Resoconto della seduta n.26 del 30/06/2026
SEDUTA N. 26 DEL 30 GIUGNO 2026

La seduta inizia alle ore 11:10

Presidenza del Presidente
Gianluca Pasqui

PRESIDENTE Buongiorno a tutti. Dichiaro aperta la seduta dell’Assemblea legislativa regionale n 26 del 30 giugno 2026. Do per letti i processi verbali delle sedute nn. 24 e 25 rispettivamente del 16 e del 23 giugno 2026, i quali, ove non vi siano opposizioni, si intendono approvati ai sensi del comma 4 dell'articolo 53 del Regolamento interno. Richiamo, inoltre, ai sensi del comma 5 dello stesso articolo, l’attenzione dei Consiglieri sulle comunicazioni distribuite, con cui porto a conoscenza dell’Assemblea quanto espressamente previsto dal Regolamento intero.
Hanno chiesto congedo l'Assessore Enrico Rossi ed i Consiglieri Ruggeri e Mastrovincenzo.

Commemorazione Adriano Ciaffi

Prima di procedere con i lavori della seduta, desidero rivolgere, a nome dell'intera Assemblea legislativa delle Marche, un pensiero di profondo cordoglio per la scomparsa di Adriano Ciaffi. Con lui viene meno una figura importante della storia istituzionale, politica e democratica della nostra Regione e del nostro Paese.
Adriano Ciaffi è stato Presidente della Regione Marche in una fase particolarmente significativa della vita delle istituzioni regionali, negli anni in cui le Regioni stavano consolidando il proprio ruolo e la propria funzione all'interno dell'ordinamento repubblicano.
Il suo impegno pubblico ha attraversato stagioni diverse e responsabilità di grande rilievo, dall'esperienza regionale a quella parlamentare, fino agli incarichi di Governo e al lavoro svolto sui temi delle autonomie locali, delle istituzioni e della partecipazione democratica.
È doveroso, oggi, ricordare non soltanto l'uomo politico, ma anche il servitore delle istituzioni, protagonista di una stagione nella quale il confronto, pur nella diversità delle posizioni, era animato da un profondo senso dello Stato e da una forte consapevolezza del valore della rappresentanza.
La storia della Regione Marche conserva il segno del suo contributo, del suo lavoro e della sua presenza nelle istituzioni. A lui va oggi il rispetto di quest'Assemblea.
Alla sua famiglia, ai suoi cari e a quanti lo hanno conosciuto e stimato giungano le nostre più sentite condoglianze.
Invito l'Aula ad osservare un minuto di raccoglimento in sua memoria.

(L’Assemblea legislativa regionale osserva un minuto di silenzio)

Consentitemi, inoltre, di rivolgere, anche a nome del Consiglio regionale, un pensiero di auguri all'Assessore Giacomo Bugaro, che oggi festeggia il suo compleanno.
All'Assessore Bugaro rivolgo, dunque, i più sinceri auguri di buon compleanno, con l'auspicio che questa giornata possa essere accompagnata dall'affetto della famiglia, degli amici, dei colleghi e di tutti coloro che ne apprezzano il lavoro e la dedizione.
Buon compleanno, Assessore.

Interrogazione n. 188
a iniziativa dei Consiglieri Vitri, Mancinelli, Catena, Cesetti, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini
“Posti letto di senologia all’Ospedale di Fano a seguito sulle dichiarazioni dell’Assessore regionale alla salute”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 188 dei Consiglieri Vitri, Mancinelli, Catena, Cesetti, Mangialardi, Mastrovincenzo e Piergallini.
Ha la parola per la risposta l'Assessore Calcinaro.

Paolo CALCINARO. Grazie, Presidente. Leggo quanto pervenuto dall'AST di Pesaro Urbino relativamente alla interrogazione.
In riferimento all'interrogazione marginata in oggetto si rappresenta e comunica quanto segue.
A seguito dello spostamento dei 20 posti letto di gastroenterologia dall'ospedale di Fano a quello di Pesaro, gli stessi sono stati occupati dall'ortopedia traumatologica per 12 posti e dalla senologia per 8 posti. Gli 8 posti di senologia sono nuovi e autonomi rispetto al passato, in quanto prima della loro realizzazione i pazienti della senologia venivano appoggiati presso il reparto di otorino, occupando in media 2 posti, che ora, invece, tornano al reparto di otorino. Non si è trattato di uno spostamento, ma di una vera e propria nuova realizzazione di ulteriori posti letto dedicati alla senologia. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola per dichiararsi soddisfatta o meno la Consigliera Vitri.

Micaela VITRI. Grazie, Presidente. Esattamente quello che avevo già detto anch'io, che avevano già detto altri rappresentanti della città di Fano e che l’Assessore ci ha confermato.
Il reparto è stato semplicemente trasferito in un'ala più adeguata dell'ospedale Santa Croce di Fano, ma non sono aumentati i posti letto. Lei ha ricapitolato in modo perfetto: 8 posti letto c'erano di senologia., 8 posti ci sono adesso. Ci ha detto che erano 8 e che attualmente sono 8, al posto dell’otorino… lei ha detto otorinolaringoiatria. Sì, si sono semplicemente allargati, ma i posti sono quelli. Io so che erano 8 e adesso risultano essere 8. Quello che ha detto poco fa mi pare confermare…, è semplicemente un trasferimento, magari mi darà la risposta scritta.

(intervento microfono)

Micaela VITRI. Dicevo, Assessore, se può darmi la risposta scritta, perché da quello che ho capito, mentre leggeva la sua risposta, è che c'è stato un semplice trasferimento dei reparti, giustissimo. Senologia ora occupa gli spazi dell'otorinolaringoiatria. Ci sono 12 posti trasferiti in gastroenterologia a Pesaro. Benissimo, però non mi sembrano aumentati i posti letto. L'anno scorso ce n'erano 8 e adesso ce ne sono 8 di senologia.
Mi corregga se sbaglio, e mi fa piacere, ma mi pare che lei abbia detto quello che ho appena riferito. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola, per fatto personale, l'Assessore Calcinaro.

Paolo CALCINARO. Grazie, Presidente. Il fatto personale è che mi vengono messe in bocca parole che non ho pronunciato. Cerco di chiarire, Consigliera Vitri. Tra l'altro ci sono stato anche per verificare.
I 20 posti di gastroenterologia sono così occupati: 12 posti di ortopedia e 8 posti di senologia. In precedenza la senologia occupava 2 posti che tornano all’otorinolaringoiatria, scritto nero su bianco dalla AST stessa.
Non ci sono 8 posti che si spostano da una parte a un'altra, ma ci sono 8 posti che, se vogliamo dire, prendono il posto dei 2 appoggi. Quindi, otorinolaringoiatria conquista i posti in più che prima erano occupati dagli appoggi. Questo è il quadro generale. Grazie.

Interrogazione n. 245
a iniziativa dei Consiglieri Cesetti, Mancinelli, Catena, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini, Vitri
“Mancato rinnovo dei Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS) della AST di Fermo”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 245 dei Consiglieri Cesetti, Mancinelli, Catena, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini, Vitri .
Ha la parola, per la risposta, l'Assessore Calcinaro.

Paolo CALCINARO. Grazie, Presidente. Vado a leggere quanto arriva dall'AST di Fermo.
Con nota del 18 novembre 2025 il coordinatore RSU inviava la comunicazione dei nominativi delle RR.LL.S area comparto, di quattro sigle sindacali, specificando che la sigla UIL FPL avrebbe comunicato successivamente i nominativi designati come RR.LL.SS alla Direzione generale e al servizio personale.
In sede di ultima riunione periodica, ex articolo 35 del decreto legislativo 81 del 2008, tenutasi in data 16 dicembre2025, il RSPP ricordava che l'Azienda era in attesa di ricevere alcuni nuovi ulteriori nominativi rispetti a quelli proposti all’RSU.
Allo stato attuale il SPPA non ha ricevuto comunicazioni in merito.
L'articolo 3 del Protocollo d’intesa sulla modalità di designazione dei rappresentanti dei lavoratori di sicurezza (RLS) e modalità di espletamento delle funzioni ad essi attribuite - recepito con determina n. 986 del 2021 - prevede che la RLS così costituita abbia mandato triennale, i componenti risultano designabili nuovamente e restano comunque in carica sino all'insediamento dei nuovi rappresentanti.
Pertanto, si precisa che, salvo dimissioni non pervenute al SPPA, in AST risultano attualmente in carica 7 RRLS, di cui 4 afferenti al comparto e 3 alla dirigenza. Gli stessi esercitano le relative funzioni, partecipando alle attività in materia di salute e sicurezza in qualità di RLS. I nominativi nel comparto sono …, vabbè, possiamo anche ometterli, però sono 4 di comparto e 3 di dirigenza, più un supplente con tutti i nominativi qui presenti. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Cesetti.

Fabrizio CESETTI. Grazie, Presidente. Assessore Calcinaro, il limite della risposta, di cui l'Assessore non porta alcuna responsabilità, è proprio la lettura, ogni volta, di quello che scrivono le Aziende sanitarie territoriali; nel caso di specie, quella di Fermo, che scrive in ordine alle responsabilità che le vengono addebitate. E allora mi aspetto, Assessore, per il futuro, siccome all'Assessore Calcinaro non mancano l'intelligenza, la furbizia e neanche la passione politica, che vengano date risposte politiche a interrogazioni che sono atti politici.
Nel caso di specie, noi chiediamo perché sia mancato il rinnovo dei Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza nell'AST di Fermo il 5 maggio 2026. Oggi ci dice l'Assessore che non sono stati ancora rinnovati e che ci sono ancora quelli precedenti, nominati nel 2022. Pare possibile una cosa del genere, considerati i compiti che essi devono espletare?
L'articolo 50 del D.Lgs. 81 attribuisce, infatti, fondamentali compiti e responsabilità ai Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza e, addirittura, ne cristallizza l'indipendenza e l'autonomia funzionale rispetto alle prerogative del datore di lavoro, che nel caso di specie è l'AST.
E’ possibile che ci siano ancora i precedenti, dopo quello che è successo a Fermo, quando noi abbiamo denunciato, il 3 aprile 2025, il crollo di una porzione di controsoffitto presso il Dipartimento di prevenzione? Badate bene: la struttura dell'Azienda sanitaria territoriale è preposta all'organizzazione e alla promozione della tutela della salute della popolazione e al miglioramento della qualità della vita, attraverso azioni tendenti…, eccetera eccetera, come previsto dall'articolo 34 della legge n. 19 del 2022, che abbiamo approvato in quest'Aula.
Al Dipartimento preposto alla garanzia della sicurezza dei lavoratori e degli ambienti di lavoro crolla il soffitto in testa, senza che nessuno abbia detto niente, nonostante la CISL avesse segnalato, addirittura con un esposto alla Procura della Repubblica, che ovviamente tace – però noi non ci occupiamo di questo – il pericolo di quel crollo.
Ma allora, è possibile che, dopo tutto questo, ci si risponda oggi che non sono stati ancora rinnovati i Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza? Ma che cosa fa il Direttore generale dell'AST di Fermo? La politica vuole intervenire oppure lo lasciamo lì, mentre perpetra reiterate omissioni rispetto ai propri doveri? Grazie.

Interrogazione n. 313
a iniziativa del Consigliere G. Rossi
“Criticità nella gestione e nel riciclo dei rifiuti di imballaggi in plastica nelle Marche e rischio di interruzione del servizio di raccolta differenziata”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 313 del Consigliere Rossi.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Consoli.

Tiziano CONSOLI. Grazie, Presidente. Con l'interrogazione in oggetto, il Consigliere Giacomo Rossi, in relazione alla nota con la quale Marche Multiservizi ha recentemente informato i Comuni serviti, la Prefettura, la Regione Marche, l'ATA e gli altri enti competenti circa le crescenti difficoltà nella gestione dei rifiuti di plastica provenienti dalla raccolta differenziata, interroga il Presidente della Giunta regionale per sapere quali misure, nell'ambito delle proprie competenze, intenda adottare per garantire la continuità del servizio di raccolta della plastica e se la suddetta criticità riguardi solo la provincia di Pesaro e Urbino o stia interessando anche altre province.
A riguardo, acquisito il contributo del settore e della direzione competenti, si rappresenta quanto segue.
Per assolvere gli obblighi connessi con i principi di responsabilità estesa del produttore, ai sensi del decreto legislativo n. 152 del 2006, le aziende che producono imballaggi in plastica si sono consorziate al COREPLA. Il sistema COREPLA è il meccanismo nazionale che gestisce la raccolta, il riciclo e il recupero degli imballaggi in plastica in Italia.
All'interno del sistema CONAI, COREPLA è un consorzio senza scopo di lucro, finanziato principalmente dal contributo ambientale CONAI pagato dalle suddette aziende che immettono imballaggi sul mercato.
In estrema sintesi, le aziende finanziano il sistema con il contributo CONAI; i cittadini effettuano la raccolta differenziata, separando, tra le varie frazioni, anche quella della plastica; i Comuni e le Autorità d'ambito organizzano e svolgono il servizio di raccolta e trasporto; COREPLA ritira la plastica dai gestori, la seleziona e la invia a recupero.
Non esiste un rapporto diretto tra Regione e COREPLA, ma il rapporto è tenuto dalle ATA Rifiuti e dai gestori nell'ambito del ciclo di gestione dei rifiuti.
In data 29 giugno 2026 si è tenuto un tavolo tra le Regioni, l'ANCI e COREPLA, organizzato dal CAES (Commissione Ambiente, Energia e Sostenibilità), nel corso del quale COREPLA ha rappresentato le difficoltà a svolgere il corretto adempimento degli obblighi di responsabilità estesa del produttore.
Tale problema è legato alla non sufficiente domanda della materia prima-seconda, risultante dal recupero della plastica, per la realizzazione di nuovi prodotti. COREPLA ha già aperto tavoli di confronto con diverse Regioni maggiormente interessate dalle criticità. Sono state evidenziate particolari problematiche in Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Piemonte e Puglia, ma la Regione Marche non è, al momento, annoverata tra le realtà più critiche.
Si è condiviso di mantenere aperto un tavolo di confronto per ricercare congiuntamente soluzioni, laddove necessarie. Pertanto, la Regione Marche parteciperà attivamente al tavolo, fornendo il proprio contributo e ricercando congiuntamente con COREPLA, ove necessario, le soluzioni opportune per far fronte ai problemi che dovessero insorgere.
Per quanto concerne gli altri ambiti territoriali, al momento non risultano segnalazioni. Non saprei, quindi, se Marche Multiservizi, essendo correlata a Hera, riferisca una criticità indiretta corrispondente a quella sollevata in Emilia-Romagna.
Allo stato attuale, la Regione Marche non presenta condizioni di criticità nel recupero della plastica, se non quelle segnalate da Marche Multiservizi nella provincia di Pesaro e Urbino.
Ad ogni modo, verranno valutate tutte le ipotesi insieme a COREPLA nazionale e al CAES (Commissione Ambiente, Energia e Sostenibilità), laddove naturalmente si possano individuare soluzioni da concertare con le altre Regioni, al fine di fare sintesi anche a livello territoriale e risolvere la questione sollevata. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere G. Rossi.

Giacomo ROSSI. Grazie, Presidente. Grazie, Assessore. Sarò telegrafico, grazie per l'informativa che ci ha riportato, riferendo che la criticità fortunatamente è relativa solo alla provincia di Pesaro Urbino. Bene il tavolo di confronto tra COREPLA e Anci - ci ha dato anche questa ulteriore informazione – che speriamo segua la questione perché riguarda imprese e cittadini e ci sta a cuore.
Assessore, grazie dell'informativa, ci tenga informati sugli sviluppi. Avremo poi anche un'interlocuzione personale sulla questione perché credo che sia importante monitorare la situazione. Grazie.

Interrogazione n. 314
a iniziativa dei Consiglieri Catena, Mastrovincenzo, Mancinelli, Cesetti, Mangialardi, Piergallini, Vitri
“Ritardi nell'individuazione della nuova discarica provinciale dell'ATA 3 Macerata, modifica dei criteri di valutazione dei siti e conseguenti ricadute economiche sui cittadini”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 314 dei Consiglieri Catena, Mastrovincenzo, Mancinelli, Cesetti, Mangialardi, Piergallini, Vitri.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Consoli.

