno comportato difficoltà nello svolgimento delle attività di prenotazione, accettazione e cassa, delle prestazioni specialistiche del sistema sanitario regionale.
La Giunta regionale, a seguito delle criticità summenzionate, in data 20 settembre ha affidato al Direttore del Servizio salute la responsabilità di seguire il funzionamento del CUP regionale, di coordinare i soggetti coinvolti nella realizzazione del progetto e di gestire l’emergenza, avvalendosi anche delle strutture organizzative regionali nel suo complesso.
Si è quindi entrate nella fase 2, ovvero del governo della crisi, che va dal 20 al 27 settembre.
Dall’esame della situazione è apparso che le ragioni principali di queste criticità possono essere ricondotte alle cause seguenti:
- l’avvio contemporaneo del nuovo CUP regionale su tutto il territorio regionale, quindi si conferma la valutazione espressa dall’Avvocatura della Regione;
- il processo di comunicazione alla cittadinanza che ha avuto target non corrispondente con il contesto introdotto con il CUP unico regionale;
- i malfunzionamenti dei sistemi tecnologici.
Il Servizio salute ha quindi intrapreso una serie di iniziative mirate a contenere le criticità manifestatisi nella settimana suddetta. Di seguito si riportano le azioni intraprese e gli esiti conseguiti.
Azioni intraprese.
1. Unità per la gestione della fase di avvio del CUP regionale. In data 20 settembre l’unità di gestione della crisi, di seguito abbreviata in “task force”, assume, su mandato della Giunta regionale, il controllo della situazione venutasi a creare e diventa il punto di riferimento per le azioni e le risorse da mettere in campo nella gestione della fase di avvio del CUP;
2. Monitoraggio quantitativo e qualitativo del sistema. Il governo della situazione richiede di conoscere specifiche informazioni: le attività svolte dalle unità di prenotazione, accettazione e cassa, la stabilità del sistema tecnologico ed i tempi di risposta, il grado di affaticamento e stress delle unità di sportello, le code al sistema telefonico ed i tempi di attesa al telefono, l’efficacia del nuovo orientamento della comunicazione. In tal senso si attivano le procedure di monitoraggio e la reportistica su cui basare le decisioni della task force e relazionare alla Giunta Regionale;
3. Comunicazione ai cittadini. L’esame delle informazioni provenienti dalla infrastruttura di telecomunicazione del call center (120.000 tentativi di chiamate sul numero verde nei primi giorni sino a 60.000 alla fine della settimana 13-18 settembre). La popolazione aveva percepito che il numero verde fosse l’unico punto di accesso al sistema sanitario regionale. Immediatamente si modificano i target comunicativi e con l’aiuto delle strutture della comunicazione regionale si attivano i media per reindirizzare l’azione comunicativa;
4. Direttive per il governo del CUP. Nella settimana dal 20 al 26 settembre si divulgano alle unità del sistema sanitario direttive mirate alla gestione della situazione creatasi con l’obiettivo di alleggerire l’impatto delle nuove procedure e dare maggiore fluidità all’introduzione del nuovo CUP;
5. Linee telefoniche call center. Si provvede al potenziamento delle linee che insistono sul numero verde;
6. Intervento sui malfunzionamenti delle infrastrutture tecnologiche. Nel corso della prima settimana di servizio si presentano malfunzionamenti tecnologici che andranno a chiudersi con qualche strascico sino alla terza settimana. La task force attraverso un minuzioso monitoraggio del servizio vincola il Raggruppamento temporaneo di imprese (RTI) ad un controllo rigoroso del servizio ed al rispetto delle condizioni previste dal contratto, imponendo al RTI la risoluzione immediata delle problematiche relative all’infrastruttura.
La terza fase riguarda la stabilizzazione e l’avvio a regime che va dal 28 settembre fino a novembre.
Azioni.
1. Supporto on site. La task force ha supportato questa fase essenziale dislocando personale di supporto del RTI presso le unità eroganti delle aziende sanitarie. Questa fase ha coinvolto circa 30 risorse di cui 20 del fornitore e le rimanenti dalla task force ed ha comportato interventi di supporto sul posto dalla prima decade di ottobre sino ai primi di novembre;
2. Ridefinizione dei modelli organizzativi agli sportelli. La task force ha dato corso alle seguenti iniziative: sollecitare la revisione organizzativa dei servizi di sportello alle aziende, anche attraverso aperture pomeridiane ed ottimizzazione degli operatori per fare fronte alla fase di avvio; indicare con specifiche direttive, le modalità con cui è stato possibile contenere l’afflusso degli assistiti agli sportelli; attivare il processo comunicativo per informare gli assistititi dell’ampliamento delle fasce orarie di apertura;
9. Firma protocollo sindacale. Previsto un riconoscimento economico relativo al maggior impegno degli operatori di sportello.
10. Attivazione di una sperimentazione di accesso alla prenotazione attraverso le farmacie. Presso la Zona territoriale di S. Benedetto;
11. Monitoraggio della qualità del servizio e delle “code” agli sportelli;
12. Realizzazione di un Front end tematico. In ambito zonale, a partire dall’ultima settimana di ottobre, si costituiscono i front end tematici che hanno lo scopo di migliorare l’appropriatezza delle prenotazioni relative alle prestazioni ad alta complessità.
Questa in estrema sintesi è la fase che va dalla prima settimana di crisi alla normalizzazione. Possiamo chiamarla normalizzazione del CUP? Ecco, le slide che seguono ci aiutano a capire cosa è successo in questo periodo di tempo.

In Aula vengono proiettate delle slide che si riportano come allegato al presente resoconto integrale

(prima slide) L’area rossa che vedete nella slide è quella che riguarda la famosa prima settimana di crisi, il punto critico dove si è registrato il maggior disagio per i cittadini della nostra regione. A partire dal momento in cui il servizio regionale ha preso in carico l’organizzazione e il funzionamento del Centro unico di prenotazione regionale potete vedete che c’è un netto miglioramento, anche a seguito delle azioni che ho cercato di illustrarvi brevemente in precedenza, delle modalità di prenotazione giornaliere attraverso il call center telefonico che organizzava il 20% delle prenotazioni e gli sportelli progressivamente con le modalità che dicevo, sportelli che poi si articolano anche attraverso l’organizzazione in front end.
Vedete che il dato supera abbondantemente le 8.000 prenotazioni giornaliere, che era il livello precedente all’introduzione del meccanismo del Centro unico di prenotazione, fino ad attestarsi ad una media intorno alle 10 mila prenotazioni che vengono fatte con la logica, ripeto, del 20% con il call center e dell’80% attraverso gli sportelli.
Non è soltanto importante il livello della quantità delle prenotazioni – ricordiamoci che il nostro obiettivo è arrivare a 3 milioni di prenotazioni annuali, quindi una gestione molto complicata e complessa dal punto di vista dei servizi regionali –, ma è anche importante capire quante di queste prenotazioni vengono effettivamente erogate, e questo lo vediamo attraverso le accettazioni.
(seconda slide) Vedete sempre l’area critica dove abbiamo avuto una media intorno alle 4 mila accettazioni nella prima settimana e poi grazie a questo lavoro potente fatto dal Servizio salute della Regione, dopo una seconda settimana che mantiene una certa criticità, di fatto la situazione si è progressivamente normalizzata e c’è una correlazione tra il livello di prenotazione e il livello di accettazione.
(terza slide) Altro elemento fondamentale è capire cosa succede alla cassa della nostra Regione soprattutto in un momento come questo. E questa terza slide ci aiuta a capire, sempre avendo il profilo temporale che parte dalla crisi, la seconda settimana che comunque permane critica, però vedete che progressivamente anche qui si arriva ad una tendenziale normalizzazione del servizio senza pregiudizi per le casse della Regione.
Quindi i tre elementi che riguardano le prenotazioni, le accettazioni e i pagamenti in questo momento presenterebbero, sulla base dei dati forniti dal Servizio salute della Regione, una tendenziale situazione orientata alla normalità.
(quarta slide) Qui vedete come si distribuiscono le richieste nell’arco della giornata. Il grafico in alto evidenzia come queste richieste si concentrino nell’arco della mattinata e quindi quante difficoltà ci siano, sopratutto nel call center, a organizzare l’accettazione delle prenotazioni.
(quinta slide) In questa successiva slide vediamo una cosa molto importante. Prima dicevo che nel corso del tempo sono state monitorate anche le file agli sportelli nelle varie zone della nostra regione. Al 22 ottobre 2010 c’erano già alcune zone che avevano organizzato ottimamente il loro Centro unico di prenotazione – la fase critica naturalmente era stata già superata, ossia quella della prima settimana e della seconda settimana a partire dal 13 settembre al 27 settembre –. Per esempio Fano aveva file agli sportelli di 4 minuti alle ore 9,00, di 15 minuti alle ore 10,00, di 6 minuti alle ore 11,00 e di 7 minuti alle ore 12,00. Invece, sempre il 22 ottobre, c’erano alcune zone dove queste criticità ancora permanevano, vedi Fabriano dove le file erano di circa 1 ora (Civitanova Marche era stata già normalizzata ma in precedenza aveva registrato delle file consistenti), Torrette dove alle ore 10,00 c’era 1 ora di fila, e San Salvatore con 35 e 55 minuti tra le ore 10,00 e le ore 11,00.
Di fatto anche qui le situazioni sono migliorate a seguito proprio di quell’azione che ho prima illustrato, l’intervento della task force che ha arricchito e articolato le funzioni degli sportelli non soltanto con la semplice funzione di prenotazione ma anche di front end. Di fatto la settimana successiva, il 27 ottobre, c’è un miglioramento, Fabriano e Torrette migliorano le loro prestazioni, mentre gli altri le mantengono sostanzialmente già a livelli accettabili perché siamo intorno a 6 minuti alle ore 9,00, 22 minuti alle ore 10,00, 27 minuti alle ore 11,00. Nell’ultima settimana che qui vedete le file stanno ormai attorno ai 14, 12, 10 minuti.
E’ dunque una situazione che ancora non può essere considerata ottimale, ma è sicuramente una situazione che non definisce quella criticità che in precedenza si era registrata.
(sesta slide) Un altro elemento di valutazione riguarda la lista di attesa. Il CUP con la sua articolazione ha messo insieme le 6.100 agende di tutta la regione per farle dialogare tra di loro in modo tale che il cittadino potesse prenotare la sua visita dove voleva o dove era possibile farla più rapidamente. Quindi, ricordo, l’obiettivo era quello di diminuire le liste di attesa. E questo definisce già oggi dei benefici notevoli. Ovvero nell’ultimo periodo, che possiamo considerare un periodo in cui ci avviciniamo alla normalizzazione, di fatto su alcune prestazioni si ha un notevole miglioramento.
Qui abbiamo tutte le aree vaste – 1, 2, 3, e 5 manca l’area vasta 4 ma è in linea con questi dati –, vediamo nella terza colonna, quella coronata di giallo, il numero dei giorni in meno di attesa che i cittadini registrano. Se prendiamo l’area vasta n. 1, che è la prima sinistra, registriamo che per il fondo oculare i giorni di attesa sono diminuiti di 4 giorni, per l’EMG di 27, per l’ECG di 21, per l’audiometria di 11, per la visita oculistica di 60, per la visita neurologica di 20, per la visita cardiologica di 19, per l’oncologia di 77, per l’ortopedia di 18, per l’urologia di 20. (…) Come? (…) Non ho questo dato, posso chiedere al dott. Ruta se ce lo fornisce nel corso dell’Assemblea.
Quindi anche dal punto di vista delle liste di attesa si registra un miglioramento delle performance nei confronti dei cittadini.
Di fatto la struttura del CUP a cui tendiamo non è più quella iniziale, che era sostanzialmente costituita dal call center e da uno sportello generalista, ora la struttura del CUP a cui stiamo progressivamente arrivando è una struttura a regime in cui accanto al call center che deve fare il 20% delle prenotazioni, il restante 80% viene organizzato da un front end tematico, da un front end specialistico dove l’utente ha la possibilità di dialogare con gli specialisti, dalle farmacie e vogliamo arrivare all’organizzazione anche con i medici di famiglia. Naturalmente rimangono gli sportelli generici e vorremmo arrivare a un convenzionamento con un istituto di credito per organizzare questa attività nella maniera più semplice attraverso una tecnologia tipo bancomat.
Questo in estrema sintesi è il quadro del profilo temporale e dell’organizzazione del CUP.
In sintesi il collaudo, che si è concluso ieri e che trovate anch’esso a vostra disposizione, è positivo, definisce un certificato positivo. Sostanzialmente al 25 novembre sono state effettuate circa 115 mila prenotazioni con i call center con un tempo medio di lavorazione di circa 4 minuti, circa 540 mila prenotazioni tramite gli sportelli del servizio sanitario regionale, 450 mila accettazioni e 400 mila operazioni di cassa – trovate tutto nei documenti che sono a vostra disposizione –. C’è un aumento del 20% delle prenotazioni, un inserimento su supporti elettronici di prestazioni prima gestite in modo cartaceo, un aumento delle prenotazioni telefoniche del 20%.
Abbiamo certamente registrato un momento di grande criticità che ha creato profondo scontento tra gli operatori e profondo disagio ai cittadini della nostra regione, ma questo profilo di grande disagio e di grande criticità sostanzialmente può essere ricondotto alla prima e alla seconda settimana di insediamento del CUP. Poteva essere evitato? Sì, poteva essere evitato. Le criticità derivano dal contemporaneo avvio su tutta la regione del servizio e quindi poteva essere evitato con la sperimentazione e la fase pilota. Poteva essere evitato con una più appropriata comunicazione per far capire come era articolato il CUP, che non era soltanto call center ma un elemento di alleggerimento delle funzioni degli sportelli. Poteva essere evitato attraverso tutto quello che è stato fatto dopo dal Servizio sanità regionale, se appunto fatto prima nella fase di sperimentazione. Poteva anche essere evitato con un migliore funzionamento dei supporti tecnologici.
E’ dunque alla luce di tutte queste cose che intanto la Giunta chiederà una riduzione di 300 mila euro alla RTI che ha gestito questa materia e si riserverà poi di fare ulteriori valutazioni sugli elementi del collaudo nei confronti degli altri soggetti che hanno gestito questo procedimento.
Di fatto è però opportuno fare anche un banchmarking di quello che è successo nelle altre regioni.
Il Lazio è partito nell’anno 2000, le prestazioni prenotabili non sono tutte ma soltanto alcune, non c’è integrazione con le radiologie e i laboratori di analisi del Servizio sanitario regionale, il periodo di stabilizzazione, naturalmente la situazione è molto più complessa della nostra, è durato circa 2 anni.
L’Emilia Romagna è partita nel 2000 su una parte di popolazione, su un livello di dimensioni minime efficienti che ha identificato in 1 milione e mezzo di abitanti. Il livello delle prestazioni prenotabili non è ancora definito a livello regionale, non c’è integrazione con le radiologie e con i laboratori di analisi. Il periodo di stabilizzazione è stato anche qui di circa 2 anni.
L’Umbria è partita nell’anno 2004 con una popolazione assistita di 900 mila abitanti, ovvero tutta la popolazione della regione Umbria. Le prenotazioni avvengono su base provinciale e non c’è integrazione con le radiologie e i laboratori di analisi.
La Liguria è partita su tutta la sua popolazione nell’anno 2001, anche qui non c’è integrazione con radiologie e laboratori di analisi. Il periodo di stabilizzazione non è ancora finito.
Noi nelle Marche, lo sappiamo, siamo partiti il 13 settembre 2010 su tutto il territorio regionale, abbiamo fatto il collaudo con qualche giorno di anticipo, le prestazioni prenotabili su base provinciale e regionale sono su tutte le funzioni con integrazione con le radiologie e i laboratori di analisi.
Il periodo di stabilizzazione, se vogliamo considerare il periodo che abbiamo attraversato, ci fa essere ottimisti rispetto alla possibilità di una normalizzazione in tempi brevi. Nel senso che siamo in presenza, come ho detto all’inizio, di un sistema molto complesso, a cui noi affidiamo non soltanto un miglioramento delle utenze verso i cittadini, ma anche una riorganizzazione complessiva e più produttiva della sanità della nostra regione. Si tratta di uniformare procedure molto numerose e molto complesse, parliamo di oltre 18 mila procedure che prima erano tutte differenziate e imparagonabili tra di loro, tra territorio e territorio, che invece ora saranno omogeneizzate e uniformate. Questo ci consentirà anche di verificare i livelli di produttività di ogni singolo territorio, che è cosa fondamentale, perché non possiamo continuare a organizzare la nostra strategia sanitaria soltanto sul budget e sulle risorse finanziarie, ma dobbiamo mettere in relazione le risorse finanziarie disponibili anche con i livelli dei servizi erogati.
Quindi la produttività diventa un elemento fondamentale, però la produttività la possiamo organizzare soltanto se abbiamo una base informativa sufficientemente chiara e attendibile per capire laddove le cose non sono in relazione tra di loro, dove esistono disfunzioni e quindi correggere eventualmente queste disfunzioni.
Tale modello di CUP regionale ci consente anche questo.
Sarà una fase che creerà ancora qualche disagio alle nostre strutture, in quanto saranno chiamate proprio a questo processo di omogeneizzazione e di uniformità, ma che sicuramente in questo momento ai cittadini della nostra regione, sulla base dei dati che spero di avervi fornito, danno dei vantaggi ulteriori in termini di lista di attesa, di opportunità e di possibilità che nascono appunto dalla comunicazione tra le 6.100 agende che sono in rete tra di loro.
Già ora c’è più chiarezza, c’è più trasparenza, ma ce ne sarà ancor di più nei mesi che seguiranno.
Crediamo di aver coraggiosamente affrontato una riorganizzazione molto difficile, molto complicata. Certo, avremmo potuto farla sicuramente meglio, l’Assessore si è scusato con i cittadini delle Marche, io mi sono preso la responsabilità politica che deriva da questa situazione di profondo disagio e di crisi che è stata creata in due settimane, ma credo che ancora una volta anche in una fase di crisi che ci ha messo duramente alla prova ne stiamo uscendo con serietà e rigore e anche richiamando ognuno alle responsabilità che a ciascuno compete.
Io ci tenevo a fare questa discussione prima del punto successivo all’ordine del giorno, ovvero quello sulla costituzione di una commissione d’inchiesta. Vi ho anticipato quello che è il mio pensiero formulato sulla base dei documenti che sono a vostra disposizione. Documenti che sono di una chiarezza esemplare e di una profondità di analisi molto elevata. Per cui in questo momento ci sono già gli elementi per avere ben chiaro tutto quello che è accaduto e tutto quello che è successo.
Dopodiché su questi elementi di chiarezza, sopratutto sulla relazione di collaudo, come Giunta proseguiremo il nostro approfondimento per chiamare ognuno alle proprie responsabilità.

Sull’ordine dei lavori

PRESIDENTE. Se siete d’accordo farei una proposta, visto che al punto 4) dell’ordine del giorno c’è la proposta di deliberazione relativa all’istituzione della Commissione d’inchiesta, ossia quella di unificare questi due punti e aprire un dibattito unico.
Ha la parola il Consigliere Binci.

Massimo BINCI. Sono d’accordo con questa proposta perché poi questa fase di interventi comporterà anche un giudizio sulla opportunità o meno della Commissione. Basterà integrare la riflessione che faremo sulla relazione del Presidente e sulle valutazioni che ogni gruppo vorrà fare con quella valutazione che certamente sarà separata ma che può essere contemperata nello stesso intervento. Al limite con la possibilità di prevedere anche una dichiarazione di voto per l’ordine specifico, però la discussione secondo me deve essere unica.

PRESIDENTE. Grazie Consigliere Binci, mi pare che le sue argomentazioni rispecchino anche il mio pensiero, anzi, mi prendo l’impegno di una certa flessibilità nella concessione degli interventi. Se non unifichiamo in un’unica discussione rischiamo davvero di ripetere inevitabilmente una serie di interventi senza apportare nessun miglioramento alla qualità e alla concretezza del dibattito.
Quindi pongo in votazione questa mia proposta di accorpare la discussione dei punti 3) e 4) dell’ordine del giorno.

(L’Assemblea legislativa approva)

PRESIDENTE. Bene, ha quindi la parola la Consigliera Giorgi relatrice della proposta di deliberazione n. 2 dell’Ufficio di Presidenza “Istituzione di una Commissione consiliare di Inchiesta tendente ad esaminare le recenti vicende relative al Progetto sperimentale del CUP unico”

Paola GIORGI. Questa proposta di deliberazione è relativa all’istituzione di una Commissione consiliare d’inchiesta tendente ad esaminare le recenti vicende relative al Progetto sperimentale del CUP unico”. (…)

Alcuni Consiglieri esprimono disappunto su come si vuole procedere con l’ordine dei lavori

PRESIDENTE. Consiglieri, guardate, credo che non sfugga a nessuno che la richiesta era quella di affrontare il tema di cui all’oggetto, però se il Consigliere D’Anna è così fiscale di chiedere un altro voto allora sono io a proporre che oggi le interrogazioni e le interpellanze non vengano discusse e si vada avanti con l’ordine del giorno. Questa è la proposta che faccio. Dichiaro aperta la votazione su tale proposta..(…) Consigliere D’Anna, per favore! Facciamo tutto!

Giancarlo D’ANNA. Facciamo tutto! E’ dalla scorsa legislatura che ci sono alcune interrogazioni, Presidente!

PRESIDENTE. Lei innanzitutto non può parlare, non le ho dato la parola! Io ho fatto semplicemente una proposta di buonsenso.

Giancarlo D’ANNA. Come non posso parlare! Ma state scherzando! Fate tutto quello che vi pare!

PRESIDENTE. Credo che non sfugga neppure ai Consiglieri di minoranza che oggi ci sono punti all’ordine del giorno che hanno un’urgenza di trattazione più alta di quella relativa alle interrogazioni. Allora la mia proposta non è di dire che le interrogazioni non le trattiamo, bensì di andare avanti con i punti all’ordine del giorno e di posticipare le interrogazioni e le interpellanze all’ultimo punto prima delle mozioni. La mia richiesta è questa, quindi andiamo avanti con l’ordine del giorno.
Ritengo sia una richiesta sensata, se poi si vuol fare caos per fare il caos, allora va bene tutto! Comunque la mia proposta è questa.
Ha chiesto la parola il Consigliere Bucciarelli, ne ha facoltà

Raffaele BUCCIARELLI. Presidente, credo che occorra chiarire di cosa stiamo discutendo. L’Assemblea legislativa ha votato pressoché all’unanimità l’anticipazione della trattazione del tema del CUP e abbiamo ascoltato la relazione del Presidente. Con questo io intendevo unificata, come penso tutti, la discussione del CUP con la Commissione d’inchiesta. Ma ciò non toglie che non è possibile proporre all’Assemblea legislativa e ai Consiglieri di maggioranza e di minoranza la non trattazione delle interrogazioni, che sono l’unico strumento che hanno per chiedere delucidazioni e risposte al Governo regionale sui temi che a loro interessano.
Quindi sono d’accordo ad unificare la discussione sul CUP con la Commissione d’inchiesta, ma subito dopo dobbiamo riprendere – questa è la mia proposta – l’ordine del giorno così come peraltro è stato proposto da lei, Presidente, non da me.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Eusebi.

Paolo EUSEBI. Mi meraviglio, abbiamo fatto la riunione dei Capigruppo come sempre alle ore 9,00, abbiamo preso delle decisioni, adesso in Aula chi ha partecipato a quella riunione cambia di nuovo idea. In quella sede avevamo detto che dopo il discorso del CUP, Consigliere Cardogna, avremmo fatto il punto 5). Nessuno si è opposto. Allora non facciamo più la riunione dei Capigruppo se questa è la considerazione che quella riunione ha!

PRESIDENTE. Allora la mia proposta è questa, ossia, il punto 1) portarlo al punto 7 bis), dopo le nomine che è il punto 7), in quanto ci sono tutta una serie di punti che a mio avviso sono più urgenti.
Pongo quindi in votazione questa proposta. (…) Consiglieri, abbiate pazienza, rischiamo di perdere tempo inutilmente! A me sembra una proposta di buonsenso, se è vero che a tutti i Consiglieri interessa trattare gli argomenti che incidono sulle scelte per i nostri amministrati.
Ha la parola il Consigliere Zinni.

Giovanni ZINNI. Scusi Presidente, la sua richiesta può essere non solo accettabile ma valida solamente se c’è l’impegno politico degli Assessori di rimanere fino alla trattazione delle interrogazioni. Perché la sua proposta, Presidente, può anche essere valida, ma se poi gli Assessori vanno via le interrogazioni non si fanno. E di interrogazioni, oltre a quelle iscritte all’ordine del giorno, ce ne sono almeno altre 50-60, quando le trattiamo! Scadono, sono argomenti urgenti, importanti. Quindi su questo bisogna essere galantuomini e non prenderci in giro. Ripeto, se gli Assessori rimarranno fino alle tre per rispondere alle interrogazioni va bene.

PRESIDENTE. Gli Assessori sono qua quindi quelli che hanno un impegno di risposta credo che lo onoreranno.
Ha la parola il Consigliere Marangoni.

Enzo MARANGONI. Per chiarezza e onestà intellettuale. Faccio una proposta di mediazione. Io ero presente alla riunione dei Capigruppo e devo dire che in effetti abbiamo concordato di anticipare i punti 3) e 4), e a mio avviso è anche buonsenso fare la discussione congiunta, a patto però, questo è fondamentale, di non venir meno alle prerogative dei Consiglieri, in particolare dell’opposizione. Cioè ci deve essere l’impegno, oggi, a fare tutte le interrogazioni previste nel punto 1), o per lo meno quelle previste nei termini regolamentari.
Quindi se c’è l’impegno degli Assessori di rimanere secondo me si può trovare una mediazione di buonsenso che rispetti le esigenze di tutti.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Massi.

Francesco MASSI. Vorrei chiarire che d’ora in poi nella Conferenza dei Capigruppo di non scambiate l’educazione per accondiscendenza o altre manovre. Lo dico al collega Eusebi, noi abbiamo accettato di anticipare i punti 2) e 3), però non abbiamo detto da nessuna parte che le interrogazioni non si dovevano discutere. Perché lei ha detto, Consigliere Eusebi, che alla Conferenza dei Capigruppo diciamo cose diverse, ho capito male!

PRESIDENTE. Per favore, non è edificante questo dibattito. Consigliere Massi, non è edificante rispetto ai temi che abbiamo iscritti!

Francesco MASSI. Presidente, io rappresento un Gruppo, allora quando uno viene qui e dice che il Capogruppo del PdL è stato d’accordo sul non parlare delle interrogazioni devo rispondere. (…) E chi l’ha detto! Andiamo a vedere la registrazione!

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere D’Anna.

Giancarlo D’ANNA. Presidente, a noi arriva un ordine del giorno a casa, ci prepariamo sugli argomenti, la riunione dei Capigruppo si tiene mezz’ora prima dell’inizio della seduta che non ci permette neppure di avere il tempo di parlare con i Capogruppo per capire gli sconvolgimenti che ogni volta ci sono. Allora organizzatevi con le riunioni dei Capigruppo due, tre, quattro, cinque giorni prima, in modo che abbiamo la cartina di tornasole di quello che succede. Perché al di là delle interrogazioni che ognuno di noi presenta in esse c’è anche l’attenzione di chi ci segnala determinate situazioni.
Ci sono persone che magari seguono anche via internet i problemi che riportiamo in quest’Aula, allora non è possibile che ogni volta...

PRESIDENTE. Lo spero! Spero che ci sia un sacco di gente che ci sta guardando!

Giancarlo D’ANNA. Comunque, Presidente, anche se ce ne fosse uno gli va dato il massimo rispetto. Altrimenti facciamo la figura di chi vuole ogni volta rinviare gli argomenti.
Ripeto, ci sono delle interrogazioni e delle mozioni, almeno per quanto riguarda i Consiglieri che erano qui anche la scorsa legislatura, che abbiamo riportato anche in questa legislatura. Non è possibile che dopo due o tre anni ogni volta le cose vengono rinviate perché si chiede l’anticipo di una cosa, si chiede l’anticipo dell’altra, e alla fine questo non dà la possibilità di intervenire in tempi efficaci ed efficienti sulle problematiche.
Quindi la invito, Presidente, a fare la riunione dei Capigruppo qualche giorno prima, in modo che quando si arriva qui abbiamo già un ordine del giorno che poi viene tenuto in considerazione, altrimenti è solo una presa in giro.

PRESIDENTE. Nel tempo in cui abbiamo fatto questa discussione forse eravamo un pezzo avanti nella trattazione dell’ordine del giorno! Io non ho detto che non si devono fare le interrogazioni, sono consapevole dell’importanza degli strumenti ispettivi dei Consiglieri, ho semplicemente considerato l’urgenza di alcuni punti più importanti all’ordine del giorno. Mi pare però che oggi ci siano, diversamente da altre occasioni in cui sono state discusse tante interrogazioni, forse come non era mai accaduto in precedenza, punti particolarmente importanti, ed è per questo che ho detto di posticipare le interrogazioni a questi punti. Non mi pare veramente di aver fatto una cosa che va contro l’interesse generale, mi pare di aver fatto una proposta di buonsenso. Su cui una discussione così eccessiva, lasciatemelo dire, non è indice di buonsenso, qui sì!
Pongo in votazione questa mia benedetta proposta.

(L’Assemblea legislativa approva)

Quindi le interrogazioni verranno trattate dopo il punto 7) all’ordine del giorno.


