Resoconto della seduta n.28 del 21/07/2026
SEDUTA N. 28 DEL 21 LUGLIO 2026
La seduta inizia alle ore 11:00
Presidenza del Presidente
Gianluca Pasqui
PRESIDENTE Buongiorno a tutti. Dichiaro aperta la seduta dell’Assemblea legislativa regionale n. 28 del 21 luglio 2026. Comunico che il processo verbale della seduta n. 27 del 7 luglio 2026 sarà distribuito insieme a quell'odierno e successivamente saranno sottoposti all'approvazione dell'Assemblea legislativa regionale. Richiamo, inoltre, ai sensi del comma 5 dell’articolo 53 del Regolamento interno, l’attenzione dei Consiglieri sulle comunicazioni distribuite, con cui porto a conoscenza dell’Assemblea quanto espressamente previsto dal Regolamento intero.
Hanno chiesto congedo: l'Assessore Consoli e la Consigliera Ruggeri.
Prima di iniziare i lavori, desidero esprimere, a nome mio e dell'intero Consiglio regionale delle Marche, la più sincera e convinta solidarietà al collega Andrea Cardilli per il gravissimo e inaccettabile messaggio di cui è stato destinatario.
Augurare la morte a una persona non rappresenta una forma di dissenso, non è una critica e non può trovare alcuna giustificazione nel confronto, anche duro, che accompagna la vita politica. È un gesto vile, tanto più perché compiuto nascondendosi dietro l'anonimato, che deve essere condannato senza esitazioni e senza distinzioni di appartenenza.
Ad Andrea, alla sua famiglia e alle persone che gli sono vicine giunga l'abbraccio di tutta quest’Assemblea.
La violenza verbale, l'odio e l'intimidazione non possono trovare spazio nelle nostre comunità e non fermeranno chi ha scelto di servire le istituzioni e i cittadini con impegno e senso del dovere.
Caro Andrea, questo Consiglio regionale è al tuo fianco.
(Applausi)
Dobbiamo votare l'iscrizione al punto 3 bis della proposta di legge n. 64, ad iniziativa della Giunta regionale: “Disposizioni per la valorizzazione e la riqualificazione dei centri storici, dei luoghi del commercio di particolare interesse e delle attività economiche che concorrono alla salvaguardia delle caratteristiche socioculturali dei luoghi”.
Ricordo anche che gli emendamenti potranno essere presentati fino alle ore 12.00.
Ha la parola, oratore contro, la Consigliera Mancinelli.
Valeria MANCINELLI. Grazie, Presidente. Già abbiamo avuto modo di dire in Commissione, e vogliamo ribadirlo anche qui, in Aula, con forza, che questa proposta di legge è sostanzialmente una presa in giro per i cittadini. Ma questo lo diremo nel merito della discussione.
Il fatto che sia stata presentata e fatta passare con votazione a maggioranza, attraverso la procedura d'urgenza, rasenta il ridicolo.
In una situazione in cui non è urgente affrontare, con proposte serie, i problemi che tutti i giorni scoppiano sul fronte della sanità, con pericolo addirittura, a volte, di vita delle persone, in cui non è urgente affrontare con una discussione seria e con proposte efficaci il tema delle infrastrutture, in cui non è urgente affrontare i mille problemi che i cittadini vivono tutti i giorni, è urgente approvare in Aula una legge che, per di più, non servirà a niente. A niente, se non a prendere in giro e a fare fuffa e propaganda.
Questa è, come dire, la coerente svolta propagandistica del contenuto della legge. Quindi noi, come abbiamo già fatto in Commissione, non solo voteremo contro l'inserimento all'ordine del giorno di oggi al punto 3 bis, se non vado errata, ma denunceremo all'esterno questa forzatura procedurale. Non solo la forzatura procedurale in sé è sempre disdicevole, ma è relativa a uno strumento che non solo non ha niente di urgente, ma non avrà nessuna efficacia concreta. Quindi, il voto contrario del gruppo del PD e, credo di poter dire, anche dell'intera opposizione. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, oratore a favore, il Consigliere Ausili.
Marco AUSILI. Grazie, Presidente. L'esercizio della capogruppo del Partito Democratico è davvero retorico, abbastanza capzioso, perché mescolare i temi non è affatto corretto.
L'urgenza sulla sanità e sulle infrastrutture è qualcosa che questo Governo Acquaroli ha ben chiaro da sei anni e tanti sono i risultati. Ma è evidente che una procedura d'urgenza su questa proposta di legge non va a inficiare il grande lavoro che su tutti i temi si sta facendo.
La cosa più importante da dire in questa sede, in questo tipo di intervento, perché si tratta di un intervento ben preciso che non lascia spazio, forse, a tanti giudizi politici o a esercizi di retorica, è che il termine ultimo per il passaggio in Aula di questa proposta di legge era ben noto a tutti. È stato concordato all'interno delle precedenti Conferenze dei Capigruppo, come lei, capogruppo, saprà.
Il termine ultimo del passaggio in Aula è stato rispettato perché la procedura è andata bene, tutto è andato come preventivato, come ampiamente concordato e approvato anche in sede di Capigruppo. Quindi, chiedo l'inserimento di questa proposta di legge al punto 3 bis dell'ordine del giorno odierno. Grazie.
PRESIDENTE. Iscrizione della proposta di legge n. 64. La pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva a maggioranza assoluta dei votanti)
Interrogazione n. 287
a iniziativa del Consigliere Cesetti
“Caso XY – tutela della continuità assistenziale, del diritto alla salute, della dignità e libertà personale di un cittadino di cui agli artt. 32 e 3 Costituzione”
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 287 del Consigliere Cesetti.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Calcinaro.
Paolo CALCINARO. Grazie, Presidente. Tocca a me perché sono l'unico, bene. Io non ero ancora preparato, ma andiamo subito alla risposta che viene fornita dall'ARS, che ci dice, ovviamente, che la titolarità e la responsabilità della definizione dei percorsi terapeutico-assistenziali e amministrativi dei pazienti sono in capo all'Azienda sanitaria locale competente per territorio, che, nel caso di specie, non risulta essere la Regione Marche, ma la Regione Puglia. Quest'ultima ha la disponibilità di garantire alla persona la tipologia di percorso residenziale idoneo alle attuali condizioni cliniche.
Penso, tuttavia, che, se c'è un contatto diretto di questa struttura (che non è codificata, quindi non sappiamo quale sia), personalmente non ho problemi a cercare un contatto con il mio omologo della Regione Puglia.
Questo è chiaro. E’ ovvio che ci sono dei percorsi entro i quali ci dobbiamo muovere e un amministratore navigato come il Consigliere Cesetti lo sa.
Personalmente mi prendo la briga di chiamare il mio omologo, l’Assessore alla salute e benessere della Regione Puglia, per vedere se c'è una risoluzione e, nel caso, mettere in contatto gli uffici.
Mi pare un po' strana la situazione e, se c’è, trovo che un'esigenza come questa possa arrivare anche in maniera diretta all'Assessore. Ho l'impressione che si tratti di una struttura della provincia di Fermo, mi viene da dire, forse, addirittura, della città che ho amministrato. Mi viene così, un po' da veggente.
Invece di fare questo giro con i nomi cifrati… Almeno a me arrivano i nomi cifrati, probabilmente per questioni di privacy. Comunque, mi metto sempre a disposizione laddove posso.
Ovviamente non ci sono poteri direttamente esecutivi su questo, ma certamente di contatto e di verifica per vedere se c'è una soluzione con la Regione Puglia. Questo è chiaro. Grazie.
Presidenza del Vicepresidente
Giacomo Rossi
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Cesetti.
Fabrizio CESETTI. Grazie, Presidente. Grazie, Assessore, della disponibilità che ha manifestato. Questo è molto importante perché l'interrogazione, come sempre, è stata fatta dietro segnalazione precisa e scritta.
Assessore, io non potevo intervenire e relazionarmi direttamente con lei perché queste questioni bisogna tenerle sotto un profilo formale.
Il caso è quello di un uomo affetto dalla nascita da una patologia rara, grave e progressiva, diagnosticata in modo definitivo nel 1999 presso la Clinica neurologica dell'Ospedale regionale di Torrette.
La condizione di quest'uomo comporta, tra l'altro, una tetraparesi severa e un'insufficienza respiratoria restrittiva.
È ospite dal 1992 in una comunità della regione Marche, della nostra provincia di Fermo, lo ha detto l'Assessore, io non volevo dirlo, che ha sempre garantito un livello di assistenza medica, riabilitativa e personale. Quest'uomo è da 34 anni che si trova nella regione Marche, all'interno di questa struttura che gli garantisce assistenza.
Oggi, siccome è originario della Regione Puglia, l'AST competente di quella Regione dice che quest'uomo deve essere trasferito presso una struttura della regione Puglia. Sotto il profilo formale, che cosa vogliamo obiettare?
Quindi, non potevo relazionarmi direttamente con l'Assessore perché sarebbe suonata come un'impropria raccomandazione. Per questo l'ho posta sotto l'aspetto formale.
Ringrazio l'Assessore per la disponibilità oggi manifestata in Aula, perché questo significa che si fa carico di interagire con il suo omologo, come io chiedo, affinché questa persona resti nelle Marche e non venga sradicata dal suo ambiente di vita dopo 34 anni, in quelle condizioni. Tra l'altro, nelle vicinanze c’è un centro altamente specializzato come quello di Ancona, che può garantirgli anche la continuità assistenziale e cure. Questo va fatto.
Ringrazio l'Assessore e sono certo che lo farà con celerità, interagendo con la Regione Puglia e con il suo omologo, perché quest'uomo resti nella nostra regione Marche, dove sta da oltre 30 anni. Grazie.
Interrogazione n. 311
a iniziativa del Consigliere Seri
“Programmazione degli investimenti e degli acquisti di beni e servizi nell’Azienda ospedaliera universitaria delle Marche (AOUM)”
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 311 del Consigliere Seri
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Calcinaro.
Paolo CALCINARO. Grazie, Presidente. Vado a rispondere narrando quanto trasmessomi dall’Azienda Ospedaliero-Universitaria delle Marche.
In relazione all’interrogazione n. 311, preliminarmente, si ritiene opportuno richiamare la funzione e la natura della programmazione triennale degli acquisti e degli investimenti prevista dalla normativa vigente.
L’Azienda Ospedaliero-Universitaria delle Marche ha operato nel pieno rispetto delle disposizioni del Decreto legislativo n. 36 del 2023 e dei principi di programmazione, trasparenza, economicità, efficacia e buon andamento dell’azione amministrativa, nonché degli indirizzi e delle linee metodologiche pubblicate dal Dipartimento per la Programmazione e il Coordinamento della Politica Economica (DIPE) della Presidenza del Consiglio dei Ministri e dal Ministero dell’Economia e delle Finanze in materia di partenariato pubblico-privato.
Lo scopo della programmazione è quello di individuare, in via prognostica e preventiva, le esigenze dell’amministrazione e le modalità di soddisfacimento delle stesse al fine di garantire trasparenza, corretta pianificazione delle risorse e piena conoscibilità delle scelte programmatorie da parte degli organi istituzionali, degli operatori economici e dei cittadini.
In particolare, l’istituto del partenariato pubblico-privato, che ricomprende la concessione, la finanza di progetto, la locazione finanziaria e il contratto di disponibilità, la normativa stabilisce che le pubbliche amministrazioni adottano il programma triennale delle esigenze pubbliche idonee a essere soddisfatte attraverso forme di partenariato pubblico-privato.
È pertanto evidente che il concetto di idoneità richiamato dalla norma non implica alcun obbligo di ricorrere al partenariato pubblico-privato, ma individua esclusivamente ambiti potenzialmente suscettibili di essere valutati attraverso tale strumento. Si tratta, quindi, di una fase prodromica e persino potenziale, non ancora attuativa.
Lo stesso articolo 175, comma 2, prevede infatti che il ricorso al partenariato pubblico-privato sia subordinato a una preventiva valutazione di convenienza e fattibilità, finalizzata ad accertare:
• l’effettiva sostenibilità economica e finanziaria dell’operazione;
• il corretto rapporto tra costi e benefici;
• la congrua allocazione dei rischi;
• la capacità di generare innovazione;
• la compatibilità con gli equilibri di bilancio dell’ente.
L’inserimento di possibili iniziative nei documenti di programmazione triennale costituisce, quindi, un adempimento previsto dalla normativa vigente e risponde altresì all’esigenza di assicurare la massima trasparenza amministrativa, consentendo all’amministrazione di individuare preventivamente gli ambiti teoricamente suscettibili di essere soddisfatti mediante forme di partenariato pubblico-privato, senza che ciò comporti alcuna decisione di realizzazione degli interventi, alcun affidamento né l’assunzione di obbligazioni giuridiche o finanziarie.
In coerenza con quanto evidenziato dal Dipartimento per la Programmazione e il Coordinamento della Politica Economica presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il partenariato pubblico-privato rappresenta uno degli strumenti che le amministrazioni possono valutare per la realizzazione e la gestione di opere e servizi pubblici, nell’ottica di promuovere innovazione, efficienza e ottimizzazione delle risorse pubbliche.
Alla luce di tali presupposti normativi e metodologici, l’Azienda si è limitata a individuare, in sede programmatoria e anche in considerazione delle numerose manifestazioni di interesse e proposte formulate dagli operatori economici - cosa che accade anche quando siamo Sindaci, per esempio - alcuni segmenti di attività potenzialmente suscettibili di valutazione mediante strumenti di partenariato pubblico-privato.
Si evidenzia, altresì, che l’inserimento di tali ipotesi nella programmazione non costituisce riconoscimento di interesse pubblico, approvazione dell’intervento, autorizzazione alla realizzazione dell’opera o del servizio, né assunzione di impegni economici da parte dell’Azienda.
Ogni eventuale proposta deve essere, infatti, sottoposta ad autonoma istruttoria tecnica, economica, finanziaria e giuridica, finalizzata a verificare la convenienza per l’amministrazione rispetto alle modalità tradizionali di approvvigionamento e la piena rispondenza all’interesse pubblico.
A conferma della rigorosità dell’azione amministrativa adottata, tutte le proposte di partenariato pubblico-privato ad oggi pervenute all’Azienda, ai sensi dell’articolo 193, comma 3, del Decreto legislativo n. 36 del 2023, sono state valutate negativamente.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Seri.
Massimo SERI. Grazie, Presidente. Le dico che non sono soddisfatto della risposta che ho appena ricevuto.
Alcune considerazioni. La prima riguarda il comportamento del Direttore, che non è un caso isolato. Troppo spesso ci stiamo abituando a risposte che arrivano dai tecnici e non dalla politica.
Quando un Consigliere regionale presenta un’interrogazione, deve avere una risposta politica e questa non può essere anticipata sulla stampa dal direttore di turno. Anche perché ci si pone una domanda: sono stati delegati a rappresentare la politica sanitaria della nostra Regione oppure no? Immagino che non sia così.
Se così non è, esistono regolamenti e penso che sia giunto anche il momento di censurare determinati comportamenti.
Giustamente, alla domanda sulla proroga non ha risposto, perché aveva già fornito un’ampia risposta nell’interrogazione nella seduta precedente. Tuttavia, anche su questo oggi mi sento di dire, alla luce delle dichiarazioni lette e della risposta ricevuta, che manca l’elemento essenziale: le ragioni che hanno portato ad assumere questo provvedimento, che non sono chiare e, anzi, non sono state proprio enunciate.
Per quello che riguarda i partenariati pubblico-privato, anche qui si procede a vista.
La normativa dichiara…. È vero che esiste un prima e un dopo il Codice degli appalti, ma per quanto riguarda i PPP non è cambiato assolutamente nulla. Sia con la normativa precedente sia con quella attuale si richiedono determinati comportamenti alle amministrazioni.
Nello specifico, bisogna manifestare chiaramente quando esiste un reale interesse. Perché, se così non è, si rischia di inviare messaggi sbagliati al mercato.
Sappiamo benissimo che chi intende partecipare deve investire risorse significative e affrontare percorsi importanti e così facendo…
Se si vuole dare trasparenza, come è stato detto e scritto, lo si può fare indicando chiaramente che non esiste un interesse da parte dell’amministrazione.
Leggendo anche la risposta data da lei, Assessore, emerge inoltre un’incongruenza. Il Direttore smentisce notizie apparse sulla stampa di dichiarazioni informali emerse da riunioni interne, in relazione alle quali, invece, alcuni dirigenti - non cito i nomi per correttezza - sostengono esattamente il contrario, censurando determinati comportamenti.
Detto questo, e visto che mancano pochissimi secondi, la vera riflessione è la seguente: si sta facendo una reale analisi e una vera verifica di quanto sta accadendo?
Interrogazione n. 327
a iniziativa del Consigliere Ausili
“Potenziamento delle cure palliative”
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 327 del Consigliere Ausili.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Calcinaro.
Paolo CALCINARO. Grazie, Presidente. Un ringraziamento al Consigliere Ausili, non ci siamo messi d'accordo, né il coordinamento dell'Aula è stato così preciso e perfetto tanto da portare oggi il fatto che nella giornata di ieri, in Giunta, abbiamo approvato il piano di potenziamento delle cure palliative nella nostra Regione.
A questo piano di potenziamento va una parte vincolata del fondo regionale, poiché per gli anni 2026-2027, da due anni, una parte del fondo sanitario incrementativo nazionale è vincolata per le cure palliative.
Allora, prendo una parte della relazione dalla delibera di ieri, con cui vado, in maniera un po' sintetica, a descrivere le azioni di potenziamento.
Innanzitutto sui posti letto degli hospice: sono circa 25 i posti letto in più previsti, alcuni sono in via di apertura. Parlo del rafforzamento di Fossombrone, che passa da 10 a 19. Oggi praticamente tutto è pronto, tuttavia bisogna eseguire dei lavori di adeguamento dell’impianto antincendio relativi ai precedenti 10 posti. Per questo i pazienti saranno temporaneamente spostati nel nuovo reparto e una volta conclusi i lavori avremo 19 posti complessivi. Si parla di fine anno-inizio anno prossimo, tanto per capirci, perché è un tema già conosciuto.
Poi abbiamo da attivare 6 posti all'ex Umberto I e 10 posti ad Offida. Questo per quanto riguarda i 25 posti.
C’è un incremento molto importante dovuto agli hospice e ci sono anche, parimenti rilevanti, le unità domiciliari.
Altrettanto fondamentale è il piano di rafforzamento del personale. Sono 9 i medici palliativisti che dovranno essere assunti. Vado anche a individuare dove: 2 all'AST di Pesaro Urbino, 1 all'AST di Ascoli Piceno, 1 all'AST di Fermo. Tra l'altro ho visto che è partito da poco il concorso per l'AST di Fermo, perché è arrivato l’articolo 9 in Giunta.
Questi sono alcuni degli incrementi previsti per quanto riguarda i medici domiciliari, mentre per gli hospice sono previsti 2 medici a Pesaro Urbino, 1 medico all'AST di Macerata e 1 medico palliativista all'AST di Ancona. Ecco i 9.
Poi sono anche richieste, e questo è molto importante secondo me, le figure di 3 psicologi e di 3 assistenti sociali, in quanto il tema delle cure palliative non è strettamente medico, ma spesso è legato all'aspetto psicologico e alla presa in carico dell'intero nucleo familiare.
Abbiamo anche la previsione di molti OSS e infermieri, divisi tra hospice e cure domiciliari. Voglio dirlo, per il Centro di riferimento regionale per le cure palliative pediatriche, quindi il Salesi, sono previsti 7 infermieri e 6 OSS.
Ovviamente dovremo monitorare che queste azioni vengano portate avanti come Regione, nella consapevolezza della difficoltà di reperire, a volte, medici palliativisti. Non è scontato riuscire a trovarli. Purtroppo, ci sono alcune professionalità per le quali si registra una carenza a livello nazionale.
Questo è quello che abbiamo approvato appena ieri. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Ausili.
Marco AUSILI. Grazie, Presidente. Grazie, Assessore. Direi una coincidenza provvidenziale, se vogliamo. Molto bene.
Da questa risposta usciamo rinforzati nelle nostre convinzioni, nei nostri auspici. Da parte nostra va innanzitutto il ringraziamento a tutte le strutture già esistenti e agli operatori sanitari che tanto fanno nell'ambito delle cure palliative già ora, sapendo bene che le cure palliative sono uno strumento prioritario per dare assistenza ai nostri malati, ai nostri malati gravi, anche in fase terminale.
Dal mio punto di vista, dal nostro punto di vista, permettetemi di dirlo, il tema delle cure palliative è anche una premessa essenziale che va posta prima di aprire ogni discussione nell'ambito del fine vita. Perché? Perché il concetto che sta alla base, il principio di riferimento di tutto questo discorso, è la dignità: la dignità della vita umana, che è una dignità ontologica, che quindi è al di sopra e al di là di quelle che possono essere le condizioni specifiche della vita del soggetto (condizioni economiche, di territorio, di appartenenza) o del momento in cui la vita si manifesta, dal concepimento fino alla fine naturale.
Con le cure palliative portiamo su questo territorio un'appropriatezza clinica, ma anche una qualità della vita per le persone destinatarie di questo tipo di interventi.
Dalla sua risposta, Assessore, cogliamo alcuni elementi, già deliberati, di massimo interesse, che sono in linea con la normativa nazionale, che negli ultimi anni ha cercato di puntare molto sul potenziamento delle reti di cure palliative, anche in termini di maggiori risorse.
Su questi punti noi siamo al suo fianco, al fianco di questo Governo regionale, per attuare pienamente, anche con le nostre AST e con l'Azienda ospedaliera, gli intendimenti sacrosanti nei quali crediamo tutti. Grazie.
Interrogazione n. 226
a iniziativa dei Consiglieri Vitri, Mancinelli, Catena, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini
“Fondi destinati alla linea ferroviaria Adriatica”
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 226 dei Consiglieri Vitri, Mancinelli, Catena, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini.
Ha la parola, per la risposta, l'Assessore Baldelli.
Francesco BALDELLI. Grazie, Presidente. I Consiglieri interrogano per sapere, riassumo sintetizzando, quali sono le attuali condizioni di finanziamento e lo stato dell’arte sul potenziamento della linea ferroviaria adriatica.
Ovviamente, per rispondere alle interrogazioni, abbiamo sentito anche gli uffici competenti e Rete Ferroviaria Italiana, che ci ha relazionato quanto segue.
Innanzitutto, non risulta, per quanto in nostro possesso, il definanziamento citato nelle interrogazioni di 163 milioni di euro, citato proprio in premessa all’atto ispettivo, che sarebbe stato operato a luglio 2025. Al contrario, Rete Ferroviaria Italiana ci comunica che il decreto del MEF di riparto del fondo a favore delle amministrazioni centrali dello Stato per assicurare il finanziamento degli investimenti e lo sviluppo infrastrutturale del Paese, del 13 ottobre 2025, ha previsto un rifinanziamento per 142,8 milioni di euro a valere sul capitolo di bilancio 7.122 “Alta Velocità - Linea Adriatica”.
Rete Ferroviaria Italiana informa poi di aver sviluppato il documento di fattibilità delle alternative progettuali di una nuova linea ad alta velocità estesa a tutta la direttrice Bologna-Lecce, ricordando che la precedente impostazione, che prevedeva il potenziamento della linea esistente mediante varianti di tracciato e bypass, non avrebbe assicurato pienamente il raggiungimento degli obiettivi in termini di riduzione dei tempi di percorrenza e di incremento della capacità.
Rete Ferroviaria Italiana sta svolgendo, dunque, ulteriori analisi, attualmente in corso, finalizzate ad approfondire il livello di studio delle singole tratte, sottolineando come la programmazione finanziaria sarà possibile, per Rete Ferroviaria Italiana, solo a valle degli esiti delle valutazioni in corso, che potranno portare anche a ottimizzazioni della configurazione dei lotti.
Attualmente, il finanziamento disponibile a legislazione vigente è pari a circa 4,3 miliardi di euro.
Con riferimento ai punti 5 e 6 dell’interrogazione, RFI comunica che il piano investimenti nella Regione Marche prevede 2,4 miliardi di euro di interventi già finanziati.
Tra questi:
• il raddoppio della linea Orte-Falconara tra Genga e Serra San Quirico, i cui lavori sono in fase avanzata di realizzazione;
• il raddoppio, già in corso, del collegamento ferroviario Albacina-PM 228, ovvero il raddoppio del collegamento tra la Civitanova Marche-Albacina e la Orte-Falconara;
• l’elettrificazione, la velocizzazione, l’eliminazione delle interferenze e l’adeguamento delle opere d’arte della linea Civitanova Marche-Albacina, con lavori anche qui in fase avanzata di realizzazione;
• interventi in corso di upgrading dei sistemi di sicurezza e di segnalamento su tutta la rete ferroviaria marchigiana, con obiettivi di miglioramento delle performance e incremento degli standard di sicurezza;
• infine, interventi di manutenzione straordinaria con il rifacimento completo della linea sulla direttrice Ascoli Piceno–Porto d’Ascoli. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatta o meno, la Consigliera Vitri.
Micaela VITRI. Grazie, Presidente. Grazie, Assessore. L’interrogazione che avevo presentato il 10 aprile nasceva dalla forte preoccupazione emersa in quel momento circa il possibile definanziamento di risorse destinate al potenziamento della linea ferroviaria adriatica e al progetto dell’alta velocità e alta capacità.
In seguito anche alle diverse proteste e polemiche di quei giorni, per fortuna un emendamento che era già stato presentato in Parlamento non è stato discusso. Quindi, per fortuna, è stata fatta retromarcia su delle risorse che, invece, sarebbero state tolte a quelle già previste dal Governo Draghi per la velocizzazione della tratta Bologna-Lecce.
Con il mio atto chiedevo alla Giunta regionale, però, di chiarire quali azioni intendesse intraprendere nei confronti del Governo per tutelare gli investimenti destinati alle Marche.
Lei oggi mi dice che questi investimenti non sono in discussione e va benissimo, ma mi ha anche detto che, per intervenire, attenderemo la programmazione solo dopo l’esito della configurazione dei diversi lotti.
Ed è proprio questo il problema, Assessore Baldelli: che si continua a perdere tempo. Me l’ha confermato lei poco fa con il suo intervento.
Noi abbiamo già un progetto di fattibilità, con il percorso già tracciato per l’arretramento della ferrovia nel tratto Pesaro-Fano, e questo Governo non sta facendo nulla per intervenire.
Sono già tre anni che, con risorse messe a disposizione dal Governo Draghi, non si fa nulla, perché continuate a dire che volete aspettare il progetto complessivo della Bologna-Lecce. Nel frattempo, però, noi continuiamo a perdere mesi e anni, con risorse già accantonate e con un progetto esecutivo già pronto.
Tutti sanno che il punto in cui è necessario intervenire è quello di Pesaro, più o meno all’altezza di Gradara, dove la tratta ferroviaria fa una curva a gomito che fa già perdere troppo tempo al percorso sulla linea adriatica. Quindi, perché non iniziare da lì?
Credo che debba essere una priorità per questa Giunta regionale, per il Governo Acquaroli e per lei come Assessore alle infrastrutture, chiedere di partire proprio da questo punto, dall’arretramento del percorso tra Pesaro e Fano. Poi si svilupperà tutto il percorso nella direttrice adriatica, nella dorsale da Bologna a Lecce. Anche perché, notizia delle ultime settimane, la dorsale adriatica è stata inserita dall’Europa nella rete TEN-T. Quindi credo che non ci sia più tempo da perdere. Anzi, sarebbe interesse di tutta la nostra regione mettere tra le priorità proprio quel tratto, quello tra Pesaro e Fano, in cui c’erano già le risorse. Me l’ha confermato lei stesso: 2,4 miliardi di euro…
Interrogazione n. 324
a iniziativa dei Consiglieri Barbieri, Ausili
“Misure di digitalizzazione e semplificazione delle procedure di verifica degli abbonamenti nominativi nel trasporto pubblico locale regionali“
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 324 dei Consiglieri Barbieri, Ausili
Ha la parola, per la risposta, l'Assessore Baldelli.
Francesco BALDELLI. Grazie, Presidente. I Consiglieri interroganti Nicola Barbieri e Marco Ausili chiedono alla Giunta regionale, e all’Assessore competente, alla luce delle iniziative già promosse dalla Regione Marche in termini di bigliettazione elettronica e digitalizzazione del trasporto pubblico, nonché del confronto costante con le aziende esercenti il servizio, come la Giunta regionale possa fornire un aggiornamento sullo stato di avanzamento dei relativi interventi, sulle ulteriori implementazioni attualmente previste e se l’evoluzione dei processi di digitalizzazione in corso possa consentire, nel prossimo futuro, l’introduzione di modalità idonee a superare le criticità emerse ed evidenziate dagli interroganti.
La Regione Marche, Consiglieri, ha finanziato, promosso e supervisionato l’implementazione del sistema chiamato “Marta” per la digitalizzazione del sistema di bigliettazione e di controllo sul trasporto pubblico locale su gomma.
In questo caso, vorrei ringraziare anche l’Assessore che mi ha preceduto, che ha lavorato intensamente anche su questo progetto.
L’implementazione graduale del sistema ha comportato l’introduzione della digitalizzazione, innanzitutto con riferimento al biglietto di corsa semplice, ma progressivamente si procederà anche all’introduzione di nuovi abbonamenti in formato digitale, che porterà a breve al superamento della circostanza segnalata dagli interroganti.
La Giunta regionale, con propria deliberazione n. 601 del 26 maggio 2026, approvando la relazione prevista dall’articolo 14 del decreto legislativo n. 201 del 2022, ha dato avvio, in conformità alle norme nazionali ed europee, alla procedura per il nuovo affidamento del servizio di trasporto pubblico locale su gomma, extraurbano e urbano nelle Marche, indicando espressamente tra gli obiettivi strategici dell’affidamento quelli dell’innovazione tecnologica e della digitalizzazione.
In sostanza, la nuova gara dei servizi su gomma rappresenta un’occasione di modernizzazione e digitalizzazione del trasporto pubblico locale delle Marche, attraverso l’introduzione di strumenti e modalità innovative al servizio dell’utenza, quali, ad esempio, la bigliettazione contactless, logiche di applicazione automatica delle migliori tariffe e lo sviluppo di sistemi di informazione in tempo reale, che riteniamo necessari proprio per l’ottimizzazione del servizio.
Grazie ai Consiglieri interroganti per queste ulteriori precisazioni che mi hanno permesso di fare in Aula.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Barbieri.
Nicola BARBIERI. Grazie, Presidente. Grazie, Assessore, per la risposta.
Ho sottoscritto questa interrogazione insieme al Consigliere Ausili perché ritenevamo importante portare all’attenzione del Consiglio regionale una questione concreta, emersa dalle segnalazioni di cittadini, in particolare giovani, studenti e pendolari che ogni giorno utilizzano il trasporto pubblico locale.
Siamo soddisfatti della risposta perché conferma l’impegno dell’Assessorato e della Giunta regionale nel percorso di digitalizzazione del servizio e nello sviluppo sempre più avanzato del sistema di bigliettazione elettronica.
L’interrogazione è stata anche l’occasione per avere un aggiornamento sull’avanzamento dei relativi interventi che sta portando avanti la Giunta regionale: un percorso, Assessore, che condividiamo pienamente e che riteniamo fondamentale per rendere il trasporto pubblico sempre più moderno e vicino alle esigenze dei cittadini.
L’obiettivo della nostra interrogazione era proprio quello di sensibilizzare e individuare soluzioni migliorative nei confronti di quegli utenti che, pur essendo in regola con l’abbonamento, sono impossibilitati, al momento del controllo, a esibire il supporto cartaceo, evitando quindi l’applicazione di sanzioni.
La ringrazio, quindi, per aver individuato misure di digitalizzazione e semplificazione, come ad esempio l’abbonamento digitale sugli smartphone e le smart card, che sicuramente vanno incontro a queste esigenze.
Tenuto conto dell’evoluzione del sistema Marta, così come emerso anche da un confronto con il Settore Mobilità e TPL della Regione Marche, chiediamo che sia valutata la possibilità di verificare l’effettiva titolarità dell’abbonamento anche con la semplice esibizione del documento di riconoscimento, tramite consultazione da remoto del database, in modo tale che il controllore possa verificare l’effettiva titolarità ed evitare, appunto, la sanzione all’utente.
Naturalmente saranno necessarie anche delle rivisitazioni della legge regionale del 2009, aggiornandola in considerazione delle evoluzioni tecnologiche in corso.
Siamo certi che il lavoro avviato porterà soluzioni sempre più efficaci e rispondenti alle esigenze degli utenti e degli operatori del settore. Grazie.
Interrogazione n. 335
a iniziativa dei Consiglieri Piergallini, Mancinelli, Catena, Cesetti, Mangialardi, Mastrovincenzo, Vitri
“Criticità della superstrada Ascoli-Mare e iniziative nei confronti di Anas per la sicurezza della circolazione e il completamento dei lavori”
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 324 dei Consiglieri Barbieri, Ausili
Ha la parola, per la risposta, l'Assessore Baldelli.
Francesco BALDELLI. Grazie, Presidente. Gli interrogativi posti li ha già sintetizzati lei, quindi vado direttamente alla risposta.
In relazione a questa interrogazione abbiamo sentito gli uffici regionali e anche ANAS, ente gestore del raccordo autostradale n. 11, arteria di proprietà statale.
L’Assessorato alle Infrastrutture e alla Viabilità ha convocato, proprio su questo tema, in data 30 giugno 2026, un tavolo di confronto avente ad oggetto, tra l’altro, i lavori che interessano il raccordo autostradale 11 tra Ascoli Piceno e San Benedetto del Tronto.
Al tavolo hanno partecipato il Comune di Ascoli Piceno, ANAS Marche e Rete Ferroviaria Italiana.
Ad esito del tavolo, la Regione Marche ha chiesto e ottenuto da ANAS la sospensione dei cantieri lungo questo raccordo autostradale per tutto il mese di agosto 2026.
La Regione Marche ha inoltre concordato l’istituzionalizzazione e l’attivazione di un tavolo di confronto permanente tra Regione, Comuni insistenti lungo la direttrice Ascoli Piceno–San Benedetto del Tronto, ANAS e Rete Ferroviaria Italiana, per condividere la programmazione dei futuri interventi e la relativa gestione dei cantieri.
Il raccordo autostradale 11 Ascoli Piceno–San Benedetto del Tronto rappresenta un’arteria strategica e, per questo, negli ultimi anni la Giunta regionale ha chiesto e ottenuto da ANAS un’attenzione concreta alla riqualificazione e al potenziamento della sicurezza dell’infrastruttura, attraverso l’impiego di oltre 50 milioni di euro di risorse e, soprattutto, con il passaggio da una logica meramente reattiva, di riparazione del guasto, a una gestione organica e pianificata degli interventi, con una strategia di manutenzione e rigenerazione di questa importante arteria del Piceno.
Tra gli altri interventi, ANAS ha già provveduto, proprio per quegli standard di sicurezza richiamati correttamente dagli interroganti:
• al risanamento profondo dei piani viabili e alla stesa di una pavimentazione drenante su tutta l’estensione del raccordo autostradale, intervento del valore di circa 18 milioni di euro;
• alla posa in opera dei New Jersey di nuova generazione NDBA ANAS, che rappresentano un importante miglioramento in termini di sicurezza, per un valore complessivo di circa 20 milioni di euro;
• al ripristino del viadotto del Tronto tra gli svincoli di Castel di Lama e Spinetoli, sanandone le carenze strutturali, per un valore di 6 milioni di euro;
• al ripristino del cavalcavia danneggiato al km 7+200, per circa 1,5 milioni di euro;
• alla riqualificazione dei cavalcavia tra il km 0+260 e il km 26+300, per circa 1 milione di euro.
Ringrazio gli interroganti per avermi consentito di precisare anche questi ulteriori interventi che riguardano il territorio del Piceno e per la sensibilizzazione che abbiamo effettuato insieme all’Amministrazione comunale di Ascoli Piceno nei confronti di ANAS e, nel contesto, anche di Rete Ferroviaria Italiana, per una maggiore informazione ai Comuni interessati dai lavori.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Piergallini.
Enrico PIERGALLINI. Grazie, Presidente. Grazie, Assessore, per la risposta.
Le anticipo che si tratta di una risposta della quale sono parzialmente soddisfatto, non completamente. Le dirò poi il perché.
Le informazioni che oggi mi ha dato sono state condivise anche ieri nel Consiglio comunale aperto di Ascoli Piceno, richiesto dalla minoranza del Comune e accolto dal Sindaco, dove è stato ricordato, appunto, questo incontro del 30 giugno 2026.
Benissimo. Peccato che questo il tavolo di incontro con ANAS poteva essere aperto anche agli altri Sindaci della Superstrada Ascoli Mare. È stato coinvolto soltanto il Sindaco di Ascoli Piceno.
Il sospetto che la questione voglia essere tenuta soltanto da una parte politica è venuto, e questo cozza un po’ con il clima di concordia e l’atmosfera di collaborazione che ieri si è respirata all’interno di quel Consiglio comunale aperto, nella consapevolezza che un’infrastruttura come l’A14 è essenziale.
Spero che i prossimi tavoli permanenti siano aperti a tutti i soggetti, compresi i Consiglieri regionali, sia di maggioranza sia di minoranza, non per altro, ma semplicemente perché ciascuno può dare il proprio contributo.
Le questioni fondamentali restano quelle che, in parte, ha toccato: sicuramente la sicurezza e un’informazione dettagliata, verificabile, con documenti certi, non solo alla cittadinanza ma anche e soprattutto ai Sindaci, che possano trasmettere ai propri cittadini quali cantieri sono aperti, quali sono le interruzioni e quali sono i pericoli che nella superstrada possono presentarsi. Chiedendo, inoltre, a ANAS, se possibile, un investimento ancora maggiore sui dispositivi di sicurezza durante i cantieri, per consentire che siano ridotte al minimo le distrazioni.
C’è poi una questione molto importante: che questa concordia tra le parti politiche si trasformi, appunto, in reale operatività, anche con scadenze certe. Ho letto, per esempio, dopo il tavolo della Prefettura, che ANAS si è impegnata a concludere il cantiere sull’Ascoli Mare entro dicembre 2026. Benissimo. Monitoriamo e verificheremo. Speriamo che questo impegno sia mantenuto.
La questione centrale, però, è questa: ne abbiamo parlato anche in occasione di un’altra interrogazione e di una mozione. Il sud delle Marche, purtroppo, è funestato dal problema delle infrastrutture. Questi problemi si legano a quelli che conosciamo tutti dell’A14 e a quelli che abbiamo affrontato anche in Consiglio sulla Salaria, con la galleria di Trisungo.
Insomma, è un problema strutturale che va affrontato dalla Regione con provvedimenti strutturali e di emergenza. Ne torneremo a parlare.
Interpellanza n. 34
a iniziativa del Consigliere Rossi
“Prezzario Regionale lavori pubblici”
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interpellanza n. 34 del Consigliere Rossi.
Tengo a precisare, innanzitutto, che quest’interpellanza è stata presentata il 29 maggio 2026. Quindi, dovrebbero esserci state anche delle interlocuzioni con l’Assessore e degli sviluppi. Riguarda il prezzario regionale dei lavori pubblici.
Il prezzario regionale delle opere pubbliche è lo strumento ufficiale utilizzato per la stima dei costi nei contratti di lavori pubblici.
Il prezzario regionale definisce prezzi unitari di materiali e manodopera e va aggiornato annualmente dalle Regioni. In questa interpellanza chiedevo quale fosse, al 29 maggio, la politica della Giunta regionale in materia di costi dei contratti pubblici e se vi fosse l’intenzione di prevedere un aggiornamento dei parametri del prezzario regionale delle opere pubbliche a seguito dell’innalzamento dei prezzi dovuto alle tensioni geopolitiche in Medio Oriente.
L’interpellanza è questa. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Baldelli.
Francesco BALDELLI. Grazie, Presidente. Come da interlocuzioni per le vie brevi, sa che dopo la sua interpellanza, entro le scadenze previste dalla normativa di legge, è stato approvato il nuovo prezzario. Quindi, entro il mese di giugno, come è comunque prassi dell’Amministrazione regionale, tra i mesi di dicembre e giugno si adeguano i prezzari della Regione Marche a quello che è l’andamento del mercato.
Grazie, Presidente, anche per questa interpellanza, anche se poi è stata discussa dopo l’approvazione del prezzario medesimo. Grazie.
PRESIDENTE. Per replica. Grazie, Assessore, grazie per questo intervento, mi ritengo chiaramente soddisfatto dell’operato e dell’adeguamento, nei termini di legge, del prezzario regionale.
Grazie mille.
Va nominato un Consigliere segretario in sostituzione della Consigliera Ruggeri, assente, nominerei della minoranza la Consigliera Vitri.
ELEZIONE DEL REVISORE UNICO DELL’ENTE REGIONALE PER IL DIRITTO ALLO STUDIO (ERDIS)
(articolo 12, comma 5, della legge regionale 20 febbraio 20217, n. 4) – (Voto limitato ad uno).
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la nomina del Revisore unico dell’Ente regionale per il diritto allo studio (ERDIS).
Ricordo che ciascun Consigliere può votare un solo candidato e che l’Assemblea legislativa nel votare prende atto delle risultanze istruttorie comprese quelle contenute nel parere della I^ Commissione assembleare, e dell’accertamento relativo alle cause di ineleggibilità e di inconferibilità dei candidati.
Indico la votazione a scrutinio segreto.
Prego distribuire le schede.
(Il Consigliere Segretario Ausili effettua la chiamata)
PRESIDENTE. Comunico i risultati della votazione:
Votanti n. 28
Voti validi n. 28
Schede bianche n. 0
Schede nulle n. 0
Hanno ricevuto voti:
De Santis Andrea n.18
Serafini Andrea n. 10
Proclamo eletto Revisore unico dell’Ente regionale per il diritto allo studio (ERDIS) De Santis Andrea.
Proposta di legge numero 64
ad iniziativa della Giunta regionale,
Disposizione per la valorizzazione e la riqualificazione dei centri storici, dei luoghi del commercio di particolare interesse e delle attività economiche che concorrono alla salvaguardia delle caratteristiche storico-culturali dei luoghi.
(Discussione generale e votazione)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la proposta di legge n. 64 della Giunta regionale. La discussione generale è aperta, ha la parola il relatore di maggioranza Consigliere Ausili.
Marco AUSILI. Grazie, Presidente. Presidente, Consiglieri, oggi portiamo alla discussione di quest’Aula, secondo i termini di tempo stabiliti, anzi, in tempo, dalla Conferenza dei Capigruppo, la proposta di legge n. 64: “Disposizioni per la valorizzazione e la riqualificazione dei centri storici, dei luoghi del commercio di particolare interesse e delle attività economiche che concorrono alla salvaguardia delle caratteristiche storico-culturali dei luoghi”.
I principi, prima di tutto le idee che stanno alla base di questa proposta.
Il primo: il commercio e le nostre attività economiche non hanno solo una funzione privata ed economica, ma esprimono sempre anche una funzione sociale di primo ordine. A volte certe parti politiche finiscono per raccontare una narrazione per cui l’attività economica e il commercio sono solamente un fatto privato. Non è vero. È anche un fatto sociale, perché ha implicazioni enormi nella vita delle persone e nella vita dei nostri territori.
Secondo principio: le produzioni locali e la pianificazione degli insediamenti commerciali nelle nostre città non rappresentano solo una questione di interesse economico, ma rappresentano sempre anche un fattore culturale che contribuisce alla riconoscibilità dei nostri territori, alla diffusione dei valori di qualità e autenticità della nostra tradizione e del nostro Made in Italy.
Attraverso questa proposta c’è quindi l’obiettivo, certo, di rafforzare l’attrattività turistica. Ma perché? Perché i turisti che vengono da fuori vogliono trovare nei nostri borghi e nei nostri centri storici il volto autentico della nostra identità e di questi luoghi. Certo, non qualcosa di omologato, non qualcosa di poco decoroso.
Ma, oltre alla questione turistica, c’è inevitabilmente tanto altro. C’è l’obiettivo di sostenere la qualità della vita urbana, perché un buon insediamento di attività economiche in un certo territorio contribuisce a sostenerla.
Questa proposta serve anche a consolidare la coesione sociale nei nostri territori, che discende anche dal tipo di attività economiche che in certi centri si trovano.
E poi un altro principio: il valore dell’identità. Noi viviamo in un’epoca storica in cui l’omologazione, la globalizzazione e il disorientamento degli individui davanti alla perdita delle radici e dell’identità hanno prodotto esiti e conseguenze evidenti nella vita delle persone. Hanno prodotto disorientamento, hanno prodotto una perdita di smalto dei nostri territori.
Allora, fare politiche che insistono invece sulla conservazione dell’identità serve a tanto. Serve per conservare quel qualcosa in più che tu hai rispetto al resto del mondo. Serve a difendere la diversità, che è il sale della terra. Serve a consolidare i legami di comunità e, anche, perché no, a rispettare quello che è stato il cammino di una civiltà, quello che è il portato di generazione in generazione che noi abbiamo ereditato dai nostri padri e che dobbiamo consegnare ai nostri figli, a chi verrà dopo di noi.
E poi un altro principio. I nostri centri storici e i nostri borghi, davanti a questo periodo storico complesso che stiamo vivendo, risentono di dinamiche globali, molto spesso più economiche che politiche, che portano alla desertificazione commerciale e alla desertificazione dei servizi nei nostri piccoli centri.
C’è un tema di denatalità, c’è un tema fortissimo di sicurezza, che questo Governo Acquaroli ha deciso di affrontare come obiettivo prioritario, con un recente pacchetto di misure “Marche Sicure”, e c’è un tema di attrattività e vivibilità dei nostri centri e dei nostri borghi.
Sono temi generali enormi che, anche con questa proposta di legge, noi andiamo evidentemente ad affrontare.
Caratteristiche salienti di questo articolato.
Si tratta di una proposta di legge regionale in grado di intersecare diversi settori e quindi molto articolata, che offre una risposta ai territori molto ampia e generale. Infatti, si inserisce nel quadro delle politiche regionali di rigenerazione urbana, di valorizzazione e tutela dell’identità territoriale e di sostegno al commercio di prossimità.
È poi una proposta molto in linea con quello che è stato il portato normativo e legislativo di questi ultimi anni, con il primo e il secondo Governo Acquaroli.
La proposta, infatti, si pone a completamento di quell’iter di produzione normativa iniziato nel primo Governo Acquaroli con la nuova legge regionale in materia urbanistica; la legge regionale per la tutela, lo sviluppo e la promozione dell’artigianato marchigiano; la legge regionale per il sostegno alle iniziative integrate di riqualificazione e valorizzazione dei borghi; la legge regionale per la valorizzazione delle denominazioni comunali De.Co.; la legge regionale per la valorizzazione delle Marche come Terra del Benessere; e ancora la legge regionale per la promozione e la valorizzazione delle ricette e dei menù della cucina marchigiana.
Una proposta che rivendica e completa, se vogliamo, la nostra produzione normativa, ne rinsalda gli intendimenti e consente anche a questa proposta di inserirsi in un alveo normativo che è anche finanziato. Ci sono infatti risorse economiche nel corpo di queste leggi che ho appena menzionato e che possono essere utilizzate anche dai Comuni che vogliono sviluppare questi indirizzi che la Regione sta dando con questa proposta.
La proposta di legge regionale in questione introduce inoltre un modello operativo al quale teniamo molto, improntato al principio di sussidiarietà, che è un principio cardine, dal nostro punto di vista, delle politiche locali.
Infatti, il metodo è quello della concertazione. Si affida ai Comuni un ruolo centrale per realizzare interventi volti ad attuare politiche in ambito urbanistico, di valorizzazione del Made in Italy, di promozione, sviluppo e riqualificazione dei nostri centri storici e dei luoghi del commercio di particolare interesse, per la promozione anche delle produzioni locali e della cucina regionale.
Sono cose che i Comuni potevano già fare, è stato detto. Non in questa maniera, però, con questo sguardo complessivo e con questa copertura della legislazione regionale. La Regione, quindi, dà indirizzi ai Comuni in un contesto di sussidiarietà affinché si possano fare maggiormente politiche di questo tipo su tutti i territori, in un clima di concertazione con le parti sociali, con le organizzazioni di categoria, sindacali, dei lavoratori e dei consumatori, che hanno collaborato alla costruzione di questa proposta di legge.
