Resoconto della seduta n.16 del 31/03/2026
SEDUTA N. 16 DEL 31 MARZO 2026
La seduta inizia alle ore 12:35
Presidenza del Vice Presidente
Giacomo Rossi
PRESIDENTE Buongiorno a tutti Dichiaro aperta la seduta dell’Assemblea legislativa regionale n 16 del 31 marzo 2026 Do per letto il processo verbale della seduta n. 15 del 24 marzo 2026, il quale, ove non vi siano opposizioni, si intende approvato ai sensi del comma 4 dell'articolo 53 del Regolamento interno
Richiamo, inoltre, ai sensi del comma 5 dello stesso articolo, l’attenzione dei Consiglieri sulle comunicazioni distribuite, con cui porto a conoscenza dell’Assemblea quanto espressamente previsto dal Regolamento intero
Interrogazione n. 135
ad iniziativa dei Consiglieri Mangialardi, Mancinelli, Catena, Cesetti, Mastrovincenzo, Piergallini, Vitri
“Stato di avanzamento dei lavori per la realizzazione delle Case di comunità di Fabriano e Loreto e situazione complessiva in merito alla realizzazione e rendicontazione delle opere previste dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) – Missione 6 Salute - nella provincia di Ancona”
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 135 dei Consiglieri Mangialardi, Mancinelli, Catena, Cesetti, Mastrovincenzo, Piergallini, Vitri .
Ha la parola, per la risposta, l'Assessore Calcinaro.
Paolo CALCINARO. Grazie, Presidente. Sono a rispondere a questa interrogazione, dicendo innanzitutto il dato contingente: che a Fabriano è previsto un completamento entro il mese di maggio, mentre per la Casa di comunità di Loreto è previsto il completamento entro il mese di giugno, in linea con il target. La stessa cosa per la Casa di comunità di Jesi, entro il 30 giugno. In precedenza sarà terminata la Casa di comunità Ancona 1, quella posta all'ex Umberto I, mentre ci sono più problemi rispetto alla Casa di comunità di Corinaldo, a quella di Filottrano, a quella dell'ex Crass e a quella di Chiaravalle. Non si registrano, invece, problemi nella Casa di comunità di Cingoli, che, pur essendo in provincia di Macerata, rientra nell’AST 2.
Cerco e spero, come ho detto anche nell'ultimo Consiglio, di far capire che questi target non sono legati alla singola opera o alla singola Regione, ma sono target nazionali. Quindi o tutta la Nazione italiana riesce a raggiungere il target rimodulato delle 1.038 Case di comunità rispetto alle 1.400 di partenza, oppure non ci riesce tutto il sistema Italia, comunque siamo un po' tutti positivi da questo punto di vista, viste anche alcune di flessibilità che ha introdotto il Ministero, ovviamente sempre con sotto l'egida della Comunità Europea. Quindi, anche i fondi legati al PNRR, che andranno oltre la data del 30 giugno 2026, con il raggiungimento e il target continueranno ad esserci anche per altri…, per un allungamento fino al 2027, come potrà succedere per Filottrano, Corinaldo, l'ex Crass e per Chiaravalle. Grazie.
Presidenza del Presidente
Gianluca Pasqui
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Mangialardi.
Maurizio MANGIALARDI. Grazie, Presidente. Assessore, non me ne voglia, nel senso che è un tema che io posi dal primo atto che fece questa Giunta, a seguito dell'attuazione del decreto ministeriale 77, perché la necessità del rispetto temporale degli impegni, in funzione delle risorse che arrivavano dal PNRR, la Missione 6 – sanità, era una preoccupazione oggettiva di tutti noi.
Sappiamo quali sono le difficoltà in Italia per trasformare le risorse in opere, soprattutto quando i tempi, come in questo caso, sono legati ad un elemento imprescindibile, che è quello del 30 giugno, per il completamento, e quello del 31 agosto per la rendicontazione nel 2026. E’ una linea che non può essere valicata.
Assessore, lei è stato sempre molto chiaro rispetto sia alle difficoltà che ha ereditato sia rispetto alle rimodulazioni, come ci ha ricordato anche l'ultima volta, in funzione del raggiungimento del target nazionale. Questo da una parte ci può un po' dare respiro, ma lo finiamo perché ormai siamo entrati nell'ultimo trimestre; dall'altra abbiamo la preoccupazione dei ritardi, che si sono accumulati a Corinaldo, ma ormai non ne parliamo più, a Filottrano, non ne parlo per altri motivi, all’ex Crass e a Chiaravalle, soprattutto per la provincia ad Ancona diventa un dato imprescindibile.
Queste sono opere che non si realizzano con quella tempistica e che rappresentano un danno per la nostra comunità, per il sistema sanitario territoriale che non può, come dire, non utilizzare quelle strutture, come non avverrà sicuramente per i prossimi 2 anni.
Prendo atto delle rassicurazioni che ci ha dato, ma ormai non è più un tema del Consigliere Mangialardi, che ha fatto forse la decima interrogazione in questi 3 anni, ma diventa un problema della nostra comunità perché il 30 giugno, ahimè, come Natale arriva, penso che ci sia poco da…
Presidenza del Vicepresidente
Giacomo Rossi
Interrogazione n. 92
ad iniziativa del Consigliere Nobili
“Realizzazione del nuovo Ospedale Materno-Infantile “G. Salesi” di Ancona: rilievi dell’Autorità nazionale anticorruzione”
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 92 del Consigliere Nobili
Ha la parola, per la risposta, l'Assessore Baldelli.
Francesco BALDELLI. Grazie, Presidente. Grazie, Consigliere. Questa interrogazione ci permette di fare il punto su quanto segnalato dall'Autorità nazionale anticorruzione.
Per risponderle ho chiesto una relazione agli uffici per comprendere quanto è stato fatto e quanto si farà in futuro.
L’ANAC ha chiesto un aggiornamento semestrale in ordine allo stato di avanzamento dei lavori per la realizzazione del nuovo ospedale materno infantile Salesi, nella nota che lei richiama.
Conseguentemente gli uffici regionali hanno previsto il puntuale adempimento. Con riferimento, invece, all'allestimento delle sale operatorie, come avviene per tutti gli altri presidi ospedalieri in corso di realizzazione da parte della Regione Marche, è stato previsto che lo stesso allestimento verrà realizzato dall'Azienda ospedaliera al momento della consegna della nuova struttura, in modo tale che la tipologia di tecnologie, che la stessa Azienda acquisterà, non sia già superata al momento della messa in opera.
Con riferimento, invece, alla perizia di variante numero 2, suo terzo quesito, si significa che con la stessa il progetto per il nuovo ospedale Salesi è stato adeguato agli obblighi previsti dal decreto legge n. 34 del 19 maggio 2020, recante “Misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all'economia, nonché di politiche sociali connesse all'emergenza epidemiologica da Covid-19” e dalla delibera di Giunta regionale n. 751 del 16 giugno 2020 contenente “Linee di indirizzo organizzative per il potenziamento della rete ospedaliera per emergenza Covid-19”.
In particolare è stato previsto l'adeguamento del pronto soccorso pediatrico, la riorganizzazione dei percorsi interni di collegamento, l'ampliamento dei locali tecnici e l'adeguamento strutturale e impiantistico dell'edificio. Questo in riferimento al decreto legge.
Inoltre, si aggiunge che in occasione della riunione di coordinamento del 28 luglio 2021, con successiva nota del 5 agosto 2021, l'Azienda ospedaliera di Torrette ha chiesto una variante al progetto per la sopraelevazione di un piano del nuovo Salesi, in relazione alla possibilità di trasferire parte di quanto previsto al sesto piano dell'edificio ospedaliero di Torrette, ovvero i reparti di ginecologia e di ostetricia. Una richiesta accolta favorevolmente dalla Regione Marche, che ha permesso di superare la precedente scelta ante Covid, che avrebbe tenuto separati i reparti dedicati alla madre, previsti all'interno dell'ospedale di Torrette, da quelli dedicati alla cura del bambino collocati nel nuovo Salesi.
Con riferimento all'ultimo punto della sua interrogazione, si ricorda che la Regione Marche svolge la valutazione richiesta dal Consigliere mediante l'applicazione di un Protocollo d'azione di vigilanza collaborativa stipulato con ANAC, Autorità nazionale anticorruzione, da ultimo con delibera di Giunta regionale n. 1437 dell'11 agosto 2025, che ha rappresentato uno dei primi accordi di questo genere stipulato tra una Regione e l’ANAC, dopo l'entrata in vigore dell'attuale codice di contratti. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Nobili.
Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. Grazie, Assessore. Grazie per le precisazioni. Ritengo opportuno che si risponda pubblicamente alle osservazioni, ai rilievi che muove l'ANAC, senza attendere che ci sia un'interrogazione da parte di un Consigliere regionale. Comunque la ringrazio della risposta che ha dato questa mattina, anche se non sono del tutto soddisfatto, perché, vede, i rilievi dell'ANAC sono davvero significativi, a partire dal fatto che si ritiene che la perizia di variante n. 2 del 2 settembre 2024 non consente di essere giustificata sulla base di circostanze sopravvenute, ma si sia di fronte a una variazione progettuale particolarmente importante, così come l'ANAC, rispetto a quello che lei stamattina ha rappresentato, ha già avuto modo di segnalare. L'ANAC ha avuto le controdeduzioni che sono state fornite dall'ente e rispetto a queste controdeduzioni, a cui lei stamattina si è rifatto, l'ANAC ha segnalato come l'emergenza pandemica in realtà non sia una vera giustificazione e vi ha chiesto di specificare dettagliatamente quali sono state le lavorazioni ulteriori che si sarebbero giustificate sulla base dell'emergenza Covid.
Mi fa piacere che lei oggi abbia riscontrato la circostanza relativa allo stralcio dei lavori per le sale operatorie, altrimenti avremmo potuto correre anche il rischio che l'ospedale pediatrico Salesi venisse consegnato senza la possibilità di utilizzare pienamente le sale operatorie. Rimane il fatto, e mi avvio alla conclusione, che siamo di fronte a una dilatazione dei tempi e a un aumento dei costi veramente molto importanti. Oggi non ho capito quando effettivamente l'ospedale pediatrico Salesi verrà posto nella condizione per poter funzionare…
Interrogazione n. 96
ad iniziativa dei Consiglieri Catena, Mastrovincenzo, Mancinelli, Cesetti, Mangialardi, Piergallini, Vitri
“Conformità dell’Atto aziendale dell’AST di Macerata alla normativa regionale e nazionale in materia di distretti sanitari, presìdi ospedalieri, dipartimenti e professioni sanitarie”;
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 96 dei Consiglieri Catena, Mastrovincenzo, Mancinelli, Cesetti, Mangialardi, Piergallini, Vitri.
Ha la parola, per la risposta, l'Assessore Calcinaro.
Paolo CALCINARO. Grazie, Presidente. Allora, vado alla risposta che mi giunge dal direttamente all'AST di Macerata.
Iniziamo a dire sul punto primo, la coerenza dell'atto aziendale con il decreto legislativo 229/1999, il decreto ministeriale n. 77/2022 ed ovviamente con la legge della Regione Marche, il Piano socio-sanitario. L'atto aziendale dell'AST di Macerata risulta coerente con il quadro normativo nazionale e regionale vigente.
Il decreto legislativo n. 229 individua il distretto con quale articolazione organizzativa fondamentale per l'erogazione dell'assistenza territoriale, demandando all'atto aziendale la definizione della sua concreta configurazione organizzativa nel rispetto dei principi di integrazione, continuità assistenziale e governo unitario dei servizi.
Il decreto ministeriale n. 77 rafforza il ruolo del distretto come ambito di programmazione, coordinamento e integrazione dei servizi territoriali, senza tuttavia imporre un modello organizzativo rigido o incompatibile con assetti che prevedano livelli di coordinamento sovra-distrettuale, funzionali alla realizzazione delle reti e dei percorsi assistenziali integrati.
La legge regionale Marche 19/2022 recepisce tali principi e demanda alle Aziende sanitarie la definizione degli assetti organizzativi interni, nel rispetto delle funzioni fondamentali attribuite al distretto, rinviando all'atto aziendale la definizione delle caratteristiche dell'incarico del relativo responsabile (come vuole l'articolo 32 comma primo.)
In tale contesto la previsione di tre distretti individuati come unità operative complesse, unitamente alla loro collocazione all'interno di un'area di coordinamento territoriale, è coerente con la citata normativa, essendo finalizzata a garantire omogeneità organizzativa, integrazione e governo unitario dell'assistenza territoriale, in linea con l'evoluzione del modello organizzativo previsto dalla normativa nazionale e regionale.
Altresì, il modello organizzativo adottato si fonda sul più generale principio di razionalità organizzativa cui deve uniformarsi l'azione della pubblica amministrazione e che, nel caso in esame, verrebbe meno nell'ipotesi di una configurazione dei distretti quali singole aree dipartimentali.
Sul punto 2 “Presunto superamento o svuotamento del ruolo del distretto sanitario”, non sussiste alcun superamento né svuotamento del ruolo del distretto sanitario. I distretti continuano a rappresentare nell'AST di Macerata il riferimento organizzativo e funzionale per l'assistenza territoriale, mantenendo pienamente le funzioni loro attribuite dalla normativa nazionale e regionale.
L'area di coordinamento territoriale prevista dall'atto aziendale non si configura, infatti, come livello sostitutivo del distretto, bensì come strumento organizzativo di raccordo e integrazione volto a garantire coerenza strategica, sinergie, uniformità applicative e coordinamento tra più strutture complesse territoriali.
Per quanto riguarda il punto 3 “Compatibilità della funzione di coordinatore territoriale con la normativa vigente e i rapporti con il direttore di distretto”, la funzione di coordinamento territoriale è pienamente compatibile con la normativa vigente. Il coordinatore o direttore dell'area di coordinamento territoriale esercita funzioni di indirizzo, coordinamento e integrazione tra le strutture complesse afferenti alla stessa area, senza sostituirsi ai direttori di distretto nell'esercizio delle funzioni attribuite loro per legge.
Le competenze del direttore di distretto, previste dal decreto legislativo n. 229, dal decreto ministeriale n. 77 e dalla normativa regionale, restano in capo ai rispettivi titolari e non risultano né trasferite né assorbite dal livello di coordinamento sovradistrettuale, con la conseguenza che non si determina alcuna sovrapposizione o espropriazione delle competenze dei direttori di distretto.
Al punto 4 “Compatibilità dell'assetto organizzativo con la normativa contrattuale”, l'assetto delineato dall'atto aziendale dell'AST di Macerata è coerente con il sistema delle responsabilità delineate dalla normativa contrattuale. Il contratto collettivo di lavoro, quello del 23 gennaio 2024, all'articolo 22 comma 1, prevede la possibilità in base ad una scelta aziendale di equiparare l'incarico di direzione di distretto sanitario, di cui al decreto legislativo n. 502 del 1992, all'incarico di struttura complessa o all'incarico di struttura semplice, tipologia quest'ultima, per la quale, tra l'altro, non è prevista l'attribuzione di un incarico di direttore di dipartimento conferibile esclusivamente ai direttori di strutture complesse. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Catena.
