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Resoconto della seduta n.58 del 28/02/2017

SEDUTA N. 58 DEL 28 FEBBRAIO 2017

La seduta inizia alle ore 10,05

Presidenza del Presidente
Antonio Mastrovincenzo

Comunicazioni del Presidente

PRESIDENTE. Colleghi buona giornata, dichiaro aperta la seduta n. 58 del 28 febbraio 2017. Comunico che è stata presentata la seguente proposta di legge regionale:
n. 120 in data 22 febbraio, ad iniziativa dei Consiglieri Mastrovincenzo, Minardi, Malaigia, Rapa, Carloni, concernente: “Disposizioni per la tutela dell'infanzia e dell'adolescenza e lo sviluppo di progetti a sostegno delle ‘città sostenibili e amiche dei bambini e degli adolescenti’ della Regione Marche”, assegnata alla I Commissione assembleare in sede referente, al Consiglio delle Autonomie locali per l'espressione del parere di cui all'articolo 11, comma 4 della legge regionale n. 4/2007 e trasmessa alla II Commissione assembleare permanente ai sensi e per gli effetti del comma 1 bis dell'articolo 68 del Regolamento Interno.
Sono state presentate le seguenti mozioni:
n. 219 del Consigliere Fabbri, concernente: “Stato di degrado e di potenziale pericolo del porto di Baia Vallugola (Gabicce Mare PU) e concessione scaduta”;
n. 220 dei Consiglieri Giorgini, Maggi, Fabbri, concernente: “Emergenza terremoto. Sostegno alle attività produttive per i danni indiretti in termini di contributi economici diretti ed esenzione fiscale parziale o totale”;
n. 221 dei Consiglieri Giorgini, Maggi, concernente: “Difesa del suolo - Interventi urgenti per la messa in sicurezza e prevenzione del territorio”;
n. 222 dei Consiglieri Fabbri, Maggi, Giorgini, concernente: “Installazione di colonnine per la ricarica di auto elettriche”.
Il Presidente della Giunta regionale ha promulgato, in data 20 febbraio, le seguenti leggi regionali:
n. 4 “Disposizioni regionali in materia di diritto allo studio”;
n. 5 “Ulteriori disposizioni per l'attuazione del processo di riordino delle funzioni amministrative esercitate dalle Province, in materia di organizzazione e di assetto idrogeologico”.
Hanno chiesto congedo gli Assessori Bora e Bravi.

Proposta di regolamento n. 4
ad iniziativa del Consigliere Marconi
“Modifica al Regolamento regionale 9 febbraio 2009, n. 3 ‘Attività funebri e cimiteriali ai sensi dell’articolo 11 della legge regionale 1 febbraio 2005, n. 3’. Regolamentazione delle sale del commiato”
(Discussione e votazione)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la proposta di regolamento n. 4 del Consigliere Marconi.
La discussione è aperta, ha la parola il relatore di maggioranza Consigliere Marconi.

Luca MARCONI. Grazie Presidente. Non vorrei passare alla storia del Consiglio regionale come lo specializzato dei regolamenti funerari, visto che è la seconda proposta di modifica che faccio, ma visto che la prima l'abbiamo approvata all'unanimità e forse riusciremo a condividere anche questa, alla fine non avremo fatto una cosa sbagliata.
La proposta, colleghi Consiglieri, è molto semplice, tra le altre cose giace in Commissione da più di 3 mesi, quindi non è una proposta sulla quale abbiamo corso, e a questo riguardo non riesco a comprendere le osservazioni della Federcofit relativamente alla necessità di un rinvio dell'argomento o comunque di un suo ulteriore approfondimento.
Faccio questa premessa Presidente perché è giusto che l'Aula sappia che non c'è stata nessuna richiesta di audizione su questo argomento, l'atto è stato presentato dal sottoscritto l'11 novembre dello scorso anno, è stato assegnato in Commissione il 14 novembre, incardinato il 17 novembre.
A quelle date emettevo un comunicato stampa con il quale informavo dell'iniziativa. Immediatamente la Federcofit aveva un comunicato stampa nel quale, senza nulla richiedere, entrava nel merito dicendo che era contraria perché questo provvedimento evidentemente colpiva direttamente gli interessi di questa federazione, e la cosa poi è morta lì, ma il giorno prima della seduta riceviamo da Milano una lettera di questo tipo.
Nel merito della questione, questo lavoro è il frutto di una domanda che è: perché l'attuale regolamento prevede per le case del commiato una distanza di 100 metri da strutture sanitarie, socio-sanitarie e non da altro? La risposta che ci siamo dati e che abbiamo avuto più o meno è stata questa: nel passato probabilmente, perché dicono che adesso non lo fanno più, all'interno delle sale del commiato le salme venivano sottoposte a dei trattamenti particolari che potevano creare nocumento alla salute.
Già di fronte a questa prima osservazione dico: perché la casa del commiato deve stare a 100 metri solo dalle strutture sanitarie, socio-sanitarie, mentre può stare tranquillamente, come sta per esempio a Macerata, al piano terra di un condominio?
Ci hanno spiegato che questi trattamenti non vengono più fatti, bene! Se non vengono più fatti dovrebbe cadere la ragione che stiano a 100 metri dalle strutture sanitarie, socio-sanitarie, ma risorge da un'altra parte e risorge da parte di tanti Sindaci e cittadini i quali hanno un'opinione un po' diversa da quella della Federcofit, perché dicono che secondo una cultura, una tradizione che fa parte ormai del Dna del nostro Paese, la morte è una cosa che viene vissuta in maniera silenziosa, in maniera riservata e non caciarona, perché allo stato attuale delle cose una struttura di questo tipo potrebbe essere piazzata sul lungomare di San Benedetto, di Senigallia, oppure in qualsiasi Corso delle nostre città. E qui entriamo nel campo dell'opinione e ci sta tutto, nel senso che il voto di ciascuno di noi riguarda questo provvedimento, che non sta sconvolgendo il mondo, che dice: vogliamo mettere 100 metri di distanza. Abbiamo fatto da poco la legge sull'azzardopatia, abbiamo messo addirittura 500 metri di distanza, quindi una distanza considerevole che emargina le case da gioco, le attività di gioco dai centri storici e dalle zone abitate più frequentate dai nostri concittadini, in questo caso si tratta di una distanza minima, giusto un'area di rispetto. L'idea che non possiamo considerare questa attività delle case del commiato come un'ordinaria attività commerciale, cioè pensare che lungo una via abbiamo indistintamente la pizzeria, la casa del commiato, il negozio di frutta e verdura, forse ci può stare quello di fiori, ma tutti gli altri diventano .., un albergo, un cinema, una discoteca, diventa oggettivamente …, ripeto è una questione culturale, su questo laicamente dico che ognuno può pensarla come gli pare.
Respingo decisamente il tenore della lettera della Federcofit che ha il sapore della minaccia e dell'infamia perché dice ancora un favore ai palazzinari. Noi non stiamo facendo nessun favore ai palazzinari per due motivi molto semplici, primo nessuno costruisce più palazzi, quindi non c'è questo tipo di preoccupazione, se per palazzinari si intende coloro che vivono nei palazzi allora si, stiamo facendo un favore a coloro che vivono nei palazzi, cioè coloro che vivendo nei condomini non sono contenti di questo ed io credo che la stragrande maggioranza dei cittadini delle Marche non siano contenti di avere all'interno della propria struttura case di questo tipo. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola la relatrice di minoranza Consigliera Pergolesi.

Romina PERGOLESI. Come giustamente ha detto il Consigliere Maggi: come si può dar torto al Consigliere Marconi? Però qui la questione è un'altra. La questione è che questo regolamento, come ho detto anche in Commissione, prevede dei limiti che, a mio parere, anche per alcuni casi già presenti nel nostro territorio marchigiano, potrebbe portare delle limitazioni ad alcune aziende rispetto ad altre e questo per la libera concorrenza potrebbe creare qualche gap normativo.
L'altra questione è quella del continuare ad insistere e presentare proposte di legge quando i diretti interessati chiedono, lo stanno chiedendo formalmente oggi - non so se a lei Consigliere Marconi è arrivata già una richiesta in precedenza, premesso che io non conosco questi signori, mai sentiti nominare - di fare un passaggio che, secondo il Movimento 5 Stelle, è dovuto, sia per la parte pubblica che per quella privata. E’ sempre dovuto perché quando andiamo a legiferare andiamo comunque a creare dei disagi, a normare delle situazioni, in maniera magari non consapevole di quello che è lo stato reale.
Ho chiesto anche al Presidente Volpini, visto che non è arrivata una richiesta ufficiale di audizione in Commissione, comunque sono passati diversi mesi da quando è stato presentato il regolamento, di aspettare una settimana in più. Secondo noi, non è poi così grave.
Detto questo, noi come Movimento 5 Stelle ci asterremo, come mi sono astenuta in Commissione, perché non crediamo così utile e necessaria questa nuova norma.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Bisonni.

Sandro BISONNI. Grazie Presidente. Voglio intervenire per fare delle considerazioni. Stavo leggendo con attenzione le motivazioni allegate a questa proposta di legge e la motivazione che dà il Consigliere è di carattere sostanzialmente sanitario, perché vuole scongiurare il fatto che nelle sale del commiato si possano esercitare le attività di imbalsamazione e di tanatoprassi. Però, forse sapete, che in tutte le Marche sale del commiato che fanno queste operazioni sono pari a zero, quindi attualmente questo pericolo non c'è.
C'è da dire di più, per fare questo tipo di operazione occorre una sala operatoria o una sala settoria e per avere l'autorizzazione per installare una sala operatoria o una sala settoria, ovviamente, si devono rispettare tutti i crismi del caso: filtri per l'aria, allacci speciali alla fogna e via dicendo.
Abbiamo detto che non esistono attualmente sale del commiato che fanno questo tipo di operazioni, nel caso in cui in futuro ci sia qualcuno che voglia fare questo tipo di operazione sarà soggetto all'autorizzazione dell'Asur, non è che fa di sua spontanea volontà, come gli pare e senza autorizzazione, quindi con tutte le garanzie del caso.
Voglio sottolineare invece il discorso della distanza che si poneva collega: come mai è imposto il limite di rispetto dalle sale mortuarie degli ospedali? E' previsto dalla legge nazionale e penso che il criterio sia quello della non predominanza, perché se un’agenzia funebre apre una sala del commiato di fronte alla sala mortuaria dell'ospedale può essere in qualche modo avvantaggiata rispetto alla concorrenza. E’ questo il motivo, non ce ne sono altri.
Voglio anche portare degli esempi, l'ospedale di Macerata ha una sala mortuaria con una sala settoria e si trova a meno di 100 metri dalle abitazioni, allora, che facciamo? Se la motivazione è quella che viene indicata nella premessa della proposta di legge io non la condivido, avrei condiviso una proposta di legge che avesse detto che i luoghi dove si fanno questo tipo di operazioni non possono stare a meno di 100 metri dalle abitazioni. Allora avrebbe avuto un senso, ma allargando il cerchio a tutte le sale del commiato in generale, dove ripeto, queste pratiche non si fanno, non riesco a condividere questa posizione. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Micucci.

Francesco MICUCCI. Grazie Presidente. Brevemente, mi sembra che nella relazione del Consigliere Marconi siano state affrontate queste vicende, è vero, come ha detto il Consigliere Bisonni, che nella casistica non si trovano queste situazioni, come inserito nella premessa, vero è il fatto che non ci sono all'atto pratico queste situazioni, ma potenzialmente non si impediscono. Il Consigliere Marconi ha aggiunto che oltre a questa vicenda di ordine sanitario, c'è anche una vicenda di ordine pubblico, nel senso di una sensibilità di fronte a certe situazioni sia da parte di chi affronta la morte sia dal resto della cittadinanza che dovrebbe avere una vicinanza con queste sale, suggerirebbe di lasciare autonoma questa situazione rispetto al resto della popolazione, come del resto avviene anche per alcune strutture socio sanitarie, come ha già detto il Consigliere Bisonni. E’ vero che probabilmente c'è anche questa motivazione, ma immagino che ci sia anche nella ratio della norma, quella di dire che in alcuni luoghi, dove forse c'è una presenza di anziani maggiore, c'è una presenza di una popolazione particolare, più sensibile perché forse più vicina al momento della morte, suggerisce di non mettere in sovrapposizione le due situazioni.
Credo che questa sensibilità si debba avere nei confronti di quel tipo particolare di popolazione, che risiede temporaneamente negli ospedali, nelle case di riposo, in altri tipi di strutture, e credo che questa sensibilità si possa avere anche nei confronti del resto della cittadinanza, come del resto ci hanno sollecitato alcuni Sindaci perché questa proposta non nasce dal nulla, nasce dal basso, da alcune realtà che vivono quotidianamente queste vicende. I Sindaci in qualche modo ci hanno sollecitato, probabilmente sono stati a loro volta sollecitati dalla popolazione residente nei loro Comuni, a creare una normativa che sia semplicemente omogenea rispetto a quella già prevista.
Questa era stata la ratio che ha spinto il Consigliere Marconi, ma anch'io sono stato uno di quelli che ha sollecitato questo iter ad andare avanti. Niente di diverso da questo.
Sul fatto, mi spiace che non sia presente in questo momento il Consigliere Volpini, ma chi è presente, chi partecipa come me alla IV Commissione sa benissimo che in quella Commissione abbiamo audito chiunque: Comitati pro vaccini, anti vaccini, pro una cosa. Abbiamo sempre ascoltato chiunque, anzi se c'è da fare una critica forse è quella dell'eccesso di audizioni che a volte abbiamo in quella Commissione, quindi non ci si può venire a dire che una proposta di legge depositata da ormai 3 mesi … Non c'è stata nessuna richiesta di audizione altrimenti avremmo certamente audito chi l'avesse richiesto.
La proposta di legge è in discussione, è già stata portata all'attenzione della Commissione, i soggetti interessati ne erano già informati da tempo, quindi avrebbero potuto tranquillamente fare questa cosa e una lettera che mi arriva il giorno prima di andare in Commissione in cui ci viene dato dei “palazzinari”, io semplicemente la cestino, la butto nella spazzatura perché questo è il posto che merita.
Noi non possiamo essere accusati di una scelta sulla quale si può essere d'accordo o meno nella piena legittimità, ma che preconcettualmente, prima di entrare nell'oggetto della discussione, tout court, ci venga dato dei “palazzinari” a me personalmente …, non so il Movimento 5 Stelle come si comporta nei confronti di questi soggetti, se li accoglie, se ci fa dei comizi, se ragionano insieme su come risolvere il problema degli stadi, questo non lo so, però dal mio punto di vista lettere di questo genere meritano solo il cestino della carta, non altro.
Di certo non rinvierò, dal mio punto di vista, questa proposta di legge perché qualcuno mi dà del palazzinaro, dopodiché se nei tempi previsti dalla norma e nei tempi usuali del Consiglio regionale si chiede una audizione in qualsiasi Commissione, come è sempre stato fatto fino ad oggi, in special modo nella IV Commissione, credo che non ci sia nessun problema, non certo in questi tempi e con queste condizioni. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Zura Puntaroni.

Luigi ZURA PUNTARONI. L'argomento non è dei più allegri però intervenire su questa roba …
Indipendentemente dalle lettere delle associazioni di categoria, perché ognuno ha il diritto di esprimersi per tutelare i propri interessi o meno, faccio una analisi molto cruda, se io sto in una palazzina, ho un appartamento e domani mattina a piano terra quello che vende le casse da morto, che già c’era, mi fa la camera mortuaria, è chiaro che la cosa non è proprio elegantissima, ma a parte l'eleganza, il mio appartamento nel giro di 6 mesi diventa invendibile, il valore va a zero, quindi direi che è scontato e non pensabile in certi contesti proporre l'istituzione di questo servizio.
In alcune città ho visto che autonomamente si sono organizzati questi servizi in zone adeguate, zone di periferia, zone anche discrete, zone vicino ad un parco, zone che si prestano al dolore dei familiari. Andare a concepire una cosa del genere in un centro cittadino dove a fianco c'è un bar dove si schiamazza, a 10 metri ci sono i parenti in lacrime, sopra ci sono 6 condomini, penso che non occorreva andare a legiferare su questo, è talmente evidente ed il buon senso ci dice che una cosa del genere non è possibile.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Celani.