Questo va sicuramente sottolineato. Una proposta che nasce da una collaborazione intensa con enti locali, organizzazioni imprenditoriali, lavoratori e consumatori.
Si tratta di un provvedimento richiesto, che non nasce dal nulla, ma dalla richiesta che sorge dai territori e dalle associazioni di categoria per affrontare sempre più argomenti imperativi, come quello della desertificazione e dell’omologazione commerciale dei nostri territori.
È una proposta di legge che ha a suo beneficio il parere favorevole del CAL e del CREL, oltre che di altre parti sindacali audite.
Ringrazio tutti quelli che hanno contribuito alla costruzione di questo testo finale. Abbiamo cercato di recepire tutte le osservazioni pervenute, mentre altre, inevitabilmente, per ragioni tecniche, finiranno nelle delibere attuative. Ma ci finiranno con la piena convinzione che siano integrazioni molto utili.
Un veloce sguardo agli articoli salienti della proposta.
L’articolo 1 definisce l’ambito di intervento della legge, ossia la promozione di politiche integrate volte al sostegno delle attività economiche che contribuiscono alla conservazione delle identità dei luoghi, contrastando la desertificazione commerciale e la perdita della qualità dell’offerta, valorizzando le filiere locali e le produzioni tipiche anche in chiave turistica e culturale, sviluppando interventi di rigenerazione urbana e tutelando i mercati storici e le attività tradizionali, nel rispetto dei principi europei e nazionali in materia di concorrenza, libertà economica e non discriminazione.
L’articolo 2 introduce le principali definizioni.
L’articolo 3 introduce, appunto, come dicevo, il metodo della concertazione che sta alla base di tutto.
L’articolo 4 promuove nei vari territori il riuso e la riattivazione di immobili dismessi o sottoutilizzati, nonché l’insediamento di attività commerciali e artigianali identitarie, l’integrazione fra funzioni economiche e mobilità, misure che possono introdurre esenzioni o riduzioni dei costi dei servizi e della fiscalità, incentivi per gli interventi di ristrutturazione degli esercizi, anche attraverso l’accesso facilitato al credito e la riduzione di imposte comunali, cercando anche di definire standard qualitativi. Questa è una pianificazione di tipo qualitativo più che quantitativo dell’insediamento delle attività.
Infine, l’articolo 5 individua gli strumenti operativi in capo ai Comuni per l’attuazione della legge. I Comuni potranno, quindi, avviare, beneficiando di questa copertura legislativa e di questi indirizzi regionali, misure e programmi di qualificazione della rete commerciale, prevedendo misure di semplificazione amministrativa, interventi di tipo qualitativo, misure di tutela di specifiche tipologie di esercizi, agevolazioni tributarie, sostegno finanziario, interventi sul decoro urbano e sulle infrastrutture, limitazioni anche all’insediamento di determinate nuove attività commerciali.
Questo è l’articolato.
Noi abbiamo ascoltato nei giorni precedenti delle polemiche davvero, purtroppo, infondate. Noi auspichiamo e ci auguriamo che il dibattito in quest’Aula sia invece diverso, perché qualcuno, abbiamo sentito, si è inventato di sana pianta il contenuto di questa proposta di legge.
Qualcuno è andato a dire che questa proposta di legge proponeva qualcosa di molto forte, di molto aggressivo, di molto specifico. Poi, però, magari la stessa persona è andata a lamentarsi del fatto che nel testo di legge quella cosa lì non c’era.
Ma certo. Permetteteci di scegliere gli argomenti delle nostre proposte di legge, che poi ovviamente si aprono alla discussione, all’integrazione e alle modifiche attraverso gli emendamenti di quest’Aula. Ma, per piacere, non andiamo a metterci in bocca argomenti che non sono quelli della nostra volontà.
Quelli della nostra volontà magari assomigliano anche, perché no, ad alcuni argomenti che noi abbiamo sentito appartenere a certe amministrazioni comunali di centro-sinistra. Penso a quel regolamento comunale del 2022 della città di Pesaro per il decoro del centro storico.
Che è successo poi da quegli intendimenti ad oggi? Forse, in questa parte politica, si ravvisa tanta incertezza sul tema, tanta frammentazione, mentre invece, su questo tema, a me pare che dal centro-destra emerga ancora oggi determinazione, compattezza e convinzione nel fare queste politiche davvero a volto scoperto, insieme, pubblicamente e a testa alta. Questo vogliamo fare sempre e sempre di più.
Poi abbiamo sentito delle obiezioni, delle obiezioni che purtroppo erano false. Ma questo ci sta, ci sta un po’ nel gioco delle parti. Peccato che quando si fanno obiezioni talmente false si finisca per offendere tutte quelle associazioni, quei cittadini e quel movimento che una proposta di legge l’hanno voluta, richiesta e chiamata a gran voce.
Si offendono le associazioni e le forze di categoria, si offendono forse quei cittadini che fanno commercio di prossimità oppure quei cittadini che ne usufruiscono e che ci credono. E, in generale, si offende un intero territorio che, per scopi purtroppo solo di partito, si finisce per alimentare tensioni e allarmismi del tutto ingiustificati, come spero oggi possiamo dimostrare.
Oltretutto, ricordo bene alcuni amministratori locali che, nel trattare i nostri centri, li hanno svuotati di eventi, non ne hanno curato bene l’immagine, il decoro e la sicurezza, oppure hanno massicciamente sostenuto solo la grande distribuzione.
Insomma, davanti a quello che è accaduto negli scorsi anni, mi sarei immaginato forse meno polemiche basse nei confronti di chi ci sta provando, di chi sta provando a fare qualcosa insieme ai territori e ai Comuni per il bene dei nostri territori e delle nostre comunità.
Concludo ringraziando il Presidente Acquaroli e la sua Giunta, il Presidente della II Commissione, Consigliere Antonini, tutti i colleghi Consiglieri di maggioranza e minoranza, tra cui il relatore di minoranza, Consigliere Seri. Consiglieri di minoranza che vorranno anche, perché no, integrare con emendamenti questa proposta.
Ringrazio gli uffici, il Consiglio delle Autonomie Locali e il Consiglio Regionale dell’Economia e del Lavoro, che hanno espresso parere favorevole su tutto ciò e ci hanno aiutato a migliorare il testo di partenza. Poi le associazioni di categoria, sindacali, tutti quelli che hanno concorso a questo testo finale.
La chiamata finale è a un voto che sia ben ponderato. Noi ci auspichiamo che sia un voto unanime perché autoisolarsi davanti a questo movimento che viene dal territorio forse non è una buona cosa.
Soprattutto vi chiediamo una lettura oggettiva e limpida del testo. Vi chiediamo anche una collaborazione, in questo frangente d’Aula, per migliorarlo, perché no, e per produrre politiche come queste che possono fare il bene dei nostri territori e della nostra comunità. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il relatore di minoranza Consigliere Seri.
Massimo SERI. Grazie, Presidente. Ho ascoltato le riflessioni poste dal relatore di maggioranza, sulle quali dirò anche qualcosa.
Leggendo il contenuto non si può non condividere questa proposta di legge perché, francamente, l’intervento normativo è volto alla promozione, allo sviluppo e alla riqualificazione dei centri storici e dei luoghi del commercio di particolare interesse. Quindi sono francamente d’accordo.
L’obiettivo principale è favorire il recupero e la valorizzazione delle aree urbane e commerciali, rafforzando l’identità locale attraverso interventi mirati che integrino attività economiche con spazi pubblici, sostenendo la produzione tipica e le attività che concorrono alla conservazione delle tradizioni e delle caratteristiche storico-culturali dei luoghi. Anche questo è condivisibile.
La prima domanda che mi sono posto, visto che qualche collega lo ha fatto e che condivido leggendo la stampa e le prime battute, é: è una proposta di legge anti-kebab? Francamente non trovo questo, è più un messaggio, forse sublime, che si vuole trasmettere nella narrazione e nella discussione. Questo, ovviamente, non mi dispiace.
Lo sguardo è verso quelle aree a rischio di degrado e di desertificazione. Effettivamente questo è un problema serio, che non riguarda soltanto il nostro territorio o la nostra regione, ma tutto il Paese.
I temi sono diversi, di carattere economico ed anche sociologico, perché cambiano le abitudini, le aspettative, cambiano i comportamenti. La legge, in qualche modo, si inserisce nel quadro delle politiche regionali di rigenerazione urbana, valorizzazione e tutela dell’identità territoriale e sostegno al commercio di prossimità, con l’obiettivo, come si diceva, di contrastare i fenomeni di desertificazione. Su questo, francamente, manca un lavoro propedeutico, perché quando si vuole fare una proposta e si vogliono inserire gli strumenti, va fatta un’analisi. Perché accade qualcosa? Le cose non sono mai casuali, c’è sempre un perché, e se si vuole intervenire bisogna dare una risposta ai perché.
I temi sono tanti, come dicevo prima, a cominciare da una riflessione sociologica: cambiano i comportamenti, cambiano le dinamiche economiche, cambiano le difficoltà che gli operatori incontrano. Tutto questo, ovviamente, qui non l’ho percepito. Poi, se in realtà c’è, qualcuno lo dirà.
Si richiama il rispetto dei principi europei della concorrenza. Questo è scontato. Il fatto che lo si voglia richiamare e qualcuno dica che si vogliono mettere le mani avanti, forse, significa che qualche perplessità su alcuni elementi c’è. Quando si parla di tutela della concorrenza…, la concorrenza va tutelata. Sono i principi a cui ci riferiamo tutti., il problema è se condizioniamo la concorrenza, quindi qualche preoccupazione, in questi termini, ci può essere con le normative vigenti.
C’è tutto il tema, richiamato, della tutela e promozione della cucina regionale, delle produzioni tipiche locali, il richiamo al Made in Italy, il richiamo al patrimonio UNESCO della nostra cucina, che sono un grande patrimonio.
Condivido le parole usate dal Consigliere Ausili prima, quando ha detto che il tema dei centri non è solo economico, ma è un fatto sociale, culturale, di sicurezza e di presenza. Ha una dinamica turistica: siamo realtà turistiche dove chi viene cerca anche le peculiarità del territorio. Tutte cose condivisibili, che però devono trovare applicabilità nel fare e nell’agire.
Si richiamano tutta una serie di leggi che, oggettivamente, sono strumenti, ma si tratta di un elenco di cose che esistono già e che non rappresentano elementi innovativi.
Onestamente, mi aspettavo in questa proposta di legge, mantenendo l’obiettivo principale, qualche elemento e qualche proposta innovativa che andassero concretamente ad aiutare i Comuni, i territori e gli operatori stessi. Perché poi c’è sinergia. Quando si parla di concertazione è verissimo: è la base di ogni attività e se non c’è concertazione, significa incontrare sicuramente delle difficoltà.
Guardando anche l’articolato, che ci aiuta nella riflessione, troviamo le finalità: promozione di politiche integrate tra commercio, urbanistica, mobilità e ambiente; sostegno alle attività economiche che contribuiscono alla conservazione dell’identità dei luoghi.
È chiaro che le politiche sono sempre trasversali quando hanno una complessità come questa. Quando si parla di ambiente, urbanistica, commercio e turismo, inevitabilmente si deve dialogare con tutta una serie di esigenze e di caratteristiche.
Si parla di sostegno economico, ma poi vedremo che c’è l’invarianza finanziaria, e il sostegno economico trova difficoltà con l’invarianza finanziaria.
Si parla di sussidiarietà, verissimo, su questo dirò quando entreremo nel tema dei Comuni.
Lo sviluppo della rigenerazione urbana è l’ABC. Chiunque metta mano alla pianificazione del proprio Comune o territorio parte dalla rigenerazione urbana. Ma la rigenerazione urbana non chiede solo strumenti normativi: chiede risorse, possibilità, incentivi verso i privati e verso il pubblico, gli enti e i Comuni in particolare, per intervenire sul proprio patrimonio. Gran parte delle volte si parla di patrimonio pubblico e di spazi per la rigenerazione urbana. Il fulcro di tutto questo, inevitabilmente, sono i Comuni. Non perché deleghiamo loro, ma perché è nelle loro competenze.
Ecco la prima anomalia che riscontro e che ho posto anche in Commissione: mi fate capire qual è l’elemento nuovo? Perché tutte le cose che si dicono, io sono stato Sindaco per dieci anni di una città importante della nostra regione, le potevamo già fare. Il Consigliere Ausili ha ricordato una buona iniziativa, che aveva la finalità di valorizzare e qualificare il centro storico ed essere una risposta a certe dinamiche. Ma non c’è niente di nuovo. Sono cose oggettive che tutte le normative richiamate già consentono.
Forse quello che manca è qualche strumento concreto e oggettivo che aiuti a intervenire per andare incontro a queste esigenze: dal decoro alla rigenerazione urbana, fino alla valorizzazione del commercio. Io stesso ho fatto ordinanze che andavano in questa direzione.
Come dicevo, manca una riflessione e un’analisi. Forse ci è sfuggita, non lo so, però negli atti, nelle riflessioni e nelle discussioni avvenute in Commissione, così come nelle domande poste ai tecnici che sono venuti a interloquire con noi, non c’è stata una risposta.
Io, per esempio, avevo fatto dei ragionamenti e proposto anche sondaggi e analisi sociali per capire come invertire la tendenza. Ovviamente vanno fatte proposte davvero alternative e nuove, che rispondano ai nuovi bisogni e alle esigenze della società e delle persone.
È vero che alcune leggi richiamate hanno qualche strumento e qualche risorsa, ma cose mirate in una proposta di legge, qualcosa di nuovo che faccia riferimento a bandi o risorse destinate a incentivare una certa direzione, francamente non ci sono.
Quindi ai Comuni deleghiamo qualcosa che, di fatto, già fanno. Alcune cose già sono state fatte. Per esempio, il tema dei borghi, che stanno crescendo anche in termini turistici. Quando si vanno ad analizzare, effettivamente hanno avuto una crescita anche nelle aree interne rispetto a certe presenze sulla costa, a dimostrazione del valore che queste politiche possono avere.
Clausola valutativa: benissimo, buona cosa. Si prevede almeno biennalmente una relazione sugli effetti di questa legge. Io auspico di essere smentito, ma temo che, con gli strumenti attuali, difficilmente ci sarà un lungo elenco di risultati, se non si interviene con altri strumenti e con risorse oggettive.
Mi metto nei panni di un piccolo Comune. Il Consigliere Pierini è stato Sindaco di un piccolo Comune. Come fanno queste realtà a intervenire da sole? Hanno difficoltà anche i Comuni importanti.
Mancano le risorse. Il resto sono chiacchiere e intenti, manca lo strumento vero che deve essere affiancato. Si fanno solo richiami a ciò che esiste già.
Ecco il deficit che riscontro in questa proposta. L’invarianza finanziaria è la verità, il punto centrale, senza risorse non si fa assolutamente nulla. Le proposte che chiedono operatività e interventi hanno bisogno di risorse.
Una piccola riflessione. Qui si richiama il Made in Italy e l’identità. Il Made in Italy è un valore inestimabile, fuori discussione. Lo condividiamo tutti quanti e che tutelare i prodotti locali e le eccellenze marchigiane sia prioritario è altrettanto evidente. Ma parlare di Made in Italy significa parlare di lavoro, competenze, storia e futuro. Significa riconoscere il valore di milioni di persone che ogni giorno, con impegno e professionalità, trasformano il sapere italiano in prodotti, servizi e innovazioni apprezzati in tutto il mondo. E qui ci stanno dentro anche le Marche.
Il Made in Italy non è soltanto un marchio commerciale: è un patrimonio economico, culturale e sociale. È il risultato di una filiera che unisce imprese, artigiani, agricoltori, professionisti, università e molto altro. È un modello che ha costruito la reputazione dell’Italia grazie alla qualità, alla creatività e alla capacità di fare bene le cose. La varietà e la qualità dei nostri prodotti gastronomici ci distinguono ed elevano nel mondo. Ne è prova il riconoscimento come patrimonio dell’umanità.
Ma il Made in Italy non si difende solo con gli slogan. Si tutela con scelte amministrative, investimenti e regole chiare. Le dichiarazioni di principio di questa proposta di legge sono importanti, ma da sole non fermano le contraffazioni, non aiutano le piccole imprese e non rendono più competitivo il nostro sistema produttivo.
Molte azioni sono già state intraprese nei nostri Comuni, ma non possono prescindere da un quadro economico e commerciale di natura globale, che ha ripercussioni sociali e, oserei dire, culturali. A mio avviso è riduttivo rispondere con divieti dal sapore arcaico e feudale.
Così come appare riduttivo e semplicistico, anche se abbiamo già detto che non è così, trovare la colpa di questa crisi nazionale nel piccolo kebab di turno che occupa un piccolo spazio commerciale in un centro storico che altrimenti resterebbe vuoto, chissà per quanto tempo.
I Comuni possono valorizzare le imprese del territorio attraverso gli appalti pubblici, utilizzando tutti gli strumenti consentiti dalla normativa per premiare qualità, sostenibilità, tracciabilità e filiere corte, evitando che il criterio del massimo ribasso diventi l’unico parametro di scelta. Possono sostenere i mercati locali, i distretti produttivi, le botteghe storiche e l’artigianato, semplificando le procedure amministrative, riducendo i tempi burocratici e creando sportelli dedicati alle imprese. Ma questo già esiste e molti Comuni lo fanno. Possono investire nella digitalizzazione delle imprese locali, rafforzare i controlli sul commercio abusivo e sulla vendita di prodotti contraffatti, collaborando con le polizie locali, le forze dell’ordine, le Camere di Commercio e le associazioni di categoria.
Un’altra azione concreta consiste nel costruire un’identità territoriale forte. Oggi ogni Comune dovrebbe raccontare le proprie eccellenze, creare marchi territoriali credibili, organizzare eventi che non siano semplici manifestazioni occasionali, ma strumenti di promozione economica capaci di attrarre investimenti, turismo e nuove opportunità.
Anche qui occorrono risorse. Questa poteva essere un’occasione, ma sono mancati gli strumenti e le risorse. Pensare di affrontare questi temi con idee più ideologiche che realistiche non servirà a risolvere le situazioni.
Difendere il Made in Italy e i prodotti locali significa anche tutelare il consumo consapevole. Le amministrazioni possono promuovere campagne informative rivolte ai cittadini affinché comprendano il valore della qualità certificata, della legalità e della provenienza del prodotto. Ecco un altro elemento che poteva essere inserito in questa proposta di legge.
Naturalmente tutto questo richiede una visione di lungo periodo. Non servono interventi episodici, ma una strategia stabile che metta al centro il lavoro, la qualità e la competitività.
Non voglio dilungarmi troppo. In conclusione, è vero che questo aspetto è già stato richiamato, lo ha detto molto bene la collega Mancinelli, è stata una forzatura, non una condivisione. Non c’è nessuna caratteristica di urgenza. È semplicemente una forzatura. Se ci fosse stato qualche elemento da utilizzare immediatamente, allora avrei compreso tutta l’urgenza e il senso di responsabilità richiesti a chi siede in quest’Aula. Qui, francamente, mi è sembrato che mancassero tutti gli elementi, proprio perché mancano gli strumenti innovativi che vanno nella direzione della nobile idea a cui si fa riferimento. Mi sembra più una mera comunicazione, una narrazione che va verso l’immaginario collettivo, dove si vuole dare un senso di sicurezza, attenzione alla tipicità e all’identità. Temi verso i quali mi trovate favorevole, perché sono molto attento a queste questioni e chi ha amministrato territori lo è ancora di più.
Ho la sensazione, e posso sbagliarmi, che ci sia anche una competizione politica nella narrazione e nel voler trasmettere determinati messaggi a un campo più o meno largo. Forse i campi, più che guardare la loro dimensione, bisognerebbe coltivarli e lavorarli, perché sicuramente producono qualcosa di più importante.
Detto questo, lo spirito è nobile, però manca un vero elemento innovativo. Si fa un elenco di normative vigenti e di azioni già esistenti, ma soprattutto manca il soggetto principale: le risorse economiche. Quell’invarianza finanziaria grida vendetta, lasciatemelo dire. Se si vuole fare un intervento vero per aiutare i territori, occorrono risorse per la resilienza, per contrastare la desertificazione e per la rigenerazione, che sono fondamentali per lo sviluppo.
Manca, inoltre, e credo che la Giunta possa intervenire, un’analisi anche sociologica del perché i centri storici si stiano desertificando. Ripeto: non è una questione di una città o di un’altra, ma dell’intero sistema Paese. Proprio per le ragioni che dicevo prima, non vorrei che questa fosse un’occasione perduta. Poi mi riserverò di intervenire nuovamente. Grazie.
Presidenza del Presidente
Gianluca Pasqui
PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Mancinelli.
Valeria MANCINELLI. Grazie, Presidente. Utilizzerò il tempo a mia disposizione per parlare e dare valutazioni e giudizi, prima su quello che sulla legge c'è scritto, poi su come è stata raccontata, Consigliere Ausili, non da noi, da voi, nella conferenza stampa di presentazione, a meno che il Corriere Adriatico non si sia inventato tutto.
In questo caso segnalo ai giornalisti del Corriere Adriatico che hanno fatto un flop tremendo, hanno bucato una notizia, perché il titolone che hanno sparato, oggi ci ha spiegato il Consigliere Ausili, non c'entra niente con la legge. E, in effetti, forse ha ragione il Consigliere Ausili. Però, delle due l’una: o il Corriere Adriatico e i giornalisti del Corriere Adriatico sono, come si dice in Ancona, “non fulmini di guerra”, nel senso che non sono particolarmente svegli, ma non credo che sia questa l'ipotesi., oppure è stata volutamente raccontata alla stampa, ai mezzi di informazione e di comunicazione, un'altra cosa che nella legge non c'è scritta, ma che serviva a quella propaganda e a quella narrazione che, in campagna elettorale - ormai è evidente che siamo in campagna elettorale - al centrodestra e a Fratelli d'Italia in particolare serve per cominciare a fare concorrenza preventiva al il Presidente di Futuro Nazionale di turno.
Partiamo da quello che nella legge c'è scritto.
Allora, la finalità, lo ricordava prima il Consigliere Seri, poteva essere, se non ci fosse scritto “proposta della Giunta regionale”, il manifesto di Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, di qualche anno fa. Quindi condivisibile? Di più: la costruzione di percorsi che rafforzino l'identità locale, storico-culturale, la gastronomia..., ma figuriamoci, d'accordissimo. Non d'accordo, d'accordissimo.
Tant'è che poi la legge cita, fa una collazione, delle leggi già esistenti, a partire dal 2003 e almeno fino al 2020 e sono tutte leggi approvate dal centro-sinistra. Ce n'è una sfilza in uno degli ultimi articoli della legge, tutte leggi che vanno esattamente in questa direzione. E questa legge, scritta da voi, dal centro-destra, appunto, riconosce che per anni - e vengono citate le leggi, non le chiacchiere o le conferenze stampa - il centro-sinistra ha tentato, con più o meno fortuna, di andare esattamente nella stessa indicazione, direzione, finalità che richiamava in modo condivisibile il Consigliere Ausili. Quindi sulla finalità nessuna questione. Si potrebbe votare all'unanimità.
Dopodiché, però, passiamo agli strumenti. Perché di buone intenzioni è lastricata la via dell'inferno, come si sa. Allora, gli strumenti sono, o dovrebbero essere, nuove norme o norme di legge che consentano cose che prima non erano consentite, o che vietano cose che prima invece erano consentite, o che danno soldi in più. Questi sono gli strumenti, gli attrezzi, per mettere a terra qualunque finalità. Ed è quello che dovrebbe fare una qualunque legge.
Quando passiamo agli strumenti, gli strumenti vengono, diciamo così, indicati in particolare nell’articolo 1, al comma 3, che recita testualmente: “Le misure previste da questa legge - le misure sarebbero gli strumenti, no? Credo sia chiaro a tutti - sono adottate nel rispetto dei principi europei e statali - principi non morali, principi giuridici . di tutela della concorrenza, della libertà di stabilimento, della libera prestazione di servizio, di parità di accesso al mercato e di non discriminazione tra operatori economici, nel rispetto e in attuazione...”, e ci sono dieci righe di elenco, giustamente, di norme statali che regolano, perché di competenza statale, la concorrenza, l'esercizio dell'attività di impresa e, in particolare, dell'attività commerciale. Dopodiché le misure che potranno essere adottate in base a questa legge sono quelle previste da questi principi e da quelle leggi.
Poi si aggiunge, all'articolo 5, “Strumenti comunali di promozione, sviluppo e riqualificazione”, e si dice al comma 1: “Le azioni di promozione e sviluppo, nel rispetto e in attuazione di quanto previsto - da quello che ho letto prima, e cioè dal comma 3 dell'articolo 1 - possono essere”, e fa l'elenco: agevolazioni, interventi di intesa con le associazioni degli operatori, senza discriminazione tra esse, misure di agevolazione tributaria, di sostegno finanziario, nel rispetto della normativa europea in materia di aiuti di Stato, esenzioni o riduzioni dei costi dei servizi, della TARI, della TOSAP. Tutte cose che i Comuni possono fare già oggi, da anni. Non è che glielo consente questa legge. Assolutamente sì.
Prevedere esenzioni e riduzioni, eccetera, anche perché sono tutte leggi statali, quindi non sarebbero derogabili da una leggina regionale; prevedere incentivi per gli interventi di ristrutturazione degli esercizi, quindi ai Comuni si dice: potete fare tutte queste cose, che sono esattamente le cose che già potevano fare in base alle leggi statali vigenti, con i soldi vostri perché questa legge non mette un euro in più.
La famosa sussidiarietà di cui parlava il Consigliere Ausili si traduce in “cavoli vostri” ai Comuni. Cioè: potete fare tutte queste bellissime cose, per le quali Carlo Petrini avrebbe applaudito per venti minuti di seguito, e così la presidenza attuale di Slow Food, con i soldi che i Comuni hanno già, perché la Regione, che vuole tanto queste cose, le promuove, le sostiene, ci fa conferenze stampa, non ci mette con la legge un euro in più e non dà, né ne poteva dare, strumenti giuridici in più. Scarica sostanzialmente sui Comuni, dicendo: “Abbiamo fatto una legge manifesto”. Diciamo così: io la chiamo propaganda, fuffa. O forse ha usato un termine efficacissimo il Consigliere Nobili: “supercazzola”. È tecnico, e gli eredi di Tognazzi potrebbero chiedere i diritti d'autore. Ormai è entrata nel gergo comune, d'altronde, da quello che si sente nel dibattito più in generale, nel dibattito pubblico, tutto sommato questo è un termine cinematografico, che credo abbia avuto una sua dignità. Questo c’è scritto nella legge: niente di strumenti in più o di soldi in più, che sono poi gli strumenti per sostenere quelle realtà di negozi di vicinato. Non può vietare niente che non sia già vietato dalle leggi statali.
Questo è quello che c'è scritto. Quello che è stato raccontato alla stampa da voi e usato, come l'abbiamo definita, “arma di distrazione di massa”, è stato il famoso titolo: “La legge anti kebab”. E giù tutti a discutere di una cosa che non c'è. Non c'è e non poteva esserci in questa legge.
Tant'è che, non so se il Consigliere Ausili si riferiva a me, io nella prima uscita pubblica l'ho chiamata “la finta legge anti kebab”, perché non è neanche una legge anti kebab. Però è stata raccontata così, perché così tutti a discutere sul niente e a provare voi a fare concorrenza al il Presidente di Futuro Nazionale, ma questo non vi riuscirà, perché ovviamente su quel terreno lì il Presidente di Futuro Nazionale è imbattibile. Voi a fare propaganda in quel modo lì, sperando di concentrare l'attenzione del dibattito pubblico su questa arma di distrazione di massa.
Ma noi a questo giochetto non ci stiamo e quindi denunceremo, qui e all'esterno, non i danni che questa legge farà, perché non li farà, ma la presa in giro che questa legge realizza nei confronti di quei cittadini, di quelle imprese, di quelle associazioni di categoria che, giustamente e in maniera assolutamente condivisa da parte nostra, vorrebbero la tutela dei centri storici, la valorizzazione delle realtà locali, eccetera. Peraltro, con una coincidenza temporale perché qualche volta la cronaca, la storia, è dispettosa: mentre qui diciamo “i centri storici, borghi” e non ci si mette un soldo in più, Cingoli, Cupramontana, Urbino, e potrei continuare, sono definitivamente usciti dall'elenco dei Comuni montani e quel po' di agevolazioni che c'erano, poche ma che c'erano, non ce l'hanno più. A Cupramontana saranno felicissimi che finalmente è stata approvata una finta legge anti kebab, mentre chiude l'ultimo bar del paese. Quindi voteremo contro.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Nobili.
Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. Confesso che questa mattina avrei preferito discutere altre proposte di legge, magari quelle proposte di legge depositate l'anno scorso tra ottobre e novembre, che prevedevano una tutela per i minori in difficoltà o per gli anziani soli. Invece stiamo discutendo di una proposta di legge che assolutamente non ha i requisiti dell'urgenza e che risponde solo a una logica strumentale.
È una proposta di legge che ha una funzione, l'ha spiegato bene prima la collega Mancinelli, che ha una funzione esclusivamente narrativa. E badate che io ho seguito con attenzione l'intervento del consigliere relatore Ausili., la narrazione sulla finalità di questa legge non è un'invenzione della minoranza, caro Consigliere Ausili. Siete stati voi che avete alimentato un racconto pubblico affinché questa legge potesse essere interpretata come una legge in grado di ostacolare l'apertura di negozi etnici.
Ho letto anche i commenti compiaciuti di autorevoli esponenti del centro-destra, a partire dal sindaco della città di Ancona, il quale ha dichiarato: “Era ora che finalmente si mettesse mano alla questione del proliferare di negozi etnici che, in qualche modo, minano la nostra identità”.
Non è stata una manipolazione della minoranza. È stato il racconto che voi fortemente avete voluto. Un racconto che sapete bene non può che essere finto, illegittimo, perché non è consentito introdurre disposizioni normative di carattere discriminatorio che ostacolano il libero commercio.
Infatti, in questa proposta di legge, che soffre di una vera e propria schizofrenia, non c'è nulla di tutto questo. Ci sono richiami a principi generali, all'ordinamento europeo; né poteva essere diverso. Ma, nonostante ciò, voi avete alimentato un racconto distorto con una sola finalità, una finalità propagandistica, che è quella di andare a coprire uno spazio che vi viene sottratto dalle politiche identitarie del vostro forse futuro collega, il Presidente di Futuro Nazionale.
E non mi sfugge, caro Consigliere relatore Ausili, che la parola che lei ha usato più spesso nel descrivere questa proposta di legge è stata una. Ho contato quante volte l'ha ripetuta, lei sette volte ha utilizzato l'espressione "identità". Una legge identitaria, che segue quelle politiche identitarie con cui state alimentando una narrazione tossica nel nostro Paese, con cui fate propaganda.
Figuriamoci se il centro-sinistra, l'ha prima accennato la Capogruppo del PD richiamando Carlo Petrini, il lavoro che ha fatto fondando Slow Food, e io per primo, non è d'accordo su politiche che siano in grado di contrastare la desertificazione dei centri storici, di sostenere il commercio di qualità, le filiere a km 0. Ma di tutto questo non c'è assolutamente nulla in questa legge. Una serie di enunciazioni astratte che non hanno alcun tipo di ricaduta concreta.
Ripeto ancora una volta, e lo ripeto fino allo sfinimento: perché accade questo? Perché questa proposta di legge, che ripeto ancora non ha i requisiti dell'urgenza, vi è utile soltanto per alimentare un certo racconto pubblico. Badate che questo racconto pubblico poi determina anche dei problemi di carattere applicativo.
Perché qual è il cuore di questa proposta di legge? È l'articolo 5, con il quale si lascia ai Comuni la possibilità di adottare misure che in qualche modo possano determinare il favorire l'apertura di esercizi commerciali piuttosto che altri. Ed è qui, no? È questo il cuore della proposta di legge. È questo che vi ha consentito di poter affermare, di poter far affermare, che questa legge serve a contrastare il degrado dei nostri centri cittadini che, secondo voi, è determinato dalla presenza di negozi etnici. Poi dovremmo capire, un giorno, quali sono i negozi identitari. Se tra i negozi identitari ci sono anche i ristoranti di sushi piuttosto che McDonald's. Capiremo questo, faremo una valutazione di carattere anche antropologico.
Ma, in questo modo, voi vi assumete la responsabilità di mettere in difficoltà le amministrazioni comunali. Perché una legge regionale dovrebbe fornire indicazioni, dovrebbe riuscire a consentire agli amministratori locali di poter avere dei precisi punti di riferimento normativi, delle cornici all'interno delle quali muoversi. Ma di tutto questo non c'è nulla. Nulla.
C'è soltanto una evocazione con la quale si assegnano ampi margini di discrezionalità alle amministrazioni comunali, che si troveranno di fronte poi a delle problematiche vere e al rischio di declinare atti amministrativi che, non è difficile immaginare, potranno essere impugnati davanti alla giustizia amministrativa, con discreti margini di successo da parte di coloro che si rivolgeranno ai giudici dei TAR.
Ecco, credo che questa sia una proposta di legge sbagliata per una grande quantità di motivi. Non viene in alcun modo delimitato il perimetro all'interno del quale i Comuni si possono muovere. Quindi è una legge che lascia le amministrazioni comunali sole e non è un modo di legiferare corretto questo, di scaricare sugli enti locali responsabilità che dovrebbero essere assunte invece dal legislatore regionale.
Mi avvio alla conclusione. Tutti noi siamo consapevoli che i centri storici delle nostre città, del nostro territorio regionale, stanno soffrendo. E chi parla non è indifferente al grido d'allarme che sale dalle categorie che rappresentano gli operatori commerciali. Ci mancherebbe altro. Ma non è questa la risposta che la nostra comunità merita.
Questa è, lasciatemelo dire, qualcosa di peggio di una supercazzola. Non me ne vogliate, io non credo che sia un'espressione volgare; è un'espressione utilizzata nel lessico comune. Sentiamo ben di peggio. Figuriamoci se un'espressione di questo tipo può essere considerata offensiva. Ma è qualcosa di peggio, perché siamo di fronte a una colossale presa in giro.
Non è questo quello che vogliono gli operatori del nostro territorio. Non è questo quello che vogliono i negozianti. Non è questo quello che vogliono i giovani che chiedono incentivi per poter aprire attività di qualità, magari in grado di intercettare situazioni che rappresentano un diverso modo di fare proposta commerciale. Non c'è nulla.
Ma non è solo una questione di mancanza di risorse economiche. Non è solo il punto dell'invarianza finanziaria, che voi sottolineate in questa proposta di legge, a caratterizzare la surrealtà di questa misura. Manca proprio un disegno. Manca un pensiero forte. Non c'è.
Perché l'unico pensiero che voi avete avuto è stato quello di poter raccontare alla nostra comunità che voi facevate una legge che serviva a ostacolare la presenza dei negozi di origine straniera nelle nostre città. Solo questo. Nessuno di voi, se foste stati in buona fede, ha smentito quello che hanno scritto a caratteri cubitali i giornali per settimane di seguito. Nessuno di voi l'ha fatto. Non l'avete fatto perché era esattamente quello che volevate. A questo punto, assumetevi la responsabilità. Dite la verità. Spiegate bene questa legge, che finalità ha. Se ve la sentite, dite: “Scusate, cari giornalisti, avete commesso un errore, perché questa legge non ostacolerà in nessun modo gli esercizi commerciali che hanno in qualche modo una matrice etnica”. Ditelo.
Terminiamo questa sessione consiliare con questa affermazione. Presidente, abbia il coraggio di dire questa cosa, di dire ai giornalisti che questa legge non è una legge anti kebab. Lo dica. Smentisca i titoli che sono usciti nei giornali nei giorni scorsi, altrimenti - chiudo con un'altra citazione, sono un appassionato di cinema - se non fosse così, questa legge darebbe la conferma di un timore che molti hanno: che questa amministrazione regionale si caratterizzi per essere tutta chiacchiere e distintivo. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Biondi.
Chiara BIONDI. Grazie, Presidente. Ci sono delle leggi che servono per amministrare il presente e poi, invece, ci sono delle leggi che hanno l’ambizione di costruire il futuro. Questa che stiamo discutendo oggi è sicuramente una di quelle, perché oggi non parliamo solo ed esclusivamente di commercio, ma stiamo discutendo di quello che sarà il volto della nostra regione tra 10, 20 o 30 anni.
Questa penso sia una domanda che tutti dobbiamo porci, al di là di quelli che sono gli schieramenti politici, perché quando perdiamo l’identità di un luogo non perdiamo soltanto qualche attività commerciale, ma perdiamo un pezzo della nostra storia, il senso di appartenenza di una comunità e quel patrimonio culturale diffuso che rende le Marche una regione unica.
Al di là delle varie etichette con cui ho sentito descrivere questa proposta di legge, sulle quali sorvolo, vorrei ricordare che questa non è assolutamente una legge contro qualcuno, ma è una legge a favore delle Marche. È una legge che difende la qualità dei nostri centri storici, valorizza il commercio di prossimità e sostiene le botteghe artigiane. Promuove le produzioni locali e restituisce ai Comuni uno strumento importante per pianificare il loro futuro.
Ho seguito la cultura e ho imparato che l’identità di un territorio non è fatta solo di musei o di monumenti, ma vive nelle botteghe, nei laboratori artigiani, nei negozi storici, nella carta di Fabriano, ad esempio, nelle ceramiche, nei cappelli, nei prodotti agroalimentari, nelle eccellenze enogastronomiche marchigiane. Sono questi i luoghi che trasformano un centro storico in una comunità.
Noi non possiamo ignorare il progressivo processo di omologazione commerciale che interessa molti centri storici. Quando tutte le città finiscono per assomigliarsi, perdono la loro identità. Le Marche sono una regione al plurale, invece, e devono quindi valorizzare ciò che le rende diverse.
Qualcuno sostiene che questa legge limiti la libertà di impresa, io, invece, credo il contrario. Qui nessuno vieta nulla e nessuno discrimina nessuno. La legge affida ai Comuni, nel rispetto della concorrenza, della proporzionalità e della non discriminazione, strumenti di qualificazione commerciale per valorizzare l’identità dei territori. È programmazione e non proibizione.
Quando un centro storico perde qualità, perde residenti, giovani, investimenti, turismo, valore immobiliare e vitalità. ecco, di tutto questo noi vogliamo invece l’opposto. Vorremmo piazze vissute, borghi attrattivi, attività economiche capaci di generare bellezza oltre che reddito, perché la bellezza produce economia, la qualità produce sviluppo e l’identità produce ricchezza.
Questa è una legge, appunto, per l’identità delle Marche, per il commercio di qualità, per i nostri artigiani, per le produzioni tipiche e per chi investe ogni giorno nei nostri centri storici.
Ho sentito dire che questa proposta di legge violi la concorrenza. Ecco, in realtà ritengo che le disposizioni contenute non determinino alcuna violazione. La legge, infatti, non introduce vantaggi selettivi a favore di specifici operatori economici, né altera le dinamiche del mercato, ma disciplina, ovviamente nell’esercizio di quelle che sono le competenze regionali, richiamando tra l’altro i principi europei e nazionali, gli eventuali strumenti che i Comuni potranno adottare. Principi ai quali questi strumenti devono ispirarsi: la proporzionalità, la non discriminazione e la parità di accesso al mercato, così come previsto dagli articoli 1 e 5 della proposta di legge.
Concludo con una riflessione: le Marche non saranno mai competitive inseguendo ciò che fanno tutti gli altri, saranno forti se avranno il coraggio di valorizzare la propria storia, la propria cultura, i propri borghi e la propria identità. Grazie.
Presidenza del Vicepresidente
Enrico Piergallini
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Mangialardi.
Maurizio MANGIALARDI. Grazie, Presidente. Dico che non sarei intervenuto se non fosse stato per la puntuale e anche un po' accorata relazione del Consigliere relatore di maggioranza Marco Ausili. Non sarei intervenuto perché, seguendo non attenzione la legge, penso al collega Cesetti, ho guardato la proposta, sono andato all'articolo 8 e la legge iniziava e finiva in quel punto.
Consigliere Cesetti, si ricorda, abbiamo parlato per cinque anni di leggi manifesto, forse questa dicitura l'aveva coniata lei, e ogni volta ci trovavamo di fronte a delle proposte che ammiccavano a pezzi - facciamo così, elegante - di settori economici, sociali o elettorali, ma cambia poco. Normalmente c'erano delle risorse talmente esigue individuate, che, poi, immediatamente dopo - e ne abbiamo viste tante - non trovavano riscontro nella Tabella A quando quelle leggi dovevano essere finanziate. Ne abbiamo viste tante, penso alla legge sul Saltarello, più identitaria di quella? È stata finanziata un anno, poi non è stato messo più un euro ed è morta lì insieme all’efficacia manifesta. Però, lo dico per il Consigliere Ausili, siamo stati tutti un po' tirati per la giacca e se non ci fosse stato un richiamo anche alle nostre precedenti esperienze, quelle di amministratori, forse la nenia ce la saremmo tutti risparmiata. Perché non c'è un euro.
Gli obiettivi, Consigliere Ausili; sono assolutamente condivisibili, lo si fa a legge vigente e vi dico pure che, forse, senza che ci arrabattiamo tanto, ci sono degli esempi per cui con quelle norme esistenti hanno già fatto tutto quello che avete descritto, partendo dalle esperienze di qualche amministratore. Se prendete delle città piccole o anche quelle importanti - penso a quella che ho guidato per dieci anni - quegli obiettivi non solo erano stati individuati in tempi non sospetti, ma, grazie a scelte fatte, anche con zero risorse - così almeno parliamo – con efficacia è stato anzitempo raggiunto quel target.
Quindi, ha fatto bene il relatore di maggioranza a richiamare le esperienze degli amministratori locali. Come si fa? Lo si fa con i piani del commercio, con i piani particolareggiati del centro antico o del centro storico, lo si fa con regolamenti che normalmente hanno bisogno di risorse per essere già incaricati o effettuati.
Non in questo il momento, ma in passato, prima del 2020, eravamo dentro ai tetti di spesa, ai patti di stabilità, e fare quelle cose con euro zero è stato sempre molto, molto complicato. Però, come vedete, siete coerenti su questo, zero euro c’era fino al 2020, euro zero c'è oggi nella vostra proposta.
Se prendete una città - ripeto, non mi capita mai - come quella di Senigallia e andate dentro il centro storico e, a legge vigente, non inventandoci niente, non illudendo gli amministratori e i cittadini, gli imprenditori e gli investitori… perché uno può pensare che davanti a questo ci sia, come dire, una spinta a intervenire dentro la città, per riqualificare i centri storici, per renderli fruibili, per portare residenza. No, non c'è niente e non ci può essere niente. E allora vi dicevo, prendete quella città, che ha investito 20 anni con risorse proprie, richiamando imprenditori, professionisti, soggetti che hanno sfidato una tendenza che era completamente diversa, che è stata trasformata con risorse proprie e che ha determinato quegli obiettivi che voi avete evidenziato. Come dire, su quelli siamo assolutamente d'accordo. Se vi dovesse servire un esempio, frequentatela, guardate che cos'era via Carducci, per esempio, nel 2000 e che cos'è oggi; che cos'è il centro storico di una città che ha pensato che la teoria del vetro rotto fosse un elemento da prendere in carico per riqualificare, per offrire, per migliorare, per ospitare… magari, non tutte le amministrazioni hanno dato seguito, perché quei pezzi legati con strumenti cogenti come quelli, che portano alla ripopolazione del centro storico, che dovevano essere agiti, per esempio, dall'ERAP, sono stati abbandonati. Con tutte le difficoltà che l'ERAP di questa Regione ha avuto, non è riuscito nemmeno a dare seguito a quei progetti.
Quindi, se ci serviva, lo dico soprattutto al Consigliere Ausili, una legge manifesto che dovesse in qualche maniera essere interpretata dalla stampa… Non ho capito, sono rimasto basito, perché la colpa, lo diceva bene la mia Capogruppo, sembra quasi che sia stata dei giornali che hanno riportato i temi. Sono stato chiamato e mi hanno chiesto: “Ma cosa pensi della legge contro i kebab?”. Ho detto: “Guardate che il kebab è un negozio come un altro, dategli le regole di come si sta dentro un centro storico e vedrete che le agirà mettendo a disposizione un'offerta articolata, al pari di quella del sushi o dei noti ristoratori di Senigallia, così almeno non faccio torto a nessuno, che sono stellati e sono unici. Ecco, si fa così. Invece no, è passato un tema che, è vero, non è voluto, è in contrasto, è propaganda, è il timore del Presidente di Futuro Nazionale o il timore di perdere quei vostri riferimenti che avete alimentato. Non lo so. Però nessuno di voi ha smentito quella interpretazione che, lo dico per tutti, qui non c'è. Non c'è nulla. Lo diceva la Consigliera Mancinelli prima, non c’è nulla su quel tema. Qui non si può…, perché? Perché non potete portare una legge, per quanto manifesto, che sia in contrasto con le norme, che impedisca, nella libera concorrenza, di aprire un'attività che sta dentro le regole. Non lo potete fare. Quindi se si vuole aprire un’attività di kebab ad Ancona, dentro il centro storico, dopo che avrete approvato questa legge, spero che venga aperto dentro un percorso garantito rispetto alla qualità, all'offerta, all'occupazione del suolo pubblico, agli arredi, dove lì c'è una responsabilità di chi amministra e che deve avere strumenti. Ma per avere strumenti, in un momento anche così particolare e difficile, bisogna che ci mettiate delle risorse. Fate - lo dico per il Presidente - un emendamento, con il quale mettete 20 milioni di euro per consentire alle amministrazioni locali di poter agire nelle riqualificazioni, nella programmazione, negli incarichi professionali, negli strumenti e vedrete che, poi, questa può diventare, con quelle premesse… con quelle premesse, sì, quelle che avete copiato giustamente da Slow Food, perché sono quelle nelle quali ci stiamo dentro tutti.
Allora, con quelle risorse sarete in grado e saremo in grado tutti di poter agire. Allora vi dico di fare un emendamento per mettere dentro le risorse che servono e non mi permetto, , poi ci riconfronteremo, ma sarebbe una legge da votare, perché le premesse sono tutte condivisibili, se non sono accompagnate dalla smentita assoluta che potete fare solo voi. Solo voi la potete fare, senza dare la colpa ai giornali o alle interpretazioni, come dire, non autentiche di tutti gli amministratori della regione Marche. Ogni Sindaco si è espresso rispetto a questa proposta, che, ovviamente, non aveva letto, qualcuno ha detto che si poteva fare, qualcuno ha detto: “Magari”, qualcun altro ha detto - lo ricordava il Consigliere Nobili – “Meglio che non ci siano”. Ma qui non c'è.
Sono convinto che il Corriere Adriatico non abbia preso una cantonata, ma che voi abbiate forzato per ammiccare a un elettorato e a una modalità propagandistica che vi mette in difficoltà dentro una legge manifesto…
PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Sebastiani.
