Resoconto della seduta n.19 del 28/04/2026
SEDUTA N. 19 DEL 28 APRILE 2026
La seduta inizia alle ore 10:55
Presidenza del Presidente
Gianluca Pasqui
PRESIDENTE. Buongiorno a tutti. Dichiaro aperta la seduta dell’Assemblea legislativa regionale n. 19 del 28 aprile 2026. Do per letto il processo verbale della seduta n. 18 del 21 aprile 2026, il quale, ove non vi siano opposizioni, si intende approvato ai sensi del comma 4 dell'articolo 53 del Regolamento interno.
Richiamo, inoltre, ai sensi del comma 5 dello stesso articolo, l’attenzione di tutti i Consiglieri sulle comunicazioni distribuite, con cui porto a conoscenza dell’Assemblea quanto espressamente previsto dal Regolamento interno.
Interrogazione n. 168
ad iniziativa dei Consiglieri Piergallini, Mancinelli, Catena, Cesetti, Mastrovincenzo, Mangialardi, Vitri, Caporossi, Nobili, Ruggeri, Seri
“Stato della diffusione della cocciniglia nelle Marche e iniziative urgenti della Regione”
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 168 dei Consiglieri Piergallini, Mancinelli, Catena, Cesetti, Mastrovincenzo, Mangialardi, Vitri, Caporossi, Nobili, Ruggeri, Seri.
Ha la parola, per la risposta, l'Assessore E. Rossi.
Enrico ROSSI. Grazie, Presidente. Premesso che: a seguito dei primi riscontri della presenza dell'organismo nocivo nelle Marche, il Servizio Fitosanitario Regionale, con decreto del Dirigente tecnico del Settore di competenza del 2024, ha provveduto all'individuazione di un'area delimitata e all'adozione di misure fitosanitarie per l’eradicazione coerenti con le disposizioni del citato decreto ministeriale del 2021; il Servizio Fitosanitario Regionale esegue annualmente, nell'ambito del piano nazionale di sorveglianza, attività di verifica dello stato fitosanitario del territorio e monitoraggi. nelle aree delimitate per individuare la presenza di infestazioni di Toumeyella parvicornis. Allo stato delle premesse si forniscono elementi utili all'aggiornamento dell'attuale situazione fitosanitaria della Cocciniglia tartaruga nelle Marche. Nel 2025 il Servizio Fitosanitario Regionale - SFR - ha ispezionato 253 siti sparsi nel territorio regionale al fine di verificare la presenza/assenza dell'organismo nocivo sulle piante del genere Pinus a dimora in ciascun sito di indagine e ha effettuato più di 300 controlli ufficiali presso i siti di produzione di operatori professionali vivaisti, diversi dei quali con piante del genere Pinus in vaso o in terra in fase di allevamento e/o commercializzazione. Gli elementi raccolti con la sorveglianza effettuata dal SFR nel corso dell'anno 2025, unitamente alle segnalazioni pervenute, consentono di affermare che si è verificata una ulteriore diffusione dell'organismo nocivo in aree precedentemente indenni dallo stesso mappate in uno specifico quadro di conoscenza. Il SFR sta predisponendo gli atti amministrativi relativi alla nuova delimitazione, confermando le misure già introdotte con il decreto del settore del 2024, in quanto coerenti con le disposizioni nazionali di emergenza fitosanitaria. Il Servizio Fitosanitario Regionale ha predisposto una bozza di piano di azione regionale che sarà presentata al Comitato Fitosanitario Nazionale nel prossimo mese di maggio 2026. A seguito dell'adozione del decreto del 2024 il SFR ha inoltrato a tutte le Amministrazioni comunali interessate una nota informativa sul ritrovamento della Cocciniglia tartaruga nelle Marche e ha promosso un incontro tecnico presso la sede del Comune di Grottammare. Il SFR ha contatti costanti con i Carabinieri Forestali per la gestione delle diverse emergenze fitosanitarie presenti sul territorio e a titolo di esempio i due Enti hanno recentemente partecipato con proprie relazioni ad un'iniziativa divulgativa in merito ai rischi da emergenze fitosanitarie e rivolta ai produttori marchigiani del vivaismo ornamentale. Il Servizio Fitosanitario Regionale ha espresso parere favorevole alle richieste pervenute dalle Amministrazioni comunali ai fini di consentire deroga alla legge regionale n. 25 del 1988 che vieta i trattamenti con prodotti fitosanitari all'interno dei centri abitati, ritenendo l'esecuzione degli interventi di endoterapia proposti dalle medesime Amministrazioni compatibile con le disposizioni del Piano di azione nazionale sull'uso dei prodotti fitosanitari adottato con decreto interministeriale del 2014. Maggiori informazioni sull'efficacia delle diverse tecniche di endoterapia disponibili sul mercato sono attese dai risultati di una sperimentazione coordinata dal CREA-DC, i cui risultati, tuttavia, non sono ancora disponibili. Il Servizio Fitosanitario Regionale ha riportato nell'ambito del Comitato Fitosanitario Nazionale del 16 marzo la situazione di incremento della diffusione della dannosità della Cocciniglia tartaruga nelle Marche, chiedendo che la regione sia inclusa quanto prima nel programma nazionale di lotta biologica che prevede lanci inoculativi del predatore Thalassa montezumae. Grazie.
Presidenza del Vicepresidente
Giacomo Rossi
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Piergallini.
Enrico PIERGALLINI. Grazie, Presidente. Grazie, Assessore, per la risposta che reputo quasi completamente soddisfacente, perché risponde ai punti sollevati nell’interrogazione e dà anche la misura dell'impegno del Servizio Fitosanitario e delle azioni messe in campo. Che cosa manca principalmente? Manca - forse era l'ultima richiesta, che spero, poi, nel corso degli ulteriori approfondimenti che la Regione farà potrà assecondare - la richiesta di essere al fianco dei Comuni per ottenere fondi per affrontare il problema. Teniamo conto che la Cocciniglia tartaruga, dalla Campania, attraverso il Lazio, l'Abruzzo e in altre Regioni sta creando danni enormi con un impatto grandissimo sui bilanci dei Comuni che devono affrontare questo problema. Qualche dato: il Comune di San Benedetto del Tronto ha recentemente investito 30.000 euro; il Comune di Martinsicuro altri 25.000 euro, altrettanti, se non di più, il Comune di Villa Rosa; lo stesso Comune di Grottammare mi aggiornava che si stimano, appunto, in decine di migliaia di euro i costi necessari per i trattamenti endoterapici e, purtroppo, per gli eventuali abbattimenti e piantumazioni che si renderanno necessari. Io personalmente ho dovuto affrontare il problema del Punteruolo rosso e al tempo la Regione intervenne al fianco dei Comuni per sostenere queste spese. Dato il monitoraggio che è stato effettuato, date le azioni che si stanno mettendo in campo, chiedo alla Regione, al termine di questo periodo di studio, di indagine, di fare uno sforzo e, almeno per i Comuni che rientrano all'interno del perimetro, sostenerli per queste azioni che sono determinanti. Tenete conto che il paesaggio delle nostre pinete potrebbe essere seriamente compromesso come sono state compromesse alcune pinete storiche romane, pensate ai Fori, per esempio, con migliaia di abbattimenti. Per giunta perderemmo non solo un'icona verde delle nostre spiagge, dei nostri litorali, ma, anche, perderemmo tutta la funzione che il Pino domestico svolge in natura anche per il nostro benessere. Grazie.
Interrogazione n. 178
ad iniziativa dei Consiglieri Marcozzi, Biondi, Pasqui
“Aggiornamento in merito al parere legale annunciato relativamente all'intervento finanziato nel Comune di Appignano del Tronto - PSR Marche 2014-2020”
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 178 dei Consiglieri Marcozzi, Biondi, Pasqui.
L'Assessore non è pronto, quindi, aspettiamo la comunicazioni dell'Assessore.
Interrogazione n. 124
ad iniziativa dei Consiglieri Vitri, Mancinelli, Catena, Cesetti, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini
“Procedura di accettazione dei prelievi sanitari effettuati a domicilio”
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 124 dei Consiglieri Vitri, Mancinelli, Catena, Cesetti, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini.
Ha la parola, per la riposta, l’Assessore Calcinaro.
Paolo CALCINARO. Grazie, Presidente. Riferisco quanto mi è stato inviato dall’AST Pesaro Urbino. All'AST Pesaro Urbino sono pervenuti degli esposti nei quali venivano segnalate gravi criticità riguardanti i prelievi domiciliari eseguiti da personale esterno all'Azienda. Secondo quanto riportato negli esposti, alcuni soggetti avrebbero operato senza i requisiti previsti, con prestazioni non riconducibili all'occasionalità come alcuni avrebbero dichiarato nella modulistica in uso. Tale attività sarebbe stata favorita dall'assenza di controlli incrociati con ricadute su correttezza amministrativa, tracciabilità delle prestazioni sanitarie e concorrenza leale tra professionisti. L’AST ha provveduto a dare avvio alle necessarie verifiche, presso l'intero territorio provinciale, che riguardano, perlopiù, le dichiarazioni rese dai singoli operatori su moduli rilasciati all’azienda e, per la gravità delle criticità lamentate, il 23 gennaio sono state sospese le attività svolte da tutte le categorie di soggetti nell'intero territorio provinciale, in attesa dell'esito delle verifiche in corso. Eseguiti i primi accertamenti, in data 11 febbraio, l'AST ha ripristinato i prelievi domiciliari per tutte quelle categorie per le quali non si sono rilevate criticità, quali: il personale dipendente AST in attività istituzionale, il personale delle strutture socio-assistenziali private e accreditate, le associazioni di volontariato e le cooperative ed enti del terzo settore. Questi soggetti continuano, ad oggi, ad operare regolarmente. L'unica categoria per la quale gli accertamenti non si sono conclusi riguarda, invece, i liberi professionisti, dal momento che gli stessi hanno sottoscritto centinaia di dichiarazioni che l'Azienda sta, al momento, verificando. Compito dell'AST, infatti, è quello di verificare la correttezza delle autocertificazioni rese dai singoli professionisti e certamente non intende sostituirsi agli organi di polizia giudiziaria, ma ha l'obbligo di verificare la veridicità delle dichiarazioni, che secondo gli esposti prevenuti presenterebbero gravi irregolarità. Dunque, non c'è alcuna retromarcia, ma solo esclusivamente un'attenta e doverosa attività di controllo per accertare, a garanzia della sicurezza e della qualità delle prestazioni: chi sono i soggetti che consegnano i campioni, la loro qualifica professionale, la corretta conservazione dei campioni, la riferibilità del campione all'utente. Al termine degli accertamenti, che si concluderanno entro pochi giorni, verrà adottata una nuova procedura, valida per tutti coloro che non hanno alcun rapporto con l'Azienda, che elimini, quindi, le criticità evidenziate. Un'ultima considerazione. Compito dell'AST è quello di garantire gratuitamente le prestazioni ai soggetti disabili e anziani senza la necessità che gli stessi si rivolgano ai liberi professionisti e per questo nel 2017 la Regione ha stipulato un accordo con i privati accreditati, ad oggi ancora vigente, che ha attribuito a questi ultimi la possibilità di effettuare prelievi a domicilio con un budget aggiuntivo. Quindi non risulta vero che l'attività di prelievo venga svolta esclusivamente dall’ADI ma anche da altre figure, tra cui il privato accreditato, che, nel caso in cui gli operatori dipendenti non riescano a far fronte alle richieste, va a completare l'offerta sul territorio. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, la Consigliera Vitri.
Micaela VITRI. Grazie, Presidente. Grazie, Assessore. Come saprà, questa interrogazione l'ho presentata in seguito ad una disposizione dell'AST che aveva effetto immediato e che, soprattutto nel metodo, aveva creato molti problemi, perché non aveva avuto la relativa comunicazione sia sugli operatori che sui pazienti. Di conseguenza molte persone si erano recate a consegnare i prelievi e venivano respinte. Poi, grazie anche ad alcuni appelli e segnalazioni pubblici sulla stampa che io stessa ho portato avanti, c'è stata una vera e propria retromarcia un paio di settimane dopo, tanto che, come lei stesso ha ammesso, in data 11 febbraio l'AST è intervenuta per ripristinare l'accettazione dei prelievi da parte di alcuni utenti. Oggi, però, mi ha detto anche che state valutando una nuova procedura. Vorrei capire qual è questa nuova procedura, visto che non mi ha dato nessun dettaglio in più sulle modalità organizzative, mi ha detto semplicemente che si occuperanno gli infermieri dell'ADI, quindi dell'assistenza domiciliare, ma anche il privato accreditato. Vorremmo capire se questa nuova procedura coinvolge o taglia fuori anche i volontari che normalmente sono a disposizione delle persone più fragili. Ricordo che questa protesta è esplosa non solo da parte mia, ma da parte anche di tante persone fragili, perché si sono trovate improvvisamente nella situazione di non poter portare personalmente i prelievi negli ambulatori. Quindi, in questo momento non sappiamo quale sarà il futuro della procedura, visto che lei non mi ha dato altri dettagli e faccio un po' fatica, ovviamente, a valutarla. Ciò che posso dire è che, per fortuna, siete tornati indietro su una decisione presa improvvisamente per combattere l'abusivismo - mi ha dato anche lei questa motivazione -, ma in maniera anche un po' frettolosa, perché se avete notato che c'erano degli infermieri abusivi che andavano a domicilio a effettuare il prelievo, a portarlo, forse non serviva fare completamente piazza pulita di tutti coloro che, invece, svolgono un servizio indispensabile. Perché in questo modo hanno messo in difficoltà anche gli stessi infermieri dell'ADI che hanno avuto un sovraccarico di lavoro, non potendo più appoggiarsi ovviamente a volontari, associazioni, si è creato improvvisamente un vuoto tra coloro che, invece, continuavano a dare questo servizio anche in modo volontario. E le voglio far presente che, a proposito dei moduli, questi moduli continuano a garantire chi svolge questo servizio in…
PRESIDENTE. Prima di passare all'interrogazione n. 126 vorrei salutare i nostri graditi ospiti: le classi V A e V B dell’Istituto Comprensivo di Corinaldo e le classi V A e V B di Casette D’Ete, Istituto Comprensivo di Sant'EIpidio a Mare. Ciao ragazzi e benvenuti
L’interrogazione n. 178, a cui doveva rispondere l'Assessore Rossi, è rinviata.
Interrogazione n. 126
ad iniziativa del Consigliere Nobili
“Crolli e urgenti interventi di messa in sicurezza della porzione regionale del complesso dell’ex ospedale psichiatrico ‘San Benedetto’ di Pesaro: tutela del bene, incolumità pubblica, competenze e cronoprogramma degli interventi”
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n.126 del Consigliere Nobili.
Ha la parola, per la riposta, l’Assessore Calcinaro.
Paolo CALCINARO. Grazie, Presidente. Allora, leggo quanto riportato dall'AST Pesaro Urbino. Tra l'altro ho visto che l'interrogazione è del 5 febbraio, successivamente a quella data sono andato anche sul posto e posso confermare che quello che è scritto qui è quello che è. E’ stato confermato sul posto anche dalla presenza del Sindaco di Pesaro. Peraltro credo che ci fosse anche la Consigliera Vitri in quella occasione. Quindi vado alla risposta.
Il complesso edilizio ex ospedale psichiatrico “San Benedetto” di Pesaro, in passato di totale proprietà dell'ASUR Marche, è stato oggetto, nel mese di aprile 2021, di un protocollo di intesa tra ASUR Marche, Comune di Pesaro e Regione Marche per il recupero e la riqualificazione. Con la sottoscrizione del suddetto protocollo di intesa, approvato con delibera di Giunta regionale n. 304 del 2021, venivano delineate tutte le attività di competenza di ogni singolo soggetto pubblico firmatario, finalizzate al recupero e alla riqualificazione del bene. In particolare l'ASUR Marche si impegnava a cedere al Comune di Pesaro i locali, compresa la lavanderia. La Regione Marche si impegnava a collaborare economicamente con ASUR per realizzare gli interventi di recupero edilizio di cui al punto b) degli impegni di ASUR Marche. Il Comune di Pesaro si impegnava a predisporre ed approvare una variante urbanistica non sostanziale al Piano regolatore, allo scopo di suddividere l'intervento sul complesso di San Benedetto in più unità funzionali. La proprietà dell'intero complesso immobiliare risulta oggi così divisa: Comune di Pesaro, la porzione di parte dell'edificio prospicente Corso XI Settembre, annesso ad L, verde pubblico ed ex lavanderia; proprietà dell'AST Pesaro Urbino è la parte del fabbricato insistente sulle Vie Belvedere e Mamolabella e la Schiera di Via Mamolabella. Il Comune di Pesaro ha dato, tra l'altro, avvio ai lavori di ripristino di parte delle proprietà, iniziando dall' “annesso ad L”. In data 6 marzo 2026 si è svolto l'incontro presso l'immobile oggetto di interrogazione alla presenza del Comune di Pesaro, la Regione Marche, l'Assessorato alla Sanità, la Direzione e l'Ufficio tecnico dell'AST Pesaro Urbino, finalizzato a prendere visione dello stato di avanzamento dei lavori da parte del Comune e le condizioni della porzione di proprietà di AST Pesaro Urbino. Quindi sul fabbricato AST per la parte del fabbricato insistente sulle Vie Belvedere e Mamolabella: in generale l'edificio presenta un avanzato degrado a causa di infiltrazioni d'acqua - è messo male - in particolare, la chiesa facente parte della porzione di proprietà AST Pesaro Urbino è in stato di degrado. Credo che quello che serva è sapere che, con nota del 13 gennaio 2026, il Dipartimento per la tutela… Soprintendenza Marche Nord chiedeva all'AST Pesaro Urbino di provvedere con urgenza ad eseguire i lavori e gli interventi provvisori indispensabili ad evitare ulteriori aggravamenti dello stato di conservazione. Il 12 febbraio 2026 l'AST rispondeva di aver dato la progettazione proprio per il ripristino della copertura della cappella sita nell'ex ospedale San Benedetto di Pesaro e veniva affidato ad un architetto l'incarico di progettazione e direzione lavori di messa in sicurezza che consisteranno nella ricostruzione della copertura per quella porzione di edificio. Il progetto è in consegna per il prossimo mese di giugno e c'è stato anche l'impegno, poi, a provvedere ai lavori di messa in sicurezza. Mentre per la Schiera di Via Mamolabella, che non presenta questa difficoltà, che abbiamo visto in quell'altra porzione, potrebbe essere presa in considerazione una messa in vendita.
Il riferimento per lo sviluppo progettuale è il piano di recupero del 2007 con l'allora vigente regolamento comunale che permetteva anche una possibilità di sviluppare il 50% in soppalchi.
Occorre procedere all'incarico per la stima dell'immobile e successiva vendita, ovviamente, sempre di concerto, con il Comune di Pesaro, perché questo è fondamentale. In tutto questo tempo ed ancora oggi si è sempre provveduto alla messa in sicurezza dell'immobile finalizzata a che la vetustà dello stesso non arrechi danni a soggetti esterni. Aspettiamo, quindi, il computo per poter poi eseguire la messa in sicurezza di quella prima parte, di quella della chiesa. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Nobili.
Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. Grazie, Assessore. Mi pare che ci sia la consapevolezza che stiamo parlando di un immobile di particolare rilevanza per tutta una serie di ragioni. Voglio sperare che questa messa in sicurezza sia effettiva. Ho trovato la sua risposta a tratti dubitativa, nel senso che è un auspicio quasi quello di provvedere alla messa in sicurezza. Qui c'è un tema che riguarda il degrado della struttura dell'ex ospedale psichiatrico che è in una fase particolarmente avanzata e, se mi consente, non si doveva arrivare a questo punto, non si doveva arrivare alle sollecitazioni formali da parte della Soprintendenza. È un tema quello di intervenire con le opere che evitino ulteriore degrado ed evitino situazioni di pericolo. Ma poi c'è un altro tema sullo sfondo. Che destinazione avrà questa struttura? Abbiamo capito che c'è un protocollo d’intesa con il Comune di Pesaro. Il Comune di Pesaro mi sembra avere le idee abbastanza chiare sul punto, perché si sta parlando di un intervento di housing sociale, molto meno chiare ce le ha la Regione, ce le ha la struttura sanitaria. Credo che, rispetto a una situazione di tale rilevanza, sia bene impegnarsi, approfondire le criticità e, soprattutto, dare le risposte. Cioè non ci si può limitare a un vago richiamo ad interventi di messa in sicurezza, peraltro parziali e tardivi, bisogna fare molto di più, perché stiamo parlando di un intervento di particolare rilievo su cui l'Amministrazione comunale di Pesaro investe risorse non banali. Mi pare ben strano che parte di quella struttura, invece, per quanto possa essere messa in sicurezza, rimanga in uno stato di abbandono, perché la Regione Marche ha le idee molto confuse. Con questa mia interrogazione spero di accendere un riflettore sulla problematica, ma spero, soprattutto, che l'Amministrazione regionale si impegni per immaginare davvero che utilizzo voglia fare di quel contenitore così significativo. Grazie.
Interrogazione n. 145
ad iniziativa dei Consiglieri Cesetti, Mancinelli, Catena, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini, Vitri
“Determina del Direttore Generale AOU Marche n. 589 del 10/07/2025 ad oggetto ‘Scrittura privata tra Servizi Ospedalieri S.p.A., in proprio e quale mandataria RTI con Servizi Italia S.p.A. e Azienda Ospedaliero Universitaria delle Marche, sottoscritta in data 09/07/2025 - Presa d’atto’”
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n.145 dei Consiglieri Cesetti, Mancinelli, Catena, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini, Vitri.
Ha la parola, per la riposta, l’Assessore Calcinaro.
Paolo CALCINARO. Grazie, Presidente. Rispondo quanto mi viene trasmesso dall'Azienda Ospedaliero Universitaria delle Marche. La transazione nell'ambito del giudizio incardinato da Servizi Ospedalieri con atto di citazione e con una richiesta di condanna per 2.870.000 euro è stata sollecitata dal Giudice Civile come emerge dall'ordinanza ex art. 127 cpc, allegata a questa risposta, che ha disposto il tentativo di mediazione, segnalando che “evidenzia le conseguenze processuali della mancata partecipazione al procedimento di mediazione di cui all'articolo 12 bis del decreto legislativo n. 28 del 2010”. Nell'ambito della mediazione la scrivente Azienda, quindi, ha nominato come proprio consulente il Professor XY, Direttore del Dipartimento di Management dell'Università Politecnica delle Marche, dal primo novembre 2012 ,e ordinario di Economia Aziendale, che si è relazionato per l'esecuzione dell'incarico con il RUP e il DEC del contratto, ciò in ragione della complessità dei calcoli, delle indagini necessarie per verificare l'effettiva erogazione, da parte dell'appaltatore, di forniture diverse e/o ulteriori rispetto a quelle previste contrattualmente. Il tavolo tecnico esperito dal Professor XY con il consulente della parte attrice ha concluso in data 17 aprile 2025 per il minor credito di 780.000 euro a favore dell'appaltatore Servizi Ospedalieri S.p.A., tenendo in debito conto la domanda riconvenzionale proposta all'azienda ospedaliera. In sede di transazione, accessiva all'attivato provvedimento di mediazione, l'Azienda ospedaliera ha preteso che venisse definito non solo il giudizio civile ma anche quello pendente avanti al TAR del 2023 ed avente ad oggetto la richiesta di revisione dei prezzi riferita sempre all'appalto oggetto del giudizio civile, nonché le ulteriori pretese lamentate da Servizi Ospedalieri S.p.A. e relative all'aggiudicazione da parte di altro ente delegato, del nuovo appalto del servizio lavanolo per via dell'erroneità dei contenuti della lex specialis. In ragione delle valutazioni espresse dal tavolo tecnico si è conclusa la transazione sottoscritta dai tecnici di parte, Professor XY e Dottor XX, con la suindicata che è stata financo oggetto di ulteriore istruttoria, i cui esiti sono riportati nella nota acquisita al protocollo aziendale del 17 aprile 2025, avente ad oggetto “Nota metodologica a supporto transazione fra Servizi Ospedalieri S.p.A. e Azienda Ospedaliero Universitaria delle Marche”. Il parere del legale interno, con cui è stato condiviso il percorso transattivo, è stato espresso in data 23 maggio 2025 e nello stesso è stato indicato l'iter amministrativo prevedente l'adozione di una determina di “alta amministrazione” a conclusione dell'intero procedimento, compresa la trasmissione ai competenti organi di controllo. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Cesetti.
Fabrizio CESETTI. Grazie, Presidente. Grazie, Assessore, e, ovviamente, non sono per niente soddisfatto della risposta. Questo a prescindere da una sua responsabilità, perché non mi è stata data risposta alle domande che ponevo e questo ci pone anche il tema relativo a cosa servano le interrogazioni, che sono atti ispettivi. Non possiamo venire qua - e questo riguarda tutti gli Assessori - a riportare il documento istruttorio del soggetto che è oggetto della interrogazione, perché così è troppo facile. Ma le interrogazioni servono anche per mettere la Giunta nella condizione di controllare l'operato delle strutture tecniche rispetto ai fatti di competenza della Giunta regionale e vedere come sono state espletate le attività gestionali. Perché, come diciamo nell'interrogazione, ai sensi dell'articolo 97 della Costituzione, l'azione amministrativa deve ispirarsi ai principi di buon andamento, imparzialità, trasparenza e, soprattutto, legalità, che impongono una puntuale istruttoria e una motivazione rafforzata quando ci sono questioni di rilevante interesse economico.
Nel caso di specie manca, è assente, non c'è un RUP, non c'è un documento istruttorio, non è dato rinvenire l’an debeatur ed il quantum debeatur rispetto alle diverse controversie che sono state transatte. E qui c'è un altro tema, perché non è soltanto stata transatta la controversia pendente dinanzi al Giudice Civile e non può valere soltanto l'invito del Giudice Civile ad una conciliazione, perché il Giudice deve applicare la legge e deve decidere secondo legge, può invitare le parti a conciliare, ma, ovviamente, la transazione… Se ci sono le condizioni lo deve stabilire innanzitutto il RUP e si deve motivare sulla base di un documento istruttorio. Ci torneremo su questo, Assessore, con un accesso agli atti, perché vogliamo vedere la transazione, ma vogliamo anche vedere tutti gli atti antecedenti e successivi e, soprattutto, perché siano state transate altre questioni. Grazie.
Interrogazione n. 183
ad iniziativa dei Consiglieri Mastrovincenzo, Catena, Mancinelli, Cesetti, Mangialardi, Piergallini, Vitri
“Fondo regionale di solidarietà”
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 183 dei Consiglieri Mastrovincenzo, Catena, Mancinelli, Cesetti, Mangialardi, Piergallini, Vitri.
Ha la parola, per la riposta l’Assessore Calcinaro.
Paolo CALCINARO. Grazie, Presidente. Diciamo questo che il fondo di solidarietà a sostegno degli utenti e Comuni per il pagamento delle rette nelle residenze per persone con disabilità e persone con problemi di salute mentale fu avviato nel 2017. Oggi è stato superato - devo dire dopo anni in cui non è stato previsto - con la programmazione del cosiddetto “Multileva” che, però, viene da anni precedenti. Infatti, nell'ambito della suddetta manovra, è stato previsto un intervento specifico volto proprio al sostegno delle famiglie a reddito medio/basso. Voglio anche aggiornare che, proprio in questi giorni, il Ministero ha firmato la Convenzione che permetterà alla Regione di poter uscire con la manifestazione di interesse, il bando per l'accesso a questi 250 euro mensili, così come abbiamo anche stabilito con un accordo con le principali sigle sindacali per arrivare a questo risultato. Quindi, tanto per far capire, i fondi oggi a disposizione con l'effetto “Multileva”, che ha inglobato, perché si tratta un po' della stessa tipologia di operazione, sono: 7.693.000 euro di fondi comunitari, 1.967.000 euro di fondi POC 2014-2020, per un totale di quasi 10 milioni per la copertura delle annualità 2026 e 2027.
La manovra si attuerà, appunto, con l'erogazione di 250 euro mensili a ciascun beneficiario e prevede un accesso sulla base dell'ISEE. Il limite di ISEE sarà quello di 25.000 euro, quindi un limite nemmeno troppo basso, per i fondi comunitari e 20.000 euro per i fondi POC. Quello che tengo a dire è che questa programmazione è avvenuta dopo una lunga serie di confronti e condivisioni anche con i Sindacati, con gli Enti gestori, con gli Ambiti Territoriali, attraverso diverse riunioni, a cui sono stato presente. Attualmente è in fase di sottoscrizione la Convenzione con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali per l'attuazione degli interventi. Seguirà, quindi, la delibera di Giunta di approvazione dei criteri ai fini dell'emanazione dell'avviso rivolto agli Ambiti Sociali. C'è una stima di destinatari che è di circa 1.600 soggetti, sicuramente, una platea maggiore di quella che toccava il Fondo di solidarietà. Ora credo che non sfugga a quest'Aula come il tema… adesso abbiamo questo importante passaggio, poi il tema sarà quello della continuità.
Questo è il tema politico vero, abbiamo detto che abbiamo questi due anni di fronte, ma poi dovremmo trovare la maniera strutturale, magari appoggiandoci alla prossima programmazione europea. Quindi su questo ci si dovrà impegnare politicamente, però attualmente l'operazione è molto importante ed è, appunto, di 10 milioni su due anni. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Mastrovincenzo.
Antonio MASTROVINCENZO. Grazie, Presidente. Assessore, prendo atto che lei per primo mette in evidenza quello che è il problema dei problemi su questo intervento, cioè quello della continuità. Ricordo che il Fondo di solidarietà aveva finanziato interventi importanti a favore di utenti e Comuni fino, praticamente, al 2024, dopo, nella legge di stabilità 2025, il fondo era stato azzerato, o quasi, a 179.000 euro, passando da 3 milioni circa a 179.000 euro, e nel 2026 è stato completamente azzerato. Ora lei ci propone la terza gamba del progetto “Multileva” sostanzialmente. Però va detto, ribadito, che questo intervento che voi proponete, che ancora deve essere messo in campo, non ha una continuità, perché varrà comunque per due anni a differenza del Fondo di solidarietà, che, invece, era un fondo che di anno in anno, a partire dal 2017, veniva finanziato. Ma, soprattutto, parliamo, in questo caso, di fondi europei che, ancora una volta, vanno a sostituire i fondi regionali, scelta sbagliatissima, perché, quando non ci saranno più - in questo caso addirittura fra due anni -, ci chiediamo chi e come si finanzieranno questi progetti. Dopodiché quello che sembra è, almeno una parte del finanziamento, che lei ha enunciato, sono, appunto, tutti fondi europei, sia prelevato da misure specifiche rispetto alla promozione del lavoro delle donne. Non invidio il dirigente che dovrà firmare questo atto, perché, di fatto, si tolgono fondi europei vincolati verso una determinata misura e si mettono su un altro tipo di intervento che, ripeto, lascerà, in futuro, in grosse difficoltà Comuni e famiglie. Grazie.
Interrogazione n. 189
ad iniziativa del Consigliere Putzu
“Chiarimenti urgenti in merito allo spostamento del servizio SERD della AST di Fermo e all'individuazione della nuova sede”
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 189 del Consigliere Putzu.
Ha la parola, per la riposta, l’Assessore Calcinaro.
Paolo CALCINARO. Grazie, Presidente. Vado a relazionare relativamente alla nota pervenutami dalla AST 4, direttamente dal Direttore. Tolgo un po' la parte iniziale sulle funzioni del SERD, che conosciamo tutti e che sono veramente strategiche per il nostro territorio.
Vado a segnalare come in data 17 settembre 2024, a seguito di una forte perturbazione abbattutasi sul territorio della provincia di Fermo - quando abbiamo avuto anche quel principio di alluvione sulla città di Porto Sant'Elpidio - la sede distrettuale di Porto Sant'Elpidio, in via della Montagnola, che accoglie anche il servizio dipendenze, appunto, ha fatto registrare infiltrazioni di acqua piovana in maniera massiccia e ingenti danneggiamenti per un consistente importo a carico dell'AST Fermo, con l'Azienda sanitaria fermana che è già intervenuta con lavori di manutenzione per la bonifica dei luoghi, per il ripristino delle condizioni di salubrità e della regolarità del servizio, attivatasi nel contempo per la richiesta di fondi sulla scia della calamità naturale. Ma per questo si è in attesa. Credo che sia stato un intervento di circa 200.000 euro quello fatto sulla sede attuale. Quindi il Direttore ha aperto una serie di tavoli e confronti con i maggiori Comuni della provincia: il Comune di Fermo, con l'allora Sindaco Paolo Calcinaro, presente, il Comune di Porto Sant'Elpidio e il Comune di Porto San Giorgio alla costante presenza del Vicesindaco di allora e attuale. Abbiamo avuto questi incontri nel 2025, a giugno e poi a fine agosto, in cui ci siamo detti aperti… all'inizio c'era anche stata una disponibilità del Comune di Porto San Giorgio a trovare una sede nel proprio Comune, poi non si è avuta come possibilità concreta. Quello che è uscito fuori è che noi dobbiamo sfruttare una possibilità effettivamente concreta, quella che si aprirà all'indomani dello spostamento dell'ospedale dal Murri a Campiglione. Questo non significa che domani il SERD va al Murri”, perché, poi, sappiamo anche quello che può essere, ma aprirà tutta una razionalizzazione delle varie sedi anche territoriali della nostra AST che andranno, magari, a sistemarsi anche per fare una centralizzazione importante nel Murri. Penso, per esempio, al punto prelievi, a tante situazioni che ci sono sul territorio, nel Comune di Fermo e non solo rispetto al Comune di Fermo. All'esito di questo passaggio, che sarà molto importante - che, poi, vedrà, lo sappiamo, anche la presenza di INRCA all’interno del Murri - avremo un quadro molto più fattivo di quello che può essere l'alternativa sul territorio del SERD. Dire oggi che il SERD andrà da una parte invece che da un'altra, può essere veramente frettoloso. Dire, però, che ci deve essere una riallocazione del SERD a valle dello spostamento del Murri a Campiglione, credo che sia un atto su cui ci possiamo realmente trovare. Oggi sappiamo che l'urgenza fondamentalmente è quella dello spostamento, che ci impegnerà molto nei prossimi mesi, ma, subito dopo, uno dei ragionamenti importanti sarà quello rispetto al SERD. Quindi, ringrazio il Direttore dell’AST Fermo per il grande impegno su questo punto e sicuramente, poi, ci aggiorneremo o in quest'Aula o sul territorio, per cercare di valutare la migliore posizione, sempre in raccordo - questo lo voglio dire, ci tengo - con la Prefettura, perché, a volte, sappiamo che ci sono anche dei motivi ulteriori, rispetto a quelli puramente logistici, rispetto all'individuazione della sede più opportuna. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Putzu.
Andrea PUTZU. Grazie, Presidente. Grazie, Assessore, per la risposta, che mi aspettavo. Mi rendo conto, ovviamente, che non si può spostare un servizio così importante su due piedi, ma il Direttore dell’AST Fermo, quando ha fatto la relazione, si è dimenticato di dire che già l'AST aveva provveduto a cercare delle soluzioni alternative ricorrendo ai privati, perché all'interno delle strutture dell’AST non riuscivano ad allocare questo servizio. Poi è stato fatto un bando - se si ricorda bene, Assessore, ovviamente non era Assessore lei – però, è successa un po' di confusione e il Direttore ha dovuto ritirare tutto. La Corte dei Conti ha anche spiegato che – è importante - prima di cercare allocazioni esterne per un servizio che riguarda la sanità pubblica, la salute pubblica, è bene vedere prima anche le disponibilità. Quindi mi auguro e auspico… perché questo è un impegno preso dal Direttore dell’AST Fermo anni fa, non oggi, ovviamente prima che Calcinaro diventasse Assessore. Sono certo che il Direttore dell’AST Fermo prima del 2027 lo porterà a termine. Grazie.
PRESIDENTE. Le interrogazioni n. 193 e n. 194 (abbinate) non vengono discusse perché non c'è l'Assessore Consoli.
Interpellanza n. 11
ad iniziativa del Consigliere Nobili
“Cessazione del regime derogatorio di cui all’art. 10, comma 3, del Regolamento regionale n. 6/2009 – Persistenza dell’attività di pesca delle vongolare del compartimento di San Benedetto del Tronto nel compartimento marittimo di Ancona – Iniziative urgenti per il ripristino della legalità e della corretta gestione della risorsa ittica”
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interpellanza n. 11 del Consigliere Nobili.
Ha la parola, per l’illustrazione, il Consigliere Nobili.
Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. Questa è un'interpellanza che affronta un tema delicato e complesso e vorrei che si comprendesse che qui non si tratta di un conflitto che riguarda operatori del mondo della pesca, riguarda qualcosa di molto più significativo, perché riguarda la certezza delle regole, la corretta gestione delle risorse marine e, soprattutto, il ruolo che la Regione ha nel governo di un bene comune come è il mare.
Sappiamo che il quadro normativo di riferimento è rappresentato dal Regolamento regionale n. 6 del 2009 che ha consentito a imbarcazioni del compartimento marittimo di San Benedetto del Tronto di operare stabilmente nelle acque del compartimento di Ancona. In particolare l'articolo 10, comma 3, del Regolamento aveva previsto una deroga al principio generale di corrispondenza tra compartimento marittimo e aree di pesca, consentendo, appunto, a queste imbarcazioni di poter pescare nella zona di Ancona. Sottolineiamo come questa previsione nascesse esplicitamente come disciplina transitoria e derogatoria. Nel corso degli anni questo assetto è stato mantenuto in vita attraverso una serie di proroghe legislative regionali che hanno progressivamente esteso nel tempo l'efficacia di una disciplina che, però, nasceva ed era stata concepita come temporanea. La questione che oggi si pone riguarda la situazione giuridica che si è determinata dopo il dicembre del 2025, quando il Consiglio regionale… quando abbiamo respinto un'ulteriore proroga del regime derogatorio previsto appunto dall'articolo n. 10, comma 3, del Regolamento regionale. Con la cessazione di quella proroga viene meno il presupposto normativo che negli anni ha consentito la prosecuzione di un assetto derogatorio rispetto al regime ordinario della pesca nei compartimenti marittimi. Ed è qui che si colloca la questione sollevata da numerosi operatori del settore del compartimento di Ancona, perché stiamo parlando di 25 unità della flotta di San Benedetto del Tronto che, nonostante l'intervento chiarificatore della Regione Marche, continuano ad esercitare l'attività di pesca nelle acque del compartimento di Ancona. Questa circostanza rende urgente un chiarimento istituzionale e si chiede alla Regione di fare ciò che le compete pienamente sul piano istituzionale, perché la Regione deve farci capire quale regime normativo ritiene applicabile. La Regione deve assumere una posizione formale e comunicarla alle autorità competenti. Su questo punto la Regione non può far finta di nulla, demandare agli altri e giustificarsi dicendo che non le spetta il compito di monitorare e verificare il rispetto delle leggi. La Regione ha il dovere di dire parole di chiarezza su una questione che si protrae da troppo tempo. Per questo motivo noi riteniamo che la disciplina delle aree di pesca non riguardi soltanto l'organizzazione delle flotte o la distribuzione delle opportunità economiche. C'è anche un tema caro, soprattutto, ma non solo, al Gruppo che rappresento, che è la tutela dell'ecosistema marino e la sostenibilità dello sfruttamento delle risorse ittiche. Anche di questo stiamo parlando, perché la pesca delle vongole, dei molluschi bivalvi incide direttamente sugli equilibri dei fondali e sulla capacità di rigenerazione degli stock. Per questo motivo la delimitazione delle aree di pesca e la regolazione delle stesse rappresentano strumenti fondamentali per garantire una gestione sostenibile della risorsa. Quando le regole non sono chiare o vengono applicate in modo incerto, si rischia di produrre una pressione non governata sulle aree produttive con effetti che possono incidere nel tempo sulla qualità degli habitat marini e sulla stessa sostenibilità dell'attività di pesca. Per queste ragioni chiediamo alla Giunta di chiarire cosa intende fare rispetto a questo tema così importante che non può più essere rinviato. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per la risposta, l’Assessore E. Rossi.
Enrico ROSSI. Grazie, Presidente. La materia di cui si discute, come ricordato, è disciplinata dalla legge della Regione Marche del 2004, la n. 11 e dal Regolamento n. 6 del 2009 in materia di gestione e tutela dei molluschi bivalvi in attuazione dell'articolo 13, comma 2, della medesima legge regionale appena richiamata. Il predetto Regolamento prevede espressamente che la gestione dei molluschi bivalvi sia affidata a consorzi che operano su base compartimentale e sub-compartimentale e che la Giunta regionale individui le aree di pesca e le imbarcazioni autorizzate alla pesca nelle aree medesime. In prima applicazione, l'art. 10 del Regolamento confermava il mantenimento dell'operatività dei quattro consorzi esistenti, individuava le quattro aree di pesca ed elencava nominativamente le 220 imbarcazioni autorizzate alla pesca nelle rispettive aree indicate. Successivamente al riconoscimento regionale dei quattro consorzi di gestione esistenti, con delibera di Giunta regionale n. 1742 del 2011 veniva avviato il procedimento previsto dall'art. 6 del Regolamento per rivalutare le aree di pesca individuate dall'articolo 10 del Regolamento stesso. Tale procedimento si è concluso con l'adozione della delibera di Giunta regionale del 2012, la n. 118, che ha confermato le aree di pesca già indicate in prima applicazione dal Regolamento e che continuano ad essere le seguenti: l'area A, coincidente con il compartimento di Pesaro e Urbino - adesso, per ovvie ragioni di brevità, evito di scendere nei dettagli-; l'area B, coincidente con la porzione del compartimento di Ancona; l'area C, il compartimento che va da Ancona fino a Porto Recanati; l'area D coincidente con il compartimento di San Benedetto del Tronto fino al fiume Chienti. Attesa la conflittualità esistente in relazione alla materia, che è stata oggetto di plurimi contenziosi promossi principalmente dagli operatori economici dell'anconetano e che hanno riguardato anche la delibera appena richiamata, il regime transitorio previsto dal Regolamento è stato a più riprese prorogato, con il risultato di congelare temporaneamente gli effetti di detta delibera. A dicembre 2025, come richiesto da più parti, non è stato dato seguito ad alcuna proroga, con l'effetto della piena efficacia delle previsioni della delibera n. 118 del 2012 adottata dalla Giunta regionale, così come previsto dall'articolo 6 del Regolamento n. 6/2009 approvato dal Consiglio nel 2009. Allo stato, pertanto, le aree di pesca sono rimaste invariate ed affidate ai quattro consorzi già riconosciuti, che hanno tutti le medesime caratteristiche rivendicate dal Co.Ge.Vo. di Ancona, e che associano le imbarcazioni, specificatamente identificate nell'allegato al medesimo Regolamento, autorizzate alla pesca nelle aree indicate. In merito alla sentenza richiamata nell'interpellanza (TAR Marche n. 570/2022) si evidenzia che la stessa ha rigettato nel merito il ricorso con cui veniva richiesto l'annullamento della delibera n. 118 del 2012, confermandone per l'effetto la validità e l'efficacia. Preme evidenziare che la suddivisione delle aree di pesca rientra nella competenza regionale e non sussiste per la Regione un obbligo di ripristinare alcun regime precedente posto che i compartimenti marittimi, essendo articolazioni periferiche del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, sono istituiti in base a presupposti diversi, non necessariamente coincidenti con le problematiche della pesca dei molluschi bivalvi. Le Autorità preposte alla vigilanza stanno quindi assicurando il pieno rispetto del richiamato assetto regolatorio. In conclusione: il regime dettato in prima applicazione ha cessato i suoi effetti ed oggi la pesca dei molluschi bivalvi avviene su base compartimentale e sub-compartimentale come sopra esposto. Il quadro regolatorio richiamato individua quattro aree di pesca e le imbarcazioni autorizzate alla pesca nelle singole aree; le Autorità preposte alla vigilanza stanno regolarmente svolgendo le funzioni proprie; le normative richiamate sono state rese note nelle forme di pubblicità legale previste e conoscibili in ogni contesto. Grazie.
Presidenza del Presidente
Gianluca Pasqui
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Nobili.
Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. Prendo atto di questa precisazione dell'Assessore, il quale non poteva fare diversamente, perché, dopo che il Consiglio regionale ha posto termine al regime derogatorio, chiaramente si ripristina il quadro che prevede espressamente in quali aree di pesca possano muoversi le singole imbarcazioni. Quindi, se ho ben capito, il Vicepresidente della Giunta, Assessore con la delega ci sta rappresentando che la Regione Marche a chiare lettere sottolinea che le imbarcazioni del compartimento di San Benedetto del Tronto non sono autorizzate alla pesca dei molluschi bivalvi nell'area di pesca anconetana. Rispetto a questo, allora, presa consapevolezza di questa determinazione, si auspica che la Regione e la Giunta faccia tutto quello che rientri nelle proprie facoltà, coadiuvando le Autorità competenti affinché le proprie determinazioni vengano rispettate e cessi quanto prima quello che gli operatori del compartimento di Ancona stanno segnalando riguardo il mancato rispetto delle normative. Quindi si invita la Regione Marche e la Giunta regionale a farsi parte dirigente, qualora venisse rappresentata formalmente il protrarsi di questa situazione di irregolarità, attivando tutte quelle Autorità che hanno a disposizione ulteriori mezzi per porre fine al mancato rispetto delle normative. Non so se ho capito male o se non è stato chiaro il Vicepresidente della Giunta, perché io ho interpretato il suo intervento come un intervento adesivo al quadro giuridico che si è determinato con l'approvazione del voto in Consiglio regionale. Se così non è, vorrei che fosse più chiara e più esplicita la posizione, perché i bizantinismi giuridici sono un po' complicati da comprendere, persino per un avvocato. Grazie.
Interpellanza n. 22
ad iniziativa dei Consiglieri Mastrovincenzo, Mancinelli, Caporossi, Nobili, Ruggeri, Seri, Catena, Cesetti, Piergallini, Vitri
“Politiche regionali per la non autosufficienza”
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interpellanza n. 22 dei Consiglieri Mastrovincenzo, Mancinelli, Caporossi, Nobili, Ruggeri, Seri, Catena, Cesetti, Piergallini, Vitri.
Ha la parola, per l’illustrazione, il Consigliere Mastrovincenzo.
