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Resoconto della seduta n.59 del 15/11/2011

SEDUTA N. 59 DEL 15 NOVEMBRE 2011


La seduta inizia alle ore 10,45

Presidenza del Presidente
Vittoriano Solazzi


Comunicazioni del Presidente

PRESIDENTE. Do per letto il processo verbale della seduta n. 58 dell'8 novembre 2011, il quale, ove non vi siano obiezioni, si intende approvato ai sensi dell’art. 29 del Regolamento Interno.
Sono state presentate le seguenti proposte di legge:
- n. 150, in data 11 ottobre, ad iniziativa del Consigliere regionale Marangoni, concernente: “Divieto dell'uso dei fitofarmaci nei centri abitati e lungo le infrastrutture stradali”, assegnata alla V Commissione in sede referente, al Consiglio delle Autonomie Locali per l'espressione del parere ai sensi dell'articolo 11, comma 2, lettera b) della legge regionale n. 4/2007 e trasmessa alla III Commissione per l'eventuale richiesta di espressione di parere ai sensi dell'articolo 68 del Regolamento Interno;
- n. 151, in data 11 ottobre, ad iniziativa dei Consiglieri Giorgi, Eusebi, Acacia Scarpetti, Donati, concernente: “Abrogazione dell’art. 18 della legge regionale 15 novembre 2010, n. 16”, assegnata alla III Commissione in sede referente e alla II Commissione per conoscenza;
- n. 152, in data 11 ottobre, ad iniziativa della Giunta regionale, concernente “Ulteriori modifiche all’articolo 1 della legge regionale 23 febbraio 2005, n. 8 (Norme in materia di accertamento della regolarità contributiva delle imprese)”, assegnata alla III Commissione in sede referente, al Consiglio delle Autonomie Locali per l’espressione del parere ai sensi dell’articolo 11, comma 4, l.r. 4/2007 e al Consiglio Regionale dell’Economia e del Lavoro per l’espressione del parere ai sensi dell’art. 4, comma 2, l.r. 15/2008.
Sono state presentate le seguenti mozioni:
- n. 214, del Consigliere Latini “Problematiche legate allo switch off nella Regione Marche”;
- n. 215, del Consigliere Latini “Grave situazione ditta Best di Montefano”;
- n. 216, del Consigliere Latini “Gestione obbligatoria, in forma associata, delle funzioni dei piccoli Comuni”;
- n. 217, del Consigliere Latini “Depotenziamento ospedale di Cingoli”;
- n. 218, dei Consiglieri Massi, Marinelli “Abrogazione della l.r. 1° giugno 1999, n. 17 “Costituzione Società regionale di sviluppo” Sviluppo Marche SpA (SVIM SpA)” e istituzione di una Finanziaria Marche per il credito delle PMI”;
- n. 219, dei Consiglieri Ortenzi, Perazzoli “Riconoscimento del valore legale del titolo acquisito dai docenti abilitati e abilitandi in Scienze della formazione primaria (infanzia e primaria), e docenti abilitati per l’insegnamento dello strumento musicale A 177 nella scuola secondaria di primo grado, ai fini dell’inserimento nelle graduatorie ad esaurimento”.
Il Presidente della Giunta regionale ha promulgato la seguente legge regionale:
- n. 19 in data 31 ottobre 2011 “Rendiconto generale dell'amministrazione per l'anno 2010”
Il Presidente della Giunta regionale ha trasmesso le seguenti deliberazioni:
- n. 1433 del 31.10.2011 concernente: “Art. 2 comma 2 della l.r. n. 20/2010 – Variazione compensativa al Programma Operativo Annuale 2011 approvato con Deliberazione della Giunta regionale n. 1844 del 23 dicembre 2010 e sue successive modificazioni ed integrazioni – Spese di personale – Importo di Euro 111.046,49”.
- n. 1434 del 31.10.2011 concernente: “Art. 29 comma 2 della l.r. n. 31 dell’11 dicembre 2001 - Variazione compensativa al Programma Operativo Annuale 2011 approvato con Deliberazione della Giunta regionale n. 1844 del 23 dicembre 2010 e sue successive modificazioni ed integrazioni – Euro 324.549,79”;
- n. 1435 del 31.10.2011 concernente: “Art. 2 comma 2 della l.r. n. 20/2010 – Variazione compensativa al Programma Operativo Annuale 2011 approvato con Deliberazione della Giunta regionale n. 1844 del 23 dicembre 2010 e sue successive modificazioni ed integrazioni – Spese di personale – Importo di Euro 153.122,99”;
- n. 1436 del 31.10.2011 concernente: “Art. 29 comma 1 della l.r. n. 31/2001 – Art. 25 comma 2 della l.r. n. 21/2010 – Iscrizione nel Bilancio di Previsione per l’anno 2011 di entrate derivanti da assegnazione di fondi da parte dello Stato vincolati a scopi specifici e delle relative spese – Euro 435.624,68”;
- n. 1437 del 31.10.2011 concernente: “Art. 29 comma 1 della l.r. n. 31/2001 – Art. 25 comma 2 della l.r. n. 21/2010 – Iscrizione nel Bilancio di Previsione per l’anno 2011 di entrate derivanti da assegnazione di fondi da parte di soggetti terzi vincolati a scopi specifici e delle relative spese – Euro 10.861,27”;
- n. 1438 del 31.10.2011 concernente: “Art. 29 comma 1 della l.r. n. 31/2001 – Art. 25 comma 2 della l.r. n. 21/2010 – Iscrizione nel Bilancio di Previsione per l’anno 2011 di entrate derivanti da assegnazione di fondi da parte della UE vincolati a scopi specifici e delle relative spese – Euro 48.455,83”;
- n. 1439 del 31.10.2011 concernente: “Art. 29 comma 3 della l.r. n. 31/2001 – Art. 26 comma 1 della l.r. n. 21 del 28 dicembre 2010 – Variazione compensativa al Programma Operativo Annuale 2011 approvato con Deliberazione della Giunta regionale n. 1844 del 23 dicembre 2010 e sue successive modificazioni ed integrazioni – Euro 61.000,00”;
- n. 1440 del 31.10.2011 concernente: “Art. 20 comma 3 della l.r. n. 31 dell’11 dicembre 2001 – Prelevamento dal Fondo di riserva per le Spese Obbligatorie per l’integrazione dello stanziamento di capitoli compresi nell’Elenco n. 1 “Spese Obbligatorie” del Bilancio 2011 - Euro 75.000,00”.
Hanno chiesto congedo gli Assessori Donati, Moroder e Giannini e il Consigliere Marinelli.

Prima di dare inizio allo svolgimento dell'ordine del giorno voglio ricordare che il 12 novembre è ricorsa la Giornata del ricordo dei caduti militari e civili nelle missioni internazionali per la pace. Giornata istituita con legge nazionale. Peraltro quest'anno è l'ottavo anniversario della strage di Nassirya.
Quindi, interpretando anche il sentimento di tutti i colleghi, ritengo che quest'Aula debba esprimere omaggio alla memoria di tutti i cittadini italiani militari e civili che hanno sacrificato la loro vita al servizio del Paese, per il contrasto al terrorismo, per la stabilizzazione delle aree di crisi e l'assistenza alle popolazione, dando così un altissimo contributo alla sicurezza e alla pace della comunità internazionale.


Interrogazione n. 454
della Consigliera Malaspina
“ASUR - Acquisizione in locazione immobile ed uso ambulatori per servizi distrettuali di base sito in comune di Pedaso”
(Rinvio)

PRESIDENTE. L'interrogazione n. 454 della Consigliera Malaspina è rinviata su richiesta dell'interrogante.


Interrogazione n. 458
del Consigliere Massi
“Casa di Riposo Sant'Agostino di Pieve Torina”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l’interrogazione n. 458 del Consigliere Massi.
Prima di passare la parola all'Assessore ha chiesto la parola il Consigliere Trenta, ne ha facoltà.

Umberto TRENTA. Chiedo scusa, ma vorrei sottolineare un aspetto territoriale importante.
Per l'ennesima volta il Presidente Spacca sta ricevendo, o ha ricevuto, i Sindaci della Zona territoriale di San Benedetto. Mi dovete spiegare, e me lo deve spiegare il Presidente Spacca, come fa a tenere fuori l'altra metà del cielo! Perché se ci crede ce lo dice – e me lo dice anche lei Assessore – se non ci crede io a farmi prendere per i fondelli non ci sto!
Per cui adesso, d'accordo con il mio sindaco che ha la guida politica dell'Area che fa capo a quella Zona territoriale, riuniamo i Sindaci e veniamo qui. Perché in quest'Aula non si parla di sanità e neppure di area vasta, ma di lista della spesa! Cioè nomine di primari, ecc., ecc..
Quindi, Assessore – finisce ora il periodo sabbatico del Consigliere Trenta e inizia quello di Consigliere di opposizione ove gliele canto e gliele suono! - riequilibri quella campagna di propaganda sui posti letto ecc. ecc. - lei sa a cosa mi riferisco – dove il territorio di Ascoli Piceno è rimasto fuori, non viene rappresentato dai Consiglieri assenti in Aula, come Donati, né da quelli presenti, come Perazzoli.
Io nel 2012 andrò a vedere anche le referenze sulla psichiatria.
Il Presidente la deve smettere di ragionare con una politica su due fronti e di decidere sulla sanità nelle segrete stanze. Ha capito Assessore Mezzolani?!
Chiedo scusa, ma lo dovevo.

PRESIDENTE. Ha la parola, per la risposta, l'Assessore Mezzolani.

Almerino MEZZOLANI. Prima di passare alla risposta vorrei rispondere brevemente al Consigliere Trenta.
Io ero a quell'incontro, e abbiamo chiarito una cosa molto semplice.
L'incontro è stato chiesto dai Sindaci dell'ex Zona territoriale 12, un aspetto che abbiamo sottolineato. Per atto di cortesia istituzionale abbiamo deciso di non rinviarlo, ma in premessa di quell'incontro... (…) Consigliere Trenta, le sto dicendo quello che è successo, mi faccia finire!

PRESIDENTE. Per favore, Consigliere Trenta!

Almerino MEZZOLANI. Lei ha detto “finisce l'era sabbatica del Consigliere Trenta”, ma come l'Assessore Mezzolani lo ha ascoltato attentamente, ora la prego di ascoltarmi, dopo, certo, può essere d'accordo o meno.
In premessa di quell'incontro abbiamo detto “guardate, voi avete chiesto un incontro al Presidente, ve lo diamo, ascoltiamo quello che ci dite (abbiamo poi dato risposte) però sappiate che tutto quello che direte dovrà essere riportato in una conferenza di tutti i Sindaci di Area vasta, perché è quello il luogo deputato a”. Quindi, Consigliere Trenta, abbiamo correttamente interpretato quello che lei giustamente ha detto qui. In effetti, ripeto, ci sembrava scortese rinviare un incontro, ma su questo li abbiamo richiamati.
Sono temi che avevamo già posto, non c'è nulla di nuovo, però abbiamo comunque detto che siccome il punto di riferimento per la legge che abbiamo varato è l'Area vasta, noi l'incontro lo vogliamo rifare e questi temi riportarli dentro quel concetto, proprio per rispetto dei Sindaci che non c'erano. E il Presidentele avrebbe risposto allo stesso modo.
Consigliere Trenta, lei ha posto anche la questione del riequilibrio dei posti letto. Noi veniamo da una frammentazione, abbiamo avuto modo di parlarne, e abbiamo detto che il piano sanitario e gli atti di fabbisogno che ne derivano si fanno portatori di quelle cose che lei ha sollevato. Naturalmente è un lavoro di medio termine, non dico certo che avverrà il giorno dopo, però è chiaro che quel tema è posto nel piano sanitario e negli atti che ne derivano.

Vado all'interrogazione del Consigliere Massi.
Le problematiche sollevate dall'interrogazione riguardano l'edificio sito in Via S. Agostino adibito a Casa di Riposo e a Residenza protetta di proprietà del Comune di Pieve Torina.
Considerato che la struttura ha acquisito l'autorizzazione definitiva in data 27 novembre 2011 per quanto riguarda l'esercizio della Casa di Riposo per un numero massimo di n. 13 posti letto e non presenta quindi situazioni critiche, la problematica riguarda invece l'autorizzazione all'esercizio della Residenza protetta per il quale non è stata concessa autorizzazione definitiva, ma solo provvisoria nell'anno 2006 con provvedimento del 17 luglio prot. n. 4388 successivamente rinnovata, sempre in via provvisoria, in data 27 gennaio 2011 con provvedimento prot. 530 per un numero massimo di ospiti pari a n. 25 valevole fino al 31 dicembre 2012.
Il carattere provvisorio della autorizzazione era motivato dalla necessità di adeguare alcune stanze della struttura adibite all'accoglienza degli anziani ai requisiti strutturali previsti dal regolamento 1/04 il quale obbliga alla presenza di camere da letto singole o doppie con superficie utile di mq 12 per le singole e mq 18 per le doppie, fermo restando una possibile tolleranza del 20% nel caso di strutture già operanti.
A fronte della impossibilità di adempiere al requisito in questione la struttura ha avanzato richiesta di derogare data l'impossibilità di ampliare o modificare l'immobile per espresso divieto dell'autorità preposta alla tutela dei beni culturali e dei vincoli artistici, storici ed archeologici, considerato però che il termine per l'adempimento di tale requisito è stato prorogato, con l.r. 20 del 28 dicembre 2010 al 31 dicembre 2012.
La richiesta di deroga veniva avanzata con nota del 12 novembre 2010 dal sindaco del comune di Pieve Torina ai sensi dell'art. 22 della l.r. 37/08 con la quale si prevede la possibilità di autorizzare in via definitiva, da parte del Comune competente per territorio, strutture in possesso di autorizzazione provvisoria, a fronte di situazioni riscontrabili di impossibilità a procedere agli adeguamenti previsti dalla normativa previo rilascio di nulla osta regionale.
Le procedure di risposta all'istanza prevedono il coinvolgimento di una apposita Commissione tecnico-consultiva istituita con DGR 287/2011 la quale nel suo calendario dei lavori aveva già previsto, per il 29 novembre prossimo un sopralluogo alla struttura per valutare, nel dettaglio, le possibilità di derogare al requisito dell'obbligo delle superfici minime previste per il numero di persone presenti in n. 4 stanze, pur garantendo identica qualità dell'offerta assistenziale.
L'esito del sopralluogo ci darà informazioni utili sull'intera struttura e sulle relative caratteristiche organizzative e strutturali e ci metterà anche nelle condizioni di verificare le inadeguatezze rilevate nella interrogazione.
Per quanto riguarda le specifiche domande avanzate nella interrogazione si fa presente quanto segue.
Le funzioni di vigilanza e controllo per quanto riguarda la verifica della permanenza dei requisiti per l'autorizzazione allo svolgimento dell'esercizio sono a carico del Comune competente per territorio come da l.r. 20/02 art. 12 fermo restando la possibilità da parte della Giunta regionale di disporre verifiche e controlli sulle strutture autorizzate. A seguito dell'invio del verbale dei NAS il Servizio regionale competente aveva immediatamente proceduto all'invio di una nota al Sindaco del Comune di Pieve Torina nella quale si chiedeva allo stesso di verificare se nella struttura fossero state rimosse le carenze igienico strutturali riscontrate e di darne immediata comunicazione al servizio (nota del 1 ottobre 2009 (prot. 560561).
In tal senso abbiamo avviato il controllo da parte della Commissione tecnico-consultiva istituita con DGR 287/2011 che farà il sopralluogo il giorno 29 alla presenza della Commissione di ambito sociale oltre che al sindaco del Comune (che è ad oggi è commissariato)
Per quanto riguarda invece la verifica dell'attuazione del programma di riallineamento finanziario dell'offerta assistenziale socio-sanitaria (OSS e infermiere) fino al raggiungimento del minutaggio previsto nel regolamento (100 minuti pro die pro capite) si fa presente che tale percorso è stato avviato già dallo scorso anno e si è concretizzato con la sottoscrizione di una convenzione il 23 giugno scorso tra ASUR/Zona ed ente gestore. Le funzioni di controllo e verifica sull'utilizzo dei fondi aggiuntivi sono affidate al personale della Zona territoriale competente assieme al personale dell'ambito territoriale sociale (art. 18 della convenzione), attraverso sopralluoghi relativamente agli aspetti alberghieri, assistenziali e sanitari, oltre che dal Tavolo regionale e dai Tavoli zonali di monitoraggio avviati ai sensi dell'accordo con le organizzazioni sindacali, sottoscritto il 4 agosto 2010 e composti dalle organizzazioni sindacali stesse, dal personale sanitario ASUR territoriale e dai coordinatori di ambito. Spetterà a questi organismi entrare nel merito del dettaglio richiesto ai punti 2 e 3 dell'interrogazione.
In tal senso abbiamo avviato un lavoro generale di controllo da parte del tavolo regionale, assieme all'ASUR, sull'applicazione di tutte le convenzioni sottoscritte nell'anno 2011 sulla base dei contenuti delle stesse e delle indicazioni e delle prescrizioni date dai nostri organismi ispettivi in sede di controllo atti e approvate dalla Giunta regionale con atto n. 1216 del 12 settembre 2011.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Massi.

Francesco MASSI. Assessore, confido lei possa attivare tutti gli organismi tecnici dell'Asur e dell'Area vasta di Macerata (funzionari, tecnici, dirigenti) in maniera assolutamente scrupolosa. E mi fido di quello che dice.
Questa vicenda nel comune di Pieve Torina purtroppo per la figura del Sindaco di quel Comune assume, nostro malgrado, una connotazione alquanto particolare.
Voglio ricordare a quelli che non conoscono la vicenda e forse non conoscono il Comune, che il Sindaco è il tal Gentilucci della LAM. Egli con il bel noto ricorso ha causato la decadenza di un'Amministrazione provinciale, poi nelle successive elezioni si è alleato con il centro-sinistra – vedremo per ottenere cosa –, infine è decaduto perché incompatibile, e quindi quel Comune ritorna alle elezioni nella prossima primavera. Ma questo è solo per dire in quale Comune siamo.
In questo territorio c'è una presunta casa protetta di proprietà del Comune, che proprio per la sua qualità di servizio di casa protetta ha una convenzione con la Regione e quindi da questa prende un qualcosa come 120 mila euro all'anno. Questa casa protetta, nei mesi a cui faceva correttamente riferimento l'Assessore, ha gestito il servizio con circa 25 ospiti, mentre aveva l'autorizzazione solo per 13.
Ci sono stati sopralluoghi dei Nas e dei Carabinieri e denunce alla Procura per accertare, come da precisi esposti della minoranza, se il servizio presso la casa di riposo-protetta ci fossero infermieri così come si richiede a un servizio di casa protetta. Purtroppo è emerso più volte che gli infermieri non c'erano e che la gestione delle persone non autosufficienti nelle 24 ore era spesso totalmente affidata ai dipendenti della cooperativa che aveva l'appalto della gestione.
Allora distinguiamo. Io sono qui di fronte alle dichiarazioni serie, responsabili e scrupolose dell'Assessore, sulle quali faccio pieno affidamento; certo, l'Assessorato non svolge le funzioni della Procura, spero che la Procura di Camerino faccia il proprio dovere fino in fondo e ci dica se ci sono state responsabilità penali oppure no, che lo faccia con lo stesso scrupolo di quando ero Sindaco ove le Procure seguivano la mia attività giorno e notte.
Faccio pieno affidamento, dicevo, per sapere se i soldi dati dalla Regione al Comune siano appropriati, dovuti, non dovuti. Ecco, questo è l'accertamento che deve fare continuamente l'Assessorato.
Ho sentito parlare di una nota dell'Assessore riguardante un sopralluogo che ci sarà il 29 novembre. Dunque affido alla competenza e alla serietà dei tecnici, che peraltro conosco, sia dell'Asur che dell'Area vasta.
Voglio preannunciare una cosa, Assessore. Penso che siamo di fronte a situazioni macroscopiche, ma che sul piano mediatico sono state coperte perché questo signore era al centro di manovre politiche che hanno sconvolto la Provincia di Macerata, subendo peraltro pistolotti morali nei confronti di tutte le altre forze politiche. Per cui l'oggetto del nostro impegno sarà quello di interessare la Corte dei Conti per capire se il Comune in quella situazione doveva percepire quelle somme usufruendo della convenzione oppure no, ovvero sapere se la Regione doveva erogare quei fondi. Questo lo faremo in raccordo con la minoranza del Comune, con i cittadini, con i sindacati che spero siano sempre vigili su situazioni di questo tipo. Naturalmente questo esula la parte penale sulla quale, ripeto, faccio affidamento sugli organi della giustizia.
All'Assessore, che ha fatto una relazione scrupolosa, chiedo invece di vigilare ancora, perché posso assicurare che la situazione ad oggi non è assolutamente chiarita.


Interrogazione n. 446
del Consigliere Bucciarelli
“Presunte spese sostenute dall'Amministratore Unico dell'ASSAM”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l’interrogazione n. 446 del Consigliere Bucciarelli. Ha la parola, per la risposta, l'Assessore Petrini.

Paolo PETRINI. In risposta all'interrogazione presentata dal Consigliere Bucciarelli si fa presente che il corrispettivo economico spettante all'Amministratore Unico dell'ASSAM per lo svolgimento delle funzioni previste dalla l.r. 9/97, viene definito all'art. 3 del contratto stipulato tra la Regione Marche e l'Amministratore Unico stesso, e prevede che al compenso annuo venga corrisposto un rimborso forfettario per le spese sostenute per gli spostamenti dal luogo di residenza o di dimora alla sede dell'Agenzia, determinato ai sensi dell'art. 4 della l.r. 20/84.
Spetta altresì all'Amministratore il rimborso delle spese di viaggio vitto alloggio documentato ed effettivamente sostenute nello svolgimento delle attività inerenti le funzioni attribuite secondo le regole fissate per la dirigenza della Giunta Regionale dalla contrattazione collettiva nazionale di lavoro e da quella decentrata integrativa che prevedono: 1/5 del costo della benzina verde AGIP aggiornata mensilmente; pedaggio autostradale; parcheggio e custodia auto; pernottamento in Hotel (4 stelle o cat. Inferiore); spese vitto, 1 pasto max 30.55, 2 pasti max 61.10; mezzi trasporto urbani; rimborso spese taxi.
Al fine di garantire la trasparenza e controllo della spesa, dal momento che ogni movimento è registrato documentato e tracciabile, in data 3 marzo 2011 è stata assegnata all'Amministratore Unico la carta di credito della Banca Marche (Carta Sì n. 7000351) per il pagamento delle spese sostenute nei viaggi di missione finalizzati ad incontri istituzionali.
Con tale carta ha provveduto ad effettuare solo ed esclusivamente parte delle spese inserite nel prospetto allegato e precisamente: per il mese di marzo €. 977,95, compreso l'acquisto del telefono cellulare di servizio per €. 695,90; per il mese di aprile €. 412,74; per il mese di maggio €. 701,00; per il mese di giugno €. 647,50; per il mese di luglio €. 167,78, per il mese di agosto €. 95,00.
I dati rappresentati si riferiscono al periodo 17 gennaio 2011 – 30 agosto 2011, in quanto per il mese di Settembre ed Ottobre debbono ancora essere presentati ed approvati i relativi rendiconti di spesa. In tale periodo si sono svolte 21 missioni fuori regione (Roma, Firenze, Parma, Gubbio, Verona e Bologna), con complessivi 11 pernottamenti in Hotel 4 stelle o categorie inferiori e 22 pasti.
Le spese di vitto alloggio rientrano nel limite previsto dalla vigente normativa.
Complessivamente le spese rendicontate e liquidate per il periodo sopradescritto ammontano ad €. 12.649,51, così distinte: Rimborso forfettario per spese sostenute per lo svolgimento di funzioni di amministratore: 4.821,76; chilometro auto per missioni istituzionali: 4.608,45; pernottamenti: 1.189,00; vitto: 572,40; rappresentanza: 620,00; parcheggi, taxi ecc: 486,10; telePass: 351,80.
(Tabulato allegato depositato agli atti)

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Bucciarelli.

Raffaele BUCCIARELLI. Al tempo dell'interrogazione (questa odierna è stata ripresentata) è ovvio che le motivazioni in essa contenute, Assessore, erano oggetto di discussione e di forti considerazioni del mondo agricolo e in particolare dell'Assam.
Al di là del merito – se ho capito bene si parla di 2 mila euro al mese di rimborso, per cui 12 mila per 6 mesi siamo...(...) Ah, 8 mesi – credo veramente che sia suo compito – la ringrazio intanto per la risposta – verificare che gli incarichi, gli impegni finanziarie e anche gli impegni di tempo a cui chiamate delle persone, vengano effettivamente spesi e consumati per le finalità di istituto.
Questo è un vostro compito affinché nessuno possa avere dubbi sull'operato di quei responsabili che voi chiamate a dirigere gli enti regionali.
Oggi viviamo tempi di grandi convulsioni, di grandi attrazioni, dove il gossip della politica e l'antipolitica la fa da padrona, quindi è compito vostro – e finora in questo non avete brillato – controllare affinché il prestigio delle Istituzioni venga sempre sostenuto e difeso.

Presidenza della Vicepresidente
Paola Giorgi



Interrogazione n. 432
del Consigliere Binci
“Determina n. 38 del 26 luglio 2011 dell'Amministratore unico della società IRMA “Adesione convenzione Cosip per l'affidamento Servizi di Facility Menagement per immobili pubbliche amministrazioni”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l’interrogazione n. 432 del Consigliere Binci. Ha la parola, per la risposta, l'Assessore Marcolini.

Pietro MARCOLINI. Occorre premettere che l'azione amministrativa deve essere costantemente guidata, come ovvio, dal perseguimento dell'interesse pubblico, che nel caso dell'acquisto di beni e servizi consiste nel reperire sul mercato le prestazioni necessarie alle migliori condizioni possibili, nel rispetto dei principi comunitari di libera concorrenza e trasparenza.
Tale interesse pubblico primario, può, in alcuni casi, subire temperamenti vari, come quelli posti dalla normativa a favore delle cooperative sociali e dalla possibilità di inserimento nei contratti delle cosiddette "clausole sociali".
Nel caso di specie (appalto dei "servizi ausiliari di sede" afferenti gli uffici della Giunta regionale) il ricorso a procedure di gara riservate alle cooperative sociali risulta precluso per l'elevato importo posto a base di gara, superiore alla c.d. soglia comunitaria.
Premesso ciò, è vero che la nostra società incaricata IRMA S.r.l. ha provveduto all'espletamento di due procedure di gara ordinarie che sono state successivamente entrambe annullate dalla stessa in sede di autotutela.
Appare utile però ricordare che nella pubblica amministrazione il potere di autotutela è, in via generale, amplissimo e finalizzato alla tutela dell'interesse pubblico che nel caso specifico è quello di evitare il possibile danno derivante dalla prosecuzione di attività concorsuali che presentino rischi di annullamento, con conseguente interruzione del servizio affidato e risarcimento del danno.
Conseguentemente a detti annullamenti, in relazione anche alla ormai improrogabile necessità di addivenire all'affidamento in tempi rapidissimi, poiché i vecchi contratti erano già scaduti, la società procedente ha ritenuto opportuno provvedere all'affidamento tramite Consip presso cui è attiva apposita convenzione riguardante l'espletamento di tutti i servizi ausiliari di sede.
Circa la conformità dell'affidamento al Piano annuale delle attività dell'IRMA (d.g.r. 286/2011) non si ravvisa alcuna criticità in quanto lo stesso Piano, quale atto generale di Giunta, da pieno mandato all'IRMA di acquisire i servizi di portierato, centralino telefonico e servizio postale, né si può speculare sul fatto che tale atto usi la locuzione "gare di appalto" anziché espressioni più generali.
Deve infatti evidenziarsi che è incomprimibile prerogativa della stazione appaltante (IRMA) la scelta delle modalità di affidamento, tenendo conto esclusivamente (oltre che dei vincoli di legge) del perseguimento dell'interesse dell'Ente (art. 54, d.lgs 163/2006, Codice dei contratti pubblici).
Ove sussistano dubbi sul significato della succitata deliberazione, pertanto, gli stessi debbono essere sciolti dando l'unica interpretazione che ne salva la legittimità, cioè quella di intendere il relativo disposto come semplice mandato ad acquisire i servizi indicati e non, quindi, a limitare la discrezionalità amministrativa conferita dalla legge alla Stazione appaltante, né, tantomeno, a eludere il divieto di artificioso frazionamento degli appalti (art. 29, comma 11, del Codice).
Per quanto riguarda la ipotizzata inidoneità del "Servizio di reception", così come definito dalla convenzione Consip, a comprendere le attività di gestione dell'ufficio postale e di centralino telefonico deve invece evidenziarsi che le attività previste (punto 7.3.1.1 del capitolato), elencate, peraltro, a titolo esemplificativo e non esaustivo, contemplano espressamente la voce "ricezione e smistamento della posta" e altre "varie ed eventuali da concordare con il Supervisore" nell'ambito delle quali, è da ritenersi sicuramente compresa quella di centralino, peraltro non prevalente rispetto alle altre.
La considerazione conclusiva che mi sento di fare è che abbiamo tentato di corrispondere, nei limiti della legge, a un diritto dei meno fortunati o dei discriminati per l'esercizio di funzioni pubbliche. Abbiamo rinvenuto degli ostacoli che potevano annullare la procedura più benigna nei confronti di questi soggetti, quindi abbiamo dovuto modificare sollecitamente le procedure inizialmente adottate.
Penso che se avessimo fatto il contrario gli interroganti ci avrebbero chiesto conto, come dire, di una procedura illecita, che invece abbiamo evitato.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Binci.

Massimo BINCI. Ringrazio l'Assessore per la precisione della sua risposta, però voglio fargli rilevare due contraddizioni.
L'Assessore parla dell'obbligo di conferimento alle migliori condizioni e del vincolo della libera concorrenza, due modalità, queste, che vengono garantite dalla gara, gara che però è stata annullata.
Ricordo, inoltre, che le migliori condizioni, sempre quelle all'interno della gara che è stata annullata in autotutela, sono quelle offerte dalle due cooperative.
Siccome sulle migliori condizioni e libera concorrenza lei, Assessore, sembra che ponga un vincolo addirittura etico, volevo evidenziare che le migliori condizioni e la libera concorrenza sono tutelate dalla gara e le migliori condizioni all'interno delle gare, poi annullate in autotutela, erano quelle offerte dalle due cooperative, addirittura rispetto al prezzo della Consip.
L'elevato importo non permette l'affidamento alle cooperative, però è anche vero che permette l'affidamento in gara se queste vi partecipano. E mi sembra che le gare siano state annullate in autotutela per problemi riferiti alle modalità in cui le gare stesse sono state presentate. Per cui chiedo di verificare se ci siano stati problemi legati, appunto, alle modalità con cui IRMA ha proposto le gare.
Credo che le cooperative sociali, come lei ha detto, o comunque qualsiasi altra impresa del territorio, non possano essere penalizzate dal fatto che ci sia un errore nella compilazione delle gare. Dire che non possono essere riproposte perché alla luce del prezzo che è venuto fuori la differenza della Consip era leggermente superiore, bèh, mi sembra vada contro il principio della libera concorrenza. E' semmai un motivo in più per andare eventualmente all'affidamento, se sotto il livello dei prezzi previsti dalla Consip. Cioè, alla Consip viene assegnato ad un prezzo superiore delle altre offerte, quindi è un'assegnazione diretta, allora perché non prevedere ad un'assegnazione diretta a imprese del territorio che addirittura hanno fatto prezzi minori della Consip.
Questo è un problema di burocrazia a cui le aziende del territorio, che occupano addirittura lavoratori svantaggiati, non devono e non possono soggiacere.
Ed è compito della Giunta. Perché nel momento in cui si affida la gestione degli immobili a una società, per problemi anche di patto di stabilità o per non far sì che la Giunta debba occuparsi di questa gestione e quindi, come dire, subappaltare a un capo condominio la gestione degli immobili, allora nella gestione degli appalti pubblici la Giunta deve almeno garantire la tutela dei lavoratori svantaggiati, delle imprese del territorio, sopratutto quando queste addirittura applicano prezzi minori. Altrimenti non lavoreranno mai.


Interrogazione n. 391
del Consigliere Sciapichetti
”Tagli al fondo di Protezione Civile”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l’interrogazione n. 391 del Consigliere Sciapichetti. Ha la parola, per la risposta, l'Assessore Petrini.