Tiziano CONSOLI. Grazie, Presidente. La Regione Marche, attraverso il Piano regionale di gestione dei rifiuti, fornisce gli indirizzi generali e strategici in tema di prevenzione, riciclo, recupero e smaltimento dei rifiuti, costituendo il principale strumento di indirizzo e programmazione del territorio.
Tali indirizzi strategici sono stati successivamente recepiti e tradotti su scala locale attraverso i singoli Piani d'ambito. In questo contesto, l'Autorità d'Ambito di Macerata, ovvero l'ATA 3, ha previsto nel proprio Piano il percorso per l'individuazione del sito idoneo alla realizzazione della nuova discarica a servizio del territorio provinciale.
Si precisa che la Regione Marche non è stata coinvolta, né per legge doveva esserlo, nelle specifiche fasi di questo percorso locale, gestito in totale ed esclusiva autonomia dall'ATA 3.
Attesi i complessi aspetti procedimentali e la delicatezza della materia, le strutture regionali competenti hanno tempestivamente avviato un'azione di controllo rigorosa, chiedendo all'ATA 3 puntuali chiarimenti volti a verificare sia il rispetto della tempistica sia la correttezza procedurale dell'iter. Ad oggi, l'ATA 3 non ha ancora fornito il necessario riscontro a tali richieste.
Sotto il profilo tecnico-strategico, l'ATA 3 ha facoltà di introdurre, in una fase successiva, ulteriori parametri di valutazione rispetto a quelli scientifici. L'attribuzione di un peso pari al 40% a tale tipologia di criteri configura una scelta metodologica la cui responsabilità ricade interamente sull'Assemblea dell'ATA 3, che naturalmente è sovrana nel determinare la pesatura e l'individuazione dei criteri.
In merito ai rilievi sulle ricadute tariffarie, si evidenzia che la quantificazione analitica degli effetti economici derivanti dai ritardi nell'attuazione della pianificazione spetta ai piani economico-finanziari locali, in capo all'ATA 3. Tuttavia, la Regione Marche segue con estrema attenzione la tutela dei bilanci
È proprio per questo che, al fine di scongiurare ingiustificati gravami economici e garantire la certezza amministrativa, l'Amministrazione regionale sta monitorando con la massima attenzione, celerità e rigore la piena conformità degli adempimenti da parte dell'ATA 3.
Al fine di rassicurare la collettività sulla continuità gestionale, si evidenzia un elemento fortemente positivo. Il percorso fin qui svolto ha consentito l'avvio dell'ampliamento della discarica di Cingoli, che solo alcuni mesi fa pareva una chimera, e ciò garantirà la possibilità di ricevere rifiuti almeno fino al 2032.
Tale intervento strategico presidia e garantisce l'autosufficienza impiantistica della provincia di Macerata in un orizzonte temporale di almeno cinque anni, scongiurando crisi sistemiche nell'immediato.
In conclusione, la provincia di Macerata ha il preciso dovere di dotarsi di un proprio impianto di smaltimento definitivo, individuando quindi una discarica definitiva, oltre all'ampliamento di Cingoli, coerentemente con il Piano vigente e con il percorso individuato dall'ATA 3.
Per valutare compiutamente la correttezza complessiva dell'iter e definire eventuali prossime iniziative istituzionali, risulta imprescindibile ottenere dall'ATA 3 un riscontro puntuale e dettagliato alle note formulate dal settore regionale competente.
Viste le pregresse esperienze del settore, l'Amministrazione è consapevole che il rischio di contenzioso amministrativo sia difficilmente evitabile, motivo per cui la Regione continuerà a vigilare con il massimo rigore a tutela dei cittadini e della legalità procedurale.
Innanzitutto, c'è da prendere atto, con significativa soddisfazione, che l'individuazione di una graduatoria definitiva, seppur contestata, contestabile e/o oggetto di impugnazioni, dà luogo all'apertura della fase di ampliamento della discarica di Cingoli.
I venti siti individuati nella scrematura, attraverso la pesatura del 60% dei requisiti tecnici elaborati dall'Università Politecnica delle Marche, sono stati ritenuti idonei. Su tali venti siti, evidentemente, non sono state sollevate contestazioni in merito alla loro idoneità.
È chiaro che l'individuazione dei criteri aggiuntivi, con una pesatura del restante 40%, la cui discrezionalità tecnica è stata rimessa all'ATA, qualora sia in contrasto con elementi che potranno essere oggetto di contenzioso e di ricorso, potrebbe condurre, a seguito delle eventuali pronunce, a scelte ulteriori e diverse rispetto a quelle adottate dall'Assemblea dell'ATA 3.
Pertanto, attendiamo e monitoriamo l'evoluzione della situazione, cercando di ottenere le necessarie risposte da parte dell'ATA 3. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Catena.

Leonardo CATENA. Grazie, Presidente. Grazie, Assessore, per la risposta, che non considero soddisfacente, non tanto per me quanto per i cittadini di Montefano, di Pollenza e di Loro Piceno, in primo luogo, e di tutti i maceratesi che sperano nella trasparenza e nell'imparzialità delle istituzioni pubbliche.
Sono serviti tanti anni per individuare questa graduatoria, con scelte fatte, poi ritirate, ripensamenti e rinvii in prossimità delle scadenze elettorali, probabilmente per non creare dissenso politico. Ma un buon amministratore deve assumersi le proprie responsabilità anche quando le scelte comportano il rischio dell'impopolarità, anziché pensare, con un calcolo cinico, che sia meglio rinviare le decisioni piuttosto che contenere i costi della TARI, che nel frattempo sono schizzati alle stelle. Tanto poi i cittadini se ne accorgono, sì, ma faticano ad attribuire le precise responsabilità. Quindi, meglio un salasso per i cittadini che fare le scelte per le quali si è stati eletti e per le quali si riceve un'indennità.
Una discarica serve da almeno dieci anni, ma il problema è come si è arrivati alla scelta di questa discarica, attraverso un percorso vergognoso. In dieci anni, per questo iter amministrativo, sono stati spesi anni di lavoro, risorse pubbliche, consulenze e studi affidati all'Università Politecnica delle Marche, secondo criteri oggettivi approvati dalla stessa maggioranza di destra che guida l'ATA. Poi, però, la graduatoria è stata stravolta nei suoi criteri tecnici, con l'introduzione di criteri di carattere politico, modificando le regole alla fine della partita, quando la partita si era conclusa.
La stessa stampa locale ha fatto notare come l'introduzione di questi criteri abbia modificato profondamente la graduatoria elaborata dai tecnici e abbia provocato, giustamente, la reazione di Sindaci e amministratori, nonché l'annuncio di ricorsi amministrativi.
Nella graduatoria dei 22 siti elaborata dai tecnici, i siti nei Comuni guidati dal centro-sinistra erano posizionati al quarto, al nono, al quindicesimo e al diciottesimo posto. Dopo l'introduzione dei criteri politici, magicamente, sono diventati il primo, il secondo, il terzo e il quarto classificato.
Mi chiedo se non si provi vergogna a portare avanti decisioni di questo genere. Ma tutto questo produrrà ulteriori rinvii, ricorsi e ulteriori costi; costi che finiranno per gravare sui cittadini, con nuovi contenziosi, individuando aree non baricentriche, non economiche e di pregio paesaggistico, dove sono insediate attività economiche.
Ecco come la retorica dei borghi viene smentita da scelte che vanno a scaricare i rifiuti di tutta la provincia su un piccolo Comune, rifiuti che vengono prodotti anche dalle grandi città.
Non ho sentito, e mi dispiace molto, una parola di solidarietà da parte del Presidente della Regione Acquaroli, né da parte del Presidente della Provincia, quantomeno una parola di vicinanza nei confronti di queste comunità. Grazie.

Proposta di atto amministrativo n. 15
a iniziativa dell’Ufficio di Presidenza
“Rendiconto dell’Assemblea legislativa regionale per l’esercizio finanziario 2025”
(Discussione generale e votazione)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca proposta di atto amministrativo n. 15 dell’Ufficio di Presidenza.
La discussione generale è aperta, ha la parola il relatore Consigliere G. Rossi.

Giacomo ROSSI. Grazie, Presidente. Il decreto legislativo n. 118 del 2011 dispone che le Regioni assicurino l'autonomia contabile del Consiglio regionale nel rispetto della normativa vigente.
Con riferimento alla nostra Regione, la disposizione statutaria da applicare è l'articolo 18 dello Statuto, che riconosce piena autonomia funzionale, organizzativa e contabile all'Assemblea legislativa e prevede, altresì, che sia il bilancio dell'Assemblea a stabilire le risorse necessarie al funzionamento della stessa.
Sulla competenza per l'approvazione del rendiconto dell'Assemblea, il decreto legislativo n. 118 del 2011 stabilisce che la Presidenza del Consiglio regionale sottopone all'Assemblea legislativa il rendiconto del Consiglio regionale. L'Assemblea approva il rendiconto su proposta dell'Ufficio di Presidenza, previa acquisizione del parere della Conferenza dei Presidenti dei Gruppi assembleari.
La presente proposta di rendiconto è stata elaborata dopo l'avvenuto riaccertamento dei residui attivi e passivi al 31 dicembre 2025.
Secondo quanto previsto dal decreto legislativo n. 118/2011, sono stati predisposti i seguenti documenti:
1. l'Allegato 10, che espone le risultanze finanziarie dell'esercizio 2025;
2. il Conto economico-patrimoniale;
3. la Relazione sulla gestione, che illustra la gestione dell'Ente, i fatti di rilievo dell'esercizio 2025 e le informazioni utili a una migliore comprensione dei dati contabili e dei criteri di valutazione utilizzati.
Il risultato complessivo della gestione presenta un saldo positivo di euro 4.408.754,15, così composto:
• euro 692.585,98 di avanzo derivante dall'Ente e, più precisamente:
 AGCOM: euro 646.433,35;
 quote versate dai candidati per la partecipazione al concorso per poligrafico: euro 1.150,00;
• euro 221.880,30 di avanzo accantonato per le indennità di fine mandato dei Consiglieri regionali;
• euro 3.484.110,80 di avanzo libero derivante da economie e stanziamenti dei capitoli del bilancio di previsione 2025, residui insussistenti ed economie derivanti dal Fondo pluriennale vincolato.
L'Ufficio di Presidenza, con determinazione n. 163 del 29 aprile 2026, ha approvato la proposta di rendiconto per l'esercizio finanziario 2025 da sottoporre alla Conferenza dei Presidenti dei Gruppi assembleari per il parere di competenza. Nella riunione del 16 giugno 2026, la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi assembleari ha espresso parere favorevole. Il rendiconto è stato sottoposto anche al parere del Collegio dei Revisori dei conti, che ha espresso parere positivo con i verbali n. 7 del 3 giugno e n. 8 dell'11 giugno 2026. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Piergallini.

Enrico PIERGALLINI. Grazie, Presidente. Una breve riflessione sul bilancio, per fotografarne la situazione e magari dare qualche suggerimento.
Ebbene, il bilancio è comunque un bilancio in salute, perché è rispettato l'equilibrio di bilancio. Dimostra una gestione di cassa stabile e positiva, non presenta alcun indebitamento e registra anche un avanzo molto significativo.
Il Vicepresidente Rossi ha ricordato un avanzo di oltre 4 milioni di euro, di cui 3,4 milioni euro di avanzo libero.
Se andiamo ad analizzare la spesa corrente, emerge una percentuale molto incisiva della spesa per il personale, oltre 7,5 milioni di euro, mentre il resto, il grosso della spesa corrente, è costituito dalle spese di funzionamento. È la tipica struttura del bilancio di un ente amministrativo.
Un dato significativo è anche il confronto tra le spese correnti e le spese di investimento. Mentre le spese correnti superano i 24 milioni di euro, le spese di investimento, ovvero le spese in conto capitale, ammontano a circa 125 mila euro.
Se andiamo a vedere i dati del bilancio, si tratta di dati che dimostrano una gestione coerente, responsabile e prudente. Le positività del bilancio possono però essere viste, da un altro punto di vista, anche come criticità o, meglio, come elementi che possono offrirci qualche spunto di riflessione e aiutarci a programmare l'attività dell'Ufficio di Presidenza e dell'Assemblea per i prossimi anni.
Due sono gli aspetti sui quali mi concentrerò in questi cinque minuti: l'eccessivo avanzo di amministrazione, pari a 3,4 milioni di euro di avanzo libero, e la bassa quota destinata alle spese in conto capitale e agli investimenti.
Partiamo da queste ultime.
Per quanto riguarda le spese in conto capitale, l'Assemblea legislativa potrebbe aumentare gli investimenti, stante le possibilità disponibili, immaginando un vero e proprio Piano triennale degli investimenti, di cui, secondo me, avremmo bisogno.
Investimenti che si potrebbero concentrare sia sul miglioramento degli ambienti di lavoro, sia sul potenziamento digitale, ad esempio attraverso strumenti informatici portatili che, da quanto so, i dipendenti della Giunta già possiedono. Ciò renderebbe tutto più semplice per il lavoratore, che potrebbe anche gestire meglio il lavoro agile, destinato a diventare sempre più indispensabile alla luce delle emergenze climatiche in corso.
Andrebbe migliorata anche la sicurezza informatica e l'accessibilità dei nostri siti istituzionali.
Questo sarebbe un vero intervento di investimento per guardare al futuro e fare in modo che i nostri ambienti e quelli dei lavoratori dell'Assemblea legislativa siano pronti ad affrontare le sfide che verranno: l'emergenza climatica e, soprattutto, una maggiore dotazione strumentale a disposizione dei dipendenti.
Per quanto riguarda, invece, l'eccessivo avanzo di amministrazione, ritengo che nei prossimi anni sarà indispensabile aumentare la capacità di programmazione delle nostre spese.
So che l'avanzo è composto in maniera articolata, ma lascia comunque un ampio margine di riflessione e consente di immaginare alcune strategie.
La prima è aumentare la progettualità dell'Ufficio di Presidenza, anche in collaborazione con gli organismi di garanzia, che potrebbero concorrere alla realizzazione di progetti promossi dall'Ufficio di Presidenza stesso e condivisi con l'intera Assemblea legislativa. D'altronde, è proprio nell'Assemblea che la politica trova la propria sintesi e sceglie insieme ciò che fare.
Un'altra possibilità è quella di dotarsi, nel corso del tempo, di una clausola di riprogrammazione, cioè verificare, ad esempio in autunno, qual è l'andamento delle spese, per evitare la formazione di avanzi che, negli ultimi mesi dell'anno, non possono più essere impiegati. Si potrebbe quindi fare in modo che questa riprogrammazione sia praticabile negli ultimi quattro mesi dell'anno.
Un ulteriore investimento potrebbe riguardare una maggiore trasparenza del nostro bilancio nei confronti dei cittadini.
Alcune virtuose esperienze degli enti locali dimostrano come non sia soltanto compito dei bilanci pubblici essere corretti e precisi, ma anche comunicabili e comprensibili ai cittadini. Servirebbero quindi percorsi che rendano più leggibile il nostro bilancio e ne favoriscano la divulgazione al pubblico, oltre a iniziative di condivisione e partecipazione della cittadinanza regionale, sia sul bilancio dell'Assemblea sia su quello della Giunta.
Tutto ciò non potrebbe che giovare alla nostra attività politica e, soprattutto, dare l'idea che la politica continui a coinvolgere la cittadinanza anche dopo le elezioni.
Dunque, tre obiettivi: programmare meglio, spendere meglio, rendere il bilancio più leggibile e più trasparente.
Sono queste le attività che potremmo affrontare nei prossimi anni. Pertanto, pur a fronte di un giudizio complessivamente positivo sui conti del bilancio dell'Assemblea, e pur riconoscendo che vi sia ancora strada da fare, la nostra intenzione sarebbe, come abbiamo già fatto in Ufficio di Presidenza - e come illustreranno anche gli altri Consiglieri - quella di astenerci. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Marconi.

