Resoconto della seduta n.27 del 07/07/2026
SEDUTA N. 27 DEL 7 LUGLIO 2026
La seduta inizia alle ore 11.20
Presidenza del Presidente
Gianluca Pasqui
PRESIDENTE. Buongiorno a tutti. Dichiaro aperta la seduta dell’Assemblea legislativa regionale n. 27 del 7 luglio 2026. Do per letto il processo verbale della seduta n. 26 del 30 giugno 2026, il quale, ove non vi siano opposizioni, si intende approvato ai sensi del quarto comma dell’articolo 53 del Regolamento interno.
Richiamo, inoltre, ai sensi del comma 5 dello stesso articolo, l’attenzione dei Consiglieri sulle comunicazioni distribuite, con cui porto a conoscenza dell’Assemblea quanto espressamente previsto dal Regolamento interno.
Hanno chiesto congedo l'Assessore Baldelli e il Consigliere Mangialardi.
Interrogazione n. 346 - a risposta immediata
a iniziativa dei Consiglieri Caporossi, Seri
“Procedura di Valutazione Ambientale Strategica (VAS) per la localizzazione della discarica d’Ambito ATO 3 Macerata, illegittimità della Delibera ATA n. 7/2026, elusione della partecipazione pubblica e profili di danno erariale”
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 346 - a risposta immediata - dei Consiglieri Caporossi, Seri.
Ha la parola, per la risposta, l'Assessore Consoli.
Tiziano CONSOLI. Grazie, Presidente. In via preliminare, è opportuno evidenziare che la Regione Marche ha sempre, costantemente e attentamente monitorato l'intero iter di avanzamento procedurale e procedimentale finalizzato all'approvazione del Piano d'Ambito della provincia di Macerata e alla localizzazione dell'impianto e della discarica dell'ATA 3.
Le funzioni regionali di verifica di conformità, infatti, ai sensi dell'articolo 2, comma 1, lettera c), della legge regionale n. 24 del 2009, non si esauriscono con il provvedimento favorevole espresso sul Piano d'Ambito, rilasciato con prescrizioni dal settore regionale con nota protocollo n. 0927081 del 22 luglio 2023, ma si estendono, logicamente, anche alla fase di programmazione attuativa che porta all'individuazione concreta delle aree idonee e non idonee per gli impianti di fine ciclo, sulla quale inciderà la verifica successiva di VAS, che potrà meglio specificare sia l'idoneità che l'inidoneità.
Proprio nell'ambito di questa costante azione di vigilanza e, a fronte dei rallentamenti emersi, la Regione è intervenuta a più riprese nei confronti dell'Assemblea territoriale d'ambito di riferimento:
- nota protocollo n. 1628778 del 30 dicembre 2025, il settore di riferimento ha formalmente richiesto informazioni urgenti e un aggiornamento del cronoprogramma dell'ATA 3, rilevando come le tempistiche previste fossero abbondantemente trascorse. A tale nota, l'ATA 3 ha riscontrato evidenziando le difficoltà della propria struttura tecnica, priva di personale di ruolo, e dando conto del riavvio dell'adozione della proposta del Piano di localizzazione da parte dell'Assemblea dei Sindaci, avvenuta il 21 novembre 2025;
- nota protocollo n. 0890584 del 25 giugno 2026, a seguito delle notizie apprese dagli organi di stampa circa l'approvazione di una graduatoria di merito per i siti e l'affidamento di incarichi esplorativi al COSMARI Srl, il settore regionale ha inviato una nuova e ferma richiesta di chiarimenti. Con questo atto si chiedono spiegazioni puntuali in merito alle scelte effettuate dall'Assemblea dell'ATA 3, evidenziando anche i possibili rischi che l'approvazione di una graduatoria difforme rispetto alle conclusioni dello studio tecnico-scientifico condotto dall'Università Politecnica delle Marche possa porsi in contrasto con i criteri definiti dal Piano regionale di gestione dei rifiuti e dallo stesso Piano d'Ambito vigente.
Nella nota del 25 giugno scorso è stato esplicitamente rappresentato all'ATA 3 che un eventuale disallineamento rispetto alla corretta procedura di Valutazione Ambientale Strategica (VAS), il cui concreto avvio, ai sensi dell'articolo 13 del decreto legislativo n. 152 del 2006, non risulta ancora formalizzato, potrebbe configurare un contesto di possibile criticità. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Caporossi.
Michele CAPOROSSI. Grazie, Presidente. Assessore, ho ascoltato la risposta e quanto le scrivono gli uffici. Abbiamo rivolto delle domande precise, abbiamo avanzato richieste chiare.
La vicenda è veramente incredibile sotto ogni profilo: sotto il profilo istituzionale, perché non si rispettano le regole basilari dello stare insieme, il rispetto, la coerenza, la trasparenza, la correttezza delle procedure. Sotto il profilo politico, perché è una scelta partitica per dare una mano al Sindaco di Macerata, in campagna elettorale, e ne aveva bisogno, vista la vittoria problematica e visto quello che è avvenuto dopo, con un'Assessora dimissionata prima di entrare in carica; sotto il profilo amministrativo, perché si registrano violazioni in serie.
Una graduatoria, frutto di anni di studi e di spese superiori a 200.000 euro, viene stravolta perché non piaceva il risultato. Il primo diventa l'ultimo, l'ultimo il primo. Un'applicazione evangelica non richiesta.
I cittadini di Montefano, Filottrano e Osimo si sentono presi in giro. Hanno raccolto oltre 4.000 firme di protesta e una loro rappresentanza è stata qui. Ci abbiamo parlato stamattina e abbiamo constatato la loro assoluta correttezza da tutti i punti di vista.
Questi cittadini pagano bollette salate, pagano gli studi, le consulenze e pagheranno, loro malgrado, le spese che ci saranno per ricorsi e controricorsi.
Assessore, lei lo sa bene come amministratore, lo sa come politico, lo sa come avvocato. È tutto da rifare, come diceva una volta Nereo Rocco.
Ci appelliamo a lei, Assessore Consoli: azzeri questo scempio, lo faccia quanto prima.
Grazie di cuore. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Seri.
Massimo SERI. Grazie, Presidente. Dalle mie parti si dice, ma credo anche da altre, che i soldi mandano l'acqua in su. Oggi, alla Treccani, potremmo aggiungere un altro motto: anche le campagne elettorali hanno la capacità di portare l'acqua all'insù e, in qualche modo, far nascere nuove localizzazioni di discariche. È una provocazione, ma di fatto è quello che è accaduto. C'è stata una volontà, una preoccupazione, un blitz per poter favorire un momento, una campagna elettorale.
Prima di tutto, io ho già fatto il sindaco e so cosa significa quando si parla di certi argomenti. C'è il rispetto delle persone, dei criteri e dei metodi di lavoro. Mi rendo conto che avete capito l'errore che è stato fatto e tutti siamo consapevoli che, in realtà, c'è stata una strategia alle spalle, come è stato richiamato anche dal collega Caporossi.
Oggi si può ancora intervenire, perché le cose sono in itinere. Ho apprezzato sia le parole del Presidente Pasqui, sia quelle dell'Assessore. Ho colto una buona volontà che ho letto anche con sincerità, che mi pare sia stata percepita anche dai presenti, però mi viene da dire che c'è bisogno anche di una volontà politica. Come c'è stata una volontà politica nel frangente della campagna elettorale, che oggi va riportata nel nuovo iter.
La Regione non ha una competenza specifica, ma ha degli strumenti. Alcune scelte possono essere riviste, a cominciare dal fatto che esiste un piano che deve portare al superamento delle discariche e, quindi, a evitare nuove ferite ampliando eventualmente quelle esistenti.
Ci sono le condizioni. Temo, purtroppo, che i tempi si allungheranno per il termovalorizzatore, però c'è bisogno di un ripensamento. Le condizioni ci sono perché, ripeto, dietro ci sono le persone, ci sono la salute e ci sono i territori. E questi aspetti vanno tutelati. Grazie.
Presidenza del Vicepresidente
Giacomo Rossi
Interrogazione n. 351 – a risposta immediata
a iniziativa del Consigliere Nobili
“Pdl n. 64/2026 - criteri e garanzie contro limitazioni discriminatorie alle attività commerciali”
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 351 – a risposta immediata- del Consigliere Nobili.
Ha la parola, per la risposta, la Sottosegretaria alla Presidenza della Giunta Consigliera Luconi.
Silvia LUCONI. Grazie, Presidente. Grazie, collega. Grazie, Vicepresidente.
Questa è un'opportunità anche per poter spiegare, in maniera non propagandistica, come è stato inteso magari da qualcuno questo provvedimento.
Con l'interrogazione in esame si chiede, appunto, di modificare l'articolo 5, comma 2, lettera b).
Preme innanzitutto evidenziare che la proposta di legge n. 64 reca disposizioni coerenti con i principi europei e nazionali in materia di concorrenza, libertà di stabilimento, parità di accesso al mercato, proporzionalità e non discriminazione tra operatori economici.
La finalità della proposta non è introdurre divieti o discriminazioni, ma valorizzare e riqualificare i centri storici, i borghi e i luoghi del commercio di particolare interesse, contrastando fenomeni che molti territori conoscono bene: la desertificazione commerciale, la chiusura degli esercizi di vicinato, lo svuotamento delle vie centrali, la perdita di identità dei luoghi e l'omologazione dell'offerta commerciale.
La proposta di legge intende garantire azioni di valorizzazione del tessuto urbano anche dal punto di vista commerciale, tutelando la concorrenza e, al contempo, promuovendo la qualità delle attività commerciali e artigianali, anche tramite forme di semplificazione amministrativa, agevolazione tributaria e sostegno finanziario da attuare anche ad opera dei Comuni, valutando, compatibilmente con le nostre esigenze di bilancio, anche l'inserimento di provvedimenti economici ad hoc per coadiuvare i Comuni a sostenere le attività identitarie. Tale impostazione è stata confermata anche dal Comitato tecnico della legislazione.
Mi piace ricordare che non adottiamo provvedimenti senza, ovviamente, fare tutte le valutazioni del caso. Il resto è prettamente politica ed è evidente che, nel dibattito pubblico, il tema sia stato in alcuni casi semplificato con espressioni riferite ai cosiddetti “locali etnici”. Tuttavia, una proposta di legge non può essere valutata sulla base di uno slogan.
Aggiungo, inoltre, che tale legge si inserisce anche in un contesto più ampio, che è quello di concorrere al mantenimento della sicurezza. Non credo di essere irriguardosa, o addirittura di poter essere tacciata di razzismo, e tanto più lontano da me è questo termine, se dico che nelle dirette prossimità di determinati esercizi si creano, e si sono creati, anche ricettacoli di delinquenza.
Guardi, per dimostrarle, Consigliere Nobili, che sono in assoluta buona fede, non parlo dei kebab; semmai parlo anche degli open shop 24, per esempio, dove si inseriscono tutta una serie di comportamenti che...
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Nobili.
Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. Ringrazio la Sottosegretaria. Del resto, ha detto cose che non potevano essere diverse. Mi consenta, però, di sottolineare come la lettura propagandistica e semplificatoria sia stata funzionale a un racconto fortemente voluto da chi ha scritto e proposto questa proposta di legge, perché il racconto pubblico che c'è stato ha evidentemente una finalità narrativa ben precisa e che non trova corrispondenza con il contenuto di questa proposta di legge.
Ci mancherebbe altro che non fossimo tutti d'accordo nel contrastare la desertificazione dei centri storici, nel riqualificare gli stessi, nel sostenere le attività commerciali di qualità. Ma di tutto questo, nella proposta di legge, non c'è assolutamente nulla. Non c'è alcuna misura concreta.
Questa proposta di legge si basa soltanto su un comma, il secondo, lettera b), dell'articolo 5, che consente quella narrazione tossica che voi avete fatto in questi giorni.
A me questa proposta di legge, per certi versi, fa venire in mente quello che il conte Mascetti ha fatto quando, in Amici miei, venne fermato da un agente della polizia municipale. Vi ricorderete che cercava di dire qualcosa ma, in realtà, non diceva niente.
Ecco, questa legge a me ricorda la “supercazzola” di Ugo Tognazzi. Mi si consenta: lo dico con leggerezza e anche con rispetto. Ma, siccome abbiamo letto in questi giorni cose inaccettabili, è inevitabile che anche nella critica non si possa non essere determinati. Ci sarebbe molto altro da aggiungere, anche sul piano della legittimità.
Interrogazione n. 347 – a risposta immediata
a iniziativa dei Consiglieri Vitri, Mangialardi, Mancinelli, Catena, Cesetti, Mastrovincenzo, Piergallini
“Chiarimenti sulle risorse stanziate per coprire gli aumenti scattati da luglio sulle rette di RSA e RP”
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 347 – a risposta immediata- dei Consiglieri Vitri, Mangialardi, Mancinelli, Catena, Cesetti, Mastrovincenzo, Piergallini .
Ha la parola, per la risposta, l'Assessore Calcinaro.
Paolo CALCINARO. Grazie, Presidente. La richiesta dei Consiglieri attiene, ovviamente, all'intervento multileva nel settore riguardante i supporti per le famiglie.
Nell'ambito di tali provvedimenti è stato previsto uno stanziamento complessivo pari a quasi 10 milioni di euro per due annualità. Le risorse sono finalizzate all'erogazione di un contributo mensile di 250 euro, riconosciuto a decorrere dal 1° gennaio 2026, a prescindere dalla presentazione della domanda, alle famiglie in possesso dei requisiti previsti dalla misura.
L'intervento è rivolto ai nuclei familiari con reddito medio-basso che sostengono il pagamento della quota sociale della retta per un proprio congiunto ospitato presso le strutture autorizzate, ai sensi della legge regionale n. 21 del 2016, per anziani, persone con disabilità o persone con problemi di salute mentale.
Tale impostazione, lo voglio assolutamente dire, è stata definita anche nell'ambito del confronto svolto con le organizzazioni sindacali, che in questa sede voglio ringraziare.
Per equità e omogeneità di trattamento sull'intero territorio regionale, l'assegnazione dei contributi avverrà mediante graduatoria regionale, anche se le domande verranno raccolte nei singoli territori. La graduatoria sarà formulata in ordine crescente di ISEE.
Le risorse saranno ripartite tra le diverse graduatorie in misura proporzionale alla dotazione dei posti letto autorizzati nelle rispettive tipologie di strutture, ripartendo verticalmente tra le tre diverse misure.
Sulla base delle risorse disponibili per l'annualità 2026, il finanziamento consente di sostenere complessivamente, per le tre aree di utenza, 1.938 beneficiari. Forse questa era l'informazione che si voleva conoscere. Di questi, almeno 1.700 riguardano la predominante area degli anziani. Il numero si ottiene rapportando la somma complessiva annuale ai dodici mesi per l'importo mensile.
Tuttavia, non è possibile predeterminare il numero di domande che saranno accolte in ciascun Ambito sociale. Sappiamo, comunque, che l'ISEE di accesso è discretamente medio, nel senso che non si tratta di una soglia molto bassa, poiché parliamo di 25.000 euro per entrambe le misure. Voglio sottolineare che abbiamo equiparato le soglie: non più 25.000 euro per una misura e 20.000 per l'altra, ma 25.000 euro per entrambe.
Si evidenzia, inoltre, che il contributo regionale non è cumulabile con analoghi contributi erogati da Comuni, Ambiti o altri enti pubblici.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatta o meno, la Consigliera Vitri.
Micaela VITRI. Grazie, Presidente. Grazie, Assessore. Capisco che la Giunta stia mettendo impegno nel risolvere una problematica che, purtroppo, va avanti già da due o tre anni, ma le preoccupazioni aumentano dopo la sua risposta.
Lei mi dice che avete calcolato 1.938 beneficiari di questo voucher da 250 euro. Quindi le risorse, pari a 9,6 milioni di euro, sono già state assegnate agli Ambiti. Calcolate 1.938 beneficiari, ma penso che lei sappia che nelle Marche gli ospiti delle RSA e delle residenze protette sono 7.000. Questi sono i numeri che ho ricavato dai siti ufficiali della Regione. Quindi, su 7.000 familiari che dovranno sostenere, già da questo mese di luglio, un aumento di 240 euro al mese, rispondete forse a un sesto delle persone che avrebbero bisogno di questo contributo e di questo sostegno. Mi pare, pertanto, una risposta molto debole. Ma, al di là del quantum, è anche la modalità a creare ulteriori perplessità. Come lei mi ha detto poco fa, questi 9,6 milioni di euro sono suddivisi in una tranche da 7,6 milioni di euro, che verrà assegnata solo a richiedenti donne in età lavorativa, derivante da un fondo europeo che ha un intento lodevole, quello della conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro delle donne. Pertanto, possono presentare domanda solo donne occupate o disoccupate, ma, ad esempio, non pensionate. Se c'è una moglie che ha il marito in RSA ed è pensionata, non può avere il voucher di questo importo; se c'è una famiglia che ha un solo figlio maschio, non può accedere a questo contributo. Quindi, i 7,6 milioni di euro hanno paletti molto stringenti; gli altri 2 milioni, invece, sono aperti a tutti. Mi auguro che riusciate a rispondere…
Interrogazione n. 352 - a risposta immediata
a iniziativa della Consigliera Ruggeri
“Stato di attuazione, trasparenza dei finanziamenti e reale operatività delle Case di Comunità nella Regione Marche nell'ambito della Missione 6 del PNRR”
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 352 – a risposta immediata- della Consigliera Ruggeri.
Ha la parola, per la risposta, l'Assessore Calcinaro.
Paolo CALCINARO. Grazie, Presidente. Diciamo che, lo voglio dire in quest’Aula, l’Italia ha raggiunto il target delle Case di comunità. Credo che questo possa essere un risultato applaudito un po’ da tutti, di cui tutti possiamo essere soddisfatti, anche perché a questo target hanno contribuito Regioni di centro-destra e Regioni di centro-sinistra. Ritengo, quindi, che sia un obiettivo che l’intero Paese è riuscito a raggiungere.
Le Marche hanno fatto la loro parte, facendo partire 28 Case di comunità, comprese alcune inserite nell’overbooking. Questa possibilità, che è stata data, è stata sfruttata, in questo caso, per Vallefoglia, Arcevia, Cupramontana, Sassoferrato, Montegiorgio, Porto Sant’Elpidio e Ripatransone.
Che cosa significa questo, Consigliera? Significa che le altre Case di comunità rimanenti - vado un po’ a memoria: Corinaldo, Chiaravalle, ex CRASS di Ancona, Filottrano, Pesaro-Galantara, Jesi e San Benedetto del Tronto - verranno completate entro l’estate, ad esempio Jesi e San Benedetto del Tronto sono ad una fase di finitura, le ho anche viste personalmente, mentre altre, come Filottrano, Chiaravalle e quelle dell’area anconetana, saranno completate nel 2027.
Tuttavia, il raggiungimento del target non comporta la perdita dei fondi. Questo è un elemento che voglio chiarire, così come voglio dire un’altra cosa: credo sia un ragionamento di onestà intellettuale riconoscere che oggi alcune Case di comunità hanno ancora i lavori in corso. Il fatto di poter concorrere al raggiungimento del target significa che, magari, non sono pienamente fruibili, ma dispongono di una parte in cui i servizi hanno iniziato a funzionare, mentre altre no. Questo è normale e succede in tutta Italia.
Per fare un lavoro serio, noi dovremmo prenderci, infatti non ho fatto annunci al 1° luglio, alcuni mesi anche perché l’ACN, l’Accordo collettivo nazionale con i medici di medicina generale, è stato siglato soltanto due settimane fa , quindi, solamente adesso sappiamo … Dobbiamo prenderci fino a novembre per far funzionare le strutture con i medici specialisti ambulatoriali. Il personale per fortuna lo abbiamo assunto, è quasi tutto assunto e ci sono le risorse…
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatta o meno, la Consigliera Ruggeri.
Marta RUGGERI. Grazie, Presidente. Grazie, Assessore. Anch’io accolgo l’invito conclusivo dell’Assessore quando dice: «Prendiamoci del tempo per farle funzionare al meglio».
Certamente, siamo tutti d’accordo sul fatto che sia necessario implementare la sanità territoriale e il PNRR doveva servire proprio a questo.
Lei non ha fatto annunci roboanti, però il fatto che non avessimo perso dei fondi nelle Marche era già palese. Lei stesso lo ha detto in quest’Aula e lo ha ribadito recentemente anche attraverso la stampa.
Tuttavia, è altresì vero che siamo effettivamente in ritardo su ben sette Case di comunità e questo significa lasciare sette territori marchigiani - tra cui centri molto importanti, come Jesi, Ancona e San Benedetto del Tronto - privi di quella sanità territoriale che non siamo riusciti a realizzare entro i tempi previsti, entro il 1° luglio 2026.
Non abbiamo perso i fondi perché è stato sostanzialmente fatto un gioco delle carte. Le Case di comunità in ritardo sono state sostituite con Case di comunità già esistenti e finanziate, peraltro, con fondi che non derivano dal PNRR, ma attraverso altri fondi. Questo è stato permesso.
Lei dice che è accaduto anche nel resto d’Italia; certamente, nelle Marche è avvenuto per sette Case di comunità. E’ difficile parlare di successo, anche perché alcune strutture, come lei stesso ha ricordato, saranno inaugurate, si spera, entro il 2027, quindi parecchio in là.
Poi un altra cosa, le chiedevo, e non ho ricevuto risposta, sugli organici dedicati e sulla Commissione…
Interrogazione n. 354 - a risposta immediata
a iniziativa del Consigliere Seri
“Gestione appalti da parte di Direttore Generale AOU delle Marche”
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 354 – a risposta immediata- del Consigliere Seri.
Ha la parola per la risposta l'Assessore Calcinaro.
Paolo CALCINARO. Grazie, Presidente. Rispetto al caso evidenziato, voglio dire che abbiamo iniziato l'interlocuzione con Torrette proprio per evidenziare questa vicenda, che ha anche aperto un procedimento di verifica interna, ovviamente, come è giusto che sia.
Da Torrette ci trasmettono quanto segue.
“Le affermazioni contenute nell'interrogazione non trovano riscontro nella documentazione amministrativa relativa alla procedura e muovono da una ricostruzione imprecisa. Occorre innanzitutto precisare e ribadire che la determina n. 536 del 17 giugno 2026 non dispone nessuna proroga, alcuna nuova aggiudicazione, non affida un nuovo contratto e non introduce modifiche dell'assetto negoziale. Questo perché, credo, era possibile, come opzionale già nel contratto iniziale, il prolungamento del tempo e l'atto si limita esclusivamente ad esercitare una facoltà contrattuale prevista espressamente negli atti di gara approvati nel 2021 e nell'aggiudicazione del 2022 dalla precedente direzione; facoltà conosciuta da tutti gli operatori economici sin dalla pubblicazione della gara, valorizzata nel quadro economico complessivo dell'appalto, computata al fine del valore stimato anche dell'affidamento ed accettata dai concorrenti con la presentazione dell'offerta. Non si tratta, pertanto, di una scelta discrezionale introdotta dall'attuale Direzione generale, bensì dell'attuazione di una clausola contrattuale già esistente, già finanziata e già sottoposta alla concorrenza. La determina richiama espressamente l'articolo 106 del decreto legislativo 50 del 2016 e le specifiche clausole del disciplinare di gara, evidenziando che l'esercizio dell'opzione costituisce l'attuazione di una previsione originaria e non una modifica sostanziale del contratto”.
Continua la Direzione nella nota: “La decisione è stata preceduta dalla relazione tecnica del Direttore dell'esecuzione del contratto, cosiddetto DEC, che ha rappresentato la necessità di garantire la continuità di un servizio essenziale per la sicurezza delle attività sanitarie e delle apparecchiature elettromedicali aziendali, nonché delle valutazioni istruttorie”, perché il contratto è sulla manutenzione rispetto alle…
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Seri.
Massimo SERI. Grazie, Presidente. La materia è complessa e devo dire, Assessore, poi rileggerò con attenzione la sua risposta, 'informativa che le hanno inviato dalla Direzione generale dell'Ospedale. Le argomentazioni, francamente, così, al primo ascolto, non mi convincono. Non mi convincono a maggior ragione…. Intanto confermano quanto era stato scritto, che vi era la mancanza - questa è un'anomalia a prescindere se c'è una variazione contrattuale o meno -del responsabile unico progettuale e manca proprio la documentazione istruttoria nell'avviare un atto come questo, che non è un piccolo atto, ma ha un'incidenza economica e temporale significativa.
Le motivazioni che vengono apportate lasciano ancora a desiderare, in quanto avvengono con un largo anticipo e richiamano il DEC. Parliamo di più di un anno prima, perché sarebbe scaduto il 30 luglio 2027. Vengono richiamate tutte le segnalazioni e le penalità riferite al servizio, altre ancora in discussione, mi lasciano così, un po' perplesso. Però, ripeto, la complessità della situazione e dell'argomento va approfondita.
Mi consenta di dire un'altra cosa, Assessore. Quando un Consigliere regionale, con un'interrogazione, si permette di chiedere lumi su un atto, chiede perché avviene una cosa del genere con largo anticipo, quindi è legittimo, poi sulla stampa risponde un dirigente in sostituzione dell'Assessore. Suggerirei, innanzitutto, di fare una bella nota affinché i dirigenti, quando parlano, vengano autorizzati e, quando alludono anche ad alcuni atti, diventano intimidazioni, e io questo non l'accetto.
La politica …
Interrogazione n. 355 – a risposta immediata
a iniziativa dei Consiglieri Piergallini, Mancinelli, Catena, Cesetti, Mangialardi, Mastrovincenzo, Vitri
“Programmazione turistica regionale e partecipazione diretta di associazioni, Pro Loco, fondazioni, APS, ODV, ETS, associazioni culturali, associazioni di categoria e altre realtà del tessuto associativo, culturale e civico del territorio diverse dagli enti locali ai bandi per l’accoglienza, l’animazione e la promozione turistica”
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 355 – a risposta immediata- dei Consiglieri Piergallini, Mancinelli, Catena, Cesetti, Mangialardi, Mastrovincenzo, Vitri.
Ha la parola, per la risposta, la Sottosegretaria della Giunta Consigliera Luconi.
Silvia LUCONI. Grazie, Presidente. Relativamente all'interrogazione, al netto della nota comunque condivisa dall'ufficio, posso dire che ho incontrato personalmente, non più tardi di un mese e mezzo fa, alcune Pro Loco e anche una rappresentanza, nel mio caso, provinciale, ed ho raccolto anche determinate richieste sul motivo per il quale fossero stati emessi dei bandi ai quali potevano partecipare i Comuni e non le Proloco.
Si sono date rassicurazioni in tal senso, dicendo che, innanzitutto, le Proloco e il mondo associazionistico in generale restano e rimangono un elemento fondante per quanto riguarda l'attività regionale, anche e soprattutto, di promozione del territorio.
La scelta è stata fatta anche in base alla disponibilità economica del bilancio preventivo approvato in Aula lo scorso anno, che quindi, di conseguenza, ci ha messi nella direzione di fare delle scelte.
Ciò non toglie che, come ho avuto modo di appurare personalmente, un po' perché me lo hanno detto, un po' perché mi sono confrontata anche con gli amministratori del territorio, un po' perché ho visto anche le graduatorie dei bandi a seguire, c'è stata un'interlocuzione molto fitta tra le Pro Loco e i Comuni, in quanto determinati eventi sono stati traghettati dai Comuni per le Proloco, in maniera da riuscire ad avere sul territorio lo stesso risultato che si è avuto lo scorso anno, anche in termini di compartecipazione economica.
Aggiungo anche che, per quanto riguarda il bando che ha sostituito, per così dire, quello di Borgo Accogliente, solo per i Comuni sono arrivate tantissime domande, quindi, questo spiega un po' il motivo della scelta.
Ciò non toglie che si sia avviata un'interlocuzione anche con gli uffici preposti per fare in modo che ci siano, faccio un appello, anche eventuali disponibilità di bilancio. Qui siamo tutti ex amministratori, o comunque amministratori, e sappiamo che le emergenze superano le urgenze, alle volte, però si è avviata anche un'interlocuzione e, compatibilmente con le esigenze di bilancio, la pratica di inserire nei bandi le Proloco sarà sicuramente presa…
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Piergallini.
Enrico PIERGALLINI. Grazie, Presidente. Grazie, Sottosegretaria, per la risposta. Le confesso che non sono particolarmente soddisfatto. Le dico il perché. Avrei molto più gradito l'affermazione: “Ecco, questo è un bando, il prossimo che verrà sarà centrato sugli enti del terzo settore”. Così non è stato, né con la determinazione necessaria, secondo me.
Oggi certifichiamo una cosa molto importante, di cui tutti noi dobbiamo essere consapevoli, cioè che il bando Accoglienza 2026 inverte, abbandona una tradizione che nella Regione Marche era in vigore già dal 2016. Cioè, dal 2016 i bandi per l'accoglienza turistica erano aperti sia ai Comuni sia alle associazioni, che indipendentemente potevano presentare domanda.
Una strategia virtuosa, perché nel triennio 2022-2025 più della metà dei progetti del bando accoglienza, finanziati, era stata presentata dalle associazioni. Associazioni che per più di due anni hanno presentato continuamente progetti finanziati che hanno animato i loro borghi.
Subordinare la partecipazione delle associazioni alla domanda che fa il Comune è sbagliato. Perché? Vado in maniera molto veloce. Perché si limita la capacità di partecipazione dei singoli cittadini uniti in associazione. Si indebolisce la rete territoriale che le associazioni del terzo settore costituiscono sui territori e danno continuità, soprattutto, attenzione, si subordina la capacità organizzativa delle associazioni alla politica, perché se io devo presentare la domanda per un'iniziativa, una cosa è che posso farlo indipendentemente, una cosa è che devo chiedere permesso al Sindaco. Questo è sbagliato. Speriamo che venga corretto. Grazie.
Interrogazione n. 356 - a risposta immediata
a iniziativa dei Consiglieri Mastrovincenzo, Mancinelli, Catena, Cesetti, Mangialardi, Piergallini, Vitri
“Nuovo assetto del DIRMT”
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'interrogazione n. 356 - a risposta immediata - dei Consiglieri Mastrovincenzo, Mancinelli, Catena, Cesetti, Mangialardi, Piergallini, Vitri.
Ha la parola, per la risposta, l'Assessore Calcinaro.
Paolo CALCINARO. Grazie, Presidente. Dico subito che l'atto normativo di riferimento inerente le caratteristiche, le funzioni e le strutture regionali di coordinamento per le attività trasfusionali è l'Accordo Stato-Regioni del 13 ottobre 2011. Con tale atto si stabilisce che le Strutture regionali di coordinamento operano in sinergia con il Centro Nazionale Sangue e che l’incarico di responsabile del SRC è conferito con apposito atto regionale a personale di livello adeguato alla complessità delle funzioni proprie del SRC. Per tale motivo, ad esempio, in Regione Toscana l'incarico è stato affidato a uno specialista in igiene e medicina preventiva.
Il richiamato documento Agenas fornisce alcune indicazioni relativamente a ipotesi di riorganizzazione, non rappresentando una fonte normativa. Quindi, l'unità operativa semplice del polo unico è in relazione gerarchica con il Direttore sanitario dell’Azienda e in relazione funzionale con il Direttore di Dipartimento regionale della medicina trasfusionale.
Ciò detto, mi sento di fare alcune considerazioni, Consigliere. Noi tutti, io in primis, all'epoca ci siamo indignati, a ragione, per quanto è accaduto. Lei è stato anche tra quelli che ha, giustamente e legittimamente, alzato più la voce. Giustamente e legittimamente, lo ripeto. Un po' meno giustamente e legittimamente, me lo consenta, in chiarezza e trasparenza, è voler ricondurre, con una requisitoria quasi da ispettore Clouseau, la responsabilità a chi? All'Assessore che stava lì da quattro-cinque mesi. E questa è una cosa che a me, onestamente, non è piaciuta. Non è piaciuta perché sapeva molto di politica.
Adesso ci stiamo fermamente impegnando per cambiare quella catena che ha consentito quegli errori, anche gli errori successivi, anche non aver cercato alternative invece di buttare…, anche quello è stato un secondo errore. L’errore nell'errore.
Ora stiamo cercando di cambiare e lei ci viene a contestare questo cambio. Perché staccare l'Officina del sangue dal trasfusionale? Si ricorda che le coperture delle maternità erano nel trasfusionale, non nell'Officina ed è stato preso il personale dall’Officina.
Staccare queste due realtà …, e ce lo viene a contestare. La cosa non mi piace, perché un sistema che non funziona viene contestato, ma se si cerca di cambiare, si contesta ugualmente, e questo non mi piace.
Presidenza del Vicepresidente
Enrico PIERGALLINI
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Mastrovincenzo.
Antonio MASTROVINCENZO. Grazie, Presidente. Assessore, io non contesto nulla in questa interrogazione, perché non contesto la divisione. Io contesto il ruolo di responsabile della struttura regionale di coordinamento.
Ora, le linee guida nazionali, che a pagina 41 del Centro Nazionale Sangue e dell'Agenas…, spesso vi vantate delle classifiche dell'Agenas, ora non valgono più? Valgono solo quando vi torna comodo?
Pagina 41: “responsabile delle strutture regionali di coordinamento, deve essere un direttore medico con competenze in programmazione e sanità pubblica”. Non mi può riportare le fonti legislative parlando solo di Accordo Stato-Regioni, perché io le ricordo che c'è il decreto legislativo n. 261 del 2007, che dice che la persona responsabile delle strutture e delle relative articolazioni organizzative, sotto qualsiasi aspetto, della raccolta e del controllo del sangue, deve essere una persona con laurea in medicina.
Quindi, qui non si contesta nulla. Si fa presente che ci sono dei rischi se si fanno delle scelte. Non la divisione, io l'ho ascoltata, Assessore; se ascolta anche lei, mi fa un piacere. Non la divisione, ma semplicemente la direzione di una parte di questa nuova struttura. Niente di più e niente, peraltro, di personale nei confronti di chi ricopre adesso questo incarico.
Visto che ho altri trenta secondi, è evidente che la responsabilità politica, che più volte ho richiamato nei miei interventi per lo scandalo plasma, riguarda in parte lei solo per gli ultimi mesi, ma ha un passato molto lontano e riguarda sicuramente la Giunta Acquaroli 1, in particolare il suo predecessore.
Interrogazione n. 241
a iniziativa dei Consiglieri Ruggeri, Mancinelli, Seri, Nobili, Caporossi, Catena, Cesetti, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini
“Riordino degli Istituti Tecnici e filiera "4+2", valutazioni sulle ricadute per il sistema scolastico marchigiano e iniziative della Giunta regionale alla luce della mobilitazione sindacale in atto anche nella regione Marche”
Interrogazione n. 242
a iniziativa dei Consiglieri Vitri, Mancinelli, Catena, Cesetti, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini
“Criticità derivanti dal riordino della rete scolastica degli istituti tecnici e iniziative della Regione Marche”
(abbinate)
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 241 dei Consiglieri Ruggeri, Mancinelli, Seri, Nobili, Caporossi, Catena, Cesetti, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini e l’interrogazione n. 242 dei Consiglieri Vitri, Mancinelli, Catena, Cesetti, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini (abbinate).
Ha la parola, per la risposta. l'Assessore Rossi.
Enrico ROSSI. Grazie, Presidente. In relazione alle questioni poste nell'interrogazione, occorre innanzitutto precisare che il modello 4+2 non determina un riordino generalizzato del secondo ciclo di istruzione, né comporta una riduzione automatica dei percorsi quinquennali tradizionali, configurandosi come un'opzione aggiuntiva, attivabile su base progettuale territoriale, all'interno di una filiera integrata che coinvolge istituti tecnici e professionali, ITS Academy ed enti accreditati per l'istruzione e formazione professionale.
La riforma si inserisce in un processo più ampio di aggiornamento dei percorsi tecnico-professionali, finalizzato a rafforzare il collegamento tra sistema formativo e mondo del lavoro, promuovendo modelli maggiormente orientati allo sviluppo delle competenze, all'innovazione tecnologica e alla coerenza con i fabbisogni del sistema produttivo.
Con riferimento alla riduzione del monte ore complessivo, si osserva che il riordino introduce una revisione dei quadri orari degli istituti tecnici nell'ambito di una più ampia riorganizzazione dei percorsi formativi. Tale intervento non può essere letto esclusivamente in termini di riduzione quantitativa delle ore di insegnamento, poiché la riforma punta contestualmente a rafforzare la dimensione laboratoriale e l'acquisizione di competenze tecnico-professionali, considerate elementi qualificanti del nuovo assetto ordinamentale, in una prospettiva di maggior raccordo tra formazione, innovazione e mondo del lavoro.
La finalità perseguita è quella di favorire un approccio maggiormente orientato allo sviluppo di competenze tecniche, applicative e trasversali richieste dai processi di trasformazione economica e tecnologica in atto. Analoghi orientamenti sono, peraltro, presenti nelle politiche europee in materia di istruzione tecnica e professionale, che promuovono percorsi più flessibili, integrati e strettamente collegati ai contesti produttivi.
Per quanto riguarda alcune preoccupazioni rappresentate dalle organizzazioni sindacali e da parte del personale scolastico, pur rappresentando, ovviamente, elementi che meritano attenzione e monitoraggio nella fase applicativa della riforma, gli effetti sull'assetto del sistema scolastico, sull'organizzazione delle istituzioni scolastiche e sugli equilibri dell'offerta formativa non discendono in modo automatico dalle disposizioni nazionali, ma dipendono in misura significativa dalle modalità di attuazione dei nuovi strumenti e dalla loro integrazione nei processi di programmazione territoriale.
La Regione Marche, pur non avendo competenza diretta nella definizione degli ordinamenti scolastici, segue ovviamente con attenzione l'evoluzione del processo di riordino, partecipando ai tavoli di coordinamento tecnico interregionale.
Con specifico riferimento alla filiera 4+2, la Regione ha adottato un approccio improntato alla gradualità e alla prudenza, prevedendo che l'attivazione dei percorsi sia sottoposta a valutazioni progressive e puntuali, calibrate sulle specificità territoriali e sugli effetti complessivi del sistema scolastico regionale.
In tale contesto, la Regione sta inoltre lavorando alla definizione di un accordo con l'Ufficio scolastico regionale per le Marche, in coerenza con il quadro normativo nazionale.
Resta fermo il carattere plurale del sistema di istruzione: i percorsi quinquennali tradizionali continuano a rappresentare l'impianto ordinario dell'offerta scolastica, mentre la filiera 4+2, come dicevo prima, costituisce una possibilità aggiuntiva e non sostitutiva.
Infine, si conferma che nel confronto con le organizzazioni sindacali, peraltro presenti nel tavolo di concertazione, durante il quale si è discusso delle linee guida triennali per la prossima programmazione scolastica, queste preoccupazioni, così accentuate come sono state rappresentate nell'atto ispettivo, non sono emerse. Oltre alle organizzazioni sindacali, erano presenti anche le parti sociali; il confronto avviene nell'ambito dei consueti processi di consultazione e partecipazione istituzionale, nel rispetto del principio di leale collaborazione.
Aggiungo, peraltro, che in quella circostanza, dove appunto si sono definite le linee guida per la programmazione triennale scolastica, si è deciso, dal momento che la filiera del 4+2 è stata istituita all'interno dell'ordinamento scolastico a tutti gli effetti, di esplicitare una parte riferibile in maniera dettagliata alla nuova filiera del 4+2. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatta o meno, la Consigliera Ruggeri.
Marta RUGGERI. Grazie, Presidente. Grazie, Assessore. Rubo la citazione al Consigliere Nobili: non poteva che rispondermi così lei, Assessore, visto che rappresenta lo stesso partito del Ministro Valditara.
In altre realtà, invece, dove l’Assessore è di un altro colore, anche se sempre di centro-destra, in questo caso mi riferisco all'Assessore all'istruzione del Trentino-Alto Adige, che è di Fratelli d'Italia, ci si sta muovendo in maniera diversa e lei saprà meglio di me che il Trentino-Alto Adige ha ottenuto dal Ministero il rinvio di un anno dell'applicazione della riforma.
Questo perché? Perché ha riconosciuto che fosse indispensabile altro tempo: primo, per tutelare le famiglie che avevano già effettuato le iscrizioni e, secondo, per la necessità di garantire una transizione ordinata. Mi dispiace che questo rinvio di un anno non sia preso neanche in considerazione dalla nostra Regione.
Ora, la Rete nazionale degli istituti tecnici sta facendo un grandissimo lavoro di informazione. È arrivata alla mail di tutti i componenti della I e della II Commissione, mi sembra proprio ieri sera, una proposta di audizione, che spero venga accolta, perché dobbiamo assolutamente ascoltare il grido di allarme che proviene dal mondo della scuola, soprattutto dalle Marche, a partire dal nord , dove questa richiesta di attenzione ha avuto l'allarme più importante.