Paolo PETRINI. Il trasferimento di funzioni dallo Stato agli Enti Locali è disciplinato dal D.L.vo 112/98; in particolare gli articoli dal 107 al 111 regolamentano la materia protezione civile.
Per dare concreta attuazione a tale trasferimento, e consentire agli Enti locali di dotarsi degli strumenti necessari per svolgere i compiti che la normativa assegna loro in materia di protezione civile, nonché di fronteggiare le necessità derivanti dal verificarsi di eventi classificabili come di tipo a) o b) ai sensi dell’art. 2, comma 1, della L. 225/92, è stata prevista, a partire dall’anno 2001, l’assegnazione per un triennio di risorse straordinarie sui fondi resi disponibili dall’art. 138, comma 16 della L. 388/2000, prorogando successivamente l’assegnazione per altri due trienni.
Il fondo di che trattasi è stato erogato alle regioni per le annualità dal 2001 al 2008 compreso, negli importi e per le linee di intervento indicate nelle allegate tabelle riepilogative che riportano anche lo stato di attuazione degli interventi al 31 dicembre 2010, azioni che possono essere sintetizzate come di seguito indicato:
partecipazione agli oneri per gli interventi di soccorso ed assistenza di competenza dei comuni, delle comunità montane e delle province per gli eventi accaduti nell’anno di riferimento della assegnazione delle risorse, riconducibili alla tipologia prevista all’art. 2, comma 1, lett. b) della legge n. 225/1992 ed all’art. 2, comma 1, lett. b) della legge regionale n. 32/01;
rafforzamento del sistema territoriale di protezione civile (comuni, comunità montane, province) per garantire il regolare svolgimento delle attività di previsione, prevenzione, intervento negli allarmi od emergenze;
sostegno alle organizzazioni di volontariato di protezione civile (associazioni o gruppi comunali) mediante attività di formazione ed aggiornamento permanenti, erogazione di servizi, messa a disposizione di attrezzature e materiale;
svolgimento di attività di formazione ed informazione della popolazione, con particolare riguardo a quella scolastica, sui possibili rischi e sui comportamenti da tenere per mitigare le conseguenze;
miglioramento del raccordo operativo tra la Struttura regionale di protezione civile, il Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco e il Corpo forestale dello Stato, con particolare riguardo alle attività di prevenzione e lotta attiva agli incendi boschivi;
implementazione delle dotazioni di materiali, attrezzature, mezzi del Centro assistenziale di Pronto Intervento e dei d.p.i. in uso al personale della Struttura regionale di protezione civile;
miglioramento delle conoscenze relative ai rischi incombenti sul territorio regionale e loro monitoraggio, anche tramite il potenziamento e la costante manutenzione delle reti di rilevamento e trasmissivi e la realizzazione di sistemi gestionali su base informatica in dotazione al Centro Funzionale Multirischi).
Tutte le risorse assegnate sono state oggetto di puntuale rendicontazione da parte del Dipartimento per le politiche integrate di sicurezza e per la protezione civile, sia alla Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome che al Dipartimento Nazionale della Protezione Civile.
Con le leggi finanziarie dello Stato del 2009, 2010 e 2011 il fondo di protezione civile è stato soppresso, con la conseguente difficoltà da parte delle Regioni a garantire sia il completamento degli interventi già avviati con le risorse delle annualità precedenti che il rafforzamento complessivo del sistema.
Per tale motivazione, ma soprattutto al fine di garantire una risposta adeguata sia al territorio che alla popolazione in termini di previsione e prevenzione e di superamento delle eventuali emergenze, risulta indispensabile ripristinare l’assegnazione alle regioni del fondo di protezione civile.
Tutte le Regioni, durante gli incontri tenuti presso gli uffici della Regione capofila Friuli Venezia Giulia, hanno ribadito la necessità di ripristino del fondo regionale di protezione civile, oltre che per garantire una risposta adeguata al territorio e alla popolazione, anche per evitare che le notevoli conoscenze e competenze ad oggi acquisite dai sistemi locali di protezione civile possano andare perdute.
Il Presidente della Giunta Regione Marche con propria nota in data 7 ottobre 2010 ha chiesto al Presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome Vasco Errani la promozione di idonea azione affinché nella manovra finanziaria per l’anno 2011 potesse essere nuovamente autorizzato da parte del Governo centrale il ripristino del fondo, precisando che la conferma di tali risorse per gli esercizi finanziari futuri risulta fondamentale per la sopravvivenza dei sistemi regionali di protezione civile, anche se tale richiesta, così come avvenuto per le annualità precedenti, non ha al momento ottenuto l’ auspicato esito positivo.
(Tabelle riepilogative allegate depositate agli atti)


Presidenza del Presidente
Vittoriano Solazzi

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Sciapichetti.

Angelo SCIAPICHETTI. L'Assessore ha fotografato una situazione che di fatto conoscevamo. L'invito è pertanto quello di continuare la pressione affinché questo fondo venga ripristinato. Perché è veramente un colpo nello stomaco per i Comuni e sopratutto per quanti prestano volontariamente la propria attività sul territorio garantendo un servizio eccezionale, come abbiamo visto fare anche recentemente in Liguria durante l'ultima alluvione.
Credo che, seppure nella situazione di emergenza economica quale quella che stiamo vivendo, la Regione, unitamente alle altre Regioni, debba continuare questa pressione affinché le somme stanziate prima dell'azzeramento del fondo possano essere ripristinate.
Quindi l'invito è mantenere alta la guardia. Grazie Assessore.


Proposta di legge regionale n. 111
ad iniziativa della Giunta regionale
“Norme in materia di riqualificazione urbana sostenibile e assetto idrogeologico”
(Discussione e votazione)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la proposta di legge n. 111 ad iniziativa della Giunta regionale. Ha la parola il relatore di maggioranza Consigliere Giancarli.

Enzo GIANCARLI. Signor Presidente, colleghi Consiglieri. Nell'illustrare questa proposta di legge ad iniziativa della Giunta regionale voglio partire da alcune affermazioni del Presidente Spacca fatte in quest'Aula subito dopo gli eventi che hanno colpito le Marche, in particolare la provincia di Fermo. Il Presidente diceva: costruire nel costruito, addensare la città, tutelare il paesaggio. In vista della costruzione di una nuova architettura di strumenti regolatori e di competenze appare necessario, diceva sempre il Presidente Spacca, definire subito alcune nuove regole transitorie, anche di tipo quantitativo, nella gestione dei vigenti strumenti urbanistici, al fine di prevenire ulteriori trasformazioni inopportune nelle aree sensibili. Va rafforzata la programmazione regionale territoriale, vanno riviste le norme edilizie ed urbanistiche nell’ottica di una più evoluta sostenibilità. Più in generale deve essere rafforzata una cultura del territorio, soprattutto per quanto riguarda le aree urbanizzate in un rapporto tra cittadino, l’amministrazione e il territorio.
Purtroppo anche le tragedie di questi ultimi giorni – mi riferisco a Genova, alla Riviera di Levante, alla Toscana – sono l’ennesima conferma che è necessaria una svolta decisa nelle politiche del territorio e nella difesa del suolo.
Del territorio fragile e delle opere di prevenzione ci si ricorda solo all'indomani delle catastrofi. Ecco, noi nelle Marche con questa legge non vogliamo ricordarcelo soltanto nei momenti difficili, come lo è stato quello del marzo-aprile scorso e come in questo momento lo è in altre parti d'Italia. Sappiamo che sono le grandi opere e le inaugurazioni che fanno notizia, invece nelle Marche vogliamo fare notizia con la manutenzione del territorio.
Due giorni di pioggia molto intensa sono sufficienti a mandare in crisi un territorio. Occorre recuperare una cultura della manutenzione, ma sopratutto una cultura di rispetto del territorio. Ecco quindi questa proposta di legge.
Mi soffermo un attimo sull'articolo 1, poi farò un riferimento anche agli altri articoli. L'articolo 1 parla delle finalità della legge: “Allo scopo di assicurare un'adeguata tutela del territorio regionale, la presente legge detta norme per la riqualificazione urbana sostenibile e per l'assetto idrogeologico. La disciplina di cui alla presente legge è finalizzata in particolare a: a) promuovere la trasformazione urbana in termini di qualità, riducendo il consumo di suolo; b) creare spazi pubblici di elevata qualità; c) modernizzare le reti infrastrutturali e migliorare l’efficienza energetica; d) semplificare le procedure per le trasformazioni urbane complesse finalizzate alla riqualificazione di parti consistenti del sistema urbano; e) definire strategie integrate per il miglioramento dei quartieri degradati, anche attraverso la previsione di servizi e infrastrutture; f) aumentare il livello di sicurezza e ridurre il rischio idrogeologico; g) mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici; h) contribuire alla realizzazione delle reti ecologico-ambientali.”.
Quindi riqualificazione attraverso strumenti anche di procedura semplificata, adeguamento al decreto sviluppo, riqualificazione e qualità urbana, riqualificazione e governo del territorio, individuazione delle aree di definizione di una strategia urbana e dà strategia e disegno urbano attraverso il PORU, ossia il piano operativo di qualificazione urbana, un piano operativo approvato con procedure semplificate.
Inoltre ci sono misure significative di accompagnamento, non soltanto con la procedura semplificata, ma come rinnovamento della governance attraverso anche il PORU comunale e intercomunale. Poi nuove tecniche di gestione con la perequazione e la compensazione e ulteriori aspetti legati alla procedura, che da un lato incoraggia la democrazia attraverso la partecipazione dei cittadini e delle imprese e ridisegna la città, dall'altro semplifica.
Quindi gli obiettivi di questa legge sono importanti perché, appunto, si va a riqualificare, a migliorare qualitativamente, a ridurre il consumo di suolo, a creare investimenti.
Però alcune considerazioni dobbiamo farle. Voglio porre all'Assessore Viventi, che ringrazio, una riflessione.
Nel novembre scorso in questa Regione, con l'articolazione che ha visto anche questa volta una partecipazione massiccia e poi con l'Istituzione Regione con le sue articolazioni, dal Presidente Spacca, all'Assessore Viventi, al Servizio diretto dall'arch. Minetti, alla struttura della Commissione guidata dal dott. Russi, alla Commissione stessa e anche ad altri Consiglieri che della IV Commissione non fanno parte, abbiamo fatto il piano casa. Bene, su quello credo sia necessario un check up. Perché ci sono sì molti dati incoraggianti, ci sono associazioni che sostengono che ha dato dei risultati, ma ci sono anche associazioni che invece lamentano che questo non è stato. Credo vadano quindi acquisiti dei dati scientificamente. Sicuramente c’è stata una svolta positiva, però nel momento in cui andiamo ad approfondire i dati, se necessario, dobbiamo reintervenire e quindi migliorare laddove ci sono delle difficoltà.
Come pure nel momento in cui andiamo all'approvazione di questa legge non possiamo perdere di vista il fatto che dobbiamo arrivare quanto prima ad una legge organica del governo del territorio. Il 2012 dovrà essere l'anno, dopo venti anni, che segnerà la svolta urbanistica della Regione Marche. Come pure il piano paesistico e la revisione del PPAR del 1989 che dagli atti che sono stati avviati dall'Assessorato ci portano al 2013.
In questa legge c'è un'altra centralità, quella delle risorse private. Non esiste infatti ipotesi di finanziamento pubblico. Il Comune propone la perimetrazione del PORU, ma le imprese, i privati, la partecipazione dei cittadini, possono e debbono proporre la loro iniziativa, e ovviamente il Consiglio comunale approva.
Nella legge del governo del territorio dobbiamo dare una risposta anche alla legge 13/1990 riguardante le norme edilizie per il territorio agricolo.
Dunque la presente legge sta all'interno di un percorso ormai avviato che deve portare a risposte positive e definitive su tutta la materia del governo del territorio.
Un'altra considerazione la voglio fare rispetto allo sportello unico delle attività produttive.
In questa legge viene sancito con chiarezza che lo sportello unico per le attività produttive non viene negato nella sua funzione di sviluppo. A mio avviso in questa legge sono presenti indicazioni non soltanto normative ma anche culturali. E’ una legge che ne precede altre, ma al tempo stesso comincia a dare delle risposte significative, come quella, appunto, dell'attenzione al territorio e della tutela del paesaggio.
Quindi è una legge che io definisco, sintetizzando, riformista, si inserisce nelle migliori esperienze di pianificazione e come obiettivo fondamentale ha quello di ridurre il consumo di suolo in quanto risorsa non soltanto ambientale ma anche agricola. La risorsa ambientale non è riproducibile, di conseguenza questa legge attiva concretamente una politica di sostenibilità ambientale.
Ogni intervento di trasformazione urbanistica ed edilizia migliora qualitativamente la città sia nelle residenze sia negli spazi pubblici.
Ma se questa legge ha tutte queste positività, chi colpisce? Colpisce inevitabilmente la rendita fondiaria. Perché è una legge che nel rispetto dell’ambiente sposta risorse a favore delle imprese, del lavoro, del know how e della capacità d'impresa.

PRESIDENTE. Ha la parola il relatore di minoranza Consigliere Acquaroli.

Francesco ACQUAROLI. Innanzitutto voglio ringraziare i componenti della Commissione perché in un tempo tutto sommato breve sono riusciti a venire in Aula con tanti, forse troppi, emendamenti, per discutere una legge importante e fondamentale. Una legge fondamentale per quel cambio di direzione della politica urbanistica di questa Regione che dobbiamo darci, di cui oggi, Presidente e Assessore, bisognerebbe stabilirne anche i tempi precisi. A questa nostra regione manca infatti una linea guida, una programmazione seria sulla gestione del territorio.
Non è passato neanche un anno da quando in quest’Aula dovemmo discutere di disastri ambientali. Se invece in questi anni la Regione Marche avesse adottato una programmazione più seria e pertinente alla nostra realtà territoriale alcuni danni forse si sarebbero evitati.
La legge quadro urbanistica risale ormai a quasi venti anni fa. Ma insieme al dato storico bisognerebbe parlare anche della crescita urbana profonda avvenuta nella nostra regione, appunto, in questi ultimi venti anni. Dagli anni novanta ad oggi le città e i paesi della nostra regione hanno infatti subìto una trasformazione impressionante, dal centro storico si sono allargati con insediamenti attorno ad esso. Da piccoli lotti unitari fatti da privati si è passati a lotti composti da palazzi o villette a schiera. Insomma, tutta una serie di iniziative imprenditoriali, che se da un lato hanno portato a una rivoluzione culturale dal punto di vista urbanistico, dall’altro hanno fatto affrontare alle istituzioni, con una legge che forse ci ha colti impreparati, una crescita che ha portato a quel cambiamento epocale dei nostri paesaggi e dei nostri assetti urbani che vediamo oggi.
Però tutta questa evoluzione in parte è stata controllata. Infatti dove gli amministratori sono stati più attenti ed equilibrati, gli sviluppi avvenuti sono più circoscritti, invece in altri casi sulle varianti urbanistiche dei piani regolatori e sull'individuazione delle aree produttive e artigianali c'è stato un controllo troppo leggero sia da parte della Regione sia da parte degli enti preposti.
La legge che prevedeva nell'anno 2005 la riqualificazione urbana, oppure lo stesso piano casa – nel 2009 e poi modificato nel 2010 – nella loro applicazione si sono viste delle delusioni proprio perché non si sono trovate delle corrispondenze.
Quindi oggi vorremmo parlare di questa pdl n. 111 non come un qualcosa che deve dare risposte ad una sola categoria o a dei singoli, bensì come un cambio di direzione importante riguardo al futuro dell'urbanizzazione del nostro territorio e della politica nella sua gestione.
Come ha detto il Presidente Giancarli, basta con il consumo indiscriminato del territorio agricolo, basta a danni prodotti per mancanza di logica di sviluppo urbano, come appunto è avvenuto in passato, basta con l’abbandono dei centri storici e, attenzione, negli ultimi anni anche di quell'abbandono dei centri urbani risalenti agli anni cinquanta-sessanta. Insomma, tante sono le realtà dove i centri urbani sono in degrado.
Dunque questa legge vuole innanzitutto affrontare il problema. Però non basta – è un appello alla Giunta e all'Assemblea tutta – risolvere i problemi che si sono creati in questi anni. Non basta dare risposte al territorio, agli enti che aspettano con grande attenzione gli sviluppi e le indicazioni su cui muoversi negli anni futuri. Bisogna anche prendere impegni ben precisi. Perché un conto è valutare questa legge dal punto di vista di quella funzione che potrà avere in un anno, cercando anche di inquadrare il decreto sviluppo in una logica di territorio regionale, un conto è pensare che questa legge, che seppure porti a una svolta culturale è comunque legge tampone, possa rappresentare la legge guida degli anni futuri.
L'introduzione dei PORU sicuramente è importante. Come pure importanti, innovativi e condivisibili sono i princìpi della perequazione e della compensazione. Ma da soli non bastano.
La crisi economica che sta sconvolgendo il nostro Paese e tutta l'Europa, legata anche alla crisi dell'imprenditoria edilizia, non può essere affrontata con una legge di questo genere. Dobbiamo cioè ridiscutere di tutto l'assetto che coinvolge il nostro territorio, la nostra economia, i nostri paesi, e quindi dobbiamo farlo con una legge quadro.
Questa legge è però importante perché è comunque un primo elemento, dopo il piano casa, di risposta agli enti, è una prima indicazione di prospettiva nei confronti dei cittadini e delle imprese, è un primo elemento che ci mette in guardia rispetto ad alcune prospettive. Prospettive che mi auguro verranno discusse entro l'anno per darci degli obiettivi e dei termini precisi, Assessore.
Secondo me, senza presunzione e senza voler giudicare nessuno, con il vulnus che si è lasciato in questi anni si sono creati dei danni ingentissimi. Si sono create delle reti infrastrutturali impressionanti (marciapiedi, illuminazione pubblica, oneri di urbanizzazione e impianti tecnologici, ecc. ecc.) che nei prossimi anni richiederanno una manutenzione ordinaria e straordinaria che inciderà in maniera pesantissima sui bilanci degli enti locali, che inciderà in maniera pesantissima anche sulle dinamiche economiche e finanziarie della nostra civiltà.
Allora occorre fermarsi cercando di dare delle risposte serie.
Il Presidente Giancarli parlava degli sportelli unici e del fatto che non saranno fermate le attività inerenti alle piccole cose. Presidente, lei sa la stima che ho nei suoi confronti, però di questo non ne sono certo. Anche tanti tecnici ci mettono in guardia. La paura qual è? La paura è che anche quelle iniziative nobili nelle loro finalità, quando poi vengono attuate con una forte ideologia possono portare dei danni e quindi possono ostacolare anche quelle piccole trasformazioni che servirebbero solo a dare delle risposte oggettive a chi vuole produrre, a chi vuole investire, piccoli elementi che però hanno fatto grande la nostra civiltà marchigiana e la nostra economia.
Pertanto che i princìpi qui enunciati, che condividiamo, vengano tradotti in questa legge in maniera equilibrata.
Anche gli emendamenti dovranno essere discussi in maniera equilibrata e recepiti laddove vanno realmente ad evitare quelli che possono essere ostacoli ad uno sviluppo economico ed imprenditoriale di cui oggi abbiamo veramente bisogno, che ha anche un significato di speranza di riuscire a sopravvivere a questo momento.
Se quindi si vuole discutere in maniera più approfondita alcuni emendamenti, alcuni timori che pone la nostra parte politica, credo che il nostro voto potrà essere anche favorevole, o perlomeno non sarà un voto contrario, se invece rispetto alle nostre domande, ai nostri dubbi e alle nostre perplessità ci sarà una contrapposizione ideologica sarà difficile, nonostante condividiamo l'oggetto e le finalità della legge, arrivare ad un voto favorevole.
Un ultimo appello. Molti degli emendamenti fanno riferimento alla legge sul piano casa. Sicuramente la legge urbanistica che vorremmo affrontare nel prossimo anno ridiscuterà tutto l’assetto, però se veramente vogliamo rispondere ad alcune richieste fatte dalle categorie e non solo, perché in maniera veloce non dovremmo rimettere mano al piano casa senza rimettere in discussione i princìpi verso cui ci muoviamo, andando così ad agevolare l'intraprendenza delle categorie e quindi anche ad agevolare iniziative che possano contrastare la crisi economica.
Assessore, le chiedo anche questo. Tanti sono stati i punti all'ordine del giorno e soprattutto negli emendamenti che riguardavano il piano casa, allora se il piano casa può essere migliorato, magari anche senza essere stravolto, credo che non dobbiamo opporci, se vuoi anche ideologicamente, a questa fase.
Concludo qui questa mia illustrazione, riservandomi di intervenire successivamente.
Un’ultima cosa rispetto alla volontà della legge – ne abbiamo discusso in maniera forte anche in Commissione –, è quella di non chiudersi al solo aspetto istituzionale, la legge è fatta anche, anzi soprattutto, per recepire le iniziative dei privati i quali potranno proporre ai Comuni tramite il PORU la volontà di riqualificare intere aree.
Tutto questo oltreché auspicabile credo sia anche un'iniziativa nobile di questa legge, perché il coinvolgimento dei privati, delle forze che vivono nel nostro territorio, con le istituzioni è sempre un elemento positivo ed è sempre, ripeto, un elemento auspicabile.

Presidenza della Vicepresidente
Paola Giorgi

PRESIDENTE. La discussione è aperta. Ha la parola il Consigliere Cardogna.

Adriano CARDOGNA. Condivido e apprezzo gli obiettivi della proposta di legge in discussione. In attesa della legge regionale organica di governo del territorio e del nuovo piano paesistico ambientale regionale, a quel testo proposto dalla Giunta darei il mio voto favorevole subito, ma, visto il lavoro fatto in Commissione e vista la grande quantità di emendamenti presentati, valuterò solo a conclusione del dibattito.
Gli obiettivi li ha ricordati il Presidente Giancarli: costruire sul costruito, ridurre il consumo di suolo agricolo, spezzare la connessione tra consumo di suolo, rendita, speculazione, malaffari, attraverso la perequazione, riduzione e mitigazione del rischio idraulico dovuto alla impermeabilizzazione dei suoli. Inoltre, il recepimento della legge 106/2011, articolo 5, comma 9, al fine di contenere gli effetti sul territorio che sono nella scia di comportamenti che nel recente passato hanno visto, nel 1994, la parola d'ordine “il padrone a casa nostra”, cioè basta con le regole e i condoni edilizi, e poi nel 2003 un altro condono edilizio. In questi ultimi tempi la proposta di modifica costituzionale “tutto ciò che non è espressamente vietato è consentito”. Poi i piani casa per il rilancio dell'economia delle costruzioni, a cui molte Regioni hanno aderito obtorto collo.
La Finanziaria del 2002 dimezza le risorse per la difesa del suolo del 2001. La Finanziaria del 2003 fa scomparire i fondi del decreto Sarno e i fondi della legge Soverato. Viene inoltre affossata la legge 183 del 1999. Nel 2009 un ulteriore taglio alla spesa per la tutela dell'ambiente e del territorio. E con la manovra di agosto 2011 i fondi per la difesa del suolo sono azzerati.
Prendo atto con favore che gli obiettivi della proposta di legge n. 111 sono stati largamente condivisi da tutti i componenti della IV Commissione. Non si tratta di questioni ideologiche, se ci sarà difformità di comportamenti sarà soltanto perché ognuno di noi valuta diversamente i dati reali e oggettivi della condizione del nostro territorio regionale.
Però, purtroppo, siamo arrivati a questo punto di condivisione perché la realtà drammatica del nostro territorio, non solo regionale, fa giustizia di ogni altro argomento di chi ha visioni interessate ed egoistiche, oserei dire liberiste, di gestioni del territorio e dei rapporti con il territorio.
Questa Assemblea il giudizio sullo stato del nostro territorio lo ha dato in modo unitario in occasione dell'alluvione del marzo scorso. Proprio dall’analisi di quell'evento - le cui cause in quest’Aula sono state da tutti condivise (cementificazione, consumo di suoli, impermeabilizzazione dei suoli, abbandono delle attività agricole, assenza di manutenzione) - nascono dalla Giunta due proposte di legge. Una è la n. 99/2011 “Norme in materia di gestione dei corsi d'acqua”, ora di nuovo in Commissione, che mi ha fatto riflettere su come in questi anni sia stata vanificata la lungimiranza della legge n. 183/1989 che affermava che la responsabilità della difesa del suolo e della prevenzione di ciascun bacino idrografico deve essere unitaria per quanto riguarda i piani regolatori, i prelievi di acque e di ghiaia, gli sbarramenti e la pulizia degli alvei. Dopodiché oggi viene in discussione questa pdl n. 111 “Norme in materia di riqualificazione urbana sostenibile e assetto idrogeologico”; a questo proposito occorrono, però, alcuni brevi cenni sullo stato del suolo italiano e marchigiano.
Negli ultimi trent'anni abbiamo cementificato un quinto dell'Italia, circa 6 milioni di ettari. Nel nostro Paese ci sono 10 milioni di case vuote. Negli ultimi anni l'agricoltura ha perso una superficie pari a 1 milione e 900 mila ettari. 1 milione di immobili sono abusivi.
Nel 2009 la Regione Marche ha pubblicato uno studio, realizzato dall'Assessorato all'ambiente, sul consumo di suolo nelle undici aree urbane funzionali più importanti della regione nel periodo compreso fra il 1954 e il 2007. Durante questo periodo la superficie urbanizzata in dette aree è passata da 7 mila ettari a 30 mila ettari. Sono dati che ha la Regione, è un lavoro diciamo pubblico, possono essere consultati, quindi su questo non mi dilungo.
I pochi emendamenti da me presentati tengono proprio conto di questi dati. Uno per esempio affida ai Comuni il compito di fare una ricognizione degli alloggi ed immobili sfitti o inutilizzati. Un altro nasce dalla considerazione che la Regione Marche e le Province marchigiane non hanno la benché minima idea di quante aree di nuovo sviluppo urbano ancora non urbanizzate contengono i piani regolatori. Occorre costruire un quadro di conoscenze delle previsioni urbanistiche, legittimate ma non ancora attuate a livello comunale. E’ per questo che propongo che venga istituito un osservatorio per il consumo del suolo e che venga reintrodotto il limite del 90% dei piani regolatori.
Ci sono anche molti dati che dicono come la nostra costa è assolutamente urbanizzata, ne sono rimasti soltanto 70-80 chilometri. Per questo sarebbe ora che ci sia in quelle aree una moratoria di costruzione.
Se volessi essere conseguente alla realtà rappresentata da questi dati tutti dovremmo fare una sola proposta. Ossia, una moratoria generale ai piani regolatori e delle lottizzazioni in attesa che ciascun Comune faccia una precisa mappatura delle case sfitte e capannoni vuoti, finché la Regione non abbia un quadro degli effetti sul territorio dei piani regolatori attuali in termini di occupazione di suolo, ma non solo, anche dei costi collettivi per l'infrastrutturazione e i servizi futuri.
Questa legge non è un terzo piano casa, bensì indica alle imprese edilizie che il futuro del settore non è più e non sarà più nel consumo di suolo, nella cementificazione delle aree agricole, nell'urbanistica contrattata, ma in una straordinaria opera di miglioramento e di messa in sicurezza del troppo che è stato costruito e dei luoghi dove è stato costruito.
Inoltre anche la questione dei cambiamenti climatici in atto rende improcrastinabile il provvedimento di blocco della speculazione e l'impegno a raggiungere gli obiettivi europei in materia di risparmio ed efficienza energetica e di sicurezza dei territori e dei cittadini.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Zaffini.

Roberto ZAFFINI. Questa legge ci poteva vedere soddisfatti perché è importante, da sempre la Lega Nord pensa che la vivibilità del nostro territorio è un fattore decisivo sia per la competitività sia per la qualità della nostra vita.
La difesa e la valorizzazione del territorio e dell'ambiente, la difesa della nostra cultura, anche abitativa, l'uso più razionale ed efficiente delle risorse e la cura per la bellezza dei luoghi in cui viviamo non solo sono un investimento per il futuro, ma anche la condizione necessaria per migliorare la qualità della vita di oggi.
Quindi questa legge, dicevo, poteva diventare uno strumento utile per dare in tema di pianificazione valore ai nostri territori attraverso azioni che ne accrescevano l'attrattività, la promozione delle identità storiche e culturali e la dotazione di servizi e ricettività nel giusto equilibrio tra sviluppo e conservazione.
Fondamentale è la riduzione del consumo del territorio e delle nuove costruzioni. Sì, noi siamo per costruire sul costruito, siamo a favore del recupero del patrimonio edilizio esistente e della riqualificazione.
Quindi a tale scopo le azioni urbanistiche comunali devono seguire una logica di insieme e di qualità, non di speculazione puntuale (ad esempio con singole varianti) come purtroppo abbiamo visto fare molto di frequente.
I poteri forti locali sono spesso identificati con le imprese di costruzioni che fino ad ora, in combutta con la politica, hanno pilotato i piani regolatori e pagato le campagne elettorali di destra e sinistra, per perseguire i propri interessi e non quelli del bene comune. Adesso in molte realtà ci troviamo con questi costruttori che sono in bancarotta perché, appunto, i piani regolatori sono stati demograficamente sovradimensionati. E così ci ritroviamo con interi palazzoni di pessima qualità estetica invenduti.
Mi fa in un certo modo sorridere il fatto che relatore di questa legge per il CAL sia il sindaco Ceriscioli, quando Pesaro è una delle città dove la cementìficazione si è espansa a dismisura, anche in zone collinari di pregio, toccando così la completa saturazione. Ma non certo per colpa dell'odierno sindaco, quanto per la politica di chi l'ha preceduto. Insomma, a Pesaro si può solo riqualificare a gioco finito. Sembrerebbe! Infatti si identifica la zona di fosso Sejore tra Fano e Pesaro in collina vista mare come sito per l'ospedale unico. E quindi si contraddice in maniera scandalosa ed evidente con questa legge che oggi approveremo – non vedo l'Assessore Mezzolani. Al Sindaco Ceriscioli gli manderemo una lettera! –. Come fate a non sentirvi in forte contraddizione con lo spirito di questa legge per il fatto che entrambi vogliono realizzare a Fosso Sejore un ospedale unico che sarà un indecente consumo di territorio!
Tra l’altro è evidente che intorno alla colata di cemento di questo nuovo ospedale anche l'urbanizzazione e le infrastrutture correranno veloci. Seppure era l'ultima collina nel versante fanese che avevamo difeso dagli insediamenti, ormai dalla parte di Pesaro le colline non esistono più.
Ancora una volta chi ci governa predica bene e razzola malissimo, con una mano scrive una legge che tutela l'ambiente e con l'altra accontenta Confindustria e fa scempio del nostro territorio.
Noi invece vogliamo recepire in pieno lo spirito di questa nuova legge. Riteniamo possa essere il freno ad una scellerata decisione e che si debba procedere alla riqualificazione degli attuali ospedali al fine di consumare inutilmente altro prezioso territorio. Un territorio, il nostro, a vocazione turistica e di notevole pregio paesaggistico, non certo sanitario.
Quindi spero che con questa legge ci sia un reale recupero dei centri storici, quale patrimonio unico legato alla tradizione. E nel favorire il recupero di questi edifici ci sia la partecipazione. Perché anche qui ci sono state molte anomalie che invece bisognerebbe evitare. Troppo spesso abbiamo visto vincere gare d'appalto da ditte sopratutto provenienti dal sud grazie a ribassi spesso incomprensibili e dall'odore alquanto strano; ebbene, sì, si è parlato anche di camorra! E allora per evitare infiltrazioni facciamo lavorare le nostre imprese e i nostri artigiani che sanno esprimere la qualità e in più garantiscono ad elevare la ricchezza e la permanenza sul territorio dell'economia.
Un'attenta linea politica che mira a perseguire la riqualificazione urbana sostenibile non dovrebbe tuttavia trascurare o sottovalutare l'importanza del recupero abitativo dei sottotetti. Anzi, la riqualificazione urbana sostenibile dovrebbe incentivare detto recupero, abbassando drasticamente nelle estese aree turistico-balneari gli anacronistici limiti di altezza media fissati dalla l.r. n. 19/2010 sul piano casa.
Pertanto sulla scorta di queste osservazioni si è ritenuto necessario proporre un'apposita richiesta di emendamento dedicata alla problematica del recupero dei sottotetti. Questo è l'unico mio emendamento su cui mi auguro ci possa essere il consenso di quest'Aula. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Trenta.

