Resoconto della seduta n.15 del 24/03/2026
SEDUTA N. 15 DEL 24 MARZO 2026
La seduta inizia alle ore 10:45
Presidenza del Presidente
Gianluca Pasqui
PRESIDENTE. Buongiorno a tutti. Dichiaro aperta la seduta dell’Assemblea legislativa regionale n. 15 del 24 marzo 2026. Do per letto il processo verbale della seduta n. 14 del 10 marzo 2026, il quale, ove non vi siano opposizioni, si intende approvato ai sensi del comma 4 dell'articolo 53 del Regolamento interno.
Richiamo, inoltre, ai sensi del comma 5 dello stesso articolo, l’attenzione di tutti i Consiglieri sulle comunicazioni distribuite, con cui porto a conoscenza dell’Assemblea quanto espressamente previsto dal Regolamento interno.
Comunicazioni della Giunta regionale sul tema della sanità regionale
PRESIDENTE. L’ordine del giorno della seduta odierna prevede al primo punto le comunicazioni della Giunta regionale.
Ha la parola, per le comunicazioni, l’Assessore Calcinaro.
Paolo CALCINARO. Grazie, Presidente. Sono qui a iniziare questa carrellata molto importante sulla tematica e lo faccio dicendo che quando mi è stata chiesta la disponibilità a prendere questo incarico, non ho dubitato un secondo, perché la sanità è quell’aspetto che coinvolge ogni cittadino della nostra regione e per questo credo che sia l'impegno più alto che chi ha preso questo percorso, quello dell'amministrazione, possa arrivare ad onorare.
Cominciando questo percorso, è evidente che immediatamente ci si trova di fronte ad una sorta di drago a due teste, non è quello che combatteva San Giorgio, non è quello dell'Apocalisse, che ne aveva sette, ma un drago a due teste. Le due teste quali sono? Le conoscete tutti quanti, perché per strada tutti parlano di una problematica tra queste due dicotomie su cui la sanità oggi si rappresenta, purtroppo. Da una parte il tema delle liste d'attesa, dall'altra il sovraffollamento dei pronto soccorso. Questo è quello che sentiamo dalla gente, è questo il sentore. In mezzo, lo voglio dire subito, ma non lo dice Paolo Calcinaro, c’è qualcosa che viene da lontano ed è la qualità della presa in carico, alta, una qualità importante del nostro sistema marchigiano, che viene testimoniata anche da rilevamenti oggettivi e nazionali.
Tuttavia non possiamo affrontare questo drago a due teste se non partiamo un attimo anche dagli ultimi anni, non per decisione di qualcuno qui dentro o di coloro che ci sono stati in precedenza, per carità, sgombro immediatamente ogni dubbio. Se pensiamo che oggi non ci sia una diretta conseguenza sullo stato attuale della sanità rispetto alle scelte che furono fatte con il decreto Balduzzi nel 2013, e poi messe a terra da chi c'era negli anni successivi, ovviamente commettiamo una distorsione troppo grande di quello che ruota intorno alla sanità.
Il decreto Balduzzi portò nel nostro territorio alla chiusura di vari ospedali. Mi aiuto perché non li ricordo a memoria - anche se sto iniziando a conoscerli girando sul territorio, alcuni mi dicono, mi narrano e mi fanno vedere, poi dirò perché mi fanno vedere - Sassocorvaro, Cagli, Fossombrone, Sassoferrato, Loreto, Chiaravalle, Cingoli, Recanati, Tolentino, Treia, Matelica, Corridonia, Montegiorgio, Sant'Elpidio a Mare, ci possiamo aggiungere anche il depotenziamento di Corridonia, di Porto San Giorgio e di tante altre strutture fatto con delibere di Giunta regionale. Qui voglio ricordare, soprattutto, la n. 139 del 2016 e la n. 1554 del 2018, addirittura, con la chiusura dei punti nascita, che è stato un altro tema molto sentito nella nostra regione. Credo che tanti in questa Aula abbiano vissuto questo periodo, magari da Sindaci di città più strutturate che non hanno avuto una chiusura - guardo il Consigliere Mangialardi - ma ci sono anche altri Sindaci che hanno vissuto questo periodo della nostra attività amministrativa facendo battaglie per non arrivare alla chiusura dei propri presidi.
Da questo punto di vista noi - all’inizio, forse anch’io come Sindaco di Fermo - non percepivamo quello che era il grande rischio. Per carità, non si colpevolizza chi in quel momento occupava questi stessi banchi in maggioranza, era arrivata una legge dello Stato e chi era in Regione, ovviamente uomo di Stato, non poteva deviare, però l'effetto c'è stato. Pensiamo alle riduzioni dei posti per acuti che ci sono state nella nostra regione, decine e decine, anche centinaia. Pensiamo ai reparti che sono stati chiusi e che sono stati accorpati in presidi maggiori, quelli che oggi abbiamo come DEA di primo livello. Quei reparti, che fornivano prestazioni, visite, esami radiologici, oggi non sono più funzionanti.
Pensiamo, soprattutto, ai pronto soccorso che c'erano e che ora non ci sono più, senza – e qui lo dico perché su questo non c'è possibilità di smentita - la costruzione di un sistema alternativo ai pronto soccorso chiusi, che abbia funzionato; perché non ha funzionato. Questo è evidente.
Questa è la situazione di partenza, a cui si è aggiunta l'emergenza Covid, un'emergenza che ha… lo dico perché capisco gli ultimi mesi del precedente Presidente della Giunta regionale ed anche i due anni e mezzo buoni di chi mi ha preceduto in questo ruolo, concentrato totalmente sul parlare di chiusure, di regione rossa, regione arancione, di vaccini, di vaccinazioni, di hub, di screening per le positività, lasciando totalmente fuori il corso della sanità, quella in tempo di pace, quella che era la sanità fino all'avvento del Covid. Covid che ci ha lasciato anche oggi un'altra eredità, purtroppo, che è il calo delle vocazioni ospedaliere ed infermieristiche, anche se queste hanno finalmente una curva in crescita.
A fronte di una situazione del genere, c'è un lavoro grande da fare. Su questo voglio dire che c'è una sanità fatta da uomini, da professionisti, al Dipartimento, all'ARS e su tutti i territori, che cercano di dare tantissimo, tutto se stessi, per cercare di affrontare la realtà pur nelle difficoltà che ho annunciato. Quello che si fa non è un merito dell'Assessore, ma la sommatoria di tutte queste persone che cercano di dare tutto.
Cosa fare a fronte di questa situazione? Iniziare a lavorare su progettazioni concrete, che possano rispondere alle emergenze che ci sono.
Voglio iniziare sottolineando qualche importante passo in avanti fatto, soprattutto negli ultimi mesi, cinque mesi, in merito a quanto ho narrato. Cinque mesi, lo dobbiamo ricordare, perché a volte sembra che l'Assessore sia qui da una vita, assumendosi responsabilità di anni, che finisce per portarsele dietro. Sono abituato anche a questo e lo faccio volentieri, ma ogni tanto ricordo che prima di questi cinque mesi ci sono stati anni, se non decenni; ciononostante le responsabilità me le prendo.
Allora, sul tema delle liste d'attesa, oggi il pubblico, la nostra parte, può fare questo, perché c'è un'offerta e c'è una domanda. L'offerta può fare questo: può andare a cercare agenda per agenda, Azienda per Azienda, tutti i margini di ottimizzazione e riapertura, sia nelle prime che nelle seconde chiamate.
Questa ottimizzazione deve essere fatta anche rispetto a tutte le prese in carico ospedaliere che vengono lasciate lì, nelle agende, vuoto per pieno, e vedere se queste sono sufficienti oppure possono essere - come stiamo vedendo in alcuni casi - sovrabbondanti e senza richiamata.
Rivalutare, richiamare quello che era scomparso da un po' di tempo, cioè l'overbooking, quella possibilità di aggiungere qualcosa alle varie liste e cercare di concentrare - anche qui si può fare per quanto riguarda la diagnostica e le visite - sui marchigiani quanto stiamo facendo, soprattutto nel privato convenzionato, e per i fuori regione, che è un tema che viene da anni addietro.
Allora, ricalibrare sui marchigiani. Questo lavoro non sarà facile, non è che tra un mese qualcuno pensa di venire qui e chiedere: “Allora, a che punto siamo, agenda per agenda, Azienda per Azienda?” Alla fine di questo lavoro noi dobbiamo dire: “Bene, l'offerta ha fatto quella miglioria che poteva e doveva fare”. Lasciamo perdere le visite nei weekend: sappiamo che è un segno, ma sappiamo che quella non è una risoluzione. Chi lo può pensare?
Il pubblico ha fatto il passo che doveva fare, che era dovuto. Dobbiamo anche vedere, ad un certo punto, l'appropriatezza della domanda. Perché il problema delle liste di attesa è dovuto all’offerta, che ha i suoi passi da correggere, e anche alla domanda che, non sempre, non totalmente, possiamo dire appropriata. Dobbiamo fare alcuni passi, oltre che, secondo me potrebbe essere una cosa sacrosanta, dare una sanzione a chi prenota, toglie un posto alla comunità e poi non si presenta.
C’è poi l'altra testa del drago, che è quella dell'affollamento dei pronto soccorso. È un dato evidente, che - lo ripeto - ha una matrice altrettanto chiara nelle chiusure di cui abbiamo parlato in precedenza.
Il pronto soccorso dobbiamo cercare di migliorarlo sotto due punti di vista. Il primo è quello dell'entrata, dare alternative credibili e funzionanti specialmente ai codici bianchi e verdi, ai codici di minore gravità, affinché non arrivino ai pronto soccorso, oppure al loro interno avere dei percorsi diversi rispetto alle urgenze.
Il secondo riguarda un’altra difficoltà dei pronto soccorso, che è quella delle dimissioni. Le dimissioni creano spesso un effetto - lo so benissimo – destabilizzante, quello del boarding, cioè quello dei barellati sui corridoi. Su questo dobbiamo e possiamo dare una risposta a breve, riservando dei posti per i nostri pronto soccorso negli ospedali di comunità, laddove ovviamente ci siano setting adeguati per il paziente stabilizzato, da dimettere, anche tramite un bed manager che venga dal pronto soccorso e sia istituzionalizzato nei confronti di tutti gli altri reparti dell'ospedale.
La creazione, anche dentro alcuni ospedali, di camere filtro, admission room, laddove possibile, per far attendere chi è in lista di ricovero nei reparti per acuti e snellire anche e soprattutto i fine settimana. Abbiamo visto una cosa incredibile: a volte ci sono posti letto sul territorio, ma non possono essere utilizzati perché manca il medico che firmi l'accettazione del ricovero. Quindi, dobbiamo semplicemente snellire la procedura nel fine settimana, lì si crea un tappo impensabile. Queste azioni possono essere fatte. Attenzione - lo voglio dire - gli Ospedali di Comunità…, oggi abbiamo quelli PNRR e, su quelli, lo dico, si partirà, ci sarà il via. Il target del PNRR - lo ricordo - è nazionale, quindi non c'è un ritardo che porterà le Marche ad essere escluse. Dobbiamo essere onesti intellettualmente quando facciamo comunicazione verso il cittadino: o ce la fa l'Italia o non ce la fa l'Italia. Questo lo voglio dire, spero, in modo tombale per non tornare ogni volta a dire: "Le Marche verranno tagliate fuori". No. “La casa di comunità di Chiaravalle verrà tagliata fuori”. No, non è così. Parliamo la stessa lingua su questo. Noi dovremo continuare, anche impegnandoci come Regione ed andare, nei prossimi anni, nelle strutture chiuse dopo il 2014, il 2015, nelle quali ci sono corridoi, stanzoni - non dico da Shining perché quello del film era stretto, mentre quelli sono larghi e possono essere solo il set di un film thriller – che sono inutilizzati e non ce lo possiamo permettere. Dobbiamo recuperarli per dare al territorio…
Territorio, questa parola di cui ci si riempie spesso la bocca, che ha stecche di ospedali chiuse e non utilizzate. Su questo dovremmo impegnarci come Regione, per recuperarle gradualmente con personale e risorse, partendo, magari, da quelle in cui occorrono meno risorse per ripristinarle.
Dobbiamo fare il percorso inverso di chi, all'epoca, ha assecondato - perché lo doveva assecondare - non creando grandi alternative o alternative che oggi avrebbero garantito un sistema in grado di reggere sul territorio. Questo è evidente.
Dobbiamo fare il percorso inverso rispetto a quello che è stato fatto negli anni dopo il decreto Balduzzi. Dobbiamo portare in quest'Aula la legge sull'emergenza-urgenza rispetto all’impegno assunto con il personale del 118, che oggi attende fortemente questa innovazione che supera i confini, toglie burocrazia e aiuta in situazioni molto delicate.
Presidenza del Vicepresidente
Giacomo Rossi
PRESIDENTE. Come stabilito dalla Conferenza dei Presidenti di gruppo passiamo alla prima mozione.
Mozione n. 14
ad iniziativa del Consigliere Mangialardi
“Potenziamento del Servizio sanitario regionale nei territori di Senigallia, Val Misa e Val Nevola (distretto sanitario AST di Senigallia)”
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la mozione n. 14 del Consigliere Mangialardi.
Ha la parola, per l’illustrazione, il Consigliere Mangialardi.
Maurizio MANGIALARDI. Grazie, Presidente. Intanto ringrazio sia l'Ufficio di Presidenza che i Presidenti dei gruppi consiliari per aver accettato la richiesta dei Gruppi di opposizione in merito a questa seduta di Consiglio dedicata esclusivamente alla sanità. Ne avevamo bisogno anche per un arretrato di atti ispettivi che si sta stratificando.
La mia mozione, Presidente, è dentro questo solco, perché tratta del potenziamento del Servizio sanitario regionale nel territorio di Senigallia, delle Valli del Misa e del Nevola, distretto sanitario AST di Senigallia.
La mozione l'avevo addirittura presentata nel mese di ottobre 2024 e, purtroppo, non era stata discussa. Il testo che oggi giunge in Aula ha subìto delle piccole modifiche e devo ringraziare la Consigliera Ruggeri perché - anche per una certa analogia di difficoltà delle due città, Fano e Senigallia, le uniche che non hanno in previsione una Casa di comunità - sentendoci, l’abbiamo integrato.
Viene aggiunta ai servizi necessari, per potenziare il Servizio sanitario regionale, l'importante figura dell'infermiere di quartiere. Di fatto, questa è la modifica della precedente mozione.
La proposta, come si evince dal titolo, potrebbe avere un carattere locale, ma, in effetti, Assessore, tratta di temi che lei ha affrontato nella sua relazione, ossia i servizi territoriali e la loro organizzazione - lo dico senza nessun tipo di polemica - non in questi cinque mesi, ma nei cinque anni precedenti. Il tema è lì, cioè cosa è stato fatto nei cinque anni precedenti. Ci fa piacere che oggi ci sia un’abiura anche rispetto alle scelte fatte che si sono stratificate, anche quelle precedenti. Concordo sul fatto che quando furono realizzati gli interventi aderenti al decreto Balduzzi, poi non sono state messe in campo le necessarie condivisioni.
Però, non abbiamo controvertito quella modalità, anzi l'abbiamo acuita e oggi stiamo a discutere situazioni come queste.
Il D.M. 77 imponeva una serie di risorse da utilizzare per la medicina del territorio, che si articolava, come sappiamo, in Case di comunità, in modo particolare, e in Ospedali di comunità, e dei territori sono stati falcidiati. Tant'è che in pieno recupero - guardo il Consigliere Caporossi che l'ha sottolineato anche in Commissione - abbiamo fatto un'altra delibera di Giunta regionale per integrare quella precedente del 2022, in cui abbiamo messo dentro un’ulteriore previsione di Case di comunità e di Ospedali di comunità, forse solo a compensazione, senza soldi e senza strutture. Quello sarà oggetto di lavori nei prossimi cinque mesi, Assessore.
Di fatto, in questo territorio non era stata prevista una Casa di comunità, come per il territorio della città di Fano, non rispettando le indicazioni del D.M. 77. Quindi, ci trovavamo con una sola Casa di comunità prevista, ahimè o per fortuna, a Corinaldo, che è in mente di Dio quando verrà conclusa. Io non mi sono mai permesso, Assessore - solo per sottolinearlo – di dare responsabilità per il ritardo regionale, ho fotografato l'esistente. La Casa di comunità di Corinaldo non c'è, non ci sarà per giugno, non ci sarà nemmeno per il prossimo giugno, perché i lavori - sono oltre 3 milioni - non riusciremo a farli, ma intanto si stratificano le difficoltà.
Assessore, lei ha detto che il target non è di carattere regionale, ma nazionale, quindi quel tipo di recupero, dal punto di vista meramente finanziario, si potrà realizzare, ma, intanto, accumuliamo dei ritardi sul territorio che, agenda per agenda, Azienda per Azienda, alla fine non riusciremo a compensare, perché la medicina del territorio non c'è e non abbiamo nemmeno i contenitori. Quello di Corinaldo, alla pari di quello di Chiaravalle, non c'è. Rimango sul tema del nostro territorio.
La mozione, Assessore, non è la mia, perché è stata costruita con tutti i Comuni del territorio, tra l'altro, approvando l'atto in Consiglio, c'era già una piena condivisione delle associazioni di categoria, dei sindacati, delle… Un percorso partecipativo, vero, che ancora non è sfociato in nulla.
Su Senigallia c'è la previsione della Casa di comunità individuata nell'attuale poliambulatorio, ma non ci sono le coperture finanziarie ed anche lì avremo un ulteriore ritardo. Stessa cosa, lo dico, per l'Ospedale di comunità. Questo era un errore assoluto nella programmazione, che noi avevamo sottolineato, anzi, il nostro gruppo nell’undicesima legislatura aveva fatto emendamenti per evidenziare l'errore in modo da poterlo correggere, guardo sempre la Consigliera Ruggeri. Invece, sembrava, come al solito, che l'atto dovesse arrivare in Consiglio intonso e così doveva uscire e quel territorio è stato ulteriormente penalizzato. Dopodiché una successiva delibera di Giunta regionale integrava la previsione con 20 posti per l'Ospedale di Comunità a Senigallia. Anche lì, chiacchiere e atti che non hanno avuto una conseguenza e un'efficacia. Non abbiamo visto nulla. Questo è l'elemento più preoccupante, perché, se non rispettiamo i tempi, se le strutture non vengono realizzate, se l'organizzazione della medicina del territorio non ha nemmeno l'orizzonte temporale, significa che l'aggressione che l'Assessore ha evidenziato sulle liste d'attesa e sul pronto soccorso rimane un’assoluta chimera.
Con la mozione chiediamo questo, recuperiamo la proposta precedentemente avanzata e vogliamo capire dalla Giunta che cosa intende mettere in campo per il territorio delle Valli del Misa e del Nevola, in cui c'è una popolazione anziana, in percentuale superiore a quella regionale e, ovviamente, a quella nazionale, e l'Ospedale di Senigallia e il pronto soccorso sono perennemente sotto pressione, senza tener conto delle ricadute nel periodo estivo. Quindi c'è la necessità di accelerare.
Confido vivamente che i cinque mesi che sono trascorsi, che non sono stati in grado di compensare i cinque anni di assoluta confusione, possano trovare nel prossimo periodo una risposta per quel territorio. Grazie.
Mozione n. 20
ad iniziativa dei Consiglieri Mastrovincenzo, Mancinelli, Catena, Cesetti, Piergallini, Vitri
“Progetto per il riutilizzo della sede INRCA di via della Montagnola”
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la mozione n. 20 del Consigliere Mastrovincenzo.
Ha la parola, per l’illustrazione, il Consigliere Mastrovincenzo.
Antonio MASTROVINCENZO. Grazie, Presidente. Questa mozione è un vero e proprio atto di indirizzo, una proposta concreta, per la verità, che era già nata nel corso degli anni, già nel 2023 come proposta di tutto il centro-sinistra di Ancona. Ho ripreso una precedente mozione presentata nella scorsa legislatura, che non era stata discussa, e la ripresento in questa occasione.
Partiamo da un presupposto, che la popolazione italiana, ma, soprattutto, quella marchigiana sta invecchiando. Il trend è costante, un invecchiamento costante che deve, ovviamente, portare a pensare a delle soluzioni. A questo riguardo, siccome nei prossimi anni - parlo di anni, perché, finora, del nuovo INRCA avete inaugurato solo una facciata, facendo sorridere i cittadini marchigiani - dovrebbe essere inaugurato e completato il nuovo INRCA in zona Osimo, Ancona sud e si lasceranno i locali dell'attuale INRCA in via della Montagnola. A questo riguardo apro e chiudo parentesi. Assessore, lei ha parlato, solo facendo un cenno, delle Case di comunità, chiedendo di parlare la stessa lingua, dovreste dirlo alla Corte dei Conti che vi ha sollecitato più volte l'ultimazione di queste strutture. Non ha fatto cenno, ad esempio, ai due grandi ritardi che riguardano l'edilizia sanitaria: il nuovo INRCA e l'Ospedale Salesi, il nuovo Salesi a Torrette.
Tornando al merito della proposta, il vecchio INRCA, prima o poi, sarà abbandonato, l'attuale sede di via della Montagnola e, allora, con questa mozione presentiamo delle proposte per il riutilizzo di quei locali. Sarebbe importante tenere insieme opportunità e bisogni per realizzare un progetto di riutilizzo di quei locali, che mantenga una finalità pubblica di tipo sanitario e sociale, che dia una risposta ai crescenti bisogni di protezione della popolazione, di assistenza, con particolare riferimento, ovviamente, alla popolazione anziana e più fragile. Questo seguendo dei criteri cardine: il rispetto della destinazione per usi di carattere sanitario, socio-sanitario e sociale; la sostenibilità, per dare concretezza ad una proposta progettuale che abbia l'effettiva e tempestiva possibilità di realizzazione; la capacità di trovare soluzioni che diano risposta ai bisogni della popolazione; l'integrazione dei servizi sociali, sanitari e abitativi, che è in grado di fornire quel livello superiore nella qualità dei servizi.
La proposta di riutilizzo dell'area ex ospedaliera di via della Montagnola può essere composta da cinque sotto-progetti.
Servizi ambulatoriali: si dovrebbe realizzare un poliambulatorio specialistico ad orientamento geriatrico, con tutte le discipline relative alle malattie più diffuse (cardiologiche, geriatriche, neurologiche, eccetera).
Le Cure intermedie: l'INRCA gestisce una struttura di cure intermedie di circa 30 posti che, per mancanza di spazi, è collocata in affitto presso i locali messi a disposizione dalla struttura privata “Residenza Dorica” alla Baraccola di Ancona. Si potrebbe, eventualmente, trasferire la struttura di 30 posti letto di cure intermedie dell'INRCA da “Residenza Dorica” agli immobili di via della Montagnola.
Il Centro diurno Alzheimer: l’INRCA gestisce un Centro diurno Alzheimer che è attualmente collocato presso Villa Gusso, in via Santa Margherita di Ancona. A causa degli spazi ridotti, il Centro diurno accoglie 13 anziani, anche se la struttura è autorizzata per ospitarne 20. Il trasferimento del Centro diurno Alzheimer nell'area di via della Montagnola permetterebbe di ampliare fino a 20 il numero di anziani accolti.
Poi alloggi assistiti: c'è un grande bisogno di creare alternative alle strutture residenziali per anziani che si avvicinino il più possibile alle case di civile abitazione, ma in una condizione che dia più protezione e più sicurezza. In questo campo di azione non c'è solo una tipologia di intervento, ma una pluralità di modelli alternativi alla residenzialità collettiva che si possono genericamente chiamare “alloggi assistiti” o “alloggi protetti” racchiudendo con queste parole più modelli. Peraltro “alloggi assistiti” in quei locali sarebbero particolarmente apprezzati dagli anziani fragili proprio per la contiguità con gli altri servizi sanitari.
Infine altre attività: l’INRCA già oggi ha diverse attività che per ragioni di spazio sono distribuite in varie sedi. La disponibilità dell'area della Montagnola potrebbe essere l'occasione per rivedere la riallocazione di talune attività e per collocare in quella sede le attività sanitarie non ospedaliere.
Questo è un progetto globale, realizzabile, che guarda al futuro, che può dare garanzie e sicurezza agli anziani e, in particolar modo, a quelli non autosufficienti e alle loro famiglie.
Con questo atto di indirizzo impegniamo il Presidente e la Giunta regionale a dare attuazione, in accordo, con l'INRCA, al progetto che abbiamo appena esposto, che abbia, quindi, come assi portanti lo sviluppo di servizi ambulatoriali con particolare riferimento a quello geriatrico, la realizzazione di un polo sanitario con il trasferimento delle cure intermedie, l'ampliamento del Centro diurno, lo sviluppo dei servizi residenziali innovativi. Grazie.
Mozione n. 21
ad iniziativa dei Consiglieri Mastrovincenzo, Catena, Cesetti, Mancinelli, Piergallini, Vitri
“Interventi per contrastare le enormi liste di attesa nelle residenze socio-sanitarie per anziani e demenze”
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la mozione n. 21 del Consigliere Mastrovincenzo.
Ha la parola, per l’illustrazione, il Consigliere Mastrovincenzo.
Antonio MASTROVINCENZO. Grazie, Presidente. Le persone complessivamente in lista di attesa nelle residenze sociosanitarie anziani e demenze sono 7.600. Questi sono dati pubblicati dal Gruppo Solidarietà, che fa un'opera importantissima per la nostra regione. Nello specifico: 1.015 nelle RSA, 6.635 nelle Residenze protette e, di questi, 1.668 nei posti per demenze. Questo numero è largamente superiore sia ai posti convenzionati, stimabili in 6.000/6.200, che autorizzati, circa 7.400. Il totale delle persone in lista è superiore, a livello regionale, non solo ai 6.800 posti potenzialmente convenzionabili, ma anche ai 7.320 autorizzabili, come da delibera di Giunta regionale del 2017.
Un dato di questo genere indica che: la gran parte delle persone in lista non entreranno mai, purtroppo, nei posti convenzionati; si aprono, di fatto, prospettive interessanti per i soggetti privati che, considerata la quantità della domanda, hanno poco interesse anche al convenzionamento; è molto concreto il rischio che la richiesta di autorizzazione per strutture sociali per autosufficienti (che non hanno più il vincolo del tetto autorizzabile) abbia l'obiettivo di ospitare, seppur illegittimamente, persone non autosufficienti.
Anche nei Centri diurni demenze, servizi che migliorano la qualità di vita delle persone e delle famiglie, la lista è quasi pari all'offerta (in attesa risultano 264 persone, pari all'89% di quelli convenzionati), in una situazione in cui i posti attivi sono inferiori a quelli previsti e finanziabili; si aggiunga il quadro confuso rispetto alla frequenza che in alcuni Centri viene ridotta al fine di dar di far fronte alla domanda. In alcuni Centri le molte frequenze part-time indicano il tentativo di far fronte alla domanda attraverso la riduzione della frequenza. Quella che tempo fa era un'urgenza, oggi è diventata una vera e propria emergenza. Gli interventi indispensabili per la residenzialità devono essere parte di una progettualità più complessiva che non può prescindere da un costante sostegno alla domiciliarità.
Faccio presente che in tutta la regione vivono 45.500 anziani non autosufficienti circa. Di questi l'82% vive in casa, mentre il 18% risiede in una struttura. I servizi a disposizione delle famiglie sono molto scarsi, solo il 18% che gestisce a domicilio una persona anziana non autosufficiente accede a qualche forma di sostegno. L'87% delle persone con disabilità che necessitano di assistenza continuativa vive a casa e solo il 38% riceve qualche forma di sostegno, ben 2.300 sono in residenza protetta. La popolazione sta progressivamente invecchiando e sta aumentando il numero di persone con disabilità. Quindi nelle Marche circa il 16% delle persone non autosufficienti vive nelle residenze e l'84% è a casa. Complessivamente il 25% di chi sta a casa riceve una qualche forma di sostegno, mentre il 75% non riceve alcunché. Le strutture, lo ricordo, non stanno beneficiando dei contributi promessi dalla Giunta regionale e sono costretti ad alzare le rette.
Le famiglie devono sopportare sempre maggiori costi, maggiori spese, sia se i loro congiunti sono ospitati nelle strutture, sia se vivono in casa. Ricordo anche che dal 2022 la Giunta Acquaroli ha sostituito 5,5 milioni di euro di risorse regionali del Fondo non autosufficienza con fondi europei, non aumentando minimamente l'importo complessivo, nonostante l'abissale e crescente distanza tra domanda e offerta e le ripetute richieste delle associazioni del settore di ripristinare le risorse regionali precedenti.
Quello della non autosufficienza è un tema fondamentale per la coesione della nostra regione, ma voi non ne siete assolutamente consapevoli. Con questo atto di indirizzo il Consiglio regionale impegna la Giunta e il suo Presidente, a mettere in atto, da subito, una serie di interventi fondamentali: la realizzazione di nuovi posti, premiando chi ha dimostrato di lavorare bene; la trasformazione di quelli per autosufficienti; il convenzionamento immediato dei posti autorizzati; l'aumento e la trasformazione dei posti per demenze; la rivisitazione degli standard assistenziali e dei modelli delle residenze; il potenziamento importantissimo degli interventi di sostegno alla domiciliarità condizione, ovviamente, per ridurre la domanda di residenzialità. Grazie.
Mozione n. 34
ad iniziativa dei Consiglieri Seri, Caporossi
“Corso di Formazione Specifica in Medicina Generale (CFSMG) nelle Marche – proposte”
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la mozione n. 34 dei Consiglieri Seri, Caporossi.
Ha la parola, per l’illustrazione, il Consigliere Seri.
Massimo SERI. Grazie, Presidente. Questa è una proposta che, assieme al Consigliere Caporossi, abbiamo raccolto da manifestazioni di preoccupazione e da suggerimenti di giovani medici di medicina generale. Dico all'Assessore che questo vuole essere un contributo e non un atto strumentale o polemico.
A cosa ci riferiamo nello specifico? L'attuale struttura dei corsi di formazione specifica in medicina generale consiste in un percorso triennale, a tempo pieno, necessario per l'accesso alla convenzione come medico di medicina generale, come è stato richiamato anche nell'intervento introduttivo - in futuro svolgerà sempre più un ruolo strategico - e prevede l’obbligo di frequenza e partecipazione alle attività formative. Ai corsisti è riconosciuta una borsa di studio finanziata dal Fondo sanitario nazionale e, in misura crescente, dalla Regione Marche.
Considerata la portata dell'investimento regionale recente, se pensiamo al triennio 2023-2026, sono state finanziate 76 borse complessive, di cui 42 dal Fondo sanitario nazionale e 34 aggiunte dal PNRR. Nel triennio 2025-2028 sono state aumentate, 160 borse complessive, di cui 47 finanziate dal Fondo sociale nazionale; ben 113 sono state borse aggiuntive regionali e questo fa onore. Si tratta di un incremento significativo dell'offerta formativa.
Tutto questo si scontra con una crescente difficoltà nel coprire i posti disponibili. L'attuale regime di incompatibilità è molto rigido nei confronti di questa disciplina, in particolare, il corso è incompatibile: con qualsiasi attività libero-professionale (intra o extramoenia); rapporti convenzionali e incarichi con il Servizio sanitario nazionale, inclusi incarichi a tempo determinato; attività di lavoro dipendente o parasubordinato. Le uniche eccezioni consentite riguardano, in condizioni di carenza, le sostituzioni temporanee dei medici di medicina generale.
Questa situazione, se la confrontiamo con le altre scuole di specializzazione, per i medici in formazione specialista universitaria prevede un vincolo di esclusività con divieto di altre attività lavorative, salva la libera professione intramuraria in casi specifici. Tuttavia, negli ultimi anni, è stata allentata questa rigidità, consentendo, in particolare con la legge di bilancio 2025, una deroga alle incompatibilità e di assumere incarichi libero-professionali o collaborazioni coordinate e continuative, fino a un massimo di otto ore settimanali, presso il Servizio sanitario nazionale, presso le strutture sanitarie private o soggetti privati. Quindi, se guardiamo, c’è una disparità fra il corso dei medici di medicina generale e la formazione specialistica universitaria. Se questo lo consideriamo con la grave carenza che c'è di medici di medicina generale, registriamo un calo di appeal per partecipare a queste borse.
Dati della Fondazione GIMBE ci dicono che nel 2024, su 2.623 borse di studio disponibili, ne sono state coperte solo 2.240, con un 15% di posti rimasti vuoti. Se il focus lo facciamo sulla nostra regione, la situazione peggiora, nel senso che la percentuale è molto più alta e sono rimasti più posti non occupati. Ma la stessa questione riguarda anche la stima in prospettiva, perché sempre lo studio della Fondazione GIMBE ci dà dei dati preoccupanti, significativi, con il numero di medici vacanti a livello nazionale e a livello regionale, che sono significativamente molto alti.
Se guardiamo avanti, si stima che ci sono oltre 5.500 medici di medicina generale a livello nazionale mancanti. In previsione, nel 2027 si registreranno altri 7.000 pensionamenti. Quindi, capite che la situazione è veramente drammatica.
Conosciamo benissimo - prima si parlava di pronto soccorso, di Case di comunità - il ruolo strategico che possono svolgere nella sanità di oggi e del domani i medici di medicina generale.
Ritenuto che l'attuale situazione sia in parte dovuta all'intreccio tra forte rigidità del regime di incompatibilità, e visti anche alcuni esempi… per esempio, c'è il “decreto Calabria”, così chiamato, che, al fine di fronteggiare situazioni di gravi carenze di medici di medicina generale, ha previsto la possibilità di impiegare, con incarichi convenzionali temporanei, medici iscritti al Corso di formazione specifica in medicina generale. Questo per citare un esempio che ha portato buoni risultati.
Detto questo, si impegna la Giunta e l'Assessore, per quanto di propria competenza, attraverso l’interlocuzione con il Ministero della salute e con il Ministero dell'università e della ricerca, a promuovere una revisione del regime di incompatibilità del corso di formazione a cui abbiamo fatto riferimento, anche alla luce dei precedenti normativi introdotti dal decreto legislativo n. 35/2019 e di consentire ai corsisti di medicina generale lo svolgimento di attività lavorative regolamentate, entro i limiti orari definiti e al di fuori dell'orario formativo.
Inoltre, impegna a valutare, d'intesa con il Ministero della salute e con il Ministero dell'università e della ricerca, la possibilità di attivare percorsi di accesso alla medicina generale riservati a medici specialistici in discipline - questa sarebbe una buona cosa - (ad esempio medicina interna, cardiologia, diabetologia) basati sul riconoscimento delle competenze già acquisite e sui moduli formativi integrativi specifici per la medicina del territorio, al fine di favorire un più rapido e qualificato inserimento di nuovi professionisti nel sistema dell'assistenza primaria.
Concludendo, come vede, questa è una proposta costruttiva, che raccoglie un bisogno, raccoglie dei suggerimenti che vengono dagli addetti ai lavori.
Penso che l'approvazione di un documento come questo sia utile anche all'Assessore, sapendo che le competenze non sono sue, ma nel dialogo e nella conversazione con i Ministeri di competenza, potrebbe essere da esempio per altre Regioni che possono in qualche modo seguire questa indicazione. Grazie.
Presidenza del Presidente
Gianluca Pasqui
Mozione n. 37
ad iniziativa dei Consiglieri Cesetti, Caporossi, Mancinelli, Ruggeri, Nobili, Seri, Mangialardi, Catena, Mastrovincenzo, Piergallini, Vitri
“Revisione del Piano Socio Sanitario Regionale, degli atti aziendali e istituzione unità di crisi per la sanità regionale”
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la mozione n. 37 dei Consiglieri Cesetti, Caporossi, Mancinelli, Ruggeri, Nobili, Seri, Mangialardi, Catena, Mastrovincenzo, Piergallini, Vitri.
Ha la parola, per l’illustrazione, il Consigliere Cesetti.
Fabrizio CESETTI. Grazie, Presidente. Prendo atto con grande soddisfazione della presenza del Presidente Acquaroli in questa seduta del Consiglio regionale, nonostante, immagino, gli impegni. Sarebbe stato strano se avessimo svolto questo Consiglio regionale monotematico in assenza del Presidente. Perché, come sosteniamo nell'atto che mi appresto a presentare in quest'Aula, su mandato di tutti i Consiglieri della minoranza consiliare… tant'è che è stato sottoscritto da tutti e, su questo, vorrei precisare al Presidente che quando io agisco nelle mie prerogative, nei miei doveri di Consigliere regionale - riconosciuti, tra l'altro, come per tutti, dalla stessa Costituzione - non lo faccio mai a titolo personale, lo faccio per la sanità, per lo svolgimento delle mie funzioni.
Mi rivolgo al Presidente della Giunta regionale perché - come diciamo in questa mozione - rappresenta la Regione, dirige la politica della Giunta e ne è responsabile (articolo 121, comma 4, della Costituzione repubblicana) e - voglio ricordarlo a me stesso, però qualcuno lo ha dimenticato - la Regione, quale articolazione della Repubblica (articolo 114, comma 1 della Costituzione) tutela, Presidente, deve tutelare la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività (articolo 32, comma 1 della Costituzione).
Questo è un dovere non negoziabile e non delegabile. È soltanto delegabile la gestione politica di questo potere, ma la garanzia del diritto e la responsabilità dell'affermazione di questo diritto alla salute resta tutto in capo al Presidente della Giunta regionale. Questo non può essere revocato in dubbio perché è un diritto, appunto, prioritario. Tanto è vero che il Presidente della Giunta regionale, consapevole di questo - perché ne è consapevole, credo - nelle comunicazioni del 27 ottobre, consapevole anche di come fosse indebolita la sanità pubblica, assumeva l'impegno della revisione del Piano socio-sanitario approvato nel 2023 e la conseguente revisione degli atti aziendali, come il prioritario obiettivo del contrasto alle liste di attesa. Sono parole del Presidente e noi, in questa mozione, chiediamo l'impegno conseguente, che il Consiglio regionale impegni il Presidente a mantenere fede a tutto questo ed a istituire una unità di crisi per monitorare la sanità regionale e formulare proposte di revisione del Piano socio-sanitario - che lo stesso Presidente crede che siano necessarie - e degli atti aziendali, nonché proporre provvedimenti per garantire la tutela di quel diritto alla salute che ci ricorda sempre la Costituzione. Abbiamo visto, anche in queste ultime ore, il fascino che la Costituzione promana ed emana nel Paese. Perché ha vinto lei nel referendum di ieri, non ha vinto nessun altro.
Di fronte a questo, non si possono sottacere i problemi della sanità, che ci sono, che sono emersi fin da subito, fin dall'insediamento di questo nuovo governo regionale, Acquaroli due, ma che c'erano anche prima, certo. Ha ragione l'Assessore a dire che i problemi della sanità provengono da lontano. Noi ne sappiamo qualcosa, ci abbiamo perso le elezioni sulla sanità. Però, nei precedenti sei anni, cinque anni e cinque mesi, c'è stato l'Acquaroli 1, e il Presidente deve esercitare questo potere-dovere senza soluzione di continuità e, quando il Presidente delega tale funzione, l'esercizio della delega deve essere esercitato senza soluzione di continuità, poiché la responsabilità resta sempre in capo al Presidente, che dirige la politica della Giunta e ne è responsabile.
La politica sanitaria è prioritaria, raccoglie l'80% del bilancio regionale, che sovrintende, appunto, ad un diritto fondamentale. Non si può venire a dire in quest'Aula e anche fuori da quest'Aula, che l’Assessorato alla sanità si è insediato da appena cinque mesi e, quindi, si chiede tempo. Ma tempo per cosa? Se quella responsabilità è in capo al Presidente, o si è capaci di esercitarla o non si è capaci. Questo è il tema. Che facciamo? Ogni volta ricominciamo da capo? Pensate voi che in sanità ogni volta sia possibile ricominciare da capo? E quando si dice che sono stati chiusi gli ospedali, in sei anni… a parte che non è vero. Si parla della provincia di Fermo, degli ospedali di Monte Giorgio e Sant'Elpidio a Mare, noi li abbiamo riaperti quegli ospedali, ne sa qualcosa la Consigliera Marcozzi, a Sant'Elpidio, è anche merito suo, come a Monte Giorgio. Non solo, li abbiamo finanziati, io firmai il finanziamento di 4,1 milioni di euro per la ristrutturazione della Casa di comunità, che venne inaugurata dal precedente Presidente della Giunta regionale nel 2016, se lo ricorda il parroco di Montegiorgio, chiamo, quindi, un testimone imparziale. Oppure quando abbiamo avviato, finanziato l'ospedale di Fermo, con le foto opportunity anche dell'allora Sindaco di Fermo; oppure quello di Amandola. Ci diceva la Corte dei Conti, ad esempio, nell'ultima parifica, che allo stato attuale, al 31 dicembre 2024, sull'ospedale di Fermo sono stati spesi 110 milioni di euro. Sapete quanti ne abbiamo messi noi, Consigliere Caporossi? 111 milioni di euro, di cui 70 milioni nel 2015, 30 milioni nel 2019 (prima di andare via) e 11 milioni nel 2018 con la viabilità di adduzione per l'ospedale. La Corte dice 110 milioni.
Questo è il punto centrale, Presidente Acquaroli - e la ringrazio di essere qua - non si può dire “abbiamo bisogno di tempo”. Ogni volta non si può ricominciare da capo. Si proceda, come annunciato dal Presidente, alla revisione del Piano socio-sanitario e alla revisione degli atti aziendali.
L'Assessore ha annunciato - e questo è un merito - forse una revisione anche della legge sul riordino del Sistema sanitario regionale.
Si proceda all'istituzione di una unità di crisi, questo diciamo in questa mozione e penso che il Consiglio regionale possa approvarla in questo senso. Poi, ovviamente, Presidente, mi riservo di intervenire nella discussione generale. Grazie.
PRESIDENTE. Iscrizione della mozione n. 53 (punto 11) - ne abbiamo parlato alla Conferenza dei Presidenti di gruppo - la pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva a maggioranza assoluta dei votanti)
Mozione n. 55
ad iniziativa dei Consiglieri Vitri, Mancinelli, Catena, Cesetti, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini
“Iniziative a sostegno delle persone affette da fibromialgia, vulvodinia ed endometriosi”
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la mozione n. 55 dei Consiglieri Vitri, Mancinelli, Catena, Cesetti, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini.
Ha la parola, per l’illustrazione, la Consigliera Vitri.
Micaela VITRI. Grazie, Presidente. Prima di illustrare questa mozione, vorrei anche presentare un ordine del giorno e invito tutta l'Aula a sottoscriverlo, possibilmente.
Ho ascoltato con attenzione l'intervento dell'Assessore Calcinaro e ho notato che, purtroppo, c'è un vuoto.
Quando parliamo di salute non possiamo prescindere dalla salute in tutte le sue forme, in tutti i suoi aspetti, quindi, anche salute mentale e “malattie invisibili”.
Non possiamo affrontare oggi questa seduta monotematica sulla sanità senza affrontare dettagliatamente anche il tema della salute mentale. Il Consigliere Nobili ha presentato una mozione che riguarda un aspetto specifico della salute mentale, ma, in particolare, ho depositato, in questo momento, un ordine del giorno che chiede anche la revisione del Piano socio-sanitario regionale, degli atti aziendali e l'istituzione di unità di crisi per la sanità regionale. Chiedo di abbinarlo alla mozione precedente, la n. 37, che chiedeva un'unità di crisi. Quindi, nello specifico, la stessa unità di crisi deve avere anche un riguardo particolare per la salute mentale nella revisione complessiva. Lo chiedo perché la salute mentale è un pilastro fondamentale dei Piani socio-sanitari regionali.
I nuovi piani, in linea con il Piano nazionale salute mentale 2025-2030, mirano a potenziare l'assistenza territoriale, ridurre lo stigma, garantire la presa in carico precoce, integrando servizi sanitari e sociali.
La salute mentale rappresenta una priorità di sanità pubblica: in Italia circa 854.000 persone sono seguite dai servizi specialistici, con un aumento del 10% nel 2023. Gli accessi per disturbi psichiatrici sono in crescita, con oltre 573.000 accessi in pronto soccorso e più di 144.000 ricoveri annui.
Chiedo di intervenire con questo ordine del giorno alla Giunta Acquaroli perché la nostra regione, le Marche, per quanto riguarda il numero di accessi al pronto soccorso per diagnosi psichiatrica in rapporto alla popolazione, sono al primo posto in Italia con 23,2 accessi ogni 1.000 abitanti. Il costo economico della cattiva salute mentale in Italia è stimato al 3,5% del PIL, mentre la spesa pubblica dedicata al settore è di circa il 5% della spesa sanitaria totale, nettamente inferiore rispetto alla media OCSE. Considerato che nelle Marche si registra, quindi, una presa in carico inferiore alla media nazionale - ovvero nelle Marche circa 108,5 utenti ogni 100.000 abitanti - segnale di possibile sotto-utilizzo e difficoltà di accesso ai servizi, occorre intervenire nel Piano socio-sanitario con un'attenzione precisa per dare una risposta adeguata.
Ripeto, come già anticipato, che gli accessi al pronto soccorso per diagnosi psichiatrica in rapporto alla popolazione in Italia sono 23,2 accessi per ogni 1.000 abitanti e, quindi, un dato altissimo rispetto alla media nazionale.
Inoltre, evidenzio che nelle Marche persistono criticità strutturali come: carenza di personale sanitario in diminuzione, disomogeneità territoriale nell'offerta, insufficiente sviluppo dei servizi territoriali e di prevenzione. Una domanda di salute mentale, in particolare tra i giovani, in costante aumento.
Richiamando anche la risoluzione n. 32 del 2021, che era stata approvata in quest'Aula all'unanimità da tutto il Consiglio regionale, presentata dal Consigliere Mangialardi, chiedo di aggiornare e integrare il Piano socio-sanitario prevedendo: uno, la definizione di standard minimi vincolanti per la salute mentale, personale, numero di Centri di salute mentale per abitanti, posti in strutture residenziali e semiresidenziali; due, di aggiornare lo stesso Piano allineandolo agli standard nazionali e alle raccomandazioni del Piano di azione nazionale per la salute mentale; tre, il rafforzamento della salute mentale territoriale, cioè un progressivo aumento delle risorse per i servizi del territorio, con Centri di salute mentale aperti almeno 12 ore al giorno e, progressivamente, H24, delle equipe mobili per interventi domiciliari e servizi di prossimità nelle aree interne; quattro, un piano regionale straordinario per la salute mentale giovanile, sempre più un'emergenza; cinque, una integrazione socio-sanitaria reale e misurabile; sei, il progressivo avvicinamento almeno al 5% della spesa sanitaria per salute mentale.
Chiedo di impegnare il Presidente, che ringrazio per la presenza, e la Giunta regionale a modificare gli atti delle AST prevedendo realmente: uno, centralità dei Distretti di salute mentale con il loro rafforzamento come strutture dipartimentali autonome e centro di governo clinico e organizzativo della salute mentale, con l'attribuzione di autonomia gestionale e, importantissimo, Presidente, un budget dedicato; due, dotazioni organiche adeguate e superamento del ricorso sistematico al personale precario; tre, modello organizzativo territoriale uniforme con obbligo per tutte le aziende di garantire: Centri di salute mentale accessibili e diffusi; servizi residenziali e semiresidenziali adeguati; continuità assistenziale H24; quattro, percorsi integrati e presa in carico: presa in carico multidisciplinare obbligatoria; cinque, integrazione con emergenza-urgenza. Non è più possibile che lavorino in maniera separata e slegata. Serve una integrazione con l'emergenza-urgenza, proprio perché ho detto che gli accessi al pronto soccorso e le diagnosi sono altissime.
Infine - visto che il mio tempo sta scadendo - a proposito di salute, che non coincide solo con ciò che vediamo, con segni visibili sul corpo e di “malattie invisibili”, vorrei parlare anche di un altro tema, non affrontato nella relazione dall'Assessore Calcinaro, purtroppo, strettamente legato alla medicina di genere, che è quello delle cosiddette “malattie invisibili”, che colpiscono soprattutto le donne, per questo legate alla medicina di genere.
Le politiche sanitarie nazionali ed europee, nonché gli investimenti previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza per il rafforzamento della sanità territoriale, pongono una crescente attenzione alla medicina di genere, riconoscendo la necessità di affrontare in modo specifico le patologie che colpiscono prevalentemente le donne, spesso definite, appunto, “malattie invisibili”, come: fibromialgia, vulvodinia ed endometriosi. Per questo, chiedo di valutare e approvare la mozione, che spero venga inserita nella risoluzione per iniziative a sostegno delle persone affette da queste sindromi. In Italia l'endometriosi colpisce circa 3 milioni di donne, con un ritardo diagnostico medio compreso tra i 6 e i 10 anni. La fibromialgia interessa circa 2 milioni di persone in Italia, con una prevalenza nettamente maggiore, circa il 98%, nella popolazione femminile. Nelle Marche, in particolare, sulla base dei dati attuali, si stima che circa 35.000-40.000 donne possano essere affette da endometriosi e 30.000 donne da fibromialgia, anche qui il 98% sono donne.
Secondo le indagini sulle politiche della cronicità e i dati delle principali associazioni dei pazienti, possiamo anche evidenziare che il 40% di pazienti affetti da fibromialgia attende la diagnosi per 10 anni, con un vero e proprio calvario, anche nella nostra regione, e oltre un terzo dei pazienti supera i 10 anni prima di ricevere un riconoscimento della malattia. E’ gravissimo che per patologie come fibromialgia e vulvodinia non ci sia ancora un pieno riconoscimento nei LEA. Penso ad un percorso portato avanti anche alla Camera all'unanimità, annunciato pure dall'attuale Governo nazionale, che, invece, continua a lasciare in sospeso il pieno riconoscimento della fibromialgia nei LEA, mancando proprio l'ultimo tassello, quello della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.
Ebbene, chiedo al Presidente Acquaroli, visto che abbiamo una filiera importante dalle Marche al Governo Meloni, di farsi carico della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del riconoscimento della fibromialgia nei LEA, perché, allo stato attuale, è solo una presa in giro per 30.000 marchigiani che ne soffrono. Un percorso arrivato alla fine e poi lasciato in sospeso per non stanziare le risorse necessarie.
Presidente, si faccia carico almeno di dare pieno riconoscimento alla fibromialgia nei LEA e di approvare questa mozione all'unanimità. Grazie.
Mozione n. 56
ad iniziativa del Consigliere Mangialardi
“Impegno al reperimento delle risorse per la realizzazione delle Case di Comunità e Ospedali di Comunità”
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la mozione n. 56 del Consigliere Mangialardi.
Ha la parola, per l’illustrazione, il Consigliere Mangialardi.
Maurizio MANGIALARDI. Grazie, Presidente. La mozione, Assessore, sta nelle cose che ci siamo già detti e che hanno avuto qualche chiarimento sul target nazionale da raggiungere per avere il finanziamento per le 1.038 Case e Ospedali di Comunità e non far venir meno il finanziamento europeo.
All'inizio, lo dico, Assessore, lei non c'era, già dalla delibera di Giunta regionale n. 142 del 2022 posi questo tema, perché non bastava solo essere destinatari di risorse, non era sufficiente la programmazione con le lacune che abbiamo già, comunque, evidenziato, ma c'era la necessità, di una sorveglianza attenta nel percorso per raggiungere gli obiettivi che, ad oggi, sono indispensabili per aver riconosciute le risorse, nella fattispecie della Missione 6 - Salute.
Le opere devono essere completate entro il 30 giugno 2026 e rendicontate entro il 31 di questo anno. Abbiamo avuto, soprattutto nella provincia di Ancona, una serie di elementi che hanno preoccupato amministratori, cittadini e penso anche la Giunta regionale, perché alla Casa di comunità di Corinaldo, ad oggi, i lavori non sono ancora partiti, e a Chiaravalle siamo nelle stesse condizioni, Filottrano non lo cito, altrimenti il Sindaco mi insulta, quindi rimango… anzi, se la prende con i miei capelli, non capisco, l'avevo assunta solo perché…
Tra l'altro, devo dare atto all'Assessore Calcinaro che, nel quadro dettagliato che ha messo a disposizione di quest'Aula, ha inserito anche un ritardo, nella fattispecie legato ad una emergenza archeologica, che comunque può preoccupare. Siccome contribuiamo a raggiungere quell’obiettivo a livello nazionale, ad oggi, penso che qualche preoccupazione ce la dobbiamo avere.
Assessore, la mozione è molto semplice e, siccome sono strutture inevitabili, ineludibili e necessarie, siccome ci sono stati anche altri atti successivi approvati dalla Giunta, con cui si allargava la platea delle infrastrutture con finanziamenti propri, l'impegno attuale, Assessore - che penso sia una garanzia per quei territori che ancora non hanno visto partire lavori - è abbastanza semplice: se dovessimo “perdere” su scala nazionale le risorse destinate alle Case di comunità, alle COT ed agli Ospedali di comunità, ci dovremmo assumere l’impegno, insieme, di garantire la copertura a livello regionale.
Mi sembra che sia un atto di grandissima responsabilità e di rassicurazione del territorio, degli operatori di un settore strategico, di quella che definiamo la medicina del territorio e che non possiamo abbandonare.
Quindi, l'impegno semplice, lo dico all'Assessore Calcinaro, è quello di garantire eventualmente le risorse. Mi sembra che ci siano garanzie a livello nazionale del raggiungimento del target delle 1.038 Case e Ospedali di comunità, ma, qualora, per mille ragioni, che sono legate ai lavori pubblici, all'incremento dei costi dei materiali, che incidono nella gestione del cantiere, alla questione bellica, che non è che non riverbera nulla sul territorio, l'impegno che chiediamo a questo Consiglio, che penso sia condiviso, è quello di garantire che quelle opere - quelle iniziate, quelle indietro e quelle che sono in procinto di concludere, ma che non avranno la possibilità di raggiungere il target del 30 giugno e tutte quelle per le quali i lavori non sono ancora partiti – abbiano la garanzia che le coperture finanziarie, con tutte le riserve del caso, possano essere reperite dal bilancio regionale a compensazione dell'eventuale decadenza del finanziamento della Missione 6 - Salute, quella del PNRR. Grazie.
Mozione n. 57
ad iniziativa dei Consiglieri Ruggeri, Piergallini, Mastrovincenzo, Cesetti, Nobili, Mancinelli, Caporossi, Seri, Catena
“Iniziative urgenti per il contrasto delle liste d'attesa nel SSN e per la tutela del diritto alle cure dei cittadini marchigiani”
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la mozione n. 57 dei Consiglieri Ruggeri, Piergallini, Mastrovincenzo, Cesetti, Nobili, Mancinelli, Caporossi, Seri, Catena.
Ha la parola, per l’illustrazione, la Consigliera Ruggeri.
Marta RUGGERI. Grazie, Presidente. Questa mozione, come i colleghi Consiglieri avranno avuto modo di leggere, tratta di uno dei due temi da cui è partito l'intervento dell'Assessore Calcinaro, che riguarda, appunto, le liste di attesa, quindi, il diritto effettivo dei cittadini marchigiani ad accedere alla cura nei tempi previsti.
Naturalmente ci tengo a ringraziare i Consiglieri dell'opposizione che l'hanno sottoscritta. È stata sottoscritta praticamente da tutti i gruppi di opposizione, proprio perché è, anche questo, un testo propositivo, non polemico, che tenta, quantomeno, di dare una soluzione transitoria, Assessore, perché nell'intervento che ha fatto oggi, nonché in quello dei giorni scorsi alla stampa, ha sostenuto che i risultati delle azioni che ha proposto, che abbiamo anche letto e sentito quando ha incontrato la cittadina di Pesaro, Zoe…, questa cittadina che si è fatta promotrice di una raccolta firme, che in pochi giorni ha raccolto ben 1.200 firme con una mobilitazione popolare, che ha lasciato fuori i partiti. Lei ha fatto quella videochiamata, pochi giorni fa, ed ha anticipato le azioni che vuole mettere in campo per accelerare le liste di attesa. Però lei stesso dice che ci vorranno anni, non mesi. Allora, in questo momento di interregno, che cosa possiamo fare? Sicuramente dovremmo applicare la legge, secondo noi.
L'articolo 3 del decreto legislativo del 29 aprile del 1998, il n. 124, disposizione recepita anche dalla Regione Marche, prevede che se il sistema sanitario pubblico non riesce a garantire una prestazione nei tempi previsti dalla prescrizione medica, la prestazione deve comunque essere assicurata anche in regime di intramoenia o presso strutture private accreditate, pagando soltanto il ticket. Quindi stiamo parlando di una normativa che esiste da quasi trenta anni, ma che purtroppo nella Regione Marche tarda ad essere applicata, perché sono pochi i cittadini informati di questo loro diritto. Mi viene da dire “ci credo”, perché avrebbe un impatto, sicuramente, sulle casse della Regione. Però noi non possiamo, per motivi economici, frenare o inibire il diritto alla cura dei nostri concittadini. Che cosa sta succedendo? Questo ce lo ripetiamo in continuazione, oggi non è emerso e mi piace ripeterlo: il 10% dei marchigiani rinuncia a curarsi, sono 150.000 persone, tra queste, soprattutto, le donne pagano un prezzo più alto, perché sono pari all'11,6% rispetto al 7,8% degli uomini.
Dalla mobilitazione della signora Zoe, di tutti i cittadini di Pesaro, dall'impegno di associazioni come l'Associazione Luca Coscioni, che si occupano della tutela del diritto alla salute, nasce l'idea di presentare questa mozione, affinché il diritto dei cittadini marchigiani alle cure non resti solo un diritto teorico e, soprattutto, abbia un'alternativa alle liste di attesa che ad oggi sono inaccessibili.
Ho qui, per esempio, un articolo di stampa di qualche giorno fa, in cui si racconta la storia di un cittadino fanese che, visto che non è riuscito a prenotare degli esami che avrebbero prevenuto la fase acuta della sua malattia, è stato, negli ultimi mesi, sottoposto a ben tre interventi chirurgici. Questo cittadino, nella parte finale della sua intervista, dice: “Non era meglio prevenire, in seguito ai necessari esami prescritti, che curare a rischio della vita?” Sicuramente sì, sarebbe stato meglio prevenire, piuttosto che mettere la sua vita a repentaglio e, soprattutto, che fosse sottoposto a ben tre interventi. Quindi, come istituzioni, abbiamo il dovere di colmare questa distanza tra le norme e la realtà che tutti noi viviamo, che tanti cittadini, troppi cittadini vivono. Quindi l'impegno chiede, di fatto, di garantire l'effettiva applicazione del percorso di tutela e quando il CUP non è in grado di rispettare i tempi, sia automaticamente individuata una soluzione alternativa.
Questa mozione chiede di informare i cittadini, perché un diritto non conosciuto, è un diritto che non viene esercitato e sono troppi i cittadini marchigiani che non conoscono questa possibilità; chiede trasparenza sui dati delle liste d'attesa divisi per AST. Noi li abbiamo cercati, ricercati, non sono visibili, mentre per intervenire bisognerebbe che ci fosse la massima trasparenza nell'acquisizione di questi dati. Anche perché i problemi si risolvono quando si conoscono bene, perché solo attraverso dati pubblici aggiornati è possibile monitorare e intervenire. Chiede ascolto, attraverso un confronto con i cittadini che hanno promosso la mobilitazione di cui abbiamo parlato prima, magari in una forma un po' più articolata rispetto a una chiamata, che, pure, per carità, Assessore, è ben accetta. Non si tratta, quindi, di aggiungere nuove norme, ma di far funzionare quelle che già esistono. Per esempio, Assessore, nel suo intervento lei ha parlato del fatto che adesso possiamo fare delle visite diagnostiche specialistiche in alcuni weekend, siete partiti qualche mese fa, però solo fino al prossimo autunno. Il decreto legge che lo rende possibile è il n. 73 del 29 luglio 2024, quindi, forse, c'è stato anche qui un ritardo di applicazione.
Di fatto, la richiesta che portiamo è quella di fare in modo che i cittadini conoscano i propri diritti, che siano informati in maniera capillare, che la Regione applichi le norme esistenti. Questo potrà essere sufficiente? Forse, Assessore, no, perché, come ha detto, i problemi sono enormi, si sono sedimentati. Però è anche vero che non possiamo accettare la narrazione per cui, dopo cinque anni e mezzo, ancora è colpa di chi c'era prima, sentir parlare del decreto Balduzzi, che avevate promesso e ripromesso che avreste cambiato; adesso siete al Governo della Nazione e non mi sembra che sia stata modificata neanche una virgola. Non mi risulta che gli ospedali chiusi, i pronto soccorso chiusi siano stati riaperti. Quindi, basta con questa propaganda, che non ha più senso di esistere. Questo è il momento in cui andrebbero affrontate insieme e portate avanti delle soluzioni. Questa è una proposta dell'opposizione, che spero possa essere presa in considerazione anche dalla maggioranza. Grazie.
Mozione n. 59
ad iniziativa dei Consiglieri Sebastiani, Marinelli, Marcozzi, Putzu, Rossi G., Marconi
“Potenziamento della sanità territoriale quale punto di riferimento clinico e sociale per le comunità locali”
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la mozione n. 59 dei Consiglieri Sebastiani, Marinelli, Marcozzi, Putzu, Rossi, Marconi.
Ha la parola, per l’illustrazione, la Consigliera Sebastiani.
Milena SEBASTIANI. Grazie, Presidente. Buongiorno a tutti i colleghi Consiglieri, agli Assessori e al pubblico presente. Mi rivolgo a quest'Aula per illustrare una mozione sottoscritta da tutti i gruppi di maggioranza che tocca il cuore pulsante della nostra comunità, la sanità territoriale.
Non parliamo soltanto di numeri o di protocolli, ma del modo in cui ogni singolo cittadino marchigiano percepisce la presenza, la vicinanza e la cura della Regione nella propria vita quotidiana.
Il modello che è stato ereditato era fortemente accentrato e, nel tempo, ha generato profondi disequilibri tra i territori, indebolendo la capacità di risposta ai bisogni reali delle persone. Con il nuovo Piano socio-sanitario e la legge regionale n. 19 del 2022, voluta dal Presidente Acquaroli, è stato avviato un cambio di paradigma, una riorganizzazione fondata su un'analisi scientifica dei fabbisogni e orientata all'equità. I risultati di questo nuovo corso sono già concreti e riconosciuti anche a livello nazionale. Siamo una Regione benchmark per l'equilibrio dei conti della sanità, senza aver aumentato la pressione fiscale. Siamo ai vertici nelle garanzie dei Livelli Essenziali di Assistenza.
Abbiamo quintuplicato gli investimenti per le borse di studio destinate a medici e specialisti. Abbiamo incrementato del 15% le prestazioni erogate rispetto al 2019.
La sfida che abbiamo davanti, che questa mozione intende consolidare nel programma 2025-2030, è il completamento della rete territoriale.
La Missione n. 6 del PNRR individua nelle Case di comunità lo strumento cardine per garantire un accesso integrato di prossimità e multidisciplinare ai servizi sanitari, socio-sanitari e alla prevenzione.
Una rete ambulatoriale diagnostica efficiente e diffusa sul territorio rappresenta una leva decisiva per abbattere le liste d'attesa e decongestionare i pronto soccorso, evitando accessi impropri alle strutture ospedaliere.
In questo percorso desidero anche sottolineare il lavoro dell'Assessore alla sanità, Paolo Calcinaro, che, con serietà e determinazione, porta avanti un'azione costante di ascolto e presenza sui territori affrontando quotidianamente un tema tanto centrale quanto delicato per la qualità della vita dei cittadini. Grazie a un investimento di oltre 70 milioni di euro per più di 60 strutture tra Case di comunità, Ospedali di comunità e Centrali operative territoriali, stiamo portando concretamente la sanità vicino ai luoghi di vita dei marchigiani. Le Case della comunità non sono semplici edifici, rappresentano il fulcro della presa in carico delle cronicità, delle fragilità e della popolazione anziana.