Comunque, i punti della riforma che non vanno bene sono, in assoluto, il tradimento della scelta di studenti e famiglie. Voi sapete che si sono dovuti iscrivere quando il curricolo scolastico era diverso da quello che gli studenti si troveranno a svolgere da settembre. E questo è un tradimento, ripeto, degli studenti e delle famiglie ed è il motivo per cui in Trentino-Alto Adige hanno chiesto e ottenuto dal Ministero una sospensione.
Migliaia di ragazzi e ragazze entreranno in una scuola diversa da quella che avevano scelto. Questo è assolutamente inaccettabile, tant'è che la Rete nazionale degli istituti tecnici, insieme alla CGIL, ha intentato un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica.
Poi, un altro punto debole è l'indebolimento del percorso formativo. Di fatto, c'è un'anticipazione di discipline tecniche complesse al biennio e vengono ridotte. C'è stato un accorpamento di fisica, chimica, scienze della terra e biologia in un'unica materia. Si sono ridotte drasticamente le ore di lezione. Questo porterà a una riduzione dell'organico scolastico, oltre che a una riduzione della formazione e delle competenze che invece in questi...
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatta o meno, la Consigliera Vitri.
Micaela VITRI. Grazie, Presidente. Ho seguito con attenzione la risposta dell'Assessore, ma devo evidenziare che, purtroppo, non ha in alcun modo risposto a quello che io chiedevo, che era una domanda semplice e precisa, perché mi aspettavo che ci spiegasse quali iniziative la Giunta Acquaroli intende intraprendere, nell'ambito delle proprie competenze, ovviamente, per tutelare la qualità dell'offerta formativa e il ruolo della scuola pubblica nel nostro territorio.
Questa è una riforma che, come già è stato evidenziato, entrerà in funzione in tempi brevissimi, quindi senza dare nemmeno il tempo agli istituti scolastici di prepararsi adeguatamente ai tagli previsti, ma soprattutto metterà in difficoltà tante cattedre. Si calcola che anche nella nostra Regione potrebbero saltare centinaia di cattedre.
Basti pensare che, con questa riforma 4+2, si annulleranno circa 600-650 ore di lezione. Ma alla base c'è soprattutto una visione della formazione, perché la scuola non nasce solo per formare operai e professionisti, in qualunque settore, ma nasce anche per dare un bagaglio culturale a bambini, bambine, ragazze e ragazzi. Quindi, con questa riforma, si snatura completamente quella che dovrebbe essere la funzione della scuola.
Pensi che in tutti gli indirizzi c'è una riduzione delle ore di lingua e letteratura italiana, che passerà da 4 a 3 ore settimanali nel quinto anno, e questo implica quindi il taglio imprescindibile degli autori della letteratura del Novecento. C'è poi una riduzione delle ore per quanto riguarda la seconda lingua comunitaria, che passano da 99 a 66 ore per ciascun anno del biennio; una riduzione di ore di geografia, di scienze integrate nel settore tecnologico ambientale, così come in altre materie.
Quindi, il taglio nella formazione degli studenti può avere un senso se viene compensato, come lei ha detto, da ore di laboratorio, ma anche da altri interventi sulla loro formazione culturale.
Per quello che riguarda l'obiettivo principale che questa riforma si vuole porre, quello di formare probabilmente anche figure per il sistema economico e produttivo della nostra regione, forse occorrerebbe intervenire in un altro ambito, che è quello della formazione-lavoro.
Noi abbiamo Centri per l'impiego che sono depotenziati, invece di ridurre le ore di formazione, forse dovreste potenziare l'attività dei centri di formazione. Ne conosciamo tantissimi nella nostra provincia, in cui anche lei, ovviamente, è stato Sindaco, lavora e che conosce.
Interrogazione n. 250
a iniziativa dei Consiglieri Seri, Caporossi, Ruggeri
“Attuale situazione di sottodimensionamento della stazione di comando dei Carabinieri di Cagli”
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 250 dei Consiglieri Seri, Caporossi, Ruggeri
Ha la parola, per la risposta, l'Assessore Rossi.
Enrico ROSSI. Grazie, Presidente. In risposta al quesito posto, si conferma la piena disponibilità e la posizione della Giunta regionale nel voler attenzionare, presso il Ministero dell'Interno, la situazione relativa al numero di unità attualmente operative presso la Stazione di comando dei Carabinieri di Cagli.
Tra l'altro, la richiesta si innesta in un quadro generale nazionale in cui vi è stato il recente provvedimento del Governo con il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 7 maggio 2026, che prevede nuove assunzioni per 16.137 unità nelle Forze armate e di Polizia, tra cui, specificatamente, 4.593 carabinieri. Quindi, un'occasione è questa per richiedere che parte di queste nuove assunzioni possano essere assegnate alle Marche, alla provincia di Pesaro Urbino e, segnatamente, per quanto attiene all’interrogazione, alla Stazione di comando dei Carabinieri di Cagli.
La risposta al quesito, peraltro, si inserisce anche in un contesto in cui è rilevante l'attenzione rivolta al tema della sicurezza integrata da parte della Giunta e del Presidente Acquaroli, secondo un approccio strategico e sistemico. Prova ne sono i protocolli di sicurezza a cui stiamo lavorando, che già abbiamo approvato in Giunta per quanto riguarda le città di Fano, di Pesaro e di Ancona. A breve, poi, provvederemo anche all'approvazione, nel momento in cui ci perverranno le bozze da parte delle Prefetture, anche di protocolli con altre città importanti della Regione Marche.
Non da ultimo, prova ne sono anche le linee di indirizzo da condividere con le rispettive Prefetture, contenute nella delibera di Giunta regionale approvata ieri, che contiene, come probabilmente avrete già letto, importanti linee di intervento, tra cui la governance integrata della sicurezza, tecnologie avanzate per la sicurezza integrata: videosorveglianza intelligente, control room comunali e la collaborazione pubblico-privato per la sicurezza. Almeno questo per quanto attiene agli interventi in tema di sicurezza, per poi sconfinare anche nella parte socio-educativa.
Preme inoltre, da ultimo, precisare che, con un recente provvedimento del Comando generale, attraverso la nuova previsione di 200 carabinieri in più, a Cagli ne sono stati assegnati già due all'interno dell’organico e, dal 1° agosto, peraltro, dovrebbe anche essere sostituito il Comandante, che in questo momento non c'è. Quindi si sta già provvedendo al rinnovo, così come all'integrazione del personale attualmente ed effettivamente in dotazione presso il Comando dei Carabinieri della stazione di Cagli.
Presidenza del Vicepresidente
Giacomo Rossi
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Seri.
Massimo SERI. Grazie, Presidente. Ringrazio l'Assessore per la risposta e per l’impegno manifestato, perlomeno nelle intenzioni. L'auspicio è che si faccia veramente, perché molte volte si risponde in Consiglio e poi le cose rimangono lettera morta.
Devo dire che alcune risposte concrete ci sono già state, con delle date prefissate: quindi il 1° agosto l'arrivo del nuovo Comandante e la destinazione di altre due nuove unità.
Ovviamente la mia interrogazione è consapevole che non si tratta di una competenza specifica della Regione. È un invito, come a volte avviene nei Comuni, per cui si chiede al Sindaco di farsi carico presso le autorità superiori affinché ci sia la giusta attenzione.
Nei Comuni più piccoli la presenza della Stazione dei Carabinieri è un punto di riferimento, una garanzia importante. Questo ormai è appurato e fa parte anche della nostra cultura.
Nel caso specifico di Cagli, ci siamo sentiti di richiamare l'attenzione perché, insieme a Pergola, è stata definita caserma operativa e la realtà di Cagli, che comprende anche Frontone, ha una dimensione, sia di abitanti sia di territorio, abbastanza grande, sulla quale si sono verificati una serie di episodi sgradevoli che hanno destato preoccupazione.
Rimpinguare e mettere la Stazione nelle condizioni di poter operare diventa fondamentale perché, quando si sono verificati questi casi, si è poi dovuto, in qualche modo, chiedere soccorso e aiuto alle Stazioni limitrofe di altre realtà, e questo capisce benissimo che non funziona.
Prendo atto delle risposte che l'Assessore ha fornito. Questo mi fa piacere, con l'auspicio che l'interlocuzione sia reale. Lei rappresenta un partito che ha fatto una bandiera del tema delle Forze dell'ordine nei territori, quindi lo dovrebbe fare anche con spirito convinto. Spero si possa arrivare, chiaramente, non auspico il numero previsto sulla carta, che sappiamo benissimo essere impossibile da raggiungere in tutte le realtà, a quel numero minimo che garantisca funzionalità, presenza e sicurezza, anche sotto il profilo della percezione di sicurezza da parte dei cittadini. Grazie.
Interrogazione n. 201
a iniziativa del Consigliere Nobili
“Calo delle imprese agricole marchigiane, tutela del reddito agricolo e iniziative regionali in relazione ai possibili effetti dell’accordo Ue-Mercosur”
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 201 del Consigliere Nobili
Ha la parola, per la risposta, l'Assessore Rossi.
Enrico ROSSI. Grazie, Presidente. I quesiti posti, devo dire, sono davvero tanti e riguardano praticamente tutto lo scibile del mondo agricolo e dello sviluppo rurale, quindi dovremmo stare qua ore e ore a dibattere. Cerco però, sinteticamente, di dare qualche risposta e anche qualche spunto.
In ordine alla ricognizione aggiornata relativamente all'andamento delle imprese agricole, alle cessazioni, alla redditività e al ricambio generazionale, la Regione Marche ha in essere una convenzione con il CREA, il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria, finalizzata appunto alla raccolta ed elaborazione di dati e informazioni a supporto della programmazione e dell'attuazione della politica di sviluppo rurale delle Marche.
Un'analisi del contesto marchigiano, con i suoi punti di forza, di debolezza, opportunità e minacce, è stata effettuata, peraltro, proprio per la programmazione del Complemento di Sviluppo Rurale 2023-2027 e viene anche costantemente aggiornata, in funzione della prossima programmazione 2028-2034.
La Direzione Agricoltura, inoltre, interagisce con la struttura competente in materia di statistica. In particolare è richiesta l'integrazione del Piano statistico regionale con le attività inerenti alle analisi della potenzialità dell'agriturismo, dell'accesso al credito, dei mercati esteri, della zootecnia e del settore forestale regionale.
Relativamente a quali misure concrete si intendano attivare per rafforzare un po' l'ossatura, la spina dorsale dell’economia agricola nelle Marche, proprio ieri abbiamo presentato in conferenza stampa una riprogrammazione di tutto il CSR per circa 210 milioni di euro, in cui:
• 49 milioni sono dedicati all'approvazione delle graduatorie relative ai bandi 2025, con tanto di integrazione;
• 76,5 milioni riguardano la conferma degli interventi delle misure attivate, le cosiddette misure a superficie e a capo;
• 84 milioni di euro sono dedicati all'attivazione di nuovi bandi.
In modo particolare:
• 7 milioni di euro relativi al pacchetto giovani;
• 20 milioni per il pacchetto investimenti;
• 13 milioni di euro per l'infrastrutturazione irrigua, tema molto importante a proposito di razionalizzazione dei costi di produzione, ma anche di possibilità di conduzione di terreni in zone impervie;
• 2,47 milioni di euro per quanto riguarda la filiera forestale;
• 4,5 milioni di euro per la promozione di prodotti di qualità;
• 20 milioni di euro per le indennità compensative in zone montane;
• 6 milioni per il benessere animale;
• 3,4 milioni per le filiere;
• 1 milione di euro per la biodiversità animale;
• 1 milione per l'informazione;
• 500 mila euro per la consulenza relativa a infrazione e condizionalità;
• 500 mila euro per la formazione;
• 400 mila euro per l'indennità compensativa Natura 2000;
• 500 mila euro per il piano di gestione Natura 2000;
• infine, lo strumento finanziario a garanzia e supporto della liquidità circolante, misura attivata che non era presente prima, per un totale di 4 milioni di euro e, peraltro, molto attesa da tutto il comparto agricolo.
Inoltre, oltre alle risorse del CSR, con altre fonti di finanziamento sono stati e verranno messi in campo:
• il Fondo Giovani per 1 milione di euro, che è un meccanismo finanziario con una leva moltiplicatrice rispetto agli investimenti dei giovani in fase di insediamento;
• interventi a sostegno della forestazione e dei castagneti per 3,33 milioni di euro;
• interventi a sostegno della zootecnia per circa 1,5 milioni di euro;
• 10,72 milioni di euro, in generale, per i cosiddetti interventi settoriali tra vino, olio, ortofrutta e miele.
L'interrogazione fa riferimento anche a tutta una serie di tavoli istituzionali di confronto che esistono sostanzialmente, non direi periodicamente, ma quasi costantemente: il Comitato di monitoraggio, che verifica l'avanzamento del CSR, le eventuali problematiche e la sua efficacia; il tavolo politico-strategico che, assieme al mondo delle organizzazioni di categoria, affronta costantemente non soltanto le questioni relative al Complemento di sviluppo rurale in essere, ma soprattutto le prospettive; il tavolo tecnico-operativo e i tavoli settoriali.
Voglio anche far riferimento al fatto che nei Comitati di monitoraggio siedono, oltre alle organizzazioni di categoria, anche cooperative, ordini professionali, Camera di commercio, enti locali e rappresentanze dei consumatori, cioè tutto ciò a cui fa riferimento, in modo particolare, l'interrogazione.
Si fa accenno anche a quali iniziative, in termini di tutela del Made in Italy, la Regione Marche stia intraprendendo. Una su tutte: siamo stati la prima Regione in Italia a fare da apripista per la richiesta al Ministero della modifica del cosiddetto Codice doganale che oggi dà la possibilità di certificare i prodotti come prodotti Made in Italy laddove subiscano l'ultima trasformazione in Italia. E di questo il Ministero...
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Nobili.
Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. Grazie, Assessore. Se vuole, magari può consegnarmi una copia della documentazione.
L'intenzione alla base di questa interrogazione è mantenere sempre acceso il riflettore sulle politiche agricole, perché, nonostante l'impegno annunciato dall'Assessore, sul quale non abbiamo dubbi che venga effettivamente declinato, permangono dei problemi strutturali del settore.
Sappiamo che il numero delle imprese agricole continua a diminuire, che il ricambio generazionale soffre. Bene che intervengano misure a favore dei giovani, ma rimangono delle distanze tra gli obiettivi dichiarati dalla programmazione regionale e la situazione reale vissuta dagli agricoltori.
Servirebbe, ad avviso di chi ha proposto questa interrogazione, una valutazione concreta degli effetti delle politiche agricole, perché occorrerebbe capire quali sono i comparti maggiormente in sofferenza, quali territori stanno perdendo più rapidamente capacità produttiva e quali misure stiano funzionando davvero e quali, invece, richiedano una profonda revisione.
Ripeto, io sono parzialmente soddisfatto della sua risposta, perché credo che la Regione Marche si impegni seriamente. Però occorre fare qualcosa di più.
Peraltro, nella mia interrogazione c'era anche un passaggio relativo agli accordi commerciali internazionali e, in particolare, all'accordo tra Unione Europea e Mercosur, che in qualche misura si fa sentire sul versante della nostra produzione agricola. E allora noi riteniamo che la Regione Marche abbia il compito di rappresentare gli interessi dell'agricoltura marchigiana nelle sedi opportune. Quindi, fare qualcosa di più per sostenere una strategia che abbia come obiettivi prioritari la difesa del reddito agricolo e il sostegno ai giovani imprenditori.
Torno su questo tema, che è di fondamentale importanza, perché c'è bisogno di un ricambio generazionale. La nostra agricoltura, se si vuole confrontare con le sfide della contemporaneità, ha bisogno di far crescere e sostenere una nuova generazione di imprenditori e, su questo, credo che l'Amministrazione regionale debba rilanciare con forza.
Interrogazione n. 134
a iniziativa della Consigliera Ruggeri
“Ospedale SS. Carlo e Donnino di Pergola (PU) - quadro dei finanziamenti e garanzie sul reale funzionamento del presidio”
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 134 della Consigliera Ruggeri.
Ha la parola l'Assessore Calcinaro.
Paolo CALCINARO. Grazie, Presidente. Ovviamente io posso evidenziare per quanto di competenza, lasciando poi all'Assessore Baldelli la parte della struttura.
(interventi fuori microfono)
Paolo CALCINARO. Io sono qui, non ho problemi. Possiamo fare anche questo, possiamo fare anche…
PRESIDENTE. Magari ora risponde l'Assessore per quanto di competenza.
Paolo CALCINARO. Si vede che la parte strutturale è quella che interessa di più, magari possiamo rinviare l’interrogazione. Comunque consegno la mia risposta brevi manu, così che non si disperda la parte sanitaria. Magari rinviandola, questo non lo so, rimane all'ordine del giorno.
PRESIDENTE. Quindi cosa facciamo, Consigliera?
Paolo CALCINARO. Con altro relatore la prossima volta, insomma.
PRESIDENTE. Sì, però la Giunta ha deciso di far rispondere lei, Assessore.
Paolo CALCINARO. Però c'erano tutte e due le parti.
PRESIDENTE. Ha la parola la Conigliera Ruggeri.
Marta RUGGERI. Grazie, Presidente. Questa interrogazione nasce come interrogazione scritta, che io ho presentato mesi fa. Poi, nonostante i solleciti, non mi è arrivata la risposta.
Ho fatto un accesso agli atti, di cui ho parlato anche con il Segretario generale e ne è a conoscenza anche la Dirigente del Servizio Affari legislativi, perché a un accesso agli atti ho avuto come risposta un elenco di 23 atti corredati da 83 allegati. Il che significa che io ho ricevuto dall'Assessore Baldelli e dai dirigenti del suo Assessorato dell'Assessore questa mole di documenti che vuol dire: “Ruggeri, se vuole le risposte se le va cercare. Ci passa mesi, però, a leggere gli 83 allegati e i 23 atti”.
Ho fatto un altro accesso agli atti, nonostante abbia parlato preventivamente… Devo dire la verità una cosa così non mi è mai successa con nessun altro Assessorato. Addirittura l'Assessore Baldelli è sempre messo in copia quando i dirigenti mi rispondono, cosa che con gli altri Assessori non succede.
Ho fatto un altro accesso agli atti, un po' più semplice, per sapere i numeri degli accessi all'ospedale di Pergola e lì ho avuto riscontro, per fortuna.
E’ per questo motivo che siamo arrivati in Aula e mi piacerebbe anche che ci fosse, a questo punto, l'Assessore Baldelli. Che lei mi risponda, Assessore Calcinaro, mi fa molto piacere e questo le fa anche onore, perché spesso si assume, come ha detto anche prima, responsabilità non sono sue. Se lei è stato indicato dalla Giunta, mi accontento di avere la sua risposta. Se è possibile rinviare, rinviamo. Però ci tengo che quest'Aula fosse a conoscenza della difficoltà che ho quando vado ad invadere il campo di qualche Assessore specifico.
In particolare su Pergola, dopo che ho presentato questa interrogazione e diffuso il comunicato, mi sono arrivate sui social non vi dico quante manifestazioni di odio seriale. Non è così che si fa politica. Io ho fatto delle domande perché parliamo di 40 milioni di soldi pubblici, di soldi della Regione che sono stati investiti. Io voglio sapere se sono investiti bene e penso che sia non solo un mio diritto, ma soprattutto un mio dovere.
PRESIDENTE. Grazie, Consigliera. Quindi proseguiamo.
Decida lei, la vuole ritirare? Ne ha parlato. Se la Giunta ha individuato l'Assessore Calcinaro per rispondere...
Assessore, risponda, così la chiudiamo. Poi, se vuole, magari la rifarà. Valutate anche con la Giunta una richiesta alla quale possa rispondere l'Assessore Baldelli.
Ha la parola, per la risposta, l'Assessore Calcinaro.
Paolo CALCINARO. Grazie, Presidente. In effetti, mi sentivo un po' offeso per non essere stato chiamato in causa. Scherzo.
In riferimento all'interrogazione marginata in oggetto, per quanto di competenza dello scrivente, così come dell'AST Pesaro-Urbino, si rappresenta e comunica quanto segue.
Ad oggi, stante il fatto che i lavori di ristrutturazione dell'ospedale di Pergola non sono terminati e ci vorrà ancora del tempo, non si è in grado di procedere con una programmazione in merito al fabbisogno del personale, né per l'acquisto delle strumentazioni sanitarie, apparecchiature diagnostiche e tecnologiche necessarie per la nuova struttura ospedaliera.
Sarà onere e cura della scrivente Azienda predisporre, in tempi congrui prima del suddetto termine, i piani relativi alle risorse umane e strumentali.
Relativamente alla situazione attuale dell'ospedale di Pergola, va segnalato quanto segue.
Preliminarmente va chiarito che la dotazione organica dell'AST di Pesaro-Urbino non è definita per singolo stabilimento o unità operativa, ma per ruoli professionali complessivi delle varie aree contrattuali, secondo la normativa vigente. Ne consegue che non esiste alcuna dotazione organica formalmente assegnata all'ospedale di Pergola, né è possibile riferirsi a numeri predefiniti per singolo reparto.
La determinazione delle risorse da assegnare alle singole unità operative avviene, pertanto, sulla base di criteri oggettivi, quali: il volume dell'attività realmente svolta e la complessità clinica dei ricoveri.
Si riporta di seguito, la situazione attuale dei reparti attivi presso l'ospedale di Pergola.
• Medicina e lungodegenza, 16 posti letto, estensibili a 19, con un primario, quattro medici dipendenti e un medico libero professionista. L'ultimo medico è stato assunto il’1 maggio 2026, quindi è piuttosto recente. La dotazione sarà completata con l'assunzione di un nuovo medico dall’1 ottobre 2026.
• Riabilitazione ospedaliera, 20 posti letto, un primario e quattro medici fisiatri dipendenti, i quali garantiscono sia le attività di ricovero ospedaliero sia quelle ambulatoriali.
• Chirurgia, con un primario, anche molto efficiente, cinque medici chirurghi e un libero professionista, i quali garantiscono tutte le attività di chirurgia a ciclo breve.
• Punto di primo intervento (PPI), con un medico dipendente e due medici libero professionisti. L'attività è garantita anche con l'utilizzo di prestazioni aggiuntive da parte dei medici dipendenti e, in via residuale, con l'utilizzo di servizi esternalizzati. A questo si aggiunge il collegamento radiologico.
Per i suddetti reparti di riabilitazione ospedaliera e chirurgia non sono previste ulteriori assunzioni di personale medico nel corso del 2026.
Per ciò che concerne le dotazioni tecnologiche e le strumentazioni acquistate per l'ospedale di Pergola, si rappresenta che l'AST di Pesaro-Urbino ha provveduto all'acquisto di alcune importanti apparecchiature destinate al potenziamento dei servizi diagnostici, in particolare:
• un mammografo digitale con tomosintesi;
• un sistema polifunzionale;
• un ortopantomografo.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatta o meno, la Consigliera Ruggeri.
Marta RUGGERI. Grazie, Presidente. Grazie, Assessore, per la sua risposta che, come dicevamo prima, è monca per motivi di deleghe e non per altro.
Dagli approfondimenti e dagli accessi agli atti che ho fatto, posso dire che il nuovo ospedale di Pesaro, l’abbiamo appena scoperto, ci costerà 300 milioni, mentre fino a pochi giorni fa parlavamo di 204 milioni, in maggioranza statali. E qui non ho trovato atti a riguardo che giustifichino l'aumento, evidentemente lo dovete ancora fare.
Per quanto riguarda gli investimenti su Fano, parliamo di 25,5 milioni, in maggioranza provenienti dal PNRR.
La cosa particolare è che, invece, Pergola è stata tutta finanziata da fondi regionali. Quindi è chiaro che il cuore della Giunta è a Pergola e non in altre città, perché è lì che abbiamo messo la maggioranza dei fondi regionali.
Dall'accesso agli atti risulta che nel 2025 al PPI di Pergola ci sono stati 6.252 accessi. I ricoveri sono stati 1.439, di cui il 24% proveniente da fuori zona (Fano: 127 ricoveri; Pesaro: 58; Mondolfo: 58; Senigallia: 57).
I numeri degli altri ospedali sono sicuramente diversi. Il pronto soccorso di Fano nel 2025 ha avuto 44.500 accessi, il San Salvatore di Pesaro è un po’ sotto con 39.000. I ricoveri totali di Fano e Pesaro sono 26.000.
Parliamo di numeri maggiori, che non vuol dire che non siamo d'accordo sul fatto che si investa negli ospedali delle aree interne o delle aree disagiate, però, parlando di una cifra così alta, ci interessa sapere chi andrà a lavorare lì e che servizi verranno dati.
Anche perché, da informazioni pervenute, sappiamo perfettamente che appena c'è un minimo di complessità dall'ospedale di Pergola i pazienti vengono trasportati all'ospedale di Urbino. Le ambulanze che arrivano all'ospedale di Pergola spesso non scaricano neanche i pazienti, ma vengono invitate a portarli direttamente a Urbino. In questo quadro, ci interessa la sicurezza dei pazienti e anche la sicurezza di chi, lì, come professionista dovrà andare a lavorare, perché è importante, per essere attrattivi, che si lavori nel miglior modo possibile. Essendo chiara la scelta della Giunta, è un po’meno chiara quale sia la visione. Grazie.
Interrogazione n. 273
a iniziativa della Consigliera Ruggeri
“Problematiche derivanti da modifiche improvvise alle regole per il salvataggio in mare nel litorale pesarese”
Interrogazione n. 276
a iniziativa dei Consiglieri Vitri. Catena, Mancinelli, Cesetti, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini
“Nuove disposizioni sul servizio di salvataggio negli stabilimenti balneari marchigiani”
(abbinate)
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione Interrogazione n. 273 della Consigliera Ruggeri e l’interrogazione n. 276 dei Consiglieri Vitri. Catena, Mancinelli, Cesetti, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini (abbinate)
Ha la parola, per la risposta, l'Assessore Rossi.
Enrico ROSSI. Grazie, Presidente. Nelle due interrogazioni si fa riferimento ad alcuni ritardi nel chiarimento di queste criticità, come a confusione dettata un po' dalla frammentazione delle deleghe. Io credo che nell'una e nell'altra si siano verificate perché questo è un tema di demanio marittimo, non di difesa della costa.
Il tavolo con le associazioni di categoria, con gli operatori balneari, con i Comuni, nonché con la Capitaneria di Porto, è stato convocato soltanto a seguito del dispaccio del Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di Porto, avvenuto il 21 aprile scorso, così come, a seguire, dell'ordinanza della Capitaneria di Porto di Ancona.
È stato fatto questo incontro, a cui accennavo poco fa e al quale hanno partecipato tutti i soggetti che ho già elencato, in cui la Regione aveva preso l'impegno di accorciare quanto più possibile la stagione balneare per andare incontro alle difficoltà degli operatori balneari. E così è stato perché non soltanto ci siamo avvalsi della facoltà, appunto, di accorciare la stagione balneare di una settimana per ciò che riguarda l'avvio e di un'altra per quanto riguarda il termine, ma, calendario alla mano, facendo la sintesi, abbiamo accorciato di circa 25 giorni la stagione balneare e, così facendo, siamo andati incontro a un'aspettativa molto alta da parte degli operatori.
In quell'incontro non è invece emersa, ma per irresponsabilità o per competenza della Regione Marche, la questione relativa all'orario del servizio di salvamento, questione che è emersa soltanto a seguire, pur essendo contenuta all'interno dell'ordinanza della Capitaneria di Porto. La Regione Marche si è subito attivata sia in seno alla Conferenza delle Regioni, ma soprattutto con il Ministero competente per riscontrare quanto più possibile le aspettative e le criticità degli operatori balneari.
Questo impegno così costante, per cui la Regione Marche si è mossa, ha prodotto un'integrazione di quel dispaccio nazionale da parte del Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di Porto a cui facevo riferimento prima, che ha fissato quale presupposto per l'attivazione del servizio di salvataggio i cosiddetti servizi spiaggia.
Questo ha chiarito intanto un punto molto importante, perché gli operatori balneari erano ovviamente tremendamente preoccupati di dover attivare il servizio di salvataggio anche laddove si sarebbero riscontrate tutta una serie di attività collaterali, ivi comprese quelle relative alle attività commerciali e di intrattenimento durante la giornata, comprese quelle serali. Questa ulteriore integrazione ha chiarito definitivamente questo aspetto, ma soprattutto ha chiarito il fatto che i servizi spiaggia vengono definiti all'interno di quella che è la cornice regolatoria di competenza da parte delle Regioni.
La Regione Marche si era già attivata in tal senso, tant'è che avevamo già approvato una delibera di Giunta regionale che, appunto, definiva l'orario di avvio e di fine dei servizi spiaggia dalle 10:00 alle 18:00 e, fuori da questo arco orario, erano comunque consentite attività di allestimento, disallestimento, afflusso e deflusso.
Questo ha perfettamente chiuso il cerchio e chiarito tutte le preoccupazioni, appunto, degli operatori balneari. Prova ne è che, a seguire, oltre al secondo tavolo di confronto che c'è stato tra Regione Marche, operatori, associazioni di categoria e Comuni, vi sono stati altri incontri sul territorio direttamente tra organizzazioni di categoria e comandi delle Direzioni marittime che, ovviamente, hanno pienamente confermato la bontà e soprattutto la linearità tra quanto la Regione Marche ha approvato all'interno della sua delibera di Giunta regionale e l'integrazione del Comando Generale delle Capitanerie di Porto.
PRESIDENTE. Ha la parola per dichiararsi soddisfatta o meno la Consigliera Ruggeri.
Marta RUGGERI. Grazie, Presidente. Grazie Assessore per la replica. Naturalmente quest'interrogazione ormai è in parte superata perché, come lei diceva, la delibera che avete promulgato risale al 30 maggio e non è sicuramente stato un successo politico di questa Giunta, perché di pasticci su questa materia ne avete fatti parecchi, tant'è che dopo siete dovuti arrivare a mettere una pezza a questa emergenza.
Non vorrei tornare a dire quello che è già stato abbondantemente detto durante quei giorni caldi, perché così sono stati. Si sono schierati contro questa situazione balneari, associazioni, abbiamo letto di amministratori, eccetera. Però a me serve questa interrogazione per chiarire che crolla la narrazione ideologica che questa destra per anni ha fatto anche in quest'Aula, ovvero il fatto che i bagnini non si trovavano per il reddito di cittadinanza. Quanti di voi hanno sentito dire e ridire, anche a mezzo stampa, in quest'Aula, che era questo il problema? C'è il reddito di cittadinanza, i ragazzi preferiscono stare sul divano piuttosto che andare sulle torrette di salvataggio.
Invece scopriamo che, nonostante abbiate abolito il reddito di cittadinanza, la Giunta regionale è stata costretta ad emanare l'11 maggio 2026 la delibera n. 545 per modificare il periodo della stagione balneare perché, guarda un po', la Giunta di destra si è accorta che a fare i bagnini di solito ci vanno gli studenti, che non stavano sul divano ma stavano, grazie a Dio, a scuola o all'università.
Quindi chiederei maggiore serietà quando si affrontano queste tematiche, perché si parla di turismo, si parla di lavoro e si parla anche di un approccio che deve essere sicuramente molto più serio.
Adesso di reddito di cittadinanza non se ne parla più. I problemi di trovare lavoratori stagionali, non solo nelle spiagge ma anche nei bar, nei ristoranti, eccetera, riempiono i servizi televisivi e gli articoli di giornale.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatta o meno la Consigliera Vitri.
Micaela VITRI. Grazie, Presidente. Ringrazio l'Assessore per la risposta e, ovviamente, potrebbe sembrare superata quest'interrogazione perché ormai la stagione balneare è iniziata, ma mette in evidenza anche un problema che chiediamo non si replichi l'anno prossimo.
Non si possono infatti scaricare all'ultimo minuto le problematiche sull'obbligo di presenza dei bagnini in spiaggia su Comuni, operatori balneari e sulle diverse organizzazioni e associazioni di categoria.
La sicurezza in mare è una priorità assoluta, ma le regole vanno costruite con programmazione, chiarezza e ascolto del territorio.
A inizio maggio, infatti, abbiamo saputo improvvisamente che sarebbe scattato l'obbligo di presenza del bagnino, non solo, come negli anni scorsi, dalle 10:00 alle 18:00, ma in un orario più ampio, quindi fin dalla stessa apertura della spiaggia e anche nelle giornate di preapertura degli stabilimenti balneari.
Tanto che noi abbiamo depositato queste interrogazioni a inizio maggio, il 15 maggio, e la delibera della Giunta regionale è del 30 maggio, a dimostrazione che in quei 15 giorni, grazie anche ai nostri solleciti e alle proteste degli operatori balneari, ci si è resi conto di quello che era un vero problema e che sarebbe bastato risolvere anche in maniera immediata, riconoscendo l'elioterapia, perché in molte altre regioni, grazie all'elioterapia, si può accedere in spiaggia anche senza la presenza del bagnino di salvataggio.
Sarebbe bastato farlo già da inizio maggio e invece abbiamo messo in fibrillazione tutti gli operatori balneari per un mese intero, che non sapevano dove trovare i bagnini perché, come ha già detto la mia collega, molti erano studenti ed erano a scuola. Erano preoccupati anche per spese eccessive da sostenere, non previste, per il pagamento degli stessi bagnini e guardaspiaggia. Quindi ciò che chiediamo, anche se l'interrogazione sembra superata, è di avviare un vero tavolo di concertazione in anticipo con gli stessi operatori balneari, le associazioni di categoria, l'Autorità marittima e i Comuni, affinché l'anno prossimo non si ripresenti lo stesso problema. Come hanno già fatto altre Regioni, fin dall'inizio della stagione e non dal 1° giugno, si possa autorizzare l'aeroterapia e si possa accedere tranquillamente in spiaggia, anche se non c'è un bagnino di salvataggio.
PRESIDENTE. Prima di proseguire consentitemi la licenza di salutare dei conoscenti, diciamo, particolari tra il pubblico, nella fattispecie Alessandra, Matteo e Giuseppe.
Interrogazione n. 350 – a risposta immediata
a iniziativa dei Consiglieri Cesetti, Mancinelli, Caporossi, Nobili, Seri, Catena, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini, Vitri
“Costituzione Gruppo di lavoro ‘Commissione per la verifica dell’attività amministrativa dell’Azienda Ospedaliero Universitaria delle Marche”’”
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 350 – a risposta immediata - dei Consiglieri Cesetti, Mancinelli, Caporossi, Nobili, Seri, Catena, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini, Vitri.
Ha la parola, per la risposta, l'Assessore Calcinaro.
Paolo CALCINARO. Grazie, Presidente. In merito alla costituzione di un gruppo di lavoro per la verifica dell'attività amministrativa dell'Azienda Ospedaliera Universitaria delle Marche, non si ritiene al momento necessaria la costituzione di tale organismo, in quanto l'attività amministrativa degli enti del sistema sanitario regionale è, in genere, sottoposta a specifici organi di controllo, quali il Collegio sindacale. Qualora, invece, la questione riguardi specifici contratti, la competenza dell'eventuale attività ispettiva è in carico ad ANAC.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Cesetti.
Fabrizio CESETTI. Grazie, Presidente. Il gruppo di lavoro, la Commissione, è stato utilizzato dalla Giunta, ad esempio, per lo scandalo plasma e anche per le attività dell'ATIM. Quindi, secondo me, qui sussistono i presupposti.
Vorrei dire all'Assessore che non stiamo esercitando il diritto di critica, ma, quando facciamo queste interrogazioni, svolgiamo il nostro diritto-dovere di controllo del corretto utilizzo delle risorse pubbliche. Conosciamo bene i nostri doveri, così come i nostri diritti e prerogative, che esercitiamo in base all'articolo 122 della Costituzione, che ci impongono, ove necessario, di varcare qualsiasi confine, perché noi esercitiamo le nostre funzioni e non rispondiamo dei voti dati e delle opinioni espresse nell'esercizio delle stesse.
Quando i direttori generali si permettono di risponderci a mezzo stampa con pseudo-intimidazioni, sbagliano bersaglio, perché noi siamo perfettamente consapevoli del nostro compito. E quando diciamo di verificare questo tipo di attività, non lo diciamo soltanto noi. Se il Direttore del Dipartimento Bilancio della Regione Marche espone dei dubbi seri sull'operato dell'Azienda Ospedaliera di Torrette, sullo sforamento dei budget, lo possiamo fare noi? Certo che lo possiamo fare e lo dobbiamo fare, soprattutto in rapporto a transazioni milionarie che vengono poste in essere senza il rispetto dei criteri previsti dalla legge. Io, Presidente...
Interrogazione n. 281
a iniziativa della Consigliera Ruggeri
“Incremento delle rette presso le RSA – verifica applicazione DGR 1403/2025 e tutela degli utenti”
Interrogazione n. 306
a iniziativa dei Consiglieri Mastrovincenzo, Mancinelli, Catena, Cesetti, Mangialardi, Piergallini, Vitri
“Rette a carico degli utenti nelle RSA anziani. Mancato rispetto della normativa regionale”
Interrogazione n. 307
a iniziativa dei Consiglieri Ruggeri, Seri, Nobili, Caporossi
“Rette a carico degli utenti nelle RSA anziani. Mancato rispetto della normativa regionale”
Interrogazione n. 332
a iniziativa dei Consiglieri Ruggeri, Mancinelli, Seri, Caporossi, Catena, Cesetti, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini, Vitri, Nobili
“Verifica degli aumenti delle quote a carico degli utenti nelle Residenze Protette per anziani non autosufficienti e demenze a seguito dell'applicazione della DGR n. 1403/2025”
(abbinate)
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione Interrogazione n. 281 della Consigliera Ruggeri, l’interrogazione n. 306 dei Consiglieri Mastrovincenzo, Mancinelli, Catena, Cesetti, Mangialardi, Piergallini, Vitri, l’interrogazione n. 307 dei Consiglieri Ruggeri, Seri, Nobili, Caporossi, l’interrogazione n. 332 dei Consiglieri Ruggeri, Mancinelli, Seri, Caporossi, Catena, Cesetti, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini, Vitri, Nobili (abbinate)
(Svolgimento
Ha la parola, per la risposta, l'Assessore Calcinaro.
Paolo CALCINARO. Grazie, Presidente. Eccoci. Allora, vado a rispondere alle interrogazioni punto per punto.
Punto 1: se la Residenza Protetta del Montefeltro risulti oggi accreditata ai sensi della normativa regionale vigente oppure abbia presentato istanze di autorizzazione o riautorizzazione e con quale decorrenza.
La Residenza Protetta Montefeltro ha presentato istanza di riautorizzazione ai sensi dei nuovi manuali in data 1° marzo 2024 e successivamente il 20 novembre 2025, quella di accreditamento. Ad oggi tale struttura risulta accreditata ai sensi della normativa vigente con decreto n. 122 del 2026. Conseguentemente, in conformità a quanto specificato nella circolare interpretativa alla deliberazione di Giunta regionale n. 1403 del 2025, l'adeguamento tariffario previsto in tale delibera decorre, per l'RP Montefeltro, a partire dal 1° luglio 2025, dal momento che la struttura in parola aveva provveduto a presentare istanza di riautorizzazione in data antecedente alla delibera in questione.
Se gli aumenti tariffari comunicati ai familiari degli ospiti risultano compatibili con le disposizioni contenute nella deliberazione di Giunta regionale n. 1403 del 2025 e con quanto dichiarato dalla Giunta regionale nella risposta all'interrogazione n. 118 relativamente al blocco degli incrementi e degli oneri a carico degli utenti.
Con specifico riferimento alla Residenza Protetta Montefeltro, sono state richieste informazioni puntuali all'AST competente al fine di verificare:
• la conformità degli aumenti comunicati agli utenti rispetto ai limiti stabiliti dalla normativa regionale;
• la corretta imputazione delle diverse componenti tariffarie;
• l'eventuale presenza di incrementi non giustificati o non coerenti con quanto previsto dalla deliberazione di Giunta regionale n. 1403 del 2025.
Le risultanze definitive sono oggetto di istruttoria. Tuttavia, qualora dovessero emergere scostamenti o irregolarità, saranno adottati i conseguenti provvedimenti a tutela degli utenti, nel rispetto della normativa vigente.
Se la Regione intende accertare che eventuali quote sanitarie non ancora riconosciute alla struttura non vengano trasferite direttamente o indirettamente sulle famiglie degli ospiti.
Per evitare che eventuali quote sanitarie non ancora riconosciute alle strutture vengano trasferite direttamente o indirettamente alle famiglie degli ospiti, l'Allegato A2 deve contenere soltanto la valorizzazione di prestazioni aggiuntive rispetto alla tariffa base dell'utente, la quale dovrà essere uguale a quella del Servizio sanitario regionale.
Tali prestazioni devono essere esclusivamente riconducibili a servizi aggiuntivi prestati a favore degli utenti e devono ricomprendere esclusivamente prestazioni extra-accreditamento esplicitamente richieste o accettate da ogni singolo ospite, non potendo in alcun modo essere previste in modo generalizzato.
Tali prestazioni dovranno essere univocamente associate alle relative singole voci di costo; nel senso che non potranno mai essere modalità nascoste per celare un aumento generalizzato.
