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Resoconto della seduta n.59 del 14/03/2017

SEDUTA N. 59 DEL 14 MARZO 2017

La seduta inizia alle ore 10,10

Presidenza del Presidente
Antonio Mastrovincenzo

Comunicazioni del Presidente

PRESIDENTE. Colleghi buona giornata, dichiaro aperta la seduta n. 59 del 14 marzo 2017. Do per letti i processi verbali delle sedute n. 56, 57 e 58, rispettivamente del 14, 21 e 28 febbraio, i quali, ove non vi siano obiezioni, si intendono approvati ai sensi dell’articolo 29 del Regolamento Interno.
Comunico che:
sono state presentate le seguenti proposte di legge regionale:
n. 121 in data 28 febbraio, ad iniziativa dei Consiglieri Volpini, Giancarli, Talè, Busilacchi, concernente: “Dispensazione delle preparazioni magistrali a base di cannabis nell'ambito del Servizio sanitario regionale”, assegnata alla IV Commissione assembleare in sede referente e trasmessa alla II Commissione assembleare permanente, ai sensi e per gli effetti del comma 1 bis, dell'articolo 68 del Regolamento Interno;
n. 122 in data 10 marzo, ad iniziativa dei Consiglieri Marconi, Busilacchi, Rapa, concernente: “Riconoscimento della fibromialgia come malattia”, sulla quale è stata richiesta l'ammissibilità di cui al comma 2, dell'articolo 63 del Regolamento Interno;
è stata presentata la seguente proposta di atto amministrativo:
n. 36 ad iniziativa della Giunta regionale, concernente: “Indirizzi per l'organizzazione del sistema regionale di informazione, formazione ed educazione ambientale (PTR INFEA Marche) per il triennio 2017-2019”, assegnata alla III Commissione in sede referente, al Consiglio delle autonomie locali per l’espressione del parere di cui all’articolo 11, comma 2, della legge regionale 10 aprile 2007, n. 4 e al Consiglio regionale dell'economia e del lavoro per il parere di cui all'articolo 4, comma 1, lettera b), della legge regionale 26 giugno 2008, n. 15;
Sono state presentate le seguenti mozioni:
n. 223 del Consigliere Celani, concernente: “Richiesta di nuove fermate del Treno Freccia Bianca nella stazione di San Benedetto del Tronto (AP)”;
n. 224 dei Consiglieri Fabbri, Maggi, Giorgini, Pergolesi, concernente: “Verifica di conformità dei Piani d'ambito dei rifiuti prodotti dalle ATA e modifica del Piano regionale di gestione dei rifiuti”;
n. 225 dei Consiglieri Mastrovincenzo, Traversini, concernente: “Patto per lo sviluppo e il sostegno alle aree colpite dal sisma”;
n. 226 della Consigliera Pergolesi, concernente: “Richiesta adeguamento della legge regionale 2 settembre 1997, n. 60 ad oggetto 'Istituzione dell'Agenzia regionale per la protezione ambientale delle Marche (ARPAM)' alla legge n. 132/2016”;
n. 227 della Consigliera Marcozzi, concernente: “Distretto calzaturiero”;
n. 228 dei Consiglieri Mastrovincenzo, Minardi, concernente: “Azioni positive sulla salute mentale nelle Marche”.
Il Presidente della Giunta regionale ha promulgato la legge regionale:
n. 6 in data 27 febbraio “Trasformazione della Società Sviluppo Marche SpA (SVIM spa) in società a responsabilità limitata”.
Il Presidente della Giunta regionale ha emanato:
in data 2 marzo il regolamento regionale n. 2, concernente: "Disciplina dei distintivi di grado, dei contrassegni di specialità e delle onorificenze per gli appartenenti alle strutture di polizia locali, ai sensi dell'articolo 13, comma 2, della legge regionale 17 febbraio 2014, n. 1 (Disciplina in materia dell'ordinamento della polizia locale)";
in data 3 marzo il regolamento regionale n. 3, concernente: "Modifica al regolamento regionale 9 febbraio 2009, n. 3 "Attività funebri e cimiteriali ai sensi dell'articolo 11 della legge regionale 1° febbraio 2005, n. 3 "Regolamentazione delle sale del commiato".
Ha chiesto congedo il Consigliere Giorgini.

Saluto alle scuole

PRESIDENTE. Saluto e ringrazio per la loro presenza in Aula le due classi della V elementare della Scuola primaria dell'Istituto scolastico comprensivo “Medi” di Porto Recanati. Buongiorno ragazzi, saluto anche le insegnanti presenti.

(Applausi)

Proposta di legge n. 104
ad iniziativa dei Consiglieri Volpini, Giancarli, Marconi, Talè, Micucci
“Modifiche alla legge regionale 20 giugno 2003, n. 13 ‘Riorganizzazione del Servizio sanitario regionale’”
(Discussione e votazione)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la proposta di legge n. 104 dei Consiglieri Volpini, Giancarli, Marconi, Talè, Micucci.
La discussione è aperta, ha la parola il relatore di maggioranza Consigliere Volpini.

Fabrizio VOLPINI. Grazie Presidente. Speriamo che sia l'ultima tappa di un percorso, un po' tormentato, iniziato diversi mesi fa, che ha visto impegnata la Commissione ed i Commissari su temi che riguardano le relazioni sindacali all'interno dell'Asur.
La modifica della legge regionale 130/2003 “Riorganizzazione del Servizio sanitario regionale”, nasce dall'esigenza di ridefinire nell'ambito dell'Asur le modalità di contrattazione decentrata integrativa con le organizzazioni sindacali, al fine di sostenere quel processo di graduale armonizzazione degli istituti contrattuali concernenti il trattamento normativo ed economico del personale, salvaguardando le specificità di ciascuna Area vasta, così come definite dalla legge regionale.
Prima la materia era disciplinata dalla legge regionale 13 del 2003, concernente la riorganizzazione del servizio sanitario regionale.
Tale legge è stata modificata da questa Aula modificata con l'articolo 1 della legge regionale n. 32 del 2015, concernente: “Misure urgenti di adeguamento della legislazione regionale”, a fine anno con la legge di stabilità.
La legge regionale 1 del 2016, concernente: “Disposizioni urgenti in materia sanitaria” aveva rinviato al primo gennaio del 2017 l'applicazione delle disposizioni previste dall'articolo 1 della legge 32, di modifica della legge 13, al fine di assicurare un ulteriore approfondimento delle questioni riguardanti la contrattazione in Asur ed è lì che è iniziato da parte della Commissione un percorso di ascolto, di audizioni dei vari attori, dei vari componenti la partita.
Previo confronto con le parti interessate sono stati individuati gli aspetti più rilevanti da modificare, che sono l'oggetto della legge.
Infatti la presente proposta all'articolo 3 stabilisce che gli atti relativi alla definizione degli obiettivi, di cui alla lettera b) del comma 2, limitatamente alle questioni relative al personale, nonché le direttive di cui alla leggera c) n. 1, 2, sono adottati previo confronto con le organizzazioni sindacali che hanno sottoscritto il contratto collettivo nazionale di lavoro. Le eventuali intese concluse a seguito del confronto previsto dal comma 3, sono recepite con deliberazione di Giunta regionale che impartisce direttive vincolanti per i Direttori generali, quindi c'è questo forte atto di indirizzo da parte della Giunta.
L'articolo 8 bis demanda all'Asur l'amministrazione del personale della Direzione centrale e delle Aree vaste, nell’ottica, come si diceva, di armonizzazione del personale, comprese le procedure di reclutamento e la valutazione dei dirigenti nonché l'autorizzazione alla stipula dei contratti di lavoro a tempo determinato ed indeterminato ed ai conferimenti di incarichi di natura occasionale o coordinata e continuativa a carattere amministrativo e contabile. Demanda inoltre al Direttore generale dell'Asur la nomina della medesima delegazione al fine di garantire, per la delegazione trattante di parte pubblica, l’unitarietà di gestione e di coordinamento che è stata un po' la filosofia che ha ispirato questo atto.
L'articolo 9 ridefinisce le competenze delle Aree vaste rispetto alla gestione delle risorse umane ed alla modalità di contrattazione.
Questa proposta prevede poi l'obbligo di invitare alle riunioni della Conferenza di Area vasta, che si svolgono in regione, i rappresentanti dell'associazionismo e delle organizzazioni sindacali confederali e inserisce le associazioni sindacali tra i soggetti da consultare sugli schemi di provvedimento regionale di carattere generale concernenti il riordino e la programmazione dei servizi sanitari.
Rispetto alle richieste del Crel sono stati presentati degli appositi emendamenti che poi verranno illustrati.

Comunicazione ai sensi dell’art. 35, VI comma, del R.I.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Maggi.

Giovanni MAGGI. Vorrei sapere come mai si parla di leggi sulla sanità e non c'è il Presidente nonché Assessore e per la Giunta, rappresentata da qualificatissimi esponenti, ci sono solo 2 Assessori, gli altri hanno chiesto congedo?
Vorremmo evidenziare che stiamo discutendo di cose importanti senza che la Giunta, soprattutto l'Assessore alla sanità sia rappresentato. Grazie.

PRESIDENTE. Credo che il Presidente stia arrivando, non so se la Vicepresidente Casini vuole …
So che il Presidente sta arrivando, per il resto quando arriveranno gli altri Assessori vedremo.
Ha la parola la relatrice di minoranza Consigliera Leonardi.

Elena LEONARDI. Grazie Presidente. E' un tema molto importante anche se è di difficile comprensione entrare nei meccanismi delle contrattazioni sindacali.
Credo che sia rilevante, prima di discutere la proposta di legge, disquisire sull'iter che ha portato a questo atto che va a modificare i criteri della legge 13/2003 che riguardano la riorganizzazione del Servizio sanitario regionale.
A fine dicembre 2015 questo Consiglio si affrettava ad approvare alcune modifiche alla legge 13/2003 inserendole in una di quelle proposte di legge che noi definiamo “omnibus” perché raggruppano una serie di provvedimenti che spesso sono scollegati fra di loro.
Infatti con la proposta di legge n. 32 del 28 dicembre 2015 furono modificate ben 7 diverse leggi regionali più altre deliberazioni che andavano dalle materie di carattere sanitario, come quella che oggi è in discussione, alla raccolta dei tartufi, dal riordino delle Province fino alla gestione del Co.Re.Com.
L'articolo 1 di quella proposta di legge modificava le funzioni dell’Asur, delle Aree vaste e dei Direttori di Area vasta nella contrattazione del lavoro. Per brevità diciamo che veniva tolta alle Aree vaste la gestione delle risorse umane, mettendo mano all’articolo 9 della legge regionale 13/2003), e venivano tolte ai Direttori di Area vasta le funzioni della contrattazione, modificando l'articolo 10 sempre della legge 13/2003, concentrando le funzioni di gestione del personale e di contrattazione decentrata all'Asur ed al suo Direttore generale, attraverso la modifica dell'articolo 8 bis della legge regionale 13/2003.
Evidentemente alla base di questa modifica c'era la volontà di concentrare il potere di contrattazione nelle mani dell'Asur e del Direttore generale.
Questa modifica però, portata in tutta fretta a fine anno, non piacque a molti, in particolar modo a diverse parti sindacali, tanto che a meno di un mese da quella deliberazione, quindi nel gennaio 2016, tornò in votazione una proposta di legge che dilazionava di un anno i tempi di applicazione della legge approvata nel dicembre dell'anno precedente, a meno di un mese di distanza. Questo con varie prese di posizioni e di impegno, da parte di diversi Consiglieri nei confronti della parte sindacale, a modificare quella proposta approvata in tutta fretta.
Nel frattempo si è messo mano alla legge attraverso degli incontri con i vari rappresentanti sindacali. Mi duole ricordare che la componente di minoranza della IV Commissione che era stata delegata a partecipare a quegli incontri ed a seguire iter, di fatto, non è stata mai chiamata, se non a fine del percorso, infatti la proposta di legge n. 104 arriva dopo quasi un anno di discussione - è stata protocollata nel dicembre 2016 – e dopo un anno di incontri ai quali le minoranze sono state di fatto tagliate fuori, diversamente da quanto era stato stabilito all'interno della Commissione sanità, che giustamente aveva delegato due componenti in rappresentanza di entrambe le quote: maggioranza e minoranza.
La proposta di legge n. 104, che oggi è in discussione, di fatto è il frutto di questa contrattazione e di questi incontri.
Andiamo a vedere cosa prevede questa norma oggi in discussione.
Abbiamo un primo passo indietro rispetto alle scelte fatte nel dicembre 2015, ripeto, da questa amministrazione, da questo Consiglio regionale, poiché torna in capo alle Aree vaste la gestione delle risorse umane, però viene messo un paletto perché la possono e la devono gestire, è nella loro competenze, ma nel rispetto degli indirizzi dati dall'Asur, quindi viene lasciato un potere nelle mani dell'Asur pur dando, adesso non voglio sminuire il ruolo, un “contentino” di nuovo in capo alle Aree vaste.
L'amministrazione di tutto il personale, della Direzione centrale e delle Aree vaste, comprese le procedure di reclutamento e valutazione dei dirigenti, restano in capo all'Asur, torniamo a quell'accentramento che di fatto era evidentemente nelle intenzioni di questa amministrazione.
Il Direttore di Area vasta ha la concessione di entrare a far parte della delegazione trattante di parte pubblica, che viene nominata sempre dal direttore dell'Asur, per cui c'è sempre un piccolo passo indietro, si riconosce qualcosa alle Aree vaste, ma di fatto si lasciano le redini in capo all'Asur, che sia Asur o Direttore dell'Asur.
Diversamente da quanto previsto nel dicembre 2015 viene modificato anche l'articolo 3 relativo ai poteri della Giunta, stabilendo un confronto, probabilmente su questo c'è stata una richiesta più serrata da parte dei sindacati, sulle deliberazioni che dovranno essere concordate e a cui dovranno prendere parte le componenti sindacali.
Ora questa proposta di legge sembra seguire il principio del dare un colpo al cerchio ed uno alla botte, perché, sempre utilizzando un altro modo di dire, per tentare di salvare la capra (l'accentramento della gestione nelle mani dell'Asur) ed i cavoli (i rapporti con le sigle sindacali), di fatto abbiamo messo mano ad una sorta di pasticcio che non vede né finalizzata una cosa né l'altra, cioè non si è accentrato completamente nelle mani dell'Area vasta, perché c'è stata la sommossa da parte dei sindacati, e di fatto non c'è stata neanche la riconsegna alle Aree vaste di quelle che erano le prerogative nella contrattazione sindacale.
L'aspetto più importante che mancava la Commissione sanità l’ha inserito stamattina con un emendamento ed è forse, come viene motivato, il cuore di questa proposta di legge, che se non veniva inserito questa mattina mancava proprio, riguarda l'uniformità dei trattamenti, perché il vero nodo è questo, fra le varie Aree vaste, fra le varie strutture ospedaliere c'è una difformità di trattamento rispetto al personale che svolge le medesime funzioni, anche economico, e, dobbiamo dirci la verità, ad oggi non mi sembra che siano state proposte soluzioni che abbiano una copertura economica.
Se dobbiamo pensare di rivedere al ribasso i diritti dei lavoratori, direi che questa proposta di legge non è assolutamente votabile, se si vuole rivederli al rialzo, quindi omologare anche chi è rimasto indietro rispetto a un lavoro nel medesimo livello, ma in ospedali e strutture diverse, dobbiamo avere le coperture, cosa che non è stata assolutamente motivata. Grazie

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Giancarli.

Enzo GIANCARLI. Grazie Presidente. Debbo dire che c'è stato sicuramente un percorso anomalo, reso evidente, trasparente, alla luce del sole con la firma di un'intesa da parte di tre protagonisti importanti, ovvero del Presidente della Giunta regionale, Ceriscioli, del Presidente del Consiglio regionale, Mastrovincenzo, del Presidente della Commissione sanità, Volpini.
Si è deciso di sospendere quel provvedimento, la legge 32 del 2015, e dopo quelle firme è seguita una proposta di legge diventata legge ed oggi siamo in presenza della proposta di legge n. 104.
La Consigliera Leonardi ha fatto riferimento alla sua non partecipazione, alla mancanza di invito nella prima fase dell’iter relativo alla pdl 104, su questo credo di poter dire con certezza che il Presidente Volpini ha più volte fatto presente la volontà di non escludere e l'ha chiarito e ripetuto più volte in Commissione.
Questa legge che oggi è in Aula, è arrivata in Commissione, a mio avviso giustamente, a firma del Presidente della Commissione, dopodiché noi Consiglieri di maggioranza: Talè, Micucci, il sottoscritto e Marconi, abbiamo aggiunto la nostra firma perché ne condividevamo l'impronta, il telaio ed il Presidente Volpini, come sempre, ha dato spazio al confronto, ha dato spazio alla costruzione della decisione e siamo arrivati insieme anche alla firma di due emendamenti che illustrerò più avanti.
Questi sono i dati di fatto. Non nascondiamo che questa legge ha un grande significato politico perché affronta il problema della democrazia e della partecipazione nei luoghi di lavoro, ma ha anche un significato più generale perché sta dentro il riformismo della sinistra, sta dentro la cultura della crescita, del lavoro, del welfare, della protezione sociale.
Per noi, per me, lavoro significa dignità delle persone, significa bene comune, il lavoro deve essere un diritto universale, come universale deve essere la possibilità di godere del suo risultato, altrimenti non è lavoro, ma sfruttamento.
Con questo approccio, con questa ottica, noi non accettiamo il processo di indebolimento del sindacato, se non lo accettiamo figuratevi se possiamo diventarne i protagonisti. Il sindacato non può essere un protagonista marginale della vita economica e sociale.
L’abbiamo visto, l'indebolimento del sindacato in questi anni ha creato la precarietà che costituisce un ostacolo allo sviluppo della produttività e della crescita e la globalizzazione ha contribuito a questo stato di cose perché in questa realtà globalizzata il capitale, gli investimenti - come sapete è possibile spostare un investimento in un secondo da una parte all'altra del mondo - sono mobili, mentre il lavoro ha le sue radici, è fermo e la destrutturazione del lavoro presenta soltanto aspetti negativi, crea insoddisfazione sociale, rallentamento dello sviluppo della produttività e del potere d'acquisto dei lavoratori, non favorisce il know-how, la conoscenza indispensabile. Ad esempio in una regione come la nostra la peculiarità del lavoro è indispensabile per le produzioni di qualità di cui il nostro manifatturiero può vantarsi.
Tanto più la motivazione del lavoro deve esserci nella pubblica amministrazione e ancor di più nella sanità, dove il ruolo degli operatori è indispensabile, è fondamentale perché ha a che fare con un diritto fondamentale come quello della vita.
Gli aspetti negativi di fatto generano diseguaglianze, bassi consumi, minore crescita.
Occorre quindi un rinnovato ruolo del sindacato, questa è la nostra impostazione, che però non deve essere parte, ma sindacato di visione generale, deve conciliare gli interessi degli iscritti con quelli generali del Paese, quindi una comune riflessione, un comune dialogo, una costruzione delle decisioni.
Questa legge, dentro questa cornice, rappresenta tutto ciò: conciliare gli interessi dei marchigiani, della sanità marchigiana, garantire questo diritto ed al tempo stesso rendere protagonisti gli operatori della sanità.
Lo diceva il Presidente Volpini, noi abbiamo accolto un emendamento che viene dal Crel, abbiamo due emendamenti che poi illustrerò, ed è stata fatta una distinzione seria fra quello che è il ruolo di programmazione della Regione, il ruolo dell'Asur e l'organizzazione del lavoro, la gestione delle risorse umane che non può avvenire che a livello di Area vasta. Tra l'altro noi salutiamo anche con soddisfazione, ad esempio, l'accordo raggiunto all'Asur per quello che riguarda l'Area vasta 2, proprio di questi giorni, rispetto alla contrattazione, il ruolo fondamentale del personale dell'Asur nel funzionamento del sistema attraverso questa valorizzazione professionale ed economica. Proprio alcuni giorni fa questo accordo è stato raggiunto rispetto alla produttività ed alla progettualità.
Gli emendamenti portano la firma del Presidente Volpini, ovviamente primo firmatario, e dei Consiglieri Giancarli, Micucci, Talè, Marconi, come la legge, noi stabiliamo e cerchiamo di proporre un’ulteriore modifica, quindi un ulteriore aggiustamento, ovvero nell'articolo 8 bis c’è scritto: “la programmazione del fabbisogno di personale di Area vasta, tenuto conto del confronto tenuto conto del confronto effettuato in Asur con le delegazioni sindacali”, noi sostituiamo “tenuto conto del confronto effettuato con le delegazioni di parte sindacale di ciascuna Area vasta”, perché l'organizzazione del lavoro va affrontata a quel livello.
Come pure in modo estremamente chiaro all'articolo 9 scriviamo che la delegazione trattante di parte pubblica, di cui alla lettera a) del comma 2, dell'articolo 8 bis, effettua la contrattazione con la delegazione trattante di parte sindacale di ciascuna Area vasta.
Abbiamo scritto in modo molto chiaro, in modo molto franco, come stabilito dalle disposizioni contrattuali del Comparto sanità per il personale non dirigente, per il personale medico, per il personale veterinario, cosa significa delegazione trattante, ovvero la delegazione trattante di parte pubblica in sede decentrata è costituita da una serie di figure, per le organizzazioni sindacali la delegazione è composta dalle Rsu, dai rappresentanti delle organizzazioni sindacali di categoria firmatarie del presente contratto di lavoro. Le aziende e gli enti possono avvalersi nella contrattazione collettiva integrativa dell'assistenza dell'Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (l'Aran) e l'amministrazione può avvalersi, ovviamente nella contrattazione collettiva integrativa, dell'attività di rappresentanza ed assistenza dell'Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni.
Abbiamo messo insieme in questa legge la capacità legislativa e di programmazione della Regione Marche, il ruolo dell'Asur nella sanità della Regione Marche, il ruolo dei lavoratori nelle Aree vaste, con un fatto di democrazia come l'elezione delle Rsu.
Credo che grazie alla pazienza del Presidente Volpini, ma soprattutto all'impostazione democratica trasparente che privilegia la collegialità, siamo riusciti a portare in Aula una legge che risponde ai bisogni dei marchigiani e che ha al centro il diritto fondamentale, il diritto alla salute delle popolazioni marchigiane.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Zaffiri.

Sandro ZAFFIRI. Grazie Presidente. Questa mattina stiamo discutendo una legge molto importante perché oggi questa Azienda, di cui stiamo parlando, è la più grande della regione Marche con oltre 22.000 addetti, in qualche circostanza anche 23.000.
Parliamo di una cosa molto seria che è nata nel 2015 quando all'improvviso qualcuno della Giunta presentò una proposta di legge che regolamentava gli aspetti contrattuali di questi lavoratori, in 90 giorni. Con la pressione del sindacato, qualcuno si è accorto che aveva fatto un errore che è stato prorogato di un anno per trovare una soluzione. Nel frattempo quest'Aula ha approvato all'unanimità una mozione importante che rimetteva in discussione questo problema che si era impantanato, perché di fatto si era fermato, diciamolo.
Questa legge non è completa perché mancano le risorse economiche, le nozze con i fichi secchi non si fanno, Presidente ed Assessore, deve mettere mano al borsello, perché non è pensabile che la regolarizzazione contrattuale si faccia in basso, come qualcuno magari auspica.
Questa doveva essere una vera legge riformista, Consigliere Giancarli, perché un conto è gestire a livello regionale 22.000 lavoratori per un problema strutturale di una azienda, un conto è avere 5 impianti, che di fatto sono le Aree vaste. Questo purtroppo ha voluto la Cgil, non si è voluta un’unica Azienda che sarebbe stata anche la salvezza economica, e al Presidente dissi: “Faccia questa riforma perché con il tempo, nella gestione delle risorse umane, recupererà quanto spende oggi per fare l'omogeneizzazione dei trattamenti”.
Non si è voluto fare questo percorso, è stato un errore, dice Zaffiri, che purtroppo i lavoratori pagheranno, di fatto ci sarà questa differenziazione nella contrattazione delle aree, mentre dovevamo lasciare soltanto una contrattazione per il recupero di produttività, questa sarebbe stata la sfida, il recupero di produttività, dove c'era più lavoro, meno lavoro, dove si lavorava sui doppi o terzi turni sulle 24 ore.
Questa era la contrattazione, ma questo problema non si è voluto affrontare perché sarebbe stato un vero cambiamento ed allora questa legge è monca, Assessore, perché mancano due passaggi importanti e si demanda ancora il ruolo di mediazione, per carità, quello che ho ascoltato un attimo fa dal Consigliere Giancarli, però di fatto si riconoscono gli impianti, per gli impianti c'è una trattativa, se invece si andava ad una trattativa per il recupero di produttività sarebbe stata una cosa diversa, Assessore.
E’ vero che di questa cosa se ne parla da molto tempo, un anno e mezzo ed anche più. La situazione nel settore sanitario è disastrata, tutti sanno che c'è una retribuzione economica che in qualche circostanza, tra i vari impianti, supera anche i 1.000 euro, anche sulla pensione si sono determinate queste cose. Primari sono usciti da un'area o da un impianto con x retribuzione e da altre parti con y, non sono uguali e questo ha creato un malessere generale nella sanità. Se questa legge avesse recepito un ragionamento più omogeneo, per quanto riguarda l'aspetto di questa grande azienda regionale, sarebbe stata l'occasione per sanare definitivamente questo problema.
Questo purtroppo è un problema che si ripresenterà, Assessore, perché ci saranno delle spinte contrattuali a livello di impianto, li chiamo così per semplificare il mio ragionamento, che non saranno omogenee.
Questo è l'aspetto sul quale si può inciampare in questa legge, quando di fatto è caduto l'impianto unico, chiamiamolo così, per la gestione del personale a livello regionale.
Questo è un passaggio importante, cari colleghi, che non è stato recepito in questa discussione. Capisco, ho partecipato a delle discussioni, anche a delle audizioni dove c'era il movimento sindacale, ho visto le differenze di opinioni che ci sono dentro il mondo sindacale, secondo me non si sarebbero dovute ascoltare le opinioni diverse, che sono molto importanti in una contrattazione con le parti sociali, non è che questo non lo riconosco, però credo che l'interesse dell'azienda unica era più favorevole, per un aspetto molto semplice, quello che poi interessa all'Assessore Cesetti.
Questo è il problema, perché se l'Assessore Cesetti dovrà intervenire per omogeneizzare i trattamenti, dovrà anche sapere se questa operazione rientra nella gestione unica di una grande azienda. Tutti sanno, non c'è bisogno né di manager, né di nessuno, che è più facile recuperare quanto oggi si spende, se si spende! Spero che si spenda, altrimenti che legge è questa?
Non è possibile che si faccia una legge che interviene su un aspetto importante come quello contrattuale che interessa molti lavoratori di questa azienda e non ci si mettano i soldi, Assessore, lo ribadisco le nozze con i fichi secchi non si fanno.
Per quanto ci riguarda come minoranza abbiamo dato un contributo a questa discussione e la mozione presentata dalle minoranze e poi recepita anche dalla maggioranza è stato un passaggio molto importante, però esprimiamo una considerazione non positiva su questa legge, è chiaro che questo ci fa riflettere, perché siamo convinti, purtroppo, che questo problema della sanità tra poco saremo costretti a rivederlo, probabilmente nelle prime contrattazioni.
Credo che invece ci sia un passaggio che si possa ancora recepire per quanto riguarda l'unica azienda, la chiamo azienda perché è la parola che mi viene in questo momento, anche se credo che sia la più giusta, a tutti gli effetti un’azienda senza riconoscimento di impianto, perché viene riconosciuto l’impianto di area, cioè l’area è un impianto, ha una contrattazione e qui, per me, la legge è debole e su questo non esprimiamo una considerazione positiva. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Pergolesi.

Romina PERGOLESI. Grazie Presidente. La proposta di legge 104 del 2016 ad iniziativa del Consigliere Volpini appare realmente un prodotto incoerente e contraddittorio, non me ne voglia il Presidente, addirittura se rimanesse tale creerebbe nocumento allo svolgimento della contrattazione integrativa nonché al conseguimento di corrette e costanti relazioni sindacali.
Infatti essa così formulata pretenderebbe impropriamente di modificare le relazioni sindacali e non potrebbe farlo stante la stessa legge regionale 20 del 2001, nonché considerate le funzioni attribuite dalla Giunta regionale al Dipartimento servizio sanità.
Tenterebbe inoltre di determinare condizioni affinché si possa immaginarne nel 2018 una unica Rsu di livello Asur, ma non venendo affrontato il tema centrale della modifica dell’assetto organizzativo dell’Asur che rimane, al contrario, confermatissimo nella sua attuale struttura articolativa in Aree vaste, ovvero con la presenza di un direttore, anch'esso proposto per legge in ognuna delle 5 Aree vaste, di fatto è costretta a prendere atto della necessità di prescrivere, messo nero su bianco, la conferma delle Rsu in ogni Area vasta, attribuisce inoltre potere all’Asur circa l’armonizzazione dei trattamenti normativi ed economici del contratto nazionale del lavoro per il solo circuito Aree vaste, ma in realtà tale funzione competerebbe alla Giunta regionale a valere per tutto il servizio sanitario regionale, dove, nello specifico ,previo confronto con le organizzazioni sindacali e relativa stesura di dedicati protocolli da recepirsi con deliberazioni della stessa Giunta, verrebbero diramate direttive vincolanti in maniera contrattuale per i direttori di tutti gli enti ed aziende del servizio sanitario.
Ma corre l'obbligo fare delle precise puntualizzazioni attraverso un doveroso excursus legislativo.
Innanzitutto non è stato preso in considerazione l'articolo 24 (Rapporti con le organizzazioni sindacali) della legge regionale 15 ottobre 2001, n. 20 (Norme in materia di organizzazione e di personale della Regione) prescrivente che:
il sistema delle relazioni sindacali è definito dai contratti collettivi nazionali e decentrati integrativi;
salvo quanto previsto dai contratti collettivi, le procedure e le modalità di svolgimento della partecipazione sindacale nell'ambito regionale sono definite da appositi protocolli d'intesa.
Inoltre, non si è tenuto conto della deliberazione della Giunta regionale 22 marzo 2011, n. 412 la quale ha fissato la materia “relazioni sindacali” in capo alle funzioni del medesimo Dipartimento per la salute circa il capitolo delle competenze in ordine alle risorse umane del Servizio sanitario regionale.
Con la legge regionale n. 17/2011 - Ulteriori modifiche della legge regionale 13/2003, della legge regionale 26/1996 e modifica della legge regionale 17/2010 - è stato modificato l'assetto organizzativo dell'Asur (istituita con legge regionale n.13/2003 ed articolata in 13 zone territoriali), attualmente articolato in 5 Aree vaste.
Le Aree vaste (articolo 9 della legge regionale n. 17/2011) sono dotate di autonomi poteri in merito alla gestione delle risorse umane e strumentali dei servizi sanitari di Area vasta e rappresentano unità amministrative autonome ai fini della contrattazione collettiva (i contratti integrativi sottoscritti in area vasta sono definitivi). E' sulla base di ciò che il dipartimento per la salute e per i servizi sociali, con propria nota 10 gennaio 2012, prot. 19879 rivolta al Presidente dell’Aran, al Direttore generale dell'Asur ed ai Direttori delle 5 Aree vaste, ha scritto: “Ne consegue che ogni Area vasta, cui è preposto per legge un Direttore, costituisce la sede amministrativa di riferimento ai fini del rinnovo delle Rsu”.
E, successivamente, confermato l'assetto organizzativo dell'Asur articolato in 5 Aree vaste, l'Asur, con propria nota 19 gennaio 2015, prot. 1454, integrata dalla nota 27 gennaio 2015, prot. 2717 rivolta ai Direttori delle Aree vaste, ha ribadito: “Dato l'assetto organizzativo dell'Asur sarà possibile l'elezione di 5 Rsu, una per ciascuna Area vasta, come nella tornata precedente”.
Nel frattempo, con la deliberazione della Giunta regionale n. 149/2014 è stato sancito il seguente impegno di programma sul capito risorse umane: “I processi riorganizzativi e la qualificazione dell'offerta dei servizi sanitari e sociali possono essere conseguiti solo garantendo la partecipazione e la valorizzazione del personale impiegato in questi servizi. Le parti condividono l'obiettivo di rafforzare e rendere più efficaci le relazioni sindacali ed il confronto su questi processi, ad iniziare dal ruolo fondamentale delle RR.SS.UU. e delle strutture territoriali di categoria, favorendo un adeguato e sostanziale decentramento delle relazioni, nel rispetto di quanto previsto dai contratti nazionali e dalla legge regionale 13/03. Con le federazioni di categoria, in apposito tavolo di confronto, andranno quindi definite le modalità con cui rafforzare e migliorare il confronto e la contrattazione e come utilizzare gli spazi e le risorse della contrattazione decentrata per accompagnare la riorganizzazione e migliorare la qualità dei servizi”.
Tale impegno è stato confermato in seno al Protocollo d'Intesa del 27 luglio 2015 sottoscritto tra la Giunta regionale e CGIL CISL UIL Marche - per la qualità della partecipazione e del confronto - sotto il punto di vista della verifica ed attuazione.
Chiarito tutto ciò, appare evidente come la legge regionale 32/2015, stante il confermato assetto organizzativo dell'Asur in Aree vaste, abbia impropriamente apportato modifiche in ordine alle relazioni sindacali, invadendo il campo delle altrui spettanze, con ciò confliggendo con il novero legislativo ricordato.
Ed infatti, con l'Intesa del 11 gennaio 2016 le parti - i Presidenti della Giunta regionale, del Consiglio regionale e della Commissione IV con i rappresentanti delle segreterie regionali confederali e di categoria del pubblico impiego e dei pensionati di CGIL, CISL, UIL e CONFASAL-FIALS - hanno quindi convenuto di aprire un confronto con le organizzazioni sindacali sulla necessità di apportare modifiche alla suddetta legge e di sospendere gli effetti della medesima fino al 31 dicembre 2016.
La proposta di legge n. 104/2016 ad iniziativa del Consigliere Volpini, se ora non venisse modificata di conseguenza, al fine di essere completata con elementi coerenti e qualificanti, non solo vanificherebbe il senso della predetta Intesa dell’11 gennaio 2016 e tutto il relativo tempo ad essa dedicato, ma si confermerebbe confliggente con tutto quanto sopra argomentato, addirittura in antitesi.
Nello specifico, rispetto alla prioritaria missione della riorganizzazione sanitaria e socio-sanitaria condivisa dalle parti attraverso “l'obiettivo di rafforzare e rendere più efficaci le relazioni sindacali ed il confronto su questi processi, ad iniziare dal ruolo fondamentale delle RR.SS.UU. e delle strutture territoriali di categoria, favorendo un adeguato e sostanziale decentramento delle relazioni sindacali, nel rispetto di quanto previsto dal contratto nazionale e dalla legge regionale 13/03”, non si concilia la proposta di legge n. 104/2016 e per questo noi abbiamo presentato degli emendamenti che esporrò in seguito durante il dibattito, proposti e suggeriti dagli stessi auditori che sono venuti in Commissione.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Marconi.