Comunicazioni della Giunta regionale sul Centro unico di prenotazione (CUP)

Proposta di deliberazione n. 2
dell’Ufficio di Presidenza
“Istituzione di una Commissione consiliare di Inchiesta tendente ad esaminare le recenti vicende relative al Progetto sperimentale del CUP unico”
(Discussione congiunta e votazione deliberazione n. 2)

PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Giorgi relatrice della proposta di deliberazione n. 2 dell’Ufficio di Presidenza “Istituzione di una Commissione consiliare di Inchiesta tendente ad esaminare le recenti vicende relative al Progetto sperimentale del CUP unico”

Paola GIORGI. L’istituzione delle Commissioni consiliari d’inchiesta è disciplinata dall’articolo 24 dello Statuto regionale (approvato con legge statutaria 8 marzo 2005, n. 1) e dall’articolo 99 del Regolamento interno (approvato dal Consiglio regionale nella seduta del 21 dicembre 1979).
L’articolo 24 dello Statuto regionale reca una normativa in parte diversa da quanto stabilito dal previgente Regolamento interno, prevedendo innanzitutto una diversa indicazione numerica dei Consiglieri che devono avanzare la richiesta (un terzo, pari a 15 anziché 14) e stabilendo che il Consiglio ha la facoltà di disporre l’istituzione di commissioni d’inchiesta (mentre il Regolamento interno prevede l’istituzione della commissione d’inchiesta quando vi sia richiesta motivata da parte di 14 Consiglieri).
La normativa dello Statuto naturalmente è prevalente.
L’articolo 24 dello Statuto rinvia comunque al Regolamento interno per quanto riguarda le modalità di istituzione e funzionamento della Commissione d’inchiesta.
La normativa del Regolamento interno, che dovrà sul punto essere adeguata, può peraltro essere ancora applicata per la parte non incompatibile con le più recenti disposizioni statutarie.
In particolare l’articolo 99 del Regolamento interno è applicabile nella parte in cui prevede che la richiesta vada presentata all’Ufficio di Presidenza e che la stessa s’intende motivata quando riguardi atti della Regione o degli Enti o Aziende da essa dipendenti. E’ inoltre applicabile la disposizione che stabilisce che la richiesta va iscritta all’ordine del giorno del Consiglio entro trenta giorni dalla data di presentazione all’Ufficio di Presidenza e che spetta all’Ufficio di Presidenza verificare la sussistenza delle condizioni previste e formulare per il Consiglio la proposta di istituzione della Commissione d’inchiesta contenente la sua composizione ed il termine entro cui deve riferire al Consiglio regionale.
La richiesta di istituire la Commissione consiliare d’inchiesta sul “progetto sperimentale del CUP unico” è stata presentata in data 12 ottobre 2010; la stessa è stata sottoscritta, secondo quanto previsto dalla normativa vigente, da n. 15 Consiglieri regionali, come di seguito elencati: Francesco Massi, Erminio Marinelli, Enzo Marangoni, Francesco Acquaroli, Giacomo Bugaro, Mirco Carloni, Graziella Ciriaci, Giancarlo D’Anna, Elisabetta Foschi, Giulio Natali, Franca Romagnoli, Daniele Silvetti, Umberto Trenta, Giovanni Zinni, Roberto Zaffini.
L’Ufficio di Presidenza, sentita preventivamente la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi consiliari in data 19 ottobre 2010, nella seduta n. 24 del 26 ottobre 2010, ha ritenuto la richiesta ammissibile in quanto presentata da un numero di Consiglieri non inferiore ad un terzo dei componenti dell’Assemblea legislativa, e motivata, vertendo l’inchiesta su atti della Regione o di Enti o Aziende da essa dipendenti. Con la stessa determinazione l’Ufficio di Presidenza ha stabilito che la Commissione sia composta da n. 9 membri, di cui n. 5 rappresentanti i Gruppi consiliari di maggioranza e n. 4 rappresentanti i Gruppi consiliari di minoranza, designati dai Presidenti dei Gruppi consiliari di maggioranza e di minoranza, rispettivamente d’intesa tra loro, conformemente a quanto previsto dal comma 3 dell’articolo 24 dello Statuto, secondo il quale la Commissione consiliare d’inchiesta deve rispecchiare, per quanto possibile, la composizione del Consiglio regionale.
Sulla base delle designazioni pervenute si propone all’Assemblea legislativa la seguente composizione della Commissione d’inchiesta:
Mirco Ricci – Partito Democratico
Francesco Comi – Partito Democratico
Paolo Eusebi – Italia dei Valori
Valeriano Camela – Unione di Centro
Moreno Pieroni – Alleanza riformista/PSI-MRE/DCM
Giancarlo D’Anna – Popolo della Libertà
Franca Romagnoli – Futuro e Libertà per l’Italia
Enzo Marangoni – Lega Nord
Raffaele Bucciarelli – Federazione della sinistra/PDCI-PRC
Il medesimo comma 3 dell’articolo 24 dello Statuto stabilisce inoltre che la Commissione deve essere presieduta da un Consigliere della minoranza.
L’Ufficio di Presidenza ha inoltre stabilito il termine entro il quale la Commissione dovrà riferire in Consiglio, pari a sei mesi dalla data di insediamento della Commissione stessa.

PRESIDENTE. La discussione è aperta. Ha la parola il Consigliere Trenta.

Umberto TRENTA. Io sono d’accordo sostanzialmente su tutto quello che riguarda i servizi e-gov e sull’ottimizzazione della spesa sanitaria. Tant’è che mi sorprende che il Presidente Spacca non abbia citato che il Ministro Brunetta ha a lui scritto: “Marche, avanti così”. Signori miei, quando un rappresentante del Governo fa i complimenti al nostro Presidente Spacca debbo dire che c’è poco da dire e poco da parlare.
Ma siccome io sono attento, ma non a tutti quei numeri – seppure io avevo chiesto anche un costo della prestazione sull’andrologia perché ritengo che bisogna dare l’informazione massima su tutto ciò che offre questo CUP –, allora vorrei sapere – e visto che è assente il Presidente Spacca mi rivolgo a Almerino Mezzolani, Assessore alla sanità –: che significa negligenza, impudenza, imperizia?
Sull’imperizia farò un discorso a parte. Sull’impudenza vorrei sapere se è vero quello che ho letto sulla stampa, ossia se è vero che le postazioni di Fermo e Fabriano per coprire tutta la regione non facevano parte del discorso così prodromico tra delibera e lassi temporali, Assessore, ossia tra delibera, determina e gara.
Nelle riunioni del gruppo tecnico, da come si legge, due alti dirigenti, che credo abbiamo strapagato per le loro funzioni, sembra abbiano aspettato tra la determina e la gara un anno per adeguare la delibera 1111.
Io annuncio sempre di fare le interrogazioni ma poi di fatto sono contro questi noiosi strumenti in Aula, perché intendo la politica in maniera estroversa, ma questo è un fatto che riguarda me, che gli altri colleghi le facciano pure se si sentono soddisfatti delle risposte che il solerte burocrate prepara con dovizia di conti e particolari.
Un anno prima un certo Rinaldi del San Salvatore – lo conoscete?! – io ho avuto modo di incrociarlo in quello di Ascoli Piceno, cioè nel tugurio della sanità e della politica regionale; e mi è scappato pure il più grande e valido esponente della fantasanità cameliana, ma lui coraggiosamente... Vede, Assessore, coraggiosamente il Presidente ha fatto la sua relazione, però riguardo alle scuse ha detto che lei, Assessore, per il CUP ha presentato le scuse a tutta la regione.
La sperimentazione si doveva fermare a Pesaro, doveva essere iniziata, se fosse stato possibile, a giugno, per entrare in piena efficienza a settembre. Ecco perché l’e-gov e l’ottimizzazione della spesa sanitaria trovano il plauso del Ministro Brunetta. Su Marche News è scritto: “a seguito dell’analisi relativa allo sviluppo della performance della tua Regione in materia di ottimizzazione della spesa sanitaria e di sviluppo dei servizi e-gov” scrive il Ministro “mi congratulo per i risultati aggiunti”. O Brunetta non conosce i fatti o a quell’altezza non arrivano le informazioni giuste o, peggio ancora, forse nella fantasanità cameliana dell’accordo pre-elettorale con l’UdC è stato coinvolto. Altrimenti non trovo una spiegazione. Assessore mi auguro che lei di concerto, dopo aver presentato le scuse, ma lei non doveva dare le scuse, io invertirei, lei è stato coraggioso a mantenere la sua posizioni, forse le scuse ce le doveva fare per l’accordo pre-elettorale che comprendeva tutto, e poi vengo ai fatti, dell’UdC che ritengo responsabile. E le spiego il perché.
Dopo Rinaldi abbiamo avuto un grande evento. Quale? La nomina del Direttore generale dell’ASUR. Ma guarda un po’, caso strano, la legge 13 non impone, come dovrebbe fare visto che parliamo di soldi nostri, un pubblico concorso per un numero uno. Che quando avrà portato a compimento tutti i suoi disastri e le sue nefaste vicende sanitarie, e parlo a Perazzoli che sorride, ma lei era con me nell’Aula consiliare di San Benedetto del Tronto quando Camela si sganassava dal ridere in un angololetto semibuio, tutto contento per la nomina del suo Ciccarelli, partita di giro con il Presidente Spacca. Ma io dico, una forza seria politica come il PD come fa a sopportare queste cose! La sanità, ecco dove diventa di qualità e virtuosa, Presidente Spacca, quando non fa accordi da retrobottega e di basso lignaggio e nomina ai vertici della sanità persone che non hanno il mandato di tre anni, ma che per lo meno, anche se questo fosse, che uscissero fuori da un concorso di numeri uno a livello nazionale.
Perché dico questo? Chi erano i due solerti, uno ha un nome vagamente nobiliare – no, per certi versi devo essergli grato, per cui sarei scortese a definirlo tale – l’altro che dopo la negligenza, l’impudenza e l’imperizia ci mancava un po’ di costanza. Ma la costanza è nostra, caro Presidente, a sopportare tutto questo, perché qualcuno deve pagare!
Come mai in tal senso – io ancora non ho preso visione bene di tutti gli atti – non fece un provvedimento di autotutela amministrativa? Se lo ha fatto me lo dica adesso e le dirò: “bravo Presidente, lei è oculato”.
Io con lei Presidente ho un trascorso bello, giovanile e devo dire di militanza politica vera, che non era quella dell’inciucio con cui molti sono portati a non vedere la positività che legava la Democrazia Cristiana, non a questi saltimbanchi dell’UdC. Lei è schiavo di questa politica, allora ecco perché quella nomina così strategica deve venire necessariamente da un concorso pubblico.
Qualcuno mi dovrà spiegare l’interesse di Rinaldi che, guarda caso, deve improvvisamente estendere questa delibera, che, ripeto, nei suoi tre passaggi temporali non vede questo assestamento. Qual è l’interesse di Rinaldi? Qualcuno me lo riesce a spiegare? Improvvisamente Rinaldi decide “metto la postazione a Fermo e la metto a Fabriano”. Chi andava in quelle riunioni a portare la parola di chi poteva decidere?! In nome e per conto di chi Rinaldi ha fatto una leggerezza del genere?! Però Rinaldi è andato via ma nessuno di noi sapeva, caro Assessore Almerino Mezzolani, che sarebbe andato poi nella sua stupenda Ferrara.
Questo succederà anche a breve quando l’ASUR nella periferia vedrà alcuni fatti importanti.
Ritorno al concorso, quello sotto inchiesta, dove io mi meravigliai che il solerte Consigliere Bugaro dell’Ufficio di Presidenza sparò giù una parentopoli micidiale. Ma guarda caso dimentica che questo concorso era a scala regionale e si muoveva anche nel sud delle Marche che è il nord dell’Abruzzo, terra a lei sconosciuta, Bugaro, è comprensibile. Allora come mai nella Commissione d’inchiesta non si mettono anche i due concorsi o il concorso regionale? Lei lo ha definito parentopoli. Come mai un certo Ricciolo – il nome va modificato –, come mai una Velardi, che lei pubblicamente accusò – penso che oggi sia alla guida di un istituto prestigioso della sanità romana –… Quindi venga a dire che è ora che le assunzioni di responsabilità su questi fatti vengano tutte collegate nel sistema sanitario regionale con indicazione precisa a quei concorsi di parentopoli, caro Bugaro.
Inoltre collegate ad un altro fatto. Assessore Mezzolani, lei sa che non ha l’auto blu come tutti gli altri Assessori? Ora vado a vedere se la sua indennità per questo fatto è stata aumentata. Lei se oggi avesse affrontato un viaggio Ancona-Roma sotto questo tempo con la Uno della protezione civile avrebbe rischiato la sua vita, alla quale tengo in modo particolare perché per lei provo simpatia. Lei non deve accettare di essere relegato all’uomo che deve chiedere scusa, perché lei non ha né negligenza, né imprudenza né impudenza, né tanto meno imperizia.
Allora che da quest’Aula oggi, Consigliere di maggioranza, Presidente Comi, venga chiaro il discorso di chi con un anno di tempo non modificò la delibera di Giunta regionale, messa in mostra per tutti, quasi fosse da plauso. Chi andò nella sala riunioni? Lei doveva esserci sicuramente! Il Presidente della Commissione non può dire che non sapeva niente del CUP! Il Presidente della Regione non lo può dire! Le scuse non le deve chiedere l’Assessore Mezzolani! Voglio sapere chi erano quei due funzionari che nel lasso temporale non adeguarono la delibera di Giunta estendendo Fermo e Fabriano prima della gara d’appalto, che è stata fatta un anno dopo, contrariamente alla determina fatta allora a Pesaro.
Quando usciranno fuori queste cose usciranno fuori i nomi dei colpevoli e dei mandanti!

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Massi.

Francesco MASSI. E’ lo stesso Presidente Spacca che ha detto che questo era il primo obiettivo della legislatura e forse anche del decennio precedente sempre di presidenza Spacca. La motivazione per cui noi, Presidente, abbiamo chiesto la Commissione d’inchiesta sta in fondo a questo concetto. Ossia, il primo obiettivo del Presidente Spacca e del suo Esecutivo è fallito per diverse settimane, possiamo dirlo, incrociando purtroppo le esigenze sanitarie dei cittadini marchigiani, e parliamo, purtroppo di centinaia di migliaia di persone.
Forse è la prima volta che il cittadino marchigiano incrocia in senso negativo la Regione. In fondo ci sono voluti anni per far capire al cittadino quanto fosse importante e determinante la Regione nella sua vita. Anche durante le file che ho vissuto a Macerata, Civitanova, Ancona, c’erano cittadini che in maniera molto grottesca imprecavano a Berlusconi. Perché? Perché per tanti anni in questa regione ogni problema che doveva essere addebitato alla Regione, comprese le tasse, i bolli auto, erano sempre imputati a Berlusconi e al Governo nazionale. E questo è un meccanismo di propaganda che il centro-sinistra è molto bravo a far passare tra la gente. Io ve l’ho sempre detto, vi ammiro per questo, siete insuperabili!
Ora a me non interessa che il Presidente vada via, a me interessa che questo che dico stia a verbale. Faccio una dichiarazione per i venti secondi della Rai, per la riga dell’Ansa, per le tre righe degli altri giornali, perché, certo, non posso aspirare alle quindici pagine di Marche Domani, quindi mi accontento di questo.
Sia chiara una cosa. Malucelli l’avete revocato dopo anni che vi dicevamo che era ora di finirla con quel tipo di potere. D’Ambrosio l’avete massacrato voi dicendo, dopo cinque anni dalla fine del suo mandato, che durante l’era D’Ambrosio c’era un deficit incontrollato. Al quale, tra l’altro, ha partecipato anche Spacca, mi risulta che già nel 1997 era in Giunta. Quindi Spacca non è venuto da Marte, è venuto dalla gestione del centro-sinistra con D’Ambrosio! Ma proprio voi avete avuto la faccia di dichiarare che c’è stato un deficit incontrollato, al punto che avete poi tagliato dell’80% le consulenze!
Ma, ripeto, questo non basta farlo sapere ai marchigiani con i venti secondi della Rai, con una riga dell’Ansa o con tre righe degli altri giornali, noi non abbiamo le quindici pagine di Marche Domani! Ma lo faremo sapere, cercheremo di imparare! Noi non riusciamo ad andare sui tetti, non riusciamo a bloccare l’autostrada, sì, siete stati bravi nella propaganda, ma avete perso su tutto! Avete vinto le elezioni? Però sulla pelle dei marchigiani adesso si è saputo cosa ha fatto la Regione con un’ingerenza totale, un’egemonia totale sulla dirigenza!
E’ dunque per questo motivo che non accettiamo assolutamente che qui oggi si processino da parte del Presidente tre dirigenti per tenere fuori la classe politica dominante di questa Regione! Sia ben chiaro questo! Se vi prendete la responsabilità di bloccare la Commissione d’inchiesta di fronte ai cittadini vi prenderete una responsabilità gravissima!
Allora ora voglio definire quali sono i confini della Commissione d’inchiesta.
Primo punto. A noi non interessano i risvolti penali, speriamo che ci pensi la Magistratura, speriamo che ci pensi la Corte dei Conti, se è necessario; seppure, personalmente dico, e me ne prendo la responsabilità, che su esposti e esposti alla Corte dei Conti, poi abbiamo visto la Corte dei Conti inquisire Sindaci dei piccoli Comuni per 1.000 euro, mentre non ho mai visto inchieste della Corte dei Conti sui nostri esposti firmati da noi in questa Regione, e neanche della Procura.
Io credo nel diritto, ma quanto mi mancano qua dentro i sermoni moralistici di Di Pietro, cari quattro amici dell’IdV! Quanti Travaglio mi mancano qua dentro! Quante prediche moraliste in stile sacrestano dell’amico Casini mi mancano qua dentro!
Se questa vicenda l’avessimo vissuta con un governo nostro, sapete benissimo quello che avreste fatto, nessuno è bravo come voi! Nessuno è bravo come voi! Se ci fosse stato un governo di centro-destra questa Regione sarebbe stata sconvolta di fronte a questa situazione, dalla vostra protesta, dalla vostra capacità di aizzare gli studenti, gli operai, le categorie, i mezzi di stampa. Nessuno è bravo come voi! Ma io vi ammiro! Vi ammiro perché noi a fare così non ci riusciamo. Qualche volta tiriamo fuori qualche maglietta e qualche striscione ma ci fermiamo lì. Ci fermiamo lì!
Assessore, lei mi deve dare atto che io, anche contrariamente all’opinione di molti miei colleghi, non ho chiesto le sue dimissioni. Quando qualche giornalista si degnava di chiedere la mia opinione io ho detto, no, per me l’Assessore non si deve dimettere, mi interessa capire che cosa è successo, non sono abituato a fare i processi sommari che invece la sua parte politica e i suoi alleati sono sempre pronti e capaci di fare. A me non interessano i processi sommari, non interessano i risvolti penali, non sono la nostra competenza.
Ma qui quello che vogliamo capire non sono, ad esempio, i provvedimenti disciplinari per i dipendenti. Il Presidente ha parlato dei risarcimenti dei dipendenti, bene, ma questa è attività normale, cari amici, questa è attività normale di una pubblica amministrazione, nei piccoli Comuni la fa un segretario comunale come me. Quindi venire a dire qui che i dirigenti saranno monitorati, dovranno pagare, dovranno risarcire, bèh, Presidente, questa è normale amministrazione, che ci viene a dire! Cosa ci viene a dire! In tutti i gangli delle amministrazioni della regione questa è normale attività di tutti i giorni. Vedi nei centri per l’impiego dove però non si sa mai come vengono assunte le categorie protette – ne parleremo nei prossimi giorni, Assessore Luchetti –. Insomma, in tutti gli altri settori della pubblica amministrazione della regione è normale che dovete attivare questo. Se però avete i Nuclei di valutazione fatti come si deve. Quei Nuclei di valutazione di cui vi siete accorti solo quattro anni fa in questa Regione, fino al 2003 non c’era neanche un controllo di gestione esterno. Poi voi siete quelli che avete organizzato in maniera aziendale! Ma lasciamo stare questo.
Caro Presidente, noi vorremmo invece capire come Leonelli ha avuto l’incarico, con quale selezione, con quale bando, con quali requisiti. Ci interessa capire come il bando e il capitolato è stato costruito. Quale? Mi dispiace dirlo, credo in qualche modo, sicuramente in buona fede, anche l’avvocato Costanzi, che oggi avete eretto ed eletto a grande inquisitore per la Giunta, probabilmente ha dato una consulenza. Io non voglio stare a sbandierare sospetti, no, sono dubbi. Noi abbiamo dubbi, non abbiamo sospetti, noi non siamo inquisitori.
Allora la sostanza della questione è questa. Oggi annunciate che i disagi sono finiti? Beati voi! Perché a me non pare che in giro sia così. Tutto quello che è stato fatto è stato per un 20% delle prestazioni che passano attraverso il CUP, perché per l’80% ci sono ancora i validissimi sportellisti che hanno salvato da grami ulteriori tanta parte della popolazione, di questo va dato atto.
Quindi vogliamo capire gara, Leonelli, capitolato e, se permettete, un capitolato che sicuramente non ha consentito – non voglio citare quello che ha scritto Capodarco nel ricorso, lasciamo stare – una gara di qualità tra gestori e società specializzate in questo settore. Questi dubbi ce li abbiamo tutti, cari amici!
Quindi, Assessore, vado alla conclusione. O ci sarà la commissione d’inchiesta o chiederemo altrimenti le sue dimissioni. Noi qui siamo stati corretti, non abbiamo strumentalizzato politicamente chiedendo le sue dimissioni, non ci interessa entrare nei giochi interni al suo partito e a questa coalizione, pesaresi, anconetani…

Presidenza della Vicepresidente
Paola Giorgi

PRESIDENTE. Consigliere Massi, concluda per favore.

Francesco MASSI. Però Presidente si era detto che unificando le due discussioni si potevano forare i tre minuti!.
Dicevo, non ci ha interessato una speculazione politica neanche per prestare il fianco a chi dentro il PD, caro Assessore, avrebbe voluto la sua testa. Ci deve dare atto che non siamo scesi su questi giochi.
Noi oggi questa Commissione d’inchiesta la accetteremmo, lo posso garantire, senza enfasi, senza strumentalizzazioni, senza urla, senza piazzate, ma con la massima responsabilità. E se dovessimo qui arrivare a conclusioni che incoraggiano – d’altronde avete la maggioranza anche in Commissione d’inchiesta, noi avremo il Presidente – una soluzione tranquilla, una soluzione che ridia lustro non a Spacca e alla Giunta ma alla credibilità della Regione, saremo i primi a volerle. Ripeto, noi su questo rinunciamo a qualunque strumentalizzazione politica, ma se voi vi opporrete all’istituzione di una Commissione d’inchiesta sulla vicenda più grave – più grave! – di questi lustri, di questi decenni, vi assumete una grave responsabilità.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere D’Anna.

Giancarlo D’ANNA. Innanzitutto chiedo all’Ufficio di Presidenza che anche i Consiglieri abbiano la possibilità in futuro di utilizzare lo schermo per presentare documenti, interrogazioni, mozioni. Credo che abbia fatto bene il Presidente Spacca a utilizzare questo strumento, ma mi auguro che questa possibilità sia estesa anche a noi, così magari arriveremo con le fotografie di coloro che sono in attesa del CUP, oppure altre situazioni simili, quindi avremo la possibilità di farlo vedere a chi ha un’opinione diversa su quello che accade sul nostro territorio.
Dopo questa premessa vado ora ad evidenziare alcuni aspetti. Generalmente quando una squadra va male viene rimosso l’allenatore e non i giocatori, mentre qua come capro espiatorio si sono presi coloro che erano seduti in panchina. In che senso? Chi ha scelto l’azienda San Salvatore per fare quel tipo di operazione? Chi ha messo nelle condizioni Italcappa di vincere (mi risulta che addirittura i requisiti per concorrere siano arrivati dopo, sto parlando della professionalità relativa al discorso informatico e call center)? Chi ha deciso di applicare una fase pilota che poi non è stata rispettata? Sappiamo solo chi ha fatto la stesura della gara, che è lo stesso Costanzi che poi attraverso l’Avvocatura ci dice chi sono i colpevoli. Quindi anche questa cosa fa un pochettino pensare. Si stende l’atto di gara, la gara non viene rispettata e poi chi l’ha predisposta va a vedere che forse era opportuno che questo incarico venisse dato a qualcun altro, che non era poi chi ha fatto la stesura.
Tutto questo ha portato ad una spesa complessiva di 13 milioni di euro circa.
Il Presidente Spacca ci dice che è stato valutato un danno di circa 300 mila euro. Evidentemente se il Presidente Spacca dice così penso che la Corte dei Conti questa volta non tentennerà, considerato appunto che già sono stati fatti dei conti. Conti che a mio avviso, però, non corrispondono al danno che è stato causato non solo alla Regione ma anche agli utenti. Tanto è vero che in più ci sono state situazioni di minacce di ricorso alla Class Action. Perché quel periodo che voi identificate in due settimane io invece credo sia andato oltre; poi vedremo anche se alle prenotazioni corrispondono quei servizi, perché dire che sono aumentate le prenotazioni non basta, vorremmo avere anche un riscontro, Presidente, di quelle che poi sono state le visite, magari allora sarebbe stato anche opportuno darci una cartellina per riuscire a capire meglio e per poter intervenire nel dibattito in modo più attento.
Inoltre quello che ci fa pensare è la dichiarazione che fece Aldo Ricci una volta entrato nell’azienda: “io non ho avuto consegne sul CUP”. Come sarebbe a dire?! Arriva un nuovo direttore e non ha consegne su un intervento importante come quello del CUP?! Anche qui nessuno ci ha spiegato se c’è stata veramente questa mancanza di consegne e di quanto sarebbe avvenuto in quei giorni.
Io ho anche verificato insieme al collega Carloni, quando un giorno ci siamo recati a Pesaro, l’utilizzo di personale che non era deputato a fare quel tipo di lavoro trovato a smistare gli utenti che arrivano al San Salvatore per prenotare. Qualcuno ci dovrebbe dire chi ha dato disposizione di distogliere da un servizio diverso da quello che stava facendo in quel momento un certo numero di personale. Magari è stato fatto per fare in modo che oggi qui venissero proiettate quelle slide con determinati risultati, che in ogni caso noi vogliamo verificare.
Vogliamo verificare perché qualcosa non torna, se è vero come è vero che la scorsa settimana sono arrivate delle telefonate all’URP del Comune di Ancona, come pure in alcuni uffici dei Consiglieri regionali, per fare delle prenotazioni. Evidentemente ancora dei problemi ci sono. Perché se l’URP di Ancona denuncia che sono arrivate una serie di telefonate per chiedere di fare delle prenotazioni e la stessa cosa è accaduta alle assistenti di alcuni Consiglieri regionali, compreso il sottoscritto, per prenotare delle prestazioni, probabilmente c’è qualcosa che non funziona, cosa però che dalle slide qui proiettate tutto questo non risulta assolutamente.
Si è detto che si sono ridotte le liste di attesa o comunque si sono ridotte le giornate. E così velocemente non possiamo approfondire e avere un quadro chiaro della situazione, ma francamente il riscontro che si ha continuando a parlare con la gente non è quello che ci è stato qui presentato.
Suggerirei allora al Presidente Spacca, magari camuffandosi un po’ e facendolo se vuole anche insieme a me, di andare al mattino a vedere in realtà cosa succede negli ospedali o negli ambulatori, potrà così verificare di persona. Perché proiettare delle slide con dei numeri è un conto, vedere invece di persona le problematiche che vivono cittadini quotidianamente è una cosa ben diversa. Quindi il quadro tutto rosa e fiori che è emerso da queste slide sicuramente non corrisponde a quello che realmente accade fuori.
Io ritengo che ciò che è stato esposto questa mattina sia il prodotto di una visione di parte. E’ una visione che si basa su dei numeri che a mio avviso, ripeto, non corrispondono a quello che accade sul territorio. Sulla sanità ci sono molte cose non chiare, a partire dalla questione della cooperativa Italcappa, a partire dal ritiro da parte della Capodarco in zona cesarini di quell’intervento che avrebbe consentito magari anche di rimettere in discussione il CUP stesso.
Credo allora sia opportuno continuare con il discorso della Commissione d’inchiesta attraverso uno spirito che vuole fare più chiarezza di quella che qui oggi non abbiamo visto. Qui si è voluto estrapolare tra dipendenti e dirigenti uno che non appartiene più alla struttura regionale perché se ne è andato, altri che come si sa rivestono un ruolo subalterno a chi ha preso le decisioni. Qui si vuole crocifiggere chi era comunque nel meccanismo e poi si vuole escludere chi ha fatto determinate scelte, chi non ha saputo controllare, chi non ha voluto controllare, chi comunque in un momento di crisi come quello che stiamo affrontando è andato a investire, per modo di dire, 13 milioni di euro in un’operazione, operazione che tra l’altro riguarda solo il 20% del totale delle prenotazioni.
Francamente, guardando i risultati che ci sono stati dati, su 13 milioni di euro risparmiare su 4 giorni o 6 giorni di attesa o se vuoi anche 15 giorni per delle patologie che sono secondarie, ammesso e non concesso che sia vero, penso che in un momento di crisi quei milioni sarebbero stati sicuramente molto più utili all’interno della sanità per risolvere altri problemi, per fare dei veri e propri investimenti.
Non credo sia un investimento dire ad una persona di Ascoli Piceno che fra due giorni avrà disponibile una visita a Pesaro. Con l’aggiunta tra l’altro di ulteriori costi per il cittadino. A quel punto se devo prendere la macchina da Ascoli per andare a Pesaro e con tutto il tempo che mi ci vuole allora mi conviene direttamente andare a pagamento sul mio territorio.
Se invece qui vogliamo far comunque quadrare i conti solo per mettere su delle slide e per dire a tutti che è stata data la possibilità di fare il giro della regione Marche per avere un servizio – quel servizio che ognuno poteva benissimo avere sul proprio territorio –, bèh, allora penso davvero sia un’operazione fallimentare anche per tutto questo.
Ma in questa fase quello che ci interessa maggiormente è verificare come sono andate realmente le cose. Perché? Perché la relazione del Presidente non ci ha assolutamente convinto, non ci convince neppure quella responsabilità che è stata scaricata su tre persone al 100%. Inoltre, considerato che il CUP si occupa del 20% delle prenotazioni complessive, allora io aggiungo che forse il 20% delle responsabilità sono delle persone che avete identificato e l’80% è sulle vostre spalle!

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Marangoni.