Antonio MASTROVINCENZO. Grazie, Presidente. Questo è un tema importante. Dalla elaborazione del Gruppo Solidarietà sui dati Inps, l'82% delle persone anziane, 37.500 circa, non autosufficienti nella nostra regione che necessitano di assistenza continuativa vive a casa; circa il 18%, cioè 7.500, nelle residenze. Il 18%, 6.300 persone, di chi vive a casa riceve una qualche forma di sostegno. Circa 4.300 persone, il 12%, riceve un sostegno di carattere economico, da 200 a 300/350 euro mensili, per sostenere il lavoro di cura del caregiver o per remunerare assistenti. Circa 1.600 persone ricevono un servizio di assistenza domiciliare di qualche ora giornaliera a qualche ora settimanale. Circa 700/800 persone frequentano centri diurni e l'82% delle 37.000 persone anziane che vivono a casa non riceve alcun tipo di sostegno. Secondo la stessa elaborazione dei dati, circa 14.500 persone con disabilità che necessitano di assistenza continuativa (percettori di indennità di accompagnamento) vive a casa; circa il 13% di questi (2.300) in residenze rivolte sia a persone con disabilità che con disturbi mentali. Il 38% di chi vive a casa riceve qualche forma di sostegno e circa 2.800 persone ricevono un sostegno economico per acquistare servizi o per sostenere il lavoro di cura del caregiver. Infine, 2.500 persone ricevono una qualche forma di servizio assistenziale o educativo di carattere domiciliare, che può essere di qualche ora giornaliera o di qualche ora settimanale. Il 62% delle persone con disabilità che vive a casa non riceve alcun tipo di sostegno. In totale, quindi, si può stimare che circa il 16% delle persone non autosufficienti vive in residenze e l'84% a casa. Il 24% di chi sta a casa riceve una qualche forma di sostegno e circa il 75% non riceve, invece, alcuna forma di sostegno. Questo considerando che i dati demografici più recenti confermano che anche nelle Marche il trend che sta accelerando drasticamente, soprattutto nelle aree interne: nella nostra regione ci sono 226 persone anziane ogni 100 giovani, un residente su quattro ha più di 65 anni. È in costante aumento il numero delle persone con disabilità e dal 2022 la Regione Marche ha sostituito 5 milioni e mezzo di euro di risorse regionali del Fondo Non Autosufficienza con fondi europei, non aumentando minimamente l'importo complessivo nonostante l'abissale e crescente distanza tra domanda e offerta. E nonostante le ripetute richieste di associazioni del settore e delle forze politiche di opposizione, le risorse regionali non sono state ripristinate. Le famiglie, quindi, devono sopportare spese sempre maggiori sia se i loro congiunti sono a casa, sia se sono ospitati nelle strutture. Con questa interpellanza chiediamo al Presidente della Giunta regionale e all'Assessore competente di conoscere quali politiche intendano attivare per far fronte ad una situazione che, come mostrano i dati, rischia di peggiorare sempre di più e se hanno l'intenzione di aumentare le risorse regionali aggiungendole a quelle europee per poter garantire un sostegno a una platea più vasta di beneficiari. Grazie.
Ha la parola, per la riposta, l’Assessore Calcinaro.
Paolo CALCINARO. Grazie, Presidente. Inizio con una buona notizia, perché il 18 marzo la Conferenza Unificata Stato-Regioni ha pronunciato il proprio assenso sullo schema di decreto ministeriale, che adotta il Piano nazionale per la non autosufficienza 2025-2027. Sappiamo che si va sempre in ritardo di un anno, quindi, il 2025 non significa che ormai i giochi sono fatti, ma sono risorse che andranno nel 2026. La nuova ripartizione vedrà per le Marche risorse pari a 86 milioni di euro in un triennio con un aumento del 16% delle risorse disponibili, che non è una soluzione, ovviamente, per quei numeri che ha elencato lei, Consigliere, però, sicuramente è un passo in avanti. Ma noi siamo amministratori, noi sappiamo benissimo che dietro quei numeri, che non sono assolutamente… Non metto minimamente in dubbio che, allo stato attuale, non ci siano risorse nazionali, regionali, che possano andare a trovare ogni soluzione.
Dobbiamo lavorare facendo passi in avanti e questo è un passo in avanti, credo, importante per la nostra Regione. Anche l'utilizzo dei fondi europei… Abbiamo parlato poco fa del “Multileva”, anche quello ha un significato politico, perché, comunque, i fondi europei possono avere più destinazioni, lo sappiamo benissimo, anche noi Assessori, quando si va alla programmazione non è scontato che poi si vada verso quella soluzione.
Le voci di bilancio che possono andare a sostenere il sociale, dal punto di vista del nostro bilancio, sono plurime, in quel caso ci può essere un'operazione di copertura, perché, magari, è consentito con il fondo europeo andare in quella direzione, e questo può liberare altre risorse che possono andare in altri settori del sociale. Sarà un importante passaggio quello dell'assestamento, che, poi, vedremo qui in Aula. Certo, è ovvio che, lo dico, l'ottimo è il nemico del meglio, questo è un passaggio che per me è fondamentale, come è stato fondamentale, per dieci anni, governare da Sindaco in un momento storico come questo, Consigliere. Io vorrei, credo che il Presidente vorrebbe, tutti qui vorremmo arrivare alla copertura di tutto quello che è necessario, non sono i tempi, purtroppo, che ci consentono questo, però, questo non ci deve esimere, invece, dal fare passi in avanti, anche in questo caso. Devo dire che il piano stesso introdurrà una nuova ridefinizione della platea dei destinatari - attenzione, questo è un altro passaggio molto importante - in coerenza con la riforma nazionale della disabilità che sta entrando sperimentalmente… Abbiamo cominciato con la provincia, se non sbaglio, di Macerata, allargata poi ad Ancona e Ascoli - vado un po' a memoria - e poi arriverà anche nelle ultime due province, distinguendo le misure per le persone non autosufficienti con disabilità fino ai 70 anni, da quelle relative agli anziani non autosufficienti over 70, in relazione ai quali è in corso di formulazione un secondo Piano nazionale sulla non autosufficienza. Ho anche altri numeri in questa relazione. Comunque le risorse del Fondo nazionale sono aumentate rispetto ai 73 milioni che arrivavano nella nostra regione rispetto agli 85. Sono presenti importanti risorse anche nel nostro bilancio, vado ad elencarle…
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Mastrovincenzo.
Antonio MASTROVINCENZO. Grazie, Presidente. Assessore, visto che non ha potuto concludere la risposta, se cortesemente piò darmi la risposta scritta.
Prendo atto del decreto nazionale, vedremo se queste risorse saranno quelle che lei ha annunciato.
Dopodiché, Assessore, qui nessuno mette in dubbio l'utilità dei fondi europei, se utilizzati per le cose per cui sono stanziati. In questo caso certamente si possono finanziare interventi relativi alla non autosufficienza. Quello che, invece, mettiamo in dubbio e critichiamo da anni è la sostituzione integrale dei fondi regionali con i fondi europei, perché è evidente che se ci fosse una sommatoria di fondi regionali e fondi europei si potrebbero dare servizi e risposte a molte più persone.
Ho detto prima che solo 1.600 persone anziane nelle Marche, quindi il 4,2% delle persone anziane, ricevono una qualche forma di sostegno a casa e abbiamo numeri minimali, 2.500 persone con disabilità che ricevono sostegni assistenziali a casa. Quando parliamo di assistenza domiciliare, parliamo veramente di ore quasi residuali, perché le Marche sono in fondo alla classifica nazionale, nelle parti bassissime della classifica nazionale per quanto riguarda le ore di assistenza domiciliare, parliamo di nove ore l'anno offerte agli anziani, ad esempio, che sono a casa e che necessitano, invece, di questo servizio fondamentale.
E poi chiudo. Quando parliamo di strutture residenziali non ci dobbiamo mai dimenticare che in lista d'attesa c'è un numero di persone che è uguale ai posti disponibili nelle strutture. Questo fa pensare che dovranno aspettare anni e anni e, purtroppo, alcuni non potranno mai essere ricoverati nelle strutture a cui chiedono l'accesso. Grazie.
Deliberazione legislativa statutaria
“Modifiche alla legge statutaria 8 marzo 2005, n. 1 ‘Statuto della Regione Marche’”
(seconda approvazione ai sensi dell’articolo 123, secondo comma, della Costituzione)
(Discussione e votazione)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la deliberazione legislativa statutaria concernente: “Modifiche alla legge statutaria 8 marzo 2005, n. 1 ‘Statuto della Regione Marche’”. Seconda approvazione ai sensi dell’articolo 123, secondo comma, della Costituzione. Quindi, serve la maggioranza assoluta.
La discussione generale è aperta, ha la parola la relatrice di maggioranza Consigliera Marcozzi.
Jessica MARCOZZI. Grazie, Presidente. Presidente, come lei ha già detto, questa è la seconda lettura per quanto riguarda la modifica alla legge statutaria dell'8 marzo del 2005, che riguarda, appunto, lo Statuto della Regione Marche.
L'obiettivo di questa legge è di garantire una più equilibrata rappresentanza di genere negli organi politici esecutivi, nella Giunta e, dove è possibile, anche nell'Ufficio di Presidenza. Perché questo distinguo? Perché la Giunta viene nominata, nell'Ufficio di Presidenza, invece, c'è l'elezione. La modifica è formata da tre articoli, più un 3 bis. ed attualmente la norma si limita a richiedere genericamente la presenza di entrambi i sessi. Quindi si va a modificare l'articolo 7 della legge statutaria n. 1 del 2005 introducendo una percentuale del 30% dei componenti della Giunta regionale.
L'articolo 2, invece, va a modificare l'articolo 13 della legge statutaria n. 1 del 2005, in cui al comma 1 dell'articolo 13 della legge statutaria è aggiunto, infine, il seguente periodo: “qualora possibile, la presenza di ciascun genere”.
L'articolo 3 riguarda l'invarianza finanziaria, mentre l'articolo 3 bis stabilisce che questa legge si applica a decorrere dalla legislatura successiva a quella di entrata in vigore di questa legge statutaria. Come ha già detto il Presidente del Consiglio, questa è una seconda lettura. Nulla di diverso rispetto alla prima che è approdata in Aula a gennaio. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola la relatrice di maggioranza Consigliera Ruggeri.
Marta RUGGERI. Grazie, Presidente. Ha già spiegato molto bene com’è composta questa deliberazione legislativa statutaria la relatrice di maggioranza. Comunque voglio dire qualche parola anch’io.
Siamo arrivati finalmente alla seconda e definitiva approvazione della modifica dello Statuto della Regione Marche. Sappiamo che per troppi anni è rimasto ancorato a diciture generiche, si parlava fino a questa modifica di una “presenza di entrambi i sessi” che, nella pratica, si è spesso tradotta in una presenza puramente simbolica. Oggi, con questo voto, mettiamo definitivamente fine all'era della discrezionalità. C'è l'introduzione della soglia minima del 30% per ciascun genere nella composizione della Giunta, includendo il Presidente. Questo non è solo un criterio matematico, ma, secondo noi, è un atto di dignità istituzionale, è la garanzia che il governo del territorio può e deve contare pienamente sulla sensibilità e capacità gestionale femminile, che finora è stata troppo spesso marginalizzata.
Questa legge è urgente, ce lo dicono i numeri, che sono impietosi e non lasciano spazio a interpretazioni di parte. Proprio poche settimane fa, lo scorso 8 marzo, il Servizio Studi della Camera dei Deputati ha pubblicato un aggiornamento sulla legislazione e le politiche di genere nelle Regioni italiane. Ebbene, i dati, aggiornati al 10 febbraio di quest'anno, sono un monito per tutti noi: le Marche figurano quasi all'ultimo posto in Italia per presenza femminile nelle Giunte regionali. Mentre Regioni come l'Emilia-Romagna, la Sardegna e la Toscana raggiungono la parità o si attestano su percentuali solide. Le Marche segnano un imbarazzante 14,3% di presenza femminile nell'esecutivo. Siamo sotto la media nazionale, che è del 30,2%, e siamo distanti anni luce da una rappresentanza equilibrata. Questo dato non è solo una statistica, è la fotografia di un deficit democratico che oggi abbiamo il potere e il dovere di colmare. Con l'articolo 1 fissiamo il limite del 30% per la Giunta; con l'articolo 2 rafforziamo il principio di equilibrio nell'Ufficio di Presidenza. Con l'approvazione di questa legge diciamo alle cittadine marchigiane che la loro voce non è solo ascoltata, ma è necessaria al tavolo dove si prendono le decisioni. Grazie.
PRESIDENTE. Articolo 1. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Articolo 2. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Articolo 3. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Articolo 4. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Deliberazione legislativa statutaria. La pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva a maggioranza assoluta dei suoi componenti)
Deliberazione legislativa statutaria
“Modifica alla legge statutaria 8 marzo 2005, n. 1 ‘Statuto della Regione Marche’”
(seconda approvazione ai sensi dell’articolo 123, secondo comma, della Costituzione)
(Discussione e votazione)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca deliberazione legislativa statutaria concernente: “Modifica alla legge statutaria 8 marzo 2005, n. 1 ‘Statuto della Regione Marche’”. Seconda approvazione ai sensi dell’articolo 123, secondo comma, della Costituzione. Serve la maggioranza assoluta.
La discussione generale è aperta, ha la parola la relatrice di maggioranza Consigliera Marcozzi.
Jessica MARCOZZI. Grazie, Presidente. Anche qui abbiamo una modifica alla legge statutaria dell'8 marzo del 2005, la n. 1, c'è un’integrazione, che stabilisce un mandato programmatico e culturale per la Regione Marche, un linguaggio inclusivo consapevole, che viene elevato a strumento strategico statutario per la prevenzione delle diseguaglianze, quindi, per la promozione della cultura del rispetto nella società marchigiana.
La legge è formata da due articoli. L'articolo 1 modifica l'articolo 3 della legge statutaria n. 1 del 2005. Al comma 1 dell'articolo 3 della legge statutaria è aggiunto il seguente periodo: “Incentiva l'impiego di un linguaggio consapevole e inclusivo al fine di stimolare un cambiamento culturale che contribuisca a superare le diseguaglianze e le discriminazioni. affermando la cultura del rispetto”.
L'articolo 2 riguarda l'invarianza finanziaria. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola la relatrice di maggioranza Consigliera Ruggeri.
Marta RUGGERI. Grazie, Presidente. Con questa seconda votazione rendiamo definitiva l'introduzione del principio del linguaggio inclusivo e consapevole all'interno dello Statuto della Regione Marche, che è la nostra Carta costituzionale regionale.
Modificando l'articolo 3 dello Statuto non stiamo compiendo un mero esercizio di stile, un accorgimento burocratico, ma stiamo sottoscrivendo un mandato culturale.
Inserire nella nostra Carta fondamentale l'impegno a incentivare un linguaggio che supera le disuguaglianze significa dare alla Regione uno strumento strategico; significa riconoscere che la lotta alle discriminazioni passa anche per il modo in cui le istituzioni si rivolgono ai cittadini e alle cittadine.
Non nascondo, come ho già fatto durante la prima lettura, che avrei auspicato un testo ancora più incisivo.
Questa proposta è frutto di una mediazione con la maggioranza, che ha portato da alcuni emendamenti, ma resta comunque un primo passo fondamentale.
Le parole sono sostanza. Oggi con il nostro voto facciamo in modo che la sostanza del nostro Statuto sia l'inclusione. Grazie.
PRESIDENTE. Articolo 1. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Articolo 2 Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Deliberazione legislativa statutaria. La pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva a maggioranza assoluta dei suoi componenti)
Proposta di legge n. 39 (testo base)
a iniziativa della Giunta regionale
“Modifiche alla legge regionale 5 gennaio 1995, n. 7 (Norme per la protezione della fauna selvatica e per la tutela dell'equilibrio ambientale e disciplina dell'attività venatoria)”
Proposta di legge n. 29
a iniziativa del Consigliere Nobili
“Modifiche alla legge regionale 5 gennaio 1995, n. 7 (Norme per la protezione della fauna selvatica e per la tutela dell'equilibrio ambientale e disciplina dell'attività venatoria)”
(abbinate)
(Discussione e votazione)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la proposta di legge n. 39 (testo base) della Giunta regionale e la proposta di legge n. 29 del Consigliere Nobili.
La discussione è aperta, ha la parola il relatore di maggioranza Consigliere Ausili.
Marco AUSILI. Grazie, Presidente. Consiglieri, questa è una proposta di legge molto puntuale su alcuni aspetti assai specifici della normativa regionale in materia di attività venatoria.
Questa proposta si muove essenzialmente su tre canali. Il primo, il recepimento della normativa nazionale che recentissimamente è andata, ad esempio, ad individuare come possibile veste giuridica delle aziende faunistico-venatorie quella imprenditoriale. Con tale proposta si va a recepire questo aspetto e a rendere possibile il fatto che le aziende faunistico-venatorie, presenti in questo territorio, possano organizzarsi in forma di impresa. Badate bene, questa modifica è significativa perché lo strumento permette di fare un passo in più verso la multifunzionalità agricola, ad esempio. E’ una possibilità in più che viene offerta ai nostri territori per svilupparsi, per investire, per attivarsi in senso economico.
Una modifica che va, oltretutto, nella direzione di un maggiore sviluppo turistico degli stessi territori, soprattutto va nella direzione di una migliore gestione, dal nostro punto di vista, del nostro ambiente e della nostra fauna.
Il secondo canale entro il quale si sviluppa questa modifica è quello della attualità più stringente, parlo ad esempio della presenza del lupo nei nostri territori. Quindi, anche in questo caso, grazie ad una modifica normativa a livello nazionale, con questo articolato andiamo a rendere possibile l'indennizzo a coloro che hanno un incidente stradale con la specie lupo. Finora nella normativa vigente questa possibilità era presente solamente in caso di incidenti avvenuti per altre specie di fauna selvatica, come, ad esempio, quella del cinghiale.
Il terzo canale è la considerazione dell'attuazione, ad un anno di distanza dalla sua approvazione, della legge in materia di attività venatoria e di gestione dell'ambiente e di tutela della fauna, approvata nella scorsa legislatura.
Riteniamo che, nella scorsa legislatura, su questa materia sia stato fatto un passo avanti storico, quello di riformare l'attività dei nostri ambiti territoriali di caccia. Se gli ambiti territoriali di calcia esistono, devono funzionare bene, perché se funzionano bene si arriva ad un più corretto e virtuoso approccio alla conservazione e alla valorizzazione della nostra fauna e del nostro ambiente.
Con questa modifica di legge noi andiamo a considerare alcuni aspetti che sono emersi nei primi mesi di attuazione di quella legge, andando a migliorare ancora di più le disposizioni, ad esempio, che riguardano le modalità di elezione dei componenti dei comitati di gestione o un migliore utilizzo delle risorse che gli ATC possono e devono usare per fare attività di prevenzione, ad esempio, per i danni provocati dalla fauna selvatica. Con questa modifica di legge andiamo a introdurre un maggiore margine di manovra in capo agli stessi ATC per utilizzare meglio le risorse. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il relatore di minoranza Consigliere Seri.
Massimo SERI. Grazie, Presidente. Come richiamava giustamente il collega, questa legge modifica alcuni articoli della legge 7, sono pochi, ma alcuni di sostanza.
L’articolo 1 è quello che richiama la possibilità - alla luce anche della legge nazionale, ripresa con l'ultima finanziaria del 30 dicembre 2025, in vigore dall’1 gennaio 2026 - di poter trasformare le associazioni che gestivano le cosiddette riserve - ricordo che da ragazzino si chiamavano così - in attività imprenditoriali, individuali o collettive. Ovviamente la legge dà la possibilità alle Regioni di adeguarsi oppure, lasciando loro facoltà di scelta, di farle proprie o meno, con questo articolo si fanno proprie.
Da una parte c'è un aspetto positivo perché certe cose già si facevano sotto traccia, quindi si mettono in luce, si dà la possibilità di farle, di regolarizzarle. Dall'altra, però, c'è un elemento che un po' mi preoccupa, nel senso che si incentiva, in qualche modo, all'interno di queste strutture, quest’attività a pagamento. Mio padre e mio nonno erano dei cacciatori e ricordo che quando andavano a caccia nelle riserve c’erano i fagiani d'allevamento. Qual è il rischio? Che si accentui questa produzione di innesto, che però è un po' un tiro al piattello sotto certi aspetti. Io ho l’idea di una caccia più romantica, quella che in qualche modo prevede anche una sfida più vera.
C'è un tema che mi preoccupa un po', quando si aprivano queste aree - prima era in vigore - c’era il divieto di caccia nel primo anno per ripopolare, consentire il ripopolamento naturale rispetto a quello di immissione. In questo caso viene superato, non c'è più il divieto del primo anno perché - ha un suo perché, ci può stare – si chiede annualmente una programmazione, un censimento delle specie cacciate e del loro ripopolamento. E’ qui la preoccupazione è: chi controlla? Lo si fa attraverso le strutture interne della Regione, ma noi sappiamo che questi controlli reali sono difficili. il rischio è che non ci sia un'adeguata verifica costante. Anche se, è vero, è anche nell'interesse di chi gestisce avere un equilibrio per garantire sempre la presenza delle varie specie.
L'articolo 2, quello che fa riferimento all'adeguamento degli ATC, è stata richiamata anche la riforma che c'è stata negli anni precedenti, ci si deve adeguare entro 60 giorni e se questo non avviene può intervenire la Regione in via sostitutiva, attraverso dei commissari ad acta, e questo ovviamente è comprensibile.
L’articolo 3 è collegato con l'articolo 7.
Tornando all'articolo 1, la scelta di optare per la privatizzazione qualche perplessità la desta, così come l'articolo 3, collegato all'articolo 7, che prevede di estendere gli indennizzi per gli incidenti stradali con il lupo e l'orso. Ovviamente la problematica degli orsi, per fortuna, non ci riguarda, quella del lupo sì, anche se la casistica è limitata, ma tenderà a crescere. Questo è positivo, una risposta importante che si dà. Fra l'altro, immagino che ci siano contenziosi in corso rispetto al passato e questa legge va a risolvere il problema. Benissimo.
L'articolo 4 è un adeguamento tecnico, conseguente ad altre modifiche, a cominciare da quella riferita in particolare all'articolo 1.
Altro elemento è quello richiamato nell'articolo 5, il fondo regionale che si crea con i contributi e le tasse che pagano i cacciatori e che la Regione ridistribuisce all'attività della caccia. Il 55% è destinato agli ATC, in passato si prevedeva che il 20% fosse obbligatoriamente destinato alla prevenzione, per chi non lo sa, si fa riferimento alle reti metalliche elettriche, a tutte quelle cose che possono essere di ostacolo, a favore di chi ha le culture e può avere dei danni. Rimane il 35%. Qui si opta per eliminare l’obbligo del 20%, lasciando discrezionalità alle ATC che conoscono il territorio e lo governano. Effettivamente lo condivido: perché, cosa succedeva? In alcuni casi non si riusciva ad esaurire la richiesta di risarcimento e magari quel 20% non si spendeva tutto. Per cui nell'intelligenza dei territori, poi con l'esperienza si valuterà, può essere una cosa intelligente, flessibile, se serve meno per la prevenzione, si mette più sul risarcimento, l'importante è che le risorse si usino e vadano a buon fine.
L'ultimo l'emendamento, non so se è già stato presentato. No? Allora mi taccio.
Alcuni aspetti sono condivisibili al 100%, su altri, per esempio l'articolo 1, qualche perplessità ce l'ho. Complessivamente, aspetti positivi e qualche perplessità. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Antonini.
Andrea Maria ANTONINI. Grazie, Presidente. Presento un emendamento che abbiamo già consegnato, distribuito, un emendamento su proposta della Giunta, che questa mattina è passato in Commissione ed è stato approvato favorevolmente.
L'emendamento 2 bis/1 sarebbe la modifica alla legge regionale 7/1995, articolo 18: “Dopo il comma 2 bis è inserito il seguente: ‘comma 2 bis 1. Qualora prima della scadenza del mandato si verifichi, per qualsiasi causa, la cessazione dall'incarico di un componente del comitato di gestione eletto ai sensi del comma 2 bis, il comitato stesso, entro 30 giorni, provvede alla sua sostituzione acquisendo la designazione dell'associazione di appartenenza del componente cessato e ne dà comunicazione all'Assemblea. In caso di decorso infruttuoso del termine, di cui al primo periodo l'assemblea, nei 30 giorni successivi, provvede all'elezione del componente del comitato di gestione in sostituzione di quello cessato dall'incarico. In caso di mancata elezione nel termine di cui al secondo periodo, il comitato di gestione decade’”. Siamo favorevoli a questo emendamento. Un po' tutta la Commissione lo ha votato favorevolmente, anche perché va a coprire una lacuna normativa. in quanto non era prevista nessuna norma rispetto a un'eventualità che può accadere durante gli anni di gestione, ovvero: una decadenza per qualsiasi motivo, una cessazione dall'incarico, dal ruolo di componente di comitato di gestione. Questa è la via migliore per trovare una eventuale soluzione. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Bugaro.
Giacomo BUGARO. Grazie, Presidente. Qualche considerazione di carattere generale e poi qualcuna più puntuale sui vari articoli.
Allora, dirò in premessa che questa che facciamo oggi è una manutenzione, se mi posso permettere di dire, alla legge regionale 7/1995, e probabilmente non sarà l'unica che faremo nel corso di questa legislatura perché la materia, che è riduttivo definire caccia, è la gestione faunistico-venatoria del territorio agro-silvo pastorale della nostra regione. E’ una materia ampia, spesso dinamica perché cambiano le abitudini. Faccio un riferimento esplicito anche alla proposta di legge di oggi, il lupo quando è stata approvata la legge 7 nel 1995 non era una specie presente nel nostro territorio ed oggi lo è. Quindi, si è reso necessario questo cambiamento normativo per la modifica di ciò che avviene nel territorio. Questo solo per fare un riferimento.
Voglio anche sottolineare che queste modifiche, che noi proponiamo oggi come Giunta regionale, sono state condivise con tutte le associazioni, non solo venatorie, ma anche e soprattutto del mondo dell'agricoltura, perché voi sapete che, ad esempio, la modifica dell'articolo n. 41, che nella proposta di legge oggi è l’articolo 5, va a toccare direttamente il risarcimento del danno.
Tornando più propriamente al testo, l'articolo 1 è un mero recepimento della modifica della 157/1992. Sapete che il legislatore nazionale ha modificato la legge 157/1992 dando la possibilità ai concessionari delle AFV di poter svolgere l'attività a fine di lucro. Noi recepiamo semplicemente quel tipo di indirizzo che il legislatore nazionale ci ha dato.
L'articolo 2…, ha detto bene prima il relatore di maggioranza Consigliere Ausili, che nella scorsa legislatura è stato fatto per mettere fine alla confusione che c'era sul territorio. E’ stata fatta l'approvazione di quello che è lo statuto tipo degli ATC. Ad un anno dalla sua applicazione si sono rese necessarie alcune modifiche, tipo questa: l'articolo 2 della proposta di legge prevede che se l'assemblea dell'ATC va deserta per la mancanza dei 2/3, nelle votazioni successive si può eleggere a maggioranza semplice. È un caso che sta succedendo in un ATC. Io stesso vi porto un contributo che fortunatamente è totalmente estraneo al mondo venatorio. Io ho avuto l'onore di votare due volte per il Presidente della Repubblica, la massima espressione della nostra democrazia, e nelle prime votazioni la maggioranza era di 2/3, poi è diventata a maggioranza semplice. Non esiste una democrazia in cui ci sia la dettatura delle minoranze. Se qualcuno vuole far mancare per motivi suoi il numero legale e non consentire di eleggere il comitato di gestione, questo gli può essere consentito una volta. Dopodiché con la maggioranza semplice si elegge il comitato di gestione, esprimendo una maggioranza. Vedete come è composta l'assemblea degli ATC: 15 membri sono riservati alle associazioni venatorie, 15 membri all'associazione dell'agricoltura, 10 membri al mondo del volontariato animalista e ambientalista, in caso di dimissioni di un membro, per la ricomposizione del comitato di gestione, bisogna dare alle associazioni, che hanno espresso in sede di comitato di gestione i propri rappresentanti, la possibilità della sua sostituzione. Chiaro, c'è un incentivo, 30 giorni più 30 giorni in modo da non far rimanere vacante il posto lasciato libero dal dimissionario.
Abbiamo introdotto, come all'articolo 3, i danni del lupo, è stato già detto.
L'articolo 4 è collegato all'articolo 1, consente al concessionario della AFV di rilasciare fauna selvatica stanziale - qualora si trasformi in società di capitale, società a scopo di lucro - utile all'esercizio al perseguimento dello scopo sociale della società.
L'articolo 5 è molto importante. Voi sapete che - qui introduco un elemento che probabilmente nel corso della legislatura riproporrò - il cacciatore paga la tassa regionale di 84 euro. Con questo fondo si crea un capitolo di bilancio utile al risarcimento dei danni da fauna selvatica. Questo fondo viene trasferito per il suo 55% agli ATC, per rifondere i danni all'agricoltura e all'interno di questo 55% attualmente l'80% è per i danni all'agricoltura e il 20% per la prevenzione. L'esperienza che gli ATC hanno posto alla nostra attenzione, che si è consolidata negli ultimi anni, è quella che questo 20% a volte non è sufficiente o è esageratamente troppo, quindi ci vengono restituite le somme che, invece, potrebbero essere destinate al risarcimento del danno. Con questa modifica si intende essere più elastici - non fissi 80 e 20 - e dare la possibilità agli ATC di poter decidere, in base alle singole esigenze dei propri territori, come destinare quelle risorse. Sappiamo perfettamente…, vi faccio un esempio, l'ATC Ancona 1 nel 2025 ha avuto 41.000 euro di danni, mentre ci sono altri ATC della nostra regione che hanno avuto oltre 200.000 euro di danni perché il nostro territorio è completamente diverso, da Pesaro a San Benedetto del Tronto cambia completamente il territorio, cambia la sua gestione, cambiano le abitudini, cambiano le culture, quindi c'è la necessità di avere una diversa modulazione di queste somme.
L'elemento di preoccupazione grande, Consiglieri, che voglio portare all'attenzione di questa Assemblea, è il rapido e inarrestabile calo del numero dei cacciatori, che da una parte porterà, e ce ne dovremmo occupare in questa legislatura, al crollo delle entrate utili al risarcimento dei danni e dall'altra a una gestione del territorio agro-silvo-pastorale che rimarrà potenzialmente scoperta. Questo è. Voi pensate che nel 2017, quindi non in un'era giurassica, c'erano 25.000 cacciatori nelle Marche, oggi sono sotto i 10.000 e le proiezioni vanno verso i 5.000.
Non sto discutendo se piace o non piace la caccia, non è questo il punto. Il cacciatore è anche un operatore faunistico, che svolge controllo e selezione, quindi è un insostituibile controllore e manutentore del territorio. Lo è nel territorio, lo è all'interno delle oasi di protezione, delle zone di ripopolamento e cattura e via dicendo, senza il quale un equilibrio già precario... Non dimentichiamoci che pochi mesi fa nel bosco che sta alle spalle di questo palazzo c'era una colonia di cinghiali, al centro del capoluogo di regione. Questo equilibrio precario viene totalmente meno e questo è un aspetto per il quale, noi che siamo i legislatori e amministratori di questo territorio, dovremmo occuparcene e preoccuparcene a breve. Questo, ripeto, non è essere a favore o contro la caccia, questa è gestione del nostro territorio. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Nobili.
Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. Intervengo perché è la prima volta che mi capita di essere proponente di una proposta di legge fantasma, nel senso che, prima della proposta di legge n. 39/2026 della Giunta, era stata depositata la proposta di legge n. 29/2026 a mia firma, che per un'interpretazione, a mio avviso, eccessivamente ortodossa del Regolamento, relativa all'abbinamento delle proposte di legge, è magicamente scomparsa. Sulla base di un criterio squisitamente formale, si è proceduto all'abbinamento di queste due proposte di legge, nonostante la connessione fosse esclusivamente formale perché i contenuti erano radicalmente diversi e nell'ambito del percorso normativo della mia proposta di legge si è persa qualsiasi traccia.
Non c'è stata discussione in Commissione, non c'è stata relazione sulla proposta di legge, è stata assorbita, ma un assorbimento che praticamente è consistito nel far evaporare la proposta di legge.
Era una proposta di legge che andava in una direzione opposta a quella proposta dalla Giunta, perché l'obiettivo era quello di regolamentare, alleggerire la pressione venatoria e porre in essere delle tutele nei confronti di una pluralità di soggetti, di regolamentare in modo diverso la caccia nel nostro territorio, vietando, ad esempio, l'utilizzo di animali da richiamo. Tutto questo non è stato possibile discutere, né di questo né di altro perché si è utilizzata una forzatura procedurale, che spero venga portata all'attenzione dell'Ufficio di Presidenza e venga regolamentata in modo diverso.
Non è pensabile che sulla base di un criterio squisitamente formale, anche laddove non c'è una vera e propria connessione, una proposta di legge della minoranza scompaia dall'orizzonte dei lavori dell'Assemblea regionale.
Chiedo che, a partire da questa situazione che si è verificata, il problema venga affrontato, venga risolto perché non è accettabile. E in questo caso non si parla di dettatura delle minoranze, ma si tratta di rispetto di regole basilari della democrazia. Non è possibile che scompaia una proposta di legge in questo modo. Grazie.
PRESIDENTE. Se i relatori vogliono intervenire prima di passare alla discussione degli articoli.
Articolo 1.
(intervento fuori microfono)
Dopo, sull’articolo 2, Consigliere, adesso siamo nell’articolo 1 e apro la discussione.
Articolo 1. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Articolo 2. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Articolo 2 bis (articolo aggiuntivo)
Emendamento 2 bis/1 ad iniziativa della II Commissione. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Articolo 3. Ha la parola la Consigliera Vitri.
Micaela VITRI. Grazie, Presidente. Intervengo in particolare su questo articolo perché riguarda uno dei temi che io stessa, in quest'Aula, avevo portato avanti, presentando anche un'interrogazione, che è quello relativo al risarcimento dei danni da fauna selvatica, in particolare da lupi, nel caso di incidenti stradali. Avevo fatto presente con un'interrogazione che nella nostra regione, nonostante fossero rimborsati i danni, per esempio, dovuti ai cinghiali, non venivano rimborsati quelli da lupi, come invece avviene, ad esempio, nella vicina Emilia- Romagna.
Al di là della mia opinione generale su questa legge, nello specifico credo che questo articolo risponda un po' a quella che era stata una nostra richiesta e mi fa piacere che finalmente ci sia un adeguamento alla normativa delle Regioni vicine ed anche nelle Marche possano essere rimborsati i danni da lupo in caso di incidente stradale. Quindi, in accordo con la capogruppo e con tutto il mio partito, almeno su questo articolo, visto che l'avevamo chiesto anche noi, c’è una risposta favorevole. Grazie.
PRESIDENTE. Articolo 3. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Articolo 4. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Articolo 5. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Articolo 6. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Articolo 7. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Articolo 8 (Dichiarazione d’urgenza). Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva a maggioranza assoluta dei suoi componenti)
Coordinamento tecnico. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Ha la parola, per le dichiarazioni di voto, il Consigliere Nobili.
Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. A nome del Gruppo di Alleanza Verdi e Sinistra rappresento il voto contrario a questa proposta di legge della Giunta, perché riteniamo che sia una proposta di legge che compia una scelta politica molto chiara, non rafforza la tutela della fauna e dell'equilibrio ambientale, ma sposta ulteriormente l'asse verso una concezione privatistica e imprenditoriale dell'attività venatoria. Infatti si introduce una nuova tipologia di aziende faunistiche-venatorie organizzate in forma di impresa individuale o collettiva, ne consente la conversione e prevede che in queste aziende la caccia sia esercitata dai titolari e dai soggetti loro autorizzati sulla base di piani di abbattimento annuali approvati dalla Regione. È questo il cuore del provvedimento ed è una scelta che noi non condividiamo. È vero che la Giunta richiama programmi di conservazione e di ripristino ambientale, ma quel riferimento resta collocato come allegato alla domanda di autorizzazione per la nuova azienda impresa. Non incide sulla natura del provvedimento. La tutela ambientale non è il fine della legge, è l'elemento con cui si prova a rendere più accettabile l'espansione di un modello venatorio più intensivo e strutturato. In altre parole si introduce una logica nuova, quella dell'azienda venatoria come impresa, senza accompagnarla con un rafforzamento reale delle tutele, degli standard ambientali e delle garanzie per il territorio. E si vede la filosofia della legge, adattare la legge regionale all'ingresso di un nuovo soggetto venatorio aziendale, non alzare il livello di protezione dell'ambiente e della fauna. Qualcuno potrebbe dire che la proposta della Giunta interviene anche sugli indennizzi per gli incidenti stradali e che destini il 50% agli Ambiti Territoriali di Caccia per la prevenzione e il risarcimento dei danni alle coltivazioni agricole. È vero, ma questi elementi non cambiano l'impianto complessivo della legge, che resta chiaramente orientato a riconoscere e rafforzare l'azienda faunistica-venatoria come soggetto economico ed estenderne l'operatività. Noi non pensiamo che la risposta ai problemi del territorio stia nel rafforzare la filiera della caccia. Pensiamo, invece, che debba stare in una gestione pubblica rigorosa, in un approccio ecologicamente orientato, nella prevenzione dei conflitti tra usi diversi del territorio e anche nel rispetto del benessere animale. Quindi il nostro voto contrario nasce da queste posizioni, da un'idea diversa di Marche, da una Regione che non può trasformare la caccia in un'impresa. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Ausili.
Marco AUSILI. Grazie, Presidente. Il nostro Gruppo vota ovviamente a favore di questa proposta di legge. Anzi ringraziamo la Giunta, l'Assessore Bugaro, tutti coloro i quali, anche in sede di II Commissione, con il Presidente Consigliere Antonini, si sono quindi espressi in qualche modo a favore di questi punti. Sfrutto questa occasione per rispondere a quello che ho appena sentito da parte del Consigliere Nobili. Dobbiamo ricordare, però, a tutti coloro che ascoltano che, seppur in veste imprenditoriale, un'azienda faunistica-venatoria continuerà inevitabilmente a dover rispettare quelli che sono i vincoli stringenti che la normativa nazionale e la normativa regionale impongono nel funzionamento di un'azienda faunistica-venatoria. Quindi, questo che si sta facendo oggi non è affatto una deregulation, ma è, anzi, un modo più efficace per gestire queste stesse aziende faunistiche, un modo più efficace sia, da una parte, per andare incontro anche allo sviluppo del territorio - e badate bene, Consigliere Nobili, sono tutte le Associazioni di categoria agricole che hanno espresso favore, appunto, a questa ipotesi di lavoro - sia andando nella direzione di una migliore e più efficace gestione faunistica ambientale che viene fatta in questo modo, anche, magari, con maggiori risorse economiche, che possono portare, appunto, a dei risultati più importanti. Grazie.
PRESIDENTE. Non ci sono altre dichiarazioni di voto.
Proposta di legge n. 39, emendata. La pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Proposta di atto amministrativo n. 10
ad iniziativa della Giunta regionale
“Piano triennale dell’internazionalizzazione e Attrazione degli investimenti (2026-2028)”
(Discussione generale e votazione)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la proposta di atto amministrativo n. 10
della Giunta regionale.
La discussione generale è aperta, ha la parola il relatore di maggioranza Consigliere Putzu.
Andrea PUTZU. Grazie, Presidente. Questa proposta di Piano definisce gli indirizzi strategici regionali in materia di internazionalizzazione e attrazione degli investimenti per il triennio 2026 al 2028 in coerenza con la normativa nazionale ed europea. Questo piano recepisce contributi del Comitato di coordinamento, parliamo della legge regionale 30 del 2008, e rinvia ai successivi programmi annuali la definizione puntuale delle iniziative operative e delle risorse. Ovviamente questo piano mira a rafforzare la competitività delle imprese marchigiane, ampliare la presenza nei mercati esteri ed attrarre investimenti ad alto valore aggiunto. Parliamo anche del contesto socio-economico regionale, perché abbiamo un sistema produttivo che mostra i soliti punti di forza: specializzazione manifatturiera, propensione all'export, eccellenze agroalimentari, ecosistema innovativo dinamico e buona qualità della vita, ma permangono delle criticità strutturali. Parlo, ovviamente, del rallentamento della manifattura, della forte concentrazione della produzione su pochi mercati, della dimensione ridotta delle piccole e medie imprese, della limitata presenza di multinazionali e delle carenze infrastrutturali.
Il Piano risponde all'esigenza di sostenere un riposizionamento competitivo, una maggiore diversificazione geografica e settoriale. Questo, ovviamente, è dovuto alla crisi internazionale, alle guerre e, di certo, non è colpa del Governo Acquaroli. Credo che queste siano problematiche che tutte le Regioni d'Italia hanno e, aggiungo, anche moltissime Regioni d'Europa. Perché, quando si parla di export, parliamo di un settore strategico, importante, che deve trovare delle soluzioni alternative, a volte, a certi mercati, sui quali alcune aziende si sono concentrate, ma poi si trovano a dover spostare l'obiettivo in altre zone.
Ci sono risultati importanti dal 2022 al 2025. Parliamo di una programmazione per la quale oltre 456 imprese hanno beneficiato di 43 milioni di investimenti. Più di 200 iniziative promozionali complessive tra Regione, Atim, Camera di Commercio. Sottoscritti accordi con SACE, SIMEST, con le Camere di Commercio estere. Avviate le prime attività sistematiche di attrazione di investimenti, si pensi alle mappature, alla presenza del CAIE e ai progetti. Selecting Italy
Le linee di azione strategiche. Il Piano si articola in quattro linee di azione coerenti con la programmazione del Ministero e con il Patto per l’Export (3.1) Si parla di promozione, consolidamento e diversificazione dei mercati, in cui si ha l'obiettivo di ampliare il numero delle imprese esportatrici, consolidare i mercati che abbiamo già e diversificare verso nuove aree. Si parla di sostenere i settori ad alto valore tecnologico e i servizi, valorizzare il ruolo delle filiere produttive e dell'agroalimentare. Supportare cultura, turismo e sport come leve di internazionalizzazione. Ovviamente tutto questo si fa con azioni principali, partecipando, ad esempio, a fiere internazionali e iniziative collaterali, a missioni economico- istituzionali, B2B, azioni di scouting, incoming, progetti strategici e settoriali per il Paese, analisi economico-territoriale e di posizionamento. Permettetemi di ringraziare in tutto questo l'Assessore Bugaro, che sta cercando, nonostante il clima internazionale sia di grandi difficoltà, di trovare le soluzioni utili per le nostre imprese. Si parla anche di rafforzamento delle competenze imprenditoriali, in cui si ha come obiettivo di aumentare la capacità delle imprese, di presidiare i mercati esteri, favorire l'internazionalizzazione digitale e l'uso dei canali di E-commerce e marketplace. Ovviamente tra le azioni principali da fare ci sono anche: formazione specialistica, mentoring, Country Presentation, iniziative con ICE, CDP, SACE, SIMEST. Anche queste sono molto importanti proprio per supportare le nostre imprese in giro per il mondo.
Si parla anche di sviluppo di canali digitali e piattaforme per vendite e networking globale. Poi c'è il tema dell'attrazione degli investimenti, in cui si hanno come obiettivi l'opportunità di attrarre investimenti esteri nei settori strategici, di favorire il reinsediamento industriale, sviluppo di nuove attività e ricerca, creare occupazione, ma, soprattutto, c'è la novità della Zona Economica Speciale che il Governo Meloni ha esteso alle Regioni in transizione.
Voglio anche qui ringraziare il Presidente Acquaroli, l'Assessore Bugaro, perché stanno lavorando anche sulla nuova Carta degli Aiuti insieme alla Commissione Europea, che sappiamo tutti non essere semplice, ma non è mai mancato l'impegno e la voglia di mettersi a disposizione per migliorare e supportare il nostro territorio, le nostre imprese. In merito alle azioni principali per questi obiettivi si parla di aggiornamento della Value Proposition “Sistema Marche”, creazione del portale “InvestinMarche”, anche questo è importante proprio per supportare le nostre imprese, costituzione dell'Investor Desk regionale. Poi c'è la mappatura aggiornata dei siti industriali e aree dismesse, la definizione di pacchetti competitivi integrati, la collaborazione strutturata con CAIE e Sistema Paese. Poi c'è la comunicazione per rafforzare il nostro “Made in Marche”. Noi siamo stati sempre un'eccellenza, non solo a livello italiano, ma anche europeo e internazionale. Gli obiettivi sono quelli di consolidare la Brand Identity, rafforzare la presenza del “Made in Marche” nei mercati globali. Questo lo si fa grazie anche alla realizzazione di un video istituzionale sull'internazionalizzazione, la riorganizzazione del sito/pagina web, ovviamente anche in inglese, progetti di valorizzazione del “Made in Marche” e del Brand Identity e, quindi, grazie anche alle mostre internazionali, la produzione di materiali promozionali e campagne integrate, anche queste importanti per promuovere il nostro territorio.
Parliamo anche di sistemi e settori, soprattutto, produttivi prioritari. Parlo, ad esempio, del settore casa e arredo, della moda, del lusso, della meccanica, dell'engineering, dell'agrifood, del biologico, dell'economia del mare, del turismo, della cultura, della farmaceutica e biomedicale, delle tecnologie green, aerospazio e difesa. Ovviamente in questo Piano vengono messi a fuoco dei mercati target. Ad esempio abbiamo mercati maturi come: Francia, Germania, Spagna, Regno Unito, Svizzera, Svezia, Danimarca, Balcani Occidentali. Abbiamo anche un'opportunità, perché la Regione Marche è stata protagonista ad Osaka e sono certo che sarà protagonista anche all'Expo 2027 in Serbia.
Poi ci sono i mercati strategici su cui abbiamo iniziato a lavorare. Non dimentichiamo che anche i voli di continuità possono supportare l'export. Dico questo perché? Perché, ad esempio, abbiamo avuto un’opportunità importante, grazie all’intuizione del Presidente Acquaroli, di avere i voli di continuità: Ancona-Roma, Ancona-Milano, Ancona-Napoli, non solo per i nostri imprenditori, ma utili anche per attrarre investimenti e imprenditori esteri, anche perché, poi, ci siamo collegati su tre hub internazionali molto importanti. Tra i mercati strategici, non a caso, ci sono anche gli Stati Uniti e il Giappone.
Come mercati emergenti abbiamo: India, Turchia, Arabia Saudita, America Latina, Messico, Brasile, Cina, Africa, Asia centrale, Cina e Ucraina. Abbiamo avuto un calo dell'export, come molti sanno, e qualcuno l’ha anche voluto strumentalizzare. Penso, ad esempio, al manifatturiero molto incentrato sulla Russia, ma, da quando è scoppiato il conflitto, ha dovuto spostare determinate azioni mirate alla promozione dei propri prodotti. Anche qui dispiace vedere qualcuno che cerca di fare sciacallaggio politico, quando, in questo momento - soprattutto con un clima internazionale molto difficile - sarebbe opportuno che le forze politiche della nostra Regione unissero le forze proprio per dare un supporto maggiore alle nostre imprese.