Umberto TRENTA. Parto dalle parole di chiusura del relatore di maggioranza Enzo Giancarli, quando cioè parla di legge riformista che anticipa quello che sarà, ecc. ecc. A me allora è venuto un dubbio, altrimenti non avrei avuto difficoltà; il Presidente Giancarli sa che gode della mia stima incondizionata.
Questa è una legge che nasce come un fulmine a ciel sereno, arriva in Aula con una convocazione inaspettata – mi sembra che oggi non era prevista la seduta o ho capito male io? Io sono, come ripeto spesso capitato qui per caso e allora posso anche permettermi un errore di valutazione! –. Quindi la verità, caro Consigliere Giancarli, è tutta nella sua conclusione, cioè “sposta solo interessi di parte” e quindi non è una legge equa; lei ha infatti parlato che sposta verso qualcosa. Allora quando si spostano gli interessi a me viene in mente di chiamare questa proposta di legge n. 111 in questo modo: TIP e TOP. Perché? TOP sta per “testo operativo pubblico” cioè quello che noi oggi nella pubblicità della nostra carica elettiva discutiamo in Aula, TIP sta per “testo di interesse privato”. Top, tip, tip, top, ognuno se la accomoda come gli pare! E’ qualcosa che va a rappezzare, è la dimostrazione eloquente che nel passato è sempre stato interpretato in maniera distante da quello che è il paesaggio geografico, da quella che è l'urbanistica negoziata, la decostruzione, l'archeologia industriale, cioè da quella che è la valorizzazione del bello nel patrimonio geografico e paesaggistico architettonico.
Io ho qui un riferimento architettonico, ma che in questa legge non ho letto: architetto Wright, la casa nel parco, la casa sulla cascata. Ovvero riuscire ad integrare quel concetto di rispetto del bello su qualcosa che resti come una mirabile opera dell'architettura post moderna, che appunto è linea guida di quell'architetto paesaggista che oggi si occupa in maniera giusta del territorio, valutando quale sia il crinale da dove viene giù l'acqua, le canalizzazioni, e capendo poi perché succedono i disastri vallivi. E qui mi riferisco a quelle costruzioni che lei prima ha evocato in maniera commovente, parlo di Genova, del Levante, della Toscana. Ma non ne faccio una valutazione strumentale politica ideologica e demagogica, ne faccio solo una valutazione razionale da uomo che vive le modernità, e per modernità intendo il tempo che cronologicamente ci distacca da quella cultura del bello che oggi non ci appartiene, se non distrattamente sui libri di testo.
La notizia crea l'occasione, caro Presidente Giancarli. Allora facciamo un giochetto, prenda una penna e faccia una freccetta in conseguenza logica: emotività, Genova\Levante, proposta di legge.
Il Presidente Spacca anticipa tale questione con tre concetti: costruire nel costruito, addensare le città, tutela del paesaggio.
Bene, allora io potrei qui fare una noiosissima sequenza logica di quello che è il piano di riqualificazione urbana, la riqualificazione urbana in Italia, la legge urbanistica n. 1150/1942, ma vi farei solo una illustrazione sterile, distante da me, da voi e da questa gente che vogliamo amministrare. Quello era un periodo storico diverso, si parlava di ricostruzione post bellica, oggi si parla invece di decostruzione, di riqualificazione, cioè si qualifica qualcosa che era sbagliato.
Faccio due esempi. Però vedo che non ci sono gli Assessori, mi sento addirittura scemo a parlare in quest'Aula! Vorrei parlare all'Assessore Canzian che forse, insieme ad Almerino Mezzolani, ha appreso solo stamattina che il Presidente Spacca fa la riforma dell'Erap e il Presidente Solazzi fa finta di arrabbiarsi! Signori miei, non siamo su Scherzi a parte! Quando si parla di territorio, caro Assessore Viventi, si parla di rispetto di quel creato che è dono della vita che non ci appartiene e che dovrebbe avere nei nostri moderni pensieri un rispetto sacro per quello che è stato costruito come patrimonio storico, geografico, culturale e di beni culturali, cioè l'Italia.
Sicché, Presidente Giancarli, vengo al dunque.
Oggi la politica viene interpretata da persone che non hanno lo spessore e la conoscenza storica della politica, dell'evoluzione delle città, del territorio, persone che non dipendono da quella profonda cultura.
In questa legge ho visto tante cose, ma io sono uno che alla fine vuole vedere positivo nelle situazioni più imbarazzanti, cioè cerco sempre di trovare il nesso vero e la positività. Immaginiamo se questa legge fosse stata fatta, sempre nell'interesse tip top, per un interesse privato. Immaginiamo si blocchino le aree di espansione. Bene, io sono contrario. A chi le vendiamo? Prendiamo ad esempio il piano regolatore di Ascoli Piceno, un esempio che è sotto gli occhi di tutti, è una delle cinque città capoluogo di provincia (finché resterà provincia), lì ci sono due esempi eclatanti che calzano perfettamente in quello che voglio dire; manca l'Assessore allo sviluppo piceno – quando aveva la delega Donati mi divertivo a chiamarlo non del piceno ma di Acquaviva Picena! –. Insomma, quelle parole strategiche di quando parlavo di piano costiero delle Marche non potete non ricordarle, parlavo in maniera emotiva di Giacomo Leopardi, però parlavo anche in maniera concreta di metri cubi, di metri quadrati, di quel rapporto di indice di fabbricazione, di quanti comuni oggi sono dotati di piani regolatori generali.
Allora, lì diamo autonomia, il che significa mercato al cliente. Perché un Sindaco di una piccola comunità, un Sindaco di piccola città, un esponente politico di un piccolo territorio è piccolo anche nel pensiero. Noi, invece, siamo Consiglieri regionali, dobbiamo avere la visione generale del territorio geografico, nella sua interezza ma anche nei particolari, a volte è proprio nei particolari che può esserci l'insidia.
Qualcuno qui ha evocato i nostri problemi a Fermo e del rimbalzo dei tagli, ecc., ecc.. Ma quand’è che si taglia qualcosa? Quando non ci sono le risorse o quando intelligentemente si ritiene di non spenderle perché potranno servire: è meglio prevenire che curare.
Allora per i Consiglieri capitati qui per caso come me – per quelli bravi non è un problema e quelli meno bravi ci arrivano lo stesso – diventa prioritario capire i due aspetti principali di questa proposta di legge. Sembra cioè che sia stata fatta per qualcuno in grosse difficoltà economiche finanziarie, parlo dell'urbanistica creativa come la finanza creativa, riconducibile quasi a un pensiero di quel potentato di nicchia…Però, ecco, non c'è il Presidente, a me dà fastidio a volte parlare quando non c'è, semmai, Presidente Solazzi, riferirà lei, grazie!
Immaginate, dicevo, ci fosse un istituto bancario prioritario nella nostra regione che ha necessità di cartolarizzare i suoi bei tanti metri cubi...

PRESIDENTE. Consigliere Trenta, si avvii alla conclusione, grazie.

Umberto TRENTA. Gradirei che negli emendamenti che andremo ad esaminare, ove si parla di idrogeologico e sismico, ci sia veramente un'applicazione negli enti pubblici, nei privati e negli istituti finanziari, si parla di certificato di idoneità sismica allegata all'atto notarile di compravendita, poi l'albo delle alienazioni immobiliari.
L'altro emendamento, tutela del patrimonio immobiliare, per fare cassa e pareggio di bilancio privilegiato. E su questo, il mercato immobiliare, io ravviso l'enterprise training. Quindi la data certa dei compromessi o promessa a vendita allegata agli atti notarili.
Concludo ricordando un grande architetto che ha segnato la storicità dei grandi urbanisti della storia e dei grandi architetti: Adolf Loos, Parole nel vuoto!

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Bucciarelli.

Raffaele BUCCIARELLI. Credo, colleghi Consiglieri, che dovremmo ringraziare l’Assessore Viventi. E’ vero che è materia di sua competenza e delega, ma è anche vero che è l’unico Assessore presente. Evidentemente la materia urbanistica, la materia della qualità e della riqualificazione dei nostri centri urbani, non interessa più di tanto ai suoi colleghi di Giunta, Assessore. Eppure il partito che viene rappresentato dall’Assessore Viventi un merito in questa Regione ce l’ha, ha quello di aver invertito le modalità di vita delle Istituzioni. Approviamo il piano casa 1, approviamo il piano casa 2, approviamo questa legge di riqualificazione, ma non abbiamo la legge madre. Cioè prima approviamo gli allegati e poi gli strumenti organici. E questo è avvenuto anche con il piano socio-sanitario, prima si organizza la sanità e poi si fa il piano, prima si comprano le scarpe per il bambino poi vedremo quando nasce.
Se questo è il laboratorio Marche auguro veramente a tutte le altre Regioni italiane di non imitarlo, ha del paradossale.
Comprendo che il Presidente della Commissione, Consigliere Giancarli, illustri questo piano come uno strumento che realizza la manutenzione del territorio ed afferma il principio del rispetto del territorio, che afferma quindi la cultura del territorio, però questo dovrebbe farlo quella legge quadro che non c’è.
Questa legge è un’opera di maquillage, di lifting, è ispirata. Tra l’altro, secondo me, è ispirata da una pericolosa cultura di accentramento, cioè la Regione che riprende su di sé molte di quelle possibilità di intervento che aveva delegato; io a questo proposito ho presentato dei subemendamenti e sulla base di questo deciderò il voto.
Di certo non è una legge che rilancia, nè può farlo, un settore come l’edilizia, né tutela il territorio, ci vogliono ben altri strumenti. E a questo proposito sollecito il Presidente Giancarli a ripresentare per l’iscrizione dell’ordine del giorno di questa Assemblea la legge sulla manutenzione dei fiumi.
Perché questa legge non viene dopo la legge quadro? Perché è più facile fare ritocchi che non riformare. Questa non è una legge di riforma, non riforma un bel niente, anzi, come dicevo prima secondo me ha degli aspetti veramente pericolosi.
Oltre all’accentramento della Regione si parla di riqualificazione della qualità urbana e da questa si escludono i centri storici. Perché! Se dobbiamo riqualificare sull’edificato dove c’è più bisogno di intervenire credo siano proprio i nostri centri storici, che sono da rivitalizzare, da riqualificare affinché non vengano spopolati. No, vengono esclusi!
Oppure pensate all’arretramento culturale che si pretende di realizzare con questa legge nei confronti della legge Bucalossi che ancora sottintende l’urbanistica e la gestione del territorio. La legge Bucalossi era considerata rivoluzionaria perché sostituiva le licenze edilizie che erano gratuite con le concessioni che erano invece onerose. Perché? Perché si dava al Comune la piena potestà di decidere dove e come si edificava. Era il Comune che decideva sulla base di programmi di sviluppo del proprio territorio. Qui, invece, al Comune si impone il principio di compensazione, per cui chi non ha aree edificabili viene tranquillizzato compensando: “Ah, tu sei penalizzato? Allora ti do i soldi”. Tanto paga Pantalone, cioè il territorio!
Ecco, questa è la logica, ovvero, al centro non c’è una cultura urbanistica innovativa che faccia da volano ad uno sviluppo generale diverso, c’è bensì il denaro, cioè se non sei beneficiato costruendo sarai compensato perché ti sacrifichi. Dunque la logica non è l’interesse generale, ma quella dei proprietari delle aree. Tanto è vero che lo sanciamo nell’articolo 11, impedendo ai Comuni, fino alla legge madre, di ampliare i piani regolatori. Vivaddio, avrete un grazie da parte dei proprietari delle aree edificabili! Sì, perché vedranno lievitare a dismisura il valore delle loro aree.
Vedete, questi sono tutti aspetti che credo debbano farci riflettere, sono pericolosi, affermano una logica urbanistica e dell’uso del territorio a meri fini economici. Ma non solo. Sono politicamente pericolosi perché anziché porci di fronte a Province e Regioni dicendo che è ora di bloccare il consumo del territorio come è avvenuto negli ultimi trent’anni, è ora di riqualificare, è ora di fare un bel censimento di tutti gli appartamenti costruiti e vuoti, è ora di intervenire con l’edilizia pubblica sul costruito, è ora di realizzare politiche virtuose positive, no, noi diciamo che va tutto monetizzato. Quindi nell’approccio con il territorio c’è una pericolosa inversione culturale.
Ripeto, ho presentato alcuni subemendamenti che da soli non risolvono certo queste distorsioni della legge, quindi spero veramente, cari colleghi, che sia giunto il momento che questa Assemblea venga chiamata a discutere sulla legge urbanistica quadro. Se però, guardate, arriveremo alla discussione dei princìpi generali sull’uso del territorio, della sua salvaguardia, della manutenzione e tenuta dello sviluppo sulla base di questi princìpi, noi decideremo, a partire da oggi, di prendere la strada sbagliata, quella che monetizza tutto e non migliora la qualità della vita.

PRESIDENTE. Ho iscritti a parlare i Consiglieri Ricci, Carloni, Binci, Perazzoli, Marangoni, D’Anna, Pieroni, Latini, Camela, Acquaroli. Se non ci sono altre richieste considero chiuse le iscrizioni.
Ha la parola il Consigliere Ricci.

Mirco RICCI. Innanzitutto ringrazio per il lavoro svolto in IV Commissione dai Consiglieri e dai dirigenti e tecnici. Si è trattato di un lavoro lungo su una materia molto complessa e intrecciata, quella dell’urbanistica. Un tema che non solo lo si è sottovalutato, ma lo si è colto anche nella sua profondità.
La legge che oggi voteremo non può che essere considerata uno strumento importante, perché raccoglie il tema della riqualificazione urbana. Peraltro non è una novità. Abbiamo già utilizzato lo strumento dei famosi PRU, i piani di riqualificazione urbana, e quello dei PRUST. Questo è invece uno strumento ancora più avanzato che utilizza l’iniziativa anche privata. Ci scandalizziamo di questo? Credo di no.
Come ricordava il Consigliere Bucciarelli, quello che invece è un punto di debolezza – lo dico alla Giunta, anche perché siamo l’ultima Regione a non averla – è che manca una nuova legge di pianificazione del territorio moderna ed avanzata. Questa sì che è un’urgenza!
Il dibattito che ho ascoltato fino adesso mette in evidenza un limite, c’è chi pensa che questa legge sia troppo spinta in avanti e c’è chi pensa che sia troppo debole per poter funzionare.
Intanto questa legge non fa altro – lo dico agli amici del centro-destra – che attuare il decreto sviluppo del Governo. L’abbiamo scritto nelle finalità, mi pare sia all’articolo 2. Tra l’altro, lo dico per chi parla di fasce A, il decreto sviluppo esclude gli interventi nelle strutture condonate e appunto nelle fasce A. Quindi noi abbiamo tenuto conto di questo, non potevamo fare altrimenti. Per le fasce A, i centri storici, abbiamo mantenuto un atteggiamento di prudenza. Al di là dei piani di recupero si poteva magari fare un po’ di più, ovvero i cambi di destinazione. Molti Comuni hanno ad esempio centri storici che non corrispondono perfettamente con il centro medievale, in altri sono molti più ampi, dentro i quali forse era anche opportuno intervenire con recuperi e riqualificazioni urbane.
Dunque è un tema importante. Quando abbiamo approvato – lo ricordava il Consigliere Bucciarelli con ironia – il primo piano casa e poi il secondo, sempre in attuazione di Finanziarie nazionali, abbiamo cercato di avere sempre uno sguardo che tenesse insieme i due aspetti, quello cioè che ha determinato per questa Regione un margine importante in relazione alla tutela del territorio e del paesaggio; e anche questo l’abbiamo scritto nei nostri atti, Consigliere Bucciarelli, noi dobbiamo avere sempre quel substrato di riferimento. Allo stesso tempo, però, se produciamo strumenti normativi che non funzionano poi non serve a nulla nemmeno questo.
Per cui sia per il primo piano casa che per il secondo, sia oggi per lo strumento di riqualificazione organica, che poi chiamiamo PORU, abbiamo cercato con questa legge di avere da un lato l’attenzione massima di tutto il territorio e allo stesso tempo abbiamo cercato – su questo la Commissione ha lavorato in maniera puntuale sugli emendamenti – di farlo funzionare. Perché se l’obiettivo finale di questa legge è quello di non consumare più il territorio, basta con le lottizzazioni, cerchiamo di riqualificare il costruito, significa che uno strumento di semplificazione al Comune lo devi dare, altrimenti non fai un passo. E se il Comune di Pesaro o di Fano o di Ancona o di Ascoli prevede che nei prossimi vent’anni ci sarà una domanda abitativa di 2 mila alloggi, speriamo di poterne fare almeno la metà già nella zona urbanizzata, costruita, senza allargare le periferie.
Con questa legge abbiamo cercato di far questo, cercando di dare le giuste premialità, evitando di sfruttare il piano casa piuttosto che il PORU, cercando di dire con un emendamento utilizzo dei volumi esistenti e non quelli di piano. Se utilizzi gli indici di piano, chi aderirebbe al PORU? Se invece di premiare riduci le possibilità del privato non funziona. Insomma, abbiamo cercato di tenere sempre le due cose.
In fondo credo che abbiamo fatto bene a mantenere la tutela sulle fasce A, poi, certo, lasceremo anche alla prossima legge urbanistica che faremo o ad una iniziativa dei consigli comunali. Abbiamo fatto molto bene a mantenere quella previsione. E allo stesso tempo abbiamo cercato di rendere possibile, attraverso modifiche di alcuni articoli, la possibilità di attuare questo piano. Altrimenti non ci saremmo riusciti.
Dunque questa legge rappresenta la possibilità di riqualificare le nostre città e allo stesso tempo mantiene quel profilo di attenzione che questa Giunta e questa Assemblea legislativa hanno sempre avuto rispetto al territorio e all’ambiente.
Se poi vogliamo anche sposare l’innovazione in tema di risparmio energetico, la cultura del costruito, va bene, la legge lo prevede, ma intanto credo lo possiamo considerare uno strumento che potrà permettere, almeno sulla carta è così, di ottenere qualche iniziativa.
Veniva ricordato anche dal Presidente Giancarli, il secondo piano casa sembra aver riempito le scrivanie degli uffici tecnici dei Comuni con alcune proposte, però bisogna monitorarle, verificarle. Perché, come ho detto anche in Commissione, probabilmente l’applicazione di norme che si intrecciano con l’urbanistica e con i regolamenti edilizi sono di difficile attuazione. Temo che anche su questa legge per poterla applicare nella maniera adeguata si dovranno produrre note esplicative. E questo è un altro problema che forse avremo in seguito.
Concludo dicendo che l’articolato proposto a quest’Aula, secondo me, mette in condizione i Comuni di avere sottomano una norma abbastanza chiara. Ci permetterà di realizzare qualche intervento ed evitare nel prossimo futuro, sempre comunque con una legge di pianificazione territoriale di cui si doterà presto questa Regione, di aggiungere alle città nuove periferie, cosa che sinceramente non auspico. Di certo negli ultimi anni, almeno nella mia città, abbiamo costruito troppo, abbiamo allargato troppo le città, invadendo alcune zone magari anche a rischio idrogeologico. Insomma, abbiamo dato molto dal punto di vista urbanistico, con questa legge, invece, abbiamo le condizioni per invertire la tendenza.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Carloni.

Mirco CARLONI. La proposta di legge depositata dalla Giunta il 22 giugno, come ho detto anche quest’estate, rappresentava secondo me una proposta completamente folle. Molti di noi quando hanno visto depositare questa legge non ne hanno capito il senso e a me sfugge ancora oggi, per cui cercherò di darne un’interpretazione parziale.
Il d.l. 13 maggio 2011 n. 70, prima ricordato anche dal Consigliere Ricci, nasce per la liberalizzazione delle costruzioni private. Quindi qui si è preso quello che in esso faceva comodo, introducendo in questa proposta una parte di quelle proposizioni impostate dal Governo. Allora dico, almeno adesso che questo Governo non c’è più, cerchiamo nel dibattito di essere sereni e non faziosi. Sì, perché qui si dà la colpa al Governo Berlusconi di aver dato la stura a questo decreto, però poi non si spiega il perché è stato fatto. Questo decreto, ripeto, è stato fatto per liberalizzare le costruzioni private. Mentre la proposta di legge depositata il 22 giugno dalla Giunta nella sua impostazione aveva una visione oserei dire marxista e leninista. E’ l’esatto contrario dell’intento normativo nazionale. E’ cioè la riproposizione dello Stato che controlla il cittadino inconsapevole e incapace e lo blocca perché sicuramente sbaglia. Si parte dal presupposto che il cittadino sbaglia e allora bisogna fermarlo.
Credo che con questa legge si faccia un grande errore, all’Assessore glielo ho detto anche in privato. In essa ci sono più visioni, più proposte, una parte sembra scritta per rispettare i princìpi del rischio idrogeologico e sismico, sui quali siamo tutti d’accordo, una parte è per punire il privato e farlo un’altra volta andare con il cappello in mano dai potentati locali a chiedere alcuni diritti che gli devono invece essere riconosciuti a prescindere.
Siamo peraltro di fronte a una legge che entra nel merito di norme urbanistiche – lo ha già detto per fortuna anche il Capogruppo del PD, riconoscendo quindi il limite vero di questa Regione – in quanto la nostra è l’unica Regione che non ha una legge organica urbanistica. Quando è questa la vera materia su cui questa Assemblea legislativa, questa Amministrazione dovrebbe intervenire per dare nuove norme alla nostra regione, ai nostri cittadini.
Di fronte alla mancanza di questa legge stamattina si mette una toppa, con la scusa del rischio idrogeologico si cerca di creare un nuovo impianto normativo mortificante. Seppure devo dire che dal 22 giugno ad oggi, grazie all’intervento dei Consiglieri di opposizione – almeno questo riconoscetelo –, alcune parti sono state migliorate, ma solo in parte.
Personalmente sono per votare contro a prescindere, perché mi sembra che questa legge faccia veramente quello che in questo momento non serve per la nostra regione. A parte l’introduzione dei sistemi di vincolo e di ripianificazione, sui quali andrebbe fatta una normativa complessa, il motivo per cui io voterei contro – poi lo vedrò meglio man mano che esamineremo gli emendamenti – è questo. Nel nostro Paese e sopratutto nel territorio della nostra regione abbiamo dei sistemi produttivi che tutti giorni sono di fronte a una scelta, quella di delocalizzare la produzione all’estero o altrove. Di fronte al rischio di delocalizzare la produzione – l’Assessore conosce bene questo problema, così come tutti noi marchigiani, perché i nostri industriali si trovano ad avere un’area balcanica, un’area est Europa che oggi quanto mai incentiva questo rischio –, perché altrove creare produzione e aumentare gli spazi produttivi costa meno ed è conveniente, a volte diamo anche contributi per andare all’estero a produrre, bene, oggi allora cosa facciamo? Creiamo dei vincoli all’unica procedura che esiste nel nostro diritto per l’attività produttiva.
La normativa introdotta dal Governo per le procedure in variante con lo sportello unico dedicato soltanto alle attività produttive era l’unico strumento che semplificava le procedure per chi voleva ampliare la propria parte produttiva. Ebbene, oggi ci inventiamo una norma per bloccarla. E la risposta che molti di voi hanno dato a questa mia domanda è stata: siccome alcuni Comuni hanno utilizzato lo sportello unico per fare di fatto delle varianti bisogna bloccarli. E’ come dire, Presidente, che siccome in autostrada c’è chi va troppo forte allora bisogna chiuderla. Fare una norma che mortifica tutti gli sportelli unici delle Marche solo perché qualcuno con questi sportelli unici ha fatto delle varianti che non avevano a che fare con le attività e gli insediamenti produttivi è una vergogna. Noi oggi stiamo veramente mortificando il nostro tessuto produttivo. Coloro che magari sono di fronte a degli investimenti e che vorrebbero ampliare le parti di produzione o di magazzino o legate alla propria attività artigianale, commerciale o industriale, oggi decideranno di non farlo più, magari andranno all’estero o altrove.
La cosa assurda è che utilizzate uno strumento normativo nazionale che parla di liberalizzazioni per fare poi una norma che di fatto vieta la liberalizzazione, complicando così la vita di tutti coloro che vogliono investire, in un momento in cui, invece, gli investimenti andrebbero incentivati.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Binci.

Massimo BINCI. Premetto intanto che condivido il titolo di questa proposta di legge, cioè la necessità di riqualificazioni urbane sostenibili e di norme che garantiscano la tutela dei cittadini da rischi idrogeologici e di alluvione. E quindi sono anche d’accordo con l’obiettivo che si propone: un uso razionale del patrimonio edilizio esistente, promuovere la riqualificazione di aree urbane degradate, disorganiche o dismesse, favorire l’efficienza energetica.
Oltretutto questa legge, che parte dal recepimento della legge 106/2001 che ha convertito il decreto sviluppo, non prevede interventi relativi ad edifici abusivi o sulle abitazioni dei centri storici.
La sua impostazione è positiva perché non prevede né l’occupazione di suolo agricolo né l’occupazione di nuovo suolo urbano, blocca la possibilità di nuove varianti ai PRG ove non sia utilizzato almeno il 75%. Ricordo che invece la proposta della Giunta, che io sostengo, diceva che non erano possibili nuove varianti PRG qualora non fosse realizzato almeno il 90% delle previsioni dello stesso piano regolatore. Secondo me una percentuale più alta, il 90%, avrebbe incentivato in maniera maggiore l’applicazione di questa legge.
Una necessità che ho evidenziato anche in Commissione è quella di mantenere i vincoli degli standard della legge 1444/1968. Quindi di non andare in deroga. Come peraltro è stato fatto col piano casa rispetto alle distanze, alle altezze, agli indici di permeabilità e di densità. Però da quanto mi risulta questi vincoli sono mantenuti.
Un’altra necessità che ho evidenziato, visto che i PORU andranno alla trasformazione di vaste aree delle nostre città – speriamo siano vaste – e al loro ridisegno sia dal punto di vista architettonico come pure della qualità urbana e della possibilità di fruizione da parte dei cittadini, è che queste trasformazioni prevedano la partecipazione dei cittadini non solo in quanto proprietari nei PORU di aree o edifici, quindi solo per la quota di interessi che li vede coinvolti, ma anche in qualità di cittadini fruitori dei servizi della città. Perché se appunto verranno trasformate vaste aree urbane, come le aree industriali dismesse all’interno della città o i quartieri degradati, è bene che almeno nella fase di previsione della qualità urbana o del tipo di città che si vuole definire ci sia un percorso di partecipazione dei cittadini.
Un altro aspetto necessario che ho evidenziato, sempre con emendamenti, è che i PORU dovrebbero essere coordinati tra loro e coordinati con il contesto urbano ove vanno ad inserirsi, affinchè ne fuoriesca una città migliore.
Voglio invece fare una critica non certo rispetto agli obiettivi, che sono scritti, bensì rispetto alle possibilità che gli stessi, e mi riferisco alla qualità urbana, all’efficienza architettonica o energetica degli edifici e all’housing sociale, vengano effettivamente raggiunti, visto che non ci sono previsioni che ne vincolano la realizzazione. Quindi, sia l’oggetto e le finalità di cui all’art.1 che l’individuazione delle aree di cui all’art. 2, visto che, ripeto, non c’è nessun vincolo all’interno della legge, potrebbero non essere raggiunti.
Per quanto riguarda l’housing sociale ho presentato uno specifico emendamento in cui ho inteso modificare le percentuali di premialità. Questa legge prevede il 14% per i PORU e un 6% per la qualità architettonica, io rimodulo la premialità su tre livelli, il 10% per i PORU, il raggiungimento del 15% per i PORU che prevedono almeno il 20% nella riconversione dedicata all’housing sociale, e un ulteriore 5% per il progetto architettonico. Quindi anziché partire dal 14% definire una quota del 5% affinchè si possa raggiungere l’obiettivo che si prefissa la legge, che se appunto non sostenuto non può essere raggiunto.
Ricordo che l’housing sociale permette l’accesso alla casa alle uniche fasce di popolazione che ne sono escluse, ossia ai cittadini con redditi bassi che non riescono a dare garanzie alle banche. Per cui con tecniche finanziarie, come ad esempio la conversione dell’affitto a scomputo del pagamento dell’appartamento, si potrebbe permettere l’acquisizione delle case anche a questa categoria di popolazione che altrimenti non avrebbe possibilità.
Vado velocemente sugli ultimi due punti.
Il primo riguarda la compensazione, di cui all’art. 8, che prevede lo scambio delle aree sottoposte a vincoli espropriativi con diritti edificatori in altre aree. Secondo me questa norma è pericolosa. Basta farsi mettere un vincolo sulla propria area (non mancano nuove progettazioni di strade ecc.) per acquisire la possibilità di edificare trasparenza.
L’altro è rispetto al piano casa che qui viene reso stabile. Io su questo ho presentato un emendamento che punta su una questione venuta fuori proprio a seguito delle alluvioni di queste ultime settimane abbattutesi in tutto il nord Italia e nello scorso mese di marzo qui nelle Marche. Non è possibile non tenere conto che nel piano casa abbiamo dato la possibilità di ampliamento nelle aree a rischio di esondazione. Oltretutto abbiamo inserito una deroga in una seconda fase del piano casa, dietro a spinte esterne di lobby che vogliono costruire ecc.. Per cui almeno di questo, dopo tutto quello che è successo, ne dobbiamo prendere atto. Il mio emendamento, ripeto, vuole sopprimere la possibilità di applicazione del piano casa sulle aree a rischio di esondazione. Il rischio di esondazione prima si verificava ogni duecento anni oggi invece avviene all’incirca ogni cinque, non si può non tenerne conto, altrimenti ne saremo colpevoli.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Perazzoli.

Paolo PERAZZOLI. Su questa materia, come succede quando si parla di calcio, si sentono dire cose veramente incredibili che non hanno riferimenti né teorici né normativi né nella realtà dei fatti.
Questa proposta di legge è stata approvata dalla Giunta a giugno di quest’anno, quindi prima del decreto sviluppo, sicchè non è una legge in applicazione, lo ha incrociato successivamente. E vorrei dire ad alcuni Consiglieri di minoranza, in particolare al Consigliere Trenta, che è il decreto sviluppo che ha impresso una velocità, in quanto ha imposto nella data dell’11 novembre la scadenza entro cui la Regione doveva normare. E se noi non avessimo legiferato quel decreto avrebbe significato un’anarchia ossia la cancellazione di qualunque programmazione. Dopodichè possiamo certo discutere se la programmazione in base alle leggi vigenti in Italia ha migliorato o peggiorato la qualità delle nostre città.
Credo che l’obiettivo di un’Assemblea legislativa, e ancora di più di un Parlamento, sia quello di fare leggi equilibrate e applicabili, dicendo di fare basta all’esasperazione vincolistica e allo stesso tempo agli abusi che vengono incoraggiati dai condoni, che sono frutto anche di leggi troppo vincolistiche. Servono leggi equilibrate che mettono insieme le varie esigenze. Perché quando in tutte le città – tutte! - ci sono migliaia di condoni ci sono dei problemi seri acchè le leggi possano essere realistiche.
Un’altra questione è la coerenza che ci deve essere tra le cose che si affermano e le cose che si fanno. Lo sforzo che abbiamo fatto con il piano casa e che stiamo facendo con l’atto che approviamo oggi è vero riformismo, non sono solo parole.
Quando discuteremo nelle prossime settimane della proposta di riordino dei consorzi, quando con le modifiche a cui stiamo pensando arriveremo a una proposta di difesa del territorio, voglio vedere se anche lì prevarrà la stessa demagogia che vediamo in questi giorni a piene mani per cavalcare il malcontento di qualcuno, senza alla fine dare risposte su come si deve governare veramente un territorio, che appunto non può più essere condotto come si faceva nei secoli passati.
Il valore altissimo del nostro ambiente non è tanto nel fattore naturalistico, quanto per come è stato modificato e plasmato dall’uomo, con i centri storici, con quella agricoltura fatta di tanti piccoli appezzamenti. Quello è paesaggio di cui dobbiamo tenere conto, non di un paesaggio astratto e ideologico.
Quindi l’obiettivo fondamentale di questa proposta di legge è la riqualificazione urbana di parti di città, con una procedura veloce, quella dei piani particolareggiati, anche a varianti di piano regolatore. Questa è la cosa fondamentale. Conosciamo bene i tempi lunghissimi che occorrono per le procedure normali.
L’altro obiettivo è aggiungere a breve termine un’opportunità ulteriore, oltre al piano casa, per il rilancio di un’attività importantissima per la nostra economia, l’edilizia. Il settore dell’edilizia oggi è in gravissima crisi, che non riguarda solo i titolari delle imprese, i cosiddetti costruttori, ma anche migliaia di lavoratori e le loro famiglie. E’ un settore che come si dice in gergo è alla canna del gas. Di questo ce ne dobbiamo preoccupare.
Io ai lavori della Commissione vi ho partecipato con passione, qualcuno potrà dire anche troppa, e di questo me ne scuso, ma non sopporto le cose che vengono dette tanto per dire. Sugli argomenti io mi preparo e quindi gli elementi che ho preparato sono frutto anche di un incontro fatto con i Sindaci, con i tecnici, i quali sin dalla proposta ne vedevano una buona normativa. Altro che folle, come ha detto il Consigliere Carloni! E’ una proposta di legge buona e ragionevole. Seppure, certo, da migliorare, altrimenti rischia di essere solo una buona legge sulla carta, ma non coerente con l’obiettivo, perché poi potrebbe risultare ifficilmente applicabile; chi ha partecipato ai lavori della Commissione sa che sono stato tra i protagonisti, ed io faccio parte della maggioranza, non è che ho cambiato.
Dunque se approveremo gli emendamenti proposti dalla Commissione credo la legge sarà coerente con i suoi obiettivi, sarà applicabile.
Quando diciamo di non voler utilizzare più il territorio, o più precisamente limitare l’uso del territorio, dobbiamo sapere, se siamo seri, che intendiamo aumentare la densità di quello che è già costruito e che necessariamente si deve andare in altezza. Altrimenti si dicono delle cose tanto per dire e per perdere tempo.
Parliamo di riqualificare urbanisticamente pezzi di città fuori dai centri storici. Però dobbiamo dire che per i centri storici ci sono già degli strumenti idonei, i piani di recupero, per cui, combinati con le proposte contenute nel piano casa che abbiamo introdotto per gli edifici costruiti dopo il 1950, è possibile già intervenire.
Si dice che bisognerebbe anteporre uno studio sugli edifici e sul costruito, perchè nelle Marche si è costruito molto di più della crescita demografica. Certo, però dobbiamo sapere che in questi anni l’uso degli edifici da parte delle famiglie marchigiane è aumentato. Perchè dove prima vivevano cinque persone oggi ci vivono in due. Nelle nostre città siamo passati da 100 a 200 metri cubi. E questo ha portato le famiglie ad acquistare appartamenti. Inoltre, l’uso turistico soprattutto sulla costa, molti appartamenti vengono infatti usati a fine turistico. Insomma, bisogna valutare le cose a 360 gradi.
I limiti del PORU. Quali potevano essere? I proprietari. E’ facile dire ma in Francia, in Germania, però lì le famiglie spesso stanno in affitto, le proprietà sono poche. Mentre da noi c’è una proprietà diffusa, sicchè mettere d’accordo 30, 40, 50 proprietari è materialmente impossibile. E’ possibile oggi farlo perché introduciamo la possibilità per i capannoni, limitando le volumetrie, quindi dove c’è l’edilizia pubblica lì si può fare.
Fondamentale è l’approvazione di alcuni emendamenti, in particolare quello che trasporta i vantaggi previsti dal piano casa dentro i PORU, sapendo che il piano casa permette l’ampliamento degli edifici, con i PORU permettiamo la riqualificazione urbanistica, che è quello che ci interessa di più. Tanto è vero che nonostante la crisi il piano casa sta avendo qualche effetto, si sta muovendo qualcosa. Mi dicono che gli unici progetti riguardano proprio il piano casa.
Abbiamo introdotto una cosa importante, criteri uniformi per la compensazione e la perequazione, che sono gli unici strumenti che oggi hanno in mano i Comuni per fare qualcosa. Sappiamo bene che i Comuni non hanno più una lira per fare un esproprio. Una lira! Ancora oggi stanno pagando gli espropri fatti negli anni settanta e ottanta, a seguito di contenziosi che li costringe a pagare a valore di mercato.
Abbiamo portato a 75% la percentuale di realizzazione degli attuali PRG limitata alle zone C e D. Sapendo, però, che per le attività produttive gli ampliamenti sono comunque ammessi. Se invece le zone sono nuove è giusto che prima si completi almeno il 75% di quello che c’è e poi si vanno a trovare nuove zone.
Così come abbiamo introdotto un incentivo vero sulle delocalizzazioni. Non possiamo lamentarci che i capannoni stanno dentro i fiumi se poi non creiamo le condizioni affinché si possano spostare.
Con l’approvazione degli emendamenti della Commissione ritengo vareremo una buona legge e che soprattutto sarà applicabile, e questo lo verificheremo successivamente.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Marangoni.