Piero CELANI. Credo che questo sia un provvedimento che magari qualche decina di anni fa poteva porre qualche dubbio, qualche incertezza, però le mutate condizioni culturali oggi ci dicono, forse purtroppo, che non si muore più a casa, contornato dall'affetto dei propri cari, ma sempre più si tende a morire, come dice il relatore di questa legge, Consigliere Marconi, negli ospedali oppure negli istituti di ricovero.
Quindi il problema a questo punto si pone, tanto è vero che c'era una normativa, addirittura certi regolamenti di Polizia mortuaria che impedivano di riportare a casa il moribondo. Per riportarlo a casa si dovevano fare una serie di artifici, dichiarare ad esempio che era ancora in vita, perché molti anziani lasciavano detto che volevano morire a casa e il Sindaco doveva autorizzare il trasporto della salma a cassa aperta, con una serie di storie che è bene vengano regolamentate.
Dico che questa norma va bene, sono convinto, anzi mi spingerei anche oltre, in futuro si porrà il problema di regolamentare anche da un punto di vista urbanistico questa cosa, cioè come inserire questo tipo di attività all’interno di quale servizio, è un servizio e come tale, ad esempio, non può essere concepito nelle nuove zone d'espansione laddove c'è la residenza soltanto, sicuramente un dibattito su questo andrà fatto.
Auspico che la Commissione possa affrontare anche questa tematica e nella legge urbanistica che dovremmo rivedere, inserire le nuove aree dove posizionare le sale del commiato.
Questo non è voler nascondere la morte, come qualcuno ha detto, anzi, significa dare un'ulteriore dignità alla morte. Immaginate cosa può succedere, come ha detto il Consigliere Zura Puntaroni, se una sala del commiato si trovasse al piano terra di un condominio con centinaia di appartamenti? Dignità alla morte e nel frattempo attorno ci sono decine e decine di attività non soltanto commerciali, artigianali, con un via vai di gente al di là della residenza, quindi credo che una riflessione su questo vada fatta.
Bene la distanza dei 100 metri dalla residenza, ma io invito quest’Aula a riflettere ad andare oltre, ad individuare, in una revisione, secondo me legittima, culturale ed anche di civiltà, delle aree all’interno del proprio territorio comunale dove fare le sale del commiato.
Ripeto, ribalto la situazione per dare dignità alla morte, non per nasconderla, poi il dibattito in questi giorni è molto attuale: diritto alla vita, diritto alla morte. Quindi rispetto va dato al massimo.
Posso portare un esempio, credo che la Vicepresidente Casini la conosce quanto me, noi ad Ascoli abbiamo l’esperienza di una sala del commiato che è nata 5/6 anni fa, forse di più, in una zona artigianale destinata ai servizi, non sta in una zona residenziale, ma in una zona artigianale, non commerciale, perché molto spesso ci si confonde, destinata ai servizi per l’artigianato, quindi non ha posto problemi a nessuno e mai è venuto in mente a qualcuno di fare la polemica “avete nascosto la sala del commiato” no, sta in bella vista, sta in fronte strada, in un contesto molto rispettoso dove ci sono un certo tipo di artigiani, non ci sono le grandi officine, le industrie.
Credo che questa proposta di modifica del regolamento fatta dal Consigliere Marconi vada accolta, sono favorevole, ripeto, con una raccomandazione, andiamo oltre, normiamo anche urbanisticamente. Qui c’è l’Assessore competente e mi auguro che possa prendere spunto da questa mia riflessione per individuare all’interno della pianificazione, aree nelle quali poter inserire, con molta comodità, evitando polemiche, le sale del commiato, come un servizio, rispettando la morte che fa parte della vita. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, la Consigliera Pergolesi.

Romina PERGOLESI. Noi ribadiamo la nostra volontà di non votare a favore di questa norma perché giustamente, come è emerso durante la discussione, qui si sta parlando di limitare le sale del commiato a 100 metri dalle civili abitazioni, cosa ben diversa dalle zone residenziali e dalle zone artigianali.
Vorrei ricordare che facendo una breve ricerca su internet si possono trovare delle sale del commiato, più o meno recenti, fatte in zone industriali dove vicino ci sono civili abitazioni, quindi questo crea un gap normativo.
Ripeto, ben venga l'intervento dell’Assessore Casini, se vogliamo approfondire in maniera seria facciamolo con le dovute accortezze, detto questo replicando al Consigliere Micucci, il Movimento 5 Stelle non attacca il ragionatore, ma entra nel merito del ragionamento di solito, quindi non è stata fatta prima una richiesta di audizione, è stata fatta adesso, questo dovrebbe creare un’apertura da parte di un organo politico che dovrebbe fare le veci di entrambi i soggetti, sia pubblici che privati, e insieme ragionare e trovare una strada condivisa, non contrapponendosi con scelte calate dall’alto. Quindi ribadiamo la nostra astensione dalla votazione di questo regolamento.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione.
Articolo 1. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Emendamento 1 bis/1, istitutivo dell’articolo 1 bis, a firma del Consigliere Marconi. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Coordinamento tecnico. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Bisonni.

Sandro BISONNI. Voglio approfittare della dichiarazione di voto per sottolineare un aspetto: la preoccupazione di alcuni colleghi che si possa aprire una sala del commiato sotto un condominio dove magari c’è il bar a fianco.
Anche questa, secondo me, è una preoccupazione inesistente, chi vuole aprire una sala del commiato ha tutto l’interesse a localizzarla in una zona dove c'è una certa discrezione, se io vendo frigoriferi non è che vado ad aprire una sede al Polo Nord, quindi dico che l'aspetto sanitario è inesistente ed anche l’aspetto sociale non lo vedo pratico, nel senso che è nell’interesse di chi vuole aprire questo tipo di attività trovare una zona residenziale dove ci sia una certa discrezione.
Le sale del commiato di cui sono a conoscenza sono tutte in zone molto riservate, nonostante ci siano anche delle abitazioni vicine, quindi anche questa preoccupazione secondo me è più teorica che pratica.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Marconi.

Luca MARCONI. Siccome sono convinto che avremo qualche strascico, Presidente, spero solo nel merito, nel senso che ben vengano tutte le proposte e le ulteriori riflessioni, quello di cui sono veramente esterrefatto è che si insista in una ipotesi di procedura che è allucinante.
Dico: se ieri non avessimo avuto questa lettera in mano, avremmo potuto accettare tutte le richieste di rinvio, perché sarebbe una iniziativa che partiva da noi, magari sollecitati anche direttamente, uno maschera qualsiasi intenzione perché l’ipocrisia fa parte dell’esistenza e dice: “Chiedo il rinvio perché oggi ho il raffreddore”, ma di fronte a questa lettera dire: caro Presidente Mastrovincenzo, una procedura in Consiglio regionale può essere di questo tipo, noi discutiamo, abbiamo per 3/4/5 mesi un atto giacente, all'ultimo minuto qualcuno con una lettera con la quale ci insulta, non so se l’avete letta, non la leggo interamente per non dargli tutta questa dignità, dice: “Con piacere ai più squallidi interessi dei palazzinari”. Questo è gravissimo, mi riservo querela a questo riguardo, anzi non so se queste querele devono essere addirittura sollevate dalla stessa Presidenza del Consiglio, che deve tutelare questo organo che sta votando. Ci tratta come non so cosa, non voglio individuare categorie che potrebbero essere offese da questo tipo di atteggiamento, e poi il giorno prima? La procedura si chiude con la trasmissione dell’atto dalla Commissione alla Presidenza e solo la Presidenza a quel punto può decidere se e quando mettere quell’atto all’ordine del giorno, una volta che è all’ordine del giorno ci può essere un rinvio, ma non un rinvio perché siamo decidendo di risentire qualcuno che si è preso tre mesi di comodità e da Milano si accorge che c’è questa cosa e vuole essere sentito. Poi voglio capire quali sono “gli squallidi interessi” che stanno dietro a questa federazione delle sale del commiato. Aveva tutti i nostri numeri di telefono, poteva chiamarci, poteva sentirci, non ha fatto nessuna richiesta, né formale, né informale, per avere una audizione e questo lo abbiamo riverificato.
Tre le altre cose un rinvio di questo argomento - ormai abbiamo deciso di votare, ed abbiamo chiuso, il problema è risolto e lo dico perché risolto - sarebbe una offesa al Presidente Volpini, il quale avrebbe compiuto insieme alla Commissione, ma lui è il responsabile della procedura, un atto di prevaricazione, ma nei confronti di chi? Ma chi se ne frega se dovevamo ragionare su questo, possiamo riaprire il ragionamento quando vogliamo.
Nel merito. Il Consigliere Bisonni ha fatto una osservazione quanto mai opportuna, però nella lettera che fa la Federcofit, quindi alla fine l’abbiamo ampiamente ascoltata, perché l’abbiamo citata più delle nostre argomentazioni, ad un certo punto dice che vogliono esattamente il contrario. E’ uno scontro di visioni, loro non dicono vogliamo stare in zone riservate, loro dicono la cultura della morte deve entrare nell’ordinario della nostra vita. Io posso essere anche d’accordo in linea di principio, credo nella trascendenza, quindi non ho problemi, per me la morte è solo un passaggio, quindi rendo testimonianza della mia fede nella resurrezione dell'anima e non ho problemi, ma riguardo a questo ed alla sensibilità che si può avere è una cosa completamente diversa, noi stiamo a registrare una sensibilità. Si può obiettare quale sia la motivazione profonda in base alla quale noi diciamo 100 metri se non ci sono argomenti sanitari. All’inizio era così, poi ci siamo informati, perché uno fa una proposta e non è che ha tutti gli elementi, mi hanno detto: qualcuno si, qualcuno no, poi ci sono tutte le garanzie dal punto di vista igienico-sanitario, ci mancherebbe. Qui è una ragione di opportunità, come ne facciamo altre. La nostra sensibilità ambientale ci ha portato a fare parchi dappertutto, ma mica era necessario, negli anni ’50 non avevamo i parchi dappertutto, la sensibilità ambientale dei nord europei fa si che abbiano parchi esageratamente grossi e una densità abitativa molto più bassa della nostra, noi abbiamo una densità abitativa molto più elevata e la periferia romana non è piena di parchi ed oggi li vorremmo fare. Quando decidiamo entriamo anche nel merito di una sensibilità. Noi registriamo una sensibilità e diciamo che in questo caso il bene comune, perché ci tengo a sottolinearlo, che viene tutelato è proprio l’idea che dobbiamo avere della morte e del modo in cui questa deve essere trattata. L’idea che mi sembra prevalente in quest’Aula, e ringrazio per gli interventi in questo senso, è quella di un’attività che non deve essere considerata come un’attività commerciale qualsiasi, perché non lo è, lo vorrebbe diventare, ma non lo è, perché il traffico delle mutande e dei calzetti non è la stessa cosa del traffico dei morti.

Proposta di regolamento n. 4, così come emendata, la pongo in votazione.

(L'Assemblea legislativa approva)

Relazione n. 8
della II Commissione assembleare
“Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle Regioni. Programma di lavoro della Commissione europea per il 2017. ‘Realizzare una Europa che protegge, dà forza e difende’ COM (2016) 710 final del 25 ottobre 2016”
(Discussione e votazione risoluzione)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la relazione n. 8 della II Commissione.
La discussione è aperta, ha la parola il relatore di maggioranza Consigliere Traversini.

Gino TRAVERSINI. Grazie Presidente. Noi portiamo come II Commissione la relazione che riguarda la scelta delle materie che vorremmo trattare, come Commissione e come Consiglio regionale, del programma di lavoro della Commissione europea presentato a fine 2016 per il 2017.
Un lavoro questo che continua, iniziato nella passata legislatura, che portiamo avanti con forza anche in questa.
Vi ricorderete che lo scorso anno in merito al programma di lavoro 2016 abbiamo trattato argomenti molto importanti, con risoluzioni e relazioni approvate all’unanimità, se non sbaglio, ad esempio l’economia circolare che ha dato anche risalto al Consiglio regionale perché questo è un compito, una facoltà facoltativa, la libera scelta delle Regioni a partecipare a questo lavoro importante che parte dal basso, che è la formazione di atti legislativi a livello di Comunità europea. Ad esempio sull’economia circolare, il ruolo di capofila è proprio del nostro Consiglio regionale, tant’è che il Presidente si è incontrato anche la settimana scorsa a Roma.
Abbiamo trattato con importanza altri argomenti, tra cui il commercio via internet, on line e soprattutto i problemi legati al lavoro. Temi che abbiamo affrontato e che vorremmo continuare ad affrontare, delegando a quello che è il programma della Commissione europea presentato per il 2017.
Il 2016 è stato per l'Europa l'anno delle incertezze, culminato con la scelta del popolo inglese di uscire dell'Unione. Tali incertezze trovano le proprie ragioni in un clima di crescente sfiducia nei confronti di tutto ciò che appare o viene rappresentato come sconosciuto o comunque diverso.
Già nel programma di lavoro per il 2015 la nuova Commissione europea, conscia delle difficoltà che avrebbe dovuto affrontare, ha individuato le proprie priorità di mandato partendo da questioni particolarmente sensibili per i cittadini, quali l'immigrazione e l'instabilità geopolitica di alcune regioni del pianeta, la lenta ripresa economica, le sfide ambientali connesse con il cambiamento climatico.
Le proposte oggetto del Programma per il 2017 rappresentano il contributo della Commissione al processo di rinnovamento intrapreso dall'Unione europea, in vista del 60° anniversario della firma dei trattati di Roma nel marzo 2017 e si inseriscono nell'ambito delle dieci priorità indicate negli orientamenti politici presentati all'inizio del mandato, a seguito delle discussioni con il Parlamento europeo.
La nuova Commissione europea si è impegnata a cambiare le proprie procedure, ponendo al centro dell'operato delle istituzioni l'ascolto dei cittadini e dei territori, al fine di garantire una più ampia applicazione del principio di sussidiarietà. Questo è il principio fondamentale che ispira tutto il lavoro che noi facciamo.
Altra indicazione significativa già enunciata nel programma di lavoro del 2015, confermata in quello del 2016 e anche in quello del 2617, riguarda la necessità di ridurre le norme europee e di approvare nuove norme solo qualora risultino indispensabili per il perseguimento di finalità comuni.
Ulteriore motivo di metodo è quello di continuare a consolidare le modifiche, apportate al modo di lavorare della Commissione UE, per ciò che riguarda la trasparenza dei processi decisionali e la responsabilità nei confronti dei cittadini.
L'attività svolta dalla II Commissione consiliare regionale continua ad essere inserita in un contesto istituzionale consolidato, basato sul dialogo con le Camere del Parlamento italiano ed in particolare del Senato della Repubblica, il quale è l'interlocutore privilegiato delle Assemblee legislative regionali nell'ambito della procedura di partecipazione alla formazione del diritto e delle politiche dell'Unione europea.
Come negli anni scorsi, questa risoluzione costituisce l'attuazione di una delle linee di attività che l'assetto ordinamentale regionale assegna alla II Commissione. In questo contesto, appaiono ormai maturi i tempi per proporre, nel corso del 2017, una revisione della legge regionale di procedura in tema di partecipazione alla formazione del diritto europeo, rimasta ferma in attesa dell'esito del referendum costituzionale, al fine di adeguarne i contenuti alla legge statale n. 234 del 2012.
Nel merito, in coerenza con quanto condiviso dai Presidenti delle Assemblee legislative regionali riunite in seduta plenaria il 23 gennaio 2017, è apparso prioritario individuare i temi di seguito richiamati, che poi vi dirò, che nel corso del 2017 saranno oggetto di nuove iniziative legislative e non legislative, proposte dalla Commissione alle altre Istituzioni europee. La scelta di approfondire temi comuni a livello interregionale appare più utile e proficua, al fine di pervenire ad una posizione il più possibile condivisa che dia maggiore forza e significato politico ed istituzionale alle osservazioni formulate. I temi proposti, inoltre, si pongono in continuità con gli approfondimenti e le procedure di partecipazione alla formazione del diritto europeo promossi dalla II Commissione nel corso del 2016, con particolare riferimento ai diritti dei lavoratori e al pacchetto sull'economia circolare.
Le materie che come II Commissione abbiamo individuato sono 6 delle 10 che la Commissione Europea ha messo nel proprio lavoro, che poi sono, come ho detto, quelle che i Presidenti dei Consigli regionali, compreso il nostro, hanno scelto a livello nazionale.
Vado all’elenco, che è quello importante, e noi di volta in volta tratteremo il materiale che arriverà e porteremo delle risoluzione in Consiglio:
1) Un nuovo impulso all'occupazione, alla crescita e agli investimenti, rivolgendo una particolare attenzione all'iniziativa n. 1 “Iniziativa per i giovani”, alla n. 2 “Attuazione del Piano d'azione per l'economia circolare” e alla n. 3 “Quadro finanziario post 2020”;
2) Un mercato unico digitale connesso, rivolgendo una particolare attenzione all'iniziativa n. 4 “Attuazione della strategia per il mercato unico digitale”;
3) Un'Unione dell'energia resiliente con politiche lungimiranti in materia di cambiamenti climatici, rivolgendo una particolare attenzione all'iniziativa n. 5 “Attuazione della strategia dell'Unione dell'energia: spostamenti e mobilità a basse emissioni”;
4) Un'Unione economica e monetaria più profonda e più equa, rivolgendo una particolare attenzione all'iniziativa n. 10 “La forza dell'Unione fondata su una solida UEM” e alla n. 11 “Pilastro europeo per i diritti sociali”;
5) Verso una nuova politica della migrazione - tema estremamente importante - rivolgendo una particolare attenzione all'iniziativa n. 15 “Attuazione dell'Agenda europea sulla migrazione”;
6) Un'Unione di cambiamento democratico, rivolgendo una particolare attenzione all'iniziativa n. 21 “Un approccio più strategico all'applicazione del diritto dell'UE”.
In questa risoluzione noi andiamo ad individuare le 6 materie che vorremmo trattare come Consiglio regionale. E’ chiaro che non c’è nessuna anticipazione su quello che faremo, il materiale che arriverà sarà dibattuto di volta in volta prima dalla Commissione. Lavoreremo con armonia, per questo devo ringraziare la Commissione anche per il lavoro fatto in questo anno e mezzo, anche su questo ultimo atto ci siamo espressi all’unanimità, c’è un solo voto di astensione. Quindi con grande collaborazione e con la voglia di affrontare questi temi, faremo un lavoro cercando di cucire al massimo, cercando l’unicità della risposta. E’ chiaro che su alcuni temi sarà molto complicato, vedremo il lavoro che ci sarà da fare, probabilmente si potrà arrivare anche a divisioni, ma è chiaro che la nostra posizione come Consiglio regionale sarà più forte e potrà essere presa in considerazione dallo Stato, come per l’economia circolare, se troviamo un’intesa.
Alcuni argomenti sono particolarmente delicati e le posizioni talvolta sono e possono essere diverse. Il nostro lavoro comunque è quello di andare avanti svolgendo questo ruolo importante che la Regione ha e lo sta svolgendo nel miglior modo possibile anche grazie al nostro Presidente del Consiglio che continua ad avere ottimi rapporti con Roma, in un ruolo principale che ci viene riconosciuto. Noi vogliamo continuare ad averlo e questo grazie alla collaborazione ed al buon lavoro di tutte le forze di questo Consiglio regionale. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il relatore di minoranza Consigliere Fabbri.