Eventuali incrementi del valore delle summenzionate prestazioni aggiuntive dovranno necessariamente corrispondere a un miglioramento, in maniera proporzionale e in termini sia qualitativi sia quantitativi, dei servizi offerti dalle strutture eroganti e sottoscrittrici della nuova convenzione.
Inoltre, la Regione Marche, nella stessa deliberazione di Giunta regionale n. 1403 del 2025, introduce un tetto al valore delle prestazioni aggiuntive per garantire che tali prestazioni non incrementino la quota per un massimo pari al 75% del valore della quota base di compartecipazione dell'utente, che rappresenta il valore massimo riscontrato nell'analisi degli Allegati A2 presenti nelle convenzioni del 2024.
Vado oltre. Il predetto valore non potrà essere incrementato per il successivo anno dalla sottoscrizione della nuova convenzione. Pertanto, si tratta di un tetto e di un blocco annuale che la Regione Marche ha voluto fissare all'autonomia gestionale caratterizzante le singole Aziende sanitarie territoriali, proprio per evitare un aggravio economico rilevante o insostenibile per le famiglie e gli enti locali.
Se siano già stati avviati i monitoraggi previsti dalla deliberazione di Giunta regionale n. 1403 del 2025 sulle rette applicate dagli enti gestori e quali risultanze emergano relativamente alla struttura in oggetto.
Come previsto dalla deliberazione di Giunta regionale stessa, le singole AST dovranno effettuare e trasmettere annualmente allo scrivente Dipartimento il monitoraggio delle rette e del valore economico delle prestazioni aggiuntive dell'Allegato A2 applicate da ciascun ente gestore ai propri ospiti, anche ai fini dell'individuazione di eventuali incrementi unilaterali deliberati dalle strutture della quota complessiva a carico dell'utente.
Tali monitoraggi risultano avviati e sono attualmente in corso di completamento su base territoriale, anche perché l'anno decorre dall'agosto 2025. Tuttavia, la Regione Marche, indipendentemente dagli oneri sopradescritti in capo alle AST, ritiene opportuno anticipare una specifica attività di monitoraggio sulle rette applicate nelle strutture R3E e R3D, con l'obiettivo di verificare l'andamento delle quote poste a carico degli utenti e la loro coerenza con le disposizioni regionali vigenti.
Relativamente a quali iniziative urgenti la Giunta regionale intenda adottare per garantire la trasparenza tariffaria, la tutela delle famiglie e adeguati standard assistenziali nelle residenze protette del territorio marchigiano, come già specificato, la Regione Marche, nonostante i monitoraggi annuali avviati dalle singole AST e in corso di completamento ai sensi della summenzionata deliberazione di Giunta regionale, ha anticipato la specifica attività di monitoraggio sulle strutture R3E e R3D.
Con riferimento alla Residenza Protetta Montefeltro, si ribadisce l'impegno assunto dalla Regione Marche per la verifica della conformità degli aumenti comunicati agli utenti rispetto ai limiti stabiliti nella normativa regionale.
PRESIDENTE. Ha la parola per dichiararsi soddisfatta o meno la Consigliera Ruggeri.
Marta RUGGERI. Grazie, Presidente. Grazie, Assessore. Le vorrei chiedere se può darmi le relazioni perché sono abbastanza lunghe e tecniche. Ho avuto difficoltà a seguirla perfettamente, quindi, se potessi avere le fotocopie, gliene sarei grata.
Vorrei partire con un ringraziamento al Comitato familiari ospiti delle residenze del Montefeltro e al Gruppo Solidarietà, che sono coloro che mi hanno spinto a presentare questi atti, che sono la coda di una serie di atti che in questi anni ho presentato.
I problemi, purtroppo, sono problemi che già anche come opposizione in passato avevamo sollecitato e messo sotto i riflettori, ma le soluzioni intraprese non sono assolutamente soddisfacenti.
Tant'è che le vorrei leggere velocemente una citazione del portavoce del Comitato dei familiari, che ha detto, secondo me, una cosa che ci deve far riflettere tutti: “La non autosufficienza non può diventare una condanna economica. La cura non può dipendere dal reddito e la dignità non può essere considerata un servizio aggiuntivo”. Questo, Assessore, perché le Marche hanno una delle quote sanitarie per residenze protette più basse d'Italia. Nel 2023 eravamo a 33 euro, siamo passati a 37 euro e dal 1° luglio 2025 siamo arrivati a 40,57 euro.
Di fatto la Regione copre solo tra il 40 e il 45% dei costi totali, lasciando il restante 55-60% interamente sulle spalle delle famiglie.
Ma ciò non succede nelle Regioni a noi vicine. In Emilia-Romagna, in Toscana e in Veneto si copre tra il 55 e il 70% della spesa e così vengono veramente tutelati i cittadini. A queste Regioni noi ci dovremmo avvicinare.
Poi c'è un'altra questione che mi preme sottolineare: quella che possiamo chiamare il trucco dei servizi aggiuntivi, perché nelle Marche sono praticamente un obbligo.
Si è consentito l'aggiornamento delle rette all'inflazione e agli aumenti contrattuali, gravando tutto sulla quota sociale, che è passata da 42 euro del 2019 a 60 euro dal 1° settembre 2026.
Questa impennata delle rette, aumentata in soli otto anni del 46,8%, naturalmente non è accettabile.
Del fallimento delle misure multileva ne abbiamo parlato velocemente anche prima. Praticamente viene intercettato appena il 15% delle famiglie interessate dal problema.
In più, nella gran parte delle Regioni la quota sociale può variare solo in contemporanea alla variazione della quota sanitaria e le variazioni sono stabilite da accordi regionali.
Nelle Marche, invece, i servizi aggiuntivi possono raggiungere anche il 75% della retta base, ossia superare i 30 euro; oggi sono a 20 euro. Questo rappresenta l'ossigeno per le strutture quando la Regione non adegua la sua quota sanitaria; ossia rappresenta il benestare per ulteriori aumenti a carico degli utenti. Anche questo, Assessore, se mi permette, non lo dovremmo assolutamente consentire.
Questi aumenti, questi incrementi sino al 75%, sono il contrario di quello che ci viene chiesto attraverso i principi dei LEA , quindi andrebbero aboliti.
Non credo che questa sarà l'ultima interrogazione che presenterò sul tema, perché vedo che la soluzione è di là da venire.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Mastrovincenzo.
Antonio MASTROVINCENZO. Grazie, Presidente. Se l'Assessore mi farà la cortesia di darmi copia della risposta perché in realtà alla mia interrogazione non è riuscito a rispondere, visto il tempo a disposizione e la mole di interrogazioni a cui doveva dare risposta.
Mi associo a quanto detto dalla Consigliera Ruggeri.
Aggiungo solo che, nel caso ricordato, stiamo parlando di un servizio essenziale da assicurare, così come previsto dalla normativa nazionale e regionale.
È emblematico, e anche abbastanza triste, che debba essere una piccola realtà associativa come il Gruppo Solidarietà a dover segnalare inadempienze e mancato rispetto della normativa. Normativa che, peraltro, viene redatta e scritta dalla Regione e che dovrebbe essere la Regione a far rispettare per prima.
Aggiungo anche che la Regione ha una responsabilità nel far rispettare la normativa rispetto alle figure professionali e agli standard dei servizi, perché l'utenza in questi anni, in questi decenni, è ovviamente mutata nel tempo e, così come sono cambiati i bisogni, dovrebbero cambiare anche gli standard da far rispettare per quanto riguarda i servizi offerti. Grazie.
Interrogazione n. 294
a iniziativa dei Consiglieri Mastrovincenzo, Mancinelli, Catena, Cesetti, Mangialardi, Piergallini, Vitri
“Cure domiciliari nelle Marche”
(Svolgimento
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 294 dei Consiglieri Mastrovincenzo, Mancinelli, Catena, Cesetti, Mangialardi, Piergallini, Vitri.
Ha la parola, per la risposta, l'Assessore Calcinaro.
Paolo CALCINARO. Grazie, Presidente. In riferimento all’interrogazione in oggetto, si rappresenta quanto segue.
A seguito della modifica del decreto legislativo n. 502 del 1992, apportata dalla legge 178 del 2020, che ha previsto l’estensione del sistema di autorizzazione e accreditamento istituzionale anche agli erogatori pubblici e privati che erogano cure domiciliari, la Regione Marche ha adottato, con deliberazione della Giunta regionale n. 6 del 16 gennaio 2023, il Manuale dei requisiti minimi autorizzativi e di accreditamento.
La stessa deliberazione di Giunta regionale ha previsto che le strutture pubbliche e private che, alla data del 16 gennaio 2023 già erogavano cure domiciliari, dovessero presentare richiesta di autorizzazione all’esercizio entro 18 mesi dall’approvazione dei manuali.
L’iter procedurale stabilisce che l’erogatore presenti alla Regione la richiesta di autorizzazione all’esercizio e la richiesta di accreditamento istituzionale. Il Settore Autorizzazioni e Accreditamenti svolge un’istruttoria preliminare e trasmette la richiesta all’Organismo Tecnico Accreditante (OTA) dell’ARS per la verifica dei requisiti minimi, tra cui i requisiti organizzativi e di personale, da effettuarsi in loco.
L’OTA, attraverso il Gruppo Tecnico per l’Autorizzazione e l’Accreditamento Regionale (GAR), effettua la visita presso l’AST e trasmette l’esito alla struttura regionale competente. In particolare, il GAR verifica la presenza delle figure professionali previste a livello autorizzativo per ciascun livello assistenziale: cure domiciliari di base e prestazionali, ADI di primo livello, ADI di secondo livello, ADI di terzo livello e cure palliative, in termini di figure professionali, minuti di presenza e giorni di presenza settimanale.
La struttura regionale competente, entro 30 giorni dal ricevimento dell’esito della verifica dell’OTA, autorizza l’esercizio. Nel caso di mancanza di uno o più requisiti non impattanti sulla sicurezza, l’autorizzazione può essere rilasciata anche con prescrizioni, con il relativo termine di assorbitorio obbligatorio. In caso di mancato assorbimento delle prescrizioni, l’autorizzazione può essere sospesa o revocata.
Il procedimento è analogo per l’accreditamento istituzionale.
Le strutture pubbliche eroganti cure domiciliari delle AST hanno attivato l’iter di autorizzazione sia per le sedi organizzative sia per le sedi operative, ossia per le articolazioni territoriali all’interno dei vari distretti. Peraltro, anche le Case della Comunità… Alcune di esse hanno già ottenuto l’autorizzazione all’esercizio e ad oggi non risultano prescrizioni relative ai requisiti minimi organizzativi, quali la dotazione di personale e i tempi di erogazione.
Nella Regione Marche le cure domiciliari, articolate in Assistenza Domiciliare Integrata (ADI) e cure palliative domiciliari, sono prevalentemente erogate dal personale delle Aziende Sanitarie Territoriali; in alcuni casi sono erogate in collaborazione con erogatori privati e, nello specifico, le cure palliative possono essere erogate tramite convenzioni con enti del Terzo Settore, come previsto dalla deliberazione della Giunta regionale n. 183 del 2023, come, ad esempio, lo IOM e altri soggetti.
Peraltro, voglio anche dire che abbiamo ricevuto un ulteriore finanziamento di 6,3 milioni di euro, in quanto siamo tra le Regioni che hanno meglio raggiunto, nell’ambito del PNRR, i target richiesti sul finanziamento per l’ADI. Si tratta della ripartizione di ulteriori risorse non utilizzate da altre Regioni e rappresenta una quota premiale molto importante, assegnata circa tre o quattro settimane fa.
Per tale motivo, gli investimenti previsti dal PNRR sono stati indirizzati al potenziamento dei servizi di presa in carico, scegliendo di destinare risorse all’ampliamento dell’assistenza rivolta alla popolazione over 65, in coerenza con le linee guida europee e con i target intermedi e finali previsti.
Sulla base dello standard individuato dal Decreto Ministeriale 77 e con deliberazione della Giunta regionale n. 2061 del 2023, è stata effettuata una stima delle prese in carico presunte in base alla popolazione over 65, delegando le stesse Aziende all’attuazione dei target intermedi e finali.
Per quanto riguarda i target della Regione Marche, è stato ottenuto da parte di Agenas il riconoscimento del raggiungimento, sia in termini assoluti sia percentuali, degli obiettivi incrementali fissati dall’Allegato 1 per le annualità 2022, 2023, 2024 e 2025.
La Regione è inoltre impegnata in un processo di rafforzamento e omogeneizzazione dell’offerta territoriale, anche alla luce degli standard previsti dal Decreto Ministeriale e dai manuali di cui alla deliberazione della Giunta regionale n. 6 del 2023.
Si stanno ultimando le azioni di potenziamento delle cure domiciliari anche nell’ambito degli investimenti del PNRR.
Presidenza del Presidente
Gianluca Pasqui
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Mastrovincenzo.
Antonio MASTROVINCENZO. Grazie, Presidente. Assessore, mi ha dato una lunga risposta dettagliata, però rimane il fatto che questa interrogazione nasce da un accesso agli atti, da una richiesta effettuata dal Gruppo Solidarietà il 31 marzo scorso, con una rilevazione per ogni singolo distretto. Quindi sono dati che non ci inventiamo noi, né si inventa il Gruppo Solidarietà, ma che sono stati forniti dai singoli distretti.
Ricordo che le cure domiciliari sono un servizio di livello essenziale per il Servizio sanitario nazionale e dalla rielaborazione dei dati emerge un quadro totalmente disomogeneo nella regione. È evidente una carenza di personale sotto tutti i punti di vista e relativamente a tutte le figure professionali.
Emerge un’eterogeneità territoriale, insieme alla scarsa o mancata presenza di tutte le figure professionali chiamate a comporre l’offerta delle cure domiciliari. Sostanzialmente, in nessun territorio regionale si garantiscono gli standard previsti.
Emerge anche la sostanziale assenza del servizio di assistenza tutelare, la scarsità dei medici specialisti per le cure palliative domiciliari e la carenza di medici palliativisti.
Credo - ora non leggo tutti i dati contenuti nell’interrogazione - che la qualità della vita di molti malati in condizioni di non autosufficienza dipenda in buona parte dalla presenza di un adeguato servizio di cure domiciliari. Ritengo indispensabile garantire un servizio efficiente, per evitare la residenzialità e assicurare qualità e dignità della vita a chi ne ha necessità e diritto. Purtroppo, questa Amministrazione regionale non sta garantendo affatto questo servizio di livello essenziale. Grazie.
Interrogazione n. 209
a iniziativa dei Consiglieri Vitri, Mancinelli, Catena, Cesetti, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini
“Crisi del settore della pesca marchigiana e iniziative urgenti a sostegno del comparto”
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione Interrogazione n. 209 dei Consiglieri Vitri, Mancinelli, Catena, Cesetti, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini
Ha la parola, per la risposta, l'Assessore Rossi.
Enrico ROSSI. Grazie, Presidente. Relativamente a quanto riportato nell’interrogazione in oggetto, si coglie l’occasione per aggiornare in merito al fatto che, con apposito decreto del Presidente della Giunta regionale, si è proceduto alla nomina della Consulta per l’economia ittica, che si è riunita nella sua nuova composizione affrontando numerose questioni e tematiche puntualizzate nell’interrogazione.
In particolare, come rilevato anche in sede di Consulta, si evidenzia che la Regione Marche segue con la massima attenzione le difficoltà che stanno interessando il settore della pesca e dell’acquacoltura, soprattutto a seguito dell’aumento dei costi energetici e del carburante determinato dalle tensioni geopolitiche internazionali e dalla crisi in Medio Oriente.
Come già avvenuto in occasione del conflitto russo-ucraino, l’Assessorato alla pesca è in stretto contatto con il comparto e con le associazioni di categoria. Gli uffici regionali stanno partecipando, insieme alle altre Regioni e sotto il coordinamento del MASAF, a specifici tavoli tecnici finalizzati all’individuazione di apposite misure di sostegno in favore delle imprese della pesca e dell’acquacoltura maggiormente colpite dall’incremento dei costi di esercizio.
A seguito dei primi incontri, è già stata elaborata dal MASAF un’apposita bozza di bando, che costituirà una misura comune e contemporanea per tutte le marinerie, con lo scopo di erogare indennizzi a valere sulle risorse FEAMPA, con una metodologia simile a quella messa in atto in occasione della crisi russo-ucraina.
In merito alle sempre maggiori restrizioni connesse all’adozione delle norme comunitarie, oltre alla riduzione dei periodi di pesca, sempre in Consulta è stato condiviso il positivo esito dell’interlocuzione tra la marineria civitanovese e il Ministero competente, volto a scongiurare, almeno per ora, l’interruzione aggiuntiva prevista per l’area antistante la città di Civitanova Marche.
In merito ai mutamenti climatici, che inevitabilmente aggravano la crisi del comparto, la Regione Marche, a partire dal 2025, ha finanziato con risorse FEAMPA un’apposita convenzione con l’Università Politecnica delle Marche per il monitoraggio dei parametri ambientali marini. La collaborazione è volta anche all’installazione di ulteriori stazioni di rilevamento dati, gemelle di quella già presente nel Pesarese, con cui poter prevedere mutamenti di maggiore entità e, conseguentemente, elaborare strategie di gestione.
Oltre a quanto già riportato, prossimamente la Regione Marche, consapevole della necessità di mettere in campo misure volte alla diversificazione, si appresta a pubblicare, per la prima volta, appositi bandi FEAMPA finalizzati al finanziamento di progetti per lo sviluppo dell’ittiturismo e, in generale, della multifunzionalità delle aziende anche in ambito ittico. La diversificazione e l’incentivazione di attività integrative connesse al comparto turistico costituiranno, infatti, uno degli elementi volti al rilancio del settore.
Aggiungo, peraltro, ad integrazione, che i prossimi bandi di imminente emanazione riguarderanno ovviamente anche il bando flotta, l’efficientamento e tutta un’altra serie di misure altamente attese dal comparto ittico e, anche in questo caso, discusse in sede di Consulta.
In ultimo, tema altrettanto importante che è stato discusso con tutti i soggetti componenti della Consulta, è quello dell’avvicendamento generazionale all’interno del settore ittico. Su questo argomento torneremo prossimamente a confrontarci con proposte concrete da portare al tavolo assieme agli altri soggetti coinvolti, al fine di procedere anche in questo senso con misure che possano dare nuove prospettive strategiche al futuro dell’economia ittica della Regione Marche.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatta o meno, la Consigliera Vitri.
Micaela VITRI. Grazie, Presidente. Assessore, potrei dirmi soddisfatta perché finalmente, dopo mesi di proteste, avete deciso di intervenire per dare un aiuto al settore della pesca.
Dall’elenco che lei mi ha presentato poco fa emerge la previsione di un bando del MASAF, di risorse regionali e, per la prima volta, addirittura, come lei stesso ha detto e come mi fa piacere sottolineare, di nuovi bandi a sostegno del settore, sia per la flotta sia per l’efficientamento. È stata anche nominata la Consulta regionale della pesca. Finalmente, come io stessa chiedevo in questa interrogazione, depositata addirittura il 3 aprile.
Quindi, rispetto a quattro mesi fa, bene: sono stati fatti dei passi avanti. Ma, mi consenta, Assessore, di dire anche male, perché, al di là di questo elenco, non ci ha detto né quanto né quando. Quanto saranno le risorse investite? Sarà un bando del MASAF simile a quello già messo in campo dopo l’esplosione della guerra russo-ucraina. Ma quante saranno le risorse? Saranno le stesse? E poi: quando?
Lei mi dirà che non lo può sapere. Però io ho presentato questa interrogazione il 3 aprile e ancora oggi, a luglio, non sappiamo esattamente quali risposte darà la Regione, se non un elenco generico di bandi ai quali state lavorando. Ci aspettavamo, invece, risposte immediate per diversi motivi, anzi per così tanti motivi che purtroppo in un minuto non posso elencare, ma che lei conosce benissimo.
I numeri del 2023 riportano infatti 694 imbarcazioni, quasi la metà dedicate alla piccola pesca nelle Marche, 219 vongolare e il 20,7% a strascico. Quasi tutte, purtroppo, hanno subito delle perdite.
Tante dinamiche stanno mettendo in seria difficoltà non solo i pescatori, ma anche l’intera filiera della pesca. Soprattutto nella provincia di Pesaro e Urbino, aggiungo, che è quella che conosco meglio, stanno rilevando e subendo perdite commercianti, trasportatori e lavoratori di tutto l’indotto.
A questa situazione generale si aggiungono, purtroppo, anche le difficoltà causate, ad esempio, dalla proposta dell’Unione europea applicata in Adriatico per la ricostruzione delle biomasse, che prevede un taglio del 12% della pesca a strascico. Ciò significherà, per la flotta marchigiana, meno giorni in mare, meno pescato e gli stessi costi di manutenzione e di equipaggio.
In questa situazione, quindi, oltre ai danni già subiti e ingenti dello scorso anno, che ancora non hanno avuto indennizzi a causa delle mucillagini, è sempre più urgente…
Interrogazione n. 278
a iniziativa del Consigliere Cesetti
“Follow up pazienti oncologici – AST Fermo”
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 278 del Consigliere Cesetti
Ha la parola, per la risposta, l'Assessore Calcinaro.
Paolo CALCINARO. Grazie, Presidente. Faccio una premessa: purtroppo, nel nostro tempo, l’incidenza dei tumori, anche per gli stili di vita, le tipologie di vita e l’ambiente circostante, è in crescita. Questo non lo dico io, è un dato strutturale, però, per fortuna, si stanno ampliando e allungando le possibilità di sopravvivenza e di cura.
Questo che significa? Che comunque la platea oncologica, ahimè, si allarga, seppur con aspettative di vita e di cura maggiori rispetto al passato. Questo può dare un problema anche di risposta, parlando onestamente, sui follow-up.
Vado a leggere il riscontro che viene dall’AST di Fermo in riferimento all’interrogazione e si riportano, in via riassuntiva, le risposte del direttore dell’Unità Operativa Complessa di Oncologia e del Direttore della radiodiagnostica.
L’Unità Operativa di Oncologia, dal 1° gennaio 2026 al 15 maggio 2026, ha eseguito 991 visite di follow-up.
L’Unità Operativa Complessa di Radiodiagnostica dell’AST di Fermo mette attualmente a disposizione dei medici oncologici, per i pazienti in follow-up, i seguenti slot annuali nelle agende dedicate alle prese in carico:
• 900 TAC;
• 204 risonanze magnetiche;
• 1.244 mammografie;
• 816 ecografie;
• 306 esami di radiologia tradizionale.
Tali slot sono stati calcolati sugli esami richiesti dai medici oncologici negli anni precedenti, sulla base dello storico, e si sommano a quelli a disposizione dei pazienti del Day hospital di Oncologia.
I medici oncologici emettono la ricetta dematerializzata e prenotano direttamente nelle agende delle prese in carico (PIC) della radiologia, informando il paziente dell’appuntamento.
Nel caso in cui il medico oncologo non trovi un posto libero nell’agenda PIC nella data desiderata, inserisce l’impegnativa nelle liste di garanzia. Il personale delle liste di garanzia prenota l’esame e avvisa il paziente.
In casi particolari, per quelli discussi nel Gruppo Oncologico Multidisciplinare, il medico oncologo contatta direttamente il personale della radiologia, che prenota l’esame nella data richiesta dall’oncologo.
Voglio fare anche un inciso che credo sia molto importante, in prospettiva del passaggio dell’Ospedale Murri a Campiglione avremo la possibilità, nel trasferimento dell’INRCA al Murri, di mantenere - e su questo abbiamo avuto anche il via libera dall’Unità di Missione PNRR - le attrezzature radiodiagnostiche dell’attuale radiologia presso il Murri. Verrà quindi raddoppiata la possibilità di effettuare visite radiologiche nel territorio fermano.
Un ulteriore passo in avanti sarà fatto anche ad Amandola, dove alcuni problemi tecnici stavano creando criticità nella radiodiagnostica. Su questo si sta lavorando entro il mese di luglio per ripristinare pienamente la situazione.
La patologia oncologica ormai segue sempre più un approccio multidisciplinare inserito nel Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale (PDTA). Infatti, l’AST di Fermo, seguendo anche le indicazioni delle reti cliniche predisposte dalla Regione Marche, attiva percorsi specifici. Nel caso dell’Oncologia si sta implementando il percorso per il paziente uro-oncologico e gastro-oncologico, grazie ai rispettivi primari
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Cesetti.
Fabrizio CESETTI. Grazie, Presidente. Grazie, Assessore Calcinaro, della risposta.
Innanzitutto, questa interrogazione nasce, come tutte le altre, nessuna esclusa, da segnalazioni precise ricevute da cittadini che io, tra l’altro, nella stessa interrogazione ho riportato tra virgolette. Come qui si evidenziava, infatti, questa situazione dei malati oncologici su Fermo che non avevano più gli esami programmati e prenotati direttamente dal reparto. Questa è ovviamente un’assoluta necessità, come avviene, tra l’altro, anche in altre AST della Regione.
Ad esempio, lo cito e ne do atto, nell’AST di Ancona risulta operativo dal 1° aprile 2026 il documento “Modello operativo per la presa in carico dei pazienti oncologici”, approvato con determina n. 126 del 10 marzo 2026 del Direttore generale, con lo scopo di definire e standardizzare all’interno dell’AST di Ancona il modello operativo della presa in carico.
Sulla base di questa procedura, il paziente non deve più occuparsi della ricerca di slot nel sistema CUP. La responsabilità della pianificazione del follow-up si sposta dall’utente alla struttura specialistica erogante e si garantiscono continuità assistenziale, tracciabilità e certezza del percorso di cura lungo l’intera rete aziendale.
Ovviamente questo già avviene anche nella stessa AST di Macerata e, in modo puntuale ed efficace, a Civitanova Marche, che voglio pubblicamente ringraziare per la precisione dimostrata su questo aspetto.
Credo che ciò debba succedere e accadere dappertutto, perché, come diceva l’Assessore, oggi in oncologia sono stati fatti passi da gigante. Su questo, però, ci vuole un impegno straordinario da parte di tutta la struttura.
Questo è ancor più necessario dopo la riforma, perché quando c’era l’ASUR, che fungeva un po’ da raccordo per tutto il panorama regionale, la gestione poteva essere più efficiente ed efficace. Oggi, con le Aziende Sanitarie Territoriali e con la loro autonomia, anche organizzativa, c’è bisogno di un maggior raccordo affinché non vi siano, ancorché involontarie, disparità di trattamento tra un’Azienda e un’altra, tra un territorio e un altro.
PRESIDENTE. L’interrogazione n. 319 è rinviata.
Interpellanza n. 33
a iniziativa dei Consiglieri Vitri, Mangialardi, Caporossi, Catena, Cesetti, Mancinelli, Mastrovincenzo, Nobili, Piergallini, Seri
“Politiche regionali per i sevizi educativi 0-6 anni”
Interrogazione n. 182
a iniziativa del Consigliere Nobili
“Sistema regionale monitoraggio e coordinamento dei servizi educativi per la prima infanzia (0-6)”
(abbinate)
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interpellanza n. 33 dei Consiglieri Vitri, Mangialardi, Caporossi, Catena, Cesetti, Mancinelli, Mastrovincenzo, Nobili, Piergallini, Seri e l’interrogazione n. 182 del Consigliere Nobili (abbinate).
Ha la parola, per l’illustrazione, la Conigliera Vitri.
Micaela VITRI. Grazie, Presidente. Questa interpellanza nasce da un dato oggettivo che riteniamo meriti una riflessione politica.
Tutti condividiamo l’importanza di investire nei servizi educativi destinati ai bambini da 0 a 6 anni. Sono servizi che sostengono la crescita, favoriscono la conciliazione tra vita familiare e lavoro, contrastano la disuguaglianza educativa e rappresentano un investimento sul futuro della nostra comunità. Eppure, analizzando i dati della programmazione regionale negli ultimi anni, emerge una tendenza che va nella direzione opposta.
Nel 2023 il sistema integrato 0-6 ha beneficiato di 5.913.400 euro di Fondo nazionale e di 1.505.623 euro di cofinanziamento regionale, di cui 755.623 destinati ai Comuni e 750.000 alle scuole dell’infanzia paritarie.
L’anno dopo, nel 2024, il Fondo nazionale è sceso. Quindi il Governo Meloni ha ridotto i fondi per questi servizi educativi, passando da circa 5,9 milioni a 5.678.686 euro, con una riduzione di oltre 234.000 euro rispetto all’anno precedente. La Regione ha aumentato, per compensare, il proprio intervento e questo lo possiamo considerare positivo, perché ha destinato 2 milioni di euro ai Comuni, oltre ai consueti 750.000 euro per le scuole dell’infanzia paritarie.
Nel 2025 il Fondo nazionale è diminuito ancora, per l’ennesima volta. Quindi, per tre anni consecutivi, il Governo Meloni ha ridotto i fondi per i servizi 0-6.
A dispetto degli slogan “madre, donna e cristiana”, mi spiace dover rilevare che il Governo Meloni, per tre anni consecutivi - 2023, 2024 e 2025 - ha tagliato moltissimo dal Fondo nazionale per i servizi educativi 0-6 anni, mettendo in difficoltà le famiglie, soprattutto quelle tradizionali.
Infatti, i dati ci dicono che nel 2025 il Fondo nazionale è diminuito fino a 5.553.883 euro, con un’ulteriore perdita di 124.803 euro. Complessivamente, in due anni il finanziamento statale si è ridotto di 359.517 euro.
A fronte di questo calo, viste anche le proteste e le sollecitazioni a livello regionale, la Giunta regionale delle Marche ha dovuto colmare, giustamente, le carenze, stanziando nel 2025 2.029.000 euro di cofinanziamento ai Comuni, mantenendo sempre intatta la quota di 750.000 euro alle scuole dell’infanzia paritarie.
In passato ci sono stati problemi, soprattutto quando i fondi regionali, con l’Assessore precedente - e lo sa benissimo perché abbiamo provato anche a risolverli, grazie ad alcune sollecitazioni partite dai Comuni che io ho evidenziato - erano esclusivamente europei e quindi vincolati a determinati utilizzi, ad esempio voucher e bonus per avere ore specifiche e non per le assunzioni.
Al di là delle problematiche del passato, il Fondo nazionale ha continuato a diminuire progressivamente, anziché rafforzare il proprio impegno e la Regione ha poi ridotto il cofinanziamento in alcuni settori diversi.
Eppure la stessa Giunta regionale ha riconosciuto che il monitoraggio effettuato nelle Marche evidenzia un utilizzo importante delle risorse per sostenere le spese di gestione dei servizi educativi 0-3 anni e ha affermato che la futura programmazione sarà definita nell’ambito del nuovo Piano pluriennale 2026-2030.
Noi riteniamo che proprio questa fase rappresenti l’occasione per compiere una scelta diversa e importante.
Per questo oggi, con quest’interpellanza, chiedo se il Governo regionale intende considerare davvero il sistema educativo 0-6 anni.
PRESIDENTE. Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Rossi.
Enrico ROSSI. Grazie, Presidente. Si rappresenta che il sistema integrato di educazione e istruzione dalla nascita fino ai 6 anni costituisce un ambito di rilevanza strategica nelle politiche della Giunta regionale delle Marche, che riconosce il valore dei servizi educativi 0-6 anni sia sotto il profilo educativo sia quale strumento di sostegno alle famiglie, anche in relazione alla conciliazione tra tempi di vita e lavoro. Tali servizi sono disciplinati da norme nazionali e regionali, con competenze ripartite tra Regioni, Comuni e Ministero dell’Istruzione e del Merito, nell’ambito del modello di governance multilivello delineato dal decreto legislativo n. 65 del 2017.
Ciò premesso, di seguito si risponde ai vari punti contenuti nell’interpellanza e nell’interrogazione richiamate.
Per quanto riguarda gli investimenti e le risorse regionali, nelle more dell’approvazione del Piano pluriennale 0-6 per il quinquennio 2026-2030, con il quale verranno definite le risorse statali messe a disposizione dal MIM e la quota di compartecipazione delle Regioni, la Regione Marche ha già stanziato, con il bilancio di previsione 2026-2028, risorse esclusivamente regionali per complessivi 4 milioni di euro, di cui:
• 1,4 milioni per il 2026;
• 700 mila euro per il 2027;
• 1,9 milioni per il 2028.
È importante evidenziare che per il 2026 è previsto, in sede di assestamento, un ulteriore incremento a garanzia della compartecipazione regionale relativa alla medesima annualità, ferma restando la possibilità di individuare ulteriori risorse aggiuntive per le annualità successive.
Per quanto riguarda i tavoli di coordinamento, il tavolo paritetico dedicato al sistema integrato 0-6, previsto dall’articolo 11 del Piano pluriennale, e il tavolo tecnico per le Sezioni Primavera prevedono componenti designati da ANCI Marche. Nulla osta, ovviamente, da parte della Regione Marche, affinché tra questi vengano individuati referenti tecnici provenienti da Comuni con elevato numero di abitanti e con servizi educativi consolidati e strutturati, che possano così partecipare stabilmente alle attività di indirizzo, coordinamento e supporto.
Per quanto riguarda i servizi estivi, nel quinquennio 2021-2025 la Regione Marche, attraverso le proprie programmazioni riferite al sistema integrato 0-6, ha finanziato l’apertura e il prolungamento dei servizi educativi 0-3 e 3-6 nel periodo estivo, con l’obiettivo di garantire la continuità educativa e il sostegno alle famiglie. Si provvederà a riproporre tali interventi anche per il 2026, in raccordo con i numerosi Comuni che già organizzano attività di centri estivi rivolti alla fascia di età 0-6 anni.
Per quanto riguarda invece l’interrogazione n. 182/2026 sull’Osservatorio, monitoraggio e qualità dei servizi, si rappresenta che nelle Marche non risulta istituito un osservatorio pedagogico dedicato, poiché tali funzioni sono svolte dall’Osservatorio regionale delle politiche sociali, che raccoglie ed elabora i dati trasmessi dai Comuni e dagli Ambiti territoriali sociali, consultabili sul sito istituzionale.
La qualità dei servizi 0-3 è assicurata dai requisiti fissati dalla legge regionale n. 9 del 2003 e dal regolamento attuativo n. 13 del 2004, con funzioni di controllo e vigilanza affidate ai Comuni. Per la fascia 3-6 anni, la competenza è del Ministero dell’Istruzione e del Merito.
Per quanto attiene ai Coordinamenti pedagogici territoriali (CPT), essi risultano formalmente istituiti e attivi in tutti i 23 Ambiti territoriali sociali, con funzione di monitoraggio, promozione e miglioramento della qualità educativa per la fascia 0-6.
Per quanto riguarda le risorse del sistema integrato, negli ultimi cinque anni la Regione Marche ha destinato il Fondo nazionale per il sistema integrato 0-6, unitamente al cofinanziamento regionale, per interventi di edilizia scolastica, supporto alla gestione dei servizi, promozione dei CPT e formazione del personale.
Nell’ultimo biennio il cofinanziamento regionale è stato incrementato, come peraltro confermato nell’illustrazione, a conferma dell’impegno dell’Ente nel sostenere lo sviluppo e la qualità del sistema integrato 0-6 anni.
In ultimo, per ciò che concerne il rafforzamento del monitoraggio, è intenzione della Giunta sviluppare e rafforzare gli strumenti già operativi, così come l’interoperabilità dei dati tra Regione, Comuni, Ambiti territoriali sociali e Ministero dell’Istruzione e del Merito, nelle more dell’attivazione del Sistema informativo nazionale dei servizi educativi per l’infanzia, di cui all’articolo 5, comma 1, del decreto legislativo n. 65 del 2017, valutando altresì nuovi strumenti per rilevazioni periodiche e report pubblici.
È in tale quadro che la Regione continuerà a porre particolare attenzione al tema, anche attraverso il raccordo con i soggetti istituzionali coinvolti, al fine di favorire un’offerta quanto più ampia possibile sul territorio regionale.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatta o meno, la Consigliera Vitri.
Micaela VITRI. Grazie, Presidente. La ringrazio per questa risposta, Assessore, e, se possibile, le chiedo anche di averla in forma scritta, perché vedo che è piuttosto articolata. Mi fa piacere anche perché ha annunciato che ci saranno ulteriori risorse nell’assestamento di bilancio e mi piacerebbe sapere anche a quanto ammonteranno.
Non ho però sinceramente ben capito se abbia dato risposte precise e puntuali sul tema dei centri estivi, che io non ho avuto tempo di illustrare perché era terminato il minutaggio durante la presentazione dell’interpellanza e non ho potuto affrontare l’altro tema. Lei probabilmente l’aveva già letta e avrà visto che un altro problema che si pone è proprio quello dei centri estivi.
Con la chiusura dei nidi e delle scuole dell’infanzia si apre infatti un periodo durante il quale molti genitori continuano a lavorare e hanno bisogno di servizi educativi qualificati. Per i bambini non si tratta semplicemente di un’attività ricreativa, ma della prosecuzione del percorso educativo.
Questi servizi assumono un valore ancora maggiore nei Comuni più piccoli, nelle aree interne e nelle periferie, dove spesso rappresentano uno dei pochi presìdi educativi presenti durante l’estate.
Per questo la preoccupazione aumenta in questo momento e nella mia interpellanza le chiedevo di rispondere su un punto preciso: perché sono state escluse le scuole dell’infanzia statali dall’avviso del Ministero dell’Istruzione e del Merito dedicato ai percorsi estivi di inclusione e socialità, una misura rivolta esclusivamente alle scuole primarie e secondarie.
Praticamente, in questo periodo è stato pubblicato, come avviene di consueto, un avviso del Ministero dell’Istruzione e del Merito dedicato al finanziamento di progetti per percorsi estivi di inclusione e socialità, ma da tale misura vengono escluse tutte le scuole dell’infanzia.
Si iniziano quindi a considerare i bambini soltanto dai 6 anni in su e questo mette fortemente in difficoltà tutte le famiglie che hanno bambini nella fascia inferiore ai 6 anni e che, purtroppo, spesso sono costrette a pagare centri privati, laddove esistano, oppure a rinunciare al lavoro dove tali servizi non ci sono.
Per questo mi aspetto che la Giunta regionale, nei prossimi mesi, possa innanzitutto chiarire quante saranno le risorse che verranno stanziate nell’assestamento, perché lei stesso ha ammesso che avete dovuto aumentare le risorse, visto che sono diminuite quelle trasferite dal Governo, cioè quelle nazionali. Sui centri estivi e sugli interventi destinati in particolare a questa fascia d’età non mi ha fornito delucidazioni precise.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Nobili.
Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. Purtroppo la risposta che ha dato l'Assessore conferma quello che io temevo e che ho rappresentato con l'interrogazione: nella Regione Marche non esiste un sistema capace di monitorare l'ambito educativo 0-6.
Infatti, nella mia interrogazione domandavo specificamente se è intenzione dell'Amministrazione regionale fare qualcosa di più rispetto al sistema di monitoraggio, assolutamente insufficiente, che è quello dell'Osservatorio regionale Politiche sociali, che è un osservatorio che ha un orizzonte molto vasto e che non mi risulta occuparsi efficacemente dell'ambito relativo al sistema educativo 0-6. Quindi, rispetto a questo, credo che la Regione Marche possa dotarsi di uno strumento, così come hanno fatto altre Regioni, che sia espressamente dedicato al sistema educativo.
Sottolineo anche che nell'interrogazione si dà atto che esistono coordinamenti pedagogici territoriali, ma si domandava alla Regione di definire meglio i criteri, comprendere meglio il quadro regionale complessivo: se ci sono atti di indirizzo, standard minimi di funzionamento, risorse dedicate, modalità di rendicontazione. Ma tutto questo è lasciato invece ad una valenza che ci fa capire che, in realtà, questi coordinamenti pedagogici territoriali non sono nel patrimonio conoscitivo della Regione e non sappiamo come e quanto effettivamente riescano ad operare.
Credo che, se prima, parlando della questione legata alle politiche agricole, ho riconosciuto l'impegno della Regione, ma con la prospettiva di poter fare di più, qui purtroppo si deve prendere atto che l'azione della Regione Marche è significativamente insufficiente e occorre fare veramente molto, ma molto di più.
Non c'è bisogno che il sottoscritto sottolinei quanto sia importante il sistema educativo 0-6, perché vengono in gioco tutta una serie di aspetti di particolare rilievo per la nostra comunità. Quindi l'invito che rivolgo alla Giunta regionale è quello di attivarsi, conoscere il sistema per poterlo poi governare efficacemente. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Caporossi.
Michele CAPOROSSI. Grazie, Presidente. Quest'interpellanza e anche l'interrogazione pongono un problema fondamentale, perché un tema educativo è anche un tema di sostegno reale alle famiglie.
I bambini hanno bisogno di socialità anche in estate per non interrompere le relazioni e le attività, anche quelle motorie, visto che c'è una pausa anche da parte delle società sportive. I centri estivi hanno un grande valore educativo e vanno potenziati.
Abbiamo nelle nostre città molte iniziative, sia pubbliche che private, di grande qualità: associazioni, parrocchie, strutture educative private e convenzionate, gruppi del terzo settore, gruppi sportivi. C’è un grande fermento in proposito.