Luca MARCONI. Grazie Presidente. Questa legge ed altre, quella che abbiamo al secondo punto all’ordine del giorno, ma anche altri provvedimenti che abbiamo assunto, sembrerebbero dar ragione alla necessità di introdurre il bicameralismo anche nelle Regioni. Ma se quest’Aula svolge una funzione bicamerale, nel senso che ritorna anche a distanza di pochi mesi su se stessa, non credo che questo abbia nulla di scandaloso, se addirittura un principio costituzionale sancito dal 60% degli italiani stabilisce che ogni legge abbia bisogno di più di una lettura.
Quindi è normale che rivedendo una legge accada che qualcosa debba essere sistemata, qui mi permetto, l’ho fatto qualche altra volta, ma non con eguale entusiasmo, di ringraziare la Giunta perché il nostro Paese è sostanzialmente immobile ed incapace di affrontare i problemi se non ha fatto prima i sondaggi. Questo prima era un vizio solo di Berlusconi, Berlusconi è diventato sempre più popolare e democratico e si è emendato da questo vizio che invece è diventato il vizio di tutti, un virus che si è diffuso un po’ in tutti i settori. Prima bisogna capire cosa pensano tutti e poi si decide.
In questo caso era molto difficile capire cosa pensano tutti, perché qui pensano tutti. Il bene comune, Presidente, è relativo ai nostri cittadini e non credo che i nostri cittadini possano appassionarsi più di tanto nel sapere se a livello di organizzazione del personale - relative contrattazioni e relativi i concorsi, di cui parlerò - c’è o non c’è un vantaggio per la cittadinanza. Sono argomenti di natura squisitamente strutturale, quindi è chiaro che il primo interlocutore è stato il sindacato il quale da una parte e nell’immediato ha paventato la novità, dall’altra, come fa sempre un sindacato intelligente, ragiona, contratta, verifica e quindi ha fatto lobby in maniera direi educata, accettabile, per quello che mi riguarda, e mi ha portato, come ha ricordato prima il Consigliere Giancarli, a presentare questa proposta unitariamente come maggioranza.
Mi permetto anche di sottolineare che sul piano del metodo ci vuole anche coraggio nel rivedere le cose e la concretezza, il realismo, l’umiltà con la quale il nostro Presidente di Commissione ha presentato l’atto, sul quale ha speso ancora una volta grande pazienza e capacità di mediazione, nasce dal fatto che in effetti non era una cosa semplice perché andavamo a toccare una situazione che durava da tanti anni e comunque andavano registrate differenti situazioni, differenti trattamenti addirittura di tipo contrattuale, addirittura di tipo economico all’interno della nostra regione. Erano evidenti.
Come non si poteva concepire il fatto che a livello di regole generali alcune cose venissero stabilite per tutti alla stessa maniera. Dall’altra parte il buon senso impone che, data la grande articolazione organizzativa e il grande numero dei dipendenti, parliamo di più di 20.000 persone, che operano nel campo della sanità, ci fosse la necessità anche di una contrattazione decentrata, esattamente come si fa in tutte le grandi aziende.
L’errore originario, il peccato d’origine, era semmai un altro, considerare le 3 differenti aziende, 4 con l’Inrca, come se fossero ognuna un mondo a sé, e non era così, sono tutte aziende dello stesso gruppo, se vogliamo usare un’espressione privata, sono la Innocenti, la Ferrari, la Lancia, l’Alfa Romeo e la Fiat, tutte dello stesso gruppo, quindi non poteva non esserci un trattamento unitario a qualche livello.
Comprendo bene anche la passione con la quale sia il Consigliere Zaffiri che il Consigliere Giancarli hanno trattato l’argomento, evocando la dimensione del lavoro e delle organizzazioni come un dato fondamentale del quale troppo spesso ci si dimentica, perché è proprio su questo che dovremmo fare la differenza, non dimenticandoci però, e questo la Giunta non l’ha fatto, che noi non possiamo diventare i ruffiani di nessuno, tanto meno dei nostri dipendenti. Sono sempre molto lieto quando in questa Aula ringraziamo i nostri funzionari di Giunta, di Consiglio che ci hanno aiutato, però mi permetto di ricordare pure che li paghiamo, lo faccio come battuta, per dire che non dobbiamo più di tanto essere attenti a queste condizioni, lo dobbiamo essere, ma senza dimenticarci che siamo tutti, e dico tutti, al servizio dei cittadini, prima i cittadini poi tutto il resto.
Quindi mi suonano un po’ strane le voci che giungono dalla minoranza, non è che voglio fare polemica con nessuno, perché alla fine sarà un atto non so se votato da tutti o con l’astensione, che è sempre estremamente attenta a tutto quello che riguarda i cittadini, ma al tempo stesso è lobbista. Bisogna fare una scelta dal punto di vista ideologico, non si può essere per le lobby e per la generalità, perché è logico che la lobby per sua natura difenda sè stessa e nel difendere sè stessa ed i propri interessi cozza a volte con l’interesse generale. Questo è il grande compito della politica, usata in maniera dispregiativa e qui invece usata opportunamente in maniera positiva dal Presidente Volpini che ha fatto un ottimo lavoro di mediazione e di raccolta anche con una grande attenzione all’ascolto. Apprezzo l’onestà intellettuale del Consigliere Zaffiri il quale ha riconosciuto come in diversi passaggi, e non ultimo stamattina per l’altro atto, abbiamo accolto proposte che venivano dalla minoranza.
Dicendo questo voglio anche dire che andiamo verso il sistema proporzionale, caro Consigliere Zaffiri, so che la Lega l’a sempre sostenuto almeno in certe sedi, io da sempre, credo che il sistema proporzionale ci aiuti a tornare a ragionare in un Paese in cui uno ha ragione solo perché ha preso un voto di più, non è vero, uno può aver preso anche milioni di voti in più, ma non è detto che abbia ragione. La ragione va ricercata con umiltà e con sincerità da parte di tutti, senza strumentalizzazioni; di fronte alle strumentalizzazioni ci fermiamo, ma in questo caso strumentalizzazioni non ci sono state, c’è stato un atteggiamento positivo e costruttivo ed in quella direzione siamo andati.
Credo che accoglieremo, spero all’unanimità e lo presento adesso, Presidente, così non riprendo più la parola, l’emendamento che mi permetto di riproporre in un contesto di sostanziale illegittimità, l’illegittimità del fatto che questa legge già esiste ma non è applicata, come purtroppo tante che andiamo ad approvare.
Ripropongo un emendamento che introduce l’articolo 6 bis, che si intitola “Concorsi unici - La Regione assicura l’espletamento di concorsi unici per l’assunzione da parte degli enti del Servizio sanitario regionale di personale dirigente e non dirigente. I concorsi unici sono articolati per categorie, profili e qualifiche. La Giunta regionale definisce le modalità per l’assunzione del comma 1 ed individua gli enti del Servizio sanitario regionale incaricati di espletare i singoli concorsi unici. In sede di prima applicazione di questa legge la Giunta regionale provvede agli adempimenti di cui al comma 3 entro sessanta giorni dall’entrata in vigore di questa legge”.
Il Presidente conosce bene questo emendamento perché ho avuto modo di parlargliene personalmente e credo che l’abbia apprezzato.
In buona sostanza quello che dovrebbe accadere da questo momento in poi è che il Dipartimento della salute, stabilito il fabbisogno, che giunge da tutte le aziende riguardo alle assunzioni e magari stabilito che abbiamo bisogno di 100 infermieri di determinata qualifica, professionalità, decide, tramite la Giunta, chi farà il concorso per i 100, quale delle tre/quattro aziende farà il concorso, all’interno dell’Asur quale Area vasta sarà deputata a farlo, e quel concorso varrà per tutta la regione. Non avremo più questa spezzettatura, avremo una grande economia per quanto riguarda l’organizzazione dei concorsi, ma anche, visto che il Consigliere Giancarli ha opportunamente parlato di dignità del lavoro, ridaremo anche un po’ di dignità ai nostri ragazzi che non saranno costretti a fare 100 domande, 100 ricorsi, 100 concorsi, ma avranno un concorso per ogni tipologia.
Questo toglierà anche un po’ l’idea che ognuno si assume, ad esempio, il proprio dirigente. Se abbiamo bisogno di 10 dirigenti in chirurgia, facciamo un concorso unico e non sarà né di Pesaro, né di Macerata, né di Ascoli, sarà della regione Marche e sarà quello che la Giunta avrà scelto attraverso i propri commissari. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Presidente Ceriscioli.

Luca CERISCIOLI. L’iter della legge, la seconda lettura, come in chiave efficace ha rievocato il Consigliere Marconi, corrisponde alla volontà da parte di questa Aula di cercare un punto mediano fra un’esigenza sentita da tutti, ovvero quella di un trattamento di chi lavora in sanità nelle Marche equanime, un Asur che possa effettivamente svolgere il proprio ruolo, e dall’altra parte, in una dimensione più locale, che le necessità relative alla vita della singola Area vasta possano essere gestite attraverso i rappresentanti più legati al territorio, in una visione, una collocazione, una dinamica che non deve per forza necessariamente richiamare in causa ogni volta la struttura centrale.
E’ un equilibrio non facile da raggiungere, il sistema, prima della modifica della legge, era molto sbilanciato sulla dinamica di Area vasta, creando quello che abbiamo potuto valutare, cioè delle disparità spesso incomprensibili con storie che sedimentavano sul passato le dinamiche del futuro.
Con questa scelta, con questa modifica cerchiamo di tenere insieme i due aspetti, da una parte il percorso che deve portare più equanimità e giustizia, dall’altro mantenere su scala locale le necessità che giustamente hanno bisogno anche di tempi e di dinamiche più rapidi, più immediati, per soddisfare i bisogni organizzativi che sono collegati alla risposta in termini di salute.
Voglio sottolineare come anche l’accordo che abbiamo siglato con quasi tutte le infinite sigle sindacali che sono in sanità, non ricordo, ma saranno stati una quindicina i soggetti che hanno sottoscritto l’accordo sulla contrattazione su scala regionale, è uno dei migliori accordi che sul piano nazionale sono stati fatti per l’anno 2016.
Punto di riferimento per il comparto era l’accordo dell’Emilia-Romagna, se uno prende l’accordo dell’Emilia-Romagna e prende il nostro non c’è paragone per gli obiettivi e le ambizioni che ci siamo dati e il fatto di come questi siano stati traguardati. Ad esempio lì veniva posto l’obiettivo del 90% del turn over, noi abbiamo messo quello del 130, lì veniva posta l’idea che la produttività, cara al Consigliere Zaffiri, che è sempre trascurata all’interno della dinamica del risultato è invece l’elemento che produce un valore aggiunto sulla contrattazione su scala regionale. Quindi obiettivi che sempre più legano una maggior capacità di produttività a un riconoscimento ai lavoratori.
Da una parte una corretta ricostruzione dei fondi, dall’altra una opportunità di concordare, attraverso un maggiore impegno, una maggiore qualificazione, una maggiore produzione, in termini di risposta da parte del servizio sanitario pubblico, che possa corrispondere anche a maggiori risorse.
L’accordo presto si tradurrà in atti concreti e potremo vedere di fianco al tradizionale fondo, ricostruito secondo i noti percorsi, anche risorse aggiuntive legate ai risultati non del singolo, ma dell’intero sistema che ricadano sul comparto, sulla dirigenza dell’Asur stessa. Quindi direi: un ottimo accordo che prefigura i percorsi che stiamo facendo.
L’approvazione della legge è la necessità di armonizzare il punto, che ho visto fra gli emendamenti, che lo pone come obiettivo in termini di indirizzi alla Giunta ed attuabile, poi se c’è una normativa che permette di agire sul personale, secondo gli equilibri che qui vengono indicati. Se noi facciamo una valutazione che richiede determinati riequilibri poi ci devono essere gli strumenti normativi per poterli realizzare, altrimenti rimarrebbero lettera morta all’interno dei nostri atti.
Quindi la legge facilita l’ottenimento di determinati obiettivi che vanno sempre più a riconoscere a sistema i risultati, stiamo anche sempre più migrando su un quadro trasparente dell’agire, era uno dei più grandi obiettivi di questo mandato, lo perseguiamo mano a mano, perché non è piccolo lo sforzo che viene fatto anche per recuperare i dati dai diversi livelli di gestione. Per esempio sul personale non solo abbiamo dichiarato l’obiettivo del 130%, ma abbiamo misurato una ad una tutte le assunzioni in tutte le strutture e tutte le cessazioni di ogni struttura, perché non ci fosse né trucco, né inganno e potessimo misurare quel 30% in più sul turn-over sul quadro complessivo della forza lavoro di Asur, senza meccanismi che andassero in qualche maniera ad inficiare i numeri, rendendoli trasparenti e disponibili.
Sulle liste di attesa, lo sapete, abbiamo lavorato alla stessa maniera, siamo andati a misurare finalmente il dato, perché in realtà non veniva misurato, se non su un campione molto ridotto, migliorata la qualità del campione, siamo arrivati ad un numero significativo rispetto al totale e per la prima volta a dicembre le 43 prestazioni Lea misurate sull’obiettivo della prima visita sono state tutte centrate con un risultato sopra il 90%, quello che prevede l’obiettivo nazionale sulle liste d’attesa, e nel 2017 ci permette di lavorare sulle liste d’attesa anche per la programmata. Ultimamente abbiamo più notizie su queste e meno sull’attività legata alla prima visita, quindi se sulla prima visita sono stati fatti notevoli passi in avanti con la presa in carico e via dicendo, si va a lavorare sull’allargamento della presa in carico, soprattutto sull’oncologico, che ha percorsi diversi dalla specialista oncologo, e sulla programmata, grazie a questo lavoro di rendicontazione, misurazione dei risultati, valutazione numerica di quello che si fa.
Per queste disparità non abbiamo spinto sull’acceleratore, non abbiamo usato dati per spingere l’Aula a prendere una decisione, ma è evidente che dandoci degli obiettivi per poterli rispettare dobbiamo misurare, quindi anche rispetto a diverse Aree vaste iniziamo a fare emergere questi dati sui quali poi andare a lavorare in termini di omogeneizzazione, altrimenti chiacchieriamo e poi non vediamo se effettivamente abbiamo lavorato per traguardare un obiettivo, per andare verso nuovi contratti, per omogeneizzare i sistemi premiali all’interno del sistema Asur più complessivo.
Mettere in evidenza, mostrare i dati, dare i numeri è il modo migliore per tutti quanti per confrontarsi partendo da una base solida. Questo Paese ha perso la capacità di avere un punto di partenza sul quale poi avviare una discussione seria ed a quel punto sì politica, e non di lobby o di altre ragioni quando dobbiamo rendere conto dei risultati.
Con questo lavoro di trasparenza, facendo emergere sempre di più le informazioni, i dati, tutti possiamo renderci conto del valore delle scelte che facciamo, dei percorsi che portiamo avanti e della giustezza degli obiettivi e della loro misurabilità.
E’ su questa traccia che noi possiamo utilizzare positivamente la legge e poi rendere conto di come questo strumento sia diventato capace di uniformare e di dare obiettivi importanti.
Il tema del “borsellino” non ha senso perché noi quest’anno abbiamo fatto assunzioni, incrementato il fondo, abbiamo messo più risorse dell’anno precedente, se volete potremmo anche misurare quanto di più è andato nella spesa sanitaria a favore del lavoro, sia in termini di riconoscimento di chi lavora, sia in termini di numero di persone che lavorano all’interno della sanità. Quindi non è un fatto economico, di riduzione dell’investimento, di risorse ristrette da questo punto di vista, tutt’altro, anzi, abbiamo investito molto sul lato umano della spesa sanitaria a dimostrazione che si tratta di un percorso fatto di altri obiettivi che non riguardano la riduzione di spesa, ma rendere il sistema più giusto, più corretto, più equilibrato e dare un senso maggiore alla scelta fatta tanti anni fa di un Asur unica come punto di governo del grosso del sistema sanitario regionale.
Noi parliamo molto di Asur, voglio però ricordare che sull’Azienda di Torrette è stata fatta una scelta storica, la ricostruzione del fondo che vedeva penalizzati i lavoratori di Torrette e grazie a questo lavoro, un lavoro ponderoso - se uno guarda la ricostruzione del fondo di Torrette è un tomo da enciclopedia - un lavoro puntuale, uno ad uno, tutta la storia degli ultimi anni degli Ospedali riuniti di Ancona, è stato prodotto un risultato importante anche qui di maggiore investimento, dando in maniera più corretta e giusta a quei lavoratori quello che gli è dovuto rispetto al fondo, punto di riferimento della premialità all’interno del sistema.
Non siamo una Regione che sta lavorando per comprimere la spesa sul personale come strumento di raggiungimento di un equilibrio di bilancio, al contrario, stiamo puntando sulle persone, stiamo puntando sulle risorse umane e questi strumenti devono servire a favorire questo tipo di percorso, investendo di più perché siamo convinti che sia il punto essenziale di un sistema che dà servizi di qualità alla persona. Quindi il punto di partenza è avere un personale che sia adeguatamente riconosciuto nella propria attività, remunerato, che possa fare tutti i riposi previsti dalla normativa europea entrata in vigore nel novembre 2015, in numero sufficiente per poter dare servizi di qualità e riorganizzarli nella riforma che permetta di traguardare tutti questi obiettivi.
I dati, i numeri rendono ancora più evidenti - per chi usa la propaganda invece di una verifica puntuale - i fatti per poter dimostrare come questa scelta, questo investimento ci sia stato e, forti del fatto che abbiamo messo più risorse, possiamo con serenità affrontare il tema del riordino, come obiettivo di giustizia e non come strada subdola per effettuare un taglio sulla spesa sanitaria.


PRESIDENTE. Passiamo alla votazione.
Articolo 1.
Emendamento 1/1 a firma della Consigliera Pergolesi, ha chiesto la parola ne ha facoltà.

Romina PERGOLESI. Abbiamo presentato degli emendamenti che vertono nella direzione di rispettare quelle che sono le normative previste anche dal contratto nazionale, quindi non è per fare populismo né per fare favori ad amici, perché quando si legifera e poi si rivedono le leggi, io non lo definirei un atto di coraggio, ma negligenza o perlomeno superficialità con la quale sono state deliberate precedentemente.
Visto che ci sono stati fatti notare dei gap normativi io semplicemente riporto quelle che sono le norme e chiedo quindi di modificare la proposta di legge per evitare che ci si debba rimettere mano successivamente.
Nello specifico di questo emendamento, ed anche dei successivi emendamenti, chiediamo di modificare il riferimento alle organizzazioni sindacali che esclude le Rsu. La delegazione trattante di parte sindacale, così come sancito da tutti i contratti collettivi nazionali di lavoro del pubblico impiego, è infatti costituita dalle organizzazioni sindacali firmatarie del contratto nazionale del lavoro e dalla Rsu.
In sede di Commissione abbiamo affrontato la questione diverse volte, perché diverse volte ho chiesto anche alla dott.ssa Moroni di specificare e definire bene quelle che erano le differenze, la stessa dottoressa ci ha presentato della documentazione che richiamava il contratto nazionale del lavoro, quindi spero che da questo punto di vista non ci siano dubbi perché non sono io a dirlo, non è il Movimento 5 Stelle, ma è quello che c’è scritto nel contratto nazionale del lavoro. Per quanto riguarda il comparto sanità vedasi l’articolo 9 del contratto nazionale di lavoro del 1999.
Per i successivi emendamenti abbiamo presentato delle richieste di modifica, l’integrazione del comma 3 si rende necessaria a seguito della modifica dell’organizzazione aziendale, nella fattispecie a motivo dell’aggiunta “a bis) nomina la delegazione di parte pubblica”, dopo la lettera a), del comma 2, dell’articolo 8 bis della legge 13/2003, la quale ridefinendo la delegazione trattante di parte pubblica, a norma del sopra richiamato articolo 9 del contratto nazionale, costituita dal Direttore generale dell’Ausr e dal Direttore di Area vasta, pone le condizioni affinché non operi più la direttiva n. 7 dell’Asur, protocollo n. 5130 dell’8 aprile 2008, circa la verifica ed il controllo dei contratti collettivi integrativi e accordi di stralcio delle Aree vaste da parte della Direzione generale dell’Asur prima di essere inoltrati al Collegio sindacale a cura della stessa Direzione aziendale, ciò al fine di ottimizzare i tempi e le procedure in ordine alla stipula dei contratti in sede di Area vasta.
Si rammenta infatti quanto previsto dall’articolo 4, comma 3, del contratto nazionale del 2004 “Il controllo sulla compatibilità dei costi della contrattazione collettiva integrativa con i vincoli di bilancio è effettuato dal Collegio sindacale. A tal fine, l’ipotesi di contratto collettivo integrativo definita dalla delegazione trattante è inviata a tale organismo entro 5 giorni corredata dall’apposita relazione illustrativa tecnico finanziaria. Trascorsi 15 giorni senza rilievi, il contratto viene sottoscritto. Per la parte pubblica la sottoscrizione è effettuata dal titolare del potere di rappresentanza dell’azienda o ente ovvero da un suo delegato. In caso di rilievi la trattativa deve essere ripresa entro 5 giorni”.
Specificato che non vi è nemmeno un limite di tempo entro cui l’Asur si riserva di inoltrare i contratti collettivi integrativi al Collegio sindacale una volta ricevuti dalle Aree vaste, il fatto che “i contratti decentrati integrativi sottoscritti a livello di Area vasta sono definitivi”, essendo presente l’Asur nell’ambito della delegazione trattante di parte pubblica Area vasta, pone la questione del definitivo superamento di una ridondanza formale che finora aveva caratterizzato perdite di tempo con conseguenze riguardo i processi di riorganizzazione cui sono rivolti peculiari contratti collettivi integrativi scaturenti dalle specificità delle Aree vaste.
Perché sottolineiamo questo aspetto? Perché gli stessi sindacati, gli stessi addetti ai lavori ci avevano presentato una determina che di fatto andava a ledere l’autonomia dei sindacati ed allungava l’iter burocratico.
Noi non vogliamo essere quelli che si presentano sempre in maniera distruttiva, semplicemente noi chiediamo di rispettare le normative, di venire incontro alle esigenze di autonomia dei sindacati, chiediamo a quest’Aula di evitare di dover metter mano a delle proposte di legge. Questo è possibile quando veniamo resi edotti delle criticità, delle incongruenze, dei gap normativi e cerchiamo di metterci rimedio prima di dover ritornare di nuovo sulla stessa proposta di legge.
Questo avviene anche per la proposta di legge che discuteremo in seguito, ce lo fanno notare i tecnici, ce lo fanno notare gli addetti ai lavori, non è il Movimento 5 stelle, quindi chiedo un po’ di umiltà e di rivedere, ripensare a quello che si vota e perché lo si fa. Grazie.

PRESIDENTE. Emendamento 1/1. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Articolo 1. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 2.
Emendamento 2/1 a firma della Consigliera Pergolesi. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Emendamento 2/2 a firma dei Consiglieri Volpini, Giancarli, Talè, Micucci, Marconi. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Emendamento 2/3 a firma della Consigliera Pergolesi. Decaduto.

Articolo 2, così come emendato. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 3.
Emendamento 3/1 a firma della Consigliera Pergolesi. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Emendamento 3/2 a firma della Consigliera Pergolesi. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Emendamento 3/3 a firma dei Consiglieri Volpini, Giancarli, Talè, Micucci, Marconi. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Emendamento 3/4 a firma della Consigliera Pergolesi. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Articolo 3, così come emendato. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 4. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 5. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 6. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Emendamento 6 bis/1, istitutivo dell’articolo 6 bis, a firma del Consigliere Marconi. Lo pongo in votazione per appello nominale chiesto a nome dei Consiglieri Marconi, Giancarli, Volpini.
Favorevoli: Biancani, Bora, Busilacchi, Casini, Ceriscioli, Cesetti, Giacinti, Giancarli, Marconi, Mastrovincenzo, Micucci, Minardi, Rapa, Sciapichetti, Talè, Traversini, Urbinati, Volpini.
Contrari: Nessuno.
Astenuti: Bisonni, Carloni, Celani, Fabbri, Leonardi, Maggi, Malaigia, Marcozzi, Pergolesi, Zaffiri, Zura Puntaroni.

(L’Assemblea legislativa approva)

Emendamento 6 bis/2, istitutivo dell’articolo 6 bis, a firma della IV Commissione. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 7. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 8. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 9 (Dichiarazione d’urgenza). Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva a maggioranza assoluta dei suoi componenti)

Coordinamento tecnico. Lo pongo in votazione.

(L'Assemblea legislativa approva)

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Celani.

Piero CELANI. Grazie. Ho seguito un po’ a latere questo dibattito nella Commissione competente, do atto che effettivamente è stato fatto un lavoro abbastanza lungo, anche se mi aspettavo dei risultati un po’ più cogenti.
Dico questo perché innanzitutto pensavo che la modifica della legge 13 portasse anche a ragionare anche su una modifica organizzativa delle Aree vaste, perché oggi la sanità marchigiana, di fatto centralizzata, non è stata mai effettivamente resa conforme alle esigenze dei territori, perché alle Aree vaste sono sempre mancate le risorse.
Sui territori noi abbiamo perequato le risorse che già c’erano, l’Area vasta non ha portato dei servizi aggiuntivi, anzi in molte situazioni, soprattutto nelle aree di confine, nelle aree limite, ha portato, lo dico sembra polemica o volontà di fare polemica su questo aspetto, a dequalificare una serie di servizi, perché quello che c’era, qualche eccellenza che c’era, è stata smembrata per distribuirla sui territori. Quindi questa poteva essere una occasione per dare una maggiore autonomia da un punto di vista giuridico, da un punto di vista delle risorse economiche alle Aree vaste. Un’ occasione persa!
L’altro aspetto che mi preme significare è che effettivamente non ho capito e non ho apprezzato fino in fondo questa proposta di legge che perequava un po’ il trattamento degli addetti alla sanità marchigiana su tutti i distretti o su tutte le Aree vaste, perché quando ho visto l’emendamento 6 bis/2 che istituisce l’articolo 6 bis e prevede il superamento della disparità di trattamento economico, è chiaro che è qui il problema serio ed è il problema di questa legge che non ha affrontato questo tema fino in fondo, nonostante un anno di discussione. E’ stato necessario introdurre questo emendamento per evitare che succedesse quello che è sempre successo e quello che continuerà a succedere se questo articolo 6 bis non sarà applicato nel modo giusto, perché anche se verranno indetti dei concorsi unici gestiti da una singola Area vasta, come ha detto il Consigliere Zaffiri, ovviamente entreranno in gioco la capacità e la forza che le delegazioni trattanti avranno nell’indire questi concorsi, nello stabilire i criteri, gli indirizzi, le risorse, le posizioni giuridiche. E’ evidente che un concorso che verrà indetto in una Area vasta del sud delle Marche potrà avere gli stessi posti di uno dell’Area vasta del nord delle Marche, però avrà sicuramente delle modalità di svolgimento, delle disponibilità di risorse e posizioni giuridiche diverse. Questa potrebbe essere la magagna di questa normativa che nel complesso mi porta ad astenermi. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Volpini.

Fabrizio VOLPINI. Grazie Presidente. Ringrazio i Commissari per questo lungo e faticoso lavoro, l’ha ricordato prima la Consigliera Leonardi, anche per la difficoltà della materia, molti di noi, me compreso, avevano necessità di approcciarsi all’alfabetizzazione sindacale oltre che alla sostanza del provvedimento.
Un grazie anche alla componente tecnica, che è stata di grande aiuto e fondamentale per arrivare a questo testo definitivo che penso equilibrato tra le diverse esigenze di indirizzo generale da parte dell’Asur, di armonizzazione, per dare il giusto ruolo alla rappresentanza periferica di chi in prossimità dei servizi lavora, quindi più vicina all’organizzazione del lavoro stesso.
Un testo equilibrato che ridisegna queste relazioni sindacali ed è un primo passo anche per andare nella direzione individuata dalla legge istitutiva dell’Asur, quindi una unicità.
E’ un passo al quale ne dovranno seguire degli altri, però ci porta a ragionare in termini nuovi e diversi, tra l’altro è una cosa che aspettavamo da diverso tempo.
Ringrazio i Commissari e dichiaro il voto favorevole da parte del gruppo PD.

Proposta di legge n. 104, così come emendata, la pongo in votazione.

(L'Assemblea legislativa approva)

Proposta di legge n. 118 (testo base)
ad iniziativa della Giunta regionale
“Modifiche della legge regionale 30 settembre 2016, n. 21 ‘Autorizzazioni e accreditamento istituzionale delle strutture e dei servizi sanitari, socio-sanitari e sociali pubblici e privati e disciplina degli accordi contrattuali delle strutture e dei servizi sanitari, socio-sanitari e sociali pubblici e privati’”

Proposta di legge n. 116
ad iniziativa della Consigliera Pergolesi
“Modifica alla legge regionale 30 settembre 2016, n. 21 ‘Autorizzazioni e accreditamento istituzionale delle strutture e dei servizi sanitari, socio-sanitari e sociali pubblici e privati e disciplina degli accordi contrattuali delle strutture e dei servizi sanitari, socio-sanitari e sociali pubblici e privati’”
(abbinate)
(Discussione e votazione)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la proposta di legge n. 118 della Giunta regionale e la proposta di legge n. 116 della Consigliera Pergolesi, abbinate.
La discussione è aperta, ha la parola il relatore di maggioranza Consigliere Volpini.

Fabrizio VOLPINI. Anche questa è una legge piuttosto complessa che ci ha visto impegnati in Commissione diversi mesi e, come si ricordava prima, c’è stato bisogno della doppia lettura, forse anche della tripla.
Le proposte di legge 118 e 116, concernenti le modifiche alla legge regionale 30 settembre 2016 n. 21, che disciplina le autorizzazioni e gli accreditamenti delle strutture sanitarie, socio-sanitarie e sociali, e gli accordi contrattuali con tali strutture, sono state abbinate ai sensi dell'articolo 66 del Regolamento interno e, ai sensi dello stesso articolo, la proposta di legge n. 118, ad iniziativa della Giunta regionale, costituisce il testo base.
La proposta di legge 118 apporta modifiche alla legge regionale 21 del 2016 al fine di eliminare alcune incongruenze che si sono verificate nella sua applicazione; un intervento era pertanto necessario per poter dare attuazione agli adempimenti previsti.
Nella proposta 118 si prevede, in particolare:
1) la verifica di congruità del progetto (all'articolo 2, comma 1, della legge regionale 21 viene aggiunta la lettera h bis). In base a tale disposizione, ai fini del rilascio dell'autorizzazione alla realizzazione, la struttura organizzativa competente della Giunta regionale effettua, oltre alla verifica di compatibilità regionale, anche la verifica del rispetto dei requisiti minimi strutturali, impiantistici e tecnologici. A tale verifica sono soggette le seguenti strutture:
- quelle che erogano prestazioni in regime di ricovero ospedaliero a ciclo continuativo o diurno per acuti;
- quelle ospedaliere ed extraospedaliere che erogano prestazioni in regime ambulatoriale;
- quelle sanitarie extraospedaliere intensive e estensive e quelle socio-sanitarie;
2) l'inserimento dell'OTA quale organismo tecnicamente accreditante, composto da un Gruppo centrale e dal Gruppo di autorizzazione e accreditamento regionale (GAAR);
3) la definizione più puntuale, all'articolo 7 della legge regionale 21, delle strutture socio-sanitarie come strutture di lungoassistenza o mantenimento e protezione;
4) l'applicazione della disciplina prevista dalla legge regionale 21 alle sperimentazioni gestionali previste all'articolo 9 bis del decreto legislativo 502 del 1992.
Altra modifica riguarda la precisazione dei tempi per la presentazione delle domande da parte dei soggetti già in possesso dell’accreditamento istituzionale.
La Commissione ha riformulato gli articoli modificati dalla proposta di legge 118, questa mattina, prima del Consiglio, con un emendamento per renderli più chiari.
E’ stata poi prevista la pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione dell’elenco dei soggetti accreditati, come indicato nella proposta di legge 116 ad iniziativa della Consigliera Pergolesi.
Tale proposta di legge ha avuto anche il parere favorevole del Cal e del Crel.