Con questo atto chiediamo alla Giunta di proseguire con determinazione lungo quattro direttrici fondamentali: formazione e professioni, cioè potenziare la figura dell'infermiere di famiglia, di comunità, presidio strategico che opera in sinergia con i medici e famiglie, rappresenta un punto di riferimento clinico e sociale; farmacie dei servizi, rafforzare l'integrazione delle farmacie con particolare attenzione a quelle rurali per contrastare il rischio di desertificazione sanitaria nei piccoli Comuni; integrazione socio-sanitaria, consolidare i protocolli tra servizi sociali e sanitari, incentivando la partecipazione attiva dei medici di medicina generale e dei pediatri; trasparenza e monitoraggio, implementare i sistemi di valutazione costante delle performance, garantendo un'informazione puntuale al Consiglio e alla Commissione competente.
Cari colleghi Consiglieri, la sanità territoriale è il primo presidio di sicurezza per i cittadini. Rafforzarla significa garantire equità, prossimità e dignità, soprattutto per chi vive nei piccoli centri e per le persone più fragili. Per queste ragioni vi chiedo di sostenere questa mozione affinché possiamo continuare a costruire una sanità marchigiana moderna, capillare, vicina ai cittadini e, soprattutto, profondamente umana. Grazie.
Mozione n. 53
ad iniziativa dei Consiglieri Nobili, Vitri, Mancinelli, Mangialardi, Catena, Cesetti, Piergallini, Seri, Mastrovincenzo, Ruggeri, Caporossi
“Rafforzamento della tutela della salute mentale in ambito penitenziario nelle Marche, riduzione delle liste di attesa per l'accesso alle REMS e revisione dell'impianto programmatorio della L.R. 28/2008 in materia di interventi trattamentali e di inclusione sociale delle persone sottoposte a provvedimenti dell'autorità giudiziaria”
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la mozione n. 53 dei Consiglieri Nobili, Vitri Mancinelli, Mangialardi, Catena, Cesetti, Piergallini, Seri, Mastrovincenzo, Ruggeri, Caporossi.
Ha la parola, per l’illustrazione il Consigliere Nobili.
Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. Spiace riscontrare l'assenza sia del Presidente della Giunta che dell'Assessore competente, che, evidentemente, hanno ritenuto non particolarmente interessante il dibattito e l'illustrazione delle mozioni. Spiace particolarmente al sottoscritto perché la mozione che vado ad illustrare tratta di un tema che l'Assessore Calcinaro dovrebbe conoscere bene, in quanto è stato avvocato e, come me, si è occupato di diritto penitenziario, di carcere e delle condizioni di vita dei detenuti.
Forse, possiamo pensare che una mozione come quella che sto illustrando tratti un tema marginale, residuale. In realtà credo che, come diceva Voltaire, il livello di civiltà di un paese si misuri non tanto dalla bellezza dei suoi palazzi, ma dalla condizione delle sue carceri e, purtroppo, la condizione delle nostre carceri in Italia e nella nostra Regione non è particolarmente esaltante.
Uno dei problemi maggiori che si registra nelle carceri marchigiane è quello della salute psicologica, della salute mentale delle persone che sono qui ristrette. È un problema che si accompagna e che si aggrava anche per i dati relativi al sovraffollamento degli istituti penitenziari.
Nelle Marche abbiamo livelli di sovraffollamento particolarmente alti che vanno ad incidere e vanno ad aggravare la condizione di queste persone. Il problema, peraltro, non è solo quello dell’assistenza, che si rende necessaria per dare risposta ai bisogni di detenuti con problemi di salute mentale, ma riguarda anche un aspetto che concerne le liste d'attesa per l'assegnazione nelle REMS, cioè per le Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza. Quando una persona ha problemi mentali particolarmente gravi ed è, pertanto, incapace di intendere volere, ha un profilo di pericolosità sociale, non dovrebbe essere collocata in carcere, ma dovrebbe essere collocata in una struttura preposta. Una struttura preposta che risponda alla sanità e, rispondendo alla sanità è, chiaramente, di competenza regionale, perché tutto quello che riguarda la sanità penitenziaria è un tema di competenza squisitamente regionale.
Cosa accade nel nostro territorio? Nel nostro territorio accade che persone che hanno problemi gravi di salute mentale e che presentano anche tratti di pericolosità non trovano posto in queste strutture che sono preposte al loro contenimento. Dove vengono collocate queste persone? Non parliamo di pochissimi casi, sono casi che superano la dozzina, sono circa 20. Queste persone talvolta sono in carcere, qualche altra volta sono seguite dai Centri di salute mentale, ma in qualche altra occasione sono libere, quindi, si pone anche un serio problema di ordine pubblico.
Rispetto a questo è chiaro che bisogna fare molto di più, bisogna intervenire sulle liste di attesa che riguardano le REMS, bisogna attivare dei protocolli di presa in carico e di monitoraggio serio per quanto riguarda queste persone che hanno un'infermità mentale dichiarata dai Tribunali e che presentano profili di pericolosità, affinché non siano un problema per se stessi e per il prossimo.
Rispetto a questo è necessario davvero fare molto di più. Aggiungo un'altra cosa che, forse, alcuni sanno, ma non è detto. Quando parliamo di situazioni legate ai problemi mentali dobbiamo avere la consapevolezza che nelle carceri marchigiane una sola struttura ha un'articolazione psichiatrica, è il carcere di Ascoli Piceno, di Marino del Tronto. In previsione però il Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria ha previsto che nella struttura di Ancona-Montacuto venga realizzata, nei prossimi mesi, un'importante articolazione psichiatrica destinata a contenere poco meno di una decina di detenuti. Questo impone alla sanità penitenziaria regionale un impegno non banale e, siccome stiamo parlando di un intervento che verrà realizzato nei prossimi tempi, è necessario che lo si affronti e lo si prenda in carico con estrema consapevolezza, perché la gestione di un'articolazione psichiatrica che prima non c'era in un carcere come quello di Ancona - destinato ad ospitare circa una decina di detenuti - significa mettere in campo delle misure significative.
Con questa mozione si vuole accendere un riflettore sul tema della salute mentale delle persone detenute. Si vuole far sì che queste persone non siano un problema per se stesse, non peggiorino la qualità di vita degli operatori della polizia penitenziaria e degli altri detenuti. Non dimentichiamoci che nelle carceri, oltre ai detenuti, ci sono gli operatori della polizia penitenziaria che si trovano a far fronte a situazioni estremamente impegnative e un detenuto che ha problemi di salute mentale è un detenuto incredibilmente difficile da gestire per un operatore di polizia penitenziaria, mette sotto stress la struttura carceraria e mette sotto stress chi ci lavora, perché queste persone non dovrebbero stare in carcere.
Credo che su questo versante sia necessario un potenziamento serio, un lavoro integrato tra chi tratta questo tema all'interno del carcere e chi, invece, lo tratta all'interno dei Centri di salute mentale, che operano al di fuori dell'ambito penitenziario. Si prenda seriamente in considerazione quanto ho poc'anzi accennato relativamente alla realizzazione di questa articolazione psichiatrica nella struttura di Ancona. Non facciamoci trovare impreparati, perché questo tema rischia di essere esplosivo.
Chiudo, dicendo che spero che una mozione di questo tipo, che non ha alcun tipo di contrasto politico, ma vuole soltanto sottolineare quanto sia importante intervenire in questo settore, possa trovare l'adesione di tutto il Consiglio regionale, perché sono temi trasversali, che dovrebbero stare a cuore a tutti noi e che richiamano una competenza specifica dell'Amministrazione regionale in un ambito che, forse, erroneamente, si può considerare marginale, ma che, in realtà, chiama in gioco, davvero, un livello di civiltà a cui la nostra regione dovrebbe assolutamente allinearsi. Grazie.
PRESIDENTE. Si prosegue con la discussione generale. Ricordo che, come deciso nella Conferenza dei Presidenti di gruppo, ci sono 10 minuti per ogni intervento e chi presenta le mozioni, quindi, chi è già intervenuto, non può intervenire. Questa è stata la decisione presa dai Presidenti dei gruppi consiliari.
(interventi fuori microfono)
PRESIDENTE. No, parlavo della discussione, poi le dichiarazioni di voto ci saranno. Non avevamo detto questo, Consigliera, scusi, può utilizzare il microfono, mi perdoni.
Ha la parola la Consigliera Mancinelli.
Valeria MANCINELLI. Grazie, Presidente. Stavo dicendo che i Consiglieri del gruppo del Partito Democratico hanno già parlato per l'illustrazione delle mozioni, ne rimangono fuori soltanto due, che, quindi, eventualmente, potranno tranquillamente intervenire.
Per i monogruppo mi rendo conto che se è intervenuto il Presidente del gruppo, unico Consigliere (come nel caso del Consigliere Seri o del Consigliere Nobili, che sono gli unici componenti dei propri gruppi) ad illustrare la mozione, capisco che nella discussione generale sia opportuno che possa intervenire nuovamente.
In sede di Conferenza dei Presidenti di gruppo abbiamo concordato che potessero intervenire tutti i Consiglieri come illustratori delle mozioni o nella discussione generale. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Marinelli.
Renzo MARINELLI. Grazie, Presidente. No, era per dire quello che come Conferenza dei Presidenti di gruppo... È vero che la Consigliera Mancinelli ha detto che chi interviene magari non interviene dopo, però non è quello. Se uno voleva intervenire, diciamo, era nelle intenzioni... Si è detto: "Chi ha presentato le mozioni magari non interverrà”, però non era tassativo. Diciamo che era l'indirizzo che è stato dato. Questo è quello che si era detto.
PRESIDENTE. Quindi può intervenire chiunque, giusto?
Renzo MARINELLI. Sì, dopo…
PRESIDENTE. Quindi, ritorniamo a quello che avevo detto in sede di Conferenza dei Presidenti dei gruppi. Bene. La raccomandazione sì, Consigliera, però…
A questo punto tutti possono intervenire con la regola che conosciamo e poi ci saranno le dichiarazioni di voto, uno per gruppo. L'intervento è su tutte le mozioni.
Ha la parola il Consigliere Caporossi.
Michele CAPOROSSI. Grazie, Presidente. Signor Presidente e Signor Assessore, non vedo il Presidente della Giunta, ma c'è l'Assessore Calcinaro, al quale cordialmente mi rivolgo dicendo che sono un po’ deluso di quello che ho sentito stamattina, perché, sostanzialmente, si è parlato di sintomi, ma non si è parlato di cause delle malattie. I sintomi li sappiamo: liste d'attesa, piuttosto che problemi del pronto soccorso.
Veniamo a che cosa, secondo noi, va fatto a fronte di cause specifiche delle malattie. Prima questione, Assessore, già le è stato risposto, i 13 ospedali del 2013, sarebbe ora di archiviare questa forma di propaganda che appartiene a un Governo, il Governo Monti - nel quale erano presenti quasi tutti, perché c'era il Popolo delle libertà, eccetera, eccetera - il governo tecnico che ha proceduto a riconvertire delle strutture che ospedali non potevano essere per motivi di carattere tecnico, e sono stati riconvertiti.
Chiuso questo ragionamento, ritorno all'articolo 32 della Costituzione, che dice che la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività e garantisce cure gratuite agli indigenti. Come ho detto, oggi la Costituzione va di moda, quindi, la recitiamo più volte. Cito anche la legge n. 833 del 1978 “Istituzione del Servizio sanitario nazionale” che faceva un focus intorno a un tema fondamentale, che non era quello del sistema sanitario in sé e per sé, ma era il sistema della salute. Allora, da questo punto di vista, partiamo con alcune proposte che sono mirate esattamente al fatto di poter dire, anche da parte nostra, di tutta l'opposizione - l'abbiamo già fatto all'interno delle varie mozioni - che ci sono delle possibilità concrete di fare delle cose positive per uscire dai problemi.
Prima questione, al Piano socio-sanitario, l'abbiamo già detto, manca la bussola, cioè manca una definizione, una dimensione di carattere strategico. Quando parliamo di sanità non parliamo di salute. Parlare di salute significa parlare di quattro fattori determinanti che sono: stili di vita e comportamenti alimentari, fattori genetici, fattori ambientali, fattori che riguardano la buona organizzazione del servizio sanitario. Quest'ultima è una buona organizzazione che arriva a curare semplicemente al massimo il 25% del totale. Quindi bisogna, primo punto, andare all'istituzione di quello che ancora nelle Marche non è stato fatto né accennato nel Piano, che è avere un Dipartimento grande “One Health”, vale a dire una sola salute, che in moltissime regioni italiane in questo momento è qualcosa che sta all'ordine del giorno e sta funzionando. Significa mettere intorno a un tavolo tutti coloro ai quali appartiene il governo dei determinanti di salute. Parliamo, per esempio, dell'ARPAM, dell’Istituto Zooprofilattico delle Marche, perché la salute animale è fondamentale da questo punto di vista, parliamo di mettere intorno a un tavolo l'agricoltura biologica e tutti gli altri in un dipartimento. La proposta è questa, lo potete fare come Giunta, un dipartimento tecnico scientifico interaziendale, che non ha bisogno di leggi e che può partire subito andando a stabilire un sistema di indicatori per vedere qual è la situazione a livello centrale. Anche perché nelle Marche, da un po' di anni, manca la relazione sullo stato di salute della popolazione, che non viene redatta. La relazione dello stato di salute significa avere contestualizzato dei dati di quello che a livello centrale, dall'Istat a tanti altri, viene fatto per capire qual è la direzione di marcia che dobbiamo seguire. In caso contrario siamo ciechi nei confronti di questa situazione, prevediamo, ipotizziamo che ci siano delle tendenze epidemiologiche di un certo tipo, che ci sia un determinato tipo di esplosione di fattori di rischio, ma poi nel complesso non sappiamo qual è il discorso che va fatto. Quindi, primo, Dipartimento One Health.
Secondo, nell'azione di governo mancano i valori fondanti del percorso compiuto storicamente in Italia, cioè il patrimonio del nostro sistema che è l'universalità e l'accessibilità. Nel momento in cui non abbiamo una presa in carico adeguata, non sappiamo bene chi fa che cosa e in che tempi, nel momento in cui abbiamo liste d'attesa infinite per effettuare un esame e per entrare in una RSA, nel momento in cui il cittadino non si cura più, oppure va dal privato non trovando risposta nel pubblico, significa che universalità e accessibilità stanno venendo pericolosamente meno.
Il cittadino paga due volte, paga sulla fiscalità generale e paga out of pocket, fuori dalle tasche, nel momento in cui si rivolge al privato perché non ha un altro sistema.
Terza questione e su questo poi farò una proposta specifica… e, caro Assessore, le proposte che le faccio adesso, le dico pure che sono realizzabili con risultati concreti in massimo un anno, massimo 12 mesi, dopo i quali si possono vedere i risultati di queste cose, se c'è la bontà di stare a sentire e di seguire le indicazioni che vengono.
Terza questione, il governo clinico deve essere al centro della situazione, non solo il sistema amministrativo e contabile. Nelle Marche, l'ho già detto altre volte, abbiamo una buona struttura dal punto di vista finanziario, grazie anche al lavoro dell'Assessore Cesetti a suo tempo, ma grazie ai dirigenti, come la Dirigente del Dipartimento Programmazione integrata, UE e Risorse finanziarie, umane e strumentali. Abbiamo una buona struttura dal punto di vista amministrativo, si guardi il lavoro che sta facendo il Dirigente del Dipartimento Salute. Ci manca una situazione accettabile e all'altezza del compito per quanto riguarda il governo clinico. E qui ricordo il lavoro enorme fatto dal dott. Di Stanislao, che fondò l’Agenzia - è morto, purtroppo, un anno fa e l'abbiamo ricordato sabato - basato esattamente su questa cosa. Dal governo clinico deve nascere la programmazione sanitaria. Le Aziende sanitarie non hanno senso se parlano di risorse buttate lì a vanvera, così come non hanno senso i muri, come non hanno senso le strutture, perché tutte queste cose o hanno una finalizzazione specifica, che è quella di sapere che cosa ci si cura dentro… e noi dentro queste strutture ci dobbiamo curare il 40% della popolazione, che è affetta almeno da una patologia cronica che arriverà al 50% nel giro massimo di 10 anni. Quindi dobbiamo cambiare assolutamente paradigma.
Ecco che, da questo punto di vista, bisogna passare dalla medicina di attesa, quindi, dal fatto di stare appresso, al fatto di dire “monitoro come vanno le cose, aspetto che i cittadini arrivino” - e molti non arrivano, perché abbandonano prima - ad una medicina di iniziativa. Medicina di iniziativa è il fulcro di quello che va fatto dentro le nuove strutture territoriali, dalle AFT alle Case di comunità fino agli Ospedali di comunità. Su questo ci vuole un piano specifico e preciso che metta insieme tutte le questioni, che faccia in modo che le strutture siano coordinate a partire dalla residenzialità, per la quale speriamo che l'atto di ricognizione sia in corso, e che deve essere assolutamente un tema centrale.
Poi l’ospedale diffuso, questa è la vera proposta. Se cominciamo ad entrare nelle case delle persone, con l'intelligenza artificiale e con la telemedicina, riusciremo a curare le persone dentro casa, attraverso i medici di famiglia - ci sono esperienze fatte - chiaramente non gli acuti, ma una massa di altre persone, arriveremo a un abbattimento dei costi fissi del 30-40%. Il che significa che il sistema può tornare ad essere un sistema sostenibile. Per fare questo, Assessore, si tratta di mettere in piedi immediatamente un gruppo progettuale che provveda allo scopo. Non agende da rivedere, ma un cruscotto centralizzato. C'è già un algoritmo, che sta lì da qualche anno, che va rispolverato, perché l'Assessore precedente lo mise in un cassetto, va tirato fuori, va fatto in modo che ci sia un tavolo intorno al quale siedono tutti.
L'algoritmo significa monitorare il sistema dell'offerta, non stare alle autocertificazioni, ma sapere in tempo reale dalla Regione quello che succede. Dall'altra parte monitorare il sistema delle domande, per esempio, attraverso l'esame di appropriatezza delle ricette sulla base di ciò che c’è nel database delle ricette informatizzate. Tutto questo condito con una questione centrale: l'informatica così com'è non va, non va bene. L’informatica deve essere uno strumento complessivo, non l'appannaggio di un piccolo servizio che sta per conto suo, uno strumento complessivo che deve informare tutto il resto. Perché oggi la disponibilità dei dati è ricchezza. Sulla disponibilità dei dati si costruiscono le soluzioni effettive. In un anno si può fare. Grazie.
Presidenza del Vicepresidente
Giacomo Rossi
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Marconi.
Luca MARCONI. Grazie, Presidente. Se erano dieci minuti, credo che il Consigliere Caporossi abbia parlato per sette. Erano dieci? Sono stati ridati? Dieci, vabbè, mi è sembrato che fosse partito con sette. Dopo sono stati rimessi tre minuti, non glieli hanno fregati. Adesso invece è partito da nove, non da dieci, io voglio essere preciso.
(interventi fuori microfono)
PRESIDENTE. Scusi, Consigliere, se parla, il tempo corre per tutti.
Luca MARCONI. Era una mozione d'ordine, devo parlare tre minuti. Era una mozione d'ordine, Presidente, non era l’intervento, era sanità matematica, non sanità…
Noto come sempre, su questa materia, come su altre, su questa in modo particolare, che questa Assemblea è particolarmente forte sul piano delle analisi e delle denunce, quindi, una Assemblea di analisti e di denunciatori rivoluzionari, ma non di politici. Quindi, cerco di tirarmi fuori da questa logica e dire dove, come, quando e con quali priorità troveremo le risorse.
Voglio provare a fare l’Assessore, Paolo Calcinaro. Il Consigliere non può raccogliere quattro cose per strada e poi dire: "C'è da fare ste robe? Vedi un po' tu babbo, che famo?". No, non può essere così. Bisogna essere Assessori e quando si parla bisognerebbe essere nella condizione di essere in Giunta. Lo dico chiaramente a tutti, ma, in modo particolare, ai simpatici colleghi Consiglieri della minoranza che, se fra quattro anni dovessero andare al governo, dovranno raccogliere questa lista della spesa che, sempre per un difetto di matematica, anzi aritmetica, io ho calcolato intorno ai 450 milioni. A mano a mano che parlavate, ho fatto il segno. Ve lo ripeterò per tutti e cinque gli anni della legislatura. Io sono il Consigliere Cesetti della maggioranza, non farò altro che ripetere sempre le stesse cose perché sono vere. Quindi quando una cosa è vera, la dico. 450 milioni di richieste, le sottoscrivo tutte. Ma oltre a sottoscriverle, voglio dire, quanto tocchiamo l'IRPEF… che a toccare l'addizionale IRPEF in maniera esagerata, cioè volendo espandere al massimo le possibilità che abbiamo, perché ancora stiamo sotto i limiti… Siamo, come ha ricordato bene il Consigliere Caporossi, una Regione virtuosa grazie al Consigliere Cesetti, ma anche grazie agli ultimi sei anni, perché non è che negli ultimi sei anni sono stati fatti solo i disastri, ci sarà stata anche una conduzione amministrativa, economica positiva. Vabbè, il Consigliere Cesetti l’aveva ereditata dal precedente Assessore al bilancio, che era bravo, e si è accodato, però, poi, al Consigliere Cesetti qualcun altro si è accodato, quindi, tutti i bravi gli Assessori al bilancio, siamo stati, da bravi marchigiani, spilorci e virtuosi. Da questo punto di vista, dobbiamo dire che le risorse mancano. Ma anche, come dicevo, se dovessimo espandere al massimo l'addizionale, potremmo recuperare, da una stima molto sommaria che ho fatto, circa 60/70 milioni. Quindi siamo completamente fuori da questa possibilità.
Anche volendo fare quello che ha fatto l'Emilia Romagna, che ha dato una botta di vita alla propria imposizione fiscale, non riusciremo a coprire tutto quello che abbiamo. Quindi, che dobbiamo fare? Dobbiamo fare una scaletta di priorità per non essere solo analisti, perché non siamo stati eletti per fare gli analisti - di questi ce ne abbiamo una valanga - e i rivoluzionari denunciatori.
Qual è l'obiettivo finale della riforma Balduzzi? L'obiettivo finale della riforma Balduzzi, che, mi sembra, fra le righe, il Consigliere Caporossi ricordava, è che nell’ospedale per acuto ci entra l'acuto, cioè entra quello che deve essere operato, entra quello che ha l’urgenza a livello cardiovascolare, che è il 60% delle cause di morte. E fermiamoci lì. Per il resto dovrebbe essere tutto quello che, nel frattempo, abbiamo messo in piedi. Lo ricordo anche qui per un dato statistico, questa Regione, a vanto di tutti, ha la bellezza di 54 tipologie di strutture socio-sanitarie, comprese le case rifugio per donne che hanno subito violenza, abbiamo 54 strutture socio-sanitarie e sociali. Non so se, nel frattempo, ne sia aumentata qualcuna. Ma il problema è che aumentano le esigenze in termini di assistiti e aumentano i LEA perché questo pure…
L’intervento della Consigliera Vitri ci ha ricordato tante altre cose che potrebbero essere fatte e che dovranno essere fatte, perché, se c'è una nuova patologia, si aspetta sempre quei 10/15 anni perché non c'è una lira, ma una volta che la patologia è accertata e la cura e i protocolli sono accertati si provvede. Metto in fila alcune di queste esigenze, piccole. Se per la medicazione di un PICC un cittadino - e non è un problema dell'Assessore Calcinaro, perché qui dobbiamo distinguere fra quello che riguarda l'Assessorato e la Giunta e quello che riguarda i Dirigenti - deve fare 100 chilometri, per fare una curetta, è chiaro che i Direttori dell'Azienda dovranno cominciare a ragionare su come fare la presa in carico di un malato oncologico. Non è possibile che il malato oncologico per una medicazione di PICC - mi è arrivato stamattina il messaggio - deve fare 100 chilometri in prenotazione CUP e gliela danno in tempi ragionevoli.
I malati psichiatrici. Penso ai drammi delle famiglie. Sicuramente il carcere, mi unisco a tutte le osservazioni fatte dal Consigliere Nobili in questo senso, ma, sicuramente, le residenze protette, di cui parliamo sempre poco. Questo sta diventando un'emergenza sanitaria, non più sociale. L’anziano in un pronto soccorso - non dico quale - è rimasto 15 giorni lì - non so se lo hanno portato via - perché i familiari non lo volevano riprendere (un novantenne o una novantenne, più probabile una novantenne, data la stima statistica), la famiglia non lo voleva riprende ed è rimasto in pronto soccorso. Queste situazioni sono le prime che dovremmo mettere in evidenza, al di là dei massimi sistemi. Do qualche suggerimento. Indubbiamente - sul fatto interrogazione/interpellanza - quello su cui stanno lavorando il Dipartimento e l'Assessore con alacrità e con un enorme velocità è la nuova procedura per emergenza-urgenza. Complimenti Assessore. Quanto prima avremo questo atto e penso che sia una delle prime cose che qualifica l'Assessorato e la Giunta di cui lei fa parte. L'accesso diretto in cure intermedie, è impossibile che non si superi questo piccolo problema. È un piccolo problema, ma è una soluzione enorme da un punto di vista pratico. Spesso si tratta di anziani che devono andare in cure intermedie e dovrebbero essere messi lì direttamente dai Medici di medicina generale o, al massimo, in un passaggio attraverso il PAT.
Gli accordi con i medici di medicina generale. Questa è una questione che va avanti ormai da 20 anni. Non c'è stato un Governo…, ci sta provando seriamente l'attuale, che è riuscito a fare un accordo serio con i Medici di medicina generale, che sono gli unici italiani convenzionati con il pubblico, il cui stipendio, normalmente, al 100% viene dal pubblico, che sono privati. Questa operazione di chiaro stampo comunista non è stata fatta da nessuno e a sinistra i comunisti non ci sono più., quindi ci dobbiamo organizzare noi, perché, in qualche maniera, dobbiamo diventare statalisti e comunisti. E’ una cosa seria, perché non è possibile che io pago una persona, e la pago tutta io, che però è un libero professionista e, volta per volta, devo contrattare se fare un'ora in più o un'ora in meno in ospedale. Mi pare che da parte della categoria ci siano un interesse e una attenzione diversa rispetto al passato. Ma questo è fondamentale perché senza la rete dei Medici di medicina generale, stiamo tutti addosso agli ospedali e quel discorso che ha fatto in premessa, che nell'ospedale per acuti entra solo l'acuto, non funzionerà mai. Avremo sempre i pronto soccorso intasati, avremo sempre la diagnostica fatta dal pronto soccorso, che è un'aberrazione, perché persone che non hanno niente, o quasi, chiamano l'ambulanza, così sono sicure che la radiografia la fanno subito. E, intanto, intasano il pronto soccorso che riceve altre persone.
Ecco, queste sono anomalie chiare, sulle quali bisogna mettere mano con coraggio. Sono estremamente lieto per quello che ho sentito in questa sede e in altre, che l'attuale Giunta e l'Assessore su questo useranno, non dico il pugno di ferro, però una mano un po’ più decisa rispetto agli ultimi trent’anni. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Catena.
Leonardo CATENA. Grazie, Presidente. Diciamo che parto da qui e da quello che emerge un po' dai fatti di cronaca, ma non solo, anche dalle tante telefonate, messaggi che riceviamo e che ci segnalano una crescente difficoltà della sanità marchigiana a garantire a tutti il diritto alla salute, come è previsto dalla nostra Costituzione. Purtroppo non si tratta più di fenomeni di disservizi, di rinvii, di ritardi di esami, di prestazioni che sono fondamentali per la cura delle persone, ma rientrano in un quadro diffuso e che è davvero preoccupante. Tutto quello che vi dico l'ho voluto anche verificare direttamente. Ho girato gli ospedali, quantomeno quelli dell'AST della mia provincia di Macerata. Sono stato presso gli Ospedali di Macerata, di Civitanova, di Camerino, sono stato, poi, a Matelica, a Treia e dovrò, nelle prossime settimane, concludere il giro con tutti i Presidi di carattere sanitario, parlando con tanti operatori, medici, tecnici, infermieri, OSS.
Il dato che emerge, fondamentalmente, è uno ed è molto chiaro: il sistema regge ancora, con grande fatica, grazie soltanto al sacrificio dei tanti operatori e non grazie all'organizzazione regionale. Questo non può essere né la regola né un motivo di orgoglio. Il fatto che gli operatori mettano tutta questa passione e questa dedizione non ci può rassicurare, perché non è su quello che si dovrebbe fondare l'efficienza e l'efficacia del nostro sistema sanitario. Sono oramai passati cinque anni e mezzo da quando la Giunta guidata dal Presidente Acquaroli si è insediata e governa la sanità marchigiana. Credo che non sia continuando ad additare la responsabilità a chi c'era prima che si possa risolvere qualche problema. Ammettendo che ci fossero problemi anche prima del vostro insediamento, credo che la percezione che abbiano tanti marchigiani - non so se la maggioranza o meno - sia che la sanità sia peggiorata sensibilmente in questi anni. Ho sentito, in alcuni passaggi, parlare l'Assessore Calcinaro - ci siamo incontrati anche in alcune occasioni, recentemente all'inaugurazione dell'Ospedale di comunità di Treia – dire, giustamente, obiettivamente, che ci sono vincoli e limitazioni legati al decreto Balduzzi, al decreto Calabria, sui limiti di spesa per il personale, sulla ridefinizione della classificazione degli ospedali. Sono esattamente gli stessi limiti che avevamo noi quando eravamo al governo di questa Regione. Mi chiedo se la vostra non era soltanto semplice propaganda quando eravate all'opposizione, siete venuti a governare pensando di risolverli questi problemi, ma non ho visto questa filiera, che spesso e volentieri enunciate essere uno strumento utile quantomeno per rivendicare un incremento della spesa sanitaria. Vi faccio presente che la spesa sanitaria in Italia è del 6,3% del PIL, l'ultimo dei paesi del G7 e il 14º su 27 Paesi dell'UE con una differenza di circa 1.000 euro pro capite rispetto alla media europea di spesa sanitaria, che si traduce nella mancanza di circa 40 miliardi di euro di definanziamento e di sottofinanziamento della sanità italiana. Forse servirebbe meno accondiscendenza rispetto al Governo nazionale.
Credo che le Regioni, anche dello stesso colore politico, abbiano l'obbligo di rivendicare un maggiore sforzo finanziario da parte del Governo centrale, perché, mi rendo conto benissimo io che vengo da un'esperienza di Governo a livello territoriale, senza risorse si affrontano male i problemi. Sarebbe opportuno che voi, pur essendo allineati politicamente, faceste sentire la vostra voce, perché quella che ci rimette, poi, è la salute dei marchigiani. Ogni tanto meno accondiscendenza e più rivendicazioni a favore dei vostri, dei nostri concittadini.
I problemi sono tanti. La carenza di personale è segnalata da tutti. Mancano medici, infermieri in particolar modo, poi, mancano tanti anestesisti. I turni sono difficili da coprire, si accumulano anche straordinari non pagati. Mancano nelle Marche 240 medici di famiglia, 70 ne mancano nell'Ast di Macerata, mancano pediatri e, spesso, alcuni reparti lavorano con la metà del personale che dovrebbero avere. È un problema strutturale e bisogna evitare il rischio di continuare a trovarsi di fronte ad un sistema che non garantisce più la continuità, la qualità delle cure, come previsto dall'articolo 32 della Costituzione che recita: "La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite gli indigenti".
Un altro problema, il secondo, grave, l'affanno in cui versano i pronto soccorso, che, spesso e volentieri, si reggono sui cosiddetti medici “gettonisti” e sappiamo quanto pesino sulle casse pubbliche. Ho chiesto i dati, purtroppo mi sono stati dati ancora in maniera parziale, spero che, nei prossimi giorni, mi vengano messi tutti a disposizione.
Tanti pazienti anziani e cronici restano parcheggiati in maniera indecorosa nei corridoi dei pronto soccorso per mancanza dei posti in reparti perché il territorio non riesce a filtrare le richieste di bisogni sanitari che potrebbero avere risposta in un altro livello assistenziale. I tempi di attesa che si allungano. Mi chiedo se, in un contesto di risorse scarse, vi siete interrogati su quanto possa influire una cattiva organizzazione della sanità, anzi, una disorganizzazione che finisce per peggiorare un quadro già complesso. Ci sono reparti, che ho visitato, che sono in difficoltà e che con pochissime unità di personale potrebbero migliorare il quadro e alleggerire altre situazioni. Parliamo spesso di strutture che sono state finanziate con fondi PNRR, che sono in ritardo di realizzazione.
Se il quadro è quello odierno, di mancanza di operatori, molti colleghi della sanità, molti operatori, ma anche molti cittadini si chiedono: “Chi lavorerà in queste strutture nei prossimi anni?” Oppure: “Stiamo rischiando di realizzare delle scandole vuote e non riusciremo ad affrontare e a risolvere i problemi che mancano…” Qui l'impressione è che manchi una seria programmazione, una regia, una visione realistica del futuro della sanità marchigiana.
Accenno soltanto al tema delle tariffe delle residenze per gli anziani, per cui, evidentemente, siamo di fronte a un cortocircuito della Giunta che, con una delibera dello scorso anno, ha stabilito l'aumento della quota sanitaria e, poi, l'ha bloccata se non si ha l'accreditamento. Quindi alla fine questi aumenti, considerato anche l'adeguamento dei contratti dei lavoratori, finiranno per gravare soltanto sugli utenti finali che sono gli anziani, che sono i più fragili, e sulle famiglie degli anziani. La circolare che è arrivata in seguito, il 6 marzo, introduce obblighi che sono del tutto illegittimi. Si produce così una doppia ingiustizia, le strutture sono in difficoltà e i cittadini penalizzati. In questi giri presso gli ospedali, per tornare al territorio di riferimento, a Civitanova Marche, ho trovato una situazione di spazi del tutto inadeguata, spazi interni, spazi esterni, per non parlare del disastro dei parcheggi, su cui abbiamo discusso un giorno in una interrogazione, che è veramente pietosa. Ci sono macchinari guasti e non riparati, macchinari vecchi e non più affidabili negli esami che dovrebbero svolgere. Ci sono anche reparti di eccellenza e reparti in gravi difficoltà dove manca il personale. Idem a Macerata, dove, spesso e volentieri, si è costretti a discutere su chi deve andare a occupare il blocco operatorio tra un reparto e l'altro, perché non ci sono spazi sufficienti per garantire un'adeguata programmazione di interventi che possano salvare la vita delle persone. Interventi che sono salvavita devono essere rinviati, perché gli spazi sono insufficienti per programmare tutti quegli interventi che sono, invece, urgenti da fare.
A Camerino ho visto anche, al reparto di cardiologia, delle stanze nuove con macchinari nuovi incellofanati, non ancora utilizzati perché manca il personale per farli funzionare. Un reparto che non riesce a garantire i servizi notturni del fine settimana e dove se un paziente dell'entroterra ci si rivolge perché ha un malore, rischia di perdere il tempo indispensabile per far sì che qualcuno provi a salvargli la vita, perdendo quel tempo che è fondamentale all'inizio della manifestazione dei sintomi, magari di un arresto cardiocircolatorio.
Apro le ultime parentesi perché il tempo si sta esaurendo. Abbiamo perso tempo con il sistema informatico Dedalus dicendo che l'avremmo a breve aggiornato, poi in realtà è stato stoppato a mesi di distanza creando disservizi agli operatori e mettendo a repentaglio anche la salute delle persone. Credo che, di fronte a questo, la richiesta che abbiamo fatto di istituire una unità di crisi e di rivedere, quanto prima, il Piano socio-sanitario siano elementi basilari, indispensabili, perché dobbiamo mettere al centro quello che è un…
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Ausili.
Marco AUSILI. Grazie, Presidente. Un Consiglio del genere è sicuramente positivo, perché ci permette di riflettere insieme su alcuni spunti. Ne ho sentiti diversi, interessanti, provenire dalla maggioranza, dalla minoranza. Un Consiglio che è positivo, a patto che non si ceda, talvolta, alla tentazione, come abbiamo sentito negli ultimi interventi della minoranza, di prodursi in una serie di sogni campati in aria, davvero insostenibili economicamente, o in provocazioni, oppure nel tentativo, profondamente sleale nei confronti del territorio, di prediligere l'obiettivo partitico mettendo, in qualche maniera, in una visione eccessivamente negativa quello che sta accadendo a livello sanitario in questa regione. Così facendo, però, si finisce anche per - io credo - non rispettare più di tanto lo straordinario lavoro dei nostri medici, dei nostri operatori sanitari che, invece, tutti i giorni, fanno qualcosa di importante, bello, grande in questo territorio, nonostante qualcuno poc'anzi abbia detto evidentemente il contrario, dicendo che ci sono problemi insormontabili e che tutto va male.
Dico anche che questo Consiglio serve per riepilogare quello che in questi cinque anni questo Governo regionale ha operato e individuare, ovviamente, delle iniziative nuove che possano servire. Nel momento in cui andiamo indietro nel tempo e torniamo ad indicare delle criticità che sono emerse nei precedenti governi regionali, non lo facciamo, ovviamente, senza tenere conto di quello che abbiamo fatto noi nei nostri cinque anni, ma lo diciamo perché scelte politiche in ambito sanitario, collocate anche indietro nel tempo, finiscono inevitabilmente per produrre delle conseguenze anche allo stato attuale delle cose, perché sono scelte politiche estremamente pesanti. Anche quelle che noi prendiamo oggi qui insieme avranno effetto anche e soprattutto sul lungo periodo. E’ inutile sperticarsi nel tentativo di confondere le cose. C'è stato un orientamento delle precedenti Giunte regionali di centro-sinistra che ha portato a un modello accentrato di sanità, ci sono state chiusure di presidi, certo, ho sentito qualcun altro che ha provato a rammemorare dei momenti in cui ci sono stati, invece, dei rafforzamenti di alcuni presidi, ma, nel bilancio, tra le riduzioni e le integrazioni nuove è sicuramente stato un bilancio negativo quello di quegli anni. Una mancata adeguata programmazione della presenza del personale sanitario in quegli anni grava ancora oggi. È normale che noi torniamo a citare questi dati. Eppure citiamo anche dei dati importanti che fanno ben sperare. Continuiamo a vedere una Regione Marche che rispetta la garanzia dei LEA in modo importante rispetto anche ad altre Regioni. Continuiamo ad osservare quello che dice AGENAS, ad esempio su Torrette, di positivo, portando questo ospedale in cima alle classifiche nazionali. Continuiamo a vedere che la Regione Marche è regione benchmark a livello nazionale. I problemi continuano, certo, ma c'è un cammino in corso, noi ci innestiamo in quel cammino con continuità, ma anche, come il nostro Assessore Calcinaro sta facendo, con nuovi orientamenti positivi.
Vado brevemente a dire qualcosa sul personale sanitario, sulle nostre strutture sanitarie, anche rispondendo alle mozioni che ho sentito. A livello di personale sanitario - non si fa sanità senza personale - ci sono nuove assunzioni, certo, accondiscendenza nei confronti del Governo nazionale, ma grazie, piuttosto, a un Governo nazionale che torna a investire sulla sanità interrompendo quel trend negativo di tagli ai finanziamenti del sistema sanitario nazionale. Grazie a quel Governo nazionale che, magari, va anche a rivedere i tetti di spesa per il personale. Allora, anche sfruttando tutto ciò, la Regione Marche, già da ora, e, poi, più in avanti sta portando un aumento del finanziamento per le assunzioni di nuovo personale. A riguardo dell'AST Ancona, 117 assunzioni per rafforzare la sanità territoriale sono in corso in questa provincia per riempire, Consigliere, anche quelle Case di comunità che si stanno costruendo, che, quindi, non saranno degli scatoloni vuoti. Poi la straordinaria formazione di nuovi medici in medicina generale, medici specialisti con quella scelta politica di creare borse di studio che sta producendo degli effetti, oppure il corso per infermiere di famiglia o di comunità, una figura che riteniamo fondamentale, sulla quale si sta investendo molto, l'attenzione alle professioni sanitarie che è in corso e deve sempre, dal nostro punto di vista, migliorare. Poi più risorse, accordi integrativi regionali, ad esempio, a riguardo dei medici di medicina generale, che abbiamo sentito citati. Ma certo, pochi mesi fa il nuovo accordo integrativo regionale con questi medici, prevedendo il servizio all'interno delle Case di comunità, potenziando le AFT e anche addivenendo alla possibilità di realizzare ore aggiuntive su base volontaria. Un recentissimo accordo anche per potenziare l'indennità delle figure impiegate nell'emergenza-urgenza - io ricordo - parlo di medici, infermieri, operatori socio-sanitari, tecnici, professionisti sanitari, autisti, soccorritori, allo scopo di considerare sempre più adeguatamente le reali condizioni del loro lavoro e, quindi, un trend sul quale ci si innesta e sul quale ci si ripromette di continuare a investire positivamente. Poi le strutture sanitarie, ma, insomma, è in corso un lavoro, è in corso da anni e stiamo continuando a portarlo avanti. Penso, ad esempio, all'investimento storico sulle apparecchiature, questa è cosa importante. In questa regione, in questi anni, si sono attivate, si stanno attivando 57 grandi nuove apparecchiature distribuite su tutti i territori regionali per rafforzare il sistema sanitario, per portare a un livello di avanguardia la diagnostica nelle Marche, sfruttando anche l’intelligenza artificiale e producendo un effetto positivo sulle liste di attesa. Poi, in fin dei conti, una su tutte, mi piace ricordare quello che è successo pochi giorni fa al nostro Ospedale Salesi, dove una nuova TAC, una nuova risonanza magnetica, finalmente, interromperanno quella migrazione annuale di circa 500 bambini dal Salesi al Torrette che perdurava da tanti, tanti anni.
E poi il riordino della rete sanitaria territoriale. Qui nella nostra AST, per rispondere a qualcuno, dico che tra Ospedali di comunità e Case di comunità si stanno avanzando le procedure e tra 2026 e 2027 saranno attivate queste realtà: Senigallia, Arcevia, Jesi, Sassoferrato, Chiaravalle, Loreto, Castelfidardo, ad Ancona l'ex Crass e l’ex Umberto I e poi Corinaldo, Filottrano, Fabriano, Osimo.
Poi i progetti relativi al nuovo INRCA, al nuovo Salesi che stanno andando avanti in maniera importante. A proposito dell'attuale INRCA, c'è una elaborazione che è in corso da settimane a riguardo di quello che dovrà essere lo stabilimento attuale dell'INRCA della Montagnola, è in corso ed è in stato molto avanzato. Il nostro obiettivo è quello di non lasciare, ovviamente, vuoti quegli spazi.
Infine, le liste d'attesa. È un problema vero, certo, ci sono però degli effetti di scelte di sistema che producono degli effetti positivi anche in questo campo, parlo dell'aumento del personale, dell'efficienza delle apparecchiature, dell'offerta sanitaria capillare sul territorio. Questo sta garantendo dei miglioramenti in questo ambito e ci sono nuove iniziative importanti che vanno ricordate, cioè le visite aggiuntive, ad esempio, nei fine settimana. Dati importanti, e ci rincuorano in qualche maniera, come quelli diffusi da “Il Sole 24 ore” recentemente che pone le Marche in buona posizione a riguardo delle liste d'attesa a livello nazionale e, tuttavia, c'è ancora un lavoro da fare.
Il progetto Multileva cosiddetto, cioè il sostegno agli enti gestori e alle famiglie che hanno familiari ricoverati nelle strutture, nelle residenze socio-sanitarie, va avanti. Ho sentito dire da qualcuno, adesso, che non sta andando avanti, ma certo che andrà avanti con profitto, come sta andando avanti.
Chiudo per ragioni di tempo, purtroppo, sul nostro lavoro sulla salute mentale. Con l'Assessore Calcinaro tutta la maggioranza ha presentato recentemente una proposta di legge regionale importante proprio in questo senso, per aumentare le risorse nell'ambito della salute mentale e per riuscire a stabilizzare quei progetti, cosiddetti di sollievo, che tanto importanti sono dal punto di vista delle famiglie, dal punto di vista di tutte le persone con problemi di questo tipo. Quindi, progetti che portano fuori di casa, fuori dalle strutture questi ragazzi e queste ragazze per introdurli sempre più ad una vita sociale e lavorativa adeguata. Continuiamo in questa direzione. Grazie.
PRESIDENTE. Comunico che chi si vuole iscrivere alla discussione deve farlo, così ci organizziamo meglio.
Ha la parola il Consigliere Canafoglia.
Corrado CANAFOGLIA. Grazie, Presidente. Allora, 5 mesi, 5 anni, 50 anni. Il numero 5 è magico. Allora, anche prima del decreto Balduzzi…, voi dite che non dobbiamo guardare il passato, ma guardate che i problemi di oggi sono il frutto di una mancata programmazione o di scelte sbagliate che oggi dobbiamo sistemare.
Chiedete l'unità di crisi? Sinceramente questo sfacelo della sanità marchigiana non lo vedo, non c'è. È solo una vostra narrazione, tesa soltanto ad una demagogia politica e basta. L'unità di crisi c'è nel momento in cui c'è la guerra. Qui non c'è guerra, ci sono delle criticità, tra l'altro, perdonatemi, ci sono criticità in tutto il nostro Paese. In tutte le regioni abbiamo le stesse situazioni. Vi siete dimenticati del problema della denatalità? Io non ho sentito parlare mai di questo problema. Non si trovano medici, infermieri, avvocati, ingegneri, operai, camerieri perché non facciamo figli. Questo è il problema. E allora passiamo da 1.200 medici prima del Covid a 900. Lì c'è stato un problema di programmazione saltata in aria. Io ho ascoltato con vivo interesse quello che il Consigliere Caporossi ha detto, dando degli spunti estremamente interessanti e chiedo all'Assessore di farne tesoro.
Ma dobbiamo essere chiari con i marchigiani in materia di sanità. Dobbiamo essere chiari perché bisogna capire che alla base di tutto la sanità richiede tanto, tanto denaro. Denaro pubblico che va gestito con oculatezza e con programmazione. E non sempre queste due caratteristiche sono state viste all'interno della sanità.
Allora, la Regione ha l'obbligo di tenere in equilibrio i conti del bilancio, non può permettersi di spendere e spandere inutilmente, anche con azioni errate. Certo, può fare dei tentativi, vedere come va, come ha detto il Consigliere Caporossi, ma non può spendere soldi inutilmente, sennò aumentano le tasse e creiamo un ulteriore problema ai marchigiani.
Qui l’abbiamo sfumato. non ho sentito parlare in maniera chiara di un elemento molto delicato, il rapporto tra la sanità pubblica e quella privata. Perché qui, signori, dobbiamo guardarci negli occhi, questo è un problema estremamente delicato. Personalmente sono per la sanità, per la centralità della sanità pubblica, riconoscendo a quella privata la possibilità di operare chiaramente in maniera integrativa, ma sono per la sanità pubblica, quella per tutti i nostri cittadini.
Vengo alla mozione n. 57 della Consigliera Vitri in merito al problema del percorso di tutela, ricordando che, laddove la prestazione richiesta non risulti prenotabile al primo contatto, l'operatore CUP deve informare il cittadino della possibilità di attivare il percorso di tutela e richiedere l'eventuale adesione. Quindi, in realtà c'è questa informativa, non è che non c'è, ha detto che non esiste, ma c'è ed un percorso molto importante. Attenzione.
Vedete in questo momento manca…, perché questo è il problema di oggi, abbiamo una montagna di discorsi che partorisce un topolino. Qui ci sono dei presentatori di mozioni, che le fanno e poi non stanno ad ascoltare le risposte. Mi riferisco in questo caso, mi dispiace che non ci sia, ma ne parliamo lo stesso, al Consigliere Mangialardi che parla del nostro territorio, nostro, mio e suo, Senigallia.
In merito alle mozioni nn. 56 e 14 ricordo al Consigliere Mangialardi, tanto rimane a verbale, che sulle interrogazioni e mozioni che ha fatto, il nostro Assessore più volte gli ha spiegato e gli ha dato risposte esaustive a quello che lui continuamente richiede.
In merito a quelle che sono le opere, mi riferisco alle Case di comunità, agli Ospedali comunità e via dicendo, in maniera molto chiara l'Assessore Calcinaro ha detto che verranno portate avanti. Allora, continuare a ripetere sempre la stessa situazione significa soltanto fare demagogia, vuol dire cercare visibilità sui giornali, non certo risolvere il problema che in questo momento l'Assessore Calcinaro alla sanità sta portando avanti, come ha detto, nell'ambito con sguardo nazionale.
Vedete, quest’Amministrazione regionale intende portare a casa le Case e gli Ospedali di comunità, ma vi ricordo che la cosa allucinante di tutto questo, lo vorrei ricordare anche all'Assessore e al Consigliere Mangialardi, è che le Case di comunità e gli Ospedali di comunità non sono altro che la rivisitazione moderna di quegli ospedali periferici che la maggioranza di allora, la maggioranza di centro-sinistra, la minoranza di oggi, distrusse con una visione Ancona centrica, massacrando un territorio. Ed oggi il nostro Consigliere chiede attenzione verso questo territorio. Allora, mi pongo un problema: ma nel momento in cui ha avuto la possibilità come Assessore, per 10 anni, e come Sindaco, per altri 10, dove era? Cosa ha fatto in tutto questo? Dov'è stato il suo interesse a spingere, a fermare la distruzione del tessuto socio-sanitario o sanitario, in questo caso, della Vallata del Misa, del Nevola o di Senigallia? Che poi più o meno probabilmente, non in situazioni virtuose, mi sembra di capire, là c'era il Consigliere Cesetti, che si è comportato diversamente, qua invece è stato fatto così. Quindi, dov'era il nostro Consigliere Mangialardi quando aveva la possibilità di fare? Sinceramente noi a Senigallia non l'abbiamo visto, però le mozioni che presenta ci fanno capire che ha capito l'errore, cioè che non si era mai attivato. E come diceva Henry Ford: l'unico vero errore è quello da cui non impariamo nulla. Ha imparato che c’era questo errore.
Chiedo dov'era il Consigliere Mangialardi, stiamo parlando di questo tessuto, quando il monoblocco ospedaliero della nostra città di Senigallia è stato costruito, non rispettando la normativa edilizia urbanistica. Era Assessore, è stato Sindaco. Per 40 anni abbiamo avuto un ospedale di questo genere, costruito in questa maniera. Dov'era? Che cosa ha fatto? Nulla! Ricordo al Consigliere Mangialardi che chi ha messo in sicurezza quell'ospedale è stato il sottoscritto, quando è stato nominato commissario, quel commissario straordinario che gli ha dato tanto fastidio, tanto da essere ossessionato dalla mia posizione. Certo è che io l'ho sistemata perché era facilmente sistemabile, ma non è stato fatto. Dov'era il Consigliere Mangialardi quando era Assessore e Sindaco, quando hanno…
(interventi fuori microfono)
Corrado CANAFOGLIA. Grazie, Presidente. Mi hanno interrotto, mi perdoni.
(interventi fuori microfono)
Corrado CANAFOGLIA. Mi hanno interrotto e chiedo di poter parlare ancora, Presidente. … regola, quando si fanno le mozioni bisogna ascoltare perché se non si ascolta…
PRESIDENTE. Scusate. Consigliere Nobili, il Presidente del Consiglio pro-tempore sono io ed intervengo qualora il Consigliere Canafoglia vada fuori dagli schemi consentiti. Lasciamolo terminare.
Corrado CANAFOGLIA. Grazie. Chiedo anche qualche secondo in più, visto che sono stato interrotto.
Chiedo, a questo punto, dove era quando l'ospedale di Senigallia è stato prosciugato nelle risorse umane e nelle risorse finanziarie a favore di altri nosocomi della provincia. Questa era la situazione, ed oggi si viene a fare la mozione chiedendo il potenziamento. Vedete, in tutto questo credo che ci sia un interessamento a parole, ma in realtà sulla sanità pubblica del nostro territorio, quell'amministrazione, parlo dell'amministrazione della mia zona, non ha avuto alcuna forza per controbattere a quella che è stata una visione Ancona centrica della sanità e che ha portato a questi problemi.
Poi mi rimane un dubbio, l'avrei chiesto a lui, ma lo chiedo, lo metto lì nell'arae in modo tale che ci risponderà. Io sono per la sanità pubblica, quindi cerco di tenere lontana la sanità privata da me e allora chiedo, lecito il suo comportamento, per quale motivo nel 2020 e nel 2025, nel 2020 ancora più importante, si è presentato come candidato Governatore alla Regione, ha chiesto e ha ottenuto un contributo da imprese della sanità privata. Questo lo deve spiegare non tanto a noi, quanto ai cittadini della nostra città, Senigallia, della sua vallata, visto che chiede il potenziamento delle nostre strutture. Chiedo anche per quale motivo sono stati richiesti e ottenuti contributi da una società che fa immagini per diagnostica, la TAC, quando l'ospedale di Senigallia ha avuto e tutt'ora ha dei problemi di TAC perché non si riusciva a farla funzionare e lui era Sindaco. Vedete che la teoria è tanto bella, le chiacchiere sono tanto belle, ma la pratica, purtroppo, è completamente diversa e questa è un'ipocrisia che i nostri cittadini non possono subire. Bisogna essere chiari.
Attendo le risposte laddove il Consigliere Mangialardi si presenterà in Aula, visto che presenta le mozioni e poi non c'è.
Chiedo ai marchigiani, scusate, ai cittadini della mia vallata, di considerare questi comportamenti. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Mancinelli.
Valeria MANCINELLI. Grazie, Presidente. Se vogliamo partire dai dati veri, lo faccio brevemente, al di là delle percezioni che ognuno di noi ha, va detto che siamo oggi la Regione peggiore per la rete dei servizi nell'area della salute mentale. Dati 2023 elaborati dalla Società Italiana di epidemiologia psichiatrica.
È vero che c'è un problema della sanità in tutta Italia, non c'è dubbio, ma c'è anche una differenza tra territorio e territorio. Se sulla sanità mentale la Regione Marche è la peggiore per la rete dei servizi, significa che altri, pur in una situazione difficile, difficile per tutti, hanno fatto meglio.
Siamo la Regione al secondo posto come lunghezza dei tempi di attesa, che ha tempi di attesa più lunghi, per la chirurgia dei tumori maligni e come qualità dell'organizzazione dell'assistenza oncologica. Dati 2023 elaborati dall'Agenas.
Abbiamo intollerabili tempi di attesa, fino a 5 anni, per la valutazione dei minori in difficoltà da parte delle Unità multidisciplinari, fonte Gruppo Solidarietà.
Abbiamo intollerabili liste di attesa per l'inserimento degli anziani nelle strutture residenziali come le RP, eccetera, con assenza pressoché totale dei posti letto, assenza rispetto alla richiesta, dedicati a persone affette da demenza.
Come saldo di mobilità per i ricoveri siamo la seconda peggiore Regione del centro nord. Siamo stati nel 2023 la Regione d'Italia con la terza più alta percentuale di rinuncia alle cure per specialistica (dati Istat riportati in più sedi).
Siamo agli ultimissimi posti come uso del fascicolo sanitario elettronico.
Abbiamo dati di adesione agli screening dei tumori più bassi che nella media italiana, in base ai dati dell'Osservatorio nazionale sugli screening.
Anche noi dobbiamo fare i conti, qui come in tutta Italia, certo, con due vincoli precisi: quello delle risorse economiche, che sono limitate e insufficienti rispetto ai bisogni – il Fondo nazionale pro capite è tra i più bassi tra i grandi Paesi europei. Va aumentato e va fatta una battaglia su questo a livello nazionale, la debbono fare anche le Regioni - e quello del personale che non c'è, non si trova e non si trova con le qualificazioni necessarie. Mancano gli infermieri, mancano i medici delle emergenze, i rianimatori, eccetera.
Nel frattempo sono mutati profondamente, radicalmente, i bisogni con l'invecchiamento della popolazione. Sono aumentati i bisogni di chi ha più patologie e di chi è in una situazione cronica. La vera risposta non potrà essere solo quella ospedaliera e ragionamenti simili li ho sentiti fare anche da esponenti della maggioranza. Il Consigliere Marconi e l’Assessore hanno detto abbastanza chiaramente che la risposta non potrà essere soltanto quella ospedaliera, ma il tema vero sono gli altri servizi da attivare, quelli fuori dall'ospedale. Allora, anche qui, bisogna smettere con la favoletta dei 13 piccoli ospedali chiusi dalle precedenti amministrazioni. Intanto segnalo all'Assessore, se non lo sa, ma credo che lo sappia, che non sono stati chiusi, sono stati riconvertiti in servizi alternativi del territorio, di cui oggi lo stesso Assessore dice che c'è bisogno. Questa è la risposta vera, non la riapertura di finti ospedali, ma l'attivazione di servizi alternativi. Quei piccoli 13 ex ospedali non sono stati chiusi, sono stati riconvertiti. D'altronde se il problema fosse stato quello sarebbe stato semplice, bastava riaprirli. Fisicamente stanno ancora tutti lì, come ci ha detto l'Assessore, avete avuto 6 anni per riaprirli se questo fosse stato il tema. Ma non è questo, il tema vero, l'ha “confessato” l'Assessore Calcinaro, sono i servizi altri, alternativi, quelli che normalmente si chiamano servizi sul territorio. Ebbene, in questi 6 anni, 5 anni e 5 mesi, 6 mesi, in che direzione si è andati? Siete andati nella direzione del potenziamento di questi servizi? Si è detto: usando quali risorse economiche? Per esempio, quando c'è scarsità di risorse, una delle cose fondamentali, sempre, ma di più quando c'è scarsità di risorse, è quel governo clinico di cui ha parlato il Consigliere Caporossi, tradotto: una organizzazione dei servizi e un governo dell'organizzazione dei servizi, non solo la programmazione sulla carta, ma il governo, tutti i giorni, dell'organizzazione dei servizi, che ottimizzi l'utilizzo delle risorse. Non è facile, ma in questi anni non solo non è migliorato rispetto a quello che c'era prima, ma è drammaticamente peggiorato. La sensazione netta è di una confusione totale. Una confusione totale. Nessuno governa niente da questo punto di vista, una confusione totale, nella quale si innestano anche fenomeni, come possiamo dire, disdicevoli, per cui la decisione se potenziare o meno un servizio e dove potenziarlo, anziché dentro una programmazione seria, che tenga conto dei dati, delle esigenze, eccetera, la fa le telefonate dell'Assessore o di qualche altro esponente della Giunta. Negli anni passati abbiamo avuto innumerevoli esempi, spero che non si ripetano.
Nel frattempo non c'è nessuna programmazione seria. L'unica strada che avete perseguito in questi 6 anni è stata attivare l'edilizia sparsa, frammentata, anche lì senza nessuna seria programmazione, ma soprattutto senza uno straccio, che uno, di un atto di programmazione e di governo sulle risorse di personale ed economiche per quello che bisogna farci lì dentro. Ci sono programmi di edilizia sanitaria a fronte dei quali non c'è uno straccio di provvedimento che dice quanto personale, preso da dove, pagato come. La riqualificazione dell’ospedale di Pergola è solo un esempio da questo punto di vista. A Pergola si prevedono il raddoppio dei posti letto, l'apertura di due sale di chirurgia complessa, di un pronto soccorso DEA, quando gli ospedali che hanno già il pronto soccorso devono prendere il personale da Urbino. Andate a chiedere all'ospedale di Urbino se ha personale in eccesso da mandare qua, dove si stanno spendendo 40 milioni di euro. L'ospedale di Pergola ha oggi mediamente, il Presidente lo sa, una degenza di 35 pazienti. Ho fatto un esempio, non ce l'ho con Pergola. Non arriverà mai la chirurgia complessa a Pergola, ma nel frattempo c'è un cantiere aperto su cui avete fatto campagna elettorale.
Quello che preoccupa di più è l'assenza, in una situazione di risorse scarse, di un governo vero dei servizi, di una riorganizzazione vera dei servizi. Siccome il Consigliere Marconi ha detto, giustamente, che anche l'opposizione deve fare delle proposte, noi una serie di proposte le abbiamo fatte con la risoluzione che abbiamo presentato e che accorpa le mozioni che abbiamo presentato.
Vi do una notizia in anteprima. Quando discuteremo del prossimo bilancio, Presidente, e della ripartizione delle risorse del Fondo sanitario nazionale, avanzeremo anche proposte precise in termini di numeri e di soldi, su come orientare le risorse per dare priorità vera a quei servizi alternativi rispetto ai quali avranno fatto poco o in modo insufficiente le precedenti Giunte di centro-sinistra, ma non si è fatto un passo avanti, che è uno, in questi ultimi 6 anni, anche con l’individuazione delle risorse. Poi quell'unità di crisi di cui ha parlato il Consigliere Caporossi, se a livello centrale regionale qualcuno non governa...
Presidenza del Presidente
Gianluca Pasqui
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Seri.
Massimo SERI. Grazie, Presidente. Presidente e Assessore, che non vedo, mi dispiace, gli avrei detto che per me è stato un bravo collega.
Mi rendo conto delle difficoltà in cui si trova e dell'eredità ricevuta, tant'è che a volte con eleganza è costretto a prendere un po' le distanze da chi l'ha preceduto, ma auspico anche che i consigli utili che emergono da questa discussione possano diventare occasione di attenzione da parte di chi ha la responsabilità di governo.
Oggi il Consigliere Marconi ha chiesto di spiegare dove trovare i soldi. Io intanto direi di imparare a non sprecarli e ad usare al meglio le risorse che abbiamo a disposizione.
La sanità non è un terreno di scontro ideologico, ma il primo banco di prova della credibilità di una Regione. Parliamo della qualità della vita dei cittadini marchigiani e non di numeri astratti.
Se dovessi dare un titolo ad una discussione come questa, io direi “il coraggio delle scelte” perché in situazioni come questa, in argomenti e in sfere come questi, così delicati, che toccano la qualità della vita delle persone, bisogna avere il coraggio di fare scelte, chiamare le cose per nome e cognome e magari non dare risposte per accattivare la simpatia elettorale, perché così non gestiamo al meglio le risorse, così non facciamo il bene di chi siamo chiamati a rappresentare e molte volte lavoriamo su più sulla percezione che sulla realtà, sulla narrazione rispetto alla realtà, che alcune volte non coincide, mentre coincide quando parliamo di utenti e realtà. Qui percepiamo che alcune cose stanno sfuggendo o sono sfuggite perché parliamo della qualità dei servizi e della loro copertura, quindi la quantità, il rapporto tra l'offerta e domanda.
Non siamo di fronte a una sanità che funziona male per caso, siamo di fronte ad una sanità che fatica perché il sistema, così com’è oggi, non sta reggendo.
Partiamo da un dato di realtà, perché quando cerchiamo di fare un ragionamento dobbiamo guardare la realtà. Nelle Marche, è una bugia, si dice che manca tutto. Abbiamo una dotazione di personale complessivamente sopra la media nazionale, abbiamo aumentato le prestazioni, abbiamo investito risorse, allora, il punto è ancora più serio, perché nonostante questo i cittadini continuano a percepire un peggioramento.
L'Assessore nella sua introduzione ha richiamato le liste d'attesa. Negli ultimi mesi abbiamo sentito parlare di dati incoraggianti sulle liste d'attesa, è vero, i monitoraggi ministeriali indicano percentuali basse di prestazioni fuori tempo massimo e questo, lo scriviamo, un buon dato e va riconosciuto. Ma il punto è un altro. Quei dati fotografano solo chi riesce a prenotare, quindi l'analisi sulle prenotazioni che si fanno. Alcune volte quando diamo i dati statistici, l’abbiamo fatto tutti, usiamo quelli che meglio ci servono per la narrazione e altri li lasciamo per indicazioni diverse. Perché dico questo? Se allarghiamo lo sguardo la realtà cambia. Nelle Marche tra il 54 e il 66% delle richieste di prime visite riesce ad essere prenotato e a seconda del territorio, quindi è oscillante, e per tutti gli altri cittadini la scelta è semplice: pagare o rinunciare a curarsi. E qui uno su dieci rinuncia a curarsi e purtroppo non è una bella cosa. Questo è il vero tema. Non è soltanto la media attesa che è importante, sulla quale si è lavorato, ma l'accesso reale ai servizi per tutti.