Bene, allora il problema è relativo alle rette, in quanto ci sono alcuni corsi gratuiti finanziati dalle scuole, ma i centri estivi hanno bisogno di maggiore sostegno e di ristoro per le famiglie, perché i nuclei familiari numerosi spendono veramente molto per usufruire dei servizi.
Come dico spesso, la gestione del bilancio è una questione di scelte. Per aiutare le famiglie vanno previsti più fondi da parte della Regione ed è questa la sollecitazione che intendiamo avanzare con questa interpellanza.
È giunta l'ora di prevedere un apposito strumento all'interno del bilancio preventivo e della catalogazione delle risorse della Regione Marche per lo spazio 0-6, perché è esattamente in questo momento una lacuna da colmare.
Noi crediamo e ci appelliamo alla vostra sensibilità, alla vostra responsabilità, perché ciò avvenga. Grazie.
PRESIDENTE. Ora passiamo alla votazione per il rinvio di una serie di proposte di legge. La votazione è per ogni proposta di legge. Due, nella Conferenza dei Presidenti di gruppo, avevamo detto di rinviarle, ma comunque va votato in Aula il rinvio.
Rinvio della proposta di legge n. 8. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Aggiungiamo il voto favorevole del Consigliere Mastrovincenzo.
Rinvio della proposta di legge n. 2. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Rinvio della proposta di legge n. 5. Ha la parola, oratore contro, la Consigliera Ruggeri.
Marta RUGGERI. Grazie, Presidente. Ci terrei a dire che mi dispiace aver dovuto ricorrere all’articolo 86 per questa proposta di legge, perché, come sapete, è uno dei primissimi atti che ho presentato - ringrazio tutta l'opposizione che l'ha sottoscritta ad inizio legislatura - ma non ha trovato un minuto per essere discusso in Commissione.
Adesso, mi sembra di capire che abbiate la volontà politica di rimandarla in Commissione e spero che non starà lì ad ammuffire, perché, a differenza di altre proposte di legge, come quella della Toscana che è stata ritenuta incostituzionale, ci tengo a dire che questa ha una solidità legislativa, perché ha un impianto differente, ed è molto simile, ricalca in parte, in larga parte, quelle che sono già diventate leggi e non hanno avuto alcun tipo di osservazione. Sto facendo riferimento, per esempio, alle leggi in vigore in Puglia, Liguria, Sardegna e Campania.
Quindi, motivi tecnici ostativi non ce ne sono; ci sono solo questioni politiche che, quantomeno, visto che siamo Consiglieri regionali, potremmo sviscerare in Commissione, visto che è una degli organismi di lavoro e discutere è il nostro lavoro. Vietare la discussione perché non si è d'accordo non penso che sia un buon procedimento.
Quindi, se mi pare di aver capito, la maggioranza è intenzionata a rinviarla in Commissione, io dico che non siamo d'accordo, perché abbiamo la preoccupazione che finirà come tante proposte di legge, sulle quali abbiamo votato il rinvio in Commissione, che poi non sono state per niente esaminate.
Se è possibile, la discuterei oggi. Se non fosse possibile, perché la maggioranza non è d'accordo, noi come opposizione ci diremo contrari nel voto. Grazie.
PRESIDENTE. Rinvio della proposta di legge n. 5. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Rinvio in Commissione della proposta di legge n. 6. Ha la parola, oratore contro, il Consigliere Cesetti.
Fabrizio CESETTI. Grazie, Presidente. Noi chiediamo che le nostre proposte di legge, ai sensi dell’articolo 86, comma 13, del Regolamento interno, vengano esaminate in Aula, ma l’Aula puntualmente le rinvia in Commissione, poi passano i termini di legge e torniamo di nuovo qua. E le leggi, solitamente, non vengono esaminate.
Questa è una legge relativa all'istituzione di un fondo per l'erogazione del reddito di libertà per le donne vittime di violenza. In relazione a questo punto, la Regione Marche celebra ogni anno la Giornata per il contrasto della violenza di genere. Ogni anno si approvano documenti, si fanno discussioni, pontificazioni e non si fa mai nulla, mai nulla.
Tant'è che dall'ultimo rapporto annuale sulla violenza di genere nelle Marche, approvato con deliberazione di Giunta n. 1558 del 3 novembre, emerge che nel corso dell'anno 2024 sono state 841 le donne che hanno avuto accesso ai centri antiviolenza, più 12,4% rispetto all'anno precedente.
Non si fa mai seguito a un atto concreto, come questa proposta di legge. Tra l'altro, nella scorsa legislatura, perché è una riproposizione, in Commissione, vedo qui il Presidente Baiocchi, venni nominato relatore di minoranza e l’ex Consigliera della Lega relatrice di maggioranza. C'era la più ampia disponibilità dichiarata ad approvarla, come si faceva a dire di no nell'imminenza della Giornata contro la violenza di genere? Poi non è stata mai esaminata e mai approvata. Perché? Perché non si poteva intestare al Consigliere Cesetti questa proposta di legge o al Gruppo PD, però altre sono state fatte quando faceva comodo.
Adesso in questa legislatura è stata ripresentata. Abbiamo un'altra volta celebrato la Giornata, l’abbiamo fatta qui, piena di parole, di pontificazioni sul nulla. E poi questa proposta di legge non l'esaminiamo.
Perché non l'esaminiamo? Ci si assuma la responsabilità di essere contrari, se ne avete il coraggio. Altrimenti, se una cosa è giusta, la si approvi, anche perché dovremmo essere conseguenti.
Vedo che oggi il Presidente ha annunciato "Marche Sicure". Marche Sicure. Bene, questa qui non è un fatto per la sicurezza nelle Marche? Perché le donne che vengono massacrate...
PRESIDENTE. Ha la parola, oratore a favore, il Consigliere Putzu.
Andrea PUTZU. Grazie, Presidente. Ovviamente il Consigliere Cesetti non partecipa alla riunione dei capigruppo, quindi, lo giustifico, poiché non poteva sapere che avevamo deciso di rinviare le proposte di legge tra i cui firmatari c'era il Consigliere Mangialardi, correggetemi se sbaglio.
A prescindere da questo, il Consigliere Cesetti ovviamente fa il Consigliere d'opposizione e quindi... Ha fatto l'Assessore, diciamo che poco si rende conto del lavoro che fanno le Commissioni, immagino.
Credo che una proposta di legge importante come questa sarà sicuramente esaminata in Commissione, dove se ne parlerà. Ma, il Consigliere Cesetti, saprà meglio di me che ci sono tantissime proposte di legge nelle Commissioni e ricorderà benissimo che quando governava ed era Assessore, l'opposizione faceva tante proposte di legge e molte non venivano neanche visionate. E’ una procedura che si fa da sempre, se lo ricorderà.
Permettetemi anche di fare i complimenti al Partito Democratico, perché ieri Amazon ha inaugurato lo storico hub nelle Marche. Ricordo benissimo che il Partito Democratico diceva che non si sarebbe mai fatto. Ricorda, Consigliere Pierini, quell’articolo di due esponenti del PD, che diceva: "È una vergogna l'incompetenza di Acquaroli". Ancora una volta avete fatto una figuraccia. Oggi voglio ricordare la giornata dell'ennesima figuraccia del PD. La ricordo perché ieri abbiamo inaugurato Amazon e oggi celebriamo l’ennesima figuraccia del PD.
Per quanto riguarda la proposta di legge, Consigliere Cesetti, credo che debba andare in Commissione, dove è giusto approfondirla perché su questo tema non dobbiamo dividerci, ma unirci. Quando il Presidente Acquaroli porterà la proposta di legge sulla sicurezza, potrà essere integrata anche con questa. D'altronde, i Consiglieri regionali possono fare gli emendamenti alle proposte di legge e quando ci sarà quell’atto li potranno fare.
Permettetemi di dire che sono certo che il collega Baiocchi - che voglio ringraziare per come conduce la Commissione, con estrema correttezza - approfondirà un tema così serio. Di certo non si può portare un atto in Aula per fare polemica. Ovviamente, come avete fatto polemica su Amazon, non vorrei farvi fare altre figuracce.
PRESIDENTE. Rinvio in Commissione della proposta di legge n. 6. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
PRESIDENTE. Rinvio in Commissione della proposta di legge n. 11, chiesto a nome del sottoscritto, del Vicepresidente Rossi e del Consigliere Ausili.
Ha la parola, oratore contro, la Consigliera Ruggeri.
Marta RUGGERI. Grazie, Presidente. Aderisco completamente a quello che ha detto il Consigliere Cesetti prima, perché questa legge va di pari passo con quella del reddito di libertà e sarebbe una bella pagina per questo Consiglio regionale quantomeno discuterla.
Siamo, perché è stata firmata anche dagli altri colleghi dell'opposizione, contrari al rinvio perché, come abbiamo visto e come abbiamo detto e ridetto, succede sempre che da qui le rinviate in Commissione e lì non vengono esaminate, passano i tempi, le riportiamo in Aula e andiamo avanti con questo giochino.
Torno a dire che il nostro lavoro è stare chiusi, se serve, anche giornate intere a discutere per trovare degli accordi e, soprattutto, importante, per fare e promuovere delle leggi che abbiano un impatto utile sulla nostra comunità, quindi, pregherei, che questa volta, se la proposta di legge torna in Commissione, ci sia modo quantomeno di esaminarla. Poi, se non si trova un accordo, ne prenderemo atto, però non discutere è una gravissima pecca che ha ed aveva spesso questa e l’altra legislatura.
Per quanto riguarda questa proposta di legge, “Disciplina degli interventi regionali in materia di educazione alla parità di genere, all'affettività e alla sessualità consapevole”, vorrei dire che recentemente, per fare un esempio purtroppo vicino a noi e sul quale sono intervenuti tanti Consiglieri, anche regionali, c'è stato il caso accaduto in una scuola fanese, in cui è stata affissa fuori dalla porta del bagno una poesia, chiamiamola così, estremamente sgradevole e sessista. C'è stato un coro, naturalmente, di condanna e molti esponenti di destra hanno detto che, per evitare questi tipi di situazioni, è importante l'educazione all'affettività.
Allora, torno a dire: se anche diversi di voi reputano che spesso non bastano le famiglie, che purtroppo non arrivano dappertutto, ma serve anche la scuola, e noi siamo fortemente convinti di questo, almeno in Commissione, per favore, discutiamone.
Questa proposta di legge non giace qui dall'inizio di questa legislatura, era stata presentata anche nella scorsa e, come relatore di maggioranza aveva addirittura il Presidente della Commissione Sanità – nella scorsa legislatura ed anche adesso – ed eravamo d'accordo che prima o poi se ne sarebbe quantomeno parlato. Quindi, visto che si è prenotato, chiedo al Consigliere Baiocchi di darmi rassicurazioni in merito, in modo che se ne possa discutere. Grazie
PRESIDENTE. Ha la parola, oratore a favore, il Consigliere Baiocchi.
Nicola BAIOCCHI. Grazie, Presidente. Voglio rassicurare la Consigliera Ruggeri che non abbiamo mai avuto problemi di sorta a trattare qualsivoglia argomento, più o meno scottante o più o meno divisivo.
Questo è sicuramente un argomento divisivo e le preannuncio che questa proposta di legge non mi vede assolutamente favorevole, ma ciò non ci esime dal trattarla e portarla a esito, secondo, giustamente, l'iter legislativo che deve fare.
Non si preoccupi: la porteremo tranquillamente in Commissione, però le preannuncio sin da ora che è un tema molto divisivo e che mi vede assolutamente e palesemente contrario. Grazie.
PRESIDENTE. Rinvio in Commissione della proposta di legge n.11. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
PRESIDENTE. Rinvio in Commissione della proposta di legge n. 13, stessi proponenti di prima: il sottoscritto, il Vicepresidente Rossi ed il Consigliere Ausili.
Ha la parola, oratore contro, il Consigliere Mastrovincenzo.
Antonio MASTROVINCENZO. Grazie, Presidente. Faccio solo presente che avevo chiesto per questa proposta di legge l'iscrizione ex articolo 86 già nella precedente legislatura, a fine della precedente legislatura, è passato ormai quasi un anno e mezzo, anzi di più, quasi 2 anni e siamo ancora qui, quindi, chiedo che venga trattata più presto possibile perché è di fatto stata presentata due volte, nella passata legislatura e in questa, reiteratamente, attende da oltre 2 anni a questo punto la trattazione. Grazie.
PRESIDENTE. Rinvio in Commissione della proposta di legge n.13. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
PRESIDENTE. Ora mettiamo in votazione il rinvio, come concordato anche alla capigruppo della mozione n. 24 perché l'Assessore Baldelli…, l'avevamo già concordato alla capigruppo.
Rinvio della mozione n. 24. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Mozione n. 26
a iniziativa del Consigliere Nobili
“Urgente approvazione del Piano regionale dei crematori, applicazione della moratoria prevista dalla Risoluzione 23/2021 e attivazione degli strumenti ambientali e sanitari connessi all’area AERCA Ancona–Falconara”
Mozione n. 30
a iniziativa della Consigliera Ruggeri
“Ancora sulla realizzazione di un forno crematorio nel Comune di Ancona”
(abbinate)
(Discussione)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la mozione n. 26 del Consigliere Nobili e la mozione n. 30 della Consigliera Ruggeri (abbinate).
La discussione è aperta, ha la parola, per l’illustrazione, il Consigliere Nobili.
Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. Questa mozione è stata presentata diversi mesi addietro, quando la questione della realizzazione dell'impianto crematorio ad Ancona era particolarmente sentita e non aveva trovato un'adeguata soluzione.
Anche oggi la soluzione adeguata non è stata trovata, ma si è risolta la questione relativa alla sua ubicazione nel cimitero di Tavernelle, considerata assolutamente non adeguata.
Ma questa mozione nasce non solo dal problema specifico relativo alla realizzazione di questo impianto crematorio, riguarda il fatto che la Regione Marche non ha dato seguito a quel modello di gestione e governo del territorio che le spetterebbe. E’ il caso paradigmatico di una criticità relativa all'assenza di una pianificazione regionale efficace in un settore come quello della cremazione, che il legislatore statale ha esplicitamente sottratto alla logica delle decisioni atomistiche dei singoli enti locali. Quindi, è necessario che la Regione Marche dia delle indicazioni precise su questa materia. Siamo di fronte a un vuoto di governo pubblico che rischia di produrre effetti irreversibili in termini ambientali, sanitari e sociali.
La legge 130 del 2001, infatti, configura in modo chiaro e inequivoco il ruolo che hanno le Regioni nella pianificazione degli impianti crematori. Non si tratta di una mera facoltà, bensì di una competenza doverosa che la Regione ha, finalizzata ad assicurare una distribuzione equilibrata degli impianti, evitare duplicazioni o concentrazioni territoriali irrazionali, garantire la coerenza con la pianificazione ambientale e sanitaria, tutelare l'interesse pubblico alla salute e all'ambiente.
La mancata adozione del piano regionale determina una violazione di un obbligo di pianificazione, con possibili riflessi anche sotto il profilo della responsabilità amministrativa e contabile, ove si dimostri che questa omissione produca scelte inefficienti o dannose.
Quindi, cosa succede? Che in assenza di questo piano regionale si produca una delega implicita ai Comuni, i quali si troveranno costretti ad operare in assenza di un quadro di riferimento unitario, senza una valutazione complessiva dei fabbisogni, senza strumenti effettivi e adeguati per analizzare gli effetti cumulativi.
Siamo di fronte, Presidente, a un vulnus del principio di buon andamento della pubblica amministrazione, perché le decisioni in questa materia così importante vengono assunte in modo disorganico, con il rischio concreto di determinare competizione tra territori e localizzazioni non sostenibili sotto il profilo ambientale.
Ma badate bene che questo problema non lo pone per la prima volta il Consigliere regionale Nobili. Ricordo che nel 2021 il Consiglio regionale approvò la risoluzione n. 23, con cui il Consiglio regionale, consapevole di questa carenza relativa alla mancata adozione del piano, aveva invitato e impegnato la Giunta alla redazione del piano e all'introduzione di una moratoria sugli iter autorizzativi.
Quindi, il Consiglio regionale aveva sollecitato, all'esito di un dibattito particolarmente sentito, la Giunta regionale ad assumere questo impegno, spingendola anche all'introduzione di una moratoria, nella consapevolezza che, finché non fosse stato adottato questo piano, era meglio soprassedere alla realizzazione di nuovi impianti crematori.
Siamo di fronte a un adempimento che non può essere considerato neutro sul piano istituzionale, perché incide anche nel rapporto tra organo legislativo e organo esecutivo e pone un problema di responsabilità politica e amministrativa della Giunta, che non ha dato seguito a un impegno, qualcosa di più di un atto di indirizzo, che il Consiglio regionale aveva approvato con un voto bipartisan, peraltro. Siamo di fronte a una situazione davvero singolare.
Credo che oggi, con l'approvazione di questa mozione, potremmo sanare questa criticità e potremmo fare in modo che venga rinnovato l'impegno della Giunta regionale ad affrontare questo tema, anche perché parliamo di un tema che si lega alla criticità dell'area ERCA, dove sarebbe realizzato questo impianto crematorio, un'area che ha cessato di sviluppare la sua operatività nel 2015.
Ci troviamo di fronte a un ulteriore profilo, quello relativo alla mancata sostituzione del piano ERCA. Anche questo configura un vuoto pianificatorio grave. Il combinato disposto di queste due criticità determina una situazione, dal mio punto di vista, insostenibile sul piano della tutela ambientale e della tutela del diritto alla salute.
Con questa mozione, che ricalca in qualche modo quanto già approvato nel 2021 dal Consiglio regionale, si invita nuovamente la Giunta ad adottare un'indicazione relativa alla moratoria per quanto riguarda la realizzazione dei nuovi forni crematori e ad assumersi la responsabilità di procedere in tempi rapidi al rispetto di quanto previsto dalla legge nazionale.
Questa mozione non chiede la luna, Presidente, chiede alla Giunta regionale di rispettare gli impegni previsti dalla legge in materia e di rispettare anche le determinazioni assunte dal Consiglio regionale.
Si potrebbe aggiungere molto di più sul tema, così impattante, relativo alla realizzazione di questi impianti. Sono convinto che queste problematiche dovrebbero vedere un ruolo molto più determinato dell'ARPAM e un coinvolgimento delle comunità territoriali davvero più incisivo.
Spero che tutto ciò sia dentro il piano che vorrà adottare la Giunta regionale in tempi accettabili e, quindi, concludendo l'illustrazione di questa mozione, invito la Giunta regionale ad assumere una posizione di responsabilità istituzionale e auspico che oggi ci si veda tutti d'accordo nell'approvare questa mozione di indirizzo. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Ausili.
Marco AUSILI. Grazie, Presidente. Ringraziamo i consiglieri proponenti perché, effettivamente, queste sono mozioni che trattano argomenti molto impattanti per i nostri territori e, proprio per questo, considerato il fatto che sono mozioni che incidono enormemente sulla vita dei nostri territori e considerato che si tratta di tematiche dal profilo tecnico assai complesso e articolato, proponiamo il rinvio della discussione di questa mozione al momento in cui sarà presente in Aula l'Assessore con delega in materia.
Questo per arrivare a una discussione che sia il più possibile completa, esaustiva, anche nel rispetto di tutti i Consiglieri e di coloro che ascoltano i contenuti di questa mozione.
Il rinvio a nome dei Consiglieri Ausili, Putzu e Rossi. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Nobili.
Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. Scusi, Consigliera Ruggeri, ma è una questione procedurale.
Condivido quando le richieste di rinvio vengono discusse nella riunione dei capigruppo per un'assenza formalizzata e preannunciata dell'Assessore competente a trattare determinate materie.
Quando invece tutto ciò si verifica in modo improvviso e casuale, e voglio essere in qualche modo anche buono, credo che ciò non vada nella giusta direzione, Presidente, perché nell'ordine del giorno era espressamente indicata la discussione di questa mozione.
Se l'Assessore Consoli, che peraltro era qui fino a poco tempo fa, aveva la necessità di rappresentare un problema, poteva farlo indicando al Presidente e all'Ufficio di Presidenza l'impossibilità di presenziare. Ne avremmo preso atto e, in questa occasione come in tutte le altre occasioni in cui un Assessore non è presente, non ci sarebbe stato problema ad accogliere una richiesta di rinvio.
Quindi, in questo caso, mi spiace sottolineare che siamo di fronte, non voglio definirla una scorrettezza istituzionale, ma sicuramente ad una mancanza di garbo che mi piacerebbe non trovasse accoglimento. Grazie.
PRESIDENTE. Consigliere Nobili, l'articolo 48 che dà questa possibilità, al comma 5, laddove c'è la richiesta di rinvio di un argomento iscritto all'ordine del giorno. Questa richiesta viene fatta da tre Consiglieri e poi si mette in votazione, quindi, diciamo, che devo accogliere l'iter procedurale.
Per il resto, è chiaro ed il suo intervento è più che legittimo. Grazie.
Ha la parola la Consigliera Ruggeri.
Marta RUGGERI. Grazie, Presidente. Prendo atto della volontà della maggioranza di rinviare queste due mozioni che giacciono all'ordine del giorno ormai da mesi e mesi, perché quella del Consigliere Nobili è stata presentata il 29 dicembre, la mia l'8 gennaio. Sono passati tanti mesi ed entrambe sono state all'ordine del giorno per tante settimane.
Quindi, se si voleva arrivare a una risoluzione, cosa che penso sia auspicabile, forse avremmo potuto lavorarci prima, arrivare in Aula con le idee chiare e con un documento pronto e magari oggi arrivare velocemente all'approvazione, anche perché è un tema molto sentito.
Io non faccio l'intervento, chiaramente, per illustrare la mia mozione. Comunque, le cose che direi sono molto simili a quelle già dette dal Consigliere Nobili.
Insomma, si parla di una legge nazionale in vigore dal 2001. Noi stessi, nel 2021, abbiamo approvato una risoluzione che, ad oggi, non ha visto un conseguente atto di Giunta, quindi ritengo assolutamente necessario che quest'Aula si esprima al riguardo. Grazie.
PRESIDENTE. Rinvio delle mozioni nn. 26 e 30: Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Mozione n. 33
a iniziativa dei Consiglieri Piergallini, Mancinelli, Catena, Cesetti, Mangialardi, Mastrovincenzo, Vitri
“Sostegno alla zootecnia marchigiana”
(Discussione e votazione)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la mozione n. 33 dei Consiglieri Piergallini, Mancinelli, Catena, Cesetti, Mangialardi, Mastrovincenzo, Vitri.
Ha la parola, per l’illustrazione, il Consigliere Piergallini,
Enrico PIERGALLINI. Grazie, Presidente. Discutiamo una mozione presentata diverso tempo fa e che pone l'attenzione su una questione che penso che stia...
PRESIDENTE. Chiedo scusa, per favore chiedo ai Consiglieri di accomodarsi. Grazie.
Prego Vicepresidente, recuperiamo anche il tempo, ci mancherebbe.
Enrico PIERGALLINI. Grazie, Presidente. Cercherò di essere sintetico, anche perché la mozione l'hanno letta tutti e quindi il tema è conosciuto.
Affrontiamo la questione dei produttori del latte marchigiani, che sono una realtà significativa della nostra economia, soprattutto rurale, fortemente legata ai nostri territori. Essi tutelano la natura, hanno un rapporto simbiotico con l'ambiente e, soprattutto, sono i pilastri dell'economia delle aree interne, che sta a cuore a tutti noi.
Molte volte ho sentito anche esponenti del Governo regionale ribadire la loro attenzione al sistema economico delle aree interne. Ebbene, questo comparto soffre da un po' di tempo ed è in grande difficoltà. È sufficiente vedere come, nel corso del tempo, il prezzo del latte sia diminuito e come attualmente sia insostenibile il costo riconosciuto ai produttori.
Passiamo, infatti, da un prezzo medio nel 2025 di 59 centesimi al litro a un ultimo accordo che prevede un prezzo inferiore ai 50 centesimi al litro, con un punto minimo toccato a 47 centesimi alcuni mesi fa.
Capite bene che per queste aziende si tratta di un prezzo che non consente di sostenere gli investimenti effettuati, i costi sostenuti e quel minimo di guadagno che un'impresa necessariamente richiede.
Tenete conto, per giunta, che questi prezzi sono stabiliti sulla base di una situazione del centro-nord Italia, dove la conformazione geografica degli allevamenti è completamente diversa. Si tratta spesso di aree di pianura, mentre i nostri allevatori vivono nelle aree interne, con difficoltà logistiche di gran lunga superiori rispetto alle realtà del nord e dove i costi per produrre e trasportare il latte sono esorbitanti.
Non è un problema solo marchigiano; è un problema che riguarda anche altre Regioni che, però, rispetto alla nostra, si sono mosse ampiamente.
Per esempio, in Puglia si sono mossi per tempo e hanno definito un tavolo permanente del latte che, già alcuni mesi fa, aveva indicato un prezzo medio, attraverso un accordo tra Confindustria, Regione Puglia, produttori e trasformatori, intorno a 51 centesimi al litro. Anche l'Abruzzo, per esempio, si è mosso e ha istituito formalmente un tavolo del latte. Il Lazio ha fatto anche di più, perché prima di tutto ha elaborato aiuti specifici per gli allevatori, dividendoli in sei scaglioni che vanno a tutelare le realtà più piccole fino a quelle più grandi, con contributi da 2.500 a 12.500 euro per azienda. Non solo. Non hanno aiutato soltanto la parte dei produttori, ma hanno anche incentivato l'utilizzo del latte prodotto nel Lazio attraverso un progetto chiamato “Fresco Lazio”, destinato a bar, gelaterie e pasticcerie.
È un bel progetto, perché bar, gelaterie e pasticcerie che utilizzano il latte del Lazio possono beneficiare di un bonus a copertura del 50% dei costi, fino a un massimo di 5.000 euro.
Che cosa chiede la nostra mozione? Prima di tutto, chiede al Consiglio regionale di prendere atto di questa situazione e di fare in modo che il problema dei produttori del latte e dei costi del latte, diventati insostenibili per i produttori, sia al centro del dibattito pubblico.
Chiede poi che la Regione convochi tavoli di filiera e che, attraverso un'organizzazione e una pianificazione razionale, anche ispirandosi alle procedure adottate da altre Regioni, combatta i fenomeni speculativi attualmente in atto, che ricadono interamente sulle spalle dei produttori.
Tutti voi fate la spesa, come me, e avete visto che sul banco il costo del latte e dei prodotti caseari non è assolutamente diminuito. Chi sta pagando le conseguenze di questa speculazione sul latte sono esclusivamente i produttori.
Inoltre, si chiede di riconoscere la specificità del latte marchigiano, del latte prodotto all'interno delle nostre aree, un latte di grandissima qualità, una base eccezionale per la produzione di prodotti caseari, che va riconosciuta attraverso una politica di tutela e di valorizzazione del marchio.
Ecco, queste sono le motivazioni della mozione.
Spero che tutto il Consiglio regionale possa stringersi attorno a un comparto che fa tanto per l'economia marchigiana, per l'ambiente marchigiano e per le aree interne marchigiane, che già hanno sofferto tantissimo. Sarebbe un colpo ulteriore per chi ha deciso di vivere nelle nostre aree interne e non è adeguatamente sostenuto dalle istituzioni. Grazie.
Presidenza del Vicepresidente
Giacomo Rossi
PRESIDENTE. Se c’è un intervento della Giunta, sennò c'è la proposta di un ordine del giorno a firma del Consigliere Nobili, che ha la parola per illustrarlo.
Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. Condividendo in toto l'atto predisposto dal collega Piergallini, abbiamo condiviso la prospettiva di presentare un ordine del giorno ad integrazione della mozione.
Un ordine del giorno che condivide le argomentazioni contenute nella mozione, nella consapevolezza che la crisi del settore lattiero-caseario sta determinando una significativa riduzione dei margini economici delle aziende zootecniche marchigiane e che le aziende di minori dimensioni e quelle operanti nelle aree montane sostengono costi di produzione più elevati e dispongono di una minore capacità di assorbire le oscillazioni dei prezzi e l'aumento dei costi.
Quindi, considerato che la permanenza di queste imprese rappresenta un presidio economico, sociale e ambientale fondamentale per le aree interne e montane della Regione, appare necessario, e lo prevediamo con quest'ordine del giorno, aggiungere agli interventi strutturali una misura immediata capace di sostenere le aziende maggiormente esposte alla crisi.
Pertanto, con l'ordine del giorno si prevede un impegno per la Giunta regionale a istituire, nei limiti delle risorse disponibili e nel rispetto della normativa europea in materia di aiuti di Stato, un contributo straordinario destinato alle aziende zootecniche marchigiane produttrici di latte, nonché a prevedere, nell'attribuzione del contributo, specifici criteri di priorità o premialità a favore delle aziende di minori dimensioni e di quelle aventi sede e operanti nelle aree montane.
Infine, si chiede di approvare quest'ordine del giorno, che impegna la Giunta regionale, demandando alla stessa la definizione, con proprio atto, dei requisiti di accesso, delle soglie dimensionali, dell'ammontare del contributo, dei criteri di ripartizione e delle modalità di presentazione delle domande.
Credo che l'ordine del giorno sia stato distribuito, quindi lo potete anche leggere. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola l'Assessore Rossi.
Enrico ROSSI. Grazie, Presidente. Al di là dell'ordine del giorno, che non ho avuto modo ancora di visionare, ma che esaminerò non appena concluderò l'intervento, mi preme intanto sottolineare alcuni aspetti a proposito del comparto lattiero-caseario delle Marche, che si caratterizza per una dimensione quantitativamente molto circoscritta, seppure con una qualità sicuramente eccellente. Stiamo parlando di 62 allevamenti, per un totale di circa 6.000 capi bovini.
In questa dimensione abbastanza circoscritta, la metodologia più frequente è quella della trasformazione e della commercializzazione in proprio del prodotto, trattandosi appunto di piccoli allevatori.
Il quantitativo di latte che non trova allocazione nei processi di trasformazione e commercializzazione diretta aziendale viene conferito ai principali acquirenti presenti sul mercato, tra cui anche un paio che operano e risiedono nella regione Marche e che probabilmente sono ben noti a tutti.
Questo determina, ovviamente, un riflesso importante rispetto a quanto illustrato poco fa all'interno della mozione, ovvero consente di risentire meno della volatilità e delle fluttuazioni di mercato rispetto a una situazione in cui la produzione del latte marchigiano dipenda esclusivamente dai grandi operatori nazionali. Ciò pone sicuramente gli allevatori marchigiani in una condizione di maggiore tutela.
Va detto, inoltre, che con i principali operatori del settore marchigiano il confronto, attraverso i tavoli istituzionali deputati, ai quali partecipano anche le organizzazioni di categoria, è costante e si svolge con un'attenzione davvero particolare e puntuale.
Non da ultime, anche alcune situazioni, che si sono recentemente presentate, dimostrano come l'infrastrutturazione, l'innovazione, l'evoluzione e lo sviluppo di questi operatori sul mercato regionale consentano di offrire un importante sostegno anche ai piccoli allevatori che, come dicevo prima, conferiscono quella parte del latte che non trova impiego nella trasformazione diretta aziendale.
Va poi rilevato un altro aspetto assolutamente importante, già accennato durante l'illustrazione sia della mozione sia dell'ordine del giorno: quello relativo agli allevamenti situati nell'entroterra e nelle zone montane.
Tutto ciò che era possibile fare in termini di incremento, ampliamento e consolidamento delle misure finanziarie per gli allevamenti operanti nelle aree montane è già stato fatto, in particolare attraverso l'intervento SRA30, dove sono state significativamente ampliate le soglie di ammissibilità, elevandole da 100 a 200 UBA, ovvero unità di bestiame adulto, e soprattutto incrementando, laddove possibile, i premi per UBA nelle zone montane.
Questa è un'azione strategica, incisiva e rilevante che abbiamo voluto perseguire all'interno del Complemento di Sviluppo Rurale, anche in abbinamento ad alcune tipologie di coltivazione, proprio per riconoscere il ruolo di presidio che gli allevamenti svolgono all'interno del nostro entroterra e delle nostre zone montane.
Non va dimenticato neppure il valore della diversificazione delle aziende agricole e zootecniche, motivo per cui sono state previste specifiche misure e finanziamenti dedicati.
Non meno importanti sono tutte le misure relative all'innovazione e alle infrastrutturazioni dedicate alle aziende zootecniche, che potranno trovare ulteriore riscontro anche nelle misure derivanti dalla riprogrammazione delle risorse annunciata ieri.
All'interno della riprogrammazione del CSR, oltre ai provvedimenti legati alle zone montane, ve ne sono altri dedicati agli investimenti per circa 20 milioni di euro; risorse che potranno essere utilizzate anche dalle aziende zootecniche.
Da ultimo, ma non meno importante, vi è il tema dell'aggregazione e della filiera: obiettivi assolutamente rilevanti ai fini dell'autonomia economica e gestionale di queste realtà, soprattutto nelle zone montane e dell'entroterra.
Si tratta di misure già attuate nell'ambito della programmazione CSR 2023-2027, ma che saranno ulteriormente attenzionate e potenziate, perché siamo convinti che rappresentino la chiave di volta per l'agricoltura e la zootecnia nelle Marche.
Mi riferisco, in particolare, all'aggregazione da un lato e alla redistribuzione del valore aggiunto economico creato lungo tutta la filiera, dal produttore al trasformatore fino alla commercializzazione.
Si tratta di misure già sostanzialmente contenute nell'attuale programmazione regionale. Grazie.
PRESIDENTE. Proposta di ordine del giorno. La pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale non approva)
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Piergallini,
Enrico PIERGALLINI. Grazie, Presidente. Semplicemente per dichiararmi favorevole, naturalmente, alla mozione e per sollecitare anche qualche piccola riflessione, prima di carattere procedurale.
La mozione, di fatto, è molto semplice, sulla quale penso che tutto il Consiglio regionale possa convergere, perché non si attribuiscono responsabilità nella narrativa alla Regione. Quindi non è una mozione aggressiva.
Nel dispositivo si impegna semplicemente il Consiglio regionale a fare il possibile per il comparto, in maniera anche molto propositiva. Quindi, non capisco perché questo Consiglio regionale non possa trovare la quadra a sostegno di un comparto e magari non possa convergere su una mozione giusta che viene presentata dalla minoranza. Ci vorrebbero argomentazioni più solide per poter dire: “No, non votiamo”.
Perché, di fatto, le argomentazioni che ho sentito non sono così solide. L'idea che tutto sia stato già fatto, che spesso è una risposta che dà questa Giunta, purtroppo non regge. Se noi della minoranza portiamo un tema in Consiglio è perché qualcuno ce lo sollecita, perché la situazione attuale non è la migliore possibile. Altrimenti non saremmo sollecitati e alcuni comparti non ci chiederebbero aiuto. Non possiamo tutti uscire serenamente da quest'Assemblea e dire: “È stato fatto il massimo possibile, bene così”. Così non va bene.
Non è nemmeno una giustificazione il fatto che il comparto sia piccolo, che abbia una dimensione circoscritta. Non è una giustificazione perché, prima di tutto, è sbagliata, in quanto, se un comparto è piccolo, non significa che debba diventare marginale o che debba essere condannato alla marginalità. Non perché io intenda che l'Assessore volesse dirci questo, ci mancherebbe, però non vorrei che poi nascessero dei fraintendimenti.
Sì, è vero, il settore è piccolo, ma ci lavorano tante famiglie, tante aziende. Io ho incontrato giovani, trentenni laureati, che hanno deciso di riformare e innovare le loro aziende. Meritano di essere accompagnati, anche se è un comparto piccolo. E’ un comparto anche in difficoltà perché non c'è solo la questione del prezzo del latte, se vedete anche la quantità dei capi, delle vacche da latte, è diminuita moltissimo negli ultimi anni, più del 10%. Quindi è un comparto che strutturalmente deve essere aiutato e deve essere aiutato anche con misure straordinarie, sicuramente sì, riconoscendo la straordinarietà del momento e la particolarità di questo comparto.
Per riepilogare un'azione della Regione che metterebbe insieme alcuni punti fondamentali, giusto per concludere e precisarli insieme, prima di tutto serve un sostegno al reddito degli allevatori che hanno scelto di continuare a portare avanti un'azienda, spesso di famiglia. Ripeto: giovani, laureati, disposti a innovare, che vogliono seminare nelle aree interne, dalle quali spesso molti loro coetanei si sono allontanati.
Poi serve un provvedimento legislativo che riconosca la qualità e l'eccellenza della nostra produzione delle aree interne. Un marchio. Il sostegno nel territorio regionale a comprare latte marchigiano e a utilizzarlo in gelaterie e pasticcerie, come è stato fatto in altre Regioni. Questo consentirebbe anche ai giovani che stanno affrontando la sfida del ricambio generazionale di sentirsi accompagnati in questo percorso.
Dall'intervento dell'Assessore ho colto la conoscenza e la vicinanza del Governo regionale a questo comparto, ma una vicinanza che va dimostrata nei fatti, la mozione semplicemente ci dice di aiutare, di riconoscere la specificità del settore zootecnico e di essergli accanto attraverso misure straordinarie che lo sostengano.
Penso che sia una mozione sulla quale tutti possiamo convergere, senza il dubbio di aver sbagliato o di aver scelto la parte sbagliata dalla quale stare. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Antonini.
Andrea Maria ANTONINI. Grazie, Presidente. Indubbiamente, quando ci sono proposte di sostegno a dei settori che sono in difficoltà, è ovvio che siamo tutti solidali, siamo tutti d'accordo, ci mancherebbe, però è anche vero che rispetto a certe mozioni sembrerebbe quasi che la Regione, in questi mesi, in questi anni, ma ci metto anche gli anni precedenti, sia rimasta quasi a guardare o, comunque, rispetto ad altre Regioni, quasi inerme riguardo a una situazione che, oggettivamente, è vero, è difficile, ma così non è per tantissimi motivi.
La zootecnia è, in assoluto, il settore agricolo che è più sostenuto nei bandi della Regione Marche. Ha tutti i punteggi massimi sulle priorità di intervento.
Qualsiasi allevatore voglia intraprendere qualche intervento, sia strutturale, di investimento, o anche accedere alle misure compensative, quindi di sostegno, ha il massimo che la legge permette rispetto al sostegno al settore.
Quindi, se fai allevamento montano e hai le difficoltà che giustamente il Consigliere Piergallini ha sottolineato rispetto ad altri produttori di altre Regioni, che magari allevano e hanno gli allevamenti in pianura, hai il massimo del sostegno rispetto a qualsiasi altra tipologia agricola. Pensiamo al benessere animale. Se ci sono dei bandi specifici sul benessere animale, se ci sono dei trattamenti e rispetti tutte le condizioni, hai anche qui il massimo che la Regione può mettere a disposizione.
Esiste, tra l'altro, già un marchio, che è quello QM, che è un marchio di qualità. I produttori che aderiscono, e sono diversi anche dal punto di vista della produzione del latte, hanno un sostegno particolare da parte della Regione.
Per non parlare poi delle filiere dove ci sono dei sostegni specifici sui bandi.
Il problema, purtroppo, è che proprio in generale c'è una crisi del latte. Questo è il problema fondamentale, che sta portando, tra l'altro, molti allevatori addirittura a riconvertire delle vacche da latte, ad esempio, nella produzione di carne, perché ci sono costi minori e sul mercato una maggiore richiesta.
Il problema è che la produzione del latte, partendo dalle famose quote latte che l'Europa impose e che ricordiamo tutti, in Italia ha molto risentito di quella situazione e purtroppo ne risente ancora.
Chi ne risente di più? I piccoli produttori, i piccoli allevatori.
Il sistema marchigiano, sappiamo bene, non è un sistema di grandi imprese del latte. Ce ne sono alcune. Quelle che ci sono, che cosa fanno? Tutto sommato vanno bene. Io penso che lei conosca… Vabbè, non facciamo pubblicità, però ce ne sono alcune sul nostro territorio che addirittura incentivano e vanno a raccogliere il latte dai piccoli produttori e allevatori e cercano in qualche modo di sostenere la rete, il sistema.
Purtroppo, proprio per l'aumento dei costi energetici e per l'aumento, ad esempio, di tutto ciò che riguarda i mangimi, che negli ultimi anni sono esplosi, la situazione è diventata molto difficile. Un conto è il grande allevatore, la grande cooperativa, la grande azienda che riesce a sostenere questi costi, se non addirittura a guadagnare, anche perché diversifica sul mercato. Molti producono latte e allo stesso tempo riescono anche a trasformarlo in altri prodotti, come: formaggi, yogurt, eccetera. E sappiamo quanto sia importante, in agricoltura lavorare sulla diversificazione. Riescono così a sostenersi, a guadagnare e ad avere un reddito d'impresa.
Noi abbiamo un sistema marchigiano in generale, e lo sappiamo bene, non solo in agricoltura, ma anche e soprattutto in agricoltura, fatto di tante piccole aziende, tanti piccoli allevatori, che noi...
PRESIDENTE. Mozione n. 33. La pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale non approva)
La seduta è tolta.