Permettetemi anche di sottolineare il ruolo importante della Camera di Commercio che, ancora una volta, va a supportare le nostre iniziative. Anche questo è importante e utile per dare risposte al Piano triennale, soprattutto se si considerano i fondi messi a disposizione dalla Regione Marche. Oltre a quelli messi a disposizione dall'Assessore Bugaro ce ne sono altri messi a disposizione dalla Camera di Commercio utili proprio a supportare le imprese sulle fiere e sul tema importante, questo di cui stiamo parlando, dell'internazionalizzazione.
In più il Piano prevede anche un sistema di monitoraggio e valutazione basato su indicatori quantitativi e sulla customer satisfaction delle imprese. Il monitoraggio e la verifica degli impatti saranno definiti nei programmi operativi annuali. Però permettetemi, infine, di ricordare che siamo anche alla fine di una programmazione europea, in cui è stato investito molto, in cui la Regione Marche è tra le prime in Italia per fondi investiti del FESR.
Voglio ringraziare l'Assessore Bugaro per aver investito risorse regionali, che non era semplice trovare in un momento difficile anche dal punto di vista del bilancio. Sappiamo tutti che in un momento difficile della nostra economia bisogna fare degli sforzi, ma non è mancato il supporto all'internazionalizzazione, non è mancata la voglia di poter dare l'opportunità ai nostri imprenditori, che in tutti i settori riescono sempre a promuovere i nostri prodotti, dimostrando che il “Made di Marche” è di alto livello. Infine, ogni anno sul Piano verranno messe delle risorse, dal 2026 al 2028. Anche questo è utile a supportare iniziative importanti, di cui parlavamo prima, con i piani strategici e anche con l'obiettivo di mantenere e far crescere l'export, nonostante una crisi internazionale importante.
Voglio ringraziare anche la II Commissione per aver licenziato questo atto, il Presidente Consigliere Antonini, tutti i componenti per aver collaborato affinché arrivasse velocemente in Aula.
Credo che sia anche una priorità per le tante imprese che si aspettano un supporto dalla nostra Regione, le quali vogliono ancora continuare a promuovere i nostri prodotti. Grazie.
Presidenza del Vicepresidente
Giacomo Rossi
PRESIDENTE. Ha la parola il relatore di minoranza Consigliere Mastrovincenzo, che sostituisce il Consigliere Catena.
Antonio MASTROVINCENZO. Grazie, Presidente. Do voce alla relazione del collega Consigliere Catena. Questo atto è uno strumento, come già è stato detto, di programmazione con cui la Regione stabilisce le strategie per: sostenere le imprese marchigiane sui mercati esteri; promuovere i prodotti e il sistema economico delle marche nel mondo; attrarre nuovi investimenti e aziende sul territorio regionale. Il Piano, come sappiamo, ha una durata di tre anni, definisce le strategie e gli obiettivi, mentre le risorse economiche e le azioni concrete verranno stabilite attraverso programmi annuali e l'utilizzo di fondi regionali, statali e europei. Questo piano si inserisce in un contesto economico delle Marche particolarmente difficile e occorre tenere in considerazione l'analisi dell'economia regionale. Cosa ci dice questa analisi? Le Marche hanno una forte vocazione manufatturiera. Sono la seconda Regione di Italia per numero di attività manufatturiere sul totale delle imprese, seconda per attività manufatturiere ogni 1000 abitanti e prima per numero di addetti della manifattura sul totale degli addetti. Con distretti industriali nella moda, calzature, nella meccanica, nel mobile, nell’agroalimentare, nautica e farmaceutica. Molto importante è il settore agroalimentare. Le Marche hanno il più grande distretto biologico d'Europa che copre 90 mila ettari e unisce 2000 aziende agricole. Il tessuto produttivo è composto soprattutto da piccole e medie imprese che rappresentano il 90% del tessuto produttivo regionale. L'economia è molto orientata all'export. Le esportazioni rappresentano oltre il 40% del PIL regionale, dimostrando quanto i mercati esteri siano fondamentali per l'economia marchigiana. Nel periodo post-Covid l'export è cresciuto anche se meno rispetto al dato nazionale. Nel 2024 le esportazioni marchigiane si sono ridotte del 30% principalmente per effetto del calo delle vendite di prodotti farmaceutici. L'export manifatturiero marchigiano è riconducibile al sistema moda per il 16%, ai macchinari per il 14%, al farmaceutico, alla metallurgica per un valore di 8 su 14 miliardi nel 2024. Il 60% dell'export delle produzioni manufatturiere marchigiane è destinato ai mercati della Unione Europea, il 10% in Francia, il 10% in Germania, poi, il 9% negli Stati Uniti, il 6,6% in Belgio. L'export agroalimentare delle Marche ha un andamento positivo, 587 milioni di euro e un 4% col segno più, e in controtendenza rispetto ad altri settori. La regione ha una buona presenza di start-up innovative e università. Il documento segnala anche alcune criticità. La crescita economica regionale più lenta, più 0,4%. Le Marche sono state declassate a regione “in transizione” con un PIL pro-capite inferiore del 7,9% alla media nazionale, siamo all'11º posto. Il calo della produzione in alcuni settori industriali, in particolare nel comparto calzaturiero. Il settore industriale è in fase di contrazione con una riduzione del fatturato, una contrazione della produzione manufatturiera del 2,6%, particolarmente significativo per il settore calzaturiero, ma anche per il tessile, abbigliamento, gomma e plastica. E poi c'è la forte dipendenza dell'export da pochi settori produttivi e la scarsa presenza di grandi imprese e multinazionali che pongono un tema di crescita dimensionale e di passaggio generazionale, che è un problema ormai storico per la nostra regione. Poi ancora gli investimenti in ricerca e sviluppo sono inferiori, 0,6%, alla media italiana, che è dello 0,9%. C'è una scarsa propensione agli investimenti in formazione da parte delle imprese marchigiane e, da questo punto di vista, non si intravedono misure che la incentivino. E, ancora, le infrastrutture sono insufficienti. In un contesto così complicato e preoccupante per l'economia e il lavoro nelle Marche, quali azioni prevede il piano? Tra le principali: il sostegno all'export delle imprese, la partecipazione a fiere e missioni internazionali - a tal proposito c'è stata una interrogazione del Consigliere Catena proprio perché gli agenti di commercio, che contribuiscono fortemente agli sviluppi delle reti commerciali, sono esclusi da forme di rimborso per la partecipazione a questi eventi -; la promozione dei prodotti marchigiani sui mercati esteri - e qui non si capisce bene quale sia la strategia -; il supporto alle imprese per entrare in nuovi mercati. Come si coltivano e rafforzano i rapporti con le Ambasciate? Come si misurano le ricadute di queste iniziative? Poi c'è il tema della diversificazione dei mercati. Le esportazioni marchigiane sono oggi concentrate soprattutto nei Paesi europei, mentre il Piano prevede di rafforzare la presenza in altri mercati e questo è sicuramente positivo. Tuttavia dobbiamo evidenziare - lo abbiamo fatto anche in Commissione - come il vostro Piano sia stato profetico al contrario. Tra gli altri mercati che avete individuato ci sono anche gli Stati Uniti con i dazi di Trump e il Medio Oriente incendiato da un bellicismo irresponsabile. Diciamo, quindi, che le prospettive su questi fronti non sembrano affatto rosee. Poi c'è l'Asia e l'Africa. Per quanto riguarda l'attrazione di investimenti, la Regione vuole rendere le Marche più attrattive per le imprese e per gli investitori, promuovendo:
- aree industriali disponibili, in che modo? Esiste già una mappatura delle aree industriali dismesse? Come promuoverle? Queste sono le domande;
- strategia di attrazione di investimenti è debole;
- opportunità di investimento.
In merito alla promozione del sistema territoriale, il Piano prevede anche attività di marketing territoriale per valorizzare: turismo (speriamo in modo più incisivo, visto che i numeri non sono consolanti); qualità della vita; sistema produttivo marchigiano.
È ovviamente condivisibile l'obiettivo di sostenere l'internazionalizzazione delle imprese marchigiane e valorizzare il sistema produttivo regionale, soprattutto in una regione dove l'economia è fortemente legata all'export. Le linee di azioni sono quattro: promozione, consolidamento e diversificazione dei mercati; rafforzamento delle competenze imprenditoriali; attrazione degli investimenti; comunicazione e rafforzamento del “Made in Marche”. Può la partecipazione alle fiere internazionali essere sufficiente a promuovere il nostro export? Essere in vetrina non può essere la strategia. Il marketing territoriale non può sostituirsi ad una seria politica economica. Siamo una Regione che investe poco su formazione. Senza formazione e competenze, come si pensa di poter competere a livello internazionale? Può la creazione di un sito dedicato “InvestinMarche” contribuire realmente ad attrarre capitali esteri? Qual è la strategia per avviare reti commerciali con i mercati emergenti? Altri limiti evidenti del piano… Presidente, chiederei un po' di silenzio perché è complicato…
PRESIDENTE. Sì, ha ragione il Consigliere Mastrovincenzo. Chiederei silenzio in Aula. Grazie. Prego, continui.
Antonio MASTROVINCENZO. Grazie, Presidente. Altri limiti evidenti del Piano. Il Piano è programmatico, rinvia a piani annuali, quindi, non è valutabile e non è finanziariamente certo. Indica obiettivi troppo generici e non misurabili. Mancano target quantitativi (quante imprese?), indicatori (percentuale di export, IDE, occupazione) e risultati attesi. Propone obiettivi espansivi senza strumenti adeguati. Non ci sono azioni strutturali su crescita dimensionale delle imprese e politiche industriali integrate. Manca un piano di sviluppo industriale di fronte alla crisi di alcuni distretti produttivi che hanno rappresentato storicamente il modello su cui è cresciuto lo sviluppo e il benessere nella nostra regione. Quel modello di sistema produttivo è in crisi e serve un piano di politiche pubbliche a sostegno di un processo di forte innovazione da un punto di vista tecnologico e produttivo. Un piano che coinvolga imprenditori, università, forze sindacali e istituzioni locali. Serve un coordinamento tra le politiche pubbliche regionali affinché tutte siano integrate verso un obiettivo condiviso. Lo sviluppo è possibile in una regione che sia vivace da un punto di vista culturale, che sappia essere inclusiva, che sappia valorizzare il lavoro di ricerca delle Università, che raccolga e metta a sistema le migliori energie e contribuisca a costruire una visione di futuro per i nostri territori. In questa visione vanno inserite le piccole imprese e dell'artigianato che rappresentano la vera struttura economica delle Marche. Se manca l'elemento di traino, il contesto adeguato, tutti gli imprenditori sono destinati a fare più fatica. Spezzettare gli interventi e non individuare delle priorità significa che nulla è davvero prioritario. Manca, inoltre, una strategia forte sulla qualità del lavoro e sui salari, che dovrebbero accompagnare la crescita economica. Servirebbe, infine, un collegamento più forte tra internazionalizzazione, transizione ecologica e innovazione. Gli obiettivi sono generici e non misurabili, le azioni propongono strumenti tradizionali senza un salto di qualità, mentre la parte più strategica, l'attrazione degli investimenti, resta ancora in una fase preliminare. Nel complesso emerge un documento in cui manca una vera politica industriale regionale, con il rischio concreto di frammentazione degli interventi e di scarsa efficacia nel medio periodo. Affinché l'economia e l'export crescano occorre costruire uno sviluppo economico più giusto, sostenibile e capace di creare, soprattutto, lavoro stabile e di qualità che a loro volta contribuiscono alla crescita. La sfida per le Marche non è solo competere nei mercati globali, ma farlo difendendo il proprio modello sociale, il lavoro e la coesione territoriale. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Marconi.
Luca MARCONI. Grazie, Presidente. Quanti minuti ho?
PRESIDENTE. 12 minuti.
Luca MARCONI. Grazie, Presidente. Il Piano, Assessore, è molto articolato, è stato un piacere leggerlo, anche perché è un Piano con un numero di pagine ragionevoli, insomma, non è uno di quei piani in cui mettiamo inutilmente analisi che non servono a nulla. È un piano estremamente concreto. Ha le cose che la Regione può fare, non ha le cose che non può fare. Questa è una piccola Regione che rappresenta il 2,5% della popolazione italiana. Anzi, colgo l'occasione, visto che, fra i tanti dati opportunamente e inopportunamente citati dal relatore di minoranza, c'era anche quello del calo del PIL, anzi del PIL che cresce solo di 0,5%... dico, Assessore, che è un miracolo che nelle Marche il PIL cresca, come è un miracolo che cresca in tutta Italia, perché le Marche è una delle Regioni che più di altre stanno subendo un profondo calo demografico, del quale non ci preoccupiamo più nessuno. Perché il vero primo dato dell'economia è la demografia e qui siamo messi malissimo, perché, non solo diminuiscono le nascite, ma invecchia la popolazione e si sa che la popolazione anziana produce meno e consuma ancora di meno. Quindi il dato sul PIL decisamente è il meno opportuno da rilevare, significativo, ma con tante necessarie variabili. Invece parliamo del contesto internazionale, perché di questo si sta parlando, Assessore Bugaro, e, nel contesto internazionale, un dato che, forse, è sfuggito ai più è che nel sistema Italia, nel quale le Marche rappresentano, dal punto di vista dell'esportazione, uno dei punti di forza, sempre nel piccolo dei nostri valori assoluti… l'Italia nel 2025 è risultato il IV Paese al mondo per esportazione in termini assoluti. Non è mai successo. Dopo USA, Cina e Germania, i giganti mondiali, abbiamo scavalcato il Giappone e, finalmente, possiamo dire che questo è un risultato del sistema Italia? Che questo è un risultato in cui vediamo che anche il Governo possa avere dato un piccolo modesto contributo? Perché fino adesso il Governo, a sentire “La7”, è quello che ha fatto tutti i disastri di questo mondo. Ma quando c'è un dato positivo, può essere, in qualche maniera, colpevole di questo risultato positivo? Io credo di sì. E questo è un dato che fa la differenza proprio in virtù della dimensione della creatività e del coraggio. Questa è l'impresa. E il Piano va in quella direzione. Il Piano non deve inventarsi niente. Qui non siamo in un sistema statalista oppressivo e chiuso dove tutto viene deciso dal pubblico. Qui siamo in un sistema dove è il privato, è l'impresa, è il coraggio dell'imprenditore, la sua creatività che mette in modo i processi. Questi processi devono essere favoriti in tutti i modi, nel rispetto delle leggi, dei nostri principi, anche dei nostri principi sociali, non solo dei nostri principi economici, da parte di chi governa. Il dato sulla disoccupazione, che ci vede in linea con i dati nazionali, anche questo, è estremamente incoraggiante, perché la disoccupazione, se prendiamo i parametri di trent’anni fa, dovrebbe essere addirittura inferiore. Non lo è, perché è sempre più alto il numero di coloro che dichiarano di voler lavorare perché sanno che queste opportunità ci sono, anche se - viene fuori dalla giornata regionale da poco conclusa, che riguardava il settore turismo e cultura, ma in qualche maniera legata a questo - sappiamo che in Italia mancano 600 mila lavoratori nel campo del turismo e della ristorazione, 300 mila saranno reperiti, 300 mila probabilmente non saranno reperiti. Qui la difficoltà è grossa, qui dovremmo fare, veramente, una seria riflessione, perché la più grossa risorsa lavoratrice in Italia è data dalle donne e le donne in questo dovrebbero essere maggiormente aiutate, soprattutto quando hanno figli e qui siamo d'accordo su tante cose che ci diciamo e ripetiamo da parecchio tempo, ma diventa difficile nel concreto realizzarle. Per il resto, stamattina parlavo con un imprenditore recanatese che mi dava qualche idea - strada facendo, arrivando a Recanati - su quello che servirebbe a lui per internazionalizzare. È un'azienda che fa circa 40 milioni di euro di fatturato, 4 milioni del suo fatturato è stato a rischio negli ultimi due anni, perché lo faceva con l'Est Europa, soprattutto Ucraina e Russia, e con il Medio Oriente. Bene, quest'anno non chiuderà con un fatturato in calo, perché ha già recuperato quel 10% di fatturato che perde su questi mercati. Ecco, questo fa la differenza. Quanti aiuti ha ricevuto dallo Stato? Quanti aiuti ha ricevuto dalla Regione? Non lo so, glielo chiederò nel dettaglio, perché mi piace parlare sempre partendo da casi concreti. Ma il dato di fatto fondamentale e interessante di questa situazione, invece, è quello che potremmo fare, cari colleghi Consiglieri… e questo è un discorso che faccio per tutti, perché parliamo sempre di quello che può fare la Giunta e dei soldi che può metterci, ma lo sappiamo tutti che i soldi sono quelli e sarebbe stato difficile per qualsiasi altro governo regionale mettercene di più di quelli che ci sono stati messi. Che cosa vogliono le aziende, soprattutto, penso, in capo alla linea di azione due, Assessore, e alla linea di azione tre, quindi attrazione degli investimenti e rafforzamento delle competenze imprenditoriali. Quando l'impresa può crescere? Ecco, uso un'espressione ormai andata in disuso, ma che ha fatto la differenza per quasi dieci anni nel dibattito politico italiano, i famosi “lacci e lacciuoli”. Allora, dovremmo farci un esame di coscienza a livello regionale per vedere se noi come legislatori nei settori di competenza e non solo… penso a un nuovo settore che sto appena assaggiando, che è quello delle competenze vastissime della III Commissione che ha l'edilizia, l'urbanistica, l'ambiente, i rifiuti. Ecco, se in questi settori noi saremo capaci di contemperare in maniera intelligente le esigenze che vogliamo tutelare con quelle dello sviluppo, andremo da qualche parte. Se, invece, saremo solo capaci di aumentare il numero dei divieti e complicare la vita alle aziende, alle imprese, appunto con “lacci e lacciuoli”, ecco che la cosa diventa un pochettino più complicata. Credo che in questo sia necessario - l'internazionalizzazione ci chiama a questo tipo di responsabilità - introdurre una filosofia nella nostra azione politica, un modo di pensare completamente diverso da quello che abbiamo tenuto fino ad oggi. Perché siamo tutti legati a questa idea, c'è quasi una mania morbosa da parte del legislatore di aumentare il numero delle norme e di specificare nel dettaglio quello che si deve fare, con una impostazione così stringente, così moralista che sembra che se scriviamo le cose, poi, le cose accadono. Questo mi sembra che sia stato descritto solo in un'occasione, per chi ci crede, riguardo alla creazione del mondo. Dio disse: “Sia la luce”, la luce fu. Al di là di quello, vediamo che le nostre leggi… mettendo in conto le circa duecento dal 2010, Consigliere Mastrovincenzo, quante ne abbiamo fatte? Facciamo l'elenco di tutte le leggi che abbiamo fatto e che non servono a niente se non a fare ricorsi. Abbiamo fatto un appello anche in questo senso in III Commissione, quando occasionalmente è venuto il Presidente Pasqui per presentare una propria iniziativa di legge, per rivedere tutte queste leggi che - ripeto - servono solo a far fare i ricorsi e a rompere l'anima ai cittadini e alle aziende, sennò sono inattuate o non finanziate da anni. Quindi l’appello che faccio alla Commissione per il controllo e la valutazione delle politiche, che impropriamente chiamiamo V Commissione, è che faccia questo tipo di esame, cominci piano piano, magari ne sfoltiamo tre al mese, oppure le uniamo a quelle già presenti, andando nella direzione, non dico dei testi unici, ma, almeno, dell'accorpamento delle leggi, evitando i rinvii.
Faccio un appello all'Ufficio di Presidenza perché si faccia promotore di questa bella iniziativa, Vicepresidente Rossi, cioè dire… noi oggi leggiamo una legge in cui c'è “visto… visto… visto… visto…”, abbiamo fino a otto, nove, dieci, undici, dodici richiami a leggi precedenti, è pazzesco, impossibile da leggere. Riuniamo, rendiamole tutte positive in termini letterari e rendiamo un servizio, sicuramente un alleggerimento, un piccolo alleggerimento, ma un alleggerimento significativo della burocrazia e di questi “lacci e lacciuoli” che per troppo tempo, e ancora oggi, imbrigliano l'attività delle imprese e impediscono ad altre imprese dall'estero o dall'Italia di venire nella nostra regione. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Marcozzi.
Jessica MARCOZZI. Grazie, Presidente. Collegi Consiglieri, quello che andiamo ad approvare, come ha già detto chi mi ha preceduto, è il Piano di internazionalizzazione ed attrazione degli investimenti 2026-2028. Mi ricollego a quanto detto dal Consigliere Marconi, un piano articolato e concreto. Ma partirei proprio dalla fotografia attuale, perché dal 2020 al 2025 c'è stata una continuità, ha governato il Presidente Acquaroli e, quindi, questa maggioranza.
Punti di forza e la fotografia attuale della nostra regione.
Una manifattura d'eccellenza. Le Marche si confermano una delle regioni più manifatturiere d'Europa, alta densità di piccole e medie imprese. Lo sappiamo benissimo che la maggior parte delle imprese sono piccole, ma anche piccolissime, che lavorano, a volte, in mono committenza, cioè per le aziende più grandi. Specializzazioni forti, moda e calzature, meccanica di precisione, macchinari industriali, arredamento, nautica e farmaceutica. Modello produttivo flessibile e altamente specializzato, i distretti industriali. Vocazione all'export in crescita strutturale. Export passato dal 28% del 2019 ad oltre il 40% nel 2023. Forte integrazione nei mercati internazionali, soprattutto europei, 65% dell'export. Agroalimentare di qualità, elevata presenza di produzione DOP e IGP. Forte legame con il territorio, il brand Marche e asset strategico per export e turismo. Occupazione in crescita. Turismo diversificato e multilivello, borghi storici, turismo naturalistico, itinerari ambientalistici, turismo religioso, turismo balneare, cui si può affiancare il turismo dei distretti e il cosiddetto turismo MICE. Ecosistema innovazione, 337 start-up innovative, dato 2025, terzo posto in Italia per incidenza su nuove società di capitali. Il collegamento tra università, ricerca ed impresa. Il punto è importante per quanto riguarda le imprese. Cosa ha fatto la Regione? Forte intervento pubblico a sostegno del sistema economico, supporto pubblico per oltre 310 milioni di euro dal 2021 al 2027 per innovazione e ricerca ed internazionalizzazione, 3,6 miliardi di euro in infrastrutture, di cui il 66% su rete stradale.
I risultati della precedente programmazione 2022-2025.
Interventi per 28 milioni dal POR FESR 2014-2020. Generati investimenti per milioni di euro per più di 450 imprese beneficiarie. Attività in convenzione con la Camera di Commercio e ATIM per l'internazionalizzazione e le start-up cofinanziate con fondi regionali. Accordo sottoscritto con SACE, Business matching e webinar gratuiti su internazionalizzazione. Accordo sottoscritto con SIMEST, assistenza sul tema e presentazione della Mappa dei Rischi. Accordi con: Protocollo di Intesa con lo Stato di Amapà in Brasile. Avvio relazioni con il Distretto di Qiangtang (Cina). Memorandum con la Camera di Dubai in occasione dell'Expo 2022 e in Giappone Expo Osaka 2025. Il progetto MEDINIT Casablanca con la collaborazione della Camera di Commercio delle Marche ha previsto la partecipazione ad eventi fieristici e la realizzazione di una missione economica nel settore dell’arredo/design.
Da dove riparte, quindi, la Regione Marche? Dal Piano 2026-2028 la Regione Marche costruisce la propria priorità su quattro linee di azione, come hanno già detto coloro che mi hanno preceduto, integrate che puntano a rafforzare competitività, internazionalizzazione e attrattività del territorio. Uno, promozione, consolidamento e diversificazione dei mercati. L'azione chiave, ampliare il numero di imprese attive sui mercati esteri. Questo è l'obiettivo della nostra Regione. Consolidare la presenza nei mercati già competitivi, espandere i settori ad alto valore aggiunto e tecnologico, sostenere l'internazionalizzazione di manifattura, ma anche di imprese di servizi, cultura e turismo, diversificare i mercati di destinazione e superare la frammentazione delle piccole e medie imprese, ma rafforzare le filiere produttive, soprattutto agroalimentari. Strumenti operativi, partecipazione a fiere internazionali, come ha già detto chi mi ha preceduto, incontri B2B in Italia e all’estero, attività di scouting su nuovi mercati.
Rafforzamento delle competenze imprenditoriali. Obiettivo, rendere le imprese capaci di competere globalmente, soprattutto sul piano digitale. Azioni chiave, migliorare la capacità di presidio nei mercati esteri, sviluppare competenze digitali e promuovere l'internazionalizzazione digitale. Gli strumenti, lo sviluppo di e-commerce e marketplace internazionali, formazione su export digitale, supporto all'utilizzo di piattaforme globali. Le collaborazioni, Accordo ICE-ITA Agenzia per la Promozione del Made in Italy, Accordo con Assocalzaturifici. eventi informativi e giornate di orientamento per le imprese.
Tre, attrazione degli investimenti. L'obiettivo è quello di trasformare le Marche in un territorio attrattivo per capitali, imprese e talenti internazionali. Le azioni chiave, promuovere investimenti produttivi in ricerca, attrarre imprese estere e capitale umano qualificato e interventi strategici, rafforzamento delle filiere produttive, delle competenze e dell'innovazione. Le azioni operative, la mappatura dei siti industriali disponibili, la creazione di pacchetti localizzativi competitivi, contributi a fondo perduto e strumenti di finanza agevolata, coordinamento tra fondi europei FESR, fondi PNRR e misure sulla ZES, collaborazione con organismi nazionali.
La comunicazione e il brand “Made in Marche”, il quarto punto. L'obiettivo è quello di rafforzare l'identità e la riconoscibilità internazionale del nostro territorio. Azioni chiave, promozione del brand “Made in Marche” tramite l’ATIM. Costruzione di una narrazione territoriale coerente. Gli strumenti, il video istituzionale per l'internazionalizzazione, restyling del sito web a tema internazionalizzazione, materiali promozionali coordinati. I risultati attesi, una maggiore visibilità internazionale, un rafforzamento della reputazione del nostro territorio.
Le quattro linee seguono una logica molto chiara, aprirsi al mondo, diversificazione mercati, consolidamento presenza nel Regno Unito, a Londra, attenzione alla Serbia, all’Expo 2027. Attenzione a mercati solidi, quali la Svizzera, la Svezia e la Danimarca. Rafforzamento di mercati quali il Giappone dopo l'Expo 2025 ad Osaka e Stati Uniti. Attenzione sui Paesi ASEAN (Vietnam, Indonesia, Thailandia, Filippine), mercati arabi e mercati dell'Asia Centrale. Rafforzare le imprese, le competenze e la digitalizzazione. Attrarre risorse attraverso gli investimenti e i talenti, raccontarsi meglio. Accordi con Assocamerestero e Camere di commercio estere, partnership a livello locale con Camera di Commercio delle Marche, Associazioni di categoria, Associazioni Assocalzaturifici, Consorzi e Fondazioni. Partnership per innovazione e ricerca con Università e Centri di ricerca, partnership culturali e sociali con Enti culturali e museali, Associazione dei marchigiani all'estero, Media e creativi e Associazioni del terzo settore. Questa è la nostra visione. Questo è il Piano di internazionalizzazione per quanto riguarda gli investimenti 2026 - 2028. Io anticipo già il voto favorevole. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Vitri.
Micaela VITRI. Grazie, Presidente. Mi fa piacere intervenire su il Piano triennale dell'internazionalizzazione perché è un tema che negli ultimi anni ho seguito da vicino su diversi aspetti. Il piano e l'attrazione degli investimenti viene presentato ora come uno strumento strategico per rafforzare il sistema economico regionale. Tuttavia, una lettura attenta del documento restituisce un quadro molto diverso, che evidenzia limiti progettuali significativi e una evidente difficoltà della Giunta nel costruire politiche realmente efficaci. Il primo elemento critico è dichiarato nel piano stesso, non lo dico io. Siamo di fronte a un documento di indirizzo generale che rinvia ai programmi annuali per l'attuazione concreta, è scritto a pagina 21. Questo significa che mancano azioni operative, tempi certi e strumenti immediatamente valutabili. In altre parole, una strategia senza attuazione. In secondo luogo, il piano rivendica esplicitamente la continuità con le politiche precedenti, anche questo è scritto a pagina 21. Ma se i problemi strutturali sono ancora presenti, la continuità, a questo punto, non è un valore, anzi, è un limite e non lo dico io, ma lo dicono i dati. Mi chiedo anche dove siano stati presi alcuni dati dai miei colleghi, perché io ho guardato quelli della Camera di Commercio regionale, ho guardato quelli dell'Istat, ho guardato quelli che, poi, ha riportato anche l'ANSA in base a documenti ufficiali. Ebbene, l'export nelle Marche nel 2025 ha segnato il -7,6%, fonte Istat. Rispetto al 2024 noi abbiamo perso il 7,6% di export, mentre il resto d'Italia, invece, era al + 3,3%. In particolare la mia provincia di Pesaro e Urbino ha perso l'8,1% di export nel 2025 rispetto al 2024 e non è nemmeno quella che va peggio nelle Marche, ma significa che, per esempio, la provincia di Pesaro e Urbino ha perso 792 milioni di euro di export, cosa che incide nell'indotto, nella manodopera, nel lavoro. E queste, ormai, sono risorse che abbiamo perso, purtroppo a causa anche di politiche inadeguate. Addirittura la Camera di Commercio delle Marche, nel primo trimestre del 2025, ha dovuto registrare un - 11,6% dell'export e se andiamo a vedere il rapporto rispetto a dieci anni fa, le Marche rispetto al 2015, nel 2025 segnano -21% di export. Ecco, questo piano parla di continuità, avrei preferito se oggi la Giunta avesse ammesso, invece, la necessità di un evidente cambio di passo. Anche perché voglio ricordare che stiamo parlando di una Giunta regionale che ha affidato la politica di internazionalizzazione ad ATIM, l'ente creato dal Presidente Acquaroli l'8 dicembre del 2021, l'ente turismo ed internazionalizzazione Marche. Cosa ha fatto l'Atim per l'internazionalizzazione negli ultimi anni? Direi ben poco se nel 2025 siamo a -7,6% di export rispetto al 2024. Sui risultati passati in questo piano, però, la Giunta si limita a riportare numeri un po' vaghi. Oltre 43 milioni di investimenti attivati e più di 450 imprese coinvolte, scrive a pagina 11, senza fornire una vera valutazione dell'impatto. Mancano indicatori qualitativi, manca l'analisi degli insuccessi, manca una lettura critica. Si descrive ciò che fa comodo descrivere, ma non si valuta. Il piano stesso riconosce la fragilità, però, del sistema produttivo regionale, caratterizzato da una forte presenza di piccole e medie imprese e da difficoltà nei processi di internazionalizzazione che, quindi, in parte, ammette a pagina 40; difficoltà, ribadisco, che ammette a pagina 40, ma non si assume la responsabilità delle problematiche che hanno creato proprio questa difficoltà nei processi di internazionalizzazione. Eppure, a fronte di questa consapevolezza, non viene ancora proposta una strategia strutturale di rafforzamento. L'Assessore Bugaro - ho visto che si è cancellato per prenotarsi, giustamente, dopo di me, mi fa piacere, così potrà rispondere anche alle mie osservazioni - ha annunciato un bando importante di credito alle imprese, una prima tranche è già stata aperta, una seconda tranche con fondi BEI è già stata annunciata. Benissimo, abbiamo bisogno di agevolare il credito alle imprese, ma non basta. Cioè, noi diamo soldi alle imprese che dovranno restituire ad un tasso quasi azzerato, ma in una fase così critica, così difficile, Assessore Bugaro, lei mi dovrà dire, visto che interverrà dopo di me, anche se date dei contributi a fondo perduto, perché il credito è sempre stato dato e va bene, ma non basta. Sul fronte dell'attrazione degli investimenti, le azioni previste, infatti, si limitano a promozione e accompagnamento, è scritto a pagina 28. Manca una vera politica industriale, manca una visione capace di affrontare seriamente il tema della perdita di capacità produttiva. Ancora più evidente è la dipendenza da strumenti nazionali: ICE, SIMEST, SACE, CDP. Strumenti importanti, certamente, che ci sono sempre stati, ma che evidenziano un dato politico, la Regione non è riuscita a costruire una propria capacità autonoma di intervento. La governance proposta coinvolge numerosi soggetti, ATIM, come dicevo, Camera di Commercio, giustamente, SVEM, giustamente, Associazioni, ma senza una chiara definizione dei ruoli. Il rischio è quello di un sistema complesso, frammentato, poco efficace. Infine, il piano appare fortemente sbilanciato sulla promozione, fiere, eventi, incontri, B2B, marketplace, è indicato a pagina 28. Ma qui emerge una lacuna ancora più grave, il piano ignora completamente il contesto geopolitico internazionale attuale. È stato detto benissimo nella relazione del nostro relatore di minoranza, Consigliere Catena, illustrata dal Consigliere Mastrovincenzo. Negli ultimi anni, come evidenziato da un'analisi del Sole 24 Ore, la geopolitica sta ridefinendo le strategie delle imprese, la guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina ha aumentato l'incertezza e reso meno attrattivi i mercati politicizzati, molte imprese europee stanno spostando investimenti verso aree più stabili come Italia e sud-est asiatico. Cresce il fenomeno del Friend-shoring, cioè la concentrazione degli scambi verso paesi alleati. Secondo riportati dal Sole 24 ore, nel 2025 le esportazioni italiane verso gli Stati Uniti erano cresciute, ma è evidente che questo piano non può basarsi su questo. Invito anche il relatore di maggioranza a leggere ciò che c'è scritto nel piano, a differenza di ciò che lui ha illustrato. Gli Stati Uniti non sono più un mercato di riferimento tra i principali a causa dei dazi e a causa delle politiche di Trump. Quindi l'Europa resta il primo mercato di sbocco in base ai dati, cioè oltre il 50% dell'export. Asia e Africa mostrano, invece, delle contrazioni in diversi settori. Questo significa una cosa molto chiara, non tutti i mercati sono più accessibili o convenienti come in passato. Alla luce della congiuntura internazionale, illustrata, appunto, come dicevo, anche dai dati del Sole 24 ore, cambiano i mercati prioritari rispetto a quello che voi avete scritto nel piano. Il piano individua ancora Stati Uniti e Medio Oriente come mercati strategici e, invece, giustamente, nella relazione è stato detto, forse questa visione va aggiornata alla luce degli sviluppi geopolitici. Addirittura mettete l'Ucraina come mercato strategico e, per carità, non dico di escluderla, ma, sicuramente, non può essere più uno dei principali mercati di riferimento. Lei, Assessore Bugaro, è stato al Salone del Mobile e ha incontrato molte aziende del mio territorio provinciale, mi fa piacere, le avranno detto che prima lavoravano con la Russia e l'Ucraina e ora, invece, non lo fanno più. Quindi, non serve solo guardare il piano, ma ha parlato con gli imprenditori, per cui la invito a far correggere quello che c'è scritto nel piano, perché glielo avranno detto personalmente. Il punto politico è evidente, quindi, il piano non fa alcuna selezione strategica dei mercati, mercati da evitare o presidiare con cautela. Sempre secondo un'analisi del Sole 24 ore, occorre anche ridefinire le politiche, quindi, su mercati come la Cina, che rimane a rischio geopolitico e regolatorio. Devo ribadirlo, Assessore Bugaro, negli ultimi tre anni e mezzo l’ATIM, creata dal Presidente Acquaroli, non ha fatto nulla per aprire nuovi mercati, nulla per aprire nuovi mercati per le imprese. ATIM, che era nata per occuparsi di turismo e internazionalizzazione, non ha dato un nuovo mercato alle imprese. Le vetrine dell'Expo a Dubai e dell'Expo a Osaka sono state utilissime. Ma cosa hanno portato? Benissimo portare le aziende lì, ma, poi, lei mi sa dire quali nuovi mercati sono arrivati in Giappone? Cosa è stato fatto con il Giappone, che dovrebbe, invece, rappresentare una delle nuove frontiere più importanti per le Marche? ATIM non solo non ha aperto nuovi mercati - e questo, veramente, la invito a verificarlo in particolare riguardo, per esempio, al Giappone - ma non ha neppure accompagnato le imprese nella riallocazione strategica verso quelli più promettenti. A questo si aggiunge una gestione inefficiente, con ritardi che penalizzano gli operatori turistici, come dimostrato dai casi recenti in cui, ad esempio, oltre trenta operatori turistici sono rimasti esclusi dalle principali agenzie internazionali alla Fiera del Turismo di Rimini, ma ne parleremo poi nel dettaglio con il piano relativo al turismo. Per concludere, questo piano non rappresenta una svolta e lo dite voi, perché scrivete che è in continuità col passato. È un documento che descrive, ma non trasforma, che elenca, ma non decide, che ignora perfino il contesto geopolitico in cui dovrebbe operare. La verità è che il sistema economico marchigiano resta fragile, non fa nulla questo piano per le piccole e medie imprese. La Giunta non ha costruito una strategia industriale. Manca una selezione adeguata dei mercati su cui puntare, manca una visione coerente con i cambiamenti globali. Serve una politica industriale vera che consideri anche l'intelligenza artificiale, uno strumento su cui aiutare le piccole, medie imprese a lavorare e a puntare nel futuro. Serve una….
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Bugaro.
Giacomo BUGARO. Grazie, Presidente. Questo Piano è sicuramente la base di partenza su cui lavorare nei prossimi tre anni. Voglio dire una cosa con chiarezza. In un momento in cui il mondo cambia da un giorno all'altro, prevedere quello che accadrà a tre anni, sfido chiunque di voi. Per questo l'abbiamo voluto flessibile. Questo piano ha ricevuto non solo gli emendamenti, i contributi, ma anche l'approvazione di tutte le categorie datoriali fino anche dei Sindacati. Quindi non è stato un Piano redatto in solitudine, ma è stato un piano che ha avuto un percorso di approfondimento e di condivisione che è durato mesi; è iniziato nel mese di novembre dello scorso anno e termina oggi con la sua approvazione. Vedete, chi vi parla è entrato in quest'Aula nel 2005, c'erano delle altre Marche, non si parlava di turismo, c'era la piena occupazione grazie alla manifattura, c'erano ancora le grandi aziende familiari. Ricordo ancora quando dissi in quest'Aula… ero seduto lì dove sta il Consigliere Assenti, feci un'interrogazione per sentire se l'ARDO di Antonio Merloni, è vero, stava entrando in crisi. Successe l'ira di Dio in quest'Aula. Ricordo ancora che i Sindacati urlavano: "Lei, Bugaro, getta allarmismo”. Sappiamo come è andata a finire. Ma dico questo perché dal 2008, se non ve ne siete accorti, è cambiato il mondo in questa regione. Mi è capitata una foto dei Cavalieri del Lavoro del 1998, ahimè, purtroppo, la maggior parte di loro è scomparsa, ma con loro sono scomparse le loro aziende, la maggior parte delle loro aziende. Oggi le più grandi aziende - ne abbiamo solamente due che superano i billions di fatturato - sono a capitale straniero, modificano la materia in questa regione, producono, ma il centro nevralgico e gli utili, soprattutto, non sono rinvestiti in questo territorio. Ricordo ancora i colloqui - ne ho avuto uno ieri con un suo massimo dirigente – con Vittorio Merloni e quello che lui faceva per tirare tutta la filiera in questa regione. È cambiato il mondo. È fallita Banca Marche, Consigliera Vitri. E allora, come diceva Lucio Battisti, parafrasando Mogol: “come può uno scoglio arginare il mare”. Consigliere Cesetti, lei che è stato Assessore al bilancio e che conosce le dimensioni del nostro bilancio, l'assorbimento che viene dal settore sanitario e quel poco che rimane sul nostro bilancio di risorse disponibili, sa perfettamente a che cosa alludo. Quello che si riesce a fare è solamente una parte di ciò di cui l'economia regionale avrebbe bisogno, specie in un contesto sempre più internazionale, in cui basta che qualcuno nel mondo si alzi e vanifichi le iniziative che noi prendiamo. E’ il contesto tratteggiato, non me ne vogliate, nel quale noi operiamo. Se non abbiamo questa consapevolezza che la transizione di questa regione, che sta ancora ripensando a sé stessa dal punto di vista industriale, che vive, soprattutto, di piccolissima impresa, posto che il 95% è microimpresa in questa regione e che c'è necessità di un cambiamento anche di carattere culturale nel nostro territorio, nel nostro tessuto imprenditoriale… Vale la pena sottolineare che appena il 70% - “appena” lo dico ironicamente - delle nostre imprese non ha il controllo di gestione, i Consigli di amministrazione sono a carattere familiare, li fanno la domenica, li fa il fondatore. Se non capiamo che oggi il modello di impresa delle Marche ha necessità di ripensare a sé stesso con il coinvolgimento, sicuramente, delle categorie (che sono sempre più in difficoltà da questo punto di vista), delle Università e del mondo del sapere, ci deve essere uno scatto fondamentale nell'apertura dei Consigli di amministrazione, nell'apertura del capitale e nel fattore dimensionale.
Andatevi a vedere per aggregazione il numero delle imprese che fatturano da 10 a 100 milioni di euro. Stiamo stimolando in questi minuti il Governo per cercare di recepire la Raccomandazione che lo scorso anno la Commissione Europea ha fatto rispetto alle Small Mid Cap, Consigliera Battistoni, che è sempre presente e precisa su questi aspetti, per cercare di elevare la quota, che oggi, sapete, è fissa a 50 milioni, a 150 milioni di fatturato per poterle ricomprendere negli aiuti che l'Europa dà nelle competenze regionali. E questo non è in contrasto con la microimpresa, perché qualcuno mi ha detto: "Dopo gli artigiani? No." Lo scorso mese sono venuto nel suo territorio, Consigliera Vitri, a visitare una grande azienda che ha avuto un periodo di profonda crisi, che, fortunatamente, sta superando. Quando ne sono uscito, invece di tornare in ufficio, sono andato in giro per i capannoncini che stavano intorno a quell'impresa e ho scoperto quello che prevedevo, cioè che quegli artigiani che sono in filiera stanno ritornando in utile grazie alla ripresa di quell'azienda. Forse ho scoperto l'acqua calda, ma volevo la conferma. Ma questa è la dimostrazione che non c'è la contrapposizione fra il mondo artigiano e il mondo industriale. Dobbiamo lavorare insieme e per questo ho chiesto e ottenuto che il mondo artigiano sia presente al tavolo dell'industria. Lo stesso tavolo dell'industria che questa settimana convocheremo per il credito.
Voglio ricordare che questa Regione, questa Giunta regionale ha messo in campo in pochi mesi i più grandi stanziamenti che siano mai stati deliberati. Due mesi fa abbiamo deliberato 400 milioni di euro fra garanzie e finanziamenti. Presenteremo il secondo step dei fondi BEI che valgono 30 milioni, più i 5 della Regione che servono ad abbattere gli interessi e le spese e che nella precedente emissione del mese scorso è durato sul mercato 22 giorni a dimostrazione della sua bontà. Ma ci metteremo altri 35 milioni a vario titolo fra microimprese, microcredito, credito per gli investimenti e lanceremo, per la prima volta nelle Marche, il modello dei basket bond, ovvero dei finanziamenti modulari da 500 a 2 milioni di euro per le piccole e medie imprese. Questo a dire che stiamo facendo il massimo sforzo da questo punto di vista e 42 dei 78 milioni di euro, che avete rimodulato voi qui con il vostro voto e la scorsa settimana, dell'ultima parte dei fondi FESR serviranno a dare una grande mano d'aiuto in questo momento storico che stiamo vivendo. Ho apprezzato prima l'intervento equilibrato del Consigliere Marconi quando ha detto che cosa può fare la Regione, una piccola Regione in un mare così grande ed è vero e, anzi, vi invito… a volte leggo alcune interrogazioni che sono state presentate, vi invito… Capisco, perché sono stato dieci anni all'opposizione, capisco che è l'unico strumento che l'opposizione ha, quello del sindacato ispettivo, per poter entrare nelle questioni e via dicendo, ma fate delle interrogazioni su competenze che non hanno nulla a che vedere con le competenze costituzionalmente previste dalla Regione. Vedere delle interrogazioni che parlano delle armi che transitano al porto di Ancona, non è nelle nostre competenze. Non perdiamo tempo su questo, confrontiamoci su cose ben più importanti. Scusate la digressione. E allora questo Piano, e torno al punto, che si inserisce in un momento, sicuramente, di criticità strutturali della nostra regione, che vanno dal fattore dimensionale, come dicevo prima, alle difficoltà dei mercati, al fatto che la nostra vocazione manifatturiera ci porta a essere principalmente presenti su mercati maturi, come quello della calzatura, che stiamo ancora sorreggendo… come quello del mobile dove per la prima volta la scorsa settimana a Milano abbiamo firmato, prima Regione in Italia, un accordo con Federlegno nazionale, con Confindustria per il sostegno a questo comparto fondamentale. Con orgoglio dico che siamo i terzi in Italia e il 25% delle cucine prodotte nel nostro paese sono marchigiane. Questo non significa che abbiamo fatto tutto, no, sono spinte che noi cerchiamo di dare in questo mondo in cui non si capisce dove si vuole andare. Non ripercorro ogni punto del Piano, perché è un piano che è già stato illustrato dai relatori, ma dico soltanto che questa è una regione che, sicuramente, ha forte potenzialità e che deve continuare a lavorare per ritrovare una nuova dimensione. L'altro giorno in un incontro con lo Studio Ambrosetti mi è scappata una frase e ho detto: “Questa è una regione dove si respira impresa”. Ed è vero, perché girando per i territori c'è questa voglia del marchigiano di esserci, di intraprendere, di fare. Questa è una Regione in cui ci sono 5 imprese ogni 1000 abitanti, un numero stupefacente. Siamo la terza manifattura in valore aggiunto in Italia. Questo è nel DNA delle nostre imprese. Stiamo cercando di esplorare nuovi mercati, nell'aerospazio e faremo degli incontri importanti in questo settore emergente, sapendo che noi non possiamo svolgere un ruolo di protagonisti, ma in filiera potremmo inserirci in questo ambito, che è in grande espansione. Stiamo facendo il massimo. Domenica partiremo per andare in Cina e con noi verranno gli amministratori del Porto, dell'Aeroporto, dell'Interporto, perché andremo a negoziare dei contratti importanti per cercare di portare qua dei traffici. e Verranno anche le start-up con noi, ricordando che nelle Marche siamo i primi in Italia nelle start-up innovative, ci abbiamo investito e continueremo ad investirci. Questo è un Piano che è nato e si è sviluppato dal mese di novembre e dal mese di novembre quanti episodi di carattere internazionale sono accaduti? Non solo le guerre, ma una mattina ci siamo alzati e abbiamo trovato il MERCOSUR, la mattina dopo ci siamo alzati e abbiamo trovato l'apertura dell'India. Ma voi vi rendete conto? Vi sembra una cosa semplice guidare una nave in una tempesta del genere, soprattutto per una piccola Regione come la nostra? Allora, vi invito a volare un po’ più bassi e avere un tono, mi sento di dire, un pochino più aperto e predisposto a considerare lo scenario di carattere internazionale, anche perché non so alcune preposizioni e alcune espressioni dietro quale esperienza di vita su settori imprenditoriali uno possa aver maturato per esprimere certi giudizi. Ma tant'è, ognuno è libero di esprimersi in democrazia come crede. Io la prendo assolutamente con benevolenza e con tutta la bonomia di cui sono umilmente capace. Credo che questo sia l'inizio di un percorso con questo Piano, che sarà cambiato nel corso d'opera, perché ho appena detto che qui il mondo cambia e anche le risorse, mi auguro, soprattutto dalla prossima programmazione, possano migliorare. Questo è un Piano che, così come è strutturato, cuba 7,5 milioni. Cosa volete che sia? Sono il primo a dirlo. Cosa volete che siano 7 milioni e mezzo? Cosa sono 7 milioni e mezzo in questo mondo che cambia tutti i giorni e nella dimensione della nostra economia? Nulla, nulla. Sono, comunque, un inizio, vogliono essere un inizio di un percorso che mi auguro duri cinque anni e che ci veda impegnati in un serio confronto - anche serrato, ben venga – basato, però, sulla consapevolezza delle condizioni date. Perché qui nessuno ha la bacchetta magica, nessuno è in grado di rovesciare i tavoli, nessuno è in grado di inventarsi soluzioni, anche le più ardite. Serve lavoro, serve confronto, serve competenza e serve, soprattutto, individuare quelli che sono gli obiettivi fondamentali per una regione che dal 2008 ancora deve ricominciare a pensare a sé stessa in maniera compiuta. Grazie.