L'altro tema, ospedali, ospedali sotto pressione. Cos'è l'ospedale oggi? Io sono cresciuto.., mio padre lavorava in ospedale, vengo da una famiglia di ospedalieri. Una volta l'ospedale era la sanità, tutto nella mentalità delle persone guardava all'ospedale. Oggi non è più così. Oggi l'ospedale è per acuti, il resto non sono ospedali, ma altro - chiamiamoli con un altro nome - che sta nell’organizzazione più complessa.
Perché dico questo? Non è un elemento di critica, l’ha detto, se non sbaglio, il Consigliere Marconi, l’ha ripreso anche la Consigliera Mancinelli, negli ospedali non si può fare tutto, se sono acuti ha un significato e bisogna tenere alta l'eccellenza e la qualità. Qui si fa emergenza, specialistiche, cronicità, prestazioni che devono stare sul territorio. Allora, è questo, se non vogliamo creare le liste d'attesa, anche per quello che riguarda gli ospedalieri.
Diventa importante la rete ospedaliera, però che siano ospedali sicuri. E quando parliamo di ospedali dobbiamo guardare la casistica. Essere sicuri significa che ci deve essere una certa casistica, un certo numero di interventi, altrimenti non faremo l'interesse dell'utenza, la tecnologia, i professionisti. Qui diventa il coraggio delle scelte.
Anch'io mi accodo a quelli che dicono che il gioco delle parti porta a farlo, l'abbiamo fatto anche noi in certe circostanze, ma poi arriva un tempo in cui le cose vanno chiamate per quello che sono. Quegli ospedali non sono stati chiusi, sono stati convertiti, se andava male, come su alcune scelte, come sull'istituzione delle 5 AST, si sarebbe rivisto. Sono rimasti tali e quali perché sarebbe un'ipocrisia dire che non era la scelta migliore. Fra l'altro, sono d'accordo sulle 5 AST, non la vedo una scelta sbagliata. Secondo me è stato un errore chiudere Marche Nord perché era arrivato a un livello importante, significativo di risposte, con alcune eccellenze. Come nella provincia di Ancona alcune Aziende potevano convivere con le AST. Questo è un pensiero personale, lo dico anche da fanese perché poi di fatto le cose non sono cambiate. Noi che guardiamo lì, i servizi che c'erano prima, ci sono oggi, c'è qualche difficoltà in più.
Ho un sospetto, Presidente - dico Presidente, Assessore - sulla riorganizzazione. Vengo dalla realtà del pesarese, la conosco avendo fatto anche il Sindaco, penso che con il tempo inevitabilmente si dovrà sacrificare un ospedale perché non si reggerà anche con il nuovo ospedale di Pesaro, che darà delle nuove risposte importanti, se si riuscirà a realizzarlo.
Qui ho, ma non lo tiro fuori, il tema dell’integrazione, del dialogo, ricordo che, quando ero ragazzino, prima esperienza da Consigliere comunale, nel 1996 facemmo Consigli monotematici a Pesaro e Fano, destra e sinistra, tutti insieme, ed uscimmo con comunicati, documenti condivisi all'unanimità, nei quali si parlava di integrazione perché è sciocco parlare, lo diceva anche l'Assessore, ma io l'ho sempre sostenuto, anche quando ero Sindaco, negli incontri che abbiamo fatto l’abbiamo detto, di certe cose a 10 chilometri, è chiaro, è solo per la bandierina alcune volte e non facciamo l'interesse vero dei nostri concittadini.
Pronto soccorso. Vado velocemente e dico che anche qui molto importante è l'organizzazione. Pensate prima si parlava di case di comunità, in realtà come Fano non è prevista la casa di comunità. Se vogliamo fare il filtro e vogliamo che certe presenze inopportune non vadano nei pronto soccorso va creato un discorso alternativo. Voglio fare un riferimento al personale, che va valorizzato e non va messo sotto pressione, va messo nelle condizioni di poter lavorare.
Avete raccontato questa riforma come una svolta, oggi dobbiamo dire la verità, è una riforma ancora incompiuta perché ha cambiato le strutture, ma non ha ancora cambiato i percorsi dei pazienti, non ha ancora riequilibrato ospedale e territorio perché poi la vera differenza la fa il territorio. Nel frattempo i cittadini continuano a pagare il prezzo di questa transizione.
Proposte (velocissimo perché il tempo scade): basta frammentazione, regia regionale, vero coordinamento tra le AST, standard minimi uguali per tutti i territori, territorio operativo - salto alcune cose - liberare gli ospedali, spostare fuori le prestazioni inappropriate, percorsi chiari per i pazienti che siano guidati, meno accessi impropri, trasparenza reale, come ho detto prima, sulle liste d'attesa.
Anche qui, concordo con l'idea di creare un cruscotto. Qui abbiamo l'algoritmo, la Regione controlla tutto e può mettere tutto in tempo reale per capire come intervenire dove le cose non funzionano.
L'unità di crisi, cambiamogli nome, non siamo in guerra, significa mettere insieme figure indipendenti che coordinano, che entrano nel merito di tutte le questioni per capire quali strategie adottare in tempo reale.
C'è il tema…, velocissimo, non ce la faccio, dico solo una cosa: per le Aziende occorrono veri manager o direttori o, come mi diceva qualcuno, corrieri dello Zar. La differenza molte volte la fanno anche coloro che sono chiamati a guidare le Aziende, che abbiano spirito manageriale. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Luconi.
Silvia LUCONI. Grazie, Presidente. Ho ascoltato, anche con molta attenzione, questo Consiglio, che ritengo fondamentale anche per chi come me si approccia alla materia del Consiglio regionale da 5 mesi, per chi ha tanto da ascoltare rispetto a chi, all'interno di quest'Aula, magari, ha molto più da raccontare rispetto alla sottoscritta. Tanti spunti di riflessione se vogliamo partire dai dati veri al di là delle percezioni, virgoletto e parafraso la Consigliera Mancinelli, che tuttavia ho ascolto con moltissimo interesse per la lunga esperienza che ha sul territorio, anche e soprattutto rispetto a me.
Si è parlato della favoletta dei cosiddetti 13 ospedali chiusi nel passato. Si è parlato del fatto che non è vero che nel passato gli ospedali sono stati chiusi, ma semmai sono stati riconvertiti. Ebbene, io porto un esempio concreto della riconversione di un ospedale che poi, tra l'altro, riguarda direttamente il mio territorio, perché nel 2016 a Tolentino noi facemmo ricorso al TAR per la riconversione dell'ospedale, tra l'altro ci venne data anche la sospensiva riguardo a quel provvedimento regionale. Nel 2016 non mi risulta che Acquaroli fosse il Presidente della Regione Marche. Dico anche che il Presidente Acquaroli nel 2022 ha firmato due decreti importanti per quell'ospedale, il n. 64 e il n. 83, rispettivamente del 12 e del 22 aprile 2022, con i quali andava a reinserire all'interno di quell’ospedale, che tra l'altro sta procedendo in maniera anche spedita per quanto riguarda i lavori, i presidi che servono sia alla popolazione tolentinate che alla popolazione dell'entroterra. Abbiamo avviato una narrazione importante, che prende delle distanze fondamentali tra i principi che spingevano verso gli ospedali unici a quelli che, invece, spingono verso gli ospedali e le Case di comunità. Gli ospedali di comunità, più in generale anche i presidi territoriali, sono strumenti fondamentali, oserei dire, per ricostruire una sanità capace di filtrare la domanda, ridurre l'inappropriatezza e alleggerire gli ospedali centrali per acuti, nei quali devono essere gestiti e curati gli acuti. Si è insistito su un modello che riporti molte prestazioni vicine ai cittadini, fuori, appunto, dagli ospedali per acuti. Si è voluto ricostruire un modello territoriale che faccia da filtro. Si è voluto rafforzare la sanità territoriale con reti più capillari, punti salute, farmacie di servizi.
20 anni fa molte prestazioni erano gestite dai distretti, dai medici di base, oggi l’epoca è cambiata, non per colpa, banalmente, probabilmente, di nessuno, ma sono cambiati gli anni e di conseguenza la politica deve essere in grado di capire dove sta andando la società e cercare di intercettare anche i bisogni di questa nuova società che si fa spazio.
Gli ospedali di comunità alleggeriscono gli ospedali centrali, garantiscono prossimità e rafforzano anche la presa in carico, così come fondamentali sono i punti di primo intervento che per loro natura svolgono proprio questa funzione. Io li ho difesi, li difendo profondamente al netto di ragionamenti che dovremmo fare anche per quanto riguarda gli aspetti normativi che impongono sulla Regione Marche, ma in generale su ogni amministrazione pubblica.
Io sono una delle prime persone che riconosce quanto sia importante avere un punto di primo intervento all'interno di una realtà sanitaria perché evita accessi impropri ai pronto soccorso, garantisce una risposta rapida e vicina ai cittadini e rappresenta anche un'assistenza, fatemelo dire, h24 in aree periferiche o distanti dagli ospedali. Possono anche essere una soluzione per ridurre i tempi di attesa e una maggiore sicurezza per i cittadini che tutto sommato li chiedono e li utilizzano.
Si è parlato di tante cose, ovviamente il tempo è tiranno, non posso toccare tutti gli aspetti con 10 minuti di intervento, ma un accenno lo voglio fare ai medici di base. Tra l'altro la notizia che impazza sulla stampa in generale, anche in queste ultime ore, riguarda il maceratese. Si è narrata una problematica che si sta estendendo sui territori, non credo di raccontare una favoletta se dico che negli ultimi anni abbiamo ereditato un gap profondo, frutto della mancata programmazione del passato e dei turnover che non sono stati gestiti e che, quindi, hanno lasciato territori scoperti e in difficoltà. Questo non lo dice il Consigliere Luconi, questo viene detto dai medici con i quali, come tutti noi, siamo in contatto e raccontano quali sono le problematiche. Ad esempio, nel mio territorio specifico, questione di questi minuti e di queste ore, perché apprendo dalla stampa che c'è un incontro questa mattina con il Direttore generale dell’AST di Macerata, anche con i rappresentanti dei medici di base e con un Sindaco per parlare di questa problematica. I medici di base non è da oggi che dicono che sarebbero andati in pensione tutti insieme perché sono stati assunti tutti insieme più o meno 25 o 30 anni fa. Ovviamente negli ultimi 5 anni si è tentato di invertire il gap, iniziando a formare i medici di base, che necessariamente non si formano in un anno piuttosto che in 6 mesi.
Sicuramente il 2026 sarà ancora un anno difficoltoso, nel quale saremo chiamati tutti a stringere i denti, senza fare particolari allarmismi. Già nel 2027 dovremmo riuscire a vedere delle importanti differenze. Quello che è fondamentale…, con il massimo rispetto, apprezzo tra l'altro il lavoro che l'Assessore sta facendo sui territori e sul territorio, porto anche delle istanze che vengono da chi, diversamente da me, fa questo lavoro e conosce con esattezza quali sono le necessità, consapevole che ancora il 2026 sarà un anno difficoltoso, che non si risolverà con il medico, cosiddetto, a quota oraria 8 - 20 all'interno del punto di primo intervento perché non fa l'assistenza domiciliare, per cui possiamo anche interrogarci su altre particolari e differenti soluzioni.
Mi viene in mente l’UCA, l'unità di continuità assistenziale, un medico assunto nel distretto di riferimento con l'incarico, magari, di fare delle visite domiciliari. in più è anche un dipendente dell'Azienda, quindi si riuscirebbe anche a gestire …, si potrebbe, per così dire, collaborare. Si parla, ci parlano, ci chiedono anche della possibilità di continuare con i pensionati, almeno in questa fase emergenziale del 2026.
Un'altra possibilità potrebbe essere quella di utilizzare, come sono già stati utilizzati in altri territori, i Co.Co.Co., con dei contratti che cercano di attraversare questa fase transitoria. Ovviamente tutti questi elementi che emergono oggi da questo mio intervento devono essere messi a terra per capire se possono essere garantiti sia dalla normativa, sia dalle esigenze di bilancio. In un Consiglio regionale aperto sulla sanità, dal quale emergono delle criticità riguardo ad una materia che, volenti, o nolenti, ci tocca tutti, sarebbe utile fare meno demagogia e portare delle proposte concrete e attuabili perché ne beneficia la sanità, non ne beneficia la maggioranza, piuttosto che il singolo, sicuramente ne beneficiamo tutti.
È fondamentale, è stato detto, non mi ricordo da quale collega, distinguere il lavoro alacre che sta facendo l'Assessore, distinguere il lavoro politico dell'Assessore da quello tecnico del dirigente, però con un ottimo lavoro di squadra si possono portare a casa dei risultati fondamentali che non chiede la politica, ma chiedono soprattutto ed unicamente i territori. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Cesetti.
Fabrizio CESETTI. Grazie, Presidente. Noi certamente non siamo qua a fare demagogia, ci mancherebbe, sulla sanità. Noi parliamo di fatti, abbiamo sempre fatto questo. Ci sono gli atti che parlano, tantissimi, su cui avremo occasione di tornarci nel proseguo, non possiamo affrontarli adesso.
C’è una risoluzione in atti in cui vengono richiamate le nostre mozioni, che contengono fatti e proposte. Anche lì ci sono delle proposte precise, tra cui l'unità di crisi, la revisione degli atti aziendali, la revisione del Piano socio-sanitario, peraltro la necessità è stata ravvisata dal Presidente Acquaroli all'atto del suo insediamento.
La capogruppo Mancinelli, in modo puntuale, ha fatto il quadro della situazione della sanità regionale, declinando fatti inoppugnabili riportati e certificati, ahimè, da agenzie terze, e ci ha consegnato un quadro assai preoccupante, nonostante gli sforzi straordinari del personale medico e di tutto il personale socio-sanitario ed anche amministrativo.
Ripeto ancora una volta, di fronte a tutto questo non si può dire che abbiamo ancora bisogno di tempo o che ci siamo da 5 mesi, perché il Governo Acquaroli c'è da 5 anni e 5 mesi, 65 mesi, 1.975 giorni. 1.975 giorni, per tante persone, di sofferenza, di attesa, di speranze vanificate, di preoccupazioni e via dicendo. Questo è, e di fronte a tutto questo non si può parlare, come ha detto prima il capogruppo Caporossi, soltanto dei sintomi, quelli li conosciamo, ma bisogna mettere in campo la cura. Di fronte a questo, è necessario – ed è questo il punto – ciò che ci ha detto l'Assessore, per la cura, oppure è necessario ciò che ha detto il Presidente Acquaroli all’atto del suo insediamento, cioè la revisione del Piano socio-sanitario e la revisione degli atti aziendali.
Non c'è traccia nell'intervento introduttivo di tutto questo, ci si dice solo della chiusura degli ospedali. Questo è stato detto. Ci sono norme nazionali fatte anche dalle vostre forze politiche e noi non abbiamo chiuso niente. Lo dicevo prima, si dice che a Fermo abbiamo chiuso gli ospedali, ma stiamo scherzando? Abbiamo riconvertito, abbiamo fatto per la prima volta le Case di comunità a Monte Giorgio e a Sant'Elpidio a Mare; abbiamo finanziato e programmato un nuovo ospedale a Fermo, in Amandola. Questo abbiamo fatto e non ricordo se allora ci sono state delle critiche o delle proposte alternative da parte dell'allora Presidente della Conferenza dei Sindaci, nonché Sindaco di Fermo.
Vorrei tornare, tanto il Presidente Acquaroli mi ascolterà, glielo ho detto prima, alla sua responsabilità politica, perché lui è il responsabile delle politiche regionali e la sanità è la principale politica regionale, quella che deve sovrintendere al diritto individuale e all'interesse della collettività, perché l'articolo 32 è l'unico articolo della Costituzione in cui si dice che è un diritto individuale e interesse della collettività, è l'unico. Questo è il punto, questo è il punto centrale di cui dobbiamo tenere conto.
Se questo è, lo dicevo all'insediamento, capisco perché il Presidente Acquaroli abbia dato la delega all'Assessore Calcinaro, che ha avuto coraggio di prenderla - glielo riconosco, forse non tutti l’avrebbero fatto. Tuttavia, non può essere, come gli dissi anche a proposito del precedente Assessore alla sanità, che il Presidente abbia dato questa delega per sottrarsi alle sue responsabilità, No, perché la responsabilità in primo luogo è del Presidente e lui se ne deve far carico.
Allora, ci deve dire, ad esempio, se sia vero o meno che il Presidente è stato commissariato. Perché sulle cose che non vanno, ad esempio - cito soltanto alcune piccole cose - quando si parla del fondo per il personale, l'Assessore giustamente ha detto che c'è dal 2022, ma non è mai stato applicato. Chi lo doveva applicare? La gestione di Acquaroli 1. E questo è messo nero su bianco e non è solo una critica. Quando si parla del sistema Dedalus, dei problemi del software, “Non l'ho scelto io e ora non lo sospendo”. Chi l'ha scelto? La Giunta dell'Acquaroli 1. E allora? E questo che cos'è? Viene commissariato il Presidente, ce lo dica.
Quando faccio gli atti, per esempio, mi rivolgo a lui perché io mi occupo di sanità e non si può dire - ed il Presidente non può consentire che si dica - che io ne faccio una crociata contro l'Assessore, magari a beneficio mio politico. Ma stiamo scherzando? Io mi occupo di sanità, come me ne sono sempre occupato anche la scorsa legislatura. Tra l'altro, questa è un'offesa gratuita a tutti i colleghi della minoranza perché tutti gli atti che ho presentato - per i quali sono stato accusato di questo - sono stati firmati da tutti i Consiglieri dell'opposizione, compresi tutti i Capogruppo. Questo non può essere consentito. Oppure quando si sostiene che sulla rete oncologica regionale – come su altre questioni - su cui torneremo e non parliamo di una cosa di poco conto, io avrei agito in maniera diversa tempo addietro, ma in quei 1.975 giorni chi c’era dietro? C'era il responsabile principale della politica sanitaria regionale, il Presidente Acquaroli, che si deve assumere le proprie responsabilità di fronte a tutto questo. Questo è il punto e su questo, sia chiaro, colleghi Consiglieri, non mollerò di un centimetro mai, perché su questo non si può arretrare. La delega alla sanità è l'esercizio di una delega, va da sé, ma la responsabilità della politica regionale è in capo al Presidente della Giunta regionale, che è un organo insieme al Consiglio regionale. Questa responsabilità, anche sotto il profilo economico… Voglio dire al mio amico Consigliere Marconi, che ho fatto l'Assessore al bilancio - è vero - e può andare a vedere come l’ho lasciato.
A proposito di sanità, di responsabilità e di atti aziendali, ho qui un parere dei Revisori dei conti di un’ AST che dice: “Si rileva, dunque, dalla verifica del prospetto di raccordo tra le assegnazioni comunicate dalla Regione e la relativa allocazione del bilancio di previsione predisposto, riscontrando l'insufficienza delle risorse regionali alla copertura dei costi, evidenziato anche dal confronto temporale delle voci con il bilancio preventivo dell'esercizio precedente, riferimento alla delibera di Giunta 1928 del 30 dicembre 2025”. Questo è un parere, io ho fatto l'accesso agli atti, di un Collegio di revisione dove c'è anche il rappresentante del Ministero dell'economia. Dice che sono risorse insufficienti rispetto anche all'anno scorso, lo dice il Collegio del revisori, questa è una responsabilità politica. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Ruggeri.
Marta RUGGERI. Grazie, Presidente. Tante cose sono state già dette. Aderisco ad ogni intervento fatto dai colleghi di opposizione, che hanno parlato prima di me e soprattutto all'intervento della Capogruppo del PD Mancinelli, che, secondo me, è stato esemplare, in poche parole ha messo in fila tutte le questioni più importanti che riguardano la sanità, i problemi della sanità di oggi, le proposte dell'opposizione e lo ha fatto in maniera molto chiara ed esaustiva.
Non voglio tornare su ciò che è stato detto, anche io ho dati da snocciolare, ma provo ad ampliare un po’ il ragionamento facendo qualche considerazione politica, se mi riesce.
Innanzitutto, quando sento parlare gli Assessori o i Consiglieri di maggioranza di Fratelli d'Italia, mi chiedo se si ricordano qual è la storia della sanità di prossimità del nostro Paese e da qui anche della nostra Regione. Il decreto ministeriale n. 77, quello che ha ridisegnato la sanità di prossimità, è del 2022, eravamo sotto il governo Draghi, di cui Fratelli d'Italia non faceva parte, a firma dell’allora Ministro alla sanità Roberto Speranza. Chiunque di voi mi può dire se ha qualche affinità con Fratelli d'Italia. Non credo. Questa è la cornice che ha disegnato quella che dovrebbe essere la sanità del territorio di tutta Italia. Con che risorse si possono fare queste nuove strutture che, voglio ricordare, sono gli ospedali di comunità, le Case di comunità e le COT? Si possono realizzare attraverso i fondi che il nostro Presidente Giuseppe Conte è riuscito a strappare all'Europa. Fondi che, ricordo, Fratelli d'Italia non ha neanche appoggiato. Questo è il quadro. Per cui quando sento qualche esponente di Fratelli d'Italia dire che la sanità territoriale è quella che darà risposte ai problemi della sanità, mentre voi brutti e cattivi volevate quella centrale, mi viene da ridere perché il quadro che è stato disegnato non qui, ma altrove, è fatto da tutti, tranne che da Fratelli d'Italia. Quindi, iniziamo ad essere un po’ più seri.
Un po' di delusione sulle comunicazioni dell'Assessore, questo lo devo dire perché per metà dell’intervento ci ha fatto la storia degli ultimi anni della sanità, come se non l'avessimo vissuta, ha rimesso in fila tutti i peccati originali del centro-sinistra e alla fine si è perso nelle soluzioni. A ben vedere oggi l'Assessore Calcinaro non ha detto una cosa, una che una, che sia una novità.
Questo Consiglio monotematico, che abbiamo voluto fortemente come opposizione, era anche l'occasione, penso per la maggioranza, di strutturare una notizia, venire qui e darla. Non lo so, la settimana prossima porteremo in Commissione la riforma dell'emergenza-urgenza. Sono 5 anni che ne parliamo, c'è assoluto bisogno, almeno questo potevate annunciarlo o altre cose, invece metà dell'intervento dell'Assessore è stato replicare a quello che tutti abbiamo già sentito e abbiamo letto in queste ultime settimane, in questi ultimi mesi.
Consigliere Marconi, lei dice quali sono i sintomi, ma la cura non mi è chiara. Lei chiede a noi Consiglieri d'opposizione di darle la cura. Io non ho sentito una parola in questo senso neanche dalla Giunta, che è l'esecutivo.
Vi volevo leggere queste poche righe perché finito il discorso, le poche parole che ho voluto dire sull'introduzione, sulla comunicazione dell'Assessore, passerei velocemente a parlare delle mozioni. Vi leggo queste parole pronunciate pochi giorni fa: “Quando le liste d'attesa superano i tempi previsti, le Direzioni generali devono garantire le prestazioni anche attraverso la libera professione al prezzo delle tariffe pubbliche, solo con il ticket, norme già in vigore e vanno applicate. Il punto è un altro. Le leggi non si applicano da sole, servono amministratori che le vogliono far rispettare. In troppe Regioni le risorse ci sono. Ripeto, in troppe Regioni le risorse ci sono, ma non sono spese. Non basta dire che servono i medici, servono più medici in alcune specialità. Se le prestazioni ambulatoriali vengono concentrate in poche ore del giorno, mentre la libera professione è disponibile su 24 ore, il problema non è il numero dei medici, è la volontà di organizzarsi in maniera diversa”. Il Consigliere Caporossi ed anche la Consigliera Mancinelli queste cose le hanno dette, ridette anche oggi. Se un cittadino viene mandato via perché le liste sono chiuse, ma se paga magicamente ci sono i medici, le sale e le apparecchiature disponibili, questo non è scorretto, è disumano.
La partita si gioca nei territori, nelle corsie, negli ambulatori, si gioca dove ogni giorno qualcuno decide se rispettare le regole o aggirarle.
Il diritto alla salute non può dipendere dalla capacità di pagare, mai, e questo è il principio che non può essere violato. Chiamiamo le cose con il loro nome: illegalità, disonestà. La serietà non si finanzia, si pretende, continueremo a pretenderla, non sono parole della Consigliera Ruggeri, ma del Ministro alla salute Schillaci, parole pronunciate nella seduta di mercoledì 4 febbraio 2026 alla Camera, rispondendo a un'interrogazione parlamentare. Queste stesse cose che noi proponiamo oggi.
Guardo adesso il Consigliere Canafoglia che ha detto: "Ma, Consigliera Ruggeri, le norme ci sono". Lo so che le norme ci sono, ci sono dal 1998. Sono partita proprio da questo nella mozione, dicendo che le norme ci sono, ci sono Regioni che le sanno applicare e Regioni in cui non si riescono ad applicare.
Abbiamo portato una miriade di dati, è evidente che nelle Marche c'è un grosso problema, tant'è che tra i due temi di cui ha parlato anche l'Assessore Calcinaro, una problematica era proprio questa.
Oltre a questo concetto, il tempo fugge e salto tutto il resto, c'è un'altra questione che dovete tenere a mente, che dobbiamo tutti tenere a mente, perché qui possiamo leggere tutti i dati, portare le mozioni più belle, fare la propaganda di tutti i tipi, destra, sinistra, maggioranza e opposizione, ma c'è una cosa che sulla sanità non si può fare, mentire, perché ai singoli cittadini che si trovano nella situazione di dover accedere alle liste di attesa per fare un esame, per fare una visita, per fare un intervento chirurgico, se non trovano posto è inutile che gli snoccioliamo i dati. Questa problematica la vivono sulla propria pelle, la vivono loro e non si può aggirare facendo ogni volta una denuncia sulla stampa, questo l'ha detto magistralmente la Consigliera Mancinelli, nei 5 anni passati funzionava così, telefonata o denuncia sulla stampa e si trovava posto, questo è agli atti ed era di dominio pubblico.
Anche in questi ultimi giorni un cittadino ha dovuto rivolgersi ai giornali per avere un esame, una risonanza che aspettava da 4 mesi, ha fatto una denuncia pubblica e magicamente il posto è stato trovato. Capite anche voi che questa discrezionalità non è più possibile. L'accessibilità deve essere garantita a tutti. C'è tanto lavoro da fare.
Il vostro Ministro dice che dove le Regioni non riescono a affrontare questo problema è perché, pur avendo i soldi, non li sanno applicare. Quindi oltre al coraggio serve anche la capacità. Adesso sta a voi dimostrare se ce l'avete.
In questi 5 anni e 5 mesi, insomma…, sarete anche stati riconfermati alla guida della Regione, però mi sembra che la sanità, come è stato più volte detto, è andata peggiorando. Vediamo l'Assessore che prende sempre le distanze dall'Assessore precedente, come se questa Giunta non fosse guidata sempre dallo stesso Presidente e non abbia come supporto sempre gli stessi partiti. Vediamo se saprà fare meglio del suo predecessore. Intanto tutti coloro che hanno toccato la sanità, la storia più recente ci insegna, ci hanno lasciato le penne. Questo non è un bene, però è a dimostrazione del fatto che i problemi ad oggi non sono stati risolti. Grazie.
Presidenza del Vicepresidente
Giacomo Rossi
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Piergallini.
Enrico PIERGALLINI. Grazie, Presidente. Non volevo intervenire perché le cose dette sono state tante, ma mi sarebbe sembrato sbagliato non dare il mio contributo. Ho sentito durante l'Assemblea qualche considerazione che sembrerebbe un po' troppo ingenua in un consesso del genere.
È normale che la minoranza sottolinei le cose che non funzionano, avviene così in politica. È dovere della minoranza sottolineare ciò che non va. Chi governa sottolinea le cose che vanno bene, naturalmente, sui giornali ha il grande potere di gestire il Governo e la comunicazione del Governo. Il compito delle minoranze è sottolineare quello che non va, quindi è inevitabile che noi portiamo all'attenzione del Consiglio regionale e dei cittadini le cose che non funzionano. L'importante è rispettare la verità, cioè non dire cose false, che non esistono.
Per fortuna, spero che noi tutti in questo consesso amiamo la verità, amiamo i dati oggettivi, ci supporta un documento bellissimo, la relazione al Parlamento sulla gestione dei servizi sanitari regionali, che fa riferimento agli esercizi 2023 e 2024, pubblicata l'anno scorso, della Corte dei Conti, della magistratura contabile, che è un bene che sia indipendente. E’ un bene che la magistratura sia indipendente e per fortuna abbiamo visto che anche i cittadini italiani questo bene se lo sono tenuti caro.
Che ci dice in questa relazione la Corte dei Conti? Ci conferma quello che molti di noi hanno detto, che il problema è nazionale. Qualche dato già la Consigliera capogruppo Mancinelli l'ha sottolineato, aggiungiamo questo. Partiamo da 131,8 miliardi a 138,3 miliardi a livello nazionale sul triennio 2022/2024, quindi +5,4% d'aumento delle spese. Ma la Corte dei Conti sottolinea che questo aumento è soltanto nominale perché realmente è inferiore all'1% in quanto mangiato dall'inflazione. Quindi, togliamo di mezzo la prima cosa. Il Governo nazionale non ha aumentato le spese per la sanità, è una cosa documentata, certa, da un organo indipendente, tant'è che nella relazione si dice: "Le disuguaglianze territoriali e l'ampio ricorso a prestazioni private, ambulatoriali e diagnostiche, indicano un indebolimento dell'equità di accesso”. È questo il problema in Italia e di conseguenza anche nelle Marche, indebolimento dell'equità d'accesso. Significa che in Italia non tutti i cittadini, come la Costituzione vorrebbe, hanno pari diritti, ma qualcuno accede meglio alla sanità perché se lo può permettere, qualcun altro no. Questo credo non abbia segno politico, sta a cuore a tutti che l'uguaglianza, un criterio stabilito dalla Costituzione. sia inverato nei fatti.
Ancora, prosegue la relazione, sotto il profilo della spesa sanitaria, i consuntivi degli ultimi anni e le previsioni future contenute nel documento di finanza pubblica 2025 hanno evidenziato, negli anni successivi alla pandemia, un ridimensionamento della spesa sanitaria e un contenimento dell'incidenza di detta spesa in rapporto al PIL. Cose oggettive. L'Italia, il Governo degli ultimi anni sta indietro.
D'altra parte, la Consigliera Mancinelli ha già detto: "Siamo, rispetto ai partner europei, fortemente indietro sulla quota destinata della spesa sanitaria pubblica rispetto al PIL”. Dati: l'Italia è al 6,3% del PIL, la Francia è al 9,7, la Germania è al 10,69, di più di noi stanno la Spagna, il Portogallo, dietro a noi la Grecia, soltanto la Grecia è al 4,8% del PIL.
Dunque, sì, le Marche hanno un problema perché il Governo nazionale non investe come gli altri governi. Lo vogliamo dire? Penso di sì. Come diciamo che durante l'amministrazione di sinistra non tutto è andato bene e voi non avete fatto nulla per non segnalarlo, era vostro dovere farlo, ma siamo equilibrati perché dobbiamo essere oggettivi.
Nella relazione vengono sottolineati alcuni punti di forza della Regione Marche, ad esempio: i livelli essenziali di assistenza sono sufficienti, il sistema della Regione Marche ha una buona stabilità finanziaria, la performance delle Marche è intermedia in Italia, cioè non sta nell'insufficienza delle Regioni del centro sud. Sono meriti questi. Allora, questi meriti sono del Governo, dei 5 anni precedenti, o anche della sinistra? Se ci prendiamo i demeriti, ci prendiamo anche i meriti, no?
Vediamo i demeriti, che sono chiari ed elencati in maniera chiarissima. C'è stato negli ultimi 4 anni un netto peggioramento delle performance nel tempo, cioè dal 2019 al 2023. Questo negli ultimi anni è oggettivo, le Marche hanno perso terreno rispetto alle Regioni best performers, tipo l'Emilia- Romagna e il Veneto. Ci sono problemi nelle liste d'attesa e questo lo sappiamo. Vale la pena solo ribadire quello che dice la relazione e cioè che “la Sezione sollecita la Regione Marche ad adottare ogni misura necessaria ad assicurare il rispetto dei tempi di attesa del Piano nazionale di governo delle liste d'attesa e in particolare ad adottare interventi mirati per migliorare l'offerta”. È il testo della Corte dei Conti, quindi, non indugiamo oltre.
Altra debolezza, la disomogeneità nelle prestazioni e nell'accesso, infine la necessità di riorganizzare la rete ospedaliera giudicata obsoleta e in difficoltà.
Come ha detto la Consigliera Ruggeri, questo PNRR ci piace. Un piano che non tutti hanno votato, molti si sono astenuti, è stato criticato. L'Europa è stata criticata come farraginosa, non d'aiuto, però ci piace perché grazie al PNRR riusciamo a pianificare gli ospedali di comunità, eventualmente a finanziarli, speriamo a completarli.
Due cose per concludere. La sanità in salute è un dovere della politica e anche un dovere dei cittadini che fanno tanto per denunciare le cose che non funzionano o per integrare il sistema. Per esempio, qualcosa di positivo, l'Associazione progetto endometriosi, visto che la Consigliera Viti ha toccato l'argomento, il 28 e il 29 marzo metterà in piedi l'iniziativa “I fiori della consapevolezza”, per sensibilizzare sul fatto che l'endometriosi non è normale, non è una cosa normale, ma va curata, così avverrà in tante altre città delle Marche: Fano, Senigallia, Urbino e Macerata. E’ un grande esempio di civismo e di partecipazione, segno che a fianco della politica c'è la cittadinanza sensibile che in qualche maniera ci aiuta se l'ascoltiamo e se la lasciamo partecipare a migliorare. Questa è una cosa buona.
Una cosa negativa, uscita poche ore fa, ma ci torneremo su, un problema che se fosse confermato è gravissimo, sembra che nelle Marche siano stati buttati 6 quintali di plasma e sembra che la Regione ne fosse ha conoscenza. C'è un incartamento ufficiale. 6 quintali di plasma. I costi sono gravissimi. Pur essendo stata segnalata la questione di non riuscire a smaltire il plasma. di non riuscire a conservarlo, pare che la raccolta del sangue sia andata avanti. Se così fosse, non solo c'è stato un grande danno economico, non solo c'è stata un'ignobile incapacità amministrativa, ma si è preso in giro il civismo e il volontariato dei cittadini marchigiani, che sono andati a donare sperando che il loro sangue aiutasse qualcuno, e il sangue è finito nella spazzatura. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Vitri.
Micaela VITRI. Grazie, Presidente. Vorrei partire dal tema delle liste d'attesa, che è stato tra i principali problemi affrontati oggi e dalla raccolta firme avviata da una pesarese che ha coinvolto migliaia di persone, che poi è stata contattata dall’Assessore Calcinaro qualche giorno fa. Questo dovrebbe farci riflettere: il fatto che una cittadina, che non è una rappresentante delle istituzioni, sia stata costretta ad organizzare una raccolta firme per lanciare un allarme. Allarme che noi tutti qua lanciamo da anni e che non possiamo continuare a far finta che dipenda esclusivamente dalla carenza di medici.
Negli ultimi anni un marchigiano su dieci deve rinunciare alle cure mediche a causa dell’impossibilità economica di pagarle e sostenerle, quindi, un diritto che dovrebbe essere garantito dalla Costituzione viene meno. Cosa ha fatto la Regione Marche negli ultimi 5 anni per rispondere a questa mancanza? Nulla negli ultimi 5 anni, oggi dobbiamo riconoscerlo. In questi primi 6 mesi, per fortuna, è stato lanciato qualche messaggio, ma ora attendiamo anche i fatti perché non bastano le parole, non bastano gli annunci, non basta chiedere di lavorare anche il fine settimana ai medici.
A proposito di liste d'attesa, vorrei mettere in evidenza che non riusciremo mai a risolvere il problema e a pretendere una sanità pubblica se non mettiamo chi ci lavora (infermieri, medici e tecnici) nelle condizioni di starci. Continuiamo ad essere il Paese europeo in cui sono pagati meno in assoluto. Un mese fa ad un congresso un sindacato medico ha più volte ribadito che il problema non è la carenza di medici. Qualcuno prima mi ha fatto anche sorridere con una bislacca analisi: siccome diminuisce la natalità, diminuiscono anche i medici. Poi dovremmo capire quale fondamento c'è dietro perché allora dovrebbero diminuire anche i pazienti, ma evidentemente c'è dietro un ragionamento molto soggettivo. Invece i medici diminuiscono perché una parte va in pensione ed un'altra parte va a lavorare nel privato. Ieri un conoscente mi diceva che è stato ad operarsi in Albania, c'erano chirurghi italiani, trentenni e quarantenni che hanno scelto di lavorare in una clinica in Albania. Quindi la prima risposta che dobbiamo dare se vogliamo una sanità pubblica è a chi ci lavora. Metterli in condizione, innanzitutto, di essere pagati almeno quanto i gettonisti. Cosa avete fatto su questo? Io non ho visto nulla. Perché un gettonista che lavora tre giorni a settimana continua a guadagnare tre volte di più di un medico che sta nella sanità pubblica? Ce lo dovete spiegare, perché io ancora non ho visto il Presidente Acquaroli andare a sbattere i pugni, mentre continuate a dire che c'è una filiera tra Regione e Governo Meloni, e poi parliamo di sanità pubblica. Lo stesso vale per gli infermieri, per i tecnici e per tutti gli OSS.
Oggi l'Italia destina alla sanità pubblica circa il 6,3 del PIL, la percentuale è tra le più basse in Europa. Al tempo stesso ha deciso di aumentare la spesa per investimenti in spese militari. Se guardiamo alla spesa militare il quadro è totalmente diverso da quello della sanità. Nel 2024 l'Italia ha speso circa 32 miliardi di euro, pari a circa l'1,5% del PIL. Nel 2025 il Governo Meloni ha scelto di aumentare le spese in investimenti militari portandole al 2% del PIL, quelle della sanità, invece, non hanno avuto lo stesso aumento. Se vogliamo dare una risposta seria ai cittadini ed alle cittadine delle Marche servono investimenti nella sanità pubblica per assumere medici e infermieri, per far funzionare i macchinari per la diagnostica, anche nei weekend, negli orari del mattino, dall'alba alla sera, come avviene, ad esempio in Emilia Romagna. Non possiamo pretendere che i macchinari lavorino da soli. Penso, per esempio, ad un nuovissimo macchinario di diagnostica arrivato l'anno scorso all'ospedale di Fossombrone, che è chiuso, non funzionante perché non c'è il personale e vengono effettuati screening solo qualche ora a settimana per meno di mezza giornata.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: tempi che superano spesso i limiti nazionali (30 giorni per visite, 60 per esami), cittadini costretti a rivolgersi al privato, una crescente disuguaglianza nell'accesso alle cure, liste d'attesa sempre più lunghe. Di fronte a questi dati la questione diventa chiara. Non si tratta solo di migliorare l'organizzazione, ma di ridefinire le priorità della spesa pubblica.
A proposito di liste d'attesa, non parlo semplicemente di prenotazioni, di esami diagnostici o di altri tipi di visite mediche, ma parlo di liste d'attesa nelle residenze socio-sanitarie per anziani e non autosufficienti, così come per le persone con demenza. Questa non è più una criticità, ma è un'emergenza strutturale. I dati analizzati recentemente dal Gruppo Solidarietà parlano chiaro: 7.650 persone sono in lista d'attesa nelle Marche: 1.015 nelle RSA, 6.635 nelle residenze protette. 1.668 persone con demenza in attesa. Numeri che non sono solo altissimi, ma superano i posti disponibili. Allora la domanda è inevitabile: la Giunta – Presidente Acquaroli - dove pensa che queste persone debbano andare? Ce lo deve dire oggi, Presidente Acquaroli. E’ un'emergenza annunciata e ignorata in tutti gli ultimi anni. Una situazione che non nasce oggi, era già evidente qualche anno fa, era già stata denunciata anche in quest'Aula da alcuni miei colleghi, era stata segnalata anche dalle associazioni. Eppure questa Giunta non ha mai aggiornato seriamente la programmazione, non ha attivato i posti disponibili. Penso ad una struttura nuova come la Civitas a Vallefoglia, penso alla RSA Bricciotti a Monbaroccio, penso ai posti a Fano, posti chiusi, non attivati, così come il nuovo Hospice di Fossombrone, con le camere, letti nuovi, televisori e ancora ci sono 10 posti non attivati. Quindi, il Presidente Acquaroli si prenda oggi la responsabilità di analizzare in fretta il fabbisogno e di attivare i nuovi posti. Non ha investito in modo adeguato e il risultato è sotto gli occhi di tutti. Liste d'attesa fuori controllo, famiglie lasciate sole, costrette a pagare 3.000 euro al mese per poter, purtroppo, far ospitare un familiare nelle residenze. Non si può parlare di imprevisti. Siamo di fronte ad una responsabilità politica precisa, un sistema che scarica il peso sulle famiglie. Quando il pubblico non risponde succedono due cose: le famiglie si fanno carico di tutto oppure si rivolgono al privato pagando di tasca propria. E questo significa una cosa sola: si sta smantellando nei fatti il principio di universalità del sistema sanitario. È questa la direzione che vuol prendere la Giunta Acquaroli? Se non lo è, bisogna cambiare subito rotta. Ed oggi è il giorno giusto per iniziare.
Le contraddizioni della Giunta sono evidenti. Da un lato si approvano atti e piani, dall'altro non c'è una vera e propria attuazione concreta degli stessi atti. Esistono posti autorizzati, ma non convenzionati. Esistono bisogni certificati, ma non coperti. Esistono servizi programmati, ma non attivati. Questo non è un problema tecnico, è un problema di scelte politiche. Cosa deve fare subito la Regione Marche? Le soluzioni sono state indicate oggi anche in alcuni atti, che speriamo vengano condivisi per il bene del nostro territorio regionale.
Mi auguro che intanto il Presidente Acquaroli possa rispondere sulle intenzioni che da oggi in poi avrà sulle liste d'attesa nella nostra regione, sulle risposte che intende dare, soprattutto sugli investimenti, un impegno preciso anche sul tetto di spesa del personale sanitario perché non è più accettabile che ci siano concorsi, come quello visto nell’AST 1, per l'assunzione di medici a tempo determinato (6 mesi), che vengono annullati e poi arriva un altro concorso per assumere altre persone. Un pasticcio indescrivibile che ha costretto medici e infermieri a partecipare a un concorso poi annullato. Ma chi li paga questi concorsi? Il tempo per la commissione, per utilizzare le sale, persone che prendono giorni dal lavoro per andare al concorso. Un concorso che è stato annullato dopo la determina di una settimana fa, sovrapposto da un altro, un pasticcio che deve…
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Nobili.
Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. Questa seduta di oggi è davvero importante ed arriva in un momento in cui la percezione dei cittadini della nostra regione, rispetto alle difficoltà nel settore della sanità, è davvero significativa.
Sono state dette molte cose, non c'è bisogno di ripeterle. Siamo consapevoli che le criticità del settore sanità riguardano contemporaneamente più settori: l'emergenza-urgenza, l'accesso alle prestazioni, la medicina territoriale, il personale, la gestione delle cronicità. Tutto questo ci fa capire che non siamo davanti a un problema settoriale, ma a una vera e propria crisi di sistema.
La vicenda a cui ha accennato poco fa il Consigliere Piergallini, se confermata, risulterebbe di una gravità assoluta e non potrebbe lasciare indifferente nessuno dei Consiglieri regionali presenti. È una vicenda che nasce dall'incapacità del sistema sanitario regionale di organizzarsi, di avere una governance adeguata. Stiamo parlando di 6 quintali di plasma raccolto da donatori, che sono finiti nel circuito dei rifiuti. Questa notizia, che sta rimbalzando in rete, la si trova in siti importanti, è ben spiegata. Si spiega come il sistema trasfusionale marchigiano non sia adeguato, come le risorse umane tecnologiche per gestire volumi di sangue in ingresso non siano sufficienti, che nelle Marche ci si scontra con una realtà operativa drammaticamente sottodimensionata. Io sto leggendo: negli ultimi anni il personale tecnico è stato ridotto ai minimi termini, spesso costretto a operare con contratti precari che hanno favorito una fuga costante verso posti di lavoro più stabili. E questa emorragia di competenze ha reso impossibile gestire i flussi di sangue in entrata, creando un pericoloso imbuto produttivo. Mi sono soffermato a leggere qualche passaggio degli articoli che raccontano questa vicenda, che credo sia davvero emblematica e spero con tutto il cuore, da cittadino marchigiano, che la Giunta sia in grado di smentire questa notizia. sia in grado di dimostrare che è una fake news dei giornalisti e che non sia frutto di un lavoro di inchiesta, che svela quanto i cittadini marchigiani stanno scoprendo giorno dopo giorno.
Caro Assessore, la sua relazione è stata davvero insufficiente e, mi consenta di dirlo con molta pacatezza, non è più accettabile questo atteggiamento di giustificazione che si basa nel salire nella macchina del tempo e riportare indietro le lancette dell'orologio, fornendo spiegazioni a problemi addebitando le responsabilità a chi c'era prima, ma molto tempo prima. Questo è inadeguato ed è anche poco elegante sul piano istituzionale. Così come credo che lei non possa rivendicare una discontinuità rispetto all'Assessore che l'ha preceduta, che faceva parte della stessa compagine di Governo che oggi porta avanti l'azione amministrativa a livello regionale.
E’ stato detto molto sulle liste d'attesa, ma il problema delle liste d'attesa non cade dal cielo. Il problema delle liste d'attesa è anche legato a una questione relativa al personale. Parliamo degli infermieri, della carenza di infermieri che abbiamo nel nostro territorio. Ci risulta che nel 2025 il corso di laurea in infermieristica non ha coperto i posti disponibili in nessuna sede, con vuoti significativi a Macerata, Fermo e Ascoli Piceno. In questo momento si registra una carenza di circa 200 infermieri e la Regione non ha ancora utilizzato fino in fondo gli strumenti di valorizzazione che prevede il contratto, il quadro contrattuale organizzativo.
Non siamo di fronte soltanto a una carenza numerica, ma ad una crisi di attrattività e di riconoscimento professionale che la Regione non affronta in nessun modo. Anche sul versante dei medici il quadro non è meno critico.
A marzo 2026 Gimbe ha stimato che nelle Marche mancano 161 medici di medicina generale e che entro il 2028 saranno 202 quelli che raggiungeranno l'età pensionabile. Hai voglia a parlare di sanità territoriale, perché una sanità territoriale senza medici, senza infermieri di comunità, senza assistenza domiciliare è una formula vuota. Ma come si è arrivati a tutto questo? Ci sono precise responsabilità. Si è arrivati a tutto questo per un'ipertrofia e una frammentazione nella programmazione relativa al piano di riordino della rete ospedaliera delle Marche e nel programma di edilizia ospedaliera. Noi sappiamo che il decreto ministeriale 70 del 2015 indica una serie di parametri che dovrebbero essere rispettati: il numero di posti letto per acuti, il numero di posti letto post acuzie, il fatto che le strutture vadano classificate in base a specifici criteri, l’individuazione degli ospedali di base in area disagiata con riferimento a distanze precise.
Rispetto a questi parametri manca una ricognizione dello stato di applicazione del DM 70 perché l'ultima ricognizione risale al 2018, con la delibera di Giunta regionale n. 1554. Da allora non è stata definita né verificata la classificazione delle strutture esistenti e di quelle progettate. La classificazione compare negli atti e nei dati, ma non risulta mai essere formalizzata in un unico atto.
Un'altra grande irregolarità è che non risulta aggiornato il computo dei posti letto e non è stato verificato se il loro numero attualmente programmato è coerente con le indicazioni del DM 70. L'Assessore in più sedi ha promesso l'aumento dei posti letto - vedi Fermo, vedi Pesaro e Fano – ma questi posti letto sono stati consumati dalla previsione di un'unica casa di cura a Villa Fastigi, la cosiddetta Cotignola 2.
Una terza grave irregolarità sta nel numero di ospedali con DEA, quindi di primo livello in base al DM 70, che prevede le funzioni tipiche di DEA. Le terapie intensive in un bacino di utenza minimo di 150.000 abitanti nelle Marche dovrebbero essere al massimo 10 e sono invece, in base ai dati inviati al Ministero e utilizzati nel report di Agenas, ben 13. Ripeto, siamo di fronte ad un'ipertrofia e ad una frammentazione della rete ospedaliera. Questo si traduce in un sottodimensionamento inaccettabile dei servizi territoriali e forse non è un caso che la rete dei servizi per la salute mentale sia stata classificata dalla Società di epidemiologia psichiatrica come la peggiore d'Italia e non è un caso nemmeno che nelle Marche ci sia il più alto tasso di accesso al pronto soccorso per problemi psichiatri. Grazie.
PRESIDENTE. C'è stata la richiesta da parte dell'Assessore Paolo Calcinaro per fatto personale. Allora, facciamo alla fine? Per fatto personale un minuto, prego Assessore.
(intervento fuori microfono)
Però deve prenotarsi e quindi abbiamo la scaletta, quindi lo fa alla fine.
Ha la parola il Consigliere Putzu.
Andrea PUTZU. Grazie, Presidente. Vedo 3 minuti e 56, mi preoccupo. Allora, ho avuto modo di ascoltare questo dibattito importante da parte del Partito Democratico. Si è parlato di tagli alla sanità, di fondi dati alla sanità privata. Poi sono andato a leggere un articolo di giornale, l'ho stampato grande e dopo lo consegno ai colleghi dell'opposizione. Sabato 15 settembre 2018 il Resto del Carlino scrive: “Posti letto e milioni alle cliniche, solo tagli alla sanità pubblica. Così la Regione colpisce il sistema ospedaliero. Ecco l'ultimo blitz”. Qui c'era il Partito Democratico e c’era il precedente Presidente della Giunta regionale. Quindi, un po' per rinfrescarvi la memoria, anche perché dobbiamo anche ricordare da dove siamo arrivati e questo è molto importante perché nessuno è immune da colpe.
Abbiamo visto che la Regione Marche, finalmente, torna ad essere Regione benchmark dopo tanti anni. Permettetemi anche di dire che ho avuto modo di ascoltare i colleghi dell'opposizione, che ogni volta citano l'Emilia-Romagna perché è una Regione all'avanguardia; sicuramente lo era già quando governavate voi, insieme al Veneto, insieme alla Lombardia e lo è anche oggi. Però c'è una piccola differenza, perché, non so se voi avete avuto modo di leggere “Il Sole 24 ore” del 22 gennaio 2026, la Regione Marche, la Regione Lombardia e la Regione Veneto chiudono il bilancio senza dover ripianare i deficit. Invece in merito alla Regione Emilia-Romagna si scopre che c'è un buco di bilancio di 200 milioni - chiamiamolo disavanzo, così, magari, per voi è meglio - tanto che la Regione Emilia-Romagna, tanto citata dal Partito Democratico, ha dovuto aumentare il ticket, il bollo, l'IRPEF, l'IRAP, ed ovviamente ha aumentato il ticket sanitario. Pensate se l’avesse fatto il Presidente Acquaroli, voi sareste andati sui giornali a dire: "È una vergogna, avete aumentato il ticket per la povera gente”. Ma, quando lo fa il Partito Democratico, ovviamente, nessuno dice niente, anzi, lo prendete come modello e, magari… io so che un po' vi dispiace, ma io, che vado a cercare un po' tutto, ve lo devo sottolineare. Come sempre i vostri modelli ve li smontiamo uno ad uno. Vedo anche che sono state fatte più visite, ovvio, e lo devo dire qui pubblicamente: è scontato che ci sia un problema di liste d'attesa, ma c'è in tutta Italia - voi lo sapete benissimo - così come gli accessi ai pronto soccorso ci sono in tutta Italia, tanto che, se andate a fare una ricerca nelle vostre Regioni, moltissime persone si lamentano dei pronto soccorso.
E’ anche vero che, quando è arrivato, il Presidente Acquaroli è riuscito a dire: “Stop agli ospedali unici”. Erano nel nostro programma elettorale, tanto che, ricordo benissimo, il precedente Presidente della Giunta cercava e voleva costruire ospedali unici. Ricordo, addirittura, il project financing a Pesaro, storico, con il quale si andava a sperperare centinaia di milioni di euro. Anche qui voglio ringraziare il Presidente Acquaroli, l'Assessore Baldelli per aver investito prima…, insieme al Consigliere Baiocchi, che oggi ancora è Presidente della Commissione, cercando anche di trovare una soluzione insieme all'Amministrazione comunale di Pesaro, perché noi, a differenza di qualcun altro, non è che andiamo a fare un favore alle amministrazioni nostre e non andiamo a discutere con le amministrazioni guidate dal Partito Democratico. Così come le liste d'attesa. Voglio ringraziare l'Assessore Calcinaro, il Presidente Acquaroli e la Giunta per aver aumentato le prestazioni anche nel weekend. Anche questo credo sia importante, ma capisco che per voi tutto questo non conta. Quando ho sentito parlare della carenza dei medici di medicina generale, sono andato a vedere, ovviamente, quanto aveva investito il precedente Presidente della Giunta. Il Consigliere Cesetti si ricorderà benissimo perché era Assessore al bilancio. Il precedente Presidente aveva investito dalle 29 alle 30 borse di studio all'anno con fondi nazionali e aveva messo pochissimi fondi regionali. Poi è arrivato il Presidente Acquaroli che, ovviamente, ha invertito la tendenza, non lo dico io, lo potete anche vedere su internet, attraverso i motori di ricerca. Come ha detto la Consigliera Mancinelli, parliamo di numeri e di numeri stiamo parlando. Il Presidente Acquaroli nel 2021 è passato da 29 borse di studio per medici di medicina generale a 82. Nel 2022 ha investito 6.608.000 euro di fondi regionali per aumentare le borse di studio e così lo ha fatto nel 2023 fino al 2026 con 111 borse di studio, tanto che c'è un aumento importante… tra 2024 e 2025. Questo significa che il Presidente Acquaroli ha creduto nell'aumento dei medici di medicina generale, perché noi sapevamo benissimo che c'era un problema serio. Quando si parla di fondi alla sanità, prima il Consigliere Piergallini l’ha spiegato benissimo che c’è, come dire…, nel Governo Conte, nel Governo Draghi si è aumentata la spesa pro capite PIL con i fondi, però il Consigliere Piergallini si è dimenticato di dire che dal Governo Monti, al Governo Letta, al Governo Renzi, addirittura, ci sono stati dei tagli drastici alla sanità. Io non so voi dove eravate. Io ricordo che nel 2015 qualcuno era al Governo di questa Regione, e non mi pare che abbia protestato contro quei Governi. Ricordo benissimo quando ci sono stati tagli, dal 2015 al 2018, di 6,8 miliardi di euro sulla sanità e nessuno del Partito Democratico - lo dico al Consigliere Catena, perché parlava della filiera istituzionale - è andato a dire: "Guardate che state tagliando i fondi per i cittadini, state tagliando i fondi per le spese del personale”. Quindi, voi siete lupi quando siete all'opposizione, ma vi trasformate in pecore quando siete al Governo e questo è un dato di fatto. Anche qui mi dispiace smentire i dati, perché dal 2012 al 2019 sono stati tagliati 37 miliardi di euro e al Governo nazionale di certo non c'era la Presidente Giorgia Meloni, voi lo sapete benissimo, ma, oltretutto, permettetemi anche di dire…
(intervento fuori microfono)
PRESIDENTE. Consigliera Mancinelli, non interrompa perché a lei non l'ha interrotta nessuno.
Prego, Consigliere Putzu.
Andrea PUTZU. No, ci mancherebbe. Capisco che fa male la verità. È giusto, però ricordo benissimo che i miei alleati non erano al Governo con Letta, non erano al governo con Renzi. Anche perché voi eravate abituati a perdere le elezioni e poi ad andare a governare. Ma a prescindere da questo, è un dato di fatto su cui bisogna riflettere. Quando si parla di chiusure degli ospedali, ricordo benissimo.., e, anche qui, mi sono reso conto che, giustamente, si è nascosta la parola “chiusure” con “conversione”, “riconversione”. Ricordo benissimo quando nel 2015 il Consigliere Cesetti citava l'Ospedale di Montegiorgio e diceva: "Non l'abbiamo chiuso, l'abbiamo convertito.” C'è stato proprio un articolo… addirittura una delle poche volte che si è visto il precedente Presidente della Giunta nel fermano, perché, poi, come il candidato Presidente dell’opposizione, altri prendevano il navigatore per venire da noi, avevano solo la circoscrizione di Pesaro che contava più di tutti. Tanto che abbiamo visto che il sud delle Marche si lamentava sulla sanità e, ovviamente, contava poco a livello di province di Fermo e Ascoli Piceno, questo è un dato di fatto. Poi leggo un articolo vecchio del 22 dicembre 2015: "Chiude l'Ospedale, apre la Casa della Salute. A Montegiorgio 20 posti letto per le cure intermedie”. E così per Sant’ Elpidio a Mare, perché, ovviamente, c'era l'andazzo nazionale di trasformare i piccoli Ospedali in Case della salute. Ve lo voglio anche dire perché non governava Giorgia Meloni, non governava Matteo Salvini. Questo lo dovete ricordare, è la verità, perché oggi siete i migliori a puntare il dito. Come abbiamo visto per i fondi per i medici di medicina generale, per i quali avevate investito zero, quando c'eravate voi a livello nazionale vi siete dovuti piegare, chiudere i piccoli ospedali e riconvertirli tutti in cure intermedie.
Vado alla conclusione. Avrei preferito… mi fa molto piacere ascoltare le critiche del Partito Democratico, che è giusto, l'opposizione ha l'obbligo di criticare, ha l'obbligo di controllare, ma credo che sia anche importante… perché fa un po' sorridere vedere che ora avete tutte le ricette migliori per curare le problematiche dei marchigiani e quando avete governato, tanti anni, siete stati voi stessi che avete creato i problemi ai marchigiani. Oggi venire qui e fare i medici che curano i problemi dei marchigiani… non siete più credibili.
Vi dico che è giusto fare le risoluzioni, è giusto fare le mozioni, ma è giusto anche dare lo spazio a chi governa, che ha un mandato elettorale pieno, che ha avuto una grande fiducia dai cittadini. Soprattutto vi dico di mettervi a collaborare, ve lo dico perché è importante oggi più che mai. La collaborazione non è solo una risoluzione, che è importante, magari troveremo, se si può, una soluzione condivisa, soprattutto, perché l'interesse prioritario è quello di tutelare la salute dei marchigiani e non di fare gli sciacalli sopra la salute dei marchigiani. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Marcozzi.
Jessica MARCOZZI. Grazie Presidente. Oggi abbiamo un tema importante che riguarda la salute. Ho ascoltato molto attentamente gli interventi della minoranza. Ognuno ha citato l'articolo 32 della Costituzione che definisce la salute come un diritto fondamentale dell'individuo e un interesse della collettività, garantendo cure gratuite agli indigenti. Tutti hanno riferito questo e ho ascoltato anche le critiche che sono state fatte, a partire dal Consigliere Cesetti: è un quadro preoccupante, lo dicono le agenzie esterne, avete bisogno di tempo, ma governate da cinque anni e cinque mesi, 65 mesi per la precisione, 1.975 giorni di sofferenza e di attesa. Il diritto alla salute, ha ribadito il Consigliere Cesetti, resta in capo al Presidente ed alla Giunta regionale. Non dobbiamo ricominciare da capo. La Consigliera Vitri parla di allarme che arriva dai medici, mancano i medici, non abbiamo fatto nulla. Il Consigliere Nobili afferma lo stesso, che questo è un quadro preoccupante, mancano 161 medici di medicina generale. Ma noi non vogliamo prendere scuse e dire governiamo da cinque anni e cinque mesi, però, colleghi Consiglieri della minoranza, per quarant’anni questa Regione è stata governata da voi. Noi siamo arrivati nel 2020 in piena pandemia. Io ero in minoranza e poi sono entrata in maggioranza dal 2020 con la pandemia 2021-2022. Voglio ricordare a tutti, a chi non c'era, che nel 2020, quando c'era ancora il precedente Presidente della Giunta, abbiamo collaborato, cosa che voi, invece, non avete mai fatto. Quindi possiamo dire che questa maggioranza ha effettivamente iniziato a lavorare a fine 2022. Perché c'è questa mancanza di medici? Perché è mancata una programmazione negli anni passati. E guardate, sapete qual è l'errore che abbiamo fatto? Che quando ci siamo insediati ad ottobre del 2020 - l'ho detto anche al Presidente Acquaroli - non abbiamo bene analizzato la situazione sanitaria come l'abbiamo trovata. Adesso, colleghi Consiglieri della minoranza, ho ripreso una relazione che mi è stata data nel 2020, quando abbiamo vinto, e vi dico com'era la situazione all'Ospedale di Fermo, che cosa è accaduto? Mancanza di medici, bene, oggi vi do i dati perché all'epoca questa situazione l’ho fatta presente al Presidente perché c'era la relazione di un medico dell'Ospedale di Fermo, di un Dirigente… Guardate qui, la dotazione organica dell'Ospedale Murri è stata negli anni gravemente depotenziata. Si è passati da un organico di medici nel 2017 di n. 290 medici ad una dotazione organica nel 2018 di n. 258, nel 2019 di n. 250 all'inizio dell'anno, a fine 2019 di n. 237. Che significa, colleghi Consiglieri? Che noi abbiamo perso 60 medici nel giro di due anni. Questo è stato un errore, un nostro errore non avere evidenziato cosa abbiamo trovato quando ci siamo insediati. Non solo, si è utilizzato personale medico afferente ad alcune cooperative, lo sappiamo, per poter far fronte… Consigliera Vitri, devo un attimo finire, quando parlavate voi, non sono mai intervenuta, ho ascoltato, ho preso appunti, perché io ero in minoranza e anche in maggioranza. Quindi, per far fronte alle esigenze dell'emergenza-urgenza e continuità assistenziale, guardia medica notturna e festiva per i Dipartimenti di chirurgia, sono state utilizzate le cooperative. Anche per il personale del comparto è avvenuto un decremento del personale inserito con contratto a tempo indeterminato e determinato: si è passati da n. 879 nel 2017 a n. 836 nel 2020, oltre 60 decrementi. Si è ricorsi al personale afferente alle cooperative per poter fronteggiare questa situazione, ma è mancata una programmazione. Questo mi hanno chiesto di riferire, colleghi Consiglieri, quando ci siamo insediati. Noi, per senso di responsabilità e anche per non fare demagogia, come la chiamate voi, abbiamo taciuto questa situazione. Non solo, quando ero in minoranza, alcuni medici dell'Ospedale di Fermo, colleghi Consiglieri della maggioranza, si sono licenziati ed ho fatto anche delle interrogazioni in Aula. Vi posso dire anche il nome. XY vi dice nulla? XX vi dice nulla? Consigliere Cesetti, non c'entra lei sulla sanità, perché era Assessore al bilancio, però io ho fatto queste interrogazioni. Tantissimi medici dell’Ospedale di Fermo, guardate il caso, in quei cinque anni si erano licenziati e c'è stato un decremento in due anni di oltre 60 unità e oggi scoppia il caso della mancanza dei medici. Eppure a fine 2020 avevo una relazione dettagliata, se volete, ve la posso anche consegnare, arriva dall’Ospedale di Fermo. Quindi è vero che non ci sono i medici, ma da dove arriva questa mancata programmazione? Adesso è arrivato il Presidente, che era uscito, ho detto che abbiamo fatto un grande errore, quello di non dire quello che avevamo trovato quando ci siamo insediati. E glielo avevo detto. Glielo avevo detto, perché l'Ospedale di Fermo - di cui avevo fatto vedere a lei la relazione - passa da n. 290 medici nel 2018, inizio anno, a n. 237 medici a fine 2019. Sessanta decrementi. Per quanto riguarda gli altri operatori la stessa identica cosa. Tantissimi medici si sono licenziati e sono andati nel privato. Ma questa situazione viene dal passato, da quando ero in minoranza nel 2015, non arriva oggi. Il caso non scoppia oggi. C'è stata una mancanza di programmazione, ma non abbiamo fatto tutta questa demagogia che avete fatto voi. Il Presidente si deve prendere le proprie responsabilità? Quando vanno bene le cose il Presidente parla e quando non vanno bene non parla? Ma no, diciamo anche quello che è stato fatto in questi cinque anni. Grazie ad investimenti mirati, riorganizzazione dei servizi e attenzione alla prossimità delle cure, la sanità marchigiana si sta rilanciando. Sono stati compiuti passi importanti per rafforzare la rete ospedaliera, migliorare l'assistenza territoriale e ammodernare le tecnologie. Un sistema sanitario più efficiente, moderno e vicino ai bisogni dei cittadini in soli tre anni. In soli tre anni. Gestione virtuosa della pandemia da Covid-19. Prima Regione in Italia ad avviare la sperimentazione della nuova Farmacia dei Servizi insieme a Federfarma Marche e ad Assofarm, un sistema innovativo che offre sui territori un'ampia gamma di attività e servizi a supporto della salute della popolazione. Ospitato ad Ancona il G7 Salute, un appuntamento di caratura mondiale senza precedenti per le Marche. Seconda Regione in Italia per ammodernamento delle tecnologie diagnostiche. Nuovo Polo emergenza-urgenza su Civitanova Marche, Fabriano, Urbino, Fano. Prevista l'apertura di 50 Punti salute, soprattutto nei territori più lontani dagli ospedali e nell'entroterra. Conferma delle Marche come Regione benchmark per il rispetto dei LEA ed equilibrio dei conti. Quintuplicato investimento regionale per borse di studio per la formazione in medicina generale e specialistica. Riconoscimento di Torrette come il migliore ospedale pubblico d'Italia per il terzo anno consecutivo. Presidente, mia figlia mi ha chiesto: “Mamma, è vero che Torrette è il primo ospedale in Italia?". Le ho detto sì, sì. Nessuno lo sapeva, anche tra gli sportivi nessuno lo sapeva. Questo è un dato di fatto, però noi non abbiamo fatto la demagogia che state facendo voi ora, quando dall'Ospedale di Fermo si sono dimessi…, sono mancate 60 unità dal 2017 al 2019, si sono licenziati medici a gogò e vi ho fatto anche i miei nomi, XY, XX, non uno qualsiasi. Ho presentato interrogazioni per capire come mai e cosa mi avete risposto? Andate a riprendere la risposta e poi vedrete. Investimento straordinario di oltre un miliardo di euro per la rete ospedaliera. Inaugurato l'Ospedale di Amandola e in fase di completamento l'Ospedale di Fermo e l’INRCA Ancona -Camerano, in fase di realizzazione nuovi ospedali di Pesaro, Macerata, Ospedale pediatrico Salesi di Ancona, Tolentino, Cagli, RSA San Ginesio. Ma in tre anni che cosa potevamo fare colleghi Consiglieri? Ma che cosa potevamo fare? Questi sono fatti, non demagogia. Questo è il dato di fatto. L'errore, Presidente, lo abbiamo fatto, glielo avevo detto a fine 2020, quando arrivavano queste relazioni - e ne ho a bizzeffe - dovevamo mettere in evidenza che cosa stava accadendo. Non l'abbiamo fatto. È questo l'errore, colleghi Consiglieri della minoranza, perché poi potete ribadire su tutto, potete fare demagogia su tutto, ma io parlo…
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Baiocchi.