La seduta termina alle ore 14:50
La seduta inizia alle ore 11.20
Presidenza del Presidente
Gianluca Pasqui
PRESIDENTE. Buongiorno a tutti. Dichiaro aperta la seduta dell’Assemblea legislativa regionale n. 27 del 7 luglio 2026. Do per letto il processo verbale della seduta n. 26 del 30 giugno 2026, il quale, ove non vi siano opposizioni, si intende approvato ai sensi del quarto comma dell’articolo 53 del Regolamento interno.
Richiamo, inoltre, ai sensi del comma 5 dello stesso articolo, l’attenzione dei Consiglieri sulle comunicazioni distribuite, con cui porto a conoscenza dell’Assemblea quanto espressamente previsto dal Regolamento interno.
Hanno chiesto congedo l'Assessore Baldelli e il Consigliere Mangialardi.
Interrogazione n. 346 - a risposta immediata
a iniziativa dei Consiglieri Caporossi, Seri
“Procedura di Valutazione Ambientale Strategica (VAS) per la localizzazione della discarica d’Ambito ATO 3 Macerata, illegittimità della Delibera ATA n. 7/2026, elusione della partecipazione pubblica e profili di danno erariale”
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 346 - a risposta immediata - dei Consiglieri Caporossi, Seri.
Ha la parola, per la risposta, l'Assessore Consoli.
Tiziano CONSOLI. Grazie, Presidente. In via preliminare, è opportuno evidenziare che la Regione Marche ha sempre, costantemente e attentamente monitorato l'intero iter di avanzamento procedurale e procedimentale finalizzato all'approvazione del Piano d'Ambito della provincia di Macerata e alla localizzazione dell'impianto e della discarica dell'ATA 3.
Le funzioni regionali di verifica di conformità, infatti, ai sensi dell'articolo 2, comma 1, lettera c), della legge regionale n. 24 del 2009, non si esauriscono con il provvedimento favorevole espresso sul Piano d'Ambito, rilasciato con prescrizioni dal settore regionale con nota protocollo n. 0927081 del 22 luglio 2023, ma si estendono, logicamente, anche alla fase di programmazione attuativa che porta all'individuazione concreta delle aree idonee e non idonee per gli impianti di fine ciclo, sulla quale inciderà la verifica successiva di VAS, che potrà meglio specificare sia l'idoneità che l'inidoneità.
Proprio nell'ambito di questa costante azione di vigilanza e, a fronte dei rallentamenti emersi, la Regione è intervenuta a più riprese nei confronti dell'Assemblea territoriale d'ambito di riferimento:
- nota protocollo n. 1628778 del 30 dicembre 2025, il settore di riferimento ha formalmente richiesto informazioni urgenti e un aggiornamento del cronoprogramma dell'ATA 3, rilevando come le tempistiche previste fossero abbondantemente trascorse. A tale nota, l'ATA 3 ha riscontrato evidenziando le difficoltà della propria struttura tecnica, priva di personale di ruolo, e dando conto del riavvio dell'adozione della proposta del Piano di localizzazione da parte dell'Assemblea dei Sindaci, avvenuta il 21 novembre 2025;
- nota protocollo n. 0890584 del 25 giugno 2026, a seguito delle notizie apprese dagli organi di stampa circa l'approvazione di una graduatoria di merito per i siti e l'affidamento di incarichi esplorativi al COSMARI Srl, il settore regionale ha inviato una nuova e ferma richiesta di chiarimenti. Con questo atto si chiedono spiegazioni puntuali in merito alle scelte effettuate dall'Assemblea dell'ATA 3, evidenziando anche i possibili rischi che l'approvazione di una graduatoria difforme rispetto alle conclusioni dello studio tecnico-scientifico condotto dall'Università Politecnica delle Marche possa porsi in contrasto con i criteri definiti dal Piano regionale di gestione dei rifiuti e dallo stesso Piano d'Ambito vigente.
Nella nota del 25 giugno scorso è stato esplicitamente rappresentato all'ATA 3 che un eventuale disallineamento rispetto alla corretta procedura di Valutazione Ambientale Strategica (VAS), il cui concreto avvio, ai sensi dell'articolo 13 del decreto legislativo n. 152 del 2006, non risulta ancora formalizzato, potrebbe configurare un contesto di possibile criticità. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Caporossi.
Michele CAPOROSSI. Grazie, Presidente. Assessore, ho ascoltato la risposta e quanto le scrivono gli uffici. Abbiamo rivolto delle domande precise, abbiamo avanzato richieste chiare.
La vicenda è veramente incredibile sotto ogni profilo: sotto il profilo istituzionale, perché non si rispettano le regole basilari dello stare insieme, il rispetto, la coerenza, la trasparenza, la correttezza delle procedure. Sotto il profilo politico, perché è una scelta partitica per dare una mano al Sindaco di Macerata, in campagna elettorale, e ne aveva bisogno, vista la vittoria problematica e visto quello che è avvenuto dopo, con un'Assessora dimissionata prima di entrare in carica; sotto il profilo amministrativo, perché si registrano violazioni in serie.
Una graduatoria, frutto di anni di studi e di spese superiori a 200.000 euro, viene stravolta perché non piaceva il risultato. Il primo diventa l'ultimo, l'ultimo il primo. Un'applicazione evangelica non richiesta.
I cittadini di Montefano, Filottrano e Osimo si sentono presi in giro. Hanno raccolto oltre 4.000 firme di protesta e una loro rappresentanza è stata qui. Ci abbiamo parlato stamattina e abbiamo constatato la loro assoluta correttezza da tutti i punti di vista.
Questi cittadini pagano bollette salate, pagano gli studi, le consulenze e pagheranno, loro malgrado, le spese che ci saranno per ricorsi e controricorsi.
Assessore, lei lo sa bene come amministratore, lo sa come politico, lo sa come avvocato. È tutto da rifare, come diceva una volta Nereo Rocco.
Ci appelliamo a lei, Assessore Consoli: azzeri questo scempio, lo faccia quanto prima.
Grazie di cuore. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Seri.
Massimo SERI. Grazie, Presidente. Dalle mie parti si dice, ma credo anche da altre, che i soldi mandano l'acqua in su. Oggi, alla Treccani, potremmo aggiungere un altro motto: anche le campagne elettorali hanno la capacità di portare l'acqua all'insù e, in qualche modo, far nascere nuove localizzazioni di discariche. È una provocazione, ma di fatto è quello che è accaduto. C'è stata una volontà, una preoccupazione, un blitz per poter favorire un momento, una campagna elettorale.
Prima di tutto, io ho già fatto il sindaco e so cosa significa quando si parla di certi argomenti. C'è il rispetto delle persone, dei criteri e dei metodi di lavoro. Mi rendo conto che avete capito l'errore che è stato fatto e tutti siamo consapevoli che, in realtà, c'è stata una strategia alle spalle, come è stato richiamato anche dal collega Caporossi.
Oggi si può ancora intervenire, perché le cose sono in itinere. Ho apprezzato sia le parole del Presidente Pasqui, sia quelle dell'Assessore. Ho colto una buona volontà che ho letto anche con sincerità, che mi pare sia stata percepita anche dai presenti, però mi viene da dire che c'è bisogno anche di una volontà politica. Come c'è stata una volontà politica nel frangente della campagna elettorale, che oggi va riportata nel nuovo iter.
La Regione non ha una competenza specifica, ma ha degli strumenti. Alcune scelte possono essere riviste, a cominciare dal fatto che esiste un piano che deve portare al superamento delle discariche e, quindi, a evitare nuove ferite ampliando eventualmente quelle esistenti.
Ci sono le condizioni. Temo, purtroppo, che i tempi si allungheranno per il termovalorizzatore, però c'è bisogno di un ripensamento. Le condizioni ci sono perché, ripeto, dietro ci sono le persone, ci sono la salute e ci sono i territori. E questi aspetti vanno tutelati. Grazie.
Presidenza del Vicepresidente
Giacomo Rossi
Interrogazione n. 351 – a risposta immediata
a iniziativa del Consigliere Nobili
“Pdl n. 64/2026 - criteri e garanzie contro limitazioni discriminatorie alle attività commerciali”
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 351 – a risposta immediata- del Consigliere Nobili.
Ha la parola, per la risposta, la Sottosegretaria alla Presidenza della Giunta Consigliera Luconi.
Silvia LUCONI. Grazie, Presidente. Grazie, collega. Grazie, Vicepresidente.
Questa è un'opportunità anche per poter spiegare, in maniera non propagandistica, come è stato inteso magari da qualcuno questo provvedimento.
Con l'interrogazione in esame si chiede, appunto, di modificare l'articolo 5, comma 2, lettera b).
Preme innanzitutto evidenziare che la proposta di legge n. 64 reca disposizioni coerenti con i principi europei e nazionali in materia di concorrenza, libertà di stabilimento, parità di accesso al mercato, proporzionalità e non discriminazione tra operatori economici.
La finalità della proposta non è introdurre divieti o discriminazioni, ma valorizzare e riqualificare i centri storici, i borghi e i luoghi del commercio di particolare interesse, contrastando fenomeni che molti territori conoscono bene: la desertificazione commerciale, la chiusura degli esercizi di vicinato, lo svuotamento delle vie centrali, la perdita di identità dei luoghi e l'omologazione dell'offerta commerciale.
La proposta di legge intende garantire azioni di valorizzazione del tessuto urbano anche dal punto di vista commerciale, tutelando la concorrenza e, al contempo, promuovendo la qualità delle attività commerciali e artigianali, anche tramite forme di semplificazione amministrativa, agevolazione tributaria e sostegno finanziario da attuare anche ad opera dei Comuni, valutando, compatibilmente con le nostre esigenze di bilancio, anche l'inserimento di provvedimenti economici ad hoc per coadiuvare i Comuni a sostenere le attività identitarie. Tale impostazione è stata confermata anche dal Comitato tecnico della legislazione.
Mi piace ricordare che non adottiamo provvedimenti senza, ovviamente, fare tutte le valutazioni del caso. Il resto è prettamente politica ed è evidente che, nel dibattito pubblico, il tema sia stato in alcuni casi semplificato con espressioni riferite ai cosiddetti “locali etnici”. Tuttavia, una proposta di legge non può essere valutata sulla base di uno slogan.
Aggiungo, inoltre, che tale legge si inserisce anche in un contesto più ampio, che è quello di concorrere al mantenimento della sicurezza. Non credo di essere irriguardosa, o addirittura di poter essere tacciata di razzismo, e tanto più lontano da me è questo termine, se dico che nelle dirette prossimità di determinati esercizi si creano, e si sono creati, anche ricettacoli di delinquenza.
Guardi, per dimostrarle, Consigliere Nobili, che sono in assoluta buona fede, non parlo dei kebab; semmai parlo anche degli open shop 24, per esempio, dove si inseriscono tutta una serie di comportamenti che...
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Nobili.
Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. Ringrazio la Sottosegretaria. Del resto, ha detto cose che non potevano essere diverse. Mi consenta, però, di sottolineare come la lettura propagandistica e semplificatoria sia stata funzionale a un racconto fortemente voluto da chi ha scritto e proposto questa proposta di legge, perché il racconto pubblico che c'è stato ha evidentemente una finalità narrativa ben precisa e che non trova corrispondenza con il contenuto di questa proposta di legge.
Ci mancherebbe altro che non fossimo tutti d'accordo nel contrastare la desertificazione dei centri storici, nel riqualificare gli stessi, nel sostenere le attività commerciali di qualità. Ma di tutto questo, nella proposta di legge, non c'è assolutamente nulla. Non c'è alcuna misura concreta.
Questa proposta di legge si basa soltanto su un comma, il secondo, lettera b), dell'articolo 5, che consente quella narrazione tossica che voi avete fatto in questi giorni.
A me questa proposta di legge, per certi versi, fa venire in mente quello che il conte Mascetti ha fatto quando, in Amici miei, venne fermato da un agente della polizia municipale. Vi ricorderete che cercava di dire qualcosa ma, in realtà, non diceva niente.
Ecco, questa legge a me ricorda la “supercazzola” di Ugo Tognazzi. Mi si consenta: lo dico con leggerezza e anche con rispetto. Ma, siccome abbiamo letto in questi giorni cose inaccettabili, è inevitabile che anche nella critica non si possa non essere determinati. Ci sarebbe molto altro da aggiungere, anche sul piano della legittimità.
Interrogazione n. 347 – a risposta immediata
a iniziativa dei Consiglieri Vitri, Mangialardi, Mancinelli, Catena, Cesetti, Mastrovincenzo, Piergallini
“Chiarimenti sulle risorse stanziate per coprire gli aumenti scattati da luglio sulle rette di RSA e RP”
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 347 – a risposta immediata- dei Consiglieri Vitri, Mangialardi, Mancinelli, Catena, Cesetti, Mastrovincenzo, Piergallini .
Ha la parola, per la risposta, l'Assessore Calcinaro.
Paolo CALCINARO. Grazie, Presidente. La richiesta dei Consiglieri attiene, ovviamente, all'intervento multileva nel settore riguardante i supporti per le famiglie.
Nell'ambito di tali provvedimenti è stato previsto uno stanziamento complessivo pari a quasi 10 milioni di euro per due annualità. Le risorse sono finalizzate all'erogazione di un contributo mensile di 250 euro, riconosciuto a decorrere dal 1° gennaio 2026, a prescindere dalla presentazione della domanda, alle famiglie in possesso dei requisiti previsti dalla misura.
L'intervento è rivolto ai nuclei familiari con reddito medio-basso che sostengono il pagamento della quota sociale della retta per un proprio congiunto ospitato presso le strutture autorizzate, ai sensi della legge regionale n. 21 del 2016, per anziani, persone con disabilità o persone con problemi di salute mentale.
Tale impostazione, lo voglio assolutamente dire, è stata definita anche nell'ambito del confronto svolto con le organizzazioni sindacali, che in questa sede voglio ringraziare.
Per equità e omogeneità di trattamento sull'intero territorio regionale, l'assegnazione dei contributi avverrà mediante graduatoria regionale, anche se le domande verranno raccolte nei singoli territori. La graduatoria sarà formulata in ordine crescente di ISEE.
Le risorse saranno ripartite tra le diverse graduatorie in misura proporzionale alla dotazione dei posti letto autorizzati nelle rispettive tipologie di strutture, ripartendo verticalmente tra le tre diverse misure.
Sulla base delle risorse disponibili per l'annualità 2026, il finanziamento consente di sostenere complessivamente, per le tre aree di utenza, 1.938 beneficiari. Forse questa era l'informazione che si voleva conoscere. Di questi, almeno 1.700 riguardano la predominante area degli anziani. Il numero si ottiene rapportando la somma complessiva annuale ai dodici mesi per l'importo mensile.
Tuttavia, non è possibile predeterminare il numero di domande che saranno accolte in ciascun Ambito sociale. Sappiamo, comunque, che l'ISEE di accesso è discretamente medio, nel senso che non si tratta di una soglia molto bassa, poiché parliamo di 25.000 euro per entrambe le misure. Voglio sottolineare che abbiamo equiparato le soglie: non più 25.000 euro per una misura e 20.000 per l'altra, ma 25.000 euro per entrambe.
Si evidenzia, inoltre, che il contributo regionale non è cumulabile con analoghi contributi erogati da Comuni, Ambiti o altri enti pubblici.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatta o meno, la Consigliera Vitri.
Micaela VITRI. Grazie, Presidente. Grazie, Assessore. Capisco che la Giunta stia mettendo impegno nel risolvere una problematica che, purtroppo, va avanti già da due o tre anni, ma le preoccupazioni aumentano dopo la sua risposta.
Lei mi dice che avete calcolato 1.938 beneficiari di questo voucher da 250 euro. Quindi le risorse, pari a 9,6 milioni di euro, sono già state assegnate agli Ambiti. Calcolate 1.938 beneficiari, ma penso che lei sappia che nelle Marche gli ospiti delle RSA e delle residenze protette sono 7.000. Questi sono i numeri che ho ricavato dai siti ufficiali della Regione. Quindi, su 7.000 familiari che dovranno sostenere, già da questo mese di luglio, un aumento di 240 euro al mese, rispondete forse a un sesto delle persone che avrebbero bisogno di questo contributo e di questo sostegno. Mi pare, pertanto, una risposta molto debole. Ma, al di là del quantum, è anche la modalità a creare ulteriori perplessità. Come lei mi ha detto poco fa, questi 9,6 milioni di euro sono suddivisi in una tranche da 7,6 milioni di euro, che verrà assegnata solo a richiedenti donne in età lavorativa, derivante da un fondo europeo che ha un intento lodevole, quello della conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro delle donne. Pertanto, possono presentare domanda solo donne occupate o disoccupate, ma, ad esempio, non pensionate. Se c'è una moglie che ha il marito in RSA ed è pensionata, non può avere il voucher di questo importo; se c'è una famiglia che ha un solo figlio maschio, non può accedere a questo contributo. Quindi, i 7,6 milioni di euro hanno paletti molto stringenti; gli altri 2 milioni, invece, sono aperti a tutti. Mi auguro che riusciate a rispondere…
Interrogazione n. 352 - a risposta immediata
a iniziativa della Consigliera Ruggeri
“Stato di attuazione, trasparenza dei finanziamenti e reale operatività delle Case di Comunità nella Regione Marche nell'ambito della Missione 6 del PNRR”
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 352 – a risposta immediata- della Consigliera Ruggeri.
Ha la parola, per la risposta, l'Assessore Calcinaro.
Paolo CALCINARO. Grazie, Presidente. Diciamo che, lo voglio dire in quest’Aula, l’Italia ha raggiunto il target delle Case di comunità. Credo che questo possa essere un risultato applaudito un po’ da tutti, di cui tutti possiamo essere soddisfatti, anche perché a questo target hanno contribuito Regioni di centro-destra e Regioni di centro-sinistra. Ritengo, quindi, che sia un obiettivo che l’intero Paese è riuscito a raggiungere.
Le Marche hanno fatto la loro parte, facendo partire 28 Case di comunità, comprese alcune inserite nell’overbooking. Questa possibilità, che è stata data, è stata sfruttata, in questo caso, per Vallefoglia, Arcevia, Cupramontana, Sassoferrato, Montegiorgio, Porto Sant’Elpidio e Ripatransone.
Che cosa significa questo, Consigliera? Significa che le altre Case di comunità rimanenti - vado un po’ a memoria: Corinaldo, Chiaravalle, ex CRASS di Ancona, Filottrano, Pesaro-Galantara, Jesi e San Benedetto del Tronto - verranno completate entro l’estate, ad esempio Jesi e San Benedetto del Tronto sono ad una fase di finitura, le ho anche viste personalmente, mentre altre, come Filottrano, Chiaravalle e quelle dell’area anconetana, saranno completate nel 2027.
Tuttavia, il raggiungimento del target non comporta la perdita dei fondi. Questo è un elemento che voglio chiarire, così come voglio dire un’altra cosa: credo sia un ragionamento di onestà intellettuale riconoscere che oggi alcune Case di comunità hanno ancora i lavori in corso. Il fatto di poter concorrere al raggiungimento del target significa che, magari, non sono pienamente fruibili, ma dispongono di una parte in cui i servizi hanno iniziato a funzionare, mentre altre no. Questo è normale e succede in tutta Italia.
Per fare un lavoro serio, noi dovremmo prenderci, infatti non ho fatto annunci al 1° luglio, alcuni mesi anche perché l’ACN, l’Accordo collettivo nazionale con i medici di medicina generale, è stato siglato soltanto due settimane fa , quindi, solamente adesso sappiamo … Dobbiamo prenderci fino a novembre per far funzionare le strutture con i medici specialisti ambulatoriali. Il personale per fortuna lo abbiamo assunto, è quasi tutto assunto e ci sono le risorse…
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatta o meno, la Consigliera Ruggeri.
Marta RUGGERI. Grazie, Presidente. Grazie, Assessore. Anch’io accolgo l’invito conclusivo dell’Assessore quando dice: «Prendiamoci del tempo per farle funzionare al meglio».
Certamente, siamo tutti d’accordo sul fatto che sia necessario implementare la sanità territoriale e il PNRR doveva servire proprio a questo.
Lei non ha fatto annunci roboanti, però il fatto che non avessimo perso dei fondi nelle Marche era già palese. Lei stesso lo ha detto in quest’Aula e lo ha ribadito recentemente anche attraverso la stampa.
Tuttavia, è altresì vero che siamo effettivamente in ritardo su ben sette Case di comunità e questo significa lasciare sette territori marchigiani - tra cui centri molto importanti, come Jesi, Ancona e San Benedetto del Tronto - privi di quella sanità territoriale che non siamo riusciti a realizzare entro i tempi previsti, entro il 1° luglio 2026.
Non abbiamo perso i fondi perché è stato sostanzialmente fatto un gioco delle carte. Le Case di comunità in ritardo sono state sostituite con Case di comunità già esistenti e finanziate, peraltro, con fondi che non derivano dal PNRR, ma attraverso altri fondi. Questo è stato permesso.
Lei dice che è accaduto anche nel resto d’Italia; certamente, nelle Marche è avvenuto per sette Case di comunità. E’ difficile parlare di successo, anche perché alcune strutture, come lei stesso ha ricordato, saranno inaugurate, si spera, entro il 2027, quindi parecchio in là.
Poi un altra cosa, le chiedevo, e non ho ricevuto risposta, sugli organici dedicati e sulla Commissione…
Interrogazione n. 354 - a risposta immediata
a iniziativa del Consigliere Seri
“Gestione appalti da parte di Direttore Generale AOU delle Marche”
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 354 – a risposta immediata- del Consigliere Seri.
Ha la parola per la risposta l'Assessore Calcinaro.
Paolo CALCINARO. Grazie, Presidente. Rispetto al caso evidenziato, voglio dire che abbiamo iniziato l'interlocuzione con Torrette proprio per evidenziare questa vicenda, che ha anche aperto un procedimento di verifica interna, ovviamente, come è giusto che sia.
Da Torrette ci trasmettono quanto segue.
“Le affermazioni contenute nell'interrogazione non trovano riscontro nella documentazione amministrativa relativa alla procedura e muovono da una ricostruzione imprecisa. Occorre innanzitutto precisare e ribadire che la determina n. 536 del 17 giugno 2026 non dispone nessuna proroga, alcuna nuova aggiudicazione, non affida un nuovo contratto e non introduce modifiche dell'assetto negoziale. Questo perché, credo, era possibile, come opzionale già nel contratto iniziale, il prolungamento del tempo e l'atto si limita esclusivamente ad esercitare una facoltà contrattuale prevista espressamente negli atti di gara approvati nel 2021 e nell'aggiudicazione del 2022 dalla precedente direzione; facoltà conosciuta da tutti gli operatori economici sin dalla pubblicazione della gara, valorizzata nel quadro economico complessivo dell'appalto, computata al fine del valore stimato anche dell'affidamento ed accettata dai concorrenti con la presentazione dell'offerta. Non si tratta, pertanto, di una scelta discrezionale introdotta dall'attuale Direzione generale, bensì dell'attuazione di una clausola contrattuale già esistente, già finanziata e già sottoposta alla concorrenza. La determina richiama espressamente l'articolo 106 del decreto legislativo 50 del 2016 e le specifiche clausole del disciplinare di gara, evidenziando che l'esercizio dell'opzione costituisce l'attuazione di una previsione originaria e non una modifica sostanziale del contratto”.
Continua la Direzione nella nota: “La decisione è stata preceduta dalla relazione tecnica del Direttore dell'esecuzione del contratto, cosiddetto DEC, che ha rappresentato la necessità di garantire la continuità di un servizio essenziale per la sicurezza delle attività sanitarie e delle apparecchiature elettromedicali aziendali, nonché delle valutazioni istruttorie”, perché il contratto è sulla manutenzione rispetto alle…
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Seri.
Massimo SERI. Grazie, Presidente. La materia è complessa e devo dire, Assessore, poi rileggerò con attenzione la sua risposta, 'informativa che le hanno inviato dalla Direzione generale dell'Ospedale. Le argomentazioni, francamente, così, al primo ascolto, non mi convincono. Non mi convincono a maggior ragione…. Intanto confermano quanto era stato scritto, che vi era la mancanza - questa è un'anomalia a prescindere se c'è una variazione contrattuale o meno -del responsabile unico progettuale e manca proprio la documentazione istruttoria nell'avviare un atto come questo, che non è un piccolo atto, ma ha un'incidenza economica e temporale significativa.
Le motivazioni che vengono apportate lasciano ancora a desiderare, in quanto avvengono con un largo anticipo e richiamano il DEC. Parliamo di più di un anno prima, perché sarebbe scaduto il 30 luglio 2027. Vengono richiamate tutte le segnalazioni e le penalità riferite al servizio, altre ancora in discussione, mi lasciano così, un po' perplesso. Però, ripeto, la complessità della situazione e dell'argomento va approfondita.
Mi consenta di dire un'altra cosa, Assessore. Quando un Consigliere regionale, con un'interrogazione, si permette di chiedere lumi su un atto, chiede perché avviene una cosa del genere con largo anticipo, quindi è legittimo, poi sulla stampa risponde un dirigente in sostituzione dell'Assessore. Suggerirei, innanzitutto, di fare una bella nota affinché i dirigenti, quando parlano, vengano autorizzati e, quando alludono anche ad alcuni atti, diventano intimidazioni, e io questo non l'accetto.
La politica …
Interrogazione n. 355 – a risposta immediata
a iniziativa dei Consiglieri Piergallini, Mancinelli, Catena, Cesetti, Mangialardi, Mastrovincenzo, Vitri
“Programmazione turistica regionale e partecipazione diretta di associazioni, Pro Loco, fondazioni, APS, ODV, ETS, associazioni culturali, associazioni di categoria e altre realtà del tessuto associativo, culturale e civico del territorio diverse dagli enti locali ai bandi per l’accoglienza, l’animazione e la promozione turistica”
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 355 – a risposta immediata- dei Consiglieri Piergallini, Mancinelli, Catena, Cesetti, Mangialardi, Mastrovincenzo, Vitri.
Ha la parola, per la risposta, la Sottosegretaria della Giunta Consigliera Luconi.
Silvia LUCONI. Grazie, Presidente. Relativamente all'interrogazione, al netto della nota comunque condivisa dall'ufficio, posso dire che ho incontrato personalmente, non più tardi di un mese e mezzo fa, alcune Pro Loco e anche una rappresentanza, nel mio caso, provinciale, ed ho raccolto anche determinate richieste sul motivo per il quale fossero stati emessi dei bandi ai quali potevano partecipare i Comuni e non le Proloco.
Si sono date rassicurazioni in tal senso, dicendo che, innanzitutto, le Proloco e il mondo associazionistico in generale restano e rimangono un elemento fondante per quanto riguarda l'attività regionale, anche e soprattutto, di promozione del territorio.
La scelta è stata fatta anche in base alla disponibilità economica del bilancio preventivo approvato in Aula lo scorso anno, che quindi, di conseguenza, ci ha messi nella direzione di fare delle scelte.
Ciò non toglie che, come ho avuto modo di appurare personalmente, un po' perché me lo hanno detto, un po' perché mi sono confrontata anche con gli amministratori del territorio, un po' perché ho visto anche le graduatorie dei bandi a seguire, c'è stata un'interlocuzione molto fitta tra le Pro Loco e i Comuni, in quanto determinati eventi sono stati traghettati dai Comuni per le Proloco, in maniera da riuscire ad avere sul territorio lo stesso risultato che si è avuto lo scorso anno, anche in termini di compartecipazione economica.
Aggiungo anche che, per quanto riguarda il bando che ha sostituito, per così dire, quello di Borgo Accogliente, solo per i Comuni sono arrivate tantissime domande, quindi, questo spiega un po' il motivo della scelta.
Ciò non toglie che si sia avviata un'interlocuzione anche con gli uffici preposti per fare in modo che ci siano, faccio un appello, anche eventuali disponibilità di bilancio. Qui siamo tutti ex amministratori, o comunque amministratori, e sappiamo che le emergenze superano le urgenze, alle volte, però si è avviata anche un'interlocuzione e, compatibilmente con le esigenze di bilancio, la pratica di inserire nei bandi le Proloco sarà sicuramente presa…
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Piergallini.
Enrico PIERGALLINI. Grazie, Presidente. Grazie, Sottosegretaria, per la risposta. Le confesso che non sono particolarmente soddisfatto. Le dico il perché. Avrei molto più gradito l'affermazione: “Ecco, questo è un bando, il prossimo che verrà sarà centrato sugli enti del terzo settore”. Così non è stato, né con la determinazione necessaria, secondo me.
Oggi certifichiamo una cosa molto importante, di cui tutti noi dobbiamo essere consapevoli, cioè che il bando Accoglienza 2026 inverte, abbandona una tradizione che nella Regione Marche era in vigore già dal 2016. Cioè, dal 2016 i bandi per l'accoglienza turistica erano aperti sia ai Comuni sia alle associazioni, che indipendentemente potevano presentare domanda.
Una strategia virtuosa, perché nel triennio 2022-2025 più della metà dei progetti del bando accoglienza, finanziati, era stata presentata dalle associazioni. Associazioni che per più di due anni hanno presentato continuamente progetti finanziati che hanno animato i loro borghi.
Subordinare la partecipazione delle associazioni alla domanda che fa il Comune è sbagliato. Perché? Vado in maniera molto veloce. Perché si limita la capacità di partecipazione dei singoli cittadini uniti in associazione. Si indebolisce la rete territoriale che le associazioni del terzo settore costituiscono sui territori e danno continuità, soprattutto, attenzione, si subordina la capacità organizzativa delle associazioni alla politica, perché se io devo presentare la domanda per un'iniziativa, una cosa è che posso farlo indipendentemente, una cosa è che devo chiedere permesso al Sindaco. Questo è sbagliato. Speriamo che venga corretto. Grazie.
Interrogazione n. 356 - a risposta immediata
a iniziativa dei Consiglieri Mastrovincenzo, Mancinelli, Catena, Cesetti, Mangialardi, Piergallini, Vitri
“Nuovo assetto del DIRMT”
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'interrogazione n. 356 - a risposta immediata - dei Consiglieri Mastrovincenzo, Mancinelli, Catena, Cesetti, Mangialardi, Piergallini, Vitri.
Ha la parola, per la risposta, l'Assessore Calcinaro.
Paolo CALCINARO. Grazie, Presidente. Dico subito che l'atto normativo di riferimento inerente le caratteristiche, le funzioni e le strutture regionali di coordinamento per le attività trasfusionali è l'Accordo Stato-Regioni del 13 ottobre 2011. Con tale atto si stabilisce che le Strutture regionali di coordinamento operano in sinergia con il Centro Nazionale Sangue e che l’incarico di responsabile del SRC è conferito con apposito atto regionale a personale di livello adeguato alla complessità delle funzioni proprie del SRC. Per tale motivo, ad esempio, in Regione Toscana l'incarico è stato affidato a uno specialista in igiene e medicina preventiva.
Il richiamato documento Agenas fornisce alcune indicazioni relativamente a ipotesi di riorganizzazione, non rappresentando una fonte normativa. Quindi, l'unità operativa semplice del polo unico è in relazione gerarchica con il Direttore sanitario dell’Azienda e in relazione funzionale con il Direttore di Dipartimento regionale della medicina trasfusionale.
Ciò detto, mi sento di fare alcune considerazioni, Consigliere. Noi tutti, io in primis, all'epoca ci siamo indignati, a ragione, per quanto è accaduto. Lei è stato anche tra quelli che ha, giustamente e legittimamente, alzato più la voce. Giustamente e legittimamente, lo ripeto. Un po' meno giustamente e legittimamente, me lo consenta, in chiarezza e trasparenza, è voler ricondurre, con una requisitoria quasi da ispettore Clouseau, la responsabilità a chi? All'Assessore che stava lì da quattro-cinque mesi. E questa è una cosa che a me, onestamente, non è piaciuta. Non è piaciuta perché sapeva molto di politica.
Adesso ci stiamo fermamente impegnando per cambiare quella catena che ha consentito quegli errori, anche gli errori successivi, anche non aver cercato alternative invece di buttare…, anche quello è stato un secondo errore. L’errore nell'errore.
Ora stiamo cercando di cambiare e lei ci viene a contestare questo cambio. Perché staccare l'Officina del sangue dal trasfusionale? Si ricorda che le coperture delle maternità erano nel trasfusionale, non nell'Officina ed è stato preso il personale dall’Officina.
Staccare queste due realtà …, e ce lo viene a contestare. La cosa non mi piace, perché un sistema che non funziona viene contestato, ma se si cerca di cambiare, si contesta ugualmente, e questo non mi piace.
Presidenza del Vicepresidente
Enrico PIERGALLINI
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Mastrovincenzo.
Antonio MASTROVINCENZO. Grazie, Presidente. Assessore, io non contesto nulla in questa interrogazione, perché non contesto la divisione. Io contesto il ruolo di responsabile della struttura regionale di coordinamento.
Ora, le linee guida nazionali, che a pagina 41 del Centro Nazionale Sangue e dell'Agenas…, spesso vi vantate delle classifiche dell'Agenas, ora non valgono più? Valgono solo quando vi torna comodo?
Pagina 41: “responsabile delle strutture regionali di coordinamento, deve essere un direttore medico con competenze in programmazione e sanità pubblica”. Non mi può riportare le fonti legislative parlando solo di Accordo Stato-Regioni, perché io le ricordo che c'è il decreto legislativo n. 261 del 2007, che dice che la persona responsabile delle strutture e delle relative articolazioni organizzative, sotto qualsiasi aspetto, della raccolta e del controllo del sangue, deve essere una persona con laurea in medicina.
Quindi, qui non si contesta nulla. Si fa presente che ci sono dei rischi se si fanno delle scelte. Non la divisione, io l'ho ascoltata, Assessore; se ascolta anche lei, mi fa un piacere. Non la divisione, ma semplicemente la direzione di una parte di questa nuova struttura. Niente di più e niente, peraltro, di personale nei confronti di chi ricopre adesso questo incarico.
Visto che ho altri trenta secondi, è evidente che la responsabilità politica, che più volte ho richiamato nei miei interventi per lo scandalo plasma, riguarda in parte lei solo per gli ultimi mesi, ma ha un passato molto lontano e riguarda sicuramente la Giunta Acquaroli 1, in particolare il suo predecessore.
Interrogazione n. 241
a iniziativa dei Consiglieri Ruggeri, Mancinelli, Seri, Nobili, Caporossi, Catena, Cesetti, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini
“Riordino degli Istituti Tecnici e filiera "4+2", valutazioni sulle ricadute per il sistema scolastico marchigiano e iniziative della Giunta regionale alla luce della mobilitazione sindacale in atto anche nella regione Marche”
Interrogazione n. 242
a iniziativa dei Consiglieri Vitri, Mancinelli, Catena, Cesetti, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini
“Criticità derivanti dal riordino della rete scolastica degli istituti tecnici e iniziative della Regione Marche”
(abbinate)
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 241 dei Consiglieri Ruggeri, Mancinelli, Seri, Nobili, Caporossi, Catena, Cesetti, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini e l’interrogazione n. 242 dei Consiglieri Vitri, Mancinelli, Catena, Cesetti, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini (abbinate).
Ha la parola, per la risposta. l'Assessore Rossi.
Enrico ROSSI. Grazie, Presidente. In relazione alle questioni poste nell'interrogazione, occorre innanzitutto precisare che il modello 4+2 non determina un riordino generalizzato del secondo ciclo di istruzione, né comporta una riduzione automatica dei percorsi quinquennali tradizionali, configurandosi come un'opzione aggiuntiva, attivabile su base progettuale territoriale, all'interno di una filiera integrata che coinvolge istituti tecnici e professionali, ITS Academy ed enti accreditati per l'istruzione e formazione professionale.
La riforma si inserisce in un processo più ampio di aggiornamento dei percorsi tecnico-professionali, finalizzato a rafforzare il collegamento tra sistema formativo e mondo del lavoro, promuovendo modelli maggiormente orientati allo sviluppo delle competenze, all'innovazione tecnologica e alla coerenza con i fabbisogni del sistema produttivo.
Con riferimento alla riduzione del monte ore complessivo, si osserva che il riordino introduce una revisione dei quadri orari degli istituti tecnici nell'ambito di una più ampia riorganizzazione dei percorsi formativi. Tale intervento non può essere letto esclusivamente in termini di riduzione quantitativa delle ore di insegnamento, poiché la riforma punta contestualmente a rafforzare la dimensione laboratoriale e l'acquisizione di competenze tecnico-professionali, considerate elementi qualificanti del nuovo assetto ordinamentale, in una prospettiva di maggior raccordo tra formazione, innovazione e mondo del lavoro.
La finalità perseguita è quella di favorire un approccio maggiormente orientato allo sviluppo di competenze tecniche, applicative e trasversali richieste dai processi di trasformazione economica e tecnologica in atto. Analoghi orientamenti sono, peraltro, presenti nelle politiche europee in materia di istruzione tecnica e professionale, che promuovono percorsi più flessibili, integrati e strettamente collegati ai contesti produttivi.
Per quanto riguarda alcune preoccupazioni rappresentate dalle organizzazioni sindacali e da parte del personale scolastico, pur rappresentando, ovviamente, elementi che meritano attenzione e monitoraggio nella fase applicativa della riforma, gli effetti sull'assetto del sistema scolastico, sull'organizzazione delle istituzioni scolastiche e sugli equilibri dell'offerta formativa non discendono in modo automatico dalle disposizioni nazionali, ma dipendono in misura significativa dalle modalità di attuazione dei nuovi strumenti e dalla loro integrazione nei processi di programmazione territoriale.
La Regione Marche, pur non avendo competenza diretta nella definizione degli ordinamenti scolastici, segue ovviamente con attenzione l'evoluzione del processo di riordino, partecipando ai tavoli di coordinamento tecnico interregionale.
Con specifico riferimento alla filiera 4+2, la Regione ha adottato un approccio improntato alla gradualità e alla prudenza, prevedendo che l'attivazione dei percorsi sia sottoposta a valutazioni progressive e puntuali, calibrate sulle specificità territoriali e sugli effetti complessivi del sistema scolastico regionale.
In tale contesto, la Regione sta inoltre lavorando alla definizione di un accordo con l'Ufficio scolastico regionale per le Marche, in coerenza con il quadro normativo nazionale.
Resta fermo il carattere plurale del sistema di istruzione: i percorsi quinquennali tradizionali continuano a rappresentare l'impianto ordinario dell'offerta scolastica, mentre la filiera 4+2, come dicevo prima, costituisce una possibilità aggiuntiva e non sostitutiva.
Infine, si conferma che nel confronto con le organizzazioni sindacali, peraltro presenti nel tavolo di concertazione, durante il quale si è discusso delle linee guida triennali per la prossima programmazione scolastica, queste preoccupazioni, così accentuate come sono state rappresentate nell'atto ispettivo, non sono emerse. Oltre alle organizzazioni sindacali, erano presenti anche le parti sociali; il confronto avviene nell'ambito dei consueti processi di consultazione e partecipazione istituzionale, nel rispetto del principio di leale collaborazione.
Aggiungo, peraltro, che in quella circostanza, dove appunto si sono definite le linee guida per la programmazione triennale scolastica, si è deciso, dal momento che la filiera del 4+2 è stata istituita all'interno dell'ordinamento scolastico a tutti gli effetti, di esplicitare una parte riferibile in maniera dettagliata alla nuova filiera del 4+2. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatta o meno, la Consigliera Ruggeri.
Marta RUGGERI. Grazie, Presidente. Grazie, Assessore. Rubo la citazione al Consigliere Nobili: non poteva che rispondermi così lei, Assessore, visto che rappresenta lo stesso partito del Ministro Valditara.
In altre realtà, invece, dove l’Assessore è di un altro colore, anche se sempre di centro-destra, in questo caso mi riferisco all'Assessore all'istruzione del Trentino-Alto Adige, che è di Fratelli d'Italia, ci si sta muovendo in maniera diversa e lei saprà meglio di me che il Trentino-Alto Adige ha ottenuto dal Ministero il rinvio di un anno dell'applicazione della riforma.
Questo perché? Perché ha riconosciuto che fosse indispensabile altro tempo: primo, per tutelare le famiglie che avevano già effettuato le iscrizioni e, secondo, per la necessità di garantire una transizione ordinata. Mi dispiace che questo rinvio di un anno non sia preso neanche in considerazione dalla nostra Regione.
Ora, la Rete nazionale degli istituti tecnici sta facendo un grandissimo lavoro di informazione. È arrivata alla mail di tutti i componenti della I e della II Commissione, mi sembra proprio ieri sera, una proposta di audizione, che spero venga accolta, perché dobbiamo assolutamente ascoltare il grido di allarme che proviene dal mondo della scuola, soprattutto dalle Marche, a partire dal nord , dove questa richiesta di attenzione ha avuto l'allarme più importante.
Comunque, i punti della riforma che non vanno bene sono, in assoluto, il tradimento della scelta di studenti e famiglie. Voi sapete che si sono dovuti iscrivere quando il curricolo scolastico era diverso da quello che gli studenti si troveranno a svolgere da settembre. E questo è un tradimento, ripeto, degli studenti e delle famiglie ed è il motivo per cui in Trentino-Alto Adige hanno chiesto e ottenuto dal Ministero una sospensione.