Piergiorgio FABBRI. Non voglio ripetere quello che ha detto il Consigliere Traversini che ha illustrato nel dettaglio le motivazioni che hanno spinto la Commissione a fare questo indice degli argomenti che vorremmo trattare a livello europeo.
Rimarco esclusivamente al fatto che una riflessione da parte della nostra Regione su temi importanti come l'economia circolare, l'istruzione e la formazione professionale per i giovani, la mobilità sostenibile, la conciliazione dei tempi lavorativi per la famiglia, il pilastro sui diritti sociali e le liberazioni è di particolare importanza, per cui ritengo che sui vari temi si aprirà poi un dibattito approfondito, perché su molte cose le posizioni saranno difficilmente conciliabili, però prendere l'impegno di trattare in quest’anno questi temi penso che sia particolarmente importante, in modo da riuscire a collaborare eventualmente anche con altre Regioni e fare sentire la nostra idea in Europa. Quindi su questo indice degli argomenti che vorremmo trattare in Commissione voteremo sicuramente a favore.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Celani.

Piero CELANI. Condivido quanto è stato detto dai miei colleghi, dal Presidente Traversini in particolare.
E’ un documento che abbiamo esaminato in diverse sedute consci anche dell’importanza, il lavoro dell’anno scorso è stato fatto abbastanza bene, con risultati più che positivi, quindi anche quest’anno abbiamo cercato di sviscerare il contenuto e cercare di individuare alcune priorità affinché la Comunità europea si occupi di queste problematiche.
Quindi mi sono già espresso favorevolmente in Commissione come farò oggi in Aula, però qualche piccola riflessione, se volete anche banale, la voglio fare. Si denota come ancora una volta questo burocratese, questo tecnopraticismo, che l’Europa mette in atto sempre e comunque, ci fa riflettere, forse questo è uno degli aspetti che determina un approccio non positivo verso l’Europa, se l’Europa parlasse meglio e in modo molto più semplice, credo che gioverebbe a tutti noi ed all’Europa stessa per farci capire quello che effettivamente vuole fare.
Dico questo perché fra i tanti argomenti che noi abbiamo segnalato e che l’Europa stessa direttamente ci ha segnalato - noi abbiamo condiviso quello che ci ha detto, modificando alcune espressioni per renderle un po’ più pregnanti - leggo che i principali punti del programma 2017, che si pongono in continuità con il 2015/2016, sono: un nuovo impulso all’occupazione, alla crescita ed agli investimenti, va bene, li condividiamo e sappiamo cosa significhino, anche se in pratica tutto poteva essere svolto in modo più profondo, in quanto si fa riferimento esplicitamente alla formazione professionale mentre l’impulso all’occupazione si fa soprattutto con gli investimenti. Ma una cosa che vi voglio segnalare è questa, ad un certo punto si dice che uno degli assi su cui investirà l’Europa nel 2017 sarà “un’unione dell’energia resiliente con politiche lungimiranti in materia di cambiamenti climatici”, ora ditemi voi come dovremmo inquadrare questo discorso “un’energia resiliente”! Qui c’è il Consigliere Fabbri che è anche un esperto di energia, molto spesso dibattiamo in Commissione e lui ci dà delle indicazioni sempre molto pregnanti, quindi un’unione dell’energia resiliente con politiche lungimiranti in materia di cambiamenti climatici. L’iniziativa comprende la revisione di vari atti legislativi fondamentali, ripresi dal piano di azione per la mobilità a basse emissioni, nonché l’individuazione di obiettivi strategici per il periodo successivo al 2020.
Ora faccio fatica a capire che cosa sia un'energia resiliente, cioè un’energia capace di adattarsi alle difficoltà ambientali, ma credo che il discorso sia diverso, resiliente deve essere l'ambiente capace di adattarsi alle difficoltà che ne derivano. L’energia aiuta a non avere un ambiente resiliente, quindi questa è una segnalazione anche superficiale, non sostanziale, però sta ad indicare ancora una volta come ci sia una grande necessità di avvicinare l'Europa alle istituzioni locali con un approccio diverso, un approccio molto più semplificato. Fateci capire in modo semplice e dettagliato cosa volete effettivamente fare, in modo tale che possiamo dare quel contributo che vorremmo effettivamente dare.
Ciò non toglie che il programma è stato condiviso, ma questa osservazione come l’ho fatta in Commissione l’ho voluta rifare in Aula per far capire quella difficoltà di approccio che abbiamo con le tematiche che l’Europa ci propone.

PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Marcozzi.

Jessica MARCOZZI. La parola Europa è ancora troppo distante da noi Italiani, e non certo per disinteresse.
Nel processo di costruzione ed evoluzione, ancora in atto soprattutto per la quotidianità dei popoli, di un'Europa unita, molti sono i temi in fase di sviluppo su cui l'Unione, ancora grazie al lavoro della Commissione europea, si sta concentrando.
Inutile negare che ad oggi l'Unione sia stata a buon diritto percepita dagli italiani ed anche dai marchigiani come un'entità distinta e distante dalle dinamiche e dalle difficoltà geografiche regionali. Ad oggi la sovranità nazionale, più che una facilitazione, ha rappresentato fonte di ulteriori ostacoli alla rinascita socio-economico-culturale.
Gli obiettivi individuati nella relazione della II Commissione abbracciano il più ampio spettro della politica europea con problematiche vecchie e nuove, ereditate o incancrenite.
L'Unione va ben oltre il concetto di confederazione di Stati ma resta ancora un traguardo molto lontano. Ormai sono passati 25 anni dal trattato di Maastricht, addirittura 60 da quello di Roma che sanciva l'inizio di un'entusiasmante avventura con la Comunità europea.
Impossibile non sottolineare come l'Unione europea stia attraversando un momento di crisi relazionale, sia su scala regionale che internazionale.
Rapporti economici da consolidare con i nuovi mercati, da ricucire con la Russia, da ridefinire con gli Stati Uniti d'America.
Nuovi pericoli sono ormai in casa, in testa il terrorismo internazionale su cui una strategia di contrasto e repressione è ancora alla fase embrionale. Forze centrifughe come la Brexit sono ormai una realtà e non hanno provocato quegli effetti devastanti che qualcuno ipotizzava nei mercati regionali interessati, come quello del Regno Unito.
Troppo spesso gli accorati appelli dell'Italia sono rimasti inascoltati, in testa quelli legati all'accoglienza, all'immigrazione, alla tutela delle tradizioni, della manifattura e dell'imprenditoria locale. L'Unione monetaria ha provocato un fenomeno inflazionistico di cui il nostro Paese è ancora vittima.
Le politiche ambientali vigenti rappresentano quadri dicotomici che paradossalmente si trovano a dover convivere. Non si parli più di un'Europa a doppia velocità o di Stati dai differenti pesi specifici.
La risoluzione in questione non può che trovarmi d'accordo dal momento che va ad incidere proprio sui temi caldi dell’Europa, a partire dalle nuove frontiere digitali e soprattutto dall'apertura e dalla codificazione delle nuove o innovative opportunità di lavoro e di formazione per i giovani. Con una parola d'ordine a dominare: equità.
Sono convinta che il lavoro intrapreso porterà i suoi frutti anche negli anni a venire certa del fatto che il neoeletto Presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, anche nei rapporti con la Commissione qui interessata con il Consiglio e con gli organismi economico-sociali, saprà dare il giusto e definitivo impulso verso una Europa vera, nuova, giovane, equa, democratica, dinamica, di mutua attenzione tra i suoi popoli, ma anche sempre attenta e pronta a valorizzare e a tutelare le sue diversità. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Zura Puntaroni.

Luigi ZURA PUNTARONI. Consigliere Celani, tutti questi documenti che noi accompagniamo in Europa, queste belle intenzioni comunque sono espresse con parole vuote, perché il termine “resilienza” la prima volta l’ho sentito in teatro, ed il teatro è un contesto nel quale vado a distendermi per mezz'ora, per un'ora, qui noi siamo in un ambiente formale dove elaboriamo progetti, leggi, dobbiamo essere concreti.
Quel mucchio di parole vuote, di belle intenzioni, che la nostra Regione può decidere come vuole di appoggiare per farci sentire vicino all'Europa, a noi della Lega Nord non interessano, non siamo interessati a questi documenti, a questo sviolinamento, noi siamo distanti dall'Europa che ci soffoca, quindi intervenendo anche per dichiarazione di voto dico che voteremo contro. Grazie.

Proposta di risoluzione a firma del Consigliere Traversini (in qualità di Presidente della II Commissione). La pongo in votazione.

(L'Assemblea legislativa approva)

Interrogazione n. 351
ad iniziativa del Consigliere Rapa
“Realizzazione stazione radio base a Loreto”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 351 del Consigliere Rapa.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Sciapichetti.

Angelo SCIAPICHETTI. Grazie Presidente. In merito all’interrogazione del Consigliere Rapa, l’Arpam ha espresso il seguente parere radioprotezionistico sulla Stazione radio base Telecom e sulla Stazione radio ase Vodafone: “parere di compatibilità con esito favorevole”.
La Soprintendenza belle arti e paesaggio delle Marche ha altresì espresso il seguente parere: “parere favorevole in relazione all'esecuzione del progettato intervento di cui trattasi nel suo complesso, limitatamente alla sua compatibilità con l'interesse paesaggistico tutelato ed alla conformità dello stesso alle disposizioni contenute nel piano paesaggistico in quanto le opere progettate, per tipologia, forma e dimensione garantiscono la salvaguardia dei valori codificati dal provvedimento di tutela sopra richiamato”.
Ciò detto, le norme tecniche di attuazione del Piano regolatore generale del Comune di Loreto, nell'aggiornamento del dicembre 2015 stabiliscono, all'articolo 39 bis quanto segue:
“Stazioni radio base. Nelle zone residenziali non è ammessa la installazione di stazioni radio base, mentre sono consentite le installazioni di ‘microcelle’, con le limitazioni di cui allo specifico Regolamento comunale per il controllo dei campi elettromagnetici".
Non si è trovata una definizione normativa che distingua la microcella dalla stazione radio base.
C'è, invece, una distinzione invalsa nel linguaggio degli addetti ai lavori:
- la stazione radio base, come intesa nel comune linguaggio tecnico, ha potenze di emissione di diversi watt, generalmente qualche decina, e fino a 100/200 watt ed ha antenne ben visibili, immediatamente riconoscibili come tali per forma e dimensioni; generalmente si usa per garantire il traffico telefonico di quartieri o insiemi di quartieri urbani, o di ampie porzioni di territorio non urbano;
- la microcella, come intesa nel comune linguaggio tecnico, ha le stesse funzioni di una stazione radio base, ma ha potenze di emissione che vanno da frazioni di watt a qualche watt ed è contenuta in una scatola di piccole dimensioni; generalmente si usa per garantire il traffico telefonico su specifici edifici, per esempio edifici di muratura a conci di notevole spessore, che schermerebbero il segnale telefonico, oppure per garantirlo su piccoli complessi di edifici.
Quelle sull'Hotel Loreto a Loreto, nel linguaggio tecnico, rientrano quindi fra le stazioni radio base.
Il Sindaco di Loreto ha comunicato, con nota 4451 del 27 febbraio 2017, che il competente ufficio Suap ha avviato un ulteriore procedimento amministrativo di riesame dell'autorizzazione Suap n. 95/2016 in data 27 gennaio 2017, con le seguenti finalità:
1. verifica della conformità dell'autorizzazione alle leggi e regolamenti e comunque alla disciplina ad essa applicabile;
2. immediata sospensione dell'efficacia dell'autorizzazione per la intera durata del procedimento avviato, con conseguente preclusione alla esecuzione dei relativi lavori, per cui è stata data comunicazione;
3. il termine di conclusione del procedimento di riesame è fissato in giorni 45, con decorrenza dalla data di adozione del procedimento, salvo motivata proroga.
Credo che dobbiamo aspettare questo termine e poi vedere. Grazie

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Rapa.

Boris RAPA. Ringrazio l’Assessore per la risposta precisa e mi ritengo soddisfatto. Grazie.

Interrogazione n. 239
ad iniziativa della Consigliera Marcozzi
“Erosione costa fermana”

Interrogazione n. 366
ad iniziativa della Consigliera Marcozzi
“Erosione costa elpidiense”
(abbinate)
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca le interrogazioni n. 239 e n. 366 della Consigliera Marcozzi, abbinate.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Sciapichetti.

Angelo SCIAPICHETTI. Grazie Presidente. In data 18 gennaio 2017 è stato sottoscritto l'accordo di programma tra Regione Marche, il Comune di Porto Sant'Elpidio e Reti ferroviarie italiane per l'intervento di difesa della costa nel paraggio litoraneo dell'omonimo Comune della lunghezza di 2,3 chilometri, compreso tra la foce del fiume Chienti e quella del fiume Tenna.
L'intervento, dell'importo complessivo di 2 milioni di euro, è cofinanziato al 50% tra il Comune di Porto Sant'Elpidio e Regione Marche (Por-Fesr 2014-2020) e riguarda la manutenzione di una scogliera sommersa ad alta sommergenza (1 Fase) ed un ripascimento (2 Fase) rientrante tra gli interventi previsti dalla delibera di Giunta regionale n. 294/2013 e sottoposto alle procedure di valutazione di impatto ambientale ed alla relativa tempistica in base alla legge regionale n. 3/2012.
In merito alla 1^ Fase, di importo pari a 1.000.000,00 di euro, i lavori sono già in esecuzione da parte del Comune di Porto Sant’Elpidio, e sono da esso finanziati.
In merito alla 2^ Fase, di importo pari a 1.000.000,00 di euro, la progettazione definitiva ed esecutiva dell'intervento è affidata al Comune di Porto Sant’Elpidio che è anche ente attuatore dell'intervento e quindi garante della buona riuscita dello stesso.
Lungo il litorale fermano è attualmente in corso un ulteriore intervento di difesa della costa dell'importo di 1,72 milioni di euro in località San Tommaso Tre Archi - zona sud - che prevede la realizzazione di n. 5 nuove scogliere emerse su una lunghezza di litorale di 0,75 chilometri.
L'intervento è stato previsto dalla variante al Piano di gestione integrata delle aree costiere adottata in data 20 gennaio 2015 ed è cofinanziato da Edison Spa, in quanto posto a protezione anche di due oleodotti, dalla Regione Marche per 240.000 euro e dal Comune di Porto Sant’Elpidio per 240.000 euro.
Per quanto riguarda le manutenzioni annuali delle opere di difesa della costa e la manutenzione stagionale delle spiagge, i fondi stanziati nelle annualità 2016/2017, sono stati ripartiti il 30 agosto 2016. Il Comune di Porto sant’Elpidio ha presentato il progetto nei termini ed è stato oggetto di decreto di concessione n 282 del 13 dicembre 2016 per un importo di 89.432 euro.
Ad oggi non stati stanziati ulteriori fondi per la difesa della costa vista l’esiguita delle risorse a disposizione.
Per quanto riguarda interventi a medio-lungo termine, lungo tutto il litorale marchigiano, è in corso la redazione del nuovo Piano di gestione integrata delle zone costiere che proporrà, tra l'altro, specifici interventi nei tratti costieri più vulnerabili dal punto di vista dell'erosione e in quelli che necessitano un riordino delle opere esistenti. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatta o meno, la Consigliera Marcozzi.

Jessica MARCOZZI. Grazie per la risposta. Non sono del tutto soddisfatta per un motivo, perché quello dell’erosione della costa è un annoso problema, che affligge il litorale marchigiano, soprattutto quello fermano ed elpidiense.
E’ vero che c'è stato un accordo di programma tra la Regione, il Comune di Porto Sant’Elpidio e la Rete ferroviaria italiana, e lei ha già detto che sono stati stanziati 2 milioni di euro, ed in merito alla 1^ fase, di 1 milione di euro, i lavori sono già in esecuzione, il problema qual è? E’ che i balneari sono preoccupati per un semplice motivo, si chiedono se questi interventi andranno a risolvere il problema. Avete studiato una soluzione definitiva, risolutiva del problema? Su questo lei non ha risposto.
Viene tamponato il problema, ma non risolto. C’è un progetto per risolvere questo problema? Ad oggi i balneari sono seriamente preoccupati per le loro attività.
Si tampona, ma il problema deve essere risolto definitivamente, a tutt’oggi non è risolto e non abbiamo un progetto per la soluzione definitiva. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Sciapichetti.

Angelo SCIAPICHETTI. Se lei trova le risorse per fare un intervento complessivo lungo tutta la costa marchigiana, certamente riusciremo a risolvere i problemi di cui lei adesso ha parlato. Grazie.

Interpellanza n. 12
ad iniziativa del Consigliere Giorgini
“Condizioni degli invasi artificiali in carico al Consorzio di bonifica delle Marche”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l’interpellanza n. 12 del Consigliere Giorgini, che ha la parola per illustrarla.