Enzo MARANGONI. Ci sono alcuni aspetti della comunicazione del Presidente Spacca che ho apprezzato. Soltanto alcuni, ahimè! Sono sostanzialmente il riconoscimento dell’evidente criticità dell’avvio del CUP. Il Presidente ha parlato dell’evidente criticità dell’avvio del CUP, che comunque non poteva non ricordare, anche se subito dopo, con l’ausilio dei grafici che ci ha presentato, l’ha circoscritta sostanzialmente alla prima e in parte alla seconda settimana, tanto è vero che di seguito ha parlato di normalizzazione. Ma quale normalizzazione, Presidente Spacca! Non c’è nessuna normalizzazione! Io sono stato in questi giorni negli ospedali di Recanati, la mia città, poi a Macerata, ieri sono stato a San Severino, a Civitanova e a Torrette, quindi posso dire che non c’è nessuna normalizzazione, siamo messi ancora molto, molto male. Quando la gente chiama la polizia perché è esasperata da un’ora di fila evidentemente non c’è nessuna normalizzazione.
Addirittura alcuni fenomeni sembrano barzellette. Ad esempio io ho parlato con alcune persone ed una di queste mi ha detto che dopo aver fatto infinite telefonate al CUP telefonico per chiedere una visita all’ospedale di Macerata l’operatore gli ha risposto: “Macerata Feltria? Autunno 2011”. Macerata Feltria gli ha detto! Questo per dire di quale normalizzazione stiamo parlando! Insomma, a parte questa cosa direi che proprio non ci siamo.
Così come non ci siamo, non ho apprezzato, quando si parla di ricerca di un capro espiatorio. Non va bene, non fa onore a lei, Presidente, non fa onore alla sua Giunta, non fa onore all’intelligenza dei cittadini e prima di tutto dei Consiglieri.
Lei e la sua Giunta state cercando un capro espiatorio, state colpevolizzando alcuni manager e basta. Questo non ha senso. Perché la responsabilità può anche esserci verso il basso, non dico di no, ma sicuramente va ricercata innanzitutto verso l’alto. La responsabilità va spinta verso l’alto prima di ricercarla verso il basso. E’ troppo comodo scaricare le responsabilità solo sui manager. La responsabilità è della Giunta, è dell’Assessore e anche sua, Presidente. Non possiamo fare il gioco della ricerca del colpevole verso il basso lavandocene le mani. Citando tra l’altro, come lei ha fatto, la relazione dell’avvocatura della Regione Marche, che non è un organo neutro ma un organo di parte, attenzione, ricordiamocelo! E’ un organo di parte, non è un organo neutro, non ha il principio della terzeità, cioè della neutralità. L’avvocatura della Regione Marche dipende da lei, Presidente, quindi non è terzo disinteressato.
Insomma, questa ricerca del capro espiatorio non le fa assolutamente onore.
Poi vorrei capire come mai si è dimenticato di parlare della Italcappa, non l’ha citata per niente. Ce la siamo dimenticata la famosa cooperativa! Quella famosa cooperativa che io ho definito “cooperativa utilizzo parenti” per il fatto che è molto vicina a una parte politica ben precisa e che è maggioranza in questa Assemblea legislativa. Perché non l’ha citata nella sua relazione!
Stringo e vado al dunque, visto che abbiamo unificato i temi e dobbiamo votare a breve sulla Commissione d’inchiesta che abbiamo richiesto come opposizione. A tal proposito mi auguro che questa Commissione d’inchiesta venga approvata da questa Assemblea legislativa. Perché se questa Assemblea legislativa mettesse il bavaglio ad una simile Commissione e quindi la bocciasse nella sua maggioranza di centro-sinistra, sarebbe gravissimo, vorrebbe dire mettere il bavaglio alla ricerca della verità, sarebbe un atto veramente irresponsabile, un atto che definirei addirittura da dittatura cattocomunista.
Se questa Assemblea legislativa non dovesse approvare una Commissione d’inchiesta su questi temi vorrebbe dire mettere al CUP un bavaglio, mettere al CUP una cupola omertosa, chiamiamola così, di cui ve ne dovrete assumere tutta la responsabilità. Se non venisse approvata impedireste qualsiasi approfondimento da parte di questa Assemblea che è sovrana, qualsiasi approfondimento in merito alla ricerca della verità. Ripeto, se boccerete questa Commissione d’inchiesta metterete una cupola omertosa sul CUP, mi auguro ciò non avvenga.
Quindi auspico, sono fiducioso, che ci sia almeno l’onestà intellettuale di approvare questa Commissione d’inchiesta, dove peraltro siete in maggioranza, quindi se foste onesti con voi stessi e con i cittadini non dovreste neppure avere alcun timore nell’approvarla. Approvazione che dunque mi auguro avvenga.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Marinelli

Erminio MARINELLI. Ritorniamo su un argomento sul quale ci siamo già soffermati a lungo nei tempi passati.
La relazione del Presidente è stata una relazione tecnica, circostanziata. Dopo tre mesi dice quello che io immaginavo dicesse, è un film déjà vu, non può essere diversamente. Abbiamo visto tante slide, abbiamo sentito tanti numeri, secondo il Presidente c’è una situazione di criticità che si è andata normalizzando. Ma a distanza di tre mesi dall’entrata in vigore del CUP, ripeto, questo ci aspettavamo dicesse.
Credo che molte leggi, proposte, modifiche, richieste di questa Giunta siano esatte, giuste. Condivido di quando sento parlare che ci sono tanti centri di prenotazione, che bisogna snellire, che bisogna ridurre le liste di attesa, siamo tutti d’accordo. Però poi passare dalla filosofia di un progetto alla sua realizzazione le cose cambiano, allora si è visto che nella praticità questo CUP è partito male, è partito con il piede sbagliato e non si sta raddrizzando neanche in base alle considerazioni che il Presidente ci ha detto.
Ora si parla di una delibera disattesa, di superficialità, di poca attenzione, di non collaudo per gradi, si parla di poca formazione degli operatori, di una serie di critiche circostanziate in cui si è già deciso che i responsabili sono Grabriele Rinaldi, Gianfranco Leonelli e Antonio Draisci. Abbiamo già dei colpevoli. Ma colpevoli di cosa? Colpevoli forse di aver fatto il proprio dovere! Perché tutti i passi fatti dal dott. Rinaldi, come lui ha detto, sono stati comunicati tempestivamente alla Giunta, sono stati analizzati e poi hanno avuto l’avallo. E’ così che Rinaldi ha detto, quindi se io credo a Spacca debbo credere anche a Rinaldi, hanno la stessa capacità di persuasione.
Di Rinaldi ho qui un mucchio di rassegne stampa. Sicuramente ci saranno degli strascichi giudiziari, è inevitabile, non credo che Rinaldi, seppure oggi si trovi a Ferrara, starà lì fermo a fare la parte dell’agnellino. E’ una situazione veramente kafkiana.
Intanto al Presidente chiedo una cosa. In quel bailamme dei primi giorni si era detto che c’erano state tantissime telefonate e si erano fatte anche delle illazioni, si è detto che non erano possibili tutte quelle telefonate, che si volevano vedere i tabulati per capire da dove arrivavano. Però sono illazioni che come al solito sono rimaste lì, si butta solo un sasso nello stagno. Se avevate dubbi su quelle telefonate dovevate anche andare a controllare e poi dovevate riferirci. Altrimenti sembra che sia stato il centro-destra a fare tutte quelle telefonate. A fare quelle telefonate è stato Marinelli?! Oppure è stato qualcuno a cui non andava bene che funzionasse il CUP?! Queste sono domande, Presidente, che aspettano non il suo sorriso, bensì quella risposta che non e riuscito a dare! Lei stesso ci ha detto che ci avrebbe portato il tabulato e fatto sapere….(…) ma se non ricorda quello che dice la cosa mi preoccupa! Lei ha detto questo, ha fatto delle illazioni su qualcuno…(…) No, io non ho bisogno di leggere i verbali, ho bisogno di persone oneste e intelligenti, come è lei, quindi mi dovrebbe dire che molto probabilmente si è dimenticato. (…) No, no, lasci perdere, io le battute le lascio alle persone che probabilmente hanno meno problemi! Qui stiamo parlando di un problema che magari a lei non interessa, ma che invece interessa tantissimi marchigiani che oggi per un’azione politica dissennata si trovano in difficoltà.
Io dunque aspetto una risposta per sapere da chi sono state fatte quelle migliaia di telefonate nei primi giorni, perché sono state fatte delle illazioni pesanti su chi, non lo so. Certamente io sono tranquillo e sereno, non avrei neppure avuto il tempo di fare migliaia di telefonate e non è il mio stile di fare politica. E questo lo chiedo anche al Presidente della Commissione sanità, anche lui si può informare, i tabulati ci sono e peraltro sono anche ben precisi.
La criticità provocata dal CUP non riguarda solo due settimane, grazie a Dio è andata migliorando, dopo tre mesi non può non essere così, perché se ci fosse ancora oggi una criticità alta veramente dovremmo mandare via tutti, proprio tutti dovremmo cambiare lavoro.
E’ una situazione che si sta normalizzando e che ha chiaramente avuto bisogno di correttivi, ma se ci fosse stata più attenzione, più programmazione, più preparazione le cose sarebbero andate diversamente. Noi medici di famiglia non siamo stati assolutamente contattati, è arrivata solo una locandina con il numero da affiggere nei nostri ambulatori. Magari potevamo portare un contributo di attenzione e di sensibilità maggiore rispetto a quello che siamo riusciti a fare.
Credo che la Commissione d’inchiesta non sia un plotone di esecuzione. Io garantisco la massima serietà, il massimo impegno, nessuna demagogia, amici del centro-destra, vi è solo voglia di mettere i puntini sulle i e di capire il perché si è creato questo papocchio. Non vogliamo crocifiggere nessuno, politicamente non ci approfitteremo, come non lo abbiamo fatto, della situazione che si è creata, perché qui non parliamo di scarpe, di borse o del pesce, ma parliamo della salute, e la salute interessa tutti, la salute non ha colore politico.
E’ chiaro che ridurre le liste di attesa significa fare una serie di strategie, il CUP da solo non è sufficiente per superarle, il CUP non è abilitato a rilasciare prenotazioni per la colonscopia, per la tac, per la gastroscopia, per la risonanza magnetica, per la moc. Quindi abbiamo una serie di indagini che occupano una grande percentuale della richiesta quotidiana che non può essere evasa con una telefonata al CUP.
Anche le liste di attesa possono migliorare, ma non in quelle condizioni, perché è difficile che un anziano possa andare a proprie spese a fare una visita o un esame in qualsiasi altro punto della regione.
Gli standard qualitativi sono gli stessi? Si avvicinano, ma non sono gli stessi e non possono essere erogati nello stesso modo nei diversi presìdi ospedalieri.
Secondo me con una maggiore attenzione e voglia – qui do atto al dott. Ruta di essere un pratico, un sanguigno, come carattere mi si avvicina un po’ – si possono realizzare tante cose insieme.
Riguardo alle farmacie che stanno sperimentando a San Benedetto hanno sì migliorato le loro performance, ma lì impiegano 20 minuti per fare una prenotazione. I farmacisti sono scocciati di impegnare una persona senza prendere nulla.
Sui medici di famiglia è partito un primo esperimento parcellare (si parla di 20-40 medici), ma, dott. Ruta, abbia pazienza, io ho studiato per fare il medico non per fare il telefonista! Io ho studiato per alzarmi dalla sedia e andare a visitare con le mie mani il paziente, non per stare seduto e mandare on line il certificato all’Inps o per riempire quella enorme mole di fogli che arrivano quotidianamente, che saranno pure indispensabili ma che hanno svilito la funzione medica. Io non sono in condizione e non vorrò mai partecipare a questa sperimentazione e non sarò disposto neanche nel caso ci fosse una situazione economica gratificante. Ma sarò disponibile a parlarne e seppure non abbia compiti a livello sindacale cercherò sicuramente di trovare una soluzione a questa problematica.
Credo sia giusto sapere come vanno le cose nelle altre Regioni, il Presidente ha detto che l’Emilia Romagna sta facendo la sperimentazione su un gruppo di 1,5 milioni di persone – tanti quanti sono i cittadini marchigiani, quindi non si tratta tanto di esperimento, è un’intera regione –, però l’Emilia Romagna ha anche altre cose, ha situazioni diverse come per esempio la prenotazione on line, che certamente non è di facile utilizzo per un anziano ma credo dovrebbe essere pensata anche qui da noi. La Toscana ha il progetto bonus e malus, un progetto in cui l’azienda deve risarcire il ticket se la prestazione viene erogata in ritardo rispetto ai limiti imposti.
Quindi credo che nel lavoro ci siano parecchie vie di uscite e sono convinto che questo lavoro l’Assessore, il dott. Ruta e i suoi collaboratori riusciranno ad ottenerlo
Ritornando alla Commissione d’inchiesta – mi rivolgo al Capogruppo Ricci –, ripeto, non c’è nessuna voglia di colpevolizzare nessuno, ma solo cercare di capire per migliorare la cosa. Quindi invito il PD ad essere sereno, tranquillo, senza gettare la croce addosso a nessuno, le battaglie vostre ve le fate nelle sedi opportune, Ancona e Pesaro ve le gestite voi, a me non interessa niente di tutto ciò, mi interessa soltanto una serena analisi e non un modo sbrigativo di colpevolizzare persone che non hanno più certi incarichi.
Consigliere Ricci, le garantisco che se l’istituzione della Commissione non passa non andremo sui tetti, anche perché piove e quindi non ci conviene! (…). No, io sul tetto non ci vado, se ci volete andare voi fatelo pure, adesso è di moda!
Ritengo che attualmente la parte lesa non sia la Regione Marche o la Giunta, ma siano i cittadini marchigiani che sono stati veramente mortificati nelle loro esigenze personali.
Quindi se non voteremo questa Commissione d’inchiesta sarà un insuccesso della politica, un insuccesso di tutti. Evitiamo allora che questo progetto intelligente e qualificante si perda come quei dilettanti allo sbaraglio della famosa trasmissione di Corrado!

Presidenza del Presidente
Vittoriano Solazzi

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Natali.

Giulio NATALI. Ma Presidente mio! Presidente mio! Il Consigliere Marinelli ha detto che noi non andiamo sui tetti, e parla per noi – in questi ultimi giorni abbiamo visto esponenti fare dichiarazione a favore di una legge stando sui tetti –, ma non bisogna dirlo mai, siamo un po’ tremebondi su questo, non c’è una grande razionalità.
Lei Presidente poteva onestamente farci risparmiare del tempo, sembra infatti che sull’Ansa quello che lei ha dichiarato a noi già era stato anticipato, c’è un gran sunto di quello che ci ha dichiarato. Allora noi potevamo magari leggerlo e poi sulla base di quello che lei diceva o aveva fatto scrivere potevamo argomentare con maggiore precisione.
Però, al di là del suo intervento preceduto in Ansa, lei deve ammettere che vi è scoppiata una bomba in mano, volevate accendere un petardino invece vi è scoppiata la bombetta in mano! Purtroppo succede. (…) Scoppiano in Ascoli? Non so dove scoppiano in Ascoli...(…) Questo mi dispiace moltissimo, ce la prenderemo tutti con il responsabile. Dovunque scoppiano queste cose, non solo… della Cgil… riscoppiassero…. Lega Nord… vedo ancora dei distinguo strani.
Comunque, le stavo dicendo, che io non mi aspettavo una sua relazione, io mi aspettavo la relazione del responsabile del Servizio sanità della Regione Marche. Politicamente qui c’è un Assessore – che ancora fa l’Assessore, come diceva giustamente qualcuno prima di me – che era quello che doveva rispondere. L’esautorazione di Mezzolani prosegue qui, il dimezzamento di Mezzolani prosegue. Mezzolani, parla il Presidente e ci fa tutta una ricostruzione dei fatti come se nei giorni successivi alla metà di settembre non ci fossero state delle divulgazioni sulla stampa alquanto simpatiche. Il commissariamento che bene o male era avvenuto dell’Assessorato con tutto il passaggio dei poteri, ma a chi? A chi c’era anche prima! A chi doveva aver seguito anche prima! E oggi lei ci viene a dire ecc… Allora io la invito in Ascoli a venirci a dire che le liste di attesa sono diminuite, che grazie al CUP la persona anziana che deve fare un determinato esame lo farà in meno tempo magari a Pesaro. Lo venga a dire! Ce lo venga a dire perché voi a forza di usare il filo e lo spago ogni tanto rimanete annodati.
Ricordo quando, Assessore Mezzolani, ne parlavo con lei, torniamo sempre a bomba, quella bomba che vi è scoppiata tra le mani...(…) No, ci mancherebbe altro. Presidente, se vogliamo parlare per un minuto della bomba che è stata messa alla Cgil, bene, ma che c’entra con il mio ragionamento! Se io non posso parlare perché lei mi racconta della bomba Cgil…(…) Ma io uso qualsiasi metafora! Se lei vuole insegnarmi anche a usare le metafore siamo a posto!
Oggi lei è qui per non far passare una Commissione d’inchiesta, però non capisce che non facendola passare ci farà il più grande regalo politico. Io la invito a perseguire questo suo obiettivo, non faccia passare la Commissione d’inchiesta! Anche perché forse non si rende conto che a forza di annodare – come dicevo prima – avete avuto due problemi, ci avete mandato un grande genio, ora non vedo il Consigliere Trenta e non vedo il Consigliere di maggioranza dell’UdC che rivendicava l’intervento su di lei e sul dott. Ciccarelli nella venuta in Ascoli del dott. Rinaldi, come persona risolutiva per la Zona territoriale 13. Mettetevi d’accordo, ogni tanto ragionate anche su questo, vedete voi se le persone risolutive sono quelle di cui lei oggi ci ha parlato. Ovvero se sono quelle su cui poi sento che ci sarà una richiesta di 300 mila euro! Scusi, ma questo numero da che cosa esce, è in rapporto a che cosa, al valore dell’appalto? E’ una tantum? Un regalino? 300 mila euro di solito è un finanziamento da campagna elettorale. Non le nostre campagne elettorali, Presidente, io parlo di quelle che partono un anno prima. Quelle che partono, Consigliere Bucciarelli, con dieci partiti e arrivano con quattro. Io parlo di quelle, non di altre, le nostre sono minuzie, minutaglie.
Anche perché non siete più neppure un muro compatto, c’è chi sussurra, chi bisbiglia, chi fa sapere. Quindi immaginate voi se non si dovesse fare una commissione d’inchiesta, perché lei oggi ci dice: “abbiamo chiarito tutto, abbiamo trovato i responsabili, non c’è più alcun problema”, ma poi, Presidente, qualcosa viene invece fuori al di là, appunto, di una Commissione d’inchiesta non voluta. E tutto questo, le ripeto, sarebbe una grande soddisfazione per noi.
Lei ci ha raccontato della sanità marchigiana come ha fatto quindici giorni fa, ci ha parlato di un altro mondo, forse c’è un mondo della sanità marchigiana che è circoscritto a Pesaro e a Ancona e c’è un altro mondo della sanità marchigiana che è quello al di fuori di Pesaro e Ancona.
C’è un ulteriore aspetto Presidente. Non capisco proprio, ma sarà per mia incapacità, come lei possa rivendicare la bontà del progetto CUP, alla luce del fatto che tra quella delibera di Giunta regionale del gennaio 2007 e la parte successiva lei era Presidente della Regione Marche, l’Assessore Mezzolani era Assessore, e penso anche ci fosse il dott. Ruta. E l’Ufficio legale, che oggi si erge a fustigatore di costumi e a giudice indiscusso di cui noi poi dovremo fidarci, perché appunto parla l’avvocatura regionale, partecipava a quegli incontri; e non è che io devo difendere il dott. Rinaldi, mi aspetto che lo facciano i suoi promoter, quelli che rivendicano la sua nomina in Ascoli, che ora non vedo in Aula, qui in zona sono sempre piuttosto scapperecci, sembra che vengano spesso da lei per avere delle decisioni e per spingere verso certe decisioni, in Aula li vedo un po’ assenti.
Ed il dott. Rinaldi vi ha già risposto su queste cose. Allora come può lei ipotizzare, sulla base di quelle risposte date dal dott. Rinaldi sia all’avvocatura regionale sia a lei, di poter chiudere con un grosso masso questa voragine che si è aperta sotto di lei! Lei è molto abile Presidente, le va riconosciuta, nel riuscire, dopo quello che è successo negli ultimi tempi, ad arrivare qui e dire che tutto è finito, il collaudo è terminato ieri sera e questo è quello che ha detto l’avvocatura regionale.
Per cui ora la mia domanda è questa: ma l’avvocatura regionale è stamattina che le ha dato la relazione? No, l’avvocatura regionale le ha dato da tempo la relazione! Ma il collaudo è finito ieri sera, allora non credo che sia potuta intervenire sulla base di quel collaudo! Quindi è una relazione, la sua, fatta appositamente oggi perché non era più rinviabile la Commissione d’inchiesta. Per cui oggi noi tutti dovremmo – molti di loro, non so quanti – essere convinti a rinunciare alla Commissione d’inchiesta.
Presidente io la invito a farlo, ad avere questo coraggio, perché poi il suo attacco al cuore della coalizione di minoranza è lungimirante. Per cui ora vedremo anche in questo caso se tale attacco produrrà gli effetti che lei auspicava nel maggio 2010 oppure no. Per noi sicuramente questa soluzione sarà un grande regalo politico. Purtroppo però non lo sarà e non lo è stata per i cittadini marchigiani.

Presidenza del Vicepresidente
Paola Giorgi

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Comi.

Francesco COMI. Ascoltando il dibattito che c’è stato questa mattina, ascoltando i tanti interventi dei Consiglieri di opposizione ho il dubbio che questa discussione si alimenti su alcuni equivoci. E non so se questi equivoci su cui la discussione prende corpo e si rafforza sono frutto di una scarsa consapevolezza o di malizia politica. E questo lo deduco da alcuni interventi, quando sento parlare di CUP telefonico, quando sento parlare che solo il 20% delle prenotazioni le fa il CUP o che c’erano 15 CUP oppure che purtroppo tutti i cittadini non riescono a prenotare attraverso il Centro unico di prenotazione.
Ecco, il primo equivoco che c’è nella discussione e che alimenta un dibattito se volete anche inutile – che forse è anche colpa nostra, è magari anche un difetto di comunicazione – è che il CUP è una cosa e il call center è un’altra. Ancora non riusciamo a definire questo aspetto.
Noi abbiamo un sistema basato su circa 800 sportelli che raccolgono le prenotazioni, abbiamo poi un call center che raccoglie le prenotazioni, i primi nella misura dell’80% e i secondi nella misura del 20%, poi c’è un sistema unico di software che sovrappone le agende di tutti i territori consentendoci di avere oltre che la massima trasparenza e la massima circolarità nelle prenotazioni anche una visione unitaria.
Questo equivoco che si alimenta e che offre la consapevolezza che tutte le prenotazioni avvengono attraverso un centralino telefonico, e che sta dentro la discussione, è un equivoco che dobbiamo superare. Lo dico anche ai Consiglieri, perché forse molti non ne sono pienamente coscienti.
Dietro questo equivoco, che è nato probabilmente anche da un nostro difetto di comunicazione, è accaduto che il primo giorno arrivassero al call center circa 127 mila prenotazioni. Nel progetto si continuava comunque ad immaginare di raccogliere attraverso il call center il 20% delle prenotazioni, di mantenere attivi e funzionanti gli 800 sportelli. Dentro la consapevolezza del cittadino marchigiano, alimentata anche dalla poca consapevolezza dell’esponente politico di riferimento, è cresciuta invece l’idea che le prenotazioni dovessero avvenire solo attraverso una semplice telefonata.
Quindi nel primo giorno è accaduto che nessuno è andato più agli sportelli e così tutti hanno moltiplicato la proprie richieste presso l’unico centro telefonico, che chiaramente non era preparato a questo perché diverso era lo schema di ragionamento.
Questo è dunque un grande equivoco, che però dobbiamo chiarire anche nel linguaggio tra di noi, altrimenti continueremo ad opporre al Presidente, alla Giunta, all’Assessore, al sistema sanitario, obiezioni che non sono pertinenti, che non sono coerenti con il tipo di progetto che abbiamo di fronte.
Secondo equivoco. Qui si vuole imputare alla Giunta, al Presidente, all’Assessore Mezzolani, la pervicace, l’ostinata determinazione a nascondere la verità, a occultare e proteggere le responsabilità e di tentare di farlo attraverso la negazione della nuova Commissione d’inchiesta. Questo è l’altro equivoco. Quindi è bene che tutti ci chiariamo, lo facciamo non a scopo dialettico o didattico ma per praticità della discussione, su quello che deve essere lo scopo anche della Commissione.
Nessuno di noi si vuole sottrarre all’individuazione di responsabilità di alcun tipo, perché la Corte dei Conti, la Magistratura ordinaria, quella civile, quella penale, quella amministrativa, esercitano le loro funzioni a prescindere, indipendentemente dalla nostra iniziativa, dalla nostra inerzia, dalla nostra determinazione. Quindi se ci sono responsabilità di questo tipo, di qualunque forma, di qualunque misura, ci sarà un percorso ordinario, fisiologico e naturale inarrestabile della Magistratura, e sul quale offriamo tutta la nostra fiducia.
Poi c’è un altro tipo di valutazione, ovvero quella di carattere politico. E’ chiaro che c’è una valutazione diversa tra quella che può offrire la maggioranza e quella che può offrire la minoranza, non per una visione manichea o per un gioco delle parti, ma perché mi pare che anche gli equivoci non aiutino ad offrire una visione comune. La valutazione politica di questo evento a chi viene affidata? Può essere affidata a una Commissione d’inchiesta che ha un compito preciso, non quello di indagare sulle responsabilità civili, penali e amministrative, ma quello di raccogliere le informazioni per capire effettivamente come sono andati i fatti, per capire quali erano gli atti amministrativi, quali sono gli atti formali amministrativi predisposti dalla Giunta, dal servizio, dai soggetti gestori, quale è stato l’iter di progettazione, di sperimentazione, di attuazione del servizio, quale è stata la gestione di questo iter, quali sono state le criticità e se questo servizio è ancora possibile. E la Commissione serve ad offrire alla maggioranza e alla minoranza di raccogliere queste informazioni.
A me sembra che la relazione offerta dal Presidente, molto circostanziata, molto dettagliata nel merito di questi fatti, non di altri, sia il principale supporto della Giunta, dell’Assemblea legislativa, delle forze politiche, per una precisa valutazione politica, che non deve appianare le differenze, che non deve mortificare il dibattito, ma che offre chiare e precise indicazioni.
Voglio allora entrare nel merito della relazione del Presidente. Intanto ci dice che il CUP è uno strumento che la Regione intende continuare a sperimentare, a concretizzare, per la razionalizzazione e la gestione dell’offerta, per garantire la massima trasparenza nelle prenotazioni – anche questo è un ostacolo che abbiamo dovuto superare –, per garantire al cittadino la massima libertà di scelta mettendo e coniugando insieme luoghi, date e operatori, per garantire l’offerta più capillare possibile del servizio, per garantire il monitoraggio costante di un’offerta di prestazioni, che noi abbiamo il dovere di governare costantemente per poi gradualmente aggiornare e riformare.
Allora il dibattito vero politico è sul CUP come strumento essenziale oppure no? Vogliamo parlare di questo o vogliamo parlare di altro? Questo è il tema della discussione. A me sembra di aver capito dagli interventi dei colleghi Massi, Natali, Marinelli che dietro le argomentazioni sostenute dal Presidente, chiare, inequivoche, puntuali, precise, e di fronte alla difficoltà di contrastarle, si sia già presa una direzione diversa. C’è chi parla di D’Ambrosio, c’è chi comincia a tentare di gettare ulteriori azioni di delegittimazione nei confronti dell’Assessore, chi mette in discussione la solidità della maggioranza, chi utilizza argomentazioni vaghe parlando di altri servizi e della dirigenza. La verità è che sul merito, sulle questioni, di fronte agli argomenti e di fronte a questi elementi è difficile stare. Quindi la vera difficoltà non è della maggioranza, la vera difficoltà è di una minoranza che ha lanciato una provocazione dietro una grossa criticità, che nessuno ha nascosto, ma che ha evidenziato e poi governato, gestito e che oggi sta affrontando. C’è chi oggi di fronte a questo epilogo non sa più come mettere in difficoltà una maggioranza.
Noi abbiamo accertato che questo servizio aveva delle difficoltà, le voglio ribadire. Prima cosa. Forse saremmo dovuti partire prima, nella fase estiva, perché durante quel periodo c’era un minore afflusso della domanda che ci avrebbe consentito una gestione più governata di fronte a una sollecitazione più attenuata.
C’è il fatto che nei quattro giorni precedenti all’attivazione del servizio noi abbiamo bloccato tutte le prenotazioni attraverso tutti i nostri punti di accesso e di fatto nel giorno in cui è stato riaperto il servizio questo è avvenuto in maniera più dirompente e più violenta, perché si erano accumulate quelle dei quattro giorni precedenti.
C’è il fatto che la scarsa comunicazione ha fatto indurre tutti i cittadini – e questa è anche una nostra responsabilità, qui non c’è bisogno di approfondire ulteriormente, lo sappiamo – a pensare che il CUP significasse prenotazione unica attraverso il call center, alimentata dalla nostra difficoltà di comunicazione e anche dalla malizia di chi l’ha voluta alimentare pur conoscendone consapevolmente il merito.
Queste difficoltà, queste criticità, sono state raccolte e oggi hanno significato una serie di strumenti e di iniziative per qualificarle.
Oggi abbiamo un modello stabile di raccolta di queste informazioni, che non significa, badate, che abbiamo risolto i problemi, se uno pensa questo si illude. Abbiamo detto che nell’hinterland di Bologna che ha 1,5 milioni di abitanti in una settimana raccoglie 40 mila prenotazioni e quella per noi è una Regione modello, e lo è anche per Brunetta, per Sacconi e per tutti gli altri Ministri dell’attuale Governo Berlusconi. Noi sappiamo che non esiste in Italia una Regione che ha un Centro unico di prenotazione su scala regionale. Non esiste in nessun altra regione, pur avanzata, pur sperimentata, uno strumento che garantisca attraverso uno software la possibilità di gestire e sovrapporre tutte le agende per garantire tutto il percorso.
Noi potevamo affrontarlo in maniera più attenuata, più graduale? Forse sì, questo avrebbe significato subire l’impatto non d’impeto, violento, ma in un tempo più diluito.
Questa secondo me è comunque una grande conquista che dobbiamo qualificare, monitorare e gestire, ma non è il solo strumento per il governo dell’offerta e per la riduzione delle liste di attesa. Per questo serviranno altre iniziative che riguardano la complicità di tutto il sistema, che riguarda una maggiore comunicazione, che riguarda una migliore razionalizzazione anche della domanda attraverso il coinvolgimento di tutti gli operatori.
Quindi per queste ragioni ritengo che le argomentazioni fornite dal Presidente consentano a ciascuno di fare una precisa valutazione politica. Altro tempo da perdere per mantenere un teatrino di discussione inutile, maliziosa, demagogica, che serve solo a puntare il dito e a paralizzare la discussione, non credo giovi a nessuno, né tanto meno alla sanità marchigiana.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Latini.

Dino LATINI. Il mio intervento sarà molto breve. Vorrei sottolineare gli aspetti tematici della Commissione d’inchiesta. Sembrerà deludente per qualcuno ma non ne condivido le sue finalità, perché una Commissione d’inchiesta, soprattutto di natura politica, ha la centralità di mettere a nudo le difficoltà che hanno posto l’organigramma politico e gli obiettivi politici.
Al di là della relazione del Presidente Spacca, che ha illustrato l’andamento del tempo dei progetti politici fino alla loro attuazione, è evidente che la discussione è incentrata sull’attuazione tecnica di un progetto che aveva e ha una valenza, per chi ci crede, di natura politica molto, molto elevata, e cioè quella di concorrere alla riduzione del tasso di spesa e alla razionalizzazione dei servizi nei confronti degli assistiti.
Il principale obiettivo è quello di invertire la tendenza tra la spesa rivolta dell’assistito verso l’esterno con una capacità di razionalizzazione e dell’efficienza dei servizi sanitari ospedalieri e delle prestazioni in genere.
Ma non è questo, ripeto, il tema. Se qui qualcuno mi avesse spiegato e convinto che quel progetto iniziale partito tre anni fa non era l’obiettivo principale della Regione, e una Commissione d’inchiesta nel suo complesso che riguarda non soltanto il progetto CUP ma come ridurre la spesa sanitaria e dare migliori servizi ai cittadini, aveva dal mio punto di vista una caratterizzazione fondamentalmente giusta. Ma qui entriamo nella tematica, nell’intreccio e nel coinvolgimento che si vuole per forza portare ad avviluppare fra quelle che sono le responsabilità che qualunque organo politico e amministrativo non ha quando passa la palla alla struttura. E guardate bene che io non voglio incolpare chi ha messo in piedi il CUP, la mia piccola esperienza da Sindaco mi ha portato sempre a difendere i collaboratori e quindi anche in questo caso non voglio scaricare la colpa, ma indubbiamente non c’è una tematica politica.
Avrei sentito con maggior attenzione se le difficoltà che vengono poste – ringrazio il collega Massi di averle chiarite nel senso più politico del termine, quindi più genuino, quello della volontà di portare un contributo alla risoluzione di questa crisi che comunque ha coinvolto gli assistiti – si fossero rivolte al modello che la Giunta aveva presentato. Così non è.
E la prova più evidente che si è trattato di una difficoltà di attuazione – sulla quale ci siamo spesi tutti, tutti abbiamo parlato delle cause, delle risoluzioni, dei miglioramenti che potevano esserci, perché di difficoltà al cittadino ne abbiamo create abbastanza e ce ne sono ancora e di mezzi per risolverle sono di varia natura e alternativi gli uni agli altri – è se qualcuno avesse in qualche modo certificato che l’attuazione era in ogni caso inefficiente. E’ bastata l’entrata in funzione dell’unità della crisi messa in piedi dalla Giunta per dimostrare che è mancata proprio l’attuazione. Poi si dirà perché non è stato fatto il collaudo iniziale, perché non è stato preparato un progetto pilota, perché magari il gruppo di lavoro costituito da persone che forse della sanità non avevano una cognizione chiara e non hanno sentito i medici. Ma questo fuoriesce dalla tematica dell’impostazione programmatica.
Sfido qualunque amministratore che una volta che ha lanciato un progetto poi entra a decidere anche sulla conduzione tecnica del progetto stesso. Allora sarebbe veramente quella eccezionale difficoltà che da tutti viene sempre considerata una sorta di barriera per la politica, ovvero il fatto di delegare alle strutture l’attuazione del progetto in quanto tale.
Quindi se questa Commissione è intesa come volontà, così come mi è sembrato di capire da alcuni esponenti che sostengono questa tesi, di incidere affinché ci sia una responsabilità politica nell’aspetto tecnico della Giunta, a mio avviso non va accettata. Se invece, vedendone anche il lato propositivo, la tesi è quello di valutare nel suo complesso l’aspetto sanitario, di quelli che possono essere i mezzi accanto al CUP per avviare un processo di riordino della sanità, dove l’obiettivo comune, destra o sinistra, è quello di ridurre annualmente dell’1% la spesa e dare comunque i servizi al territorio, certo, questo è un presupposto su cui non solo si può discutere ma si possono intravedere veramente degli aspetti molto importanti per avviare in futuro delle scelte propositive.
Concludo riaffermando la mia posizione, che faccio anche come dichiarazione di voto. Io sono contrario non perché c’è la paura di avviare una Commissione d’inchiesta, una Commissione d’inchiesta dovrebbe riascoltare tutti i soggetti interessati, a cominciare dall’avvocatura regionale per riavere quel quadro che abbiamo, almeno io è così che la penso, ma perché siamo fuori da un’incompetenza assolutamente valutativa da parte di quello che potrebbe essere quest’organo, mettendo quindi in discussione il principio di natura politica che è quello delle scelte, non certo quello dell’attuazione.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Ricci.