Enzo MARANGONI. Il Consigliere che mi ha preceduto ha detto che l’ambiente non conta in quanto tale, non rileva in quanto tale, ma conta il funzione dei cambiamenti operati dall’uomo, per esempio i centri storici. Bèh, la prossima estate quando andrò al mare sarò molto più lieto di guardare il mare, di assaporarne le bellezze, sapendo che l’uomo sta per costruire il rigassificatore di Falconara, grazie a questa Assemblea legislativa che lo ha votato a stragrande maggioranza. Grazie per questo apprezzamento che potrò fare, Consigliere!
Andando alla proposta di legge n. 111 “Norme in materia di riqualificazione urbana sostenibile e assetto idrogeologico”, credo che questo norma sia un classico esempio di predicare bene ma razzolare male, anzi, malissimo.
Vedo poco di riqualificazione urbana, cioè dell’urbe, quindi del centro storico, tanto è vero che è escluso, come ha già detto un altro Consigliere. Vedo poco di sostenibile, anzi, consiglierei a questa maggioranza di eliminare la parola sostenibile; tenete presente che sono molto attento all’ambiente, mi interessa moltissimo, ma ormai la parola sostenibile è stata abusata, non ha più senso, e questa legge lo dimostra, ove appunto la si usa proprio per fare il contrario della sostenibilità dell’ambiente. Quindi meno la userete e meglio sarà per tutti o perlomeno sarà più chiara.
Quanto poi all’assetto idrogeologico qui dentro non vedo veramente niente. Non c’è quasi nulla che riguardi una vera prevenzione del disastro idrogeologico, che purtroppo è sempre più frequente anche nella nostra regione; al riguardo ricordo che il 7 novembre ho presentato un’interpellanza per chiedere quali attività abbia fatto la Regione Marche per prevenire i rischi da dissesto idrogeologico nel territorio regionale e ho suggerito anche una serie di cose da fare urgentemente.
Questa legge è quindi una delusione. E lo dimostra, ad esempio, questo mattone di 130 emendamenti più i subemendamenti che sono stati presentati. Magari vi facciamo dei libri da lasciare negli uffici come esempio di cattiva legislazione. Perché? Perchè quando si arriva a fare una legge di questo tipo, con tutti questi emendamenti e subemendamenti – ormai dovremmo essere arrivati a 200 – vuol dire che si è lavorato male. Quindi mi dissocio dal coro del relatore di maggioranza e di minoranza che danno delle valutazioni positive. Secondo me non è così.
L’articolo 1 è una meraviglia dal punto di vista normativo! Dice: allo scopo di un’adeguata tutela del territorio regionale “promuovere la trasformazione urbana in termini di qualità, riducendo il consumo di suolo”. Inoltre, si vuole contribuire alla realizzazione delle reti ecologico ambientali, ecc.. Bene, questo è il contenuto del titolo della legge e dell’articolo 1. Poi uno va a leggersi la legge e si chiede dove sono applicate queste belle parole, questi bei concetti. Ma! In realtà vedo una legge piena di parole opposte, e cioè, incrementi volumetrici, varianti ai piani regolatori vigenti, incrementi di indici edificatori territoriali o fondiari. Tutte cose che contrastano con il titolo della legge e i contenuti di quell’articolo 1.
Come al solito lo stile legislativo di questa maggioranza è quello di enucleare dei bei titoli di legge e delle belle parole in alcuni articoli, ma poi fare esattamente il contrario nella parte sostanziale, magari con qualche codicillo in modo tale che nessuno se ne accorga.
Poi un’altra cosa meravigliosa è che si continua a legiferare dicendo “nelle more della legge organica sul territorio”. Io non so quanti anni, quanti decenni sono che si continua a fare così! Ma quando la facciamo questa legge organica del territorio! Persino il Capogruppo del PD ha detto che siamo l’ultima Regione in Italia a non averla.
Io non sono contro l’edilizia, tutt’altro, ho molti amici imprenditori edili, quindi, figuriamoci, io sono per l’impresa edilizia perché è il volano dell’economia, quando si muove l’edilizia si muove tutto. Però, mi chiedo, queste leggi giovano veramente all’edilizia? No, non giovano! Perché siamo nella fase in cui l’offerta è già molto superiore alla domanda. Per cui in questo momento l’edilizia ha bisogno di altre cose, non di questo, è solo una politica demagogica.
Non sarebbe stato più logico definire questo strumento urbanistico, il PORU – PORU, che brutta parola, mamma mia! - come un piano di riqualificazione urbana seria, senza perequazioni, direi anzi sperequazioni? Tra l’altro sperequazioni che prescindono anche dalle varie destinazioni d’uso.
Ciò che questa legge avrebbe dovuto normare per favorire davvero l’edilizia e fare davvero uno sviluppo sostenibile – ahimè, uso anch’io questo termine ormai obsoleto e abusato – che cos’è? Bèh, arebbe dovuto fare il vero recupero dell’esistente, non solo edilizio ma anche urbanistico, l’assenza vera di consumo del suolo, la salvaguardia del paesaggio e delle aree agricole tipiche marchigiane, la valorizzazione delle economie locali e del turismo, grazie alle specificità e peculiarità paesaggistiche e territoriali.
Quindi l’invito è di smettere di inventarsi piani urbanistici come fossero specchietti per le allodole. Se aveste fatto funzionare davvero i piani che abbiamo non saremmo ridotti come siamo ridotti.
Ci sono associazioni, comitati, istanze che vengono da semplici cittadini per combattere questa politica urbanistica che oggi è sempre più lontana dagli interessi della collettività, ma è vicina invece ad altri interessi a volte anche molto poco trasparenti.
Emanare una legge che ha per scopo la riqualificazione urbana è la lampante prova di colpa che gli strumenti che si avevano a disposizione non sono stati fatti funzionare nel modo corretto.
Io ho infatti presentato 28 emendamenti proprio con l’obiettivo di trasformare questo PORU; che secondo me non è un piano di riqualificazione urbana bensì un piano inteso come PORU - Prossima Operazione di Rovina Urbanistica. Voi avete manipolato la tutela dell’ambiente, altro che edilizia sostenibile, altro che riqualificazione! Qui non c’è nulla che vada a favore né dell’ambiente né, a ben guardare, dell’edilizia.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere D’Anna.

Giancarlo D’ANNA. L’argomento è indubbiamente importante. Parliamo infatti di riqualificazione urbana e di assetto idrogeologico, i due argomenti che anche nelle ultime settimane sono venuti alla ribalta. Negli ultimi decenni abbiamo visto sorgere edifici un po’ ovunque, come pure dal punto di vista idrogeologico in queste ultime settimane abbiamo assistito a problemi enormi che drammaticamente si sono verificati in varie regioni d’Italia, senza dimenticare ciò che è accaduto nelle Marche lo scorso anno.
Da diversi anni Legambiente e Protezione civile hanno fatto notare che nella regione Marche circa l’80% del territorio è a rischio idrogeologico. Altissime sono le percentuali di mancati interventi atti a mettere in sicurezza le situazioni più drammatiche, sia per quanto riguarda le abitazioni a uso civile, sia per quanto riguarda alcune imprese, alcune delle quali trattano anche materiali inquinanti che in caso di esondazione allargherebbe a dismisura il rischio ambientale.
Sicuramente questa legge non affronta in modo mirato e definitivo le problematiche. Per quanto riguarda il rischio idrogeologico buona parte è rinviato alla legge che è stata presenta e che sarà un pò la cartina di tornasole di quelli che potranno essere i provvedimenti concreti per mettere in sicurezza le zone a rischio. Però sappiamo bene che una legge non basta se poi non viene accompagnata anche da risorse economiche. In alcune situazioni possiamo prevenire, ma visto che l’80% della nostra regione è sottoposta a rischio idrogeologico è chiaro che bisogna fare non solo degli interventi preventivi ma anche interventi di messa in sicurezza, indispensabili per evitare che fatti come quelli accaduti lo scorso anno nella nostra regione si ripetano.
Quindi credo che al di là delle iniziative legislative bisogna percorrere anche altre strade, quelle cioè di sensibilizzazione riguardo alcuni interventi da fare. Ad esempio nell’entroterra pesarese alla diga del Furlo negli scorsi decenni non sono state effettuate quelle escavazioni necessarie per ripulire i fondali, lavori che avrebbero permesso una raccolta di acqua in misura doppia. La mancanza di questi interventi fa sì che di inverno non viene raccolta una quantità superiore di acqua e di conseguenza d’estate non c’è quella riserva fondamentale per l’uso e il consumo umano.
Vorrei quindi suggerire ancora una volta alla Giunta e all’Assessore - che non vedo presente, ma tutto rimane a verbale, quindi mi auguro che poi qualcuno lo legga – che bisogna iniziare a ragionare anche sul recupero delle acque piovane. Un argomento che credo possa essere inserito se non in questa legge in quella che vedremo in Aula nelle prossime settimane. Questo sistema permette che durante le grosse precipitazioni tutta quest’acqua non finisca in un territorio che ormai è quasi tutto impermeabilizzato e allo stesso tempo è utile in quanto permette una maggiore riserva di acqua che poi andrà sicuramente a vantaggio per i vari usi di cui l’uomo può aver bisogno.
Quindi per quanto riguarda il rischio idrogeologico le risorse, ripeto, sono fondamentali per portare avanti un programma serio e definito.
Voglio ora riferirmi alle disposizioni transitorie e finali riguardo l’urbanistica. Lì si parla di massimo utilizzo e riqualificazione del patrimonio edilizio urbano esistente anche ai fini della tutela paesaggistica. Questa frase è sicuramente importante, è un impegno forte della Regione, però non collima con alcune operazioni, come quella, lo ricordava prima anche il collega Zaffini, dell’ospedale unico. Qui c’è cioè una fortissima contraddizione. Da una parte ci sono due strutture che in parte sono da recuperare, si trovano all’interno del centro storico, quindi si tratta di una loro riqualificazione e contemporaneamente di una riqualificazione dello stesso centro storico. Dall’altra abbiamo invece una zona vergine - per merito infatti delle amministrazioni che si sono susseguite negli ultimi cinquant’anni il comune di Fano è rimasto una sorta di riserva del nostro ambiente - che potrebbe diventare l’esatto contrario di quell’opera di sensibilizzazione e di intervento fattivo che si prefigge la legge.
Quindi c’è una contraddizione grandissima. Pertanto mi auguro che i propositi che questa legge vuole portare avanti vengano recepiti anche dall’Assessore Mezzolani e da quei Sindaci che si sono adoperati per questa struttura. Perchè oltre al discorso dell’utilizzo del patrimonio edilizio, come dice la legge, qui c’è un qualcosa di più che la gente non ha assolutamente gradito.
Inoltre non ci sono interventi per i centri storici – come ribadito anche dal collega Marangoni -, seppure la Regione sia già da tempo sensibile ai centri storici naturali malgrado le scarsissime risorse. L’Assessore prima mi diceva che questa attenzione non c’è volutamente in questa legge in quanto si occupa soprattutto di ciò che sta al di fuori dei centri storici. E’ anche giusto che non si parli solo ed esclusivamente dei centri storici, però non vorremmo nemmeno che l’attenzione si spostasse su uno dei due aspetti. Perché la città è composta sia dal centro storico, che ovviamente è il cuore della città, sia dalle periferie, che sono le zone meno prestigiose dal punto di vista culturale, storico e turistico, ma che necessariamente hanno anch’esse bisogno di essere quantomeno rivisitate. Tutti sappiamo quello che è accaduto nel corso dei decenni. Basta prendere un treno o entrare in una città in macchina per vedere immediatamente qual è la differenza tra lo stile architettonico e l’attenzione che c’è nel centro storico e quello che è invece accaduto, appunto, alle periferie delle città. Seppure qualche volta purtroppo anche parte dei centri storici sono stati letteralmente rovinati dal punto di vista storico-culturale.
Non entro nel dettaglio, sottolineo però che i princìpi che la legge vuole far passare alla nostra comunità non credo, ripeto, che nella pratica siano stati attuati.
Ricapitolo un attimo il discorso. L’80% del territorio della regione Marche è sottoposto a rischio idrogeologico, qua si vuole fermare solo l’altro 20%, giusto e corretto, per carità, ma noi aspettiamo con ansia che venga quella legge che ci dica, appunto, cosa dobbiamo fare di questo 80%. Infatti i problemi che incontriamo ogniqualvolta ci sono degli eventi meteorologici riguarda proprio questo 80% di territorio a rischio. Dobbiamo certo salvare il 20% ma dobbiamo intervenire in modo chiaro e definitivo anche nelle situazioni a rischio. Altrimenti potrebbero verificarsi di nuovo quei danni enormi come accaduto in passato nel fermano e in altre zone, per i quali poi ci si rivolge allo Stato. Quando invece la politica del territorio la facciamo noi. Quindi occorre una maggiore attenzione.
Comunque per esprimere un giudizio finale aspetto di vedere quale sarà l’esito del voto su alcuni emendamenti.

Presidenza del Vicepresidente
Giacomo Bugaro

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Latini.

Dino LATINI. Sarò costretto a ripetere molte delle cose dette nei precedenti interventi, seppure con alcuni passaggi diversi. Come diceva il Consigliere Perazzoli, su queste tematiche le posizioni possono essere sotto alcuni profili diverse.
La proposta di legge mira, come appunto tutti vogliamo, a contenere il consumo di suolo, a promuovere il recupero dell'esistente, nonché a riqualificare le aree degradate, ed è quindi coerente con gli obiettivi di efficienza energetica degli edifici, il tutto attraverso la semplificazione delle procedure per le trasformazioni urbane complesse. Questo è il principio che muove la legge, su cui non vi è possibilità a non condividerla.
Ho però qualche dubbio in alcuni aspetti sul piano tecnico, che però non vuole essere una contrarietà di quei princìpi e di quella impostazione che è stata data, va al di là del più complesso quadro dello strumento urbanistico di cui la Regione si deve dotare. Voglio cioè evidenziare che a volte anche le norme possono diventare dei macigni, possono creare delle difficoltà burocratiche e di attuazione, quindi cadere in senso negativo sui soggetti ultimi, i destinatari, in questo caso i cittadini. Ma soprattutto riguardo la tutela dell’esistente, cioè dei centri storici, la realizzazione intorno ai centri storici, inoltre, come dice la proposta di legge, anche l’aspetto fondamentale riguardo la mitigazione delle opere relative al rischio idraulico, un’enorme materia su cui da sempre vi è difficoltà di inquadrarne mezzi, possibilità e soggetti per la loro attuazione.
La proposta prevede, quale primo atto del procedimento di riqualificazione, l'approvazione da parte del Comune di un atto di ricognizione delle aree che necessitano di trasformazione, di quelle carenti di servizi, dello stato dell'edilizia sociale, assicurando forme di pubblicità e partecipazione. Sul punto va tuttavia detto che la legge in argomento non prevede la possibilità per i soggetti privati di proporre le aree che necessitano di riqualificazione. In tal senso rimarco la non partecipazione, non tanto dal punto di vista del principio, quanto della conoscenza del territorio. E per soggetto privato non si intende soltanto il privato interessato bensì tutte quelle associazioni che mirano a tutelare il patrimonio e a valorizzarne le parti fondamentali, soprattutto per quanto già c’è stabilmente dal punto di vista storico all’interno della città.
Il Comune provvede alla riqualificazione delle attività volte alla riqualificazione mediante l'adozione del PORU, che a tutti gli effetti rappresenta un piano attuativo. Il PORU è approvato attraverso procedure rapide che tuttavia consentono l'interazione tra gli enti preposti al governo del territorio. Evidenzio qui che a mio avviso vi sono meccanismi di quelle procedure rapide che lasciano il passo a difficoltà, a ostruzionismi non eleganti o comunque che possono far ritardare la definizione complessiva del PORU. Non per ultimo anche le controversie che possono venire fuori, come sempre succede quando si tocca lo strumento urbanistico.
Bisogna quindi evitare che il PORU comunale sia soltanto uno, altrimenti i Comuni impiegheranno anni per inserire tutti gli edifici in un unico PORU, e le spinte dei diversi interessi possono essere moltissime. Inoltre se c’è un unico PORU questo può essere più facilmente oggetto di ricorsi giurisdizionali con possibili pronunce di sospensive.
A mio avviso sono quindi preferibili più PORU, man mano che il Comune definisce uno di essi si provvede ad adottarlo e approvarlo, inserendo nei successivi PORU le costruzioni che presentano problemi che richiedono maggiori attenzioni e più ampie valutazioni.
Va ricordato che la proposta di legge in questione esclude dall'applicazione dei PORU – non so se è stata modificata nelle ultime riunioni della Commissione – le zone A (centri storici). Ritengo questa una esclusione ingiustificata in quanto, come è noto, è possibile riqualificare un centro storico valorizzando e tutelando le preesistenze storiche e l'identità dei luoghi. Sulla problematica occorre prevedere l'inclusione delle zone A tra quelle che possono essere interessate da un PORU, prevedendo tuttavia l'esclusione di eventuali premialità volumetriche, proprio per mantenere uno dei principi cardini del piano particolareggiato del centro storico, cioè il mantenimento della storicità non solo dal punto di vista volumetrico ma anche della composizione del centro storico delle città stesse.
Il PORU consente la delimitazione delle aree, l'assetto urbanistico, le destinazioni d'uso, gli indici edilizi ed urbanistici, anche in variante al PRG vigente. E’ un piano attuativo particolareggiato che consente un incremento volumetrico. Sull'argomento la Commissione ha migliorato il testo originario della Giunta, in quanto ha previsto un aumento delle percentuali degli indici edificatori. In realtà meglio sarebbe stato prevedere incrementi riferiti alla volumetria esistente, anche al fine di rendere conveniente o quanto meno effettivo l'utilizzo del PORU rispetto a quanto previsto dalla legge regionale cosiddetta del "piano casa" (l.r. n.22 del 2009), in quanto va parametrato in termini effettivi e concreti senza che la premialità sia definita teorica, con il rischio di determinare alcuni mostri, come abbiamo visto e come ricordato anche in questa sede.
Un altro aspetto che va evidenziato è che l'atto legislativo attua l'articolo 5 del cosiddetto decreto sviluppo (d.l. 70/2011), anche se non contiene disposizioni in materia di delocalizzazione. Quello che ha accennato prima il Consigliere Perazzoli è indubbiamente una proposta importante, quella cioè di tirar fuori il capannone dalla zona soggetta ad esondazione e posizionarlo in un’altra località, ma nella legge non trova riscontro pratico e completo. Nell'ambito dei PORU, invece, così come previsto dalla citata norma statale, sono possibili sia modifiche delle destinazioni d'uso, sia modifiche della sagoma degli edifici.
Gli articoli 6, 7 e 8 della legge disciplinano gli istituti della perequazione e della compensazione urbanistica quali modalità di attuazione del PORU. Va benissimo che sia prodotto per la prima volta a livello regionale quella sorta di miglioria, quella capacità che i Comuni hanno inserito nei propri piani regolatori in termini attuativi diretti, altrimenti l’ente locale non avrebbe nessuna arma per contrattare la perequazione e l’utilizzo del territorio.
E' previsto inoltre l'adozione di un regolamento attuativo da approvarsi entro tre mesi che faciliti ed omogeneizzi l'attività dei Comuni.
Altra disposizione di rilievo è contenuta nell'art. 10 che persegue l'obiettivo della progressiva riduzione del rischio idrogeologico introducendo l'istituto della verifica della compatibilità idraulica degli strumenti di pianificazione ed è finalizzata ad accertare la compatibilità idraulica delle trasformazioni territoriali. Voglio però sottolineare un rischio che andrebbe a cadere sugli enti locali. Ai Comuni viene trasferito tutto il gravame delle opere relative alla riduzione del rischio idraulico, che oggi sono di competenza di altri enti, ma in questo senso si pone una difficoltà enorme a carico dei Comuni che certamente non riusciranno, né in proprio né in consorzio, a far fronte alla liquidazione, che oggi neanche le Province e le Regioni, anche per assenza di strumenti finanziari governativi, sono in grado di risolvere.
Nel solco delle disposizioni finalizzate alla riduzione del consumo del suolo è da ascrivere quella relativa al divieto di adozioni di nuovi PRG o di varianti ai PRG esistenti che prevedano espansioni di aree edificabili nei comuni che non abbiano completato per almeno il 75% o 90% - si parla anche di 50% - l'edificazione delle aree esistenti con la medesima destinazione urbanistica. E’ una norma che secondo me creerà grandissime difficoltà per quei Comuni - considerato che il periodo delle vacche magre non è destinato a concludersi - che hanno ancora una possibilità minima di poter far sviluppare, sopratutto per quanto riguarda le attività produttive, una piccola parte del proprio territorio. Va qui compiuto uno sforzo di interpretazione o comunque una norma che a mio avviso potrebbe limitare moltissimo tutta l’attuazione della legge sulla qualificazione urbana quando si andrà a mettere meno in termini concreti alla stessa.
Da ultimo si evidenzia che il limite temporale fissato dalla l.r. 22/09 (Piano casa) al 30 giugno 2012 è stato prorogato dalla IV Commissione a131 dicembre 2013. E’ certamente un passo avanti, la legge ha avuto buonissima attuazione, ma credo che debba essere ancora spostato in là. Pertanto in questo senso ritengo sia opportuno tener conto degli appositi emendamenti.
Quello che non mi convince in termini concreti sono alcuni articoli che nella loro stesura originaria da un punto di vista del principio ha creato grosse difficoltà. Mi riferisco al testo originale dell’articolo 3, comma 3, cioè il riferimento alle aree di completamento di cui al d.m. 1444/1968, ove praticamente il PORU deve interessare tutte le aree di completamento previste dal PRG e quelle di espansione già completate da almeno venti anni, altrimenti non avrebbe senso.
Non è poi prevista se la deroga alla cubatura, stabilita dal comma 4 dell’articolo 4, venga a concorrere ai requisiti per la VAS, essendo stabilito dalla legge nazionale. Credo che questo non sia necessario.
L’articolo 7, la perequazione urbanistica, di fatto va a toccare una pratica già utilizzata dai comuni. In questo caso al PORU spetta il completamento dell’attuazione di un qualcosa che è già nell’attuazione negli enti locali. Quindi la situazione non deve essere stridente rispetto a quanto finora si è compiuto, per non determinare una minor capacità di compensazione dei comuni stessi.
Infine l’articolo 11, comma 1, lettera a), relativo ai PPA che già disciplinano in maniera programmata l’attuazione del PRG. La legge attribuisce detti compiti ai Comuni. Come è stato detto, credo siamo nell’impossibilità di poter favorire sia le varianti ordinarie che i SUAP. In questo modo si è in presenza di una situazione di totale rinuncia a insediamenti, come quelli, ad esempio, delle aziende che sono ancora interessate a non delocalizzare. Questo, a priori, credo sia una cosa non possibile della legge regionale.
Ho presentato degli emendamenti che non concorrono certamente a rendere negativa l’impostazione generale della legge, ma vogliono solo significare che dai principi all’attuazione pratica le norme e i regolamenti devono essere conseguenti, altrimenti il rischio fondamentale, ripeto, è che le conseguenze possano ricadere sulla popolazione, che in un momento di grave crisi come questo penso sia l’ultima cosa che dobbiamo fare, pur sapendo che quei principi saldi e sani che si propone la legge sono da tutti accettati.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Pieroni.

Moreno PIERONI. Questa proposta di legge in materia di riqualificazione urbana sostenibile e assetto idrogeologico credo sia in questo caso specifico una norma che non risolverà nessun tipo di problema. Quando nell’estate scorsa approvammo con grande enfasi il piano casa sembrava dovesse dare un grande sviluppo e quindi la ripresa dell’edilizia marchigiana. Io ho avuto modo, colleghi, di verificare quante sono state le richieste pervenute in alcuni Comuni del territorio del sud della nostra regione a seguito appunto del piano casa. Ebbene, in comuni che vanno dai 12 ai 16 mila abitanti le richieste di concessione edilizia legate al piano casa sono state al di sotto di10 – al di sotto di 10! -. Questo è dunque il classico esempio ove non si sono date risposte importanti per uno sviluppo dell’edilizia marchigiana.
In molti in quest’Aula hanno parlato di edilizia sostenibile, di riqualificazione urbana e sostenibile, di assetto idrogeologico. Però questa proposta di legge oggi in discussione, per alcuni cardini che la sostengono, sicuramente, ripeto, non riuscirà a dare delle risposte forti.
Sono convinto che oggi approvando questa nuova legge, che io definisco, senza voler usare altri paroloni, urbanistica, non aiuteremo assolutamente quello sviluppo forte e importante di cui ha bisogno il nostro territorio in questo momento di crisi. Una crisi, appunto, che attraversa anche l’edilizia.
Molti sono gli emendamenti presentati, ma voglio riferirmi in modo particolare all’emendamento di cui all’articolo 11 con cui sostanzialmente blocchiamo quelle scelte urbanistiche che le amministrazioni comunali dovrebbero fare in piena autonomia. Per cui la Regione non detta linee guida bensì obbliga i Comuni a perseguire una certa linea. Una linea che, secondo me, non darà nessuna risposta alla sostenibilità urbanistica. Con questo emendamento si modifica la proposta della Giunta che parlava di una percentuale del 90% del piano regolatore sviluppato, la si porta al 75%, allora diciamo che tutti i Comuni hanno nelle varianti dei vari piani regolatori uno sviluppo che non c’è stato di circa il 75%.
Per cui secondo me a questo emendamento dovremmo trovare una formula diversa. Le amministrazioni credo abbiano la capacità di essere autonome. Magari con un sub emendamento potremo prevedere una compensazione con cui si dà la possibilità ad un ente locale di fare varianti negative e nella stessa percentuale riportare nel proprio territorio le varianti urbanistiche. Altrimenti noi con autorità bloccheremo continuamente le scelte delle amministrazioni locali.
Ho sentito molti Consiglieri puntare sull’assetto urbano, io invece sono anche qui convinto che in questa proposta di legge non c’è grande impulso per una rivisitazione del nostro assetto idrogeologico marchigiano. Non dimentichiamoci che le Marche hanno molteplici criticità, ma che sicuramente non vengono risolte con questa proposta di legge.
Lo dico con grande franchezza e serenità, come ho sempre fatto, io ho sempre sostenuto le proposte della Giunta, ma in questo caso ho grandi difficoltà a votare una legge della quale, ripeto, sono convinto non sarà né un impulso per una ricrescita economica dell’edilizia, né sarà una risposta forte per quelle criticità legate all’assetto idrogeologico del nostro territorio.
Mi riservo quindi di decidere definitivamente dopo l’esame dei molteplici emendamenti presentati. Ritengo che in alcuni ci siano quelle risposte che potrebbero dare un respiro importante a questa proposta di legge.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Camela

Valeriano CAMELA. Intanto voglio cogliere l’occasione per esprimere, all’Assessore Viventi, alla Giunta intera e alla Commissione competente presieduta dal Presidente Giancarli, l’apprezzamento mio personale e del Gruppo al quale appartengo per il fatto che nel giro di pochi mesi sia stata elaborata un’incisiva strategia di sviluppo ed innovazione in campo urbanistico. Strategia che stimola ed incentiva interventi volti a “costruire sul costruito”, un vero e proprio slogan che con efficacia racchiude la filosofia dei provvedimenti di settore, e cioè favorire la trasformazione urbana in senso riqualificatorio, evitando il consumo di nuovo territorio.
Tale strategia ha visto recentemente l’approvazione del cosiddetto piano casa, il secondo e vero piano casa, che sembra stia dando una spinta salutare al settore edilizio e quindi al miglioramento occupazionale e, aggiungo, socio-economico della nostra regione, e che vede l’esclusivo coinvolgimento di risorse di privati cittadini.
Ma ritengo non basti, con l’occasione mi permetto di invitare l’Assessore a riflettere sull’opportunità di emanare il terzo piano casa, stante la necessità di recepire alcune criticità che sono emerse nel passaggio dalla trascrizione della norma alla sua completa applicazione. Situazione che non fa altro che comprimere, senza motivi significativamente utili, l’assoluta potenzialità della legge in direzione della riqualificazione e dello sviluppo.
La proposta di legge oggi in discussione, che ha per oggetto la riqualificazione urbana attraverso il generale miglioramento qualitativo degli insediamenti e che non trascura, anzi, tiene ben in mente, alla luce dei gravi eventi calamitosi che hanno interessato varie ed estese zone della nostra regione e non solo, ha inoltre l’altrettanto prioritario obiettivo della progressiva riduzione del rischio idrogeologico, perseguibile solo mediante una seria verifica della compatibilità idraulica degli strumenti di pianificazione, nella ineludibilità delle trasformazioni territoriali che le azioni di recupero e riqualificazione urbana inevitabilmente producono.
Quindi una nuova filosofia e cultura di governo del territorio che raggiungerà la sua massima espressione e rappresentatività con la nuova legge urbanistica, già annunciata dall’Assessore Viventi per il prossimo anno, nei confronti della quale si ripongono forti aspettative.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Acquaroli.

Francesco ACQUAROLI. Solo per rivedere alcuni concetti emersi nella discussione.
Questa legge si propone di riqualificare i centri urbani e nella discussione sono stati toccati altri aspetti inerenti la legge quadro urbanistica, di cui anch’io ho rilevato l’importanza di intervenirvi nel più breve tempo possibile, per dare alla materia delle linee guida e per dare delle prospettive a tutta la nostra regione, alle imprese e agli enti sottoposti alla stessa regione Marche.
Però oggi in questa discussione non possiamo fare demagogia oppure criticare questa proposta di legge senza al contempo richiamare le responsabilità che ci sono state. Perché quando parliamo di assetto idrogeologico, sul quale molte critiche possono essere fatte riguardo all’atteggiamento tenuto finora dalla Regione Marche, quando parliamo di tutti i mille cavilli che negli anni scorsi non hanno permesso di intervenire in maniera seria per abbattere tutte le difficoltà, che poi sul territorio hanno anche portato ad iniziative scellerate, come la costruzione di aree produttive a ridosso dei fiumi o la distruzione del paesaggio marchigiano con interventi fatti tramite delle varianti, ebbene, tutto questo dipende da una legge quadro regionale che non c’è stata, che non ha saputo fermare chi interpretava iniziative singole non legate a un quadro generale.
Mi fermo qui perché non voglio essere polemico. Ma oggi sentire in quest’Aula sentire fare delle critiche a questa legge, da chi faceva parte della maggioranza che ha governato la Regione, è secondo me solo demagogia e pura polemica.
Sicuramente non sarà questa la norma che risolverà tutti i problemi. Speriamo che con l’approvazione degli emendamenti si possa correggere il tiro. Però secondo me nell’inquadratura ci stiamo muovendo verso un miglioramento delle condizioni esistenti. Condizioni esistenti che certamente non sono buone. Infatti dopo l’esondazione dello scorso anno, e come del resto risulta anche dagli studi prodotti da Legambiente e da altri soggetti, sappiamo che l’assetto idrogeologico è fortemente a rischio. E non è a rischio per un dato casuale ma perché c’è stata una politica carente.

PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Viventi.
Luigi VIVENTI. Come Assessore proponente della proposta di legge mi corre l’obbligo di intervenire, che peraltro mi dà modo di chiarire in maniera definitiva quali erano gli obiettivi.
Quando un amministratore o un governo propongono una legge la prima cosa che si pongono, ovviamente, è l’obiettivo che si vuole raggiungere.
Il primo obiettivo è quello di rimuovere quella pesante stagnazione che c’è nel settore dell’edilizia. Quindi tutti gli strumenti che favoriscono una ripresa dell’attività lavorativa sono buoni, purché rispettosi delle regole. Regole che a volte, dobbiamo essere obiettivi, nel nostro paese non vengono rispettate, e poi magari piangiamo per le alluvioni e per i danni a cui dobbiamo far fronte. Quindi bisogna raggiungere l’obiettivo però rispettando le norme.
E questo obiettivo lo si può raggiungere attraverso degli strumenti innovativi e che soprattutto siano ispirati da una filosofia di fondo, quella cioè che nasce dall’osservazione dei fatti e della situazione effettiva che c’è nella regione Marche.
Nella regione Marche in effetti c’è stata una grande occupazione di suolo pubblico, si è cementificato molto, si è costruito a volte anche in maniera disordinata.
Quindi il primo obiettivo, in una economia che sta per essere destrutturata in ogni momento, è quello di recuperare ciò che si è costruito, anche male o in situazioni particolari.
Abbiamo lanciato lo slogan “costruire sul costruito” proprio perché dovevamo recuperare cose fatte nel tempo in maniera disordinata e anche brutte e che rendono in particolare le periferie delle nostre città a volte non apprezzabili.
Il nostro secondo fondamentale obiettivo è dunque la non occupazione di nuovo suolo pubblico e rivalorizzazione di alcuni siti urbani.
Nel momento in cui abbiamo pensato ad uno strumento snello, come questa legge di soli quattordici articoli, lo abbiamo fatto ben sapendo che la legge urbanistica regionale è datata 1992, che dunque necessita sicuramente di una rivisitazione però rispetto ad alcuni interventi, non è in assenza del quadro normativo, come diceva il collega Bucciarelli. Perché, ripeto, c’è la legge del 1992 che, certo, deve essere rivisitata.
Si è provato per due legislature – Consigliere Bucciarelli, lei per una legislatura è stato anche Presidente di questa Assemblea, per cui lo sa benissimo – ma non ci si è riusciti. Ed io non sono un presuntuoso o un visionario che pensa di riscrivere una legge regionale in sei mesi. Però visto che sono abituato a fare poche chiacchiere e il più possibile i fatti, ho detto: nel frattempo, come abbiamo fatto con la legge sul piano casa, rimettiamo mano su questi argomenti delicati, si fa ciò che è possibile, e affrontiamo quelle che sono state le critiche del territorio. Perché dobbiamo anche essere obiettivi. Facciamo una legge poi dopo un anno vediamo che non va bene, che non funziona, ecc, allora dobbiamo correggere gli errori. Infatti anche con il piano casa dopo un anno visto che non funzionava l’abbiamo corretto. E con il contributo di tutti voi abbiamo credo elaborato un nuovo testo migliore del precedente.
Rispetto a questo do anche un’altra risposta sollecitata da alcuni Consiglieri intervenuti. Io ritengo - e come Assessore all’urbanistica offro la mia disponibilità sin d’ora a rimetterci le mani – che la legge sul piano casa contenga alcuni punti deboli che quindi possono essere rivisti.
Pertanto tutti gli emendamenti presentati su questa legge che si riferiscono al piano casa, dico con chiarezza già fin d’ora che siamo disponibili a riprendere il confronto su questo tema, in modo tale che facciamo le cose in modo ordinato. Ossia, oggi approviamo la legge sulla riqualificazione urbana e il prossimo mese, se è necessario farlo, rimettiamo le mani sulla legge sul piano casa. E siccome dai vostri interventi e dalle osservazioni che vengono dal territorio questo sembra necessario, bene, lo faremo.
Riprendo il ragionamento della normativa urbanistica generale. E’ chiaro che dobbiamo rimettere mano a questo testo. Quindi un altro impegno – perché se vogliamo essere seri dobbiamo fare così – è quello che ci dobbiamo dare degli obiettivi e delle scadenze. Diciamo allora che entro il prossimo anno proviamo a riportare in Aula il testo della nuova legge urbanistica, che dovrà essere ovviamente discussa in Commissione con tutte le forze politiche, perché la legge urbanistica è di tutti, non è della maggioranza o della minoranza.
Per cui un’altra risposta importante che voglio dare in questo momento a nome del Governo della Regione è l’impegno entro il 2012 a portare questo testo. Non è una cosa semplice, ma comunque ci impegniamo a farlo.
Lo strumento che abbiamo individuato per raggiungere l’obiettivo della riqualificazione urbana è il PORU. Uno strumento che seppure non abbia un bel nome, Consigliere Marangoni, a me pare possa essere positivo nella sostanza, ma che probabilmente non è stata da tutti compresa.
Il Consigliere Marangoni ad esempio diceva che in questa legge non c’è nessuna novità. Probabilmente non l’ha letta. Questa legge contiene infatti delle novità direi quasi straordinarie; dispiace che alcuni colleghi non le percepiscano. Intanto permette di approvare di fatto un piano particolareggiato che può essere attivato anche da privati e che non necessita dell’approvazione delle Province. In termini di tempo significa risparmiare anche 18-24 mesi, c’è una velocizzazione molto forte.
Inoltre si obietta che si va verso una nuova centralizzazione. Siccome non amo mai nascondermi dietro le mezze parole, amici o nemici che siano, parlo sempre chiaro, allora dico che è assolutamente necessario che la Regione si riappropri pienamente dell’indirizzo urbanistico, altrimenti rischiamo di avere cinque leggi urbanistiche, una per provincia. La Regione deve dare indirizzi legislativi e programmatici seri per tutti uguali. Questo secondo me, in una fase in cui andremo comunque verso una semplificazione, una razionalizzazione di tutto, è un obiettivo prioritario.
Poi ci sono anche altri concetti estremamente innovativi, quindi, veramente, non capisco come si faccia a non percepirli.
Per la prima volta, ad esempio, si parla di concetti di perequazione. Che cosa significa perequazione? Lo dico in modo semplice, così capiscono tutti, sia quelli bravi che quelli un po’ meno bravi, sia quelli intelligenti che quelli un po’ meno intelligenti. Con il sistema attuale quando si traccia una linea sul piano regolatore da una parte l’area è edificabile dall’altra non lo è, quindi c’è quello fortunato e quello sfortunato, quello che diventa ricco e quello che rimane povero. Con la perequazione, invece, si cerca – quindi dovrebbe essere un concetto accettato da tutti – di perequare, cioè, esempio, io metto un pezzo di terreno tu un capannone in disuso oppure un’altra area dismessa ecc. ecc., mettiamo insieme il valore e poi lo si ripartisce in quota. In questo modo non accade che io mi arricchisco e tu ti impoverisci, o viceversa, ma entrambi avremo un interesse a riqualificare e quindi veniamo ricompensati per questo sforzo, per questo valore. Qui non so se qui qualcuno si riferiva a interessi particolari, ma ben vengano questi interessi, perché per la prima volta ciò significa razionalizzare e non fare due categorie, i fortunati e gli sfortunati, oppure, se lo vogliamo dire in maniera ancora più chiara, i raccomandati e i non raccomandati.
Dunque questi concetti, la perequazione, la compensazione ecc., non mi sembrano di poco conto, sono peraltro anticipatori dei concetti che verranno ripresi nella legge urbanistica regionale che ci prendiamo l’impegno di presentare.
Prima ho dimenticato di dire che questa proposta di legge contiene una norma che stabilisce che gli effetti della legge sul piano casa vengono prorogati al 31 dicembre 2013, anziché al giugno 2012. Quindi anche qua c’è una risposta importante, non è vero che non c’è. Le leggi prima di commentarle e giudicarle bisognerebbe leggerle a fondo.
Sono state fatte anche altre importanti osservazioni, sollevate anche da alcuni colleghi dell’opposizione. Una ad esempio riguarda i centri storici.
Il centro storico vive una situazione molto particolare. Noi sul piano casa siamo già intervenuti, nonostante la difficoltà obiettiva della materia. Liberi da ogni pregiudizio ideologico siamo già intervenuti per dare delle possibilità con incrementi anche delle premialità volumetriche. Fare altrettanto con questa legge significherebbe veramente rischiare un disordine anziché porre in ordine. Io sinceramente ho questo timore.
Anche perché questa legge prevede una premialità, ossia, se il piano è comunale arriva al 20%, se invece è intercomunale arriva al 25%. Non è poco. Allora dobbiamo essere attenti concretamente a quello che facciamo. E quando diciamo che non c’è attenzione alla bellezza significa non aver letto la legge. C’è infatti una premialità aggiuntiva del 6% - in Commissione maggioranza e opposizione l’hanno condivisa - per quei progetti presentati con concorso di progettazione, aspetto apprezzato anche dagli ordini degli architetti, ecc..
Al di là del fatto di essere stato il proponente della legge, anche la Commissione ha lavorato egregiamente migliorando il testo con il concorso di tutti.
Dobbiamo quindi essere convinti che stiamo approvando una buona legge. E’ una legge che ci consente di riqualificare le aree degradate delle nostre periferie e in particolare dei nostri centri urbani, di non occupare nuovo suolo pubblico e di far lavorare la gente, le imprese.
Ritengo che oggi l’Assemblea legislativa delle Marche stia svolgendo appieno la funzione per la quale è chiamata ad esistere.
Poi strada facendo vedremo, comunque mi auguro, dati questi chiarimenti, fatte queste riflessioni e date anche le risposte rispetto al piano regolatore generale, al piano casa ecc., ci possa essere un’ampia condivisione del testo.

PRESIDENTE. Se non ci sono altre richieste di intervento passiamo alla votazione.

Articolo 1.
Emendamento n. 1/1 del Consigliere Carloni, identico all’emendamento n. 1/2 del Consigliere Latini:
Alla lettera f) del comma 2 dopo la parola “idrogeologico” sono aggiunte le seguenti parole: “e sismico”.
Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Emendamento n. 1/2 del Consigliere Latini. Decaduto.

Emendamento n. 1/3 del Consigliere Perazzoli. Ritirato.

Emendamento n. 1/4 della IV Commissione:
Nel comma 2 bis dopo le parole ”e della legge regionale 8 ottobre 2009, n. 22 (Interventi della Regione per il riavvio delle attività edilizie al fine di fronteggiare la crisi economica, difendere l’occupazione, migliorare la sicurezza degli edifici e promuovere tecniche di edilizia sostenibile) sono aggiungere le seguenti: “così come modificata dalla presente legge”.
Ha la parola il Presidente Giancarli.

Enzo GIANCARLI. Faccio presente per questo emendamento e anche per gli emendamenti e subemendamenti che verranno, che essendo firmati come Presidente della Commissione sono il risultato del confronto e della discussione che c’è stata in Commissione. E quindi ovviamente il parere è favorevole.
Ce ne sono un paio invece a mia firma che sono solo degli aggiustamenti.
In quelli della Commissione abbiamo cercato di raccogliere molte indicazioni presenti in tanti altri emendamenti, quindi quando diciamo no è perché in parte sono stati appunto recepiti negli emendamenti della Commissione.

PRESIDENTE. Emendamento n. 1/4. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 1, così come emendato. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 2.
Emendamento n. 2/1 del Consigliere Binci:
Al comma 1, lettera b) aggiungere le seguenti parole: “e sul sistema delle aree e dei servizi di interesse pubblico”.
Ha la parola il Consigliere Binci.

Massimo BINCI. All’articolo 2, lettera b) si dice che il Comune per raggiungere gli obiettivi di cui all’articolo 1 effettua una ricognizione sullo stato dell’edilizia sociale. Io qui chiedo di inserire “e sul sistema delle aree e dei servizi di interesse pubblico”.
All’interno di questa legge le aree e i servizi di interesse pubblico spesso sono motivo sia di compensazione che di perequazione e rientrano all’interno della definizione degli standard urbanistici rispetto agli oneri.
Quindi è necessario, proprio per tutta una serie di relazioni con l’articolato della legge, che preliminarmente ai PORU, oltre ad effettuare una ricognizione sullo stato dell’edilizia sociale, il Comune, per dare una lettura coerente dei bisogni del tessuto urbano, faccia una ricognizione anche sul sistema delle aree e dei servizi di interesse pubblico, che poi saranno oggetto di riflessione negli interventi dei PORU.

PRESIDENTE. Parere della Commissione?

Enzo GIANCARLI. Per il ragionamento che ho fatto prima, gli emendamenti non a firma del Presidente della IV Commissione in linea di massima non vengono accolti.

PRESIDENTE. Quindi non le chiedo più il parere, Presidente, procediamo con questa indicazione.
Emendamento n. 2/1. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Emendamento n. 2/2 del Consigliere Cardogna:
Al comma 1, lettera b) sono aggiunte le seguenti parole: “e sugli alloggi od immobili non abitati o comunque inutilizzati”.
Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Emendamento n. 2/3 del Consigliere Carloni, identico agli emendamenti n. 2/4, 2/5 e 2/6):
Alla lettera c) del comma 1 dopo la parola “preliminare” sono inserite le seguenti parole: “anche su proposta di altri soggetti pubblici e privati,”.
Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Emendamento n. 2/4 del Consigliere Badiali. Decaduto.

Emendamento n. 2/5 dei Consiglieri Acquaroli, Bugaro. Decaduto.

Emendamento n. 2/6 del Consigliere Latini. Decaduto

Emendamento n. 2/7 del Consigliere Marangoni:
II comma 2 è sostituito dal seguente:
”2. L'individuazione delle aree potenzialmente interessate dagli interventi di cui al presente Capo, effettuata ai sensi del comma 1, è portata a conoscenza del pubblico al fine di acquisire le manifestazioni di interesse, in via preliminare, dei proprietari e degli operatori interessati, da valutare per la redazione del programma di cui all'articolo 3.”.
Ha la parola il Consigliere Marangoni.

Enzo MARANGONI. L’obiettivo dell’emendamento è semplicemente togliere la frase “anche su aree diverse rispetto a quelle già individuate”. E’ una cosa formalmente semplice ma sostanzialmente di grande importanza. In questo modo si vuole abbattere quella che io chiamo la sperequazione, cioè si costruisce da un’altra parte. Ad esempio è quello che sta succedendo nella mia città, Recanati, dove c’è il Colle dell’infinito c’è una perequazione, che io chiamo sperequazione, si costruiscono 130 mila metri quadri tutti intorno al Colle dell’infinito.
Quindi chiedo di abrogare la frase “anche su aree diverse rispetto a quelle già individuate”.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Cardogna.

Adriano CARDOGNA. Presidente, mi riferisco alla votazione precedente. Non ho capito che cosa abbiamo votato tutto insieme, il 2/3, 2/4, 2/5 e 2/6?

PRESIDENTE. Sì, perché erano uguali.

Adriano CARDOGNA. No, il 2/5 e 2/6 parlano di housing sociale, mentre il 2/3 e 2/4 parlano d’altro.

PRESIDENTE. Consigliere, così mi dicono gli uffici.

Adriano CARDOGNA. Non sono uguali. Il 2/5 e 2/6 parlano di housing sociale, il 2/3 e 2/4 parlano di soggetti pubblici e privati…

PRESIDENTE. Gli uffici mi dicono che la tecnica è diversa ma la sostanza è uguale.

Adriano CARDOGNA. Bene.

PRESIDENTE. Emendamento n. 2/7. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Emendamento n. 2/8 del Consigliere Binci:
Al comma 4 aggiungere alla fine la seguente frase: “e in maniera contestuale al fine di coordinare e razionalizzare le trasformazioni nell'intero ambito urbano.”.
Ha la parola il Consigliere Binci.

Massimo BINCI. Il comma 4 dell’articolo 2 recita: “Il Comune valuta le proposte sulla base dei criteri stabiliti con il regolamento di cui all’articolo 9, in ragione della migliore rispondenza all’interesse pubblico.”. Io chiedo di inserire “e in maniera contestuale al fine di coordinare e razionalizzare le trasformazioni nell’intero ambito urbano.”. Perché una lettura scoordinata e scollegata di tutte le proposte che intervengono all’interno di una città, e addirittura all’interno dello stesso ambito urbano, disegna una città irrazionale e soprattutto non si raggiungere l’obiettivo della qualità urbana e della qualità architettonica.

PRESIDENTE. Emendamento n. 2/8. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Articolo 2. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Emendamento n. 2 bis/1 del Consigliere Cardogna:
Dopo l'art. 2 è inserito il seguente:
“Art. 2 bis (Osservatorio sul consumo di suolo nelle Marche)
1. La Regione, al fine di promuovere lo sviluppo sostenibile anche attraverso la conoscenza del proprio territorio, entro 6 mesi dall'entrata in vigore della presente legge, istituisce l'Osservatorio regionale sul consumo di suolo nelle Marche.
2. Le funzioni, i criteri e le modalità di funzionamento dell'Osservatorio sono stabiliti con regolamento della Giunta regionale, da approvarsi, previo parere della Commissione assembleare competente, entro 90 giorni dall'entrata in vigore della presente legge.”.
Ha la parola il Consigliere Cardogna.

Adriano CARDOGNA. Dato che nella nostra regione non conosciamo quale sarà la quota di suolo che verrà occupato una volta dispiegata tutta la potenzialità dei piani regolatori generali, mi sembra importante istituire lo strumento dell’osservatorio sull’occupazione di suolo, anche propedeutico alla legge più organica di governo del territorio, che su qualche dato si dovrà pur basare.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Giancarli.

Enzo GIANCARLI. Pur condividendo la filosofia dell’intervento e anche dell’emendamento, riteniamo migliore il percorso indicato dalla Giunta, ovvero quello che all’interno della riforma organica del governo del territorio si istituiscano momenti di carattere tecnico e scientifico.
Quindi il parere è contrario.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Binci.

Massimo BINCI. Faccio notare quello che ha espresso il Consigliere Cardogna, cioè, anche in previsione di una legge urbanistica organica a livello regionale è bene avere una visione della situazione urbanistica e delle trasformazioni ancora non in atto ma comunque previste nei piani regolatori. Perché poi bisognerà anche andare a una scrittura in base agli obiettivi che nascono dalla lettura dell’esistente.
Peraltro è uno strumento necessario anche alla Commissione che andrà a lavorare sulla legge urbanistica.

PRESIDENTE. Emendamento n. 2 bis/1. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Presidenza del Presidente
Vittoriano Solazzi

Articolo 3.
Subemendamento n. 3/01/1 del Consigliere Latini:
Il comma 1 è sostituito dal seguente:
“1. II Comune provvede alla programmazione di attività volte alla riqualificazione degli edifici e dei fabbricati esistenti mediante l’adozione di uno o più programmi operativi per la riqualificazione urbana (PORU), aventi valore di piano attuativo di cui alla legge regionale 34/1992, con validità non superiore a dieci anni.”.
Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Subemendamento n. 3/01/2 del Consigliere Latini:
Il comma 3 è sostituito dal seguente:
“3. II PORU interessa tutte le aree urbanizzate comunque denominate negli strumenti urbanistici vigenti, fra cui quelle rientranti nelle zone A, che presentino caratteristiche architettoniche, storiche, paesaggistiche e ambientali non coerenti con il contesto storico e architettonico. In ogni caso, nelle zone A non sono ammessi gli incrementi previsti dal comma 4 e dall’articolo 5.”.
Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Subemendamento n. 3/01/3 del Consigliere Bucciarelli:
Al comma 3 le parole “, diverse dalle zone A di cui all’articolo 2 del d.m. 2 aprile 1968, n. 1444” sono soppresse.
Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Subemendamento n. 3/01/4 del Consigliere Giancarli:
Alla lettera a) del comma 3 dopo le parole d.m. 2 aprile 1968, n. 1444” sono aggiunte le seguenti: “La trasformazione di tali aree è comunque consentita nel rispetto dei limiti di densità edilizia di cui al punto 2) dell’articolo 7 del d.m. 1444/1968”.
Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Subemendamento n. 3/01/5 del Consigliere Latini:
Al comma 4, lettera b) dell'art. 3 dopo la parola "di conservazione" sono aggiunte le seguenti: "In particolare incentivando gli stessi, anche con interventi di demolizione e ricostruzione, con la previsione di: delocalizzazione delle relative volumetrie in area o aree diverse, individuate mediante i criteri di perequazione e compensazione ai sensi degli artt. 7 e 8; modifiche delle destinazioni d'uso purché tra loro compatibili o complementari; modifiche della sagoma necessarie per l'armonizzazione architettonica con gli organismi edilizi esistenti. Il PORU comprende anche interventi edilizi diretti, di iniziativa dei privati, che individuano aree oggetto di riqualificazione urbana;".
Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Emendamento n. 3/01 della IV Commissione (se passa decadono gli emendamenti dal n. 3/1 al n. 3/33):
L'art. 3 (Programma operativo per la riqualificazione urbana) é sostituito dal seguente:
"1. Il Comune provvede alla programmazione di attività volte alla riqualificazione e al contenimento delle espansioni urbane mediante l'adozione del Programma operativo per la riqualificazione urbana (PORU), avente valore di piano attuativo di cui alla I.r. n. 34/1992, con validità non superiore a dieci anni.
2. II PORU è lo strumento attraverso cui il Comune definisce un coerente disegno urbano finalizzato a migliorare la qualità della città e del paesaggio, limitando l'ulteriore urbanizzazione del territorio, nonché a incrementare le prestazioni ecologico-ambientali ed energetiche degli insediamenti.
3. Il PORU interessa le aree urbanizzate, diverse dalle zone A di cui all'articolo 2 del d.m. 2 aprile 1968, n. 1444, in cui la superficie coperta degli edifici esistenti non sia inferiore al 12,5 per cento della superficie fondiaria della zona, comunque denominata dagli strumenti urbanistici vigenti, e nelle quali la densità territoriale sia superiore ad 1,5 mc/mq. 4. Il PORU comprende in particolare:
a) la delimitazione delle aree, l'assetto urbanistico, le destinazioni d'uso, gli indici edilizi e urbanistici, anche in variante al PRG vigente, utilizzando i criteri di cui al comma 7. L'incremento degli indici edificatori territoriali o fondiari delle aree interessate non può superare il 14 per cento della volumetria esistente o di quanto previsto dal PRG per le medesime aree, aumentabile al 20 per cento in caso di interventi effettuati mediante concorso di progettazione. Ai Comuni che non hanno adottato definitivamente il PRG in adeguamento al PPAR ai sensi dell'articolo 26, comma 2, della I.r. 5 agosto 1992, n. 34 (Norme in materia urbanistica, paesaggistica e di assetto del territorio) si applica esclusivamente l'incremento del 5 per cento in caso di interventi effettuati mediante concorso di progettazione. L'incremento non si applica alle aree a destinazione industriale, artigianale, direzionale e commerciale di cui al d.m. 2 aprile 1968, n. 1444;
b) le modalità di attuazione degli interventi di trasformazione e di conservazione;
c) la definizione e la localizzazione delle dotazioni territoriali, anche aggiuntive. rispetto agli standard minimi di legge, da realizzare o riqualificare, nonché gli interventi di riqualificazione paesaggistica ed ecologico-ambientale;
d) la localizzazione delle opere e dei servizi pubblici- e di interesse pubblico;
e) le misure volte ad attuare e incentivare il risparmio energetico e l'uso delle fonti rinnovabili nel rispetto della normativa vigente e degli indirizzi della pianificazione energetico ambientale regionale, nonché del regolamento di cui all'articolo 9;
f) lo schema delle convenzioni da stipulare con i proprietari e operatori interessati;
g) i criteri per la compensazione e la perequazione di cui agli articoli 6, 7 e 8.
5. Nel caso di PORU che riguardano aree con edifici residenziali di cui si prevede la demolizione e ricostruzione senza modifica della destinazione d'uso esistente, gli incrementi di volume o di superficie da realizzare sono quelli disciplinati dall'art. 2 della I.r. n. 22/2009, in sostituzione degli incrementi previsti dalla lettera a) del comma 4.
6. II PORU è coordinato con il bilancio pluriennale comunale e costituisce atto di indirizzo per il programma triennale delle opere pubbliche e per gli altri programmi comunali di settore.
7. Il PORU è attuato secondo i criteri di perequazione e compensazione urbanistica di cui agli articoli 6, 7 e 8.
8. Il PORU, anche se in variante al PRG, è approvato con la procedura di cui articolo 30 della I.r. 34/1992. II Comune è autorità competente nel procedimento di valutazione ambientale strategica se necessaria ai sensi della legislazione statale e regionale vigente. Le Province sono soggetti con competenze ambientali nell'ambito del procedimento di valutazione ambientale strategica.".
Ha la parola il Consigliere Binci.

Massimo BINCI. All’art. 3 ho presentato un emendamento – l’ho inserito qui ma potrebbe essere inserito anche in un altro punto - dove si dice che le proposte di PORU sono presentate dal Comune alla cittadinanza attraverso incontri pubblici al fine di acquisire valutazioni e osservazioni. Di fatto la partecipazione dei cittadini è prevista nel ridisegno di queste parti di città solamente se sono proprietari, non in qualità di fruitori dell’ambiente urbano e di cittadini residenti che hanno il diritto di partecipare alla fase iniziale di progettazione.
Secondo me in questa legge sarebbe necessario inserire questo aspetto della partecipazione.
L’emendamento della Commissione mi sembra surrettizio, cioè, emenda un articolo, ma senza affrontare per esempio l’aspetto della partecipazione. Secondo me tutto quello che non è compreso non può essere escluso da questa riflessione.
Nell’emendamento della Commissione l’aspetto della partecipazione dei cittadini alla valutazione non è in alcun modo menzionato. Quindi chiedo che l’emendamento 3/3 rimanga esterno alla valutazione e venga esaminato in maniera propria.

PRESIDENTE. Consigliere Binci, quello che lei chiede è legittimo, però tenga presente che lei può azionare l’istituto del subemendamento. E’ chiaro che l’approvazione di questo emendamento a norma di regolamento fa decadere tutti, dal n. 1 al n. 33, ma quello che lei chiede, ripeto, lo può azionare con un subemendamento. (…) Bene, non c’è problema (la Presidenza si rimane in attesa che il Consigliere Binci presenti il subemendamento).

Subemendamento n. 3/01/6 del Consigliere Binci:
Dopo il comma 2 è aggiunto il seguente:
“2 bis. Le proposte del PORU sono presentate dal Comune alla cittadinanza attraverso incontri pubblici.”.
Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Emendamento n. 3/01. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Emendamenti da n. 3/1 a n. 3/33. Decaduti.

Articolo 3, così come emendato. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Emendamento n. 3 bis/1 dei Consiglieri Acquaroli, Bugaro:
Dopo l’articolo 3 aggiungere il seguente:
“Art. 3 bis (Adeguamento sismico degli edifici in zone omogenee A)
1. I proprietari che eseguono opere di adeguamento sismico degli edifici ubicati nelle zone omogenee A, contestualmente al deposito del certificato di collaudo delle opere eseguite, diventano titolari di diritti edificatori, pari al 50% del volume esistente, per gli edifici residenziali e al 50% della superficie coperta esistente per gli edifici non residenziali, cedibili a terzi ed utilizzabili negli ambiti territoriali interessati dalle trasformazioni di cui alla presente legge.”.
Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Emendamento n. 3 bis/2 del Consigliere Latini. Decaduto.

Articolo 4.
Emendamento n. 4/1 del Consigliere Binci:
All’articolo 4, comma 1, dopo le parole “il Comune” aggiungere la seguente frase: “verificato il rispetto delle dotazioni minime di standard, ai sensi del d.m. 1444/68, nell’ambito urbano considerato dal PORU,”.
Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Emendamento n. 4/2 del Consigliere Binci:
All’articolo 4, comma 1, viene soppresso tutto il periodo dalle parole “o la corresponsione” fino alla fine del comma stesso.
Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Articolo 4. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 5.
Emendamento n. 5/1 del Consigliere Marangoni:
Il comma 1 è sostituito dal seguente:
“1. Al fine di riqualificare e integrare aree urbane che si trovano nel territorio di due o più comuni limitrofi, la Regione o i Comuni interessati promuovono accordi per la definizione dei PORU comunali tra loro coordinati.”.
Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Emendamento n. 5/2 del Consigliere Carloni:
Il comma 3 è sostituito dal seguente:
“3. Gli indici edilizi e urbanistici, le destinazioni d’uso e l’assetto urbanistico definiti nei PORU dei Comuni partecipanti all’accordo possono essere determinati anche in variante ai PRG vigenti, purché l’incremento non superi le premialità volumetriche o di superficie stabilite dal precedente articolo 3, comma 4, lettera a).”.
Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Emendamento n. 5/3 del Consigliere Latini. Decaduto.

Emendamento n. 5/4 del Consigliere Marangoni:
Il comma 3 è sostituito dal seguente:
“3. Gli indici e urbanistici definiti nei PORU dei Comuni partecipanti all'accordo possono essere determinati anche in variante ai PRG vigenti, purché l'incremento della volumetria o della superficie del complesso delle aree interessate non superi il 10 per cento di quanto previsto dai PRG per le medesime aree, aumentabile al 15 per cento in caso di interventi effettuati mediante concorso di progettazione. Ai Comuni che non hanno adottato definitivamente il PRG in adeguamento al PPAR ai sensi dell'articolo 26, comma , della l.r. 34/1992, sin applica esclusivamente l'incremento del 5 per cento in caso di interventi effettuati mediante concorso di progettazione.”.
Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Emendamento n. 5/5 dei Consiglieri Malaspina, Camela:
All'art. 5 comma 3 sostituire le parole "15 per cento" con "19 per cento”; "20 per cento" con “25 per cento" ; "5 per cento" con "6 per cento”.
Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Articolo 5. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 6.
Emendamento n. 6/1 del Consigliere Binci:
All’articolo 6 eliminare le parole “e compensazione” nel titolo e nel comma 1.
Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Articolo 6. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 7.
Emendamento n. 7/1 del Consigliere Marangoni:
Il comma 1 dell'articolo 7 è sostituito dal seguente:
“1. Oltre a quanto indicato all'articolo 6, la perequazione urbanistica persegue anche l'obiettivo di garantire una disponibilità di suoli per i Comuni, da destinare a verde ed attrezzature pubbliche così come definiti dalla normativa regionale e dai PRG comunali. Essa non si applica nelle aree ricadenti entro i perimetri degli ambiti di tutela orientata ed integrata di cui al Piano Paesaggistico Regionale recepito dai PRG.”.
Ha la parola il Consigliere Marangoni.

Enzo MARANGONI. Ringrazio i compagni che dicono rosso prima di sentir parlare. Come sempre siamo aperti al cambiamento e all’ascolto!

PRESIDENTE. Consigliere Marangoni, andiamo avanti!

Enzo MARANGONI. Era solo una battuta, Presidente. Con questo emendamento chiedo semplicemente di togliere la dizione “altre funzioni di pubblica utilità” in quanto mi pare troppo vaga, troppo generica, troppo vasta, si presta soprattutto ad usi distorti con l’alibi, appunto, della pubblica utilità. Questa è la ratio dell’emendamento.

PRESIDENTE. Emendamento n. 7/1. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Emendamento n. 7/2 del Consigliere Marangoni:
Il comma 1 dell'articolo 7 è sostituito dal seguente:
“1. Oltre a quanto indicato all'articolo 6, la perequazione urbanistica persegue anche l'obiettivo di garantire una disponibilità di suoli per i Comuni, da destinare a verde, attrezzature pubbliche o alte funzioni di pubblica utilità, così come definiti dalla normativa regionale e dai PRG comunali. Essa non si applica nelle aree ricadenti entro i perimetri degli ambiti di tutela orientata ed integrata di cui al Piano Paesaggistico Regionale recepito dai PRG.”.
Ha la parola il Consigliere Marangoni.

Enzo MARANGONI. Ho riformulato il comma 1 in maniera più precisa, nel senso che ho scritto un po’ nero su bianco, diciamo così, la tutela delle aree del piano paesaggistico.

PRESIDENTE. Emendamento n. 7/2. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Emendamento n. 7/3 del Consigliere Marangoni:
Il comma 1 dell'articolo 7 è sostituito dal seguente:
“1. Oltre a quanto indicato all'articolo 6, la perequazione urbanistica persegue anche l'obiettivo di garantire una disponibilità di suoli per i Comuni, da destinare a verde ed attrezzature pubbliche così come definiti dalla normativa regionale e dai PRG comunali.”.
Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Emendamento n. 7/4 del Consigliere Marangoni:
Dopo il comma 1 dell'articolo 7 è aggiunto il seguente:
“1bis. 1 La perequazione urbanistica non si applica nelle aree ricadenti entro i perimetri degli Ambiti di tutela orientata ed integrata di cui al Piano Paesaggistico Regionale recepito dai PRG comunali.”.
Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Emendamento n. 7/5 del Consigliere Binci:
Al comma 2 le parole “oggetto di trasformazione” sono sostituite con la seguente frase: “che partecipano effettivamente al processo di trasformazione urbana”.
Ha la parola il Consigliere Binci.

Massimo BINCI. All’articolo 7 si parla di diritti edificatori, c’è un’attribuzione in percentuale in base al valore della proprietà ai proprietari all’interno di un PORU. Secondo me è importante precisare che la ripartizione dei diritti edificatori in percentuale va data a chi partecipa effettivamente al processo di trasformazione urbana. Anche ai fini della realizzazione dei PORU, entrando nella logica della riqualificazione di aree, il fatto che ci siano diritti edificatori semplicemente perché si sta all’interno di un’area, quindi senza partecipare, e addirittura accollando a chi vuole partecipare anche il fatto di dover risarcire i proprietari che non partecipano, perché decidono di trasformare il proprio edificio, mi sembra un controsenso. Oltreché rischia di bloccare, in questa fase di difficoltà economica, la possibilità di trasformazione.

PRESIDENTE. Emendamento n. 7/5. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Emendamento n. 7/5 bis della quarta Commissione. Decaduto. (…) Come no! E’ identico all’emendamento appena votato. (…) Bene, rifletto un attimo. (la Presidenza valuta con gli uffici). (…) Secondo me si può anche ripetere la votazione…(…) La motivazione è che c’è stato un errore. (…) L’abbiamo fatto altre volte. Ed io tutte le volte che si è verificato un errore materiale…(…) Sì, è un errore materiale, perché i Consiglieri non hanno votato l’emendamento Binci pensando che fosse diverso da quello successivo presentato dalla Commissione. Quello del Consigliere Binci veniva prima e quindi si porta dietro anche quello che viene dopo, ma è chiaramente un errore materiale, non è un cambiamento di idea. (…) Guardate, in altre occasioni la votazione l’abbiamo ripetuta. Ora però vedo che c’è del formalismo, e voi sapete come sono fatto, c’è il formalismo per cose importanti e fondamentali, ma quando capisco che c’è stato un errore, secondo me, va giustificato. Comunque se l’andamento dell’Assemblea è quello di avere un atteggiamento formalistico io me ne faccio carico, però deve valere sempre. Quindi decade, punto, poi vedremo.
Ha la parola il Consigliere Binci.

