Resoconto della seduta n.130 del 21/11/2023
SEDUTA N. 130 DEL 21 NOVEMBRE 2023
La seduta inizia alle ore 12:45
Presidenza del Presidente
Dino Latini
PRESIDENTE. Buongiorno a tutti. Dichiaro aperta la seduta dell’Assemblea legislativa n. 130 del 21 novembre 2023. Do per letto il processo verbale della seduta numero 129 del 13 novembre 2023, il quale, ove non vi siano opposizioni, si intende approvato ai sensi del comma 4 dell'articolo 53 del Regolamento interno.
Richiamo, inoltre, ai sensi del comma 5 dello stesso articolo, l’attenzione di tutti i Consiglieri sulle comunicazioni distribuite con cui porto a conoscenza dell’Assemblea quanto espressamente previsto dal Regolamento interno.
La prima notizia che volevo darvi pubblicamente e che voi troverete in Aula e nelle vostre cassette dedicate all'attività che svolgete, l’edizione di un volume che ci viene donato dall'Accademia dello Stoccafisso all’anconetana, fondata in Ancona nel 1996. Ringrazio il Presidente, che è qui presente, per questa splendida donazione perché rappresenta la storia di Ancona, delle Marche, di un grande prodotto che è riconosciuto come un’eccellenza internazionale che racchiude la storia anche nella nostra comunità regionale. Lo fa con una splendida edizione, non solo dal punto di vista delle notizie bibliografiche storiche, ma anche dal punto di vista della grafica. Grazie Presidente di questo dono che ha voluto riservare a tutti i componenti dell'Assemblea legislativa regionale e ai componenti della Giunta, lo terremo come splendido ricordo e grazie di essere qui con noi nel momento simbolico della consegna della donazione di questo volume.
La seconda comunicazione che porto alla vostra attenzione è che alle 12:00 scadeva il termine per la presentazione degli emendamenti alla proposta di legge che andremo a discutere da qui a qualche minuto. Abbiamo organizzato la seduta di oggi con il termine alle ore 20:00 e ripresa dei lavori domani mattina alle 9.00. Poi dovremo decidere se ci sarà bisogno o meno di proseguire anche giovedì. Chiudiamo alle ore 20:00. Ci sono oltre 300 emendamenti, quindi, per la loro raccolta, la loro suddivisione per articolo, le fotocopie degli stessi, l'organizzazione degli uffici ha bisogno di circa due ore di tempo per questo si è preferito che questa giornata sia dedicata alle relazioni di maggioranza e di minoranza sulla proposta di legge e agli interventi. Se al termine di tutti gli interventi, chiusa la fase di merito, siamo entro le ore 20:00 cominceremo ad affrontare l'articolato e i relativi emendamenti, se invece questo termine porta a essere definita l’attività alle ore 20:00 concludiamo e ricominciamo domani mattina. Vi è una necessità di ordine procedurale organizzativo per consentire a tutti di avere la possibilità di poter visionare, riflettere, studiare ogni singolo emendamento legato a ogni articolo della proposta di legge.
Sull’ordine dei lavori
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Carancini.
Romano CARANCINI. Grazie, Presidente. Lei ha illustrato l'organizzazione dei lavori. Io invito lei e anche i Consiglieri a valutare l'opportunità di spostare la chiusura di questa sera due ore più avanti - con i tanti emendamenti che sono stati presentati rischiamo di andare addirittura oltre mercoledì - con l'intento di finire mercoledì. A me sembra più logico, almeno dal mio punto di vista, anche più razionale, visto che restiamo fino alle 20:00 fare il sacrificio di allungare, non in maniera particolarmente esagerata, di almeno due ore così che da andare avanti e domani mattina riprendere, magari anche alle 9:30, altrimenti il rischio di arrivare a giovedì è concreto. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Cesetti.
Fabrizio CESETTI. Grazie, Presidente. Non mi riguarda nulla quello che decide il Gruppo, sono contrario alla proposta del Consigliere Carancini , non c'è motivo di posticipare alle 22, non sarebbe utile. E’ giusto quello che dice il Presidente. Mi permetto di rappresentare che dovremmo fare la stessa cosa per la giornata di domani, è il tempo giusto per interrompere i lavori di una seduta ordinaria. Sono d’accordo che si chiuda oggi alle 20:00, che si chiuda domani alle 20:00 e se necessario si cominci la mattina dopo alle 9:00. Se invece si vuole andare ad oltranza, come ipotizzava il Consigliere Putzu, mi trovate d'accordo, però, si va ad oltranza senza interrompere mai, altrimenti è giusto interrompere alle 20:00 dopo 10 ore che siamo qui. E’ il tempo giusto.
Io ho presentato molti emendamenti, li voglio discutere tutti e devo sapere se mi devo attrezzare anche fisicamente per fare una seduta che va in prosecuzione anche per 48 ore oppure se ci fermiamo alle 20:00. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Marinelli.
Renzo MARINELLI. Grazie, Presidente. A questo punto non facciamo più la Conferenza dei capigruppo. Stamattina abbiamo stabilito un percorso e secondo me su quello dobbiamo andare avanti. Abbiamo detto di interrompere alle 20:00, se la discussione finisce alle 19:00 è inutile che iniziamo per un’ora con gli emendamenti, se cominciamo con le votazioni oppure non è finita la discussione interrompiamo alle 20:00. E’ stato stabilito in Conferenza dei capigruppo, c’era un accordo e così procediamo. La decisione presa in Conferenza dei Capigruppo è quella più sensata, presa tutti insieme cercando di trovare la soluzione per andare incontro alle esigenze di tutti. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Carancini.
Romano CARANCINI. Grazie, Presidente. Non devo ricordare al Consigliere Marinelli, che è stato Sindaco, che l’Assemblea è sovrana, le eventuali mozioni d’ordine possono essere sempre presentate. E’ evidente che la Conferenza dei capigruppo dà un'indicazione, mi sono permesso di indicare una possibile soluzione alternativa, ma mi pare che non vi sia adesione. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Ciccioli.
Carlo CICCIOLI. Grazie, Presidente. Per interloquire in maniera serena. A mio parere ogni decisione della Conferenza dei capigruppo può essere smentita dall'Aula, ci sono vari punti di vista, che sono tutti teorici, poi c'è quello pratico, che deve fare i conti con gli aspetti psicofisici delle persone e con i loro impegni personali.
Ci siamo dati questa indicazione, per me si potrebbe andare un po' più avanti, non troppo perché inutile fare le 4:00 del mattino per poi riconvocarci domani. Oggi alle 20:00 terminiamo la seduta, domani, se siamo al termine dei lavori con le dichiarazioni di voto, si termina ugualmente alle 20:00 e si va a giovedì. Se poi l'economia dei lavori è più rapida meglio per tutti, significa che domani finiremo in giornata, ma se le cose si prolungano il Presidente ha provveduto alla convocazione per la giornata di giovedì.
Abbiamo scelto liberamente di far parte di quest’Assemblea e di fare questo servizio alle istituzioni, ne dobbiamo pagare anche le conseguenze. Grazie.
PRESIDENTE. Considerato il secondo intervento del Consigliere Carancini, che ha chiarito di non mettere in votazione l'eventuale proposta di modifica di quanto deciso dalla Conferenza dei Presidenti di gruppo, avendo io anche spiegato la motivazione, la necessità organizzativa di consentire che tutto il materiale relativo agli emendamenti sia disposizione di tutti.
Interrogazione n. 990 - a risposta immediata
a iniziativa dei Consiglieri Biancani, Vitri, Mangialardi, Bora, Carancini, Cesetti, Mastrovincenzo
“Posticipo data inizio delle vendite di fine stagione invernale 2023-2024”
PRESIDENTE. L’ordine dei giorno reca l’interrogazione n. 990 – a risposta immediata - dei Consiglieri Biancani, Vitri, Mangialardi, Bora, Carancini, Cesetti, Mastrovincenzo.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Antonini.
Andrea Maria ANTONINI. Grazie, Presidente. Buongiorno a tutti. L’argomento l’ho affrontato recentemente, anche stamattina prima di questo Consiglio regionale perché in seduta di Commissione sviluppo economico, che io coordino a livello nazionale, il tema è stato molto dibattuto.
È vero che delle Regioni hanno avuto delle richieste da parte di alcune organizzazioni nel spostare in avanti la data dei saldi invernali, che, secondo l'intesa tra le Regioni, le organizzazioni ed il Governo, è prevista il primo giorno feriale prima delle festività dell'Epifania. L'unica posizione nazionale univoca è quella di Confesercenti.
Giorni fa ho convocato un incontro con tutte le associazioni, le organizzazioni di categoria a livello nazionale, Confesercenti, Confcommercio, Federdistribuzione ed altre, hanno ribadito la posizione ufficiale a livello nazionale che è quella di mantenere la data del 5 gennaio. Le iniziative delle varie associazioni a livello territoriale regionale erano isolate e autonome e di fatto le ha superate la proposta nazionale.
Ho raccolto questa segnalazione dal tavolo che avevo organizzato, stamattina ho convocato tutti gli Assessori regionali allo sviluppo economico e al commercio e abbiamo confermato la volontà di trovare un'unica data per tutte le regioni, perché se una Regione fa i saldi una settimana prima e un’altra la settimana dopo, immaginate che chi vive nelle zone di confine si sposti da una regione all’altra a seconda se i saldi sono iniziati prima. E’ bene trovare sempre una definizione univoca.
In sostanza, confermiamo il 5 gennaio, ma rivedremo l’intesa a livello nazionale perché effettivamente il clima si è spostato in avanti, è oggettivo, ed il freddo tarda ad arrivare, è giusto, quindi, rivedere le date. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Biancani.
Andrea BIANCANI. Grazie, Presidente. Voglio ringraziare l'Assessore perché la risposta evidenzia che si è interessato molto rispetto questo tipo di problema.
Rimango dell'idea che far partire i saldi il 5 gennaio…, secondo me sono troppo anticipati rispetto alla modifica climatica che, purtroppo, sta colpendo a livello mondiale.
Oggi è il 21 novembre, non ho ancora acceso il riscaldamento, c’è un clima anomalo e questo crea dei problemi alle attività, in particolar modo a quelle piccole attività, ubicate nei centri storici, che si trovano, a causa di questi cambiamenti climatici, ad aver acquistato della merce che dovranno scontare poche settimane dopo rispetto al reale freddo.
Penso che sia importante rivedere quest'intesa almeno per i prossimi anni perché se è vero che a livello nazionale le associazioni hanno trovato l'intesa, a livello locale c'è il polso della situazione più reale rispetto al livello nazionale. Non solo la Confesercenti, per quanto riguarda il mio territorio, ma anche le altre associazioni si erano rese disponibili a modificare perché il problema importante è il mancato incasso delle attività che già fanno difficoltà ad andare avanti, ed è sicuramente importante. Grazie per l’interessamento.
PRESIDENTE. Iscrizione della proposta di legge n. 217
Ha la parola, oratore a favore, il Consigliere Serfilippi.
Luca SERFILIPPI. Grazie, Presidente. Come concordato con la Conferenza dei Presidenti chiediamo l'iscrizione della proposta di legge sull’urbanistica.
In Commissione da più di due mesi stiamo discutendo questa proposta di legge, abbiamo atteso una settimana ulteriore per i pareri del CAL e del CREL, che è pervenuto, mentre il CAL non si è espresso. Chiediamo l'iscrizione d'urgenza della proposta di legge. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, oratore contro, il Consigliere Mangialardi.
Maurizio MANGIALARDI. Grazie, Presidente. Buongiorno a tutti. Ribadisco la posizione che i gruppi del Partito Democratico e del Movimento 5 Stelle hanno già avuto modo di esprimere in Conferenza dei Presidenti. Il nostro voto è contrario perché è una proposta che rimette mano ad una norma, datata di trent'anni, che ha bisogno di un percorso adeguato, invece c'è una forzatura totale e lo avete visto nei pareri del CAL e CREL.
PRESIDENTE. Per favore, chiedo silenzio in Aula.
Maurizio MANGIALARDI. Non hanno ascoltato nessuno, se non ascoltano me non succedde assolutamente nulla. Non è per me un problema. Avremo modo in questi giorni di avere l‘attenzione che servono. Visto che qualche contributo per rendere la proposta di legge leggermente più potabile lo metteremo in campo.
Da parte nostra un voto contrario. In urbanistica il tema principale non è tecnico, delle norme, ma quello della partecipazione, del coinvolgimento, della condivisione, delle scelte consapevoli. Qui non ci sono, quindi il voto contrario del nostro gruppo e anche del gruppo del Movimento 5 Stelle. Grazie.
PRESIDENTE. Iscrizione della proposta di legge n. 217. La pongo in votazione.
(L'Assemblea legislativa regionale approva a maggioranza assoluta dei votanti)
Proposta di legge n. 217
ad iniziativa della Giunta regionale
“Norme della pianificazione pe il goveno del territorio”
(Discussione generale e votazione)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la proposta di legge n. 217 della Giunta regionale.
Ha la parola il Consigliere Mangialardi.
Maurizio MANGIALARDI. Grazie, Presidente. Richiamo l'articolo 100, il rinvio in Commissione dell'atto per l'acquisizione del parere del CAL, che noi riteniamo illegittimo.
A nome mio e delle Consigliere Ruggeri e Casini la richiesta di rinvio in Commissione.
Il parere, come è stato acquisito e poi discusso in Commissione, non espresso, non corrisponde al Regolamento. L’articolo 94 del nostro Regolamento prevede che il parere può essere favorevole, contrario, favorevole con osservazione, favorevole condizionatamente ad altro, invece è arrivato un parere non espresso. Non potete nemmeno invocare il comma 3 dello stesso articolo.
Faccio riferimento, invece, all'articolo 21 del Regolamento del Cal, molto chiaro, che prevede che i pareri del Consiglio siano espressi in forma scritta secondo le seguenti formule, non altre, non quella che il Presidente oggi articola nel giornale: che non gli piacciono le posizioni della Provincia perché lui ha messo in votazione un parere favorevole condizionato, è andato sotto ed è stato bocciato, quindi, il parere era negativo. Siccome l’articolo 21 del Regolamento non dà una possibilità diversa, il Presidente del CAL deve mettere in votazione un parere favorevole, contrario, favorevole con osservazioni, favorevole condizionatamente, non altro, Presidente. Se la sua proposta non aveva trovato la maggioranza, doveva mettere in votazione un'altra proposta, che poteva il parere negativo all’atto. Non cambia niente, non è il tema che erano trascorsi i 15 giorni, a quel punto era la Commissione che doveva prendere atto del parere non espresso, invece lui dichiara un parere espresso…, quindi, senza quel parere non siamo in grado di assumere, lo abbiamo fatto in via informale, ma non siamo in grado di assumere…
PRESIDENTE. Ha la parola, oratore contro, il Consigliere Ciccioli.
Carlo CICCIOLI. Grazie, Presidente. Per esprimere l’intervento contrario. Come è noto, io non sono un giurista, sono un medico, anche se ho dato un paio di esami legali perché mi sono specializzato in criminologia clinica, sono stato costretto. Uno degli esami era procedura delle perizie psichiatriche, delle consulenze tecniche d'ufficio e di parte, in cui importanti sono i termini, che sono esemplari. Se la parte non presenta il suo punto di vista ci sono dei termini che sono imperativi, che devono essere rispettati. Nel momento in cui sono rispettati i termini decade il diritto o la facoltà di presentare memorie e di costituirsi. Su questo chiedo anche il parere del Segretario dell'Assemblea, che è una persona giuridicamente equipaggiata per dare il parere e leggere i regolamenti, poi le interpretazioni strumentali…, se dal CAL non è arrivato un suo referto giuridico significa che non riteneva di esprimerlo. Noi siamo legittimati ad andare avanti. Grazie.
Presidente. Ha la parola, oratore a favore, la Consigliera Casini.
Anna CASINI. Grazie, Presidente. Questo parere non dice perché quello che noi sappiamo in via informale, lo leggiamo sui giornali in quanto il Presidente del CAL il merito l’ha esternato sui giornali, non l’ha scritto nel parere.
E’ stata presentata una proposta dal Presidente del CAL, questa proposta articolata prevedeva anche l'accoglimento di una serie di prescrizioni che avrebbero determinato il parere favorevole. Il Presidente del CAL aveva detto parere favorevole subordinato a queste prescrizioni e aveva chiesto delle modifiche all’interno della proposta di legge n. 217. Non abbiamo contezza di quali siano i desiderata delle autonomie locali, che sono importantissimi perché saranno loro ad applicare la legge. Il Presidente non li scrive neanche in maniera informale.
Noi stiamo decidendo di una norma importantissima che arriva dopo trent'anni, che condizionerà la vita dei cittadini e degli enti locali in maniera complessa e completamente diversa da quella che c’era prima. Le competenze e le procedure vengono completamente modificate e noi non sappiamo che cosa ne pensa il CAL, gli enti locali? Questa è di una gravità enorme e qualora si mettesse in discussione le legge, cosa che mi pare la maggioranza voglia fare, noi solleveremo i vizi di legittimità procedurale in tutte le sedi opportune. Grazie.
PRESIDENTE. Rinvio in Commissione della proposta di legge n. 217 (articolo 100 del Regolamento interno). La pongo in votazione
(L’Assemblea legislativa regionale non approva)
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale, ha la parola il relatore di maggioranza Consigliere Assenti.
Andrea ASSENTI. Grazie, Presidente. Buongiorno a tutti. Vedo che non ci smentiamo mai, iniziamo sempre nel migliore dei modi come da tradizione e da prassi, è giusto che sia così visto che, come è stato ricordato, dopo 31 anni portiamo in Aula una legge importante che riguarda la pianificazione del nostro territorio.
Nel primo intervento iniziale come relatore di maggioranza leggerò la relazione per meglio dettagliare, con dovizia di particolari e norme, quello che ci accingiamo a votare.
La proposta di legge in esame propone di avviare nella Regione Marche un processo innovativo di organica revisione della disciplina del governo del territorio e della sua pianificazione, che consenta di orientare e coordinare gli enti locali e i loro piani a favore degli obiettivi del contenimento del consumo di suolo, della rigenerazione urbana e territoriale, del riuso del costruito, dello sviluppo sostenibile e della tutela e valorizzazione del paesaggio.
Il processo in questione, a oltre trent'anni dall'approvazione della legge regionale 5 agosto 1992 n. 34, rappresenta un orizzonte di medio-lungo periodo per il quale è necessario costruire strategie complesse e innovative procedure ai diversi livelli di governo per una disciplina quanto più possibile coordinata, efficace e di corretta gestione del territorio.
Tale percorso, fortemente coerente con gli obiettivi del programma di governo di questa Amministrazione, ha preso il via oltre due anni fa, con la partecipazione ed il coinvolgimento fin dai primi atti di tutti i soggetti istituzionali, in primis, ANCI, UPI, ordini professionali e associazioni di categoria, attraverso un costante parallelo lavoro degli uffici.
Ricordo i principali passaggi di questo lungo ed intenso percorso: la legge regionale n. 14 del 2021 “Disposizioni in materia di rigenerazione urbana e attività edilizia. Modifiche alla legge regionale 23 novembre 2011, n. 22 e la legge regionale 8 ottobre 2009 n. 22”. Norma che ha introdotto per la prima volta nella nostra Regione la rigenerazione urbana che, in attesa della nuova legge sul governo del territorio, ne forniva una definizione uniforme da applicare su scala regionale, contribuendo a ridare un effettivo riavvio del settore edilizio, anche in termini di semplificazione amministrativa, argomento già trattato in questo civico consesso.
Tra il dicembre 2021 e febbraio 2022 c'è stato l'avvio della prima fase di ascolto, attraverso una serie di incontri pubblici nelle cinque sedi provinciali, di presentazione e qui l’Assessore è testimone, da marzo ad aprile 2022 c'è stato l'invio del testo base e fase di consultazione preliminare mediante incontri tecnici con ANCI, UPI, ordini professionali, associazioni di categoria, soggetti coinvolti, che hanno potuto presentare osservazioni al testo base fino a giugno 2022. Da giugno a luglio 2022 la Giunta regionale, raccogliendo una richiesta di ulteriore fase di confronto focalizzata a definire gli aspetti tecnici procedurali di maggior rilievo dell'articolato, ha convocato una serie di incontri tecnici di recepimento di eventuali contributi al testo da parte del territorio.
Da agosto ad ottobre 2022 c'è stato l'invio della bozza aggiornata del testo a tutti i soggetti coinvolti. Il testo della proposta, così aggiornato, ha poi intrapreso un complesso e articolato iter di revisione e finalizzazione attraverso un lavoro continuo e congiunto effettuato dagli uffici regionali da novembre 2022 ad agosto 2023, da dicembre 2022 con il supporto giuridico della struttura regionale competente per le attività legislative, prezioso supporto scientifico metodologico del professor XY, che ci assiste in presenza, architetto urbanista, già professore ordinario dell’urbanistica presso il Politecnico di Torino.
Nel frattempo, a gennaio 2023, l’Ufficio legislativo del Ministero della cultura, nella perdurante assenza di un Piano paesaggistico adeguato al cosiddetto Codice dei beni culturali e del paesaggio, ha sollevato formali rilievi circa l'ulteriore proroga del cosiddetto Piano casa e sottoposto a formale censura qualsiasi reiterazione dello stesso, con particolare riferimento alle deroghe consentite per gli ampliamenti volumetrici rispetto agli strumenti urbanistici, con potenziali ricadute anche sulla tutela paesaggistica.
In seguito all'impegno assunto dall'Amministrazione regionale nei confronti del Ministero stesso, a predisporre una legge regionale in materia di governo del territorio, è stato possibile rideterminare il termine di proroga del Piano casa fissandolo al 31 dicembre 2023, mentre noi auspicavamo un prolungamento al 2024, così è stato e abbiamo normato e legiferato.
Se da un lato questa censura ha comportato la riduzione del termine inizialmente previsto per la proroga del Piano casa, che scadrà improrogabilmente tra 40 giorni, dall'altro ha permesso di avviare un percorso di leale e fattiva collaborazione con il Mistero della cultura, unico in Italia, che ha visto la partecipazione di questo fondamentale dicastero alla relazione della proposta di legge, fornendo specifici spunti e suggerimenti migliorativi nelle materie di competenza, condividendo in particolare i contenuti, le procedure della norma transitoria della proposta stessa che poi dibatteremo accuratamente.
Con propria deliberazione del 10 agosto 2023 n. 1242, la Giunta ha presentato all'Assemblea legislativa regionale la proposta di legge regionale, concernente “Norme della pianificazione per il governo del territorio”, chiedendo la dichiarazione d’urgenza affinché la proposta fosse approvata entro il 31 dicembre 2023, anche per garantire ai cittadini, tanto in via transitoria, quanto a regime, di poter continuare a presentare domande di ampliamento in termini di riqualificazione dell'edificato.
Da settembre ad ottobre 2023 l’iter della proposta di legge è proseguito in III Commissione consiliare, con un attento ed approfondito lavoro. Quindi, ringrazio il Presidente Consigliere Serfilippi che ha coadiuvato ed organizzato con grande maestria e capacità di lavoro, insieme a tutti i membri della Commissione, anche mediante l’audizione di tutti i soggetti istituzionali, in primis ANCI, UPI, ordini professionali, associazioni di categoria coinvolti, INU, Università, valutando e ricevendo anche in questa sede osservazioni e contributi.
Tale percorso si è concluso, il 26 ottobre scorso, con l'approvazione in III Commissione della proposta di legge con parere favorevole. In data 10 novembre è stato reso il parere favorevole del CREL con osservazioni e proposte e poc'anzi è stato rappresentato quello che è successo al CAL.
In particolare, la proposta si fonda su 10 pilastri e si articola per fasi successive, le quali sono tra loro in rapporto di stretta interdipendenza e connessione a partire dalla ridefinizione dei piani territoriali e paesaggistici regionali, primo asse, prima colonna portante, quindi, quando parliamo di Piano Paesaggistico Regionale, PPR, lo definiamo con questo acronimo, e Piano Territoriale Regionale, PTR. Il primo il PPR, adeguato ai sensi del decreto legislativo n. 42 del 2004, previa intesa con il MIC, in conformità con la Convenzione europea del paesaggio, rappresenta il piano della conoscenza, tutela e valorizzazione del paesaggio. Esso riconosce gli aspetti e i caratteri peculiari dell'intero territorio regionale, le caratteristiche paesaggistiche, individua i sistemi degli elementi meritevoli di tutela, delimita gli ambiti paesaggistici, stabilendo per ciascuno di essi la normativa d'uso, individua le misure per il corretto inserimento nel contesto paesaggistico degli interventi di trasformazione del territorio, nonché i criteri per la valutazione dei medesimi interventi sul paesaggio.
Il PPR definisce i criteri per l'approvazione e la verifica l'aggiornamento dei vincoli paesaggistici finalizzati alla tutela dell'identità paesaggistica del territorio marchigiano e di valori culturali che esso esprime.
Il PTR è il piano di assetto territoriale, fondamentale, della programmazione economica e delle politiche settoriali della Regione. Esso costituisce il quadro strutturale regionale per il disegno strategico di processi di sviluppo e sostenibilità esplicita, scelte, indirizzi e direttive per lo sviluppo del territorio ai diversi livelli; individua i sistemi territoriali insediativo, infrastrutturale, culturale, ambientale, agricolo e sociale ed economico; incentiva e sostiene l'azione pianificatoria delle Province e dei Comuni, dei sistemi territoriali, e definisce i limiti, le regole, gli indirizzi e le direttive per gli approfondimenti provinciali, comunali e unionali.
Il PTR definisce la strategia ed individua gli obiettivi e gli indirizzi per il perseguimento della tutela e della salvaguardia del territorio, per assicurare lo sviluppo sostenibile e accrescere la competitività e l'attrattività del sistema territoriale regionale per il contrasto al consumo del suolo.
Secondo pilastro fondante, quello che nelle slide abbiamo indicato nei 10 temi, una nuova forma di Piano, il PUG, il Piano urbano generale unico, che è il principio di coerenza della pianificazione urbanistica. E’ lo strumento di pianificazione dell'intero territorio comunale che recepisce e interpreta a livello comunale i contenuti del PPR, è formato in coerenza con gli strumenti di pianificazione della Regione e delle Province con i programmi di settore sovraordinati.
Il PUG ricomprende al suo interno due funzioni della pianificazione mediante, due componenti, quella strutturale e quella regolativa. La prima strutturale del PUG esprime le finalità e gli obiettivi di governo del territorio comunale e ne individua gli attesi esiti in termini di prestazione, qualità ed effetti a livello paesaggistico, storico, culturale, territoriale, urbanistico, economico e sociale. Esso configura le scelte e le previsioni di assetto e di sviluppo del territorio orientate prioritariamente alla legislazione urbana e territoriale, al contenimento del consumo di suolo, alla sostenibilità dello sviluppo degli usi e delle trasformazioni.
La componente regolativa del PUG disciplina il sistema insediativo infrastrutturale esistente, le aree agricole, le aree naturali da conservare, le parti del territorio non interessate da trasformazioni urbanistiche e da rigenerazione urbana complessa e assegna capacità edificatoria effettiva di norma con attuazione diretta.
Fuori dal PUG, la pianificazione urbanistica può avere anche una funzione operativa, facoltativa e di norma finalizzata allo sviluppo della componente strutturale del PUG, in coerenza con lo stesso.
Il terzo pilastro: metodo e procedura della copianificazione. La Conferenza di copianificazione e Valutazione Interistituzionale, CeVI, nuovo acronimo, è costituita dalla partecipazione attiva delle istituzioni, ciascuna per le proprie competenze di governo del territorio, all'attività di pianificazione del territorio a diversi livelli. In tal modo si applicano i principi di sussidiarietà, di adeguatezza e di leale collaborazione e competenza, nonché di coerenza e semplificazione per innovare la pianificazione del territorio e le relazioni transcalari tra i Piani regionali (PTR e PPR), provinciali (PTCP) e comunali o unionali (PUG). Alla scala della pianificazione urbanistica, le procedure di formazione e approvazione del Piano si basano pertanto su conferenze interistituzionali di copianificazione e valutazione, comprensive dell’endoprocedimento Vas del Piano svolto all'interno delle conferenze stesse, da sviluppare in due fasi: la prima conferenza è sul Documento programmatico del piano tempistica, di 60 giorni, e la seconda Conferenza sul Progetto preliminare del Piano, con una tempistica ulteriore di 90 giorni.
I lavori delle conferenze, convocate e presiedute dall'istituzione procedente e con competenza di approvazione del Piano, si concludono con la sintesi delle decisioni assunte e sottoscritte dai partecipanti con diritto di voto, ovvero Regione , MIC/Soprintendenza per quanto attiene, all’adeguamento al PPR, Province, Comuni o Unioni.
La valutazione espressa alla conferenza di CeEVI è positiva se condivisa all’unanimità o votata, anche per parti, dalla maggioranza dei partecipanti aventi diritto di voto. Conclusasi la CeVI, il Consiglio comunale, previa determinazione del parere di compatibilità ambientale Vas, approva il progetto definitivo del PUG, dando atto di aver recepito l'esito della seconda conferenza, che entra in vigore.
Taglio il quarto pilastro: lo sviluppo operativo della pianificazione (articoli 16 e 17), con la possibilità di concludere accordi operativi o piani urbanistici esecutivi convenzionati, per introdurre, nella funzione operativa del PUG, gli istituti della perequazione urbanistica e territoriale, strumenti che sicuramente avrete letto negli articoli 20 e 27 e l’introduzione di concetto di città pubblica e standard urbanistici locali e territoriali.
Le dotazione urbanistiche e territoriali per la città pubblica costituiscono il complesso delle aree delle attrezzature e degli spazi pubblici o di uso pubblico, che concorrono a realizzare la città pubblica, garantendo e migliorando l'accessibilità, la qualità e la fruibilità dei servizi, le condizioni di vita e di relazion e la coesione sociale. Esse costituiscono un diritto e sono reperite, quando possibile, mediante perequazione urbanistica o, se necessario, mediante esproprio per pubblica utilità.
Passiamo al settimo pilastro, sempre un accenno, vista la brevità del tempo, che riguarda l'attivazione dei processi di legislazione urbana complessa, riqualificazione dell'edificato e di rigenerazione territoriale (famoso articolo 25).
La legislazione urbana e territoriale è concepita come una finalità fondamentale della pianificazione urbanistica e territoriale, quella territoriale viene definita quale complesso sistematico di interventi di trasformazione con ricadute sovralocali o intercomunali finalizzate al miglioramento e alla riqualificazione ambientale, paesaggistica del territorio prevalentemente non urbanizzato, degradato e compromesso, seguendo la resilienza del rischio sismico e al dissesto idrogeologico, la qualità urbanistico ecologica ed edilizia, il contrasto al consumo di suolo non urbanizzato.
La legge definisce la rigenerazione urbana articolandola in due tipologie quale: generazione urbanistica e riqualificazione dell'edificato. Per rigenerazione urbanistica sono afferente la funzione operativa in coerenza con il PUG, comportando la ristrutturazione urbanistica di aree degradate, dismesse, marginali e si attuano con accordi pubblico/privato e piani urbanistici esecutivi convenzionati. Gli interventi di riqualificazione dell'edificato sono afferenti alla componente regolativa del PUG, sono sempre ammessi, eattuati con un intervento diretto, nel rispetto della disciplina di tutela, su singoli edifici o limitati gruppi di edifici.
Inoltre, con l'ottavo pilastro introduciamo in questo nuovo costrutto normativo urbanistico incentivi e facilitazioni a sostegno della rigenerazione urbana.
Gli incentivi previsti in relazione ad interventi di rigenerazione prevedono la riduzione del contributo straordinario di cui all'articolo 16, comma 4, lettera d ter) del decreto Presidente della Repubblica n. 380/2001 per gli interventi di riqualificazione dell'edificato e di rigenerazione urbanistica in variante al PUG medesimo. cogestita dagli enti competenti, condivisa ed implementata avvalendosi anche della copianificazione interistituzionale.
Arriviamo poi al regime transitorio, abrogazioni, coordinamenti della vigente normativa regionale. Articolo 33, la norma transitoria disciplina la prima applicazione della proposta di legge e come tale riveste un ruolo molto importante per garantire un passaggio morbido verso la disciplina a regime e garantire ai cittadini di poter continuare ad avvalersi dell'ampliamento fino al 20% della volumetria originaria in deroga agli strumenti urbanistici in termini di riqualificazione dell'edificato, secondo la procedura condivisa con il Ministero della cultura.