Nicola BAIOCCHI. Grazie, Presidente. Ho ascoltato con molta attenzione gli interventi di tutti i Consiglieri, alcuni erano già presenti nella precedente amministrazione regionale, altri nuovi. Sono anche un po' stupito che alcuni, in pochi mesi, siano così capaci di trovare soluzioni, di dare consigli, che sono sempre ben accetti, ci mancherebbe. Alcuni pensano di avere la scienza in tasca ed essere così capaci di riuscire a intervenire su un sistema così complesso e, soprattutto, senza capire quello che, in realtà, è stato fatto in tutti questi anni. Vedo il Consigliere Mangialardi, c'è anche il Consigliere Borroni, tanti che erano nella Commissione sanità anche nella precedente legislatura, mi dispiace che nessuno abbia un po’ ricordato i vari percorsi che sono stati fatti all'interno della Commissione, a partire dalla legge sull'organizzazione, la legge n. 19/2022, che ha fatto un una riforma epocale, ha cancellato l'ASUR e ha creato cinque Aziende sanitarie territoriali con personalità giuridica, con le quali si voleva dare, veramente, una vicinanza al territorio, al cittadino, con la creazione anche del Direttore dell'integrazione socio-sanitaria. Quindi un primo passo verso questo passaggio storico della nuova sanità territoriale. Poi il Piano socio-sanitario, un lavoro articolato, tantissime audizioni, un lavoro di tanti mesi che ha portato, insieme con le associazioni di categoria, con gli stakeholders, con tutti gli operatori (sanitari, infermieri, medici) ad un lavoro di concertazione, ad un piano… Sinceramente, non ricordo le proteste di piazza su un Piano socio-sanitario che è stato concertato e, anche a detta dei Consiglieri di minoranza, è stato un lavoro importante, per arrivare, successivamente, agli atti aziendali.
Vedo che continuate a tirare in ballo il Presidente perché nel discorso di insediamento ha correttamente sostenuto che, se necessario, si rivedrà il Piano socio-sanitario di conseguenza gli atti aziendali. Ma è normale, perché le leggi vanno avanti, le norme vanno avanti. Come sapete ci troveremo ad affrontare prestissimo la legge sull'emergenza-urgenza e, allora, come possiamo non pensare di adeguare e modificare quegli atti fondamentali, come gli atti aziendali ed il Piano socio-sanitario. Chiaramente sono atti che non possono non risentire dell'evoluzione normativa.
Vedo che ricordate solamente quello che vi interessa, perché capisco, come dice il Consigliere Piergallini, che la minoranza deve fare la minoranza ed evidenziare le cose che non vanno, però anche un po' di onestà intellettuale, riconoscere quello che è stato fatto in questi anni, in questi mesi anche dall'Assessore Paolo Calcinaro. Mi dispiace che non si riesca mai veramente a farlo. Ad eccezione del Consigliere Caporossi e del Consigliere Seri nei quali, a differenza degli altri, ho visto un atteggiamento - che riconosco anche all'interno della Commissione - molto più costruttivo, certamente si evidenzia che ci sono delle situazioni che non vanno, ma ci sono degli elementi e dei dati che sono sicuramente positivi e questo pare opportuno assolutamente riconoscerlo. Come non riconoscere che le Marche sono una Regione benchmark e sono tanti anni che hanno questo riconoscimento. Come dice correttamente il Consigliere Putzu, continuate sempre a prendere come esempio la regione Emilia-Romagna, per la quale ad agosto 2025 si preventivava un disavanzo di spesa di 600 milioni di euro. Allora, se questi sono i vostri esempi di gestione amministrativa dei conti di una Regione nell'ambito della sanità, noi sicuramente siamo molto, ma molto distanti. I LEA, la Regione Marche è sempre stata stabilmente nei primi posti dei LEA a livello nazionale, un riconoscimento unanime da parte di tutti. La creazione di 50 Punti Salute, sempre per cercare di portare questa sanità territoriale vicino ai territori, vicino alla gente, quindi una direttiva molto chiara di dove la Regione voglia andare. Il riconoscimento di Torrette per tre anni consecutivi come migliore ospedale italiano, ma tanti altri riconoscimenti a nosocomi come quello di Pesaro, di Macerata, di Ancona - vado a memoria - che sono stati riconosciuti su determinate prestazioni. L'aumento delle prestazioni del 15%, perché dopo il Covid è aumentata la produzione da parte della Regione Marche delle prestazioni del 15%. Chiaramente è aumentata, parallelamente, anche la domanda e questo ci ha impedito di riuscire a sfruttare al massimo questa maggiore produzione. Come non riconoscere il percorso delle Case di comunità, degli Ospedali di comunità, delle Centrali operative territoriali all'interno della Commissione sanità.
Noi abbiamo, per fortuna, un osservatorio privilegiato. Abbiamo visto il passaggio di tutte le delibere che inquadravano il posizionamento delle Case di Comunità, del personale dentro le Case di Comunità, del setting assistenziale che dovevano riconoscere, degli Ospedali di comunità, delle Centrali operative territoriali. Capisco chi è rimasto fuori, purtroppo, da questo percorso all'interno della Commissione, ma non riconoscere la portata epocale del decreto ministeriale n. 77 all'interno della sanità e della sanità territoriale, pare veramente ingeneroso.
Non abbiamo paura di parlare di liste d'attesa, ne ha parlato l'Assessore, ne avete parlato in tanti, è un tema complesso, ci sono stati due provvedimenti nazionali, due decreti a livello nazionale, quindi non può essere inquadrato solamente all'interno della Regione Marche, ma non è assolutamente una scusante. Stiamo cercando in tutti i modi, con gli strumenti che abbiamo e con le risorse che abbiamo di dare delle risposte. Le risposte delle visite nel weekend: sicuramente è stata una parte iniziale ma molto importante che ha riportato anche fiducia e ha dimostrato una grandissima collaborazione del personale sanitario. Per favore non parlate di risorse. Consigliera Ruggeri, capisco quello che lei dice in ordine al decreto ministeriale n. 77, il Governo… Certo, c'eravate assolutamente voi, però si dimenticata di dire che dal 2010 al 2019 sono stati tagliati 37 miliardi nella sanità e solamente il Governo di Giorgia Meloni ha ripristinato i numeri, e numeri accettabili. Non sono sufficienti? Sicuramente sì. Ma sa perché non sono sufficienti? Perché ancora stiamo pagando la vostra eredità del 110 e del reddito di cittadinanza. Quindi non parlate di queste cose, perché non avete proprio titolo per poterne parlare.
Sentire parlare della carenza di medici, cara Consigliera Vitri, da coloro che hanno generato questa situazione. Parlare di gettonisti, come se noi fossimo contenti di pagare un medico che lavora a fianco a me di più rispetto a quello che prende… Se voi pensate che noi siamo contenti di questa situazione… ma abbiamo solamente ereditato questo problema, perché il vostro Governo, i vostri Governi precedenti non hanno mai pensato che dopo 10 anni 100, 200, 500 medici sarebbero andati in pensione. Noi adesso siamo costretti a pagare le vostre conseguenze e avete anche il coraggio di pensare di far ricadere questa gravissima colpa nei nostri confronti. Non ci pensate nemmeno. Non pensate nemmeno di dire che questa Amministrazione tratta gli infermieri o i medici in maniera non consona… agli operatori sanitari, i medici… C’è stato poco fa l'accordo regionale sui medici di medicina generale. Solamente qualche settimana fa abbiamo incontro le associazioni, i sindacati dei medici di base, come domani, per capire qual è il loro ruolo, importantissimo, nelle Aggregazioni funzionali territoriali e il ruolo dell'infermiere.
La nuova legge dell'emergenza-urgenza andrà in una direzione molto chiara: di dare ancora più importanza agli infermieri, alla specializzazione degli infermieri. Vi ricordo - perché forse qualcuno non lo sa - che nel 2024, nel 2025 si sono specializzati 88 infermieri di comunità e nel 2025, nel 2026 ce ne saranno altri 101. Quindi, sarebbe bene che tutti facciamo un quadro generale di quello che è stato fatto, prima di focalizzarsi solamente su quello che voi, giustamente, in quanto minoranza, Consigliere Piergallini, volete evidenziare.
Sicuramente ci sono tante cose da fare, sicuramente possiamo migliorare, ma riconoscete a questa Amministrazione e all'amministrazione precedente un lungo percorso che porterà sicuramente dei benefici. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere G. Rossi.
Giacomo ROSSI. Grazie, Presidente. Sarò telegrafico. Come maggioranza abbiamo concesso questo Consiglio monotematico sulla sanità per poter ragionare insieme, affrontare le tematiche sanitarie e, anche, ascoltare le proposte della minoranza.
E’ anche vero che se si fa questo Consiglio e se si interviene, non si possono dare i numeri a caso e dire cose a caso, soprattutto per quanto riguarda la salute dei cittadini.
Ho sentito l’intervento, che mi è rimasto impresso, della Consigliera Vitri che, parlando del Presidio sanitario di Fossombrone - è registrato, lo potete riascoltare – ha detto: “II macchinario nuovo è arrivato l'anno scorso ed è rimasto chiuso, non funzionante perché non c'è il personale”. Quindi dice che c'è un macchinario non funzionante perché non c'è il personale. Poi dice: “Vengono effettuati gli screening per qualche ora a settimana per meno di mezza giornata”. Innanzitutto deve dire a cosa si riferisce. Si riferisce all'ecografo o al mammografo? Se si riferisce all'ecografo, le giornate sono due, non meno di mezza giornata, il martedì e il venerdì, sono state erogate 40 prestazioni a settimana, 160 al mese. Ci sarà il concorso e l'integrazione del personale, che farà sì che questo macchinario venga utilizzato di più. Se si parla del mammografo: vengono effettuati gli esami, praticamente tutti i giorni, mattina e pomeriggio, 180 screening a settimana. Ecco, Consigliera Vitri, invece di andare davanti al nostro ospedale a fare i selfie, per carità, a me piacciono anche i suoi selfie, perché è una bellissima donna, perlomeno vada dentro, si informi, oppure chiami l'AST, faccia un accesso agli atti, invece di venire qui a riferire dati, numeri non veri. Visto che siamo pagati lautamente per stare qui a dire le cose, si informi meglio. Perché, poi, quando andiamo a screditare le cose che vanno bene, andiamo a fare un non servizio.
I problemi della sanità ci sono e sono tanti, occupiamoci delle questioni serie, non andiamo ad accusare così a caso, a dire numeri non veri e a riferire questioni non vere, perché non facciamo un servizio. Se noi facciamo un Consiglio monotematico relativo alla sanità, bisogna dare i numeri reali, bisogna dire le cose vere, sennò siamo pagati dai cittadini per perdere tempo.
Ho apprezzato tanti interventi, fatti dalla maggioranza, qualcuno anche della minoranza, dove sono stati forniti dati reali e dati certi e veri, situazioni vere e anche un'ipotesi di miglioramento. Facciamo questo, cerchiamo di lavorare tutti insieme per migliorare. Abbiamo un Assessore, credo, aperto a recepire anche le istanze. Non facciamoci prendere dal gioco politico su queste questioni, perché sono questioni che riguardano la pelle, la salute dei cittadini. Accettiamo la proposta… Non a caso abbiamo accettato questo Consiglio monotematico, però, non andiamo a dare numeri e raccontare cose a caso, perché si va anche a svilire il lavoro dei tanti operatori sanitari e dei tanti medici che, a fronte anche di tante difficoltà, operano nei nostri ospedali, anche periferici, nelle nostre strutture ospedaliere secondarie, quindi, ringraziamoli, piuttosto, e non andiamo a dire cose non vere, perché non rendiamo giustizia né al nostro lavoro né, tantomeno, al lavoro di questi medici e di questi infermieri. Grazie.
(intervento fuori microfono)
PRESIDENTE. Ha la parola, per fatto personale, la Consigliera Vitri.
Micaela VITRI. Grazie, Presiedente. Posso anche ringraziare per il complimento, ma non siamo qui per questo e non si deve permettere in quest'Aula di dare giudizi estetici, lo può fare al bar, qui siamo ad analizzare i dati, visto che mi accusa di non avere dati esatti. Io sono stata all'Hospice e all'ospedale di Fossombrone, ospedale di comunità, a verificare e il macchinario era chiuso. Ho provato a prenotare personalmente ed era attivo solo mezza giornata a settimana, come ho detto. Se nelle ultime due settimane, nell'ultimo mese, dopo che io sono passata, è aumentata la possibilità di diagnosi, mi fa piacere, ma non mi venga a dire che è un successo avere un ecografo che funziona due mezze giornate.
PRESIDENTE. Chiedo scusa, altrimenti sospendo i lavori. Dobbiamo parlare uno alla volta. La Consigliera Vitri sta intervenendo per fatto personale, poi il Vicepresidente può replicare come da Regolamento.
Prego.
Micaela VITRI. Grazie, Presiedente. Ma chiudo in fretta, perché i dati che ho riportato sono quelli che ho verificato personalmente, andando nella struttura e provando a prenotare. Se comunque fossero due mezze giornate a settimana, invece che una, non mi venga a dire che è un successo. Io, al suo posto, sarei stata zitta piuttosto che evidenziare che un ecografo lavora due mezze giornate invece che una. Ma si rende conto? Un ecografo arrivato l’anno scorso lavora due mezze giornate? Se lei avesse ragione, si permette anche di evidenziarlo? Sugli altri numeri che ho dato, evidentemente, non ha niente da dire. Sui posti letto dell'Hospice, si preoccupi di questo. Si preoccupi dei posti letto dell'Hospice a Fossombrone. Ci sono camere nuove con letti e televisori non attivati da un anno. Da un anno. Si preoccupi di questo. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per replica, il Consigliere Rossi.
Giacomo ROSSI. Grazie, Presidente. Siccome lei risponde sul fatto personale, che è quello del complimento, mi scuso, la prossima volta i complimenti li farò all'amico Marconi.
Al di là di questo, nessuno esulta per niente. Lei ha detto delle parole ben precise, il macchinario nuovo è arrivato l'anno scorso ed è rimasto chiuso non funzionante, perché non c'è il personale, quindi, ha detto una cosa non vera. Io non ho parlato dell'Hospice che, tra l'altro, è stato rinnovato dopo anni e anni di promesse, sono stati fatti lavori, sono stati previsti nuovi posti e sarà aperto. E’ stato fatto quello che per tanti anni non è stato fatto. Dieci posti in più anche sull'Hospice. Si parla di una questione…, tra l'altro ha detto un'ulteriore inesattezza. Quindi dico questo: quando viene in Consiglio regionale e parla di dati, la invito ad informarsi, perché si parla della salute dei cittadini. Poi mi scuso se le ho fatto un complimento. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Baldelli.
Francesco BALDELLI. Grazie, Presidente. Non volevo intervenire in questa discussione, ma sono stato chiamato in causa come Assessore all'edilizia sanitaria e ospedaliera dal Presidente del Gruppo del Partito Democratico, dalla Consigliera Mancinelli. Del suo intervento, che ho ascoltato attentamente, mi sono concentrato, soprattutto, sulla prima parte, in cui ha affermato che in questa Regione l'unica programmazione seria - o che c'è stata in sanità - è stata quella dell'edilizia sanitaria e ospedaliera. Innanzitutto la ringrazio perché è il riconoscimento di un lavoro che abbiamo fatto, perché abbiamo trovato un'edilizia sanitaria e ospedaliera, degli ospedali, dei presidi sanitari, un po' come in tutta Italia - questo è il vizio del centro-sinistra - che cadeva a pezzi. Poi troviamo gli stessi Consiglieri del centro-sinistra che vanno all'interno dei nostri ospedali, ad esempio in quello di Fano, in cui si lamenta la presenza dei ratti. Ma quei ratti erano, ad esempio, nel soffitto della terapia intensiva di quel presidio ospedaliero perché qualcuno per decenni non ha manutenuto quella struttura. E sapete perché non l'avete manutenuta? Lei ha parlato di edilizia sparsa nel nostro territorio - sono esattamente le sue parole - io non parlo di edilizia sparsa, ma parlo di edilizia diffusa. Quell'edilizia che voi avevate abbandonato, perché avevate, voi sì, delle idee sparse sulla sanità marchigiana, che erano le idee della chiusura dei nostri presidi ospedalieri, erano le idee dell'impoverimento del diritto alla salute nei nostri territori, da nord a sud della regione e dalla costa all'entroterra. Perché? Perché pensavate a quell'idea fumosa, e mai realizzata, degli ospedali unici. Addirittura eravate arrivati in provincia di Pesaro e Urbino a prevedere la chiusura dell'Ospedale di Fano, oltre, ovviamente, l'ospedale unico provinciale.
L'italiano si comprende da sé, senza bisogno di arricchirlo con narrazioni, quello di Urbino di Pergola che, tra l'altro, lei ha citato impropriamente, poi ci arriverò alla chiusura del mio intervento. Vedete, la programmazione c'è stata, c'è stata quella sanitaria, a cui è seguita la programmazione di edilizia sanitaria e ospedaliera, perché noi abbiamo, necessariamente, un'idea diversa dalla vostra, per la quale abbiamo vinto.
Noi con la sanità diffusa riavviciniamo il diritto alla salute ai cittadini e non lo allontaniamo posizionandolo solo nei grandi centri e lo facciamo con i filtri sul territorio. Ecco perché ho un programma di edilizia sanitaria e ospedaliera che va a colmare anche le lacune di Ancona, dove vi eravate dimenticati del Salesi, vi eravate dimenticati dell'INRCA, vi eravate dimenticati della sicurezza sismica dell'Ospedale di Torrette. Perché? Perché il 70% delle strutture italiane non rispondono più nemmeno - e così quelle marchigiane - Consigliere Mancinelli, a quei manuali di accreditamento, di autorizzazione che voi stessi nella legislatura del precedente Presidente avete adottato. La conseguenza sarebbe stata la chiusura dei nostri presidi, perché non rispondevano più alle norme che voi stessi avete cristallizzato nei manuali, per poi rinviarne l'applicazione nella speranza che dovesse essere un'altra Giunta a dover chiudere gli ultimi ospedali che erano rimasti aperti nella nostra Regione. Noi vi abbiamo risposto con il nuovo Polo dell'emergenza-urgenza di Fano, col nuovo Polo dell'emergenza-urgenza di Senigallia, con quello di Urbino, con quello di Civitanova Marche, con quello di Fabriano, con il nuovo Presidio sanitario di Cagli, con l'apertura del nuovo Ospedale di Amandola, dove abbiamo raddoppiato le risorse economiche stanziate inizialmente, con il Presidio di San Ginesio, con il nuovo Ospedale di Pesaro, dove i lavori sono iniziati, con la progettazione del nuovo Hospice, dell'Hospice di Fano, un hospice che era stato negato alle nostre famiglie per decenni, con il progetto depositato per l'Ospedale di Macerata. E su Pergola, io sono stato Sindaco di quella realtà e continuo a difenderla come difendo il diritto alla salute di tutti gli altri cittadini, che lei non l'ha fatto in questo Consiglio regionale. Ci sono, sì, 35 posti letto, ma lo sa perché ci sono 35 posti letto? Perché i predecessori del suo partito, che sedevano in questi banchi, dai 70 posti letto li hanno ridotti a 35, perché non sono riusciti a chiuderlo per l'opposizione della comunità cittadina e di quell'Amministrazione comunale, quell'ospedale, come sono stati chiusi gli altri 13 ospedali. E sapete come volevate chiuderlo? Con dei lavori che avete iniziato e non avete finanziato per il completamento. Ecco come avete ridotto da 70 posti letto a 35 posti letto quell'ospedale per renderlo antieconomico. E le dico di più, lei ha parlato di due camere operatorie ad alta complessità, non è vero, sono due camere operatorie che rispondono ai requisiti minimi di legge previsti dai vostri manuali di autorizzazione, di accreditamento. Ha parlato di un pronto soccorso con DEA di primo livello. Ma cosa sta dicendo? Un ospedale di base può avere un pronto soccorso e non un DEA di primo livello.
Il problema è un altro, che durante le elezioni regionali, prima dell'affermazione del secondo mandato del Presidente Acquaroli, il vostro candidato alla Presidenza si è presentato di fronte a quello che sarà il pronto soccorso, lamentando che per cinque anni Acquaroli non aveva ripristinato un pronto soccorso, che voi della sinistra avevate chiuso anche a Pergola, dopo aver chiuso 13 ospedali in tutta la nostra regione. Allora, vede che c'è programmazione, è semplicemente la democrazia, una programmazione diversa dalla vostra, che cancellavate il diritto alla salute ai cittadini. Noi, con tante difficoltà, anche di fronte a tanti ostacoli - uno di questi siete voi, perché non collaborate - stiamo cercando di riavvicinare quel diritto alla salute alle nostre comunità. Ce la faremo? Non lo so, ma ce la mettiamo tutta, al contrario di voi che avete chiusi quei servizi nei nostri territori. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola l'Assessore Calcinaro.
Paolo CALCINARO. Grazie, Presidente. Dopo questa maratona, ma giusta, dovuta, legittima sulla sanità regionale, ho la necessità di intervenire e anche di andare a replicare. La prima replica, me lo consentano i Consiglieri Nobili e Piergallini, è su quanto uscito, perché non posso lasciar passare questo messaggio, che credo, come tutti quanti noi, sia deprimente nei confronti di tutti i donatori. Peraltro parlo anche da donatore, anche di plasma. Da questo punto di vista, lo voglio dire in maniera chiara, chiarissima, da Assessore che in questi giorni ha affrontato, anche in prima persona, le difficoltà improvvise rispetto alla composizione del personale dell'Officina del plasma. Subito, immediatamente, e lo ringrazio tutto, il Dipartimento è riuscito a reclutare quattro persone dall’AST di Ancona nei giorni scorsi. Anzi, immediatamente dopo la segnalazione del problema, il giorno dopo, quattro persone dall'AST Ancona più altre due dall’Ospedale di Torrette. Questo, guarda caso, sull'articolo non c'è scritto. Una ricostruzione precisa, ma queste presenze in più non sono state evidenziate. No, lo so, non è colpa, ovviamente, di chi ha letto. Questo non viene riportato, tanto per far capire come, a volte, come in questo caso, gli articoli possono essere fatti proprio per cercare di andare a confondere le acque. Certo è che la prima cosa - e lo voglio dire - per questa Amministrazione è la tutela dei donatori e, comunque andremo a fare una Commissione di verifica immediata - la comporremo nelle prossime ore - su quanto è accaduto.
Dalle prime risposte il titolo è molto lontano dalla realtà, però non ci accontentiamo e vogliamo verificarla a tutela dei donatori di sangue di questa regione, perché un conto è perdere - come può accadere un giorno - per delle disfunzioni, un conto è quello che viene rappresentato nel titolo. Questo lo posso anticipare: non c'è questo scenario apocalittico. Però vogliamo andare a verificare in loco, con una Commissione di verifica.
Detto questo, che credo fosse dovuto per quanto è accaduto durante - guarda tu - il Consiglio sulla sanità. Chiedo scusa se mi sono dovuto assentare mentre alcuni di voi intervenivano. Chiedo scusa, perché oggi mi ero ripromesso di essere presente dal primo all'ultimo minuto, però ho sentito altri spunti. Guardate – l’ha detto anche prima, non mi ricordo se il Consigliere Rossi o il Consigliere Baiocchi o forse, entrambi – io sono aperto ad ogni iniziativa, idea, che venga dall'opposizione. Tra poco ne dirò alcune che sono state utili per fare dei passi in avanti.
Questo dibattito, che deve essere il sale della democrazia e anche la leva per andare avanti, perché le buone idee vengono da tutti quanti, deve avere alla base l'onestà intellettuale nel dialogo. Non è possibile che io venga qui a riferire, come, per esempio, sulle Case di comunità, sugli Ospedali di comunità (38/39 appalti pubblici) - voi siete amministratori, conoscete quante difficoltà ci possono essere negli appalti pubblici – che non è una questione di Marche - a parte che le Marche stanno messe benissimo nel loro target - è una questione di Italia e sul giornale esce il Consigliere di opposizione che dice: "Il Presidente Acquaroli dovrà rendere conto ai marchigiani per i fondi persi". Non è così. Non potete dire una cosa che non corrisponde al vero. Non è così. Tra l'altro, entreremo nel target e lo vedrete nei prossimi mesi o settimane, addirittura settimane, quando inizieranno ad arrivare gli inviti per le inaugurazioni, perché ci saranno.
Voglio dire che portiamo avanti una operazione di assunzioni al di fuori di quelle ordinarie, ulteriori rispetto a quelle ordinarie, di 383 tra infermieri, medici, OSS, tecnici, radiologi, fisioterapisti, addirittura psicologi, assistenti sociali per dare vita a questi contenitori sul territorio e viene detto: “Ma no, voi con il personale non siete andati avanti, c'è un problema sul personale, non riuscite a far andare avanti le dotazioni organiche". Ma com'è possibile? Ma com'è possibile? E poi vengo anche qui al PIAO, ai vari PIAO, che siamo riusciti ad arricchire con 9 milioni di superamento del tetto di spesa, una delibera approvata un paio di mesi fa che ha consentito questo, di portare più professionisti dentro gli ospedali.
Anche qui prendiamo il problema dell'Officina del sangue, il precariato che c'è, che esiste, esiste lì, come esiste in tante altre strutture, può essere superato solamente così, portando nei tetti di spesa un ulteriore plafond da poter spendere, sennò si dovrà attingere sempre al tempo determinato. E il tempo determinato cosa dà? Instabilità del lavoro. Questo è evidente. Lo stiamo facendo.
Allora, diciamo quello che non va, ma diciamo anche quello che va, così si può instaurare un rapporto positivo. Anche nella critica ci possono essere delle cose utili, come, per esempio, ho visto nelle varie mozioni. Adesso non so se si andrà ad una risoluzione unica, ma la mozione n. 34, lo dico così, quella presentata dai Consiglieri Seri e Caporossi, la analizzeremo con gli uffici. Lo dico perché, ripeto, nessuno ha la scienza infusa, non ce l'ha nessuno della maggioranza o dei nostri uffici. Nessuno è portatore della verità assoluta, come nemmeno qualcuno dell'opposizione, facciamo anche parità, non è che da un lato sono tutti cattivi e dall’altro sono tutti buoni. Allora, in questi tempi non facili, che mi si prospettano davanti, sarò assolutamente aperto alle iniziative propositive, però, per favore, mettiamo da parte la demagogia o quella scorciatoia che, a volte, si prospetta per andare ad accarezzare la pancia dell’elettorato, con delle prospettazioni che non rispondono al vero. Uno lo può fare quando rispondono al vero, ma quando non rispondono al vero, diciamo no. Su questo, comunque, voglio anche fare un altro paio di rilievi, perché ci tengo. Uno fatemelo fare, uno, di casa, perché sono stati fatti anche i conti ormai sull’ospedale, cosa è stato messo per l'Ospedale di Fermo, ho visto una mancanza, che non sono stati messi nel conto i 34 milioni che abbiamo messo nel finire del 2025 per poterlo aprire. Quello è mancato nel conto, Consigliere Cesetti, non c'era, c’erano 10. No, 10 milioni più 34 milioni. Lei nei suoi conti ha messo anche la viabilità di adduzione. Allora sulla viabilità di adduzione questa Amministrazione sbanca, perché ha messo in precedenza - io non c'ero nemmeno, quindi vi posso ringraziare da ex Sindaco – 44 milioni. Quindi iniziamo a lasciar fuori…, 10 milioni li lascio al Consigliere Cesetti, com’è giusto che sia, quindi, 44 milioni aggiuntivi più altri 34 milioni, più 11 milioni già messi dall'edilizia dell'Assessore Baldelli ed arriviamo a circa 100 milioni. Voglio dire che questo ospedale, quando lo andremo a tagliare, non sarà tutto della passata Amministrazione, anzi, anzi. Ecco, ho riportato un attimo di equilibrio nei conti, un ex Assessore al bilancio ama l'equilibrio nei conti, quindi lo riconoscerà. Questo è per far capire che nessuno disconosce, ma non disconoscete nemmeno quei pochi, piccoli, umili passi avanti che riusciamo a fare in una materia complicata come questa. Comunque è solo un arrivederci perché il prossimo Consiglio non sarà monotematico, ma sarà tutto sanità. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie, Assessore. Mi giunge una proposta di risoluzione a firma dei Consiglieri Mancinelli, Caporossi, Nobili, Ruggeri, Seri, Catena, Cesetti, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini, Vitri, sulle mozioni nn. 37, 14, 20, 21, 34, 55, 56, 57 e 53.
Consigliere Cesetti, la proposta di risoluzione va a sostituire le mozioni nn. 37, 14, 20, 21, 34, 55, 56, 57 e 53. Chiedo se la Consigliera Mancinelli vuole illustrarla.
Ha la parola la Consigliera Mancinelli.
Valeria MANCINELLI. Grazie, Presidente. Illustra e fa già anche la dichiarazione di voto, così sintetizziamo, il Consigliere Cesetti. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per l’illustrazione, il Consigliere Cesetti.
Fabrizio CESETTI. Grazie, Presidente. Questa concessione da parte della Presidente del Gruppo deriva dal fatto che questo Consiglio regionale ha origine da una mozione da noi presentata, da me redatta su incarico della Consigliera Mancinelli, dei Consiglieri Caporossi, Seri e Nobili. Io, però, non voglio rispondere soltanto alle ultime cose dette dall'Assessore alla sanità sulle risorse di Fermo. C'è anche l’Assessore Baldelli. L'Ospedale di Fermo sta lì, è l'unica opera pubblica realizzata, insieme a quello di Amandola, guarda caso nella provincia di Fermo (finanziate entrambe dal sottoscritto Assessore al bilancio), sta lì e ci dice la Corte dei Conti che al 31 dicembre 2024 sono stati spesi 110 milioni e sono quelli che ci abbiamo messo noi. Quelli di cui parla l’Assessore Calcinaro ancora devono essere spesi. Speriamo che avvenga presto, così si farà i selfie sulle opere finanziate da questa Giunta.
La risoluzione riprende pedissequamente le mozioni presentate e le parti dispositive per cercare la sintesi. Quindi, la do per illustrata.
Siccome lo ha fatto l'Assessore alla Sanità opportunamente, Presidente Pasqui e Presidente Acquaroli, voglio cogliere l'occasione per intervenire sulla questione dello scandalo del sangue nelle Marche, buttati 6 quintali di plasma, ingannati migliaia di donatori. Quando ho esordito questa mattina, ho detto che la responsabilità della politica sanitaria, Presidente Acquaroli, è in capo al Presidente della Giunta regionale. E quando succedono queste cose, se risponde al vero che il personale tecnico dell'Officina è stato ridotto ai minimi termini, spesso costretto a operare con contratti precari che hanno favorito una fuga costante verso posti di lavoro più stabili, si deducono carenze organizzative con precise responsabilità della politica, di atti politici, non gestionali. Questa è una responsabilità in capo al Presidente della Giunta regionale che esercita la delega attraverso l'Assessore e su questo l'Assessore c’entra poco. In questo caso è arrivato da cinque mesi, ma la questione delle forti criticità dell'attività dell'Officina regionale per la lavorazione del sangue e di plasma è stata dedotta in questa Aula con un atto, l'interrogazione n. 1098 a prima firma del Consigliere Mastrovincenzo e firmata da tutto il gruppo del Partito Democratico, compreso il sottoscritto: “Nei giorni scorsi, il Presidente dell'AVIS ha lanciato l'allarme sulla situazione critica in cui versa l'Officina regionale per la lavorazione di tutto il plasma e il sangue proveniente dai centri trasfusionali ed ha anche evidenziato che il Dipartimento relativo non è stato inserito nel Piano socio-sanitario regionale”. Questo atto è del 12 febbraio 2024.
Non si può risolvere, non vi potete lavare la coscienza ed essere assolti dalle vostre responsabilità dicendo che qualche giorno fa avete mandato quattro unità di personale. Non è così. Qui c'è una responsabilità precisa e non c'è commissione interna che tenga. Assessore Calcinaro, faccia una cosa, di fronte a un fatto del genere, invii gli atti alla Procura della Repubblica, perché accerti le eventuali responsabilità, se e quando ci sono. Ricordo che, quando ero Presidente della Provincia, per una macchia d'olio in mezzo a una strada, sono stato mandato a processo e poi sono stato prosciolto, perché non avevo dato disposizioni per togliere quella macchia d’olio, secondo loro le devo dare io. Per un caso del genere non so che cosa potrebbe succedere e lo voglio dire qui, ed è ora che le Procure generali della Corte dei Conti e le Procure della Repubblica facciano l'attenzione che serve di fronte a questi fatti. Capito? Perché non si possono risolvere con le commissioni interne, così ve la suonate e ve la cantate. Qui ci sono responsabilità precise e ve le dovete assumere. Grazie.
PRESIDENTE. Prima di cedere la parola al Consigliere Seri per la dichiarazione di voto, tengo ancora a precisare che questa proposta di risoluzione fa decadere le mozioni nn. 37, 14, 20, 21, 34, 55, 56, 57, 53 e la proposta di ordine del giorno.
Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Seri.
Massimo SERI. Grazie, Presidente. Intanto accolgo con piacere l'apertura all'ascolto, poi, sarà il tempo, che è galantuomo, a verificare se ci saranno atti conseguenti sulle cose emerse anche in questa discussione.
Anch'io, lasciatemelo dire, voglio riprendere questo episodio gravissimo che si è verificato. Non a caso, qualche giorno fa, abbiamo presentato una interrogazione su questa vicenda, perché già, dalla periferia dell'impero, questa cosa girava e tanti e diversi erano a conoscenza.
Siamo amministratori, capisco il voler ridimensionare, ma temo che ciò corrisponda al vero. Quindi, si faccia un'indagine vera per capire le responsabilità, perché, poi, queste cose non si fermano, vanno avanti da sole. Ripeto, questa voce girava già nei corridoi da alcuni giorni.
Anch'io sono un donatore di sangue, ho fatto oltre cento donazioni, di cui quasi il 70% di plasma, ed è una ferita e questo farà molto male al mondo dei donatori del nostro territorio.
Voglio aggiungere soltanto una cosa che, per ragioni di tempo, non ero riuscito a inserire nell'intervento precedente, il tema delle cronicità, Assessore. Qui c'è un tema delle malattie croniche degenerative, le faccio un esempio, penso all'Alzheimer, che avranno una esplosione importante negli anni a seguire. Fra l'altro è un tema che mi ha toccato anche personalmente, in famiglia, allora, una delle proposte era quella degli ospedali diffusi che aveva anche ripreso il Consigliere Caporossi, perché, se non si fa questo attraverso le strutture, non si sarà in grado di dare risposte a quel fabbisogno, che tenderà a crescere e sarà, veramente, una tragedia per coloro che verranno colpiti.
Concludendo, in merito a tutta la discussione, alla dichiarazione di voto, qui non si tratta di negare quello che è stato fatto, si tratta di dire che non basta, perché una sanità funziona quando il cittadino sa dove andare, quando riesce a prenotare e quando viene curato nei tempi giusti. Oggi nelle Marche questo non accade in modo uniforme e finché non accadrà questa riforma resterà incompiuta. Noi su questo non facciamo sconti, com’è giusto che sia, perché sulla sanità non si misura il consenso, si misura la credibilità di una Regione. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Caporossi.
Michele CAPOROSSI. Grazie, Presidente, per dichiarazione di voto. Vorrei riprendere una questione che non sono riuscito a completare nel mio intervento, che è, esattamente, la questione della unità di crisi. Unità di crisi, qualcuno ha detto che parliamo di termini bellici o cose di questo tipo, esattamente l'opposto. Tu hai un problema in questo momento che dipende dalla dislocazione multifattoriale delle responsabilità, quindi, hai bisogno di un integratore di responsabilità. Unità di crisi intesa, da questo punto di vista, come il fatto di condividere assieme, fra tanti diversi soggetti, che oggi sono sparpagliati e, quindi, procedere giustapponendo semplicemente le attribuzioni e le responsabilità, attorno ad un unico tema. Il tema è quello, abbiamo detto, della accessibilità ed è quello della capacità di ridurre i costi fissi del sistema, non attraverso le strutture in costruzione - perché quelle sono in costruzione, a questo punto devono andare avanti e bisogna trovare il modo di farle funzionare – bensì, rispondendo ai nuovi bisogni, appunto, la cronicità, che sta al 40% e arriverà al 50% nel giro di pochi anni, attraverso delle modalità alternative.
Queste due questioni, assieme al Dipartimento interaziendale “One Health” - siamo rimaste fra le poche Regioni che non prevedono questo e, dicevo ancora e lo ripeto, la Giunta lo può fare con proprio atto, perché non c'è bisogno di modificare nulla per fare un Dipartimento tecnico scientifico, che è già previsto dalla legislazione regionale, sono il contenuto di un qualcosa, Assessore, che va messo in campo al più presto possibile.
L'ultima annotazione che faccio è che una buona risorsa attorno a una governance fatta da cinque Aziende territoriali più due Aziende ospedaliere, come diceva il collega Seri, si basa sul fatto che ci sia da parte di questa Azienda una attribuzione chiara di responsabilità e non semplicemente quella di essere, in qualche maniera, dettata da una capacità di interpretazione geopolitica sul territorio dei bisogni. L'Azienda sanitaria è molto di più, sono legato storicamente a questo concetto e credo che sia bene, perché la riforma funzioni, che ciò venga messo in campo con assoluta decisione.
Per concludere, il discorso che sull'informatica non si può procedere come si sta procedendo adesso. Non è questione di Dedalus o di altre cose, sono tutte insieme le questioni, perché non c'è un governo complessivo del sistema dei dati. Il sistema dei dati va molto al di là dell'informatica, oggi è anche l'intelligenza artificiale ed è un fatto fondamentale rispetto al quale, appunto, ci vuole un'unità di crisi che integri insieme le cose. Questo significa poter mettere nel giro di un anno queste…, tutto quello che abbiamo proposto può essere applicato con favore e quindi portare ai primi risultati. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Marconi.
Luca MARCONI. Grazie, Presidente. Solo per dire che non possiamo non bocciare tutti questa risoluzione, anche chi l'ha firmata, per un'evidente contraddizione sul dispositivo. Quando dice di creare un’unità di crisi nel rispetto della Costituzione, volendo rispettare la Costituzione, l'unità di crisi, o come la si voglia chiamare, per il governo dell’attività sanitaria, la Costituzione l'ha prevista in capo a una cosa che si chiama Giunta regionale. La Giunta regionale c'è e ci sono un Presidente, un Assessore, un Consiglio regionale che, a neanche cinque mesi dal suo insediamento, già parla per un'intera seduta di sanità. Questa maggioranza non si è sottratta un secondo da questo tipo di confronto. Anche l'appello sentito dai Consiglieri Seri e Caporossi, relativamente a quella che dovrebbe essere l'unità di crisi, cioè un maggiore coinvolgimento di tutti, c'è e c'è anche questo previsto dalla Costituzione in sede istituzionale e si chiama IV Commissione salute, in cui tutti i Consiglieri hanno la possibilità di dire tutto quello che vogliono.
Importante, però, è che sul piano politico cambi decisamente l'atteggiamento, perché non è possibile che ci sia una parte della minoranza - non dico opposizione perché, vedete, non voglio concepire i nostri colleghi di minoranza come opposizione pregiudiziale - che è dialogante e una parte della minoranza che mena. Questo giochetto dello schiaffo e della carezza è vecchio come il cucco e lo conosciamo tutti. Quindi onestà intellettuale. Onestà intellettuale impone questo, che si capiscano le cose per quelle che sono e dove la maggioranza fosse completamente cieca di fronte alle evidenze, allora potete sparare tutto quello che volete, anche fuori da questa Aula e lo farete. Ma non mi sembra che in questo dibattito ci abbiate guadagnato alcunché, perché tutta questa evidenza non c'è stata. Io ho ascoltato, mi sono quasi convinto, mi sono detto: “Voterò questa risoluzione, sentite quanto sono bravi”. Poi, ho sentito le risposte degli Assessori, del Presidente, del resto e mi sono detto: “Porca miseria, va a finire che abbiamo ragione pure stavolta”. E abbiamo ragione pure stavolta. Allora, detto questo, il giochetto che un abile Consigliere cerca di mettere in piedi - e non è la prima volta - fra le responsabilità dell'Assessore e del Presidente è anche un po' infantile, perché immaginare che ci sia una differenza di responsabilità di tipo quasi penale, giuridico in capo agli atti che vengono compiuti… e l'esempio che lui stesso ha prodotto della macchia d'olio… è evidente quanto sia stupido questo tipo di ragionamento, perché non può essere questo il ragionamento. Non è possibile che la politica e, soprattutto, il vertice della politica sia responsabile di qualsiasi cosa una burocrazia autonoma, aziende autonome possono aver fatto. È stato cancellato un ufficio, va bene, si vedrà anche questo e non c'è problema, perché l'Assessore Calcinaro non deve far sapere niente a nessuno. L'Assessore Calcinano ha risposto in maniera estremamente puntuale e seria, dicendo che da ora, anzi già in giornata…, è uscito tre o quattro volte per cercare di mettere in moto un meccanismo che vada alla verifica di quanto è successo. Lo ringrazio perché questo è quello che deve fare lui. Per il resto, siccome la questione è andata a finire sui giornali, la Procura della Repubblica penale, la Procura della Corte dei Conti, le Guardie Svizzere Vaticane, tutti possono intervenire per mettere a tacere o scoprire o condannare o perseguire chicchessia. Quindi il fatto è già noto e chi fa l'avvocato, Consigliere Cesetti, lo sa bene che non c'è bisogno…, la notitia criminis, se fosse, è già conclamata. Quindi tutti possono indagare, non c'è bisogno che l'Assessore faccia denunce specifiche in questo senso.
Chiarezza su tutto, chiarezza sul fatto che questa maggioranza non si sottrae al confronto, piuttosto, sincerità nel voler collaborare lealmente alla conclusione di atti senza fare polemiche, senza tirare fuori argomenti che non stanno in piedi da nessuna parte. Ci sono stati tre o quattro interventi veramente fuori luogo, non centrati, direi anche incompetenti, perché hanno citato fatti che non esistono.
Ecco, questo non è il modo per approcciare l'argomento, almeno dal mio punto di vista. Io, come sapete, sono estremamente disponibile al dialogo, anzi, nel mio intervento ho richiamato tre cose che sono state dette da tre Consiglieri della minoranza. Tre cose che hanno detto tre Consiglieri della minoranza, a cominciare dal Consigliere Nobili. Quindi non è che non c'è questa volontà d'ascolto. Non attribuite a noi quelli che sono i vostri normali atteggiamenti. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Putzu.
Andrea PUTZU. Grazie, Presidente. Intervengo per la dichiarazione di volo in merito a questa risoluzione, in cui, tra l'altro, vedo tante cose che neanche erano presenti nel programma elettorale del candidato Presidente del centro-sinistra, nel quale non c'erano tutti questi impegni e, ovviamente, non capisco perché dovremmo prenderli noi.
Permettetemi anche di dire che si capisce, ovviamente, l'intento, che è un intento demagogico teso a dire che questa maggioranza non accetta le proposte dei vari partiti che compongono l'opposizione. Credo che su alcune questioni, su cui si sta già ragionando… Ovviamente, ho avuto modo anche di ascoltare, visto che anche il Consigliere Cesetti è andato fuori tema sulla questione del plasma, sulla quale sono certo e mi auguro che venga fatta chiarezza, perché qui nessuno di noi vuole che non venga fatta chiarezza. Sono certo che l'Assessore Calcinaro già sta studiando, insieme alla Giunta, insieme agli uffici, la soluzione migliore per fare chiarezza su questo tema. Un tema sul quale, avviso tutti, non fare sciacallaggio politico, perché, come in tutti i temi su cui si lancia un boomerang, a volte il boomerang lo si può prendere in mano, ma se è troppo veloce, non lo si controlla e può ritornare in faccia. Credo che su questa questione dovremmo unirci per rispetto dei donatori, delle persone che ne hanno bisogno, anche per questo credo che sia importante.
Dico che come gruppo Fratelli l'Italia siamo contrari a questa risoluzione. Abbiamo la nostra mozione, a prima firma della Consigliera Sebastiani e di altri, su cui mi auguro che il gruppo Partito Democratico e l'opposizione voti a favore in modo da dimostrare responsabilità. Grazie.
PRESIDETNE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, la Consigliera Ruggeri.
Marta RUGGERI. Grazie, Presidente. Bisogna che mi esprima anch'io. Naturalmente voterò a favore di questa risoluzione, che è il frutto di una serie di proposte che vengono dall'opposizione. Tante volte avete chiesto un atteggiamento più propositivo da parte dell'opposizione, avete detto che avreste preso in considerazione i contributi su temi importanti come questo, come anche quello sul referendum. Sarebbe fondamentale, a mio avviso, trovare una strada che ampli un po' il perimetro del Governo e abbracci anche parte dell'opposizione perché certi tipi di riforme non passano se vengono portate avanti con questo atteggiamento. Avete avuto la prova ieri, abbiamo questa prova anche oggi, perché nei tanti punti che abbiamo sollevato, evidentemente, non ce n'è uno che abbia mosso il vostro interesse.
È stato presentato dalla maggioranza un solo atto, di fatto, a firma di un'unica Consigliera, quindi neanche condiviso tra i partiti, tra i Consiglieri. Ho visto che all'ordine del giorno c'era la proposta di mozione della Consigliera Sebastiani, punto, altre firme non c'erano. Le avrete aggiunte adesso, però quello non è un lavoro collettivo. Non lo so, ditemi, perché io ho ricevuto questo. Da quello che ho potuto visionare, sembrava che fosse la proposta di un singolo Consigliere e di una singola lista, che non fosse neanche condivisa all'interno della maggioranza. Mi dite che non è così, da un certo punto di vista mi fa piacere. Però su alcuni temi, come questo, forse, un passettino più avanti si potrebbe fare, perché penso che l'opposizione, nel suo ruolo propositivo, possa, ogni tanto, dare qualcosa che dalla maggioranza possa essere recepito. Ormai, questa legislatura è partita così, metto in conto che finirà così. Questi saranno cinque anni all'insegna della strafottenza e dell'arroganza che ho sentito, sì, purtroppo, le ho sentite - e non era il tono consueto – anche, a volte, dal Presidente Acquaroli, che fino al giorno della vittoria ha sempre avuto un atteggiamento estremamente istituzionale e corretto. Invece, in qualche intervento fatto in quest'Aula, ultimamente, si è lasciato andare un po' alla polemica e all'arroganza, che non è nel suo stile. Di solito queste cose si pagano, si pagano in termini elettorali. L'ha pagato il centro-sinistra un tempo, arriverà il momento in cui la pagherete anche voi, perché, quando ci si chiude in se stessi, convinti di avere tutte le soluzioni, succede che si fa un inciampo. Uno è arrivato ieri, i prossimi speriamo che arrivino presto.
Su un tema come la sanità un dialogo maggiore dovrebbe esserci, un'attenzione maggiore. Avremmo dovuto, forse, sforzarci di portare qualcosa, almeno una cosa, che ci accomunava come messaggio ai cittadini marchigiani, che, al di là della Giunta, al di là dell'Assessore Calcinaro… e torno ad augurargli un buon lavoro, perché ha una delega difficilissima e il fatto di aver separato l'edilizia sanitaria dall'organizzazione sanitaria, torno a dire, per me è stato un errore, perché c'è chi si tiene tutti i problemi e c'è chi, invece, va a spendere i soldi che sono arrivati da altri e fa bella figura. Quindi, vanno avanti le due deleghe con marce differenti e, purtroppo, qui ci troviamo, quasi sempre, a parlare e a inondare l'Assessore di domande, perché, quando ci sono momenti come questo, in cui ci potremmo confrontare sul tema, alla fine, avete visto come va a finire, si passa a parlare di altro.
Sinceramente, se posso dirla tutta, non credo che questo Consiglio sia servito a qualcosa per i marchigiani e me ne dispiaccio. Grazie.
PRESIDENTE. Proposta di risoluzione sulle mozioni nn. 37, 14, 20, 21, 34, 55, 56, 57 e 53 ad oggetto “Sanità regionale”. La pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale non approva)
PRESIDENTE. Ora passiamo alle dichiarazioni di voto sulla mozione n. 59 dei Consiglieri Sebastiani, Marinelli, Marcozzi, Putzu, Rossi, Marconi, “Potenziamento della sanità territoriale quale punto di riferimento clinico e sociale per le comunità locali”.
Ha la parola il Presidente Acquaroli.
Francesco ACQUAROLI. Grazie, Presidente. Mi scuso fin d'ora per il tono di voce, ma, purtroppo, oggi non è la migliore giornata per fare un intervento in Aula, ma mi premeva ribadire alcune cose.
La prima. Caro Consigliere Cesetti, se secondo lei noi siamo intervenuti per garantire come indirizzo o abbiamo voluto dare un indirizzo contrario al Dipartimento affinché mancasse il personale utile allo svolgimento, questa è un'accusa piuttosto grave. Credo che lei stesso già facendola capisca che è impossibile, è impensabile quello che dice: il Dipartimento ha una gestione autonoma dall'indirizzo politico. L'indirizzo politico non può far altro - come abbiamo fatto in tutte le altre situazioni in cui ci sono state indicate criticità - che chiedere alle Aziende di intervenire nei casi segnalati, per poter mettere subito in condizione le parti della nostra sanità di garantire i servizi essenziali.
Questa mattina io, per primo, ho chiesto all'Assessore Calcinaro di costituire una Commissione per verificare quanto è accaduto e, chiaramente se dovessero emergere delle fattispecie non consone, saremo i primi a dover prendere i provvedimenti necessari.
Una cosa è certa, quello che è scritto su quell'articolo, che anch'io ho letto, non solo è grave, ma è inaccettabile. L'operatività dei Dipartimenti deve esserci e non può esserci da parte della politica un indirizzo contrario. Non c'è stato nessun indirizzo contrario. Non credo che sia questo il caso di andare a strumentalizzare quello che eventualmente è accaduto, ma proprio perché sarebbe grave e inaccettabile, vedremo quello che dirà la Commissione una volta fatta la verifica. Cercheremo di ricostruire i fatti. Per quest'Aula potrà essere un'occasione in cui leggere e rendicontare quello che la Commissione interna…, che non è fatta per coprirci, caro Consigliere Cesetti, è fatta per accertare quanto è accaduto, perché noi non siamo in tutti i Dipartimenti.
Il sistema sanitario è molto complesso, ha oltre ventimila persone impegnate quotidianamente, solo quelle dirette, più quelle convenzionate, più quelle del privato convenzionato. Parliamo di un numero enorme e noi, con tutto lo sforzo che possiamo fare, non possiamo essere ovunque, quindi, proprio perché non possiamo essere ovunque, diamo un indirizzo.
Faremo chiarezza e una volta fatta chiarezza, se ci sono delle responsabilità, eventuali responsabilità, verranno segnalate agli organi competenti, com’è giusto che sia.
Il dibattito è stato interessante sotto certi punti di vista. Devo dirle, Consigliere, che proprio ho colto, ad esempio, nel suo intervento un aspetto che a me interessa molto, che è quello della programmazione. Noi ci siamo impegnati e abbiamo cercato, sia nei cinque anni precedenti, sia in questi sei mesi, di mettere in campo i presupposti per la revisione del Piano socio-sanitario e per l'approvazione della nuova legge sull'emergenza-urgenza, che credo fra poco potrà essere portata in Commissione. Chiaramente, tutto questo è propedeutico ad un aggiornamento degli atti aziendali, che non erano stati aggiornati da tantissimi anni, che sono stati praticamente approvati ed aggiornati di recente e che dovranno essere riaggiornati non appena il Piano socio-sanitario, con i nuovi studi sui fabbisogni, verrà approvato. Evidentemente incideranno tanti aspetti su questa stesura, su cui ognuno di voi in Commissione, ma anche in Consiglio, potrà fare proposte.
Voglio dire una cosa, le proposte devono essere consone a una tenuta e a una sostenibilità del sistema, perché venire qua e proporre qualcosa che, poi, il sistema non riesce a sostenere, non devo essere io a dirlo, va bene, ci sta, è una speculazione di natura politica, però non è la soluzione per il sistema.
Noi ascolteremo, io, l'Assessore, la Commissione, il Presidente di Commissione. I Consiglieri potranno prendere atto di quelle che saranno le vostre proposte negli atti che verranno esaminati da qui a un anno, un anno e mezzo, dalle Commissioni e dall'Aula. Sulla programmazione io ci sono, mi ci ritrovo totalmente, è stato il mantra dei cinque anni precedenti e deve essere il mantra anche della linea guida di questi cinque anni, quattro anni e mezzo. Perché credo che un sistema che non programma non crei visione, non riesca a organizzarsi, non dia certezze, diventi fragile e non costruisca la strategia della sanità regionale. Sicuramente le criticità ci sono, ci sono nella nostra Regione, ci sono in tante Regioni.
Ho sentito tante classifiche che ci vedrebbero - anche riferite a qualche anno fa - nelle condizioni peggiori della sanità nazionale. Io vi posso dire che ce ne sono tante che ci classificano nelle parti alte delle Regioni come sanità nazionale. Tanti riconoscimenti avuti, non solo da Torrette, ma anche da altri presidi sanitari. Agenas, più di una volta, ha nominato e cita la nostra Regione su eccellenze, anche per il dato di miglioramento delle prestazioni erogate. I livelli essenziali di assistenza, che poi sono quelli che identificano l'andamento di una sanità, sono quelli che vedono in crescita le erogazioni delle prestazioni e l'efficientamento dal dopo pandemia. Delle criticità che ci sono state, noi abbiamo cercato di fare tesoro e cercheremo di fare tesoro per risolverle. Certamente faremo tesoro anche di quello che è avvenuto ieri, cara Consigliera Ruggeri. Non so, mi scuso se qualche volta ho mancato di rispetto, ma sinceramente non mi sembra di averlo fatto. Certamente, quando in quest'Aula ascolto interventi assolutamente demagogici e fondati solo sull'illazione e la menzogna, un Presidente deve rispondere, ma non per difendere se stesso, per difendere l'onorabilità delle Istituzioni e la credibilità di una Regione. Quando noi parliamo, i messaggi vanno al di fuori di quest'Aula e quei messaggi arrivano anche a persone estranee al dibattito politico, che possono decidere se venire a lavorare o no nella sanità regionale, possono decidere se venire o no ad investire nella nostra regione, possono decidere e compiere delle scelte che ci riguardano direttamente e indirettamente. Quindi è compito del Presidente della Regione difendere, quando reputa e ritiene che sia necessario, la credibilità non solo dell'operato della Giunta, ma della verità di quello che qua dentro si cita.
Proprio rispetto a questo, prenderemo atto di quello che è stato il risultato di ieri, però non siamo troppo lontani da quello che è avvenuto il 28 e il 29 settembre anche sulla sanità. Prima in uno degli interventi, che ho citato, si diceva che noi siamo, in sostanza, alla perenne ricerca di scuse, voglio citarvi e ricordare i 37 miliardi di tagli che sono avvenuti dal 2012 al 2019, poi chiudo. Praticamente: nel 2012, -2,6 miliardi del Governo Monti; nel 2013, era il periodo del Governo Letta, -5,4 miliardi; nel 2014, sempre il Governo Letta, -8,4 miliardi; nel 2015, periodo del Governo Renzi, -8,2 e -2,4; nel 2016, periodo del Governo Renzi, -2; nel 2017, Governo Gentiloni, -4; nel 2018, Governo Gentiloni e poi Governo Conte, nel primo periodo, 3,1, fino al 2019. Ecco, 37 miliardi, che non hanno prodotto solo un effetto immediato, hanno prodotto un effetto anche negli anni successivi. Questa tabella vi prego di ricordarvela bene, perché io la cito in quest'Aula, in cinque anni e mezzo, per la prima volta, oggi, perché me l’avete ricordato. E’ giusto dirselo, quando ci date lezioni sui tagli, ricordatevi questa tabella, -37 miliardi, nomi, cognomi e periodi. Altrimenti, quando venite qua, sembra che ci sia una nostra volontà di non dare servizi, ma questo è frutto, come per i Medici di medicina generale…
Consigliere Nobili, ho apprezzato molto il tono e tanti dei suoi interventi, ma quando lei cita GIMBE sui Medici di medicina generale, lei cita qualcosa di cui io sono diventato padrone, mi scusi, non è presunzione, obtorto collo, della materia. I primi giorni del mese di dicembre 2020, quando ho visto la tabella, era un scenario drammatico. Per questo, da lì a poco abbiamo deciso, ogni anno, di stanziare 3 milioni di euro per le borse di specializzazione, perché sapevamo che andavamo incontro a una catastrofe sotto quel punto di vista. Come lei sa, perché è una persona molto intelligente, per formare un medico occorrono dieci anni e il turnover potrà essere recuperato solo quando i medici formati saranno di più di quelli che andranno in pensione.
Il tema è molto importante, quello della sanità, dobbiamo affrontarlo insieme in maniera costruttiva, perché, se si sceglie la strada della propaganda… Non è che noi, cara Consigliera Ruggeri, e chiudo, non vogliamo prendere atto delle vostre proposte, ma prendere atto di proposte che cozzano con la sostenibilità del sistema, non è che non lo vogliamo, ci è impossibile. Non possiamo prendere in giro e approvare qualcosa che è irrealizzabile perché significa prendere in giro i marchigiani. Allora è meglio dire le cose come stanno subito senza andare oltre. Quando, invece, le vostre proposte saranno allineate a quello che dice la volontà politica, ma anche sostenibile dal punto di vista tecnico, noi sicuramente lo faremo. C'è qualcuno di voi, e mi rivolgo alla maggioranza, che non vuole essere accanto, soprattutto, alle tematiche sociali, alle case di riposo, alla tematica delle liste d'attesa? Non credo. Il tema è che per affrontare…
Sulle liste d'attesa – chiudo - ho chiesto al Presidente di AGENAS, prima, se pubblica le classifiche. Magari avrete ragione voi che siamo messi così tanto male, magari, avremo ragione noi che non è proprio così come dite voi. Vedremo quando saranno pubblicate le classifiche, vedremo e le paragoneremo alle Regioni che voi tante volte citate qui dentro. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Cesetti.
Fabrizio CESETTI. Grazie, Presidente. Solo per chiarire. Il fatto personale in questo: il Presidente Acquaroli… io non ho molta dimestichezza con il bar, sono quasi astemio.
Siccome il Presidente Acquaroli poc'anzi, mi ha attribuito nell'intervento mio un'affermazione che non ho fatto, vorrei chiarirla, tutto qui.
PRESIDENTE. Quale affermazione?
Fabrizio CESETTI. L'affermazione che io avrei detto che loro, di fatto, hanno impedito, che ne so, lì al centro trasfusionale eccetera, eccetera…
(interventi fuori microfono)
Fabrizio CESETTI. Presidente Pasqui, a me non provoca alcun dolore se non mi fa intervenire, volevo soltanto chiarire a beneficio del sempre ottimo rapporto istituzionale tra me e il Presidente Acquaroli, che è consolidato da sei anni. Pur non condividendo nulla del Presidente Acquaroli, è noto che io e il Presidente Acquaroli abbiamo un ottimo rapporto istituzionale nella diversità. Volevo semplicemente chiarire. Guardi, è semplice, non è il fatto personale. Io innanzitutto ho citato…
PRESIDENTE. Consigliere Cesetti, non mi sembra che ci sia alcun fatto personale. Mi perdoni, lei sa che io sono disposto, disponibilissimo, e cerco di tenere una linea di correttezza, ma, onestamente, non mi sembra e credo che lei lo sappia come lo so io.
Fabrizio CESETTI. Presidente, la ringrazio, metterò lo stralcio del video del mio intervento su Facebook. A posto.
PRESIDENTE. Mozione n. 59. La pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
La seduta è tolta.
