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Resoconto della seduta n.47 del 22/11/2016

SEDUTA N. 47 DEL 22 NOVEMBRE 2016

La seduta inizia alle ore 10,45

Presidenza del Presidente
Antonio Mastrovincenzo

Comunicazioni del Presidente

PRESIDENTE. Colleghi buona giornata, dichiaro aperta la seduta n. 47 del 22 novembre 2016. Do per letti i processi verbali delle sedute nn. 45 e 46, rispettivamente del 25 ottobre e 9 novembre, i quali, ove non vi siano obiezioni, si intendono approvati ai sensi dell’articolo 29 del Regolamento Interno.
Comunico che
sono state presentate le seguenti proposte di legge regionale:
n. 89 in data 11 novembre, ad iniziativa dei Consiglieri Malaigia, Zaffiri, Zura Puntaroni concernente: "Norme per il riconoscimento ed il sostegno del caregiver familiare", assegnata alla IV Commissione assembleare permanente in sede referente, al Consiglio delle autonomie locali per l’espressione del parere di cui all’articolo 11, comma 4 della legge regionale 10 aprile 2007, n. 4, al Consiglio regionale dell'economia e del lavoro per il parere di cui all'articolo 4, comma 1, lettera c) della legge regionale 26 giugno 2008, n. 15, nonché trasmessa alla II Commissione ai sensi e per gli effetti del comma 1 bis dell'articolo 68 del Regolamento interno;
n. 90 in data 17 novembre, ad iniziativa dei Consiglieri Marconi, Giancarli, Micucci, Talè, concernente: "Riconoscimento della fibromialgia come malattia", sulla quale è stata richiesta l'ammissibilità di cui al comma 2 dell'articolo 63 del Regolamento interno;
n. 91 in data 17 novembre, ad iniziativa dei Consiglieri Malaigia, Zaffiri, Zura Puntaroni, concernente: “Riconoscimento della fibromialgia e della sensibilità chimica multipla come patologie”, sulla quale è stata richiesta l'ammissibilità di cui al comma 2 dell'articolo 63 del Regolamento interno;
n. 92 in data 17 novembre, ad iniziativa del Consigliere Urbinati, concernente: “Modifiche alla legge regionale 10 novembre 2009, n. 27 - Testo unico in materia di commercio” assegnata alla II Commissione assembleare permanente, in sede referente, al Consiglio delle autonomie locali per l’espressione del parere di cui all’articolo 11, comma 4 della legge regionale 10 aprile 2007, n. 4 e al Consiglio regionale dell'economia e del lavoro per il parere di cui all'articolo 4, comma 1, lettera c) della legge regionale 26 giugno 2008, n. 15;
n. 93 in data 17 novembre, ad iniziativa dei Consiglieri Traversini, Zaffiri, Celani, Fabbri, Rapa, Urbinati, Busilacchi, Talè, concernente: “Modifiche alla legge regionale 14 novembre 2011 n. 21- Disposizioni regionali in materia di multifunzionalità dell'azienda agricola e diversificazione in agricoltura”, assegnata alla II Commissione assembleare permanente in sede referente e al Consiglio delle autonomie locali per l’espressione del parere di cui all’articolo 11, comma 4 della legge regionale 10 aprile 2007, n. 4;
è stata presentata la seguente proposta di atto amministrativo:
n. 27 in data 11 novembre, ad iniziativa della Giunta regionale, concernente: “Modifica della deliberazione dell'Assemblea legislativa 9 dicembre 2014, n. 115 recante il Piano regionale di edilizia residenziale (triennio 2014-2016)”, assegnata alla III Commissione assembleare permanente in sede referente, al Consiglio delle autonomie locali per l’espressione del parere di cui all’articolo 11, comma 2, lettera c), della legge regionale 10 aprile 2007, n. 4 e al Consiglio regionale dell'economia e del lavoro per il parere di cui all'articolo 4, comma 1, lettera b), numero 2) della legge regionale 26 giugno 2008, n. 15;
è stata presentata la seguente proposta di regolamento:
n. 4 in data 11 novembre, ad iniziativa del Consigliere Marconi, concernente: “Modifica al regolamento regionale 9 febbraio 2009, n. 3 'Attività funebri e cimiteriali ai sensi dell'articolo 11 della legge regionale 1 febbraio 2005, n. 3' - Regolamentazione delle Sale del commiato”, assegnata alla IV Commissione assembleare permanente in sede referente, al Consiglio delle autonomie locali per l’espressione del parere di cui all’articolo 11, comma 4 della legge regionale 10 aprile 2007, n. 4 e al Consiglio regionale dell'economia e del lavoro per il parere di cui all'articolo 4, comma 1, lettera c) della legge regionale 26 giugno 2008, n. 15;
sono stati presentati i seguenti rapporti:
n. 3 in data 10 novembre, ad iniziativa della Giunta regionale concernente: "Legge regionale 2 ottobre 2006, n. 14, articolo 8 - trasmissione al Consiglio regionale del Rapporto sullo stato di attuazione delle politiche comunitarie per la sessione comunitaria del Consiglio", assegnato alla II Commissione assembleare permanente in sede referente, trasmesso alle Commissioni I, III e IV ai sensi del comma 1 dell'articolo 68 del Regolamento interno e inviato per opportuna conoscenza al Consiglio delle autonomie locali e al Consiglio regionale dell'economia e del lavoro;
n. 4 in data 10 novembre, ad iniziativa della Giunta regionale concernente: "Articolo 2 bis della legge regionale 11 novembre 2008, n. 32 - Interventi contro la violenza sulle donne: rapporto sul fenomeno della violenza nelle Marche. L'attività dei Centri antiviolenza (CAV) delle Marche", assegnato alla IV Commissione assembleare permanente in sede referente;
sono state presentate le seguenti mozioni:
n. 189 dei Consiglieri Malaigia, Zaffiri, Zura Puntaroni, concernente: “Camerino: Vigili del fuoco sfollati per caserma inagibile”;
n. 190 del Consigliere Micucci, concernente: “Richiesta di realizzazione di due rotatorie illuminate in prossimità delle uscite di Morrovalle e di Montecosaro della SS77 Val di Chienti - direzione Mare/Monti”;
n. 191 dei Consiglieri Fabbri, Maggi, Giorgini, concernente: "Fondi europei: coordinamento azioni ed analisi risultati";
n. 192 dei Consiglieri Fabbri, Maggi, Pergolesi, Giorgini, concernente: "Inadempienze relative all'applicazione della procedura di Valutazione Ambientale Strategica al Programma di individuazione della capacità complessiva di trattamento degli impianti di incenerimento di rifiuti urbani e assimilati in esercizio o autorizzati a livello nazionale, nonché l'individuazione del fabbisogno residuo da coprire mediante la realizzazione di impianti di incenerimento con recupero di rifiuti urbani e assimilati";
n. 193 dei Consiglieri Fabbri, Maggi, Giorgini, concernente: "Estensione ai territori colpiti dal terremoto dei progetti inerenti la Strategia delle Aree Interne";
n. 194 dei Consiglieri Fabbri, Maggi, concernente: "Valutazione esito referendario su proposta di fusione dei Comuni di Montemaggiore al Metauro, Saltara e Serrungarina e conseguente richiesta di annullamento dell'iter procedurale";
n. 195 dei Consiglieri Zaffiri, Zura Puntaroni, Malaigia, concernente: "Sostegno al sistema economico e produttivo regionale a seguito degli eventi sismici verificatisi dal 24 agosto 2016 - proposta di modifica dei DD.LL n. 189/2016 e n. 205/2016 o adozione di provvedimenti specifici".

Saluto alle Scuole

PRESIDENTE. Prima di cominciare la seduta voglio salutare i ragazzi delle classi V della Scuola primaria “Mazzoni” di Sant'Elpidio a Mare e della Scuola primaria “Famiglia Della Valle” di Casette d'Ete, dell'Istituto Comprensivo di Sant'Elpidio a Mare.
Benvenuti, un applauso a voi.

(Applausi)

Interrogazione n. 203
ad iniziativa della Consigliera Marcozzi
“Ospedale di San Benedetto del Tronto”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l’interrogazione n. 203 della Consigliera Marcozzi.
Ha la parola, per la risposta, il Presidente Ceriscioli.

Luca CERISCIOLI. Grazie Presidente. In base a quanto richiesto segnalo gli investimenti in seguito ai quali ho assistito ad inaugurazioni importanti all'Ospedale di San Benedetto: le nuove sale parto, la ristrutturazione della neurologia e della degenza della medicina, a testimonianza di quanto abbiamo sempre detto che anche dentro un percorso di realizzazione di infrastrutture, che vanno ad unificare i nosocomi esistenti, non si smette mai di investire fino all'ultimo giorno per garantire qualità e sicurezza delle strutture.
Sui progetti di potenziamento già concordati ed a tutt'oggi in fase di realizzazione, abbiamo: il potenziamento della degenza geriatrica, con la nuova sede che verrà completamente ristrutturata al primo piano, adeguata a quelli che sono i percorsi assistenziali dei pazienti cronici e fragili, questo è un tema molto importante, molto diffuso su cui c'è una grossa aspettativa; il potenziamento dell'area chirurgica e delle attività diagnostiche strumentali (installazione di due nuovi dispositivi di risonanza magnetica); la riattivazione del turno dedicato all'assistenza neonatale che potrà ridurre le necessità di trasferimento presso la struttura di patologia neonatale dello Stabilimento Mazzoni, quindi anche sul punto nascite un potenziamento della struttura per evitare trasferimenti.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatta o meno, la Consigliera Marcozzi.

Jessica MARCOZZI. Grazie Presidente. Saluto anch'io i ragazzi della classe V della Scuola Primaria di Sant'Elpidio a Mare “Mazzoni” e della Scuola Primaria di Casette d'Ete “Famiglia Della Valle”.
Grazie Presidente per la risposta, non sono totalmente soddisfatta, perché ad oggi mi dicono che la situazione è rimasta invariata.
Nell'interrogazione facevo riferimento a 57 posti letto non utilizzati e ad oggi mi dicono che risultano ancora non utilizzati, continuano, come di frequente è stato riportato dai giornali, i disagi dei pazienti trasferiti ad Ascoli Piceno o presso la Casa di Cura Villa Anna per le indispensabili indagini e rimangono le stesse problematiche nei servizi di radiologia, ovvero una sola risonanza magnetica sia ad Ascoli Piceno che a San Benedetto del Tronto. Quindi la problematica è la stessa.
Per quanto riguarda i problemi ostetrico/ginecologici ad oggi, mi dicono, la situazione risulta invariata, come riportato nell'interrogazione, ossia se ci sono problemi, anche semplici, i bambini vengono trasportati ad Ascoli Piceno, con grave disagio e disappunto dei genitori, e ad Ancona per condizioni più gravi. Questo nonostante San Benedetto sia la città con il più alto tasso di nascita dell'Area vasta 5, per non parlare della promessa di un turno di osservazione in pediatria nelle 24 ore, per dare assistenza alle partorienti entro la 34^ settimana.
Per questa motivazione non è stata rispettata la promessa di 5 infermieri dall’1 ottobre, come del resto le altre promesse andate a vuoto, in generale per problemi rilevanti a cuore, torace, vascolari, vie biliari, pancreas.
La struttura dell'Ospedale di San Benedetto del Tronto, nonostante la sua posizione strategica sulla costa - il territorio è attraversato dalla strada statale 16, dall'autostrada e dalla linea ferroviaria, ed ha una indiscutibile valenza turistico/ricettiva - viene continuamente depauperata nelle attività e nelle prestazioni che vengono puntualmente trasferite ad Ascoli Piceno (otorino, oculistica).
Si continua a chiedere con forza la pari dignità fra i due Ospedali, con investimenti in particolare sulla radiologia interventistica.
Per quanto riguarda inoltre le figure tecniche ed amministrative, continua la situazione di graduale depauperamento delle risorse che fa si che ne risentano i servizi ai cittadini, in particolare i front-office, con particolare disagio degli utenti, per non parlare poi delle solite liste di attesa. Grazie.

Interrogazione n. 248
ad iniziativa del Consigliere Marconi
“Disposizioni in materia di attestazione proprietà di beni immobili e mobili da parte dei cittadini extracomunitari”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l’interrogazione n. 248 del Consigliere Marconi.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Casini.

Anna CASINI. L'interrogazione presentata si riferisce alle modalità di calcolo e verifica del valore Isee per l'accesso alle prestazioni sociali da parte dei cittadini extracomunitari.
In particolare, al fine di riconoscere e attribuire pari diritti e doveri ai cittadini comunitari ed extracomunitari, viene segnalata la necessità di verificare - nei confronti dei cittadini extra Unione europea - la proprietà di beni immobili detenuti all'estero tramite certificazione del Consolato dello Stato di appartenenza, ai fini del corretto calcolo dell'Isee.
In proposito si precisa quanto segue: come confermato anche dalla giurisprudenza della Corte Costituzionale, la valutazione della condizione economica complessiva del nucleo familiare mediante Isee ai fini dell'accesso alle prestazioni sociali agevolate, è divenuta materia legislativa di competenza esclusiva dello Stato, che a norma dell'articolo 17, comma 2, lettera m), della Costituzione, determina i livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale. Inoltre, con l'articolo 11, comma 4 del decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201 (convertito in legge 22 dicembre 2011, n. 135) sono state dettate norme in merito alla compilazione della dichiarazione sostitutiva unica ai fini Isee, ed al controllo sulla veridicità dei dati dichiarati nella medesima dichiarazione; in applicazione del principio di sussidiarietà verticale, le richieste di prestazioni agevolate (esempio: domanda assegnazione alloggi, richieste di contributi economici per il sostegno alla locazione, eccetera) vengono presentate direttamente ai Comuni, che ne curano l'istruttoria, compilano le relative graduatorie, effettuano le verifiche e gli accertamenti sulla base della vigente normativa statale, soprattutto questo, la verifica e gli accertamenti sono di competenza comunale.
Pertanto, nello specifico della materia Isee e delle verifiche delle dichiarazioni ad essa connesse, la Regione non è titolare di alcuna competenza.
Si segnala infine che in alcuni Paesi extra-Unione europea non risultano istituiti uffici pubblici con funzioni analoghe al nostro catasto urbano, per cui l'individuazione del "valore economico" di eventuali beni immobili posseduti dal richiedente la prestazione sociale, ai fini del calcolo del valore Isee, risulterebbe comunque particolarmente difficoltosa.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Marconi.

Luca MARCONI. Grazie Assessore. Non credo che sia il caso di esprimere soddisfazione o non soddisfazione perché mi sembra risponda ad una logica sentimentale e non giuridica. Nella logica giuridica è ineccepibile la risposta, nel merito no.
Nel merito no, Assessore, perché la questione che poniamo ha a che fare con un senso diffuso di ingiustizia, in molti casi alimentata ad arte e non rispondente al vero, naturalmente strumentalizzata da determinate e note forze politiche, sul fatto che i cittadini italiani non siano considerati alla stessa stregua dei cittadini extra comunitari.
Per questo sostengo il principio e chiedo formalmente alla Giunta che nelle sedi di conferenza Stato/Regioni faccia quello che già si è fatto. Ricordo che nel 2012 si è decisa la rivisitazione dell'Isee, decisa con le Regioni, altro che le Regioni non sono competenti, il veto posto dalle Marche, dalla Lombardia, da qualche altra Regione, ha fatto si che una certa previsione, adesso non sto a ripercorrere tutta la vicenda, fosse oggetto di un’ulteriore riflessione da parte del Governo e di una decisione diversa rispetto a quella che aveva portato.
E’ vero che la Regione non ha una potestà disciplinare/normativa in questo campo, ma ha la facoltà di intervenire presso lo Stato e qualcosa penso che possiamo anche dire alla luce dell'attuale normativa ed anche di quella che andremo a riformare eventualmente dopo il 4 dicembre nella quale oggettivamente, scomparendo la competenza esclusiva, le Regioni sembrerebbero avere meno poteri.
Prego caldamente che il principio, Assessore, anche se lei non ha espresso un'opinione in merito, sia accolto dalla Giunta, nel senso che se noi concediamo un beneficio Isee ad un cittadino extra comunitario che in Marocco ha un appartamento di 4 milioni di euro, una villa, e non lo concediamo al cittadino recanatese o fanese o ascolano che invece ha superato i limiti dell'Isee perché ha un appartamento di 130 metri quadrati, invece che di 125, ripeto, il senso di mancata giustizia potrebbe essere presente.
In verità capisco anche, perché l'ho fatto all'università, che aggravio comporti per i Consolati ricevere questo tipo di informazione, però Presidente, ripeto cerchiamo qualche argomento che demolisca gli altri, che ritengo pretestuosi, rispetto alla mancata uguaglianza fra cittadini italiani e cittadini extra comunitari e questo è palese! E’ evidente che chi non viene valutato sulla sua effettiva consistenza patrimoniale, avendo a casa sua o potendo avere a casa sua patrimoni consistenti, crea una situazione di oggettiva disparità.
In questo senso credo che sia più corretto da parte mia riproporre questa interrogazione come mozione in modo tale che resti e la Giunta possa farne l'uso che vorrà. Grazie.

Interrogazione n. 209
ad iniziativa dei Consiglieri Zaffiri, Zura Puntaroni, Malaigia
“Comando di due dipendenti dell’Azienda Ospedali Riuniti di Ancona all’Area Vasta 2 dall’Asur Marche”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l’interrogazione n. 209 dei Consiglieri Zaffiri, Zura Puntaroni, Malaigia
Ha la parola, per la risposta, il Presidente Ceriscioli.

Luca CERISCIOLI. L'interrogazione è per punti, iniziamo con il punti 1 e 2. La richiesta di comando temporaneo dei due dipendenti provenienti dagli Ospedali Riuniti di Ancona da parte dell'Asur Marche si è resa temporaneamente necessaria in quanto servivano specifiche professionalità in materia di relazioni sindacali. La formazione del personale in tale materia, considerata la complessità, richiede anni di esperienza. I suddetti comandi sono stati disposti nell'ottica delle sinergie di sistema e della sua implementazione.
Punto 3): premettendo che non risultano pervenute all'Asur, al momento dell'attivazione della procedura, per l'anno 2016, richieste di comando o di utilizzo da parte del personale delle Aree vaste, si evidenzia che l'attivazione di altri istituti contrattuali poteva generare situazione di criticità organizzativa.
Punto 4): gli Ospedali Riuniti di Ancona non hanno effettuato assunzioni per tali competenze. Hanno invece proceduto all'assunzione, su posti disponibili della dotazione organica aziendale, per sopperire alle carenze di personale in altri settori di n. 3 assistenti amministrativi di categoria C. I posti delle due dipendenti assegnate in comando all'Asur sono stati "congelati " come previsto dalla normativa vigente.
Punto 5): nell'ultimo anno sono pervenute agli Ospedali Riuniti di Ancona n. 3 richieste di comando da parte dell'Asur Marche Area vasta n. 1 per le seguenti qualifiche: 2 collaboratori amministrativi professionali e un coadiutore amministrativo. Le suddette richieste non hanno trovato accoglimento da parte della Direzione Aziendale a causa della situazione di criticità organizzativa dei settori di afferenza, quindi dei posti da dove partivano (Ufficio relazioni con il pubblico, Direzione medica di presidio e cassa ticket) rafforzata dal fatto che sono settori con rapporti diretti con l'utenza e quindi particolarmente delicati.
Si rappresenta infine che i piani di assunzione annuali e i fabbisogni triennali approvati dalle Aziende sono funzionali a far fronte alle esigenze di personale che sono insorte o che insorgeranno. Voi sapete che questo anno il Piano assunzione approvato dalla Regione prevede un turn over del 130%.
Un turn over del 130% costituisce un valore assoluto, mai toccato ormai da tanti anni. Per avere una pietra di riferimento, l'Emilia Romagna nel 2016 ha fatto un turn over al 90% e il Governatore del Lazio, che incontro ai tavoli nazionali per il sisma, dice che quest'anno per loro è un anno straordinario perché faranno un turn over al 50%.
Noi con il 130% speriamo di venire incontro alle tante esigenze ed ai tanti bisogni di domande insolute che abbiamo nella nostra regione e, magari in seguito, in futuro, non avere necessità di comandi.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Zaffiri.

Sandro ZAFFIRI. Grazie Presidente. La risposta era prevedibile, sapevamo già che sarebbe stata questa.
Il problema che abbiamo voluto evidenziare, Presidente ed Assessore - lei ha capito perfettamente la nostra interrogazione, non è in riferimento al comando, sono anche apparse notizie sulla stampa in riferimento a questi temi – riguarda il fatto che si usano due pesi e due misure. Io direi clientelismo, Presidente.
Perché clientelismo? Perché altre domande di mobilità non sono state accettate. So che a lei queste cose non interessano, però è chiaro che noi non possiamo che dire che lì si è usato un meccanismo clientelare, perché altre domande non sono state accettate, non quelle che lei ha evidenziato per ultimo, anche prima, cioè prima sono state scartate delle domande.
La notizia è apparsa anche sulla stampa, non è solo della Lega, la Lega probabilmente l'ha ripresa. E’ chiaro che in questo settore si continuano a fare dei comandi in modo clientelare, così queste cose si giustificano. La cosa dà molto fastidio a chi non può rientrare in questo contesto perché ci sono dei meccanismi di protezione e non c’è un’omogeneità di trattamento.
Credo che queste situazioni vadano continuamente denunciate, perché da una parte c'è la richiesta di massima trasparenza, dall'altra c'è una protezione che riguarda aspetti clientelari.
Siamo nettamente contrari alla risposta che questa mattina abbiamo ascoltato perché lei, Assessore della sanità, protegge queste situazioni che non sono chiare e trasparenti. Grazie.

Interrogazione n. 238
ad iniziativa del Consigliere Maggi
“Carenze manutentive degli immobili regionali”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l’interrogazione n. 238 del Consigliere Maggi.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Cesetti.

Fabrizio CESETTI. Grazie Presidente. Innanzitutto credo, capogruppo Maggi, di aver inviato un'integrazione a quella risposta non esaustiva dell'altra volta. Penso che le sia pervenuta. Ho cercato di fare del mio meglio sulla base di quanto mi hanno relazionato perché non è di mia competenza.
Si premette, preliminarmente, che sarebbe auspicabile che la veridicità e la fondatezza delle notizie relative allo stato manutentivo degli immobili regionali apprese "dagli organi di stampa", siano preventivamente verificate presso gli uffici competenti per materia. A tale scopo possono essere utilizzate, da parte dei Consiglieri, tutte le prerogative di accesso privilegiato agli atti che vengono riconosciute statutariamente e che consentirebbero un accertamento qualificato dello stato dei fatti, anziché operare sulla base di informazioni generiche e di dubbia veridicità che possono causare quel danno d'immagine paventato dallo stesso interrogante. Gli uffici sono sempre a disposizione per fornire qualsiasi informazione ai Consiglieri.
Entrando nel merito, si evidenzia come l'articolo 21, comma 5, della legge regionale 36/2005 stabilisca che L'Erap Marche può svolgere, tra l’altro, a favore di enti pubblici e privati "le funzioni relative alla gestione del patrimonio immobiliare non di Erp e le attività di manutenzione ad essa connesse previa stipula di apposite convenzioni che stabiliscono i servizi prestati, i tempi e le modalità di erogazione degli stessi ed i relativi corrispettivi".
In considerazione di tale possibilità la Giunta regionale, con la deliberazione n. 747/2015, aveva previsto di demandare all'Erap le attività di manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo o ristrutturazione di immobili di proprietà regionale.
Quindi, con la deliberazione n. 975/2015, era stato approvato lo schema di convenzione da sottoscrivere con l'Erap per l'affidamento delle menzionate attività. Tale schema prevedeva un sistema di compensi, da riconoscere all'Erap, parametrato sul 12% dell'importo dei lavori da appaltare. Sul sistema dei compensi previsti, il servizio proponente l'atto deliberativo citato, unitamente alle altre strutture coinvolte o, comunque, connesse per materia, hanno avviato un approfondimento inerente la congruità della quantificazione effettuata. Ciò ha determinato il rinvio della sottoscrizione della medesima convenzione e l'avvio con l’Erap di una rinegoziazione al ribasso dei compensi stabiliti.
Nel frattempo l'Amministrazione ha anche dovuto tener presente una situazione organizzativa profondamente cambiata a seguito del riordino delle funzioni delle Province (legge regionale 13/2015). In particolare, il trasferimento presso la Regione di un numero rilevante di personale, anche con qualifica tecnica, ha indotto a rivalutare la possibilità di internalizzare la funzione di che trattasi nell'ambito dei servizi della Giunta regionale. E' evidente che con il trasferimento del personale dalle Province tanto personale tecnico, ad esempio. è diventato oggi regionale. È da tale valutazione che trae origine la scelta organizzativa, temporanea e sperimentale contenuta nella deliberazione di Giunta n. 524/2016.
Appare chiaro che la soluzione del "gruppo di lavoro" non può che essere temporanea, in quanto una riallocazione complessiva della funzione manutentiva (ma pure di molte altre, anche appartenenti a settori di intervento diversi) potrà avvenire solo a seguito di inevitabili assestamenti organizzativi che riguarderanno l'intero apparato della Giunta.
In tale contesto organizzativo, una misura doverosa sembrava essere quella di riutilizzo di personale con professionalità tecnica da porre, in attesa dell'accennato riassetto organizzativo, alle dipendenze funzionali del servizio individuato dalla citata delibera di Giunta regionale 524/2016. Tale soluzione quindi, sia pure provvisoria, non sottrae risorse ad altri settori operativi, sguarnendone l'operatività, ma è, all'opposto, finalizzata all'ottimale impiego di personale che le economie di scala - derivanti dal riaccentramento delle funzioni ex provinciali - hanno posto in posizione di sotto utilizzazione.
Circa la richiesta degli strumenti di raccordo tra il Servizio attività normativa e legale e risorse strumentali e il Servizio risorse finanziarie e politiche comunitarie, si evidenzia l'utilizzabilità oltre che di quelli "ordinari" previsti dall'Ordinamento (Comitato di direzione, Conferenza dei servizi, eccetera), anche di quelli derivanti dalle specifiche competenze dei due Servizi, dei quali, come si evince dal documento istruttorio della deliberazione 524, il Servizio risorse finanziarie e politiche comunitarie gestisce le risorse che permettono la programmazione degli interventi e la contabilizzazione, a livello di conto del patrimonio, dei lavori di valorizzazione.
Per quanto riguarda la supposta duplicazione di funzioni in connessione con la previsione dell'articolo 21, comma 4, lettera b) della legge regionale 36/2005, si rileva che tale previsione normativa è riferita alla funzione gestionale e manutentiva del patrimonio immobiliare dell'Erap e all'edilizia residenziale pubblica (Erp), mentre, come all'inizio evidenziato, l'attività manutentiva a favore di soggetti terzi è prevista all'articolo 5 ed è meramente eventuale, previa stipula di apposita convenzione (che, allo stato attuale, non sussiste). Per tale motivo non pare esservi alcuna duplicazione.
Per quanto riguarda l'ultimo quesito, si specifica che Irma è stata messa materialmente in liquidazione tramite deliberazione dell'Assemblea straordinaria dei soci del 2 agosto 2016. Le funzioni manutentive correnti ricomprese nei contratti di cui alla deliberazione di Giunta 23 maggio 2016, n. 523, sono ancora curate da Irma in liquidazione fino alla chiusura del corrente esercizio.
Deve invece specificarsi che, per le manutenzioni straordinarie, la costituzione del previsto gruppo di lavoro tecnico, a supporto del Servizio Attività normativa e legale e risorse strumentali, ha subìto fortissimi ritardi causati dai noti eventi sismici che, dal 24 agosto in poi, hanno completamente assorbito il personale tecnico regionale, dirottato, come è ovvio, sulla situazione emergenziale dei territori colpiti, tutt'ora in corso. Ed è evidente che il personale ex provinciale che poteva costituire l'organico per quel gruppo di lavoro, oggi Consigliere Maggi, è stato dirottato per gestire la fase difficilissima del terremoto, dell'emergenza, della stabilizzazione e della ricostruzione.
A margine di questa risposta che poi le consegnerò, aggiungo che ho inviato una nota al Segretario generale, che penso di poterle leggere, in cui dico: “Caro segretario generale, ti rappresento la necessità di procedere alla costituzione del gruppo di lavoro di cui alla delibera di Giunta n. 524 del 23 maggio 2016, non ancora istituito a causa dei gravissimi eventi sismici che hanno drammaticamente interessato la nostra Regione. Qualora non fosse possibile, a causa della succitata emergenza, procedere alla costituzione del gruppo di lavoro, sarà necessario individuare altra idonea soluzione organizzativa attesa l'urgenza di provvedere”. Resta il tema da lei posto che è nella piena consapevolezza di questo Assessorato ed ovviamente, per quanto riguarda la manutenzione del patrimonio immobiliare, è necessario affidarsi ad una struttura terza o creare una struttura ad hoc.
Aggiungo fuori dalla risposta, che questa amministrazione regionale è fortemente impegnata sul tema della valorizzazione del patrimonio, come lei saprà, tra l'altro abbiamo messo un po' di ordine, addirittura ci sono state delle aste e recentemente abbiamo venduto degli immobili, quindi questo va nella direzione di una migliore valorizzazione di tutto il patrimonio immobiliare.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Maggi.