Leonardo CATENA. Grazie, Presidente. Grazie, Assessore. Mi ha dato una risposta prettamente tecnica, anche se mi rendo conto che una parte dell'interrogazione aveva un impianto piuttosto tecnico.
Devo dire che dalla sua relazione restano dei dubbi per quanto mi riguarda e anche delle criticità. Io non volevo porre una questione unicamente formale, ma sostanziale, di rispetto della legge, di funzionamento del sistema sanitario territoriale.
Gli articoli 31 e 32 della legge n. 19/2022 definiscono il distretto sanitario come articolazione fondamentale dell'azienda e attribuiscono al direttore del distretto precise responsabilità di governo, programmazione e integrazione socio-sanitaria. Ciò che emerge dall'atto aziendale dell'AST di Macerata sembra essere diverso, sembra di assistere a una ridefinizione di fatto dell'assetto distrettuale con il rischio di modificarne anche l'attribuzione delle funzioni e di sottrarre delle funzioni al direttore di distretto e di ridistribuirle alle figure, i cosiddetti coordinatori territoriali.
Una configurazione che appare non coerente con il modello previsto dal decreto ministeriale n. 77 e dal PNRR, fondato proprio sulla centralità del distretto. Se il distretto perde centralità, si rischia di indebolire la presa in carico territoriale, ridurre l'integrazione socio-sanitaria e creare confusione soprattutto nell'attribuzione delle responsabilità. Quindi, il tema non è soltanto tecnico, ma incide sulla qualità dei servizi ai cittadini.
Non mi ha risposto, forse per mancanza di tempo, rispetto ad una mancata e chiara definizione del servizio delle professioni sanitarie, che è una struttura organizzativa che si occupa di governo, coordinamento e sviluppo delle professioni sanitarie non mediche, che ha funzioni di programmazione e allocazione del personale sanitario non medico, definizione di modelli organizzativi, coordinamento professionale, sviluppo di modelli assistenziali, definizione e diffusione di procedure, linee guida e buone pratiche, promozione della sicurezza del paziente e introduzione di nuovi modelli, pensando ad esempio all'infermiere di famiglie e di comunità. Insomma, con il decreto ministeriale n. 77 il servizio assume un ruolo ancora più centrale nella sanità territoriale, quindi, oggi si aggiungono delle criticità sulle quali non ho avuto risposta rispetto all'organizzazione di servizi essenziali. come ad esempio l'UMEA.
Chiedevo con questa interrogazione e continuo a chiedere che gli atti aziendali siano pienamente conformi alla legge, che il modello organizzativo sia coerente, chiaro e trasparente e le responsabilità siano ben definite e non sovrapposte. Chiedo alla Regione, alla Giunta, di esercitare fino in fondo il proprio ruolo di indirizzo e controllo, verificando puntualmente la conformità dell'atto, perché l'assistenza territoriale non può prescindere dal rispetto delle regole e da una buona organizzazione. Grazie.
Interrogazione n. 98
ad iniziativa dei Consiglieri Vitri, Mancinelli, Catena, Cesetti, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini
“Riconoscimento di patrimonio dell'umanità UNESCO alla città di Fano grazie alla Basilica di Vitruvio”;
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 98 dei Consiglieri Vitri, Mancinelli, Catena, Cesetti, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini
Ha la parola, per la risposta, la Sottosegretaria alla Presidenza della Giunta Consigliera Luconi.
Silvia LUCONI. Grazie, Presidente. La scoperta della Basilica di Vitruvio rappresenta una scoperta sensazionale che va molto al di là dei confini del Comune di Fano, della regione Marche e oserei dire anche dell'Italia, perché appartiene al patrimonio architettonico e archeologico universale, che conferisce a questo monumento sicuramente un valore aggiunto.
Attualmente la Lista del Patrimonio mondiale annovera 1.248 siti, con una distribuzione che vede la maggior parte dei riconoscimenti concentrati nel contingente europeo (circa il 50%), mentre nel resto del mondo la presenza di siti è nettamente inferiore.
In tale contesto risulta evidente che la competizione internazionale nella proposta di nuove iscrizioni risulta sempre più forte, soprattutto per l'Europa e l'Italia in particolare, la quale detiene ad oggi il primato di siti riconosciuti nella Lista del Patrimonio mondiale. Per tale ragione la definizione di nuove candidature deve necessariamente mostrare aderenza ai criteri e alle indicazioni degli organi consultivi Unesco.
Questa Regione può certamente prendere parte all'interlocuzione che sarà avviata dal Comune di Fano presso l'ufficio Unesco del Ministero della Cultura, al fine di verificare preventivamente la fattibilità di tale proposta.
In merito al secondo punto, la Regione annualmente sostiene il Centro Studi Vitruviani attraverso l'attribuzione di un contributo pari a circa 6.000 euro nell'ambito del bando per la concessione dei contributi alle istituzioni culturali di rilievo regionale iscritti nell'elenco regionale. Siamo ancora in una fase iniziale ed è intenzione, questo lo dico con molta serenità, ma credo di raccogliere anche la condivisione di tutti i colleghi e di tutta l'Aula, di questa amministrazione mettere in campo ogni azione possibile al fine di valorizzare questa scoperta straordinaria, che ovviamente è un elemento fondamentale per la nostra Regione, ma sicuramente è un elemento fondamentale non solo per la Regione, ma anche per la nazione e per il mondo intero.
Stiamo lavorando alacremente anche sul fronte legislativo e di conseguenza questa azione porterà con sé tutte le altre azioni conseguenti.
Grazie comunque ai colleghi che hanno, diciamo, in un certo qual modo, voluto stimolare, ma la collaborazione è sicuramente massima e l'attenzione è altrettanto grande, a 360°. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, la Consigliera Vitri.
Micaela VITRI. Grazie, Presidente. Grazie per la risposta. Partirei proprio dalle ultime parole: “Siamo pronti a mettere in campo ogni azione possibile per valorizzare la scoperta”. Mi auguro sia davvero così perché dalla risposta sinceramente non sembra.
Io ho fatto tre domande, tre proposte precise al fine di valorizzare una scoperta epocale, che cambia la storia di tutta la nostra regione, che cambia la storia dell'architettura e non sono io a dirlo, l'ha detto il Ministro Giuli, quindi un vostro riferimento.
Io ho fatto tre proposte e nessuna di queste tre ha trovato una vera e propria accettazione. Innanzitutto chiedo se la Regione interverrà per il riconoscimento di patrimonio Unesco, a Fano, della Basilica di Vitruvio. Lei ha messo in evidenza che purtroppo, io direi per fortuna, l'Italia ha il primato di riconoscimento Unesco, quindi sarà molto difficile farlo. Ha messo già le mani avanti, dicendo che il Comune valuterà con il Ministero se c'è corrispondenza dei requisiti, ma dovrebbe dirlo lei che i requisiti ci sono. Oggi la Giunta Acquaroli dovrebbe essere qui a dirmi: "Ci sono i requisiti, faremo tutto il possibile per dare a Fano, alla Basilica di Vitruvio, il riconoscimento di patrimonio Unesco”: Invece lei mi dice: "Vedremo, non si sa, vedremo cosa fa il Comune, forse daremo il supporto".
Secondo, chiedo se ritenga doveroso sostenere le istituzioni di ricerca del territorio come il Centro Studi Vitruviano. Mi dice che la Regione ha sempre dato 6.000 euro. Le sembrano sufficienti ora che abbiamo una scoperta di questo tenore? Le sembrano sufficienti 6.000 euro al Centro Studi Vitruviano? Io mi aspettavo che lei mi dicesse che dopo questa scoperta si sarebbero aumentate le risorse a disposizione del Centro Studi Vitruviano.
Peggio ancora la terza richiesta che ho posto perché non mi ha risposto, ha fatto finta di non leggerla. Eppure ne hanno parlato tutti i giornali ed è stata accolta e apprezzata anche da un Assessore comunale fanese del vostro stesso schieramento politico, che, al di là delle appartenenze politiche, per il bene della propria città, ha accolto la mia proposta dicendo. “Sì, faremo tutto il possibile per avere a Fano un corso di architettura”, visto che a Fano tra due mesi, a giugno, si terrà, ad esempio, un corso di rilievo internazionale con studenti che potrebbero arrivare da tutto il mondo dal titolo “Vitruvius Summer School”, un corso di altissima formazione. Io le ho chiesto se c'è l'intenzione di attivare un corso di architettura e non mi ha proprio risposto. Mi pare che questa Giunta non abbia capito il tenore della scoperta perché …
Interrogazione n. 129
ad iniziativa dei Consiglieri Cesetti, Mancinelli, Catena, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini, Vitri
“Ritardo nella refertazione di esame istologico”
Interrogazione n. 195
ad iniziativa dei Consiglieri Cesetti, Mancinelli, Catena, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini, Vitri
“Ritardi refertazione esami istologici AST Fermo”
Interrogazione n. 196
ad iniziativa dei Consiglieri Cesetti, Mancinelli, Caporossi, Nobili, Ruggeri, Seri, Catena, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini, Vitri
“Perdita di chance terapeutica per pazienti oncologici nelle Marche dovuta ai ritardi nella consegna dei referti istologici da parte delle U.O.C. Anatomie Patologiche delle AST”
(abbinate)
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 129 dei Consiglieri Cesetti, Mancinelli, Catena, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini, Vitri, interrogazione n. 195 dei Consiglieri Cesetti, Mancinelli, Catena, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini, Vitri e interrogazione n. 196 dei Consiglieri Cesetti, Mancinelli, Caporossi, Nobili, Ruggeri, Seri, Catena, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini, Vitri (abbinate).
Ha la parola, per la risposta, l'Assessore Calcinaro.
Paolo CALCINARO. Grazie, Presidente. Direi di partire dalla situazione di Fermo per poi fare una panoramica rispetto a tutte le situazioni regionali.
La situazione a Fermo aveva un decorso piuttosto sufficiente, che si è complicato oggettivamente con il mancato inserimento, all'uscita del decreto “1000 proroghe” della possibilità di rinnovo, cioè di contrattualizzazione dei medici pensionati.
D'accordissimo, se dobbiamo dire, che non può essere retta l'anatomia patologica sulla presenza o sull'assenza di un medico pensionato. Tuttavia, in genere, in questo momento, non è facile trovare gli anatomopatologi. Ci si è trovati in questa difficoltà, in maniera piuttosto repentina perché il mancato inserimento nel decreto “1000 proroghe”, dovuto all'ultimo secondo, in bozza era presente questa possibilità… Il decreto “1000 proroghe” è stato promulgato prima della legge finanziaria e ciò ha fatto sì che laddove servisse una legge, un comma della finanziaria per essere a base dell’inserimento della norma nel “1000 proroghe” questo non è avvenuto, è avvenuto solamente alla fine della conversione parlamentare del decreto “1000 proroghe” dove è stato recuperato il comma sui medici pensionati.
Quindi cosa è successo? L'anatomia patologica di Fermo si è trovata in difficoltà e a fronte di questo l’Azienda ha messo in campo tre tipi di azioni: la prima, il conferimento di un incarico, i cosiddetti Co.Co.Pro, ad un professionista esterno che può far parte del reparto. Do questa come notizia positiva, nella giornata di ieri ha cominciato il suo lavoro, a seguito poi di previa selezione, che è ovvia, deve passare nel pubblico impiego.
Seconda, si sta ultimando la disponibilità del medico, in età pensionabile, ora che si può reinserire, dopo una sua determinata scelta di vita, ovviamente non si può obbligare e mi si dice che per il mese di aprile sarà anch'egli pronto. Poi l'Azienda mi scrive che, e questa è la cosa più importante, l'ufficio personale dell’AST ha predisposto un concorso per anatomopatologo con contratto a tempo indeterminato. Credo che questa sia la risposta che possa essere più strutturale.
Nel frattempo c'è sempre la collaborazione per la refertazione con l'AST di Ascoli Piceno, che in questo caso si ringrazia.
Per quanto riguarda le tempistiche, vado a riprendere quello che scrive l'Azienda.
Si evidenzia che la totalità dei casi di urgenza, diagnosi sospetta neoplasia, effettuazione entro 12 giorni, è stata processata. Una minima parte di quelli con priorità, cioè quelli entro i 30 giorni, ha subito uno slittamento della refertazione di circa 10 giorni lavorativi. Questo è quello che mi riporta l'Azienda.
Andiamo invece a fare un excursus sulle altre Aziende e partiamo, per ordine di arrivo delle risposte, dall'AST di Macerata. Devo dire che sono arrivate da tutte, assolutamente.
In merito all'oggetto si allega riscontro del Direttore dell'Unità operativa complessa, mentre in merito ai provvedimenti in atto per reclutare personale si comunica che è in pubblicazione, anche a Macerata, il concorso per un Dirigente medico di anatomia patologica, mentre è in corso la procedura di mobilità per un ulteriore posto nel profilo professionale in oggetto, che andrà a potenziare l'organico esistente.
Si precisa, inoltre, che il reparto ha utilizzato per molti anni il sistema operativo informativo di gestione, il software Mikei della Zucchetti, e dal 26 novembre 2025 utilizza il sistema regionale SirAp della ditta Dedalus.
Andiamo ai numeri che ci propone la primaria, quindi alla composizione del personale medico di anatomia patologica: sono in servizio dal 23 marzo 2026 n. 4 Dirigenti medici più il direttore, più il primario, il direttore di Unità operativa. Solo i due Dirigenti medici e il Direttore possono effettuare le rotazioni dei turni di macroscopica con reperibilità notturna, espianti e turni del sabato, in quanto un altro medico è esonerato da tutte le attività concernenti il contatto con fluidi e liquidi biologici, quindi non può fare questa tipologia di turnazione da solo.
Andiamo a sottolineare come l'istologia totale refertata in sede ed esternalizzata, pervenuta presso l'Unità operativa complessa di Anatomia Patologica di Macerata, nel 2025 è pari a 21.031 casi ,con riduzione di uno 0,5 rispetto al
PRESIDENTE. Assessore, vuole un minuto in più? 2 minuti, così cerchiamo di completare. Prego.
Paolo CALCINARO. Andiamo alla AST di Ascoli Piceno, con tempi medi di refertazione istologica dell'anno 2025, dati ufficiali estratti dal sistema gestionale, anche questo Mikei Zucchetti, in uso fino alla prima settimana del mese di dicembre 2025, relativi all'Unità operativa complessa.