Mirco RICCI. Sarò anch’io breve perché dopo l’intervento del collega Comi del mio partito avrei poche cose da aggiungere, però alcune le voglio dire.
Innanzitutto, Consigliere Marinelli, penso che tutti quelli che stanno qua dentro fanno politica perché si sentono persone profondamente libere, e per libero intendo una dimensione molto, molto alta, molto estesa, a prescindere che nell’esperienza politica un incidente di percorso può capitare a tutti, purtroppo, ma il gusto di fare politica sentendosi liberi è quello che ci fa stare qui.
Non abbiamo preoccupazione alcuna, di nessun genere, rispetto a questa e ad altre vicende. Nessuna! Abbiamo fatto politica sempre in maniera trasparente e continueremo a farla in questo modo.
Vede, noi non abbiamo, purtroppo o per fortuna, io penso per fortuna, un capo che decide per tutti. Noi siamo un partito che ha bisogno di dialettica interna, abbiamo bisogno di confrontarci, certo, abbiamo anche tantissimi dubbi che molto spesso sfociano in dibattiti interni anche molto violenti, molto forti, però poi si decide insieme, si smussano le questioni, si fa la sintesi e si trovano posizioni comuni. Come del resto fate anche voi, come fanno tutti.
Questo è quindi il modo con cui affrontiamo anche la presente discussione, con trasparenza, senza problemi. Allora di cosa parliamo!
Noi abbiamo avuto molti dubbi, molte preoccupazioni e la serenità l’avevamo persa nel momento in cui il CUP ha iniziato la sua esperienza, perché quel disagio è stato evidente. E’ stato un incidente di percorso violento, una difficoltà organizzativa, un vulnus che abbiamo segnalato. Più volte, come voi, ho personalmente ricevuto telefonate dai cittadini o da amici che sperimentavano le difficoltà di questa esperienza.
Ma il tema che discutiamo oggi è questo, non abbiamo altri dubbi. Allora se non abbiamo altri dubbi penso che le risposte fornite dal collaudo del CUP, e che il Presidente Spacca ha relazionato, siano ampiamente sufficienti per dire no alla Commissione d’inchiesta. A meno che si voglia cercare di trasferire il dibattito altrove – ma nemmeno di questo avremo nessuna preoccupazione –, perché si continua nella velata speculazione politica.
Ma è anche normale, è il gioco delle parti. E sapete perché vi dico questo? Perché su questo – il Consigliere Comi ha ragione – c’è stata un’argomentazione degli interventi critici un po’ debole, si è anche spostato un po’ il tiro, si è parlato d’altro. Insomma, io non ho colto fino in fondo l’intervento legato a ciò che oggi è il risultato del collaudo.
Condivido anch’io che bisogna essere prudenti, il Presidente Spacca lo ha fatto, non bisogna infierire, i dirigenti poi alla fine fanno le delibere e sono obbligati a risponderne pienamente, occorre essere anche qui moderati. Ma rispetto a questo l’intervento della Giunta regionale attraverso l’avvocatura con un’indagine interna non solo ha individuato il punto di crisi ma attraverso il collaudo oggi dimostra ampiamente che quel sistema, con le questioni che raccontava anche il Consigliere Comi, è a regime.
Si è risolto tutto? No, non credo, avremo altri contraccolpi, ma stiamo vedendo che quella linea di tendenza che abbiamo visto ci dà la possibilità di cogliere il fatto che questa struttura sta andando verso gli obiettivi prefissati, ovvero quelli di migliaia di telefonate che corrispondono a tante prenotazioni, che dunque sono in linea con gli obiettivi posti.
Ecco perché siamo contrari alla Commissione d’inchiesta. Perché se si prende l’ordine del giorno di oggi e si guarda al punto 4 noi parliamo di una Commissione d’inchiesta relativa ai recenti fatti del CUP, non parliamo di un’altra cosa. E ha fatto bene il Presidente Spacca a chiedere di dire all’Assemblea legislativa quello che stava succedendo e lo stato di fatto all’atto di collaudo. Perché è questione di serietà, e ai marchigiani bisogna dirlo come stanno le cose.
La sanità delle Marche è considerata fra le prime d’Italia, il Consigliere Trenta riferiva di Brunetta, ed il dato è comunque un dato generale, poi, certo, le difficoltà sono tantissime. E’ chiaro che continueremo a chiedere di migliorare l’offerta di salute per i marchigiani, l’appropriatezza delle prestazioni, le liste di attesa, le mobilità passive, insomma tutti quei temi che dobbiamo risolvere in qualche modo. Ma se oggi il tema è il Centro unico di prenotazione delle Marche con quell’intreccio attraverso il quale questa struttura è gestita, io penso che se votassimo la Commissione d’inchiesta su quelle argomentazioni che ho ascoltato sarebbe soltanto un ulteriore elemento di speculazione, che non è l’oggetto della discussione di oggi.
Per questo ribadisco in piena serenità e tranquillità che voterò contrario all’istituzione della Commissione d’inchiesta sul CUP delle Marche.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Bucciarelli.

Raffaele BUCCIARELLI. Sarò veloce perché gli interventi sono stati tanti e non mi piace ripetere quello che già è stato detto.
Credo comunque che sulla base della relazione che ha svolto il Presidente ci sia più chiarezza su questo evento; io lo chiamo evento perché sicuramente con l’avvio del CUP è stata scritta una pagina buia per la sanità di questa nostra regione.
Se è vero che il Presidente parla di negligenza, impudenza – nella relazione c’è scritto impudenza, spero sia un refuso! – ed imperizia, già credo sia lodevole il fatto che si siano individuati i responsabili. Perché è vero che noi siamo tenuti a dare soprattutto un giudizio politico, ma è anche vero che i dirigenti ci stanno apposta e quindi devono rispondere del loro operato.
Pertanto che la Giunta su questo vada avanti, se ci sono dei responsabili sul piano tecnico faccia quello che deve fare. Però non basta, perché il giudizio politico non può che essere un giudizio negativo. Bisogna prendere atto che se questa è una Giunta che rappresenta il nuovo, il nuovo è partito male.
E in questo caso è partito male per diversi motivi. E’ vero che non hanno un capo che decide per tutti, come ha detto il Consigliere Ricci, il PD è un partito democratico, ma è anche vero che su questa vicenda qualche cecchino c’è stato.
Se è vero che l’Assessore alla sanità non esce rafforzato da questa situazione, in quanto responsabile del PD, al punto che si è mossa mezza provincia di Pesaro a firmare petizioni e sottoscrizioni a difesa dell’Assessore, allora c’è chi ha manovrato dietro, chi ha pescato nel torbido. C’è chi ha cercato di utilizzare questo momento di difficoltà utilizzando, caro Assessore, il fuoco amico per mettere in difficoltà la Giunta.
Questo è il nuovo che avanza, il nuovo della politica! E da questo il danno lo hanno avuto i marchigiani. Quei marchigiani che non credono un giorno si siano svegliati e non avendo nulla da fare hanno deciso di telefonare tutti al CUP, poi passati tre giorni questo numero si è ridotto a poco più del 20%. Evidentemente – come ho detto anche quando abbiamo fatto la prima discussione su questo tema – c’era chi aveva interesse acché tale esperimento fallisse e aveva interesse a cambi di questo governo regionale.
E, Presidente Spacca, per fugare la capacità del fuoco amico sarebbe stata edificante una parola a sostegno dell’Assessore, quindi ha fatto bene a chiedergli di intervenire. Però se il Presidente avesse riconfermato, in quanto conosce bene la situazione e conosce bene chi aveva interesse a che questa situazione si aggravasse, e rafforzato la fiducia nell’Assessore, non avrebbe fatto male, ne avrebbe giovato alla sanità marchigiana. Un assessore indebolito come è quello che abbiamo oggi indebolisce l’immagine del Governo, indebolisce l’immagine della sanità.
Sulla Commissione d’inchiesta vi dico con estrema chiarezza che non ho né lo spirito né il desiderio di fare l’inquisitore, né sono un forcaiolo. Il giudizio politico c’è e resta, a prescindere dalla Commissione, è un giudizio negativo ed è di un partito di maggioranza relativa che non trovando equilibrio al proprio interno fa pagare questo al governo regionale e ai cittadini delle Marche. Questo è un giudizio che nessuno può negare, e noi così lo abbiamo dato
Quindi io non voterò né a favore né contro la Commissione, non mi interessa. Ma ora, prima di concludere, voglio chiedere una cortesia ai Capigruppo del Partito Democratico e del PdL. Consigliere Ricci, Consigliere Massi, ho visto girare in questa Assemblea legislativa degli striscioni, siete pronti a dare un ulteriore contributo sulla strada che fa calare il prestigio a questa istituzione? Per cortesia, evitatelo! Tenete alto il prestigio delle istituzioni, i marchigiani non hanno bisogno di sceneggiate, lasciatele fare a chi non ha cultura di governo, voi rappresentate un’altra cultura.
E’ dunque in nome di questo che vi chiedo di evitare sceneggiate che oltre al danno procurano anche la beffa all’Assemblea legislativa.

PRESIDENTE. Ci sono altre sei Consiglieri iscritti a parlare quindi direi di chiudere qui le iscrizioni. Ha la parola il Consigliere Eusebi.

Paolo EUSEBI. Secondo noi la Commissione d’inchiesta è inutile perché l’inchiesta è già stata fatta, ne abbiamo ascoltato i risultati che ci sembrano puntuali ed esaustivi.
Ci resta qualche dubbio su alcuni aspetti della questione, sull’opportunità di alcuni comportamenti e forse anche su alcune colpe in vigilando; seppure noi che qui siamo novelli – qui invece sembrano tutti molto esperti – ad esempio quell’accenno complottardo fatto dall’ottimo Presidente Bucciarelli non riusciamo a capirlo! Questi dubbi, dicevo, sono materia della politica e non di una Commissione d’inchiesta richiesta per motivi specifici a cui, ripeto, è già stata data risposta.
Approfitto degli ultimi secondi di questo mio intervento per ringraziare il dipartimento della salute e il suo direttore per lo sforzo operativo che ci sta conducendo verso una positiva normalizzazione. E questo sforzo operativo come pure i risultati sono un motivo in più per bocciare una Commissione d’inchiesta che ricomincerebbe, tra strumentalizzazioni varie e così via, a rimescolare; e qui non me ne voglia il Presidente Bucciarelli se ho citato questa strana teoria complottarda con cui non si sa chi avrebbe fatto centinaia di migliaia di telefonate, ma, ripeto, lui è più esperto…(…) Bèh, ha detto che ha intasato di telefonate…, però, va bene, ognuno ha le sue idee e le sue teorie.
Visto che la situazione sta velocemente migliorando, come detto dal nostro Presidente nella sua relazione, la Commissione d’inchiesta farebbe solamente perdere tempo a questa Assemblea legislativa e impedirebbe a focalizzare l’attenzione sulla messa a punto di quel meccanismo importantissimo per la sanità marchigiana.

PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Romagnoli


Franca ROMAGNOLI. Anch’io sarò breve in quanto condivido tutto quanto detto dai colleghi di minoranza su un tema che ci ha visto davvero sempre in prima fila, che mi vede, peraltro, componente – a questo punto improbabile – della Commissione d’inchiesta, e che ha interessato, coinvolto e danneggiato non solo l’immagine di questa Regione, ma tanti sventurati cittadini, soprattutto di pazienti e quindi di persone bisognose di cure.
Per cui non entro nel merito, ovvero sul fatto che non riteniamo soddisfacenti le motivazioni tecniche e tanto meno quelle politiche fornite dal Presidente Spacca, ma mi soffermo sulla necessità, tanto più dopo quello che è stato detto questa stamattina, della Commissione d’inchiesta.
Come dice il Consigliere Natali sarebbe un bel regalo politico se venisse negata, sarebbe argomento da farci propaganda elettorale o politica per qualche mese. Ma qui si è visto qual è l’andazzo. Allora mi permetto di ricordare quanto sia necessaria e soprattutto come il campo di azione e di indagine di una Commissione d’inchiesta sia ben più ampio per sua definizione, per definizione regolamentare e statutaria di quello che è stato il campo di indagine, di azione della Giunta regionale.
Quindi non c’è sovrapposizione, c’è dell’altro, c’è la possibilità di andare oltre. E qui anche memore di commissioni d’inchiesta passate, quella ad esempio sul caso Cecchini – la presiedetti io ma forse perché lì c’era una guerra per il fatto che bisognava far fuori la Cecchini – Quindi memore di questo e di quanto penso debba essere la ratio della Commissione d’inchiesta dal punto di vista regolamentare, credo che sia necessario non iniziare, come è stato fatto dalla Giunta e dagli uffici e quindi dall’inchiesta del Presidente Spacca, dall’aggiudicazione dell’appalto in poi. Noi cioè vogliamo retrocedere il momento di indagine, ossia andare a vedere l’aggiudicazione di questo appalto, quindi risalire all’innominata Italcappa – che io continuo a richiamare, ma non per mia monotematicità ma perché è il grande assente di questo discorso –, sulla cui questione ci furono dei ricorsi amministrativi, ci furono strane transazioni, compensazioni di cui è formale il ritiro e quindi ciò che è stato dato ma non ciò che è stato preso da parte del ricorrente che al TAR si ebbe a ritirarsi.
Ci sono state accuse forti da un punto di vista giuridico, giudiziario e politico sulla inidoneità della Italcappa, a partire dalla sua compagine sociale, che vedrebbe addirittura la partecipazione della Audiweb e di società a pieno capitale pubblico dell’Umbria.
Insomma, tutto questo noi lo diamo per scontato e partiamo dalle modalità di attuazione e di gestione del CUP. Cioè, noi delle nostre supposizioni politiche fondate sulla cooperativa Italcappa continueremo chiaramente a batterci, non ci metterà il silenziatore la mancata Commissione d’inchiesta, ma al di la di questo, sulla idoneità dei requisiti – la Consigliera Foschi l’altro giorno ci leggeva le caratteristiche della Italcappa, ossia che è una cooperativa di pulizie, una cooperativa che gestisce i cimiteri, ecc – di questa compagine (come sappiamo infatti è un’associazione di più cooperative) a gestire, vogliamo chiedercelo?
Si dà per scontato che lì si sia proceduto ad un’aggiudicazione regolare – noi invece questo non lo diamo per scontato, tutt’altro –, che su quella aggiudicazione non ci siano state leggerezze (quella leggerezza che invece il Presidente definisce, declinando quello che per il codice penale è una colpa grave, imperizia, impudenza e inosservanza), ovvero che gli uffici si sono sbagliati dopo e che non sarebbe avvenuto prima.
Chiarisco, peraltro, che è una commissione aggiudicatrice interna alla Regione, perché non è che abbiamo preso degli scienziati da fuori per valutare i curricula e i requisiti delle due uniche cooperative che si presentarono che, ricordo, una è la Capodarco e l’altra è la Italcappa con la compagine che conosciamo. Con la cooperativa Capodarco che fece delle accuse irripetibili, scritte al Tar ma dette ai quattro venti, sulla inidoneità, sui favori che la Italcappa avrebbe ricevuto, rispetto invece all’idoneità propria appunto della Capodarco che dice: “noi gestiamo questo, questo e questo, il CUP del Lazio e tanto altro, quindi siamo sicuramente più esperti e più idonei”.
Cioè se l’indagine della Giunta voleva essere seria doveva quanto meno partire ab origine dal bando. C’è stato, ripeto, un contenzioso, ci sono stati degli strani ritiri di questo contenzioso, allora se guardiamo tutto che l’avvocato Costanzi e tutti coloro che si sono occupati di questa cosa ci dicano – cosa su cui invece si è taciuto – se l’aggiudicazione è regolare.
Ecco perché riteniamo, proprio per il maggior spazio, per il maggior campo di indagine e soprattutto perché – torno a quello che dissi in merito alla Cecchini – in passato si è fatto su un appalto di 50 mila euro – questo era l’importo della querelle Cecchini, che mi pare fosse relativo ai cofinanziamenti della legge nazionale e locale sui corsi di formazione per le imprese femminili – e andammo a vedere se era stato regolare aver dato a tizia anziché a caio una consulenza, poi si ritenne, con tanto di invio – a quel punto sì che si può fare – degli atti alla Procura della Repubblica. Infatti una Commissione d’inchiesta serve anche a questo, ossia a redigere una relazione che poi va inviata per conoscenza alla Procura della Repubblica affinché ne faccia l’uso che vuole. Lì indagammo sui modi, sull’appalto, su cosa, su dove, se i requisiti di tizia c’erano, non c’erano, sulle quattro imprese, per dei catering, se ricordo bene, di una presentazione di questi corsi e successivamente sul finanziamento, ripeto, di 50 mila euro.
Allora non ci portiamo in giro! Questo atteggiamento, qualora la commissione d’inchiesta venga respinta, denota paura, denota arroccamento, denota quello che più persone qui dentro, non so se volutamente o per ignoranza del termine, hanno definito normalizzazione. La normalizzazione non significa che il CUP oggi svolge un’attività normale, mi permetto di fare questo richiamo lessicale, normalizzazione è quella che facevamo i regimi, irreggimentazione, significa tacitazione, significa che nessuno può parlare. La normalizzazione è tipica, Consigliere Bucciarelli, di quando l’Unione Sovietica o qualche altro regime normalizzava.
Ecco allora che stiamo assistendo a una vera e propria normalizzazione nel senso lessicale politico del termine.
Dunque mi auguro che questa paura .non ci sia e che la commissione possa essere concessa.

Presidenza del Presidente
Vittoriano Solazzi

PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Malaspina.

Maura MALASPINA. Signor Presidente, l’Unione di Centro non ha approvato il progetto del Centro unico di prenotazione e non ha mai interloquito, né politicamente, né amministrativamente con i responsabili della realizzazione sia esterni e sia interni alla Regione Marche.
L’Unione di Centro è pertanto estranea a qualunque eventuale responsabilità rispetto alle procedure di gara per l’appalto del servizio.
Quando è stato deciso e affidato il servizio di prenotazione unica l’Unione di Centro era all’opposizione e quindi non abbiamo nessuna colpa, se colpe ci sono!
Ci assumiamo invece la responsabilità di aver chiesto subito chiarezza e trasparenza delle procedure nel momento in cui si è registrata la verifica del progetto nel primo giorno di funzionamento.
Troppi intoppi e disservizi a danno dell’utenza. Le disfunzioni sono risultate incomprensibili. Così come è incomprensibile la scelta dell’attivazione del CUP su scala regionale, quando avrebbe dovuto essere sperimentato nell’ambito dell’Azienda ospedaliera San Salvatore di Pesaro. Se si fossero rispettati gli impegni contrattuali forse quel 13 settembre su scala regionale non ci sarebbe stato!
Ci assumiamo anche la responsabilità di averci voluto vedere chiaro incaricando alcuni dirigenti esperti della Regione di verificare la correttezza delle procedure seguite. L’esito di tali accertamenti è stato imbarazzante, inquietante! Sarà il caso che si arrivi a declinare meglio fatti e circostanze che indichino precise responsabilità personali.
Rivendichiamo però non solo come Unione di Centro, ma come Regione Marche, ossia come patrimonio della collettività marchigiana, una conclusione positiva dell’azione di correzione ed aggiustamento che è stato fatto dal servizio di prenotazione unica.
Come nelle favole, anche qui c’è stato il lieto fine! Oggi il Centro unico di prenotazione funziona ed è un fiore all’occhiello delle Marche nel panorama nazionale. Basta prendere i dati di altre esperienze similari di altre regioni per capire la gestione avanzata del nostro sistema.
Le Marche, con una popolazione assistita di 1.550.000 abitanti, prevede un centro attivo per tutto il nomenclatore regionale su base provinciale e regionale, con una integrazione con le radiologie ed i laboratori analisi del servizio sanitario regionale.
Un congegno che ci consente di registrare tutta la diagnostica per patologie, con un monitoraggio in tempo reale delle prescrizioni mediche rispetto agli standard nazionali e regionali.
Ci consente di intervenire sugli eccessi di prescrizioni e poter così contenere la spesa sanitaria, ovvero di potenziare gli interventi su patologie evidenti, prevedendone la cronocizzazione.
Ci consente anche di ridurre le liste di attesa che rappresentano l’obiettivo principale della nostra azione in campo sanitario.
Un congegno che ci consente di registrare tutta la diagnostica per patologie, con un monitoraggio in tempo reale delle prescrizioni mediche rispetto agli standard nazionali e regionali.
E’ di tutta evidenza come un sistema così complesso avesse bisogno di un periodo di rodaggio e stabilizzazione.
Se responsabilità politiche ed amministrative ci sono state, esse attengono alla superficialità con cui è stato imposto questo servizio come risolutivo.
La fase di avvio prevista era stabilita, infatti, tra il 13 settembre ed il 13 dicembre 2010.
Se si pensa che il collaudo si è concluso ieri, 29 novembre, cioè prima del termine ultimo contrattuale, ben si comprende come la fase sperimentale sia durata meno del previsto.
Senza piaggeria, ma per dovere morale, dobbiamo ringraziare tutti quei tecnici ed esperti che si sono impegnati per tale traguardo.
Voglio ringraziare per conto di tutti il dott. Carmine Ruta per l’impegno costante con cui a dimostrato la bontà del Centro unico di prenotazione.
Come ha già detto il Presidente, il Lazio con 5.600.000 abitanti ha un CUP che copre solo in parte il nomenclatore regionale e non ha l’integrazione con le radiologie ed i laboratori. Così sono l’Emilia Romagna e l’Umbria. In tutte e tre le Regioni citate il periodo di stabilizzazione è previsto di due anni, rispetto ai tre mesi del nostro servizio che è ben più complesso!
Se si pensa alla Liguria, con 1.600.000 abitanti, quasi quanti quelli delle Marche, il CUP è partito nel 2001, con prestazioni prenotabili solo a livello provinciale, senza integrazione con i servizi di diagnostica per immagini ed ancora non è stabilizzato, nonostante siano trascorsi 10 anni.
Possiamo ritenerci quindi soddisfatti. Abbiamo il miglior Centro unico di prenotazione d’Italia, stabilizzato in due mesi e che funziona su uno spettro di prenotazioni a 360 gradi. Anche questo per l’UdC è il segno di un cambiamento.
Ed ora devo aprire e chiudere una breve parentesi. Ossia come Capogruppo dell’UdC devo fare una precisazione o meglio una richiesta.
Tutti conosciamo gli interventi folcloristici del Consigliere Trenta. Quindi per rispetto di quest’Aula e del partito che mi onoro di rappresentare chiedo al Consigliere Trenta, che mi spiace non sia ora presente, di essere più cauto e rispettoso nelle affermazioni rivolte all’UdC e ai suoi Consiglieri, che con competenza, onestà e grande serietà svolgono il compito loro affidatogli dagli elettori. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Pieroni.

Moreno PIERONI. Credo che l’analisi fatta nell’intervento introduttivo dal Presidente Spacca sia stata fatta con la sincerità e la spontaneità di chi vuol far fare una serie di valutazione a tutta l’Assemblea legislativa cercando con chiarezza di entrare sull’argomento senza nulla nascondere.
Il CUP a mio avviso sta entrando, anche se gradatamente, a regime e sta dando le giuste risposte che noi tutti, al di là delle appartenenze politiche, volevamo, ovvero dare una risposta al cittadino marchigiano di accelerazione, di prestazioni più veloci, togliendo quelle criticità che si sono viste negli anni passati attraverso lungaggini e con problematiche legate anche alla reperibilità del medico.
Sicuramente – come ha detto con chiarezza il Presidente Spacca senza nascondersi – c’è stato un percorso che la stessa delibera n. 1111 del 2007 aveva individuato con grande chiarezza, cioè l’individuazione di chi doveva espletare questo progetto e soprattutto come doveva essere portato avanti.
Io non sto qui a cercare responsabilità, noi oggi siamo qui per dare, spero in maniera definitiva, una risposta a chi ha avuto delle problematiche in questi ultimi mesi.
Noi oggi stiamo affrontando un argomento delicato, che sarà all’attenzione anche nei prossimi giorni di un dibattito politico esterno e sui mass media, ma con la consapevolezza che un passo molto importante è stato fatto. Sicuramente anche da me sono venuti, non lo posso negare, alcuni cittadini che hanno espresso delle preoccupazioni per il fatto che non riuscivano a trovare immediatezza di risposta tramite il CUP, peraltro questi cittadini sono anche quelli che fanno più opinione, perché parlandone con altri creano preoccupazione. Ma i dati riportati dal Presidente dimostrano che stiamo andando avanti in un progetto che una volta stabilizzatosi definitivamente riuscirà a dare delle importanti risposte alla sanità marchigiana.
E’ chiaro che la Commissione d’inchiesta, legittimamente richiesta da parte delle forze di minoranza in questa Assemblea legislativa, potrebbe far subito presa, però credo che dobbiamo essere anche onesti nel dire che di responsabilità in questo caso non ce ne sono. Secondo il Partito socialista una Commissione d’inchiesta creerebbe ancora di più una fibrillazione nel territorio, perché poi le risultanze possono essere lasciate non a un’analisi prettamente tecnica ma a un’analisi più politica.
Dunque noi del Partito Socialista riteniamo che l’illustrazione fatta dal Presidente chiarisce quelle preoccupazioni che ognuno di noi poteva avere fino a qualche giorno fa.
E’ chiaro che i Consiglieri regionali hanno l’obbligo di continuare a porre attenzione su questo problema. E se ce ne fosse necessità porlo all’attenzione dell’Assemblea legislativa anche attraverso atti e iniziative.
Onestamente voglio anche riconoscere il lavoro fatto sia dalla Giunta che quello fatto ai vari i livelli, partendo dal dott. Ruta e da tutti i suoi collaboratori che in questi mesi da subito si sono attivati per far riprendere quella positività, quell’entusiasmo che magari nei primi momenti erano un po’ diminuito.
Noi riteniamo che la Commissione d’inchiesta che a breve dovremo votare non abbia oggi più motivo di essere presente, perché le preoccupazioni sono state ridimensionate da parte del lavoro fatto dagli uffici della Giunta e dalla relazione ora espostaci del Presidente.
Certamente la prosecuzione di questo ambizioso progetto che la Giunta regionale e questa Assemblea legislativa si sono dati con questo Centro unico di prenotazioni deve andare avanti ed essere sempre monitorato, al fine di evitare anche quelle criticità minori che potrebbero emergere e per far sì che i cittadini abbiano una risposta forte nei prossimi mesi e nei prossimi anni. Potendo così dare certezze a tutti e soprattutto certezza di una sanità qualitativamente sempre migliore.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Foschi.

Elisabetta FOSCHI. Interverrò in maniera sintetica. Credo sia opportuno, soprattutto a seguito dell’intervento della collega Malaspina a differenza di quanto ho sentito dichiarare da altri colleghi della maggioranza, istituire questa commissione d’inchiesta, se non altro perché la collega ha confermato che l’UdC non ha responsabilità in quando non era in Giunta, dando quindi quasi per scontato che chi lo era all’epoca, cioè dal 2007 fino alla fine della scorsa legislatura, sia responsabile, altrimenti non avrebbe detto una cosa del genere, ossia: “non sono responsabile perché non c’ero, ero all’opposizione”.
Ora gli atti e soprattutto i verbali dell’avvocatura regionale che sono stati predisposti hanno convinto i due assessori che siedono adesso in Giunta e la forza politica che adesso comprende la maggioranza che non c’erano responsabilità politiche, che non c’erano responsabilità della Giunta, ma che le responsabilità sono oggettivamente solo quelle rinvenute nei tre tecnici quindi sostanzialmente nell’azienda ospedaliera di Pesaro.
Pertanto anche solo per questo sarebbe opportuno istituire questa Commissione. Io sono infatti convinta che di responsabilità politiche ce ne siano, che davvero si sia trovato un capro espiatorio, come ha affermato qualcuno che mi ha preceduto, per scaricare responsabilità che invece la Giunta ha.
Il Presidente parlava di atti, io credo che tutti gli atti vadano esaminati dalla Commissione d’inchiesta. Il Presidente parlava di una delibera del 2007, la famosa n. 1111, a seguito della quale non ci sarebbe stata più da parte della Giunta né la possibilità di intervenire né la possibilità di essere messi a conoscenza di quanto avveniva a Pesaro. A me risulta – ci sono state anche dichiarazioni sulla stampa mai smentite da nessuno – che dal 2007 al periodo in cui il CUP è entrato in funzione si sono tenute diverse riunioni, proprio nella sede della Giunta, in cui si concordava insieme a chi dirigeva l’Azienda ospedaliera di Pesaro sia il bando sia il disciplinare di gara sia il capitolato speciale. E quindi non è accaduto, come in realtà è stato affermato oggi, che l’incarico di redigere il capitolato e di espletare la gara per l’affidamento del servizio era stato affidato all’Azienda San Salvatore di Pesaro e che questa abbia proceduto senza sentire nessuno in Regione, senza essere supportata tecnicamente da chi di dovere. A me risulta il contrario, risulta che nel predisporre questi atti ci sia stato l’affiancamento costante sia del coordinatore dell’avvocatura regionale, sia dei vari dirigenti tecnici della Regione. E quindi è davvero sbagliato affermare il contrario.
Vorrei allora che venissero esaminati anche questi atti, non sono atti di Giunta, ma sono comunque atti verbalizzati che devono essere considerati, non si può esaminare solo ciò che interessa.
Ritengo che la Giunta le responsabilità le abbia, e questo scaricare le responsabilità su Pesaro non è assolutamente corretto, ma non per Pesaro o per altri motivi, ma per i cittadini che credono debbano avere risposte decisamente più chiare, anche perché questo escamotage non serve a nessuno se non a coprire voi stessi.