Milena SEBASTIANI. Grazie, Presidente. Saluto il Presidente Acquaroli, il Presidente Pasqui, i colleghi Consiglieri e i membri della Giunta. Prendo la parola per esprimere il convinto sostegno del Gruppo I marchigiani a questa proposta di legge. Come abbiamo già avuto modo di ribadire in quest'Aula, per la nostra maggioranza, le Marche sono una terra di straordinaria vitalità, diffusa in una rete unica di borghi storici e rurali. Oggi, con questo testo, diamo una risposta di buon governo a un pericolo reale, l'omologazione e lo svuotamento dei centri storici. La visione politica della Giunta Acquaroli va nella direzione esattamente opposta a quella dell'abbandono. Uniamo la riqualificazione degli spazi fisici e urbanistici alla tutela delle botteghe artigiane, dei mercati storici e delle attività commerciali identitarie. Stiamo dando agli enti locali e alle nostre comunità gli strumenti per tutelare la nostra storia, trasformandola in una risorsa economica e di accoglienza per il presente. Questa legge ha il merito di affrontare con strumenti di buon governo una delle sfide più complesse del nostro tempo, cioè il contrasto alla desertificazione commerciale, alla rarefazione dei servizi e alla perdita dell'identità dei nostri borghi storici e rurali. Lo faremo non con fondi a pioggia o interventi frammentari, ma con bandi dedicati per una strategia di valorizzazione integrata che unisce la rigenerazione urbana, il sostegno al commercio di prossimità e la cura del patrimonio edilizio e paesaggistico. Ma vorrei soffermarmi su un aspetto che considero strategico nell'applicazione di questa norma e che si lega intimamente alle finalità di questo testo, in particolare alla tutela e alla valorizzazione di quelle botteghe artigiane e di quel saper fare tradizionale che garantiscono la riconoscibilità e la vivibilità dei nostri territori. Quando parliamo di salvaguardare il patrimonio storico e culturale dei luoghi, abbiamo davanti agli occhi un modello virtuoso, esperienziale e tipicamente marchigiano, che è l'Artiturismo. Penso a realtà concrete come il borgo di Ripe San Ginesio che abbiamo visto rinascere e qualificarsi proprio come primo borgo dell'Artiturismo d'Italia. Lì abbiamo la dimostrazione lampante di come il lavoro manuale e le botteghe del territorio non siano solo spazi produttivi, ma veri e propri motori di accoglienza diffusa, di attrazione turistica e di rilancio economico. Per questo ho presentato anche un emendamento condiviso con tutta la maggioranza. Aprire i laboratori ai visitatori, permettendo loro di partecipare attivamente e di imparare direttamente dagli artigiani, significa trasformare un'attività commerciale in un presidio identitario. Investire sulla riqualificazione di questi spazi, semplificare i percorsi amministrativi e incentivare chi resiste e fa impresa nel nostro entroterra, esattamente come prevede l'articolo 5 di questa legge, permette alle nostre piccole imprese di valorizzarsi, diversificare la propria offerta ed entrare in reti virtuose come l'elenco regionale ufficiale. Approvare questo testo significa offrire alle nostre comunità e ai nostri amministratori locali gli strumenti giusti per continuare a crescere unendo innovazione, turismo e tradizione. Significa tutelare quella regione Marche profonda, diffusa e policentrica che siamo orgogliosi di rappresentare. Per tutte queste ragioni, a nome del Gruppo I marchigiani esprimo un convinto voto favorevole. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Battistoni.
Mirella BATTISTONI. Grazie, Presidente. Intervengo, sì, anch'io per esprimere il mio convinto sostegno alla proposta di legge n. 64, volta alla valorizzazione, alla riqualificazione dei centri storici, alle attività economiche che custodiscono l'identità storica e culturale delle Marche. Credo che tutti possiamo concordare sul fatto che la desertificazione commerciale rappresenta oggi una delle principali criticità dei nostri centri storici. Negli ultimi anni abbiamo assistito, infatti, in molti centri storici marchigiani alla chiusura di negozi storici, botteghe artigiane, attività di vicinato, che, per decenni, invece, avevano rappresentato il cuore pulsante delle nostre comunità. Al loro posto, troppo spesso, si è verificata un'omologazione dell'offerta commerciale, una diffusione di esercizi di bassa qualità che rischia di far perdere ai nostri centri storici quella specificità che li rende riconoscibili e attrattivi. Non è, quindi, soltanto una questione economica, perché il commercio di prossimità garantisce servizi indispensabili ai cittadini, sostiene la vitalità dei centri urbani, contribuisce a mantenere il patrimonio immobiliare e rappresenta un fondamentale presidio anche di sicurezza e di coesione sociale. Le Marche per molti decenni, nonostante le leggi che sono state richiamate, che hanno favorito lo sviluppo del commercio, in realtà, hanno costruito il proprio sviluppo soprattutto sulla manifattura, valorizzando meno lo straordinario patrimonio storico, culturale, artigianale e enogastronomico che possiedono. Ma oggi questo limite può rappresentare, invece, una grande opportunità. Il mancato sfruttamento turistico e commerciale di eccellenze artigianali o gastronomiche ha consentito di conservare autenticità e originalità che oggi, invece, possono essere valorizzate secondo moderni modelli di sviluppo basati sulla sostenibilità, su nuovi sistemi di comunicazione, di marketing territoriale e sullo sviluppo del turismo lento, esperienziale, rigenerativo. Valori che oggi assumono anche più rilievo, ad esempio, alla luce del recente riconoscimento della cucina italiana quale patrimonio culturale immateriale UNESCO o anche a seguito dell'introduzione del nuovo sistema di protezione delle indicazioni geografiche protette IGP esteso anche ai prodotti artigianali, oltre che a quelli agroalimentari o anche a seguito della valorizzazione dei prodotti a denominazione comunale, cosiddetti DECO. Quindi, la proposta di legge affronta una sfida strategica: contrastare la desertificazione commerciale, rafforzare il commercio di vicinato attuando nuove politiche che lo rendano identitario, economicamente soddisfacente anche nei borghi e nelle aree interne e attuare una rigenerazione urbana che renda attrattivi i nostri territori anche per i giovani. Questa legge non nasce, quindi, contro qualcuno, non è una legge contro specifiche categorie commerciali, né introduce discriminazioni fondate sulla nazionalità degli imprenditori. Al contrario, mette a disposizione dei Comuni uno strumento di programmazione attraverso il quale, nel rispetto dei principi di proporzionalità, tutela della concorrenza e non discriminazione, potranno definire programmi di qualificazione condivisi anche con le Associazioni di categoria e con gli operatori economici. Limitare l'insediamento di determinate attività commerciali, come recita l'articolo 5 della proposta di legge, costituisce un principio di buon governo. La tutela dell'identità urbana e commerciale, del resto, non rappresenta una novità né un'eccezione. Ma la desertificazione commerciale avanza ed è importante spingere su politiche finalizzate a preservare il patrimonio storico e commerciale dall'omologazione, che rischia di rendere le città sempre più simili tra loro impoverendone identità e attrattività, ad esempio, come è stato già fatto nel Comune di Pesaro. Orientare, quindi, il commercio di vicinato verso prodotti e servizi che rappresentano l'identità storica, culturale, artigianale, enogastronomica della nostra regione, significa creare condizioni affinché nuove imprese possano investire in contesti urbani di qualità, capaci di attrarre giovani, nuovi residenti e anche turisti. Per questa ragione esprimo il mio convinto sostegno alla proposta di legge n. 64 e auspico che questo Consiglio possa approvarla nell'interesse delle Marche. Grazie.
Presidenza del Presidente
Gianluca Pasqui
PRESIDENTE Ha la parola il Consigliere Borroni.
Pierpaolo BORRONI. Grazie, Presidente. Saluto tutto l'emiciclo, il Presidente Acquaroli e il Presidente Pasqui. Vorrei iniziare questo intervento dicendo che finalmente oggi andiamo avanti con una idea, una concezione delle Marche che abbiamo avuto fin dalla prima amministrazione Acquaroli. Un percorso che continua dopo cinque anni.
Quella di oggi non è una legge sporadica, come il Consigliere Nobili ha provato a sottolineare. Anzi, siamo di fronte a una riforma della concezione delle Marche, che intendiamo portare avanti senza sosta e senza fretta. Partendo da dei rinnovamenti che sono concreti sul territorio, come quello infrastrutturale che è sotto gli occhi di tutti, ed opere pensate per 30 anni, 40 anni, stanno vedendo la luce.
Mi viene alla mente il nostro Premier, che è venuto all'inaugurazione del cantiere della Pedemontana a Cessapalombo. Un paese che probabilmente non visiterà più, però dà il segno della vicinanza del Governo alla nostra Regione, Una riforma infrastrutturale che è sotto gli occhi di tutti e che cambierà radicalmente la nostra regione.
A fianco a questo, ovviamente, tutto quello che abbiamo sempre detto e che abbiamo scritto nei due programmi elettorali, che sono in continuità tra le due amministrazioni Acquaroli: la valorizzazione dei borghi, che è fondamentale al fine di ridare vita al nostro entroterra, che è stato ferito in maniera grave anche dal terremoto, e un rilancio enogastronomico che deve essere un volano fondamentale a fianco delle infrastrutture, del borgo, di tutta la nostra società, di tutta la nostra popolazione.
Tra l'altro enogastronomia a poco ha avuto il riconoscimento fondamentale UNESCO, cosa di cui dobbiamo essere estremamente orgogliosi.
Delle riforme che sono sotto gli occhi di tutti, che passano attraverso dei fatti concreti, delle leggi che sono state scritte e che sono state votate da quest'Aula. Penso alla legge sui borghi, penso, ancora di più, alla legge fatta su misura per le Pro Loco, che tendono a valorizzare i nostri borghi, le nostre enogastronomie. Ogni Pro Loco con la propria tipicità, una novità che le Marche non hanno mai avuto e che sta dando dei frutti molto importanti.
Penso ai 100 milioni di euro che sono stati indirizzati esclusivamente al rilancio dei nostri borghi e del nostro entroterra, una novità che negli ultimi anni ha fatto scalpore e ha dato anche dei frutti molto importanti.
Oggi, in continuità con questa riforma che abbiamo iniziato, con questa nuova concezione della politica amministrativa che abbiamo iniziato nelle Marche, siamo ad approvare una legge che guarda al commercio, dando ai nostri Sindaci delle possibilità che fino ad oggi non c’erano. Ho fatto l'amministratore per una quindicina d'anni a Civitanova Marche da Assessore ed oggettivamente non le avevo.
Quindi, possibilità ai Sindaci di intervenire, cosa che non è mai successa prima, in maniera diretta. Definire delle aree all'interno del Comune in cui indirizzare le nuove aperture, magari tipicizzando e incentivando economicamente le stesse, non facendo chiudere quelle che ci sono, ci mancherebbe altro. Questo non è un regime, però, tentiamo di caratterizzare le nostre specificità, la nostra cultura, il nostro retaggio storico, di cui dobbiamo essere orgogliosi, tentando di mettere mano al degrado dove lo troviamo.
Anche questo è un passaggio estremamente importante che dobbiamo portare avanti, soprattutto in questo periodo di difficoltà che tutta l'Italia sta avendo sotto il profilo dell'ordine pubblico, incentivando, andando in controtendenza all’omologazione culturale che un po' in tutto l'Occidente sta avendo la meglio.
Noi, con le nostre specificità, le nostre caratteristiche, dobbiamo essere convinti delle ragioni di una legge come questa, che va a salvaguardare la nostra cultura e il nostro essere. Ovviamente questo lo si fa anche con esperienze dirette.
Voglio condividere con voi un'esperienza che ho avuto quando ero Assessore al commercio a Civitanova Marche, per lunghi anni, tra i tanti Assessorati che ho ricoperto. Vedete, a Civitanova… anzi parto da un altro punto.
All'articolo 1, lettera a), si parla di valorizzazione dei mercati di interesse storico e tipicità, anche al fine di migliorare l'offerta turistica e commerciale. Quando ho letto questo articolo, ho pensato immediatamente alla mia Civitanova Marche, dove c'è un mercato, che ormai definisco storico, perché sono più di 100 anni che viene fatto il sabato mattina, il più grande mercato delle Marche, con 330 stalli, molto grande, in cui c'erano la tipicità e la qualità. Si andava al mercato a trovare quell'affare di buona qualità che rendeva quei commercianti tipici e attraeva, e attrae ancora, tantissime persone il sabato mattina. Al contempo, negli ultimi anni si è verificata una situazione per cui - derivata soprattutto dal fenomeno degli sfondisti - sono comparsi all'interno del nostro mercato tanti stalli che fanno la vendita dell'usato e della cianfrusaglia, pochi ancora, grazie a Dio. Però anche questo – ovvio dire che le cianfrusaglie e l’usato non sono venduti da italiani - va a caratterizzare un'attrazione, che prima era un'eccellenza, in maniera negativa.
Quindi, se riusciamo a dare anche a quegli Assessori e a quei Sindaci la possibilità di rivalutare quel tipo di attrazioni commerciali, perché anche il commercio è un'attrazione, sarebbe fondamentale. Tra l'altro, il mercato di Civitanova Marche aveva come tipicità la scarpa e tutta una parte, che forse era la principale, era fatta dai nostri produttori e artigiani, che andrebbero rivalutati.
Nel complesso, avere una legge che tenta di rivalutare la nostra tipicità, il nostro commercio con gli indirizzi che poi… non con parole. Questa è una legge ben chiara, che poi avrà come seguito degli atti, Consigliere Mancinelli. Sono convinto… prima non è stato mai fatto, oggi noi ci proviamo ed è una battaglia che facciamo convintamente e penso che una grandissima parte della nostra popolazione, dei nostri marchigiani, si aspetti.
Do il mio pieno appoggio a questo indirizzo della Giunta regionale, convinto che avrà anche l'appoggio dei marchigiani. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Canafoglia.
Corrado CANAFOGLIA. Grazie, Presidente. Tacito diceva che simulatio e dissimulatio sono pessime artes. Cosa vuol dire? Vuol dire che, praticamente, la simulazione e la dissimulazione sono delle pessime arti, soprattutto laddove si parla di politica, perché la politica gestisce la vita dei cittadini. Allora, più che l'onor potè il digiuno, visto che non vedo in Aula i Consiglieri di opposizione, tranne il Capogruppo, ovviamente, e altri due.
Allora, la montagna… no, qua siamo pieni, siamo tutti qua, abbiamo una Giunta con tanto di Presidente/Governatore.
Allora, mi torna in mente quando in questo consesso, all'unanimità, di fronte ai dipendenti dell'Electrolux, forse perché erano lì davanti, disse e scrisse, tutti quanti insieme, che si doveva proteggere il prodotto italiano. Ricordo molto bene questo fatto. Tutti a correre a fare gli applausi…, lì dovevamo proteggere il prodotto italiano. Me lo ricordo bene, vi ricordo tutti quanti entusiasti, me lo ricordo bene.
Non riesco a capire perché a me, che sono laico, mi tocca ricordare Giovanni Paolo II che ricorda che l'identità del continente europeo non può prescindere dal cristianesimo che ha plasmato i valori di dignità… lei ride, cara Consigliera Mancinelli, ma è di quell'area lì. Non dovrebbe ridere di fronte a Giovanni Paolo II che è stato un gigante, mi perdoni, non l’ho interrotta. Cosa diceva Giovanni Paolo II? Che il continente europeo deve avere alle basi il cristianesimo in versione laica, diceva lui, Papa. Sapete cosa vuol dire? Vuol dire dignità, libertà e solidarietà. Vuol dire democrazia. Questi sono i principi su cui si basa il nostro vivere civile. Allora, faccio due esempi. Ho l'impressione che molti di voi non ricordino o non siano mai andati nei paesi arabi, nei paesi del Maghreb, non ci sono mai andati oppure non se li ricordano. Avete visto all'interno di una medina un negozio in cui si vendono crocifissi o il maiale? Perché ci sono italiani che vanno là e vogliono mangiare il maiale. Io non li ho mai visti. Sapete qual è la differenza tra loro e noi? Noi siamo figli del Nuovo Testamento: porgi l'altra guancia, ama il prossimo tuo come te stesso; loro sono figli del Vecchio Testamento: dente per dente, occhio per occhio. Questa è la grande differenza.
Noi non capiremo le guerre che stanno laggiù in quella zona, nel Medio Oriente, se non capiamo questa differenza. Guardate, noi siamo in questo momento nell'ambito di una svolta epocale e non ce ne rendiamo conto. Perché se voi siete quelli che nella nostra società civile, voi del centrosinistra, avete la massima supremazia della cultura, perché avete studiato, siete voi quelli che sono andati nei licei, siete voi quelli che sono andati in università e noi siamo delle pecore, noi del centro-destra, non vi ricordate una cosa, che adesso vi leggo.
Perché è una cosa che veramente dico: ma porca miseria, ho sempre copiato a scuola e allora copio da un signore che scrisse queste cose qua. Non è un illuminato, attenzione. “Da adesso in poi non potranno aprire attività merceologiche con una gamma indistinta generalizzata di prodotti bazar, apparecchi e distributori automatici, nonché cibi da asporto, se non tipici del nostro territorio”. Bene, questo signore l'ho combattuto al tempo di Banca Marche, mentre voi vi nascondevate. L'ho combattuto e mi sono candidato per questo alle ultime elezioni. Questo signore sapete come si chiama? Era il Sindaco al tempo del Comune di Pesaro, che diceva: “Diamo un'identità ai nostri territori, ai nostri centri storici”. Ma era la vostra guida, l'avete già pugnalato? “Tu quoque, , fili mi”, dovreste direi voi L'avete pugnalato, ve lo siete dimenticati. Via Carducci, ricordo la riqualificazione di Via Carducci, non aveva i germi di allontanare… perché quella via era piena di poveri ragazzi extracomunitari che vendevano le loro mercanzie, me la ricordo. Fu fatta una riqualificazione, non puntando a quello che c'è oggi, ma ad una riqualificazione immobiliare. Tant’è vero che alla fine di Via Carducci qualcuno, parente di qualcuno che comandava, ci fece una bella speculazione edilizia legittima. Poi si è dimenticato… sono arrivati, chiaramente, i vari ristoratori e Via Carducci diventa una sorta di salotto. Venite, è bellissima. Ha ragione il nostro Consigliere Mangialardi, al tempo Assessore, poi, anche Sindaco.
Poi, per carità, li abbiamo fatti venire e, come Mosè ha aperto il fiume, sono passati gli ebrei, poi, quando sono arrivati gli egiziani sono ritornate le acque e tutta quella gente che è arrivata l'abbiamo affogata, con una bella barriera, un ponte che è stato piazzato.
Scusate la mia demenza, perché in alcuni casi mi dicono che sono intimidatorio o che non devo fare… al tribunale, ma sono questioni che toccano, parlo di Via Carducci. Allora mi chiedo questo: “Ma cos'è un centro storico se non il punto più antico dove c'è l'identità della nostra comunità? Questo è un centro storico.
Questa legge, guardate, è l’inizio di un percorso che deve incominciare a dire che non ci dobbiamo vergognare di essere italiani, che non ci dobbiamo vergognare di avere le nostre tradizioni, che non ci dobbiamo vergognare di avere avuto tra i nostri avi Michelangelo, Giotto, Raffello, di aver quelle piccole e grandi opere che abbiamo nei nostri centri storici. Non ci dobbiamo vergognare che ci piace la pizza margherita, che ci piace la pasta, che ci piace il maiale, che ci piace il ciauscolo. Non ci dobbiamo vergognare. Sapete perché? Sapete perché voi ve ne vergognate? Sapete? Perché non avete il coraggio di dire questo. Lo fate, ma, poi pubblicamente vi vergognate. Questa è la realtà.
Vi racconto un altro di particolare che, forse, vi sfugge in tutto questo. Un centro storico… guardate, faccio un discorso strettamente economico. Vorrei vedere quanti di voi sono andati ai mercatini di Merano. Perché andate ai mercatini di Merano? Perché? Perché c'è un'identità. Ma se ai mercatini di Merano ci trovaste, che ne so, il kebab, che ne so, i prodotti dell'artigianato senegalese, voi andreste a Merano? Ci andreste? No, non ci andreste. Vedete Tacito quanto era grande? Era il re dell'ellissi. Consigliere Piergallini, mi aiuti, è vero? Era il re dell'ellissi perché dava dei concetti talmente chiari con poche parole.
Ragazzi, non so se questo centro-sinistra realmente è andato al liceo. Ho l'impressione che abbia fatto finta di andare al liceo, quantomeno quando i professori spiegavano non memorizzava.
Guardate, se non abbiamo il coraggio di dire che dobbiamo rinforzare la nostra cultura - dobbiamo dar forza ai nostri commercianti - noi siamo perdenti. E tra qualche mese, tra qualche anno noi lì avremo dei ghetti. Vi invito, non so se ci siete stati… siete stati a Molenbeeck? Andate a Molenbeeck, perché, con questa cultura…, Molenbeeck è una città araba vicino a Bruxelles, dove non si entra. Non si entra. Ma noi possiamo permettere questo? La nostra democrazia significa che tu hai il kebab, puoi aprire, ma io che ho la pizza margherita devo stare in piedi. E allora la domanda che pongo a questo… perché qui dentro non ho sentito fare questo discorso, l'invarianza finanziaria.
Ho visto in Commissione, e mi auguro che vengano qui per poterglielo ripetere, delle proposte di legge che non gridano vendetta, fanno ridere, le vedremo successivamente, presentate da alcuni del centro-sinistra, in Commissione l'abbiamo già detto. Ma mi chiedo una cosa: vogliamo tutti insieme provare a rinforzare la nostra economia? Nostra. E, soprattutto, ci vogliamo chiedere per quale motivo i nostri commercianti fanno fatica e certe figure di commercianti, che non sono italiani, aprono e stanno aperti fino alle quattro di notte. Vi invito a guardare, a leggere… andate sui social subito, “Cash Back”, un'operazione della Guardia di Finanza dove sono stati messi all'attenzione oltre 5 miliardi di evasione del mondo cinese imprenditoriale. Guardate che è un danno allo Stato, 5 miliardi. Vi rendete conto cosa sono 5 miliardi rispetto a una finanziaria nazionale? È tanto. E allora quello che vi dico è che questo provvedimento non è altro che l'inizio e mi auguro… Sollecito il Governatore e la Giunta ad andare avanti su tanti altri provvedimenti che vanno verso la sicurezza, vanno verso il potenziamento del nostro Made in Italy, perché non possiamo abdicare a qualche cosa della nostra cultura, sempre nello spirito della democrazia. A differenza di altre culture, noi accettiamo chi pensa diversamente da noi. Però questi signori devono capire che queste sono le regole.
Questo concetto è riportato nell'articolo 5, colto magistralmente da un Consigliere di minoranza, dove, appunto, il comma 1, lettera a) dice: “concorre alla conservazione dell'identità dei luoghi”. E volete sapere qual è l'identità che voglio? È l'identità della libertà. È l'identità che le donne possono andare in giro tranquillamente senza avere l'imposizione dei veli. È l'identità della libertà, della dignità, dove un omosessuale può andare in giro tranquillamente e non rischiare di essere impiccato, come in altri Paesi. E allora come si fa? Si fa anche con la cultura, si fa anche rispettando un quadro di Giotto che, magari, ha una raffigurazione chiaramente sacra. Ma si fa anche rispettando il fatto che a me piace mangiare il maiale e lo pretendo, perché, purtroppo, quando vado in questi Paesi non lo posso fare e lì mi adeguo. Quindi Governatore le chiedo dopo…
PRESIDETNE. Ha la parola il Consigliere Pierini.
Nicolò PIERINI. Grazie, Presidente. Buon pomeriggio a tutti. Ottimo intervento, Consigliere Canafoglia, intervento veramente efficace. Perché ancora, al nostro fianco, il cosiddetto “campo largo” o non ha letto questa nostra proposta o, veramente, non abbiamo ancora capito da che parte sta il cosiddetto “campo largo”. Anche perché prima… non vedo il Consigliere Nobili che ha citato la frase: “tutte chiacchiere e distintivo”. Ma vorrei dire al Consigliere Nobili che, mentre noi pensiamo all'identità, ai valori, all'italiano, ai valori dell'Italia, del nostro territorio, il Consigliere Nobili pensa più alla bollitura delle aragoste.
Queste sono le proposte che fa il “campo largo”. Noi, invece, pensiamo ai piccoli borghi, all'entroterra. Questo è quello che ha iniziato il Governo Acquaroli uno, con l'integrazione del “Bando Borghi” nel dare vita realmente all’entroterra, ai piccoli borghi. E la proposta che oggi noi valutiamo, di cui stiamo discutendo, è un'integrazione proprio a quei bandi e a quei progetti che cercano di valorizzare realmente questi territori.
Vengo da un piccolo Comune, ho fatto il Sindaco. Basterebbe capire e leggere la proposta. Nel nostro piccolo Comune abbiamo un castello, che, proprio grazie al “Bando Borghi”, è stato valorizzato, rivitalizzato con turisti che vengono dall'estero e da tutta Italia. Non vorrei mai vedere davanti al castello dei Conti Oliva di Piandimeleto un kebabbaro. Ma non perché non voglio il kebab, anche perché mi piace il kebab, ci vado, ogni tanto, a mangiare il kebab. Ma lì, davanti al castello, vorrei che ci fosse una bottega, un negozio che vende i prodotti tipici del territorio. Ed è questo che fa la proposta di legge. Ed è questo che fa: incentiva i nostri Sindaci, i nostri amministratori, dando degli strumenti per integrare e valorizzare il nostro territorio.
Credo che sia una proposta di buon senso, una proposta che vuole sostenere e valorizzare ancora di più tutti i nostri prodotti. Poi - lo ha anticipato prima il collega Consigliere Canafoglia - state parlando di una cosa che ha già fatto il vostro comandante, l’ex Sindaco di Pesaro, che oggi siede nel Consiglio europeo. Quando lui la faceva, appunto, nella propria città, a Pesaro, andava bene e oggi che la facciamo noi, come Consiglio regionale, non va bene? Perché è di questo che stiamo parlando.
Ancora una volta, il “campo largo” manifesta tutta la propria ipocrisia in Consiglio regionale, portando avanti una politica che va contro l'Italia e va contro gli italiani. Anche perché tanto “campo largo” non è, considerate tutte le batoste che prendono ogni volta a tutte le elezioni, ultime su tutte le elezioni nella provincia di Pesaro e Urbino. Grazie.
PRESIDETNE. Ha la parola il Consigliere Cardilli.
Andrea CARDILLI. Grazie, Presidente. Rimango un po' sbalordito, non voglio essere ripetitivo, ma la cosa che mi fa ridere è che quando ho parlato di questa cosa col Capogruppo, ho detto: "Stavolta voteranno con noi, visto che a Pesaro i nostri hanno votato con loro, ritenendo giusta nel merito una legge che dà delle direttive per portare un centro storico, un centro abitato su un'identità italiana, sull'identità nostra, l’identità dei borghi”. Il capogruppo mi ha risposto, lo posso dire: “Questi sono in grado di votare anche contro sé stessi”. Non ci credevo, sinceramente, e sentir dire certe cose oggi…, la prima: “strumentale”. Come fa a essere strumentale? Appunto, per quello che abbiamo detto poco fa, per tutto quello che hanno discusso gli altri, basterebbe guardare tante città italiane. Visto che ho radici romane, mi viene in mente Piazza Vittorio, in cui ormai non c'è più un negozio italiano, non c'è più nulla, c'è il degrado totale. Hanno iniziato con questo sistema di immettere all'interno degli esercizi commerciali, che nulla hanno a che fare con le nostre radici…
Credo che sia stato detto anche dell'urgenza di portare questo provvedimento. Invece, per noi c'è proprio l'urgenza di portarlo, proprio perché, come abbiamo detto, negli ultimi anni stiamo assistendo, appunto, ad un fenomeno che è sempre più diffuso nelle città, che è quello che abbiamo detto prima. Mi vengono in mente anche molti centri abitati, che oggi soffrono, appunto, proprio di identità. La stessa cosa, si diceva anche prima, vale per i negozi identitari. Con la perdita dei negozi identitari viene meno l’identità culturale delle vie storiche e quel sapore unico fatto di insegne tradizionali, mestieri antichi e prodotti locali. È un impatto economico importante questo nei confronti proprio delle nostre tradizioni. Ma una legge che tuteli con determinazione il commercio locale, storico e caratteristico è un'opportunità urgente. Oggi, leggendo gli articoli, ci sono queste misure che danno una salvaguardia importante, non danneggiano, appunto, le realtà locali. Sicuramente potremmo dire che questa azione è arrivata, come è stato detto, con urgenza, ma è arrivata con urgenza perché sentiamo il bisogno di approvarla e dare un indirizzo importante ai Comuni. Perché qui non viene obbligato nessuno a prendere dei provvedimenti, ma viene dato un indirizzo politico che è quello che abbiamo detto finora. Infine, dico che bisogna sostenere con convinzione questo provvedimento perché è tempo di agire. È tempo di agire e dare un segnale importante. Ho presentato insieme al Gruppo consiliare anche un emendamento, di cui discuteremo dopo, che va, appunto, nella direzione di contrastare il degrado e favorire la sicurezza e la tranquillità dei cittadini che vi abitano. Pertanto convintamente sosterrò questo provvedimento. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Piergallini.
Enrico PIERGALLINI. Grazie, Presidente. Cercherò di essere breve il più possibile e di non ripetere quello che è stato detto. Vorrei riflettere a partire proprio dall'articolo 1, comma 1, della proposta di legge, perché l'articolo 1, comma 1, cita chiaramente che l'obiettivo è la conservazione delle caratteristiche identitarie dei luoghi. È per questo che in tutti gli interventi è tornato, in maniera inevitabile, il concetto di identità. Quindi la prima cosa che, insieme a voi, vorrei condividere è una breve riflessione su quanto sia pericoloso maneggiare il concetto di identità. Molto pericoloso. Il Consigliere Canafoglia ha ricordato Tacito. Facciamo una piccolissima e brevissima parentesi. È riportato in tutti i libri un celebre discorso di Tacito al Senato, allorquando era proposto l'allargamento della cittadinanza ai Galli in Senato. E una parte del Senato, molto ampia, si opponeva all'allargamento della cittadinanza perché era contraria all'inserimento degli stranieri nel Senato. Lo stesso Claudio disse: “Ma io non sono un romano di Roma”. Disse: “La mia famiglia è di origine sabina”. Sparta e Atene caddero proprio perché si chiusero agli stranieri e divennero autoreferenziali. Tant'è che alla fine del discorso Tacito - vado a memoria, non sarà preciso - dice: “Quello che noi oggi riteniamo antico e dunque identitario, un tempo fu la novità”. Come Romolo accolse stranieri a Roma, così sollecitava Claudio il Senato ad accogliere i Galli, perché nel tempo sarebbero diventati anche loro identità romana. D'altra parte, guardate: che cos'è l'identità italiana? Noi contiamo con lo zero, che è arabo. La pasta è di tradizione cinese. La pizza con il pomodoro e anche la pasta con il pomodoro che proviene dalle Americhe. Indossiamo i pantaloni, i Romani indossavano le tuniche, i pantaloni sono germanici. Parliamo una lingua che è frutto di mescolanza. Mica utilizziamo il termine bellum, per riferirci alla guerra; diciamo “guerra”, che è di origine germanica, gotica, da “werra”. Quindi, se andiamo a scavare nelle identità, non troveremo mai il fondo. È un po' come togliere le bucce alla cipolla. Il centro non c'è, perché la nostra identità è la stratificazione continua, nei secoli e nei millenni, delle culture che ci formano. E, attenzione, l'identità diventa pericolosa, come hanno detto la Arendt, per esempio, Henry Care e Zygmunt Bauman. Diventa pericoloso quando il concetto di identità è inteso come essenza, qualcosa di soprannaturale che appartiene inevitabilmente ad una popolazione. Oppure quando si riferisce un individuo ad una sola appartenenza. Io non posso essere ridotto ad una sola appartenenza. Oppure quando l'identità si presume sia eterna, assoluta. Quando, diceva Hannah Arendt, si sostituisce una persona con una categoria. Lo diceva nel celebre libro sul totalitarismo. Per cui un errore terribile, demoniaco, dei totalitarismi è creare la categoria degli zingari, degli omosessuali. Ecco, un frainteso concetto di identità porta a questo orrore e, attenzione, dice Zygmunt Bauman: “Ogni comunità definisce sé stessa anche attraverso chi rimane fuori”. Ogni comunità definisce sé stessa anche attraverso chi rimane fuori. Quindi, se noi creiamo un perimetro di identità, noi dobbiamo per forza tenere fuori qualcuno, segnalare chi non appartiene alla nostra identità. Ora, detto questo, c'è un uso corretto del concetto di identità, che è un uso di promozione di ciò che noi produciamo, che riteniamo più tipico del nostro territorio, senza che sia creato un noi e un loro, che è un discorso estremamente pericoloso, le cui conseguenze sono, diciamo così, imprevedibili. Permettetemi, parlo ad una parte del centro-destra liberale, liberale, che nel DNA non ha questo elemento radicale, massimalista. Vi prego, sganciatevi da percorsi pericolosi, da una destra che, con l'intelligenza artificiale, si veste con abiti romani, con colonne romane e di Roma realmente sa pochissimo, perché vi ho ricordato il discorso di Claudio, che dava proprio nell'inclusione, nel sincretismo la forza di Roma. Siamo andati fuori tema, voi direte. Allora ritorno all'elemento centrale. Nell'articolo 1, comma 2, lettera b), la legge dice chiaramente, come voi avete anche detto, che è stata creata per affrontare il gravissimo problema della desertificazione commerciale. Allora, su questo noi possiamo dire subito questo: i negozi nei centri non è che chiudono perché ci sono attività che vendono altri prodotti non tipici. I negozi nei centri chiudono per altri problemi. Quindi non è il kebab che fa chiudere i locali nei centri. I problemi sono completamente diversi. Quindi possiamo dire, io sostengo, che questa legge dà una risposta insufficiente e laterale rispetto al problema. Cioè, se il problema è arginare la desertificazione commerciale, questa legge è sbagliata, laterale, totalmente sbagliata. Andiamo su qualche numero. A marzo è uscito il rapporto, che avrete letto, “Città e demografia d'impresa” di Confcommercio, che dice che negli ultimi anni sono stati chiusi 118.000 negozi al dettaglio, meno 21,4% in Italia, e meno 23.000 attività ambulanti, quindi meno il 24,4%. Nelle Marche, nello specifico, i negozi sfitti calcolati dal rapporto rappresentano il 21,9% dei locali totali. Sfitti significa che non c'è né il kebab, né la pizzeria, né il negozio di scarpe, cioè, sfitti. Sfitti, vuoti. Non c'è una competizione tra il kebab, il sushi, il McDonald's e la pizza, perché i locali rimangono sfitti. Bisogna riempirli. Bisogna riempirli. E, ascoltate, nel 2012-2025, negli ultimi tredici anni, le maggiori città marchigiane, Ascoli Piceno, Ancona, Pesaro, Fermo e, un po' meno, Macerata, hanno registrato una chiusura del 30% delle attività. Questo rapporto di Confcommercio, non il Consigliere Piergallini che non fa questo di mestiere, cita come causa della desertificazione l'espansione dell'e-commerce, la pervasività della grande distribuzione, i costi astronomici degli affitti, il calo demografico, l'invecchiamento della popolazione e la riduzione dei servizi nei centri. Nelle Marche, lo sapete benissimo perché siete Consiglieri regionali, molti centri non hanno più il bancomat. Non è che bisogna togliere il kebab, non c'è il bancomat per pagare. E, allora, quali sono gli interventi che questo rapporto – ripeto - segnala e di cui noi dovremmo fare tesoro? Interventi che dovevano stare all'interno di questa legge. È stato detto: se non mettiamo soldi è molto difficile che le cose cambino. Io dico impossibile. Dati e analisi certificabili, oggettivi. Non dobbiamo fare le analisi del sangue per vedere a chi appartiene l'identità. Ci vogliono dati economici, micro e macroeconomici, per fare politiche significative. La valutazione dei provvedimenti precedenti. Per esempio, la Regione Marche ha dei bandi sui centri commerciali naturali da anni. Come sono andati? Queste risorse come sono state spese? Gli incentivi per le nuove aperture…, questo 21,9% di locali sfitti lo vogliamo riempire? Il riuso dei locali sfitti e il sostegno alla digitalizzazione. Perché potremmo fare una legge in cui diamo ai negozi di piccolo commercio la possibilità di andare online per allargare il loro mercato. Quindi, per concludere - l'ho fatta troppo lunga, volevo essere più sintetico - è una legge che non coglie il punto. Non coglie il punto. Perché il punto è questo: se parliamo di desertificazione commerciale, i dati sono questi. Ed è una legge anche difficilmente applicabile. Allora, al Consigliere Pierini che ha fatto il Sindaco come me - non è un attacco, giusto per fare un esempio -, c'è il Castello, di fronte al Castello apre una pizzeria da asporto, codice ATECO 56.10.20. Se la pizzeria da asporto comincia a fare il kebab, che facciamo? All'interno dello stesso codice ATECO. Capite che parlare di identità del prodotto è sbagliato, perché le attività commerciali, per giunta, sono classificate in maniera diversa. Direi: preoccupiamoci di promuovere le nostre tipicità. È stato fatto, lo stiamo facendo, lo state facendo, in alcuni casi, ma non facciamo discorsi di identità, di contenuto antropologici, quando la questione è economica. Riempiamo quel 21,9% di locali sfitti nelle Marche con una legge che promuova azioni concrete, altrimenti vedremo fra qualche anno che l'esito di questa legge sarà ben poco. Grazie.
PRESIDETNE. Ha la parola l’Assessore Bugaro.
Giacomo BUGARO. Grazie, Presidente. Solo poche considerazioni, Presidente. Ricordo che nei primi anni Novanta c'era ad Ancona un fenomeno che è esattamente il contrario di quello che poi è accaduto negli ultimi anni, ovvero c'era la corsa da parte degli Istituti bancari a colonizzare il centro storico con l'acquisizione delle migliori posizioni in cui collocare le proprie filiali, i propri sportelli. Tant'è che era diventata una speculazione. E, ad un certo punto, l'Amministrazione, che, chiaramente, all'epoca era di centro-sinistra, intervenne bloccando l'apertura di nuove sedi bancarie nei tre corsi principali della nostra città, quindi, Corso Garibaldi, Corso Stamira e Corso Mazzini, e nelle cosiddette spine dei corsi. Questo, appunto, per arginare e per fermare quel fenomeno. Ora vengo alla legge di oggi. Chi è un legislatore, se non un pianificatore? Chi è un amministratore, se non un pianificatore? Allora, se noi oggi votiamo questa legge… Non comprendo per nulla perché siete intervenuti tutti quanti a chiedere i soldi. Ma soldi per cosa? Per fare una pianificazione, per fare in modo che un Sindaco decida che nella propria città vanno introdotte delle quote rispetto all'apertura di alcune attività rispetto ad altre? E vuole i soldi? Ci vogliono le risorse? Ma per far cosa? È vero che la sinistra è abituata ai sussidi e noi non lo siamo, ma, in questo caso, è una pianificazione urbanistica che si fa di una determinata città. In una Regione che vede anche situazioni estremamente diverse, perché Ancona non è Senigallia, Senigallia non è Arcevia o non è Piandimeleto. Sono situazioni completamente diverse. Ad Ancona abbiamo il 16%, mal contati, di stranieri residenti nella nostra città, che prima hanno occupato una zona della città; oggi, con artifici - vi prego di credermi - stanno iniziando a colonizzare, perché la parola giusta è questa, il centro della città. E qual è l'artificio? Si va dal proprietario, lo si lusinga con il prezzo ed invece di entrare in quattro in un appartamento da 80 metri quadrati, si va in quindici. E, poi, succede quello che succede, perché questo è quello che sta accadendo. Allora, se un Comune interviene e mette dei paletti per il futuro facendo una pianificazione, quella che non è stata fatta nella nostra città… perché? Perché ad Ancona - e vi prego di andare a vedere quello che è successo alla Baraccola - avete voi ucciso il centro storico con un ricorso smodato a centinaia di migliaia di metri quadrati di centri commerciali alla Baraccola. Chi ha fatto la pianificazione nella nostra città? Chi l'ha fatta negli ultimi trent’anni? Avete governato dal 1993 al 2023 e venite a insegnarci come va gestita una città che è stata completamente sbilanciata? Ma io dico: non vi vergognate? E chiedete soldi per cosa? Per una pianificazione chiedete soldi? L'unica cosa che siete stati sempre capaci di fare: chiedere soldi. Penso che, se noi non torniamo un attimo con i piedi per terra e non capiamo che, come diceva - visto che oggi siamo in tema di citazioni - Tito Livio, “Mentre Roma discute, Sagunto viene espugnata”, questo è quello che sta succedendo… questo è quello che sta succedendo e, se noi non mettiamo un freno, saremo travolti. Saremo travolti. Perché, poi, c'è un altro aspetto che voglio sottolineare, che mi ha fatto venire in mente ieri l'amico Marinelli. Noi non siamo contro l'immigrazione quando l'immigrazione è corretta, rispetta le nostre regole, anche perché noi dipendiamo dall'immigrazione. Noi dipendiamo in Italia dall'immigrazione. Vi invito ad andare alle 6:30 fuori dai cancelli del cantiere navale Fincantieri di Ancona. Senza un'immigrazione corretta non ci sarebbe quella produzione, ma deve essere tenuta in equilibrio. Non ci può essere un ribaltamento delle posizioni. Mi dispiace che questo non lo capiate e che siate ancorati a dei vincoli ideologici che vi portano a posizioni che sono contro la nostra storia, la nostra cultura, la nostra civiltà, le nostre radici, che avete voluto affossare con i risultati che vediamo adesso. Sin dal 2021…, quanto è stata la Commissione Giscard, che ha bocciato l’introduzione nella Costituzione delle radici giudaico-cristiane? Che non significa andare in chiesa la domenica, ma significa riconoscere i valori di una cultura, di una storia millenaria. Questo è quello che voi non avete capito. E tutto questo si ritrova nei rivoli di questa legge, perché vuole pianificare un corretto rapporto che ci deve essere all'interno delle nostre città. Questa è la filosofia di fondo. Poi, volete parlare dei kebab? Fate parlare dei kebab a al precedente Sindaco di Pesaro. Guardate la delibera che ha fatto nel 2022. Guardate il video che ha fatto, che trovate su YouTube, “Ricci 2022”. Lui parla di kebab, lui parla di McDonald's, è lui che ha introdotto quel tipo di concetto. Noi vogliamo pianificare il nostro territorio in maniera corretta, in maniera corretta ed equilibrata, nel rispetto di quelle che sono le esigenze e le storie della nostra Italia. Grazie.
Presidenza del Vicepresidente
Giacomo Rossi
PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Vitri.
Micaela VITRI. Grazie, Presidente. Vorrei ricordare al Presidente Acquaroli e a tutta la Giunta che oggi nelle Marche il prezzo del gasolio è di euro 2,86, il prezzo della benzina è di euro 1,924. Mi hanno telefonato questa mattina cinque persone che non riescono a trovare… sì, fa male sentirlo dire, ma lo ricordo. Mi hanno chiamato questa mattina cinque persone che non riescono a trovare posto per una visita medica urgente. Una, che conosco molto bene, che si deve operare di cataratta all'occhio, ha avuto tre anni di attesa, ma, pagando tremila euro, ha avuto l'appuntamento per due settimane dopo e ha accettato di pagare tremila euro perché, fortunatamente, può permetterselo. Abbiamo centinaia, anzi direi quasi migliaia, di famiglie che attendono l'assegno di cura perché hanno anziani non autosufficienti in casa e quei duecento euro per loro sono indispensabili per pagare le bollette. Ma la Giunta Acquaroli è in tremendo ritardo e non ha ancora dato i soldi agli Ambiti, quindi questo ricade a cascata sulle famiglie. Così come siete tremendamente in ritardo su qualunque cosa. Tanto che oggi, in Commissione Cultura, un vostro collega della maggioranza si è lamentato, non io, ma il Consigliere che è qui presente, del ritardo del primo stralcio del Piano Cultura, dicendo che è imbarazzante - l'avete sentito tutti, l'abbiamo fatto mettere a verbale - ricevere il primo stralcio del Piano Cultura a luglio. Ma voi considerate urgente parlare di una ordinanza che un mio collega ha definito “chiacchiere e distintivo”, io definisco “fuffa e aria fritta”. “Fuffa e aria fritta” perché l'ordinanza che aveva fatto il precedente Sindaco di Pesaro dava indicazioni precise, concrete, valorizzava tre vie del centro storico. Punto. E su questo siamo tutti d'accordo. Non cercate di travisare i concetti riempendovi la bocca di identità, valori, Italia, patria, madre, cristiana e poi, in concreto, fate il contrario. E vi porto subito l'esempio di come facciate il contrario, perché siamo tutti favorevoli a lavorare per valorizzare i nostri valori e la nostra identità. Ci mancherebbe altro. Ve lo ripeto: avete copiato ciò che ha fatto il precedente Sindaco di Pesaro nel 2022, ma lo avete copiato male. Lo avete copiato pure male perché lui tutelava…
PRESIDENTE. Silenzio in Aula. Grazie. Prego, Consigliera Vitri.
Micaela VITRI. Grazie, Presidente. Sì, infatti, capisco che possa creare clamore, perché sto dicendo la verità. Lui aveva fatto un'ordinanza per valorizzare tre vie del centro storico ed era condivisibile, tanto che era stata approvata all'unanimità da destra e sinistra. Qui state facendo un'altra cosa, state dando linee guida generiche senza un euro. Non state facendo nulla per valorizzare i nostri prodotti tipici. E voglio farvi l'esempio di un centro storico che è in grande difficoltà, che è quello della città co-capoluogo di Urbino. Lì c'è, veramente, una desertificazione in questo periodo, con negozi che chiudono. Andate un attimo a Urbino e andate a vedere perché. Chiedetevi perché. Pensate che grazie a questa nuova legge venga salvato il centro storico di Urbino? Chiunque sia andato almeno una volta capirà qual è il problema. Nell'ultimo anno Urbino ha perso 3.000 studenti. Tra l'altro, questa perdita è stata leggermente attutita perché - non si sa come e perché, chiedetelo al Sindaco - sono arrivati l'anno scorso in massa 500 studenti dalla Tunisia. Quindi 500 studenti in massa dalla Tunisia, probabilmente poveri, cercheranno anche un kebab da qualche parte. Hanno attutito la perdita di studenti a Urbino. Per cui fatevi due domande sul perché oggi a Urbino non ci sia un negozio, non ci sia nemmeno il kebab, che riesca ad andare avanti, nuovo. E voi, invece che dare incentivi per rimanere lì, creare una proposta di legge per favorire la fiscalità nelle aree interne, un regime fiscale agevolato nei centri storici, vi limitate a dire: “Noi non vogliamo negozi etnici e kebab, ma non facciamo niente per incentivare i nostri”. Cosa fate per incentivare i negozi tipici locali? Cosa fate? Rispondeteci, perché io ancora non ho visto né un regime fiscale agevolato, né una proposta, né dei fondi specifici del Governo Meloni, né della Giunta Acquaroli. Anzi, sto protestando già da mesi chiedendo degli incentivi sul rincaro delle bollette dell'energia. Ho proposto più volte di rimettere in campo la stessa misura che avevo già suggerito qualche anno fa e che l'ex Assessore Antonini aveva approvato con, mi pare, cinque milioni circa di fondi per voucher energia. Erano dei voucher che le attività economiche, piccole, medie, grandi, potevano usare per compensare il rincaro dell'energia. Ancora di questo non c'è traccia da parte di questa Giunta. Però, al di là di tutti i problemi che stanno affrontando i marchigiani, a voi interessa semplicemente mandare un messaggio agli elettori, alle elettrici e dire: "Guardate, scusateci se è arrivato il Presidente di Futuro Nazionale, ma ci siamo anche noi che stiamo ancora più a destra”. Perché l'unica cosa che volete fare oggi è questa: “Siamo più a destra di tutti, ma, al di là della “fuffa” e della “aria fritta”, dei commercianti e dei centri storici come Urbino ce ne freghiamo". Ce ne freghiamo perché ci sono 29 Comuni delle aree interne fuori dai Comuni montani. Quindi, tutto quello che avete fatto va contro lo sviluppo economico e la tutela delle nostre attività economiche. Dateci un segnale concreto, invece di continuare a fare proposte di legge non urgenti che oggi ci avete obbligato a trattare con urgenza e, soprattutto, inutili. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Marconi.