Peppino GIORGINI. Grazie Presidente. Questa interpellanza è un atto dovuto anche perché il problema dell'assetto idrogeologico nella nostra regione è rilevante, per cui ho commissionato uno studio ad un tecnico con importanti qualifiche per capire un po' cosa sta succedendo nelle Marche, visto anche quello che sta succedendo in Abruzzo, ad Atri ed a Campli.
Questa interpellanza è venuta fuori dopo le dichiarazioni che ho letto sulla stampa da parte del Consorzio di bonifica, le ritengo non complete ed inesatte, in quanto il Consorzio parlava di problemi strutturali, ma chiaramente non è quello il problema delle dighe, i problemi sono ben altri.
Dopo gli eventi sismici davo per scontato da parte della Regione un controllo meticoloso dei versanti prospicienti i nostri laghi, ma dopo le dichiarazioni del Consorzio sono rimasto alquanto sconcertato nell'apprendere, e correggetemi se dico una cosa sbagliata, che tale controllo meticoloso sia a capo del Consorzio senza tener minimamente conto delle straordinarie competenze tecniche che ha la Regione Marche.
Ormai al Consorzio facciamo fare di tutto, dalla pulizia dei fiumi, alle digazioni, ai progetti sociali, alle opere di urbanizzazione per le stalle, ora anche il controllo delle dighe. A questo punto potremmo anche spostare interi uffici regionali sotto il controllo del Consorzio e delegargli di tutto e di più, visto che questo rientra nella strategia della Giunta e quindi del PD.
Detto questo, dico che tra i compiti di un Consigliere regionale c'è, senza dubbio alcuno, quello di lavorare per la salvaguardia della salute dei cittadini, in particolar modo quando si ravvisano cause di possibili scenari di rischi legati ad eventi straordinari o ordinari, ma potenzialmente sottovalutati, noi parliamo dell'assetto idrogeologico, che può essere equiparato al terremoto.
Chi è di Ancona sa il perché di quello che sto dicendo.
Stiamo vedendo la situazione nel vicino Abruzzo, adesso anche di Atri e di Campli, due situazioni drammatiche che purtroppo non saranno le ultime.
Attraverso i tecnici un Consigliere deve necessariamente interessarsi di ciò che può cagionare disagio, ancor più quando circostanze particolari mettono a rischio la sicurezza attraverso delle infrastrutture in carico alla Regione Marche.
Tali considerazioni obbligano questo Consiglio a valutare l'opportunità di censire le operazioni passate, presenti e future in relazione alle condizioni degli invasi artificiali posti sotto la tutela dell'interposto ente, cioè il Consorzio di bonifica, soprattutto per la notevole fragilità del nostro territorio.
L'ultimo rapporto dell'Ispra dà una sentenza agghiacciante sulla nostra regione, anche per le innumerevoli segnalazioni e preoccupazioni, soprattutto per la notevole fragilità del nostro territorio, che giungono da diversi cittadini.
In particolare il discorso dei versanti prospicienti i laghi, non è problema strutturale, sono i versanti in frana, dormienti - questo è il problema e adesso vi spigo il perché - che a causa delle ripetute scosse sismiche e l'anomala precipitazione nevosa potrebbero avere dei cedimenti, soprattutto su frane già identificate e classificate nel Pai e che risultano dormienti.
Questa interpellanza vuole richiamare, senza fare allarmismo alcuno, l'attenzione di questo Consiglio sulla situazione degli invasi: di Mercatale, medio corso del fiume Foglia, nel Comune di Sassocorvaro, di Castriccioni nel Comune di Cingoli, di Gerosa presso Comunanza e di Rio Canale nel territorio del comune di Campofilone e di San Ruffino fra Amandola e San Martino, sebbene quest'ultimo per il suo carattere stagionale e per le particolari condizioni morfologiche desti minori preoccupazioni.
Su tutti e quattro gli invasi elencati insistono importanti forme di instabilità di versante che potenzialmente potrebbero interagire con lo specchio d'acqua, mettendo in sollecitazione lo sbarramento sia a Sassocorvaro, lungo la strada provinciale 67, sia nell'area sud-ovest dell'invaso di Castriccioni, anche in considerazione della presenza di due importanti viadotti che fendono il lago sia presso il versante sud del lago di Gerosa, sia nel piccolo invaso di Campofilone dove sono presenti alcuni grandi fenomeni di tipo complesso.
E’ necessario pertanto valutare attentamente quale sia lo stato attuale di questi fenomeni gravitativi, alla luce di considerazioni geologiche e geomorfologiche ed anche idrogeologiche, al fine di monitorare eventuali cambiamenti dello stato di equilibrio.
L'innesco di una frana può avere diverse concause e sono da tenere nella giusta considerazione le recenti forti precipitazioni in aggiunta ad una ben nota crisi sismica, cui assistiamo ormai purtroppo da alcuni mesi e che credo non sia ancora terminata.
Per questo motivo ho fatto questa interpellanza e spero che il Consiglio e la Giunta ne prendano atto. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Sciapichetti.

Angelo SCIAPICHETTI. Grazie Presidente. Ringrazio il Consigliere Giorgini perché ci invita a fare il punto della situazione, se facciamo il punto della situazione in maniera onesta e corretta, parlando il linguaggio della verità, cercando di non ingenerare allarmismi inutili, forse facciamo un servizio, perché noi in questa regione abbiamo anche assistito purtroppo a Sindaci che, non molto tempo fa, hanno fatto conferenze stampa in cui paventavano su una diga il rischio Vajont, sapendo che si sarebbe creato dell’allarmismo incredibile, quando peraltro il rischio Vajont non era neanche paragonabile in quel caso perché non c’era un pezzo di montagna. Ho capito Consigliere Celani, però fare riferimento …, la difesa politica in questo caso non è corretta.
Per quanto riguarda la vigilanza sulla sicurezza degli sbarramenti, il riparto delle competenze prevede che le “grandi dighe” ossia con altezza maggiore o uguale a 15 metri o con volumi di invaso maggiori o uguali ad 1 milione di metri cubi, siano di competenza statale; mentre le piccole dighe, inferiori ai criteri che abbiamo detto, siano di competenza regionale.
Nel territorio della Regione Marche, come ricordava il Consigliere Giorgini, sono 5 le dighe gestite dal Consorzio di bonifica delle Marche, ecco perché facciamo riferimento al Consorzio di bonifica delle Marche, perché è l’ente che gestisce tutte queste dighe:
- diga di Mercatale che è sul fiume Foglia;
- diga di Castreccioniche è sul fiume Musone;
- diga di San Ruffino che è sul fiume Tenna;
- diga di Gerosa che è sul fiume Aso;
- diga di Rio Canale.
In particolare esse sono sotto la tutela del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti (dal 2008) - Direzione generale per le dighe e le infrastrutture idriche ed elettriche - Ufficio tecnico per le dighe di Firenze - sezione distaccata di Perugia che provvede, fra l'altro, alla vigilanza sulla costruzione delle dighe di competenza e sulle operazioni di controllo e gestione spettanti ai concessionari.
Sono quest'ultimi infatti che, attraverso il Foglio di condizioni per l'esercizio e la manutenzione della diga, provvedono a tutte le operazioni per la gestione e la conduzione dell'impianto ed al rilevamento di eventuali fasi critiche.
Per quanto riguarda le competenze regionali, sussiste la Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri 8 luglio 2014 che pone gli “Indirizzi operativi inerenti all'attività di protezione civile nell'ambito dei bacini in cui siano presenti grandi dighe”.
In particolare la struttura della Protezione civile deve redigere il documento di protezione civile che stabilisce per ciascuna diga le specifiche condizioni per l'attivazione del sistema di Protezione civile, le comunicazioni e le procedure tecnico-amministrative da attuare nel caso di eventi, temuti o in atto, coinvolgenti l'impianto di ritenuta o una sua parte e rilevanti ai fini della sicurezza della diga e dei territori di valle (“rischio diga”), e nel caso di attivazione degli scarichi della diga stessa con portate per l'alveo di valle che possono comportare fenomeni di onda di piena e rischio di esondazione (“rischio idraulico a valle”).
Chiarito il campo delle competenze, in relazione alle richieste prodotte nella interpellanza di cui trattasi, il Consorzio di bonifica delle Marche ha rappresentato quanto segue in relazione ai diversi punti espressi nell'interpellanza:
1) se siano state messe in atto misure di monitoraggio, verifica e controllo dello stato di attività dei fenomeni di dissesto idrogeologico (episodi di dissesto, riattivazioni di fenomeni esistenti, indizi di possibile attivazione) in prossimità dei bacini artificiali marchigiani in carico al Consorzio di Bonifica, allo scopo di prevenire incidenti legati alla interazione fenomeno franoso/specchio d'acqua.
La risposta del Consorzio è: “per espressa previsione dei Fogli condizioni di ciascuna diga, il guardiano e l'ingegnere responsabile della diga, il primo quotidianamente, il secondo in caso di evento critico, sono tenuti al controllo visivo della stabilità delle sponde, onde prevenire e monitorare ogni possibile scivolamento verso il lago; la qual cosa è puntualmente avvenuta senza esitare (e non avendo comunque) alcunché da segnalare, come peraltro asseverato straordinariamente dal responsabile diga a seguito di ogni singolo evento sismico superiore a magnitudo 4.0” perché c’è anche questo problema particolare.
2) se, nel caso di risposta negativa al quesito precedente, sia nelle intenzioni del Consorzio monitorare tali episodi soprattutto i più rilevanti.
Si ribadisce quanto appena affermato nel preciso senso che è previsto comunque, fuori dagli eventi critici un monitoraggio quotidiano che va al di là, ripeto, degli eventi sismici.
3) in particolar modo, quale siano le misure che questa amministrazione intende applicare per verificare nel prossimo futuro, l’eventuale evoluzione delle condizioni di innesco di tali fenomeni, nella considerazione degli episodi sismici straordinari degli ultimi mesi.
Si risponde che nel premettere che allo stato non si segnalano criticità, quando e se dovessero insorgere, strumentazioni specifiche montate sul posto consentiranno un monitoraggio diretto e costante della criticità che ad oggi non sono segnalate e non ci sono.
4) alla luce delle dichiarazioni del Presidente del Consorzio di bonifica, le quali lasciano intendere la sua attenzione verso la struttura della diga, ma non nei confronti del pericolo derivante dall'instabilità dei versanti dell'invaso, se sia nelle intenzioni di questa amministrazione, esautorare il Consorzio di bonifica della sua prerogativa di verifica sulla sicurezza dei versanti, qualora di sua competenza.
Non appartiene alla competenza regionale alcun provvedimento inerente la gestione delle dighe consortili, l’ho spiegato prima, in quanto queste sono sotto la diretta amministrazione dello stesso Consorzio di bonifica sulla base delle direttive del Ministero delle infrastrutture - Direzione generali per le dighe.
Questo è quanto speriamo che sia stato esauriente rispetto ai problemi ed ai quesiti che il Consigliere Giorgini poneva. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Giorgini.

Peppino GIORGINI. Grazie Presidente. Ringrazio l’Assessore Sciapichetti. Quello che ha detto in parte è sufficiente, però, ripeto, che ci sono quattro invasi, e noi abbiamo i dati di questo, dove insistono importanti forme di instabilità di versante. Importanti, ribadisco, forme di instabilità di versante.
Io l'ho detto, è registrato, noi questo lo stiamo verificando, non è allarmismo, per carità di Dio, è una forma di prevenzione, già di guai ne abbiamo tanti, se ce ne fossero speriamo di poterli bloccare in tempo.
Abbiamo dei tecnici straordinari in Regione, con competenze straordinarie, che credo possano essere d'appoggio al Consorzio di bonifica che penso non abbia tecnici che possano prevedere se una frana è dormiente, se è instabile o se non è instabile.
Invito, caro Assessore, a tenere l’attenzione alta su questa problematica perché già, come ho detto, di guai ne abbiamo troppi, cerchiamo di evitarli! Grazie della risposta.

Interrogazione n. 371 - a risposta immediata
ad iniziativa del Consigliere Fabbri
"Cessazione incarico del Segretario generale dott. Fabrizio Costa"
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 371 del Consigliere Fabbri. Ha la parola per la risposta il Presidente Ceriscioli.

Luca CERISCIOLI. L’interrogazione è strana nella richiesta, forse aiuta a capire la scelta del dott. Costa il fatto che lui sia già in Cina in questo incarico con il Ministero dell’economia e finanza, che è la sua occupazione ordinaria, e scegliere di andare a lavorare in Cina non è come essere tornato a Roma o all’incarico precedente.
Qualche mese fa gli è stata prospettata una opportunità che probabilmente era nei suoi desideri e che non era maturata prima, insieme abbiamo concordato il fatto di completare quello che era uno degli obiettivi più importanti della sua presenza, ovvero la riorganizzazione, ha tenuto fede perché siamo riusciti a far coincidere i tempi della sua uscita e della riorganizzazione, cosa che ha richiesto, per quanto riguarda l’incarico che andrà ad occupare, uno slittamento di qualche mese per poter collimare obiettivo e fuoriuscita.
Io l’ho definita, con le persone che frequento, una scelta anche di vita perché decidere di andare a passare qualche anno in Cina non è esattamente un fatto puramente professionale, dentro c’è anche una scelta di vita.
Non ci sono ragioni particolari se non questa, se non un incarico che è stato ritenuto, da parte del dott. Costa, estremamente interessante e con grande concordia abbiamo gestito questo passaggio, questa fase.
Altre questioni a me note non ci sono.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Fabbri.

Piergiorgio FABBRI. Mi rallegro per il dott. Costa che può tranquillamente scegliere un lavoro o un altro. Da voi ricopriva un incarico particolarmente delicato ed importante. Gli era stato dato mandato fino alla fine della legislatura, se ne va dopo un anno, se ne va dopo aver organizzato la rotazione, l'introduzione dei dirigenti, quindi siamo preoccupati di vedere chi prenderà l'eredità del dott. Costa nell’assistere questa Giunta che effettivamente in varie occasioni mostra un po' la corda nel potere organizzativo, vediamo il terremoto.
A latere, questo è un question time, l’unico sopravvissuto di quattro, l’avevamo posto su Ersu, sanità e terremoto e l'ufficio ci ha rimbalzato - noi con l’ufficio parliamo molto bene - perché giustamente del dispositivo c'erano due domande e ci ha detto no, da regolamento se ne può fare una sola, io infatti chiedevo, oltre alle motivazioni, con quali tempi sarebbe stato sostituito il dott. Costa. In maniera molto ligia ho cancellato la seconda domanda. Però il question time può essere messo all’ordine del giorno anche per fatti interessanti, di urgenza, di attualità, di particolare rilevanza, come il terremoto, la questione sanitaria e la scadenza delle assicurazioni di un Ersu che forse comportano esborso inutile di denaro pubblico. Ho chiesto quindi una risposta scritta da parte del Presidente Mastrovincenzo per dire che i question time non erano ammissibili. Non è accettabile che i nostri collaboratori vengano rimbalzati dall'ufficio che dice: “No, questa non te la accetto”. Per favore, la correttezza istituzionale vuole che mi si spieghi a norma di regolamento perché un atto non è ammissibile, questo è un comportamento che ritengo non potremmo più accettare. Grazie.

PRESIDENTE. La prossima volta riporteremo per iscritto le eventuali motivazioni.

Interrogazione n. 320
ad iniziativa del Consigliere Giancarli
“Partecipazione della Regione Marche al Salone del libro di Torino 2017”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l’interrogazione n. 320 del Consigliere Giancarli.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Pieroni.

Moreno PIERONI. Per alcuni anni la Regione Marche ha partecipato al Salone internazionale del libro di Torino con l’opportunità di presentare non solo l’attività editoriale del Consiglio, della Giunta regionale e di molte istituzioni, ma anche di proporre un settore economico, l’editoria, che nelle Marche ha una tradizione tuttora molto fiorente, che va salvaguardata e incoraggiata.
A tal proposito nel Piano triennale della cultura 2017/2019, in corso di approvazione, nella scheda 14 “Editoria culturale” al punto “Attività di valorizzazione e promozione dell’editoria marchigiana” si prevede la partecipazione della Regione alle principali fiere ed appuntamenti espositivi di settore, nonché azioni di sostegno per gli editori al fine di favorire la partecipazione a fiere ed iniziative legate al libro.
Nella delibera di Giunta regionale n. 119 del 13 febbraio 2017, inoltre, al punto 2 “interventi in materia di editoria - Partecipazione al Salone del libro di Torino e acquisto libri” si ribadisce di partecipare al XXX Salone che si svolgerà quest’anno dal 18 al 22 maggio in quanto è un essenziale punto di riferimento per gli operatori del settore editoriale. Il Salone di Torino rappresenta infatti un’importante vetrina per valorizzare l’intero comparto ed è un momento di incontro e discussione sia per i lettori che per le varie realtà imprenditoriali legate all’editoria, in cui alcune emergono per qualità anche a livello nazionale.
Considerato che l’attività della maggior parte delle case editrici insiste nelle tre province colpite dagli eventi sismici, sono state richieste alla “Fondazione per il libro, la musica e la cultura” di Torino (che organizza la fiera) particolari condizioni di favore per poter partecipare alla prossima edizione del Salone che sono state accolte positivamente con l’applicazione di un notevole sconto sullo spazio espositivo. E qui dobbiamo ringraziare l’organizzazione della fiera di Torino.
Trattandosi di un’iniziativa con finalità soprattutto culturali, si rileva la necessità di allestire uno stand istituzionale a carattere promozionale, con vari spazi attrezzati: per gli editori, per la presentazione di libri, per proiettare video sulle peculiarità storico-artistiche e paesaggistiche della regione. Distribuire materiale informativo turistico-culturale, soprattutto in questo particolare momento a seguito degli eventi sismici, capace di promuovere il contesto culturale, turistico ed ambientale delle Marche vivacizzato ogni anno da numerose iniziative.
Si intende pertanto offrire la possibilità ai piccoli editori di presentare i propri libri e le ultime novità ad un pubblico nazionale ed internazionale, sollecitandone la presenza - magari anche per uno o due giorni - alle varie iniziative che si intende realizzare nello spazio espositivo.
Per tutti i giorni del Salone la web tv del Consiglio regionale trasmetterà in diretta quanto avviene nello stand per consentire, a chiunque e in qualsiasi parte del mondo, di assistere alle presentazioni dei libri attraverso internet, fruibili anche attraverso i siti web della Giunta e del Consiglio regionale collegandosi a www.cultura.marche.it e www.consiglio.marche.it.
Sempre nel sito web del Consiglio regionale, nello speciale dedicato a Torino 2017, sarà possibile consultare il programma delle presentazioni, l’elenco degli ospiti e degli editori partecipanti, vedere le interviste e le foto realizzate ogni giorno all’interno dello stand.
La struttura regionale, competente in materia di cultura, sta procedendo all’avvio delle procedure che consentano di predisporre lo stand, con arredi standard e le attrezzature necessarie per svolgere le suddette attività di promozione, corredate da alcuni servizi.
Lo stand istituzionale di 100 metri quadrati sarà nel Padiglione 1, vicino a quello della Regione Umbria e della Regione Lazio, con l’intento di organizzare insieme momenti di confronto e di dibattito sugli interventi ed azioni da attuare per superare questo particolare momento di difficoltà.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Giancarli.