Luca MARCONI. Grazie, Presidente. Non ho esaminato nel dettaglio il risultato economico che viene sottoposto oggi a questo Consiglio perché mi fido pienamente del lavoro che sta svolgendo l'Ufficio di Presidenza.
Colgo però l'occasione per svolgere una riflessione su alcune iniziative realizzate dall'inizio di questa legislatura da parte dell'Ufficio di Presidenza, a partire dal Presidente e dagli altri componenti.
Desidero innanzitutto sottolineare l'ottima scelta compiuta relativamente alla concessione degli encomi, rispetto a un sistema che nel passato appariva piuttosto disorganizzato. Oggi gli encomi sono concentrati su quaranta persone, il numero storico dei Consiglieri regionali del 1970, al cui insediamento ho avuto l'onore di essere presente, attraverso una proposta che proviene dall'intero Consiglio oltre che dall'Ufficio di Presidenza.
La seconda cosa che voglio sottolineare positivamente riguarda la concessione dei contributi e dei patrocini della Regione. Prima dell'approvazione da parte dell'Ufficio di Presidenza, tali richieste vengono esaminate da una Commissione che cerca di valutarle nel modo più oggettivo possibile. Ritengo che questa procedura sia estremamente positiva.
Allo stesso modo considero positiva una maggiore rigidità, qui parlo degli ultimi vent'anni e non degli ultimi sei mesi, nella regolamentazione delle assenze. Mi riferisco a una questione che è arrivata anche fuori da quest'Aula: il fatto che le assenze dei Consiglieri regionali siano disciplinate in maniera più puntuale e oggettiva, ad esempio attraverso adeguate certificazioni.
Ci tenevo a dirlo, Presidente, non l'avevo mai fatto neppure in sede di Conferenza dei Capigruppo e colgo l'occasione per farlo oggi.
Considero tutti questi segnali positivi.
Mi permetto però di formulare anche una proposta, che ho già avanzato in Conferenza dei Capigruppo e che rappresenterebbe, a mio avviso, la classica ciliegina sulla torta: la riorganizzazione della legislazione regionale.
Capisco che il Segretario generale non abbia più trent'anni e magari non abbia voglia di caricarsi un ulteriore peso. Potremmo eventualmente utilizzare anche qualche risorsa economica per coinvolgere professionalità esterne. Ricordo che quando avanzai questa proposta in Conferenza dei Capigruppo, vi fu un consenso pressoché unanime.
L'idea è quella di riprendere in mano la legislazione regionale. In fondo non stiamo parlando di migliaia di leggi, ma di alcune centinaia, e cercare di riordinarle.
Spesso, infatti, una materia è disciplinata da una legge del 1985, successivamente modificata otto, nove, quindici o sedici volte, con continui rinvii ad altre norme. Tutto ciò rende oggettivamente incomprensibile la lettura della legge per un cittadino normale.
Questo scarto, questa distanza che negli anni abbiamo creato tra ciò che produciamo, cioè le leggi, e il cittadino, mi appare incomprensibile.
Una persona di modesta cultura o istruzione deve essere messa nelle condizioni di leggere una legge regionale senza dover ricorrere a un avvocato, a un ingegnere, a un geologo o a qualsiasi altro professionista. La legge deve essere chiara e leggibile.
Per questo rinnovo un appello che rivolgo ormai da diversi anni. Quest'opera potrebbe essere avviata in questa legislatura, che non ci vede particolarmente impegnati su altri fronti. La produzione legislativa, infatti, è oggettivamente diminuita perché vi sono poche norme da modificare. La prossima legge, che ho presentato io stesso, ne è un esempio.
Potremmo procedere a un riordino generale e, contestualmente, affidare la verifica finale alla Commissione per la valutazione delle leggi, quella che chiamiamo impropriamente V Commissione, naturalmente sulla base del lavoro preparatorio degli uffici e, se necessario, anche di consulenti esterni.
Abbiamo già avvocati incaricati di fornirci pareri sulle leggi; potrebbero essere coinvolti anche in questa attività. Credo che questa operazione potrebbe essere conclusa nell'arco di un anno e, poiché ho avanzato personalmente la proposta, qualora vi fosse necessità, mi metto a disposizione per collaborare in questa direzione. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Vitri.

Micaela VITRI. Grazie, Presidente. La proposta di atto amministrativo n. 15 riguarda l'approvazione del rendiconto dell'Assemblea legislativa regionale per l'esercizio finanziario 2025.
Mi sento quindi in dovere di intervenire, perché io stessa sono stata componente dell'Ufficio di Presidenza insieme al Presidente Pasqui, che per cinque anni è stato Vicepresidente della stessa Assemblea legislativa. Abbiamo lavorato sempre nello spirito della massima collaborazione, votando anche alcuni atti all'unanimità, non tutti ovviamente.
Ad esempio, per quanto riguarda il rendiconto, devo ammettere e ricordare che non l'abbiamo mai votato, perché, nonostante il riconoscimento di operazioni condivisibili, avevamo spesso delle proposte che non venivano accolte. Mi sento in dovere di ricordarlo perché anche quest'anno dal rendiconto emerge un avanzo di amministrazione complessivo di oltre 4 milioni di euro, di cui 3,48 milioni di euro di avanzo libero.
L'atto propone, ovviamente, di riversare questi circa 3,5 milioni di euro nel bilancio regionale. Torneranno quindi a disposizione della Giunta regionale, che potrà utilizzarli secondo le proprie priorità.
Particolarmente rilevante è dunque questa quota di avanzo libero che noi, più volte, in passato, abbiamo proposto di utilizzare, ad esempio, per finanziare alcune leggi. Oggi vorrei ricordarne alcune, in particolare quelle che ancora non sono state finanziate dalla Giunta Acquaroli e per le quali io stessa mi sono battuta negli ultimi cinque anni, presentando anche emendamenti.
Penso alla legge regionale n. 14 del 2020, oppure alla legge n. 17 del 2025, che modificava la precedente e prevedeva 200 mila euro per contributi destinati allo smaltimento dell'amianto.
Ebbene, se pensiamo che oggi restituiamo 3,5 milioni di euro alla Giunta Acquaroli, non utilizzati dall'Assemblea legislativa, mentre la stessa Giunta non riesce a trovare 200 mila euro per sostenere i contributi per lo smaltimento dell'amianto, a me sembra sinceramente una situazione di una gravità inaudita.
Mi auguro che oggi, più che mai, ci si renda conto, anche se il Presidente non è in Aula, che trovare nelle pieghe del bilancio 200 mila euro per dare contributi a chi decide di rimuovere e smaltire l'amianto, come prevede una legge regionale approvata nel 2020 e successivamente modificata sulla base delle indicazioni della stessa Giunta Acquaroli e dell'allora Assessore Aguzzi, non dovrebbe essere così difficile. Il mancato finanziamento appare quasi una beffa.
Allo stesso modo, rispetto a questi 3,5 milioni di euro che restituiamo alla Giunta Acquaroli, chiederei almeno di considerare un minimo finanziamento per un'altra importante legge regionale sulla quale tutti continuano, a parole, a dichiararsi favorevoli, ma per la quale non è stato stanziato un euro: la legge regionale n. 38 del 2017, successivamente modificata dalla legge regionale n. 3 del 2022, che prevede interventi destinati alla presa in carico delle pazienti affette da fibromialgia.
Nel 2022 è stato previsto all'unanimità un Comitato tecnico-scientifico, che ha iniziato la propria attività, ma ancora oggi nella legge regionale non è stato stanziato un euro.
Ho voluto richiamare soltanto due esempi di battaglie che anche la maggioranza aveva condiviso, che non hanno ancora trovato attuazione concreta.
Mi preme poi ricordare, e il Presidente Pasqui lo sa benissimo, perché quando era Vicepresidente, insieme all'allora Vicepresidente Biancani, avevamo condiviso un'altra proposta, circa sei anni fa: quella di destinare parte delle risorse alla manutenzione dell'impianto di riscaldamento e raffreddamento del Palazzo delle Marche, in piazza Cavour.
Ci sono centinaia di dipendenti del Consiglio regionale costretti a lavorare lì per otto ore al giorno, in uffici che d'inverno sono caratterizzati da un freddo inaccettabile e d'estate da un caldo insopportabile. Ho avuto modo di verificarlo personalmente negli anni scorsi. Alcuni dipendenti sono addirittura costretti ad accendere stufette elettriche durante l'inverno, incrementando così anche i consumi energetici dell'Assemblea legislativa.
Avevamo richiesto dei preventivi per la manutenzione e il primo preventivo ricevuto ammontava a circa 1 milione di euro.
Oggi restituiamo 3,5 milioni di euro alla Giunta Acquaroli. Chiediamo almeno che 1 milione venga investito per garantire condizioni di lavoro adeguate alle dipendenti e ai dipendenti dell'Assemblea. Sei anni fa eravamo tutti d'accordo su questo obiettivo. Chiedo che tale richiesta non venga abbandonata.
Primo, perché mi sembra una forma minima di rispetto nei confronti di chi lavora per la Regione; secondo, perché, come dicevo, continuiamo anche a sprecare risorse quando i lavoratori sono costretti ad utilizzare stufette elettriche per riscaldare i propri uffici.
Per questi 3,5 milioni di euro ho già indicato alcune possibili destinazioni che ritengo importanti: il rifinanziamento di due leggi che attendono da anni risorse limitate, come quella sulla rimozione e sullo smaltimento dell'amianto e quella sulla fibromialgia, nonché la doverosa manutenzione degli impianti del Palazzo delle Marche. Grazie, Presidente.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Caporossi.

Michele CAPOROSSI. Grazie, Presidente. Dopo soli pochi mesi dal mio insediamento in questo Consiglio, voglio innanzitutto manifestare una profonda stima per il Presidente, per tutto l'Ufficio di Presidenza, per la serietà e anche per un'impostazione che, nei fatti, si caratterizza per una condizione di assoluta terzietà, nonché per il Segretario generale.
Questo non per una forma di piaggeria, ma come riconoscimento di qualcosa che non è facile trovare all'interno degli enti pubblici.
Credo che sia giunto il momento, anche grazie a un avanzo libero consistente, di definire la presenza di un Piano triennale degli investimenti e, quindi, di fare in modo, come dicevano prima i colleghi, sia Marconi sia Micaela Vitri, che ciò che è stato assegnato al Consiglio e all'Assemblea legislativa resti all'interno del Consiglio stesso.
Questo è ciò che ritengo giusto, anche come segnale di legame della società marchigiana con un'istituzione autonoma, nata nel 1970, che oggettivamente dobbiamo sostenere anche da questo punto di vista.
Non mi sembra giusto che il finanziamento assegnato torni alla Giunta. Ritengo che debba essere utilizzato secondo una destinazione molto chiara, a partire proprio da quel Piano triennale degli investimenti che veniva richiamato poc'anzi e che dovrebbe incidere sulle condizioni di lavoro, sia sotto il profilo climatico sia sotto quello ambientale.
Il Consiglio, infatti, ha bisogno anche di interventi semplici, come la tinteggiatura di numerosi ambienti, così come di molte altre opere di manutenzione.
Una questione fondamentale riguarda poi la necessità di compiere un salto di qualità nella dotazione del personale, attraverso strumenti informatici adeguati, di cui ancora oggi non disponiamo pienamente, nonché attraverso l'evoluzione della rete internet, affinché sia in grado di rispondere a tutte le esigenze che continuamente si presentano. Da questo punto di vista, infatti, permangono criticità e problemi ricorrenti.
Condivido, inoltre, pienamente la necessità di rimettere mano ai testi unici e alla normativa regionale, come evidenziato sia dal Consigliere Marconi sia dalla Consigliera Vitri, in quanto uno dei principali nemici dell'autonomia regionale è proprio l'assenza di un sistema legislativo caratterizzato da precisione, efficacia ed efficienza, fondato su un costante aggiornamento.
Questa situazione comporta, infatti, non solo un danno reputazionale, ma anche un danno concreto all'attività che quotidianamente svolgiamo.
Questo è quanto intendevo esprimere e mi auguro, anzi mi aspetto, che dall'Ufficio di Presidenza, per il quale, come dicevo, nutro una profonda stima, possa emergere rapidamente una proposta concreta in questa direzione. A partire, appunto, da un Piano triennale degli investimenti che, nell'esercizio attuale e in quelli successivi, consentirebbe, qualora i risultati della gestione rimanessero gli stessi, di individuare una strada capace di dare un segnale davvero forte di cambiamento. Grazie.

PRESIDENTE. Non ci sono altri interventi. Proposta di atto amministrativo n. 15. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale approva)

Proposta di legge n. 46
a iniziativa del Consigliere Marconi
“Modifica alla legge regionale 20 aprile 2015, n. 17 (Riordino e semplificazione della normativa regionale in materia di edilizia)”
(Discussione generale e votazione)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca proposta di atto amministrativo n. 46 del Consigliere Marconi.
La discussione generale è aperta, ha la parola il relatore di maggioranza Consigliere Marconi.

LUCA MARCONI. Grazie, Presidente. La legge in oggetto è di una semplicità banale, nel senso che la considero una coda dell’ultima modifica fatta nel 2015, che mi ha visto e protagonista in quella fase, quando erano state riviste le misure dei sottotetti, in modo particolare la misura dell’altezza media.
L’altezza media, che era stata allora, nel 2015, come in qualche tentativo anche oggi, oggetto di particolari attenzioni, non è in discussione per il semplice motivo che sull’altezza media si giocano le condizioni di abitabilità e di salubrità dell’abitato. Quindi l’altezza media rimane a 2,20 metri, mentre, date alcune particolari caratteristiche di alcuni sottotetti, l’abbassamento del minimo da 1,40 metri a 1 metro non comporta nessun tipo di sacrificio sul piano dell’abitabilità.
È questa, semplicemente, la proposta che mette in conto un’oggettiva possibilità di utilizzo dei sottotetti più ampia dell’attuale, anche se in presenza di tutta una serie di oggettive limitazioni che le leggi già prescrivono.
Per far guadagnare tempo all’Aula, io ho già finito, perché non ho retorica da manifestare riguardo a questo provvedimento. Mi vorrei invece occupare rapidamente, in maniera discorsiva, dei cinque emendamenti proposti dal Consigliere Nobili.
Allora, il primo chiaramente non possiamo accoglierlo, perché è un emendamento che modifica l’altezza già prevista.
Sul secondo, non nascondo che queste note mi sono pervenute o le ho raccolte verbalmente dagli uffici, perché non conosco tutta la normativa in campo. Per quanto riguarda il secondo emendamento, che istituisce l’articolo 1 bis è da rilevare che le zone A e B di completamento, i centri storici, sono già previsti dentro questo tipo di prescrizione; quindi non c’è necessità di aggravare ulteriormente la normativa che protegge tali aree.
Per quanto riguarda l’emendamento n. 3, che fa riferimento alle aree di pericolosità idraulica, agli edifici sottoposti a tutela culturale diretta, agli edifici con interventi sui sottotetti incompatibili con i caratteri storici, architettonici eccetera, il Piano di assetto idrogeologico dell’Appennino centrale già prevede tutto quello che l’emendamento vorrebbe inserire. In più, sottolineo che l’abbassamento dell’altezza non produce una nuova unità immobiliare autonoma, indipendentemente dalle normative in campo; quindi non c’è neanche il cambio della destinazione d’uso.
Per quanto riguarda il quarto emendamento, questo è già previsto dalla normativa per l’abitabilità.
Per quanto riguarda il quinto emendamento, riteniamo, come in altre occasioni, che questa procedura di verifica, che passa attraverso i Comuni e poi gli uffici regionali, sia un carico eccessivo e che comunque le eventuali segnalazioni di cattivo funzionamento amministrativo della legge, o addirittura di abusi, trovino le vie normali del controllo amministrativo. Grazie.

Presidenza del Vicepresidente
Enrico Piergallini

PRESIDENTE. Ha la parola la relatrice di minoranza Consigliera Mancinelli.