PRESIDENTE. Ha la parola la relatrice di minoranza Consigliera Pergolesi.

Romina PERGOLESI. Aggiungo alla perfetta relazione del Consigliere Volpini, alcuni aspetti sui quali vorrei concentrarmi. A seguito delle incongruenze verificatesi nell’attuazione della legge di fatto si è ritornati sui passi, doppia, tripla lettura, e sugli emendamenti e le proposte presentati dal Movimento 5 Stelle all’atto della votazione della presente legge.
Quindi ben vengano queste modifiche, anzi ringrazio la parte tecnica che ha lavorato affinché venissero perfezionati gli aspetti di verifica, di controllo, inserendo anche l’organo tecnicamente accreditante, per verificare non solo il mantenimento dei requisiti, ma anche la congruità con il progetto presentato in sede di autorizzazione.
In più ho voluto inserire un articolo, che era già previsto nelle vecchie leggi abbinate a suo tempo, che prevede la pubblicazione dell’elenco delle strutture sanitarie, socio-sanitarie perché credo che questo sia un aspetto importante della trasparenza ed anche del controllo verso le strutture e di come vengono erogati i servizi.
Noi siamo assolutamente a favore, ben vengano anche gli emendamenti proposti dalla Commissione stamattina frutto del lavoro dei funzionari, dei tecnici del Consiglio insieme a quelli della Giunta, per superare delle imprecisioni e delle scorrettezze negli articoli proposti precedentemente.
Noi siamo assolutamente a favore e mi auguro che questo modo di lavorare sia utilizzato anche in futuro, sennò tocca metter mano a leggi già presentate. Secondo me se riusciamo a prevenire anziché curare agevoliamo anche l’iter del lavoro sia della Commissione che di questa Aula. Grazie.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione.
Articolo 1. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 2. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 3. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 3 bis. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 4. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 5. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 6. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 7. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 8. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 9. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 10. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 11.
Emendamento 11/1, soppressivo dell’articolo 11, a firma della IV Commissione. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 12. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 13.
Emendamento 13/1 a firma della IV Commissione. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 13, così come emendato, lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 14 (Dichiarazione d’urgenza). Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva a maggioranza assoluta dei suoi componenti)

Coordinamento tecnico. Lo pongo in votazione.

(L'Assemblea legislativa approva)

Proposta di legge n. 118 (testo base), così come emendata, la pongo in votazione.

(L'Assemblea legislativa approva)

Proposta di atto amministrativo n. 35
ad iniziativa della Giunta regionale
“Piano triennale della cultura 2017/2019”
(Discussione e votazione)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la proposta di atto amministrativo n. 35 della Giunta regionale.
La discussione è aperta, ha la parola il relatore di maggioranza Consigliere Biancani.

Andrea BIANCANI. Grazie Presidente. Oggi andiamo ad approvare questa proposta di atto amministrativo che riguarda il “Piano triennale della cultura 2017/2019”, un atto molto articolato e corposo.
E’ costituito da 3 parti principali, la prima analizza lo stato della cultura nelle Marche, le prospettive e quelli che sono gli obiettivi; la seconda individua gli ambiti in cui intende intervenire e la terza riguarda gli strumenti operativi della Regione Marche.
Le leggi principali che guidano il settore della cultura sono la legge regionale 4/2010 e la legge regionale 11/2009, il Piano inoltre si occupa della legge regionale 7/2009, quella del cinema e dell’audiovisivo.
Le leggi regionali 4/2010 e 11/2009 prevedono che venga approvato un Piano triennale, mentre la legge regionale 7/2009 prevede l’approvazione del Piano annuale.
Oltre a queste 3 leggi, ci sono 12 leggi di settore fatte nel corso degli anni che riguardano diversi argomenti, l’ultima che abbiamo approvato concerne la valorizzazione della cultura musicale, della tradizione e della produzione della fisarmonica. Leggendo il Piano si evince quanto sia importante.
Si parte dal Defr (documento di economia e finanza regionale) che abbiamo approvato il 18 ottobre 2016 e costituisce un riferimento importante per una visione strategica della nostra Regione. In questo documento emerge come la cultura sia un elemento centrale delle politiche di governo della nostra Regione per lo sviluppo della comunità e del territorio.
Il Defr approvato relativo agli anni 2017/2019 stima che le risorse che verranno messe a bilancio - – attualmente non ci sono, nelle prossime settimane dovremmo procedere con le variazioni di bilancio - saranno di circa 7.000.000 di euro all’anno di fondi regionali a cui andranno aggiunti i fondi comunitari del Por/Fesr/Fse, i fondi di sviluppo, di coesione e i fondi statali.
Sul settore della cultura questo Consiglio regionale si è contraddistinto perché, nonostante la leggera flessione dei finanziamenti messi in campo negli ultimi anni, nel 2016 ha assunto un impegno forte e nel bilancio 2017 ha previsto oltre 7.300.000 euro, in particolare abbiamo messo 4.600.000 euro per il finanziamento della legge sullo spettacolo dal vivo (legge 11/2009), 600.000 euro per la legge sul cinema (legge 7/2009) e 1.200.000 euro per la legge che si occupa dei beni ed attività culturali (legge 4/2010) più altri finanziamenti che sono serviti per organizzare le mostre legate al Giubileo. Oltre ai fondi regionali, i fondi strutturali europei previsti sono pari a circa 14.000.000 euro.
In aggiunta ai finanziamenti regionali ed europei ci sono dei fondi che vengono messi in gioco per la cultura del nostro territorio, provengono direttamente dal Ministero. Ricordo che il fondo per la tutela del patrimonio per le Marche prevede circa 4.200.000 euro per il finanziamento di 10 progetti culturali molto importanti che riguardano: la parte archeologica di Ancona, il Museo archeologico nazionale delle Marche, la Pinacoteca di Fabriano, il teatro romano di Fano, una serie di interventi che vengono finanziati con fondi statali. E' anche rilevante il fondo unico per lo spettacolo, che prevede per le Marche circa 6.000.000 di euro ed un cofinanziamento regionale di 3.000.000 di euro. Per noi questo è molto importante affinché l’attività culturale delle Marche, caratterizzata da una diffusione su tutto il territorio, resti tale.
Per realizzare tutto questo il Piano evidenzia altri finanziamenti statali molto importanti, come ad esempio l’iniziativa della carta elettronica per i diciottenni che nella nostra regione porterà circa 7.000.000 di euro in quanto i ragazzi che anno compiuto 18 anni nel 2016 sono circa 14.000. A questi si aggiunge l’hard-bonus, un’agevolazione fiscale che permette di recuperare somme per chi investe nella cultura e la tax-credit per recuperare i debiti fiscali in campo cinematografico.
Il Piano evidenzia anche le prospettive e gli obiettivi strategici per il nostro territorio a seguito degli eventi sismici dello scorso anno, che sicuramente hanno condizionato l’atto stesso, se non ci fossero stati oggi saremo qui a descrivere un altro provvedimento, ma la priorità attuale è quella di recuperare il patrimonio culturale danneggiato con tutte le scelte, gli indirizzi, le strategie della politica culturale regionale rivolti alla tutela ed alla conservazione dei beni.
Un’altra parte del Piano evidenzia come la Regione sia in una fase particolare in quanto, con la revisione delle funzioni delle Province, che avevano un ruolo importante in quanto cofinanziavano e programmavano direttamente gli eventi culturali, è rimasto l’unico ente a fare questo tipo di programmazione. Questo comporta uno sforzo per cercare di superare il deficit dovuto alla mancanza dell'amministrazione provinciale che si occupava di cultura.
A questo va sommata la crisi economica che ha ridotto le capacità della finanza pubblica regionale, questo per dire quanto la Regione sia riuscita a mantenere, anzi a rafforzare le risorse che mette in gioco.
Gli indirizzi generali del Piano evidenziano:
la cultura come fattore di sviluppo locale, infatti riteniamo le risorse culturali come un fattore di sviluppo locale per la qualità e la coesione sociale dei nostri cittadini;
la cultura fonte di nuove occupazioni qualificate;
la cultura nello sviluppo della funzione educativa, infatti la cultura è importante per stimolare nei giovani una coscienza diffusa anche della storia della cultura del nostro territorio;
cultura – turismo, la locomotiva per lo sviluppo culturale e quindi economico del nostro territorio regionale. La cultura viene vista come una ricchezza, una grande opportunità per fare in modo che anche la nostra economia possa crescere grazie agli investimenti fatti a livello culturale.
Il Piano definisce tre grandi eventi marchigiani che vengono presi come punto di riferimento per rilanciare il nostro territorio, ricordo: il 150° anniversario della morte di Rossini nel 2018, i 200 anni dalla composizione de “L’Infinito” di Giacomo Leopardi nel 2019 e i 500 anni dalla morte di Raffaello nel 2020. Tre anni in cui la Regione Marche - in collaborazione con altre istituzioni e con leggi speciali in discussione in Parlamento - grazie a tre eventi importanti potrà far conoscere il nostro territorio come culturalmente interessante.
La seconda parte di questo Piano si occupa di 6 principali ambiti di intervento, che abbiamo definito aree tematiche, sono: il patrimonio culturale; l’arte contemporanea; lo spettacolo dal vivo; il cinema e l’audiovisivo; le imprese creative e l’innovazione; lo sviluppo e la valorizzazione diffusa nel territorio.
Queste 6 aree tematiche vengono ulteriormente suddivise in 27 schede più specifiche.
Un Piano veramente molto complesso ed articolato che prende in considerazione tutti gli aspetti della cultura del nostro territorio.
Come ho già detto viene dato molto spazio al recupero delle opere danneggiate dal sisma.
Se avete visto anche i pareri del Cal e del Crel sono positivi anche perché in Commissione abbiamo lavorato direttamente con i rappresentanti del Cal che ci hanno proposto una serie di osservazioni ed emendamenti che in parte abbiamo accolto a differenza degli altri che erano già compresi all’interno del Piano. Siamo contenti del parere favorevole avuto da parte dei Comuni.
La parte relativa ai musei evidenzia quanto la nostra regione sia ricca di strutture e di musei diffusi, sono circa 400 strutture, ed anche qui i dati sono positivi, infatti si è passati dal 2013 con circa 734.000 visitatori annui, al 2015 con 830.000, questo per dimostrare che gli investimenti nella cultura portano ad una maggiore fruizione dei musei, quindi più persone vengono a visitare i nostri territori.
L’obiettivo della Regione è quello di intervenire, per quanto riguarda i musei, attraverso 3 linee principali:
riconoscere i musei di interesse regionale tramite il sostegno e lo sviluppo alla riqualificazione dei musei e delle raccolte;
orientare, tramite forme di incentivazione, le dinamiche di rete, questo è un concetto evidenziato in diversi punti, e l’obiettivo è quello di creare aggregazione, fare progetti di rete che possano competere alla creazione di un’economia legata alla cultura del nostro territorio;
potenziare i servizi di sistema di livello regionale, tramite l’incremento e la valorizzazione unitaria del sistema museale e la digitalizzazione del patrimonio culturale contenuto nei musei.
Un’altra scheda riguarda il sistema bibliotecario che nel nostro territorio è particolarmente diffuso, le biblioteche sono oltre 400, anche qui l’obiettivo è quello di assicurare i servizi in maniera uniforme, cercando di renderli più evoluti a livello regionale, creando un vero e proprio polo provinciale delle biblioteche.
Un altro aspetto importante, non sto ad elencarli tutti perché sono davvero tanti, è evidenziato nella scheda n. 5 che riguarda la Cittadella di Ancona, uno dei patrimoni monumentali più importanti della regione, come la parte archeologica particolarmente rilevante per il prossimo triennio anche per gli investimenti legati ai fondi europei per il recupero delle aree archeologiche del nostro territorio, come del resto quello dei beni ecclesiastici.
Un altro punto riguarda i progetti culturali negli iti urbani. Sono 3 progetti importanti, sempre finanziati con i fondi europei per un importo di circa 19 milioni di euro, che dovrebbero muovere investimenti per circa 30 milioni di euro, riguardano in particolar modo il Comune di Ancona (strategia Waterfront 3.0), il Comune di Ascoli Piceno e i Comuni di Pesaro e Fano, in settori come l’efficienza energetica, la mobilità sostenibile, la cultura, il turismo ed anche l’occupazione.
Un’altra scheda, che secondo me vale la pena menzionare, è quella legata ai grandi attrattori del territorio per i quali vengono previsti oltre 7.700.000 euro. I progetti principali sono 5: il rinascimento nelle Marche; la musica e lo spettacolo dal vivo; la cultura e l’arte nei luoghi di fede; il contemporaneo; le aree e i siti archeologici.
Questi 5 progetti riguardano 5 Comuni differenti e puntano alla valorizzazione delle eccellenze tipiche di alcuni territori.
C’è un ulteriore ambito di intervento che riguarda le attività culturali e l’arte contemporanea, anche questo suddiviso in 5 schede:
grandi eventi culturali;
istituzioni ed associazioni culturali di rilievo regionale;
associazionismo e volontariato culturale,
editoria culturale;
arte contemporanea.
I grandi eventi sono dedicati a Rossini, Leopardi, Raffaello Sanzio, finanziati dalla Regione e si spera anche dallo Stato.
C’è anche una parte che riguarda le istituzioni e le associazioni culturali che vengono sostenute oltre che dalla Regione anche dal Ministero.
Importanza viene data anche all’associazionismo ed al volontariato culturale per il grande valore sociale che hanno, in quanto permettono una rete diffusa sul territorio occupandosi di cultura.
La scheda n. 15 riguarda l’arte contemporanea, quindi la voglia di rilanciarla e di creare a livello regionale una vera e propria “identità contemporanea” delle Marche, partendo dall’esperienza di alcuni territori. Si vuol puntare alla creazione di un vero e proprio polo dell’arte contemporanea nel nostro territorio.
Per quanto riguarda lo spettacolo dal vivo, vengono riconosciuti 6 soggetti principali: Amat, Form, Marche Teatro, Rossini Opera festival, Arena Sferisterio di Macerata e Fondazione Pergolesi Spontini.
Questi sono l’ossatura portante dello spettacolo dal vivo a cui vanno aggiunti altri soggetti di rilievo regionale ed anche nazionale, nella logica di attuare meccanismi di rete, che si occupano di lirica, musica moderna e musica classica.
Nel Piano c’è la parte relativa al cinema e all’audiovisivo. La Regione Marche si è dotata di una legge, la n. 7/2009, che ha la funzione di promuovere le attività cinematografiche, quindi attraverso il Piano annuale intende sostenere le attività cinematografiche, non solo le rassegne diffuse nel territorio, ma le sale cinematografiche, in particolar modo, come abbiamo fatto nell’ultimo Piano, le sale uniche.
Per quanto riguarda le imprese creative e l’innovazione c’è il passaggio dal distretto culturale evoluto alle Marche creative. L’obiettivo è, nel prossimo triennio, quello di passare a Marche creative consolidando ancora di più il ruolo leader della nostra regione a livello nazionale per quanto riguarda gli investimenti in cultura.
L’obiettivo di Marche cultura sarà quello di favorire l’innovazione, consolidando le realtà imprenditoriali in maniera tale da renderle competitive nel territorio, e favorire i processi di occupazione per i giovani. Questo aspetto, ripetuto diverse volte, si basa sul fatto che puntiamo ad una cultura che sia capace di creare posti di lavoro, anche grazie ad una serie di azioni legate sia all’innovazione che alla formazione che verranno messe in campo per qualificare i soggetti che lavoreranno nel settore della cultura.
Il Piano si occupa anche della valorizzazione delle aree interne, sono 3 quelle individuate: area “Basso Appennino pesarese e anconetano”, area “Macerata”, area “Ascoli Piceno”. La prima a partire sarà quella del pesarese con un investimento di oltre 9 milioni di euro per una serie di interventi legati alle ‘residenze’ creative di tipo culturale oltre alla valorizzazione dei siti archeologici e naturali.
Una parte del Piano si occupa dell’aspetto della scuola e della formazione.
Infine la scheda n. 28 tratta delle attività culturali diffuse a iniziativa del territorio. Progetti di interesse regionale attraverso dei parametri che verranno utilizzati per sostenere le varie attività diffuse nel territorio.
L’ultima parte del Piano si occupa degli strumenti operativi della regione Marche, sono 4:
l’Osservatorio regionale della cultura, previsto ma mai attivato. L’obiettivo è quello di attivarlo quanto prima per monitorare le spese destinate alla cultura per attività che il nostro territorio porta avanti e valutando gli effetti delle politiche culturali con particolare attenzione all’occupazione e all’economia;
la Fondazione Marche cultura, che è un’agenzia regionale. Viene modificata la denominazione da “Marche cinema multimedia” a “Marche cultura”, ed oltre all’attività tipica della Film Commission, cioè quella della valorizzazione della funzione del patrimonio culturale cinematografico, avrà tutta un’altra serie di attività legate all’offerta culturale e turistica, anche attraverso l’organizzazione di eventi oltre allo sviluppo del web e dei social media;
il Consorzio Marche spettacolo, organismo che aggrega tutti i soggetti culturali qualificati operanti nel settore dello spettacolo dal vivo;
l’Agenzia regionale di sviluppo (Svim) che nel prossimo triennio avrà la funzione di supporto tecnico, scientifico e organizzativo per cercare di accedere ai fondi della Commissione Europea.
Come ho detto questo atto è stato modificato con alcuni emendamenti che abbiamo discusso in Commissione, provenienti in parte dal Cal.
Abbiamo ribadito il fatto che questa Regione tende a puntare alla cultura come un volano di sviluppo economico per il territorio anche perché dai dati sappiamo che lo scorso anno abbiamo investito circa il 3% del bilancio regionale per la cultura e questo ci pone tra le prime Regioni, a livello nazionale, nel rapporto tra risorse disponibili e quantità delle risorse disponibili rispetto al bilancio.
Un atto molto complesso al quale seguirà il Piano annuale che verrà portato in Aula dopo la variazione di bilancio, che prevederà le risorse nei capitoli di riferimento. Grazie.

Presidenza del Vicepresidente
Renato Claudio Minardi

PRESIDENTE. Ha la parola il relatore di minoranza Consigliere Maggi.

Giovanni MAGGI. Grazie Presidente. Noi intendiamo la cultura come arricchimento di conoscenza e di coscienze, come percorso verso il riconoscimento e l’apprezzamento della bellezza, in sintesi come elevazione dell’attività culturale. Ma siamo concreti per cui, soprattutto nel periodo che stiamo attraversando, la cultura la vediamo anche come volano per l’economia, per lo sviluppo e l’occupazione.
Di queste due cose, della parte spirituale e della parte più concreta nel Piano non c’è niente!
Un Piano triennale, come ci è stato detto dal funzionario che abbiamo audito, nel quale le risorse non sono quelle indicate, neanche quelle riportate dal relatore di maggioranza. “Quando non si hanno certezze - ci è stato ancora detto - è difficile fare Piani” e c’è stato anche riferito che la cooperazione con il Ministero (Mibact) è ferma, non va avanti, quindi è un Piano di mere intenzioni.
Come Movimento 5 Stelle, nonostante il giudizio negativo su questo Piano, siamo abituati ad essere propositivi, come abbiamo fatto per il diritto allo studio, come abbiamo fatto per altre leggi che ritenevamo importanti per la vita dei marchigiani, ed anche qui abbiamo dato il nostro piccolo contributo. L’ho dato anche come eletto nel territorio, per cui è stato inserito, nell’auspicio che i siti archeologici delle Marche vengano valorizzati, oltre al teatro romano di Fano, l’anfiteatro romano di Ancona.
Poi, visto che c’è anche la ristrutturazione della Cittadella, questa fortezza che ci sta vicino, di proprietà della Regione, che non è solo una struttura muraria fortificata, ma è anche il polmone verde della città, il più grosso polmone verde della città, abbiamo inserito delle indicazioni in modo tale che la ristrutturazione delle parti murarie non mandi in malora il parco che, ho detto, è il polmone verde della città. Queste ristrutturazioni non devono degradarsi di nuovo, ma considerare il fatto che ci potrebbero essere, visto che il parco è bellissimo, degli esercizi pubblici, ristorante, attività sportive, attività ricreative, attività di spettacolo, in modo tale che, riportando gli individui e le famiglie all’interno di questa struttura fortificata e di questo parco bellissimo, ci siano anche i fondi per tenere questa struttura, parco compreso, in attività e finanziarne la manutenzione.
Avevo presentato un emendamento sulla lirica nel quale presupponevo un soggetto nuovo, in Commissione non è passato, mettendo anche le funzioni che doveva svolgere. L’emendamento bocciato in Commissione l’ho modificato, non si crea un soggetto nuovo, ma si danno delle funzioni al Consorzio Marche Spettacolo che le ha nel suo Statuto, ma non le ha mai esercitate. Di questo si tratta.
Il Piano triennale è fumoso, solo chiacchiere, non si sa quanti soldi e quali interventi potranno essere fatti. Tra l’altro il Cal ed il Crel si sono riuniti ed hanno dato un parere on line, questo secondo noi è sintomatico dell’attenzione e del peso che viene dato a questo atto. Ma questo non ci meraviglia perché tutto è in linea con la politica del Governo, con la politica che è stata seguita fino adesso. In Italia abbiamo più del 60% del patrimonio culturale del mondo e non viene valorizzato, mentre ci sono altri Paesi che hanno quattro ruderi e riescono a fare un volume turistico maggiore del nostro. Questa è una miopia politica e culturale che si riverbera dal piano nazionale alle istituzioni locali.
Nel Piano si è raccontata un po’ la storia del recente passato, qualche idea è stata abbozzata, qualcuna l’ha esplicitata il relatore di maggioranza, per cui noi come Gruppo ci riserveremo di intervenire sul Piano annuale quando ci sarà la quantificazione delle risorse e quando le decisioni saranno più concrete rispetto a questo libro onirico.
Intanto possiamo dire che questo Piano, ecco il senso e l’interpretazione che gli diamo, di massima risente della mancanza di idee e fantasia perché propone interventi vecchi e stantii che non tengono conto di come gli interessi e le curiosità culturali siano mutati e stiano mutando negli anni.
Per cui, cari Consiglieri di maggioranza, non c’è bisogno per fare eventi originali e stimolanti, eventi di fascino e di attrattività, del 150° anniversario della morte di Rossini, dei 200 anni de “L’infinito” di Leopardi, dei 500 anni dalla morte di Raffaello, il valore culturale e l’appeal di un evento non hanno bisogno di anniversari, hanno bisogno di idee, di professionalità che guardano avanti, di fantasia, come ho detto prima.
La frustrazione che si respira all’interno di una regione impantanata, su visioni che sono troppo indietro rispetto ad una vita culturale e non solo che scorre velocemente, si respira anche nel Piano.
All’arte contemporanea, a cui ha accennato il relatore di maggioranza, che è lo specchio, la rappresentazione e la sintesi della vita attuale e di quella del recente passato, si dedica poco più di una paginetta ed il coinvolgimento della creatività dei giovani marchigiani e dei tanti artisti geniali delle Marche contemporanei, che sono in tutto il mondo, viene quasi completamente ignorata. Questa è veramente una miopia, una mancanza di attenzione verso quello che sta avvenendo nella cultura del mondo intero.
Si ha l’impressione che nell’era della comunicazione digitale in tempo reale, la Regione sia ferma alla fotocopiatrice, se non addirittura al vecchio ciclostile, che i più vecchi ricorderanno.
Sintomatici sono alcuni titoli di leggi che dovrebbero finanziare attività che non servono assolutamente a niente, a nostro avviso, e in certi casi si spende più per far funzionare la struttura che per finanziare le attività che la struttura dovrebbe porre in essere e portare avanti.
In conclusione questo Piano ci sembra un ologramma, sembra che sia tridimensionale, ma se vai a guardare è piatto e non c’è niente.
Mi riservo di illustrare la parte che riguarda la lirica, che è una parte importante ma dimenticata, lo dice il Piano stesso, e la nostra considerazione su questo atto evanescente è fortemente critica. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Marcozzi.

Jessica MARCOZZI. Grazie Presidente. Oggi andiamo ad approvare il Piano triennale della cultura 2017/2019.
Due, secondo me, sono i dati da prendere in considerazione in questo atto.
Il primo riguarda gli eventi sismici che abbiamo avuto ad agosto e ad ottobre 2016, quindi il primo dato di questo atto è la cartina e dalla cartina delle Marche vediamo la macchia del cratere, tale da riguardare la questione delle politiche regionali di settore. Il cratere occupa più della metà della nostra regione.
Siamo consapevoli che non c’è un ambito culturale che possa prescindere dai danni del terremoto. Non c’è un ambito che non debba tener conto della questione dell’evento calamitoso.
Il secondo dato riguarda le risorse finanziarie. E’ difficile costruire un quadro netto delle risorse quando vengono autorizzate mano a mano che si riescono ad accertare le disponibilità di erogazione.
Da questo Piano si individua che l’ammontare delle risorse per questi 3 anni non ci sono. Consigliere Biancani di cosa si occuperà la Regione nei prossimi 3 anni in tema di cultura? Le risorse qui non ci sono. Tutte le cifre riportate sono orientative, c’è una forte criticità che riguarda le risorse finanziarie.
Ricordo che lo scorso anno il dirigente, che venne in Commissione per il Piano della cultura, disse che era un Piano in cui non c’erano risorse, quindi questo atto è tutto ed il contrario di tutto.
Come si può votare a favore di un atto che dice tutto ed il contrario di tutto?
Questo non lo dice solo la sottoscritta, l’ha ribadito il dirigente quando è venuta in Commissione il 27 febbraio, l’aveva già ribadito l’anno precedente quando era venuto in Commissione sempre a relazionare sul Piano della cultura.
Non mi sento assolutamente di votare a favore di questo atto, perché, come ripeto ancora una volta, è tutto ed il contrario di tutto. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Zura Puntaroni.

Luigi ZURA PUNTARONI. Grazie Presidente. Parliamo del Piano triennale della gestione del potere, perché la cultura è potere. In realtà gestire il Piano triennale della cultura è come gestire un pensiero unico. Il pensiero unico si gestiva nei Pesi dell’est, c’era il pensiero unico ed era quello, uno poteva essere un po’ più spostato da una parte o dall’altra, ma il pensiero era unico.
Io per esempio che sono un agente di commercio, partita Iva, ho un pensiero molto individuale, non può esserci un pensiero unico, a me tutto quello che è unico mi irrita molto.
La prima cosa che salta fuori, leggendo, è la solita storia di “figli e figliastri”, come la storia dei finanziamenti al cinema, quelli del pensiero unico vengono finanziati, quelli che hanno un pensiero diverso se la prendono nel sacco.
C’è sempre la visione di una gestione unica, casco sempre lì, se sono inserito in un ambito ed ho degli amici con il pensiero unico i miei progetti vengono finanziati, se il mio pensiero non è unico, ma un po’ distorto, il finanziamento me lo scordo per sempre. Questo è quello che la Regione Marche chiama “cultura”, che è unica, però qui si torna su concetti vecchi.
La storia dell’altro giorno dell’inaugurazione della Cittadella della cultura, anche lì, secondo me, è una cosa unica perché il nome di Cittadella della cultura è sbagliato, dovevate chiamarla inaugurazione del Circolo Antonio Gramsci. Perché Antonio Gramsci? Adesso vi leggo la Treccani: “E’ considerato uno dei più importanti pensatori del XX secolo. Nei suoi scritti, tra i più originali della tradizione filosofica marxista, Gramsci analizzò la struttura culturale e politica della società, elaborò in particolare il concetto di ‘egemonia’, secondo la quale le classi dominanti impongono i propri valori politici, intellettuali e morali a tutta la società, anche a chi la pensa diversamente, con l’obiettivo di saldare e gestire il potere intorno ad un senso comune condiviso da tutte le classi sociali comprese quelle subalterne”. Peggio di così cosa si può dire?
Da sempre si vuol far passare che la cultura è di sinistra, no, la cultura è di tutti, anche l’ultimo campagnolo che rievoca la festa della trebbiatura fa cultura, però a livello alto di enti, la cultura deve essere di sinistra, la cultura è il pensiero unico. No, non è vero!
Noi siamo, come diceva il Consigliere Maggi, il Paese che ha il 60% del patrimonio culturale. Vi siete mai domandati perché ci sono 8.000 Comuni, 8.000 città, 8.000 principati, 8.000 visioni diverse? Perché ognuno aveva una visione diversa. Vi siete mai domandati perché in Italia ci sono ancora, nonostante le sofferenze, 3/4 milioni di partite Iva? Perché ognuno è individuale, ha la sua cultura. La sinistra vuole la cultura unica, vuole tornare indietro di 100 anni ed è sbagliato.
Se io ho un progetto, anche il più sano, e mi allineo alla cultura unica viene finanziato, se sono un po’ diverso non viene finanziato, e questo non è possibile. Il concetto di cultura unica, il concetto di Antonio Gramsci che vuole egemonizzare le masse, ma dove sono le masse? Vi pare che oggi le masse sono tutte tonte e si fanno egemonizzare dal pensiero di cultura unica? Ma il pensiero di cultura unica ve lo tenete voi! Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Marconi.

Luca MARCONI. Grazie Presidente. Dovremmo rinviare ad altra sede l’approfondimento sul pensiero unico, anche se rimane oggettivamente difficile immaginare che attraverso i pochi spiccioli destinati alla cultura, l’avete detto tutti, si possa costruire un impianto da melting pot, ci vorrebbero 1.000 milioni per imporre questo tipo di visione, lo dico a consolazione del Consigliere Zura Puntaroni perché penso che oggi, alla fine, la cultura la faccia purtroppo altro.
Vedo che c’è un’evidente supremazia di altri canali che non sono questi e non mirano alla costruzione di qualcosa di positivo a livello culturale, ma semmai mettere in evidenza tutto ciò che c’è di negativo. Per questo è sufficiente face-book, non penso che il Piano regionale della cultura sia così forte da contrastare questa cosa, magari ci fosse il tentativo di un pensiero non dico unico, ma prevalente e largamente condiviso, purtroppo non c’è neanche questo.
Caro Consigliere Biancani, leggo questo Piano con una piccola nota di tristezza, da recanatese, perché vedo cancellato l’intero capitolo, come è ovvio che sia, di Recanati capitale della cultura.
Raccomando solo all’Assessore Cesetti di verificare se in corso d’opera qualche spesa è stata fatta, penso che sia stata fatta, perché il 2017 era partito con questi presupposti, ovviamente il Comune di Recanati non andrà per aria per questo, ma che non ci sia una brutale cancellazione del capitolo senza una attenta verifica di quello che magari fino ad oggi è stato fatto in quella prospettiva.
Un’altra cosa che mi sento di commentare favorevolmente e di condividere è questo Piano che il Consigliere Maggi ha definito “impantanato” ed è impantanato perché partiamo dell’archeologia, quindi è chiaro che il pantano è enorme nel senso che se c’è un demerito a questo Piano, che poi è un demerito storico, è che di fatto tocca tutto, prima lo toccava con 15 o con 20 milioni ed oggi lo tocca con 7 milioni, quindi sfiora alcuni settori e cerca di intervenire su altri.
Onestamente su questi investimenti potremmo andare a zero, non succederebbe niente se non ci fosse più una lira, qui non muore nessuno, non stiamo cancellando il sistema della rete di emergenza sanitaria nelle Marche, quello non possiamo cancellarlo, perché se cancelliamo la rete d’emergenza qualcuno muore, se cancelliamo i fondi per la cultura non muore nessuno, tutto va avanti lo stesso, non faremo i film, non faremo i restauri nei musei, non faremo la lirica o la faremo a prezzi più ragionevoli. Anche questa sarebbe una bella riflessione perché quando c’è l’intervento pubblico …
Ho visto che c’è una grande attenzione sulle indennità ed i vitalizi, potremmo cominciare a metterla anche sui compensi che prendono i privati riguardo a questo. Ricordo un ragionamento di qualche decennio fa, non sta scritto da nessuna parte che i cachet dei critici d’arte, dei tenori, dei soprano devono essere per forza a livello di mercato, tu stai a livello di mercato se hai il mercato, se entri in teatro e la gente è disposta a pagare 300 euro per il biglietto, allora puoi portarti via pure un cachet da 30.000 euro, se la gente paga 10 o 15 o 20 euro il resto ce lo mettono tutti, anche quelli che sono favorevoli ai cori alpini. Non c’è nessun finanziamento per i cori alpini, io sono particolarmente affezionato da ex ufficiale del IV Corpo d’Armata Alpini, ai cori alpini, lì non c’è niente, c’è per la lirica perché la lirica è intoccabile ed io da maceratese, anzi da recanatese, con Beniamino Gigli non posso non sottoscrivere questa cosa, però attenti perché anche qui è interesse di tutti, non ci sono mostri sacri per qualcuno e non per altri. Anche su questo, Consigliere Biancani, faccio questo tipo di raccomandazione perché so che lei le cose non se le dimentica ed è bravo a registrarle.
Possiamo andare da zero a mille milioni, ad un miliardo di euro e non sarebbero sufficienti, il punto è un altro, cara Consigliera Marcozzi, è facile non votare questo Piano e dichiarare che è insufficiente, lacunoso, non tiene conto di tutto, anche se devo dire che è scritto bene, preparato bene, con grande attenzione a tanti particolari, la cosa difficile è votarlo e farlo funzionare con quel poco che abbiamo, perché dire: “Non possiamo votare questo atto”, tutti saremo tentati di dirlo, il problema è, lo ha accennato il Consigliere Maggi senza fare nessun esempio, cosa togliamo?
Vogliamo fare un ragionamento serio? La mia non è una provocazione, non voglio fare polemiche con nessuno, però se l’anno prossimo confermeremo queste cifre, per tempo, al Presidente ed all’Assessore potremmo dire: “Bene, se sono sempre 7.200.000 euro quelli che si possono spendere, invece di fare 30/40 interventi diversi, facciamone 5”. Tutti dobbiamo avere il coraggio di dire di no perché insieme, Consigliere Maggi, abbiamo detto: “Diamo qualcosa al Murri” ed abbiamo recuperato qualche decina di migliaia di euro pure per il Murri e tutti eravamo contenti. Ognuno ha il suo territorio, ognuno ha la sua Recanati, la sua Urbino, la sua Fano, la sua Ascoli Piceno, la sua San Benedetto, il coraggio di fare le scelte è questo, a meno che non riusciamo a trovare risorse da altre parti, cosa che io non sono disposto a fare.
Trovare altre risorse per la cultura significa, per esempio, toglierle al lavoro o al sociale ed io non ci sto.
Se ci sono 100.000 euro in più diamoli al lavoro, al sociale, anche questo può essere lavoro, però deve essere molto chiaro che l’intervento deve essere finalizzato al lavoro.
Ho ricevuto qualche osservazione riguardo al ricomparire della figura di Vittorio Sgarbi, se si accorge che l’ho citato interverrà di nuovo, quindi non dirò niente né a favore, né contro, dirò semplicemente - a parte che Osimo è diventata una piccola capitale della cultura e sono contento perché ce l’ho davanti casa - che Vittorio Sgarbi ha fatto bene le mostre che ha allestito, non ho neanche idea di quello che abbia guadagnato, notoriamente non è uomo venale, ma è un uomo che ha speso un sacco di soldi per le cause, però le mostre le ha fatte bene, quindi penso che continuerà a farle in quella maniera, sta di fatto che magari possiamo pensare anche ad altri soggetti.
Vedo una discreta articolazione, visto che sono stato più di una volta critico nei confronti dell’Assessore Pieroni per le mostre del Giubileo, un po’ troppo concentrata nell’anconetano, un’articolazione casuale in quanto abbiamo mostre che si estendono su tutto il territorio delle Marche e vanno verso una adeguata valorizzazione.
L’ultima osservazione la voglio fare sugli interventi di natura strutturale, i 4.141.000 euro che riguardano gli interventi. Anche qui, Consigliere Maggi, mi rivolgo a lei perché si è riferito a questo, c’è tanta archeologia, sono un patito dell’archeologia per questo l’ho letta e sottolineata. Sinceramente non conosco tutte queste realtà, ma più o meno le ho visitate tutte, non vedo neanche marchette, alla fine vedo interventi di un certo significato ed anche per i 3 eventi che vengono richiamati, non posso non essere contento perché c’è ancora Leopardi ed il Colle dell’Infinito che avrà un intervento straordinario di 8 milioni governativi per il restauro, per rendere fruibile quel tipo di realtà. Sarei molto per gli interventi di natura strutturale e per poche e significative celebrazioni perché queste un po’ servono, ma spendere veramente poco - posso usare un termine - da “migragnosi marchigiani”, tirati fino all’impossibile e questo penso che siamo bravi a farlo.
Interventi di natura strutturale, andando all’estero questo si vede dappertutto, a volte la cura di un piccolo particolare, di una targa, di una segnalazione, di una panchina, di un giardino, fa la differenza, purtroppo arrivi in posti bellissimi e trovi la trascuratezza in piccoli particolari, questo è un po’ un vizio italico che ci fa apparire negativamente nei confronti dell’estero quando avremmo tanto da proporre e da presentare.
Plauso pieno a questo Piano sul quale, come ho cercato di dimostrare anche dai banchi della maggioranza, ragioniamo senza avere gli occhi chiusi su tutto. Credo che sia un Piano che meriti di essere approvato semmai, ripeto, la sfida è quella di una meditazione per iniziare a cancellare qualcosa.
Questa volta era facile cancellare la previsione su Recanati, capitale italiana della cultura, che non è stata votata in quanto tale, vedremo se l’anno prossimo saremo capaci di altri tagli.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Fabbri.

