Resoconto della seduta n.46 del 09/11/2016

SEDUTA N. 46 DEL 9 NOVEMBRE 2016

La seduta inizia alle ore 10,35

Presidenza del Presidente
Antonio Mastrovincenzo

Comunicazioni del Presidente

PRESIDENTE. Colleghi buona giornata, dichiaro aperta la seduta n. 46 del 9 novembre 2016. Do per letto il processo verbale della seduta n. 44 del 18 ottobre, il quale, ove non vi siano obiezioni, si intende approvato ai sensi dell’articolo 29 del Regolamento Interno.
Comunico che sono state presentate le seguenti mozioni:
- n. 185 dei Consiglieri Giancarli, Volpini, Busilacchi, concernente: “Budget Area Vasta 2”;
- n. 186 del Consigliere Fabbri, concernente: “Rilevazioni statistiche del movimento turistico regionale”;
- n. 187 dei Consiglieri Giorgini, Maggi, Fabbri, concernente: “Punto nascita Ospedale San Benedetto del Tronto, Area vasta 5 - Ripristino ospitalità partorienti sotto la 36esima settimana e assunzione nuovo organico pediatria”;
- n. 188 dei Consiglieri Malaigia, Zaffiri, Zura Puntaroni, Leonardi, concernente: “Presidio permanente dei Vigili del fuoco Visso (MC)”.
Comunico, inoltre che, il Presidente della Giunta regionale ha promulgato, in data 24 ottobre, la seguente legge regionale
- n. 25 “Incorporazione del Comune di Acquacanina nel Comune di Fiastra”.

Saluto alle scuole

PRESIDENTE. Saluto i ragazzi della Scuola media dell'Istituto scolastico Comprensivo “Nardi” di Porto San Giorgio che sono presenti in Aula. Li salutiamo affettuosamente con un applauso.

(Applausi)

Comunicazioni ai sensi dell’art. 35, VI comma del R.I.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Zaffiri.

Sandro ZAFFIRI. Grazie Presidente. Chiedo a quest'Aula un minuto di silenzio per la compagna Hillary Clinton. Grazie.

Commemorazione di Umberto Veronesi

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Volpini.

Fabrizio VOLPINI. Chiedo un minuto di silenzio per la morte di un importante italiano, l'oncologo dr. Umberto Veronesi.

PRESIDENTE. Se l'Aula è d'accordo, facciamo un minuto di silenzio in memoria del dr. Umberto Veronesi.

(L'Assemblea legislativa osserva un minuto di silenzio)

Informativa del Presidente Ceriscioli dopo gli eventi sismici del 26 e 30 ottobre

PRESIDENTE. Lascio la parola al Presidente della Giunta regionale per l'Informativa dopo gli eventi sismici del 26 e 30 ottobre, prego Presidente.