Con riferimento al CUG, nel periodo transitorio sono consentite le varianti previste dall'articolo 15, comma 5, 26 bis, 26 ter e 26 quater della legge regionale 34/1992, con alcune limitazioni e condizioni per le espansioni in zona agricola e per le attività produttive.
Per i Comuni dotati di piano regolatore generale, che abbiano istituito la commissione locale del paesaggio, sono consentiti interventi di riqualificazione dell'edificato con possibilità di incremento volumetrico fino ad un massimo del 20% della volumetria esistente, legata al miglioramento di alcune prestazioni dal punto di vista sismico, energetico, sociale ed ambientale, disciplinando meglio la differenza tra interventi sotto il 10% e tra il 10 e il 20%.
Sia in III Commissione che nei giorni successivi sono stati accolti ulteriori e numerosi emendamenti, non solo relativi alla norma transitoria, che hanno in particolare ulteriormente chiarito il testo e mitigato il netto, seppur necessario passaggio verso la nuova normativa, dai quali si assumono gli aspetti rilevanti: ulteriore valorizzazione delle fasi di partecipazione, consultazione dei portatori di interessi collettivi ed individuati, anche nella fase di formazione degli atti di indirizzo previsti dalla legge; all'articolo 11 c’è il procedimento di approvazione del PTR, all’articolo 15 il procedimento di approvazione dei PUG si è ulteriormente chiarito in cosa si sostanzia il veto della Regione Marche, cioè per garantire il coordinamento e l'attuazione di politiche comunitarie, nazionali, nonché settoriali regionali nelle materie di competenza definiti in atti dotati di efficacia.
Per quanto riguarda gli aspetti fiscali, materia che non rientra nella competenza della Regione Marche, è stato soppresso il riferimento relativo alle potenzialità edificatorie, pertanto, il comma diventa la componente strutturale, ha effetto a tempo indeterminato, non ha efficacia conformativa della proprietà e degli altri diritti reali ai fini edificatori nè conferisce aspettative giuridicamente tutelate.
Fino all’adozione dei PUG, non oltre il termine di 48 mesi, in aggiunta alle casistiche già previste, c’è l’introduzione della possibilità di apportare agli strumenti urbanistici comunali anche varianti per l'attuazione PNRR e variante ex articolo 15, comma 5, finalizzate alla riduzione delle previsioni di espansione delle aree edificabili anche se incidenti sul dimensionamento globale del piano. Fino all’adozione dei PUG, comunque oltre il termine di 48 mesi, l'introduzione della possibilità di adottare entro 24 mesi dall’entrata in vigore della legge varianti sostanziali ex articolo 26 della legge regionale n. 34/1992 con la procedura di cui all'articolo 15 della proposta di legge, cioè tramite la procedura di CeVI. A questo scopo è ulteriormente descritta la procedura di approvazione della variante, articolo 26, per allineare la documentazione e le procedure al nuovo istituto della CeVI.
In relazione agli interventi in deroga o varianti previste dalla norma transitoria, applicabilità delle disposizioni dell'articolo 11, comma 21, c’è la valorizzazione del ruolo degli ordini professionali, dell'Università e degli enti di ricerca nel percorso di promozione ed incentivazione della formazione previsto e sostenuto nella proposta di legge.
Per quanto riguarda gli interventi di riqualificazione dell'edificato di cui ai commi 17, 17 bis del 33 è stato ulteriormente esplicitato che l'attestazione dell'interesse pubblico va dichiarata con specifico riferimento alle finalità di cui alla lettera a) del comma 4 dell'articolo 25, quindi, limitatamente alle finalità di rigenerazione urbana, quale ad esempio il miglioramento, l'adeguamento sismico, l’efficientamento energetico…
PRESIDENTE. Ha la parola la relatrice di minoranza Consigliera Casini.
Anna CASINI. Grazie, Presidente. Mi scuso con voi, ma non riesco a leggere quando intervengo perché faccio più confusione, quindi andrò a braccio più o meno seguendo le cose che ha detto il Consigliere Assenti che, se fossero vere, saremmo di fronte ad una legge approvabile. Peccato che le cose che dice non sono corrispondenti, ma non lo dice in malafede perché la norma è complessa. Le dice in perfetta buona fede, ma quello che dice non è scritto nella norma.
Voglio ringraziare il Presidente della Commissione perché è stato costretto ad un iter vergognoso di tre soli mesi e suo malgrado è riuscito ad impacchettare in maniera più o meno coerente una norma, anche a modificarla leggermente anche se non ha potuto, e non è colpa sua, accogliere tutte le osservazioni che sono arrivate dai tanti soggetti che hanno fatto osservazioni, le Provincie, i Comuni le associazioni. Tutti hanno detto che questa legge non funziona. Ma perché non funziona, Presidente?
Lei, parlando della legge, ha detto che avrebbe dovuto avere tre obiettivi, che io condivido pienamente: consumo di suolo a saldo zero, rigenerazione urbane territoriali e riuso del costruito. Queste tre cose nella legge non ci sono. Non si possono fare le varianti per 48 mesi, ma per 12 mesi, poi ci sarà il mio emendamento, neanche per 24 – si possono fare per 12 mesi, è il comma 13 del 33 - però farò un emendamento e le porterò a 48 mesi.
La legge presenta anche dei vizi di non conformità, prima si è detto del parere di conformità della Vas, mi dispiace dovervi dire che il 152/2006 non prevede il parere di conformità, perché la Vas non è una cosa che finisce con un parere, finisce con un parere motivato che viene condiviso. La Vas è un processo, non è un procedimento amministrativo normale e non finisce con un parere, peccato che nella legge ci sia il parere di conformità della Vas. Non solo, la CeVI, questa grande innovazione, non è partecipativa perché alla CeVI, ad esempio, per redigere il Piano territoriale regionale, dove si stabiliscono le infrastrutture, partecipano soli i Comuni capoluogo. Ad esempio, nel caso di arretramento/ampiamento dell’A14 tutti i Comuni dell'area costiera, in cui dovrebbe passare verosimilmente il nuovo tracciato della A14, non parteciperebbero, ivi incluso il Comune di San Benedetto del Tronto, alla Conferenza di approvazione del piano territoriale regionale.
Un’altra cosa che io avrei evitato è quella di cambiare gli acronimi, è una cattiveria, siamo nelle Marche abbiamo il PRG lasciamolo, abbiamo il PTC, lasciamolo, abbiamo il PPR… E’ sottile il fatto che venga cambiato l’acronimo perché non è indifferente. Il fatto che al PPR si stata tolta la A di ambientale è un segnale importante, infatti dentro questa legge di ambientale, come di consumo suolo zero, non c’è nulla.
Tornando alla Conferenza di copianificazione, faccio un esempio, poi entrerò nel merito più dettagliatamente, l’articolo 9 del decreto n. 152/2006, il codice dell’ambiente, stabilisce che per la procedura di Vas si debba poter utilizzare il metodo della Conferenza dei servizi di cui agli articoli 14 e seguenti della legge 241. Non ci possiamo inventare un’altra conferenza perché siamo in Italia.
Inoltre, questa legge è copiata, può capitare a tutti di copiare, noi abbiamo copiato, sono stata ammessa alla maturità con 7 in condotta solo perché avevo copiato. Non posso dire che non si debba copiare, bisogna saperlo fare. Faccio un esempio, una parte di questa norma è copiata dalla Regione Piemonte, che è una signora legge urbanistica, il Consigliere Assenti prima ha parlato della dotazione di standard, una cosa tanto strana che ci riguarda direttamente perché parliamo dei parcheggi, del verde pubblico, delle scuole.
Premesso che nella legge c’è il minimo sindacale stabilito dal decreto n. 1444 del 1968, quando c'era una macchina ogni tre famiglie, oggi c’è almeno una macchina e mezzo a famiglia e noi riduciamo i parcheggi nei Comuni con popolazione inferiore a 3 mila abitanti. Inoltre, viene stabilita una dotazione in più per i servizi più importanti, per esempio sovratteritoriali, penso all’ospedale, alle scuole medie superiori, peccato che in merito a questa dotazione di standard non viene scritto che è aggiuntiva - nell'articolo 22 della legge del Piemonte non è aggiuntiva - e il Comune può decidere di non lasciare verde e parcheggi. Sono scelte non belle dal punto di vista politico.
E’ vero, sono passati trent'anni, mi potreste dire che ho avuto l'Assessorato all'urbanistica e la legge la potevo fare io. L’avremmo potuta fare noi se non ci fosse stato il terremoto del 2016, che ha distrutto i 2/3 del nostro territorio regionale, ulteriori carichi procedurali per le autonomie locali sarebbero stati solamente dannosi. Però, abbiamo fatto delle norme per facilitare la ricostruzione, ricordo al Consigliere Marinelli la legge n. 25 del 2017 e voi all’articolo 33, nel tentativo maldestro di mantenere la legge e sono convinta che debba essere mantenuta, di fatto la cassate. Consigliere Assenti lei è un avvocato, bisogna che questa cosa se la vada a leggere perché ai terremotati deve essere detto che viene cassata, siccome non ci sono i 48 mesi, ma ce ne sono 12, va detto ai terremotati che la legge n. 25 del 2017 è stata cassata. Farò un emendamento, vi chiedo di approvarlo perché credo che sia importante.
La famosa vocazionalità, che è rilevante, si riferisce a piani diversi. Come funzionerà il nuovo piano regolatore? A parte questa sudditanza nei confronti del Ministero della cultura, che sta facendo la vostra legge, se fossi in lei mi rifiuterei di farmi scrivere la legge dal Ministero della cultura perché non ha neanche tante competenze, ha competenza nell’approvazione del PPR e poi ha competenza per le zone paesaggisticamente vincolate, per il resto non ha competenze. Lei forse non lo sa, ma il Ministero della cultura darà parere da tutte le parti, ivi inclusi gli ampliamenti del cosiddetto Piano casa, di cui poi parleremo, che non sono in zona tutelata. Mi dovete spiegare per quale motivo su un piano particolareggiato, che non è in zona vincolata, lottizzazione PIP, chiamatelo con l’acronimo che volete, la Soprintendenza deve esprimere il parere, non perché io non voglia, ma perché esiste una norma.
Il Ministero della cultura dà parere obbligatorio sulle varianti al piano regolatore dove non c’è vincolo paesaggistico? O chi scrive la norma conosce la differenza tra PPR e vincolistica 42/2004, e parlo della ex 1497, della 431 e dei galassini, oppure è difficile scrivere una norma senza creare impiccio ai cittadini e alle imprese. Non possiamo parlare di snellimento se le procedure sono quelle della 1150/1942. Oggi nella Regione Marche i Comuni si approvano i piani regolatori da soli, previo parere di conformità della Provincia. Nel caso di piani attuativi conformi la Giunta delibera, c’è il silenzio assenso entro 30 giorni delle Provincie e poi se l’approva la Giunta, da quando sarà approvata questa norma si applicherà la legge 1150/1942, questa è l’innovazione.
Mi si deve dire, inoltre, dove è deciso il consumo di suolo. C’è una norma, Presidente, che dice che qualora un Comune non abbia altra possibilità può andare ad usare le zone agricole. Ma ci sono delle cose molto più pericolose, per esempio alcune definizioni l’articolo 24, che riguarda le zone agricole. Non è un caso che le associazioni di categoria al CREL abbiamo chiesto di cassarlo completamente, perché ignorando quello che è il paesaggio delle Marche e quella che è l’agricoltura delle Marche… Mi dispiace che non ci sia l’Assessore Antonini, mi avrebbe fatto piacere avere un confronto con lui.
Il paesaggio è tutto bello, abbiamo la fortuna di avere un paesaggio che è bello, non esistono paesaggi degradati nelle Marche, esistono elementi puntuali di non coerenza che possono essere gestiti benissimo a livello di piano territoriale di coordinamento e a livello di piano regolatore. Non ci sono obbrobri, a meno che non consentiamo, e qui siamo tutti d'accordo nel non volerlo, l'installazione dei mega impianti agri-fotovoltaici, che possono determinare un danno al paesaggio,.
Oggi non abbiamo la necessità di riqualificare le zone urbane naturali, perché questo facciamo con il comma che ha citato prima il collega. Dobbiamo riqualificare le zone urbanizzate, malamente urbanizzate, dobbiamo aumentare il livello di qualità della vita. Lo vogliamo dire in qualche parte della legge che vogliamo migliorare la qualità urbana? Lo dobbiamo dire e lo dobbiamo pretendere? No, chi fa la riqualificazione urbana… – all’ANCE penso che stia molte bene, ma in medio stat virtus, facciamo delle riduzione di oneri, facciamo degli aumenti volumetrici, se viene riqualificata un’area urbanizzata vengono dati un sacco di privilegi.
Che cosa succede nelle zone agricole? Premesso che con il Piano regolatore con il PUG io decido le vocazionalità, quindi aria fritta, tant’è vero che, ha detto adesso il Consigliere Assenti, non stabiliscono la destinazione, nel senso che se ci devo pagare l’IMU, non lo pago perché non so che destinazione ha casa mia. Ma l’IMU sarebbe una cosa che interessa soltanto i Comuni, ma se devo fare un atto di successione, non voglio dire una compravendita, chi mi fa il certificato di destinazione urbanistica e cosa ci scrive? Che c’è una vocazionalità? E la vocazionalità come la si verifica? Mi piacerebbe tanto…, il Presidente mi sta ascoltando e sono molto contenta. La vocazionalità sa come si verifica? Io sono un privato vengo da lei, che è il Sindaco, ed ho la vocazionalità a zona industriale, vengo da lei le presento un megaprogetto di zona industriale sulla vocazionalità, dove non pago l’IMU perché non è conformativa della proprietà la parte strutturale del piano regolatore, però le posso chiedere una lottizzazione industriale e lei sa che cosa fa? Lei verifica la coerenza, non la conformità con il dimensionamento del piano, non la conformità con i piani e programmi approvati, lei deve verificare l’aria fritta. La cosa grave, nell’articolo che ha citato prima il Consigliere Assenti, in tutto questo è la riqualificazione al di fuori del costruito, dove i privati possono presentare delle varianti che vengono approvate. A me quando si gioca con le norme mi dà fastidio perché c’è la linea retta che, come diceva Curbusier, è meglio delle altre. La linea retta per fare gli accordi di programma è l’articolo 34 del 267, siete tutti ex Sindaci, l’avete sicuramente usato e lo sapete. Mi spiega, Presidente, perché noi citiamo l’articolo 11 del decreto legge 261 del 1990? Che è la risposta all’istanza di parte. Io lascio la pianificazione extra moenia all’istanza di parte. Consigliere Assenti, non rida perché è così, non è un interpretazione è quello che c’è scritto nella norma, che uno legge e guarda.
Per quanto riguarda l’innovazione ancora una legge che prevede una pianificazione a cascata, ma le pare normale che il Comune di Ancona e il Comune di Palmiano debbano applicare le stesse norme? Abbiamo già fatto questo errore, bisogna trattare i Comuni in maniera diversa e dare degli adempimenti completamente diversi. Inoltre, secondo lei, è agevole dal punto di vista dell’azione amministrativa ricondurre in capo alla Regione l’approvazione di tutto? Le autonomie locali vengono espropriate – poi dovremmo vedere le questioni di legittimità, illegittimità, che ha approfondito di più il Consigliere Cesetti - è normale che la Provincia venga espropriata delle sue competenze? Arriviamo un attimo al piano casa, che è straordinario, Presidente. Io glielo spiego, poi qualcuno glielo spiegherà in maniera diversa, ma lei si legga l’articolo. Io voglio fare l’ampliamento di casa mia, se sto in zona B non lo posso fare perché è vietato, non si capisce per quale motivo nelle zone di completamento è vietato fare il Piano casa, questa è una cosa che mi dovete spiegare, qual è l’obiettivo. Voi vedete se si può fare e poi ne riparliamo davanti ad un caffè. Facciamo conto che io sia in zona agricola e che voglio fare l’ampliamento del 20% di casa mia, a lei, che torna ad essere Sindaco per cinque minuti, le faccio la domanda e chiedo l’ampliamento. La domanda deve essere sottoposta al parere delle Commissioni locali per il paesaggio, lei sa che c’è una legge che i Comuni hanno già nominatae, andare a rompere i gabbasisi - come direbbe qualcuno - per fargli fare un’altra volta le Commissioni…, lasciamoli stare ci sono già le Commissioni locali per il paesaggio, poi deve andare alla Soprintendenza, dopodichè – e questo è il bello - viene portata in Consiglio comunale perché lei, Sindaco, deve far dichiarare al suo Consiglio che il mio ampliamento del 20%, il mio balconcino chiuso, è di interesse pubblico. Lei dice: come si sono inventati questa norma? Glielo dico io, la norma è presa dall’articolo 14 del D.P.R. 380/2001.
Le concessioni in deroga, chiunque ha un po’ di esperienza urbanistica qui dentro, ma anche edilizia, sa che è un articolo che non è mai stato applicato in Regione Marche, ma neanche nelle altre Regioni, perché questa dichiarazione di interesse pubblico i tecnici comunali responsabili degli uffici tecnici non l’hanno mai voluta dichiarare, anche quando erano, per esempio, RSA private. Io ho lavorato per più di 20 anni al Servizio urbanistica della Provincia prima di Ascoli Piceno e poi di Fermo, una volta ho visto una concessione in deroga e non vi dico come è andata a finire perché ha avuto anche dei problemi seri. Credo che dal punto di vista amministrativo una legge deve essere efficace… L’azione amministrativa deve essere efficace, efficiente e concreta, ma una legge urbanistica, Presidente, dopo 30 anni avrebbe la necessità di una discussione più ampia. Capisco che c’è chi ha fretta, però fino ad un certo punto, perché si poteva dar retta a tutti quelli che hanno chiesto di discuterne di più, di modificare alcune cose. Secondo lei, perché gli uffici tecnici dei Comuni o delle Provincie hanno fatto delle osservazioni in merito tecnico? Perché ci sono delle questioni che non funzionano e che creano un appesantimento burocratico brutto e dannoso. Perché cassate la legge n. 22 del 2011? Abbiamo paura del dissesto idrogeologico? Norme di riqualificazione urbana e sostenibilità di aspetti idrogeologici. I geologi la sanno usare tutta insieme alle linee guida perché gliele cambiamo, per quale motivo cambiamo tutte queste cose? Voi che siete stati Sindaci, vi pare normale che rifacciamo il censimento dei fabbricati rurali in zona agricola? Ce l’hanno tutti i Comuni, nella provincia di Ascoli Piceno su 33 Comuni ce l’hanno 30. L’abbiamo fatto, l’hanno fatto, ABC, l’abbiamo utilizzati nelle norme, perché appesantire con tutta questa tutela del paesaggio finta perché non è vera la tutela del paesaggio perché se mi si dicesse consumo del suolo zero, io ci starei a discutere questa legge, ma qui non c'è scritto.
Abbiamo presentato tanti emendamenti, sia io che il Consigliere Cesetti, che non sono ostruzionistici, che ho condiviso anche con altri tecnici, che riteniamo siano la cosa minima per poter rendere questa legge meno dannosa.
Noi non la voteremo comunque perché è una legge vecchia, di impianto vecchio, obsoleta, che richiama normative e le richiama anche male con degli aspetti di illegittimità.
Noi daremo un parere contrario, vi invitiamo ad approvare i nostri emendamenti perché sono fatti soltanto per evitare alcuni dei danni che ho detto, gli altri li dirò durante il corso della seduta. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Presidente Acquaroli.
Francesco ACQAUROLI. Grazie, Presidente. Grazie ai relatori di maggioranza e di minoranza. Non entrerò nel merito della legge. Ho ascoltato le due relazioni e vorrei fare un appello all'Aula – ringraziando tutti coloro, anche il Presidente della Commissione, che hanno lavorato, i tecnici e gli esperti di cui ci siamo avvalsi, anche tutti quelli che nelle audizioni hanno dato il loro contributo - affinché si possa, con spirito di lealtà istituzionale, fare un dibattito che approfondisca articolo per articolo la legge, che consenta di dare finalmente alla nostra Regione finalmente, dopo tanti anni, un nuovo strumento urbanistico che possa essere all'altezza delle aspettative. Uno strumento che colga anche la sfida dello sviluppo, di valorizzare e tutelare il nostro paesaggio, il nostro territorio, di valutare le problematiche che riguardano l'assetto idrogeologico e gli sviluppi che abbiamo, una vocazione manifatturiera, turistica, i centri storici. Una vocazione con tutte le opportunità che ci si possono presentare davanti, che vanno raccolte e racchiuse in un sviluppo complessivo.
Non voglio entrare nel merito, lo faremo articolo per articolo, nella discussione dell'articolato. Il mio è un invito a cercare di dirimere le questioni. Nessuno di noi vuole creare un problema. L'approccio che stiamo utilizzando guarda al merito delle cose, se c’è stato e c'è qualcosa di sbagliato verrà corretto, se non riusciamo a farlo oggi lo facciamo domani, non c'è un tempo finale, non abbiamo fretta di approvarlo. Certo è che dopo circa trent'anni, la legge fu approvata nel 1990, avrà avuto un'efficacia e un'attualità magari per qualche anno, ma dopo trent'anni, credo che sia giusto che questa Assemblea affronti questo problema, che è quello del governo del territorio.
Le vicende sono tante, il Piano paesaggistico ambientale regionale non lo dobbiamo approvare oggi, avremmo dovuto approvarlo cinque anni fa perché è in ritardo clamoroso, questo sì è un danno enorme nei confronti della nostra popolazione, delle nostre imprese e soprattutto dell'ambiente.
C'è un altro tema che vorrei specificare, come qualcuno di voi saprà ho avuto un'esperienza in quest'Aula da Consigliere di minoranza, ero seduto dove oggi siede il Consigliere Livi, con l’allora Presidente di Commissione facemmo un grande lavoro per l'approvazione di quella legge, che purtroppo non è andata a buon fine, non so perché, visto che nell'ultimo tratto della legislatura sono stato eletto Sindaco di Potenza Picena. Ero in quella proposta di legge relatore di minoranza.
Quella legge del governo del territorio, che questa Assemblea attende di discutere da almeno 15 anni, non è mai arrivata, si è sempre cercato di fare una legge perfetta, che, però, non è mai arrivata in Aula.
Noi partiamo da un altro presupposto, cerchiamo di costruire una legge, che abbia l'aspirazione di essere la migliore possibile, dopo il vaglio della Commissione oggi è al vaglio dell'Aula, ci sono tanti esperti, tante persone che possono portare un contributo sia in Giunta che in Consiglio, ci sono i nostri tecnici che si stanno seguendo.
Il mio è un appello ad una discussione serena, senza fretta, tra l’altro i tempi per l'approvazione del PUG sono quattro anni, possiamo stabilire i tempi per le imprese, per le varianti sostanziali e non sostanziali, possiamo stabilire i tempi per tutta quella che è l'applicazione perché, comunque, il cambio di una legge di governo del territorio è una vicenda epocale, che tocca e riguarda tutti. Dopo trent'anni non dobbiamo avere fretta, ma dobbiamo affrontare un tema serio.
Questa è una legge con la quale fissiamo gli obiettivi che sono stati dati da dei tecnici esperti, anche i nostri tecnici, di cui abbiamo piena fiducia, che l'hanno tradotta in un testo che è a disposizione di tutti.
L'approccio che vorremo avere - personale, della Giunta, dell'Assemblea e della maggioranza - è un approccio scevro da una visione di accelerazione, di volersi appropriare di questo testo ed erigerlo a testo intoccabile.
Il testo è modificabile nei limiti in cui può essere migliorato, modificabile per raggiungere meglio gli obiettivi e per dare una risposta migliore ai cittadini marchigiani.
Consigliera Casini, ho ascoltato con molta attenzione il suo intervento, che ho apprezzato, come quello del Consigliere Assenti, cerchiamo di fare il nostro lavoro al meglio, sperando che alla fine non solo possiate dare il vostro contributo serenamente, ma magari, nel momento del voto, possiate aspirare ad un voto non così netto, perché spero che gli obbiettivi che questa legge si pone… Ripeto, elaborati da una struttura neutra, non sono stati elaborati da Fratelli d’Italia o dal centro-destra, per capirci. Il nostro obiettivo è quello di cercare di recepire tutte quelle che sono state le osservazioni recepibili. Dico di più, se all’indomani dell’approvazione dovessimo avere un dubbio, che sorge fondato, nessuno di noi può avere… Noi abbiamo cercato, Consigliera, di dirimere tutti i dubbi che sono venuti.
C'è stata una lunga interlocuzione nei territori, è partita un anno e mezzo fa e abbiamo cercato di reperire tutte le impostazioni. Siamo qua, disponibili a discutere, spero che altrettanto voglia fare lei, il Partito Democratico, il Gruppo del Movimento 5 Stelle e tutti gli altri perché l’atteggiamento nostro è di discutere e di risolvere tutte le questioni che ci vengono poste, senza fretta e nell’unico ed esclusivo interesse di dare ai marchigiani la migliore legge possibile. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Cesetti.
Fabrizio CESETTI. Grazie, Presidente. Intervengono adesso perché ha parlato il Presidente, che prevale sull'intervento dell'Assessore, anche perché è un intervento, quello del Presidente, condivisibile se allo stesso seguissero i fatti.
Intervengo adesso perché, come penso sia noto, sono il primo firmatario di oltre 150 emendamenti, nessuno di questi è ostruzionistico, ripetitivo o ridondante, perlomeno a mio punto di vista, poi lo vedremo. La discussione degli stessi sarà anche l'occasione per intervenire nel merito perché adesso non ne ho il tempo.
Colgo quello che ci dice il Presidente, che sono passati tanti anni, quasi 30, sono successe tante, troppe cose nel nostro territorio: il terremoto, le alluvioni, i cambiamenti climatici e la crisi economica. Pensiamo soltanto, se vogliamo, che la crisi di Banca Marche nasce ed è conseguenza anche di un non corretto uso del territorio, se vogliamo, per certi aspetti, perché non dimentichiamo che quella crisi nasce dai tentativi di speculazione edilizia. Ricordo che dissi questo in occasione di un convegno a Villa Lattanzi promosso da Confindustria Marche, c’era il Presidente Spacca ed io ero Presidente della Provincia. Ci fu questo convegno di Confindustria con il Presidente nazionale, ancora la crisi all’epoca non era divampata, non volevo fare la Cassandra, ma era nelle cose e dissi che era stato un errore consentire tutte quelle espansioni. Le gravi calamità che negli ultimi anni avevano colpito il Paese, la nostra Regione in particolare, ci obbligavano ad affrontare organicamente la fragilità del territorio, la sua messa in sicurezza e la sua valorizzazione perché questo costituisce un punto di forza anche per la crescita sociale ed economica ed un'opportunità per le future generazioni.
Si imponeva una riforma complessiva del governo del territorio che tenesse insieme rigenerazione urbana, politiche abitative e difesa del suolo, con l'obiettivo di valorizzare i beni ambientali e culturali che, ho detto prima, sono un punto di forza.
Un legislatore serio e lungimirante dovrebbe fare questo – e parliamo di noi perché noi siamo i legislatori - e non legiferare sotto la spinta o la supposta spinta della scadenza del Piano casa.
Era necessario fare un testo unico che tenesse insieme rigenerazione urbana, politiche abitative, difesa del suolo, sua valorizzazione e stracciare il Piano casa. Era l'occasione per fare quello che ha detto prima il Presidente perché c'è anche la necessità che la legge di governo e di assetto del territorio sia condivisa. Perché se si condivide magari quella legge resta e dà sicurezza. Una legge condivisa non è un valore in sé, dà sicurezza e certezza, rispetto alla quale gli enti locali possono programmare il loro sviluppo, le imprese possono investire, i cittadini possono essere rassicurati da quell'obiettivo comune. Cosa garantisce la votazione unanime, condivisa? Garantisce la certezza, altrimenti, succede, che la legge magari possa essere cambiata da chi vince la tornata successiva. E questo non dà certezze.
Oggi l’opposizione ferma e non preconcetta del Partito Democratico segna questo passaggio. Una opposizione non basata sulle ragioni della forza, che noi non abbiamo, perché i nostri numeri sono inferiori rispetto ai vostri, un’opposizione basata sulla forza della ragione e questo ci consentirà domani, per questo abbiamo presentato gli emendamenti, di poter cambiare questa legge, sia se vinceremo le elezioni, sia se non le vinceremo, attraverso delle proposte di modifica. E questo creerà incertezza nella comunità perché nessuno andrà ad investire in base ad una legge che poi, si sa, magari verrà cambiata.
Questa è l’ennesima legge manifesto per dire che è stata fatta la legge urbanistica e di governo del territorio, com'è stata la legge sull'ordinamento dell'organizzazione, la legge di riordino del servizio sanitario regionale, poi abbiamo visto gli effetti che ha prodotto, la legge sull’ATIM ed anche quella sull’ASSAM, abbiamo visto che cosa hanno prodotto. Il nulla, se non qualche danno di disorganizzazione. Non produrrà effetto perché i tempi sono straordinariamente lunghi e le scadenze non sono per niente coordinate tra loro, tempi e termini, tra l'altro, lunghissimi, non perentori, ma ordinatori.
Se pensiamo che i PUG possono essere fatti nel termine di 48 mesi, sappiamo bene che questa legge non entrerà mai in vigore perché i 48 mesi potranno diventare 96 o anche di più. L’ha detto il Presidente, la legge potrà essere cambiata anche da voi se non funziona, ma la legge deve dare certezza, non si può dire oggi approvare una legge e domani cambiarla. Questo non dà certezze, non è possibile fare questo, è grave perché la legge non è una mozione, non è neanche un programma, che pure è una cosa seria. Come si può dire domani la cambiamo, ma intanto l’approviamo, a cosa serve?
I tempi si allungheranno a dismisura per la mancanza di risorse, adremo a vedere la clausola finanziaria e ne parleremo dopo. Come potranno i Comuni e le Province rispettare quei termini se non verranno sostenuti. Questo è un altro tema.
E’ una legge manifesto confusa, farraginosa, priva di efficienza ed efficacia, che avrà un effetto paralizzante per il combinato disposto della disciplina transitoria, delle abrogazioni, dell'attivazione delle norme di salvaguardia, dei tempi lunghi non coordinati, e della mancanza di risorse. Se pensiamo che i PUG possono essere fatti nei 48 mesi, che possono diventare 96, perché non è perentorio, però le norme di salvaguardia scattano al più tardi rispetto ai PUG all'ultimo dei 48 mesi. Questo è il punto di cui questa legge non tiene conto.
I Comuni non riusciranno per mancanza di risorse, di mezzi e di uomini ad adottare i loro provvedimenti, è questo produrrà un effetto paralizzante.
Poi c'è il potere di interdizione attribuito al Ministero della cultura – ma perché - capisco che così non impugna la legge, ma non è possibile che ce lo troviamo dappertutto e interdice tutto. non è possibile, non è consentito. Perché non lo si fa allora con il Ministero dell'ambiente e il Ministero dell'agricoltura, che vengono estromessi completamente dalle procedure di questa legge.
Si realizza il potere della Regione rispetto alle Provincie ad ai Comuni, si realizza una sussidiarietà al contrario, in violazione degli articoli 9 e 41 della Costituzione, come modificati dalle legge costituzionale del 2022, che questa proposta di legge non conosce, non ha letto, non ci sono gli emendamenti perché l’articolo 9 inserisce tra i principi generali della nostra Costituzione la tutela dell'ambiente, che prima non c’era. L’articolo 41 ci dice che l’attività economica non può svolgersi in contrasto con l'ambiente. E’ un ordine immediatamente precettivo della Costituzione che questa legge ignora. La Costituzione non è soltanto lo Stato, la Costituzione è lo Stato, la Regione, la Provincia e il Comune, che non possono essere estromessi dai loro poteri, dalle loro prerogative e dai loro doveri rispetto all'assetto del territorio. E la tutela dell'ambiente è un punto cardine dell'assetto del territorio.
Questa legge non può non tenere conto di questo, noi abbiamo emendamenti in questa direzione e avremo modo di parlarne ancora di più adeguatamente. Questa è una legge che non richiama neanche lo Statuto regionale che all’articolo 5 ci parla di questo. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Aguzzi.