L'anno 2025 ha visto n. 11.623 esami istologici con un tempo medio di attesa di 6 giorni, esami citologici n. 2936 con il tempo medio di attesa 7 giorni, la biologia molecolare n. 1316 esami con il tempo medio di attesa di 6 giorni. Anche due autopsie con un tempo medio di attesa di 95 giorni.
Andiamo a prendere il quarto trimestre del 2025 per essere più aggiornati. Abbiamo i pezzi operatori n. 1029 con tempo medio di attesa di 9 giorni, le biopsie n. 2.678 con il tempo medio di attesa di 5 giorni, le agobiopsie 253, 6 giorni, gli agoaspiranti 209 con tempo medio di attesa 8 giorni, la citologia esfoliativa n. 307, tempo medio di attesa 4 giorni, PAP test clinici n. 384 con tempo medio di attesa di 5 giorni.
Andiamo a Pesaro Urbino…
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Cesetti.
Fabrizio CESETTI. Grazie, Presidente. Le questioni tecniche l'Assessore Calcinaro me le può anche consegnare e lo ringrazio. È evidente la difficoltà tecnica, non politica, in questo caso, a giustificare l'ingiustificabile. Ovviamente non sono soddisfatto della risposta e spero che l'Assessore Calcinaro, dall'alto della sua autorità politica e istituzionale, voglia mettere nella condizione gli uffici, in questo caso le anatomie patologiche, di poter operare al meglio.
Discutiamo di tre interrogazioni abbinate sui ritardi della refertazione istologica, sulla perdita di chance terapeutica per i pazienti oncologici dovuti ai ritardi e su quali provvedimenti si intendano adottare per ovviarvi in tutte le Marche, non solo a Fermo.
Su questo l'Assessore non mi ha detto nulla perché forse non poteva dirmi nulla. Ma questo è il punto. Siamo qui per capire cosa si può fare, cosa si deve fare nel futuro, perché il problema investe tutta la regione Marche e non soltanto Fermo.
Per questo, Assessore Calcinaro, lo voglio dire, la mia non è una crociata contro il mandato dell'Assessore e non per la sanità, come è stato detto su Facebook. No, io mi occupo di sanità regionale, come me ne sono sempre occupato e come me ne sto occupando adesso. E voglio dire ai colleghi, al Presidente, anche all'Assessore che dietro ad ogni mio atto, ad ogni parola, in fatto di ogni mio atto c'è una segnalazione formale da parte dei cittadini. Le interrogazioni nascono da questo. Ad esempio, Assessore Calcinaro, una mail del 5 febbraio 2026: “Mi devono ridare l'esame istologico. Ho provato più volte a telefonare, la prima volta non ce l'ho fatta a parlare con qualcuno. Quando finalmente mi hanno risposto mi hanno detto che si scusavano, ma che erano molto indietro con gli esami”. E poi ancora, un tale signore A.R., un giovane di 29 anni, una mail del 10 di febbraio: “Spero che la sua interrogazione - quella che dovrei fare, non l'ho fatta questa… - possa sensibilizzare le autorità competenti in modo tale che i ritardi istologici evitino di compromettere la vita, le aspirazioni e i desideri di un giovane”. Ed ancora un signore, iniziali E.B., di Jesi, mi dice: “Come da più parti evidenziato, tra l'altro in entrambi i casi: ritardo degli esami istologici e scandalo plasma, potrebbero esserci profili penalmente rilevanti, visto che viene intaccato un diritto fondamentale, come quello della sanità pubblica”. Ancora comunicazioni ricevute poco prima del Consiglio regionale della scorsa settimana, del 24, in cui, ad esempio, mi si comunicava che nell'officina preposta era già da una settimana che non venivano processate e si buttavano le sacche del sangue. Queste comunicazioni sono agli atti. Tant'è che ho chiesto all’Assessore Calcinaro di inviare gli atti alla Procura della Repubblica, perché è ovvio che di fronte a questo è il minimo se poi si va avanti.
Ovviamente questi atti, queste segnalazioni, anche sui ritardi istologici, sono a disposizione delle autorità perché sono dei danni.
Assessore Calcinaro, so che mi ascolta sempre con attenzione, proprio ieri sera un signore, in questo caso di Montegiorgio, tanto sono tanti gli abitanti, 7.000, mi pregava di intervenire oggi, di sollecitare - quindi glielo chiedo - magari di intervenire sul Direttore per cui un signore, ricoverato il 23 dicembre per un sospetto adenocarcinoma gastrico, viene dimesso con la diagnosi di adenocarcinoma gastrico - questa è la mail - il 6 gennaio. Ad oggi deve ancora prendere il referto istologico, che tra l’altro serve per cosa? Perché è un adenocarcinoma gastrico, condizionante anemizzazione severa. Io ne so qualcosa di questa roba qua e questo signore non sa, aspetta l'esame, anche istologico, per la visita di controllo, se deve fare o meno la trasfusione del sangue. Questa ce l’ho qui ed è agli atti. Queste sono…, su questo io agisco, Assessore Calcinaro, non su altre questioni.
Non si può andare avanti così, con questo stillicidio quotidiano insopportabile, insostenibile, di disagi e disservizi fortemente indicativi di una distorsione strutturale che pregiudica i livelli essenziali di assistenza. E qui la responsabilità è del tutto politica.
Riusciamo a capire che significa attendere per 4 mesi l'esito di un esame istologico sotto il profilo del rischio per la salute della persona, anche della salute mentale? Riusciamo a immaginare come si sente una persona che viene operata per un adenocarcinoma e deve attendere l'esame istologico per programmare le future cure? Ma dorme la notte quella persona? Come fa a vivere quella persona, la sua famiglia? E allora di fronte a questo bisogna intervenire subito.
Interrogazione n. 149
ad iniziativa del Consigliere Rossi
“Stato dell'arte sui bandi di gara per l'affidamento del servizio distribuzione del gas negli ATEM, ambito territoriale minimo all'interno della Regione Marche”
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 144 del Consigliere Rossi.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Bugaro.
Giacomo BUGARO. Grazie, Presidente. Con l'interrogazione in oggetto il Vicepresidente del Consiglio interroga il Presidente della Giunta regionale in merito allo stato dell'arte dei bandi di gara per l'affidamento del servizio di distribuzione del gas negli ATEM, Ambiti territoriali minimi all'interno della Regione, per sapere, in particolare: se è prevista una ricognizione di ogni singola ATEM della Regione in merito all'affidamento del servizio tramite gara pubblica; se la Regione abbia esercitato o meno il potere sostitutivo per gli ATEM regionali.
La normativa di riferimento stabiliva che i Comuni concedenti dovessero avviare le gare per l'affidamento del servizio di distribuzione del gas negli ATEM entro il 2016, qualora i Comuni non avessero rispettato tale termine, la Regione, previa diffida, aveva sei mesi per nominare un commissario e avviare la gara. In caso di ulteriore inadempienza da parte della Regione, il Ministero dello sviluppo economico, all'epoca si chiamava così, sarebbe potuto intervenire, sentita la Regione, nominando un commissario ad acta per procedere alla gara.
Nei primi mesi dell'anno 2017 il Ministero, constatato lo scadere dei termini per le procedure di commissariamento da parte della Regione, ha avviato, con l'ausilio del Coordinamento energia, una ricognizione della situazione finalizzata ad attivare la procedura di commissariamento nazionale.
La ricognizione effettuata dalla Regione Marche e trasmessa al Ministero competente con nota - tralascio i numeri - confermava che nessun ATEM regionale aveva proceduto ad avviare le gare per diverse problematiche relative alla cessione della proprietà delle reti, agli effetti del terremoto, alla complessità della norma. Tanto che l’Arera con delibera del 2024 ha avviato un procedimento di semplificazione per l'accelerazione delle procedure per l'effettuazione delle gare che è culminato nella delibera n. 296 del 16 luglio 2024. Le criticità e i rallentamenti nell'attuazione della norma hanno un rilievo nazionale; dai dati Arera risulta che solo 33 ATEM su 172 hanno svolto le gare ed attualmente è al vaglio del MASE una proposta di riforma del sistema.
Alla luce di quanto sopraesposto, al momento che sono in corso delle semplificazioni procedurali a livello statale e dal momento che, in base alla normativa vigente, la competenza di esercitare il potere sostitutivo è in capo al Ministero, è stato ritenuto preferibile non avviare alcuna ricognizione ufficiale.
Ad ogni modo e a tal proposito, dai primi contatti informali avuti con alcuni referenti degli ATEM regionali, le principali criticità sembrerebbero legate a problemi relativi ad aspetti di bilancio comunale, imputabili, in particolare, alla riduzione delle entrate attinenti alla mancata riscossione del canone concessorio e alla necessità di garantire l'equilibrio di bilancio a seguito dell'eventuale scelta di cessione della proprietà delle reti. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Rossi.
Giacomo ROSSI. Grazie, Presidente. Ringrazio l'Assessore. Questo è un argomento, credo, molto interessante per i cittadini perché questi ritardi vanno a creare anche dei nocumenti economici importanti ai cittadini e alle comunità.
Prendo atto di questa interlocuzione con il Ministero, però, a questo punto, dovremmo chiedere, magari elaborando anche una mozione, che il Ministero si attivi per fare la propria parte perché se prende in capo la questione bisogna che si attivi. quindi, continueremo la nostra battaglia anche per giustizia e per gli stessi cittadini.
Questa è una questione imbarazzante, che va, come ho detto, a discapito dei cittadini.
Vorrei ringraziare, lo faccio da questi banchi, anche il Resto del Carlino di Pesaro che ha seguito la vicenda e ha portato in maniera approfondita alla luce il tutto.
Se la Regione non procede con i suoi poteri sostitutivi e li demanda al Ministero, è bene che il Ministero li ponga in atto, perché, ripeto, qui ci sono dei danni economici nei confronti dei cittadini e c'è una normativa che da decenni non viene rispettata.
Continueremo come Civici Marche questa battaglia e vedremo quali saranno gli sviluppi. Molto probabilmente ci sarà eventualmente una mozione, che spero poi possa essere condivisa, per spronare il Ministero ad attivarsi e a non comportarsi come si è comportato in questi anni: rinvii, ricognizioni, proroghe, nessuna gara avviata. Il tutto è scandaloso, ma è scandaloso sulle spalle dei nostri cittadini. Grazie.
Interrogazione n. 154
ad iniziativa dei Consiglieri Mastrovincenzo, Mancinelli, Catena, Cesetti, Mangialardi, Piergallini, Vitri
“Azioni di contrasto al fenomeno del lavoro sommerso”
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 154 dei Consiglieri Mastrovincenzo, Mancinelli, Catena, Cesetti, Mangialardi, Piergallini, Vitri .
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Consoli.
Tiziano CONSOLI. Grazie, Presidente. Innanzitutto va chiarito che le misure contro il lavoro sommerso rappresentano interventi di natura statale, come tali effettuati dagli ispettorati del lavoro, dall'applicazione di norme sanzionatorie ai controlli fiscali e contabili.
Dove interviene la Regione Marche? La Regione Marche interviene nelle competenze cosiddette indirette, che riguardano le politiche attive del lavoro, la formazione e l'inclusione sociale.
Ora, andando a vedere, visti i tempi molto ristretti, le misure che la Regione Marche attua nel abbattimento del lavoro sommerso, occorre segnalare principalmente il progetto interregionale SOLEIL (acronimo di Servizi di orientamento al lavoro interregionale locale), finalizzato alla tutela delle vittime di tratta e di sfruttamento, con un finanziamento di 2.750.000 euro.
L'obiettivo del progetto è proprio quello di contrastare lo sfruttamento lavorativo, riducendo l'incidenza del cosiddetto lavoro nero e grigio, così come l'implementazione, la promozione, le attività dell'Osservatorio interdistrettuale, attivato nel settembre 2025, in collaborazione con le Procure di Ancona e Perugia, che consente uno scambio strutturato di dati con Prefetture, INPS ed INAIL, con particolare attenzione ai fenomeni di caporalato e sfruttamento.
Unitamente a questo, la Regione Marche sta svolgendo attività di sensibilizzazione e di utilizzo dei punti di accesso ai servizi, cosiddetti PAS, che rappresentano un'attività di counseling sociale, legale e di orientamento e di accompagnamento ai servizi (sociali, sanitari, sindacali, TIA, PIA, patronati e beneficiari), attraverso interventi all’uopo determinati che vanno rivolti perlopiù ai disoccupati di lunga durata, ai giovani Net e alle persone che hanno necessità di essere incluse a livello sociale.
Per ora questi risultati hanno portato uscite di contatto pari a 65, principalmente nelle province di Ancona, Pesaro-Urbino, Ascoli Piceno, Macerata e Fermo.
Dei punti d'accesso ai servizi 13 sono stati attivati, superando l'obiettivo iniziale di 8. Formazione erogata tramite i PAS: 5 corsi di italiano, 6 laboratori di empowerment, 12 corsi di diritto al lavoro. Beneficiari raggiunti: 368 persone totali, di cui 363 potenziali vittime di sfruttamento. 221 contatti sono avvenuti solo nell'ultimo trimestre del 2025. Obiettivo finale: 500 beneficiari. Misure di protezione per vittime e sfruttamento lavorativo: 18 persone.
Parimenti sono state promosse le misure per l'integrazione lavorativa tramite i PAI (Piani di azioni individuali): sono stati avviati 187 percorsi personalizzati, 18 work experience/tirocini extracurricolari attivati, 3 corsi di sicurezza sul lavoro realizzati ed è stata attivata la rete con i Centri per l'impiego della Regione Marche con 2 operatori dedicati per ogni centro.
Fondo di rotazione 2021/2027. I risultati dal 2025 ad oggi con il Fondo nazionale di rotazione e con il POC 2014/2020: incentivi per le assunzioni pari a 5.290.000 euro con n. 260 soggetti disoccupati assunti e euro 8.572.000 euro per 527 soggetti stabilizzati.
Creazione di impresa, risultati dal 2023 ad oggi con il POC 2014/2020 e il Fondo Sociale Europeo 2021/2027, ha portato all'impiego di 20.255.000 euro con 1.013 nuove imprese create ed altre 350 entro maggio 2026.
Parimenti bisogna dire delle borse e tirocini che hanno sviluppato tra il 2023 con il Fondo Sociale Europeo 2021/2027, nell'ambito della programmazione europea, 12.579.000 euro di investimenti per 1.906 borse attivate; borse ricerca pari a 7.956.000 euro per n. 652 borse attivate; botteghe scuola pari a 350.000 euro con 24 borse nelle botteghe di scuola attivate. Quindi, il ruolo è centrale anche per la…
Presidenza del Presidente
Gianluca Pasqui
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Mastrovincenzo.