Giovanni MAGGI. Voglio salutare anch'io a nome del Movimento 5 Stelle le scolaresche che sono qua. Voi siete meno fortunati dei vostri colleghi di martedì scorso che sono venuti qui e non c'era Consiglio, si sono seduti in questi banchi ed hanno fatto per un’ora ai tre Consiglieri presenti delle domande molto pertinenti. Noi Consiglieri, io, Micucci e Marconi, abbiamo risposto e qualcuno, erano seduti anche ai posti dell'Assessore Cesetti e del Presidente Ceriscioli, ci ha chiesto chi tra i due guadagnasse di più. Quindi erano domande pertinenti.
Assessore la ringrazio per la risposta che ha dato, voglio farle una richiesta, se mi ascolta, vorrei pregarla di dire ai suoi funzionari ed ai suoi dirigenti che non si permettano più di dire che un Consigliere fa domande generiche e infondate. Questo non debbono permettersi più di dirlo! E’ stato detto: sono domande generiche, potevano venire qui, ma la nostra prerogativa, di noi Consiglieri, è quella di usare gli strumenti e le modalità che più riteniamo opportuni. Non è stato risposto! Capisco quello che è stato messo e questo vale per tutti, non solo per i Consiglieri di minoranza perché noi siamo Consiglieri eletti, non siamo funzionari “nominati” ed abbiamo il dovere e il diritto di fare le domande e di formularle come meglio crediamo.
Voglio fare una premessa e ricordare all’Aula, qualcuno dirà: “Guarda questi con il terremoto vanno a pensare alle manutenzioni degli immobili”, che questa interrogazione è del 7 luglio, prima ancora del terremoto del 24 agosto … non ce l'ho con lei, Assessore, per carità.
Questo problema è stato sollevato prima che ci fosse il terremoto di agosto e viene agitato non tanto per prudery ma perché la manutenzione del patrimonio della Regione viene fatta con denaro pubblico, è un patrimonio pubblico e se gli immobili ed il patrimonio della Regione vengono lasciati alla malora sono i cittadini marchigiani che in questo senso ci perdono. Ci è stato spiegato che doveva essere impiegato il personale delle Province, però non si capisce, tolta la manutenzione all'Erap che è un ente che ha nelle sue funzioni istituzionali la manutenzione degli immobili e delle proprietà immobiliari, questa via temporanea attribuita a … quanto deve durare e quali sono le condizioni per fermare questa temporaneità. Naturalmente Irma fino adesso ha fatto la manutenzione del patrimonio suo e della Regione.
La ringrazio anche della risposta che mi ha mandato, il 24 ottobre 2016, ad una mia precedente interrogazione che riguardava l'allagamento ferragostano del Palazzo delle Marche in Piazza Cavour. Con questa risposta di Irma sembra di stare su Scherzi a Parte, perché dice che il generatore - che attiva energia quando l'energia elettrica viene a mancare c'è - si era spento, nessuno sapeva niente e propone di aumentare la capacità del serbatoio del carburante del generatore, anziché dire: “Avvisiamo appena parte il generatore così vengono a vedere perché è saltata la corrente ed è partito il generatore”.
Leggo con grande preoccupazione che per l’interruzione di corrente ed l’allagamento sono stati rilevati 175.000 euro di danni da, esclusi 37 arredi, 23 stanze, 2 depositi librari, le porzioni di corridoio dei piani. Questo scherzetto è costato approssimativamente quasi mezzo milione di euro per l'incapacità, l'inconsistenza e la poca professionalità che Irma ha messo in questa situazione.
Quando poi, sempre per concludere con una ciliegina sulla torta, si richiede i certificati di conformità e le assicurazioni del Palazzo della Regione - potrebbe essere anche una scarica di adrenalina, io ho sempre il casco dello scooter in ufficio tante volte succedesse qualcosa - Irma risponde: “Per quanto concerne la copia dei certificati di conformità di tutti gli impianti, questi saranno consegnati al Consiglio regionale da parte di Irma nel momento in cui la copisteria incaricata di fare le numerosissime copie le avrà riconsegnate. Per quanto concerne la polizza assicurativa per rischi connessi ai funzionamenti degli impianti questa verrà allegata alla documentazione di cui alla lettera a) perché è stata richiesta all'ufficio competente della Giunta regionale”.
La raccomandazione, Assessore, è quella di vigilare perché per quanto riguarda il patrimonio immobiliare sembra di essere dilettanti allo sbaraglio. Grazie.

Presidenza del Vicepresidente
Renato Claudio Minardi

Interrogazione n. 277
ad iniziativa del Consigliere Giancarli
“Realizzazione del museo dedicato a Federico II, a Jesi”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l’interrogazione n. 277 del Consigliere Giancarli.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Pieroni.

Moreno PIERONI. Grazie Presidente. Ringrazio anche il Consigliere Giancarli per questa sollecitazione che è sempre un giusto stimolo per noi amministratori.
Questa è l’interrogazione presentata dal Consigliere Giancarli: “Premesso che la città di Jesi e le Marche sono storicamente legate alla figura di Federico II, nato proprio a Jesi nel 1194; considerato che dalla città è emerso il forte desiderio di creare un museo multimediale dedicato al famoso imperatore. Tale volontà si è concretizzata nel progetto presentato dalla fondazione “Federico II - stupor mundi” ed allo stesso hanno deciso di partecipare anche finanziariamente il Comune di Jesi, la Regione Marche e la Fondazione Marche; considerato altresì che la realizzazione del museo ha attivato un circuito virtuoso di promozione dello stesso, della città ospitante e di riflesso dell'intero territorio marchigiano in generale, che ha visto protagonista la Fondazione Pergolesi Spontini. Infatti questa ha impostato l'edizione del 2016 del Festival strutturandolo come un percorso musicale dal XII secolo ad oggi attraverso l'albero genealogico di Federico II. Perdipiù la campagna pubblicitaria nazionale del Festival viene condotta utilizzando le immagini di quattro jesini molto noti ed apprezzati: Elisa di Francisca, Roberto Mancini, Giovanna Trillini e Valentina Vezzali che stanno prestando la loro immagine a titolo gratuito; preso atto che il progetto è in fase di avanzata esecuzione, interroga il Presidente della Giunta per sapere a quanto ammonta l'impegno per finanziare il progetto e se i fondi siano disponibili nel bilancio corrente; con quali strumenti verrà valorizzato il nascente plesso museale”.
Credo che sia importante fare una riflessione, tant'è che la Regione Marche ha già stanziato per l'anno 2015 100.000 euro per la valorizzazione, sia promozionale che strutturale, di questo museo multimediale dedicato a Federico II e naturalmente la proposta è quella di inserire nel bilancio di previsione, già fatto nel 2016, un’azione collegata ai fondi Por Fesr ed una previsione di 200.000 collegata a questo progetto multimediale, quindi alla valorizzazione non soltanto della città di Jesi. Siamo convinti che, come Regione Marche, Consiglieri e Assemblea, valorizzare questo museo multimediale, collegandolo anche ad una importante azione di promozione, permetterà al territorio della vallata, ma soprattutto alla regione Marche di poter dare una risposta importante, quindi la Regione Marche investirà questo opportuno finanziamento di 200.000 euro utilizzando i fondi europei.
Sicuramente da questo punto di vista possiamo dare una risposta interessante alla città di Jesi e all'intera vallata.
E' chiaro che questo progetto entra nella programmazione e nel contesto di valorizzazione, di messa in rete dei musei delle Marche dopo che, come voi tutti sapete, dall’1 aprile le competenze, che su alcuni territori erano portate avanti dalle Province, ad esempio parlo del Museo provinciale di Ancona, del Museo provinciale di Macerata, sono passate alla Regione Marche, diventa quindi sempre più importante ed interessante creare un sistema di rete museale che parta dal livello regionale. Il progetto si incastra in maniera interessante ed importante in questo percorso che la Regione Marche vuole portare avanti nella prossima triennalità.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Giancarli.

Enzo GIANCARLI. Innanzitutto voglio ringraziare l'Assessore Pieroni per le considerazioni che ha fatto ed anche per la chiarezza con cui ha manifestato l'intervento della Regione anche in termini finanziari.
L'Assessore Pieroni conosce la Fondazione Federico II, come pure conosce la Fondazione Spontini Pergolesi, anzi è stato uno dei protagonisti, come Assessore alla cultura, per la costituzione della stessa.
Oggi c'è anche questa nuova responsabilità che la Fondazione, con quella di Federico II, sta assumendo, c'è questa volontà ferma della città e della Fondazione di realizzare un museo multimediale dedicato a questo grande imperatore.
Come ricordava l'Assessore, Jesi ha dato i natali a Federico II, che è da tutti riconosciuto un genio diviso tra tanti Paesi, tante culture, rivolto alla costruzione ed alla comprensione dell'universale. Un personaggio tutto sommato unico non solo nel medio evo ma in tutta la storia, direi, di Europa e d'occidente. Mantenne per tutta la vita un sogno di dominio universale, un dominio che non era basato soltanto sulla forza, per lui, uomo di cultura, uomo capace di dialogare anche con mondi e culture differenti, un impegno poteva essere tale se dimostrava di saper accogliere - ecco l'attualità di questa grande figura - nel proprio grembo civiltà, storie, lingue, culture. Sicuramente è stato l'esempio vivente di questa universalità, si dice addirittura che parlasse 9 lingue.
Mi fa piacere e non sono sorpreso che l'Assessore abbia colto il valore di questa grande figura e l'intervento della Regione Marche, finora realizzato con 100.000 euro già nel 2015 e 200.000 euro nel bilancio di previsione, è sicuramente necessario per raggiungere l’obiettivo di un museo multimediale vista la figura di Federico II.
Assessore ne approfitto per chiederle una cosa, vista la sua disponibilità, in questi giorni è scaduto un bando europeo “sipario”, credo che sia stato prorogato, penso che la proroga, visto anche quello che è successo purtroppo nelle Marche in questi mesi, sia un atto dovuto, ma quello che ci tengo a dirle è che questa fondazione, che rappresenta uno dei 3 grandi poli musicali della regione Marche - non parlo in questo caso della nuova fondazione del Federico II ma della Fondazione Pergolesi Spontini - abbia il giusto e meritato riconoscimento perché ha prodotto tantissimo, ha portato avanti in questi anni delle rappresentazioni originali, quindi non può non avere il riconoscimento che merita e che gli viene riconosciuto anche fuori dalle Marche.
Grazie Assessore.

PRESIDENTE. Ha la parola l'Assessore Pieroni per una integrazione alla risposta.

Moreno PIERONI. Non per andare fuori del percorso, ma soltanto per dire che lo stimolo del Consigliere Giancarli sicuramente è importante ed in merito alla specifica proroga abbiamo dato, mi sembra, se non sbaglio, 30 giorni, ne parlavamo adesso con l'Assessore Brav.
La Fondazione Pergolesi Spontini è ormai tra le più importanti, non soltanto a livello regionale ma anche nazionale, ha un riconoscimento rilevante, quindi, senza entrare nello specifico del bando, credo che avrà tutti i requisiti per poter partecipare ed avere un buon risultato in merito al bando stesso. Grazie.

Interrogazione n. 224
ad iniziativa dei Consiglieri Malaigia, Zaffiri
“Disparità di trattamento per la concessione di libera circolazione sui servizi di trasporto pubblico regionale e locale per il Corpo dei Vigili del Fuoco”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l’interrogazione n. 224 dei Consiglieri Malaigia, Zaffiri.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Sciapichetti.

Angelo SCIAPICHETTI. Grazie Presidente. Capisco che l’interrogazione è stata presentata il 20 giugno e la risposta cade in un momento in cui abbiamo visto e vediamo l'impegno diuturno dei Vigili del fuoco in un'emergenza come quella che ha messo in ginocchio la regione Marche, però dobbiamo avere anche, secondo me, come amministratori della regione, in questo momento, la correttezza di dover dire effettivamente e con chiarezza come stanno le cose.
so bene che c'è una legge regionale, la 45 del 1998, che riconosce anche ai Vigili del fuoco il trasporto gratuito nel percorso residenza/luogo di lavoro. Poi c'è una delibera del 2006 che riprende la legge 45/1998 che conferma il tutto, però deve fare i conti con una ristrettezza di bilancio e con delle difficoltà che riguardano il finanziamento delle agevolazioni per il trasporto pubblico locale di cui abbiamo discusso in quest'Aula da tanto tempo e per troppo tempo, ormai da diversi mesi.
Non c'è nessuna volontà di discriminazione nei confronti del corpo dei Vigili del fuoco. Il problema è che di fronte a delle risorse esigue, molto esigue per quanto riguarda le agevolazioni tariffarie, bisogna stabilire delle priorità e la priorità che abbiamo stabilito per quest'anno è quella di dare particolare attenzione ai soggetti socialmente deboli, cioè ragazzi, studenti, handicappati, invalidi, disoccupati, e per quanto riguarda le forze dell'ordine, a garantire la libera circolazione, ai fini della sicurezza a bordo dei mezzi del trasporto pubblico locale, soltanto a coloro che svolgono funzioni di agente di polizia giudiziaria.
Questo è un criterio, ovviamente può essere discusso e discutibile quanto volete, ma stante le esigue risorse, dovute allo scarso trasferimento dal fondo del trasporto pubblico nazionale per la Regione Marche, noi delle priorità dovevamo sceglierle perché non potevamo garantire le agevolazioni per tutti. E questo è quello che la Giunta regionale ha fatto.
In più abbiamo approvato il 18 febbraio lo schema di un protocollo d'intesa con le aziende di trasporto pubblico locale, finalizzato all'adozione di misure efficaci al contrasto dell'evasione tariffaria e di rafforzamento delle condizioni di sicurezza ed ordine pubblico a bordo dei mezzi. Sapete che, soprattutto negli ultimi tempi, ci sono delle segnalazioni in quanto avvengono dei fatti incresciosi all'interno dei mezzi di trasporto che fanno servizio lungo le tratte regionali. Nella delibera si è voluto favorire e concordare l'impegno con le forze dell'ordine, che viaggiando in divisa possono scoraggiare fenomeni di …
Chiudo dicendo che sull'interrogazione, in termini politici, io sono d'accordo che i Vigili del fuoco debbano e possano essere trasportati, come gli altri corpi dello Stato, il problema è che ci scontriamo con l'esiguità delle risorse che ci ha costretto a stabilire delle priorità che attualmente escludono i Vigili del fuoco perché ovviamente ci sono categorie ben più importanti, come, ripeto, gli studenti, i disoccupati, gli invalidi, che secondo noi meritano, in questo momento di scarsissime risorse, maggiori attenzioni per quanto riguarda solo ed esclusivamente l'agevolazione nell’uso dei mezzi pubblici locali.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto, o meno, la Consigliera Malaigia.

Marzia MALAIGIA (parla dagli scranni della minoranza). Grazie Assessore. Non sono del tutto soddisfatta della risposta, come lei aveva previsto, perché abbiamo visto che, specialmente in questo periodo con il terremoto, che lei stesso ha ricordato, se la macchina dei soccorsi ha funzionato, direi egregiamente, è proprio grazie ai Vigili del fuoco. Oltretutto il 24 agosto molti erano in ferie, quindi sono dovuti rientrare in servizio interrompendole e, oltre al danno la beffa, hanno dovuto pagarsi anche il trasporto.
Capisco l'esiguità delle risorse, capisco che ci sono priorità, però fra tutti gli agenti delle forze dell'ordine, escludere solo il corpo dei Vigili del fuoco, qui, in terra marchigiana, mi sembra una scelta non opportuna e direi anche mortificante per un corpo che ha dato e sta dando tanto in questo momento, come in altri momenti, perché sappiamo benissimo che la stagione estiva è sempre un periodo critico per via degli incendi e di altre emergenze che si verificano.
Il corpo dei Vigili del fuoco si è trovato ad avere tagli su tagli.
In un'altra interrogazione, che ancora deve essere discussa, ho posto anche il problema che attualmente i Vigili del fuoco sono nei campi base e addirittura dormono nelle sdraie da mare. Quindi di cosa stiamo parlando Assessore?
Capisco tutte le priorità però escludere solo il corpo dei Vigili del fuoco mi sembra quanto mai ingiusto. Grazie.

Interrogazione n. 300
ad iniziativa dei Consiglieri Busilacchi, Giancarli
“Autorità di Sistema portuale del Mare Adriatico centrale”

Interrogazione n. 306
ad iniziativa del Consigliere Carloni
“Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico centrale”
(abbinate)
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l’interrogazione n. 300 dei Consiglieri Busilacchi, Giancarli e l’interrogazione n. 306 del Consigliere Carloni, abbinate.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Casini.

Anna CASINI. Alcune premesse, ok. Il 15 settembre è entrato in vigore il decreto legislativo n. 169 del 4 agosto 2016, avente ad oggetto "Riorganizzazione, razionalizzazione e semplificazione della disciplina concernente le Autorità portuali di cui alla legge 28 gennaio 1994, n. 84, in attuazione dell'articolo 8, comma 1, lettera f), della legge 7 agosto 2015 n. 124”.
La legge n. 84 del 1994, come modificata dal citato decreto legislativo n. 169/2016, prevede all'articolo 6 l'istituzione di 15 Autorità di sistema portuale, tra cui l'Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico centrale.
L'allegato A) al decreto legislativo n. 169/2016, che individua i porti rientranti nelle varie Autorità di sistema portuale, indica per l'Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico centrale i porti di Ancona, Falconara, Pescara, Pesaro, San Benedetto del Tronto (esclusa darsena turistica) e Ortona.
L'articolo 8, comma 1 della novellata legge n. 84/1994 stabilisce che il Presidente dell'Autorità di sistema portuale è nominato dal Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, d'intesa con il Presidente o i Presidenti delle Regioni interessate e in caso di mancata intesa si applica la procedura di cui all'articolo 14 quater della legge 8 agosto 1990 n. 241.
Con nota, assunta a questo protocollo in data 3 ottobre 2016 al n. 692670, il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti ha richiesto al Presidente della Regione Marche e al Presidente della Regione Abruzzo di fornire la prevista intesa sul nominativo di Rodolfo Giampieri, già Presidente della Autorità Portuale di Ancona nominato con decreto ministeriale n. 16 del 23 gennaio 2015. Teniamo bene a mente che la richiesta è arrivata il 3 ottobre 2016.
La Giunta regionale con delibera n. 1221 del 10 ottobre 2016 ha espresso formalmente l'intesa richiesta dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti sul nominativo di Rodolfo Giampieri quale Presidente della neocostituita Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico centrale. La Giunta ha risposto sì all'intesa sul nome esattamente 7 giorni dopo l'arrivo al protocollo.
La Conferenza delle Regioni, nella seduta del 29 settembre 2016, ha approvato il documento predisposto dalla Commissione infrastrutture, mobilità e governo del territorio, per la successiva presentazione in sede di Conferenza Stato Regioni chiedendo altresì l’istituzione di un tavolo tecnico congiunto per il monitoraggio dell'attuazione delle nuove norme e la gestione della fase transitoria - punto all'esame della Commissione convocata per il 28 settembre 2016. Sostanzialmente la Commissione ha approvato all'unanimità l'ordine del giorno con il quale chiedere al Mit:
1) l'istituzione in tempi brevi di una cabina di regia Regioni-Mit che, da un lato, consenta di pervenire a una soluzione condivisa sulle problematiche escluse dal decreto legislativo - a cominciare dai temi della logistica – e, dall'altro, permetta il monitoraggio della fase attuativa del decreto stesso;
2) la predisposizione, in tempi rapidi, del Regolamento necessario ad attuare il comma 2 bis dell'articolo 6 della legge 84/1994 - questo è molto importante per le notizie richieste - così come modificato dall'articolo 7 del decreto legislativo e il decreto del Presidente del Consiglio volto a regolare la fase transitoria prevista dal comma 2 dell'articolo 22 dello stesso decreto legislativo.
L'articolo 7 del decreto legislativo n. 169, che ha modificato l'articolo 6 della legge 28 gennaio 1994 n. 84, stabilisce al comma 2 bis - questo è importante - che il trasferimento di un porto ad una Autorità di sistema portuale è subordinato all'adozione di un regolamento da parte dei Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, ai sensi dell'articolo n. 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400 e dovrà avvenire su richiesta motivata del Presidente della Regione interessata.
Per tutto quanto sopra premesso, la Regione Marche ha tempestivamente ottemperato alla richiesta di intesa avanzata dal Ministro Delrio, confermando piena stima sul candidato alla Presidenza della Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico centrale proposto dal Ministro: per tempestivamente intendo 7 giorni.
Nella realtà, la vera inadempienza è semmai ascrivibile alla Regione Abruzzo che con il proprio atteggiamento non consente, al momento, il perfezionarsi delle procedure previste dal decreto legislativo 169/2016. Perché non consente il perfezionamento? Perché la legge prevede, come ho detto prima, la possibilità di trasferire un porto inserito in una Autorità portuale di sistema in un'altra solo dopo l’approvazione di un apposito regolamento, che ad oggi non è stato predisposto né approvato, quindi il trasferimento non è possibile.
D’altro canto ricordo bene tutti i tempi che ci sono stati di consultazione, quando in quest’Aula si diceva che noi non avremmo avuto l’Autorità di sistema portuale, che sarebbe andata a Ravenna e mi si diceva che c’erano delle slide che dimostravano chiaramente la nostra incapacità a tenere qui l’Autorità portuale di sistema.
L’Autorità portuale di sistema è qui e malgrado il non favorevole atteggiamento, anche durante la fase di redazione della legge, della Regione Abruzzo, Ortona e Pescara a tutt’oggi ne fanno parte. E’ evidente che la norma consente loro la possibilità di staccarsi, ma in questo momento non c’è nessun tipo di inadempienza da parte della Regione Marche, perché noi, come ripeto, abbiamo fatto ciò che ci è stato chiesto dal Ministro Delrio in 7 giorni. Comunque l’Autorità portuale di sistema è ad Ancona, Regione Marche, e non a Ravenna.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Busilacchi.