Luca MARCONI. Grazie, Presidente. Mi sono sempre considerato un ragazzo semplice, oggi, invece, abbiamo avuto una discussione di altissimo profilo… un ragazzo quando mi ci consideravo adesso, appunto… ma rimango semplice. Innanzitutto apprezzo molto l'intervento della Consigliera Vitri che ci ha ricordato che abbiamo copiato male un'idea, un provvedimento del precedente Sindaco di Pesaro. Peccato che non sia qui in Consiglio regionale, perché, se fosse rimasto in Consiglio regionale, invece di rimanere in Europa, ci avrebbe corretto. Quindi, grazie anche per questo richiamo. “I giornalisti hanno scritto…”. Non credo che dobbiamo rispondere ai giornalisti, caro Consigliere Nobili. Dovremmo dire chiaramente che non vogliamo i kebab. “Ditelo”, ha ripetuto, “Ditelo”. Lo diciamo, non li vogliamo. Noi non li vogliamo. Non vogliamo i kebab, non vogliamo i McDonald's, non vogliamo gli asiatici, non vogliamo… nel centro storico, da tutte le altre parti possono andare tranquillamente a fare attività come meglio credono. Anzi, se nel tempo, nei centri storici, che noi vorremmo modificati, le attività commerciali e alimentari di tipo italico dovessero andar bene e il kebabaro volesse cambiare mestiere, non fare più il kebab e mettersi a vendere altre cose, a noi va benissimo, non c'è nessun problema, non c'è nessun tipo di discriminazione nei confronti di etnie, immigrati, stranieri, naturalizzati. Il problema è molto più semplice ed è stato largamente circoscritto. L'identità, sulla quale ci ha fatto riflettere, direi, in maniera eccellente il Vicepresidente Piergallini, ha un altro esempio, però, più che l'antica Grecia e l'antica Roma, ha l'esempio degli Stati Uniti e della Germania. Dobbiamo prendere gli Stati Uniti e la Germania come riferimento identitario alimentare. Allora, se in America si mangiasse solo americano, mangeremmo solo pollo fritto, hamburger e bistecche. Se in Germania non ci fosse la cucina italiana, i tedeschi sarebbero ancora più tristi di quello che sono, perché mangerebbero salsicce, würstel e maiale e crauti tutti i giorni. Allora, qui il problema della cultura c'entra, ma fino a un certo punto. Se noi abbiamo misurati circa trentamila piatti in Italia, con tutte le variabili e sughi immaginabili, trentamila piatti contro i tre dei tedeschi e i tre degli americani, è chiaro che un piccolo problema riguarda la nostra identità alimentare, culturale, legata anche al tipo di ambiente che stiamo proponendo. Noi stiamo proponendo un ambiente, tra le altre cose, molto ristretto, perché i nostri centri storici non sono enormi. Forse Roma, che ha un grande centro storico, ma nelle Marche abbiamo centri storici nell'ordine di poche centinaia di metri, non sono così vasti. Altri Paesi, tolta la Germania… gli Stati Uniti non hanno i centri storici. Quindi, il dato che viene messo in relazione, accoglienza, non accoglienza, inculturazione, “mettiamo dentro”, “non mettiamo dentro”, non c'entra nulla. C'entra, invece, il fatto che… la battuta, ormai passerà alla storia, del Consigliere Nobili, che non so quanto l’abbia studiata, però ha preso quella di Al Capone: “Tutte chiacchiere e distintivo”. Era tutta per lei, Consigliere Cardilli, perché qui l'unico con il distintivo è lei, quindi noialtri non c'entriamo niente. È lei l'unico con “chiacchiere e distintivo”, anche se, in verità, ha fatto un intervento molto, molto mite e tranquillo. Siamo solo “chiacchiere e distintivo”, benissimo. Quando siamo delicati nell'intervento…
Presidenza del Presidente
Gianluca Pasqui
PRESIDENTE. Cortesemente, silenzio in Aula, per favore. Consigliere Marconi, prego.
Luca MARCONI. Grazie, Presidente. Interpretazione stupenda, tra altre cose, un film indimenticabile. Quanto siamo delicati con le leggi e mettiamo “favoriscano”, “propongono” siamo “chiacchiere e distintivo” o siamo nel nulla. Quando, invece, siamo eccessivamente prescrittivi, allora siamo impositivi nei confronti dei Comuni. Anche qui la critica regge male. Ci sono circostanze, e questa ne è una, ma, tra un po’, ne avremo un'altra di legge che abbiamo da poco licenziato in II Commissione, Presidente, che proprio è in quest'ottica, cioè è nell'ottica della concertazione. C'è scritto “concertazione”, che è una parola che è nata negli anni Settanta, è nata in ambiente di sinistra, non è nata in ambiente di destra. Poi la destra, in quegli anni, sì e no che c'era in termini propositivi di Governo. Quindi, l'idea della concertazione, cioè di dire: “Facciamo una riflessione - poi vedremo anche quanto identitaria - sulle nostre realtà comunali per vedere che tipo di visione possiamo sviluppare”. Perché il vero punto è questo. Che idea abbiamo delle nostre città? Che idea abbiamo delle nostre città? Non solo in termini di edifici, con tutti i problemi che sono stati messi in evidenza. È evidente che una forte concentrazione di negozi di un certo tipo… e non faccio solo riferimento a ristorazioni di tipo etnico, esistono anche altre attività italiane che, nel corso degli anni, lo ricordo, quando ero Sindaco nel 1990, abbiamo escluso dai centri storici. Perché? Perché creavano problemi, fumi, calore, rumori, difficoltà. Quindi ci sono anche situazioni di questo tipo che vanno valutate e, all'interno di questo tipo di valutazione, nasce l'idea di dire: “Vogliamo un centro storico diverso?”, “Abbiamo esempi in questo senso?”. Ce ne abbiamo tanti e li potremmo citare. Non cito quello degli altri Comuni, cito il mio. Trent’anni fa Recanati, quando ancora non aveva un'idea del “Giovane favoloso”, aveva quasi un niente di ristorazione. Oggi almeno una dozzina, tredici ristoranti, anche piccoli, tutti con cibi italici, ma, alcuni di questi, gestiti da persone che non sono italiane, come dicevo prima. Quindi, voglio dire… e questo ha caratterizzato molto. Il turista che arriva nei quattro chilometri del lungo corso del centro storico di Recanati, trova qualche cosa, diciamo, in sintonia con quello che c'è. Quindi tutto il resto, in assenza di questa visione, Consigliere Piergallini… l'identità. L'identità ci ispira. L'identità ci ispira. Allora, noi veniamo, volenti o nolenti, da una cultura cosiddetta “cristiana”. Non ne faccio una questione di fede. Il Cristianesimo è stato l'unica realtà religiosa, spirituale che è riuscita in duemila anni ad assorbire tutte le culture che ha incontrato, ma le ha assorbite trasformandole, cioè creando una propria identità. Il semplice assorbimento senza un filtro critico non aiuta a creare un'identità. Ci deve essere questo dato se proprio vogliamo stare su questi alti livelli. Ma io stavo su quelli più bassi, quello delle salsicce e del pollo fritto. Per quanto riguarda le salsicce e il pollo fritto, per quello che mi riguarda, una cosa penso legittima, non ce li voglio. Semplicemente non ce li voglio nel centro storico di Recanati o di Porto Recanati o di Piandimeleto. Le mele sì, a Piandimeleto ci stanno le mele. Non ci voglio il pollo fritto, per principio. È un principio che stabiliscono… non c'è nessun tipo di discriminazione. Poi, ripeto, queste ristorazioni siano gestite da tutti extracomunitari, tutti. Non possiamo metterlo per legge perché sennò andiamo contro la concorrenza. Ma può essere anche un discorso di questo tipo. Poi, ho l'impressione - non lo so se la Giunta l'ha registrata, il Presidente in testa - che questa idea non dispiaccia alle categorie produttive, non dispiaccia agli agricoltori, non dispiaccia agli artigiani, non dispiaccia ai commercianti, ma credo che non dispiaccia neanche alla stragrande maggioranza dei cittadini. Quindi la mia riflessione non vuole essere una critica, anche perché sono certo che posso confidare nell'intelligenza dei nostri colleghi di minoranza. A volte ho l'impressione che su alcune leggi vi comportate come sinistra di Governo, e lì preoccupate. In altre occasioni vi comportate come sinistra e basta, cioè senza una prospettiva, semplicemente perché dovete dirci, come è stato detto adesso dalla Consigliera Vitri, che ci sono altre cose che interessano. L'avete fatta anche sulle preferenze, vi è andata male. Avete creato un mostro da un punto di vista politico, un successo straordinario per il centro-destra. Perché? Perché, poi, i sondaggi ci hanno detto che il 70% degli italiani vuole le preferenze. Quindi è proprio sbagliata come battaglia. Per dire che nei due giorni o tre giorni in cui il Parlamento si è dedicato a questo argomento ha perso tempo perché doveva occuparsi di altro. Questa è una favoletta che ce la potete anche risparmiare adesso, in assoluto. Ogni volta sempre questo ritornello: “Ci sono tante altre emergenze”. Capisco che la Segretaria del Partito Democratico più di questo non riesce a dire, perché non ce la fa, questione di limite. Ma i Consiglieri del PD che stanno qui li valuto decisamente più intelligenti del loro capo e capaci di fare valutazioni diverse da quelle che la Segretaria del Partito Democratico va ripetendo in continuazione, favorendo evidentemente la rielezione della Presidente Meloni. Anche perché, chiudo, sul Presidente di “Futuro Nazionale”…, anche qui ci avete fatto un altro regalo, noi non l'abbiamo nominato mai. Ci avete dato del “vannacciano”, quindi almeno una metà dei voti che andranno al Presidente di “Futuro Nazionale” nelle Marche saranno i nostri. Magari, non a me, perché è difficile che un “vannacciano” voti l'UDC, ma sono ben lieto se vota partiti di altro tipo. Quindi li avete convertiti e questa è un'opera estremamente meritoria, perché li avete tolti a un'estrema destra poco raccomandabile, dal mio punto di vista, e l'avete consegnati a un centro-destra che ha dimostrato in questi anni qui, in tanti Comuni e a livello nazionale di saper governare e di fare le cose con buon senso. Poi, Consigliera Vitri, non riusciamo a farle tutte? Per carità, per carità. Adesso qualcuno potrebbe aiutarci a capire da chi dipendono i prezzi del petrolio e se l'Italia da sola è in condizione di modificare i prezzi del petrolio, del metano, della benzina? Non lo so.
(intervento fuori microfono)
Luca MARCONI. Le Marche, ha detto? Mi sono sbagliato, le Marche sì. Allora, come Marche possiamo farlo perché siamo una potenza economica e ci possiamo muovere autonomamente, riapriamo i pozzi di petrolio che abbiamo in Adriatico e vendiamo il petrolio a metà prezzo. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Luconi.
Silvia LUCONI. Grazie, Presidente. Ho come avuto l'impressione di essere in un'Aula in cui c'è stata una preponderanza di doppia morale. Di quelli che predicano bene da un lato e poi razzolano malissimo dall'altro, visto che oggi ci siamo tutti un po' dilettati con le citazioni.
Mi sono andata a cercare il Vangelo perché non si sa mai, no? Il Vangelo secondo Matteo, vista la mia nota origine - Capogruppo Putzu - democristiana, come lei dice. Il Vangelo secondo Matteo dice: "Perché osservi la pagliuzza nell'occhio di tuo fratello, mentre non ti accorgi della trave nel tuo occhio?"
"27/1/2022". Sennò possiamo parlare di tutto, invece il virgolettato salva sempre tutti. "È un regolamento che sta dentro una strategia complessiva che punta a dare la massima qualità possibile al centro storico, aiutare il commercio. Tutto il resto sono polemiche sterili e interpretazioni strumentali fatte da chi non vuol capire”. Aggiungo: “in via Branca, via Rossini, via San Francesco e Corso XXI Settembre, ovvero le vie più importanti del passeggio e di collegamento storico-culturale tra i monumenti della città, da adesso in poi non potranno – non potranno - aprire attività merceologiche con una gamma indistinta e generalizzata di prodotti, ovvero. bazar, attività che non hanno a che fare con la qualità. No ad apparecchi distributori automatici, cibi da asporto se non tipici del nostro territorio. Quindi no a kebab, ma nemmeno a McDonald's". Chi è che ha copiato male, Consigliera Vitri?
Capisco che questa è una legge urgente e non avete avuto la possibilità di prepararvi. Forse il problema è stato questo. Sarebbe bastato leggerla. Perché la proposta di legge Acquaroli, la legge quadro, attribuisce ai Comuni strumenti, mentre il regolamento di Pesaro introduce direttamente divieti.
La proposta di legge Acquaroli non ha nessuna categoria vietata; il regolamento di Pesaro elenca, con codici ATECO, attività vietate in alcune aree.
La proposta di legge Acquaroli valorizza il commercio identitario; il regolamento di Pesaro limita alcuni insediamenti, chissà qual è la supercazzola, ritenuti incompatibili con il contesto urbano.
La proposta di legge Acquaroli prevede incentivi; il regolamento di Pesaro prevede prescrizioni e sanzioni.
Allora, qui si è parlato all'inizio, proprio perché la discussione è stata ampissima, di quello che noi avremmo raccontato alla stampa.
Internet ci salva, croce e delizia, sono andata a cercare quello che voi avete raccontato alla stampa. Per esempio, c'è un articolo su la Repubblica. Addirittura il Movimento 5 Stelle - oggi la collega non c'è, però la cito, tanto glielo racconterete semmai – “La proposta di legge Acquaroli calpesta libera iniziativa economica, concorrenza, pluralismo culturale"; AVS: "Proposta discriminatoria e ipocrita che avvia una narrazione tossica".
Sì, lo so che l'ha detto lei, Consigliere, come la supercazzola, poiché nella legge non c'è e poiché…, fatemi finire il ragionamento, sennò perdo il filo ed è un caos.
Poiché nella legge non c'è scritto "anti kebab", a meno che non abbia letto e non mi sia preparata a sufficienza, le cose sono due: o la narrazione, la prosopopea che avete fatto per sette giorni e oltre era solo propaganda, oppure, come ho mezzo capito stamattina, non avete letto. Delle due l'una. Quale sia più grave lascio a voi.
Di discriminazioni, proprio perché ho risposto anche a un'interrogazione in questo senso due Consigli regionali fa, in Aula, ha parlato il Consigliere Nobili, che chiedeva l'abrogazione dell'articolo 5 tacciandolo come discriminatorio. Quindi, se, come dicevo all'inizio, non vogliamo fare quella certa doppia morale, mi chiedo anche, alla luce del virgolettato che ho letto - questo è pubblico, è del Comune di Pesaro tra l'altro, quindi come ce l'ho io ce l'avrete sicuramente molto meglio di me voi - perché non avete semplicemente sconfessato, corretto, migliorato, consigliato, che ne so, trovatelo voi il termine, il vostro europarlamentare, allora candidato governatore, quando approvava in Consiglio comunale un regolamento di questo tipo, con una piccola, ma grandissima differenza: quella di averlo approvato all'unanimità.
Questo significa, innanzitutto, la maturità politica che si ha in certi contesti, la forza di non essere faziosi, di non gridare ad allarmismi quando si dice che i problemi più urgenti sono quelli delle liste d'attesa, su cui certamente ci sarà da lavorare. Siccome chi lavora a distruggere porta solo esempi negativi, io voglio portare un esempio positivo che è capitato proprio a me con MyCUP: una prenotazione per una visita per mio figlio, argomento che ha impazzato anche nelle nostre aule, diciamo, laterali a quelle del Consiglio regionale, presa in sette giorni. Quindi, visto che vogliamo andare a gridare all'allarme, allo scandalo, per dire tutto quello che non va, raccontiamo la verità. Perché siamo seri e credibili solo ed unicamente quando siamo in grado e abbiamo il coraggio di raccontare la verità.
Sono anch'io minoranza nel mio Comune eppure non sparo a salve. Ovviamente faccio il mio ruolo così come mi è stato chiesto dai cittadini, con serietà, senza dire stupidaggini e mettendomi nelle condizioni di essere un valore aggiunto, perché in ogni caso rappresento tutti, in quanto il ruolo di istituzione mi impone di rappresentare tutti.
Si è detto, e concludo, che questo provvedimento non servirebbe a niente perché i Comuni lo possono già fare. È vero, nel 2018 ero Assessore e all'epoca approvammo una delibera di Giunta con la quale volevamo identificare il centro storico della città di Tolentino, distrutto da 30 anni di centro-sinistra. Anche da me, Assessore Bugaro, c'è stata l'avanzata preponderante dei centri commerciali che ha totalmente ammazzato il centro storico e urbano di Tolentino, prima del sisma. Poi il sisma ha dato la mazzata finale, ma prima c'è stato il vario avvicendarsi dei vari partiti, tutti di centro-sinistra: non ce n'è stato uno di centro-destra. Questo lo dico a chi viene a dare consigli su come si deve affrontare la problematica dei medici di base nella mia città. Ma avrò modo sicuramente di risponderle a dovere, Consigliere Catena, perché prima di parlare bisogna sapere.
Certo, questo è un provvedimento che afferisce ai Comuni, ma sicuramente la Regione ha un compito ben più alto e molto più importante, quello di disegnare in maniera omogenea tutte le città e i borghi che rappresentano la Regione Marche con dei provvedimenti univoci. Poi è ovvio che ogni Comune, che conosce alla perfezione il proprio territorio, cala il provvedimento nel luogo strategico esattamente come pensa che sia più opportuno. Ma quando c'è una regia, una regia che funziona e che sa decidere, tutto il resto sono chiacchiere e distintivo, per citare ancora il Consigliere Nobili, che si diletta tantissimo e dice che ama il cinema.
Ovviamente voterò convintamente questo provvedimento. E aggiungo: quando si sono chieste le risorse …, voglio dire che già adesso ci sono 2,6 milioni di euro - l’avrei detto rispondendo all'interrogazione che oggi è saltata, ma che sicuramente avremo modo di discutere più avanti - per i provvedimenti del commercio. Provvedimenti del commercio, come i centri commerciali naturali di cui parlava il Consigliere Piergallini, sui quali, insieme alle associazioni di categoria, ci siamo interrogati per capire se quelli potevano essere i giusti strumenti o se il territorio chiedeva altre cose. È questa la concertazione. Lì devono essere messe delle risorse.
Provvedimenti come la legge Acquaroli, che dà delle linee guida ben precise per disegnare i centri storici, sono sicuramente un quadro più completo che si inserisce all'interno di una programmazione seria, precisa e studiata. Grazie.
Presidenza del Vicepresidente
Giacomo Rossi
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Baiocchi.
Nicola BAIOCCHI. Grazie, Presidente. Sarò veramente telegrafico, perché ho sentito tantissimi interventi e il pericolo di ripetersi è veramente molto alto.
Ringrazio la Consigliera Vitri che ci ha ricordato che la benzina è aumentata, che le bollette sono salate e noi, che siamo qui in Aula, come tutti, non eravamo al corrente di queste notizie importanti, ma che non c'entrano niente con quello di cui stiamo parlando.
Il tema è molto più difficile, è molto più complesso. Questa è una legge quadro di riferimento molto importante, su un tema sentitissimo, un tema che ha sempre portato avanti il Governo del centro-destra.
Capisco che molti di voi adesso fatichino ad andare a parlare di certi temi e mi ha un po' sorpreso che in tutti i primi interventi, non ne ho perso uno, dei Consiglieri del centro-sinistra abbiate detto: "Sono tutti valori, sono tutte situazioni: l'identità, la cultura, la tradizione, il centro storico, il decoro urbano, la rigenerazione, che noi condividiamo”. Sono rimasto sinceramente un po' stupito da questo, anche perché sono temi che portiamo avanti da decenni.
Non abbiamo paura, Consigliere Piergallini, a parlare di identità, perché l'identità è il fondamento della nostra storia politica. Non abbiamo nessun timore a parlare dell'identità e della storia della nostra nazione e non vogliamo fare nessun tipo di discriminazione.
L'intervento del Consigliere Piergallini, finalmente, è stato l'unico di sinistra. Chiaramente non condivido neanche una parola, però riconosco che è stato l'unico intervento di una persona che ha avuto il coraggio di dire quello che la sinistra pensa. Perché voi, a differenza sua, avete detto qualcosa che in realtà non pensate.
Poi una semplice precisazione, un'integrazione a quello che ha detto la Consigliera, mia vicina di banco, l’Assessore che aveva proposto il regolamento a Pesaro era del Movimento 5 Stelle. E quindi mi stupisce che la Consigliera Ruggeri possa dire o sostenere una teoria come questa.
Chi come me, forse, conosce meglio di tutti, a differenza forse della Consigliera Vitri, l’ex Sindaco di Pesaro, ricorda che nei suoi dieci anni di amministrazione ogni tanto, quando vedeva che andava in crisi di consenso e di popolarità, sparava delle proposte che avevano un totale orientamento verso il centro-destra. Però il giorno dopo, chiaramente, e questo molti non lo sanno, si ricredeva perché andava a braccetto con le cooperative sociali, che gestivano l'immigrazione, giustificava l'immigrazione incontrollata nella città di Pesaro, dicendo che Pesaro non era una città pericolosa. Adesso, dopo dieci anni, si riconosce che Pesaro ha bisogno di sicurezza, come tante città della nostra regione, e abbiamo richiesto all'unanimità "Strade Sicure". Da un lato è facile fare leggi e propaganda che vanno verso valori che noi abbiamo sempre rappresentato e poi il giorno dopo tornare verso quel clima di buonismo e di perbenismo che è sempre stato alla base della politica dell’ex Sindaco di Pesaro e della politica anche di tanti di voi. Questo sinceramente mi dispiace.
Andiamo avanti su questa legge. È un elemento molto importante, un punto di partenza. Condivido quello che ha detto il Consigliere Canafoglia: deve essere un punto di partenza. A seguire, con la legge sulla sicurezza, che stiamo portando portato avanti, dobbiamo continuare in questa direzione. Non abbiamo paura di dire le cose che sono di destra. Vedo che altri, sinceramente, le cose di sinistra non hanno più il coraggio di dirle. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Putzu.
Andrea PUTZU. Grazie, Presidente. Ho avuto modo di leggere un po' i programmi elettorali, perché quando ci si presenta agli elettori conta anche il programma elettorale. Ovviamente ho avuto modo di leggere anche il vostro. Credo che non l'abbia scritto l’ex candidato Governatore del centro-sinistra, ma qualcuno come il Consigliere Nobili, che è stato coerente su questo tema, a differenza di altri del PD.
Sul tema del commercio non c'è scritto nulla, mentre nel programma elettorale del Presidente Acquaroli si parla di tutela delle botteghe storiche, di vicinato, di negozi, di progetti per coniugare commercio, arredo urbano e sicurezza, quello che, ovviamente, oggi portiamo all'attenzione con urgenza.
Sono un appassionato di politica, sono andato indietro, sono andato al 2016, quando il Sindaco d'Italia del Partito Democratico di Firenze, fece un regolamento, caro Presidente, proprio su questo, per vietare l'insediamento di nuove attività di kebab nei centri storici UNESCO.
Addirittura il Partito Democratico, caro Presidente - loro sono un po' smemorati, non se lo ricordano o fanno finta di non ricordarselo - ha visto 17 senatori presentare un DDL al Senato, il n. 2287, per trasformare il regolamento fatto dall’ex Sindaco di Firenze in una legge nazionale. Sapete chi c’era tra 17 Senatori firmatari del PD? La senatrice del PD, che oggi ovviamente non vedo più, ma qualcuno può chiamarla e chiederle perché l’ha fatto. Magari oggi il PD è cambiato.
Nel 2022 l’ex Sindaco di Pesaro ha fatto un regolamento, ma nessuno ha detto... Apprezzo che oggi non ci sia il Movimento 5 Stelle perché, non me ne voglia nessuno, non parlo mai degli assenti, ho letto degli interventi sulla stampa nei quali attaccava la proposta di legge del Presidente Acquaroli come "anti kebab". Credo che il Movimento 5 Stelle oggi non sia presente, caro Presidente, per un semplice motivo: l'Assessore che ha portato il regolamento a Pesaro in Giunta era del loro stesso partito. Mi sono reso conto e ho detto: "Ecco l'alleanza strana PD-5 Stelle". Fu il primo Assessore a entrare in una Giunta del PD, ad aprire il fronte del campo largo nelle Marche ed una delle prime cose che hanno fatto è stato quel regolamento.
Tra l'altro, permettetemi di dire, come giustamente ha citato l'amico Consigliere Cardilli, che la differenza tra noi e voi è che una legge, anche se la proponete voi, noi la votiamo perché corrisponde alle nostre idee, alle nostre proposte, ai nostri programmi. Voi invece, pur di andare contro, riuscite a bocciare - o perlomeno a non sostenere, perché avete una minoranza importante nelle Marche e anche in Aula - persino le cose che voi stessi avete fatto. Tanto che al Consigliere Cardilli ha detto: "Stai tranquillo, non ti preoccupare, il PD metterà anche in difficoltà il Consigliere Seri”. Io l’ho ascoltato, sulla proposta di legge era ovviamente a favore, ma ha trovato la scusa dei fondi, sui quali poi spiegheremo.
Non sto a rivendicare o a rivangare quello che ha fatto l’ex Sindaco di Pesaro, però c'è un dato politico, ragazzi: oggi il centro-sinistra, il Partito Democratico, sconfessa il candidato governatore. È come se il Presidente Acquaroli, da Sindaco di Potenza Picena, avesse fatto un regolamento e oggi noi in Aula facessimo una proposta di legge che lo sconfessa. Forse, politicamente, mi sarei un po' vergognato a sconfessare il mio candidato Presidente.
Poi leggo che il PD in questi giorni è stato impegnatissimo a trovare colui che unisce. Voglio fare le congratulazioni al nuovo segretario regionale del PD, che spero colga l'appello della precedente segretaria, di andare in linea con le politiche che la stessa ha portato avanti nelle Marche. Il centro-destra è rimasto molto soddisfatto delle sue scelte politiche e si augura che si continui su quella strada.
Sono dispiaciuto perché, leggendo anche i commenti di qualche Consigliere quotato dell'opposizione, ho sentito dire: "Ma voi nel regolamento avete citato tutte le leggi che ha fatto la sinistra". Capisco che nella scorsa legislatura qualcuno non era presente, era impegnato a fare il Sindaco, però è anche vero che abbiamo citato le leggi fatte dal Presidente Acquaroli in cinque anni, quelle che non ha fatto il precedente Presidente della Giunta in trent'anni: le leggi regionali n. 19 del 2021, n. 23 del 2023, n. 29 del 2021, n. 22 del 2021, n. 17 del 2023 e n. 6 del 2024. Tutte leggi regionali che tutti voi avete contestato nella scorsa legislatura.
Ho ascoltato chi ha citato Carlo Petrini, una persona che molto ha fatto per Slow Food, dicendo che avrebbe applaudito questa iniziativa. Ma anche l’ex candidato a Presidente avrebbe applaudito. Quello che un po' mi fa sorridere è che voi state ancora una volta smentendo voi stessi.
Ho sentito dire: "Non avete messo i fondi per i centri storici". Ripeto, capisco che qualcuno non era all'opposizione nei cinque anni passati, ma vi siete dimenticati i 110 milioni di euro per rigenerare i nostri borghi? Quegli stessi borghi, quegli stessi centri storici che voi avete islamizzato.
Ricordiamoci tutti, che questo è frutto di una politica di sinistra. Ci sono centri storici che hanno case occupate quasi esclusivamente da extracomunitari e su questo tutti dovremmo farci una domanda.
Qualcuno ha detto: "Dovreste chiedere scusa alla stampa perché non è una legge anti kebab", no, siete voi che dovete chiedere scusa all’ex Sindaco di Pesaro perché l'avete sconfessato, perché questa è una legge che va anche contro i kebab. Sapete perché? Qui qualcuno deve dire la verità, se vedete i fatti di cronaca - io lo vedo a Porto Sant'Elpidio - una persona è morta davanti a un kebab mentre all'interno si stava litigando. Abbiamo anche letto nelle cronache locali di spaccio di droga, violenza e delinquenza nei kebab e nei minimarket etnici. Noi abbiamo il coraggio di dirlo.
Qualcuno dice: "Voi dovete inseguire il Presidente di ‘Futuro Nazionale’", credo che di solito chi sta avanti venga inseguito, non chi sta dietro. Siete voi che dovete inseguire noi perché siamo molto avanti rispetto a voi. Tra l'altro, non mi pare che il Consigliere Marconi sia un vannacciano, eppure la pensa come noi, essendo un democristiano intelligente, si rende conto che è una proposta di legge di buonsenso.
Sono veramente dispiaciuto perché voi oggi, ancora una volta, vi trovate a smentire voi stessi, a non avere proposte credibili. Qualcuno prende la scusa che non ci sono i fondi.
Permettetemi di dire che questa proposta di legge serve per dare ai Sindaci - e ve lo voglio spiegare, pur non essendo un avvocato amministrativista, ma facendo politica da una vita - l'opportunità di individuare delle aree in cui possono esserci situazioni di degrado che vanno a collimare con determinate attività commerciali. Mica ci dobbiamo vergognare.
Dico che il titolo del Corriere Adriatico è stato correttissimo.
Qualcuno afferma che questa legge verrà impugnata davanti alla giustizia amministrativa" io vi chiedo: perché non avete impugnato il regolamento dell’ex Sindaco di Pesaro? Perché non l'avete impugnato? Siete famosi per la politica dei due pesi e due misure. Ovviamente quella stessa politica per cui dite che abbiamo abbandonato i Sindaci e li abbiamo lasciati soli.
No, grazie alle nostre politiche, diamo ai Sindaci strumenti importanti per poter agire. Perché, credetemi, questa legge ci è stata chiesta da molti Sindaci.
Capisco che ormai avete pochi Sindaci con cui confrontarvi, non riuscite a parlare con loro e siete molto in difficoltà. Non vi rendete conto che tra un po' rischiate di non governare neanche più Pesaro. Moltissimi Sindaci hanno chiesto questa legge. Non so se vi siete resi conto che, una volta annunciata dalla Giunta Acquaroli, tantissimi Sindaci si sono dichiarati favorevoli e anche le associazioni di categoria si sono espresse a favore. Come sempre siete quelli che si mettono contro le Marche.
Questo è ciò che un po' mi fa riflettere.
La legge magari la potevate cogliere come occasione e, per una volta nella vostra vita politica, fare come abbiamo fatto a Pesaro. Un centro-destra che ha presentato emendamenti, ha fatto le proprie proposte ed alla fine ha votato all'unanimità, ma vedo che non lo fate.
Questo si chiama senso di responsabilità. E’ una cosa che ci contraddistingue: la differenza tra chi fa politica contro e chi fa politica per. Tanto che il nostro slogan elettorale era "Più Marche", mentre voi parlavate di "Cambiare le Marche".
I cittadini hanno scelto "Più Marche" e non hanno voluto il "cambio delle Marche". Anche se mi sarebbe piaciuto stare in quest'Aula, magari solo venti giorni all'opposizione, per vedere il candidato Presidente del centro-sinistra seduto lì a proporre questa misura e osservare cosa avreste fatto voi. Secondo me, se fosse stati qui, l’avreste votata zitti e buoni.
Qualcuno fa delle citazioni, non voglio dire quella delle pecorelle smarrite, ci mancherebbe altro, ogni pastore sceglie come gestire il proprio gregge, però mi rendo conto che ancora una volta il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle - devo dirlo pubblicamente - hanno mostrato una posizione incoerente.
L'unico coerente è AVS. Perché AVS a Pesaro non era presente, non ha votato né sponsorizzato il regolamento dell’ex Sindaco, anche se nessuno di AVS lo ha attaccato per quel regolamento. Almeno la coerenza al Consigliere Nobili la riconosco.
Tra l'altro dico al Consigliere Nobili, come ho detto quando non mi ascoltava, che prima di andare al TAR a impugnare questa proposta di legge potrebbe impugnare tranquillamente il regolamento dell’ex Sindaco di Pesaro. Forse non fa più in tempo, magari i termini della giustizia amministrativa sono trascorsi.
Si chiede una cosa soltanto: coerenza. Il centro-destra ce l'ha. Noi abbiamo votato a favore del vostro regolamento a Pesaro ed infatti mi aspettavo, almeno inizialmente, nei primi giorni dopo l'annuncio del Presidente Acquaroli e della Giunta, un vostro voto favorevole su questo provvedimento. Ma come ho detto al Consigliere Cardilli, non vi smentite mai. D'altronde siete l'alleanza del campo largo. Qualcuno la chiama del "campo santo", perché politicamente state andando in quella direzione. Grazie.
PRESIDENTE. Chiudiamo la discussione. Andiamo agli articoli.
Articolo 1
Emendamento 1/1 a firma del Consigliere Ausili, ha chiesto la parola, ne ha facoltà.
Marco AUSILI. Grazie, Presidente. Proponiamo il voto a favore di questo emendamento che recepisce osservazioni pervenute dalle organizzazioni sindacali. Grazie.
Emendamento 1/1. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Articolo 1, così come emendato. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Articolo 2
Emendamento 2/1 a firma del Consigliere Ausili, Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Articolo 2, così come emendato. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Articolo 3
Emendamento 3/1 a firma del Consigliere Ausili. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Articolo 3, così come emendato. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Articolo 4. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Articolo 5
Emendamento 5/1 a firma dei Consiglieri Sebastiani, Marconi, Ausili, Rossi, Marinelli, Putzu, Marcozzi. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Articolo 5, così come emendato. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Articolo 5 bis( articolo aggiuntivo)
Emendamento 5 bis/1 a firma dei Consiglieri Cardilli, Putzu, Assenti, Luconi, Barbieri, Baiocchi, Ausili, Battistoni, Borroni, Canafoglia. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Articolo 6. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Articolo 7
Emendamento 7/1 a firma del Consigliere Ausili. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Articolo 7, così come emendato. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Articolo 8. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Articolo 9. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Coordinamento tecnico. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Articolo 10 (dichiarazione d’urgenza) Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva a maggioranza assoluta dei suoi componenti)
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Caporossi.
Michele CAPOROSSI. Grazie, Presidente. Voterò convintamente contro questa proposta di legge per il semplice motivo che, a mio parere, non c'è nessun bisogno di fare una legge su un particolare aspetto attuativo di una programmazione che è prerogativa dei Comuni, in presenza di una nuova legge urbanistica, la n. 19 del 2023, che allo stato, dopo tre anni, è inattuata.
Dentro quella legge ci sono i progetti urbanistici esecutivi, ci sono i piani urbanistici generali che non hanno niente a che fare con i piani regolatori di una volta, ci sono gli strumenti di attuazione che sono i piani particolareggiati dei centri storici, del commercio e di tutto il resto.
Quello è il contenitore all'interno del quale i Comuni debbono e possono fare una programmazione specifica per quanto riguarda tutte le attività che qui vengono enunciate nel titolo, ma che poi non vengono sviluppate all'interno dell'articolato.
Nell'articolato questa non è la legge anti kebab, questa è la legge del nulla. Perché oggettivamente qui ci stanno una serie di enunciazioni non accompagnate in nessun modo da previsioni di risorse o da previsioni di disposizioni di carattere amministrativo attuativo. Dopodiché questa cosa non produrrà nessun effetto.
In presenza, in costanza, di una legislazione regionale per la quale ogni volta - io sono un neofita dal punto di vista di questo lavoro - ci poniamo il problema del coordinamento di tante leggi fra loro, che si accavallano, si superfetano, si danno fastidio e spesso non sono utili. Lo vediamo anche all'interno di un regolamento che è in corso in questo momento, una sorta di testo unico per raccordare le cose.
Continuare ad approvare leggi che sostanzialmente non servono dal punto di vista legislativo, ma sono meri atti di indirizzo e che, quindi, come tali andavano svolti non attraverso una legge, significa far male il lavoro principe di questa amministrazione regionale, di questa Assemblea regionale, che è quello di essere l'Assemblea legislativa delle Marche.
Questa è la questione di fondo per la quale credo che dovremmo riguardare il nostro modo di pensare e di essere, perché in caso contrario si va ad enfatizzare l'altro elemento che i cittadini hanno colto di questa legge, vale a dire come è stata presentata all'esterno. È stata presentata come la legge anti kebab, è stata presentata come una legge che contiene elementi valoriali di un certo tipo, ovviamente non condivisibili, e che porta lontano rispetto a quello che effettivamente va fatto.
La discussione che c'è stata qui è stata molto articolata, ma basata su una contrapposizione che, a mio parere, non è degna di quello che si deve fare all'interno della disamina di un provvedimento legislativo.
Le leggi rimangono nel tempo. Una legge che rimane nel tempo non può essere inattuata come l'altra che oggi non abbiamo discusso, quella sulla trasparenza che è stata votata dalla precedente amministrazione e che sono sei anni che sta lì senza essere attuata. Bisogna porsi il problema che il loro grado di cogenza intorno alla realtà dei fatti debba essere un grado di cogenza giusto.
Quindi, una legge inutile, accompagnata da una narrativa esterna divisiva, che porta lontano, che è discriminatoria, che fa tutto il contrario di quello che si deve fare nelle nostre città marchigiane in questo momento, vale a dire - caro Presidente - progettare una visione di questa regione che non sia fatta di tanti singoli provvedimenti, ma dalla capacità di mettere insieme un piano strategico di lungo termine intorno a quello che la Regione deve fare, specialmente all'interno della vita delle nostre città, che hanno bisogno fino in fondo di questa strategicità, che non è contenuta in nessun modo in un provvedimento inutile. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Marinelli.
Renzo MARINELLI. Grazie, Presidente. Per dire che il gruppo Lega vota convintamente questa proposta di legge.
Sono stato molto attento alla discussione e sono ancora più convinto, dopo quello che è stato detto e ciò che è stato discusso.
Rivalutare i nostri borghi, la nostra cultura e le nostre tradizioni è sicuramente fondamentale.
Poi, perché l'urgenza? Sentendo i dati emerge una situazione di disagio: il 24,4% dei negozi è chiuso. Di fronte a fatti del genere dovremmo rimanere inermi e non affrontare adeguatamente il problema? Penso che fosse una cosa indispensabile.
Si è detto stamattina in Commissione che sarebbe stato meglio fare prima il piano cultura. È vero, ma la stessa cosa vale per questo provvedimento: siamo qui per cercare di anticipare i tempi, di fare le cose il prima possibile affinché possano funzionare meglio.
Si è detto molto della mancanza di disponibilità finanziarie. Prima di tutto non è detto che in futuro non possano arrivare. Ma se siamo bravi, se tutti i Sindaci sono bravi, come lo è stato il Sindaco di Senigallia Mangialardi, che ha detto di essere riuscito a trasformare il centro con risorse proprie e a costo zero... Quindi non è vero che c'è bisogno di risorse, dobbiamo sensibilizzare le amministrazioni e i Sindaci affinché vadano in questa direzione.
E’ una legge che dà un indirizzo, che ha una visione, cosa che altri non riescono a capire.
Grazie, Presidente, per questa proposta, che va nella giusta direzione.
Quello che dico è: cerchiamo di andare avanti e di implementarla.
Faccio solo un esempio relativo ai centri commerciali naturali, oggetto di bandi fatti negli anni precedenti per rivitalizzare i nostri centri storici, lì il finanziamento era basato sulla sicurezza e sulla digitalizzazione. In questa ulteriore fase potremmo incentivare quelle attività che sono citate in questa legge, quindi, incentivare la nostra cultura e i nostri beni identitari, per fare in modo che le nostre città possano vivere bene.
Poi, stranieri o non stranieri: il fatto è che abbiamo bisogno di persone che vengono da fuori per lavorare. Io ho una piccola azienda e ho lavoratori stranieri nella mia attività. C'è un rapporto tranquillo. Dico anche una cosa in più: c’è ancora l'usanza che, qualche giorno prima di Pasqua, il parroco venga a dare la benedizione, ci raduniamo tutti intorno, chi vuole farsi il segno della croce lo fa, chi non vuole non lo fa. Dico che questo clima deve regnare dappertutto. È un esempio di rispetto reciproco: noi verso gli altri, ma anche gli altri verso di noi. Però non possiamo sottrarci a quelle che sono le nostre tradizioni e la nostra cultura.
Grazie alla Giunta, grazie al Presidente per questa che considero un'importante legge.
Ne abbiamo fatte tante, ma questa penso che vada nella giusta direzione, soprattutto per valorizzare sia le città più popolose sia i piccoli centri dell'entroterra. È una legge tra le più azzeccate tra quelle che sono state presentate in questa consesso. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, la Consigliera Marcozzi.
Jessica MARCOZZI. Grazie, Presidente. A nome del gruppo di Forza Italia esprimo convintamente, a differenza della minoranza, il voto favorevole alla proposta di legge.
Questa proposta di legge rappresenta un investimento sul futuro delle nostre comunità, delle imprese locali e dei nostri centri storici. Significa sostenere un modello di sviluppo che mette al centro qualità, identità, sostenibilità e competitività, rafforzando il legame tra economia, cultura e territorio.
Non mi dilungo molto, perché già è intervenuta la mia collega. Però, dai banchi della minoranza, ho ascoltato che questa è una legge manifesto, è una legge propaganda, è fuffa e aria fritta e, per di più, dobbiamo dimostrare che siamo più a destra del Presidente di Futuro Nazionale.
Mi dispiace per la minoranza, ma qui ci sono movimenti – parlo del mio – moderati, liberali, europeisti, atlantisti; c'è anche l'UDC, ci sono i Civici Marche, sicuramente non siamo a destra del Presidente di Futuro Nazionale. E non era questo l'intento della legge, perché poi siete stati smentiti dai colleghi, dai miei colleghi di maggioranza, quando hanno citato il regolamento dell’ex Sindaco di Pesaro del 2022.
Inoltre, qualcuno della minoranza si è appeso a un albero dicendo: «No, questa legge non la votiamo perché mancano le risorse». E allora l'Assessore Bugaro ha detto una cosa sacrosanta: la pianificazione urbanistica, la pianificazione corretta del territorio, dà la possibilità al Comune di mettere dei paletti; qui non sono necessarie le risorse economiche. Quindi è una scusa per non votare questa legge.
Un negozio storico, un laboratorio artigiano, un'attività legata alla produzione tipica o alla cucina marchigiana non rappresentano soltanto un'impresa economica, ma sono parte integrante del patrimonio culturale e identitario delle Marche. Questo è quello che vuole la legge e, naturalmente, non è questa una proposta manifesto o propaganda, come ho ascoltato dai banchi della minoranza.
La Regione Marche compie, con questa legge, un passo importante nella direzione della valorizzazione dei nostri centri storici e delle attività economiche che custodiscono l'identità dei nostri territori. Ed è questo quello che vogliamo con questa legge. Quindi, noi votiamo favorevolmente. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Presidente della Giunta Acquaroli.
Francesco ACQUAROLI. Grazie, Presidente. Buongiorno a tutti. Ho seguito con attenzione tutto lo svolgersi del dibattito. Devo dire che mi ha un po' dispiaciuto, come al solito, che in quest'Aula non si voglia cogliere lo spirito di un'iniziativa legislativa che, a mio avviso, è importante, a supporto e in continuità con quella che è stata una strategia che, a dir il vero, noi abbiamo intrapreso dagli ultimi mesi del 2020.
Ho sentito parlare prima di mancanza di risorse. Guardate, se non è stato ancora individuato uno stanziamento finanziario per questa legge, non significa che non verrà fatto da qui a brevissimo. C'è un assestamento che verrà fra qualche settimana e credo che già lì potranno iniziare a essere individuate le poste di bilancio che possono dare un supporto a questa strategia.
Ma vi ricordo che, mentre qualcuno non considerava più le aree interne e i centri storici, noi, nella scorsa programmazione europea, che ci vede tra le prime Regioni d'Italia sia sul Fondo Sociale Europeo sia sul FESR, abbiamo destinato complessivamente 110 milioni di euro.
Andatelo a raccontare, andiamo a raccontarlo ai tanti Sindaci che con gratitudine hanno chiesto un cambio di direzione, anzi un'inversione di tendenza. Perché? Perché quei luoghi rappresentano la nostra storia, rappresentano la nostra identità in forma singola e in forma aggregata.
La Regione dei borghi, una Regione che fa delle Marche al plurale un valore e non un disvalore. Una Regione che riesce a intraprendere un percorso unitario rispetto alla valorizzazione a livello turistico, commerciale ed enogastronomico, dove le diversità che hanno contraddistinto questo nostro territorio sono diventate un grande alleato, l'ingrediente vincente per la crescita delle presenze turistiche.
Mi permetto di ricordarvelo: vincente anche nell'export, perché se lo scorso anno, in questi giorni, mi si ricordavano le difficoltà dell'export marchigiano – ed era una tendenza dei primi tre mesi – quest'anno tocca a me ricordarvi che nei primi mesi l'export marchigiano cresce e cresce soprattutto l'export agroalimentare. E nell'export agroalimentare un fattore determinante lo ha sicuramente ciò che rappresenta la nostra identità più profonda.
Allora, vedete, il tema di una legge e il ruolo del legislatore sono elementi essenziali. Io ho sentito tanto parlare; vi devo dire che avrei voglia di replicare a tante valutazioni che sono state fatte, ma non mi va di scendere nella provocazione e nel nulla assoluto, perché alcune questioni che ho sentito rappresentano, a mio avviso, in questo contesto, il nulla assoluto.
Qui c'è la volontà, la determinazione di costruire un percorso con chi lo vuol costruire. Certo, se i toni che sentiamo sono quelli di questa mattina, non c'è speranza, perché non si vuole creare una narrazione, una visione, una strategia, una programmazione che possa supportare quello che noi siamo.
L'autenticità del nostro territorio è uno degli ingredienti che rende le Marche vincenti e noi vogliamo solo rivendicarlo insieme ai Sindaci e agli amministratori.
Questa proposta di legge ha avuto il plauso assoluto e univoco, praticamente, di tutte le associazioni di categoria. Sono tutti arruolati a una visione partitica o di coalizione? Si ripiegherebbero per che cosa? Per quale motivo?
La verità è esattamente l'opposto: la nostra Regione ha bisogno di una valorizzazione ulteriore che passa per i luoghi. Perché, vedete, la confusione che è regnata in questi giorni, anche sui giornali nazionali e in alcune trasmissioni che ho potuto ascoltare, è imbarazzante sotto certi punti di vista. Paragonavano il nostro microborgo dell'area interna o della Regione a città, non dico metropolitane, ma comunque di ben altre dimensioni, dove le problematiche sono completamente opposte.
Il commercio del borgo, della nostra regione, è un commercio che si svolge, quando va bene, su una via corta e breve e, quando magari si amplia, arriva a una piazza o una piazzetta che a volte ha due o tre locali. E se in quei due o tre locali noi, per qualsiasi motivo, non riusciamo a identificare un prodotto identitario, il turista che arriva chiaramente non trova la risposta che si aspetta.
E allora, se noi vogliamo valorizzare quello che siamo, se vogliamo valorizzare un'immagine e una strategia, dobbiamo farlo cercando anche di coadiuvare una trasformazione economica, urbana e sociale che è naturale.
Chi è stato prima a citare riferimenti greci e latini? Signori, la trasformazione della società, della cultura, quella che avviene per acquisizione e per contaminazione, è naturale nella storia dell'Italia, dell'Europa, del Mediterraneo, nella storia delle civiltà. Ma cosa diversa è la contaminazione rispetto alla sostituzione: sono due principi completamente diversi e contrapposti.
Ora noi abbiamo uno strumento che ci aiuta e che aiuta le nostre comunità e le nostre attività a supportare una fase di valorizzazione, legando, quando è necessario – e a farlo saranno i Sindaci che lo riterranno opportuno – un luogo a un'entità gastronomica. Perché magari, quando si arriva in una determinata città, che possiede una serie di requisiti a livello enogastronomico o artigianale, il turista o semplicemente il cittadino, il curioso, l'avventore, pensa di trovare ciò per cui quella città è famosa, nota, ciò che costituisce il suo valore aggiunto e il suo punto di riferimento.
Credo che difendere o costruire una strategia su questo non sia il vuoto; anzi, è il completamento di qualcosa che è mancato. Perché, vedete, questo tipo di problema sapete dove non c'è? Non c'è nelle città che negli anni hanno costruito un potenziale e un patrimonio a livello commerciale, culturale e gastronomico che oggi le rende competitive in maniera autonoma.
Non mi va di citare nessuno. Ma quando noi andiamo in vacanza, in alcuni borghi troviamo qualcosa che funziona, che ci piace e che rappresenta la storia di quel luogo.
Noi abbiamo creato un'inversione di tendenza, dobbiamo andare avanti in questa direzione e non ci facciamo sicuramente intimidire da chi viene qui a fare accuse strampalate. Qualcuno ha citato un giornale importante della nostra regione, oggi ho compreso fino in fondo che cosa significa la parola "marziani": coloro che vivono fuori dal contesto in cui vivono. Ecco, questo ho compreso oggi.
Ringrazio la maggioranza che ha creduto in questa proposta di legge e i tanti Sindaci, le tante associazioni e le tante categorie che l'hanno sostenuta, perché serve a ridare centralità a quello che noi siamo, senza vergognarsi e senza andare contro nessuno, ma riconoscendo, a volte, nel luogo la storia, l'identità di un prodotto, di un essere, di una civiltà.
PRESIDENTE. Proposta di legge n. 64, così come emendata. La pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
La seduta è tolta.