Migliaia di ragazzi e ragazze entreranno in una scuola diversa da quella che avevano scelto. Questo è assolutamente inaccettabile, tant'è che la Rete nazionale degli istituti tecnici, insieme alla CGIL, ha intentato un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica.
Poi, un altro punto debole è l'indebolimento del percorso formativo. Di fatto, c'è un'anticipazione di discipline tecniche complesse al biennio e vengono ridotte. C'è stato un accorpamento di fisica, chimica, scienze della terra e biologia in un'unica materia. Si sono ridotte drasticamente le ore di lezione. Questo porterà a una riduzione dell'organico scolastico, oltre che a una riduzione della formazione e delle competenze che invece in questi...
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatta o meno, la Consigliera Vitri.
Micaela VITRI. Grazie, Presidente. Ho seguito con attenzione la risposta dell'Assessore, ma devo evidenziare che, purtroppo, non ha in alcun modo risposto a quello che io chiedevo, che era una domanda semplice e precisa, perché mi aspettavo che ci spiegasse quali iniziative la Giunta Acquaroli intende intraprendere, nell'ambito delle proprie competenze, ovviamente, per tutelare la qualità dell'offerta formativa e il ruolo della scuola pubblica nel nostro territorio.
Questa è una riforma che, come già è stato evidenziato, entrerà in funzione in tempi brevissimi, quindi senza dare nemmeno il tempo agli istituti scolastici di prepararsi adeguatamente ai tagli previsti, ma soprattutto metterà in difficoltà tante cattedre. Si calcola che anche nella nostra Regione potrebbero saltare centinaia di cattedre.
Basti pensare che, con questa riforma 4+2, si annulleranno circa 600-650 ore di lezione. Ma alla base c'è soprattutto una visione della formazione, perché la scuola non nasce solo per formare operai e professionisti, in qualunque settore, ma nasce anche per dare un bagaglio culturale a bambini, bambine, ragazze e ragazzi. Quindi, con questa riforma, si snatura completamente quella che dovrebbe essere la funzione della scuola.
Pensi che in tutti gli indirizzi c'è una riduzione delle ore di lingua e letteratura italiana, che passerà da 4 a 3 ore settimanali nel quinto anno, e questo implica quindi il taglio imprescindibile degli autori della letteratura del Novecento. C'è poi una riduzione delle ore per quanto riguarda la seconda lingua comunitaria, che passano da 99 a 66 ore per ciascun anno del biennio; una riduzione di ore di geografia, di scienze integrate nel settore tecnologico ambientale, così come in altre materie.
Quindi, il taglio nella formazione degli studenti può avere un senso se viene compensato, come lei ha detto, da ore di laboratorio, ma anche da altri interventi sulla loro formazione culturale.
Per quello che riguarda l'obiettivo principale che questa riforma si vuole porre, quello di formare probabilmente anche figure per il sistema economico e produttivo della nostra regione, forse occorrerebbe intervenire in un altro ambito, che è quello della formazione-lavoro.
Noi abbiamo Centri per l'impiego che sono depotenziati, invece di ridurre le ore di formazione, forse dovreste potenziare l'attività dei centri di formazione. Ne conosciamo tantissimi nella nostra provincia, in cui anche lei, ovviamente, è stato Sindaco, lavora e che conosce.
Interrogazione n. 250
a iniziativa dei Consiglieri Seri, Caporossi, Ruggeri
“Attuale situazione di sottodimensionamento della stazione di comando dei Carabinieri di Cagli”
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 250 dei Consiglieri Seri, Caporossi, Ruggeri
Ha la parola, per la risposta, l'Assessore Rossi.
Enrico ROSSI. Grazie, Presidente. In risposta al quesito posto, si conferma la piena disponibilità e la posizione della Giunta regionale nel voler attenzionare, presso il Ministero dell'Interno, la situazione relativa al numero di unità attualmente operative presso la Stazione di comando dei Carabinieri di Cagli.
Tra l'altro, la richiesta si innesta in un quadro generale nazionale in cui vi è stato il recente provvedimento del Governo con il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 7 maggio 2026, che prevede nuove assunzioni per 16.137 unità nelle Forze armate e di Polizia, tra cui, specificatamente, 4.593 carabinieri. Quindi, un'occasione è questa per richiedere che parte di queste nuove assunzioni possano essere assegnate alle Marche, alla provincia di Pesaro Urbino e, segnatamente, per quanto attiene all’interrogazione, alla Stazione di comando dei Carabinieri di Cagli.
La risposta al quesito, peraltro, si inserisce anche in un contesto in cui è rilevante l'attenzione rivolta al tema della sicurezza integrata da parte della Giunta e del Presidente Acquaroli, secondo un approccio strategico e sistemico. Prova ne sono i protocolli di sicurezza a cui stiamo lavorando, che già abbiamo approvato in Giunta per quanto riguarda le città di Fano, di Pesaro e di Ancona. A breve, poi, provvederemo anche all'approvazione, nel momento in cui ci perverranno le bozze da parte delle Prefetture, anche di protocolli con altre città importanti della Regione Marche.
Non da ultimo, prova ne sono anche le linee di indirizzo da condividere con le rispettive Prefetture, contenute nella delibera di Giunta regionale approvata ieri, che contiene, come probabilmente avrete già letto, importanti linee di intervento, tra cui la governance integrata della sicurezza, tecnologie avanzate per la sicurezza integrata: videosorveglianza intelligente, control room comunali e la collaborazione pubblico-privato per la sicurezza. Almeno questo per quanto attiene agli interventi in tema di sicurezza, per poi sconfinare anche nella parte socio-educativa.
Preme inoltre, da ultimo, precisare che, con un recente provvedimento del Comando generale, attraverso la nuova previsione di 200 carabinieri in più, a Cagli ne sono stati assegnati già due all'interno dell’organico e, dal 1° agosto, peraltro, dovrebbe anche essere sostituito il Comandante, che in questo momento non c'è. Quindi si sta già provvedendo al rinnovo, così come all'integrazione del personale attualmente ed effettivamente in dotazione presso il Comando dei Carabinieri della stazione di Cagli.
Presidenza del Vicepresidente
Giacomo Rossi
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Seri.
Massimo SERI. Grazie, Presidente. Ringrazio l'Assessore per la risposta e per l’impegno manifestato, perlomeno nelle intenzioni. L'auspicio è che si faccia veramente, perché molte volte si risponde in Consiglio e poi le cose rimangono lettera morta.
Devo dire che alcune risposte concrete ci sono già state, con delle date prefissate: quindi il 1° agosto l'arrivo del nuovo Comandante e la destinazione di altre due nuove unità.
Ovviamente la mia interrogazione è consapevole che non si tratta di una competenza specifica della Regione. È un invito, come a volte avviene nei Comuni, per cui si chiede al Sindaco di farsi carico presso le autorità superiori affinché ci sia la giusta attenzione.
Nei Comuni più piccoli la presenza della Stazione dei Carabinieri è un punto di riferimento, una garanzia importante. Questo ormai è appurato e fa parte anche della nostra cultura.
Nel caso specifico di Cagli, ci siamo sentiti di richiamare l'attenzione perché, insieme a Pergola, è stata definita caserma operativa e la realtà di Cagli, che comprende anche Frontone, ha una dimensione, sia di abitanti sia di territorio, abbastanza grande, sulla quale si sono verificati una serie di episodi sgradevoli che hanno destato preoccupazione.
Rimpinguare e mettere la Stazione nelle condizioni di poter operare diventa fondamentale perché, quando si sono verificati questi casi, si è poi dovuto, in qualche modo, chiedere soccorso e aiuto alle Stazioni limitrofe di altre realtà, e questo capisce benissimo che non funziona.
Prendo atto delle risposte che l'Assessore ha fornito. Questo mi fa piacere, con l'auspicio che l'interlocuzione sia reale. Lei rappresenta un partito che ha fatto una bandiera del tema delle Forze dell'ordine nei territori, quindi lo dovrebbe fare anche con spirito convinto. Spero si possa arrivare, chiaramente, non auspico il numero previsto sulla carta, che sappiamo benissimo essere impossibile da raggiungere in tutte le realtà, a quel numero minimo che garantisca funzionalità, presenza e sicurezza, anche sotto il profilo della percezione di sicurezza da parte dei cittadini. Grazie.
Interrogazione n. 201
a iniziativa del Consigliere Nobili
“Calo delle imprese agricole marchigiane, tutela del reddito agricolo e iniziative regionali in relazione ai possibili effetti dell’accordo Ue-Mercosur”
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 201 del Consigliere Nobili
Ha la parola, per la risposta, l'Assessore Rossi.
Enrico ROSSI. Grazie, Presidente. I quesiti posti, devo dire, sono davvero tanti e riguardano praticamente tutto lo scibile del mondo agricolo e dello sviluppo rurale, quindi dovremmo stare qua ore e ore a dibattere. Cerco però, sinteticamente, di dare qualche risposta e anche qualche spunto.
In ordine alla ricognizione aggiornata relativamente all'andamento delle imprese agricole, alle cessazioni, alla redditività e al ricambio generazionale, la Regione Marche ha in essere una convenzione con il CREA, il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria, finalizzata appunto alla raccolta ed elaborazione di dati e informazioni a supporto della programmazione e dell'attuazione della politica di sviluppo rurale delle Marche.
Un'analisi del contesto marchigiano, con i suoi punti di forza, di debolezza, opportunità e minacce, è stata effettuata, peraltro, proprio per la programmazione del Complemento di Sviluppo Rurale 2023-2027 e viene anche costantemente aggiornata, in funzione della prossima programmazione 2028-2034.
La Direzione Agricoltura, inoltre, interagisce con la struttura competente in materia di statistica. In particolare è richiesta l'integrazione del Piano statistico regionale con le attività inerenti alle analisi della potenzialità dell'agriturismo, dell'accesso al credito, dei mercati esteri, della zootecnia e del settore forestale regionale.
Relativamente a quali misure concrete si intendano attivare per rafforzare un po' l'ossatura, la spina dorsale dell’economia agricola nelle Marche, proprio ieri abbiamo presentato in conferenza stampa una riprogrammazione di tutto il CSR per circa 210 milioni di euro, in cui:
• 49 milioni sono dedicati all'approvazione delle graduatorie relative ai bandi 2025, con tanto di integrazione;
• 76,5 milioni riguardano la conferma degli interventi delle misure attivate, le cosiddette misure a superficie e a capo;
• 84 milioni di euro sono dedicati all'attivazione di nuovi bandi.
In modo particolare:
• 7 milioni di euro relativi al pacchetto giovani;
• 20 milioni per il pacchetto investimenti;
• 13 milioni di euro per l'infrastrutturazione irrigua, tema molto importante a proposito di razionalizzazione dei costi di produzione, ma anche di possibilità di conduzione di terreni in zone impervie;
• 2,47 milioni di euro per quanto riguarda la filiera forestale;
• 4,5 milioni di euro per la promozione di prodotti di qualità;
• 20 milioni di euro per le indennità compensative in zone montane;
• 6 milioni per il benessere animale;
• 3,4 milioni per le filiere;
• 1 milione di euro per la biodiversità animale;
• 1 milione per l'informazione;
• 500 mila euro per la consulenza relativa a infrazione e condizionalità;
• 500 mila euro per la formazione;
• 400 mila euro per l'indennità compensativa Natura 2000;
• 500 mila euro per il piano di gestione Natura 2000;
• infine, lo strumento finanziario a garanzia e supporto della liquidità circolante, misura attivata che non era presente prima, per un totale di 4 milioni di euro e, peraltro, molto attesa da tutto il comparto agricolo.
Inoltre, oltre alle risorse del CSR, con altre fonti di finanziamento sono stati e verranno messi in campo:
• il Fondo Giovani per 1 milione di euro, che è un meccanismo finanziario con una leva moltiplicatrice rispetto agli investimenti dei giovani in fase di insediamento;
• interventi a sostegno della forestazione e dei castagneti per 3,33 milioni di euro;
• interventi a sostegno della zootecnia per circa 1,5 milioni di euro;
• 10,72 milioni di euro, in generale, per i cosiddetti interventi settoriali tra vino, olio, ortofrutta e miele.
L'interrogazione fa riferimento anche a tutta una serie di tavoli istituzionali di confronto che esistono sostanzialmente, non direi periodicamente, ma quasi costantemente: il Comitato di monitoraggio, che verifica l'avanzamento del CSR, le eventuali problematiche e la sua efficacia; il tavolo politico-strategico che, assieme al mondo delle organizzazioni di categoria, affronta costantemente non soltanto le questioni relative al Complemento di sviluppo rurale in essere, ma soprattutto le prospettive; il tavolo tecnico-operativo e i tavoli settoriali.
Voglio anche far riferimento al fatto che nei Comitati di monitoraggio siedono, oltre alle organizzazioni di categoria, anche cooperative, ordini professionali, Camera di commercio, enti locali e rappresentanze dei consumatori, cioè tutto ciò a cui fa riferimento, in modo particolare, l'interrogazione.
Si fa accenno anche a quali iniziative, in termini di tutela del Made in Italy, la Regione Marche stia intraprendendo. Una su tutte: siamo stati la prima Regione in Italia a fare da apripista per la richiesta al Ministero della modifica del cosiddetto Codice doganale che oggi dà la possibilità di certificare i prodotti come prodotti Made in Italy laddove subiscano l'ultima trasformazione in Italia. E di questo il Ministero...
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Nobili.
Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. Grazie, Assessore. Se vuole, magari può consegnarmi una copia della documentazione.
L'intenzione alla base di questa interrogazione è mantenere sempre acceso il riflettore sulle politiche agricole, perché, nonostante l'impegno annunciato dall'Assessore, sul quale non abbiamo dubbi che venga effettivamente declinato, permangono dei problemi strutturali del settore.
Sappiamo che il numero delle imprese agricole continua a diminuire, che il ricambio generazionale soffre. Bene che intervengano misure a favore dei giovani, ma rimangono delle distanze tra gli obiettivi dichiarati dalla programmazione regionale e la situazione reale vissuta dagli agricoltori.
Servirebbe, ad avviso di chi ha proposto questa interrogazione, una valutazione concreta degli effetti delle politiche agricole, perché occorrerebbe capire quali sono i comparti maggiormente in sofferenza, quali territori stanno perdendo più rapidamente capacità produttiva e quali misure stiano funzionando davvero e quali, invece, richiedano una profonda revisione.
Ripeto, io sono parzialmente soddisfatto della sua risposta, perché credo che la Regione Marche si impegni seriamente. Però occorre fare qualcosa di più.
Peraltro, nella mia interrogazione c'era anche un passaggio relativo agli accordi commerciali internazionali e, in particolare, all'accordo tra Unione Europea e Mercosur, che in qualche misura si fa sentire sul versante della nostra produzione agricola. E allora noi riteniamo che la Regione Marche abbia il compito di rappresentare gli interessi dell'agricoltura marchigiana nelle sedi opportune. Quindi, fare qualcosa di più per sostenere una strategia che abbia come obiettivi prioritari la difesa del reddito agricolo e il sostegno ai giovani imprenditori.
Torno su questo tema, che è di fondamentale importanza, perché c'è bisogno di un ricambio generazionale. La nostra agricoltura, se si vuole confrontare con le sfide della contemporaneità, ha bisogno di far crescere e sostenere una nuova generazione di imprenditori e, su questo, credo che l'Amministrazione regionale debba rilanciare con forza.
Interrogazione n. 134
a iniziativa della Consigliera Ruggeri
“Ospedale SS. Carlo e Donnino di Pergola (PU) - quadro dei finanziamenti e garanzie sul reale funzionamento del presidio”
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 134 della Consigliera Ruggeri.
Ha la parola l'Assessore Calcinaro.
Paolo CALCINARO. Grazie, Presidente. Ovviamente io posso evidenziare per quanto di competenza, lasciando poi all'Assessore Baldelli la parte della struttura.
(interventi fuori microfono)
Paolo CALCINARO. Io sono qui, non ho problemi. Possiamo fare anche questo, possiamo fare anche…
PRESIDENTE. Magari ora risponde l'Assessore per quanto di competenza.
Paolo CALCINARO. Si vede che la parte strutturale è quella che interessa di più, magari possiamo rinviare l’interrogazione. Comunque consegno la mia risposta brevi manu, così che non si disperda la parte sanitaria. Magari rinviandola, questo non lo so, rimane all'ordine del giorno.
PRESIDENTE. Quindi cosa facciamo, Consigliera?
Paolo CALCINARO. Con altro relatore la prossima volta, insomma.
PRESIDENTE. Sì, però la Giunta ha deciso di far rispondere lei, Assessore.
Paolo CALCINARO. Però c'erano tutte e due le parti.
PRESIDENTE. Ha la parola la Conigliera Ruggeri.
Marta RUGGERI. Grazie, Presidente. Questa interrogazione nasce come interrogazione scritta, che io ho presentato mesi fa. Poi, nonostante i solleciti, non mi è arrivata la risposta.
Ho fatto un accesso agli atti, di cui ho parlato anche con il Segretario generale e ne è a conoscenza anche la Dirigente del Servizio Affari legislativi, perché a un accesso agli atti ho avuto come risposta un elenco di 23 atti corredati da 83 allegati. Il che significa che io ho ricevuto dall'Assessore Baldelli e dai dirigenti del suo Assessorato dell'Assessore questa mole di documenti che vuol dire: “Ruggeri, se vuole le risposte se le va cercare. Ci passa mesi, però, a leggere gli 83 allegati e i 23 atti”.
Ho fatto un altro accesso agli atti, nonostante abbia parlato preventivamente… Devo dire la verità una cosa così non mi è mai successa con nessun altro Assessorato. Addirittura l'Assessore Baldelli è sempre messo in copia quando i dirigenti mi rispondono, cosa che con gli altri Assessori non succede.
Ho fatto un altro accesso agli atti, un po' più semplice, per sapere i numeri degli accessi all'ospedale di Pergola e lì ho avuto riscontro, per fortuna.
E’ per questo motivo che siamo arrivati in Aula e mi piacerebbe anche che ci fosse, a questo punto, l'Assessore Baldelli. Che lei mi risponda, Assessore Calcinaro, mi fa molto piacere e questo le fa anche onore, perché spesso si assume, come ha detto anche prima, responsabilità non sono sue. Se lei è stato indicato dalla Giunta, mi accontento di avere la sua risposta. Se è possibile rinviare, rinviamo. Però ci tengo che quest'Aula fosse a conoscenza della difficoltà che ho quando vado ad invadere il campo di qualche Assessore specifico.
In particolare su Pergola, dopo che ho presentato questa interrogazione e diffuso il comunicato, mi sono arrivate sui social non vi dico quante manifestazioni di odio seriale. Non è così che si fa politica. Io ho fatto delle domande perché parliamo di 40 milioni di soldi pubblici, di soldi della Regione che sono stati investiti. Io voglio sapere se sono investiti bene e penso che sia non solo un mio diritto, ma soprattutto un mio dovere.
PRESIDENTE. Grazie, Consigliera. Quindi proseguiamo.
Decida lei, la vuole ritirare? Ne ha parlato. Se la Giunta ha individuato l'Assessore Calcinaro per rispondere...
Assessore, risponda, così la chiudiamo. Poi, se vuole, magari la rifarà. Valutate anche con la Giunta una richiesta alla quale possa rispondere l'Assessore Baldelli.
Ha la parola, per la risposta, l'Assessore Calcinaro.
Paolo CALCINARO. Grazie, Presidente. In effetti, mi sentivo un po' offeso per non essere stato chiamato in causa. Scherzo.
In riferimento all'interrogazione marginata in oggetto, per quanto di competenza dello scrivente, così come dell'AST Pesaro-Urbino, si rappresenta e comunica quanto segue.
Ad oggi, stante il fatto che i lavori di ristrutturazione dell'ospedale di Pergola non sono terminati e ci vorrà ancora del tempo, non si è in grado di procedere con una programmazione in merito al fabbisogno del personale, né per l'acquisto delle strumentazioni sanitarie, apparecchiature diagnostiche e tecnologiche necessarie per la nuova struttura ospedaliera.
Sarà onere e cura della scrivente Azienda predisporre, in tempi congrui prima del suddetto termine, i piani relativi alle risorse umane e strumentali.
Relativamente alla situazione attuale dell'ospedale di Pergola, va segnalato quanto segue.
Preliminarmente va chiarito che la dotazione organica dell'AST di Pesaro-Urbino non è definita per singolo stabilimento o unità operativa, ma per ruoli professionali complessivi delle varie aree contrattuali, secondo la normativa vigente. Ne consegue che non esiste alcuna dotazione organica formalmente assegnata all'ospedale di Pergola, né è possibile riferirsi a numeri predefiniti per singolo reparto.
La determinazione delle risorse da assegnare alle singole unità operative avviene, pertanto, sulla base di criteri oggettivi, quali: il volume dell'attività realmente svolta e la complessità clinica dei ricoveri.
Si riporta di seguito, la situazione attuale dei reparti attivi presso l'ospedale di Pergola.
• Medicina e lungodegenza, 16 posti letto, estensibili a 19, con un primario, quattro medici dipendenti e un medico libero professionista. L'ultimo medico è stato assunto il’1 maggio 2026, quindi è piuttosto recente. La dotazione sarà completata con l'assunzione di un nuovo medico dall’1 ottobre 2026.
• Riabilitazione ospedaliera, 20 posti letto, un primario e quattro medici fisiatri dipendenti, i quali garantiscono sia le attività di ricovero ospedaliero sia quelle ambulatoriali.
• Chirurgia, con un primario, anche molto efficiente, cinque medici chirurghi e un libero professionista, i quali garantiscono tutte le attività di chirurgia a ciclo breve.
• Punto di primo intervento (PPI), con un medico dipendente e due medici libero professionisti. L'attività è garantita anche con l'utilizzo di prestazioni aggiuntive da parte dei medici dipendenti e, in via residuale, con l'utilizzo di servizi esternalizzati. A questo si aggiunge il collegamento radiologico.
Per i suddetti reparti di riabilitazione ospedaliera e chirurgia non sono previste ulteriori assunzioni di personale medico nel corso del 2026.
Per ciò che concerne le dotazioni tecnologiche e le strumentazioni acquistate per l'ospedale di Pergola, si rappresenta che l'AST di Pesaro-Urbino ha provveduto all'acquisto di alcune importanti apparecchiature destinate al potenziamento dei servizi diagnostici, in particolare:
• un mammografo digitale con tomosintesi;
• un sistema polifunzionale;
• un ortopantomografo.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatta o meno, la Consigliera Ruggeri.
Marta RUGGERI. Grazie, Presidente. Grazie, Assessore, per la sua risposta che, come dicevamo prima, è monca per motivi di deleghe e non per altro.
Dagli approfondimenti e dagli accessi agli atti che ho fatto, posso dire che il nuovo ospedale di Pesaro, l’abbiamo appena scoperto, ci costerà 300 milioni, mentre fino a pochi giorni fa parlavamo di 204 milioni, in maggioranza statali. E qui non ho trovato atti a riguardo che giustifichino l'aumento, evidentemente lo dovete ancora fare.
Per quanto riguarda gli investimenti su Fano, parliamo di 25,5 milioni, in maggioranza provenienti dal PNRR.
La cosa particolare è che, invece, Pergola è stata tutta finanziata da fondi regionali. Quindi è chiaro che il cuore della Giunta è a Pergola e non in altre città, perché è lì che abbiamo messo la maggioranza dei fondi regionali.
Dall'accesso agli atti risulta che nel 2025 al PPI di Pergola ci sono stati 6.252 accessi. I ricoveri sono stati 1.439, di cui il 24% proveniente da fuori zona (Fano: 127 ricoveri; Pesaro: 58; Mondolfo: 58; Senigallia: 57).
I numeri degli altri ospedali sono sicuramente diversi. Il pronto soccorso di Fano nel 2025 ha avuto 44.500 accessi, il San Salvatore di Pesaro è un po’ sotto con 39.000. I ricoveri totali di Fano e Pesaro sono 26.000.
Parliamo di numeri maggiori, che non vuol dire che non siamo d'accordo sul fatto che si investa negli ospedali delle aree interne o delle aree disagiate, però, parlando di una cifra così alta, ci interessa sapere chi andrà a lavorare lì e che servizi verranno dati.
Anche perché, da informazioni pervenute, sappiamo perfettamente che appena c'è un minimo di complessità dall'ospedale di Pergola i pazienti vengono trasportati all'ospedale di Urbino. Le ambulanze che arrivano all'ospedale di Pergola spesso non scaricano neanche i pazienti, ma vengono invitate a portarli direttamente a Urbino. In questo quadro, ci interessa la sicurezza dei pazienti e anche la sicurezza di chi, lì, come professionista dovrà andare a lavorare, perché è importante, per essere attrattivi, che si lavori nel miglior modo possibile. Essendo chiara la scelta della Giunta, è un po’meno chiara quale sia la visione. Grazie.
Interrogazione n. 273
a iniziativa della Consigliera Ruggeri
“Problematiche derivanti da modifiche improvvise alle regole per il salvataggio in mare nel litorale pesarese”
Interrogazione n. 276
a iniziativa dei Consiglieri Vitri. Catena, Mancinelli, Cesetti, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini
“Nuove disposizioni sul servizio di salvataggio negli stabilimenti balneari marchigiani”
(abbinate)
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione Interrogazione n. 273 della Consigliera Ruggeri e l’interrogazione n. 276 dei Consiglieri Vitri. Catena, Mancinelli, Cesetti, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini (abbinate)
Ha la parola, per la risposta, l'Assessore Rossi.
Enrico ROSSI. Grazie, Presidente. Nelle due interrogazioni si fa riferimento ad alcuni ritardi nel chiarimento di queste criticità, come a confusione dettata un po' dalla frammentazione delle deleghe. Io credo che nell'una e nell'altra si siano verificate perché questo è un tema di demanio marittimo, non di difesa della costa.
Il tavolo con le associazioni di categoria, con gli operatori balneari, con i Comuni, nonché con la Capitaneria di Porto, è stato convocato soltanto a seguito del dispaccio del Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di Porto, avvenuto il 21 aprile scorso, così come, a seguire, dell'ordinanza della Capitaneria di Porto di Ancona.
È stato fatto questo incontro, a cui accennavo poco fa e al quale hanno partecipato tutti i soggetti che ho già elencato, in cui la Regione aveva preso l'impegno di accorciare quanto più possibile la stagione balneare per andare incontro alle difficoltà degli operatori balneari. E così è stato perché non soltanto ci siamo avvalsi della facoltà, appunto, di accorciare la stagione balneare di una settimana per ciò che riguarda l'avvio e di un'altra per quanto riguarda il termine, ma, calendario alla mano, facendo la sintesi, abbiamo accorciato di circa 25 giorni la stagione balneare e, così facendo, siamo andati incontro a un'aspettativa molto alta da parte degli operatori.
In quell'incontro non è invece emersa, ma per irresponsabilità o per competenza della Regione Marche, la questione relativa all'orario del servizio di salvamento, questione che è emersa soltanto a seguire, pur essendo contenuta all'interno dell'ordinanza della Capitaneria di Porto. La Regione Marche si è subito attivata sia in seno alla Conferenza delle Regioni, ma soprattutto con il Ministero competente per riscontrare quanto più possibile le aspettative e le criticità degli operatori balneari.
Questo impegno così costante, per cui la Regione Marche si è mossa, ha prodotto un'integrazione di quel dispaccio nazionale da parte del Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di Porto a cui facevo riferimento prima, che ha fissato quale presupposto per l'attivazione del servizio di salvataggio i cosiddetti servizi spiaggia.
Questo ha chiarito intanto un punto molto importante, perché gli operatori balneari erano ovviamente tremendamente preoccupati di dover attivare il servizio di salvataggio anche laddove si sarebbero riscontrate tutta una serie di attività collaterali, ivi comprese quelle relative alle attività commerciali e di intrattenimento durante la giornata, comprese quelle serali. Questa ulteriore integrazione ha chiarito definitivamente questo aspetto, ma soprattutto ha chiarito il fatto che i servizi spiaggia vengono definiti all'interno di quella che è la cornice regolatoria di competenza da parte delle Regioni.
La Regione Marche si era già attivata in tal senso, tant'è che avevamo già approvato una delibera di Giunta regionale che, appunto, definiva l'orario di avvio e di fine dei servizi spiaggia dalle 10:00 alle 18:00 e, fuori da questo arco orario, erano comunque consentite attività di allestimento, disallestimento, afflusso e deflusso.
Questo ha perfettamente chiuso il cerchio e chiarito tutte le preoccupazioni, appunto, degli operatori balneari. Prova ne è che, a seguire, oltre al secondo tavolo di confronto che c'è stato tra Regione Marche, operatori, associazioni di categoria e Comuni, vi sono stati altri incontri sul territorio direttamente tra organizzazioni di categoria e comandi delle Direzioni marittime che, ovviamente, hanno pienamente confermato la bontà e soprattutto la linearità tra quanto la Regione Marche ha approvato all'interno della sua delibera di Giunta regionale e l'integrazione del Comando Generale delle Capitanerie di Porto.
PRESIDENTE. Ha la parola per dichiararsi soddisfatta o meno la Consigliera Ruggeri.
Marta RUGGERI. Grazie, Presidente. Grazie Assessore per la replica. Naturalmente quest'interrogazione ormai è in parte superata perché, come lei diceva, la delibera che avete promulgato risale al 30 maggio e non è sicuramente stato un successo politico di questa Giunta, perché di pasticci su questa materia ne avete fatti parecchi, tant'è che dopo siete dovuti arrivare a mettere una pezza a questa emergenza.
Non vorrei tornare a dire quello che è già stato abbondantemente detto durante quei giorni caldi, perché così sono stati. Si sono schierati contro questa situazione balneari, associazioni, abbiamo letto di amministratori, eccetera. Però a me serve questa interrogazione per chiarire che crolla la narrazione ideologica che questa destra per anni ha fatto anche in quest'Aula, ovvero il fatto che i bagnini non si trovavano per il reddito di cittadinanza. Quanti di voi hanno sentito dire e ridire, anche a mezzo stampa, in quest'Aula, che era questo il problema? C'è il reddito di cittadinanza, i ragazzi preferiscono stare sul divano piuttosto che andare sulle torrette di salvataggio.
Invece scopriamo che, nonostante abbiate abolito il reddito di cittadinanza, la Giunta regionale è stata costretta ad emanare l'11 maggio 2026 la delibera n. 545 per modificare il periodo della stagione balneare perché, guarda un po', la Giunta di destra si è accorta che a fare i bagnini di solito ci vanno gli studenti, che non stavano sul divano ma stavano, grazie a Dio, a scuola o all'università.
Quindi chiederei maggiore serietà quando si affrontano queste tematiche, perché si parla di turismo, si parla di lavoro e si parla anche di un approccio che deve essere sicuramente molto più serio.
Adesso di reddito di cittadinanza non se ne parla più. I problemi di trovare lavoratori stagionali, non solo nelle spiagge ma anche nei bar, nei ristoranti, eccetera, riempiono i servizi televisivi e gli articoli di giornale.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatta o meno la Consigliera Vitri.
Micaela VITRI. Grazie, Presidente. Ringrazio l'Assessore per la risposta e, ovviamente, potrebbe sembrare superata quest'interrogazione perché ormai la stagione balneare è iniziata, ma mette in evidenza anche un problema che chiediamo non si replichi l'anno prossimo.
Non si possono infatti scaricare all'ultimo minuto le problematiche sull'obbligo di presenza dei bagnini in spiaggia su Comuni, operatori balneari e sulle diverse organizzazioni e associazioni di categoria.
La sicurezza in mare è una priorità assoluta, ma le regole vanno costruite con programmazione, chiarezza e ascolto del territorio.
A inizio maggio, infatti, abbiamo saputo improvvisamente che sarebbe scattato l'obbligo di presenza del bagnino, non solo, come negli anni scorsi, dalle 10:00 alle 18:00, ma in un orario più ampio, quindi fin dalla stessa apertura della spiaggia e anche nelle giornate di preapertura degli stabilimenti balneari.
Tanto che noi abbiamo depositato queste interrogazioni a inizio maggio, il 15 maggio, e la delibera della Giunta regionale è del 30 maggio, a dimostrazione che in quei 15 giorni, grazie anche ai nostri solleciti e alle proteste degli operatori balneari, ci si è resi conto di quello che era un vero problema e che sarebbe bastato risolvere anche in maniera immediata, riconoscendo l'elioterapia, perché in molte altre regioni, grazie all'elioterapia, si può accedere in spiaggia anche senza la presenza del bagnino di salvataggio.
Sarebbe bastato farlo già da inizio maggio e invece abbiamo messo in fibrillazione tutti gli operatori balneari per un mese intero, che non sapevano dove trovare i bagnini perché, come ha già detto la mia collega, molti erano studenti ed erano a scuola. Erano preoccupati anche per spese eccessive da sostenere, non previste, per il pagamento degli stessi bagnini e guardaspiaggia. Quindi ciò che chiediamo, anche se l'interrogazione sembra superata, è di avviare un vero tavolo di concertazione in anticipo con gli stessi operatori balneari, le associazioni di categoria, l'Autorità marittima e i Comuni, affinché l'anno prossimo non si ripresenti lo stesso problema. Come hanno già fatto altre Regioni, fin dall'inizio della stagione e non dal 1° giugno, si possa autorizzare l'aeroterapia e si possa accedere tranquillamente in spiaggia, anche se non c'è un bagnino di salvataggio.
PRESIDENTE. Prima di proseguire consentitemi la licenza di salutare dei conoscenti, diciamo, particolari tra il pubblico, nella fattispecie Alessandra, Matteo e Giuseppe.
Interrogazione n. 350 – a risposta immediata
a iniziativa dei Consiglieri Cesetti, Mancinelli, Caporossi, Nobili, Seri, Catena, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini, Vitri
“Costituzione Gruppo di lavoro ‘Commissione per la verifica dell’attività amministrativa dell’Azienda Ospedaliero Universitaria delle Marche”’”
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 350 – a risposta immediata - dei Consiglieri Cesetti, Mancinelli, Caporossi, Nobili, Seri, Catena, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini, Vitri.
Ha la parola, per la risposta, l'Assessore Calcinaro.
Paolo CALCINARO. Grazie, Presidente. In merito alla costituzione di un gruppo di lavoro per la verifica dell'attività amministrativa dell'Azienda Ospedaliera Universitaria delle Marche, non si ritiene al momento necessaria la costituzione di tale organismo, in quanto l'attività amministrativa degli enti del sistema sanitario regionale è, in genere, sottoposta a specifici organi di controllo, quali il Collegio sindacale. Qualora, invece, la questione riguardi specifici contratti, la competenza dell'eventuale attività ispettiva è in carico ad ANAC.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Cesetti.
Fabrizio CESETTI. Grazie, Presidente. Il gruppo di lavoro, la Commissione, è stato utilizzato dalla Giunta, ad esempio, per lo scandalo plasma e anche per le attività dell'ATIM. Quindi, secondo me, qui sussistono i presupposti.
Vorrei dire all'Assessore che non stiamo esercitando il diritto di critica, ma, quando facciamo queste interrogazioni, svolgiamo il nostro diritto-dovere di controllo del corretto utilizzo delle risorse pubbliche. Conosciamo bene i nostri doveri, così come i nostri diritti e prerogative, che esercitiamo in base all'articolo 122 della Costituzione, che ci impongono, ove necessario, di varcare qualsiasi confine, perché noi esercitiamo le nostre funzioni e non rispondiamo dei voti dati e delle opinioni espresse nell'esercizio delle stesse.
Quando i direttori generali si permettono di risponderci a mezzo stampa con pseudo-intimidazioni, sbagliano bersaglio, perché noi siamo perfettamente consapevoli del nostro compito. E quando diciamo di verificare questo tipo di attività, non lo diciamo soltanto noi. Se il Direttore del Dipartimento Bilancio della Regione Marche espone dei dubbi seri sull'operato dell'Azienda Ospedaliera di Torrette, sullo sforamento dei budget, lo possiamo fare noi? Certo che lo possiamo fare e lo dobbiamo fare, soprattutto in rapporto a transazioni milionarie che vengono poste in essere senza il rispetto dei criteri previsti dalla legge. Io, Presidente...
Interrogazione n. 281
a iniziativa della Consigliera Ruggeri
“Incremento delle rette presso le RSA – verifica applicazione DGR 1403/2025 e tutela degli utenti”
Interrogazione n. 306
a iniziativa dei Consiglieri Mastrovincenzo, Mancinelli, Catena, Cesetti, Mangialardi, Piergallini, Vitri
“Rette a carico degli utenti nelle RSA anziani. Mancato rispetto della normativa regionale”
Interrogazione n. 307
a iniziativa dei Consiglieri Ruggeri, Seri, Nobili, Caporossi
“Rette a carico degli utenti nelle RSA anziani. Mancato rispetto della normativa regionale”
Interrogazione n. 332
a iniziativa dei Consiglieri Ruggeri, Mancinelli, Seri, Caporossi, Catena, Cesetti, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini, Vitri, Nobili
“Verifica degli aumenti delle quote a carico degli utenti nelle Residenze Protette per anziani non autosufficienti e demenze a seguito dell'applicazione della DGR n. 1403/2025”
(abbinate)
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione Interrogazione n. 281 della Consigliera Ruggeri, l’interrogazione n. 306 dei Consiglieri Mastrovincenzo, Mancinelli, Catena, Cesetti, Mangialardi, Piergallini, Vitri, l’interrogazione n. 307 dei Consiglieri Ruggeri, Seri, Nobili, Caporossi, l’interrogazione n. 332 dei Consiglieri Ruggeri, Mancinelli, Seri, Caporossi, Catena, Cesetti, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini, Vitri, Nobili (abbinate)
(Svolgimento
Ha la parola, per la risposta, l'Assessore Calcinaro.
Paolo CALCINARO. Grazie, Presidente. Eccoci. Allora, vado a rispondere alle interrogazioni punto per punto.
Punto 1: se la Residenza Protetta del Montefeltro risulti oggi accreditata ai sensi della normativa regionale vigente oppure abbia presentato istanze di autorizzazione o riautorizzazione e con quale decorrenza.
La Residenza Protetta Montefeltro ha presentato istanza di riautorizzazione ai sensi dei nuovi manuali in data 1° marzo 2024 e successivamente il 20 novembre 2025, quella di accreditamento. Ad oggi tale struttura risulta accreditata ai sensi della normativa vigente con decreto n. 122 del 2026. Conseguentemente, in conformità a quanto specificato nella circolare interpretativa alla deliberazione di Giunta regionale n. 1403 del 2025, l'adeguamento tariffario previsto in tale delibera decorre, per l'RP Montefeltro, a partire dal 1° luglio 2025, dal momento che la struttura in parola aveva provveduto a presentare istanza di riautorizzazione in data antecedente alla delibera in questione.
Se gli aumenti tariffari comunicati ai familiari degli ospiti risultano compatibili con le disposizioni contenute nella deliberazione di Giunta regionale n. 1403 del 2025 e con quanto dichiarato dalla Giunta regionale nella risposta all'interrogazione n. 118 relativamente al blocco degli incrementi e degli oneri a carico degli utenti.
Con specifico riferimento alla Residenza Protetta Montefeltro, sono state richieste informazioni puntuali all'AST competente al fine di verificare:
• la conformità degli aumenti comunicati agli utenti rispetto ai limiti stabiliti dalla normativa regionale;
• la corretta imputazione delle diverse componenti tariffarie;
• l'eventuale presenza di incrementi non giustificati o non coerenti con quanto previsto dalla deliberazione di Giunta regionale n. 1403 del 2025.
Le risultanze definitive sono oggetto di istruttoria. Tuttavia, qualora dovessero emergere scostamenti o irregolarità, saranno adottati i conseguenti provvedimenti a tutela degli utenti, nel rispetto della normativa vigente.
Se la Regione intende accertare che eventuali quote sanitarie non ancora riconosciute alla struttura non vengano trasferite direttamente o indirettamente sulle famiglie degli ospiti.
Per evitare che eventuali quote sanitarie non ancora riconosciute alle strutture vengano trasferite direttamente o indirettamente alle famiglie degli ospiti, l'Allegato A2 deve contenere soltanto la valorizzazione di prestazioni aggiuntive rispetto alla tariffa base dell'utente, la quale dovrà essere uguale a quella del Servizio sanitario regionale.
Tali prestazioni devono essere esclusivamente riconducibili a servizi aggiuntivi prestati a favore degli utenti e devono ricomprendere esclusivamente prestazioni extra-accreditamento esplicitamente richieste o accettate da ogni singolo ospite, non potendo in alcun modo essere previste in modo generalizzato.
Tali prestazioni dovranno essere univocamente associate alle relative singole voci di costo; nel senso che non potranno mai essere modalità nascoste per celare un aumento generalizzato.