Gianluca BUSILACCHI. Grazie Presidente. Ringrazio la Vicepresidente Casini e preciso che questa interrogazione è nata circa un mese fa, non è tantissimo, però nel frattempo sono intervenute alcune questioni a cui in parte avete già risposto. Gli eventi hanno in parte superato l’interrogazione, anzi colgo l’occasione della presenza del Presidente per porre alcune problematiche.
Condivido con lei Assessore la rivendicazione del “grosso” risultato, del fatto cioè che, in questa importantissima riforma del sistema delle Autorità portuali, la Regione Marche potrà giocare un ruolo strategico e la ringrazio per aver ricordato all’Aula che la Regione Marche immediatamente ha risposto all’adempimento.
La nostra interrogazione esprimeva una preoccupazione non tanto relativa alla Regione Marche ma ad un pezzo dell’Autorità di sistema che riguarda la Regione Abruzzo, perché quando noi abbiamo presentato questa interrogazione, e la Regione Marche, come lei ha ricordato, 7 giorni dopo esprimeva con una delibera l’intesa su Giampieri, la Giunta della Regione Abruzzo il 26 settembre approvava una delibera in cui chiedeva di rivedere il provvedimento di Delrio e di entrare a far parte di un’altra Autorità e, contemporaneamente, la Regione Lazio l’11 ottobre faceva sponda a questa richiesta.
Da qui nasceva la preoccupazione. Dopo la presentazione dell’interrogazione e proprio qualche giorno fa, il Presidente D’Alfonso e quindi la Regione Abruzzo ha espresso l’intesa sul Presidente Giampieri.
Utilizzo questa occasione per ricordare, visto che sono anche anconetano, l’importanza di questo risultato.
Grazie all’intesa che si è trovata qualche giorno fa, verranno sbloccati importantissimi lavori non solamente per il porto di Ancona e per tutta la regione Marche, ma per tutto l’Adriatico. Ricordo 46 milioni di euro di appalti, di cui la gran parte per la nuova banchina rettilinea che, nelle previsioni, genereranno la capacità di movimentare quasi 10 milioni di tonnellate di merci e 1 milione di passeggeri, quindi scelte strategiche che anche per il futuro potranno incrementare ulteriori risorse.
Qual è la preoccupazione che in parte rimane? E’ che unitamente all’intesa sul nome di Giampieri, che è una personalità che Ancona e le Marche esprimono, e che è stata riconosciuta anche dal Presidente D’Alfonso che ha espresso l’intesa, la Giunta regionale dell’Abruzzo non ha desistito dal richiedere la modifica del decreto per uscire dall’Autorità.
Rinnovo una preoccupazione di sistema, per utilizzare un gioco di parole, perché mentre possiamo andare avanti con il Presidente Giampieri, il rischio è che l’azione politica dell’Abruzzo possa proseguire, quindi la richiesta che rinnovo alla Giunta è quella di fare un’azione sul Governo per mantenere il decreto Delrio così.
Credo che questa vostra azione, che immagino che ci sarà, rafforzerà non solamente Ancona e le Marche, ma tutta l’Autorità di sistema che è strategica per tutto l’Adriatico ed anche per la Macroregione Adriatica. Grazie.

PRESIDENTE. Consigliere Giancarli lei ha chiesto di integrare l’intervento del Consigliere Busilacchi? Io la voglio far parlare, le interrogazioni sono unite nella risposta, la prima è la 300 a firma dei Consiglieri Busilacchi e Giancarli la seconda è la 306 a firma del Consigliere Carloni per cui seguivo l’ordine del giorno.
Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Carloni.

Mirco CARLONI. Mi sono particolarmente preoccupato quando, qualche mese fa, si cominciava a leggere una volontà molto diversa da quelle che erano inizialmente le intese tra le Regioni Marche e Abruzzo e onestamente la risposta dell’Assessore Casini mi ha ulteriormente allarmato, perché è di tutta evidenza che non solo non si è compreso il problema, ma la cosa più chiara è che non c’è una proposta, non c’è una strategia che veda la Giunta regionale, in modo particolare la Vicepresidente Casini impegnata a risolvere questo problema.
Io vorrei porre all’attenzione del Consiglio il fatto che per anni noi ci siamo vantati di essere la sede strategica del Centro Italia di una Macroregione e l’asse infrastrutturale di questa strategia infraregionale, addirittura anche fra Stati, era la viabilità, i trasporti, la connessione portuale. Dopo l’avvento della Vicepresidente Casini siamo arrivati alla Microregione, perché gli unici porti che dialogavano in modo infrastrutturale con noi stanno scappando ed hanno firmato un protocollo d’intesa con la Regione Lazio per fare l’asse est-ovest tra i porti del Lazio e quelli del Centro Adriatico, utilizzando Pescara ed Ortona. Questo significa che la Regione Marche non solo non è più capofila di nulla, ma ha perso quella strategicità che faceva delle Marche il corridoio tra il Tirreno e l’Adriatico perché verranno utilizzati i porti - per questo è strategico quell’accordo - tra il Lazio e l’Abruzzo, Consiglieri, e la strategicità del collegamento est-ovest con la portualità passa per questo accordo e la Vicepresidente Casini, non so se da sola o in concorso con il Presidente, ha perso un’occasione unica che è quella di dare strategicità alla portualità.
Siamo felici perché Giampieri è il Presidente dell’Autorità portuale, sicuramente Consigliere Busilacchi, ma stiamo festeggiando per aver vinto la battaglia mentre stiamo perdendo in modo chiaro la guerra e credo che non ci saranno più, tra qualche mese, le condizioni perché rimanga l’Autorità portuale di Ancona che perderà comunque la sua strategicità.
Mi auguro e spero che il Presidente Ceriscioli supporti la Vicepresidente Casini e l’aiuti ad uscire da questo pantano, cercando con i suoi buoni uffici e con i suoi buoni rapporti nazionali di tirare via l’Assessore da dove si è cacciata, cercando con la Regione Lazio un accordo diverso, perché se l’Abruzzo chiude, come ha già fatto, l’intesa con il Lazio per spostare i due porti dall’Autorità portuale del Centro Adriatico, la Regione Marche è tagliata fuori e questa maggioranza, segnatamente la Vicepresidente Casini, ha trasformato la Macroregione Adriatico-Ionica in una Microregione anconetana.

Sull’ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha chiesto la parola il Consigliere Giancarli, è previsto per la replica l’intervento di un solo Consigliere, però se è una cosa breve, per integrare, le concedo un minuto, non può essere una doppia replica, questo è chiaro.
Ha la parola il Consigliere Giancarli.

Enzo GIANCARLI. Ho sempre saputo, ma forse su questo c’è un mio limite, che i firmatari di un’interrogazione possono intervenire, se così non è, non voglio costituire un precedente e quindi non intervengo.

PRESIDENTE. Il regolamento dice questo.
Consigliere Zaffiri, mi lasci parlare. In molte occasioni è stata data la possibilità di integrare sia alla maggioranza che alla minoranza purché fossero questioni brevi e non un ulteriore intervento.
Adesso non scatenerei una polemica sul fatto che avevo concesso al Consigliere Giancarli di integrare a quello che aveva già precedentemente detto il Consigliere Busilacchi.
Ha la parola il Consigliere Zaffiri.

Sandro ZAFFIRI. Io ho soltanto detto che questa cosa innesca un meccanismo nuovo. Se è già accaduto vuol dire che non è un meccanismo nuovo ed io non sono stato attento, e chiedo scusa per questo, però se si dà il via ad un meccanismo nuovo faccio soltanto osservare che da oggi vale per tutti.
Per me può parlare il Consigliere Giancarli, può riparlare il Consigliere Busilacchi, possono parlare tutti, soltanto che la regola deve essere chiara e valere per tutti. Non c’è nessun problema.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Busilacchi.

Gianluca BUSILACCHI. Voglio chiarire una cosa, a mia memoria quando c’è un’interrogazione congiunta sottoscritta da più di un Consigliere, tutti hanno la parola, se non ci fosse stato possibile, personalmente, lo dico al microfono, avrei lasciato la parola al Consigliere Giancarli che ha sul tema trasportistico una competenza ben superiore alla mia.
Ho parlato solamente perché avevo inteso che il Consigliere Giancarli sarebbe intervenuto.
Chiedo al Consigliere Giancarli di poter arricchire con il suo contributo il dibattito e poi di dirimere per sempre questo tema.

Giovanni MAGGI. Vorrei chiedere al Consigliere Giancarli, visto che stiamo parlando di un argomento importante, di fare il suo intervento, a noi farebbe molto piacere.

PRESIDENTE. Come ho detto prima, l’articolo 111 del Regolamento dice: “Dopo la risposta della Giunta su ciascuna interrogazione l’interrogante può replicare per dichiarare se sia stato o no soddisfatto. Il tempo concesso all’interrogante non può superare i 5 minuti”. La prassi da sempre è che il primo firmatario, o chi per lui, risponde all’interrogazione, però siccome stiamo parlando di una cosa importante e non è la prima volta che si concede la possibilità di integrare alla Giunta, come ha fatto prima ad esempio l’Assessore Pieroni, o ai Consiglieri, sia di maggioranza che di minoranza, consentirei un breve intervento al Consigliere Giancarli.
Ha la parola il Consigliere Giancarli.

Enzo GIANCARLI. Questa cosa del Regolamento superiamola così, considerato che c’è anche un gruppo di lavoro impegnato su questi aspetti. Chiarisco che per quanto mi riguarda non voglio costituire e creare un precedente, non voglio privilegi di sorta, e nel corso degli anni gli interroganti, se più di uno, sono sempre intervenuti.
Non è che devo aggiungere molto. Vi ringrazio e ringrazio i Consiglieri Zaffiri e Maggi, soprattutto il mio capogruppo Busilacchi quando afferma che se ci fosse stato un solo intervento sarebbe stato il mio.
Non devo aggiungere nulla a quello che ha detto il Consigliere Busilacchi, alla chiarezza ed alla determinazione con cui ha concluso il suo intervento rivendicando un’azione forte della nostra Regione. Però posso fare una considerazione politica, non me ne voglia il Consigliere Carloni, ma faccio fatica a vedere i dirigenti della Democrazia Cristiana all’opposizione e quando sento il Consigliere Carloni che incalza … Si, dobbiamo preoccuparci, però non possiamo non riconoscere l’azione della Giunta, l’azione del Presidente e della Vicepresidente.
Ricorderete, ricorderà anche il Consigliere Maggi, che eravamo preoccupati che l’Autorità portuale di sistema finisse a Ravenna. Questo è un dato di fatto, dobbiamo dirlo per onestà intellettuale, poi l’azione forte della Giunta, del Presidente e dell’Assessore delegato, quindi della Vicepresidente hanno portato a questo risultato.
Noi non sappiamo oggi se le ragioni del Presidente dell’Abruzzo sono legate alla centralità dei porti o ragioni di carattere politico più generali, quello che è certo è che noi questa conquista dell’Autorità di sistema portuale del medio Adriatico dobbiamo saperla mantenere e per mantenerla dobbiamo fare un’azione continua sul Ministero affinché si consolidi.
Ho sempre pensato, l’abbiamo detto più volte, che il porto di Ancona per la sua dimensione nazionale/internazionale non poteva non essere un porto integrato con la città, perché la dimensione di un porto, in quel contesto lì, non doveva essere esclusa e l’azione del Presidente Giampieri da un lato ha rilanciato, come diceva il Consigliere Busilacchi, gli investimenti, l’efficienza del porto e dall’altro ha saputo integrarlo con la città valorizzandolo dal punto di vista culturale e turistico.
In questa parte dell’Italia, nella centralità dell’Adriatico credo che dobbiamo fare in modo che ci siano tutte le condizioni perché l’Autorità portuale di sistema rimanga.
Poi, come giustamente dicono i colleghi, c’è un altro problema, ma questo non attiene al porto in senso stretto ed è quello dell’infrastrutturazione, ma ci sono altri tavoli su cui questo aspetto sarà e verrà affrontato. Grazie.

Interpellanza n. 10
ad iniziativa dei Consiglieri Zaffiri, Zura Puntaroni, Malaigia
“L.R. n. 13 del 3 aprile 2015 - riallocazione delle funzioni non fondamentali di cui all’articolo 2 (Funzioni trasferite)”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l’interpellanza n. 10 dei Consiglieri Zaffiri, Zura Puntaroni, Malaigia.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Cesetti.

Fabrizio CESETTI. Grazie Presidente. In riferimento all’interpellanza in oggetto, con la quale si chiede quale decisione si intenda assumere in merito allo svolgimento delle funzioni provinciali non trasferite alla Regione, e quindi non ricomprese nell’allegato A della legge regionale 13/2015, rilevo che tali funzioni corrispondono per gran parte a quelle riservate alle Province quali funzioni fondamentali, ai sensi dell’articolo 1, comma 85 della legge 7 aprile 2014 n. 56, la quale detta alle Regioni i principi fondamentali da seguire nella materia ai fini del coordinamento della finanza pubblica, previsto dall’articolo 117, terzo comma, della Costituzione.
Come da prospetto riepilogativo di seguito riportato, si può evidenziare che tutte le funzioni decentrate alle Province, a seguito della legge regionale 10/99 e successive, sono rientrate nella competenza della Regione o sono rimaste in capo alle Province stesse in quanto qualificate dalla legge Delrio come funzioni fondamentali degli enti di area vasta.
Io ho scritto l’elenco Consigliere Zaffiri, poi in parte le rispondo a braccio.
Sostanzialmente è successo che tutte le funzioni decentrate già trasferite alle provincie con la legge 10/99 sono rientrate, in applicazione della legge 13, in capo alla Regione, con l’eccezione di quelle funzioni che la legge Delrio qualifica come fondamentali. Ad esempio le cave e le miniere, per citarne qualcuna, oppure la gestione dei rifiuti, che la Delrio qualifica come fondamentali, erano state trasferite, e non possono tornare alla Regione perché colliderebbero con la legge. Pertanto, sempre per rispondere alla vostra domanda, ogni decisione volta a riallocare le funzioni fondamentali provinciali per la Regione è preclusa fino alla data di eventuale modifica della normativa statale all’esito del referendum sulla riforma che si terrà il 4 dicembre p.v..
Se e quando saranno approvati, con legge statale, principi per la riallocazione delle funzioni fondamentali delle Province, nel quadro di una riforma per la riorganizzazione delle funzioni di area vasta, la Giunta regionale sarà tenuta a dare attuazione a tali, aggiungo io, eventuali disposizioni investendo, tra l’altro, il Consiglio regionale, attese le prerogative del Consiglio stesso in quanto è evidente che qualsiasi eventuale futura riallocazione dovrà essere fatta, se del caso, con legge regionale.
Allo stato sul punto ogni ragionamento appare pertanto prematuro.
Non so se sono stato chiaro, mi pare di si.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Zaffiri.

Sandro ZAFFIRI. Grazie Presidente. Lei Assessore è sempre chiaro, come si fa a dire che non è chiaro, però ci sono le interpretazioni, le valutazioni ed in questo contesto parliamo di valutazioni diverse.
Secondo noi che abbiamo fatto questa interpellanza - fra l’altro mi sembra che prima dovevamo illustrarla, non so, guarderemo il Regolamento per vedere se il meccanismo funziona così, però non è questo il problema - le funzioni non fondamentali, che con la legge n. 10/99 sono state decentrate, dovevano rientrare nella competenza della Regione, non c’entra Delrio, e ci risulterebbe - uso il condizionale quando non sono sicurissimo delle cose - che addirittura si stia predisponendo una proposta di legge per far rientrare, ad esempio, il controllo delle acque, come era prima della legge 10 del 1999, quando il controllo è stato dato alle province.
Secondo noi queste funzioni devono – dico devono perché la valutazione è diversa - rientrare nella competenza della Regione e non c’entra niente il prossimo referendum. Se non è stato fatto questo passaggio, le dico di guardare con i suoi uffici con più attenzione. Queste funzioni devono ritornare sotto la giurisdizione della Regione che con la legge n. 10/99 erano sotto il controllo dell’Azienda sanitaria regionale delle Marche e se erano della sanità regionale è chiaro che erano del contesto regionale, adesso non sono in questo contesto regionale, pertanto le chiedo di valutare con molta attenzione la risposta, che lei ci ha dato. La valuti con molta attenzione con i suoi uffici, perché partendo dalla legge 10 del 99 credo che queste funzioni debbano rientrare in Regione. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola, per una breve replica, l’Assessore Cesetti.

Fabrizio CESETTI. Credo che la questione da lei posta sia assolutamente interessante, quindi replico per dire questo, qualche volta nelle interrogazioni o nelle interpellanze si scrivono anche cose non rilevanti, penso invece che il tema da lei posto sia di grande rilevanza, perché attiene alla questione di alcune funzioni che erano regionali e che con la legge del ’99 sono andate alle Province. Perché, chiede giustamente il Consigliere Zaffiri, nel momento in cui si riordinano le funzioni, queste non ritornano in Regione? E’ questo il tema, ed io anticipo che sono d’accordo con il Consigliere Zaffiri.
Domanda il Consigliere Zaffiri: “Perché Cesetti non lo fa?” Semplice, perché la legge Delrio che “prevale” dal mio punto di vista sulla legge regionale, le qualifica come fondamentali, ho fatto l’esempio della gestione dei rifiuti, quella era una funzione trasferita, oggi con la qualifica di fondamentale io non la posso trasferire.
Ovviamente mi rendo conto che questo sia un tema, aggiungo sicuramente, su cui potremo tornare. Oggi è così dal mio punto di vista, checché ne dicano gli uffici perché come Assessore non è che io, quasi mai, faccio quello che dicono gli uffici, meglio sono gli uffici che devono fare quello che dico io nell’esercizio delle mie deleghe, di solito succede così, allora all’esito del referendum ci dovremo tornare.
Aggiungo soltanto questo, Consigliere Zaffiri, se lei ritiene che si possa riportare una funzione oggi qualificata come fondamentale sotto l’egida della Regione, lei può sempre farsi promotore di un’iniziativa legislativa, anche attraverso la predisposizione di un emendamento, che modifichi la tabella A della legge 13 che noi abbiamo approvato. In sostanza le voglio dire che eventuali decisioni di questo tipo sono più nella sua disponibilità che nella mia, perché bisognerà farle con provvedimento legislativo e su questo ogni Consigliere ha la sua iniziativa. Va bene?

Proposta di legge n. 74
ad iniziativa dei Consiglieri Biancani, Giacinti, Micucci, Giancarli, Rapa
“Modifica alla legge regionale 8 ottobre 2009, n, 22 ‘Interventi della Regione per il riavvio delle attività edilizie al fine di fronteggiare la crisi economica, difendere l’occupazione, migliorare la sicurezza degli edifici e promuovere tecniche di edilizia sostenibile’”

Nuova Titolazione “Modifiche alla legge regionale 8 ottobre 2009, n. 22 ‘Interventi della Regione per il riavvio delle attività edilizie al fine di fronteggiare la crisi economica, difendere l’occupazione, migliorare la sicurezza degli edifici e promuovere tecniche di edilizia sostenibile’ e alla legge regionale 4 dicembre 2014, n. 33 ‘Assestamento del bilancio 2014’”
(Discussione e votazione)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la proposta di legge n. 74 dei Consiglieri Biancani, Giacinti, Micucci, Giancarli, Rapa.
La discussione è aperta, ha la parola il relatore di maggioranza Consigliere Biancani.

Andrea BIANCANI. Grazie Presidente. Questa proposta di legge , la 74 del 2016, è nata, come ha già detto, in III Commissione su iniziativa mia e dei Consiglieri Giacinti, Micucci, Giancarli e Rapa. Riguarda innanzitutto la modifica alla legge regionale 22/2009 ed è stata poi inserita, durante la discussione in Commissione, anche la modifica alla legge regionale n. 33 del 2014 legata all’assestamento di bilancio.
La III Commissione durante l’esame ha ritenuto utile apportare diversi emendamenti alla presente proposta di legge. E’ stato aggiunto l’articolo 01 che riguarda la modifica dei commi 1 e 2 dell’articolo 2 della legge regionale 22, relativa agli interventi di demolizione e ricostruzione, nella parte in cui essi dispongono che in caso di demolizione e ristrutturazione parziale di edifici residenziali e no sia necessario sempre e solo migliorare la sicurezza antisismica dell’edificio oggetto dell’intervento, mentre nel caso di demolizione e ricostruzione totale è obbligatorio effettuare un adeguamento sismico della nuova struttura.
Con un confronto fatto anche insieme al Servizio abbiamo evidenziato l’opportunità di sopprimere questa differenziazione, in maniera tale da garantire sempre, quando si applica il piano casa regionale, una maggiore sicurezza antisismica. Un intervento di demolizione e ricostruzione parziale, sempre ai sensi dell’articolo 2, può richiedere anche un adeguamento sismico, quindi dire che in caso di demolizione e ricostruzione parziale bisogna fare il miglioramento non va bene, deve essere sempre rispettata la normativa sismica. Abbiamo cancellato queste parti, andando ad inserire il comma 8 bis, che impone un generale rispetto della normativa antisismica statale e regionale vigente a carico di chi realizza gli interventi previsti dall’articolo 2, cioè gli interventi di demolizione e ricostruzione parziale.
E’ stato anche inserito l’articolo 02. Per questo articolo abbiamo verificato anche quello che hanno fatto le altre Regioni, bisogna dirlo, il Veneto, il Lazio, l’Emilia Romagna e l’Umbria, ed abbiamo ritenuto opportuno inserire un ulteriore articolo il 3 bis, quindi una nuova disposizione, in base alla quale chi realizza gli interventi previsti dal piano casa può usufruire di un ulteriore 15% di incremento della volumetria o della superficie, qualora si effettui l’adeguamento sismico delle strutture portanti dell’intero edificio nel caso non sia obbligatorio.
L’articolo 3 bis, l’abbiamo definito come l’articolo che riguarda gli incentivi per l’adeguamento sismico degli edifici esistenti, quindi, al fine di promuovere l’adeguamento sismico del patrimonio edilizio regionale, le percentuali di implemento ammesse a seguito della realizzazione di interventi previsti da questa legge sono incrementate sino ad un ulteriore 15%, qualora l’intervento da realizzare preveda un adeguamento sismico dell’intera struttura, non quella oggetto di ampliamento, ma dell’intera struttura nel caso non sia obbligatorio per legge.
L’articolo 1, che fa parte del testo originario, modifica il comma 2 dell’articolo 9 della legge regionale n. 22 dove le parole “non oltre il 31 dicembre 2016” sono sostituite dalle seguenti: “non oltre il 31 dicembre 2018”. Questo comporterà una proroga del piano casa non per un anno, ma per due, fino al 31 dicembre 2018, ovviamente in attesa della realizzazione della legge sul governo del territorio che, qualora entrasse in vigore, farebbe decadere il piano casa che verrebbe sostituito dalla nuova normativa.
Poi abbiamo inserito l’articolo 1 bis, anche questo molto importante, perché va a riscrivere l’articolo 35 della legge regionale 33 del 2014, assestamento di bilancio, come successivamente modificato dall’articolo 10 del 2015, in quanto dichiarato incostituzionale dalla Corte Suprema.
L’articolo 35 permetteva alle Regioni interventi, con apposita deroga alle disposizioni contenute nel d.m. 1444/68 in materia di distanza tra i fabbricati, ponendo come unico limite che la delega venisse prevista nell’ambito della definizione o revisione di strumenti urbanistici comunque funzionali ad un assetto complessivo unitario o di specifiche aree territoriali.
L’articolo 35 così come modificato dalla legge regionale 16/2015 è stato dichiarato incostituzionale perché, si legge nella sentenza, il tenore letterale attuale della disposizione lascia intendere che nella regione sia legittimo derogare al d.m. 1444/68 anche per interventi puntuali. Ne è derivato un palese contrasto con la normativa nazionale, quindi l’articolo 1 bis sostituisce la vecchia formulazione dell’articolo 35 con una nuova che in qualche modo si limita a recepire i contenuti dell’articolo 2 bis del testo unico dell’edilizia e rende legittima la deroga del d.m. 1444/68 solo nell’ambito della definizione e revisione degli strumenti urbanistici funzionali ad un assetto complessivo ed unitario di specifiche aree territoriali.
Penso che questa proposta di legge sia molto importante per diversi motivi, innanzitutto va a sistemare alcuni aspetti legati all’applicazione della normativa sismica, quindi l’articolo 01 parla di miglioramento sismico ed in alcuni casi prevede il rispetto della normativa antisismica ed introduce incentivi per facilitare e migliorare l’adeguamento sismico degli edifici.
Si può pensare che sia una norma che possa permettere degli scempi sul territorio, su questo non siamo d’accordo perché il piano casa è una normativa che si applica sul patrimonio edilizio esistente, quindi con ampliamenti orizzontali o verticali che portano ad un miglioramento degli edifici sia dal punto di vista energetico che dal punto di vista sismico. Non è sicuramente una legge che fa consumare ulteriore suolo, ma mira al suo miglioramento.
Importante anche la scelta che abbiamo fatto di prorogarla per due anni e non per uno. Penso che sia importante per i cittadini che devono preventivare un intervento , magari hanno più tempo per potersi organizzare e decidere quando farlo.
Non ultimo il fatto che comunque il piano casa, a detta di tutti, è uno strumento importante da un punto di vista economico e permette a numerose imprese di poter lavorare, quindi è anche un modo per creare economia in un momento sicuramente difficile e particolare per l’edilizia. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il relatore di minoranza Consigliere Giorgini.