Valeria MANCINELLI. Grazie, Presidente. Noi, perlomeno come gruppo del PD, ma credo anche altri gruppi di minoranza, in realtà saremo favorevoli a questa proposta di legge; quindi voteremo favorevolmente. In realtà, la relazione di minoranza assomiglia in questo caso alla relazione di maggioranza, a riprova, tra l’altro, che quando nel merito riteniamo condivisibili gli obiettivi non solo perseguiti, ma anche tradotti coerentemente in un articolato di legge, non abbiamo nessun problema a votare favorevolmente.
Per le ragioni che in buona parte diceva già il Consigliere Marconi, questa proposta di legge interviene sull’articolo 13 della legge n. 17 del 2015, lasciando totalmente inalterato quanto già dispone l’articolo 13. Le norme di cui stiamo parlando, cioè la possibilità di recupero a uso abitativo dei sottotetti con determinate caratteristiche, riguardano infatti i sottotetti già esistenti al 2014; quindi non si tratta di nuova edificazione.
Inoltre, il recupero avviene senza la modifica delle fronti e del prospetto dell’edificio, quindi senza alcun impatto derivante da opere esterne che possano a loro volta incidere sull’aspetto architettonico, paesaggistico o quant’altro; senza nuovo consumo di suolo, quindi, senza nessuna opera che modifichi il regime idraulico dei suoli.
Ovviamente, senza nessun superamento e nessuna deroga – che peraltro non sarebbe neanche possibile sul piano giuridico – delle normative statali relative alla tutela dei beni storico-artistici e culturali o delle norme paesaggistiche. Tutte le norme dei piani paesaggistici, degli eventuali vincoli storico-architettonici e culturali impressi sugli edifici continuano ovviamente ad operare, come sarebbe fisiologico anche senza questa modifica legislativa.
In realtà l’articolo 13 della legge n. 17 già contiene tutele e disposizioni che impediscono oggettivamente interventi di carattere edilizio che possano essere rilevanti e, in qualche misura, potenzialmente impattanti sull’aspetto architettonico, sull’aspetto paesaggistico e anche sul carico urbanistico. Infatti, quando l’articolo 13 statuisce che questi sottotetti così recuperati non possano mai, in nessuna condizione, diventare unità immobiliari autonome – cioè non possano diventare un appartamento a parte, ma possano essere recuperati all’uso abitativo e ottenere l’abitabilità solo se pertinenze o comunque collegati a un’altra unità immobiliare – è evidente che il cosiddetto carico urbanistico non aumenta, se non in misura assolutamente insignificante.
Dunque, da questo punto di vista, non vi è alcun impatto sul piano pubblico, chiamiamolo così, cioè sulle dotazioni di infrastrutture, servizi eccetera.
Dall’altra parte, le condizioni per l’abitabilità, cioè la famosa altezza media che realizza le condizioni igienico-sanitarie minime per avere l’idoneità a una presenza continuativa di persone, sono e rimangono quelle già previste dall’articolo 13. Lo ricordava il Consigliere Marconi: cioè i 2,40 metri medi. È semplicemente un adeguamento alle situazioni in cui la copertura a falda, come si dice, anziché avere una pendenza minore, ha una pendenza maggiore. Si modifica soltanto il requisito dell’altezza minima, che era prevista fino a oggi a 1,40 metri e viene portata a 1 metro.
Poiché questa è una misura che risponde a un’esigenza concreta, perché in una serie di tipologie abitative, specie nei centri minori, dove la tipologia delle unità abitative è costituita da una o due abitazioni, le cosiddette villette bifamiliari, si possono avere esigenze di questo tipo, essa consente, tra l’altro, di non procedere e di non incentivare nuova edificazione e, quindi, nuovo consumo di suolo.
Ci sembra che sia una misura ragionevolmente utile che, peraltro, è anche coerente con gli indirizzi programmatici non solo del gruppo del PD, ma della coalizione con la quale ci siamo presentati alle ultime elezioni.
Non consuma nuovo suolo, non comporta, ripeto, impatti sul regime idraulico dei suoli, non comporta impatti sul piano storico, architettonico e paesaggistico; consente, viceversa, e spesso potrebbe consentire, una possibile soluzione abitativa, dando anche una risposta all’esigenza dell’abitare, specie dei nuclei familiari quando siano composti da più generazioni.
Quindi ci sembra del tutto coerente con questi obiettivi. Per queste ragioni preannuncio anche il voto favorevole del gruppo del PD.
Pur condividendo, capendo e condividendo, diciamo così, le finalità degli emendamenti presentati dal Consigliere Nobili, su quelli ci asterremo perché, ripeto, pur condividendone la finalità generale per come sono tecnicamente formulati non ci sembrano condivisibili. Sostanzialmente, almeno tre di questi risultano ultronei rispetto al tema. Laddove si dice di tutelare l’aspetto architettonico, infatti, la legge già prevede che non possano esservi interventi di modifica sul fronte degli edifici, né tantomeno di innalzamento degli stessi, perché, ripeto, la norma si applica solo ai sottotetti esistenti, così come esistenti nel 2014. Lo stesso vale anche per altre questioni trattate dagli emendamenti.
Quindi, preannuncio che su quegli emendamenti, pur comprendendone la finalità, non ci sentiamo di votare a favore, perché ci sembrano uno strumento non adatto e, per certi versi, neanche necessario in alcuni casi.
Non credo di dover aggiungere altro e confermo il voto favorevole alla legge e l’astensione sugli emendamenti presentati. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Cesetti.

Fabrizio CESETTI. Grazie, Presidente. Il Capogruppo Mancinelli, nonché relatrice di minoranza, ci ha spiegato in modo impeccabile, anche sotto il profilo tecnico-giuridico, che è ancora più importante, i motivi che sorreggono e impongono, direi, un voto favorevole.
Io intervengo per essere coerente, per esprimere meglio la mia coerenza anche con le battaglie che abbiamo fatto, Consigliere Mangialardi, sulla questione urbanistica in quest'Aula, in occasione del varo della legge sul riordino dell'assetto del territorio.
Vero, questa proposta di legge interviene in modo puntuale, è stato detto, sull'articolo 13 della legge regionale n. 17 del 2015, riducendo da 1,40 a 1 metro l'altezza minima interna dei sottotetti recuperabili a fini abitativi e l’agibilità, mantenendo invariato il requisito dell'altezza media ponderata pari a 2,20 metri.
Aggiungo che un ulteriore motivo del mio intervento è che vorrei convincere il mio collega Nobili, diciamo, ad un voto ugualmente favorevole, perché possa cogliere, diciamo, l'occasione.
Restano pure invariati tutti gli altri requisiti previsti dalla normativa regionale, così come, peraltro, puntualmente indicato dallo stesso articolo 13, veramente questa disposizione viene modificata in modo semplice e circoscritto ed è limitata ai casi di coperture a falde inclinate, con esclusione delle coperture piane, che restano a 2,20 metri, e questo non è di poco conto.
Si tratta di una proposta normativa che consente di valorizzare meglio il patrimonio edilizio esistente e di rendere concretamente utilizzabili spazi che oggi, in molti casi, restano inutilizzati o sottoutilizzati e, financo, talvolta utilizzati in modo fraudolento. Ce lo dobbiamo dire, perché chi ha un sottotetto in una località lungo la costa del mare, dove gli immobili costano, al nuovo, 6, 7, 8 mila euro al metro quadrato, spesso lo utilizza in modo fraudolento. C'è poco da dire. Questo è il punto.
Non si tratta di una deregolamentazione dell'attività edilizia, né di un abbassamento indiscriminato degli standard di qualità dell'abitare. È invece coerente con un indirizzo della stessa legislazione nazionale e regionale volto a favorire il recupero del patrimonio edilizio esistente, la rigenerazione urbana e il contenimento del consumo di nuovo suolo, oltre che a favorire l'abitare e il contenimento dei prezzi, che in alcune zone hanno avuto proiezioni esagerate e proibitive rispetto ai passati modelli di sviluppo urbano, non più sostenibili perché associati prevalentemente all'espansione edilizia.
La tutela del territorio, del paesaggio e delle risorse naturali impone una prospettiva diversa: recuperare, rigenerare, riutilizzare ciò che già esiste prima di pensare a nuove occupazioni di suolo.
Non è quella che ci occupa oggi, soltanto una scelta urbanistica, ma è innanzitutto una scelta ambientale, economica e sociale. Ogni metro quadrato recuperato all'interno del patrimonio edilizio esistente è un metro quadrato sottratto alla necessità di nuove edificazioni, sottratto alla voracità di coloro che, lungo la nostra splendida costa, costruiscono e vendono a prezzi esorbitanti e sottraggono ai nostri giovani la possibilità e la speranza del diritto di abitare dove sono nati e di farlo magari con la famiglia di origine e/o con quella che vogliono costruire. Pensiamo a un sottotetto che noi rendiamo abitabile. Un giovane può restare con la propria famiglia di origine, stando separato in un'unità che non è separazione, vivere lì e costruire lì la sua famiglia. Penso, ad esempio, alla mia Porto San Giorgio, in cui vivo quattro mesi l'anno, dove i giovani sono costretti, quelli che ne hanno una lontana possibilità, a trasferirsi a Marina di Altidona, dove le case costano meno, perché ci sono prezzi proibitivi. Perché non diamo loro la possibilità di poter restare all'interno delle proprie famiglie?
Ogni intervento di recupero contribuisce a ridurre la pressione sugli ecosistemi, che costituiscono una delle principali ricchezze della nostra Regione.
Ed in questa nostra profonda convinzione siamo confortati e vincolati da un nuovo articolo 9 della Costituzione. Io l'ho ricordato più volte; Consigliere Mangialardi, mi rivolgo a lei perché era con me nella scorsa legislatura. Esso affida alla Repubblica il compito di tutelare l'ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell'interesse delle future generazioni, stabilisce un principio fondamentale che deve orientare concretamente l'azione legislativa di tutti i livelli istituzionali: Stato, Regioni — e noi siamo la Regione — Province, Comuni.
Come abbiamo avuto modo di dire anche in occasione della discussione sulla proposta di legge del Presidente Pasqui, valutiamo favorevolmente questa proposta di legge anche perché il recupero di spazi già esistenti, a dispetto di nuove espansioni urbane, significa dare attuazione concreta a quel principio costituzionale per l'affermazione del quale ci siamo battuti in occasione della discussione e dell'approvazione della legge urbanistica nella scorsa legislatura.
Votare a favore di questa proposta di legge è, per me, un atto di coerenza anche con il programma della nostra coalizione, a sua volta coerente con i principi di quel nuovo articolo 9 della Costituzione. Basta leggere le pagine del nostro programma elettorale di governo, che tutti abbiamo condiviso, e vedere che cosa c'è scritto sul diritto all'abitare, sull'urbanistica, sul recupero, sul riuso e via dicendo. È perfettamente coerente.
Poi vi è un altro aspetto, appunto, che voglio sottolineare, che accennavo prima, e che è altrettanto importante. Parlare del recupero dei sottotetti degli edifici esistenti al 30 giugno 2014, lo diceva bene, ce lo ricordava la Capogruppo Mancinelli, ma è scritto nella legge, nell'articolo 13, significa parlare anche del diritto all'abitare.
Le difficoltà di accesso alla casa sono oggi una delle principali emergenze sociali che interessano il nostro Paese, così come la nostra regione. Riguardano soprattutto i giovani, le giovani coppie, gli studenti, le famiglie monoreddito e molte persone che fanno fatica a trovare soluzioni abitative adeguate e sostenibili.
Certamente, questa proposta di legge non risolve il problema dell'abitare, ma può contribuire ad aumentare l'offerta abitativa senza consumare nuovo territorio e calmierando i prezzi, perché quello è un altro aspetto. I ricchi - e noi non siamo contro la ricchezza, noi siamo contro la povertà - non vanno a recuperare i sottotetti. I ricchi si fanno le ville o acquistano gli attici, in quel caso anche a 10 mila euro al metro quadrato. Chi ha meno, chi ha più bisogno, recupera il sottotetto per mantenere un figlio che magari è monoreddito, che magari convive, che si vuole sposare, sotto la casa unifamiliare della suocera o dei suoceri. E magari lì, se diventa abitabile, ci paga anche la TARI, com'è giusto che sia; altrimenti, se lo fa in modo fraudolento, non ci paga la TARI, non ci abita e succede quello che succede.
Questo è coerente con quella corrente di pensiero che ha sempre considerato la casa non soltanto un bene economico, ma un fondamentale diritto sociale.
Sostiene una valutazione favorevole a questa proposta di legge anche l'analisi tecnico-normativa allegata alla proposta di legge stessa, puntuale, che ci evidenzia la compatibilità dell'intervento con il quadro normativo nazionale e con gli orientamenti in materia della Corte costituzionale.
Nel tempo sarà opportuno aprire una riflessione più ampia sul recupero del patrimonio esistente, valutando se l'attuale disciplina possa essere ulteriormente migliorata per renderla più efficace, come suggerito dal CREL nelle sue osservazioni e raccomandazioni, assolutamente condivisibili.
Non essere intervenuti in modo più ampio su questa materia costituisce forse l'unico limite di questa proposta di legge, perché io credo che si potesse buttare un occhio ai borghi storici delle Marche, alle aree interne, ai piccoli Comuni che soffrono problemi di spopolamento e il progressivo abbandono del patrimonio edilizio esistente. In questi contesti il recupero degli edifici rappresenta non soltanto una questione urbanistica, ma una politica di coesione territoriale e uno strumento per contrastare il declino demografico, mantenendo vivi i centri storici e le comunità locali.
Per questo non sarà sufficiente favorire soltanto il recupero dei sottotetti, essendo necessaria una profonda e più ampia riflessione sulle politiche regionali per la rigenerazione urbana e territoriale, che passa anche e soprattutto da una rivisitazione della stessa legge urbanistica, da noi ritenuta sbagliata e inadeguata allo scopo, come peraltro ritenuta dallo stesso Presidente Acquaroli quando, in quest'Aula, nel declinare le linee programmatiche del suo mandato, ci ha detto - leggo testualmente - «la legge urbanistica va rivista per accompagnare e valorizzare il territorio e lo sviluppo della nostra comunità regionale e della nostra economia». Sono parole del Presidente e sarebbe ora, però, che si traessero le conseguenze con una rivisitazione complessiva di quella legge urbanistica.
Questa legge guarda oggi ad una maggiore giustizia sociale, a quei giovani, alle giovani coppie che faticano a trovare soluzioni abitative adeguate ed economicamente sostenibili.
E se, come abbiamo detto, noi non ereditiamo la terra dai nostri padri, ma la prendiamo in prestito dai nostri figli, abbiamo anche il compito di migliorare il patrimonio edilizio esistente, anche per realizzare il diritto all'abitare che guarda proprio alle generazioni future e dare a loro maggiori opportunità. Questo è quello che noi vogliamo fare votando favorevolmente a questa legge, che è minimale ma è tanto importante. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Nobili.

Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. Pur apprezzando gli interventi che mi hanno preceduto e pur condividendo lo spirito che è alla base di questa proposta di legge, la mia posizione rimane una posizione fortemente critica.
È una posizione critica anche per alcune delle argomentazioni che sono state brillantemente esposte dal collega Cesetti. Lo dico con molta pacatezza: ci sono regole che vanno rispettate e il mancato rispetto di queste regole non può passare attraverso un utilizzo strumentale di principi che tutti noi condividiamo, come quello della rigenerazione urbana o della riduzione del consumo di suolo.
Perché, se qualcuno non ha rispettato le regole per rendere abitabili immobili che abitabili non erano, chiamiamo questo intervento col nome che gli è più appropriato: siamo di fronte a una sanatoria. Se la situazione è quella a cui faceva prima riferimento il collega Cesetti, per cui se ci sono state famiglie che hanno utilizzato parte degli immobili che non erano adibiti ad abitazione per abitarci e oggi regolarizziamo il tutto, siamo di fronte a una sanatoria. Nessuno scandalo, ma tecnicamente è questo il termine che deve essere utilizzato.
Mi sono anche permesso di fare una verifica rispetto a quello che è stato adottato in altre Regioni rispetto al recupero dei sottotetti, per scoprire che, qualora venisse approvata questa proposta di legge, noi ci troveremmo ad essere la Regione più permissiva d'Italia.
Se prendiamo, ad esempio, la Lombardia, la disciplina del recupero dei sottotetti richiede un'altezza media ponderata di 2,40 metri, ridotta a 2,10 metri solo nei Comuni sopra i 600 metri d'altitudine, e il calcolo viene effettuato considerando la parte del sottotetto con altezza superiore a 1,50 metri. In Emilia-Romagna, la legge regionale prevede un'altezza utile media di 2,40 metri, ridotta a 2,20 metri nei Comuni montani, e l'altezza media è considerata prendendo la parte del sottotetto la cui altezza superi 1,80 metri. In Veneto, la disciplina prevede un'altezza utile media di 2,40 metri, 2,20 metri per i locali abitativi, e la parte che viene considerata minima del sottotetto è 1,80 metri, ridotta a 1,60 metri nei Comuni montani.
Nella documentazione istruttoria si richiama la normativa della Regione Umbria, che ad oggi è quella più permissiva che abbiamo nel nostro Paese. La normativa della Regione Umbria prevede una misura minima di 1,20 metri.
Questo significa, ripeto, che noi ci troveremmo di fronte a una proposta di legge che, passando da 1,40 a 1 metro per l'individuazione della misura minima, determinerebbe degli standard abitativi che sono i più permissivi che avremmo nel nostro Paese. Quindi, se dovessimo pensare a un recupero dei sottotetti fatto in modo rispettoso, dovremmo pensare a mantenere un equilibrio tra riuso edilizio e tutela della qualità abitativa.
Tra l'altro, c'è un altro tema, perché andrebbe valutata una disciplina più seria sulle conseguenze urbanistiche: l'aumento del carico insediativo, gli standard, i parcheggi, i servizi, la sicurezza, le prestazioni energetiche. Manca soprattutto una distinzione netta tra spazio abitabile e spazio accessorio. Ci può essere una porzione alta 1 metro, ma non può essere trattata come se fosse idonea alla permanenza delle persone.
Io credo che la rigenerazione urbana non possa diventare il nome elegante per una deroga edilizia al ribasso, soprattutto se teniamo conto di un'ultima circostanza, che è stata richiamata anch'essa dal Consigliere Cesetti.
Cosa ci dice il CREL nel parere che ha trasmesso alla Commissione? Ci dice: «Attenzione, che voi dovreste adottare una misura media ponderata più bassa di quella attuale». Questa indicazione non è stata presa in considerazione ad oggi, perché ci rendiamo conto che, se accanto all'abbassamento della misura minima ci trovassimo di fronte anche a un ulteriore abbassamento dell'altezza media ponderata, saremmo di fronte a uno stravolgimento degli standard abitativi.
Ma questo è il primo passo, oggi è il primo passo di una deregulation che troverà sicuramente attuazione nel rispetto dell'indicazione che ci dà il CREL, che ha anche una sua razionalità.
Concludo il mio intervento, dicendo che gli emendamenti che sono stati presentati vanno a sostegno di una sincera rigenerazione urbana e, anche se tecnicamente alcuni di questi possono apparire ridondanti, non penso che il problema della nostra produzione normativa sia quello di ribadire eventualmente principi che sono contenuti anche in altre norme.
Non credo che ci sia un problema di tecnica legislativa così delicato da impedire che alcuni emendamenti, che contengono principi di buon senso e di regolarità degli interventi, siano da respingere perché quei medesimi principi e quelle medesime prescrizioni si trovano anche in altre norme. Poi passerò all'illustrazione di questi emendamenti, perché ritengo che, quando si parla di recupero edilizio, bisogna anche avere presente la tutela della qualità abitativa.
La mia posizione, ripeto, pur apprezzando soprattutto la retorica, che non manca al Consigliere Cesetti, che ha invocato delle suggestioni rispetto alle quali tutti noi non possiamo non rimanere insensibili, ma il punto di ricaduta oggi, in questo Consiglio, è un altro: è una deroga degli standard abitativi. Siamo di fronte a un atto che, almeno ad avviso di chi sta parlando, si declina con il termine corretto di sanatoria. Grazie.