Presidenza del Presidente
Gianluca Pasqui
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Cesetti.
Fabrizio CESETTI. Grazie, Presidente. Mi ero riproposto di non intervenire perché, Assessore Bugaro, stavo studiano, dico la verità, confesso, il rendiconto che questa sera va al Consiglio comunale di Montegiorgio, perché sono Consigliere comunale ed anche lì sono abituato a fare il mio dovere ed a studiare, come è giusto che sia, per poi recitare il compito anche in quell'Aula, che non è un'aula di scuola, è un'Aula politica e nelle aule politiche bisogna fare il proprio dovere. Oggi lo avevo delegato, per quel che mi competeva, ai miei colleghi che lo hanno svolto in modo egregio, però l'Assessore Bugaro mi ha chiamato in causa ed io non posso sottrarmi a questa responsabilità. Non mi ha chiamato in causa soltanto come Consigliere, ma come ex Assessore al bilancio della Regione Marche, negli anni dal 2015 a settembre 2020.
L'Assessore Bugaro cita e riepiloga le avversità che hanno colpito questa nostra regione nel tempo, in questi anni, che noi, purtroppo, abbiamo vissuto in prima persona e affrontato da quei banchi. Sa, Assessore Bugaro, la capacità di una classe dirigente si misura nel far fronte alle avversità e alle difficoltà della comunità che si trova ad amministrare, altrimenti è troppo facile, no? Noi nel 2015, appena ci siamo insediati, all'indomani delle conseguenze della crisi del 2009 e degli anni seguenti, che si era riversata in modo consistente anche sulla nostra regione, una situazione che aveva portato addirittura alla… del vostro governo - vi ricordate? - del Governo Berlusconi, con l'avvento poi del Governo Monti, con tutti i danni di quel Governo, di cui anche noi facevamo parte, che erano sotto gli occhi di tutti, conseguenza di quella crisi.
Appena insediati abbiamo avuto il fallimento di Banca Marche, i devastanti terremoti e poi la pandemia, sappiamo noi quello che abbiamo dovuto affrontare, lo sappiamo bene ed è proprio il bilancio che lo affrontò, fortemente sostenuto dal Presidente, da tutta la maggioranza, ma, devo dire, anche con l'atteggiamento responsabile dell'opposizione di allora. Fece fronte a tutto ciò. Nonostante quelle difficoltà noi sostenemmo la prima fase del dramma del terremoto anticipando risorse proprie con il bilancio, sostenemmo anche in quel tempo l'internazionalizzazione delle nostre imprese. L’Assessore Bugaro potrà controllare le risorse che abbiamo dato - lo sa bene la Consigliera Marcozzi che all'epoca era l'opposizione - alle imprese, ad esempio, per le loro attività all'estero, per le fiere, per i mercati. Oltre a questo pensiamo alle risorse che noi abbiamo messo all'epoca in sanità e non dobbiamo dimenticare che, ad esempio, noi abbiamo programmato e finanziato, ma con risorse vere, a differenza di chi ci aveva preceduto, che faceva il gioco delle tre carte, gli ospedali… No, Consigliere Putzu, non eravamo… è lei che è lo stesso. Non mi interrompa, perché io ero cosa diversa, noi eravamo cosa diversa, assolutamente diversa e non condividevamo quelle responsabilità. Ad esempio, noi abbiamo finanziato l'ospedale di Fermo, della nostra Fermo,- lo voglio ricordare in quest'Aula - con il primo bilancio 2015 con 70 milioni, quando già in quest'Aula, che era sede del CAL, due anni prima, tre anni prima, il sottoscritto Presidente della Provincia e il Presidente della Regione Marche, allora Sindaco di Pesaro, fecero approvare un ordine del giorno dalla Conferenza delle autonomie locali perché venisse ripristinato il finanziamento per l'ospedale di Fermo. Questa è storia amministrativa e l’abbiamo fatto, siamo stati poi conseguenti a quell'impegno, quando noi non c'eravamo ed erano altri che facevano il gioco delle tre carte. Quelli che poi sono stati con voi, oggi sono con voi ed amministrano con voi, con la vostra parte politica, no? E allora chi prima faceva il Presidente. Quello l'abbiamo fatto. Abbiamo finanziato: l'ospedale di Fermo nel 2015, nel 2019, Assessore Bugaro, prima di andare via, con ulteriori 30 milioni; l'ospedale di Amandola, che voi avete integrato; il Salesi; abbiamo fatto ripartire l'INRCA, poi abbiamo visto quello che è successo.
Consigliere Putzu, io sto parlando perché l’Assessore Bugaro mi ha chiamato in causa come Assessore al bilancio, sto dicendo quello che noi abbiamo fatto come bilancio, perché è a questo che attiene l'intervento. Nonostante questo, Assessore, mi rivolgo a lei, anche perché altri non mi interessano...
PRESIDENTE. Consigliere, scusi, ma è ancora la discussione.
Fabrizio CESETTI. Sì.
PRESIDENTE. Stavo sottolineando questo.
Fabrizio CESETTI. Certo. Nonostante questo, all'indomani della pandemia, oltre a finanziare le imprese…, perché sa che con l'internazionalizzazione le nostre imprese devono competere all'estero - la crisi, eccetera – e se prima non diamo una mano a risolvere i loro problemi - converrà, no? - come vanno all'estero? Con che cosa ci vanno? Se un'impresa fallisce o è in decozione, come fa ad andare all'estero? Quindi, bisogna sostenerle qui.
Assessore Bugaro, quando ero Assessore al bilancio, abbiamo fatto tre aree di crisi complesse, due aree di crisi complesse, la Piceno Val Vibrata e la pelli-calzature Fermano-Maceratese, l’ultima delle quali con 30 milioni, alcuni dovrebbero essere ancora lì. All'indomani della pandemia, esattamente all'esito dell'approvazione del conto consuntivo del 2019, noi abbiamo messo 201 milioni di euro per le imprese, per i cittadini, per i lavoratori. 201 milioni, vi ricordate il famoso bazuka del precedente Presidente - io ero l'Assessore al bilancio - con l'applicazione dell'avanzo vincolato? La Dirigente del bilancio è la stessa che voi avete confermato, giustamente, opportunamente, anche furbescamente, tanto è capace. Nonostante quello, Assessore Bugaro, noi abbiamo lasciato un bilancio, anche questo agli atti, in cui l'indebitamento è stato ridotto del 30%, non del 3%. Sono dati agli atti del bilancio. Questo è quello che noi abbiamo fatto. E questa era la precondizione con cui abbiamo sostenuto l'internazionalizzazione delle nostre imprese.
Invece, negli anni successivi che cosa è stato fatto? È stata costituita l'ATIM per il turismo e l'internazionalizzazione, senza alcun dipendente, poi con i dipendenti prestati perché nessuno ci andava. L’ATIM, avevamo detto che non avrebbe potuto funzionare per l'internazionalizzazione, perché, tra l'altro, sarebbe stata una sovrastruttura che avrebbe commissariato gli uffici e i Dipartimenti regionali preposti. Questo è tanto vero che il Capo del Dipartimento - che doveva controllare l'operato di ATIM, che doveva essere il braccio operativo del Presidente della Giunta regionale - è stato chiamato, all'indomani dei disastri di ATIM, a gestirla. Questa è la verità. ATIM non ha funzionato e non lo dice il Consigliere Cesetti o il gruppo PD - abbiamo presentato in questa legislatura una proposta di legge abrogativa della legge istitutiva - ma lo dice la Corte dei Conti. Andate a vedere quello che dice la Corte dei Conti su ATIM e sulla sua capacità di far fronte alle sfide della internazionalizzazione per la nostra regione. Dice che è una sovrastruttura inefficace ed inefficiente, che disperde risorse pubbliche, che opera al di fuori dei principi di legalità: efficacia, efficienza, economicità e trasparenza. Queste sono parole che io riassumo, ma è nel procedimento di verifica della Corte dei Conti, anche al penultimo e all'ultimo bilancio consuntivo. Questa era la prima cosa che doveva essere fatta. Questo piano per essere credibile, doveva spazzare via ATIM e ve lo chiede la Commissione che ha insediato il Presidente della Giunta nella scorsa legislatura. Lo chiede quella Commissione, lo chiede la Corte dei Conti.
Spazzare via quella sovrastruttura avrebbe dato credibilità ad un piano che doveva essere attuato dal Dipartimento competente, che opera e deve operare all'interno dei principi costituzionali previsti per l'azione amministrativa. Questa è la differenza. È questo che dovrebbe essere fatto, Assessore Bugaro, e il bilancio che io vi ho lasciato. oramai da molti anni, lo consentirebbe. Grazie.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale. Proposta di atto amministrativo n. 10. La pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Aggiungiamo il voto contrario della Consigliera Vitri.
Proposta di atto amministrativo n. 11
a iniziativa della Giunta regionale
“Piano regionale del turismo 2026/2028. Legge regionale 11 luglio 2006, n. 9”;
(Discussione generale e votazione)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la proposta di atto amministrativo n. 11 della Giunta regionale.
La discussione generale è aperta, ha la parola la relatrice di maggioranza Consigliera Sebastiani.
Milena SEBASTIANI. Buongiorno Presidente. Un saluto a tutti i Consiglieri e alla Giunta.
Presentiamo oggi la proposta di atto amministrativo relativa al Piano regionale del turismo 2026/2028, uno strumento strategico con il quale delineiamo il percorso di crescita del settore turistico marchigiano per il prossimo triennio.
Partiamo dai risultati eccellenti e puntiamo a consolidare le Marche come destinazione turistica di qualità, valorizzando sempre più un modello esperienziale sostenibile e autentico.
Questo piano non è soltanto un documento programmatico, ma una vera e propria bussola per lo sviluppo economico e occupazionale della nostra comunità.
I dati del 2025 testimoniano un settore in forte espansione, come illustrato anche dal Presidente Acquaroli in occasione della BIT di Milano. Oltre 2.900.000 gli arrivi, più il 22,5% rispetto al 2019, 11.900.000 le presenze, più 14,7 rispetto al 2019, con una crescita particolarmente significativa del turismo internazionale, più 45%. A questi numeri si affianca l'aumento della capacità ricettiva regionale che ha raggiunto oltre 15.000 strutture, più 12% rispetto al 2019.
Il piano triennale prevede risorse, investimenti rilevanti per il periodo 2026-2028, 13 milioni di euro per lo sviluppo integrato del sistema turistico delle Marche. Nello specifico parliamo circa di 5 milioni di euro per ATIM, 6 milioni di euro per le DMO e la riqualificazione dei punti IAT e circa 2 milioni di euro per i bandi del settore turismo dedicati ai grandi eventi, all'animazione dei borghi e dei centri storici. A ciò si aggiungono 11 milioni di euro già destinati a progetti strategici come Mark Outdoor, il cammino delle terre mutate, le ciclovie e il turismo accessibile con Marche for all.
Il piano si articola in una serie di misure operative fondamentali per affrontare le sfide del mercato globale, fondate su cinque pilastri strategici. Uno è la promozione nazionale e internazionale per rafforzare la visibilità della Regione attraverso l'azione dell' ATIM, il comarketing e i grandi eventi.
Il seconda è una nuova governance del sistema turistico capace di superare la frammentazione e valorizzare reti tematiche quali: turismo religioso, montano, accessibile, outodoor e enogastronomico.
Terzo, il sostegno al territorio e alle imprese con l'obiettivo di migliorare la qualità dell’accoglienza e rafforzare la formazione degli operatori.
Quarto, la digitalizzazione, potenziamento dei servizi regionali, degli strumenti di monitoraggio e sviluppo del sistema turistico.
Quinto, regolamentazione e semplificazione normativa per rendere il settore più efficiente e competitivo, garantendo trasparenza e standard di qualità, sicurezza e accessibilità.
Due parole chiave attraversano trasversalmente l'intero piano, cioè: destagionalizzazione e connessione. Oggi circa il 60% del flusso turistico arriva nel periodo estivo dove si concentrano anche gli eventi. L'obiettivo è ridistribuire i flussi durante tutto l'anno, puntando sul turismo outdoor, il cicloturismo, i cammini spirituali e le iniziative culturali nei mesi di bassa e media stagione.
In questo quadro assumono un ruolo centrale l'accessibilità per rendere le Marche una destinazione inclusiva e la valorizzazione dell'entroterra. È proprio qui che si inserisce una riflessione strategica sul valore dei borghi. e sul modello di turismo diffuso ed esperienziale. I borghi marchigiani rappresentano non solo un patrimonio storico e culturale straordinario, ma anche il cuore di un'offerta turistica autentica, capace di rispondere alla crescente domanda di esperienze personalizzate e immersive.
Il turismo diffuso consente di superare la concentrazione dei flussi nelle mete più note, distribuendo opportunità e benefici economici su tutto il territorio, contrastando al contempo lo spopolamento delle aree interne.
In questo contesto il turista non è un semplice visitatore, ma diventa protagonista attivo, vive il territorio, ne scopre le tradizioni, l’enogastronomia, i ritmi e le comunità, dall'ospitalità nei centri storici alle esperienze legate ai cammini, dall'artigianato locale alle produzioni tipiche, i borghi diventano veri e propri laboratori di turismo sostenibile. Investire su questo modello significa rafforzare l'identità delle Marche e costruire un'offerta distintiva capace di competere a livello nazionale e internazionale.
Un ruolo centrale in questa esperienza è svolto dall'enogastronomia, che rappresenta uno degli elementi più identitari e attrattivi delle Marche. Le eccellenze culinarie regionali vanno dai nostri vini ai prodotti tipici, come l'oliva ascolana, i formaggi dell'entroterra, i salumi tradizionali, la produzione di nicchia, costituiscono un patrimonio diffuso che racconta la storia, la cultura e le comunità locali.
Integrare l'offerta turistica con percorsi enogastronomici, esperienze in azienda, eventi dedicati e valorizzazione delle filiere locali, significa rafforzare l'attrattività della destinazione e creare un legame autentico tra visitatore e territorio. L'enogastronomia in questo senso non è un complemento, ma una leva strategica del turismo esperienziale.
Accanto a ciò il piano punta con decisione sulla digitalizzazione, attraverso il potenziamento del DMS regionale, l'interazione con i sistemi nazionali e miglioramento delle piattaforme digitali. L'obiettivo è sviluppare un sistema di gestione delle destinazioni DMO basato su reti collaborative tra soggetti pubblici e privati, in grado di coordinare e valorizzare in modo integrato le strategie turistiche.
Il Piano regionale del turismo 2026-2028 rappresenta, dunque, l'evoluzione naturale di una strategia che ha già portato le Marche a superare i livelli prepandemici. Grazie a investimenti mirati e a un approccio sistemico che integra promozione, governance, sostegno delle imprese e innovazione, puntiamo a consolidare la nostra regione come destinazione turistica di qualità. Non si tratta di un semplice elenco di interventi, ma di un investimento strutturale per rendere il brand Marche sempre più riconoscibile e competitivo. Le Marche dispongono di tutte le risorse per affermarsi ai massimi livelli. Un patrimonio culturale diffuso, paesaggi unici e una capacità di accoglienza che unisce tradizione e innovazione. Questo piano ci offre gli strumenti per valorizzare pienamente questo potenziale e rafforzare al contempo il senso di appartenenza e di orgoglio verso il nostro territorio.
Sottolineo che il CAL e il CREL si sono espressi positivamente in merito al piano. Il Consiglio delle autonomie locali ha sottolineato che nel predisporre le procedure attuative degli interventi si tenga in considerazione di introdurre una quota di riserva dedicata alle aree marginali e in fase di ripresa post calamità. Criteri premianti per grandi attrattori culturali, enogastronomici, naturalistici a valenza extraregionale, e Comuni appartenenti alla strategia nazionale aree interne.
La II Commissione con una lettera del Presidente Andrea Maria Antonini, che ringrazio, indirizzata al Presidente Acquaroli, ha condiviso l'opportunità che la Giunta tenga in considerazione la richiesta avanzata dal CAL, che si inserisce nella più ampia attenzione rivolta dalla Giunta regionale ai territori delle aree interne che può configurarsi come un ulteriore sostegno al rilancio socio-economico di tali aree.
Ringrazio il Presidente Acquaroli, la Giunta e gli uffici che hanno lavorato a questa stesura-
Chiedo il voto unanime a quest’Assemblea. Grazie.
PRESIDENTE Ha la parola il relatore di maggioranza Consigliere Mastrovincenzo.
Antonio MASTROVINCENZO. Grazie, Presidente. Questo piano triennale del turismo è un documento che, innanzitutto, arriva in Aula con un forte ritardo. Viene discusso a fine aprile e a questo punto il programma annuale 2026 rischia di essere varato a stagione turistica in fase ormai avanzata.
È un testo che presenta qualche aspetto positivo, ma molti altri carenti e da rivedere profondamente.
Il piano si apre richiamando aumenti di flussi turistici, senza dire però che nel frattempo molti operatori, che prima erano fuori dai radar dell'Osservatorio, probabilmente sono rientrati nel perimetro dell'analisi in quanto hanno attivato il CIN, codice identificativo nazionale. Questo spiega, ad esempio, la lievitazione numerica dei dati su arrivi e pernottamenti, oltre alla crescita degli appartamenti turistici, da 1.000 a 10.000 unità (lo potete ritrovare a pagina 8), ma alimenta molti dubbi sul fatto che le Marche abbiano accresciuto l'attrattività turistica negli ultimi anni.
Si ripropone ATIM, l'Agenzia per il turismo e l'internazionalizzazione, che dovrebbe promuovere anche altri comparti produttivi con evidenti incoerenze in termini di obiettivi, essendo molto diverso cercare di esportare, ad esempio, prodotti agricoli e manufatturieri o sollecitare l'import di turisti.
Ci si chiede quale sia il nuovo modello organizzativo previsto per ATIM, quali connessioni con le risorse umane e tecniche dell'Assessorato al turismo e quali strumenti di controllo siano stati attivati dopo il fallimento totale della scorsa legislatura.
L'analisi dei punti di forza e debolezza nel piano è molto sommaria, non c'è alcun confronto con le altre destinazioni concorrenti, né in termini di flussi, né in termini di risorse, tipologie di offerte turistiche che potrebbero, invece, offrire una rappresentazione del posizionamento competitivo delle Marche, almeno a livello nazionale.
Gli obiettivi, come noto, dovrebbero essere misurabili, specifici, raggiungibili, rilevanti, definiti nel tempo. Nel documento, in realtà, nessun obiettivo viene quantificato in modo da renderlo misurabile e non esiste alcun target numerico vincolante. Molti obiettivi sono generici, rendendo inefficace il piano ai fini di una valutazione dei risultati e, così come è impostato, un'eventuale verifica finale. Sarà inevitabilmente una sorta di narrazione autoreferenziale.
Non c'è alcuna analisi per destinazione. Le Marche sono infatti un contenitore di destinazioni radicalmente diverse. Non è un caso che siano al plurale. Non sono mai state un'entità omogenea, né geograficamente, né culturalmente, né turisticamente. Ognuna di queste ha un pubblico diverso, competitor diversi, stagionalità diverse e problemi differenti. Il piano le tratta tutte allo stesso modo, con misure orizzontali uguali. La promozione in diretta prevede azione di co-marketing coinvolgendo attori del territorio. Non si rilevano particolari misure per fare co-marketing con altre destinazioni e operatori internazionali. Azioni, invece, auspicabili per sensibilizzare i turisti di destinazioni estere, dato che uno degli obiettivi dichiarati è l'aumento del turismo straniero. Il dato del 20% di presenze straniere è infatti troppo basso rispetto al potenziale. Servirebbe in realtà promuovere le Marche come destinazione internazionale, strutturare una strategia forte sui mercati esteri, investire in modo deciso su campagne di comunicazione all'estero, partecipare maggiormente a fiere internazionali, riqualificare strutture ricettive e sviluppare accordi con tour operator e compagnie aeree.
Le Marche hanno un grande potenziale, ma oggi restano una destinazione poco conosciuta a livello internazionale. Quindi, la domanda è come si può promuovere una regione con un brand denominato “Let’s Marche!”, che non ha alcun significato in termini funzionali e valoriali e che non sembra avere un impatto rilevante sul pubblico italiano e straniero.
Manca un pay-off che spieghi il valore dell'offerta turistica marchigiana.
Nel testo si parla di turismo sostenibile come categoria. Qui il piano è davvero imbarazzante. Questo è forse l'errore concettuale più grave. La sostenibilità non è un tipo di turismo, non è un segmento di mercato, come il turismo balneare, l'enogastronomico, il religioso. La sostenibilità è un requisito di sistema, una condizione che ogni forma di turismo deve soddisfare per essere competitiva nel lungo periodo, esattamente come la qualità, l'accessibilità e la sicurezza, trattarla come categoria la rende non integrabile, davvero, in nessuna misura concreta. La si cita sempre come aggettivo decorativo, un ornamento retorico, mai come vincolo operativo.
Occorrerebbe investire e sviluppare le DMO che devono diventare il vero motore operativo del turismo regionale. È indispensabile definire un modello regionale chiaro di DMO, con ruoli e responsabilità precisi, garantire finanziamenti stabili e pluriennali e non a progetto, bandi. Sarebbe poi importante favorire l'aggregazione tra territori, per evitare frammentazione, e l'integrazione pubblico privato in modo reale e non solo formale.
Per rimanere alla governance, servono chiarezza e coordinamento. Uno dei limiti storici è, infatti, la frammentazione decisionale e tra i problemi principali ci sono: la sovrapposizione tra livelli (Regione, territorio, enti locali), la scarsa continuità nelle strategie e la difficoltà di coordinamento.
Una priorità dovrebbe essere quella di definire una cabina di regia unica regionale con un tavolo di concertazione che oggi si riunisce solo una volta all'anno, mentre si dovrebbe riunire almeno una volta al mese.
Nella misura 4 si parla di turismo outdoor, che certamente è un segmento di mercato in crescita ed utile per la diversificazione dell'offerta turistica territoriale, tuttavia, il documento non dedica alcuna attenzione ai campeggi e ai villaggi turistici.
Il piano richiama il turismo dei borghi, ma senza ricettività e senza servizi di accoglienza e animazione. In molte aree interne della regione, forse più che di turismo si può parlare di escursionismo, di visite mordi e fuggi, di turisti magari già presenti nella costa, senza generare una reale attrattività nei territori appenninici. Solo il 12,5% dei turisti fa escursioni e gite alla scoperta dei borghi antichi della regione. Il balneare rimane il motore dominante. Il piano, invece, dedica pagine e pagine ai borghi, come se fossero già una realtà consolidata. Qui emerge una contraddizione interna, viene celebrata la crescita delle strutture extralberghiere nell'entroterra, ma non si analizza mai la qualità di questa offerta, la sua distribuzione geografica, la stagionalità.
Il nodo irrisolto è come ci arriva il turismo in certi borghi. Il piano cita cicloturismo, cammini, borghi, ma non affronta mai seriamente il tema della mobilità interna. I borghi marchigiani dell'entroterra sono quasi tutti raggiungibili solo in auto. Non esiste trasporto pubblico utile. Un turista straniero che arriva all'aeroporto di Ancona Falconara e vuole andare a Visso, deve noleggiare per forza un'auto. Il piano non ne parla, è un vuoto enorme.
Una parte significativa dell'entroterra più bello delle Marche è ancora pesantemente segnata dalla ricostruzione. Il piano la cita marginalmente, ma non costruisce una visione organica su come il turismo possa essere leva di rigenerazione di quei territori. I borghi e l'entroterra sono una vera opportunità, ma di nicchia e lenta. Il piano fa una narrazione ottimistica di una realtà ancora fragile e non affronta nessuno dei nodi concreti: mobilità, spopolamento, post sisma, qualità dell'accoglienza.
In relazione al turismo enogastronomico si parla delle strade del vino e dell'olio, che rappresentano modelli organizzativi che sembrano molto lontani dalle migliori esperienze internazionali più strutturate a livello organizzativo e finanziario. Per rendere i percorsi dei prodotti tipici locali ed enogastronomici autentici motori di sviluppo turistico, occorre andare oltre la mera segnaletica e costruire reti interaziendali dotate di stabili assetti manageriali dedicati a svolgere le funzioni tipiche di un manager di rete in stretta collaborazione con i vari attori aderenti al network.
Sorprende in negativo l'assenza di riferimenti al turismo culturale che per le Marche rappresenta un segmento strategico, data la ricchezza del patrimonio culturale e i recenti riconoscimenti di Pesaro e Ancona, capitali italiane della cultura.
Così come non c'è alcuna analisi del turismo balneare. Il balneare rappresenta il 70% e più dei flussi regionali, concentrato in 3 mesi. Il piano ne parla velocemente nella misura 4, senza mai analizzare, ad esempio, come si confronta la riviera marchigiana con Rimini, Pescara e altre località. Qual è il tasso di occupazione medio delle strutture balneari?
In merito alla riorganizzazione degli IAT alla misura 6, sarebbe utile sostenere con maggiore intensità la realizzazione di sistemi informativi digitali, con una rete di pannelli luminosi in ogni Comune, collegati a livello territoriale per fornire ai turisti le informazioni aggiornate su risorse ed eventi locali, almeno su scala provinciale. Occorrerebbe prevedere delle risorse per sollecitare i Comuni a realizzare gli IAT digitali con software che connettano almeno i Comuni delle singole province.
Per quanto attiene al sostegno alle imprese, alle iniziative del territorio, vengono richiamati gli eventi come forma di animazione. Nel documento programmatico manca, però, una mappa degli stessi e una calendarizzazione nei diversi territori, utile per evitare sovrapposizioni e duplicazioni.
Bene il sostegno alle imprese, l'incentivo alle reti, così come il sostegno per la riqualificazione delle strutture alberghiere, che è fondamentale, dato che negli anni le imprese alberghiere si sono ridotte significativamente. Erano oltre 1.200 gli alberghi negli anni 80, oggi ne abbiamo appena 700. Senza alberghi il turismo organizzato muore, così come la qualità dell'offerta si degrada, visto che il turismo dei bed and breakfast o degli appartamenti turistici spesso non è in grado di fornire servizi qualitativamente all'altezza degli standard internazionali. A questa misura occorre destinare risorse adeguate. Il comparto alberghiero nella nostra regione necessita di una robusta iniezione di finanziamenti per la riqualificazione e l'ammodernamento.
In merito alla formazione e qualificazione degli operatori non ci sono riferimenti al sistema formativo delle scuole superiori, delle università, dell'ITS turismo Marche. In che modo il piano del turismo coinvolge questi attori della formazione regionale?
L'Osservatorio regionale del turismo dovrebbe essere in grado di fornire dati in tempo reale a tutti gli operatori pubblici del territorio, in modo da renderli disponibili agli stakeholders. Oggi i dati arrivano tardivamente, quindi la loro utilità viene fortemente compromessa. Non si può pianificare senza dati, manca un sistema strutturato e continuo di analisi. I dati sono frammentati, le analisi poco tempestive, quindi scarsamente utilizzate nelle decisioni. È indispensabile rafforzare un Osservatorio turistico regionale avanzato, integrando fonti diverse, flussi turistici, dati digitali, spesa turistica. Inoltre, questa struttura dovrebbe proporre un’analisi non solo dei flussi di arrivi e pernottamenti, ma anche del grado di soddisfazione della clientela, delle ragioni di insoddisfazione, dei motivi e della modalità di vacanza.
Infine, un dato strategico: indagare anche la domanda potenziale con apposite ricerche di mercato, coinvolgendo il sistema delle quattro università marchigiane, la rete degli studenti Erasmus che provengono da tutta Europa. L'analisi della presenza digitale è assente. Questo è forse il punto più anacronistico nel 2026.
Il piano dedica la misura 10 al DMS e ecosistema digitale, ma non risponde a nessuna di queste domande fondamentali. Qual è il posizionamento SEO di Let’s Marche rispetto alle ricerche chiave? Chi cerca vacanze Marche cosa trova? Qual è la presenza social? Quanti follower? Chi sono i competitor regionali per attenzione digitale? Come si comporta il traffico sul portale turistico regionale? Quale quota di prenotazione passa per i canali digitali regionali?
In relazione alla misura 14 sul demanio marittimo, il piano non affronta il tema della direttiva Bolkestein che interessa molto gli operatori balneari e i Comuni, che nel 2027 dovranno attivare il bando per il rinnovo delle concessioni.
Concludo, segnalando la necessità di collegare maggiormente il piano triennale alle numerose leggi regionali destinate a specifici settori e segmenti richiamati in appendice. L’auspicio è che su questo settore strategico aumentino gli investimenti complessivi, si trasferiscano risorse della promozione generica a progetti mirati e misurabili, garantendo continuità pluriennale per evitare iniziative spot. Grazie.
Presidenza del Vice Presidente
Giacomo Rossi
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Antonini.
Andrea Maria ANTONINI. Grazie, Presidente. Per presentare i due emendamenti che, come nella precedente proposta di delibera sulla caccia, provengono dalla Giunta, poi discussi e votati favorevolmente, in mattinata, dalla II Commissione.
Il primo è un emendamento che riguarda un refuso sulle somme, sulle cifre. Parliamo della tabella a pagina 15 dell'allegato 2 - Ricognizione DMO, documento preliminare di analisi per l'avvio dell'azione di riconoscimento e sviluppo delle destinazioni regionali e delle loro organizzazioni di gestione. In sostanza, nel piano triennale, che hanno i Consiglieri, nella tabella, nella colonna 5 “Dotazione finanziaria” viene sostituita la somma e i relativi parziali. La disponibilità finanziaria da 6.971.000 circa diventa 5.886.000 circa. Si tratta di un refuso nella compilazione delle somme in dettaglio della dotazione finanziaria.
Illustro anche il secondo, che prevede: “A pagina 19, misura 3 ‘Grandi eventi sportivi fieristici, che sono utilizzati come leve strategiche per l'attrattività e la notorietà della destinazione Marche’, il paragrafo relativo al ‘Focus per il 2026’ è sostituito dal seguente: ‘Nella prima annualità si provvederà: alla realizzazione grandi eventi sportivi nel territorio marchigiano; alla promozione del brand Marche tramite le società sportive marchigiane di prime categoria (fondi regionali, tabella E)’”. Rispetto alla proposta, che i Consiglieri hanno nel piano triennale, è stata tolta la partecipazione del CONI, poiché nella compilazione, programmazione, formulazione del piano, la convenzione, che sembrava all'inizio una cosa più o meno data per scontata, non è stata realizzata. Quindi, rimane tutto in capo esclusivo della Regione. Grazie.
Presidenza del Presidente
Gianluca Pasqui
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Marconi.
Luca MARCONI. Grazie, Presidente. Aggiungo un piccolo ragionamento a quello già fatto sull'internazionalizzazione. Sono due argomenti molto diversi, ma siamo sempre intorno a un'idea. L'idea che ha sviluppato il turismo, in una nuova consapevolezza, anche per interessanti interventi venuti dall'estero, parlo di cultura politica, non parlo nello specifico della materia, è che l'Italia ha qualcosa che nessuno al mondo ha. Noi viviamo in un regime di monopolio che si chiama Italia. Abbiamo il monopolio Italia, che ci ha portato negli ultimi anni a delle compensazioni nella crescita del reddito e del PIL impressionante. L'unico settore che è costantemente in aumento, senza subire nessun tipo di scossone, è l'Italia. Quindi possiamo coniare il termine vendiamo le Marche, nel senso che anche nella nostra piccola regione abbiamo alcune specificità che altri non hanno. Non abbiamo il mare delle Eolie o della Sardegna, non abbiamo le Dolomiti o il Monte Bianco, il comprensorio del Monte Bianco, abbiamo cose più modeste oggettivamente, ma nella percezione della gente potremmo avere qualcosa di nuovo rispetto a quello che abbiamo fatto fino ad oggi.
Il relatore di minoranza, che continua ad essere l'amato collega Mastrovincenzo, non so se stavolta in sostituzione di qualcuno, no, stavolta come competenza diretta, ha messo in rilievo molte carenze, ma non una, forse perché è scomoda dal punto di vista politico, quindi, completo la relazione minoranza, dicendo che qui abbiamo un problema strutturale che non è l' ATIM. Il vero problema strutturale è: chi fa le cose che noi qui programmiamo? Chi deve fare le cose che qui programmiamo? I Comuni. Quali Comuni? Qui dovremmo avere un'idea nuova - mi rivolgo soprattutto alla gentile Consigliera delegata e sottosegretaria Silvia Luconi - dovremmo avere la percezione che le Marche sono un grande Comune e che ogni nostra città o borgo sia una frazione o un quartiere. E’ molto più facile da vendere nel suo complesso Firenze, piuttosto che una singola contrada di Firenze. Nessuno fa la campagna per una contrada di Roma o una via di Roma o un museo di Roma. Se mettiamo insieme tutto quello che abbiamo nelle Marche…, non dico che abbiamo Firenze, ma ci avviciniamo. Andate in giro per le Marche, io lo faccio perché mi piace fare le gite, fin da quando i miei figli erano piccoli facevo gite nelle Marche. Penso di essere stato in quasi tutti i Comuni delle Marche, me ne mancheranno 20, 25 su 200 e non ce n'è uno in cui ho trovato… Sono stato anche ad Apecchio, come no? Sono stato a Pian di Meleto, ho fatto tutta la linea gotica, ho visto Apecchio e c'era una mostra che prevedeva la costruzione di una statua al Consigliere Rossi, mi pare una cosa così. Era suo il Comune, penso che fosse il suo.
Allora, se abbiamo questa grande città che si chiama Marche… Se ne parlava per i più vecchi negli anni ‘70. Non so se qualcuno lo ricorda, negli anni delle larghe intese si parlava della Città-Regione. Qui quanto mai utile. Se andassimo in qualsiasi Comune delle Marche molto difficilmente - mi è capitato cinque o sei volte - troveremmo qualcosa che pubblicizzava un altro Comune. Ognuno pubblicizza e diffonde se stesso, a cominciare dalle iniziative che sono largamente previste in un piano che penso sia uno dei più importanti, al di là degli investimenti in opere pubbliche, perché 60 milioni non li buttiamo in nessun altro settore in maniera così concentrata, seppur divisi in tante articolazioni. Che cosa ci manca? La percezione di essere un grande Comune. Quindi, nel piccolo Comune dell'ascolano bisogna vendere Apecchio e ad Apecchio non si può vendere solo Apecchio o Piobbico, ma bisogna vendere Recanati, San Benedetto del Tronto. Sulla costa dove abbiamo, ha ricordato la relatrice di maggioranza, che ringrazio, il 70% delle presenze, dovremmo vendere i Comuni dell'entroterra, che non dovrebbero essere un ripiego solo e esclusivamente nei giorni di pioggia. Io sto a Recanati, che vive dell'influenza marina di Porto Recanati, di Civitanova Marche, di Porto Potenza, di Numana o di Sirolo, e le persone si riversano a casa Leopardi nei giorni di pioggia, ma non solo in quelle occasioni, perché la gente si muove la sera, non ci sono più i fanatici che stanno 1dieci ore sotto il sole, c'è molta più mobilità, molta più voglia di muoversi. Ce la faremo? Certo, ho detto adesso con un Consigliere che non cito, quando vorrà lo dirà per conto suo, ma siamo d'accordo da tempo sull'argomento, che dovremmo avere qualche Comune di meno e qui mi fermo perché poi scoppierebbe la rivoluzione. Ma voglio dire che applicare questo piano a Comuni con 105/103 abitanti è ridicolo. Quando riusciremo a mettere in mano a questa roba? Con quale coraggio? Con quale normativa? Con quali iniziative di carattere nazionale? Non è stato mai possibile farlo. Ricordo che ero Assessore nel 1987, Assemblea dell’Anci, ci provò l'allora Presidente del Consiglio Craxi a dire una cosa coraggiosa: facciamo sotto ai 5.000 abitanti unici Comuni. Ci fu una levata di scudi, fra cui anche i miei democristiani, e non se ne parlò più. Comunisti e democristiani a difendere i piccoli Comuni. La più grossa stupidaggine che potevamo fare. Si tentò anche nel 1971, ad opera dello statuto regionale, che consentiva di fare questo tipo di cose, ma, anche lì, levata di scudi e la concentrazione di Comuni non è stata possibile.
Troviamo altre forme, ma è evidente che non è possibile gestire un piano con questa parcellizzazione, se non scatta questa nuova mentalità di mettere insieme.
Qual è il turismo che serve? Abbiamo sempre più anziani, comunque gente pensionata che sta bene, che si muove e che gira, quindi dobbiamo immaginare un turismo comodo. Qui accennato in due parti, poi magari la Sottosegretaria dirà meglio in quali e quali strumenti, ma sicuramente dobbiamo sapere qual è la realtà. Abbiamo non solo persone con disabilità naturali, acquisite alla nascita o acquisite per incidentistica, ma abbiamo la disabilità acquisita per cronicità, per situazioni croniche, comunque situazioni di semi disabilità legata a difficoltà di ambulazione da parte degli anziani. A Roma vedo girare anziani americani con due bastoni con grande difficoltà, però è chiaro che quando raggiungeranno il loro albergo non troveranno scale, non troveranno piani da dover fare. Ecco, quindi, l'abbattimento delle barriere.
C'è una nuova dimensione che mi viene segnalata, per le spiagge, che è quella della presenza degli animali. Sempre più persone viaggiano con animali al seguito, un gatto più o meno è tenuto in gabbia, non so dove, ma il cane esige un certo tipo di presenza. Uno può essere d'accordo o no con questa presenza. Preferisco, come diceva Papa Francesco, che i genitori, gli anziani, siano accompagnati dai nipoti o dai figli, però in sostituzione in molti casi abbiamo gli animali, teniamone conto. Apriamo le spiagge a questo tipo di dimensione, sennò ci neghiamo non solo le spiagge, i musei, i ristoranti, ci neghiamo la possibilità di avere migliaia di turisti che vivono questa esperienza con il loro animale d'affezione. Cosa ci impedisce alla fine? Ecco, Consigliere Mastrovincenzo, cosa è mancato nella programmazione, nel tempo? Antonio, se posso permettermi di chiamarla in maniera amichevole, eravamo in Consiglio regionale e ricordo che abbiamo fatto di tutto e di più per promuovere il turismo nelle Marche, anche iniziative fantasmagoriche costate milioni. Abbiamo portato i cavalli dall’Arabia sul Conero a pascolare, li abbiamo ospitati con tutte le regge, con tutte le …, li abbiamo ospitati in quel di Recanati. Me lo ricordo perché si sono pure sbagliati a fare la strada, otto suv contromano contro la processione di San Vito. Voglio dire che abbiamo fatte di tutto e di più. Servono queste cose? Non lo so. Penso che quello che serva, soprattutto, non è questa grande strutturazione a livello centrale, serve l’adesione alla realtà locale, cercando di imporre nei bandi e nei finanziamenti - Assessore delegato - almeno ai Comuni, che le iniziative di natura storica, culturale, ricreativa siano fatte insieme, per valli, per gruppi di Comuni. Vedo che c'è la ristrutturazione per almeno tre Comuni insieme, andiamo verso questa direzione, obblighiamo a pubblicizzare le attività che ogni Comune fa, sapendo che le Marche oggi, grazie all'autostrada e alla superstrada, che vanno verso l'entroterra, sono facilmente raggiungibili. Quindi qualcuno da Apecchio - ormai Apecchio sarà come Canicattì - può benissimo raggiungere la provincia di Macerata, Consigliere Rossi, e venire a vedere una bella manifestazione per il giugno leopardiano e viceversa. Entriamo in questa logica e troviamo anche un po' di coraggio per imporre queste cose, anche andando controtendenza e facendo capire ai Comuni che se vogliono ricchezza devono unirsi. Continuare a stare l'uno contro l'altro, in concorrenza, non serve niente, a nessuno. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Nobili.
Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. Questo piano regionale del turismo arriva in Aula con un titolo davvero ambizioso: “Le Marche destinazione turistica di qualità”. E ‘un titolo oggettivamente condivisibile, il problema è che leggendo questo documento quella qualità sembra più evocata che realizzata.
Il piano nasce ai sensi dell'articolo 2 bis della legge regionale 9/2006 e dovrebbe contenere un quadro conoscitivo più compiuto, un'analisi del fabbisogno, obiettivi, risultati attesi, più precisione sulle fonti di finanziamento e strumenti di coordinamento intersettoriale.
Il punto è che questo piano, seppure formalmente completo, appare sostanzialmente debole. Fotografa una crescita, ma non spiega abbastanza come governarla. Rivendica risultati, ma non misura in modo convincente l'efficacia delle politiche. Elenca strumenti, ma non costruisce una gerarchia di priorità.
La Giunta comprensibilmente rivendica il dato del turismo relativo all'anno 2025, circa 2,9 milioni di arrivi e quasi 12 milioni di presenze, con una crescita rispetto al 2024 significativa. Sono dati positivi, che peraltro si iscrivono in un contesto che riguarda la crescita del turismo in tutto il Paese, in tutta Italia. Anzi, se dovessimo essere davvero precisi, ci collochiamo al di sotto di standard e di risultati raggiunti da altri territori. Però, proprio perché il settore cresce, servirebbe un piano più selettivo, più coraggioso, capace soprattutto di distinguere tra crescita quantitativa e sviluppo turistico sostenibile. E questa è la prima criticità. Il piano confonde il successo statistico con il successo politico. L'aumento delle presenze può dipendere da diversi fattori, dalla ripresa post pandemica, dalla crescita del turismo internazionale, dall'aumento dell'extralberghiero, dall'emersione di strutture che prima non erano censite.
Lo stesso piano riconosce che gli appartamenti turistici passano da poco più di 1.000 nel 2019 a oltre 10.000 nel 2025 anche per effetto dell'emersione amministrativa. Ma questo dato non può essere preso solo come una prova di vitalità, è anche il segnale di una trasformazione profonda del mercato ricettivo che può produrre pressione abitativa, precarizzazione dell'offerta, concorrenza squilibrata con l'alberghiero tradizionale e svuotamento dei centri storici. C'è, quindi, un tema che riguarda la sostenibilità, una parola che ricorre molte volte, ma rimane una formula, anche in questo caso, più evocata che declinata. Il piano richiama l'agenda 2030, il Green Deal, il turismo rigenerativo, la tutela della biodiversità, ma quando si passa dalle parole agli strumenti questo saldo non c'è. Non troviamo una vera valutazione dell'impatto ambientale dei flussi, non troviamo indicazioni sulla pressione turistica nei territori fragili. Non troviamo una strategia chiara per il rapporto tra turismo, aree protette, costa, borghi e aree interne. È una sostenibilità più dichiarata che programmata.
Poi c'è la questione ATIM. Il piano affida ad ATIM una parte decisiva della promozione turistica: Piano Media, campagne digitali, influencer, fiere, iniziative B2B, eventi e progetti speciali. Per il 2026 sono indicati oltre 4,4 milioni dal fondo di rotazione e ulteriori 600 mila euro regionali, ma manca, com’è mancata in passato, una vera valutazione pubblica dei risultati. Quanto hanno reso e quanto rendono queste campagne? Quali mercati sono stati effettivamente convertiti in arrivi, presenza e spesa? Qual è il ritorno degli investimenti sugli eventi finanziati? Quindi, riteniamo che anche su questo versante il piano sconti dei limiti significativi.
Poi c'è un punto che mi ha sempre incuriosito, quello della destagionalizzazione che il piano assume come obiettivo, ma non lo trasforma davvero in una politica forte. Si dice che maggio, giugno, settembre, ottobre crescono, ma luglio e agosto sono i mesi che rimangono centrali e il rischio è che si chiami destagionalizzazione ciò che è soltanto un allungamento marginale della stagione. Per destagionalizzare davvero servono trasporti, cultura, congressi, cammini, università, servizi aperti durante l'anno. Non basta un calendario regionale degli eventi, c'è poi il tema della frammentazione. Peraltro il piano lo riconosce: troppi operatori, troppe iniziative non coordinate, difficoltà a costruire un'immagine unitaria, però la risposta nel piano resta prudente. Chi decide con quali risorse stabili, con quali criteri di rappresentanza dei territori, quali sono i rapporti effettivi tra Comuni, capofila, operatori privati, Pro loco, associazione? Manca una governance chiara e il piano rischia, la DMO rischia di diventare una sigla ennesima, buona per le slide, meno buona per i territori.