Presidenza del Vicepresidente
Paola Giorgi

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Binci.

Massimo BINCI. Riprendo un attimo l’intervento della Consigliera Foschi che mi sembra abbia introdotto una questione di cui si è parlato poco che però è verosimile. Cioè come è possibile che in un percorso di un anno e mezzo non ci sia stato un confronto tra gli uffici della sanità, la stessa avvocatura della Regione e chi fisicamente era stato incaricato di gestire.
Mi sembra inverosimile e comunque se questo è successo anche qui intrinsecamente c’è una responsabilità rispetto a questo fatto, perché non è possibile non aver capito l’impatto che avrebbe avuto. Secondo me questo è un elemento forte che forzatamente chi ha fatto questa relazione non poteva inserire.
Ho fatto questo collegamento anche per ringraziare la Consigliera della riflessione che ha fatto.
Ritengo che arrivare al Centro unico di prenotazione sia un passaggio necessario, è essenziale per perseguire l’obiettivo della riduzione delle liste di attesa e per la razionalizzazione dell’uso delle strutture e delle strumentazioni a disposizione della nostra sanità. Quindi indirettamente è anche lo strumento per avere quelle risorse che, come sempre si è detto, dalla sanità dovrebbero passare al sociale e quindi è uno strumento per andare a sostenere l’intervento socio-sanitario della Regione.
Il documento che ci è stato consegnato stamattina certifica il fallimento della fase iniziale e i disagi degli utenti, disagio che era senz’altro sotto gli occhi di tutti e dunque qui viene riportato.
Considero la relazione del Presidente equilibrata, i dati che ha evidenziato sono abbastanza completi rispetto alle problematiche tecniche. E’ una relazione che conferma gli errori che ci sono stati, conferma che le 100 mila telefonate dei primi giorni non sono dovute a qualcuno che voleva far fallire l’esperimento, bensì al fatto – come anch’io avevo capito – che le prenotazioni dovessero essere tutte convogliate sul numero verde del CUP. Quindi senz’altro c’è stato un errore di comunicazione, aspetto invece che doveva essere sicuramente monitorato, ovvero ci si doveva chiedere che cosa il cittadino aveva capito di questo cambiamento.
Perché dico questo? Ringrazio la Giunta per la riflessione fatta, però io come Consigliere regionale, sia quando ero in maggioranza sia ora che non lo sono più, ho sempre difeso il fatto che i Consiglieri regionali e le Commissioni devono avere la possibilità di dare pareri rispetto a più atti possibili e rispetto all’operato della Giunta specialmente sugli atti di programmazione.
L’atto di cui discutiamo stamattina è un atto di verifica e di controllo, che è una delle poche competenze che hanno i Consiglieri regionali, oltre a quella della programmazione; prima in quest’Aula abbiamo visto proprio una diatriba rispetto alle interrogazioni. Io ritengo che la verifica di quello che è successo sia una competenza dell’Assemblea legislativa. Se dovessimo accettare che l’elaborazione e la riflessione su un problema che si è creato debba venire solo dalla Giunta commetteremmo un grosso errore anche giuridico, perché la Giunta sarebbe così sia controllore che controllato.
Ora, al di là delle questioni, al di là delle valenze politiche, non credo ci debba essere una caccia alle streghe, penso debba essere fatta un’operazione di trasparenza che garantisca ai cittadini che non ci sarà nessun tentativo di copertura di chi ha sbagliato e che l’analisi è questa, almeno lo spero.
Allora, come noi abbiamo aspettato la relazione della Giunta e del Presidente, penso che la Giunta e il Presidente possano tranquillamente aspettare un’equilibrata riflessione della Commissione competente o della Commissione d’inchiesta riguardo a tutta la questione.
Non si può infatti negare il disservizio che c’è stato, come non si può negare che c’è stata anche una caduta di credibilità sia della politica sia degli strumenti introdotti in un importante settore come quello della sanità. Un settore in cui tanto si è fatto per il suo risanamento economico.
Quindi far vedere che non c’è nessun problema rispetto alla trasparenza di tutto quello che si è fatto sarebbe sicuramente una vittoria della politica.
Per cui non ho nessun problema all’istituzione di una Commissione d’inchiesta, anzi, penso che i cittadini la auspichino.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Bugaro.

Giacomo BUGARO. Molto rapidamente perché è stato detto quasi tutto, comunque qualche breve considerazione intendo farla.
Innanzitutto sul metodo. Ogni qualvolta che su un argomento importante a termini di Regolamento viene presentata la richiesta dell’istituzione di una Commissione d’inchiesta questa viene puntualmente respinta. E’ per questo che ho presentato un ordine del giorno, che discuteremo dopo la votazione, per eliminare, così almeno l’ipocrisia scompare dallo Statuto e dal Regolamento, la possibilità da parte di quest’Aula di poter istituire Commissioni d’inchiesta. All’interno dello Statuto e del Regolamento è una pura formalità in quanto, ripeto, ogniqualvolta non trova applicazione in quest’Aula, nonostante l’oggetto della richiesta sia corposo. Questo accadeva nella scorsa legislatura e l’avvio di questa mi sembra ricalcare lo stesso solco, mi pare lo dicesse poc’anzi anche la Consigliera Romagnoli.
Ci sarebbe da indagare non solo, caro Presidente – e mi rivolgo, seppure non faccia parte di quest’Aula, anche al dirigente Ruta – sui meccanismi e sulle dinamiche del CUP, cioè sulle tecniche di funzionamento del CUP, ma anche, cosa che nessuno ha fatto, sui metodi di assegnazione della gara. E su questo, Presidente, io non ho sentito alcuna parola!
Il ritiro, soprattutto dopo la sospensiva del TAR da parte della cooperativa Capodarco nel coltivare la causa e nel cercare di aggiudicarsi un appalto così sostanzioso, è motivo di enorme sospetto. E il fatto che non ci sia la possibilità, da parte del Legislativo, di poter accedere agli atti, di poter svolgere una serena riflessione su quei meccanismi, è una lesione di carattere istituzionale che vi apprestate a fare rispetto all’organo legislativo, ovvero rispetto all’Assemblea.
La Giunta continua ad accentrare i suoi poteri e continua a mortificare l’Assemblea legislativa regionale. C’è una abitudine ormai consolidata e che oggi perpetuate, signori della maggioranza, nei confronti dell’Assemblea legislativa, perché cercate di derubricare un fatto estremamente corposo, che è il bando e il criterio di aggiudicazione e tutto quello che è poi scaturito rispetto all’aggiudicazione, e lo state facendo con una disinvoltura veramente fuori dal comune.
Nel merito del CUP ricordo, colleghi, che il CUP nelle Marche già c’era. Perché, caro Consigliere Comi, noi non avevamo ancora Consiglieri regionali, ma nel 2001-2002 alcune zone sanitarie avevano già il CUP e c’era già un progetto che funzionava di over CUP. Se andiamo a guardare le carte – ve le troverò – c’era anche un progetto, che all’epoca era in lire, di 800 mila euro per sfruttare la rete di quel centro di prenotazione e fare l’over CUP. Oggi siamo passati da 800 mila a 12 milioni di euro. Questo è dunque altro materiale su cui la Commissione d’inchiesta avrebbe potuto indagare e approfondire, per non lasciare nessun dubbio.
Voi che siete i garanti della trasparenza, i rappresentanti dell’Italia dei Valori dovrebbero essere i paradigma di questo tipo di atteggiamento, vedo invece che vi nascondete tutti quanti sotto il tavolo. Fate questa operazione che non solo mortifica le istituzioni, ma non permetterà a tutti noi e ai marchigiani di conoscere la verità con grande serenità e con grande puntualità. Conosceremo solamente quello che il controllore-controllato, cioè la Giunta e i servizi che da essa dipendono, da quello di Costanzi e quindi l’avvocatura, a quello del servizio salute, ecc., scriveranno su un qualsiasi foglio di carta, che è quello che oggi ha letto il Presidente Spacca.
Devo fare i complimenti soprattutto al vostro coraggio e alla vostra coerenza!

PRESIDENTE. A conclusione del dibattito do la parola all’Assessore Mezzolani.

Almerino MEZZOLANI. Ho giustamente sentito in questa Assemblea fare riferimento più di una volta alle altre Regioni rispetto alle quali il nostro sistema si dovrebbe comparare. Allora voglio riportare qui brevemente, lo faccio per poi inquadrare correttamente la discussione che stiamo facendo, le dichiarazioni fatte in un convegno nazionale della Fiaso pochi giorni fa da alcuni esperti del Cerm, visto e considerato che si parla di federalismo fiscale. Queste dichiarazioni dicono che ci sono cinque Regioni storicamente con i conti a pareggio e con la migliore qualità del paese, a cui solo altre tre se ne possono aggiungere, le Marche, la Liguria e il Molise. Poi però aggiungono nella loro relazione che le migliori performance sono comunque quelle delle Marche che avendo livelli di qualità leggermente superiori alle Regioni più virtuose potrebbero persino spendere qualcosa in più di quello che spendono, pur rimanendo in linea con i costi delle Regioni di riferimento.
E questo non lo dico per vanto bensì per inquadrare correttamente il ragionamento che facciamo sul CUP. Perché anche la discussione ha reso chiaro che la scelta del CUP, se vogliamo rimanere dentro queste Regioni che possono vantare la migliore sanità del Paese, non è solo una scelta corretta, giusta, è una scelta indispensabile, è una scelta politicamente indispensabile e le nostre responsabilità politiche non sono da attribuire alla conduzione tecnica con il quale è sceso in campo il CUP. Io mi sentirei politicamente responsabile se noi in Giunta, come Assessore, come Governo regionale, questa scelta non l’avessimo fatta. E questa è la nostra responsabilità politica, perché questa ci inchioderebbe a ciò che potrebbe succedere da qui a qualche anno. Il fatto cioè che se non introducessimo elementi di cambiamento radicale di questo sistema, forti, coraggiosi e purtroppo anche difficilmente applicabili, che passano anche attraverso il non consenso e le difficoltà che abbiamo attraversato, saremmo politicamente responsabili di ciò che accadrebbe al nostro sistema sanitario, dopo che faticosamente l’abbiamo riportato non solo in linea ma tra le migliori Regioni di questo paese.
Perché dico questo? Perché è chiaro che per rimanere lì dentro occorrono riforme profonde. Il CUP è questo, è una riforma articolata, complessa, difficile, ma è l’unica possibile, è una di quelle indispensabili per vincere quella frammentazione. Il Consigliere Bugaro citava i costi, ha detto che c’erano 16 CUP che naturalmente avevano un costo, ma ha dimenticato un piccolo particolare, che quella frammentazione portava elementi di inappropriatezza tali e di divisione che hanno un costo e che erano i costi che stavano affossando il sistema marchigiano.
Ecco perché abbiamo parlato di CUP unico regionale e dietro questo c’è la trasparenza del sistema, c’è l’appropriatezza delle prestazioni che si forniscono. E’ così che si tiene in linea un sistema e se ne garantisce la sua sostenibilità economica.
Poi ha ragione il Consigliere Marinelli, serve ad abbattere le liste di attesa, e non è tutto, però quelle azioni che lui qui citava e che noi abbiamo in mente di fare non possono non passare prima attraverso l’istituzione di un CUP unico regionale. Il sistema bonus malus, l’aumento delle prestazioni e dei turni dentro le aziende ospedaliere sta dietro tutto questo.
Allora è chiaro che il CUP dimostra una cosa, che il nostro sistema sanitario è chiamato alla grande sfida del cambiamento e purtroppo nelle articolazioni complesse questa sfida è difficile. E non sempre, perché questo è quello che ha dimostrato questi passaggi sul piano tecnico. Dunque questa Regione dovrà fare selezione anche da questo punto di vista. La legge di riordino della legge 13 che abbiamo approvato che separa le responsabilità della politica dalle responsabilità manageriali va in questa direzione. Perché in questa grande sfida del cambiamento, non dappertutto, e questo è quello che il CUP insegna, e non sempre e non tutto il nostro management si è dimostrato completamente all’altezza di queste sfide.
Questo è quello che è avvenuto. Senza dover colpevolizzare nessuno. Perché se ci sono le criticità che qui ricordava il Consigliere Comi e che altri hanno ricordato, queste derivano dall’elemento della comunicazione che ha trasmesso l’idea che il CUP fosse un telefono da alzare e che poteva rispondere a tutte le problematiche della sanità, non solo a quelle delle prenotazioni. E’ stato questo, è stato ampiamente detto, è un errore che è stato commesso, ma non credo che questo possa essere attribuito alla politica. C’è stato conseguentemente a questo un blocco tecnologico che ci ha obbligati a ristudiare il sistema, a riconvertirlo, ad intervenire attraverso la task force che abbiamo instaurato. Come pure c’è stato un insufficiente coinvolgimento del sistema. Oggi se analizziamo attentamente tutto questo è chiaro che viene fuori, si poteva discutere di più con gli operatori, condividere con loro le scelte tecniche in maniera superiore di quanto sia stato fatto, con le associazioni dei cittadini, tutto questo avrebbe certamente attutito l’impatto che invece si è avuto.
C’è stato, perché no, dobbiamo dirlo, anche uno scetticismo che permeava il sistema. Da troppi anni si discuteva di mettere in piedi un CUP unico quindi ancora una volta ci siamo scontrati con uno scetticismo che sospettava della nostra capacità di mettere in piedi questo sistema. Invece ce l’abbiamo fatta. E’ stato certamente difficile, ma oggi i dati vanno in quella direzione.
E attenzione, anche qui, a dire che oggi il sistema non è a regime. Ci possono essere delle difficoltà, però oggi questo sistema ha un certificato di collaudo che altro non è che la certificazione tra ciò che c’era nel bando di gara e quello che oggi è la realtà, altrimenti nessuno avrebbe certificato l’idoneità di questo sistema. Credo che questa sia la garanzia che ciò che abbiamo fatto sta esattamente dentro le cose che avevamo detto.
C’eravamo dati novanta giorni di avviamento, bene, il collaudo è arrivato dopo settanta giorni, quindi anche in anticipo, e la comparazione con le altre Regioni nasce anche da questo.
Inoltre ci sono state resistenze del sistema. Oggi dopo il primo mese possiamo portare alcuni dati che riguardano le liste di attesa, li citava il Presidente, sono sotto gli occhi di tutti, è una documentazione che c’è, andremo avanti anche nei prossimi mesi, ma a questo va aggiunto anche il fatto, non secondario, che il sistema di trasparenza che abbiamo introdotto ha spostato – lo dicevo in quest’Aula anche l’altra volta – molte delle prestazioni che avvenivano in libera professione dentro il sistema sanitario. Se non avessimo introdotto questo elemento di trasparenza, come sicuramente è il CUP, non ci sarebbe garanzia per i nostri cittadini.
Vado alle questioni più politiche. Ho apprezzato l’intervento che ha fatto il Consigliere Massi, so che non c’era nelle sue parole nessun intendimento strumentale della Commissione d’inchiesta, ma dentro questo dibattito, a differenza di quello che lei hai affermato, questa strumentalizzazione c’è. Quello che abbiamo ascoltato è permeato dalla possibilità di questa strumentalizzazione, non nascondiamocelo. Ed è chiaro che non da parte sua ma da parte di altri c’è il tentativo di tenere aperta una questione che politicamente – la capisco dal vostro punto di vista – tiene sulla graticola una maggioranza con l’intento chiaro di un vantaggio politico da ricavarne.
C’era una questione tecnica? Allora queste sono le questioni tecniche, ciò che ha detto il Presidente è chiaro ed evidente a tutti. Allora non serve una Commissione d’inchiesta, lo diceva bene il Consigliere Comi. (…) No, lei chiedeva un’altra cosa, Consigliere Bugaro, come lo chiedeva la Consigliera Romagnoli, voi chiedevate la Commissione d’inchiesta per indagare l’appalto. Anch’io leggo attentamente i giornali, questa Commissione c’è già, si chiama Magistratura, e considerato che Ciccioli dice: “io ho presentato un esposto alla Procura” allora lì ci saranno tutte le risposte, e credo che sia corretto. Così come è corretto che intervenga la Corte dei Conti, è corretto, è giusto che vadano ad indagare. Lì si farà chiarezza, Consigliera Romagnoli, su che cosa è l’Italcappa e sul perché è stato ritirato un ricorso che nessuno di noi conosce.
Quindi non c’è bisogno di nessuna Commissione d’inchiesta che venga da questo consesso, quella è la sede giusta ed opportuna a cui riferirsi. Questo è, non c’è la volontà di nascondere qualcosa, semmai c’è la piena volontà di dirvi di ricorrere nelle sedi opportune, da lì ci sarà il massimo della trasparenza, perché da questa maggioranza, dal sottoscritto e dal Governo regionale non c’è nessun timore a fare questa chiarezza.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell’ordine del giorno concernente “Modifica Statuto e Regolamento regionale” presentato dal Consigliere Bugaro sulla proposta di deliberazione n. 2:
L’Assemblea legislativa delle Marche,
Premesso che:
- l’istituzione di una Commissione d’inchiesta è regolata dall’articolo 24 dello Statuto e dall’articolo 99 del Regolamento;
- ogni qualvolta è stata richiesta l’istituzione di una Commissione d’inchiesta è stata respinta rendendo “de facto” inutile tale istituto;
Tutto ciò premesso chiede alla Commissione Regolamento di eliminare gli articoli 24 dello Statuto e 99 del Regolamento, vista la loro totale inutilità e inapplicabilità.
Ha chiesto la parola il Consigliere Ricci, ne ha facoltà.

Mirco RICCI. Invito a non accogliere questo ordine del giorno che considero ovviamente una provocazione. Ricordo di aver votato una Commissione d’inchiesta tempo fa sulla discarica di Carrara di Fano e che ha fatto il suo lavoro. Per cui può essere opportuno avere una simile norma nello Statuto. Se questa è una questione di ulteriore polemica mi sembra inutile.
Quindi propongo di mantenere lo Statuto così com’è, anche perché dovremmo eventualmente andare a modificarlo.
Propongo pertanto di votare contro l’ordine del giorno.

Presidenza del Presidente
Vittoriano Solazzi

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Bugaro.

Giacomo BUGARO. No, non lo ritiro, anzi, lo mantengo in maniera convinta e mi fa piacere che il Presidente Spacca, uomo pragmatico, confermi il voto positivo…(…) io ho ascoltato le sue parole, se non è così…(…).
Siccome siamo per snellire le procedure è inutile avere nello Statuto uno strumento e un istituto che noi puntualmente mortifichiamo. Per cui siamo seri, non facciamo le sceneggiate, non prendiamoci in giro. Le Commissioni d’inchiesta, a meno che non siano sulle penne bic, in questa Regione non verranno mai istituite! Perché c’è un uso, una prassi e ormai un’abitudine tale con la quale la Giunta è la titolare di tutti i poteri, dispone mortificando sempre l’Assemblea, e soprattutto non gli dà mai la possibilità di poter approfondire nelle dovute maniere, con i propri strumenti e i propri uffici, alcune questioni.
Questa cosa la ritengo una limitazione, quindi chiedo fuori dall’ipocrisia di cassare l’articolo 24 dello Statuto e l’articolo 99 del Regolamento che sono quelli che regolamento l’istituzione delle Commissioni d’inchiesta che, ripeto, puntualmente non vengono mai fatte.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere D’Anna.

Giancarlo D’ANNA. E’ evidente che quella del Consigliere Bugaro più che una proposta è una provocazione, infatti noi crediamo nel discorso della Commissione d’inchiesta.
Mi è sembrato di capire che la maggioranza è orientata a votare contro questo ordine del giorno, per cui andrebbe direttamente in contraddizione con quello che sta avvenendo oggi. Nel senso che voterete contro un ordine del giorno che dice di togliere la Commissione d’inchiesta e poi quando si presenta in Aula la richiesta di una Commissione d’inchiesta non l’approvate, allora è una presa in giro!
Il collega Ricci prima ha detto che nella scorsa legislatura c’è stata una Commissione d’inchiesta e mi sembra che sia stata talmente equilibrata da ottenere il voto favorevole di tutti i componenti della Commissione, che come voi sapete erano in maggioranza esponenti della vostra coalizione.
Quindi in questo caso se si vuole dare un segnale positivo credo sia quello di fare in modo che anche in questa fase ci sia una Commissione d’inchiesta.
Noi ci fidiamo di quello che avete detto, però non sono d’accordo con l’Assessore Mezzolani quando dice che l’indagine è all’esterno. Allora noi qua che ci stiamo a fare?! Solo e semplicemente ad ascoltare le belle parole e a vedere le diapositive che ci proponete, accettando magari anche supinamente senza verificare quello che è realmente accaduto?! Noi stiamo semplicemente chiedendo di svolgere meglio il nostro lavoro, con spirito costruttivo, ma se questo non viene accettato sarà una brutta immagine che si dà all’esterno.
Quindi prendo questo ordine del giorno dell’amico Bugaro più che altro, ripeto, come una provocazione e non come una reale intenzione di abolire uno strumento che per noi è indispensabile.

PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Romagnoli.

Franca ROMAGNOLI. E’ una provocazione alla quale votiamo volentieri a favore, soprattutto confortati da quanto ha detto l’Assessore che ha svilito, ha ridimensionato il ruolo non solo della Commissione d’inchiesta ma di tutti noi Consiglieri con le nostre prerogative, che invece rivendico fortemente, ossia quando dice che c’è la Procura. Alla quale probabilmente andremo, queste minacce non ci fanno sicuramente paura, ma il ruolo della Commissione d’inchiesta non è solo quello né di sollecitare le Procure, né quello di essere replicanti delle Procure quando le cose accadono, è tutt’altro, è un’indagine a tutto campo, è politica. Allora io voglio esercitare le mie prerogative di Consigliere regionale, così come credo altri Consiglieri di minoranza, e dunque di poter sentire la seconda cooperativa non aggiudicataria sulle ragioni che hanno indotto a ritirare un ricorso e su quali promesse e su quali compensazioni questo è avvenuto. Se lo spirito è atto di liberalità io voglio audire questi soggetti! Lo voglio fare per valutare politicamente e amministrativamente la procedura seguita nell’aggiudicare la gara, e non penalmente. Peraltro alla fine le risultanze della Commissione le inoltreremo e sarà poi la Procura a fare il suo compito. Ci chiedete di farlo preventivamente? Lo faremo preventivamente, ma stiamo sminuendo e ridimensionando il ruolo dei Consiglieri regionali.
Benvenga quindi la provocazione di sopprimere la Commissione d’inchiesta, che, ripeto, non è la brutta o bella copia delle indagini giudiziarie della Procura, ma è solo l’immagine e lo stile giustizialista che attuate voi a correnti alterne.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Marangoni.

Enzo MARANGONI. Anch’io come Capogruppo della Lega Nord – Consigliere Zaffini permettendo! – voterò a favore di questa provocazione. Le provocazioni sono qualcosa di estremamente positivo quando sono costruttive come questa, a noi piacciono moltissimo. E questa è assolutamente pertinente, si tratta di impedire di mettere un bavaglio alla verità, si tratta di dare la possibilità alla Commissione d’inchiesta di essere approvata. Se le commissioni d’inchiesta non vengono mai approvate giustamente tanto vale abolire, come chiede il Consigliere Bugaro, le norme dello Statuto e del Regolamento che le prevedono, non servono.
Quindi il nostro voto è estremamente favorevole.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Trenta.

Umberto TRENTA. Solo una precisazione. Nell’articolo 99 del Regolamento testualmente c’è scritto: “Il Consiglio, su istanza dei richiedenti, si pronuncia in via definitiva qualora l’ufficio di presidenza – di cui fanno parte i Consiglieri Bugaro e la Consigliere Romagnoli – abbia ritenuto non sufficientemente motivata la richiesta”.
Dottoressa Santoncini, esiste un verbale della trattazione dell’argomento all’Ufficio di Presidenza o è solo una mia interpretazione? (…) L’ha dichiarata ammissibile? Benissimo. Allora io chiedo ai componenti dell’Ufficio di Presidenza di votare in maniera conseguente e coerente. Perché se l’Ufficio di Presidenza ha ritenuto ammissibile la cosa è chiaro che oggi deve votare a favore della Commissione d’inchiesta.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Bugaro.

Giacomo BUGARO. Colleghi, scusate, voglio porre agli uffici un quesito. Ovvero, a termine di Statuto e di Regolamento la Commissione d’inchiesta deve essere autorizzata dall’Aula oppure è comunque istituita perché… (…) Come? (…) Io pongo un quesito e quindi vorrei avere un conforto dal punto di vista legale, vorrei cioè sapere se è così oppure se l’Aula si deve esprimere solo quando c’è un dubbio sulla bontà della richiesta.

PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Giorgi.

Paola GIORGI. Volevo specificare, essendo relatrice dell’atto, che nella relazione ho specificato proprio questa cosa, ossia che l’articolo 24 dello Statuto prevede che sia il Consiglio a votare la proposta dell’Ufficio di Presidenza.

PRESIDENTE. Se non ci sono altri interventi metto in votazione l’ordine del giorno a firma Bugaro. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Coordinamento tecnico. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Passiamo ora alle dichiarazioni di voto della Proposta di deliberazione n. 2.
Ha la parola il Consigliere Massi.

Francesco MASSI. Assessore Mezzolani, abbiamo ascoltato la sua replica. Mi pare che il punto nodale espresso, non so se a nome della Giunta o a nome personale, sia il timore che il lavoro di questa eventuale Commissione d’inchiesta se istituita possa in qualche modo trascinare ancora l’Aula e la politica in una polemica strumentale, in una campagna elettorale che prosegue.
Allora ribadisco l’impegno del nostro Gruppo, ossia, se passerà la Commissione d’inchiesta ci saranno lavori tranquilli, sereni, possiamo anche stabilire un termine minore di quello che era stato previsto. Non ci interessa altro, le polemiche ve le abbiamo fatte quando i cittadini protestavano, abbiamo evidenziato anche alcune storture che non riguardano il CUP, ma che provengono, Assessore Marcolini – guardo lei Assessore, insieme al Presidente, perché in quest’Aula siete i veterani – anche dalla fine degli anni novanta, inizio anni 2000, per quanto riguarda il sistema sanità. E qui ognuno la vede come vuole.
Su questo ci impegniamo, ripeto, a rinunciare a polemiche strumentali, se è questo quello che ci chiede l’Assessore. Facciamo un lavoro con i dirigenti, con gli operatori, con i politici, siamo pronti a fare un lavoro sereno e tranquillo affinché si arrivi a breve ad una conclusione, che, certo, può essere anche la stessa del Presidente Spacca. Però non vedo perché ci deve essere da parte vostra questa chiusura. Vi chiedo di ragionarci, vi faccio un appello.
E mi permetta Presidente, al momento del suo insediamento lei ha promesso un cambio di passo anche nei rapporti istituzionali e politici all’interno di questa Assemblea, ora la campagna elettorale è finita, quindi la possibilità di accettare proposte che vengono anche dall’opposizione. Noi in Commissione abbiamo presentato tante proposte che però non vanno avanti solo perché hanno il marchio di provenienza dell’opposizione. Abbiamo detto che sulle nomine – e parlo ad esempio dei revisori dei conti – dobbiamo guardare alla professionalità e non alla divisione partitica o politica. Ma di tutto questo finora non c’è stato niente! E’ possibile allora oggi avere da voi un messaggio diverso al quale noi risponderemo in modo responsabile?
Penso che anche fuori da quest’Aula sia il caso di dare tutti un segnale un po’ più di distensione. Ce lo chiediamo a livello nazionale, lo vogliamo tutti pur nelle diverse posizioni che abbiamo. Perché allora non farlo qui? Sarebbe una risposta unitaria, quindi non è un processo sommario, assolutamente, il processo politico – potete capirlo, siete tutti di lunga esperienza – si apre di fronte a una chiusura, ma di fronte a un’apertura anche l’opposizione è chiamata a una responsabilità.
Presidente, Assessore, è nelle vostre mani la possibilità di dare un segnale diverso e di farlo su una situazione che è stata drammatica per tanti cittadini e per tanti operatori.
Quindi vi faccio un appello accorato affinché oggi accettiate questa proposta.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Ricci.

Mirco RICCI. L’appello del Consigliere Massi lo considero come sempre un qualcosa che proviene da un Consigliere equilibrato, lo colgo quindi per quello che è, non ha certo un carattere speculativo. Però le voglio dire, Consigliere, che noi abbiamo posto al centro della discussione il tema del CUP, i suoi aspetti amministrativi, tecnici e organizzativi. Ho sentito anche interventi dei miei colleghi di maggioranza parlare di commissioni interne, di commissioni d’inchiesta, di Magistratura. Ecco, io non mischierei quei livelli che sono ben altra cosa. Essendo il CUP, come ha detto il Consigliere Comi e altri, una questione strettamente legata a quel passaggio drammatico che c’è stato, la risposta del collaudo fa chiarezza su quel dato, su quel punto. Allora noi siamo più che soddisfatti.
L’appello alla collaborazione lo troveremo, auspico, su tante altre questioni, il mondo non finisce dopo il CUP, continua, per cui la dialettica politica qua dentro continuerà su altri temi.
Pertanto posso dire, per le relazioni ascoltate e per i dati che il collaudo ci ha messo a disposizione, che la questione è chiarissima, è netta.
Qui è stato fatto anche un richiamo ad altre strutture all’interno di questo percorso, ma non è questo il punto, ognuno fa quello che deve fare, la Magistratura fa quello che deve fare, io non mischierei. Dico che rispetto a questo tema che è riferito ad uno scivolone organizzativo i dati oggi ci fanno capire che il CUP è quasi completamente a regime e questo mi garantisce che questo percorso sta andando a buon fine.
Quindi mi sembra davvero inutile, come ricordava anche l’Assessore, l’istituzione di una Commissione d’inchiesta.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Binci.