Antonio MASTROVINCENZO. Grazie, Presidente. Prendo atto della risposta dell'Assessore. Alcune cose sono state fatte, ma è evidente che nella nostra interrogazione citavamo due norme importanti, la legge n. 2 del 2025 e, altro atto fondamentale, il Piano triennale delle politiche del lavoro 2024-2026. Tra le cose dette dall'Assessore, non tutte evidentemente ricadono negli aspetti già previsti sia dalla normativa che dal piano triennale. Ricordo che in base ai dati sulle attività ispettive, nelle Marche si riscontrano irregolarità in circa 8 aziende su 10 e sono al secondo posto per incidenza di irregolarità con un numero nettamente superiore al valore medio nazionale. Credo che su questo bisognerebbe riflettere e fare ancora di più, molto di più rispetto a quanto detto.
La legge n. 2 del 2005, ad esempio, propone: la possibilità di revoca dei benefici concessi ai sensi della legge stessa, laddove il soggetto beneficiario risulti inadempiente rispetto agli obblighi e alle condizioni; promozione di ogni iniziativa utile in materia di accesso al lavoro ed integrazione della forza lavoro immigrata; incentivazione delle forme di emersione tramite azioni che prevedano il coinvolgimento delle parti sociali e la cooperazione tra soggetti istituzionali. Questo per quanto riguarda la legge.
Poi avevamo approvato tutti insieme, con il voto unanime dell'Aula, il Piano triennale 2024/2026 in cui si prevede, tra le altre cose: di promuovere forme di collaborazione con i soggetti preposti alle attività di controllo e vigilanza in ambito lavorativo; di prevenire e contrastare forme di distorsione del mercato del lavoro (lavoro irregolare, lavoro sommerso, caporalato, sfruttamento lavorativo) in tutti i settori; di attivare interventi integrati e personalizzati di orientamento, formazione, accompagnamento al lavoro e inclusione. Ecco, devo dire che tante, troppe cose non sono state fatte e per non rimanere nella parte alta di questa triste classifica credo che la Giunta regionale debba fare molto molto di più. Grazie.
Interpellanza n. 18
ad iniziativa del Consigliere Nobili
“Progetto di banchinamento del fronte esterno del Molo Clementino nel porto di Ancona: indirizzo politico-amministrativo della Regione Marche nell'ambito della procedura di Via-Vas nazionale, con particolare riferimento alla condizione del cold ironing e agli impatti cumulativi su salute, ambiente e patrimonio storico-archeologico”
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interpellanza n. 18 del Consigliere Nobili.
Ha la parola, per l’illustrazione, il Consigliere Nobili.
Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. Questa interpellanza ha un'attualità estrema perché si inserisce in una fase delicata della procedura di valutazione di impatto ambientale integrata con la valutazione ambientale e strategica relativa al progetto di banchinamento del fronte esterno del Molo Clementino nel porto d'Ancona, proposto dall'Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico.
Ha un'attualità perché il 4 aprile è il termine entro il quale i portatori di interesse possono presentare eventuali osservazioni. Poi il MASE si esprimerà sulla valutazione di impiatto ambientale e sulla valutazione ambientale strategica del progetto.
Non stiamo parlando di un intervento qualsiasi, stiamo parlando di una scelta infrastrutturale che incide direttamente sul rapporto tra porto e città, quindi, anche sul modello di sviluppo del capoluogo regionale.
La localizzazione dell'opera, che si trova in prossimità del centro storico, rende questo intervento particolarmente sensibile sotto il profilo sanitario, ambientale, paesaggistico e culturale. Proprio per questo l'interpellanza non si limita a porre una questione tecnica, ma chiama in causa una responsabilità politica precisa, quella della Regione Marche, chiamata ad esprimere un indirizzo chiaro nell'ambito di una procedura nazionale che, pur non vedendola come autorità precedente, la coinvolge pienamente come soggetto titolare di interessi pubblici primari. Il fatto che la procedura sia incardinata a livello statale non riduce il ruolo della Regione, la quale può partecipare attivamente al procedimento, formulare osservazioni tecniche che l'autorità competente è tenuta a valutare nel provvedimento finale, esprimendosi. Quindi, la Regione Marche non può essere spettatrice di questo iter procedimentale.
Nell'interpellanza ho segnalato l'aspetto relativo al cosiddetto cold ironing, cioè l'elettrificazione delle banchine, che è una misura essenziale nei porti urbani per ridurre le emissioni inquinanti durante la sosta delle navi. Tuttavia, dalla documentazione progettuale all'esame del MASE non risulta un progetto esecutivo del sistema di elettrificazione integrato all'opera principale. Quindi, tale impostazione risulta criticabile alla luce del principio di completezza della valutazione ambientale e ne deriva, a mio avviso, con l'interpellanza che ho proposto, la necessità di porre una condizione espressa e vincolante rispetto all'elettrificazione delle banchine su cui la Regione Marche si dovrebbe esprimere. Questa osservazione dovrebbe essere accompagnata dalla richiesta di una copertura finanziaria certa, da un cronoprogramma verificabile, con l’individuazione del soggetto attuatore.
Ma l'interpellanza non tocca solo questi temi, ne tocca anche altri, a partire dagli impatti cumulativi che questo progetto determina, perché il contesto urbano in cui si inserisce l'opera è già caratterizzato dalla presenza di diverse fonti emissive: traffico veicolare, attività portuale, flussi turistici. L’aggiunta di navi da crociera di grandi dimensioni in prossimità del centro storico determina un effetto combinato che non può essere sottovalutato. Ci sono, quindi, aspetti che meritano un approfondimento rigoroso: il rumore, il traffico, la gestione dei sedimenti e dei dragaggi, la qualità delle acque, l'impatto paesaggistico, la tutela del patrimonio storico e archeologico. Si tratta di profili che in un contesto come quello del porto storico di Ancona assumono un rilievo particolare e richiedono misure preventive e prescrizioni puntuali. È per questo che noi crediamo che il ruolo della Regione Marche sia decisivo. Non basta richiamare genericamente l'esigenza di uno sviluppo sostenibile, occorre definire da parte della Regione un vero e proprio indirizzo politico amministrativo che incida concretamente sul contenuto del provvedimento finale. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Bugaro.
Giacomo BUGARO. Grazie, Presidente. Grazie al Consigliere Nobili che mi dà la possibilità di poter fare chiarezza e dire quello che la Regione Marche sta facendo su una vicenda che interessa molto lo sviluppo del nostro territorio e del nostro porto.
Ho necessità di leggere perché sono passaggi tecnici.
In analogia a tutti i procedimenti di valutazione di impatto ambientale di competenza statale che interessano il territorio regionale, il Ministero dell'Ambiente, della Sicurezza Energetica, dopo aver ricevuto l'istanza completa dall'Autorità portuale, ha comunicato in data 2 febbraio 2026 la procedibilità e l'avvio del procedimento via VAS nazionale, invitando, ripeto, invitando la Regione Marche a manifestare l'eventuale concorrente di interesse al fine di integrare la Commissione via VAS nazionale con un rappresentante della Regione.
Con protocollo - tralascio, il numero - del 3 febbraio 2026, è stato manifestato il concorrente interesse regionale, integrando così la Commissione nazionale con un rappresentante della Regione Marche. Ma non è finita qui. Con nota del 5 febbraio 2026 il Settore valutazione ed autorizzazione ambientale VAAM ha dato comunicazione di avvio del procedimento di definizione del parere regionale nell'ambito del procedimento statale VIA VAS coinvolgendo i seguenti enti e uffici: Comune di Ancona, Provincia di Ancona, Ente parco del Conero, Arpam, AST, Soprintendenza Archeologica Belle Arti, Capitaneria di Porto, Marina Militare, Ufficio infrastrutture demanio, Autorità di bacino distrettuale dell'Appennino centrale, Consorzio di bonifica Marche, Assemblea di territorio ambientale ottimale numero 2, Servizio idrico, Assemblea territoriale d’ambito 2 (ATA rifiuti); per la Regione Marche: Dipartimento infrastrutture e territorio, Dipartimento sviluppo economico, Dipartimento protezione civile, sicurezza territorio, Dipartimento salute. Posso andare avanti a lungo per motivi di tempo... La suddetta comunicazione è pubblicata all'indirizzo…, dopo le do il codice per poter accedere.
Con la stessa è stato altresì convocato il primo tavolo tecnico istruttorio, cui ne sono seguiti altri per approfondimenti tematici: energia, cambiamenti climatici, suolo, acqua, sottosuolo, biodiversità, rifiuti, paesaggio e patrimonio culturale, a seguire: rumore, popolazione, salute umana, atmosfera, viabilità e trasporti, piano e monitoraggio ambientale, quanto sopra ai fini della definizione delle osservazioni coordinate con tutti i soggetti coinvolti e definiti con il supporto tecnico di ARPAM, MAST e Soprintendenza.
Allo stato attuale l'istruttoria è ancora in corso in quanto il documento dovrà essere trasmesso al MASE entro venerdì prossimo, 3 aprile.
Nel corso dei tavoli tecnici svolti è stato evidenziato che il cold ironing è elemento fondamentale del progetto da rendere attivo con copertura finanziaria certa, cronoprogramma verificabile, individuazione dei soggetti attuatori e relativo sistema di monitoraggio e controllo.
È necessaria la valutazione di alternative anche localizzative dell'opera. Si sta valutando l'adeguatezza della valutazione cumulativa e prudenziale dei recettori sensibili che includa anche gli scenari di massimo carico.
Per quanto concerne la questione del dragaggio e successiva questione di sedimenti e dragati, è obbligatoria l'applicazione della norma settoriale, decreto amministrativo ministeriale…, finalizzata alla tutela dell'ambiente.
Vado di corsa perché il tempo scorre.
Si sta completando con la Soprintendenza la valutazione della documentazione relativa agli aspetti di impatto patrimoniale.
Infine, per completezza, si ricorda che il procedimento di VIA VAS è preceduto dalla cosiddetta fase di scoping, ossia una procedura volta a definire la portata del livello di dettaglio delle informazioni da inserire allo studio di impatto ambientale. Tralascio... Tra questi si segnala la valutazione strutturale delle alternative progettuali; l’inserimento di una visione strategica complessiva del porto, dello sviluppo del porto 30.50; l’aggiornamento dei dati epidemiologici; la valutazione degli impianti acustici del termine del traffico indotto sull'area urbana ai fini della valutazione di possibili impatti sulla qualità dell'area; l'integrazione con uno studio modellistico completo, il cold ironing l'ho già detto; la valutazione congiunta di tutti gli effetti dell'opera di trasformazione prevista nell'area portuale urbana; la caratterizzazione dei fondali.
Alla luce di quanto esposto, risulta evidente che l'opera potrà essere realizzata solo se ne verrà verificata l'assoluta compatibilità ambientale, che include la tutela paesaggistica del patrimonio storico architettonico e chiaramente della salute pubblica. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Nobili.
Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. Ringrazio l'Assessore Bugaro perché ha reso evidente quanto sia impattante questo progetto per la città di Ancona. Un progetto quello del banchinamento del Molo Clementino che la maggior parte dei nostri concittadini ritiene eccessivo. Mi pare di capire, vivendo ad Ancona come lei, che la stragrande maggioranza degli anconetani rispetto a questo intervento abbia grandi perplessità. Questa è la mia opinione.
Ripeto, apprezzo il fatto che la Regione Marche si stia rendendo conto dell'importanza di questo intervento e che provvederà, dopo aver fatto questa attività a livello di conferenza dei servizi, chiamiamola così, ad inviare le dovute osservazioni al MASE. Spero anche che la Soprintendenza, che mi pare essere parte integrante di questo percorso esplorativo, di questo percorso di confronto, faccia capire l'impatto che sul versante della tutela del nostro patrimonio culturale questo tipo di intervento ha.
Confido davvero che la Regione Marche si faccia portatrice di un interesse diffuso e rappresenti al pieno al MASE le tante perplessità e, utilizzo un eufemismo, che questo intervento così impattante ha rispetto alla città di Ancona.
Peraltro, mi sia consentito evidenziare, non all'Assessore che lo sa molto bene, ma a chi non vive ad Ancona, che le perplessità che sta rappresentando il sottoscritto sono politicamente trasversali, tant'è che il Sindaco di Ancona, che appartiene all'area del centro-destra, in più di un'occasione, pubblicamente, formalmente si è espresso in termini negativi rispetto alla realizzazione di questo progetto così impattante.
Attendiamo fiduciosi la scadenza del 3 aprile per sapere se effettivamente la Regione Marche, l'Amministrazione regionale si metta in sintonia con la comunità e con il territorio e riesca a rappresentare quanto sia fondamentale tutelare il bene pubblico della salute e della sostenibilità culturale, sociale, ambientale nella nostra città. Grazie.
Interrogazione n. 168
ad iniziativa dei Consiglieri Piergallini, Mancinelli, Catena, Cesetti, Mastrovincenzo, Mangialardi, Vitri, Caporossi, Nobili, Ruggeri, Seri
“Stato della diffusione della cocciniglia nelle Marche e iniziative urgenti della Regione”
(Rinvio)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n.168 dei Consiglieri Piergallini, Mancinelli, Catena, Cesetti, Mastrovincenzo, Mangialardi, Vitri, Caporossi, Nobili, Ruggeri, Seri
Non c'è la risposta, per cui dobbiamo rinviare l'interrogazione n. 168.
Interrogazione n. 172
ad iniziativa del Consigliere Marconi
“Iniziative per il potenziamento della medicina di territorio e per l’adozione di un accordo con i medici di medicina generale sul modello di quelli adottati in altre Regioni italiane”
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n.172 del Consigliere Marconi.
Ha la parola, per la risposta, l'Assessore Calcinaro.
Paolo CALCINARO. Grazie, Presidente. Vado alle risposte dei quesiti: “se è già in corso un confronto con le organizzazioni sindacali dei medici di medicina generale operanti sul territorio al fine di definire un accordo integrativo regionale per rafforzare l'assistenza territoriale, analogamente a quello che è avvenuto alle realtà italiane, e se non lo è, se si intende avviarlo e in che tempi.
Ho trovato l'Accordo integrativo regionale sottoscritto e recepito con delibera di Giunta regionale dell'11 agosto 2025, quindi recente, che ha approvato l'Accordo integrativo regionale con i medici di medicina generale, ai sensi dell'Accordo nazionale n. 51 del 4 aprile 2024. Nel suddetto accordo integrativo viene data concreta attuazione alla partecipazione ai medici di medicina generale nelle AFT, integrando le forme organizzative autonome dei medici nelle stesse AFT, mediante i cosiddetti “moduli di AFT”.
Nello stesso Accordo viene anche dettagliata l'attività proattiva dei medici di medicina generale che possono svolgere l'attività oraria prioritariamente nelle Case di comunità e negli Ospedali di comunità. Quindi era prodromica a questa novità, sul nostro territorio.