Emerge un nodo politico, il turismo non può essere solo promozione, non può essere solo brand, non può essere solo Let’s Marche, per quanto lo slogan possa funzionare. Il turismo è anche qualità del lavoro, è accessibilità, trasporto pubblico, tutela del paesaggio, regolazione dell'extra alberghiero, servizi nei borghi, cultura. Se manca questa integrazione si vende un'immagine del territorio senza rafforzare il territorio reale. Per questo il giudizio del gruppo che rappresento, Alleanza Verde e Sinistra, è critico, non perché il piano non contenga elementi utili, ma non compie quel salto necessario in termini di qualità.
È un piano che accompagna la crescita, ma non la governa, che somma alcune misure, ma non le sceglie davvero. È un piano che parla, accenna più che parlare di sostenibilità, ma non misura davvero gli impatti. È un piano che affida molto alla promozione, ma poco alla valutazione. È un piano che riconosce la frammentazione, ma non costruisce ancora una governance sufficientemente forte.
Le Marche non hanno bisogno di una politica turistica che si limiti a celebrare i numeri, hanno bisogno di una politica turistica che chieda quali numeri vogliamo, dove li vogliamo, con quali effetti sulla comunità, sul lavoro, sull'ambiente e sulla qualità della vita.
Per queste ragioni riteniamo che il piano 2026-2028 non possa essere considerato una vera strategia di svolta. È un documento ordinato, per carità, ma non è un documento abbastanza incisivo. È una fotografia ben impaginata, ma non segna una rotta significativa. E una Regione che vuole essere destinazione di qualità non si può permettere di navigare a vista, magari con una bella brochure, ma senza una bussola che funzioni davvero. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Vitri.
Micaela VITRI. Grazie, Presidente. Il Piano regionale del turismo 2026-2028 ci viene presentato come la prova che il sistema turistico marchigiano sta vivendo una fase di pieno successo. I numeri sulla crescita di arrivi e presenze vengono utilizzati per sostenere una narrazione rassicurante. Il turismo va bene, ma leggendo attentamente il piano emerge una realtà diversa. Gli stessi dati contenuti nel documento ci dicono, infatti, che la crescita non è il risultato di una strategia compiuta, bensì è l'effetto di un contesto favorevole, la ripresa post pandemica, il ritorno dei flussi internazionali, la capacità, l’operosità, l’intuizione degli operatori turistici nelle Marche. Ciononostante per arrivi di stranieri siamo comunque tra le ultime Regioni in Italia.
Tra le criticità emerge la frammentazione dell'offerta turistica, come è già stato messo in evidenza dai miei colleghi, riconosciuta esplicitamente nello stesso piano. Un problema storico che questa Giunta non ha risolto e non attribuisco la colpa al neo Assessore, ovviamente, ma a chi ha guidato il turismo negli ultimi 5 anni, in particolare alla famosa creazione del Presidente Acquaroli, dell'8 dicembre 2021, l’ATIM, Agenzia Turismo e Internazionalizzazione Marche. Per superare la frammentazione si sta parlando di DMO. In questo piano si fa riferimento proprio a con questo acronimo: Destination Management Organization degli enti responsabili della gestione della programmazione della comunicazione strategica del prodotto turistico.
La Regione, mi pare, prevede in particolare 3 macro DMO tra nord, centro e sud . Su questo colgo l'occasione per avanzare una mia proposta, sulla quale inviterei anche i colleghi Consiglieri del mio territorio a lavorare insieme perché credo che sia necessario attivare delle DMO più capillari, locali, che possano far parte di una vera e propria DMO provinciale perché occorrono riferimenti locali. Penso ad esempio, come già suggerito anche sulla stampa da alcuni operatori turistici delle aree interne della provincia di Pesaro Urbino, ad una DMO nelle alte Marche. per tutta l'area appenninica, perché questi enti dovrebbero rappresentare l'espressione diretta dei referenti locali, garantendo una governance di prossimità e una rappresentanza capillare delle diverse aree territoriali nel loro insieme. Potrebbero entrare a far parte di una DMO provinciale, quindi, di una macro DMO. Potrebbe essere un modo per superare la frammentazione e rendere protagonisti anche gli operatori locali.
Il secondo punto riguarda la governance. Parlare di governance significa anche parlare di ATIM, ovviamente, perché negli ultimi anni è stata totalmente trasferita ad ATIM la gestione del turismo nelle Marche. Ecco, dal 2021, da quando è nata, nel primo triennio, la Regione ha dato 12 milioni ad ATIM, 12 milioni che sono soldi dei marchigiani e delle marchigiane, tutti spesi in affidi diretti, 1/3 sono andati a società romane, che, come abbiamo visto in una nota trasmissione televisiva, hanno fatto ben poco per il nostro territorio. Mi auguro che si sia chiuso definitivamente il metodo ATIM del passato e che il nuovo Assessore referente o la nuova Sottosegretaria possano dirci che quei metodi non appartengono più a questa Regione perché 1/3 di affidi diretti a società romane, che non avevano nulla a che fare col nostro territorio, non hanno portato nulla, vanno cancellati. Eppure abbiamo visto che nel 2025 la Regione ha dato 8 milioni ad ATIM, flusso di denaro che esce dal bilancio del Consiglio regionale, quindi, non vediamo come vengono spesi. Nel 2026 la Regione darà 4,4 milioni ad ATIM più 600 mila euro, quindi 5 milioni di euro, 600 mila euro sono già stati messi a bilancio. Per cui vorrei capire perché continuate a credere in ATIM e come cambierete passo con ATIM, sperando, ovviamente, che sappiate prendere le distanze dal passato, anche perché mi pare evidente che, dall'inizio del nuovo corso, ATIM non ha dato ancora il meglio di sé. Lo dico senza critiche verso chi ci lavora, senza polemiche, ma per dovere di cronaca, perché ho partecipato al TTG a Rimini e alla BIT a Milano proprio per parlare personalmente con gli operatori. In particolare. alla prima fiera del turismo di questa Giunta, quella di Rimini, si è verificata una grande inconcludenza di ATIM. Si aprivano le agende per le prenotazioni dei B2B, dei nostri operatori di incoming e ATIM non aveva ancora fatto nulla. Di conseguenza, i nostri operatori di incoming hanno perso l'opportunità di lavorare con i tour operator più importanti per le Marche. Si sono ritrovati a perdere B2B con la Germania, B2B con i Paesi del Nord Europa(Svezia, Finlandia e Norvegia), che sono interessati a venire nel nostro territorio. Si sono dovuti accontentare di Corea, Cina. Convincere un'agenzia di viaggi coreana a venire in vacanza a Marotta è come vendere il ghiaccio al Polo nord. Questo grazie al capolavoro che ha fatto ATIM al TTG di Rimini.
Ribadisco: voglio capire come lavora ATIM e perché continuate a darle tutti questi milioni. Sperando mi possiate dire che cambierete passo perché ad ATIM non riusciamo più a dare fiducia. Dopo 1/3 dei nostri soldi dati alle agenzie romane, dopo il danno fatto agli operatori di incoming al TTG di Rimini, spero che cambierete passo.
Questo riguarda la governance, ma in generale in merito a questo piano vorrei approfondire anche altri aspetti.
Il patto Marche e turismo, di cui parla questo piano, viene presentato come una svolta, ma nei fatti mi pare che sia un contenitore vuoto. Non sono chiari i ruoli, le responsabilità, i tempi decisionali. Il rischio è evidente a più livelli, ci sono più soggetti e complessità enormi. Anche questa non è una governance, ma una sovrapposizione di ruoli, anche nel patto Marche Turismo, ATIM, Pro loco, Regione, Comuni, come lavoreranno? Guardando il piano non l'ho capito, ma forse è un mio limite.
Terzo elemento, le infrastrutture. Il piano ammette chiaramente che esistono carenze, soprattutto nelle aree interne. Ma dove sono le soluzioni? Dov'è il piano integrato tra turismo, trasporti, accessibilità? Non c'è. E senza infrastrutture parlare di sviluppo turistico diffuso è semplicemente impossibile. Anche su questo vorrei evidenziare che aumenta il flusso di stranieri in entrata, anche se non arriviamo al 20% delle presenze totali, mentre in Italia si supera il 50%. Servono maggiori voli low cost e promozione nelle città di provenienza dei voli. Questo è un punto importante su cui invito chi ci lavorerà, non so se la Sottosegretaria o direttamente il Presidente Acquaroli, che si è tenuto la delega per cinque anni con questi risultati, quindi ribadisco di puntare sui voli low cost, nelle città di provenienza dei voli. Non dobbiamo andare solo noi in vacanza, ma dobbiamo anche portare turisti qua. Puntare, per esempio, su Polonia e Paesi scandinavi.
Urgono finanziamenti a fondo perduto per innovare le strutture ricettive. Anche qui c'era stato un bando importante in passato per dare contributi agli hotel per riqualificare le proprie strutture e, a proposito degli ultimi bandi per la ristrutturazione degli hotel, non si possono finanziare solo 60 domande. Questo è un punto cruciale. Finanziare solo 60 domande nelle Marche, dove l'attività ricettiva è lasciata soprattutto ad Air B&B o all'iniziativa privata, significa non mettere gli hotel nelle condizioni di crescere. Servono maggiori investimenti anche su questi bandi per consentire agli hotel e agli albergatori di lavorare al meglio come merita il nostro turismo.
Vedo che il mio tempo sta finendo, provo a tagliare, ma tra i punti principali vorrei evidenziare che il piano consente anche di mettere in luce un altro elemento fondamentale. La crescita del turismo nelle Marche è stata sostenuta in larga misura dalla capacità di adattamento e dall'iniziativa degli operatori turistici. Infatti, come ho già detto, i risultati positivi registrati in termini di arrivi, presenze e diversificazione nell'offerta (c'è scritto nelle pagine 8 e 9), si sono sviluppati in un contesto in cui l'offerta, nonostante ATIM, è rimasta frammentaria. La governance è ancora in fase di definizione. Le politiche strutturali risultano limitate e non pienamente operative, i bandi per la riqualificazione alberghiera ancora insufficienti. Gli operatori hanno ciononostante intercettato nuovi trend, turismo esperienziale, outdoor, turismo enogastronomico, investito a proprie spese sulla qualificazione dell'offerta e della digitalizzazione, contribuito alla crescita del turismo nei borghi e nelle aree interne, sostenuto la destagionalizzazione. Vanno, quindi, ringraziati, va espresso un vero e proprio ringraziamento a chi lavora con grandi sacrifici in questo ambito e le difficoltà sono sempre più evidenti nelle aree interne. A questo proposito aggiungo una proposta su cui anche in questo caso spero di avere l'appoggio, il sostegno, dei Consiglieri delle aree interne della mia provincia, dell'Assessore Rossi e anche della Sottosegretaria. Quando era ancora in carica la Ministra Santanchè, il Governo Meloni ha annunciato una rivoluzione e tanti investimenti sui cammini religiosi, sui cammini storici, io sono favorevole e mi fa piacere che ci sia stato questo annuncio. Sono previsti 30 milioni già stanziati dal Ministero. Vorrei capire: la Regione Marche come intercetterà questi fondi, come li utilizzerà? Ho presentato già da tempo una mozione, su cui spero possiate convenire, che chiede di riconoscere tra questi cammini anche il cammino di Sant’Ubaldo. È un cammino che riguarda i Comuni di Apecchio, Piobbico, Cantiano, Cagli, Serra Sant’Abbondio, i territori dell'Unione Montana del Catria e Nerone, dell'Alta Valle del Metauro. Proprio la settimana scorsa la Regione Umbria ha approvato all'unanimità - destra e sinistra - una mozione identica, quindi credo sia un'occasione da non perdere per valorizzare le aree interne, fare in modo che con questi 30 milioni arrivi qualcosa anche alle Marche per il cammino di Sant’Ubaldo, che voteremo non appena calendarizzerete la mia mozione.
Spero, quindi, che, in modo propositivo, possano essere accolte anche le proposte di questa minoranza e che, soprattutto, arrivino finalmente risposte serie a chi lavora nel nostro comparto del turismo.
Per chiudere, credo che questo piano abbia diverse carenze, ma anche qualche spunto interessante su cui continuare a lavorare. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Luconi.
Silvia LUCONI. Grazie, Presidente. Ascoltando un po' tutti, chiaramente, ma principalmente le minoranze, mi viene in mente il predicatore di “Non ci resta che piangere”, che nel celebre film del 1984 diceva: "Ricordati che devi morire” e gli veniva risposto: “Mo’ me lo segno". Proprio perché ho sentito narrare di scenari apocalittici, di un inverno quasi turistico della regione Marche, quindi, ho visto tuoni, fulmini, anche saette all'orizzonte. Però, sono solita leggere anche in maniera piuttosto appassionata e incuriosita i dossier, così come sono solita osservare, studiare i differenti approcci politici per aiutarmi a strutturare un po’ un pensiero logico e anche strutturato. Mi spiego.
Le Marche offrono un'offerta turistica articolata e completa, fondata su cultura, su grandi eventi e su una crescita turistica che si consolida e si incrementa allo stesso modo. Ho letto e ascoltato, letto prima, ascoltato poi, il relatore di minoranza che, su note stampa, piuttosto che in Aula, parla di forte ritardo e di avvio a stagione inoltrata, in realtà questo è un tema che si è ripercorso e rincorso anche negli altri interventi della minoranza. Non è così. E se questi aspetti li so io che sono nuova, chi c’era prima di me, avendo avuto anche ruoli istituzionali importanti con la maggioranza del Governo Ceriscioli, li dovrebbe raccontare certamente in maniera differente.
Mi spiego, non c'è una vacatio legis, il piano triennale è in vigore fino all'approvazione del nuovo e lo dimostrano i bandi che sono già usciti; penso all'animazione dei borghi, ai grandi eventi di rilevanza regionale, anche al comarketing, oppure al bando relativo agli impianti sciistici, che è in uscita in questi giorni. Se fosse vero quello che è stato detto dal collega e dai colleghi, che ovviamente rispetto profondamente, la storia che viene narrata non sarebbe quella reale e quella che ci riguarda perché non ci sarebbe alcun tipo di provvedimento in atto. Ovviamente non è così, è dimostrato anche perché è tutto pubblicato, visibile, si può leggere in qualsiasi momento.
I tempi - non mi ricordo in quale degli interventi si sia parlato di una maggiore condivisione – che ci hanno condotto ad arrivare in Aula oggi, sono stati dettati da una volontà ben precisa del Presidente in primis, ma anche di tutta la Giunta, di tutta la squadra di governo, quella di avviare una fase di concertazione e di confronto con tutte le parti in causa, con gli stakeholders, affinché potessero approvare piuttosto che dare suggerimenti, modificare magari alcuni aspetti. Anche questo è dimostrabile e commentabile in qualsiasi momento.
Ho letto poi e anche ascoltato le contestazioni sul brand Let's Marche. Diciamo che lo sport di contestare il brand non mi appassiona particolarmente, il brand si discute in base ai risultati e i risultati parlano da soli. Nel 2019, senza il brand Let’s Marche e prima della pandemia avevamo 1,7 milioni di presenze di stranieri. Nel 2025 le presenze degli stranieri sono aumentate a 2,3 milioni. Per essere oggettivi dobbiamo anche dire che le presenze degli stranieri storicamente, piuttosto che per natura, sono nella nostra regione meno impattanti rispetto ad altri territori, ma i numeri appena discussi confermano, comunque, che l'inversione di tendenza si è avuta con il Governo, con il Governatore Acquaroli e con il tanto discusso Let’s Marche, che secondo il Consigliere Mastrovincenzo non avrebbe - mi scusi la cito, però sono sue dichiarazioni precise e le voglio controbattere virgola per virgola - alcun significato in termini valoriali e non avrebbe nessun impatto sul turismo italiano e straniero, aperte e chiuse virgolette.
Poi c'è stato anche un passaggio in cui è stato detto, mi sembra dal Consigliere Andrea Nobili, che la crescita che c'è stata a livello turistico, che ci riguarda, sia solo statistica e non denota… Io ho, diciamo, tradotto questa sua osservazione, dicendo che le Marche sono cresciute in termini di turismo semplicemente perché la statistica ci ha portato a crescere, quindi probabilmente non ci sarebbe capacità politica. Quindi i risultati mediocri del 2019 erano capacità o incapacità politica?
Ritornando al brand, seppur brevemente mi piace anche ricordare che il brand precedente a Let’s Marche era quello con tutte le nuvolette azzurre, arancioni, in cui si diceva "Marche, le scoprirai all'infinito." che fu usato, mi pare, per 6-7 anni in maniera anche piuttosto discontinua, con testimonial differenti, ma di altissimo spessore, che però, ahimè, come abbiamo già detto anche in termini numerici e percentuali, non ha portato i risultati sperati, che invece abbiamo portato noi in questo periodo, dal 2020 fino ad oggi.
Su ATIM dico solo questo: ATIM sembra diventato lo sport migliore, parlare di ATIM mi fa pensare che non ci siano altri argomenti e probabilmente non ce ne sono. Se i numeri sono cresciuti significa che ATIM ha funzionato. 2+2 fa 4, quindi i 12 milioni che sono stati investiti all'interno di ATIM hanno probabilmente portato il risultato sperato.
I borghi. Borghi senza ricettività, accoglienza e animazione. Prima volta nella storia della Regione, sono certa di non essere smentita, nella quale sono stati destinati 30 milioni di euro verso i borghi, mai accaduto, su un totale di 60 milioni all'interno del piano del turismo.
Ricordo che in passato - leggevo, non facevo politica attiva, però leggevo - differentemente dai bandi che escono adesso, che cercano di indirizzare e ascoltare tutte le varie stanze, i provvedimenti uscivano senza bandi, forse in alcuni casi anche con nomi e cognomi. Quindi la differenza è veramente molto grande tra ieri e oggi.
La centralità dei borghi è stato un asse forte, è stato un asse coerente, lo è ancora, ne abbiamo fatto una vera e propria strategia turistica, e credo che ce ne dobbiamo fare anche una ragione. La Regione Marche è il buon vivere, la qualità della vita, ma anche il diffuso.
Ricettività e accoglienza. Penso di poter dire che 15 milioni non siano bruscolini. Chi ha parlato di robusta iniezione? Non so se 15 milioni sono una robusta iniezione sufficiente per le minoranze. Penso che anche qui il numero parli da solo. La Giunta, avendo dato unitarietà tra turismo e cultura - si è anche detto che all'interno del piano turismo non esiste la componente culturale - ha inteso, ovviamente, comprendere all'interno dei dati anche la forte spinta data proprio dalla cultura. Il turismo è certamente l'ultimo passaggio, l'ultimo miglio, ma i suoi risultati sono composti anche da una forte componente culturale, che gli sta dietro, che fa la sua parte importante, tanto da creare un binomio perfetto. Infatti, all'interno del piano parliamo di Vitruvio, di San Francesco, del relativo turismo religioso e così via.
Il piano triennale del turismo lo possiamo commentare e affrontare discutendo i numeri con i quali ci siamo lasciati alle spalle la stagione precedente e questo serve anche per far capire dove vogliamo andare nelle stagioni future. 11,7 milioni di presenze segnano un incremento del 3% rispetto all'anno precedente, 6,8% il dato del turismo internazionale, 47% rispetto al 2019, alla Giunta Ceriscioli.
Oggi non discutiamo di un libro dei sogni, ma di un prodotto che vuole scandire la marcia per una Regione che vuole una crescita solida e consapevole, distribuendo meglio i flussi e aumentando la qualità della domanda.
Gli eventi. L'ultimo ragionamento, purtroppo non ho molto tempo a disposizione, lo voglio fare sugli eventi, che rappresentano una leva strategica e decisiva perché ampliano i periodi di visita e rafforzano il racconto del territorio. La volontà è quella di proseguire su questa strada, investendo in sostenibilità e identità, facendo in modo che le Marche si posizionino ancora su un gradino tra i più alti per essere destinazione interessante, accattivante, suggestiva e ambasciatrice dell'ottima qualità di vita.
Ho un ultimo passaggio da fare che è quello relativo alla DMO, perché non ho ben capito di quali DMO parli la Consigliera Vitri. Se ne faranno massimo due, tre per provincia, Consigliera Vitri. Si individuano standard minimi di sostenibilità e da una prima proiezione ne sono individuate tra le 10 e le 15, ovviamente con dei parametri e con degli studi più approfonditi. Parla di criteri all'interno del suo intervento, che mi risulta siano già inseriti nei bandi che hanno suscitato un grandissimo interesse sul territorio. Quindi, anche questo è un segnale che probabilmente la strada imbroccata, sicuramente perfettibile, in ogni caso sia quella giusta. Grazie.
PRESIDENTE Discussione chiusa. Ha la parola il relatore di maggioranza Consigliere Mastrovincenzo.
Antonio MASTROVINCENZO. Grazie, Presidente. Solo una battuta, Consigliera Lucconi, visto che mi ha citato, replico solo un aspetto rispetto al famoso brand Let’s Marche, che avrebbe stravolto i flussi turistici della nostra regione. Le ricordo che è stato presentato a Roma il 21 giugno 2023. Ora, qui ho la tabellina delle presenze turistiche in Italia nel corso degli anni 2023-2024. Nel 2024 le Marche sono una delle poche Regioni in Italia in cui c'è stato un decremento dell'afflusso turistico. Si è passati dal 2,4 al 2,3% lasciandole al tredicesimo posto in Italia.
L'impennata c'è stata, lo diceva il Consigliere Nobili, ma lo dicevo anch'io, solo per un fatto meramente statistico, prima erano fuori dal radar dell'Osservatorio, lo ripeto, alcuni operatori che hanno attivato il codice identificativo nazionale, tant'è vero che si è passati, il numero è importante, da 1.00 appartamenti turistici a 10.000 unità, quindi l'impennata è enorme, quindi, anche l'impennata di pernottamenti e visite.
Let’s Marche continua a non portare alcun turista in più, questa è la verità, semmai li allontana. Grazie.
PRESIDENTE. Emendamento 1 ad iniziativa della II Commissione. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Emendamento 2 ad iniziativa della II Commissione. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Coordinamento Tecnico. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Putzu.
Andrea PUTZU. Grazie, Presidente. Ho avuto modo di ascoltare alcune critiche, dall'altra parte non potevamo che accettare delle proposte. Ho avuto modo di ascoltare anche una lectio magistralis sull'incoming da parte di una collega Consigliera regionale, che stimo molto. Tra l'altro, credo che gliela abbia scritta il perdente candidato sindaco del Partito Democratico di Urbino, se non sbaglio, che è referente per il PD per l'incoming a livello regionale, ovviamente è anche esperto di sconfitte elettorali.
A prescindere da questo, ho avuto anche modo di leggere i dati, - io sono uno che legge i dati - e nel 2024, lo dico all'amico Mastrovincenzo, perché giustamente prima ha citato Let’s Marche e la politica fallimentare dal punto di vista della promozione, l'Italia cresce sugli arrivi del 4,5% e sulle presenze del 4,2%, nel 2024 le Marche crescono del 12,7% sugli arrivi e del 13,4% sulle presenze, il che significa che le Marche sono sopra la media nazionale, questo già significa che stiamo lavorando bene.
Certo, ovvio, non mi aspettavo una lezione di turismo da chi, fino al 2019, aveva portato le Marche ad una crescita nettamente inferiore rispetto alle altre regioni. Non voglio infierire con il Partito Democratico perché, se andiamo a paragonare i dati della crescita dal 2019 al 2024, ne uscirebbe pazzo.
Sono uno che legge i programmi elettorali e ho visto che in quello del Partito Democratico, sul turismo ovviamente, c'era una cosa fondamentale: togliere l'ATIM, quello che ogni giorno dite. E’ normale, quando non si hanno delle proposte politiche si deve dire di togliere, però sono rimasto colpito da una intervista sul Il Resto del Carlino del candidato perdente della larga coalizione, del campo largo, nella quale diceva: "Se vinco promuoverò io le Marche. Il primo promoter delle Marche sarà il Presidente” Ho detto che per fortuna non ha vinto, dopo tutto quello che gli è successo se promuoveva le Marche, altro che danno all'immagine…
Permettetemi di dire che accettare lezioni da chi fino al 2019 non ha portato la regione a decollare, ma a stare ferma a livello di crescita turistica, su presenze, arrivi, mercati internazionali… I numeri sono inequivocabili su ciò che l'ATIM ha fatto.
Permettetemi di dire, si sono citati dei bandi, ragazzi, i bandi che ha messo in campo con la programmazione europea il Governo Acquaroli sono fuori discussione.
Avete avuto il coraggio di citare i borghi quando il Governatore Acquaroli insieme alla Giunta ha investito 100 milioni di euro nei borghi, quando voi negli ultimi 5 anni ve li eravate dimenticati.
Avete parlato di strutture ricettive, ammodernamento delle strutture ricettive, è ovvio che se facciamo un bando non possiamo accontentare tutti gli imprenditori turistici, ci mancherebbe altro, ma andate a vedere nei dati della programmazione europea 2021-2027 quando ha speso il Presidente Acquaroli per il turismo e andate a vedere la programmazione europea precedente e quanto il PD aveva speso per il turismo, anche per le strutture ricettive.
Parliamo di numeri, non si vuole fare propaganda elettorale, perché ovviamente non sta a noi farla, visto che abbiamo governato talmente male dal 2020 al 2025 che i cittadini ci hanno riconfermato con otto voti di scarto sul vostro candidato migliore. Pensate, se avevate il peggiore candidato prendevate 15 punti di scarto? Non lo so.
Concludo, credo che sul Piano del turismo dobbiamo considerare anche un tema importante, che è la crisi internazionale. Siamo tutti bravi a criticare, ma è una crisi internazionale che coinvolge, oltre all'internazionalizzazione, anche il turismo.
Per quanto riguarda l'ATIM, voglio ringraziare chi c'era prima, chi c'è oggi, la dottoressa XY, per il grande lavoro che sta facendo. Capisco, Consigliera Vitri, che il suo consulente ha dovuto criticare il TTG di Rimini, sappiamo chi le ha consigliato, non scritto perché lei è una persona intelligente, di dire questo. E’ normale, dopo la sconfitta elettorale ad Urbino da Sindaco un po' si deve sfogare con noi, però credo che su questo tema dovremmo essere più seri e guardare alla promozione delle nostre Marche, guardando al turismo con i dati che sono sotto gli occhi di tutti. Grazie.
PRESIDENTE. Proposta di atto amministrativo n. 11, emendata. La pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
La seduta è tolta.
La seduta termina alle ore 15:30.
La seduta inizia alle ore 10:55
Presidenza del Presidente
Gianluca Pasqui
PRESIDENTE. Buongiorno a tutti. Dichiaro aperta la seduta dell’Assemblea legislativa regionale n. 19 del 28 aprile 2026. Do per letto il processo verbale della seduta n. 18 del 21 aprile 2026, il quale, ove non vi siano opposizioni, si intende approvato ai sensi del comma 4 dell'articolo 53 del Regolamento interno.
Richiamo, inoltre, ai sensi del comma 5 dello stesso articolo, l’attenzione di tutti i Consiglieri sulle comunicazioni distribuite, con cui porto a conoscenza dell’Assemblea quanto espressamente previsto dal Regolamento interno.
Interrogazione n. 168
ad iniziativa dei Consiglieri Piergallini, Mancinelli, Catena, Cesetti, Mastrovincenzo, Mangialardi, Vitri, Caporossi, Nobili, Ruggeri, Seri
“Stato della diffusione della cocciniglia nelle Marche e iniziative urgenti della Regione”
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 168 dei Consiglieri Piergallini, Mancinelli, Catena, Cesetti, Mastrovincenzo, Mangialardi, Vitri, Caporossi, Nobili, Ruggeri, Seri.
Ha la parola, per la risposta, l'Assessore E. Rossi.
Enrico ROSSI. Grazie, Presidente. Premesso che: a seguito dei primi riscontri della presenza dell'organismo nocivo nelle Marche, il Servizio Fitosanitario Regionale, con decreto del Dirigente tecnico del Settore di competenza del 2024, ha provveduto all'individuazione di un'area delimitata e all'adozione di misure fitosanitarie per l’eradicazione coerenti con le disposizioni del citato decreto ministeriale del 2021; il Servizio Fitosanitario Regionale esegue annualmente, nell'ambito del piano nazionale di sorveglianza, attività di verifica dello stato fitosanitario del territorio e monitoraggi. nelle aree delimitate per individuare la presenza di infestazioni di Toumeyella parvicornis. Allo stato delle premesse si forniscono elementi utili all'aggiornamento dell'attuale situazione fitosanitaria della Cocciniglia tartaruga nelle Marche. Nel 2025 il Servizio Fitosanitario Regionale - SFR - ha ispezionato 253 siti sparsi nel territorio regionale al fine di verificare la presenza/assenza dell'organismo nocivo sulle piante del genere Pinus a dimora in ciascun sito di indagine e ha effettuato più di 300 controlli ufficiali presso i siti di produzione di operatori professionali vivaisti, diversi dei quali con piante del genere Pinus in vaso o in terra in fase di allevamento e/o commercializzazione. Gli elementi raccolti con la sorveglianza effettuata dal SFR nel corso dell'anno 2025, unitamente alle segnalazioni pervenute, consentono di affermare che si è verificata una ulteriore diffusione dell'organismo nocivo in aree precedentemente indenni dallo stesso mappate in uno specifico quadro di conoscenza. Il SFR sta predisponendo gli atti amministrativi relativi alla nuova delimitazione, confermando le misure già introdotte con il decreto del settore del 2024, in quanto coerenti con le disposizioni nazionali di emergenza fitosanitaria. Il Servizio Fitosanitario Regionale ha predisposto una bozza di piano di azione regionale che sarà presentata al Comitato Fitosanitario Nazionale nel prossimo mese di maggio 2026. A seguito dell'adozione del decreto del 2024 il SFR ha inoltrato a tutte le Amministrazioni comunali interessate una nota informativa sul ritrovamento della Cocciniglia tartaruga nelle Marche e ha promosso un incontro tecnico presso la sede del Comune di Grottammare. Il SFR ha contatti costanti con i Carabinieri Forestali per la gestione delle diverse emergenze fitosanitarie presenti sul territorio e a titolo di esempio i due Enti hanno recentemente partecipato con proprie relazioni ad un'iniziativa divulgativa in merito ai rischi da emergenze fitosanitarie e rivolta ai produttori marchigiani del vivaismo ornamentale. Il Servizio Fitosanitario Regionale ha espresso parere favorevole alle richieste pervenute dalle Amministrazioni comunali ai fini di consentire deroga alla legge regionale n. 25 del 1988 che vieta i trattamenti con prodotti fitosanitari all'interno dei centri abitati, ritenendo l'esecuzione degli interventi di endoterapia proposti dalle medesime Amministrazioni compatibile con le disposizioni del Piano di azione nazionale sull'uso dei prodotti fitosanitari adottato con decreto interministeriale del 2014. Maggiori informazioni sull'efficacia delle diverse tecniche di endoterapia disponibili sul mercato sono attese dai risultati di una sperimentazione coordinata dal CREA-DC, i cui risultati, tuttavia, non sono ancora disponibili. Il Servizio Fitosanitario Regionale ha riportato nell'ambito del Comitato Fitosanitario Nazionale del 16 marzo la situazione di incremento della diffusione della dannosità della Cocciniglia tartaruga nelle Marche, chiedendo che la regione sia inclusa quanto prima nel programma nazionale di lotta biologica che prevede lanci inoculativi del predatore Thalassa montezumae. Grazie.
Presidenza del Vicepresidente
Giacomo Rossi
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Piergallini.
Enrico PIERGALLINI. Grazie, Presidente. Grazie, Assessore, per la risposta che reputo quasi completamente soddisfacente, perché risponde ai punti sollevati nell’interrogazione e dà anche la misura dell'impegno del Servizio Fitosanitario e delle azioni messe in campo. Che cosa manca principalmente? Manca - forse era l'ultima richiesta, che spero, poi, nel corso degli ulteriori approfondimenti che la Regione farà potrà assecondare - la richiesta di essere al fianco dei Comuni per ottenere fondi per affrontare il problema. Teniamo conto che la Cocciniglia tartaruga, dalla Campania, attraverso il Lazio, l'Abruzzo e in altre Regioni sta creando danni enormi con un impatto grandissimo sui bilanci dei Comuni che devono affrontare questo problema. Qualche dato: il Comune di San Benedetto del Tronto ha recentemente investito 30.000 euro; il Comune di Martinsicuro altri 25.000 euro, altrettanti, se non di più, il Comune di Villa Rosa; lo stesso Comune di Grottammare mi aggiornava che si stimano, appunto, in decine di migliaia di euro i costi necessari per i trattamenti endoterapici e, purtroppo, per gli eventuali abbattimenti e piantumazioni che si renderanno necessari. Io personalmente ho dovuto affrontare il problema del Punteruolo rosso e al tempo la Regione intervenne al fianco dei Comuni per sostenere queste spese. Dato il monitoraggio che è stato effettuato, date le azioni che si stanno mettendo in campo, chiedo alla Regione, al termine di questo periodo di studio, di indagine, di fare uno sforzo e, almeno per i Comuni che rientrano all'interno del perimetro, sostenerli per queste azioni che sono determinanti. Tenete conto che il paesaggio delle nostre pinete potrebbe essere seriamente compromesso come sono state compromesse alcune pinete storiche romane, pensate ai Fori, per esempio, con migliaia di abbattimenti. Per giunta perderemmo non solo un'icona verde delle nostre spiagge, dei nostri litorali, ma, anche, perderemmo tutta la funzione che il Pino domestico svolge in natura anche per il nostro benessere. Grazie.
Interrogazione n. 178
ad iniziativa dei Consiglieri Marcozzi, Biondi, Pasqui
“Aggiornamento in merito al parere legale annunciato relativamente all'intervento finanziato nel Comune di Appignano del Tronto - PSR Marche 2014-2020”
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 178 dei Consiglieri Marcozzi, Biondi, Pasqui.
L'Assessore non è pronto, quindi, aspettiamo la comunicazioni dell'Assessore.
Interrogazione n. 124
ad iniziativa dei Consiglieri Vitri, Mancinelli, Catena, Cesetti, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini
“Procedura di accettazione dei prelievi sanitari effettuati a domicilio”
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 124 dei Consiglieri Vitri, Mancinelli, Catena, Cesetti, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini.
Ha la parola, per la riposta, l’Assessore Calcinaro.
Paolo CALCINARO. Grazie, Presidente. Riferisco quanto mi è stato inviato dall’AST Pesaro Urbino. All'AST Pesaro Urbino sono pervenuti degli esposti nei quali venivano segnalate gravi criticità riguardanti i prelievi domiciliari eseguiti da personale esterno all'Azienda. Secondo quanto riportato negli esposti, alcuni soggetti avrebbero operato senza i requisiti previsti, con prestazioni non riconducibili all'occasionalità come alcuni avrebbero dichiarato nella modulistica in uso. Tale attività sarebbe stata favorita dall'assenza di controlli incrociati con ricadute su correttezza amministrativa, tracciabilità delle prestazioni sanitarie e concorrenza leale tra professionisti. L’AST ha provveduto a dare avvio alle necessarie verifiche, presso l'intero territorio provinciale, che riguardano, perlopiù, le dichiarazioni rese dai singoli operatori su moduli rilasciati all’azienda e, per la gravità delle criticità lamentate, il 23 gennaio sono state sospese le attività svolte da tutte le categorie di soggetti nell'intero territorio provinciale, in attesa dell'esito delle verifiche in corso. Eseguiti i primi accertamenti, in data 11 febbraio, l'AST ha ripristinato i prelievi domiciliari per tutte quelle categorie per le quali non si sono rilevate criticità, quali: il personale dipendente AST in attività istituzionale, il personale delle strutture socio-assistenziali private e accreditate, le associazioni di volontariato e le cooperative ed enti del terzo settore. Questi soggetti continuano, ad oggi, ad operare regolarmente. L'unica categoria per la quale gli accertamenti non si sono conclusi riguarda, invece, i liberi professionisti, dal momento che gli stessi hanno sottoscritto centinaia di dichiarazioni che l'Azienda sta, al momento, verificando. Compito dell'AST, infatti, è quello di verificare la correttezza delle autocertificazioni rese dai singoli professionisti e certamente non intende sostituirsi agli organi di polizia giudiziaria, ma ha l'obbligo di verificare la veridicità delle dichiarazioni, che secondo gli esposti prevenuti presenterebbero gravi irregolarità. Dunque, non c'è alcuna retromarcia, ma solo esclusivamente un'attenta e doverosa attività di controllo per accertare, a garanzia della sicurezza e della qualità delle prestazioni: chi sono i soggetti che consegnano i campioni, la loro qualifica professionale, la corretta conservazione dei campioni, la riferibilità del campione all'utente. Al termine degli accertamenti, che si concluderanno entro pochi giorni, verrà adottata una nuova procedura, valida per tutti coloro che non hanno alcun rapporto con l'Azienda, che elimini, quindi, le criticità evidenziate. Un'ultima considerazione. Compito dell'AST è quello di garantire gratuitamente le prestazioni ai soggetti disabili e anziani senza la necessità che gli stessi si rivolgano ai liberi professionisti e per questo nel 2017 la Regione ha stipulato un accordo con i privati accreditati, ad oggi ancora vigente, che ha attribuito a questi ultimi la possibilità di effettuare prelievi a domicilio con un budget aggiuntivo. Quindi non risulta vero che l'attività di prelievo venga svolta esclusivamente dall’ADI ma anche da altre figure, tra cui il privato accreditato, che, nel caso in cui gli operatori dipendenti non riescano a far fronte alle richieste, va a completare l'offerta sul territorio. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, la Consigliera Vitri.
Micaela VITRI. Grazie, Presidente. Grazie, Assessore. Come saprà, questa interrogazione l'ho presentata in seguito ad una disposizione dell'AST che aveva effetto immediato e che, soprattutto nel metodo, aveva creato molti problemi, perché non aveva avuto la relativa comunicazione sia sugli operatori che sui pazienti. Di conseguenza molte persone si erano recate a consegnare i prelievi e venivano respinte. Poi, grazie anche ad alcuni appelli e segnalazioni pubblici sulla stampa che io stessa ho portato avanti, c'è stata una vera e propria retromarcia un paio di settimane dopo, tanto che, come lei stesso ha ammesso, in data 11 febbraio l'AST è intervenuta per ripristinare l'accettazione dei prelievi da parte di alcuni utenti. Oggi, però, mi ha detto anche che state valutando una nuova procedura. Vorrei capire qual è questa nuova procedura, visto che non mi ha dato nessun dettaglio in più sulle modalità organizzative, mi ha detto semplicemente che si occuperanno gli infermieri dell'ADI, quindi dell'assistenza domiciliare, ma anche il privato accreditato. Vorremmo capire se questa nuova procedura coinvolge o taglia fuori anche i volontari che normalmente sono a disposizione delle persone più fragili. Ricordo che questa protesta è esplosa non solo da parte mia, ma da parte anche di tante persone fragili, perché si sono trovate improvvisamente nella situazione di non poter portare personalmente i prelievi negli ambulatori. Quindi, in questo momento non sappiamo quale sarà il futuro della procedura, visto che lei non mi ha dato altri dettagli e faccio un po' fatica, ovviamente, a valutarla. Ciò che posso dire è che, per fortuna, siete tornati indietro su una decisione presa improvvisamente per combattere l'abusivismo - mi ha dato anche lei questa motivazione -, ma in maniera anche un po' frettolosa, perché se avete notato che c'erano degli infermieri abusivi che andavano a domicilio a effettuare il prelievo, a portarlo, forse non serviva fare completamente piazza pulita di tutti coloro che, invece, svolgono un servizio indispensabile. Perché in questo modo hanno messo in difficoltà anche gli stessi infermieri dell'ADI che hanno avuto un sovraccarico di lavoro, non potendo più appoggiarsi ovviamente a volontari, associazioni, si è creato improvvisamente un vuoto tra coloro che, invece, continuavano a dare questo servizio anche in modo volontario. E le voglio far presente che, a proposito dei moduli, questi moduli continuano a garantire chi svolge questo servizio in…
PRESIDENTE. Prima di passare all'interrogazione n. 126 vorrei salutare i nostri graditi ospiti: le classi V A e V B dell’Istituto Comprensivo di Corinaldo e le classi V A e V B di Casette D’Ete, Istituto Comprensivo di Sant'EIpidio a Mare. Ciao ragazzi e benvenuti
L’interrogazione n. 178, a cui doveva rispondere l'Assessore Rossi, è rinviata.
Interrogazione n. 126
ad iniziativa del Consigliere Nobili
“Crolli e urgenti interventi di messa in sicurezza della porzione regionale del complesso dell’ex ospedale psichiatrico ‘San Benedetto’ di Pesaro: tutela del bene, incolumità pubblica, competenze e cronoprogramma degli interventi”
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n.126 del Consigliere Nobili.
Ha la parola, per la riposta, l’Assessore Calcinaro.
Paolo CALCINARO. Grazie, Presidente. Allora, leggo quanto riportato dall'AST Pesaro Urbino. Tra l'altro ho visto che l'interrogazione è del 5 febbraio, successivamente a quella data sono andato anche sul posto e posso confermare che quello che è scritto qui è quello che è. E’ stato confermato sul posto anche dalla presenza del Sindaco di Pesaro. Peraltro credo che ci fosse anche la Consigliera Vitri in quella occasione. Quindi vado alla risposta.
Il complesso edilizio ex ospedale psichiatrico “San Benedetto” di Pesaro, in passato di totale proprietà dell'ASUR Marche, è stato oggetto, nel mese di aprile 2021, di un protocollo di intesa tra ASUR Marche, Comune di Pesaro e Regione Marche per il recupero e la riqualificazione. Con la sottoscrizione del suddetto protocollo di intesa, approvato con delibera di Giunta regionale n. 304 del 2021, venivano delineate tutte le attività di competenza di ogni singolo soggetto pubblico firmatario, finalizzate al recupero e alla riqualificazione del bene. In particolare l'ASUR Marche si impegnava a cedere al Comune di Pesaro i locali, compresa la lavanderia. La Regione Marche si impegnava a collaborare economicamente con ASUR per realizzare gli interventi di recupero edilizio di cui al punto b) degli impegni di ASUR Marche. Il Comune di Pesaro si impegnava a predisporre ed approvare una variante urbanistica non sostanziale al Piano regolatore, allo scopo di suddividere l'intervento sul complesso di San Benedetto in più unità funzionali. La proprietà dell'intero complesso immobiliare risulta oggi così divisa: Comune di Pesaro, la porzione di parte dell'edificio prospicente Corso XI Settembre, annesso ad L, verde pubblico ed ex lavanderia; proprietà dell'AST Pesaro Urbino è la parte del fabbricato insistente sulle Vie Belvedere e Mamolabella e la Schiera di Via Mamolabella. Il Comune di Pesaro ha dato, tra l'altro, avvio ai lavori di ripristino di parte delle proprietà, iniziando dall' “annesso ad L”. In data 6 marzo 2026 si è svolto l'incontro presso l'immobile oggetto di interrogazione alla presenza del Comune di Pesaro, la Regione Marche, l'Assessorato alla Sanità, la Direzione e l'Ufficio tecnico dell'AST Pesaro Urbino, finalizzato a prendere visione dello stato di avanzamento dei lavori da parte del Comune e le condizioni della porzione di proprietà di AST Pesaro Urbino. Quindi sul fabbricato AST per la parte del fabbricato insistente sulle Vie Belvedere e Mamolabella: in generale l'edificio presenta un avanzato degrado a causa di infiltrazioni d'acqua - è messo male - in particolare, la chiesa facente parte della porzione di proprietà AST Pesaro Urbino è in stato di degrado. Credo che quello che serva è sapere che, con nota del 13 gennaio 2026, il Dipartimento per la tutela… Soprintendenza Marche Nord chiedeva all'AST Pesaro Urbino di provvedere con urgenza ad eseguire i lavori e gli interventi provvisori indispensabili ad evitare ulteriori aggravamenti dello stato di conservazione. Il 12 febbraio 2026 l'AST rispondeva di aver dato la progettazione proprio per il ripristino della copertura della cappella sita nell'ex ospedale San Benedetto di Pesaro e veniva affidato ad un architetto l'incarico di progettazione e direzione lavori di messa in sicurezza che consisteranno nella ricostruzione della copertura per quella porzione di edificio. Il progetto è in consegna per il prossimo mese di giugno e c'è stato anche l'impegno, poi, a provvedere ai lavori di messa in sicurezza. Mentre per la Schiera di Via Mamolabella, che non presenta questa difficoltà, che abbiamo visto in quell'altra porzione, potrebbe essere presa in considerazione una messa in vendita.
Il riferimento per lo sviluppo progettuale è il piano di recupero del 2007 con l'allora vigente regolamento comunale che permetteva anche una possibilità di sviluppare il 50% in soppalchi.
Occorre procedere all'incarico per la stima dell'immobile e successiva vendita, ovviamente, sempre di concerto, con il Comune di Pesaro, perché questo è fondamentale. In tutto questo tempo ed ancora oggi si è sempre provveduto alla messa in sicurezza dell'immobile finalizzata a che la vetustà dello stesso non arrechi danni a soggetti esterni. Aspettiamo, quindi, il computo per poter poi eseguire la messa in sicurezza di quella prima parte, di quella della chiesa. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Nobili.
Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. Grazie, Assessore. Mi pare che ci sia la consapevolezza che stiamo parlando di un immobile di particolare rilevanza per tutta una serie di ragioni. Voglio sperare che questa messa in sicurezza sia effettiva. Ho trovato la sua risposta a tratti dubitativa, nel senso che è un auspicio quasi quello di provvedere alla messa in sicurezza. Qui c'è un tema che riguarda il degrado della struttura dell'ex ospedale psichiatrico che è in una fase particolarmente avanzata e, se mi consente, non si doveva arrivare a questo punto, non si doveva arrivare alle sollecitazioni formali da parte della Soprintendenza. È un tema quello di intervenire con le opere che evitino ulteriore degrado ed evitino situazioni di pericolo. Ma poi c'è un altro tema sullo sfondo. Che destinazione avrà questa struttura? Abbiamo capito che c'è un protocollo d’intesa con il Comune di Pesaro. Il Comune di Pesaro mi sembra avere le idee abbastanza chiare sul punto, perché si sta parlando di un intervento di housing sociale, molto meno chiare ce le ha la Regione, ce le ha la struttura sanitaria. Credo che, rispetto a una situazione di tale rilevanza, sia bene impegnarsi, approfondire le criticità e, soprattutto, dare le risposte. Cioè non ci si può limitare a un vago richiamo ad interventi di messa in sicurezza, peraltro parziali e tardivi, bisogna fare molto di più, perché stiamo parlando di un intervento di particolare rilievo su cui l'Amministrazione comunale di Pesaro investe risorse non banali. Mi pare ben strano che parte di quella struttura, invece, per quanto possa essere messa in sicurezza, rimanga in uno stato di abbandono, perché la Regione Marche ha le idee molto confuse. Con questa mia interrogazione spero di accendere un riflettore sulla problematica, ma spero, soprattutto, che l'Amministrazione regionale si impegni per immaginare davvero che utilizzo voglia fare di quel contenitore così significativo. Grazie.