Luca CERISCIOLI. Grazie Presidente. Ci ritroviamo di nuovo in quest'Aula a trattare, nel mio caso a rendicontare la situazione della nostra regione all'indomani delle scosse del 26 e del 30 ottobre che si sono aggiunte, con un notevole rilievo in termini di conseguenze, a quelle che avevamo già trattato del 24 agosto.
Sappiamo bene che dopo una scossa sismica importante, segue un lungo sciame sono migliaia le scosse che si sono susseguite dal 24 agosto.
Alcune di queste, ad esempio, di magnitudo 3.1, sulla costa non sono nemmeno percepite, nelle zone epicentrali una scossa 3.1 è una scossa in grado di produrre effetti, è un sisma importante. Dopo quelle più significative, abbiamo avuto scosse della grandezza di 4.7, 4.8, una ieri 4.0 e, ripeto, sono numeri che letti a distanza non ci trasmettono l'idea del sisma, ma vissuti sul posto sono qualcosa di ben diverso. Scosse che hanno prodotto notevoli danni, di cui farò un riassunto, in aggiunta ovviamente a quelli già prodotti il 24 agosto, che per una serie di ragioni, la sequenza stessa, il fatto che gli edifici erano già stati messi alla prova gradualmente, che gran parte delle persone che stavano negli edifici, che sono poi crollati, era già uscita il 24 agosto o successivamente dalla propria casa, dal proprio edificio, non hanno prodotto vittime dirette del sisma ed un numero di feriti assolutamente non rilevante.
Una scossa che non ha lo stesso impatto emotivo della prima, del 24 agosto, dove tante persone, 300 persone, hanno lasciato la vita, ma che in termini materiali ha delle conseguenze molto estese e molto significative.
La regione Marche resta, lo era già dopo il 24 agosto, lo è a maggior ragione dopo questi ulteriori episodi sismici, la regione largamente più colpita dagli effetti del sisma.
I Comuni coinvolti in misura importante sono 122. Vi ricordo che erano circa un centinaio quelli significativamente coinvolti nel primo sisma. Abbiamo in questo momento 249 zone rosse, dopo il primo evento la zona rossa ce l'aveva Arquata ed in parte, per un periodo limitato nel tempo, Montegallo e qualcosa Acquasanta, oggi abbiamo in tutte le Marche 249 zone rosse.
Aree, vi ricordo, chiuse alla libera circolazione perché un numero importante di edifici pericolanti incombe sul passaggio, sugli edifici circostanti, quindi viene interdetto l'uso delle abitazioni a chi ha l'edificio danneggiato, ma anche a chi ha l'edificio sano, con delle conseguenze sul numero delle persone sfollate molto importante.
I municipi inagibili sono 54, circa la metà dei Comuni coinvolti non hanno più la sede comunale dove svolgere le proprie attività.
Le scuole inagibili sono: 65 in classe CDE, 95 in classe B, quindi complessivamente sono 160 le scuole dichiarate inagibili a seguito del sisma.
Le attività produttive colpite direttamente sono 795, parliamo sempre di danni diretti del sisma, ovviamente quelle colpite indirettamente sono molte di più, 195 le stalle inagibili, circa 4 volte quello che era il numero dopo il primo episodio, e abbiamo in termini di popolazione, fra quella assistita nei capannoni, quella in autonoma sistemazione e in alberghi, 25.000 marchigiani sfollati che vengono assistiti.
Abbiamo fatto una stima in accordo con i Sindaci sulle persone che hanno continuato a trovare una “molto autonoma” sistemazione, al di fuori del meccanismo del Cas, degli alberghi o delle strutture collettive e vengono stimate in quasi 14.000, per un totale di 39.000 persone tra quelle che misuriamo e contiamo direttamente e quelle che arrivano attraverso un'indicazione diretta da parte dei Sindaci.
Capite di quali e quanti numeri stiamo parlando? Qual è la dimensione? Qual è il peso che in questo momento la macchina dei soccorsi, del volontariato, della protezione civile, delle strutture preposte stanno seguendo a seguito del fenomeno che abbiamo avuto?
Con il cambio di scala, con il cambio di dimensione non scatta solo la necessità di moltiplicare gli interventi, ma c'è un vero e proprio salto di qualità e con il ripetersi degli eventi in maniera significativa, anche una buona parte del lavoro fatto nella prima fase si è vanificato.
Se pensiamo a tutte le visite fatte delle 40.000 richieste, tolte quelle che hanno avuto un certificato AeDES in classe E, tutte le altre sono diventate rivisionabili, se dopo il primo sisma avevo un edificio in classe A è molto probabile che non lo sia più, se il primo sisma mi metteva in classe B non è detto che dopo le scosse successive, io sia ancora in classe B, tolte le E che sono “inagibili gravi” che non migliorano, difficilmente un sisma ripara una casa, abbiamo solo un incremento degli altri casi.
Significa che molte delle migliaia di ispezioni già fatte verranno ripetute. Le stesse scuole, il passaggio si sta completando questa mattina con gli ultimi 4 edifici scolastici che stiamo verificando, con un forte spirito di collaborazione con i Comuni, alcuni enti per esempio sono riusciti autonomamente a fare le verifiche sulle scuole, ci hanno alleggerito di quel lavoro, ma le verifiche hanno riguardato di nuovo centinaia di plessi, perché in tutte le scuole dove si era stati dopo la prima scossa, si è tornati giustamente anche dopo la seconda e la terza per verificare l'agibilità degli edifici.
Il numero così significativo di 170 scuole inagibili è frutto di ispezioni che hanno riguardato almeno il doppio degli edifici scolastici, fatte direttamente dalle strutture della Regione.
