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“RESTO A CASA”, PRESENTATI I RISULTATI FINALI DEL PROGETTO DI ASSISTENZA DOMICILIARE PLURIDISCIPLINARE. Rivolto alle famiglie con malati di Alzheimer, è stato condotto in via sperimentale dalla cooperativa sociale Gea. Volpini: “Operare in una logica di rete, collaborazione e condivisione, è la modalità assistenziale più appropriata ed efficace verso questi pazienti”.

Innovazione, flessibilità e creatività per garantire un sostegno a tante famiglie con malati di Alzheimer che hanno scelto l'assistenza domiciliare al ricovero. Sono gli aspetti che contraddistinguono il progetto sperimentale della cooperativa sociale di tipo A Gea di Macerata, i cui risultati finali sono stati presentati ad Ancona, nella sede del Consiglio regionale.
Ad illustrarli, il presidente della Gea, Luca Nardella. Accanto a lui, erano presenti, il presidente della Commissione regionale Sanità, Fabrizio Volpini; il direttore sanitario Asur, Nadia Storti; l'assessora ai Servizi sociali e sanitari del Comune di Ancona, Emma Capogrossi; il dirigente regionale Programmazione sociale ed integrazione socio sanitaria, Giovanni Santarelli; le venti famiglie che hanno usufruito del Servizio di assistenza domiciliare pluridisciplinare del progetto e l’equipe che l'ha realizzata.
“Resto a casa” si è svolto da ottobre 2015 a marzo 2017 all'interno dell'ATS 11, che coincide con il Comune di Ancona. “Il modello di cura – come ha spiegato Nardella - si basa su principi bio-psico-sociali, che considerano la persona nella sua globalità, riconoscendo e valorizzando le sue risorse, dando valore alla sua storia personale, per riconoscere la sua identità”. Il servizio è stato garantito da un'équipe sanitaria multidisciplinare composta da operatori socio-sanitari, infermieri, educatori, fisioterapisti, logopedisti, psicologi, medici specialisti e con il coinvolgimento di medici di medicina generale. L'équipe ha interagito attraverso ausili tecnologici, quali la cartella socio-sanitaria su cloud, sensori per il monitoraggio del paziente e strumenti di rilevazione dei parametri fisiologici che vengono automaticamente inviati alla cartella, messa a disposizione della famiglia, dell'équipe e del medico di medicina generale.
“Il fine – ha continuato Nardella – è investire sulla famiglia come risorsa di sistema, fornendo supporto e formazione e, allo stesso tempo, offrire una nuova forma di assistenza all'anziano, riconoscendone i diritti di persona”.
“La Regione – ha commentato Fabrizio Volpini – guarda con interesse a questo tipo di sperimentazione, unica in territorio nazionale. Coinvolgere più soggetti con un approccio multidisciplinare rappresenta un esempio di integrazione socio-sanitaria, necessaria in una patologia quale l'Alzheimer”.
“L'assistenza fatta a domicilio – ha continuato Volpini - fornisce una risposta globale e integrata non solo nei confronti del paziente ma nei confronti dell'intera famiglia. Operare in una logica di rete, collaborazione e condivisione, è la modalità assistenziale più appropriata ed efficace verso questi pazienti”. “Rilevante e degno di nota – ha aggiunto il presidente della Commissione Sanità - è anche il percorso formativo fatto dagli operatori e dai caregiver o dai familiari. Particolarmente interessante, all'interno del progetto più generale, è stato l'aspetto innovativo e tecnologico del progetto, basato sui principi della domotica e che ha riguardato alcune famiglie”. “E' un'esperienza – ha concluso Volpini - che dovrebbe essere riprodotta in maniera più sistematica, che ci avvicina agli elevati standard assistenziali del Nord Europa, incentrati sul portare servizi qualificati a domicilio”. (s.g.)
Comunicato n.164, Venerdì 9 Giugno 2017
 

 
 
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