PRESIDENTE. Prima di passare la parola al Consigliere Marconi, dichiaro chiuso il dibattito.
Ha la parola, per replica, il relatore di maggioranza Consigliere Marconi.

Luca MARCONI. Grazie, Presidente. Nella mia relazione ero stato particolarmente assertivo, non perché volessi dare poca importanza a questa proposta, ma perché ritenevo sufficienti quelle poche motivazioni, essendo convinto della legge che ho presentato. Poi, sentiti gli interventi della Consigliera Mancinelli e del Consigliere Cesetti, sono più convinto. Sono convinto pienamente della necessità, anche perché hanno spiegato bene, e in alcuni casi meglio, quello che intendevo proporre.
Voglio solo tranquillizzare il catastrofismo del Consigliere Nobili relativamente al fatto che, dopo questo abbassamento, avremo l'abitabilità della torre del borgo di Recanati. Non succederà. La torre del borgo di Recanati rimarrà inabitabile, ma fruibile solo per i turisti.
Mi fa piacere che il Consigliere Nobili abbia ricordato il parere del CREL. Lei può immaginare che qualcuno, prima di quel parere, mi abbia intervistato chiedendo se fosse possibile o meno intervenire anche sulle altezze.
Ho ricordato che nel 2015, quando la legge veniva approvata, allora era la IV Commissione, allora ce ne avevamo sei, io e alla maggioranza ci opponemmo fermamente a ulteriori abbassamenti e ci fermammo a 2,20 metri. Era la mia idea nel 2015 ed è la mia idea nel 2026. Almeno per quanto mi riguarda, quello è il minimo per non trasformare quelle abitazioni in pollai. Però tutte le argomentazioni suggestive, quelle tecnico-normative che ha richiamato opportunamente la Consigliera Mancinelli, capogruppo del PD, unite alle suggestioni retoriche che ha celebrato il Consigliere Cesetti, sono un po' vere. Perché, alla fine, non stiamo immaginando un sottotetto da 40 metri quadrati che diventa da 400 metri quadrati. Da 40 arriverà a 47, 48, 50 nella migliore ipotesi.
Si tratta soltanto di rendere quel sottotetto povero, della casa di cooperativa, dove abitavo anni fa, prima di diventare ricco grazie alla politica, dopo sono diventato ricco, quindi non ci sono stato più… In quella casa eravamo sei persone in 90 metri quadrati più il sottotetto, che non era abusivo, era una pertinenza dell'immobile e, oggettivamente, se fosse stato un po' più alto mi avrebbe dato la possibilità di avere qualche metro in più sui lati e di far stare i miei quattro figli un po’ più comodi. Quindi entro nella categoria dei poveri che hanno con questo una possibilità di aggiungere qualche metro.
Non riesco a capire, in effetti, il principio della sanatoria. La sanatoria è una parola molto vaga se non diventa legislativa. La sanatoria è rispetto a un abuso: ho fatto una cosa sbagliata e la faccio sanare. Qui non partiamo da una cosa sbagliata, partiamo da una cosa che esiste, perché esistono sottotetti a 1 metro, che non diventano quadratura ufficiale fintanto che la legge non lo consente. Quello stiamo facendo.
È stato ricordato bene dalla Consigliera Mancinelli: non riguarda nuove realtà, non riguarda nessuna sanatoria, ma semplicemente un permesso.
Anche su questo, la parola "permesso": io ti permetto, permesso, chiedo permesso, posso entrare in casa? Sì, entri. Non è di per sé una cosa negativa. Il permesso è anche una cosa positiva. Dire che il permissivismo è una cosa sbagliata, certo, se il permissivismo diventa un'ideologia in base alla quale tutto quello che mi chiedi diventa regola, è sbagliato. Il permissivismo nei confronti dei nostri figli è sbagliato, perché dovremmo dire loro ciò che è giusto e ciò che non è giusto. Se noi permettiamo una cosa giusta e lecita, io penso che questo non sia di per sé un male.
Entro sulla parte un po' più seria della nostra discussione, meno amena, come ho fatto fino adesso. Anche sugli emendamenti penso che sia io che i Consiglieri Cesetti e Mancinelli abbiamo dato ampie motivazioni sul fatto che non siano necessari. Ci sarà l'esposizione del Consigliere Nobili, però non ritornerò sull'argomento. Certo, ha diritto a farlo.
Invece, ritengo interessante l'appello che ha fatto il Consigliere Cesetti e, in qualche maniera, anche la Consigliera Mancinelli riguardo a una riflessione.
Mi dispiace che oggi non abbiamo l'Assessore, che è in congedo per motivi istituzionali, ma possiamo anche ritornarci, magari dopo l'estate, se non la facciamo a luglio, in Commissione, perché ritengo importante non solo che quanto prima ...

PRESIDENTE. Allora, in base al comma 2 dell'articolo 14 che recita: "In caso di assenza o di impedimento anche temporanei, il Presidente può chiamare uno o più Consiglieri presenti in Aula, di cui uno, comunque, appartenente alle minoranze, ad esercitare, durante tutto o parte di una seduta, le funzioni di segretario, dobbiamo completare l'Ufficio di Presidenza, quindi chiamo la Consigliera Michela Vitri che già ha svolto questo ruolo a ricoprire il ruolo di Segretario in assenza della Consigliera Ruggeri.

PRESIDENTE. Articolo 1
Emendamento 1/1 a firma del Consigliere Nobili, che ha la parola per illustrarlo.

Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. L'emendamento prevede la sostituzione dell’indicazione di 1,40 metro con quella di 1,30 metro. Si tratta di una riduzione più contenuta rispetto a quella prevista dal testo, nel tentativo di limitare ulteriori compressioni degli standard minimi di abitabilità.
E’ una soluzione meno impattante che cerca di contemperare quelle esigenze che sono state più volte richiamate nel corso dell'illustrazione della proposta di legge. Grazie.

PRESIDENTE. Emendamento 1/1. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale non approva)

Articolo 1 Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale approva)

PRESIDENTE. Articolo 1 bis (articolo aggiuntivo)
Emendamento 1 bis/1 a firma del Consigliere Nobili, che ha la parola per illustrarlo.

Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. Anche in questo caso vado con un'illustrazione molto veloce. Con questo emendamento si vuole assegnare ai Comuni un ruolo effettivo di valutazione e indirizzo su interventi che incidono direttamente sull'equilibrio urbanistico e sull'identità dei territori.
L'emendamento prevede che l'esercizio della facoltà di cui al comma 1 bis dell'articolo 13 della legge regionale 17/2025 sia subordinato a deliberazione del Consiglio comunale, che individui gli ambiti territoriali di applicazione e le relative condizioni operative, con particolare riferimento alla tutela dei tessuti storici e dei fronti urbani, al carico urbanistico e alle disponibilità dei servizi, alla compatibilità paesaggistica storico-architettonica e tipologica degli interventi. Si tratta di una misura che salvaguarda il ruolo dei Comuni e va nella direzione di una condivisione e di un'attenzione più significativa rispetto a determinati principi. Grazie.

PRESIDENTE. Emendamento 1 bis/1. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale non approva)

Emendamento 1 bis/2 a firma del Consigliere Nobili, che ha la parola per illustrarlo.

Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. Anche in questo caso cerco di essere più celere possibile. Le argomentazioni alla base dell'emendamento sono quelle di introdurre esclusioni necessarie a tutela della sicurezza del territorio e del patrimonio culturale e paesaggistico.
L’emendamento prevede che la facoltà, di cui all’articolo 1 bis, si applichi agli edifici ricadenti in aree a pericolosità idraulica o geomorfologica elevata o molto elevata, agli edifici sottoposti a tutela culturale diretta, agli edifici per i quali l'intervento risulti incompatibile con i caratteri storici, architettonici tipologici o i paesaggistici del contesto urbano di riferimento. Grazie.

PRESIDENTE. Emendamento 1 bis/2. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale non approva)

Emendamento 1 bis/3 a firma del Consigliere Nobili, che ha la parola per illustrarlo.

Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. Questo è invece un emendamento che introduce requisiti minimi di qualità che rendono coerente l'eventuale recupero dei sottotetti con gli obiettivi di efficienza energetica, benessere abitativo e sostenibilità ambientale. Pertanto, si prevede che gli interventi di cui sopra, dell'articolo 1 bis, siano consentiti soltanto a condizione che il progetto asseveri: il miglioramento della prestazione energetica dell'unità immobiliare interessata dall'intervento, l'adozione di soluzioni idonee a garantire adeguata ventilazione e illuminazione naturale, l'adozione di misure per il contenimento del surriscaldamento estivo, l'assenza di incremento delle superfici impermeabili.
Anche in questo caso l'emendamento si pone l'obiettivo di trovare il giusto equilibrio proprio per consentire che l'abbassamento dell'altezza minima rispetti gli standard abitativi adeguati. Grazie.

PRESIDENTE. Emendamento 1 bis/3. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale non approva)

Emendamento 1 bis/4 a firma del Consigliere Nobili, che ha la parola per illustrarlo.

Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. Sarò ancora più sintetico. La ragione alla base di questo emendamento è l'introduzione di un meccanismo di monitoraggio indispensabile per verificare gli effetti concreti della disciplina nel tempo.
Riteniamo che interventi che incidono sull'assetto urbano, sulla qualità dell'abitare, sulla tenuta dei centri storici non possano essere lasciati privi di valutazione successiva. Quindi, si prevede che la Giunta regionale entro 12 mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge e successivamente con cadenza annuale, presenti alla competente Commissione assembleare una relazione contenente: il numero dei Comuni che hanno applicato la disciplina, il numero e la tipologia degli interventi autorizzati, gli effetti prodotti sul carico urbanistico, eventuali criticità emerse nei centri storici e nei tessuti urbani consolidati.
Anche in questo caso mi pare che ci si trovi di fronte a un emendamento di assoluto buon senso, che non stravolge in alcun modo l'impianto normativo, ma che richiama il principio della trasparenza e della conoscibilità degli effetti che le nostre leggi producono. Grazie.

PRESIDENTE. Emendamento 1 bis/4. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale non approva)

Articolo 2. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale approva)

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Marconi.

Luca MARCONI. Sono stato troppo breve nel primo intervento, ma voglio completare il secondo intervento dicendo che le osservazioni fatte dal Consigliere Cesetti, in modo particolare, ma anche dalla Consigliera Mancinelli, riguardo alla possibilità, se ho capito bene, di allargare anche ad altri interventi la legge e la normativa che riguarda l'edilizia, la possibilità di edificazione ai fini del recupero di quello che c'è, sono una linea che non possiamo non perseguire, unitamente alle altre osservazioni già fatte sulla legge urbanistica, che comunque la Giunta sta rivedendo.
Quindi, per quanto mi riguarda, ho già segnalato questa intenzione all'Assessore Rossi, che, ripeto, oggi è assente per motivi istituzionali, ma che avremo modo di sentire e, se è necessario assumere l'impegno perché in Commissione, con un'agenda ben precisa delle cose sulle quali possiamo ragionare, si possa avviare un confronto di questo tipo. Dopo, naturalmente, ognuno può pensarla come vuole, però potrebbe essere interessante, prima ancora di formulare proposte precise, manifestare la nostra opinione, il nostro indirizzo, su cose concrete che si possono fare. Quindi mi sento di accogliere, anche a nome degli altri colleghi della Commissione, questo tipo di indicazione. Grazie.

PRESIDENTE. Proposta di legge n. 46. La pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale approva)

Proposta di atto amministrativo n. 13
a iniziativa della Giunta regionale
“Linee guida per la programmazione della rete scolastica e dell’offerta formativa per il triennio 2027/2030. Decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112”
(Discussione generale e votazione)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca proposta di atto amministrativo n. 13 della Giunta regionale.
La discussione generale è aperta, ha la parola la relatrice di maggioranza Consigliera Luconi.