Piergiorgio FABBRI. Grazie Presidente. Il Piano triennale della cultura è scritto bene, sono 70 pagine, però è vuoto.
Innanzitutto è vuoto di soldi – è presente l’Assessore Cesetti - perché vogliamo fare cultura con 330.000 euro nel 2017, 430.000 nel 2018, 0 euro nel 2019.
Dopodiché ci sono pagine e pagine, compresa la famosissima tabellina dei fondi europei di 1.100.000 euro, che ci avete riproposto in tutti i santi Piani triennali che abbiamo guardato in questo anno e mezzo, con la speranza di vincere qualche bando.
Sono cifre con le quali non si riesce a fare niente. I 330.000 euro del 2017 sono assorbiti per il 50%, ad esempio, dal sistema bibliotecario, poi parliamo di fondi europei e di fondi nazionali.
Il Consigliere Biancani ha detto che 14 milioni del Por/Fesr, esatto, sono sugli obiettivi tematici 1, 3, 6, però sono da dividersi per il 2017, 2018, 2019 e 2020, su quattro anni. Abbiamo 4 milioni di interventi statali, il Ministro Franceschini ha detto: “Siete stati colpiti dal terremoto, vi do altri 4 milioni”, però intanto su questo Piano la tabellina con i soldi ammonta a 700 mila euro e poco più.
Aspettiamo con ansia il Piano annuale, vogliamo vedere il cronoprogramma delle attività specifiche, perché qui si parla di tutto e non si parla di niente e vogliamo vedere declinate ed applicate le tre leggi principali che reggono questo Piano.
Il Piano stesso dice che ci sono 15 leggi, 13 sono finanziate con 10/20 mila euro all’anno, si occupano di aspetti particolarissimi, di alcune rievocazioni storiche, bisognerebbe andare verso un provvedimento che raccolga la cultura in un unico testo coordinato, allora affrettiamoci, perché effettivamente non è possibile rincorrere in questi rigagnoli di finanziamento delle attività che poi non vedono concretizzazione particolare.
Parliamo di terremoto, ma giustamente è ancora presto perché sul terremoto siamo in patologico ritardo su tutti gli aspetti ed ancora non si riesce a verificare cosa fare.
E’ una buona idea quella dei depositi attrezzati. Prendiamo le opere che sono state interessate dal sisma, le portiamo in questi depositi e creiamo un volano perché la gente viene a vedere queste opere e Sgarbi ha già fatto una mostra sui Sibillini. Bene, concretizziamo immediatamente questa idea nel prossimo Piano, spero che non si aspetti mesi, ma poche settimane e possa vedere la luce nel 2017, siamo già a metà marzo, questi depositi attrezzati potranno coinvolgere le popolazioni, raccogliere fondi e stornare parte del ricavato all’interno delle zone terremotate, ai contenitori dai quali le opere sono state tolte.
C’è l’idea del museo diffuso, una legge del 1998 poi ripresa nel 2010 ancora poco applicata, diamo una smossa alla realizzazione del museo diffuso, degli ecomusei che hanno la pretesa di mettere insieme economia, artigianato e turismo, però ancora di concretezza c’è ben poco.
C’è l’idea della tessera unica regionale, incrementiamola altrimenti diventa volano di nulla.
Abbiamo un tavolo di lavoro con il Mibact che langue, perché il terremoto ha distolto l’attenzione, era stato richiesto dalla Regione nel dicembre 2015, occorre accelerare e concretizzare anche da questo punto di vista.
Se il progetto Marche turism con la sua card vuole essere oggetto di sviluppo sul territorio ed avere ricadute concrete deve essere assolutamente potenziato ed accelerato.
Abbiamo 3 importanti ricorrenze di cui avete detto, bene, ma ancora manca qualsiasi programma operativo e l’Osservatorio regionale chiesto nel 2010 ancora non è attivo e non produce i report che dovrebbero stimolare e dare una mano alla programmazione.
C’è una buona idea, quella dedicata al portale del turismo scolastico che va assolutamente implementata per consentire alle nostre scolaresche di scoprire le grandi ricchezze che abbiamo nella regione, però di concreto ancora non c’è nulla.
Con queste sollecitazioni invito a riempire di contenuti e soprattutto di fondi il Piano annuale.
Questo Piano triennale si occupa di tutto, ma purtroppo non riesce ad incidere su niente perché non ha le risorse per farlo.
Sospendo ogni giudizio perché effettivamente stiamo discutendo parecchio per dire: votiamo a favore? Assolutamente no, ci asteniamo? Ma! Forse votiamo contro perché è uno dei soliti Piani in cui, in un bilancio triennale che la Giunta è chiamata a fare, non sono evidenziati gli stanziamenti. Se sappiamo che per questo Piano storicamente ci vogliono 7 milioni all’anno, fateci vedere dove sono questi 7 milioni, invece queste cose qua non sono esplicitate, per cui continuiamo a fare voli pindarici senza riuscire a stringere nulla.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Celani.

Piero CELANI. Grazie Presidente. Come hanno detto i colleghi, è difficile parlare di programmi triennali quando i Piani non sono corroborati da sostanza, cioè dagli investimenti.
C’è sempre il rischio di costruire un castello di sabbia o per lo meno di costruire un progetto di sole buone intenzioni che frana nel momento in cui si devono trovare le risorse per l’attuazione.
Non voglio cadere nel rischio del disfattismo, vorrei fare delle proposte concrete per capire come questo Piano triennale per la cultura possa dare un contributo a questo territorio in un momento di grande difficoltà, come quello che stiamo vivendo.
Leggendo questa relazione ho subito visto fra le prime pagine l’obiettivo strategico, come non condividerlo, di promuovere la cultura come motore di sviluppo - perfetto, credo che questo lo condividiamo tutti, poi si continua - fondandolo in particolare su due misure finanziate con ricorso al Fesr, una, quella di sviluppare le imprese culturali e creative, l’altra, quella di promuovere e valorizzare il patrimonio culturale che noi abbiamo. Fin qui la condivisione è totale.
Il problema adesso è come declinare questo motore di sviluppo, capire cosa può fare la cultura per rivitalizzare, in un momento di grande difficoltà, questo nostro territorio.
Cominciamo andando nello specifico.
Il Piano ricalca un po’ le azioni degli anni passati, quindi il discorso dei grandi eventi, il discorso del Fus, il discorso dei beni culturali, delle biblioteche, delle reti museali ed altro.
Il problema è proprio questo, quest’anno si doveva elaborare un progetto diverso dagli altri anni. Se noi volevamo effettivamente declinare in positivo questo aspetto, quello della cultura che diventa motore di sviluppo per i nostri territori, dovevamo abbinare la cultura al turismo e far sì che la cultura diventasse un piano di marketing territoriale. Quello che non è stato fatto con il turismo, perché non vedo un piano di marketing che possa sviluppare l’attrattività dei territori, può essere fatto con la cultura. E’ questa la mancanza cogente di questo piano, una mancanza forte.
Voglio fare una proposta che a qualcuno potrà sembrare provocatoria, però se non c’è un minimo di discussione anche provocatoria credo che non possiamo andare da nessuna parte, perché ci crogioleremo su ipotesi ed azioni già viste e fritte, è stato detto che in futuro avremo pochi spiccioli. Prima considerazione: anche con pochi spiccioli si è in grado di fare cultura, l’importante che questi pochi spiccioli siano portati sui territori e vengano coinvolte le culture dei territori amplificare questi pochi spiccioli. Questo tipo di discorso è fondamentale, noi abbiamo degli asset culturali straordinari che vanno dai Sibillini al mare, quindi noi dobbiamo portare quegli spiccioli in quelle zone.
Secondo aspetto, seconda provocazione: dove li prendiamo questi fondi? Credo che per un anno o due si possano ridurre gli investimenti sui grandi eventi. Scusate, però la penso in questo modo. Possiamo tagliare ed utilizzare queste risorse per fare un Piano di eventi culturali diffusi, investimenti di pochi spiccioli sulle aree terremotate. Sono fondamentali, perché se noi spendiamo centinaia di migliaia di euro per i grandi eventi, non daremo nessun contributo a quel motore di sviluppo di cui abbiamo parlato in precedenza.
Siamo stati degli ipocriti in questo senso, ci siamo coperti con la solita frase che la cultura è motore di sviluppo, che la cultura crea reddito, che la cultura crea imprese, ma non è così se poi investiamo solo ed esclusivamente e soprattutto in questo periodo sui grandi eventi culturali. Adesso non li sto a citare, il Consigliere Biancani li ha elencati. E’ giusto che ci sia in una regione culturalmente forte come la nostra una attenzione ai grandi eventi ed alle ricorrenze, ma studiamoli in modo tale da ridurre l’impatto economico, da ridurre la spesa, prendere quei fondi e fare un progetto importante di eventi culturali diffusi nei nostri territori.
Mi aspetto che nel Piano annuale questo progetto venga fuori, perché si può fare. Ci sono ad esempio sull’asse degli spettacoli dal vivo, non lo spettacolo dal vivo fine a sé stesso, lo spettacolo che riprende la cultura di quel luogo e crea l’evento, crea lo spettacolo coinvolgendo anche le attività culturali presenti nel Comune di Pinco Palla, oppure prendendo l’associazione culturale che sta in quel territorio, finanziandola in un certo modo per andare avanti e fare una rete di eventi che partono dai Sibillini fino ad arrivare magari al mare. Questo è un discorso molto significativo.
Mi aspettavo che il Piano triennale, essendo questo un periodo straordinario che non durerà un anno, avesse questa visione strategica, intendendo la cultura come motore di sviluppo.
Mi faccio promotore, ci sto lavorando con alcuni amministratori locali che hanno subìto questa catastrofe, di un progetto da presentare magari all’Assessorato, un’azione forte di piccoli eventi che possano essere messi in continuità, ed è molto importante, perché l’evento fine a sè stesso non crea nulla, occorrono degli eventi che hanno una progettualità, che hanno un filo conduttore, uno legato all’altro riprendendo la verità, la storia dei luoghi in cui andiamo a fare l’evento.
Mi aspettavo una riflessione molto forte su questo aspetto, cosa che non vedo, però, ripeto, sono sempre molto propositivo, ho lanciato un’idea, mi auguro che nel Piano annuale che presto verrà in Commissione si possa vedere di concretizzare queste idee.
L’altro aspetto su cui vorrei soffermarmi riguarda il sostegno che occorre dare a tutti gli enti locali che accedono ai finanziamenti del Fus, molto spesso i finanziamenti non sono centrati perché l’ente locale non è in grado di cofinanziare l’evento che si vuole proporre.
Credo che occorra fare una cernita di quello che si vuole fare nei territori e sostenere in modo più corretto, in modo più forte, gli enti locali che dimostrano di avere una storia e di aver fatto bene negli anni trascorsi.
Negli anni passati questo è mancato, o perlomeno si è sempre canalizzato il finanziamento verso i soliti noti teatri storici delle Marche, ma anche se non hanno l’etichetta di teatri storici nelle Marche ce ne sono tanti che meritano di essere finanziati perché la cultura va diffusa, va portata in modo forte nei territori.
Queste sono le considerazioni che ritengo di fare, aspetto il Piano annuale per vedere se le mie riflessioni, legate al motore di sviluppo della cultura, a questi eventi diffusi, a questa progettualità di eventi diffusi da sviluppare nei territori colpiti dal sisma, saranno accettate, in attesa, aspettando Godot, mi asterrò.

Presidenza del Presidente
Antonio Mastrovincenzo

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Zaffiri.

Sandro ZAFFIRI. Credo che l’argomento sia molto importante, al punto tale che stamattina l’Assessore competente non è presente. I miei occhi non lo vedono. Credo che la maggioranza debba riflettere perché non può venire a dirci che questo è un Piano estremamente importante quando non ci crede o ci sono altri problemi. Osservo che là non c’è nessuno.
Dobbiamo essere coerenti; e la cultura deve essere un meccanismo per rilanciare le Marche, questa nostra regione dopo la catastrofe, oppure questo documento deve essere una fotocopia degli anni precedenti? Questo è il problema.
Negli anni precedenti sono avanzati dei soldi, che si indirizzano sempre verso i soliti noti, in questo caso la provincia di Pesaro, si danno i soldi per un evento, ma ora bisogna fare una scelta: è preferibile finanziare gli eventi o finanziare il territorio per rimettere in modo la regione Marche? Questa è la politica!
Dobbiamo prendere un documento scritto come sempre da funzionari autorevoli, importanti, per carità, in cui la politica non fa le sue scelte e non indica dove bisogna intervenire? Se per la politica va tutto bene, diamo una spalmata a questi due soldi quando ci arrivano, non all’inizio dell’anno, anche alla fine, così ci sono meno contenziosi, meno discussioni, ci sono dei soldi e li mettiamo là senza alcuna programmazione. Questo è l’aspetto importante.
Questo documento è composto da enunciazioni, non ci sono priorità. La priorità è che qui c’è stata una catastrofe, vogliamo tentare di rilanciare questa regione o, come abbiamo letto ieri sui giornali, vogliamo che la popolazione, oggi trasferita per cause di forza maggiore lungo la costa, che non vuole più rientrare, non torni in questi posti? Cosa facciamo? Facciamo un documento di tante pagine ed alla fine, Consigliere Biancani, non diciamo niente su come intervenire? Questo è l’aspetto politico, non le enunciazioni, qui bisogna cambiare rotta. L’esecutivo deve proporre delle linee guida per agire in questa regione. Il popolo sta protestando, non è solo l’opposizione è il popolo che sta protestando, e questo significa che le cose non vanno bene.
Questo è il problema di fondo, se sotto la Regione protestano Zaffiri, Celani, Marcozzi e Leonardi va bene, se vengono centinaia di persone a protestare e non sono comandate o organizzate da noi, ma vengono spontaneamente, allora ci sono dei problemi politici e di indirizzo su come affrontare lo sviluppo della regione Marche. E’ questo che noi non registriamo, è questo che manca.
Come finisce questa telenovela? Finisce come è finita l’anno scorso, come è finita l’anno precedente, si danno un po’ di soldi per un grande evento, ma poi, anche qui, bisogna capire se vanno nel senso della professionalità o vanno ai soliti noti. Probabilmente nel finanziamento ci sono sempre i soliti noti, perché non so chi decide, ma se la persona che deve dare il finanziamento o proporre il finanziamento non ascolta tutti, credo che difficilmente possa dare un giudizio sulla capacità e sulla professionalità, o non darlo per qualche conoscenza. Anche questo è il problema, Consigliere Biancani. Credo che negli indirizzi politici dobbiamo assolutamente cambiare strategia.
Stamattina lei sarebbe stato un grandissimo relatore, glielo dico, se avesse indicato in tutte queste pagine le priorità ed in base a queste i soldi che dovrebbero arrivare. Questo sarebbe stato l’indirizzo politico dell’Assessorato, no, “vedremo”, “faremo”, una serie di elencazioni dove non c’è un obiettivo da raggiungere. E’ questo che manca! Bisogna fare delle scelte e sostengo, come il Consigliere Celani che mi ha preceduto, che il problema della cultura nei prossimi tre anni deve riguardare il territorio.
Ho sentito anche quello che ha detto il Presidente e cioè che nei grandi eventi ci sono grandi masse e si porta una economia in una città, come Ancona o Pesaro, sono perfettamente d’accordo, però in questo contesto, rispetto ad un grande evento e rispetto al territorio, la politica secondo me dovrebbe guardare con più attenzione alla realtà territoriale perché c’è una regione che per tre quarti è stata distrutta e l’altro quarto ha difficoltà perché anche se non è stato colpito vive di riflesso quello che è accaduto.
Credo che la politica debba andare nella direzione di aiutare il territorio la polverizzazione degli eventi sul territorio potrebbe essere un segnale non solo per far sentire a queste popolazioni che non sono rimaste sole, ma per cercare di portare un po’ di economia dove manca da mesi e tra poco da anni.
Se questo progetto venisse modificato - ho detto alcune cose a grandi linee, è ovvio, non entro in termini particolari - stravolto e riportato in Aula con una nuova impostazione, noi non avremmo eventualmente difficoltà a votarlo, però in questo momento la nostra valutazione è negativa e ci porta ad esprimere un voto contrario perché non ci sono scelte politiche, non c’è un indirizzo che va verso la regione Marche. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Busilacchi.

Gianluca BUSILACCHI. Grazie Presidente. Faccio un breve intervento perché il relatore di maggioranza, il Consigliere Biancani, che ringrazio per il suo intervento e per il lavoro come sempre puntuale che porta avanti, in modo esaustivo ha presentato questo atto ed ha illustrato le linee della Regione per i prossimi anni dal punto di vista culturale.
Riprendo alcune brevi considerazioni partendo dal manifesto politico che mi pare condiviso da tutta l’Aula, anche dalle forze di minoranza, cioè il fatto che la cultura possa e debba essere un fattore di sviluppo, di crescita, di occupazione, di nuova economia, collegato anche ad altri pezzi dell’economia, come ad esempio quella turistica.
Ne abbiamo dato prova in questi anni, cito due esempi: quello del distretto culturale evoluto e i progetti Iti, due realtà che hanno collegato la cultura ad occasioni di sviluppo locale.
E’ chiaro che rispetto a questo manifesto noi abbiamo un’emergenza che è quella del terremoto. Ieri come gruppo del Partito Democratico abbiamo incontrato l’On. Manzi che tra i parlamentari marchigiani siede nella Commissione cultura per il Partito Democratico e ci ha illustrato alcune questioni che possono essere messe insieme in rapporto tra Governo, Parlamento e Regione. Iniziative che possono essere portate avanti anche per venire incontro ad alcuni aspetti, come il manifesto dei Sindaci della marca maceratese che è un’iniziativa collegata al sisma, al territorio che è stato colpito.
Parlando con il Presidente della Commissione abbiamo valutato la possibilità che la Commissione possa riunirsi anche in questi territori. Sarà un segnale importante che il Consiglio regionale darà alle popolazioni, ai Sindaci, alle amministrazioni, alle comunità colpite, anche sul piano della conservazione del patrimonio culturale.
Solamente tre considerazioni, riprendendo alcune cose che ha detto il Consigliere Biancani e alcuni aspetti programmatori.
Secondo me, il primo aspetto strategico è quello del sistema integrato che nella cultura è sempre più importante è sempre più determinante. Da un lato abbiamo la necessità di fare sistema, l’abbiamo visto con il Consorzio Marche Spettacolo che per le realtà dello spettacolo ha consorziato le più importanti iniziative ed organizzazioni marchigiane che si occupano di questo settore e nel Piano è indicata la possibilità di portare questa modalità, questo metodo, anche ad altre reti. Si parla di rete museale, credo che sia ormai tempo di valutare la possibilità di un sistema regionale dei musei e delle biblioteche, come si scrive molto bene in questo programma, ne avremmo bisogno, non solamente per mettere ad economia la rete che abbiamo, ma anche perché, penso al rapporto che abbiamo con il turismo, una cosa è raccontare al turista il singolo museo che va a visitare, una cosa è, quando entra in un museo delle Marche, raccontare che esso fa parte di una rete più vasta, portando la stessa persona ad interfacciarsi con le realtà di tutta la regione. Credo che questo sia un aspetto importante, che è stato giustamente sottolineato.
Il secondo aspetto, è sempre utile per fare rete, riguarda le istituzioni e l’associazionismo culturale. Penso che da questo punto di vista sia utile anche una operazione di bilancio. Tutti gli anni ormai da troppo tempo assistiamo, ahimè, ad un bilancio sempre più piccolo, il che vuol dire fare dei tagli anche a chi fa volontariato o associazionismo culturale, penso che sia ora e sia utile mettere in campo una iniziativa che possa costituire un sistema, una rete delle istituzioni e dell’associazionismo culturale della regione Marche che possa eventualmente a quel punto essere finanziato per progetti piuttosto che per singole realtà.
E’ un’ipotesi da esperire, da valutare, non è già una soluzione, però credo che possa essere un elemento di dibattito.
L’ultimo aspetto, qui si è parlato di un sistema diffuso di iniziative contrapposto a grandi eventi, credo che le due cose possano marciare parallelamente perché le grandi iniziative sono quelle che richiamano sul piano mediatico, sul piano della notorietà e danno comunicazione e danno evidenza ed è giusto che esse siano affiancate ed accompagnate ad un sistema diffuso di iniziative che non vuol dire proposte di basso profilo, vuol dire valorizzare delle azioni legate a coloro che si occupano di cultura nei singoli territori e di nuovo con le realtà che abbiamo (per esempio, in questo caso il distretto culturale evoluto) secondo la logica di distretto (che è quella di mettere insieme) finanziare alcuni progetti.
Oggi c’è il superamento ed il rilancio di quella iniziativa con Marche creative, è uno degli aspetti di questo Piano, credo che possa essere inserita in uno degli aspetti che ho detto prima.
Il sistema integrato mi pare che possa essere uno dei temi centrali, è presente in questo Piano e va valorizzato.
Ovviamente votiamo positivamente questo atto di programmazione ed attendiamo gli atti puntuali, come il Piano annuale, per poter discutere più concretamente dei singoli aspetti.

PRESIDENTE. Ha la parola il Presidente Ceriscioli.

Luca CERISCIOLI. Dagli interventi in realtà si ricava, rispetto a chi ha voluto guardare il Piano dal buco della serratura, che l’atto tiene insieme le dimensioni più diverse, dalla necessità di una regione di rappresentarsi attraverso i grandi eventi al valore della cultura diffusa come cemento della comunità, che va a vedere, dalle iniziative più piccole diffuse sul territorio, alla valorizzazione degli investimenti fatti sui teatri, aspetti che guardano in maniera più minuta e diffusa alle esigenze del territorio fino ad un terzo orizzonte, che è quello più strategico, ovvero la capacità di integrare all’interno della comunità culturale regionale i percorsi ed i processi.
Mi riferisco, ad esempio, al discorso della carta unica culturale marchigiana, ma anche alla rete dei teatri, della lirica, sono tutte esperienze che cercano di collegare quello che è presente nella realtà marchigiana, per dare un contributo di sostegno in termini complessivi.
Il Piano raccoglie tutte queste dimensioni, da quella più comunicativa, più internazionale, più in grado di smuovere economia, a quella più identitaria, più locale, in grado di sostenere le comunità sotto questo profilo, con un orizzonte più strategico che vede l’integrazione fra cultura, turismo, sistemi culturali, distretti culturali. Quindi fare più possibile rete per valorizzare reciprocamente le strutture.
La Regione da questo punto di vista rappresenta un’eccellenza - l’anno scorso il finanziamento regionale e l’incremento sono stati, su scala nazionale, fra i più significativi - continua anche in difficili anni finanziari a dare un forte contributo, dando alla cultura quel valore straordinario che ha, sia sotto il profilo della vita dei singoli che delle comunità, in una visione avanzata di una capacità di fare le cose, come il manifatturiero che si alimenta attraverso il design, attraverso il fatto di essere in un territorio che fa della cultura un grande valore.
Nel Piano, che ovviamente è un atto di indirizzo di attività, gli aspetti più strettamente economici sono demandati agli strumenti operativi, come il bilancio ed altri.
Approfitto di questa discussione per segnalare un indirizzo che ieri la Giunta ha dato sui fondi straordinari che avremo per le aree terremotate. Al Piano triennale, che normalmente facciamo per tutta la regione in maniera ordinaria di circa 7 milioni di euro all’anno, si aggiungerà un Piano triennale di 21 milioni di euro solo per le aree terremotate, si sommerà alla quota ordinaria attraverso un impegno straordinario di investimento e di finanziamento che tradurrà quelle linee di carattere generale del Piano in attuazione.
Lo possiamo fare grazie alla suddivisione dei fondi Fesr su scala nazionale che prevedono una quota aggiuntiva per la Regione Marche, che abbiamo deciso di dedicare al capitolo della cultura, legato ovviamente, come dicevo prima, alle attrattività, cultura ed identità, cultura e turismo, cultura e sviluppo.
Capite che un’iniezione così significativa di risorse all’interno delle linee e delle dinamiche del Piano favorisce e facilita le realizzazioni che sono contenute in termini di indirizzo nella logica del Piano. Una risorsa aggiuntiva straordinaria di grande valore che vogliamo giocare con l’obiettivo di stare vicino a quelle comunità, di rafforzarne l’identità, di sostenere nel momento più difficile, di trasformare, come abbiamo detto più volte, il momento di massima difficoltà anche in una opportunità straordinaria, ovvero di poter giocare una risorsa aggiuntiva significativa a favore della crescita e dello sviluppo di questo territorio.
Mai il Piano è stato così utile e ficcante in rapporto alle risorse perché risorse straordinarie di questa misura non le abbiamo mai avute.
Sapete che la ricostruzione, rispetto al 1997, non si gioca solo su una logica edilizia perché la dimensione è talmente grande, mezza regione coinvolta direttamente, che se ci limitassimo alla strategia sul piano edilizio sarebbe già una strategia perdente, perché anche la ricostruzione di per sé dei luoghi non è indice di abitabilità, di risorse e di servizi.
Noi possiamo invece giocare una doppia partita, perché così è impostata la ricostruzione. Non è un caso che le seconde case vengano finanziate al 100%, perché le seconde case sono il luogo che accolgono in questi territori. Gran parte delle aree interne sono l’albergo naturale di queste realtà, il luogo dove si fa accoglienza, dove si riportano le persone, che sia turismo di ritorno, che sia turismo vero e proprio, sono spazi essenziali che vanno ricostruiti in termini funzionali, ma se quegli spazi ricostruiti in termini funzionali non avessero da un’altra parte la capacità di attivare un motore di economia significativo ricostruiremmo senza avere prospettive.
E grazie a queste risorse possiamo programmare nel triennio, che è proprio quello della pianificazione culturale. Diamo tutto un altro sapore all’atto che oggi andiamo ad approvare perché oltre al Piano, oltre alle risorse ordinarie che metteremo come tutti gli anni, possiamo affiancare una misura straordinaria mai vista, almeno a memoria recente, in queste quantità, in questa misura, che sostiene mezza regione, quella direttamente colpita dal sisma.
Secondo me, rispetto ad un dibattito che ha guardato parzialmente gli aspetti, mettendo in luce il limite potenziale di un atto che non ha risorse, il Piano è sottodimensionato rispetto alla quantità di risorse che riusciremo a giocare perché crediamo nella cultura avendo uno strumento di forte crescita e di rilancio dell’intero sistema.
Do anche una notizia al Consiglio, perché è giusto che i Consiglieri non la leggano dai giornali, ieri c’era la scadenza per la presentazione del Piano delle opere, cioè la ricostruzione pubblica, non è un momento rigido, non è un’asticella dettata da una normativa nazionale che dice: “Lì finiscono tutte le opportunità di presentare piani”, ed immagino che andando a vedere l’elenco ci accorgeremo magari che qualche Comune non ha caricato, che qualche opera è rimasta indietro, 2.001 opere sono state presentate per un totale di 1.650.000.000 euro richiesti per la ricostruzione pubblica. 2001 opere che riguardano le scuole, le strutture sanitarie, i municipi, le strutture di servizio, gli impianti sportivi, le strade non Anas e via dicendo, quindi anche la macchina della ricostruzione pubblica fa un passaggio importante che una volta approvato e finanziato metterà in moto anche questa parte della ricostruzione.
Lo dico perché dentro ci sono tanti interventi, tanti investimenti che riguardano la cultura. Strutture e spazi culturali, strutture in grado di accompagnare nella loro ricostruzione quell’investimento che andremo a fare rispetto al Piano che viene approvato.
Come ho detto prima, uno sguardo di 360° rispetto alla ricostruzione che andiamo a fare, opportunità straordinarie di avere risorse per tradurre quella proposta, quel Piano, quel percorso, in risorsa oggettiva.
E’ chiaro che, ad esempio, alcune misure di carattere di rete possono trovare dentro queste opportunità la forza di essere implementate e creare finalmente quel collegamento, quella connessione fra i territori, fra i tanti cluster turistici nei quali la cultura occupa uno spazio importante, per far si che ogni elemento possa portare al sistema il proprio contributo e la propria positività. Quindi un quadro in grado di essere sostenuto finanziariamente, un quadro che ci vede in termini di approvazione con più entusiasmo perché sappiamo che non è solo una cornice di intenti, ma al fianco di questi intenti abbiamo tutte le risorse necessarie per poterli attuare.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione.
Emendamento 1 a firma del Consigliere Maggi, ha chiesto la parola, ne ha facoltà.