La seduta termina alle ore 15:35.
La seduta inizia alle ore 11:00
Presidenza del Presidente
Gianluca Pasqui
PRESIDENTE Buongiorno a tutti. Dichiaro aperta la seduta dell’Assemblea legislativa regionale n. 28 del 21 luglio 2026. Comunico che il processo verbale della seduta n. 27 del 7 luglio 2026 sarà distribuito insieme a quell'odierno e successivamente saranno sottoposti all'approvazione dell'Assemblea legislativa regionale. Richiamo, inoltre, ai sensi del comma 5 dell’articolo 53 del Regolamento interno, l’attenzione dei Consiglieri sulle comunicazioni distribuite, con cui porto a conoscenza dell’Assemblea quanto espressamente previsto dal Regolamento intero.
Hanno chiesto congedo: l'Assessore Consoli e la Consigliera Ruggeri.
Prima di iniziare i lavori, desidero esprimere, a nome mio e dell'intero Consiglio regionale delle Marche, la più sincera e convinta solidarietà al collega Andrea Cardilli per il gravissimo e inaccettabile messaggio di cui è stato destinatario.
Augurare la morte a una persona non rappresenta una forma di dissenso, non è una critica e non può trovare alcuna giustificazione nel confronto, anche duro, che accompagna la vita politica. È un gesto vile, tanto più perché compiuto nascondendosi dietro l'anonimato, che deve essere condannato senza esitazioni e senza distinzioni di appartenenza.
Ad Andrea, alla sua famiglia e alle persone che gli sono vicine giunga l'abbraccio di tutta quest’Assemblea.
La violenza verbale, l'odio e l'intimidazione non possono trovare spazio nelle nostre comunità e non fermeranno chi ha scelto di servire le istituzioni e i cittadini con impegno e senso del dovere.
Caro Andrea, questo Consiglio regionale è al tuo fianco.
(Applausi)
Dobbiamo votare l'iscrizione al punto 3 bis della proposta di legge n. 64, ad iniziativa della Giunta regionale: “Disposizioni per la valorizzazione e la riqualificazione dei centri storici, dei luoghi del commercio di particolare interesse e delle attività economiche che concorrono alla salvaguardia delle caratteristiche socioculturali dei luoghi”.
Ricordo anche che gli emendamenti potranno essere presentati fino alle ore 12.00.
Ha la parola, oratore contro, la Consigliera Mancinelli.
Valeria MANCINELLI. Grazie, Presidente. Già abbiamo avuto modo di dire in Commissione, e vogliamo ribadirlo anche qui, in Aula, con forza, che questa proposta di legge è sostanzialmente una presa in giro per i cittadini. Ma questo lo diremo nel merito della discussione.
Il fatto che sia stata presentata e fatta passare con votazione a maggioranza, attraverso la procedura d'urgenza, rasenta il ridicolo.
In una situazione in cui non è urgente affrontare, con proposte serie, i problemi che tutti i giorni scoppiano sul fronte della sanità, con pericolo addirittura, a volte, di vita delle persone, in cui non è urgente affrontare con una discussione seria e con proposte efficaci il tema delle infrastrutture, in cui non è urgente affrontare i mille problemi che i cittadini vivono tutti i giorni, è urgente approvare in Aula una legge che, per di più, non servirà a niente. A niente, se non a prendere in giro e a fare fuffa e propaganda.
Questa è, come dire, la coerente svolta propagandistica del contenuto della legge. Quindi noi, come abbiamo già fatto in Commissione, non solo voteremo contro l'inserimento all'ordine del giorno di oggi al punto 3 bis, se non vado errata, ma denunceremo all'esterno questa forzatura procedurale. Non solo la forzatura procedurale in sé è sempre disdicevole, ma è relativa a uno strumento che non solo non ha niente di urgente, ma non avrà nessuna efficacia concreta. Quindi, il voto contrario del gruppo del PD e, credo di poter dire, anche dell'intera opposizione. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, oratore a favore, il Consigliere Ausili.
Marco AUSILI. Grazie, Presidente. L'esercizio della capogruppo del Partito Democratico è davvero retorico, abbastanza capzioso, perché mescolare i temi non è affatto corretto.
L'urgenza sulla sanità e sulle infrastrutture è qualcosa che questo Governo Acquaroli ha ben chiaro da sei anni e tanti sono i risultati. Ma è evidente che una procedura d'urgenza su questa proposta di legge non va a inficiare il grande lavoro che su tutti i temi si sta facendo.
La cosa più importante da dire in questa sede, in questo tipo di intervento, perché si tratta di un intervento ben preciso che non lascia spazio, forse, a tanti giudizi politici o a esercizi di retorica, è che il termine ultimo per il passaggio in Aula di questa proposta di legge era ben noto a tutti. È stato concordato all'interno delle precedenti Conferenze dei Capigruppo, come lei, capogruppo, saprà.
Il termine ultimo del passaggio in Aula è stato rispettato perché la procedura è andata bene, tutto è andato come preventivato, come ampiamente concordato e approvato anche in sede di Capigruppo. Quindi, chiedo l'inserimento di questa proposta di legge al punto 3 bis dell'ordine del giorno odierno. Grazie.
PRESIDENTE. Iscrizione della proposta di legge n. 64. La pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva a maggioranza assoluta dei votanti)
Interrogazione n. 287
a iniziativa del Consigliere Cesetti
“Caso XY – tutela della continuità assistenziale, del diritto alla salute, della dignità e libertà personale di un cittadino di cui agli artt. 32 e 3 Costituzione”
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 287 del Consigliere Cesetti.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Calcinaro.
Paolo CALCINARO. Grazie, Presidente. Tocca a me perché sono l'unico, bene. Io non ero ancora preparato, ma andiamo subito alla risposta che viene fornita dall'ARS, che ci dice, ovviamente, che la titolarità e la responsabilità della definizione dei percorsi terapeutico-assistenziali e amministrativi dei pazienti sono in capo all'Azienda sanitaria locale competente per territorio, che, nel caso di specie, non risulta essere la Regione Marche, ma la Regione Puglia. Quest'ultima ha la disponibilità di garantire alla persona la tipologia di percorso residenziale idoneo alle attuali condizioni cliniche.
Penso, tuttavia, che, se c'è un contatto diretto di questa struttura (che non è codificata, quindi non sappiamo quale sia), personalmente non ho problemi a cercare un contatto con il mio omologo della Regione Puglia.
Questo è chiaro. E’ ovvio che ci sono dei percorsi entro i quali ci dobbiamo muovere e un amministratore navigato come il Consigliere Cesetti lo sa.
Personalmente mi prendo la briga di chiamare il mio omologo, l’Assessore alla salute e benessere della Regione Puglia, per vedere se c'è una risoluzione e, nel caso, mettere in contatto gli uffici.
Mi pare un po' strana la situazione e, se c’è, trovo che un'esigenza come questa possa arrivare anche in maniera diretta all'Assessore. Ho l'impressione che si tratti di una struttura della provincia di Fermo, mi viene da dire, forse, addirittura, della città che ho amministrato. Mi viene così, un po' da veggente.
Invece di fare questo giro con i nomi cifrati… Almeno a me arrivano i nomi cifrati, probabilmente per questioni di privacy. Comunque, mi metto sempre a disposizione laddove posso.
Ovviamente non ci sono poteri direttamente esecutivi su questo, ma certamente di contatto e di verifica per vedere se c'è una soluzione con la Regione Puglia. Questo è chiaro. Grazie.
Presidenza del Vicepresidente
Giacomo Rossi
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Cesetti.
Fabrizio CESETTI. Grazie, Presidente. Grazie, Assessore, della disponibilità che ha manifestato. Questo è molto importante perché l'interrogazione, come sempre, è stata fatta dietro segnalazione precisa e scritta.
Assessore, io non potevo intervenire e relazionarmi direttamente con lei perché queste questioni bisogna tenerle sotto un profilo formale.
Il caso è quello di un uomo affetto dalla nascita da una patologia rara, grave e progressiva, diagnosticata in modo definitivo nel 1999 presso la Clinica neurologica dell'Ospedale regionale di Torrette.
La condizione di quest'uomo comporta, tra l'altro, una tetraparesi severa e un'insufficienza respiratoria restrittiva.
È ospite dal 1992 in una comunità della regione Marche, della nostra provincia di Fermo, lo ha detto l'Assessore, io non volevo dirlo, che ha sempre garantito un livello di assistenza medica, riabilitativa e personale. Quest'uomo è da 34 anni che si trova nella regione Marche, all'interno di questa struttura che gli garantisce assistenza.
Oggi, siccome è originario della Regione Puglia, l'AST competente di quella Regione dice che quest'uomo deve essere trasferito presso una struttura della regione Puglia. Sotto il profilo formale, che cosa vogliamo obiettare?
Quindi, non potevo relazionarmi direttamente con l'Assessore perché sarebbe suonata come un'impropria raccomandazione. Per questo l'ho posta sotto l'aspetto formale.
Ringrazio l'Assessore per la disponibilità oggi manifestata in Aula, perché questo significa che si fa carico di interagire con il suo omologo, come io chiedo, affinché questa persona resti nelle Marche e non venga sradicata dal suo ambiente di vita dopo 34 anni, in quelle condizioni. Tra l'altro, nelle vicinanze c’è un centro altamente specializzato come quello di Ancona, che può garantirgli anche la continuità assistenziale e cure. Questo va fatto.
Ringrazio l'Assessore e sono certo che lo farà con celerità, interagendo con la Regione Puglia e con il suo omologo, perché quest'uomo resti nella nostra regione Marche, dove sta da oltre 30 anni. Grazie.
Interrogazione n. 311
a iniziativa del Consigliere Seri
“Programmazione degli investimenti e degli acquisti di beni e servizi nell’Azienda ospedaliera universitaria delle Marche (AOUM)”
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 311 del Consigliere Seri
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Calcinaro.
Paolo CALCINARO. Grazie, Presidente. Vado a rispondere narrando quanto trasmessomi dall’Azienda Ospedaliero-Universitaria delle Marche.
In relazione all’interrogazione n. 311, preliminarmente, si ritiene opportuno richiamare la funzione e la natura della programmazione triennale degli acquisti e degli investimenti prevista dalla normativa vigente.
L’Azienda Ospedaliero-Universitaria delle Marche ha operato nel pieno rispetto delle disposizioni del Decreto legislativo n. 36 del 2023 e dei principi di programmazione, trasparenza, economicità, efficacia e buon andamento dell’azione amministrativa, nonché degli indirizzi e delle linee metodologiche pubblicate dal Dipartimento per la Programmazione e il Coordinamento della Politica Economica (DIPE) della Presidenza del Consiglio dei Ministri e dal Ministero dell’Economia e delle Finanze in materia di partenariato pubblico-privato.
Lo scopo della programmazione è quello di individuare, in via prognostica e preventiva, le esigenze dell’amministrazione e le modalità di soddisfacimento delle stesse al fine di garantire trasparenza, corretta pianificazione delle risorse e piena conoscibilità delle scelte programmatorie da parte degli organi istituzionali, degli operatori economici e dei cittadini.
In particolare, l’istituto del partenariato pubblico-privato, che ricomprende la concessione, la finanza di progetto, la locazione finanziaria e il contratto di disponibilità, la normativa stabilisce che le pubbliche amministrazioni adottano il programma triennale delle esigenze pubbliche idonee a essere soddisfatte attraverso forme di partenariato pubblico-privato.
È pertanto evidente che il concetto di idoneità richiamato dalla norma non implica alcun obbligo di ricorrere al partenariato pubblico-privato, ma individua esclusivamente ambiti potenzialmente suscettibili di essere valutati attraverso tale strumento. Si tratta, quindi, di una fase prodromica e persino potenziale, non ancora attuativa.
Lo stesso articolo 175, comma 2, prevede infatti che il ricorso al partenariato pubblico-privato sia subordinato a una preventiva valutazione di convenienza e fattibilità, finalizzata ad accertare:
• l’effettiva sostenibilità economica e finanziaria dell’operazione;
• il corretto rapporto tra costi e benefici;
• la congrua allocazione dei rischi;
• la capacità di generare innovazione;
• la compatibilità con gli equilibri di bilancio dell’ente.
L’inserimento di possibili iniziative nei documenti di programmazione triennale costituisce, quindi, un adempimento previsto dalla normativa vigente e risponde altresì all’esigenza di assicurare la massima trasparenza amministrativa, consentendo all’amministrazione di individuare preventivamente gli ambiti teoricamente suscettibili di essere soddisfatti mediante forme di partenariato pubblico-privato, senza che ciò comporti alcuna decisione di realizzazione degli interventi, alcun affidamento né l’assunzione di obbligazioni giuridiche o finanziarie.
In coerenza con quanto evidenziato dal Dipartimento per la Programmazione e il Coordinamento della Politica Economica presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il partenariato pubblico-privato rappresenta uno degli strumenti che le amministrazioni possono valutare per la realizzazione e la gestione di opere e servizi pubblici, nell’ottica di promuovere innovazione, efficienza e ottimizzazione delle risorse pubbliche.
Alla luce di tali presupposti normativi e metodologici, l’Azienda si è limitata a individuare, in sede programmatoria e anche in considerazione delle numerose manifestazioni di interesse e proposte formulate dagli operatori economici - cosa che accade anche quando siamo Sindaci, per esempio - alcuni segmenti di attività potenzialmente suscettibili di valutazione mediante strumenti di partenariato pubblico-privato.
Si evidenzia, altresì, che l’inserimento di tali ipotesi nella programmazione non costituisce riconoscimento di interesse pubblico, approvazione dell’intervento, autorizzazione alla realizzazione dell’opera o del servizio, né assunzione di impegni economici da parte dell’Azienda.
Ogni eventuale proposta deve essere, infatti, sottoposta ad autonoma istruttoria tecnica, economica, finanziaria e giuridica, finalizzata a verificare la convenienza per l’amministrazione rispetto alle modalità tradizionali di approvvigionamento e la piena rispondenza all’interesse pubblico.
A conferma della rigorosità dell’azione amministrativa adottata, tutte le proposte di partenariato pubblico-privato ad oggi pervenute all’Azienda, ai sensi dell’articolo 193, comma 3, del Decreto legislativo n. 36 del 2023, sono state valutate negativamente.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Seri.
Massimo SERI. Grazie, Presidente. Le dico che non sono soddisfatto della risposta che ho appena ricevuto.
Alcune considerazioni. La prima riguarda il comportamento del Direttore, che non è un caso isolato. Troppo spesso ci stiamo abituando a risposte che arrivano dai tecnici e non dalla politica.
Quando un Consigliere regionale presenta un’interrogazione, deve avere una risposta politica e questa non può essere anticipata sulla stampa dal direttore di turno. Anche perché ci si pone una domanda: sono stati delegati a rappresentare la politica sanitaria della nostra Regione oppure no? Immagino che non sia così.
Se così non è, esistono regolamenti e penso che sia giunto anche il momento di censurare determinati comportamenti.
Giustamente, alla domanda sulla proroga non ha risposto, perché aveva già fornito un’ampia risposta nell’interrogazione nella seduta precedente. Tuttavia, anche su questo oggi mi sento di dire, alla luce delle dichiarazioni lette e della risposta ricevuta, che manca l’elemento essenziale: le ragioni che hanno portato ad assumere questo provvedimento, che non sono chiare e, anzi, non sono state proprio enunciate.
Per quello che riguarda i partenariati pubblico-privato, anche qui si procede a vista.
La normativa dichiara…. È vero che esiste un prima e un dopo il Codice degli appalti, ma per quanto riguarda i PPP non è cambiato assolutamente nulla. Sia con la normativa precedente sia con quella attuale si richiedono determinati comportamenti alle amministrazioni.
Nello specifico, bisogna manifestare chiaramente quando esiste un reale interesse. Perché, se così non è, si rischia di inviare messaggi sbagliati al mercato.
Sappiamo benissimo che chi intende partecipare deve investire risorse significative e affrontare percorsi importanti e così facendo…
Se si vuole dare trasparenza, come è stato detto e scritto, lo si può fare indicando chiaramente che non esiste un interesse da parte dell’amministrazione.
Leggendo anche la risposta data da lei, Assessore, emerge inoltre un’incongruenza. Il Direttore smentisce notizie apparse sulla stampa di dichiarazioni informali emerse da riunioni interne, in relazione alle quali, invece, alcuni dirigenti - non cito i nomi per correttezza - sostengono esattamente il contrario, censurando determinati comportamenti.
Detto questo, e visto che mancano pochissimi secondi, la vera riflessione è la seguente: si sta facendo una reale analisi e una vera verifica di quanto sta accadendo?
Interrogazione n. 327
a iniziativa del Consigliere Ausili
“Potenziamento delle cure palliative”
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 327 del Consigliere Ausili.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Calcinaro.
Paolo CALCINARO. Grazie, Presidente. Un ringraziamento al Consigliere Ausili, non ci siamo messi d'accordo, né il coordinamento dell'Aula è stato così preciso e perfetto tanto da portare oggi il fatto che nella giornata di ieri, in Giunta, abbiamo approvato il piano di potenziamento delle cure palliative nella nostra Regione.
A questo piano di potenziamento va una parte vincolata del fondo regionale, poiché per gli anni 2026-2027, da due anni, una parte del fondo sanitario incrementativo nazionale è vincolata per le cure palliative.
Allora, prendo una parte della relazione dalla delibera di ieri, con cui vado, in maniera un po' sintetica, a descrivere le azioni di potenziamento.
Innanzitutto sui posti letto degli hospice: sono circa 25 i posti letto in più previsti, alcuni sono in via di apertura. Parlo del rafforzamento di Fossombrone, che passa da 10 a 19. Oggi praticamente tutto è pronto, tuttavia bisogna eseguire dei lavori di adeguamento dell’impianto antincendio relativi ai precedenti 10 posti. Per questo i pazienti saranno temporaneamente spostati nel nuovo reparto e una volta conclusi i lavori avremo 19 posti complessivi. Si parla di fine anno-inizio anno prossimo, tanto per capirci, perché è un tema già conosciuto.
Poi abbiamo da attivare 6 posti all'ex Umberto I e 10 posti ad Offida. Questo per quanto riguarda i 25 posti.
C’è un incremento molto importante dovuto agli hospice e ci sono anche, parimenti rilevanti, le unità domiciliari.
Altrettanto fondamentale è il piano di rafforzamento del personale. Sono 9 i medici palliativisti che dovranno essere assunti. Vado anche a individuare dove: 2 all'AST di Pesaro Urbino, 1 all'AST di Ascoli Piceno, 1 all'AST di Fermo. Tra l'altro ho visto che è partito da poco il concorso per l'AST di Fermo, perché è arrivato l’articolo 9 in Giunta.
Questi sono alcuni degli incrementi previsti per quanto riguarda i medici domiciliari, mentre per gli hospice sono previsti 2 medici a Pesaro Urbino, 1 medico all'AST di Macerata e 1 medico palliativista all'AST di Ancona. Ecco i 9.
Poi sono anche richieste, e questo è molto importante secondo me, le figure di 3 psicologi e di 3 assistenti sociali, in quanto il tema delle cure palliative non è strettamente medico, ma spesso è legato all'aspetto psicologico e alla presa in carico dell'intero nucleo familiare.
Abbiamo anche la previsione di molti OSS e infermieri, divisi tra hospice e cure domiciliari. Voglio dirlo, per il Centro di riferimento regionale per le cure palliative pediatriche, quindi il Salesi, sono previsti 7 infermieri e 6 OSS.
Ovviamente dovremo monitorare che queste azioni vengano portate avanti come Regione, nella consapevolezza della difficoltà di reperire, a volte, medici palliativisti. Non è scontato riuscire a trovarli. Purtroppo, ci sono alcune professionalità per le quali si registra una carenza a livello nazionale.
Questo è quello che abbiamo approvato appena ieri. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Ausili.
Marco AUSILI. Grazie, Presidente. Grazie, Assessore. Direi una coincidenza provvidenziale, se vogliamo. Molto bene.
Da questa risposta usciamo rinforzati nelle nostre convinzioni, nei nostri auspici. Da parte nostra va innanzitutto il ringraziamento a tutte le strutture già esistenti e agli operatori sanitari che tanto fanno nell'ambito delle cure palliative già ora, sapendo bene che le cure palliative sono uno strumento prioritario per dare assistenza ai nostri malati, ai nostri malati gravi, anche in fase terminale.
Dal mio punto di vista, dal nostro punto di vista, permettetemi di dirlo, il tema delle cure palliative è anche una premessa essenziale che va posta prima di aprire ogni discussione nell'ambito del fine vita. Perché? Perché il concetto che sta alla base, il principio di riferimento di tutto questo discorso, è la dignità: la dignità della vita umana, che è una dignità ontologica, che quindi è al di sopra e al di là di quelle che possono essere le condizioni specifiche della vita del soggetto (condizioni economiche, di territorio, di appartenenza) o del momento in cui la vita si manifesta, dal concepimento fino alla fine naturale.
Con le cure palliative portiamo su questo territorio un'appropriatezza clinica, ma anche una qualità della vita per le persone destinatarie di questo tipo di interventi.
Dalla sua risposta, Assessore, cogliamo alcuni elementi, già deliberati, di massimo interesse, che sono in linea con la normativa nazionale, che negli ultimi anni ha cercato di puntare molto sul potenziamento delle reti di cure palliative, anche in termini di maggiori risorse.
Su questi punti noi siamo al suo fianco, al fianco di questo Governo regionale, per attuare pienamente, anche con le nostre AST e con l'Azienda ospedaliera, gli intendimenti sacrosanti nei quali crediamo tutti. Grazie.
Interrogazione n. 226
a iniziativa dei Consiglieri Vitri, Mancinelli, Catena, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini
“Fondi destinati alla linea ferroviaria Adriatica”
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 226 dei Consiglieri Vitri, Mancinelli, Catena, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini.
Ha la parola, per la risposta, l'Assessore Baldelli.
Francesco BALDELLI. Grazie, Presidente. I Consiglieri interrogano per sapere, riassumo sintetizzando, quali sono le attuali condizioni di finanziamento e lo stato dell’arte sul potenziamento della linea ferroviaria adriatica.
Ovviamente, per rispondere alle interrogazioni, abbiamo sentito anche gli uffici competenti e Rete Ferroviaria Italiana, che ci ha relazionato quanto segue.
Innanzitutto, non risulta, per quanto in nostro possesso, il definanziamento citato nelle interrogazioni di 163 milioni di euro, citato proprio in premessa all’atto ispettivo, che sarebbe stato operato a luglio 2025. Al contrario, Rete Ferroviaria Italiana ci comunica che il decreto del MEF di riparto del fondo a favore delle amministrazioni centrali dello Stato per assicurare il finanziamento degli investimenti e lo sviluppo infrastrutturale del Paese, del 13 ottobre 2025, ha previsto un rifinanziamento per 142,8 milioni di euro a valere sul capitolo di bilancio 7.122 “Alta Velocità - Linea Adriatica”.
Rete Ferroviaria Italiana informa poi di aver sviluppato il documento di fattibilità delle alternative progettuali di una nuova linea ad alta velocità estesa a tutta la direttrice Bologna-Lecce, ricordando che la precedente impostazione, che prevedeva il potenziamento della linea esistente mediante varianti di tracciato e bypass, non avrebbe assicurato pienamente il raggiungimento degli obiettivi in termini di riduzione dei tempi di percorrenza e di incremento della capacità.
Rete Ferroviaria Italiana sta svolgendo, dunque, ulteriori analisi, attualmente in corso, finalizzate ad approfondire il livello di studio delle singole tratte, sottolineando come la programmazione finanziaria sarà possibile, per Rete Ferroviaria Italiana, solo a valle degli esiti delle valutazioni in corso, che potranno portare anche a ottimizzazioni della configurazione dei lotti.
Attualmente, il finanziamento disponibile a legislazione vigente è pari a circa 4,3 miliardi di euro.
Con riferimento ai punti 5 e 6 dell’interrogazione, RFI comunica che il piano investimenti nella Regione Marche prevede 2,4 miliardi di euro di interventi già finanziati.
Tra questi:
• il raddoppio della linea Orte-Falconara tra Genga e Serra San Quirico, i cui lavori sono in fase avanzata di realizzazione;
• il raddoppio, già in corso, del collegamento ferroviario Albacina-PM 228, ovvero il raddoppio del collegamento tra la Civitanova Marche-Albacina e la Orte-Falconara;
• l’elettrificazione, la velocizzazione, l’eliminazione delle interferenze e l’adeguamento delle opere d’arte della linea Civitanova Marche-Albacina, con lavori anche qui in fase avanzata di realizzazione;
• interventi in corso di upgrading dei sistemi di sicurezza e di segnalamento su tutta la rete ferroviaria marchigiana, con obiettivi di miglioramento delle performance e incremento degli standard di sicurezza;
• infine, interventi di manutenzione straordinaria con il rifacimento completo della linea sulla direttrice Ascoli Piceno–Porto d’Ascoli. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatta o meno, la Consigliera Vitri.
Micaela VITRI. Grazie, Presidente. Grazie, Assessore. L’interrogazione che avevo presentato il 10 aprile nasceva dalla forte preoccupazione emersa in quel momento circa il possibile definanziamento di risorse destinate al potenziamento della linea ferroviaria adriatica e al progetto dell’alta velocità e alta capacità.
In seguito anche alle diverse proteste e polemiche di quei giorni, per fortuna un emendamento che era già stato presentato in Parlamento non è stato discusso. Quindi, per fortuna, è stata fatta retromarcia su delle risorse che, invece, sarebbero state tolte a quelle già previste dal Governo Draghi per la velocizzazione della tratta Bologna-Lecce.
Con il mio atto chiedevo alla Giunta regionale, però, di chiarire quali azioni intendesse intraprendere nei confronti del Governo per tutelare gli investimenti destinati alle Marche.
Lei oggi mi dice che questi investimenti non sono in discussione e va benissimo, ma mi ha anche detto che, per intervenire, attenderemo la programmazione solo dopo l’esito della configurazione dei diversi lotti.
Ed è proprio questo il problema, Assessore Baldelli: che si continua a perdere tempo. Me l’ha confermato lei poco fa con il suo intervento.
Noi abbiamo già un progetto di fattibilità, con il percorso già tracciato per l’arretramento della ferrovia nel tratto Pesaro-Fano, e questo Governo non sta facendo nulla per intervenire.
Sono già tre anni che, con risorse messe a disposizione dal Governo Draghi, non si fa nulla, perché continuate a dire che volete aspettare il progetto complessivo della Bologna-Lecce. Nel frattempo, però, noi continuiamo a perdere mesi e anni, con risorse già accantonate e con un progetto esecutivo già pronto.
Tutti sanno che il punto in cui è necessario intervenire è quello di Pesaro, più o meno all’altezza di Gradara, dove la tratta ferroviaria fa una curva a gomito che fa già perdere troppo tempo al percorso sulla linea adriatica. Quindi, perché non iniziare da lì?
Credo che debba essere una priorità per questa Giunta regionale, per il Governo Acquaroli e per lei come Assessore alle infrastrutture, chiedere di partire proprio da questo punto, dall’arretramento del percorso tra Pesaro e Fano. Poi si svilupperà tutto il percorso nella direttrice adriatica, nella dorsale da Bologna a Lecce. Anche perché, notizia delle ultime settimane, la dorsale adriatica è stata inserita dall’Europa nella rete TEN-T. Quindi credo che non ci sia più tempo da perdere. Anzi, sarebbe interesse di tutta la nostra regione mettere tra le priorità proprio quel tratto, quello tra Pesaro e Fano, in cui c’erano già le risorse. Me l’ha confermato lei stesso: 2,4 miliardi di euro…
Interrogazione n. 324
a iniziativa dei Consiglieri Barbieri, Ausili
“Misure di digitalizzazione e semplificazione delle procedure di verifica degli abbonamenti nominativi nel trasporto pubblico locale regionali“
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 324 dei Consiglieri Barbieri, Ausili
Ha la parola, per la risposta, l'Assessore Baldelli.
Francesco BALDELLI. Grazie, Presidente. I Consiglieri interroganti Nicola Barbieri e Marco Ausili chiedono alla Giunta regionale, e all’Assessore competente, alla luce delle iniziative già promosse dalla Regione Marche in termini di bigliettazione elettronica e digitalizzazione del trasporto pubblico, nonché del confronto costante con le aziende esercenti il servizio, come la Giunta regionale possa fornire un aggiornamento sullo stato di avanzamento dei relativi interventi, sulle ulteriori implementazioni attualmente previste e se l’evoluzione dei processi di digitalizzazione in corso possa consentire, nel prossimo futuro, l’introduzione di modalità idonee a superare le criticità emerse ed evidenziate dagli interroganti.
La Regione Marche, Consiglieri, ha finanziato, promosso e supervisionato l’implementazione del sistema chiamato “Marta” per la digitalizzazione del sistema di bigliettazione e di controllo sul trasporto pubblico locale su gomma.
In questo caso, vorrei ringraziare anche l’Assessore che mi ha preceduto, che ha lavorato intensamente anche su questo progetto.
L’implementazione graduale del sistema ha comportato l’introduzione della digitalizzazione, innanzitutto con riferimento al biglietto di corsa semplice, ma progressivamente si procederà anche all’introduzione di nuovi abbonamenti in formato digitale, che porterà a breve al superamento della circostanza segnalata dagli interroganti.
La Giunta regionale, con propria deliberazione n. 601 del 26 maggio 2026, approvando la relazione prevista dall’articolo 14 del decreto legislativo n. 201 del 2022, ha dato avvio, in conformità alle norme nazionali ed europee, alla procedura per il nuovo affidamento del servizio di trasporto pubblico locale su gomma, extraurbano e urbano nelle Marche, indicando espressamente tra gli obiettivi strategici dell’affidamento quelli dell’innovazione tecnologica e della digitalizzazione.
In sostanza, la nuova gara dei servizi su gomma rappresenta un’occasione di modernizzazione e digitalizzazione del trasporto pubblico locale delle Marche, attraverso l’introduzione di strumenti e modalità innovative al servizio dell’utenza, quali, ad esempio, la bigliettazione contactless, logiche di applicazione automatica delle migliori tariffe e lo sviluppo di sistemi di informazione in tempo reale, che riteniamo necessari proprio per l’ottimizzazione del servizio.
Grazie ai Consiglieri interroganti per queste ulteriori precisazioni che mi hanno permesso di fare in Aula.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Barbieri.
Nicola BARBIERI. Grazie, Presidente. Grazie, Assessore, per la risposta.
Ho sottoscritto questa interrogazione insieme al Consigliere Ausili perché ritenevamo importante portare all’attenzione del Consiglio regionale una questione concreta, emersa dalle segnalazioni di cittadini, in particolare giovani, studenti e pendolari che ogni giorno utilizzano il trasporto pubblico locale.
Siamo soddisfatti della risposta perché conferma l’impegno dell’Assessorato e della Giunta regionale nel percorso di digitalizzazione del servizio e nello sviluppo sempre più avanzato del sistema di bigliettazione elettronica.
L’interrogazione è stata anche l’occasione per avere un aggiornamento sull’avanzamento dei relativi interventi che sta portando avanti la Giunta regionale: un percorso, Assessore, che condividiamo pienamente e che riteniamo fondamentale per rendere il trasporto pubblico sempre più moderno e vicino alle esigenze dei cittadini.
L’obiettivo della nostra interrogazione era proprio quello di sensibilizzare e individuare soluzioni migliorative nei confronti di quegli utenti che, pur essendo in regola con l’abbonamento, sono impossibilitati, al momento del controllo, a esibire il supporto cartaceo, evitando quindi l’applicazione di sanzioni.
La ringrazio, quindi, per aver individuato misure di digitalizzazione e semplificazione, come ad esempio l’abbonamento digitale sugli smartphone e le smart card, che sicuramente vanno incontro a queste esigenze.
Tenuto conto dell’evoluzione del sistema Marta, così come emerso anche da un confronto con il Settore Mobilità e TPL della Regione Marche, chiediamo che sia valutata la possibilità di verificare l’effettiva titolarità dell’abbonamento anche con la semplice esibizione del documento di riconoscimento, tramite consultazione da remoto del database, in modo tale che il controllore possa verificare l’effettiva titolarità ed evitare, appunto, la sanzione all’utente.
Naturalmente saranno necessarie anche delle rivisitazioni della legge regionale del 2009, aggiornandola in considerazione delle evoluzioni tecnologiche in corso.
Siamo certi che il lavoro avviato porterà soluzioni sempre più efficaci e rispondenti alle esigenze degli utenti e degli operatori del settore. Grazie.
Interrogazione n. 335
a iniziativa dei Consiglieri Piergallini, Mancinelli, Catena, Cesetti, Mangialardi, Mastrovincenzo, Vitri
“Criticità della superstrada Ascoli-Mare e iniziative nei confronti di Anas per la sicurezza della circolazione e il completamento dei lavori”
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 324 dei Consiglieri Barbieri, Ausili
Ha la parola, per la risposta, l'Assessore Baldelli.
Francesco BALDELLI. Grazie, Presidente. Gli interrogativi posti li ha già sintetizzati lei, quindi vado direttamente alla risposta.
In relazione a questa interrogazione abbiamo sentito gli uffici regionali e anche ANAS, ente gestore del raccordo autostradale n. 11, arteria di proprietà statale.
L’Assessorato alle Infrastrutture e alla Viabilità ha convocato, proprio su questo tema, in data 30 giugno 2026, un tavolo di confronto avente ad oggetto, tra l’altro, i lavori che interessano il raccordo autostradale 11 tra Ascoli Piceno e San Benedetto del Tronto.
Al tavolo hanno partecipato il Comune di Ascoli Piceno, ANAS Marche e Rete Ferroviaria Italiana.
Ad esito del tavolo, la Regione Marche ha chiesto e ottenuto da ANAS la sospensione dei cantieri lungo questo raccordo autostradale per tutto il mese di agosto 2026.
La Regione Marche ha inoltre concordato l’istituzionalizzazione e l’attivazione di un tavolo di confronto permanente tra Regione, Comuni insistenti lungo la direttrice Ascoli Piceno–San Benedetto del Tronto, ANAS e Rete Ferroviaria Italiana, per condividere la programmazione dei futuri interventi e la relativa gestione dei cantieri.
Il raccordo autostradale 11 Ascoli Piceno–San Benedetto del Tronto rappresenta un’arteria strategica e, per questo, negli ultimi anni la Giunta regionale ha chiesto e ottenuto da ANAS un’attenzione concreta alla riqualificazione e al potenziamento della sicurezza dell’infrastruttura, attraverso l’impiego di oltre 50 milioni di euro di risorse e, soprattutto, con il passaggio da una logica meramente reattiva, di riparazione del guasto, a una gestione organica e pianificata degli interventi, con una strategia di manutenzione e rigenerazione di questa importante arteria del Piceno.
Tra gli altri interventi, ANAS ha già provveduto, proprio per quegli standard di sicurezza richiamati correttamente dagli interroganti:
• al risanamento profondo dei piani viabili e alla stesa di una pavimentazione drenante su tutta l’estensione del raccordo autostradale, intervento del valore di circa 18 milioni di euro;
• alla posa in opera dei New Jersey di nuova generazione NDBA ANAS, che rappresentano un importante miglioramento in termini di sicurezza, per un valore complessivo di circa 20 milioni di euro;
• al ripristino del viadotto del Tronto tra gli svincoli di Castel di Lama e Spinetoli, sanandone le carenze strutturali, per un valore di 6 milioni di euro;
• al ripristino del cavalcavia danneggiato al km 7+200, per circa 1,5 milioni di euro;
• alla riqualificazione dei cavalcavia tra il km 0+260 e il km 26+300, per circa 1 milione di euro.
Ringrazio gli interroganti per avermi consentito di precisare anche questi ulteriori interventi che riguardano il territorio del Piceno e per la sensibilizzazione che abbiamo effettuato insieme all’Amministrazione comunale di Ascoli Piceno nei confronti di ANAS e, nel contesto, anche di Rete Ferroviaria Italiana, per una maggiore informazione ai Comuni interessati dai lavori.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Piergallini.
Enrico PIERGALLINI. Grazie, Presidente. Grazie, Assessore, per la risposta.
Le anticipo che si tratta di una risposta della quale sono parzialmente soddisfatto, non completamente. Le dirò poi il perché.
Le informazioni che oggi mi ha dato sono state condivise anche ieri nel Consiglio comunale aperto di Ascoli Piceno, richiesto dalla minoranza del Comune e accolto dal Sindaco, dove è stato ricordato, appunto, questo incontro del 30 giugno 2026.
Benissimo. Peccato che questo il tavolo di incontro con ANAS poteva essere aperto anche agli altri Sindaci della Superstrada Ascoli Mare. È stato coinvolto soltanto il Sindaco di Ascoli Piceno.
Il sospetto che la questione voglia essere tenuta soltanto da una parte politica è venuto, e questo cozza un po’ con il clima di concordia e l’atmosfera di collaborazione che ieri si è respirata all’interno di quel Consiglio comunale aperto, nella consapevolezza che un’infrastruttura come l’A14 è essenziale.
Spero che i prossimi tavoli permanenti siano aperti a tutti i soggetti, compresi i Consiglieri regionali, sia di maggioranza sia di minoranza, non per altro, ma semplicemente perché ciascuno può dare il proprio contributo.
Le questioni fondamentali restano quelle che, in parte, ha toccato: sicuramente la sicurezza e un’informazione dettagliata, verificabile, con documenti certi, non solo alla cittadinanza ma anche e soprattutto ai Sindaci, che possano trasmettere ai propri cittadini quali cantieri sono aperti, quali sono le interruzioni e quali sono i pericoli che nella superstrada possono presentarsi. Chiedendo, inoltre, a ANAS, se possibile, un investimento ancora maggiore sui dispositivi di sicurezza durante i cantieri, per consentire che siano ridotte al minimo le distrazioni.
C’è poi una questione molto importante: che questa concordia tra le parti politiche si trasformi, appunto, in reale operatività, anche con scadenze certe. Ho letto, per esempio, dopo il tavolo della Prefettura, che ANAS si è impegnata a concludere il cantiere sull’Ascoli Mare entro dicembre 2026. Benissimo. Monitoriamo e verificheremo. Speriamo che questo impegno sia mantenuto.
La questione centrale, però, è questa: ne abbiamo parlato anche in occasione di un’altra interrogazione e di una mozione. Il sud delle Marche, purtroppo, è funestato dal problema delle infrastrutture. Questi problemi si legano a quelli che conosciamo tutti dell’A14 e a quelli che abbiamo affrontato anche in Consiglio sulla Salaria, con la galleria di Trisungo.
Insomma, è un problema strutturale che va affrontato dalla Regione con provvedimenti strutturali e di emergenza. Ne torneremo a parlare.
Interpellanza n. 34
a iniziativa del Consigliere Rossi
“Prezzario Regionale lavori pubblici”
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interpellanza n. 34 del Consigliere Rossi.
Tengo a precisare, innanzitutto, che quest’interpellanza è stata presentata il 29 maggio 2026. Quindi, dovrebbero esserci state anche delle interlocuzioni con l’Assessore e degli sviluppi. Riguarda il prezzario regionale dei lavori pubblici.
Il prezzario regionale delle opere pubbliche è lo strumento ufficiale utilizzato per la stima dei costi nei contratti di lavori pubblici.
Il prezzario regionale definisce prezzi unitari di materiali e manodopera e va aggiornato annualmente dalle Regioni. In questa interpellanza chiedevo quale fosse, al 29 maggio, la politica della Giunta regionale in materia di costi dei contratti pubblici e se vi fosse l’intenzione di prevedere un aggiornamento dei parametri del prezzario regionale delle opere pubbliche a seguito dell’innalzamento dei prezzi dovuto alle tensioni geopolitiche in Medio Oriente.
L’interpellanza è questa. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Baldelli.
Francesco BALDELLI. Grazie, Presidente. Come da interlocuzioni per le vie brevi, sa che dopo la sua interpellanza, entro le scadenze previste dalla normativa di legge, è stato approvato il nuovo prezzario. Quindi, entro il mese di giugno, come è comunque prassi dell’Amministrazione regionale, tra i mesi di dicembre e giugno si adeguano i prezzari della Regione Marche a quello che è l’andamento del mercato.
Grazie, Presidente, anche per questa interpellanza, anche se poi è stata discussa dopo l’approvazione del prezzario medesimo. Grazie.
PRESIDENTE. Per replica. Grazie, Assessore, grazie per questo intervento, mi ritengo chiaramente soddisfatto dell’operato e dell’adeguamento, nei termini di legge, del prezzario regionale.
Grazie mille.
Va nominato un Consigliere segretario in sostituzione della Consigliera Ruggeri, assente, nominerei della minoranza la Consigliera Vitri.
ELEZIONE DEL REVISORE UNICO DELL’ENTE REGIONALE PER IL DIRITTO ALLO STUDIO (ERDIS)
(articolo 12, comma 5, della legge regionale 20 febbraio 20217, n. 4) – (Voto limitato ad uno).
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la nomina del Revisore unico dell’Ente regionale per il diritto allo studio (ERDIS).
Ricordo che ciascun Consigliere può votare un solo candidato e che l’Assemblea legislativa nel votare prende atto delle risultanze istruttorie comprese quelle contenute nel parere della I^ Commissione assembleare, e dell’accertamento relativo alle cause di ineleggibilità e di inconferibilità dei candidati.
Indico la votazione a scrutinio segreto.
Prego distribuire le schede.
(Il Consigliere Segretario Ausili effettua la chiamata)
PRESIDENTE. Comunico i risultati della votazione:
Votanti n. 28
Voti validi n. 28
Schede bianche n. 0
Schede nulle n. 0
Hanno ricevuto voti:
De Santis Andrea n.18
Serafini Andrea n. 10
Proclamo eletto Revisore unico dell’Ente regionale per il diritto allo studio (ERDIS) De Santis Andrea.
Proposta di legge numero 64
ad iniziativa della Giunta regionale,
Disposizione per la valorizzazione e la riqualificazione dei centri storici, dei luoghi del commercio di particolare interesse e delle attività economiche che concorrono alla salvaguardia delle caratteristiche storico-culturali dei luoghi.
(Discussione generale e votazione)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la proposta di legge n. 64 della Giunta regionale. La discussione generale è aperta, ha la parola il relatore di maggioranza Consigliere Ausili.
Marco AUSILI. Grazie, Presidente. Presidente, Consiglieri, oggi portiamo alla discussione di quest’Aula, secondo i termini di tempo stabiliti, anzi, in tempo, dalla Conferenza dei Capigruppo, la proposta di legge n. 64: “Disposizioni per la valorizzazione e la riqualificazione dei centri storici, dei luoghi del commercio di particolare interesse e delle attività economiche che concorrono alla salvaguardia delle caratteristiche storico-culturali dei luoghi”.
I principi, prima di tutto le idee che stanno alla base di questa proposta.
Il primo: il commercio e le nostre attività economiche non hanno solo una funzione privata ed economica, ma esprimono sempre anche una funzione sociale di primo ordine. A volte certe parti politiche finiscono per raccontare una narrazione per cui l’attività economica e il commercio sono solamente un fatto privato. Non è vero. È anche un fatto sociale, perché ha implicazioni enormi nella vita delle persone e nella vita dei nostri territori.
Secondo principio: le produzioni locali e la pianificazione degli insediamenti commerciali nelle nostre città non rappresentano solo una questione di interesse economico, ma rappresentano sempre anche un fattore culturale che contribuisce alla riconoscibilità dei nostri territori, alla diffusione dei valori di qualità e autenticità della nostra tradizione e del nostro Made in Italy.
Attraverso questa proposta c’è quindi l’obiettivo, certo, di rafforzare l’attrattività turistica. Ma perché? Perché i turisti che vengono da fuori vogliono trovare nei nostri borghi e nei nostri centri storici il volto autentico della nostra identità e di questi luoghi. Certo, non qualcosa di omologato, non qualcosa di poco decoroso.
Ma, oltre alla questione turistica, c’è inevitabilmente tanto altro. C’è l’obiettivo di sostenere la qualità della vita urbana, perché un buon insediamento di attività economiche in un certo territorio contribuisce a sostenerla.
Questa proposta serve anche a consolidare la coesione sociale nei nostri territori, che discende anche dal tipo di attività economiche che in certi centri si trovano.
E poi un altro principio: il valore dell’identità. Noi viviamo in un’epoca storica in cui l’omologazione, la globalizzazione e il disorientamento degli individui davanti alla perdita delle radici e dell’identità hanno prodotto esiti e conseguenze evidenti nella vita delle persone. Hanno prodotto disorientamento, hanno prodotto una perdita di smalto dei nostri territori.
Allora, fare politiche che insistono invece sulla conservazione dell’identità serve a tanto. Serve per conservare quel qualcosa in più che tu hai rispetto al resto del mondo. Serve a difendere la diversità, che è il sale della terra. Serve a consolidare i legami di comunità e, anche, perché no, a rispettare quello che è stato il cammino di una civiltà, quello che è il portato di generazione in generazione che noi abbiamo ereditato dai nostri padri e che dobbiamo consegnare ai nostri figli, a chi verrà dopo di noi.
E poi un altro principio. I nostri centri storici e i nostri borghi, davanti a questo periodo storico complesso che stiamo vivendo, risentono di dinamiche globali, molto spesso più economiche che politiche, che portano alla desertificazione commerciale e alla desertificazione dei servizi nei nostri piccoli centri.
C’è un tema di denatalità, c’è un tema fortissimo di sicurezza, che questo Governo Acquaroli ha deciso di affrontare come obiettivo prioritario, con un recente pacchetto di misure “Marche Sicure”, e c’è un tema di attrattività e vivibilità dei nostri centri e dei nostri borghi.
Sono temi generali enormi che, anche con questa proposta di legge, noi andiamo evidentemente ad affrontare.
Caratteristiche salienti di questo articolato.
Si tratta di una proposta di legge regionale in grado di intersecare diversi settori e quindi molto articolata, che offre una risposta ai territori molto ampia e generale. Infatti, si inserisce nel quadro delle politiche regionali di rigenerazione urbana, di valorizzazione e tutela dell’identità territoriale e di sostegno al commercio di prossimità.
È poi una proposta molto in linea con quello che è stato il portato normativo e legislativo di questi ultimi anni, con il primo e il secondo Governo Acquaroli.
La proposta, infatti, si pone a completamento di quell’iter di produzione normativa iniziato nel primo Governo Acquaroli con la nuova legge regionale in materia urbanistica; la legge regionale per la tutela, lo sviluppo e la promozione dell’artigianato marchigiano; la legge regionale per il sostegno alle iniziative integrate di riqualificazione e valorizzazione dei borghi; la legge regionale per la valorizzazione delle denominazioni comunali De.Co.; la legge regionale per la valorizzazione delle Marche come Terra del Benessere; e ancora la legge regionale per la promozione e la valorizzazione delle ricette e dei menù della cucina marchigiana.
Una proposta che rivendica e completa, se vogliamo, la nostra produzione normativa, ne rinsalda gli intendimenti e consente anche a questa proposta di inserirsi in un alveo normativo che è anche finanziato. Ci sono infatti risorse economiche nel corpo di queste leggi che ho appena menzionato e che possono essere utilizzate anche dai Comuni che vogliono sviluppare questi indirizzi che la Regione sta dando con questa proposta.
La proposta di legge regionale in questione introduce inoltre un modello operativo al quale teniamo molto, improntato al principio di sussidiarietà, che è un principio cardine, dal nostro punto di vista, delle politiche locali.
Infatti, il metodo è quello della concertazione. Si affida ai Comuni un ruolo centrale per realizzare interventi volti ad attuare politiche in ambito urbanistico, di valorizzazione del Made in Italy, di promozione, sviluppo e riqualificazione dei nostri centri storici e dei luoghi del commercio di particolare interesse, per la promozione anche delle produzioni locali e della cucina regionale.
Sono cose che i Comuni potevano già fare, è stato detto. Non in questa maniera, però, con questo sguardo complessivo e con questa copertura della legislazione regionale. La Regione, quindi, dà indirizzi ai Comuni in un contesto di sussidiarietà affinché si possano fare maggiormente politiche di questo tipo su tutti i territori, in un clima di concertazione con le parti sociali, con le organizzazioni di categoria, sindacali, dei lavoratori e dei consumatori, che hanno collaborato alla costruzione di questa proposta di legge.