Peppino GIORGINI. Grazie Presidente. Quanto tempo ho? Perché qui stiamo parlando di una cosa seria e credo che la situazione debba essere spiegata molto bene sia dal lato politico che tecnico.
Questa proposta di legge replica un po’ quello che è stato il piano casa.
Io devo fare necessariamente due premesse, la prima è che un anno fa, sul piano casa che ha devastato un po’ il nostro territorio, con qualche parola inserita nella legge di bilancio dalla precedente legislatura, che ha derogato altezze e distanze creando delle problematiche enormi non solo dal punto di vista urbanistico ma anche legale, perché è stato impugnato dalla Corte Costituzionale ed adesso probabilmente ci troveremo di fronte a centinaia di contenziosi legali, io feci un esposto alla Procura e non so se l’Avvocatura dello Stato ha preso la mia denuncia per impugnare la legge regionale. Non sono mai riuscito a sapere per quale motivo dopo mesi dalla mia denuncia abbia impugnato quella legge.
Le premesse debbono essere necessariamente due, una dal lato tecnico e l'altra dal lato politico.
Dal lato politico è che la nostra visione prospettica del futuro urbanistico della nostra Regione è completamente diversa da quella del PD. Siamo proprio su due orizzonti diversi, perché quella del PD è di urbanizzare, credere ancora che l’urbanizzazione del territorio sia l’unica risorsa per creare lavoro, invece noi siamo completamente all’opposto, crediamo che il territorio possa essere una risorsa, non con nuove costruzioni, ma con il riuso e la rimessa in sicurezza di tutti gli edifici che ci sono nelle Marche, che sono tutti a rischio sismico, e poi spiegherò anche i dettagli tecnici.
La visione è completamente diversa, per questo motivo ho votato no in Commissione, sono stato l’unico, e voteremo no anche in questo Consiglio.
Un altro problema, che forse molti non conoscono, chiaramente non si può guardare tutto, è che le Marche sono la regione a più alto rischio idrogeologico d’Italia. Questa è una cartina dell’Ispra, non ho potuto leggere tutto il rapporto come facevo prima, però direi che il risultato, per dirlo alla Conte, è agghiacciante. Costruire ancora, dare possibilità di costruire ancora, aumentare volumetrie, un carico urbanistico che non finisce mai, secondo me, si va ad accumulare con il rischio sismico. Noi non abbiamo solo quello dell’assetto idrogeologico, ma abbiamo anche quello sismico, quindi tutto un calderone.
Detto questo spiego il motivo tecnico per cui ho votato no a questa legge e cerco di far capire dove è l’inghippo. La Commissione mi ha dato da lavorare, perché si mettono delle paroline che lì per lì sembrano insignificanti invece nel contesto generale succede quello che è successo nel piano casa per cui la legge è stata impugnata dalla Corte Costituzionale.
Ormai sembra uso e costume di questa Regione, non di questa legislatura, ma delle precedenti, vedersi impugnare dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri diverse leggi emanate e proprio alla luce della sentenza 178/2016, l’ultima, che di fatto dichiara illegittimo l’articolo 10 della legge regionale 16/2015, che modificava l’articolo 35 della legge regionale 33/2014 - quella che è stata cambiata qui e che andava ad attuare l’articolo 2 bis della 380/2001, che è il testo unico in materia di edilizia – ho chiesto in Commissione, più volte, a tutela dei cittadini, dei Consiglieri, della Regione, per evitare altre impugnazioni, di avere un parere preventivo dell’Avvocatura dello Stato ed al Presidente Biancani ho detto: “Ma se voi siete convinti che, dalla vostra visione prospettica, questa legge sia giusta, perché non la mandiamo all’Avvocatura dello Stato e chiediamo un parere? Così stiamo tutti tranquilli e non creiamo un altro problema come quello che è stato combinato e che avremo per 20/30 anni, con il piano casa”. Purtroppo mi è stato detto di no ed io chiaramente ho votato no.
Andiamo sui punti tecnici, l’inserimento dell’articolo 3 bis alla legge regionale 22/2009, con la scusa di promuovere l’adeguamento sismico del patrimonio edilizio regionale, di fatto va a consentire maggiorazioni volumetriche fino ad un ulteriore 15%, quindi non capisco, il Piano casa dà maggiori volumetrie, qui diamo ancora un 15% in più di volumetrie per l’adeguamento sismico ed esiste una legge nazionale, che è la 380/2001, che obbliga i Comuni e le Regioni in materia di sismicità.
Noi abbiamo due leggi, la legge regionale n. 33 del 3 novembre 1984, poi modificata con la 18/1987, che testualmente dice: “Norme per le costruzioni in zone sismiche della regione Marche”, quindi la legge ce l’abbiamo, cosa serve dare un ulteriore 15% di premio di volumetria, quando c’è una legge che non viene aggiornata dal 1987? Spiegatemelo, io non riesco a capirlo, forse sono un po’ duro di comprendonio, ma non riesco a capirlo. C’è una legge che dice che tutte le abitazioni in zone sismiche devono essere adeguatamente messe a norma, quindi ritengo inutile questo premio del 15% per fare una cosa che è obbligatoria per legge. Oltretutto senza specificare nel dettaglio dove va applicato o meno, non si specifica dove si applica. Nelle aree di interesse storico, paesaggistico, culturale? Non viene specificato, tenendo conto che nelle Marche abbiamo uno straordinario patrimonio paesaggistico e culturale.
L’adeguamento sismico degli edifici esistenti va incentivato, ma non con questo escamotage utile alla speculazione edilizia, andrebbe favorito attraverso incentivi nazionali e regionali, come la detrazione al 100%, cioè se ci fosse una detrazione del 100% allora sì che sarebbe …, io adeguo la mia abitazione alla norma n. 380/2001 e tu mi dai gli incentivi e mi fai scaricare portando in detrazione tutto quello che io spendo. Questa si che sarebbe un'incentivazione, non aumentare ulteriormente la cubatura, soprattutto nelle aree sismiche come le nostre, oppure applicando alla lettera le leggi nazionali, come quelle relative all'autorizzazione preventiva sui calcoli strutturali rilasciati dal Genio Civile.
Questa è un’altra cosa, c’è una legge, che è la 33, quella di cui parlavo prima, che specifica bene come si deve realizzare un progetto in una zona antisismica. Ho presentato un progetto di legge perché anche questa legge è sovraordinata alla legge dello Stato, quindi impugnabile dalla Corte Costituzionale, perché se tu presenti un progetto devi presentarlo con i calcoli, poi il Genio Civile ti deve rilasciare una autorizzazione preventiva per costruire, invece la legge della Regione Marche cosa dice? Dice no, ti metto un timbro, tu inizi a costruire e poi a fine anno facciamo il controllo sul 10% delle pratiche presentate. Questo è il problema! Altro che 15% di premio per l’adeguamento, qui c’è una legge che è stata fatta dalla Regione Marche, non da voi, da altri, che premia il non adeguamento sismico.
Andiamo avanti. In merito al secondo punto ed all’obbligo che è stato dato a questa Regione di sanare l’articolo dichiarato illegittimo, con la sentenza 178/2016 della Corte Costituzionale, qui la situazione è surreale. Si parla dell’applicazione dell’articolo 2 bis della legge 380/2001 attuandolo con questa proposta di legge in maniera ancora una volta pericolosa perché si rischia l’impugnativa da parte dello Stato.
Difatti l’articolo 2 bis del DPR 380/2001, se noi vogliamo forzare anche un po’ la lettura - a mio avviso i periodi sono comunque due - dà la possibilità di derogare al d.p.m. 1444/68 non sugli edifici o aree edificate, perché la vostra legge dice: “e regolamenti in materia edilizia negli edifici esistenti,” ma la legge non dice edifici esistenti, la legge 1444/68 prevede non su edifici o aree edificate, ma lascia intendere su spazi da destinare, spazi, non edifici, eccola qui, il DPR 380/2001 dice che si può andare in deroga sugli spazi da destinare agli insediamenti, non su edifici. Non stiamo parlando di edifici, stiamo parlando di spazi. Una parola cambia completamente il senso della legge, una cosa è LO spazio, che è un'entità aperta, una cosa sono gli edifici. Sono due cose completamente diverse. Quindi dà la possibilità di derogare in questo modo, come è scritta, non sugli spazi ma su tutti gli edifici, in pratica è una rivisitazione della legge precedente, quella che è stata impugnata. Sulla proposta da me bocciata in Commissione si parla di edifici esistenti, di manufatti puntuali, di case non di spazi.
Un altro punto fondamentale riguarda le deroghe delle distanze, di questo dobbiamo tenerne conto e se come Regione vogliamo essere sovraordinati alla legge dello Stato non possiamo farlo perché poi creiamo casini!
Ho chiesto di mettere l’intero punto del DPR 380/2001, di copiarlo e di metterlo nella legge, la proposta non è stata accettata perché il senso della legge, che è stata fatta dal PD, è quello di cui sto parlando.
Un altro punto fondamentale sulle deroghe delle distanze, da tenere in forte considerazione, è quello delle distanze inferiori a 10 metri previste dal decreto ministeriale. Riguarda le distanze tra fabbricati, tra l’uno e l’altro, è una norma integrativa del Codice Civile, finalizzata a garantire una buona illuminazione, perché se tu mi costruisci a 6 metri io non riesco nemmeno a mettere un lampione, è fuori legge, non si può fare, ci sono delle distanze minime, ma soprattutto la distanza è propedeutica alla circolazione di aria, alla possibilità di avere il sole su un fabbricato, su una via, questo è importante e riguarda il Codice Civile.
Per concludere, caro Presidente Biancani, credo che questa legge voglia esattamente raggiungere lo scopo che si era prefissata l’altra legge, la legge del piano casa, che è stata poi impugnata.
Secondo il mio parere, questa legge deve essere riportata in Commissione e se voi volete approvarla ve l'approvate, avete tutta l’autorità per farlo, però credo che sia possibile che, fra sei mesi o un anno, ci ritroviamo ad avere un’altra impugnativa della Corte Costituzionale. Voi direte: “Intanto per un anno andiamo avanti, poi quello che succede, succede”. Se questo è il vostro modo di governare, dico che la volpe cambia il pelo, ma non il vizio. Grazie.

Presidenza del Presidente
Antonio Mastrovincenzo

PRESIDENTE. Chi vuole parlare si prenoti subito.
Ha la parola il Consigliere Celani.

Piero CELANI. Grazie Presidente. Soltanto leggendo il titolo di questa proposta di legge, anche quello originario, credo che non si possa non soffermarsi a riflettere, perché quando approviamo un provvedimento legislativo che parla di riavvio dell'attività edilizia al fine di fronteggiare la crisi economica e difendere l’occupazione, il no a prescindere credo che sia molto difficile.
E’ una legge che va valutata nel modo giusto, senza allarmismi, nel modo più oculato possibile, approfondendo il tema, approfondendo il problema della sicurezza e del consumo del suolo.
Annuncio fin da ora che sono favorevole a questa legge, non mi ascrivo al catastrofismo di chi vede in questo atto il demonio nell’ambito delle costruzioni civili ed industriali, perché come vedremo e come voglio dimostrare anche attraverso alcuni dati che tutti possono recepire dai Comuni, non ha prodotto questo grande stravolgimento, sia dell’edificato esistente che del suolo cosiddetto vergine.
Non è così, assolutamente! Anzi se critica si può fare a questa norma, a questa legge che nasce da un contesto nazionale, non è soltanto il discorso della regione Marche, è che l’incentivo volumetrico molto probabilmente non è stato l’elemento sufficiente per riavviare un po’ questo discorso delle nuove costruzioni, perché? Perché le limitazioni, come vedremo, sono ancora molto forti. Certamente c’è stato un meccanismo positivo, c’è stato un riavvio in certe situazioni, soprattutto nelle zone di completamento, nelle zone già urbanizzate, ma per il resto questo grande riavvio dell’attività edilizia non c’è stato. Però in questi momenti, dove i Comuni sono molto in difficoltà nell’elaborare nuovi strumenti di pianificazione edilizia, come sappiamo la legge regionale 34/92 e le sue successive modificazioni sono abbastanza complesse e farraginose, e se vogliono avviare la revisione di un Prg impiegano anni, avere uno strumento efficace come questo, abbastanza snello, credo che sia significativo.
Voglio innanzitutto sfatare alcune leggende metropolitane che si dicono su questa legge. Ho sentito il Consigliere Giorgini parlare di grandi sfaceli, io dico che non è così.
Innanzitutto questa legge non trova applicazione nelle zone A), nei centri storici, quindi questo pericolo non esiste, non trova applicazione nei centri storici a meno che non si intervenga su edifici realizzati dopo il 1950 e le loro caratteristiche non abbiano quella peculiarità architettonica e storica tale da alterare il contesto urbano in cui stanno e qualora un edificio non avesse queste caratteristiche si deve sempre fare un piano di recupero per poterlo approvare. Quindi abbiamo tutti gli strumenti per poter controllare nel modo più efficace ed efficiente.
Questa cosa lasciamola perdere, non ha senso perché lo dice la norma: non è applicabile nei centri storici, qualunque essi siano, del piccolo Comune di 100 abitanti fino a Roma, alla grande città.
Altro aspetto, il discorso della sicurezza non è così, perché ad esempio, nel piano casa il vero problema che si poneva in termini di sicurezza non era negli ampliamenti - perché negli ampliamenti la verifica sismica va fatta come elemento a sé stante in quanto va giuntato all’edificio, scusate i termini tecnici - ma sulle sopraelevazioni, dove c’era una norma che imponeva di fare le verifiche sismiche qualora il peso di questa sopraelevazione superava il 10% del volume, del peso totale. Anche qui, non è vero che sono stati fatti sfaceli, non è vero! I problemi di questa legge sono altri, non sono certamente questi.

(Interrompe il Consigliere Giorgini)

Piero CELANI. Consigliere Giorgini vada a vedere in tutti i Comuni, non faccio il farmacista, quando dico le cose parlo per cognizione di causa, con tutto il rispetto per i farmacisti su questo tema. Se vedete le statistiche dei Comuni questa legge ha avuto una scarsa applicazione, proprio per queste cose, per le difficoltà applicative.
Secondo aspetto, dato che non consentiva le deroghe per quanto riguarda i distacchi dei confini e i distacchi dai fabbricati, secondo quello che diceva lei, il 1444/68, ovviamente è stata ridotta di molto.
Ripeto, secondo me, è un tentativo seppur minimo di incentivare questa ripresa edilizia di un comparto che a noi ha dato tanto, il comparto dell’industria delle costruzioni, che ha fatto girare l’economia per un cinquantennio, non nascondiamocelo, non è stato per primo il manifatturiero, è stata questa industria a creare lo sviluppo socio economico del nostro territorio e l’abbiamo fatto anche, lo rivendico come categoria, abbastanza bene. Nelle Marche, nelle nostre città non ci sono stati sfaceli, a differenza di altre regioni. Non ci sono stati perché le normative erano molto stringenti.
Qual è il problema della normativa? L’introduzione dell’articolo 3 bis è meritevole, però produce poco effetto, perché, come dicevo, è di difficile applicazione tecnica. Sfido io a fare un adeguamento sismico sull’edificio in muratura senza demolirlo, anzi nel 99% dei casi l’adeguamento sismico non si può fare, è impossibile, sfido io su una struttura di cemento armato a fare l’adeguamento sismico senza parzialmente demolirla, è quasi matematicamente impossibile.
Siccome l’incentivo del 15%, Consigliere Giorgini, non è dovuto laddove c’è l’obbligatorietà dell’adeguamento sismico, questa preoccupazione io non ce l’ho per niente perché se demolisco sono obbligato, quando ricostruisco, a seguire la normativa sismica e in quel caso non ho l’ulteriore 15% perché sono obbligato, e la legge lo dice bene.

(Interrompe il Consigliere Giorgini)

Piero CELANI. Io non ho un conflitto di interessi. Non ho firmato un piano casa, si dia una regolata. Lasci perdere, Consigliere Giorgini, parli di quello di cui si occupa lei, se parla di commercio tanto di cappello, ma su queste cose lasci perdere, non si immischi in cose difficili anche per noi addetti ai lavori.
Dicevo che è di difficilissima applicazione, quindi non potendo derogare a distanze, non potendo derogare al 1444, così come ha detto la Corte Costituzionale, è di difficile applicazione.
C’è stato un tentativo, che io apprezzo, da parte della Commissione però gli effetti sui territori saranno modestissimi da questo punto di vista. Dopodiché dirò qualcosa sul 1444.
Le deroghe si introducono modificando la legge regionale 33, la deroga è possibile quando le norme sono contenute all’interno dei piani particolareggiati del Prg, è normale lo si è fatto fino adesso, quindi non c’è questo allarmismo, perché se io faccio un planivolumetrico posso stabilire distanze minori del 1444/68. Dove sta questa catastrofe? Io non la vedo. Allora chiedo questo: qual è il vero incentivo di questo discorso? L’incentivo poteva riguardare l’aspetto prettamente economico, sul costo di costruzione non si tocca nulla, come costo di costruzione si continua a recepire quello che la vecchia legge diceva, si fa lo sconto del 20% per l’ampliamento, si paga l’80%, mentre se si demolisce e ricostruisce si paga per intero.
Non avendo a disposizione delle risorse regionali per incentivare un discorso di questo tipo, credo che l’aspetto finanziario, di abbattere i costi di costruzione, che sono oneri che si sommano alle esigenze che il cittadino ha in un momento di grande difficoltà, quale è questo che stiamo vivendo, poteva essere la spinta innovativa del problema.
Questo è il discorso! E' chiaro, la dico tutta perché sono trasparente fino in fondo, che i costi di costruzione, che la legge prevede - su questo invito l’Assessore ed il Presidente a controllare - venivano incassati dai Comuni ed erano destinati all’adeguamento degli edifici scolastici. Sfido io che questi abbiano aperto un capitolo dove far confluire queste somme per poi fare …, sono andati per la spesa corrente e così via, però sarebbe importante anche capire quello che è successo da questo punto di vista.
Ho detto che ci sarebbe un minore introito dei Comuni che potrebbe essere compensato, vedremo, in un altro modo. Sarebbe interessante, Presidente Biancani, vedere statisticamente quello che è successo per lo meno nei Comuni principali, quanto è stato l’introito del costo di costruzione e come ricompensare i Comuni per abbatterlo poi completamente.
Su questa riflessione credo che ci si dovrà tornare per vedere quello che succederà con la reale applicazione di questa legge, quindi la modifica all’articolo 1 bis, la modifica all’articolo 35 di questa legge regionale, mi sembra che sia la risposta più lineare, più semplice alla sentenza della Corte Costituzionale.
Noi avevamo sempre espresso dei dubbi su queste inderogabilità delle distanze fra fabbricati. Il 1444/68 era abbastanza tassativo e diceva che la distanza di 10 metri fra i fabbricati non era derogabile, la legge regionale ha introdotto la deroga, va bene, è andata come è andata. Oggi molti Comuni in modo cautelativo non autorizzano ampliamenti, sopraelevazioni se non facendo fare degli arretramenti, quindi un plauso anche a quei Comuni che hanno lavorato in questo modo e ce ne sono tantissimi.
L'ho detto adesso, lo si introduce in una norma, secondo me, legittima. Qui la Corte Costituzionale non potrà dire assolutamente nulla perché, ripeto, se io faccio dei piani planivolumetrici, dei piani particolareggiati è possibile stabilire distanze fra fabbricati minori di 10 metri, o di strade minori di 5 metri. Credo che questa norma vada in questo senso.
L’articolo 3 bis che è stato inserito, purtroppo, secondo me, spero di essere smentito, non produrrà gli effetti che tutti ci aspettiamo. Questa ulteriore spinta a ripartire, vedremo cosa succederà monitorando questo quadro. Mi auguro fra 6 mesi di vedere tutto quanto, per ripartire poi sull’incentivo vero, e potrebbe dare alle persone la possibilità di ampliare anche senza questo 15%.
Chiudo dicendo un’altra cosa molto importante, che mi ha fatto venire in mente il Consigliere Giorgini, l’autorizzazione preventiva dei calcoli in cemento armato sarebbe un disastro. Significa tornare indietro di 30 anni e nel periodo della semplificazione, dove tutti si devono assumere le proprie responsabilità, dal proprietario, al progettista, al direttore dei lavori, all’impresa, noi torniamo a quello che c’era nei primi anni ’90, se depositavi un progetto al Genio Civile ti andava bene se dopo 6 mesi cominciavi a costruire perché il funzionario doveva venire a vedere che cosa? Il terreno quando tu scavavi per fare le fondazioni. Ridicolo! Una cosa assurda! Significherebbe bloccare questo comparto nel modo più assoluto, significherebbe tornare indietro di 30 anni e a garanzia di questo aspetto dico che qualora uno non rispetti queste norme, c'è una violazione penale da parte del progettista e del direttore dei lavori, dell’impresa e del proprietario.
Non è che non c’è una norma che controlla. L’autorità pubblica può controllare in ogni momento e non il 10% alla fine dell’anno. Controlla il 10% delle pratiche il mese successivo alla presentazione, quindi se ne sono state presentate 100, se ne estraggono 10 e si vivisezionano, tutte le altre si controllano lo stesso e chi firma tutto, con la 1086 si assume la responsabilità civile e penale di quello che fa e se viola la legge. Trovatemi un’altra disposizione dove ci sono delle regole così ferree.
Andate a vedere le normative degli altri Stati. Non esistono leggi così cogenti perché ci sono le autocertificazioni. Sapete cosa esistono? I controlli, vanno a vedere e se hai messo un mattone fuori posto ti bloccano la costruzione, però nel momento in cui io faccio il progetto e lo deposito, il giorno dopo inizio a costruire.
Vogliamo veramente dare un impulso all’attività non solo edilizia, ma anche all’attività industriale, al manifatturiero, dove lo diciamo sempre qui in Italia per fare un’impresa ci vuole in anno e gli altri ci mettono 15 giorni, ci vogliamo incartare ancora una volta in questo modo? Ma di cosa parliamo? Stiamo vivendo un film fuori dalla realtà. Qui dobbiamo snellire, semplificare, ognuno si assuma le proprie responsabilità. Nella società civile, ognuno, nel suo ruolo - dal più piccolo al più grande - ha delle responsabilità, se le assuma, vada avanti e vedrete che il sistema si semplifica senza riformare la Costituzione. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Zaffiri.

Sandro ZAFFIRI. Grazie Presidente. Cercherò di essere breve in questa considerazione che esprimo a nome del gruppo Lega Nord.
Questa legge è poco coraggiosa perché risponde parzialmente al testo della legge, cioè creare sviluppo ed occupazione. Perché poco coraggiosa, Presidente Biancani che ha elaborato questa proposta? Perché non c’è una spinta economica per far partire quanto scritto. Questo è il motivo per cui è debole, è debole dal punto di vista economico, apro una parentesi e la richiudo, è un vizio di questo esecutivo questa mancata spinta per la ripresa dell’economia.
Questo è il problema vero, noi non accompagniamo, quest’Aula non accompagna le modifiche delle leggi o non realizza per le 175.000 imprese di questo territorio dei supporti economici per agevolarle. Questo è il problema di fondo, Consigliere Biancani, che bisogna risolvere. Bisogna risolverlo altrimenti facciamo delle modifiche alle leggi, facciamo dei bei annunci che poi rimangono lì. Noi dobbiamo dare incentivi e creare dei percorsi legittimi per cui chi mette mano alle ricostruzioni, in questo caso, alle modifiche, agli interventi di manutenzione, possa avere anche un beneficio economico, allora sì che la cosa sta in piedi. Purtroppo questo manca e lo registriamo ormai da più di un anno e mezzo. Questo è l’aspetto negativo, e non lo dice il Consigliere Zaffiri, la settimana scorsa la stampa riportava articoli di questo tenore sull’economia e sulle aziende.
Occorre più coraggio, questo è il primo step di una legge di modifica e noi per questo motivo la voteremo, però cercheremo di incidere con gli strumenti legislativi possibili per cercare di incrementare questa legge ed altre, per dare un supporto economico, delle possibilità, delle indispensabilità. Se il pacchetto si completa potrebbe essere una cosa molto interessante per i marchigiani, ma se non si completa, rimangono cose monche. Credo che le cose monche debbano essere completate proprio per questi passaggi estremamente importanti, in questo momento non ci sono anche riguardo alle 175.000 aziende marchigiane che hanno bisogno del credito. L’Assessore Bora dorme, nel senso che non procede nelle sue competenze.
Ormai è una voce che parte dal sud, dal nord, da tutte le parti delle Marche, qui c’è bisogno di interventi di sostegno economico con delle corsie preferenziali per incrementare l’economia. Noi siamo perfettamente d'accordo su tutto quello che riguarda l'incremento dell’economia ma, ripeto, Consigliere Biancani, andiamo avanti con percorsi seri perché allora si completa il progetto di cui questa mattina stiamo discutendo. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Micucci.

Francesco MICUCCI. Grazie Presidente. Sugli aspetti tecnici condivido l’intervento del Consigliere Celani, quindi non vado oltre, nel senso che ha toccato tutti gli aspetti di questa normativa e di quella che è stata l’applicazione fino ad oggi.
Mi piace replicare all’intervento del Consigliere Giorgini che denota, non è certo una colpa, una scarsa esperienza amministrativa perché fa un intervento nel quale non si rende conto che parla di speculazione, occupazione del territorio, di tutta una serie di cose che non c’entrano niente con questa norma e che non ci sono entrate per niente nel passato. Se avesse avuto una esperienza amministrativa su questo campo avrebbe compreso che chi ha fatto questi interventi non è assolutamente uno speculatore, ma piccoli proprietari che hanno inteso risistemare un patrimonio di famiglia che rischiava di cadere e di creare anche una diseconomia in diverse località marchigiane. Hanno investito i propri risparmi nel cercare di recuperare un patrimonio e oggi molte città marchigiane possono vantare, ripeto, un patrimonio riqualificato grazie anche all’applicazione del piano casa che nella regione Marche è stata moderata rispetto ad altre realtà.
Poi è vero che c’è stata una sentenza della Corte Costituzionale, ma da quanto mi risulta, avendo un po’ ricostruito gli eventi, è data da un emendamento che è arrivato all’ultimo minuto in Aula, non verificato dagli uffici preposti, che aveva delle carenze tecniche.
In questo caso lei sa meglio di me, perché partecipa insieme a me alla III Commissione che questo emendamento che è stato sollecitato da lei nella forma, anche dal sottoscritto e da altri, poi da me e da altri verificato insieme ai tecnici, nella sostanza va nella direzione da lei auspicata.
Io non ho condiviso il suo intervento perché a fronte di alcune valutazioni in fase di premessa che sono assolutamente condivisibili poi la discussione è andata in tutt’altro senso, nel senso che questa proposta di legge del piano casa, così come modificata dalla Commissione, va nell’ottica di costruire sul costruito, quindi il riuso di quello che già c’è e il non l’utilizzo di ulteriore territorio. Quello che si sta facendo, attraverso questa normativa e quella precedente, è dare una certezza normativa a tutti gli operatori perché si andava al rinnovo di anno in anno con la lentezza e le difficoltà che i Comuni, soprattutto i più piccoli, devono affrontare nel redigere le pratiche burocratiche. Questo creava un’incertezza sia negli investitori che negli operatori tecnici. Il fatto che si dice che si va fino al 2018 creando un minimo di certezza anche negli investitori, credo che sia un punto di assoluto merito che cerca di risolvere questo contenzioso che si era creato togliendo ogni dubbio, come ha spiegato il Consigliere Celani, sul fatto che i piani attuativi possono assolutamente derogare, ma lo potevano fare fino adesso, non occorre il piano casa perché se il Comune fa un piano regolatore, un piano particolareggiato e decide di ridurre per una serie di motivi, che adesso non stiamo qui ad analizzare, le distanze lo può tranquillamente fare anche nel rispetto della legge e per questo non ci vuole il piano casa per dirlo.
La norma che oggi andiamo ad applicare fa chiarezza rispetto all’incertezza che c’era ed al caos che ha creato ma, ripeto - insieme a lei io l’ho condivisa perché a me e ad altri erano arrivate queste sollecitazioni - va a risolvere e non ad accentuare questo problema, su questo c’è il parere di tutti i tecnici della Regione e quindi credo che non ci sia nessuna difficoltà da questo punto di vista.
Tra l’altro in corso d’opera siamo intervenuti su una problematica che purtroppo ha visto e sta vedendo tutti pienamente presi che è quella del terremoto perché dà una possibilità, io non so se questo 15% sarà sufficiente o no, dà un segnale per dire: anche a chi non è in obbligo di legge - oggi ci sarebbero diversi soggetti che applicando il piano casa non sarebbero più in obbligo all’adeguamento sismico - gli riconosciamo un quid in più a patto che faccia l’adeguamento sismico su tutta la struttura esistente.
Ora, ripeto, se sarà determinante o no lo vedremo, ma dà un segnale che la Regione Marche è attenta a questa vicenda partendo da questa che è la prima legge in tema che andiamo ad approvare. Chiaramente la legge madre che dovremo approvare, mi auguro il prima possibile, è quella della nuova pianificazione urbanistica e sicuramente vedrà analizzato il tema della sismicità di questa regione, ma intanto su questa tematica e su questa proposta di legge diamo un segnale che credo sia significativo.
Ora dire che tutto questo non va bene per una serie di motivazioni che mi sembrano molto campate in aria - ripeto, mi trovo in dubbio - quindi con convinzione come Partito Democratico, come ha detto il Presidente Biancani, andiamo a fare questa proposta e prendo atto che la stragrande maggioranza dell’Aula è favorevole e vicina ai problemi dei cittadini di questa regione, quindi, ripeto, con soddisfazione voto favorevolmente questa proposta.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Marconi.