Un carico di lavoro che si aggiunge geometricamente a quello che era già stato fatto, vanificandolo in parte, quindi cose già fatte che devono essere ripetute.
Cambio di scala, una cosa è gestire un’emergenza in una dimensione, che può essere quella di Montegallo, un'altra cosa è la situazione di città come Tolentino, come Camerino, come San Severino.
Tolentino oltre agli sfollati ha quasi la metà della popolazione in questo momento che manifesta qualche forma di difficoltà, e parliamo di una città di 20.000 abitanti.
San Severino 13.000 abitanti, problemi in larga misura; Camerino con il tema degli studenti, nel senso che ha più studenti che abitanti, è una città che sulla carta manifesta 7.000 abitanti ma in realtà ne ha 15.000, perché noi consideriamo oggi gli studenti come parte del tema.
Cambio di scala, è ben diverso affrontare realtà in termini di popolazione più numerosa perché l'impatto delle richieste è molto forte.
Gli studenti universitari sono temi aggiuntivi. E' evidente che dopo la prima scossa il decreto non metteva una riga sugli studenti universitari, con gli episodi successivi, è diventato un tema estremamente importante, perché per Camerino gestire il destino dell'Università significa gestire il destino della città. C'è stata una reazione molto forte, immediata, anche da parte del Rettore: la scelta di togliere le tasse universitarie e di iscrizione per quest'anno, immediati accordi con la Protezione civile per allestire uno spazio di circa 1.000 posti letto per studenti, la volontà di ripartire con i corsi subito, utilizzo delle aule che per fortuna in gran parte erano rimaste fuori dal sisma per poter lì espletare tutti i corsi possibili, ricerca di ulteriori spazi per gli uffici e le altre attività che erano rimasti dentro la zona rossa e lesionati all'interno della città.
Capite che questi elementi sono tutti aggiuntivi, è un ampliamento della scala dei provvedimenti che va a toccare realtà che prima non c'erano.
Il cambio di dimensione non è solo la necessità di aumentare eventualmente i soggetti che beneficiano di una misura, ma anche valutare tutti gli elementi di novità che hanno bisogno di strumenti ad hoc per essere affrontati.
Il decreto, che dovrebbe essere pubblicato oggi, credo, almeno ieri sera abbiamo visto il testo che non era ancora bollinato, quindi mancavano dei passaggi formali per la sua pubblicazione, in gran parte cosa fa? Cerca di assumere, l’avete già sentito l’altra volta nella descrizione del decreto a seguito del 24 agosto, questi elementi di novità per poter dare strumenti in grado di rispondere ad una mutata situazione, ad una mutata dimensione e ad un mutato momento nell'arco del calendario annuale. Una cosa è gestire una situazione in agosto, un'altra cosa è gestirla a novembre. Ad agosto dicevamo: “Bisogna sbrigarsi con certe misure, sistemare le persone, perché devono uscire dalle tende prima di novembre”, oggi siamo a novembre, quindi nel dover dare tutte le risposte sono stati scelti altri strumenti e vanno articolate altre modalità.
Vengo alle novità del decreto.
Articolo 1, strutture e moduli abitativi provvisori. Con l'articolo 1 del nuovo decreto si introduce una modalità che non era prevista nel decreto precedente, ovvero sostituire il campo tende, che era stata la prima risposta data ai terremotati all'indomani, nella stessa giornata del sisma, con strutture a moduli che possono svolgere la funzione del campo tende.
Siamo in pieno inverno, in un arco di tempo ragionevole è possibile allestire questi campi, era già stata fatta una gara Consip quindi c'era la possibilità di acquisirli, questo da agosto. Ad agosto la scelta non era necessaria perché il passaggio è stato fatto con le tende, mentre con il nuovo terremoto e con le 25.000 persone che chiedono sistemazione - ricordiamoci che il tema delle aree interne non è venuto meno – ed hanno il desiderio di tornare il prima possibile nel luogo naturale della propria residenza, non potendo fare con le tende e comprendendo che la soluzione delle tende collettive, delle palestre o dei palasport, dove oggi sono raccolte le persone, è una soluzione che non può andare oltre un certo arco di tempo, viene data questa ulteriore possibilità.
Nella giornata di oggi verranno fatti incontri, a piccoli gruppi, con la Protezione civile e con tutti i Sindaci coinvolti nel sisma, per decidere assieme luoghi e numeri per l'allestimento di questi spazi.
Sulla parte agricola aumentano gli incentivi e si modificano le procedure per poter avere le stalle provvisorie. Di nuovo, per il terremoto del 24 la gara agosto è stata fatta e tutto il percorso per le stalle provvisorie, le offerte con le buste, come si dice - anche se oggi credo che il mercato sia tutto elettronico ed eventualmente la busta sarà una busta elettronica - sono state aperte una settimana fa, compatibilmente con la stagione invernale. Quindi i 40 allevatori che facevano parte del blocco del 24 agosto sono tutti con la stalla ordinata, quella provvisoria, con l’abitazione ordinata e dovranno essere installate. Credo che oggi la ditta inizierà le prime consegne. E tutti gli altri 150 che si sono aggiunti con le ultime scosse? Si poteva ripetere lo stesso percorso e a febbraio, inizi di gennaio, dargli la stalla provvisoria? Il decreto cosa fa? Permette di andare oltre il quinto di obbligo, che è il limite della gara, dicendo: “Prendetene anche per gli altri” sostanzialmente la gara l'abbiamo fatta, una ditta ha vinto, si prendano i moduli e le stalle anche per quelli che si sono aggiunti con gli ultimi fenomeni. Quindi si utilizza la stessa gara per dare una risposta a chi il problema lo ha avuto 2 mesi più avanti rispetto ai precedenti.