Questo va sicuramente sottolineato. Una proposta che nasce da una collaborazione intensa con enti locali, organizzazioni imprenditoriali, lavoratori e consumatori.
Si tratta di un provvedimento richiesto, che non nasce dal nulla, ma dalla richiesta che sorge dai territori e dalle associazioni di categoria per affrontare sempre più argomenti imperativi, come quello della desertificazione e dell’omologazione commerciale dei nostri territori.
È una proposta di legge che ha a suo beneficio il parere favorevole del CAL e del CREL, oltre che di altre parti sindacali audite.
Ringrazio tutti quelli che hanno contribuito alla costruzione di questo testo finale. Abbiamo cercato di recepire tutte le osservazioni pervenute, mentre altre, inevitabilmente, per ragioni tecniche, finiranno nelle delibere attuative. Ma ci finiranno con la piena convinzione che siano integrazioni molto utili.
Un veloce sguardo agli articoli salienti della proposta.
L’articolo 1 definisce l’ambito di intervento della legge, ossia la promozione di politiche integrate volte al sostegno delle attività economiche che contribuiscono alla conservazione delle identità dei luoghi, contrastando la desertificazione commerciale e la perdita della qualità dell’offerta, valorizzando le filiere locali e le produzioni tipiche anche in chiave turistica e culturale, sviluppando interventi di rigenerazione urbana e tutelando i mercati storici e le attività tradizionali, nel rispetto dei principi europei e nazionali in materia di concorrenza, libertà economica e non discriminazione.
L’articolo 2 introduce le principali definizioni.
L’articolo 3 introduce, appunto, come dicevo, il metodo della concertazione che sta alla base di tutto.
L’articolo 4 promuove nei vari territori il riuso e la riattivazione di immobili dismessi o sottoutilizzati, nonché l’insediamento di attività commerciali e artigianali identitarie, l’integrazione fra funzioni economiche e mobilità, misure che possono introdurre esenzioni o riduzioni dei costi dei servizi e della fiscalità, incentivi per gli interventi di ristrutturazione degli esercizi, anche attraverso l’accesso facilitato al credito e la riduzione di imposte comunali, cercando anche di definire standard qualitativi. Questa è una pianificazione di tipo qualitativo più che quantitativo dell’insediamento delle attività.
Infine, l’articolo 5 individua gli strumenti operativi in capo ai Comuni per l’attuazione della legge. I Comuni potranno, quindi, avviare, beneficiando di questa copertura legislativa e di questi indirizzi regionali, misure e programmi di qualificazione della rete commerciale, prevedendo misure di semplificazione amministrativa, interventi di tipo qualitativo, misure di tutela di specifiche tipologie di esercizi, agevolazioni tributarie, sostegno finanziario, interventi sul decoro urbano e sulle infrastrutture, limitazioni anche all’insediamento di determinate nuove attività commerciali.
Questo è l’articolato.
Noi abbiamo ascoltato nei giorni precedenti delle polemiche davvero, purtroppo, infondate. Noi auspichiamo e ci auguriamo che il dibattito in quest’Aula sia invece diverso, perché qualcuno, abbiamo sentito, si è inventato di sana pianta il contenuto di questa proposta di legge.
Qualcuno è andato a dire che questa proposta di legge proponeva qualcosa di molto forte, di molto aggressivo, di molto specifico. Poi, però, magari la stessa persona è andata a lamentarsi del fatto che nel testo di legge quella cosa lì non c’era.
Ma certo. Permetteteci di scegliere gli argomenti delle nostre proposte di legge, che poi ovviamente si aprono alla discussione, all’integrazione e alle modifiche attraverso gli emendamenti di quest’Aula. Ma, per piacere, non andiamo a metterci in bocca argomenti che non sono quelli della nostra volontà.
Quelli della nostra volontà magari assomigliano anche, perché no, ad alcuni argomenti che noi abbiamo sentito appartenere a certe amministrazioni comunali di centro-sinistra. Penso a quel regolamento comunale del 2022 della città di Pesaro per il decoro del centro storico.
Che è successo poi da quegli intendimenti ad oggi? Forse, in questa parte politica, si ravvisa tanta incertezza sul tema, tanta frammentazione, mentre invece, su questo tema, a me pare che dal centro-destra emerga ancora oggi determinazione, compattezza e convinzione nel fare queste politiche davvero a volto scoperto, insieme, pubblicamente e a testa alta. Questo vogliamo fare sempre e sempre di più.
Poi abbiamo sentito delle obiezioni, delle obiezioni che purtroppo erano false. Ma questo ci sta, ci sta un po’ nel gioco delle parti. Peccato che quando si fanno obiezioni talmente false si finisca per offendere tutte quelle associazioni, quei cittadini e quel movimento che una proposta di legge l’hanno voluta, richiesta e chiamata a gran voce.
Si offendono le associazioni e le forze di categoria, si offendono forse quei cittadini che fanno commercio di prossimità oppure quei cittadini che ne usufruiscono e che ci credono. E, in generale, si offende un intero territorio che, per scopi purtroppo solo di partito, si finisce per alimentare tensioni e allarmismi del tutto ingiustificati, come spero oggi possiamo dimostrare.
Oltretutto, ricordo bene alcuni amministratori locali che, nel trattare i nostri centri, li hanno svuotati di eventi, non ne hanno curato bene l’immagine, il decoro e la sicurezza, oppure hanno massicciamente sostenuto solo la grande distribuzione.
Insomma, davanti a quello che è accaduto negli scorsi anni, mi sarei immaginato forse meno polemiche basse nei confronti di chi ci sta provando, di chi sta provando a fare qualcosa insieme ai territori e ai Comuni per il bene dei nostri territori e delle nostre comunità.
Concludo ringraziando il Presidente Acquaroli e la sua Giunta, il Presidente della II Commissione, Consigliere Antonini, tutti i colleghi Consiglieri di maggioranza e minoranza, tra cui il relatore di minoranza, Consigliere Seri. Consiglieri di minoranza che vorranno anche, perché no, integrare con emendamenti questa proposta.
Ringrazio gli uffici, il Consiglio delle Autonomie Locali e il Consiglio Regionale dell’Economia e del Lavoro, che hanno espresso parere favorevole su tutto ciò e ci hanno aiutato a migliorare il testo di partenza. Poi le associazioni di categoria, sindacali, tutti quelli che hanno concorso a questo testo finale.
La chiamata finale è a un voto che sia ben ponderato. Noi ci auspichiamo che sia un voto unanime perché autoisolarsi davanti a questo movimento che viene dal territorio forse non è una buona cosa.
Soprattutto vi chiediamo una lettura oggettiva e limpida del testo. Vi chiediamo anche una collaborazione, in questo frangente d’Aula, per migliorarlo, perché no, e per produrre politiche come queste che possono fare il bene dei nostri territori e della nostra comunità. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il relatore di minoranza Consigliere Seri.
Massimo SERI. Grazie, Presidente. Ho ascoltato le riflessioni poste dal relatore di maggioranza, sulle quali dirò anche qualcosa.
Leggendo il contenuto non si può non condividere questa proposta di legge perché, francamente, l’intervento normativo è volto alla promozione, allo sviluppo e alla riqualificazione dei centri storici e dei luoghi del commercio di particolare interesse. Quindi sono francamente d’accordo.
L’obiettivo principale è favorire il recupero e la valorizzazione delle aree urbane e commerciali, rafforzando l’identità locale attraverso interventi mirati che integrino attività economiche con spazi pubblici, sostenendo la produzione tipica e le attività che concorrono alla conservazione delle tradizioni e delle caratteristiche storico-culturali dei luoghi. Anche questo è condivisibile.
La prima domanda che mi sono posto, visto che qualche collega lo ha fatto e che condivido leggendo la stampa e le prime battute, é: è una proposta di legge anti-kebab? Francamente non trovo questo, è più un messaggio, forse sublime, che si vuole trasmettere nella narrazione e nella discussione. Questo, ovviamente, non mi dispiace.
Lo sguardo è verso quelle aree a rischio di degrado e di desertificazione. Effettivamente questo è un problema serio, che non riguarda soltanto il nostro territorio o la nostra regione, ma tutto il Paese.
I temi sono diversi, di carattere economico ed anche sociologico, perché cambiano le abitudini, le aspettative, cambiano i comportamenti. La legge, in qualche modo, si inserisce nel quadro delle politiche regionali di rigenerazione urbana, valorizzazione e tutela dell’identità territoriale e sostegno al commercio di prossimità, con l’obiettivo, come si diceva, di contrastare i fenomeni di desertificazione. Su questo, francamente, manca un lavoro propedeutico, perché quando si vuole fare una proposta e si vogliono inserire gli strumenti, va fatta un’analisi. Perché accade qualcosa? Le cose non sono mai casuali, c’è sempre un perché, e se si vuole intervenire bisogna dare una risposta ai perché.
I temi sono tanti, come dicevo prima, a cominciare da una riflessione sociologica: cambiano i comportamenti, cambiano le dinamiche economiche, cambiano le difficoltà che gli operatori incontrano. Tutto questo, ovviamente, qui non l’ho percepito. Poi, se in realtà c’è, qualcuno lo dirà.
Si richiama il rispetto dei principi europei della concorrenza. Questo è scontato. Il fatto che lo si voglia richiamare e qualcuno dica che si vogliono mettere le mani avanti, forse, significa che qualche perplessità su alcuni elementi c’è. Quando si parla di tutela della concorrenza…, la concorrenza va tutelata. Sono i principi a cui ci riferiamo tutti., il problema è se condizioniamo la concorrenza, quindi qualche preoccupazione, in questi termini, ci può essere con le normative vigenti.
C’è tutto il tema, richiamato, della tutela e promozione della cucina regionale, delle produzioni tipiche locali, il richiamo al Made in Italy, il richiamo al patrimonio UNESCO della nostra cucina, che sono un grande patrimonio.
Condivido le parole usate dal Consigliere Ausili prima, quando ha detto che il tema dei centri non è solo economico, ma è un fatto sociale, culturale, di sicurezza e di presenza. Ha una dinamica turistica: siamo realtà turistiche dove chi viene cerca anche le peculiarità del territorio. Tutte cose condivisibili, che però devono trovare applicabilità nel fare e nell’agire.
Si richiamano tutta una serie di leggi che, oggettivamente, sono strumenti, ma si tratta di un elenco di cose che esistono già e che non rappresentano elementi innovativi.
Onestamente, mi aspettavo in questa proposta di legge, mantenendo l’obiettivo principale, qualche elemento e qualche proposta innovativa che andassero concretamente ad aiutare i Comuni, i territori e gli operatori stessi. Perché poi c’è sinergia. Quando si parla di concertazione è verissimo: è la base di ogni attività e se non c’è concertazione, significa incontrare sicuramente delle difficoltà.
Guardando anche l’articolato, che ci aiuta nella riflessione, troviamo le finalità: promozione di politiche integrate tra commercio, urbanistica, mobilità e ambiente; sostegno alle attività economiche che contribuiscono alla conservazione dell’identità dei luoghi.
È chiaro che le politiche sono sempre trasversali quando hanno una complessità come questa. Quando si parla di ambiente, urbanistica, commercio e turismo, inevitabilmente si deve dialogare con tutta una serie di esigenze e di caratteristiche.
Si parla di sostegno economico, ma poi vedremo che c’è l’invarianza finanziaria, e il sostegno economico trova difficoltà con l’invarianza finanziaria.
Si parla di sussidiarietà, verissimo, su questo dirò quando entreremo nel tema dei Comuni.
Lo sviluppo della rigenerazione urbana è l’ABC. Chiunque metta mano alla pianificazione del proprio Comune o territorio parte dalla rigenerazione urbana. Ma la rigenerazione urbana non chiede solo strumenti normativi: chiede risorse, possibilità, incentivi verso i privati e verso il pubblico, gli enti e i Comuni in particolare, per intervenire sul proprio patrimonio. Gran parte delle volte si parla di patrimonio pubblico e di spazi per la rigenerazione urbana. Il fulcro di tutto questo, inevitabilmente, sono i Comuni. Non perché deleghiamo loro, ma perché è nelle loro competenze.
Ecco la prima anomalia che riscontro e che ho posto anche in Commissione: mi fate capire qual è l’elemento nuovo? Perché tutte le cose che si dicono, io sono stato Sindaco per dieci anni di una città importante della nostra regione, le potevamo già fare. Il Consigliere Ausili ha ricordato una buona iniziativa, che aveva la finalità di valorizzare e qualificare il centro storico ed essere una risposta a certe dinamiche. Ma non c’è niente di nuovo. Sono cose oggettive che tutte le normative richiamate già consentono.
Forse quello che manca è qualche strumento concreto e oggettivo che aiuti a intervenire per andare incontro a queste esigenze: dal decoro alla rigenerazione urbana, fino alla valorizzazione del commercio. Io stesso ho fatto ordinanze che andavano in questa direzione.
Come dicevo, manca una riflessione e un’analisi. Forse ci è sfuggita, non lo so, però negli atti, nelle riflessioni e nelle discussioni avvenute in Commissione, così come nelle domande poste ai tecnici che sono venuti a interloquire con noi, non c’è stata una risposta.
Io, per esempio, avevo fatto dei ragionamenti e proposto anche sondaggi e analisi sociali per capire come invertire la tendenza. Ovviamente vanno fatte proposte davvero alternative e nuove, che rispondano ai nuovi bisogni e alle esigenze della società e delle persone.
È vero che alcune leggi richiamate hanno qualche strumento e qualche risorsa, ma cose mirate in una proposta di legge, qualcosa di nuovo che faccia riferimento a bandi o risorse destinate a incentivare una certa direzione, francamente non ci sono.
Quindi ai Comuni deleghiamo qualcosa che, di fatto, già fanno. Alcune cose già sono state fatte. Per esempio, il tema dei borghi, che stanno crescendo anche in termini turistici. Quando si vanno ad analizzare, effettivamente hanno avuto una crescita anche nelle aree interne rispetto a certe presenze sulla costa, a dimostrazione del valore che queste politiche possono avere.
Clausola valutativa: benissimo, buona cosa. Si prevede almeno biennalmente una relazione sugli effetti di questa legge. Io auspico di essere smentito, ma temo che, con gli strumenti attuali, difficilmente ci sarà un lungo elenco di risultati, se non si interviene con altri strumenti e con risorse oggettive.
Mi metto nei panni di un piccolo Comune. Il Consigliere Pierini è stato Sindaco di un piccolo Comune. Come fanno queste realtà a intervenire da sole? Hanno difficoltà anche i Comuni importanti.
Mancano le risorse. Il resto sono chiacchiere e intenti, manca lo strumento vero che deve essere affiancato. Si fanno solo richiami a ciò che esiste già.
Ecco il deficit che riscontro in questa proposta. L’invarianza finanziaria è la verità, il punto centrale, senza risorse non si fa assolutamente nulla. Le proposte che chiedono operatività e interventi hanno bisogno di risorse.
Una piccola riflessione. Qui si richiama il Made in Italy e l’identità. Il Made in Italy è un valore inestimabile, fuori discussione. Lo condividiamo tutti quanti e che tutelare i prodotti locali e le eccellenze marchigiane sia prioritario è altrettanto evidente. Ma parlare di Made in Italy significa parlare di lavoro, competenze, storia e futuro. Significa riconoscere il valore di milioni di persone che ogni giorno, con impegno e professionalità, trasformano il sapere italiano in prodotti, servizi e innovazioni apprezzati in tutto il mondo. E qui ci stanno dentro anche le Marche.
Il Made in Italy non è soltanto un marchio commerciale: è un patrimonio economico, culturale e sociale. È il risultato di una filiera che unisce imprese, artigiani, agricoltori, professionisti, università e molto altro. È un modello che ha costruito la reputazione dell’Italia grazie alla qualità, alla creatività e alla capacità di fare bene le cose. La varietà e la qualità dei nostri prodotti gastronomici ci distinguono ed elevano nel mondo. Ne è prova il riconoscimento come patrimonio dell’umanità.
Ma il Made in Italy non si difende solo con gli slogan. Si tutela con scelte amministrative, investimenti e regole chiare. Le dichiarazioni di principio di questa proposta di legge sono importanti, ma da sole non fermano le contraffazioni, non aiutano le piccole imprese e non rendono più competitivo il nostro sistema produttivo.
Molte azioni sono già state intraprese nei nostri Comuni, ma non possono prescindere da un quadro economico e commerciale di natura globale, che ha ripercussioni sociali e, oserei dire, culturali. A mio avviso è riduttivo rispondere con divieti dal sapore arcaico e feudale.
Così come appare riduttivo e semplicistico, anche se abbiamo già detto che non è così, trovare la colpa di questa crisi nazionale nel piccolo kebab di turno che occupa un piccolo spazio commerciale in un centro storico che altrimenti resterebbe vuoto, chissà per quanto tempo.
I Comuni possono valorizzare le imprese del territorio attraverso gli appalti pubblici, utilizzando tutti gli strumenti consentiti dalla normativa per premiare qualità, sostenibilità, tracciabilità e filiere corte, evitando che il criterio del massimo ribasso diventi l’unico parametro di scelta. Possono sostenere i mercati locali, i distretti produttivi, le botteghe storiche e l’artigianato, semplificando le procedure amministrative, riducendo i tempi burocratici e creando sportelli dedicati alle imprese. Ma questo già esiste e molti Comuni lo fanno. Possono investire nella digitalizzazione delle imprese locali, rafforzare i controlli sul commercio abusivo e sulla vendita di prodotti contraffatti, collaborando con le polizie locali, le forze dell’ordine, le Camere di Commercio e le associazioni di categoria.
Un’altra azione concreta consiste nel costruire un’identità territoriale forte. Oggi ogni Comune dovrebbe raccontare le proprie eccellenze, creare marchi territoriali credibili, organizzare eventi che non siano semplici manifestazioni occasionali, ma strumenti di promozione economica capaci di attrarre investimenti, turismo e nuove opportunità.
Anche qui occorrono risorse. Questa poteva essere un’occasione, ma sono mancati gli strumenti e le risorse. Pensare di affrontare questi temi con idee più ideologiche che realistiche non servirà a risolvere le situazioni.
Difendere il Made in Italy e i prodotti locali significa anche tutelare il consumo consapevole. Le amministrazioni possono promuovere campagne informative rivolte ai cittadini affinché comprendano il valore della qualità certificata, della legalità e della provenienza del prodotto. Ecco un altro elemento che poteva essere inserito in questa proposta di legge.
Naturalmente tutto questo richiede una visione di lungo periodo. Non servono interventi episodici, ma una strategia stabile che metta al centro il lavoro, la qualità e la competitività.
Non voglio dilungarmi troppo. In conclusione, è vero che questo aspetto è già stato richiamato, lo ha detto molto bene la collega Mancinelli, è stata una forzatura, non una condivisione. Non c’è nessuna caratteristica di urgenza. È semplicemente una forzatura. Se ci fosse stato qualche elemento da utilizzare immediatamente, allora avrei compreso tutta l’urgenza e il senso di responsabilità richiesti a chi siede in quest’Aula. Qui, francamente, mi è sembrato che mancassero tutti gli elementi, proprio perché mancano gli strumenti innovativi che vanno nella direzione della nobile idea a cui si fa riferimento. Mi sembra più una mera comunicazione, una narrazione che va verso l’immaginario collettivo, dove si vuole dare un senso di sicurezza, attenzione alla tipicità e all’identità. Temi verso i quali mi trovate favorevole, perché sono molto attento a queste questioni e chi ha amministrato territori lo è ancora di più.
Ho la sensazione, e posso sbagliarmi, che ci sia anche una competizione politica nella narrazione e nel voler trasmettere determinati messaggi a un campo più o meno largo. Forse i campi, più che guardare la loro dimensione, bisognerebbe coltivarli e lavorarli, perché sicuramente producono qualcosa di più importante.
Detto questo, lo spirito è nobile, però manca un vero elemento innovativo. Si fa un elenco di normative vigenti e di azioni già esistenti, ma soprattutto manca il soggetto principale: le risorse economiche. Quell’invarianza finanziaria grida vendetta, lasciatemelo dire. Se si vuole fare un intervento vero per aiutare i territori, occorrono risorse per la resilienza, per contrastare la desertificazione e per la rigenerazione, che sono fondamentali per lo sviluppo.
Manca, inoltre, e credo che la Giunta possa intervenire, un’analisi anche sociologica del perché i centri storici si stiano desertificando. Ripeto: non è una questione di una città o di un’altra, ma dell’intero sistema Paese. Proprio per le ragioni che dicevo prima, non vorrei che questa fosse un’occasione perduta. Poi mi riserverò di intervenire nuovamente. Grazie.
Presidenza del Presidente
Gianluca Pasqui
PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Mancinelli.
Valeria MANCINELLI. Grazie, Presidente. Utilizzerò il tempo a mia disposizione per parlare e dare valutazioni e giudizi, prima su quello che sulla legge c'è scritto, poi su come è stata raccontata, Consigliere Ausili, non da noi, da voi, nella conferenza stampa di presentazione, a meno che il Corriere Adriatico non si sia inventato tutto.
In questo caso segnalo ai giornalisti del Corriere Adriatico che hanno fatto un flop tremendo, hanno bucato una notizia, perché il titolone che hanno sparato, oggi ci ha spiegato il Consigliere Ausili, non c'entra niente con la legge. E, in effetti, forse ha ragione il Consigliere Ausili. Però, delle due l’una: o il Corriere Adriatico e i giornalisti del Corriere Adriatico sono, come si dice in Ancona, “non fulmini di guerra”, nel senso che non sono particolarmente svegli, ma non credo che sia questa l'ipotesi., oppure è stata volutamente raccontata alla stampa, ai mezzi di informazione e di comunicazione, un'altra cosa che nella legge non c'è scritta, ma che serviva a quella propaganda e a quella narrazione che, in campagna elettorale - ormai è evidente che siamo in campagna elettorale - al centrodestra e a Fratelli d'Italia in particolare serve per cominciare a fare concorrenza preventiva al il Presidente di Futuro Nazionale di turno.
Partiamo da quello che nella legge c'è scritto.
Allora, la finalità, lo ricordava prima il Consigliere Seri, poteva essere, se non ci fosse scritto “proposta della Giunta regionale”, il manifesto di Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, di qualche anno fa. Quindi condivisibile? Di più: la costruzione di percorsi che rafforzino l'identità locale, storico-culturale, la gastronomia..., ma figuriamoci, d'accordissimo. Non d'accordo, d'accordissimo.
Tant'è che poi la legge cita, fa una collazione, delle leggi già esistenti, a partire dal 2003 e almeno fino al 2020 e sono tutte leggi approvate dal centro-sinistra. Ce n'è una sfilza in uno degli ultimi articoli della legge, tutte leggi che vanno esattamente in questa direzione. E questa legge, scritta da voi, dal centro-destra, appunto, riconosce che per anni - e vengono citate le leggi, non le chiacchiere o le conferenze stampa - il centro-sinistra ha tentato, con più o meno fortuna, di andare esattamente nella stessa indicazione, direzione, finalità che richiamava in modo condivisibile il Consigliere Ausili. Quindi sulla finalità nessuna questione. Si potrebbe votare all'unanimità.
Dopodiché, però, passiamo agli strumenti. Perché di buone intenzioni è lastricata la via dell'inferno, come si sa. Allora, gli strumenti sono, o dovrebbero essere, nuove norme o norme di legge che consentano cose che prima non erano consentite, o che vietano cose che prima invece erano consentite, o che danno soldi in più. Questi sono gli strumenti, gli attrezzi, per mettere a terra qualunque finalità. Ed è quello che dovrebbe fare una qualunque legge.
Quando passiamo agli strumenti, gli strumenti vengono, diciamo così, indicati in particolare nell’articolo 1, al comma 3, che recita testualmente: “Le misure previste da questa legge - le misure sarebbero gli strumenti, no? Credo sia chiaro a tutti - sono adottate nel rispetto dei principi europei e statali - principi non morali, principi giuridici . di tutela della concorrenza, della libertà di stabilimento, della libera prestazione di servizio, di parità di accesso al mercato e di non discriminazione tra operatori economici, nel rispetto e in attuazione...”, e ci sono dieci righe di elenco, giustamente, di norme statali che regolano, perché di competenza statale, la concorrenza, l'esercizio dell'attività di impresa e, in particolare, dell'attività commerciale. Dopodiché le misure che potranno essere adottate in base a questa legge sono quelle previste da questi principi e da quelle leggi.
Poi si aggiunge, all'articolo 5, “Strumenti comunali di promozione, sviluppo e riqualificazione”, e si dice al comma 1: “Le azioni di promozione e sviluppo, nel rispetto e in attuazione di quanto previsto - da quello che ho letto prima, e cioè dal comma 3 dell'articolo 1 - possono essere”, e fa l'elenco: agevolazioni, interventi di intesa con le associazioni degli operatori, senza discriminazione tra esse, misure di agevolazione tributaria, di sostegno finanziario, nel rispetto della normativa europea in materia di aiuti di Stato, esenzioni o riduzioni dei costi dei servizi, della TARI, della TOSAP. Tutte cose che i Comuni possono fare già oggi, da anni. Non è che glielo consente questa legge. Assolutamente sì.
Prevedere esenzioni e riduzioni, eccetera, anche perché sono tutte leggi statali, quindi non sarebbero derogabili da una leggina regionale; prevedere incentivi per gli interventi di ristrutturazione degli esercizi, quindi ai Comuni si dice: potete fare tutte queste cose, che sono esattamente le cose che già potevano fare in base alle leggi statali vigenti, con i soldi vostri perché questa legge non mette un euro in più.
La famosa sussidiarietà di cui parlava il Consigliere Ausili si traduce in “cavoli vostri” ai Comuni. Cioè: potete fare tutte queste bellissime cose, per le quali Carlo Petrini avrebbe applaudito per venti minuti di seguito, e così la presidenza attuale di Slow Food, con i soldi che i Comuni hanno già, perché la Regione, che vuole tanto queste cose, le promuove, le sostiene, ci fa conferenze stampa, non ci mette con la legge un euro in più e non dà, né ne poteva dare, strumenti giuridici in più. Scarica sostanzialmente sui Comuni, dicendo: “Abbiamo fatto una legge manifesto”. Diciamo così: io la chiamo propaganda, fuffa. O forse ha usato un termine efficacissimo il Consigliere Nobili: “supercazzola”. È tecnico, e gli eredi di Tognazzi potrebbero chiedere i diritti d'autore. Ormai è entrata nel gergo comune, d'altronde, da quello che si sente nel dibattito più in generale, nel dibattito pubblico, tutto sommato questo è un termine cinematografico, che credo abbia avuto una sua dignità. Questo c’è scritto nella legge: niente di strumenti in più o di soldi in più, che sono poi gli strumenti per sostenere quelle realtà di negozi di vicinato. Non può vietare niente che non sia già vietato dalle leggi statali.
Questo è quello che c'è scritto. Quello che è stato raccontato alla stampa da voi e usato, come l'abbiamo definita, “arma di distrazione di massa”, è stato il famoso titolo: “La legge anti kebab”. E giù tutti a discutere di una cosa che non c'è. Non c'è e non poteva esserci in questa legge.
Tant'è che, non so se il Consigliere Ausili si riferiva a me, io nella prima uscita pubblica l'ho chiamata “la finta legge anti kebab”, perché non è neanche una legge anti kebab. Però è stata raccontata così, perché così tutti a discutere sul niente e a provare voi a fare concorrenza al il Presidente di Futuro Nazionale, ma questo non vi riuscirà, perché ovviamente su quel terreno lì il Presidente di Futuro Nazionale è imbattibile. Voi a fare propaganda in quel modo lì, sperando di concentrare l'attenzione del dibattito pubblico su questa arma di distrazione di massa.
Ma noi a questo giochetto non ci stiamo e quindi denunceremo, qui e all'esterno, non i danni che questa legge farà, perché non li farà, ma la presa in giro che questa legge realizza nei confronti di quei cittadini, di quelle imprese, di quelle associazioni di categoria che, giustamente e in maniera assolutamente condivisa da parte nostra, vorrebbero la tutela dei centri storici, la valorizzazione delle realtà locali, eccetera. Peraltro, con una coincidenza temporale perché qualche volta la cronaca, la storia, è dispettosa: mentre qui diciamo “i centri storici, borghi” e non ci si mette un soldo in più, Cingoli, Cupramontana, Urbino, e potrei continuare, sono definitivamente usciti dall'elenco dei Comuni montani e quel po' di agevolazioni che c'erano, poche ma che c'erano, non ce l'hanno più. A Cupramontana saranno felicissimi che finalmente è stata approvata una finta legge anti kebab, mentre chiude l'ultimo bar del paese. Quindi voteremo contro.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Nobili.
Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. Confesso che questa mattina avrei preferito discutere altre proposte di legge, magari quelle proposte di legge depositate l'anno scorso tra ottobre e novembre, che prevedevano una tutela per i minori in difficoltà o per gli anziani soli. Invece stiamo discutendo di una proposta di legge che assolutamente non ha i requisiti dell'urgenza e che risponde solo a una logica strumentale.
È una proposta di legge che ha una funzione, l'ha spiegato bene prima la collega Mancinelli, che ha una funzione esclusivamente narrativa. E badate che io ho seguito con attenzione l'intervento del consigliere relatore Ausili., la narrazione sulla finalità di questa legge non è un'invenzione della minoranza, caro Consigliere Ausili. Siete stati voi che avete alimentato un racconto pubblico affinché questa legge potesse essere interpretata come una legge in grado di ostacolare l'apertura di negozi etnici.
Ho letto anche i commenti compiaciuti di autorevoli esponenti del centro-destra, a partire dal sindaco della città di Ancona, il quale ha dichiarato: “Era ora che finalmente si mettesse mano alla questione del proliferare di negozi etnici che, in qualche modo, minano la nostra identità”.
Non è stata una manipolazione della minoranza. È stato il racconto che voi fortemente avete voluto. Un racconto che sapete bene non può che essere finto, illegittimo, perché non è consentito introdurre disposizioni normative di carattere discriminatorio che ostacolano il libero commercio.
Infatti, in questa proposta di legge, che soffre di una vera e propria schizofrenia, non c'è nulla di tutto questo. Ci sono richiami a principi generali, all'ordinamento europeo; né poteva essere diverso. Ma, nonostante ciò, voi avete alimentato un racconto distorto con una sola finalità, una finalità propagandistica, che è quella di andare a coprire uno spazio che vi viene sottratto dalle politiche identitarie del vostro forse futuro collega, il Presidente di Futuro Nazionale.
E non mi sfugge, caro Consigliere relatore Ausili, che la parola che lei ha usato più spesso nel descrivere questa proposta di legge è stata una. Ho contato quante volte l'ha ripetuta, lei sette volte ha utilizzato l'espressione "identità". Una legge identitaria, che segue quelle politiche identitarie con cui state alimentando una narrazione tossica nel nostro Paese, con cui fate propaganda.
Figuriamoci se il centro-sinistra, l'ha prima accennato la Capogruppo del PD richiamando Carlo Petrini, il lavoro che ha fatto fondando Slow Food, e io per primo, non è d'accordo su politiche che siano in grado di contrastare la desertificazione dei centri storici, di sostenere il commercio di qualità, le filiere a km 0. Ma di tutto questo non c'è assolutamente nulla in questa legge. Una serie di enunciazioni astratte che non hanno alcun tipo di ricaduta concreta.
Ripeto ancora una volta, e lo ripeto fino allo sfinimento: perché accade questo? Perché questa proposta di legge, che ripeto ancora non ha i requisiti dell'urgenza, vi è utile soltanto per alimentare un certo racconto pubblico. Badate che questo racconto pubblico poi determina anche dei problemi di carattere applicativo.
Perché qual è il cuore di questa proposta di legge? È l'articolo 5, con il quale si lascia ai Comuni la possibilità di adottare misure che in qualche modo possano determinare il favorire l'apertura di esercizi commerciali piuttosto che altri. Ed è qui, no? È questo il cuore della proposta di legge. È questo che vi ha consentito di poter affermare, di poter far affermare, che questa legge serve a contrastare il degrado dei nostri centri cittadini che, secondo voi, è determinato dalla presenza di negozi etnici. Poi dovremmo capire, un giorno, quali sono i negozi identitari. Se tra i negozi identitari ci sono anche i ristoranti di sushi piuttosto che McDonald's. Capiremo questo, faremo una valutazione di carattere anche antropologico.
Ma, in questo modo, voi vi assumete la responsabilità di mettere in difficoltà le amministrazioni comunali. Perché una legge regionale dovrebbe fornire indicazioni, dovrebbe riuscire a consentire agli amministratori locali di poter avere dei precisi punti di riferimento normativi, delle cornici all'interno delle quali muoversi. Ma di tutto questo non c'è nulla. Nulla.
C'è soltanto una evocazione con la quale si assegnano ampi margini di discrezionalità alle amministrazioni comunali, che si troveranno di fronte poi a delle problematiche vere e al rischio di declinare atti amministrativi che, non è difficile immaginare, potranno essere impugnati davanti alla giustizia amministrativa, con discreti margini di successo da parte di coloro che si rivolgeranno ai giudici dei TAR.
Ecco, credo che questa sia una proposta di legge sbagliata per una grande quantità di motivi. Non viene in alcun modo delimitato il perimetro all'interno del quale i Comuni si possono muovere. Quindi è una legge che lascia le amministrazioni comunali sole e non è un modo di legiferare corretto questo, di scaricare sugli enti locali responsabilità che dovrebbero essere assunte invece dal legislatore regionale.
Mi avvio alla conclusione. Tutti noi siamo consapevoli che i centri storici delle nostre città, del nostro territorio regionale, stanno soffrendo. E chi parla non è indifferente al grido d'allarme che sale dalle categorie che rappresentano gli operatori commerciali. Ci mancherebbe altro. Ma non è questa la risposta che la nostra comunità merita.
Questa è, lasciatemelo dire, qualcosa di peggio di una supercazzola. Non me ne vogliate, io non credo che sia un'espressione volgare; è un'espressione utilizzata nel lessico comune. Sentiamo ben di peggio. Figuriamoci se un'espressione di questo tipo può essere considerata offensiva. Ma è qualcosa di peggio, perché siamo di fronte a una colossale presa in giro.
Non è questo quello che vogliono gli operatori del nostro territorio. Non è questo quello che vogliono i negozianti. Non è questo quello che vogliono i giovani che chiedono incentivi per poter aprire attività di qualità, magari in grado di intercettare situazioni che rappresentano un diverso modo di fare proposta commerciale. Non c'è nulla.
Ma non è solo una questione di mancanza di risorse economiche. Non è solo il punto dell'invarianza finanziaria, che voi sottolineate in questa proposta di legge, a caratterizzare la surrealtà di questa misura. Manca proprio un disegno. Manca un pensiero forte. Non c'è.
Perché l'unico pensiero che voi avete avuto è stato quello di poter raccontare alla nostra comunità che voi facevate una legge che serviva a ostacolare la presenza dei negozi di origine straniera nelle nostre città. Solo questo. Nessuno di voi, se foste stati in buona fede, ha smentito quello che hanno scritto a caratteri cubitali i giornali per settimane di seguito. Nessuno di voi l'ha fatto. Non l'avete fatto perché era esattamente quello che volevate. A questo punto, assumetevi la responsabilità. Dite la verità. Spiegate bene questa legge, che finalità ha. Se ve la sentite, dite: “Scusate, cari giornalisti, avete commesso un errore, perché questa legge non ostacolerà in nessun modo gli esercizi commerciali che hanno in qualche modo una matrice etnica”. Ditelo.
Terminiamo questa sessione consiliare con questa affermazione. Presidente, abbia il coraggio di dire questa cosa, di dire ai giornalisti che questa legge non è una legge anti kebab. Lo dica. Smentisca i titoli che sono usciti nei giornali nei giorni scorsi, altrimenti - chiudo con un'altra citazione, sono un appassionato di cinema - se non fosse così, questa legge darebbe la conferma di un timore che molti hanno: che questa amministrazione regionale si caratterizzi per essere tutta chiacchiere e distintivo. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Biondi.
Chiara BIONDI. Grazie, Presidente. Ci sono delle leggi che servono per amministrare il presente e poi, invece, ci sono delle leggi che hanno l’ambizione di costruire il futuro. Questa che stiamo discutendo oggi è sicuramente una di quelle, perché oggi non parliamo solo ed esclusivamente di commercio, ma stiamo discutendo di quello che sarà il volto della nostra regione tra 10, 20 o 30 anni.
Questa penso sia una domanda che tutti dobbiamo porci, al di là di quelli che sono gli schieramenti politici, perché quando perdiamo l’identità di un luogo non perdiamo soltanto qualche attività commerciale, ma perdiamo un pezzo della nostra storia, il senso di appartenenza di una comunità e quel patrimonio culturale diffuso che rende le Marche una regione unica.
Al di là delle varie etichette con cui ho sentito descrivere questa proposta di legge, sulle quali sorvolo, vorrei ricordare che questa non è assolutamente una legge contro qualcuno, ma è una legge a favore delle Marche. È una legge che difende la qualità dei nostri centri storici, valorizza il commercio di prossimità e sostiene le botteghe artigiane. Promuove le produzioni locali e restituisce ai Comuni uno strumento importante per pianificare il loro futuro.
Ho seguito la cultura e ho imparato che l’identità di un territorio non è fatta solo di musei o di monumenti, ma vive nelle botteghe, nei laboratori artigiani, nei negozi storici, nella carta di Fabriano, ad esempio, nelle ceramiche, nei cappelli, nei prodotti agroalimentari, nelle eccellenze enogastronomiche marchigiane. Sono questi i luoghi che trasformano un centro storico in una comunità.
Noi non possiamo ignorare il progressivo processo di omologazione commerciale che interessa molti centri storici. Quando tutte le città finiscono per assomigliarsi, perdono la loro identità. Le Marche sono una regione al plurale, invece, e devono quindi valorizzare ciò che le rende diverse.
Qualcuno sostiene che questa legge limiti la libertà di impresa, io, invece, credo il contrario. Qui nessuno vieta nulla e nessuno discrimina nessuno. La legge affida ai Comuni, nel rispetto della concorrenza, della proporzionalità e della non discriminazione, strumenti di qualificazione commerciale per valorizzare l’identità dei territori. È programmazione e non proibizione.
Quando un centro storico perde qualità, perde residenti, giovani, investimenti, turismo, valore immobiliare e vitalità. ecco, di tutto questo noi vogliamo invece l’opposto. Vorremmo piazze vissute, borghi attrattivi, attività economiche capaci di generare bellezza oltre che reddito, perché la bellezza produce economia, la qualità produce sviluppo e l’identità produce ricchezza.
Questa è una legge, appunto, per l’identità delle Marche, per il commercio di qualità, per i nostri artigiani, per le produzioni tipiche e per chi investe ogni giorno nei nostri centri storici.
Ho sentito dire che questa proposta di legge violi la concorrenza. Ecco, in realtà ritengo che le disposizioni contenute non determinino alcuna violazione. La legge, infatti, non introduce vantaggi selettivi a favore di specifici operatori economici, né altera le dinamiche del mercato, ma disciplina, ovviamente nell’esercizio di quelle che sono le competenze regionali, richiamando tra l’altro i principi europei e nazionali, gli eventuali strumenti che i Comuni potranno adottare. Principi ai quali questi strumenti devono ispirarsi: la proporzionalità, la non discriminazione e la parità di accesso al mercato, così come previsto dagli articoli 1 e 5 della proposta di legge.
Concludo con una riflessione: le Marche non saranno mai competitive inseguendo ciò che fanno tutti gli altri, saranno forti se avranno il coraggio di valorizzare la propria storia, la propria cultura, i propri borghi e la propria identità. Grazie.
Presidenza del Vicepresidente
Enrico Piergallini
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Mangialardi.
Maurizio MANGIALARDI. Grazie, Presidente. Dico che non sarei intervenuto se non fosse stato per la puntuale e anche un po' accorata relazione del Consigliere relatore di maggioranza Marco Ausili. Non sarei intervenuto perché, seguendo non attenzione la legge, penso al collega Cesetti, ho guardato la proposta, sono andato all'articolo 8 e la legge iniziava e finiva in quel punto.
Consigliere Cesetti, si ricorda, abbiamo parlato per cinque anni di leggi manifesto, forse questa dicitura l'aveva coniata lei, e ogni volta ci trovavamo di fronte a delle proposte che ammiccavano a pezzi - facciamo così, elegante - di settori economici, sociali o elettorali, ma cambia poco. Normalmente c'erano delle risorse talmente esigue individuate, che, poi, immediatamente dopo - e ne abbiamo viste tante - non trovavano riscontro nella Tabella A quando quelle leggi dovevano essere finanziate. Ne abbiamo viste tante, penso alla legge sul Saltarello, più identitaria di quella? È stata finanziata un anno, poi non è stato messo più un euro ed è morta lì insieme all’efficacia manifesta. Però, lo dico per il Consigliere Ausili, siamo stati tutti un po' tirati per la giacca e se non ci fosse stato un richiamo anche alle nostre precedenti esperienze, quelle di amministratori, forse la nenia ce la saremmo tutti risparmiata. Perché non c'è un euro.
Gli obiettivi, Consigliere Ausili; sono assolutamente condivisibili, lo si fa a legge vigente e vi dico pure che, forse, senza che ci arrabattiamo tanto, ci sono degli esempi per cui con quelle norme esistenti hanno già fatto tutto quello che avete descritto, partendo dalle esperienze di qualche amministratore. Se prendete delle città piccole o anche quelle importanti - penso a quella che ho guidato per dieci anni - quegli obiettivi non solo erano stati individuati in tempi non sospetti, ma, grazie a scelte fatte, anche con zero risorse - così almeno parliamo – con efficacia è stato anzitempo raggiunto quel target.
Quindi, ha fatto bene il relatore di maggioranza a richiamare le esperienze degli amministratori locali. Come si fa? Lo si fa con i piani del commercio, con i piani particolareggiati del centro antico o del centro storico, lo si fa con regolamenti che normalmente hanno bisogno di risorse per essere già incaricati o effettuati.
Non in questo il momento, ma in passato, prima del 2020, eravamo dentro ai tetti di spesa, ai patti di stabilità, e fare quelle cose con euro zero è stato sempre molto, molto complicato. Però, come vedete, siete coerenti su questo, zero euro c’era fino al 2020, euro zero c'è oggi nella vostra proposta.
Se prendete una città - ripeto, non mi capita mai - come quella di Senigallia e andate dentro il centro storico e, a legge vigente, non inventandoci niente, non illudendo gli amministratori e i cittadini, gli imprenditori e gli investitori… perché uno può pensare che davanti a questo ci sia, come dire, una spinta a intervenire dentro la città, per riqualificare i centri storici, per renderli fruibili, per portare residenza. No, non c'è niente e non ci può essere niente. E allora vi dicevo, prendete quella città, che ha investito 20 anni con risorse proprie, richiamando imprenditori, professionisti, soggetti che hanno sfidato una tendenza che era completamente diversa, che è stata trasformata con risorse proprie e che ha determinato quegli obiettivi che voi avete evidenziato. Come dire, su quelli siamo assolutamente d'accordo. Se vi dovesse servire un esempio, frequentatela, guardate che cos'era via Carducci, per esempio, nel 2000 e che cos'è oggi; che cos'è il centro storico di una città che ha pensato che la teoria del vetro rotto fosse un elemento da prendere in carico per riqualificare, per offrire, per migliorare, per ospitare… magari, non tutte le amministrazioni hanno dato seguito, perché quei pezzi legati con strumenti cogenti come quelli, che portano alla ripopolazione del centro storico, che dovevano essere agiti, per esempio, dall'ERAP, sono stati abbandonati. Con tutte le difficoltà che l'ERAP di questa Regione ha avuto, non è riuscito nemmeno a dare seguito a quei progetti.
Quindi, se ci serviva, lo dico soprattutto al Consigliere Ausili, una legge manifesto che dovesse in qualche maniera essere interpretata dalla stampa… Non ho capito, sono rimasto basito, perché la colpa, lo diceva bene la mia Capogruppo, sembra quasi che sia stata dei giornali che hanno riportato i temi. Sono stato chiamato e mi hanno chiesto: “Ma cosa pensi della legge contro i kebab?”. Ho detto: “Guardate che il kebab è un negozio come un altro, dategli le regole di come si sta dentro un centro storico e vedrete che le agirà mettendo a disposizione un'offerta articolata, al pari di quella del sushi o dei noti ristoratori di Senigallia, così almeno non faccio torto a nessuno, che sono stellati e sono unici. Ecco, si fa così. Invece no, è passato un tema che, è vero, non è voluto, è in contrasto, è propaganda, è il timore del Presidente di Futuro Nazionale o il timore di perdere quei vostri riferimenti che avete alimentato. Non lo so. Però nessuno di voi ha smentito quella interpretazione che, lo dico per tutti, qui non c'è. Non c'è nulla. Lo diceva la Consigliera Mancinelli prima, non c’è nulla su quel tema. Qui non si può…, perché? Perché non potete portare una legge, per quanto manifesto, che sia in contrasto con le norme, che impedisca, nella libera concorrenza, di aprire un'attività che sta dentro le regole. Non lo potete fare. Quindi se si vuole aprire un’attività di kebab ad Ancona, dentro il centro storico, dopo che avrete approvato questa legge, spero che venga aperto dentro un percorso garantito rispetto alla qualità, all'offerta, all'occupazione del suolo pubblico, agli arredi, dove lì c'è una responsabilità di chi amministra e che deve avere strumenti. Ma per avere strumenti, in un momento anche così particolare e difficile, bisogna che ci mettiate delle risorse. Fate - lo dico per il Presidente - un emendamento, con il quale mettete 20 milioni di euro per consentire alle amministrazioni locali di poter agire nelle riqualificazioni, nella programmazione, negli incarichi professionali, negli strumenti e vedrete che, poi, questa può diventare, con quelle premesse… con quelle premesse, sì, quelle che avete copiato giustamente da Slow Food, perché sono quelle nelle quali ci stiamo dentro tutti.
Allora, con quelle risorse sarete in grado e saremo in grado tutti di poter agire. Allora vi dico di fare un emendamento per mettere dentro le risorse che servono e non mi permetto, , poi ci riconfronteremo, ma sarebbe una legge da votare, perché le premesse sono tutte condivisibili, se non sono accompagnate dalla smentita assoluta che potete fare solo voi. Solo voi la potete fare, senza dare la colpa ai giornali o alle interpretazioni, come dire, non autentiche di tutti gli amministratori della regione Marche. Ogni Sindaco si è espresso rispetto a questa proposta, che, ovviamente, non aveva letto, qualcuno ha detto che si poteva fare, qualcuno ha detto: “Magari”, qualcun altro ha detto - lo ricordava il Consigliere Nobili – “Meglio che non ci siano”. Ma qui non c'è.
Sono convinto che il Corriere Adriatico non abbia preso una cantonata, ma che voi abbiate forzato per ammiccare a un elettorato e a una modalità propagandistica che vi mette in difficoltà dentro una legge manifesto…
PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Sebastiani.