La seduta termina alle ore 16:15.
La seduta inizia alle ore 10:45
Presidenza del Presidente
Gianluca Pasqui
PRESIDENTE. Buongiorno a tutti. Dichiaro aperta la seduta dell’Assemblea legislativa regionale n. 15 del 24 marzo 2026. Do per letto il processo verbale della seduta n. 14 del 10 marzo 2026, il quale, ove non vi siano opposizioni, si intende approvato ai sensi del comma 4 dell'articolo 53 del Regolamento interno.
Richiamo, inoltre, ai sensi del comma 5 dello stesso articolo, l’attenzione di tutti i Consiglieri sulle comunicazioni distribuite, con cui porto a conoscenza dell’Assemblea quanto espressamente previsto dal Regolamento interno.
Comunicazioni della Giunta regionale sul tema della sanità regionale
PRESIDENTE. L’ordine del giorno della seduta odierna prevede al primo punto le comunicazioni della Giunta regionale.
Ha la parola, per le comunicazioni, l’Assessore Calcinaro.
Paolo CALCINARO. Grazie, Presidente. Sono qui a iniziare questa carrellata molto importante sulla tematica e lo faccio dicendo che quando mi è stata chiesta la disponibilità a prendere questo incarico, non ho dubitato un secondo, perché la sanità è quell’aspetto che coinvolge ogni cittadino della nostra regione e per questo credo che sia l'impegno più alto che chi ha preso questo percorso, quello dell'amministrazione, possa arrivare ad onorare.
Cominciando questo percorso, è evidente che immediatamente ci si trova di fronte ad una sorta di drago a due teste, non è quello che combatteva San Giorgio, non è quello dell'Apocalisse, che ne aveva sette, ma un drago a due teste. Le due teste quali sono? Le conoscete tutti quanti, perché per strada tutti parlano di una problematica tra queste due dicotomie su cui la sanità oggi si rappresenta, purtroppo. Da una parte il tema delle liste d'attesa, dall'altra il sovraffollamento dei pronto soccorso. Questo è quello che sentiamo dalla gente, è questo il sentore. In mezzo, lo voglio dire subito, ma non lo dice Paolo Calcinaro, c’è qualcosa che viene da lontano ed è la qualità della presa in carico, alta, una qualità importante del nostro sistema marchigiano, che viene testimoniata anche da rilevamenti oggettivi e nazionali.
Tuttavia non possiamo affrontare questo drago a due teste se non partiamo un attimo anche dagli ultimi anni, non per decisione di qualcuno qui dentro o di coloro che ci sono stati in precedenza, per carità, sgombro immediatamente ogni dubbio. Se pensiamo che oggi non ci sia una diretta conseguenza sullo stato attuale della sanità rispetto alle scelte che furono fatte con il decreto Balduzzi nel 2013, e poi messe a terra da chi c'era negli anni successivi, ovviamente commettiamo una distorsione troppo grande di quello che ruota intorno alla sanità.
Il decreto Balduzzi portò nel nostro territorio alla chiusura di vari ospedali. Mi aiuto perché non li ricordo a memoria - anche se sto iniziando a conoscerli girando sul territorio, alcuni mi dicono, mi narrano e mi fanno vedere, poi dirò perché mi fanno vedere - Sassocorvaro, Cagli, Fossombrone, Sassoferrato, Loreto, Chiaravalle, Cingoli, Recanati, Tolentino, Treia, Matelica, Corridonia, Montegiorgio, Sant'Elpidio a Mare, ci possiamo aggiungere anche il depotenziamento di Corridonia, di Porto San Giorgio e di tante altre strutture fatto con delibere di Giunta regionale. Qui voglio ricordare, soprattutto, la n. 139 del 2016 e la n. 1554 del 2018, addirittura, con la chiusura dei punti nascita, che è stato un altro tema molto sentito nella nostra regione. Credo che tanti in questa Aula abbiano vissuto questo periodo, magari da Sindaci di città più strutturate che non hanno avuto una chiusura - guardo il Consigliere Mangialardi - ma ci sono anche altri Sindaci che hanno vissuto questo periodo della nostra attività amministrativa facendo battaglie per non arrivare alla chiusura dei propri presidi.
Da questo punto di vista noi - all’inizio, forse anch’io come Sindaco di Fermo - non percepivamo quello che era il grande rischio. Per carità, non si colpevolizza chi in quel momento occupava questi stessi banchi in maggioranza, era arrivata una legge dello Stato e chi era in Regione, ovviamente uomo di Stato, non poteva deviare, però l'effetto c'è stato. Pensiamo alle riduzioni dei posti per acuti che ci sono state nella nostra regione, decine e decine, anche centinaia. Pensiamo ai reparti che sono stati chiusi e che sono stati accorpati in presidi maggiori, quelli che oggi abbiamo come DEA di primo livello. Quei reparti, che fornivano prestazioni, visite, esami radiologici, oggi non sono più funzionanti.
Pensiamo, soprattutto, ai pronto soccorso che c'erano e che ora non ci sono più, senza – e qui lo dico perché su questo non c'è possibilità di smentita - la costruzione di un sistema alternativo ai pronto soccorso chiusi, che abbia funzionato; perché non ha funzionato. Questo è evidente.
Questa è la situazione di partenza, a cui si è aggiunta l'emergenza Covid, un'emergenza che ha… lo dico perché capisco gli ultimi mesi del precedente Presidente della Giunta regionale ed anche i due anni e mezzo buoni di chi mi ha preceduto in questo ruolo, concentrato totalmente sul parlare di chiusure, di regione rossa, regione arancione, di vaccini, di vaccinazioni, di hub, di screening per le positività, lasciando totalmente fuori il corso della sanità, quella in tempo di pace, quella che era la sanità fino all'avvento del Covid. Covid che ci ha lasciato anche oggi un'altra eredità, purtroppo, che è il calo delle vocazioni ospedaliere ed infermieristiche, anche se queste hanno finalmente una curva in crescita.
A fronte di una situazione del genere, c'è un lavoro grande da fare. Su questo voglio dire che c'è una sanità fatta da uomini, da professionisti, al Dipartimento, all'ARS e su tutti i territori, che cercano di dare tantissimo, tutto se stessi, per cercare di affrontare la realtà pur nelle difficoltà che ho annunciato. Quello che si fa non è un merito dell'Assessore, ma la sommatoria di tutte queste persone che cercano di dare tutto.
Cosa fare a fronte di questa situazione? Iniziare a lavorare su progettazioni concrete, che possano rispondere alle emergenze che ci sono.
Voglio iniziare sottolineando qualche importante passo in avanti fatto, soprattutto negli ultimi mesi, cinque mesi, in merito a quanto ho narrato. Cinque mesi, lo dobbiamo ricordare, perché a volte sembra che l'Assessore sia qui da una vita, assumendosi responsabilità di anni, che finisce per portarsele dietro. Sono abituato anche a questo e lo faccio volentieri, ma ogni tanto ricordo che prima di questi cinque mesi ci sono stati anni, se non decenni; ciononostante le responsabilità me le prendo.
Allora, sul tema delle liste d'attesa, oggi il pubblico, la nostra parte, può fare questo, perché c'è un'offerta e c'è una domanda. L'offerta può fare questo: può andare a cercare agenda per agenda, Azienda per Azienda, tutti i margini di ottimizzazione e riapertura, sia nelle prime che nelle seconde chiamate.
Questa ottimizzazione deve essere fatta anche rispetto a tutte le prese in carico ospedaliere che vengono lasciate lì, nelle agende, vuoto per pieno, e vedere se queste sono sufficienti oppure possono essere - come stiamo vedendo in alcuni casi - sovrabbondanti e senza richiamata.
Rivalutare, richiamare quello che era scomparso da un po' di tempo, cioè l'overbooking, quella possibilità di aggiungere qualcosa alle varie liste e cercare di concentrare - anche qui si può fare per quanto riguarda la diagnostica e le visite - sui marchigiani quanto stiamo facendo, soprattutto nel privato convenzionato, e per i fuori regione, che è un tema che viene da anni addietro.
Allora, ricalibrare sui marchigiani. Questo lavoro non sarà facile, non è che tra un mese qualcuno pensa di venire qui e chiedere: “Allora, a che punto siamo, agenda per agenda, Azienda per Azienda?” Alla fine di questo lavoro noi dobbiamo dire: “Bene, l'offerta ha fatto quella miglioria che poteva e doveva fare”. Lasciamo perdere le visite nei weekend: sappiamo che è un segno, ma sappiamo che quella non è una risoluzione. Chi lo può pensare?
Il pubblico ha fatto il passo che doveva fare, che era dovuto. Dobbiamo anche vedere, ad un certo punto, l'appropriatezza della domanda. Perché il problema delle liste di attesa è dovuto all’offerta, che ha i suoi passi da correggere, e anche alla domanda che, non sempre, non totalmente, possiamo dire appropriata. Dobbiamo fare alcuni passi, oltre che, secondo me potrebbe essere una cosa sacrosanta, dare una sanzione a chi prenota, toglie un posto alla comunità e poi non si presenta.
C’è poi l'altra testa del drago, che è quella dell'affollamento dei pronto soccorso. È un dato evidente, che - lo ripeto - ha una matrice altrettanto chiara nelle chiusure di cui abbiamo parlato in precedenza.
Il pronto soccorso dobbiamo cercare di migliorarlo sotto due punti di vista. Il primo è quello dell'entrata, dare alternative credibili e funzionanti specialmente ai codici bianchi e verdi, ai codici di minore gravità, affinché non arrivino ai pronto soccorso, oppure al loro interno avere dei percorsi diversi rispetto alle urgenze.
Il secondo riguarda un’altra difficoltà dei pronto soccorso, che è quella delle dimissioni. Le dimissioni creano spesso un effetto - lo so benissimo – destabilizzante, quello del boarding, cioè quello dei barellati sui corridoi. Su questo dobbiamo e possiamo dare una risposta a breve, riservando dei posti per i nostri pronto soccorso negli ospedali di comunità, laddove ovviamente ci siano setting adeguati per il paziente stabilizzato, da dimettere, anche tramite un bed manager che venga dal pronto soccorso e sia istituzionalizzato nei confronti di tutti gli altri reparti dell'ospedale.
La creazione, anche dentro alcuni ospedali, di camere filtro, admission room, laddove possibile, per far attendere chi è in lista di ricovero nei reparti per acuti e snellire anche e soprattutto i fine settimana. Abbiamo visto una cosa incredibile: a volte ci sono posti letto sul territorio, ma non possono essere utilizzati perché manca il medico che firmi l'accettazione del ricovero. Quindi, dobbiamo semplicemente snellire la procedura nel fine settimana, lì si crea un tappo impensabile. Queste azioni possono essere fatte. Attenzione - lo voglio dire - gli Ospedali di Comunità…, oggi abbiamo quelli PNRR e, su quelli, lo dico, si partirà, ci sarà il via. Il target del PNRR - lo ricordo - è nazionale, quindi non c'è un ritardo che porterà le Marche ad essere escluse. Dobbiamo essere onesti intellettualmente quando facciamo comunicazione verso il cittadino: o ce la fa l'Italia o non ce la fa l'Italia. Questo lo voglio dire, spero, in modo tombale per non tornare ogni volta a dire: "Le Marche verranno tagliate fuori". No. “La casa di comunità di Chiaravalle verrà tagliata fuori”. No, non è così. Parliamo la stessa lingua su questo. Noi dovremo continuare, anche impegnandoci come Regione ed andare, nei prossimi anni, nelle strutture chiuse dopo il 2014, il 2015, nelle quali ci sono corridoi, stanzoni - non dico da Shining perché quello del film era stretto, mentre quelli sono larghi e possono essere solo il set di un film thriller – che sono inutilizzati e non ce lo possiamo permettere. Dobbiamo recuperarli per dare al territorio…
Territorio, questa parola di cui ci si riempie spesso la bocca, che ha stecche di ospedali chiuse e non utilizzate. Su questo dovremmo impegnarci come Regione, per recuperarle gradualmente con personale e risorse, partendo, magari, da quelle in cui occorrono meno risorse per ripristinarle.
Dobbiamo fare il percorso inverso di chi, all'epoca, ha assecondato - perché lo doveva assecondare - non creando grandi alternative o alternative che oggi avrebbero garantito un sistema in grado di reggere sul territorio. Questo è evidente.
Dobbiamo fare il percorso inverso rispetto a quello che è stato fatto negli anni dopo il decreto Balduzzi. Dobbiamo portare in quest'Aula la legge sull'emergenza-urgenza rispetto all’impegno assunto con il personale del 118, che oggi attende fortemente questa innovazione che supera i confini, toglie burocrazia e aiuta in situazioni molto delicate.
Presidenza del Vicepresidente
Giacomo Rossi
PRESIDENTE. Come stabilito dalla Conferenza dei Presidenti di gruppo passiamo alla prima mozione.
Mozione n. 14
ad iniziativa del Consigliere Mangialardi
“Potenziamento del Servizio sanitario regionale nei territori di Senigallia, Val Misa e Val Nevola (distretto sanitario AST di Senigallia)”
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la mozione n. 14 del Consigliere Mangialardi.
Ha la parola, per l’illustrazione, il Consigliere Mangialardi.
Maurizio MANGIALARDI. Grazie, Presidente. Intanto ringrazio sia l'Ufficio di Presidenza che i Presidenti dei gruppi consiliari per aver accettato la richiesta dei Gruppi di opposizione in merito a questa seduta di Consiglio dedicata esclusivamente alla sanità. Ne avevamo bisogno anche per un arretrato di atti ispettivi che si sta stratificando.
La mia mozione, Presidente, è dentro questo solco, perché tratta del potenziamento del Servizio sanitario regionale nel territorio di Senigallia, delle Valli del Misa e del Nevola, distretto sanitario AST di Senigallia.
La mozione l'avevo addirittura presentata nel mese di ottobre 2024 e, purtroppo, non era stata discussa. Il testo che oggi giunge in Aula ha subìto delle piccole modifiche e devo ringraziare la Consigliera Ruggeri perché - anche per una certa analogia di difficoltà delle due città, Fano e Senigallia, le uniche che non hanno in previsione una Casa di comunità - sentendoci, l’abbiamo integrato.
Viene aggiunta ai servizi necessari, per potenziare il Servizio sanitario regionale, l'importante figura dell'infermiere di quartiere. Di fatto, questa è la modifica della precedente mozione.
La proposta, come si evince dal titolo, potrebbe avere un carattere locale, ma, in effetti, Assessore, tratta di temi che lei ha affrontato nella sua relazione, ossia i servizi territoriali e la loro organizzazione - lo dico senza nessun tipo di polemica - non in questi cinque mesi, ma nei cinque anni precedenti. Il tema è lì, cioè cosa è stato fatto nei cinque anni precedenti. Ci fa piacere che oggi ci sia un’abiura anche rispetto alle scelte fatte che si sono stratificate, anche quelle precedenti. Concordo sul fatto che quando furono realizzati gli interventi aderenti al decreto Balduzzi, poi non sono state messe in campo le necessarie condivisioni.
Però, non abbiamo controvertito quella modalità, anzi l'abbiamo acuita e oggi stiamo a discutere situazioni come queste.
Il D.M. 77 imponeva una serie di risorse da utilizzare per la medicina del territorio, che si articolava, come sappiamo, in Case di comunità, in modo particolare, e in Ospedali di comunità, e dei territori sono stati falcidiati. Tant'è che in pieno recupero - guardo il Consigliere Caporossi che l'ha sottolineato anche in Commissione - abbiamo fatto un'altra delibera di Giunta regionale per integrare quella precedente del 2022, in cui abbiamo messo dentro un’ulteriore previsione di Case di comunità e di Ospedali di comunità, forse solo a compensazione, senza soldi e senza strutture. Quello sarà oggetto di lavori nei prossimi cinque mesi, Assessore.
Di fatto, in questo territorio non era stata prevista una Casa di comunità, come per il territorio della città di Fano, non rispettando le indicazioni del D.M. 77. Quindi, ci trovavamo con una sola Casa di comunità prevista, ahimè o per fortuna, a Corinaldo, che è in mente di Dio quando verrà conclusa. Io non mi sono mai permesso, Assessore - solo per sottolinearlo – di dare responsabilità per il ritardo regionale, ho fotografato l'esistente. La Casa di comunità di Corinaldo non c'è, non ci sarà per giugno, non ci sarà nemmeno per il prossimo giugno, perché i lavori - sono oltre 3 milioni - non riusciremo a farli, ma intanto si stratificano le difficoltà.
Assessore, lei ha detto che il target non è di carattere regionale, ma nazionale, quindi quel tipo di recupero, dal punto di vista meramente finanziario, si potrà realizzare, ma, intanto, accumuliamo dei ritardi sul territorio che, agenda per agenda, Azienda per Azienda, alla fine non riusciremo a compensare, perché la medicina del territorio non c'è e non abbiamo nemmeno i contenitori. Quello di Corinaldo, alla pari di quello di Chiaravalle, non c'è. Rimango sul tema del nostro territorio.
La mozione, Assessore, non è la mia, perché è stata costruita con tutti i Comuni del territorio, tra l'altro, approvando l'atto in Consiglio, c'era già una piena condivisione delle associazioni di categoria, dei sindacati, delle… Un percorso partecipativo, vero, che ancora non è sfociato in nulla.
Su Senigallia c'è la previsione della Casa di comunità individuata nell'attuale poliambulatorio, ma non ci sono le coperture finanziarie ed anche lì avremo un ulteriore ritardo. Stessa cosa, lo dico, per l'Ospedale di comunità. Questo era un errore assoluto nella programmazione, che noi avevamo sottolineato, anzi, il nostro gruppo nell’undicesima legislatura aveva fatto emendamenti per evidenziare l'errore in modo da poterlo correggere, guardo sempre la Consigliera Ruggeri. Invece, sembrava, come al solito, che l'atto dovesse arrivare in Consiglio intonso e così doveva uscire e quel territorio è stato ulteriormente penalizzato. Dopodiché una successiva delibera di Giunta regionale integrava la previsione con 20 posti per l'Ospedale di Comunità a Senigallia. Anche lì, chiacchiere e atti che non hanno avuto una conseguenza e un'efficacia. Non abbiamo visto nulla. Questo è l'elemento più preoccupante, perché, se non rispettiamo i tempi, se le strutture non vengono realizzate, se l'organizzazione della medicina del territorio non ha nemmeno l'orizzonte temporale, significa che l'aggressione che l'Assessore ha evidenziato sulle liste d'attesa e sul pronto soccorso rimane un’assoluta chimera.
Con la mozione chiediamo questo, recuperiamo la proposta precedentemente avanzata e vogliamo capire dalla Giunta che cosa intende mettere in campo per il territorio delle Valli del Misa e del Nevola, in cui c'è una popolazione anziana, in percentuale superiore a quella regionale e, ovviamente, a quella nazionale, e l'Ospedale di Senigallia e il pronto soccorso sono perennemente sotto pressione, senza tener conto delle ricadute nel periodo estivo. Quindi c'è la necessità di accelerare.
Confido vivamente che i cinque mesi che sono trascorsi, che non sono stati in grado di compensare i cinque anni di assoluta confusione, possano trovare nel prossimo periodo una risposta per quel territorio. Grazie.
Mozione n. 20
ad iniziativa dei Consiglieri Mastrovincenzo, Mancinelli, Catena, Cesetti, Piergallini, Vitri
“Progetto per il riutilizzo della sede INRCA di via della Montagnola”
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la mozione n. 20 del Consigliere Mastrovincenzo.
Ha la parola, per l’illustrazione, il Consigliere Mastrovincenzo.
Antonio MASTROVINCENZO. Grazie, Presidente. Questa mozione è un vero e proprio atto di indirizzo, una proposta concreta, per la verità, che era già nata nel corso degli anni, già nel 2023 come proposta di tutto il centro-sinistra di Ancona. Ho ripreso una precedente mozione presentata nella scorsa legislatura, che non era stata discussa, e la ripresento in questa occasione.
Partiamo da un presupposto, che la popolazione italiana, ma, soprattutto, quella marchigiana sta invecchiando. Il trend è costante, un invecchiamento costante che deve, ovviamente, portare a pensare a delle soluzioni. A questo riguardo, siccome nei prossimi anni - parlo di anni, perché, finora, del nuovo INRCA avete inaugurato solo una facciata, facendo sorridere i cittadini marchigiani - dovrebbe essere inaugurato e completato il nuovo INRCA in zona Osimo, Ancona sud e si lasceranno i locali dell'attuale INRCA in via della Montagnola. A questo riguardo apro e chiudo parentesi. Assessore, lei ha parlato, solo facendo un cenno, delle Case di comunità, chiedendo di parlare la stessa lingua, dovreste dirlo alla Corte dei Conti che vi ha sollecitato più volte l'ultimazione di queste strutture. Non ha fatto cenno, ad esempio, ai due grandi ritardi che riguardano l'edilizia sanitaria: il nuovo INRCA e l'Ospedale Salesi, il nuovo Salesi a Torrette.
Tornando al merito della proposta, il vecchio INRCA, prima o poi, sarà abbandonato, l'attuale sede di via della Montagnola e, allora, con questa mozione presentiamo delle proposte per il riutilizzo di quei locali. Sarebbe importante tenere insieme opportunità e bisogni per realizzare un progetto di riutilizzo di quei locali, che mantenga una finalità pubblica di tipo sanitario e sociale, che dia una risposta ai crescenti bisogni di protezione della popolazione, di assistenza, con particolare riferimento, ovviamente, alla popolazione anziana e più fragile. Questo seguendo dei criteri cardine: il rispetto della destinazione per usi di carattere sanitario, socio-sanitario e sociale; la sostenibilità, per dare concretezza ad una proposta progettuale che abbia l'effettiva e tempestiva possibilità di realizzazione; la capacità di trovare soluzioni che diano risposta ai bisogni della popolazione; l'integrazione dei servizi sociali, sanitari e abitativi, che è in grado di fornire quel livello superiore nella qualità dei servizi.
La proposta di riutilizzo dell'area ex ospedaliera di via della Montagnola può essere composta da cinque sotto-progetti.
Servizi ambulatoriali: si dovrebbe realizzare un poliambulatorio specialistico ad orientamento geriatrico, con tutte le discipline relative alle malattie più diffuse (cardiologiche, geriatriche, neurologiche, eccetera).
Le Cure intermedie: l'INRCA gestisce una struttura di cure intermedie di circa 30 posti che, per mancanza di spazi, è collocata in affitto presso i locali messi a disposizione dalla struttura privata “Residenza Dorica” alla Baraccola di Ancona. Si potrebbe, eventualmente, trasferire la struttura di 30 posti letto di cure intermedie dell'INRCA da “Residenza Dorica” agli immobili di via della Montagnola.
Il Centro diurno Alzheimer: l’INRCA gestisce un Centro diurno Alzheimer che è attualmente collocato presso Villa Gusso, in via Santa Margherita di Ancona. A causa degli spazi ridotti, il Centro diurno accoglie 13 anziani, anche se la struttura è autorizzata per ospitarne 20. Il trasferimento del Centro diurno Alzheimer nell'area di via della Montagnola permetterebbe di ampliare fino a 20 il numero di anziani accolti.
Poi alloggi assistiti: c'è un grande bisogno di creare alternative alle strutture residenziali per anziani che si avvicinino il più possibile alle case di civile abitazione, ma in una condizione che dia più protezione e più sicurezza. In questo campo di azione non c'è solo una tipologia di intervento, ma una pluralità di modelli alternativi alla residenzialità collettiva che si possono genericamente chiamare “alloggi assistiti” o “alloggi protetti” racchiudendo con queste parole più modelli. Peraltro “alloggi assistiti” in quei locali sarebbero particolarmente apprezzati dagli anziani fragili proprio per la contiguità con gli altri servizi sanitari.
Infine altre attività: l’INRCA già oggi ha diverse attività che per ragioni di spazio sono distribuite in varie sedi. La disponibilità dell'area della Montagnola potrebbe essere l'occasione per rivedere la riallocazione di talune attività e per collocare in quella sede le attività sanitarie non ospedaliere.
Questo è un progetto globale, realizzabile, che guarda al futuro, che può dare garanzie e sicurezza agli anziani e, in particolar modo, a quelli non autosufficienti e alle loro famiglie.
Con questo atto di indirizzo impegniamo il Presidente e la Giunta regionale a dare attuazione, in accordo, con l'INRCA, al progetto che abbiamo appena esposto, che abbia, quindi, come assi portanti lo sviluppo di servizi ambulatoriali con particolare riferimento a quello geriatrico, la realizzazione di un polo sanitario con il trasferimento delle cure intermedie, l'ampliamento del Centro diurno, lo sviluppo dei servizi residenziali innovativi. Grazie.
Mozione n. 21
ad iniziativa dei Consiglieri Mastrovincenzo, Catena, Cesetti, Mancinelli, Piergallini, Vitri
“Interventi per contrastare le enormi liste di attesa nelle residenze socio-sanitarie per anziani e demenze”
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la mozione n. 21 del Consigliere Mastrovincenzo.
Ha la parola, per l’illustrazione, il Consigliere Mastrovincenzo.
Antonio MASTROVINCENZO. Grazie, Presidente. Le persone complessivamente in lista di attesa nelle residenze sociosanitarie anziani e demenze sono 7.600. Questi sono dati pubblicati dal Gruppo Solidarietà, che fa un'opera importantissima per la nostra regione. Nello specifico: 1.015 nelle RSA, 6.635 nelle Residenze protette e, di questi, 1.668 nei posti per demenze. Questo numero è largamente superiore sia ai posti convenzionati, stimabili in 6.000/6.200, che autorizzati, circa 7.400. Il totale delle persone in lista è superiore, a livello regionale, non solo ai 6.800 posti potenzialmente convenzionabili, ma anche ai 7.320 autorizzabili, come da delibera di Giunta regionale del 2017.
Un dato di questo genere indica che: la gran parte delle persone in lista non entreranno mai, purtroppo, nei posti convenzionati; si aprono, di fatto, prospettive interessanti per i soggetti privati che, considerata la quantità della domanda, hanno poco interesse anche al convenzionamento; è molto concreto il rischio che la richiesta di autorizzazione per strutture sociali per autosufficienti (che non hanno più il vincolo del tetto autorizzabile) abbia l'obiettivo di ospitare, seppur illegittimamente, persone non autosufficienti.
Anche nei Centri diurni demenze, servizi che migliorano la qualità di vita delle persone e delle famiglie, la lista è quasi pari all'offerta (in attesa risultano 264 persone, pari all'89% di quelli convenzionati), in una situazione in cui i posti attivi sono inferiori a quelli previsti e finanziabili; si aggiunga il quadro confuso rispetto alla frequenza che in alcuni Centri viene ridotta al fine di dar di far fronte alla domanda. In alcuni Centri le molte frequenze part-time indicano il tentativo di far fronte alla domanda attraverso la riduzione della frequenza. Quella che tempo fa era un'urgenza, oggi è diventata una vera e propria emergenza. Gli interventi indispensabili per la residenzialità devono essere parte di una progettualità più complessiva che non può prescindere da un costante sostegno alla domiciliarità.
Faccio presente che in tutta la regione vivono 45.500 anziani non autosufficienti circa. Di questi l'82% vive in casa, mentre il 18% risiede in una struttura. I servizi a disposizione delle famiglie sono molto scarsi, solo il 18% che gestisce a domicilio una persona anziana non autosufficiente accede a qualche forma di sostegno. L'87% delle persone con disabilità che necessitano di assistenza continuativa vive a casa e solo il 38% riceve qualche forma di sostegno, ben 2.300 sono in residenza protetta. La popolazione sta progressivamente invecchiando e sta aumentando il numero di persone con disabilità. Quindi nelle Marche circa il 16% delle persone non autosufficienti vive nelle residenze e l'84% è a casa. Complessivamente il 25% di chi sta a casa riceve una qualche forma di sostegno, mentre il 75% non riceve alcunché. Le strutture, lo ricordo, non stanno beneficiando dei contributi promessi dalla Giunta regionale e sono costretti ad alzare le rette.
Le famiglie devono sopportare sempre maggiori costi, maggiori spese, sia se i loro congiunti sono ospitati nelle strutture, sia se vivono in casa. Ricordo anche che dal 2022 la Giunta Acquaroli ha sostituito 5,5 milioni di euro di risorse regionali del Fondo non autosufficienza con fondi europei, non aumentando minimamente l'importo complessivo, nonostante l'abissale e crescente distanza tra domanda e offerta e le ripetute richieste delle associazioni del settore di ripristinare le risorse regionali precedenti.
Quello della non autosufficienza è un tema fondamentale per la coesione della nostra regione, ma voi non ne siete assolutamente consapevoli. Con questo atto di indirizzo il Consiglio regionale impegna la Giunta e il suo Presidente, a mettere in atto, da subito, una serie di interventi fondamentali: la realizzazione di nuovi posti, premiando chi ha dimostrato di lavorare bene; la trasformazione di quelli per autosufficienti; il convenzionamento immediato dei posti autorizzati; l'aumento e la trasformazione dei posti per demenze; la rivisitazione degli standard assistenziali e dei modelli delle residenze; il potenziamento importantissimo degli interventi di sostegno alla domiciliarità condizione, ovviamente, per ridurre la domanda di residenzialità. Grazie.
Mozione n. 34
ad iniziativa dei Consiglieri Seri, Caporossi
“Corso di Formazione Specifica in Medicina Generale (CFSMG) nelle Marche – proposte”
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la mozione n. 34 dei Consiglieri Seri, Caporossi.
Ha la parola, per l’illustrazione, il Consigliere Seri.
Massimo SERI. Grazie, Presidente. Questa è una proposta che, assieme al Consigliere Caporossi, abbiamo raccolto da manifestazioni di preoccupazione e da suggerimenti di giovani medici di medicina generale. Dico all'Assessore che questo vuole essere un contributo e non un atto strumentale o polemico.
A cosa ci riferiamo nello specifico? L'attuale struttura dei corsi di formazione specifica in medicina generale consiste in un percorso triennale, a tempo pieno, necessario per l'accesso alla convenzione come medico di medicina generale, come è stato richiamato anche nell'intervento introduttivo - in futuro svolgerà sempre più un ruolo strategico - e prevede l’obbligo di frequenza e partecipazione alle attività formative. Ai corsisti è riconosciuta una borsa di studio finanziata dal Fondo sanitario nazionale e, in misura crescente, dalla Regione Marche.
Considerata la portata dell'investimento regionale recente, se pensiamo al triennio 2023-2026, sono state finanziate 76 borse complessive, di cui 42 dal Fondo sanitario nazionale e 34 aggiunte dal PNRR. Nel triennio 2025-2028 sono state aumentate, 160 borse complessive, di cui 47 finanziate dal Fondo sociale nazionale; ben 113 sono state borse aggiuntive regionali e questo fa onore. Si tratta di un incremento significativo dell'offerta formativa.
Tutto questo si scontra con una crescente difficoltà nel coprire i posti disponibili. L'attuale regime di incompatibilità è molto rigido nei confronti di questa disciplina, in particolare, il corso è incompatibile: con qualsiasi attività libero-professionale (intra o extramoenia); rapporti convenzionali e incarichi con il Servizio sanitario nazionale, inclusi incarichi a tempo determinato; attività di lavoro dipendente o parasubordinato. Le uniche eccezioni consentite riguardano, in condizioni di carenza, le sostituzioni temporanee dei medici di medicina generale.
Questa situazione, se la confrontiamo con le altre scuole di specializzazione, per i medici in formazione specialista universitaria prevede un vincolo di esclusività con divieto di altre attività lavorative, salva la libera professione intramuraria in casi specifici. Tuttavia, negli ultimi anni, è stata allentata questa rigidità, consentendo, in particolare con la legge di bilancio 2025, una deroga alle incompatibilità e di assumere incarichi libero-professionali o collaborazioni coordinate e continuative, fino a un massimo di otto ore settimanali, presso il Servizio sanitario nazionale, presso le strutture sanitarie private o soggetti privati. Quindi, se guardiamo, c’è una disparità fra il corso dei medici di medicina generale e la formazione specialistica universitaria. Se questo lo consideriamo con la grave carenza che c'è di medici di medicina generale, registriamo un calo di appeal per partecipare a queste borse.
Dati della Fondazione GIMBE ci dicono che nel 2024, su 2.623 borse di studio disponibili, ne sono state coperte solo 2.240, con un 15% di posti rimasti vuoti. Se il focus lo facciamo sulla nostra regione, la situazione peggiora, nel senso che la percentuale è molto più alta e sono rimasti più posti non occupati. Ma la stessa questione riguarda anche la stima in prospettiva, perché sempre lo studio della Fondazione GIMBE ci dà dei dati preoccupanti, significativi, con il numero di medici vacanti a livello nazionale e a livello regionale, che sono significativamente molto alti.
Se guardiamo avanti, si stima che ci sono oltre 5.500 medici di medicina generale a livello nazionale mancanti. In previsione, nel 2027 si registreranno altri 7.000 pensionamenti. Quindi, capite che la situazione è veramente drammatica.
Conosciamo benissimo - prima si parlava di pronto soccorso, di Case di comunità - il ruolo strategico che possono svolgere nella sanità di oggi e del domani i medici di medicina generale.
Ritenuto che l'attuale situazione sia in parte dovuta all'intreccio tra forte rigidità del regime di incompatibilità, e visti anche alcuni esempi… per esempio, c'è il “decreto Calabria”, così chiamato, che, al fine di fronteggiare situazioni di gravi carenze di medici di medicina generale, ha previsto la possibilità di impiegare, con incarichi convenzionali temporanei, medici iscritti al Corso di formazione specifica in medicina generale. Questo per citare un esempio che ha portato buoni risultati.
Detto questo, si impegna la Giunta e l'Assessore, per quanto di propria competenza, attraverso l’interlocuzione con il Ministero della salute e con il Ministero dell'università e della ricerca, a promuovere una revisione del regime di incompatibilità del corso di formazione a cui abbiamo fatto riferimento, anche alla luce dei precedenti normativi introdotti dal decreto legislativo n. 35/2019 e di consentire ai corsisti di medicina generale lo svolgimento di attività lavorative regolamentate, entro i limiti orari definiti e al di fuori dell'orario formativo.
Inoltre, impegna a valutare, d'intesa con il Ministero della salute e con il Ministero dell'università e della ricerca, la possibilità di attivare percorsi di accesso alla medicina generale riservati a medici specialistici in discipline - questa sarebbe una buona cosa - (ad esempio medicina interna, cardiologia, diabetologia) basati sul riconoscimento delle competenze già acquisite e sui moduli formativi integrativi specifici per la medicina del territorio, al fine di favorire un più rapido e qualificato inserimento di nuovi professionisti nel sistema dell'assistenza primaria.
Concludendo, come vede, questa è una proposta costruttiva, che raccoglie un bisogno, raccoglie dei suggerimenti che vengono dagli addetti ai lavori.
Penso che l'approvazione di un documento come questo sia utile anche all'Assessore, sapendo che le competenze non sono sue, ma nel dialogo e nella conversazione con i Ministeri di competenza, potrebbe essere da esempio per altre Regioni che possono in qualche modo seguire questa indicazione. Grazie.
Presidenza del Presidente
Gianluca Pasqui
Mozione n. 37
ad iniziativa dei Consiglieri Cesetti, Caporossi, Mancinelli, Ruggeri, Nobili, Seri, Mangialardi, Catena, Mastrovincenzo, Piergallini, Vitri
“Revisione del Piano Socio Sanitario Regionale, degli atti aziendali e istituzione unità di crisi per la sanità regionale”
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la mozione n. 37 dei Consiglieri Cesetti, Caporossi, Mancinelli, Ruggeri, Nobili, Seri, Mangialardi, Catena, Mastrovincenzo, Piergallini, Vitri.
Ha la parola, per l’illustrazione, il Consigliere Cesetti.
Fabrizio CESETTI. Grazie, Presidente. Prendo atto con grande soddisfazione della presenza del Presidente Acquaroli in questa seduta del Consiglio regionale, nonostante, immagino, gli impegni. Sarebbe stato strano se avessimo svolto questo Consiglio regionale monotematico in assenza del Presidente. Perché, come sosteniamo nell'atto che mi appresto a presentare in quest'Aula, su mandato di tutti i Consiglieri della minoranza consiliare… tant'è che è stato sottoscritto da tutti e, su questo, vorrei precisare al Presidente che quando io agisco nelle mie prerogative, nei miei doveri di Consigliere regionale - riconosciuti, tra l'altro, come per tutti, dalla stessa Costituzione - non lo faccio mai a titolo personale, lo faccio per la sanità, per lo svolgimento delle mie funzioni.
Mi rivolgo al Presidente della Giunta regionale perché - come diciamo in questa mozione - rappresenta la Regione, dirige la politica della Giunta e ne è responsabile (articolo 121, comma 4, della Costituzione repubblicana) e - voglio ricordarlo a me stesso, però qualcuno lo ha dimenticato - la Regione, quale articolazione della Repubblica (articolo 114, comma 1 della Costituzione) tutela, Presidente, deve tutelare la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività (articolo 32, comma 1 della Costituzione).
Questo è un dovere non negoziabile e non delegabile. È soltanto delegabile la gestione politica di questo potere, ma la garanzia del diritto e la responsabilità dell'affermazione di questo diritto alla salute resta tutto in capo al Presidente della Giunta regionale. Questo non può essere revocato in dubbio perché è un diritto, appunto, prioritario. Tanto è vero che il Presidente della Giunta regionale, consapevole di questo - perché ne è consapevole, credo - nelle comunicazioni del 27 ottobre, consapevole anche di come fosse indebolita la sanità pubblica, assumeva l'impegno della revisione del Piano socio-sanitario approvato nel 2023 e la conseguente revisione degli atti aziendali, come il prioritario obiettivo del contrasto alle liste di attesa. Sono parole del Presidente e noi, in questa mozione, chiediamo l'impegno conseguente, che il Consiglio regionale impegni il Presidente a mantenere fede a tutto questo ed a istituire una unità di crisi per monitorare la sanità regionale e formulare proposte di revisione del Piano socio-sanitario - che lo stesso Presidente crede che siano necessarie - e degli atti aziendali, nonché proporre provvedimenti per garantire la tutela di quel diritto alla salute che ci ricorda sempre la Costituzione. Abbiamo visto, anche in queste ultime ore, il fascino che la Costituzione promana ed emana nel Paese. Perché ha vinto lei nel referendum di ieri, non ha vinto nessun altro.
Di fronte a questo, non si possono sottacere i problemi della sanità, che ci sono, che sono emersi fin da subito, fin dall'insediamento di questo nuovo governo regionale, Acquaroli due, ma che c'erano anche prima, certo. Ha ragione l'Assessore a dire che i problemi della sanità provengono da lontano. Noi ne sappiamo qualcosa, ci abbiamo perso le elezioni sulla sanità. Però, nei precedenti sei anni, cinque anni e cinque mesi, c'è stato l'Acquaroli 1, e il Presidente deve esercitare questo potere-dovere senza soluzione di continuità e, quando il Presidente delega tale funzione, l'esercizio della delega deve essere esercitato senza soluzione di continuità, poiché la responsabilità resta sempre in capo al Presidente, che dirige la politica della Giunta e ne è responsabile.
La politica sanitaria è prioritaria, raccoglie l'80% del bilancio regionale, che sovrintende, appunto, ad un diritto fondamentale. Non si può venire a dire in quest'Aula e anche fuori da quest'Aula, che l’Assessorato alla sanità si è insediato da appena cinque mesi e, quindi, si chiede tempo. Ma tempo per cosa? Se quella responsabilità è in capo al Presidente, o si è capaci di esercitarla o non si è capaci. Questo è il tema. Che facciamo? Ogni volta ricominciamo da capo? Pensate voi che in sanità ogni volta sia possibile ricominciare da capo? E quando si dice che sono stati chiusi gli ospedali, in sei anni… a parte che non è vero. Si parla della provincia di Fermo, degli ospedali di Monte Giorgio e Sant'Elpidio a Mare, noi li abbiamo riaperti quegli ospedali, ne sa qualcosa la Consigliera Marcozzi, a Sant'Elpidio, è anche merito suo, come a Monte Giorgio. Non solo, li abbiamo finanziati, io firmai il finanziamento di 4,1 milioni di euro per la ristrutturazione della Casa di comunità, che venne inaugurata dal precedente Presidente della Giunta regionale nel 2016, se lo ricorda il parroco di Montegiorgio, chiamo, quindi, un testimone imparziale. Oppure quando abbiamo avviato, finanziato l'ospedale di Fermo, con le foto opportunity anche dell'allora Sindaco di Fermo; oppure quello di Amandola. Ci diceva la Corte dei Conti, ad esempio, nell'ultima parifica, che allo stato attuale, al 31 dicembre 2024, sull'ospedale di Fermo sono stati spesi 110 milioni di euro. Sapete quanti ne abbiamo messi noi, Consigliere Caporossi? 111 milioni di euro, di cui 70 milioni nel 2015, 30 milioni nel 2019 (prima di andare via) e 11 milioni nel 2018 con la viabilità di adduzione per l'ospedale. La Corte dice 110 milioni.
Questo è il punto centrale, Presidente Acquaroli - e la ringrazio di essere qua - non si può dire “abbiamo bisogno di tempo”. Ogni volta non si può ricominciare da capo. Si proceda, come annunciato dal Presidente, alla revisione del Piano socio-sanitario e alla revisione degli atti aziendali.
L'Assessore ha annunciato - e questo è un merito - forse una revisione anche della legge sul riordino del Sistema sanitario regionale.
Si proceda all'istituzione di una unità di crisi, questo diciamo in questa mozione e penso che il Consiglio regionale possa approvarla in questo senso. Poi, ovviamente, Presidente, mi riservo di intervenire nella discussione generale. Grazie.
PRESIDENTE. Iscrizione della mozione n. 53 (punto 11) - ne abbiamo parlato alla Conferenza dei Presidenti di gruppo - la pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva a maggioranza assoluta dei votanti)
Mozione n. 55
ad iniziativa dei Consiglieri Vitri, Mancinelli, Catena, Cesetti, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini
“Iniziative a sostegno delle persone affette da fibromialgia, vulvodinia ed endometriosi”
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la mozione n. 55 dei Consiglieri Vitri, Mancinelli, Catena, Cesetti, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini.
Ha la parola, per l’illustrazione, la Consigliera Vitri.
Micaela VITRI. Grazie, Presidente. Prima di illustrare questa mozione, vorrei anche presentare un ordine del giorno e invito tutta l'Aula a sottoscriverlo, possibilmente.
Ho ascoltato con attenzione l'intervento dell'Assessore Calcinaro e ho notato che, purtroppo, c'è un vuoto.
Quando parliamo di salute non possiamo prescindere dalla salute in tutte le sue forme, in tutti i suoi aspetti, quindi, anche salute mentale e “malattie invisibili”.
Non possiamo affrontare oggi questa seduta monotematica sulla sanità senza affrontare dettagliatamente anche il tema della salute mentale. Il Consigliere Nobili ha presentato una mozione che riguarda un aspetto specifico della salute mentale, ma, in particolare, ho depositato, in questo momento, un ordine del giorno che chiede anche la revisione del Piano socio-sanitario regionale, degli atti aziendali e l'istituzione di unità di crisi per la sanità regionale. Chiedo di abbinarlo alla mozione precedente, la n. 37, che chiedeva un'unità di crisi. Quindi, nello specifico, la stessa unità di crisi deve avere anche un riguardo particolare per la salute mentale nella revisione complessiva. Lo chiedo perché la salute mentale è un pilastro fondamentale dei Piani socio-sanitari regionali.
I nuovi piani, in linea con il Piano nazionale salute mentale 2025-2030, mirano a potenziare l'assistenza territoriale, ridurre lo stigma, garantire la presa in carico precoce, integrando servizi sanitari e sociali.
La salute mentale rappresenta una priorità di sanità pubblica: in Italia circa 854.000 persone sono seguite dai servizi specialistici, con un aumento del 10% nel 2023. Gli accessi per disturbi psichiatrici sono in crescita, con oltre 573.000 accessi in pronto soccorso e più di 144.000 ricoveri annui.
Chiedo di intervenire con questo ordine del giorno alla Giunta Acquaroli perché la nostra regione, le Marche, per quanto riguarda il numero di accessi al pronto soccorso per diagnosi psichiatrica in rapporto alla popolazione, sono al primo posto in Italia con 23,2 accessi ogni 1.000 abitanti. Il costo economico della cattiva salute mentale in Italia è stimato al 3,5% del PIL, mentre la spesa pubblica dedicata al settore è di circa il 5% della spesa sanitaria totale, nettamente inferiore rispetto alla media OCSE. Considerato che nelle Marche si registra, quindi, una presa in carico inferiore alla media nazionale - ovvero nelle Marche circa 108,5 utenti ogni 100.000 abitanti - segnale di possibile sotto-utilizzo e difficoltà di accesso ai servizi, occorre intervenire nel Piano socio-sanitario con un'attenzione precisa per dare una risposta adeguata.
Ripeto, come già anticipato, che gli accessi al pronto soccorso per diagnosi psichiatrica in rapporto alla popolazione in Italia sono 23,2 accessi per ogni 1.000 abitanti e, quindi, un dato altissimo rispetto alla media nazionale.
Inoltre, evidenzio che nelle Marche persistono criticità strutturali come: carenza di personale sanitario in diminuzione, disomogeneità territoriale nell'offerta, insufficiente sviluppo dei servizi territoriali e di prevenzione. Una domanda di salute mentale, in particolare tra i giovani, in costante aumento.
Richiamando anche la risoluzione n. 32 del 2021, che era stata approvata in quest'Aula all'unanimità da tutto il Consiglio regionale, presentata dal Consigliere Mangialardi, chiedo di aggiornare e integrare il Piano socio-sanitario prevedendo: uno, la definizione di standard minimi vincolanti per la salute mentale, personale, numero di Centri di salute mentale per abitanti, posti in strutture residenziali e semiresidenziali; due, di aggiornare lo stesso Piano allineandolo agli standard nazionali e alle raccomandazioni del Piano di azione nazionale per la salute mentale; tre, il rafforzamento della salute mentale territoriale, cioè un progressivo aumento delle risorse per i servizi del territorio, con Centri di salute mentale aperti almeno 12 ore al giorno e, progressivamente, H24, delle equipe mobili per interventi domiciliari e servizi di prossimità nelle aree interne; quattro, un piano regionale straordinario per la salute mentale giovanile, sempre più un'emergenza; cinque, una integrazione socio-sanitaria reale e misurabile; sei, il progressivo avvicinamento almeno al 5% della spesa sanitaria per salute mentale.
Chiedo di impegnare il Presidente, che ringrazio per la presenza, e la Giunta regionale a modificare gli atti delle AST prevedendo realmente: uno, centralità dei Distretti di salute mentale con il loro rafforzamento come strutture dipartimentali autonome e centro di governo clinico e organizzativo della salute mentale, con l'attribuzione di autonomia gestionale e, importantissimo, Presidente, un budget dedicato; due, dotazioni organiche adeguate e superamento del ricorso sistematico al personale precario; tre, modello organizzativo territoriale uniforme con obbligo per tutte le aziende di garantire: Centri di salute mentale accessibili e diffusi; servizi residenziali e semiresidenziali adeguati; continuità assistenziale H24; quattro, percorsi integrati e presa in carico: presa in carico multidisciplinare obbligatoria; cinque, integrazione con emergenza-urgenza. Non è più possibile che lavorino in maniera separata e slegata. Serve una integrazione con l'emergenza-urgenza, proprio perché ho detto che gli accessi al pronto soccorso e le diagnosi sono altissime.
Infine - visto che il mio tempo sta scadendo - a proposito di salute, che non coincide solo con ciò che vediamo, con segni visibili sul corpo e di “malattie invisibili”, vorrei parlare anche di un altro tema, non affrontato nella relazione dall'Assessore Calcinaro, purtroppo, strettamente legato alla medicina di genere, che è quello delle cosiddette “malattie invisibili”, che colpiscono soprattutto le donne, per questo legate alla medicina di genere.
Le politiche sanitarie nazionali ed europee, nonché gli investimenti previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza per il rafforzamento della sanità territoriale, pongono una crescente attenzione alla medicina di genere, riconoscendo la necessità di affrontare in modo specifico le patologie che colpiscono prevalentemente le donne, spesso definite, appunto, “malattie invisibili”, come: fibromialgia, vulvodinia ed endometriosi. Per questo, chiedo di valutare e approvare la mozione, che spero venga inserita nella risoluzione per iniziative a sostegno delle persone affette da queste sindromi. In Italia l'endometriosi colpisce circa 3 milioni di donne, con un ritardo diagnostico medio compreso tra i 6 e i 10 anni. La fibromialgia interessa circa 2 milioni di persone in Italia, con una prevalenza nettamente maggiore, circa il 98%, nella popolazione femminile. Nelle Marche, in particolare, sulla base dei dati attuali, si stima che circa 35.000-40.000 donne possano essere affette da endometriosi e 30.000 donne da fibromialgia, anche qui il 98% sono donne.
Secondo le indagini sulle politiche della cronicità e i dati delle principali associazioni dei pazienti, possiamo anche evidenziare che il 40% di pazienti affetti da fibromialgia attende la diagnosi per 10 anni, con un vero e proprio calvario, anche nella nostra regione, e oltre un terzo dei pazienti supera i 10 anni prima di ricevere un riconoscimento della malattia. E’ gravissimo che per patologie come fibromialgia e vulvodinia non ci sia ancora un pieno riconoscimento nei LEA. Penso ad un percorso portato avanti anche alla Camera all'unanimità, annunciato pure dall'attuale Governo nazionale, che, invece, continua a lasciare in sospeso il pieno riconoscimento della fibromialgia nei LEA, mancando proprio l'ultimo tassello, quello della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.
Ebbene, chiedo al Presidente Acquaroli, visto che abbiamo una filiera importante dalle Marche al Governo Meloni, di farsi carico della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del riconoscimento della fibromialgia nei LEA, perché, allo stato attuale, è solo una presa in giro per 30.000 marchigiani che ne soffrono. Un percorso arrivato alla fine e poi lasciato in sospeso per non stanziare le risorse necessarie.
Presidente, si faccia carico almeno di dare pieno riconoscimento alla fibromialgia nei LEA e di approvare questa mozione all'unanimità. Grazie.
Mozione n. 56
ad iniziativa del Consigliere Mangialardi
“Impegno al reperimento delle risorse per la realizzazione delle Case di Comunità e Ospedali di Comunità”
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la mozione n. 56 del Consigliere Mangialardi.
Ha la parola, per l’illustrazione, il Consigliere Mangialardi.
Maurizio MANGIALARDI. Grazie, Presidente. La mozione, Assessore, sta nelle cose che ci siamo già detti e che hanno avuto qualche chiarimento sul target nazionale da raggiungere per avere il finanziamento per le 1.038 Case e Ospedali di Comunità e non far venir meno il finanziamento europeo.
All'inizio, lo dico, Assessore, lei non c'era, già dalla delibera di Giunta regionale n. 142 del 2022 posi questo tema, perché non bastava solo essere destinatari di risorse, non era sufficiente la programmazione con le lacune che abbiamo già, comunque, evidenziato, ma c'era la necessità, di una sorveglianza attenta nel percorso per raggiungere gli obiettivi che, ad oggi, sono indispensabili per aver riconosciute le risorse, nella fattispecie della Missione 6 - Salute.
Le opere devono essere completate entro il 30 giugno 2026 e rendicontate entro il 31 di questo anno. Abbiamo avuto, soprattutto nella provincia di Ancona, una serie di elementi che hanno preoccupato amministratori, cittadini e penso anche la Giunta regionale, perché alla Casa di comunità di Corinaldo, ad oggi, i lavori non sono ancora partiti, e a Chiaravalle siamo nelle stesse condizioni, Filottrano non lo cito, altrimenti il Sindaco mi insulta, quindi rimango… anzi, se la prende con i miei capelli, non capisco, l'avevo assunta solo perché…
Tra l'altro, devo dare atto all'Assessore Calcinaro che, nel quadro dettagliato che ha messo a disposizione di quest'Aula, ha inserito anche un ritardo, nella fattispecie legato ad una emergenza archeologica, che comunque può preoccupare. Siccome contribuiamo a raggiungere quell’obiettivo a livello nazionale, ad oggi, penso che qualche preoccupazione ce la dobbiamo avere.
Assessore, la mozione è molto semplice e, siccome sono strutture inevitabili, ineludibili e necessarie, siccome ci sono stati anche altri atti successivi approvati dalla Giunta, con cui si allargava la platea delle infrastrutture con finanziamenti propri, l'impegno attuale, Assessore - che penso sia una garanzia per quei territori che ancora non hanno visto partire lavori - è abbastanza semplice: se dovessimo “perdere” su scala nazionale le risorse destinate alle Case di comunità, alle COT ed agli Ospedali di comunità, ci dovremmo assumere l’impegno, insieme, di garantire la copertura a livello regionale.
Mi sembra che sia un atto di grandissima responsabilità e di rassicurazione del territorio, degli operatori di un settore strategico, di quella che definiamo la medicina del territorio e che non possiamo abbandonare.
Quindi, l'impegno semplice, lo dico all'Assessore Calcinaro, è quello di garantire eventualmente le risorse. Mi sembra che ci siano garanzie a livello nazionale del raggiungimento del target delle 1.038 Case e Ospedali di comunità, ma, qualora, per mille ragioni, che sono legate ai lavori pubblici, all'incremento dei costi dei materiali, che incidono nella gestione del cantiere, alla questione bellica, che non è che non riverbera nulla sul territorio, l'impegno che chiediamo a questo Consiglio, che penso sia condiviso, è quello di garantire che quelle opere - quelle iniziate, quelle indietro e quelle che sono in procinto di concludere, ma che non avranno la possibilità di raggiungere il target del 30 giugno e tutte quelle per le quali i lavori non sono ancora partiti – abbiano la garanzia che le coperture finanziarie, con tutte le riserve del caso, possano essere reperite dal bilancio regionale a compensazione dell'eventuale decadenza del finanziamento della Missione 6 - Salute, quella del PNRR. Grazie.
Mozione n. 57
ad iniziativa dei Consiglieri Ruggeri, Piergallini, Mastrovincenzo, Cesetti, Nobili, Mancinelli, Caporossi, Seri, Catena
“Iniziative urgenti per il contrasto delle liste d'attesa nel SSN e per la tutela del diritto alle cure dei cittadini marchigiani”
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la mozione n. 57 dei Consiglieri Ruggeri, Piergallini, Mastrovincenzo, Cesetti, Nobili, Mancinelli, Caporossi, Seri, Catena.
Ha la parola, per l’illustrazione, la Consigliera Ruggeri.
Marta RUGGERI. Grazie, Presidente. Questa mozione, come i colleghi Consiglieri avranno avuto modo di leggere, tratta di uno dei due temi da cui è partito l'intervento dell'Assessore Calcinaro, che riguarda, appunto, le liste di attesa, quindi, il diritto effettivo dei cittadini marchigiani ad accedere alla cura nei tempi previsti.
Naturalmente ci tengo a ringraziare i Consiglieri dell'opposizione che l'hanno sottoscritta. È stata sottoscritta praticamente da tutti i gruppi di opposizione, proprio perché è, anche questo, un testo propositivo, non polemico, che tenta, quantomeno, di dare una soluzione transitoria, Assessore, perché nell'intervento che ha fatto oggi, nonché in quello dei giorni scorsi alla stampa, ha sostenuto che i risultati delle azioni che ha proposto, che abbiamo anche letto e sentito quando ha incontrato la cittadina di Pesaro, Zoe…, questa cittadina che si è fatta promotrice di una raccolta firme, che in pochi giorni ha raccolto ben 1.200 firme con una mobilitazione popolare, che ha lasciato fuori i partiti. Lei ha fatto quella videochiamata, pochi giorni fa, ed ha anticipato le azioni che vuole mettere in campo per accelerare le liste di attesa. Però lei stesso dice che ci vorranno anni, non mesi. Allora, in questo momento di interregno, che cosa possiamo fare? Sicuramente dovremmo applicare la legge, secondo noi.
L'articolo 3 del decreto legislativo del 29 aprile del 1998, il n. 124, disposizione recepita anche dalla Regione Marche, prevede che se il sistema sanitario pubblico non riesce a garantire una prestazione nei tempi previsti dalla prescrizione medica, la prestazione deve comunque essere assicurata anche in regime di intramoenia o presso strutture private accreditate, pagando soltanto il ticket. Quindi stiamo parlando di una normativa che esiste da quasi trenta anni, ma che purtroppo nella Regione Marche tarda ad essere applicata, perché sono pochi i cittadini informati di questo loro diritto. Mi viene da dire “ci credo”, perché avrebbe un impatto, sicuramente, sulle casse della Regione. Però noi non possiamo, per motivi economici, frenare o inibire il diritto alla cura dei nostri concittadini. Che cosa sta succedendo? Questo ce lo ripetiamo in continuazione, oggi non è emerso e mi piace ripeterlo: il 10% dei marchigiani rinuncia a curarsi, sono 150.000 persone, tra queste, soprattutto, le donne pagano un prezzo più alto, perché sono pari all'11,6% rispetto al 7,8% degli uomini.
Dalla mobilitazione della signora Zoe, di tutti i cittadini di Pesaro, dall'impegno di associazioni come l'Associazione Luca Coscioni, che si occupano della tutela del diritto alla salute, nasce l'idea di presentare questa mozione, affinché il diritto dei cittadini marchigiani alle cure non resti solo un diritto teorico e, soprattutto, abbia un'alternativa alle liste di attesa che ad oggi sono inaccessibili.
Ho qui, per esempio, un articolo di stampa di qualche giorno fa, in cui si racconta la storia di un cittadino fanese che, visto che non è riuscito a prenotare degli esami che avrebbero prevenuto la fase acuta della sua malattia, è stato, negli ultimi mesi, sottoposto a ben tre interventi chirurgici. Questo cittadino, nella parte finale della sua intervista, dice: “Non era meglio prevenire, in seguito ai necessari esami prescritti, che curare a rischio della vita?” Sicuramente sì, sarebbe stato meglio prevenire, piuttosto che mettere la sua vita a repentaglio e, soprattutto, che fosse sottoposto a ben tre interventi. Quindi, come istituzioni, abbiamo il dovere di colmare questa distanza tra le norme e la realtà che tutti noi viviamo, che tanti cittadini, troppi cittadini vivono. Quindi l'impegno chiede, di fatto, di garantire l'effettiva applicazione del percorso di tutela e quando il CUP non è in grado di rispettare i tempi, sia automaticamente individuata una soluzione alternativa.
Questa mozione chiede di informare i cittadini, perché un diritto non conosciuto, è un diritto che non viene esercitato e sono troppi i cittadini marchigiani che non conoscono questa possibilità; chiede trasparenza sui dati delle liste d'attesa divisi per AST. Noi li abbiamo cercati, ricercati, non sono visibili, mentre per intervenire bisognerebbe che ci fosse la massima trasparenza nell'acquisizione di questi dati. Anche perché i problemi si risolvono quando si conoscono bene, perché solo attraverso dati pubblici aggiornati è possibile monitorare e intervenire. Chiede ascolto, attraverso un confronto con i cittadini che hanno promosso la mobilitazione di cui abbiamo parlato prima, magari in una forma un po' più articolata rispetto a una chiamata, che, pure, per carità, Assessore, è ben accetta. Non si tratta, quindi, di aggiungere nuove norme, ma di far funzionare quelle che già esistono. Per esempio, Assessore, nel suo intervento lei ha parlato del fatto che adesso possiamo fare delle visite diagnostiche specialistiche in alcuni weekend, siete partiti qualche mese fa, però solo fino al prossimo autunno. Il decreto legge che lo rende possibile è il n. 73 del 29 luglio 2024, quindi, forse, c'è stato anche qui un ritardo di applicazione.
Di fatto, la richiesta che portiamo è quella di fare in modo che i cittadini conoscano i propri diritti, che siano informati in maniera capillare, che la Regione applichi le norme esistenti. Questo potrà essere sufficiente? Forse, Assessore, no, perché, come ha detto, i problemi sono enormi, si sono sedimentati. Però è anche vero che non possiamo accettare la narrazione per cui, dopo cinque anni e mezzo, ancora è colpa di chi c'era prima, sentir parlare del decreto Balduzzi, che avevate promesso e ripromesso che avreste cambiato; adesso siete al Governo della Nazione e non mi sembra che sia stata modificata neanche una virgola. Non mi risulta che gli ospedali chiusi, i pronto soccorso chiusi siano stati riaperti. Quindi, basta con questa propaganda, che non ha più senso di esistere. Questo è il momento in cui andrebbero affrontate insieme e portate avanti delle soluzioni. Questa è una proposta dell'opposizione, che spero possa essere presa in considerazione anche dalla maggioranza. Grazie.
Mozione n. 59
ad iniziativa dei Consiglieri Sebastiani, Marinelli, Marcozzi, Putzu, Rossi G., Marconi
“Potenziamento della sanità territoriale quale punto di riferimento clinico e sociale per le comunità locali”
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la mozione n. 59 dei Consiglieri Sebastiani, Marinelli, Marcozzi, Putzu, Rossi, Marconi.
Ha la parola, per l’illustrazione, la Consigliera Sebastiani.
Milena SEBASTIANI. Grazie, Presidente. Buongiorno a tutti i colleghi Consiglieri, agli Assessori e al pubblico presente. Mi rivolgo a quest'Aula per illustrare una mozione sottoscritta da tutti i gruppi di maggioranza che tocca il cuore pulsante della nostra comunità, la sanità territoriale.
Non parliamo soltanto di numeri o di protocolli, ma del modo in cui ogni singolo cittadino marchigiano percepisce la presenza, la vicinanza e la cura della Regione nella propria vita quotidiana.
Il modello che è stato ereditato era fortemente accentrato e, nel tempo, ha generato profondi disequilibri tra i territori, indebolendo la capacità di risposta ai bisogni reali delle persone. Con il nuovo Piano socio-sanitario e la legge regionale n. 19 del 2022, voluta dal Presidente Acquaroli, è stato avviato un cambio di paradigma, una riorganizzazione fondata su un'analisi scientifica dei fabbisogni e orientata all'equità. I risultati di questo nuovo corso sono già concreti e riconosciuti anche a livello nazionale. Siamo una Regione benchmark per l'equilibrio dei conti della sanità, senza aver aumentato la pressione fiscale. Siamo ai vertici nelle garanzie dei Livelli Essenziali di Assistenza.
Abbiamo quintuplicato gli investimenti per le borse di studio destinate a medici e specialisti. Abbiamo incrementato del 15% le prestazioni erogate rispetto al 2019.
La sfida che abbiamo davanti, che questa mozione intende consolidare nel programma 2025-2030, è il completamento della rete territoriale.
La Missione n. 6 del PNRR individua nelle Case di comunità lo strumento cardine per garantire un accesso integrato di prossimità e multidisciplinare ai servizi sanitari, socio-sanitari e alla prevenzione.
Una rete ambulatoriale diagnostica efficiente e diffusa sul territorio rappresenta una leva decisiva per abbattere le liste d'attesa e decongestionare i pronto soccorso, evitando accessi impropri alle strutture ospedaliere.
In questo percorso desidero anche sottolineare il lavoro dell'Assessore alla sanità, Paolo Calcinaro, che, con serietà e determinazione, porta avanti un'azione costante di ascolto e presenza sui territori affrontando quotidianamente un tema tanto centrale quanto delicato per la qualità della vita dei cittadini. Grazie a un investimento di oltre 70 milioni di euro per più di 60 strutture tra Case di comunità, Ospedali di comunità e Centrali operative territoriali, stiamo portando concretamente la sanità vicino ai luoghi di vita dei marchigiani. Le Case della comunità non sono semplici edifici, rappresentano il fulcro della presa in carico delle cronicità, delle fragilità e della popolazione anziana.