Enzo GIANCARLI. Grazie Assessore. La presenza della Regione Marche alla 30ª edizione del Salone internazionale del libro è una bella notizia, è una notizia significativa e di valore. Quindi Assessore la ringrazio, non voglio dire nulla perché condivido tutte le motivazioni che lei ha portato.
Mi sono permesso qualche mese fa di sollecitare questa presenza proprio per il fatto che nella nostra regione vi sono tantissime case editrici, anche di modeste dimensioni, c’è una grande vivacità culturale, c'è tanta ricchezza professionale, ci sono tante intelligenze impegnate nel settore.
E’ un servizio che facciamo alla nostra regione, ai marchigiani, ha un'importanza sicuramente anche di valore economico, c'è una ragione in più, come lei giustamente ha sottolineato, che è quella che purtroppo la nostra regione è stata colpita dagli eventi sismici, quindi anche questa è un'ulteriore testimonianza che vogliamo ripartire. Grazie.

Interrogazione n. 349
ad iniziativa del Consigliere Busilacchi
“Aeroporto Sanzio bloccato dalla nebbia”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l’interrogazione n. 349 del Consigliere Busilacchi.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Casini.

Anna CASINI. Abbiamo sentito Aerdorica in quanto la risposta è molto tecnica.
La responsabilità dei servizi alla navigazione aerea presso l’Aeroporto delle Marche è dell’Enav che gestisce i decolli, gli atterraggi, la movimentazione al suolo degli aeromobili e pianifica eventuali potenziamenti della strumentazione.
L’Aeroporto delle Marche è dotato di sistema di avvicinamento strumentale ILS in categoria 1 che consente atterraggi in condizione di visibilità fino a 550 metri.
La strumentazione presente sullo scalo Raffaello Sanzio è equivalente ai limitrofi aeroporti di Rimini e Pescara, mentre è assente all’aeroporto di Perugia.
Il radar non è di ausilio per operazioni di atterraggio o decollo in caso di nebbia, ma per regolare la movimentazione a terra degli aeromobili o per l’applicazione delle distanze di sicurezza fra aeromobili in volo.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Busilacchi.

Gianluca BUSILACCHI. Grazie Assessore. Grazie anche per questi elementi tecnici che riporto a chi aveva sollecitato questa interrogazione, avevo incontrato degli imprenditori che si erano lamentati che spesso, durante questo inverno, per fenomeni di nebbia il nostro aeroporto aveva dei problemi, dei disagi, e sollecitavano il radar.
Però a quanto apprendiamo non è il radar che risolve la questione e mi pare che la strumentazione sia analoga a quella di altri aeroporti limitrofi.
Questa risposta è stata utile perché ci consente di portarla sul territorio alle categorie che chiedevano dei chiarimenti. Grazie.

Interrogazione n. 348
ad iniziativa della Consigliera Pergolesi
“Stato di attuazione della legge regionale 22 gennaio 2013, n. 1 ‘Disposizioni organizzative relative all’utilizzo di talune tipologie di farmaci nell’ambito del Servizio sanitario regionale per la somministrazione e la continuità terapeutica con il ricorso ai farmaci cannabinoidi’”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 348 della Consigliera Pergolesi.
Ha la parola, per la risposta, il Presidente Ceriscioli.

Luca CERISCIOLI. Punto 1: la P.F. competente sta provvedendo alla predisposizione di un nuovo atto deliberativo che seguirà il percorso previsto dalla legge regionale 1/2013.
Punto 2: la delibera di Giunta regionale n. 617/2016 e il decreto n. 9/2016 sono stati correttamente e tempestivamente trasmessi a mezzo Pec al Direttore generale dell’Asur e a tutto il servizio sanitario. Le attività di comunicazione della Regione sono definite nel piano di comunicazione annuale, nello specifico il tema dei farmaci cannabinoidi potrà essere inserito nel prossimo piano.
Punto 3: l’indicazione relativa agli impieghi terapeutici elencati nel regolamento sono contenuti nel decreto ministeriale del 9 novembre 2015 che al paragrafo 4.1 stabilisce quali siano gli impieghi ad uso medico della cannabis.
Si segnala inoltre che la Regione ha recepito integralmente le indicazioni ministeriali, quindi tutto quello che era all’interno del decreto è stato totalmente recepito.
Punto 4: le aziende del servizio sanitario regionale stanno verificando la possibilità di allestimento dei preparati a base di cannabis nelle farmacie ospedaliere e stanno predisponendo le procedure relative ad acquisto, prescrizione, dispensazione, allestimento, trasporto ad altra farmacia richiedente, movimentazione nel registro scarico/carico, monitoraggio e sorveglianza.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatta o meno, la Consigliera Pergolesi.

Romina PERGOLESI. Mi fa molto piacere che la P.F. competente abbia ritenuto di dover fare il passaggio dovuto previsto per legge, quindi mi auguro che questo regolamento quando passerà in Commissione venga rivisto perché, come facevo presente nell’interrogazione, alcune tipologie di malattie e di sostanze sono state omesse.
Lei, Presidente, ha fatto bene a far riferimento a quelle che sono le indicazioni del Ministero, l'unica differenza è che le indicazioni del Ministero di fatto sono solo un elenco informativo e non corrispondono affatto ad una lista di indicazioni, come risulta dall'allegato. In seguito ad una domanda fatta all'Ufficio centrale stupefacenti, è stato redatto un documento per conto del Ministero che ha osservato che ci sono delle tipologie ammesse anche in altri Stati e patologie non presenti.
In merito a questo l’Ufficio centrale stupefacenti ha risposto che solo l'Agenzia italiana del farmaco è l'Autorità nazionale competente per l'attività regolatoria dei farmaci in Italia e per la cannabis, non trattandosi di un medicinale registrato, ma di un principio attivo di origine vegetale da impiegare per le preparazioni magistrali estemporanee, preparati in farmacia su prescrizione del medico. E’ improprio parlare di indicazioni e numerose associazioni, che si occupano di tutela dei pazienti e della salute, ci avevano chiesto di poter intervenire in audizione in Commissione, questo per evitare che la Giunta e la Regione Marche potessero stabilire aprioristicamente un elenco di patologie per le quali fosse possibile prescrivere o meno l'uso dei medicinali cannabinoidi escludendo di fatto delle patologie gravi.
Mi fa piacere che ci sia questo passaggio dovuto e mi auguro che questa cosa non accada in futuro. Grazie.

Mozione n. 205
ad iniziativa del Consigliere Zura Puntaroni
"Interventi urgenti in favore delle popolazioni e dei territori interessati dagli eventi sismici del 2016 – proposta di adozione di un provvedimento ad hoc che consenta l’istallazione provvisoria di strutture prefabbricate"
(Discussione e votazione risoluzione)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la mozione n. 205 del Consigliere Zura Puntaroni.
Su questa mozione nella scorsa seduta è stata fatta un’ampia discussione.
E’ stata presentata una proposta di risoluzione a firma dei Consiglieri Biancani, Zura Puntaroni, Micucci, Giancarli, Giorgini, Bisonni Giacinti.
Ha la parola, per l’illustrazione, il Consigliere Biancani.

Andrea BIANCANI. Grazie Presidente. Come lei ha detto lo scorso Consiglio regionale, si è deciso di sospendere la discussione legata alla mozione presentata dal Consigliere Zura Puntaroni in attesa di riuscire a trovare un documento che potesse essere condiviso da parte dell’intero Consiglio.
Abbiamo fatto un lavoro che ci ha portato a presentare questa risoluzione che è stata firmata da tutti i componenti della III Commissione, quindi mi auguro che sia che possa essere votata dall’intero Consiglio regionale.
Ovviamente è un argomento molto delicato e sensibile in cui molti cittadini marchigiani sono coinvolti ed interessati in maniera diretta, quindi mi auguro che la votazione possa essere unitaria.
La presente risoluzione si pone l’obiettivo che la Giunta si attivi affinché venga riconosciuta la modifica della normativa statale esistente, sia ordinaria che speciale, emanata a seguito del recente evento sismico o con autonomo provvedimento del capo del Dipartimento della Protezione Civile per far sì che i Comuni possano autorizzare e disciplinare l’installazione, in aree private, di manufatti temporanei provvisori, per un periodo superiore, noi abbiamo fatto riferimento al d.p.r. 380 il quale prevede un periodo massimo di 90 giorni. Terminata l’emergenza o nel momento in cui il soggetto interessato ha la possibilità di rientrare nel fabbricato di civile abitazione, il manufatto, per cui ha chiesto l’installazione in maniera provvisoria, occorre rimuoverlo.
Ci rendiamo conto e nel nostro documento si evidenzia il fatto che è necessario che vengano superate alcune procedure, che i vincoli esistenti normalmente vengano superati.
Devo dire che questa risoluzione nasce anche dal fatto che già diversi mesi fa, diversi Comuni hanno evidenziato la difficoltà di rispondere alle esigenze abitative diffuse sul territorio ed avevano chiesto la possibilità di poter autorizzare delle installazioni provvisorie.
Diciamo quindi che questa risoluzione nasce da questa forte esigenza, che i Sindaci ed i Comuni hanno in alcune zone, di consentire l’installazione provvisoria dei manufatti.
Le norme statali e quelle regionali che si rifanno a quelle statali oggi non consentono di installare queste strutture provvisorie per un periodo superiore ai 90 giorni. La procedura che individua la legge 229/2016 per risolvere l’emergenza abitativa prevede che i Sindaci possono individuare, in accordo con il Dipartimento di protezione civile, le aree che poi saranno destinate all’installazione di queste strutture provvisorie. Questo è consentito solamente in aree pubbliche e in zone che vengono individuate direttamente dai Sindaci in accordo con la protezione civile, ma non lo si può fare in aree private.
Quindi la nostra risoluzione ha l’obiettivo di consentire procedure più snelle anche in aree private. Ci rendiamo conto che non sarà un provvedimento che potrà essere sviluppato nell’intero territorio, in tutte le città, perché per chi abita in località abbastanza urbanizzate non è semplice trovare aree private, però è un provvedimento che può essere sicuramente utilizzato in zone più periferiche, o nelle zone agricole, o per i privati che hanno avuto danneggiata la propria abitazione o comunque un manufatto di altro tipo, e che hanno a disposizione un terreno disponibile.
Le perplessità sono legate alla rimozione, le persone devono impegnarsi a rimuovere questi fabbricati, sarà cura del Comune rimuoverle qualora il soggetto che ha installato il fabbricato non adempia a quello che la norma prevede.
C’è tutta una serie di punti, salvo i diritti di terzi, e tutta una serie di dati che questa risoluzione riporta, però il concetto è quello che ho descritto finora. Grazie.

Presidenza della Vicepresidente
Marzia Malaigia

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Zura Puntaroni.

Luigi ZURA PUNTARONI. Presidente mi è stato chiesto un chiarimento, abbiamo utilizzato il termine emergenza, si intende abitativa, nel senso che l'emergenza abitativa può durare un ciclo di 5/10, anche se probabilmente sarà di 15/20 anni, quindi rispondo all’osservazione dei colleghi.
Poi se vogliamo essere più precisi e fare un emendamento, lo possiamo fare, ma non cambia il senso. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Celani.

Piero CELANI. Sia la mozione originaria che la risoluzione indicano chiaramente l’emergenza abitativa, cioè tutto è finalizzato a risolverla. Questo è abbastanza chiaro, anche perché nella risoluzione si richiama l’articolo 4 bis della legge 229/2016, che sarebbe la legge di conversione dei decreti, che prevede procedure snelle per poter individuare le aree in deroga alla normativa vigente, per mettere i container, quindi per similitudine, per accostamento è stato fatto anche questo tipo di ragionamento.
Credo che, da come era stata impostata la mozione del Consigliere Zura Puntaroni, che ringrazio per aver avuto questa sensibilità, questa risoluzione vada avanti e cerchi di incidere su quello che è il problema di fondo, una normativa nazionale che deve essere necessariamente cambiata o derogata, il decreto 380/2001, per introdurre il concetto di autorizzazione provvisoria in deroga alle norme urbanistiche ed edilizie.
L’unica cosa che voglio dire è che nella risoluzione l’unica cosa che interessa è lo spirito, non il tecnicismo e lo spirito è quello di sollecitare chi ha la capacità, la potestà di decidere e di cambiare, di occuparsi di questa problematica che è ben specificata nelle premesse.
L’unica cosa tecnica che mi pone qualche piccola riserva tecnica e mentale, ma ripeto è solo di carattere generale, è aver legato questo impegno all’articolo 6, comma 1, lettera e bis) del d.p.r. 380/2001. Questo non fa altro che indicare quali sono le attività che non hanno bisogno di autorizzazione edilizia perché si configurano all’interno dell’edilizia libera, infatti l’articolo 6, comma 1, dice: fatte salve le prescrizioni degli strumenti urbanistici comunali e comunque tutte le leggi possibili ed immaginabili che possono interagire con un permesso di costruire, sono attività libere e le elenca, ci sono anche le opere dirette a soddisfare obiettivi ed esigenze contingenti e temporanei, però non sono costruzioni vere e proprie in quanto devono essere tempestivamente rimosse nell'arco di 90 giorni qualora l’autorità preposta lo richieda.
In pratica c’è questa deminutio di collegare una parte emergenziale, come questa, all’articolo 6 del d.p.r. n. 380/2001. Però mi auguro che coloro che avranno questa risoluzione a livello centrale - auspico che il Commissario la porti immediatamente all’attenzione del Ministero - possano ragionare in termini molto più ampi, che non quelli di una semplice autorizzazione provvisoria per opere minimali che, ai sensi dell’articolo 6 del d.p.r. n. 380/2001, non occorrevano di autorizzazione edilizia perché rientravano nell’attività libera.
Forse questo aspetto poteva essere gestito diversamente, però un passo avanti l’abbiamo fatto e ci auguriamo che possa essere preso in considerazione con tempi molto brevi, altrimenti fra 6 mesi questo discorso non serve più, anzi se autocritica dobbiamo fare arriviamo molto tardi.
Questo è un discorso che doveva essere fatto ad ottobre per evitare le situazioni che poi si sono create in inverno. Tanto è vero che, ed è anacronistico, il d.p.r. n. 229 è stato approvato il 15 dicembre 2016 e raccomandava ai Sindaci di mettere immediatamente a disposizione le aree, visto l’avvicinarsi dell’inverno, quando l’inverno già c’era, tutta una serie di cose che è meglio lasciar perdere, transeat dicevano i latini, andiamo avanti e cerchiamo di risolvere i problemi più che complicarli. Grazie.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione.
Proposta di risoluzione. La pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

PRESIDENTE. La mozione non viene messa in votazione perché assorbita dalla risoluzione.

Mozione n. 196
ad iniziativa del Consigliere Marconi
"Disposizioni in materia di attestazione proprietà di beni immobili e mobili da parte dei cittadini extracomunitari"
(Discussione e votazione)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la mozione n. 196 del Consigliere Marconi, che ha la parola per illustrarla.

Luca MARCONI. Questo argomento era già stato oggetto di interrogazione, alla quale aveva risposto l’Assessore competente. Lo ripropongo come mozione, non incide direttamente, ma è una di quelle mozioni-promozioni di interventi presso il legislatore nazionale anche se trattasi di materia, l’Isee, che è anche nostra.
Il concetto è semplicissimo, noi abbiamo il controllo dell’Isee in capo ai nostri cittadini italiani, ma non abbiamo il controllo dell’Isee in capo agli stranieri.
Gli stranieri non hanno l’obbligo …, non è che non hanno l’obbligo, ma non c’è una procedura per verificare, per esempio, eventuali proprietà detenute all’estero. Alla semplice autocertificazione normalmente non si dà seguito tramite accertamenti.
E’ un fatto di pura equità, perché, per carità, può capitare che il cittadino straniero sia proprietario di un appartamento nella sua terra d’origine e, in base a quello, non avrebbe la fascia Isee conseguente per ottenere benefici, quindi ottiene un beneficio al posto di un cittadino italiano che magari avendo un appartamento non può ottenerlo.
Non è che con questo noi cambiamo la disciplina, ovviamente, poniamo insieme a diverse altre Regioni un dato di riflessione al legislatore nazionale, al Governo, perché con una semplice procedura, oggi addirittura informatica, i Consolati possono trasmettere queste verifiche riguardo all’Isee presso i Consolati stranieri, quindi sia i cittadini italiani che gli extracomunitari avrebbero lo stesso trattamento.

PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Leonardi.