Giovanni MAGGI. L'ho detto all’Assessore Pieroni, ora il Presidente Ceriscioli ha parlato di questa cosa, la distruzione del patrimonio artistico - le chiese distrutte - è sicuramente anche un grande momento di attrazione turistica. Qualcuno che è andato ad Amburgo avrà visto che c’è una chiesa gotica non ristrutturata dopo i bombardamenti, con alcune foto di come era prima dei bombardamenti americani e di come è adesso. Questo campanile e questa chiesa distrutti sono un momento di riflessione molto importante, per cui il nostro patrimonio distrutto è sicuramente una attrattiva per il turismo, ad esempio per il turismo della costa. Chiusa questa parentesi spero che questa cosa così negativa venga utilizzata per fare qualcosa.
Avevo fatto un emendamento che è stato bocciato in Commissione che riguardava l’inadeguatezza dei contributi Fus nel campo della lirica, questo lo dice il Piano triennale della cultura. Nel momento in cui è stato respinto il mio emendamento mi è stato detto che c’era già il Consorzio Marche Spettacolo che si occupava e si deve occupare di questo.
Ho aggiustato l’emendamento e lo presento qui in Aula sollecitando il Consorzio Marche Spettacolo a porsi come soggetto unico di riferimento per la richiesta e l’assegnazione dei fondi destinati alla rete lirica regionale.
Attualmente la rete lirica regionale, l’ha citata anche il Presidente Ceriscioli, esprime la volontà artistica di creare sistema in termini di circuitazione e valorizzazione sia degli spettacoli che del personale impegnato, ma nel contempo non è un referente per i contributi ministeriali. Il referente del coordinamento produttivo e distributivo è il Consorzio Marche Spettacolo, lo ha nel suo Statuto ma questa funzione non la esercita o la esercita in parte.
Lasciamo stare i teatri di tradizione, che sono il Pergolesi di Jesi, lo Sferisterio di Macerata, che hanno un canale normativo a parte per i fondi, lasciamo stare i festival come il Rossini Opera Festival di Pesaro, che ha altri specifici riferimenti, tutti gli altri soggetti, che potrebbero chiedere contributi dal Governo, possono fare singole richieste per accedere ai fondi destinati alla lirica tramite imprese liriche riconosciute dal Mibact. Questo porta di conseguenza alla parcellizzazione dei fondi e ad un impegno di spesa che non permette, a questi soggetti che dovrebbero farla, un’efficace programmazione.
I Comuni marchigiani che hanno un teatro, che hanno gli spazi estivi all’aperto per fare rappresentazioni liriche e che hanno una tradizione lirica, come citava anche il Consigliere Marconi con Beniamino Gigli a Recanati, non chiedono i contributi al Mibact principalmente per quattro ragioni: complessità dell’istanza e rendicontazione successiva; nessuna certezza dell’ottenimento del contributo, quindi nel momento in cui bisogna programmare uno spettacolo non si sa se ci saranno i fondi per farlo; costi eccessivi dovuti a direttive ministeriali sull’obbligo dei turni di prove (e numero degli esecutori, contribuzione a questo personale) assenza di coordinamento con altri teatri al fine di coprodurre ed esportare questa produzione.
Per questa ragione il Comune o un altro ente non programma spettacoli operistici e magari quando capita acquista spettacoli che sono già messi in scena altrove a costi più bassi, ma di qualità sicuramente inferiore se non scadente.
Il problema troverebbe maggiori possibilità di risoluzioni, quindi di spettacoli all’aperto operistico, se il Consorzio Marche Spettacolo si occupasse in modo partecipato di gestire e distribuire l’attività lirica ordinaria nel territorio, ivi comprese anche l’assistenza e la consulenza in campo fiscale, tributario, legale, del lavoro, di igiene e sicurezza e assicurativa.
L’istanza al Mibact per il prossimo triennio 2018/2020 andrebbe presentata da questo Consorzio, con funzioni anche di agibilità, di procedure Siae, di contratti, di buste paga, quindi un accentramento di pratiche fiscali e previdenziali. La rendicontazione che bisogna fare al Mibact è piuttosto complessa. All’ente locale, al soggetto associato, rimarrebbe l’autonomia delle scelte artistiche e la certezza da una parte della compartecipazione della Regione all’impegno economico previsto e dall’altra la sicurezza di essere seguito in totale per la procedura amministrativa, fiscale, previdenziale con grande risparmio di spesa, con una sinergia ovviamente importante, senza distrarre il proprio personale dalle attività ordinarie.
Dico che, e qui ho fatto una serie di appunti, questo soggetto unico, il Consorzio Marche Spettacolo, potrebbe esercitare questa funzione e potrebbe occuparsi, cosa che non fa adesso, della richiesta dei fondi al Mibact per Urbino, Fano, Fabriano, Ascoli Piceno, Pergola, Montegiorgio, Maiolati Spontini, San Benedetto Tronto, Civitanova Marche, Ripatransone e Recanati, che nella lirica ha un posto di grande rilievo con Beniamino Gigli. Questo è il progetto.
C’è il Consorzio Marche Spettacolo che potrebbe mettersi al servizio, come soggetto unico, per tutta la parte amministrativa, permettendo ad enti, penso soprattutto ai Comuni, di svolgere un’attività estiva (per chi ha grandi superfici per fare degli spettacoli) e non estiva che ora non fanno, quindi la contribuzione che si potrebbe chiedere al Fus potrebbe essere più adeguata per la nostra Regione. C’è un volano turistico culturale importante che con un aggiustamento nei confronti del Consorzio Marche Spettacolo sarebbe possibile. Grazie.

PRESIDENTE. Emendamento 1. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Proposta di atto amministrativo n. 35. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Interrogazione n. 383 - a risposta immediata
ad iniziativa della Consigliera Pergolesi
"Risorse fondo sanitario"
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 383 della Consigliera Pergolesi.
Ha la parola, per la risposta, il Presidente Ceriscioli.

Luca CERISCIOLI. Il fondo viene calcolato su diversi parametri, quindi è il complesso dei parametri che dà il risultato.
La parte più significativa della risposta è che anche quest’anno la Regione è stata confermata Regione benchmark in sanità e questo ci permette di recuperare rispetto a dati di riduzione dei parametri generali determinati dalla riduzione della popolazione, perché uno dei parametri che incide significativamente - qui sono elencati tutti, sono tanti - è anche la popolazione. Se si hanno 1.530.000 abitanti è una cosa, se si hanno 1.450.000 è un’altra, quindi avere 80.000 abitanti in meno da servire, nel totale dei quasi 3 miliardi sanitari, ha una certa incidenza.
L’elemento che ha consolidato il valore è il fatto di essere Regione benchmark, non è merito mio perché sono dati relativi a due anni fa, sono calcoli fatti con un certo ritardo, è il numero uno nel rapporto fra i Lea ed una serie di parametri aggiuntivi che vengono valutati.
La Regione benchmark non viene penalizzata nei conti dell’anno successivo, quindi c’è un vantaggio perché si consolida il risultato dell’anno precedente.
Un altro contributo importante ci è arrivato da un sotto riparto di fondi dedicati alle Regioni colpite dal terremoto che vale circa 6 milioni di euro, quindi essere Regione benchmark e i 6 milioni sono la parte più significativa del riparto.
Sulla mobilità attiva legata al privato, noi siamo fra le poche Regioni che applicano la normativa nazionale che prevede la regolamentazione, lo dico perché è un argomento di cui si discute al tavolo nazionale di confronto con le altre Regioni (Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna) le quali non sono per niente d’accordo con l’indicazione normativa, cioè uno dovrebbe stare entro la soglia di qualche anno fa, che essendo regolata non produce degli sbecchi positivi, ma anche per “colpa nostra” perché stando in un quadro di regole diamo dei limiti entro i quali fare mobilità attiva, quindi non è un dato significativo rispetto al quadro, però è logico che in un conto fatto di tante voci, la mobilità attiva sta nel più, la mobilità passiva sta nel meno, ma detto così sono tante le voci che influiscono con il fatto che è regolata, non è certo un elemento che riproduce uno sbecco di 10 milioni.
Comunque le passo la risposta per intero così potrà valutare meglio. Se vuole fare degli approfondimenti ci sono anche delle tabelle più accurate e gliele farò avere se ha questa necessità, sono tabelle che normalmente utilizziamo nel riparto, gliele farò avere.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatta o meno, la Consigliera Pergolesi.

Romina PERGOLESI. Grazie Presidente. Accetto volentieri la sua proposta di avere ulteriori dettagli ed ulteriori tabelle, quindi, se non ho capito male, di questi 12 milioni di euro in più rispetto all’anno scorso, 6 provengono dal fondo di riparto per il sostegno alle zone terremotate.
Grazie al fatto di essere una Regione benchmark noi abbiamo 6 milioni in più rispetto all’anno scorso, questo però non si quantifica e non si attua a vantaggio dei cittadini. Comunque sia noi abbiamo un aumento rispetto agli ultimi 5 anni della mobilità passiva, cosa evidente è che la nostra regione dal punto di vista della mobilità attiva, non solo per quanto riguarda il rispetto delle normative, ma anche per i servizi che erogano le nostre strutture, non è poi così accattivante ed attrattiva per i cittadini delle altre Regioni.
Tutto questo era piuttosto prevedibile perché, rispetto a quanto proclamato da lei appena eletto, noi continuiamo ad avere i tempi delle liste d’attesa piuttosto elevati, quasi inaccettabili, tant’è che rispettiamo i tempi previsti per l’erogazione del servizio solo di una prestazione su quattro.
Continuiamo ad avere delle carenze di organico, delle carenze strutturali, anche per quanto riguarda il personale medico all’interno degli ospedali e dei reparti fondamentali.
Sinceramente, Presidente, non me ne voglia, però viste le numerose criticità, viste le numerose volte in cui abbiamo protestato, e siamo anche stanchi di protestare, la invito a fare una seria riflessione sul suo Assessorato e sulle azioni del suo Assessorato, magari fare un passo indietro a vantaggio dei cittadini e delle prestazioni erogate dal Servizio sanitario regionale che sinceramente negli ultimi due anni ha peccato di carenze strutturali piuttosto importanti. Grazie.

Interrogazione n. 270
ad iniziativa dei Consiglieri Zaffiri, Zura Puntaroni, Malaigia
“Delibera di Giunta regionale n. 865 approvata in data 1 agosto 2016 – conferimento incarico per la direzione della P.F. edilizia sanitaria e ospedaliera nell’ambito dell’Ars”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l’interrogazione n. 270 dei Consiglieri Zaffiri, Zura Puntaroni, Malaigia.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Cesetti.

Fabrizio CESETTI. L’interrogazione ha per oggetto, Presidente, l’incarico da parte dell’Ars della direzione della P.F. edilizia sanitaria all’Arch. Nardo Goffi.
L'ARS è un soggetto di diritto pubblico dotato di autonomia amministrativa e contabile, riconducibile pertanto alle pubbliche amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2 del decreto legislativo n. 165/2001.
In materia di conferimento di tali incarichi si applica quindi il comma 5 bis nonché l’articolo 11 della legge 90/2014 che consentono, in circostanze definite, il ricorso ad incarichi dirigenziali a personale esterno, nel limite complessivo del 20% della dotazione organica.
La legge regionale n. 26/2016 prevede all'articolo 4 che in casi eccezionali e straordinari l’Ars può conferire incarichi con contratto a termine di diritto privato, nel limite massimo di due unità, a soggetti esterni in possesso dei requisiti previsti dall'articolo 28, comma 3, della legge regionale n. 20/2001.
Al momento del conferimento dell'incarico all'Arch. Goffi, presso l'Ars era stato conferito un solo incarico esterno ai sensi della succitata legge regionale.
La Posizione di funzione edilizia sanitaria e ospedaliera, oggetto della presente interrogazione, era stata ricoperta in precedenza dall’Ing. Mario Pompei, nel periodo dall’1 aprile 2011 all’1 agosto 2012. All'atto del conferimento all’Ing. Pompei dell'incarico al servizio infrastrutture, trasporto ed energia la suddetta posizione era temporaneamente mantenuta ad interim dallo stesso.
Successivamente l'incarico, sempre ad interim, è stato conferito al dirigente regionale, Ing. Cesare Spuri, già Direttore del Dipartimento per le politiche integrate di sicurezza e per la protezione civile. In considerazione delle successive ed impegnative competenze affidate all'Ing. Spuri, anche quale Direttore dell’Ufficio di ricostruzione e delle altrettante rilevanti competenze connesse all’espletamento della Posizione di funzione edilizia sanitaria e ospedaliera, non poteva, questa funzione, essere mantenuta in capo all'Ing. Spuri.
Da qui la necessità di ricorrere ad una elevata professionalità come quella dell’Arch. Nardo Goffi, già Direttore dell’area operativa e responsabile del servizio pianificazione urbanistica del Comune di Pesaro.
Le competenze dell’Arch. Goffi sono bene evidenziate nel curriculum vitae dallo stesso presentato.
Si rileva quindi che l'affidamento dell'incarico, ai sensi della citata normativa nazionale e regionale, all'Arch. Goffi è funzionale alla necessità di realizzare specifici progetti presso l'Ars e anche alla ordinaria funzione dirigenziale garantendo lo svolgimento delle attività e dei numerosi e consistenti procedimenti in capo alla Posizione di funzione edilizia sanitaria e ospedaliera.
Risultano, altresì, pienamente rispettate sia la specifica norma regionale (legge regionale n. 26/1996), sia le norme nazionali (articolo 19, commi 5 bis e 6, decreto legislativo n. 165/2001) che definiscono i limiti percentuali agli incarichi esterni a cui l'Ars può ricorrere, secondo le procedure di nomina indicate dalla citata legge regionale 26/1996.
Aggiungo altresì, ma è noto, che all’Arch. Nando Goffi è stato conferito l’importante incarico di Dirigente del Servizio tutela del territorio della Regione Marche.
Aggiungo a titolo personale, come Assessore delegato all’organizzazione ed al personale, che l’amministrazione regionale ha fatto bene a conferire incarichi di straordinaria rilevanza all’Arch. Nando Goffi, in particolare nel settore di competenza dell’Assessore Sciapichetti e in quello della Posizione di funzione edilizia sanitaria, perché, credo che sia noto a tutti, ma posso affermarlo per consapevolezza diretta, che con la venuta dell’Arch. Nando Goffi questa amministrazione e la comunità regionale ci hanno guadagnato molto perché è un professionista di grande e straordinaria competenza professionale oltre che dotato di qualità umane che non guastano nell’espletare importanti servizi ai quali lui è stato chiamato.
Consegno anche la risposta scritta perché mi sono avvalso di una esposizione a braccio.

Presidenza della Vicepresidente
Marzia Malaigia

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Zaffiri.

Sandro ZAFFIRI. Grazie Presidente. Assessore non ho citato la professionalità dell’Arch. Goffi. Non è mio costume. Ho evidenziato, come lei sa benissimo, delle disposizioni di legge regionale. Questo è il problema, una legge della Regione Marche non può essere applicata in un modo diverso e questo purtroppo, come lei sa benissimo, accade anche in qualche altro settore, come abbiamo già evidenziato e come nuovamente cercheremo di evidenziarlo.
Ritorniamo all’argomento. Per quanto riguarda l’Ars lei dice che la nomina è avvenuta secondo la delibera, secondo le disposizioni, tutto quello che è, io sono d’accordo, però non può essere che all’articolo 19, comma 5 bis, del decreto legislativo 165/2001, lei legge 20 e io leggo 10.
Se sono 10, Assessore, 9 figure professionali più un’altra ricoperta dall’esterno, non c’è lo spazio per l’undicesima persona. Questo è il problema! Lì sono state fatte 11 posizioni ed è chiaro che la nostra interrogazione è valida; ma se ci sono 10 posizioni (- 9 più il 10% fa 10) ha ragione lei, è ovvio.
Questo è il problema. Non sto discutendo, ripeto, della professionalità, sto parlando delle “manovrine e manovrette” per tirare le leggi di qua o di là, a seconda di come fa comodo interpretarle.
Questo è l’aspetto negativo che registro, non le altre cose. Se è stato assunto un dirigente che viene da Pesaro, bravo, capace, qual è il problema? Il problema non c’è.
Il problema sorge quando ci sono tirate di giacca, per cui si allunga da una parte. Questo è il problema ed è chiaro che queste cose ci balzano all’occhio quando ci sono delle irregolarità.
Poi il percorso della persona è un altro. Ha lasciato quell’incarico o continua ad avere quell’incarico più un altro? Va bene. Forse serviva parcheggiarlo lì per avere l’altro incarico? Si parcheggiano le macchine, ma non una sopra l’altra, se il posto nel parcheggio è occupato si aspetta che l'auto esca per rioccupare quel posto, Assessore. Questo è il problema.
Avete parcheggiato due macchine una sopra l’altra, avete un carro attrezzi eccezionale, però non l’avete fatto di notte, se lo facevate di notte andava bene, ma l’avete fatto di giorno e siete stati smascherati. Questo è il problema, almeno fatelo di notte, santo cielo!
Sotto questo aspetto dovete imparare qualcosa, fateli di notte questi provvedimenti, pertanto prendo atto della sua prolissa risposta, ma non condivido.

Interrogazione n. 287
ad iniziativa del Consigliere Rapa
“Intesa Regione Marche – Aziende tpl”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 287 del Consigliere Rapa.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Sciapichetti.

Angelo SCIAPICHETTI. Grazie Presidente. Per quanto riguarda l’interrogazione del Consigliere Rapa la storia parte da lontano, quindi è giusto che rifacciamo la cronistoria per arrivare ai giorni nostri.
La motivazione principale che ha determinato la redazione del protocollo d'intesa del 2015 è stata la necessità di rivedere la determinazione dei corrispettivi minimi a fronte dell'andamento dell'inflazione programmata, meccanismo non puntualizzato nei vigenti contratti di servizio urbani ed extraurbani stipulati a suo tempo da Province e Comuni.
A fronte dell'impegno della Regione di rivedere i corrispettivi per il secondo semestre 2013 e per l'esercizio 2014 con un'integrazione economica una tantum, le Aziende esercenti si sono impegnate ad ottemperare ad una serie di compiti sia di natura tecnico-operativa nella conduzione dei contratti, sia di natura organizzativa per il completamento rapido degli investimenti sugli apparati tecnologici da installare sulla flotta bus.
In relazione a questi ultimi aspetti si sono presentate delle difficoltà e dei ritardi nell'adempiere agli impegni assunti dalle Aziende, come richiamato dalla Regione con nota n. 374508 del 27 maggio 2015 ed argomentato in più occasioni tra cui nel tavolo dedicato del 28 gennaio 2016.
Con nota n. 178661 del 18 marzo 2016 di riscontro alla richiesta del 29 gennaio 2016 delle Associazioni di categoria ANAV-ASSTRA Marche si ribadivano alcune criticità irrisolte, in particolare a riguardo del completamento delle installazioni ed al corretto utilizzo degli apparati tecnologici.
Con la medesima nota infatti si rilevava che:
erano da ritenersi decorsi i termini previsti al punto 3, con riferimento agli impegni da parte delle aziende di trasporto;
non erano meglio esplicitati i termini di pagamento delle imposte (IVA) sull'integrazione economica del corrispettivo una tantum, soprattutto alla luce della sentenza del Tar Marche che ha attribuito alla Regione Marche la copertura integrale di tale imposta fino al luglio 2014;
in virtù di quanto sopra era necessaria una rivalutazione delle coperture finanziarie;
le recenti disposizioni normative in itinere sulla riforma sui servizi pubblici di interesse economico, che modificano le modalità con cui i contratti di servizio devono garantire i sistemi di bigliettazione elettronica, impongono una revisione del punto 3.
Si concludeva che si riteneva opportuno proporre alla Giunta regionale l'aggiornamento del protocollo d'intesa a suo tempo stipulato, nella formulazione approvata nel 2015 rispetto agli impegni reciproci assunti, in un nuovo testo con il quale si prenda atto degli impegni già onorati e si fissi una nuova scadenza per quelli non completamente adempiuti, attualizzandoli ai nuovi scenari. Nel corso di incontri tematici legati al subentro della Regione Marche nelle competenze in materia di trasporto pubblico locale provenienti dalle Province, a seguito della legge regionale 13/2015 ed in particolare nell'incontro del 27 settembre 2016, si è riaperta la discussione con le aziende ritenendo opportuno approcciare la problematica in esame, non più come un riconoscimento di una somma una tantum a compensazione dei fenomeni inflattivi, piuttosto come revisione strutturale degli stessi tesa a assicurare l'equilibrio economico delle aziende, ma al contempo perseguire l'efficienza di gestione, secondo le indicazioni dell'Autorità di regolazione dei trasporti espresse nella delibera n. 49/2015 e dell'articolo 19 del decreto legislativo 422/1997.
In questi termini è in fase di ultimazione un modello che prevede la revisione sistematica e strutturale dei corrispettivi sulla base dell'andamento dell'inflazione, ma anche delle eventuali politiche tariffarie che contribuiscono in egual modo a garantire il corretto equilibrio economico degli esercenti del servizio. Tale modello sarà oggetto di un nuovo accordo con le aziende, in fase di predisposizione, che rettifica il precedente di cui alla delibera di Giunta regionale 114/2015 come espresso nella richiamata nota del 18 marzo 2016, quindi c’è una partita aperta con le aziende che ci vede impegnati nel rispetto reciproco degli impegni assunti e prossimamente valuteremo, sempre in un confronto costante e sereno, ma serrato e franco con le aziende, quello che dovremo fare noi ed i compiti a cui dovranno assolvere loro.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Rapa.

Boris RAPA. Ringrazio l’Assessore Sciapichetti per la precisa e puntuale risposta che ha fornito, per cui mi ritengo soddisfatto.

Interrogazione n. 373
ad iniziativa del Consigliere Maggi
“Polizze assicurative Ersu Ancona”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 373 del Consigliere Maggi.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Bravi.

Loretta BRAVI. L'Ente regionale per il diritto allo studio (Erdis) dovrà intendersi costituito con la nomina dei suoi organi da parte della Regione Marche, da effettuarsi entro tre mesi dall'entrata in vigore della medesima legge, quindi, per rispondere alla sua domanda, abbiamo cercato con la P.F. istruzione, formazione, orientamento e servizi territoriali di risalire alla questione.
Abbiamo comunicato questa richiesta al Direttore unico degli Ersu il quale ci ha detto che l’Ersu di Ancona aveva contratto polizze incendio, Rct, Rca, Kasko e Patente Protetta, con un'unica compagnia, la Toro Assicurazioni (oggi Generali Italia) da oltre 20 anni.
Questi contratti non erano mai stati rivisti, nonostante fossero piuttosto vetusti, avevano scadenza annuale e venivano rinnovati di anno in anno su richiesta dell'Ente e non in virtù del tacito rinnovo, che è escluso per la pubblica amministrazione dal nostro ordinamento.
A partire da ottobre 2016, in prossimità della scadenza dei contratti, la Direzione dell'Ersu di Ancona ha ritenuto opportuno fare una revisione del portafoglio assicurativo nella volontà di conseguire miglioramenti di coperture e risparmi di spesa.
Dalla ricerca di mercato effettuata è emerso che, per le necessità dell'Ersu di Ancona, le migliori polizze per tipologia di rischio assicurato e relativo prezzo erano quelle di un'altra compagnia assicurativa, nei confronti della quale si è orientata la scelta dell'ente.
Pertanto l'Ersu ha operato in maniera corretta al fine di garantire migliori coperture all'ente ed un risparmio di spesa, facendo anche ruotare gli offerenti a favore del mercato, così come previsto dalle linee guida Anac, soprattutto, sulla base del fatto che le polizze in scadenza al 31 dicembre 2016 non potevano tacitamente rinnovarsi, quindi ogni eventuale richiesta da parte della Compagnia Generali è da ritenersi illegittima e non dovuta. Questo è quanto mi ha risposto la P.F..

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Maggi.

Giovanni MAGGI. Grazie Assessore. Non metto in dubbio il fatto che l’ente si faccia carico di vedere quali sono le polizze più convenienti a parità di copertura, questa è una iniziativa che è giusto fare.
Dissento però perché ho visto che nelle polizze c’è scritto che se la disdetta non avviene entro il 31 ottobre, questa clausola è evidente, l’assicurazione si rinnova per un altro anno.
La clausola è specifica, la firma dell’Ersu c’è, la Compagnia Generali, prima era la Toro, come lei giustamente ha detto, ha mandato una raccomandata, non ha ricevuto nessuna risposta, né alla raccomandata, né telefonica, questo fa presupporre che ci sia qualche inghippo.
C’è questa clausola che dice: “Se la disdetta non avviene entro il 31 ottobre 2016, viene rinnovata per un altro anno”, è stata mandata una raccomandata con ricevuta di ritorno e alla raccomandata non si è risposto.
Adesso l’Assicurazione Generali farà un’azione per recuperare 27.562 euro di polizze che con le spese legali arriveranno a più di 30.000 euro - ne facevano di borse di studio con questa cifra - ma non solo, mi è arrivato, sempre dalle Generali, una nota che dice che c’è anche una polizza incendio nei confronti del Buon Pastore che fa parte del pacchetto di polizze non disdettate, inoltre avendo questa polizza il vincolo della Banca delle Marche per essere disdettata deve avere il nulla osta della Banca delle Marche, ma la Banca per non far rimanere scoperto il bene finanziato non rilascia nessun benestare se prima non viene fornita una nuova copertura assicurativa che ora non c’è.
Secondo la Banca non è stata fatta nessuna disdetta dall’Ente per cui può autonomamente decidere di pagare il premio alla compagnia.
Se quello che le sto dicendo corrisponde a realtà bisognava disdettare la polizza due mesi prima della scadenza, per cui verrà addebitato dalla Banca Marche all’ente il rinnovo di questa polizza compresi i costi del finanziamento.
Siamo di fronte al rischio di vedere decurtate all’Ersu di Ancona, quindi al prossimo Erdis, più di 30.000 euro perché - se è come dice lei non è così, ma io ho visto le polizze e c’è questa clausola - non è stata fatta attenzione al rinnovo.
Tenga presente che le polizze delle auto, queste sì, per legge non hanno bisogno di disdetta, mentre queste avevano questa clausola che prevedeva la disdetta, firmata dal rappresentante legale dell’Ersu.
Nella mia interrogazione non l’ho messa, ma c’è anche la polizza incendio del Buon Pastore, quindi piove sul bagnato. Grazie.

Interrogazione n. 236
ad iniziativa della Consigliera Marcozzi
“Rischi idrogeologici nel fermano”

Interrogazione. n. 365
ad iniziativa della Consigliera Marcozzi
“Criticità Ete Morto”

Interrogazione n. 381
ad iniziativa della Consigliera Marcozzi
“Esondazioni Ete Vivo”
(abbinate)
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca le interrogazioni n. 236, 365, 381 della Consigliera Marcozzi.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Sciapichetti.

Angelo SCIAPICHETTI. Grazie Presidente. Per l’economicità dei lavori abbreviamo il percorso, perché ho già consegnato la risposta sulla criticità dell’Ete Morto e dell’Ete Vivo, mentre credo che sia da mettere in evidenza il rischio idrogeologico nel fermano, che riassume per grandi linee anche quello che è riportato nella risposta alle altre due interrogazioni.
Ringrazio la Consigliera Marcozzi, perché ci fa fare il punto sul rischio idrogeologico.
E’ un discorso che interessa a tappeto tutta la regione, in questo caso focalizzato sulla provincia di Fermo.
Il Servizio tutela del territorio di Fermo, ai sensi del Regio Decreto 523/1904, ha competenza idraulica specifica su quattro fiumi principali: l'Aso (che scorre in parte al confine con quella di Ascoli Piceno), l'Ete Vivo, il Tenna e l'Ete Morto, che presentano le caratteristiche seguenti.
Si tratta di corsi d'acqua che per la maggior parte dell'anno sono di fatto in secca, caratterizzati da portate idriche modeste, che possono tuttavia diventare critiche a causa di brevi periodi di avversità atmosferiche, della durata di soli due o tre giorni, od addirittura anche di poche ore, con particolare riferimento al Torrente Ete Vivo ed al Torrente Ete Morto, nel caso di precipitazioni violente e concentrate.
È pertanto evidente che tali corsi d'acqua della provincia di Fermo costituiscono un forte elemento di rischio per il territorio, poiché possono diventare pericolosi a causa di periodi di avversità metereologiche brevi, imprevedibili e frequenti.
Si ricorda in proposito che il solo Torrente Ete Vivo è stato interessato da almeno tre eventi alluvionali che si sono verificati il 2 giugno 2009, nel marzo 2010 ed l’1 marzo 2011, e che si è potuto evitare il quarto unicamente ai lavori eseguiti in regime di somma urgenza nel 2011.
L'Ete Vivo è particolarmente critico, in quanto nel tratto di foce attraversa aree urbane artigianali ed agricole popolate, ed è adiacente ad infrastrutture viarie molto percorse.
L'Ete Morto presenta il punto più pericoloso in corrispondenza dell'abitato di Casette d'Ete e del campo sportivo più a valle, ed è anch'esso adiacente alla viabilità locale.
L'Aso ed il Tenna hanno un andamento più naturale e lineare. Gli alvei, nei tratti di maggiore interesse ai fini della sicurezza, sono prevalentemente ghiaiosi, quasi ovunque non arginati, ed in alcuni tratti la quota di fondo coincide con quella dei terreni agricoli circostanti. La presenza di folte macchie di vegetazione sia in alveo che sulle sponde, causa la deviazione delle acque durante le piene, che erodono le aree coltivate prospicienti, con grave malcontento degli agricoltori e richieste di danni. Entrambi, nel tratto di foce, attraversano aree urbanizzate e costeggiano per lunghi tratti strade importanti per la mobilità sia locale che provinciale.
A seguito delle eccezionali precipitazioni del marzo 2011, la Provincia attuò una prima fase di interventi di somma urgenza per la riparazione dei danni dell'alluvione ed una seconda, costituita da opere strutturali, da programmare e realizzare compatibilmente con le risorse disponibili.
I tecnici del Genio Civile hanno individuato una serie di 30 interventi di somma urgenza per complessivi 9.452.230 euro ed un fabbisogno generale per mettere in sicurezza il territorio dal rischio alluvione mediante opere strutturali da programmare e progettare, di circa 30 milioni di euro.
Nel caso specifico, con gli interventi ordinati si è proceduto esclusivamente alla riparazione dei danni dell'alluvione, ed a mettere i fiumi nelle condizioni di sicurezza minime per poter affrontare un prossimo e probabile evento calamitoso.
Il vero problema, ora, resta quello di svolgere un’azione efficace e strutturale per la manutenzione del territorio, mediante adeguata programmazione. Il principale strumento per attuarla, rendendo possibili gli interventi necessari, era la legge 183/89, gestita dalle Autorità di Bacino, che entro ogni anno approvava gli schemi previsionali e programmatici, in pratica elenchi di progetti di opere da realizzare per la sicurezza del territorio. La 183, che pure aveva dato inizialmente buona prova, non è più stata finanziata seriamente dal Ministero dell'ambiente da oltre 10 anni. La maggior parte degli enti hanno bilanci ridottissimi che non permettono di effettuare gli interventi sui tratti di fiume che sarebbero di propria competenza.
Nell'ambito del Por-Fesr della Regione Marche 2014-2020, l'asse 5 prevede azioni per promuovere l'adattamento al cambiamento climatico, la prevenzione e gestione dei rischi. In particolare, l'azione 15.2 parla nello specifico di manutenzione straordinaria del reticolo idraulico, delle reti di scolo e sollevamento acque, laminazione delle piene e stabilizzazione delle pendici, utilizzando, ove possibile, infrastrutture verdi. La scelta del Por è quindi quella di intervenire, con progetti pilota, sulle aste fluviali con foce nei centri abitati o che attraversano le zone industriali, al fine di ridurre la possibilità che si verifichino nuovi danni alle persone e alle attività produttive.
Il Fiume Aso viene citato espressamente in quanto avente le caratteristiche di rischio sopra indicate. Nella cornice sopradescritta si colloca il progetto di 700.000 euro inviato ai soggetti regionali responsabili. Un progetto che ha l'obiettivo di individuare risposte integrate (ambientale, economico, sociale e politico-normativo), combinando il tema della riqualificazione e tutela delle dei corpi idrici superficiali e profondi attraverso accordi agroambientali d'area attivando tecniche di produzione a basso impatto a quella della mitigazione del rischio idraulico lungo il corso del fiume. L'analisi riguarda compiutamente l'intero tratto fluviale dell'Aso da Villa Pera alla foce, sia dal punto di vista geologico, idraulico, nonché botanico e vegetazionale.
Tale analisi dovrebbe essere condotta anche per le altre tre aste fluviali, al fine di analizzare ed individuare le principali peculiarità e criticità dal punto di vista idraulico, geologico-geomorfologico, botanico-vegetazionale ed ambientale e sulla base di esse redigere progetti esecutivi di ampio respiro, magari da realizzare a stralci sulla base delle risorse reperibili. In tal modo si risolverebbero, con l'aiuto di ogni soggetto che ha la responsabilità di intervenire in merito, tutte le problematiche lamentate nella interrogazione. Per l’Ete Vivo e l’Ete Morto le consegno la risposta scritta che è più dettagliata. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatta o meno, la Consigliera Marcozzi.

Jessica MARCOZZI. Grazie Assessore per la risposta. Il problema è che non sono soddisfatta perché la causa del dissesto idrogeologico dei due fiumi, Ete Vivo ed Ete Morto, secondo i frontisti proprietari, è dovuta ai lavori effettuati dopo il 2011, lavori di somma urgenza.
Si è costituito un comitato, ci sono state numerose riunioni, l’ultima un mese fa a Casette d’Ete, molto burrascosa, perché sono stati spesi in totale più di 13 milioni di euro, purtroppo senza risultati apprezzabili, ma peggiorando di molto la situazione.
L’eliminazione degli alberi lungo gran parte delle sponde, attuata a partire dal 2011 dalla Provincia di Fermo, con lo scopo di allargare i due torrenti, si è rivelata una catastrofe, e questo era stato anticipato dai frontisti proprietari. Molteplici danni alle infrastrutture stradali, ai collettori fognari ed idrici, ai ponti e soprattutto agli appezzamenti di terreno dei frontisti. Domenica c’è stata l’ultima protesta.
Cosa vogliono? Un intervento immediato che ponga fine allo stillicidio delle erosioni e frane che stanno massacrando e polverizzando ettari ed ettari dei loro terreni.
Si ad una programmazione che deve essere attuata subito perché la situazione è veramente drammatica. Domenica l’ultima protesta. Vogliono anche un incontro con la Regione nell’immediato.
Assessore la ringrazio per la risposta, ma la questione va risolta a monte e secondo i proprietari il problema dell’Ete Vivo e dell’Ete Morto è dovuto ai lavori di somma urgenza fatti dopo il 2011. Tantissimi interventi, tantissimi soldi buttati, senza risolvere nulla. Grazie.