Massimo BINCI. Di fatto, Presidente, l’emendamento della quarta Commissione è successivo al mio, quindi doveva semmai essere presentato come un subemendamento. (...) Ah, è un emendamento.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Giancarli.

Enzo GIANCARLI. Io non chiedo di ripetere la votazione, perché rispetto alla legge questo emendamento è quasi ininfluente, però vorrei precisare una cosa che invece è di sostanza. In Commissione abbiamo detto – lo dicevo anche all’inizio della votazione - che gli emendamenti che venivano accolti venivano poi ritirati perché ripresentati dalla Commissione. Lo spirito è questo.
Io non credo si debba ripetere la votazione, in questo caso l’errore è stato mio a non averlo detto come pure non se ne è accordo il Consigliere Binci e quindi non lo ha ritirato. Ripeto, non succede nulla, ma ci tenevo a ribadire questo.

PRESIDENTE. Emendamento n. 7/5 bis. Decaduto.

Emendamento n. 7/6 del Consigliere Binci:
Al comma 2, lettera b) dopo le parole “le eventuali aree” sopprimere le parole “anche non”.
Ha la parola il Consigliere Binci.

Massimo BINCI. Qui si parla della ripartizione dei diritti edificatori e degli oneri che vengono di norma inclusi nel periodo degli interventi da attuare in forma unitaria nelle eventuali aree anche non contigue. Io chiedo l’eliminazione delle parole “anche non”, perché nell’individuazione degli standard di verde ecc. è bene che siano trovati nelle aree contigue, altrimenti è una compensazione che non volge a riqualificare e quindi non raggiunge l’obiettivo.

PRESIDENTE. Emendamento n. 7/6. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Emendamento n. 7/7 del Consigliere Carloni:
Alla lettera b) del comma 2 dopo le parole “opere pubbliche” sono aggiunte le seguenti parole: “tali aree generano comunque diritti edificatori che vanno a concorrere nella determinazione della volumetria assentibile”.
Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Emendamento n. 7/8 del Consigliere Latini. Decaduto.

Emendamento n. 7/9 del Consigliere Binci:
Al comma 2 sopprimere la lettera c).
Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Emendamento n. 7/10 del Consigliere Carloni:
La lettera c) del comma 2 è così sostituita:
"c) i contratti che trasferiscono i diritti edificatori comunque determinati sono soggetti a trascrizione ai sensi dell'art. 2643 del Codice Civile; i diritti edificatori sono liberamente trasferibili a titolari di aree o superfici edificabili ovvero di edifici soggetti agli interventi di cui all'art. 2 della L.R 22/09, per questi ultimi in aggiunta agli incentivi volumetrici già assentiti dalla predetta legge; l'utilizzazione di tali diritti edificatori dovrà essere compatibile con le destinazioni di zona, con i soli limiti di cui al D.M. 1444/68. Nelle aree ricomprese nei parchi ovvero nelle zone dei PRG adeguati al PPAR, l'utilizzazione di diritti edificatori potrà avvenire solo nei limiti e con le modalità eventualmente previste dagli Enti competenti”.
Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Emendamento n. 7/11 del Consigliere Latini:
La lettera c) del comma 2 dell'art. 7 è sostituita dalla seguente:
“c) i diritti edificatori sono liberamente trasferibili a titolari di aree o superfici edificabili ovvero di edifici soggetti agli interventi di cui all'art. 2 della l.r. 22/09, per questi ultimi in aggiunta agli incentivi volumetrici già assentiti dalla predetta legge; l'utilizzazione ultimi in diritti edificatori dovrà essere compatibile con le destinazioni di zona, con i soli limiti di cui al D.M. 1444/68. Nelle aree ricomprese nei parchi ovvero nelle zone dei PRG adeguati cui PPAR, l'utilizzazione di diritti edificatori potrà avvenire solo nei limiti e con le modalità eventualmente previste dagli Enti competenti".
Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Emendamento n. 7/12 del Consigliere Binci:
All'art. 7 comma 2 la lettera d) è sostituita dalla seguente:
"d) gli oneri sono quelli dovuti per legge e sono utilizzati nell'ambito urbano in cui si colloca il PORU, per l’attuazione degli standard, gli indici di piano e delle opere pubbliche e di pubblica utilità”.
Ha la parola il Consigliere Binci.

Massimo BINCI. All’interno della perequazione urbanistica, alla lettera d) si dice che “gli oneri sono connessi principalmente all’attuazione degli standard”. Io chiedo di inserire che gli oneri sono quelli dovuti per legge e sono utilizzati nell’ambito urbano in cui si colloca il PORU, per l’attuazione degli standard e la realizzazione degli indici di piano e delle opere di pubblica utilità. Altrimenti sembra che le opere che si devono fare con gli oneri diventano tutte…perché si dice che sono connesse principalmente ma poi il restante non viene elencato.
Quindi è bene precisare che gli oneri sono quelli dovuti per legge e, altra cosa, che vengano utilizzati nell’ambito in cui si colloca il PORU. Altrimenti c’è tutto un travaso di diritti edificatori, di aree da una zona all’altra della città, di utilizzazione degli oneri in altre zone. E non si sa bene neanche per fare che cosa. Quindi di fatto poi tutta questa riqualificazione urbana non si realizza. A me sembra ci sia una gran confusione. Dunque è bene precisare.

PRESIDENTE. Emendamento n. 7/12. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Emendamento n. 7/13 del Consigliere Carloni:
Alla lettera d) del comma 2 dell'art. 7 dopo la parola "standard" sono abrogate le seguenti parole: "degli indici di piano".
Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Emendamento n. 7/14 del Consigliere Latini. Decaduto.

Emendamento n. 7/15 del Consigliere Latini:
Alla lettera e) del comma 2 dell'art. 7 sono soppresse le parole “e le attrezzature non volumetriche, quali strade, parcheggi, spazi verdi, nonché le aree fondiarie delle attrezzature connesse alle diverse destinazioni d’uso individuate dai piani”.
Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Emendamento n. 7/16 del Consigliere Carloni:
Alla lettera e) del comma 2 dell'art. 7 dopo la parola "infrastruttura" sono abrogate le seguenti parole: "e le attrezzature non volumetriche".
Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Emendamento n. 7/17 del Consigliere Carloni:
Alla lettera e) del comma 2 dell'art. 7 dopo la parola "verdi" sono abrogate le seguenti parole: "nonché le aree fondiarie delle attrezzature connesse alle diverse destinazioni d’uso individuate dai piani".
(…) Consigliere Giancarli, è un caso diverso dal precedente, questo si trascina dietro gli emendamenti 7/17 bis e 7/18 solo se approvato. Se non passa per gli altri rimane la votazione..

Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Emendamento n. 7/17 bis della quarta Commissione:
All’articolo 7, comma 2, lettera e) le parole “fondiarie delle attrezzature” sono sostituite dalle seguenti: “, opere ed attrezzature”.
Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Emendamento n. 7/18 del Consigliere Perazzoli. Ritirato.

Articolo 7, così come emendato. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 8.
Emendamento n. 8/01 della quarta Commissione:
Il titolo dell’articolo 8 “Compensazione urbanistica e ambientale” è sostituito dal seguente: “Compensazione urbanistica”.
Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Emendamento n. 8/1 del Consigliere Binci:
L’articolo 8 è soppresso.
Ha la parola il Consigliere Binci.

Massimo BINCI. Questo emendamento prevede la soppressione del comma sulla compensazione urbanistica. Perché? Perché la compensazione urbanistica in questo articolo è nella ipotesi dei vincoli espropriativi su terreni non ricompresi nelle aree oggetto di perequazione…

PRESIDENTE. Però, scusi, per chiarezza, lei non chiede la soppressione di un comma ma di tutto un articolo!

Massimo BINCI. Sì, dell’articolo, ha un comma solo. Con questo tipo di compensazione urbanistica si fa l’ipotesi di vincoli espropriativi, su terreni non ricomprese nelle aree oggetto di perequazione, in cui in alternativa al corrispettivo per l’espropriazione si può chiedere la permuta dell’area con una di proprietà dell’ente. Questo significa che si introduce un’ipotesi surrettizia di espropriazioni, ma anche di pagamento da parte dei Comuni per aree a interesse pubblico, compensata da diritti edificatori sul altre aree. Per cui ha due effetti. Il trasferimento spesso avviene su aree di proprietà pubblica che hanno un utilizzo ad aree verdi e spazi sociali ecc., e allo stesso tempo è un modo pericoloso di introdurre varianti urbanistiche, nel senso che le Giunte amiche mettono vincoli in maniera discrezionale su terreni dei proprietari amici. Secondo me è una modalità che può essere anche portatrice di malaffare e di interessi particolari. Dunque è bene evitarlo.

PRESIDENTE. Emendamento n. 8/1. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Emendamento n. 8/2 del Consigliere Latini:
Al comma 1 dopo la parola “vincoli” la parola “espropriativi” è sostituita dalle seguenti: “urbanistici, espropriativi o di vincoli ambientali”.
Ha la parola il Consigliere Perazzoli.

Paolo PERAZZOLI. L’emendamento n. 8/2 nella sostanza è quasi uguale all’emendamento n. 8/3 da me presentato. Va approvato perché permette, se uno ha un diritto edificatorio in un’area sottoposta a un vincolo diverso da quello urbanistico, quel volume può essere spostato in una zona non sottoposta a vincolo. Quindi è un fatto positivo. In Commissione ne avevamo discusso, ma probabilmente nella fretta ci siamo dimenticati di emendarlo ora.

PRESIDENTE. Se passa l’emendamento n. 8/2 a firma Latini decade gli emendamenti n. 8/3 del Consigliere Perazzoli, 8/4 del Consigliere Carloni e 8/5 del Consigliere Carloni.
Ha la parola il Consigliere Binci.

Massimo BINCI. Però un conto è quello che è scritto all’articolo 8, di cui ho detto che ha delle controindicazioni. Nel caso di vincoli espropriativi, cioè espropri finalizzati a pubblica utilità, un conto è inserire la possibilità di compensazione per vincoli urbanistici o vincoli ambientali, cioè addirittura la sostituzione delle aree di rispetto del PAI, ecc., non è che possono dare diritti edificatori la cessione di aree perché sono sottoposte a vincoli di tutela ambientale.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Giancarli.

Enzo GIANCARLI. Questa cosa in Commissione l’abbiamo approfondita, nel confronto anche con il Servizio. Ne capiamo la bontà, però salterebbe il concetto di vincolo, perché anche un vincolo archeologico, che viene messo dallo Stato, a quel punto dovrebbe essere risarcito, mentre il vincolo di interesse generale non viene risarcito, compensato.
Quindi è difficile dal punto di vista del pensiero ma lo diventa molto di più proprio dal punto di vista della sua gestione.
Mi dispiace ma su entrambi dico no.

PRESIDENTE. Emendamento n. 8/2. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Emendamento n. 8/3 del Consigliere Perazzoli:
Al comma 1 dopo le parole “di vincoli espropriativi” aggiungere le parole: “o di pubblica utilità, ancorché diversi da quelli di natura urbanistica come stabilito dall’articolo 1 comma 25 e seguenti della legge 15 dicembre 2004, n. 308”.
Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Emendamento n. 8/4 del Consigliere Carloni:
Al comma 1 dopo la parola “vincoli” è inserita la seguente parola: “urbanistici”.
Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Emendamento n. 8/5 del Consigliere Carloni:
Al comma 1 dopo la parola “espropriativi” sono inserite le seguenti parole: “o di vincoli ambientali”.
Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Emendamento n. 8/6 del Consigliere Perazzoli. Ritirato.

Emendamento n. 8/6 bis della quarta Commissione:
Al comma 1 dopo le parole “o delle varianti ai piani” sono inserite le seguenti: “da approvare ai sensi dell’articolo 30 della l.r. 34/1992”.
Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 8, così come emendato. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 9.
Emendamento n. 9/1 del Consigliere Binci. Ritirato.

Emendamento n. 9/2 del Consigliere Binci:
Aggiungere la lettera c) bis:
“c bis) le modalità di partecipazione dei cittadini alla definizione del PORU”.
Ha la parola il Consigliere Binci.

Massimo BINCI. L’articolo 9 prevede che la Giunta approvi un regolamento di attuazione. Dopo la lettera c) chiedo di inserire che la Giunta regoli le modalità di partecipazione dei cittadini alla definizione del PORU. Non è una norma perentoria bensì un rimando alla Giunta affinché nel regolamento preveda le modalità di partecipazione. Prevedere questo in una norma urbanistica credo sia il minimo.

PRESIDENTE. Emendamento n. 9/2. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Articolo 9. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 10.
Emendamento n. 10/1 del Consigliere Carloni:
Al comma 3 dopo le parole “trasformazione del suolo” sono inserite le seguenti parole: “di cui al precedente comma 1”.
Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Emendamento n. 10/2 del Consigliere Latini. Decaduto.

Emendamento n. 10/3 del Consigliere Marangoni:
Dopo il comma 4 è aggiunto il comma 4 bis:
“4 bis. La Giunta regionale entro sei mesi dall'entrata in vigore della presente Legge, definisce con esattezza gli elementi di pericolosità idrogeologica e provvede alla predisposizione di norme cogenti, prescrizioni ed eventuali indirizzi per una pianificazione territoriale ed urbanistica che miri alla riduzione del rischio e alla programmazione degli interventi di manutenzione e monitoraggio del territorio. Provvede altresì al potenziamento e all'aggiornamento continuativo degli archivi informatici, che dovranno rappresentare il primo livello di consultazione per enti e tecnici interessati alla prevenzione dei rischio idrogeomorfologico.”.
Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Emendamento n. 10/4 del Consigliere Marangoni:
Dopo il comma 4 è aggiunto il comma 4 bis:
“4 bis. La Giunta regionale, entro sei mesi dall'entrata in vigore della presente Legge, predispone un archivio digitale del dissesto idrogeologico con sistemi vettoriali evoluti e georeferenziati, basati su tecnologie GIS (sistemi informativi territoriali), in grado di valutare in modo automatico la potenziale predisposizione di un'area al dissesto e ne cura l'aggiornamento continuativo.”.
Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Emendamento n. 10/5 del Consigliere Marangoni:
Dopo il comma 4 è aggiunto il comma 4 bis:
“4 bis. La Giunta regionale, prima di stabilire i criteri per la redazione della verifica di compatibilità idraulica degli strumenti di cui al comma 1, realizzerà un'attività di mappatura, di programmazione e di controllo capillare del territorio, che coinvolga i comuni, le comunità montane e gli ordini professionali dei tecnici preposti presenti sul territorio regionale.”.
Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Emendamento n. 10/6 del Consigliere Binci:
Al comma 5 dopo le parole “opere di urbanizzazione primaria” aggiungere le seguenti parole: “aggiuntive rispetto a quelle previste dal d.m. 4 aprile 1968, n. 1444”.
Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Emendamento n. 10/7 del Consigliere Binci:
Al comma 5 le parole “anche se non” sono soppresse.
Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Articolo 10. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 11.
Subemendamento n. 11/01/1 del Consigliere Bucciarelli:
L’articolo 11 è soppresso.
Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Subemendamento n. 11/01/2 del Consigliere Latini:
Al comma 1 la lettera a) va sostituita con la seguente:
"a) non possono essere adottati nuovi PRG o varianti ai PRG vigenti che prevedono ulteriori espansioni di aree edificabili nei Comuni che non hanno sottoscritto le convenzioni urbanistiche per almeno il 50% dell'edificazione delle aree esistenti con medesima destinazione d'uso. La predetta percentuale potrà essere rispettata anche mediante contestuali variazioni in riduzioni delle previsioni edificatorie del PRG".
Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Subemendamento n. 11/01/3 del Consigliere Latini:
Al comma 1 dopo la lettera a) è inserita la seguente::
"a bis) possono essere sempre adottate varianti ai PRG vieni, con il procedimento gestito tramite lo sportello unico per le attività produttive, e le varianti che non comportino aumenti di volumetria;”.
Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Subemendamento n. 11/01/3bis/1 della Consigliera Foschi:
Le parole “purché le nuove aree siano contigue a quelle già edificate” sono soppresse.
Ha la parola la Consigliera Foschi.

Elisabetta FOSCHI. Il senso di questo subemendamento è consentire, sopratutto in una fase come quella attuale, l’ampliamento degli insediamenti produttivi esistenti senza troppe condizioni. Quindi la contiguità a quella già edificata potrebbe rappresentare in questo momento una limitazione forte, che per chi non ragiona con il pregiudizio della speculazione ad ogni costo del privato, ma per chi deve ragionare, ripeto, come in questa fase, secondo il principio che ogni ampliamento di un’attività esistente andrebbe premiata e non penalizzata, ecco, mettere limitazioni come quella che vien consentita, non è corretto.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Giancarli.

Enzo GIANCARLI. C’è un emendamento a firma di molti che cerca di venire incontro alle esigenze che sono state poste qui in Assemblea e nel confronto. Quindi su questo subemendamento il voto è contrario.

PRESIDENTE. Subemendamento n. 11/01/3 bis/1. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Subemendamento n. 11/01/3 bis dei Consiglieri Carloni, Acquaroli, Giancarli:
Sostituire il comma 2 dell'art. 11 con il seguente:
“2. E' consentita l'adozione di varianti ai PRG vigenti se necessarie all'ampliamento di insediamenti produttivi esistenti alla data di entrata in vigore della presente legge, purché le nuove aree siano contigue a quelle già edificate e non superino il 10 per cento della loro superficie.”.
Ha la parola il Consigliere Carloni.

Mirco CARLONI. Con questa procedura si bloccava la possibilità di fare degli ampliamenti soprattutto per quelle attività produttive che necessitano di ampliare i loro opifici.
In questa modifica non è come dice il Consigliere Perazzoli, la differenza non è restrittiva. Mentre nel testo di legge licenziato si parla di attività produttive su cui è possibile fare l’estensione, con questo subemendamento quanto meno si parla dell’ampliamento dell’intero insediamento produttivo. Quindi si prende in considerazione tutta l’area produttiva, non soltanto l’attività produttiva singola. Si dà una possibilità di ampliamento a quelle attività che di fatto creano produzione.

PRESIDENTE. Subemendamento n. 11/01/3 bis. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Subemendamento n. 11/01/3 ter dei Consiglieri Acacia Scarpetti, Carloni:
Al comma 5, ultimo periodo, dopo la parola “ovvero” le parole da “è stato emesso” a “d.lgs. n. 152/2006” sono sostituite dalle seguenti: “il procedimento di verifica assoggettabilità valutazione ambientale strategica (VAS) sia stato formalmente avviato”.
Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Subemendamento n. 11/01/4 del Consigliere Solazzi:
Al comma 6 le parole “i Comuni utilizzano” sono sostituite dalle parole: “i Comuni possono utilizzare”.
E’ un emendamento richiesto da parecchi enti locali che intravedono in esso una maggior chiarezza rispetto agli interventi fatti dagli enti locali. Probabilmente è ad adiuvandum rispetto al testo quanto agli interventi che possono fare gli enti locali a prescindere dalle compensazioni urbanistiche.
Ripeto, l’ho presentato soltanto perché mi è stato richiesto da alcuni enti, fra cui, lo dico apertamente, anche la Provincia di Pesaro Urbino.
Ho ritenuto di doverlo fare poi ovviamente l’Aula è sovrana.
Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Emendamento n. 11/01 della quarta Commissione:
L'art. 11 (Disposizioni in materia urbanistica) é sostituito dal seguente:
I. Fermo restando quanto previsto al Capo I, fino all'entrata in vigore della legge regionale organica per il governo del territorio e comunque non oltre ventiquattro mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, i Comuni si attengono alle seguenti disposizioni, finalizzate alla riduzione del consumo di suolo nonché al massimo utilizzo e riqualificazione del patrimonio edilizio e urbano esistente, anche a fini di tutela paesaggistica:
a) non possono essere adottati nuovi PRG o varianti ai PRG vigenti, anche con il procedimento gestito tramite lo sportello unico per le attività produttive, che prevedono ulteriori espansioni di aree edificabili in zona agricola nei Comuni che non hanno completato per almeno il 75 per cento l'edificazione delle aree esistenti con medesima destinazione urbanistica;
b) possono sempre essere adottati nuovi PRG o varianti ai PRG vigenti, se finalizzati alla riduzione delle previsioni di espansione delle aree edificabili ovvero al recupero di aree urbane degradate od oggetto di bonifica ambientale.
2. Ai fini di cui alla lettera a) del comma 1 si considerano edificate le aree, ricadenti nelle zone C e D, di cui all'articolo 2 del d.m. 2 aprile 1968, n. 1444, per le quali sono stati già rilasciati i titoli abilitativi edilizi.
3. È consentita l'adozione di varianti ai PRG vigenti se necessarie all'ampliamento di attività produttive insediate alla data di entrata in vigore della presente legge, purché le nuove aree siano contigue a quelle già edificate.
4. Al fine di favorire i processi di delocalizzazione e sviluppo delle attività produttive, le Province promuovono apposita conferenza dei servizi tra i Comuni interessati per definire un procedimento condiviso di variante urbanistica e i connessi accordi perequativi e compensativi fra i medesimi Comuni, anche in termini di infrastrutture, servizi, prestazioni ambientali e aspetti finanziari.
5. Le disposizioni di cui al comma 1, lettera a) non si applicano nel caso di PRG e loro varianti che, alla data di entrata in vigore della presente legge, sono stati adottati ai sensi dell'articolo 26, comma 1,. della l.r. 34/1992, ovvero che riguardino programmi o progetti oggetto di finanziamenti pubblici o opere pubbliche, nonché ai PRG e loro varianti per i quali è stata convocata la conferenza di servizi di cui al comma 2 dell'articolo 26 bis della medesima legge regionale, ovvero é stato emesso il provvedimento finale di verifica di assoggettabilità a Valutazione Ambientale Strategica (VAS), ai sensi dell'articolo 12 del D.Lgs. n. 152/2006.
6. I Comuni, con le procedure di cui all'articolo 26 ter della I.r. 34/1992, possono prevedere specifiche varianti urbanistiche finalizzate alla valorizzazione dei patrimoni edilizi immobiliari della Regione, degli enti locali e degli enti del Servizio sanitario regionale. In questi casi i Comuni utilizzano criteri di perequazione e di compensazione con i proprietari interessati.
7. Nelle aree non ricomprese nel PORU, per le opere pubbliche o di interesse pubblico di cui all'articolo 68 della I.r. n. 34/1992, così come modificato dalla presente legge, è ammesso il rilascio del permesso di costruire in deroga agli strumenti urbanistici vigenti ai sensi dell'articolo 14 del D.P.R. 6 giugno 2001 n. 380 anche per il mutamento di destinazione d'uso.
8. In attuazione dell'art. 5, commi 9 e seguenti della L. n. 106/2011, la Giunta comunale approva:
a) i piani attuativi conformi allo strumento urbanistico generale vigente o in variante al medesimo ai sensi dell'art. 15, comma 5 della I.r. n. 34/1992;
b) le modifiche alle previsioni oggetto di progettazione urbanistica di dettaglio di cui all'art. 15, comma 4 della I.r. n. 34/1992, qualora le medesime rientrino nelle ipotesi di cui al comma 5 del suddetto articolo.".
Ha la parola il Consigliere Binci.

Massimo BINCI. La presentazione di questo emendamento toglie la possibilità di confrontarci sulle questioni.
Nella proposta di legge uscita dalla Giunta era definito il limite del 90% della realizzazione dei piani regolatori per fare ulteriori varianti. Purtroppo in Commissione tale limite è stato abbassato al 75%, andando quindi in parte a vanificare lo spirito della legge, quello cioè di bloccare le varianti di piano regolatore su nuove aree e favorire la riconversione.
Secondo me è necessaria riportare alla percentuale del 90% delle realizzazioni dei PRG per andare a nuove varianti urbanistiche.
Le altre questioni che voglio evidenziare si riferiscono ai commi 5 bis e 5 ter. Queste nella legge dello Stato, in applicazione del decreto sviluppo, erano viste come norme transitorie e qui vengono recepite. Invece il decreto sviluppo diceva che finché la Regione non applica i contenuti si applicano queste norme. Noi invece queste norme transitorie le rendiamo stabili. Quindi, secondo me, andrebbero tolte.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Cardogna.

Adriano CARDOGNA. E’ per rendere, come ho già detto nel mio intervento iniziale, ancor più evidente il mio disaccordo sulla proposta del 75% dei piani regolatori. Ritengo che la proposta presentata dalla Giunta era fortemente coerente con la finalità della legge, cioè limitare in questa fase il consumo di suolo.
Sono quindi costretto a votare contro questo emendamento, lasciando aperto un punto critico in previsione della prossima legge organica di governo del territorio.

PRESIDENTE. Emendamento n. 11/01. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Emendamenti dal n. 11/1 al n. 11/25. Decaduti.

Articolo 11, così come emendato. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 11 bis.
Emendamento n. 11 bis/1 del Consigliere Carloni:
Prima del comma 1 dell'art. 11 bis sono inseriti i seguenti commi:
“01 bis. All'articolo 1 della l.r. 8 ottobre 2009, n. 22, è eliminato il seguente periodo "L'ampliamento di cui al presente comma non può comunque comportare un aumento superiore ad un unità immobiliare rispetto a quelle esistenti”.
01 ter. All'articolo 1 della l.r. 8 ottobre 2009, n. 22, è aggiunto il seguente comma 9:
‘9. I diritti edificatori spettanti ai titolari degli interventi di cui all'articolo 1 sono liberamente cedibili tra i proprietari delle unità immobiliari facenti parte dello stesso edificio.’.
01 quater. All'articolo 2, comma 1 della l.r. 8 ottobre 2009, n. 22, sono eliminate le seguenti parole "ubicati in zona agricola e presenti nella cartografia IGM 1892/1895"
01 quinquies. All'articolo 2, comma 4, terzo periodo della l.r. 8 ottobre 2009, n. 22, sono aggiunte le seguenti parole "E' consentito il mutamento della destinazione d'uso degli edifici non residenziali e delle aree produttive comunque denominate in sede di pianificazione, ubicate nelle zone omogenee B e C di cui al D.M… non più utilizzate dal 1° gennaio 2010.".
01 sexies. All'articolo 2, comma 4 della l.r. 8 ottobre 2009, n. 22, è sostituito l'ultimo periodo con "salvo quanto ai commi precedenti è ammesso il mutamento di destinazione d'uso di edifici tra le destinazioni, industriale, artigianali, direzionali e 'commerciali. E' ammesso il cambio dalla destinazione agricola a residenziale, se gli edifici stessi risultino non utilizzati da oltre 5 anni per scopi agricoli".
01 septies All'articolo 2 della Lr. 8 ottobre 2009, n. 22, sono aggiunti i seguenti commi 9 e 9bis:
‘9. I soggetti che effettuino gli interventi di cui al presente articolo potranno cedere, ai sensi dell'articolo 2643 comma 2 bis, i diritti edificatori relativi agli incrementi volumetrici spettanti all'intervento al comma 2, per qualsiasi motivo non utilizzati nell'intervento stesso, a titolari di aree edificabili o di edifici soggetti agli interventi di cui al presente articolo. Il titolo abilitativo dovrà in tali casi indicare la volumetria residua cedibile.
9 bis. I predetti diritti edificatori saranno utilizzabili dagli acquirenti, con i soli limiti di cui al D.M. 1444/68, ad incremento delle volumetrie già realizzabili, eventualmente in aggiunta di quelle già eseguibili, anche ai sensi del presente articolo 2 commi 2 ss.’.
01 opties. all'articolo 2 della l.r. 8 ottobre 2009, n. 22, è inserito il comma 2 bis recante: ‘per gli edifici residenziali di cui al comma 1, aventi una superficie complessiva inferiore a 80 mq, l'ampliamento è consentito fino al raggiungimento della superficie utile netta prevista per gli immobili di cui al comma 3 dell'articolo 16 della legge 5 agosto 1978 n.457 (Norme per l'edilizia residenziale)’.
01 nonies. All'articolo 4, comma 1, della l.r. 8 ottobre 2009, n. 22, dopo il 31/12/2008 è aggiunto il seguente inciso ‘anche in variante ad interventi edilizi già in corso’.
01 decies. All'articolo 4 della l.r. 8 ottobre 2009, n. 22, la lett. G) è sostituita con la seguente. ‘gli edifici censiti ai sensi degli articolo 15 comma 3 e 40 NTA PPAR che rivestano carattere storico o culturale. Per gli edifici non aventi tale carattere, a seguito di verifica della competente Soprintendenza, gli artt. 1 e 2 sono pienamente applicabili, nel rispetto dei caratteri e della tipologia edilizia originali’.
01 undecies. All'articolo 4, il comma 5 bis, della l.r. 8 ottobre 2009, n. 22, è sostituito con il seguente: ‘Negli ambiti di tutela integrale definiti dal PPAR o dalle disposizioni dei piani regolatori comunali ad esso adeguati, sono ammessi gli interventi di ampliamento o di demolizione e ricostruzione nel rispetto del tipo edilizio e delle caratteristiche edilizie storiche.’”
Dopo il comma 1 dell'art. 11 bis è aggiunto il seguente:
“1 bis. All'articolo 9 comma 1 della l.r. 8 ottobre 2009, n. 22, le parole "quarantacinque giorni" sono sostituite con le parole trenta giorni" e dopo le parole "possono limitarne l'applicabilità" è inserito il seguente inciso "per gli aspetti che risultano innovati dalla presente legge".
Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)
Emendamento n. 11 bis/1 bis della quarta Commissione:
Il comma 1 è soppresso.
Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Emendamento n. 11 bis/2 del Consigliere Badiali. Ritirato.

Emendamento n. 11 bis/3 del Consigliere Latini:
Il comma 2 è sostituito dal seguente:
“2. All’articolo 9, comma 2, della l.r. 22/09 le parole “e comunque entro e non oltre il 30 giugno 2012, a pena di decadenza dal relativo diritto” sono soppresse.
Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Emendamento n. 11 bis/4 del Consigliere Latini:
Dopo il comma 2 è aggiunto il seguente articolo:
“3. All'art. 2 delle l.r. 22/09 inserire comma 2 bis recante "per gli edifici residenziali di cui al comma 1, aventi una superficie complessiva inferiore a 80 mq, l'ampliamento è consentito fino al raggiungimento della superficie utile netta prevista per gli immobili di cui al comma 3 dell'art. 16 della legge 5 agosto 1978 n.457 (Norme per l’edilizia residenziale).”.
Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Emendamento n. 11 bis/5 dei Consiglieri Acquaroli, Bugaro:
Dopo il comma 2 aggiungere:
“3. All’articolo 1 della Lr. 21/12/2010, n. 19 che modifica la I.r. 8 ottobre 2009, n. 22 , al­ secondo paragrafo, eliminare le parole "L'ampliamento di cui al presente comma non può comunque comportare un aumento superiore ad una unità immobiliare rispetto a quelle esistenti.
4. Al comma 1 dell'art. 2, della Lr. 8 ottobre 2009, n. 22, eliminare le parole: “bicati in zona agricola e presenti nella cartografia IGM 1892/1895".
Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Emendamento n. 11 bis/6 del Consigliere Massi:
Dopo il comma 2 è aggiunto il seguente:
“2 bis. All’articolo 2 della l.r. 22/2009, come sostituito dal comma 1 dell’articolo 3 della l.r. 19/2010 le parole “entro un raggio di 100 metri dall’area di sedime” sono sostituite dalle seguenti: “entro un raggio massimo di 200 metri dall’area di sedime”. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Emendamento n. 11 bis/7 del Consigliere Binci:
E’ aggiunto il comma 2 bis:
“2 bis. Il comma 5 ter dell’articolo 4 della l.r. 22/2009 è abrogato.”.
Ha la parola il Consigliere Binci.

Massimo BINCI. Questo emendamento raccoglie la presentazione che avevo fatto riguardo al piano casa, che prevede la possibilità di aumenti di cubatura in aree di esondazione. La maggioranza l’aveva inserito in una fase diversa rispetto a questa. Dopo questa modifica del piano casa, che prevedeva la possibilità di ampliamento anche nelle aree a rischio di esondazione, è successo sia l’alluvione di marzo nelle Marche e le ultime alluvioni in Italia.
Ricordo che il rischio che in Commissione era stato presentato come rischio duecentennale di fatto adesso si è ridotto a un decennio o anche meno.
Quindi è cambiata la situazione climatica. Dobbiamo renderci conto che la deroga che avevamo fatto non può più essere fatta perché rischiosa rispetto alla salute, ai beni e anche alle responsabilità della pubblica amministrazione.
Credo che sia un fatto di civiltà andare a sanare quello che è considerato ormai un errore, cioè andare ad ampliare in zone esondabili.