Stefano AGUZZI. Grazie, Presidente. Una legge come questa non è come acqua che passa e scorre su un vetro, è qualcosa che occorre approfondire ed è quello che abbiamo fatto e stiamo facendo.
Non si può pretendere a priori una condivisione su ogni tema, basta dire che ognuno di noi può avere una visione diversa su tante situazioni, con i tanti portatori di interesse, perché questa legge comprende ogni portatore di interesse di questa regione, che possono avere un opinione diversa. Pensate se un’associazione ambientalista può avere la stessa opinione di una associazione di costruttori, così come l’Ordine dei geometri non è detto che la pensi come l’Ordine di architetti, che hanno ruoli diversi nel porsi verso questo tipo di attività. Cercare l’unanimità su questo non è nei nostri pensieri, invece credo che ognuno di noi possa dare un contributo.
La cosa sicura è che noi abbiamo a che fare con una legge e con un piano paesaggistico vecchi di trent'anni. Questo è il vero blocco dello sviluppo di questa regione perché ogni volta che poniamo una questione il Ministero, o chi per lui, ci dice che non va bene perché il piano paesaggistico è vecchio, la legge è superata, la visione è diversa. E’ un vero blocco. Quasi tutti siete stati amministratori locali, sapete che una visione chiusa nei territori dei Comuni, in cui ognuno fa il proprio piano regolatore, una propria visione dentro il singolo territorio del proprio Comune, porta ad una situazione frastagliata nel territorio regionale, non controllabile. Vediamo zone industriali che si susseguono lungo le nostre vallate in maniera spesso disordinata, sovrapposte una all’altra, con gli stessi servizi.
Una legge di questo genere va ogni tanto rinnovata perché certo è che le esigenze che c’erano trent'anni fa, trentadue anni fa, sullo sviluppo del territorio non sono certo quelle che abbiamo oggi. E’ doveroso portare questa legge. E’ chiaro che nessuno si aspettava la condivisione di tutti, tanto meno di un'opposizione che, inutile dirlo, per 10 anni ha tentato di portare a compimento questa legge, non c’è riuscita ed oggi non vede di buon occhio che qualcun altro, in soli tre anni, la faccia. Questo è plausibile, farei la stessa cosa, se sedessi in quei banchi non farei una cosa diversa.
Non escludo che i vostri contributi non siano utili ad arricchire e rendere migliore questo percorso, nessuno in questa maggioranza ha la presunzione di dire che questa legge è perfetta, dipende dal punto di vista di ognuno di noi. Ognuno di noi ha un modo di vedere la cosa, che non è detto che sia come la pensa quell’altro. Pensare di avere una legge perfetta è impossibile, secondo il nostro punto di vista ed anche il mio. Non è detto che sia una legge perfetta, benchè ci abbiamo lavorato degli anni e oggi la portiamo in approvazione.
Questa è una legge all’avanguardia, non come ho letto i giorni scorsi: “Superata, vecchia di vent'anni”, anche abbastanza inedita, qualcosa di simile l’ha fatta qualche anno fa l'Emilia-Romagna, ma l’ha fatta in maniera molto più restrittiva rispetto alla nostra, che è più aperta rispetto alle esigenze dei territori, dei Comuni, mentre quella dell’Emilia Romagna è molto più restrittiva ed ha cassato tutte le aree che erano previste nel suo piano regolatore il giorno stesso che la legge è andata in vigore.
E’ una legge frutto di un anno e mezzo di concertazione, di 48 incontri nei territori, in parte senza avere la legge sottomano, incontrando amministratori, associazioni di categoria, ordini professionali, cittadini. Complessivamente 48 incontri. Fino a due giorni fa stavo ancora incontrando le associazioni di categoria che chiedevano ulteriori approfondimenti.
Non è vero che non c'è una condivisione, ci sono una serie di perplessità, di preoccupazioni, come normale che ci sia in una situazione come questa, da parte di una serie di portatori di interesse, ma ci sono stati anche molti suggerimenti che sono stati presi in considerazione, posti dai cosiddetti portatori di interesse, Ci sono anche molti che hanno dato un incoraggiamento all'iter di questa legge, perché qui nessuno ha la presunzione di capire più degli altri. Siamo stati incoraggiati da associazioni di categoria e ordini professionali che si rendevano conto, come vi rendete conto voi, che non poteva più reggere una situazione come quella standardizzata, vecchia e superata da più di trent'anni.
Una legge che pone la sicurezza e la salvaguardia del territorio. Perché dico questo? Non c'è una norma che dice di salvaguardare il fiume o la collina, è una legge che in qualche modo dà degli indirizzi inediti e innovativi su tutta la regione e porta a rivisitare quanto è stato fatto sui territori e quanto occorre fare. Se non l’avessimo fatto tutto sarebbe rimasto come è, come era stato pianificato molti anni fa, in maniera che non sempre dà sicurezza ai territori. Purtroppo lo si sta vedendo anche a causa dei fenomeni dovuti ai cambiamenti climatici, che si stanno susseguendo.
Si punta al minor consumo di suolo possibile, alla rigenerazione urbana, all’efficientamento energetico, alla perequazione edilizia e territoriale, costruire sul costruito, rigenerare il suolo che è già stato consumato, proprio per non eccedere sul nostro territorio.
E’ una sburocratizzazione e uno snellimento procedurale. Quasi tutti voi avete fatto i Sindaci o gli amministratori locali e sapete bene quanto sia obsoleto il modo di affrontare le varianti nei Comuni, che spesso non arrivano mai alla fine, oppure, se arrivano alla fine, vengono impugnate da qualcuno e si ricomincia daccapo.
(interventi fuori microfono)
PRESIDENTE. Fate silenzio e lei continui, Assessore.
Stefano AGUZZI. Questo non peggiora e indubbiamente… Da Sindaco avrei messo il tappeto rosso ad una legge di questo genere, per realizzare il piano regolatore, che abbiamo portato avanti nella città in cui ero Sindaco. Avrei messo il tappeto rosso ad una iniziativa di questo genere, che purtroppo all’epoca non c’era. Dà una tempistica indicativa, ma dà anche una tempistica precisa su come procedere sul piano paesaggistico, sul piano territoriale regionale, sul piano territoriale di coordinamento provinciale e anche sui nuovi PUG, anche se nessuno di questi ha una mannaia, che al quarantottesimo mese taglia la testa a qualcuno, però dà indicazioni abbastanza precise.
Nel frattempo ci rendiamo conto della complessità alla quale gli enti locali dovranno andare incontro ed è chiaro che abbiamo attuato un atterraggio morbido. Le norme non vanno in vigore dal primo dell’anno e chi c’è c’è e chi non c’è si arrangia, ma si può proseguire a fare le varianti SUAP, si può proseguire a fare le varianti non sostanziali, si può proseguire a fare le varianti in riduzione. Nulla viene toccato nel cratere sismico, rimangono le attuali normative.
Presidente, a me questo chiacchiericcio…
PRESIDENTE. Per tre volte ho ripreso…
Stefano AGUZZI. Non aiuta il dibattito. Sono le cose che solitamente vengono rinfacciate a me, perché a volte scherzo e gioco con le parole. Mi dà l’idea di una certa inquietudine da parte della minoranza perché sa che stiamo facendo una cosa importante, altrimenti non interromperebbe così.
Sulle varianti sostanziali abbiamo inserito, in un secondo momento, proprio per seguire le indicazioni che ci sono arrivate dai portatori di interesse, che non c’era nella prima stesura, un anno per procedere con le varianti sostanziali. L’emendamento della maggioranza oggi propone di portare il termine a 24 mesi, non a 48, perché snaturerebbe completamente legge, la renderebbe inutile. Se per 4 anni continuiamo a fare quello che facciamo adesso, nessuno si adeguerà ai PUG, 2 anni sono ragionevoli per dare ai Comuni quel respiro e portare avanti delle iniziative, che hanno oggi pensato, ma non ancora messe in campo. Diamo loro tempo di poterlo fare, pur iniziando ad adeguarsi alle normative della nuova legge perché le varianti, pur sostanziali, dovranno, dal primo dell’anno, essere portate avanti con la CeVI e non più con l’approvazione classica dei piani regolatori e delle varianti, come si fa adesso.
Prevediamo un sostegno economico agli enti locali, inizialmente di 400.000 euro, per il prossimo anno perché non siamo convinti che chissà quanti Comuni il prossimo anno inizieranno a portare avanti i PUG. Già ci sono diversi candidati che vogliono essere un po’ i portabandiera di questo cambiamento, sono Comuni che si stanno autocandidando a partire subito con i nuovi PUG, senza aspettare altri passaggi. Sappiamo benissimo che pochissimi Comuni inizieranno subito questo percorso, quindi, è inutile mettere oggi i fondi per il 2024, per incrementare le consulenze e i professionisti al loro interno. Prendiamo 400.000 euro per la formazione di tutti i tecnici dei Comuni, che verranno convocati attraverso la Regione per interpretare bene le norme di questa nuova legge e poterle successivamente applicare. La formazione per i tecnici che operano in tutti gli enti locali, poi dal 2025 sostegni sostanziosi ai Comuni che vorranno iniziare l’iter di programmazione dei nuovi PUG, si pensa a 1,5 milioni nel 2025.
Voglio sfatare due cose, il ruolo delle Province, secondo voi, verrà declassato, secondo me, sarà il contrario. Oggi andiamo ad una variante o a un piano regolatore, un Sindaco o un’amministrazione comunale lo propone, lo porta in Consiglio, lo adotta, si fanno nei 60 giorni le osservazioni, che vengono più o meno recepite, si chiude il pacchetto, viene approvato e viene mandato in Provincia, alla Soprintendenza o dove deve andare. Gli enti si ritrovano un pacchetto chiuso, non sanno perché quella variante è partita, qual è l’esigenza che l’ente locale aveva visto in quella variante o l’esigenza che era stata posta da un portatore di interesse, non sanno che iter ha avuto, che osservazioni sono arrivate e se sono state può o meno respinte o approvate. Non sanno il senso di questo percorso, guardano delle carte e alla fine si pongono delle situazioni che possono accettare, respingere o modificare, senza aver partecipato al percorso.
Le Provincie in questo caso partecipano al percorso fin dall’inizio, è l’essenza di questa normativa, non c’è più una mera supervisione, approvazione o meno di una norma. Le Province non sono i censori, sono partecipi di un percorso. Questo è fondamentale secondo me, si valorizza il ruolo delle Provincie. Ho provato a fare il Piano regolatore a Fano quando ero Sindaco, dopo 45 anni che non si faceva, e per 4 anni ho letto sui giornali, tutti i giorni, che tanto la Provincia l’avrebbe bocciato.
Non si può portare avanti un discorso di questo genere, la Provincia sta li a quel tavolo e se ce qualcosa da dire lo dice subito e se un Comune capisce che c’è qualcosa che va aggiustato lo aggiusta subito, in modo che una volta che l’ha approvato, è già chiuso il pacchetto. E’ la valorizzazione del ruolo delle Provincie,
Anche sul Piano casa una cosa va sfatata, sapete come è nato il piano? E’ nato nel 2009 dal Governo Berlusconi, che durante l’inizio della famosa crisi del 2009/2010 ha posto la questione del piano casa per agevolare lo sviluppo economico. Doveva durare 2 anni, è durato 13 anni, nella Regione Marche e anche in altre è stato sempre prorogato di 2 anni in 2 anni. Sapete in quante Regioni c’è ancora il Piano casa in vigore? Nella Regione Emilia-Romagna, che l’ha inglobato nella legge del 2017 e nella Regione Marche l’abbiamo prorogato nel 2020, come avete fatto voi precedentemente, fino al 2022. Alla fine l’abbiamo prorogato per due anni ed è stato cassato dal Ministero della cultura, che ha detto che non si potevano più prorogare cose vecchie di 14 anni e dovevamo inglobarlo in una legge. Per questo abbiamo incontrato il Ministero, ottenuto una proroga di un anno e le Marche sono l’unica Regione che ancora lo ha in auge, altrimenti sarebbe stato cassato. Quella normativa, in accordo con il Ministero, la stiamo inserendo in una legge, come ha fatto la Regione Emilia Romagna.
Il Piano casa non c’è più in nessuna Regione d’Italia, solo nelle Marche e grazie a questa amministrazione sarà in vigore fino al 31 dicembre di quest’anno, solo nelle Marche.
Molte funzioni oggi in vigore nel Piano casa sono recepite all’interno di questa legge, pur con qualche aggiustamento, il 20% invece del 40%, che i Comuni possono riportare al 40%, attraverso i PUG, una volta adottati. Oggi il Ministero ci dice di restringere, che il 40% è tanto per essere una norma transitoria. E questo passaggio in Consiglio comunale deve dire se è qualcosa di interesse pubblico. Se ristrutturo un condominio, lo ristrutturo per danneggiarlo o per migliorarlo? Deduco che se lo ristrutturo è per migliorarlo e sarà interesse pubblico. Di conseguenza è una presa d’atto del Consiglio comunale, basta portarla in sede formativa e approvarla anche per pacchetti. Non è detto che deve andare una solo per volta, anche su pacchetti. Può essere fatto anche una volta ogni sei mesi un passaggio in Consiglio sui Piani casa che sono arrivati a destinazione e a richiesta in Comune.
Dovremo essere aperti ai suggerimenti che riteniamo plausibili e utili, come potrebbe esserci benissimo, e non escluderlo, il discorso che ha fatto il Presidente, che non ha detto che rifaremo un’altra legge tra un po’ di tempo, ha detto che è una legge importante, working in progress, che dovrà mettere alla prova i nostri territori. Se pensiamo che al terzo anno i Comuni non sono in grado, quasi per nulla, di arrivare ai PUG, nulla toglie che si può dare un anno in più o che si possa fare una norma che modifichi in parte questa che stiamo portando avanti. Ci può stare, nessuno qui ha la presunzione di avere la verità in mano.
Preciso tre cose che sono emerse erroneamente da un intervento – questo l’ho già detto prima - l’emendamento sulle varanti sostanziali lo pone anche la maggioranza, lo vorremmo portare a 24 mesi. Ho preso spunto dall’intervento della Consigliera Casini, che ha detto che c’è un emendamento, presentato dalla minoranza, che prevede quattro anni. Mi sembra eccessivo, poi su questo discuterà la Commissione, io non sono neanche Consigliere. Noi proponiamo due anni, riteniamo che sia una buona mediazione su un’esigenza reale che è emersa dal confronto che c’è stato in queste settimane.
Rigetto fortemente il fatto sulle norme del cratere, che hanno la scadenza a due anni, perché non hanno nessuna scadenza, sono legate alla fase di emergenza del terremoto, sono fuori dai PUG e dalle attuali programmazioni previste dalla legge, legate allo stato di emergenza del terremoto. Nulla si tocca all’interno del cratere sismico. Il Piano casa nelle zone B si può continuare ad applicare tramite le nuove procedure, che portiamo avanti con la legge, con delle situazioni diverse da quelle precedenti, non è più il 40%....
PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Ruggeri.
Marta RUGGERI. Grazie, Presidente. Il Movimento 5 Stelle ritiene che questa proposta di legge sia incoerente con i principi del contrasto al consumo di suolo. Un principio che la proposta di legge sostiene di perseguire nei termini generali, ma non certo nei provvedimenti concreti. Ormai è chiaro a tutti, anche ai negazionisti, che stiamo subendo un evidente repentino cambiamento climatico. Sono quattro gli eventi alluvionali estremi accaduti in poco più di un anno: quello del 15 settembre 2022 che ha interessato alcune zone delle province di Ancona e Pesaro-Urbino provocando 13 vittime e causando notevoli danni agli edifici, alle attività produttive e alla viabilità; quelllo dell’1 maggio 2023 nella confinante Regione Emilia-Romagna; quello del 16 maggio 2023, che ha di nuovo coinvolto le Regioni Marche ed Emilia-Romagna e l'ultimo accaduto poche settimane fa in Toscana.
In questo contesto tutti gli esperti ci stanno segnalando un campanello d'allarme in merito ai piani regolatori dei Comuni che consentono di costruire troppo e male.
Secondo il più recente rapporto ISPRA nella Regione Marche tutti i Comuni ospitano aree a pericolosità elevata, molto elevata di frana o con pericolosità idraulica media o alta. Inoltre, sempre nella nostra regione si registra il numero più elevato a livello nazionale di beni culturali in area rischio frane a pericolosità elevata, molto elevata.
Sempre secondo l'ultimo rapporto ISPRA nel biennio 2021/2022 nella regione Marche abbiamo avuto un incremento di suolo consumato di 218 ettari, che certifica un consumo di suolo medio annuo per abitante superiore alla media nazionale.
Davanti a questi numeri occorre essere legislatori responsabili ed attuare scelte risolute, per quanto difficili. Non possiamo più tentennare con proposte di legge come questa che contengono deroghe, che lasciano praterie aperte alle valutazioni dell'amministratore locale di turno.
La proposta di legge in esame, inoltre, non affronta il tema dell'adozione dei piani di eliminazione delle barriere architettoniche, i PEBA, ovvero l'eliminazione di tutti gli ostacoli fisici, a volte insormontabili, per la mobilità di coloro che per qualsiasi causa hanno una capacità motoria ridotta o impedita, sia in forma permanente che temporanea. Il PEBA è un vero e proprio strumento di gestione urbanistica per pianificare gli interventi necessari a rendere accessibili edifici e spazi pubblici. Sono troppi i Comuni che ancora non lo hanno adottato, pertanto riteniamo che dovrebbero essere previste da questa legge di riordino delle norme che condizionino l’adozione dei nuovi strumenti urbanistici alla preventiva adozione dei PEBA.
In questa proposta di legge, un po' come per il PEBA, sono stati completamente ignorati i principi virtuosi che riguardano l'autoproduzione di energia da fonti rinnovabili e la raccolta e l’utilizzo di acque meteoriche negli edifici. Proprio su quest'ultimo tema ricordo all'Assemblea che da marzo giace depositata una mia proposta di legge, la n. 173, che spero venga presto portata in discussione in Commissione e arrivi anche in Aula.
Sono due temi presenti quotidianamente nelle cronache nazionali e locali, dalla crisi energetica ai grandi impianti fotovoltaici ed eolici a terra, ai disagi della crisi idrica. Nella proposta di legge di riordino delle norme per la pianificazione il governo del territorio, invece, questi due argomenti sono trattati in maniera sommaria e generica, utilizzando espressioni come sostenibilità ed efficientamento energetico, senza una conseguente applicazione concreta. Sarebbe opportuno disciplinare i casi in cui l'autoproduzione di energia da fonti rinnovabili e la raccolta e l’utilizzo delle acque meteoriche siano oggetto di prescrizioni negli interventi di rigenerazione urbana. La produzione di energia solare sui tetti degli edifici deve essere agevolata, incentivata e quando è il caso prescritta, soprattutto da parte di chi si vanta di ostacolare la presentazione di progetti di impianti di produzione di energia rinnovabile a terra. Ciò è necessario, in particolar modo, in una Regione che è la peggiore in Italia per quanto riguarda la produzione di energia, con un deficit energetico che sfiora il 70%. Sempre più spesso assistiamo nelle nostre città ad interventi di demolizione e ricostruzione di edifici esistenti in quartieri residenziali già saturi dal punto di vista urbanistico, quasi sempre in questi casi, come consentito dai piani regolatori e dalle normative vigenti, si verificano ampliamenti volumetrici ed una crescita spropositata delle unità immobiliari, aumentando il carico urbanistico in modo insostenibile, stravolgendo le caratteristiche originarie dei quartieri residenziali e provocando evidenti problemi di servizio e di parcheggi.
Nel lotto dove prima c'era una villetta, un'abitazione bifamiliare vengono realizzati 8/10 miniappartamenti, non essendoci spazio per realizzare i relativi parcheggi a servizio dei condomini, i Comuni consentono di monetizzarli rilasciando permessi di costruire dietro un corrispettivo, a fronte di parcheggi non realizzati. In questo modo il carico urbanistico all'interno di questi quartieri aumenta in maniera spropositata a discapito della qualità della vita dei cittadini.
Al di la dei termini di scadenza del piano casa, nulla di concreto c'è in questa proposta di legge per fermare questo fenomeno, nella previsione di limiti all'aumento del carico urbanistico negli interventi di rigenerazione urbana, né un auspicabile divieto di consentire da parte dei Comuni la monetizzazione delle deroghe agli standard urbanistici previsti.
Ho ascoltato sia oggi in Aula che qualche settimana, fa qualche giorno fa a Fano la presentazione di questa proposta di legge da parte sia dell'Assessore Aguzzi che da parte del Presidente Acquaroli e devo dire che ho sentito una visione un po’ diversa. Oggi l'Assessore Aguzzi non l’ha ripetuto, ma nell’incontro di Fano ha detto che questa legge, essendo stata fatta insieme al Ministero, era preferibile non cambiarla, non dico che sia blindata, però ha fatto capire che anche in Consiglio regionale ci sarebbero state poche modifiche. Dopo è arrivato il Presidente Acquaroli che, come oggi, ha dato una lettura completamente diversa, dicendo che la proposta era aperta ad eventuali emendamenti.
Io ho presentato otto emendamenti sui temi di cui ho parlato fino adesso, che sono quelli che al mio Movimento stanno più a cuore, li ho presentati anche in Commissione e devo dire che non sono stati discussi, ma sono stati bocciati senza un approfondimento. Mi auguro che oggi non succeda la stessa cosa vista l'apertura che ha fatto il Presidente Acquaroli. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Livi.
Simone LIVI. Grazie, Presidente. Vorrei ringraziare chi ha voluto fortemente questa norma e chi ci ha lavorato per tantissimi mesi. Il primo ringraziamento alla Giunta, al Presidente, all'Assessore Aguzzi, poi alla Commissione, ai relatori di maggioranza e di minoranza. Un ringraziamento particolare anche alle strutture, mi riferisco al dirigente del settore urbanistico e a tutti i suoi collaboratori, anche alla segretaria della nostra Commissione, tutti quelli che hanno lavorato per mesi su questo testo e che hanno dato un contributo preziosissimo. Do il ben venuto al dottor XY, che ha lavorato come consulente per la stesura di questa norma.
Entrando nel merito, facendo una panoramica di tante cose che sono state anche dette, però è bene ripetere e accentuare qualcosa.
L’abbiamo detto in tutti i modi, è intervenuto anche il nostro Governatore per dirlo, l’ha ripetuto anche l'Assessore, questa non è una legge ingessata. Il Presidente non voleva dire che tra un anno andremo a rifare un'altra norma, voleva dire che, credo di interpretare nel modo giusto, laddove questa legge, nel momento in cui verrà messa a terra, dovesse presentare delle criticità oggettive, che provengono dal nostro territorio, nessuno ci impedisce di rimodulare alcune questioni. Non è ingessata, è stato detto anche questo, e se da parte della minoranza c’è la voglia di produrre alcuni emendamenti o alcune cose che possono essere condivisibili, che non vanno a stravolgere il senso della norma, possono essere tranquillamente prese in considerazione. Nessuno, perlomeno da parte di questa maggioranza, credo di poter parlare a nome di tutti, cerca lo scontro, muro contro muro. Vedo che ora nella minoranza non c'è nemmeno un singolo Consigliere, questo mi spiace, comunque ci porta a dire che la legge può essere tranquillamente anche rivista e rimodulata laddove ci fossero delle problematiche.
Vorrei ribadire i principi di questa di questa norma, sono 10 i principi cardine che, secondo me, rappresentano la vera fase innovativa che questa norma detta. Il consumo del suolo, che non è in realtà un consumo di suolo zero, è un consumo del suolo contenuto, vicino allo zero; la coerenza con gli strumenti di pianificazione, con la Regione e la Provincia, che non è stata depauperata, anzi oggi partecipa sin dall'inizio con la CeVI direttamente alla stesura dei piani e alla copianificazione; accordi operativi e piani urbanistici esecutivi. anche questa è un'altra novità, la perequazione urbanistica e territoriale, la città pubblica con degli standard che garantiscono maggiore vivibilità delle nostre città. Questo anche per rispondere un po' a quanto era stato detto prima da qualche Consigliere di opposizione. Poi la rigenerazione urbana e la riqualificazione del fabbricato, che oggi rappresenta una enorme volumetria che tutti i Comuni hanno in abbondanza nei propri piani regolatori. Sono originario di un Comune piccolino e nel nostro piano regolatore generale c’è una volumetrica adatta per un numero di abitanti, addirittura, sei volte superiore agli attuali abitanti. Anche qui credo che sia importante intervenire come abbiamo fatto.
La norma che più ha interessato il dibattito sia tecnico che politico in questi mesi riguarda l'articolo 33, le norme transitorie.
Mi preme ribadire che il Piano casa dall’1 gennaio 2024 nella Regione Marche, come in nessun'altra Regione, tranne l'Emilia-Romagna che ha inserito una norma all'interno della propria legge urbanistica, non esiste più. La nostra concertazione con il Ministero della cultura ci ha portato a prevedere in questa norma, la fase transitoria, di avere lo stesso…, non chiamiamolo più Piano casa, chiamamolo, magari, riqualificazione dell'edificato, chiamiamolo come volete, ma ha lo stesso potere di fare ampiamenti fino ad un massimo del 20%. Certo, con una procedura che c'è stata richiesta, una procedura che fino al 10% vede la possibilità di andare direttamente in Consiglio comunale, mentre dall'11 al 20% prevede la Commissione locale paesaggistica. Questa, comunque, è una garanzia per poter continuare su quello che fino ad oggi abbiamo chiamato Piano casa.
Sul testo che è arrivato in Aula ci sono 12 mesi, però c'è un emendamento che la maggioranza ha predisposto per portare la deroga a 24 mesi, che è un giusto compromesso.
Le garanzie per i territori colpiti dal sisma, che sono all'interno del cratere, su questo non vi è il minimo dubbio, nella legge è specificato molto bene.
Questa norma è condivisa, è andata avanti per mesi, mesi in cui sono stati fatti degli incontri con tutti i soggetti interessati, poi è ovvio che ogni portatore di interesse può avere delle richieste da inoltrare alla Regione. Abbiamo fatto circa 40 audizioni, ho preso degli appunti e in queste audizioni tutti o quasi tutti, salvo rare eccezioni, hanno espressamente detto che questa è una legge necessaria, che va a snellire l'iter urbanistico nella nostra regione. Sono stati fatti dei passi avanti, un percorso positivo ed utile. Una legge necessaria.
Per non parlare poi della categoria ambientalista, la quale ha affermato di aver provato, dal 2014, con le precedenti amministrazioni, a suggerire alcune modifiche urbanistiche in merito all'ambiente, ma non è stata mai ascoltata, mentre questa amministrazione ha recepito molte nostre richieste, addirittura inoltrate da anni.
La condivisione c'è stata, poi, è ovvio, posso capire che magari all’opposizione dia fastidio che in tre anni questa amministrazione abbia voluto e portato in Aula questa norma. Capisco che politicamente possa dare fastidio, però siamo disponibili al confronto e lo saremo sempre. Dirò di più, lo siamo sempre stati, non mi sembra che il Governatore Acquaroli e questa maggioranza abbia negato il confronto con l’opposizione o con chiunque avesse espresso la volontà.
Sono stati sollevati dei temi che riguardano l'ambiente, vorrei ricordare che il Ministero dell'ambiente non partecipa alla pianificazione urbanistica, è il Ministero della cultura che partecipa alla pianificazione urbanistica. Ma, non essendo questo un testo unico, è ovvio che parliamo di alcuni aspetti, senza tralasciare – ci mancherebbe l’altro - l'aspetto ambientale, in merito al quale abbiamo una certa sensibilità.
Si è detto che i Comuni non sono attrezzati per redigere i PUG in quattro anni, non lo so, questo lo vedremo, intanto è intenzione di questa amministrazione di dare degli incentivi o preparare anche dei corsi di formazione per i tecnici comunali per fare questo percorso e redigere i PUG in quattro anni. Poi se così non sarà, ci sarà la possibilità di prorogare.
Ringrazio tutti i Consiglieri per aver interagito su questa proposta di legge perché ritengo che sia una pagina importantissima. Dalla legge n. 34 del 1992, dopo 31 anni, è cambiato il mondo. Ritengo che una pianificazione del territorio completamente diversa da quella esistente era un atto davvero necessario e quando sarà a regime andrà a snellire gli iter urbanistici di questa attualmente vigente in questa regione. Sono convinto che tanti amministratori, a prescindere dal colore politico, dall'appartenenza, e tanti tecnici ringrazieranno l'amministrazione per aver voluto a tutti i costi questa nuova norma urbanistica.
Credo che oggi sia una giornata molto positiva per questa amministrazione e l'invito è ad apprezzare e votare questa nuova legge. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Biancani.
Andrea BIANCANI. Grazie, Presidente. Ho sentito dire che in qualche modo gli attori che dovrebbero applicare questa norma sono favorevoli e apprezzano questa legge. In Commissione non ci sono stato perché non ne faccio parte, leggendo la stampa non mi ricordo di un intervento del genere, a meno che la stampa non abbia censurato gli articoli a favore della norma. Ma dagli ordini professionali alle imprese, agli enti pubblici, almeno nella mia provincia non mi viene in mente qualcuno che si sia alzato a difesa della legge.
In Commissione, temendo il Consigliere Serfilippi, hanno dato un parere positivo, poi hanno chiamato i Consiglieri Biancani, Vitri e, non so, il Consigliere Baiocchi dicendo che il parere non era positivo, ma negativo.
Voglio ricordare che questa legge nasce per dare una risposta al Piano casa, che oggi non si chiama più così, dopo essere stato prorogato per 13 anni e con il Governo Meloni non lo è più stato. Il Governo Meloni ha detto no alla proroga del Piano casa, non ha detto solo no al Piano casa, ma vuole partecipare alla pianificazione, che non sta nè in cielo nè in terra. Se fossi stato il Presidente della Regione o l’Assessore all’urbanistica sarei andato in maniera abbastanza nervosa non al Ministero, ma dal Capo del Governo o dal Ministro a dire che i suoi funzionari stavano esagerando, perché non solo non prorogano il Piano casa, che nella mia Regione voglio prorogare, poi magari mi prendo l’impegno di inserirlo in una norma, ma addirittura vogliono i pareri del Ministero dappertutto. Avete idea di che cosa vuol dire chiedere un parere al Ministero? Soprattutto perché sono sotto organico, non perché non vogliono dare i pareri. Io riceverò almeno 20 telefonate al mese perché le pratiche che vanno al Ministero non tornano indietro. Al di là dei tempi!
(intervento fuori microfono)
Andrea BIANCANI. Quando l’Assesore Aguzzi faceva il Sindaco la pianificazione la faceva lui, gli enti davano il parere di conformità rispetto agli strumenti sovraordinati, non partecipano alla decisione. Per me è assurdo che un Sindaco adesso deve ascoltare la Provincia, la Regione ed il Ministero nella pianificazione. Tanti auguri! Prima se la Provincia diceva no, mica lo diceva perché era contraria alle scelte pianificatorie del Comune, se diceva no era perché la pianificazione che il Sindaco aveva fatto non era conforme alle norme sovraordinate. Era il tecnico che verificava la normativa, e se la normativa tornava, andava avanti. Non è che il Presidente della Provincia pianificava con il Sindaco. Io sono il Sindaco, prendo gli schiaffoni da tutti, tutte le responsabilità e poi quando vado a pianificare devo chiedere, all’Assessore provinciale o regionale, o addirittura al burocrate di turno del Ministero, se va bene come pianifico. A me sembra una cosa allucinante. Gli enti ed i vari professionisti…, non mi sembra, la pianificazione è contraria al principio di sussidiarietà, cioè: pianifichiamo tutti insieme e vigliamoci bene. Quando mai.