Interrogazione n. 297
ad iniziativa dei Consiglieri Bisonni, Malaigia
“Inserimento nelle graduatorie ad esaurimento di insegnanti con diploma magistrale nelle province di Ascoli Piceno e Fermo”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca le interrogazioni n. 297 dei Consiglieri Bisonni, Malaigia.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Bravi.

Loretta BRAVI. Ringrazio per questa interrogazione anche perché sapete benissimo che pur non essendo di competenza regionale, ho molto a cuore la questione dell’organico.
Rispondo al secondo quesito dell’interrogazione che chiede: “Se intende farsi promotrice”, certo, ci siamo già fatti promotori presso il Miur di questa situazione, comunque voglio brevemente ricordare alcuni elementi.
Questa situazione va avanti dal 2015, quando il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso pilota patrocinato dall'Anief ed ha accertato senza riserve il diritto dei docenti in possesso di diploma magistrale conseguito entro il 2001/2002 ad essere inseriti nella terza fascia delle Graduatorie Gae.
In seguito il Miur ha riaperto i termini per aderire al ricorso per chi non aveva prodotto domanda di inserimento in Gae entro i termini.
Il Consiglio di Stato ha dichiarato che "i diplomati magistrali con il titolo conseguito entro l'anno scolastico 2001/2002 e in possesso del titolo abilitante al momento della trasformazione delle graduatorie da permanenti ad esaurimento possono essere inseriti in queste ultime".
Con questa sentenza il Governo e il Parlamento consentono a tutti i precari abilitati di inserirsi nella fascia aggiuntiva delle Gae compresi i diplomati magistrali entro il 2002.
Ma il disagio dei diplomati magistrali, pur avendo ottenuto sentenza favorevole all'inserimento in graduatoria ad esaurimento, continua in quanto non riescono ad ottenere ruoli e supplenze in mancanza di un decreto applicativo da parte del Miur.
Il decreto dovrà riconoscere il diritto a tutte le maestre diplomate fino all'anno scolastico 2001/2002 di poter essere inserite nelle graduatorie riconosciute dalla sentenza del Consiglio di Stato.
Questa situazione è aperta, su questo ci stiamo interessando, però, ripeto, dovrebbe essere un problema dell’Ufficio scolastico regionale per dare a ciascuno le proprie competenze e non fare ciò che non è nel Dna della Regione, però, c’è la massima attenzione da parte di questo Assessorato a tenere desta la vigilanza su questo, ne abbiamo parlato anche ultimamente con il Ministro e debbo dirvi che continuano le giuste lamentele da parte dei docenti.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Bisonni.

Sandro BISONNI. Grazie Presidente. La ringrazio Assessore per la risposta.
Sapevamo benissimo, come abbiamo scritto, che la responsabilità di questo non ricade sulla Regione, però ritenevamo di essere di fronte ad una palese ingiustizia ed è per questo che chiedevamo se la Regione intendesse farsi promotrice presso il Governo.
Prendiamo atto che il problema è conosciuto e che se ne sta interessando, ci auguriamo solo che si riesca a fare qualcosa per questi insegnanti che hanno gli stessi diritti degli altri.
Le chiederei cortesemente di tenerci aggiornati sull’evoluzione della vicenda. Grazie.

Interrogazione n. 330
ad iniziativa dei Consiglieri Zaffiri, Zura Puntaroni, Malaigia
“Istituzione del libretto formativo del cittadino, articolo 37 d.lgs. 81/2008”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l’interrogazione n. 330 dei Consiglieri Zaffiri, Zura Puntaroni, Malaigia.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Bravi.

Loretta BRAVI. Questa interrogazione è facile nella risposta ma complessa nel senso tanto che ho chiesto di ricostruire un po’ lo storico di questo Libretto formativo del cittadino che esiste, che c’è ed è stato modificato in itinere.
Ho quattro pagine di risposta, la sintetizzerò in breve andando sui punti fondamentali, poi vi lascio tutta la documentazione.
Il Libretto formativo del cittadino ha una portata ampia, non è un documento burocratico o formale, ma uno strumento che registra le competenze acquisite da una persona durante l’intera sua formazione, quindi si parla di competenze formali, informali, tutto il curriculum che una persona ha. E’ una sorta di Libretto che accompagna la vita del cittadino e contiene l’attività formativa, l’istruzione ed il lavoro.
La finalità prioritaria del Libretto riguarda la persona ed il cittadino formato e lavoratore, queste sono le tre caratteristiche che sottostanno al Libretto, che è un raccoglitore di informazioni aggregate ed "evolutive" in modo che un’azienda, ad esempio, che ha bisogno di prendere un ragazzo, guarda le competenze trasversali, non solo la somma delle competenze di un normale curriculum, per capirci.
Questo Libretto risponde alle direttive dell’Unione Europea, ci sono gli obiettivi di Europa 2020, ai quali risponde per cercare di ricostruire il Dna del cittadino.
Dal 2012 in base alla Riforma del mercato del lavoro nel Libretto vengono aggiunti: gli standard, i criteri, le modalità, l’Accordo fra Stato e Regioni, per rivedere le figure professionali. Questo è estremamente importante perché noi rischiamo di formare dei profili che sono superati, quindi dobbiamo stare molto attenti al mondo del lavoro perché un tipo di formazione in 3 mesi può divenire obsoleta.
Nell'agosto 2012, con una gara aperta per l'affidamento del servizio, la Regione Marche ha avviato il Libretto formativo del cittadino denominato "VA.LI.CO. Marche".
Il mutato quadro normativo del 2013 ha imposto la parziale revisione dell'originario progetto, cosa sono stati aggiunti? Sono state aggiunte delle figure, e su questo vorrei essere molto esplicita per non parlare di concetti, profili professionali per le produzioni metalmeccaniche, per la cantieristica navale, portuale e nautica. Guarda caso è una di quelle filiere che tira un po’ di più e che sente un po’ meno la crisi.
In parallelo a questi lavori, nel biennio 2013/2014, è stato avviato un gruppo pilota con gli operatori dei Ciof per cercare di calare queste indicazioni del Libretto nella territorialità.
Da settembre 2015, con il decreto legislativo 150/2015, molto importante per la formazione e per il lavoro a cui voi alludete, sono stati istituiti dei profili professionali nuovi, specifici anche del nostro iter produttivo, la creazione di un portale web Libretto, le attività di informazione e formazione.
In sintesi vorrei ricordare che il libretto esiste e viene modificato in itinere a seconda delle direttive ministeriali e delle richieste delle aziende. Se poi volete una definizione più dettagliata qui ci sono quattro pagine che vi posso dare.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Zaffiri.

Sandro ZAFFIRI. Grazie Presidente. Assessore lei ha risposto alla nostra interrogazione con la quale chiedevamo che fine avesse fatto il Libretto formativo per i cittadini. Che fine ha fatto? Nessuna, perché è stata messa in piedi soltanto quella Commissione.
Oggi il Libretto serve per formare i lavoratori, perché lei sa meglio di me che ci sono dei corsi di formazione per i quali serve il Libretto.
La Regione su questo non ha fatto niente, non lei, teniamo un Servizio in questo settore che ha risposto in questo modo. E’ il servizio il responsabile n. 1 di questa cosa e non ci sono risposte. E’ vero che ci sono state delle variazioni, è vero che c’è stato l’accordo Stato-Regioni, il decreto ministeriale 174/2001, il decreto legislativo 10 settembre 2003 n. 206, l’accordo Stato-Regioni del 28 ottobre 2004, vado avanti? No, mi fermo, perché il problema non è questo, lì qualcuno deve essere preso per l’orecchio e deve dare attuazione a questo Libretto che oggi per quanto riguarda la formazione professionale è indispensabile.
Questo è il problema, non la risposta che lei cortesemente mi ha dato e la ringrazio.
Il problema è che serve il Libretto, ma il Libretto non c’è! Punto!
Nell’interrogazione avevamo chiesto: quando si intende dar corso a questo indispensabile strumento di servizio per i cittadini lavoratori, ai sensi dell’articolo 37 del disegno di legge n. 81/2008? Questa è la domanda! Quando si attua?
Non l’ho inventata io questa cosa, lei pensa che l’abbia inventata io o che questa richiesta possa provenire dagli operatori del settore? Nasce dagli operatori del settore che sono formatori professionali di chi si affaccia nel mondo del lavoro, chiedono in base alle leggi italiane, in base agli accordi regionali Stato-Regioni. Voi probabilmente non c’entrate niente, però qualcuno della Regione c’entra, la Regione non è una cosa astratta, se ci sono dei dirigenti che non funzionano, Presidente, non c’è il tempo indeterminato!
Questo è un altro problema serio che interessa il mondo del lavoro, non interessa Zaffiri, non interessa la Lega, il Libretto interessa i lavoratori, è una cosa che serve, è stata scritta, è stata approvata dal Parlamento italiano, approvata dalle Regioni.
Credo, Assessore, che lei debba guardare con attenzione a questo problema, si deve impegnare in quest’Aula, perché questo è un aspetto importante. La risposta non la vuole Zaffiri, ma la vogliono i lavoratori che partecipano a questi corsi di formazione per i quali è richiesto il Libretto.
Se ci sono degli uffici che non vanno, guardateli voi, non li posso guardare io, questo è il problema.
In base alle leggi le cose ci dovevano stare tutte, purtroppo non ci sono, Assessore, e a nome di tutte le persone che vogliono questa cosa, le chiedo di attivarsi affinché anche la Regione Marche proceda in questo contesto. Grazie.

Mozione n. 214
ad iniziativa dei Consiglieri Zaffiri, Leonardi, Malaigia, Marcozzi, Zura Puntaroni, Carloni, Celani
"Sfiducia verso l’Assessore all’agricoltura e zootecnia per l’assenza di programmazione e la fallimentare gestione dell’emergenza post-sisma nei confronti degli allevatori marchigiani"
(Discussione e votazione)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la mozione n. 214 dei Consiglieri Zaffiri, Leonardi, Malaigia, Marcozzi, Zura Puntaroni, Carloni, Celani.
Ha la parola, per l’illustrazione, il Consigliere Zaffiri.

Sandro ZAFFIRI. Grazie Presidente. Credo che qui non serva trovare il cattivo, ma su questo problema occorre ragionare e vedere cosa è accaduto e cosa sta succedendo.
E’ chiaro che c’entra l’Assessore competente, non è una questione personale, è una questione politica, è una questione di efficienza, è una questione di programmazione, perché se uno ha le idee programma ed affronta i problemi, non si fa trascinare da altre Regioni e siccome abbiamo avuto il 65-70% dei danni di tutto il terremoto, credo che questa Regione debba essere protagonista nel fare e chiedere le cose. Purtroppo fino ad oggi non lo è stata, Assessore. Lei fra l’altro ha anche dichiarato che non si potevano installare le casette, chi lo avesse fatto sarebbe stato denunciato, eravamo in una situazione drammatica, poi è arrivata la neve, sono morti pure gli animali e ci sono stati dei ritardi pesantissimi. Questo è il problema politico, Assessore, dal quale non potete sottrarvi.
Il ragionamento da fare è che in questo contesto le cose non sono state svolte nel miglior modo possibile. Abbiamo letto i suoi annunci che, mentre c’erano le strade bloccate per le stalle, informavano che si andava verso un paese tutto aperto per una giusta cerimonia, per carità, una processione, lì la strada era aperta! Cito solo questo caso perché il popolo marchigiano ha fatto osservare questa cosa. Qui è mancata la programmazione, è mancato un collegamento nel territorio, bisogna che lo ammettete!
A noi della minoranza compete vigilare, fare osservazioni e di conseguenza, in questo contesto, chiedere le sue dimissioni. Certo, lo sappiamo che i nostri numeri non sono sufficienti perché lei fa parte della maggioranza che ha 19 voti, di questo ne siamo consapevoli, mica siamo sprovveduti, però con questa mozione la vogliamo riportare sui problemi che effettivamente ci sono nel territorio. Ci sono stati, ci sono e ci saranno perché ancora non vediamo delle risposte.
Lei è l’Assessore competente per questa materia ed è chiaro che si deve accollare oneri ed onori. Questo è il problema di fondo. Gli onori se si opera bene, sennò ci sono anche altre cose di cui questa mattina stiamo discutendo, come la capacità politica, la capacità di intervenire, linee guida date agli uffici il giorno prima di Natale. Ma che scherziamo? Prima di Natale sono state date delle disposizioni che potevano essere impartite precedentemente. Poi abbiamo visto anche i suoi colleghi che sono stati protagonisti, qualche giorno fa, di interventi: “Ma come? Perché non l’avete fatto? Non avete modificato o non avete fatto la richiesta per modificare la legge n. 34 per installare le casette nel mese di ottobre?” avete aspettato che la minoranza alimentasse un po’ di pressione? Ma non si fa così!
Fra l’altro ancora una volta come minoranza siamo stati messi alla porta. Avete governato e state governando questo terremoto come se il sisma fosse solo della maggioranza, oppure ci informate quando ne avete voglia. Queste cose non vanno bene, lei è il responsabile politico n. 1 di quello che è accaduto e di quello che sta accadendo.
I terremotati non sono pazzi, protestano non perché stanno bene, ma perché stanno male e questo vuol dire che le cose non funzionano, Assessore. E’ inutile che raccontate che le cose stanno migliorando, perché sapete che non è vero.
Da mesi chiediamo un ruolo diverso dei Sindaci, adesso mi sembra di aver letto che c’è una apertura del Commissario nei confronti dei Sindaci, è da settembre che ve lo chiediamo, ma voi non volete ascoltare, perché Renzi vi ha detto di fare così, Errani vi dice di fare così. Non avete un minimo di autonomia!
Questa è la drammaticità politica, Presidente. Non avete autonomia, non avete proposte da fare, seguite in modo pedissequo quello che vi dice il Commissario o il Primo Ministro. Non è così! A casa nostra non si fa politica in questo modo, perché ci sono le riunioni e voi dovete rivendicare. Se non avete le idee, va bene, non le avete, allora è un’altra cosa, ma non credo che sia questo, non voglio credere che sia questo il problema.
Il problema è altro, siete stati ingabbiati in un sistema che vi sta travolgendo fatto dal Governo nazionale e dal Commissario, vi sta stritolando e non funziona. Voi che rappresentate il territorio siete i primi ad essere osservati, questo è il problema!
Pertanto credo che dovreste cambiare impostazione per dare delle risposte alla nostra popolazione, altrimenti passa anche questo inverno. Qualche Sindaco pochi giorni fa ha descritto, come ho tentato di dirvi prima, la drammaticità della cosa, penso che questo comunicato l’abbiate letto, il popolo marchigiano terremotato che sta lungo le spiagge, lungo la costa, non vuole più ritornare nel proprio territorio se non ci sono delle proposte a lungo periodo che incentivino seriamente il rientro, altrimenti quelle che raccontate sono tutte favole, Presidente.
Questo è il problema di fondo e l’Assessore e Vicepresidente di questa Regione, le ha raccontate molto bene nel periodo delle calamità, sia del sisma che della neve. Ha raccontato favole, ha detto che le stalle erano a posto, e non era vero, ha detto che le casette non si potevano installare a pena di denuncia, poi è stata approvata la mozione e l’Assessore Sciapichetti ha detto: “Grazie alla Giunta”, no “Grazie alle minoranze che l’hanno presentata”. E’ così Assessore e lei lo sa.
Rispetto a queste situazioni o vi velocizzate cercando di affrontare il problema in termini diversi, altrimenti noi continueremo a fare il nostro mestiere, quello di vigilare e spronarvi sulle cose che non fate, però non fateci lavorare molto perché questo diventa il problema. Mettetevi in pista per risolvere le questioni, a noi piace lavorare, però “non molto”, diciamo così, mettevi in condizione di fare le cose.
Questo è il problema, dare risposte a chi protesta, non a Zaffiri ed a tutti i Consiglieri qui dentro, ma alle persone che protestano, perché questo sistema, creato dalla Presidenza del Consiglio e da tutto l’ambaradan dello Stato, vi ha ingabbiato ed oggi si vedono le conseguenze. Grazie.

Presidenza del Presidente
Antonio Mastrovincenzo

PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Leonardi.

Elena LEONARDI. Grazie Presidente. Se siamo qui è perché un problema c’è, è emerso in questi mesi e crediamo che sia assolutamente non negabile.
Solo pochi giorni fa abbiamo visto che gli allevatori sono dovuti andare a protestare a Roma per ottenere lo sblocco dei fondi, cosa che reputo essere di competenza di questa Regione e dei suoi esponenti politici.
E’ un fallimento della politica se deleghiamo a chi è già in difficoltà, a chi ha la propria abitazione distrutta e la propria attività lavorativa messa in ginocchio, di farsi carico di interloquire con l’amministrazione dello Stato per poter ottenere qualcosa.
Signori, forse vi siete distratti, ma gli allevatori sono andati a protestare a Roma!
Devo dire che abbiamo assistito anche ad una poco edificante …

(Voci fuori microfono)

Elena LEONARDI. Io ascolto sempre con interesse e con rispetto gli interventi degli altri, vi chiedo di fare altrettanto, quando l’Assessore Casini o gli altri Assessori della Giunta vorranno intervenire, li ascolterò, come ho sempre fatto, però vi chiedo rispetto nell'ascoltare posizioni anche diverse, poi se la vostra posizione è difforme da quella che vi espongo, giustamente c’è libertà di pensiero, spero, ancora in questo Paese.
Abbiamo assistito anche ad un poco edificante e poco comprensibile scarica barile con la Coldiretti, in un momento nel quale le istituzioni e le parti in campo dovevano operare tutte all’unisono per cercar di trovare soluzioni. L’immagine che si è data all’esterno con questo scarica barile delle responsabilità certamente non ha aiutato a trovare le soluzioni e se ci sono stati degli appelli, se ci sono stati degli interventi sulla stampa, reputo che siano il sentimento e l’esasperazione a cui queste persone sono arrivate.
Non dimentichiamoci che sotto le macerie ad accudire il bestiame, che moriva sotto il gelo, non c’eravamo noi, ma coloro che lavorano lì.
Penso che tutti sbagliamo, quindi non c’è uno scandalo nello sbagliare qualcosa, come dice il proverbio “sbaglia chi fa”, l’importante è fare ed è possibile sbagliare, però credo che la maturità, in una condizione così grave, come quella in cui ci troviamo per il terremoto, avrebbe imposto una presa in carico di responsabilità, non si può prendere solamente quando si fa bene e quando si fa male nascondere gli sbagli sotto il tappeto e rinnegare fino alla fine anche l’evidenza. Credo che questo sia un segno di immaturità e un errore nel rapporto con queste popolazioni e con questi lavoratori, questo è quello che noi contestiamo.
Probabilmente l’Assessore è preparatissima in altre materie, abbiamo assistito solo pochi giorni fa ad un rimpasto all’interno della stessa Giunta con degli scambi di deleghe fra l’Assessore Sciapichetti e l’Assessore Bora, senza che nessuno abbia fatto alcun tipo di polemica, quindi è possibile che una persona, visto che non siamo tutti competenti in tutto, sia più capace in alcune materie e meno in altre.
Nel momento dell’emergenza queste incapacità purtroppo sono venute tutte a galla, perché nell’emergenza bisogna agire bene, in fretta e bisogna fare il proprio lavoro raffrontandosi con le persone che sono in uno stato di disagio.
Purtroppo è evidente che queste competenze sono mancate, ci sono stati dei disguidi che non sono stati ammessi, quindi la richiesta di modificare le deleghe credo che vada a vantaggio della comunità marchigiana. L’Assessore continuerà a ricoprire determinate deleghe, ma lascerà laddove ha dimostrato di non aver saputo fare bene. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Celani.

Piero CELANI. Grazie Presidente. Prima di entrare nel merito credo che sia doveroso da parte mia fare due precisazioni.
La prima: questa mozione non ha nulla a che vedere con la persona Arch. Casini, di cui ho tanta stima. Ci conosciamo da tantissimo tempo ed apprezzo anche l’onestà intellettuale, di cui parlerò, che ha messo in talune vicende.
La seconda precisazione è che questo è un atto prettamente politico che coinvolge l’Assessore all’agricoltura in quanto in questa vicenda l’agricoltura e la zootecnia sono state al centro della grande tragedia umana che abbiamo vissuto in questi mesi, quindi la coinvolge direttamente in quanto delegata.
E’ chiaro che questa mozione ha un carattere politico molto vasto che investe l’operato dell’esecutivo regionale. Ne dovete prendere atto, poi è stata indirizzata verso l’Assessore, la prassi vuole questo, così come ha detto il Consigliere Zaffiri.
Prima di entrare nel merito vorrei contestualizzare il momento in cui è stata fatta questa mozione.
La mozione è stata presentata il 13 febbraio, in un momento particolarissimo, quando uscivamo da una situazione che definire drammatica per certi versi è anche un eufemismo, è anche peggiore.
Cosa avevamo in quello scenario? Lascio perdere il discorso degli sfollati, lascio perdere il discorso delle casette, lascio perdere le promesse non mantenute, le figuracce fatte dagli organi politici di governo che si sono succeduti in tutti i territori, in modo particolare nella provincia di Ascoli, transeat da questo punto di vista, parliamo invece di quello che è successo per quanto riguarda l’agricoltura.
In quel momento noi avevamo degli agricoltori che vivevano in roulotte, che per assistere le loro bestie stavano dentro le auto, per l’incapacità della politica regionale di dare delle risposte concrete almeno per la vivibilità di queste persone.
Uscivamo da un periodo nel quale gli animali erano ancora all’addiaccio, Ci sono delle immagini, dal punto di vista umano, struggenti, mucche e asini ricoperti da due metri di neve, una cosa non da società civile, non da Stato civile. Avevamo anche la carenza di foraggi per questi animali. Avevamo una situazione disastrosa, con la solidarietà dal Trentino, dal Piemonte, tutti volevano fare qualcosa.
Avevamo delle strade impraticabili, impossibili da transitare per raggiungere questi allevamenti, queste stalle, queste zone.
Uscivamo da un momento nel quale c’erano stati centinaia di capi di bestiame morti, e questo lo dobbiamo dire, non possiamo dire che erano pochi - se erano 100 o 200, su questo è stato fatto un dibattito ridicolo - perché nel 2012 a Pesaro erano morti più animali. Lasciamo perdere! Queste cose non fanno onore a chi discute, a chi dovrebbe assicurare e dare risposte immediate alle esigenze ed alle giuste richieste degli agricoltori.
Venivamo da un momento in cui le poche tensostrutture che erano state messe alla meno peggio erano crollate.
Questa è la contestualizzazione.
Presidente, lo so che in quei giorni lei forse stava al caldo, ma le dico che girando per quelle zone e parlando con gli agricoltori si vedeva la frustrazione, il pessimismo, si leggeva nei loro occhi qualcosa di incredibile, il pessimismo per il futuro che fa tornare alla mente “Il canto notturno di un pastore errante dell’Asia” di leopardiana memoria. Il pessimismo cosmico che Leopardi mette in atto, sembra ottimismo rispetto al pessimismo ed alla frustrazione che quegli allevatori, che quegli agricoltori avevano in quei giorni. C’è poco da sorridere, poi ognuno si prende le proprie responsabilità, ognuno dice che non poteva fare meglio e che non doveva fare di più, veramente una cosa incredibile.
Questo è il momento in cui è nata la mozione. Ci siamo sentiti in dovere di farla anche per dare un minimo di dignità a quelle persone che non potevano nemmeno protestare perché non potevano telefonare, non potevano muoversi, non potevano fare nulla. Attraverso questa mozione abbiamo dato voce a quella protesta.
In tutto questo contesto, nei periodi peggiori, la Regione che cosa ha fatto? Avrebbe dovuto protestare con il Governo e dopo la scossa del 30 ottobre immediatamente avrebbe dovuto capire che si andava verso uno stato di emergenza incredibile, non soltanto dovuto al sisma, ma anche agli effetti di una stagione invernale che in tutti gli anni non ha mai promesso nulla di buono. Si doveva prevedere.
La Regione e chi di dovere avrebbe dovuto capire che la centralizzazione delle decisioni sarebbe stata un disastro per i territori. L’hanno detto tutti, non ripeto se l’ha detto un Sindaco oppure un altro, tutti hanno riconosciuto gli errori nella centralizzazione di queste cose.
La Regione in quel momento non ha capito che i danni maggiori nella zootecnia li avevamo noi, quindi non potevamo rinunciare al ruolo di capofila nel decidere, non dovevamo accodarci a quello che avrebbe fatto la Regione Lazio ma dovevamo protestare, dovevate protestare, dovevate capirlo.
In tutto questo contesto, invece di fare quello che sto dicendo, che cosa ha fatto la Regione? Si è messa a polemizzare con le organizzazioni di categoria, così come ha detto il Consigliere Zaffiri, addossando responsabilità ad altri, in uno scarica barile che è stato vergognoso e con cui abbiamo fatto ridere tutta l’Italia. In quel momento, Presidente ed Assessore, mi sarei aspettato che qualcuno dicesse: “Lo scarica barile finisce qui, sul nostro tavolo! Ci assumiamo tutte le responsabilità!”
Certo per fare questo ci vuole una statura alla Truman, vi ricordate? Il Presidente degli Usa aveva sulla scrivania un blocco di pietra dove c’era incisa la frase “lo scarica barile finisce qui”, ci vuole una statura molto forte, però ci potevate provare, non continuare a polemizzare di chi era la colpa perché la responsabilità è delle istituzioni!
Mentre si polemizzava e si faceva lo scarica barile le stalle continuavano a crollare, le poche che erano state messe, le contiamo: una decina, Presidente? Ci facciamo un giro per vedere quello che è successo? Lascio perdere i reportage da gossip che stanno su Panorama di questa settimana e anche su quello di due settimane fa, ma è la verità!
Mentre si polemizzava, le stalle crollavano e con le stalle è crollata tutta un’economia, quella zootecnica, un’economia che vale 400 milioni di euro, secondo la stima di Coldiretti. Un danno irreparabile, ma non solo, non c’era la possibilità di accedere a quelle zone perché la viabilità era disastrosa e nel frattempo sono crollati, perché non abbiamo potuto dare assistenza, frantoi, salumifici, oleifici. Sono crollati tutti! E’ crollata l’economia di quei prodotti tipici che hanno fatto delle Marche e dell’Italia le più grandi al mondo e che ci hanno dato una visibilità incredibile.
Siamo rimasti al palo, non c’è stata la possibilità di intervenire e nessuno ha preso il coraggio ed ha detto: “Ci assumiamo le responsabilità, ripartiamo da zero per poter dare una risposta a queste persone”.
Non possiamo nemmeno dire, come è stato fatto da qualcuno sempre in ambito regionale, la burocrazia ha rallentato tutto. Dovevate saperlo, l’Assessore doveva sapere che questo era un evento straordinario che non poteva essere governato con l’ordinarietà, ci voleva qualcosa di straordinario, si dovevano battere i pugni sul tavolo.
Quando non si è capaci di dare delle risposte, si parla di burocrazia. Quel maledetto problema che molto spesso ci affligge, come diceva Tolstoj. Quando ai problemi della vita non sappiamo dare una risposta parliamo di quel maledetto problema, quindi la burocrazia è diventata anche qui quel maledetto problema per cui non siete stati in grado di dare risposte, ma la maledetta burocrazia non è un ectoplasma, la burocrazia è fatta di uomini, è fatta di strutture, è fatta di istituzioni, è questa la burocrazia.
Queste sono le motivazioni alla base della mozione che abbiamo fatto, perché abbiamo voluto denunciare l’incapacità politica della Regione nel non aver capito il problema di questa grande categoria, di queste persone che hanno fatto grande l’economia dell’entroterra.
Se il nostro entroterra regge, se il nostro entroterra anche dal punto di vista dell’assetto ambientale, dell’aspetto geomorfologico e non soltanto paesaggistico regge ancora, è perché ci sono queste persone, ci sono queste migliaia, centinaia di piccoli agricoltori, di piccoli imprenditori agricoli che hanno un senso di appartenenza che noi nemmeno immaginiamo.
A quelle persone non siete stati in grado di dare delle risposte, hanno completamente perso la fiducia nelle istituzioni, in modo particolare nella Regione e quindi nell’Assessore all’agricoltura che, ahimè, purtroppo, come ho detto prima, viene individuato come il principale responsabile e rappresentante di questo fallimento, a cui abbiamo chiesto di trarre le conclusioni di questo stato di cose. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Busilacchi.

Gianluca BUSILACCHI. Grazie Presidente. Intanto ringrazio la minoranza perché ci dà l’occasione, sul maggiore atto politico che una minoranza può mettere in campo, cioè la sfiducia alla Giunta, di fare alcune riflessioni politiche.
Vorrei fare una premessa, la prima riflessione che faccio riguarda la confusione politica in cui versa la minoranza di questo Consiglio regionale, evidenziata sia dall’atto che da alcune cose che sono state dette.
Tre cose. Primo aspetto, nel massimo atto politico che la minoranza può mettere in campo, la sfiducia verso un Assessore, manca il 42% della minoranza. La prima cosa che si nota in questo atto non è dal mio punto di vista la richiesta di sfiducia dell’Assessore, ma che sul massimo atto la minoranza si divide in due parti, quindi prendiamo atto che il 42% della minoranza non è rappresentata nel maggiore atto politico che una minoranza può mettere in campo.
Questa è la prima cosa che si evidenzia, quindi oggi prendiamo atto ufficialmente della divisione della minoranza nelle Marche.
Il secondo aspetto, adesso ho sentito gli interventi molto chiari e anche molto garbati dei tre Consiglieri, tutti e tre hanno detto una cosa: “Per carità, Assessore, non è una questione personale, è una questione politica”. La sfiducia ad un Assessore non è personale? Ma come non è personale? Qui si dice che non ci sono alcune competenze, mi viene in mente quelli che lanciano il sasso poi si vergognano di quello che hanno fatto e levano la mano.
Questo è un atto politico, ma è anche personale, è indirizzato ad una persona ed alle sue competenze, quindi andate fino in fondo ed assumetevi le responsabilità di quello che avete scritto.
La terza cosa riguarda il testo della vostra mozione che evidentemente è un po’ debole. Si tirano in ballo alcune categorie che hanno poi smentito questa cosa, non mi pare molto corretto utilizzare una delle massime categorie di rappresentanza delle Marche, adesso non faccio il nome, che si è trovata costretta a dover smentire ufficialmente. Mi pare che ci siano alcuni elementi su cui riflettere.
Nelle poche cose che dirò non voglio affermare che non ci siano problemi, non credo che una mozione di sfiducia si risolva dicendo che i problemi non esistono e che tutto va bene. In qualsiasi Governo, in qualsiasi azione della pubblica amministrazione le iniziative si fanno per risolvere i problemi, si mettono in campo per risolvere delle questioni.
I problemi ci sono, non su questa, ma probabilmente su tantissime cose che tutti i livelli di governo mettono in campo e dipendono da tantissimi elementi. Dipendono dalle burocrazie, dal rapporto tra le leggi, dal rapporto tra le normative, dal rapporto tra i livelli di governo, da alcuni elementi imponderabili, ad esempio un sisma che non è stato uno, ma che è stata una prosecuzione che è andata avanti per alcuni mesi. Questo non crea dei problemi? Mi pare del tutto evidente che li crei! Mi pare del tutto evidente che questo quadro possa metterci di fronte a problemi di non facile risoluzione. Dirò di più, in alcuni casi i problemi possono essere tali che la soluzione appare quasi impossibile e noi lì dobbiamo trovare le modalità per fare in modo che l’impossibile diventi non dico probabile, ma almeno un po’ possibile. A questo serve la pubblica amministrazione.
Però su una cosa non si può mentire, i fatti. Credo di non dover certo difendere l’Assessore Casini, ma vorrei difendere la verità dei fatti. La verità dei fatti è utile, e qui vengo alla parte più politica e non rinnego quello che ho detto prima, questa è una mozione di sfiducia politica, ma anche personale - prendetevi la responsabilità di quello che esprimete - è chiaro che la questione è politica. I fatti debbono appurare se c’è una responsabilità politica e quali sono i fatti? Per quanto riguarda le strutture che erano in capo alla Regione, che doveva costruire la Regione, i fatti dicono che esiste una gara che è stata fatta dalla Regione Lazio, gli esiti di questa gara sono stati comunicati a metà novembre, il contratto sottoscritto a fine novembre doveva portare, perché questi erano gli adempimenti contrattuali di chi ha vinto la gara, a dei risultati nella prima metà di gennaio.
I primi di gennaio, la ditta che ha vinto gli appalti è stata interrogata ed ha comunicato che i lavori erano quasi conclusi. Rassicurazioni di una ditta che ha regolarmente vinto un bando di gara secondo le leggi italiane. Gli uffici e l’Assessorato sono venuti a conoscenza di alcuni fatti che ex post, dopo, si sono verificati non veri.
E’ una questione politica? E’ un problema? Certo che è un problema, però di fronte ad un problema bisogna identificare le responsabilità. Quando nelle settimane successive si è verificato che era stata raccontata una menzogna, si è riusciti a risolvere il contratto nato da una gara. Si riesce a risolvere un contratto legato ad una gara in un giorno? No. E’ un problema? Si. Dipende da una responsabilità politica di questa Giunta? Non credo. Troviamo il modo, quando ci sono da risolvere dei contratti, di risolverli in 24 ore. Questa problematica si è superata nel mese successivo, si è rescisso il contratto e se ne è fatto uno nuovo con la ditta successiva, che ha iniziato a montare le stalle e che ha messo in campo un’iniziativa.
Questa è la verità dei fatti, che certo fa emergere dei problemi, ma dalla verità dei fatti uno deve attribuire delle responsabilità.
Voglio ricordare che le ordinanze non arrivano perché lo stabilisce una legge divina, ma perché probabilmente le Giunte mettono in campo delle iniziative politiche, di cui va dato atto.
Con l’ordinanza è stata data la possibilità ai singoli, ai privati, agli allevatori, di mettere in campo alcune azioni, sono stati fatti degli incontri, quattro, mi pare Assessore, se non mi sbaglio, nella prima metà del mese di dicembre, dopodiché bisogna anche vedere qual è stato il livello di interesse rispetto alle possibilità che c’erano.
So che la Giunta ha organizzato con i propri tecnici, con i propri servizi, dei sopralluoghi, tutte le rilevazioni sulle strutture danneggiate, tutte le iniziative che potevano essere messe in campo, dopodiché se uno dice: “Abbiamo risolto tutti i problemi …” E’ chiaro che non abbiamo risolto tutti i problemi, però vediamo quali sono, vediamo quali sono stati i livelli di emergenza, vediamo quanto è durato il sisma, vediamo quali sono stati gli strumenti che avevamo in campo, anzi quali sono state le iniziative che la Giunta ha messo in campo per avere questi strumenti e quali sono alcune responsabilità oggettive che sono emerse.
Mi limito a dire questo, a fare una ricostruzione dei fatti che, se fatta in modo chiaro, mi porta a dire che questa mozione non è sostenibile ed al contempo evidenzia alcuni limiti della minoranza di questo Consiglio regionale.