Elena LEONARDI. Grazie Presidente. Intervengo dicendo anche quella che sarà la mia dichiarazione di voto, favorevole rispetto alla mozione presentata dal Consigliere Marconi e lo faccio perché voglio sollevare una questione analoga che già un anno fa ho posto all'interno di una proposta di legge che prevedeva di rivedere i criteri di assegnazione degli alloggi popolari. Uno degli aspetti che chiedevo di rivedere all'interno della normativa regionale era proprio quello legato alla verifica del possedimento di beni immobili all’estero, da parte degli extracomunitari che fanno richiesta per entrare in graduatoria. Quindi la mozione del Consigliere Marconi va nella stessa direzione della proposta di legge specifica per l'assegnazione delle case popolari che giace - mi dispiace ricordarlo, ho già sollecitato in maniera bonaria il Presidente della Commissione - da un anno.
Reputo che su questo si possa intervenire non solo con una volontà e con un intento, come si fa oggi nella mozione presentata, ma lo si possa fare in maniera concreta incidendo e modificando la normativa regionale.
Credo che questa sia una riflessione seria che si possa fare. Se oggi la mozione del Consigliere Marconi dovesse passare chiederò fortemente che la mia proposta di legge, che giace, trovi accoglimento all’interno della Commissione e poi, mi auguro, anche dell’Aula.
Il tema è serio, non si vuole fare speculazione, non si vuole lasciare spazi che creino il qualunquismo del razzismo, qui si tratta di verificare che ci siano eguali trattamenti per tutti i cittadini che fanno domanda e credo che l’intervento delle Ambasciate, che certifichino e che possano decretare in maniera concreta se ci sono possedimenti, case, negozi, e quant’altro all'estero, possa e debba essere fatto.
Ribadisco il voto favorevole e colgo l'occasione per sollecitare nuovamente la calendarizzazione della proposta di legge. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Marcozzi.

Jessica MARCOZZI. Condivido in pieno questa mozione perché in un sistema che fa della globalizzazione il suo punto di forza risulta davvero anacronistico e curioso che, nell'espletamento di un servizio sociale, come quello legato alla prestazione di beni immobili e mobili, incontri un ostacolo proprio nella verifica dei requisiti dei richiedenti extracomunitari.
Farsi carico di questo nodo presso la Conferenza Stato-Regioni deve essere solo il primo passo in un piano di trasparenza interstatale. Purtroppo non sarà un percorso facile e si rischia anche di non trovare la dovuta collaborazione da parte degli altri Stati. Ma si tratta di un dovere morale che la politica a tutti i livelli ha.
Non dimentichiamoci che nell'assegnare una casa a qualcuno che non ne ha i requisiti, non si procura un danno solo alle carte dello Stato, ma anche e soprattutto, a coloro che, a causa di un gap di controllo, restano indietro nelle liste pur essendo in regola con i requisiti.
Questo è un principio di legalità e trasparenza davanti al quale non si può prescindere. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Zura Puntaroni.

Luigi ZURA PUNTARONI. Grazie Presidente. Fa piacere anche a noi che, a distanza di tempo, venga rispolverato questo argomento. Non dimentichiamo che la questione era nata molto tempo fa dal Sindaco di Cascina che nel suo Comune aveva esposto delle perplessità a questo stato di fatto che è molto iniquo, nel senso che un italiano è controllabile al 100%, un immigrato che risiede qua non è controllabile, quindi c'è un gioco, una lotta impari. Il cittadino italiano accede ad un concorso a fronte di una documentazione analitica che deve proporre per contro si trova un immigrato che porta una documentazione incompleta ed è avvantaggiato.
Questo è uno stato di fatto in tutta Italia e non è più tollerabile.
Anche noi ad inizio legislatura abbiamo presentato qualche documento, come ha detto prima la Consigliera Leonardi, ci fa piacere, non è che ci dispiace, che anche il Consigliere Marconi con ritardo si sia ricordato oppure ponga rimedio, una toppa, a quelle macerie, a quei vestiti sbrindellati.
L’importante è che si porti a compimento un percorso che indichi chiaramente le modalità del gioco, nel senso che l'assegnazione di benefici da parte dello Stato abbia regole uguali e certe per tutti, sia per il nostro cittadino che per l’immigrato. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Busilacchi.

Gianluca BUSILACCHI. Grazie Presidente. Sappiamo che questo tema non è una competenza della Regione, quindi non c'è la possibilità di modificare delle norme regionali per intervenire su questo tema, questo non vuol dire che non si possa fare una mozione, noi possiamo fare mozioni anche riguardanti la pace nel mondo, che a quel punto diventano un intendimento politico che non ha conseguenze immediate sulla normazione regionale.
Ciò premesso, venendo al fatto che questo atto non può essere altro che un atto politico, quindi soggetto a valutazione politica, io e gli altri colleghi del gruppo ci asterremo perché essendo soggetto a valutazione politica si raffrontano due aspetti che sono entrambi importanti e significativi.
Da un lato condivido il tema che è quello dell'equità, il principio che tutti i cittadini devono essere soggetti a trattamenti equi, è un principio che condivido e che mi trova d'accordo, quindi sono convinto che sarebbe utile che tutti coloro che accedono a servizi pubblici, pagati con le tasse dei contribuenti, siano messi nella stessa condizione e che i loro redditi, i loro patrimoni, possano essere commisurati. Quindi questa parte della mozione mi convince, quindi diciamo che tenderei a votare si. Però non mi sfugge un altro aspetto, esiste nel nostro Paese e non solo nel nostro Paese, da molto tempo, un movimento politico che tende a colpevolizzare i cittadini immigrati e a caricarli di colpe anche ben al di là di quelle che hanno, e questa è una valutazione politica, e il Partito Democratico è contrario a questo genere di valutazione, quindi il primo aspetto, che è giusto, si va a scontrare con un principio più di carattere generale. Per questo mi asterrò.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Maggi.

Giovanni MAGGI. Noi siamo in linea con il principio dell'eguaglianza, dell'equità, della perequazione, tra i cittadini sia italiani che stranieri. La mozione quindi sul principio politico ci può trovare consenzienti, non ci trova d'accordo quando diventa velleitaria. Prima di tutto non è materia della Regione, come diceva il Consigliere Busilacchi, poi chiedere ai Consolati di verificare se i cittadini straniere hanno proprietà o altro, soprattutto nei Paesi dove ci sono guerre, magari i cittadini stranieri che hanno la condizione di rifugiati politici, ci sembra una dichiarazione velleitaria perché vorrei vedere non solo i Consolati ma anche le Ambasciate andare a controllare, a chiedere i catasti delle abitazioni in Siria o in Paesi del Maghreb o altro.
L’indicazione politicamente può essere recepita, ma nella pratica risulta velleitaria per cui su questa mozione ci asterremo.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Celani.

Piero CELANI. Grazie Presidente. Non mi asterrò, ma voterò a favore di questa mozione perché questi atti servono proprio per dare degli indirizzi di carattere generale e politici, mi sembra che sia questo prevalentemente lo scopo di una mozione: valutare l’ambito di un problema di carattere generale e le azioni che possono essere messe in campo, perché alcune tematiche vanno affrontate nel principio dell'equità e nel rispetto dei principi costituzionali.
Quindi se noi immaginavo e diciamo che tutti i cittadini devono essere uguali di fronte alle problematiche, non diciamo alla legge che è un principio sacrosanto, non capisco perché non ci si debba provare.
Noi sappiamo benissimo che uno dei problemi più grandi che gli enti locali affrontano è proprio questo.
Le problematiche più grandi, le polemiche più grandi e le conflittualità più grandi nascono a livello locale e sono proprio queste: i cittadini italiani non capiscono a volte, non perché vogliono infierire, il perché di certe situazioni, quindi è bene che noi affrontiamo questo problema, perché dobbiamo mettere la testa sotto la sabbia e dire che tanto è impossibile realizzarlo. Proviamoci, ci sarà pure qualche Paese in grado di dare delle risposte, qualche Consolato in grado di dare delle risposte, alcuni Paesi che sono proprio messi male non avranno nemmeno i Consolati, non avranno nemmeno la conoscenza dei loro cittadini, però in tanti altri questo problema potrebbe essere risolto. Immagino tutti i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, credo che lì ci siano le condizioni per poter dare delle risposte in questo senso. Lasciamo perdere la Siria in questo momento, l’Afghanistan e qualche altra nazione, ma anche i governi Sub-Sahariani sono in grado di dare delle risposte.
Cominciamo a circoscrivere questo problema e diamo una impostazione chiara di legittimità e di uguaglianza a questo provvedimento.
Noi non vogliamo colpevolizzare nessuno, allacciandomi a quanto diceva il Consigliere Busilacchi, noi colpevolizziamo soltanto quando qualcuno commette dei reati, sia gli stranieri che gli italiani, questo è un discorso semplicissimo, non vogliamo accanirci contro uno o contro l’altro, si vuole soltanto innescare un processo, un cammino di rivisitazione che tutti ci chiedono.
Ripeto, negli enti locali, nelle comunità locali, i poveri Sindaci che devono approvare le graduatorie per gli edifici di edilizia residenziale pubblica si trovano sempre ad affrontare tematiche di questo tipo e non sono in grado di dare delle risposte certe e chiare ai propri concittadini e dicono: “Non ho la norma, l’elemento che mi consenta di impedire a volte certe distorsioni che sono sotto gli occhi di tutti”. Per cui sono favorevolissimo alla mozione del Consigliere Marconi. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Marconi.

Luca MARCONI. Ringrazio gli intervenuti. Sono un po’ dispiaciuto perché avete fatto già la dichiarazione di voto e se l’avessi fatta io chiaramente non l'avrei cambiata, ma spiego un po’ meglio le questioni che sono sotto a questa mozione perché sul piano tecnico, Consigliere Maggi, non stiamo parlando di profughi, il profugo non fa una domanda Isee, non è il profugo che chiede il servizio, è l’immigrato.
E' l’immigrato legale, non clandestino, che può accedere a tutti i servizi come un italiano, e questo lo ritengo un principio giustissimo, perché una volta che sta qui non si può discutere perché non può farlo, il problema è che può farlo ma a parità di condizioni, quindi, primo problema: non esiste il libico o quello che non si sa da dove arriva.
La seconda questione, io ho fatto l’esempio del Consolato, Consigliere Maggi, ma non sono sicuro che questa sia la procedura, l’ho fatto per un vizio di competenza, perché le Università da più di 40 anni, cioè da quando ammettono gli studenti stranieri, hanno già in atto questa procedura e chiedono esattamente le stesse cose che chiederemmo per chi fa la domanda per la casa popolare o per avere una borsa o qualsiasi altra cosa.
Quindi non è una cosa così difficile, parlo della Palestina, penso ai 100 studenti palestinesi che stanno all’Università di Macerata, penso ai marocchini, quindi il problema della procedura non c’è, nel senso che chiedere questo tipo di informazione tramite i nostri Consolati è una cosa abbastanza semplice perché lo studente, che viene in Italia per essere ammesso, deve portarsi dietro tutta la sua situazione patrimoniale, personale e il curriculum scolastico.
C’è questo transito che ormai è ordinario, i Consolati sono un ufficio, non è la rappresentanza dell’Ambasciata, è un ufficio con decine, centinaia di persone che fanno solo questo lavoro, quindi questo non sarebbe un aggravio eccessivo, poi per carità, oggi questa procedura non c’è, domani c’è, un po’ di lavoro in più ci sta, però l’equità costa, è questo.
All’altra obiezione che ha fatto il Consigliere Busilacchi, dico questo per precisarlo, non sono di quelli che fanno parte del movimento fuori tutti gli stranieri o, come qualcuno dice, gli stranieri sono degli invasori. Qui stiamo parlando di 5.500.000 esseri umani, donne e uomini, che abbiamo chiamato noi, qui stiamo parlando dell’immigrato legale, non stiamo parlando dell’immigrato clandestino, né del profugo, questi li abbiamo chiamati noi, questi sono i 970.000 stranieri che stanno salvando l’economia lombarda di Maroni, che è contento di averli nella sua terra perché senza questi 970.000 stranieri che lavorano nelle aziende lombarde, la Lombardia non sarebbe più la regione più ricca d’Europa.
Sono anche dell’idea che nel tempo, adesso abbiamo avuto una fase di stagnazione economica, con qualche difficoltà nell'espansione, ma se vogliamo rimettere in moto il Pil dobbiamo ripopolarci, l’ho detto tante volte, con popolazione giovane e visto che gli italiani i figli non li fanno, apriamo le case del commiato e chiudiamo i punti nascita, nelle Marche è così, credo che dovremmo accoglierne di più, accoglierne di più, come hanno detto il Consigliere Celani e la Consigliera Leonardi, evitando che questo avvenga in un contesto di difficoltà, di tensione, di incomprensione, di percezione di una sorta di ingiustizia perché lo straniero viene a togliere qualcosa.
Il dato fondamentale è fare quello che gli Stati Uniti hanno fatto da sempre, non da adesso che c’è Trump, perché non è da adesso che gli Stati Uniti sono più rigorosi nei confronti degli stranieri, perché il precedente Presidente Obama ne ha rimandati a casa quasi 4 milioni, quindi non è che l’America ha cambiato regole, l’America ha però queste regole molto precise perché da sempre è per l'immigrazione, quindi l’equità della regola va sostenuta.
Certo, mi rendo conto che stiamo nel campo della pura proposizione a livello nazionale, ma non mi sembra che la risoluzione che abbiamo approvato prima riguardi la legislatura regionale, abbiamo approvato una risoluzione con la quale chiediamo che il Governo faccia determinate cose, in questo caso c’è questo tentativo di prendere in considerazione questo indirizzo politico.
Sarebbe interessante che riguardo a queste mozioni la parte politica di ognuno di noi, la mia è piccola, ma ha una discreta rappresentanza soprattutto molto agguerrita, si renda propositiva in sede di Governo, sia di minoranza che di maggioranza, nel dire iniziamo a vedere questi argomenti, perché questo Parlamento già segue poco i cittadini, pochissimo i Comuni e le Regioni, che dovrebbero essere il loro primo interlocutore, vengono ascoltate relativamente poco, ma credo che se ci facciamo sentire qualche risultato si può ottenere e comunque, come ha detto il Consigliere Celani, tentar non nuoce.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, la Consigliera Leonardi.

Elena LEONARDI. Ho fatto la mia dichiarazione di voto positiva, però mi sento richiamata ad intervenire dopo le parole del Consigliere Busilacchi che ha, mi permetta di definirle in maniera un po’ riduttiva, limitato il discorso a una competenza nazionale.
Nella mia proposta di modifica ad una legge regionale, cito la legge regionale n. 36 del 2005 della Regione Marche, chiedo di inserire, in un comma che prevede la dichiarazione di non avere beni immobili nella regione, la dichiarazione di non possederne in territorio straniero. Per chiarire, questa è una materia nella quale noi possiamo legiferare, non dobbiamo nasconderci dietro la competenza nazionale, ma dobbiamo agire per quelle che sono le nostre possibilità e potenzialità.
Questo è un chiarimento, altrimenti sembra che abbiamo parlato a sproposito e questo non è. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Busilacchi.

Gianluca BUSILACCHI. Utilizzo la dichiarazione di voto per dire che, per carità, tutto è fattibile, però chi è che effettuerebbe i controlli in territorio straniero? Come si fa a verificare l'attendibilità di una dichiarazione? Le nostre autocertificazioni, che si fanno nei moduli, sono normate dalla legge italiana, la Bassanini, che prevede chi fa i controlli sulla mendicità delle dichiarazioni. Questa cosa non è fattibile se si va in un territorio straniero e tra l'altro non tutti i Paesi hanno, come l'abbiamo noi, l’Isee, non in tutti i Paesi il calcolo del patrimonio viene fatto, quindi non solo c'è il fatto che non è applicabile dall'Italia, ma che in generale, ripeto, il criterio giusto dell'equità trova molti ostacoli di applicabilità. Quindi mantengo l'idea dell'astensione.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Giorgini.

Peppino GIORGINI. Grazie Presidente. Questa è una situazione complessa, non è di semplice risoluzione, però c’è un punto che credo sia importante, tutte le richieste di contributi economici, quali ad esempio quelli a sostegno della locazione, all'assegnazione di alloggi pubblici ed ogni altra prestazione subordinata alla dichiarazione Isee debbono essere erogati sulla base di dichiarazioni rilasciate dalla competente autorità dello Stato straniero che certifichi la non proprietà di beni immobili e mobili nello Stato di appartenenza.
In Pakistan, Iraq, Siria quanto tempo occorre per avere una dichiarazione del genere? Il problema non è che noi siamo contrari a questa mozione, ma è di difficile applicazione. Come si può chiedere al Pakistan se un signore ha proprietà? Quanto tempo occorre?
Non è applicabile, credo che questa cosa in Paesi come l'Iraq, la Siria, il Pakistan non sia applicabile oppure occorrono dei tempi biblici, probabilmente.
Ho fatto 3 esempi, ce ne saranno altri 50, quindi pur essendo d'accordo nel principio della mozione, credo che non sia applicabile, quindi noi non ci sentiamo di votare no a questa mozione, ma per i motivi suddetti ci asteniamo. Grazie.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione.
Mozione n. 196. La pongo in votazione.

(L'Assemblea legislativa approva)

Mozione n. 212
ad iniziativa del Consigliere Maggi
"Fondo sostegno affitti"
(Discussione e votazione)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la mozione n. 212 del Consigliere Maggi, che ha la parola per illustrarla.