Per quanto riguarda il tema del consumo del suolo zero, la Regione Emilia Romagna non so se ha fatto bene o no, ma le capacità edificatorie le ha azzerate, da noi tutte le capacità edificatorie, che saranno sviluppate al 40% - 50%, rimangono valide, non si parte da capo e da oggi si pianifica con un altro criterio, no, si parte con tutti i retini che inondano tutti i Comuni della nostra regione. Perché se andate a vedere i retini delle aree edificabili o nelle zone di espansione rimangono validi, in più arrivano le aree vocate. Una slavina, oltre le aree già presenti andiamo a definire le aree vocate dappertutto, così in queste si può costruire, ovviamente, qualora la Regione volesse perché compartecipa nella pianificazione con il Comune. E’ assurdo, chi lo fa, voi avete un’idea di come sono messi gli enti? Nella provincia di Pesaro Urbino si occupano di queste cose 2 o 3 persone, a livello regionale forse 2 sono nell’ufficio urbanistica, al Ministero neanche uno. Tutta questa roba con chi pensate di farla? Le capacità edificatorie rimangono, non si modifica niente e il Piano casa… Il Ministero della cultura ci ha detto che vuole - Il Ministero vuole? - che vada in Consiglio comunale. Poi cosa c’è? Il Consiglio comunale, la pubblica utilità, la Commissione paesaggio, l’accordo con il Ministero, per poter partire... Il messaggio è che non si parte l’1 gennaio, per presentare un progetto del 10% -15% in più, non solo deve andare in Consiglio comunale, non solo ci vuole la pubblica utilità, non solo ci vuole la Commissione paesaggio, ma ci vuole anche l’accordo con il Ministero. Praticamente il badante del Ministero della cultura mette parola su tutto. Ci vuole anche l’accordo! A me sembra una follia. Io speravo nel Consigliere Serfilippi, Presidente della Commissione, mi sono detto: è agosto, in Giunta avranno un po’ fretta, tanto che ho anche scritto una nota, ma secondo me non l’hanno mai letta. Speravo nel Consigliere Serfilippi, che ho conosciuto come persona molto attenta, ed ho pensato che se le cose non andavano bene, sarebbe intervenuto e avrebbe portato tutto alla normalità. Questa volta neanche uno come il Consigliere Serfilippi è riuscito a portare la normalità, è un delirio.
Questa è una norma che complica la vita dei cittadini, alle imprese, ai tecnici ed agli enti locali, allunga i tempi di autorizzazione, aumenta i vincoli, i pareri e toglie una competenza tipica del Consiglio comunale, del Sindaco, che è quella della pianificazione, individuando soggetti che entrano nella pianificazione e non sanno niente. Domani mattina se dovessi diventare Presidente della Regione dovrei collaborare per la pianificazione di Ascoli Piceno. Per quanto sia, non a caso, i collegi sono separati per provincia, in modo tale che i Consiglieri non possono essere eletti tutti in un territorio, sennò potevano essere 15 della provincia di Pesaro. Abbiamo divisi i territori, così ognuno è rappresentato e ben conosciuto, secondo il principio della sussidiarità e della conoscenza maggiore dei luoghi. No, la Regione e il Ministero intervegono nella pianificazione! Penso che sia un errore grave. Ritengo anche che questa legge con le varianti a 12 o 24 mesi…, ma tanto si modifica perché, come il Piano casa, arriverà a fine dicembre la richiesta di proroga e, quindi, le varianti sostanziali si potranno fare sempre. Tenendo validi un buon piano regolatore e la possibilità di fare varianti sostanziali, il PUG non verrà mai applicato. Questa è la mia opinione, neanche a perdere tempo. Se uno ha la forza di fare le cose si vede al primo giorno: Questa è una norma che nasce con un po’ di attributi, ma sbagliando tutta la modalità, mettendo le proroghe. Praticamente dice: “Ragazzi, state a sentire fate come vi pare. Noi ci abbiamo provato”. Arriveranno tutti i Sindaci e gli amministratori a dire che loro non ce la fanno, non ci stanno dentro, le imprese non vogliono e e faremo il classico all’italiana non c’è niente di più definitivo di una cosa provvisoria. Questa è una mia sensazione.
Ritengo che sia un grave errore perché era una grande opportunità, quella che ha anche esposto la Consigliera Ruggeri, della trasformazione, della riqualificazione dell’ambiente, ma purtroppo tutto questo non c’è e grazie a tutte le proroghe che sono previste i piani regolatori di oggi rimarranno validi, si potranno fare le varianti sostanziali, che all’inizio non si potevano fare, non si poteva neanche tornare da edificabile a terreno agricolo perché quella è una variante…
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Serfilippi.
Luca SERFILIPPI. Grazie, Presidente. Dopo le parole del Consigliere Biancani chiedo, come Presidente, di rimandare l’atto in Commissione perché un atto così disastroso per la nostra Regione deve essere completamente rivisto. A parte gli scherzi, credo che oggi - o domani - gettiamo le basi per un nuovo sviluppo del territorio della regione Marche.
Una norma attesa da tanti anni, vecchia di 31 anni, probabilmente quasi 35, vista la gestazione di cui una legge di questo genere ha bisogno. Dal 1992 ad oggi sono passati oltre trent'anni, è chiaro che una modifica andava fatta, un testo nuovo e semplificato andava fatto.
Credo che questa sia una legge importante che oggi o domani l'Assemblea legislativa voterà a maggioranza.
È chiaro che da parte del Partito Democratico…, che in tutti questi anni non ha avuto mai la forza, il coraggio di arrivare fino in fondo e approvare una nuova legge, come hanno fatto le altre Regioni, che avrebbe consentito alla nostra Regione di non terminare il Piano casa, ma di continuarlo in maniera regolare. Oggi su questo ci mettiamo una pezza, visto i danni che avete causato negli anni in cui avete governato. Noi siamo indietro di tanti anni, mentre le altre Regioni hanno fatto questo passaggio, hanno innovato la loro funzione regolativa e noi oggi o domani approveremo questo atto importante.
Dopo trent'anni, abbiamo un nuovo testo chiaro, snello, innovativo. L’iter in Commissione è stato lungo, pertanto faccio i ringraziamenti al relatore di maggioranza Consigliere Assenti e alla relatrice di minoranza Consigliera Casini ,e, nonostante i tanti emendamenti, in Commissione abbiamo fatto un ottimo lavoro, di oltre un mese. Ringrazio anche i componenti della Commissione, i tecnici, la Segretaria ed anche i tecnici della Regione Marche e tutta la parte legislativa, nonché l'Assessore Aguzzi per il primo testo.
Un testo che come Commissione abbiamo modificato, e su questo ci tengo a ringraziare l'Assessore Aguzzi perché non ha mai posto veti su eventuali modifiche che la Commissione riteneva opportune. Questo non è scontato perché ci sono interessi importanti e la legge urbanistica o del governo del territorio muove tanti interessi contrastanti tra loro, tra Comuni, associazioni di categoria, sindacati.
Come Commissione in un mese e mezzo abbiamo fatto un lavoro importante. Ringrazio tutti i Commissari perché abbiamo audito tutti, dalle università ai sindacati, le associazioni di categoria, le associazioni di qualsiasi genere e tipo. L’INU, ad esempio, ha dato un altro importante contributo, tutti gli ordini degli ingegneri, degli architetti, dei geologi, degli agronomi, dei forestali. Abbiamo ascoltato tutti, le varie università. E’ stato fatto un lavoro importante.
L'unica critica l'abbiamo ricevuta da un’associazione, che vede il Sindaco di Pesaro…, che purtroppo non ha partecipato, nonostante l'avessimo invitato in audizione. Non è una critica è, un dato di fatto, perché li abbiamo invitati e non hanno partecipato.
Come Commissione abbiamo fatto un ottimo lavoro, penso che abbiamo migliorato in maniera consistente l'atto che la Giunta ha formulato, cito il Piano casa che si chiamerà “Ampliamento in deroga”. Abbiamo snellito la procedura, si poteva fare forse di più, meglio? Probabilmente sì, se avessimo avuto il PPR aggiornato.
Credo che uno degli impegni maggiori che la Giunta e gli uffici devono portare avanti è quello di aggiornare, in collaborazione con il MiC, il Piano paesaggistico regionale, che è la base per far sì che molte delle istanze e delle critiche che voi oggi ci fate, domani non avranno bisogno di questo famoso accordo con il MiC, che entro il 31 dicembre gli uffici porteranno. Lo snellimento rispetto alle impostazioni iniziali è che chi vorrà ampliare in deroga fino al 10% avrà bisogno solamente di una delibera di Consiglio comunale, entro 60 giorni, ma anche prima, si potrà ottenere l’istanza. Tra il 10 e il 20% ci sarà un passaggio nella Commissione locale per il paesaggio, Commissione indicata dal Sindaco, che non porrà veti se non ci saranno problematiche di diversa natura a livello paesaggistico; poi ci sarà la delibera del Consiglio comunale. La delibera di Consiglio comunale non dovrà essere per ogni istanza, ma potrà essere cumulativa, di più istanze.
Tutte queste lungaggini che il Partito Democratico intravede, io non le vedo, anzi, visto che tanti si riempono la bocca del costruire sul costruito di riqualificare l’edificato, chi vuole riqualificare la propria casa, migliorandola sia a livello energetico che sismico, può beneficiare di un ampliamento in deroga dal 10 al 20%. E non credo che i dirigenti comunali o i Consigli comunali porranno veti. Non so chi di voi ha bisogno di comprare casa, ma oggi comprare casa è un'impresa nella nostra regione. Penso alla mia città, dove i costi sono talmente alti che l'unico modo, per chi ha la fortuna di avere una casa di proprietà, è un piccolo ampliamento, che può essere fondamentale per far insediare una giovane coppia o dei figli.
Lo strumento del piano casa è stato lungimirante, in parte abusato con il super bonus e il bonus sismico, nel senso che ha consentito delle speculazioni che purtroppo in alcuni casi hanno creato problematiche a livello di parcheggi, di standard urbanistici, però, ormai questa è una fase superata e noi e i nostri figli pagheremo tutti i debiti contratti con il bonus 110 e con i bonus che abbiamo avuto in questi anni.
La Regione Marche di fatto salva il piano casa. Apprezzo lo sforzo che è stato fatto in maniera importante dalla Commissione, su istanza anche dei Comuni. Ho sentito tante critiche, ma noi in Commissione non le abbiamo sentite, tutti coloro che abbiamo audito ci hanno detto che finalmente la Regione Marche poneva le basi per una nuova programmazione del territorio. Certo, come tutte le cose tutto non è perfetto. Abbiamo migliorato e accolto in Commissione tante istanze che ci sono pervenute dalle varie università, associazioni di categoria, è chiaro che tutto non era perseguibile, ma con gli atti successivi a questa legge regionale riusciremo ad accogliere molte istanze che le categorie, penso all'Anci piuttosto che a Confartigianato, Confindustria o anche altre associazioni, ci hanno evidenziato.
Una delle istanze è quella dei Comuni, per i quali, è chiaro, che cambia molto. L'attenzione verso i Comuni deve essere massima.
E’ evidente che quando cambi una norma o qualcosa, in generale tutti sono contrari al cambiamento, anche nel piccolo Comune quando fai un marciapiede e una pista ciclabile lì per lì sono tutti contrari, ma poi con il passare degli anni le persone si adeguano. In questo caso è chiaro che, soprattutto per le amministrazioni comunali, andiamo a stravolgere i piani regolatori che abbiamo, consentendo norme molto più snelle e facili per chi vuole investire nella nostra regione, per chi vuole ristrutturare, riqualificare delle parti importanti del nostro territorio preservandolo. Questa è una legge che punta a questo.
Quello che chiedo è che i Comuni siano messi nelle condizioni, negli anni futuri, di approvare i PUG il prima possibile, con risorse e assunzioni di geometri, ingegneri, che possono lavorare ai piani urbanistici generali. E’ chiaro che nei prossimi anni un impegno della Giunta ci dovrà essere in questo senso.
Un'istanza pervenuta dai Comuni in questo regime transitorio riguarda la possibilità di inserire le varianti sostanziali – che secondo questo testo potranno essere approvate in un anno, ma due con l'emendamento di maggioranza - e nel frattempo iniziare a produrre i PUG.
Ben vengano i Comuni che vogliono sin da subito sperimentare i PUG, che sono un’innovazione importante, che snellirà di tanto le procedure per investire nel nostro territorio.
La settimana scorsa ho presentato più di 100 emendamenti al Piano regolatore generale del Comune di Fano, che ha portato una variante generale attesa da oltre 10 anni ed è ,a mio avviso, un Piano regolatore già vecchio e con norme vecchie. Se fossi stato il Sindaco avrei iniziato sin da subito il nuovo PUG per far si che chi vuole investire nella città di Fano, in quel caso, ma anche nelle altre città delle nostre Marche, abbia delle certezze e dei tempi rapidi di investimento. Nella mia esperienza di Assessore ho visto spesso che quando un imprenditore vuole investire nella propria città prima che si arrivi a compimento passano anni, mentre chi fa impresa nella nostra regione ha bisogno di tempi veloci, sicuri e snelli. Oggi con il metodo della CeVI in 60 giorni, più eventuali 90 giorni, un'impresa può partire e investire nel nostro territorio. Penso che questa sia un'innovazione estremamente importante che portiamo avanti nelle Marche.
Ho detto diverse cose, magari domani, quando analizzeremo il testo della legge, interverrò di nuovo, però credo che oggi gettiamo le basi per un nuovo sviluppo della nostra regione Marche, uno sviluppo che avevamo promesso in campagna elettorale perché abbiamo preso i voti dai cittadini marchigiani anche su questo tema. Oggi, grazie all'Assessore Aguzzi e al Presidente Acquaroli e alle modifiche che abbiamo portato in Commissione, sono sicuro che daremo gli strumenti per far sì che chi vuole investire - famiglie o imprese- nella nostra regione in breve tempo possa investire e dare sviluppo alle nostre Marche. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Marcozzi.
Jessica Marcozzi. Grazie, Presidente. Colleghi Consiglieri, oggi siamo chiamati a discutere e deliberare su una proposta di legge che segna un punto di svolta per il futuro e lo sviluppo urbano della nostra regione. Questo testo non è soltanto un documento legislativo, ma rappresenta un punto di vista strategico per le Marche, una eredità preziosa che lasceremo alle future generazioni, a differenza di ciò che è stato detto dai banchi della minoranza.
Questa legge rappresenta una visione ambiziosa per una Regione che guarda al futuro, siamo di fronte ad una riforma che, oltre 30 anni dopo l’approvazione della legge regionale del 5 agosto del 92, n. 34, si propone di riscrivere il modo in cui pianificheremo il governo e la gestione del nostro territorio.
Questa proposta di legge è un impegno verso lo sviluppo sostenibile, la tutela del nostro patrimonio paesaggistico e la promozione di una rigenerazione urbana che rispetta l’identità e la storia delle nostre comunità.
La forza di questa legge risiede nella sua struttura e nell'impianto basato sul principio di sussidiarietà interistituzionali che coinvolge tutti gli attori del territorio.
La conferenza di copianificazione e la valutazione interistituzionale rappresentano un modello esemplare di collaborazione democratica, dove ogni voce, dalla più grande istituzione al più piccolo Comune, può contribuire ad una visione collettiva nella pianificazione del governo territoriale, ad ogni livello.
Al centro di questa legge abbiamo inserito una particolare attenzione alla rigenerazione urbana e territoriale (articolo 25 e articolo 26), un concetto che va oltre la semplice costruzione o ristrutturazione. Parliamo di riqualificazione dell’edificato, di riuso responsabile delle risorse e di contrasto al consumo del suolo. Questo non è soltanto un obiettivo urbanistico, ma un impegno morale verso il benessere delle nostre comunità e la salvaguardia del nostro ambiente.
Un aspetto cruciale di questa legge, che merita particolare attenzione, è l'impegno verso lo sviluppo sostenibile e le valutazioni ambientali citate nell'articolo 5. La sostenibilità non è un'opzione, ma una necessità per il nostro tempo e soprattutto per le generazioni future.
Questa proposta di legge rappresenta un passo significativo in questa direzione e con questo strumento di pianificazione urbanistica lo sviluppo sostenibile non è solo un obiettivo, ma diventa una filosofia di vita e di governo. Ciò significa che ogni decisione, progetto, azione intrapresa nel nostro territorio sarà valutata non solo in base alla sua utilità economica immediata, ma soprattutto in base al suo impatto a lungo termine sull'ambiente, sulla società e sulla nostra economia.
Ogni progetto di sviluppo, ogni piano di rigenerazione urbana sarà sottoposto ad una rigorosa valutazione ambientale. Questo processo garantirà che tutte le decisioni urbanistiche siano prese con piena consapevolezza delle loro implicazioni ecologiche e sociali.
Un punto centrale è la riduzione del consumo del suolo, così come previsto dall'articolo 6 della presente legge.
Questa legge mira a limitare l'espansione urbana non necessaria e promuove il riuso del costruito. Proteggere il nostro suolo significa preservare la biodiversità, salvaguardare i nostri paesaggi e garantire spazi verdi per le future generazioni.
Questa proposta di legge introduce anche il concetto innovativo di città pubblica, secondo quanto previsto dall'articolo 21, un modello che rispetta il modo in cui viviamo e condividiamo i nostri spazi urbani. Significa aree verdi, servizi accessibili, mobilità sostenibile e una qualità della vita elevata per tutti i cittadini e soprattutto coesione sociale.
Questa è la visione di una città che appartiene a ciascuno di noi, che celebra una comunità e la condivisione.
Gli incentivi previsti da questa legge non sono solo un sostegno economico, ma un vero e proprio catalizzatore di cambiamento. Promuovono un’urbanistica consapevole che rispetta il nostro patrimonio naturale, culturale e incoraggia un approccio costruttivo alla riqualificazione urbana.
Questa è una legge che apre una strada attraverso una gestione più smart e digitale del nostro territorio. Un sistema integrato di dati informativi ci permetterà di avere una visione chiara e aggiornata del nostro territorio, rendendo il processo di pianificazione più trasparente, efficiente, partecipativo.
La normativa transitoria è stata accuratamente calibrata per assicurare una transizione morbida e rispettosa delle esigenze attuali, mantenendo al contempo una ferma direzione verso il futuro.
In conclusione, questa proposta di legge non è soltanto un insieme di norme, ma è il simbolo dell'impegno collettivo verso un futuro più promettente. Oggi in quest’Assemblea abbiamo l'opportunità di scegliere di ricostruire una regione che sia un esempio di sostenibilità con una comunità forte, più coesa, con standard di vita più elevati, partendo proprio dai piani territoriali ad ogni livello istituzionale.
Invito ogni Consigliere, sia della maggioranza che della minoranza, ma soprattutto della minoranza, a sostenere con passione questa proposta di legge attraverso la quale scegliamo di essere fautori di un cambiamento che modellerà il volto della nostra regione per i decenni a venire. Scegliamo di costruire un futuro migliore per la nostra regione. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Carancini.
Romano CARANCINI. Grazie, Presidente. Credo che questa legge riporti indietro la Regione di trent'anni rispetto alla pianificazione urbanistica, di fatto accentrando e riportando le condizioni della gestione della pianificazione verso il centro, come in maniera felice hanno individuato i tecnici delle Province, operando una vera e propria attività di sussidiarietà, al contrario.
L’esperienza marchigiana racconta di un’esperienza positiva di trent'anni, attraverso la legge 34/1992. In realtà non è vero fino in fondo che tale norma sia rimasta cristallizzata, in quanto ha ricevuto una serie di manutenzioni e integrazioni, anche con altre leggi importanti.
Oggi la Regione Marche, con una scelta politica ben chiara, riporta indietro e soprattutto accentra i poteri sulla pianificazione urbanistica, che è un fatto di una gravità assoluta.
In fondo dico che bisognerebbe leggere, ascoltare i contributi, quello che è stato fino a oggi. Il baricentro, il ruolo fondamentale nella pianificazione urbanistica è quello delle Province. Basta leggere quello che scrivono, probabilmente vi accorgereste che quello raccontato poco fa dal Presidente della Commissione Consigliere Serfilippi è pura fantasia, è una favola.
Queste considerazioni sono tratteggiate, dimostrate da alcuni passaggi importanti, ma prima di questo appare necessario…, e non l’abbiamo sentito dal relatore di maggioranza, nè dal Presidente della Regione nè dal Presidente di Commissione.
La domanda che credo possa considerarsi logica: ma perché riformate questa legge? Quale urgenza esiste? Quali problematiche sottese, emerse in questi anni, hanno indotto a questa esigenza? Nessuna, soprattutto nella fase transitoria che vive in questo momento la Regione Marche, dà il vero senso del perché nascosto, che porta a decidere di approvare in soli due mesi questa legge.
La realtà è chiara, la Regione Marche vuole mettere le mani sull’urbanistica regionale. Si fa presente, scrivono i tecnici delle Province, alcuni addirittura di destra, che la presente proposta di legge ha tolto, in alcuni casi completamente ridotto, il ruolo esercitato fino a oggi dalle Province nell'urbanistica e nella tutela del paesaggio a favore di un ruolo di rilievo e a prevalenza gerarchica assegnato alla Regione e al Ministero dei beni culturali.
Questo processo si potrebbe definire di sussidiarietà al contrario, oltre che di dubbia costituzionalità, e non trova nessuna ragione nella storia della legge 34/1992. Consigliere Assenti, come possono esercitare questo potere le mani… Voi sapete meglio di me quanto siano importanti i condizionamenti urbanistici.
Anche qui basta leggere, riferito alla CeVI e si scrive: “C’è un diritto di veto della Regione espresso sotto forma di posizione vincolante ai fini della valutazione conclusiva dei PTC provinciali e dei PUG comunali”. Voi condizionate tutto e vi lasciamo andare perché questa legge non partirà prima di 48 mesi e ascoltando stamattina l'Assessore all'urbanistica, addirittura i termini potrebbero essere allungati. Davvero una cosa incredibile, approvate una legge completamente contraria alle favole che state raccontando, dicendo che potrà essere applicata in maniera esecutiva, trascorsi quattro anni. E per fortuna, perché non sarà in grado di poter rispondere.
La Consigliera Marcozzi che si preoccupa del consumo del suolo - non ci sarà consumo del suolo - non ha letto la legge, perché all’articolo 6, primo comma si afferma in maniera solenne il non consumo del suolo, mentre all’articolo 6, terzo comma si dice: “Guardate, se facciamo consumo del suolo ci sono le misura compensative”. Quali sono le misure compensative? Non le indicate, siete generici perché non avete il coraggio di dire che le misure compensative dovrebbero essere quelle che revocano i diritti volumetrici già affidati e assentiti in sede amministrativa.
Raccontate le favole alle persone, la legge è scritta pure male, io non so chi ci ha lavorato. Ma lo sapete che l’articolo 9 della Costituzione è stato rinnovato? Come fate a non inserirlo nelle finalità iniziali? Non c’è scritto, è evidente che a voi del principio della sostenibilità ambientale di cui all’articolo 9, terzo comma… Sì, è inserito dentro, nascono al primo…, nelle finalità, fate riferimento ai trattati europei, alle leggi nazionali. Può darsi pure che mi sbagli, che abbia letto male. E’ scritta male, non solo ad un certo punto scrivete che la legge n. 25 nella parte finale è abrogata. C’è un mancato coordinamento, è scritta male, non so che ve l’abbia scritta, ma ci sono dei passaggi contraddittori, che penso andrebbero riformulati. Voi ci chiedete: “Che cosa potevamo fare?” Intanto fare una cosa diversa, sulla legge urbanistica si fa un’opera di manutenzione periodica, non certo quella del rinnovamento. Vi smentite da soli perché se la legge andrà in vigore la potrete applicare fra 48 mesi. Ma cosa pensate che sia questa legge? Quello che dice il Consigliere Cesetti, lo avete fatto anche per altro, approvate la legge e domani mattina racconterete che ci sarà il capovolgimento del mondo in senso ambientale, che il mondo sarà migliore grazie alla legge urbanistica regionale. E’ ridicola questa affermazione.
Che cosa potevate fare? Per esempio prevedere all’interno di questa legge. cosa che effettivamente manca, una vera e propria politica urbanistica della residenza popolare. Avete scritto niente su questo? Zero. Parlate di famiglia, vi riempite la bocca di famiglia e non capite che la chiave decisiva, strategica, direi fondamentale. seppure concorrente con altro, era una previsione innovativa rispetto alle aree destinate all’edilizia urbanistica popolare, altro che la vicenda… Il Consigliere Serfilippi dice che con questa legge le case che andremo a comprare costeranno di meno, io dico che è una cosa che non si può sentire, non so dove abbia mutuato questa convinzione.
Per finire: la partecipazione negata. Assessore Aguzzi, sa cosa scrivono i dirigenti provinciali, non politici, politici comunisti? Scrivono che il testo della proposta di legge già redatto e compiuto è stato posto per la prima volta a conoscenza e all’osservazione delle Provincie a fine luglio di quest’anno, poi non avete accolto le osservazioni, arrivando ad approvare la legge regionale il 10 agosto. Quando lei dice che avete fatto la partecipazione, lei non l’ha presentata con le norme, io c’ero – è sfortunato - è andato in giro con delle slide e ho sentito i tecnici che non capivano esattamente dove volevano arrivare. Zero partecipazione, avete approvato una legge in fretta per mettere le mani sull’urbanistica regionale per fare i vostri interessi. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Marinelli.
Renzo MARINELLI. Grazie, Presidente. Parto dalle affermazioni del Consigliere Carancini, che ha detto – e mi meraviglia - che la legge non doveva essere rinnovata, visto che era attuale. Non so se si ricorda che periodo stavamo vivendo, questa è una legge approvata nel 1992, scritta a fine anni ‘80, era un mondo nel quale…, forse neanche ce ne rendiamo conto, qualcuno non era neanche nato e non se lo può ricordare.
Avevamo un modello di sviluppo marchigiano, le fabbriche crescevano, la popolazione andava nei centri, si spopolava la campagna, quindi, è stata fatta una legge urbanistica improntata su quegli obiettivi.
Da amministratore approvai il primo piano regolatore nel 1997, dopo cinque anni e nessuno venne a dire niente. Sono i tempi tecnici che occorrono per una revisione del piano, quattro anni sono più che comodi, magari riuscissimo nei quattro anni perché poi diventa sempre molto complicato.
E’ stato fatto un lavoro epocale. Prima il Consigliere Cesetti ha parlato di Banca Marche, che, forse, se ha avuto delle difficoltà è proprio grazie agli investimenti che sono stati fatti nel settore immobiliare, sono stati acquistati terreni e oggi ci troviamo con tante aree, che sono fuori dai centri, metà urbanizzate e metà no. Era necessaria una revisione, una riqualificazione urbana, un migliore consumo del suolo.
Questa legge va nella direzione giusta, nella direzione che noi tutti vogliamo.
Si parla di Piano Casa, la Regione Marche è l’unica ancora ad avere il Piano Casa e grazie all’approvazione di questa legge riusciremo, anche se in modo un po' più complicato, ad avere dei benefici in quasi tutte le aree dove c’era prima il Piano casa. Anche su questo penso che dovremmo fare chiarezza e non fare tanto terrorismo perché, secondo me, questo non ci aggrada.
Per quanto riguarda il fatto che la legge è stata approvata in fretta, certo il Partito Democratico in 25 anni l’ha portata in Commissione, poi alla fine è stata ritirata. Noi abbiamo avuto il coraggio, la forza e l’unità per portarla avanti e approvarla. Penso sia qualcosa di positivo.
E’ stata fatta in fretta? L’iter è durato due anni, ci sono state 48 audizioni, sono stati consultati le associazioni di categoria e gli ordini professionali. Siccome non sono un tecnico ho chiesto un parere a due esperti, mi hanno dato due pareri opposti, uno ha detto che due anni erano troppi ed un altro che due anni erano pochi, così come le associazioni di categoria, alla fine hanno fatto sintesi, ma non tutti la pensano allo stesso modo all'interno degli ordini professionali, ognuno ha un suo modo e una sua visione. Ci possono essere visioni diverse, su questo sono d'accordo, abbiamo intrapreso una strada nuova che guarda al futuro, che va ad orientarsi sulle nuove esigenze perché sono passati 40 anni, era un mondo diverso.
Ringrazio l'Assessore Aguzzi che si è adoperato affinché questa legge fosse approvata, era un un impegno che avevamo preso. Un grande plauso va al Presidente della Commissione Consigliere Serfilippi che è riuscito, oltre alla proposta della Giunta, a cogliere tutte le istanze che sono pervenute dal territorio, dai Consiglieri e dalla Commissione. Un ringraziamento va ai tecnici, ci può essere qualche errore, lo facciamo tutti, però è stato fatto un buonissimo lavoro, dopodichè, come la legge urbanistica del 1992 è stata rivista più volte, aggiornata, non è detto che anche questa non potrà nel tempo…, qualora vedremo delle discrepanze o situazioni in cui non può essere applicata nel miglior modo possibile. Non abbiamo gli occhi chiusi, ma vigili ed il nostro intento è quello di incontrarci fra sei mesi con le associazioni di categoria, i Comuni, gli enti, il CREL, il CAL per vedere se l’applicazione ha creato dei problemi, perché se questo è, siamo pronti a modificarla. Dopo 32 anni, come fate a dire che non ce ne era bisogno, siamo in due mondi diversi, forse se non ci fosse stato negli ultimi 30 anni…, nei 2000 precedenti non c’è stato un cambiamento epocale, come c’è stato in questi ultimi 30 anni, quindi, ben venga questa legge e ringrazio ancora tutti coloro che ci hanno lavorato.
Passeremo all’esame degli articoli, saremo attenti e se c’è qualcosa di condivisibile, che può apportare un miglioramento a questa legge, non saremo miopi perché vogliamo il bene dei cittadini. Le leggi passano, sì, tramite le Province, abbiamo tolto loro delle competenze, ma forse le abbiamo coinvolte dall'inizio, che è la situazione migliore, piuttosto che fare i controllori, creando spesso dei problemi. L’anno scorso un imprenditore voleva installare un’azienda nel nostro territorio, ci ha rinunciato proprio per le lungaggini che abbiamo con le varianti che dobbiamo applicare adesso.
L’intento è quello di agevolare e di snellire, se così non è, interverremo successivamente, però è una legge della quale vado fiero anch’io, per il mio contributo, per aver fatto sì che oggi possiamo discuterne e magari domani approvarla. Va nella direzione che tutti noi vogliamo, c’è il cambiamento climatico, cambiano le condizioni, abbiamo bisogno di recuperare, stiamo parlando di borghi, turismo, togliere le aree di espansione, che creano solo dei problemi, e puntare tutto sulla rigenerazione e su un minore consumo di suolo. Penso che sia fondamentale per lo sviluppo della nostra regione da qui agli anni futuri.
Rinnovo il ringraziamento a tutti coloro che ci hanno lavorato e a coloro che con il loro contributo possono migliorare questa legge. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Rossi.
Giacomo ROSSI. Grazie, Presidente. Non entro nel merito di questa legge, perché ne hanno parlato in maniera molto approfondita i colleghi, e non mi ripeto.
Vorrei parlare del metodo di approvazione di questa legge, che è stato contestato e a me questo fa rabbrividire.
Prima di questa legge sono stati fatti nel territorio incontri informativi e partecipativi, la legge ancora non era ben definita, questo significa una vera partecipazione, a dimostrazione di quello che dico. Poi in III Commissione, ringrazio soprattutto il Presidente Consigliere Serfilippi, abbiamo udito tutte le categorie, ha dimostrazione che su questa legge abbiamo sentito tutti, addirittura, prima dell'approvazione, ci sono stati ulteriori momenti di condivisione pubblici, come quello di Fano. Tanto che io avevo detto che era un rischio perché prima della legge andare in un'assemblea pubblica poteva esporci anche ad eventuali critiche. In quell'incontro non è arrivata una critica sostanziale e vicino a me c’era la Consigliera Ruggeri che può testimoniare, c'erano tutti. Ulteriormente sono stati dati dei pareri dagli enti preposti, parte di questi pareri sono stati recepiti, addirittura ci saranno emendamenti da parte dei Consiglieri della III Commissione, con i quali recepiremo questi ulteriori pareri.
Penso che non ci sia stata una legge in questa legislatura più partecipata e condivisa. I Consiglieri di maggioranza…, tra l’altro, qui ci sono almeno tre ex Assessori della precedente Giunta, vorrei chiedere loro quale legge hanno approvato che abbia avuto questo metodo condiviso. Avete approvato una legge che ha avuto questo iter nel territorio, un confronto con le Commissioni, me la citate? Una legge non deve avere il 100% dei consensi, sarebbe una cosa strana, però ci sono stati dei momenti, sia pubblici che istituzionali, di confronto, nei quali c’è stato un recepimento vero.
Criticate il merito di questa legge, se lo volete fare, ma non criticate il metodo con cui è stata approvata perché in questi due anni e mezzo non c’è stata una legge più condivisa di questa. Grazie.