Interrogazione n. 145
ad iniziativa dei Consiglieri Cesetti, Mancinelli, Catena, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini, Vitri
“Determina del Direttore Generale AOU Marche n. 589 del 10/07/2025 ad oggetto ‘Scrittura privata tra Servizi Ospedalieri S.p.A., in proprio e quale mandataria RTI con Servizi Italia S.p.A. e Azienda Ospedaliero Universitaria delle Marche, sottoscritta in data 09/07/2025 - Presa d’atto’”
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n.145 dei Consiglieri Cesetti, Mancinelli, Catena, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini, Vitri.
Ha la parola, per la riposta, l’Assessore Calcinaro.
Paolo CALCINARO. Grazie, Presidente. Rispondo quanto mi viene trasmesso dall'Azienda Ospedaliero Universitaria delle Marche. La transazione nell'ambito del giudizio incardinato da Servizi Ospedalieri con atto di citazione e con una richiesta di condanna per 2.870.000 euro è stata sollecitata dal Giudice Civile come emerge dall'ordinanza ex art. 127 cpc, allegata a questa risposta, che ha disposto il tentativo di mediazione, segnalando che “evidenzia le conseguenze processuali della mancata partecipazione al procedimento di mediazione di cui all'articolo 12 bis del decreto legislativo n. 28 del 2010”. Nell'ambito della mediazione la scrivente Azienda, quindi, ha nominato come proprio consulente il Professor XY, Direttore del Dipartimento di Management dell'Università Politecnica delle Marche, dal primo novembre 2012 ,e ordinario di Economia Aziendale, che si è relazionato per l'esecuzione dell'incarico con il RUP e il DEC del contratto, ciò in ragione della complessità dei calcoli, delle indagini necessarie per verificare l'effettiva erogazione, da parte dell'appaltatore, di forniture diverse e/o ulteriori rispetto a quelle previste contrattualmente. Il tavolo tecnico esperito dal Professor XY con il consulente della parte attrice ha concluso in data 17 aprile 2025 per il minor credito di 780.000 euro a favore dell'appaltatore Servizi Ospedalieri S.p.A., tenendo in debito conto la domanda riconvenzionale proposta all'azienda ospedaliera. In sede di transazione, accessiva all'attivato provvedimento di mediazione, l'Azienda ospedaliera ha preteso che venisse definito non solo il giudizio civile ma anche quello pendente avanti al TAR del 2023 ed avente ad oggetto la richiesta di revisione dei prezzi riferita sempre all'appalto oggetto del giudizio civile, nonché le ulteriori pretese lamentate da Servizi Ospedalieri S.p.A. e relative all'aggiudicazione da parte di altro ente delegato, del nuovo appalto del servizio lavanolo per via dell'erroneità dei contenuti della lex specialis. In ragione delle valutazioni espresse dal tavolo tecnico si è conclusa la transazione sottoscritta dai tecnici di parte, Professor XY e Dottor XX, con la suindicata che è stata financo oggetto di ulteriore istruttoria, i cui esiti sono riportati nella nota acquisita al protocollo aziendale del 17 aprile 2025, avente ad oggetto “Nota metodologica a supporto transazione fra Servizi Ospedalieri S.p.A. e Azienda Ospedaliero Universitaria delle Marche”. Il parere del legale interno, con cui è stato condiviso il percorso transattivo, è stato espresso in data 23 maggio 2025 e nello stesso è stato indicato l'iter amministrativo prevedente l'adozione di una determina di “alta amministrazione” a conclusione dell'intero procedimento, compresa la trasmissione ai competenti organi di controllo. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Cesetti.
Fabrizio CESETTI. Grazie, Presidente. Grazie, Assessore, e, ovviamente, non sono per niente soddisfatto della risposta. Questo a prescindere da una sua responsabilità, perché non mi è stata data risposta alle domande che ponevo e questo ci pone anche il tema relativo a cosa servano le interrogazioni, che sono atti ispettivi. Non possiamo venire qua - e questo riguarda tutti gli Assessori - a riportare il documento istruttorio del soggetto che è oggetto della interrogazione, perché così è troppo facile. Ma le interrogazioni servono anche per mettere la Giunta nella condizione di controllare l'operato delle strutture tecniche rispetto ai fatti di competenza della Giunta regionale e vedere come sono state espletate le attività gestionali. Perché, come diciamo nell'interrogazione, ai sensi dell'articolo 97 della Costituzione, l'azione amministrativa deve ispirarsi ai principi di buon andamento, imparzialità, trasparenza e, soprattutto, legalità, che impongono una puntuale istruttoria e una motivazione rafforzata quando ci sono questioni di rilevante interesse economico.
Nel caso di specie manca, è assente, non c'è un RUP, non c'è un documento istruttorio, non è dato rinvenire l’an debeatur ed il quantum debeatur rispetto alle diverse controversie che sono state transatte. E qui c'è un altro tema, perché non è soltanto stata transatta la controversia pendente dinanzi al Giudice Civile e non può valere soltanto l'invito del Giudice Civile ad una conciliazione, perché il Giudice deve applicare la legge e deve decidere secondo legge, può invitare le parti a conciliare, ma, ovviamente, la transazione… Se ci sono le condizioni lo deve stabilire innanzitutto il RUP e si deve motivare sulla base di un documento istruttorio. Ci torneremo su questo, Assessore, con un accesso agli atti, perché vogliamo vedere la transazione, ma vogliamo anche vedere tutti gli atti antecedenti e successivi e, soprattutto, perché siano state transate altre questioni. Grazie.
Interrogazione n. 183
ad iniziativa dei Consiglieri Mastrovincenzo, Catena, Mancinelli, Cesetti, Mangialardi, Piergallini, Vitri
“Fondo regionale di solidarietà”
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 183 dei Consiglieri Mastrovincenzo, Catena, Mancinelli, Cesetti, Mangialardi, Piergallini, Vitri.
Ha la parola, per la riposta l’Assessore Calcinaro.
Paolo CALCINARO. Grazie, Presidente. Diciamo questo che il fondo di solidarietà a sostegno degli utenti e Comuni per il pagamento delle rette nelle residenze per persone con disabilità e persone con problemi di salute mentale fu avviato nel 2017. Oggi è stato superato - devo dire dopo anni in cui non è stato previsto - con la programmazione del cosiddetto “Multileva” che, però, viene da anni precedenti. Infatti, nell'ambito della suddetta manovra, è stato previsto un intervento specifico volto proprio al sostegno delle famiglie a reddito medio/basso. Voglio anche aggiornare che, proprio in questi giorni, il Ministero ha firmato la Convenzione che permetterà alla Regione di poter uscire con la manifestazione di interesse, il bando per l'accesso a questi 250 euro mensili, così come abbiamo anche stabilito con un accordo con le principali sigle sindacali per arrivare a questo risultato. Quindi, tanto per far capire, i fondi oggi a disposizione con l'effetto “Multileva”, che ha inglobato, perché si tratta un po' della stessa tipologia di operazione, sono: 7.693.000 euro di fondi comunitari, 1.967.000 euro di fondi POC 2014-2020, per un totale di quasi 10 milioni per la copertura delle annualità 2026 e 2027.
La manovra si attuerà, appunto, con l'erogazione di 250 euro mensili a ciascun beneficiario e prevede un accesso sulla base dell'ISEE. Il limite di ISEE sarà quello di 25.000 euro, quindi un limite nemmeno troppo basso, per i fondi comunitari e 20.000 euro per i fondi POC. Quello che tengo a dire è che questa programmazione è avvenuta dopo una lunga serie di confronti e condivisioni anche con i Sindacati, con gli Enti gestori, con gli Ambiti Territoriali, attraverso diverse riunioni, a cui sono stato presente. Attualmente è in fase di sottoscrizione la Convenzione con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali per l'attuazione degli interventi. Seguirà, quindi, la delibera di Giunta di approvazione dei criteri ai fini dell'emanazione dell'avviso rivolto agli Ambiti Sociali. C'è una stima di destinatari che è di circa 1.600 soggetti, sicuramente, una platea maggiore di quella che toccava il Fondo di solidarietà. Ora credo che non sfugga a quest'Aula come il tema… adesso abbiamo questo importante passaggio, poi il tema sarà quello della continuità.
Questo è il tema politico vero, abbiamo detto che abbiamo questi due anni di fronte, ma poi dovremmo trovare la maniera strutturale, magari appoggiandoci alla prossima programmazione europea. Quindi su questo ci si dovrà impegnare politicamente, però attualmente l'operazione è molto importante ed è, appunto, di 10 milioni su due anni. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Mastrovincenzo.
Antonio MASTROVINCENZO. Grazie, Presidente. Assessore, prendo atto che lei per primo mette in evidenza quello che è il problema dei problemi su questo intervento, cioè quello della continuità. Ricordo che il Fondo di solidarietà aveva finanziato interventi importanti a favore di utenti e Comuni fino, praticamente, al 2024, dopo, nella legge di stabilità 2025, il fondo era stato azzerato, o quasi, a 179.000 euro, passando da 3 milioni circa a 179.000 euro, e nel 2026 è stato completamente azzerato. Ora lei ci propone la terza gamba del progetto “Multileva” sostanzialmente. Però va detto, ribadito, che questo intervento che voi proponete, che ancora deve essere messo in campo, non ha una continuità, perché varrà comunque per due anni a differenza del Fondo di solidarietà, che, invece, era un fondo che di anno in anno, a partire dal 2017, veniva finanziato. Ma, soprattutto, parliamo, in questo caso, di fondi europei che, ancora una volta, vanno a sostituire i fondi regionali, scelta sbagliatissima, perché, quando non ci saranno più - in questo caso addirittura fra due anni -, ci chiediamo chi e come si finanzieranno questi progetti. Dopodiché quello che sembra è, almeno una parte del finanziamento, che lei ha enunciato, sono, appunto, tutti fondi europei, sia prelevato da misure specifiche rispetto alla promozione del lavoro delle donne. Non invidio il dirigente che dovrà firmare questo atto, perché, di fatto, si tolgono fondi europei vincolati verso una determinata misura e si mettono su un altro tipo di intervento che, ripeto, lascerà, in futuro, in grosse difficoltà Comuni e famiglie. Grazie.
Interrogazione n. 189
ad iniziativa del Consigliere Putzu
“Chiarimenti urgenti in merito allo spostamento del servizio SERD della AST di Fermo e all'individuazione della nuova sede”
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 189 del Consigliere Putzu.
Ha la parola, per la riposta, l’Assessore Calcinaro.
Paolo CALCINARO. Grazie, Presidente. Vado a relazionare relativamente alla nota pervenutami dalla AST 4, direttamente dal Direttore. Tolgo un po' la parte iniziale sulle funzioni del SERD, che conosciamo tutti e che sono veramente strategiche per il nostro territorio.
Vado a segnalare come in data 17 settembre 2024, a seguito di una forte perturbazione abbattutasi sul territorio della provincia di Fermo - quando abbiamo avuto anche quel principio di alluvione sulla città di Porto Sant'Elpidio - la sede distrettuale di Porto Sant'Elpidio, in via della Montagnola, che accoglie anche il servizio dipendenze, appunto, ha fatto registrare infiltrazioni di acqua piovana in maniera massiccia e ingenti danneggiamenti per un consistente importo a carico dell'AST Fermo, con l'Azienda sanitaria fermana che è già intervenuta con lavori di manutenzione per la bonifica dei luoghi, per il ripristino delle condizioni di salubrità e della regolarità del servizio, attivatasi nel contempo per la richiesta di fondi sulla scia della calamità naturale. Ma per questo si è in attesa. Credo che sia stato un intervento di circa 200.000 euro quello fatto sulla sede attuale. Quindi il Direttore ha aperto una serie di tavoli e confronti con i maggiori Comuni della provincia: il Comune di Fermo, con l'allora Sindaco Paolo Calcinaro, presente, il Comune di Porto Sant'Elpidio e il Comune di Porto San Giorgio alla costante presenza del Vicesindaco di allora e attuale. Abbiamo avuto questi incontri nel 2025, a giugno e poi a fine agosto, in cui ci siamo detti aperti… all'inizio c'era anche stata una disponibilità del Comune di Porto San Giorgio a trovare una sede nel proprio Comune, poi non si è avuta come possibilità concreta. Quello che è uscito fuori è che noi dobbiamo sfruttare una possibilità effettivamente concreta, quella che si aprirà all'indomani dello spostamento dell'ospedale dal Murri a Campiglione. Questo non significa che domani il SERD va al Murri”, perché, poi, sappiamo anche quello che può essere, ma aprirà tutta una razionalizzazione delle varie sedi anche territoriali della nostra AST che andranno, magari, a sistemarsi anche per fare una centralizzazione importante nel Murri. Penso, per esempio, al punto prelievi, a tante situazioni che ci sono sul territorio, nel Comune di Fermo e non solo rispetto al Comune di Fermo. All'esito di questo passaggio, che sarà molto importante - che, poi, vedrà, lo sappiamo, anche la presenza di INRCA all’interno del Murri - avremo un quadro molto più fattivo di quello che può essere l'alternativa sul territorio del SERD. Dire oggi che il SERD andrà da una parte invece che da un'altra, può essere veramente frettoloso. Dire, però, che ci deve essere una riallocazione del SERD a valle dello spostamento del Murri a Campiglione, credo che sia un atto su cui ci possiamo realmente trovare. Oggi sappiamo che l'urgenza fondamentalmente è quella dello spostamento, che ci impegnerà molto nei prossimi mesi, ma, subito dopo, uno dei ragionamenti importanti sarà quello rispetto al SERD. Quindi, ringrazio il Direttore dell’AST Fermo per il grande impegno su questo punto e sicuramente, poi, ci aggiorneremo o in quest'Aula o sul territorio, per cercare di valutare la migliore posizione, sempre in raccordo - questo lo voglio dire, ci tengo - con la Prefettura, perché, a volte, sappiamo che ci sono anche dei motivi ulteriori, rispetto a quelli puramente logistici, rispetto all'individuazione della sede più opportuna. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Putzu.
Andrea PUTZU. Grazie, Presidente. Grazie, Assessore, per la risposta, che mi aspettavo. Mi rendo conto, ovviamente, che non si può spostare un servizio così importante su due piedi, ma il Direttore dell’AST Fermo, quando ha fatto la relazione, si è dimenticato di dire che già l'AST aveva provveduto a cercare delle soluzioni alternative ricorrendo ai privati, perché all'interno delle strutture dell’AST non riuscivano ad allocare questo servizio. Poi è stato fatto un bando - se si ricorda bene, Assessore, ovviamente non era Assessore lei – però, è successa un po' di confusione e il Direttore ha dovuto ritirare tutto. La Corte dei Conti ha anche spiegato che – è importante - prima di cercare allocazioni esterne per un servizio che riguarda la sanità pubblica, la salute pubblica, è bene vedere prima anche le disponibilità. Quindi mi auguro e auspico… perché questo è un impegno preso dal Direttore dell’AST Fermo anni fa, non oggi, ovviamente prima che Calcinaro diventasse Assessore. Sono certo che il Direttore dell’AST Fermo prima del 2027 lo porterà a termine. Grazie.
PRESIDENTE. Le interrogazioni n. 193 e n. 194 (abbinate) non vengono discusse perché non c'è l'Assessore Consoli.
Interpellanza n. 11
ad iniziativa del Consigliere Nobili
“Cessazione del regime derogatorio di cui all’art. 10, comma 3, del Regolamento regionale n. 6/2009 – Persistenza dell’attività di pesca delle vongolare del compartimento di San Benedetto del Tronto nel compartimento marittimo di Ancona – Iniziative urgenti per il ripristino della legalità e della corretta gestione della risorsa ittica”
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interpellanza n. 11 del Consigliere Nobili.
Ha la parola, per l’illustrazione, il Consigliere Nobili.
Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. Questa è un'interpellanza che affronta un tema delicato e complesso e vorrei che si comprendesse che qui non si tratta di un conflitto che riguarda operatori del mondo della pesca, riguarda qualcosa di molto più significativo, perché riguarda la certezza delle regole, la corretta gestione delle risorse marine e, soprattutto, il ruolo che la Regione ha nel governo di un bene comune come è il mare.
Sappiamo che il quadro normativo di riferimento è rappresentato dal Regolamento regionale n. 6 del 2009 che ha consentito a imbarcazioni del compartimento marittimo di San Benedetto del Tronto di operare stabilmente nelle acque del compartimento di Ancona. In particolare l'articolo 10, comma 3, del Regolamento aveva previsto una deroga al principio generale di corrispondenza tra compartimento marittimo e aree di pesca, consentendo, appunto, a queste imbarcazioni di poter pescare nella zona di Ancona. Sottolineiamo come questa previsione nascesse esplicitamente come disciplina transitoria e derogatoria. Nel corso degli anni questo assetto è stato mantenuto in vita attraverso una serie di proroghe legislative regionali che hanno progressivamente esteso nel tempo l'efficacia di una disciplina che, però, nasceva ed era stata concepita come temporanea. La questione che oggi si pone riguarda la situazione giuridica che si è determinata dopo il dicembre del 2025, quando il Consiglio regionale… quando abbiamo respinto un'ulteriore proroga del regime derogatorio previsto appunto dall'articolo n. 10, comma 3, del Regolamento regionale. Con la cessazione di quella proroga viene meno il presupposto normativo che negli anni ha consentito la prosecuzione di un assetto derogatorio rispetto al regime ordinario della pesca nei compartimenti marittimi. Ed è qui che si colloca la questione sollevata da numerosi operatori del settore del compartimento di Ancona, perché stiamo parlando di 25 unità della flotta di San Benedetto del Tronto che, nonostante l'intervento chiarificatore della Regione Marche, continuano ad esercitare l'attività di pesca nelle acque del compartimento di Ancona. Questa circostanza rende urgente un chiarimento istituzionale e si chiede alla Regione di fare ciò che le compete pienamente sul piano istituzionale, perché la Regione deve farci capire quale regime normativo ritiene applicabile. La Regione deve assumere una posizione formale e comunicarla alle autorità competenti. Su questo punto la Regione non può far finta di nulla, demandare agli altri e giustificarsi dicendo che non le spetta il compito di monitorare e verificare il rispetto delle leggi. La Regione ha il dovere di dire parole di chiarezza su una questione che si protrae da troppo tempo. Per questo motivo noi riteniamo che la disciplina delle aree di pesca non riguardi soltanto l'organizzazione delle flotte o la distribuzione delle opportunità economiche. C'è anche un tema caro, soprattutto, ma non solo, al Gruppo che rappresento, che è la tutela dell'ecosistema marino e la sostenibilità dello sfruttamento delle risorse ittiche. Anche di questo stiamo parlando, perché la pesca delle vongole, dei molluschi bivalvi incide direttamente sugli equilibri dei fondali e sulla capacità di rigenerazione degli stock. Per questo motivo la delimitazione delle aree di pesca e la regolazione delle stesse rappresentano strumenti fondamentali per garantire una gestione sostenibile della risorsa. Quando le regole non sono chiare o vengono applicate in modo incerto, si rischia di produrre una pressione non governata sulle aree produttive con effetti che possono incidere nel tempo sulla qualità degli habitat marini e sulla stessa sostenibilità dell'attività di pesca. Per queste ragioni chiediamo alla Giunta di chiarire cosa intende fare rispetto a questo tema così importante che non può più essere rinviato. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per la risposta, l’Assessore E. Rossi.
Enrico ROSSI. Grazie, Presidente. La materia di cui si discute, come ricordato, è disciplinata dalla legge della Regione Marche del 2004, la n. 11 e dal Regolamento n. 6 del 2009 in materia di gestione e tutela dei molluschi bivalvi in attuazione dell'articolo 13, comma 2, della medesima legge regionale appena richiamata. Il predetto Regolamento prevede espressamente che la gestione dei molluschi bivalvi sia affidata a consorzi che operano su base compartimentale e sub-compartimentale e che la Giunta regionale individui le aree di pesca e le imbarcazioni autorizzate alla pesca nelle aree medesime. In prima applicazione, l'art. 10 del Regolamento confermava il mantenimento dell'operatività dei quattro consorzi esistenti, individuava le quattro aree di pesca ed elencava nominativamente le 220 imbarcazioni autorizzate alla pesca nelle rispettive aree indicate. Successivamente al riconoscimento regionale dei quattro consorzi di gestione esistenti, con delibera di Giunta regionale n. 1742 del 2011 veniva avviato il procedimento previsto dall'art. 6 del Regolamento per rivalutare le aree di pesca individuate dall'articolo 10 del Regolamento stesso. Tale procedimento si è concluso con l'adozione della delibera di Giunta regionale del 2012, la n. 118, che ha confermato le aree di pesca già indicate in prima applicazione dal Regolamento e che continuano ad essere le seguenti: l'area A, coincidente con il compartimento di Pesaro e Urbino - adesso, per ovvie ragioni di brevità, evito di scendere nei dettagli-; l'area B, coincidente con la porzione del compartimento di Ancona; l'area C, il compartimento che va da Ancona fino a Porto Recanati; l'area D coincidente con il compartimento di San Benedetto del Tronto fino al fiume Chienti. Attesa la conflittualità esistente in relazione alla materia, che è stata oggetto di plurimi contenziosi promossi principalmente dagli operatori economici dell'anconetano e che hanno riguardato anche la delibera appena richiamata, il regime transitorio previsto dal Regolamento è stato a più riprese prorogato, con il risultato di congelare temporaneamente gli effetti di detta delibera. A dicembre 2025, come richiesto da più parti, non è stato dato seguito ad alcuna proroga, con l'effetto della piena efficacia delle previsioni della delibera n. 118 del 2012 adottata dalla Giunta regionale, così come previsto dall'articolo 6 del Regolamento n. 6/2009 approvato dal Consiglio nel 2009. Allo stato, pertanto, le aree di pesca sono rimaste invariate ed affidate ai quattro consorzi già riconosciuti, che hanno tutti le medesime caratteristiche rivendicate dal Co.Ge.Vo. di Ancona, e che associano le imbarcazioni, specificatamente identificate nell'allegato al medesimo Regolamento, autorizzate alla pesca nelle aree indicate. In merito alla sentenza richiamata nell'interpellanza (TAR Marche n. 570/2022) si evidenzia che la stessa ha rigettato nel merito il ricorso con cui veniva richiesto l'annullamento della delibera n. 118 del 2012, confermandone per l'effetto la validità e l'efficacia. Preme evidenziare che la suddivisione delle aree di pesca rientra nella competenza regionale e non sussiste per la Regione un obbligo di ripristinare alcun regime precedente posto che i compartimenti marittimi, essendo articolazioni periferiche del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, sono istituiti in base a presupposti diversi, non necessariamente coincidenti con le problematiche della pesca dei molluschi bivalvi. Le Autorità preposte alla vigilanza stanno quindi assicurando il pieno rispetto del richiamato assetto regolatorio. In conclusione: il regime dettato in prima applicazione ha cessato i suoi effetti ed oggi la pesca dei molluschi bivalvi avviene su base compartimentale e sub-compartimentale come sopra esposto. Il quadro regolatorio richiamato individua quattro aree di pesca e le imbarcazioni autorizzate alla pesca nelle singole aree; le Autorità preposte alla vigilanza stanno regolarmente svolgendo le funzioni proprie; le normative richiamate sono state rese note nelle forme di pubblicità legale previste e conoscibili in ogni contesto. Grazie.
Presidenza del Presidente
Gianluca Pasqui
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Nobili.
Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. Prendo atto di questa precisazione dell'Assessore, il quale non poteva fare diversamente, perché, dopo che il Consiglio regionale ha posto termine al regime derogatorio, chiaramente si ripristina il quadro che prevede espressamente in quali aree di pesca possano muoversi le singole imbarcazioni. Quindi, se ho ben capito, il Vicepresidente della Giunta, Assessore con la delega ci sta rappresentando che la Regione Marche a chiare lettere sottolinea che le imbarcazioni del compartimento di San Benedetto del Tronto non sono autorizzate alla pesca dei molluschi bivalvi nell'area di pesca anconetana. Rispetto a questo, allora, presa consapevolezza di questa determinazione, si auspica che la Regione e la Giunta faccia tutto quello che rientri nelle proprie facoltà, coadiuvando le Autorità competenti affinché le proprie determinazioni vengano rispettate e cessi quanto prima quello che gli operatori del compartimento di Ancona stanno segnalando riguardo il mancato rispetto delle normative. Quindi si invita la Regione Marche e la Giunta regionale a farsi parte dirigente, qualora venisse rappresentata formalmente il protrarsi di questa situazione di irregolarità, attivando tutte quelle Autorità che hanno a disposizione ulteriori mezzi per porre fine al mancato rispetto delle normative. Non so se ho capito male o se non è stato chiaro il Vicepresidente della Giunta, perché io ho interpretato il suo intervento come un intervento adesivo al quadro giuridico che si è determinato con l'approvazione del voto in Consiglio regionale. Se così non è, vorrei che fosse più chiara e più esplicita la posizione, perché i bizantinismi giuridici sono un po' complicati da comprendere, persino per un avvocato. Grazie.
Interpellanza n. 22
ad iniziativa dei Consiglieri Mastrovincenzo, Mancinelli, Caporossi, Nobili, Ruggeri, Seri, Catena, Cesetti, Piergallini, Vitri
“Politiche regionali per la non autosufficienza”
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interpellanza n. 22 dei Consiglieri Mastrovincenzo, Mancinelli, Caporossi, Nobili, Ruggeri, Seri, Catena, Cesetti, Piergallini, Vitri.
Ha la parola, per l’illustrazione, il Consigliere Mastrovincenzo.
Antonio MASTROVINCENZO. Grazie, Presidente. Questo è un tema importante. Dalla elaborazione del Gruppo Solidarietà sui dati Inps, l'82% delle persone anziane, 37.500 circa, non autosufficienti nella nostra regione che necessitano di assistenza continuativa vive a casa; circa il 18%, cioè 7.500, nelle residenze. Il 18%, 6.300 persone, di chi vive a casa riceve una qualche forma di sostegno. Circa 4.300 persone, il 12%, riceve un sostegno di carattere economico, da 200 a 300/350 euro mensili, per sostenere il lavoro di cura del caregiver o per remunerare assistenti. Circa 1.600 persone ricevono un servizio di assistenza domiciliare di qualche ora giornaliera a qualche ora settimanale. Circa 700/800 persone frequentano centri diurni e l'82% delle 37.000 persone anziane che vivono a casa non riceve alcun tipo di sostegno. Secondo la stessa elaborazione dei dati, circa 14.500 persone con disabilità che necessitano di assistenza continuativa (percettori di indennità di accompagnamento) vive a casa; circa il 13% di questi (2.300) in residenze rivolte sia a persone con disabilità che con disturbi mentali. Il 38% di chi vive a casa riceve qualche forma di sostegno e circa 2.800 persone ricevono un sostegno economico per acquistare servizi o per sostenere il lavoro di cura del caregiver. Infine, 2.500 persone ricevono una qualche forma di servizio assistenziale o educativo di carattere domiciliare, che può essere di qualche ora giornaliera o di qualche ora settimanale. Il 62% delle persone con disabilità che vive a casa non riceve alcun tipo di sostegno. In totale, quindi, si può stimare che circa il 16% delle persone non autosufficienti vive in residenze e l'84% a casa. Il 24% di chi sta a casa riceve una qualche forma di sostegno e circa il 75% non riceve, invece, alcuna forma di sostegno. Questo considerando che i dati demografici più recenti confermano che anche nelle Marche il trend che sta accelerando drasticamente, soprattutto nelle aree interne: nella nostra regione ci sono 226 persone anziane ogni 100 giovani, un residente su quattro ha più di 65 anni. È in costante aumento il numero delle persone con disabilità e dal 2022 la Regione Marche ha sostituito 5 milioni e mezzo di euro di risorse regionali del Fondo Non Autosufficienza con fondi europei, non aumentando minimamente l'importo complessivo nonostante l'abissale e crescente distanza tra domanda e offerta. E nonostante le ripetute richieste di associazioni del settore e delle forze politiche di opposizione, le risorse regionali non sono state ripristinate. Le famiglie, quindi, devono sopportare spese sempre maggiori sia se i loro congiunti sono a casa, sia se sono ospitati nelle strutture. Con questa interpellanza chiediamo al Presidente della Giunta regionale e all'Assessore competente di conoscere quali politiche intendano attivare per far fronte ad una situazione che, come mostrano i dati, rischia di peggiorare sempre di più e se hanno l'intenzione di aumentare le risorse regionali aggiungendole a quelle europee per poter garantire un sostegno a una platea più vasta di beneficiari. Grazie.
Ha la parola, per la riposta, l’Assessore Calcinaro.
Paolo CALCINARO. Grazie, Presidente. Inizio con una buona notizia, perché il 18 marzo la Conferenza Unificata Stato-Regioni ha pronunciato il proprio assenso sullo schema di decreto ministeriale, che adotta il Piano nazionale per la non autosufficienza 2025-2027. Sappiamo che si va sempre in ritardo di un anno, quindi, il 2025 non significa che ormai i giochi sono fatti, ma sono risorse che andranno nel 2026. La nuova ripartizione vedrà per le Marche risorse pari a 86 milioni di euro in un triennio con un aumento del 16% delle risorse disponibili, che non è una soluzione, ovviamente, per quei numeri che ha elencato lei, Consigliere, però, sicuramente è un passo in avanti. Ma noi siamo amministratori, noi sappiamo benissimo che dietro quei numeri, che non sono assolutamente… Non metto minimamente in dubbio che, allo stato attuale, non ci siano risorse nazionali, regionali, che possano andare a trovare ogni soluzione.
Dobbiamo lavorare facendo passi in avanti e questo è un passo in avanti, credo, importante per la nostra Regione. Anche l'utilizzo dei fondi europei… Abbiamo parlato poco fa del “Multileva”, anche quello ha un significato politico, perché, comunque, i fondi europei possono avere più destinazioni, lo sappiamo benissimo, anche noi Assessori, quando si va alla programmazione non è scontato che poi si vada verso quella soluzione.
Le voci di bilancio che possono andare a sostenere il sociale, dal punto di vista del nostro bilancio, sono plurime, in quel caso ci può essere un'operazione di copertura, perché, magari, è consentito con il fondo europeo andare in quella direzione, e questo può liberare altre risorse che possono andare in altri settori del sociale. Sarà un importante passaggio quello dell'assestamento, che, poi, vedremo qui in Aula. Certo, è ovvio che, lo dico, l'ottimo è il nemico del meglio, questo è un passaggio che per me è fondamentale, come è stato fondamentale, per dieci anni, governare da Sindaco in un momento storico come questo, Consigliere. Io vorrei, credo che il Presidente vorrebbe, tutti qui vorremmo arrivare alla copertura di tutto quello che è necessario, non sono i tempi, purtroppo, che ci consentono questo, però, questo non ci deve esimere, invece, dal fare passi in avanti, anche in questo caso. Devo dire che il piano stesso introdurrà una nuova ridefinizione della platea dei destinatari - attenzione, questo è un altro passaggio molto importante - in coerenza con la riforma nazionale della disabilità che sta entrando sperimentalmente… Abbiamo cominciato con la provincia, se non sbaglio, di Macerata, allargata poi ad Ancona e Ascoli - vado un po' a memoria - e poi arriverà anche nelle ultime due province, distinguendo le misure per le persone non autosufficienti con disabilità fino ai 70 anni, da quelle relative agli anziani non autosufficienti over 70, in relazione ai quali è in corso di formulazione un secondo Piano nazionale sulla non autosufficienza. Ho anche altri numeri in questa relazione. Comunque le risorse del Fondo nazionale sono aumentate rispetto ai 73 milioni che arrivavano nella nostra regione rispetto agli 85. Sono presenti importanti risorse anche nel nostro bilancio, vado ad elencarle…
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Mastrovincenzo.
Antonio MASTROVINCENZO. Grazie, Presidente. Assessore, visto che non ha potuto concludere la risposta, se cortesemente piò darmi la risposta scritta.
Prendo atto del decreto nazionale, vedremo se queste risorse saranno quelle che lei ha annunciato.
Dopodiché, Assessore, qui nessuno mette in dubbio l'utilità dei fondi europei, se utilizzati per le cose per cui sono stanziati. In questo caso certamente si possono finanziare interventi relativi alla non autosufficienza. Quello che, invece, mettiamo in dubbio e critichiamo da anni è la sostituzione integrale dei fondi regionali con i fondi europei, perché è evidente che se ci fosse una sommatoria di fondi regionali e fondi europei si potrebbero dare servizi e risposte a molte più persone.
Ho detto prima che solo 1.600 persone anziane nelle Marche, quindi il 4,2% delle persone anziane, ricevono una qualche forma di sostegno a casa e abbiamo numeri minimali, 2.500 persone con disabilità che ricevono sostegni assistenziali a casa. Quando parliamo di assistenza domiciliare, parliamo veramente di ore quasi residuali, perché le Marche sono in fondo alla classifica nazionale, nelle parti bassissime della classifica nazionale per quanto riguarda le ore di assistenza domiciliare, parliamo di nove ore l'anno offerte agli anziani, ad esempio, che sono a casa e che necessitano, invece, di questo servizio fondamentale.
E poi chiudo. Quando parliamo di strutture residenziali non ci dobbiamo mai dimenticare che in lista d'attesa c'è un numero di persone che è uguale ai posti disponibili nelle strutture. Questo fa pensare che dovranno aspettare anni e anni e, purtroppo, alcuni non potranno mai essere ricoverati nelle strutture a cui chiedono l'accesso. Grazie.
Deliberazione legislativa statutaria
“Modifiche alla legge statutaria 8 marzo 2005, n. 1 ‘Statuto della Regione Marche’”
(seconda approvazione ai sensi dell’articolo 123, secondo comma, della Costituzione)
(Discussione e votazione)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la deliberazione legislativa statutaria concernente: “Modifiche alla legge statutaria 8 marzo 2005, n. 1 ‘Statuto della Regione Marche’”. Seconda approvazione ai sensi dell’articolo 123, secondo comma, della Costituzione. Quindi, serve la maggioranza assoluta.
La discussione generale è aperta, ha la parola la relatrice di maggioranza Consigliera Marcozzi.
Jessica MARCOZZI. Grazie, Presidente. Presidente, come lei ha già detto, questa è la seconda lettura per quanto riguarda la modifica alla legge statutaria dell'8 marzo del 2005, che riguarda, appunto, lo Statuto della Regione Marche.
L'obiettivo di questa legge è di garantire una più equilibrata rappresentanza di genere negli organi politici esecutivi, nella Giunta e, dove è possibile, anche nell'Ufficio di Presidenza. Perché questo distinguo? Perché la Giunta viene nominata, nell'Ufficio di Presidenza, invece, c'è l'elezione. La modifica è formata da tre articoli, più un 3 bis. ed attualmente la norma si limita a richiedere genericamente la presenza di entrambi i sessi. Quindi si va a modificare l'articolo 7 della legge statutaria n. 1 del 2005 introducendo una percentuale del 30% dei componenti della Giunta regionale.
L'articolo 2, invece, va a modificare l'articolo 13 della legge statutaria n. 1 del 2005, in cui al comma 1 dell'articolo 13 della legge statutaria è aggiunto, infine, il seguente periodo: “qualora possibile, la presenza di ciascun genere”.
L'articolo 3 riguarda l'invarianza finanziaria, mentre l'articolo 3 bis stabilisce che questa legge si applica a decorrere dalla legislatura successiva a quella di entrata in vigore di questa legge statutaria. Come ha già detto il Presidente del Consiglio, questa è una seconda lettura. Nulla di diverso rispetto alla prima che è approdata in Aula a gennaio. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola la relatrice di maggioranza Consigliera Ruggeri.
Marta RUGGERI. Grazie, Presidente. Ha già spiegato molto bene com’è composta questa deliberazione legislativa statutaria la relatrice di maggioranza. Comunque voglio dire qualche parola anch’io.
Siamo arrivati finalmente alla seconda e definitiva approvazione della modifica dello Statuto della Regione Marche. Sappiamo che per troppi anni è rimasto ancorato a diciture generiche, si parlava fino a questa modifica di una “presenza di entrambi i sessi” che, nella pratica, si è spesso tradotta in una presenza puramente simbolica. Oggi, con questo voto, mettiamo definitivamente fine all'era della discrezionalità. C'è l'introduzione della soglia minima del 30% per ciascun genere nella composizione della Giunta, includendo il Presidente. Questo non è solo un criterio matematico, ma, secondo noi, è un atto di dignità istituzionale, è la garanzia che il governo del territorio può e deve contare pienamente sulla sensibilità e capacità gestionale femminile, che finora è stata troppo spesso marginalizzata.
Questa legge è urgente, ce lo dicono i numeri, che sono impietosi e non lasciano spazio a interpretazioni di parte. Proprio poche settimane fa, lo scorso 8 marzo, il Servizio Studi della Camera dei Deputati ha pubblicato un aggiornamento sulla legislazione e le politiche di genere nelle Regioni italiane. Ebbene, i dati, aggiornati al 10 febbraio di quest'anno, sono un monito per tutti noi: le Marche figurano quasi all'ultimo posto in Italia per presenza femminile nelle Giunte regionali. Mentre Regioni come l'Emilia-Romagna, la Sardegna e la Toscana raggiungono la parità o si attestano su percentuali solide. Le Marche segnano un imbarazzante 14,3% di presenza femminile nell'esecutivo. Siamo sotto la media nazionale, che è del 30,2%, e siamo distanti anni luce da una rappresentanza equilibrata. Questo dato non è solo una statistica, è la fotografia di un deficit democratico che oggi abbiamo il potere e il dovere di colmare. Con l'articolo 1 fissiamo il limite del 30% per la Giunta; con l'articolo 2 rafforziamo il principio di equilibrio nell'Ufficio di Presidenza. Con l'approvazione di questa legge diciamo alle cittadine marchigiane che la loro voce non è solo ascoltata, ma è necessaria al tavolo dove si prendono le decisioni. Grazie.
PRESIDENTE. Articolo 1. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Articolo 2. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Articolo 3. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Articolo 4. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Deliberazione legislativa statutaria. La pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva a maggioranza assoluta dei suoi componenti)
Deliberazione legislativa statutaria
“Modifica alla legge statutaria 8 marzo 2005, n. 1 ‘Statuto della Regione Marche’”
(seconda approvazione ai sensi dell’articolo 123, secondo comma, della Costituzione)
(Discussione e votazione)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca deliberazione legislativa statutaria concernente: “Modifica alla legge statutaria 8 marzo 2005, n. 1 ‘Statuto della Regione Marche’”. Seconda approvazione ai sensi dell’articolo 123, secondo comma, della Costituzione. Serve la maggioranza assoluta.
La discussione generale è aperta, ha la parola la relatrice di maggioranza Consigliera Marcozzi.
Jessica MARCOZZI. Grazie, Presidente. Anche qui abbiamo una modifica alla legge statutaria dell'8 marzo del 2005, la n. 1, c'è un’integrazione, che stabilisce un mandato programmatico e culturale per la Regione Marche, un linguaggio inclusivo consapevole, che viene elevato a strumento strategico statutario per la prevenzione delle diseguaglianze, quindi, per la promozione della cultura del rispetto nella società marchigiana.
La legge è formata da due articoli. L'articolo 1 modifica l'articolo 3 della legge statutaria n. 1 del 2005. Al comma 1 dell'articolo 3 della legge statutaria è aggiunto il seguente periodo: “Incentiva l'impiego di un linguaggio consapevole e inclusivo al fine di stimolare un cambiamento culturale che contribuisca a superare le diseguaglianze e le discriminazioni. affermando la cultura del rispetto”.
L'articolo 2 riguarda l'invarianza finanziaria. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola la relatrice di maggioranza Consigliera Ruggeri.
Marta RUGGERI. Grazie, Presidente. Con questa seconda votazione rendiamo definitiva l'introduzione del principio del linguaggio inclusivo e consapevole all'interno dello Statuto della Regione Marche, che è la nostra Carta costituzionale regionale.
Modificando l'articolo 3 dello Statuto non stiamo compiendo un mero esercizio di stile, un accorgimento burocratico, ma stiamo sottoscrivendo un mandato culturale.
Inserire nella nostra Carta fondamentale l'impegno a incentivare un linguaggio che supera le disuguaglianze significa dare alla Regione uno strumento strategico; significa riconoscere che la lotta alle discriminazioni passa anche per il modo in cui le istituzioni si rivolgono ai cittadini e alle cittadine.
Non nascondo, come ho già fatto durante la prima lettura, che avrei auspicato un testo ancora più incisivo.
Questa proposta è frutto di una mediazione con la maggioranza, che ha portato da alcuni emendamenti, ma resta comunque un primo passo fondamentale.
Le parole sono sostanza. Oggi con il nostro voto facciamo in modo che la sostanza del nostro Statuto sia l'inclusione. Grazie.
PRESIDENTE. Articolo 1. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Articolo 2 Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Deliberazione legislativa statutaria. La pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva a maggioranza assoluta dei suoi componenti)
Proposta di legge n. 39 (testo base)
a iniziativa della Giunta regionale
“Modifiche alla legge regionale 5 gennaio 1995, n. 7 (Norme per la protezione della fauna selvatica e per la tutela dell'equilibrio ambientale e disciplina dell'attività venatoria)”
Proposta di legge n. 29
a iniziativa del Consigliere Nobili
“Modifiche alla legge regionale 5 gennaio 1995, n. 7 (Norme per la protezione della fauna selvatica e per la tutela dell'equilibrio ambientale e disciplina dell'attività venatoria)”
(abbinate)
(Discussione e votazione)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la proposta di legge n. 39 (testo base) della Giunta regionale e la proposta di legge n. 29 del Consigliere Nobili.
La discussione è aperta, ha la parola il relatore di maggioranza Consigliere Ausili.
Marco AUSILI. Grazie, Presidente. Consiglieri, questa è una proposta di legge molto puntuale su alcuni aspetti assai specifici della normativa regionale in materia di attività venatoria.
Questa proposta si muove essenzialmente su tre canali. Il primo, il recepimento della normativa nazionale che recentissimamente è andata, ad esempio, ad individuare come possibile veste giuridica delle aziende faunistico-venatorie quella imprenditoriale. Con tale proposta si va a recepire questo aspetto e a rendere possibile il fatto che le aziende faunistico-venatorie, presenti in questo territorio, possano organizzarsi in forma di impresa. Badate bene, questa modifica è significativa perché lo strumento permette di fare un passo in più verso la multifunzionalità agricola, ad esempio. E’ una possibilità in più che viene offerta ai nostri territori per svilupparsi, per investire, per attivarsi in senso economico.
Una modifica che va, oltretutto, nella direzione di un maggiore sviluppo turistico degli stessi territori, soprattutto va nella direzione di una migliore gestione, dal nostro punto di vista, del nostro ambiente e della nostra fauna.
Il secondo canale entro il quale si sviluppa questa modifica è quello della attualità più stringente, parlo ad esempio della presenza del lupo nei nostri territori. Quindi, anche in questo caso, grazie ad una modifica normativa a livello nazionale, con questo articolato andiamo a rendere possibile l'indennizzo a coloro che hanno un incidente stradale con la specie lupo. Finora nella normativa vigente questa possibilità era presente solamente in caso di incidenti avvenuti per altre specie di fauna selvatica, come, ad esempio, quella del cinghiale.
Il terzo canale è la considerazione dell'attuazione, ad un anno di distanza dalla sua approvazione, della legge in materia di attività venatoria e di gestione dell'ambiente e di tutela della fauna, approvata nella scorsa legislatura.
Riteniamo che, nella scorsa legislatura, su questa materia sia stato fatto un passo avanti storico, quello di riformare l'attività dei nostri ambiti territoriali di caccia. Se gli ambiti territoriali di calcia esistono, devono funzionare bene, perché se funzionano bene si arriva ad un più corretto e virtuoso approccio alla conservazione e alla valorizzazione della nostra fauna e del nostro ambiente.
Con questa modifica di legge noi andiamo a considerare alcuni aspetti che sono emersi nei primi mesi di attuazione di quella legge, andando a migliorare ancora di più le disposizioni, ad esempio, che riguardano le modalità di elezione dei componenti dei comitati di gestione o un migliore utilizzo delle risorse che gli ATC possono e devono usare per fare attività di prevenzione, ad esempio, per i danni provocati dalla fauna selvatica. Con questa modifica di legge andiamo a introdurre un maggiore margine di manovra in capo agli stessi ATC per utilizzare meglio le risorse. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il relatore di minoranza Consigliere Seri.
Massimo SERI. Grazie, Presidente. Come richiamava giustamente il collega, questa legge modifica alcuni articoli della legge 7, sono pochi, ma alcuni di sostanza.
L’articolo 1 è quello che richiama la possibilità - alla luce anche della legge nazionale, ripresa con l'ultima finanziaria del 30 dicembre 2025, in vigore dall’1 gennaio 2026 - di poter trasformare le associazioni che gestivano le cosiddette riserve - ricordo che da ragazzino si chiamavano così - in attività imprenditoriali, individuali o collettive. Ovviamente la legge dà la possibilità alle Regioni di adeguarsi oppure, lasciando loro facoltà di scelta, di farle proprie o meno, con questo articolo si fanno proprie.
Da una parte c'è un aspetto positivo perché certe cose già si facevano sotto traccia, quindi si mettono in luce, si dà la possibilità di farle, di regolarizzarle. Dall'altra, però, c'è un elemento che un po' mi preoccupa, nel senso che si incentiva, in qualche modo, all'interno di queste strutture, quest’attività a pagamento. Mio padre e mio nonno erano dei cacciatori e ricordo che quando andavano a caccia nelle riserve c’erano i fagiani d'allevamento. Qual è il rischio? Che si accentui questa produzione di innesto, che però è un po' un tiro al piattello sotto certi aspetti. Io ho l’idea di una caccia più romantica, quella che in qualche modo prevede anche una sfida più vera.
C'è un tema che mi preoccupa un po', quando si aprivano queste aree - prima era in vigore - c’era il divieto di caccia nel primo anno per ripopolare, consentire il ripopolamento naturale rispetto a quello di immissione. In questo caso viene superato, non c'è più il divieto del primo anno perché - ha un suo perché, ci può stare – si chiede annualmente una programmazione, un censimento delle specie cacciate e del loro ripopolamento. E’ qui la preoccupazione è: chi controlla? Lo si fa attraverso le strutture interne della Regione, ma noi sappiamo che questi controlli reali sono difficili. il rischio è che non ci sia un'adeguata verifica costante. Anche se, è vero, è anche nell'interesse di chi gestisce avere un equilibrio per garantire sempre la presenza delle varie specie.