Milena SEBASTIANI. Grazie, Presidente. Saluto il Presidente Acquaroli, il Presidente Pasqui, i colleghi Consiglieri e i membri della Giunta. Prendo la parola per esprimere il convinto sostegno del Gruppo I marchigiani a questa proposta di legge. Come abbiamo già avuto modo di ribadire in quest'Aula, per la nostra maggioranza, le Marche sono una terra di straordinaria vitalità, diffusa in una rete unica di borghi storici e rurali. Oggi, con questo testo, diamo una risposta di buon governo a un pericolo reale, l'omologazione e lo svuotamento dei centri storici. La visione politica della Giunta Acquaroli va nella direzione esattamente opposta a quella dell'abbandono. Uniamo la riqualificazione degli spazi fisici e urbanistici alla tutela delle botteghe artigiane, dei mercati storici e delle attività commerciali identitarie. Stiamo dando agli enti locali e alle nostre comunità gli strumenti per tutelare la nostra storia, trasformandola in una risorsa economica e di accoglienza per il presente. Questa legge ha il merito di affrontare con strumenti di buon governo una delle sfide più complesse del nostro tempo, cioè il contrasto alla desertificazione commerciale, alla rarefazione dei servizi e alla perdita dell'identità dei nostri borghi storici e rurali. Lo faremo non con fondi a pioggia o interventi frammentari, ma con bandi dedicati per una strategia di valorizzazione integrata che unisce la rigenerazione urbana, il sostegno al commercio di prossimità e la cura del patrimonio edilizio e paesaggistico. Ma vorrei soffermarmi su un aspetto che considero strategico nell'applicazione di questa norma e che si lega intimamente alle finalità di questo testo, in particolare alla tutela e alla valorizzazione di quelle botteghe artigiane e di quel saper fare tradizionale che garantiscono la riconoscibilità e la vivibilità dei nostri territori. Quando parliamo di salvaguardare il patrimonio storico e culturale dei luoghi, abbiamo davanti agli occhi un modello virtuoso, esperienziale e tipicamente marchigiano, che è l'Artiturismo. Penso a realtà concrete come il borgo di Ripe San Ginesio che abbiamo visto rinascere e qualificarsi proprio come primo borgo dell'Artiturismo d'Italia. Lì abbiamo la dimostrazione lampante di come il lavoro manuale e le botteghe del territorio non siano solo spazi produttivi, ma veri e propri motori di accoglienza diffusa, di attrazione turistica e di rilancio economico. Per questo ho presentato anche un emendamento condiviso con tutta la maggioranza. Aprire i laboratori ai visitatori, permettendo loro di partecipare attivamente e di imparare direttamente dagli artigiani, significa trasformare un'attività commerciale in un presidio identitario. Investire sulla riqualificazione di questi spazi, semplificare i percorsi amministrativi e incentivare chi resiste e fa impresa nel nostro entroterra, esattamente come prevede l'articolo 5 di questa legge, permette alle nostre piccole imprese di valorizzarsi, diversificare la propria offerta ed entrare in reti virtuose come l'elenco regionale ufficiale. Approvare questo testo significa offrire alle nostre comunità e ai nostri amministratori locali gli strumenti giusti per continuare a crescere unendo innovazione, turismo e tradizione. Significa tutelare quella regione Marche profonda, diffusa e policentrica che siamo orgogliosi di rappresentare. Per tutte queste ragioni, a nome del Gruppo I marchigiani esprimo un convinto voto favorevole. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Battistoni.
Mirella BATTISTONI. Grazie, Presidente. Intervengo, sì, anch'io per esprimere il mio convinto sostegno alla proposta di legge n. 64, volta alla valorizzazione, alla riqualificazione dei centri storici, alle attività economiche che custodiscono l'identità storica e culturale delle Marche. Credo che tutti possiamo concordare sul fatto che la desertificazione commerciale rappresenta oggi una delle principali criticità dei nostri centri storici. Negli ultimi anni abbiamo assistito, infatti, in molti centri storici marchigiani alla chiusura di negozi storici, botteghe artigiane, attività di vicinato, che, per decenni, invece, avevano rappresentato il cuore pulsante delle nostre comunità. Al loro posto, troppo spesso, si è verificata un'omologazione dell'offerta commerciale, una diffusione di esercizi di bassa qualità che rischia di far perdere ai nostri centri storici quella specificità che li rende riconoscibili e attrattivi. Non è, quindi, soltanto una questione economica, perché il commercio di prossimità garantisce servizi indispensabili ai cittadini, sostiene la vitalità dei centri urbani, contribuisce a mantenere il patrimonio immobiliare e rappresenta un fondamentale presidio anche di sicurezza e di coesione sociale. Le Marche per molti decenni, nonostante le leggi che sono state richiamate, che hanno favorito lo sviluppo del commercio, in realtà, hanno costruito il proprio sviluppo soprattutto sulla manifattura, valorizzando meno lo straordinario patrimonio storico, culturale, artigianale e enogastronomico che possiedono. Ma oggi questo limite può rappresentare, invece, una grande opportunità. Il mancato sfruttamento turistico e commerciale di eccellenze artigianali o gastronomiche ha consentito di conservare autenticità e originalità che oggi, invece, possono essere valorizzate secondo moderni modelli di sviluppo basati sulla sostenibilità, su nuovi sistemi di comunicazione, di marketing territoriale e sullo sviluppo del turismo lento, esperienziale, rigenerativo. Valori che oggi assumono anche più rilievo, ad esempio, alla luce del recente riconoscimento della cucina italiana quale patrimonio culturale immateriale UNESCO o anche a seguito dell'introduzione del nuovo sistema di protezione delle indicazioni geografiche protette IGP esteso anche ai prodotti artigianali, oltre che a quelli agroalimentari o anche a seguito della valorizzazione dei prodotti a denominazione comunale, cosiddetti DECO. Quindi, la proposta di legge affronta una sfida strategica: contrastare la desertificazione commerciale, rafforzare il commercio di vicinato attuando nuove politiche che lo rendano identitario, economicamente soddisfacente anche nei borghi e nelle aree interne e attuare una rigenerazione urbana che renda attrattivi i nostri territori anche per i giovani. Questa legge non nasce, quindi, contro qualcuno, non è una legge contro specifiche categorie commerciali, né introduce discriminazioni fondate sulla nazionalità degli imprenditori. Al contrario, mette a disposizione dei Comuni uno strumento di programmazione attraverso il quale, nel rispetto dei principi di proporzionalità, tutela della concorrenza e non discriminazione, potranno definire programmi di qualificazione condivisi anche con le Associazioni di categoria e con gli operatori economici. Limitare l'insediamento di determinate attività commerciali, come recita l'articolo 5 della proposta di legge, costituisce un principio di buon governo. La tutela dell'identità urbana e commerciale, del resto, non rappresenta una novità né un'eccezione. Ma la desertificazione commerciale avanza ed è importante spingere su politiche finalizzate a preservare il patrimonio storico e commerciale dall'omologazione, che rischia di rendere le città sempre più simili tra loro impoverendone identità e attrattività, ad esempio, come è stato già fatto nel Comune di Pesaro. Orientare, quindi, il commercio di vicinato verso prodotti e servizi che rappresentano l'identità storica, culturale, artigianale, enogastronomica della nostra regione, significa creare condizioni affinché nuove imprese possano investire in contesti urbani di qualità, capaci di attrarre giovani, nuovi residenti e anche turisti. Per questa ragione esprimo il mio convinto sostegno alla proposta di legge n. 64 e auspico che questo Consiglio possa approvarla nell'interesse delle Marche. Grazie.
Presidenza del Presidente
Gianluca Pasqui
PRESIDENTE Ha la parola il Consigliere Borroni.
Pierpaolo BORRONI. Grazie, Presidente. Saluto tutto l'emiciclo, il Presidente Acquaroli e il Presidente Pasqui. Vorrei iniziare questo intervento dicendo che finalmente oggi andiamo avanti con una idea, una concezione delle Marche che abbiamo avuto fin dalla prima amministrazione Acquaroli. Un percorso che continua dopo cinque anni.
Quella di oggi non è una legge sporadica, come il Consigliere Nobili ha provato a sottolineare. Anzi, siamo di fronte a una riforma della concezione delle Marche, che intendiamo portare avanti senza sosta e senza fretta. Partendo da dei rinnovamenti che sono concreti sul territorio, come quello infrastrutturale che è sotto gli occhi di tutti, ed opere pensate per 30 anni, 40 anni, stanno vedendo la luce.
Mi viene alla mente il nostro Premier, che è venuto all'inaugurazione del cantiere della Pedemontana a Cessapalombo. Un paese che probabilmente non visiterà più, però dà il segno della vicinanza del Governo alla nostra Regione, Una riforma infrastrutturale che è sotto gli occhi di tutti e che cambierà radicalmente la nostra regione.
A fianco a questo, ovviamente, tutto quello che abbiamo sempre detto e che abbiamo scritto nei due programmi elettorali, che sono in continuità tra le due amministrazioni Acquaroli: la valorizzazione dei borghi, che è fondamentale al fine di ridare vita al nostro entroterra, che è stato ferito in maniera grave anche dal terremoto, e un rilancio enogastronomico che deve essere un volano fondamentale a fianco delle infrastrutture, del borgo, di tutta la nostra società, di tutta la nostra popolazione.
Tra l'altro enogastronomia a poco ha avuto il riconoscimento fondamentale UNESCO, cosa di cui dobbiamo essere estremamente orgogliosi.
Delle riforme che sono sotto gli occhi di tutti, che passano attraverso dei fatti concreti, delle leggi che sono state scritte e che sono state votate da quest'Aula. Penso alla legge sui borghi, penso, ancora di più, alla legge fatta su misura per le Pro Loco, che tendono a valorizzare i nostri borghi, le nostre enogastronomie. Ogni Pro Loco con la propria tipicità, una novità che le Marche non hanno mai avuto e che sta dando dei frutti molto importanti.
Penso ai 100 milioni di euro che sono stati indirizzati esclusivamente al rilancio dei nostri borghi e del nostro entroterra, una novità che negli ultimi anni ha fatto scalpore e ha dato anche dei frutti molto importanti.
Oggi, in continuità con questa riforma che abbiamo iniziato, con questa nuova concezione della politica amministrativa che abbiamo iniziato nelle Marche, siamo ad approvare una legge che guarda al commercio, dando ai nostri Sindaci delle possibilità che fino ad oggi non c’erano. Ho fatto l'amministratore per una quindicina d'anni a Civitanova Marche da Assessore ed oggettivamente non le avevo.
Quindi, possibilità ai Sindaci di intervenire, cosa che non è mai successa prima, in maniera diretta. Definire delle aree all'interno del Comune in cui indirizzare le nuove aperture, magari tipicizzando e incentivando economicamente le stesse, non facendo chiudere quelle che ci sono, ci mancherebbe altro. Questo non è un regime, però, tentiamo di caratterizzare le nostre specificità, la nostra cultura, il nostro retaggio storico, di cui dobbiamo essere orgogliosi, tentando di mettere mano al degrado dove lo troviamo.
Anche questo è un passaggio estremamente importante che dobbiamo portare avanti, soprattutto in questo periodo di difficoltà che tutta l'Italia sta avendo sotto il profilo dell'ordine pubblico, incentivando, andando in controtendenza all’omologazione culturale che un po' in tutto l'Occidente sta avendo la meglio.
Noi, con le nostre specificità, le nostre caratteristiche, dobbiamo essere convinti delle ragioni di una legge come questa, che va a salvaguardare la nostra cultura e il nostro essere. Ovviamente questo lo si fa anche con esperienze dirette.
Voglio condividere con voi un'esperienza che ho avuto quando ero Assessore al commercio a Civitanova Marche, per lunghi anni, tra i tanti Assessorati che ho ricoperto. Vedete, a Civitanova… anzi parto da un altro punto.
All'articolo 1, lettera a), si parla di valorizzazione dei mercati di interesse storico e tipicità, anche al fine di migliorare l'offerta turistica e commerciale. Quando ho letto questo articolo, ho pensato immediatamente alla mia Civitanova Marche, dove c'è un mercato, che ormai definisco storico, perché sono più di 100 anni che viene fatto il sabato mattina, il più grande mercato delle Marche, con 330 stalli, molto grande, in cui c'erano la tipicità e la qualità. Si andava al mercato a trovare quell'affare di buona qualità che rendeva quei commercianti tipici e attraeva, e attrae ancora, tantissime persone il sabato mattina. Al contempo, negli ultimi anni si è verificata una situazione per cui - derivata soprattutto dal fenomeno degli sfondisti - sono comparsi all'interno del nostro mercato tanti stalli che fanno la vendita dell'usato e della cianfrusaglia, pochi ancora, grazie a Dio. Però anche questo – ovvio dire che le cianfrusaglie e l’usato non sono venduti da italiani - va a caratterizzare un'attrazione, che prima era un'eccellenza, in maniera negativa.
Quindi, se riusciamo a dare anche a quegli Assessori e a quei Sindaci la possibilità di rivalutare quel tipo di attrazioni commerciali, perché anche il commercio è un'attrazione, sarebbe fondamentale. Tra l'altro, il mercato di Civitanova Marche aveva come tipicità la scarpa e tutta una parte, che forse era la principale, era fatta dai nostri produttori e artigiani, che andrebbero rivalutati.
Nel complesso, avere una legge che tenta di rivalutare la nostra tipicità, il nostro commercio con gli indirizzi che poi… non con parole. Questa è una legge ben chiara, che poi avrà come seguito degli atti, Consigliere Mancinelli. Sono convinto… prima non è stato mai fatto, oggi noi ci proviamo ed è una battaglia che facciamo convintamente e penso che una grandissima parte della nostra popolazione, dei nostri marchigiani, si aspetti.
Do il mio pieno appoggio a questo indirizzo della Giunta regionale, convinto che avrà anche l'appoggio dei marchigiani. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Canafoglia.
Corrado CANAFOGLIA. Grazie, Presidente. Tacito diceva che simulatio e dissimulatio sono pessime artes. Cosa vuol dire? Vuol dire che, praticamente, la simulazione e la dissimulazione sono delle pessime arti, soprattutto laddove si parla di politica, perché la politica gestisce la vita dei cittadini. Allora, più che l'onor potè il digiuno, visto che non vedo in Aula i Consiglieri di opposizione, tranne il Capogruppo, ovviamente, e altri due.
Allora, la montagna… no, qua siamo pieni, siamo tutti qua, abbiamo una Giunta con tanto di Presidente/Governatore.
Allora, mi torna in mente quando in questo consesso, all'unanimità, di fronte ai dipendenti dell'Electrolux, forse perché erano lì davanti, disse e scrisse, tutti quanti insieme, che si doveva proteggere il prodotto italiano. Ricordo molto bene questo fatto. Tutti a correre a fare gli applausi…, lì dovevamo proteggere il prodotto italiano. Me lo ricordo bene, vi ricordo tutti quanti entusiasti, me lo ricordo bene.
Non riesco a capire perché a me, che sono laico, mi tocca ricordare Giovanni Paolo II che ricorda che l'identità del continente europeo non può prescindere dal cristianesimo che ha plasmato i valori di dignità… lei ride, cara Consigliera Mancinelli, ma è di quell'area lì. Non dovrebbe ridere di fronte a Giovanni Paolo II che è stato un gigante, mi perdoni, non l’ho interrotta. Cosa diceva Giovanni Paolo II? Che il continente europeo deve avere alle basi il cristianesimo in versione laica, diceva lui, Papa. Sapete cosa vuol dire? Vuol dire dignità, libertà e solidarietà. Vuol dire democrazia. Questi sono i principi su cui si basa il nostro vivere civile. Allora, faccio due esempi. Ho l'impressione che molti di voi non ricordino o non siano mai andati nei paesi arabi, nei paesi del Maghreb, non ci sono mai andati oppure non se li ricordano. Avete visto all'interno di una medina un negozio in cui si vendono crocifissi o il maiale? Perché ci sono italiani che vanno là e vogliono mangiare il maiale. Io non li ho mai visti. Sapete qual è la differenza tra loro e noi? Noi siamo figli del Nuovo Testamento: porgi l'altra guancia, ama il prossimo tuo come te stesso; loro sono figli del Vecchio Testamento: dente per dente, occhio per occhio. Questa è la grande differenza.
Noi non capiremo le guerre che stanno laggiù in quella zona, nel Medio Oriente, se non capiamo questa differenza. Guardate, noi siamo in questo momento nell'ambito di una svolta epocale e non ce ne rendiamo conto. Perché se voi siete quelli che nella nostra società civile, voi del centrosinistra, avete la massima supremazia della cultura, perché avete studiato, siete voi quelli che sono andati nei licei, siete voi quelli che sono andati in università e noi siamo delle pecore, noi del centro-destra, non vi ricordate una cosa, che adesso vi leggo.
Perché è una cosa che veramente dico: ma porca miseria, ho sempre copiato a scuola e allora copio da un signore che scrisse queste cose qua. Non è un illuminato, attenzione. “Da adesso in poi non potranno aprire attività merceologiche con una gamma indistinta generalizzata di prodotti bazar, apparecchi e distributori automatici, nonché cibi da asporto, se non tipici del nostro territorio”. Bene, questo signore l'ho combattuto al tempo di Banca Marche, mentre voi vi nascondevate. L'ho combattuto e mi sono candidato per questo alle ultime elezioni. Questo signore sapete come si chiama? Era il Sindaco al tempo del Comune di Pesaro, che diceva: “Diamo un'identità ai nostri territori, ai nostri centri storici”. Ma era la vostra guida, l'avete già pugnalato? “Tu quoque, , fili mi”, dovreste direi voi L'avete pugnalato, ve lo siete dimenticati. Via Carducci, ricordo la riqualificazione di Via Carducci, non aveva i germi di allontanare… perché quella via era piena di poveri ragazzi extracomunitari che vendevano le loro mercanzie, me la ricordo. Fu fatta una riqualificazione, non puntando a quello che c'è oggi, ma ad una riqualificazione immobiliare. Tant’è vero che alla fine di Via Carducci qualcuno, parente di qualcuno che comandava, ci fece una bella speculazione edilizia legittima. Poi si è dimenticato… sono arrivati, chiaramente, i vari ristoratori e Via Carducci diventa una sorta di salotto. Venite, è bellissima. Ha ragione il nostro Consigliere Mangialardi, al tempo Assessore, poi, anche Sindaco.
Poi, per carità, li abbiamo fatti venire e, come Mosè ha aperto il fiume, sono passati gli ebrei, poi, quando sono arrivati gli egiziani sono ritornate le acque e tutta quella gente che è arrivata l'abbiamo affogata, con una bella barriera, un ponte che è stato piazzato.
Scusate la mia demenza, perché in alcuni casi mi dicono che sono intimidatorio o che non devo fare… al tribunale, ma sono questioni che toccano, parlo di Via Carducci. Allora mi chiedo questo: “Ma cos'è un centro storico se non il punto più antico dove c'è l'identità della nostra comunità? Questo è un centro storico.
Questa legge, guardate, è l’inizio di un percorso che deve incominciare a dire che non ci dobbiamo vergognare di essere italiani, che non ci dobbiamo vergognare di avere le nostre tradizioni, che non ci dobbiamo vergognare di avere avuto tra i nostri avi Michelangelo, Giotto, Raffello, di aver quelle piccole e grandi opere che abbiamo nei nostri centri storici. Non ci dobbiamo vergognare che ci piace la pizza margherita, che ci piace la pasta, che ci piace il maiale, che ci piace il ciauscolo. Non ci dobbiamo vergognare. Sapete perché? Sapete perché voi ve ne vergognate? Sapete? Perché non avete il coraggio di dire questo. Lo fate, ma, poi pubblicamente vi vergognate. Questa è la realtà.
Vi racconto un altro di particolare che, forse, vi sfugge in tutto questo. Un centro storico… guardate, faccio un discorso strettamente economico. Vorrei vedere quanti di voi sono andati ai mercatini di Merano. Perché andate ai mercatini di Merano? Perché? Perché c'è un'identità. Ma se ai mercatini di Merano ci trovaste, che ne so, il kebab, che ne so, i prodotti dell'artigianato senegalese, voi andreste a Merano? Ci andreste? No, non ci andreste. Vedete Tacito quanto era grande? Era il re dell'ellissi. Consigliere Piergallini, mi aiuti, è vero? Era il re dell'ellissi perché dava dei concetti talmente chiari con poche parole.
Ragazzi, non so se questo centro-sinistra realmente è andato al liceo. Ho l'impressione che abbia fatto finta di andare al liceo, quantomeno quando i professori spiegavano non memorizzava.
Guardate, se non abbiamo il coraggio di dire che dobbiamo rinforzare la nostra cultura - dobbiamo dar forza ai nostri commercianti - noi siamo perdenti. E tra qualche mese, tra qualche anno noi lì avremo dei ghetti. Vi invito, non so se ci siete stati… siete stati a Molenbeeck? Andate a Molenbeeck, perché, con questa cultura…, Molenbeeck è una città araba vicino a Bruxelles, dove non si entra. Non si entra. Ma noi possiamo permettere questo? La nostra democrazia significa che tu hai il kebab, puoi aprire, ma io che ho la pizza margherita devo stare in piedi. E allora la domanda che pongo a questo… perché qui dentro non ho sentito fare questo discorso, l'invarianza finanziaria.
Ho visto in Commissione, e mi auguro che vengano qui per poterglielo ripetere, delle proposte di legge che non gridano vendetta, fanno ridere, le vedremo successivamente, presentate da alcuni del centro-sinistra, in Commissione l'abbiamo già detto. Ma mi chiedo una cosa: vogliamo tutti insieme provare a rinforzare la nostra economia? Nostra. E, soprattutto, ci vogliamo chiedere per quale motivo i nostri commercianti fanno fatica e certe figure di commercianti, che non sono italiani, aprono e stanno aperti fino alle quattro di notte. Vi invito a guardare, a leggere… andate sui social subito, “Cash Back”, un'operazione della Guardia di Finanza dove sono stati messi all'attenzione oltre 5 miliardi di evasione del mondo cinese imprenditoriale. Guardate che è un danno allo Stato, 5 miliardi. Vi rendete conto cosa sono 5 miliardi rispetto a una finanziaria nazionale? È tanto. E allora quello che vi dico è che questo provvedimento non è altro che l'inizio e mi auguro… Sollecito il Governatore e la Giunta ad andare avanti su tanti altri provvedimenti che vanno verso la sicurezza, vanno verso il potenziamento del nostro Made in Italy, perché non possiamo abdicare a qualche cosa della nostra cultura, sempre nello spirito della democrazia. A differenza di altre culture, noi accettiamo chi pensa diversamente da noi. Però questi signori devono capire che queste sono le regole.
Questo concetto è riportato nell'articolo 5, colto magistralmente da un Consigliere di minoranza, dove, appunto, il comma 1, lettera a) dice: “concorre alla conservazione dell'identità dei luoghi”. E volete sapere qual è l'identità che voglio? È l'identità della libertà. È l'identità che le donne possono andare in giro tranquillamente senza avere l'imposizione dei veli. È l'identità della libertà, della dignità, dove un omosessuale può andare in giro tranquillamente e non rischiare di essere impiccato, come in altri Paesi. E allora come si fa? Si fa anche con la cultura, si fa anche rispettando un quadro di Giotto che, magari, ha una raffigurazione chiaramente sacra. Ma si fa anche rispettando il fatto che a me piace mangiare il maiale e lo pretendo, perché, purtroppo, quando vado in questi Paesi non lo posso fare e lì mi adeguo. Quindi Governatore le chiedo dopo…
PRESIDETNE. Ha la parola il Consigliere Pierini.
Nicolò PIERINI. Grazie, Presidente. Buon pomeriggio a tutti. Ottimo intervento, Consigliere Canafoglia, intervento veramente efficace. Perché ancora, al nostro fianco, il cosiddetto “campo largo” o non ha letto questa nostra proposta o, veramente, non abbiamo ancora capito da che parte sta il cosiddetto “campo largo”. Anche perché prima… non vedo il Consigliere Nobili che ha citato la frase: “tutte chiacchiere e distintivo”. Ma vorrei dire al Consigliere Nobili che, mentre noi pensiamo all'identità, ai valori, all'italiano, ai valori dell'Italia, del nostro territorio, il Consigliere Nobili pensa più alla bollitura delle aragoste.
Queste sono le proposte che fa il “campo largo”. Noi, invece, pensiamo ai piccoli borghi, all'entroterra. Questo è quello che ha iniziato il Governo Acquaroli uno, con l'integrazione del “Bando Borghi” nel dare vita realmente all’entroterra, ai piccoli borghi. E la proposta che oggi noi valutiamo, di cui stiamo discutendo, è un'integrazione proprio a quei bandi e a quei progetti che cercano di valorizzare realmente questi territori.
Vengo da un piccolo Comune, ho fatto il Sindaco. Basterebbe capire e leggere la proposta. Nel nostro piccolo Comune abbiamo un castello, che, proprio grazie al “Bando Borghi”, è stato valorizzato, rivitalizzato con turisti che vengono dall'estero e da tutta Italia. Non vorrei mai vedere davanti al castello dei Conti Oliva di Piandimeleto un kebabbaro. Ma non perché non voglio il kebab, anche perché mi piace il kebab, ci vado, ogni tanto, a mangiare il kebab. Ma lì, davanti al castello, vorrei che ci fosse una bottega, un negozio che vende i prodotti tipici del territorio. Ed è questo che fa la proposta di legge. Ed è questo che fa: incentiva i nostri Sindaci, i nostri amministratori, dando degli strumenti per integrare e valorizzare il nostro territorio.
Credo che sia una proposta di buon senso, una proposta che vuole sostenere e valorizzare ancora di più tutti i nostri prodotti. Poi - lo ha anticipato prima il collega Consigliere Canafoglia - state parlando di una cosa che ha già fatto il vostro comandante, l’ex Sindaco di Pesaro, che oggi siede nel Consiglio europeo. Quando lui la faceva, appunto, nella propria città, a Pesaro, andava bene e oggi che la facciamo noi, come Consiglio regionale, non va bene? Perché è di questo che stiamo parlando.
Ancora una volta, il “campo largo” manifesta tutta la propria ipocrisia in Consiglio regionale, portando avanti una politica che va contro l'Italia e va contro gli italiani. Anche perché tanto “campo largo” non è, considerate tutte le batoste che prendono ogni volta a tutte le elezioni, ultime su tutte le elezioni nella provincia di Pesaro e Urbino. Grazie.
PRESIDETNE. Ha la parola il Consigliere Cardilli.
Andrea CARDILLI. Grazie, Presidente. Rimango un po' sbalordito, non voglio essere ripetitivo, ma la cosa che mi fa ridere è che quando ho parlato di questa cosa col Capogruppo, ho detto: "Stavolta voteranno con noi, visto che a Pesaro i nostri hanno votato con loro, ritenendo giusta nel merito una legge che dà delle direttive per portare un centro storico, un centro abitato su un'identità italiana, sull'identità nostra, l’identità dei borghi”. Il capogruppo mi ha risposto, lo posso dire: “Questi sono in grado di votare anche contro sé stessi”. Non ci credevo, sinceramente, e sentir dire certe cose oggi…, la prima: “strumentale”. Come fa a essere strumentale? Appunto, per quello che abbiamo detto poco fa, per tutto quello che hanno discusso gli altri, basterebbe guardare tante città italiane. Visto che ho radici romane, mi viene in mente Piazza Vittorio, in cui ormai non c'è più un negozio italiano, non c'è più nulla, c'è il degrado totale. Hanno iniziato con questo sistema di immettere all'interno degli esercizi commerciali, che nulla hanno a che fare con le nostre radici…
Credo che sia stato detto anche dell'urgenza di portare questo provvedimento. Invece, per noi c'è proprio l'urgenza di portarlo, proprio perché, come abbiamo detto, negli ultimi anni stiamo assistendo, appunto, ad un fenomeno che è sempre più diffuso nelle città, che è quello che abbiamo detto prima. Mi vengono in mente anche molti centri abitati, che oggi soffrono, appunto, proprio di identità. La stessa cosa, si diceva anche prima, vale per i negozi identitari. Con la perdita dei negozi identitari viene meno l’identità culturale delle vie storiche e quel sapore unico fatto di insegne tradizionali, mestieri antichi e prodotti locali. È un impatto economico importante questo nei confronti proprio delle nostre tradizioni. Ma una legge che tuteli con determinazione il commercio locale, storico e caratteristico è un'opportunità urgente. Oggi, leggendo gli articoli, ci sono queste misure che danno una salvaguardia importante, non danneggiano, appunto, le realtà locali. Sicuramente potremmo dire che questa azione è arrivata, come è stato detto, con urgenza, ma è arrivata con urgenza perché sentiamo il bisogno di approvarla e dare un indirizzo importante ai Comuni. Perché qui non viene obbligato nessuno a prendere dei provvedimenti, ma viene dato un indirizzo politico che è quello che abbiamo detto finora. Infine, dico che bisogna sostenere con convinzione questo provvedimento perché è tempo di agire. È tempo di agire e dare un segnale importante. Ho presentato insieme al Gruppo consiliare anche un emendamento, di cui discuteremo dopo, che va, appunto, nella direzione di contrastare il degrado e favorire la sicurezza e la tranquillità dei cittadini che vi abitano. Pertanto convintamente sosterrò questo provvedimento. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Piergallini.
Enrico PIERGALLINI. Grazie, Presidente. Cercherò di essere breve il più possibile e di non ripetere quello che è stato detto. Vorrei riflettere a partire proprio dall'articolo 1, comma 1, della proposta di legge, perché l'articolo 1, comma 1, cita chiaramente che l'obiettivo è la conservazione delle caratteristiche identitarie dei luoghi. È per questo che in tutti gli interventi è tornato, in maniera inevitabile, il concetto di identità. Quindi la prima cosa che, insieme a voi, vorrei condividere è una breve riflessione su quanto sia pericoloso maneggiare il concetto di identità. Molto pericoloso. Il Consigliere Canafoglia ha ricordato Tacito. Facciamo una piccolissima e brevissima parentesi. È riportato in tutti i libri un celebre discorso di Tacito al Senato, allorquando era proposto l'allargamento della cittadinanza ai Galli in Senato. E una parte del Senato, molto ampia, si opponeva all'allargamento della cittadinanza perché era contraria all'inserimento degli stranieri nel Senato. Lo stesso Claudio disse: “Ma io non sono un romano di Roma”. Disse: “La mia famiglia è di origine sabina”. Sparta e Atene caddero proprio perché si chiusero agli stranieri e divennero autoreferenziali. Tant'è che alla fine del discorso Tacito - vado a memoria, non sarà preciso - dice: “Quello che noi oggi riteniamo antico e dunque identitario, un tempo fu la novità”. Come Romolo accolse stranieri a Roma, così sollecitava Claudio il Senato ad accogliere i Galli, perché nel tempo sarebbero diventati anche loro identità romana. D'altra parte, guardate: che cos'è l'identità italiana? Noi contiamo con lo zero, che è arabo. La pasta è di tradizione cinese. La pizza con il pomodoro e anche la pasta con il pomodoro che proviene dalle Americhe. Indossiamo i pantaloni, i Romani indossavano le tuniche, i pantaloni sono germanici. Parliamo una lingua che è frutto di mescolanza. Mica utilizziamo il termine bellum, per riferirci alla guerra; diciamo “guerra”, che è di origine germanica, gotica, da “werra”. Quindi, se andiamo a scavare nelle identità, non troveremo mai il fondo. È un po' come togliere le bucce alla cipolla. Il centro non c'è, perché la nostra identità è la stratificazione continua, nei secoli e nei millenni, delle culture che ci formano. E, attenzione, l'identità diventa pericolosa, come hanno detto la Arendt, per esempio, Henry Care e Zygmunt Bauman. Diventa pericoloso quando il concetto di identità è inteso come essenza, qualcosa di soprannaturale che appartiene inevitabilmente ad una popolazione. Oppure quando si riferisce un individuo ad una sola appartenenza. Io non posso essere ridotto ad una sola appartenenza. Oppure quando l'identità si presume sia eterna, assoluta. Quando, diceva Hannah Arendt, si sostituisce una persona con una categoria. Lo diceva nel celebre libro sul totalitarismo. Per cui un errore terribile, demoniaco, dei totalitarismi è creare la categoria degli zingari, degli omosessuali. Ecco, un frainteso concetto di identità porta a questo orrore e, attenzione, dice Zygmunt Bauman: “Ogni comunità definisce sé stessa anche attraverso chi rimane fuori”. Ogni comunità definisce sé stessa anche attraverso chi rimane fuori. Quindi, se noi creiamo un perimetro di identità, noi dobbiamo per forza tenere fuori qualcuno, segnalare chi non appartiene alla nostra identità. Ora, detto questo, c'è un uso corretto del concetto di identità, che è un uso di promozione di ciò che noi produciamo, che riteniamo più tipico del nostro territorio, senza che sia creato un noi e un loro, che è un discorso estremamente pericoloso, le cui conseguenze sono, diciamo così, imprevedibili. Permettetemi, parlo ad una parte del centro-destra liberale, liberale, che nel DNA non ha questo elemento radicale, massimalista. Vi prego, sganciatevi da percorsi pericolosi, da una destra che, con l'intelligenza artificiale, si veste con abiti romani, con colonne romane e di Roma realmente sa pochissimo, perché vi ho ricordato il discorso di Claudio, che dava proprio nell'inclusione, nel sincretismo la forza di Roma. Siamo andati fuori tema, voi direte. Allora ritorno all'elemento centrale. Nell'articolo 1, comma 2, lettera b), la legge dice chiaramente, come voi avete anche detto, che è stata creata per affrontare il gravissimo problema della desertificazione commerciale. Allora, su questo noi possiamo dire subito questo: i negozi nei centri non è che chiudono perché ci sono attività che vendono altri prodotti non tipici. I negozi nei centri chiudono per altri problemi. Quindi non è il kebab che fa chiudere i locali nei centri. I problemi sono completamente diversi. Quindi possiamo dire, io sostengo, che questa legge dà una risposta insufficiente e laterale rispetto al problema. Cioè, se il problema è arginare la desertificazione commerciale, questa legge è sbagliata, laterale, totalmente sbagliata. Andiamo su qualche numero. A marzo è uscito il rapporto, che avrete letto, “Città e demografia d'impresa” di Confcommercio, che dice che negli ultimi anni sono stati chiusi 118.000 negozi al dettaglio, meno 21,4% in Italia, e meno 23.000 attività ambulanti, quindi meno il 24,4%. Nelle Marche, nello specifico, i negozi sfitti calcolati dal rapporto rappresentano il 21,9% dei locali totali. Sfitti significa che non c'è né il kebab, né la pizzeria, né il negozio di scarpe, cioè, sfitti. Sfitti, vuoti. Non c'è una competizione tra il kebab, il sushi, il McDonald's e la pizza, perché i locali rimangono sfitti. Bisogna riempirli. Bisogna riempirli. E, ascoltate, nel 2012-2025, negli ultimi tredici anni, le maggiori città marchigiane, Ascoli Piceno, Ancona, Pesaro, Fermo e, un po' meno, Macerata, hanno registrato una chiusura del 30% delle attività. Questo rapporto di Confcommercio, non il Consigliere Piergallini che non fa questo di mestiere, cita come causa della desertificazione l'espansione dell'e-commerce, la pervasività della grande distribuzione, i costi astronomici degli affitti, il calo demografico, l'invecchiamento della popolazione e la riduzione dei servizi nei centri. Nelle Marche, lo sapete benissimo perché siete Consiglieri regionali, molti centri non hanno più il bancomat. Non è che bisogna togliere il kebab, non c'è il bancomat per pagare. E, allora, quali sono gli interventi che questo rapporto – ripeto - segnala e di cui noi dovremmo fare tesoro? Interventi che dovevano stare all'interno di questa legge. È stato detto: se non mettiamo soldi è molto difficile che le cose cambino. Io dico impossibile. Dati e analisi certificabili, oggettivi. Non dobbiamo fare le analisi del sangue per vedere a chi appartiene l'identità. Ci vogliono dati economici, micro e macroeconomici, per fare politiche significative. La valutazione dei provvedimenti precedenti. Per esempio, la Regione Marche ha dei bandi sui centri commerciali naturali da anni. Come sono andati? Queste risorse come sono state spese? Gli incentivi per le nuove aperture…, questo 21,9% di locali sfitti lo vogliamo riempire? Il riuso dei locali sfitti e il sostegno alla digitalizzazione. Perché potremmo fare una legge in cui diamo ai negozi di piccolo commercio la possibilità di andare online per allargare il loro mercato. Quindi, per concludere - l'ho fatta troppo lunga, volevo essere più sintetico - è una legge che non coglie il punto. Non coglie il punto. Perché il punto è questo: se parliamo di desertificazione commerciale, i dati sono questi. Ed è una legge anche difficilmente applicabile. Allora, al Consigliere Pierini che ha fatto il Sindaco come me - non è un attacco, giusto per fare un esempio -, c'è il Castello, di fronte al Castello apre una pizzeria da asporto, codice ATECO 56.10.20. Se la pizzeria da asporto comincia a fare il kebab, che facciamo? All'interno dello stesso codice ATECO. Capite che parlare di identità del prodotto è sbagliato, perché le attività commerciali, per giunta, sono classificate in maniera diversa. Direi: preoccupiamoci di promuovere le nostre tipicità. È stato fatto, lo stiamo facendo, lo state facendo, in alcuni casi, ma non facciamo discorsi di identità, di contenuto antropologici, quando la questione è economica. Riempiamo quel 21,9% di locali sfitti nelle Marche con una legge che promuova azioni concrete, altrimenti vedremo fra qualche anno che l'esito di questa legge sarà ben poco. Grazie.
PRESIDETNE. Ha la parola l’Assessore Bugaro.
Giacomo BUGARO. Grazie, Presidente. Solo poche considerazioni, Presidente. Ricordo che nei primi anni Novanta c'era ad Ancona un fenomeno che è esattamente il contrario di quello che poi è accaduto negli ultimi anni, ovvero c'era la corsa da parte degli Istituti bancari a colonizzare il centro storico con l'acquisizione delle migliori posizioni in cui collocare le proprie filiali, i propri sportelli. Tant'è che era diventata una speculazione. E, ad un certo punto, l'Amministrazione, che, chiaramente, all'epoca era di centro-sinistra, intervenne bloccando l'apertura di nuove sedi bancarie nei tre corsi principali della nostra città, quindi, Corso Garibaldi, Corso Stamira e Corso Mazzini, e nelle cosiddette spine dei corsi. Questo, appunto, per arginare e per fermare quel fenomeno. Ora vengo alla legge di oggi. Chi è un legislatore, se non un pianificatore? Chi è un amministratore, se non un pianificatore? Allora, se noi oggi votiamo questa legge… Non comprendo per nulla perché siete intervenuti tutti quanti a chiedere i soldi. Ma soldi per cosa? Per fare una pianificazione, per fare in modo che un Sindaco decida che nella propria città vanno introdotte delle quote rispetto all'apertura di alcune attività rispetto ad altre? E vuole i soldi? Ci vogliono le risorse? Ma per far cosa? È vero che la sinistra è abituata ai sussidi e noi non lo siamo, ma, in questo caso, è una pianificazione urbanistica che si fa di una determinata città. In una Regione che vede anche situazioni estremamente diverse, perché Ancona non è Senigallia, Senigallia non è Arcevia o non è Piandimeleto. Sono situazioni completamente diverse. Ad Ancona abbiamo il 16%, mal contati, di stranieri residenti nella nostra città, che prima hanno occupato una zona della città; oggi, con artifici - vi prego di credermi - stanno iniziando a colonizzare, perché la parola giusta è questa, il centro della città. E qual è l'artificio? Si va dal proprietario, lo si lusinga con il prezzo ed invece di entrare in quattro in un appartamento da 80 metri quadrati, si va in quindici. E, poi, succede quello che succede, perché questo è quello che sta accadendo. Allora, se un Comune interviene e mette dei paletti per il futuro facendo una pianificazione, quella che non è stata fatta nella nostra città… perché? Perché ad Ancona - e vi prego di andare a vedere quello che è successo alla Baraccola - avete voi ucciso il centro storico con un ricorso smodato a centinaia di migliaia di metri quadrati di centri commerciali alla Baraccola. Chi ha fatto la pianificazione nella nostra città? Chi l'ha fatta negli ultimi trent’anni? Avete governato dal 1993 al 2023 e venite a insegnarci come va gestita una città che è stata completamente sbilanciata? Ma io dico: non vi vergognate? E chiedete soldi per cosa? Per una pianificazione chiedete soldi? L'unica cosa che siete stati sempre capaci di fare: chiedere soldi. Penso che, se noi non torniamo un attimo con i piedi per terra e non capiamo che, come diceva - visto che oggi siamo in tema di citazioni - Tito Livio, “Mentre Roma discute, Sagunto viene espugnata”, questo è quello che sta succedendo… questo è quello che sta succedendo e, se noi non mettiamo un freno, saremo travolti. Saremo travolti. Perché, poi, c'è un altro aspetto che voglio sottolineare, che mi ha fatto venire in mente ieri l'amico Marinelli. Noi non siamo contro l'immigrazione quando l'immigrazione è corretta, rispetta le nostre regole, anche perché noi dipendiamo dall'immigrazione. Noi dipendiamo in Italia dall'immigrazione. Vi invito ad andare alle 6:30 fuori dai cancelli del cantiere navale Fincantieri di Ancona. Senza un'immigrazione corretta non ci sarebbe quella produzione, ma deve essere tenuta in equilibrio. Non ci può essere un ribaltamento delle posizioni. Mi dispiace che questo non lo capiate e che siate ancorati a dei vincoli ideologici che vi portano a posizioni che sono contro la nostra storia, la nostra cultura, la nostra civiltà, le nostre radici, che avete voluto affossare con i risultati che vediamo adesso. Sin dal 2021…, quanto è stata la Commissione Giscard, che ha bocciato l’introduzione nella Costituzione delle radici giudaico-cristiane? Che non significa andare in chiesa la domenica, ma significa riconoscere i valori di una cultura, di una storia millenaria. Questo è quello che voi non avete capito. E tutto questo si ritrova nei rivoli di questa legge, perché vuole pianificare un corretto rapporto che ci deve essere all'interno delle nostre città. Questa è la filosofia di fondo. Poi, volete parlare dei kebab? Fate parlare dei kebab a al precedente Sindaco di Pesaro. Guardate la delibera che ha fatto nel 2022. Guardate il video che ha fatto, che trovate su YouTube, “Ricci 2022”. Lui parla di kebab, lui parla di McDonald's, è lui che ha introdotto quel tipo di concetto. Noi vogliamo pianificare il nostro territorio in maniera corretta, in maniera corretta ed equilibrata, nel rispetto di quelle che sono le esigenze e le storie della nostra Italia. Grazie.
Presidenza del Vicepresidente
Giacomo Rossi
PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Vitri.
Micaela VITRI. Grazie, Presidente. Vorrei ricordare al Presidente Acquaroli e a tutta la Giunta che oggi nelle Marche il prezzo del gasolio è di euro 2,86, il prezzo della benzina è di euro 1,924. Mi hanno telefonato questa mattina cinque persone che non riescono a trovare… sì, fa male sentirlo dire, ma lo ricordo. Mi hanno chiamato questa mattina cinque persone che non riescono a trovare posto per una visita medica urgente. Una, che conosco molto bene, che si deve operare di cataratta all'occhio, ha avuto tre anni di attesa, ma, pagando tremila euro, ha avuto l'appuntamento per due settimane dopo e ha accettato di pagare tremila euro perché, fortunatamente, può permetterselo. Abbiamo centinaia, anzi direi quasi migliaia, di famiglie che attendono l'assegno di cura perché hanno anziani non autosufficienti in casa e quei duecento euro per loro sono indispensabili per pagare le bollette. Ma la Giunta Acquaroli è in tremendo ritardo e non ha ancora dato i soldi agli Ambiti, quindi questo ricade a cascata sulle famiglie. Così come siete tremendamente in ritardo su qualunque cosa. Tanto che oggi, in Commissione Cultura, un vostro collega della maggioranza si è lamentato, non io, ma il Consigliere che è qui presente, del ritardo del primo stralcio del Piano Cultura, dicendo che è imbarazzante - l'avete sentito tutti, l'abbiamo fatto mettere a verbale - ricevere il primo stralcio del Piano Cultura a luglio. Ma voi considerate urgente parlare di una ordinanza che un mio collega ha definito “chiacchiere e distintivo”, io definisco “fuffa e aria fritta”. “Fuffa e aria fritta” perché l'ordinanza che aveva fatto il precedente Sindaco di Pesaro dava indicazioni precise, concrete, valorizzava tre vie del centro storico. Punto. E su questo siamo tutti d'accordo. Non cercate di travisare i concetti riempendovi la bocca di identità, valori, Italia, patria, madre, cristiana e poi, in concreto, fate il contrario. E vi porto subito l'esempio di come facciate il contrario, perché siamo tutti favorevoli a lavorare per valorizzare i nostri valori e la nostra identità. Ci mancherebbe altro. Ve lo ripeto: avete copiato ciò che ha fatto il precedente Sindaco di Pesaro nel 2022, ma lo avete copiato male. Lo avete copiato pure male perché lui tutelava…
PRESIDENTE. Silenzio in Aula. Grazie. Prego, Consigliera Vitri.
Micaela VITRI. Grazie, Presidente. Sì, infatti, capisco che possa creare clamore, perché sto dicendo la verità. Lui aveva fatto un'ordinanza per valorizzare tre vie del centro storico ed era condivisibile, tanto che era stata approvata all'unanimità da destra e sinistra. Qui state facendo un'altra cosa, state dando linee guida generiche senza un euro. Non state facendo nulla per valorizzare i nostri prodotti tipici. E voglio farvi l'esempio di un centro storico che è in grande difficoltà, che è quello della città co-capoluogo di Urbino. Lì c'è, veramente, una desertificazione in questo periodo, con negozi che chiudono. Andate un attimo a Urbino e andate a vedere perché. Chiedetevi perché. Pensate che grazie a questa nuova legge venga salvato il centro storico di Urbino? Chiunque sia andato almeno una volta capirà qual è il problema. Nell'ultimo anno Urbino ha perso 3.000 studenti. Tra l'altro, questa perdita è stata leggermente attutita perché - non si sa come e perché, chiedetelo al Sindaco - sono arrivati l'anno scorso in massa 500 studenti dalla Tunisia. Quindi 500 studenti in massa dalla Tunisia, probabilmente poveri, cercheranno anche un kebab da qualche parte. Hanno attutito la perdita di studenti a Urbino. Per cui fatevi due domande sul perché oggi a Urbino non ci sia un negozio, non ci sia nemmeno il kebab, che riesca ad andare avanti, nuovo. E voi, invece che dare incentivi per rimanere lì, creare una proposta di legge per favorire la fiscalità nelle aree interne, un regime fiscale agevolato nei centri storici, vi limitate a dire: “Noi non vogliamo negozi etnici e kebab, ma non facciamo niente per incentivare i nostri”. Cosa fate per incentivare i negozi tipici locali? Cosa fate? Rispondeteci, perché io ancora non ho visto né un regime fiscale agevolato, né una proposta, né dei fondi specifici del Governo Meloni, né della Giunta Acquaroli. Anzi, sto protestando già da mesi chiedendo degli incentivi sul rincaro delle bollette dell'energia. Ho proposto più volte di rimettere in campo la stessa misura che avevo già suggerito qualche anno fa e che l'ex Assessore Antonini aveva approvato con, mi pare, cinque milioni circa di fondi per voucher energia. Erano dei voucher che le attività economiche, piccole, medie, grandi, potevano usare per compensare il rincaro dell'energia. Ancora di questo non c'è traccia da parte di questa Giunta. Però, al di là di tutti i problemi che stanno affrontando i marchigiani, a voi interessa semplicemente mandare un messaggio agli elettori, alle elettrici e dire: "Guardate, scusateci se è arrivato il Presidente di Futuro Nazionale, ma ci siamo anche noi che stiamo ancora più a destra”. Perché l'unica cosa che volete fare oggi è questa: “Siamo più a destra di tutti, ma, al di là della “fuffa” e della “aria fritta”, dei commercianti e dei centri storici come Urbino ce ne freghiamo". Ce ne freghiamo perché ci sono 29 Comuni delle aree interne fuori dai Comuni montani. Quindi, tutto quello che avete fatto va contro lo sviluppo economico e la tutela delle nostre attività economiche. Dateci un segnale concreto, invece di continuare a fare proposte di legge non urgenti che oggi ci avete obbligato a trattare con urgenza e, soprattutto, inutili. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Marconi.