Giovanni MAGGI. Qui si parla ancora di Isee e del calcolo Isee, vista la crisi economica che si sta prolungando oltre ogni previsione.
C’è una legge regionale che riguarda il riordino del sistema regionale delle politiche abitative e la Giunta ha stabilito le modalità di erogazione dei fondi a sostegno dei cittadini meno abbienti, con più basso reddito, per accedere agli alloggi in locazione, tramite i Comuni che emanano appositi bandi.
Tra i requisiti per l'accesso ai contributi si richiede il calcolo Isee, la dichiarazione sostitutiva unica contenente il calcolo Isee, che ha validità fino al 15 gennaio dell'anno successivo, per cui bisogna richiedere velocemente, rapidamente ai Caf, che di solito sono quelli preposti al calcolo Isee, che ci mettono circa 15 giorni, se non 20, per dare questo calcolo.
Siccome la consegna delle domande scade il 28 febbraio e i calcoli per il Caf hanno tempi lunghi, si corre il rischio che molti non fanno in tempo ad avere dai Caf il calcolo Isee per la dichiarazione unica sostitutiva e vengono eliminati nonostante abbiano condizioni di reddito che permetterebbero ai Comuni di dare loro dei contributi, questo perché i Caf non riescono a dare la documentazione in tempi brevi.
Chiedo quindi al Presidente della Giunta, alla Giunta e al Consiglio di prorogare questo termine che scade il 28 febbraio, cioè oggi, e lo propongo perché molti cittadini ce l'hanno richiesto. Chiedo di prorogare la scadenza dal 28 febbraio al 15 marzo in modo che coloro che richiedono la documentazione ai Caf abbiano il tempo necessario per averla e per presentare la domanda per i contributi.
Quindi chiedo alla Giunta, al Presidente, di prorogare di 15 giorni questa scadenza ed eventualmente, come mi auguro che accada, di comunicare a tutti i Comuni della regione che c'è questa proroga di 15 giorni e chi ha un basso reddito, per cui chiede i contributi per l'abitazione ai Comuni, può avere un po' più di tempo per presentare questa domanda. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Casini.

Anna CASINI. La delibera 1019/2016 non necessita di modifiche perché le sue preoccupazioni non sono fondate su base tecnica, in quanto il termine indicato, del 16 gennaio 2017 fino al 28 febbraio, è relativo alla pubblicazione dei bandi che devono essere pubblicati entro questa data. L'apertura dei bandi, come è stato comunicato e comunico, può essere ampia quanto si vuole. Questa non è la scadenza per la presentazione dell’Isee.
L’altro e unico termine fissato nella delibera è quello del 15 giugno 2017 che riguarda la trasmissione alla Regione della richiesta di partecipazione da parte dei Comuni.
Tutto questo è stato comunicato ai Comuni con una Pec ufficiale e nessun Comune ha evidenziato alcun tipo di problematica, quindi non so chi le abbia sollevato il problema, ma sicuramente qualcuno che non sapeva che le scadenze erano diverse, infatti le domande non devono essere presentate entro il 28 febbraio 2017, questa è la scadenza per l’emanazione del bando.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione.
Mozione n. 212. La pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Mozione n. 209
ad iniziativa del Consigliere Rapa
"Costruzione del nuovo carcere di Camerino"
(Discussione e votazione)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la mozione n. 209 del Consigliere Rapa, che ha la parola per illustrarla.

Boris RAPA. Gli eventi sismici di fine ottobre scorso hanno colpito gravemente anche la città di Camerino, che ha subìto gravissimi danni nel centro storico.
Fra i vari problemi venutisi a creare c'è anche quello della Casa circondariale unica della Provincia di Macerata, ubicata nel centro della città.
L’emergenza è stata affrontata prontamente e i detenuti e le detenute del carcere sono stati trasferiti lo stesso 26 ottobre al carcere di Rebibbia di Roma ed il personale è stato distaccato a Montacuto, si pone ora la questione della costruzione del nuovo carcere.
Il 17 novembre 2010 è stato firmato un Protocollo d'intesa tra la Regione Marche e il Dipartimento d'Amministrazione penitenziaria per costruire una nuova struttura nel Comune di Camerino e ad aprile 2012 è stato approvato anche il progetto esecutivo. Inoltre, l'aerea sulla quale deve essere realizzata l'opera, è inserita nel PRG comunale.
La realizzazione di questa nuova struttura da 450 posti è di fondamentale importanza per due motivi. Innanzitutto perché contribuirebbe a ridurre la situazione di sovraffollamento delle carceri marchigiane, ridando in questo modo dignità ai detenuti e un ambiente di lavoro dignitoso agli agenti penitenziari.
Inoltre l'inizio dei lavori del nuovo carcere a Camerino sarebbe un segnale tangibile e concreto che nei territori colpiti dal sisma sta iniziando davvero la ricostruzione e il ritorno alla normalità.
Pertanto, con questa mozione, si chiede che si intervenga presso il Governo affinché la nuova struttura carceraria venga effettivamente realizzata nel Comune di Camerino e non altrove. Grazie.

Presidenza del Presidente
Antonio Mastrovincenzo

PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Marcozzi.

Jessica MARCOZZI. Condivido in pieno questa mozione del Consigliere Rapa, la costruzione del nuovo carcere significherebbe la ricostruzione di questa città che è stata devastata dal sisma.
Proprio un anno fa ho avuto la possibilità di visitare la Casa circondariale di Camerino ed ho visitato la struttura nella sua interezza.
In quell'occasione ho potuto constatare e toccare con mano la professionalità del personale addetto alla vigilanza dei detenuti con in testa la direzione, ma anche tutte le difficoltà che all'epoca si riscontravano in chiave lavorativa nella struttura in questione: scarsissime risorse provenienti dal sistema centrale, mancanza di un'assistenza sanitaria H24 e sottodimensionamento di organico.
Ne è scaturita anche una mia interrogazione, la numero 78 presentata il 19 novembre 2015, in cui avevo chiesto all'Amministrazione regionale di farsi carico di queste problematiche a cui oggi si aggiungono quelle legate alla struttura che è ubicata nella zona rossa di Camerino.
Trovo dunque quantomeno opportuno che, come previsto nella mozione, l'amministrazione imprima un'accelerazione per una nuova struttura essenziale per quel territorio devastato dal sisma. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Sciapichetti.

Angelo SCIAPICHETTI. Credo che la realizzazione di un carcere a Camerino sia di fondamentale importanza anche in vista di una ricostruzione dell'economia di quel territorio.
La mozione presentata dal Consigliere Rapa fa riferimento ad un Protocollo d'intesa firmato nel 2010 tra la Regione Marche ed il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria che prevedeva, per la verità, un carcere forse sopra dimensionato di 450 posti.
Sia l'amministrazione comunale che la Regione, per quello che è stato possibile in questi mesi dopo il terremoto, hanno preso contatti con l’Amministrazione penitenziaria per vedere quali fossero e se ci fossero le possibilità.
La struttura di 450 posti ormai è da consegnare alla storia, nel senso che anche l’Amministrazione penitenziaria ha detto che c'è un interesse a ricostruire una struttura su quel territorio, ovviamente non di quelle dimensioni.
Il Comune sta seguendo con grande attenzione la problematica, credo che la mozione possa essere approvata perché rafforza la posizione della Regione e rafforza la posizione del Comune e rende ancora più importante la realizzazione di questo progetto su cui l’Amministrazione e la comunità di Camerino puntano molto per il rilancio anche dell’economia.
Credo quindi che questa mozione possa essere approvata.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione.
Mozione n. 209. La pongo in votazione.

(L'Assemblea legislativa approva)

Mozione n. 166
ad iniziativa del Consigliere Celani
"Realizzazione della Strada intervalliva del Piceno (c.d. Mezzina) 1° Stralcio: Val di Tronto - Val Tesino 1° Lotto funzionale. Ammodernamento dal km. 1+850 al 6+010. Impegno a destinare le economie di spesa conseguite, al finanziamento della sistemazione della sede stradale e delle migliorie nei tratti ancora da ammodernare lungo la S.P. Mezzina, compresa tra l’inserzione con la ex S.S. Salaria (Valle del Tronto) e l’abitato di Offida"
(Discussione e votazione)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la mozione n. 166 del Consigliere Celani, che ha la parola per illustrarla.

Piero CELANI. Grazie Presidente. L’enunciato è molto lungo però il problema è abbastanza semplice, come l’Assessore Casini conosce molto bene.
Parliamo di infrastrutture e in particolare di infrastrutture viarie che sono destinate al collegamento delle aree interne, credo che il tema sia molto presente, cogente, attuale.
Noi da tempo ci occupiamo di come rivitalizzare le aree interne, abbiamo anche aderito a questo progetto Barca, ne abbiamo discusso tantissimo e purtroppo soprattutto in questo momento ne discutiamo ancora di più perché sappiamo che lo sviluppo e la promozione delle aree interne passa anche attraverso una presenza di infrastrutture materiali oltre che immateriali molto importanti.
La realizzazione di questa infrastruttura cerca di ovviare a questi soliti grandi problemi che le aree interne hanno da sempre.
Il problema dell’ammodernamento della rete viaria, che noi abbiamo in questo momento ed anche la necessità di implementarla, è diventato ancora più pressante, ancora più indispensabile perché il terremoto ha messo in evidenza la fragilità delle infrastrutture che noi abbiamo.
Avete visto, tutti noi ci siamo accorti, che ancora abbiamo dei Paesi, dei Comuni, delle frazioni isolate, proprio perché il sisma ha prodotto tanti di quei dissesti che non hanno più consentito la transitabilità di alcune arterie viarie dell’interno e questo non succede soltanto per quanto riguarda, ad esempio, le strade comunali o le strade provinciali, ma sta succedendo anche per importanti arterie viarie, le consolari, molto importanti. La Salaria, ad esempio, ad ogni scossa di terremoto è stata chiusa qualche giorno nel tratto tra Acquasanta e Trisungo, proprio per questa fragilità che ha dimostrato nel tempo.
Su quel discorso lì, grazie a Dio, si sta intervenendo perché un primo lotto è stato finanziato, i lavori stanno per iniziare, un secondo spero che venga finanziato nel più breve tempo possibile, per cui questa messa in sicurezza si ha.
Qui parliamo invece di Mezzina che è una strada intervalliva, la cui progettualità è nata tanti anni fa, ed ha lo scopo di collegare la Valle del Tronto fino alla Val Tesino, per arrivare fino a Fermo e poi proseguire verso Macerata, quindi un’arteria molto importante e molto significativa per lo sviluppo delle aree interne.
Sono già stati realizzati alcuni tratti, in modo particolare sono stati realizzati due lotti che vanno dalla Salaria fino all’abitato di Offida, conoscete tutti il territorio, ed è stato finanziato un terzo lotto per un importo di circa 10.025.000 euro.
Questo terzo lotto è abbastanza travagliato perché la gara è stata fatta, ma c’è stato un ricorso della seconda, della terza ditta, speriamo che il Consiglio di Stato decida definitivamente, mi sembra di si, quindi questo terzo lotto è in fase di affidamento ed i lavori inizieranno entro l’estate.
Nel frattempo è stato completato il secondo lotto e nel realizzarlo finalmente c’è stata anche un'economia, segno che i lavori sono stati fatti bene, di 1.339.000 euro, premetto che questo finanziamento è all’interno del Fondo sviluppo e coesione, cioè l’accordo di Programma quadro delle Marche, secondo una delibera Cipe n. 84/2000 e la legge la 208/1998. Quindi in pratica nasce da un grande tavolo di concertazione al Cipe tra le Regioni e il Governo per allocare questi fondi che sono gli ex fondi Fas, Fondi per le aree sottoutilizzate, aree depresse, aree che necessitano di grande sviluppo.
Cosa chiedo in pratica con questa mozione? Cosa che già ha chiesto la Provincia, che è l’ente che sta gestendo questi finanziamenti, perché questa è una strada provinciale, quindi è la Provincia di Ascoli che sta gestendo questo tratto, questi primi lotti, chiedo che quest’economia, che è stata realizzata attraverso la costruzione del secondo lotto, che è pari ad 1.300.000 euro, quindi non è poca cosa, venga ridestinata per mettere ulteriormente in sicurezza questo tratto.
Dato che il terzo lotto sicuramente non sarà sufficiente per raggiungere l’abitato di Offida, ci vorrà un ulteriore finanziamento, allora dico utilizziamo intanto l'importo di 1.300.000 euro per implementare questi 10.025.000 euro, così da avvicinarci il più possibile all’abitato di Offida, oppure per mettere in sicurezza il tratto compreso tra la Salaria e il secondo lotto, perché c’è da fare la messa in sicurezza dei marciapiedi, piano viabile, muri e quant’altro.
Ovviamente sapevo fin dall'inizio che la competenza non era strettamente regionale, non è la Regione che può decidere in qualche modo, tout court, domani mattina, dato che questi sono fondi che ha in bilancio di riutilizzarli autorizzando la Provincia a fare una perizia.
Questo è abbastanza chiaro, ma voglio impegnare l’Amministrazione regionale a farsi carico di questo problema nel tavolo di concertazione che c’è al Ministero, al Cipe.
Quando l'ho fatta non pensavo minimamente al terremoto e quant’altro, ma oggi è ancora più importante e dei fondi che erano già destinati a noi, forse siamo stati anche bravi a risparmiare 1.300.000 euro, perché ce li devono togliere nel momento in cui abbiamo la grande necessità di rimettere in sicurezza le nostre infrastrutture?
Questa mozione va in questo verso, impegnare la Giunta regionale a farsi carico di questo problema nel tavolo dei sottoscrittori di questo accordo quadro.
Di concerto con il Consigliere Busilacchi vogliamo proporre questo aggiustamento nel dispositivo, in pratica quando si dice: impegna il Presidente della Giunta a sottoporre al tavolo dei sottoscrittori previsto dalla delibera Cipe n. 14 del 21 marzo 2006, che disciplina la riprogrammazione delle economie, inserirei 'la possibilità o necessità' che le economie di spesa pari ad 1.339.000 euro vengano destinate qua. Io direi di mettere la parola “necessità”, perchè è proprio necessario farsi carico di questa cosa.
Propongo questo emendamento e lo consegno ora.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Busilacchi.

Gianluca BUSILACCHI. Molto brevemente. In realtà ho poco da aggiungere perché il Consigliere Celani ha chiaramente fatto una relazione molto dettagliata, conosce la questione sia per le sue competenze professionali, che per essere stato amministratore di quel territorio. Pone una questione condivisibile, tra l'altro sono anche contento politicamente che approvi una scelta dell'amministrazione provinciale di Ascoli Piceno.
Siamo d'accordo sulla scelta di utilizzare queste economie, come tra l'altro previsto, e di riprogrammarle sul territorio. Tra l'altro da questo punto di vista si fa anche seguito alla convenzione sottoscritta tra Regione e Provincia, quindi siamo pienamente nel solco delle scelte che sono state già fatte.
L'unica questione che porta a questo emendamento è che la delibera Cipe, che spiega come le economie vanno riprogrammate, non dà potere al Presidente della Regione, ma al tavolo dei sottoscrittori. Quindi è necessario emendare il dispositivo, per renderlo attuabile, impegnando non tanto il Presidente, ma il tavolo dei sottoscrittori, come previsto dalla delibera Cipe n. 14 del 2006. Detto ciò con questo emendamento è votabile.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Zura Puntaroni.

Luigi ZURA PUNTARONI. Ne approfitto per mettere l'accento su tutte le nostre strade regionali alla luce di quello che è successo con il terremoto, con questi eventi catastrofici, quindi in merito a questa strada, di cui ha parlato il Consigliere Celani, stimolare la Giunta affinché quando si va a Roma, si parli di strade.
I pochi soldi che ci sono ce li devono dare per le strade, perché noi abbiamo bisogno di sognare con strade nuove, avveniristiche, larghe, a scorrimento veloce, perché se i soldi non bastano per tutte le abitazioni le strade probabilmente ci aiutano a ripartire meglio e magari a ripartire in autonomia con i soldi nostri. Grazie.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione.
Emendamento 166/1 a firma dei Consiglieri Celani, Busilacchi che dice: “Al punto 1 del dispositivo la parola ‘affinché’ è sostituita dalle seguenti ‘a sottoporre al tavolo dei sottoscrittori, previsto dalla delibera Cipe n. 14 del 21 marzo 2006, che disciplina la riprogrammazione dell’economia, la necessità che’”. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Mozione n. 166 così come emendata. La pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Mozione n. 132
ad iniziativa della Consigliera Malaigia
“Dotazione strumentale e adeguamento delle sedi dei Vigili del Fuoco delle Marche. Necessario un sostegno regionale diretto ed un intervento in sede di Conferenza Stato-Regioni”

Mozione n. 188
ad iniziativa dei Consiglieri Malaigia, Zaffiri, Zura Puntaroni, Leonardi
“Presidio permanente dei Vigili del Fuoco a Visso (MC)”

Mozione n. 189
ad iniziativa dei Consiglieri “Malaigia, Zaffiri, Zura Puntaroni
“Camerino: Vigili del Fuoco sfollati per caserma inagibile”

Interrogazione n. 352
ad iniziativa del Consigliere Giancarli
“Sede dei Vigili del fuoco di Arcevia”
(abbinate)
(Discussione e votazione)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la mozione n. 132 della Consigliera Malaigia, la mozione n. 188 dei Consiglieri Malaigia, Zaffiri, Zura Puntaroni, Leonardi, la mozione n. 189 dei Consiglieri Malaigia Zaffiri, Zura Puntaroni e l’interrogazione n. 352 del Consigliere Giancarli, abbinate.
Ha la parola, per l'illustrazione, alla Consigliera Malaigia.