Luca MARCONI. Grazie Presidente. Per l’economia dei lavori, visto che sarà una giornata lunga, mi associo a quanto detto dai Consiglieri Celani e Micucci che hanno espresso con grande buonsenso, in maniera articolata ed approfondita l’argomentazione.
Per carità, è anche bello che ci sia qualcuno che non è d’accordo e lo faccia da un punto estremo, l’importante è che si sappia e si capisca, perché un conto è essere contrari su dei presupposti di ragione, un conto è essere contrari per una presa di posizione ideologica che è rispettabilissima, ma che è frutto di un radicalismo sul quale penso che i cittadini in rete e non debbano adeguatamente riflettere.
Prendo la parola per dire che non riesco proprio a capire l’enfasi intorno a questo provvedimento, Consigliere Biancani, non per togliere nulla a voi che lo avete proposto perché avrete fatto anche una gran fatica a partorire il 15% in più e lo capisco, è anche una cosa originale e la sottoscrivo, ma dico che è poco. Dico che in un contesto in cui la più grande azienda e il più grande comparto economico del Paese, che è l’edilizia, sono fermi da 10 anni, avremo bisogno di inventarci qualcosa di più e tutto quello che va nella direzione del recupero, Presidente, è l’unica cosa che dovremmo fare.
Le Marche non hanno certamente bisogno di cementificazione, io sono il sottoscrittore, anche se non l’ho firmata, di una proposta di legge che abbiamo esaminato in Commissione, Presidente Giancarli, nella passata legislatura, nella quale annunciavamo il principio della cubatura zero. Nelle Marche non c’è bisogno di costruire, lo abbiamo riannunciato anche per il terremoto, l’Assessore Sciapichetti era presente, penso che la proposta di acquistare appartamenti, che possano sostituire, per chi li vuole, le cosiddette casette sarebbe una cosa molto intelligente, un patrimonio che acquistiamo e che un domani rimane nelle mani dell’Istituto case popolari e risolve un sacco di problemi di altro tipo.
Sicuramente andiamo sul riuso, ma il riuso non è sempre funzionale a quello che uno ha, perché viva Dio, fare un piccolo ampliamento di qualche decimale di percentuale è una cosa quasi ridicola, addirittura mettere in conto una premialità per chi fa uno sforzo economico ulteriore, che è quello di un adeguamento sismico, parola anche pesante, poi tecnicamente e nel concreto vedremo cosa significa, ma lo avrete già sviluppato, non mi sembra una cosa così eccessiva, anzi, se andiamo a vedere le statistiche, mi pare che l'abbia detto anche il Consigliere Celani, tutto questo grande uso di questo piano casa non c’è. Lo riannunciamo ogni anno, facciamo questa proroga di un anno o due, sperando di stimolare qualcuno, qualche Regione lo ha prorogato a vita, però noi andiamo avanti con questo sistema cercando di stimolare qualche presenza e qualche intervento in più. Veramente risulta incomprensibile una opposizione ad un provvedimento minimo, mite e quanto meno necessario per il quale voto convintamente a favore.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Giancarli.

Enzo GIANCARLI. Grazie Presidente. Colleghi Consiglieri, non molte considerazioni perché condivido pienamente la relazione del Presidente Biancani, gli interventi che fino ad ora sono stati fatti dai colleghi, ultimo quello del Consigliere Marconi.
Il Consigliere Marconi dice: “E’ poco il 15%”, noi siamo d’accordo con lui, tant’è che abbiamo previsto che il 15 va in aggiunta al 20, quindi …
Al di là delle opinioni credo che debbano contare i fatti o in questo caso le leggi, cioè, Consigliere Giorgini, la legge regionale 23 novembre 2011 n. 22, articolo 11 - questa è una legge della Regione Marche, lei attribuiva al Presidente Biancani, ai colleghi della maggioranza, al PD una posizione che non è la nostra – stabilisce: “Fino all’entrata in vigore della legge regionale organica per il governo del territorio e comunque non oltre il 31 dicembre 2017, i Comuni si attengono alle seguenti disposizioni, finalizzate alla riduzione del consumo di suolo – non è una mia opinione è scritto nella legge – nonché al massimo utilizzo e riqualificazione del patrimonio edilizio urbano esistente anche ai fini della tutela paesaggistica” - ed il punto in cui di fatto traduce concretamente questo principio è la lettera “a) Non possono essere adottati nuovi piani regolatori generali o varianti al piano regolatore generale vigenti, anche con il procedimento gestito tramite lo sportello unico per le attività produttive che prevedono ulteriori espansioni di aree edificabili in zona agricola nei Comuni che non hanno completato per almeno il 75% l’edificazione delle aree esistenti con medesima destinazione ad uso urbanistica” e poi continua. Non lo leggo perché il Consigliere Giorgini è abituato a prepararsi, quindi sicuramente avrà modo di leggerlo e di approfondirlo, l'avrà anche letto, quindi questo è lo spirito … come non serve? Non si possono fare varianti agli strumenti urbanistici! Tra l’altro in tutta la discussione che abbiamo fatto, a partire dalla presentazione della proposta - poche cose perché sono certo che poi interverrà di nuovo il Presidente Biancani - noi siamo partiti da una considerazione: la riqualificazione spinta del parco edilizio, la riqualificazione dell’esistente, la riqualificazione degli spazi, pensiamo anche a edifici che siano in grado di produrre energia, pensiamo alla messa in sicurezza degli edifici – non a caso ci sono quelle premialità – pensiamo alla riqualificazione energetica.
Questo è il nostro pensiero, tra l’altro ieri su un quotidiano locale a proposito di una discussione aperta in questi giorni sull’Ospedale di Marche Nord, c’è una affermazione del Presidente Ceriscioli che dice: “Non ci sarà bisogno di espropri, si procederà a costruire sul costruito”. Questo l’ha ribadito ieri il Presidente, quindi questa è la nostra cultura e proprio perché è la nostra cultura credo che non possiamo essere presentati come quelli che vogliono continuare a costruire. Noi vogliamo riqualificare, l'abbiamo già fatto con alcune leggi, da anni il nostro obiettivo, e qui chiudo e non so se interverrà la Vicepresidente Casini, è quello di arrivare ad una legge organica sul governo del territorio affinché si possa mettere a sistema, per certi aspetti anche un testo unico delle stesse leggi che trattano di edilizia, territorio, ambiente, paesaggio per far sì che si possa riqualificare davvero e mettere in sicurezza tutti i nostri edifici.

PRESIDENTE. Ha la parola il Presidente Ceriscioli.

Luca CERISCIOLI. Mi voglio inserire anche perché ogni volta che si parla di rinnovare questo strumento partono determinate preoccupazioni.
Mi ricordo all’inizio, un po’ di anni fa, quando una serie di mondi attenti ovviamente alle città, al costruito aveva innescato prima dell’avvio delle strumentazioni previste per la città edificata, delle polemiche enormi, immaginando che ci sarebbe stato uno stravolgimento del tessuto urbano e difficoltà infinite.
Quello che ha risolto ed ha dato risposte è stata la realtà. Ho vissuto per esempio almeno 1.500/2.000 progetti di questa natura e su 2.000 progetti mi è capitata una polemica su un intervento che alzando un piano oscurava, impattando la vista della Madonnina dei Cappuccini. Un intervento su circa 2.000 da realizzare nella città costruita. Cosa vuol dire? Vuol dire che parte del rischio e delle preoccupazioni che abbiamo in rapporto ai risultati sono assolutamente controllati e bassi perché con pochi criteri, che permettono di porre attenzione alla parte più tutelata delle città, alla parte più bella delle nostre comunità, si ha la grande opportunità di mettere in moto risorse, riqualificazioni, trasformazioni che non sono quelle della grande impresa di costruzione, ma quella di tanti piccoli interventi che danno quella flessibilità alla città costruita, che è il vero fondamento di un principio che ho sentito citare in diversi interventi, che è il famoso principio di utilizzare il costruito, di costruire sul costruito, di trasformare la città costruita, di riqualificare la città costruita.
La nuova legge urbanistica regionale dovrebbe contenere un principio che prima di utilizzare un metro quadro di terreno, chiamiamolo vergine, ci sia fondatamente un'analisi che dica: “Lo faccio qui perché non potrei farlo da un’altra parte. Consumo suolo solo quando non ho alternativa ad utilizzare quello che ho già disponibile ed utilizzabile”. Il principio sano è quello di andare nella parte già realizzata, già servita dalle infrastrutture, dalle reti, da tutto quel sistema di investimento pubblico che è stato fatto, dando quella flessibilità in grado di intervenire. Se non ci fosse questo elemento di flessibilità nella parte costruita difficilmente potrebbe reggere il principio che incentiva l'utilizzo della città costruita. Più noi rendiamo facile e qualitativamente accettabile la trasformazione dei volumi esistenti, tanto più risparmiamo suolo. Non abbiamo la necessità di andare ad occupare altre parti del territorio, anzi possiamo utilizzare questa leva come qualificazione da tutti i punti di vista. Penso in modo particolare a quello energetico, a quello sismico, che è una questione all’ordine del giorno. Il più delle volte una riqualificazione su scala urbanistica, quando al posto di edifici fatiscenti inutilizzati creo un contesto di vita e di comunità, è l’ingrediente migliore per rivitalizzare un tessuto urbano.
Tutti gli strumenti che noi adottiamo, approviamo e utilizziamo per rendere facile, accessibile, qualificante l’intervento nella città costruita, sono un servizio al nostro territorio e occasione per non utilizzare ma risparmiare l’ambiente, quel contesto che nelle Marche è diffusamente straordinario che è il valore aggiunto che diamo anche alla parte già realizzata, già costruita.
Sono convinto che bene fa il Consiglio regionale a guardare con molta attenzione a questi strumenti, svilupparli al massimo e farne oggetto anche di un pensiero che non è specifico allo strumento che oggi qui trattiamo, ma di un quadro più ampio, che è la dotazione più generale di strumenti urbanistici per il territorio regionale.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione.
Articolo 01. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 02. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 1. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 1 bis. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 1 ter. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 2. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Biancani.

Andrea BIANCANI. Grazie Presidente. Il Partito Democratico voterà favorevolmente questa proposta di legge, una proposta di legge che, da quello che è emerso dal dibattito, non va assolutamente a creare nuovo consumo del suolo ma, lo dice il titolo, interviene sugli edifici esistenti.
Il 15% in più, come diceva il Consigliere Giorgini - devo dire che il Consigliere Celani ed anche altri Consiglieri hanno spiegato molto bene - è una percentuale che viene applicata solo quando si va oltre a quello che prevede la normativa sismica rispetto all’intervento previsto, cioè se uno fa un ampliamento laterale e non tocca l’edificio esistente a fianco e mette a norma anche l’edificio non oggetto dell’intervento, ottiene un ulteriore incremento, deve quindi adeguare l’edificio non oggetto dell’ampliamento.
Una norma che probabilmente non sarà di semplice applicazione, che va nella direzione di adeguare dal punto di vista sismico anche il patrimonio edilizio storico, quindi esistente.
Mi è piaciuto molto anche l’intervento del Presidente Ceriscioli quando ha detto che questa è una legge che agevola gli interventi sulla città costruita, è proprio così, nel senso che se da una parte la nuova norma urbanistica non prevede nuovo consumo di suolo, quindi limita nuova capacità edificatoria, nuove lottizzazioni, dall'altra bisogna agevolare gli interventi sul patrimonio edilizio esistente, perché se congeliamo il patrimonio edilizio esistente e non permettiamo di fare nuovi interventi vuol dire, al di là del fatto che i cittadini non possono adeguare la propria abitazione rispetto alle esigenze, anche familiari che emergono nel tempo, ammazzare un’intera economia.
Dietro questa legge ci sono sicuramente gli interessi dei cittadini, ma ci sono anche gli interessi legittimi di tanti professionisti, di imprese. Penso che questa legge che stiamo per approvare sia importante e può, per quanto possibile, ridare un po’ di respiro alle imprese e a coloro che in qualche modo creano economia.
Il Consigliere Zaffiri ha chiesto un intervento più coraggioso, ma un intervento più coraggioso di questa legge – la regione Marche ha una serie di zone che limitano l’intervento di questo piano casa, dal punto di vista ambientale, agricolo – penso che sia difficile anche se credo che questo sia un tema da affrontare nella prossima legge che andremo a fare sul governo del territorio. Il piano casa non è la legge giusta per definire una serie di aspetti che stabiliremo nella normativa che porteremo avanti.
Ringrazio i Consiglieri che hanno firmato con me questo provvedimento, quindi la III Commissione, abbiamo fatto un buon lavoro e secondo me l'atto ottenuto è una buona proposta di legge.
Voglio dire, chiudendo, che questa proposta di legge è anche abbinata agli incentivi che ci sono nella legge di stabilità, perché per poter fare gli interventi occorre che le famiglie abbiano le risorse disponibili, oltre ai bonus sulle ristrutturazioni edilizie e per l’efficientamento energetico, questo anno è stato inserito il bonus per l’adeguamento sismico degli edifici. Penso che questi tre aspetti: la ristrutturazione, il bonus energetico e la ristrutturazione antisismica abbinati a questo piano casa, possano permettere di far ripartire una parte importante dell’economia del territorio, ma soprattutto di migliorare gli edifici esistenti. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Giorgini.

Peppino GIORGINI. Grazie Presidente. E’ questione di vedute, ognuno la vede a modo suo, io rispetto le idee degli altri, ci mancherebbe altro, però mi chiedo: per quale motivo la Regione Marche non ha modificato la legge? Anzi la Regione Marche nella sentenza sulla legge del piano casa si è costituita contro l’Avvocatura dello Stato. E non è come dice l’ing. Celani, il Presidente ha detto che ci sono stati 2.000 progetti, non stiamo parlando di pochi progetti, mentre l’ing. Celani dice che il piano casa non ha funzionato! Quando invece ha distrutto … parlo solo di Recanati, chi è di quella zona sa cosa hanno combinato!
Se la Regione Marche era in buona fede, se questa norma, come dice il Consigliere Micucci, era stata messa per sbaglio, per quale motivo la Regione Marche ha impugnato la sentenza della Corte Costituzionale? Poteva dire “Adesso la correggiamo”, ma non era questo il senso di quella legge, era stata messa nella legge di bilancio appositamente per operare in un certo modo. Io ho chiesto di mettere integralmente l’articolo 2 bis della legge 380/2001, per quale motivo non è stato messo integralmente? Per il motivo della differenza edifici e spazi, sempre lì andiamo a ribattere.
Ho chiesto di avere un parere dell’Avvocatura dello Stato e non è stato fatto, se non avevate nulla da temere per quale motivo non mandare una pec all’Avvocatura dello Stato con scritto: questa legge secondo voi è costituzionalmente congrua? Non ci voleva niente, perché non lo avete fatto? Il perché lo sapete voi, ma lo sappiamo anche noi.
Siamo convinti di quello che stiamo dicendo e di quello che stiamo facendo, purtroppo c’è parte della minoranza che evidentemente è d’accordo con la maggioranza. Siamo ancora – non so per quanto – in un Paese democratico, quindi è giusto che ognuno faccia le proprie considerazioni e guardare le costruzioni urbanistiche, perché rialzare di due piani un palazzo non significa ricostruire quello che c’era, ma farne uno nuovo. Non diciamo stupidaggini, magari potevate dirle ai bambini che prima erano tra il pubblico, ma a noi ..., anche se io sono un commerciante, come dice l’ing. Celani. Per l’intelligenza non c’è ancora un'università in cui la si può studiare, non è detto che un ingegnere capisca più di un altro, questo non significa niente, caro Consigliere Celani, e glielo posso spiegare anche sul fatto che ha detto cose assolutamente assurde perché il deposito dei calcoli non è previsto dalla legge n. 380. Voi ingegneri siete una lobby, come le tante che ci sono a livello nazionale, tanto è vero che avete presentato una richiesta scritta all’Ordine degli ingegneri con la quale avete chiesto - e io ce l’ho - di non cambiare ciò che il PD voleva modificare, sapeva che la legge era stata impugnata da 10 sentenze della Corte Costituzionale, la legge sui calcoli del cemento.
Con una vostra lettera, quella della lobby degli ingegneri, avete chiesto alla Regione - non mi ricordo quali Consiglieri avessero presentato la proposta di legge - di non presentare quell'atto che è stato ritirato, caro ingegnere, e magari avrebbe potuto salvare qualche abitazione.
Detto questo rimaniamo della nostra idea. Crediamo che questo non sia il modo di fare le leggi, che devono rispettare le norme e se noi le facciamo sovraordinate a quelle dello Stato, non ritengo di adeguarmici. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Celani.

Piero CELANI. Come ho detto prima, ribadisco che sono fermamente convinto, come dicevano i Consiglieri Zaffiri e Marconi, che questa legge sia limitativa perché gli incentivi non sono adeguati, tanto è vero che sono d’accordo con il Consigliere Marconi quando dice che la proroga probabilmente poteva essere di almeno un triennio per poter programmare. Tre anni invece che due.
Non mi piace polemizzare più di tanto con il Consigliere Giorgini, innanzitutto gli ho fatto un complimento dicendogli: “Tanto di cappello nel suo settore”, ma su questo, probabilmente, non è particolarmente ferrato. E' normale, come io non sono ferrato nel suo, chiedo lumi, non sono un commerciante, lo dico, perché lei dice delle cose completamente inesatte … Legga le leggi! Se una legge viene impugnata 10 volte dalla Corte Costituzionale e non la rende incostituzionale significa che funziona, e ancora lì da 20 anni! E di chi è la colpa? Secondo me è fatta bene, anche perché, oggi come oggi, tra l’altro, va nel verso della snellezza, delle semplificazioni.
Consigliere Giorgini le dico un’altra cosa, l’impatto del piano casa non va valutato in virtù del numero dei progetti, ma in termini delle volumetrie che vengono realizzate. Vada a vedere le volumetrie che sono state realizzate con il piano casa, probabilmente su 2.000 progetti fatti a Pesaro 1.500 riguardavano chiusure di verande, chiusure di portici, aumenti di una stanza, perché con la volumetria di un palazzo che ha 2.000 metri cubi, puoi fare 400 metri cubi, che è un appartamento, non un piano, distribuito su più piani. Bisogna sapere di cosa si parla, l’impatto del piano casa non va visto in base al numero dei progetti presentati nella regione Marche, ma in base alle volumetrie realizzate e il Consigliere Marconi non mi sembra che a Porto Recanati si sia strappato i capelli. Non ha visto niente né a Recanati né a Porto Recanati.
Detto questo chiudo con una riflessione di carattere sociale, il piano casa purtroppo non l'abbiamo inventato noi, né la Regione Marche, né la Regione Lombardia, nemmeno il Governo, il piano casa c’è sempre stato, perché? Guardate la storia socio-economica delle nostre famiglie rurali, guardate i fabbricati rurali realizzati nel secolo scorso, come venivano realizzati? Si faceva un nucleo centrale poi improvvisamente sorgeva l’esigenza della famiglia, nascevano i figli, occorreva fare un’altra stanza, quindi sul corpo centrale si faceva un’altra stanza. Poi si sposava un figlio, rimaneva lì, perché occorrevano braccia per lavorare i campi, e bisognava fare la camera per gli sposi per cui attorno al nucleo centrale nascevano questi bellissimi fabbricati rurali che hanno caratterizzato l’architettura rurale del nostro territorio. Non era un piano casa quello?
Tanto è vero che prima del 1967, il 1° settembre 1967, nelle zone agricole nemmeno occorreva la concessione edilizia, quindi c’era la responsabilità di chi lavorava e di chi costruiva questi bellissimi edifici. Non era un piano casa quello?
Era un piano casa di ispirazione sociale, chiamiamolo così. Questo è il discorso fondamentale, noi abbiamo recuperato anche questo senso della socialità per cui noi di Forza Italia votiamo appassionatamente, fermo restando che vorremmo poi rimetterci le mani per incentivare in modo migliore, ancora di più, questa norma perché è l’unica che in questo modo può contribuire a far ripartire e a fare qualche nuova costruzione perché, ripeto, c’è una stagnazione incredibile per quanto riguarda la rivisitazione di tutti i Prg della Regione. Grazie.

PRESIDENTE. Proposta di legge n. 74. La pongo in votazione.

(L'Assemblea legislativa approva)

La seduta è sospesa alle ore 13,30

La seduta riprende alle ore 14,40

Presidenza del Presidente
Antonio Mastrovincenzo

Proposta di atto amministrativo n. 20
ad iniziativa della Giunta regionale
“Piano del Parco del Sasso Simone e Simoncello – Deliberazione dell’Assemblea legislativa 10 luglio 2007, n. 61 – Piano particolareggiato dell’Area speciale dell’Eremo della Madonna del Faggio. Norme di indirizzo e norme prescrittive. Interpretazione autentica”
(Discussione e votazione)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la proposta di atto amministrativo n. 20 della Giunta regionale.
La discussione è aperta, ha la parola il relatore di maggioranza Consigliere Biancani.

Andrea BIANCANI. Grazie Presidente. La proposta di atto amministrativo n. 20/2016 è un'interpretazione autentica delle norme di indirizzo e delle norme prescrittive che riguardano il Piano del Parco del Sasso Simone e Simoncello e della delibera n. 61/2007 “Piano particolareggiato dell’Area speciale dell’Eremo della Madonna del Faggio”.
Siamo giunti alla stesura di questo atto a seguito di un confronto che abbiamo aperto con gli uffici della Regione, ma soprattutto con i soggetti direttamente coinvolti, quindi con la Provincia, con il Parco e con l’amministrazione comunale, ed abbiamo definito le norme da considerarsi prescrittive e quelle di indirizzo.
Nella predisposizione del Piano particolareggiato dell’Area speciale dell’Eremo della Madonna del Faggio, richiamato nell’ambito del Piano del Parco Sasso Simone e Simoncello, approvato con delibera amministrativa n. 61/2007, sono norme prescrittive le seguenti:
1) il territorio investito è quello posto all’interno del luogo geometrico (il cerchio) che compare nella tavola del Piano del parco;
2) il nuovo edificio, quello indicato nell’elaborato grafico del Piano del Parco individuato come edificio di progetto, e l’edificio attualmente esistente, indicato già nell’elaborato grafico del Piano del Parco (come attuale rifugio, eremo, ristorante) sono tra loro correlati;
3) deve essere rispettata la seguente condizione: la volumetria complessiva, ottenuta sommando quella dell’edificio attualmente esistente e quella del nuovo edificio, non deve superare la cubatura dell’edificio in progetto; tale condizione viene soddisfatta scegliendo tra le seguenti due soluzioni alternative tra loro:
 qualora si decida di costruire interamente il nuovo edificio secondo la volumetria indicata dall’elaborato grafico del piano, sarà necessario provvedere, prima della costruzione del nuovo edificio, alla totale demolizione dell’attuale rifugio dell'eremo-ristorante;
 qualora si opti per mantenere od aumentare la volumetria attuale dell’attuale rifugio dell'eremo-ristorante, andrà ridotta in modo corrispondente la cubatura del nuovo edificio.
Tutte le altre norme sono di indirizzo.
Si tratta di un atto importante che la zona attende dal 2007.
Il concetto che questa proposta di legge vuole evidenziare è che la capacità edificatoria all’interno della superficie del cerchio individuato rimane invariata, deve essere quella, ma si ha la possibilità di scegliere se tenere il vecchio edificio o meno. Se si tiene il vecchio edificio la quantità di superficie che attualmente occupa il vecchio edificio deve essere sottratta rispetto alla capacità edificatoria complessiva prevista dal piano del Parco del Sasso Simone e Simoncello. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il relatore di minoranza Consigliere Zura Puntaroni.

Luigi ZURA PUNTARONI. Due parole, ricordo che in Commissione abbiamo approfondito l’argomento. E' una cosa più che lecita, giusta, perché rispetta le esigenze di tutta quella zona. Non ho altro da aggiungere. Grazie.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione.
Proposta di atto amministrativo n. 20. La pongo in votazione.

(L'Assemblea legislativa approva)

Proposta di atto amministrativo n. 25
ad iniziativa della Giunta regionale
“Linee guida per la programmazione della rete scolastica del sistema educativo marchigiano per il triennio 2017/2020. Decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, articolo 138”
(Discussione e votazione)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la proposta di atto amministrativo n. 25 della Giunta regionale.
La discussione è aperta, ha la parola il relatore di maggioranza Consigliere Urbinati.