Massimo BINCI. Secondo me proprio perché la questione è stata definita, proprio perché è acclarato che c’è stato un danno ai cittadini e un danno all’immagine della sanità marchigiana, quindi un danno per tutti, allora ritengo sia questo il caso puntuale in cui si possa fare una Commissione d’inchiesta senza coinvolgimenti politici. Cioè c’è poco da speculare, i motivi sono chiari. Però bisogna anche ripercorrere perché è avvenuto tutto questo. Perché? Perché è una questione che è partita con una delibera da due anni e mezzo allora c’è bisogno di capire perché la situazione si sia sviluppata in maniera così virulenta ed ingarbugliata.
Credo che qualsiasi cittadino marchigiano se dovesse dire al proprio rappresentante di come deve comportarsi in questo caso – e noi siamo rappresentanti dei cittadini marchigiani – direbbe che la commissione d’inchiesta, con la quale andare a ripercorrere tutto quello che è successo per evitare che succeda ancora, è il minimo che si può chiedere, è il minimo che si possa fare per chiedere scusa ai cittadini.
Ritorno anche su una questione che secondo me è molto importante, quella cioè di dividere le competenze della Giunta da quelle dell’Assemblea legislativa. La competenza della Giunta è quella di fare la relazione, verificare e trasmetterci gli atti, la competenza dell’Assemblea legislativa è quella di analizzare il materiale che ci è stato dato dopodiché dare un proprio responso politico in base alle proprie competenza di verifica rispetto agli atti amministrativi.
Qui ci sono stati atti amministrativi della Giunta totalmente disattesi. C’è stato confermato dalla Consigliera Foschi di verbali di incontri di coordinamento tra componenti della Giunta, dell’Assessorato e chi doveva gestire il CUP.
Quindi ci sono tutti i motivi per andare ad istituire una Commissione d’inchiesta da parte dei Consiglieri. Oltretutto la Commissione d’inchiesta è a maggioranza della maggioranza, per cui non è che sono possibili dei colpi di mano. Ripeto, anche all’interno della Commissione d’inchiesta la maggioranza ha la maggioranza, mi sembra che ci sia la possibilità di bloccare qualsiasi eventuale indirizzo che magari voglia colpevolizzare qualcuno o fare una strumentalizzazione politica.
Concludo dicendo che il ruolo e le funzioni di un Consigliere regionale non può permetterci di votare contro a una commissione d’inchiesta sui danni provocati ai cittadini

PRESIDENTE. Se non ci sono altri interventi pongo in votazione la proposta di deliberazione n. 2.

(L’Assemblea legislativa non approva)


(alcuni Consiglieri per protesta espongono in Aula alcuni manifesti)

PRESIDENTE. Consiglieri! Guardate, non ha senso quella roba e non è edificante nemmeno che i Consiglieri di maggioranza facciano questa cosa!! Eliminate quei manifesti altrimenti vi mando fuori tutti! Smettetela! Non abbiamo bisogno di fare questa sceneggiata per rappresentare la comunità marchigiana! Non abbiamo bisogno! Siete eletti dai cittadini marchigiani! Credo che chi fa queste cose si qualifica anche al cospetto dei cittadini!
Andiamo avanti con il punto 5) all’ordine del giorno.



Relazione n. 3/10 della VI Commissione: “Partecipazione della Regione Marche al meccanismo di “Allarme rapido – Early warning” ai sensi del protocollo n. 2 del trattato sull’Unione europea – proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica al Regolamento (Ce) n. 1698/2005 del Consiglio, sul sostegno allo sviluppo rurale da parte del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale – COM (2010) 537 Def.”
(Discussione e votazione Risoluzione)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la relazione n. 3/10 della VI Commissione.
Ha la parola il relatore di maggioranza Consigliere Cardogna. (…) Consiglieri, vi prego di essere rispettosi nei confronti dell’Aula e del Consigliere relatore dell’atto. Se vi siete stancati di stare qui potete guadagnarvi tranquillamente l’uscita! Prego Consigliere Cardogna.

Adriano CARDOGNA. Prenderò poco tempo a quest’Aula perché il compito di illustrare la relazione che i Consiglieri hanno nei loro atti e di cui possono prendere adeguata conoscenza, verrà svolta dal Consigliere Vicepresidente della VI Commissione Umberto Trenta.
La VI Commissione continua il suo impegno nel presidio del principio di sussidiarietà previsto dal Trattato dell’Unione europea partecipando al programma di lavoro della Commissione dell’Unione europea, alle consultazioni aperte come già abbiamo sperimentato in quest’Aula e al meccanismo di allarme rapido che è appunto il caso di oggi che nel suo scenario complessivo illustrerà il Vicepresidente Trenta.
Della relazione voglio soltanto evidenziare come una questione che può essere di modo può diventare anche utile per affrontare delle questioni molto concrete alla gestione della politica comunitaria dei nostri territori.
Abbiamo usato questa occasione per riproporre alla Commissione europea il problema comune a tutte le Regioni relativo alla disciplina della rendicontazione e dell’ammissibilità a contributo nel piano di sviluppo rurale delle somme sostenute dagli enti pubblici sul valore aggiunto. La normativa europea attualmente in vigore comporta l’impossibilità di questa rendicontazione e questo ha provocato a noi come a tanti altri delle difficoltà nell’attuazione dei programmi. Questo principio contenuto nel regolamento in oggetto viene però riconosciuto da altri strumenti della politica comunitaria.
Quindi il lavoro svolto dalla VI Commissione – e ringrazio quest’Aula per avere permesso di fare la discussione oggi perché se fosse slittata si sarebbe vanificato il lavoro utile e unitario della stessa Commissione – fa sì che in collaborazione con il Senato della Repubblica si provi a recuperare questo vulnus della normativa.

PRESIDENTE. Ha la parola il relatore di minoranza Consigliere Trenta.

Umberto TRENTA. Riprendo alcune considerazioni del Presidente Cardogna e poi mi soffermo su alcuni aspetti.
Ringrazio il Presidente Cardogna perché è un Consigliere essenziale, che lavora con intelligenza e con il quale si collabora bene. (…) No, no, Trenta è impagabile, perché Trenta conosce i fatti specifici della sanità, sui pagamenti, che renderà noti. (…) No, questa non è fantasia cameliana, questa è realpolitik!
In primo luogo credo nell’importanza dell’iniziativa che la VI Commissione propone oggi all’Aula, perché ci permette di cimentarci con argomenti in apparenza un po’ complicati e distanti dai cittadini, ma che invece riguardano molto da vicino la nostra comunità e che ci chiamano in causa in veste di legislatori regionali.
L’Unione europea e le leggi dell’Unione europea ci coinvolgono in maniera sempre maggiore e articolata in ciò che è la gestione amministrativa di noi eletti che con le nostre decisioni ecco che puntualmente si riverberano quanto scellerate nella comunità regionale e nazionale.
Mi sembra utile discutere oggi della possibilità di partecipare alla formazione del diritto dell’Unione europea e sottoporre all’attenzione del Parlamento nazionale la possibilità di esercitare in concreto la prerogativa che il Protocollo sull’applicazione del principio di sussidiarietà ci riconosce.
Trovo questa proposta positiva, intelligente, utile, anche perché non si tratta di un’iniziativa isolata, ma si inserisce in un percorso condiviso da più Assemblee regionali, che potrà rappresentare nel prossimo futuro una delle più significative occasioni per l’esercizio della funzione di indirizzo che lo Statuto regionale riconosce alla nostra Assemblea legislativa.
Credo importante che l’Assemblea legislativa delle Marche, per il tramite della VI Commissione, si adoperi per partecipare, prima alla formazione del diritto dell’Unione europea, poi per diffondere quelle norme una volta approvate a livello comunitario.
La conoscenza del diritto comunitario e delle opportunità che l’Unione europea rappresenta anche per la nostra regione è lo strumento più efficace per ridurre le distanze tra cittadini e Europa.
Come ricordava il Presidente Carogna, è limitare in tal modo quel senso di diffidenza e di sfiducia nei confronti dell’Unione europea alimentato dalla crisi che la moneta unica sta attraversando. Qui apro un inciso. Quanti sono i fondi che stanzia l’Unione europea per la nostra comunità nazionale? Tanti! Vediamo quanti ne tornano indietro come fondi non utilizzati. Ecco allora che qui l’utilità di questa VI Commissione deve rappresentare il momento di coinvolgimento di noi amministratori nel partecipare a quella distribuzione di risorse dell’Unione europea.
L’occasione di oggi mi è utile anche per affrontare in quest’Aula un tema che mi sta particolarmente a cuore, cioè quello della diffusione della cultura della pace. Qui devo fare un inciso e riporto una scelta importante citata da un autore alle prime armi ma che ha una sensibilità nell’affermare "Storie al margine. Il XVII secolo tra l’Adriatico e i Balcani”.
Al Presidente Spacca rivolgo questo appello. Io sono d’accordo con il Consigliere Vicepresidente Bugaro quando mi diceva di togliere le risorse alla legge regionale n. 9/2002, art. 15, all’associazione università per la pace. Quindi dico, Presidente Solazzi, questa competenza è dell’Ufficio di Presidenza, per cui le faccio una proposta shock, ossia tolga quei fondi perché non può essere che un progetto, di cui rivendico il pieno diritto e la piena titolarità come proprietà intellettuale e come gestione dei marchi specifici ad esso collegati, venga interpretato in una maniera sicuramente volenterosa e di buoni propositi, ma che assomiglia tanto alla corsa dei sacchi del quartiere Baraccola dal tratto che va dal casello autostradale al primo distributore. Quel progetto si incardina in maniera perfetta all’interno di quel fare ambizioso della VI Commissione.
Presidente Solazzi, io le formalizzerò per iscritto questa mia decisione. Inoltre chiedo al sorridente Consigliere Bugaro di dare atto a quello che ama sussurrare nel privato ma che poi nella sua veste istituzionale è ben lungi da affermare.
Perché dico questo? Quando io parlo di Adriatico – non dico l’autore perché non faccio pubblicità occulta – leggetevi un attimino Storie al margine. Presidente mi scusi il refuso culturale al quale vorrei richiamare il capogruppo dell’UdC, che nel rispetto dell’Aula se non si capisce la prosa e non si capisce il teatro greco, che è lontano dalla formazione culturale di molti di questi consiglieri che siedono in questo scranno, poi spiegherò anche che cosa significa…

PRESIDENTE. I suoi non sono interventi, oserei dire che sono orazioni, non vede con che silenzio religioso la stanno ascoltando! Continui, non apra delle parentetiche!

Umberto TRENTA. Parentetiche, bene, complimenti Presidente! Il suo nome è di buon auspicio, Vittoriano!
“Vi parlano molto della vostra educazione, ma forse un bel ricordo, un ricordo sacro, custodito dall’infanzia è la migliore educazione possibile. Se un uomo può raccogliere tanti di questi ricordi allora sarà salvo per tutta la vita. E se anche un solo buon ricordo rimarrà con noi nel nostro cuore anche quello potrà servirci un giorno per la salvezza”. Chi vuole conoscere l’autore di questa citazione faccia reminescenza scolastica e si rifugga in quel bel ricordo.
Torno al tema dell’Università per la pace. Caro Presidente Solazzi lei che presiede questa Assemblea legislativa – fu arduo il passaggio dalla Giunta all’Assemblea legislativa – presieda anche l’Associazione università per la pace. Perché deve essere estesa a tutti i paesi dell’area adriatica in quel progetto importante che non deve vedere più offuscata questa nostra riproposizione a una grandezza che ci appartiene, essendo una regione al plurale, verso la marginalità. E’ questa la condizione con la quale stiamo mandando verso qualcosa che è stato male interpretato. Quindi ritengo di porla al centro dell’attenzione dell’azione del governo – io andrò a vedere anche tutte le spese dell’Ufficio di Presidenza –, voglio, pretendo, nella legge, l’ampliamento attraverso tutti gli atenei delle Regioni aderenti al progetto della Regione Macroadriatica, che rientri sotto la giusta regia della VI Commissione, perché ne è titolata a pieno diritto. Non è una Commissione marginale, è una Commissione che si inserisce nel pieno diritto della modernità di ciò che è il diritto dell’Unione europea.
Tutto questo è stato possibile grazie all’ordinamento europeo e al sistema di norme a volte complicate che lo compongono. Grazie al principio di sussidiarietà e alla sua applicazione potremo dare il nostro piccolo contributo alla definizione di queste norme, vigilando affinché siano scritte nel modo più semplice possibile e realmente aderenti ai bisogni della nostra collettività, attraverso la scolarizzazione di ogni ordine e grado. Ancora non capisco la ratio, perché tutti quei ragazzi che vengono a vederci lavorare qui è un segnale bello e importante, Presidente, continuiamo su questa strada, ma diamo a loro anche la nostra presenza attraverso le scuole. Questa è la missione, caro Consigliere Carogna.
Per questo motivo oggi chiedo un’unanimità su questo importante atto che ci accingiamo a varare. Unanimità e non unanimismo, cioè comprensione totale dell’atto che è stato elaborato dalla VI Commissione con il plauso di un voto unanime e convinto.

PRESIDENTE. Non essendoci altri interventi pongo in votazione la proposta di risoluzione presentata dai Consiglieri Cardogna, Trenta, Bugaro, Busilacchi, Sciapichetti:
“L’assemblea legislativa delle Marche
Visti:
- la legge 4 febbraio 2005, n. 11, Norme generali sulla partecipazione dell’Italia al processo normativo dell’Unione europea e sulle procedure di esecuzione degli obblighi comunitari, che disciplina all’articolo 5 la partecipazione delle Assemblee legislative regionali e delle Province autonome alla formazione del diritto dell’Unione europea;
- la legge regionale 2 ottobre 2006, n. 14, Disposizioni sulla partecipazione della Regione Marche al processo normativo comunitario e sulle procedure relative all’attuazione delle politiche comunitarie, che disciplina l’istituto della partecipazione della Regione Marche alla formazione del diritto dell’Unione europea;
- l’art. 12 del trattato sull’Unione europea, che riconosce il contributo dei Parlamenti nazionali al buon funzionamento dell’Unione;
- il Protocollo n. 2 sull’applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità che disciplina la procedura di “early warning”, in base alla quale le istituzioni dell’Unione europea trasmettono una proposta di atto normativo da essi adottata ai Parlamenti nazionali, in modo tale che questi possano valutare, nel termine di otto settimane, se la proposta medesima è conforme al principio di sussidiarietà;
- l’art. 6 del Protocollo sopra richiamato, che prevede espressamente il coinvolgimento dei Parlamenti regionali con poteri legislativi da parte dei Parlamenti nazionali nell’ambito della procedura di verifica del rispetto del principio di sussidiarietà;
- la propria Risoluzione sul rafforzamento del ruolo delle Regioni e delle Province autonome in ordine alla partecipazione al processo di formazione degli atti normativi dell’Unione europea e alla applicazione del principio di sussidiarietà enunciato nel protocollo n. II allegato al Trattato di Lisbona, approvata l’8 giugno 2010;
- la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica al regolamento (CE) n. 1698/2005, sul sostegno allo sviluppo rurale da parte del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) – COM (2010) 537 def;
Premesso che:
- il principio di sussidiarietà, enunciato dall’art. 5 del Trattato sull’Unione europea, è lo strumento che garantisce il corretto esercizio delle competenze attribuite all’Unione e agli Stati membri, stabilendo, in particolare, che “nei settori che non sono di sua competenza esclusiva l’Unione interviene soltanto se e in quanto gli obiettivi dell’azione prevista non possono essere conseguiti in misura sufficiente dagli Stati membri, né a livello centrale né a livello regionale e locale, ma possono, a motivo della portata o degli effetti dell’azione in questione, essere conseguiti meglio a livello di Unione”;
- la partecipazione da parte delle Assemblee legislative regionali alla formazione del diritto dell’Unione europea costituisce un significativo esempio di applicazione in concreto del principio di sussidiarietà e di esercizio di governance multilivello;
- che l’azione del FEARS attraverso gli interventi previsti nei piani di sviluppo regionali (PSR) costituisce un insostituibile strumento di valorizzazione e di sostegno dei territori agricoli;
Valutata la rilevanza della proposta di atto legislativo europeo – proposta di regolamento COM (2010) 537 def. – in relazione all’applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità enunciati all’art. 5 del trattato UE, formula le seguenti osservazioni;
Tenuto conto:
- che la proposta di regolamento COM (2010) 537 def. contiene alcune modifiche al regolamento CE n. 1698/2005 relativo al sostegno allo sviluppo rurale da parte del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale; in particolare, le modifiche riguardano in primo luogo:
a) l’applicazione dell’art. 290 TFUE sull’esercizio delle competenze delegate da parte della Commissione europea per l’adozione di atti non legislativi in grado di “integrare o modificare determinati elementi non essenziali dell’atto legislativo”;
b) l’applicazione dell’art. 291 TFUE sull’esercizio di competenze di esecuzione da parte della Commissione europea, al fine di definire in una determinata materia “condizioni uniformi di esecuzione degli atti giuridicamente vincolanti dell’Unione”;
- che vi sono poi modifiche di merito, non connesse cioè con l’esigenza di adeguare le competenze della Commissione europea all’entrata in vigore del trattato di Lisbona, concernenti, tra l’altro:
c) il sostegno ai servizi di consulenza, che la modifica proposta dovrebbe rendere maggiormente rispondenti alle esigenze dei singoli beneficiari;
d) il sostegno alle associazioni di produttori, ad esclusione del sostegno per la costituzione di associazioni di produttori nel settore ortofrutticolo, tenuto conto che questo intervento è già previsto dalla disciplina sull’OCM di settore;
e) l’estensione delle indennità compensative “Natura 2000” ad aree naturali protette delimitate soggette a restrizioni ambientali relative all’attività agricola e che contribuiscono all’attuazione degli obiettivi di gestione ambientale stabiliti dall’art. 10 della direttiva Habitat;
f) l’estensione del principio della necessità dell’aiuto – proprio della disciplina generale in materia di aiuti di Stato – anche alle misure di sviluppo rurale approvate ai sensi dell’art. 43 del TFUE, vietando in tal modo la concessione retroattiva di aiuti nel caso di misure agricole cofinanziate e fissando conseguentemente una data di inizio dell’ammissibilità della spesa a contributo;
- che le altre modifiche proposte comportano, infine, la riduzione e la semplificazione delle relazioni che gli Stati membri inviano alla Commissione UE circa lo stato di attuazione dei relativi programmi.
1) sul contesto generale della proposta
Uno dei principi fondamentali che regolano l’intervento dei fondi dell’Unione europea è quello di agire in coerenza tra loro e con gli strumenti posti in essere da parte degli Stati membri, al fine di migliorare l’efficacia e la complementarietà delle politiche.
La proposta di esercizio da parte della Commissione europea del potere di adottare, previa delega, atti non legislativi riguarda, in particolare, la possibilità che la Commissione disponga le misure specifiche in base alle quali sia garantita la coerenza tra gli interventi ammessi al cofinanziamento del FEASR con altri strumenti di finanziamento dell’Unione.
Al riguardo, si ritiene che il ricorso ad atti delegati ai sensi dell’art. 290 TFUE, per definizione privi di efficacia normativa, ridurrebbe la capacità di pervenire al risultato di assicurare il coordinamento degli interventi, condizione necessaria per garantire la coerenza tra gli stessi.
Inoltre, l’art. 290 TFUE stabilisce che l’adozione di atti non legislativi delegati è limitata ad elementi non essenziali dell’atto legislativo, laddove si ritiene che l’obiettivo di assicurare la coerenza tra il sostegno del FEASR con altri strumenti di finanziamento dell’Unione non rientri in tale fattispecie, in quanto il rispetto del principio di coerenza è posto a garanzia dell’efficacia dell’utilizzo dei fondi nazionali e di quelli dell’Unione.
2) Sull’introduzione nel regolamento Ce 1698/2005 degli articoli 20 bis, 36 bis, 52 bis e 63 bis
Le stesse considerazioni riguardano la proposta di introdurre il ricorso agli atti delegati per definire condizioni specifiche relative alle misure di miglioramento della competitività del settore agricolo e forestale (asse 1 – art. 20 bis), alle misure di miglioramento dell’ambiente e dello spazio rurale (asse 2 – art. 36 bis), alle misure relative alla qualità della vita nelle zone rurali e di diversificazione dell’economia rurale (asse 3 – art. 52 bis) e alle misure del c.d. approccio Leader (asse 4 – art. 63 bis) al fine di garantire un utilizzo efficace e mirato del fondio e un approccio coerente nel trattamento dei beneficiari. Sul punto si osserva che il ricorso a questo tipo di atti, in assenza di condizioni specifiche di esercizio della delega, condizioni che la proposta di regolamento non contempla, deve comunque avvenire nel rispetto dei principi generali di diritto dell’Unione europea. Nel caso di specie, si rinvia a quanto affermato dalla Corte di giustizia nella sentenza 27 ottobre 1992, causa C 240/90, Racc. 1992, I – 5383, secondo la quale le disposizioni di un atto che hanno carattere essenziale sono quelle intese a “tradurre gli orientamenti fondamentali della politica comunitaria” (punto 37 della sentenza); nel caso di specie, affinché gli atti delegati adottati dalla Commissione non rivestano “carattere essenziale” occorre rispettare rigorosamente tale principio, anche in considerazione del fatto che non viene osservata la procedura legislativa ordinaria e che si tratta di atti non sottoposti al controllo di sussidiarietà. Dubbi si esprimono inoltre circa l’utilizzo di atti privi di effetti legislativi per disporre condizioni specifiche rispetto ad interventi che incidono sulle situazioni giuridiche dei potenziali beneficiari delle misure di sostegno del FEASR.
Per tutte le previsioni normative sopra richiamate si osserva inoltre che, contrariamente a quanto previsto dall’art. 290, paragrafo 2 e a quanto ribadito dal Parlamento europeo nella sua Risoluzione del 5 maggio 2010 sul potere di delega legislativa, la delega prevista nella proposta di regolamento è indeterminata, come espressamente indicato all’art. 91 ter, paragrafo 1, che si propone di inserire nel regolamento Ce 1698/2005, e che in luogo delle condizioni specifiche di esercizio della delega è previsto un generico potere di revoca dell’atto, peraltro esercitabile ex post, vale a dire una volta che l’atto ha prodotto i propri effetti.
Dubbi si esprimono infine sul contenuto dell’art. 91 ter, paragrafo 3, della proposta, riguardante la procedura di esercizio della delega e gli effetti degli atti delegati, laddove si precisa che nel caso in cui Parlamento e Consiglio non sollevino obiezioni “l’atto delegato è pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea ed entra in vigore alla data indicata nell’atto medesimo”. Queste modalità di produzione degli effetti, proprie degli atti legislativi, sono tali da ingenerare confusione circa la reale portata dell’atto in questione, correndo in tal caso il rischio di adottare atti non legislativi nella forma ma dotati di forza di legge nei contenuti. In questa ipotesi, si potrebbe evidenziare una violazione dell’art. 290 TFUE.
3) Sulle modifiche proposte che non costituiscono adeguamento all’entrata in vigore del trattato di Lisbona
La proposta di regolamento contiene alcune modifiche al regolamento Ce 1698/2005 che rispondono ad una ratio differente rispetto a quella dell’esigenza di adeguare le competenze della Commissione europea all’entrata in vigore del trattato di Lisbona.
Al riguardo, si segnala la necessità che sia presa in considerazione una proposta di modifica, non contemplata nel documento in esame, riguardante una questione molto sentita dagli enti pubblici che attuano interventi cofinanziati dai Piani di Sviluppo Rurale (beneficiari finali) e relativa all’ammissibilità a cofinanziamento – e successiva rendicontazione – delle somme spese dalle pubbliche amministrazioni a titolo di IVA su lavori e forniture svolte in favore delle amministrazioni medesime.
Questa segnalazione trova conferma, dal punto di vista istituzionale e avuto riguardo alla ratio della disciplina contenuta nel protocollo n. 2 sull’applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, nel fatto che lo stesso regolamento Ce 1698/2005 è stato adottato dall’UE in applicazione del principio di sussidiarietà enunciato all’art. 5 del TUE e pertanto solo l’UE, in virtù del medesimo principio, può meglio intervenire con un proprio atto legislativo per realizzare un obiettivo contemplato nel sistema dei trattati. D’altro canto, è onere degli Stati membri, in applicazione dello stesso principio di sussidiarietà, invocare l’intervento dell’Unione europea per adottare un provvedimento legislativo di cui si avverte la necessità, alla luce del riparto di competenze tra Unione europea e Stati membri, per pervenire ad un obiettivo che non è realizzabile dall’intervento normativo dei singoli Stati.
L’art. 71, paragrafo 3, lett a) del regolamento Ce 1698/2005 in tema di ammissibilità delle spese stabilisce che non sono ammissibili a contributo del FEASR le seguenti categorie di spese “IVA, tranne l’IVA non recuperabile se realmente e definitivamente sostenuta da beneficiari diversi da soggetti non passivi di cui all’art. 4, paragrafo 5, primo comma della sesta direttiva 77/388/CEE del Consiglio, del 17 maggio 1977, in materia di armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra di affari – sistema comune di imposta sul valore aggiunto: base imponibile uniforme”.
L’articolo 4, paragrafo 5, della sesta direttiva 77/388/CEE in materia di armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra di affari – sistema comune di imposta sul valore aggiunto: base giuridica uniforme, cui rinvia espressamente l’art. 71, paragrafo 3, lett. a) del regolamento Ce 1698/2005 stabilisce che “Gli Stati membri, le regioni, le province, i comuni e gli altri organismi di diritto pubblico non sono considerati soggetti passivi per le attività od operazioni che esercitano in quanto pubbliche autorità, anche quando, in relazione a tali attività od operazioni, percepiscono diritti, canoni, contributi o retribuzioni”.
Il combinato disposto della normativa sopra richiamata ha fatto sì che non siano ammissibili a cofinanziamento FEARS le spese sostenute a titolo di Imposta sul Valore Aggiunto relative ad operazioni cofinanziate poste in essere da pubbliche autorità, per le quali l’IVA è un costo non recuperabile. Diversamente accade per gli interventi ammissibili a cofinanziamento FESR, FSE e del Fondo di coesione: l’art. 7 del Regolamento Ce n. 1080/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio del 5 luglio 2006 relativo al Fondo europeo di sviluppo regionale e recante abrogazione del regolamento (CE) n. 1783/1999, l’art. 11 del Regolamento Ce n. 1081/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio del 5 luglio 2006 relativo al Fondo sociale europeo e recante abrogazione del regolamento Ce n. 1784/1999 e l’art. 3 del Regolamento (CE) n. 1084/2006 del Consiglio, dell’11 luglio 2006, che istituisce un Fondo di coesione e abroga il regolamento (CE) n. 1164/94, stabiliscono, infatti, che l’imposta sul valore aggiunto recuperabile non costituisce spese ammissibile, riconoscendo in tal modo, implicitamente, che in tutti i casi in cui il soggetto passivo dell’imposta considerata non è in grado di recuperarla (nel senso che l’imposta è un puro e semplice costo) il relativo importo è ammissibile a cofinanziamento ed è quindi ammesso a rendicontazione.
Introdurre nel regolamento Ce 1698/2005 il medesimo principio in relazione agli interventi cofinanziati dal FEASR produrrebbe una serie di effetti positivi:
a) in primo luogo, rappresenterebbe l’applicazione del principio generale di coerenza che regolamenta l’intervento finanziario dell’UE nelle sue differenti articolazioni (FEARS, politica di coesione, interventi settoriali), principio peraltro richiamato all’art. 5 del medesimo regolamento 1698/2005;
b) agevolerebbe i meccanismi di attuazione e di spesa degli interventi dei Programmi di Sviluppo Rurale, con particolare riguardo alle azioni attivate da amministrazioni pubbliche (assi 3 e 4);
c) semplificherebbe le procedure di gestione degli interventi, soprattutto a livello regionale e locale.
Le osservazioni contenute nella presente risoluzione, che ne costituiscono parte integrante, sono inviate:
- alle Presidenze della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica, nonché alle relative Commissioni di merito e competenti in materia di affari europei, al fine dell’espressione del parere secondo quanto previsto dal protocollo n. 2 sull’applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità allegato al trattato sull’Unione europea e sul funzionamento dell’Unione europea;
- al Ministro per le politiche europee;
- alla Conferenza dei Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e delle Province autonome, affinché abbia la massima diffusione tra le Assemblee legislative regionali e delle Province autonome.”.

(L’Assemblea legislativa approva)


Proposta di legge n. 13
della Consigliera Ortenzi
“Modifiche alla legge regionale 18 gennaio 2010, n. 2 – Istituzione della rete escursionistica della Regione Marche”
(Discussione e votazione)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la proposta di legge n 13 ad iniziativa della Consigliera Ortenzi. Ha la parola il relatore di maggioranza Consigliere Acacia Scarpetti.

Luca ACACIA SCARPETTI. Stiamo parlando di una delle leggi più simpatiche e più di buon senso che l’Assemblea legislativa ritengo abbia mai emanato. La legge n. 2/2010 va nella direzione che la Regione Marche ha fatto come fine e immagine della sua promozione, cioè è una legge che regola e istituisce una rete escursionistica dell’intera regione.
E’ quanto mai puntuale perché sembra che la regione Marche per le innumerevoli caratteristiche che ha (mare, colline, montagne, paesaggi, storia, cultura e centri medievali) SIA uno degli obiettivi e uno dei terminali per larghe popolazioni anche dall’estero. E’ recente l’apprezzamento fatto dalla delegazione americana. Io sono convinto che questa legge aiuti a far accrescere questa immagine che ci siamo guadagnati in Italia e all’estero.
E’ una legge che ha avuto il coraggio di porre chiarezza a una serie di micro questioni che in periferia quotidianamente accadono rispetto al tema dell’escursionismo. E’ una legge che ha avuto il coraggio di valutare e promuovere l’attività escursionistica, che penso sia una delle linee più pulite della green economy.
E’ quindi una legge che tutela l’escursionismo, tutela chi ha voglia di vivere l’ambiente, ma tutela anche i proprietari terrieri in quanto permette un escursionismo fatto senza l’ausilio dei veicoli a motore.
E’ una legge che ha avuto il coraggio di permettere all’ente pubblico periferico di recuperare tutta la sentieristica, le strade vicinali e comunali dismesse, i tratturi, le interpoderali, tutto quello che storicamente con buonsenso si è sempre usato per vivere il territorio.
E’ una legge che non va a ledere l’ecosistema, anzi, nell’anno 2010 della biodiversità è una legge che percorre queste finalità. Finalmente stanno riconoscendo tutti che la questione ambiente ingessato uguale migliore ambiente non è vera. Un ambiente è ricco quando ha biodiversità e un ambiente ha biodiversità quando ha un mosaico di paesaggi e di consistenze naturalistiche, botaniche e faunistiche.
Gli enti pubblici hanno possibilità di compilare questo catasto regionale delle strade di interesse turistico. La modifica che portiamo oggi, sebbene potrebbe sembrare contraddittorio che dopo pochi mesi dalla sua emanazione si torni in Aula per proporre modifiche, nasce dalla volontà di rafforzare quel concetto che abbiamo illustrato e votato nel gennaio scorso.
Visto che la legge prevede l’individuazione di una centralistica blindata all’utilizzo da parte dell’utenza, una volta individuato questo insieme di strade e percorsi che venga recepito dagli strumenti urbanistici locali. Quindi è un modo di blindare quello che si è scelto.
Tra l’altro si blinda ma non si chiude mai la porta a, nel senso che i Comuni attraverso le Province e gli Enti parco hanno sempre la possibilità di aggiornare questo catasto di rete escursionistica presso la Regione.
Siamo qui in Aula per votare lievi modifiche che vanno nella via del rafforzamento del concetto che è stato la molla dell’iniziativa, aggiungendo un concetto importantissimo, cioè che una volta individuate questi sentieri gli stessi vengano indicati come strumenti di pubblica utilità. Questo blinda eventualmente l’iter procedurale per espropri, non espropri, utilizzo e non utilizzo.
E’ una legge che responsabilizza anche gli enti che indicano e propongono questa rete perché una volta indicata da un tale ente lo stesso ha l’impegno per la cura e la manutenzione.
E’ una legge che con queste modifiche vuole preservare questi sentieri perché introduce un obbligo e un divieto, quindi una sanzione rispetto alla quale non si possono danneggiare.
Al contempo – prima facevo riferimento a una serie di situazioni paradossali e grottesche nel territorio di tensioni tra chi vuole sentire e chi non vuole sentire – è una legge che finalmente permette in maniera chiara e incontestabile che qualora un sentiero sia di pubblico interesse si possono finalmente fare liberamente gli interventi di manutenzione. Anche perché stiamo parlando di sessioni di sentiero che avranno al massimo 2-3 metri di larghezza e questi 2-3 metri di larghezza, benché ripristinati e ripuliti, non sono assolutamente una devastazione, anzi, in paesaggi che grazie a Dio si stanno ricoprendo di boschi come era una volta queste piccole lingue che taglierebbero I boschi sono sicuramente frutto di biodiversità e quindi un arricchimento.
Sono queste in sintesi le modifiche di questa brevissima e importantissima legge. Lascio all’Aula eventuali commenti.