L'articolo 2, quello che fa riferimento all'adeguamento degli ATC, è stata richiamata anche la riforma che c'è stata negli anni precedenti, ci si deve adeguare entro 60 giorni e se questo non avviene può intervenire la Regione in via sostitutiva, attraverso dei commissari ad acta, e questo ovviamente è comprensibile.
L’articolo 3 è collegato con l'articolo 7.
Tornando all'articolo 1, la scelta di optare per la privatizzazione qualche perplessità la desta, così come l'articolo 3, collegato all'articolo 7, che prevede di estendere gli indennizzi per gli incidenti stradali con il lupo e l'orso. Ovviamente la problematica degli orsi, per fortuna, non ci riguarda, quella del lupo sì, anche se la casistica è limitata, ma tenderà a crescere. Questo è positivo, una risposta importante che si dà. Fra l'altro, immagino che ci siano contenziosi in corso rispetto al passato e questa legge va a risolvere il problema. Benissimo.
L'articolo 4 è un adeguamento tecnico, conseguente ad altre modifiche, a cominciare da quella riferita in particolare all'articolo 1.
Altro elemento è quello richiamato nell'articolo 5, il fondo regionale che si crea con i contributi e le tasse che pagano i cacciatori e che la Regione ridistribuisce all'attività della caccia. Il 55% è destinato agli ATC, in passato si prevedeva che il 20% fosse obbligatoriamente destinato alla prevenzione, per chi non lo sa, si fa riferimento alle reti metalliche elettriche, a tutte quelle cose che possono essere di ostacolo, a favore di chi ha le culture e può avere dei danni. Rimane il 35%. Qui si opta per eliminare l’obbligo del 20%, lasciando discrezionalità alle ATC che conoscono il territorio e lo governano. Effettivamente lo condivido: perché, cosa succedeva? In alcuni casi non si riusciva ad esaurire la richiesta di risarcimento e magari quel 20% non si spendeva tutto. Per cui nell'intelligenza dei territori, poi con l'esperienza si valuterà, può essere una cosa intelligente, flessibile, se serve meno per la prevenzione, si mette più sul risarcimento, l'importante è che le risorse si usino e vadano a buon fine.
L'ultimo l'emendamento, non so se è già stato presentato. No? Allora mi taccio.
Alcuni aspetti sono condivisibili al 100%, su altri, per esempio l'articolo 1, qualche perplessità ce l'ho. Complessivamente, aspetti positivi e qualche perplessità. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Antonini.
Andrea Maria ANTONINI. Grazie, Presidente. Presento un emendamento che abbiamo già consegnato, distribuito, un emendamento su proposta della Giunta, che questa mattina è passato in Commissione ed è stato approvato favorevolmente.
L'emendamento 2 bis/1 sarebbe la modifica alla legge regionale 7/1995, articolo 18: “Dopo il comma 2 bis è inserito il seguente: ‘comma 2 bis 1. Qualora prima della scadenza del mandato si verifichi, per qualsiasi causa, la cessazione dall'incarico di un componente del comitato di gestione eletto ai sensi del comma 2 bis, il comitato stesso, entro 30 giorni, provvede alla sua sostituzione acquisendo la designazione dell'associazione di appartenenza del componente cessato e ne dà comunicazione all'Assemblea. In caso di decorso infruttuoso del termine, di cui al primo periodo l'assemblea, nei 30 giorni successivi, provvede all'elezione del componente del comitato di gestione in sostituzione di quello cessato dall'incarico. In caso di mancata elezione nel termine di cui al secondo periodo, il comitato di gestione decade’”. Siamo favorevoli a questo emendamento. Un po' tutta la Commissione lo ha votato favorevolmente, anche perché va a coprire una lacuna normativa. in quanto non era prevista nessuna norma rispetto a un'eventualità che può accadere durante gli anni di gestione, ovvero: una decadenza per qualsiasi motivo, una cessazione dall'incarico, dal ruolo di componente di comitato di gestione. Questa è la via migliore per trovare una eventuale soluzione. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Bugaro.
Giacomo BUGARO. Grazie, Presidente. Qualche considerazione di carattere generale e poi qualcuna più puntuale sui vari articoli.
Allora, dirò in premessa che questa che facciamo oggi è una manutenzione, se mi posso permettere di dire, alla legge regionale 7/1995, e probabilmente non sarà l'unica che faremo nel corso di questa legislatura perché la materia, che è riduttivo definire caccia, è la gestione faunistico-venatoria del territorio agro-silvo pastorale della nostra regione. E’ una materia ampia, spesso dinamica perché cambiano le abitudini. Faccio un riferimento esplicito anche alla proposta di legge di oggi, il lupo quando è stata approvata la legge 7 nel 1995 non era una specie presente nel nostro territorio ed oggi lo è. Quindi, si è reso necessario questo cambiamento normativo per la modifica di ciò che avviene nel territorio. Questo solo per fare un riferimento.
Voglio anche sottolineare che queste modifiche, che noi proponiamo oggi come Giunta regionale, sono state condivise con tutte le associazioni, non solo venatorie, ma anche e soprattutto del mondo dell'agricoltura, perché voi sapete che, ad esempio, la modifica dell'articolo n. 41, che nella proposta di legge oggi è l’articolo 5, va a toccare direttamente il risarcimento del danno.
Tornando più propriamente al testo, l'articolo 1 è un mero recepimento della modifica della 157/1992. Sapete che il legislatore nazionale ha modificato la legge 157/1992 dando la possibilità ai concessionari delle AFV di poter svolgere l'attività a fine di lucro. Noi recepiamo semplicemente quel tipo di indirizzo che il legislatore nazionale ci ha dato.
L'articolo 2…, ha detto bene prima il relatore di maggioranza Consigliere Ausili, che nella scorsa legislatura è stato fatto per mettere fine alla confusione che c'era sul territorio. E’ stata fatta l'approvazione di quello che è lo statuto tipo degli ATC. Ad un anno dalla sua applicazione si sono rese necessarie alcune modifiche, tipo questa: l'articolo 2 della proposta di legge prevede che se l'assemblea dell'ATC va deserta per la mancanza dei 2/3, nelle votazioni successive si può eleggere a maggioranza semplice. È un caso che sta succedendo in un ATC. Io stesso vi porto un contributo che fortunatamente è totalmente estraneo al mondo venatorio. Io ho avuto l'onore di votare due volte per il Presidente della Repubblica, la massima espressione della nostra democrazia, e nelle prime votazioni la maggioranza era di 2/3, poi è diventata a maggioranza semplice. Non esiste una democrazia in cui ci sia la dettatura delle minoranze. Se qualcuno vuole far mancare per motivi suoi il numero legale e non consentire di eleggere il comitato di gestione, questo gli può essere consentito una volta. Dopodiché con la maggioranza semplice si elegge il comitato di gestione, esprimendo una maggioranza. Vedete come è composta l'assemblea degli ATC: 15 membri sono riservati alle associazioni venatorie, 15 membri all'associazione dell'agricoltura, 10 membri al mondo del volontariato animalista e ambientalista, in caso di dimissioni di un membro, per la ricomposizione del comitato di gestione, bisogna dare alle associazioni, che hanno espresso in sede di comitato di gestione i propri rappresentanti, la possibilità della sua sostituzione. Chiaro, c'è un incentivo, 30 giorni più 30 giorni in modo da non far rimanere vacante il posto lasciato libero dal dimissionario.
Abbiamo introdotto, come all'articolo 3, i danni del lupo, è stato già detto.
L'articolo 4 è collegato all'articolo 1, consente al concessionario della AFV di rilasciare fauna selvatica stanziale - qualora si trasformi in società di capitale, società a scopo di lucro - utile all'esercizio al perseguimento dello scopo sociale della società.
L'articolo 5 è molto importante. Voi sapete che - qui introduco un elemento che probabilmente nel corso della legislatura riproporrò - il cacciatore paga la tassa regionale di 84 euro. Con questo fondo si crea un capitolo di bilancio utile al risarcimento dei danni da fauna selvatica. Questo fondo viene trasferito per il suo 55% agli ATC, per rifondere i danni all'agricoltura e all'interno di questo 55% attualmente l'80% è per i danni all'agricoltura e il 20% per la prevenzione. L'esperienza che gli ATC hanno posto alla nostra attenzione, che si è consolidata negli ultimi anni, è quella che questo 20% a volte non è sufficiente o è esageratamente troppo, quindi ci vengono restituite le somme che, invece, potrebbero essere destinate al risarcimento del danno. Con questa modifica si intende essere più elastici - non fissi 80 e 20 - e dare la possibilità agli ATC di poter decidere, in base alle singole esigenze dei propri territori, come destinare quelle risorse. Sappiamo perfettamente…, vi faccio un esempio, l'ATC Ancona 1 nel 2025 ha avuto 41.000 euro di danni, mentre ci sono altri ATC della nostra regione che hanno avuto oltre 200.000 euro di danni perché il nostro territorio è completamente diverso, da Pesaro a San Benedetto del Tronto cambia completamente il territorio, cambia la sua gestione, cambiano le abitudini, cambiano le culture, quindi c'è la necessità di avere una diversa modulazione di queste somme.
L'elemento di preoccupazione grande, Consiglieri, che voglio portare all'attenzione di questa Assemblea, è il rapido e inarrestabile calo del numero dei cacciatori, che da una parte porterà, e ce ne dovremmo occupare in questa legislatura, al crollo delle entrate utili al risarcimento dei danni e dall'altra a una gestione del territorio agro-silvo-pastorale che rimarrà potenzialmente scoperta. Questo è. Voi pensate che nel 2017, quindi non in un'era giurassica, c'erano 25.000 cacciatori nelle Marche, oggi sono sotto i 10.000 e le proiezioni vanno verso i 5.000.
Non sto discutendo se piace o non piace la caccia, non è questo il punto. Il cacciatore è anche un operatore faunistico, che svolge controllo e selezione, quindi è un insostituibile controllore e manutentore del territorio. Lo è nel territorio, lo è all'interno delle oasi di protezione, delle zone di ripopolamento e cattura e via dicendo, senza il quale un equilibrio già precario... Non dimentichiamoci che pochi mesi fa nel bosco che sta alle spalle di questo palazzo c'era una colonia di cinghiali, al centro del capoluogo di regione. Questo equilibrio precario viene totalmente meno e questo è un aspetto per il quale, noi che siamo i legislatori e amministratori di questo territorio, dovremmo occuparcene e preoccuparcene a breve. Questo, ripeto, non è essere a favore o contro la caccia, questa è gestione del nostro territorio. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Nobili.
Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. Intervengo perché è la prima volta che mi capita di essere proponente di una proposta di legge fantasma, nel senso che, prima della proposta di legge n. 39/2026 della Giunta, era stata depositata la proposta di legge n. 29/2026 a mia firma, che per un'interpretazione, a mio avviso, eccessivamente ortodossa del Regolamento, relativa all'abbinamento delle proposte di legge, è magicamente scomparsa. Sulla base di un criterio squisitamente formale, si è proceduto all'abbinamento di queste due proposte di legge, nonostante la connessione fosse esclusivamente formale perché i contenuti erano radicalmente diversi e nell'ambito del percorso normativo della mia proposta di legge si è persa qualsiasi traccia.
Non c'è stata discussione in Commissione, non c'è stata relazione sulla proposta di legge, è stata assorbita, ma un assorbimento che praticamente è consistito nel far evaporare la proposta di legge.
Era una proposta di legge che andava in una direzione opposta a quella proposta dalla Giunta, perché l'obiettivo era quello di regolamentare, alleggerire la pressione venatoria e porre in essere delle tutele nei confronti di una pluralità di soggetti, di regolamentare in modo diverso la caccia nel nostro territorio, vietando, ad esempio, l'utilizzo di animali da richiamo. Tutto questo non è stato possibile discutere, né di questo né di altro perché si è utilizzata una forzatura procedurale, che spero venga portata all'attenzione dell'Ufficio di Presidenza e venga regolamentata in modo diverso.
Non è pensabile che sulla base di un criterio squisitamente formale, anche laddove non c'è una vera e propria connessione, una proposta di legge della minoranza scompaia dall'orizzonte dei lavori dell'Assemblea regionale.
Chiedo che, a partire da questa situazione che si è verificata, il problema venga affrontato, venga risolto perché non è accettabile. E in questo caso non si parla di dettatura delle minoranze, ma si tratta di rispetto di regole basilari della democrazia. Non è possibile che scompaia una proposta di legge in questo modo. Grazie.
PRESIDENTE. Se i relatori vogliono intervenire prima di passare alla discussione degli articoli.
Articolo 1.
(intervento fuori microfono)
Dopo, sull’articolo 2, Consigliere, adesso siamo nell’articolo 1 e apro la discussione.
Articolo 1. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Articolo 2. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Articolo 2 bis (articolo aggiuntivo)
Emendamento 2 bis/1 ad iniziativa della II Commissione. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Articolo 3. Ha la parola la Consigliera Vitri.
Micaela VITRI. Grazie, Presidente. Intervengo in particolare su questo articolo perché riguarda uno dei temi che io stessa, in quest'Aula, avevo portato avanti, presentando anche un'interrogazione, che è quello relativo al risarcimento dei danni da fauna selvatica, in particolare da lupi, nel caso di incidenti stradali. Avevo fatto presente con un'interrogazione che nella nostra regione, nonostante fossero rimborsati i danni, per esempio, dovuti ai cinghiali, non venivano rimborsati quelli da lupi, come invece avviene, ad esempio, nella vicina Emilia- Romagna.
Al di là della mia opinione generale su questa legge, nello specifico credo che questo articolo risponda un po' a quella che era stata una nostra richiesta e mi fa piacere che finalmente ci sia un adeguamento alla normativa delle Regioni vicine ed anche nelle Marche possano essere rimborsati i danni da lupo in caso di incidente stradale. Quindi, in accordo con la capogruppo e con tutto il mio partito, almeno su questo articolo, visto che l'avevamo chiesto anche noi, c’è una risposta favorevole. Grazie.
PRESIDENTE. Articolo 3. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Articolo 4. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Articolo 5. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Articolo 6. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Articolo 7. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Articolo 8 (Dichiarazione d’urgenza). Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva a maggioranza assoluta dei suoi componenti)
Coordinamento tecnico. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Ha la parola, per le dichiarazioni di voto, il Consigliere Nobili.
Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. A nome del Gruppo di Alleanza Verdi e Sinistra rappresento il voto contrario a questa proposta di legge della Giunta, perché riteniamo che sia una proposta di legge che compia una scelta politica molto chiara, non rafforza la tutela della fauna e dell'equilibrio ambientale, ma sposta ulteriormente l'asse verso una concezione privatistica e imprenditoriale dell'attività venatoria. Infatti si introduce una nuova tipologia di aziende faunistiche-venatorie organizzate in forma di impresa individuale o collettiva, ne consente la conversione e prevede che in queste aziende la caccia sia esercitata dai titolari e dai soggetti loro autorizzati sulla base di piani di abbattimento annuali approvati dalla Regione. È questo il cuore del provvedimento ed è una scelta che noi non condividiamo. È vero che la Giunta richiama programmi di conservazione e di ripristino ambientale, ma quel riferimento resta collocato come allegato alla domanda di autorizzazione per la nuova azienda impresa. Non incide sulla natura del provvedimento. La tutela ambientale non è il fine della legge, è l'elemento con cui si prova a rendere più accettabile l'espansione di un modello venatorio più intensivo e strutturato. In altre parole si introduce una logica nuova, quella dell'azienda venatoria come impresa, senza accompagnarla con un rafforzamento reale delle tutele, degli standard ambientali e delle garanzie per il territorio. E si vede la filosofia della legge, adattare la legge regionale all'ingresso di un nuovo soggetto venatorio aziendale, non alzare il livello di protezione dell'ambiente e della fauna. Qualcuno potrebbe dire che la proposta della Giunta interviene anche sugli indennizzi per gli incidenti stradali e che destini il 50% agli Ambiti Territoriali di Caccia per la prevenzione e il risarcimento dei danni alle coltivazioni agricole. È vero, ma questi elementi non cambiano l'impianto complessivo della legge, che resta chiaramente orientato a riconoscere e rafforzare l'azienda faunistica-venatoria come soggetto economico ed estenderne l'operatività. Noi non pensiamo che la risposta ai problemi del territorio stia nel rafforzare la filiera della caccia. Pensiamo, invece, che debba stare in una gestione pubblica rigorosa, in un approccio ecologicamente orientato, nella prevenzione dei conflitti tra usi diversi del territorio e anche nel rispetto del benessere animale. Quindi il nostro voto contrario nasce da queste posizioni, da un'idea diversa di Marche, da una Regione che non può trasformare la caccia in un'impresa. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Ausili.
Marco AUSILI. Grazie, Presidente. Il nostro Gruppo vota ovviamente a favore di questa proposta di legge. Anzi ringraziamo la Giunta, l'Assessore Bugaro, tutti coloro i quali, anche in sede di II Commissione, con il Presidente Consigliere Antonini, si sono quindi espressi in qualche modo a favore di questi punti. Sfrutto questa occasione per rispondere a quello che ho appena sentito da parte del Consigliere Nobili. Dobbiamo ricordare, però, a tutti coloro che ascoltano che, seppur in veste imprenditoriale, un'azienda faunistica-venatoria continuerà inevitabilmente a dover rispettare quelli che sono i vincoli stringenti che la normativa nazionale e la normativa regionale impongono nel funzionamento di un'azienda faunistica-venatoria. Quindi, questo che si sta facendo oggi non è affatto una deregulation, ma è, anzi, un modo più efficace per gestire queste stesse aziende faunistiche, un modo più efficace sia, da una parte, per andare incontro anche allo sviluppo del territorio - e badate bene, Consigliere Nobili, sono tutte le Associazioni di categoria agricole che hanno espresso favore, appunto, a questa ipotesi di lavoro - sia andando nella direzione di una migliore e più efficace gestione faunistica ambientale che viene fatta in questo modo, anche, magari, con maggiori risorse economiche, che possono portare, appunto, a dei risultati più importanti. Grazie.
PRESIDENTE. Non ci sono altre dichiarazioni di voto.
Proposta di legge n. 39, emendata. La pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Proposta di atto amministrativo n. 10
ad iniziativa della Giunta regionale
“Piano triennale dell’internazionalizzazione e Attrazione degli investimenti (2026-2028)”
(Discussione generale e votazione)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la proposta di atto amministrativo n. 10
della Giunta regionale.
La discussione generale è aperta, ha la parola il relatore di maggioranza Consigliere Putzu.
Andrea PUTZU. Grazie, Presidente. Questa proposta di Piano definisce gli indirizzi strategici regionali in materia di internazionalizzazione e attrazione degli investimenti per il triennio 2026 al 2028 in coerenza con la normativa nazionale ed europea. Questo piano recepisce contributi del Comitato di coordinamento, parliamo della legge regionale 30 del 2008, e rinvia ai successivi programmi annuali la definizione puntuale delle iniziative operative e delle risorse. Ovviamente questo piano mira a rafforzare la competitività delle imprese marchigiane, ampliare la presenza nei mercati esteri ed attrarre investimenti ad alto valore aggiunto. Parliamo anche del contesto socio-economico regionale, perché abbiamo un sistema produttivo che mostra i soliti punti di forza: specializzazione manifatturiera, propensione all'export, eccellenze agroalimentari, ecosistema innovativo dinamico e buona qualità della vita, ma permangono delle criticità strutturali. Parlo, ovviamente, del rallentamento della manifattura, della forte concentrazione della produzione su pochi mercati, della dimensione ridotta delle piccole e medie imprese, della limitata presenza di multinazionali e delle carenze infrastrutturali.
Il Piano risponde all'esigenza di sostenere un riposizionamento competitivo, una maggiore diversificazione geografica e settoriale. Questo, ovviamente, è dovuto alla crisi internazionale, alle guerre e, di certo, non è colpa del Governo Acquaroli. Credo che queste siano problematiche che tutte le Regioni d'Italia hanno e, aggiungo, anche moltissime Regioni d'Europa. Perché, quando si parla di export, parliamo di un settore strategico, importante, che deve trovare delle soluzioni alternative, a volte, a certi mercati, sui quali alcune aziende si sono concentrate, ma poi si trovano a dover spostare l'obiettivo in altre zone.
Ci sono risultati importanti dal 2022 al 2025. Parliamo di una programmazione per la quale oltre 456 imprese hanno beneficiato di 43 milioni di investimenti. Più di 200 iniziative promozionali complessive tra Regione, Atim, Camera di Commercio. Sottoscritti accordi con SACE, SIMEST, con le Camere di Commercio estere. Avviate le prime attività sistematiche di attrazione di investimenti, si pensi alle mappature, alla presenza del CAIE e ai progetti. Selecting Italy
Le linee di azione strategiche. Il Piano si articola in quattro linee di azione coerenti con la programmazione del Ministero e con il Patto per l’Export (3.1) Si parla di promozione, consolidamento e diversificazione dei mercati, in cui si ha l'obiettivo di ampliare il numero delle imprese esportatrici, consolidare i mercati che abbiamo già e diversificare verso nuove aree. Si parla di sostenere i settori ad alto valore tecnologico e i servizi, valorizzare il ruolo delle filiere produttive e dell'agroalimentare. Supportare cultura, turismo e sport come leve di internazionalizzazione. Ovviamente tutto questo si fa con azioni principali, partecipando, ad esempio, a fiere internazionali e iniziative collaterali, a missioni economico- istituzionali, B2B, azioni di scouting, incoming, progetti strategici e settoriali per il Paese, analisi economico-territoriale e di posizionamento. Permettetemi di ringraziare in tutto questo l'Assessore Bugaro, che sta cercando, nonostante il clima internazionale sia di grandi difficoltà, di trovare le soluzioni utili per le nostre imprese. Si parla anche di rafforzamento delle competenze imprenditoriali, in cui si ha come obiettivo di aumentare la capacità delle imprese, di presidiare i mercati esteri, favorire l'internazionalizzazione digitale e l'uso dei canali di E-commerce e marketplace. Ovviamente tra le azioni principali da fare ci sono anche: formazione specialistica, mentoring, Country Presentation, iniziative con ICE, CDP, SACE, SIMEST. Anche queste sono molto importanti proprio per supportare le nostre imprese in giro per il mondo.
Si parla anche di sviluppo di canali digitali e piattaforme per vendite e networking globale. Poi c'è il tema dell'attrazione degli investimenti, in cui si hanno come obiettivi l'opportunità di attrarre investimenti esteri nei settori strategici, di favorire il reinsediamento industriale, sviluppo di nuove attività e ricerca, creare occupazione, ma, soprattutto, c'è la novità della Zona Economica Speciale che il Governo Meloni ha esteso alle Regioni in transizione.
Voglio anche qui ringraziare il Presidente Acquaroli, l'Assessore Bugaro, perché stanno lavorando anche sulla nuova Carta degli Aiuti insieme alla Commissione Europea, che sappiamo tutti non essere semplice, ma non è mai mancato l'impegno e la voglia di mettersi a disposizione per migliorare e supportare il nostro territorio, le nostre imprese. In merito alle azioni principali per questi obiettivi si parla di aggiornamento della Value Proposition “Sistema Marche”, creazione del portale “InvestinMarche”, anche questo è importante proprio per supportare le nostre imprese, costituzione dell'Investor Desk regionale. Poi c'è la mappatura aggiornata dei siti industriali e aree dismesse, la definizione di pacchetti competitivi integrati, la collaborazione strutturata con CAIE e Sistema Paese. Poi c'è la comunicazione per rafforzare il nostro “Made in Marche”. Noi siamo stati sempre un'eccellenza, non solo a livello italiano, ma anche europeo e internazionale. Gli obiettivi sono quelli di consolidare la Brand Identity, rafforzare la presenza del “Made in Marche” nei mercati globali. Questo lo si fa grazie anche alla realizzazione di un video istituzionale sull'internazionalizzazione, la riorganizzazione del sito/pagina web, ovviamente anche in inglese, progetti di valorizzazione del “Made in Marche” e del Brand Identity e, quindi, grazie anche alle mostre internazionali, la produzione di materiali promozionali e campagne integrate, anche queste importanti per promuovere il nostro territorio.
Parliamo anche di sistemi e settori, soprattutto, produttivi prioritari. Parlo, ad esempio, del settore casa e arredo, della moda, del lusso, della meccanica, dell'engineering, dell'agrifood, del biologico, dell'economia del mare, del turismo, della cultura, della farmaceutica e biomedicale, delle tecnologie green, aerospazio e difesa. Ovviamente in questo Piano vengono messi a fuoco dei mercati target. Ad esempio abbiamo mercati maturi come: Francia, Germania, Spagna, Regno Unito, Svizzera, Svezia, Danimarca, Balcani Occidentali. Abbiamo anche un'opportunità, perché la Regione Marche è stata protagonista ad Osaka e sono certo che sarà protagonista anche all'Expo 2027 in Serbia.
Poi ci sono i mercati strategici su cui abbiamo iniziato a lavorare. Non dimentichiamo che anche i voli di continuità possono supportare l'export. Dico questo perché? Perché, ad esempio, abbiamo avuto un’opportunità importante, grazie all’intuizione del Presidente Acquaroli, di avere i voli di continuità: Ancona-Roma, Ancona-Milano, Ancona-Napoli, non solo per i nostri imprenditori, ma utili anche per attrarre investimenti e imprenditori esteri, anche perché, poi, ci siamo collegati su tre hub internazionali molto importanti. Tra i mercati strategici, non a caso, ci sono anche gli Stati Uniti e il Giappone.
Come mercati emergenti abbiamo: India, Turchia, Arabia Saudita, America Latina, Messico, Brasile, Cina, Africa, Asia centrale, Cina e Ucraina. Abbiamo avuto un calo dell'export, come molti sanno, e qualcuno l’ha anche voluto strumentalizzare. Penso, ad esempio, al manifatturiero molto incentrato sulla Russia, ma, da quando è scoppiato il conflitto, ha dovuto spostare determinate azioni mirate alla promozione dei propri prodotti. Anche qui dispiace vedere qualcuno che cerca di fare sciacallaggio politico, quando, in questo momento - soprattutto con un clima internazionale molto difficile - sarebbe opportuno che le forze politiche della nostra Regione unissero le forze proprio per dare un supporto maggiore alle nostre imprese.
Permettetemi anche di sottolineare il ruolo importante della Camera di Commercio che, ancora una volta, va a supportare le nostre iniziative. Anche questo è importante e utile per dare risposte al Piano triennale, soprattutto se si considerano i fondi messi a disposizione dalla Regione Marche. Oltre a quelli messi a disposizione dall'Assessore Bugaro ce ne sono altri messi a disposizione dalla Camera di Commercio utili proprio a supportare le imprese sulle fiere e sul tema importante, questo di cui stiamo parlando, dell'internazionalizzazione.
In più il Piano prevede anche un sistema di monitoraggio e valutazione basato su indicatori quantitativi e sulla customer satisfaction delle imprese. Il monitoraggio e la verifica degli impatti saranno definiti nei programmi operativi annuali. Però permettetemi, infine, di ricordare che siamo anche alla fine di una programmazione europea, in cui è stato investito molto, in cui la Regione Marche è tra le prime in Italia per fondi investiti del FESR.
Voglio ringraziare l'Assessore Bugaro per aver investito risorse regionali, che non era semplice trovare in un momento difficile anche dal punto di vista del bilancio. Sappiamo tutti che in un momento difficile della nostra economia bisogna fare degli sforzi, ma non è mancato il supporto all'internazionalizzazione, non è mancata la voglia di poter dare l'opportunità ai nostri imprenditori, che in tutti i settori riescono sempre a promuovere i nostri prodotti, dimostrando che il “Made di Marche” è di alto livello. Infine, ogni anno sul Piano verranno messe delle risorse, dal 2026 al 2028. Anche questo è utile a supportare iniziative importanti, di cui parlavamo prima, con i piani strategici e anche con l'obiettivo di mantenere e far crescere l'export, nonostante una crisi internazionale importante.
Voglio ringraziare anche la II Commissione per aver licenziato questo atto, il Presidente Consigliere Antonini, tutti i componenti per aver collaborato affinché arrivasse velocemente in Aula.
Credo che sia anche una priorità per le tante imprese che si aspettano un supporto dalla nostra Regione, le quali vogliono ancora continuare a promuovere i nostri prodotti. Grazie.
Presidenza del Vicepresidente
Giacomo Rossi
PRESIDENTE. Ha la parola il relatore di minoranza Consigliere Mastrovincenzo, che sostituisce il Consigliere Catena.
Antonio MASTROVINCENZO. Grazie, Presidente. Do voce alla relazione del collega Consigliere Catena. Questo atto è uno strumento, come già è stato detto, di programmazione con cui la Regione stabilisce le strategie per: sostenere le imprese marchigiane sui mercati esteri; promuovere i prodotti e il sistema economico delle marche nel mondo; attrarre nuovi investimenti e aziende sul territorio regionale. Il Piano, come sappiamo, ha una durata di tre anni, definisce le strategie e gli obiettivi, mentre le risorse economiche e le azioni concrete verranno stabilite attraverso programmi annuali e l'utilizzo di fondi regionali, statali e europei. Questo piano si inserisce in un contesto economico delle Marche particolarmente difficile e occorre tenere in considerazione l'analisi dell'economia regionale. Cosa ci dice questa analisi? Le Marche hanno una forte vocazione manufatturiera. Sono la seconda Regione di Italia per numero di attività manufatturiere sul totale delle imprese, seconda per attività manufatturiere ogni 1000 abitanti e prima per numero di addetti della manifattura sul totale degli addetti. Con distretti industriali nella moda, calzature, nella meccanica, nel mobile, nell’agroalimentare, nautica e farmaceutica. Molto importante è il settore agroalimentare. Le Marche hanno il più grande distretto biologico d'Europa che copre 90 mila ettari e unisce 2000 aziende agricole. Il tessuto produttivo è composto soprattutto da piccole e medie imprese che rappresentano il 90% del tessuto produttivo regionale. L'economia è molto orientata all'export. Le esportazioni rappresentano oltre il 40% del PIL regionale, dimostrando quanto i mercati esteri siano fondamentali per l'economia marchigiana. Nel periodo post-Covid l'export è cresciuto anche se meno rispetto al dato nazionale. Nel 2024 le esportazioni marchigiane si sono ridotte del 30% principalmente per effetto del calo delle vendite di prodotti farmaceutici. L'export manifatturiero marchigiano è riconducibile al sistema moda per il 16%, ai macchinari per il 14%, al farmaceutico, alla metallurgica per un valore di 8 su 14 miliardi nel 2024. Il 60% dell'export delle produzioni manufatturiere marchigiane è destinato ai mercati della Unione Europea, il 10% in Francia, il 10% in Germania, poi, il 9% negli Stati Uniti, il 6,6% in Belgio. L'export agroalimentare delle Marche ha un andamento positivo, 587 milioni di euro e un 4% col segno più, e in controtendenza rispetto ad altri settori. La regione ha una buona presenza di start-up innovative e università. Il documento segnala anche alcune criticità. La crescita economica regionale più lenta, più 0,4%. Le Marche sono state declassate a regione “in transizione” con un PIL pro-capite inferiore del 7,9% alla media nazionale, siamo all'11º posto. Il calo della produzione in alcuni settori industriali, in particolare nel comparto calzaturiero. Il settore industriale è in fase di contrazione con una riduzione del fatturato, una contrazione della produzione manufatturiera del 2,6%, particolarmente significativo per il settore calzaturiero, ma anche per il tessile, abbigliamento, gomma e plastica. E poi c'è la forte dipendenza dell'export da pochi settori produttivi e la scarsa presenza di grandi imprese e multinazionali che pongono un tema di crescita dimensionale e di passaggio generazionale, che è un problema ormai storico per la nostra regione. Poi ancora gli investimenti in ricerca e sviluppo sono inferiori, 0,6%, alla media italiana, che è dello 0,9%. C'è una scarsa propensione agli investimenti in formazione da parte delle imprese marchigiane e, da questo punto di vista, non si intravedono misure che la incentivino. E, ancora, le infrastrutture sono insufficienti. In un contesto così complicato e preoccupante per l'economia e il lavoro nelle Marche, quali azioni prevede il piano? Tra le principali: il sostegno all'export delle imprese, la partecipazione a fiere e missioni internazionali - a tal proposito c'è stata una interrogazione del Consigliere Catena proprio perché gli agenti di commercio, che contribuiscono fortemente agli sviluppi delle reti commerciali, sono esclusi da forme di rimborso per la partecipazione a questi eventi -; la promozione dei prodotti marchigiani sui mercati esteri - e qui non si capisce bene quale sia la strategia -; il supporto alle imprese per entrare in nuovi mercati. Come si coltivano e rafforzano i rapporti con le Ambasciate? Come si misurano le ricadute di queste iniziative? Poi c'è il tema della diversificazione dei mercati. Le esportazioni marchigiane sono oggi concentrate soprattutto nei Paesi europei, mentre il Piano prevede di rafforzare la presenza in altri mercati e questo è sicuramente positivo. Tuttavia dobbiamo evidenziare - lo abbiamo fatto anche in Commissione - come il vostro Piano sia stato profetico al contrario. Tra gli altri mercati che avete individuato ci sono anche gli Stati Uniti con i dazi di Trump e il Medio Oriente incendiato da un bellicismo irresponsabile. Diciamo, quindi, che le prospettive su questi fronti non sembrano affatto rosee. Poi c'è l'Asia e l'Africa. Per quanto riguarda l'attrazione di investimenti, la Regione vuole rendere le Marche più attrattive per le imprese e per gli investitori, promuovendo:
- aree industriali disponibili, in che modo? Esiste già una mappatura delle aree industriali dismesse? Come promuoverle? Queste sono le domande;
- strategia di attrazione di investimenti è debole;
- opportunità di investimento.
In merito alla promozione del sistema territoriale, il Piano prevede anche attività di marketing territoriale per valorizzare: turismo (speriamo in modo più incisivo, visto che i numeri non sono consolanti); qualità della vita; sistema produttivo marchigiano.
È ovviamente condivisibile l'obiettivo di sostenere l'internazionalizzazione delle imprese marchigiane e valorizzare il sistema produttivo regionale, soprattutto in una regione dove l'economia è fortemente legata all'export. Le linee di azioni sono quattro: promozione, consolidamento e diversificazione dei mercati; rafforzamento delle competenze imprenditoriali; attrazione degli investimenti; comunicazione e rafforzamento del “Made in Marche”. Può la partecipazione alle fiere internazionali essere sufficiente a promuovere il nostro export? Essere in vetrina non può essere la strategia. Il marketing territoriale non può sostituirsi ad una seria politica economica. Siamo una Regione che investe poco su formazione. Senza formazione e competenze, come si pensa di poter competere a livello internazionale? Può la creazione di un sito dedicato “InvestinMarche” contribuire realmente ad attrarre capitali esteri? Qual è la strategia per avviare reti commerciali con i mercati emergenti? Altri limiti evidenti del piano… Presidente, chiederei un po' di silenzio perché è complicato…
PRESIDENTE. Sì, ha ragione il Consigliere Mastrovincenzo. Chiederei silenzio in Aula. Grazie. Prego, continui.
Antonio MASTROVINCENZO. Grazie, Presidente. Altri limiti evidenti del Piano. Il Piano è programmatico, rinvia a piani annuali, quindi, non è valutabile e non è finanziariamente certo. Indica obiettivi troppo generici e non misurabili. Mancano target quantitativi (quante imprese?), indicatori (percentuale di export, IDE, occupazione) e risultati attesi. Propone obiettivi espansivi senza strumenti adeguati. Non ci sono azioni strutturali su crescita dimensionale delle imprese e politiche industriali integrate. Manca un piano di sviluppo industriale di fronte alla crisi di alcuni distretti produttivi che hanno rappresentato storicamente il modello su cui è cresciuto lo sviluppo e il benessere nella nostra regione. Quel modello di sistema produttivo è in crisi e serve un piano di politiche pubbliche a sostegno di un processo di forte innovazione da un punto di vista tecnologico e produttivo. Un piano che coinvolga imprenditori, università, forze sindacali e istituzioni locali. Serve un coordinamento tra le politiche pubbliche regionali affinché tutte siano integrate verso un obiettivo condiviso. Lo sviluppo è possibile in una regione che sia vivace da un punto di vista culturale, che sappia essere inclusiva, che sappia valorizzare il lavoro di ricerca delle Università, che raccolga e metta a sistema le migliori energie e contribuisca a costruire una visione di futuro per i nostri territori. In questa visione vanno inserite le piccole imprese e dell'artigianato che rappresentano la vera struttura economica delle Marche. Se manca l'elemento di traino, il contesto adeguato, tutti gli imprenditori sono destinati a fare più fatica. Spezzettare gli interventi e non individuare delle priorità significa che nulla è davvero prioritario. Manca, inoltre, una strategia forte sulla qualità del lavoro e sui salari, che dovrebbero accompagnare la crescita economica. Servirebbe, infine, un collegamento più forte tra internazionalizzazione, transizione ecologica e innovazione. Gli obiettivi sono generici e non misurabili, le azioni propongono strumenti tradizionali senza un salto di qualità, mentre la parte più strategica, l'attrazione degli investimenti, resta ancora in una fase preliminare. Nel complesso emerge un documento in cui manca una vera politica industriale regionale, con il rischio concreto di frammentazione degli interventi e di scarsa efficacia nel medio periodo. Affinché l'economia e l'export crescano occorre costruire uno sviluppo economico più giusto, sostenibile e capace di creare, soprattutto, lavoro stabile e di qualità che a loro volta contribuiscono alla crescita. La sfida per le Marche non è solo competere nei mercati globali, ma farlo difendendo il proprio modello sociale, il lavoro e la coesione territoriale. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Marconi.
Luca MARCONI. Grazie, Presidente. Quanti minuti ho?
PRESIDENTE. 12 minuti.
Luca MARCONI. Grazie, Presidente. Il Piano, Assessore, è molto articolato, è stato un piacere leggerlo, anche perché è un Piano con un numero di pagine ragionevoli, insomma, non è uno di quei piani in cui mettiamo inutilmente analisi che non servono a nulla. È un piano estremamente concreto. Ha le cose che la Regione può fare, non ha le cose che non può fare. Questa è una piccola Regione che rappresenta il 2,5% della popolazione italiana. Anzi, colgo l'occasione, visto che, fra i tanti dati opportunamente e inopportunamente citati dal relatore di minoranza, c'era anche quello del calo del PIL, anzi del PIL che cresce solo di 0,5%... dico, Assessore, che è un miracolo che nelle Marche il PIL cresca, come è un miracolo che cresca in tutta Italia, perché le Marche è una delle Regioni che più di altre stanno subendo un profondo calo demografico, del quale non ci preoccupiamo più nessuno. Perché il vero primo dato dell'economia è la demografia e qui siamo messi malissimo, perché, non solo diminuiscono le nascite, ma invecchia la popolazione e si sa che la popolazione anziana produce meno e consuma ancora di meno. Quindi il dato sul PIL decisamente è il meno opportuno da rilevare, significativo, ma con tante necessarie variabili. Invece parliamo del contesto internazionale, perché di questo si sta parlando, Assessore Bugaro, e, nel contesto internazionale, un dato che, forse, è sfuggito ai più è che nel sistema Italia, nel quale le Marche rappresentano, dal punto di vista dell'esportazione, uno dei punti di forza, sempre nel piccolo dei nostri valori assoluti… l'Italia nel 2025 è risultato il IV Paese al mondo per esportazione in termini assoluti. Non è mai successo. Dopo USA, Cina e Germania, i giganti mondiali, abbiamo scavalcato il Giappone e, finalmente, possiamo dire che questo è un risultato del sistema Italia? Che questo è un risultato in cui vediamo che anche il Governo possa avere dato un piccolo modesto contributo? Perché fino adesso il Governo, a sentire “La7”, è quello che ha fatto tutti i disastri di questo mondo. Ma quando c'è un dato positivo, può essere, in qualche maniera, colpevole di questo risultato positivo? Io credo di sì. E questo è un dato che fa la differenza proprio in virtù della dimensione della creatività e del coraggio. Questa è l'impresa. E il Piano va in quella direzione. Il Piano non deve inventarsi niente. Qui non siamo in un sistema statalista oppressivo e chiuso dove tutto viene deciso dal pubblico. Qui siamo in un sistema dove è il privato, è l'impresa, è il coraggio dell'imprenditore, la sua creatività che mette in modo i processi. Questi processi devono essere favoriti in tutti i modi, nel rispetto delle leggi, dei nostri principi, anche dei nostri principi sociali, non solo dei nostri principi economici, da parte di chi governa. Il dato sulla disoccupazione, che ci vede in linea con i dati nazionali, anche questo, è estremamente incoraggiante, perché la disoccupazione, se prendiamo i parametri di trent’anni fa, dovrebbe essere addirittura inferiore. Non lo è, perché è sempre più alto il numero di coloro che dichiarano di voler lavorare perché sanno che queste opportunità ci sono, anche se - viene fuori dalla giornata regionale da poco conclusa, che riguardava il settore turismo e cultura, ma in qualche maniera legata a questo - sappiamo che in Italia mancano 600 mila lavoratori nel campo del turismo e della ristorazione, 300 mila saranno reperiti, 300 mila probabilmente non saranno reperiti. Qui la difficoltà è grossa, qui dovremmo fare, veramente, una seria riflessione, perché la più grossa risorsa lavoratrice in Italia è data dalle donne e le donne in questo dovrebbero essere maggiormente aiutate, soprattutto quando hanno figli e qui siamo d'accordo su tante cose che ci diciamo e ripetiamo da parecchio tempo, ma diventa difficile nel concreto realizzarle. Per il resto, stamattina parlavo con un imprenditore recanatese che mi dava qualche idea - strada facendo, arrivando a Recanati - su quello che servirebbe a lui per internazionalizzare. È un'azienda che fa circa 40 milioni di euro di fatturato, 4 milioni del suo fatturato è stato a rischio negli ultimi due anni, perché lo faceva con l'Est Europa, soprattutto Ucraina e Russia, e con il Medio Oriente. Bene, quest'anno non chiuderà con un fatturato in calo, perché ha già recuperato quel 10% di fatturato che perde su questi mercati. Ecco, questo fa la differenza. Quanti aiuti ha ricevuto dallo Stato? Quanti aiuti ha ricevuto dalla Regione? Non lo so, glielo chiederò nel dettaglio, perché mi piace parlare sempre partendo da casi concreti. Ma il dato di fatto fondamentale e interessante di questa situazione, invece, è quello che potremmo fare, cari colleghi Consiglieri… e questo è un discorso che faccio per tutti, perché parliamo sempre di quello che può fare la Giunta e dei soldi che può metterci, ma lo sappiamo tutti che i soldi sono quelli e sarebbe stato difficile per qualsiasi altro governo regionale mettercene di più di quelli che ci sono stati messi. Che cosa vogliono le aziende, soprattutto, penso, in capo alla linea di azione due, Assessore, e alla linea di azione tre, quindi attrazione degli investimenti e rafforzamento delle competenze imprenditoriali. Quando l'impresa può crescere? Ecco, uso un'espressione ormai andata in disuso, ma che ha fatto la differenza per quasi dieci anni nel dibattito politico italiano, i famosi “lacci e lacciuoli”. Allora, dovremmo farci un esame di coscienza a livello regionale per vedere se noi come legislatori nei settori di competenza e non solo… penso a un nuovo settore che sto appena assaggiando, che è quello delle competenze vastissime della III Commissione che ha l'edilizia, l'urbanistica, l'ambiente, i rifiuti. Ecco, se in questi settori noi saremo capaci di contemperare in maniera intelligente le esigenze che vogliamo tutelare con quelle dello sviluppo, andremo da qualche parte. Se, invece, saremo solo capaci di aumentare il numero dei divieti e complicare la vita alle aziende, alle imprese, appunto con “lacci e lacciuoli”, ecco che la cosa diventa un pochettino più complicata. Credo che in questo sia necessario - l'internazionalizzazione ci chiama a questo tipo di responsabilità - introdurre una filosofia nella nostra azione politica, un modo di pensare completamente diverso da quello che abbiamo tenuto fino ad oggi. Perché siamo tutti legati a questa idea, c'è quasi una mania morbosa da parte del legislatore di aumentare il numero delle norme e di specificare nel dettaglio quello che si deve fare, con una impostazione così stringente, così moralista che sembra che se scriviamo le cose, poi, le cose accadono. Questo mi sembra che sia stato descritto solo in un'occasione, per chi ci crede, riguardo alla creazione del mondo. Dio disse: “Sia la luce”, la luce fu. Al di là di quello, vediamo che le nostre leggi… mettendo in conto le circa duecento dal 2010, Consigliere Mastrovincenzo, quante ne abbiamo fatte? Facciamo l'elenco di tutte le leggi che abbiamo fatto e che non servono a niente se non a fare ricorsi. Abbiamo fatto un appello anche in questo senso in III Commissione, quando occasionalmente è venuto il Presidente Pasqui per presentare una propria iniziativa di legge, per rivedere tutte queste leggi che - ripeto - servono solo a far fare i ricorsi e a rompere l'anima ai cittadini e alle aziende, sennò sono inattuate o non finanziate da anni. Quindi l’appello che faccio alla Commissione per il controllo e la valutazione delle politiche, che impropriamente chiamiamo V Commissione, è che faccia questo tipo di esame, cominci piano piano, magari ne sfoltiamo tre al mese, oppure le uniamo a quelle già presenti, andando nella direzione, non dico dei testi unici, ma, almeno, dell'accorpamento delle leggi, evitando i rinvii.
Faccio un appello all'Ufficio di Presidenza perché si faccia promotore di questa bella iniziativa, Vicepresidente Rossi, cioè dire… noi oggi leggiamo una legge in cui c'è “visto… visto… visto… visto…”, abbiamo fino a otto, nove, dieci, undici, dodici richiami a leggi precedenti, è pazzesco, impossibile da leggere. Riuniamo, rendiamole tutte positive in termini letterari e rendiamo un servizio, sicuramente un alleggerimento, un piccolo alleggerimento, ma un alleggerimento significativo della burocrazia e di questi “lacci e lacciuoli” che per troppo tempo, e ancora oggi, imbrigliano l'attività delle imprese e impediscono ad altre imprese dall'estero o dall'Italia di venire nella nostra regione. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Marcozzi.