Fabio URBINATI. Grazie Presidente. Buongiorno a tutti. Un atto che, come ogni anno, delinea le linee guida per la programmazione scolastica che successivamente passa agli enti locali, ai Comuni ed alle aree vaste.
Come ogni anno questo percorso ha visto coinvolti tutti gli attori interessati, a partire dagli Uffici scolastici regionali e provinciali, le dirigenze scolastiche, le associazioni varie e le associazioni dei genitori.
Questo è l’atto con cui una Regione va a dettare le linee guida che sono poi il cuore di una amministrazione pubblica come la Regione Marche, perché tutti i valori che noi esprimiamo in tutti i campi vanno portati, a maggior ragione, in quello dell’istruzione e debbono fornire ai nostri giovani quel bagaglio di conoscenza che permetterà loro di competere con i colleghi, soprattutto con i colleghi europei e con quelli di altre nazioni visto come è conformato oggi il mondo dell’istruzione.
Questo atto, come tutti gli altri, non può prescindere da ciò che è avvenuto nella nostra regione, dal 24 agosto ad oggi. Il sisma che ha colpito la nostra regione e l'ha fatto in maniera anche troppo pesante, purtroppo, non ha risparmiato le strutture scolastiche tant’è che la settimana scorsa, dati che ci sono stati forniti dalla Protezione civile, c’erano circa 85 scuole inagibili.
Il valore che è emerso da tutto questo è che il sisma ha colpito gli edifici scolastici, ma non ha colpito la scuola marchigiana e l'abbiamo visto anche, se non vado errato, sabato e domenica scorsa, in due settimane abbiamo dato la possibilità a tanti bambini, che avevano la scuola totalmente inagibile, soprattutto dopo la scossa del 30 ottobre, di poter rientrare all’interno delle aule, in scuole nuove, fatte sul posto, oppure in altri plessi, come nel caso dei bambini di Arquata che ora sono nella scuola media “Curzi” di San Benedetto del Tronto.
In virtù di questo, di queste trasformazioni, di questi cambiamenti, insieme a questo atto non poteva non andare un ordine del giorno che si riferisse al sisma appena trascorso. Questo perché? Perché tutti i provvedimenti che stiamo portando, anche il bilancio avrà questa costruzione, sono tutti atti la cui programmazione è partita prima dell’estate, quindi è chiaro che quando sono stati fatti, ahinoi, non sapevamo ciò che sarebbe accaduto da lì a pochi mesi alla nostra regione.
Questo in linea generale sottolinea anche la peculiarità della Regione Marche nell’aver adempiuto alle disposizioni nazionali, soprattutto in materia di dimensionamento scolastico tant’è che quest’anno, è il terzo anno consecutivo, la Regione Marche è in regola con tutti i riconoscimenti dell’Invalsi.
Come già abbiamo ampiamente discusso in Commissione, questo è un atto che va dalla scuola dell’infanzia, alla scuola media, fino all’istruzione per gli adulti. Particolare attenzione viene posta, come già era stato fatto lo scorso anno, all’istruzione negli ospedali, all’istruzione nei penitenziari e soprattutto all’istruzione per gli stranieri.
Per la scuola secondaria di II grado, che è poi il livello che mette fortemente in connessione la scuola con le imprese, che mette in connessione la scuola con il territorio, che mette in connessione la scuola con le università, è stata prestata particolare attenzione. Abbiamo sottolineato, questo l'abbiamo fatto in Commissione, un aspetto soprattutto per scongiurare quei dimensionamenti che negli anni passati erano arrivati in Regione e poco avevano a che fare con una coerenza di indirizzi. La Giunta sarà molto attenta nell’individuare quei dimensionamenti che hanno una connessione tra le attività delle scuole e gli indirizzi del territorio.
Ringrazio gli uffici che hanno lavorato a questo atto, soprattutto i colleghi della Commissione che hanno condiviso anche questo ordine del giorno che pone l’attenzione non solo alle aree terremotate ma a tutto il sistema scolastico regionale, perché, come abbiamo visto, anche le scuole di altri territori si stanno facendo carico di quello che purtroppo è avvenuto nell’entroterra e questo credo che sia un grande valore. L’ho detto prima, il sisma avrà distrutto gli edifici scolastici, ma non ha distrutto la scuola che è fatta di bambini, insegnanti, dirigenti e personale Ata. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola la relatrice di minoranza Consigliera Marcozzi.

Jessica MARCOZZI. Grazie Presidente. Uno degli obiettivi prioritari a livello regionale in materia di diritto allo studio è quello di programmare un'istruzione ed una formazione rispondenti ai bisogni del mercato del lavoro.
La programmazione di una offerta di istruzione e formazione professionale coerente con la domanda proveniente dalle imprese e rispondente ai fabbisogni professionali del tessuto produttivo locale non può prescindere da una analisi del contesto europeo per cogliere le dinamiche di medio e lungo periodo che rappresentano le sfide per il futuro.
L’obiettivo è quello di impostare gli indirizzi per il dimensionamento della rete scolastica regionale sul medio e lungo periodo per consentire di delineare l’offerta formativa in maniera più organica ed armonizzata con la programmazione didattica del territorio: sviluppare i necessari approfondimenti per le scelte più complesse che si dovranno affrontare; evitare dimensionamenti legati a fenomeni congiunturali; creare collegamenti con il tessuto produttivo locale per dare una risposta adeguata ai fabbisogni; raccordare l’intera rete scolastica regionale con le università; incentivare i rapporti di collaborazione e di integrazione intellettuale tra gli istituti scolastici statali, paritari e comunali; collaborazione, anche di tipo progettuale, con le amministrazioni locali; promozione del sostegno alla costituzione delle reti di ambito e di scopo.
Le operazioni di dimensionamento devono tendere al mantenimento del numero delle autonomie scolastiche esistenti sul territorio e al conseguimento della dimensione ottimale delle istituzioni scolastiche.
Questa programmazione della rete scolastica entra sempre più nello specifico, con tematiche più sensibili rispetto agli anni precedenti nei quali si guardava più ai numeri.
Quest’anno, come ha detto il Consigliere Urbinati, bisogna prendere in considerazione la questione del sisma, sono 85 le scuole inagibili.
L'attenzione va riposta anche alle tematiche sociali: istruzione degli adulti, impossibilità di frequentare le lezioni da parte dei ragazzi e lo scorso anno c’è stato qualche problema in qualche Provincia.
I dimensionamenti che arriveranno dalle varie Province dovranno essere coerenti.
Queste sono le linee guida generiche, bisogna però spingere le Province a fare accorpamenti non solo in base alla logica dei numeri, così come è stato fatto negli anni passati, ma anche a quella della formazione in sintonia anche con il territorio.
Importante è l’alternanza scuola-lavoro attraverso la creazione di poli liceali e tecnico/professionali. Se non creiamo poli non saremo mai attrattivi né per la popolazione scolastica, né per il tessuto produttivo.
Questo serve per avere un sistema scolastico educativo che sia veramente al passo con i tempi, quindi si ai poli scolastici per offrire un’offerta formativa più coerente e naturalmente dovranno essere coerenti e comunicanti tra loro. Grazie.

PRESIDENTE. Chi deve parlare si prenoti adesso.
Ha la parola il Consigliere Marconi.


Luca MARCONI. Grazie Presidente. Di fronte ad un atto così corposo trovo la passione di una lettura dalla prima all’ultima pagina, anche perché l’allegato 1 è estremamente sintetico rispetto agli obiettivi e alle finalità che la programmazione triennale si pone. Sembra paradossale ma la lettura, lo scorrere tutta la parte dell’allegato 2, dove sono indicate le scuole, mi ha aiutato ad avere la dimensione di questa poderosa imponente organizzazione - la regione Marche non è neanche la più grossa perché non siamo tra le più grandi regioni d’Italia – e mi porta ad una considerazione. La considerazione che rivolgo direttamente all’Assessore Bravi, che per conto della nostra Regione siede ai tavoli nazionali, è molto semplice, capisco l’attualità del momento, quindi parlare di Costituzione, di competenze delle Regioni può sembrare campagna referendaria, ma in realtà se c’è una cosa che in Italia, come in qualsiasi altra parte del mondo, sia presso gli Stati federali che non, che dovrebbe essere, non dico di esclusiva, ma di quasi esclusiva competenza delle Regioni è la pubblica istruzione.
Noi abbiamo già, Assessore, le Regioni a Statuto speciale, come ben sa, che hanno questa larghissima autonomia ed hanno i soldi per la gestione diretta, ma io non riesco a capire quale può essere il problema in uno Stato come il nostro, fatte salve alcune conoscenze fondamentali, ad avere una sorta di Lea della cultura, i Lea della pubblica istruzione, come li abbiamo in sanità, perché questa interessantissima parte riguarda tutte le proposte, nelle quali: l’autonomia, l’educazione permanente, l’articolazione ai vari livelli di scuola, la rete che viene creata, si diversificano e trovano una loro originalità che non può non essere aderente alla nostra realtà, perché noi non dobbiamo avere lo studente tipo dell’Istituto tecnico industriale, lo dico perché due figli maschi hanno fatto quella scelta, non c’è uno studente “tipo” italiano, ma c’è lo studente, che a Fermo, a Recanati o a Pesaro, deve fare quella scuola per poter avere una ragionevole speranza di assunzione dopo qualche mese o dopo qualche anno.
Nella mia città di Recanati questo avviene da sempre perché l’Istituto industriale “E. Mattei” ha le convenzioni con le grandi industrie del luogo e quasi tutti i ragazzi, soprattutto quelli più meritevoli e bravi, vengono immediatamente assunti dopo neanche un mese dal conseguimento del diploma di maturità. Una sfortuna, perché quasi tutti i ragazzi dopo che hanno finito la scuola superiore sperano in un anno di felice disoccupazione e di andare a spasso con gli amici, ma da noi non è così o perlomeno non è stato così per tantissimi anni, adesso ovviamente si è un po’ rallentato.
Questa è una considerazione, Assessore, che faccio di carattere generale perché poi capisco la grande passione che ci prenderà nei primi mesi dell’anno quando andremo a trattare la programmazione annuale: sposta una classe lì, una in più là, una meno di là, l’Istituto che apre, l’indirizzo che chiude e su quello - lo vedo da 7 anni - si scatenano le più grandi convulsioni perché tutti difendono un pezzettino del proprio territorio, ma l’occasione del piano triennale è troppo ghiotta per non prendere in considerazione questo maggior respiro che dovrebbe avere la programmazione scolastica sulla quale tutti dicono di investire - l’istruzione, il futuro, eccetera – e concretamente riuscire a dare regole che non possono essere che quelle dell’autonomia, per non dire dell’indipendenza, per non dire del federalismo - realmente questa sarebbe una bella cosa - come per il turismo, non dico l’ambiente o le grandi infrastrutture che giustamente possono essere di competenza dello Stato a garanzia e protezione di tutti, ma su questi argomenti, viva Dio, dovremmo essere capaci e nella possibilità di poter fare da soli.
Faccio questo appello su questo programma che mi sento di approvare in pieno perché è su questa linea, cioè da queste pagine trasuda questa intenzione, questa volontà di cercare, nei limiti della faticosa e pesante legislazione nazionale, qualche linea o qualche possibilità di autonomia, lo dico perché, lo ricorderò fino a che avrò fiato, noi abbiamo con il Ministero della pubblica istruzione una delle più grandi aziende al mondo, non esiste un altro Paese al mondo che ha un milione e più dipendenti tutti concentrati sotto un unico soggetto, il Ministro della pubblica istruzione italiana, non esiste in nessuna parte del mondo questa enorme concentrazione, frutto di che cosa? Di uno Stato post unitario. Questa è una delle poche cose che conserviamo con grande calore e che abbiamo avuto nel 1861 perché Cavour fatta l’Italia doveva fare gli italiani, non c’è riuscito nessuno! Non c’è riuscito Cavour, non c’è riuscito Giolitti, non c’è riuscito Mussolini, non c’è riuscito De Gasperi, non c’è riuscito nemmeno Renzi, chiaramente superiore a tutti gli altri, però dovremo prendere atto che l’italiano può essere anche un dato unificante per tante cose, e sul piano della cultura rivendicare in pieno questa autonomia locale e regionale.
Approvo anche l’ordine del giorno che è stato presentato, avrei firmato e sottoscritto volentieri questo testo, segnalo a questo punto al Vicepresidente, visto che il Presidente Ceriscioli si è dovuto assentare, che in merito alla situazione scolastica, per esempio, che tre Comuni del maceratese completamente dichiarati zona rossa e completamente evacuati, Visso, Ussita, Castelsantangelo, hanno trovato una collocazione per le loro otto classi (cinque primarie e tre secondarie) a Loreto. E' passato anche il Sindaco di Visso questa mattina, sarebbe interessante riuscire, per quello che è possibile, offrire a queste famiglie la possibilità di una collocazione la più vicina possibile, capisco che Loreto per chi deve andare a lavorare a Visso è fortemente decentrata, però è anche vero che questo problema realisticamente potrebbe segnalarsi non solo per questa situazione, ma anche per altre sistemazioni scolastiche che vengono trovate lungo la costa e purtroppo le famiglie dei bambini frequentanti sono sparse in un raggio di 40/50 chilometri. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Celani.

Piero CELANI. Questa proposta di atto amministrativo molto spesso passa non dico inosservata, ma non le si dà la giusta rilevanza. Sembra che sia un atto ripetitivo, dovuto e non incida direttamente, da un po' di anni, su quello che effettivamente deve essere lo scopo.
Sono d’accordo su questo atto, come lo sono stato negli anni passati, però lo sarei ancora più convintamente se fosse seguito e fatto applicare in modo pedissequo nei territori. Perché questo? Perché l’atto dà degli indirizzi molto interessanti, prima da un punto di vista logistico, nella razionalizzazione si deve tener conto di una situazione, di realtà che ci sono nei territori che vanno dalle strade, ai trasporti, alla situazione socio-economica fino ad arrivare a questa equa distribuzione dell’offerta formativa a livello regionale, cercando di distribuire nel modo migliore, evitando doppioni e impiegando le risorse nel miglior modo possibile.
C’è poi un’altra situazione, questo atto da un po’ di anni fa rilevare che noi siamo un po’ carenti nella realizzazione delle reti e dei poli scolastici. Siamo non dico in ritardo, ma probabilmente si può fare di più, si può e si dovrebbe fare di più, perché oggi avere dei poli significa essere forti interlocutori, non soltanto delle istituzioni, ma anche della società civile e delle realtà produttive che abbiamo disseminate in regione.
Oggi il progetto di alternanza scuola-lavoro è fondamentale, lo fanno addirittura i licei! Porto esempi dalla mia provincia dove stanno facendo anche questo e che significa? Che più si è forti, più è possibile mettere sul campo una pluralità di cognizioni e migliore è il confronto che abbiamo.
La realizzazione dei poli negli ultimi anni è stata rallentata moltissimo, anche perché c’è stata sempre la voglia di difendere qualche orticello – diciamocelo - nell’ambito delle autonomie scolastiche, questo è un problema che dovremmo tornare ad affrontare, l’autonomia scolastica è una grandissima cosa, ma non è qualcosa che va a vantaggio di chi gestisce, l’autonomia è a vantaggio di quello che si offre agli studenti. Questo è l’aspetto di cui dobbiamo tener conto, dopodiché la presidenza in più, la dirigenza in più, la dirigenza in meno, lascia il tempo che trova da questo punto di vista, noi dobbiamo guardare quello che l’autonomia effettivamente può dare e come può essere realizzato.
Nell’atto amministrativo da un po’ di anni si ripete, e giustamente, ad esempio nella scuola secondaria di II grado l’obiettivo generale è quello di mantenere le autonomie che ci sono per non perderle, invece si dovrebbe ricercare degli accorpamenti nel rispetto di indirizzi generali sopra riportati tra istituti del medesimo ordinamento, conservando la possibilità di incentivare la realizzazione di reti e poli. Poi dovremmo realizzarlo, questo è il fatto. Dobbiamo avere il coraggio di farlo, altrimenti è carta straccia, non ha senso, per un anno abbiamo sospeso, non abbiamo preso decisioni, l’anno prima non è stato fatto nulla per diatribe nei territori fra presidi e quant’altro, noi dobbiamo avere il coraggio eventualmente di farlo, oppure di dire agli enti locali: “Così non va perché non rispettate questo indirizzo qui”. Non si possono fare, oggi è un termine che va di moda, accozzaglie a livello scolastico, non si può mettere un istituto professionale con un liceo classico, non si può mettere un liceo scientifico con un istituto professionale, oppure i geometri con un istituto linguistico, non ha senso, dobbiamo creare dei poli che poi si mettono in rete. Quando creo il polo, io lo metto in rete con un altro polo scolastico di un’altra provincia, oppure di un’altra regione, come dialogano tra loro? Non riescono a dialogare. Se poi noi diamo importanza alla formazione professionale, perché tardiamo a creare i poli tecnici-professionali? Potremmo avere strutture migliori, laboratori, più risorse, magari le aziende potrebbero investire su questi poli. Noi dobbiamo andare alla ricerca di fondi e tante aziende potrebbero investire su questi poli in modo tale che il diplomato possa uscire non dico formato, ma quasi e completare la sua formazione culturale attraverso la laurea triennale o quello che sia, uscire già orientato nel mondo del lavoro perché sa già quello che troverà nel territorio, parlo a livello regionale, non a livello provinciale.
Questo è uno degli aspetti che noi dovremo considerare e su cui, Assessore, ci dobbiamo battere. Io so che lei ha fatto molto bene, riunioni sui territori, confronti con i dirigenti scolastici, però alla fine, la sintesi la deve fare lei, la sintesi la deve fare l’esecutivo in base a questo vademecum, altrimenti ogni anno ci prendiamo in giro. Veniamo qui, tante belle premesse, tante belle cose, ottime. Mi batto da anni su questa vicenda da Presidente della Provincia il mio pallino era la creazione dei poli da mettere in rete a livello regionale, a livello nazionale. Mettersi in rete portando le nostre specificità ed acquisendo l’esperienza degli altri.
Questo è quello che mi auguro possa essere fatto, lei sa benissimo a che cosa mi riferisco, ho partecipato ai lavori e ringrazio la Commissione che pur non facendone parte, dopo che ho fatto questa riflessione ha modificato il termine “preferibilmente” con “prioritariamente” perché è naturale che chi adesso andrà a redigere le proprie delibere negli istituti di II grado, i Comuni o le Province ..., lasciamo perdere le province ormai questa vicenda lasciamola perdere, transeat, stanno facendo solo caos, non hanno più strutture, non hanno più rapporti con le dirigenze scolastiche, lasciamole perdere, soltanto come trasmissione di atti, facciamo sì che questi poli vengano realizzati, che siano tecnico-professionali, che siano liceali, che siano artistici, che siano della creatività, che siano quelli che sono, però devono essere attinenti agli ordinamenti comuni.
Da questo punto di vista sono favorevole a questo atto amministrativo, però a gennaio non vorrei vedere, quando delibereremo la razionalizzazione, che è stato completamente disconosciuto o addirittura, per non scontentare qualcuno, si è rinviato ancora. Non è così, scontentiamo pure qualche dirigente, dobbiamo accontentare i nostri ragazzi e dare un’offerta formativa che sia dignitosa, giusta e attinente con i tempi che viviamo.
Detto questo, sull’ordine del giorno sono favorevole. E' ovvio che il problema delle scuole, della riorganizzazione, purtroppo, lo vivremo in modo forte quest’anno. Questo atto interessa l’anno scolastico 2017/2018 quando magari le scuole saranno già realizzate, ristrutturate perché nei nostri Comuni, perlomeno del piceno, già da domenica prossima si inaugurerà la nuova scuola di Acquasanta, quella di Arquata è in costruzione, quindi nel 2017/2018 i ragazzi torneranno in quei luoghi.
Qual è il problema? Il problema è dare a quei luoghi una autonomia stabile, questo è il concetto. Dobbiamo ragionare in questi termini, dobbiamo dare dei riferimenti e in quei luoghi non possiamo continuare con le reggenze. A partire dal 2017/2018, quando i ragazzi con le loro famiglie torneranno a viverci, non soltanto scolasticamente ma anche quotidianamente, noi dobbiamo dare dei riferimenti istituzionali che stiano lì, no che ci vanno una volta alla settimana, o due volte alla settimana, o un Dsga che non ci sta nemmeno, per cui tutti i problemi amministrativi non possono essere risolti, ci dobbiamo battere per questo.
Sta a lei un confronto forte con l’Ufficio scolastico regionale perché questo possa avvenire, magari non in modo perenne, però per i prossimi 5/6 anni, per due mandati, ci sia una stabilità, una autonomia forte in questi luoghi in modo tale che questa persona possa essere anche un interlocutore importante per le istituzioni in merito a tutte le problematiche che possono esserci.
Se ci si deve spendere per un'autonomia in più, questo è il momento di concederci una deroga per delle autonomie in più nei luoghi che hanno subìto questo dramma. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Bisonni.

Sandro BISONNI. Grazie Presidente. Questo tema mi sta particolarmente a cuore perché io vengo dal mondo della scuola. L’Assessore sa quanto ci tengo a questa tematica e proprio perché ci tengo tanto che leggendo questo documento avrei voluto qualcosa in più, ma non è una critica e le spiego il perché. Mi sono posto poi la seconda domanda: “Se ci fossi stato tu cosa avresti fatto?”
Non è facile purtroppo, perché la riforma della scuola che ci ha proposto lo Stato, che a me non piace nella maniera più assoluta, pone dei paletti tra cui è difficile muoversi e ci sono 1.000 difficoltà, prima fra tutte il reperimento delle risorse finanziarie. Le nostre scuole hanno bisogno di rinnovare i laboratori e non hanno fondi. Cercherei, Assessore, di sviluppare - qui c’è già qualcosa, però avrei avuto piacere di vedere di più - il discorso della collaborazione con il mondo dell'industria, che deve essere sempre più pressante, più stretta, più fattiva, più concreta. Avrei cercato e cercherei nel futuro, come linea di sviluppo, anche se qui c’è qualcosa, di approfondire, massimizzare, ottimizzare il reperimento delle risorse da parte dell’Unione Europea, ad esempio. Cercare di trovare investimenti perché la scuola così non va avanti.
E’ inutile che noi ci inventiamo indirizzi nuovi per attrarre ragazzi e poi non ci sono i laboratori. Faccio un esempio: una scuola vuole rinnovarsi, si inventa un nuovo indirizzo, bellissimo, però poi non ha i soldi per fare il laboratorio e quell’indirizzo rimane sulla carta. Succede!
Avrei voluto questo, però mi rendo conto delle difficoltà, Assessore.
Un altro problema che secondo me andrebbe risolto, glielo stavo accennando prima, ed anche qui non dipende dalla Regione, però bisognerebbe stimolare questa cosa presso il Governo, è l’assunzione di nuovi dirigenti. Noi abbiamo i dirigenti in reggenza, la reggenza “massacra” la scuola perché un preside che arriva in reggenza per un anno non fa in tempo nemmeno a capire, magari arriva da un liceo ed ha la reggenza al professionale, quali sono le problematiche particolari che ha il professionale e magari l’anno dopo viene spostato. Io da insegnante ne ho visti tanti di presidi in reggenza che si spostavano continuamente, questo non va bene, perché occorre una stabilità ed una continuità. Mi auguro che questo problema si possa risolvere.
Vorrei poi sottolineare un aspetto che mi sta particolarmente a cuore, che è quello che vedo qui, anche qui non è colpa sua, Assessore, non escludo che farò una mozione in tal senso, la Regione si faccia promotrice presso il Governo per cambiare questo d.p.r. delle classi pollaio, io le chiamo così. Noi abbiamo delle classi che arrivano fino a 30 alunni ed io le dico: “magari”, perché personalmente ho visto situazioni che oltrepassavano questa situazione. Ricordo classi con 32/33 alunni con 3 persone disabili, con un’alta percentuale di stranieri, con una difficoltà linguistica, una grande difficoltà per gli insegnanti che stanno in queste classi, soprattutto per quello che questi ragazzi riescono a recepire.
Voglio sottolineare inoltre un aspetto importante, e qui mi riaggancio a quello che mi interessa particolarmente, questo d.p.r. non tiene conto di quelle che sono le norme di sicurezza antincendio delle scuole. Ho qui il decreto del 26 agosto 1992, attualmente in vigore, che al punto 5 dice: il massimo affollamento ipotizzabile è fissato a 26 persone per aula, e qui parliamo di 30/32, compreso l'insegnante, compreso l'insegnante di sostegno se c’è, e magari compreso il collaboratore dell’insegnante che fa laboratorio. Però c’è una frase che salva capra e cavoli ed è: “Qualora le persone effettivamente presenti siano numericamente diverse - e per diverse si intende sempre superiori nella pratica – dal valore desunto dal calcolo effettuato sulla base della densità ed affollamento, l'indicazione del numero di persone deve risultare da apposita dichiarazione rilasciata sotto la responsabilità del titolare dell'attività”. Tradotto: io ti metto la classe con 32/33 alunni, non ci può stare per legge per qualsiasi norma antincendio, e la responsabilità se la prende il preside che firma una dichiarazione di assunzione di responsabilità ed alcuni di loro non sanno nemmeno di cosa si sta parlando.
In quali condizioni andiamo a mettere questi ragazzi? Qual è la situazione dal punto di vista delle norme antincendio delle scuole marchigiane ed italiane? Quante scuole sono a norma antincendio nelle Marche? Mi dispiace che sia andata via l’Assessore Casini, tempo fa ho fatto questa interrogazione, chiedendo quante scuole e quanti ospedali, avevo inserito tutte e due le strutture, fossero a norma antincendio e rispettassero la norma sismica. L’Assessore in merito alla scuola mi ha dato una risposta parlando in pratica del sesso degli angeli o poco più, invitandomi a fare un accesso agli atti, io ho fatto l’accesso agli atti e la risposta che mi è arrivata, ce l’ho qui, è la seguente: “Non abbiamo i dati”. La risposta ce l’ho la posso consegnare agli atti. La Regione non ha i dati! Questo è gravissimo! Non abbiamo nemmeno una fotografia dell’esistente, di cosa parliamo? Si, parliamo di come vorremmo la scuola, ripeto, lo apprezzo perché il lavoro che sta facendo l’Assessorato comporta uno sforzo enorme, vorrei vedere qualsiasi persona muoversi in queste condizioni, io stesso avrei grandissime difficoltà, però se non iniziamo una volta per tutte ad affrontare il problema, non dico che domani tutte le scuole devono essere a norma, se non iniziamo una volta per tutte a fare prima una fotografia e su questa iniziare a fare un percorso, le scuole resteranno sempre così.
Adesso stiamo piangendo i morti di Amatrice per il terremoto, mi auguro che in futuro non ci sia un incendio in qualche struttura che coinvolga dei ragazzini che poi magari ci troveremo a piangere.
Scusi, Assessore, se ho esaltato un po’ i toni, non era mia intenzione, però è un argomento, ripeto, che mi sta estremamente a cuore.
Il documento si muove all’interno di binari stretti, spero di aver dato anche dei suggerimenti riguardo all’industria ed al reperimento dei finanziamenti. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Zaffiri.