PRESIDENTE. Gli interventi sono terminati. Ha la parola il relatore di maggioranza Consigliere Assenti.
La seduta inizia alle ore 12:45
Presidenza del Presidente
Dino Latini
PRESIDENTE. Buongiorno a tutti. Dichiaro aperta la seduta dell’Assemblea legislativa n. 130 del 21 novembre 2023. Do per letto il processo verbale della seduta numero 129 del 13 novembre 2023, il quale, ove non vi siano opposizioni, si intende approvato ai sensi del comma 4 dell'articolo 53 del Regolamento interno.
Richiamo, inoltre, ai sensi del comma 5 dello stesso articolo, l’attenzione di tutti i Consiglieri sulle comunicazioni distribuite con cui porto a conoscenza dell’Assemblea quanto espressamente previsto dal Regolamento interno.
La prima notizia che volevo darvi pubblicamente e che voi troverete in Aula e nelle vostre cassette dedicate all'attività che svolgete, l’edizione di un volume che ci viene donato dall'Accademia dello Stoccafisso all’anconetana, fondata in Ancona nel 1996. Ringrazio il Presidente, che è qui presente, per questa splendida donazione perché rappresenta la storia di Ancona, delle Marche, di un grande prodotto che è riconosciuto come un’eccellenza internazionale che racchiude la storia anche nella nostra comunità regionale. Lo fa con una splendida edizione, non solo dal punto di vista delle notizie bibliografiche storiche, ma anche dal punto di vista della grafica. Grazie Presidente di questo dono che ha voluto riservare a tutti i componenti dell'Assemblea legislativa regionale e ai componenti della Giunta, lo terremo come splendido ricordo e grazie di essere qui con noi nel momento simbolico della consegna della donazione di questo volume.
La seconda comunicazione che porto alla vostra attenzione è che alle 12:00 scadeva il termine per la presentazione degli emendamenti alla proposta di legge che andremo a discutere da qui a qualche minuto. Abbiamo organizzato la seduta di oggi con il termine alle ore 20:00 e ripresa dei lavori domani mattina alle 9.00. Poi dovremo decidere se ci sarà bisogno o meno di proseguire anche giovedì. Chiudiamo alle ore 20:00. Ci sono oltre 300 emendamenti, quindi, per la loro raccolta, la loro suddivisione per articolo, le fotocopie degli stessi, l'organizzazione degli uffici ha bisogno di circa due ore di tempo per questo si è preferito che questa giornata sia dedicata alle relazioni di maggioranza e di minoranza sulla proposta di legge e agli interventi. Se al termine di tutti gli interventi, chiusa la fase di merito, siamo entro le ore 20:00 cominceremo ad affrontare l'articolato e i relativi emendamenti, se invece questo termine porta a essere definita l’attività alle ore 20:00 concludiamo e ricominciamo domani mattina. Vi è una necessità di ordine procedurale organizzativo per consentire a tutti di avere la possibilità di poter visionare, riflettere, studiare ogni singolo emendamento legato a ogni articolo della proposta di legge.
Sull’ordine dei lavori
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Carancini.
Romano CARANCINI. Grazie, Presidente. Lei ha illustrato l'organizzazione dei lavori. Io invito lei e anche i Consiglieri a valutare l'opportunità di spostare la chiusura di questa sera due ore più avanti - con i tanti emendamenti che sono stati presentati rischiamo di andare addirittura oltre mercoledì - con l'intento di finire mercoledì. A me sembra più logico, almeno dal mio punto di vista, anche più razionale, visto che restiamo fino alle 20:00 fare il sacrificio di allungare, non in maniera particolarmente esagerata, di almeno due ore così che da andare avanti e domani mattina riprendere, magari anche alle 9:30, altrimenti il rischio di arrivare a giovedì è concreto. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Cesetti.
Fabrizio CESETTI. Grazie, Presidente. Non mi riguarda nulla quello che decide il Gruppo, sono contrario alla proposta del Consigliere Carancini , non c'è motivo di posticipare alle 22, non sarebbe utile. E’ giusto quello che dice il Presidente. Mi permetto di rappresentare che dovremmo fare la stessa cosa per la giornata di domani, è il tempo giusto per interrompere i lavori di una seduta ordinaria. Sono d’accordo che si chiuda oggi alle 20:00, che si chiuda domani alle 20:00 e se necessario si cominci la mattina dopo alle 9:00. Se invece si vuole andare ad oltranza, come ipotizzava il Consigliere Putzu, mi trovate d'accordo, però, si va ad oltranza senza interrompere mai, altrimenti è giusto interrompere alle 20:00 dopo 10 ore che siamo qui. E’ il tempo giusto.
Io ho presentato molti emendamenti, li voglio discutere tutti e devo sapere se mi devo attrezzare anche fisicamente per fare una seduta che va in prosecuzione anche per 48 ore oppure se ci fermiamo alle 20:00. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Marinelli.
Renzo MARINELLI. Grazie, Presidente. A questo punto non facciamo più la Conferenza dei capigruppo. Stamattina abbiamo stabilito un percorso e secondo me su quello dobbiamo andare avanti. Abbiamo detto di interrompere alle 20:00, se la discussione finisce alle 19:00 è inutile che iniziamo per un’ora con gli emendamenti, se cominciamo con le votazioni oppure non è finita la discussione interrompiamo alle 20:00. E’ stato stabilito in Conferenza dei capigruppo, c’era un accordo e così procediamo. La decisione presa in Conferenza dei Capigruppo è quella più sensata, presa tutti insieme cercando di trovare la soluzione per andare incontro alle esigenze di tutti. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Carancini.
Romano CARANCINI. Grazie, Presidente. Non devo ricordare al Consigliere Marinelli, che è stato Sindaco, che l’Assemblea è sovrana, le eventuali mozioni d’ordine possono essere sempre presentate. E’ evidente che la Conferenza dei capigruppo dà un'indicazione, mi sono permesso di indicare una possibile soluzione alternativa, ma mi pare che non vi sia adesione. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Ciccioli.
Carlo CICCIOLI. Grazie, Presidente. Per interloquire in maniera serena. A mio parere ogni decisione della Conferenza dei capigruppo può essere smentita dall'Aula, ci sono vari punti di vista, che sono tutti teorici, poi c'è quello pratico, che deve fare i conti con gli aspetti psicofisici delle persone e con i loro impegni personali.
Ci siamo dati questa indicazione, per me si potrebbe andare un po' più avanti, non troppo perché inutile fare le 4:00 del mattino per poi riconvocarci domani. Oggi alle 20:00 terminiamo la seduta, domani, se siamo al termine dei lavori con le dichiarazioni di voto, si termina ugualmente alle 20:00 e si va a giovedì. Se poi l'economia dei lavori è più rapida meglio per tutti, significa che domani finiremo in giornata, ma se le cose si prolungano il Presidente ha provveduto alla convocazione per la giornata di giovedì.
Abbiamo scelto liberamente di far parte di quest’Assemblea e di fare questo servizio alle istituzioni, ne dobbiamo pagare anche le conseguenze. Grazie.
PRESIDENTE. Considerato il secondo intervento del Consigliere Carancini, che ha chiarito di non mettere in votazione l'eventuale proposta di modifica di quanto deciso dalla Conferenza dei Presidenti di gruppo, avendo io anche spiegato la motivazione, la necessità organizzativa di consentire che tutto il materiale relativo agli emendamenti sia disposizione di tutti.
Interrogazione n. 990 - a risposta immediata
a iniziativa dei Consiglieri Biancani, Vitri, Mangialardi, Bora, Carancini, Cesetti, Mastrovincenzo
“Posticipo data inizio delle vendite di fine stagione invernale 2023-2024”
PRESIDENTE. L’ordine dei giorno reca l’interrogazione n. 990 – a risposta immediata - dei Consiglieri Biancani, Vitri, Mangialardi, Bora, Carancini, Cesetti, Mastrovincenzo.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Antonini.
Andrea Maria ANTONINI. Grazie, Presidente. Buongiorno a tutti. L’argomento l’ho affrontato recentemente, anche stamattina prima di questo Consiglio regionale perché in seduta di Commissione sviluppo economico, che io coordino a livello nazionale, il tema è stato molto dibattuto.
È vero che delle Regioni hanno avuto delle richieste da parte di alcune organizzazioni nel spostare in avanti la data dei saldi invernali, che, secondo l'intesa tra le Regioni, le organizzazioni ed il Governo, è prevista il primo giorno feriale prima delle festività dell'Epifania. L'unica posizione nazionale univoca è quella di Confesercenti.
Giorni fa ho convocato un incontro con tutte le associazioni, le organizzazioni di categoria a livello nazionale, Confesercenti, Confcommercio, Federdistribuzione ed altre, hanno ribadito la posizione ufficiale a livello nazionale che è quella di mantenere la data del 5 gennaio. Le iniziative delle varie associazioni a livello territoriale regionale erano isolate e autonome e di fatto le ha superate la proposta nazionale.
Ho raccolto questa segnalazione dal tavolo che avevo organizzato, stamattina ho convocato tutti gli Assessori regionali allo sviluppo economico e al commercio e abbiamo confermato la volontà di trovare un'unica data per tutte le regioni, perché se una Regione fa i saldi una settimana prima e un’altra la settimana dopo, immaginate che chi vive nelle zone di confine si sposti da una regione all’altra a seconda se i saldi sono iniziati prima. E’ bene trovare sempre una definizione univoca.
In sostanza, confermiamo il 5 gennaio, ma rivedremo l’intesa a livello nazionale perché effettivamente il clima si è spostato in avanti, è oggettivo, ed il freddo tarda ad arrivare, è giusto, quindi, rivedere le date. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Biancani.
Andrea BIANCANI. Grazie, Presidente. Voglio ringraziare l'Assessore perché la risposta evidenzia che si è interessato molto rispetto questo tipo di problema.
Rimango dell'idea che far partire i saldi il 5 gennaio…, secondo me sono troppo anticipati rispetto alla modifica climatica che, purtroppo, sta colpendo a livello mondiale.
Oggi è il 21 novembre, non ho ancora acceso il riscaldamento, c’è un clima anomalo e questo crea dei problemi alle attività, in particolar modo a quelle piccole attività, ubicate nei centri storici, che si trovano, a causa di questi cambiamenti climatici, ad aver acquistato della merce che dovranno scontare poche settimane dopo rispetto al reale freddo.
Penso che sia importante rivedere quest'intesa almeno per i prossimi anni perché se è vero che a livello nazionale le associazioni hanno trovato l'intesa, a livello locale c'è il polso della situazione più reale rispetto al livello nazionale. Non solo la Confesercenti, per quanto riguarda il mio territorio, ma anche le altre associazioni si erano rese disponibili a modificare perché il problema importante è il mancato incasso delle attività che già fanno difficoltà ad andare avanti, ed è sicuramente importante. Grazie per l’interessamento.
PRESIDENTE. Iscrizione della proposta di legge n. 217
Ha la parola, oratore a favore, il Consigliere Serfilippi.
Luca SERFILIPPI. Grazie, Presidente. Come concordato con la Conferenza dei Presidenti chiediamo l'iscrizione della proposta di legge sull’urbanistica.
In Commissione da più di due mesi stiamo discutendo questa proposta di legge, abbiamo atteso una settimana ulteriore per i pareri del CAL e del CREL, che è pervenuto, mentre il CAL non si è espresso. Chiediamo l'iscrizione d'urgenza della proposta di legge. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, oratore contro, il Consigliere Mangialardi.
Maurizio MANGIALARDI. Grazie, Presidente. Buongiorno a tutti. Ribadisco la posizione che i gruppi del Partito Democratico e del Movimento 5 Stelle hanno già avuto modo di esprimere in Conferenza dei Presidenti. Il nostro voto è contrario perché è una proposta che rimette mano ad una norma, datata di trent'anni, che ha bisogno di un percorso adeguato, invece c'è una forzatura totale e lo avete visto nei pareri del CAL e CREL.
PRESIDENTE. Per favore, chiedo silenzio in Aula.
Maurizio MANGIALARDI. Non hanno ascoltato nessuno, se non ascoltano me non succedde assolutamente nulla. Non è per me un problema. Avremo modo in questi giorni di avere l‘attenzione che servono. Visto che qualche contributo per rendere la proposta di legge leggermente più potabile lo metteremo in campo.
Da parte nostra un voto contrario. In urbanistica il tema principale non è tecnico, delle norme, ma quello della partecipazione, del coinvolgimento, della condivisione, delle scelte consapevoli. Qui non ci sono, quindi il voto contrario del nostro gruppo e anche del gruppo del Movimento 5 Stelle. Grazie.
PRESIDENTE. Iscrizione della proposta di legge n. 217. La pongo in votazione.
(L'Assemblea legislativa regionale approva a maggioranza assoluta dei votanti)
Proposta di legge n. 217
ad iniziativa della Giunta regionale
“Norme della pianificazione pe il goveno del territorio”
(Discussione generale e votazione)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la proposta di legge n. 217 della Giunta regionale.
Ha la parola il Consigliere Mangialardi.
Maurizio MANGIALARDI. Grazie, Presidente. Richiamo l'articolo 100, il rinvio in Commissione dell'atto per l'acquisizione del parere del CAL, che noi riteniamo illegittimo.
A nome mio e delle Consigliere Ruggeri e Casini la richiesta di rinvio in Commissione.
Il parere, come è stato acquisito e poi discusso in Commissione, non espresso, non corrisponde al Regolamento. L’articolo 94 del nostro Regolamento prevede che il parere può essere favorevole, contrario, favorevole con osservazione, favorevole condizionatamente ad altro, invece è arrivato un parere non espresso. Non potete nemmeno invocare il comma 3 dello stesso articolo.
Faccio riferimento, invece, all'articolo 21 del Regolamento del Cal, molto chiaro, che prevede che i pareri del Consiglio siano espressi in forma scritta secondo le seguenti formule, non altre, non quella che il Presidente oggi articola nel giornale: che non gli piacciono le posizioni della Provincia perché lui ha messo in votazione un parere favorevole condizionato, è andato sotto ed è stato bocciato, quindi, il parere era negativo. Siccome l’articolo 21 del Regolamento non dà una possibilità diversa, il Presidente del CAL deve mettere in votazione un parere favorevole, contrario, favorevole con osservazioni, favorevole condizionatamente, non altro, Presidente. Se la sua proposta non aveva trovato la maggioranza, doveva mettere in votazione un'altra proposta, che poteva il parere negativo all’atto. Non cambia niente, non è il tema che erano trascorsi i 15 giorni, a quel punto era la Commissione che doveva prendere atto del parere non espresso, invece lui dichiara un parere espresso…, quindi, senza quel parere non siamo in grado di assumere, lo abbiamo fatto in via informale, ma non siamo in grado di assumere…
PRESIDENTE. Ha la parola, oratore contro, il Consigliere Ciccioli.
Carlo CICCIOLI. Grazie, Presidente. Per esprimere l’intervento contrario. Come è noto, io non sono un giurista, sono un medico, anche se ho dato un paio di esami legali perché mi sono specializzato in criminologia clinica, sono stato costretto. Uno degli esami era procedura delle perizie psichiatriche, delle consulenze tecniche d'ufficio e di parte, in cui importanti sono i termini, che sono esemplari. Se la parte non presenta il suo punto di vista ci sono dei termini che sono imperativi, che devono essere rispettati. Nel momento in cui sono rispettati i termini decade il diritto o la facoltà di presentare memorie e di costituirsi. Su questo chiedo anche il parere del Segretario dell'Assemblea, che è una persona giuridicamente equipaggiata per dare il parere e leggere i regolamenti, poi le interpretazioni strumentali…, se dal CAL non è arrivato un suo referto giuridico significa che non riteneva di esprimerlo. Noi siamo legittimati ad andare avanti. Grazie.
Presidente. Ha la parola, oratore a favore, la Consigliera Casini.
Anna CASINI. Grazie, Presidente. Questo parere non dice perché quello che noi sappiamo in via informale, lo leggiamo sui giornali in quanto il Presidente del CAL il merito l’ha esternato sui giornali, non l’ha scritto nel parere.
E’ stata presentata una proposta dal Presidente del CAL, questa proposta articolata prevedeva anche l'accoglimento di una serie di prescrizioni che avrebbero determinato il parere favorevole. Il Presidente del CAL aveva detto parere favorevole subordinato a queste prescrizioni e aveva chiesto delle modifiche all’interno della proposta di legge n. 217. Non abbiamo contezza di quali siano i desiderata delle autonomie locali, che sono importantissimi perché saranno loro ad applicare la legge. Il Presidente non li scrive neanche in maniera informale.
Noi stiamo decidendo di una norma importantissima che arriva dopo trent'anni, che condizionerà la vita dei cittadini e degli enti locali in maniera complessa e completamente diversa da quella che c’era prima. Le competenze e le procedure vengono completamente modificate e noi non sappiamo che cosa ne pensa il CAL, gli enti locali? Questa è di una gravità enorme e qualora si mettesse in discussione le legge, cosa che mi pare la maggioranza voglia fare, noi solleveremo i vizi di legittimità procedurale in tutte le sedi opportune. Grazie.
PRESIDENTE. Rinvio in Commissione della proposta di legge n. 217 (articolo 100 del Regolamento interno). La pongo in votazione
(L’Assemblea legislativa regionale non approva)
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale, ha la parola il relatore di maggioranza Consigliere Assenti.
Andrea ASSENTI. Grazie, Presidente. Buongiorno a tutti. Vedo che non ci smentiamo mai, iniziamo sempre nel migliore dei modi come da tradizione e da prassi, è giusto che sia così visto che, come è stato ricordato, dopo 31 anni portiamo in Aula una legge importante che riguarda la pianificazione del nostro territorio.
Nel primo intervento iniziale come relatore di maggioranza leggerò la relazione per meglio dettagliare, con dovizia di particolari e norme, quello che ci accingiamo a votare.
La proposta di legge in esame propone di avviare nella Regione Marche un processo innovativo di organica revisione della disciplina del governo del territorio e della sua pianificazione, che consenta di orientare e coordinare gli enti locali e i loro piani a favore degli obiettivi del contenimento del consumo di suolo, della rigenerazione urbana e territoriale, del riuso del costruito, dello sviluppo sostenibile e della tutela e valorizzazione del paesaggio.
Il processo in questione, a oltre trent'anni dall'approvazione della legge regionale 5 agosto 1992 n. 34, rappresenta un orizzonte di medio-lungo periodo per il quale è necessario costruire strategie complesse e innovative procedure ai diversi livelli di governo per una disciplina quanto più possibile coordinata, efficace e di corretta gestione del territorio.
Tale percorso, fortemente coerente con gli obiettivi del programma di governo di questa Amministrazione, ha preso il via oltre due anni fa, con la partecipazione ed il coinvolgimento fin dai primi atti di tutti i soggetti istituzionali, in primis, ANCI, UPI, ordini professionali e associazioni di categoria, attraverso un costante parallelo lavoro degli uffici.
Ricordo i principali passaggi di questo lungo ed intenso percorso: la legge regionale n. 14 del 2021 “Disposizioni in materia di rigenerazione urbana e attività edilizia. Modifiche alla legge regionale 23 novembre 2011, n. 22 e la legge regionale 8 ottobre 2009 n. 22”. Norma che ha introdotto per la prima volta nella nostra Regione la rigenerazione urbana che, in attesa della nuova legge sul governo del territorio, ne forniva una definizione uniforme da applicare su scala regionale, contribuendo a ridare un effettivo riavvio del settore edilizio, anche in termini di semplificazione amministrativa, argomento già trattato in questo civico consesso.
Tra il dicembre 2021 e febbraio 2022 c'è stato l'avvio della prima fase di ascolto, attraverso una serie di incontri pubblici nelle cinque sedi provinciali, di presentazione e qui l’Assessore è testimone, da marzo ad aprile 2022 c'è stato l'invio del testo base e fase di consultazione preliminare mediante incontri tecnici con ANCI, UPI, ordini professionali, associazioni di categoria, soggetti coinvolti, che hanno potuto presentare osservazioni al testo base fino a giugno 2022. Da giugno a luglio 2022 la Giunta regionale, raccogliendo una richiesta di ulteriore fase di confronto focalizzata a definire gli aspetti tecnici procedurali di maggior rilievo dell'articolato, ha convocato una serie di incontri tecnici di recepimento di eventuali contributi al testo da parte del territorio.
Da agosto ad ottobre 2022 c'è stato l'invio della bozza aggiornata del testo a tutti i soggetti coinvolti. Il testo della proposta, così aggiornato, ha poi intrapreso un complesso e articolato iter di revisione e finalizzazione attraverso un lavoro continuo e congiunto effettuato dagli uffici regionali da novembre 2022 ad agosto 2023, da dicembre 2022 con il supporto giuridico della struttura regionale competente per le attività legislative, prezioso supporto scientifico metodologico del professor XY, che ci assiste in presenza, architetto urbanista, già professore ordinario dell’urbanistica presso il Politecnico di Torino.
Nel frattempo, a gennaio 2023, l’Ufficio legislativo del Ministero della cultura, nella perdurante assenza di un Piano paesaggistico adeguato al cosiddetto Codice dei beni culturali e del paesaggio, ha sollevato formali rilievi circa l'ulteriore proroga del cosiddetto Piano casa e sottoposto a formale censura qualsiasi reiterazione dello stesso, con particolare riferimento alle deroghe consentite per gli ampliamenti volumetrici rispetto agli strumenti urbanistici, con potenziali ricadute anche sulla tutela paesaggistica.
In seguito all'impegno assunto dall'Amministrazione regionale nei confronti del Ministero stesso, a predisporre una legge regionale in materia di governo del territorio, è stato possibile rideterminare il termine di proroga del Piano casa fissandolo al 31 dicembre 2023, mentre noi auspicavamo un prolungamento al 2024, così è stato e abbiamo normato e legiferato.
Se da un lato questa censura ha comportato la riduzione del termine inizialmente previsto per la proroga del Piano casa, che scadrà improrogabilmente tra 40 giorni, dall'altro ha permesso di avviare un percorso di leale e fattiva collaborazione con il Mistero della cultura, unico in Italia, che ha visto la partecipazione di questo fondamentale dicastero alla relazione della proposta di legge, fornendo specifici spunti e suggerimenti migliorativi nelle materie di competenza, condividendo in particolare i contenuti, le procedure della norma transitoria della proposta stessa che poi dibatteremo accuratamente.
Con propria deliberazione del 10 agosto 2023 n. 1242, la Giunta ha presentato all'Assemblea legislativa regionale la proposta di legge regionale, concernente “Norme della pianificazione per il governo del territorio”, chiedendo la dichiarazione d’urgenza affinché la proposta fosse approvata entro il 31 dicembre 2023, anche per garantire ai cittadini, tanto in via transitoria, quanto a regime, di poter continuare a presentare domande di ampliamento in termini di riqualificazione dell'edificato.
Da settembre ad ottobre 2023 l’iter della proposta di legge è proseguito in III Commissione consiliare, con un attento ed approfondito lavoro. Quindi, ringrazio il Presidente Consigliere Serfilippi che ha coadiuvato ed organizzato con grande maestria e capacità di lavoro, insieme a tutti i membri della Commissione, anche mediante l’audizione di tutti i soggetti istituzionali, in primis ANCI, UPI, ordini professionali, associazioni di categoria coinvolti, INU, Università, valutando e ricevendo anche in questa sede osservazioni e contributi.
Tale percorso si è concluso, il 26 ottobre scorso, con l'approvazione in III Commissione della proposta di legge con parere favorevole. In data 10 novembre è stato reso il parere favorevole del CREL con osservazioni e proposte e poc'anzi è stato rappresentato quello che è successo al CAL.
In particolare, la proposta si fonda su 10 pilastri e si articola per fasi successive, le quali sono tra loro in rapporto di stretta interdipendenza e connessione a partire dalla ridefinizione dei piani territoriali e paesaggistici regionali, primo asse, prima colonna portante, quindi, quando parliamo di Piano Paesaggistico Regionale, PPR, lo definiamo con questo acronimo, e Piano Territoriale Regionale, PTR. Il primo il PPR, adeguato ai sensi del decreto legislativo n. 42 del 2004, previa intesa con il MIC, in conformità con la Convenzione europea del paesaggio, rappresenta il piano della conoscenza, tutela e valorizzazione del paesaggio. Esso riconosce gli aspetti e i caratteri peculiari dell'intero territorio regionale, le caratteristiche paesaggistiche, individua i sistemi degli elementi meritevoli di tutela, delimita gli ambiti paesaggistici, stabilendo per ciascuno di essi la normativa d'uso, individua le misure per il corretto inserimento nel contesto paesaggistico degli interventi di trasformazione del territorio, nonché i criteri per la valutazione dei medesimi interventi sul paesaggio.
Il PPR definisce i criteri per l'approvazione e la verifica l'aggiornamento dei vincoli paesaggistici finalizzati alla tutela dell'identità paesaggistica del territorio marchigiano e di valori culturali che esso esprime.
Il PTR è il piano di assetto territoriale, fondamentale, della programmazione economica e delle politiche settoriali della Regione. Esso costituisce il quadro strutturale regionale per il disegno strategico di processi di sviluppo e sostenibilità esplicita, scelte, indirizzi e direttive per lo sviluppo del territorio ai diversi livelli; individua i sistemi territoriali insediativo, infrastrutturale, culturale, ambientale, agricolo e sociale ed economico; incentiva e sostiene l'azione pianificatoria delle Province e dei Comuni, dei sistemi territoriali, e definisce i limiti, le regole, gli indirizzi e le direttive per gli approfondimenti provinciali, comunali e unionali.
Il PTR definisce la strategia ed individua gli obiettivi e gli indirizzi per il perseguimento della tutela e della salvaguardia del territorio, per assicurare lo sviluppo sostenibile e accrescere la competitività e l'attrattività del sistema territoriale regionale per il contrasto al consumo del suolo.
Secondo pilastro fondante, quello che nelle slide abbiamo indicato nei 10 temi, una nuova forma di Piano, il PUG, il Piano urbano generale unico, che è il principio di coerenza della pianificazione urbanistica. E’ lo strumento di pianificazione dell'intero territorio comunale che recepisce e interpreta a livello comunale i contenuti del PPR, è formato in coerenza con gli strumenti di pianificazione della Regione e delle Province con i programmi di settore sovraordinati.
Il PUG ricomprende al suo interno due funzioni della pianificazione mediante, due componenti, quella strutturale e quella regolativa. La prima strutturale del PUG esprime le finalità e gli obiettivi di governo del territorio comunale e ne individua gli attesi esiti in termini di prestazione, qualità ed effetti a livello paesaggistico, storico, culturale, territoriale, urbanistico, economico e sociale. Esso configura le scelte e le previsioni di assetto e di sviluppo del territorio orientate prioritariamente alla legislazione urbana e territoriale, al contenimento del consumo di suolo, alla sostenibilità dello sviluppo degli usi e delle trasformazioni.
La componente regolativa del PUG disciplina il sistema insediativo infrastrutturale esistente, le aree agricole, le aree naturali da conservare, le parti del territorio non interessate da trasformazioni urbanistiche e da rigenerazione urbana complessa e assegna capacità edificatoria effettiva di norma con attuazione diretta.
Fuori dal PUG, la pianificazione urbanistica può avere anche una funzione operativa, facoltativa e di norma finalizzata allo sviluppo della componente strutturale del PUG, in coerenza con lo stesso.
Il terzo pilastro: metodo e procedura della copianificazione. La Conferenza di copianificazione e Valutazione Interistituzionale, CeVI, nuovo acronimo, è costituita dalla partecipazione attiva delle istituzioni, ciascuna per le proprie competenze di governo del territorio, all'attività di pianificazione del territorio a diversi livelli. In tal modo si applicano i principi di sussidiarietà, di adeguatezza e di leale collaborazione e competenza, nonché di coerenza e semplificazione per innovare la pianificazione del territorio e le relazioni transcalari tra i Piani regionali (PTR e PPR), provinciali (PTCP) e comunali o unionali (PUG). Alla scala della pianificazione urbanistica, le procedure di formazione e approvazione del Piano si basano pertanto su conferenze interistituzionali di copianificazione e valutazione, comprensive dell’endoprocedimento Vas del Piano svolto all'interno delle conferenze stesse, da sviluppare in due fasi: la prima conferenza è sul Documento programmatico del piano tempistica, di 60 giorni, e la seconda Conferenza sul Progetto preliminare del Piano, con una tempistica ulteriore di 90 giorni.
I lavori delle conferenze, convocate e presiedute dall'istituzione procedente e con competenza di approvazione del Piano, si concludono con la sintesi delle decisioni assunte e sottoscritte dai partecipanti con diritto di voto, ovvero Regione , MIC/Soprintendenza per quanto attiene, all’adeguamento al PPR, Province, Comuni o Unioni.
La valutazione espressa alla conferenza di CeEVI è positiva se condivisa all’unanimità o votata, anche per parti, dalla maggioranza dei partecipanti aventi diritto di voto. Conclusasi la CeVI, il Consiglio comunale, previa determinazione del parere di compatibilità ambientale Vas, approva il progetto definitivo del PUG, dando atto di aver recepito l'esito della seconda conferenza, che entra in vigore.
Taglio il quarto pilastro: lo sviluppo operativo della pianificazione (articoli 16 e 17), con la possibilità di concludere accordi operativi o piani urbanistici esecutivi convenzionati, per introdurre, nella funzione operativa del PUG, gli istituti della perequazione urbanistica e territoriale, strumenti che sicuramente avrete letto negli articoli 20 e 27 e l’introduzione di concetto di città pubblica e standard urbanistici locali e territoriali.
Le dotazione urbanistiche e territoriali per la città pubblica costituiscono il complesso delle aree delle attrezzature e degli spazi pubblici o di uso pubblico, che concorrono a realizzare la città pubblica, garantendo e migliorando l'accessibilità, la qualità e la fruibilità dei servizi, le condizioni di vita e di relazion e la coesione sociale. Esse costituiscono un diritto e sono reperite, quando possibile, mediante perequazione urbanistica o, se necessario, mediante esproprio per pubblica utilità.
Passiamo al settimo pilastro, sempre un accenno, vista la brevità del tempo, che riguarda l'attivazione dei processi di legislazione urbana complessa, riqualificazione dell'edificato e di rigenerazione territoriale (famoso articolo 25).
La legislazione urbana e territoriale è concepita come una finalità fondamentale della pianificazione urbanistica e territoriale, quella territoriale viene definita quale complesso sistematico di interventi di trasformazione con ricadute sovralocali o intercomunali finalizzate al miglioramento e alla riqualificazione ambientale, paesaggistica del territorio prevalentemente non urbanizzato, degradato e compromesso, seguendo la resilienza del rischio sismico e al dissesto idrogeologico, la qualità urbanistico ecologica ed edilizia, il contrasto al consumo di suolo non urbanizzato.
La legge definisce la rigenerazione urbana articolandola in due tipologie quale: generazione urbanistica e riqualificazione dell'edificato. Per rigenerazione urbanistica sono afferente la funzione operativa in coerenza con il PUG, comportando la ristrutturazione urbanistica di aree degradate, dismesse, marginali e si attuano con accordi pubblico/privato e piani urbanistici esecutivi convenzionati. Gli interventi di riqualificazione dell'edificato sono afferenti alla componente regolativa del PUG, sono sempre ammessi, eattuati con un intervento diretto, nel rispetto della disciplina di tutela, su singoli edifici o limitati gruppi di edifici.
Inoltre, con l'ottavo pilastro introduciamo in questo nuovo costrutto normativo urbanistico incentivi e facilitazioni a sostegno della rigenerazione urbana.
Gli incentivi previsti in relazione ad interventi di rigenerazione prevedono la riduzione del contributo straordinario di cui all'articolo 16, comma 4, lettera d ter) del decreto Presidente della Repubblica n. 380/2001 per gli interventi di riqualificazione dell'edificato e di rigenerazione urbanistica in variante al PUG medesimo. cogestita dagli enti competenti, condivisa ed implementata avvalendosi anche della copianificazione interistituzionale.
Arriviamo poi al regime transitorio, abrogazioni, coordinamenti della vigente normativa regionale. Articolo 33, la norma transitoria disciplina la prima applicazione della proposta di legge e come tale riveste un ruolo molto importante per garantire un passaggio morbido verso la disciplina a regime e garantire ai cittadini di poter continuare ad avvalersi dell'ampliamento fino al 20% della volumetria originaria in deroga agli strumenti urbanistici in termini di riqualificazione dell'edificato, secondo la procedura condivisa con il Ministero della cultura.