Marzia MALAIGIA (parla dagli scranni della minoranza). Grazie Presidente. Illustro tutte e tre le mozioni perché sono collegate, in particolare la mozione 132 che ho presentato il 31 maggio 2016, in tempi non sospetti, molto prima degli eventi sismici che poi hanno fatto emergere ancora di più le criticità, le problematiche che hanno i Vigili del Fuoco sia a livello nazionale che in particolare nella nostra regione.
I Vigili hanno una carenza cronica di strumentazioni, molto spesso obsolete, e anche di risorse umane, come ho già esposto in precedenza con altri atti.
I mezzi sono obsoleti e vorrei ricordare che per legge i mezzi non possono essere più vecchi di 10 anni, quindi quelli del 2006 sono da considerarsi vetusti, c'è una deroga che ammette mezzi più vecchi in misura dal 2 al 20%, però abbiamo autoscale degli anni ’90, addirittura mezzi e strumenti del 1989, sono tutti dati documentabili.
Oltretutto d’estate ai 20 Carabinieri forestali sono affiancati solo 4 Vigili del Fuoco, quindi in estate la necessità del personale si fa veramente stringente.
Attualmente non è possibile apportare variazioni, cioè aumentare l'organico con classificazioni invariate, che non corrispondono al reale fabbisogno, specialmente quello della regione.
Il 21 febbraio il Ministero dell'Interno ha emanato una circolare che parla di possibili assunzioni di quattrocento ulteriori unità in tutto il territorio nazionale, ma se i distaccamenti nella nostra regione rimangono classificati a SD3 invece che SD4, che è la classificazione più rispondente alle reali esigenze, come per esempio i distaccamenti di Civitanova Marche e di Jesi, il personale sarà sempre insufficiente.
Ora vorrei fare una citazione riportando proprio le parole dell'Assessore Sciapichetti che in data 17 maggio 2016 così rispondeva ad una mia precedente richiesta: “La richiesta di riqualificare il distaccamento da SD3, 8 unità per turno, a SD4, 11 unità per turno, con un aumento di organico permanente del Comando di Macerata di 12 unità da destinare a Civitanova Marche, appare pertanto condivisibile, si ritiene che la stessa potrebbe essere accolta in occasione di prevedibili prossimi aumenti di organico del Corpo nazionale dei vigili del fuoco con la conseguente riqualificazione dei distaccamenti. Sarà cura pertanto della Giunta regionale sollecitare il Ministero affinché la richiesta possa essere esaudita”.
Queste che ho ricordato sono le parole dell'Assessore Sciapichetti che condivideva questo mio intento.
Per quanto riguarda la mozione 132 i punti dall'1 al 4 sono quanto mai attuali, specialmente alla luce della nuova situazione tragica che stiamo attraversando.
Il punto 5 lo ritiro, mentre il punto 6 si riallaccia all'interrogazione del Consigliere Giancarli riguardante Arcevia. Ma le situazioni critiche non sono soltanto quelle di Arcevia perché vorrei ricordare che a Macerata l'ampliamento della sede è fermo ad un terzo dei lavori, e di questo non sappiamo il perché, mentre addirittura la sede che è stata inaugurata a Fermo non è utilizzata, quindi approfitto per chiedere che cosa manca? Manca il collaudo? Manca qualcosa? Perché è già stata fatta la cerimonia di inaugurazione.
La mozione 188 riguardante il presidio di Visso è parzialmente superata perché il distaccamento da temporaneo, da stagionale, è passato a permanente, anche se per il Comando di Visso, che è nell’ex villaggio Santa Barbara, i moduli sono arrivati dopo ben 4 mesi dal 30 ottobre e non sono ancora utilizzabili. Perché è intercorso tanto tempo? C'è stata per caso una gara d'appalto con tutti i tempi tecnici in un momento in cui c'era l'emergenza? Questo è quello che chiedo.
Mentre la mozione 189 riguarda il presidio di Camerino ed i Vigili, sembra paradossale dirlo, durante i mesi del terremoto sono stati sfollati, questo è molto triste anche da sentire: i container non sono mai arrivati.
Ci sono anche altre situazioni e io sono testimone oculare proprio di una situazione analoga a Muccia dove c'è il nulla più assoluto e non hanno assolutamente niente.
Quindi ripropongo i punti della mozione dal 3 al 6 mentre il punto 5 posso dire che è stato soddisfatto in maniera parziale. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Sciapichetti.

Angelo SCIAPICHETTI. Ringrazio la Consigliera Malaigia perché non è la prima volta che ci richiama l'attenzione sui Vigili del Fuoco. Lei fa alcune richieste, alcune domande, io non sono né il Comandante dei Vigili del Fuoco, né l’addetto del Governo ai Vigili del Fuoco, però alcune cose che sono state già dette, sono condivisibili e penso che la mozione possa essere votata.
La Giunta regionale ha ben presente quali sono le problematiche riguardanti il Corpo dei Vigili del Fuoco: l'assetto organizzativo, la questione dell'attrezzatura, delle macchine. Peraltro nel periodo estivo la Regione Marche, per tale consapevolezza, stipula da anni con il Corpo dei Vigili del Fuoco una convenzione volta a migliorare le capacità del Corpo riguardanti le operazioni degli spegnimenti degli incendi boschivi.
Credo che le questioni che la Consigliera pone sono pregnanti, sono quelle che abbiamo riscontrato anche nella fase dell’emergenza, alcune sono state anche risolte poi è chiaro che non è possibile realizzare tutto come vorremmo ma, per esempio, il distaccamento di Visso, che è diventato permanente anche a causa della tragedia del terremoto, penso che sia una cosa che può essere messa in evidenza tra quelle positive.
Per quanto riguarda la possibilità di utilizzo dei mezzi della Protezione civile da parte dei Vigili del fuoco, bisogna precisare che questo è impossibile perché i mezzi della Protezione civile vengono affidati ai gruppi di volontariato che li utilizzano per gli incendi boschivi e per tutte le attività che fanno sul territorio. Quindi ritengo che come sollecitazione, come ulteriore richiesta al Governo, le tre mozioni possono essere votate.
Per quanto riguarda l’interrogazione del Consigliere Giancarli, si sono tenuti un paio di incontri presso la Segreteria della Vicepresidenza, presenti il Direttore dell’Erap, gli amministratori dei Comuni interessati e i rappresentanti del Ministero degli Interni per il Corpo dei vigili del fuoco.
L’obiettivo era di far gestire ad Erap, in qualità di operatore immobiliare, la realizzazione dell’immobile da cedere poi in locazione onerosa ai vigili del fuoco.
La modalità di intervento non è stata esclusa a priori nell’incontro che c’è stato, anche se restavano da risolvere rilevanti aspetti tecnico-amministrativi.
Al momento stanti i molteplici impegni posti in carico ad Erap, anche in relazione alla ricostruzione post-sismica, si ritiene che il procedimento ipotizzato sia di difficile praticabilità.
Questo è lo stato dell’arte ad oggi, ciò non toglie, e ringrazio il Consigliere Giancarli per la sollecitazione e per l’interrogazione, di riprendere la questione con maggiore determinazione perché, al di là degli impegni dell’Erap e al di là di quello che si era detto, penso che il punto di riferimento ad Arcevia deve esserci da parte dei Vigili del fuoco, deve essere un argomento da riprendere e da rilanciare nei prossimi mesi.
L’interrogazione del Consigliere Giancarli serve, per quanto mi riguarda, soprattutto a questo. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Giancarli.

Enzo GIANCARLI. Assessore, sono io che ringrazio lei perché è sempre puntuale nell’agire e nelle risposte. Si, c’è questa via, ce ne sono anche altre, come abbiamo avuto modo di dire, monitoriamo il tutto e anche con l’aiuto del Governo a guida Gentiloni, visto che ci sono scelte che devono essere fatte in questo momento di carattere nazionale, potremmo trovare una soluzione definitiva, perché l'obiettivo è quello di consolidare la presenza dei Vigili del Fuoco in quel territorio vastissimo che non tocca soltanto Arcevia, ma tutti i Comuni del Preappennino e dell’Appennino umbro-marchigiano.

PRESIDENTE. Attendiamo l’emendamento della Vicepresidente Malaigia e dopo proseguiamo.
Ha la parola la Consigliera Malaigia.

Marzia MALAIGIA. Scusate l'attesa, ma da maggio sono cambiate alcune cose.
La mozione 132 doveva essere rivista in alcuni punti, chiedo quindi la votazione per parti separate, perché, come ho detto, il punto 5 è superato. Poi ho presentato un emendamento in relazione a quello che ho detto, al passaggio da SD3 a SD4 dei Comandi di Civitanova Marche e Jesi per un aumento di organico.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione.
Mozione n. 132, la pongo in votazione per parti separate.
Punto 1. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Punto 2. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Punto 3. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Punto 4. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

PRESIDENTE. Punto 5. Ha la parola la Consigliera Malaigia.

Marzia MALAIGIA. Ho già detto che il punto 5 è superato.

PRESIDENTE. Punto 5. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Punto 6.
Emendamento 6/1 a firma della Consigliera Malaigia che dice: “il punto 6 è sostituito dai seguenti punti: 6) Attivarsi ai fini dell’adeguamento strutturale delle sedi provinciali che più necessitano di opere di riammodernamento e ristrutturazione; 7) consentire a seguito del decreto legge 113/2016, convertito nella legge 160/2016, il passaggio di categoria da SD3 a SD4 dei Comandi di Civitanova Marche e Jesi con conseguente potenziamento di organico.” Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Coordinamento tecnico. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Mozione 132, così come emendata. La pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

PRESIDENTE. Mozione 188. Ha la parola la Consigliera Malaigia.

Marzia MALAIGIA. Anche la mozione 188 è stata presentata a novembre ed ha diversi punti superati. I primi 3 punti sono superati, rimangono attuali il 4 ed il 5, quindi possiamo votare anche qui per parti separate.

PRESIDENTE. Mozione n. 188, la pongo in votazione per parti separate.
Punto 1. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Punto 2. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Punto 3. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Punto 4. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Punto 5. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Coordinamento tecnico. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Mozione 188. La pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Mozione 189. La pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Mozione n. 123
ad iniziativa del Consigliere Bisonni
"Sicurezza antincendio delle strutture sanitarie marchigiane"

Interrogazione n. 216
ad iniziativa del Consigliere Bisonni
“Sicurezza antincendio delle strutture sanitarie marchigiane”
(abbinate)
(Discussione e votazione)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la mozione n. 123 e l’interrogazione n. 216 del Consigliere Bisonni.
Ha la parola, per la risposta, il Presidente Ceriscioli.

Luca CERISCIOLI. Sono 29 le strutture sanitarie che in questo momento non hanno il certificato prevenzione incendi, ma seguono la normativa che prevede un monitoraggio ed un alto livello di supporto in attesa di fare il certificato di prevenzione con la scadenza prevista dalla legge del marzo 2015, quindi entro marzo 2025.
50 sono le strutture già dotate di certificato prevenzione incendi, di tipo A, B, C.
In questo momento per esempio sono in corso interventi a vario livello e grado su 4 strutture che dovranno migrare da quelle senza certificato a quelle con certificato. Tra parentesi, nell’elenco di quelle da certificare abbiamo anche ospedali dove si sta realizzando o si vuole realizzare la struttura nuova, quindi se saremo capaci di tenere i tempi per il percorso nel 2025, anziché fare il certificato di prevenzione incendi sulla vecchia, si farà direttamente sulla nuova, immaginando che quel certificato di prevenzione incendi sarà connaturato al percorso di realizzazione della struttura.
I fondi che servono a questo percorso sono in parte statali e in parte regionali e vengono fra loro integrati a supporto di queste iniziative. Per esempio l’ultimo contributo è di 2,5 milioni di euro, 2,3 milioni statali e 124 mila euro regionali che vanno a finanziare due di questi 4 interventi.
Questo è il percorso, questo è il livello, la normativa prevede un fine nel 2025, come abbiamo detto prima. Si tratta ogni anno di portare avanti 3/4 strutture per arrivare a completare le 25 ancora da finanziare al netto di alcune per le quali invece è prevista la realizzazione della nuova struttura.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Bisonni.

Sandro BISONNI. Replico alla risposta ed illustro la mozione.
Per quanto riguarda la risposta, di cui chiedo una copia se possibile, sono parzialmente soddisfatto, Presidente, perché è un po' più puntuale di quella che avevo avuto tempo fa, analoga, sulla sicurezza sismica.
Chiedevo un elenco dettagliato, c’è? Va bene. Chiedevo anche dei principali interventi sulle principali carenze, ci sono anche quelli? Sappiamo almeno di quali interventi necessitano? Abbiamo una fotografia aggiornata? È questo il punto, perché se noi non abbiamo nemmeno la fotografia aggiornata di quei 25 per sapere di cosa necessitano e quali somme occorrono, diventa difficile anche andare dal Governo a chiedere.
Prima di tutto penso che per fare una progettualità occorra avere la fotografia dell'esistente, dopodiché si fa una programmazione, altrimenti diventa difficile.
Sarebbe, dal mio punto di vista, assolutamente importante avere la piena conoscenza dello stato attuale, questo sarebbe rilevante. Questo lo dico e lo sottolineo, così illustro anche la mozione, perché in passato ho fatto un'analoga interrogazione sulla sicurezza sismica delle scuole.
Per quanto riguarda le scuole, per ricordare un attimo i passaggi e poi arrivo alla mozione, ho fatto un'interrogazione il 25 agosto 2016 nella quale chiedevo ugualmente l’elenco dettagliato. La risposta che mi è stata data era una non risposta, generica, dove non veniva fatto un elenco dettagliato, ma venivano solo date delle cifre globali che non dicevano niente, se non si aveva il quadro.
Voglio cogliere l’occasione per chiedere al Presidente Mastrovincenzo di farsi, e faccio proprio una richiesta formale, garante per la tutela dei diritti dei Consiglieri nel discorso dell’accesso agli atti. Questo lo dico perché in data 9 dicembre 2015 ho effettuato una richiesta d'accesso agli atti per conoscere l'elenco dei Comuni che avevano il piano di protezione civile aggiornato, a gennaio 2016, mi è stata data una risposta, che è questa, nella quale mi assicuravano che entro qualche giorno mi avrebbero fornito l'elenco, gennaio 2016, ad oggi questo elenco ancora non mi è stato fornito.
Il 22 settembre 2016 ho fatto una seconda richiesta d’accesso agli atti proprio su questo tema per sapere quali strutture ospedaliere fossero a norma dal punto di vista sismico e antincendio, visto che spesso e volentieri ci viene ricordato che invece di fare alcune interrogazioni è meglio fare gli accessi agli atti, allora facciamo gli accessi agli atti, però è giusto che ci sia una risposta.
Andai a parlare, Presidente, allora, non so se adesso è cambiata la funzione, con il dott. Spuri per sollecitare una risposta alla mia domanda di accesso e il dott. Spuri mi assicurò che in brevissimo tempo mi avrebbe fornito i dati. Dopo è sopravvenuto il terremoto e per tale motivo, giustamente, ho ritenuto di non dover insistere perché capisco che il dott. Spuri è stato travolto da un evento che sicuramente lo assorbe non dico 24 ore su 24, ma quasi.
Visto e considerato che, Presidente, oramai è passato dalla prima richiesta di accesso più di un anno, dalla seconda diversi mesi, le chiedo di farsi garante per avere almeno una risposta.
Ho voluto ricordare questo perché le mie richieste d’accesso agli atti sono finalizzate, come ho detto nella controreplica all’interrogazione, ad avere semplicemente un quadro della situazione, perché ritengo che nessuna programmazione seria, possa essere fatta se prima non si ha un quadro dettagliato dell'esistente.
Quando in tempi non sospetti dicevo che il quadro dettagliato andava fatto, dal punto di vista della sicurezza sismica, purtroppo il terremoto ha provveduto a farci capire quali erano le strutture che erano resistenti e a norma sismica e quali non lo erano affatto, però la politica dovrebbe avere una visione di medio e lungo periodo, non possiamo rincorrere gli eventi continuamente. Quindi è fondamentale investire sulla sicurezza di queste strutture: scuole e ospedali.
In particolare questa mozione chiede una cosa molto semplice, di investire nella sicurezza antincendio degli ospedali. Abbiamo sentito il Presidente, ho chiesto apposta che la risposta all’interrogazione fosse data prima, e ci ha confermato che attualmente 29 strutture ospedaliere non hanno i requisiti di sicurezza dal punto di vista dell’antincendio.
Ricordiamoci che dentro gli ospedali ci sono soggetti che hanno una mobilità ridotta o addirittura non ce la hanno, perché sono su un letto e non si possono muovere, quindi sono soggetti particolarmente sensibili che in caso di incendio si troverebbero in grande difficoltà. Attenzione non pensiate che gli incendi negli ospedali non capitano perché capitano, per fortuna non sono tanto frequenti, ma capitano ed anche recentemente sono accaduti.
E' di fondamentale importanza, credo e spero che sia condiviso da tutti, investire nella sicurezza antincendio. Per le altre 25 strutture quanto meno io chiedo, e per questo il sollecito all’accesso agli atti servirà da stimolo per avere questa fotografia, che non sarà utile solo al Consigliere Bisonni ma, spero, anche alla Giunta per poter fare un quadro, una programmazione e tentare di individuare le risorse necessarie.
Quindi invito tutti i Consiglieri che hanno a cuore la sicurezza delle persone, penso che tutti condividono questa idea, a votare favorevolmente questa mozione che chiede sostanzialmente di investire nella sicurezza antincendio delle strutture ospedaliere. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Marcozzi.

Jessica MARCOZZI. Condivido in pieno questa mozione, il certificato di prevenzione incendi è un passaggio obbligatorio dinanzi al quale non ci si può girare dall'altra parte.
Nella mozione viene citato l'investimento in una nuova struttura ospedaliera a Fermo, un investimento di quasi 31 milioni di euro, l'amministrazione ha più volte garantito di avere individuato l'area, ma la mozione va proprio nella direzione di un principio che ho avuto modo di esprimere in quest'Assemblea, prima di pensare al nuovo bisogna occuparsi anche dell'esistente, altrimenti si entra in un circolo vizioso da cui difficilmente se ne esce, con il nuovo che viaggia con il fardello dell'esistente dimenticato o accantonato.
Si crea quindi solo un imperdonabile e una ingiustificabile discrasia infrastrutturale quando invece la nostra regione ha necessità di un rilancio complessivo ed omogeneo del comparto sanità, senza che si creino figli e figliastri. A maggior ragione quando, come in questo caso, con le certificazioni di prevenzione incendi viene interessata l'incolumità di migliaia e migliaia di persone e pazienti.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione.
Mozione 123. La pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

La seduta è tolta.

La seduta termina alle ore 13,45.




 

 
 
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