PRESIDENTE. Ha la parola il relatore di minoranza Consigliere Acquaroli.

Francesco ACQUAROLI. Non c’è tantissimo da aggiungere a quello che ha detto il Consigliere Acacia Scarpetti.
Questa legge è molto recente, risale al primo mese dell’anno 2010. Credo rappresenti una svolta importante dal punto di vista turistico e per un coinvolgimento reale del territorio nell’autodeterminazione di percorsi, sentieri e valorizzazioni.
Tutto questo può partire senza il dispendio di grandi risorse e di grandi energie, quindi senza impegnare le “tasche” della Regione, ma con la volontà del territorio, delle associazioni, del volontariato e di tutti quelli che l’ambiente lo vivono per passione, lo vivono senza interessi, lo vivono per sport, per hobby. Sono loro che potranno determinare insieme agli enti per la prima volta tramite questa legge dei percorsi che tendono a valorizzare e ad arricchire degli aspetti sociali, culturali, a migliorare il patrimonio e anche a rendere l’aspetto turistico ambientale più appetibile. Sia per chi, come diceva giustamente il Consigliere Acacia Scarpetti, ha la volontà e la passione di viverlo, ma soprattutto il fatto di poter preparare dei percorsi per chi questa passione non ce l’ha, quindi potrebbe diventare strumento di turismo.
Le modifiche richieste sono nate dall’esigenza nell’attuazione della legge di non incorrere in difficoltà burocratiche riguardo agli espropri. Quindi sono delle modifiche dovute.
Il resto sono solo degli aggiustamenti. E’ una legge in itinere che racchiude un intendimento, è una necessità più che una prospettiva di mettere dei paletti troppo vincolanti.
Quindi propongo il voto favorevole da parte dell’Aula.

PRESIDENTE. La discussione è aperta. Se non ci sono richieste di intervento passiamo alla votazione.
Articolo 1. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 1 bis. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 2. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 2 bis. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 2 ter. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 2 quater. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Coordinamento tecnico. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Proposta di legge n. 13. La pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)


Nomine:

Agenzia per i servizi nel settore agroalimentare delle Marche (ASSAM) – Amministratore unico (l.r. 14 gennaio 1997, n. 9 – articolo 4)

Agenzia per i servizi nel settore agroalimentare delle Marche (ASSAM) – Presidente Collegio dei Revisori dei conti (l.r. 14 gennaio 1997, n. 9 – articolo 6, comma 1, lettera a)

Agenzia per i servizi nel settore agroalimentare delle Marche (ASSAM) – Due componenti effettivi nel collegio dei Revisori dei conti (l.r. 14 gennaio 1997, n. 9, articolo 6, comma 1, lettera b). Voto limitato a uno

Agenzia per i servizi nel settore agroalimentare delle Marche (ASSAM) – Due componenti supplenti nel Collegio dei Revisori dei conti (l.r. 14 gennaio 1997, n. 9, articolo 6, comma 1, lettera b). Voto limitato a uno.

Ente regionale per il diritto allo studio universitario ERSU di Ancona – Due componenti nel Consiglio di amministrazione (l.r. 2 settembre 1996, n. 38, articolo 10, comma 1, lettera a). Voto limitato ad uno

Ente regionale per il diritto allo studio universitario ERSU di Ancona – Revisore unico (l.r. 2 settembre 1996, n. 38, articolo 13)

Ente regionale per il diritto allo studio universitario ERSU di Camerino – Revisore unico (l.r. 2 settembre 1996, n. 38, articolo 13)

Ente regionale per il diritto allo studio universitario ERSU di Macerata – Due componenti nel Consiglio di amministrazione (l.r. 2 settembre 1996, n. 38, articolo 10, comma 1, lettera a). Voto limitato ad uno

Ente regionale per il diritto allo studio universitario ERSU di Macerata – Revisore unico (l.r. 2 settembre 1996, n. 38, articolo 13

Ente regionale per il diritto allo studio universitario ERSU di Urbino – Due componenti nel Consiglio di amministrazione (l.r. 2 settembre 1996, n. 38, articolo 10, comma 1, lettera a). Voto limitato ad uno

Ente regionale per il diritto allo studio universitario ERSU di Urbino – Revisore unico (l.r. 2 settembre 1996, n. 38, articolo 13)

Istituto Campana per l’istruzione permanente di Osimo – Due rappresentanti nell’Organo collegiale di tutela (Statuto Istituto, articolo 4). Voto limitato ad uno

(Rinvio)

PRESIDENTE. Passiamo alle nomine. Ha chiesto la parola la Consigliera Ortenzi, ne ha facoltà.

Rosalba ORTENZI. Presidente, chiedo il rinvio di questo punto all’ordine del giorno perché si sta approntando una legge di modifica dell’Assam che verrà inviata in Aula.

PRESIDENTE. La Consigliera Ortenzi chiede il rinvio di tutte le nomine, per cui per precisione devo dichiarare che i poteri passano al Presidente dell’Assemblea legislativa. Questo lo dico perché non vorrei che il Consigliere Binci in un’occasione qualsiasi dicesse che non era stato spiegato in modo chiaro ed esplicito.
Su queste nomine c’era una proroga che scadeva il 30 novembre, oggi è il 30 novembre quindi sono state portate per la in votazione, ma c’è ora una richiesta di rinvio, da questo momento il Presidente ha quarantacinque giorni di tempo per effettuare le nomine. Tanto è per chiarezza. Chiedo la verbalizzazione integrale di quanto da me detto.
Ha la parola il Consigliere Binci.

Massimo BINCI. Chiedo all’Assessore Petrini se può argomentare le motivazioni in maniera più precisa, visto da parte della Consigliera Ortenzi la richiesta di non effettuare le nomine, che appunto andranno alla competenza del Presidente dell’Assemblea legislativa, è motivata dal fatto che ci sarà una proposta di legge di modifica dell’Assam.
Quindi c’è una volontà che non so bene in che direzione vuole andare, se è di soppressione è logico che le nomine non vanno al Presidente e non verranno più fatte perché appunto c’è una modifica, ma se è semplicemente un rimando per surrogare i poteri io sono contrario, perché ciò toglie la competenza delle nomine all’Assemblea legislativa, competenza che gli viene assegnata per Statuto.
Quindi se c’è l’intenzione della Giunta di fare una legge di modifica dell’Assam che vada al superamento della forma attuale voterò a favore della richiesta di rinvio, altrimenti voterò contro perché è solo un modo per… (…) Quindi non si andrà alla nomina da parte del Presidente?

PRESIDENTE. E chi può dirlo questo, Consigliere Binci?

Massimo BINCI. Bene, allora voterò contro.

PRESIDENTE. La sua è una domanda che ha una risposta difficile. Chi può dirlo? Comunque, certo, è notorio che stanno lavorando su una modifica di questi istituti.
Ha la parola il Consigliere Massi.

Francesco MASSI. Noto che non riguarda solo l’Assam ma anche l’Erap e l’Ersu, di cui con il Consigliere Perazzoli sono relatore. Bisogna che ci capiamo, Presidente. Io naturalmente credo nella buona fede della Presidenza. Noi siamo molto arrabbiati con la Giunta, però che la Giunta chiarisca quello che vuole fare. Perché, vi spiego, se questi enti dovessero andare ad esempio avanti fino al 30 giugno e le nomine le fa la Presidenza allora dico votiamo oggi. Non è per sfiducia nei confronti del Presidente, ma perché situazione politica vuole che queste nomine si facciano in Aula.
Qui la Giunta non ci dice nulla per cui prendiamo un impegno. Ossia, il Presidente ha quarantacinque giorni da oggi, se la Giunta non è in grado di precisare quello che vuol fare torniamo in Aula fra quindici giorni e facciamo le nomine.

PRESIDENTE. Consigliere Massi, lei ha detto una cosa sulla quale intendo essere molto chiaro, ma pensavo di esserlo già stato, anzi, probabilmente avrei anche potuto evitare di esternare questo mio pensiero, ma io cerco di essere il più trasparente possibile, quindi così come è avvenuto l’altra volta lo faccio anche in questa occasione.
Non si possono riportare in Assemblea legislativa queste nomine, Consigliere Massi, è chiaro! Perché queste nomine sono state oggetto di una proroga di trenta giorni, scadendo la quale subentrano i poteri sostitutivi del Presidente, il quale ha quarantacinque giorni di tempo. E’ chiaro che se nei quarantacinque giorni di tempo ci sarà in Aula l’approvazione di un atto legislativo che modifica o annulla, o non so cosa altro, la nomina, per esempio prevedendo una composizione o un’abolizione di alcuni consigli, certamente il Presidente non farà le nomine, ma fin quando non interviene un atto che modifica da un punto di vista legislativo lo status quo è chiaro che il Presidente ha quarantacinque giorni di tempo per farlo.
Posso anche dire che sono consapevole – non bisogna fare demagogia su questo – che certi istituti, certe modificazioni hanno dei tempi comprensibilmente di gestazione abbastanza lunghi. Anche da questo punto di vista credo di poter dare la garanzia che darò tutto il tempo massimo affinché si riesca in questa cosa.
Peraltro non c’è nemmeno da scandalizzarsi più di tanto, perché se dovessimo fare delle nomine provvisorie perché si interviene nel giro di qualche mese con una modifica di legge vorrebbe sostanzialmente dire che questi organismi decadranno nel momento preciso in cui si approverà la nuova normativa.
Questo è il quadro.
Ha la parola il Consigliere Bucciarelli.

Raffaele BUCCIARELLI. Voterò a favore di questa proposta, però prendendo atto di quanto sia fallimentare anche in questo senso il lavoro di questa maggioranza. Una maggioranza che era più veloce, più efficiente, più organica e più capace di dare risposte puntuali ai bisogni dei marchigiani. Ecco, noi ci troviamo ad un rinvio dopo una proroga per incapacità da parte del Governo regionale di portare delle proposte concrete in Aula.

PRESIDENTE. Pongo in votazione la proposta della Consigliera Ortenzi di rinvio delle nomine.

(L’Assemblea legislativa approva)


Mozione n. 86/2010
della Consigliera Foschi
“La centrale termoelettrica a ciclo combinato da 870 mwe nell’area industriale ZIPA in Comune di Corinaldo (AN)”

Mozione n. 87/2010
dei Consiglieri Ricci, Badiali, Giancarli, Acacia Scarpetti, Bugaro
“Centrale Turbogas Corinaldo”

(abbinate)
(Discussione e votazione risoluzione)

PRESIDENTE. Ci eravamo presi l’impegno di discutere la mozione n. 86 della Consigliera Foschi e la mozione n. 87 dei Consiglieri Ricci, Badiali, Acacia Scarpetti, Bugaro, riguardanti la Centrale Turbogas di Corinaldo.
Votiamo le due mozioni separate o avete una proposta di risoluzione?
Ha la parola il Consigliere Foschi.

Elisabetta FOSCHI. Si tratta di due mozioni sostanzialmente analoghe anche nel dispositivo finale. Quello però che le differenzia è il fatto che nella mozione n. 86 vengono esplicitati i motivi per cui si esprime contrarietà sia dal punto di vista del quadro programmatico, sia di quello progettuale e ambientale, contrarietà al progetto della Centrale Turbogas a Corinaldo, cosa che nella seconda mozione non è spiegato, è semplicemente riassunto per titoli.
Il secondo motivo per cui ho depositato una mozione più completa è perché sostanzialmente corrisponde all’atto votato da oltre trenta sindaci e due amministrazioni provinciali, che si sono espressi in maniera contraria alla realizzazione della centrale e che chiedevano che la Regione votasse lo stesso e analogo atto. Quindi mi sembrava corretto che venisse sottoposto all’attenzione dell’Assemblea legislativa e che venisse portato a conoscenza dei componenti di questa Assemblea, quello che era l’atto votato dai sindaci. Atto che rispetto alla seconda mozione si esprime in maniera più esplicita nel dichiarare illegittima la sospensione sine die del procedimento al Ministero dell’ambiente.
Quindi diciamo che la mia mozione è più incisiva e più precisa.
Chiedo pertanto di mettere comunque a votazione la mozione n. 86, fermo restando che se non dovesse passare poi la mozione n. 87, seppure più sintetica e meno esplicita, troverebbe comunque il mio consenso.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Badiali.

Fabio BADIALI. Le due mozioni sono pressoché uguali, perché sono state sollecitate dalle trentatre Amministrazioni comunali della valle del Cesano e del Misa e dalle due Province di Ancona e Pesaro, al fine proprio per sollecitare il Ministero dello sviluppo economico e dell’ambiente a chiudere la questione relativa al parere sulla Turbogas di Corinaldo. E’ un parere interlocutorio negativo quello dichiarato dal Ministero dell’ambiente, che è una prassi che non si è mai verificata, il parere è o negativo o positivo, interlocutorio non ha un senso.
E questo comporta un grave disagio e una grande preoccupazione per quanto riguarda lo sviluppo di quel territorio, perché molte imprese e amministrazioni locali non investono in quel territorio in attività agrituristiche, alberghiere, ricettive, industriali, perché c’è questa spada di Damocle sulla testa di quel territorio.
Quindi chiediamo che la Regione solleciti il Ministero dell’ambiente a dare parere negativo, visti tutti gli atti della Regione Marche predisposti già dal 2009 con la delibera n. 319 con cui non si dà l’intesa per la realizzazione di questa centrale Turbogas, visti sopratutto i pareri tecnici sia della Regione sia dell’Arpam riguardo la valutazione di impatto ambientale.
Nella proposta di risoluzione firmata da tanti Consiglieri, Ricci, Badiali, Marinelli, Bugaro, Bucciarelli, Acacia Scarpetti, chiediamo che ci sia l’impegno della Giunta regionale – che il Presidente ha già preso nell’audizione svoltasi con i Sindaci e i Presidenti delle due Province – proprio per sollecitare il Ministero dell’ambiente a far sì che il parere interlocutorio negativo diventi un parere negativo.
Richiamiamo soltanto questo atto come viene richiamato dalla mozione della Consigliera Foschi.
Inoltre la Consigliera Foschi richiama altre due questioni. Primo, che l’Arpam non si esprime in nessun tipo di pareri. Ma questo non lo possiamo chiedere a un ente che non è soltanto della Regione Marche bensì ha una valenza anche ministeriale, infatti l’Arpam risponde anche al Ministero dell’ambiente. Inoltre perché non vogliamo mischiare le due cose dal punto di vista tecnico e dal punto di vista politico.
Quindi chiedo, Consigliera Foschi, se è possibile votare un unico documento richiamando soltanto la parte che impegna la Giunta regionale a predisporre gli atti necessari da inviare al Ministero dello sviluppo economico e, aggiungiamo, al Ministero dell’ambiente affinché si determini l’immediata conclusione del procedimento sospeso sine die, assumendo quest’ultimo il carattere di giudizio negativo di compatibilità ambientale.
Perciò possiamo fare un’unica mozione inserita in questo dispositivo. (…) La premessa possiamo mettere quella che vuole, non c’è problema, l’importante è la fase finale di quello che impegniamo noi.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Bugaro.

Giacomo BUGARO. Ritengo che il collega Badiali e il collega Foschi possano fare una risoluzione tranquillamente.
Questo è un argomento che già nell’VIII legislatura trattammo e con soddisfazione votammo già una mozione che respingeva l’ipotesi di realizzare – chi era presente nella scorsa legislatura lo sa – una centrale a Corinaldo.
Ci tengo a sottolineare che per quanto mi riguarda e per quanto riguarda il mio partito noi non siamo aprioristicamente contro le centrali. Perché siamo pragmatici e sappiamo perfettamente che per assistere allo sviluppo del nostro territorio ci vuole la produzione di energia. Posto che il piano energetico che questa Giunta pervicacemente continua a sostenere ha prodotto un deficit di produzione nella regione pari al 53%, partendo, dall’epoca della sua approvazione nel 2004, dal 47%, quindi c’è stato un peggioramento nella produzione energetica.
Però siamo contrari a Corinaldo e l’abbiamo motivato dicendovi il perché. Perché Corinaldo è uno dei borghi più belli d’Italia, ha vinto diversi premi in questo senso. Tra l’altro dove sarebbe stata allocata la centrale c’è la villa romana dove gli enti pubblici hanno speso milioni di euro per far venire alla luce quella bellezza archeologica. Corinaldo è sede di una discarica, quindi è un territorio che bene o male già assiste alle problematiche di larga parte del territorio provinciale.
In coscienza non ci sentiamo di dover vessare Corinaldo ulteriormente, quindi siamo stati contrari a questa previsione. Tra l’altro ne abbiamo criticato all’epoca anche l’iter, perché ce la siamo trovata scodellata nei tavoli provinciali e regionali senza nessun accordo preventivo. Criticammo fortemente, nonostante la consonanza politica, l’operato della Giunta di Corinaldo e anche l’operato della Giunta provinciale che imbastì un colloquio con i massimi vertici della Edison senza che ci fosse una concertazione e un preventivo via libera a una progettazione di massima dell’impianto.
Tra l’altro la Valle del Nevola è una delle più caratteristiche della nostra regione, penso non meriti la collocazione in quell’area di un sito industriale di quella portata.
Noi siamo per fare le centrali ma vanno fatte laddove c’è una compatibilità ambientale, quindi principalmente nelle zone industriali già fortemente caratterizzate da insediamenti produttivi e non certamente in zone paesaggisticamente apprezzabili come quella di Corinaldo.
Quindi benvenga l’iniziativa del Consigliere Badiali proposta in questa nuova legislatura, seguita dalla collega Foschi. E’ un’attività certamente meritoria che noi sosterremo convintamente e mi auspico si possa giungere a un testo unico affinché lo si possa votare nella maniera più ampia.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Badiali.

Fabio BADIALI. Se siamo tutti d’accordo, direi di prendere la prima parte della mozione della Consigliera Foschi che riporta un po’ quello che hanno sottoscritto…

PRESIDENTE. Scusi, Consigliere Badiali, ma fino a che punto? Glielo chiedo per un aspetto tecnico.

Fabio BADIALI. Tutto dispositivo.

PRESIDENTE. Quindi fino a “impegna la Giunta regionale” compresa?

Fabio BADIALI. Sì.

PRESIDENTE. Poi mettiamo solo l’altro impegna?

Fabio BADIALI. Sì.