Silvia LUCONI. Grazie, Presidente. Adesso mi limiterò a dare una lettura, poi, chiaramente, se ci sono ulteriori punti di riflessione, che potranno emergere nell'ambito della discussione, li andremo a confutare, come se ne ravviserà la necessità.
Dunque, le nuove linee guida per la programmazione della rete scolastica e dell'offerta formativa per il triennio 2027-2030 segnano senza dubbio un cambio di approccio importante. Pur nel rispetto dei vincoli imposti dalla normativa nazionale e dalla riforma prevista dal PNRR, la Regione Marche continua a scegliere di mettere al centro i territori, le comunità e il valore sociale della scuola.
Negli ultimi tre anni, le Marche hanno già subito la soppressione di 21 autonomie scolastiche a causa del calo demografico e dei criteri nazionali di dimensionamento. Per questo era fondamentale dotarsi di linee guida capaci di introdurre principi chiari di tutela, riconoscendo il ruolo strategico dei presìdi scolastici, soprattutto nelle aree interne, montane e del cratere sismico.
La scuola non è soltanto un servizio pubblico; soprattutto nei piccoli Comuni rappresenta un elemento di coesione sociale e una leva decisiva per contrastare lo spopolamento. Il documento individua, quindi, un percorso che privilegia la continuità didattica e istituzionale, tutela le istituzioni scolastiche del primo ciclo nei territori più fragili, evita, salvo casi eccezionali, la costituzione di macro-istituti e nuove fusioni di scuole già interessate da precedenti accorpamenti, ponendo al centro anche la sostenibilità logistica, l'accessibilità e la qualità dell'offerta formativa.
Nel corso dell'esame in Commissione abbiamo inoltre rafforzato ulteriormente il testo, introducendo principi destinati a rendere la programmazione della rete scolastica ancora più equilibrata e condivisa. Tra le modifiche più significative abbiamo inserito l'esplicito richiamo alla necessità di aprire sempre un confronto con i territori interessati qualora gli accorpamenti siano conseguenza di disposizioni nazionali, così da individuare soluzioni condivise che riducano le criticità organizzative e valorizzino le peculiarità di ogni istituto.
A tal proposito, io stessa, come ho avuto anche la possibilità di comunicarlo a mezzo stampa qualche settimana fa, ho presentato un emendamento a mia firma che, tra l'altro, è stato votato anche all'unanimità in Commissione. Quindi, ringrazio indistintamente tutti i colleghi con i quali, sulla scorta anche di un ascolto attento del territorio, anche in relazione ai precedenti accorpamenti, a tutto quello che è derivato dai precedenti accorpamenti, e sulla base di un confronto che si è creato con le realtà scolastiche, ma anche con le realtà locali e con le istituzioni locali, si è giunti a questo risultato.
All'interno dell'emendamento abbiamo inteso scrivere, per rafforzare la legge, che qualsiasi tipo di intervento di dimensionamento, piuttosto che di scelta che, in un modo o nell'altro, vada a modificare l'assetto originario dell'istituzione scolastica, venga concordato sempre con il territorio e sia frutto di un confronto attento anche con le istituzioni scolastiche, perché le eventuali decisioni calate dall'alto, spesso e volentieri, possono creare delle criticità.
È ovvio, poi, che ci sono sicuramente delle situazioni dalle quali non si può prescindere. L'ho appena detto all'inizio del mio intervento: c'è il calo demografico, c'è sicuramente una penuria per quanto riguarda la popolazione scolastica e, quindi, una diminuzione conseguente proprio a causa del calo demografico. Tutto questo si porta dietro una serie di scelte che, in maniera responsabile, noi istituzioni, sia che siamo maggioranza sia che siamo minoranza, non possiamo far finta che non esistano.
Però, sicuramente, rafforzare il confronto e l'ascolto dei territori evita anche delle problematiche che poi possono andare a ricadere sia sugli enti locali sia su quelli regionali, come ad esempio eventuali ricorsi. Quindi: dialogo, dialogo, dialogo, sempre.
Abbiamo inoltre voluto, anche in riferimento a eventuali macro-istituti – qui c'è un passaggio all'interno della relazione dove parlo nello specifico di questa eventualità – ribadire che sia fondamentale il confronto con il territorio, perché qualora eventuali scelte partano dal territorio, sicuramente ci può essere un approccio differente anche da parte dell'Ufficio scolastico regionale e della Regione stessa.
Abbiamo inoltre voluto rafforzare il riferimento alle aree del cratere sismico e ai territori interni, dai quali io vengo e per i quali conosco anche in maniera puntuale le eventuali ricadute che determinati accorpamenti hanno poi generato. Questi territori devono continuare a beneficiare di strumenti di salvaguardia e, quando consentito dalla normativa, di deroghe che permettano di mantenere vivi i territori e valorizzare gli importanti investimenti effettuati negli edifici scolastici dopo il terremoto.
È stato poi introdotto un criterio orientativo che invita a evitare istituti eccessivamente grandi, assumendo come parametro di attenzione la soglia dei 1.500 studenti, così da garantire una governance più efficace e una migliore qualità dell'azione educativa.
Le linee guida rafforzano inoltre i criteri relativi alla sostenibilità organizzativa, alla continuità della dirigenza scolastica e del personale amministrativo, alla valutazione dei tempi di percorrenza e dell'accessibilità dei plessi, affinché ogni decisione tenga realmente conto delle condizioni dei territori e delle esigenze delle famiglie.
Un altro aspetto qualificante è la valorizzazione dei poli scolastici, concepiti come strumenti per integrare percorsi formativi omogenei, ottimizzare le risorse disponibili, rafforzare il collegamento tra scuola e sistema produttivo e prevenire inutili duplicazioni dell'offerta formativa.
La Regione non può modificare i parametri fissati dallo Stato, ma può governare questo processo con equilibrio, responsabilità e una profonda conoscenza del territorio. L'obiettivo è fare in modo che ogni scelta futura tenga conto non soltanto dei numeri, ma soprattutto delle persone, delle famiglie e delle comunità locali.
Investire sulla scuola significa investire sul futuro delle Marche, sulla tenuta delle aree interne e sulla vitalità dei nostri Comuni. Grazie.

Presidenza del Vicepresidente
Giacomo Rossi

PRESIDENTE. Ha la parola il relatore di minoranza, consigliere Piergallini.

Enrico PIERGALLINI. Grazie, Presidente. Ammetto che al dibattito in Commissione, che è stato sereno, consapevole delle differenze, abbiamo anche contribuito. Abbiamo accettato un emendamento proposto dalla Consigliera Luconi e abbiamo anche proposto un nostro emendamento.
Partiamo da un presupposto sul quale la Consigliera Luconi ha concluso e che va, secondo me, ampliato.
Conosco abbastanza bene la scuola ed è diventato un settore in cui vigono, purtroppo, la matematica, i numeri, una concezione troppo aziendale e molto burocratizzata. Gli insegnanti, che dovrebbero essere formatori, sono costretti a produrre tantissime scartoffie e a dedicare il meno tempo utile alla formazione dei ragazzi. Gli stessi programmi sono invecchiati e, su questo, una responsabilità ce l'ha l'attuale Governo e anche qualche Governo passato.
I dirigenti, con i numeri che devono rispettare, sono costretti a trasformare le loro scuole, in ogni occasione di promozione, come le migliori scuole possibili, altrimenti perdono studenti. È una logica aziendalista della scuola che non può andare avanti, che ha riguardato il settore della formazione e riguarda il settore della sanità. Formazione e sanità sono due settori nei quali non possono prevalere logiche matematiche e aziendaliste.
Se vogliamo bene al nostro Stato, al Servizio sanitario nazionale, al Servizio scolastico nazionale, dobbiamo fortemente batterci per questi due sistemi, mettendo al centro di essi la persona, come è stato detto, e non il bilancio e i numeri.
Se noi andiamo a leggere il documento delle linee guida di programmazione della rete scolastica, vediamo che alcune questioni sono condivise, sulle quali non potremmo non essere d'accordo, perché si parla: di sostenibilità logistica e organizzativa della rete, di salvaguardia della continuità istituzionale e didattica - ho preso qualche appunto veloce - di stabilità della governance e presenza pienamente operativa della dirigenza e del personale amministrativo, di evitare istituti eccessivamente grandi, di scongiurare fusioni su strutture già accorpate e di salvaguardare i Comuni periferici, i Comuni del sisma, i Comuni montani, le aree interne, i territori disagiati.
C'è anche un aspetto che, a dir la verità, ho apprezzato, perché la programmazione prevede anche un dispositivo per tutti quei Comuni che non sono inseriti in queste categorie, ma che potrebbero, visto il livello del loro disagio infrastrutturale, chiedere, attraverso il Consiglio comunale, una deroga in Regione.
Tutto bene. Il problema è che questi criteri erano presenti anche nei programmi degli scorsi anni, erano ugualmente ribaditi, erano sottolineati o, quantomeno, era sottolineata l'intenzione della Regione di essere il più possibile vicina ai territori, salvo la normativa nazionale. Eppure, in tre anni, per quanto riguarda la perdita delle autonomie – sono dati che conoscete – siamo passati da 229 a 204, con una perdita di 25 autonomie scolastiche.
Voi direte: «Vabbè, ma i plessi non sono stati chiusi, sono state solo accorpate le dirigenze e la governance». Beh, la perdita di autonomia scolastica parte anche dalla perdita di una dirigenza autonoma. Mettetevi nei panni di un dirigente scolastico o di un DSGA, che deve gestire più scuole. È ovvio che indebolire e accorpare le dirigenze scolastiche significa dare minore autonomia e maggiori difficoltà di governance al sistema scolastico.
Negli anni scorsi, c'è stato uno scollamento tra le buone intenzioni, che venivano dichiarate dal programma, dalle linee guida, e poi il reale impatto sul sistema scolastico marchigiano.
Negli scorsi anni, CGIL, CISL e UIL, unite e compatte nella battaglia, avevano denunciato la scarsa concertazione, l'impoverimento dei territori, l'eccessiva dimensione degli istituti e la perdita di autonomia delle scuole.
Certo, queste linee guida non prevedono tanti accorpamenti come gli anni scorsi, ma perché ormai il peggio è avvenuto, il sacrificio della rete scolastica marchigiana è già stato dato. Non possiamo valutare queste linee guida come un atto singolo. Non possiamo non metterle in relazione con quello che è avvenuto e con i dibattiti che si sono svolti negli scorsi anni.
Ovviamente si potrà far riferimento al fatto che sono norme nazionali; alcune derivano dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, quindi bisognava rispettarle. Va bene, certo, ci mancherebbe. Siamo uomini e donne delle istituzioni e dobbiamo fare il nostro lavoro, ma le scelte, pur se legalmente vanno applicate, possono essere criticate.
Non c'è filiera che tenga. Si possono anche criticare le scelte fatte da Governi del proprio segno politico e, a maggior ragione, da Governi di segno opposto, dichiarando che vengono applicate forzosamente, che sono scelte che una parte politica, che un Consigliere regionale non condivide.
Eppure queste scelte sono state applicate senza nessuna protesta a differenza di ciò che hanno fatto altre Regioni. Ricordo una battaglia, vado a memoria, che ha fatto la Regione Emilia-Romagna, un ricorso che poi, se non vado errato, non è stato accolto. Però, insomma, la battaglia c'è stata.
Il secondo elemento di criticità, al quale non è stato – a meno che non mi sia distratto – accennato, è che nelle linee guida viene affrontata la questione della riforma degli istituti tecnici, cioè la riforma cosiddetta “4+2”.
Il percorso degli studi tecnici viene ridotto da cinque a quattro anni, con impatti molto significativi sia sulla formazione di chi sceglie il percorso tecnico sia sul personale docente, che vedrà ridursi le cattedre disponibili. Ci sono cifre spaventose che voi tutti avrete letto sui giornali e che sono state denunciate dai sindacati.
Bene, di questa riforma se ne dà una valutazione, in poche righe, positiva, perché si precisa che è un percorso coerente e verticale, che rafforza l'innovazione didattica, che favorisce l'occupabilità dei giovani e che consente al sistema scolastico di raccordarsi in maniera strategica con le filiere. Insomma, mi sembra una valutazione molto positiva per una riforma che è tutta da farsi e che, francamente, si appoggia su quello che secondo me è un errore gravissimo: la capacità del sistema produttivo di assorbire i giovani che hanno scelto il percorso tecnico non dipende dalla lunghezza del percorso di formazione.
Non è che, riducendo di un anno il percorso di formazione, automaticamente il sistema lavorativo assorbe prima gli studenti e gli studenti hanno maggiori competenze. Tutt'altro. La qualità di un sistema formativo ed educativo si vede proprio dalle competenze che gli studenti acquisiscono e il nostro sistema formativo tecnico marchigiano è una grande eccellenza, ha dato grande personale alla nostra economia.
Non sono mie valutazioni; sono valutazioni fatte anche dai sindacati e, in generale, da chi è intervenuto in questo dibattito. Perché le criticità sono queste: si comprimono in quattro anni la formazione generale e il tempo scuola; è una riforma che non è stata discussa con il territorio perché la sperimentazione è stata brevissima e ci sono molti dubbi sulla reale efficacia, oltre alla stima di un taglio di oltre 1.600 cattedre.
Poi c'è una questione che serpeggia un po' alla base di questa riforma, legata all'ottica che accennavo all'inizio: cioè che la formazione a scuola sia valida solo se subordinata al lavoro, solo se subordinata all'azienda.
La scuola ha un valore formativo a prescindere dal lavoro. O meglio, il lavoro completa il cittadino, ma c'è un valore autonomo della formazione che dà ai ragazzi e alle ragazze coscienza critica, capacità di pensare il mondo e di pensare a come cambiarlo. Un valore indipendente dal lavoro che è il portato di una scuola italiana che si è sempre concentrata su materie che non possono essere valutate in base alle competenze spendibili sul mercato del lavoro, ma sulle competenze spendibili sul mercato della vita e della crescita civile di una società.
Mancano nel documento, per giunta, alcune considerazioni che l'avrebbero completato. È vero che è un documento che dà linee guida, ma non può essere ridotto a un documento squisitamente tecnico. Qualche valutazione politica avrebbe arricchito il documento e, per giunta, avrebbe dato spazio anche alle argomentazioni emerse nel dibattito degli anni scorsi.
Ad esempio, la questione della denatalità, con la quale viene giustificato l'accorpamento, non trova spazio nel documento. La denatalità è un processo che deve essere invertito. Va fatta una politica, come tutto l'arco costituzionale dichiara, a favore della possibilità per l'Italia di uscire da un terribile inverno demografico. Però, di tutto questo, nel documento non c'è riferimento.
Non c'è un riferimento alla dispersione scolastica nei territori, che è dannosissima, e non c'è un riferimento ai ragazzi che sono, come dicono gli inglesi, Not in Education, Employment or Training (NEET), che sono quasi un quinto dei giovani italiani.
Ragazzi che non studiano, non lavorano, non stanno nemmeno cercando di professionalizzarsi per il lavoro e che rappresentano una zona grigia che non può essere liquidata come persone che non hanno voglia di fare nulla, ma sono ragazzi che non hanno trovato spazio nello Stato nel quale vivono e che lo Stato deve includere.
Non c'è nessuna riflessione sul trasporto scolastico e nessuna riflessione sul diritto allo studio.
Concludendo, perché già ho preso troppo tempo e non voglio toglierne agli altri, c'è un grande equivoco sulla scuola italiana. È un equivoco che non è solo della destra italiana; c'è stato anche a sinistra, però bisogna avere il coraggio di denunciarlo, anche quando la propria parte politica sbaglia. Che la scuola debba essere scuola del merito, va bene. Che debba essere una scuola solo per le eccellenze, fino a un certo punto. Che debba essere una scuola che insegna la competitività, non va bene per niente. Che debba essere una scuola che segue l'impresa, non l'accompagna ma la segue, proprio lo rifiuto, come già vi ho detto.
La scuola è, soprattutto in Italia, secondo la nostra Costituzione, motore di uguaglianza. Motore di uguaglianza, non di competizione, non di eccellenza.
Tutti hanno diritto di essere inclusi a scuola, in scuole capienti, dotate di strumentazione, con insegnanti che abbiano il tempo giusto da dedicare agli studenti e con dirigenti che abbiano poche scuole da gestire.
Vanno ricordati due articoli con i quali voglio concludere e che voi tutti conoscete. Rileggerli, però, almeno a me fa bene ogni tanto. L'articolo 3 della nostra Costituzione ribadisce, come voi sapete, che tutti i cittadini hanno pari dignità, soprattutto, nella seconda parte afferma che è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l'uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana. Ecco, uno degli strumenti che lo Stato italiano possiede per rimuovere gli ostacoli che limiterebbero la capacità di un individuo di diventare persona e cittadino a pieno titolo è la scuola, che non può essere ridotta a un meccanismo mercificato o numerico. E poi l'articolo 34: la scuola è aperta a tutti. La scuola è aperta a tutti, anche a chi non è proprio eccellente, anche a chi non ha in sé il desiderio di competere con gli altri, ma forse il desiderio di accompagnare gli altri, di prendersi cura degli altri, di quelli che non vogliono lasciare indietro nessuno. Perché gli Stati progrediscono quando includono tutti nel loro progresso. Però l'articolo 34 dice qualcos'altro: che i capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto a raggiungere i gradi più alti degli studi. Cioè i capaci e i meritevoli, secondo la Costituzione, non devono schiacciare gli altri e competere contro gli altri. Hanno però il diritto di ricevere dallo Stato i mezzi necessari per andare avanti. Altrimenti, la scuola diventerebbe un privilegio per i ricchi; diventerebbe uno strumento di promozione per alcune classi sociali, lasciando indietro gli altri, e non sarebbe realizzato il principio di uguaglianza.
Concludo veramente. Se indeboliamo la scuola, se indeboliamo la scuola pubblica, diventeranno molto più attrattive le scuole private. Ed è un grande peccato, perché la scuola italiana, la formazione italiana, hanno avuto un grande ruolo nella formazione degli altri Stati europei e mondiali.
In altri Stati si è già verificato che chi ha più soldi ha un'istruzione migliore e che chi ha più soldi può avere anche un'assistenza sanitaria migliore. In Italia questo non è ancora avvenuto, ma sta cominciando ad avvenire. Quindi difendere la scuola, difenderla anche con atti programmatori come questi, difenderla nel dibattito quando magari dall'alto ci arrivano norme che non condividiamo, significa difendere il sistema dell'uguaglianza, della scuola e della nostra Repubblica. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola la consigliera Sebastiani.