Attualmente nelle diverse AST si sta provvedendo all'applicazione di quanto previsto dall'AIR, che è l'Accordo integrativo regionale, e dunque alla prima implementazione complessiva del nuovo modello di assistenza territoriale.
Voglio anche dire che stiamo comunque lavorando insieme ai medici di medicina generale, ai sindacati, agli ordini, alle associazioni per cercare di limare qualche aspetto, anche vedendo le prime applicazioni, quindi, cercare una dinamicità dell'Accordo, rendendolo coerente con alcune tematiche che si possono generare nell'applicazione.
Vado avanti, al secondo punto: “quali sono le modalità di implementazione per la medicina territoriale”. Dico che con l’Accordo nazionale della medicina generale vengono dettagliati alcuni aspetti applicativi sulla presenza dei medici di medicina generale nelle Case di comunità. Stiamo comunque in questo tavolo, diciamo, dinamico, cercando di trovare tutti gli aspetti che possono essere più legati alla partecipazione fattiva.
Certo che poi territorio e peculiarità anche nelle singole AST, nei singoli distretti, deve un po' fare la tara di quello che può essere la partecipazione, che io auspico maggiore, maggiore possibile, anche, lo voglio dire, dei pediatri di libera scelta, che sono una categoria anch'essa molto importante per le nostre comunità.
Sull'ultimo punto devo dire che con la delibera di Giunta regionale n. 403 di marzo 2025, avente ad oggetto “Decreto ministeriale n. 77/2022 Attuazione delibera di Giunta regionale n. 559 del 2023 – Assetto regionale delle nuove forme organizzative delle cure primarie e linee di indirizzo per l'attuazione del modello organizzativo delle Case di comunità”, la Giunta regionale ha approvato un atto di programmazione che struttura l'assistenza sanitaria territoriale, integrando nei vari territori le Case di comunità, le UCCP, cosiddette Unità complesse di cure primarie, e le AFT della medicina generale, sulla base delle analisi delle caratteristiche dei diversi territori e bacini, quello che ho detto adesso, cercando di delineare per ogni bacino, per ogni distretto, le varie peculiarità, sempre in coerenza con l'Accordo collettivo nazionale con i medici di medicina generale.
Capiamo in questo momento che si stanno mettendo su, fisicamente, le Case di comunità.
Io auspico che ci possa essere maggiore partecipazione possibile, anche perché i medici di medicina generale in questo caso potranno essere a fianco dei medici specialistici, dei sumaisti, magari cercando con quelle consulenze, facendo sintesi, facendo “squadra”, di evitare l'accesso, per esempio, alle liste di attesa.
Monitoreremo l'andamento territorio per territorio. Credo che verso settembre potremmo avere una data discreta. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Marconi.
Luca MARCONI. Grazie, Presidente. Grazie, Assessore. Non voglio dire che questa sua comunicazione relativa all'interrogazione sia un passaggio, se non storico, comunque legato a una cronaca importante.
Bisogna ricordare che il decreto Balduzzi del 2008 immaginava che con la creazione delle Case della salute, nel nostro caso anche delle Case di comunità, negli ex ospedali di comunità, si iniziasse questo tipo di processo. Come tutte le cose in Italia è viaggiata molto rapidamente, 16 anni.
Non assumo e non attribuisco responsabilità. Prendo atto semplicemente che finalmente l'Assessore può comunicare che il contratto nazionale e gli accordi regionali muovono in quella direzione. Ovviamente siamo ancora in regime volontaristico, non c'è nessuna possibilità coercitiva nei confronti dei medici di medicina generale, ma rimane il fatto che da parte loro c'è una manifestazione di volontà che mai era stata raggiunta. Assessore, questa è la risposta a quanti chiedono, penso a lei tutti i giorni, chi andrà nelle Case di comunità. Ecco, questo voleva l'interrogazione mettere in evidenza. Con chi riempiremo le Case di comunità? Con chi riempiremo le Case della salute? Le dobbiamo riempire con i medici di medicina generale, in un momento anche critico, drammatico, perché il loro numero è diminuito in maniera significativa nella nostra regione ed abbiamo dovuto aumentare fino a 1.800, penso, gli assistiti per medico. Abbiamo un contesto pesante.
Penso che questo sia il passaggio fondamentale. La riforma è sul modello francese. Se questo snodo si risolve in questo modo, finalmente avremo completato quel percorso dell'appropriatezza, sulla quale il Consigliere Caporossi spesso insiste, anche per la sua larga esperienza in materia, che chiude il cerchio. Il cerchio, Consigliere Caporossi, è che in un ospedale per acuti entra l'acuto vero. Non entra quello che non sappiamo dove mandarlo, come succedeva negli anni 80 e in parte anche negli anni 90.
L'Assessore non ha raccontato una storiella, ma atti precisi con i quali la precedente Giunta e l'attuale stanno operando, chiaramente, per quanto ci riguarda, tutto il sostegno da parte del Consiglio anche in sede di bilancio.
Assessore, la questione vera è anche di natura economica e dovremo porcela e, come ho detto sempre in maniera responsabile, il Consiglio regionale non può essere solo quello che urla contro i mulini a vento perché l'Assessore non fa questo e la Giunta non fa quest'altro, ma deve assumersi delle responsabilità.
Su questo progetto ci spenderemo in tutti i modi perché è la chiusura del cerchio. Grazie, Assessore.
Interpellanza n. 17
ad iniziativa dei Consiglieri Mastrovincenzo, Catena, Mancinelli, Cesetti, Mangialardi, Piergallini, Vitri
“Politiche regionali in materia di salute mentale”
Interrogazione n. 120
ad iniziativa dei Consiglieri Vitri, Mancinelli, Catena, Cesetti, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini
“Convocazione della Consulta regionale per la Salute Mentale”
Interrogazione n. 167
ad iniziativa della Consigliera Ruggeri
“Rafforzamento dei servizi di salute mentale nella Regione Marche e adeguamento della spesa regionale agli standard nazionali”
Interrogazione n. 200
ad iniziativa del Consigliere Nobili
“Criticità dei servizi psicologici territoriali nelle Marche e carenza di personale psicologico”
(abbinate)
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interpellanza n. 17 dei Consiglieri Mastrovincenzo, Catena, Mancinelli, Cesetti, Mangialardi, Piergallini, Vitri, l’interrogazione n. 120 dei Consiglieri Vitri, Mancinelli, Catena, Cesetti, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini, l’interrogazione n. 167 della Consigliera Ruggeri, l’interrogazione n. 200 del Consigliere Nobili (abbinate).
Ha la parola, per l’illustrazione, il Consigliere Mastrovincenzo.
Antonio MASTROVINCENZO. Grazie, Presidente. Questo è un tema che abbiamo affrontato e discusso più volte in quest'Aula, sia in questa legislatura che nella precedente, quando ad esempio, il 21 dicembre 2021, avevamo approvato all'unanimità una risoluzione.
Ricordo che in Italia la spesa pubblica dedicata alla salute mentale è nettamente inferiore agli standard internazionali, si attesta intorno al 3,5% del Fondo sanitario nazionale ed è ben lontana dalla soglia minima che le Regioni si sono impegnate a raggiungere del 5% e dalla media OCSE dell'11%.
Nelle Marche la spesa destinata alla salute mentale è addirittura molto inferiore, 2,3%, rispetto alla spesa media nazionale su questo ambito di intervento.
La situazione del sistema della salute mentale nella nostra Regione è sempre più critica. I servizi sono in difficoltà a soddisfare le sempre maggiori richieste, a rispondere adeguatamente alle nuove emergenze ed a ottemperare ai compiti istituzionali.
Nella nostra Regione circa il 5% delle persone adulte riferisce sintomi depressivi, per un totale di oltre 50.000 persone: di queste 30.000 circa soffrono di depressione maggiore, la forma più grave.
Le Marche presentano un tasso di incidenza trattata di circa il 21,8% per 10.000 abitanti, un valore che risulta tra i più bassi d'Italia.
Nella nostra regione si continua ad investire poco sui servizi di prevenzione e si registra una cronica carenza di personale e professionalità richieste nei Dipartimenti di salute mentale.
La rete della Neuropsichiatria infantile e le UMEE sono in forte sofferenza con un numero di minori che non ricevono una presa in carico tempestiva.
Il 21 dicembre 2021, come ho detto, la il Consiglio regionale ha approvato all'unanimità una risoluzione avente oggetto “Salute mentale nelle Marche” che impegnava la Giunta regionale ad una serie di cose: a convocare la Consulta regionale per la salute mentale; a disporre all'allora ASUR un adeguamento della spesa destinata alla salute mentale almeno pari alla percentuale della media nazionale del 3,5%; a rivisitare la delibera di Giunta regionale del 2014, rispetto alle tariffe di assistenza residenziale e semi-residenziale tra Regione Marche e enti gestori; a prevedere, nell'ambito della futura programmazione economica, specifici fondi destinati ad interventi relativi alla presa in carico da parte dei Servizi salute mentale, dell'utenza compresa tra i 16 e i 25 anni; a prevedere l'implementazione di centri diurni sui territori per ogni Centro di salute mentale; a prevedere appositi tirocini di inclusione sociale, che purtroppo sono definanziati; ad attivare specifiche iniziative volte a completare la pianta organica relativa ad operatori e specialisti della salute mentale.
La quasi totalità degli impegni relativi a 5 anni fa ormai sono di fatto disattesi e oggi interpelliamo il Presidente e la Giunta regionale per sapere: quali politiche la Regione Marche intende adottare per risolvere le criticità dei servizi destinati al supporto e alla cura delle persone che soffrono di problemi di salute mentale; se intendono aumentare le risorse del bilancio regionale destinate alla spesa per i servizi destinati alla salute mentale; se si ha intenzione di attuare gli interventi di cui tutti i gruppi consiliari, attraverso la risoluzione approvata nel dicembre 2021, avevano chiesto di dare seguito e che sono comunque ancora oggi assolutamente condivisibili e necessari. Grazie.
PRESIDENTE. Preciso anche che oltre all'interrogazione 167 della Consigliera Ruggeri, l'interrogazione 200 del Consigliere Nobili, c'è anche l'interrogazione 120 dei Consiglieri Vitri, Mancinelli, Catena Cesetti, Mangialardi, Mastrovincenzo Piergallini.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Calcinaro.
Paolo CALCINARO. Grazie, Presidente. Consigliere Mastrovincenzo, facciamo un patto. Lo dico anche al Consigliere Nobili che è sempre molto attento sulla materia.
Sui TIS, lo dico subito perché li ha toccati, proprio ieri abbiamo avuto, come avevamo detto in precedenza che avremmo fatto, l'accertamento delle economie del precedente finanziamento. Sono circa 4 milioni. Quindi quei 4 milioni, che attendevamo in seguito all’accertamento, aggiunti ai fondi FESR, che abbiamo già stanziato con una delibera di Giunta regionale, aggiunti a quanto abbiamo stanziato nel bilancio previsionale coprono i TIS fino al 31 maggio 2027. Ovviamente non abbiamo oggi lo stanziamento per coprire i 3 anni di pluriennale. quindi, lavoreremo per andare a coprire piano piano e non lasciare scoperti… Di questo ne daremo anche comunicazione nei prossimi giorni ai coordinatori d'ambito affinché tutti possano essere tranquilli affinché… io so come sono i TIS, a volte lasciare nell'indecisione il soggetto che ha il TIS non è positivo.
Vi do questa notizia: fino al 31 maggio 2027, non mi dite che non ci sono o che sono definanziati i TIS. Va bene, credo che nel lavoro consiliare questa sia una notizia anche importante.
Vado a leggere rispondendo all’interpellanza, mentre nelle varie interrogazioni cerco di riassumere.
In merito all'interpellanza, la Regione Marche considera il potenziamento della salute mentale una propria linea strategica di intervento. Solo ieri abbiamo passato in Giunta l'apertura di un bando per tre posizioni del settore, per esempio, per l'AST 5. Quindi atti concreti, con particolare riguardo ai giovani, alla prevenzione, alla lotta allo stigma e al contrasto delle cronicizzazioni. Il consolidamento dei servizi di salute della Regione Marche sarà rafforzato e potenziato, secondo una prospettiva territoriale inclusiva e connotata da una importante integrazione socio-sanitaria, come richiamato nel Piano socio-sanitario regionale 2023-2025.
Voglio dire, anche perché è oggetto delle altre interrogazioni, che stiamo predisponendo tutto il necessario per la Consulta che dovrà essere rinnovata e dovrà partire come forte organo di propulsione su questo tema. Questo è un impegno personale, ovviamente con i tempi dovuti, dal carico di tutto, dal rispetto dei giusti passaggi che bisogna compiere per fare un atto importante. Tra l'altro non si riunisce da un po', da fine 2024, se non sbaglio, per cui dovremo partire con una propulsione importante.
Quello che voglio dire, per cercare di dare un contenuto importante, è che oggi noi, ovviamente, come in tutta Italia, siamo lontani dal 5% che viene messo come traguardo nazionale della spesa per la salute mentale. È vero che siamo in crescita dal 2,5% del 2022 al 2,7% del 2023 e del 2024, però abbiamo una chance molto importante, quella di poter sfruttare… Di questo va dato atto che nella finanziaria viene messo un fondo ad hoc per l'implementazione del Servizio di salute mentale. che, mi sembra, sia pluriennale e crescente, da circa 84/86 milioni per il 2026, che va ad aumentare nei 3 anni successivi. Ecco: 80 milioni per il 2026, 85 milioni per il 2027 e 90 milioni per il 2028.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Mastrovincenzo.
Antonio MASTROVINCENZO. Grazie, Presidente. Assessore, sarò breve. Prendo atto di quello che dice, dopodiché lei ha parlato dell'incremento della spesa nazionale, giusto? E’ evidente che molte Regioni sono sotto la soglia, quasi tutte, dell'obiettivo del 5%, ma noi siamo molto, molto lontani da quella soglia.
Per quanto riguarda i finanziamenti, il nostro bilancio deve investire di più sulla salute mentale.
Prendo atto del bando a cui ha fatto riferimento in merito all’AST 5 per nuove assunzioni nel settore, così come l'avvio della Consulta, ma nello stesso tempo sul personale, abbiamo fatto riferimento prima alle Umee, ma parlo in generale dei CSM, dei Centro di salute mentale sul territorio, siamo ancora molto indietro. Quindi, la invito, ma su questo tema ritorneremo nelle prossime settimane, nei prossimi mesi, a fare di tutto per potenziare il personale nelle strutture e per implementare anche le risorse su questo delicatissimo settore. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatta o meno, la Consigliera Vitri.
Micaela VITRI. Grazie, Presidente. Io avevo posto una domanda specifica all’Assessore, che riguarda la convocazione della Consulta sulla salute mentale e mi fa piacere che Assessore mi abbia risposto che sta lavorando per la nuova composizione della Consulta e che provvederà a farla lavorare, a renderla operativa nel più breve tempo possibile.