Con riferimento al CUG, nel periodo transitorio sono consentite le varianti previste dall'articolo 15, comma 5, 26 bis, 26 ter e 26 quater della legge regionale 34/1992, con alcune limitazioni e condizioni per le espansioni in zona agricola e per le attività produttive.
Per i Comuni dotati di piano regolatore generale, che abbiano istituito la commissione locale del paesaggio, sono consentiti interventi di riqualificazione dell'edificato con possibilità di incremento volumetrico fino ad un massimo del 20% della volumetria esistente, legata al miglioramento di alcune prestazioni dal punto di vista sismico, energetico, sociale ed ambientale, disciplinando meglio la differenza tra interventi sotto il 10% e tra il 10 e il 20%.
Sia in III Commissione che nei giorni successivi sono stati accolti ulteriori e numerosi emendamenti, non solo relativi alla norma transitoria, che hanno in particolare ulteriormente chiarito il testo e mitigato il netto, seppur necessario passaggio verso la nuova normativa, dai quali si assumono gli aspetti rilevanti: ulteriore valorizzazione delle fasi di partecipazione, consultazione dei portatori di interessi collettivi ed individuati, anche nella fase di formazione degli atti di indirizzo previsti dalla legge; all'articolo 11 c’è il procedimento di approvazione del PTR, all’articolo 15 il procedimento di approvazione dei PUG si è ulteriormente chiarito in cosa si sostanzia il veto della Regione Marche, cioè per garantire il coordinamento e l'attuazione di politiche comunitarie, nazionali, nonché settoriali regionali nelle materie di competenza definiti in atti dotati di efficacia.
Per quanto riguarda gli aspetti fiscali, materia che non rientra nella competenza della Regione Marche, è stato soppresso il riferimento relativo alle potenzialità edificatorie, pertanto, il comma diventa la componente strutturale, ha effetto a tempo indeterminato, non ha efficacia conformativa della proprietà e degli altri diritti reali ai fini edificatori nè conferisce aspettative giuridicamente tutelate.
Fino all’adozione dei PUG, non oltre il termine di 48 mesi, in aggiunta alle casistiche già previste, c’è l’introduzione della possibilità di apportare agli strumenti urbanistici comunali anche varianti per l'attuazione PNRR e variante ex articolo 15, comma 5, finalizzate alla riduzione delle previsioni di espansione delle aree edificabili anche se incidenti sul dimensionamento globale del piano. Fino all’adozione dei PUG, comunque oltre il termine di 48 mesi, l'introduzione della possibilità di adottare entro 24 mesi dall’entrata in vigore della legge varianti sostanziali ex articolo 26 della legge regionale n. 34/1992 con la procedura di cui all'articolo 15 della proposta di legge, cioè tramite la procedura di CeVI. A questo scopo è ulteriormente descritta la procedura di approvazione della variante, articolo 26, per allineare la documentazione e le procedure al nuovo istituto della CeVI.
In relazione agli interventi in deroga o varianti previste dalla norma transitoria, applicabilità delle disposizioni dell'articolo 11, comma 21, c’è la valorizzazione del ruolo degli ordini professionali, dell'Università e degli enti di ricerca nel percorso di promozione ed incentivazione della formazione previsto e sostenuto nella proposta di legge.
Per quanto riguarda gli interventi di riqualificazione dell'edificato di cui ai commi 17, 17 bis del 33 è stato ulteriormente esplicitato che l'attestazione dell'interesse pubblico va dichiarata con specifico riferimento alle finalità di cui alla lettera a) del comma 4 dell'articolo 25, quindi, limitatamente alle finalità di rigenerazione urbana, quale ad esempio il miglioramento, l'adeguamento sismico, l’efficientamento energetico…
PRESIDENTE. Ha la parola la relatrice di minoranza Consigliera Casini.
Anna CASINI. Grazie, Presidente. Mi scuso con voi, ma non riesco a leggere quando intervengo perché faccio più confusione, quindi andrò a braccio più o meno seguendo le cose che ha detto il Consigliere Assenti che, se fossero vere, saremmo di fronte ad una legge approvabile. Peccato che le cose che dice non sono corrispondenti, ma non lo dice in malafede perché la norma è complessa. Le dice in perfetta buona fede, ma quello che dice non è scritto nella norma.
Voglio ringraziare il Presidente della Commissione perché è stato costretto ad un iter vergognoso di tre soli mesi e suo malgrado è riuscito ad impacchettare in maniera più o meno coerente una norma, anche a modificarla leggermente anche se non ha potuto, e non è colpa sua, accogliere tutte le osservazioni che sono arrivate dai tanti soggetti che hanno fatto osservazioni, le Provincie, i Comuni le associazioni. Tutti hanno detto che questa legge non funziona. Ma perché non funziona, Presidente?
Lei, parlando della legge, ha detto che avrebbe dovuto avere tre obiettivi, che io condivido pienamente: consumo di suolo a saldo zero, rigenerazione urbane territoriali e riuso del costruito. Queste tre cose nella legge non ci sono. Non si possono fare le varianti per 48 mesi, ma per 12 mesi, poi ci sarà il mio emendamento, neanche per 24 – si possono fare per 12 mesi, è il comma 13 del 33 - però farò un emendamento e le porterò a 48 mesi.
La legge presenta anche dei vizi di non conformità, prima si è detto del parere di conformità della Vas, mi dispiace dovervi dire che il 152/2006 non prevede il parere di conformità, perché la Vas non è una cosa che finisce con un parere, finisce con un parere motivato che viene condiviso. La Vas è un processo, non è un procedimento amministrativo normale e non finisce con un parere, peccato che nella legge ci sia il parere di conformità della Vas. Non solo, la CeVI, questa grande innovazione, non è partecipativa perché alla CeVI, ad esempio, per redigere il Piano territoriale regionale, dove si stabiliscono le infrastrutture, partecipano soli i Comuni capoluogo. Ad esempio, nel caso di arretramento/ampiamento dell’A14 tutti i Comuni dell'area costiera, in cui dovrebbe passare verosimilmente il nuovo tracciato della A14, non parteciperebbero, ivi incluso il Comune di San Benedetto del Tronto, alla Conferenza di approvazione del piano territoriale regionale.
Un’altra cosa che io avrei evitato è quella di cambiare gli acronimi, è una cattiveria, siamo nelle Marche abbiamo il PRG lasciamolo, abbiamo il PTC, lasciamolo, abbiamo il PPR… E’ sottile il fatto che venga cambiato l’acronimo perché non è indifferente. Il fatto che al PPR si stata tolta la A di ambientale è un segnale importante, infatti dentro questa legge di ambientale, come di consumo suolo zero, non c’è nulla.
Tornando alla Conferenza di copianificazione, faccio un esempio, poi entrerò nel merito più dettagliatamente, l’articolo 9 del decreto n. 152/2006, il codice dell’ambiente, stabilisce che per la procedura di Vas si debba poter utilizzare il metodo della Conferenza dei servizi di cui agli articoli 14 e seguenti della legge 241. Non ci possiamo inventare un’altra conferenza perché siamo in Italia.
Inoltre, questa legge è copiata, può capitare a tutti di copiare, noi abbiamo copiato, sono stata ammessa alla maturità con 7 in condotta solo perché avevo copiato. Non posso dire che non si debba copiare, bisogna saperlo fare. Faccio un esempio, una parte di questa norma è copiata dalla Regione Piemonte, che è una signora legge urbanistica, il Consigliere Assenti prima ha parlato della dotazione di standard, una cosa tanto strana che ci riguarda direttamente perché parliamo dei parcheggi, del verde pubblico, delle scuole.
Premesso che nella legge c’è il minimo sindacale stabilito dal decreto n. 1444 del 1968, quando c'era una macchina ogni tre famiglie, oggi c’è almeno una macchina e mezzo a famiglia e noi riduciamo i parcheggi nei Comuni con popolazione inferiore a 3 mila abitanti. Inoltre, viene stabilita una dotazione in più per i servizi più importanti, per esempio sovratteritoriali, penso all’ospedale, alle scuole medie superiori, peccato che in merito a questa dotazione di standard non viene scritto che è aggiuntiva - nell'articolo 22 della legge del Piemonte non è aggiuntiva - e il Comune può decidere di non lasciare verde e parcheggi. Sono scelte non belle dal punto di vista politico.
E’ vero, sono passati trent'anni, mi potreste dire che ho avuto l'Assessorato all'urbanistica e la legge la potevo fare io. L’avremmo potuta fare noi se non ci fosse stato il terremoto del 2016, che ha distrutto i 2/3 del nostro territorio regionale, ulteriori carichi procedurali per le autonomie locali sarebbero stati solamente dannosi. Però, abbiamo fatto delle norme per facilitare la ricostruzione, ricordo al Consigliere Marinelli la legge n. 25 del 2017 e voi all’articolo 33, nel tentativo maldestro di mantenere la legge e sono convinta che debba essere mantenuta, di fatto la cassate. Consigliere Assenti lei è un avvocato, bisogna che questa cosa se la vada a leggere perché ai terremotati deve essere detto che viene cassata, siccome non ci sono i 48 mesi, ma ce ne sono 12, va detto ai terremotati che la legge n. 25 del 2017 è stata cassata. Farò un emendamento, vi chiedo di approvarlo perché credo che sia importante.
La famosa vocazionalità, che è rilevante, si riferisce a piani diversi. Come funzionerà il nuovo piano regolatore? A parte questa sudditanza nei confronti del Ministero della cultura, che sta facendo la vostra legge, se fossi in lei mi rifiuterei di farmi scrivere la legge dal Ministero della cultura perché non ha neanche tante competenze, ha competenza nell’approvazione del PPR e poi ha competenza per le zone paesaggisticamente vincolate, per il resto non ha competenze. Lei forse non lo sa, ma il Ministero della cultura darà parere da tutte le parti, ivi inclusi gli ampliamenti del cosiddetto Piano casa, di cui poi parleremo, che non sono in zona tutelata. Mi dovete spiegare per quale motivo su un piano particolareggiato, che non è in zona vincolata, lottizzazione PIP, chiamatelo con l’acronimo che volete, la Soprintendenza deve esprimere il parere, non perché io non voglia, ma perché esiste una norma.
Il Ministero della cultura dà parere obbligatorio sulle varianti al piano regolatore dove non c’è vincolo paesaggistico? O chi scrive la norma conosce la differenza tra PPR e vincolistica 42/2004, e parlo della ex 1497, della 431 e dei galassini, oppure è difficile scrivere una norma senza creare impiccio ai cittadini e alle imprese. Non possiamo parlare di snellimento se le procedure sono quelle della 1150/1942. Oggi nella Regione Marche i Comuni si approvano i piani regolatori da soli, previo parere di conformità della Provincia. Nel caso di piani attuativi conformi la Giunta delibera, c’è il silenzio assenso entro 30 giorni delle Provincie e poi se l’approva la Giunta, da quando sarà approvata questa norma si applicherà la legge 1150/1942, questa è l’innovazione.
Mi si deve dire, inoltre, dove è deciso il consumo di suolo. C’è una norma, Presidente, che dice che qualora un Comune non abbia altra possibilità può andare ad usare le zone agricole. Ma ci sono delle cose molto più pericolose, per esempio alcune definizioni l’articolo 24, che riguarda le zone agricole. Non è un caso che le associazioni di categoria al CREL abbiamo chiesto di cassarlo completamente, perché ignorando quello che è il paesaggio delle Marche e quella che è l’agricoltura delle Marche… Mi dispiace che non ci sia l’Assessore Antonini, mi avrebbe fatto piacere avere un confronto con lui.
Il paesaggio è tutto bello, abbiamo la fortuna di avere un paesaggio che è bello, non esistono paesaggi degradati nelle Marche, esistono elementi puntuali di non coerenza che possono essere gestiti benissimo a livello di piano territoriale di coordinamento e a livello di piano regolatore. Non ci sono obbrobri, a meno che non consentiamo, e qui siamo tutti d'accordo nel non volerlo, l'installazione dei mega impianti agri-fotovoltaici, che possono determinare un danno al paesaggio,.
Oggi non abbiamo la necessità di riqualificare le zone urbane naturali, perché questo facciamo con il comma che ha citato prima il collega. Dobbiamo riqualificare le zone urbanizzate, malamente urbanizzate, dobbiamo aumentare il livello di qualità della vita. Lo vogliamo dire in qualche parte della legge che vogliamo migliorare la qualità urbana? Lo dobbiamo dire e lo dobbiamo pretendere? No, chi fa la riqualificazione urbana… – all’ANCE penso che stia molte bene, ma in medio stat virtus, facciamo delle riduzione di oneri, facciamo degli aumenti volumetrici, se viene riqualificata un’area urbanizzata vengono dati un sacco di privilegi.
Che cosa succede nelle zone agricole? Premesso che con il Piano regolatore con il PUG io decido le vocazionalità, quindi aria fritta, tant’è vero che, ha detto adesso il Consigliere Assenti, non stabiliscono la destinazione, nel senso che se ci devo pagare l’IMU, non lo pago perché non so che destinazione ha casa mia. Ma l’IMU sarebbe una cosa che interessa soltanto i Comuni, ma se devo fare un atto di successione, non voglio dire una compravendita, chi mi fa il certificato di destinazione urbanistica e cosa ci scrive? Che c’è una vocazionalità? E la vocazionalità come la si verifica? Mi piacerebbe tanto…, il Presidente mi sta ascoltando e sono molto contenta. La vocazionalità sa come si verifica? Io sono un privato vengo da lei, che è il Sindaco, ed ho la vocazionalità a zona industriale, vengo da lei le presento un megaprogetto di zona industriale sulla vocazionalità, dove non pago l’IMU perché non è conformativa della proprietà la parte strutturale del piano regolatore, però le posso chiedere una lottizzazione industriale e lei sa che cosa fa? Lei verifica la coerenza, non la conformità con il dimensionamento del piano, non la conformità con i piani e programmi approvati, lei deve verificare l’aria fritta. La cosa grave, nell’articolo che ha citato prima il Consigliere Assenti, in tutto questo è la riqualificazione al di fuori del costruito, dove i privati possono presentare delle varianti che vengono approvate. A me quando si gioca con le norme mi dà fastidio perché c’è la linea retta che, come diceva Curbusier, è meglio delle altre. La linea retta per fare gli accordi di programma è l’articolo 34 del 267, siete tutti ex Sindaci, l’avete sicuramente usato e lo sapete. Mi spiega, Presidente, perché noi citiamo l’articolo 11 del decreto legge 261 del 1990? Che è la risposta all’istanza di parte. Io lascio la pianificazione extra moenia all’istanza di parte. Consigliere Assenti, non rida perché è così, non è un interpretazione è quello che c’è scritto nella norma, che uno legge e guarda.
Per quanto riguarda l’innovazione ancora una legge che prevede una pianificazione a cascata, ma le pare normale che il Comune di Ancona e il Comune di Palmiano debbano applicare le stesse norme? Abbiamo già fatto questo errore, bisogna trattare i Comuni in maniera diversa e dare degli adempimenti completamente diversi. Inoltre, secondo lei, è agevole dal punto di vista dell’azione amministrativa ricondurre in capo alla Regione l’approvazione di tutto? Le autonomie locali vengono espropriate – poi dovremmo vedere le questioni di legittimità, illegittimità, che ha approfondito di più il Consigliere Cesetti - è normale che la Provincia venga espropriata delle sue competenze? Arriviamo un attimo al piano casa, che è straordinario, Presidente. Io glielo spiego, poi qualcuno glielo spiegherà in maniera diversa, ma lei si legga l’articolo. Io voglio fare l’ampliamento di casa mia, se sto in zona B non lo posso fare perché è vietato, non si capisce per quale motivo nelle zone di completamento è vietato fare il Piano casa, questa è una cosa che mi dovete spiegare, qual è l’obiettivo. Voi vedete se si può fare e poi ne riparliamo davanti ad un caffè. Facciamo conto che io sia in zona agricola e che voglio fare l’ampliamento del 20% di casa mia, a lei, che torna ad essere Sindaco per cinque minuti, le faccio la domanda e chiedo l’ampliamento. La domanda deve essere sottoposta al parere delle Commissioni locali per il paesaggio, lei sa che c’è una legge che i Comuni hanno già nominatae, andare a rompere i gabbasisi - come direbbe qualcuno - per fargli fare un’altra volta le Commissioni…, lasciamoli stare ci sono già le Commissioni locali per il paesaggio, poi deve andare alla Soprintendenza, dopodichè – e questo è il bello - viene portata in Consiglio comunale perché lei, Sindaco, deve far dichiarare al suo Consiglio che il mio ampliamento del 20%, il mio balconcino chiuso, è di interesse pubblico. Lei dice: come si sono inventati questa norma? Glielo dico io, la norma è presa dall’articolo 14 del D.P.R. 380/2001.
Le concessioni in deroga, chiunque ha un po’ di esperienza urbanistica qui dentro, ma anche edilizia, sa che è un articolo che non è mai stato applicato in Regione Marche, ma neanche nelle altre Regioni, perché questa dichiarazione di interesse pubblico i tecnici comunali responsabili degli uffici tecnici non l’hanno mai voluta dichiarare, anche quando erano, per esempio, RSA private. Io ho lavorato per più di 20 anni al Servizio urbanistica della Provincia prima di Ascoli Piceno e poi di Fermo, una volta ho visto una concessione in deroga e non vi dico come è andata a finire perché ha avuto anche dei problemi seri. Credo che dal punto di vista amministrativo una legge deve essere efficace… L’azione amministrativa deve essere efficace, efficiente e concreta, ma una legge urbanistica, Presidente, dopo 30 anni avrebbe la necessità di una discussione più ampia. Capisco che c’è chi ha fretta, però fino ad un certo punto, perché si poteva dar retta a tutti quelli che hanno chiesto di discuterne di più, di modificare alcune cose. Secondo lei, perché gli uffici tecnici dei Comuni o delle Provincie hanno fatto delle osservazioni in merito tecnico? Perché ci sono delle questioni che non funzionano e che creano un appesantimento burocratico brutto e dannoso. Perché cassate la legge n. 22 del 2011? Abbiamo paura del dissesto idrogeologico? Norme di riqualificazione urbana e sostenibilità di aspetti idrogeologici. I geologi la sanno usare tutta insieme alle linee guida perché gliele cambiamo, per quale motivo cambiamo tutte queste cose? Voi che siete stati Sindaci, vi pare normale che rifacciamo il censimento dei fabbricati rurali in zona agricola? Ce l’hanno tutti i Comuni, nella provincia di Ascoli Piceno su 33 Comuni ce l’hanno 30. L’abbiamo fatto, l’hanno fatto, ABC, l’abbiamo utilizzati nelle norme, perché appesantire con tutta questa tutela del paesaggio finta perché non è vera la tutela del paesaggio perché se mi si dicesse consumo del suolo zero, io ci starei a discutere questa legge, ma qui non c'è scritto.
Abbiamo presentato tanti emendamenti, sia io che il Consigliere Cesetti, che non sono ostruzionistici, che ho condiviso anche con altri tecnici, che riteniamo siano la cosa minima per poter rendere questa legge meno dannosa.
Noi non la voteremo comunque perché è una legge vecchia, di impianto vecchio, obsoleta, che richiama normative e le richiama anche male con degli aspetti di illegittimità.
Noi daremo un parere contrario, vi invitiamo ad approvare i nostri emendamenti perché sono fatti soltanto per evitare alcuni dei danni che ho detto, gli altri li dirò durante il corso della seduta. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Presidente Acquaroli.
Francesco ACQAUROLI. Grazie, Presidente. Grazie ai relatori di maggioranza e di minoranza. Non entrerò nel merito della legge. Ho ascoltato le due relazioni e vorrei fare un appello all'Aula – ringraziando tutti coloro, anche il Presidente della Commissione, che hanno lavorato, i tecnici e gli esperti di cui ci siamo avvalsi, anche tutti quelli che nelle audizioni hanno dato il loro contributo - affinché si possa, con spirito di lealtà istituzionale, fare un dibattito che approfondisca articolo per articolo la legge, che consenta di dare finalmente alla nostra Regione finalmente, dopo tanti anni, un nuovo strumento urbanistico che possa essere all'altezza delle aspettative. Uno strumento che colga anche la sfida dello sviluppo, di valorizzare e tutelare il nostro paesaggio, il nostro territorio, di valutare le problematiche che riguardano l'assetto idrogeologico e gli sviluppi che abbiamo, una vocazione manifatturiera, turistica, i centri storici. Una vocazione con tutte le opportunità che ci si possono presentare davanti, che vanno raccolte e racchiuse in un sviluppo complessivo.
Non voglio entrare nel merito, lo faremo articolo per articolo, nella discussione dell'articolato. Il mio è un invito a cercare di dirimere le questioni. Nessuno di noi vuole creare un problema. L'approccio che stiamo utilizzando guarda al merito delle cose, se c’è stato e c'è qualcosa di sbagliato verrà corretto, se non riusciamo a farlo oggi lo facciamo domani, non c'è un tempo finale, non abbiamo fretta di approvarlo. Certo è che dopo circa trent'anni, la legge fu approvata nel 1990, avrà avuto un'efficacia e un'attualità magari per qualche anno, ma dopo trent'anni, credo che sia giusto che questa Assemblea affronti questo problema, che è quello del governo del territorio.
Le vicende sono tante, il Piano paesaggistico ambientale regionale non lo dobbiamo approvare oggi, avremmo dovuto approvarlo cinque anni fa perché è in ritardo clamoroso, questo sì è un danno enorme nei confronti della nostra popolazione, delle nostre imprese e soprattutto dell'ambiente.
C'è un altro tema che vorrei specificare, come qualcuno di voi saprà ho avuto un'esperienza in quest'Aula da Consigliere di minoranza, ero seduto dove oggi siede il Consigliere Livi, con l’allora Presidente di Commissione facemmo un grande lavoro per l'approvazione di quella legge, che purtroppo non è andata a buon fine, non so perché, visto che nell'ultimo tratto della legislatura sono stato eletto Sindaco di Potenza Picena. Ero in quella proposta di legge relatore di minoranza.
Quella legge del governo del territorio, che questa Assemblea attende di discutere da almeno 15 anni, non è mai arrivata, si è sempre cercato di fare una legge perfetta, che, però, non è mai arrivata in Aula.
Noi partiamo da un altro presupposto, cerchiamo di costruire una legge, che abbia l'aspirazione di essere la migliore possibile, dopo il vaglio della Commissione oggi è al vaglio dell'Aula, ci sono tanti esperti, tante persone che possono portare un contributo sia in Giunta che in Consiglio, ci sono i nostri tecnici che si stanno seguendo.
Il mio è un appello ad una discussione serena, senza fretta, tra l’altro i tempi per l'approvazione del PUG sono quattro anni, possiamo stabilire i tempi per le imprese, per le varianti sostanziali e non sostanziali, possiamo stabilire i tempi per tutta quella che è l'applicazione perché, comunque, il cambio di una legge di governo del territorio è una vicenda epocale, che tocca e riguarda tutti. Dopo trent'anni non dobbiamo avere fretta, ma dobbiamo affrontare un tema serio.
Questa è una legge con la quale fissiamo gli obiettivi che sono stati dati da dei tecnici esperti, anche i nostri tecnici, di cui abbiamo piena fiducia, che l'hanno tradotta in un testo che è a disposizione di tutti.
L'approccio che vorremo avere - personale, della Giunta, dell'Assemblea e della maggioranza - è un approccio scevro da una visione di accelerazione, di volersi appropriare di questo testo ed erigerlo a testo intoccabile.
Il testo è modificabile nei limiti in cui può essere migliorato, modificabile per raggiungere meglio gli obiettivi e per dare una risposta migliore ai cittadini marchigiani.
Consigliera Casini, ho ascoltato con molta attenzione il suo intervento, che ho apprezzato, come quello del Consigliere Assenti, cerchiamo di fare il nostro lavoro al meglio, sperando che alla fine non solo possiate dare il vostro contributo serenamente, ma magari, nel momento del voto, possiate aspirare ad un voto non così netto, perché spero che gli obbiettivi che questa legge si pone… Ripeto, elaborati da una struttura neutra, non sono stati elaborati da Fratelli d’Italia o dal centro-destra, per capirci. Il nostro obiettivo è quello di cercare di recepire tutte quelle che sono state le osservazioni recepibili. Dico di più, se all’indomani dell’approvazione dovessimo avere un dubbio, che sorge fondato, nessuno di noi può avere… Noi abbiamo cercato, Consigliera, di dirimere tutti i dubbi che sono venuti.
C'è stata una lunga interlocuzione nei territori, è partita un anno e mezzo fa e abbiamo cercato di reperire tutte le impostazioni. Siamo qua, disponibili a discutere, spero che altrettanto voglia fare lei, il Partito Democratico, il Gruppo del Movimento 5 Stelle e tutti gli altri perché l’atteggiamento nostro è di discutere e di risolvere tutte le questioni che ci vengono poste, senza fretta e nell’unico ed esclusivo interesse di dare ai marchigiani la migliore legge possibile. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Cesetti.
Fabrizio CESETTI. Grazie, Presidente. Intervengono adesso perché ha parlato il Presidente, che prevale sull'intervento dell'Assessore, anche perché è un intervento, quello del Presidente, condivisibile se allo stesso seguissero i fatti.
Intervengo adesso perché, come penso sia noto, sono il primo firmatario di oltre 150 emendamenti, nessuno di questi è ostruzionistico, ripetitivo o ridondante, perlomeno a mio punto di vista, poi lo vedremo. La discussione degli stessi sarà anche l'occasione per intervenire nel merito perché adesso non ne ho il tempo.
Colgo quello che ci dice il Presidente, che sono passati tanti anni, quasi 30, sono successe tante, troppe cose nel nostro territorio: il terremoto, le alluvioni, i cambiamenti climatici e la crisi economica. Pensiamo soltanto, se vogliamo, che la crisi di Banca Marche nasce ed è conseguenza anche di un non corretto uso del territorio, se vogliamo, per certi aspetti, perché non dimentichiamo che quella crisi nasce dai tentativi di speculazione edilizia. Ricordo che dissi questo in occasione di un convegno a Villa Lattanzi promosso da Confindustria Marche, c’era il Presidente Spacca ed io ero Presidente della Provincia. Ci fu questo convegno di Confindustria con il Presidente nazionale, ancora la crisi all’epoca non era divampata, non volevo fare la Cassandra, ma era nelle cose e dissi che era stato un errore consentire tutte quelle espansioni. Le gravi calamità che negli ultimi anni avevano colpito il Paese, la nostra Regione in particolare, ci obbligavano ad affrontare organicamente la fragilità del territorio, la sua messa in sicurezza e la sua valorizzazione perché questo costituisce un punto di forza anche per la crescita sociale ed economica ed un'opportunità per le future generazioni.
Si imponeva una riforma complessiva del governo del territorio che tenesse insieme rigenerazione urbana, politiche abitative e difesa del suolo, con l'obiettivo di valorizzare i beni ambientali e culturali che, ho detto prima, sono un punto di forza.
Un legislatore serio e lungimirante dovrebbe fare questo – e parliamo di noi perché noi siamo i legislatori - e non legiferare sotto la spinta o la supposta spinta della scadenza del Piano casa.
Era necessario fare un testo unico che tenesse insieme rigenerazione urbana, politiche abitative, difesa del suolo, sua valorizzazione e stracciare il Piano casa. Era l'occasione per fare quello che ha detto prima il Presidente perché c'è anche la necessità che la legge di governo e di assetto del territorio sia condivisa. Perché se si condivide magari quella legge resta e dà sicurezza. Una legge condivisa non è un valore in sé, dà sicurezza e certezza, rispetto alla quale gli enti locali possono programmare il loro sviluppo, le imprese possono investire, i cittadini possono essere rassicurati da quell'obiettivo comune. Cosa garantisce la votazione unanime, condivisa? Garantisce la certezza, altrimenti, succede, che la legge magari possa essere cambiata da chi vince la tornata successiva. E questo non dà certezze.
Oggi l’opposizione ferma e non preconcetta del Partito Democratico segna questo passaggio. Una opposizione non basata sulle ragioni della forza, che noi non abbiamo, perché i nostri numeri sono inferiori rispetto ai vostri, un’opposizione basata sulla forza della ragione e questo ci consentirà domani, per questo abbiamo presentato gli emendamenti, di poter cambiare questa legge, sia se vinceremo le elezioni, sia se non le vinceremo, attraverso delle proposte di modifica. E questo creerà incertezza nella comunità perché nessuno andrà ad investire in base ad una legge che poi, si sa, magari verrà cambiata.
Questa è l’ennesima legge manifesto per dire che è stata fatta la legge urbanistica e di governo del territorio, com'è stata la legge sull'ordinamento dell'organizzazione, la legge di riordino del servizio sanitario regionale, poi abbiamo visto gli effetti che ha prodotto, la legge sull’ATIM ed anche quella sull’ASSAM, abbiamo visto che cosa hanno prodotto. Il nulla, se non qualche danno di disorganizzazione. Non produrrà effetto perché i tempi sono straordinariamente lunghi e le scadenze non sono per niente coordinate tra loro, tempi e termini, tra l'altro, lunghissimi, non perentori, ma ordinatori.
Se pensiamo che i PUG possono essere fatti nel termine di 48 mesi, sappiamo bene che questa legge non entrerà mai in vigore perché i 48 mesi potranno diventare 96 o anche di più. L’ha detto il Presidente, la legge potrà essere cambiata anche da voi se non funziona, ma la legge deve dare certezza, non si può dire oggi approvare una legge e domani cambiarla. Questo non dà certezze, non è possibile fare questo, è grave perché la legge non è una mozione, non è neanche un programma, che pure è una cosa seria. Come si può dire domani la cambiamo, ma intanto l’approviamo, a cosa serve?
I tempi si allungheranno a dismisura per la mancanza di risorse, adremo a vedere la clausola finanziaria e ne parleremo dopo. Come potranno i Comuni e le Province rispettare quei termini se non verranno sostenuti. Questo è un altro tema.
E’ una legge manifesto confusa, farraginosa, priva di efficienza ed efficacia, che avrà un effetto paralizzante per il combinato disposto della disciplina transitoria, delle abrogazioni, dell'attivazione delle norme di salvaguardia, dei tempi lunghi non coordinati, e della mancanza di risorse. Se pensiamo che i PUG possono essere fatti nei 48 mesi, che possono diventare 96, perché non è perentorio, però le norme di salvaguardia scattano al più tardi rispetto ai PUG all'ultimo dei 48 mesi. Questo è il punto di cui questa legge non tiene conto.
I Comuni non riusciranno per mancanza di risorse, di mezzi e di uomini ad adottare i loro provvedimenti, è questo produrrà un effetto paralizzante.
Poi c'è il potere di interdizione attribuito al Ministero della cultura – ma perché - capisco che così non impugna la legge, ma non è possibile che ce lo troviamo dappertutto e interdice tutto. non è possibile, non è consentito. Perché non lo si fa allora con il Ministero dell'ambiente e il Ministero dell'agricoltura, che vengono estromessi completamente dalle procedure di questa legge.
Si realizza il potere della Regione rispetto alle Provincie ad ai Comuni, si realizza una sussidiarietà al contrario, in violazione degli articoli 9 e 41 della Costituzione, come modificati dalle legge costituzionale del 2022, che questa proposta di legge non conosce, non ha letto, non ci sono gli emendamenti perché l’articolo 9 inserisce tra i principi generali della nostra Costituzione la tutela dell'ambiente, che prima non c’era. L’articolo 41 ci dice che l’attività economica non può svolgersi in contrasto con l'ambiente. E’ un ordine immediatamente precettivo della Costituzione che questa legge ignora. La Costituzione non è soltanto lo Stato, la Costituzione è lo Stato, la Regione, la Provincia e il Comune, che non possono essere estromessi dai loro poteri, dalle loro prerogative e dai loro doveri rispetto all'assetto del territorio. E la tutela dell'ambiente è un punto cardine dell'assetto del territorio.
Questa legge non può non tenere conto di questo, noi abbiamo emendamenti in questa direzione e avremo modo di parlarne ancora di più adeguatamente. Questa è una legge che non richiama neanche lo Statuto regionale che all’articolo 5 ci parla di questo. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Aguzzi.