Devo dire che il Servizio si è mosso con molta celerità fin dal giorno stesso. Fin dal giorno del sisma, dietro le chiamate degli allevatori, sono partite le squadre, che già avevano fatto il percorso il 24 agosto, per i sopralluoghi, per accertare del danno e predisporre la richiesta delle strutture temporanee per l'alloggiamento degli animali e delle persone.
Credo che questo percorso sia stato completato ieri, se non sbaglio, quindi tutti sono stati visitati, è stato fatto l'accertamento delle necessità e si aspetta il decreto per capire se è possibile ordinare anche per questi i moduli, oppure dover utilizzare gli strumenti ordinari.
L'approvazione del decreto ci permetterà, dalla sua presa visione, di continuare gli ordinativi anche per quelli che sono rimasti fuori. Capite l'importanza ed il valore di questa risposta.
Ieri ho letto un'Ansa in cui un allevatore diceva: “Siamo rimasti soli”, è uno di quelli che è stato visitato il giorno stesso del sisma. Cioè il giorno stesso del sisma sono andati da lui a vedere, valutare, dichiarare e raccogliere la richiesta, però ieri ha dichiarato che si sente abbandonato, figuriamoci se gli andassimo a dire: “Adesso aspetta due mesi che fra due mesi apriremo un'altra busta e ti daremo la risposta”.
Il personale dei Comuni, se vi ricordate, era un punto critico fin dalla prima stesura, l'avevamo detto in quest'Aula. Se c'è un numero che è rimasto basso è quello delle 50 unità di personale a tempo indeterminato che poteva essere assunto dai Comuni per poter rafforzare le loro strutture che sono molto carenti.
Il decreto porta questo numero a 350 unità, ritengo che con 350 unità non solo si risponda alle sopravvenienze dovute all’allargamento dell'area interessata dal sisma, ma anche a quella carenza che c'era nel primo atto.
Si è presa piena consapevolezza che il ruolo dei Comuni all'interno di questo percorso sarà forte e coinvolgente e tante di queste realtà hanno bisogno di personale.
Una volta che il decreto verrà approvato e darà queste 350 unità in più di personale, dovremo ripartire le figure fra i diversi Comuni perché nella stesura si dice che vanno assegnate, cioè ogni Comune avrà assegnato il numero di personale aggiuntivo per servire e sostenere il percorso del sisma.
Noi ci aspettiamo che più della metà di questo personale venga assegnato alle Marche nella proporzione in cui il bisogno c'è, nel senso che la dimensione che era di circa il 50% con la scossa del 24 agosto, certamente ci vede impegnati in misura superiore a seguito di quanto è accaduto, quindi immagino che ci sarà una quota superiore al 50% che andrà a vantaggio ed a sostegno delle attività che i Comuni marchigiani dovranno svolgere dentro questo percorso.
Viene anche assegnata una parte aggiuntiva di 20 persone al Commissario straordinario per la stessa ragione. L'attività del Commissario è su una scala molto più ampia, quindi viene rafforzata anche la struttura commissariale in una misura ovviamente più ridotta rispetto alle 350 unità che vanno ai Comuni.
Altro tema molto importante, che a mio giudizio già il primo decreto affrontava con sufficiente chiarezza, ma non era stato colto nella sua ampiezza, è il modo di procedere per gli interventi di somma urgenza sui cosiddetti puntellamenti, cerchiature, che riguardano da una parte i beni culturali, dall'altra le necessità di una comunità. Ad esempio sono stato ad Ascoli ed ho visto una scuola minacciata da un edificio vicino, scuola a posto si può entrare, ma servono delle opere provvigionali per poter utilizzare quello spazio, oppure vie chiuse perché in testa alla via c'è un edificio pericolante, bisogna fare le opere provvigionali per poter aprire il passaggio all'interno di quella via.
Sulle opere provvigionali la prima ordinanza del Capo Dipartimento della Protezione civile diceva che si poteva agire senza necessariamente fare il sopralluogo del Gts (Gruppo tecnici di sostegno), ovvero senza l'intervento sul luogo della Sovrintendenza ma, sapendo che gran parte dei beni sono vincolati, e via dicendo, in realtà quasi tutti gli amministratori hanno chiamato la Sovrintendenza prima di mettere un puntello. Cosa è successo con le scosse successive? Avendo preso questo atteggiamento, la Sovrintendenza nei primi due mesi circa ha fatto 1.500 sopralluoghi. Nella prima fase circa 3.000 beni culturali erano da visionare, i beni culturali, più tutti i beni vincolati paesaggisticamente, noi siamo dentro due Parchi, i centri storici, in adiacenza la gran parte del territorio ha bene o male un vincolo paesaggistico, e la possibilità di vedere tutto era francamente al di sopra delle possibilità della Sovrintendenza, ma soprattutto non era necessario per i dispositivi stessi che dicevano: “Se non hai demolizione, se non hai rimozione, agisci e comunica”.