Luca MARCONI. Grazie, Presidente. Mi sono sempre considerato un ragazzo semplice, oggi, invece, abbiamo avuto una discussione di altissimo profilo… un ragazzo quando mi ci consideravo adesso, appunto… ma rimango semplice. Innanzitutto apprezzo molto l'intervento della Consigliera Vitri che ci ha ricordato che abbiamo copiato male un'idea, un provvedimento del precedente Sindaco di Pesaro. Peccato che non sia qui in Consiglio regionale, perché, se fosse rimasto in Consiglio regionale, invece di rimanere in Europa, ci avrebbe corretto. Quindi, grazie anche per questo richiamo. “I giornalisti hanno scritto…”. Non credo che dobbiamo rispondere ai giornalisti, caro Consigliere Nobili. Dovremmo dire chiaramente che non vogliamo i kebab. “Ditelo”, ha ripetuto, “Ditelo”. Lo diciamo, non li vogliamo. Noi non li vogliamo. Non vogliamo i kebab, non vogliamo i McDonald's, non vogliamo gli asiatici, non vogliamo… nel centro storico, da tutte le altre parti possono andare tranquillamente a fare attività come meglio credono. Anzi, se nel tempo, nei centri storici, che noi vorremmo modificati, le attività commerciali e alimentari di tipo italico dovessero andar bene e il kebabaro volesse cambiare mestiere, non fare più il kebab e mettersi a vendere altre cose, a noi va benissimo, non c'è nessun problema, non c'è nessun tipo di discriminazione nei confronti di etnie, immigrati, stranieri, naturalizzati. Il problema è molto più semplice ed è stato largamente circoscritto. L'identità, sulla quale ci ha fatto riflettere, direi, in maniera eccellente il Vicepresidente Piergallini, ha un altro esempio, però, più che l'antica Grecia e l'antica Roma, ha l'esempio degli Stati Uniti e della Germania. Dobbiamo prendere gli Stati Uniti e la Germania come riferimento identitario alimentare. Allora, se in America si mangiasse solo americano, mangeremmo solo pollo fritto, hamburger e bistecche. Se in Germania non ci fosse la cucina italiana, i tedeschi sarebbero ancora più tristi di quello che sono, perché mangerebbero salsicce, würstel e maiale e crauti tutti i giorni. Allora, qui il problema della cultura c'entra, ma fino a un certo punto. Se noi abbiamo misurati circa trentamila piatti in Italia, con tutte le variabili e sughi immaginabili, trentamila piatti contro i tre dei tedeschi e i tre degli americani, è chiaro che un piccolo problema riguarda la nostra identità alimentare, culturale, legata anche al tipo di ambiente che stiamo proponendo. Noi stiamo proponendo un ambiente, tra le altre cose, molto ristretto, perché i nostri centri storici non sono enormi. Forse Roma, che ha un grande centro storico, ma nelle Marche abbiamo centri storici nell'ordine di poche centinaia di metri, non sono così vasti. Altri Paesi, tolta la Germania… gli Stati Uniti non hanno i centri storici. Quindi, il dato che viene messo in relazione, accoglienza, non accoglienza, inculturazione, “mettiamo dentro”, “non mettiamo dentro”, non c'entra nulla. C'entra, invece, il fatto che… la battuta, ormai passerà alla storia, del Consigliere Nobili, che non so quanto l’abbia studiata, però ha preso quella di Al Capone: “Tutte chiacchiere e distintivo”. Era tutta per lei, Consigliere Cardilli, perché qui l'unico con il distintivo è lei, quindi noialtri non c'entriamo niente. È lei l'unico con “chiacchiere e distintivo”, anche se, in verità, ha fatto un intervento molto, molto mite e tranquillo. Siamo solo “chiacchiere e distintivo”, benissimo. Quando siamo delicati nell'intervento…
Presidenza del Presidente
Gianluca Pasqui
PRESIDENTE. Cortesemente, silenzio in Aula, per favore. Consigliere Marconi, prego.
Luca MARCONI. Grazie, Presidente. Interpretazione stupenda, tra altre cose, un film indimenticabile. Quanto siamo delicati con le leggi e mettiamo “favoriscano”, “propongono” siamo “chiacchiere e distintivo” o siamo nel nulla. Quando, invece, siamo eccessivamente prescrittivi, allora siamo impositivi nei confronti dei Comuni. Anche qui la critica regge male. Ci sono circostanze, e questa ne è una, ma, tra un po’, ne avremo un'altra di legge che abbiamo da poco licenziato in II Commissione, Presidente, che proprio è in quest'ottica, cioè è nell'ottica della concertazione. C'è scritto “concertazione”, che è una parola che è nata negli anni Settanta, è nata in ambiente di sinistra, non è nata in ambiente di destra. Poi la destra, in quegli anni, sì e no che c'era in termini propositivi di Governo. Quindi, l'idea della concertazione, cioè di dire: “Facciamo una riflessione - poi vedremo anche quanto identitaria - sulle nostre realtà comunali per vedere che tipo di visione possiamo sviluppare”. Perché il vero punto è questo. Che idea abbiamo delle nostre città? Che idea abbiamo delle nostre città? Non solo in termini di edifici, con tutti i problemi che sono stati messi in evidenza. È evidente che una forte concentrazione di negozi di un certo tipo… e non faccio solo riferimento a ristorazioni di tipo etnico, esistono anche altre attività italiane che, nel corso degli anni, lo ricordo, quando ero Sindaco nel 1990, abbiamo escluso dai centri storici. Perché? Perché creavano problemi, fumi, calore, rumori, difficoltà. Quindi ci sono anche situazioni di questo tipo che vanno valutate e, all'interno di questo tipo di valutazione, nasce l'idea di dire: “Vogliamo un centro storico diverso?”, “Abbiamo esempi in questo senso?”. Ce ne abbiamo tanti e li potremmo citare. Non cito quello degli altri Comuni, cito il mio. Trent’anni fa Recanati, quando ancora non aveva un'idea del “Giovane favoloso”, aveva quasi un niente di ristorazione. Oggi almeno una dozzina, tredici ristoranti, anche piccoli, tutti con cibi italici, ma, alcuni di questi, gestiti da persone che non sono italiane, come dicevo prima. Quindi, voglio dire… e questo ha caratterizzato molto. Il turista che arriva nei quattro chilometri del lungo corso del centro storico di Recanati, trova qualche cosa, diciamo, in sintonia con quello che c'è. Quindi tutto il resto, in assenza di questa visione, Consigliere Piergallini… l'identità. L'identità ci ispira. L'identità ci ispira. Allora, noi veniamo, volenti o nolenti, da una cultura cosiddetta “cristiana”. Non ne faccio una questione di fede. Il Cristianesimo è stato l'unica realtà religiosa, spirituale che è riuscita in duemila anni ad assorbire tutte le culture che ha incontrato, ma le ha assorbite trasformandole, cioè creando una propria identità. Il semplice assorbimento senza un filtro critico non aiuta a creare un'identità. Ci deve essere questo dato se proprio vogliamo stare su questi alti livelli. Ma io stavo su quelli più bassi, quello delle salsicce e del pollo fritto. Per quanto riguarda le salsicce e il pollo fritto, per quello che mi riguarda, una cosa penso legittima, non ce li voglio. Semplicemente non ce li voglio nel centro storico di Recanati o di Porto Recanati o di Piandimeleto. Le mele sì, a Piandimeleto ci stanno le mele. Non ci voglio il pollo fritto, per principio. È un principio che stabiliscono… non c'è nessun tipo di discriminazione. Poi, ripeto, queste ristorazioni siano gestite da tutti extracomunitari, tutti. Non possiamo metterlo per legge perché sennò andiamo contro la concorrenza. Ma può essere anche un discorso di questo tipo. Poi, ho l'impressione - non lo so se la Giunta l'ha registrata, il Presidente in testa - che questa idea non dispiaccia alle categorie produttive, non dispiaccia agli agricoltori, non dispiaccia agli artigiani, non dispiaccia ai commercianti, ma credo che non dispiaccia neanche alla stragrande maggioranza dei cittadini. Quindi la mia riflessione non vuole essere una critica, anche perché sono certo che posso confidare nell'intelligenza dei nostri colleghi di minoranza. A volte ho l'impressione che su alcune leggi vi comportate come sinistra di Governo, e lì preoccupate. In altre occasioni vi comportate come sinistra e basta, cioè senza una prospettiva, semplicemente perché dovete dirci, come è stato detto adesso dalla Consigliera Vitri, che ci sono altre cose che interessano. L'avete fatta anche sulle preferenze, vi è andata male. Avete creato un mostro da un punto di vista politico, un successo straordinario per il centro-destra. Perché? Perché, poi, i sondaggi ci hanno detto che il 70% degli italiani vuole le preferenze. Quindi è proprio sbagliata come battaglia. Per dire che nei due giorni o tre giorni in cui il Parlamento si è dedicato a questo argomento ha perso tempo perché doveva occuparsi di altro. Questa è una favoletta che ce la potete anche risparmiare adesso, in assoluto. Ogni volta sempre questo ritornello: “Ci sono tante altre emergenze”. Capisco che la Segretaria del Partito Democratico più di questo non riesce a dire, perché non ce la fa, questione di limite. Ma i Consiglieri del PD che stanno qui li valuto decisamente più intelligenti del loro capo e capaci di fare valutazioni diverse da quelle che la Segretaria del Partito Democratico va ripetendo in continuazione, favorendo evidentemente la rielezione della Presidente Meloni. Anche perché, chiudo, sul Presidente di “Futuro Nazionale”…, anche qui ci avete fatto un altro regalo, noi non l'abbiamo nominato mai. Ci avete dato del “vannacciano”, quindi almeno una metà dei voti che andranno al Presidente di “Futuro Nazionale” nelle Marche saranno i nostri. Magari, non a me, perché è difficile che un “vannacciano” voti l'UDC, ma sono ben lieto se vota partiti di altro tipo. Quindi li avete convertiti e questa è un'opera estremamente meritoria, perché li avete tolti a un'estrema destra poco raccomandabile, dal mio punto di vista, e l'avete consegnati a un centro-destra che ha dimostrato in questi anni qui, in tanti Comuni e a livello nazionale di saper governare e di fare le cose con buon senso. Poi, Consigliera Vitri, non riusciamo a farle tutte? Per carità, per carità. Adesso qualcuno potrebbe aiutarci a capire da chi dipendono i prezzi del petrolio e se l'Italia da sola è in condizione di modificare i prezzi del petrolio, del metano, della benzina? Non lo so.
(intervento fuori microfono)
Luca MARCONI. Le Marche, ha detto? Mi sono sbagliato, le Marche sì. Allora, come Marche possiamo farlo perché siamo una potenza economica e ci possiamo muovere autonomamente, riapriamo i pozzi di petrolio che abbiamo in Adriatico e vendiamo il petrolio a metà prezzo. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Luconi.
Silvia LUCONI. Grazie, Presidente. Ho come avuto l'impressione di essere in un'Aula in cui c'è stata una preponderanza di doppia morale. Di quelli che predicano bene da un lato e poi razzolano malissimo dall'altro, visto che oggi ci siamo tutti un po' dilettati con le citazioni.
Mi sono andata a cercare il Vangelo perché non si sa mai, no? Il Vangelo secondo Matteo, vista la mia nota origine - Capogruppo Putzu - democristiana, come lei dice. Il Vangelo secondo Matteo dice: "Perché osservi la pagliuzza nell'occhio di tuo fratello, mentre non ti accorgi della trave nel tuo occhio?"
"27/1/2022". Sennò possiamo parlare di tutto, invece il virgolettato salva sempre tutti. "È un regolamento che sta dentro una strategia complessiva che punta a dare la massima qualità possibile al centro storico, aiutare il commercio. Tutto il resto sono polemiche sterili e interpretazioni strumentali fatte da chi non vuol capire”. Aggiungo: “in via Branca, via Rossini, via San Francesco e Corso XXI Settembre, ovvero le vie più importanti del passeggio e di collegamento storico-culturale tra i monumenti della città, da adesso in poi non potranno – non potranno - aprire attività merceologiche con una gamma indistinta e generalizzata di prodotti, ovvero. bazar, attività che non hanno a che fare con la qualità. No ad apparecchi distributori automatici, cibi da asporto se non tipici del nostro territorio. Quindi no a kebab, ma nemmeno a McDonald's". Chi è che ha copiato male, Consigliera Vitri?
Capisco che questa è una legge urgente e non avete avuto la possibilità di prepararvi. Forse il problema è stato questo. Sarebbe bastato leggerla. Perché la proposta di legge Acquaroli, la legge quadro, attribuisce ai Comuni strumenti, mentre il regolamento di Pesaro introduce direttamente divieti.
La proposta di legge Acquaroli non ha nessuna categoria vietata; il regolamento di Pesaro elenca, con codici ATECO, attività vietate in alcune aree.
La proposta di legge Acquaroli valorizza il commercio identitario; il regolamento di Pesaro limita alcuni insediamenti, chissà qual è la supercazzola, ritenuti incompatibili con il contesto urbano.
La proposta di legge Acquaroli prevede incentivi; il regolamento di Pesaro prevede prescrizioni e sanzioni.
Allora, qui si è parlato all'inizio, proprio perché la discussione è stata ampissima, di quello che noi avremmo raccontato alla stampa.
Internet ci salva, croce e delizia, sono andata a cercare quello che voi avete raccontato alla stampa. Per esempio, c'è un articolo su la Repubblica. Addirittura il Movimento 5 Stelle - oggi la collega non c'è, però la cito, tanto glielo racconterete semmai – “La proposta di legge Acquaroli calpesta libera iniziativa economica, concorrenza, pluralismo culturale"; AVS: "Proposta discriminatoria e ipocrita che avvia una narrazione tossica".
Sì, lo so che l'ha detto lei, Consigliere, come la supercazzola, poiché nella legge non c'è e poiché…, fatemi finire il ragionamento, sennò perdo il filo ed è un caos.
Poiché nella legge non c'è scritto "anti kebab", a meno che non abbia letto e non mi sia preparata a sufficienza, le cose sono due: o la narrazione, la prosopopea che avete fatto per sette giorni e oltre era solo propaganda, oppure, come ho mezzo capito stamattina, non avete letto. Delle due l'una. Quale sia più grave lascio a voi.
Di discriminazioni, proprio perché ho risposto anche a un'interrogazione in questo senso due Consigli regionali fa, in Aula, ha parlato il Consigliere Nobili, che chiedeva l'abrogazione dell'articolo 5 tacciandolo come discriminatorio. Quindi, se, come dicevo all'inizio, non vogliamo fare quella certa doppia morale, mi chiedo anche, alla luce del virgolettato che ho letto - questo è pubblico, è del Comune di Pesaro tra l'altro, quindi come ce l'ho io ce l'avrete sicuramente molto meglio di me voi - perché non avete semplicemente sconfessato, corretto, migliorato, consigliato, che ne so, trovatelo voi il termine, il vostro europarlamentare, allora candidato governatore, quando approvava in Consiglio comunale un regolamento di questo tipo, con una piccola, ma grandissima differenza: quella di averlo approvato all'unanimità.
Questo significa, innanzitutto, la maturità politica che si ha in certi contesti, la forza di non essere faziosi, di non gridare ad allarmismi quando si dice che i problemi più urgenti sono quelli delle liste d'attesa, su cui certamente ci sarà da lavorare. Siccome chi lavora a distruggere porta solo esempi negativi, io voglio portare un esempio positivo che è capitato proprio a me con MyCUP: una prenotazione per una visita per mio figlio, argomento che ha impazzato anche nelle nostre aule, diciamo, laterali a quelle del Consiglio regionale, presa in sette giorni. Quindi, visto che vogliamo andare a gridare all'allarme, allo scandalo, per dire tutto quello che non va, raccontiamo la verità. Perché siamo seri e credibili solo ed unicamente quando siamo in grado e abbiamo il coraggio di raccontare la verità.
Sono anch'io minoranza nel mio Comune eppure non sparo a salve. Ovviamente faccio il mio ruolo così come mi è stato chiesto dai cittadini, con serietà, senza dire stupidaggini e mettendomi nelle condizioni di essere un valore aggiunto, perché in ogni caso rappresento tutti, in quanto il ruolo di istituzione mi impone di rappresentare tutti.
Si è detto, e concludo, che questo provvedimento non servirebbe a niente perché i Comuni lo possono già fare. È vero, nel 2018 ero Assessore e all'epoca approvammo una delibera di Giunta con la quale volevamo identificare il centro storico della città di Tolentino, distrutto da 30 anni di centro-sinistra. Anche da me, Assessore Bugaro, c'è stata l'avanzata preponderante dei centri commerciali che ha totalmente ammazzato il centro storico e urbano di Tolentino, prima del sisma. Poi il sisma ha dato la mazzata finale, ma prima c'è stato il vario avvicendarsi dei vari partiti, tutti di centro-sinistra: non ce n'è stato uno di centro-destra. Questo lo dico a chi viene a dare consigli su come si deve affrontare la problematica dei medici di base nella mia città. Ma avrò modo sicuramente di risponderle a dovere, Consigliere Catena, perché prima di parlare bisogna sapere.
Certo, questo è un provvedimento che afferisce ai Comuni, ma sicuramente la Regione ha un compito ben più alto e molto più importante, quello di disegnare in maniera omogenea tutte le città e i borghi che rappresentano la Regione Marche con dei provvedimenti univoci. Poi è ovvio che ogni Comune, che conosce alla perfezione il proprio territorio, cala il provvedimento nel luogo strategico esattamente come pensa che sia più opportuno. Ma quando c'è una regia, una regia che funziona e che sa decidere, tutto il resto sono chiacchiere e distintivo, per citare ancora il Consigliere Nobili, che si diletta tantissimo e dice che ama il cinema.
Ovviamente voterò convintamente questo provvedimento. E aggiungo: quando si sono chieste le risorse …, voglio dire che già adesso ci sono 2,6 milioni di euro - l’avrei detto rispondendo all'interrogazione che oggi è saltata, ma che sicuramente avremo modo di discutere più avanti - per i provvedimenti del commercio. Provvedimenti del commercio, come i centri commerciali naturali di cui parlava il Consigliere Piergallini, sui quali, insieme alle associazioni di categoria, ci siamo interrogati per capire se quelli potevano essere i giusti strumenti o se il territorio chiedeva altre cose. È questa la concertazione. Lì devono essere messe delle risorse.
Provvedimenti come la legge Acquaroli, che dà delle linee guida ben precise per disegnare i centri storici, sono sicuramente un quadro più completo che si inserisce all'interno di una programmazione seria, precisa e studiata. Grazie.
Presidenza del Vicepresidente
Giacomo Rossi
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Baiocchi.
Nicola BAIOCCHI. Grazie, Presidente. Sarò veramente telegrafico, perché ho sentito tantissimi interventi e il pericolo di ripetersi è veramente molto alto.
Ringrazio la Consigliera Vitri che ci ha ricordato che la benzina è aumentata, che le bollette sono salate e noi, che siamo qui in Aula, come tutti, non eravamo al corrente di queste notizie importanti, ma che non c'entrano niente con quello di cui stiamo parlando.
Il tema è molto più difficile, è molto più complesso. Questa è una legge quadro di riferimento molto importante, su un tema sentitissimo, un tema che ha sempre portato avanti il Governo del centro-destra.
Capisco che molti di voi adesso fatichino ad andare a parlare di certi temi e mi ha un po' sorpreso che in tutti i primi interventi, non ne ho perso uno, dei Consiglieri del centro-sinistra abbiate detto: "Sono tutti valori, sono tutte situazioni: l'identità, la cultura, la tradizione, il centro storico, il decoro urbano, la rigenerazione, che noi condividiamo”. Sono rimasto sinceramente un po' stupito da questo, anche perché sono temi che portiamo avanti da decenni.
Non abbiamo paura, Consigliere Piergallini, a parlare di identità, perché l'identità è il fondamento della nostra storia politica. Non abbiamo nessun timore a parlare dell'identità e della storia della nostra nazione e non vogliamo fare nessun tipo di discriminazione.
L'intervento del Consigliere Piergallini, finalmente, è stato l'unico di sinistra. Chiaramente non condivido neanche una parola, però riconosco che è stato l'unico intervento di una persona che ha avuto il coraggio di dire quello che la sinistra pensa. Perché voi, a differenza sua, avete detto qualcosa che in realtà non pensate.
Poi una semplice precisazione, un'integrazione a quello che ha detto la Consigliera, mia vicina di banco, l’Assessore che aveva proposto il regolamento a Pesaro era del Movimento 5 Stelle. E quindi mi stupisce che la Consigliera Ruggeri possa dire o sostenere una teoria come questa.
Chi come me, forse, conosce meglio di tutti, a differenza forse della Consigliera Vitri, l’ex Sindaco di Pesaro, ricorda che nei suoi dieci anni di amministrazione ogni tanto, quando vedeva che andava in crisi di consenso e di popolarità, sparava delle proposte che avevano un totale orientamento verso il centro-destra. Però il giorno dopo, chiaramente, e questo molti non lo sanno, si ricredeva perché andava a braccetto con le cooperative sociali, che gestivano l'immigrazione, giustificava l'immigrazione incontrollata nella città di Pesaro, dicendo che Pesaro non era una città pericolosa. Adesso, dopo dieci anni, si riconosce che Pesaro ha bisogno di sicurezza, come tante città della nostra regione, e abbiamo richiesto all'unanimità "Strade Sicure". Da un lato è facile fare leggi e propaganda che vanno verso valori che noi abbiamo sempre rappresentato e poi il giorno dopo tornare verso quel clima di buonismo e di perbenismo che è sempre stato alla base della politica dell’ex Sindaco di Pesaro e della politica anche di tanti di voi. Questo sinceramente mi dispiace.
Andiamo avanti su questa legge. È un elemento molto importante, un punto di partenza. Condivido quello che ha detto il Consigliere Canafoglia: deve essere un punto di partenza. A seguire, con la legge sulla sicurezza, che stiamo portando portato avanti, dobbiamo continuare in questa direzione. Non abbiamo paura di dire le cose che sono di destra. Vedo che altri, sinceramente, le cose di sinistra non hanno più il coraggio di dirle. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Putzu.
Andrea PUTZU. Grazie, Presidente. Ho avuto modo di leggere un po' i programmi elettorali, perché quando ci si presenta agli elettori conta anche il programma elettorale. Ovviamente ho avuto modo di leggere anche il vostro. Credo che non l'abbia scritto l’ex candidato Governatore del centro-sinistra, ma qualcuno come il Consigliere Nobili, che è stato coerente su questo tema, a differenza di altri del PD.
Sul tema del commercio non c'è scritto nulla, mentre nel programma elettorale del Presidente Acquaroli si parla di tutela delle botteghe storiche, di vicinato, di negozi, di progetti per coniugare commercio, arredo urbano e sicurezza, quello che, ovviamente, oggi portiamo all'attenzione con urgenza.
Sono un appassionato di politica, sono andato indietro, sono andato al 2016, quando il Sindaco d'Italia del Partito Democratico di Firenze, fece un regolamento, caro Presidente, proprio su questo, per vietare l'insediamento di nuove attività di kebab nei centri storici UNESCO.
Addirittura il Partito Democratico, caro Presidente - loro sono un po' smemorati, non se lo ricordano o fanno finta di non ricordarselo - ha visto 17 senatori presentare un DDL al Senato, il n. 2287, per trasformare il regolamento fatto dall’ex Sindaco di Firenze in una legge nazionale. Sapete chi c’era tra 17 Senatori firmatari del PD? La senatrice del PD, che oggi ovviamente non vedo più, ma qualcuno può chiamarla e chiederle perché l’ha fatto. Magari oggi il PD è cambiato.
Nel 2022 l’ex Sindaco di Pesaro ha fatto un regolamento, ma nessuno ha detto... Apprezzo che oggi non ci sia il Movimento 5 Stelle perché, non me ne voglia nessuno, non parlo mai degli assenti, ho letto degli interventi sulla stampa nei quali attaccava la proposta di legge del Presidente Acquaroli come "anti kebab". Credo che il Movimento 5 Stelle oggi non sia presente, caro Presidente, per un semplice motivo: l'Assessore che ha portato il regolamento a Pesaro in Giunta era del loro stesso partito. Mi sono reso conto e ho detto: "Ecco l'alleanza strana PD-5 Stelle". Fu il primo Assessore a entrare in una Giunta del PD, ad aprire il fronte del campo largo nelle Marche ed una delle prime cose che hanno fatto è stato quel regolamento.
Tra l'altro, permettetemi di dire, come giustamente ha citato l'amico Consigliere Cardilli, che la differenza tra noi e voi è che una legge, anche se la proponete voi, noi la votiamo perché corrisponde alle nostre idee, alle nostre proposte, ai nostri programmi. Voi invece, pur di andare contro, riuscite a bocciare - o perlomeno a non sostenere, perché avete una minoranza importante nelle Marche e anche in Aula - persino le cose che voi stessi avete fatto. Tanto che al Consigliere Cardilli ha detto: "Stai tranquillo, non ti preoccupare, il PD metterà anche in difficoltà il Consigliere Seri”. Io l’ho ascoltato, sulla proposta di legge era ovviamente a favore, ma ha trovato la scusa dei fondi, sui quali poi spiegheremo.
Non sto a rivendicare o a rivangare quello che ha fatto l’ex Sindaco di Pesaro, però c'è un dato politico, ragazzi: oggi il centro-sinistra, il Partito Democratico, sconfessa il candidato governatore. È come se il Presidente Acquaroli, da Sindaco di Potenza Picena, avesse fatto un regolamento e oggi noi in Aula facessimo una proposta di legge che lo sconfessa. Forse, politicamente, mi sarei un po' vergognato a sconfessare il mio candidato Presidente.
Poi leggo che il PD in questi giorni è stato impegnatissimo a trovare colui che unisce. Voglio fare le congratulazioni al nuovo segretario regionale del PD, che spero colga l'appello della precedente segretaria, di andare in linea con le politiche che la stessa ha portato avanti nelle Marche. Il centro-destra è rimasto molto soddisfatto delle sue scelte politiche e si augura che si continui su quella strada.
Sono dispiaciuto perché, leggendo anche i commenti di qualche Consigliere quotato dell'opposizione, ho sentito dire: "Ma voi nel regolamento avete citato tutte le leggi che ha fatto la sinistra". Capisco che nella scorsa legislatura qualcuno non era presente, era impegnato a fare il Sindaco, però è anche vero che abbiamo citato le leggi fatte dal Presidente Acquaroli in cinque anni, quelle che non ha fatto il precedente Presidente della Giunta in trent'anni: le leggi regionali n. 19 del 2021, n. 23 del 2023, n. 29 del 2021, n. 22 del 2021, n. 17 del 2023 e n. 6 del 2024. Tutte leggi regionali che tutti voi avete contestato nella scorsa legislatura.
Ho ascoltato chi ha citato Carlo Petrini, una persona che molto ha fatto per Slow Food, dicendo che avrebbe applaudito questa iniziativa. Ma anche l’ex candidato a Presidente avrebbe applaudito. Quello che un po' mi fa sorridere è che voi state ancora una volta smentendo voi stessi.
Ho sentito dire: "Non avete messo i fondi per i centri storici". Ripeto, capisco che qualcuno non era all'opposizione nei cinque anni passati, ma vi siete dimenticati i 110 milioni di euro per rigenerare i nostri borghi? Quegli stessi borghi, quegli stessi centri storici che voi avete islamizzato.
Ricordiamoci tutti, che questo è frutto di una politica di sinistra. Ci sono centri storici che hanno case occupate quasi esclusivamente da extracomunitari e su questo tutti dovremmo farci una domanda.
Qualcuno ha detto: "Dovreste chiedere scusa alla stampa perché non è una legge anti kebab", no, siete voi che dovete chiedere scusa all’ex Sindaco di Pesaro perché l'avete sconfessato, perché questa è una legge che va anche contro i kebab. Sapete perché? Qui qualcuno deve dire la verità, se vedete i fatti di cronaca - io lo vedo a Porto Sant'Elpidio - una persona è morta davanti a un kebab mentre all'interno si stava litigando. Abbiamo anche letto nelle cronache locali di spaccio di droga, violenza e delinquenza nei kebab e nei minimarket etnici. Noi abbiamo il coraggio di dirlo.
Qualcuno dice: "Voi dovete inseguire il Presidente di ‘Futuro Nazionale’", credo che di solito chi sta avanti venga inseguito, non chi sta dietro. Siete voi che dovete inseguire noi perché siamo molto avanti rispetto a voi. Tra l'altro, non mi pare che il Consigliere Marconi sia un vannacciano, eppure la pensa come noi, essendo un democristiano intelligente, si rende conto che è una proposta di legge di buonsenso.
Sono veramente dispiaciuto perché voi oggi, ancora una volta, vi trovate a smentire voi stessi, a non avere proposte credibili. Qualcuno prende la scusa che non ci sono i fondi.
Permettetemi di dire che questa proposta di legge serve per dare ai Sindaci - e ve lo voglio spiegare, pur non essendo un avvocato amministrativista, ma facendo politica da una vita - l'opportunità di individuare delle aree in cui possono esserci situazioni di degrado che vanno a collimare con determinate attività commerciali. Mica ci dobbiamo vergognare.
Dico che il titolo del Corriere Adriatico è stato correttissimo.
Qualcuno afferma che questa legge verrà impugnata davanti alla giustizia amministrativa" io vi chiedo: perché non avete impugnato il regolamento dell’ex Sindaco di Pesaro? Perché non l'avete impugnato? Siete famosi per la politica dei due pesi e due misure. Ovviamente quella stessa politica per cui dite che abbiamo abbandonato i Sindaci e li abbiamo lasciati soli.
No, grazie alle nostre politiche, diamo ai Sindaci strumenti importanti per poter agire. Perché, credetemi, questa legge ci è stata chiesta da molti Sindaci.
Capisco che ormai avete pochi Sindaci con cui confrontarvi, non riuscite a parlare con loro e siete molto in difficoltà. Non vi rendete conto che tra un po' rischiate di non governare neanche più Pesaro. Moltissimi Sindaci hanno chiesto questa legge. Non so se vi siete resi conto che, una volta annunciata dalla Giunta Acquaroli, tantissimi Sindaci si sono dichiarati favorevoli e anche le associazioni di categoria si sono espresse a favore. Come sempre siete quelli che si mettono contro le Marche.
Questo è ciò che un po' mi fa riflettere.
La legge magari la potevate cogliere come occasione e, per una volta nella vostra vita politica, fare come abbiamo fatto a Pesaro. Un centro-destra che ha presentato emendamenti, ha fatto le proprie proposte ed alla fine ha votato all'unanimità, ma vedo che non lo fate.
Questo si chiama senso di responsabilità. E’ una cosa che ci contraddistingue: la differenza tra chi fa politica contro e chi fa politica per. Tanto che il nostro slogan elettorale era "Più Marche", mentre voi parlavate di "Cambiare le Marche".
I cittadini hanno scelto "Più Marche" e non hanno voluto il "cambio delle Marche". Anche se mi sarebbe piaciuto stare in quest'Aula, magari solo venti giorni all'opposizione, per vedere il candidato Presidente del centro-sinistra seduto lì a proporre questa misura e osservare cosa avreste fatto voi. Secondo me, se fosse stati qui, l’avreste votata zitti e buoni.
Qualcuno fa delle citazioni, non voglio dire quella delle pecorelle smarrite, ci mancherebbe altro, ogni pastore sceglie come gestire il proprio gregge, però mi rendo conto che ancora una volta il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle - devo dirlo pubblicamente - hanno mostrato una posizione incoerente.
L'unico coerente è AVS. Perché AVS a Pesaro non era presente, non ha votato né sponsorizzato il regolamento dell’ex Sindaco, anche se nessuno di AVS lo ha attaccato per quel regolamento. Almeno la coerenza al Consigliere Nobili la riconosco.
Tra l'altro dico al Consigliere Nobili, come ho detto quando non mi ascoltava, che prima di andare al TAR a impugnare questa proposta di legge potrebbe impugnare tranquillamente il regolamento dell’ex Sindaco di Pesaro. Forse non fa più in tempo, magari i termini della giustizia amministrativa sono trascorsi.
Si chiede una cosa soltanto: coerenza. Il centro-destra ce l'ha. Noi abbiamo votato a favore del vostro regolamento a Pesaro ed infatti mi aspettavo, almeno inizialmente, nei primi giorni dopo l'annuncio del Presidente Acquaroli e della Giunta, un vostro voto favorevole su questo provvedimento. Ma come ho detto al Consigliere Cardilli, non vi smentite mai. D'altronde siete l'alleanza del campo largo. Qualcuno la chiama del "campo santo", perché politicamente state andando in quella direzione. Grazie.
PRESIDENTE. Chiudiamo la discussione. Andiamo agli articoli.
Articolo 1
Emendamento 1/1 a firma del Consigliere Ausili, ha chiesto la parola, ne ha facoltà.
Marco AUSILI. Grazie, Presidente. Proponiamo il voto a favore di questo emendamento che recepisce osservazioni pervenute dalle organizzazioni sindacali. Grazie.
Emendamento 1/1. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Articolo 1, così come emendato. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Articolo 2
Emendamento 2/1 a firma del Consigliere Ausili, Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Articolo 2, così come emendato. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Articolo 3
Emendamento 3/1 a firma del Consigliere Ausili. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Articolo 3, così come emendato. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Articolo 4. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Articolo 5
Emendamento 5/1 a firma dei Consiglieri Sebastiani, Marconi, Ausili, Rossi, Marinelli, Putzu, Marcozzi. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Articolo 5, così come emendato. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Articolo 5 bis( articolo aggiuntivo)
Emendamento 5 bis/1 a firma dei Consiglieri Cardilli, Putzu, Assenti, Luconi, Barbieri, Baiocchi, Ausili, Battistoni, Borroni, Canafoglia. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Articolo 6. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Articolo 7
Emendamento 7/1 a firma del Consigliere Ausili. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Articolo 7, così come emendato. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Articolo 8. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Articolo 9. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Coordinamento tecnico. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Articolo 10 (dichiarazione d’urgenza) Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva a maggioranza assoluta dei suoi componenti)
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Caporossi.
Michele CAPOROSSI. Grazie, Presidente. Voterò convintamente contro questa proposta di legge per il semplice motivo che, a mio parere, non c'è nessun bisogno di fare una legge su un particolare aspetto attuativo di una programmazione che è prerogativa dei Comuni, in presenza di una nuova legge urbanistica, la n. 19 del 2023, che allo stato, dopo tre anni, è inattuata.
Dentro quella legge ci sono i progetti urbanistici esecutivi, ci sono i piani urbanistici generali che non hanno niente a che fare con i piani regolatori di una volta, ci sono gli strumenti di attuazione che sono i piani particolareggiati dei centri storici, del commercio e di tutto il resto.
Quello è il contenitore all'interno del quale i Comuni debbono e possono fare una programmazione specifica per quanto riguarda tutte le attività che qui vengono enunciate nel titolo, ma che poi non vengono sviluppate all'interno dell'articolato.
Nell'articolato questa non è la legge anti kebab, questa è la legge del nulla. Perché oggettivamente qui ci stanno una serie di enunciazioni non accompagnate in nessun modo da previsioni di risorse o da previsioni di disposizioni di carattere amministrativo attuativo. Dopodiché questa cosa non produrrà nessun effetto.
In presenza, in costanza, di una legislazione regionale per la quale ogni volta - io sono un neofita dal punto di vista di questo lavoro - ci poniamo il problema del coordinamento di tante leggi fra loro, che si accavallano, si superfetano, si danno fastidio e spesso non sono utili. Lo vediamo anche all'interno di un regolamento che è in corso in questo momento, una sorta di testo unico per raccordare le cose.
Continuare ad approvare leggi che sostanzialmente non servono dal punto di vista legislativo, ma sono meri atti di indirizzo e che, quindi, come tali andavano svolti non attraverso una legge, significa far male il lavoro principe di questa amministrazione regionale, di questa Assemblea regionale, che è quello di essere l'Assemblea legislativa delle Marche.
Questa è la questione di fondo per la quale credo che dovremmo riguardare il nostro modo di pensare e di essere, perché in caso contrario si va ad enfatizzare l'altro elemento che i cittadini hanno colto di questa legge, vale a dire come è stata presentata all'esterno. È stata presentata come la legge anti kebab, è stata presentata come una legge che contiene elementi valoriali di un certo tipo, ovviamente non condivisibili, e che porta lontano rispetto a quello che effettivamente va fatto.
La discussione che c'è stata qui è stata molto articolata, ma basata su una contrapposizione che, a mio parere, non è degna di quello che si deve fare all'interno della disamina di un provvedimento legislativo.
Le leggi rimangono nel tempo. Una legge che rimane nel tempo non può essere inattuata come l'altra che oggi non abbiamo discusso, quella sulla trasparenza che è stata votata dalla precedente amministrazione e che sono sei anni che sta lì senza essere attuata. Bisogna porsi il problema che il loro grado di cogenza intorno alla realtà dei fatti debba essere un grado di cogenza giusto.
Quindi, una legge inutile, accompagnata da una narrativa esterna divisiva, che porta lontano, che è discriminatoria, che fa tutto il contrario di quello che si deve fare nelle nostre città marchigiane in questo momento, vale a dire - caro Presidente - progettare una visione di questa regione che non sia fatta di tanti singoli provvedimenti, ma dalla capacità di mettere insieme un piano strategico di lungo termine intorno a quello che la Regione deve fare, specialmente all'interno della vita delle nostre città, che hanno bisogno fino in fondo di questa strategicità, che non è contenuta in nessun modo in un provvedimento inutile. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Marinelli.
Renzo MARINELLI. Grazie, Presidente. Per dire che il gruppo Lega vota convintamente questa proposta di legge.
Sono stato molto attento alla discussione e sono ancora più convinto, dopo quello che è stato detto e ciò che è stato discusso.
Rivalutare i nostri borghi, la nostra cultura e le nostre tradizioni è sicuramente fondamentale.
Poi, perché l'urgenza? Sentendo i dati emerge una situazione di disagio: il 24,4% dei negozi è chiuso. Di fronte a fatti del genere dovremmo rimanere inermi e non affrontare adeguatamente il problema? Penso che fosse una cosa indispensabile.
Si è detto stamattina in Commissione che sarebbe stato meglio fare prima il piano cultura. È vero, ma la stessa cosa vale per questo provvedimento: siamo qui per cercare di anticipare i tempi, di fare le cose il prima possibile affinché possano funzionare meglio.
Si è detto molto della mancanza di disponibilità finanziarie. Prima di tutto non è detto che in futuro non possano arrivare. Ma se siamo bravi, se tutti i Sindaci sono bravi, come lo è stato il Sindaco di Senigallia Mangialardi, che ha detto di essere riuscito a trasformare il centro con risorse proprie e a costo zero... Quindi non è vero che c'è bisogno di risorse, dobbiamo sensibilizzare le amministrazioni e i Sindaci affinché vadano in questa direzione.
E’ una legge che dà un indirizzo, che ha una visione, cosa che altri non riescono a capire.
Grazie, Presidente, per questa proposta, che va nella giusta direzione.
Quello che dico è: cerchiamo di andare avanti e di implementarla.
Faccio solo un esempio relativo ai centri commerciali naturali, oggetto di bandi fatti negli anni precedenti per rivitalizzare i nostri centri storici, lì il finanziamento era basato sulla sicurezza e sulla digitalizzazione. In questa ulteriore fase potremmo incentivare quelle attività che sono citate in questa legge, quindi, incentivare la nostra cultura e i nostri beni identitari, per fare in modo che le nostre città possano vivere bene.
Poi, stranieri o non stranieri: il fatto è che abbiamo bisogno di persone che vengono da fuori per lavorare. Io ho una piccola azienda e ho lavoratori stranieri nella mia attività. C'è un rapporto tranquillo. Dico anche una cosa in più: c’è ancora l'usanza che, qualche giorno prima di Pasqua, il parroco venga a dare la benedizione, ci raduniamo tutti intorno, chi vuole farsi il segno della croce lo fa, chi non vuole non lo fa. Dico che questo clima deve regnare dappertutto. È un esempio di rispetto reciproco: noi verso gli altri, ma anche gli altri verso di noi. Però non possiamo sottrarci a quelle che sono le nostre tradizioni e la nostra cultura.
Grazie alla Giunta, grazie al Presidente per questa che considero un'importante legge.
Ne abbiamo fatte tante, ma questa penso che vada nella giusta direzione, soprattutto per valorizzare sia le città più popolose sia i piccoli centri dell'entroterra. È una legge tra le più azzeccate tra quelle che sono state presentate in questa consesso. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, la Consigliera Marcozzi.
Jessica MARCOZZI. Grazie, Presidente. A nome del gruppo di Forza Italia esprimo convintamente, a differenza della minoranza, il voto favorevole alla proposta di legge.
Questa proposta di legge rappresenta un investimento sul futuro delle nostre comunità, delle imprese locali e dei nostri centri storici. Significa sostenere un modello di sviluppo che mette al centro qualità, identità, sostenibilità e competitività, rafforzando il legame tra economia, cultura e territorio.
Non mi dilungo molto, perché già è intervenuta la mia collega. Però, dai banchi della minoranza, ho ascoltato che questa è una legge manifesto, è una legge propaganda, è fuffa e aria fritta e, per di più, dobbiamo dimostrare che siamo più a destra del Presidente di Futuro Nazionale.
Mi dispiace per la minoranza, ma qui ci sono movimenti – parlo del mio – moderati, liberali, europeisti, atlantisti; c'è anche l'UDC, ci sono i Civici Marche, sicuramente non siamo a destra del Presidente di Futuro Nazionale. E non era questo l'intento della legge, perché poi siete stati smentiti dai colleghi, dai miei colleghi di maggioranza, quando hanno citato il regolamento dell’ex Sindaco di Pesaro del 2022.
Inoltre, qualcuno della minoranza si è appeso a un albero dicendo: «No, questa legge non la votiamo perché mancano le risorse». E allora l'Assessore Bugaro ha detto una cosa sacrosanta: la pianificazione urbanistica, la pianificazione corretta del territorio, dà la possibilità al Comune di mettere dei paletti; qui non sono necessarie le risorse economiche. Quindi è una scusa per non votare questa legge.
Un negozio storico, un laboratorio artigiano, un'attività legata alla produzione tipica o alla cucina marchigiana non rappresentano soltanto un'impresa economica, ma sono parte integrante del patrimonio culturale e identitario delle Marche. Questo è quello che vuole la legge e, naturalmente, non è questa una proposta manifesto o propaganda, come ho ascoltato dai banchi della minoranza.
La Regione Marche compie, con questa legge, un passo importante nella direzione della valorizzazione dei nostri centri storici e delle attività economiche che custodiscono l'identità dei nostri territori. Ed è questo quello che vogliamo con questa legge. Quindi, noi votiamo favorevolmente. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Presidente della Giunta Acquaroli.
Francesco ACQUAROLI. Grazie, Presidente. Buongiorno a tutti. Ho seguito con attenzione tutto lo svolgersi del dibattito. Devo dire che mi ha un po' dispiaciuto, come al solito, che in quest'Aula non si voglia cogliere lo spirito di un'iniziativa legislativa che, a mio avviso, è importante, a supporto e in continuità con quella che è stata una strategia che, a dir il vero, noi abbiamo intrapreso dagli ultimi mesi del 2020.
Ho sentito parlare prima di mancanza di risorse. Guardate, se non è stato ancora individuato uno stanziamento finanziario per questa legge, non significa che non verrà fatto da qui a brevissimo. C'è un assestamento che verrà fra qualche settimana e credo che già lì potranno iniziare a essere individuate le poste di bilancio che possono dare un supporto a questa strategia.
Ma vi ricordo che, mentre qualcuno non considerava più le aree interne e i centri storici, noi, nella scorsa programmazione europea, che ci vede tra le prime Regioni d'Italia sia sul Fondo Sociale Europeo sia sul FESR, abbiamo destinato complessivamente 110 milioni di euro.
Andatelo a raccontare, andiamo a raccontarlo ai tanti Sindaci che con gratitudine hanno chiesto un cambio di direzione, anzi un'inversione di tendenza. Perché? Perché quei luoghi rappresentano la nostra storia, rappresentano la nostra identità in forma singola e in forma aggregata.
La Regione dei borghi, una Regione che fa delle Marche al plurale un valore e non un disvalore. Una Regione che riesce a intraprendere un percorso unitario rispetto alla valorizzazione a livello turistico, commerciale ed enogastronomico, dove le diversità che hanno contraddistinto questo nostro territorio sono diventate un grande alleato, l'ingrediente vincente per la crescita delle presenze turistiche.
Mi permetto di ricordarvelo: vincente anche nell'export, perché se lo scorso anno, in questi giorni, mi si ricordavano le difficoltà dell'export marchigiano – ed era una tendenza dei primi tre mesi – quest'anno tocca a me ricordarvi che nei primi mesi l'export marchigiano cresce e cresce soprattutto l'export agroalimentare. E nell'export agroalimentare un fattore determinante lo ha sicuramente ciò che rappresenta la nostra identità più profonda.
Allora, vedete, il tema di una legge e il ruolo del legislatore sono elementi essenziali. Io ho sentito tanto parlare; vi devo dire che avrei voglia di replicare a tante valutazioni che sono state fatte, ma non mi va di scendere nella provocazione e nel nulla assoluto, perché alcune questioni che ho sentito rappresentano, a mio avviso, in questo contesto, il nulla assoluto.
Qui c'è la volontà, la determinazione di costruire un percorso con chi lo vuol costruire. Certo, se i toni che sentiamo sono quelli di questa mattina, non c'è speranza, perché non si vuole creare una narrazione, una visione, una strategia, una programmazione che possa supportare quello che noi siamo.
L'autenticità del nostro territorio è uno degli ingredienti che rende le Marche vincenti e noi vogliamo solo rivendicarlo insieme ai Sindaci e agli amministratori.
Questa proposta di legge ha avuto il plauso assoluto e univoco, praticamente, di tutte le associazioni di categoria. Sono tutti arruolati a una visione partitica o di coalizione? Si ripiegherebbero per che cosa? Per quale motivo?
La verità è esattamente l'opposto: la nostra Regione ha bisogno di una valorizzazione ulteriore che passa per i luoghi. Perché, vedete, la confusione che è regnata in questi giorni, anche sui giornali nazionali e in alcune trasmissioni che ho potuto ascoltare, è imbarazzante sotto certi punti di vista. Paragonavano il nostro microborgo dell'area interna o della Regione a città, non dico metropolitane, ma comunque di ben altre dimensioni, dove le problematiche sono completamente opposte.
Il commercio del borgo, della nostra regione, è un commercio che si svolge, quando va bene, su una via corta e breve e, quando magari si amplia, arriva a una piazza o una piazzetta che a volte ha due o tre locali. E se in quei due o tre locali noi, per qualsiasi motivo, non riusciamo a identificare un prodotto identitario, il turista che arriva chiaramente non trova la risposta che si aspetta.
E allora, se noi vogliamo valorizzare quello che siamo, se vogliamo valorizzare un'immagine e una strategia, dobbiamo farlo cercando anche di coadiuvare una trasformazione economica, urbana e sociale che è naturale.
Chi è stato prima a citare riferimenti greci e latini? Signori, la trasformazione della società, della cultura, quella che avviene per acquisizione e per contaminazione, è naturale nella storia dell'Italia, dell'Europa, del Mediterraneo, nella storia delle civiltà. Ma cosa diversa è la contaminazione rispetto alla sostituzione: sono due principi completamente diversi e contrapposti.
Ora noi abbiamo uno strumento che ci aiuta e che aiuta le nostre comunità e le nostre attività a supportare una fase di valorizzazione, legando, quando è necessario – e a farlo saranno i Sindaci che lo riterranno opportuno – un luogo a un'entità gastronomica. Perché magari, quando si arriva in una determinata città, che possiede una serie di requisiti a livello enogastronomico o artigianale, il turista o semplicemente il cittadino, il curioso, l'avventore, pensa di trovare ciò per cui quella città è famosa, nota, ciò che costituisce il suo valore aggiunto e il suo punto di riferimento.
Credo che difendere o costruire una strategia su questo non sia il vuoto; anzi, è il completamento di qualcosa che è mancato. Perché, vedete, questo tipo di problema sapete dove non c'è? Non c'è nelle città che negli anni hanno costruito un potenziale e un patrimonio a livello commerciale, culturale e gastronomico che oggi le rende competitive in maniera autonoma.
Non mi va di citare nessuno. Ma quando noi andiamo in vacanza, in alcuni borghi troviamo qualcosa che funziona, che ci piace e che rappresenta la storia di quel luogo.
Noi abbiamo creato un'inversione di tendenza, dobbiamo andare avanti in questa direzione e non ci facciamo sicuramente intimidire da chi viene qui a fare accuse strampalate. Qualcuno ha citato un giornale importante della nostra regione, oggi ho compreso fino in fondo che cosa significa la parola "marziani": coloro che vivono fuori dal contesto in cui vivono. Ecco, questo ho compreso oggi.
Ringrazio la maggioranza che ha creduto in questa proposta di legge e i tanti Sindaci, le tante associazioni e le tante categorie che l'hanno sostenuta, perché serve a ridare centralità a quello che noi siamo, senza vergognarsi e senza andare contro nessuno, ma riconoscendo, a volte, nel luogo la storia, l'identità di un prodotto, di un essere, di una civiltà.
PRESIDENTE. Proposta di legge n. 64, così come emendata. La pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
La seduta è tolta.
La seduta termina alle ore 15:35.