Sandro ZAFFIRI. Grazie Presidente. Come Lega, credo che dentro quest’Aula abbiamo già affrontato il problema della scuola ed oggi stiamo discutendo della programmazione, di cosa accade in questo mondo.
Noi abbiamo grosse perplessità, abbiamo grosse difficoltà perché, anche in altre occasioni l’abbiamo detto e qui oggi lo ripetiamo, questa scuola non risponde alle esigenze del territorio e non risponde alle professionalità che nel territorio servono. Perché? Perché si muove su criteri nazionali e non rispondendo agli obiettivi nazionali, si chiudono gli istituti.
Di cosa parliamo Assessore? Ad esempio, noi abbiamo necessità di certe professionalità nella zona delle calzature, ma gli istituti che formavano questi ragazzi sono stati chiusi perché non rispondevano alle esigenze nazionali il numero degli alunni iscritti nelle varie classi. Questo non è possibile! Significa andare contro a quello che a noi serve. Andiamo nella zona del mobile, stessa cosa, ci servono delle professionalità per preparare determinati futuri nuovi tecnici, operai, operai specializzati e non li abbiamo perché siamo costretti da dei vincoli nazionali. Come si fa? Non abbiamo l'autonomia, non possiamo preparare questi ragazzi, salvo poi spostarli e far fare loro decine e decine di chilometri con gli autobus al mattino per portati in altre città, fuori dal loro territorio.
Di che scuola stiamo parlando? Noi dovremmo parlare di una scuola legata al territorio e alle professionalità che servono nel territorio, allora faremo un servizio utile alla comunità che governiamo e rappresentiamo. Se non facciamo questo, perché ci sono delle indicazioni nazionali, noi a questo gioco e a questa impostazione non ci stiamo.
Ecco perché abbiamo delle grosse perplessità a votare questo documento. Strada facendo, potremmo ricrederci delle nostre affermazioni se saranno presentati dei progetti, delle proposte, che risponderanno a questa logica. Saremo molto attenti e voteremo queste proposte, però oggi, Assessore, non siamo in queste condizioni.
L’altra volta le chiesi se era possibile poter intervenire anche economicamente a favore di istituti o classi che nel territorio non si potevano realizzare perché non c’erano i numeri sufficienti e mi sembra che lei mi abbia risposto: “No, non è possibile perché abbiamo queste indicazioni nazionali”.
Credo che queste vadano rimosse e chi lo può fare? Lo può fare la Regione perché nella Conferenza Stato-Regioni si può mettere di traverso, come è giusto mettersi di traverso, fino a che le istanze di questo territorio non troveranno una risposta.
L'autonomia ancora c'è, mi auguro che rimanga, perché sto lavorando, stiamo lavorando affinché questa autonomia rimanga e si consolidi maggiormente, anche dopo il 4 dicembre, Assessore Sciapichetti.
Credo che questo sia il messaggio che dobbiamo mandare e che lei deve mandare quando ci rappresenta, Assessore. Rappresenti il territorio e non il Ministero, perché per rappresentare il Ministero non c’è bisogno dell’Assessore, ma di un modesto impiegato che prenda gli ordini e li riporti in periferia, come qualcuno intende fare.
Noi non abbiamo bisogno dell'impiegato che va a Roma e ritorna per portarci il compito fatto, noi abbiamo bisogno delle istituzioni, degli Assessori che a livello centrale rivendicano il ruolo, la tipicità del loro territorio.
In questo contesto mancano queste risposte e pertanto come Lega Nord, rispetto a questo documento di programmazione, voteremo contro.

PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Bravi.

Loretta BRAVI. Rispondo partendo dall'ultimo intervento del Consigliere Zaffiri.
Mi spiace che non si sia compreso questo, ma la caratteristica, il motivo dominante di queste linee guida è proprio la “regionalità”, è proprio la capillarità, perché tutto il discorso, giustissimo che lei ha fatto, del legame tra scuola, lavoro e imprese, è legato a delle filiere ben precise. Intendo filiere che hanno un nome e un cognome: meccanica, meccatronica, domotica, ergonomia, legno-arredo, tessile, abbigliamento, moda, edile, plastica.
Sinceramente nei piani di sopra ogni azienda inizia dalla scuola e abbiamo investito tantissimo sull'alternanza scuola-lavoro e sul duale. Colgo l'occasione, anche per rispondere al Consigliere Bisonni e in merito al discorso dei laboratori che mancano, ed ha perfettamente ragione, stiamo cercando di coprirlo con il fondo sociale europeo.
Laboratori che vedono, e mi dispiace che non ci sia il Consigliere Celani, dei poli professionali che per la prima volta vengono pensati e razionalizzati, perché mi sono trovata, e lo dico senza veli, di fronte a linee guida che erano un copia incolla che andava avanti da anni e che non avevano una ratio. La ratio che abbiamo cercato di dare è molto semplice, ma molto efficiente ed è questa: snellire e aggiornare la parte legislativa perché, diciamo, era un po' mancante da questo punto di vista, anche perché ci sono state delle riforme, ci sono stati dei decreti, quindi abbiamo aggiornato. Il percorso è partito dal discorso della territorialità cercando, vedo che il Consigliere Celani è tornato, di andare ad hoc, ad individuare le esigenze del territorio. Faccio un esempio su tutti: quello su cui stiamo lavorando in questi giorni è la filiera del legno-mobile, noi abbiamo individuato a Macerata, Ancona e Pesaro tre istituti, la Scuola Frau, l’Istituto di Ancona e l’Itis di Urbino, che guideranno il discorso della filiera del legno-mobile. Perché è così difficile far entrare questo discorso? Perché chiede un cambio di mentalità. La scuola è stata autoreferenziale nel suo sito e l’impresa è andata avanti per conto proprio, con tempi molto più veloci di quelli della scuola, e non hanno dialogato.
Stiamo cercando, e nelle linee guida c'è fortemente questo, di far dialogare la scuola e l'impresa, questa è la prima caratteristica.
Vengo poi al discorso delle reggenze. Come ha detto il Consigliere Bisonni il discorso delle reggenze è nazionale. Nelle Marche mancano 100 presidi, 98 per l'esattezza, finché non ci saranno dei concorsi ci saranno tutte reggenze, io vengo da una provincia dove su 20 paesi ci sono due presidi e gli altri sono tutti a reggenza, nell’ascolano ho visto che più o meno è la stessa situazione. Questo perché l’organico è fermo alla Gelmini 2011. Punto. È un dato di fatto, l'organico del personale è fermo alla Gelmini 2011, si è fatta la buona scuola, la riforma con zero risorse e il personale non è stato svecchiato.
Il discorso è molto semplice: questo o ci attacchiamo sugli specchi. Come facciamo?
Tanto è vero, vi darò conferma di questo, che l'organico potenziato, che è stato pensato di supporto, è stato impiegato nel frontale, quindi tutto l'organico potenziato, quell’organico in più che doveva aiutare il bambino disabile, che doveva approfondire il curricula didattico, è stato messo nel frontale perché mancava.
Il discorso del Consigliere Celani dei poli professionali e della rete è una sfida su cui io sono pienamente d'accordo, però questo, come lei ha detto giustamente, chiede di uscire dal proprio orticello, chiede di pensare per settori, chiede di pensare per distretti, e noi ne abbiamo individuati 2 o 3. È chiaro che non sono tantissimi, però li abbiamo individuati, anche come poli di prototipazione, perché noi dobbiamo accostare il nuovo, quindi l'innovazione, la prototipazione, salvando le maestranze, perché non siamo la Germania, non abbiamo la standardizzazione, noi abbiamo i capelli di Montappone, abbiamo il calzaturiero fatto in un certo modo, e l’eccellenza va mantenuta.
Un altro punto fondamentale che vorrei mettere in evidenza è quello del sisma. Qui dobbiamo essere molto prudenti, lei ha ragione Consigliere Celani, le linee guida non vanno bloccate perché l'abbiamo già fatto, lei ha perfettamente ragione e la mia volontà non è assolutamente questa, dobbiamo solo essere prudenti e lasciare per il 2017 le zone colpite nella libertà di articolarsi come ritengono opportuno. Anche se devo dire che dalle zone terremotate, da una città terremotata, è venuta la prima idea di costruire un corso nuovo, quindi non dobbiamo fermare le zone terremotate. Nello stesso tempo non possiamo penalizzare altre province che aspettano da tempo di avere delle scuole che hanno richiesto.
Un altro discorso legato al terremoto lo vorrei fare in merito a quello che ha affermato il Consigliere Marconi, qui la Regione si è data dei criteri molto chiari, che sono usciti sulla stampa, il primo è l'ascolto della famiglia, il secondo è non disperdere la comunità, il terzo è usare le risorse del Miur, tremilioni di euro, che sono state messe appositamente per creare delle sezioni là dove le famiglie vengono ospitate, il quarto è quello che dicevo prima, permettere una libertà dentro le linee guida per queste zone.
Cosa succede? Mi riferisco al Consigliere Marconi, succede che l'indicazione della Regione è quella di tenere i bambini uniti e di avere nuove sezioni, ad esempio Arquata se ne è andata a San Benedetto e lì c'è una nuova sezione per questi bambini, Camerino ha lottato in questi giorni per mantenere la sua scuola, San Severino, Civitanova, tanti.
Ci sono però delle situazioni dove, non so se per volere della famiglia, non so se per volere dei Sindaci, i ragazzini sono stati traslocati abbastanza lontano, a me questa cosa non piace, lo dico tranquillamente, non mi piace questa cosa, perché la volontà della Regione è quella di confutare un po’ l’Ufficio scolastico regionale che invece ragiona a numeri - abbiamo 20 bambini, possiamo arrivare a 25, ne prendiamo 5, ne abbiamo 19 ne prendiamo 6 - non credo che questa logica vada nell'ottica della ricostruzione e quindi sinceramente mi trova contraria.
Le classi pollaio rientrano in questa legge che è del 2009, quindi molto prima della buona scuola, si arrivava a 32 alunni ed è stata fatta una deroga fino a 36. Su questo tutte le Regioni si sono arrabbiate e abbiamo avuto tre incontri con il Ministro Giannini, non è che non si lavora nei tavoli regionali, anzi devo dire la verità, la Lombardia ed il Veneto aiutano tantissimo le zone del centro sull'alternanza scuola-lavoro e tutto il discorso che faceva prima il Consigliere Zaffiri, tantissimo, Regioni che hanno delle esperienze e sono, diciamo, 10 anni, 15 anni, avanti a noi. Perché no? Noi teniamo conto di questo, e come se ne teniamo conto, le classi pollaio sono una gran brutta cosa ed è per questo che con l'Ufficio scolastico regionale stiamo facendo tavoli ed io dico il contrario di quello che il Direttore generale afferma, dobbiamo mirare a classi meno numerose che vanno molto bene per l'offerta formativa.
Aggiungo anche un altro elemento previsto in queste linee guida, nei territori abbiamo cercato di salvaguardare anche la pluriclasse, perché la pluriclasse non è figlia di un Dio minore e ci sono delle realtà dove i bambini, emerge da statistiche, sono preparati come quelli che appartengono alle classi, diciamo così, normali.
Un'altra caratteristica fondamentale che segnerà il triennio è questa capacità di prevedere la formazione, questo è il punto fondamentale: la formazione. Perché l'istruzione e il lavoro li possiamo legare solo intorno ad un progetto formativo. Le risorse, Consigliere Bisonni, le prendiamo dall'Europa perché in questo momento non ce ne sono altre e il discorso dei bandi e della progettazione dell'Assessorato è per andare in quest’ottica.

PRESIDENTE. Ora c’è la proposta di ordine del giorno da votare, dopodiché lasciamo spazio alle dichiarazione di voto sull’atto e alla votazione.

Proposta di ordine del giorno a firma dei Consiglieri Giacinti, Carloni, Biancani, Maggi, Marcozzi, Minardi, Urbinati.
Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Maggi.

Giovanni MAGGI. Non volevo intervenire visto che l'argomento è stato sviscerato dai colleghi in tutti i suoi aspetti.
Assessore, qui non è soltanto la scuola che è indietro rispetto alla vita reale, rispetto al mondo del lavoro, anche la politica è indietro rispetto alla società che corre molto più veloce. Ormai è indietro da tanto tempo e quando domandiamo agli imprenditori, a coloro che fanno impresa: “La scuola marchigiana sforna persone che hanno poi la possibilità di impiego nell’industria? Vengono fuori dalle scuole marchigiane degli individui, delle persone che sono già avanti e possono essere inserite nel mondo del lavoro?” Otto su dieci dicono di no. Almeno questa è la mia esperienza. Otto imprenditori su dieci mi dicono di no! C'è un processo di formazione che deve essere fatto nuovamente dall'impresa, dall'imprenditore, da coloro che sono nel circuito produttivo, perché la scuola ha si la nomenclatura sul calzaturiero, sul mobile, ma poi ha grandi carenze per quanto riguarda la formazione professionale.
Noi l’altra volta sul piano programmatico della scuola abbiamo votato contro, mi aspettavo un po’ più di coraggio, nel senso che uno leggendolo non può non condividerlo, certo che lo condivide, ci sono delle enunciazioni che sono condivisibili, sono vicine al nostro modo di pensare, parlo come parte politica, però quello che manca è il coraggio, le indicazioni affinchè ci sia un'attuazione concreta. L'indicazione della politica deve essere più concreta e stringente verso il mondo della scuola che sicuramente frena rispetto alla corsa della società civile.
Poi devo dire che, come ho già detto per il Defr, come ho detto in Commissione, questo atto amministrativo dopo tanti mesi dal terremoto ancora non ne tiene conto e non dà indicazioni politiche nei confronti della scuola, anche se le zone colpite coinvolgono quasi un terzo della popolazione marchigiana. Devo dire quello che ho detto anche per il Defr: Il documento di economia finanza non tiene conto di questo avvenimento così importante che ci prenderà per tutto il resto dalla legislatura?” Non c'era tempo e non c'era tempo neanche di mettere due parole sul terremoto nel piano per la scuola?
Devo dare atto al Presidente della I Commissione e agli altri colleghi Commissari di aver fatto questa risoluzione che dà indicazioni generiche - naturalmente non c’era né il tempo, né il modo di farlo – né dando un'indicazione precisa su questi avvenimenti che erano accaduti parecchi mesi prima rispetto alla discussione che abbiamo fatto in Commissione.
Certo, questo è un documento che analizza la scuola dal punto di vista della logistica-amministrativa, ma si possono fare tante cose e l’indicazione della politica è importantissima rispetto al mondo della scuola massacrato, come dicevano alcuni colleghi, da queste leggi nei confronti degli insegnanti, di coloro che dovrebbero essere la parte fondamentale, la principale sono gli studenti, ma quelli che fanno la formazione sono gli insegnanti, e questo taglio di risorse è incredibile! E’ inutile che facciamo la scuola per il mobile se non ci sono le macchine moderne, oramai c’è la domotica, ci sono le macchine computerizzate, non c'è più il falegname ma il tecnico, quello che conosce l’informatica e a proposito di conoscere l’informatica, non c'è nessuna scuola. Ultimamente abbiamo visto che una grossa multinazionale, un browser, ha aperto un centro a Napoli per dare un impiego.
Queste sono le nuove tendenze. La politica deve anticipare e mi sembra che questa politica non anticipi niente o sia su posizioni di retroguardia oppure si lasci trascinare da indicazioni che non sono cogenti.
Detto questo noi voteremo la proposta di risoluzione che abbiamo fatto in I^ Commissione, sollecitata da me e da altri ed accolta perché nel piano un avvenimento di “poco conto” come il terremoto venga considerato e ci siano delle indicazioni.
Per quanto riguarda l’atto amministrativo noi ci asterremo. Grazie.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione.

Proposta di ordine del giorno, la pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto sulla proposta di atto amministrativo n. 25, il Consigliere Celani.

Piero CELANI. Mi sono già espresso durante la discussione.
Sull’atto amministrativo prendo atto che effettivamente qualcosa si è cambiato, mi sembra doveroso dirlo, quindi sono propenso a votare favorevolmente.
D’altra parte, ripeto, ho partecipato ai lavori della Commissione, quindi mi sono impegnato in questo senso, fermo restando che, come ho fatto per tutti gli atti di programmazione, io andrò al riscontro. Voglio vedere se questo percorso verrà portato fino in fondo ed andrà fatto per i piani triennali di programmazione: il turismo, la cultura, l’internazionalizzazione, e magari si parte da qualche buon proposito.
Qui ci sono buoni propositi per quanto riguarda i poli, le reti, l’alternanza scuola-lavoro, la formazione professionale, quindi, ripeto, vorrei che a gennaio, Assessore, quando arriverà la delibera sulla razionalizzazione, sulle scelte che la Regione è chiamata a fare in merito alle richieste dei territori, le proposte che non vanno in questa direzione andranno cambiate.
Non nascondiamoci più dietro al dito della politica, lo dico chiaro e tondo, sospendendo e non prendendo decisioni, perché la politica è in ritardo, lo diceva il Consigliere Maggi.
Queste erano decisioni da prendere almeno 3 o 4 anni fa, si è perso molto tempo, addirittura andando dietro a dei cavilli, anche se non capisco perché, poi è accaduta anche questa immane tragedia del terremoto, quindi sono favorevole alla proposta di atto amministrativo, la voto, però non mi impegno per il futuro, non mi impegno per il processo vero che riguarda l’attuazione della delibera che verrà e vedremo se sono rispettati questi dettagli. Grazie.

Proposta di atto amministrativo n. 25. La pongo in votazione.

(L'Assemblea legislativa approva)

Mozione n. 160
ad iniziativa dei Consiglieri Fabbri, Maggi, Pergolesi, Giorgini
"Macroregione Marche, Umbria e Toscana"
(Rinvio)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la mozione n. 160 dei Consiglieri Fabbri, Maggi, Pergolesi, Giorgini.
Ha la parola, per l’illustrazione, il Consigliere Fabbri.

Piergiorgio FABBRI. Parliamo della ventilata fusione della Regione Toscana, Umbria, Marche ed alle 15,39 il Presidente Ceriscioli ha firmato il registro ed è fuggito.
La sua assenza aveva già determinato il rinvio della discussione di questa mozione, relativa al fatto che il Presidente Ceriscioli con la sua Giunta disobbedisce alle indicazioni del Consiglio.
A mio avviso ci sono gli estremi per una mozione di sfiducia che ci riserveremo di valutare.
La mozione n. 32 del Consigliere Carloni: “Difesa dell’autonomia e dell’unità delle Marche nella revisione del numero delle Regioni” è stata approvata nella seduta dell'Assemblea legislativa n. 12 dell’1 dicembre 2015 ed impegnava la Giunta a rispettare il ruolo dell'Assemblea regionale su tale materia, come previsto dalla Costituzione italiana e dallo Statuto regionale, a difendere l'autonomia e l'unità delle Marche all'interno dei tavoli istituzionali. Questo è il mandato che il Consiglio regionale, che a livello istituzionale fornisce le indicazioni operative alla Giunta, ha dato alla Giunta.
La Giunta regionale 6 mesi dopo, con propria delibera, la n. 587 del 13 giugno 2016 ad oggetto “Approvazione del protocollo d'intesa tra le Regioni Marche, Toscana ed Umbria finalizzato ad una collaborazione e ad un coordinamento nell'ambito delle politiche di comune interesse nei confronti dell'Unione europea e dello Stato” ha preso politicamente, e lo dimostrerò, perché è scritto dentro la delibera di Giunta regionale, una decisione arbitraria in aperto contrasto con le indicazioni fornite dal Consiglio regionale.
Impegna vuol dire vincola lealmente, ho guardato nel vocabolario, giusto per rispolverare un po’ i termini.
Siamo di fronte ad uno schiaffo al Consiglio e siamo di fronte ad uno svilimento dell’istituzione e la fuga dall’Aula di 10 minuti fa del Presidente Ceriscioli è un atto di debolezza politica.
Detto questo, andiamo a vedere la motivazione della mozione. La delibera di Giunta regionale dice: “Il dibattito si concentra oggi sulla possibile e auspicabile creazione di accorpamenti di Regioni”, ma non c'è scritto questo all'interno dell’impegna, del dispositivo che il Consiglio ha approvato 6 mesi prima della delibera di Giunta regionale.
All’interno della motivazione c'è scritto che i tre Governatori di Toscana, Umbria e Marche (su proposta del Governatore toscano Rossi) hanno deciso di creare una macroregione. Qui c’è scritto: “I tre governatori hanno deciso di creare una macroregione”. Non voglio commentare oltre!
Proseguiamo perché poi oltre alla motivazione arriva la sostanza di questa delibera di Giunta regionale: “Fondamentale sarà pertanto il coordinamento politico tra i territori attraverso comuni linee di azione e progetti di collaborazione che verranno approvati e discussi con incontri periodici a cadenza almeno semestrale”, quindi uno dovrebbe già esserci stato perché siamo alla scadenza del semestre. Proseguiamo ancora, la delibera di Giunta regionale dice: “Il protocollo d'intesa avrà una durata pari a quella della X legislatura 2015-2020”, quindi copre l'intero mandato. Proseguiamo perché poi c'è tutto il capitolo del protocollo d'intesa che dice su quali attività, su quali settori le Regioni si fondono: a) sanità e welfare, b) tutela del paesaggio, dell'agricoltura non estensiva e di qualità, contrasto ai cambiamenti climatici, c) sviluppo economico e sostegno alle imprese, d) formazione e lavoro; e) realizzazione di infrastrutture immateriali e materiali a servizio dello sviluppo, f) cultura e turismo, g) gestione dei fondi europei, incluso l’efficientamento del pagamento degli aiuti e partecipazione a progetti europei di comune interesse, h) riforma e riqualificazione della pubblica amministrazione. C'è tutto lo scibile su cui la Regione legifera.
Parliamo del coordinamento politico che è stato preso nella motivazione della delibera di Giunta regionale, qui c'è scritto: “I Presidenti di Marche, Umbria e Toscana, su iniziativa di ciascuno di essi, si riuniscono anche insieme ai rispettivi Assessori per concordare linee di azioni comuni e progetti di collaborazione in tutte le materie di rispettivo interesse anche al di là degli ambiti di cui all'articolo 1”, che sono tutti quelli che ho letto prima, quindi, mandato libero.
L’abc della politica dice che una disobbedienza del genere, ed anche a mio avviso, non è possibile attuarla.
Con la mozione del 28 luglio, che è stata rinviata più volte, chiedo semplicemente delle cose basilari, che sono:
1) informare esaustivamente l'Assemblea legislativa sulle attività finora svolte dalla Giunta in merito ai contenuti della delibera di Giunta regionale – noi, Presidente Ceriscioli, le abbiamo dato un mandato differente, ci vuol dire cosa sta facendo invece di fuggire dall’Aula?
2) sospendere ogni iniziativa concernente la delibera di Giunta regionale, perché sta facendo una cosa di cui non le abbiamo dato il mandato. E’ l’abc della politica e delle istituzioni, il rapporto tra Consiglio e Giunta;
3) ad avviare un percorso di informazione e discussione con la cittadinanza marchigiana, gli amministratori locali, le categorie economiche e le associazioni, circa l'opportunità o meno di perseguire gli obiettivi contenuti nella delibera di Giunta regionale. Noi non siamo contro le fusioni, però se il PD vuole fondere le tre Regioni presenti la sua bella mozione, ha la maggioranza in Aula, 18 contro 12 oppure 30 su 30 all’unanimità e la mozione di fusione tra le Regioni viene votata, come l’abc della democrazia insegna, il Consiglio ha dato mandato alla Giunta di fare una cosa, no che i tre Governatori hanno deciso di creare una macroregione, come scritto nelle motivazioni della delibera di Giunta regionale. Carta canta;
4) ad applicare puntualmente il dispositivo della mozione 32 - se no noi Consiglieri cosa ci stiamo a fare qua? - che dice di difendere l'autonomia e l’unità delle Marche. Se ci ripensiamo facciamo una mozione diversa e diamo un mandato differente alla Giunta, ma finché non lo facciamo la Giunta non può andare avanti per conto proprio, deve aspettare e rispettare il nostro mandato.
Non esiste un argomento più importante di questo che possiamo trattare in questo Consiglio perché si tratta dell'esistenza stessa della Regione. Noi siamo qui perché esiste la Regione, se non esisteva ognuno era a fare il proprio lavoro, oppure eravamo tutti a Firenze a fare il Consiglio regionale della macroregione.
Io non entro nel merito della fusione, entro nel merito della disobbedienza della Giunta e del Presidente Ceriscioli che, come scritto nella motivazione della delibera di Giunta regionale, insieme agli altri due Governatori ha deciso di creare la macroregione, mentre noi sei mesi fa gli abbiamo dato un mandato differente, approvato dal PD, approvato anche da altri, qui l’Assemblea ha verbalizzato questo.
Veramente non ho parole! Chiedo quindi la votazione per parti separate dei quattro punti della mozione e mi aspetto, essendo una cosa così platealmente chiara a livello istituzionale, che venga accolta all'unanimità da tutti i Consiglieri perché ne va della dignità del Consigliere, di ciascuno di noi, nome e cognome. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Busilacchi.