Milena SEBASTIANI. Grazie, Presidente. Saluto i colleghi Consiglieri e i membri della Giunta.
Intervengo a nome del Gruppo “I Marchigiani” per esprimere con convinzione il nostro voto favorevole su questo atto, che definisce la cornice strategica della nostra scuola per i prossimi tre anni. Non stiamo parlando di una semplice pratica amministrativa, ma del disegno di futuro che vogliamo dare alle nuove generazioni e alle nostre comunità.
Come maggioranza guidata dal Presidente Acquaroli, abbiamo dimostrato sin dall'inizio del nostro mandato un cambio di paradigma radicale. La programmazione non si fa più calando numeri freddi dall'alto, ma ascoltando la voce e i bisogni reali dei territori.
Queste linee guida applicano con intelligenza e flessibilità i parametri nazionali della riforma del dimensionamento scolastico legata al PNRR. Sappiamo bene che il calo demografico è una sfida complessa, ma la risposta della Regione Marche non è l'arretramento dei servizi. Al contrario, lo spirito di questo atto è difendere il diritto allo studio e radicare i presìdi educativi laddove c'è più bisogno.
Voglio sottolineare tre punti di forza fondamentali che qualificano politicamente questo provvedimento.
Il primo: la tutela prioritaria delle aree fragili e del cratere sismico. Le linee guida mettono un sigillo a salvaguardia dei Comuni montani, periferici e ultra-periferici, in coerenza con la Strategia nazionale per le aree interne. Laddove l'inverno è più duro, la viabilità è complessa o le distanze sono maggiori, la scuola deve rimanere. Custodire un istituto comprensivo significa contrastare lo spopolamento e dare un futuro ai nostri borghi.
Il secondo: una scelta di buon governo organizzativo. Per la prima volta introduciamo criteri flessibili e orientati al buon senso. Penso alla lungimirante indicazione di poter collocare la sede di dirigenza dell'autonomia scolastica nel Comune maggiormente svantaggiato in caso di accorpamento. È così che si fa la leale collaborazione istituzionale, tutelando chi è più debole. Evitiamo inoltre la nascita di macro-istituti, che spersonalizzano la didattica e complicano la gestione amministrativa.
Il terzo: innovazione e qualità dell'offerta formativa. La scuola deve saper dialogare con il mondo del lavoro e dello sviluppo locale. Guardiamo con grande interesse al potenziamento degli istituti tecnici e all'opportunità della nuova filiera verticale, che valorizza le nostre imprese e i talenti marchigiani. Vogliamo un'offerta formativa chiara, che eviti frammentazioni e inutili concorrenzialità tra istituti vicini.
I piccoli centri e le vallate marchigiane non sono musei a cielo aperto da visitare, ma comunità vive che meritano stabilità di governance, continuità didattica e servizi amministrativi pienamente operativi. Garantire la presenza dello Stato e della Regione attraverso la scuola è il primo atto di dignità che dobbiamo alla nostra gente.
Per questi motivi confermo il voto convintamente favorevole del Gruppo Marchigiani a sostegno di queste linee guida. Grazie.

Presidenza del Presidente
Gianluca Pasqui

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Nobili.

Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. Alcune considerazioni, che partono dalla condivisione dell'ottimo intervento del Vicepresidente Piergallini. Proprio perché stiamo parlando di un atto secondo il quale la Regione Marche spiega come vuole garantire la presenza scolastica nei territori, la tenuta delle autonomie scolastiche, l'accessibilità dell'offerta formativa e il diritto allo studio, credo che sia opportuno aggiungere qualcos'altro.
Noi sappiamo che la Regione ha una competenza di programmazione; per questo non può limitarsi a prendere atto dei vincoli nazionali, ma deve esercitare fino in fondo il proprio ruolo politico-istituzionale. E qui sta il primo punto critico.
L'atto che discutiamo e che mettiamo in votazione oggi contiene sicuramente dei principi condivisibili, ma è un atto che, per certi versi, rischia di essere troppo prudente, un po' troppo generico e troppo esposto alla logica del mero adeguamento numerico.
È vero: il documento richiama la tutela delle aree interne, delle aree montane e del cratere sismico; afferma la necessità di evitare macro-istituti; invita a non procedere, di norma, a ulteriori fusioni di istituzioni già accorpate.
Le stesse osservazioni del CREL vanno in questa direzione, chiedendo di rafforzare il carattere eccezionale e residuale degli accorpamenti, di valorizzare deroghe specifiche per aree interne, montane, periferiche e del sisma, e di introdurre criteri oggettivi legati a tempi di percorrenza, trasporto pubblico, viabilità e accessibilità effettiva.
Tuttavia, il problema è proprio questo: molte di queste affermazioni restano sul piano dell'indirizzo e non diventano abbastanza vincolanti. E quando un principio non è accompagnato da criteri stringenti, da obblighi motivazionali rafforzati, rischia di trasformarsi in una formula elegante che poi, al momento delle scelte concrete, viene sacrificata sull'altare dei numeri.
Il tema nazionale è noto. Il nuovo sistema di dimensionamento lega il contingente delle autonomie scolastiche alla popolazione scolastica regionale, con un impianto che la Corte costituzionale ha ricondotto in larga parte alla competenza statale, pur riconoscendo che esso interferisce con la competenza regionale concorrente in materia di istruzione.
Cosa significa questo? Significa che la Regione non può ignorare il quadro nazionale, ma deve utilizzare tutti gli spazi disponibili per proteggere il proprio territorio, perché non siamo notai del Ministero. La Regione deve, quindi, non solo mettere il timbro, ma esercitare discrezionalità, indirizzo e tutela territoriale.
Nelle Marche tutto ciò è ancora più importante, perché l'atto ci dice che, per l'anno scolastico 2026-2027, la rete regionale è composta da 200 istituzioni scolastiche autonome, in recepimento del contingente ministeriale stabilito dal Decreto ministeriale n. 124 del 2025.
Il CREL ci ricorda che, nell'ultimo triennio, nelle Marche sono state soppresse ben 21 autonomie scolastiche. E questo dato dovrebbe pesare enormemente nella discussione. 21 autonomie scolastiche non sono caselle spostate in una tabella; sono comunità scolastiche, dirigenti più lontani, segreterie più cariche, famiglie più disorientate, territori che perdono un presidio.
Aggiungo: non vorrei che il collega Luca Marconi mi taccia di catastrofismo, però il quadro demografico non consente particolare ottimismo. Secondo l'ISTAT, nelle Marche nel 2025 si sono registrate 8.200 nascite contro 17.500 decessi. Le nascite sono state quasi un terzo in meno rispetto agli oltre 12.000 nati di inizio millennio. Il nostro tasso di natalità è pari al 5,6 per mille, rispetto alla media nazionale del 6 per mille. Nei Comuni più piccoli il tasso di natalità è ancora più basso e l'invecchiamento è più marcato.
Cosa significa questo? Che, se applichiamo meccanicamente il criterio demografico, le aree interne vengono colpite due volte: prima dallo spopolamento, poi dalla perdita dei servizi.
La scuola, invece, nelle aree interne non è solo un servizio: è un presidio dello Stato, un luogo di cittadinanza, un punto di tenuta sociale, una condizione perché una famiglia decida di restare.
La stessa Strategia nazionale per le aree interne nasce per contrastare il declino demografico e garantire l'accesso a diritti essenziali di cittadinanza, tra cui istruzione, trasporto pubblico e servizi socio-sanitari. Ma se la scuola arretra, arretra tutto. Arretra la possibilità di vivere in montagna, arretra la ricostruzione post-sisma, arretra la coesione regionale.
Per questo il nostro giudizio non è di contrarietà pregiudiziale. Lo ripeto: l'atto contiene parti condivisibili, ma non basta.
Non basta dire che gli accorpamenti devono essere evitati di norma. Occorre dire che gli accorpamenti, soprattutto nelle aree interne, montane, periferiche e del cratere, devono essere davvero l'ultima ratio, consentiti solo dopo una verifica documentata dell'impossibilità di soluzioni alternative.
Non basta richiamare i tempi di percorrenza; occorre fissare una griglia oggettiva: tempi reali casa-scuola, trasporto pubblico disponibile, viabilità invernale, numero di cambi necessari, condizioni delle strade. Il documento menziona questi elementi, ma serve trasformarli in criteri istruttori effettivi e verificabili.
Ripeto: non basta evitare i macro-istituti di norma. Occorre prevedere che, oltre una certa soglia, l'onere motivazionale sia rafforzato. Le linee guida indicano la soglia di 1.500 alunni come valore orientativo di attenzione, non come limite rigido. Va bene non irrigidire tutto, ma allora chiediamo almeno che ogni superamento sia accompagnato da una relazione specifica sulla sostenibilità gestionale.
C'è poi un tema richiamato dal CAL che, pur esprimendo parere favorevole, ha chiesto di spostare dal 30 settembre al 15 ottobre il termine per la trasmissione delle deliberazioni provinciali alla Regione.
Il CREL ha invece formulato osservazioni molto più sostanziali, chiedendo confronto con le organizzazioni sindacali, maggiore residualità degli accorpamenti, deroghe per i territori fragili e monitoraggio degli effetti. Sono osservazioni che noi riteniamo, come Gruppo AVS, debbano entrare nell'atto non come semplice auspicio, ma come parte integrante della governance.
In particolare, serve un monitoraggio annuale degli effetti del dimensionamento, altrimenti ogni anno ripartiamo da zero senza sapere se gli accorpamenti precedenti abbiano davvero migliorato il sistema o semplicemente prodotto istituti più grandi, più lontani e più faticosi da governare.
Poi va data particolare attenzione agli istituti tecnici e professionali, ai percorsi di istruzione degli adulti e alla formazione nelle aree interne. La Regione deve chiedersi non solo dove tagliare, ma anche dove investire.
Per queste ragioni la nostra posizione riconosce che l'atto contiene alcuni principi utili e che il quadro nazionale pone vincoli reali, ma chiediamo alla Giunta e alla maggioranza un salto di qualità: più coraggio, più garanzie, più trasparenza, più tutela dei territori fragili.
La Regione Marche deve dire con nettezza che la scuola non è una variabile di bilancio e che il dimensionamento non può essere una procedura calata su comunità già provate dallo spopolamento, dalla carenza dei trasporti e dalla riduzione dei servizi.
Per questo, come Gruppo Alleanza Verdi e Sinistra, ho proposto alcuni emendamenti che si pongono l'obiettivo di rafforzare l'atto su alcuni punti essenziali, emendamenti che poi andrò a illustrare, ma che partono dal principio che la scuola non è un presidio qualsiasi e che, in molti Comuni marchigiani, è l'ultimo luogo pubblico rimasto davvero vivo ogni giorno. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola la consigliera Vitri.

Micaela VITRI. Grazie, Presidente. Vorrei innanzitutto ringraziare i colleghi per le relazioni e i loro interventi, a partire dal relatore di minoranza, Consigliere Piergallini, che ha illustrato il tema in modo dettagliato e, ovviamente, condivisibile. Quindi, mi limiterò ad aggiungere solo alcuni aspetti, perché il Piano regionale di programmazione della rete scolastica e dell'offerta formativa 2027-2030 rappresenta uno strumento strategico attraverso il quale la Regione Marche definisce gli indirizzi per garantire un sistema scolastico moderno, efficace, equilibrato e sostenibile.
L'impianto del piano si fonda sul consolidamento dell'autonomia scolastica, sulla stabilità delle istituzioni, sulla razionalizzazione dell'offerta formativa e sulla tutela del diritto allo studio, con particolare attenzione alle aree interne, montane e ai territori caratterizzati da maggiore fragilità demografica. Vengono valorizzati il ruolo delle Province, degli enti locali e dell'Ufficio scolastico regionale nella costruzione di una rete scolastica capace di coniugare efficienza organizzativa e qualità educativa.
Il documento conferma anche la rete regionale composta da 208 autonomie scolastiche e individua criteri volti ad evitare duplicazioni dell'offerta, favorendo invece la costruzione di poli scolastici coerenti con le vocazioni produttive e formative dei territori.
Tuttavia, dobbiamo anche renderci conto che nel nostro territorio regionale, al di là delle parole che ho provato a sintetizzare, emerse in questo piano, abbiamo già perso 25 autonomie scolastiche solo negli ultimi cinque anni ed è previsto anche il taglio di un'altra autonomia scolastica nel prossimo triennio. Non sappiamo quale, ho provato a chiederlo in I Commissione, ma ancora non è chiaro di quale si tratti.
Analizzando nel dettaglio il piano, ci si rende conto che richiama la necessità di garantire la presenza stabile della dirigenza scolastica e del personale amministrativo e tecnico, ritenuti elementi indispensabili per assicurare continuità gestionale, qualità dei servizi e corretta funzionalità delle istituzioni scolastiche. Analogamente, viene ribadita l'importanza di evitare istituti eccessivamente complessi sotto il profilo organizzativo e di preservare la capacità amministrativa delle scuole, soprattutto nei luoghi più fragili.
Sotto questo profilo emerge un'evidente criticità derivante dai recenti provvedimenti ministeriali in materia di organico del personale ATA. E basterà, dopo aver letto questo piano, andare ad aprire il sito dell'Ufficio scolastico regionale: una doppia verifica che credo anche i colleghi di maggioranza abbiano fatto o, comunque, avrebbero dovuto fare.
Guardando il sito dell'Ufficio scolastico regionale, ci si rende conto che per l'anno scolastico 2026-2027 il Ministero dell'Istruzione e del Merito ha disposto per la Regione Marche una riduzione complessiva di 75 posti ATA, così ripartiti. Lo dico al Presidente Acquaroli, che per fortuna è in Aula. Lo sa, Presidente, che perderemo questi posti? 70 collaboratori scolastici, 3 assistenti tecnici e 2 assistenti amministrativi.
Non lo dico io, non è un'insinuazione, è scritto nel sito dell'Ufficio scolastico regionale. Lo ribadisco, un organico regionale complessivo che passerà da 5.925 unità a 5.850 unità.
Questa riduzione interessa in particolare il personale che garantisce quotidianamente il funzionamento delle scuole, cioè collaboratori scolastici impegnati nella vigilanza, nell'assistenza agli alunni, nella sicurezza e nella gestione di numerosi plessi scolastici, oltre ad assistenti amministrativi chiamati a sostenere un carico burocratico sempre crescente, ma anche assistenti tecnici indispensabili per laboratori e innovazione didattica.
Il taglio appare in evidente contrasto con gli obiettivi perseguiti da questo piano regionale, che io ho illustrato perché ci sono nel piano, ma a livello teorico, perché poi nella pratica sono previsti 75 tagli.
Da una parte, il documento programmatico individua come priorità il rafforzamento della qualità dell'offerta formativa, la stabilità gestionale delle istituzioni scolastiche, il consolidamento dei presìdi educativi nelle aree interne, la valorizzazione dei laboratori e dei percorsi tecnico-professionali, nonché la costruzione di una rete scolastica efficiente e sostenibile. Dall'altra, però, c'è la riduzione del personale ATA che rischia di compromettere proprio quelle condizioni organizzative che il piano considera essenziali per il buon funzionamento delle scuole.
Particolarmente significativa è la previsione contenuta nel piano, secondo cui ogni processo di riorganizzazione deve assicurare la presenza pienamente operativa della dirigenza e del personale amministrativo e garantire un'organizzazione stabile ed efficiente. Tali obiettivi risultano inevitabilmente più difficili da conseguire in presenza di una riduzione degli organici che colpisce soprattutto personale amministrativo e ausiliario.
Per queste ragioni ritengo necessario che la Regione Marche, nell'ambito del confronto istituzionale con il Ministero dell'Istruzione e del Merito, continui a rappresentare l'esigenza di una revisione delle dotazioni organiche assegnate al personale ATA, tenendo conto delle peculiarità territoriali della Regione, della diffusione dei plessi scolastici, della presenza delle aree interne e montane e degli obiettivi di qualità del servizio richiamati dallo stesso piano regionale.
Non bastava, quindi, il taglio che inevitabilmente implicherà la riforma di cui si parla, del 4+2, dei famosi ITS, che prevede nelle Marche un taglio di più di 1.000 cattedre, che quindi preoccupa i docenti, ma è stato già disposto anche il taglio di 70 persone già attive nella nostra Regione come personale ATA. Lo ribadisco: non lo dico io. Potrete rispondermi ciò che vorrete, ma prima andate a leggervi il sito dell'Ufficio scolastico regionale Marche. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola la consigliera Biondi.