Con questo atto chiediamo alla Giunta di proseguire con determinazione lungo quattro direttrici fondamentali: formazione e professioni, cioè potenziare la figura dell'infermiere di famiglia, di comunità, presidio strategico che opera in sinergia con i medici e famiglie, rappresenta un punto di riferimento clinico e sociale; farmacie dei servizi, rafforzare l'integrazione delle farmacie con particolare attenzione a quelle rurali per contrastare il rischio di desertificazione sanitaria nei piccoli Comuni; integrazione socio-sanitaria, consolidare i protocolli tra servizi sociali e sanitari, incentivando la partecipazione attiva dei medici di medicina generale e dei pediatri; trasparenza e monitoraggio, implementare i sistemi di valutazione costante delle performance, garantendo un'informazione puntuale al Consiglio e alla Commissione competente.
Cari colleghi Consiglieri, la sanità territoriale è il primo presidio di sicurezza per i cittadini. Rafforzarla significa garantire equità, prossimità e dignità, soprattutto per chi vive nei piccoli centri e per le persone più fragili. Per queste ragioni vi chiedo di sostenere questa mozione affinché possiamo continuare a costruire una sanità marchigiana moderna, capillare, vicina ai cittadini e, soprattutto, profondamente umana. Grazie.
Mozione n. 53
ad iniziativa dei Consiglieri Nobili, Vitri, Mancinelli, Mangialardi, Catena, Cesetti, Piergallini, Seri, Mastrovincenzo, Ruggeri, Caporossi
“Rafforzamento della tutela della salute mentale in ambito penitenziario nelle Marche, riduzione delle liste di attesa per l'accesso alle REMS e revisione dell'impianto programmatorio della L.R. 28/2008 in materia di interventi trattamentali e di inclusione sociale delle persone sottoposte a provvedimenti dell'autorità giudiziaria”
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la mozione n. 53 dei Consiglieri Nobili, Vitri Mancinelli, Mangialardi, Catena, Cesetti, Piergallini, Seri, Mastrovincenzo, Ruggeri, Caporossi.
Ha la parola, per l’illustrazione il Consigliere Nobili.
Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. Spiace riscontrare l'assenza sia del Presidente della Giunta che dell'Assessore competente, che, evidentemente, hanno ritenuto non particolarmente interessante il dibattito e l'illustrazione delle mozioni. Spiace particolarmente al sottoscritto perché la mozione che vado ad illustrare tratta di un tema che l'Assessore Calcinaro dovrebbe conoscere bene, in quanto è stato avvocato e, come me, si è occupato di diritto penitenziario, di carcere e delle condizioni di vita dei detenuti.
Forse, possiamo pensare che una mozione come quella che sto illustrando tratti un tema marginale, residuale. In realtà credo che, come diceva Voltaire, il livello di civiltà di un paese si misuri non tanto dalla bellezza dei suoi palazzi, ma dalla condizione delle sue carceri e, purtroppo, la condizione delle nostre carceri in Italia e nella nostra Regione non è particolarmente esaltante.
Uno dei problemi maggiori che si registra nelle carceri marchigiane è quello della salute psicologica, della salute mentale delle persone che sono qui ristrette. È un problema che si accompagna e che si aggrava anche per i dati relativi al sovraffollamento degli istituti penitenziari.
Nelle Marche abbiamo livelli di sovraffollamento particolarmente alti che vanno ad incidere e vanno ad aggravare la condizione di queste persone. Il problema, peraltro, non è solo quello dell’assistenza, che si rende necessaria per dare risposta ai bisogni di detenuti con problemi di salute mentale, ma riguarda anche un aspetto che concerne le liste d'attesa per l'assegnazione nelle REMS, cioè per le Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza. Quando una persona ha problemi mentali particolarmente gravi ed è, pertanto, incapace di intendere volere, ha un profilo di pericolosità sociale, non dovrebbe essere collocata in carcere, ma dovrebbe essere collocata in una struttura preposta. Una struttura preposta che risponda alla sanità e, rispondendo alla sanità è, chiaramente, di competenza regionale, perché tutto quello che riguarda la sanità penitenziaria è un tema di competenza squisitamente regionale.
Cosa accade nel nostro territorio? Nel nostro territorio accade che persone che hanno problemi gravi di salute mentale e che presentano anche tratti di pericolosità non trovano posto in queste strutture che sono preposte al loro contenimento. Dove vengono collocate queste persone? Non parliamo di pochissimi casi, sono casi che superano la dozzina, sono circa 20. Queste persone talvolta sono in carcere, qualche altra volta sono seguite dai Centri di salute mentale, ma in qualche altra occasione sono libere, quindi, si pone anche un serio problema di ordine pubblico.
Rispetto a questo è chiaro che bisogna fare molto di più, bisogna intervenire sulle liste di attesa che riguardano le REMS, bisogna attivare dei protocolli di presa in carico e di monitoraggio serio per quanto riguarda queste persone che hanno un'infermità mentale dichiarata dai Tribunali e che presentano profili di pericolosità, affinché non siano un problema per se stessi e per il prossimo.
Rispetto a questo è necessario davvero fare molto di più. Aggiungo un'altra cosa che, forse, alcuni sanno, ma non è detto. Quando parliamo di situazioni legate ai problemi mentali dobbiamo avere la consapevolezza che nelle carceri marchigiane una sola struttura ha un'articolazione psichiatrica, è il carcere di Ascoli Piceno, di Marino del Tronto. In previsione però il Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria ha previsto che nella struttura di Ancona-Montacuto venga realizzata, nei prossimi mesi, un'importante articolazione psichiatrica destinata a contenere poco meno di una decina di detenuti. Questo impone alla sanità penitenziaria regionale un impegno non banale e, siccome stiamo parlando di un intervento che verrà realizzato nei prossimi tempi, è necessario che lo si affronti e lo si prenda in carico con estrema consapevolezza, perché la gestione di un'articolazione psichiatrica che prima non c'era in un carcere come quello di Ancona - destinato ad ospitare circa una decina di detenuti - significa mettere in campo delle misure significative.
Con questa mozione si vuole accendere un riflettore sul tema della salute mentale delle persone detenute. Si vuole far sì che queste persone non siano un problema per se stesse, non peggiorino la qualità di vita degli operatori della polizia penitenziaria e degli altri detenuti. Non dimentichiamoci che nelle carceri, oltre ai detenuti, ci sono gli operatori della polizia penitenziaria che si trovano a far fronte a situazioni estremamente impegnative e un detenuto che ha problemi di salute mentale è un detenuto incredibilmente difficile da gestire per un operatore di polizia penitenziaria, mette sotto stress la struttura carceraria e mette sotto stress chi ci lavora, perché queste persone non dovrebbero stare in carcere.
Credo che su questo versante sia necessario un potenziamento serio, un lavoro integrato tra chi tratta questo tema all'interno del carcere e chi, invece, lo tratta all'interno dei Centri di salute mentale, che operano al di fuori dell'ambito penitenziario. Si prenda seriamente in considerazione quanto ho poc'anzi accennato relativamente alla realizzazione di questa articolazione psichiatrica nella struttura di Ancona. Non facciamoci trovare impreparati, perché questo tema rischia di essere esplosivo.
Chiudo, dicendo che spero che una mozione di questo tipo, che non ha alcun tipo di contrasto politico, ma vuole soltanto sottolineare quanto sia importante intervenire in questo settore, possa trovare l'adesione di tutto il Consiglio regionale, perché sono temi trasversali, che dovrebbero stare a cuore a tutti noi e che richiamano una competenza specifica dell'Amministrazione regionale in un ambito che, forse, erroneamente, si può considerare marginale, ma che, in realtà, chiama in gioco, davvero, un livello di civiltà a cui la nostra regione dovrebbe assolutamente allinearsi. Grazie.
PRESIDENTE. Si prosegue con la discussione generale. Ricordo che, come deciso nella Conferenza dei Presidenti di gruppo, ci sono 10 minuti per ogni intervento e chi presenta le mozioni, quindi, chi è già intervenuto, non può intervenire. Questa è stata la decisione presa dai Presidenti dei gruppi consiliari.
(interventi fuori microfono)
PRESIDENTE. No, parlavo della discussione, poi le dichiarazioni di voto ci saranno. Non avevamo detto questo, Consigliera, scusi, può utilizzare il microfono, mi perdoni.
Ha la parola la Consigliera Mancinelli.
Valeria MANCINELLI. Grazie, Presidente. Stavo dicendo che i Consiglieri del gruppo del Partito Democratico hanno già parlato per l'illustrazione delle mozioni, ne rimangono fuori soltanto due, che, quindi, eventualmente, potranno tranquillamente intervenire.
Per i monogruppo mi rendo conto che se è intervenuto il Presidente del gruppo, unico Consigliere (come nel caso del Consigliere Seri o del Consigliere Nobili, che sono gli unici componenti dei propri gruppi) ad illustrare la mozione, capisco che nella discussione generale sia opportuno che possa intervenire nuovamente.
In sede di Conferenza dei Presidenti di gruppo abbiamo concordato che potessero intervenire tutti i Consiglieri come illustratori delle mozioni o nella discussione generale. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Marinelli.
Renzo MARINELLI. Grazie, Presidente. No, era per dire quello che come Conferenza dei Presidenti di gruppo... È vero che la Consigliera Mancinelli ha detto che chi interviene magari non interviene dopo, però non è quello. Se uno voleva intervenire, diciamo, era nelle intenzioni... Si è detto: "Chi ha presentato le mozioni magari non interverrà”, però non era tassativo. Diciamo che era l'indirizzo che è stato dato. Questo è quello che si era detto.
PRESIDENTE. Quindi può intervenire chiunque, giusto?
Renzo MARINELLI. Sì, dopo…
PRESIDENTE. Quindi, ritorniamo a quello che avevo detto in sede di Conferenza dei Presidenti dei gruppi. Bene. La raccomandazione sì, Consigliera, però…
A questo punto tutti possono intervenire con la regola che conosciamo e poi ci saranno le dichiarazioni di voto, uno per gruppo. L'intervento è su tutte le mozioni.
Ha la parola il Consigliere Caporossi.
Michele CAPOROSSI. Grazie, Presidente. Signor Presidente e Signor Assessore, non vedo il Presidente della Giunta, ma c'è l'Assessore Calcinaro, al quale cordialmente mi rivolgo dicendo che sono un po’ deluso di quello che ho sentito stamattina, perché, sostanzialmente, si è parlato di sintomi, ma non si è parlato di cause delle malattie. I sintomi li sappiamo: liste d'attesa, piuttosto che problemi del pronto soccorso.
Veniamo a che cosa, secondo noi, va fatto a fronte di cause specifiche delle malattie. Prima questione, Assessore, già le è stato risposto, i 13 ospedali del 2013, sarebbe ora di archiviare questa forma di propaganda che appartiene a un Governo, il Governo Monti - nel quale erano presenti quasi tutti, perché c'era il Popolo delle libertà, eccetera, eccetera - il governo tecnico che ha proceduto a riconvertire delle strutture che ospedali non potevano essere per motivi di carattere tecnico, e sono stati riconvertiti.
Chiuso questo ragionamento, ritorno all'articolo 32 della Costituzione, che dice che la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività e garantisce cure gratuite agli indigenti. Come ho detto, oggi la Costituzione va di moda, quindi, la recitiamo più volte. Cito anche la legge n. 833 del 1978 “Istituzione del Servizio sanitario nazionale” che faceva un focus intorno a un tema fondamentale, che non era quello del sistema sanitario in sé e per sé, ma era il sistema della salute. Allora, da questo punto di vista, partiamo con alcune proposte che sono mirate esattamente al fatto di poter dire, anche da parte nostra, di tutta l'opposizione - l'abbiamo già fatto all'interno delle varie mozioni - che ci sono delle possibilità concrete di fare delle cose positive per uscire dai problemi.
Prima questione, al Piano socio-sanitario, l'abbiamo già detto, manca la bussola, cioè manca una definizione, una dimensione di carattere strategico. Quando parliamo di sanità non parliamo di salute. Parlare di salute significa parlare di quattro fattori determinanti che sono: stili di vita e comportamenti alimentari, fattori genetici, fattori ambientali, fattori che riguardano la buona organizzazione del servizio sanitario. Quest'ultima è una buona organizzazione che arriva a curare semplicemente al massimo il 25% del totale. Quindi bisogna, primo punto, andare all'istituzione di quello che ancora nelle Marche non è stato fatto né accennato nel Piano, che è avere un Dipartimento grande “One Health”, vale a dire una sola salute, che in moltissime regioni italiane in questo momento è qualcosa che sta all'ordine del giorno e sta funzionando. Significa mettere intorno a un tavolo tutti coloro ai quali appartiene il governo dei determinanti di salute. Parliamo, per esempio, dell'ARPAM, dell’Istituto Zooprofilattico delle Marche, perché la salute animale è fondamentale da questo punto di vista, parliamo di mettere intorno a un tavolo l'agricoltura biologica e tutti gli altri in un dipartimento. La proposta è questa, lo potete fare come Giunta, un dipartimento tecnico scientifico interaziendale, che non ha bisogno di leggi e che può partire subito andando a stabilire un sistema di indicatori per vedere qual è la situazione a livello centrale. Anche perché nelle Marche, da un po' di anni, manca la relazione sullo stato di salute della popolazione, che non viene redatta. La relazione dello stato di salute significa avere contestualizzato dei dati di quello che a livello centrale, dall'Istat a tanti altri, viene fatto per capire qual è la direzione di marcia che dobbiamo seguire. In caso contrario siamo ciechi nei confronti di questa situazione, prevediamo, ipotizziamo che ci siano delle tendenze epidemiologiche di un certo tipo, che ci sia un determinato tipo di esplosione di fattori di rischio, ma poi nel complesso non sappiamo qual è il discorso che va fatto. Quindi, primo, Dipartimento One Health.
Secondo, nell'azione di governo mancano i valori fondanti del percorso compiuto storicamente in Italia, cioè il patrimonio del nostro sistema che è l'universalità e l'accessibilità. Nel momento in cui non abbiamo una presa in carico adeguata, non sappiamo bene chi fa che cosa e in che tempi, nel momento in cui abbiamo liste d'attesa infinite per effettuare un esame e per entrare in una RSA, nel momento in cui il cittadino non si cura più, oppure va dal privato non trovando risposta nel pubblico, significa che universalità e accessibilità stanno venendo pericolosamente meno.
Il cittadino paga due volte, paga sulla fiscalità generale e paga out of pocket, fuori dalle tasche, nel momento in cui si rivolge al privato perché non ha un altro sistema.
Terza questione e su questo poi farò una proposta specifica… e, caro Assessore, le proposte che le faccio adesso, le dico pure che sono realizzabili con risultati concreti in massimo un anno, massimo 12 mesi, dopo i quali si possono vedere i risultati di queste cose, se c'è la bontà di stare a sentire e di seguire le indicazioni che vengono.
Terza questione, il governo clinico deve essere al centro della situazione, non solo il sistema amministrativo e contabile. Nelle Marche, l'ho già detto altre volte, abbiamo una buona struttura dal punto di vista finanziario, grazie anche al lavoro dell'Assessore Cesetti a suo tempo, ma grazie ai dirigenti, come la Dirigente del Dipartimento Programmazione integrata, UE e Risorse finanziarie, umane e strumentali. Abbiamo una buona struttura dal punto di vista amministrativo, si guardi il lavoro che sta facendo il Dirigente del Dipartimento Salute. Ci manca una situazione accettabile e all'altezza del compito per quanto riguarda il governo clinico. E qui ricordo il lavoro enorme fatto dal dott. Di Stanislao, che fondò l’Agenzia - è morto, purtroppo, un anno fa e l'abbiamo ricordato sabato - basato esattamente su questa cosa. Dal governo clinico deve nascere la programmazione sanitaria. Le Aziende sanitarie non hanno senso se parlano di risorse buttate lì a vanvera, così come non hanno senso i muri, come non hanno senso le strutture, perché tutte queste cose o hanno una finalizzazione specifica, che è quella di sapere che cosa ci si cura dentro… e noi dentro queste strutture ci dobbiamo curare il 40% della popolazione, che è affetta almeno da una patologia cronica che arriverà al 50% nel giro massimo di 10 anni. Quindi dobbiamo cambiare assolutamente paradigma.
Ecco che, da questo punto di vista, bisogna passare dalla medicina di attesa, quindi, dal fatto di stare appresso, al fatto di dire “monitoro come vanno le cose, aspetto che i cittadini arrivino” - e molti non arrivano, perché abbandonano prima - ad una medicina di iniziativa. Medicina di iniziativa è il fulcro di quello che va fatto dentro le nuove strutture territoriali, dalle AFT alle Case di comunità fino agli Ospedali di comunità. Su questo ci vuole un piano specifico e preciso che metta insieme tutte le questioni, che faccia in modo che le strutture siano coordinate a partire dalla residenzialità, per la quale speriamo che l'atto di ricognizione sia in corso, e che deve essere assolutamente un tema centrale.
Poi l’ospedale diffuso, questa è la vera proposta. Se cominciamo ad entrare nelle case delle persone, con l'intelligenza artificiale e con la telemedicina, riusciremo a curare le persone dentro casa, attraverso i medici di famiglia - ci sono esperienze fatte - chiaramente non gli acuti, ma una massa di altre persone, arriveremo a un abbattimento dei costi fissi del 30-40%. Il che significa che il sistema può tornare ad essere un sistema sostenibile. Per fare questo, Assessore, si tratta di mettere in piedi immediatamente un gruppo progettuale che provveda allo scopo. Non agende da rivedere, ma un cruscotto centralizzato. C'è già un algoritmo, che sta lì da qualche anno, che va rispolverato, perché l'Assessore precedente lo mise in un cassetto, va tirato fuori, va fatto in modo che ci sia un tavolo intorno al quale siedono tutti.
L'algoritmo significa monitorare il sistema dell'offerta, non stare alle autocertificazioni, ma sapere in tempo reale dalla Regione quello che succede. Dall'altra parte monitorare il sistema delle domande, per esempio, attraverso l'esame di appropriatezza delle ricette sulla base di ciò che c’è nel database delle ricette informatizzate. Tutto questo condito con una questione centrale: l'informatica così com'è non va, non va bene. L’informatica deve essere uno strumento complessivo, non l'appannaggio di un piccolo servizio che sta per conto suo, uno strumento complessivo che deve informare tutto il resto. Perché oggi la disponibilità dei dati è ricchezza. Sulla disponibilità dei dati si costruiscono le soluzioni effettive. In un anno si può fare. Grazie.
Presidenza del Vicepresidente
Giacomo Rossi
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Marconi.
Luca MARCONI. Grazie, Presidente. Se erano dieci minuti, credo che il Consigliere Caporossi abbia parlato per sette. Erano dieci? Sono stati ridati? Dieci, vabbè, mi è sembrato che fosse partito con sette. Dopo sono stati rimessi tre minuti, non glieli hanno fregati. Adesso invece è partito da nove, non da dieci, io voglio essere preciso.
(interventi fuori microfono)
PRESIDENTE. Scusi, Consigliere, se parla, il tempo corre per tutti.
Luca MARCONI. Era una mozione d'ordine, devo parlare tre minuti. Era una mozione d'ordine, Presidente, non era l’intervento, era sanità matematica, non sanità…
Noto come sempre, su questa materia, come su altre, su questa in modo particolare, che questa Assemblea è particolarmente forte sul piano delle analisi e delle denunce, quindi, una Assemblea di analisti e di denunciatori rivoluzionari, ma non di politici. Quindi, cerco di tirarmi fuori da questa logica e dire dove, come, quando e con quali priorità troveremo le risorse.
Voglio provare a fare l’Assessore, Paolo Calcinaro. Il Consigliere non può raccogliere quattro cose per strada e poi dire: "C'è da fare ste robe? Vedi un po' tu babbo, che famo?". No, non può essere così. Bisogna essere Assessori e quando si parla bisognerebbe essere nella condizione di essere in Giunta. Lo dico chiaramente a tutti, ma, in modo particolare, ai simpatici colleghi Consiglieri della minoranza che, se fra quattro anni dovessero andare al governo, dovranno raccogliere questa lista della spesa che, sempre per un difetto di matematica, anzi aritmetica, io ho calcolato intorno ai 450 milioni. A mano a mano che parlavate, ho fatto il segno. Ve lo ripeterò per tutti e cinque gli anni della legislatura. Io sono il Consigliere Cesetti della maggioranza, non farò altro che ripetere sempre le stesse cose perché sono vere. Quindi quando una cosa è vera, la dico. 450 milioni di richieste, le sottoscrivo tutte. Ma oltre a sottoscriverle, voglio dire, quanto tocchiamo l'IRPEF… che a toccare l'addizionale IRPEF in maniera esagerata, cioè volendo espandere al massimo le possibilità che abbiamo, perché ancora stiamo sotto i limiti… Siamo, come ha ricordato bene il Consigliere Caporossi, una Regione virtuosa grazie al Consigliere Cesetti, ma anche grazie agli ultimi sei anni, perché non è che negli ultimi sei anni sono stati fatti solo i disastri, ci sarà stata anche una conduzione amministrativa, economica positiva. Vabbè, il Consigliere Cesetti l’aveva ereditata dal precedente Assessore al bilancio, che era bravo, e si è accodato, però, poi, al Consigliere Cesetti qualcun altro si è accodato, quindi, tutti i bravi gli Assessori al bilancio, siamo stati, da bravi marchigiani, spilorci e virtuosi. Da questo punto di vista, dobbiamo dire che le risorse mancano. Ma anche, come dicevo, se dovessimo espandere al massimo l'addizionale, potremmo recuperare, da una stima molto sommaria che ho fatto, circa 60/70 milioni. Quindi siamo completamente fuori da questa possibilità.
Anche volendo fare quello che ha fatto l'Emilia Romagna, che ha dato una botta di vita alla propria imposizione fiscale, non riusciremo a coprire tutto quello che abbiamo. Quindi, che dobbiamo fare? Dobbiamo fare una scaletta di priorità per non essere solo analisti, perché non siamo stati eletti per fare gli analisti - di questi ce ne abbiamo una valanga - e i rivoluzionari denunciatori.
Qual è l'obiettivo finale della riforma Balduzzi? L'obiettivo finale della riforma Balduzzi, che, mi sembra, fra le righe, il Consigliere Caporossi ricordava, è che nell’ospedale per acuto ci entra l'acuto, cioè entra quello che deve essere operato, entra quello che ha l’urgenza a livello cardiovascolare, che è il 60% delle cause di morte. E fermiamoci lì. Per il resto dovrebbe essere tutto quello che, nel frattempo, abbiamo messo in piedi. Lo ricordo anche qui per un dato statistico, questa Regione, a vanto di tutti, ha la bellezza di 54 tipologie di strutture socio-sanitarie, comprese le case rifugio per donne che hanno subito violenza, abbiamo 54 strutture socio-sanitarie e sociali. Non so se, nel frattempo, ne sia aumentata qualcuna. Ma il problema è che aumentano le esigenze in termini di assistiti e aumentano i LEA perché questo pure…
L’intervento della Consigliera Vitri ci ha ricordato tante altre cose che potrebbero essere fatte e che dovranno essere fatte, perché, se c'è una nuova patologia, si aspetta sempre quei 10/15 anni perché non c'è una lira, ma una volta che la patologia è accertata e la cura e i protocolli sono accertati si provvede. Metto in fila alcune di queste esigenze, piccole. Se per la medicazione di un PICC un cittadino - e non è un problema dell'Assessore Calcinaro, perché qui dobbiamo distinguere fra quello che riguarda l'Assessorato e la Giunta e quello che riguarda i Dirigenti - deve fare 100 chilometri, per fare una curetta, è chiaro che i Direttori dell'Azienda dovranno cominciare a ragionare su come fare la presa in carico di un malato oncologico. Non è possibile che il malato oncologico per una medicazione di PICC - mi è arrivato stamattina il messaggio - deve fare 100 chilometri in prenotazione CUP e gliela danno in tempi ragionevoli.
I malati psichiatrici. Penso ai drammi delle famiglie. Sicuramente il carcere, mi unisco a tutte le osservazioni fatte dal Consigliere Nobili in questo senso, ma, sicuramente, le residenze protette, di cui parliamo sempre poco. Questo sta diventando un'emergenza sanitaria, non più sociale. L’anziano in un pronto soccorso - non dico quale - è rimasto 15 giorni lì - non so se lo hanno portato via - perché i familiari non lo volevano riprendere (un novantenne o una novantenne, più probabile una novantenne, data la stima statistica), la famiglia non lo voleva riprende ed è rimasto in pronto soccorso. Queste situazioni sono le prime che dovremmo mettere in evidenza, al di là dei massimi sistemi. Do qualche suggerimento. Indubbiamente - sul fatto interrogazione/interpellanza - quello su cui stanno lavorando il Dipartimento e l'Assessore con alacrità e con un enorme velocità è la nuova procedura per emergenza-urgenza. Complimenti Assessore. Quanto prima avremo questo atto e penso che sia una delle prime cose che qualifica l'Assessorato e la Giunta di cui lei fa parte. L'accesso diretto in cure intermedie, è impossibile che non si superi questo piccolo problema. È un piccolo problema, ma è una soluzione enorme da un punto di vista pratico. Spesso si tratta di anziani che devono andare in cure intermedie e dovrebbero essere messi lì direttamente dai Medici di medicina generale o, al massimo, in un passaggio attraverso il PAT.
Gli accordi con i medici di medicina generale. Questa è una questione che va avanti ormai da 20 anni. Non c'è stato un Governo…, ci sta provando seriamente l'attuale, che è riuscito a fare un accordo serio con i Medici di medicina generale, che sono gli unici italiani convenzionati con il pubblico, il cui stipendio, normalmente, al 100% viene dal pubblico, che sono privati. Questa operazione di chiaro stampo comunista non è stata fatta da nessuno e a sinistra i comunisti non ci sono più., quindi ci dobbiamo organizzare noi, perché, in qualche maniera, dobbiamo diventare statalisti e comunisti. E’ una cosa seria, perché non è possibile che io pago una persona, e la pago tutta io, che però è un libero professionista e, volta per volta, devo contrattare se fare un'ora in più o un'ora in meno in ospedale. Mi pare che da parte della categoria ci siano un interesse e una attenzione diversa rispetto al passato. Ma questo è fondamentale perché senza la rete dei Medici di medicina generale, stiamo tutti addosso agli ospedali e quel discorso che ha fatto in premessa, che nell'ospedale per acuti entra solo l'acuto, non funzionerà mai. Avremo sempre i pronto soccorso intasati, avremo sempre la diagnostica fatta dal pronto soccorso, che è un'aberrazione, perché persone che non hanno niente, o quasi, chiamano l'ambulanza, così sono sicure che la radiografia la fanno subito. E, intanto, intasano il pronto soccorso che riceve altre persone.
Ecco, queste sono anomalie chiare, sulle quali bisogna mettere mano con coraggio. Sono estremamente lieto per quello che ho sentito in questa sede e in altre, che l'attuale Giunta e l'Assessore su questo useranno, non dico il pugno di ferro, però una mano un po’ più decisa rispetto agli ultimi trent’anni. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Catena.
Leonardo CATENA. Grazie, Presidente. Diciamo che parto da qui e da quello che emerge un po' dai fatti di cronaca, ma non solo, anche dalle tante telefonate, messaggi che riceviamo e che ci segnalano una crescente difficoltà della sanità marchigiana a garantire a tutti il diritto alla salute, come è previsto dalla nostra Costituzione. Purtroppo non si tratta più di fenomeni di disservizi, di rinvii, di ritardi di esami, di prestazioni che sono fondamentali per la cura delle persone, ma rientrano in un quadro diffuso e che è davvero preoccupante. Tutto quello che vi dico l'ho voluto anche verificare direttamente. Ho girato gli ospedali, quantomeno quelli dell'AST della mia provincia di Macerata. Sono stato presso gli Ospedali di Macerata, di Civitanova, di Camerino, sono stato, poi, a Matelica, a Treia e dovrò, nelle prossime settimane, concludere il giro con tutti i Presidi di carattere sanitario, parlando con tanti operatori, medici, tecnici, infermieri, OSS.
Il dato che emerge, fondamentalmente, è uno ed è molto chiaro: il sistema regge ancora, con grande fatica, grazie soltanto al sacrificio dei tanti operatori e non grazie all'organizzazione regionale. Questo non può essere né la regola né un motivo di orgoglio. Il fatto che gli operatori mettano tutta questa passione e questa dedizione non ci può rassicurare, perché non è su quello che si dovrebbe fondare l'efficienza e l'efficacia del nostro sistema sanitario. Sono oramai passati cinque anni e mezzo da quando la Giunta guidata dal Presidente Acquaroli si è insediata e governa la sanità marchigiana. Credo che non sia continuando ad additare la responsabilità a chi c'era prima che si possa risolvere qualche problema. Ammettendo che ci fossero problemi anche prima del vostro insediamento, credo che la percezione che abbiano tanti marchigiani - non so se la maggioranza o meno - sia che la sanità sia peggiorata sensibilmente in questi anni. Ho sentito, in alcuni passaggi, parlare l'Assessore Calcinaro - ci siamo incontrati anche in alcune occasioni, recentemente all'inaugurazione dell'Ospedale di comunità di Treia – dire, giustamente, obiettivamente, che ci sono vincoli e limitazioni legati al decreto Balduzzi, al decreto Calabria, sui limiti di spesa per il personale, sulla ridefinizione della classificazione degli ospedali. Sono esattamente gli stessi limiti che avevamo noi quando eravamo al governo di questa Regione. Mi chiedo se la vostra non era soltanto semplice propaganda quando eravate all'opposizione, siete venuti a governare pensando di risolverli questi problemi, ma non ho visto questa filiera, che spesso e volentieri enunciate essere uno strumento utile quantomeno per rivendicare un incremento della spesa sanitaria. Vi faccio presente che la spesa sanitaria in Italia è del 6,3% del PIL, l'ultimo dei paesi del G7 e il 14º su 27 Paesi dell'UE con una differenza di circa 1.000 euro pro capite rispetto alla media europea di spesa sanitaria, che si traduce nella mancanza di circa 40 miliardi di euro di definanziamento e di sottofinanziamento della sanità italiana. Forse servirebbe meno accondiscendenza rispetto al Governo nazionale.
Credo che le Regioni, anche dello stesso colore politico, abbiano l'obbligo di rivendicare un maggiore sforzo finanziario da parte del Governo centrale, perché, mi rendo conto benissimo io che vengo da un'esperienza di Governo a livello territoriale, senza risorse si affrontano male i problemi. Sarebbe opportuno che voi, pur essendo allineati politicamente, faceste sentire la vostra voce, perché quella che ci rimette, poi, è la salute dei marchigiani. Ogni tanto meno accondiscendenza e più rivendicazioni a favore dei vostri, dei nostri concittadini.
I problemi sono tanti. La carenza di personale è segnalata da tutti. Mancano medici, infermieri in particolar modo, poi, mancano tanti anestesisti. I turni sono difficili da coprire, si accumulano anche straordinari non pagati. Mancano nelle Marche 240 medici di famiglia, 70 ne mancano nell'Ast di Macerata, mancano pediatri e, spesso, alcuni reparti lavorano con la metà del personale che dovrebbero avere. È un problema strutturale e bisogna evitare il rischio di continuare a trovarsi di fronte ad un sistema che non garantisce più la continuità, la qualità delle cure, come previsto dall'articolo 32 della Costituzione che recita: "La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite gli indigenti".
Un altro problema, il secondo, grave, l'affanno in cui versano i pronto soccorso, che, spesso e volentieri, si reggono sui cosiddetti medici “gettonisti” e sappiamo quanto pesino sulle casse pubbliche. Ho chiesto i dati, purtroppo mi sono stati dati ancora in maniera parziale, spero che, nei prossimi giorni, mi vengano messi tutti a disposizione.
Tanti pazienti anziani e cronici restano parcheggiati in maniera indecorosa nei corridoi dei pronto soccorso per mancanza dei posti in reparti perché il territorio non riesce a filtrare le richieste di bisogni sanitari che potrebbero avere risposta in un altro livello assistenziale. I tempi di attesa che si allungano. Mi chiedo se, in un contesto di risorse scarse, vi siete interrogati su quanto possa influire una cattiva organizzazione della sanità, anzi, una disorganizzazione che finisce per peggiorare un quadro già complesso. Ci sono reparti, che ho visitato, che sono in difficoltà e che con pochissime unità di personale potrebbero migliorare il quadro e alleggerire altre situazioni. Parliamo spesso di strutture che sono state finanziate con fondi PNRR, che sono in ritardo di realizzazione.
Se il quadro è quello odierno, di mancanza di operatori, molti colleghi della sanità, molti operatori, ma anche molti cittadini si chiedono: “Chi lavorerà in queste strutture nei prossimi anni?” Oppure: “Stiamo rischiando di realizzare delle scandole vuote e non riusciremo ad affrontare e a risolvere i problemi che mancano…” Qui l'impressione è che manchi una seria programmazione, una regia, una visione realistica del futuro della sanità marchigiana.
Accenno soltanto al tema delle tariffe delle residenze per gli anziani, per cui, evidentemente, siamo di fronte a un cortocircuito della Giunta che, con una delibera dello scorso anno, ha stabilito l'aumento della quota sanitaria e, poi, l'ha bloccata se non si ha l'accreditamento. Quindi alla fine questi aumenti, considerato anche l'adeguamento dei contratti dei lavoratori, finiranno per gravare soltanto sugli utenti finali che sono gli anziani, che sono i più fragili, e sulle famiglie degli anziani. La circolare che è arrivata in seguito, il 6 marzo, introduce obblighi che sono del tutto illegittimi. Si produce così una doppia ingiustizia, le strutture sono in difficoltà e i cittadini penalizzati. In questi giri presso gli ospedali, per tornare al territorio di riferimento, a Civitanova Marche, ho trovato una situazione di spazi del tutto inadeguata, spazi interni, spazi esterni, per non parlare del disastro dei parcheggi, su cui abbiamo discusso un giorno in una interrogazione, che è veramente pietosa. Ci sono macchinari guasti e non riparati, macchinari vecchi e non più affidabili negli esami che dovrebbero svolgere. Ci sono anche reparti di eccellenza e reparti in gravi difficoltà dove manca il personale. Idem a Macerata, dove, spesso e volentieri, si è costretti a discutere su chi deve andare a occupare il blocco operatorio tra un reparto e l'altro, perché non ci sono spazi sufficienti per garantire un'adeguata programmazione di interventi che possano salvare la vita delle persone. Interventi che sono salvavita devono essere rinviati, perché gli spazi sono insufficienti per programmare tutti quegli interventi che sono, invece, urgenti da fare.
A Camerino ho visto anche, al reparto di cardiologia, delle stanze nuove con macchinari nuovi incellofanati, non ancora utilizzati perché manca il personale per farli funzionare. Un reparto che non riesce a garantire i servizi notturni del fine settimana e dove se un paziente dell'entroterra ci si rivolge perché ha un malore, rischia di perdere il tempo indispensabile per far sì che qualcuno provi a salvargli la vita, perdendo quel tempo che è fondamentale all'inizio della manifestazione dei sintomi, magari di un arresto cardiocircolatorio.
Apro le ultime parentesi perché il tempo si sta esaurendo. Abbiamo perso tempo con il sistema informatico Dedalus dicendo che l'avremmo a breve aggiornato, poi in realtà è stato stoppato a mesi di distanza creando disservizi agli operatori e mettendo a repentaglio anche la salute delle persone. Credo che, di fronte a questo, la richiesta che abbiamo fatto di istituire una unità di crisi e di rivedere, quanto prima, il Piano socio-sanitario siano elementi basilari, indispensabili, perché dobbiamo mettere al centro quello che è un…
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Ausili.
Marco AUSILI. Grazie, Presidente. Un Consiglio del genere è sicuramente positivo, perché ci permette di riflettere insieme su alcuni spunti. Ne ho sentiti diversi, interessanti, provenire dalla maggioranza, dalla minoranza. Un Consiglio che è positivo, a patto che non si ceda, talvolta, alla tentazione, come abbiamo sentito negli ultimi interventi della minoranza, di prodursi in una serie di sogni campati in aria, davvero insostenibili economicamente, o in provocazioni, oppure nel tentativo, profondamente sleale nei confronti del territorio, di prediligere l'obiettivo partitico mettendo, in qualche maniera, in una visione eccessivamente negativa quello che sta accadendo a livello sanitario in questa regione. Così facendo, però, si finisce anche per - io credo - non rispettare più di tanto lo straordinario lavoro dei nostri medici, dei nostri operatori sanitari che, invece, tutti i giorni, fanno qualcosa di importante, bello, grande in questo territorio, nonostante qualcuno poc'anzi abbia detto evidentemente il contrario, dicendo che ci sono problemi insormontabili e che tutto va male.
Dico anche che questo Consiglio serve per riepilogare quello che in questi cinque anni questo Governo regionale ha operato e individuare, ovviamente, delle iniziative nuove che possano servire. Nel momento in cui andiamo indietro nel tempo e torniamo ad indicare delle criticità che sono emerse nei precedenti governi regionali, non lo facciamo, ovviamente, senza tenere conto di quello che abbiamo fatto noi nei nostri cinque anni, ma lo diciamo perché scelte politiche in ambito sanitario, collocate anche indietro nel tempo, finiscono inevitabilmente per produrre delle conseguenze anche allo stato attuale delle cose, perché sono scelte politiche estremamente pesanti. Anche quelle che noi prendiamo oggi qui insieme avranno effetto anche e soprattutto sul lungo periodo. E’ inutile sperticarsi nel tentativo di confondere le cose. C'è stato un orientamento delle precedenti Giunte regionali di centro-sinistra che ha portato a un modello accentrato di sanità, ci sono state chiusure di presidi, certo, ho sentito qualcun altro che ha provato a rammemorare dei momenti in cui ci sono stati, invece, dei rafforzamenti di alcuni presidi, ma, nel bilancio, tra le riduzioni e le integrazioni nuove è sicuramente stato un bilancio negativo quello di quegli anni. Una mancata adeguata programmazione della presenza del personale sanitario in quegli anni grava ancora oggi. È normale che noi torniamo a citare questi dati. Eppure citiamo anche dei dati importanti che fanno ben sperare. Continuiamo a vedere una Regione Marche che rispetta la garanzia dei LEA in modo importante rispetto anche ad altre Regioni. Continuiamo ad osservare quello che dice AGENAS, ad esempio su Torrette, di positivo, portando questo ospedale in cima alle classifiche nazionali. Continuiamo a vedere che la Regione Marche è regione benchmark a livello nazionale. I problemi continuano, certo, ma c'è un cammino in corso, noi ci innestiamo in quel cammino con continuità, ma anche, come il nostro Assessore Calcinaro sta facendo, con nuovi orientamenti positivi.
Vado brevemente a dire qualcosa sul personale sanitario, sulle nostre strutture sanitarie, anche rispondendo alle mozioni che ho sentito. A livello di personale sanitario - non si fa sanità senza personale - ci sono nuove assunzioni, certo, accondiscendenza nei confronti del Governo nazionale, ma grazie, piuttosto, a un Governo nazionale che torna a investire sulla sanità interrompendo quel trend negativo di tagli ai finanziamenti del sistema sanitario nazionale. Grazie a quel Governo nazionale che, magari, va anche a rivedere i tetti di spesa per il personale. Allora, anche sfruttando tutto ciò, la Regione Marche, già da ora, e, poi, più in avanti sta portando un aumento del finanziamento per le assunzioni di nuovo personale. A riguardo dell'AST Ancona, 117 assunzioni per rafforzare la sanità territoriale sono in corso in questa provincia per riempire, Consigliere, anche quelle Case di comunità che si stanno costruendo, che, quindi, non saranno degli scatoloni vuoti. Poi la straordinaria formazione di nuovi medici in medicina generale, medici specialisti con quella scelta politica di creare borse di studio che sta producendo degli effetti, oppure il corso per infermiere di famiglia o di comunità, una figura che riteniamo fondamentale, sulla quale si sta investendo molto, l'attenzione alle professioni sanitarie che è in corso e deve sempre, dal nostro punto di vista, migliorare. Poi più risorse, accordi integrativi regionali, ad esempio, a riguardo dei medici di medicina generale, che abbiamo sentito citati. Ma certo, pochi mesi fa il nuovo accordo integrativo regionale con questi medici, prevedendo il servizio all'interno delle Case di comunità, potenziando le AFT e anche addivenendo alla possibilità di realizzare ore aggiuntive su base volontaria. Un recentissimo accordo anche per potenziare l'indennità delle figure impiegate nell'emergenza-urgenza - io ricordo - parlo di medici, infermieri, operatori socio-sanitari, tecnici, professionisti sanitari, autisti, soccorritori, allo scopo di considerare sempre più adeguatamente le reali condizioni del loro lavoro e, quindi, un trend sul quale ci si innesta e sul quale ci si ripromette di continuare a investire positivamente. Poi le strutture sanitarie, ma, insomma, è in corso un lavoro, è in corso da anni e stiamo continuando a portarlo avanti. Penso, ad esempio, all'investimento storico sulle apparecchiature, questa è cosa importante. In questa regione, in questi anni, si sono attivate, si stanno attivando 57 grandi nuove apparecchiature distribuite su tutti i territori regionali per rafforzare il sistema sanitario, per portare a un livello di avanguardia la diagnostica nelle Marche, sfruttando anche l’intelligenza artificiale e producendo un effetto positivo sulle liste di attesa. Poi, in fin dei conti, una su tutte, mi piace ricordare quello che è successo pochi giorni fa al nostro Ospedale Salesi, dove una nuova TAC, una nuova risonanza magnetica, finalmente, interromperanno quella migrazione annuale di circa 500 bambini dal Salesi al Torrette che perdurava da tanti, tanti anni.
E poi il riordino della rete sanitaria territoriale. Qui nella nostra AST, per rispondere a qualcuno, dico che tra Ospedali di comunità e Case di comunità si stanno avanzando le procedure e tra 2026 e 2027 saranno attivate queste realtà: Senigallia, Arcevia, Jesi, Sassoferrato, Chiaravalle, Loreto, Castelfidardo, ad Ancona l'ex Crass e l’ex Umberto I e poi Corinaldo, Filottrano, Fabriano, Osimo.
Poi i progetti relativi al nuovo INRCA, al nuovo Salesi che stanno andando avanti in maniera importante. A proposito dell'attuale INRCA, c'è una elaborazione che è in corso da settimane a riguardo di quello che dovrà essere lo stabilimento attuale dell'INRCA della Montagnola, è in corso ed è in stato molto avanzato. Il nostro obiettivo è quello di non lasciare, ovviamente, vuoti quegli spazi.
Infine, le liste d'attesa. È un problema vero, certo, ci sono però degli effetti di scelte di sistema che producono degli effetti positivi anche in questo campo, parlo dell'aumento del personale, dell'efficienza delle apparecchiature, dell'offerta sanitaria capillare sul territorio. Questo sta garantendo dei miglioramenti in questo ambito e ci sono nuove iniziative importanti che vanno ricordate, cioè le visite aggiuntive, ad esempio, nei fine settimana. Dati importanti, e ci rincuorano in qualche maniera, come quelli diffusi da “Il Sole 24 ore” recentemente che pone le Marche in buona posizione a riguardo delle liste d'attesa a livello nazionale e, tuttavia, c'è ancora un lavoro da fare.
Il progetto Multileva cosiddetto, cioè il sostegno agli enti gestori e alle famiglie che hanno familiari ricoverati nelle strutture, nelle residenze socio-sanitarie, va avanti. Ho sentito dire da qualcuno, adesso, che non sta andando avanti, ma certo che andrà avanti con profitto, come sta andando avanti.
Chiudo per ragioni di tempo, purtroppo, sul nostro lavoro sulla salute mentale. Con l'Assessore Calcinaro tutta la maggioranza ha presentato recentemente una proposta di legge regionale importante proprio in questo senso, per aumentare le risorse nell'ambito della salute mentale e per riuscire a stabilizzare quei progetti, cosiddetti di sollievo, che tanto importanti sono dal punto di vista delle famiglie, dal punto di vista di tutte le persone con problemi di questo tipo. Quindi, progetti che portano fuori di casa, fuori dalle strutture questi ragazzi e queste ragazze per introdurli sempre più ad una vita sociale e lavorativa adeguata. Continuiamo in questa direzione. Grazie.
PRESIDENTE. Comunico che chi si vuole iscrivere alla discussione deve farlo, così ci organizziamo meglio.
Ha la parola il Consigliere Canafoglia.
Corrado CANAFOGLIA. Grazie, Presidente. Allora, 5 mesi, 5 anni, 50 anni. Il numero 5 è magico. Allora, anche prima del decreto Balduzzi…, voi dite che non dobbiamo guardare il passato, ma guardate che i problemi di oggi sono il frutto di una mancata programmazione o di scelte sbagliate che oggi dobbiamo sistemare.
Chiedete l'unità di crisi? Sinceramente questo sfacelo della sanità marchigiana non lo vedo, non c'è. È solo una vostra narrazione, tesa soltanto ad una demagogia politica e basta. L'unità di crisi c'è nel momento in cui c'è la guerra. Qui non c'è guerra, ci sono delle criticità, tra l'altro, perdonatemi, ci sono criticità in tutto il nostro Paese. In tutte le regioni abbiamo le stesse situazioni. Vi siete dimenticati del problema della denatalità? Io non ho sentito parlare mai di questo problema. Non si trovano medici, infermieri, avvocati, ingegneri, operai, camerieri perché non facciamo figli. Questo è il problema. E allora passiamo da 1.200 medici prima del Covid a 900. Lì c'è stato un problema di programmazione saltata in aria. Io ho ascoltato con vivo interesse quello che il Consigliere Caporossi ha detto, dando degli spunti estremamente interessanti e chiedo all'Assessore di farne tesoro.
Ma dobbiamo essere chiari con i marchigiani in materia di sanità. Dobbiamo essere chiari perché bisogna capire che alla base di tutto la sanità richiede tanto, tanto denaro. Denaro pubblico che va gestito con oculatezza e con programmazione. E non sempre queste due caratteristiche sono state viste all'interno della sanità.
Allora, la Regione ha l'obbligo di tenere in equilibrio i conti del bilancio, non può permettersi di spendere e spandere inutilmente, anche con azioni errate. Certo, può fare dei tentativi, vedere come va, come ha detto il Consigliere Caporossi, ma non può spendere soldi inutilmente, sennò aumentano le tasse e creiamo un ulteriore problema ai marchigiani.
Qui l’abbiamo sfumato. non ho sentito parlare in maniera chiara di un elemento molto delicato, il rapporto tra la sanità pubblica e quella privata. Perché qui, signori, dobbiamo guardarci negli occhi, questo è un problema estremamente delicato. Personalmente sono per la sanità, per la centralità della sanità pubblica, riconoscendo a quella privata la possibilità di operare chiaramente in maniera integrativa, ma sono per la sanità pubblica, quella per tutti i nostri cittadini.
Vengo alla mozione n. 57 della Consigliera Vitri in merito al problema del percorso di tutela, ricordando che, laddove la prestazione richiesta non risulti prenotabile al primo contatto, l'operatore CUP deve informare il cittadino della possibilità di attivare il percorso di tutela e richiedere l'eventuale adesione. Quindi, in realtà c'è questa informativa, non è che non c'è, ha detto che non esiste, ma c'è ed un percorso molto importante. Attenzione.
Vedete in questo momento manca…, perché questo è il problema di oggi, abbiamo una montagna di discorsi che partorisce un topolino. Qui ci sono dei presentatori di mozioni, che le fanno e poi non stanno ad ascoltare le risposte. Mi riferisco in questo caso, mi dispiace che non ci sia, ma ne parliamo lo stesso, al Consigliere Mangialardi che parla del nostro territorio, nostro, mio e suo, Senigallia.
In merito alle mozioni nn. 56 e 14 ricordo al Consigliere Mangialardi, tanto rimane a verbale, che sulle interrogazioni e mozioni che ha fatto, il nostro Assessore più volte gli ha spiegato e gli ha dato risposte esaustive a quello che lui continuamente richiede.
In merito a quelle che sono le opere, mi riferisco alle Case di comunità, agli Ospedali comunità e via dicendo, in maniera molto chiara l'Assessore Calcinaro ha detto che verranno portate avanti. Allora, continuare a ripetere sempre la stessa situazione significa soltanto fare demagogia, vuol dire cercare visibilità sui giornali, non certo risolvere il problema che in questo momento l'Assessore Calcinaro alla sanità sta portando avanti, come ha detto, nell'ambito con sguardo nazionale.
Vedete, quest’Amministrazione regionale intende portare a casa le Case e gli Ospedali di comunità, ma vi ricordo che la cosa allucinante di tutto questo, lo vorrei ricordare anche all'Assessore e al Consigliere Mangialardi, è che le Case di comunità e gli Ospedali di comunità non sono altro che la rivisitazione moderna di quegli ospedali periferici che la maggioranza di allora, la maggioranza di centro-sinistra, la minoranza di oggi, distrusse con una visione Ancona centrica, massacrando un territorio. Ed oggi il nostro Consigliere chiede attenzione verso questo territorio. Allora, mi pongo un problema: ma nel momento in cui ha avuto la possibilità come Assessore, per 10 anni, e come Sindaco, per altri 10, dove era? Cosa ha fatto in tutto questo? Dov'è stato il suo interesse a spingere, a fermare la distruzione del tessuto socio-sanitario o sanitario, in questo caso, della Vallata del Misa, del Nevola o di Senigallia? Che poi più o meno probabilmente, non in situazioni virtuose, mi sembra di capire, là c'era il Consigliere Cesetti, che si è comportato diversamente, qua invece è stato fatto così. Quindi, dov'era il nostro Consigliere Mangialardi quando aveva la possibilità di fare? Sinceramente noi a Senigallia non l'abbiamo visto, però le mozioni che presenta ci fanno capire che ha capito l'errore, cioè che non si era mai attivato. E come diceva Henry Ford: l'unico vero errore è quello da cui non impariamo nulla. Ha imparato che c’era questo errore.
Chiedo dov'era il Consigliere Mangialardi, stiamo parlando di questo tessuto, quando il monoblocco ospedaliero della nostra città di Senigallia è stato costruito, non rispettando la normativa edilizia urbanistica. Era Assessore, è stato Sindaco. Per 40 anni abbiamo avuto un ospedale di questo genere, costruito in questa maniera. Dov'era? Che cosa ha fatto? Nulla! Ricordo al Consigliere Mangialardi che chi ha messo in sicurezza quell'ospedale è stato il sottoscritto, quando è stato nominato commissario, quel commissario straordinario che gli ha dato tanto fastidio, tanto da essere ossessionato dalla mia posizione. Certo è che io l'ho sistemata perché era facilmente sistemabile, ma non è stato fatto. Dov'era il Consigliere Mangialardi quando era Assessore e Sindaco, quando hanno…
(interventi fuori microfono)
Corrado CANAFOGLIA. Grazie, Presidente. Mi hanno interrotto, mi perdoni.
(interventi fuori microfono)
Corrado CANAFOGLIA. Mi hanno interrotto e chiedo di poter parlare ancora, Presidente. … regola, quando si fanno le mozioni bisogna ascoltare perché se non si ascolta…
PRESIDENTE. Scusate. Consigliere Nobili, il Presidente del Consiglio pro-tempore sono io ed intervengo qualora il Consigliere Canafoglia vada fuori dagli schemi consentiti. Lasciamolo terminare.
Corrado CANAFOGLIA. Grazie. Chiedo anche qualche secondo in più, visto che sono stato interrotto.
Chiedo, a questo punto, dove era quando l'ospedale di Senigallia è stato prosciugato nelle risorse umane e nelle risorse finanziarie a favore di altri nosocomi della provincia. Questa era la situazione, ed oggi si viene a fare la mozione chiedendo il potenziamento. Vedete, in tutto questo credo che ci sia un interessamento a parole, ma in realtà sulla sanità pubblica del nostro territorio, quell'amministrazione, parlo dell'amministrazione della mia zona, non ha avuto alcuna forza per controbattere a quella che è stata una visione Ancona centrica della sanità e che ha portato a questi problemi.
Poi mi rimane un dubbio, l'avrei chiesto a lui, ma lo chiedo, lo metto lì nell'arae in modo tale che ci risponderà. Io sono per la sanità pubblica, quindi cerco di tenere lontana la sanità privata da me e allora chiedo, lecito il suo comportamento, per quale motivo nel 2020 e nel 2025, nel 2020 ancora più importante, si è presentato come candidato Governatore alla Regione, ha chiesto e ha ottenuto un contributo da imprese della sanità privata. Questo lo deve spiegare non tanto a noi, quanto ai cittadini della nostra città, Senigallia, della sua vallata, visto che chiede il potenziamento delle nostre strutture. Chiedo anche per quale motivo sono stati richiesti e ottenuti contributi da una società che fa immagini per diagnostica, la TAC, quando l'ospedale di Senigallia ha avuto e tutt'ora ha dei problemi di TAC perché non si riusciva a farla funzionare e lui era Sindaco. Vedete che la teoria è tanto bella, le chiacchiere sono tanto belle, ma la pratica, purtroppo, è completamente diversa e questa è un'ipocrisia che i nostri cittadini non possono subire. Bisogna essere chiari.
Attendo le risposte laddove il Consigliere Mangialardi si presenterà in Aula, visto che presenta le mozioni e poi non c'è.
Chiedo ai marchigiani, scusate, ai cittadini della mia vallata, di considerare questi comportamenti. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Mancinelli.
Valeria MANCINELLI. Grazie, Presidente. Se vogliamo partire dai dati veri, lo faccio brevemente, al di là delle percezioni che ognuno di noi ha, va detto che siamo oggi la Regione peggiore per la rete dei servizi nell'area della salute mentale. Dati 2023 elaborati dalla Società Italiana di epidemiologia psichiatrica.
È vero che c'è un problema della sanità in tutta Italia, non c'è dubbio, ma c'è anche una differenza tra territorio e territorio. Se sulla sanità mentale la Regione Marche è la peggiore per la rete dei servizi, significa che altri, pur in una situazione difficile, difficile per tutti, hanno fatto meglio.
Siamo la Regione al secondo posto come lunghezza dei tempi di attesa, che ha tempi di attesa più lunghi, per la chirurgia dei tumori maligni e come qualità dell'organizzazione dell'assistenza oncologica. Dati 2023 elaborati dall'Agenas.
Abbiamo intollerabili tempi di attesa, fino a 5 anni, per la valutazione dei minori in difficoltà da parte delle Unità multidisciplinari, fonte Gruppo Solidarietà.
Abbiamo intollerabili liste di attesa per l'inserimento degli anziani nelle strutture residenziali come le RP, eccetera, con assenza pressoché totale dei posti letto, assenza rispetto alla richiesta, dedicati a persone affette da demenza.
Come saldo di mobilità per i ricoveri siamo la seconda peggiore Regione del centro nord. Siamo stati nel 2023 la Regione d'Italia con la terza più alta percentuale di rinuncia alle cure per specialistica (dati Istat riportati in più sedi).
Siamo agli ultimissimi posti come uso del fascicolo sanitario elettronico.
Abbiamo dati di adesione agli screening dei tumori più bassi che nella media italiana, in base ai dati dell'Osservatorio nazionale sugli screening.
Anche noi dobbiamo fare i conti, qui come in tutta Italia, certo, con due vincoli precisi: quello delle risorse economiche, che sono limitate e insufficienti rispetto ai bisogni – il Fondo nazionale pro capite è tra i più bassi tra i grandi Paesi europei. Va aumentato e va fatta una battaglia su questo a livello nazionale, la debbono fare anche le Regioni - e quello del personale che non c'è, non si trova e non si trova con le qualificazioni necessarie. Mancano gli infermieri, mancano i medici delle emergenze, i rianimatori, eccetera.
Nel frattempo sono mutati profondamente, radicalmente, i bisogni con l'invecchiamento della popolazione. Sono aumentati i bisogni di chi ha più patologie e di chi è in una situazione cronica. La vera risposta non potrà essere solo quella ospedaliera e ragionamenti simili li ho sentiti fare anche da esponenti della maggioranza. Il Consigliere Marconi e l’Assessore hanno detto abbastanza chiaramente che la risposta non potrà essere soltanto quella ospedaliera, ma il tema vero sono gli altri servizi da attivare, quelli fuori dall'ospedale. Allora, anche qui, bisogna smettere con la favoletta dei 13 piccoli ospedali chiusi dalle precedenti amministrazioni. Intanto segnalo all'Assessore, se non lo sa, ma credo che lo sappia, che non sono stati chiusi, sono stati riconvertiti in servizi alternativi del territorio, di cui oggi lo stesso Assessore dice che c'è bisogno. Questa è la risposta vera, non la riapertura di finti ospedali, ma l'attivazione di servizi alternativi. Quei piccoli 13 ex ospedali non sono stati chiusi, sono stati riconvertiti. D'altronde se il problema fosse stato quello sarebbe stato semplice, bastava riaprirli. Fisicamente stanno ancora tutti lì, come ci ha detto l'Assessore, avete avuto 6 anni per riaprirli se questo fosse stato il tema. Ma non è questo, il tema vero, l'ha “confessato” l'Assessore Calcinaro, sono i servizi altri, alternativi, quelli che normalmente si chiamano servizi sul territorio. Ebbene, in questi 6 anni, 5 anni e 5 mesi, 6 mesi, in che direzione si è andati? Siete andati nella direzione del potenziamento di questi servizi? Si è detto: usando quali risorse economiche? Per esempio, quando c'è scarsità di risorse, una delle cose fondamentali, sempre, ma di più quando c'è scarsità di risorse, è quel governo clinico di cui ha parlato il Consigliere Caporossi, tradotto: una organizzazione dei servizi e un governo dell'organizzazione dei servizi, non solo la programmazione sulla carta, ma il governo, tutti i giorni, dell'organizzazione dei servizi, che ottimizzi l'utilizzo delle risorse. Non è facile, ma in questi anni non solo non è migliorato rispetto a quello che c'era prima, ma è drammaticamente peggiorato. La sensazione netta è di una confusione totale. Una confusione totale. Nessuno governa niente da questo punto di vista, una confusione totale, nella quale si innestano anche fenomeni, come possiamo dire, disdicevoli, per cui la decisione se potenziare o meno un servizio e dove potenziarlo, anziché dentro una programmazione seria, che tenga conto dei dati, delle esigenze, eccetera, la fa le telefonate dell'Assessore o di qualche altro esponente della Giunta. Negli anni passati abbiamo avuto innumerevoli esempi, spero che non si ripetano.
Nel frattempo non c'è nessuna programmazione seria. L'unica strada che avete perseguito in questi 6 anni è stata attivare l'edilizia sparsa, frammentata, anche lì senza nessuna seria programmazione, ma soprattutto senza uno straccio, che uno, di un atto di programmazione e di governo sulle risorse di personale ed economiche per quello che bisogna farci lì dentro. Ci sono programmi di edilizia sanitaria a fronte dei quali non c'è uno straccio di provvedimento che dice quanto personale, preso da dove, pagato come. La riqualificazione dell’ospedale di Pergola è solo un esempio da questo punto di vista. A Pergola si prevedono il raddoppio dei posti letto, l'apertura di due sale di chirurgia complessa, di un pronto soccorso DEA, quando gli ospedali che hanno già il pronto soccorso devono prendere il personale da Urbino. Andate a chiedere all'ospedale di Urbino se ha personale in eccesso da mandare qua, dove si stanno spendendo 40 milioni di euro. L'ospedale di Pergola ha oggi mediamente, il Presidente lo sa, una degenza di 35 pazienti. Ho fatto un esempio, non ce l'ho con Pergola. Non arriverà mai la chirurgia complessa a Pergola, ma nel frattempo c'è un cantiere aperto su cui avete fatto campagna elettorale.
Quello che preoccupa di più è l'assenza, in una situazione di risorse scarse, di un governo vero dei servizi, di una riorganizzazione vera dei servizi. Siccome il Consigliere Marconi ha detto, giustamente, che anche l'opposizione deve fare delle proposte, noi una serie di proposte le abbiamo fatte con la risoluzione che abbiamo presentato e che accorpa le mozioni che abbiamo presentato.
Vi do una notizia in anteprima. Quando discuteremo del prossimo bilancio, Presidente, e della ripartizione delle risorse del Fondo sanitario nazionale, avanzeremo anche proposte precise in termini di numeri e di soldi, su come orientare le risorse per dare priorità vera a quei servizi alternativi rispetto ai quali avranno fatto poco o in modo insufficiente le precedenti Giunte di centro-sinistra, ma non si è fatto un passo avanti, che è uno, in questi ultimi 6 anni, anche con l’individuazione delle risorse. Poi quell'unità di crisi di cui ha parlato il Consigliere Caporossi, se a livello centrale regionale qualcuno non governa...
Presidenza del Presidente
Gianluca Pasqui
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Seri.
Massimo SERI. Grazie, Presidente. Presidente e Assessore, che non vedo, mi dispiace, gli avrei detto che per me è stato un bravo collega.
Mi rendo conto delle difficoltà in cui si trova e dell'eredità ricevuta, tant'è che a volte con eleganza è costretto a prendere un po' le distanze da chi l'ha preceduto, ma auspico anche che i consigli utili che emergono da questa discussione possano diventare occasione di attenzione da parte di chi ha la responsabilità di governo.
Oggi il Consigliere Marconi ha chiesto di spiegare dove trovare i soldi. Io intanto direi di imparare a non sprecarli e ad usare al meglio le risorse che abbiamo a disposizione.
La sanità non è un terreno di scontro ideologico, ma il primo banco di prova della credibilità di una Regione. Parliamo della qualità della vita dei cittadini marchigiani e non di numeri astratti.
Se dovessi dare un titolo ad una discussione come questa, io direi “il coraggio delle scelte” perché in situazioni come questa, in argomenti e in sfere come questi, così delicati, che toccano la qualità della vita delle persone, bisogna avere il coraggio di fare scelte, chiamare le cose per nome e cognome e magari non dare risposte per accattivare la simpatia elettorale, perché così non gestiamo al meglio le risorse, così non facciamo il bene di chi siamo chiamati a rappresentare e molte volte lavoriamo su più sulla percezione che sulla realtà, sulla narrazione rispetto alla realtà, che alcune volte non coincide, mentre coincide quando parliamo di utenti e realtà. Qui percepiamo che alcune cose stanno sfuggendo o sono sfuggite perché parliamo della qualità dei servizi e della loro copertura, quindi la quantità, il rapporto tra l'offerta e domanda.
Non siamo di fronte a una sanità che funziona male per caso, siamo di fronte ad una sanità che fatica perché il sistema, così com’è oggi, non sta reggendo.
Partiamo da un dato di realtà, perché quando cerchiamo di fare un ragionamento dobbiamo guardare la realtà. Nelle Marche, è una bugia, si dice che manca tutto. Abbiamo una dotazione di personale complessivamente sopra la media nazionale, abbiamo aumentato le prestazioni, abbiamo investito risorse, allora, il punto è ancora più serio, perché nonostante questo i cittadini continuano a percepire un peggioramento.
L'Assessore nella sua introduzione ha richiamato le liste d'attesa. Negli ultimi mesi abbiamo sentito parlare di dati incoraggianti sulle liste d'attesa, è vero, i monitoraggi ministeriali indicano percentuali basse di prestazioni fuori tempo massimo e questo, lo scriviamo, un buon dato e va riconosciuto. Ma il punto è un altro. Quei dati fotografano solo chi riesce a prenotare, quindi l'analisi sulle prenotazioni che si fanno. Alcune volte quando diamo i dati statistici, l’abbiamo fatto tutti, usiamo quelli che meglio ci servono per la narrazione e altri li lasciamo per indicazioni diverse. Perché dico questo? Se allarghiamo lo sguardo la realtà cambia. Nelle Marche tra il 54 e il 66% delle richieste di prime visite riesce ad essere prenotato e a seconda del territorio, quindi è oscillante, e per tutti gli altri cittadini la scelta è semplice: pagare o rinunciare a curarsi. E qui uno su dieci rinuncia a curarsi e purtroppo non è una bella cosa. Questo è il vero tema. Non è soltanto la media attesa che è importante, sulla quale si è lavorato, ma l'accesso reale ai servizi per tutti.