Stefano AGUZZI. Grazie, Presidente. Una legge come questa non è come acqua che passa e scorre su un vetro, è qualcosa che occorre approfondire ed è quello che abbiamo fatto e stiamo facendo.
Non si può pretendere a priori una condivisione su ogni tema, basta dire che ognuno di noi può avere una visione diversa su tante situazioni, con i tanti portatori di interesse, perché questa legge comprende ogni portatore di interesse di questa regione, che possono avere un opinione diversa. Pensate se un’associazione ambientalista può avere la stessa opinione di una associazione di costruttori, così come l’Ordine dei geometri non è detto che la pensi come l’Ordine di architetti, che hanno ruoli diversi nel porsi verso questo tipo di attività. Cercare l’unanimità su questo non è nei nostri pensieri, invece credo che ognuno di noi possa dare un contributo.
La cosa sicura è che noi abbiamo a che fare con una legge e con un piano paesaggistico vecchi di trent'anni. Questo è il vero blocco dello sviluppo di questa regione perché ogni volta che poniamo una questione il Ministero, o chi per lui, ci dice che non va bene perché il piano paesaggistico è vecchio, la legge è superata, la visione è diversa. E’ un vero blocco. Quasi tutti siete stati amministratori locali, sapete che una visione chiusa nei territori dei Comuni, in cui ognuno fa il proprio piano regolatore, una propria visione dentro il singolo territorio del proprio Comune, porta ad una situazione frastagliata nel territorio regionale, non controllabile. Vediamo zone industriali che si susseguono lungo le nostre vallate in maniera spesso disordinata, sovrapposte una all’altra, con gli stessi servizi.
Una legge di questo genere va ogni tanto rinnovata perché certo è che le esigenze che c’erano trent'anni fa, trentadue anni fa, sullo sviluppo del territorio non sono certo quelle che abbiamo oggi. E’ doveroso portare questa legge. E’ chiaro che nessuno si aspettava la condivisione di tutti, tanto meno di un'opposizione che, inutile dirlo, per 10 anni ha tentato di portare a compimento questa legge, non c’è riuscita ed oggi non vede di buon occhio che qualcun altro, in soli tre anni, la faccia. Questo è plausibile, farei la stessa cosa, se sedessi in quei banchi non farei una cosa diversa.
Non escludo che i vostri contributi non siano utili ad arricchire e rendere migliore questo percorso, nessuno in questa maggioranza ha la presunzione di dire che questa legge è perfetta, dipende dal punto di vista di ognuno di noi. Ognuno di noi ha un modo di vedere la cosa, che non è detto che sia come la pensa quell’altro. Pensare di avere una legge perfetta è impossibile, secondo il nostro punto di vista ed anche il mio. Non è detto che sia una legge perfetta, benchè ci abbiamo lavorato degli anni e oggi la portiamo in approvazione.
Questa è una legge all’avanguardia, non come ho letto i giorni scorsi: “Superata, vecchia di vent'anni”, anche abbastanza inedita, qualcosa di simile l’ha fatta qualche anno fa l'Emilia-Romagna, ma l’ha fatta in maniera molto più restrittiva rispetto alla nostra, che è più aperta rispetto alle esigenze dei territori, dei Comuni, mentre quella dell’Emilia Romagna è molto più restrittiva ed ha cassato tutte le aree che erano previste nel suo piano regolatore il giorno stesso che la legge è andata in vigore.
E’ una legge frutto di un anno e mezzo di concertazione, di 48 incontri nei territori, in parte senza avere la legge sottomano, incontrando amministratori, associazioni di categoria, ordini professionali, cittadini. Complessivamente 48 incontri. Fino a due giorni fa stavo ancora incontrando le associazioni di categoria che chiedevano ulteriori approfondimenti.
Non è vero che non c'è una condivisione, ci sono una serie di perplessità, di preoccupazioni, come normale che ci sia in una situazione come questa, da parte di una serie di portatori di interesse, ma ci sono stati anche molti suggerimenti che sono stati presi in considerazione, posti dai cosiddetti portatori di interesse, Ci sono anche molti che hanno dato un incoraggiamento all'iter di questa legge, perché qui nessuno ha la presunzione di capire più degli altri. Siamo stati incoraggiati da associazioni di categoria e ordini professionali che si rendevano conto, come vi rendete conto voi, che non poteva più reggere una situazione come quella standardizzata, vecchia e superata da più di trent'anni.
Una legge che pone la sicurezza e la salvaguardia del territorio. Perché dico questo? Non c'è una norma che dice di salvaguardare il fiume o la collina, è una legge che in qualche modo dà degli indirizzi inediti e innovativi su tutta la regione e porta a rivisitare quanto è stato fatto sui territori e quanto occorre fare. Se non l’avessimo fatto tutto sarebbe rimasto come è, come era stato pianificato molti anni fa, in maniera che non sempre dà sicurezza ai territori. Purtroppo lo si sta vedendo anche a causa dei fenomeni dovuti ai cambiamenti climatici, che si stanno susseguendo.
Si punta al minor consumo di suolo possibile, alla rigenerazione urbana, all’efficientamento energetico, alla perequazione edilizia e territoriale, costruire sul costruito, rigenerare il suolo che è già stato consumato, proprio per non eccedere sul nostro territorio.
E’ una sburocratizzazione e uno snellimento procedurale. Quasi tutti voi avete fatto i Sindaci o gli amministratori locali e sapete bene quanto sia obsoleto il modo di affrontare le varianti nei Comuni, che spesso non arrivano mai alla fine, oppure, se arrivano alla fine, vengono impugnate da qualcuno e si ricomincia daccapo.
(interventi fuori microfono)
PRESIDENTE. Fate silenzio e lei continui, Assessore.
Stefano AGUZZI. Questo non peggiora e indubbiamente… Da Sindaco avrei messo il tappeto rosso ad una legge di questo genere, per realizzare il piano regolatore, che abbiamo portato avanti nella città in cui ero Sindaco. Avrei messo il tappeto rosso ad una iniziativa di questo genere, che purtroppo all’epoca non c’era. Dà una tempistica indicativa, ma dà anche una tempistica precisa su come procedere sul piano paesaggistico, sul piano territoriale regionale, sul piano territoriale di coordinamento provinciale e anche sui nuovi PUG, anche se nessuno di questi ha una mannaia, che al quarantottesimo mese taglia la testa a qualcuno, però dà indicazioni abbastanza precise.
Nel frattempo ci rendiamo conto della complessità alla quale gli enti locali dovranno andare incontro ed è chiaro che abbiamo attuato un atterraggio morbido. Le norme non vanno in vigore dal primo dell’anno e chi c’è c’è e chi non c’è si arrangia, ma si può proseguire a fare le varianti SUAP, si può proseguire a fare le varianti non sostanziali, si può proseguire a fare le varianti in riduzione. Nulla viene toccato nel cratere sismico, rimangono le attuali normative.
Presidente, a me questo chiacchiericcio…
PRESIDENTE. Per tre volte ho ripreso…
Stefano AGUZZI. Non aiuta il dibattito. Sono le cose che solitamente vengono rinfacciate a me, perché a volte scherzo e gioco con le parole. Mi dà l’idea di una certa inquietudine da parte della minoranza perché sa che stiamo facendo una cosa importante, altrimenti non interromperebbe così.
Sulle varianti sostanziali abbiamo inserito, in un secondo momento, proprio per seguire le indicazioni che ci sono arrivate dai portatori di interesse, che non c’era nella prima stesura, un anno per procedere con le varianti sostanziali. L’emendamento della maggioranza oggi propone di portare il termine a 24 mesi, non a 48, perché snaturerebbe completamente legge, la renderebbe inutile. Se per 4 anni continuiamo a fare quello che facciamo adesso, nessuno si adeguerà ai PUG, 2 anni sono ragionevoli per dare ai Comuni quel respiro e portare avanti delle iniziative, che hanno oggi pensato, ma non ancora messe in campo. Diamo loro tempo di poterlo fare, pur iniziando ad adeguarsi alle normative della nuova legge perché le varianti, pur sostanziali, dovranno, dal primo dell’anno, essere portate avanti con la CeVI e non più con l’approvazione classica dei piani regolatori e delle varianti, come si fa adesso.
Prevediamo un sostegno economico agli enti locali, inizialmente di 400.000 euro, per il prossimo anno perché non siamo convinti che chissà quanti Comuni il prossimo anno inizieranno a portare avanti i PUG. Già ci sono diversi candidati che vogliono essere un po’ i portabandiera di questo cambiamento, sono Comuni che si stanno autocandidando a partire subito con i nuovi PUG, senza aspettare altri passaggi. Sappiamo benissimo che pochissimi Comuni inizieranno subito questo percorso, quindi, è inutile mettere oggi i fondi per il 2024, per incrementare le consulenze e i professionisti al loro interno. Prendiamo 400.000 euro per la formazione di tutti i tecnici dei Comuni, che verranno convocati attraverso la Regione per interpretare bene le norme di questa nuova legge e poterle successivamente applicare. La formazione per i tecnici che operano in tutti gli enti locali, poi dal 2025 sostegni sostanziosi ai Comuni che vorranno iniziare l’iter di programmazione dei nuovi PUG, si pensa a 1,5 milioni nel 2025.
Voglio sfatare due cose, il ruolo delle Province, secondo voi, verrà declassato, secondo me, sarà il contrario. Oggi andiamo ad una variante o a un piano regolatore, un Sindaco o un’amministrazione comunale lo propone, lo porta in Consiglio, lo adotta, si fanno nei 60 giorni le osservazioni, che vengono più o meno recepite, si chiude il pacchetto, viene approvato e viene mandato in Provincia, alla Soprintendenza o dove deve andare. Gli enti si ritrovano un pacchetto chiuso, non sanno perché quella variante è partita, qual è l’esigenza che l’ente locale aveva visto in quella variante o l’esigenza che era stata posta da un portatore di interesse, non sanno che iter ha avuto, che osservazioni sono arrivate e se sono state può o meno respinte o approvate. Non sanno il senso di questo percorso, guardano delle carte e alla fine si pongono delle situazioni che possono accettare, respingere o modificare, senza aver partecipato al percorso.
Le Provincie in questo caso partecipano al percorso fin dall’inizio, è l’essenza di questa normativa, non c’è più una mera supervisione, approvazione o meno di una norma. Le Province non sono i censori, sono partecipi di un percorso. Questo è fondamentale secondo me, si valorizza il ruolo delle Provincie. Ho provato a fare il Piano regolatore a Fano quando ero Sindaco, dopo 45 anni che non si faceva, e per 4 anni ho letto sui giornali, tutti i giorni, che tanto la Provincia l’avrebbe bocciato.
Non si può portare avanti un discorso di questo genere, la Provincia sta li a quel tavolo e se ce qualcosa da dire lo dice subito e se un Comune capisce che c’è qualcosa che va aggiustato lo aggiusta subito, in modo che una volta che l’ha approvato, è già chiuso il pacchetto. E’ la valorizzazione del ruolo delle Provincie,
Anche sul Piano casa una cosa va sfatata, sapete come è nato il piano? E’ nato nel 2009 dal Governo Berlusconi, che durante l’inizio della famosa crisi del 2009/2010 ha posto la questione del piano casa per agevolare lo sviluppo economico. Doveva durare 2 anni, è durato 13 anni, nella Regione Marche e anche in altre è stato sempre prorogato di 2 anni in 2 anni. Sapete in quante Regioni c’è ancora il Piano casa in vigore? Nella Regione Emilia-Romagna, che l’ha inglobato nella legge del 2017 e nella Regione Marche l’abbiamo prorogato nel 2020, come avete fatto voi precedentemente, fino al 2022. Alla fine l’abbiamo prorogato per due anni ed è stato cassato dal Ministero della cultura, che ha detto che non si potevano più prorogare cose vecchie di 14 anni e dovevamo inglobarlo in una legge. Per questo abbiamo incontrato il Ministero, ottenuto una proroga di un anno e le Marche sono l’unica Regione che ancora lo ha in auge, altrimenti sarebbe stato cassato. Quella normativa, in accordo con il Ministero, la stiamo inserendo in una legge, come ha fatto la Regione Emilia Romagna.
Il Piano casa non c’è più in nessuna Regione d’Italia, solo nelle Marche e grazie a questa amministrazione sarà in vigore fino al 31 dicembre di quest’anno, solo nelle Marche.
Molte funzioni oggi in vigore nel Piano casa sono recepite all’interno di questa legge, pur con qualche aggiustamento, il 20% invece del 40%, che i Comuni possono riportare al 40%, attraverso i PUG, una volta adottati. Oggi il Ministero ci dice di restringere, che il 40% è tanto per essere una norma transitoria. E questo passaggio in Consiglio comunale deve dire se è qualcosa di interesse pubblico. Se ristrutturo un condominio, lo ristrutturo per danneggiarlo o per migliorarlo? Deduco che se lo ristrutturo è per migliorarlo e sarà interesse pubblico. Di conseguenza è una presa d’atto del Consiglio comunale, basta portarla in sede formativa e approvarla anche per pacchetti. Non è detto che deve andare una solo per volta, anche su pacchetti. Può essere fatto anche una volta ogni sei mesi un passaggio in Consiglio sui Piani casa che sono arrivati a destinazione e a richiesta in Comune.
Dovremo essere aperti ai suggerimenti che riteniamo plausibili e utili, come potrebbe esserci benissimo, e non escluderlo, il discorso che ha fatto il Presidente, che non ha detto che rifaremo un’altra legge tra un po’ di tempo, ha detto che è una legge importante, working in progress, che dovrà mettere alla prova i nostri territori. Se pensiamo che al terzo anno i Comuni non sono in grado, quasi per nulla, di arrivare ai PUG, nulla toglie che si può dare un anno in più o che si possa fare una norma che modifichi in parte questa che stiamo portando avanti. Ci può stare, nessuno qui ha la presunzione di avere la verità in mano.
Preciso tre cose che sono emerse erroneamente da un intervento – questo l’ho già detto prima - l’emendamento sulle varanti sostanziali lo pone anche la maggioranza, lo vorremmo portare a 24 mesi. Ho preso spunto dall’intervento della Consigliera Casini, che ha detto che c’è un emendamento, presentato dalla minoranza, che prevede quattro anni. Mi sembra eccessivo, poi su questo discuterà la Commissione, io non sono neanche Consigliere. Noi proponiamo due anni, riteniamo che sia una buona mediazione su un’esigenza reale che è emersa dal confronto che c’è stato in queste settimane.
Rigetto fortemente il fatto sulle norme del cratere, che hanno la scadenza a due anni, perché non hanno nessuna scadenza, sono legate alla fase di emergenza del terremoto, sono fuori dai PUG e dalle attuali programmazioni previste dalla legge, legate allo stato di emergenza del terremoto. Nulla si tocca all’interno del cratere sismico. Il Piano casa nelle zone B si può continuare ad applicare tramite le nuove procedure, che portiamo avanti con la legge, con delle situazioni diverse da quelle precedenti, non è più il 40%....
PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Ruggeri.
Marta RUGGERI. Grazie, Presidente. Il Movimento 5 Stelle ritiene che questa proposta di legge sia incoerente con i principi del contrasto al consumo di suolo. Un principio che la proposta di legge sostiene di perseguire nei termini generali, ma non certo nei provvedimenti concreti. Ormai è chiaro a tutti, anche ai negazionisti, che stiamo subendo un evidente repentino cambiamento climatico. Sono quattro gli eventi alluvionali estremi accaduti in poco più di un anno: quello del 15 settembre 2022 che ha interessato alcune zone delle province di Ancona e Pesaro-Urbino provocando 13 vittime e causando notevoli danni agli edifici, alle attività produttive e alla viabilità; quelllo dell’1 maggio 2023 nella confinante Regione Emilia-Romagna; quello del 16 maggio 2023, che ha di nuovo coinvolto le Regioni Marche ed Emilia-Romagna e l'ultimo accaduto poche settimane fa in Toscana.
In questo contesto tutti gli esperti ci stanno segnalando un campanello d'allarme in merito ai piani regolatori dei Comuni che consentono di costruire troppo e male.
Secondo il più recente rapporto ISPRA nella Regione Marche tutti i Comuni ospitano aree a pericolosità elevata, molto elevata di frana o con pericolosità idraulica media o alta. Inoltre, sempre nella nostra regione si registra il numero più elevato a livello nazionale di beni culturali in area rischio frane a pericolosità elevata, molto elevata.
Sempre secondo l'ultimo rapporto ISPRA nel biennio 2021/2022 nella regione Marche abbiamo avuto un incremento di suolo consumato di 218 ettari, che certifica un consumo di suolo medio annuo per abitante superiore alla media nazionale.
Davanti a questi numeri occorre essere legislatori responsabili ed attuare scelte risolute, per quanto difficili. Non possiamo più tentennare con proposte di legge come questa che contengono deroghe, che lasciano praterie aperte alle valutazioni dell'amministratore locale di turno.
La proposta di legge in esame, inoltre, non affronta il tema dell'adozione dei piani di eliminazione delle barriere architettoniche, i PEBA, ovvero l'eliminazione di tutti gli ostacoli fisici, a volte insormontabili, per la mobilità di coloro che per qualsiasi causa hanno una capacità motoria ridotta o impedita, sia in forma permanente che temporanea. Il PEBA è un vero e proprio strumento di gestione urbanistica per pianificare gli interventi necessari a rendere accessibili edifici e spazi pubblici. Sono troppi i Comuni che ancora non lo hanno adottato, pertanto riteniamo che dovrebbero essere previste da questa legge di riordino delle norme che condizionino l’adozione dei nuovi strumenti urbanistici alla preventiva adozione dei PEBA.
In questa proposta di legge, un po' come per il PEBA, sono stati completamente ignorati i principi virtuosi che riguardano l'autoproduzione di energia da fonti rinnovabili e la raccolta e l’utilizzo di acque meteoriche negli edifici. Proprio su quest'ultimo tema ricordo all'Assemblea che da marzo giace depositata una mia proposta di legge, la n. 173, che spero venga presto portata in discussione in Commissione e arrivi anche in Aula.
Sono due temi presenti quotidianamente nelle cronache nazionali e locali, dalla crisi energetica ai grandi impianti fotovoltaici ed eolici a terra, ai disagi della crisi idrica. Nella proposta di legge di riordino delle norme per la pianificazione il governo del territorio, invece, questi due argomenti sono trattati in maniera sommaria e generica, utilizzando espressioni come sostenibilità ed efficientamento energetico, senza una conseguente applicazione concreta. Sarebbe opportuno disciplinare i casi in cui l'autoproduzione di energia da fonti rinnovabili e la raccolta e l’utilizzo delle acque meteoriche siano oggetto di prescrizioni negli interventi di rigenerazione urbana. La produzione di energia solare sui tetti degli edifici deve essere agevolata, incentivata e quando è il caso prescritta, soprattutto da parte di chi si vanta di ostacolare la presentazione di progetti di impianti di produzione di energia rinnovabile a terra. Ciò è necessario, in particolar modo, in una Regione che è la peggiore in Italia per quanto riguarda la produzione di energia, con un deficit energetico che sfiora il 70%. Sempre più spesso assistiamo nelle nostre città ad interventi di demolizione e ricostruzione di edifici esistenti in quartieri residenziali già saturi dal punto di vista urbanistico, quasi sempre in questi casi, come consentito dai piani regolatori e dalle normative vigenti, si verificano ampliamenti volumetrici ed una crescita spropositata delle unità immobiliari, aumentando il carico urbanistico in modo insostenibile, stravolgendo le caratteristiche originarie dei quartieri residenziali e provocando evidenti problemi di servizio e di parcheggi.
Nel lotto dove prima c'era una villetta, un'abitazione bifamiliare vengono realizzati 8/10 miniappartamenti, non essendoci spazio per realizzare i relativi parcheggi a servizio dei condomini, i Comuni consentono di monetizzarli rilasciando permessi di costruire dietro un corrispettivo, a fronte di parcheggi non realizzati. In questo modo il carico urbanistico all'interno di questi quartieri aumenta in maniera spropositata a discapito della qualità della vita dei cittadini.
Al di la dei termini di scadenza del piano casa, nulla di concreto c'è in questa proposta di legge per fermare questo fenomeno, nella previsione di limiti all'aumento del carico urbanistico negli interventi di rigenerazione urbana, né un auspicabile divieto di consentire da parte dei Comuni la monetizzazione delle deroghe agli standard urbanistici previsti.
Ho ascoltato sia oggi in Aula che qualche settimana, fa qualche giorno fa a Fano la presentazione di questa proposta di legge da parte sia dell'Assessore Aguzzi che da parte del Presidente Acquaroli e devo dire che ho sentito una visione un po’ diversa. Oggi l'Assessore Aguzzi non l’ha ripetuto, ma nell’incontro di Fano ha detto che questa legge, essendo stata fatta insieme al Ministero, era preferibile non cambiarla, non dico che sia blindata, però ha fatto capire che anche in Consiglio regionale ci sarebbero state poche modifiche. Dopo è arrivato il Presidente Acquaroli che, come oggi, ha dato una lettura completamente diversa, dicendo che la proposta era aperta ad eventuali emendamenti.
Io ho presentato otto emendamenti sui temi di cui ho parlato fino adesso, che sono quelli che al mio Movimento stanno più a cuore, li ho presentati anche in Commissione e devo dire che non sono stati discussi, ma sono stati bocciati senza un approfondimento. Mi auguro che oggi non succeda la stessa cosa vista l'apertura che ha fatto il Presidente Acquaroli. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Livi.
Simone LIVI. Grazie, Presidente. Vorrei ringraziare chi ha voluto fortemente questa norma e chi ci ha lavorato per tantissimi mesi. Il primo ringraziamento alla Giunta, al Presidente, all'Assessore Aguzzi, poi alla Commissione, ai relatori di maggioranza e di minoranza. Un ringraziamento particolare anche alle strutture, mi riferisco al dirigente del settore urbanistico e a tutti i suoi collaboratori, anche alla segretaria della nostra Commissione, tutti quelli che hanno lavorato per mesi su questo testo e che hanno dato un contributo preziosissimo. Do il ben venuto al dottor XY, che ha lavorato come consulente per la stesura di questa norma.
Entrando nel merito, facendo una panoramica di tante cose che sono state anche dette, però è bene ripetere e accentuare qualcosa.
L’abbiamo detto in tutti i modi, è intervenuto anche il nostro Governatore per dirlo, l’ha ripetuto anche l'Assessore, questa non è una legge ingessata. Il Presidente non voleva dire che tra un anno andremo a rifare un'altra norma, voleva dire che, credo di interpretare nel modo giusto, laddove questa legge, nel momento in cui verrà messa a terra, dovesse presentare delle criticità oggettive, che provengono dal nostro territorio, nessuno ci impedisce di rimodulare alcune questioni. Non è ingessata, è stato detto anche questo, e se da parte della minoranza c’è la voglia di produrre alcuni emendamenti o alcune cose che possono essere condivisibili, che non vanno a stravolgere il senso della norma, possono essere tranquillamente prese in considerazione. Nessuno, perlomeno da parte di questa maggioranza, credo di poter parlare a nome di tutti, cerca lo scontro, muro contro muro. Vedo che ora nella minoranza non c'è nemmeno un singolo Consigliere, questo mi spiace, comunque ci porta a dire che la legge può essere tranquillamente anche rivista e rimodulata laddove ci fossero delle problematiche.
Vorrei ribadire i principi di questa di questa norma, sono 10 i principi cardine che, secondo me, rappresentano la vera fase innovativa che questa norma detta. Il consumo del suolo, che non è in realtà un consumo di suolo zero, è un consumo del suolo contenuto, vicino allo zero; la coerenza con gli strumenti di pianificazione, con la Regione e la Provincia, che non è stata depauperata, anzi oggi partecipa sin dall'inizio con la CeVI direttamente alla stesura dei piani e alla copianificazione; accordi operativi e piani urbanistici esecutivi. anche questa è un'altra novità, la perequazione urbanistica e territoriale, la città pubblica con degli standard che garantiscono maggiore vivibilità delle nostre città. Questo anche per rispondere un po' a quanto era stato detto prima da qualche Consigliere di opposizione. Poi la rigenerazione urbana e la riqualificazione del fabbricato, che oggi rappresenta una enorme volumetria che tutti i Comuni hanno in abbondanza nei propri piani regolatori. Sono originario di un Comune piccolino e nel nostro piano regolatore generale c’è una volumetrica adatta per un numero di abitanti, addirittura, sei volte superiore agli attuali abitanti. Anche qui credo che sia importante intervenire come abbiamo fatto.
La norma che più ha interessato il dibattito sia tecnico che politico in questi mesi riguarda l'articolo 33, le norme transitorie.
Mi preme ribadire che il Piano casa dall’1 gennaio 2024 nella Regione Marche, come in nessun'altra Regione, tranne l'Emilia-Romagna che ha inserito una norma all'interno della propria legge urbanistica, non esiste più. La nostra concertazione con il Ministero della cultura ci ha portato a prevedere in questa norma, la fase transitoria, di avere lo stesso…, non chiamiamolo più Piano casa, chiamamolo, magari, riqualificazione dell'edificato, chiamiamolo come volete, ma ha lo stesso potere di fare ampiamenti fino ad un massimo del 20%. Certo, con una procedura che c'è stata richiesta, una procedura che fino al 10% vede la possibilità di andare direttamente in Consiglio comunale, mentre dall'11 al 20% prevede la Commissione locale paesaggistica. Questa, comunque, è una garanzia per poter continuare su quello che fino ad oggi abbiamo chiamato Piano casa.
Sul testo che è arrivato in Aula ci sono 12 mesi, però c'è un emendamento che la maggioranza ha predisposto per portare la deroga a 24 mesi, che è un giusto compromesso.
Le garanzie per i territori colpiti dal sisma, che sono all'interno del cratere, su questo non vi è il minimo dubbio, nella legge è specificato molto bene.
Questa norma è condivisa, è andata avanti per mesi, mesi in cui sono stati fatti degli incontri con tutti i soggetti interessati, poi è ovvio che ogni portatore di interesse può avere delle richieste da inoltrare alla Regione. Abbiamo fatto circa 40 audizioni, ho preso degli appunti e in queste audizioni tutti o quasi tutti, salvo rare eccezioni, hanno espressamente detto che questa è una legge necessaria, che va a snellire l'iter urbanistico nella nostra regione. Sono stati fatti dei passi avanti, un percorso positivo ed utile. Una legge necessaria.
Per non parlare poi della categoria ambientalista, la quale ha affermato di aver provato, dal 2014, con le precedenti amministrazioni, a suggerire alcune modifiche urbanistiche in merito all'ambiente, ma non è stata mai ascoltata, mentre questa amministrazione ha recepito molte nostre richieste, addirittura inoltrate da anni.
La condivisione c'è stata, poi, è ovvio, posso capire che magari all’opposizione dia fastidio che in tre anni questa amministrazione abbia voluto e portato in Aula questa norma. Capisco che politicamente possa dare fastidio, però siamo disponibili al confronto e lo saremo sempre. Dirò di più, lo siamo sempre stati, non mi sembra che il Governatore Acquaroli e questa maggioranza abbia negato il confronto con l’opposizione o con chiunque avesse espresso la volontà.
Sono stati sollevati dei temi che riguardano l'ambiente, vorrei ricordare che il Ministero dell'ambiente non partecipa alla pianificazione urbanistica, è il Ministero della cultura che partecipa alla pianificazione urbanistica. Ma, non essendo questo un testo unico, è ovvio che parliamo di alcuni aspetti, senza tralasciare – ci mancherebbe l’altro - l'aspetto ambientale, in merito al quale abbiamo una certa sensibilità.
Si è detto che i Comuni non sono attrezzati per redigere i PUG in quattro anni, non lo so, questo lo vedremo, intanto è intenzione di questa amministrazione di dare degli incentivi o preparare anche dei corsi di formazione per i tecnici comunali per fare questo percorso e redigere i PUG in quattro anni. Poi se così non sarà, ci sarà la possibilità di prorogare.
Ringrazio tutti i Consiglieri per aver interagito su questa proposta di legge perché ritengo che sia una pagina importantissima. Dalla legge n. 34 del 1992, dopo 31 anni, è cambiato il mondo. Ritengo che una pianificazione del territorio completamente diversa da quella esistente era un atto davvero necessario e quando sarà a regime andrà a snellire gli iter urbanistici di questa attualmente vigente in questa regione. Sono convinto che tanti amministratori, a prescindere dal colore politico, dall'appartenenza, e tanti tecnici ringrazieranno l'amministrazione per aver voluto a tutti i costi questa nuova norma urbanistica.
Credo che oggi sia una giornata molto positiva per questa amministrazione e l'invito è ad apprezzare e votare questa nuova legge. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Biancani.
Andrea BIANCANI. Grazie, Presidente. Ho sentito dire che in qualche modo gli attori che dovrebbero applicare questa norma sono favorevoli e apprezzano questa legge. In Commissione non ci sono stato perché non ne faccio parte, leggendo la stampa non mi ricordo di un intervento del genere, a meno che la stampa non abbia censurato gli articoli a favore della norma. Ma dagli ordini professionali alle imprese, agli enti pubblici, almeno nella mia provincia non mi viene in mente qualcuno che si sia alzato a difesa della legge.
In Commissione, temendo il Consigliere Serfilippi, hanno dato un parere positivo, poi hanno chiamato i Consiglieri Biancani, Vitri e, non so, il Consigliere Baiocchi dicendo che il parere non era positivo, ma negativo.
Voglio ricordare che questa legge nasce per dare una risposta al Piano casa, che oggi non si chiama più così, dopo essere stato prorogato per 13 anni e con il Governo Meloni non lo è più stato. Il Governo Meloni ha detto no alla proroga del Piano casa, non ha detto solo no al Piano casa, ma vuole partecipare alla pianificazione, che non sta nè in cielo nè in terra. Se fossi stato il Presidente della Regione o l’Assessore all’urbanistica sarei andato in maniera abbastanza nervosa non al Ministero, ma dal Capo del Governo o dal Ministro a dire che i suoi funzionari stavano esagerando, perché non solo non prorogano il Piano casa, che nella mia Regione voglio prorogare, poi magari mi prendo l’impegno di inserirlo in una norma, ma addirittura vogliono i pareri del Ministero dappertutto. Avete idea di che cosa vuol dire chiedere un parere al Ministero? Soprattutto perché sono sotto organico, non perché non vogliono dare i pareri. Io riceverò almeno 20 telefonate al mese perché le pratiche che vanno al Ministero non tornano indietro. Al di là dei tempi!
(intervento fuori microfono)
Andrea BIANCANI. Quando l’Assesore Aguzzi faceva il Sindaco la pianificazione la faceva lui, gli enti davano il parere di conformità rispetto agli strumenti sovraordinati, non partecipano alla decisione. Per me è assurdo che un Sindaco adesso deve ascoltare la Provincia, la Regione ed il Ministero nella pianificazione. Tanti auguri! Prima se la Provincia diceva no, mica lo diceva perché era contraria alle scelte pianificatorie del Comune, se diceva no era perché la pianificazione che il Sindaco aveva fatto non era conforme alle norme sovraordinate. Era il tecnico che verificava la normativa, e se la normativa tornava, andava avanti. Non è che il Presidente della Provincia pianificava con il Sindaco. Io sono il Sindaco, prendo gli schiaffoni da tutti, tutte le responsabilità e poi quando vado a pianificare devo chiedere, all’Assessore provinciale o regionale, o addirittura al burocrate di turno del Ministero, se va bene come pianifico. A me sembra una cosa allucinante. Gli enti ed i vari professionisti…, non mi sembra, la pianificazione è contraria al principio di sussidiarietà, cioè: pianifichiamo tutti insieme e vigliamoci bene. Quando mai.