Sull’ordine dei lavori

PRESIDENTE. Io ho altri interventi programmati, però sospendo la seduta perché c’è una delegazione sindacale della Tecnowind che deve parlare con il Presidente Ceriscioli, con me e con l’Assessore Bravi, quindi per dare modo al Presidente di partecipare al dibattito e tirare poi le conclusioni, usciamo e rientriamo tra un quarto d’ora.

La seduta è sospesa alle ore 15,05.

La seduta riprende alle ore 15,40.

Presidenza del Presidente
Antonio Mastrovincenzo

PRESIDENTE. Riprendiamo la seduta.
Ha la parola il Consigliere Zura Puntaroni.

Luigi ZURA PUNTARONI. Non mi ricordo più cosa dovevo dire, penso che la seduta sia stata interrotta apposta, perché il mio sarebbe stato un intervento pungente, ormai mi sono deconcentrato!
La faccio morbida, perché ho perso lo spunto, faccio un discorso più in generale nel senso che ormai quello che è successo è successo, a me dell’attacco politico non interessa niente, mi piace guardare avanti.
Quello che a me dispiace e che dispiace a molti, io sto nella zona forse più terremotata, vado in giro il sabato e la domenica e mi fermano, è normale che mi fermino, sono un Consigliere e pensano che come 2.000 anni fa io tocchi loro il viso e li sani, ma io non ho questo potere, quindi la cosa è drammatica.
Ti vengono a domandare: “Perché?” Io che sono crudo, arido, sono un cane, rispondo: “Vuoi una dolce bugia o una cruda verità?” Mi dicono: “Perché dici così, pensi che non faranno niente?” La cruda verità è che questo territorio è stato sfortunato ed a Roma, dopo quello che è successo, dopo il tempo passato (sono trascorsi 6/7 mesi da agosto), dopo la botta grossa di ottobre, ancora non hanno capito la gravità di quello che è accaduto e questo è possibile perché per quanto siamo vicini, solo 2 ore e mezzo, siamo molto distanti.
Ho avuto modo di parlare anche con i “miei”, sono distanti perché, oltre lo scoop per la televisione, è più quello che succede nel PD che la realtà cruda di questa situazione.
Questo è grave, anzi gravissimo, ma la cosa più grave è che io do la colpa a tutti voi che siete seduti lì. Non ci tiriamo indietro, come ha detto il Consigliere Busilacchi, io non mi nascondo a costo di …, Presidente spero che non comprometta la visione della strada, perché è importante anche quella, perché o voi non siete stati capaci di andare a Roma e far capire cosa era successo - io sarei stato violento, odioso - o non vi hanno ascoltato, e questo è grave!
Tornando all’agricoltura, l’altra sera in macchina stavo ascoltando una trasmissione radiofonica, mi sembra Radio 24, e diceva: “Noi abbiamo aperto la sede di una multinazionale”. “Che fate?” “Noi siamo di supporto alle start up dell’agricoltura”. “Le start up vanno bene, ma perché all’agricoltura?” “Perché ci sono studi internazionali dai quali si prevede che l’agricoltura sarà quell’attività che nei prossimi 30 anni avrà uno sviluppo senza eguali. Se oggi abbiamo dei territori coltivabili a 100, nell’arco di 30 anni questo 100 sarà triplicato e mancheranno terreni. Noi quindi siamo di supporto alle start up nel settore agricolo per accelerare delle idee innovative”. Questo era un inglese che aveva scelto come sede lavorativa Roma e l’intervistatore di Radio 24 scherzando gli ha chiesto: “Perché l’Italia?” “Perché l’Italia nonostante tutto è il produttore al top nel settore dell’agricoltura e negli ultimi anni, nonostante i passi avanti fatti dagli altri, ha dato una tale accelerazione che probabilmente non è più recuperabile dagli altri”.
Se uno sente queste cose da una trasmissione, inizia a pensare e pensa alla sua regione, a quello che fa la Regione, pensa ai territori regionali, a quelle persone che gli si avvicinano, domandano e chiedono. Io in miniera cinica rispondo: “Questo territorio, alla luce di quello che vedo attorno a me, ha perso tutto per sempre!” “Perché per sempre?” “Perché quando si ha una ferita come questa, fisiologicamente passa un periodo di 30/40 anni per poterla recuperare ed una persona non campa 1000 anni, una persona ha 70/80 anni di vita, quindi parlare di 30/40 anni equivale a per sempre”. “Ma perché, perché la Regione …?” Allora io spiego che la Regione è un conto e che la Protezione civile è una filiale che parte da Roma. Poi continuano i perché, ma io non so rispondere e penso che se fossi stato il Presidente della Regione non mi sarei fatto passare avanti da Roma, sarei stato sempre lì, odioso, cinico, magari avrei avuto bisogno della scorta, ma mi sarei fatto valere!
Qui vi si accusa del fatto che voi non vi siete fatti valere e questo è grave perché voi rappresentate la regione, qui ci sono 200 mila persone di 89 Comuni che si lamentano e chiedono perché.
L’ultimo caso, questo per darvi nome e cognome perché poi le cose avrete modo di verificarle, altrimenti sembra che qui uno fa un attacco politico, ma a me l’attacco politico non mi interessa.
Chi è che va in giro a nome della Regione, che si qualifica dicendo: “Sono della Regione”. Ad uno che sta in campagna, che è un povero cane, appena gli dici che sei della Regione gli si drizzano le orecchie e pensa: vediamo cosa può fare per me. Un tale XY è andato nell’alto maceratese - dico nome e cognome, anche se dopo una ricerca non l’ho trovato, considerato che tante persone vengono da Roma, va a sapere chi era, ma non era un truffatore – ed ha chiesto cosa potesse servire al contadino (frumento, fieno) ed ha lasciato il suo numero di cellulare in caso di necessità, ma a quel numero non risponde nessuno e non si sa chi sia.
Se io fossi stato il Presidente queste cose non sarebbero successe, avrei tagliato la gola a chi, a nome della Regione, andava in giro per i territori. Non è possibile che un tizio vada in giro a nome della Regione, non si sa chi sia, al telefonino non risponde, è una cosa molto grave. Se io fossi stato il Presidente questi sarebbero tutti morti, non ce ne sarebbe stato neanche uno! Ho fatto un intervento morbido, va bene?

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Fabbri.

Piergiorgio FABBRI. Grazie Presidente. Vorrei dare un contributo, non abbiamo sottoscritto questa mozione di sfiducia, che però voteremo, in quanto l’avevamo considerata riduttiva, troppo limitata ad un aspetto particolare. Però la filiera di comando delle responsabilità è ben chiara.
Voglio riportare dall’inizio il discorso, quando il Consigliere Marconi, il 6 settembre, chiese di nominare un Assessorato specifico per il terremoto, fu detto: “No, il Presidente e la Giunta in sinergia faranno del proprio meglio. Sappiamo fare, già ci siamo mossi”, quindi questa è stata la prima assunzione di responsabilità.
Noi avevamo addirittura proposto una Commissione speciale sul terremoto e ci è stato risposto che ogni Commissione, per quanto di competenza, si sarebbe interessata al sisma, questo per dire come è nata la questione.
C’è la legge regionale 32/2001 “Sistema regionale di protezione civile” che indica delle cose molto specifiche e molto efficaci e all’articolo 3 precisa: “La Regione instaura un costante rapporto di collaborazione con le Amministrazioni dello Stato, con le altre Regioni, con gli Enti locali e con ogni altro ente, istituzione ed organizzazione pubblica o privata, operante con finalità di protezione civile”.
Articolo 4 “La Regione esplica le proprie funzioni per il coordinamento degli interventi urgenti in caso di crisi determinata dal verificarsi di eventi naturali che per loro natura ed estensione comportano l’intervento coordinato di più enti o amministrazioni competenti in via ordinaria; esplica il concorso, la collaborazione ed il raccordo rispettivamente con gli organi centrali e periferici dello Stato negli interventi di emergenza conseguenti a calamità naturali, catastrofi o altri eventi che per intensità od estensione debbono essere fronteggiati con risorse e poteri straordinari”.
Articolo 7 “Il Presidente della Giunta regionale può emettere provvedimenti rivolti a tutti gli enti o aziende della regione per far fronte all’emergenza, per l’esecuzione di interventi o di lavori urgenti. Il provvedimento può derogare, con adeguata motivazione, alle disposizioni regionali concernenti competenze e procedure”.
Articolo 9, comma 2 “La struttura regionale di protezione civile acquisisce ogni informazione e dato utile per lo svolgimento delle attività di cui alla presente legge, anche tramite l’effettuazione di accertamenti e sopralluoghi; essa provvede al monitoraggio delle attività di protezione civile, dei piani, dei programmi, delle dotazioni di mezzi e uomini delle amministrazioni pubbliche, degli enti locali e degli altri soggetti allo scopo di garantire, in emergenza, l’armonico svolgimento delle attività di soccorso”.
La Legge statutaria 8 marzo 2005 n. 1 all’articolo 27 dice: “La Giunta opera collegialmente in armonia con le direttive impartite dal Presidente”.
Il Presidente è stato nominato sub Commissario con il decreto legge 189/2016 che all’articolo 2, comma 4 specifica: “Il Commissario straordinario, anche avvalendosi degli uffici speciali per la ricostruzione di cui all’articolo 3, coadiuva i Comuni nella progettazione degli interventi, con l’obiettivo di garantirne la qualità e il raggiungimento dei risultati attesi” ed al comma 5 prevede che i Vice Commissari, nell’ambito dei territori interessati “b. esercitano le funzioni di propria competenza al fine di favorire il superamento dell’emergenza e l’avvio degli interventi immediati di ricostruzione”.
Quindi la filiera di comando è specificatamente riportata in tutti i commi e gli articoli che ho letto.
I Comuni sono entrati in difficoltà, giustamente, non hanno neanche la sede comunale agibile, e l’associazione di categoria che ha un po’ sollevato la questione mi ha fornito un bell’elenco di persone bisognose di strutture: stalle, piazzole, eccetera, in giallo si vedono le piazzole e le stalle che sono state montate, per il resto mancano gli allacci e mancano le piazzole.
Vi siete lasciati imbrigliare dalla burocrazia della Regione Lazio. Quando occorre fare in emergenza delle cose importanti con alta numerosità, non ci si può affidare ad una unica ditta, aspettare le rassicurazioni che la stessa fornisce e attendere un mese e mezzo prima di dire, a marzo, “vattene a casa”.
Questo è star fuori da ogni logica di buon senso. Se devo fare molte cose in poco tempo, incarico 5 ditte contemporaneamente, le separo per settori, do loro una premialità, l’una sull’altra, in modo che si mettano in concorrenza e la più brava e la più veloce frega un pezzettino di lavoro delle altre, così fa tutto il mondo, invece voi non l’avete fatto.
Voi non lo avete fatto perché vi siete lasciati imbrigliare nonostante avreste potuto fare tutto ciò che ritenevate e dovevate fare come coordinamento, come poteri speciali, in deroga alla normativa, che non avete voluto applicare, quindi siamo in ritardo patologico su tutte le questioni del terremoto.
La nuova ditta incaricata per la realizzazione delle stalle e delle cose provisionali deve ancora montare 12 stalle, relative al sisma del 24 agosto, per bovini da carne e 8 per ovo-caprini, poi ci sono tutte le altre perché in totale sono 110, questo per dire che a distanza di molti mesi l’inefficienza in cui vi siete andati a ficcare non vi ha consentito di operare e questa è una realtà, lo dico al Consigliere Busilacchi, su cui bisogna riflettere e bisogna assolutamente prendere atto della grave difficoltà della politica operativa.
Non è un attacco personale, ma in filiera ci sono delle responsabilità personali per il ruolo svolto dall’Assessore Casini, che non è riuscita, per quanto di competenza, ed è un piccolo spicchio del tutto, a garantire i tempi. La neve è stata uno spiacevole inconveniente altamente prevedibile e ci è andata bene che c’è stato un evento solo, adesso siamo a 10 gradi di temperatura, se nevicava ancora ricominciavamo da capo, per dire come aggravante.
Per cui le motivazioni di questa mozione di sfiducia sono nella realtà delle cose, non è una speculazione, sono nella realtà delle cose, bisogna cambiare assolutamente marcia.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Marconi.

Luca MARCONI. La prima osservazione Presidente è questa, penso che sia chiara, dubito che la stampa di domani, come anche quella di oggi, non riporti che ci troviamo di fronte ad una mozione di sfiducia nei confronti dell’Assessore Casini, e non esiste in termini regolamentari, va detto, la sfiducia individuale.
Sul piano della sostanza, caro Presidente Ceriscioli, per le cose che sono state dette la mozione di sfiducia doveva essere per tutta la Giunta, è l’unica che può essere presentata, spiegando bene a tutti i colleghi che una volta che abbiamo sfiduciato la Giunta andiamo tutti a casa, pure questo allegramente va detto, potremmo anche votare la mozione però andremmo tutti a casa, maggioranza e minoranza.
E’ una mozione mite, è una mozione che tende a dire quanto siete cattivi, ma restate lì perché a casa non ci vogliamo andare, questo in buona sostanza è, questo tanto per raccontarla …

(Voci fuori microfono)

Luca MARCONI. Vengo da un Consiglio nazionale di partito in cui ho ribadito con forza che questa è l’unica.
La mozione di sfiducia non c’è, stiamo parlando delle competenze o delle capacità dell’Assessore Casini, per carità, ragionamento più che legittimo anche se poi alla fine questo ragionamento va fatto all’unica persona che può rimuoverla, cioè al Presidente Ceriscioli.
Riguardo a questo ho fatto una certa fatica all’interno della mozione a vedere le responsabilità specifiche, perché responsabilità specifiche significa dire che il giorno X ha nevicato e due giorni dopo l’Assessore Casini munita di pala doveva partire da casa sua, girando in tutte le stalle e con la pala tirare giù la neve per evitare che queste crollassero ed i polli morissero, oppure altre cose di questo genere. Adesso la butto a ridere, ma in buona sostanza le responsabilità di un Assessore sono in capo ad alcuni atti specifici che in verità sono pochissimi perché un Assessore non ha autonomia riguardo agli atti. Da quello che ricordo, Presidente Ceriscioli, non so se avete cambiato le regole interne, si proponevano degli atti alla Giunta e quello era tutto quello che si poteva firmare, per il resto facevano tutto i dirigenti in fase esecutiva, quindi non riesco a capire come si fa a circoscrivere nello specifico una responsabilità all’Assessore.
La mozione evidenzia una responsabilità dell’Assessore, che è quella che ha parlato, adesso non ho seguito la stampa perché non riesco a guardare “Quinta colonna”, però mi sembra che la mozione sia un po’ nella scia culturale di “Quinta colonna”, “Quarto potere”, “XII Stato”, non so quale delle trasmissioni di Rete 4, più o meno brillanti che ripetono sempre la stessa cosa: i migranti, la gente protesta. Ci fanno sapere che la gente è scontenta, ed è una notizia importante perché come si fa a sapere in una Italia dove tutti sono contenti, che ci sono persone scontente, che la gente protesta, che bisogna protestare? I Comuni protestano con le Regioni, la Regione protesta con il Governo, il Governo protesta con l’Europa, l’Europa protesta con l’Onu. Tutti protestiamo ma la soluzione dei problemi dov’è?
Qui emerge in maniera chiara, a parte poi i distinguo che sono stati messi in evidenza, che c'è stata una serie di polemiche, anzi di scambio di dichiarazioni fra l’Assessore e la Coldiretti, questo c’è scritto, non c’è scritto specificatamente le responsabilità, è l’opinione della Coldiretti riguardo a determinate situazioni in cui l’Assessore legittimamente ha messo in evidenza alcune carenze della Coldiretti, tra le altre cose facilmente dimostrabili, perché è vero o non è vero che certi uffici erano aperti oppure no. Non è che ci vuole tanta scienza per capirlo, quindi al massimo potrebbe essere solo una ragione di opportunità.
L’Assessore poteva fare finta di niente, stare zitta su tutto, oppure dire: “Signori, potevamo fare delle cose insieme e non le abbiamo fatte”.
Il Consigliere Busilacchi ha fatto in maniera lucida e schiacciante il ragionamento su quello che doveva essere la ricostruzione ma abbiamo spiegato da agosto fino ad oggi quello che doveva essere la ricostruzione, perché nella responsabilità dell’Assessore Casini mi ci metto pure io, perché anch’io potevo essere uno di quelli, non mi sottraggo, magari per un sedicesimo, per un diciannovesimo, che gli telefonava e diceva “Anna, ma che diavolo sta succedendo?”.
Qual è la responsabilità riguardo una nevicata della quale si è avuto percezione dopo giorni? Perché se è vero che c’era tutta questa gravità la situazione era quella, quindi la nevicata non può essere un argomento sul quale attribuire o calcare la mano rispetto a questo stato di cose. C’è un problema più generale, lo ricordava anche adesso il Consigliere Fabbri, che riguarda invece la situazione della ricostruzione, ma ritorniamo sempre su argomenti già detti e non vogliamo ripeterli, le difficoltà sono note, il modo in cui ci stiamo muovendo è quello che già è stato spiegato tante volte in questa sede.
Faccio una certa fatica perché alla fine c’è una sorta di contraddizione, penso all’intervento del Consigliere Zaffiri, che non una, ma ben sei volte ha fatto degli intelligenti riferimenti alla ragionevolezza, non ha concluso dicendo: “Siete brutti e cattivi”, ma ha concluso facendo, in maniera positiva, io apprezzo questo modo di fare, un richiamo alla ragionevolezza. Quindi dove stanno le responsabilità e dove stanno le cose che si potevano fare? Io non l’ho capito, al di là della questione stalle da ricostruire, che era legata alla vicenda Lazio, alla vicenda appalto, a tutti i ritardi che ne sono conseguiti.
Per il resto ho avuto l’impressione che si trattasse da una parte della rincorsa alle proteste, e su questo non mi ci troverete mai, perché come si diceva chi semina vento raccoglie tempesta. Penso che sia estremamente pericoloso in questo caso continuare in questo clima di denigrazione collettiva.
Dall’altra parte, non so Assessore perché le date non riesco a rincorrerle, però alla fine si poteva evitare, non si poteva evitare, il vero problema è risarcire chi ha avuto animali morti, che comunque li dovevano ammazzare, non è che siamo animalisti, noi alleviamo gli animali per ammazzarli, quindi sono morti in maniera prematura rispetto al loro normale destino, ho anche sentito qualche lacrima di commozione nei confronti dei polli, però non ci dobbiamo mettere a piangere perché sono morti i polli, i maiali o le pecore, dovevano morire, sono morte tragicamente e prima.
Detto ciò, da amministratore mi pongo il problema del risarcimento, avete pensato o c’è qualche idea di risarcimento? Perché ho visto manifestazioni a Montecitorio di varie associazioni che chiedevano risarcimenti. Questo sarebbe un grave inadempimento, se da parte della Regione o da parte del Governo, ripeto, non lo so e visto che interverrete ce lo spiegherete, se ci sono stati o no dei risarcimenti, ho sentito parlare di 60 euro, 400 euro, 300 euro, dipende dai vari criteri che vengono messi in campo riguardo a tutto questo.
Chiedo scusa, ma c'è stato uno scivolamento, Consiglieri della minoranza, ve lo dico in maniera benevola, sulla logica “piove o nevica Governo ladro”. Voglio fae un appello alla ragionevolezza quando si parla di queste cose.
Poi si è detto che non c’è stata nessuna volontà di confronto, chiedo l’intervento del Presidente della II Commissione, Consigliere Traversini, che ci dica se in questo tempo ha negato o non ha favorito eventuali richieste di dialogo fra la minoranza e l’esecutivo, perché quello è il luogo istituzionale, non i giornali, non facebook o altre cose, quello è il luogo istituzionale dove ci si deve confrontare e dare informazioni.
Se l’Assessore Casini si è sottratta a queste cose, allora va emendata, non cancellata, perché l’Assessore non può sottrarsi a questi confronti, ma se questo confronto c’è stato, se questo dialogo c’è stato, se le informazioni per quello che è possibile … Si è detto prima “Una nevicata terribile, straordinaria, 2-3 metri di neve come non si vedeva da decenni. E' straordinaria ed ha messo in ginocchio tutti. E’ mancata anche l’energia elettrica. Sono state interrotte le comunicazioni”, quindi non è che uno due giorni dopo poteva aprire l’ufficio a Pievebovigliana, ad Arquata del Tronto o a Visso per dire: “Recuperiamo i polli morti”, quindi è oggettivamente da prendere in considerazione con la dovuta serietà.
Ripeto, penso che solo questo possa essere l’argomento sul quale puntare il dito, per il resto credo che da parte di tutti, anche da parte delle categorie, dovrebbe esserci una sorta di assunzione di responsabilità. Questo gioco dello scarica barile, del puntare il dito contro tutto e contro tutti non serve assolutamente a niente perché alla fine nevicherà e purtroppo, mi auguro di no, avremo terremoti anche quando governerà il centro destra o ahimè governerà il Movimento 5 Stelle, perché il Movimento 5 Stelle è arrivato a Roma ed a Roma è arrivato il terremoto, quindi questa cosa può toccare tutti e quando ti tocca, ti tocca.

PRESIDENTE. Ha la parola il Presidente Ceriscioli.

Luca CERISCIOLI. Nel dibattito sono stati toccati alcuni punti chiave della comunicazione di questi giorni, di questi tempi, ed io concordo con l’intervento del Consigliere Marconi, perché nella sostanza della critica si fa fatica anche a rilevare il filo della logica.
Iniziamo da una affermazione fatta sui contributi per gli allevatori.
Ho qui la comunicazione di Agea del 3 marzo che stabilisce il percorso per distribuire le risorse (600 euro, 400 euro, 60 euro, 20 euro) non per i capi morti, per quelli vivi, dopo il terremoto del 24 agosto come contributo al sistema della zootecnia.
E’ incredibile che la causa di questa cosa del 3 sia avvenuta il 7 con la manifestazione di Coldiretti, le dichiarazioni di quest’Aula, quindi il 7 c’è stata la causa di una cosa che è accaduta il 3 e tolte alcune particelle elementari, che viaggiano indietro nel tempo, il resto difficilmente può seguire una causa-effetto in questa direzione tra la freccia del tempo ed una direzione precisa.
Sulla strage degli animali, che qui è stata richiamata, i bovini morti sono stati 40, gli ovini 183, se uno prende i dati della nevicata del 2012, una nevicata importante, senza terremoto, il numero degli animali morti è stato 10 volte superiore per il crollo delle stalle sotto il peso della neve.
La maggiore numerosità l’abbiamo con 2.500 polli che non sono morti per il terremoto, ma per il crollo della stalla, non terremotata, sotto il peso della neve, quindi vittime della neve: 2.500 polli, 40 bovini, 183 ovini.
Numeri assolutamente bassi su una popolazione animale di 24.000 bovini, 70.000 ovi-caprini, quindi 40 capi su numeri così importanti.
La situazione drammatica degli animali morti è dovuta al fatto di non avere la stalla e al fenomeno nevoso importante, ma anche qui i numeri veri, quelli misurati uno ad uno, ci raccontano una realtà non particolarmente legata al terremoto quanto agli effetti della neve.
I risarcimenti sono rilevanti, quindi il settore è ben sostenuto, ed è la domanda finale del Consigliere Marconi, e non ha subìto danni per i ritardi, ma per una situazione generale ed avrà un ristorno importante dovuto al percorso che si farà.
Vengo alla penultima cosa, alla questione degli interventi, del meccanismo, del rapporto normativo e tutto il resto.
Dopo la prima scossa l’impostazione nazionale data dagli strumenti che avevamo a disposizione è stata molto attenta e molto rigorosa: gara ordinaria in situazione straordinaria. Questo è stato il percorso che a dicembre ha portato ad avere una ditta che in 30 giorni lavorativi avrebbe dovuto realizzare le stalle del 24 agosto.
Gara ordinaria, polemizzai con una giornalista de “Il Fatto quotidiano” proprio su questo, dicendo: “Non possiamo essere talmente impauriti, asserviti al timore di chissà cosa facciamo, tanto da usare strumenti ordinari in tempi straordinari”, ma questo è figlio di una cultura, di una mentalità che sembra che tutti dalla mattina alla sera stiamo a pensare a come rubare i soldi dello Stato, ed allora servono le procedure ordinarie, la gara, le garanzie e via dicendo.
E’ stato fatto così, massima garanzia, la ditta che ha vinto aveva la procedura verificata da Anac, ha vinto e non ha realizzato le stalle in 30 giorni, questa era la durata del contratto, ed essendo giorni lavorativi sono finiti abbondantemente oltre gennaio. La ditta nei tempi contrattuali non ha realizzato quello che doveva, quello che si era impegnata a fare firmando un contratto, come accade in tante gare.
La differenza è che questa gara ordinaria era in una situazione straordinaria, di attenzione e tutto il resto.
Questo tema, secondo me più dell’Assessore Casini, è quello che pervade tante attività legate al terremoto e che tiene bloccati tanti amministratori ed io dico anche tanti privati. Nel timore che attraverso il fare chissà cosa può succedere, spesso la soluzione è il non fare. Questa è la verità! Siamo talmente terrorizzati dallo sbagliare la procedura, dal non fare le cose come si deve che non facciamo le riparazioni, non assumiamo, non presentiamo progetti, non portiamo avanti le iniziative.
Quando ci sono state la seconda e la terza grande scossa, il problema si è moltiplicato per 10, almeno potenzialmente. Si è verificato in numero più preciso e a quel punto non c’era ditta che avrebbe tenuto, nessuna ditta sarebbe stata in grado di fornire 200 stalle, 300 stalle provvisorie, quelle che servivano per la fase 2 e su iniziativa nostra fin nei dettagli - ringrazio in modo particolare l’Assessore Casini, alla faccia che la Regione non interviene nelle procedure nazionali - abbiamo dato la possibilità, non a una ditta ma a cento, ad ognuno di farsi la propria stalla, quindi potevano agire non cinque ditte, magari dopo ci torno sul tema delle cinque ditte che devono fare lo stesso lavoro su gara pubblica, ma cento ditte perché ognuno di quegli allevatori poteva chiamare una ditta per fare la piazzola, per fare la stalla e, grazie alla Regione, presentando fattura non quietanzata avere il ristorno, perché nel momento in cui si è formato l’atto è stato nostro l’impulso di dire: “Non dobbiamo fare tirare fuori un euro agli allevatori”, quindi facendo lavorare la ditta, presentando una fattura non quietanzata, ciascun allevatore poteva realizzare la propria stalla, cento ditte, ognuno chiamava la sua, altro che cinque!
Sapete quanti allevatori, con questa procedura già operativa, - esattamente come la ditta, che era operativa lo stesso giorno della procedura, noi ovviamente l’abbiamo pensata per quelli dopo, gli altri avevano la ditta, non l'avevamo pensata per quelli dove la ditta non lavorava, ma per gli altri - hanno utilizzato questo strumento? Zero! Neanche un allevatore. Ma perché? Erano cattivi? Erano distratti? Non seguivano le loro cose? No, secondo me erano impauriti, perché quando devi fare, dici: “Farò bene? Qualcuno mi verrà a cercare, mi verrà a chiamare? Avrò fatto bene a scegliere quella ditta? Mi troverò in qualche problema? Avrò collocato la stalla nel posto sbagliato? Non ne avrò pienamente diritto?”
Io la penso così, dico quello che penso, poi se è giusto o sbagliato …. la mia impressione è questa, altrimenti non mi spiego come sia possibile che neanche un allevatore …
A distanza di tempo fare un confronto di questa natura, è chiaro per me, non è nel merito delle questioni, non perché non ci siano stati problemi, non perché non ci siano state difficoltà, non perché gli allevatori non abbiano avuto la risposta che dovevano avere, ma perché c’è sempre un grande desiderio di trasportare qualunque problema nel campo preferito di battaglia, che è quello della polemica politica, dello sciacallaggio, della speculazione, dell’incapacità di proporre soluzioni, di aprire a problemi.
Uno scivolone rispetto ad un atteggiamento che era stato fino adesso diverso, più responsabile, in grado di affrontare il più grande disastro naturale che ha colpito il nostro territorio, di una portata e di una misura tale che, ha detto molto bene il Consigliere Zaffiri, a livello nazionale nessuno capisce, non c’è la percezione precisa delle dimensioni del problema.
E’ stata tirata in ballo la Cna che ha tenuto a scriverci, dicendo: “Noi non siamo per nessuna sfiducia nei confronti dell’Assessore Casini”, messa strumentalmente all’interno di questo documento, con tutte le difficoltà del caso.
Di fronte a nessun cittadino che si attivava, di fronte a nessun allevatore che si attivava, cosa abbiamo fatto? Dopo aver visto che non si attivava nessuno percorso, abbiamo scritto a tutte le associazioni di categoria, il 19 dicembre, carta e penna: “Guardate che qui non si sta attivando nessuno!” Ci volete rappresentare il perché?” Lo dico con molta franchezza, quando ho approntato la delibera che prevedeva di partire sulle fatture non quietanzate, ho pensato: “Abbiamo dato a tutti uno strumento per poter risolvere il problema”. Poi quando ho visto che nessuno si attivava abbiamo scritto dicendo: “Ma non si attiva nessuno?”. La risposta data da alcune categorie è stata: “Noi vogliamo affidarci al percorso fatto”, sottintendendo gli argomenti che vi ho detto prima, altre non ci hanno neanche risposto. Poi le questioni sono arrivate al pettine, la neve, le difficoltà, le stalle rotte, e in quel clima è partito di tutto di più.
Anche oggi ho letto un articolo di stampa, leggerlo sembra una cosa, capirlo è tutt’altra.
Spesso il filone delle polemiche ha preso corso da dichiarazioni poco attinenti alle questioni che ci riguardano - la segnalazione di una struttura che cade, sembra dire che è una stalla, ma una stalla non è - e si continua a trasmettere l’idea della difficoltà che si protrae anche quando sappiamo bene che, come in questo momento, grazie al clima, il problema è di altra natura.
Questo è il quadro dei fatti, dei percorsi, della realtà, della sostanza delle cose. Non c’è stato nessun problema? E’ tutto a posto? È stato bellissimo? No! Siamo molto arrabbiati con l’impresa che non ha realizzato i contenuti contrattuali, siamo arrabbiati con noi stessi, con il responsabile del procedimento, con chi doveva un minimo seguire gli interventi, però capiamo anche che era un intervento previsto in un arco temporale molto stretto, quindi è facile che la realizzazione possa sfuggire. Tra parentesi, le prime strutture realizzate da questa impresa erano fatte meglio di quelle dopo, le prime le ha comprate, quelle dopo le ha realizzate, quindi i primi interventi che sono quelli tuttora in piedi, che vengono collaudati in questi giorni, sono “ingannevoli” perché uno vede le prime strutture e dice che vanno bene, che sono adatte, poi i moduli sono stati cambiati con altri prodotti direttamente dall’impresa che ha vinto la gara.
Non ho mai visto una rescissione di contratto in accordo come in questo caso. Invito a trovare un precedente, a trovare un altro contratto con una ditta che è stato chiuso con queste modalità. Dove la ditta non ha preso una lira, dove ci si ferma a metà, dove il realizzato viene valutato 1 a 1, e liquidato quello che è buono e non quello che è cattivo. Sfido a trovare un contratto che si sia chiuso così.
La gara a cinque sullo stesso oggetto io non l’ho mai vista, né in emergenza, né in tempo di pace. Immaginare cinque ditte alle quali dare lo stesso oggetto e dire chi arriva prima fa anche il pezzo dell’altro. Mi piacerebbe vedere un contratto che dice: “Avete lo stesso oggetto, dovete fare le stalle nello stesso posto, chi arriva prima fa”. Vorrei vedere come viene steso un contratto di questa natura. Io ho capito il senso, facendo in parallelo più soggetti lo stesso lavoro si arriva prima, questa era la logica della proposta, ma voi sapete quante belle condanne ci sono state in questo Paese sullo spezzare un oggetto di gara? Lì è stata affrontata una gara con una procedura ordinaria, un soggetto è diventato titolare del contenuto di quella gara, esiste il codice civile anche in emergenza. I poteri straordinari si riferiscono alla parte regionale, non alle normative nazionali, alla contrattualistica, alle gare, alle normative, ai decreti, alla fonte primaria dal punto di vista del diritto, non c’entrano niente con la fattispecie, nessuno è in grado di ordinare ad un’altra ditta di andare ad intervenire finché non si è chiuso il contratto con quella che c’era prima.
Come vogliamo metterla? Semplifico, leggo la mozione di sfiducia in chiave politica, anche connaturata al ruolo che l’opposizione, vedendo un problema, fa la propria parte. Trovo che sia dovuto e scontato.
Condivido quello che ha detto il Consigliere Marconi, non ho trovato un argomento vero di negligenza, di inattività, ad esempio: fra questo atto e quest’altro sono stati buttati via 15 giorni senza far niente, qualche forma che potesse richiamare una responsabilità diretta e personale dell’Assessore. Più sensata una responsabilità politica complessiva. Per carità, io sono di quelli che tiene sempre gli oneri e gli onori sulla stessa barca, insieme. Complessivamente ci stiamo facendo carico delle tante difficoltà, dei tanti problemi che i marchigiani hanno e la sensazione che mi ha dato il dibattito ad un certo punto è che è difficile pensare di poter gestire un fenomeno così grande a colpi di mozioni di sfiducia.
Sento questo come un venir meno ad un pezzo di responsabilità, anche questo per me è un pezzo dello scarica barile, quindi, Consigliere Celani, il muretto per lo scarica barile bisogna sempre capire dove finisce.
Per le dimensioni, per la gravità di questo problema preferisco l’atteggiamento che c’è stato fino a prima della mozione da parte di tutti, dove consapevoli, perché siamo persone che stanno sul territorio, dell’enormità delle difficoltà ci si è fatti carico tutti quanti di un pezzo di problema.
Vi immaginate se inizio a distinguere, magari, qualche Sindaco di centro destra e dall’osservatorio che ho, metto in fila tutte le cose che doveva fare, quando le doveva fare e se non le ha fatte, darle come strumento all’opposizione di quel Comune per metterlo in difficoltà. Chiedetelo ai Sindaci di centro destra qual è il comportamento e l’atteggiamento della Regione nei loro confronti e se c’è la minima speculazione politica, se mai abbiamo puntato un dito rispetto ad una carenza! Parlateci, chiamateli e parlateci. Pensate che io non veda i problemi che hanno? Le difficoltà che hanno, le negligenze che ci possono essere. Ne faccio motivo di strumentalizzazione politica? No, vuol dire che c’è ancor di più da dare una mano a quel Comune, a quella comunità, io la leggo così. Mai lasciati soli, mai messi sotto accusa per qualche responsabilità, ma eventualmente aiutati ancora di più perché vuol dire che c’è ancora più bisogno.
Penso che con questo atteggiamento andremo da qualche parte, con gli altri ci andremo con più fatica.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Celani.