L'altro tema, ospedali, ospedali sotto pressione. Cos'è l'ospedale oggi? Io sono cresciuto.., mio padre lavorava in ospedale, vengo da una famiglia di ospedalieri. Una volta l'ospedale era la sanità, tutto nella mentalità delle persone guardava all'ospedale. Oggi non è più così. Oggi l'ospedale è per acuti, il resto non sono ospedali, ma altro - chiamiamoli con un altro nome - che sta nell’organizzazione più complessa.
Perché dico questo? Non è un elemento di critica, l’ha detto, se non sbaglio, il Consigliere Marconi, l’ha ripreso anche la Consigliera Mancinelli, negli ospedali non si può fare tutto, se sono acuti ha un significato e bisogna tenere alta l'eccellenza e la qualità. Qui si fa emergenza, specialistiche, cronicità, prestazioni che devono stare sul territorio. Allora, è questo, se non vogliamo creare le liste d'attesa, anche per quello che riguarda gli ospedalieri.
Diventa importante la rete ospedaliera, però che siano ospedali sicuri. E quando parliamo di ospedali dobbiamo guardare la casistica. Essere sicuri significa che ci deve essere una certa casistica, un certo numero di interventi, altrimenti non faremo l'interesse dell'utenza, la tecnologia, i professionisti. Qui diventa il coraggio delle scelte.
Anch'io mi accodo a quelli che dicono che il gioco delle parti porta a farlo, l'abbiamo fatto anche noi in certe circostanze, ma poi arriva un tempo in cui le cose vanno chiamate per quello che sono. Quegli ospedali non sono stati chiusi, sono stati convertiti, se andava male, come su alcune scelte, come sull'istituzione delle 5 AST, si sarebbe rivisto. Sono rimasti tali e quali perché sarebbe un'ipocrisia dire che non era la scelta migliore. Fra l'altro, sono d'accordo sulle 5 AST, non la vedo una scelta sbagliata. Secondo me è stato un errore chiudere Marche Nord perché era arrivato a un livello importante, significativo di risposte, con alcune eccellenze. Come nella provincia di Ancona alcune Aziende potevano convivere con le AST. Questo è un pensiero personale, lo dico anche da fanese perché poi di fatto le cose non sono cambiate. Noi che guardiamo lì, i servizi che c'erano prima, ci sono oggi, c'è qualche difficoltà in più.
Ho un sospetto, Presidente - dico Presidente, Assessore - sulla riorganizzazione. Vengo dalla realtà del pesarese, la conosco avendo fatto anche il Sindaco, penso che con il tempo inevitabilmente si dovrà sacrificare un ospedale perché non si reggerà anche con il nuovo ospedale di Pesaro, che darà delle nuove risposte importanti, se si riuscirà a realizzarlo.
Qui ho, ma non lo tiro fuori, il tema dell’integrazione, del dialogo, ricordo che, quando ero ragazzino, prima esperienza da Consigliere comunale, nel 1996 facemmo Consigli monotematici a Pesaro e Fano, destra e sinistra, tutti insieme, ed uscimmo con comunicati, documenti condivisi all'unanimità, nei quali si parlava di integrazione perché è sciocco parlare, lo diceva anche l'Assessore, ma io l'ho sempre sostenuto, anche quando ero Sindaco, negli incontri che abbiamo fatto l’abbiamo detto, di certe cose a 10 chilometri, è chiaro, è solo per la bandierina alcune volte e non facciamo l'interesse vero dei nostri concittadini.
Pronto soccorso. Vado velocemente e dico che anche qui molto importante è l'organizzazione. Pensate prima si parlava di case di comunità, in realtà come Fano non è prevista la casa di comunità. Se vogliamo fare il filtro e vogliamo che certe presenze inopportune non vadano nei pronto soccorso va creato un discorso alternativo. Voglio fare un riferimento al personale, che va valorizzato e non va messo sotto pressione, va messo nelle condizioni di poter lavorare.
Avete raccontato questa riforma come una svolta, oggi dobbiamo dire la verità, è una riforma ancora incompiuta perché ha cambiato le strutture, ma non ha ancora cambiato i percorsi dei pazienti, non ha ancora riequilibrato ospedale e territorio perché poi la vera differenza la fa il territorio. Nel frattempo i cittadini continuano a pagare il prezzo di questa transizione.
Proposte (velocissimo perché il tempo scade): basta frammentazione, regia regionale, vero coordinamento tra le AST, standard minimi uguali per tutti i territori, territorio operativo - salto alcune cose - liberare gli ospedali, spostare fuori le prestazioni inappropriate, percorsi chiari per i pazienti che siano guidati, meno accessi impropri, trasparenza reale, come ho detto prima, sulle liste d'attesa.
Anche qui, concordo con l'idea di creare un cruscotto. Qui abbiamo l'algoritmo, la Regione controlla tutto e può mettere tutto in tempo reale per capire come intervenire dove le cose non funzionano.
L'unità di crisi, cambiamogli nome, non siamo in guerra, significa mettere insieme figure indipendenti che coordinano, che entrano nel merito di tutte le questioni per capire quali strategie adottare in tempo reale.
C'è il tema…, velocissimo, non ce la faccio, dico solo una cosa: per le Aziende occorrono veri manager o direttori o, come mi diceva qualcuno, corrieri dello Zar. La differenza molte volte la fanno anche coloro che sono chiamati a guidare le Aziende, che abbiano spirito manageriale. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Luconi.
Silvia LUCONI. Grazie, Presidente. Ho ascoltato, anche con molta attenzione, questo Consiglio, che ritengo fondamentale anche per chi come me si approccia alla materia del Consiglio regionale da 5 mesi, per chi ha tanto da ascoltare rispetto a chi, all'interno di quest'Aula, magari, ha molto più da raccontare rispetto alla sottoscritta. Tanti spunti di riflessione se vogliamo partire dai dati veri al di là delle percezioni, virgoletto e parafraso la Consigliera Mancinelli, che tuttavia ho ascolto con moltissimo interesse per la lunga esperienza che ha sul territorio, anche e soprattutto rispetto a me.
Si è parlato della favoletta dei cosiddetti 13 ospedali chiusi nel passato. Si è parlato del fatto che non è vero che nel passato gli ospedali sono stati chiusi, ma semmai sono stati riconvertiti. Ebbene, io porto un esempio concreto della riconversione di un ospedale che poi, tra l'altro, riguarda direttamente il mio territorio, perché nel 2016 a Tolentino noi facemmo ricorso al TAR per la riconversione dell'ospedale, tra l'altro ci venne data anche la sospensiva riguardo a quel provvedimento regionale. Nel 2016 non mi risulta che Acquaroli fosse il Presidente della Regione Marche. Dico anche che il Presidente Acquaroli nel 2022 ha firmato due decreti importanti per quell'ospedale, il n. 64 e il n. 83, rispettivamente del 12 e del 22 aprile 2022, con i quali andava a reinserire all'interno di quell’ospedale, che tra l'altro sta procedendo in maniera anche spedita per quanto riguarda i lavori, i presidi che servono sia alla popolazione tolentinate che alla popolazione dell'entroterra. Abbiamo avviato una narrazione importante, che prende delle distanze fondamentali tra i principi che spingevano verso gli ospedali unici a quelli che, invece, spingono verso gli ospedali e le Case di comunità. Gli ospedali di comunità, più in generale anche i presidi territoriali, sono strumenti fondamentali, oserei dire, per ricostruire una sanità capace di filtrare la domanda, ridurre l'inappropriatezza e alleggerire gli ospedali centrali per acuti, nei quali devono essere gestiti e curati gli acuti. Si è insistito su un modello che riporti molte prestazioni vicine ai cittadini, fuori, appunto, dagli ospedali per acuti. Si è voluto ricostruire un modello territoriale che faccia da filtro. Si è voluto rafforzare la sanità territoriale con reti più capillari, punti salute, farmacie di servizi.
20 anni fa molte prestazioni erano gestite dai distretti, dai medici di base, oggi l’epoca è cambiata, non per colpa, banalmente, probabilmente, di nessuno, ma sono cambiati gli anni e di conseguenza la politica deve essere in grado di capire dove sta andando la società e cercare di intercettare anche i bisogni di questa nuova società che si fa spazio.
Gli ospedali di comunità alleggeriscono gli ospedali centrali, garantiscono prossimità e rafforzano anche la presa in carico, così come fondamentali sono i punti di primo intervento che per loro natura svolgono proprio questa funzione. Io li ho difesi, li difendo profondamente al netto di ragionamenti che dovremmo fare anche per quanto riguarda gli aspetti normativi che impongono sulla Regione Marche, ma in generale su ogni amministrazione pubblica.
Io sono una delle prime persone che riconosce quanto sia importante avere un punto di primo intervento all'interno di una realtà sanitaria perché evita accessi impropri ai pronto soccorso, garantisce una risposta rapida e vicina ai cittadini e rappresenta anche un'assistenza, fatemelo dire, h24 in aree periferiche o distanti dagli ospedali. Possono anche essere una soluzione per ridurre i tempi di attesa e una maggiore sicurezza per i cittadini che tutto sommato li chiedono e li utilizzano.
Si è parlato di tante cose, ovviamente il tempo è tiranno, non posso toccare tutti gli aspetti con 10 minuti di intervento, ma un accenno lo voglio fare ai medici di base. Tra l'altro la notizia che impazza sulla stampa in generale, anche in queste ultime ore, riguarda il maceratese. Si è narrata una problematica che si sta estendendo sui territori, non credo di raccontare una favoletta se dico che negli ultimi anni abbiamo ereditato un gap profondo, frutto della mancata programmazione del passato e dei turnover che non sono stati gestiti e che, quindi, hanno lasciato territori scoperti e in difficoltà. Questo non lo dice il Consigliere Luconi, questo viene detto dai medici con i quali, come tutti noi, siamo in contatto e raccontano quali sono le problematiche. Ad esempio, nel mio territorio specifico, questione di questi minuti e di queste ore, perché apprendo dalla stampa che c'è un incontro questa mattina con il Direttore generale dell’AST di Macerata, anche con i rappresentanti dei medici di base e con un Sindaco per parlare di questa problematica. I medici di base non è da oggi che dicono che sarebbero andati in pensione tutti insieme perché sono stati assunti tutti insieme più o meno 25 o 30 anni fa. Ovviamente negli ultimi 5 anni si è tentato di invertire il gap, iniziando a formare i medici di base, che necessariamente non si formano in un anno piuttosto che in 6 mesi.
Sicuramente il 2026 sarà ancora un anno difficoltoso, nel quale saremo chiamati tutti a stringere i denti, senza fare particolari allarmismi. Già nel 2027 dovremmo riuscire a vedere delle importanti differenze. Quello che è fondamentale…, con il massimo rispetto, apprezzo tra l'altro il lavoro che l'Assessore sta facendo sui territori e sul territorio, porto anche delle istanze che vengono da chi, diversamente da me, fa questo lavoro e conosce con esattezza quali sono le necessità, consapevole che ancora il 2026 sarà un anno difficoltoso, che non si risolverà con il medico, cosiddetto, a quota oraria 8 - 20 all'interno del punto di primo intervento perché non fa l'assistenza domiciliare, per cui possiamo anche interrogarci su altre particolari e differenti soluzioni.
Mi viene in mente l’UCA, l'unità di continuità assistenziale, un medico assunto nel distretto di riferimento con l'incarico, magari, di fare delle visite domiciliari. in più è anche un dipendente dell'Azienda, quindi si riuscirebbe anche a gestire …, si potrebbe, per così dire, collaborare. Si parla, ci parlano, ci chiedono anche della possibilità di continuare con i pensionati, almeno in questa fase emergenziale del 2026.
Un'altra possibilità potrebbe essere quella di utilizzare, come sono già stati utilizzati in altri territori, i Co.Co.Co., con dei contratti che cercano di attraversare questa fase transitoria. Ovviamente tutti questi elementi che emergono oggi da questo mio intervento devono essere messi a terra per capire se possono essere garantiti sia dalla normativa, sia dalle esigenze di bilancio. In un Consiglio regionale aperto sulla sanità, dal quale emergono delle criticità riguardo ad una materia che, volenti, o nolenti, ci tocca tutti, sarebbe utile fare meno demagogia e portare delle proposte concrete e attuabili perché ne beneficia la sanità, non ne beneficia la maggioranza, piuttosto che il singolo, sicuramente ne beneficiamo tutti.
È fondamentale, è stato detto, non mi ricordo da quale collega, distinguere il lavoro alacre che sta facendo l'Assessore, distinguere il lavoro politico dell'Assessore da quello tecnico del dirigente, però con un ottimo lavoro di squadra si possono portare a casa dei risultati fondamentali che non chiede la politica, ma chiedono soprattutto ed unicamente i territori. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Cesetti.
Fabrizio CESETTI. Grazie, Presidente. Noi certamente non siamo qua a fare demagogia, ci mancherebbe, sulla sanità. Noi parliamo di fatti, abbiamo sempre fatto questo. Ci sono gli atti che parlano, tantissimi, su cui avremo occasione di tornarci nel proseguo, non possiamo affrontarli adesso.
C’è una risoluzione in atti in cui vengono richiamate le nostre mozioni, che contengono fatti e proposte. Anche lì ci sono delle proposte precise, tra cui l'unità di crisi, la revisione degli atti aziendali, la revisione del Piano socio-sanitario, peraltro la necessità è stata ravvisata dal Presidente Acquaroli all'atto del suo insediamento.
La capogruppo Mancinelli, in modo puntuale, ha fatto il quadro della situazione della sanità regionale, declinando fatti inoppugnabili riportati e certificati, ahimè, da agenzie terze, e ci ha consegnato un quadro assai preoccupante, nonostante gli sforzi straordinari del personale medico e di tutto il personale socio-sanitario ed anche amministrativo.
Ripeto ancora una volta, di fronte a tutto questo non si può dire che abbiamo ancora bisogno di tempo o che ci siamo da 5 mesi, perché il Governo Acquaroli c'è da 5 anni e 5 mesi, 65 mesi, 1.975 giorni. 1.975 giorni, per tante persone, di sofferenza, di attesa, di speranze vanificate, di preoccupazioni e via dicendo. Questo è, e di fronte a tutto questo non si può parlare, come ha detto prima il capogruppo Caporossi, soltanto dei sintomi, quelli li conosciamo, ma bisogna mettere in campo la cura. Di fronte a questo, è necessario – ed è questo il punto – ciò che ci ha detto l'Assessore, per la cura, oppure è necessario ciò che ha detto il Presidente Acquaroli all’atto del suo insediamento, cioè la revisione del Piano socio-sanitario e la revisione degli atti aziendali.
Non c'è traccia nell'intervento introduttivo di tutto questo, ci si dice solo della chiusura degli ospedali. Questo è stato detto. Ci sono norme nazionali fatte anche dalle vostre forze politiche e noi non abbiamo chiuso niente. Lo dicevo prima, si dice che a Fermo abbiamo chiuso gli ospedali, ma stiamo scherzando? Abbiamo riconvertito, abbiamo fatto per la prima volta le Case di comunità a Monte Giorgio e a Sant'Elpidio a Mare; abbiamo finanziato e programmato un nuovo ospedale a Fermo, in Amandola. Questo abbiamo fatto e non ricordo se allora ci sono state delle critiche o delle proposte alternative da parte dell'allora Presidente della Conferenza dei Sindaci, nonché Sindaco di Fermo.
Vorrei tornare, tanto il Presidente Acquaroli mi ascolterà, glielo ho detto prima, alla sua responsabilità politica, perché lui è il responsabile delle politiche regionali e la sanità è la principale politica regionale, quella che deve sovrintendere al diritto individuale e all'interesse della collettività, perché l'articolo 32 è l'unico articolo della Costituzione in cui si dice che è un diritto individuale e interesse della collettività, è l'unico. Questo è il punto, questo è il punto centrale di cui dobbiamo tenere conto.
Se questo è, lo dicevo all'insediamento, capisco perché il Presidente Acquaroli abbia dato la delega all'Assessore Calcinaro, che ha avuto coraggio di prenderla - glielo riconosco, forse non tutti l’avrebbero fatto. Tuttavia, non può essere, come gli dissi anche a proposito del precedente Assessore alla sanità, che il Presidente abbia dato questa delega per sottrarsi alle sue responsabilità, No, perché la responsabilità in primo luogo è del Presidente e lui se ne deve far carico.
Allora, ci deve dire, ad esempio, se sia vero o meno che il Presidente è stato commissariato. Perché sulle cose che non vanno, ad esempio - cito soltanto alcune piccole cose - quando si parla del fondo per il personale, l'Assessore giustamente ha detto che c'è dal 2022, ma non è mai stato applicato. Chi lo doveva applicare? La gestione di Acquaroli 1. E questo è messo nero su bianco e non è solo una critica. Quando si parla del sistema Dedalus, dei problemi del software, “Non l'ho scelto io e ora non lo sospendo”. Chi l'ha scelto? La Giunta dell'Acquaroli 1. E allora? E questo che cos'è? Viene commissariato il Presidente, ce lo dica.
Quando faccio gli atti, per esempio, mi rivolgo a lui perché io mi occupo di sanità e non si può dire - ed il Presidente non può consentire che si dica - che io ne faccio una crociata contro l'Assessore, magari a beneficio mio politico. Ma stiamo scherzando? Io mi occupo di sanità, come me ne sono sempre occupato anche la scorsa legislatura. Tra l'altro, questa è un'offesa gratuita a tutti i colleghi della minoranza perché tutti gli atti che ho presentato - per i quali sono stato accusato di questo - sono stati firmati da tutti i Consiglieri dell'opposizione, compresi tutti i Capogruppo. Questo non può essere consentito. Oppure quando si sostiene che sulla rete oncologica regionale – come su altre questioni - su cui torneremo e non parliamo di una cosa di poco conto, io avrei agito in maniera diversa tempo addietro, ma in quei 1.975 giorni chi c’era dietro? C'era il responsabile principale della politica sanitaria regionale, il Presidente Acquaroli, che si deve assumere le proprie responsabilità di fronte a tutto questo. Questo è il punto e su questo, sia chiaro, colleghi Consiglieri, non mollerò di un centimetro mai, perché su questo non si può arretrare. La delega alla sanità è l'esercizio di una delega, va da sé, ma la responsabilità della politica regionale è in capo al Presidente della Giunta regionale, che è un organo insieme al Consiglio regionale. Questa responsabilità, anche sotto il profilo economico… Voglio dire al mio amico Consigliere Marconi, che ho fatto l'Assessore al bilancio - è vero - e può andare a vedere come l’ho lasciato.
A proposito di sanità, di responsabilità e di atti aziendali, ho qui un parere dei Revisori dei conti di un’ AST che dice: “Si rileva, dunque, dalla verifica del prospetto di raccordo tra le assegnazioni comunicate dalla Regione e la relativa allocazione del bilancio di previsione predisposto, riscontrando l'insufficienza delle risorse regionali alla copertura dei costi, evidenziato anche dal confronto temporale delle voci con il bilancio preventivo dell'esercizio precedente, riferimento alla delibera di Giunta 1928 del 30 dicembre 2025”. Questo è un parere, io ho fatto l'accesso agli atti, di un Collegio di revisione dove c'è anche il rappresentante del Ministero dell'economia. Dice che sono risorse insufficienti rispetto anche all'anno scorso, lo dice il Collegio del revisori, questa è una responsabilità politica. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Ruggeri.
Marta RUGGERI. Grazie, Presidente. Tante cose sono state già dette. Aderisco ad ogni intervento fatto dai colleghi di opposizione, che hanno parlato prima di me e soprattutto all'intervento della Capogruppo del PD Mancinelli, che, secondo me, è stato esemplare, in poche parole ha messo in fila tutte le questioni più importanti che riguardano la sanità, i problemi della sanità di oggi, le proposte dell'opposizione e lo ha fatto in maniera molto chiara ed esaustiva.
Non voglio tornare su ciò che è stato detto, anche io ho dati da snocciolare, ma provo ad ampliare un po’ il ragionamento facendo qualche considerazione politica, se mi riesce.
Innanzitutto, quando sento parlare gli Assessori o i Consiglieri di maggioranza di Fratelli d'Italia, mi chiedo se si ricordano qual è la storia della sanità di prossimità del nostro Paese e da qui anche della nostra Regione. Il decreto ministeriale n. 77, quello che ha ridisegnato la sanità di prossimità, è del 2022, eravamo sotto il governo Draghi, di cui Fratelli d'Italia non faceva parte, a firma dell’allora Ministro alla sanità Roberto Speranza. Chiunque di voi mi può dire se ha qualche affinità con Fratelli d'Italia. Non credo. Questa è la cornice che ha disegnato quella che dovrebbe essere la sanità del territorio di tutta Italia. Con che risorse si possono fare queste nuove strutture che, voglio ricordare, sono gli ospedali di comunità, le Case di comunità e le COT? Si possono realizzare attraverso i fondi che il nostro Presidente Giuseppe Conte è riuscito a strappare all'Europa. Fondi che, ricordo, Fratelli d'Italia non ha neanche appoggiato. Questo è il quadro. Per cui quando sento qualche esponente di Fratelli d'Italia dire che la sanità territoriale è quella che darà risposte ai problemi della sanità, mentre voi brutti e cattivi volevate quella centrale, mi viene da ridere perché il quadro che è stato disegnato non qui, ma altrove, è fatto da tutti, tranne che da Fratelli d'Italia. Quindi, iniziamo ad essere un po’ più seri.
Un po' di delusione sulle comunicazioni dell'Assessore, questo lo devo dire perché per metà dell’intervento ci ha fatto la storia degli ultimi anni della sanità, come se non l'avessimo vissuta, ha rimesso in fila tutti i peccati originali del centro-sinistra e alla fine si è perso nelle soluzioni. A ben vedere oggi l'Assessore Calcinaro non ha detto una cosa, una che una, che sia una novità.
Questo Consiglio monotematico, che abbiamo voluto fortemente come opposizione, era anche l'occasione, penso per la maggioranza, di strutturare una notizia, venire qui e darla. Non lo so, la settimana prossima porteremo in Commissione la riforma dell'emergenza-urgenza. Sono 5 anni che ne parliamo, c'è assoluto bisogno, almeno questo potevate annunciarlo o altre cose, invece metà dell'intervento dell'Assessore è stato replicare a quello che tutti abbiamo già sentito e abbiamo letto in queste ultime settimane, in questi ultimi mesi.
Consigliere Marconi, lei dice quali sono i sintomi, ma la cura non mi è chiara. Lei chiede a noi Consiglieri d'opposizione di darle la cura. Io non ho sentito una parola in questo senso neanche dalla Giunta, che è l'esecutivo.
Vi volevo leggere queste poche righe perché finito il discorso, le poche parole che ho voluto dire sull'introduzione, sulla comunicazione dell'Assessore, passerei velocemente a parlare delle mozioni. Vi leggo queste parole pronunciate pochi giorni fa: “Quando le liste d'attesa superano i tempi previsti, le Direzioni generali devono garantire le prestazioni anche attraverso la libera professione al prezzo delle tariffe pubbliche, solo con il ticket, norme già in vigore e vanno applicate. Il punto è un altro. Le leggi non si applicano da sole, servono amministratori che le vogliono far rispettare. In troppe Regioni le risorse ci sono. Ripeto, in troppe Regioni le risorse ci sono, ma non sono spese. Non basta dire che servono i medici, servono più medici in alcune specialità. Se le prestazioni ambulatoriali vengono concentrate in poche ore del giorno, mentre la libera professione è disponibile su 24 ore, il problema non è il numero dei medici, è la volontà di organizzarsi in maniera diversa”. Il Consigliere Caporossi ed anche la Consigliera Mancinelli queste cose le hanno dette, ridette anche oggi. Se un cittadino viene mandato via perché le liste sono chiuse, ma se paga magicamente ci sono i medici, le sale e le apparecchiature disponibili, questo non è scorretto, è disumano.
La partita si gioca nei territori, nelle corsie, negli ambulatori, si gioca dove ogni giorno qualcuno decide se rispettare le regole o aggirarle.
Il diritto alla salute non può dipendere dalla capacità di pagare, mai, e questo è il principio che non può essere violato. Chiamiamo le cose con il loro nome: illegalità, disonestà. La serietà non si finanzia, si pretende, continueremo a pretenderla, non sono parole della Consigliera Ruggeri, ma del Ministro alla salute Schillaci, parole pronunciate nella seduta di mercoledì 4 febbraio 2026 alla Camera, rispondendo a un'interrogazione parlamentare. Queste stesse cose che noi proponiamo oggi.
Guardo adesso il Consigliere Canafoglia che ha detto: "Ma, Consigliera Ruggeri, le norme ci sono". Lo so che le norme ci sono, ci sono dal 1998. Sono partita proprio da questo nella mozione, dicendo che le norme ci sono, ci sono Regioni che le sanno applicare e Regioni in cui non si riescono ad applicare.
Abbiamo portato una miriade di dati, è evidente che nelle Marche c'è un grosso problema, tant'è che tra i due temi di cui ha parlato anche l'Assessore Calcinaro, una problematica era proprio questa.
Oltre a questo concetto, il tempo fugge e salto tutto il resto, c'è un'altra questione che dovete tenere a mente, che dobbiamo tutti tenere a mente, perché qui possiamo leggere tutti i dati, portare le mozioni più belle, fare la propaganda di tutti i tipi, destra, sinistra, maggioranza e opposizione, ma c'è una cosa che sulla sanità non si può fare, mentire, perché ai singoli cittadini che si trovano nella situazione di dover accedere alle liste di attesa per fare un esame, per fare una visita, per fare un intervento chirurgico, se non trovano posto è inutile che gli snoccioliamo i dati. Questa problematica la vivono sulla propria pelle, la vivono loro e non si può aggirare facendo ogni volta una denuncia sulla stampa, questo l'ha detto magistralmente la Consigliera Mancinelli, nei 5 anni passati funzionava così, telefonata o denuncia sulla stampa e si trovava posto, questo è agli atti ed era di dominio pubblico.
Anche in questi ultimi giorni un cittadino ha dovuto rivolgersi ai giornali per avere un esame, una risonanza che aspettava da 4 mesi, ha fatto una denuncia pubblica e magicamente il posto è stato trovato. Capite anche voi che questa discrezionalità non è più possibile. L'accessibilità deve essere garantita a tutti. C'è tanto lavoro da fare.
Il vostro Ministro dice che dove le Regioni non riescono a affrontare questo problema è perché, pur avendo i soldi, non li sanno applicare. Quindi oltre al coraggio serve anche la capacità. Adesso sta a voi dimostrare se ce l'avete.
In questi 5 anni e 5 mesi, insomma…, sarete anche stati riconfermati alla guida della Regione, però mi sembra che la sanità, come è stato più volte detto, è andata peggiorando. Vediamo l'Assessore che prende sempre le distanze dall'Assessore precedente, come se questa Giunta non fosse guidata sempre dallo stesso Presidente e non abbia come supporto sempre gli stessi partiti. Vediamo se saprà fare meglio del suo predecessore. Intanto tutti coloro che hanno toccato la sanità, la storia più recente ci insegna, ci hanno lasciato le penne. Questo non è un bene, però è a dimostrazione del fatto che i problemi ad oggi non sono stati risolti. Grazie.
Presidenza del Vicepresidente
Giacomo Rossi
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Piergallini.
Enrico PIERGALLINI. Grazie, Presidente. Non volevo intervenire perché le cose dette sono state tante, ma mi sarebbe sembrato sbagliato non dare il mio contributo. Ho sentito durante l'Assemblea qualche considerazione che sembrerebbe un po' troppo ingenua in un consesso del genere.
È normale che la minoranza sottolinei le cose che non funzionano, avviene così in politica. È dovere della minoranza sottolineare ciò che non va. Chi governa sottolinea le cose che vanno bene, naturalmente, sui giornali ha il grande potere di gestire il Governo e la comunicazione del Governo. Il compito delle minoranze è sottolineare quello che non va, quindi è inevitabile che noi portiamo all'attenzione del Consiglio regionale e dei cittadini le cose che non funzionano. L'importante è rispettare la verità, cioè non dire cose false, che non esistono.
Per fortuna, spero che noi tutti in questo consesso amiamo la verità, amiamo i dati oggettivi, ci supporta un documento bellissimo, la relazione al Parlamento sulla gestione dei servizi sanitari regionali, che fa riferimento agli esercizi 2023 e 2024, pubblicata l'anno scorso, della Corte dei Conti, della magistratura contabile, che è un bene che sia indipendente. E’ un bene che la magistratura sia indipendente e per fortuna abbiamo visto che anche i cittadini italiani questo bene se lo sono tenuti caro.
Che ci dice in questa relazione la Corte dei Conti? Ci conferma quello che molti di noi hanno detto, che il problema è nazionale. Qualche dato già la Consigliera capogruppo Mancinelli l'ha sottolineato, aggiungiamo questo. Partiamo da 131,8 miliardi a 138,3 miliardi a livello nazionale sul triennio 2022/2024, quindi +5,4% d'aumento delle spese. Ma la Corte dei Conti sottolinea che questo aumento è soltanto nominale perché realmente è inferiore all'1% in quanto mangiato dall'inflazione. Quindi, togliamo di mezzo la prima cosa. Il Governo nazionale non ha aumentato le spese per la sanità, è una cosa documentata, certa, da un organo indipendente, tant'è che nella relazione si dice: "Le disuguaglianze territoriali e l'ampio ricorso a prestazioni private, ambulatoriali e diagnostiche, indicano un indebolimento dell'equità di accesso”. È questo il problema in Italia e di conseguenza anche nelle Marche, indebolimento dell'equità d'accesso. Significa che in Italia non tutti i cittadini, come la Costituzione vorrebbe, hanno pari diritti, ma qualcuno accede meglio alla sanità perché se lo può permettere, qualcun altro no. Questo credo non abbia segno politico, sta a cuore a tutti che l'uguaglianza, un criterio stabilito dalla Costituzione. sia inverato nei fatti.
Ancora, prosegue la relazione, sotto il profilo della spesa sanitaria, i consuntivi degli ultimi anni e le previsioni future contenute nel documento di finanza pubblica 2025 hanno evidenziato, negli anni successivi alla pandemia, un ridimensionamento della spesa sanitaria e un contenimento dell'incidenza di detta spesa in rapporto al PIL. Cose oggettive. L'Italia, il Governo degli ultimi anni sta indietro.
D'altra parte, la Consigliera Mancinelli ha già detto: "Siamo, rispetto ai partner europei, fortemente indietro sulla quota destinata della spesa sanitaria pubblica rispetto al PIL”. Dati: l'Italia è al 6,3% del PIL, la Francia è al 9,7, la Germania è al 10,69, di più di noi stanno la Spagna, il Portogallo, dietro a noi la Grecia, soltanto la Grecia è al 4,8% del PIL.
Dunque, sì, le Marche hanno un problema perché il Governo nazionale non investe come gli altri governi. Lo vogliamo dire? Penso di sì. Come diciamo che durante l'amministrazione di sinistra non tutto è andato bene e voi non avete fatto nulla per non segnalarlo, era vostro dovere farlo, ma siamo equilibrati perché dobbiamo essere oggettivi.
Nella relazione vengono sottolineati alcuni punti di forza della Regione Marche, ad esempio: i livelli essenziali di assistenza sono sufficienti, il sistema della Regione Marche ha una buona stabilità finanziaria, la performance delle Marche è intermedia in Italia, cioè non sta nell'insufficienza delle Regioni del centro sud. Sono meriti questi. Allora, questi meriti sono del Governo, dei 5 anni precedenti, o anche della sinistra? Se ci prendiamo i demeriti, ci prendiamo anche i meriti, no?
Vediamo i demeriti, che sono chiari ed elencati in maniera chiarissima. C'è stato negli ultimi 4 anni un netto peggioramento delle performance nel tempo, cioè dal 2019 al 2023. Questo negli ultimi anni è oggettivo, le Marche hanno perso terreno rispetto alle Regioni best performers, tipo l'Emilia- Romagna e il Veneto. Ci sono problemi nelle liste d'attesa e questo lo sappiamo. Vale la pena solo ribadire quello che dice la relazione e cioè che “la Sezione sollecita la Regione Marche ad adottare ogni misura necessaria ad assicurare il rispetto dei tempi di attesa del Piano nazionale di governo delle liste d'attesa e in particolare ad adottare interventi mirati per migliorare l'offerta”. È il testo della Corte dei Conti, quindi, non indugiamo oltre.
Altra debolezza, la disomogeneità nelle prestazioni e nell'accesso, infine la necessità di riorganizzare la rete ospedaliera giudicata obsoleta e in difficoltà.
Come ha detto la Consigliera Ruggeri, questo PNRR ci piace. Un piano che non tutti hanno votato, molti si sono astenuti, è stato criticato. L'Europa è stata criticata come farraginosa, non d'aiuto, però ci piace perché grazie al PNRR riusciamo a pianificare gli ospedali di comunità, eventualmente a finanziarli, speriamo a completarli.
Due cose per concludere. La sanità in salute è un dovere della politica e anche un dovere dei cittadini che fanno tanto per denunciare le cose che non funzionano o per integrare il sistema. Per esempio, qualcosa di positivo, l'Associazione progetto endometriosi, visto che la Consigliera Viti ha toccato l'argomento, il 28 e il 29 marzo metterà in piedi l'iniziativa “I fiori della consapevolezza”, per sensibilizzare sul fatto che l'endometriosi non è normale, non è una cosa normale, ma va curata, così avverrà in tante altre città delle Marche: Fano, Senigallia, Urbino e Macerata. E’ un grande esempio di civismo e di partecipazione, segno che a fianco della politica c'è la cittadinanza sensibile che in qualche maniera ci aiuta se l'ascoltiamo e se la lasciamo partecipare a migliorare. Questa è una cosa buona.
Una cosa negativa, uscita poche ore fa, ma ci torneremo su, un problema che se fosse confermato è gravissimo, sembra che nelle Marche siano stati buttati 6 quintali di plasma e sembra che la Regione ne fosse ha conoscenza. C'è un incartamento ufficiale. 6 quintali di plasma. I costi sono gravissimi. Pur essendo stata segnalata la questione di non riuscire a smaltire il plasma. di non riuscire a conservarlo, pare che la raccolta del sangue sia andata avanti. Se così fosse, non solo c'è stato un grande danno economico, non solo c'è stata un'ignobile incapacità amministrativa, ma si è preso in giro il civismo e il volontariato dei cittadini marchigiani, che sono andati a donare sperando che il loro sangue aiutasse qualcuno, e il sangue è finito nella spazzatura. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Vitri.
Micaela VITRI. Grazie, Presidente. Vorrei partire dal tema delle liste d'attesa, che è stato tra i principali problemi affrontati oggi e dalla raccolta firme avviata da una pesarese che ha coinvolto migliaia di persone, che poi è stata contattata dall’Assessore Calcinaro qualche giorno fa. Questo dovrebbe farci riflettere: il fatto che una cittadina, che non è una rappresentante delle istituzioni, sia stata costretta ad organizzare una raccolta firme per lanciare un allarme. Allarme che noi tutti qua lanciamo da anni e che non possiamo continuare a far finta che dipenda esclusivamente dalla carenza di medici.
Negli ultimi anni un marchigiano su dieci deve rinunciare alle cure mediche a causa dell’impossibilità economica di pagarle e sostenerle, quindi, un diritto che dovrebbe essere garantito dalla Costituzione viene meno. Cosa ha fatto la Regione Marche negli ultimi 5 anni per rispondere a questa mancanza? Nulla negli ultimi 5 anni, oggi dobbiamo riconoscerlo. In questi primi 6 mesi, per fortuna, è stato lanciato qualche messaggio, ma ora attendiamo anche i fatti perché non bastano le parole, non bastano gli annunci, non basta chiedere di lavorare anche il fine settimana ai medici.
A proposito di liste d'attesa, vorrei mettere in evidenza che non riusciremo mai a risolvere il problema e a pretendere una sanità pubblica se non mettiamo chi ci lavora (infermieri, medici e tecnici) nelle condizioni di starci. Continuiamo ad essere il Paese europeo in cui sono pagati meno in assoluto. Un mese fa ad un congresso un sindacato medico ha più volte ribadito che il problema non è la carenza di medici. Qualcuno prima mi ha fatto anche sorridere con una bislacca analisi: siccome diminuisce la natalità, diminuiscono anche i medici. Poi dovremmo capire quale fondamento c'è dietro perché allora dovrebbero diminuire anche i pazienti, ma evidentemente c'è dietro un ragionamento molto soggettivo. Invece i medici diminuiscono perché una parte va in pensione ed un'altra parte va a lavorare nel privato. Ieri un conoscente mi diceva che è stato ad operarsi in Albania, c'erano chirurghi italiani, trentenni e quarantenni che hanno scelto di lavorare in una clinica in Albania. Quindi la prima risposta che dobbiamo dare se vogliamo una sanità pubblica è a chi ci lavora. Metterli in condizione, innanzitutto, di essere pagati almeno quanto i gettonisti. Cosa avete fatto su questo? Io non ho visto nulla. Perché un gettonista che lavora tre giorni a settimana continua a guadagnare tre volte di più di un medico che sta nella sanità pubblica? Ce lo dovete spiegare, perché io ancora non ho visto il Presidente Acquaroli andare a sbattere i pugni, mentre continuate a dire che c'è una filiera tra Regione e Governo Meloni, e poi parliamo di sanità pubblica. Lo stesso vale per gli infermieri, per i tecnici e per tutti gli OSS.
Oggi l'Italia destina alla sanità pubblica circa il 6,3 del PIL, la percentuale è tra le più basse in Europa. Al tempo stesso ha deciso di aumentare la spesa per investimenti in spese militari. Se guardiamo alla spesa militare il quadro è totalmente diverso da quello della sanità. Nel 2024 l'Italia ha speso circa 32 miliardi di euro, pari a circa l'1,5% del PIL. Nel 2025 il Governo Meloni ha scelto di aumentare le spese in investimenti militari portandole al 2% del PIL, quelle della sanità, invece, non hanno avuto lo stesso aumento. Se vogliamo dare una risposta seria ai cittadini ed alle cittadine delle Marche servono investimenti nella sanità pubblica per assumere medici e infermieri, per far funzionare i macchinari per la diagnostica, anche nei weekend, negli orari del mattino, dall'alba alla sera, come avviene, ad esempio in Emilia Romagna. Non possiamo pretendere che i macchinari lavorino da soli. Penso, per esempio, ad un nuovissimo macchinario di diagnostica arrivato l'anno scorso all'ospedale di Fossombrone, che è chiuso, non funzionante perché non c'è il personale e vengono effettuati screening solo qualche ora a settimana per meno di mezza giornata.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: tempi che superano spesso i limiti nazionali (30 giorni per visite, 60 per esami), cittadini costretti a rivolgersi al privato, una crescente disuguaglianza nell'accesso alle cure, liste d'attesa sempre più lunghe. Di fronte a questi dati la questione diventa chiara. Non si tratta solo di migliorare l'organizzazione, ma di ridefinire le priorità della spesa pubblica.
A proposito di liste d'attesa, non parlo semplicemente di prenotazioni, di esami diagnostici o di altri tipi di visite mediche, ma parlo di liste d'attesa nelle residenze socio-sanitarie per anziani e non autosufficienti, così come per le persone con demenza. Questa non è più una criticità, ma è un'emergenza strutturale. I dati analizzati recentemente dal Gruppo Solidarietà parlano chiaro: 7.650 persone sono in lista d'attesa nelle Marche: 1.015 nelle RSA, 6.635 nelle residenze protette. 1.668 persone con demenza in attesa. Numeri che non sono solo altissimi, ma superano i posti disponibili. Allora la domanda è inevitabile: la Giunta – Presidente Acquaroli - dove pensa che queste persone debbano andare? Ce lo deve dire oggi, Presidente Acquaroli. E’ un'emergenza annunciata e ignorata in tutti gli ultimi anni. Una situazione che non nasce oggi, era già evidente qualche anno fa, era già stata denunciata anche in quest'Aula da alcuni miei colleghi, era stata segnalata anche dalle associazioni. Eppure questa Giunta non ha mai aggiornato seriamente la programmazione, non ha attivato i posti disponibili. Penso ad una struttura nuova come la Civitas a Vallefoglia, penso alla RSA Bricciotti a Monbaroccio, penso ai posti a Fano, posti chiusi, non attivati, così come il nuovo Hospice di Fossombrone, con le camere, letti nuovi, televisori e ancora ci sono 10 posti non attivati. Quindi, il Presidente Acquaroli si prenda oggi la responsabilità di analizzare in fretta il fabbisogno e di attivare i nuovi posti. Non ha investito in modo adeguato e il risultato è sotto gli occhi di tutti. Liste d'attesa fuori controllo, famiglie lasciate sole, costrette a pagare 3.000 euro al mese per poter, purtroppo, far ospitare un familiare nelle residenze. Non si può parlare di imprevisti. Siamo di fronte ad una responsabilità politica precisa, un sistema che scarica il peso sulle famiglie. Quando il pubblico non risponde succedono due cose: le famiglie si fanno carico di tutto oppure si rivolgono al privato pagando di tasca propria. E questo significa una cosa sola: si sta smantellando nei fatti il principio di universalità del sistema sanitario. È questa la direzione che vuol prendere la Giunta Acquaroli? Se non lo è, bisogna cambiare subito rotta. Ed oggi è il giorno giusto per iniziare.
Le contraddizioni della Giunta sono evidenti. Da un lato si approvano atti e piani, dall'altro non c'è una vera e propria attuazione concreta degli stessi atti. Esistono posti autorizzati, ma non convenzionati. Esistono bisogni certificati, ma non coperti. Esistono servizi programmati, ma non attivati. Questo non è un problema tecnico, è un problema di scelte politiche. Cosa deve fare subito la Regione Marche? Le soluzioni sono state indicate oggi anche in alcuni atti, che speriamo vengano condivisi per il bene del nostro territorio regionale.
Mi auguro che intanto il Presidente Acquaroli possa rispondere sulle intenzioni che da oggi in poi avrà sulle liste d'attesa nella nostra regione, sulle risposte che intende dare, soprattutto sugli investimenti, un impegno preciso anche sul tetto di spesa del personale sanitario perché non è più accettabile che ci siano concorsi, come quello visto nell’AST 1, per l'assunzione di medici a tempo determinato (6 mesi), che vengono annullati e poi arriva un altro concorso per assumere altre persone. Un pasticcio indescrivibile che ha costretto medici e infermieri a partecipare a un concorso poi annullato. Ma chi li paga questi concorsi? Il tempo per la commissione, per utilizzare le sale, persone che prendono giorni dal lavoro per andare al concorso. Un concorso che è stato annullato dopo la determina di una settimana fa, sovrapposto da un altro, un pasticcio che deve…
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Nobili.
Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. Questa seduta di oggi è davvero importante ed arriva in un momento in cui la percezione dei cittadini della nostra regione, rispetto alle difficoltà nel settore della sanità, è davvero significativa.
Sono state dette molte cose, non c'è bisogno di ripeterle. Siamo consapevoli che le criticità del settore sanità riguardano contemporaneamente più settori: l'emergenza-urgenza, l'accesso alle prestazioni, la medicina territoriale, il personale, la gestione delle cronicità. Tutto questo ci fa capire che non siamo davanti a un problema settoriale, ma a una vera e propria crisi di sistema.
La vicenda a cui ha accennato poco fa il Consigliere Piergallini, se confermata, risulterebbe di una gravità assoluta e non potrebbe lasciare indifferente nessuno dei Consiglieri regionali presenti. È una vicenda che nasce dall'incapacità del sistema sanitario regionale di organizzarsi, di avere una governance adeguata. Stiamo parlando di 6 quintali di plasma raccolto da donatori, che sono finiti nel circuito dei rifiuti. Questa notizia, che sta rimbalzando in rete, la si trova in siti importanti, è ben spiegata. Si spiega come il sistema trasfusionale marchigiano non sia adeguato, come le risorse umane tecnologiche per gestire volumi di sangue in ingresso non siano sufficienti, che nelle Marche ci si scontra con una realtà operativa drammaticamente sottodimensionata. Io sto leggendo: negli ultimi anni il personale tecnico è stato ridotto ai minimi termini, spesso costretto a operare con contratti precari che hanno favorito una fuga costante verso posti di lavoro più stabili. E questa emorragia di competenze ha reso impossibile gestire i flussi di sangue in entrata, creando un pericoloso imbuto produttivo. Mi sono soffermato a leggere qualche passaggio degli articoli che raccontano questa vicenda, che credo sia davvero emblematica e spero con tutto il cuore, da cittadino marchigiano, che la Giunta sia in grado di smentire questa notizia. sia in grado di dimostrare che è una fake news dei giornalisti e che non sia frutto di un lavoro di inchiesta, che svela quanto i cittadini marchigiani stanno scoprendo giorno dopo giorno.
Caro Assessore, la sua relazione è stata davvero insufficiente e, mi consenta di dirlo con molta pacatezza, non è più accettabile questo atteggiamento di giustificazione che si basa nel salire nella macchina del tempo e riportare indietro le lancette dell'orologio, fornendo spiegazioni a problemi addebitando le responsabilità a chi c'era prima, ma molto tempo prima. Questo è inadeguato ed è anche poco elegante sul piano istituzionale. Così come credo che lei non possa rivendicare una discontinuità rispetto all'Assessore che l'ha preceduta, che faceva parte della stessa compagine di Governo che oggi porta avanti l'azione amministrativa a livello regionale.
E’ stato detto molto sulle liste d'attesa, ma il problema delle liste d'attesa non cade dal cielo. Il problema delle liste d'attesa è anche legato a una questione relativa al personale. Parliamo degli infermieri, della carenza di infermieri che abbiamo nel nostro territorio. Ci risulta che nel 2025 il corso di laurea in infermieristica non ha coperto i posti disponibili in nessuna sede, con vuoti significativi a Macerata, Fermo e Ascoli Piceno. In questo momento si registra una carenza di circa 200 infermieri e la Regione non ha ancora utilizzato fino in fondo gli strumenti di valorizzazione che prevede il contratto, il quadro contrattuale organizzativo.
Non siamo di fronte soltanto a una carenza numerica, ma ad una crisi di attrattività e di riconoscimento professionale che la Regione non affronta in nessun modo. Anche sul versante dei medici il quadro non è meno critico.
A marzo 2026 Gimbe ha stimato che nelle Marche mancano 161 medici di medicina generale e che entro il 2028 saranno 202 quelli che raggiungeranno l'età pensionabile. Hai voglia a parlare di sanità territoriale, perché una sanità territoriale senza medici, senza infermieri di comunità, senza assistenza domiciliare è una formula vuota. Ma come si è arrivati a tutto questo? Ci sono precise responsabilità. Si è arrivati a tutto questo per un'ipertrofia e una frammentazione nella programmazione relativa al piano di riordino della rete ospedaliera delle Marche e nel programma di edilizia ospedaliera. Noi sappiamo che il decreto ministeriale 70 del 2015 indica una serie di parametri che dovrebbero essere rispettati: il numero di posti letto per acuti, il numero di posti letto post acuzie, il fatto che le strutture vadano classificate in base a specifici criteri, l’individuazione degli ospedali di base in area disagiata con riferimento a distanze precise.
Rispetto a questi parametri manca una ricognizione dello stato di applicazione del DM 70 perché l'ultima ricognizione risale al 2018, con la delibera di Giunta regionale n. 1554. Da allora non è stata definita né verificata la classificazione delle strutture esistenti e di quelle progettate. La classificazione compare negli atti e nei dati, ma non risulta mai essere formalizzata in un unico atto.
Un'altra grande irregolarità è che non risulta aggiornato il computo dei posti letto e non è stato verificato se il loro numero attualmente programmato è coerente con le indicazioni del DM 70. L'Assessore in più sedi ha promesso l'aumento dei posti letto - vedi Fermo, vedi Pesaro e Fano – ma questi posti letto sono stati consumati dalla previsione di un'unica casa di cura a Villa Fastigi, la cosiddetta Cotignola 2.
Una terza grave irregolarità sta nel numero di ospedali con DEA, quindi di primo livello in base al DM 70, che prevede le funzioni tipiche di DEA. Le terapie intensive in un bacino di utenza minimo di 150.000 abitanti nelle Marche dovrebbero essere al massimo 10 e sono invece, in base ai dati inviati al Ministero e utilizzati nel report di Agenas, ben 13. Ripeto, siamo di fronte ad un'ipertrofia e ad una frammentazione della rete ospedaliera. Questo si traduce in un sottodimensionamento inaccettabile dei servizi territoriali e forse non è un caso che la rete dei servizi per la salute mentale sia stata classificata dalla Società di epidemiologia psichiatrica come la peggiore d'Italia e non è un caso nemmeno che nelle Marche ci sia il più alto tasso di accesso al pronto soccorso per problemi psichiatri. Grazie.
PRESIDENTE. C'è stata la richiesta da parte dell'Assessore Paolo Calcinaro per fatto personale. Allora, facciamo alla fine? Per fatto personale un minuto, prego Assessore.
(intervento fuori microfono)
Però deve prenotarsi e quindi abbiamo la scaletta, quindi lo fa alla fine.
Ha la parola il Consigliere Putzu.
Andrea PUTZU. Grazie, Presidente. Vedo 3 minuti e 56, mi preoccupo. Allora, ho avuto modo di ascoltare questo dibattito importante da parte del Partito Democratico. Si è parlato di tagli alla sanità, di fondi dati alla sanità privata. Poi sono andato a leggere un articolo di giornale, l'ho stampato grande e dopo lo consegno ai colleghi dell'opposizione. Sabato 15 settembre 2018 il Resto del Carlino scrive: “Posti letto e milioni alle cliniche, solo tagli alla sanità pubblica. Così la Regione colpisce il sistema ospedaliero. Ecco l'ultimo blitz”. Qui c'era il Partito Democratico e c’era il precedente Presidente della Giunta regionale. Quindi, un po' per rinfrescarvi la memoria, anche perché dobbiamo anche ricordare da dove siamo arrivati e questo è molto importante perché nessuno è immune da colpe.
Abbiamo visto che la Regione Marche, finalmente, torna ad essere Regione benchmark dopo tanti anni. Permettetemi anche di dire che ho avuto modo di ascoltare i colleghi dell'opposizione, che ogni volta citano l'Emilia-Romagna perché è una Regione all'avanguardia; sicuramente lo era già quando governavate voi, insieme al Veneto, insieme alla Lombardia e lo è anche oggi. Però c'è una piccola differenza, perché, non so se voi avete avuto modo di leggere “Il Sole 24 ore” del 22 gennaio 2026, la Regione Marche, la Regione Lombardia e la Regione Veneto chiudono il bilancio senza dover ripianare i deficit. Invece in merito alla Regione Emilia-Romagna si scopre che c'è un buco di bilancio di 200 milioni - chiamiamolo disavanzo, così, magari, per voi è meglio - tanto che la Regione Emilia-Romagna, tanto citata dal Partito Democratico, ha dovuto aumentare il ticket, il bollo, l'IRPEF, l'IRAP, ed ovviamente ha aumentato il ticket sanitario. Pensate se l’avesse fatto il Presidente Acquaroli, voi sareste andati sui giornali a dire: "È una vergogna, avete aumentato il ticket per la povera gente”. Ma, quando lo fa il Partito Democratico, ovviamente, nessuno dice niente, anzi, lo prendete come modello e, magari… io so che un po' vi dispiace, ma io, che vado a cercare un po' tutto, ve lo devo sottolineare. Come sempre i vostri modelli ve li smontiamo uno ad uno. Vedo anche che sono state fatte più visite, ovvio, e lo devo dire qui pubblicamente: è scontato che ci sia un problema di liste d'attesa, ma c'è in tutta Italia - voi lo sapete benissimo - così come gli accessi ai pronto soccorso ci sono in tutta Italia, tanto che, se andate a fare una ricerca nelle vostre Regioni, moltissime persone si lamentano dei pronto soccorso.
E’ anche vero che, quando è arrivato, il Presidente Acquaroli è riuscito a dire: “Stop agli ospedali unici”. Erano nel nostro programma elettorale, tanto che, ricordo benissimo, il precedente Presidente della Giunta cercava e voleva costruire ospedali unici. Ricordo, addirittura, il project financing a Pesaro, storico, con il quale si andava a sperperare centinaia di milioni di euro. Anche qui voglio ringraziare il Presidente Acquaroli, l'Assessore Baldelli per aver investito prima…, insieme al Consigliere Baiocchi, che oggi ancora è Presidente della Commissione, cercando anche di trovare una soluzione insieme all'Amministrazione comunale di Pesaro, perché noi, a differenza di qualcun altro, non è che andiamo a fare un favore alle amministrazioni nostre e non andiamo a discutere con le amministrazioni guidate dal Partito Democratico. Così come le liste d'attesa. Voglio ringraziare l'Assessore Calcinaro, il Presidente Acquaroli e la Giunta per aver aumentato le prestazioni anche nel weekend. Anche questo credo sia importante, ma capisco che per voi tutto questo non conta. Quando ho sentito parlare della carenza dei medici di medicina generale, sono andato a vedere, ovviamente, quanto aveva investito il precedente Presidente della Giunta. Il Consigliere Cesetti si ricorderà benissimo perché era Assessore al bilancio. Il precedente Presidente aveva investito dalle 29 alle 30 borse di studio all'anno con fondi nazionali e aveva messo pochissimi fondi regionali. Poi è arrivato il Presidente Acquaroli che, ovviamente, ha invertito la tendenza, non lo dico io, lo potete anche vedere su internet, attraverso i motori di ricerca. Come ha detto la Consigliera Mancinelli, parliamo di numeri e di numeri stiamo parlando. Il Presidente Acquaroli nel 2021 è passato da 29 borse di studio per medici di medicina generale a 82. Nel 2022 ha investito 6.608.000 euro di fondi regionali per aumentare le borse di studio e così lo ha fatto nel 2023 fino al 2026 con 111 borse di studio, tanto che c'è un aumento importante… tra 2024 e 2025. Questo significa che il Presidente Acquaroli ha creduto nell'aumento dei medici di medicina generale, perché noi sapevamo benissimo che c'era un problema serio. Quando si parla di fondi alla sanità, prima il Consigliere Piergallini l’ha spiegato benissimo che c’è, come dire…, nel Governo Conte, nel Governo Draghi si è aumentata la spesa pro capite PIL con i fondi, però il Consigliere Piergallini si è dimenticato di dire che dal Governo Monti, al Governo Letta, al Governo Renzi, addirittura, ci sono stati dei tagli drastici alla sanità. Io non so voi dove eravate. Io ricordo che nel 2015 qualcuno era al Governo di questa Regione, e non mi pare che abbia protestato contro quei Governi. Ricordo benissimo quando ci sono stati tagli, dal 2015 al 2018, di 6,8 miliardi di euro sulla sanità e nessuno del Partito Democratico - lo dico al Consigliere Catena, perché parlava della filiera istituzionale - è andato a dire: "Guardate che state tagliando i fondi per i cittadini, state tagliando i fondi per le spese del personale”. Quindi, voi siete lupi quando siete all'opposizione, ma vi trasformate in pecore quando siete al Governo e questo è un dato di fatto. Anche qui mi dispiace smentire i dati, perché dal 2012 al 2019 sono stati tagliati 37 miliardi di euro e al Governo nazionale di certo non c'era la Presidente Giorgia Meloni, voi lo sapete benissimo, ma, oltretutto, permettetemi anche di dire…
(intervento fuori microfono)
PRESIDENTE. Consigliera Mancinelli, non interrompa perché a lei non l'ha interrotta nessuno.
Prego, Consigliere Putzu.
Andrea PUTZU. No, ci mancherebbe. Capisco che fa male la verità. È giusto, però ricordo benissimo che i miei alleati non erano al Governo con Letta, non erano al governo con Renzi. Anche perché voi eravate abituati a perdere le elezioni e poi ad andare a governare. Ma a prescindere da questo, è un dato di fatto su cui bisogna riflettere. Quando si parla di chiusure degli ospedali, ricordo benissimo.., e, anche qui, mi sono reso conto che, giustamente, si è nascosta la parola “chiusure” con “conversione”, “riconversione”. Ricordo benissimo quando nel 2015 il Consigliere Cesetti citava l'Ospedale di Montegiorgio e diceva: "Non l'abbiamo chiuso, l'abbiamo convertito.” C'è stato proprio un articolo… addirittura una delle poche volte che si è visto il precedente Presidente della Giunta nel fermano, perché, poi, come il candidato Presidente dell’opposizione, altri prendevano il navigatore per venire da noi, avevano solo la circoscrizione di Pesaro che contava più di tutti. Tanto che abbiamo visto che il sud delle Marche si lamentava sulla sanità e, ovviamente, contava poco a livello di province di Fermo e Ascoli Piceno, questo è un dato di fatto. Poi leggo un articolo vecchio del 22 dicembre 2015: "Chiude l'Ospedale, apre la Casa della Salute. A Montegiorgio 20 posti letto per le cure intermedie”. E così per Sant’ Elpidio a Mare, perché, ovviamente, c'era l'andazzo nazionale di trasformare i piccoli Ospedali in Case della salute. Ve lo voglio anche dire perché non governava Giorgia Meloni, non governava Matteo Salvini. Questo lo dovete ricordare, è la verità, perché oggi siete i migliori a puntare il dito. Come abbiamo visto per i fondi per i medici di medicina generale, per i quali avevate investito zero, quando c'eravate voi a livello nazionale vi siete dovuti piegare, chiudere i piccoli ospedali e riconvertirli tutti in cure intermedie.
Vado alla conclusione. Avrei preferito… mi fa molto piacere ascoltare le critiche del Partito Democratico, che è giusto, l'opposizione ha l'obbligo di criticare, ha l'obbligo di controllare, ma credo che sia anche importante… perché fa un po' sorridere vedere che ora avete tutte le ricette migliori per curare le problematiche dei marchigiani e quando avete governato, tanti anni, siete stati voi stessi che avete creato i problemi ai marchigiani. Oggi venire qui e fare i medici che curano i problemi dei marchigiani… non siete più credibili.
Vi dico che è giusto fare le risoluzioni, è giusto fare le mozioni, ma è giusto anche dare lo spazio a chi governa, che ha un mandato elettorale pieno, che ha avuto una grande fiducia dai cittadini. Soprattutto vi dico di mettervi a collaborare, ve lo dico perché è importante oggi più che mai. La collaborazione non è solo una risoluzione, che è importante, magari troveremo, se si può, una soluzione condivisa, soprattutto, perché l'interesse prioritario è quello di tutelare la salute dei marchigiani e non di fare gli sciacalli sopra la salute dei marchigiani. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Marcozzi.
Jessica MARCOZZI. Grazie Presidente. Oggi abbiamo un tema importante che riguarda la salute. Ho ascoltato molto attentamente gli interventi della minoranza. Ognuno ha citato l'articolo 32 della Costituzione che definisce la salute come un diritto fondamentale dell'individuo e un interesse della collettività, garantendo cure gratuite agli indigenti. Tutti hanno riferito questo e ho ascoltato anche le critiche che sono state fatte, a partire dal Consigliere Cesetti: è un quadro preoccupante, lo dicono le agenzie esterne, avete bisogno di tempo, ma governate da cinque anni e cinque mesi, 65 mesi per la precisione, 1.975 giorni di sofferenza e di attesa. Il diritto alla salute, ha ribadito il Consigliere Cesetti, resta in capo al Presidente ed alla Giunta regionale. Non dobbiamo ricominciare da capo. La Consigliera Vitri parla di allarme che arriva dai medici, mancano i medici, non abbiamo fatto nulla. Il Consigliere Nobili afferma lo stesso, che questo è un quadro preoccupante, mancano 161 medici di medicina generale. Ma noi non vogliamo prendere scuse e dire governiamo da cinque anni e cinque mesi, però, colleghi Consiglieri della minoranza, per quarant’anni questa Regione è stata governata da voi. Noi siamo arrivati nel 2020 in piena pandemia. Io ero in minoranza e poi sono entrata in maggioranza dal 2020 con la pandemia 2021-2022. Voglio ricordare a tutti, a chi non c'era, che nel 2020, quando c'era ancora il precedente Presidente della Giunta, abbiamo collaborato, cosa che voi, invece, non avete mai fatto. Quindi possiamo dire che questa maggioranza ha effettivamente iniziato a lavorare a fine 2022. Perché c'è questa mancanza di medici? Perché è mancata una programmazione negli anni passati. E guardate, sapete qual è l'errore che abbiamo fatto? Che quando ci siamo insediati ad ottobre del 2020 - l'ho detto anche al Presidente Acquaroli - non abbiamo bene analizzato la situazione sanitaria come l'abbiamo trovata. Adesso, colleghi Consiglieri della minoranza, ho ripreso una relazione che mi è stata data nel 2020, quando abbiamo vinto, e vi dico com'era la situazione all'Ospedale di Fermo, che cosa è accaduto? Mancanza di medici, bene, oggi vi do i dati perché all'epoca questa situazione l’ho fatta presente al Presidente perché c'era la relazione di un medico dell'Ospedale di Fermo, di un Dirigente… Guardate qui, la dotazione organica dell'Ospedale Murri è stata negli anni gravemente depotenziata. Si è passati da un organico di medici nel 2017 di n. 290 medici ad una dotazione organica nel 2018 di n. 258, nel 2019 di n. 250 all'inizio dell'anno, a fine 2019 di n. 237. Che significa, colleghi Consiglieri? Che noi abbiamo perso 60 medici nel giro di due anni. Questo è stato un errore, un nostro errore non avere evidenziato cosa abbiamo trovato quando ci siamo insediati. Non solo, si è utilizzato personale medico afferente ad alcune cooperative, lo sappiamo, per poter far fronte… Consigliera Vitri, devo un attimo finire, quando parlavate voi, non sono mai intervenuta, ho ascoltato, ho preso appunti, perché io ero in minoranza e anche in maggioranza. Quindi, per far fronte alle esigenze dell'emergenza-urgenza e continuità assistenziale, guardia medica notturna e festiva per i Dipartimenti di chirurgia, sono state utilizzate le cooperative. Anche per il personale del comparto è avvenuto un decremento del personale inserito con contratto a tempo indeterminato e determinato: si è passati da n. 879 nel 2017 a n. 836 nel 2020, oltre 60 decrementi. Si è ricorsi al personale afferente alle cooperative per poter fronteggiare questa situazione, ma è mancata una programmazione. Questo mi hanno chiesto di riferire, colleghi Consiglieri, quando ci siamo insediati. Noi, per senso di responsabilità e anche per non fare demagogia, come la chiamate voi, abbiamo taciuto questa situazione. Non solo, quando ero in minoranza, alcuni medici dell'Ospedale di Fermo, colleghi Consiglieri della maggioranza, si sono licenziati ed ho fatto anche delle interrogazioni in Aula. Vi posso dire anche il nome. XY vi dice nulla? XX vi dice nulla? Consigliere Cesetti, non c'entra lei sulla sanità, perché era Assessore al bilancio, però io ho fatto queste interrogazioni. Tantissimi medici dell’Ospedale di Fermo, guardate il caso, in quei cinque anni si erano licenziati e c'è stato un decremento in due anni di oltre 60 unità e oggi scoppia il caso della mancanza dei medici. Eppure a fine 2020 avevo una relazione dettagliata, se volete, ve la posso anche consegnare, arriva dall’Ospedale di Fermo. Quindi è vero che non ci sono i medici, ma da dove arriva questa mancata programmazione? Adesso è arrivato il Presidente, che era uscito, ho detto che abbiamo fatto un grande errore, quello di non dire quello che avevamo trovato quando ci siamo insediati. E glielo avevo detto. Glielo avevo detto, perché l'Ospedale di Fermo - di cui avevo fatto vedere a lei la relazione - passa da n. 290 medici nel 2018, inizio anno, a n. 237 medici a fine 2019. Sessanta decrementi. Per quanto riguarda gli altri operatori la stessa identica cosa. Tantissimi medici si sono licenziati e sono andati nel privato. Ma questa situazione viene dal passato, da quando ero in minoranza nel 2015, non arriva oggi. Il caso non scoppia oggi. C'è stata una mancanza di programmazione, ma non abbiamo fatto tutta questa demagogia che avete fatto voi. Il Presidente si deve prendere le proprie responsabilità? Quando vanno bene le cose il Presidente parla e quando non vanno bene non parla? Ma no, diciamo anche quello che è stato fatto in questi cinque anni. Grazie ad investimenti mirati, riorganizzazione dei servizi e attenzione alla prossimità delle cure, la sanità marchigiana si sta rilanciando. Sono stati compiuti passi importanti per rafforzare la rete ospedaliera, migliorare l'assistenza territoriale e ammodernare le tecnologie. Un sistema sanitario più efficiente, moderno e vicino ai bisogni dei cittadini in soli tre anni. In soli tre anni. Gestione virtuosa della pandemia da Covid-19. Prima Regione in Italia ad avviare la sperimentazione della nuova Farmacia dei Servizi insieme a Federfarma Marche e ad Assofarm, un sistema innovativo che offre sui territori un'ampia gamma di attività e servizi a supporto della salute della popolazione. Ospitato ad Ancona il G7 Salute, un appuntamento di caratura mondiale senza precedenti per le Marche. Seconda Regione in Italia per ammodernamento delle tecnologie diagnostiche. Nuovo Polo emergenza-urgenza su Civitanova Marche, Fabriano, Urbino, Fano. Prevista l'apertura di 50 Punti salute, soprattutto nei territori più lontani dagli ospedali e nell'entroterra. Conferma delle Marche come Regione benchmark per il rispetto dei LEA ed equilibrio dei conti. Quintuplicato investimento regionale per borse di studio per la formazione in medicina generale e specialistica. Riconoscimento di Torrette come il migliore ospedale pubblico d'Italia per il terzo anno consecutivo. Presidente, mia figlia mi ha chiesto: “Mamma, è vero che Torrette è il primo ospedale in Italia?". Le ho detto sì, sì. Nessuno lo sapeva, anche tra gli sportivi nessuno lo sapeva. Questo è un dato di fatto, però noi non abbiamo fatto la demagogia che state facendo voi ora, quando dall'Ospedale di Fermo si sono dimessi…, sono mancate 60 unità dal 2017 al 2019, si sono licenziati medici a gogò e vi ho fatto anche i miei nomi, XY, XX, non uno qualsiasi. Ho presentato interrogazioni per capire come mai e cosa mi avete risposto? Andate a riprendere la risposta e poi vedrete. Investimento straordinario di oltre un miliardo di euro per la rete ospedaliera. Inaugurato l'Ospedale di Amandola e in fase di completamento l'Ospedale di Fermo e l’INRCA Ancona -Camerano, in fase di realizzazione nuovi ospedali di Pesaro, Macerata, Ospedale pediatrico Salesi di Ancona, Tolentino, Cagli, RSA San Ginesio. Ma in tre anni che cosa potevamo fare colleghi Consiglieri? Ma che cosa potevamo fare? Questi sono fatti, non demagogia. Questo è il dato di fatto. L'errore, Presidente, lo abbiamo fatto, glielo avevo detto a fine 2020, quando arrivavano queste relazioni - e ne ho a bizzeffe - dovevamo mettere in evidenza che cosa stava accadendo. Non l'abbiamo fatto. È questo l'errore, colleghi Consiglieri della minoranza, perché poi potete ribadire su tutto, potete fare demagogia su tutto, ma io parlo…
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Baiocchi.