Con il decreto questa cosa viene messa in maniera ancora più netta, ancora più chiara, senza lasciare il minimo dubbio all'amministratore, così il Sindaco sa, perché è il Sindaco che ordina le attività di puntellamento e può agire direttamente con l'ordinanza comunicando poi il progetto alla Sovrintendenza in tutti i casi in cui non sia prevista ovviamente la demolizione o la rimozione del bene, cioè se io sposto un bene culturale o demolisco una parete dichiarata vincolata, prima di farlo devo avere il sopralluogo del Gts ed il parere della Sovrintendenza, ma nel caso in cui non butto giù niente, ma semplicemente proteggo, sostengo una parete, un muro, quello che è l'elemento che vado a proteggere, lo posso fare e comunicare. Questo è un fatto molto rilevante, aiuta tantissimo e so che dietro questo chiarimento tantissimi hanno la possibilità di fare queste opere provvigionali che sono estremamente importanti per mettere in salvaguardia il bene che minaccia di cadere, per mettere in salvaguardia la popolazione dalla minaccia del bene, in terzo luogo per liberare spazi che altrimenti rimarrebbero chiusi dentro la zona rossa, non utilizzabili, che invece vanno a disposizione di quegli sfollati che possono rientrare in questa maniera nella propria abitazione. Questo è un punto del decreto estremamente importante.
Viene dato l'incarico ad Anas di intervenire anche sulle strade comunali e provinciali che abbiano bisogno di interventi di messa in sicurezza. Pensiamo ad un Comune che ha una strada comunale con un versante che a seguito del sisma ha manifestato dei movimenti di tipo franoso, ha bisogno di interventi significativi, con il decreto si permette di utilizzare la struttura dell'Anas per poter provvedere in modo particolare alle misure urgenti.
C'è la parte che riguarda anche, come dicevo prima, le Università che vengono individuate come soggetti beneficiari di interventi. Questo permette di mettere in moto la macchina di sostegno all'Università di Camerino, in più ulteriori misure facilitano la gestione dell'anno scolastico all'interno di un contesto che è fortemente complicato da tante scuole dichiarate inagibili e dalla necessità di rimodulare le attività.
Anche per questo ho partecipato ad alcuni incontri con dei Comuni che erano in particolare difficoltà e bisogna dire che c'è stata una grande capacità di reazione, di trovare soluzioni, anche da parte dei dirigenti scolastici che in alcuni casi hanno superato le tradizionali gelosie per i propri spazi per condividerli con quegli istituti che hanno perso l'agibilità della scuola. E' stato un fatto molto importante ed essenziale per poter gestire bene.
Nel terremoto, nel sisma, nelle difficoltà, quello che ogni volta è emerso è una forte coesione istituzionale e la capacità di condividere i problemi, non i problemi miei ed i problemi tuoi, ma i problemi nostri, di chi deve rispondere nei confronti della comunità, di un ruolo che va al di là, in quel momento, della gestione del singolo plesso scolastico e diventa il contributo ad un sistema e permette di fare cose veramente straordinarie. In tempi ordinari quando mai un Preside dichiara che uno spazio non gli serve, non si è mai visto! Piuttosto si fa la biblioteca multimediale 2, pur di non cedere neanche un centimetro quadrato.
In questo caso, lo voglio segnalare perché va a merito di chi ha preso questo atteggiamento, la scelta delle istituzioni di tenere un profilo di forte coesione (la Provincia, il Comune, il dirigente scolastico, la Regione, per il contributo che può dare, la Protezione civile) ha permesso di ottenere delle risposte importantissime, come nel campo educativo, in grado di offrire, in maniera estremamente rapida stante la mole dei problemi, soluzioni per la ripartenza dell'anno scolastico.
Dal punto di vista sanitario, avete visto i casi più significativi. L'Ospedale di Amandola è stato dichiarato totalmente inagibile e la capacità di reazione del sistema, qui devo ringraziare in modo particolare la Protezione civile nazionale, ha immediatamente messo a disposizione i moduli, tanto che il giorno dopo erano già arrivati nello spazio individuato e permetteranno di riprendere circa l'80% delle attività.
Un'altra cosa importante è stata la lesione parziale dell'ospedale di Fabriano, lo stesso ha recuperato gli spazi vicini comprimendo in alcune attività gran parte della funzionalità.
Su questo ragionamento della capacità di recuperare subito, ma anche di mettere in campo rapidamente quella che è una strategia per la ripartenza, entra in campo di nuovo, con il cambio di scala, con il cambio di dimensione, un ragionamento che serve per valutare le scelte da fare per il futuro sulle scuole, sulle strutture sanitarie e via dicendo.
Pensiamo al caso di Amandola, è evidente che andrà fatta una valutazione di fondo se conviene recuperare l'edificio, anche se presenta un'articolazione fatta di realtà realizzate in tempi successivi, con tecniche diverse, dove abbiamo visto, ad esempio, l'impatto che c'è stato di una struttura sull'altra, dove oltretutto c'è anche un'indagine della Procura della Repubblica per quanto riguarda la parte ristrutturata più di recente, quella a seguito del terremoto del '97, ma credo che i lavori siano finiti nel 2009. Andrà fatta una valutazione complessiva, di carattere strategico, per vedere se conviene riparare, si guarderanno i numeri di una riparazione che deve dare ad una struttura strategica l'agibilità e l'adeguamento sismico. Questi sono gli obiettivi del decreto: arrivare all'adeguamento sismico intervenendo sulle strutture o realizzare ex novo lo spazio dedicato all'ospedale.
E' una scelta molto importante che testimonia in entrambi i casi, ovviamente, la volontà di mantenere quel presidio per la montagna, per tornare ad essere significativo attorno ad Amandola, un punto di riferimento per la sanità in quell'area, ma dovremo decidere come utilizzare al meglio le risorse.