PRESIDENTE. Emendamento n. 11 bis/7. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Emendamento n. 11 bis/8 del Consigliere Latini:
Dopo il comma 2 è aggiunto il seguente articolo:
“5. All’articolo 1 della l.r. 22/09 eliminare il seguente periodo: “L'ampliamento di cui al presente comma non può comunque comportare un aumento superiore ad una unità immobiliare rispetto a quelle esistenti.”.
Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Emendamento n. 11 bis/9 del Consigliere Latini:
Dopo il comma 2 aggiungere il seguente comma 9:
“9. I diritti edificatori spettanti ai titolari degli interventi di cui all’articolo 1 sono liberamente cedibili tra i proprietari delle unità immobiliari facenti parte dello stesso edificio.”.
Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Emendamento n. 11 bis/10 del Consigliere Latini:
Dopo il comma 2 è aggiunto il seguente articolo:
“7. All'art. 2 della l.r. 22/09 aggiungere i seguenti commi 9 e 9 bis:
"9. I soggetti che effettuino gli interventi di cui al presente articolo potranno cedere, ai sensi dell'art. 2643 comma 2 bis, i diritti edificatori relativi agli incrementi volumetrici spettanti all'intervento al camma 2, per qualsiasi motivo non utilizzati nell'intervento stesso, a titolari di aree edificabili o di edifici soggetti agli interventi di cui al presente articolo. Il titolo abilitativo dovrà in tali casi indicare la volumetria residua cedibile.
9 bis. I predetti diritti edificatori saranno utilizzabili dagli acquirenti, con i soli limiti di cui al D.M. V11/68, ad incremento delle volumetrie già realizzabili, eventualmente in aggiunta di quelle già eseguibili, anche ai sensi del presente art. 2 commi 2 ss.".
Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Emendamento n. 11 bis/11 del Consigliere Latini:
Dopo il comma 2 è aggiunto il seguente articolo:
“8. All’articolo 2, comma 1 della l.r. 22/09 eliminare le parole: “ubicati in zona agricola e presenti nella cartografia IGM 1892/1895".
Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Emendamento n. 11 bis/12 del Consigliere Latini:
Dopo il comma 2 è aggiunto il seguente articolo:
“9. All’articolo 2, comma 4, terzo periodo, della l.r. 22/09 aggiungere le parole evidenziate in grassetto: “E’ consentito il mutamento della destinazione d’uso degli edifici non residenziali e delle aree produttive comunque denominate in sede di pianificazione, ubicate nelle zone omogenee B e C di cui al d.m. …., non più utilizzate dal 1° gennaio 2010.”.
Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Subemendamento n. 11 bis/13/1 dei Consiglieri Acquaroli, Massi:
Aggiungere al testo “previa definizione dei limiti delle NTA dei PRG da approvarsi entro centoventi giorni dall’approvazione della presente legge”.
Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Emendamento n. 11 bis/13 del Consigliere Latini:
Dopo il comma 2 è aggiunto il seguente articolo:
“9. All’articolo 2, comma 4, della l.r. 22/09 sostituire l’ultimo periodo con: “salvo quanto ai commi precedenti è ammesso il mutamento di destinazione d’uso di edifici tra le destinazioni, industriale, artigianali, direzionali e commerciali. E’ ammesso il cambio della destinazione agricola a residenziale se gli edifici stessi risultino non utilizzati da oltre 5 anni per scopi agricoli”.
Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Emendamento n. 11 bis/14 del Consigliere Latini:
Dopo il comma 2 è aggiunto il seguente articolo:
“12. All’articolo 4 della l.r. 22/09 la lettera g) è sostituita con la seguente: “gli edifici censiti ai sensi degli articoli 15 comma 3 e 40 NTA PPAR che rivestano carattere storico o culturale. Per gli edifici non aventi tale carattere, a seguito di verifica della competente Soprintendenza, gli articoli 1 e 2 sono pienamente applicabili, nel rispetto dei caratteri e della tipologia edilizia originali”.
Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Emendamento n. 11 bis/15 del Consigliere Latini:
Dopo il comma 2 è aggiunto il seguente articolo:
“10. All’articolo 4, comma 1, della l.r. 22/09 dopo “il 31/12/2008” aggiungere il seguente inciso: “anche in variante ad interventi edilizi già in corso”.
Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Emendamento n. 11 bis/16 del Consigliere Latini:
Dopo il comma 2 è aggiunto il seguente articolo:
“13. All'art. 4, comma 5 bis, della l.r. 22109 sostituire il comma vigente con il seguente: "Negli ambiti di tutela integrale definiti dal PPAR o dalle disposizioni dei piani regolatori comunali ad esso adeguati, sono ammessi gli interventi di ampliamento o di demolizione e ricostruzione ad rispetto del tipo edilizio e delle caratteristiche edilizie storiche".
Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Emendamento n. 11 bis/17 del Consigliere Latini:
Dopo il comma 2 è aggiunto il seguente articolo:
“4. All’art. 9 comma 1 della l.r. 22/09 sostituire le parole "quarantacinque giorni" con "trenta giorni" ed inserire dopo le parole "possono limitarne l'applicabilità" il seguente inciso "per gli aspetti che risultano innovati dalla presente legge".
Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Articolo 11 bis. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Subemendamento n. 11 ter/1/1 del Consigliere Zaffini:
Le parole “2,05” sono sostituite con le parole: “2,15”.
Ha la parola il Consigliere Zaffini.


Roberto ZAFFINI. Questo emendamento è inteso sicuramente a comprendere lo spirito della legge, ovvero quello di non consumare ulteriore territorio. Sopratutto nei centri storici ci sono alcuni sottotetti che possono essere recuperati e magari poi essere adibiti a camere. Mi auguro quindi che lo votiate. In esso vengono previsti 2,15 metri di altezza media.
Le Marche è l’unica Regione che non ha una legge a garanzia del riutilizzo dei sottotetti. Io ho presentato anche una proposta di legge in merito, ma data oggi l’opportunità di una legge orientata proprio al recupero e alla riqualificazione urbana, e dato che la fascia A dei centri storici purtroppo, anche per ovvi motivi, non viene coperta da questo intervento, ho voluto presentare questo emendamento che non è teso assolutamente a modificare la struttura dell’edificio bensì, ripeto, è teso a recuperare una stanza che può essere adibita, rendendola abitabile, magari come camera per i nostri figli, e quindi per l’incremento della famiglia, oltre ad essere un volano per l’economia.

PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire il Consigliere Trenta, prego.

Umberto TRENTA. Per una nota marginale, Presidente. E’ per dire che nel Ministero della Padania è stato votato all’unanimità!

PRESIDENTE. Subemendamento n. 11 ter/1/1. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Emendamento n. 11 ter/1 del Consigliere Zaffini:
Dopo l’articolo 11 bis è aggiunto il seguente:
“Articolo 11 ter (Modifica alla l.r. 19/2010)
1. Alla fine del comma 1 dell’articolo 1 bis (Recupero dei sottotetti) della l.r. 19/2010 è aggiunta la seguente: “L’altezza media è riducibile rispettivamente a metri 2,05 e metri 2,00 per gli edifici siti nei territori turistico-balneari.”.
Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Articolo 12.
Emendamento n. 12/1 del Consigliere Carloni:
La lettera b) del comma 3 è così sostituita:
"b) per le finalità di cui all'art 10, comma 3, dispongono la realizzazione di invasi di laminazione­raccolta delle acque meteoriche dalle superfici impermeabilizzate, per una capacità valutata in funzione delle criticità e degli obbiettivi di mitigazione".
Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Emendamento n. 12/2 del Consigliere Latini. Decaduto.

Emendamento n. 12/3 dei Consiglieri Malaspina, Camela. Ritirato.

Subemendamento n. 12/3bis/1 del Consigliere Giancarli, sostitutivo dell’emendamento n. 12/3 bis:
Dopo il comma 6 sono aggiunti i seguenti:
“6 bis. Alle disposizioni di cui al comma 5 dell’articolo 3 si applicano le condizioni ed i termini di cui alla l.r. 22/2009, così come modificata dalla presente legge.
6 ter. Al fine di rendere omogeneo l’esercizio delle funzioni conferite agli enti locali in materia urbanistica e di gestione del territorio, i procedimenti di cui all’all’articolo 19 delle norme di attuazione del PAI sono svolti dalle Province. L’atto di modifica delle aree è trasmesso all’Autorità di bacino regionale per la presa d’atto e per il raggiungimento degli elaborati ufficiali del PAI.”.
Ha la parola il Consigliere Cardogna.

Adriano CARDOGNA. Vorrei avere delle spiegazioni. Questa norma era stata soppressa in Commissione e ora viene riproposta dallo stesso Presidente di Commissione. Che cosa è intervenuto acchè questa funzione viene ora riattribuita alle Province, contrariamente a ciò che era stato deciso in Commissione?

Enzo GIANCARLI. Se il Consigliere Cardogna mi chiedeva qualcosa dal punto di vista sostanziale potevo dare un’altra risposta, ma visto che me lo chiede dal punto di vista formale, allora gli dico che è intervenuto il CAL, che è l’organismo che rappresenta 239 sindaci, 5 presidenti di Provincia e i presidenti delle Comunità montane. E’ il CAL che ha chiesto di ripristinare quell’articolo che la Commissione aveva soppresso.
Quindi dal punto di vista formale va reinserito. Dal punto di vista sostanziale, invece, possiamo discutere e trovare anche i modi e le forme per modificarlo.

PRESIDENTE. Per completezza di informazione chiarisco – e questa è l’interpretazione che dà la Presidenza che è in linea con la normativa - che se non dovesse passare questo subemendamento che ristabilisce il testo della Giunta, l’Aula avrebbe l’esigenza, nel votare il complesso della legge, di avere una maggioranza qualificata, cioè la maggioranza assoluta non dei presenti ma dei componenti, vale a dire 22 voti. Cioè, se non dovesse passare il subemendamento presentato dal Consigliere Giancarli noi proseguiremo fino alla fine, però se non ci sarà la maggioranza assoluta degli assegnati la legge non passa. Questo perché quel provvedimento assunto in Commissione rispetto al testo emanato dalla Giunta prevede una sottrazione di competenze a un ente locale, e in questo caso il regolamento prevede che si può votare però c’è bisogno di una maggioranza assoluta.
Ha la parola il Consigliere Cardogna.

Adriano CARDOGNA. Spero di essere capace, al di là del merito, di far presente all’Assemblea questo mio punto di vista. Ossia, se ho capito bene questo meccanismo di maggioranza qualificata occorre in quanto il CAL ha richiesto la reintroduzione di un articolo che era presente nella proposta di legge della Giunta ma che la Commissione aveva soppresso. Come dire…

PRESIDENTE. Mi scusi, sempre per chiarire. Non saremmo obbligati di fronte a un parere condizionato del CAL se questo non riguardasse la soppressione di un articolo che attribuiva competenze ad un ente. Il parere del CAL a volte è addirittura negativo ma rispetto ad esso non è richiesta la maggioranza assoluta, però ora, siccome l’articolo soppresso riguarda le competenze di un ente, stante il parere contrario del CAL, scatta l’esigenza di un voto qualificato.

Adriano CARDOGNA. Questo l’ho capito, Presidente, però penso che si inneschi un precedente abbastanza pericoloso per l’attività dell’Assemblea. Su tutto ciò che potrebbe riguardare delle supposte richieste di attribuzione di competenze saremo sotto la spada di Damocle di questo meccanismo. E’ una riflessione che apro. E’ scontato che sia questa la lettura? Non lo so!

PRESIDENTE. Ha chiesto la parola il Consigliere Binci, ne ha facoltà.

Massimo BINCI. Questa interpretazione credo non sia corretta per un semplice motivo. Con questo articolo non vengono modificate le competenze. Le competenze rispetto al PAI e alla perimetrazione rimangono in capo all’Autorità di bacino. E’ semmai la richiesta del CAL che provocherebbe una modifica. Quindi nel caso modificassimo le competenze ci potrebbe essere sì una richiesta di. In questo caso, invece, le competenze rispetto alle questioni in materia di gestione del territorio sono e rimangono in capo alla Regione.
Anzi, anche in base a quello che è successo è necessario rafforzare la programmazione rispetto al discorso della perimetrazione. Perché la perimetrazione è collegata al rischio, è collegata alla programmazione e alla valutazione che deve essere fatta, non ognuno pro domo sua.
Qual è allora la necessità che la perimetrazione rimanga in capo alla Regione? E’ per sottrarla a richieste ad personam che hanno forza sul territorio e che poi fanno ricadere il peso su tutta la regione; una esondazione può essere determinata da una perimetrazione fatta anche 70 chilometri dal punto ove accade, come è successo a Fermo.
Eventualmente saranno gli enti locali a prendersi la responsabilità di bloccare questa legge. Una legge da loro considerata importante e condivisa in tutti gli aspetti.

PRESIDENTE. Ripeto, non entro nel merito, ma per quanto riguarda l’aspetto giuridico vi illustro qual è la normativa sulla quale si basa l’esigenza di individuare il voto con la maggioranza qualificata.
L’articolo 12, comma 6, della legge 4/2007 dice: “6. Gli atti di cui alla lettera b) del comma 2, dell’articolo 11, difformi dal parere reso dal Consiglio delle autonomie locali, sono deliberati dal Consiglio regionale a maggioranza assoluta dei componenti.”. La lettera b), comma 2, dell’articolo 11, dice che il Consiglio delle autonomie locali esprime pareri al Consiglio regionale sulle proposte concernenti: “b) il conferimento di funzioni o la modifica del riparto delle competenze tra enti locali e tra questi e la Regione;”.
Secondo me è questo il caso tipico…(…) Come no! C’è un conferimento di competenze. Se non si applica qui?! Io ogni caso io la penso così, punto! La competenza è mia, quindi dico che ci vuole la maggioranza qualificata, chiaro!
Ha chiesto la parola il Consigliere Perazzoli, ne ha facoltà

Paolo PERAZZOLI. Noi abbiamo una proposta di legge della Giunta che prevedeva un ruolo delle Province, la Commissione all’unanimità lo ha eliminato e il CAL chiede di ripristinarlo. Questa è la sostanza. Adesso però non vorrei fosse un’impuntatura, fra le Province che su ogni cosa vorranno un loro ruolo e noi che…insomma, quando verranno eliminate verranno eliminate! Oggi credo che la maggioranza stia al limite, allora qui rischiamo di vanificare quel lavoro che abbiamo fatto per una cosa che, se le Province verranno eliminate, varrà appena un anno. Adesso non facciamone quindi una questione ideologica di una cosa che ideologica non è.
Penso che ritirare l’emendamento sia sbagliato. E’ un emendamento che dobbiamo fare, diciamo, sotto ricatto, uso una parola forte, ma così è. Un’altra volta che i Consiglieri di maggioranza siano più presenti!

PRESIDENTE. Oh! Ecco, abbiate pazienza! Cioè, non è che questa è un’interpretazione che taglia la competenza dell’Assemblea legislativa, obbliga l’Assemblea e la sua maggioranza a essere presenti. Io non posso interpretare a seconda di come la maggioranza è in Aula. Non lo farò mai! L’interpretazione giusta, secondo me, è quella che dò io. E non è una lesione dei diritti dell’Assemblea legislativa, perché se la maggioranza c’è in questi casi bisogna che si manifesti, non c’è altra strada.
Quindi, ripeto, se l’emendamento viene ritirato la legge è sottoposta ad una possibile non approvazione perchè la maggioranza non è qualificata. E’ obbligo che io lo dica!
Ha la parola il Consigliere Giancarli.

Enzo GIANCARLI. Voglio intanto ringraziare i colleghi che sono intervenuti perché hanno compreso il lavoro che è stato fatto in queste settimane su questa legge.
Rispondendo poc’anzi al collega Cardogna ho scisso l’aspetto sostanziale dall’aspetto formale. Ho detto che dal punto di vista formale è per non avere rischi, dal punto di vista sostanziale le questioni si pongono invece in modo diverso.
Quindi, guardate, visto che siamo in presenza di una proposta della Giunta, in modo molto aperto in quest’Aula chiedo, al Vicepresidente, all’Assessore Viventi, alla Giunta stessa, cosa pensiamo di fare. Perché, tanto per essere chiari, da parte mia, se fosse necessario, non c’è difficoltà a ritirare l’emendamento.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Ricci.

Mirco RICCI. Probabilmente la questione andava risolta prima di arrivare sul pezzo. Ma purtroppo ci siamo arrivati. Credo che quanto dicevano i Consiglieri Perazzoli e Giancarli sia ragionevole.
Io penso che sul tema stiamo prendendo strade sbagliate, perché utilizziamo tutti i passaggi, a torto o ragione, per cassare le Province prima ancora di un dibattito su di esse.
Al di là del merito, quindi, oggi dobbiamo verificare semplicemente se ci sono 22 voti. Contando le teste presenti ora ci sono, ma comunque il rischio potrebbe vanificare il lavoro di settimane, come ricordava il Consigliere Perazzoli. I modi e i tempi per correggere la funzione attribuita agli enti locali ci sarà successivamente anche con il voto del bilancio. Quindi io non rischierei di vanificare il lavoro fatto, con impegno, approfondimento, dovizia, in queste settimane dalla Commissione, un lavoro che ha prodotto anche un buon atto.
La maggioranza c’è, mancano sì un paio di Assessori e il Presidente per impegni istituzionali, ma comunque ha 22-23 voti. Però potremmo anche rischiare di averne solo 20-21.
Vanificare una legge utile al territorio e ai Comuni delle Marche è una stupidaggine. Non trovare il modo per scavalcare questo paradosso che si è creato, non nel merito ma semplicemente per una questione regolamentare, mi sembra davvero un grave errore.
Quindi direi di procedere con la votazione dell’emendamento.

PRESIDENTE. Ha chiesto la parola il Consigliere Massi, ne ha facoltà.

Francesco MASSI. Assistiamo a una situazione paradossale. Voi l’avete correttamente esternata e sottolineata e quindi siete stati realisti. E’ vero che forse non si doveva arrivare a questo punto. Mi pongo il problema di un CAL che tutti abbiamo voluto e rispettato – io sono stato addirittura relatore della legge istitutiva –, ma il CAL agisce molto ad ottenere sotto ricatto l’Assemblea legislativa. E la cosa non è assolutamente interessante, soprattutto in questo momento della comunità marchigiana. Vorrei capire se le logiche sono quelle proprie della rivendicazione di competenza o se ci siano altri motivi. Se permettete, qui molti di noi hanno una lunga esperienza, certi atteggiamenti, ecco, sono studiati tatticamente non strategicamente.
Prima della votazione ci consulteremo con il Gruppo e vi posso assicurare che la nostra decisione non riguarderà il voler mettere in difficoltà la maggioranza, dare una risposta al CAL o qualcos’altro, bensì andremo a verificare, se il Presidente ci accorderà cinque minuti di pausa, articolo per articolo, cosa sarà venuto fuori anche con gli emendamenti, al fine di dare una risposta che dobbiamo alla comunità, non certo una risposta tattica interna all’Assemblea.

PRESIDENTE. Se è una richiesta formale, Consigliere Massi, possiamo anche sospendere adesso.

Francesco MASSI. Sì, Presidente, ma alla fine della votazione degli emendamenti.

PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Viventi.

Luigi VIVENTI. Nel mio precedente intervento ho chiarito con estrema limpidezza che uno dei punti forti della legge è quello che velocizza l’iter non inviando il piano in Provincia. Se ora il CAL pensa che questa sia una lesa maestà, io invece ritengo che sia nello spirito della legge avere questa risposta e questo risultato. Per cui secondo me dobbiamo andare avanti con chiarezza. Poi, se qualcuno vuole votare contro, vuole fare qualche giochino, lo faccia pure, se ne trarranno le conseguenze.
Io sono sempre chiaro nei miei comportamenti. Questa legge serve per dare snellezza e rapidità a certi provvedimenti, per cui se c’è una maggioranza deve andare avanti così, altrimenti vedremo. Il discorso è chiaro.

PRESIDENTE. Bene. Ora però devo capire se la richiesta del Consigliere Massi di sospensione è per adesso o dopo la votazione degli emendamenti. (…) Però, sentite, con me non è che potete parlare politichese! Allora ditemi chi chiede la sospensione e se la chiedete! (…) Oh, bene, sospensione accordata. (…) No, non l’ho messa in votazione perché c’era stata anche…comunque la mettiamo in votazione, io pensavo…(…) Mettiamo quindi in votazione per appello nominale, come richiesto dal Vicepresidente Petrini, la richiesta di sospendere la seduta. Guardate, è una cosa che non si è ma fatta! E’ una mia prerogativa, però, va bene, votiamo.
Favorevoli: Badiali, Busilacchi, Camela, Canzian, Comi, Eusebi, Giorgi, Luchetti, Malaspina, Marconi, Mezzolani, Ortenzi, Perazzoli, Petrini, Pieroni, Sciapichetti, Solazzi.
Contrari: Acquaroli, Bugaro, Carloni, D’Anna, Foschi, Latini, Marangoni, Natali, Romagnoli, Trenta, Zaffini, Zinni.
Astenuti: Binci.

La seduta è sospesa alle ore 16,15


La seduta riprende alle ore 16,30

PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori.
Subemendamento n. 12/3bis/1. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Emendamento n. 12/3bis del Consigliere Giancarli. Decaduto.

Emendamento n. 12/3ter della quarta Commissione:
Dopo il comma 6 è aggiunto il seguente:
“6 bis. L’articolo 6 (Riduzione del contributo di costruzione) della l.r. 22/2009 si applica alle istanze presentate entro il 30 giugno 2012.”.
Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Emendamento n. 12/4 del Consigliere Binci:
All’articolo 12 il comma 7 abrogato.
Ha la parola il Consigliere Binci.

Massimo BINCI. Intervento perchè non ho avuto modo di affrontarlo in Commissione. Il comma 7 dell’articolo 12 dice: “I criteri di perequazione e compensazione di cui agli articoli 6, 7 e 8 possono essere stabiliti anche nei PRG.”. Presidente Giancarli, non credo che questa legge, in cui si parla dei PORU, possa andare a definire i criteri di perequazione e compensazione ampliati anche nei PRG senza andarli a definire. Mi sembra una norma non collegata al testo. (…) Diventa un’applicazione verso tutti gli strumenti urbanistici all’interno dei PRG? Cioè in tutti i PRG possono applicare? (…) Ma con quali criteri? Qui della compensazione avevamo definito un solo criterio, e nella perequazione non c’è niente nella norma regionale. Penso cioè che debba essere affrontata in una norma organica, non in una questione di questo genere.

PRESIDENTE. Emendamento n. 12/4. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Emendamento n. 12/5 del Consigliere Marangoni. Decaduto.

Emendamento n. 12/6 del Consigliere Marangoni:
Il comma 7 è sostituito dal seguente comma:
“7. I criteri di perequazione e compensazione di cui agli articoli 6, 7 e 8 non possono applicarsi ai PRG comunali.”.
Ha la parola il Consigliere Marangoni.

Enzo MARANGONI. Lo esplicito, anche perché prima bisognava perdere tempo, quindi contribuisco, quando invece ricordo che due ora fa bisognava velocizzare!
Con questo emendamento chiedo la soppressione del comma 7 dell’articolo 12 non perché sia contrario in maniera aprioristica o ideologica al metodo della perequazione e delle compensazioni urbanistiche, bensì lo sono per il metodo di formazione di questa legge, in quanto con un semplice comma messo in fondo si incide ulteriormente sul territorio.
Se volete introdurre perequazioni e compensazioni per il PORU fatelo pure, ma non usate questi stratagemmi per incrementi volumetrici nei piani regolatori.

PRESIDENTE. Emendamento n. 12/6. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Emendamento n. 12/7 del Consigliere Latini:
Dopo il comma 7 è aggiunto il seguente:
“7 bis. Quanto previsto dal precedente art. 11 comma 1 lett. a), non si applica ai PRG e loro varianti che siano stati già adottati alla data di entrata in vigore della presente legge, o che lo saranno entro 90 giorni, dalla medesima data".
Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Subemendamento n. 12/8/1 dei Consiglieri Acquaroli, Massi. Decaduto.

Emendamento n. 12/8 del Consigliere Carloni. Decaduto.

Articolo 12, così come emendato. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 12 bis. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 12 ter (dichiarazione d’urgenza). Ricordo che affinchè passi è necessaria la maggioranza qualificata, quindi 22 voti. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Emendamento coord. tec. della quarta Commissione:
Il titolo è sostituito dal seguente: “Norme in materia di riqualificazione urbana sostenibile e assetto idrogeologico e modifiche alla legge regionale 5 agosto 1992, n. 34 (Norme in materia urbanistica, paesaggistica e di assetto del territorio) e alla legge regionale 8 ottobre 2009, n. 22 (Interventi della Regione per il riavvio delle attività edilizie al fine di fronteggiare la crisi economica, difendere l’occupazione, migliorare la sicurezza degli edifici e promuovere tecniche di edilizia sostenibile)”
Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Coordinamento tecnico. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Passiamo alle dichiarazioni di voto. Ha la parola il Consigliere Binci.

Massimo BINCI. Sono dispiaciuto. Perché? Questa una legge di cui condivido lo spirito, ovvero quello di promuovere la riqualificazione delle aree urbane utilizzando non nuovo territorio ma territorio già urbanizzato, però poi di fatto quelle osservazioni volte ad aspetti importanti, volte all’inserimento di obiettivi fondamentali della legge, come quello del raggiungimento della qualità urbana, dell’efficienza energetica, dell’housing sociale, non sono inserite nel testo come previsioni vincolanti che appunto possano garantire gli obiettivi fondamentali, soprattutto quello dell’housing sociale.
Noi qui favoriamo la creazione di unità residenziali però di fatto non facciamo niente affinché chi di una residenza ha bisogno ma non ha le risorse venga favorito da questa legge.
Io avevo inserito una percentuale del 20% che aumentava nella misura del 5% l’incremento di cubatura nel caso di destinazione per housing sociale, ovvero le residenze a finalità sociali, però questa opportunità non la si è voluta cogliere.
Inoltre contesto un altro aspetto, che peraltro non costava niente, non era un vincolo temporale né burocratico, quello cioè di prevedere una informazione e quindi una partecipazione dei cittadini rispetto alle aree su cui si andrà fare la trasformazione urbana.
Secondo me ormai gli istituti di partecipazione dei cittadini alle progettazioni dei piani regolatori, ma in generale alla progettazione della pubblica amministrazione, debbono essere considerati fondamentali. Non è possibile andare avanti con quella logica ove c’è solo la necessità di stimolare l’iniziativa imprenditoriale. Deve esserci anche la necessità che quello che si fa serva alla gente, soprattutto quando riguardo le costruzioni delle città, le infrastrutture. I cittadini non possono essere chiamati soltanto a pagare le tasse, mentre altri decidono sulla qualità della loro vita, il modo in cui possono vivere all’interno delle città, i servizi, gli spazi sociali ecc..
Dunque è un aspetto che deve essere inserito, è un fatto di civiltà. Ma vedo che ancora questa civiltà non viene recepita.
Un’altra questione è quella che si riferisce alla compensazione di cui all’articolo 8. Lo scambio di aree sottoposte a vincolo espropriativo in cambio di aree alternative è un project financing che secondo me rischia di andare a scapito dell’interesse pubblico, favorisce solo speculazioni private.
L’ultima questione che voglio sottolineare è la mancata occasione che questa Assemblea legislativa non ha voluto cogliere nel non voler modificare il piano casa riguardo agli aumenti di cubatura in aree a rischio di esondazione. Io non so quanti saranno gli interventi fatti in quelle aree, secondo me pochissimi. In ogni caso portare abitanti in aree a rischio di esondazione vuol dire andare contro ogni logica, in nome non si sa di quale interesse generale, se non quello di un interesse speculativo che però porta solo a fare i conti con i danni che dovranno essere pagati dalla collettività, dalle persone.
Secondo me questo è un fatto grave, non lo condivido, che dunque, insieme alle altre motivazioni, mi porta a votare contro questa legge.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Trenta.

Umberto TRENTA. Non ho difficoltà a sostenere quel principio con cui si vuole, in momenti di grande di difficoltà, regolamentare al fine di uno sviluppo futuro, con cui si vuole andare incontro a un’esigenza così come rappresentata in buona fede dal Consigliere Giancarli e ribadito dall’Assessore Viventi. Ma quello che mi sorprende è il concetto che anima, sostiene e esorta l’amministratore a elaborare di questa legge un testo così contraddittorio.
Articolo 8, compensazione urbanistica. Già la stessa parola compensazione suona male. Qui accanto alla compensazione urbanistica andava inserita la compensazione ambientale. Perché se parliamo di urbanistica parliamo di gestione della risorsa territorio così come edificato o edificabile.
Risorse per le infrastrutture. Il prossimo anno l’Assessore Marcolini dovrà spiegarmi come farà in mancanza di risorse per 48 milioni di euro a gestire i trasporti, e questa è solo una goccia. Cioè, noi qui, come sempre, stiamo elaborando qualcosa che è distinto e distante dal cittadino che amministriamo.
Signori miei, questa farsa della politica annunciata, della politica per certi versi così scriteriata su presupposti di emotività, magari giusti perché vanno nella verifica di ciò che è successo e succede per i disastri ambientali e dissesto idrogeologico, ritengo che sia un rapporto chiaro tra verità e bugie credibili. E questo mi sembra, come ho già anticipato questa mattina nel mio intervento, sia distante da questa legge, quasi fosse la panacea di tutti i mali ma per poi arrivare a una loro risoluzione.
Assistiamo in Aula a uno sconcertante episodio tra i numeri proposti. Così come abilmente e sottilmente ha recepito con arguzia il Presidente dell’Assemblea legislativa intuendo che qualche trasversalità, che ormai fa parte dell’economia quotidiana, ci porta poi a finire, per quanto riguarda le crisi internazionali, sempre più verso il concetto sostitutivo della democrazia con quello della plutocrazia. Cioè, mi verrebbe da dire “ti colgo con le mani nel sacco”! Quindi parafrasando, o meglio ancora, ponendo come paragone su ciò che dicevo, cristallizzare per favorire qualcuno che deve fare cassa per azzerare i debiti.
Nell’intervento del Consigliere Camela – quindi dalla fantasanità oggi siamo passati alla fantaurbanistica –, costruire sul costruito, è come dire, signori miei, che piove sul bagnato. Qui non si hanno le idee chiare.
Articolo 11. Le disposizioni in materia urbanistica è una norma fortemente limitativa dell’attività di gestione del territorio che spetta ai comuni, quindi va abrogata. Noi siamo di fronte a questo. Attento, sottile e capace Assessore Canzian con delega al piceno, prenda questa legge e poi ci incontreremo nell’area ex SGL Carbon, 27 ettari di terreno con tutte le problematiche. E lo dico anche all’assente Assessore Donati, che forse oggi è impegnato alla risoluzione dei problemi della regione Liguria o cose analoghe, ma mi fermo qui. (…) Sta male? La ringrazio, i suoi consigli, essendo assessore alla sanità, io li prendo per buoni. Però questo mi dà lo spunto per rivolgere anche a lei un’osservazione. (…) No, no, Assessore Luchetti, io vengo da una palestra quale quella da cui viene anche lei, solo che lei ha fatto la scelta, come Donati, di maggioranza, mentre io sono rimasto fermo ad aspettare che qualcosa si ricomponga!
Caro Assessore Mezzolani, dicevo, può lei spiegarmi - lei ha visto stamattina quel qui pro quo, che assomiglia molto al tip top di cui stiamo discutendo in aula - se tra le aree che andremo a sostenere ci trova riferimenti in questa legge per fare l’ospedale unico di vallata? O anche quella dobbiamo considerarla una bufala?!
I tempi sono lunghi, biblici, ma qui non abbiamo più tempo, perché la finanza internazionale ha nominato un presidente nel default della Grecia che fa riferimento sempre alla matrice Goldman Sachs.
In Italia ci hanno messo Mario Monti, omonimo di Mario Draghi, che fa sempre parte dello stesso comparto.
Allora noi se stiamo facendo espropriare nelle scelte democratiche di quello che vogliamo fare, poi gli possiamo dare la sigla: urbanistica, fantaurbanistica; sanità, fantasanità.
Mi dice lei sull’area di Campolungo – poi si esprimerà anche l’Assessore Donati – come faremo ad individuare quell’area che dovrebbe essere.., ripeto, gloria mundi fece tanto scandalizzare qualcuno, ma io voglio dirle questo, caro Assessore. Ossia, non giochiamo con questa legge, questa legge significa qualche altra cosa. E quindi dico che appare illogica rispetto alle sue finalità. Dovrebbe incentivare il rilancio dell’attività edilizia attraverso la riqualificazione delle nostre città, mentre il blocco delle varianti si pone in insanabile contrasto con questo fondamentale obiettivo. Quindi di cosa parliamo! Me lo spiegate?
E quindi giustifico quell’atteggiamento sui numeri. Io non ho difficoltà a votare questa legge, ma visto che si presenta con tutti questi limiti, perché non la ritiriamo e facciamo una legge quadro generale riepilogativa di tutte le problematiche che asseriscono, anche oggi, la famosa finanza creativa, che si traduce in default? Non abbiamo più soldi per sostenere niente. Fatto salvo qualche barchettone che viene sottilmente indicato nelle pieghe di questa legge. E questo si chiama clientes!
Ampliamento dell’operatività della legge riferita alle modifiche delle destinazioni d’uso degli edifici cosiddetti ex produttivi, nonché la previsione della possibilità di cambi di destinazione d’uso anche per le costruzioni in zona agricola.
Allora, vediamo se siamo capaci di vedere quanti limiti ci sono in questa legge, mettiamoci una mano sulla coscienza e riflettiamo cinque secondi. Perchè, caro Giancarli, oltre alla sua buona fede, oltre la bontà del lavoro di Viventi, oggi in Aula è venuto solo un qualcosa che si chiama Viventi e che si definisce Giancarli. Questa legge passerà alla storia come una legge che ha raggiunto il record degli emendamenti e per una legge regionale che, appunto, si definisce alla Viventi alla Giancarli!

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Zinni.