Gianluca BUSILACCHI. Grazie. Consigliere Fabbri, non la volevo interrompere, ma semplicemente farle risparmiare del tempo, in quanto volevo porre una questione non nel merito, ma sull’ordine dei lavori perché, sebbene sia vero, e lei ha ragione, che noi avevamo deciso di discutere questa mozione oggi, lo dico senza alcun timore, al contempo mi pare del tutto evidente che non si può discutere un atto di questo genere senza il Presidente della Giunta regionale e mi risulta del tutto pacifico pensare che, specie in una fase come quella attuale, l'agenda del Presidente abbia degli impegni importanti. Il Consiglio è molto importante, però ci sono …
C’è una possibilità molto semplice, anziché fare forzature di maggioranza e bocciare questa mozione senza discutere, cosa che potremmo fare, credo che sarebbe utile discutere con serietà e con serenità un tema così importante, chiedo al Presidente di iscrivere questa mozione al prossimo ordine del giorno, concordando con il Presidente della Giunta un orario certo, magari all'inizio dei lavori o prima delle interrogazioni, oggi propongo quindi un rinvio.
Per cui fatta salva la possibilità del Consiglio di discutere seriamente le questioni, è chiaro che su questo tema l'assenza del Presidente della Giunta regionale è un fatto troppo importante e la mozione va discussa con la sua presenza.
Noi non possiamo pensare che poiché le mozioni sono in coda al Consiglio, questo possa estendere la propria durata a seconda delle discussioni che ci sono nella prima parte dell’Aula, non può esistere nemmeno l'inverso e che qualsiasi mozione diventi fondamentale per l'agenda di tutta la Giunta.
Molto semplicemente concordiamo nella prossima riunione un orario in cui possiamo discutere questa mozione.

PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Casini.

Anna CASINI. Ringrazio il Consigliere Busilacchi e vorrei ricordare qualcosa: la mozione è stata rinviata tre volte e tre volte c'è stato il terremoto in metà delle Marche.
Sono contenta Consigliere che lei …, io non sono superstiziosa quindi non faccio affermazioni del genere, però dico che potremmo ricordarci che in questo momento ci sono priorità maggiori, più importanti, come ad esempio l'iniziativa alla quale il Presidente è andato, non è scappato dal Consiglio.
Ci sono delle questioni di grande interesse, non a caso il Presidente è spessissimo a Roma, viene chiamato all'ultimo momento e questo cambia non solo l'agenda del Presidente, ma anche dell’Assessore Sciapichetti, della Giunta tutta e dei Consiglieri, che ringrazio per il lavoro che stanno svolgendo nel territorio.
Non devo difendere il Presidente perché tutti sanno dov'è diretto in questo momento. E’ diretto a parlare in territori che sono stati colpiti dal sisma, quindi credo che sia ingiusto dire che volontariamente non ha voluto discutere di questo tema, sicuramente ne parleremo, sarà oggetto di discussione, però voglio ricordare che nel frattempo non c'è stato un terremoto, ma ce ne sono stati tre.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Fabbri.

Piergiorgio FABBRI. Sulla richiesta di rinvio.
Questo è un argomento importante, ho già avuto modo di esprimermi sullo stesso con l’interrogazione che è stata discussa diverse settimane fa e alla quale la mozione, per errore, diciamo, non era stata abbinata.
Questa è la seconda occasione, capirete se non sono contento di parlarne in una terza occasione, perché le cose piano piano sedimenteranno e matureranno.
Rinvio tranquillamente la discussione di questa mozione a quando il Presidente, nella prossima seduta, vorrà dare un orario certo.
Il caso che si sia alzato un quarto d’ora fa, avendola già rinviata tre volte, mi ha fatto parlare di fuga, però che problemi ci sono, siamo qui democraticamente per parlare di un argomento che è più importante di tutti quelli di cui possiamo parlare perché se no non esisteremo neanche come Consiglieri.
Rinviamo tranquillamente la mozione, la mettiamo all’ordine del giorno ad una ora fissata della prossima Assemblea e vediamo se il Presidente avrà il coraggio di prendersi le sue responsabilità.

PRESIDENTE. Mi impegno ad inserirla anche al primo punto, prima delle interrogazioni, l’importante è che il Presidente Ceriscioli sia presente e non sia occupato per cose relative, ad esempio, al terremoto.
Ha la parola il Consigliere Zura Puntaroni che ha diritto ad intervenire solo se contrario alla proposta di rinvio. E’ favorevole? (…) Hanno già parlato in due, io lo so che l’ho delusa ma è così …
Ha la parola il Consigliere Zura Puntaroni.

Luigi ZURA PUNTARONI. Solo un minuto, ho sentito il Consigliere Busilacchi dire: “Se no votiamo contro”.
Consigliere Busilacchi, è vero che lei può votare contro, ma questa mattina la Commissione doveva andare ad Ascoli e giustamente il Consigliere Biancani ha detto: “No, perché c’è stata la Giunta ed i Sindaci non possono essere chiamati ogni mezz’ora”. Allora noi che ci stiamo a fare qui? Il Presidente va lì, si accorda e dice: facciamo.
Vai a sentire i Sindaci e ti dicono no perché li abbiamo stressati, perché ci sono stati i parlamentari, c’è stata la Giunta. Andiamo di là e ci dicono no perché l’ha fatto …, allora noi cosa ci stiamo a fare qui? Quello va là e parla per i fatti propri, quell’altro riunisce per i cavoli suoi, allora a malincuore devo dare ragione al Consigliere Fabbri, noi che stiamo a fare qua dentro se tutti parlano per conto nostro? Cosa stiamo a fare? Lei, Consigliere Busilacchi, dice “voto contro” e si fa tanto male se vota contro! Tanto, tanto, glielo dico io. Voti contro, io vorrei portarla avanti, ma poi si farà malissimo! Ed era meglio che non votava contro! Grazie.

PRESIDENTE. Se siamo tutti d’accordo, la mozione è rinviata all’unanimità.

Mozione n. 148
ad iniziativa del Consigliere Marconi
“Aumento a 4,5 kw della potenza di allacciamento per il servizio di fornitura di energia elettrica ad uso domestico in regime di maggior tutela a costi invariati e nuovo sistema tariffario basato sull’individuo”
(Discussione e votazione)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la mozione n. 148 del Consigliere Marconi, che ha la parola per l’illustrazione.

Luca MARCONI. Grazie Presidente. Comunico all’Aula la nota che gentilmente l’Assessore Sciapichetti mi ha trasmesso qualche munito fa e che penso spiegherà anche, relativa al fatto che l’attuazione di un provvedimento governativo, già previsto nel 2015, troverà il suo compimento nel gennaio 2017, quindi, caro Assessore, una volta tanto quello che scriviamo in una mozione accade prima ancora che noi l’approviamo. Ci sono mozioni che vengono rinviate ed anche quelle che si realizzano prima.
Se non ci saranno cambiamenti a questo riguardo le famiglie numerose o quelle che hanno la necessità di una potenza superiore a 3 kw fino a 4,5 potranno risparmiare anche più di 200 euro all’anno in quanto verrà applicata questa fascia che sarà a disposizione di chiunque la vorrà, quindi il Consigliere Micucci ed io esultiamo. Questa mozione l’ha firmata anche il Consigliere Micucci perché sensibile come me a questo argomento.
Detto questo rimane la seconda parte della mozione sulla quale chiedo l’attenzione dell’Aula ed anche il voto favorevole.
Nella seconda parte si apre un ragionamento, che credo abbiate già ascoltato molte volte, la proposta è questa: che in sede di Conferenza delle Regioni e presso le aziende o i Comuni e i consorzi delle Marche, titolari della gestione del servizio idrico e di distribuzione dell’energia elettrica - sono pochi quelli titolari della distribuzione di energia elettrica, ma ce ne sono anche in numero significativo - si apra un tavolo tecnico per verificare l'applicazione di tariffe acqua ed energia elettrica basate sul calcolo pro-capite dei consumi e non sul nucleo familiare abitativo. Questo è un atto di giustizia che viene richiesto da tanti anni, che non comporterebbe nessun grande aggravio, addirittura in un principio solidaristico potrebbe essere contenuto e ridistribuito in maniera equanime fra tutti, per cui ci sarà qualcuno che pagherà molto di meno, saranno pochi che pagheranno molto di meno, e moltissimi che pagheranno poco di più, perché attualmente il meccanismo per l’acqua e l’elettricità, non per il metano, funziona con un sistema tabellare che produce un aumento progressivo in base al consumo. L’aumento progressivo in base al consumo in alcuni casi arriva anche a 3, 4 volte quella che è la tariffa base garantita a tutti. La tariffa base garantita a tutti va benissimo per il single, che addirittura può stare dentro quei limiti di consumo anche se potrebbe essere un single che ha un reddito elevato o un pensionato che ha un reddito meno elevato, ma questo sistema non funziona più quando viene caricato su una famiglia che al suo interno ha magari degli anziani o parecchi figli. Stiamo parlando di nuclei quasi insignificanti all’interno del nostro territorio regionale che vedono l’aggravio della propria bolletta acqua e luce in maniera significativa.
Perché è un atto di giustizia? Perché il calcolo pro-capite significa che quel beneficio non va al nucleo, che può essere differente a seconda dei casi, ma va alla singola persona, come dovrebbe essere in tutte le situazioni, esclusa questa, perché nelle altre situazioni, pensionistiche, di reddito individuale, si fa questo tipo di ragionamento, solo per questo il costo viene imputato all’intero nucleo.
Per esempio, le tasse non le paghiamo per nucleo familiare, come in Austria o Germania, no, le paghiamo individualmente, quindi all’interno di una famiglia possono esserci 4 persone su 5 che lavorano e ognuno paga progressivamente in base al reddito individuale, non insieme, pur vivendo nello stesso nucleo abitativo. Hanno le stesse spese, dividono insieme il costo dell’abitazione, del riscaldamento, questo per le spese di acqua ed elettricità non avviene.
E’ chiaro che questa problematica non possiamo risolverla con la mozione, non sono così stupido da credere che questo avvenga, però non dovrebbe essere neanche la logica che sentivo in altre Aule parlamentari dove si diceva, approvando le peggio cose, una mozione non si nega a nessuno, come a dire anche allo scemo gli si dice bravo purché se la faccia finita.
Credo che questa sia una cosa seria che monti in capo all'Assessore Sciapichetti, quindi sono sicuro che avrà un seguito perché di tavoli ne abbiamo tanti a Roma, Assessore. Non dico uno di più, ma in quello dove già si ragiona di queste cose, la Regione potrebbe farsi promotrice iniziando con l'acqua, che è la cosa più mite perché l’elettricità costa di più, l’acqua costa molto di meno, e se riuscissimo a far passare il principio per l’acqua, che, ripeto, per chi ha un nucleo significativo a fine anno può esserci un risparmio da 150 fino a 300/350 euro, per il single un aggravio di 10/15 euro all’anno, una cosa veramente bassa, poi potremmo con tanta pazienza passare anche all’elettricità per quelle società che nella nostra regione la gestiscono.
Credo che sia un atto di buona volontà nei confronti della famiglia, ne riusciamo a fare veramente pochi, soprattutto nei confronti delle famiglie numerose che sono quelle che tengono a bada, lo dico soprattutto ai colleghi della Lega, l’immigrazione, perché per quello che mi riguarda i barbari verticali li ho fatti per conto mio, i barbari orizzontali sono arrivati perché sono arrivati, come dice un noto sociologo spagnolo e arrivano perché la nostra popolazione continua a calare di numero e abbiamo bisogno di richiamare persone da fuori Italia per mantenere un livello decoroso di Pil.
Credo che chi fa questo sforzo ..., non stiamo parlando di grandi risoluzioni, non stiamo parlando di quella grande riforma dell'Irpef che ho presentato con proposta di legge e che attende un occhio di benevolenza da parte dell’Assessore Cesetti, ma non l’ha ancora trovato, lo troverà quanto prima o lo troverà in sede di Consiglio, e riguarda un intervento di più di un milione di euro. Anche quello potrebbe essere un discorso che porta ad una maggiore equanimità per quanto riguarda il pagamento dell'Irpef e dell’addizionale.
Su questo credo che possiamo convergere con tutta tranquillità, ripeto, non prendiamo nessuna decisione, proponiamo soltanto all'Assessore regionale di iniziare una serie di verifiche in questo senso e fin d’ora, Assessore, mi rendo disponibile a tutti i tavoli, presso i quali sono disposto ad accedere non con una poltrona ma con un semplice sgabello.

PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Marcozzi.

Jessica MARCOZZI. Grazie Presidente. Questa mozione del Consigliere Marconi mi trova d’accordo per due motivi; il primo, perché la fornitura di energia elettrica e quindi il conseguente sistema tariffario devono essere adeguati alle reali e mutate esigenze dell'utenza.
Lo sviluppo tecnologico a partire dagli apparati elettronici viaggia ad una velocità tale da imporre una riflessione alla politica nel dettare la linea degli aggiornamenti tariffari.
Purtroppo rispetto alla velocità dello sviluppo, che passa inevitabilmente dalla tecnologia, la politica mostra tempi lunghi generando una discrasia che non fa altro che rallentare le dinamiche della società civile.
Si chiede alla politica di essere al passo con i tempi, di non crogiolarsi sulle tempistiche della burocrazia.
Il secondo motivo e forse più importante alla base del mio consenso, è la volontà di riconsegnare all'utenza un sistema tariffario assolutamente equo nella fornitura di elettricità.
Oggigiorno la vita domestica e quella privata dipendono in parte da strumentazioni elettroniche fondamentali in termini lavorativi, è dunque doveroso che l'amministrazione regionale si faccia carico della questione, interessando i soggetti preposti all'adeguamento delle tariffe senza indugio, al contempo si avvii una campagna informativa per sensibilizzare i cittadini e l'utenza ad un consumo moderato e responsabile dell’energia elettrica.
Se nel caso dell’acqua questo è d'obbligo, perché parliamo di un bene primario, nel caso dell’energia è una riflessione fondamentale per evitare l'abuso di strumentazioni elettroniche che se da una parte facilitano il vivere comune, dall'altra possono condizionarne le relazioni interpersonali e familiari.

PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Malaigia.

Marzia MALAIGIA. Il mio auspicio è quello che al più presto si possa addivenire a un'evoluzione in positivo che sia più rispondente alle esigenze delle famiglie su questa tematica, oltre per le ragioni esposte nel testo della mozione, e ribadite dal Consigliere Marconi, anche e soprattutto nei riguardi delle categorie svantaggiate.
Quelle categorie che proprio questa mattina l'Assessore Sciapichetti ha affermato di essere tra le priorità della nostra Regione, pertanto sono d’accordo nel tutelarle e sostenerle anche su questo.
Mi riferisco nello specifico alle famiglie all'interno del cui nucleo è presente un anziano, oppure un disabile, perché sappiamo che l'uso continuativo di apparecchiature elettromedicali, anche di ascensori o di altri sussidi, che facilitano i movimenti o la respirazione, incidono pesantemente sui consumi di energia elettrica.
Sappiamo bene che le varie agenzie che offrono questo servizio erogano già dei bonus, delle agevolazioni in forma di bonus, quanto mai insufficienti a sollevare anche minimamente l'economia familiare. Qui si parla di cifre che vanno dai 10 ai 20 euro mensili, sono cifre veramente irrisorie per chi è costantemente attaccato ad una macchina o deve usare l'ascensore per i propri spostamenti. Pertanto, anche a sostegno di situazioni svantaggiate, ritengo che la mozione possa avere un appoggio condiviso. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Sciapichetti.

Angelo SCIAPICHETTI. Credo che il Consigliere Marconi abbia ampiamente illustrato i motivi della mozione che io peraltro condivido.
Debbo dire che in parte è superata dai provvedimenti dell'Autorità dell'energia elettrica che entreranno in vigore dall'1 gennaio 2017 e che produrranno un risparmio delle tariffe nel cambio di fascia. Ha disposizione ho anche una tabella che l’ufficio ha preparato per capire quali e quanti saranno i risparmi, che non vi leggo, a quest’ora vi risparmio l’illustrazione e che consegno agli atti per coloro che vorranno prenderne visione.
Credo che sia non tanto e non solo importante questa parte, che ritengo, ripeto, superata dai provvedimenti dell’Autorità, ma è fondamentale rimettere al centro questo criterio di equità e di giustizia sociale, soprattutto rivolto alle famiglie numerose, quindi penso che siano rilevanti anche piccoli segnali come questo di stabilire dei tavoli di lavoro su cui cominciare a ragionare e ad invertire la tendenza che fino ad oggi c'è stata.
Ad esempio, per quanto riguarda l'energia elettrica e l'erogazione delle tariffe dell'acqua basate non sul calcolo pro-capite dei consumi, ma sul nucleo familiare, io credo che sia un ragionamento che, per quello che è possibile, in Conferenza delle Regioni, la Regione Marche debba cominciare a portare avanti con grande determinazione e per quanto riguarda l’idrico incamminarsi autonomamente su questo tipo di ragionamento.
Bisogna iniziare, è chiaro che cominciamo a piccoli passi, però è un segnale che può e deve essere dato da questo Consiglio regionale, da questa Giunta, che è particolarmente attenta, come ho detto questa mattina, alle categorie svantaggiate e più in difficoltà. Tra le categorie svantaggiate, i nuclei familiari numerosi hanno necessità di una attenzione particolare, credo per questo che la mozione possa essere accolta e votata e ci deve essere l’impegno a costituire un gruppo di lavoro per andare in questa direzione. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Fabbri.

Piergiorgio FABBRI. Voteremo questa mozione e vorrei soltanto ricordare il fatto che su questo stesso argomento e sull'attenzione alle famiglie ho presentato una proposta di legge sull'Urae, che è stata depositata, e che spero sia calendarizzata in II Commissione a cui è stata affidata, che riguarda l’istituzione di un ufficio presso il competente Assessorato per creare un gruppo di acquisto per riuscire a spuntare da parte dei cittadini e soprattutto degli enti pubblici migliori condizioni sulla fornitura di energia elettrica e di gas.
Ricordiamo che dal 2018 il d.d.l. concorrenza farà sparire il mercato a maggior tutela, quindi ci saranno migliaia e migliaia di consumatori che dovranno scegliere con chi rapportarsi sul mercato, quindi colgo l'occasione anche per sollecitare il Consigliere Traversini a calendarizzare in Commissione questa proposta di legge. Grazie.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione.
Mozione n. 148. La pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Sull'ordine del giorno

PRESIDENTE. Rispetto all’ultimo punto dell’ordine del giorno so che ci sono due richieste una del Consigliere Fabbri e l’altra del Consigliere Biancani.
Ha la parola il Consigliere Fabbri.

Piergiorgio FABBRI. Adesso è prevista la discussione delle mozioni nn. 151 e 180 e dell’interrogazione n. 298, relativamente ai rifiuti e all’inceneritore che il d.p.c.m. che è stato approvato il 5 ottobre vuole imporre nelle Marche.
Noi chiediamo di inserire all'ordine del giorno la mozione n. 192 che propone il ricorso al Tar contro questo d.p.c.m. che non è corredato dalla valutazione di impatto strategica.
Ricordo che i 60 giorni utili per ricorrere scadono il 5 dicembre, quindi c'è un'estrema urgenza di agire per presentare il ricorso, chiedo quindi che la mozione n. 192 venga abbinata nella discussione alle mozioni nn. 151 e 180.

PRESIDENTE. Proposta di iscrizione all'ordine del giorno della mozione n. 192 (e abbinamento), la pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Biancani.

Andrea BIANCANI. Grazie Presidente. Intervengo per chiedere il rinvio delle mozioni nn. 151 e 180, ovviamente anche della mozione che è stata abbinata adesso, in quanto qualche settimana fa nella Conferenza dei Presidenti dei Gruppi - infatti non capisco perché queste due mozioni siano state messe all’ordine del giorno – avevamo detto che le mozioni sarebbero tornate in Aula quando la Commissione sarebbe stata in grado di produrre un documento condiviso.
Noi abbiamo fatto già un primo incontro con la III Commissione, insieme anche ad alcuni Consiglieri che non ne fanno parte e che sono stati invitati insieme al servizio, ed è stato veramente positivo, sono state proiettate delle slide per spiegare un po’ tutto il funzionamento.
Domani mattina ho convocato la III Commissione ed inizieremo a discutere un documento che poi dovremmo portare alla Conferenza dei Presidenti dei Gruppi, speriamo che venga condiviso per portarlo poi in Aula.
Chiedo il rinvio di queste due mozioni che, come non le abbiamo discusse l’altra volta, non devono essere discusse neppure oggi.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Fabbri.

Piergiorgio FABBRI. Il contenuto del dispositivo delle mozioni va nel senso di accelerare le iniziative necessarie per definire la non realizzazione dell’inceneritore.
I tempi sono strettissimi, la strada tracciata ritengo che sia chiara, ringrazio la III Commissione per l’incontro a cui ho partecipato insieme agli uffici, perché ci siamo confrontati in maniera molto franca e aperta sull'impostazione del Piano, però non vorrei che fosse rinviata la discussione delle mozioni perché il tempo è strettissimo, sono depositate dal 13 luglio e già il Consiglio si è espresso con la mozione n. 48. Contiamo che non vengano rinviate ma immediatamente discusse.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Busilacchi.

Gianluca BUSILACCHI. Faccio ammenda per non aver chiesto in Conferenza dei capigruppo che ci esprimessimo formalmente su questo punto, ricordo con certezza che ne avevamo discusso. La cosa importante era approvare le mozioni prima del 4 dicembre, anche se non c’era la formalizzazione di questo atto - avevo capito – pensavo che tutti eravamo d'accordo, quindi credo che potremmo evitare di votare.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Bisonni.

Sandro BISONNI. Le prossime sedute saranno abbastanza piene, arriverà pure il bilancio, quindi considerata l'urgenza, calendarizziamola sin da subito oppure credo che non ci siano i tempi per rinviarla. (…) Allora definiamo una data.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Biancani.

Andrea BIANCANI. Le mozioni che erano iscritte fino a 10 minuti fa non avevano l’urgenza rispetto a quella che è stata iscritta ora, tant’è che la Commissione ha lavorato senza la data di scadenza, altrimenti avrei portato due settimane fa il testo e non oggi.
Noi ribadiamo il fatto di iscriverle nel prossimo ordine del giorno, su quella che ha una scadenza ho sentito che l’Assessore sta già facendo delle verifiche e questa settimana potrebbe essere utile, sia a noi che a lui, per fare un'ulteriore verifica sulla richiesta della Vas.
Oggi le rimandiamo con l’impegno di capire insieme all’Assessore se almeno la mozione n. 192 è da portare o no.

(interrompe il Consigliere Bisonni)

Andrea BIANCANI. L’abbinamento chi l’ha chiesto?

(interrompe il Consigliere Bisonni)

Andrea BIANCANI. Prima le abbiamo ordinate.
Il testo per quanto mi riguarda è pronto per la prossima settimana, anche il mio testo, se ci dovessero essere problemi, cercheremo di capire come fare, magari le dividiamo e le riguardiamo di nuovo, non è che domattina finisce il mondo! Questa settimana insieme all’Assessore vediamo come affrontare la questione.

PRESIDENTE. Scusate, siccome l’ordine del giorno della prossima seduta lo firmo io, se siamo d’accordo, dopo questa verifica con l’Assessore, eventualmente inseriremo la mozione di cui abbiamo appena parlato, che avete presentato oggi, sulle altre rimane valido quello che ha chiesto il Presidente della III Commissione Biancani, cioè di rinviarle finché la Commissione non avrà elaborato un percorso.
Se siamo d’accordo … Abbiamo votato l’inserimento all’ordine del giorno e se fossero state trattate oggi le mozioni e l’interrogazione sarebbero state abbinate, ma nel prossimo ordine del giorno si riparte da zero, lo decido io, quindi se siamo tutti d’accordo, dopo questa verifica ci sentiamo. Come Capigruppo vi chiederei di sentirvi entro giovedì con l’Assessore e con il Presidente Biancani e di farmi avere entro quella data …
Ha la parola il Consigliere Maggi.

Giovanni MAGGI. C’è la possibilità in base alla Vas, che non è stata richiesta, di fare un ricorso al Tar? C’è la volontà politica di fare un ricorso al Tar? Questo è importante! Nel senso che questa maggioranza e questa Giunta eventualmente hanno la volontà politica di proporre, nel momento in cui si trovasse fondamento, un ricorso al Tar perché non c’è la Vas? Questo è importante, perché se si trovasse il fondamento per il ricorso al Tar la prossima seduta del 29 potremmo approvare direttamente la mozione senza discutere.

PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Sciapichetti.

Angelo SCIAPICHETTI. L’Ufficio legale è stato coinvolto da questa partita da una settimana per capire se ci sono, sul piano tecnico, le condizioni per il ricorso al Tar, e l'Ufficio sta valutando.
Una volta che abbiamo acquisito il parere tecnico, ragioneremo sul piano politico per fare ricorso al Tar.
Personalmente, così come in passato, ho preso in ogni sede una posizione univoca, abilmente chiara, netta, sul no all'inceneritore, non ho nessuna difficoltà a procedere.
Se stiamo calmi e non provochiamo e acceleriamo, come capita spesso, la Giunta, il Consiglio con la maggioranza e gli uffici stanno valutando se ci sono le condizioni per il ricorso dal punto di vista tecnico, poi la maggioranza deciderà con tutta serenità e ci confronteremo in Aula per capire se, una volta avuto l’ok dal punto di vista tecnico, politicamente vogliamo agire.
L’Assessore ha una posizione personale che non coinvolge la maggioranza, non coinvolge la Commissione e non coinvolge neanche il PD, ed è che, se ci sono le condizioni si può procedere al ricorso al Tar.

(Voci fuori microfono)

PRESIDENTE. Ci lasciamo con questo intendimento: prima di giovedì i Capigruppo si sentono con il Presidente della Commissione Biancani e se viene presa una decisione me la comunicate rispetto all’ordine del giorno.
Rinvio delle mozioni nn. 151, 180, 192 e dell'interrogazione n. 298, lo pongo in votazione per alzata di mano.

(L'Assemblea legislativa approva)

La seduta è tolta.

La seduta termina alle ore 16,40.

 

 
 
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