Eventuali incrementi del valore delle summenzionate prestazioni aggiuntive dovranno necessariamente corrispondere a un miglioramento, in maniera proporzionale e in termini sia qualitativi sia quantitativi, dei servizi offerti dalle strutture eroganti e sottoscrittrici della nuova convenzione.
Inoltre, la Regione Marche, nella stessa deliberazione di Giunta regionale n. 1403 del 2025, introduce un tetto al valore delle prestazioni aggiuntive per garantire che tali prestazioni non incrementino la quota per un massimo pari al 75% del valore della quota base di compartecipazione dell'utente, che rappresenta il valore massimo riscontrato nell'analisi degli Allegati A2 presenti nelle convenzioni del 2024.
Vado oltre. Il predetto valore non potrà essere incrementato per il successivo anno dalla sottoscrizione della nuova convenzione. Pertanto, si tratta di un tetto e di un blocco annuale che la Regione Marche ha voluto fissare all'autonomia gestionale caratterizzante le singole Aziende sanitarie territoriali, proprio per evitare un aggravio economico rilevante o insostenibile per le famiglie e gli enti locali.
Se siano già stati avviati i monitoraggi previsti dalla deliberazione di Giunta regionale n. 1403 del 2025 sulle rette applicate dagli enti gestori e quali risultanze emergano relativamente alla struttura in oggetto.
Come previsto dalla deliberazione di Giunta regionale stessa, le singole AST dovranno effettuare e trasmettere annualmente allo scrivente Dipartimento il monitoraggio delle rette e del valore economico delle prestazioni aggiuntive dell'Allegato A2 applicate da ciascun ente gestore ai propri ospiti, anche ai fini dell'individuazione di eventuali incrementi unilaterali deliberati dalle strutture della quota complessiva a carico dell'utente.
Tali monitoraggi risultano avviati e sono attualmente in corso di completamento su base territoriale, anche perché l'anno decorre dall'agosto 2025. Tuttavia, la Regione Marche, indipendentemente dagli oneri sopradescritti in capo alle AST, ritiene opportuno anticipare una specifica attività di monitoraggio sulle rette applicate nelle strutture R3E e R3D, con l'obiettivo di verificare l'andamento delle quote poste a carico degli utenti e la loro coerenza con le disposizioni regionali vigenti.
Relativamente a quali iniziative urgenti la Giunta regionale intenda adottare per garantire la trasparenza tariffaria, la tutela delle famiglie e adeguati standard assistenziali nelle residenze protette del territorio marchigiano, come già specificato, la Regione Marche, nonostante i monitoraggi annuali avviati dalle singole AST e in corso di completamento ai sensi della summenzionata deliberazione di Giunta regionale, ha anticipato la specifica attività di monitoraggio sulle strutture R3E e R3D.
Con riferimento alla Residenza Protetta Montefeltro, si ribadisce l'impegno assunto dalla Regione Marche per la verifica della conformità degli aumenti comunicati agli utenti rispetto ai limiti stabiliti nella normativa regionale.
PRESIDENTE. Ha la parola per dichiararsi soddisfatta o meno la Consigliera Ruggeri.
Marta RUGGERI. Grazie, Presidente. Grazie, Assessore. Le vorrei chiedere se può darmi le relazioni perché sono abbastanza lunghe e tecniche. Ho avuto difficoltà a seguirla perfettamente, quindi, se potessi avere le fotocopie, gliene sarei grata.
Vorrei partire con un ringraziamento al Comitato familiari ospiti delle residenze del Montefeltro e al Gruppo Solidarietà, che sono coloro che mi hanno spinto a presentare questi atti, che sono la coda di una serie di atti che in questi anni ho presentato.
I problemi, purtroppo, sono problemi che già anche come opposizione in passato avevamo sollecitato e messo sotto i riflettori, ma le soluzioni intraprese non sono assolutamente soddisfacenti.
Tant'è che le vorrei leggere velocemente una citazione del portavoce del Comitato dei familiari, che ha detto, secondo me, una cosa che ci deve far riflettere tutti: “La non autosufficienza non può diventare una condanna economica. La cura non può dipendere dal reddito e la dignità non può essere considerata un servizio aggiuntivo”. Questo, Assessore, perché le Marche hanno una delle quote sanitarie per residenze protette più basse d'Italia. Nel 2023 eravamo a 33 euro, siamo passati a 37 euro e dal 1° luglio 2025 siamo arrivati a 40,57 euro.
Di fatto la Regione copre solo tra il 40 e il 45% dei costi totali, lasciando il restante 55-60% interamente sulle spalle delle famiglie.
Ma ciò non succede nelle Regioni a noi vicine. In Emilia-Romagna, in Toscana e in Veneto si copre tra il 55 e il 70% della spesa e così vengono veramente tutelati i cittadini. A queste Regioni noi ci dovremmo avvicinare.
Poi c'è un'altra questione che mi preme sottolineare: quella che possiamo chiamare il trucco dei servizi aggiuntivi, perché nelle Marche sono praticamente un obbligo.
Si è consentito l'aggiornamento delle rette all'inflazione e agli aumenti contrattuali, gravando tutto sulla quota sociale, che è passata da 42 euro del 2019 a 60 euro dal 1° settembre 2026.
Questa impennata delle rette, aumentata in soli otto anni del 46,8%, naturalmente non è accettabile.
Del fallimento delle misure multileva ne abbiamo parlato velocemente anche prima. Praticamente viene intercettato appena il 15% delle famiglie interessate dal problema.
In più, nella gran parte delle Regioni la quota sociale può variare solo in contemporanea alla variazione della quota sanitaria e le variazioni sono stabilite da accordi regionali.
Nelle Marche, invece, i servizi aggiuntivi possono raggiungere anche il 75% della retta base, ossia superare i 30 euro; oggi sono a 20 euro. Questo rappresenta l'ossigeno per le strutture quando la Regione non adegua la sua quota sanitaria; ossia rappresenta il benestare per ulteriori aumenti a carico degli utenti. Anche questo, Assessore, se mi permette, non lo dovremmo assolutamente consentire.
Questi aumenti, questi incrementi sino al 75%, sono il contrario di quello che ci viene chiesto attraverso i principi dei LEA , quindi andrebbero aboliti.
Non credo che questa sarà l'ultima interrogazione che presenterò sul tema, perché vedo che la soluzione è di là da venire.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Mastrovincenzo.
Antonio MASTROVINCENZO. Grazie, Presidente. Se l'Assessore mi farà la cortesia di darmi copia della risposta perché in realtà alla mia interrogazione non è riuscito a rispondere, visto il tempo a disposizione e la mole di interrogazioni a cui doveva dare risposta.
Mi associo a quanto detto dalla Consigliera Ruggeri.
Aggiungo solo che, nel caso ricordato, stiamo parlando di un servizio essenziale da assicurare, così come previsto dalla normativa nazionale e regionale.
È emblematico, e anche abbastanza triste, che debba essere una piccola realtà associativa come il Gruppo Solidarietà a dover segnalare inadempienze e mancato rispetto della normativa. Normativa che, peraltro, viene redatta e scritta dalla Regione e che dovrebbe essere la Regione a far rispettare per prima.
Aggiungo anche che la Regione ha una responsabilità nel far rispettare la normativa rispetto alle figure professionali e agli standard dei servizi, perché l'utenza in questi anni, in questi decenni, è ovviamente mutata nel tempo e, così come sono cambiati i bisogni, dovrebbero cambiare anche gli standard da far rispettare per quanto riguarda i servizi offerti. Grazie.
Interrogazione n. 294
a iniziativa dei Consiglieri Mastrovincenzo, Mancinelli, Catena, Cesetti, Mangialardi, Piergallini, Vitri
“Cure domiciliari nelle Marche”
(Svolgimento
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 294 dei Consiglieri Mastrovincenzo, Mancinelli, Catena, Cesetti, Mangialardi, Piergallini, Vitri.
Ha la parola, per la risposta, l'Assessore Calcinaro.
Paolo CALCINARO. Grazie, Presidente. In riferimento all’interrogazione in oggetto, si rappresenta quanto segue.
A seguito della modifica del decreto legislativo n. 502 del 1992, apportata dalla legge 178 del 2020, che ha previsto l’estensione del sistema di autorizzazione e accreditamento istituzionale anche agli erogatori pubblici e privati che erogano cure domiciliari, la Regione Marche ha adottato, con deliberazione della Giunta regionale n. 6 del 16 gennaio 2023, il Manuale dei requisiti minimi autorizzativi e di accreditamento.
La stessa deliberazione di Giunta regionale ha previsto che le strutture pubbliche e private che, alla data del 16 gennaio 2023 già erogavano cure domiciliari, dovessero presentare richiesta di autorizzazione all’esercizio entro 18 mesi dall’approvazione dei manuali.
L’iter procedurale stabilisce che l’erogatore presenti alla Regione la richiesta di autorizzazione all’esercizio e la richiesta di accreditamento istituzionale. Il Settore Autorizzazioni e Accreditamenti svolge un’istruttoria preliminare e trasmette la richiesta all’Organismo Tecnico Accreditante (OTA) dell’ARS per la verifica dei requisiti minimi, tra cui i requisiti organizzativi e di personale, da effettuarsi in loco.
L’OTA, attraverso il Gruppo Tecnico per l’Autorizzazione e l’Accreditamento Regionale (GAR), effettua la visita presso l’AST e trasmette l’esito alla struttura regionale competente. In particolare, il GAR verifica la presenza delle figure professionali previste a livello autorizzativo per ciascun livello assistenziale: cure domiciliari di base e prestazionali, ADI di primo livello, ADI di secondo livello, ADI di terzo livello e cure palliative, in termini di figure professionali, minuti di presenza e giorni di presenza settimanale.
La struttura regionale competente, entro 30 giorni dal ricevimento dell’esito della verifica dell’OTA, autorizza l’esercizio. Nel caso di mancanza di uno o più requisiti non impattanti sulla sicurezza, l’autorizzazione può essere rilasciata anche con prescrizioni, con il relativo termine di assorbitorio obbligatorio. In caso di mancato assorbimento delle prescrizioni, l’autorizzazione può essere sospesa o revocata.
Il procedimento è analogo per l’accreditamento istituzionale.
Le strutture pubbliche eroganti cure domiciliari delle AST hanno attivato l’iter di autorizzazione sia per le sedi organizzative sia per le sedi operative, ossia per le articolazioni territoriali all’interno dei vari distretti. Peraltro, anche le Case della Comunità… Alcune di esse hanno già ottenuto l’autorizzazione all’esercizio e ad oggi non risultano prescrizioni relative ai requisiti minimi organizzativi, quali la dotazione di personale e i tempi di erogazione.
Nella Regione Marche le cure domiciliari, articolate in Assistenza Domiciliare Integrata (ADI) e cure palliative domiciliari, sono prevalentemente erogate dal personale delle Aziende Sanitarie Territoriali; in alcuni casi sono erogate in collaborazione con erogatori privati e, nello specifico, le cure palliative possono essere erogate tramite convenzioni con enti del Terzo Settore, come previsto dalla deliberazione della Giunta regionale n. 183 del 2023, come, ad esempio, lo IOM e altri soggetti.
Peraltro, voglio anche dire che abbiamo ricevuto un ulteriore finanziamento di 6,3 milioni di euro, in quanto siamo tra le Regioni che hanno meglio raggiunto, nell’ambito del PNRR, i target richiesti sul finanziamento per l’ADI. Si tratta della ripartizione di ulteriori risorse non utilizzate da altre Regioni e rappresenta una quota premiale molto importante, assegnata circa tre o quattro settimane fa.
Per tale motivo, gli investimenti previsti dal PNRR sono stati indirizzati al potenziamento dei servizi di presa in carico, scegliendo di destinare risorse all’ampliamento dell’assistenza rivolta alla popolazione over 65, in coerenza con le linee guida europee e con i target intermedi e finali previsti.
Sulla base dello standard individuato dal Decreto Ministeriale 77 e con deliberazione della Giunta regionale n. 2061 del 2023, è stata effettuata una stima delle prese in carico presunte in base alla popolazione over 65, delegando le stesse Aziende all’attuazione dei target intermedi e finali.
Per quanto riguarda i target della Regione Marche, è stato ottenuto da parte di Agenas il riconoscimento del raggiungimento, sia in termini assoluti sia percentuali, degli obiettivi incrementali fissati dall’Allegato 1 per le annualità 2022, 2023, 2024 e 2025.
La Regione è inoltre impegnata in un processo di rafforzamento e omogeneizzazione dell’offerta territoriale, anche alla luce degli standard previsti dal Decreto Ministeriale e dai manuali di cui alla deliberazione della Giunta regionale n. 6 del 2023.
Si stanno ultimando le azioni di potenziamento delle cure domiciliari anche nell’ambito degli investimenti del PNRR.
Presidenza del Presidente
Gianluca Pasqui
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Mastrovincenzo.
Antonio MASTROVINCENZO. Grazie, Presidente. Assessore, mi ha dato una lunga risposta dettagliata, però rimane il fatto che questa interrogazione nasce da un accesso agli atti, da una richiesta effettuata dal Gruppo Solidarietà il 31 marzo scorso, con una rilevazione per ogni singolo distretto. Quindi sono dati che non ci inventiamo noi, né si inventa il Gruppo Solidarietà, ma che sono stati forniti dai singoli distretti.
Ricordo che le cure domiciliari sono un servizio di livello essenziale per il Servizio sanitario nazionale e dalla rielaborazione dei dati emerge un quadro totalmente disomogeneo nella regione. È evidente una carenza di personale sotto tutti i punti di vista e relativamente a tutte le figure professionali.
Emerge un’eterogeneità territoriale, insieme alla scarsa o mancata presenza di tutte le figure professionali chiamate a comporre l’offerta delle cure domiciliari. Sostanzialmente, in nessun territorio regionale si garantiscono gli standard previsti.
Emerge anche la sostanziale assenza del servizio di assistenza tutelare, la scarsità dei medici specialisti per le cure palliative domiciliari e la carenza di medici palliativisti.
Credo - ora non leggo tutti i dati contenuti nell’interrogazione - che la qualità della vita di molti malati in condizioni di non autosufficienza dipenda in buona parte dalla presenza di un adeguato servizio di cure domiciliari. Ritengo indispensabile garantire un servizio efficiente, per evitare la residenzialità e assicurare qualità e dignità della vita a chi ne ha necessità e diritto. Purtroppo, questa Amministrazione regionale non sta garantendo affatto questo servizio di livello essenziale. Grazie.
Interrogazione n. 209
a iniziativa dei Consiglieri Vitri, Mancinelli, Catena, Cesetti, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini
“Crisi del settore della pesca marchigiana e iniziative urgenti a sostegno del comparto”
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione Interrogazione n. 209 dei Consiglieri Vitri, Mancinelli, Catena, Cesetti, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini
Ha la parola, per la risposta, l'Assessore Rossi.
Enrico ROSSI. Grazie, Presidente. Relativamente a quanto riportato nell’interrogazione in oggetto, si coglie l’occasione per aggiornare in merito al fatto che, con apposito decreto del Presidente della Giunta regionale, si è proceduto alla nomina della Consulta per l’economia ittica, che si è riunita nella sua nuova composizione affrontando numerose questioni e tematiche puntualizzate nell’interrogazione.
In particolare, come rilevato anche in sede di Consulta, si evidenzia che la Regione Marche segue con la massima attenzione le difficoltà che stanno interessando il settore della pesca e dell’acquacoltura, soprattutto a seguito dell’aumento dei costi energetici e del carburante determinato dalle tensioni geopolitiche internazionali e dalla crisi in Medio Oriente.
Come già avvenuto in occasione del conflitto russo-ucraino, l’Assessorato alla pesca è in stretto contatto con il comparto e con le associazioni di categoria. Gli uffici regionali stanno partecipando, insieme alle altre Regioni e sotto il coordinamento del MASAF, a specifici tavoli tecnici finalizzati all’individuazione di apposite misure di sostegno in favore delle imprese della pesca e dell’acquacoltura maggiormente colpite dall’incremento dei costi di esercizio.
A seguito dei primi incontri, è già stata elaborata dal MASAF un’apposita bozza di bando, che costituirà una misura comune e contemporanea per tutte le marinerie, con lo scopo di erogare indennizzi a valere sulle risorse FEAMPA, con una metodologia simile a quella messa in atto in occasione della crisi russo-ucraina.
In merito alle sempre maggiori restrizioni connesse all’adozione delle norme comunitarie, oltre alla riduzione dei periodi di pesca, sempre in Consulta è stato condiviso il positivo esito dell’interlocuzione tra la marineria civitanovese e il Ministero competente, volto a scongiurare, almeno per ora, l’interruzione aggiuntiva prevista per l’area antistante la città di Civitanova Marche.
In merito ai mutamenti climatici, che inevitabilmente aggravano la crisi del comparto, la Regione Marche, a partire dal 2025, ha finanziato con risorse FEAMPA un’apposita convenzione con l’Università Politecnica delle Marche per il monitoraggio dei parametri ambientali marini. La collaborazione è volta anche all’installazione di ulteriori stazioni di rilevamento dati, gemelle di quella già presente nel Pesarese, con cui poter prevedere mutamenti di maggiore entità e, conseguentemente, elaborare strategie di gestione.
Oltre a quanto già riportato, prossimamente la Regione Marche, consapevole della necessità di mettere in campo misure volte alla diversificazione, si appresta a pubblicare, per la prima volta, appositi bandi FEAMPA finalizzati al finanziamento di progetti per lo sviluppo dell’ittiturismo e, in generale, della multifunzionalità delle aziende anche in ambito ittico. La diversificazione e l’incentivazione di attività integrative connesse al comparto turistico costituiranno, infatti, uno degli elementi volti al rilancio del settore.
Aggiungo, peraltro, ad integrazione, che i prossimi bandi di imminente emanazione riguarderanno ovviamente anche il bando flotta, l’efficientamento e tutta un’altra serie di misure altamente attese dal comparto ittico e, anche in questo caso, discusse in sede di Consulta.
In ultimo, tema altrettanto importante che è stato discusso con tutti i soggetti componenti della Consulta, è quello dell’avvicendamento generazionale all’interno del settore ittico. Su questo argomento torneremo prossimamente a confrontarci con proposte concrete da portare al tavolo assieme agli altri soggetti coinvolti, al fine di procedere anche in questo senso con misure che possano dare nuove prospettive strategiche al futuro dell’economia ittica della Regione Marche.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatta o meno, la Consigliera Vitri.
Micaela VITRI. Grazie, Presidente. Assessore, potrei dirmi soddisfatta perché finalmente, dopo mesi di proteste, avete deciso di intervenire per dare un aiuto al settore della pesca.
Dall’elenco che lei mi ha presentato poco fa emerge la previsione di un bando del MASAF, di risorse regionali e, per la prima volta, addirittura, come lei stesso ha detto e come mi fa piacere sottolineare, di nuovi bandi a sostegno del settore, sia per la flotta sia per l’efficientamento. È stata anche nominata la Consulta regionale della pesca. Finalmente, come io stessa chiedevo in questa interrogazione, depositata addirittura il 3 aprile.
Quindi, rispetto a quattro mesi fa, bene: sono stati fatti dei passi avanti. Ma, mi consenta, Assessore, di dire anche male, perché, al di là di questo elenco, non ci ha detto né quanto né quando. Quanto saranno le risorse investite? Sarà un bando del MASAF simile a quello già messo in campo dopo l’esplosione della guerra russo-ucraina. Ma quante saranno le risorse? Saranno le stesse? E poi: quando?
Lei mi dirà che non lo può sapere. Però io ho presentato questa interrogazione il 3 aprile e ancora oggi, a luglio, non sappiamo esattamente quali risposte darà la Regione, se non un elenco generico di bandi ai quali state lavorando. Ci aspettavamo, invece, risposte immediate per diversi motivi, anzi per così tanti motivi che purtroppo in un minuto non posso elencare, ma che lei conosce benissimo.
I numeri del 2023 riportano infatti 694 imbarcazioni, quasi la metà dedicate alla piccola pesca nelle Marche, 219 vongolare e il 20,7% a strascico. Quasi tutte, purtroppo, hanno subito delle perdite.
Tante dinamiche stanno mettendo in seria difficoltà non solo i pescatori, ma anche l’intera filiera della pesca. Soprattutto nella provincia di Pesaro e Urbino, aggiungo, che è quella che conosco meglio, stanno rilevando e subendo perdite commercianti, trasportatori e lavoratori di tutto l’indotto.
A questa situazione generale si aggiungono, purtroppo, anche le difficoltà causate, ad esempio, dalla proposta dell’Unione europea applicata in Adriatico per la ricostruzione delle biomasse, che prevede un taglio del 12% della pesca a strascico. Ciò significherà, per la flotta marchigiana, meno giorni in mare, meno pescato e gli stessi costi di manutenzione e di equipaggio.
In questa situazione, quindi, oltre ai danni già subiti e ingenti dello scorso anno, che ancora non hanno avuto indennizzi a causa delle mucillagini, è sempre più urgente…
Interrogazione n. 278
a iniziativa del Consigliere Cesetti
“Follow up pazienti oncologici – AST Fermo”
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 278 del Consigliere Cesetti
Ha la parola, per la risposta, l'Assessore Calcinaro.
Paolo CALCINARO. Grazie, Presidente. Faccio una premessa: purtroppo, nel nostro tempo, l’incidenza dei tumori, anche per gli stili di vita, le tipologie di vita e l’ambiente circostante, è in crescita. Questo non lo dico io, è un dato strutturale, però, per fortuna, si stanno ampliando e allungando le possibilità di sopravvivenza e di cura.
Questo che significa? Che comunque la platea oncologica, ahimè, si allarga, seppur con aspettative di vita e di cura maggiori rispetto al passato. Questo può dare un problema anche di risposta, parlando onestamente, sui follow-up.
Vado a leggere il riscontro che viene dall’AST di Fermo in riferimento all’interrogazione e si riportano, in via riassuntiva, le risposte del direttore dell’Unità Operativa Complessa di Oncologia e del Direttore della radiodiagnostica.
L’Unità Operativa di Oncologia, dal 1° gennaio 2026 al 15 maggio 2026, ha eseguito 991 visite di follow-up.
L’Unità Operativa Complessa di Radiodiagnostica dell’AST di Fermo mette attualmente a disposizione dei medici oncologici, per i pazienti in follow-up, i seguenti slot annuali nelle agende dedicate alle prese in carico:
• 900 TAC;
• 204 risonanze magnetiche;
• 1.244 mammografie;
• 816 ecografie;
• 306 esami di radiologia tradizionale.
Tali slot sono stati calcolati sugli esami richiesti dai medici oncologici negli anni precedenti, sulla base dello storico, e si sommano a quelli a disposizione dei pazienti del Day hospital di Oncologia.
I medici oncologici emettono la ricetta dematerializzata e prenotano direttamente nelle agende delle prese in carico (PIC) della radiologia, informando il paziente dell’appuntamento.
Nel caso in cui il medico oncologo non trovi un posto libero nell’agenda PIC nella data desiderata, inserisce l’impegnativa nelle liste di garanzia. Il personale delle liste di garanzia prenota l’esame e avvisa il paziente.
In casi particolari, per quelli discussi nel Gruppo Oncologico Multidisciplinare, il medico oncologo contatta direttamente il personale della radiologia, che prenota l’esame nella data richiesta dall’oncologo.
Voglio fare anche un inciso che credo sia molto importante, in prospettiva del passaggio dell’Ospedale Murri a Campiglione avremo la possibilità, nel trasferimento dell’INRCA al Murri, di mantenere - e su questo abbiamo avuto anche il via libera dall’Unità di Missione PNRR - le attrezzature radiodiagnostiche dell’attuale radiologia presso il Murri. Verrà quindi raddoppiata la possibilità di effettuare visite radiologiche nel territorio fermano.
Un ulteriore passo in avanti sarà fatto anche ad Amandola, dove alcuni problemi tecnici stavano creando criticità nella radiodiagnostica. Su questo si sta lavorando entro il mese di luglio per ripristinare pienamente la situazione.
La patologia oncologica ormai segue sempre più un approccio multidisciplinare inserito nel Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale (PDTA). Infatti, l’AST di Fermo, seguendo anche le indicazioni delle reti cliniche predisposte dalla Regione Marche, attiva percorsi specifici. Nel caso dell’Oncologia si sta implementando il percorso per il paziente uro-oncologico e gastro-oncologico, grazie ai rispettivi primari
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Cesetti.
Fabrizio CESETTI. Grazie, Presidente. Grazie, Assessore Calcinaro, della risposta.
Innanzitutto, questa interrogazione nasce, come tutte le altre, nessuna esclusa, da segnalazioni precise ricevute da cittadini che io, tra l’altro, nella stessa interrogazione ho riportato tra virgolette. Come qui si evidenziava, infatti, questa situazione dei malati oncologici su Fermo che non avevano più gli esami programmati e prenotati direttamente dal reparto. Questa è ovviamente un’assoluta necessità, come avviene, tra l’altro, anche in altre AST della Regione.
Ad esempio, lo cito e ne do atto, nell’AST di Ancona risulta operativo dal 1° aprile 2026 il documento “Modello operativo per la presa in carico dei pazienti oncologici”, approvato con determina n. 126 del 10 marzo 2026 del Direttore generale, con lo scopo di definire e standardizzare all’interno dell’AST di Ancona il modello operativo della presa in carico.
Sulla base di questa procedura, il paziente non deve più occuparsi della ricerca di slot nel sistema CUP. La responsabilità della pianificazione del follow-up si sposta dall’utente alla struttura specialistica erogante e si garantiscono continuità assistenziale, tracciabilità e certezza del percorso di cura lungo l’intera rete aziendale.
Ovviamente questo già avviene anche nella stessa AST di Macerata e, in modo puntuale ed efficace, a Civitanova Marche, che voglio pubblicamente ringraziare per la precisione dimostrata su questo aspetto.
Credo che ciò debba succedere e accadere dappertutto, perché, come diceva l’Assessore, oggi in oncologia sono stati fatti passi da gigante. Su questo, però, ci vuole un impegno straordinario da parte di tutta la struttura.
Questo è ancor più necessario dopo la riforma, perché quando c’era l’ASUR, che fungeva un po’ da raccordo per tutto il panorama regionale, la gestione poteva essere più efficiente ed efficace. Oggi, con le Aziende Sanitarie Territoriali e con la loro autonomia, anche organizzativa, c’è bisogno di un maggior raccordo affinché non vi siano, ancorché involontarie, disparità di trattamento tra un’Azienda e un’altra, tra un territorio e un altro.
PRESIDENTE. L’interrogazione n. 319 è rinviata.
Interpellanza n. 33
a iniziativa dei Consiglieri Vitri, Mangialardi, Caporossi, Catena, Cesetti, Mancinelli, Mastrovincenzo, Nobili, Piergallini, Seri
“Politiche regionali per i sevizi educativi 0-6 anni”
Interrogazione n. 182
a iniziativa del Consigliere Nobili
“Sistema regionale monitoraggio e coordinamento dei servizi educativi per la prima infanzia (0-6)”
(abbinate)
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interpellanza n. 33 dei Consiglieri Vitri, Mangialardi, Caporossi, Catena, Cesetti, Mancinelli, Mastrovincenzo, Nobili, Piergallini, Seri e l’interrogazione n. 182 del Consigliere Nobili (abbinate).
Ha la parola, per l’illustrazione, la Conigliera Vitri.
Micaela VITRI. Grazie, Presidente. Questa interpellanza nasce da un dato oggettivo che riteniamo meriti una riflessione politica.
Tutti condividiamo l’importanza di investire nei servizi educativi destinati ai bambini da 0 a 6 anni. Sono servizi che sostengono la crescita, favoriscono la conciliazione tra vita familiare e lavoro, contrastano la disuguaglianza educativa e rappresentano un investimento sul futuro della nostra comunità. Eppure, analizzando i dati della programmazione regionale negli ultimi anni, emerge una tendenza che va nella direzione opposta.
Nel 2023 il sistema integrato 0-6 ha beneficiato di 5.913.400 euro di Fondo nazionale e di 1.505.623 euro di cofinanziamento regionale, di cui 755.623 destinati ai Comuni e 750.000 alle scuole dell’infanzia paritarie.
L’anno dopo, nel 2024, il Fondo nazionale è sceso. Quindi il Governo Meloni ha ridotto i fondi per questi servizi educativi, passando da circa 5,9 milioni a 5.678.686 euro, con una riduzione di oltre 234.000 euro rispetto all’anno precedente. La Regione ha aumentato, per compensare, il proprio intervento e questo lo possiamo considerare positivo, perché ha destinato 2 milioni di euro ai Comuni, oltre ai consueti 750.000 euro per le scuole dell’infanzia paritarie.
Nel 2025 il Fondo nazionale è diminuito ancora, per l’ennesima volta. Quindi, per tre anni consecutivi, il Governo Meloni ha ridotto i fondi per i servizi 0-6.
A dispetto degli slogan “madre, donna e cristiana”, mi spiace dover rilevare che il Governo Meloni, per tre anni consecutivi - 2023, 2024 e 2025 - ha tagliato moltissimo dal Fondo nazionale per i servizi educativi 0-6 anni, mettendo in difficoltà le famiglie, soprattutto quelle tradizionali.
Infatti, i dati ci dicono che nel 2025 il Fondo nazionale è diminuito fino a 5.553.883 euro, con un’ulteriore perdita di 124.803 euro. Complessivamente, in due anni il finanziamento statale si è ridotto di 359.517 euro.
A fronte di questo calo, viste anche le proteste e le sollecitazioni a livello regionale, la Giunta regionale delle Marche ha dovuto colmare, giustamente, le carenze, stanziando nel 2025 2.029.000 euro di cofinanziamento ai Comuni, mantenendo sempre intatta la quota di 750.000 euro alle scuole dell’infanzia paritarie.
In passato ci sono stati problemi, soprattutto quando i fondi regionali, con l’Assessore precedente - e lo sa benissimo perché abbiamo provato anche a risolverli, grazie ad alcune sollecitazioni partite dai Comuni che io ho evidenziato - erano esclusivamente europei e quindi vincolati a determinati utilizzi, ad esempio voucher e bonus per avere ore specifiche e non per le assunzioni.
Al di là delle problematiche del passato, il Fondo nazionale ha continuato a diminuire progressivamente, anziché rafforzare il proprio impegno e la Regione ha poi ridotto il cofinanziamento in alcuni settori diversi.
Eppure la stessa Giunta regionale ha riconosciuto che il monitoraggio effettuato nelle Marche evidenzia un utilizzo importante delle risorse per sostenere le spese di gestione dei servizi educativi 0-3 anni e ha affermato che la futura programmazione sarà definita nell’ambito del nuovo Piano pluriennale 2026-2030.
Noi riteniamo che proprio questa fase rappresenti l’occasione per compiere una scelta diversa e importante.
Per questo oggi, con quest’interpellanza, chiedo se il Governo regionale intende considerare davvero il sistema educativo 0-6 anni.
PRESIDENTE. Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Rossi.
Enrico ROSSI. Grazie, Presidente. Si rappresenta che il sistema integrato di educazione e istruzione dalla nascita fino ai 6 anni costituisce un ambito di rilevanza strategica nelle politiche della Giunta regionale delle Marche, che riconosce il valore dei servizi educativi 0-6 anni sia sotto il profilo educativo sia quale strumento di sostegno alle famiglie, anche in relazione alla conciliazione tra tempi di vita e lavoro. Tali servizi sono disciplinati da norme nazionali e regionali, con competenze ripartite tra Regioni, Comuni e Ministero dell’Istruzione e del Merito, nell’ambito del modello di governance multilivello delineato dal decreto legislativo n. 65 del 2017.
Ciò premesso, di seguito si risponde ai vari punti contenuti nell’interpellanza e nell’interrogazione richiamate.
Per quanto riguarda gli investimenti e le risorse regionali, nelle more dell’approvazione del Piano pluriennale 0-6 per il quinquennio 2026-2030, con il quale verranno definite le risorse statali messe a disposizione dal MIM e la quota di compartecipazione delle Regioni, la Regione Marche ha già stanziato, con il bilancio di previsione 2026-2028, risorse esclusivamente regionali per complessivi 4 milioni di euro, di cui:
• 1,4 milioni per il 2026;
• 700 mila euro per il 2027;
• 1,9 milioni per il 2028.
È importante evidenziare che per il 2026 è previsto, in sede di assestamento, un ulteriore incremento a garanzia della compartecipazione regionale relativa alla medesima annualità, ferma restando la possibilità di individuare ulteriori risorse aggiuntive per le annualità successive.
Per quanto riguarda i tavoli di coordinamento, il tavolo paritetico dedicato al sistema integrato 0-6, previsto dall’articolo 11 del Piano pluriennale, e il tavolo tecnico per le Sezioni Primavera prevedono componenti designati da ANCI Marche. Nulla osta, ovviamente, da parte della Regione Marche, affinché tra questi vengano individuati referenti tecnici provenienti da Comuni con elevato numero di abitanti e con servizi educativi consolidati e strutturati, che possano così partecipare stabilmente alle attività di indirizzo, coordinamento e supporto.
Per quanto riguarda i servizi estivi, nel quinquennio 2021-2025 la Regione Marche, attraverso le proprie programmazioni riferite al sistema integrato 0-6, ha finanziato l’apertura e il prolungamento dei servizi educativi 0-3 e 3-6 nel periodo estivo, con l’obiettivo di garantire la continuità educativa e il sostegno alle famiglie. Si provvederà a riproporre tali interventi anche per il 2026, in raccordo con i numerosi Comuni che già organizzano attività di centri estivi rivolti alla fascia di età 0-6 anni.
Per quanto riguarda invece l’interrogazione n. 182/2026 sull’Osservatorio, monitoraggio e qualità dei servizi, si rappresenta che nelle Marche non risulta istituito un osservatorio pedagogico dedicato, poiché tali funzioni sono svolte dall’Osservatorio regionale delle politiche sociali, che raccoglie ed elabora i dati trasmessi dai Comuni e dagli Ambiti territoriali sociali, consultabili sul sito istituzionale.
La qualità dei servizi 0-3 è assicurata dai requisiti fissati dalla legge regionale n. 9 del 2003 e dal regolamento attuativo n. 13 del 2004, con funzioni di controllo e vigilanza affidate ai Comuni. Per la fascia 3-6 anni, la competenza è del Ministero dell’Istruzione e del Merito.
Per quanto attiene ai Coordinamenti pedagogici territoriali (CPT), essi risultano formalmente istituiti e attivi in tutti i 23 Ambiti territoriali sociali, con funzione di monitoraggio, promozione e miglioramento della qualità educativa per la fascia 0-6.
Per quanto riguarda le risorse del sistema integrato, negli ultimi cinque anni la Regione Marche ha destinato il Fondo nazionale per il sistema integrato 0-6, unitamente al cofinanziamento regionale, per interventi di edilizia scolastica, supporto alla gestione dei servizi, promozione dei CPT e formazione del personale.
Nell’ultimo biennio il cofinanziamento regionale è stato incrementato, come peraltro confermato nell’illustrazione, a conferma dell’impegno dell’Ente nel sostenere lo sviluppo e la qualità del sistema integrato 0-6 anni.
In ultimo, per ciò che concerne il rafforzamento del monitoraggio, è intenzione della Giunta sviluppare e rafforzare gli strumenti già operativi, così come l’interoperabilità dei dati tra Regione, Comuni, Ambiti territoriali sociali e Ministero dell’Istruzione e del Merito, nelle more dell’attivazione del Sistema informativo nazionale dei servizi educativi per l’infanzia, di cui all’articolo 5, comma 1, del decreto legislativo n. 65 del 2017, valutando altresì nuovi strumenti per rilevazioni periodiche e report pubblici.
È in tale quadro che la Regione continuerà a porre particolare attenzione al tema, anche attraverso il raccordo con i soggetti istituzionali coinvolti, al fine di favorire un’offerta quanto più ampia possibile sul territorio regionale.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatta o meno, la Consigliera Vitri.
Micaela VITRI. Grazie, Presidente. La ringrazio per questa risposta, Assessore, e, se possibile, le chiedo anche di averla in forma scritta, perché vedo che è piuttosto articolata. Mi fa piacere anche perché ha annunciato che ci saranno ulteriori risorse nell’assestamento di bilancio e mi piacerebbe sapere anche a quanto ammonteranno.
Non ho però sinceramente ben capito se abbia dato risposte precise e puntuali sul tema dei centri estivi, che io non ho avuto tempo di illustrare perché era terminato il minutaggio durante la presentazione dell’interpellanza e non ho potuto affrontare l’altro tema. Lei probabilmente l’aveva già letta e avrà visto che un altro problema che si pone è proprio quello dei centri estivi.
Con la chiusura dei nidi e delle scuole dell’infanzia si apre infatti un periodo durante il quale molti genitori continuano a lavorare e hanno bisogno di servizi educativi qualificati. Per i bambini non si tratta semplicemente di un’attività ricreativa, ma della prosecuzione del percorso educativo.
Questi servizi assumono un valore ancora maggiore nei Comuni più piccoli, nelle aree interne e nelle periferie, dove spesso rappresentano uno dei pochi presìdi educativi presenti durante l’estate.
Per questo la preoccupazione aumenta in questo momento e nella mia interpellanza le chiedevo di rispondere su un punto preciso: perché sono state escluse le scuole dell’infanzia statali dall’avviso del Ministero dell’Istruzione e del Merito dedicato ai percorsi estivi di inclusione e socialità, una misura rivolta esclusivamente alle scuole primarie e secondarie.
Praticamente, in questo periodo è stato pubblicato, come avviene di consueto, un avviso del Ministero dell’Istruzione e del Merito dedicato al finanziamento di progetti per percorsi estivi di inclusione e socialità, ma da tale misura vengono escluse tutte le scuole dell’infanzia.
Si iniziano quindi a considerare i bambini soltanto dai 6 anni in su e questo mette fortemente in difficoltà tutte le famiglie che hanno bambini nella fascia inferiore ai 6 anni e che, purtroppo, spesso sono costrette a pagare centri privati, laddove esistano, oppure a rinunciare al lavoro dove tali servizi non ci sono.
Per questo mi aspetto che la Giunta regionale, nei prossimi mesi, possa innanzitutto chiarire quante saranno le risorse che verranno stanziate nell’assestamento, perché lei stesso ha ammesso che avete dovuto aumentare le risorse, visto che sono diminuite quelle trasferite dal Governo, cioè quelle nazionali. Sui centri estivi e sugli interventi destinati in particolare a questa fascia d’età non mi ha fornito delucidazioni precise.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Nobili.
Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. Purtroppo la risposta che ha dato l'Assessore conferma quello che io temevo e che ho rappresentato con l'interrogazione: nella Regione Marche non esiste un sistema capace di monitorare l'ambito educativo 0-6.
Infatti, nella mia interrogazione domandavo specificamente se è intenzione dell'Amministrazione regionale fare qualcosa di più rispetto al sistema di monitoraggio, assolutamente insufficiente, che è quello dell'Osservatorio regionale Politiche sociali, che è un osservatorio che ha un orizzonte molto vasto e che non mi risulta occuparsi efficacemente dell'ambito relativo al sistema educativo 0-6. Quindi, rispetto a questo, credo che la Regione Marche possa dotarsi di uno strumento, così come hanno fatto altre Regioni, che sia espressamente dedicato al sistema educativo.
Sottolineo anche che nell'interrogazione si dà atto che esistono coordinamenti pedagogici territoriali, ma si domandava alla Regione di definire meglio i criteri, comprendere meglio il quadro regionale complessivo: se ci sono atti di indirizzo, standard minimi di funzionamento, risorse dedicate, modalità di rendicontazione. Ma tutto questo è lasciato invece ad una valenza che ci fa capire che, in realtà, questi coordinamenti pedagogici territoriali non sono nel patrimonio conoscitivo della Regione e non sappiamo come e quanto effettivamente riescano ad operare.
Credo che, se prima, parlando della questione legata alle politiche agricole, ho riconosciuto l'impegno della Regione, ma con la prospettiva di poter fare di più, qui purtroppo si deve prendere atto che l'azione della Regione Marche è significativamente insufficiente e occorre fare veramente molto, ma molto di più.
Non c'è bisogno che il sottoscritto sottolinei quanto sia importante il sistema educativo 0-6, perché vengono in gioco tutta una serie di aspetti di particolare rilievo per la nostra comunità. Quindi l'invito che rivolgo alla Giunta regionale è quello di attivarsi, conoscere il sistema per poterlo poi governare efficacemente. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Caporossi.
Michele CAPOROSSI. Grazie, Presidente. Quest'interpellanza e anche l'interrogazione pongono un problema fondamentale, perché un tema educativo è anche un tema di sostegno reale alle famiglie.
I bambini hanno bisogno di socialità anche in estate per non interrompere le relazioni e le attività, anche quelle motorie, visto che c'è una pausa anche da parte delle società sportive. I centri estivi hanno un grande valore educativo e vanno potenziati.
Abbiamo nelle nostre città molte iniziative, sia pubbliche che private, di grande qualità: associazioni, parrocchie, strutture educative private e convenzionate, gruppi del terzo settore, gruppi sportivi. C’è un grande fermento in proposito.