Il mio punto di vista è che se la differenza è poca fra la spesa che c'è per adeguare quella struttura sismicamente o realizzare una struttura nuova, la Regione può benissimo colmare quel delta per fare una struttura nuova, mentre se la riparazione va su valori bassi - bisognerà vedere se è possibile riparare quella struttura con dei costi ridotti - si ripara la struttura e si raggiunge l'obiettivo che è quello dell'adeguamento sismico, come tutte le strutture strategiche dovrebbero avere.
Stessa valutazione per Fabriano, ovviamente non sull'intero ospedale ma sulla porzione, se quella porzione di ospedale va ristrutturata così com'è, portandola all'adeguamento sismico, o l'adeguamento sismico ha un costo paragonabile alla realizzazione di una nuova palazzina nelle adiacenze dell’ospedale che va a sostituire quella danneggiata.
Per le scuole il ragionamento è ancora più complesso, anche lì l'obiettivo è quello della ricostruzione e dell'adeguamento sismico. Qui verrà fatta una doppia valutazione. Il primo aspetto riguarda il costo dell'adeguamento sismico per le 65 scuole danneggiate, se è possibile, quindi di quale misura parliamo in termini economici; il secondo aspetto è quello di valutare e, laddove non fosse possibile o il costo fosse troppo elevato, andare verso una nuova struttura; il terzo aspetto è considerare dentro questi processi anche scelte di riaggregazione delle scuole per una maggiore funzionalità e utilizzare il passaggio non solo per rispondere e ritrovare quello che è il bene che si è perduto, ma anche per una strategia diversa. Una ricomposizione del sistema scolastico e ricordiamoci che oltre all'adeguamento sismico per una struttura nuova, necessariamente adeguata, avremo anche valori come l'efficientamento da un punto di vista energetico ed una migliore sistemazione in termini di logistica. Quindi una valutazione ampia e importante.
Non ripeto tutte le questioni relative al primo decreto che restano valide, il tema delle casette piuttosto che le misure importanti che ci sono nei confronti delle attività economiche, i 5.000 euro di contributo straordinario, tutte le misure a sostegno della ricollocazione delle imprese e delle attività che sono ricollocabili, le varie forme anche di sostegno al credito in termini di garanzie. Tutto quello che era nel primo decreto viene confermato, con questo decreto si apportano quelle novità necessarie a questo cambiamento in termini di dimensione e di scala.
Verrà anche ridefinito un nuovo cratere, ovviamente, perché la parte più fortemente colpita si è notevolmente allargata nel nostro territorio, e nell'atto che ho visto ieri non era indicata la modifica dell'Allegato A. Il Commissario ci ha chiesto di dare delle indicazioni di carattere generale su quelle porzioni di territorio più colpite e quando avremo contezza anche di questo sarà pubblico, ma è evidente che dal punto di partenza che abbiamo oggi, 30 Comuni inseriti nell'area del cosiddetto cratere, si andrà ad un numero molto più ampio, molto più importante, ma in considerazione oggettiva della situazione che si è creata nel nostro territorio, quindi, immaginiamo una crescita anche da questo punto di vista.
Sappiamo bene che le differenze fra dentro e fuori il cratere sono chiare e anche limitate. E' logico, sto pensando in modo particolare a quella fascia di Comuni, come San Severino, Tolentino che hanno avuto un salto di qualità negativo nel modo in cui sono stati colpiti ed è chiaro che poter accedere a quelle misure di sostegno, come il rinvio dei pagamenti dei mutui, o la sospensione del pareggio di bilancio, essere inseriti nel cratere ha un valore importante in una situazione così critica.
L'estensione del cratere sostiene in modo particolare i Comuni e il tema della seconda casa è probabilmente meno sentito rispetto alle aree interne, anche se non sarà una misura che verrà disdegnata dai cittadini che avranno la possibilità di sistemare al 100% anche la seconda casa. E’ evidente che la parte più significativa - su cosa arriverà di più, rispetto al bisogno che oggi c'è dall'estensione del cratere - riguarda in modo particolare quell’opzione che hanno i Comuni e che sostiene il momento di grande difficoltà che devono vivere, con un fenomeno ben superiore a quello che avevano vissuto in precedenza.
Questo è un po' il quadro delle cose, dei danni, delle opportunità che arrivano dal decreto, da quello che sarà il lungo lavoro della ricostruzione, ma ancora oggi possiamo dire dall'assistenza perché la parte che si sta affinando in questi giorni, con i moduli per gli agricoli ed ancora di più per i cittadini delle zone colpite, per noi resta un impegno di grandissima portata.
Nell'ufficio speciale che vede insieme Comuni e Regioni sarà presente in maniera robusta il personale diretto della Regione. Le unità che arriveranno in termini aggiuntivi - se vi ricordate si parlava di circa un centinaio di persone dalle assunzioni di carattere nazionale - si aggiungeranno all'interno di questo percorso che per la Regione costituirà, ovviamente, un grandissimo impegno, ma fatto con la consapevolezza perché oggi un terzo della nostra regione sta all'interno di un problema significativo. Il valore di questo intervento già ce l'aveva il 24 agosto, figuriamoci oggi con questa dimensione, è intimamente connesso con gli obiettivi più importanti che come Regione portiamo avanti, non è più un tema dedicato a una porzione del nostro territorio, ma è un tema che riguarda appieno l'intero territorio regionale.