Piero CELANI. Mi metto anch’io nella condizione di non fare polemiche, però il Presidente ci ha rappresentato un film che già avevamo visto, il 9 settembre ci ha raccontato la stessa cosa ed in questa Aula ci è venuto a fare un paragone inopportuno sui capi di bestiame che erano morti con la neve del 2012 rispetto a questo. Un’assurdità!
Lei sa che quando è arrivata la neve tanti agricoltori avevano già venduto i capi di bestiame? Lo sapevate? Venga con noi a girare, non stia qua dentro, venga con noi a vedere quanti agricoltori hanno dismesso e se sono morti pochi capi di bestiame è per la loro arguzia, la loro capacità di sopravvivere, non perché le istituzioni hanno fatto qualcosa. Ma stiamo scherzando? Ma di che parlate? Che cosa avete fatto e che cosa abbiamo fatto, mi ci metto pure io, per impedire che quella catastrofe non diventasse ancora grande? Si sono organizzati da soli! Non si è visto nessuno!
Ho partecipato a due riunioni con la Commissione ed il Consigliere Traversini ad Acquasanta ed a Muccia e se vuole le leggo quello che dicevano i funzionari sul terremoto, il 17 novembre, su cui sono stato già molto polemico l’altra volta. Presente l’Assessore Casini, che cosa ha detto un funzionario quando gli si è chiesto: “Per le piazzole come si fa, dato che i progetti li devono fare i tecnici?” La risposta è stata: “Non lo sappiamo, aspettate che esca l’ordinanza”. Io ce l’ho scritto qui e se qualcuno ha registrato poi mi venga a smentire. Il 17 novembre ad Acquasanta, il funzionario a domande precise ha risposto: “Non so nulla” e questo non sapere nulla si è protratto fino al 24 dicembre. Alcune risposte sono arrivate qualche giorno prima della neve. Non diciamo fesserie, raccontiamo un film serio, altrimenti gli applausi non servono a nulla, maggioranza, scusate, gli applausi non servono a nulla! Qui c’è soltanto da chinare il capo e fare mea culpa di quello che non è stato fatto.
Non abbiamo fatto nessun insulto, abbiamo premesso che non era un problema dell’Assessore Casini, ma un problema di carattere politico generale e la mozione guardava in generale, non abbiamo parlato di responsabilità precise.
L’intervento del Consigliere Marconi assomiglia tanto a quell’escursionista che trovandosi di fronte alla maestosità del Cervino rimane affascinato dal bucaneve, e non guarda il Cervino, quindi quando ha visto la mozione cosa è andato a vedere? E’ andato a cercare il bucaneve, non ha visto la maestosità della mozione che era un attacco politico alla Giunta. E’ andato a vedere il bucaneve ed ha detto: “Cosa ha fatto l’Assessore Casini? Non ha ammazzato nessuno, quindi che c’entra la mozione di sfiducia?”. Ma non è questo, l’abbiamo premesso sia io che i Consiglieri Zaffiri e Leonardi, noi abbiamo parlato di responsabilità politiche e l’Assessore Casini fa parte di un organo collegiale che è la Giunta. Va bene, maggioranza? Allora spostiamo il tiro, siccome lei fa parte di un organo collegiale la responsabilità è collegiale, quindi la mozione ci sta tutta, perché noi non abbiamo parlato di responsabilità specifiche, ma di responsabilità complessive. Il ragionamento che abbiamo fatto è molto semplice, quindi non ci si venga a dire fesserie.
Altro aspetto signori, può essere che siete rimasti gabbati da un’impresa? Stiamo scherzando? Io telefono all’impresa e chiedo: “Come sta andando?” “Tutto bene”, e non vado a vedere se è vero che va tutto bene? Dopo due mesi mi accorgo che quel tutto bene non è vero, che era una menzogna? Ma che ci venite a raccontare!
Mi auguro che la stampa non riporti queste cose che avete detto. Dopo due mesi mi accorgo che l’impresa mi ha gabbato? Dove sta scritto questo? C’era un appalto, c’era un direttore dei lavori, c’era un responsabile del procedimento, c’erano tutti oppure è stata fatta una cosa en passant, abbiamo trovato un amico e gli abbiamo fatto mettere due stallette. Dite che la Regione Lazio ha fatto un appalto con le modalità ordinarie in un evento straordinario, in un appalto c’è il responsabile del procedimento, il direttore dei lavori, il contabile, c’è tutto, qui non c’era nessuno? Ce ne accorgiamo a novembre che non funzionava niente? Di chi sono queste responsabilità? Dell’Assessore Casini oppure è una responsabilità collettiva di chi doveva fare e non ha fatto?
Questo per dire che dovete raccontarci la verità su questa vicenda, non venite qui a giustificarvi mettendo delle pezze che sono peggiori dei buchi.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Zaffiri.

Sandro ZAFFIRI. Grazie Presidente. Sarò breve per esprimere una considerazione, ci dispiace, veramente ci dispiace come minoranza, dopo l’intervento fatto dal Presidente in quest’Aula, rispetto ad una situazione drammatica.
La situazione drammatica, che noi abbiamo cercato di evidenziare con una mozione nei confronti della Giunta, è la condizione reale del territorio. Questo ci dà fastidio, c’è una realtà territoriale drammatica e qui dentro c’è un modo di comunicare cui sembra che le cose siano effettivamente a posto.
E’ vero o no che c’è un provvedimento del 23 o 24 dicembre dei funzionari della Regione per questa cosa? E’ vera o no questa cosa? E’ vero o no che abbiamo fatto ad Arquata, abbiamo fatto a Muccia, la riunione della Commissione grazie al Presidente e non si sapeva niente? E’ vero o no? Siamo matti? Scherziamo? E’ così Assessore, lei continua a ribadire che non è così, ma è così rispetto a questa situazione, questo è il vero problema.
Abbiamo sentito anche un’affermazione, secondo me politicamente pesante, da parte del Presidente: “Richieste pervenute da parte degli allevatori: zero”. Certo, se c’è l’incertezza come fanno gli allevatori a chiedere e a partire per fare i lavori? Come fanno nell’incertezza? “Mi porti la fattura non quietanzata”, questi non sono partiti perché non avevano certezze di come si doveva fare. Questo è il problema!
La situazione è questa, adesso vedremo come svilupperete questa cosa.
In questo momento abbiamo anche sentito il Presidente dire: “Se voi della minoranza vi comportate così …” Cosa fate se noi ci comportiamo così? Abbiamo fatto solo due Commissioni, abbiamo chiesto una Commissione per lavorare insieme maggioranza e minoranza su questo terremoto, non ce l’avete data, cos’è un ricatto? Su che cosa? Siamo fuori da questa gestione, il terremoto lo state gestendo da soli. Prendetevi qualche volta delle responsabilità e qualche volta prendetevi anche delle osservazioni non positive. Volete governare? Qualche osservazione non positiva ve la dovete prendere, perché si tratta della situazione reale in cui versa il nostro territorio.
Quando sul territorio gli allevatori non sciopereranno più, quando non ci saranno più proteste, vi verremo ad applaudire perché vuol dire che il problema è risolto.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Fabbri.

Piergiorgio FABBRI. Vorrei puntualizzare alcuni punti. Nell’ordinanza del Commissario per la ricostruzione n. 5 del 28 novembre si fa riferimento al fatto che si possono approvvigionare le varie stalle, però lo stesso articolo 2, al comma 4, specifica che la tipologia ed i materiali da impiegare devono fare espresso riferimento a quelli posti in essere dalla Regione Lazio, cioè una struttura in metallo e plastica, che effettivamente non è funzionale, che ha grossi sbalzi di temperatura, che ha una cattiva areazione e che gli allevatori non vogliono. Questo è un aspetto.
Poi se utilizzate gli strumenti ordinari per situazioni straordinarie - vuol dire obbligare l’ambulanza al codice della strada, ai 50 chilometri orari ed a fermarsi al semaforo rosso - avete sbagliato assolutamente il modello di gestione di questo terremoto che va ripensato radicalmente dal centro.
Come Regione abbiamo il 60% ed oltre del territorio interessato, dovremmo essere noi la Regione capofila e dire quello che serve alla nostra popolazione, poi non ci dobbiamo lamentare se i nostri cittadini, che noi rappresentiamo, recriminano, dovremmo essere noi davanti al corteo dei cittadini che protestano.
Le piazzole, ultimamente avete individuato il Consorzio di bonifica che in 35 giorni dovevano fare le centinaia di piazzole che servivano. A che punto è arrivato? Gli strumenti ci sono, è stato coinvolto il Consorzio di bonifica 6 mesi dopo, cosa abbiamo aspettato?
Vi ho letto la normativa con la quale potevamo agire in libertà da subito e si è abdicato per paura, trincerandosi dietro una struttura che non ha funzionato, ormai questa cosa è palese!
Dopodiché Consigliere Marconi, l’articolo 9 dello Statuto riguarda la sfiducia verso uno o più Assessori, lei fa riferimento all’articolo 10 …

PRESIDENTE. Consigliere è una dichiarazione di voto, non è una replica …

Piergiorgio FABBRI. Certo! L’articolo 10 prevede la sfiducia del Presidente, quindi bisogna che ripassi.
Gara a cinque, è chiaro che se utilizzo gli strumenti ordinari in una situazione straordinaria mi vado ad impantanare, come dimostrato, ma posso mettere in parallelo diverse ditte e dire loro questa qui è la fascia di sovrapposizione, il privato lo fa da sempre, quello che mi mette paura è questa vostra mancanza di mentalità nella gestione dell’emergenza.
Voteremo a favore di questa mozione.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, la Consigliera Leonardi.

Elena LEONARDI. Il mio voto alla mozione sarà favorevole.
In risposta alle parole del Consigliere Busilacchi sulla divisione delle minoranze, gli consiglierei di guardare in casa propria, nel PD c’è molta divisione, e mi sembra che nel risultato della votazione, anche se non c’è la firma, le minoranze vadano tutte nella stessa direzione.
Per guardare all’insuccesso che è alla base di questa mozione basta guardare a quelli che sono i risultati sul territorio ad oggi. Quante sono le stalle? Quante sono le risposte concrete date, nonostante le difficoltà elaborate e discusse oggi? Mi sembra che le risposte parlino da sole per motivare questa sfiducia.
Il Presidente Ceriscioli ha motivato l’inerzia da parte dei privati e dei Comuni con il timore di agire. Allora mi chiedo: chi doveva rassicurare questi soggetti? Chi doveva dare indicazioni precise? Lo stesso soggetto che mandava le indicazioni dicendo di non mettere le casette perché sarebbe stato commesso un abuso edilizio? Certo, dare questi messaggi ha creato un certo panico nelle amministrazioni comunali e in chi doveva operare.
Contesto anche il fatto che le minoranze non abbiano la possibilità di presentare una mozione di sfiducia perché sono non collaborative nel momento del bisogno. Penso che questo sia proprio fantapolitica, rigirare le responsabilità di questa amministrazione alle minoranze.
Noi abbiamo cercato di collaborare, non c’è mai stata data l’opportunità di farlo, ma quando ci sono dei problemi non credo che dobbiamo stare zitti solo perché la collaborazione si deve concretizzare nel non tirarli fuori e nel non tirare fuori le cose che non vanno nella contrapposizione politica. Penso che questo non sarebbe il nostro dovere perché le cose che non vanno bene vanno comunque tirate fuori e discusse in questa Aula. Quindi ribadisco il voto favorevole a questa mozione.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Maggi.

Giovanni MAGGI. Sarò breve. Pensavo di non intervenire, però ho sentito delle parole che sono fuori luogo, perché noi, almeno per quanto riguarda il mio gruppo, non pensiamo che voi state rubando dei soldi. Questo per quanto riguarda il mio gruppo, ma anche negli interventi della minoranza è stato ribadito. Non è questione di stare lì a pensare che voi tutto il giorno confabulate per rubare dei soldi.
Voi non siete stati capaci di gestire l’emergenza e in questo momento, considerato che i dati sono concreti ed evidenziabili, pensavo ad un atto di umiltà, ad una richiesta di collaborazione, magari ad una maggiore apertura verso le opposizioni, invece ho sentito, e sono basito, parole come sciacallaggio, speculazione e che pensiamo soltanto alle polemiche.
Questo è inaccettabile, Presidente, se non che nel momento in cui ci si accorge di essere in debito e in fallo stizziti si dicono parole che non hanno nessun senso.
Certo, voi avete dato collaborazione, nel senso che ai Sindaci che non sono stati adempienti, voi non siete andati loro contro, avete fatto una specie di solidarietà, ma qui non si parla di solidarietà, qui si parla di sofferenza e di disagio della gente. La solidarietà ai Sindaci, che magari sono Sindaci del centro destra, ma molti sono del vostro partito, non va bene quando la gente soffre ed ha bisogno della politica, dell’efficienza e di essere aiutata. Queste parole fuori senso sono veramente da respingere.
Non vengo dalla politica, è un anno e mezzo che sono qui, vengo dal privato, facevo comunicazione e per avere la fiducia delle multinazionali con cui lavoravo, dovevo lavorare anni e bastava un solo errore per essere preso per la collottola, per prendere un calcio nel sedere e andare via. Perché la politica deve avere questi privilegi? Perché la politica non va giudicata? Tutti vi stanno giudicando, la gente, la popolazione. Le Marche stanno dicendo di essere insoddisfatte, di soffrire ancora disagi e di non avere avute risposte alle proprie esigenze.
Se nel privato dopo anni e anni di sacrifici, uno sbaglia prende e va via, perché la politica deve avere questo privilegio? Io voto a favore di questa mozione.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione.
Mozione n. 214. Ricordo che deve essere approvata per appello nominale a maggioranza assoluta dei suoi componenti (articolo 9, Statuto).
Favorevoli: Celani, Fabbri, Leonardi, Maggi, Malaigia, Marcozzi, Zaffiri.
Contrari: Biancani, Bora, Busilacchi, Ceriscioli, Cesetti, Giacinti, Giancarli, Marconi, Mastrovincenzo, Micucci, Minardi, Rapa, Sciapichetti, Talè, Traversini, Volpini.
Astenuti: Nessuno.

(L'Assemblea legislativa non approva)

Sull’ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Giancarli.

Enzo GIANCARLI. Annuncio all’Aula il rinvio della mozione n. 218, presentata da me e dal Consigliere Talè.

PRESIDENTE. Va bene, rinviamo la mozione n. 218.

Mozione n. 128
ad iniziativa dei Consiglieri Malaigia, Zura Puntaroni, Zaffiri
"Prevenzione maltrattamenti e abusi negli asili e nelle strutture socio assistenziali"
(Discussione e votazione)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la mozione n. 128 dei Consiglieri Malaigia, Zura Puntaroni, Zaffiri.
Ha la parola, per l’illustrazione, la Consigliera Malaigia.

Marzia MALAIGIA (parla dagli scranni della minoranza). Grazie Presidente. La mozione è stata presentata l’anno scorso, il 18 maggio 2016, però è ancora attuale in quanto i fatti di cronaca sia nazionali che regionali presentano sempre più spesso abusi, violenze psicologiche, fisiche ed episodi di bullismo.
Quello che si chiede e che si auspica non è una sorta di controllo tipo big brother, ma un occhio discreto e presente nelle strutture dove molti di noi hanno anziani e bambini.
Penso che tutti noi abbiamo un anziano, un familiare, un conoscente o un bambino che dobbiamo affidare a delle strutture e nessuno vorrebbe trovare, perché quando te ne accorgi è già troppo tardi, dei lividi che possono essere esteriori ed interiori, ben più pericolosi perché non si cancellano con gli anni.
Il rimorso di non aver agito in tempo, di non aver risposto alle fragilità, di essere arrivati troppo tardi, a volte si verificano suicidi o anche danni permanenti, è quello che ha mosso in me l’intenzione di presentare questa mozione.
Questa mozione in parte è superata perché ad ottobre scorso la Camera ha già approvato un disegno di legge che dovrà passare in Senato, pertanto oggi presento anche un emendamento per renderla più attuale, togliendo uno dei punti.
Qui non c’è la pretesa di imporre alcunché perché sappiamo che la tutela della privacy è senz’altro assicurata, non viene violata la privacy di soggetti anziani, disabili o bambini, né tantomeno quella degli operatori e degli insegnanti perché eventuali video dovranno essere visionati dai pubblici ministeri e non da genitori o parenti.
Nel testo specifico le videocamere dovranno essere a circuito chiuso e solo dopo una segnalazione credibile, o una denuncia, la polizia o un pubblico ministero potrà visionare il filmato.
Tengo a precisare che questa mozione è da leggere su quattro piani distinti, come ho detto: la tutela di anziani, disabili e minori che possono trovarsi in condizioni di fragilità e di dipendenza da altri.
La tutela, e lo dico da insegnante, di insegnati, di operatori e di personale sanitario anche da accuse infondate in situazioni travisate, molto spesso la realtà che viene letta da un anziano non del tutto padrone delle proprie facoltà mentali, o da un bambino molto piccolo, può essere travisata e riferita in maniera sbagliata, questo è capitato, non solo a me, ma penso a tutti gli insegnanti.
Tanto per stemperare un po’ il clima dell’Aula, ricordo che mia nonna diceva sempre: “Mi lasciano senza mangiare, senza bere, sempre da sola”, cosa che non era vera perché aveva un’assistente sempre vicino, ma un anziano anche un malato di alzheimer può riferire delle cose che non sono vere.
Quindi tutela degli insegnanti, degli operatori e un deterrente contro i fenomeni di bullismo. Ricordo che poche settimane fa ce n'è stato uno anche nella scuola a Sant’Elpidio a Mare, se ci fossero state le telecamere queste sarebbero state un deterrente per i ragazzini perché non sempre è possibile controllare con il personale sempre più ridotto all’osso ed alcune situazioni possono sfuggire al personale ausiliario.
Un deterrente quindi anche contro i fenomeni di bullismo, non ultimo la tutela del bene comune, visti i numerosissimi furti che avvengono negli istituti scolastici, a volte a ripetizione anche di pochi giorni l’uno dall’altro, se ci fosse un occhio in più sarebbe senz’altro meglio.
Come ho già detto, la Camera si è già interessata e quindi c’è già un disegno di legge che è stato approvato e deve passare in Senato. Perché propongo questa mozione con un testo emendato? La Regione Marche a differenza di altre non si è mai espressa, quindi la mozione potrebbe essere la via più rapida per accelerare questo processo, intanto mettiamo un paletto ed iniziamo ad affrontare concretamente questo problema.
Invito i Consiglieri a votare questa mozione per dare un segnale di presa di coscienza del problema, consapevoli che esiste e che vogliamo affrontarlo, per dare il segno che anche la Regione Marche, che purtroppo non sfugge ad episodi incresciosi, possiamo leggerlo dalle cronache, è sensibile alla tematica e se ne farà carico.
Posso leggere l’emendamento che ha cambiato parte del dispositivo, la premessa è sempre valida: “Impegna la Giunta ad avviare una revisione dei meccanismi per il conseguimento delle abilitazioni proprie per i docenti ed il personale sanitario che consenta un controllo della personalità sia in fase di accesso ai ruoli, sia periodicamente, attraverso la verifica della permanenza dell’idoneità precedentemente acquisita”. Un controllo costante perché molto spesso a causa di stress e di problemi, che affliggono sempre di più la nostra quotidianità, gli operatori e gli insegnanti potrebbero non essere capaci di controllare sé stessi. Prevedere la possibilità di poter installare in asili nido, scuole di infanzia pubbliche o paritarie, nonché nelle strutture socio-assistenziali per anziani disabili e minori in situazioni di disagio, sia pubbliche che convenzionate, sistemi di audio e video sorveglianza a circuito chiuso, previo assenso dei familiari dei soggetti indicati e dei lavoratori delle strutture medesime. Un ulteriore impegno è quello di reperire le risorse finanziarie necessarie per poter concedere contributi finalizzati all’installazione dei sistemi di cui al punto 2).
Invito tutti i Consiglieri a dare una voce per far capire che anche le Marche, pur non avendo ancora legiferato ed attendendo il normale iter legislativo, sono coscienti di questo problema e se ne fanno carico. Grazie.

Presidenza del Vicepresidente
Renato Claudio Minardi

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Maggi.

Giovanni MAGGI. Abbiamo letto questa mozione ed abbiamo letto l’emendamento, ovviamente sui principi generali siamo d’accordo, siamo d’accordo per la revisione dei meccanismi affinché i docenti siano sempre più preparati ed abbiano un controllo sia sulla professionalità che sulla personalità per tutelare i diritti dei minori, soprattutto dopo gli episodi riportati dalla cronaca in questo periodo.
Quello a cui siamo contrari, e pensiamo che vada contro la legge e contro una giurisprudenza ormai consolidata, è che il controllo dei lavoratori avvenga attraverso delle telecamere. Questo non possiamo accettarlo a meno che questo venga emendato o tolto. Non possiamo accettarlo non solo per quanto riguarda la normativa e la giurisprudenza a cui mi riferivo, ma soprattutto perché non possiamo accettare che ci sia questa specie di grande fratello di Orwell che controlla i lavoratori, per cui nel momento in cui ci sono degli abusi deve essere la giustizia ordinaria a perseguirli e devono esserci maggiori controlli da parte delle autorità scolastiche perché non si arrivi a dire: “Era tanto brava quell’insegnante” e poi si scopra che faceva cose che non dovevano essere fatte.
Siamo contrari alle telecamere nell’Aula, come siamo contrari alle telecamere in tutti i posti di lavoro a meno che l'Autorità giudiziaria non abbia fondati motivi per fare delle indagini e mettere sotto controllo, come ad esempio quelli che smarcavano il cartellino e sono stati controllati, oppure i controlli nelle case di riposo o negli asili per dei dubbi che i genitori avevano avuto. Deve essere l’Autorità giudiziaria non una telecamera a circuito chiuso, spero che l'atto possa essere modificato perché il fondamento della mozione che ha fatto la Consigliera Malaigia noi lo condividiamo, non condividiamo solo quest'ultima cosa.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Busilacchi.

Gianluca BUSILACCHI. Pochi secondi per dire che tutte le premesse sono condivisibili, il tema ci sta, però il dispositivo non funziona, perché va ad invadere delle competenze che non sono nostre. Rivedere le modalità con cui il personale docente, il personale sanitario viene scelto, sono cose stabilite a livello nazionale, è impensabile che una Regione possa scegliere le modalità con cui viene rivista una selezione delle professioni che attiene al Governo.
Le scelte degli interventi puntuali di controllo, al di là degli aspetti che adesso sono stati citati, riguarda i Comuni e vanno caricate sui bilanci di questi enti, per cui come metodo rifiuto l’idea che le Regioni, che già hanno poche risorse, debbano farsi carico di quello che spetta ai Comuni, altrimenti arriveremo all’idea che dovremmo mettere a bilancio tutte le cose di cui sono inadempienti gli altri enti - ad esempio le strade dissestate - e caricarcele noi.
Facciamo una divisione, così come già esiste, delle possibilità di intervenire, riparleremo di questi temi, che pure ci sono, quando parleremo, ad esempio, del piano socio-sanitario o degli altri strumenti, però il dispositivo dal nostro punto di vista non funziona.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Zaffiri.

Sandro ZAFFIRI. Probabilmente questa mozione non siamo stati in grado di spiegarla, è chiaro che non compete a noi legiferare sulla professionalità degli insegnanti, però era un invito al Dirigente dell'Ufficio scolastico regionale a trasmettere al Ministero questa posizione politica.
La mozione impegna la Giunta a ragionare, questo era lo spirito, per tutelare maggiormente i nostri anziani nelle case di riposo e i bambini negli asili. Questo è lo spirito!
Purtroppo la cronaca quotidiana è lacrime e sangue per i bambini, maestre che sembrano brave, ma che alla fine dimostrano di avere grossi problemi.
E' lo spirito che noi mettiamo in discussione per cui chiediamo di tutelare maggiormente i cittadini, perché la mozione non è una legge, sappiamo tutti che non è una delibera di Giunta, è un indirizzo politico o una pressione per ragionare e mettere maggiormente in sicurezza i bambini e gli anziani.
Al Consigliere Maggi dico che non c’è assolutamente niente che riguarda il lavoro, l’aspetto del lavoro è il cartellino, la presenza sul posto di lavoro non è il lavoro, è la sicurezza per i nostri figli e per i nostri anziani.
Questo è lo spirito, purtroppo la sicurezza per i nostri bambini e per i nostri anziani non c’è.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Celani.

Piero CELANI. Brevemente per dire che sostengo la mozione e la ritengo utile, tra l’altro è un invito a prendere in esame una possibilità che sta nelle cose, ormai non c’è ambiente lavorativo nel quale non ci siano telecamere. Qual è il problema? Esiste una legge, quella sulla privacy, per cui le telecamere non devono essere puntate sul lavoratore, ma devono controllare un ambiente, non il lavoratore.
Credo che se uno è corretto e si comporta correttamente non ha nulla da temere, dire no a questa mozione significa fare un passo indietro nella sicurezza, un passo indietro nella tutela dei diritti del minore, dell’anziano e anche un passo indietro nella deterrenza affinché questi fenomeni non abbiano a ripetersi.
Se voi andate in qualsiasi ambiente lavorativo di tipo privatistico, le telecamere sono dappertutto, l’importante è che non siano direttamente puntate sul lavoratore, su colui che sta svolgendo un'attività, ma controllano l’ambiente di lavoro. Esiste una normativa precisa, dire no significa quasi mettere la testa sotto la sabbia e dire che il problema non esiste oppure che non lo si vuole affrontare, ci sono già degli strumenti, occorre fare delle progettualità molto precise ed andare avanti.
Sono più che favorevole, chi è corretto e si comporta correttamente non ha nulla da temere e non dovrebbe avere nulla da protestare.

PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Bravi.

Loretta BRAVI. La mozione in questione mette in evidenza un grosso problema, come chi mi ha preceduta ha evidenziato. Un problema di grande responsabilità che va affrontato secondo le specifiche responsabilità e gli ambiti, quindi credo che oltre al fatto di assicurare, visto che a livello nazionale le proposte di legge sono molteplici, la Regione si fa promotrice presso il Governo affinché ci sia la sensibilità per una legge in materia.
Io ho avuto varie occasioni, per quel che mi concerne, di vedere il Ministro e nelle varie Commissioni gli Assessori regionali per parlare di questa problematica.
Vorrei però fare luce e chiarezza su alcune questioni che, secondo me, messe insieme rischiano di far perdere di vista quali sono le competenze, e vengo al dunque.
La Regione con la legge regionale 21/2016, che voi conoscete bene, e con la legge regionale 9/2003 ribadisce che la funzione di verifica periodica dei requisiti di vigilanza spetta ai Comuni, come ha detto prima il Consigliere Busilacchi.
Agli articoli 4 e 9 della legge regionale 21/2016, e questo è importante perché non è una forma, è una sostanza, si dice che i Comuni non fanno vigilanza pour parler, ma possono avvalersi di apposita Commissione tecnico-consultiva, costituita presso ciascun ambito territoriale sociale, per le strutture sociali previste all'articolo 7, comma 1, lettera c). La Commissione è nominata per un quinquennio dal Comune capofila ed è presieduta dal coordinatore d'ambito e composta da esperti in materia di edilizia, impiantistica, organizzazione e gestione di strutture sociali, designati dal Comitato dei Sindaci dell'ambito medesimo - sto parlando di ambito - che si avvalgono dei servizi dell’Asur e della Commissione d’ambito. Quindi il luogo, il sito web di questa cosa, è molto chiaro, ogni questione, ne abbiamo tantissime, va riportata nel suo alveo.
Nell’articolo 17 della legge regionale 9/2003 è scritto che la vigilanza ed il controllo sul funzionamento dei servizi, di cui alla presente legge, sono esercitati dal Comune dove è localizzato il servizio. Il Comune può avvalersi dei servizi dell'Azienda Asur competente nel territorio. Il Comune effettua ispezioni almeno una volta all'anno, fatte salve necessità urgenti o segnalazioni da parte dei servizi sanitari, e così si continua.
La Regione che cosa ha fatto? Ha ribadito nella propria normativa quanto detto sopra, e cioè che i Comuni devono esercitare la "vigilanza dei servizi sociali e delle strutture a ciclo residenziale e semiresidenziale".
Al punto 2, quando voi chiedete la revisione dei meccanismi per il conseguimento delle abilitazioni per i docenti, l'alveo è un altro, è l’Ufficio scolastico regionale, non è la Regione. Questo non vuol dire che la Regione deve avere un atteggiamento pilatesco, per cui di fronte ad un problema sociale se ne lava le mani, però ci tengo a ribadire che i due punti messi in evidenza nella mozione appartengono uno al Comune e uno all’Ufficio scolastico regionale, noi non abbiamo competenze nell’organico, dopodiché come nota personale aggiungo che la Regione deve dare i criteri per creare una mentalità di accoglienza, una mentalità professionale perché stiamo parlando di bambini e stiamo parlando di tanti casi.
Il fatto che riguardi il tema della violenza ce ne sono tante altre, ad esempio la violenza femminile, il fatto che diventi sempre più frequente, non deve farci perdere di vista chi sono gli interlocutori, che per ora sono i Comuni e l’Ufficio scolastico regionale, dopodiché, ripeto, di fronte alle questioni non ci si lava le mani, però le faccende vanno riportate nel loro ambito.
Voglio aggiungere solo una cosa che non c’entra, è per capire che cosa fa la Regione, noi abbiamo avviato due processi di formazione degli insegnanti che toccheranno anche questi aspetti, ma è un’altra questione.

PRESIDENTE. Ha la parola, per replica, la Consigliera Malaigia.

Marzia MALAIGIA. Una brevissima replica per dire che sono a favore della mozione, so benissimo quali sono le competenze, però, proprio perché la Regione deve fare da tramite con l’Ufficio Scolastico regionale, ricordo che la Lombardia ha già legiferato sul tema, quindi è soltanto un invito, non è una richiesta, altrimenti avrei fatto una proposta di legge, ho fatto una mozione per cercare di accelerare una cosa che è già passata alla Camera, quindi l’iter è già avviato.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione.
Emendamento n. 128/1 a firma della Consigliera Malaigia. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Mozione n. 128. La pongo in votazione.

(L'Assemblea legislativa non approva)

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Zaffiri.

Sandro ZAFFIRI. Grazie Presidente. Vorremmo rinviare la mozione n. 172 perché non tutti sono presenti in Aula.
E' una mozione presentata da me e firmata anche dal gruppo della maggioranza, è una cosa che interessa, come sapete tutti, il Comune di Osimo ed il Sindaco, credo quindi che i firmatari della mozione debbano essere tutti presenti. Chiedo di rinviare questa mozione al prossimo Consiglio.

PRESIDENTE. Va bene, se non ci sono obiezioni, la mozione n. 172 viene rinviata. Il rinvio della mozione n. 218 era già stato richiesto, quindi la seduta è tolta.

La seduta termina alle ore 17,10.








 

 
 
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