Bene, allora il problema è relativo alle rette, in quanto ci sono alcuni corsi gratuiti finanziati dalle scuole, ma i centri estivi hanno bisogno di maggiore sostegno e di ristoro per le famiglie, perché i nuclei familiari numerosi spendono veramente molto per usufruire dei servizi.
Come dico spesso, la gestione del bilancio è una questione di scelte. Per aiutare le famiglie vanno previsti più fondi da parte della Regione ed è questa la sollecitazione che intendiamo avanzare con questa interpellanza.
È giunta l'ora di prevedere un apposito strumento all'interno del bilancio preventivo e della catalogazione delle risorse della Regione Marche per lo spazio 0-6, perché è esattamente in questo momento una lacuna da colmare.
Noi crediamo e ci appelliamo alla vostra sensibilità, alla vostra responsabilità, perché ciò avvenga. Grazie.
PRESIDENTE. Ora passiamo alla votazione per il rinvio di una serie di proposte di legge. La votazione è per ogni proposta di legge. Due, nella Conferenza dei Presidenti di gruppo, avevamo detto di rinviarle, ma comunque va votato in Aula il rinvio.
Rinvio della proposta di legge n. 8. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Aggiungiamo il voto favorevole del Consigliere Mastrovincenzo.
Rinvio della proposta di legge n. 2. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Rinvio della proposta di legge n. 5. Ha la parola, oratore contro, la Consigliera Ruggeri.
Marta RUGGERI. Grazie, Presidente. Ci terrei a dire che mi dispiace aver dovuto ricorrere all’articolo 86 per questa proposta di legge, perché, come sapete, è uno dei primissimi atti che ho presentato - ringrazio tutta l'opposizione che l'ha sottoscritta ad inizio legislatura - ma non ha trovato un minuto per essere discusso in Commissione.
Adesso, mi sembra di capire che abbiate la volontà politica di rimandarla in Commissione e spero che non starà lì ad ammuffire, perché, a differenza di altre proposte di legge, come quella della Toscana che è stata ritenuta incostituzionale, ci tengo a dire che questa ha una solidità legislativa, perché ha un impianto differente, ed è molto simile, ricalca in parte, in larga parte, quelle che sono già diventate leggi e non hanno avuto alcun tipo di osservazione. Sto facendo riferimento, per esempio, alle leggi in vigore in Puglia, Liguria, Sardegna e Campania.
Quindi, motivi tecnici ostativi non ce ne sono; ci sono solo questioni politiche che, quantomeno, visto che siamo Consiglieri regionali, potremmo sviscerare in Commissione, visto che è una degli organismi di lavoro e discutere è il nostro lavoro. Vietare la discussione perché non si è d'accordo non penso che sia un buon procedimento.
Quindi, se mi pare di aver capito, la maggioranza è intenzionata a rinviarla in Commissione, io dico che non siamo d'accordo, perché abbiamo la preoccupazione che finirà come tante proposte di legge, sulle quali abbiamo votato il rinvio in Commissione, che poi non sono state per niente esaminate.
Se è possibile, la discuterei oggi. Se non fosse possibile, perché la maggioranza non è d'accordo, noi come opposizione ci diremo contrari nel voto. Grazie.
PRESIDENTE. Rinvio della proposta di legge n. 5. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Rinvio in Commissione della proposta di legge n. 6. Ha la parola, oratore contro, il Consigliere Cesetti.
Fabrizio CESETTI. Grazie, Presidente. Noi chiediamo che le nostre proposte di legge, ai sensi dell’articolo 86, comma 13, del Regolamento interno, vengano esaminate in Aula, ma l’Aula puntualmente le rinvia in Commissione, poi passano i termini di legge e torniamo di nuovo qua. E le leggi, solitamente, non vengono esaminate.
Questa è una legge relativa all'istituzione di un fondo per l'erogazione del reddito di libertà per le donne vittime di violenza. In relazione a questo punto, la Regione Marche celebra ogni anno la Giornata per il contrasto della violenza di genere. Ogni anno si approvano documenti, si fanno discussioni, pontificazioni e non si fa mai nulla, mai nulla.
Tant'è che dall'ultimo rapporto annuale sulla violenza di genere nelle Marche, approvato con deliberazione di Giunta n. 1558 del 3 novembre, emerge che nel corso dell'anno 2024 sono state 841 le donne che hanno avuto accesso ai centri antiviolenza, più 12,4% rispetto all'anno precedente.
Non si fa mai seguito a un atto concreto, come questa proposta di legge. Tra l'altro, nella scorsa legislatura, perché è una riproposizione, in Commissione, vedo qui il Presidente Baiocchi, venni nominato relatore di minoranza e l’ex Consigliera della Lega relatrice di maggioranza. C'era la più ampia disponibilità dichiarata ad approvarla, come si faceva a dire di no nell'imminenza della Giornata contro la violenza di genere? Poi non è stata mai esaminata e mai approvata. Perché? Perché non si poteva intestare al Consigliere Cesetti questa proposta di legge o al Gruppo PD, però altre sono state fatte quando faceva comodo.
Adesso in questa legislatura è stata ripresentata. Abbiamo un'altra volta celebrato la Giornata, l’abbiamo fatta qui, piena di parole, di pontificazioni sul nulla. E poi questa proposta di legge non l'esaminiamo.
Perché non l'esaminiamo? Ci si assuma la responsabilità di essere contrari, se ne avete il coraggio. Altrimenti, se una cosa è giusta, la si approvi, anche perché dovremmo essere conseguenti.
Vedo che oggi il Presidente ha annunciato "Marche Sicure". Marche Sicure. Bene, questa qui non è un fatto per la sicurezza nelle Marche? Perché le donne che vengono massacrate...
PRESIDENTE. Ha la parola, oratore a favore, il Consigliere Putzu.
Andrea PUTZU. Grazie, Presidente. Ovviamente il Consigliere Cesetti non partecipa alla riunione dei capigruppo, quindi, lo giustifico, poiché non poteva sapere che avevamo deciso di rinviare le proposte di legge tra i cui firmatari c'era il Consigliere Mangialardi, correggetemi se sbaglio.
A prescindere da questo, il Consigliere Cesetti ovviamente fa il Consigliere d'opposizione e quindi... Ha fatto l'Assessore, diciamo che poco si rende conto del lavoro che fanno le Commissioni, immagino.
Credo che una proposta di legge importante come questa sarà sicuramente esaminata in Commissione, dove se ne parlerà. Ma, il Consigliere Cesetti, saprà meglio di me che ci sono tantissime proposte di legge nelle Commissioni e ricorderà benissimo che quando governava ed era Assessore, l'opposizione faceva tante proposte di legge e molte non venivano neanche visionate. E’ una procedura che si fa da sempre, se lo ricorderà.
Permettetemi anche di fare i complimenti al Partito Democratico, perché ieri Amazon ha inaugurato lo storico hub nelle Marche. Ricordo benissimo che il Partito Democratico diceva che non si sarebbe mai fatto. Ricorda, Consigliere Pierini, quell’articolo di due esponenti del PD, che diceva: "È una vergogna l'incompetenza di Acquaroli". Ancora una volta avete fatto una figuraccia. Oggi voglio ricordare la giornata dell'ennesima figuraccia del PD. La ricordo perché ieri abbiamo inaugurato Amazon e oggi celebriamo l’ennesima figuraccia del PD.
Per quanto riguarda la proposta di legge, Consigliere Cesetti, credo che debba andare in Commissione, dove è giusto approfondirla perché su questo tema non dobbiamo dividerci, ma unirci. Quando il Presidente Acquaroli porterà la proposta di legge sulla sicurezza, potrà essere integrata anche con questa. D'altronde, i Consiglieri regionali possono fare gli emendamenti alle proposte di legge e quando ci sarà quell’atto li potranno fare.
Permettetemi di dire che sono certo che il collega Baiocchi - che voglio ringraziare per come conduce la Commissione, con estrema correttezza - approfondirà un tema così serio. Di certo non si può portare un atto in Aula per fare polemica. Ovviamente, come avete fatto polemica su Amazon, non vorrei farvi fare altre figuracce.
PRESIDENTE. Rinvio in Commissione della proposta di legge n. 6. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
PRESIDENTE. Rinvio in Commissione della proposta di legge n. 11, chiesto a nome del sottoscritto, del Vicepresidente Rossi e del Consigliere Ausili.
Ha la parola, oratore contro, la Consigliera Ruggeri.
Marta RUGGERI. Grazie, Presidente. Aderisco completamente a quello che ha detto il Consigliere Cesetti prima, perché questa legge va di pari passo con quella del reddito di libertà e sarebbe una bella pagina per questo Consiglio regionale quantomeno discuterla.
Siamo, perché è stata firmata anche dagli altri colleghi dell'opposizione, contrari al rinvio perché, come abbiamo visto e come abbiamo detto e ridetto, succede sempre che da qui le rinviate in Commissione e lì non vengono esaminate, passano i tempi, le riportiamo in Aula e andiamo avanti con questo giochino.
Torno a dire che il nostro lavoro è stare chiusi, se serve, anche giornate intere a discutere per trovare degli accordi e, soprattutto, importante, per fare e promuovere delle leggi che abbiano un impatto utile sulla nostra comunità, quindi, pregherei, che questa volta, se la proposta di legge torna in Commissione, ci sia modo quantomeno di esaminarla. Poi, se non si trova un accordo, ne prenderemo atto, però non discutere è una gravissima pecca che ha ed aveva spesso questa e l’altra legislatura.
Per quanto riguarda questa proposta di legge, “Disciplina degli interventi regionali in materia di educazione alla parità di genere, all'affettività e alla sessualità consapevole”, vorrei dire che recentemente, per fare un esempio purtroppo vicino a noi e sul quale sono intervenuti tanti Consiglieri, anche regionali, c'è stato il caso accaduto in una scuola fanese, in cui è stata affissa fuori dalla porta del bagno una poesia, chiamiamola così, estremamente sgradevole e sessista. C'è stato un coro, naturalmente, di condanna e molti esponenti di destra hanno detto che, per evitare questi tipi di situazioni, è importante l'educazione all'affettività.
Allora, torno a dire: se anche diversi di voi reputano che spesso non bastano le famiglie, che purtroppo non arrivano dappertutto, ma serve anche la scuola, e noi siamo fortemente convinti di questo, almeno in Commissione, per favore, discutiamone.
Questa proposta di legge non giace qui dall'inizio di questa legislatura, era stata presentata anche nella scorsa e, come relatore di maggioranza aveva addirittura il Presidente della Commissione Sanità – nella scorsa legislatura ed anche adesso – ed eravamo d'accordo che prima o poi se ne sarebbe quantomeno parlato. Quindi, visto che si è prenotato, chiedo al Consigliere Baiocchi di darmi rassicurazioni in merito, in modo che se ne possa discutere. Grazie
PRESIDENTE. Ha la parola, oratore a favore, il Consigliere Baiocchi.
Nicola BAIOCCHI. Grazie, Presidente. Voglio rassicurare la Consigliera Ruggeri che non abbiamo mai avuto problemi di sorta a trattare qualsivoglia argomento, più o meno scottante o più o meno divisivo.
Questo è sicuramente un argomento divisivo e le preannuncio che questa proposta di legge non mi vede assolutamente favorevole, ma ciò non ci esime dal trattarla e portarla a esito, secondo, giustamente, l'iter legislativo che deve fare.
Non si preoccupi: la porteremo tranquillamente in Commissione, però le preannuncio sin da ora che è un tema molto divisivo e che mi vede assolutamente e palesemente contrario. Grazie.
PRESIDENTE. Rinvio in Commissione della proposta di legge n.11. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
PRESIDENTE. Rinvio in Commissione della proposta di legge n. 13, stessi proponenti di prima: il sottoscritto, il Vicepresidente Rossi ed il Consigliere Ausili.
Ha la parola, oratore contro, il Consigliere Mastrovincenzo.
Antonio MASTROVINCENZO. Grazie, Presidente. Faccio solo presente che avevo chiesto per questa proposta di legge l'iscrizione ex articolo 86 già nella precedente legislatura, a fine della precedente legislatura, è passato ormai quasi un anno e mezzo, anzi di più, quasi 2 anni e siamo ancora qui, quindi, chiedo che venga trattata più presto possibile perché è di fatto stata presentata due volte, nella passata legislatura e in questa, reiteratamente, attende da oltre 2 anni a questo punto la trattazione. Grazie.
PRESIDENTE. Rinvio in Commissione della proposta di legge n.13. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
PRESIDENTE. Ora mettiamo in votazione il rinvio, come concordato anche alla capigruppo della mozione n. 24 perché l'Assessore Baldelli…, l'avevamo già concordato alla capigruppo.
Rinvio della mozione n. 24. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Mozione n. 26
a iniziativa del Consigliere Nobili
“Urgente approvazione del Piano regionale dei crematori, applicazione della moratoria prevista dalla Risoluzione 23/2021 e attivazione degli strumenti ambientali e sanitari connessi all’area AERCA Ancona–Falconara”
Mozione n. 30
a iniziativa della Consigliera Ruggeri
“Ancora sulla realizzazione di un forno crematorio nel Comune di Ancona”
(abbinate)
(Discussione)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la mozione n. 26 del Consigliere Nobili e la mozione n. 30 della Consigliera Ruggeri (abbinate).
La discussione è aperta, ha la parola, per l’illustrazione, il Consigliere Nobili.
Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. Questa mozione è stata presentata diversi mesi addietro, quando la questione della realizzazione dell'impianto crematorio ad Ancona era particolarmente sentita e non aveva trovato un'adeguata soluzione.
Anche oggi la soluzione adeguata non è stata trovata, ma si è risolta la questione relativa alla sua ubicazione nel cimitero di Tavernelle, considerata assolutamente non adeguata.
Ma questa mozione nasce non solo dal problema specifico relativo alla realizzazione di questo impianto crematorio, riguarda il fatto che la Regione Marche non ha dato seguito a quel modello di gestione e governo del territorio che le spetterebbe. E’ il caso paradigmatico di una criticità relativa all'assenza di una pianificazione regionale efficace in un settore come quello della cremazione, che il legislatore statale ha esplicitamente sottratto alla logica delle decisioni atomistiche dei singoli enti locali. Quindi, è necessario che la Regione Marche dia delle indicazioni precise su questa materia. Siamo di fronte a un vuoto di governo pubblico che rischia di produrre effetti irreversibili in termini ambientali, sanitari e sociali.
La legge 130 del 2001, infatti, configura in modo chiaro e inequivoco il ruolo che hanno le Regioni nella pianificazione degli impianti crematori. Non si tratta di una mera facoltà, bensì di una competenza doverosa che la Regione ha, finalizzata ad assicurare una distribuzione equilibrata degli impianti, evitare duplicazioni o concentrazioni territoriali irrazionali, garantire la coerenza con la pianificazione ambientale e sanitaria, tutelare l'interesse pubblico alla salute e all'ambiente.
La mancata adozione del piano regionale determina una violazione di un obbligo di pianificazione, con possibili riflessi anche sotto il profilo della responsabilità amministrativa e contabile, ove si dimostri che questa omissione produca scelte inefficienti o dannose.
Quindi, cosa succede? Che in assenza di questo piano regionale si produca una delega implicita ai Comuni, i quali si troveranno costretti ad operare in assenza di un quadro di riferimento unitario, senza una valutazione complessiva dei fabbisogni, senza strumenti effettivi e adeguati per analizzare gli effetti cumulativi.
Siamo di fronte, Presidente, a un vulnus del principio di buon andamento della pubblica amministrazione, perché le decisioni in questa materia così importante vengono assunte in modo disorganico, con il rischio concreto di determinare competizione tra territori e localizzazioni non sostenibili sotto il profilo ambientale.
Ma badate bene che questo problema non lo pone per la prima volta il Consigliere regionale Nobili. Ricordo che nel 2021 il Consiglio regionale approvò la risoluzione n. 23, con cui il Consiglio regionale, consapevole di questa carenza relativa alla mancata adozione del piano, aveva invitato e impegnato la Giunta alla redazione del piano e all'introduzione di una moratoria sugli iter autorizzativi.
Quindi, il Consiglio regionale aveva sollecitato, all'esito di un dibattito particolarmente sentito, la Giunta regionale ad assumere questo impegno, spingendola anche all'introduzione di una moratoria, nella consapevolezza che, finché non fosse stato adottato questo piano, era meglio soprassedere alla realizzazione di nuovi impianti crematori.
Siamo di fronte a un adempimento che non può essere considerato neutro sul piano istituzionale, perché incide anche nel rapporto tra organo legislativo e organo esecutivo e pone un problema di responsabilità politica e amministrativa della Giunta, che non ha dato seguito a un impegno, qualcosa di più di un atto di indirizzo, che il Consiglio regionale aveva approvato con un voto bipartisan, peraltro. Siamo di fronte a una situazione davvero singolare.
Credo che oggi, con l'approvazione di questa mozione, potremmo sanare questa criticità e potremmo fare in modo che venga rinnovato l'impegno della Giunta regionale ad affrontare questo tema, anche perché parliamo di un tema che si lega alla criticità dell'area ERCA, dove sarebbe realizzato questo impianto crematorio, un'area che ha cessato di sviluppare la sua operatività nel 2015.
Ci troviamo di fronte a un ulteriore profilo, quello relativo alla mancata sostituzione del piano ERCA. Anche questo configura un vuoto pianificatorio grave. Il combinato disposto di queste due criticità determina una situazione, dal mio punto di vista, insostenibile sul piano della tutela ambientale e della tutela del diritto alla salute.
Con questa mozione, che ricalca in qualche modo quanto già approvato nel 2021 dal Consiglio regionale, si invita nuovamente la Giunta ad adottare un'indicazione relativa alla moratoria per quanto riguarda la realizzazione dei nuovi forni crematori e ad assumersi la responsabilità di procedere in tempi rapidi al rispetto di quanto previsto dalla legge nazionale.
Questa mozione non chiede la luna, Presidente, chiede alla Giunta regionale di rispettare gli impegni previsti dalla legge in materia e di rispettare anche le determinazioni assunte dal Consiglio regionale.
Si potrebbe aggiungere molto di più sul tema, così impattante, relativo alla realizzazione di questi impianti. Sono convinto che queste problematiche dovrebbero vedere un ruolo molto più determinato dell'ARPAM e un coinvolgimento delle comunità territoriali davvero più incisivo.
Spero che tutto ciò sia dentro il piano che vorrà adottare la Giunta regionale in tempi accettabili e, quindi, concludendo l'illustrazione di questa mozione, invito la Giunta regionale ad assumere una posizione di responsabilità istituzionale e auspico che oggi ci si veda tutti d'accordo nell'approvare questa mozione di indirizzo. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Ausili.
Marco AUSILI. Grazie, Presidente. Ringraziamo i consiglieri proponenti perché, effettivamente, queste sono mozioni che trattano argomenti molto impattanti per i nostri territori e, proprio per questo, considerato il fatto che sono mozioni che incidono enormemente sulla vita dei nostri territori e considerato che si tratta di tematiche dal profilo tecnico assai complesso e articolato, proponiamo il rinvio della discussione di questa mozione al momento in cui sarà presente in Aula l'Assessore con delega in materia.
Questo per arrivare a una discussione che sia il più possibile completa, esaustiva, anche nel rispetto di tutti i Consiglieri e di coloro che ascoltano i contenuti di questa mozione.
Il rinvio a nome dei Consiglieri Ausili, Putzu e Rossi. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Nobili.
Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. Scusi, Consigliera Ruggeri, ma è una questione procedurale.
Condivido quando le richieste di rinvio vengono discusse nella riunione dei capigruppo per un'assenza formalizzata e preannunciata dell'Assessore competente a trattare determinate materie.
Quando invece tutto ciò si verifica in modo improvviso e casuale, e voglio essere in qualche modo anche buono, credo che ciò non vada nella giusta direzione, Presidente, perché nell'ordine del giorno era espressamente indicata la discussione di questa mozione.
Se l'Assessore Consoli, che peraltro era qui fino a poco tempo fa, aveva la necessità di rappresentare un problema, poteva farlo indicando al Presidente e all'Ufficio di Presidenza l'impossibilità di presenziare. Ne avremmo preso atto e, in questa occasione come in tutte le altre occasioni in cui un Assessore non è presente, non ci sarebbe stato problema ad accogliere una richiesta di rinvio.
Quindi, in questo caso, mi spiace sottolineare che siamo di fronte, non voglio definirla una scorrettezza istituzionale, ma sicuramente ad una mancanza di garbo che mi piacerebbe non trovasse accoglimento. Grazie.
PRESIDENTE. Consigliere Nobili, l'articolo 48 che dà questa possibilità, al comma 5, laddove c'è la richiesta di rinvio di un argomento iscritto all'ordine del giorno. Questa richiesta viene fatta da tre Consiglieri e poi si mette in votazione, quindi, diciamo, che devo accogliere l'iter procedurale.
Per il resto, è chiaro ed il suo intervento è più che legittimo. Grazie.
Ha la parola la Consigliera Ruggeri.
Marta RUGGERI. Grazie, Presidente. Prendo atto della volontà della maggioranza di rinviare queste due mozioni che giacciono all'ordine del giorno ormai da mesi e mesi, perché quella del Consigliere Nobili è stata presentata il 29 dicembre, la mia l'8 gennaio. Sono passati tanti mesi ed entrambe sono state all'ordine del giorno per tante settimane.
Quindi, se si voleva arrivare a una risoluzione, cosa che penso sia auspicabile, forse avremmo potuto lavorarci prima, arrivare in Aula con le idee chiare e con un documento pronto e magari oggi arrivare velocemente all'approvazione, anche perché è un tema molto sentito.
Io non faccio l'intervento, chiaramente, per illustrare la mia mozione. Comunque, le cose che direi sono molto simili a quelle già dette dal Consigliere Nobili.
Insomma, si parla di una legge nazionale in vigore dal 2001. Noi stessi, nel 2021, abbiamo approvato una risoluzione che, ad oggi, non ha visto un conseguente atto di Giunta, quindi ritengo assolutamente necessario che quest'Aula si esprima al riguardo. Grazie.
PRESIDENTE. Rinvio delle mozioni nn. 26 e 30: Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Mozione n. 33
a iniziativa dei Consiglieri Piergallini, Mancinelli, Catena, Cesetti, Mangialardi, Mastrovincenzo, Vitri
“Sostegno alla zootecnia marchigiana”
(Discussione e votazione)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la mozione n. 33 dei Consiglieri Piergallini, Mancinelli, Catena, Cesetti, Mangialardi, Mastrovincenzo, Vitri.
Ha la parola, per l’illustrazione, il Consigliere Piergallini,
Enrico PIERGALLINI. Grazie, Presidente. Discutiamo una mozione presentata diverso tempo fa e che pone l'attenzione su una questione che penso che stia...
PRESIDENTE. Chiedo scusa, per favore chiedo ai Consiglieri di accomodarsi. Grazie.
Prego Vicepresidente, recuperiamo anche il tempo, ci mancherebbe.
Enrico PIERGALLINI. Grazie, Presidente. Cercherò di essere sintetico, anche perché la mozione l'hanno letta tutti e quindi il tema è conosciuto.
Affrontiamo la questione dei produttori del latte marchigiani, che sono una realtà significativa della nostra economia, soprattutto rurale, fortemente legata ai nostri territori. Essi tutelano la natura, hanno un rapporto simbiotico con l'ambiente e, soprattutto, sono i pilastri dell'economia delle aree interne, che sta a cuore a tutti noi.
Molte volte ho sentito anche esponenti del Governo regionale ribadire la loro attenzione al sistema economico delle aree interne. Ebbene, questo comparto soffre da un po' di tempo ed è in grande difficoltà. È sufficiente vedere come, nel corso del tempo, il prezzo del latte sia diminuito e come attualmente sia insostenibile il costo riconosciuto ai produttori.
Passiamo, infatti, da un prezzo medio nel 2025 di 59 centesimi al litro a un ultimo accordo che prevede un prezzo inferiore ai 50 centesimi al litro, con un punto minimo toccato a 47 centesimi alcuni mesi fa.
Capite bene che per queste aziende si tratta di un prezzo che non consente di sostenere gli investimenti effettuati, i costi sostenuti e quel minimo di guadagno che un'impresa necessariamente richiede.
Tenete conto, per giunta, che questi prezzi sono stabiliti sulla base di una situazione del centro-nord Italia, dove la conformazione geografica degli allevamenti è completamente diversa. Si tratta spesso di aree di pianura, mentre i nostri allevatori vivono nelle aree interne, con difficoltà logistiche di gran lunga superiori rispetto alle realtà del nord e dove i costi per produrre e trasportare il latte sono esorbitanti.
Non è un problema solo marchigiano; è un problema che riguarda anche altre Regioni che, però, rispetto alla nostra, si sono mosse ampiamente.
Per esempio, in Puglia si sono mossi per tempo e hanno definito un tavolo permanente del latte che, già alcuni mesi fa, aveva indicato un prezzo medio, attraverso un accordo tra Confindustria, Regione Puglia, produttori e trasformatori, intorno a 51 centesimi al litro. Anche l'Abruzzo, per esempio, si è mosso e ha istituito formalmente un tavolo del latte. Il Lazio ha fatto anche di più, perché prima di tutto ha elaborato aiuti specifici per gli allevatori, dividendoli in sei scaglioni che vanno a tutelare le realtà più piccole fino a quelle più grandi, con contributi da 2.500 a 12.500 euro per azienda. Non solo. Non hanno aiutato soltanto la parte dei produttori, ma hanno anche incentivato l'utilizzo del latte prodotto nel Lazio attraverso un progetto chiamato “Fresco Lazio”, destinato a bar, gelaterie e pasticcerie.
È un bel progetto, perché bar, gelaterie e pasticcerie che utilizzano il latte del Lazio possono beneficiare di un bonus a copertura del 50% dei costi, fino a un massimo di 5.000 euro.
Che cosa chiede la nostra mozione? Prima di tutto, chiede al Consiglio regionale di prendere atto di questa situazione e di fare in modo che il problema dei produttori del latte e dei costi del latte, diventati insostenibili per i produttori, sia al centro del dibattito pubblico.
Chiede poi che la Regione convochi tavoli di filiera e che, attraverso un'organizzazione e una pianificazione razionale, anche ispirandosi alle procedure adottate da altre Regioni, combatta i fenomeni speculativi attualmente in atto, che ricadono interamente sulle spalle dei produttori.
Tutti voi fate la spesa, come me, e avete visto che sul banco il costo del latte e dei prodotti caseari non è assolutamente diminuito. Chi sta pagando le conseguenze di questa speculazione sul latte sono esclusivamente i produttori.
Inoltre, si chiede di riconoscere la specificità del latte marchigiano, del latte prodotto all'interno delle nostre aree, un latte di grandissima qualità, una base eccezionale per la produzione di prodotti caseari, che va riconosciuta attraverso una politica di tutela e di valorizzazione del marchio.
Ecco, queste sono le motivazioni della mozione.
Spero che tutto il Consiglio regionale possa stringersi attorno a un comparto che fa tanto per l'economia marchigiana, per l'ambiente marchigiano e per le aree interne marchigiane, che già hanno sofferto tantissimo. Sarebbe un colpo ulteriore per chi ha deciso di vivere nelle nostre aree interne e non è adeguatamente sostenuto dalle istituzioni. Grazie.
Presidenza del Vicepresidente
Giacomo Rossi
PRESIDENTE. Se c’è un intervento della Giunta, sennò c'è la proposta di un ordine del giorno a firma del Consigliere Nobili, che ha la parola per illustrarlo.
Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. Condividendo in toto l'atto predisposto dal collega Piergallini, abbiamo condiviso la prospettiva di presentare un ordine del giorno ad integrazione della mozione.
Un ordine del giorno che condivide le argomentazioni contenute nella mozione, nella consapevolezza che la crisi del settore lattiero-caseario sta determinando una significativa riduzione dei margini economici delle aziende zootecniche marchigiane e che le aziende di minori dimensioni e quelle operanti nelle aree montane sostengono costi di produzione più elevati e dispongono di una minore capacità di assorbire le oscillazioni dei prezzi e l'aumento dei costi.
Quindi, considerato che la permanenza di queste imprese rappresenta un presidio economico, sociale e ambientale fondamentale per le aree interne e montane della Regione, appare necessario, e lo prevediamo con quest'ordine del giorno, aggiungere agli interventi strutturali una misura immediata capace di sostenere le aziende maggiormente esposte alla crisi.
Pertanto, con l'ordine del giorno si prevede un impegno per la Giunta regionale a istituire, nei limiti delle risorse disponibili e nel rispetto della normativa europea in materia di aiuti di Stato, un contributo straordinario destinato alle aziende zootecniche marchigiane produttrici di latte, nonché a prevedere, nell'attribuzione del contributo, specifici criteri di priorità o premialità a favore delle aziende di minori dimensioni e di quelle aventi sede e operanti nelle aree montane.
Infine, si chiede di approvare quest'ordine del giorno, che impegna la Giunta regionale, demandando alla stessa la definizione, con proprio atto, dei requisiti di accesso, delle soglie dimensionali, dell'ammontare del contributo, dei criteri di ripartizione e delle modalità di presentazione delle domande.
Credo che l'ordine del giorno sia stato distribuito, quindi lo potete anche leggere. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola l'Assessore Rossi.
Enrico ROSSI. Grazie, Presidente. Al di là dell'ordine del giorno, che non ho avuto modo ancora di visionare, ma che esaminerò non appena concluderò l'intervento, mi preme intanto sottolineare alcuni aspetti a proposito del comparto lattiero-caseario delle Marche, che si caratterizza per una dimensione quantitativamente molto circoscritta, seppure con una qualità sicuramente eccellente. Stiamo parlando di 62 allevamenti, per un totale di circa 6.000 capi bovini.
In questa dimensione abbastanza circoscritta, la metodologia più frequente è quella della trasformazione e della commercializzazione in proprio del prodotto, trattandosi appunto di piccoli allevatori.
Il quantitativo di latte che non trova allocazione nei processi di trasformazione e commercializzazione diretta aziendale viene conferito ai principali acquirenti presenti sul mercato, tra cui anche un paio che operano e risiedono nella regione Marche e che probabilmente sono ben noti a tutti.
Questo determina, ovviamente, un riflesso importante rispetto a quanto illustrato poco fa all'interno della mozione, ovvero consente di risentire meno della volatilità e delle fluttuazioni di mercato rispetto a una situazione in cui la produzione del latte marchigiano dipenda esclusivamente dai grandi operatori nazionali. Ciò pone sicuramente gli allevatori marchigiani in una condizione di maggiore tutela.
Va detto, inoltre, che con i principali operatori del settore marchigiano il confronto, attraverso i tavoli istituzionali deputati, ai quali partecipano anche le organizzazioni di categoria, è costante e si svolge con un'attenzione davvero particolare e puntuale.
Non da ultime, anche alcune situazioni, che si sono recentemente presentate, dimostrano come l'infrastrutturazione, l'innovazione, l'evoluzione e lo sviluppo di questi operatori sul mercato regionale consentano di offrire un importante sostegno anche ai piccoli allevatori che, come dicevo prima, conferiscono quella parte del latte che non trova impiego nella trasformazione diretta aziendale.
Va poi rilevato un altro aspetto assolutamente importante, già accennato durante l'illustrazione sia della mozione sia dell'ordine del giorno: quello relativo agli allevamenti situati nell'entroterra e nelle zone montane.
Tutto ciò che era possibile fare in termini di incremento, ampliamento e consolidamento delle misure finanziarie per gli allevamenti operanti nelle aree montane è già stato fatto, in particolare attraverso l'intervento SRA30, dove sono state significativamente ampliate le soglie di ammissibilità, elevandole da 100 a 200 UBA, ovvero unità di bestiame adulto, e soprattutto incrementando, laddove possibile, i premi per UBA nelle zone montane.
Questa è un'azione strategica, incisiva e rilevante che abbiamo voluto perseguire all'interno del Complemento di Sviluppo Rurale, anche in abbinamento ad alcune tipologie di coltivazione, proprio per riconoscere il ruolo di presidio che gli allevamenti svolgono all'interno del nostro entroterra e delle nostre zone montane.
Non va dimenticato neppure il valore della diversificazione delle aziende agricole e zootecniche, motivo per cui sono state previste specifiche misure e finanziamenti dedicati.
Non meno importanti sono tutte le misure relative all'innovazione e alle infrastrutturazioni dedicate alle aziende zootecniche, che potranno trovare ulteriore riscontro anche nelle misure derivanti dalla riprogrammazione delle risorse annunciata ieri.
All'interno della riprogrammazione del CSR, oltre ai provvedimenti legati alle zone montane, ve ne sono altri dedicati agli investimenti per circa 20 milioni di euro; risorse che potranno essere utilizzate anche dalle aziende zootecniche.
Da ultimo, ma non meno importante, vi è il tema dell'aggregazione e della filiera: obiettivi assolutamente rilevanti ai fini dell'autonomia economica e gestionale di queste realtà, soprattutto nelle zone montane e dell'entroterra.
Si tratta di misure già attuate nell'ambito della programmazione CSR 2023-2027, ma che saranno ulteriormente attenzionate e potenziate, perché siamo convinti che rappresentino la chiave di volta per l'agricoltura e la zootecnia nelle Marche.
Mi riferisco, in particolare, all'aggregazione da un lato e alla redistribuzione del valore aggiunto economico creato lungo tutta la filiera, dal produttore al trasformatore fino alla commercializzazione.
Si tratta di misure già sostanzialmente contenute nell'attuale programmazione regionale. Grazie.
PRESIDENTE. Proposta di ordine del giorno. La pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale non approva)
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Piergallini,
Enrico PIERGALLINI. Grazie, Presidente. Semplicemente per dichiararmi favorevole, naturalmente, alla mozione e per sollecitare anche qualche piccola riflessione, prima di carattere procedurale.
La mozione, di fatto, è molto semplice, sulla quale penso che tutto il Consiglio regionale possa convergere, perché non si attribuiscono responsabilità nella narrativa alla Regione. Quindi non è una mozione aggressiva.
Nel dispositivo si impegna semplicemente il Consiglio regionale a fare il possibile per il comparto, in maniera anche molto propositiva. Quindi, non capisco perché questo Consiglio regionale non possa trovare la quadra a sostegno di un comparto e magari non possa convergere su una mozione giusta che viene presentata dalla minoranza. Ci vorrebbero argomentazioni più solide per poter dire: “No, non votiamo”.
Perché, di fatto, le argomentazioni che ho sentito non sono così solide. L'idea che tutto sia stato già fatto, che spesso è una risposta che dà questa Giunta, purtroppo non regge. Se noi della minoranza portiamo un tema in Consiglio è perché qualcuno ce lo sollecita, perché la situazione attuale non è la migliore possibile. Altrimenti non saremmo sollecitati e alcuni comparti non ci chiederebbero aiuto. Non possiamo tutti uscire serenamente da quest'Assemblea e dire: “È stato fatto il massimo possibile, bene così”. Così non va bene.
Non è nemmeno una giustificazione il fatto che il comparto sia piccolo, che abbia una dimensione circoscritta. Non è una giustificazione perché, prima di tutto, è sbagliata, in quanto, se un comparto è piccolo, non significa che debba diventare marginale o che debba essere condannato alla marginalità. Non perché io intenda che l'Assessore volesse dirci questo, ci mancherebbe, però non vorrei che poi nascessero dei fraintendimenti.
Sì, è vero, il settore è piccolo, ma ci lavorano tante famiglie, tante aziende. Io ho incontrato giovani, trentenni laureati, che hanno deciso di riformare e innovare le loro aziende. Meritano di essere accompagnati, anche se è un comparto piccolo. E’ un comparto anche in difficoltà perché non c'è solo la questione del prezzo del latte, se vedete anche la quantità dei capi, delle vacche da latte, è diminuita moltissimo negli ultimi anni, più del 10%. Quindi è un comparto che strutturalmente deve essere aiutato e deve essere aiutato anche con misure straordinarie, sicuramente sì, riconoscendo la straordinarietà del momento e la particolarità di questo comparto.
Per riepilogare un'azione della Regione che metterebbe insieme alcuni punti fondamentali, giusto per concludere e precisarli insieme, prima di tutto serve un sostegno al reddito degli allevatori che hanno scelto di continuare a portare avanti un'azienda, spesso di famiglia. Ripeto: giovani, laureati, disposti a innovare, che vogliono seminare nelle aree interne, dalle quali spesso molti loro coetanei si sono allontanati.
Poi serve un provvedimento legislativo che riconosca la qualità e l'eccellenza della nostra produzione delle aree interne. Un marchio. Il sostegno nel territorio regionale a comprare latte marchigiano e a utilizzarlo in gelaterie e pasticcerie, come è stato fatto in altre Regioni. Questo consentirebbe anche ai giovani che stanno affrontando la sfida del ricambio generazionale di sentirsi accompagnati in questo percorso.
Dall'intervento dell'Assessore ho colto la conoscenza e la vicinanza del Governo regionale a questo comparto, ma una vicinanza che va dimostrata nei fatti, la mozione semplicemente ci dice di aiutare, di riconoscere la specificità del settore zootecnico e di essergli accanto attraverso misure straordinarie che lo sostengano.
Penso che sia una mozione sulla quale tutti possiamo convergere, senza il dubbio di aver sbagliato o di aver scelto la parte sbagliata dalla quale stare. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Antonini.
Andrea Maria ANTONINI. Grazie, Presidente. Indubbiamente, quando ci sono proposte di sostegno a dei settori che sono in difficoltà, è ovvio che siamo tutti solidali, siamo tutti d'accordo, ci mancherebbe, però è anche vero che rispetto a certe mozioni sembrerebbe quasi che la Regione, in questi mesi, in questi anni, ma ci metto anche gli anni precedenti, sia rimasta quasi a guardare o, comunque, rispetto ad altre Regioni, quasi inerme riguardo a una situazione che, oggettivamente, è vero, è difficile, ma così non è per tantissimi motivi.
La zootecnia è, in assoluto, il settore agricolo che è più sostenuto nei bandi della Regione Marche. Ha tutti i punteggi massimi sulle priorità di intervento.
Qualsiasi allevatore voglia intraprendere qualche intervento, sia strutturale, di investimento, o anche accedere alle misure compensative, quindi di sostegno, ha il massimo che la legge permette rispetto al sostegno al settore.
Quindi, se fai allevamento montano e hai le difficoltà che giustamente il Consigliere Piergallini ha sottolineato rispetto ad altri produttori di altre Regioni, che magari allevano e hanno gli allevamenti in pianura, hai il massimo del sostegno rispetto a qualsiasi altra tipologia agricola. Pensiamo al benessere animale. Se ci sono dei bandi specifici sul benessere animale, se ci sono dei trattamenti e rispetti tutte le condizioni, hai anche qui il massimo che la Regione può mettere a disposizione.
Esiste, tra l'altro, già un marchio, che è quello QM, che è un marchio di qualità. I produttori che aderiscono, e sono diversi anche dal punto di vista della produzione del latte, hanno un sostegno particolare da parte della Regione.
Per non parlare poi delle filiere dove ci sono dei sostegni specifici sui bandi.
Il problema, purtroppo, è che proprio in generale c'è una crisi del latte. Questo è il problema fondamentale, che sta portando, tra l'altro, molti allevatori addirittura a riconvertire delle vacche da latte, ad esempio, nella produzione di carne, perché ci sono costi minori e sul mercato una maggiore richiesta.
Il problema è che la produzione del latte, partendo dalle famose quote latte che l'Europa impose e che ricordiamo tutti, in Italia ha molto risentito di quella situazione e purtroppo ne risente ancora.
Chi ne risente di più? I piccoli produttori, i piccoli allevatori.
Il sistema marchigiano, sappiamo bene, non è un sistema di grandi imprese del latte. Ce ne sono alcune. Quelle che ci sono, che cosa fanno? Tutto sommato vanno bene. Io penso che lei conosca… Vabbè, non facciamo pubblicità, però ce ne sono alcune sul nostro territorio che addirittura incentivano e vanno a raccogliere il latte dai piccoli produttori e allevatori e cercano in qualche modo di sostenere la rete, il sistema.
Purtroppo, proprio per l'aumento dei costi energetici e per l'aumento, ad esempio, di tutto ciò che riguarda i mangimi, che negli ultimi anni sono esplosi, la situazione è diventata molto difficile. Un conto è il grande allevatore, la grande cooperativa, la grande azienda che riesce a sostenere questi costi, se non addirittura a guadagnare, anche perché diversifica sul mercato. Molti producono latte e allo stesso tempo riescono anche a trasformarlo in altri prodotti, come: formaggi, yogurt, eccetera. E sappiamo quanto sia importante, in agricoltura lavorare sulla diversificazione. Riescono così a sostenersi, a guadagnare e ad avere un reddito d'impresa.
Noi abbiamo un sistema marchigiano in generale, e lo sappiamo bene, non solo in agricoltura, ma anche e soprattutto in agricoltura, fatto di tante piccole aziende, tanti piccoli allevatori, che noi...
PRESIDENTE. Mozione n. 33. La pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale non approva)
La seduta è tolta.
La seduta termina alle ore 14:50