L'ultima nota riguarda il tema della richiesta che fanno i territori di coinvolgimento e partecipazione. Come ho detto l'altra volta vale anche per questa, ogni forma di vicinanza che si può esprimere nei confronti di un territorio è molto gradita. Basta che per un paio di giorni non contattiamo un Sindaco, un amministratore e a questo punto aggiungerei un allevatore che immediatamente scatta la sindrome dell'abbandono. Rinnovo il fatto che non c'è nessuna forma di taglia fuori o esclusiva, io penso che tutti quelli che vorranno mobilitarsi in maniera coerente con il proprio ruolo all'interno del territorio regionale, troveranno dall'altra parte, da parte delle comunità, una grande apertura ed una grande disponibilità all'incontro.
So dell’iniziativa di cui mi ha parlato il Presidente di Commissione Biancani, di portare ad esempio la Commissione nel territorio, la trovo una cosa ottima, gli ho consigliato di non andare in un posto solo e di muoversi in maniera un po' più ampia, per trasmettere da subito un programma, non una tappa, perché una tappa immediatamente dà l'idea che si voglia andare solo lì, e non vi dico cosa scatta in quella che ho definito la sindrome di prima, se invece la Commissione prepara un programma - perché è bene ascoltare, io vado nei posti per ascoltare poi mi tocca parlare anche parecchio, però è un parlare che segue un ascoltare - che dice “in due settimane andremo in 30 Comuni” e in quei 30 Comuni chiameremo anche gli altri 100 che sono lì vicino. Ad esempio all'incontro della Commissione che faremo a Tolentino inviteremo anche i 5 Comuni attorno, per partecipare, per portare la loro parola, poi se ci si sposterà più a nord, si andrà a Visso e si chiamerà il gruppo dei Comuni che è lì attorno e via dicendo, così con un numero ragionevole di appuntamenti si fa non solo un quadro ampio di quella che può essere l'iniziativa consiliare che sta dentro il sisma, ma si crea e si mantiene forte quella tensione di vicinanza che è una cosa che non dobbiamo mai disperdere.
Pur nella nostra grande dimensione credo che dovremmo portare avanti questo impegno, la Giunta l'ha fatto per quanto di sua competenza, il Consiglio lo può fare benissimo per le sue competenze, perché serviranno tutte.
Vi do una nota, con la crescita così importante delle zone rosse, bisogna anche iniziare a valutare se gli strumenti normativi che abbiamo per sviluppare, quelle che sono le Umi – voi sapete che nel decreto 1 è previsto che laddove l'intervento ha una sua complessità vada definita una Umi – siano adeguati a mantenere qualità e tempi indispensabili ad una risposta, perché io posso avere anche una enorme qualità, ma se quella qualità mi dice che l'ultima Umi la svilupperò come piano fra 10 anni, non diamo un grande servizio a quei cittadini, ma se io mantengo una buona qualità ed affino i miei strumenti per fare in modo che, non dico fra 10, ma fra 5 anni, ci siano già gli interventi fatti, è chiaro che ho sommato qualità e capacità contenendo i tempi.
Non escludo, ad esempio, che serva una iniziativa, come hanno fatto le altre Regioni in questi casi, sempre che gli strumenti non siano in grado di dare una risposta che tenga insieme qualità e tempi, proprio per affrontare questa novità. Quando mai 270 aree centrali hanno contemporaneamente la necessità di partire con un progetto di riqualificazione? Quando mai?
Bisogna guardare se il nostro strumento è pensato per fare un intervento ogni 3 anni o funziona anche quando ne devo fare 250 sempre in un triennio. Questa attività come va fatta? Va fatta approfondendo gli strumenti in Commissione, avendo una lettura della realtà, traducendola in iniziativa legislativa, con l'impegno di tutti quanti.
Io ho riconosciuto fin dal primo momento che non abbiamo mai fatto una briciola di polemica politica né di primato politico su un evento del genere. Non esiste questa cosa! Non c'è la minima volontà! Non abbiamo mai collegato i due fatti, bisogna attraverso questo percorso riuscire a sviluppare tutta l'iniziativa che siamo in grado di mettere in campo a favore di queste comunità.
Questo è lo sguardo, l'impressione scaturita da questa settimana vissuta molto intensamente nel rapporto con il territorio, perché non più di questo ci si aspetta. Abbiamo incontrato i Sindaci che fino a 3 settimane fa facevano una polemica al giorno nei confronti della Regione, io non ho avuto problemi a trovare soluzioni insieme, né questi si sono messi in testa che ci fosse un percorso di contrapposizione politica da portare avanti, si sta lavorando tutti quanti sui problemi e sulle attività: quello lo puoi fare tu, questo lo faccio io, bravo per quello che stai facendo te. E si va avanti ed è un presupposto essenziale e finché riusciremo a mantenere questo carattere che abbiamo tenuto fino ad oggi, continueremo a dare il massimo contributo alla nostra comunità.
Disperdere tempo, risorse in altre direzioni francamente non aiuterebbe e non rafforzerebbe la ricerca e la risposta di cui queste comunità, questi cittadini, hanno bisogno.
La gestione degli alberghi l'ha fa direttamente Dicomac, con la Protezione civile nazionale, per capirci, con un proprio responsabile che ha raccolto tutte le convenzioni e le disponibilità di convenzioni che hanno dato gli alberghi ed ha assegnato ai vari alberghi i gruppi di persone.