Chiara BIONDI. Grazie, Presidente. Intervengo con particolare convinzione su questo atto che riguarda la programmazione della rete scolastica regionale 2027-2030, perché è una materia che ho avuto l'onore di seguire nella scorsa legislatura.
Pertanto il mio intervento non è esclusivamente sul punto tecnico, ma parte da una conoscenza della materia e credo, soprattutto, di poter offrire una riflessione, perché questo provvedimento, per chi in realtà lo legge, non è un provvedimento esclusivamente tecnico, ma nasce da un percorso lungo e complesso che ha interessato tutte le Regioni italiane e che è stato, in realtà, il frutto degli obiettivi previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, in maniera particolare per quello che riguarda il tema del dimensionamento scolastico.
Vorrei ricordare un aspetto che molto spesso rischia di essere dimenticato. Prima della riforma del PNRR, il tema del dimensionamento scolastico era affrontato, così come affrontato ancora oggi dal decreto-legge n. 98 del 2011, in maniera particolare dall'articolo 19, che poi è stato modificato a seguito del PNRR. Già all'epoca erano individuati criteri abbastanza chiari, soprattutto numerici, per far sì che le scuole potessero mantenere la propria autonomia scolastica.
Quando si parla di autonomia scolastica si intende il codice meccanografico, quindi si intende un DS e un DSGA. Questi criteri, però, prima del Piano nazionale di ripresa e resilienza, erano criteri, se vogliamo, flessibili e quindi si faceva molto spesso ricorso all'istituto della reggenza, un istituto che consentiva e alla scuola di mantenere la propria autonomia scolastica, ma il DS e il DSGA ovviamente non erano titolari, perché svolgevano il loro servizio prioritariamente in altre scuole.
Con la riforma del PNRR, invece, questo sistema è cambiato radicalmente, perché non si trattava più di gestire le scuole attraverso il sistema delle reggenze, ma a ciascuna Regione è stato imposto di diminuire il numero delle autonomie scolastiche, con un provvedimento che partiva dallo Stato. Lo Stato ha definito il contingente di autonomie da rispettare e, soprattutto, vorrei ricordare che, in caso di mancato adeguamento, lo Stato poteva applicare i poteri sostitutivi, quindi saremmo stati commissariati come Regione.
Vorrei ricordare un'altra cosa, sempre in tema di dimensionamento scolastico. Quando ci siamo trovati ad affrontare questo tema, in realtà non esistevano modelli cui ispirarsi. Tutte le Regioni italiane erano chiamate a tradurre in atti amministrativi una riforma completamente nuova, con criteri completamente nuovi e diversi rispetto al passato e, come ricordo, con un contingente di autonomie scolastiche imposto.
È stata una stagione particolarmente complessa, in maniera particolare per la Regione Marche, una Regione che sicuramente ha molte difficoltà perché non è fatta esclusivamente di grandi centri, ma di aree interne, Comuni montani, zone colpite dal sisma. Quindi, di una realtà dove la scuola rappresenta molto più di un edificio, perché rappresenta un presidio educativo, sociale e culturale e, molto spesso, anche l'ultimo edificio pubblico che rimane.
Ricordo molto bene il lavoro che è stato svolto insieme alla struttura regionale, all'Ufficio scolastico regionale, ai Comuni, alle Province, ai dirigenti scolastici e alle organizzazioni sindacali. Nessuno aveva la soluzione in tasca. È stato un lavoro fatto di confronto, di ascolto e, a volte, anche di decisioni difficili che è stato necessario prendere.
Ecco perché credo che sia giusto riconoscere un aspetto fondamentale. Queste linee guida non cancellano quel percorso, anzi ne fanno tesoro. Rivolgo, quindi, un plauso anche agli uffici regionali, perché hanno saputo tradurre quell'esperienza in ciò che oggi viene scritto all'interno di quest'atto.
Questo, a mio avviso, è il vero valore del provvedimento, perché quando il lavoro svolto da chi c'era prima diventa un patrimonio comune dell'amministrazione e viene migliorato, aggiornato e consolidato, credo che in questo modo una Regione possa effettivamente crescere.
Entrando nel merito dell'atto, ritengo importante il rafforzamento dei criteri qualitativi e quantitativi. Sono riaffermati alcuni criteri come l'accessibilità, i tempi di percorrenza, i collegamenti, la conformazione del territorio, la continuità didattica e la sostenibilità organizzativa e qualitativa dell'offerta formativa, quindi una visione sicuramente più moderna e aderente alle esigenze delle comunità.
Ritrovo e condivido la particolare attenzione riservata alle aree interne, ai territori montani, al cratere sismico, alla salvaguardia degli istituti del primo ciclo e all'obiettivo di evitare, ove possibile, ulteriori macro-istituti. Sono criteri che riconoscono la specificità della nostra Regione e che cercano di coniugare sostenibilità e diritto allo studio.
È stata inoltre rivolta una particolare attenzione al tema dell'offerta formativa, che assume un ruolo centrale, come deve essere, perché oggi non basta più discutere esclusivamente di autonomie scolastiche da mantenere, ma bisogna interrogarsi sulla scuola del futuro, la scuola che vogliamo costruire nei prossimi anni; una scuola capace di innovare, di dialogare con il sistema produttivo, di investire nelle competenze digitali, nelle discipline STEM, nell'orientamento, negli ITS Academy e nelle nuove opportunità offerte dall'innovazione tecnologica.
Ho letto anche con particolare attenzione i pareri favorevoli del CAL e del CREL. Le osservazioni formulate dal CREL non rappresentano una smentita del lavoro svolto in questi anni; anzi, costituiscono il naturale affinamento di un percorso amministrativo che oggi dispone finalmente di un patrimonio di conoscenze costruito attraverso la concreta applicazione della riforma.
Ma il vero tema che dobbiamo affrontare non è il dimensionamento in sé. Il vero problema è il progressivo calo demografico. Il dimensionamento rappresenta infatti la conseguenza amministrativa di una trasformazione molto più profonda che investe il nostro Paese e anche la nostra Regione.
Credo che sia su questa sfida che dovremo continuare a concentrare le nostre politiche. Per questo ritengo che la scuola debba continuare ad essere considerata un investimento strategico e non un semplice capitolo di spesa. Dove rimane una scuola, rimane comunque una comunità.
Concludo con una riflessione. Le istituzioni migliori non sono quelle che cancellano il lavoro di chi le ha precedute; sono quelle che sanno comprenderlo, migliorarlo e consegnarlo ancora più solido a chi verrà dopo. Questa, credo, sia la vera continuità amministrativa e questa penso sia la responsabilità della buona politica.
È quindi con questo spirito che il Gruppo Forza Italia – e ringrazio la Presidente Jessica Marcozzi per l'opportunità che mi ha dato di intervenire e di esprimere il nostro punto di vista – esprime già da adesso un voto favorevole al provvedimento. Grazie.

PRESIDENTE. Sono stati presentati cinque emendamenti tutti a firma del Consigliere Nobili, che ha la parola per illustrarli.

Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. Vado a illustrare un emendamento alla volta o tutti insieme? Allora parto con il primo emendamento, che si pone l'obiettivo di affrontare la soglia indicata di 1.500 alunni ai fini della valutazione degli accorpamenti, perché è un'indicazione meramente orientativa e può quindi essere superata senza condizioni definite. Trasformarla in limite ordinario evita istituti troppo estesi e complessi, preservando la qualità della didattica, la capacità gestionale e la vicinanza della dirigenza alle comunità scolastiche. Pertanto, la proposta è quella di sostituire la nota 5 con la seguente: «Ai fini della valutazione degli accorpamenti, la soglia di 1.500 alunni costituisce il limite ordinario per le istituzioni scolastiche. Il relativo superamento è ammesso esclusivamente in casi eccezionali, previa motivazione rafforzata che dimostri la sostenibilità organizzativa e logistica, l'assenza di soluzioni alternative e l'assenza di pregiudizio per la qualità dell'offerta, sentiti gli enti locali e gli organi collegiali delle istituzioni interessate».
Il secondo emendamento riguarda l'Allegato A, paragrafo 2, punto 2, «Dimensionamento: sostenibilità e logistica organizzativa». Dopo il periodo che termina con le parole «investimenti strutturali fatti sugli edifici scolastici», inserire la seguente precisazione: «Prima dell'approvazione di ciascun accorpamento, la Provincia e la Regione, per quanto di rispettiva competenza, verificano l'esistenza di piani di sostenibilità logistica e organizzativa che individuino le misure necessarie a evitare maggiori oneri e disagi per studenti e famiglie, con particolare riferimento al trasporto scolastico, all'accessibilità per le persone con disabilità, ai servizi di mensa e tempo scuola, alla distribuzione del personale amministrativo e alla piena utilizzazione degli edifici scolastici. Il piano indica i soggetti responsabili, i tempi di attuazione e le risorse disponibili». Questo perché un accorpamento non può essere approvato rinviando a dopo la soluzione dei problemi di trasporto, accessibilità e mensa. Un piano preventivo rende esplicite responsabilità, tempi e risorse, evitando che i costi organizzativi ricadano su famiglie ed enti locali.
Vado a illustrare velocemente anche il terzo emendamento, che prevede che, nell'Allegato A, paragrafo 2.3, «Offerta formativa territoriale», dopo il periodo che termina con le parole «raccordo con le filiere produttive e strategiche», inserisce la seguente precisazione: «L'attivazione dei percorsi della filiera formativa 4+2 è subordinata alla deliberazione favorevole degli organi collegiali dell'istituzione scolastica e non può comportare la soppressione o la riduzione dell'offerta quinquennale ordinaria, né una diminuzione delle classi, degli organici e delle opportunità di accesso per gli studenti. La programmazione regionale assicura altresì l'equilibrio territoriale dell'offerta e verifica la disponibilità effettiva dei laboratori e dei servizi necessari alla continuità del percorso». La motivazione è che i percorsi 4+2 non devono essere imposti dall'alto né sostituire progressivamente l'offerta quinquennale. L'emendamento tutela la libertà di scelta degli studenti, gli organici e l'equilibrio territoriale, subordinando l'attivazione alla presenza effettiva di laboratori.
Penultimo emendamento: nell'Allegato A, paragrafo 3.2, «Ruolo della Regione Marche nella programmazione regionale», l'ultimo periodo del paragrafo 3.2, che inizia con le parole «Qualora i piani provinciali non consentano», è sostituito dal seguente: «Qualora i piani provinciali non consentano il raggiungimento degli obiettivi assegnati alla Regione Marche dalle disposizioni ministeriali, la Giunta regionale, prima di modificare le proposte degli enti locali, comunica agli enti, alle istituzioni scolastiche e alle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative interessate gli interventi ipotizzati e assegna un termine non inferiore a 10 giorni per osservazioni e controdeduzioni. Le determinazioni finali sono corredate da una motivazione puntuale e comparativa che dia conto delle alternative esaminate, degli effetti territoriali e logistici e delle ragioni dell'eventuale mancato accoglimento delle osservazioni». La motivazione alla base di questo emendamento è che il potere regionale di modificare i piani provinciali deve essere esercitato con trasparenza e nel rispetto del principio di leale collaborazione. La comunicazione preventiva e il diritto alle controdeduzioni impediscono decisioni improvvise e orientano la Giunta a motivare perché una soluzione sia preferibile alle alternative proposte dai territori.
L'ultimo emendamento, il quinto che ho proposto, prevede, in accoglimento dell'indicazione del CREL, lo spostamento dal 30 settembre al 15 ottobre per quanto riguarda il ruolo delle amministrazioni provinciali. Lo spostamento è richiesto dal Consiglio delle Autonomie Locali e concede a Province, Comuni e istituzioni scolastiche un tempo più adeguato per il confronto e per la qualità dell'istruttoria, senza alterare il procedimento regionale. Il termine del 30 settembre risulta eccessivamente ristretto rispetto alla complessità delle decisioni. Questo era l'ultimo emendamento e le motivazioni che sono alla base anche di questa proposta mi sembrano sufficientemente comprensibili.

PRESIDENTE. Emendamento 1 a firma del Consigliere Nobili. Ha la parola la Consigliera Luconi.

Silvia LUCONI. Grazie, Presidente. Il limite ordinario, relativamente a questo emendamento, non esiste. È una vecchia normativa superata da quando è stata data la competenza all'USR di definire, con quello che noi chiamiamo appunto dimensionamento, le autonomie scolastiche. Quindi non è opportuno, crediamo, inserirla, perché quando capitano, ovviamente queste realtà sono rarissime, situazioni con più di 1.500 alunni si tende a stare molto attenti e si cerca di lavorare a una redistribuzione. Perciò non ha senso inserire questa ulteriore specifica all'interno della norma. Tra l'altro, noi abbiamo già, adesso non ricordo nello specifico il virgolettato perché non ce l'ho sotto mano, trattato l'argomento. Grazie.

PRESIDENTE. Emendamento 1. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale non approva)

Emendamento 2 a firma del Consigliere Nobili. Ha la parola la Consigliera Luconi.

Silvia LUCONI. Grazie, Presidente. La manutenzione, qui facciamo attenzione perché adesso siamo tutti, più o meno, ex amministratori locali, è in mano agli enti locali fino alla scuola media, poi, gli istituti superiori sono in mano alla Provincia.
Condizionare il regolamento in maniera così stretta può sicuramente creare un plus, in quanto quello che si chiede con l'emendamento è già previsto dalla norma. Perciò è superfluo; non è un plus, scusate, ho utilizzato un termine sbagliato, è superfluo. Quindi, non è opportuno inserire questa ulteriore specifica all'interno della legge. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Nobili.

Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. Non ho capito se si fa riferimento all'emendamento che ho illustrato come secondo, che è quello che riguarda il fatto che, prima dell'approvazione di ciascun accorpamento, Province e Regione verifichino l'esistenza di un piano di sostenibilità logistica e organizzativa.
Fa riferimento a questo, collega Luconi? Perfetto. No, non mi era chiara l'osservazione.
Ribadisco che, invece, a parere del proponente, questo emendamento appare opportuno. Grazie.

PRESIDENTE. Emendamento 2. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale non approva)

Emendamento 3 a firma del Consigliere Nobili. Ha la parola la Consigliera Luconi.

Silvia LUCONI. Grazie, Presidente. Qui si parla di inserire una specifica riguardo al raccordo con le filiere produttive strategiche. La filiera è subordinata alla deliberazione favorevole degli organi collegiali dell'istituzione scolastica, realisticamente da sempre. È un controllo che fa la Regione, lo fa unitamente al Ministero; altrimenti quella proposta non avrebbe ragione di esistere.
Poi si parla anche di un altro aspetto, che è quello del 4+2 piuttosto che del percorso quinquennale. Ovviamente la scelta del percorso formativo 4+2, piuttosto che del percorso formativo quinquennale, non può prescindere da un elemento basilare, che è quello della scelta dei genitori, che appunto decidono se iscrivere il figlio a un percorso piuttosto che a un altro. Quindi, l'attivazione dei corsi dipende dalla scelta dei genitori, non sicuramente dall'USR o dalla Regione. Grazie.

PRESIDENTE. Emendamento 3. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale non approva)

Emendamento 4 a firma del Consigliere Nobili. Ha la parola la Consigliera Luconi.

Silvia LUCONI. Grazie, Presidente. Diciamo che qui vado anche a mangiarmi una parte dell'eventuale replica finale alle linee guida.
A parte che, per almeno due anni e mezzo, non sono previsti ulteriori dimensionamenti e, quando la collega Vitri diceva che in Commissione non è stato risposto relativamente a quale ulteriore dimensionamento sarebbe stato fatto, è perché non c'è sicuramente contezza in questo momento. Non c’è stata la volontà di non rispondere perché non si voleva far sapere che cosa potesse accadere fra due anni, ma semplicemente perché, in questa fase, è prematuro: l'argomento non è stato affrontato nello specifico.
Potrebbe esserci un dimensionamento, come potrebbe anche non esserci, alla luce del lavoro che è stato fatto in termini di riduzione delle autonomie nel passato quinquennio e nella precedente gestione.
Inoltre, anche qui si tratta di un'aggiunta eccessiva, perché all'interno delle linee guida è stato inserito un ulteriore passaggio che, tra l'altro, è stato rafforzato da un emendamento che ho presentato a mia firma in Commissione, e che prevede di concordare con i territori e con le realtà scolastiche eventuali dimensionamenti.
Anche in questo caso, capisco la precisazione che il collega Nobili vuole fare, e la rispetto in ogni caso, però all'interno del testo queste garanzie sono già state ampiamente previste. Grazie.

PRESIDENTE. Emendamento 4. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale non approva)

Emendamento 5 a firma del Consigliere Nobili. Ha la parola la Consigliera Luconi.

Silvia LUCONI. Grazie, Presidente. Il termine ordinario, qui si chiede di spostare il termine di 15 giorni in avanti. Questa tematica l'abbiamo affrontata anche all'interno della Commissione e mi sono confrontata anche con gli uffici per capire, perché si tratta di una scelta che va a incidere tecnicamente sul lavoro che gli uffici devono svolgere nel momento in cui si apprestano a lavorare per la predisposizione delle annualità scolastiche.
Il termine ordinario è la fine di ottobre; perciò, spostarlo in avanti dal 30 settembre al 15 ottobre può creare delle difficoltà a chi, annualmente, deve lavorare alle varie predisposizioni e alla documentazione necessaria.
Il fatto di non spostarlo in avanti rappresenta anche un'attenzione e un rispetto verso il lavoro dell'USR, che comunque deve mettere mano, in maniera consapevole e importante, e aggiungo anche con i tempi giusti, a decisioni che poi vanno comunque a incidere su tutta la popolazione e la comunità scolastica. Grazie.

PRESIDENTE. Proposta di atto amministrativo n. 13. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale approva).

La seduta è tolta.

La seduta termina alle ore 14:15.