PRESIDENTE. Bene, allora do lettura alla proposta di risoluzione presentata dai Consiglieri Badiali, Foschi, Binci, Ortenzi, Bucciarelli, Latini, Perazzoli, Giorgi, Eusebi, Cardogna, Marangoni, Zaffini, Marinelli, Massi, D’Anna, Silvetti, Giancarli:
“L’Assemblea legislativa delle Marche
Premesso che:
- in data 15.10.2009 la Società Edison S.p.a. ha depositato l’istanza di V.I.A. – Valutazione di Impatto Ambientale, presso il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, per la realizzazione di una centrale termoelettrica a ciclo combinato da 870 MWe in Comune di Corinaldo (AN);
- in data 16.10.2009 è stato dato avviso di avvio del procedimento mediante pubblicazione sui quotidiani “il Resto del Carlino” e “il sole 24ore”;
- in data 16.12.2009 con delibera della Giunta Regionale n. 391, questa Amministrazione ha espresso ferma opposizione alla realizzazione della centrale termoelettrica a ciclo combinato da 870 MWe proposta da Edison S.p.A. in area ZIPA di Corinaldo (AN);
- in data 19.02.2010, con decreto del Dirigente della posizione di funzione valutazioni ed autorizzazioni ambientali n. 22/VAA-08, la Regione Marche ha espresso parere negativo alla realizzazione di detta centrale;
- in data 8.04.2010, la Commissione tecnica di verifica dell’impatto ambientale presso il Ministero dell’ambiente, ha espresso il “Parere interlocutorio negativo” n. 436 riguardo alla compatibilità ambientale del progetto;
- in data 4.08.2010 il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, ha emesso decreto direttoriale n. DVA-DEC-2010-0000491 di pronunciamento interlocutorio negativo riferito alla compatibilità ambientale del progetto, tenuto conto delle osservazioni allo stesso espresse da questo Ente, dai cittadini e dagli altri enti e/o associazioni interessati in merito alla qualità dell’aria, all’ambiente idrico sotterraneo e superficiale, alla flora e alla fauna, all’ambiente acustico, agli impatti sul paesaggio e sulle aree archeologiche;
- con lettera raccomandata del 09.09.2010 Edison S.p.A., facendo seguito alla nota del Ministero dell’ambiente prot. DVA – 2010-0019621, del 5/08/2010, ha richiesto all’ARPA Marche Agenzia Provinciale di Ancona di “conoscere, oltre quanto già indicato nel citato paragrafo del parere VIA, eventuali ulteriori modalità di esecuzione della campagna di monitoraggio dell’aria nonché la/e posizione/i ritenute più idonee per lo stazionamento del mezzo mobile che verrà utilizzato per il campionamento”;
- con nota prot. 41671 del 25.10.2010 l’ARPAM Dipartimento di Ancona, facendo seguito alla lettera raccomandata del 09.09.2010 di Edison S.p.A., ha asserito che “l’ARPA Marche fornisce supporto tecnico scientifico per le istruttorie di valutazioni di impatto ambientale per la Regione e per le Province”.
Considerato che:
- lo Studio di Impatto Ambientale ( S.I.A.) presentato da Edison S.p.A. è stato valutato, nel parere n. 436 redatto dalla Commissione tecnica di verifica dell’impatto ambientale presso il Ministero dell’ambiente, carente in molte parti essenziali, che qui di seguito si riportano, ed in particolare:
per quanto riguarda il quadro di riferimento programmatico
1) Pianificazione energetica è stato valutato che:
- il progetto proposto non è in linea con quanto previsto dal PEAR” della Regione Marche approvato con delibera amministrativa del Consiglio Regionale n. 175 del 16.02.2005;
- il proponente non fornisce elementi sufficienti a ritenere superata tale incompatibilità programmatica.
2) Pianificazione territoriale e paesaggistica è stato valutato che:
- nello SIA non è presente la relazione Paesaggistica relativa alla centrale e alle opere connesse ricadenti interamente o parzialmente in aree di alta percettività visiva V”;
- nella progettazione occorrerebbe tenere conto della classificazione della percettività dell’opera;
- occorrerebbe approfondire l’analisi della compatibilità dell’opera rispetto alla pianificazione urbanistica dei Comuni interessati alla luce delle osservazioni ricevute;
- “nel SIA non sono riportati elementi utili alla definizione dello stato di avanzamento della istanza di richiesta per l’assegnazione dei lotti nell’area del Consorzio Zone Imprenditoriali Provincia di Ancona (ZIPA) del Comune di Corinaldo ed eventuali problematiche emerse”.
3) Piano di sviluppo della rete Elettrica nazionale è stato valutato che:
- alla luce della richiesta di cui alla nota citata ( con nota Terna Prot. TE/P20090016690 del 14/12/2009), il proponente è tenuto ad aggiornare il quadro progettuale. Occorre aggiornare il quadro ambientale di conseguenza;.
- il proponente è tenuto inoltre all’invio delle relazioni geologica e paesaggistica, la cui mancanza è evidenziata anche altrove nel presente parere;
- dato il certo avanzamento dei lavori dei tavoli di concertazione promossi degli enti locali con il gestore della Rete Elettrica Nazionale (Terna) per la definizione della fascia di fattibilità per la realizzazione dell’elettrodotto di collegamento della Rete elettrica nazionale lungo la dorsale Fano-Teramo, occorrerebbe un aggiornamento dei lavori di tali tavoli e delle possibili conseguenze sul tracciato individuato dal Proponente.
4) aree a vincolo idrogeologico (RDL 30 dicembre 1923 n. 3267):
- il proponente afferma che dalle carte del vincolo idrogeologico delle Province di Ancona e Pesaro emerge che l’opera a progetto non interessa nessuna delle aree sottoposte a vincolo idrogeologico, è stato valutato che:
- è necessario produrre le carte citate per permettere la verifica di tale affermazione.
5) Strumenti di pianificazione delle attività estrattive è stato valutato che:
- per quanto riguarda la realizzazione dell’elettrodotto, alla luce delle modifiche di tracciato richieste da Terna e al raddoppio richiesto occorrerà valutare le implicazioni delle modifiche in relazione alla pianificazione di cui al presente paragrafo.
6) Regime vincolistico e sistema delle aree protette è stato valutato che:
- data la presenza di un corridoio ecologico rappresentato dal fiume Metauro è necessario produrre le valutazioni di incidenza relative alla realizzazione dell’elettrodotto per i siti SIC-ZPS IT5310022 “Fiume Metauro da Piano Zucca alla Foce”, SIC IT5310015 “Tavernelle sul Metauro”, ZPS IT5310028 “Tavernelle sul Metauro.
7) Aree vincolate ai sensi della L.42/02 è stato valutato che:
- con riferimento alla centrale in progetto e al mancato rispetto della fascia di tutela fluviale di 150 per lato (art.142 D.Lgs 42/04, ex legge 431/85) del fiume Cesano, occorre valutare delle alternative progettuali di modifica del layout di centrale e, nel caso vi fossero impedimenti oggettivi che ostacolino il rispetto del citato vincolo, occorrerebbe indicare le opportune misure per superare l’incompatibilità evidenziate;
- il proponente non evidenzia eventuali opere di mitigazione o alternative al tracciato dell’elettrodotto o opere di compensazione per superare le incompatibilità con la presenza delle aree vincolate;
- per quanto riguarda la stazione di misura del metanodotto, è opportuno prevedere un sopralluogo con la competente soprintendenza con lo scopo di individuare tutte le attività necessarie per affrontare l’incompatibilità legata alla presenza dell’area archeologica”.
8) Piano forestale e aree floristiche è stato valutato che:
- per quanto riguarda la realizzazione dell’elettrodotto, è opportuno quantificare e riportare su base cartografica eventuali aree ove si renderanno necessari tagli dei boschi considerando la fase di cantiere, con particolare riferimento all’esigenza di apertura di piste di cantiere e aree di cantiere temporanee. In caso di interferenze occorrerebbe prevedere anche una proposta di adeguate misure di mitigazione”.
per quanto riguarda il quadro di riferimento progettuale
1) Per quanto riguarda la valutazione delle alternative progettuali e “l’opzione 0" è stato valutato che:
- si reputano insufficienti le valutazioni del proponente sulla cosiddetta “Opzione 0” e pertanto occorrerebbe approfondire la valutazione dell’alternativa “zero” anche in relazione delle esigenze di carattere strategico ed energetico a livello regionale e nazionale e alle possibili alternative tecnologiche e di localizzazione della centrale;
- non è noto lo split di ammoniaca garantito dai costruttori del SCR” (sistema di riduzione catalitica ).
2) Per quanto riguarda gli additivi chimici utilizzati in centrale è stato valutato che:
- si ritiene necessario integrare lo studio con la stima dei quantitativi di reagenti, soggetti a limitazione secondo “Direttiva Seveso”, utilizzati e stoccati.
3) Per quanto riguarda la fase di cantiere è stato valutato che:
- si evidenzia la mancanza di un piano di caratterizzazione dettagliato che contenga, oltre alla descrizione della successione delle attività, la localizzazione, riportata su apposita planimetria, di tutti i cantieri temporanei, delle piste di accesso e di qualsiasi altra area soggetta a modificazioni temporanee. Tali informazioni devono essere riprese per la valutazione degli impatti in fase di cantiere relativi a tutte le componenti ambientali”.
4) Per quanto riguarda la fase di esercizio e interferenze ambientali della fase di esercizio è stato valutato che:
- il quadro emissivo presentato non appare adeguatamente giustificato in relazione alle emissioni di polveri sottili;
- riguardo alla caratterizzazione delle emissioni dal generatore di vapore ausiliario si ritiene non sufficiente l’indicazione del proponente e si ritiene necessario definire il quadro emissivo di progetto, in termini di concentrazioni medie giornaliere, sulla base delle condizioni di normale funzionamento, il coefficiente di funzionamento annuo nelle condizioni di normale funzionamento, e indicare il numero massimo annuo delle operazioni di accensione e spegnimento dei moduli della Centrale, quantificando i livelli di concentrazione dei macroinquinanti e microinquinanti e calcolando i relativi flussi massicci sia in termini assoluti sia rispetto al totale;
- il layout del progetto potrebbe subire delle modifiche in considerazione della nota di Terna prot. TE/P20090016690 del 14.12.2009 acquisita al prot. CTVA-2010-0000363 del 5.02.2010;
- occorre approfondire gli aspetti legati al sistema di trattamento delle acque reflue.
5) Per quanto riguarda l’elettrodotto è stato valutato che:
- il progetto presentato dovrà essere modificato alla luce della nota Terna prot. TE/P20090016690 del 14/12/2009 acquisito al prot. CTVA-2010-0000363 del 5/02/2010;
- è necessario produrre uno studio delle alternative progettuali e di tracciato considerando, tra l’altro, la possibilità di realizzare l’elettrodotto o parte dello stesso in cavo interrato, che metta a confronto le varie opzioni indagate sulla base degli impatti ambientali, economici e gestionali stimati;
- per ognuno dei sostegni che si stabilirà di utilizzare dovrà essere motivata adeguatamente la scelta”.
per quanto riguarda il quadro di riferimento ambientale
1) Per quanto riguarda la caratterizzazione meteo climatica del sito in oggetto è stato valutato che:
- la caratterizzazione meteo climatica del sito è di fondamentale importanza ai fini della simulazione della dispersione e delle ricadute degli inquinanti nonché nella scelta del modello di dispersione degli inquinanti;
- i dati relativi alla stazione di Corinaldo non vengono adottati quale base per la ricostruzione del campo meteorologico senza addurre motivazioni a giustificazione di tale scelta.
2) Per quanto riguarda la caratterizzazione della componente atmosfera e qualità dell’aria ante-operam è stato valutato che:
- per quanto riguarda la caratterizzazione ante-operam si evidenzia carenza nella descrizione delle caratteristiche delle centraline della rete regionale di Fano, Jesi e Genga delle quali sono stati considerati i dati nello SIA ed in particolare, si sottolinea la mancanza di informazioni relative a:
a. ubicazione, anche su apposita base cartografica, e caratterizzazione delle centraline (se localizzate in area urbana o rurale, se interessate direttamente o meno dalla presenza di sorgenti emissive lineari o puntuali);
b.tipologia di dispositivi installati e inquinanti monitorati;
c. motivazioni per le quali le suddette centraline possono considerarsi rappresentative dell’area in esame;
- in ogni caso si rileva che la caratterizzazione ante-operam dello stato qualitativo della componente ambientale, atmosfera sia carente e sia necessario effettuare una caratterizzazione con dati sperimentali derivanti da una apposita campagna di monitoraggio della durata di almeno 45 giorni presso il sito, da realizzarsi di concerto con ARPAM. Al fine di caratterizzare lo stato di qualità dell’aria in concomitanza con la variazione delle caratteristiche meteo climatiche dell’area, la campagna di monitoraggio deve essere replicata nei periodi invernale ed estivo (45 giorni per ognuno dei due periodi). Nell’ambito di tali campagne dovranno essere monitorati almeno gli inquinanti di cui al DM 60/02 e l’O3. Per quanto riguarda le polveri sottili, si ritiene necessario effettuare anche il monitoraggio della frazione PM2,5.”
3) Per quanto riguarda la componente atmosfera in fase di cantiere è stato valutato che:
- l’analisi condotta deve essere integrata con una stima degli impatti in fase di cantiere per la componente atmosfera, nello specifico, con la stima della ricaduta delle emissioni dei gas di scarico dei mezzi utilizzati in fase di cantiere e del sollevamento di polveri nelle aeree di cantiere, stimando le immissioni a scala locale degli inquinanti emessi sia dai mezzi di cantiere, sia dai mezzi pesanti che transitano lungo le vie di accesso alle aree di cantiere;
- al fine di valutare le emissioni di polveri di tenere in considerazione anche le linee guida per la valutazione delle polveri da attività di cantiere messe a punto dall’ARPA Toscana, basato sulla metodologia applicata dal Proponente US EPA, AP42.
4) Per quanto riguarda la componente atmosfera in fase e qualità dell’aria post-operam è stato valutato che:
- si ritengono insufficienti le motivazioni che hanno determinato la scelta del modello di dispersione, in tal senso il proponente dovrebbe fornire informazioni più dettagliate riguardo al modello di dispersione utilizzato (AirMod), evidenziando la motivazione della scelta che deve tenere adeguatamente conto delle caratteristiche meteo-climatiche dell’area in esame, (che, nel caso specifico, appaiono caratterizzate da una percentuale rilevante di calme di vento) nonché delle caratteristiche delle emissioni in termini di estensione e composizione. Al fine di confermare le ricadute valutate mediante l’AirMod, sarebbe pertanto opportuno utilizzare un modello lagrangiano (esempio: CALPUFF). Si ritiene inoltre necessario motivare la scelta dell’utilizzo dei dati meteorologici derivanti dal modello MINNI e dell’altezza dello strato di rimescolamento ipotizzata oltre a confrontare i risultati del modello MINNI con quanto desumibile dai dati relativi all’esistente centralina meteo di Corinaldo;
- si ritiene inoltre che le valutazioni previsionali dovrebbero essere effettuate considerando, per ciascuna sorgente, tutti gli inquinanti indicati all’Allegato II alla parte V del D.Lgs 152/2006 e s.m.i. con particolare riferimento all’ammoniaca;
- lo studio di ricaduta degli inquinanti dovrebbe inoltre includere una cartografica tematica in scala adeguata che individui i ricettori sensibili presenti nelle immediate vicinanze dell’impianto;
- i valori di concentrazione degli inquinati al suolo derivati dal modello, comprensivi dei valori di fondo, dovranno essere riportati anche in corrispondenza dei ricettori individuati e dei punti di misurazione utilizzati per la campagna di monitoraggio, oltre che per i punti di massima ricaduta;
- per quanto riguarda le emissioni da polveri, viste anche le osservazioni del pubblico, si ritiene che, prima di poter ritenere “trascurabili” le emissioni di polveri dalla centrale, occorra almeno effettuare una analisi comparativa dello stato dell’arte nella valutazione delle emissioni di polveri dalla centrali a turbogas, con particolare riferimento alle frazioni fini e ultrafini, viste le numerosi e contrastanti pubblicazioni in merito anche considerando, dati sperimentali derivanti dall’attività di centrali esistenti che, ove disponibili, dovranno essere forniti.
- per quanto riguarda l’impatto potenziale derivante dalla variazione del microclima, si ritiene che il proponente debba fornire le valutazioni condotte e citate nello studio, valutazioni effettuate con l’ausilio di modelli matematici per impianti analoghi a quello in esame per permettere un’analisi delle affermazioni riportate;
- per quanto riguarda l’incidenza dell’esercizio della centrale rispetto alla presenza di ozono a livello troposferico, il proponente effettua valutazioni di tipo qualitativo, individuando quale misura di mitigazione dell’impatto la scelta progettuale di realizzazione di una centrale a ciclo combinato, con emissioni per unità di kWh prodotto inferiori rispetto agli altri combustibili fossili tradizionali ( derivati petroliferi e carbone). Non essendo note le eventuali criticità a livello locale e regionale dovute alla presenza di ozono troposferico, non è possibile valutare l’entità dell’impatto potenziale e la adeguatezza delle misure ipotizzate dal proponente;
- come già ribadito anche altrove nel presente parere, al fine di avere un quadro completo della componente ambientale in esame, si evidenzia la necessità di avere ulteriori dettagli circa il numero massimo annuo delle operazioni di accensione e spegnimento dei moduli della centrale, quantificando i livelli di concentrazione dei macro inquinanti e micro inquinanti e calcolando i relativi flussi massivi sia in termini assoluti sia rispetto al totale.
5) Per quanto riguarda la componente suolo il trattamento dei rifiuti è stato valutato che:
- riguardo i quantitativi di rifiuti prodotti si ritiene necessario ottenere un maggior dettaglio nella definizione delle tipologie di rifiuti che si prevede di produrre in fase di cantiere e in fase di esercizio con indicazione dei codici CER e definizione delle modalità di recupero/smaltimento, l’identificazione di potenziali siti di smaltimento finale in relazione alle tipologie di discarica presente nell’area in esame nonché i volumi residui delle discariche individuate quale destinazione finale.
6) Per quanto riguarda l’ambiente idrico sotterraneo è stato valutato che:
- con riferimento alle potenziali interazioni con i flussi idrici sotterranei dovute alla costruzione della centrale si ritiene necessario approfondire la caratterizzazione dell’idrogeologia sotterranea locale con particolare riferimento di punti di approvvigionamento idropotabile nell’area e identificare con maggiore precisione le falde potenzialmente interessate e le potenziali interazioni con l’opera.
7) Per quanto riguarda l’ambiente idrico superficiale è stato valutato che:
- occorrerebbe meglio specificare la fonte dei dati riguardanti la caratterizzazione dello stato qualitativo delle acque del fiume Cesano e se la definizione dell’indicatore complessivo dello stato di qualità (SACA) sia frutto di elaborazione del proponente o sia dedotto da altra fonte. In quest’ultimo caso identificare tale fonte.
8) Per quanto riguarda gli impatti potenziali sull’ambiente idrico superficiale e sotterraneo in fase di cantiere è stato valutato che:
- ome già richiamato altrove nel presente parere, con riferimento alle potenziali interazioni con i flussi idrici sotterranei dovute alla costruzione della centrale si ritiene necessario approfondire la caratterizzazione dell’idrogeologia sotterranea locale con particolare riferimento alla presenza di punti di approvvigionamento idropotabile nell’area e identificare con maggiore precisione le falde potenzialmente interessate e le potenziali interazioni con l’opera.
9) Per quanto riguarda gli impatti potenziali sull’ambiente idrico superficiale e sotterraneo in del metanodotto è stato valutato che:
- per ciò che attiene alla fase di collaudo idraulico del metanodotto si rileva che nella documentazione presentata non sono evidenziati il corpo idrico da cui verrà effettuato l’attingimento, né i quantitativi di acqua che saranno prelevati né le modalità di restituzione delle stesse con relativo recapito;
- si ritiene necessario approfondire ulteriormente le potenziali criticità o interferenze che possono interessare il campo pozzi utilizzato a scopo acquedottistico (pozzi S.Isidoro) situato nel Comune di Corinaldo, nelle vicinanze del collegamento del metanodotto alla centrale termoelettrica e gestito dalla società Multiservizi S.p.A.
10) Per quanto riguarda la componente rumore ante-operam è stato valutato che:
- la caratterizzazione ante-operam della componente ambientale “rumore” è carente e si ritiene necessario completare la campagna di misurazione includendo :
a) tutti i recettori sensibili presenti nell’area in esame con particolare riferimento alle strutture scolastiche ed ospedaliere, pubbliche e private;
b) oltre ai punti di misura attualmente identificati, un numero adeguato di punti di misura significativi localizzati nell’intorno dell’area in esame, in particolare in prossimità di altre attività attualmente esistenti o di possibili zone di sviluppo e di tutti gli altri luoghi ove sia prevedibile la presenza umana. I rilievi dovranno avere una durata sufficiente a caratterizzare un ambiente acustico ante-operam, in modo tale da poter escludere la presenza (o l’assenza) di eventuali sorgenti sonore che perturbino la misurazione e dovranno avere durata almeno pari a 8 ore durante il periodo diurno e 8 ore durante il periodo notturno;
c) l’indicazione delle distanze e delle caratteristiche di tutti i punti di misura e i ricettori sensibili dal sito di centrale;
d) un numero adeguato di punti di misura significativi in prossimità della Strada Provinciale 17 tra i punti C e D;
- si ritiene inoltre necessario riportare quale parametro rappresentativo della rumorosità ante-operam anche il livello sonoro equivalente (LAcq) ed utilizzare tale parametro quale riferimento per la verifica del limite di immissione differenziale.
11) Per quanto riguarda la componente rumore post-operam è stato valutato che:
- si ritiene insufficiente la caratterizzazione della fase di esercizio dell’ambiente acustico. In particolare si ritiene che, ai fine di una valutazione compiuta dell’impatto analizzato occorrerebbe:
- approfondire gli aspetti relativi all’impatto da vibrazioni;
- valutare i livelli di immissione presso tutti i recettori per il periodo diurno e notturno;
- integrare il modello previsionale considerando, quali elementi geometrici significativi, anche gli edifici esterni alla Centrale attualmente non considerati e valutando i livelli di emissione, quelli di immissione e i differenziali ai piani superiori degli edifici più vicini alla centrale nei quali sia necessario effettuare tale valutazione a norma di legge. In particolare si ritiene non sufficiente la caratterizzazione dei livelli di pressione sonora esclusivamente per la sola quota pari a 4 m., ma si ritiene necessaria una caratterizzazione anche almeno per una quota inferiore e pari a 1,5 m.;
- valutare il rispetto dei valori di immissione differenziale sia in periodo diurno che notturno prendendo in considerazione come livello equivalente di rumore ambientale il risultato della valutazione post-operam calcolata mediante il modello previsionale e come rumore residuo il minore tra i livelli di rumore ambientale misurati nella situazione ante-operam;
- effettuare una valutazione previsionale dei valori di emissione ai confini della proprietà della centrale al fine di verificare il rispetto dei limiti imposti dalla Classificazione acustica ipotizzata.
12) Per quanto riguarda i campi elettromagnetici, preso atto che:
- a seguito della nota di Terna Prot. TE/P20090016690 del 14.12.2009, il Proponente è tenuto alle modifiche progettuali richieste in tale nota;
Valutato che:
- occorre effettuare una nuova caratterizzazione della componente ambientale a seguito della identificazione o implementazione delle modifiche progettuali richieste con la citata nota di Terna.
Si reputa non sufficiente la caratterizzazione dell’impatto dal momento che:
- con riferimento alla valutazione delle aree di prima approssimazione per i casi complessi, ovvero per i casi in cui l’elettrodotto è in parallelo o incrocia elettrodotti esistenti, o l’elettrodotto ha una deviazione sul piano orizzontale per il quale non è sufficiente la valutazione della sola Dpa, si ritiene che il SIA non fornisca elementi sufficienti alla valutazione. In particolare, si ritiene che il proponente dovrebbe produrre il numero e tipologia di casi complessi in cui tale valutazione deve essere effettuata, nonché dimensioni delle aree di prima approssimazione e dati di input utilizzati per la determinazione di tali aree;
- occorrerebbe integrare la documentazione con una tabella con riportati tutti gli edifici situati all’interno della Dpa e delle Aree di prima approssimazione, con indicazione, per ciascuno di essi, della destinazione d’uso e della distanza in piano dalla proiezione al suolo dell’asse della linea, al fine di poter fornire alle autorità competenti un quadro completo ed esaustivo della situazione esistente;
- risulta necessario che il proponente verifichi con i comuni coinvolti se siano state rilasciate o richieste nuove autorizzazioni edilizie per la realizzazione di nuovi edifici o se siano in progetto piani di lottizzazione all’interno della Dpa o delle aree di prima approssimazione;
- si evidenzia inoltre la necessità di produrre una cartografia con indicate le tipologie di sostegno utilizzate nei diversi tratti e le relative altezze, nonché una cartografia di rappresentazione della fascia al suolo determinata dalla Dpa e delle aree di prima approssimazione in scala a dettaglio non inferiore 1:2000 nella quale siano rappresentati i recettori e siano evidenziate le posizioni di questi rispetto alla fascia e aree suddette. La cartografia dovrebbe riportare il tracciato della linea in progetto e quello delle linee interferenti, una rappresentazione grafica delle sezioni trasversali quotate riportanti le isolinee a 3 micro Tesla, i conduttori e i profili degli edifici per le situazioni relative a recettori che fossero interferiti nelle attuali destinazioni ed utilizzi del suolo dalla fascia e dalle aree di cui sopra;
- come altrove evidenziato, si sottolinea inoltre la necessità di produrre uno studio delle alternative progettuali o di tracciato, considerando, tra l’altro, la possibilità di realizzare l’elettrodotto o parti dello stesso in cavo interrato, che metta a confronto le varie opzioni indagate sulla base degli impatti ambientali, economici e gestionali stimati. Per ognuno dei sostegni, inoltre dovrà essere motivata adeguatamente la scelta.
13) Per quanto riguarda la componente flora, fauna, ecosistemi in fase di esercizio è stato valutato che:
- la definizione degli impatti relativi alla componente atmosfera e rumore deve esser integrata come evidenziato altrove nel presente parere.
- Nell’ambito delle opere di sistemazione a verde della centrale dovrebbe essere considerata l’ipotesi di una riqualificazione delle sponde del Cesano e della vegetazione ripariale di concerto con le competenti Agenzie Regionali.
14) Per quanto riguarda la componente paesaggio è stato valutato che:
- si ritiene necessario approfondire gli elementi architettonici che permetterebbero di superare attenuare la percettività visiva del manufatto della centrale;
- per quanto riguarda il mancato rispetto del vincolo contenuto dell’art.142 D.Lgs L.42/04, ex L.431/85, si ritiene necessario valutare alternative progettuali che permettano il rispetto della fascia di tutela fluviale di 150 per lato del Fiume Cesano all’interno del quale ricade, in parte la centrale a progetto. In caso vi fossero impedimenti oggettivi che ostacolino il rispetto del citato vincolo individuare opportune misure di mitigazione;
- per quanto riguarda l’elettrodotto si ritiene che, al fine di poter valutare l’impatto derivante dalla realizzazione dell’opera, all’interno dello studio delle alternative progettuali e di tracciato, sia necessario approfondire la possibilità di utilizzare sostegni a minore impatto paesaggistico e di realizzare l’elettrodotto, o parte dello stesso, in cavo interrato nonché predisporre foto inserimenti che mettano a confronto le alternative progettuali e di tracciato di cui al punto precedente;
- per quanto riguarda la valutazione dell’impatto paesaggistico derivante dalla realizzazione dell’elettrodotto occorre:
- predisporre una tavola di intervisibilità che tenga conto dell’olografia del terreno lungo tutta la linea in progetto, senza limitare l’analisi ai centri abitati, alle principali arterie ed alle aree maggiormente frequentate per le attività ludiche e turistiche, ai tratti di maggiore visibilità ed ai punti panoramici, ma considerando anche punti scarsamente frequentati quali strade poderali,boschi con vegetazione folta, coste e vallate impervie:
- predisporre una tavola tematica che consenta una valutazione complessiva del territorio interessato in termini di importanza del punto di osservazione (con riferimento alla frequentazione e al motivo della frequentazione) e di importanza del territorio circostante la linea (di tipo naturalistico, storico, architettonico, etc.);
- predisporre una tavola di sintesi delle due precedenti che consenta una valutazione complessiva del tracciato scelto e l’individuazione dei punti critici, per i quali sono necessari eventuali mitigazioni. Le scelte dei punti di vista sui quali effettuare le foto simulazioni deve tener conto dei risultati di tale analisi;
- produrre foto inserimenti a partire da fotografie di maggiore risoluzione rispetto a quelli degli elaborati presentati che risultano scarsamente leggibili.
15) Per quanto riguarda i beni archeologici e culturali è stato valutato che:
- alla luce delle potenziali criticità dovute alla realizzazione della centrale e delle opere connesse, con particolare riferimento al metanodotto e alla stazione di misura, occorre condurre un approfondimento sul rischio archeologico concernente la realizzazione della centrale delle opere connesse e dell’elettrodotto e realizzare un’indagine di superficie dell’area in esame, inclusa la stazione di misura del metanodotto, con l’ausilio di un archeologo, di concerto con la competente Soprintendenza, al fine di verificare potenziali interferenze con aree di interesse archeologico.
La Commissione Tecnica di VIA/VAS conclude:
Valutato infine che:
- lo studio presentato risulta particolarmente carente nella caratterizzazione di varie componenti ambientali, tra cui atmosfera, ambiente acustico, valutazione degli impatti sul paesaggio;
- in particolare, per quanto riguarda la caratterizzazione della componente atmosfera, è necessario fornire una integrazione di tale caratterizzazione con dati sperimentali derivanti da apposite campagne realizzate almeno durante i periodi estivo ed invernale di concerto con ARPAM;
- a seguito delle modifiche progettuali di cui alla nota di Terna prot. TE/P20090016690 del 14.12.2009 acquisita al prot. CTVA-2010-000363 del 5.02.2010 sarà necessaria una nuova pubblicazione dello studio di impatto ambientale e degli elaborati connessi;
- le tempistiche necessarie per l’espletamento delle attività di cui sopra non sono compatibili con i tempi procedimentali previsti dal d.lgs.152/2006 e s.m.i..
Considerato inoltre che:
- con nota prot. TE/P20090016690 del 14.12.2009. TERNA S.p.a. ha richiesto, nel termine di 120 giorni dalla presentazione della domanda, integrazioni mai prodotte dalla proponente Edison. S.p.a.:
- con nota prot.16402 del 14.12.2009 la Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici delle Marche ha richiesto, nel termine di 120 giorni dalla presentazione della domanda, la relazione paesaggistica ai sensi dell’art.3 del DPCM 12.12.2005;
- con nota prot. DG/PBAAC/34.19.04/5538.del 18.02.2010. il Ministero per i beni e le attività culturali ha richiesto, oltre il termine di 120 giorni dalla presentazione della domanda, l’invio della relazione paesaggistica ai sensi dell’art.3 del DPCM 12.12.2005, ( già richiesta dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici delle Marche con nota Prot.16402 del 14.12.2009) e, ai sensi del D.Lvo 12.04.2006 n.163, la “Verifica preventiva dell’interesse archeologico in sede di progetto preliminare” in attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE, integrazioni mai prodotte dalla proponente Edison. S.p.a.;
- secondo la disciplina vigente, qualora il progetto e lo S.I.A. risultino carenti dei riferimenti fondamentali ed essenziali all’esito dell’istruttoria finale, l’Autorità procedente deve disporre il rigetto della domanda, risultando ogni altro provvedimento arbitrario e contrario ai principi dell’ordinamento;
- a norma dell’art. 25, comma 3, del D.Lgs 152/2006, infatti, la “pronuncia interlocutoria negativa” può essere rappresentata esclusivamente dalla richiesta di integrazione progettuale formulata dall’autorità procedente entro 120 giorni dalla presentazione dell’istanza: “3. L’autorità competente può richiedere al proponente entro centoventi giorni dalla presentazione di cui all’articolo 23, comma 1, in un’unica soluzione, integrazioni alla documentazione presentata, con l’indicazione di un termine per la risposta che non può superare i sessanta giorni, prorogabili, su istanza del proponente, per un massimo di ulteriori sessanta giorni. Nel caso in cui il proponente non ottemperi alle richieste di integrazioni o ritiri la domanda, non si procede all’ulteriore corso della valutazione. L’interruzione della procedura ha effetto di pronuncia interlocutoria negativa”;
- al contrario, con decreto direttoriale n. DVA-DEC-2010-0000491 del 4.08.2010, nonostante sia ampiamente trascorso il termine di 120 giorni fissato, il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare ha formulato una ulteriore richiesta di integrazione, senza nemmeno assegnare il termine di 60 giorni per provvedervi, avente l’effetto di procrastinare i tempi del procedimento e di evitare, ad esclusivo ed ingiusto vantaggio della proponente Edison S.p.a., che il progetto presentato, lacunoso e carente sotto molteplici aspetti, fosse respinto;
- il decreto direttoriale n. DVA-DEC-2010-0000491 del 4.08.2010 emesso dal MATTM è, pertanto, un mero espediente per dilazionare i tempi del procedimento al fine di consentire al proponente di redigere, a tutti gli effetti, un progetto diverso, quale scaturirà inevitabilmente a seguito delle prescrizioni ed indicazioni del parere emesso dalla Commissione Tecnica di VIA/VAS. Tanto si evince anche da quanto asserito nel parere della Commissione Tecnica di VIA/VAS là dove si rinviene ; “a seguito delle modifiche progettuali di cui alla nota TERNA prot. TE/P200090016690 DEL 14/12/2009 acquisita al prot.. ctva-2010-0000363 del 5.02.2010 sarà necessaria una nuova pubblicazione dello studio di impatto ambientale e degli elaborati connessi”;
- peraltro non risulta essere mai stata adempiuta da parte della proponente EDISON S.p.A. la richiesta rivolta via fax in data 14.12.2009 dal Ministero per i beni e le attività culturali Direzione per il paesaggio, le belle arti l’architettura e l’arte contemporanea a firma del Dirigente del servizio IV di deposito della relazione paesaggistica e degli elaborati progettuali ai fini della prevenzione del rischio archeologico .
- Il compito dell’ARPAM è quello di fornire supporto tecnico scientifico per le istruttorie di Valutazioni di Impatto Ambientale tenute dalla Regione e dalle Province e non certo quello di contribuire alla redazione di un SIA da parte di privati. Che un eventuale diverso orientamento, come pure la manifestata disponibilità al rilascio di un parere preventivo, in fase progettuale e di redazione del SIA, non è previsto fra i compiti dell’ARPAM e potrebbe essere in conflitto con il ruolo sopra dichiarato, pregiudicando l’indipendenza e l’autonomia dell’Agenzia nell’espressione dei pareri di propria competenza sul progetto;
- l’incertezza dei tempi di conclusione del procedimento, di fatto, comporta un danno per i cittadini e le amministrazioni, anche in termini di investimenti economici, per l’impossibilità di effettuare le necessarie programmazioni;
- la pendenza del procedimento di autorizzazione della centrale in oggetto, è motivo di grave preoccupazione per gli investitori, sia locali che extraterritoriali, con conseguente stagnazione del mercato immobiliare e delle connesse attività economiche, che va ad aggravare la crisi del settore e a pregiudicare l’economia generale del territorio;
- la presentazione del progetto ha comportato una diminuzione dei valori del mercato conseguenti alla cessata attrattiva da parte degli investitori stranieri alla ricerca di luoghi di residenza ameni e con caratteristiche ambientali di alto pregio, quali quelle offerte dalla zona interessata, oltre che delle attrattive turistiche sempre legate alle peculiarità dell’ambiente e dei territori;
Ritenuto che:
è principio generale dell’ordinamento che ogni procedimento debba essere concluso con un provvedimento di contenuto tipico;
è principio generale dell’ordinamento che i termini previsti per il procedimento di VIA siano termini perentori;
è altresì principio generale dell’ordinamento che qualunque procedimento non possa essere sospeso sine die specie se sia improntato ai principi di concentrazione e di celerità come quelli in materia di produzione di energia;
Ribaditi la richiamata D.G.R. 391 del 16.12.2009, il decreto del Dirigente della posizione di funzione valutazioni ed autorizzazioni ambientali n.22/VAA-08P del 19.02.2010, da aversi qui entrambi trascritti quale parte integrante e sostanziale del presente atto;
Richiamate, condivise e fatte proprie, da parte di questa Amministrazione, le diffide patrimoniali in termini anche di qualità della vita e di salute, pervenute da parte dei cittadini residenti;
Impegna la Giunta regionale
a formulare gli atti amministrativi necessari da inviare al Ministero dello sviluppo economico, affinché si determini l’immediata conclusione del procedimento sospeso, sine die, con decreto direttoriale del MATTM n. DVA-DEC-2010-0000491 del 4 agosto 2010, assumendo quest’ultimo il carattere di giudizio negativo di compatibilità ambientale.”.

Ha la parola il Consigliere D’Anna.

Giancarlo D’ANNA. Come già anticipato dal collega Bugaro sicuramente è molto importante la presentazione di queste due mozioni perché ribadisce quanto avevamo già votato nella scorsa legislatura, ma al di là del giudizio di oggi o del passato dell’Assemblea legislativa, la cosa più importante è che su questa visione c’è una condivisione da parte del territorio. Una volta tanto riusciamo ad entrare in sintonia con le situazioni che ci vengono riportate dal territorio, quindi ritengo doveroso un impegno della Giunta regionale ma poi bisogna anche fare in modo che questo impegno venga portato a termine affinché si possa chiudere definitivamente questo capitolo.
Allo stesso tempo, mi riallaccio al discorso fatto dai colleghi, bisogna fare molta attenzione all’ubicazione dei vari impianti. Nelle scorse settimane abbiamo parlato del fotovoltaico, ma, ahimè, tristemente in questi giorni ho avuto modo di verificare che ci sono delle zone che sono state completamente massacrate con impianti di grossa portata, in punti che dal punto di vista turistico paesaggistico erano molto qualificanti per il nostro territorio.
Penso sia giunta l’ora di trovare il tempo per individuare sul nostro territorio se e dove possono essere insediati impianti di produzione di energia di qualsiasi tipo, altrimenti corriamo il rischio di rincorrerci con delle mozioni ma nel frattempo ci ritroviamo con una parte del nostro paesaggio penalizzato.
Su questo voglio fare un richiamo alla trasmissione Report dei alcuni giorni fa, ricordo che due anni e mezzo fa presentai una mozione relativamente alla questione delle delocalizzazioni, mi auguro che quello che è accaduto in Puglia o che sta accadendo in altre parti del nostro territorio nazionale non succeda anche nelle Marche. Se abbiamo intenzione di dare la possibilità di produzione di energie che siano alternative o meno sul nostro territorio valutiamo una volta per tutte quali sono le zone che possono essere indicate per fare un certo tipo di intervento.
Quindi siamo favorevolissimi alle due mozioni, peraltro il fatto che vengano unificate risolve anche una questione della votazione. A nome del Gruppo dichiaro il nostro voto favorevole.

Presidenza del Vicepresidente
Giacomo Bugaro

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Binci.

Massimo BINCI. Intervengo per dire che siccome non avevo avuto modo di firmare le mozioni, di cui ringrazio i presentatori, ora ho firmato la proposta di risoluzione congiunta.
La questione della centrale richiesta su Corinaldo, come per le centrali di Falconara e di San Severino, è in contrasto completo con il Pear che non prevede grosse centrali di questo tipo. Il nostro piano energetico punta sulle energie rinnovabili, sul risparmio energetico e per quanto riguarda l’uso di fonti fossili su piccole centrali di cogenerazione di dimensioni certamente molto inferiori, e poi eventualmente legate alle zone industriali e ai distretti industriali.
In questo caso è una pura trasformazione che disperde tutta la parte termica, contrario al nostro Pear, realizzata in una zona senz’altro di valore sia turistico che agricolo. Mi sento però di dissentire dal collega Bugaro. Nel senso che non ci sono zone vocate a supportare il peso delle emissioni di queste centrali, perché il problema di queste centrali è la concentrazione delle emissioni e il peso da un punto di vista della qualità dell’aria e del microclima.
Affermare che dove ci sono insediamenti produttivi questo è possibile condanna le zone che già fanno un sacrificio per tutto il territorio regionale. Ad esempio nella realtà di Falconara c’è già una raffineria, c’è già un aeroporto, c’è un nodo infrastrutturale molto potente, eppure è una città bellissima sul mare che potrebbe benissimo, se non avesse questi insediamenti, essere vocata per il turismo. E non è che il fatto che ci siano già insediamenti industriali la rende vocata anche a per centrali di questo tipo e quindi essere condannata ad una qualità dell’aria sempre peggiore.
Ricordo che anche in città con insediamenti produttivi ci sono cittadini che lì vivono e lavorano . Quindi il lavoro di questa Assemblea, di questa Giunta regionale e della politica deve essere volto a rendere vivibile la vita dei cittadini verificandone appunto la qualità della vita e gli aspetti sanitari.
Allora dobbiamo, secondo me, iniziare questo percorso anche per la richiesta della Raffineria Api, cioè dobbiamo interrompere, visto che rispetto alla realizzazione delle centrali a turbogas a Falconara c’è una contrarietà espressa sia dalla Giunta che dall’Assemblea legislativa, il procedimento con una posizione unitaria e anticipata della Regione Marche, come giustamente si richiede per Corinaldo.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Latini.

Dino LATINI. Il mio è un voto favorevole assolutamente incondizionato. Riguardo alle energie rinnovabili sono d’accordo con il Consigliere Bugaro sulla necessità di trovare delle soluzioni per dare una svolta al fabbisogno energetico della nostra regione, ma per le modalità con le quali questo impianto ha impattato sul territorio. Sul quale bisogna ammettere che ci sono state anche delle incertezze da parte degli enti territoriali, in particolar modo la Zipa, rileggendo gli atti, che non è stata a mio avviso così decisa inizialmente a indicare quali sono i volumi impattanti dei megawatt e della collocazione dell’impianto.
Faccio un plauso ai presentatori delle due mozioni perché hanno raccolto quanto scaturito dalla serata della sottoscrizione dei Sindaci tesa a non far realizzare la centrale, hanno portato l’ultima istanza sollevata durante quella serata che chiedeva la Regione si facesse promotrice di un impegno rivolto al Ministero dell’ambiente.
Questo è dunque il testo che dovremo inoltrare al Ministero senza più tentennamenti. Ovviamente le procedure possono essere ancora una volta valutate con quel parere interlocutorio che dà un senso di dubbio di derivazione nazionale e che non lascia ancora la certezza che la centrale su quel territorio non si faccia.
Ultima annotazione. Si è parlato, lo abbiamo letto sui mezzi di informazione, della possibilità di trasformare parte del territorio interessato con altre produzioni di energie rinnovabili, a cominciare dal fotovoltaico. Questo è un discorso, un ragionamento che gli enti locali, in primis Corinaldo, dovranno fare con le forze interessate, ma che toglie comunque lo spauracchio di una così paurosa centrale che in qualche modo poteva essere calata dall’alto.

PRESIDENTE. Se non ci sono altri interventi passiamo alla votazione della proposta di risoluzione.

(L’Assemblea legislativa approva)

La seduta è tolta.

La seduta termina alle ore 15,40









 

 
 
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