Nicola BAIOCCHI. Grazie, Presidente. Ho ascoltato con molta attenzione gli interventi di tutti i Consiglieri, alcuni erano già presenti nella precedente amministrazione regionale, altri nuovi. Sono anche un po' stupito che alcuni, in pochi mesi, siano così capaci di trovare soluzioni, di dare consigli, che sono sempre ben accetti, ci mancherebbe. Alcuni pensano di avere la scienza in tasca ed essere così capaci di riuscire a intervenire su un sistema così complesso e, soprattutto, senza capire quello che, in realtà, è stato fatto in tutti questi anni. Vedo il Consigliere Mangialardi, c'è anche il Consigliere Borroni, tanti che erano nella Commissione sanità anche nella precedente legislatura, mi dispiace che nessuno abbia un po’ ricordato i vari percorsi che sono stati fatti all'interno della Commissione, a partire dalla legge sull'organizzazione, la legge n. 19/2022, che ha fatto un una riforma epocale, ha cancellato l'ASUR e ha creato cinque Aziende sanitarie territoriali con personalità giuridica, con le quali si voleva dare, veramente, una vicinanza al territorio, al cittadino, con la creazione anche del Direttore dell'integrazione socio-sanitaria. Quindi un primo passo verso questo passaggio storico della nuova sanità territoriale. Poi il Piano socio-sanitario, un lavoro articolato, tantissime audizioni, un lavoro di tanti mesi che ha portato, insieme con le associazioni di categoria, con gli stakeholders, con tutti gli operatori (sanitari, infermieri, medici) ad un lavoro di concertazione, ad un piano… Sinceramente, non ricordo le proteste di piazza su un Piano socio-sanitario che è stato concertato e, anche a detta dei Consiglieri di minoranza, è stato un lavoro importante, per arrivare, successivamente, agli atti aziendali.
Vedo che continuate a tirare in ballo il Presidente perché nel discorso di insediamento ha correttamente sostenuto che, se necessario, si rivedrà il Piano socio-sanitario di conseguenza gli atti aziendali. Ma è normale, perché le leggi vanno avanti, le norme vanno avanti. Come sapete ci troveremo ad affrontare prestissimo la legge sull'emergenza-urgenza e, allora, come possiamo non pensare di adeguare e modificare quegli atti fondamentali, come gli atti aziendali ed il Piano socio-sanitario. Chiaramente sono atti che non possono non risentire dell'evoluzione normativa.
Vedo che ricordate solamente quello che vi interessa, perché capisco, come dice il Consigliere Piergallini, che la minoranza deve fare la minoranza ed evidenziare le cose che non vanno, però anche un po' di onestà intellettuale, riconoscere quello che è stato fatto in questi anni, in questi mesi anche dall'Assessore Paolo Calcinaro. Mi dispiace che non si riesca mai veramente a farlo. Ad eccezione del Consigliere Caporossi e del Consigliere Seri nei quali, a differenza degli altri, ho visto un atteggiamento - che riconosco anche all'interno della Commissione - molto più costruttivo, certamente si evidenzia che ci sono delle situazioni che non vanno, ma ci sono degli elementi e dei dati che sono sicuramente positivi e questo pare opportuno assolutamente riconoscerlo. Come non riconoscere che le Marche sono una Regione benchmark e sono tanti anni che hanno questo riconoscimento. Come dice correttamente il Consigliere Putzu, continuate sempre a prendere come esempio la regione Emilia-Romagna, per la quale ad agosto 2025 si preventivava un disavanzo di spesa di 600 milioni di euro. Allora, se questi sono i vostri esempi di gestione amministrativa dei conti di una Regione nell'ambito della sanità, noi sicuramente siamo molto, ma molto distanti. I LEA, la Regione Marche è sempre stata stabilmente nei primi posti dei LEA a livello nazionale, un riconoscimento unanime da parte di tutti. La creazione di 50 Punti Salute, sempre per cercare di portare questa sanità territoriale vicino ai territori, vicino alla gente, quindi una direttiva molto chiara di dove la Regione voglia andare. Il riconoscimento di Torrette per tre anni consecutivi come migliore ospedale italiano, ma tanti altri riconoscimenti a nosocomi come quello di Pesaro, di Macerata, di Ancona - vado a memoria - che sono stati riconosciuti su determinate prestazioni. L'aumento delle prestazioni del 15%, perché dopo il Covid è aumentata la produzione da parte della Regione Marche delle prestazioni del 15%. Chiaramente è aumentata, parallelamente, anche la domanda e questo ci ha impedito di riuscire a sfruttare al massimo questa maggiore produzione. Come non riconoscere il percorso delle Case di comunità, degli Ospedali di comunità, delle Centrali operative territoriali all'interno della Commissione sanità.
Noi abbiamo, per fortuna, un osservatorio privilegiato. Abbiamo visto il passaggio di tutte le delibere che inquadravano il posizionamento delle Case di Comunità, del personale dentro le Case di Comunità, del setting assistenziale che dovevano riconoscere, degli Ospedali di comunità, delle Centrali operative territoriali. Capisco chi è rimasto fuori, purtroppo, da questo percorso all'interno della Commissione, ma non riconoscere la portata epocale del decreto ministeriale n. 77 all'interno della sanità e della sanità territoriale, pare veramente ingeneroso.
Non abbiamo paura di parlare di liste d'attesa, ne ha parlato l'Assessore, ne avete parlato in tanti, è un tema complesso, ci sono stati due provvedimenti nazionali, due decreti a livello nazionale, quindi non può essere inquadrato solamente all'interno della Regione Marche, ma non è assolutamente una scusante. Stiamo cercando in tutti i modi, con gli strumenti che abbiamo e con le risorse che abbiamo di dare delle risposte. Le risposte delle visite nel weekend: sicuramente è stata una parte iniziale ma molto importante che ha riportato anche fiducia e ha dimostrato una grandissima collaborazione del personale sanitario. Per favore non parlate di risorse. Consigliera Ruggeri, capisco quello che lei dice in ordine al decreto ministeriale n. 77, il Governo… Certo, c'eravate assolutamente voi, però si dimenticata di dire che dal 2010 al 2019 sono stati tagliati 37 miliardi nella sanità e solamente il Governo di Giorgia Meloni ha ripristinato i numeri, e numeri accettabili. Non sono sufficienti? Sicuramente sì. Ma sa perché non sono sufficienti? Perché ancora stiamo pagando la vostra eredità del 110 e del reddito di cittadinanza. Quindi non parlate di queste cose, perché non avete proprio titolo per poterne parlare.
Sentire parlare della carenza di medici, cara Consigliera Vitri, da coloro che hanno generato questa situazione. Parlare di gettonisti, come se noi fossimo contenti di pagare un medico che lavora a fianco a me di più rispetto a quello che prende… Se voi pensate che noi siamo contenti di questa situazione… ma abbiamo solamente ereditato questo problema, perché il vostro Governo, i vostri Governi precedenti non hanno mai pensato che dopo 10 anni 100, 200, 500 medici sarebbero andati in pensione. Noi adesso siamo costretti a pagare le vostre conseguenze e avete anche il coraggio di pensare di far ricadere questa gravissima colpa nei nostri confronti. Non ci pensate nemmeno. Non pensate nemmeno di dire che questa Amministrazione tratta gli infermieri o i medici in maniera non consona… agli operatori sanitari, i medici… C’è stato poco fa l'accordo regionale sui medici di medicina generale. Solamente qualche settimana fa abbiamo incontro le associazioni, i sindacati dei medici di base, come domani, per capire qual è il loro ruolo, importantissimo, nelle Aggregazioni funzionali territoriali e il ruolo dell'infermiere.
La nuova legge dell'emergenza-urgenza andrà in una direzione molto chiara: di dare ancora più importanza agli infermieri, alla specializzazione degli infermieri. Vi ricordo - perché forse qualcuno non lo sa - che nel 2024, nel 2025 si sono specializzati 88 infermieri di comunità e nel 2025, nel 2026 ce ne saranno altri 101. Quindi, sarebbe bene che tutti facciamo un quadro generale di quello che è stato fatto, prima di focalizzarsi solamente su quello che voi, giustamente, in quanto minoranza, Consigliere Piergallini, volete evidenziare.
Sicuramente ci sono tante cose da fare, sicuramente possiamo migliorare, ma riconoscete a questa Amministrazione e all'amministrazione precedente un lungo percorso che porterà sicuramente dei benefici. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere G. Rossi.
Giacomo ROSSI. Grazie, Presidente. Sarò telegrafico. Come maggioranza abbiamo concesso questo Consiglio monotematico sulla sanità per poter ragionare insieme, affrontare le tematiche sanitarie e, anche, ascoltare le proposte della minoranza.
E’ anche vero che se si fa questo Consiglio e se si interviene, non si possono dare i numeri a caso e dire cose a caso, soprattutto per quanto riguarda la salute dei cittadini.
Ho sentito l’intervento, che mi è rimasto impresso, della Consigliera Vitri che, parlando del Presidio sanitario di Fossombrone - è registrato, lo potete riascoltare – ha detto: “II macchinario nuovo è arrivato l'anno scorso ed è rimasto chiuso, non funzionante perché non c'è il personale”. Quindi dice che c'è un macchinario non funzionante perché non c'è il personale. Poi dice: “Vengono effettuati gli screening per qualche ora a settimana per meno di mezza giornata”. Innanzitutto deve dire a cosa si riferisce. Si riferisce all'ecografo o al mammografo? Se si riferisce all'ecografo, le giornate sono due, non meno di mezza giornata, il martedì e il venerdì, sono state erogate 40 prestazioni a settimana, 160 al mese. Ci sarà il concorso e l'integrazione del personale, che farà sì che questo macchinario venga utilizzato di più. Se si parla del mammografo: vengono effettuati gli esami, praticamente tutti i giorni, mattina e pomeriggio, 180 screening a settimana. Ecco, Consigliera Vitri, invece di andare davanti al nostro ospedale a fare i selfie, per carità, a me piacciono anche i suoi selfie, perché è una bellissima donna, perlomeno vada dentro, si informi, oppure chiami l'AST, faccia un accesso agli atti, invece di venire qui a riferire dati, numeri non veri. Visto che siamo pagati lautamente per stare qui a dire le cose, si informi meglio. Perché, poi, quando andiamo a screditare le cose che vanno bene, andiamo a fare un non servizio.
I problemi della sanità ci sono e sono tanti, occupiamoci delle questioni serie, non andiamo ad accusare così a caso, a dire numeri non veri e a riferire questioni non vere, perché non facciamo un servizio. Se noi facciamo un Consiglio monotematico relativo alla sanità, bisogna dare i numeri reali, bisogna dire le cose vere, sennò siamo pagati dai cittadini per perdere tempo.
Ho apprezzato tanti interventi, fatti dalla maggioranza, qualcuno anche della minoranza, dove sono stati forniti dati reali e dati certi e veri, situazioni vere e anche un'ipotesi di miglioramento. Facciamo questo, cerchiamo di lavorare tutti insieme per migliorare. Abbiamo un Assessore, credo, aperto a recepire anche le istanze. Non facciamoci prendere dal gioco politico su queste questioni, perché sono questioni che riguardano la pelle, la salute dei cittadini. Accettiamo la proposta… Non a caso abbiamo accettato questo Consiglio monotematico, però, non andiamo a dare numeri e raccontare cose a caso, perché si va anche a svilire il lavoro dei tanti operatori sanitari e dei tanti medici che, a fronte anche di tante difficoltà, operano nei nostri ospedali, anche periferici, nelle nostre strutture ospedaliere secondarie, quindi, ringraziamoli, piuttosto, e non andiamo a dire cose non vere, perché non rendiamo giustizia né al nostro lavoro né, tantomeno, al lavoro di questi medici e di questi infermieri. Grazie.
(intervento fuori microfono)
PRESIDENTE. Ha la parola, per fatto personale, la Consigliera Vitri.
Micaela VITRI. Grazie, Presiedente. Posso anche ringraziare per il complimento, ma non siamo qui per questo e non si deve permettere in quest'Aula di dare giudizi estetici, lo può fare al bar, qui siamo ad analizzare i dati, visto che mi accusa di non avere dati esatti. Io sono stata all'Hospice e all'ospedale di Fossombrone, ospedale di comunità, a verificare e il macchinario era chiuso. Ho provato a prenotare personalmente ed era attivo solo mezza giornata a settimana, come ho detto. Se nelle ultime due settimane, nell'ultimo mese, dopo che io sono passata, è aumentata la possibilità di diagnosi, mi fa piacere, ma non mi venga a dire che è un successo avere un ecografo che funziona due mezze giornate.
PRESIDENTE. Chiedo scusa, altrimenti sospendo i lavori. Dobbiamo parlare uno alla volta. La Consigliera Vitri sta intervenendo per fatto personale, poi il Vicepresidente può replicare come da Regolamento.
Prego.
Micaela VITRI. Grazie, Presiedente. Ma chiudo in fretta, perché i dati che ho riportato sono quelli che ho verificato personalmente, andando nella struttura e provando a prenotare. Se comunque fossero due mezze giornate a settimana, invece che una, non mi venga a dire che è un successo. Io, al suo posto, sarei stata zitta piuttosto che evidenziare che un ecografo lavora due mezze giornate invece che una. Ma si rende conto? Un ecografo arrivato l’anno scorso lavora due mezze giornate? Se lei avesse ragione, si permette anche di evidenziarlo? Sugli altri numeri che ho dato, evidentemente, non ha niente da dire. Sui posti letto dell'Hospice, si preoccupi di questo. Si preoccupi dei posti letto dell'Hospice a Fossombrone. Ci sono camere nuove con letti e televisori non attivati da un anno. Da un anno. Si preoccupi di questo. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per replica, il Consigliere Rossi.
Giacomo ROSSI. Grazie, Presidente. Siccome lei risponde sul fatto personale, che è quello del complimento, mi scuso, la prossima volta i complimenti li farò all'amico Marconi.
Al di là di questo, nessuno esulta per niente. Lei ha detto delle parole ben precise, il macchinario nuovo è arrivato l'anno scorso ed è rimasto chiuso non funzionante, perché non c'è il personale, quindi, ha detto una cosa non vera. Io non ho parlato dell'Hospice che, tra l'altro, è stato rinnovato dopo anni e anni di promesse, sono stati fatti lavori, sono stati previsti nuovi posti e sarà aperto. E’ stato fatto quello che per tanti anni non è stato fatto. Dieci posti in più anche sull'Hospice. Si parla di una questione…, tra l'altro ha detto un'ulteriore inesattezza. Quindi dico questo: quando viene in Consiglio regionale e parla di dati, la invito ad informarsi, perché si parla della salute dei cittadini. Poi mi scuso se le ho fatto un complimento. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Baldelli.
Francesco BALDELLI. Grazie, Presidente. Non volevo intervenire in questa discussione, ma sono stato chiamato in causa come Assessore all'edilizia sanitaria e ospedaliera dal Presidente del Gruppo del Partito Democratico, dalla Consigliera Mancinelli. Del suo intervento, che ho ascoltato attentamente, mi sono concentrato, soprattutto, sulla prima parte, in cui ha affermato che in questa Regione l'unica programmazione seria - o che c'è stata in sanità - è stata quella dell'edilizia sanitaria e ospedaliera. Innanzitutto la ringrazio perché è il riconoscimento di un lavoro che abbiamo fatto, perché abbiamo trovato un'edilizia sanitaria e ospedaliera, degli ospedali, dei presidi sanitari, un po' come in tutta Italia - questo è il vizio del centro-sinistra - che cadeva a pezzi. Poi troviamo gli stessi Consiglieri del centro-sinistra che vanno all'interno dei nostri ospedali, ad esempio in quello di Fano, in cui si lamenta la presenza dei ratti. Ma quei ratti erano, ad esempio, nel soffitto della terapia intensiva di quel presidio ospedaliero perché qualcuno per decenni non ha manutenuto quella struttura. E sapete perché non l'avete manutenuta? Lei ha parlato di edilizia sparsa nel nostro territorio - sono esattamente le sue parole - io non parlo di edilizia sparsa, ma parlo di edilizia diffusa. Quell'edilizia che voi avevate abbandonato, perché avevate, voi sì, delle idee sparse sulla sanità marchigiana, che erano le idee della chiusura dei nostri presidi ospedalieri, erano le idee dell'impoverimento del diritto alla salute nei nostri territori, da nord a sud della regione e dalla costa all'entroterra. Perché? Perché pensavate a quell'idea fumosa, e mai realizzata, degli ospedali unici. Addirittura eravate arrivati in provincia di Pesaro e Urbino a prevedere la chiusura dell'Ospedale di Fano, oltre, ovviamente, l'ospedale unico provinciale.
L'italiano si comprende da sé, senza bisogno di arricchirlo con narrazioni, quello di Urbino di Pergola che, tra l'altro, lei ha citato impropriamente, poi ci arriverò alla chiusura del mio intervento. Vedete, la programmazione c'è stata, c'è stata quella sanitaria, a cui è seguita la programmazione di edilizia sanitaria e ospedaliera, perché noi abbiamo, necessariamente, un'idea diversa dalla vostra, per la quale abbiamo vinto.
Noi con la sanità diffusa riavviciniamo il diritto alla salute ai cittadini e non lo allontaniamo posizionandolo solo nei grandi centri e lo facciamo con i filtri sul territorio. Ecco perché ho un programma di edilizia sanitaria e ospedaliera che va a colmare anche le lacune di Ancona, dove vi eravate dimenticati del Salesi, vi eravate dimenticati dell'INRCA, vi eravate dimenticati della sicurezza sismica dell'Ospedale di Torrette. Perché? Perché il 70% delle strutture italiane non rispondono più nemmeno - e così quelle marchigiane - Consigliere Mancinelli, a quei manuali di accreditamento, di autorizzazione che voi stessi nella legislatura del precedente Presidente avete adottato. La conseguenza sarebbe stata la chiusura dei nostri presidi, perché non rispondevano più alle norme che voi stessi avete cristallizzato nei manuali, per poi rinviarne l'applicazione nella speranza che dovesse essere un'altra Giunta a dover chiudere gli ultimi ospedali che erano rimasti aperti nella nostra Regione. Noi vi abbiamo risposto con il nuovo Polo dell'emergenza-urgenza di Fano, col nuovo Polo dell'emergenza-urgenza di Senigallia, con quello di Urbino, con quello di Civitanova Marche, con quello di Fabriano, con il nuovo Presidio sanitario di Cagli, con l'apertura del nuovo Ospedale di Amandola, dove abbiamo raddoppiato le risorse economiche stanziate inizialmente, con il Presidio di San Ginesio, con il nuovo Ospedale di Pesaro, dove i lavori sono iniziati, con la progettazione del nuovo Hospice, dell'Hospice di Fano, un hospice che era stato negato alle nostre famiglie per decenni, con il progetto depositato per l'Ospedale di Macerata. E su Pergola, io sono stato Sindaco di quella realtà e continuo a difenderla come difendo il diritto alla salute di tutti gli altri cittadini, che lei non l'ha fatto in questo Consiglio regionale. Ci sono, sì, 35 posti letto, ma lo sa perché ci sono 35 posti letto? Perché i predecessori del suo partito, che sedevano in questi banchi, dai 70 posti letto li hanno ridotti a 35, perché non sono riusciti a chiuderlo per l'opposizione della comunità cittadina e di quell'Amministrazione comunale, quell'ospedale, come sono stati chiusi gli altri 13 ospedali. E sapete come volevate chiuderlo? Con dei lavori che avete iniziato e non avete finanziato per il completamento. Ecco come avete ridotto da 70 posti letto a 35 posti letto quell'ospedale per renderlo antieconomico. E le dico di più, lei ha parlato di due camere operatorie ad alta complessità, non è vero, sono due camere operatorie che rispondono ai requisiti minimi di legge previsti dai vostri manuali di autorizzazione, di accreditamento. Ha parlato di un pronto soccorso con DEA di primo livello. Ma cosa sta dicendo? Un ospedale di base può avere un pronto soccorso e non un DEA di primo livello.
Il problema è un altro, che durante le elezioni regionali, prima dell'affermazione del secondo mandato del Presidente Acquaroli, il vostro candidato alla Presidenza si è presentato di fronte a quello che sarà il pronto soccorso, lamentando che per cinque anni Acquaroli non aveva ripristinato un pronto soccorso, che voi della sinistra avevate chiuso anche a Pergola, dopo aver chiuso 13 ospedali in tutta la nostra regione. Allora, vede che c'è programmazione, è semplicemente la democrazia, una programmazione diversa dalla vostra, che cancellavate il diritto alla salute ai cittadini. Noi, con tante difficoltà, anche di fronte a tanti ostacoli - uno di questi siete voi, perché non collaborate - stiamo cercando di riavvicinare quel diritto alla salute alle nostre comunità. Ce la faremo? Non lo so, ma ce la mettiamo tutta, al contrario di voi che avete chiusi quei servizi nei nostri territori. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola l'Assessore Calcinaro.
Paolo CALCINARO. Grazie, Presidente. Dopo questa maratona, ma giusta, dovuta, legittima sulla sanità regionale, ho la necessità di intervenire e anche di andare a replicare. La prima replica, me lo consentano i Consiglieri Nobili e Piergallini, è su quanto uscito, perché non posso lasciar passare questo messaggio, che credo, come tutti quanti noi, sia deprimente nei confronti di tutti i donatori. Peraltro parlo anche da donatore, anche di plasma. Da questo punto di vista, lo voglio dire in maniera chiara, chiarissima, da Assessore che in questi giorni ha affrontato, anche in prima persona, le difficoltà improvvise rispetto alla composizione del personale dell'Officina del plasma. Subito, immediatamente, e lo ringrazio tutto, il Dipartimento è riuscito a reclutare quattro persone dall’AST di Ancona nei giorni scorsi. Anzi, immediatamente dopo la segnalazione del problema, il giorno dopo, quattro persone dall'AST Ancona più altre due dall’Ospedale di Torrette. Questo, guarda caso, sull'articolo non c'è scritto. Una ricostruzione precisa, ma queste presenze in più non sono state evidenziate. No, lo so, non è colpa, ovviamente, di chi ha letto. Questo non viene riportato, tanto per far capire come, a volte, come in questo caso, gli articoli possono essere fatti proprio per cercare di andare a confondere le acque. Certo è che la prima cosa - e lo voglio dire - per questa Amministrazione è la tutela dei donatori e, comunque andremo a fare una Commissione di verifica immediata - la comporremo nelle prossime ore - su quanto è accaduto.
Dalle prime risposte il titolo è molto lontano dalla realtà, però non ci accontentiamo e vogliamo verificarla a tutela dei donatori di sangue di questa regione, perché un conto è perdere - come può accadere un giorno - per delle disfunzioni, un conto è quello che viene rappresentato nel titolo. Questo lo posso anticipare: non c'è questo scenario apocalittico. Però vogliamo andare a verificare in loco, con una Commissione di verifica.
Detto questo, che credo fosse dovuto per quanto è accaduto durante - guarda tu - il Consiglio sulla sanità. Chiedo scusa se mi sono dovuto assentare mentre alcuni di voi intervenivano. Chiedo scusa, perché oggi mi ero ripromesso di essere presente dal primo all'ultimo minuto, però ho sentito altri spunti. Guardate – l’ha detto anche prima, non mi ricordo se il Consigliere Rossi o il Consigliere Baiocchi o forse, entrambi – io sono aperto ad ogni iniziativa, idea, che venga dall'opposizione. Tra poco ne dirò alcune che sono state utili per fare dei passi in avanti.
Questo dibattito, che deve essere il sale della democrazia e anche la leva per andare avanti, perché le buone idee vengono da tutti quanti, deve avere alla base l'onestà intellettuale nel dialogo. Non è possibile che io venga qui a riferire, come, per esempio, sulle Case di comunità, sugli Ospedali di comunità (38/39 appalti pubblici) - voi siete amministratori, conoscete quante difficoltà ci possono essere negli appalti pubblici – che non è una questione di Marche - a parte che le Marche stanno messe benissimo nel loro target - è una questione di Italia e sul giornale esce il Consigliere di opposizione che dice: "Il Presidente Acquaroli dovrà rendere conto ai marchigiani per i fondi persi". Non è così. Non potete dire una cosa che non corrisponde al vero. Non è così. Tra l'altro, entreremo nel target e lo vedrete nei prossimi mesi o settimane, addirittura settimane, quando inizieranno ad arrivare gli inviti per le inaugurazioni, perché ci saranno.
Voglio dire che portiamo avanti una operazione di assunzioni al di fuori di quelle ordinarie, ulteriori rispetto a quelle ordinarie, di 383 tra infermieri, medici, OSS, tecnici, radiologi, fisioterapisti, addirittura psicologi, assistenti sociali per dare vita a questi contenitori sul territorio e viene detto: “Ma no, voi con il personale non siete andati avanti, c'è un problema sul personale, non riuscite a far andare avanti le dotazioni organiche". Ma com'è possibile? Ma com'è possibile? E poi vengo anche qui al PIAO, ai vari PIAO, che siamo riusciti ad arricchire con 9 milioni di superamento del tetto di spesa, una delibera approvata un paio di mesi fa che ha consentito questo, di portare più professionisti dentro gli ospedali.
Anche qui prendiamo il problema dell'Officina del sangue, il precariato che c'è, che esiste, esiste lì, come esiste in tante altre strutture, può essere superato solamente così, portando nei tetti di spesa un ulteriore plafond da poter spendere, sennò si dovrà attingere sempre al tempo determinato. E il tempo determinato cosa dà? Instabilità del lavoro. Questo è evidente. Lo stiamo facendo.
Allora, diciamo quello che non va, ma diciamo anche quello che va, così si può instaurare un rapporto positivo. Anche nella critica ci possono essere delle cose utili, come, per esempio, ho visto nelle varie mozioni. Adesso non so se si andrà ad una risoluzione unica, ma la mozione n. 34, lo dico così, quella presentata dai Consiglieri Seri e Caporossi, la analizzeremo con gli uffici. Lo dico perché, ripeto, nessuno ha la scienza infusa, non ce l'ha nessuno della maggioranza o dei nostri uffici. Nessuno è portatore della verità assoluta, come nemmeno qualcuno dell'opposizione, facciamo anche parità, non è che da un lato sono tutti cattivi e dall’altro sono tutti buoni. Allora, in questi tempi non facili, che mi si prospettano davanti, sarò assolutamente aperto alle iniziative propositive, però, per favore, mettiamo da parte la demagogia o quella scorciatoia che, a volte, si prospetta per andare ad accarezzare la pancia dell’elettorato, con delle prospettazioni che non rispondono al vero. Uno lo può fare quando rispondono al vero, ma quando non rispondono al vero, diciamo no. Su questo, comunque, voglio anche fare un altro paio di rilievi, perché ci tengo. Uno fatemelo fare, uno, di casa, perché sono stati fatti anche i conti ormai sull’ospedale, cosa è stato messo per l'Ospedale di Fermo, ho visto una mancanza, che non sono stati messi nel conto i 34 milioni che abbiamo messo nel finire del 2025 per poterlo aprire. Quello è mancato nel conto, Consigliere Cesetti, non c'era, c’erano 10. No, 10 milioni più 34 milioni. Lei nei suoi conti ha messo anche la viabilità di adduzione. Allora sulla viabilità di adduzione questa Amministrazione sbanca, perché ha messo in precedenza - io non c'ero nemmeno, quindi vi posso ringraziare da ex Sindaco – 44 milioni. Quindi iniziamo a lasciar fuori…, 10 milioni li lascio al Consigliere Cesetti, com’è giusto che sia, quindi, 44 milioni aggiuntivi più altri 34 milioni, più 11 milioni già messi dall'edilizia dell'Assessore Baldelli ed arriviamo a circa 100 milioni. Voglio dire che questo ospedale, quando lo andremo a tagliare, non sarà tutto della passata Amministrazione, anzi, anzi. Ecco, ho riportato un attimo di equilibrio nei conti, un ex Assessore al bilancio ama l'equilibrio nei conti, quindi lo riconoscerà. Questo è per far capire che nessuno disconosce, ma non disconoscete nemmeno quei pochi, piccoli, umili passi avanti che riusciamo a fare in una materia complicata come questa. Comunque è solo un arrivederci perché il prossimo Consiglio non sarà monotematico, ma sarà tutto sanità. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie, Assessore. Mi giunge una proposta di risoluzione a firma dei Consiglieri Mancinelli, Caporossi, Nobili, Ruggeri, Seri, Catena, Cesetti, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini, Vitri, sulle mozioni nn. 37, 14, 20, 21, 34, 55, 56, 57 e 53.
Consigliere Cesetti, la proposta di risoluzione va a sostituire le mozioni nn. 37, 14, 20, 21, 34, 55, 56, 57 e 53. Chiedo se la Consigliera Mancinelli vuole illustrarla.
Ha la parola la Consigliera Mancinelli.
Valeria MANCINELLI. Grazie, Presidente. Illustra e fa già anche la dichiarazione di voto, così sintetizziamo, il Consigliere Cesetti. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per l’illustrazione, il Consigliere Cesetti.
Fabrizio CESETTI. Grazie, Presidente. Questa concessione da parte della Presidente del Gruppo deriva dal fatto che questo Consiglio regionale ha origine da una mozione da noi presentata, da me redatta su incarico della Consigliera Mancinelli, dei Consiglieri Caporossi, Seri e Nobili. Io, però, non voglio rispondere soltanto alle ultime cose dette dall'Assessore alla sanità sulle risorse di Fermo. C'è anche l’Assessore Baldelli. L'Ospedale di Fermo sta lì, è l'unica opera pubblica realizzata, insieme a quello di Amandola, guarda caso nella provincia di Fermo (finanziate entrambe dal sottoscritto Assessore al bilancio), sta lì e ci dice la Corte dei Conti che al 31 dicembre 2024 sono stati spesi 110 milioni e sono quelli che ci abbiamo messo noi. Quelli di cui parla l’Assessore Calcinaro ancora devono essere spesi. Speriamo che avvenga presto, così si farà i selfie sulle opere finanziate da questa Giunta.
La risoluzione riprende pedissequamente le mozioni presentate e le parti dispositive per cercare la sintesi. Quindi, la do per illustrata.
Siccome lo ha fatto l'Assessore alla Sanità opportunamente, Presidente Pasqui e Presidente Acquaroli, voglio cogliere l'occasione per intervenire sulla questione dello scandalo del sangue nelle Marche, buttati 6 quintali di plasma, ingannati migliaia di donatori. Quando ho esordito questa mattina, ho detto che la responsabilità della politica sanitaria, Presidente Acquaroli, è in capo al Presidente della Giunta regionale. E quando succedono queste cose, se risponde al vero che il personale tecnico dell'Officina è stato ridotto ai minimi termini, spesso costretto a operare con contratti precari che hanno favorito una fuga costante verso posti di lavoro più stabili, si deducono carenze organizzative con precise responsabilità della politica, di atti politici, non gestionali. Questa è una responsabilità in capo al Presidente della Giunta regionale che esercita la delega attraverso l'Assessore e su questo l'Assessore c’entra poco. In questo caso è arrivato da cinque mesi, ma la questione delle forti criticità dell'attività dell'Officina regionale per la lavorazione del sangue e di plasma è stata dedotta in questa Aula con un atto, l'interrogazione n. 1098 a prima firma del Consigliere Mastrovincenzo e firmata da tutto il gruppo del Partito Democratico, compreso il sottoscritto: “Nei giorni scorsi, il Presidente dell'AVIS ha lanciato l'allarme sulla situazione critica in cui versa l'Officina regionale per la lavorazione di tutto il plasma e il sangue proveniente dai centri trasfusionali ed ha anche evidenziato che il Dipartimento relativo non è stato inserito nel Piano socio-sanitario regionale”. Questo atto è del 12 febbraio 2024.
Non si può risolvere, non vi potete lavare la coscienza ed essere assolti dalle vostre responsabilità dicendo che qualche giorno fa avete mandato quattro unità di personale. Non è così. Qui c'è una responsabilità precisa e non c'è commissione interna che tenga. Assessore Calcinaro, faccia una cosa, di fronte a un fatto del genere, invii gli atti alla Procura della Repubblica, perché accerti le eventuali responsabilità, se e quando ci sono. Ricordo che, quando ero Presidente della Provincia, per una macchia d'olio in mezzo a una strada, sono stato mandato a processo e poi sono stato prosciolto, perché non avevo dato disposizioni per togliere quella macchia d’olio, secondo loro le devo dare io. Per un caso del genere non so che cosa potrebbe succedere e lo voglio dire qui, ed è ora che le Procure generali della Corte dei Conti e le Procure della Repubblica facciano l'attenzione che serve di fronte a questi fatti. Capito? Perché non si possono risolvere con le commissioni interne, così ve la suonate e ve la cantate. Qui ci sono responsabilità precise e ve le dovete assumere. Grazie.
PRESIDENTE. Prima di cedere la parola al Consigliere Seri per la dichiarazione di voto, tengo ancora a precisare che questa proposta di risoluzione fa decadere le mozioni nn. 37, 14, 20, 21, 34, 55, 56, 57, 53 e la proposta di ordine del giorno.
Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Seri.
Massimo SERI. Grazie, Presidente. Intanto accolgo con piacere l'apertura all'ascolto, poi, sarà il tempo, che è galantuomo, a verificare se ci saranno atti conseguenti sulle cose emerse anche in questa discussione.
Anch'io, lasciatemelo dire, voglio riprendere questo episodio gravissimo che si è verificato. Non a caso, qualche giorno fa, abbiamo presentato una interrogazione su questa vicenda, perché già, dalla periferia dell'impero, questa cosa girava e tanti e diversi erano a conoscenza.
Siamo amministratori, capisco il voler ridimensionare, ma temo che ciò corrisponda al vero. Quindi, si faccia un'indagine vera per capire le responsabilità, perché, poi, queste cose non si fermano, vanno avanti da sole. Ripeto, questa voce girava già nei corridoi da alcuni giorni.
Anch'io sono un donatore di sangue, ho fatto oltre cento donazioni, di cui quasi il 70% di plasma, ed è una ferita e questo farà molto male al mondo dei donatori del nostro territorio.
Voglio aggiungere soltanto una cosa che, per ragioni di tempo, non ero riuscito a inserire nell'intervento precedente, il tema delle cronicità, Assessore. Qui c'è un tema delle malattie croniche degenerative, le faccio un esempio, penso all'Alzheimer, che avranno una esplosione importante negli anni a seguire. Fra l'altro è un tema che mi ha toccato anche personalmente, in famiglia, allora, una delle proposte era quella degli ospedali diffusi che aveva anche ripreso il Consigliere Caporossi, perché, se non si fa questo attraverso le strutture, non si sarà in grado di dare risposte a quel fabbisogno, che tenderà a crescere e sarà, veramente, una tragedia per coloro che verranno colpiti.
Concludendo, in merito a tutta la discussione, alla dichiarazione di voto, qui non si tratta di negare quello che è stato fatto, si tratta di dire che non basta, perché una sanità funziona quando il cittadino sa dove andare, quando riesce a prenotare e quando viene curato nei tempi giusti. Oggi nelle Marche questo non accade in modo uniforme e finché non accadrà questa riforma resterà incompiuta. Noi su questo non facciamo sconti, com’è giusto che sia, perché sulla sanità non si misura il consenso, si misura la credibilità di una Regione. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Caporossi.
Michele CAPOROSSI. Grazie, Presidente, per dichiarazione di voto. Vorrei riprendere una questione che non sono riuscito a completare nel mio intervento, che è, esattamente, la questione della unità di crisi. Unità di crisi, qualcuno ha detto che parliamo di termini bellici o cose di questo tipo, esattamente l'opposto. Tu hai un problema in questo momento che dipende dalla dislocazione multifattoriale delle responsabilità, quindi, hai bisogno di un integratore di responsabilità. Unità di crisi intesa, da questo punto di vista, come il fatto di condividere assieme, fra tanti diversi soggetti, che oggi sono sparpagliati e, quindi, procedere giustapponendo semplicemente le attribuzioni e le responsabilità, attorno ad un unico tema. Il tema è quello, abbiamo detto, della accessibilità ed è quello della capacità di ridurre i costi fissi del sistema, non attraverso le strutture in costruzione - perché quelle sono in costruzione, a questo punto devono andare avanti e bisogna trovare il modo di farle funzionare – bensì, rispondendo ai nuovi bisogni, appunto, la cronicità, che sta al 40% e arriverà al 50% nel giro di pochi anni, attraverso delle modalità alternative.
Queste due questioni, assieme al Dipartimento interaziendale “One Health” - siamo rimaste fra le poche Regioni che non prevedono questo e, dicevo ancora e lo ripeto, la Giunta lo può fare con proprio atto, perché non c'è bisogno di modificare nulla per fare un Dipartimento tecnico scientifico, che è già previsto dalla legislazione regionale, sono il contenuto di un qualcosa, Assessore, che va messo in campo al più presto possibile.
L'ultima annotazione che faccio è che una buona risorsa attorno a una governance fatta da cinque Aziende territoriali più due Aziende ospedaliere, come diceva il collega Seri, si basa sul fatto che ci sia da parte di questa Azienda una attribuzione chiara di responsabilità e non semplicemente quella di essere, in qualche maniera, dettata da una capacità di interpretazione geopolitica sul territorio dei bisogni. L'Azienda sanitaria è molto di più, sono legato storicamente a questo concetto e credo che sia bene, perché la riforma funzioni, che ciò venga messo in campo con assoluta decisione.
Per concludere, il discorso che sull'informatica non si può procedere come si sta procedendo adesso. Non è questione di Dedalus o di altre cose, sono tutte insieme le questioni, perché non c'è un governo complessivo del sistema dei dati. Il sistema dei dati va molto al di là dell'informatica, oggi è anche l'intelligenza artificiale ed è un fatto fondamentale rispetto al quale, appunto, ci vuole un'unità di crisi che integri insieme le cose. Questo significa poter mettere nel giro di un anno queste…, tutto quello che abbiamo proposto può essere applicato con favore e quindi portare ai primi risultati. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Marconi.
Luca MARCONI. Grazie, Presidente. Solo per dire che non possiamo non bocciare tutti questa risoluzione, anche chi l'ha firmata, per un'evidente contraddizione sul dispositivo. Quando dice di creare un’unità di crisi nel rispetto della Costituzione, volendo rispettare la Costituzione, l'unità di crisi, o come la si voglia chiamare, per il governo dell’attività sanitaria, la Costituzione l'ha prevista in capo a una cosa che si chiama Giunta regionale. La Giunta regionale c'è e ci sono un Presidente, un Assessore, un Consiglio regionale che, a neanche cinque mesi dal suo insediamento, già parla per un'intera seduta di sanità. Questa maggioranza non si è sottratta un secondo da questo tipo di confronto. Anche l'appello sentito dai Consiglieri Seri e Caporossi, relativamente a quella che dovrebbe essere l'unità di crisi, cioè un maggiore coinvolgimento di tutti, c'è e c'è anche questo previsto dalla Costituzione in sede istituzionale e si chiama IV Commissione salute, in cui tutti i Consiglieri hanno la possibilità di dire tutto quello che vogliono.
Importante, però, è che sul piano politico cambi decisamente l'atteggiamento, perché non è possibile che ci sia una parte della minoranza - non dico opposizione perché, vedete, non voglio concepire i nostri colleghi di minoranza come opposizione pregiudiziale - che è dialogante e una parte della minoranza che mena. Questo giochetto dello schiaffo e della carezza è vecchio come il cucco e lo conosciamo tutti. Quindi onestà intellettuale. Onestà intellettuale impone questo, che si capiscano le cose per quelle che sono e dove la maggioranza fosse completamente cieca di fronte alle evidenze, allora potete sparare tutto quello che volete, anche fuori da questa Aula e lo farete. Ma non mi sembra che in questo dibattito ci abbiate guadagnato alcunché, perché tutta questa evidenza non c'è stata. Io ho ascoltato, mi sono quasi convinto, mi sono detto: “Voterò questa risoluzione, sentite quanto sono bravi”. Poi, ho sentito le risposte degli Assessori, del Presidente, del resto e mi sono detto: “Porca miseria, va a finire che abbiamo ragione pure stavolta”. E abbiamo ragione pure stavolta. Allora, detto questo, il giochetto che un abile Consigliere cerca di mettere in piedi - e non è la prima volta - fra le responsabilità dell'Assessore e del Presidente è anche un po' infantile, perché immaginare che ci sia una differenza di responsabilità di tipo quasi penale, giuridico in capo agli atti che vengono compiuti… e l'esempio che lui stesso ha prodotto della macchia d'olio… è evidente quanto sia stupido questo tipo di ragionamento, perché non può essere questo il ragionamento. Non è possibile che la politica e, soprattutto, il vertice della politica sia responsabile di qualsiasi cosa una burocrazia autonoma, aziende autonome possono aver fatto. È stato cancellato un ufficio, va bene, si vedrà anche questo e non c'è problema, perché l'Assessore Calcinaro non deve far sapere niente a nessuno. L'Assessore Calcinano ha risposto in maniera estremamente puntuale e seria, dicendo che da ora, anzi già in giornata…, è uscito tre o quattro volte per cercare di mettere in moto un meccanismo che vada alla verifica di quanto è successo. Lo ringrazio perché questo è quello che deve fare lui. Per il resto, siccome la questione è andata a finire sui giornali, la Procura della Repubblica penale, la Procura della Corte dei Conti, le Guardie Svizzere Vaticane, tutti possono intervenire per mettere a tacere o scoprire o condannare o perseguire chicchessia. Quindi il fatto è già noto e chi fa l'avvocato, Consigliere Cesetti, lo sa bene che non c'è bisogno…, la notitia criminis, se fosse, è già conclamata. Quindi tutti possono indagare, non c'è bisogno che l'Assessore faccia denunce specifiche in questo senso.
Chiarezza su tutto, chiarezza sul fatto che questa maggioranza non si sottrae al confronto, piuttosto, sincerità nel voler collaborare lealmente alla conclusione di atti senza fare polemiche, senza tirare fuori argomenti che non stanno in piedi da nessuna parte. Ci sono stati tre o quattro interventi veramente fuori luogo, non centrati, direi anche incompetenti, perché hanno citato fatti che non esistono.
Ecco, questo non è il modo per approcciare l'argomento, almeno dal mio punto di vista. Io, come sapete, sono estremamente disponibile al dialogo, anzi, nel mio intervento ho richiamato tre cose che sono state dette da tre Consiglieri della minoranza. Tre cose che hanno detto tre Consiglieri della minoranza, a cominciare dal Consigliere Nobili. Quindi non è che non c'è questa volontà d'ascolto. Non attribuite a noi quelli che sono i vostri normali atteggiamenti. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Putzu.
Andrea PUTZU. Grazie, Presidente. Intervengo per la dichiarazione di volo in merito a questa risoluzione, in cui, tra l'altro, vedo tante cose che neanche erano presenti nel programma elettorale del candidato Presidente del centro-sinistra, nel quale non c'erano tutti questi impegni e, ovviamente, non capisco perché dovremmo prenderli noi.
Permettetemi anche di dire che si capisce, ovviamente, l'intento, che è un intento demagogico teso a dire che questa maggioranza non accetta le proposte dei vari partiti che compongono l'opposizione. Credo che su alcune questioni, su cui si sta già ragionando… Ovviamente, ho avuto modo anche di ascoltare, visto che anche il Consigliere Cesetti è andato fuori tema sulla questione del plasma, sulla quale sono certo e mi auguro che venga fatta chiarezza, perché qui nessuno di noi vuole che non venga fatta chiarezza. Sono certo che l'Assessore Calcinaro già sta studiando, insieme alla Giunta, insieme agli uffici, la soluzione migliore per fare chiarezza su questo tema. Un tema sul quale, avviso tutti, non fare sciacallaggio politico, perché, come in tutti i temi su cui si lancia un boomerang, a volte il boomerang lo si può prendere in mano, ma se è troppo veloce, non lo si controlla e può ritornare in faccia. Credo che su questa questione dovremmo unirci per rispetto dei donatori, delle persone che ne hanno bisogno, anche per questo credo che sia importante.
Dico che come gruppo Fratelli l'Italia siamo contrari a questa risoluzione. Abbiamo la nostra mozione, a prima firma della Consigliera Sebastiani e di altri, su cui mi auguro che il gruppo Partito Democratico e l'opposizione voti a favore in modo da dimostrare responsabilità. Grazie.
PRESIDETNE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, la Consigliera Ruggeri.
Marta RUGGERI. Grazie, Presidente. Bisogna che mi esprima anch'io. Naturalmente voterò a favore di questa risoluzione, che è il frutto di una serie di proposte che vengono dall'opposizione. Tante volte avete chiesto un atteggiamento più propositivo da parte dell'opposizione, avete detto che avreste preso in considerazione i contributi su temi importanti come questo, come anche quello sul referendum. Sarebbe fondamentale, a mio avviso, trovare una strada che ampli un po' il perimetro del Governo e abbracci anche parte dell'opposizione perché certi tipi di riforme non passano se vengono portate avanti con questo atteggiamento. Avete avuto la prova ieri, abbiamo questa prova anche oggi, perché nei tanti punti che abbiamo sollevato, evidentemente, non ce n'è uno che abbia mosso il vostro interesse.
È stato presentato dalla maggioranza un solo atto, di fatto, a firma di un'unica Consigliera, quindi neanche condiviso tra i partiti, tra i Consiglieri. Ho visto che all'ordine del giorno c'era la proposta di mozione della Consigliera Sebastiani, punto, altre firme non c'erano. Le avrete aggiunte adesso, però quello non è un lavoro collettivo. Non lo so, ditemi, perché io ho ricevuto questo. Da quello che ho potuto visionare, sembrava che fosse la proposta di un singolo Consigliere e di una singola lista, che non fosse neanche condivisa all'interno della maggioranza. Mi dite che non è così, da un certo punto di vista mi fa piacere. Però su alcuni temi, come questo, forse, un passettino più avanti si potrebbe fare, perché penso che l'opposizione, nel suo ruolo propositivo, possa, ogni tanto, dare qualcosa che dalla maggioranza possa essere recepito. Ormai, questa legislatura è partita così, metto in conto che finirà così. Questi saranno cinque anni all'insegna della strafottenza e dell'arroganza che ho sentito, sì, purtroppo, le ho sentite - e non era il tono consueto – anche, a volte, dal Presidente Acquaroli, che fino al giorno della vittoria ha sempre avuto un atteggiamento estremamente istituzionale e corretto. Invece, in qualche intervento fatto in quest'Aula, ultimamente, si è lasciato andare un po' alla polemica e all'arroganza, che non è nel suo stile. Di solito queste cose si pagano, si pagano in termini elettorali. L'ha pagato il centro-sinistra un tempo, arriverà il momento in cui la pagherete anche voi, perché, quando ci si chiude in se stessi, convinti di avere tutte le soluzioni, succede che si fa un inciampo. Uno è arrivato ieri, i prossimi speriamo che arrivino presto.
Su un tema come la sanità un dialogo maggiore dovrebbe esserci, un'attenzione maggiore. Avremmo dovuto, forse, sforzarci di portare qualcosa, almeno una cosa, che ci accomunava come messaggio ai cittadini marchigiani, che, al di là della Giunta, al di là dell'Assessore Calcinaro… e torno ad augurargli un buon lavoro, perché ha una delega difficilissima e il fatto di aver separato l'edilizia sanitaria dall'organizzazione sanitaria, torno a dire, per me è stato un errore, perché c'è chi si tiene tutti i problemi e c'è chi, invece, va a spendere i soldi che sono arrivati da altri e fa bella figura. Quindi, vanno avanti le due deleghe con marce differenti e, purtroppo, qui ci troviamo, quasi sempre, a parlare e a inondare l'Assessore di domande, perché, quando ci sono momenti come questo, in cui ci potremmo confrontare sul tema, alla fine, avete visto come va a finire, si passa a parlare di altro.
Sinceramente, se posso dirla tutta, non credo che questo Consiglio sia servito a qualcosa per i marchigiani e me ne dispiaccio. Grazie.
PRESIDENTE. Proposta di risoluzione sulle mozioni nn. 37, 14, 20, 21, 34, 55, 56, 57 e 53 ad oggetto “Sanità regionale”. La pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale non approva)
PRESIDENTE. Ora passiamo alle dichiarazioni di voto sulla mozione n. 59 dei Consiglieri Sebastiani, Marinelli, Marcozzi, Putzu, Rossi, Marconi, “Potenziamento della sanità territoriale quale punto di riferimento clinico e sociale per le comunità locali”.
Ha la parola il Presidente Acquaroli.
Francesco ACQUAROLI. Grazie, Presidente. Mi scuso fin d'ora per il tono di voce, ma, purtroppo, oggi non è la migliore giornata per fare un intervento in Aula, ma mi premeva ribadire alcune cose.
La prima. Caro Consigliere Cesetti, se secondo lei noi siamo intervenuti per garantire come indirizzo o abbiamo voluto dare un indirizzo contrario al Dipartimento affinché mancasse il personale utile allo svolgimento, questa è un'accusa piuttosto grave. Credo che lei stesso già facendola capisca che è impossibile, è impensabile quello che dice: il Dipartimento ha una gestione autonoma dall'indirizzo politico. L'indirizzo politico non può far altro - come abbiamo fatto in tutte le altre situazioni in cui ci sono state indicate criticità - che chiedere alle Aziende di intervenire nei casi segnalati, per poter mettere subito in condizione le parti della nostra sanità di garantire i servizi essenziali.
Questa mattina io, per primo, ho chiesto all'Assessore Calcinaro di costituire una Commissione per verificare quanto è accaduto e, chiaramente se dovessero emergere delle fattispecie non consone, saremo i primi a dover prendere i provvedimenti necessari.
Una cosa è certa, quello che è scritto su quell'articolo, che anch'io ho letto, non solo è grave, ma è inaccettabile. L'operatività dei Dipartimenti deve esserci e non può esserci da parte della politica un indirizzo contrario. Non c'è stato nessun indirizzo contrario. Non credo che sia questo il caso di andare a strumentalizzare quello che eventualmente è accaduto, ma proprio perché sarebbe grave e inaccettabile, vedremo quello che dirà la Commissione una volta fatta la verifica. Cercheremo di ricostruire i fatti. Per quest'Aula potrà essere un'occasione in cui leggere e rendicontare quello che la Commissione interna…, che non è fatta per coprirci, caro Consigliere Cesetti, è fatta per accertare quanto è accaduto, perché noi non siamo in tutti i Dipartimenti.
Il sistema sanitario è molto complesso, ha oltre ventimila persone impegnate quotidianamente, solo quelle dirette, più quelle convenzionate, più quelle del privato convenzionato. Parliamo di un numero enorme e noi, con tutto lo sforzo che possiamo fare, non possiamo essere ovunque, quindi, proprio perché non possiamo essere ovunque, diamo un indirizzo.
Faremo chiarezza e una volta fatta chiarezza, se ci sono delle responsabilità, eventuali responsabilità, verranno segnalate agli organi competenti, com’è giusto che sia.
Il dibattito è stato interessante sotto certi punti di vista. Devo dirle, Consigliere, che proprio ho colto, ad esempio, nel suo intervento un aspetto che a me interessa molto, che è quello della programmazione. Noi ci siamo impegnati e abbiamo cercato, sia nei cinque anni precedenti, sia in questi sei mesi, di mettere in campo i presupposti per la revisione del Piano socio-sanitario e per l'approvazione della nuova legge sull'emergenza-urgenza, che credo fra poco potrà essere portata in Commissione. Chiaramente, tutto questo è propedeutico ad un aggiornamento degli atti aziendali, che non erano stati aggiornati da tantissimi anni, che sono stati praticamente approvati ed aggiornati di recente e che dovranno essere riaggiornati non appena il Piano socio-sanitario, con i nuovi studi sui fabbisogni, verrà approvato. Evidentemente incideranno tanti aspetti su questa stesura, su cui ognuno di voi in Commissione, ma anche in Consiglio, potrà fare proposte.
Voglio dire una cosa, le proposte devono essere consone a una tenuta e a una sostenibilità del sistema, perché venire qua e proporre qualcosa che, poi, il sistema non riesce a sostenere, non devo essere io a dirlo, va bene, ci sta, è una speculazione di natura politica, però non è la soluzione per il sistema.
Noi ascolteremo, io, l'Assessore, la Commissione, il Presidente di Commissione. I Consiglieri potranno prendere atto di quelle che saranno le vostre proposte negli atti che verranno esaminati da qui a un anno, un anno e mezzo, dalle Commissioni e dall'Aula. Sulla programmazione io ci sono, mi ci ritrovo totalmente, è stato il mantra dei cinque anni precedenti e deve essere il mantra anche della linea guida di questi cinque anni, quattro anni e mezzo. Perché credo che un sistema che non programma non crei visione, non riesca a organizzarsi, non dia certezze, diventi fragile e non costruisca la strategia della sanità regionale. Sicuramente le criticità ci sono, ci sono nella nostra Regione, ci sono in tante Regioni.
Ho sentito tante classifiche che ci vedrebbero - anche riferite a qualche anno fa - nelle condizioni peggiori della sanità nazionale. Io vi posso dire che ce ne sono tante che ci classificano nelle parti alte delle Regioni come sanità nazionale. Tanti riconoscimenti avuti, non solo da Torrette, ma anche da altri presidi sanitari. Agenas, più di una volta, ha nominato e cita la nostra Regione su eccellenze, anche per il dato di miglioramento delle prestazioni erogate. I livelli essenziali di assistenza, che poi sono quelli che identificano l'andamento di una sanità, sono quelli che vedono in crescita le erogazioni delle prestazioni e l'efficientamento dal dopo pandemia. Delle criticità che ci sono state, noi abbiamo cercato di fare tesoro e cercheremo di fare tesoro per risolverle. Certamente faremo tesoro anche di quello che è avvenuto ieri, cara Consigliera Ruggeri. Non so, mi scuso se qualche volta ho mancato di rispetto, ma sinceramente non mi sembra di averlo fatto. Certamente, quando in quest'Aula ascolto interventi assolutamente demagogici e fondati solo sull'illazione e la menzogna, un Presidente deve rispondere, ma non per difendere se stesso, per difendere l'onorabilità delle Istituzioni e la credibilità di una Regione. Quando noi parliamo, i messaggi vanno al di fuori di quest'Aula e quei messaggi arrivano anche a persone estranee al dibattito politico, che possono decidere se venire a lavorare o no nella sanità regionale, possono decidere se venire o no ad investire nella nostra regione, possono decidere e compiere delle scelte che ci riguardano direttamente e indirettamente. Quindi è compito del Presidente della Regione difendere, quando reputa e ritiene che sia necessario, la credibilità non solo dell'operato della Giunta, ma della verità di quello che qua dentro si cita.
Proprio rispetto a questo, prenderemo atto di quello che è stato il risultato di ieri, però non siamo troppo lontani da quello che è avvenuto il 28 e il 29 settembre anche sulla sanità. Prima in uno degli interventi, che ho citato, si diceva che noi siamo, in sostanza, alla perenne ricerca di scuse, voglio citarvi e ricordare i 37 miliardi di tagli che sono avvenuti dal 2012 al 2019, poi chiudo. Praticamente: nel 2012, -2,6 miliardi del Governo Monti; nel 2013, era il periodo del Governo Letta, -5,4 miliardi; nel 2014, sempre il Governo Letta, -8,4 miliardi; nel 2015, periodo del Governo Renzi, -8,2 e -2,4; nel 2016, periodo del Governo Renzi, -2; nel 2017, Governo Gentiloni, -4; nel 2018, Governo Gentiloni e poi Governo Conte, nel primo periodo, 3,1, fino al 2019. Ecco, 37 miliardi, che non hanno prodotto solo un effetto immediato, hanno prodotto un effetto anche negli anni successivi. Questa tabella vi prego di ricordarvela bene, perché io la cito in quest'Aula, in cinque anni e mezzo, per la prima volta, oggi, perché me l’avete ricordato. E’ giusto dirselo, quando ci date lezioni sui tagli, ricordatevi questa tabella, -37 miliardi, nomi, cognomi e periodi. Altrimenti, quando venite qua, sembra che ci sia una nostra volontà di non dare servizi, ma questo è frutto, come per i Medici di medicina generale…
Consigliere Nobili, ho apprezzato molto il tono e tanti dei suoi interventi, ma quando lei cita GIMBE sui Medici di medicina generale, lei cita qualcosa di cui io sono diventato padrone, mi scusi, non è presunzione, obtorto collo, della materia. I primi giorni del mese di dicembre 2020, quando ho visto la tabella, era un scenario drammatico. Per questo, da lì a poco abbiamo deciso, ogni anno, di stanziare 3 milioni di euro per le borse di specializzazione, perché sapevamo che andavamo incontro a una catastrofe sotto quel punto di vista. Come lei sa, perché è una persona molto intelligente, per formare un medico occorrono dieci anni e il turnover potrà essere recuperato solo quando i medici formati saranno di più di quelli che andranno in pensione.
Il tema è molto importante, quello della sanità, dobbiamo affrontarlo insieme in maniera costruttiva, perché, se si sceglie la strada della propaganda… Non è che noi, cara Consigliera Ruggeri, e chiudo, non vogliamo prendere atto delle vostre proposte, ma prendere atto di proposte che cozzano con la sostenibilità del sistema, non è che non lo vogliamo, ci è impossibile. Non possiamo prendere in giro e approvare qualcosa che è irrealizzabile perché significa prendere in giro i marchigiani. Allora è meglio dire le cose come stanno subito senza andare oltre. Quando, invece, le vostre proposte saranno allineate a quello che dice la volontà politica, ma anche sostenibile dal punto di vista tecnico, noi sicuramente lo faremo. C'è qualcuno di voi, e mi rivolgo alla maggioranza, che non vuole essere accanto, soprattutto, alle tematiche sociali, alle case di riposo, alla tematica delle liste d'attesa? Non credo. Il tema è che per affrontare…
Sulle liste d'attesa – chiudo - ho chiesto al Presidente di AGENAS, prima, se pubblica le classifiche. Magari avrete ragione voi che siamo messi così tanto male, magari, avremo ragione noi che non è proprio così come dite voi. Vedremo quando saranno pubblicate le classifiche, vedremo e le paragoneremo alle Regioni che voi tante volte citate qui dentro. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Cesetti.
Fabrizio CESETTI. Grazie, Presidente. Solo per chiarire. Il fatto personale in questo: il Presidente Acquaroli… io non ho molta dimestichezza con il bar, sono quasi astemio.
Siccome il Presidente Acquaroli poc'anzi, mi ha attribuito nell'intervento mio un'affermazione che non ho fatto, vorrei chiarirla, tutto qui.
PRESIDENTE. Quale affermazione?
Fabrizio CESETTI. L'affermazione che io avrei detto che loro, di fatto, hanno impedito, che ne so, lì al centro trasfusionale eccetera, eccetera…
(interventi fuori microfono)
Fabrizio CESETTI. Presidente Pasqui, a me non provoca alcun dolore se non mi fa intervenire, volevo soltanto chiarire a beneficio del sempre ottimo rapporto istituzionale tra me e il Presidente Acquaroli, che è consolidato da sei anni. Pur non condividendo nulla del Presidente Acquaroli, è noto che io e il Presidente Acquaroli abbiamo un ottimo rapporto istituzionale nella diversità. Volevo semplicemente chiarire. Guardi, è semplice, non è il fatto personale. Io innanzitutto ho citato…
PRESIDENTE. Consigliere Cesetti, non mi sembra che ci sia alcun fatto personale. Mi perdoni, lei sa che io sono disposto, disponibilissimo, e cerco di tenere una linea di correttezza, ma, onestamente, non mi sembra e credo che lei lo sappia come lo so io.
Fabrizio CESETTI. Presidente, la ringrazio, metterò lo stralcio del video del mio intervento su Facebook. A posto.
PRESIDENTE. Mozione n. 59. La pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
La seduta è tolta.
La seduta termina alle ore 16:15.