Giovanni ZINNI. Innanzitutto mi sento in dovere di ringraziare il Consigliere Acquaroli del nostro gruppo, egli ha vissuto la costruzione di questa legge con profonda serietà e spirito di proposizione.
Purtroppo devo però prendere atto che l’idea dell’impianto legislativo così come era stato partorito è venuta meno dopo i lavori di quest’Aula.
Io e il collega Carloni abbiamo appreso nel percorso nella Commissione finanze – mi sento di ringraziare anche il collega Carloni che ha avuto la brillantezza di cogliere immediatamente il fatto che questa legge andava comunque ad interferire, ad esempio, con gli sportelli unici –, poi chiarendo un po’ con l’Assessore, bèh, diciamoci la verità, questa è una legge che avrebbe dovuto snellire gli iter urbanistici attraverso uno strumento nuovo per fare delle cose, il PORU, e tutto era costruito sulla particolarità di questo strumento. Ma è evidente che l’Aula ha snaturato la costruzione, appunto, di questo nuovo strumento. Perché? Perché ha mantenuto fermi i vincoli rigidi delle normative esistenti, vedasi l’ultimo emendamento sul ripristino del ruolo delle Province, ma allo stesso tempo oggi la rigidità è doppia perché quello che diceva il collega Carloni sugli sportelli unici, collegato al recupero del ruolo delle Province, determina, a mio avviso, una completa applicazione di paralisi dell’urbanistica.
Noi siamo passati dall’idea dell’Assessore Viventi, che non a caso è dell’UdC, di cercare di snellire - do atto che qualcosa di centro-destra culturalmente ce l’ha sempre – a ristatalizzare la normativa urbanistica, ma soprattutto ad impoverire la crescita dello strumento PORU.
Personalmente lo considero un fallimento. Io ero scettico su quello che faceva l’Assessore Viventi però mi ritrovavo su ciò che diceva il collega Carloni in merito al fatto di stare attenti, quando si fanno queste innovazioni, a non tarpare le ali delle aziende e così via. Ebbene, il lavoro uscito oggi mi sembra sia un allontanarsi ancora di più da una vera e propria riforma dell’urbanistica.
Avrei voluto astenermi da un verso per dare atto all’Assessore di un passettino in avanti. E non voglio neppure votare a favore, ma non perché sono di opposizione ma semplicemente perché, ripeto, diffidavo del metodo. Infatti l’Aula lo ha stravolto, perché invece di portare una riforma molto più forte urbanistica abbiamo chiuso definitivamente le morse della burocrazia sugli strumenti che hanno i Comuni.
Quindi, mio malgrado, lo considero un piccolo fallimento di quest’Aula. Pertanto voterò contro questa legge. Una legge che – il collega Trenta diceva che è entrata da Viventi ed è arrivata a Giancarli – , diciamo, è entrata in buona fede ed esce con l’auto annullamento della legge stessa. Forse allora il problema non sono le persone ma il contenuto, e il contenuto non c’è.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere D’Anna.

Giancarlo D’ANNA. Parlo a nome del coordinamento che abbiamo denominato “Azione Marche” che comprende Popolo Territorio e Libertà, FLI e Gruppo Misto.
Noi all’inizio avevamo la massima disponibilità ad accettare alcune proposte che venivano dal testo. Un testo esaminato attentamente dalla Commissione e sul quale c’è stato un lavoro importante. Però ora abbiamo visto una serie di emendamenti che hanno completamente stravolto il testo originario, sul quale, invece, bisognava e si poteva lavorare. Aver visto addirittura degli emendamenti di due pagine intere, che praticamente sono la formulazione di una nuova proposta di legge, non ci convince affatto.
Quindi, sia il numero degli emendamenti che vanno a modificare la sostanza, sia il clima che si è respirato di evidente contrapposizione anche all’interno della maggioranza, ci fanno dire che quello che è venuto fuori è sicuramente contrario ai propositi che avevano fatto si che questa proposta di legge arrivasse in Aula.
Per queste motivazioni, ed anche perché in questo preciso momento è difficile valutare cosa è venuto fuori considerate tutte le correzioni apportate, i gruppi FLI, Popolo Territorio e Libertà e Misto votano contro.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Massi.

Francesco MASSI. Solo tre-quattro riflessioni finali. Intanto mi chiedo cosa sta succedendo anche a voi come maggioranza. Seppure so bene che è un momento epocale, difficile, nel Paese ciò che c’è oggi non è sicuro domani, si perdono le antiche certezze, i vecchi rapporti e le antiche alleanze. (…) Collega Ricci, non si deve preoccupare di quello che dico, è acqua fresca, non le rovinerà la serata, però ci pensi.
Noi abbiamo avuto l’impegno di un Assessore nuovo - dopo anni di opposizione il collega Viventi è oggi Assessore - che ha cercato di mettere mano a una normativa che comunque si riferisce a una situazione delle Marche che qua dentro alcuni hanno definito di grande sviluppo mentre altri – per lo meno i colleghi che hanno un po’ più di esperienza e sensibilità nel settore ambientale o ambientalistico – l’hanno definita di grande preoccupazione. Ecco, ai colleghi che hanno detto questo sull’ambiente delle Marche – c’è stato qualcuno che ha parlato di cementificazione, di non controllo dell’ambiente, di eccessive politiche di sviluppo edilizio – dico: cari amici e compagni, voi c’eravate! Cioè in questi quindici anni siete stati voi al governo di questa Regione.
L’Assessore Viventi si trova ad affrontare una situazione che affrontava queste contraddizioni.
Allora dico questo. Nei confronti del lavoro fatto dall’Assessore Viventi, oggi mio avversario, esprimo la massima stima. Ho visto anche il modo con cui ha interloquito con noi per cercare delle mediazioni. L’abbiamo particolarmente apprezzato. Oggi possiamo anche essere su fronti diversi ma è sicuramente, questo, un equilibrio che gli va riconosciuto.
Quindi, collega Ricci, ci sono contraddizioni, e vanno chiarite. Si potrebbe anche rinviare il problema? No. Le contraddizioni vanno chiarite e studiate. Perché? Perché siamo in ritardo con una riforma della legge urbanistica regionale generale. Una legge che ci chiede, questo sì, tutto il mondo dell’imprenditoria, ce lo chiedono le categorie dell’ambiente e della cultura.
Vi posso portare il programma del Presidente Spacca del 2005 e quello del 2010 e tra gli obiettivi c’è sempre questa riforma della legge urbanistica. Però al momento non c’è una linea strategica, al di là di qualche convegno organizzato per il buon cuore di qualche associazione.
Tempo fa feci una riflessione sullo stimolo che anche noi vorremmo darvi, e naturalmente vorremmo darci, per capire dove dobbiamo andare. Nulla è uguale a prima. Banca Italia dice che le Marche non crescono, anzi, vanno indietro, dice che la disoccupazione nelle Marche cresce, e i media vi hanno dato una mano perché parla di una disoccupazione al 6,2%; quella manovale può avere questa percentuale, ma quella intellettuale è addirittura del 40-45%. Ma qui non ne parla nessuno e sappiamo anche il perché.
Allora quello che voglio dire è questo. Quando affrontate dentro di voi e anche con noi questa discussione andate verso quella responsabilità, verso quel clima che oggi si respira a livello nazionale, dove appunto vediamo che partite avversari in un momento critico, difficile, drammatico e tragico per altri motivi (finanziari ed economici) e poi, dando vita a una tendenza di responsabilità, mettete via le reciproche polemiche o demagogia e rendite di posizione. Ma qui non lo vedo, qui c’è un’enfasi continua.
Vedete, quello che voi rimproverate a livello nazionale al Governo Berlusconi è: non hai detto della crisi, non hai parlato come fossero incalzanti i dati della crisi. Ma nelle Marche tutto l’osservatorio che c’era qual è? Quello che diceva che siamo meglio della Svizzera e della California oppure chi diceva di stare con i piedi per terra perché qui ci sono troppe aziende che delocalizzano, troppi intellettuali disoccupati nonostante le prediche che fanno i nostri rettori? Si è dato ascolto a queste voci oppure abbiamo preferito dire con Dustin Hoffman tutto va bene?
Voglio sicuramente ringraziare la Commissione all’unanimità, il Presidente Giancarli, il mio relatore di minoranza Acquaroli e gli uffici, perché avete cercato di affrontare la situazione con responsabilità. Però sapete, vedete e constatate che emergono le contraddizioni.
Prima l’orientamento del voto del nostro Gruppo, come ho già detto nel mio precedente intervento, era quello di un’astensione assolutamente costruttiva, ritenevamo questo testo migliorabile, ma comunque coglieva gli aspetti critici della proposta e li metteva a disposizione della collettività. Ora però dovete capire che è successo qualcosa di cui non si può non tener conto.
C’è un atteggiamento del CAL – e questo è un esame che dovete fare al vostro interno - che a mio avviso per motivi prettamente politici – mi prendo la responsabilità di quello che dico –, per questioni all’interno della maggioranza (e forse anche del PD), che è sempre demolitorio di quello che costruiscono le Commissioni e l’Assemblea legislativa. Allroa voi che avete la maggioranza anche là dentro cercate di non farvi ricattare. Ve lo dice uno che sul CAL ci crede. Sul CAL e sul CREL sono stato relatore. Io ho votato a favore della legge istitutiva del CAL anche se stavo all’opposizione.
Quindi chiarite questa vicenda, perché quello che è avvenuto oggi, come hanno detto anche i colleghi Zinni e Trenta, ha stravolto un’impostazione. Per cui questo ci spinge, con le perplessità che avevamo ma a differenza che prima eravamo per una astensione costruttiva, ad esprimere un voto contrario.
E mettete mano, speriamo insieme a noi, alla riforma vera della gestione dell’urbanistica, del territorio e dell’ambiente, però che non sia una legge tampone bensì una prospettiva strategica definitiva.



PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Giancarli.

Enzo GIANCARLI. Anch’io a chiusura vorrei dire brevemente alcune cose. Intanto ringrazio il Vicepresidente della Commissione Silvetti, il relatore di minoranza Acquaroli, tutti i componenti della Commissione e tutti quei Consiglieri che hanno voluto partecipare ai lavori della Commissione, come Cardogna e Perazzoli. Ed ovviamente ringrazio anche per quel notevole contributo arrivato dai Servizi, dall’Assessorato.
Mi rivolgo ora, con molta tranquillità, con molta serenità, agli amici del centro-destra. Voi ci dite che questo emendamento del CAL, che questo potere del CAL, che questa posizione politica del CAL ha stravolto chissà cosa. Stiamo però ai fatti. Altrimenti qualcuno potrebbe pensare che c’è una contraddizione fra la Commissione, l’Assemblea legislativa, la Giunta. Non è così. L’emendamento che ha approvato il CAL è né più né meno quello che è uscito dalla proposta della Giunta regionale, Consigliere Zinni, poi la Commissione nel suo approfondimento ha ritenuto di stralciare. Ma il testo così come riproposto è né più né meno quello che è stato approvato dalla Giunta regionale.
Invece il problema vero, a mio avviso, sta in quell’enunciazione che ha fatto il Consigliere Massi sulla cultura di governo, ossia di quando ha detto “è passato molto tempo e non siete stati nelle condizioni di approvare una legge generale del governo del territorio”. Però, guadate, siamo credo vicini. Noi in un anno e mezzo di legislatura siamo andati all’approvazione di numerose leggi che toccano il governo del territorio. Credo pertanto che se da parte di noi tutti, ma soprattutto da parte della maggioranza, della Giunta e ovviamente dell’Assemblea legislativa, prevarrà, come abbiamo fatto finora, il senso di responsabilità, il 2012 potrà essere veramente l’anno della riforma urbanistica.
Però penso che anche quando andremo verso questa riforma non ci troveremo d’accordo. Ora noi qui stiamo discutendo dell’emendamento del CAL, che è quasi nulla, ma parliamo del Governo Berlusconi dove voi eravate maggioranza – ma questo cambia poco, stamattina parlavo con alcuni colleghi, dicevo che un’istituzione non può essere né in maggioranza né all’opposizione rispetto ad un altro livello di governo –. Ad esempio il piano casa del Lazio è stato impugnato non per l’emendamento del CAL, ma perché ci sono previsioni di divieto che derogano dal piano paesaggistico, che derogano dalla legge sulle zone archeologiche, da quelle che regolano il silenzio assenso nei condoni sugli abusi nelle aree a vincolo. Poi sotto accusa le nuove disposizioni sui 60 porti del Lazio, sui limiti di edificabilità nelle zone A e B di parchi e riserve e sulla pista da sci del Terminillo.
Allora, se dove siete maggioranza pensate a un piano casa o una legge urbanistica di questa portata, è chiaro che poi dovete cercare per forza di rifugiarvi nel CAL, nella contrapposizione fra Commissioni e Giunta.
E qui vi assicuro che non c’è nessuna contrapposizione. Abbiamo lavorato in piena sintonia, abbiamo cercato di migliorare la legge. Per cui anche quei due grandi emendamenti sono stati riscritti proprio per il confronto delle minoranza, hanno tenuto conto del dibattito, del confronto, di quella pluralità di posizioni che si sono manifestate; quindi non è perché la proposta uscita non andava bene, ma perché c’è una differenza sostanziale, negli Esecutivi ci sono soltanto le maggioranze mentre nelle Commissioni ci sono maggioranze e minoranze, dunque la Commissione deve svolgere un ruolo quasi di laboratorio.
Sicchè a me dispiace che anche di fronte a un risultato positivo non si valorizzi il risultato stesso. Ma non per la maggioranza, mi dispiace perchè questo è un risultato per le Marche. Mi dispiace che non venga colto nel suo valore profondo. E’ una delle prime leggi in Italia che di fatto riduce il consumo di suolo, che alza il livello di sicurezza in quanto va ad eliminare il rischio idrogeologico e privilegia il costruire sul costruito, quindi la capacità d’impresa.
Ripeto, non è un problema di maggioranza, questi aspetti di parte non mi interessano, non mi appartengono, quello che a me interessa è che le Marche possano segnare nel panorama nazionale un risultato importante. Un risultato importante, però, che non sarà mai tale fintanto non arriveremo all’approvazione di una legge del governo del territorio. E questo speriamo di farlo nel 2012 e con il contributo di tutti.

PRESIDENTE. Essendosi esauriti gli interventi dei Consiglieri, pongo in votazione la proposta di legge n. 11, così come emendata. (…) Un attimo, chiede di intervenire la Consigliera Malaspina. Prego.

Maura MALASPINA. Presidente, chiedo la votazione per appello nominale.

PRESIDENTE. Consigliera, la richiesta deve essere formulata da almeno tre Consiglieri. (…) Bene, i Consiglieri sono Camela, Malaspina, Marconi, Pieroni.
Prego procedere alla votazione per appello nominale.
Favorevoli: Badiali, Busilacchi, Camela, Canzian, Comi, Eusebi, Giancarli, Giorgi, Luchetti, Malaspina, Marconi, Mezzolani, Ortenzi, Perazzoli, Petrini, Ricci, Sciapichetti, Solazzi,Traversini.
Contrari: Acquaroli, Binci, Bucciarelli, Bugaro, Carloni, D’Anna, Foschi, Latini, Marangoni, Massi, Pieroni, Romagnoli, Trenta, Zaffini, Zinni.
Astenuti: Cardogna.

(L’Assemblea legislativa approva)

Sull’ordine del giorno

PRESIDENTE. L’Assessore Guarna mi ha chiesto, essendo impegnata, di rinviare la proposta di legge n. 102 “Norme in materia di politiche giovanili”.


Proposta di legge regionale n. 130
ad iniziativa della Giunta regionale
“Norme urgenti in materia di passaggio al digitale terrestre”
(Discussione e votazione)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la proposta di legge n. 130 ad iniziativa della Giunta regionale. Ha la parola il relatore di maggioranza Consigliere Giancarli.

Enzo GIANCARLI. Questa proposta di legge ha come obiettivo quello di anticipare nella nostra regione il passaggio definitivo al sistema digitale terrestre di tutte le trasmissioni radiotelevisive.
In particolare nelle Marche il cosiddetto switch off, ossia lo spegnimento della tv analogica e il passaggio alla tecnologia digitale, è previsto, secondo il calendario fissato dal Ministero dello sviluppo economico, tra il 6 e il 21 dicembre. Però, scusate, non è che pretendo di essere ascoltato, ma se questa legge la vogliamo approvare, tra l’altro non vedo in Aula neanche l’Assessore, quindi non so se questa legge ci interessa. Siccome sulle leggi ci lavoro seriamente, io in queste condizioni non l’ha illustro, magari, se volete, votiamola.

PRESIDENTE. Il Consigliere Giancarli ha ragione. Mi rendo conto che l’ora è tarda, ma vorrei comunque riuscire ad approvare sia la proposta di legge n. 130 che la proposta di atto amministrativo n. 34. La possiamo anche chiudere qua, ma la prossima seduta è altrettanto impegnativa, per cui secondo me sarebbe opportuno approvare almeno questa.
Ha chiesto la parola il Consigliere Bucciarelli, ne ha facoltà.

Raffaele BUCCIARELLI. Presidente, chiedo la parola sull’ordine dei lavori. Se non fosse per il rispetto che si deve all’Assise, ci troviamo ad una trasmissione di Oggi le comiche! Scusatemi, non riesco a trovare altro termine. C’è una Giunta che licenzia una legge, un Assessore competente, che non è presente, ma magari avrà i suoi problemi, che fa tre emendamenti e poi ne ritira uno. Non credo che un’Assemblea legislativa regionale meriti questo comportamento. Al di là anche delle assenze. Si presenta una legge, si fanno tre emendamenti…(…) Ho capito, ripeto, non è tanto l’assenza quanto il modo!

PRESIDENTE. Però, Consigliere, lei come Presidente mi avrebbe già tolto la parola tre volte! Lei deve entrare nel merito…

Raffaele BUCCIARELLI. Ma io parlo del metodo non del merito! Quindi chiedo che venga discussa quando sarà presente l’Assessore.

PRESIDENTE. La relazione del relatore di maggioranza Giancarli è esaurita? (…) Secondo me la dovremmo votare, ma visto che c’è la richiesta del Consigliere Bucciarelli per un rinvio e non vedo alcun Consigliere…(…) Consigliere Cardogna, prego.

Adriano CARDOGNA. La proposta di legge in discussione riveste una certa urgenza. Ci è stata distribuita nei giorni precedenti e quindi ogni Consigliere ha la possibilità di decidere il comportamento in base alle propria opinione. Io non vedo perché censurare, ove questo sia censurabile, il comportamento dell’Assessore. Quindi sono per votare.

PRESIDENTE. Ha chiesto la parola il Consigliere Binci, ne ha facoltà.

Massimo BINCI. Io avrei bisogno di una maggiore precisazione da parte del relatore. Perché al di là degli annunci che ci vengono dati sull’avvio del digitale terrestre abbiamo avuto, come Consiglieri…

PRESIDENTE. Consigliere Binci, però, se lei entra nel merito è un conto…

Massimo BINCI. Sì, entro nel merito.

PRESIDENTE. No, ora io ho posto in votazione la proposta del Consigliere Bucciarelli. Se passa andiamo a casa, se non passa continuiamo e a quel punto lei potrà dire tutto quello che vuole. Seppure, secondo me, sarebbe bene approvarla. Io ho inteso proseguire la seduta proprio perché ritenevo fosse una legge urgente. Pensavo, visto che condividiamo quasi tutto, si potesse fare in modo veloce.
Pongo in votazione la proposta di rinvio del Consigliere Bucciarelli.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Bene. Il relatore di maggioranza è intervenuto, il relatore di minoranza Silvetti è assente, chi chiede la parola? (…) Il Consigliere Binci, ne ha facoltà.

Massimo BINCI. Tutti concordiamo sul fatto del passaggio in digitale, però la questione è un’altra. C’è stata indirizzata una lettera dagli operatori del digitale terrestre nelle Marche ove si evidenzia ciò che aveva evidenzialo anche la stessa Assemblea, ossia il fatto che il passaggio al digitale terreste avrebbe comportato non esserci frequenze dedicate per le emittenti locali. Andiamo cioè ad un passaggio senza che le emittenti locali, che sono quelle che garantiscono un’informazione dal basso, pluralistica, particolareggiata rispetto ai territori, siano poi messe in grado di trasmettere senza interferenze che provengono dalla Croazia.
Questo era il punto in cui eravamo rimasti. Lo stesso l’Assessore, la Giunta e la Commissione avevano rimandato per lo stesso motivo l’approvazione della legge.
Oggi allora chi propone di votare questa legge ci dica almeno come sono stati superati questi problemi. Cioè se c’è stata un’assegnazione dedicata di un canale alle emittenti locali, se c’è una trattativa a livello nazionale per cui le emittenti locali hanno chiesto di andare avanti, oppure semplicemente se facciamo una scelta non ponderata, una scelta che non tiene conto della realtà specifica delle Marche, che appunto sono senza una frequenza dedicata per le emittenti locali.

PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Ortenzi.

Rosalba ORTENZI. Di questo problema ne abbiamo parlato in maniera molto diffusa anche in prima Commissione. Tant’è che il Presidente del Corecom ci ha dato tutte le delucidazioni del caso, tutto quello che si supponeva sarebbe avvenuto e che avverrà; e non avverrà solo per noi ma anche per la regione Veneto, insomma per tutte le regioni che si affacciano sul mare Adriatico.
E’ un lavoro peraltro che è continuato e che si è sviluppato nel tempo, lo sa bene il Presidente Solazzi, che ringrazio, lo sanno bene gli operatori delle emittenti private ai quali abbiamo espresso tutta la nostra solidarietà.
Non so il perché degli emendamenti dell’Assessore e che cosa essi contengano, lui non c’è e quindi non ce li potrà neppure illustrare. Ma è un po’ come i provvedimenti che si sono dovuti assorbire nel mondo della scuola, ossia, c’è una legge statale che prevede gli ISC enormi, le classi sovraffollate, non possiamo fare niente, ma la Regione anche di fronte a una criticità notevole deve comunque attivare il piano della rete scolastica. E’ solo un esempio ma credo possa essere calzante.
Se quindi vogliamo agevolare questo passaggio questa legge la dobbiamo votare. Certo, se avessimo potuto fare ancora di più come Assemblea legislativa regionale per poter rimuovere quello che supponiamo possa avvenire, ovvero l’oscuramento delle emittenti private, l’avremmo fatto. Ma, insomma, tanto è.
Questo è un mio piccolo contributo che vuole sollecitare i colleghi a votare. Io non ho sentito l’Assessore, ma mi sono sentito di farlo. Anche perché, ripeto, come prima Commissione, insieme al Corecom e ancor di più l’Ufficio di Presidente, ci abbiamo lavorato molto.

PRESIDENTE. Se non ci sono altre richieste di intervento passiamo alla votazione.
Articolo 1. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 2.
Emendamento n. 2/1 dell'Assessore Donati. Ritirato.

Emendamento sempre classificato con il n. 2/1 dell'Assessore Donati:
Al comma 1 le parole “sessanta giorni dall'assegnazione delle frequenze” sono sostituite dalle parole: “centottanta giorni dalla scadenza della data prevista per la conversione del segnale da analogico a digitale” e dopo le parole “verifica da parte del Comune” è inserita la parola: “anche”.
Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Emendamento n. 2/2 dell'Assessore Donati:
Dopo il comma 4 è aggiunto il seguente comma:
“4 bis. La lettera c) del comma 1 dell'articolo 7 della l.r. 25/2001 è abrogata.”.
Dichiaro aperta la votazione…(…) Consigliere Binci, siamo in votazione. Magari poi può intervenire per dichiarazione di voto. (…) Prego, Consigliere Binci!

Massimo BINCI. Presidente, qui noi andiamo ad approvare un emendamento i cui contenuti non li conosce nessuno! Questo emendamento abroga la lettera c) del comma 1 dell’articolo 7 della l.r. 25/2001. La legge regionale 25/2001 disciplina in materia di impianti fissi di radiocomunicazione al fine della tutela ambientale e sanitaria della popolazione. Ecco, vorrei almeno sapere che cosa comporta. Chiedo che qualcuno mi dica, visto che non è un emendamento neppure venuto in Commissione, a che cosa si riferisce.

PRESIDENTE. Mi corre intanto l’obbligo, siccome sono assenti entrambi i Consiglieri segretari, di nominare due Consiglieri segretari, che quindi sono le Consigliere Ciriaci e Ortenzi.
Ha chiesto la parola il Consigliere Cardogna, ne ha facoltà.

Adriano CARDOGNA. Le considerazioni del Consigliere Binci mi sembrano pertinenti, ma anche questo secondo me ha una soluzione, ossia, visto che il presentatore dell’emendamento non è qui e quindi in grado di motivarlo dichiaro il mio voto contrario.

PRESIDENTE. Ha chiesto la parola il Consigliere Mrangoni, ne ha facoltà

Enzo MARANGONI. Esprimo il mio voto contrario. Ritengo ci sia stato quasi un anno di dolce dormire sia da parte del Governo centrale sia da parte nostra come Regione. Ho sentito qui fare dei rimpalli di responsabilità, è colpa del Governo, dovevate muovervi voi, insomma, credo che abbiamo tutti quanti una grande responsabilità. Ricordo che il problema la Regione Veneto lo affrontò quasi un anno fa, ne parlammo in prima Commissione.
Ora la situazione è drammatica, la stiamo prendendo anche un po’ sottogamba. La mancanza delle tv locali è la mancanza della libera espressione, la mancanza della possibilità di esprimersi, e quindi avremo un danno alla nostra libertà e alla nostra cultura. E avremo anche un danno all’economia marchigiana, perché dietro c’è un business positivo (raccolta di pubblicità ecc.). Inoltre ci sarà anche una mancanza di informazione per i cittadini. Oltrechè una perdita di occupazione. Ricordiamoci, infatti, che ci sono delle persone che ci lavorano e che così perderanno il loro posto di lavoro.
Anche la situazione che si è creata in quest’Aula onestamente non mi piace. L’Assessore è malato, non possiamo farci nulla, per carità, non lo possiamo certo incolpare di questo. Poi abbiamo un relatore di maggioranza di cui io ho anche apprezzato il comportamento che ha tenuto. Perché diligentemente, come da suo stile, aveva iniziato ad esporre il suo pensiero, il suo lavoro, che è sempre meritorio, ma poi ha trovato un’Aula completamente disinteressata. Quindi ha fatto bene a sedersi, il lavoro va rispettato. Poi abbiamo un relatore di minoranza che è assente, poco fa c’era ma ora non c’è più. Allora in questo quadro di tristezza credo che l’unico lavoro positivo l’abbia fatto proprio il relatore di maggioranza che per protesta si è appunto seduto.
Inoltre ritengo stiamo votando una cosa sbagliata – parlo per la parte regionale –per la mancanza di impegno che c’è stato in un anno per risolvere questo problema.
Voglio allora fare un regalo al mio omonimo Enzo, perché è l’unico che si è impegnato a parlare di questa cosa, un regalo che però ricorda anche la tristezza di questo momento per le nostre tv locali (gente che perde il lavoro, mancanza di informazione, mancanza di libertà di espressione e danno per l’economia marchigiana). Quindi a lui che si è impegnato e che non ha potuto parlare regalo una maglietta dove c’è scritto “Lutto nelle Marche, morte delle tv locali”.

PRESIDENTE. Consigliere Marangoni, si segga, riponga la maglietta!

Enzo MARANGONI. E’ per lui, se l’è meritata!

PRESIDENTE. Consigliere Marangoni, questa sua spettacolarizzazione è un affronto alle Istituzioni! E proprio lei che doveva intervenire presso il Governo per fare in modo che ci ascoltassero! Guardi, io questa cosa la seguo da un anno. Un anno! Quindi a me non lo dica! Ho fatto di tutto! L’ho portata addirittura sul tavolo nazionale dei presidenti delle assemblee legislative regionali! Ho condiviso una battaglia anche con un presidente di una Regione più importante delle Marche, peraltro espressione di una maggioranza diversa da quella nostra, il Veneto. Non siamo riusciti a muovere l’attenzione di una virgola. Di una virgola! Ci hanno dato le stesse frequenze che hanno attribuito ai Paesi della ex Jugoslavia. Fra l’altro nel passaggio dall’analogico al digitale non è come sull’analogico in cui il disturbo di una frequenza può intralciare una trasmissione, qui il minimo disturbo produce l’oscuramento della trasmissione. Lo abbiamo spiegato in tutti i modi. Ma purtroppo la verità è un’altra, è che le frequenze sono state attribuite in maniera esagerata ai network privati e pubblici nazionali, fino al punto che i canali nazionali hanno la possibilità di replicare le trasmissioni all’interno di una stessa giornata cinque o sei volte, perché appunto hanno tutti le frequenze. E non c’era nessun bisogno! Invece a noi no! (…) Guardi, io questa cosa la rifiuto. La questione la seguo in prima persona da più di un anno e così sta facendo la Giunta e il Presidente. La verità è che, ripeto, hanno dato a noi le stesse frequenze che hanno dato ai paesi dell’ex Jugoslavia, hanno esaurito le frequenze e non vogliono tornare indietro! E una possibilità c’è ancora, bisogna cioè spostare la data del swtch off oltre il 5 dicembre, ma questo non avverrà, e non certo per colpa della Regione Marche. Guardi, io non sono mai animoso, però…(…) Bene, allora la smetta di regalare magliette, vada a regalarle a Roma!
Ha la parola il Consigliere Perazzoli.

Paolo PERAZZOLI. Noi in quest’Aula più che fare dei comizi avremmo bisogno di fare atti a favore della comunità marchigiana.
Nel caso specifico la norma vuole mettere nelle condizioni le nostre emittenti di modificare i propri ripetitori senza ricorrere alle procedure previste prima, procedure complesse che prevedono l’autorizzazione dei Comuni. In questo modo si prevede solo la comunicazione e si delega la Giunta a regolamentare il tutto.
Quindi se adesso noi andiamo dietro a formalismi, a tecnicismi (l’assessore non c’è ecc. ecc.) produrremmo solo un danno alle nostre emittenti televisive.
L’emendamento, di cui parlava il Consigliere Binci, vuole eliminare una procedura. Essendo la nuova tecnica meno invasiva di quella precedente è migliorativa. Quindi va ad intervenire su impianti che hanno già avuto le autorizzazioni ambientali, ecc.. E’ superfluo insistere su una procedura che non metterebbe in condizioni in tempi rapidi di poterlo fare. Per capirlo non mi sembra ci vogliano scienziati di fisica.

PRESIDENTE. Emendamento n. 2/2. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 2, così come emendato. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 3 (Dichiarazione d’urgenza). Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva a maggioranza dei componenti assegnati)

Coordinamento tecnico. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Per dichiarazione di voto ha chiesto la parola il Consigliere Giancarli, ne ha facoltà.

Enzo GIANCARLI. Quando sottolineo il rispetto non mi riferisco a un relatore di maggioranza o di minoranza bensì a questa Assemblea nella sua interezza e il rispetto che deve a se stessa. Quando in quest’Aula affrontiamo provvedimenti abbiamo sempre a che fare con la vita della comunità marchigiana, quindi per aver consapevolezza piena occorre attenzione.
Non ritorno sugli aspetti tecnici della legge, sugli articoli, su quello che significano, le deroghe, mi soffermo soltanto su un fatto – e non dobbiamo passarci le magliette, poi parlerò con il Consigliere Marangoni –.
Noi siamo in presenza di 26 frequenze riservate all’Italia. Quindi su 26 credo che le Marche una ne debba avere. Anche perché le Marche in questo caso non sono da sole, ma sono con l’Umbria e la provincia di Viterbo. Quindi la regione Marche ha la possibilità, nell’insieme di questo territorio, di rivendicare con forza una frequenza.
Ma le Marche hanno più bisogno della frequenza dell’altra parte del territorio. Perchè mentre la catena appenninica di fatto può fermare l’influenza che magari viene esercitata da altre frequenze sull’altra sponda dell’Adriatico, o ancora di più se fosse su qualche isola, noi invece siamo in un rapporto diretto, immediato.
Quindi l’approvazione della legge non deve far venir meno l’impegno, perché qui si tratta della sopravvivenza delle tv locali.
Allora con forza dobbiamo combattere per una frequenza coordinata riservata alle emittenti private marchigiane.
Ovviamente voto a favore della legge, credo ci sia una volontà quasi dell’intera Assemblea legislativa. Qui c’è un fatto che appartiene alla democrazia, ai diritti dei marchigiani e sopratutto alla sopravvivenza delle emittenti private, e quindi è un fatto anche di pluralismo dell’informazione.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Binci.

Massimo BINCI. Io non ho avuto nessuna risposta riguardo alla richiesta delle emittenti. Presuppongo in ogni caso he questa richiesta, esplicitata tecnicamente molto bene dal Consigliere Giancarli, debba continuare ad essere sostenuta dalla Giunta e dall’Assemblea legislativa, perché è legata veramente alla libertà e alla possibilità di informazione.
L’impianto della legge semplifica pur tutelando, infatti prevede i controlli dell’Arpam, le verifiche, ecc.. Inoltre riconosce l’urgenza di questo momento.
Io sono senz’altro favorevole a questa legge, che comunque sia pur nella semplificazione mantiene i livelli minimi necessari per le verifiche di tipo ambientale a tutela della sicurezza dei cittadini.

PRESIDENTE. Proposta di legge n. 130, così come emendata. La pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Proposta di atto amministrativo n. 34
ad iniziativa della Giunta regionale
“Programma di Sviluppo Rurale della Regione Marche 2007/2013 in attuazione del Reg.(CE) 1698/2005 del Consiglio del 20 settembre 2005”
(Votazione)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la proposta di atto amministrativo n. 34. Il relatore di maggioranza Consigliere Acacia Scarpetti non c’è, do quindi la parola alla relatrice di minoranza Consigliera Ciriaci.

Graziella CIRIACI. Soltanto per dire, Presidente, che per la terza Commissione si tratta solo di un parere. Abbiamo inviato una lettera di sollecitazione alla Giunta per avere la possibilità di capire prima che cosa si stava facendo.

PRESIDENTE. Coordinamento tecnico. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Proposta di atto amministrativo n. 34. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

La seduta è tolta.

La seduta termina alle ore 17,50





 

 
 
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