Spero che lei sappia che negli ultimi anni la Consulta non si è riunita con regolarità, come invece è previsto dal Piano socio-sanitario. Voglio ricordare che è chiamata a favorire il coinvolgimento dei soggetti istituzionali, dei Dipartimenti di salute mentale, dei professionisti, ma anche delle associazioni di utenti, di familiari, del terzo settore, al fine di contribuire alla definizione, all'attuazione e valutazione delle politiche regionali in materia di salute mentale. Oggi più che mai è importante non trascurare questo organismo perché, penso che lei lo sappia bene, nella classifica delle cure in Italia le Marche sono ultime per i livelli di servizi offerti in ambito di salute mentale.
Non lo dico io, purtroppo, ma la salute mentale degli italiani peggiora di giorno in giorno, ma le risposte della sanità pubblica continuano ad essere insufficienti e parziali. Nella classifica nazionale, aggiornata in questi ultimi giorni, le prime in Italia per servizi offerti sono: Bolzano e Trento, le Marche sono ultime. Quindi, voglio ricordare all'Assessore che lei ha un lavoro importante da fare, anche una responsabilità pesante.
Le ho detto che negli ultimi anni non è stata convocata con regolarità, ma mi auguro che non si perda tempo e che, visto che state lavorando alla composizione, si possa intervenire entro breve. Io tornerò a farle un'altra interrogazione se non vedo la Consulta attiva entro breve.
Mi spiace, al tempo stesso, che lei, in particolare come Assessore alla sanità, abbia sottovalutato e non approvato l'ordine del giorno che ho presentato nel Consiglio regionale monotematico sulla sanità. Con quell’ordine del giorno, Assessore, le chiedevo di intervenire nell’ambito della salute mentale per provvedere al potenziamento di diversi…
Mi fermo perché vedo che l'Assessore non ascolta. No, le stavo dicendo che mi spiace molto che quell'ordine del giorno non sia stato preso in considerazione, votato nell'ultimo Consiglio regionale monotematico sulla sanità perché c'erano proposte nello spirito della massima collaborazione, che sarebbero state utili. Ad esempio, tra queste c'era quella di mettere in…
Presidenza del Vicepresidente
Giacomo Rossi
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatta o meno, la Consigliera Ruggeri.
Marta RUGGERI. Grazie, Presidente. Grazie, Assessore, per la risposta. Anche la mia interrogazione partiva dalla famosa risoluzione, ormai famosa in quest'Aula, del 21 dicembre 2021, in cui si erano accorpate tre mozioni, tra le quali c'era la n. 169, che era la mia, che recitava, nel punto secondo me più importante, “a disporre all'ASUR un adeguamento della spesa destinata alla salute mentale almeno pari alla percentuale della media nazionale” Ripeto, eravamo nel 2021, oggi siamo nel 2026 e al 3 maggio non ci siamo ancora arrivati, prevedendo un progressivo aumento nel triennio fino al 5% previsto.
Sono passati 5 anni, la situazione è di fatto migliorata di uno 0,2% nel 2024, come lei ha detto, e non può essere sicuramente sufficiente.
Dopo quella risoluzione, dopo qualche anno, sono tornata ad affrontare, come altri Consiglieri di opposizione, l'argomento e in risposta all'interrogazione del 2023, la n. 1016 l'allora Assessore alla sanità mi disse: "Rinnovo l'impegno della Giunta regionale, l'indirizzo esplicito alle sette Aziende sanitarie territoriali affinché si possa giungere nel minor tempo possibile all'impiego del 5%”. Io all'epoca mi dissi soddisfatta della risposta dell'Assessore, come posso dirmi soddisfatta anche in parte rispetto all'impegno che lei ha preso con quest'Aula, però, sono abituata ad avere questo tipo di risposte alle interrogazioni, però poi vediamo che le risposte vere a chi ha bisogno di sostegno nei territori non arrivano.
Per curiosità, sono andata a vedermi il vostro programma di coalizione e in effetti parla di tanti potenziamenti in questo ambito: potenziare i centri di salute mentale in ogni provincia, rafforzare i servizi per le dipendenze, attuare sportelli psicologici nei punti salute e nei presidi distrettuali; potenziare il servizio di psicologia scolastica già attivata con una legge regionale approvata nella precedente legislatura, che abbiamo sempre tanto faticato a far finanziare, questo lo vorrei ricordare; a promuovere piani aziendali per il benessere psicologico. Fare tutto questo senza prevedere fondi appositi, sinceramente lascia, purtroppo, la sensazione che possa trattarsi di un libro dei sogni. Per cui io confido, come lei, che i fondi messi nella finanziaria possano per noi essere sufficienti per arrivare nel più breve tempo possibile a questo 5%, però, se non fosse qui, Assessore, dovremo fare il massimo per impiegare fondi regionali perché non è più possibile leggere certi articoli di giornale dove….
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Nobili.
Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. Grazie, Assessore. Una premessa rivolta all'Assessore Calcinaro su un piano relazionale istituzionale: chi parla non mette assolutamente in discussione il suo impegno e la sua serietà. Quello che si fa è chiaramente riconducibile a un diritto/dovere dell'opposizione di accendere i riflettori sulle criticità che ci sono e, purtroppo, per quanto riguarda la salute mentale nella nostra regione di criticità ce ne sono sin troppe.
Vede, la questione, a mio avviso, non è solamente quella di andare a individuare risorse che possano coprire i tirocini di inclusione sociale fino alla metà del 2027. Quello che è necessario in questa Regione, in questo momento, è un piano straordinario sul tema della salute mentale.
La mia interrogazione parte da una nota che hanno inviato i rappresentanti dell'Associazione unitaria degli psicologi italiani, che chiedono un salto di qualità, di fare una programmazione sanitaria che interpreti i temi dell'assistenza psicologica su un criterio strategico vero.
Ci si domanda come sia possibile rafforzare una serie di presidi che consentano davvero il potenziamento di questo tipo di attività da parte degli psicologi. Ma per fare questo occorre una programmazione compiuta, occorre un piano di investimenti serio, occorre ragionare in termini temporali diversi da quelli a cui ha fatto riferimento lei, perché qui non si tratta soltanto di andare a reperire delle risorse per mettere delle toppe, qui si tratta di mettere in campo un piano straordinario sulla salute mentale, e lei sa quanto mi stanno a cuore, in particolare, i problemi che riguardano i soggetti minorenni. Non passa giorno in cui le cronache del nostro Paese si occupino di problematiche relative al disagio psicologico degli adolescenti. Ecco, credo che non possa essere interpretata questa problematica solo in termini economici, perché, Assessore, lei lo sa meglio di me, che quello che investiamo oggi in salute mentale, in particolare quello che investiamo nella salute mentale dei minorenni, ci consente di risparmiare il triplo tra pochissimo tempo. Davvero, proviamo a fare questo salto di qualità su questo tema che è diventato di fondamentale importanza. Grazie.
Deliberazione legislativa statutaria
“Modifica alla legge statutaria 8 marzo 2005, n. 1 ‘Statuto della Regione Marche’”
(seconda approvazione ai sensi dell’articolo 123, secondo comma, della Costituzione)
(Rinvio)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno precede la deliberazione statutaria, che deve essere rinviata.
Rinvio della deliberazione statutaria. Lo pondo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Proposta di atto amministrativo n. 6
ad iniziativa della Giunta regionale
“Piano regionale di protezione civile. Articolo 11, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 2 gennaio 2018, n. 1 (Codice della protezione civile). Articolo 14 della legge regionale 29 maggio 2025, n. 7 (Sistema Marche di protezione civile)”
Proposta di atto amministrativo n. 7
ad iniziativa della Giunta regionale
“Indirizzi regionali per la predisposizione dei piani provinciali di protezione civile. Articolo 11, comma 1, lettera b), del decreto legislativo 2 gennaio 2018, n. 1 (Codice della protezione civile), articolo 15, comma 2, della legge regionale 29 maggio 2025, n. 7 (Sistema Marche di protezione civile)";
(Discussione generale congiunta e votazione)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la proposta di atto amministrativo n. 6 della Giunta regionale e la proposta di atto amministrativo n. 7 della Giunta regionale.
La discussione generale (congiunta) è aperta, ha la parola il relatore di maggioranza Consigliere Barbieri.
Nicola BARBIERI. Grazie, Presidente. Vado ad illustrare le due proposte di atto amministrativo che andremo a votare oggi in Aula, il Piano regionale di protezione civile e gli indirizzi regionali per la predisposizione dei Piani provinciali di protezione civile.
Colgo l'occasione per ringraziare l'Assessore regionale Consoli, il Dipartimento di Protezione civile e sicurezza del territorio, in particolare il dirigente, il dottor XX, la dottoressa XY, il dottor YY per il lavoro svolto. Ringrazio anche il relatore di minoranza, il Consigliere Caporossi, e i componenti della terza Commissione per il contributo offerto nel corso dell'istruttoria.
Due proposte che rappresentano aggiornamenti fondamentali a seguito delle ultime norme regionali e nazionali in vigore, in particolare il decreto legislativo n. 1 del 2018, il Codice della Protezione Civile, la direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 30 aprile 2021 e la legge regionale n. 7 del 2025, il sistema Marche di Protezione Civile, con il quale è stato avviato il riordino del sistema regionale e che quest'Aula, a seguito di un'ampia discussione, se lo ricorderanno i Consiglieri che erano presenti nella scorsa legislatura, ha approvato all'unanimità a maggio dello scorso anno una legge regionale attesa da oltre 20 anni, dal lontano 2001, che è stata portata avanti dalla precedente Giunta Acquaroli.
Entrambe le proposte che andiamo ad approvare oggi fanno parte delle norme di attuazione della legge n. 7 del 2025.
Entrando nel merito della prima proposta, il Piano regionale di Protezione civile, prevede l'analisi di tutte quelle misure riguardanti il territorio regionale, che coordinate fra loro devono essere attuate in caso di eventi sia naturali sia connessi all'attività dell'uomo che potrebbero minacciare la pubblica e privata incolumità.
Il piano rappresenta il principale strumento tecnico operativo per la pianificazione delle attività di protezione civile e fornisce uno strumento flessibile per affrontare gli eventi collegati ai rischi presenti su tutto il territorio regionale, delineando, inoltre, un metodo di lavoro semplice nell'individuazione, nell'attivazione delle procedure per coordinare con efficacia la risposta di protezione civile di fronte ad una calamità.
Il presente Piano aggiorna e sostituisce il precedente, che era stato approvato con la delibera di Giunta regionale n. 35 del 22 gennaio 2024, Piano che era stato redatto con un'ampia partecipazione e condiviso con tutti gli enti e le strutture operative del sistema di protezione civile, che hanno fornito il proprio contributo tra cui le Prefetture, la Direzione regionale dei Vigili del Fuoco e l'Agenzia regionale sanitaria.
Il Piano, in sintesi, descrive nella prima parte l'inquadramento del territorio regionale, sia in termini amministrativi e demografici, sia orografici, meteoclimatici ed idrografici. Illustra, inoltre, gli edifici e le opere infrastrutturali di valenza strategica e le reti delle infrastrutture e dei servizi essenziali. In seguito descrive tutti gli scenari di rischio che interessano la Regione Marche, delineando le aree a maggiore pericolosità del territorio, infine, definisce il modello di intervento.
In quest'ultima parte viene descritta, in particolare, l'organizzazione della struttura regionale di protezione civile, il sistema di allertamento, i centri di coordinamento, le aree e le strutture di emergenza presenti nel territorio. Inoltre vengono definite le procedure operative, quindi le azioni che i soggetti partecipanti alla gestione dell'emergenza dovranno porre in essere per fronteggiarla suddividendola in due categorie per rischi prevedibili e rischi non prevedibili.
La presente proposta riguarda un aggiornamento normativo e una generale revisione degli elementi non sostanziali. Gli aspetti principali, oggetto dell'aggiornamento che vado ad elencare, sono: l'inserimento descrittivo del patrimonio culturale della Regione Marche come elemento caratterizzante del territorio che può essere esposto agli scenari di rischio; l'inserimento dei rischi relativi ai fenomeni meteo-climatici del vento e delle ondate di calore; l'individuazione geografica degli ambiti territoriali e organizzativi di protezione civile ai sensi dell'articolo 6, comma1, della legge regionale n. 7 del 2025; il trasferimento dell'area di ammassamento forze/risorse sita a Cagli, da località Candiracci a località Ponterosso, a seguito, come sappiamo, dell'avvio dei lavori di costruzione del nuovo presidio ospedaliero in località Candiracci.
Naturalmente il piano aggiornato è stato condiviso con tutte le Prefetture ed ha avuto il parere favorevole del Consiglio delle autonomie locali e del CREL.
Vado alla seconda proposta, quindi accanto al Piano regionale la proposta n. 7 relativa agli indirizzi per la predisposizione dei piani provinciali. Una proposta che rappresenta un ulteriore passaggio fondamentale per l'intero sistema.
Anche in questo caso il documento è stato aggiornato in riferimento al quadro normativo nazionale e regionale vigente.
Tra le funzioni della Regione l'articolo 11 del codice prevede l'elaborazione degli indirizzi, la predisposizione dei Piani provinciali, in raccordo con le Prefetture, e la revisione e valutazione periodica dei medesimi piani.
Gli indirizzi si compongono delle sezioni riguardanti l'inquadramento del territorio, l'individuazione dei rischi e la definizione dei relativi scenari di rischio e il modello di intervento. Inoltre, forniscono indicazioni circa l'approvazione, l’aggiornamento, la revisione e la valutazione del Piano provinciale di Protezione civile, la partecipazione dei cittadini all'attività di pianificazione e l'informazione della popolazione.
Rispetto ai precedenti indirizzi, gli aggiornamenti riguardano…, tra le tipologie di rischio, oltre a quelle già individuate, vengono inseriti il rischio vento e il rischio ondate di calore. Vengono integrati gli elementi strategici per il modello di intervento con delle specifiche sezioni che riguardano il volontariato, le telecomunicazioni, i presidi territoriali e la logistica. L’aggiornamento ha poi affrontato i temi della partecipazione dei cittadini all'attività di pianificazione, sull'informazione alla popolazione e sulle possibili esercitazioni attuabili tra le componenti e le strutture operative di Protezione civile.
L'approvazione di questo documento rappresenta l'occasione di fornire un'utile base di lavoro per l'aggiornamento dei Piani provinciali di Protezione civile da parte della Regione, ai sensi dell'articolo 15 della legge regionale. A mio avviso, dotarsi di piani costantemente aggiornati non è solo un obbligo normativo, ma è una scelta di responsabilità verso i cittadini e il territorio.