La richiesta particolare è stata quella di mantenere determinate comunità assieme e quindi è stato gestito in questo modo.
Il nostro ruolo rispetto agli alberghi è quello di raccogliere le rendicontazioni, di verificare che ci sia corrispondenza fra quanto rendicontato e quanto accaduto e pagare.
Non vi ho detto niente dei pagamenti perché noi con i pagamenti siamo allineati, nel senso che ancora oggi a fronte di un preventivo che ci hanno comunicato varie amministrazioni, di circa 6 milioni di euro, in cassa abbiamo più o meno quella cifra ed a fronte di 6 milioni di preventivo, le fatture arrivate sono ancora molto al di sotto, quindi con i pagamenti siamo più che allineati. Abbiamo pagato tutto quello che è arrivato fino alla settimana scorsa e continuiamo a pagare quotidianamente quello che arriva con le verifiche del caso.
Sui pagamenti in realtà il vero tema è che in questo momento non stanno arrivando o caricando le fatture. Sono meccanismi che devono fare i Comuni, hanno le loro fatiche, hanno le loro incomprensioni,.
E' molto importante la questione dei pagamenti, perché ho sentito un mito: “E' la Regione che non paga”. Le fatture che non arrivano non le paghiamo, quindi non riusciamo a pagare le fatture che non arrivano, però vi assicuro che tutto quello che è arrivato, è stato istruito ed è stato pagato. Può non essere stata pagata una fattura che ha dei problemi, ma non è che non viene pagata per mancanza di fondi o volontà, ma perché ci sono alcuni aspetti che vanno chiariti nella fattura specifica, non in termini generali.
Questo è ruolo sugli alberghi, ha fatto bene a farmi questa domanda, perché mi ha ricordato il tema dei pagamenti.
Credo che sia un'informazione utile a tutti quanti. Oggi, grazie anche al fatto che non stanno caricando, noi abbiamo pagato tutto il pagabile, almeno fino a sabato scorso, aggiornato a quanto presentato fino a sabato, perché c'è una cadenza settimanale, ogni venerdì la Protezione civile nazionale, cioè il Ministero, alle ore 18,00 chiude i pagamenti settimanali e si riparte dal lunedì con i pagamenti, quindi c'è questa ciclicità di settimana in settimana.
Immagino che a presto arriveranno molte più fatture di quelle che sono arrivate fino ad oggi però d'altra parte c'è la macchina, le risorse e la capacità di rispondere.
Diversi Comuni all'inizio avevano in testa, perché molti Sindaci sono gli stessi del terremoto del '97, quindi c'erano allora e ci sono oggi, che i pagamenti avvenissero a contributo, quindi loro avevano delle anticipazioni, arrivava il contributo e pagavano la fattura, invece adesso il ruolo del Comune è quello di fare l'intervento, di farsi rilasciare la fattura che va in contabilità speciale e che va scaricata alla Regione che paga, quindi il Comune in cassa non deve avere un euro, basta che si faccia rilasciare la fattura e che la fattura arrivi in Regione.
Io immagino che un elemento di rallentamento sia stato che i Comuni, molto probabilmente, alcuni quelli abituati all'altro terremoto, aspettavano che noi gli anticipassimo un contributo per poi pagare loro la fattura, invece non è così. Loro non pagano niente, tutto in contabilità speciale/emergenza, il Comune fa il puntellamento che magari costa 15.000 euro - progetto, certificato, gara – e la fattura viene in Regione. Lavoro, puntellamento, gara, emergenza, fattura, pagamento.
Passa attraverso la Regione, quindi non hanno problemi di cassa sulle attività dell'emergenza. E' stato comunicato in un incontro plenario, il sabato prima di mercoledì 26, c'è stato un incontro plenario con i tecnici dei Comuni per spiegare il meccanismo, perché è lo stesso del primo sisma, poi mercoledì è successo l'ira di Dio. Vedendo che arrivavano poche fatture abbiamo di nuovo mandato a tutti i Sindaci in posta certificata e avvisati con SMS un messaggio: “Non stanno arrivando le fatture, vi ricordiamo qual è il meccanismo, in posta ce lo avete”. Non vedendo arrivare i dati ci siamo anche preoccupati di rinnovare la comunicazione, è stata fatta de visu, via SMS e per posta elettronica.
Tutte le volte che abbiamo fatto gli incontri l'abbiamo spiegato e quindi credo che ormai la consapevolezza ci sia e la cosa sia stata sufficientemente comunicata. Secondo me è un meccanismo interessante perché i Comuni non ha più l'ansia nell'aspettare che si riempia il capitolo per far emettere la fattura e pagare, andando in difficoltà con i fornitori e con tutti quanti. Con questa cassa unica chi è pronto, chi ha fatto, viene pagato. Spiego il paradosso: se io do 100 ad Anna, ad Angelo ed a Loretta, magari Anna non ha niente da fare, Angelo ha 150 da spendere e Loretta va piano perché ha paura di finire i soldi, Angelo ad un certo punto dirà: io non ho più i soldi per pagare, mentre Anna terrà i suoi 100 in deposito. Con questo altro meccanismo, che assomiglia molto alla ricostruzione, se voi ci pensate è uguale, chi fa, chi realizza, avrà il riconoscimento rispetto alla spesa.

Presidenza del Vicepresidente
Renato Claudio Minardi

PRESIDENTE. Grazie Presidente per le comunicazioni che ha fatto sugli eventi del terremoto del 26 e 30 ottobre, come aggiornamento all'Aula.
Ora la seduta è tolta e, come previsto e programmato, il Presidente incontrerà i capigruppo nella sala Europa.

La seduta è tolta.

La seduta termina alle ore 11,25.