DONNE “RESISTENTI”, A CENT’ANNI DALLA MORTE LA CPO RICORDA DORA TOMBINI

Antifascista e partigiana fu una delle tante protagoniste marchigiane della Resistenza. Impegno politico e culturale anche dopo il Ventennio per il riconoscimento del contributo delle donne partigiane alla lotta antifascista.

A cent’anni dalla morte la Commissione regionale pari opportunità ricorda Dora Tombini. Antifascista e partigiana, nata ad Ascoli il 27 giugno 1920, fu una delle tante donne “resistenti” marchigiane. La sua forte personalità intellettuale la contraddistinse anche dopo la guerra proseguendo a essere protagonista della vita politica e culturale della comunità ascolana. Nel volume ”Dizionario biografico delle donne marchigiane”, a cura di Lidia Pupilli e Marco Severini, viene descritta la vita, dalle origini del suo impegno fino agli ultimi giorni. Figlia dei titolari dello storico “Tornasacco”, conosciuta ad Ascoli Piceno come la “locanda rossa”, circolo cittadino antifascista durante il Ventennio, nel corso degli anni le frequentazioni dell’epoca intellettuali e artistiche, che gravitavano attorno al locale dei genitori, contribuirono a forgiarle una mentalità progressista, sensibile ai soprusi e alle ingiustizie.
Il padre, Filippo, fu amico di Giacomo Matteotti e di molti artisti famosi spesso ospiti dell’albergo che dopo l’8 settembre 1943 divenne clandestinamente luogo di smistamento delle informazioni per gli alleati, grazie alla disponibilità di una potente antenna ricetrasmittente, e nello stesso tempo mensa per gli ufficiali tedeschi. Tra le sue azioni meno note quella di aver salvato una giovane madre con i suoi due bambini, strappati alla Gestapo dai partigiani della Banda del Colle San Marco, nascondendoli nella propria casa. La costante attività contro il regime fascista la portò a subire violenti interrogatori e maltrattamenti che le compromisero la vista. Terminata la guerra più volte si spese per far in modo che venisse riconosciuto alle donne partigiane il contributo dato alla Resistenza, quel protagonismo spesso anonimo e non considerato che però contribuì in maniera importante alla sconfitta della dittatura fascista. Nel 1946 fu tra le prime donne a esercitare il diritto al voto e anche candidata del Pci a consigliere comunale raccogliendo 1826 voti.
Nel 1949 le fu attribuita la qualifica di partigiana combattente e ricevette la croce al merito di guerra per l’attività partigiana. Sposata con il pittore Benedetto Mariani, fu insegnante, giornalista e militante comunista. Nei decenni successivi alla guerra non fece mai mancare il suo apporto al dibattito culturale e politico. Morì il primo luglio 2006 dopo una lunga malattia.


C.C.
Comunicato n.157, Venerdì 17 Luglio 2020