Gli eventi estremi degli ultimi anni ci hanno insegnato quanto sia fondamentale avere strumenti chiari, moderni e operativi che siano capaci di garantire risposte tempestive nelle emergenze, ma anche di mettere in campo azioni concrete di prevenzione. Nella nostra Regione, in ambito di protezione civile, si sta componendo, grazie all'attenzione della Giunta Acquaroli, un mosaico fatto di tessere fondamentali che si integrano in un disegno complessivo. Faccio riferimento al fatto che la Regione Marche sta investendo molto sulla prevenzione, sulla mitigazione del rischio idrogeologico con risorse proprie, intercettando finanziamenti a tutti i livelli, quindi non solo una pianificazione “sulla carta”, ma vere e proprie opere di riduzione del rischio che sono state già completate o che sono in corso di realizzazione in diversi Comuni della nostra Regione.
Sono stati emanati anche dei bandi regionali per finanziare progetti relativi al potenziamento e alla riqualificazione delle strutture esistenti adibite o da adibire a centro operativo comunale. Vediamo i risultati anche in diversi Comuni, che hanno partecipato al bando, l'adeguamento o la riqualificazione di aree in grado di garantire l'installazione di moduli abitativi e di strutture temporanee per l'accoglienza della popolazione in caso di calamità per dare continuità, quindi, ai servizi essenziali.
Tutto questo accompagnato dalla recente riforma del sistema regionale di Protezione civile che ha di fatto rafforzato il coordinamento tra Regione, Enti locali e volontariato. I
In questa occasione permettetemi un riconoscimento particolare al sistema del volontariato di Protezione civile. Nelle Marche operano numerosissimi volontari e associazioni che garantiscono una presenza costante e capillare sul territorio, offrendo un contributo determinante sia nelle situazioni di emergenza sia nelle attività di prevenzione e assistenza alla comunità. Il loro impegno rappresenta una componente essenziale del sistema regionale, un valore che va riconosciuto e sostenuto attraverso un coinvolgimento sempre più pieno e strutturato.
In questa prospettiva assume un rilievo centrale il tema della partecipazione, della sensibilizzazione, in particolare nei confronti delle nuove generazioni. È necessario far conoscere il ruolo della Protezione civile, promuovere una cultura diffusa della prevenzione e rendere evidente quanto ciascun cittadino possa contribuire alla sicurezza collettiva.
Coinvolgere le persone, in particolare i giovani, significa rafforzare il sistema nel lungo periodo, costruendo consapevolezza, competenze e senso di responsabilità. L'invito che faccio a tutti noi Consiglieri regionali è quello di impegnarci fortemente durante la legislatura in questa direzione.
Concludo ritornando sulle due proposte di atto amministrativo che ci apprestiamo ad approvare, rappresentano atti importanti per rafforzare prevenzione, organizzazione e sicurezza nei territori della nostra regione. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il relatore di maggioranza Caporossi.
Michele CAPOROSSI. Grazie, Presidente. Come affermato dal relatore di maggioranza Consigliere Barbieri, noi abbiamo a lungo lavorato su una disamina attenta e anche su interlocuzioni con i diretti interessati e con tutte le associazioni di volontariato.
Si tratta di due provvedimenti che sono frutto di uno studio approfondito, che è meticoloso per quanto riguarda le parti analitiche, frutto del lavoro che la struttura tecnica e amministrativa è riuscita a predisporre.
Un'analisi puntuale e professionale che ci consegna lo stato di fatto che ci deve portare ad alcune riflessioni ed input per l'azione amministrativa.
Quello delle Marche è un territorio meraviglioso, ma fragile, che va preservato e tutelato e il rischio idrogeologico e idraulico è molto elevato. Abbiamo vissuto il dramma del terremoto, poi delle alluvioni. C'è stato il periodo della pandemia da Covid. Ci sono cambiamenti climatici che ci consegnano nuove problematiche, come il forte caldo nel periodo estivo, le questioni connesse, soprattutto per le persone anziane e fragili. Non dimentichiamoci degli incendi boschivi, dell'inquinamento fluviale e marino. Il mare Adriatico è un altro bene da tutelare.
Il sistema di protezione civile è sempre più strategico, va sostenuto e rafforzato.
Nelle Marche abbiamo una tradizione molto lunga e fruttuosa di protezione civile. Il servizio nel corso degli ultimi decenni è cresciuto in modo costante, diventando un punto di riferimento nazionale. Ricordo, per esempio, la grande gestione fatta dal dottor XY, che poi è stato a lungo all'interno della Commissione grandi rischi e ha lasciato, in qualche maniera, un output molto preciso di quello che è stato il lavoro fatto a livello regionale.
Sempre più importante il ruolo dei volontari, i numeri sono in crescita, una presenza di testa e di cuore perché accanto alla passione delle donne e degli uomini con la divisa gialla c'è una preparazione sempre più elevata che ci consegna gruppi di volontari ad alta professionalità, una garanzia in caso di emergenze, ma anche una presenza attiva e rassicurante nella quotidianità.
Ritengo sia fondamentale l'attività di prevenzione e di crescita di una cultura adeguata di protezione civile. “Io non rischio”, le varie campagne di sensibilizzazione con il coinvolgimento delle scuole e delle famiglie, di tutte le comunità e così via, sono alla base di una presa di coscienza per avere comportamenti corretti in ogni situazione e mi auguro, ci auguriamo, che la Giunta regionale sappia gestire in modo saggio e operativo questa grande risorsa che le è stata consegnata da una storia virtuosa e che destini ai gruppi, attraverso i Comuni, risorse adeguate per la formazione, l'acquisto di vestiario, di auto e della strumentazione necessaria per operare con efficacia.
Propongo, infine, come ribadito in Commissione dialogando con i referenti della Protezione civile nelle varie sedute, che si proceda utilizzando le potenzialità offerte dalla tecnologia per fare ulteriori passi avanti. Si tratta di passare da un sistema di progetti a un progetto di sistema, passatemi il gioco di parole, vale a dire fare in modo che non ci sia un reductio ad unum, ma bensì un unico cruscotto di governo della protezione civile, che è possibile attraverso la tecnologia che abbiamo oggi.
In questo senso, l'Assessore Calcinaro avrà ben presente la veemenza con la quale abbiamo sostenuto il problema dell'unità di crisi, come il fatto di ricercare i sistemi unitari con i quali si possono avere il monitoraggio e il controllo di tutto ciò che accade all'interno dei sistemi. In questo caso parliamo di sistemi di qualità condivisa, percorsi di accreditamento d'eccellenza, per esempio la norma ISO 22301, che è trasversale ad enti pubblici, aziende private e grandi organizzazioni, si chiama Business continuity management ed è orientata ad uno standard internazionale dedicato alla gestione della continuità operativa.
Questa norma significa prepararsi agli eventi critici, rispondere efficacemente durante l'emergenza, riprendere rapidamente le attività, ridurre i rischi e gli impatti economici e reputazionali. Che cosa significa? Qui la Protezione civile ha risposto positivamente alla sollecitazione dicendo: “Magari imboccassimo questa strada”, cominciando a ragionare su una certificazione che non significa appendere al muro un certificato e dire quanto siamo belli, ma significa andare ad un'analisi di processo, una mappatura e poi ad una reingegnerizzazione dei vari processi, prevedendo in questo caso tutto ciò che non è direttamente prevedibile, ma mettendolo sul terreno di un ragionamento con il quale fare un'analisi approfondita e anche una predittività dei rischi. Nella pratica questa norma, ripeto, ISO 22301, può essere applicata da enti locali per organizzare la continuità dei servizi essenziali, dalle centrali operative e dalle strutture di supporto, dalle organizzazioni di volontariato strutturate, in integrazione con gli altri sistemi di gestione e qui in Protezione civile ce ne sono molti, fra cui quelli dei Vigili del fuoco, dalle ISO 9001 alle ISO 27.001, eccetera.
In conclusione, questa è perfettamente utilizzabile come framework per rafforzare la resilienza, la continuità operativa del sistema di protezione civile, anche se non è un requisito normativo, è profondamente auspicabile.
Noi annunciamo il nostro voto favorevole, auspicando questo salto di qualità sotto il profilo di una progettualità nuova, attorno a quello che oggi la tecnologia ci offre, a quello che oggi ci offre la scienza dell'informazione, i big data, così come la capacità di fare inferenze…, vale a dire: creare da un pilota un universo di riferimento, che è esattamente quello che ci vuole per passare alla fase adulta di protezione civile. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Consoli.
Tiziano CONSOLI. Grazie, Presidente. Oggi non siamo qui solo ed esclusivamente per discutere delle modifiche pianificatorie della Protezione civile ai sensi l'articolo 14 della legge del 2025, la n. 7, ma siamo qui anche per annunciare un pacchetto complessivo di provvedimenti che segna la nascita definitiva del Sistema Marche di Protezione civile. Non stiamo approvando documenti tecnici, ma stiamo dotando il nostro territorio di una visione strategica, organica e unitaria per la sicurezza di ogni singolo cittadino.
Il Piano di protezione civile, che oggi sottoponiamo alla vostra approvazione, non è un mero aggiornamento burocratico, ma una risposta concreta e scientifica alle sfide del nostro tempo. E’ stato redatto in piena coerenza con il Codice nazionale di protezione civile e la nostra legge regionale n. 7 del 2025.
Per quello che concerne l'adeguamento della pianificazione si prevedono dei nuovi scenari di rischio, molto più evoluti rispetto a quelli antecedenti. Per la prima volta si sono integrati analisi dettagliate sui fenomeni medio climatici un tempo considerati marginali, come le ondate di calore e il rischio vento, che purtroppo colpiscono con sempre maggiore frequenza le nostre coste e i nostri centri abitati. Va inoltre aggiunto il rispetto della tutela del patrimonio culturale.
Abbiamo mappato geograficamente i nostri beni culturali, inserendoli come elementi prioritari da salvaguardare durante le emergenze, così come la costituzione degli ambiti territoriali ottimali. Il Piano definisce gli ambiti territoriali organizzativi ai sensi della legge n. 7 del 2025 all'articolo 6, garantendo che la risposta operativa sia capillare e centralizzata nelle strategie. Poi è stata implementata la concertazione istituzionale.
È un atto solido, già condiviso con le Prefetture di Ancona, Ascoli, Piceno, Fermo, Macerata e Pesaro-Urbino, le quali hanno espresso parere favorevole senza osservazioni, a testimonianza della bontà del lavoro tecnico svolto.
Parallelamente presentiamo gli indirizzi regionali per la predisposizione dei piani provinciali. Infatti la duplice approvazione si inserisce nel quadro di adeguamento del Piano di protezione civile regionale e di quello provinciale. Da quando la competenza è passata dalle Province alla Regione, il nostro obiettivo è stato quello di colmare il vuoto di coordinamento. Questi indirizzi, pertanto, forniscono finalmente i criteri omogenei e standardizzati per tutto il territorio regionale. Non avremo più piani a macchia di leopardo, ogni Provincia saprà esattamente come gestire la logistica, le telecomunicazioni di emergenza e il raccordo con le Prefetture.
Stiamo lavorando proprio in questi giorni alla definizione dei protocolli aggiornati per la gestione degli eventi calamitosi, affinché la catena di comando sia chiara, rapida e senza sbavature.
La valorizzazione del volontariato passa attraverso tre pilastri che non possono non essere citati. Uno è quello della costituzione di una legge regionale di disciplina organica del sistema di protezione civile regionale. L'altro è l'inserimento dell'elenco territoriale regionale, è il passaporto del volontario. Con questa legge abbiamo dato soddisfazione a tutti i volontari della nostra regione mediante la costituzione di un albo destinato al volontario, e così anche l'iscrizione, tramite la piattaforma MGO, che è l'unico modo per operare con le tutele assicurative ed i rimborsi. Abbiamo fissato uno standard molto alto per la protezione civile. Per restare iscritti servono 15 eventi triennali tra formazione e interventi affinché la sicurezza non possa essere determinata dall'improvvisazione. Così come il Comitato regionale del volontariato, “diamo voce ai volontari”, questo è un po' uno slogan, diciamo, sostanziale, ma è un organo di rappresentanza democratica, costituito da 12 membri, due per ogni provincia e due regionali, che parteciperanno alle scelte strategiche e siederanno nella sala operativa durante le crisi. I candidati devono avere tra i 18 e 76 anni, garantire dinamismo e competenza. Così come l'albo d'onore, poiché l'attività operativa termina a 80 anni per ragioni assicurative, abbiamo creato quest'albo per non disperdere il patrimonio di memoria di chi ha servito la comunità per almeno 5 anni, diventando così esempio per le nuove generazioni. Ma il vero intervento che desterà una significativa rilevanza nell'ambito della costruzione di un sistema di Protezione civile regionale importante, sarà costituito non solo dai 450 volontari, con i 12 corsi che abbiamo gestito ultimamente contro la dengue e per tante altre attività, come la costituzione dei Coc e l'antincendio boschivo, ma soprattutto un investimento storico presso il polo regionale di Ancona, l'ex complesso Genny, con un investimento di 15 milioni di euro che vedrà lo sviluppo di un settore logistico e operativo per tutta la Protezione civile regionale. Qui centralizzeremo la Protezione civile, il Nue, il 112 e il 118, eliminando i costi degli affitti passivi e riducendo drasticamente i tempi di risposta.
Con questi atti non stiamo solo scrivendo delle regole, stiamo costruendo una Regione più sicura, più moderna e più preparata alle emergenze, che avremo nel nostro territorio.
E’ per questo che voglio ringraziare il Consigliere Barbieri per la relazione, il Consigliere di minoranza Caporossi per l'apporto che ha stato dato nella descrizione degli interventi e nella puntuale, diciamo, determinazione di quelli che sono gli indirizzi di un sistema di Protezione civile regionale molto efficiente nella nostra regione.
Vogliamo mantenere questi standard, che siano al passo dei tempi con una Protezione civile che possa avere sempre più dignità negli interventi, nelle attività che sta svolgendo nel nostro territorio regionale. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Marconi.
Luca MARCONI. Grazie, Presidente. Assicuro molto meno dei 12 minuti assegnati. Anch'io mi unisco a quanto è stato detto con grande buon senso sia dal relatore di maggioranza che di minoranza che dall'Assessore, perché il tutto, anche alla luce di quanto abbiamo ascoltato in Commissione, ci dice che a volte le cose funzionano e possono funzionare bene.
Credo che il sistema di Protezione civile nelle Marche sia orgoglio e patrimonio di tutta la regione, di tutta la popolazione e naturalmente dell'amministrazione che lo predispone in qualche maniera e l'ha già predisposto negli anni passati.