Per quanto riguarda il tema del consumo del suolo zero, la Regione Emilia Romagna non so se ha fatto bene o no, ma le capacità edificatorie le ha azzerate, da noi tutte le capacità edificatorie, che saranno sviluppate al 40% - 50%, rimangono valide, non si parte da capo e da oggi si pianifica con un altro criterio, no, si parte con tutti i retini che inondano tutti i Comuni della nostra regione. Perché se andate a vedere i retini delle aree edificabili o nelle zone di espansione rimangono validi, in più arrivano le aree vocate. Una slavina, oltre le aree già presenti andiamo a definire le aree vocate dappertutto, così in queste si può costruire, ovviamente, qualora la Regione volesse perché compartecipa nella pianificazione con il Comune. E’ assurdo, chi lo fa, voi avete un’idea di come sono messi gli enti? Nella provincia di Pesaro Urbino si occupano di queste cose 2 o 3 persone, a livello regionale forse 2 sono nell’ufficio urbanistica, al Ministero neanche uno. Tutta questa roba con chi pensate di farla? Le capacità edificatorie rimangono, non si modifica niente e il Piano casa… Il Ministero della cultura ci ha detto che vuole - Il Ministero vuole? - che vada in Consiglio comunale. Poi cosa c’è? Il Consiglio comunale, la pubblica utilità, la Commissione paesaggio, l’accordo con il Ministero, per poter partire... Il messaggio è che non si parte l’1 gennaio, per presentare un progetto del 10% -15% in più, non solo deve andare in Consiglio comunale, non solo ci vuole la pubblica utilità, non solo ci vuole la Commissione paesaggio, ma ci vuole anche l’accordo con il Ministero. Praticamente il badante del Ministero della cultura mette parola su tutto. Ci vuole anche l’accordo! A me sembra una follia. Io speravo nel Consigliere Serfilippi, Presidente della Commissione, mi sono detto: è agosto, in Giunta avranno un po’ fretta, tanto che ho anche scritto una nota, ma secondo me non l’hanno mai letta. Speravo nel Consigliere Serfilippi, che ho conosciuto come persona molto attenta, ed ho pensato che se le cose non andavano bene, sarebbe intervenuto e avrebbe portato tutto alla normalità. Questa volta neanche uno come il Consigliere Serfilippi è riuscito a portare la normalità, è un delirio.
Questa è una norma che complica la vita dei cittadini, alle imprese, ai tecnici ed agli enti locali, allunga i tempi di autorizzazione, aumenta i vincoli, i pareri e toglie una competenza tipica del Consiglio comunale, del Sindaco, che è quella della pianificazione, individuando soggetti che entrano nella pianificazione e non sanno niente. Domani mattina se dovessi diventare Presidente della Regione dovrei collaborare per la pianificazione di Ascoli Piceno. Per quanto sia, non a caso, i collegi sono separati per provincia, in modo tale che i Consiglieri non possono essere eletti tutti in un territorio, sennò potevano essere 15 della provincia di Pesaro. Abbiamo divisi i territori, così ognuno è rappresentato e ben conosciuto, secondo il principio della sussidiarità e della conoscenza maggiore dei luoghi. No, la Regione e il Ministero intervegono nella pianificazione! Penso che sia un errore grave. Ritengo anche che questa legge con le varianti a 12 o 24 mesi…, ma tanto si modifica perché, come il Piano casa, arriverà a fine dicembre la richiesta di proroga e, quindi, le varianti sostanziali si potranno fare sempre. Tenendo validi un buon piano regolatore e la possibilità di fare varianti sostanziali, il PUG non verrà mai applicato. Questa è la mia opinione, neanche a perdere tempo. Se uno ha la forza di fare le cose si vede al primo giorno: Questa è una norma che nasce con un po’ di attributi, ma sbagliando tutta la modalità, mettendo le proroghe. Praticamente dice: “Ragazzi, state a sentire fate come vi pare. Noi ci abbiamo provato”. Arriveranno tutti i Sindaci e gli amministratori a dire che loro non ce la fanno, non ci stanno dentro, le imprese non vogliono e e faremo il classico all’italiana non c’è niente di più definitivo di una cosa provvisoria. Questa è una mia sensazione.
Ritengo che sia un grave errore perché era una grande opportunità, quella che ha anche esposto la Consigliera Ruggeri, della trasformazione, della riqualificazione dell’ambiente, ma purtroppo tutto questo non c’è e grazie a tutte le proroghe che sono previste i piani regolatori di oggi rimarranno validi, si potranno fare le varianti sostanziali, che all’inizio non si potevano fare, non si poteva neanche tornare da edificabile a terreno agricolo perché quella è una variante…
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Serfilippi.
Luca SERFILIPPI. Grazie, Presidente. Dopo le parole del Consigliere Biancani chiedo, come Presidente, di rimandare l’atto in Commissione perché un atto così disastroso per la nostra Regione deve essere completamente rivisto. A parte gli scherzi, credo che oggi - o domani - gettiamo le basi per un nuovo sviluppo del territorio della regione Marche.
Una norma attesa da tanti anni, vecchia di 31 anni, probabilmente quasi 35, vista la gestazione di cui una legge di questo genere ha bisogno. Dal 1992 ad oggi sono passati oltre trent'anni, è chiaro che una modifica andava fatta, un testo nuovo e semplificato andava fatto.
Credo che questa sia una legge importante che oggi o domani l'Assemblea legislativa voterà a maggioranza.
È chiaro che da parte del Partito Democratico…, che in tutti questi anni non ha avuto mai la forza, il coraggio di arrivare fino in fondo e approvare una nuova legge, come hanno fatto le altre Regioni, che avrebbe consentito alla nostra Regione di non terminare il Piano casa, ma di continuarlo in maniera regolare. Oggi su questo ci mettiamo una pezza, visto i danni che avete causato negli anni in cui avete governato. Noi siamo indietro di tanti anni, mentre le altre Regioni hanno fatto questo passaggio, hanno innovato la loro funzione regolativa e noi oggi o domani approveremo questo atto importante.
Dopo trent'anni, abbiamo un nuovo testo chiaro, snello, innovativo. L’iter in Commissione è stato lungo, pertanto faccio i ringraziamenti al relatore di maggioranza Consigliere Assenti e alla relatrice di minoranza Consigliera Casini ,e, nonostante i tanti emendamenti, in Commissione abbiamo fatto un ottimo lavoro, di oltre un mese. Ringrazio anche i componenti della Commissione, i tecnici, la Segretaria ed anche i tecnici della Regione Marche e tutta la parte legislativa, nonché l'Assessore Aguzzi per il primo testo.
Un testo che come Commissione abbiamo modificato, e su questo ci tengo a ringraziare l'Assessore Aguzzi perché non ha mai posto veti su eventuali modifiche che la Commissione riteneva opportune. Questo non è scontato perché ci sono interessi importanti e la legge urbanistica o del governo del territorio muove tanti interessi contrastanti tra loro, tra Comuni, associazioni di categoria, sindacati.
Come Commissione in un mese e mezzo abbiamo fatto un lavoro importante. Ringrazio tutti i Commissari perché abbiamo audito tutti, dalle università ai sindacati, le associazioni di categoria, le associazioni di qualsiasi genere e tipo. L’INU, ad esempio, ha dato un altro importante contributo, tutti gli ordini degli ingegneri, degli architetti, dei geologi, degli agronomi, dei forestali. Abbiamo ascoltato tutti, le varie università. E’ stato fatto un lavoro importante.
L'unica critica l'abbiamo ricevuta da un’associazione, che vede il Sindaco di Pesaro…, che purtroppo non ha partecipato, nonostante l'avessimo invitato in audizione. Non è una critica è, un dato di fatto, perché li abbiamo invitati e non hanno partecipato.
Come Commissione abbiamo fatto un ottimo lavoro, penso che abbiamo migliorato in maniera consistente l'atto che la Giunta ha formulato, cito il Piano casa che si chiamerà “Ampliamento in deroga”. Abbiamo snellito la procedura, si poteva fare forse di più, meglio? Probabilmente sì, se avessimo avuto il PPR aggiornato.
Credo che uno degli impegni maggiori che la Giunta e gli uffici devono portare avanti è quello di aggiornare, in collaborazione con il MiC, il Piano paesaggistico regionale, che è la base per far sì che molte delle istanze e delle critiche che voi oggi ci fate, domani non avranno bisogno di questo famoso accordo con il MiC, che entro il 31 dicembre gli uffici porteranno. Lo snellimento rispetto alle impostazioni iniziali è che chi vorrà ampliare in deroga fino al 10% avrà bisogno solamente di una delibera di Consiglio comunale, entro 60 giorni, ma anche prima, si potrà ottenere l’istanza. Tra il 10 e il 20% ci sarà un passaggio nella Commissione locale per il paesaggio, Commissione indicata dal Sindaco, che non porrà veti se non ci saranno problematiche di diversa natura a livello paesaggistico; poi ci sarà la delibera del Consiglio comunale. La delibera di Consiglio comunale non dovrà essere per ogni istanza, ma potrà essere cumulativa, di più istanze.
Tutte queste lungaggini che il Partito Democratico intravede, io non le vedo, anzi, visto che tanti si riempono la bocca del costruire sul costruito di riqualificare l’edificato, chi vuole riqualificare la propria casa, migliorandola sia a livello energetico che sismico, può beneficiare di un ampliamento in deroga dal 10 al 20%. E non credo che i dirigenti comunali o i Consigli comunali porranno veti. Non so chi di voi ha bisogno di comprare casa, ma oggi comprare casa è un'impresa nella nostra regione. Penso alla mia città, dove i costi sono talmente alti che l'unico modo, per chi ha la fortuna di avere una casa di proprietà, è un piccolo ampliamento, che può essere fondamentale per far insediare una giovane coppia o dei figli.
Lo strumento del piano casa è stato lungimirante, in parte abusato con il super bonus e il bonus sismico, nel senso che ha consentito delle speculazioni che purtroppo in alcuni casi hanno creato problematiche a livello di parcheggi, di standard urbanistici, però, ormai questa è una fase superata e noi e i nostri figli pagheremo tutti i debiti contratti con il bonus 110 e con i bonus che abbiamo avuto in questi anni.
La Regione Marche di fatto salva il piano casa. Apprezzo lo sforzo che è stato fatto in maniera importante dalla Commissione, su istanza anche dei Comuni. Ho sentito tante critiche, ma noi in Commissione non le abbiamo sentite, tutti coloro che abbiamo audito ci hanno detto che finalmente la Regione Marche poneva le basi per una nuova programmazione del territorio. Certo, come tutte le cose tutto non è perfetto. Abbiamo migliorato e accolto in Commissione tante istanze che ci sono pervenute dalle varie università, associazioni di categoria, è chiaro che tutto non era perseguibile, ma con gli atti successivi a questa legge regionale riusciremo ad accogliere molte istanze che le categorie, penso all'Anci piuttosto che a Confartigianato, Confindustria o anche altre associazioni, ci hanno evidenziato.
Una delle istanze è quella dei Comuni, per i quali, è chiaro, che cambia molto. L'attenzione verso i Comuni deve essere massima.
E’ evidente che quando cambi una norma o qualcosa, in generale tutti sono contrari al cambiamento, anche nel piccolo Comune quando fai un marciapiede e una pista ciclabile lì per lì sono tutti contrari, ma poi con il passare degli anni le persone si adeguano. In questo caso è chiaro che, soprattutto per le amministrazioni comunali, andiamo a stravolgere i piani regolatori che abbiamo, consentendo norme molto più snelle e facili per chi vuole investire nella nostra regione, per chi vuole ristrutturare, riqualificare delle parti importanti del nostro territorio preservandolo. Questa è una legge che punta a questo.
Quello che chiedo è che i Comuni siano messi nelle condizioni, negli anni futuri, di approvare i PUG il prima possibile, con risorse e assunzioni di geometri, ingegneri, che possono lavorare ai piani urbanistici generali. E’ chiaro che nei prossimi anni un impegno della Giunta ci dovrà essere in questo senso.
Un'istanza pervenuta dai Comuni in questo regime transitorio riguarda la possibilità di inserire le varianti sostanziali – che secondo questo testo potranno essere approvate in un anno, ma due con l'emendamento di maggioranza - e nel frattempo iniziare a produrre i PUG.
Ben vengano i Comuni che vogliono sin da subito sperimentare i PUG, che sono un’innovazione importante, che snellirà di tanto le procedure per investire nel nostro territorio.
La settimana scorsa ho presentato più di 100 emendamenti al Piano regolatore generale del Comune di Fano, che ha portato una variante generale attesa da oltre 10 anni ed è ,a mio avviso, un Piano regolatore già vecchio e con norme vecchie. Se fossi stato il Sindaco avrei iniziato sin da subito il nuovo PUG per far si che chi vuole investire nella città di Fano, in quel caso, ma anche nelle altre città delle nostre Marche, abbia delle certezze e dei tempi rapidi di investimento. Nella mia esperienza di Assessore ho visto spesso che quando un imprenditore vuole investire nella propria città prima che si arrivi a compimento passano anni, mentre chi fa impresa nella nostra regione ha bisogno di tempi veloci, sicuri e snelli. Oggi con il metodo della CeVI in 60 giorni, più eventuali 90 giorni, un'impresa può partire e investire nel nostro territorio. Penso che questa sia un'innovazione estremamente importante che portiamo avanti nelle Marche.
Ho detto diverse cose, magari domani, quando analizzeremo il testo della legge, interverrò di nuovo, però credo che oggi gettiamo le basi per un nuovo sviluppo della nostra regione Marche, uno sviluppo che avevamo promesso in campagna elettorale perché abbiamo preso i voti dai cittadini marchigiani anche su questo tema. Oggi, grazie all'Assessore Aguzzi e al Presidente Acquaroli e alle modifiche che abbiamo portato in Commissione, sono sicuro che daremo gli strumenti per far sì che chi vuole investire - famiglie o imprese- nella nostra regione in breve tempo possa investire e dare sviluppo alle nostre Marche. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Marcozzi.
Jessica Marcozzi. Grazie, Presidente. Colleghi Consiglieri, oggi siamo chiamati a discutere e deliberare su una proposta di legge che segna un punto di svolta per il futuro e lo sviluppo urbano della nostra regione. Questo testo non è soltanto un documento legislativo, ma rappresenta un punto di vista strategico per le Marche, una eredità preziosa che lasceremo alle future generazioni, a differenza di ciò che è stato detto dai banchi della minoranza.
Questa legge rappresenta una visione ambiziosa per una Regione che guarda al futuro, siamo di fronte ad una riforma che, oltre 30 anni dopo l’approvazione della legge regionale del 5 agosto del 92, n. 34, si propone di riscrivere il modo in cui pianificheremo il governo e la gestione del nostro territorio.
Questa proposta di legge è un impegno verso lo sviluppo sostenibile, la tutela del nostro patrimonio paesaggistico e la promozione di una rigenerazione urbana che rispetta l’identità e la storia delle nostre comunità.
La forza di questa legge risiede nella sua struttura e nell'impianto basato sul principio di sussidiarietà interistituzionali che coinvolge tutti gli attori del territorio.
La conferenza di copianificazione e la valutazione interistituzionale rappresentano un modello esemplare di collaborazione democratica, dove ogni voce, dalla più grande istituzione al più piccolo Comune, può contribuire ad una visione collettiva nella pianificazione del governo territoriale, ad ogni livello.
Al centro di questa legge abbiamo inserito una particolare attenzione alla rigenerazione urbana e territoriale (articolo 25 e articolo 26), un concetto che va oltre la semplice costruzione o ristrutturazione. Parliamo di riqualificazione dell’edificato, di riuso responsabile delle risorse e di contrasto al consumo del suolo. Questo non è soltanto un obiettivo urbanistico, ma un impegno morale verso il benessere delle nostre comunità e la salvaguardia del nostro ambiente.
Un aspetto cruciale di questa legge, che merita particolare attenzione, è l'impegno verso lo sviluppo sostenibile e le valutazioni ambientali citate nell'articolo 5. La sostenibilità non è un'opzione, ma una necessità per il nostro tempo e soprattutto per le generazioni future.
Questa proposta di legge rappresenta un passo significativo in questa direzione e con questo strumento di pianificazione urbanistica lo sviluppo sostenibile non è solo un obiettivo, ma diventa una filosofia di vita e di governo. Ciò significa che ogni decisione, progetto, azione intrapresa nel nostro territorio sarà valutata non solo in base alla sua utilità economica immediata, ma soprattutto in base al suo impatto a lungo termine sull'ambiente, sulla società e sulla nostra economia.
Ogni progetto di sviluppo, ogni piano di rigenerazione urbana sarà sottoposto ad una rigorosa valutazione ambientale. Questo processo garantirà che tutte le decisioni urbanistiche siano prese con piena consapevolezza delle loro implicazioni ecologiche e sociali.
Un punto centrale è la riduzione del consumo del suolo, così come previsto dall'articolo 6 della presente legge.
Questa legge mira a limitare l'espansione urbana non necessaria e promuove il riuso del costruito. Proteggere il nostro suolo significa preservare la biodiversità, salvaguardare i nostri paesaggi e garantire spazi verdi per le future generazioni.
Questa proposta di legge introduce anche il concetto innovativo di città pubblica, secondo quanto previsto dall'articolo 21, un modello che rispetta il modo in cui viviamo e condividiamo i nostri spazi urbani. Significa aree verdi, servizi accessibili, mobilità sostenibile e una qualità della vita elevata per tutti i cittadini e soprattutto coesione sociale.
Questa è la visione di una città che appartiene a ciascuno di noi, che celebra una comunità e la condivisione.
Gli incentivi previsti da questa legge non sono solo un sostegno economico, ma un vero e proprio catalizzatore di cambiamento. Promuovono un’urbanistica consapevole che rispetta il nostro patrimonio naturale, culturale e incoraggia un approccio costruttivo alla riqualificazione urbana.
Questa è una legge che apre una strada attraverso una gestione più smart e digitale del nostro territorio. Un sistema integrato di dati informativi ci permetterà di avere una visione chiara e aggiornata del nostro territorio, rendendo il processo di pianificazione più trasparente, efficiente, partecipativo.
La normativa transitoria è stata accuratamente calibrata per assicurare una transizione morbida e rispettosa delle esigenze attuali, mantenendo al contempo una ferma direzione verso il futuro.
In conclusione, questa proposta di legge non è soltanto un insieme di norme, ma è il simbolo dell'impegno collettivo verso un futuro più promettente. Oggi in quest’Assemblea abbiamo l'opportunità di scegliere di ricostruire una regione che sia un esempio di sostenibilità con una comunità forte, più coesa, con standard di vita più elevati, partendo proprio dai piani territoriali ad ogni livello istituzionale.
Invito ogni Consigliere, sia della maggioranza che della minoranza, ma soprattutto della minoranza, a sostenere con passione questa proposta di legge attraverso la quale scegliamo di essere fautori di un cambiamento che modellerà il volto della nostra regione per i decenni a venire. Scegliamo di costruire un futuro migliore per la nostra regione. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Carancini.
Romano CARANCINI. Grazie, Presidente. Credo che questa legge riporti indietro la Regione di trent'anni rispetto alla pianificazione urbanistica, di fatto accentrando e riportando le condizioni della gestione della pianificazione verso il centro, come in maniera felice hanno individuato i tecnici delle Province, operando una vera e propria attività di sussidiarietà, al contrario.
L’esperienza marchigiana racconta di un’esperienza positiva di trent'anni, attraverso la legge 34/1992. In realtà non è vero fino in fondo che tale norma sia rimasta cristallizzata, in quanto ha ricevuto una serie di manutenzioni e integrazioni, anche con altre leggi importanti.
Oggi la Regione Marche, con una scelta politica ben chiara, riporta indietro e soprattutto accentra i poteri sulla pianificazione urbanistica, che è un fatto di una gravità assoluta.
In fondo dico che bisognerebbe leggere, ascoltare i contributi, quello che è stato fino a oggi. Il baricentro, il ruolo fondamentale nella pianificazione urbanistica è quello delle Province. Basta leggere quello che scrivono, probabilmente vi accorgereste che quello raccontato poco fa dal Presidente della Commissione Consigliere Serfilippi è pura fantasia, è una favola.
Queste considerazioni sono tratteggiate, dimostrate da alcuni passaggi importanti, ma prima di questo appare necessario…, e non l’abbiamo sentito dal relatore di maggioranza, nè dal Presidente della Regione nè dal Presidente di Commissione.
La domanda che credo possa considerarsi logica: ma perché riformate questa legge? Quale urgenza esiste? Quali problematiche sottese, emerse in questi anni, hanno indotto a questa esigenza? Nessuna, soprattutto nella fase transitoria che vive in questo momento la Regione Marche, dà il vero senso del perché nascosto, che porta a decidere di approvare in soli due mesi questa legge.
La realtà è chiara, la Regione Marche vuole mettere le mani sull’urbanistica regionale. Si fa presente, scrivono i tecnici delle Province, alcuni addirittura di destra, che la presente proposta di legge ha tolto, in alcuni casi completamente ridotto, il ruolo esercitato fino a oggi dalle Province nell'urbanistica e nella tutela del paesaggio a favore di un ruolo di rilievo e a prevalenza gerarchica assegnato alla Regione e al Ministero dei beni culturali.
Questo processo si potrebbe definire di sussidiarietà al contrario, oltre che di dubbia costituzionalità, e non trova nessuna ragione nella storia della legge 34/1992. Consigliere Assenti, come possono esercitare questo potere le mani… Voi sapete meglio di me quanto siano importanti i condizionamenti urbanistici.
Anche qui basta leggere, riferito alla CeVI e si scrive: “C’è un diritto di veto della Regione espresso sotto forma di posizione vincolante ai fini della valutazione conclusiva dei PTC provinciali e dei PUG comunali”. Voi condizionate tutto e vi lasciamo andare perché questa legge non partirà prima di 48 mesi e ascoltando stamattina l'Assessore all'urbanistica, addirittura i termini potrebbero essere allungati. Davvero una cosa incredibile, approvate una legge completamente contraria alle favole che state raccontando, dicendo che potrà essere applicata in maniera esecutiva, trascorsi quattro anni. E per fortuna, perché non sarà in grado di poter rispondere.
La Consigliera Marcozzi che si preoccupa del consumo del suolo - non ci sarà consumo del suolo - non ha letto la legge, perché all’articolo 6, primo comma si afferma in maniera solenne il non consumo del suolo, mentre all’articolo 6, terzo comma si dice: “Guardate, se facciamo consumo del suolo ci sono le misura compensative”. Quali sono le misure compensative? Non le indicate, siete generici perché non avete il coraggio di dire che le misure compensative dovrebbero essere quelle che revocano i diritti volumetrici già affidati e assentiti in sede amministrativa.
Raccontate le favole alle persone, la legge è scritta pure male, io non so chi ci ha lavorato. Ma lo sapete che l’articolo 9 della Costituzione è stato rinnovato? Come fate a non inserirlo nelle finalità iniziali? Non c’è scritto, è evidente che a voi del principio della sostenibilità ambientale di cui all’articolo 9, terzo comma… Sì, è inserito dentro, nascono al primo…, nelle finalità, fate riferimento ai trattati europei, alle leggi nazionali. Può darsi pure che mi sbagli, che abbia letto male. E’ scritta male, non solo ad un certo punto scrivete che la legge n. 25 nella parte finale è abrogata. C’è un mancato coordinamento, è scritta male, non so che ve l’abbia scritta, ma ci sono dei passaggi contraddittori, che penso andrebbero riformulati. Voi ci chiedete: “Che cosa potevamo fare?” Intanto fare una cosa diversa, sulla legge urbanistica si fa un’opera di manutenzione periodica, non certo quella del rinnovamento. Vi smentite da soli perché se la legge andrà in vigore la potrete applicare fra 48 mesi. Ma cosa pensate che sia questa legge? Quello che dice il Consigliere Cesetti, lo avete fatto anche per altro, approvate la legge e domani mattina racconterete che ci sarà il capovolgimento del mondo in senso ambientale, che il mondo sarà migliore grazie alla legge urbanistica regionale. E’ ridicola questa affermazione.
Che cosa potevate fare? Per esempio prevedere all’interno di questa legge. cosa che effettivamente manca, una vera e propria politica urbanistica della residenza popolare. Avete scritto niente su questo? Zero. Parlate di famiglia, vi riempite la bocca di famiglia e non capite che la chiave decisiva, strategica, direi fondamentale. seppure concorrente con altro, era una previsione innovativa rispetto alle aree destinate all’edilizia urbanistica popolare, altro che la vicenda… Il Consigliere Serfilippi dice che con questa legge le case che andremo a comprare costeranno di meno, io dico che è una cosa che non si può sentire, non so dove abbia mutuato questa convinzione.
Per finire: la partecipazione negata. Assessore Aguzzi, sa cosa scrivono i dirigenti provinciali, non politici, politici comunisti? Scrivono che il testo della proposta di legge già redatto e compiuto è stato posto per la prima volta a conoscenza e all’osservazione delle Provincie a fine luglio di quest’anno, poi non avete accolto le osservazioni, arrivando ad approvare la legge regionale il 10 agosto. Quando lei dice che avete fatto la partecipazione, lei non l’ha presentata con le norme, io c’ero – è sfortunato - è andato in giro con delle slide e ho sentito i tecnici che non capivano esattamente dove volevano arrivare. Zero partecipazione, avete approvato una legge in fretta per mettere le mani sull’urbanistica regionale per fare i vostri interessi. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Marinelli.
Renzo MARINELLI. Grazie, Presidente. Parto dalle affermazioni del Consigliere Carancini, che ha detto – e mi meraviglia - che la legge non doveva essere rinnovata, visto che era attuale. Non so se si ricorda che periodo stavamo vivendo, questa è una legge approvata nel 1992, scritta a fine anni ‘80, era un mondo nel quale…, forse neanche ce ne rendiamo conto, qualcuno non era neanche nato e non se lo può ricordare.
Avevamo un modello di sviluppo marchigiano, le fabbriche crescevano, la popolazione andava nei centri, si spopolava la campagna, quindi, è stata fatta una legge urbanistica improntata su quegli obiettivi.
Da amministratore approvai il primo piano regolatore nel 1997, dopo cinque anni e nessuno venne a dire niente. Sono i tempi tecnici che occorrono per una revisione del piano, quattro anni sono più che comodi, magari riuscissimo nei quattro anni perché poi diventa sempre molto complicato.
E’ stato fatto un lavoro epocale. Prima il Consigliere Cesetti ha parlato di Banca Marche, che, forse, se ha avuto delle difficoltà è proprio grazie agli investimenti che sono stati fatti nel settore immobiliare, sono stati acquistati terreni e oggi ci troviamo con tante aree, che sono fuori dai centri, metà urbanizzate e metà no. Era necessaria una revisione, una riqualificazione urbana, un migliore consumo del suolo.
Questa legge va nella direzione giusta, nella direzione che noi tutti vogliamo.
Si parla di Piano Casa, la Regione Marche è l’unica ancora ad avere il Piano Casa e grazie all’approvazione di questa legge riusciremo, anche se in modo un po' più complicato, ad avere dei benefici in quasi tutte le aree dove c’era prima il Piano casa. Anche su questo penso che dovremmo fare chiarezza e non fare tanto terrorismo perché, secondo me, questo non ci aggrada.
Per quanto riguarda il fatto che la legge è stata approvata in fretta, certo il Partito Democratico in 25 anni l’ha portata in Commissione, poi alla fine è stata ritirata. Noi abbiamo avuto il coraggio, la forza e l’unità per portarla avanti e approvarla. Penso sia qualcosa di positivo.
E’ stata fatta in fretta? L’iter è durato due anni, ci sono state 48 audizioni, sono stati consultati le associazioni di categoria e gli ordini professionali. Siccome non sono un tecnico ho chiesto un parere a due esperti, mi hanno dato due pareri opposti, uno ha detto che due anni erano troppi ed un altro che due anni erano pochi, così come le associazioni di categoria, alla fine hanno fatto sintesi, ma non tutti la pensano allo stesso modo all'interno degli ordini professionali, ognuno ha un suo modo e una sua visione. Ci possono essere visioni diverse, su questo sono d'accordo, abbiamo intrapreso una strada nuova che guarda al futuro, che va ad orientarsi sulle nuove esigenze perché sono passati 40 anni, era un mondo diverso.
Ringrazio l'Assessore Aguzzi che si è adoperato affinché questa legge fosse approvata, era un un impegno che avevamo preso. Un grande plauso va al Presidente della Commissione Consigliere Serfilippi che è riuscito, oltre alla proposta della Giunta, a cogliere tutte le istanze che sono pervenute dal territorio, dai Consiglieri e dalla Commissione. Un ringraziamento va ai tecnici, ci può essere qualche errore, lo facciamo tutti, però è stato fatto un buonissimo lavoro, dopodichè, come la legge urbanistica del 1992 è stata rivista più volte, aggiornata, non è detto che anche questa non potrà nel tempo…, qualora vedremo delle discrepanze o situazioni in cui non può essere applicata nel miglior modo possibile. Non abbiamo gli occhi chiusi, ma vigili ed il nostro intento è quello di incontrarci fra sei mesi con le associazioni di categoria, i Comuni, gli enti, il CREL, il CAL per vedere se l’applicazione ha creato dei problemi, perché se questo è, siamo pronti a modificarla. Dopo 32 anni, come fate a dire che non ce ne era bisogno, siamo in due mondi diversi, forse se non ci fosse stato negli ultimi 30 anni…, nei 2000 precedenti non c’è stato un cambiamento epocale, come c’è stato in questi ultimi 30 anni, quindi, ben venga questa legge e ringrazio ancora tutti coloro che ci hanno lavorato.
Passeremo all’esame degli articoli, saremo attenti e se c’è qualcosa di condivisibile, che può apportare un miglioramento a questa legge, non saremo miopi perché vogliamo il bene dei cittadini. Le leggi passano, sì, tramite le Province, abbiamo tolto loro delle competenze, ma forse le abbiamo coinvolte dall'inizio, che è la situazione migliore, piuttosto che fare i controllori, creando spesso dei problemi. L’anno scorso un imprenditore voleva installare un’azienda nel nostro territorio, ci ha rinunciato proprio per le lungaggini che abbiamo con le varianti che dobbiamo applicare adesso.
L’intento è quello di agevolare e di snellire, se così non è, interverremo successivamente, però è una legge della quale vado fiero anch’io, per il mio contributo, per aver fatto sì che oggi possiamo discuterne e magari domani approvarla. Va nella direzione che tutti noi vogliamo, c’è il cambiamento climatico, cambiano le condizioni, abbiamo bisogno di recuperare, stiamo parlando di borghi, turismo, togliere le aree di espansione, che creano solo dei problemi, e puntare tutto sulla rigenerazione e su un minore consumo di suolo. Penso che sia fondamentale per lo sviluppo della nostra regione da qui agli anni futuri.
Rinnovo il ringraziamento a tutti coloro che ci hanno lavorato e a coloro che con il loro contributo possono migliorare questa legge. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Rossi.
Giacomo ROSSI. Grazie, Presidente. Non entro nel merito di questa legge, perché ne hanno parlato in maniera molto approfondita i colleghi, e non mi ripeto.
Vorrei parlare del metodo di approvazione di questa legge, che è stato contestato e a me questo fa rabbrividire.
Prima di questa legge sono stati fatti nel territorio incontri informativi e partecipativi, la legge ancora non era ben definita, questo significa una vera partecipazione, a dimostrazione di quello che dico. Poi in III Commissione, ringrazio soprattutto il Presidente Consigliere Serfilippi, abbiamo udito tutte le categorie, ha dimostrazione che su questa legge abbiamo sentito tutti, addirittura, prima dell'approvazione, ci sono stati ulteriori momenti di condivisione pubblici, come quello di Fano. Tanto che io avevo detto che era un rischio perché prima della legge andare in un'assemblea pubblica poteva esporci anche ad eventuali critiche. In quell'incontro non è arrivata una critica sostanziale e vicino a me c’era la Consigliera Ruggeri che può testimoniare, c'erano tutti. Ulteriormente sono stati dati dei pareri dagli enti preposti, parte di questi pareri sono stati recepiti, addirittura ci saranno emendamenti da parte dei Consiglieri della III Commissione, con i quali recepiremo questi ulteriori pareri.
Penso che non ci sia stata una legge in questa legislatura più partecipata e condivisa. I Consiglieri di maggioranza…, tra l’altro, qui ci sono almeno tre ex Assessori della precedente Giunta, vorrei chiedere loro quale legge hanno approvato che abbia avuto questo metodo condiviso. Avete approvato una legge che ha avuto questo iter nel territorio, un confronto con le Commissioni, me la citate? Una legge non deve avere il 100% dei consensi, sarebbe una cosa strana, però ci sono stati dei momenti, sia pubblici che istituzionali, di confronto, nei quali c’è stato un recepimento vero.
Criticate il merito di questa legge, se lo volete fare, ma non criticate il metodo con cui è stata approvata perché in questi due anni e mezzo non c’è stata una legge più condivisa di questa. Grazie.
PRESIDENTE. Gli interventi sono terminati. Ha la parola il relatore di maggioranza Consigliere Assenti.