Detto ciò, penso che il monitoraggio suggerito dal Consigliere Caporossi sia sicuramente positivo e l'unica preoccupazione che mi permetto di manifestare è proprio quello relativo al sistema di volontariato. E’ un sistema fortissimo in Italia. Ricordo che circa 15 anni fa ho incontrato in visita un Ministro del welfare svedese e quando a Palazzo Limadù vide quali erano i dati della nostra attività e che più della metà dei sistema dei servizi sociali marchigiani e comunali si reggevano sul volontariato, rimase esterrefatto, cosa sconosciuta nel resto d'Europa perché tutto si fa a pagamento. Ecco, da noi questo sistema ancora regge, però con il passare del tempo l’età media dei volontari si sta allungando e può essere un motivo di preoccupazione. Non so in questo senso, Assessore che cosa si possa fare. Il piano già dice alcune cose, però, oltre alla sensibilizzazione, mettere in moto un processo, una rete, un livello di conoscenza che faccia capire che senza l’apporto dei volontari il sistema della protezione civile rischia di essere fortemente lacunoso. E’ una semplice raccomandazione che unisco ad un atto che non può non essere approvato da tutti. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Marcozzi.
Jessica MARCOZZI. Grazie, Presidente. Colleghi Consiglieri, come ha già detto chi mi ha preceduto, questi sono due atti importanti che vanno nella direzione della prevenzione e sicurezza dei nostri territori. A seguito, infatti, del decreto legislativo n. 1 del 2018 Codice della Protezione civile, la Giunta regionale ha adottato, con deliberazione n. 35 del 22 gennaio 2024, ero anche presente, il Piano regionale di Protezione civile, quale strumento tecnico operativo per la pianificazione delle attività di protezione civile a livello regionale.
L'entrata in vigore della legge regionale dello scorso anno, del 29 maggio, la n. 7, Sistema Marche di Protezione civile, Ha quale conseguenza la necessità di aggiornare il piano. Da qui la proposta di atto amministrativo n. 6, ad iniziativa della Giunta regionale, dell'Assessore Consoli, che ringrazio.
Le principali modifiche riguardano la revisione di alcune aree di ammassamento non più disponibili e l'introduzione di un paragrafo dedicato anche ai beni culturali.
Il Piano, come hanno già detto i relatori di maggioranza e di minoranza, si articola in tre macro aree: inquadramento del territorio regionale in termini amministrativi e demografici, sia orografici, meteoclimatici ed idrografici; analisi degli scenari...
PRESIDENTE. Si è bloccato? Riprenda Consigliera. Mettiamo altri 5 minuti. Si sono prenotati i Consiglieri Vitri e Seri, dopodiché chiudiamo la discussione. Siamo d'accordo? Ok.
Prego, Consigliera.
Jessica MARCOZZI. Quindi, analisi degli scenari di rischio, delineando le aree a maggiore pericolosità e i modelli di intervento, organizzazione, allertamento e gestione delle emergenze, distinguendo le procedure operative, la determinazione delle azioni da porre in essere tra rischi prevedibili e non prevedibili.
Questo è un Piano importante perché in primis descrive, nella prima parte, l'inquadramento del territorio provinciale sia in termini amministrativi e demografici sia orografici, meteoclimatici. Illustra inoltre gli edifici e le opere infrastrutturali di valenza strategica e le reti delle infrastrutture e dei servizi essenziali.
Per quanto riguarda la seconda parte, descrive tutti gli scenari di rischio che interessano la provincia, quindi: rischio sismico, maremoto, rischio meteo-idrogeologico ed idraulico, rischio neve, rischio incendi boschivi, rischio inquinamento costiero e ambientale, rischio industriale, rischio di incidenti con alto numero di persone coinvolte, rischio igienico sanitario e altri. Alla fine descrive tutti gli scenari di rischio che interessano la nostra provincia.
Inoltre, c'è il modello di intervento, il modello di intervento delle pianificazioni ai vari livelli territoriali che è costituito dall'organizzazione della struttura di Protezione civile, che deve garantire l'articolazione dell'esercizio della funzione di protezione civile a livello territoriale per assicurare l'effettivo svolgimento delle attività di cui all'articolo 2 del codice, gli elementi strategici operativi della pianificazione di Protezione civile, che rappresentano i riferimenti per la realizzazione del modello di intervento, e le procedure operative. Questo è un modello importante.
I due atti vanno nella direzione di prevenzione e sicurezza dei nostri territori. Mi auguro che tutta l'Aula voti all'unanimità questi due importanti atti. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Vitri.
Micaela VITRI. Grazie, Presidente. Intervengo perché nel 2025, quindi l'anno scorso, ero già in quest'Aula, siamo intervenuti per la riforma del sistema organizzativo della Protezione civile. Avevamo anche noi votato questa riforma perché la Protezione civile nelle Marche rappresenta un pilastro fondamentale per la sicurezza dei cittadini e la tutela del territorio. Credevamo che fosse necessario intervenire per regolamentare molte delle sue attività, visto che l'obiettivo principale della prima legge, che regolamentava l'organizzazione della Protezione civile nelle Marche, rimane quello di proteggere la vita, i beni e l'ambiente da eventi come terremoti, alluvioni o incendi. Per farlo la Regione ha costruito una struttura organizzativa che lavora su più livelli: previsione dei rischi, prevenzione, gestione dell'emergenza e fase di ricostruzione. Questo sistema nella nostra regione è particolarmente importante anche perché sono stati numerosi gli eventi e le calamità naturali che l'hanno messa a dura prova e i volontari e le volontarie della Protezione civile si sono sempre rivelati indispensabili. Per questo credo che in ogni tipo di riforma si debbano considerare sempre di più le risorse umane come pilastro fondamentale dell’organizzazione.
In quest'ultima riforma, in quest'ultima modifica, sia per quanto riguarda la parte regionale, che la parte provinciale, per quanto non ci siano obiezioni e siamo favorevoli, come già dichiarato, manca, credo, un aspetto pratico organizzativo che mi è stato evidenziato da alcuni volontari e volontarie. Si chiede, infatti, di prevedere di organizzare, ogni volta che la Regione intende legiferare su questo tema, anche delle prove pratiche organizzative prima di approvarle perché in questi documenti ci sono nuove criticità, aggiunte, giustamente, quindi nuovi modelli integrativi di intervento, che in alcuni casi non sono stati provati adeguatamente da tutti i gruppi di protezione civile. I volontari e le volontarie, come chi li guida, chiedono di poter avere più possibilità di prove pratiche e tecniche. Per questo mi sento in dovere di rimarcarlo, visto che non c'è solo un livello organizzativo, ma ce n'è uno anche pratico, per cui chiedo di tenerne sempre più conto ogni volta che dovremo effettuare delle riforme. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Seri.
Massimo SERI. Grazie, Presidente. Sarò telegrafico, però mi fa piacere prendere la parola ed esprimere una considerazione di plauso perché questo passaggio non va sottovalutato, ha una portata significativa e importante.
L’ha detto anche l'Assessore nel suo intervento, i cambiamenti richiedono anche adeguamenti all'organizzazione, alle prassi, alla formazione, al modo di intervenire. Lo dico avendo vissuto esperienze. Come tutti sapete, ho fatto il Sindaco per 10 anni e in quegli anni mi è capitato di tutto e ho capito quanto sia strategico avere a disposizione una Protezione civile ben organizzata, che nei momenti difficili fa la differenza.
L'aspetto importante è quello di avere la capacità di adeguarsi anche nella professionalità. Prima è stato richiamato il sistema di volontariato, che io definisco volontariato di professionisti perché c'è un livello di alta preparazione e di alta capacità di intervento. Persone che spesso portano le loro competenze e le loro esperienze lavorative nel servizio, negli interventi.
Avere un adeguamento e adeguarsi ai cambiamenti, alle nuove esigenze è importante. Voglio riprendere in modo molto semplice la necessità…, riconoscendo che c'è una struttura, un'organizzazione di altissimo livello nella nostra realtà, che è stata presa anche ad esempio ed è stata utilizzata anche in emergenza in altri territori, sia nazionali che internazionali, con un proficuo risultato, ovviamente abbiamo fatto sempre sforzi maggiori.
La tecnologia ci aiuta molto in questo, è stata richiamata prima anche dal Consigliere Caporossi, l'integrazione orizzontale complessa che dà la possibilità, anche con gli strumenti che si hanno, di monitorare con costanza ed evitare che alcuni episodi, alcuni eventi climatici, come è accaduto, possano portare a dei ritardi nell’interpretazione e nell’individuazione di quello che sta accadendo, come è accaduto al suo predecessore nelle vicende di Senigallia.
Ecco, anche su questo l'esperienza deve essere utile. Anche qui penso che qualche ulteriore passo in avanti si possa fare.
Detto questo, è un buon passaggio, quindi, c'è un voto convinto, al di là delle posizioni. Lasciatemi dire un pensiero che penso sia condiviso da tutti, un sentito ringraziamento per tutti quei volontari e volontarie che fanno un lavoro straordinario nei momenti delicati e difficili nei territori.
Annuncio, come hanno fatto anche i colleghi, il mio voto favorevole. Grazie.
PRESIDENTE. Passiamo a questo punto, se non ci sono altri interventi, alla votazione della proposta di atto amministrativo n. 6. Dichiarazione di voto? Non c'è nessuna dichiarazione di voto.
Coordinamento tecnico. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale)
Proposta di atto amministrativo n. 6. Lo pongo in votazione
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Proposta di atto amministrativo n. 7. Lo pongo in votazione
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
PRESIDENTE. A questo punto dobbiamo decidere se proseguire fino alle 15:30 o chiudere la seduta adesso. Propongo di chiudere perché ho sentito le varie parti.
Ha la parola il Consigliere Cesetti.
Fabrizio CESETTI. Grazie, Presidente. Ci mancherebbe, Presidente. Io stavo prendendo il paltò semplicemente perché devo incontrare una persona fuori. Io posso restare anche fino alle 9:00. Anzi, secondo me è opportuno che proseguiamo anche per dare un po' l'esempio che lavoriamo, no?
PRESIDENTE. Ecco, vedo che nessuno è della sua opinione.
Fabrizio CESETTI. Almeno è agli atti la mia opinione.
PRESIDENTE. Sennò proseguiremmo fino a dopo le 15:30. Chiudiamo la seduta numero…
Vogliamo fare la mozione? Allora facciamo la mozione, anche sentito il Presidente, quindi passiamo al punto n. 7.
Mozione n. 8
ad iniziativa dei Consiglieri Ruggeri, Mancinelli, Catena, Mastrovincenzo, Piergallini, Nobili, Mangialardi, Vitri, Caporossi, Seri, Cesetti
“Rapporto sulla violenza di genere nella Regione Marche – anno 2024. Rafforzamento delle politiche regionali e impegno per la diffusione della cultura del consenso libero e consapevole”
Mozione n. 11
ad iniziativa del Consigliere Mangialardi
“Riconoscimento del reato di femminicidio e condanna di ogni tentativo volto a edulcorare o sminuire l’importanza della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne”
Mozione n. 16
ad iniziativa dei Consiglieri Luconi, Battistoni, Putzu, Cardilli, Borroni, Ausili, Assenti, Barbieri, Baiocchi, Marcozzi, Marconi, Sebastiani, Marinelli, Rossi
“Violenza di genere: ulteriore rafforzamento delle politiche regionali di contrasto e prevenzione”
(abbinate)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la mozione n. 8 dei Consiglieri Ruggeri, Mancinelli, Catena, Mastrovincenzo, Piergallini, Nobili, Mangialardi, Vitri, Caporossi, Seri, Cesetti, la mozione n. 11 del Consigliere Mangialardi, mozione n. 16 dei Consiglieri Luconi, Battistoni, Putzu, Cardilli, Borroni, Ausili, Assenti, Barbieri, Baiocchi, Marcozzi, Marconi, Sebastiani, Marinelli, Rossi (abbinate).
Dichiara aperta la discussione generale, ha la parola, per l’illustrazione, la Consigliera Ruggeri.
Marta RUGGERI. Grazie, Presidente, la ringrazio per la parola.
Di questa mozione e della risoluzione ne parliamo dal 25 novembre e anche oggi non so se siamo pronti a una risoluzione comune. Infatti il Consigliere Mangialardi mi ha detto di no perché è arrivata una proposta da parte della Consigliera Luconi. Io ho risposto a quella mail portando dei passaggi che avrei tagliato perché quando si fa una risoluzione comune non si può incensare il Governo, qualsiasi esso sia, o citare disegni di legge o leggi non approvate all’unanimità perché se si fa così nelle premesse è chiaro che si mette in difficoltà quanto meno chi non è in quel momento al Governo.
Ho chiesto di sopprimere dei passaggi perché fino ad oggi le risoluzioni sono state fatte in maniera molto agile nelle premesse per trovare un’unità. Quindi mi sono permessa di indicare questi due passaggi che secondo me vanno aggiustati, ma non ho avuto risposta.
Ho chiesto che si faccia riferimento non alle scuole in maniera generica, ma all’educazione all’affettività, questo nel dispositivo, al quinto punto, e che nel penultimo capoverso si corregga quello che penso sia un refuso, cioè continuare ad investire su progetti formativi. Di questi miei suggerimenti non se ne è parlato.
Penso che anche il resto dell’opposizione li consideri importanti, almeno i Consiglieri con i quali mi sono confrontata, mi è parso di capire che fosse così. Se dalla parte della maggioranza non c’è un passo verso le richieste dell’opposizione mi sembra che l’unica soluzione sia, con un ritardo macroscopico ed una pessima figura, votare le singole mozioni, immaginando già l’esito perché sarà la bocciatura delle mozioni presentate dall’opposizione e l’approvazione della mozione della maggioranza.
Sono mesi e mesi che rimandiamo per trovare un accordo, quando è stato chiesto il rinvio dalla maggioranza, il 25 novembre, avevo fatto la battuta: “Andrà a finire che l’approveremo a Carnevale”, mi sono sbagliata perché siamo addirittura a Pasqua. Quindi, vorrei vedere se per Pasqua ce la facciamo oppure se serve un altro rinvio, non so se il resto dell’opposizione è disponibile a concederlo. Direi che quasi quasi sarebbe il caso di andare al voto. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Luconi.
Microfono interdetto, può parlare dal microfono del… Ci sono dei problemi tecnici, riprovi Consigliera Luconi. Ci sono dei segni dall’alto, attendiamo.
I tecnici ci dicono che c’è un problema serio, è saltata anche la registrazione, a questo punto che cosa facciamo? Io l’avevo detto di interrompere.
Scusate, i tecnici mi dicono che funziona solo questo microfono. La Consigliera Luconi si è presa l’impegno di intraprendere questa risoluzione per la prossima seduta. A questo punto, anche per motivi tecnici. non andiamo avanti. Dichiaro chiusa la seduta n. 16, augurando a tutti voi, a nome mio, dell’Ufficio di Presidenza e del Presidente, buon pomeriggio e buona Santa Pasqua.
La seduta è chiusa alle ore 15:10.