Jessica MARCOZZI. Grazie, Presidente. Collegi Consiglieri, quello che andiamo ad approvare, come ha già detto chi mi ha preceduto, è il Piano di internazionalizzazione ed attrazione degli investimenti 2026-2028. Mi ricollego a quanto detto dal Consigliere Marconi, un piano articolato e concreto. Ma partirei proprio dalla fotografia attuale, perché dal 2020 al 2025 c'è stata una continuità, ha governato il Presidente Acquaroli e, quindi, questa maggioranza.
Punti di forza e la fotografia attuale della nostra regione.
Una manifattura d'eccellenza. Le Marche si confermano una delle regioni più manifatturiere d'Europa, alta densità di piccole e medie imprese. Lo sappiamo benissimo che la maggior parte delle imprese sono piccole, ma anche piccolissime, che lavorano, a volte, in mono committenza, cioè per le aziende più grandi. Specializzazioni forti, moda e calzature, meccanica di precisione, macchinari industriali, arredamento, nautica e farmaceutica. Modello produttivo flessibile e altamente specializzato, i distretti industriali. Vocazione all'export in crescita strutturale. Export passato dal 28% del 2019 ad oltre il 40% nel 2023. Forte integrazione nei mercati internazionali, soprattutto europei, 65% dell'export. Agroalimentare di qualità, elevata presenza di produzione DOP e IGP. Forte legame con il territorio, il brand Marche e asset strategico per export e turismo. Occupazione in crescita. Turismo diversificato e multilivello, borghi storici, turismo naturalistico, itinerari ambientalistici, turismo religioso, turismo balneare, cui si può affiancare il turismo dei distretti e il cosiddetto turismo MICE. Ecosistema innovazione, 337 start-up innovative, dato 2025, terzo posto in Italia per incidenza su nuove società di capitali. Il collegamento tra università, ricerca ed impresa. Il punto è importante per quanto riguarda le imprese. Cosa ha fatto la Regione? Forte intervento pubblico a sostegno del sistema economico, supporto pubblico per oltre 310 milioni di euro dal 2021 al 2027 per innovazione e ricerca ed internazionalizzazione, 3,6 miliardi di euro in infrastrutture, di cui il 66% su rete stradale.
I risultati della precedente programmazione 2022-2025.
Interventi per 28 milioni dal POR FESR 2014-2020. Generati investimenti per milioni di euro per più di 450 imprese beneficiarie. Attività in convenzione con la Camera di Commercio e ATIM per l'internazionalizzazione e le start-up cofinanziate con fondi regionali. Accordo sottoscritto con SACE, Business matching e webinar gratuiti su internazionalizzazione. Accordo sottoscritto con SIMEST, assistenza sul tema e presentazione della Mappa dei Rischi. Accordi con: Protocollo di Intesa con lo Stato di Amapà in Brasile. Avvio relazioni con il Distretto di Qiangtang (Cina). Memorandum con la Camera di Dubai in occasione dell'Expo 2022 e in Giappone Expo Osaka 2025. Il progetto MEDINIT Casablanca con la collaborazione della Camera di Commercio delle Marche ha previsto la partecipazione ad eventi fieristici e la realizzazione di una missione economica nel settore dell’arredo/design.
Da dove riparte, quindi, la Regione Marche? Dal Piano 2026-2028 la Regione Marche costruisce la propria priorità su quattro linee di azione, come hanno già detto coloro che mi hanno preceduto, integrate che puntano a rafforzare competitività, internazionalizzazione e attrattività del territorio. Uno, promozione, consolidamento e diversificazione dei mercati. L'azione chiave, ampliare il numero di imprese attive sui mercati esteri. Questo è l'obiettivo della nostra Regione. Consolidare la presenza nei mercati già competitivi, espandere i settori ad alto valore aggiunto e tecnologico, sostenere l'internazionalizzazione di manifattura, ma anche di imprese di servizi, cultura e turismo, diversificare i mercati di destinazione e superare la frammentazione delle piccole e medie imprese, ma rafforzare le filiere produttive, soprattutto agroalimentari. Strumenti operativi, partecipazione a fiere internazionali, come ha già detto chi mi ha preceduto, incontri B2B in Italia e all’estero, attività di scouting su nuovi mercati.
Rafforzamento delle competenze imprenditoriali. Obiettivo, rendere le imprese capaci di competere globalmente, soprattutto sul piano digitale. Azioni chiave, migliorare la capacità di presidio nei mercati esteri, sviluppare competenze digitali e promuovere l'internazionalizzazione digitale. Gli strumenti, lo sviluppo di e-commerce e marketplace internazionali, formazione su export digitale, supporto all'utilizzo di piattaforme globali. Le collaborazioni, Accordo ICE-ITA Agenzia per la Promozione del Made in Italy, Accordo con Assocalzaturifici. eventi informativi e giornate di orientamento per le imprese.
Tre, attrazione degli investimenti. L'obiettivo è quello di trasformare le Marche in un territorio attrattivo per capitali, imprese e talenti internazionali. Le azioni chiave, promuovere investimenti produttivi in ricerca, attrarre imprese estere e capitale umano qualificato e interventi strategici, rafforzamento delle filiere produttive, delle competenze e dell'innovazione. Le azioni operative, la mappatura dei siti industriali disponibili, la creazione di pacchetti localizzativi competitivi, contributi a fondo perduto e strumenti di finanza agevolata, coordinamento tra fondi europei FESR, fondi PNRR e misure sulla ZES, collaborazione con organismi nazionali.
La comunicazione e il brand “Made in Marche”, il quarto punto. L'obiettivo è quello di rafforzare l'identità e la riconoscibilità internazionale del nostro territorio. Azioni chiave, promozione del brand “Made in Marche” tramite l’ATIM. Costruzione di una narrazione territoriale coerente. Gli strumenti, il video istituzionale per l'internazionalizzazione, restyling del sito web a tema internazionalizzazione, materiali promozionali coordinati. I risultati attesi, una maggiore visibilità internazionale, un rafforzamento della reputazione del nostro territorio.
Le quattro linee seguono una logica molto chiara, aprirsi al mondo, diversificazione mercati, consolidamento presenza nel Regno Unito, a Londra, attenzione alla Serbia, all’Expo 2027. Attenzione a mercati solidi, quali la Svizzera, la Svezia e la Danimarca. Rafforzamento di mercati quali il Giappone dopo l'Expo 2025 ad Osaka e Stati Uniti. Attenzione sui Paesi ASEAN (Vietnam, Indonesia, Thailandia, Filippine), mercati arabi e mercati dell'Asia Centrale. Rafforzare le imprese, le competenze e la digitalizzazione. Attrarre risorse attraverso gli investimenti e i talenti, raccontarsi meglio. Accordi con Assocamerestero e Camere di commercio estere, partnership a livello locale con Camera di Commercio delle Marche, Associazioni di categoria, Associazioni Assocalzaturifici, Consorzi e Fondazioni. Partnership per innovazione e ricerca con Università e Centri di ricerca, partnership culturali e sociali con Enti culturali e museali, Associazione dei marchigiani all'estero, Media e creativi e Associazioni del terzo settore. Questa è la nostra visione. Questo è il Piano di internazionalizzazione per quanto riguarda gli investimenti 2026 - 2028. Io anticipo già il voto favorevole. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Vitri.
Micaela VITRI. Grazie, Presidente. Mi fa piacere intervenire su il Piano triennale dell'internazionalizzazione perché è un tema che negli ultimi anni ho seguito da vicino su diversi aspetti. Il piano e l'attrazione degli investimenti viene presentato ora come uno strumento strategico per rafforzare il sistema economico regionale. Tuttavia, una lettura attenta del documento restituisce un quadro molto diverso, che evidenzia limiti progettuali significativi e una evidente difficoltà della Giunta nel costruire politiche realmente efficaci. Il primo elemento critico è dichiarato nel piano stesso, non lo dico io. Siamo di fronte a un documento di indirizzo generale che rinvia ai programmi annuali per l'attuazione concreta, è scritto a pagina 21. Questo significa che mancano azioni operative, tempi certi e strumenti immediatamente valutabili. In altre parole, una strategia senza attuazione. In secondo luogo, il piano rivendica esplicitamente la continuità con le politiche precedenti, anche questo è scritto a pagina 21. Ma se i problemi strutturali sono ancora presenti, la continuità, a questo punto, non è un valore, anzi, è un limite e non lo dico io, ma lo dicono i dati. Mi chiedo anche dove siano stati presi alcuni dati dai miei colleghi, perché io ho guardato quelli della Camera di Commercio regionale, ho guardato quelli dell'Istat, ho guardato quelli che, poi, ha riportato anche l'ANSA in base a documenti ufficiali. Ebbene, l'export nelle Marche nel 2025 ha segnato il -7,6%, fonte Istat. Rispetto al 2024 noi abbiamo perso il 7,6% di export, mentre il resto d'Italia, invece, era al + 3,3%. In particolare la mia provincia di Pesaro e Urbino ha perso l'8,1% di export nel 2025 rispetto al 2024 e non è nemmeno quella che va peggio nelle Marche, ma significa che, per esempio, la provincia di Pesaro e Urbino ha perso 792 milioni di euro di export, cosa che incide nell'indotto, nella manodopera, nel lavoro. E queste, ormai, sono risorse che abbiamo perso, purtroppo a causa anche di politiche inadeguate. Addirittura la Camera di Commercio delle Marche, nel primo trimestre del 2025, ha dovuto registrare un - 11,6% dell'export e se andiamo a vedere il rapporto rispetto a dieci anni fa, le Marche rispetto al 2015, nel 2025 segnano -21% di export. Ecco, questo piano parla di continuità, avrei preferito se oggi la Giunta avesse ammesso, invece, la necessità di un evidente cambio di passo. Anche perché voglio ricordare che stiamo parlando di una Giunta regionale che ha affidato la politica di internazionalizzazione ad ATIM, l'ente creato dal Presidente Acquaroli l'8 dicembre del 2021, l'ente turismo ed internazionalizzazione Marche. Cosa ha fatto l'Atim per l'internazionalizzazione negli ultimi anni? Direi ben poco se nel 2025 siamo a -7,6% di export rispetto al 2024. Sui risultati passati in questo piano, però, la Giunta si limita a riportare numeri un po' vaghi. Oltre 43 milioni di investimenti attivati e più di 450 imprese coinvolte, scrive a pagina 11, senza fornire una vera valutazione dell'impatto. Mancano indicatori qualitativi, manca l'analisi degli insuccessi, manca una lettura critica. Si descrive ciò che fa comodo descrivere, ma non si valuta. Il piano stesso riconosce la fragilità, però, del sistema produttivo regionale, caratterizzato da una forte presenza di piccole e medie imprese e da difficoltà nei processi di internazionalizzazione che, quindi, in parte, ammette a pagina 40; difficoltà, ribadisco, che ammette a pagina 40, ma non si assume la responsabilità delle problematiche che hanno creato proprio questa difficoltà nei processi di internazionalizzazione. Eppure, a fronte di questa consapevolezza, non viene ancora proposta una strategia strutturale di rafforzamento. L'Assessore Bugaro - ho visto che si è cancellato per prenotarsi, giustamente, dopo di me, mi fa piacere, così potrà rispondere anche alle mie osservazioni - ha annunciato un bando importante di credito alle imprese, una prima tranche è già stata aperta, una seconda tranche con fondi BEI è già stata annunciata. Benissimo, abbiamo bisogno di agevolare il credito alle imprese, ma non basta. Cioè, noi diamo soldi alle imprese che dovranno restituire ad un tasso quasi azzerato, ma in una fase così critica, così difficile, Assessore Bugaro, lei mi dovrà dire, visto che interverrà dopo di me, anche se date dei contributi a fondo perduto, perché il credito è sempre stato dato e va bene, ma non basta. Sul fronte dell'attrazione degli investimenti, le azioni previste, infatti, si limitano a promozione e accompagnamento, è scritto a pagina 28. Manca una vera politica industriale, manca una visione capace di affrontare seriamente il tema della perdita di capacità produttiva. Ancora più evidente è la dipendenza da strumenti nazionali: ICE, SIMEST, SACE, CDP. Strumenti importanti, certamente, che ci sono sempre stati, ma che evidenziano un dato politico, la Regione non è riuscita a costruire una propria capacità autonoma di intervento. La governance proposta coinvolge numerosi soggetti, ATIM, come dicevo, Camera di Commercio, giustamente, SVEM, giustamente, Associazioni, ma senza una chiara definizione dei ruoli. Il rischio è quello di un sistema complesso, frammentato, poco efficace. Infine, il piano appare fortemente sbilanciato sulla promozione, fiere, eventi, incontri, B2B, marketplace, è indicato a pagina 28. Ma qui emerge una lacuna ancora più grave, il piano ignora completamente il contesto geopolitico internazionale attuale. È stato detto benissimo nella relazione del nostro relatore di minoranza, Consigliere Catena, illustrata dal Consigliere Mastrovincenzo. Negli ultimi anni, come evidenziato da un'analisi del Sole 24 Ore, la geopolitica sta ridefinendo le strategie delle imprese, la guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina ha aumentato l'incertezza e reso meno attrattivi i mercati politicizzati, molte imprese europee stanno spostando investimenti verso aree più stabili come Italia e sud-est asiatico. Cresce il fenomeno del Friend-shoring, cioè la concentrazione degli scambi verso paesi alleati. Secondo riportati dal Sole 24 ore, nel 2025 le esportazioni italiane verso gli Stati Uniti erano cresciute, ma è evidente che questo piano non può basarsi su questo. Invito anche il relatore di maggioranza a leggere ciò che c'è scritto nel piano, a differenza di ciò che lui ha illustrato. Gli Stati Uniti non sono più un mercato di riferimento tra i principali a causa dei dazi e a causa delle politiche di Trump. Quindi l'Europa resta il primo mercato di sbocco in base ai dati, cioè oltre il 50% dell'export. Asia e Africa mostrano, invece, delle contrazioni in diversi settori. Questo significa una cosa molto chiara, non tutti i mercati sono più accessibili o convenienti come in passato. Alla luce della congiuntura internazionale, illustrata, appunto, come dicevo, anche dai dati del Sole 24 ore, cambiano i mercati prioritari rispetto a quello che voi avete scritto nel piano. Il piano individua ancora Stati Uniti e Medio Oriente come mercati strategici e, invece, giustamente, nella relazione è stato detto, forse questa visione va aggiornata alla luce degli sviluppi geopolitici. Addirittura mettete l'Ucraina come mercato strategico e, per carità, non dico di escluderla, ma, sicuramente, non può essere più uno dei principali mercati di riferimento. Lei, Assessore Bugaro, è stato al Salone del Mobile e ha incontrato molte aziende del mio territorio provinciale, mi fa piacere, le avranno detto che prima lavoravano con la Russia e l'Ucraina e ora, invece, non lo fanno più. Quindi, non serve solo guardare il piano, ma ha parlato con gli imprenditori, per cui la invito a far correggere quello che c'è scritto nel piano, perché glielo avranno detto personalmente. Il punto politico è evidente, quindi, il piano non fa alcuna selezione strategica dei mercati, mercati da evitare o presidiare con cautela. Sempre secondo un'analisi del Sole 24 ore, occorre anche ridefinire le politiche, quindi, su mercati come la Cina, che rimane a rischio geopolitico e regolatorio. Devo ribadirlo, Assessore Bugaro, negli ultimi tre anni e mezzo l’ATIM, creata dal Presidente Acquaroli, non ha fatto nulla per aprire nuovi mercati, nulla per aprire nuovi mercati per le imprese. ATIM, che era nata per occuparsi di turismo e internazionalizzazione, non ha dato un nuovo mercato alle imprese. Le vetrine dell'Expo a Dubai e dell'Expo a Osaka sono state utilissime. Ma cosa hanno portato? Benissimo portare le aziende lì, ma, poi, lei mi sa dire quali nuovi mercati sono arrivati in Giappone? Cosa è stato fatto con il Giappone, che dovrebbe, invece, rappresentare una delle nuove frontiere più importanti per le Marche? ATIM non solo non ha aperto nuovi mercati - e questo, veramente, la invito a verificarlo in particolare riguardo, per esempio, al Giappone - ma non ha neppure accompagnato le imprese nella riallocazione strategica verso quelli più promettenti. A questo si aggiunge una gestione inefficiente, con ritardi che penalizzano gli operatori turistici, come dimostrato dai casi recenti in cui, ad esempio, oltre trenta operatori turistici sono rimasti esclusi dalle principali agenzie internazionali alla Fiera del Turismo di Rimini, ma ne parleremo poi nel dettaglio con il piano relativo al turismo. Per concludere, questo piano non rappresenta una svolta e lo dite voi, perché scrivete che è in continuità col passato. È un documento che descrive, ma non trasforma, che elenca, ma non decide, che ignora perfino il contesto geopolitico in cui dovrebbe operare. La verità è che il sistema economico marchigiano resta fragile, non fa nulla questo piano per le piccole e medie imprese. La Giunta non ha costruito una strategia industriale. Manca una selezione adeguata dei mercati su cui puntare, manca una visione coerente con i cambiamenti globali. Serve una politica industriale vera che consideri anche l'intelligenza artificiale, uno strumento su cui aiutare le piccole, medie imprese a lavorare e a puntare nel futuro. Serve una….
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Bugaro.
Giacomo BUGARO. Grazie, Presidente. Questo Piano è sicuramente la base di partenza su cui lavorare nei prossimi tre anni. Voglio dire una cosa con chiarezza. In un momento in cui il mondo cambia da un giorno all'altro, prevedere quello che accadrà a tre anni, sfido chiunque di voi. Per questo l'abbiamo voluto flessibile. Questo piano ha ricevuto non solo gli emendamenti, i contributi, ma anche l'approvazione di tutte le categorie datoriali fino anche dei Sindacati. Quindi non è stato un Piano redatto in solitudine, ma è stato un piano che ha avuto un percorso di approfondimento e di condivisione che è durato mesi; è iniziato nel mese di novembre dello scorso anno e termina oggi con la sua approvazione. Vedete, chi vi parla è entrato in quest'Aula nel 2005, c'erano delle altre Marche, non si parlava di turismo, c'era la piena occupazione grazie alla manifattura, c'erano ancora le grandi aziende familiari. Ricordo ancora quando dissi in quest'Aula… ero seduto lì dove sta il Consigliere Assenti, feci un'interrogazione per sentire se l'ARDO di Antonio Merloni, è vero, stava entrando in crisi. Successe l'ira di Dio in quest'Aula. Ricordo ancora che i Sindacati urlavano: "Lei, Bugaro, getta allarmismo”. Sappiamo come è andata a finire. Ma dico questo perché dal 2008, se non ve ne siete accorti, è cambiato il mondo in questa regione. Mi è capitata una foto dei Cavalieri del Lavoro del 1998, ahimè, purtroppo, la maggior parte di loro è scomparsa, ma con loro sono scomparse le loro aziende, la maggior parte delle loro aziende. Oggi le più grandi aziende - ne abbiamo solamente due che superano i billions di fatturato - sono a capitale straniero, modificano la materia in questa regione, producono, ma il centro nevralgico e gli utili, soprattutto, non sono rinvestiti in questo territorio. Ricordo ancora i colloqui - ne ho avuto uno ieri con un suo massimo dirigente – con Vittorio Merloni e quello che lui faceva per tirare tutta la filiera in questa regione. È cambiato il mondo. È fallita Banca Marche, Consigliera Vitri. E allora, come diceva Lucio Battisti, parafrasando Mogol: “come può uno scoglio arginare il mare”. Consigliere Cesetti, lei che è stato Assessore al bilancio e che conosce le dimensioni del nostro bilancio, l'assorbimento che viene dal settore sanitario e quel poco che rimane sul nostro bilancio di risorse disponibili, sa perfettamente a che cosa alludo. Quello che si riesce a fare è solamente una parte di ciò di cui l'economia regionale avrebbe bisogno, specie in un contesto sempre più internazionale, in cui basta che qualcuno nel mondo si alzi e vanifichi le iniziative che noi prendiamo. E’ il contesto tratteggiato, non me ne vogliate, nel quale noi operiamo. Se non abbiamo questa consapevolezza che la transizione di questa regione, che sta ancora ripensando a sé stessa dal punto di vista industriale, che vive, soprattutto, di piccolissima impresa, posto che il 95% è microimpresa in questa regione e che c'è necessità di un cambiamento anche di carattere culturale nel nostro territorio, nel nostro tessuto imprenditoriale… Vale la pena sottolineare che appena il 70% - “appena” lo dico ironicamente - delle nostre imprese non ha il controllo di gestione, i Consigli di amministrazione sono a carattere familiare, li fanno la domenica, li fa il fondatore. Se non capiamo che oggi il modello di impresa delle Marche ha necessità di ripensare a sé stesso con il coinvolgimento, sicuramente, delle categorie (che sono sempre più in difficoltà da questo punto di vista), delle Università e del mondo del sapere, ci deve essere uno scatto fondamentale nell'apertura dei Consigli di amministrazione, nell'apertura del capitale e nel fattore dimensionale.
Andatevi a vedere per aggregazione il numero delle imprese che fatturano da 10 a 100 milioni di euro. Stiamo stimolando in questi minuti il Governo per cercare di recepire la Raccomandazione che lo scorso anno la Commissione Europea ha fatto rispetto alle Small Mid Cap, Consigliera Battistoni, che è sempre presente e precisa su questi aspetti, per cercare di elevare la quota, che oggi, sapete, è fissa a 50 milioni, a 150 milioni di fatturato per poterle ricomprendere negli aiuti che l'Europa dà nelle competenze regionali. E questo non è in contrasto con la microimpresa, perché qualcuno mi ha detto: "Dopo gli artigiani? No." Lo scorso mese sono venuto nel suo territorio, Consigliera Vitri, a visitare una grande azienda che ha avuto un periodo di profonda crisi, che, fortunatamente, sta superando. Quando ne sono uscito, invece di tornare in ufficio, sono andato in giro per i capannoncini che stavano intorno a quell'impresa e ho scoperto quello che prevedevo, cioè che quegli artigiani che sono in filiera stanno ritornando in utile grazie alla ripresa di quell'azienda. Forse ho scoperto l'acqua calda, ma volevo la conferma. Ma questa è la dimostrazione che non c'è la contrapposizione fra il mondo artigiano e il mondo industriale. Dobbiamo lavorare insieme e per questo ho chiesto e ottenuto che il mondo artigiano sia presente al tavolo dell'industria. Lo stesso tavolo dell'industria che questa settimana convocheremo per il credito.
Voglio ricordare che questa Regione, questa Giunta regionale ha messo in campo in pochi mesi i più grandi stanziamenti che siano mai stati deliberati. Due mesi fa abbiamo deliberato 400 milioni di euro fra garanzie e finanziamenti. Presenteremo il secondo step dei fondi BEI che valgono 30 milioni, più i 5 della Regione che servono ad abbattere gli interessi e le spese e che nella precedente emissione del mese scorso è durato sul mercato 22 giorni a dimostrazione della sua bontà. Ma ci metteremo altri 35 milioni a vario titolo fra microimprese, microcredito, credito per gli investimenti e lanceremo, per la prima volta nelle Marche, il modello dei basket bond, ovvero dei finanziamenti modulari da 500 a 2 milioni di euro per le piccole e medie imprese. Questo a dire che stiamo facendo il massimo sforzo da questo punto di vista e 42 dei 78 milioni di euro, che avete rimodulato voi qui con il vostro voto e la scorsa settimana, dell'ultima parte dei fondi FESR serviranno a dare una grande mano d'aiuto in questo momento storico che stiamo vivendo. Ho apprezzato prima l'intervento equilibrato del Consigliere Marconi quando ha detto che cosa può fare la Regione, una piccola Regione in un mare così grande ed è vero e, anzi, vi invito… a volte leggo alcune interrogazioni che sono state presentate, vi invito… Capisco, perché sono stato dieci anni all'opposizione, capisco che è l'unico strumento che l'opposizione ha, quello del sindacato ispettivo, per poter entrare nelle questioni e via dicendo, ma fate delle interrogazioni su competenze che non hanno nulla a che vedere con le competenze costituzionalmente previste dalla Regione. Vedere delle interrogazioni che parlano delle armi che transitano al porto di Ancona, non è nelle nostre competenze. Non perdiamo tempo su questo, confrontiamoci su cose ben più importanti. Scusate la digressione. E allora questo Piano, e torno al punto, che si inserisce in un momento, sicuramente, di criticità strutturali della nostra regione, che vanno dal fattore dimensionale, come dicevo prima, alle difficoltà dei mercati, al fatto che la nostra vocazione manifatturiera ci porta a essere principalmente presenti su mercati maturi, come quello della calzatura, che stiamo ancora sorreggendo… come quello del mobile dove per la prima volta la scorsa settimana a Milano abbiamo firmato, prima Regione in Italia, un accordo con Federlegno nazionale, con Confindustria per il sostegno a questo comparto fondamentale. Con orgoglio dico che siamo i terzi in Italia e il 25% delle cucine prodotte nel nostro paese sono marchigiane. Questo non significa che abbiamo fatto tutto, no, sono spinte che noi cerchiamo di dare in questo mondo in cui non si capisce dove si vuole andare. Non ripercorro ogni punto del Piano, perché è un piano che è già stato illustrato dai relatori, ma dico soltanto che questa è una regione che, sicuramente, ha forte potenzialità e che deve continuare a lavorare per ritrovare una nuova dimensione. L'altro giorno in un incontro con lo Studio Ambrosetti mi è scappata una frase e ho detto: “Questa è una regione dove si respira impresa”. Ed è vero, perché girando per i territori c'è questa voglia del marchigiano di esserci, di intraprendere, di fare. Questa è una Regione in cui ci sono 5 imprese ogni 1000 abitanti, un numero stupefacente. Siamo la terza manifattura in valore aggiunto in Italia. Questo è nel DNA delle nostre imprese. Stiamo cercando di esplorare nuovi mercati, nell'aerospazio e faremo degli incontri importanti in questo settore emergente, sapendo che noi non possiamo svolgere un ruolo di protagonisti, ma in filiera potremmo inserirci in questo ambito, che è in grande espansione. Stiamo facendo il massimo. Domenica partiremo per andare in Cina e con noi verranno gli amministratori del Porto, dell'Aeroporto, dell'Interporto, perché andremo a negoziare dei contratti importanti per cercare di portare qua dei traffici. e Verranno anche le start-up con noi, ricordando che nelle Marche siamo i primi in Italia nelle start-up innovative, ci abbiamo investito e continueremo ad investirci. Questo è un Piano che è nato e si è sviluppato dal mese di novembre e dal mese di novembre quanti episodi di carattere internazionale sono accaduti? Non solo le guerre, ma una mattina ci siamo alzati e abbiamo trovato il MERCOSUR, la mattina dopo ci siamo alzati e abbiamo trovato l'apertura dell'India. Ma voi vi rendete conto? Vi sembra una cosa semplice guidare una nave in una tempesta del genere, soprattutto per una piccola Regione come la nostra? Allora, vi invito a volare un po’ più bassi e avere un tono, mi sento di dire, un pochino più aperto e predisposto a considerare lo scenario di carattere internazionale, anche perché non so alcune preposizioni e alcune espressioni dietro quale esperienza di vita su settori imprenditoriali uno possa aver maturato per esprimere certi giudizi. Ma tant'è, ognuno è libero di esprimersi in democrazia come crede. Io la prendo assolutamente con benevolenza e con tutta la bonomia di cui sono umilmente capace. Credo che questo sia l'inizio di un percorso con questo Piano, che sarà cambiato nel corso d'opera, perché ho appena detto che qui il mondo cambia e anche le risorse, mi auguro, soprattutto dalla prossima programmazione, possano migliorare. Questo è un Piano che, così come è strutturato, cuba 7,5 milioni. Cosa volete che sia? Sono il primo a dirlo. Cosa volete che siano 7 milioni e mezzo? Cosa sono 7 milioni e mezzo in questo mondo che cambia tutti i giorni e nella dimensione della nostra economia? Nulla, nulla. Sono, comunque, un inizio, vogliono essere un inizio di un percorso che mi auguro duri cinque anni e che ci veda impegnati in un serio confronto - anche serrato, ben venga – basato, però, sulla consapevolezza delle condizioni date. Perché qui nessuno ha la bacchetta magica, nessuno è in grado di rovesciare i tavoli, nessuno è in grado di inventarsi soluzioni, anche le più ardite. Serve lavoro, serve confronto, serve competenza e serve, soprattutto, individuare quelli che sono gli obiettivi fondamentali per una regione che dal 2008 ancora deve ricominciare a pensare a sé stessa in maniera compiuta. Grazie.
Presidenza del Presidente
Gianluca Pasqui
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Cesetti.
Fabrizio CESETTI. Grazie, Presidente. Mi ero riproposto di non intervenire perché, Assessore Bugaro, stavo studiano, dico la verità, confesso, il rendiconto che questa sera va al Consiglio comunale di Montegiorgio, perché sono Consigliere comunale ed anche lì sono abituato a fare il mio dovere ed a studiare, come è giusto che sia, per poi recitare il compito anche in quell'Aula, che non è un'aula di scuola, è un'Aula politica e nelle aule politiche bisogna fare il proprio dovere. Oggi lo avevo delegato, per quel che mi competeva, ai miei colleghi che lo hanno svolto in modo egregio, però l'Assessore Bugaro mi ha chiamato in causa ed io non posso sottrarmi a questa responsabilità. Non mi ha chiamato in causa soltanto come Consigliere, ma come ex Assessore al bilancio della Regione Marche, negli anni dal 2015 a settembre 2020.
L'Assessore Bugaro cita e riepiloga le avversità che hanno colpito questa nostra regione nel tempo, in questi anni, che noi, purtroppo, abbiamo vissuto in prima persona e affrontato da quei banchi. Sa, Assessore Bugaro, la capacità di una classe dirigente si misura nel far fronte alle avversità e alle difficoltà della comunità che si trova ad amministrare, altrimenti è troppo facile, no? Noi nel 2015, appena ci siamo insediati, all'indomani delle conseguenze della crisi del 2009 e degli anni seguenti, che si era riversata in modo consistente anche sulla nostra regione, una situazione che aveva portato addirittura alla… del vostro governo - vi ricordate? - del Governo Berlusconi, con l'avvento poi del Governo Monti, con tutti i danni di quel Governo, di cui anche noi facevamo parte, che erano sotto gli occhi di tutti, conseguenza di quella crisi.
Appena insediati abbiamo avuto il fallimento di Banca Marche, i devastanti terremoti e poi la pandemia, sappiamo noi quello che abbiamo dovuto affrontare, lo sappiamo bene ed è proprio il bilancio che lo affrontò, fortemente sostenuto dal Presidente, da tutta la maggioranza, ma, devo dire, anche con l'atteggiamento responsabile dell'opposizione di allora. Fece fronte a tutto ciò. Nonostante quelle difficoltà noi sostenemmo la prima fase del dramma del terremoto anticipando risorse proprie con il bilancio, sostenemmo anche in quel tempo l'internazionalizzazione delle nostre imprese. L’Assessore Bugaro potrà controllare le risorse che abbiamo dato - lo sa bene la Consigliera Marcozzi che all'epoca era l'opposizione - alle imprese, ad esempio, per le loro attività all'estero, per le fiere, per i mercati. Oltre a questo pensiamo alle risorse che noi abbiamo messo all'epoca in sanità e non dobbiamo dimenticare che, ad esempio, noi abbiamo programmato e finanziato, ma con risorse vere, a differenza di chi ci aveva preceduto, che faceva il gioco delle tre carte, gli ospedali… No, Consigliere Putzu, non eravamo… è lei che è lo stesso. Non mi interrompa, perché io ero cosa diversa, noi eravamo cosa diversa, assolutamente diversa e non condividevamo quelle responsabilità. Ad esempio, noi abbiamo finanziato l'ospedale di Fermo, della nostra Fermo,- lo voglio ricordare in quest'Aula - con il primo bilancio 2015 con 70 milioni, quando già in quest'Aula, che era sede del CAL, due anni prima, tre anni prima, il sottoscritto Presidente della Provincia e il Presidente della Regione Marche, allora Sindaco di Pesaro, fecero approvare un ordine del giorno dalla Conferenza delle autonomie locali perché venisse ripristinato il finanziamento per l'ospedale di Fermo. Questa è storia amministrativa e l’abbiamo fatto, siamo stati poi conseguenti a quell'impegno, quando noi non c'eravamo ed erano altri che facevano il gioco delle tre carte. Quelli che poi sono stati con voi, oggi sono con voi ed amministrano con voi, con la vostra parte politica, no? E allora chi prima faceva il Presidente. Quello l'abbiamo fatto. Abbiamo finanziato: l'ospedale di Fermo nel 2015, nel 2019, Assessore Bugaro, prima di andare via, con ulteriori 30 milioni; l'ospedale di Amandola, che voi avete integrato; il Salesi; abbiamo fatto ripartire l'INRCA, poi abbiamo visto quello che è successo.
Consigliere Putzu, io sto parlando perché l’Assessore Bugaro mi ha chiamato in causa come Assessore al bilancio, sto dicendo quello che noi abbiamo fatto come bilancio, perché è a questo che attiene l'intervento. Nonostante questo, Assessore, mi rivolgo a lei, anche perché altri non mi interessano...
PRESIDENTE. Consigliere, scusi, ma è ancora la discussione.
Fabrizio CESETTI. Sì.
PRESIDENTE. Stavo sottolineando questo.
Fabrizio CESETTI. Certo. Nonostante questo, all'indomani della pandemia, oltre a finanziare le imprese…, perché sa che con l'internazionalizzazione le nostre imprese devono competere all'estero - la crisi, eccetera – e se prima non diamo una mano a risolvere i loro problemi - converrà, no? - come vanno all'estero? Con che cosa ci vanno? Se un'impresa fallisce o è in decozione, come fa ad andare all'estero? Quindi, bisogna sostenerle qui.
Assessore Bugaro, quando ero Assessore al bilancio, abbiamo fatto tre aree di crisi complesse, due aree di crisi complesse, la Piceno Val Vibrata e la pelli-calzature Fermano-Maceratese, l’ultima delle quali con 30 milioni, alcuni dovrebbero essere ancora lì. All'indomani della pandemia, esattamente all'esito dell'approvazione del conto consuntivo del 2019, noi abbiamo messo 201 milioni di euro per le imprese, per i cittadini, per i lavoratori. 201 milioni, vi ricordate il famoso bazuka del precedente Presidente - io ero l'Assessore al bilancio - con l'applicazione dell'avanzo vincolato? La Dirigente del bilancio è la stessa che voi avete confermato, giustamente, opportunamente, anche furbescamente, tanto è capace. Nonostante quello, Assessore Bugaro, noi abbiamo lasciato un bilancio, anche questo agli atti, in cui l'indebitamento è stato ridotto del 30%, non del 3%. Sono dati agli atti del bilancio. Questo è quello che noi abbiamo fatto. E questa era la precondizione con cui abbiamo sostenuto l'internazionalizzazione delle nostre imprese.
Invece, negli anni successivi che cosa è stato fatto? È stata costituita l'ATIM per il turismo e l'internazionalizzazione, senza alcun dipendente, poi con i dipendenti prestati perché nessuno ci andava. L’ATIM, avevamo detto che non avrebbe potuto funzionare per l'internazionalizzazione, perché, tra l'altro, sarebbe stata una sovrastruttura che avrebbe commissariato gli uffici e i Dipartimenti regionali preposti. Questo è tanto vero che il Capo del Dipartimento - che doveva controllare l'operato di ATIM, che doveva essere il braccio operativo del Presidente della Giunta regionale - è stato chiamato, all'indomani dei disastri di ATIM, a gestirla. Questa è la verità. ATIM non ha funzionato e non lo dice il Consigliere Cesetti o il gruppo PD - abbiamo presentato in questa legislatura una proposta di legge abrogativa della legge istitutiva - ma lo dice la Corte dei Conti. Andate a vedere quello che dice la Corte dei Conti su ATIM e sulla sua capacità di far fronte alle sfide della internazionalizzazione per la nostra regione. Dice che è una sovrastruttura inefficace ed inefficiente, che disperde risorse pubbliche, che opera al di fuori dei principi di legalità: efficacia, efficienza, economicità e trasparenza. Queste sono parole che io riassumo, ma è nel procedimento di verifica della Corte dei Conti, anche al penultimo e all'ultimo bilancio consuntivo. Questa era la prima cosa che doveva essere fatta. Questo piano per essere credibile, doveva spazzare via ATIM e ve lo chiede la Commissione che ha insediato il Presidente della Giunta nella scorsa legislatura. Lo chiede quella Commissione, lo chiede la Corte dei Conti.
Spazzare via quella sovrastruttura avrebbe dato credibilità ad un piano che doveva essere attuato dal Dipartimento competente, che opera e deve operare all'interno dei principi costituzionali previsti per l'azione amministrativa. Questa è la differenza. È questo che dovrebbe essere fatto, Assessore Bugaro, e il bilancio che io vi ho lasciato. oramai da molti anni, lo consentirebbe. Grazie.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale. Proposta di atto amministrativo n. 10. La pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Aggiungiamo il voto contrario della Consigliera Vitri.
Proposta di atto amministrativo n. 11
a iniziativa della Giunta regionale
“Piano regionale del turismo 2026/2028. Legge regionale 11 luglio 2006, n. 9”;
(Discussione generale e votazione)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la proposta di atto amministrativo n. 11 della Giunta regionale.
La discussione generale è aperta, ha la parola la relatrice di maggioranza Consigliera Sebastiani.
Milena SEBASTIANI. Buongiorno Presidente. Un saluto a tutti i Consiglieri e alla Giunta.
Presentiamo oggi la proposta di atto amministrativo relativa al Piano regionale del turismo 2026/2028, uno strumento strategico con il quale delineiamo il percorso di crescita del settore turistico marchigiano per il prossimo triennio.
Partiamo dai risultati eccellenti e puntiamo a consolidare le Marche come destinazione turistica di qualità, valorizzando sempre più un modello esperienziale sostenibile e autentico.
Questo piano non è soltanto un documento programmatico, ma una vera e propria bussola per lo sviluppo economico e occupazionale della nostra comunità.
I dati del 2025 testimoniano un settore in forte espansione, come illustrato anche dal Presidente Acquaroli in occasione della BIT di Milano. Oltre 2.900.000 gli arrivi, più il 22,5% rispetto al 2019, 11.900.000 le presenze, più 14,7 rispetto al 2019, con una crescita particolarmente significativa del turismo internazionale, più 45%. A questi numeri si affianca l'aumento della capacità ricettiva regionale che ha raggiunto oltre 15.000 strutture, più 12% rispetto al 2019.
Il piano triennale prevede risorse, investimenti rilevanti per il periodo 2026-2028, 13 milioni di euro per lo sviluppo integrato del sistema turistico delle Marche. Nello specifico parliamo circa di 5 milioni di euro per ATIM, 6 milioni di euro per le DMO e la riqualificazione dei punti IAT e circa 2 milioni di euro per i bandi del settore turismo dedicati ai grandi eventi, all'animazione dei borghi e dei centri storici. A ciò si aggiungono 11 milioni di euro già destinati a progetti strategici come Mark Outdoor, il cammino delle terre mutate, le ciclovie e il turismo accessibile con Marche for all.
Il piano si articola in una serie di misure operative fondamentali per affrontare le sfide del mercato globale, fondate su cinque pilastri strategici. Uno è la promozione nazionale e internazionale per rafforzare la visibilità della Regione attraverso l'azione dell' ATIM, il comarketing e i grandi eventi.
Il seconda è una nuova governance del sistema turistico capace di superare la frammentazione e valorizzare reti tematiche quali: turismo religioso, montano, accessibile, outodoor e enogastronomico.
Terzo, il sostegno al territorio e alle imprese con l'obiettivo di migliorare la qualità dell’accoglienza e rafforzare la formazione degli operatori.
Quarto, la digitalizzazione, potenziamento dei servizi regionali, degli strumenti di monitoraggio e sviluppo del sistema turistico.
Quinto, regolamentazione e semplificazione normativa per rendere il settore più efficiente e competitivo, garantendo trasparenza e standard di qualità, sicurezza e accessibilità.
Due parole chiave attraversano trasversalmente l'intero piano, cioè: destagionalizzazione e connessione. Oggi circa il 60% del flusso turistico arriva nel periodo estivo dove si concentrano anche gli eventi. L'obiettivo è ridistribuire i flussi durante tutto l'anno, puntando sul turismo outdoor, il cicloturismo, i cammini spirituali e le iniziative culturali nei mesi di bassa e media stagione.
In questo quadro assumono un ruolo centrale l'accessibilità per rendere le Marche una destinazione inclusiva e la valorizzazione dell'entroterra. È proprio qui che si inserisce una riflessione strategica sul valore dei borghi. e sul modello di turismo diffuso ed esperienziale. I borghi marchigiani rappresentano non solo un patrimonio storico e culturale straordinario, ma anche il cuore di un'offerta turistica autentica, capace di rispondere alla crescente domanda di esperienze personalizzate e immersive.
Il turismo diffuso consente di superare la concentrazione dei flussi nelle mete più note, distribuendo opportunità e benefici economici su tutto il territorio, contrastando al contempo lo spopolamento delle aree interne.
In questo contesto il turista non è un semplice visitatore, ma diventa protagonista attivo, vive il territorio, ne scopre le tradizioni, l’enogastronomia, i ritmi e le comunità, dall'ospitalità nei centri storici alle esperienze legate ai cammini, dall'artigianato locale alle produzioni tipiche, i borghi diventano veri e propri laboratori di turismo sostenibile. Investire su questo modello significa rafforzare l'identità delle Marche e costruire un'offerta distintiva capace di competere a livello nazionale e internazionale.
Un ruolo centrale in questa esperienza è svolto dall'enogastronomia, che rappresenta uno degli elementi più identitari e attrattivi delle Marche. Le eccellenze culinarie regionali vanno dai nostri vini ai prodotti tipici, come l'oliva ascolana, i formaggi dell'entroterra, i salumi tradizionali, la produzione di nicchia, costituiscono un patrimonio diffuso che racconta la storia, la cultura e le comunità locali.
Integrare l'offerta turistica con percorsi enogastronomici, esperienze in azienda, eventi dedicati e valorizzazione delle filiere locali, significa rafforzare l'attrattività della destinazione e creare un legame autentico tra visitatore e territorio. L'enogastronomia in questo senso non è un complemento, ma una leva strategica del turismo esperienziale.
Accanto a ciò il piano punta con decisione sulla digitalizzazione, attraverso il potenziamento del DMS regionale, l'interazione con i sistemi nazionali e miglioramento delle piattaforme digitali. L'obiettivo è sviluppare un sistema di gestione delle destinazioni DMO basato su reti collaborative tra soggetti pubblici e privati, in grado di coordinare e valorizzare in modo integrato le strategie turistiche.
Il Piano regionale del turismo 2026-2028 rappresenta, dunque, l'evoluzione naturale di una strategia che ha già portato le Marche a superare i livelli prepandemici. Grazie a investimenti mirati e a un approccio sistemico che integra promozione, governance, sostegno delle imprese e innovazione, puntiamo a consolidare la nostra regione come destinazione turistica di qualità. Non si tratta di un semplice elenco di interventi, ma di un investimento strutturale per rendere il brand Marche sempre più riconoscibile e competitivo. Le Marche dispongono di tutte le risorse per affermarsi ai massimi livelli. Un patrimonio culturale diffuso, paesaggi unici e una capacità di accoglienza che unisce tradizione e innovazione. Questo piano ci offre gli strumenti per valorizzare pienamente questo potenziale e rafforzare al contempo il senso di appartenenza e di orgoglio verso il nostro territorio.
Sottolineo che il CAL e il CREL si sono espressi positivamente in merito al piano. Il Consiglio delle autonomie locali ha sottolineato che nel predisporre le procedure attuative degli interventi si tenga in considerazione di introdurre una quota di riserva dedicata alle aree marginali e in fase di ripresa post calamità. Criteri premianti per grandi attrattori culturali, enogastronomici, naturalistici a valenza extraregionale, e Comuni appartenenti alla strategia nazionale aree interne.
La II Commissione con una lettera del Presidente Andrea Maria Antonini, che ringrazio, indirizzata al Presidente Acquaroli, ha condiviso l'opportunità che la Giunta tenga in considerazione la richiesta avanzata dal CAL, che si inserisce nella più ampia attenzione rivolta dalla Giunta regionale ai territori delle aree interne che può configurarsi come un ulteriore sostegno al rilancio socio-economico di tali aree.
Ringrazio il Presidente Acquaroli, la Giunta e gli uffici che hanno lavorato a questa stesura-
Chiedo il voto unanime a quest’Assemblea. Grazie.
PRESIDENTE Ha la parola il relatore di maggioranza Consigliere Mastrovincenzo.
Antonio MASTROVINCENZO. Grazie, Presidente. Questo piano triennale del turismo è un documento che, innanzitutto, arriva in Aula con un forte ritardo. Viene discusso a fine aprile e a questo punto il programma annuale 2026 rischia di essere varato a stagione turistica in fase ormai avanzata.
È un testo che presenta qualche aspetto positivo, ma molti altri carenti e da rivedere profondamente.
Il piano si apre richiamando aumenti di flussi turistici, senza dire però che nel frattempo molti operatori, che prima erano fuori dai radar dell'Osservatorio, probabilmente sono rientrati nel perimetro dell'analisi in quanto hanno attivato il CIN, codice identificativo nazionale. Questo spiega, ad esempio, la lievitazione numerica dei dati su arrivi e pernottamenti, oltre alla crescita degli appartamenti turistici, da 1.000 a 10.000 unità (lo potete ritrovare a pagina 8), ma alimenta molti dubbi sul fatto che le Marche abbiano accresciuto l'attrattività turistica negli ultimi anni.
Si ripropone ATIM, l'Agenzia per il turismo e l'internazionalizzazione, che dovrebbe promuovere anche altri comparti produttivi con evidenti incoerenze in termini di obiettivi, essendo molto diverso cercare di esportare, ad esempio, prodotti agricoli e manufatturieri o sollecitare l'import di turisti.
Ci si chiede quale sia il nuovo modello organizzativo previsto per ATIM, quali connessioni con le risorse umane e tecniche dell'Assessorato al turismo e quali strumenti di controllo siano stati attivati dopo il fallimento totale della scorsa legislatura.
L'analisi dei punti di forza e debolezza nel piano è molto sommaria, non c'è alcun confronto con le altre destinazioni concorrenti, né in termini di flussi, né in termini di risorse, tipologie di offerte turistiche che potrebbero, invece, offrire una rappresentazione del posizionamento competitivo delle Marche, almeno a livello nazionale.
Gli obiettivi, come noto, dovrebbero essere misurabili, specifici, raggiungibili, rilevanti, definiti nel tempo. Nel documento, in realtà, nessun obiettivo viene quantificato in modo da renderlo misurabile e non esiste alcun target numerico vincolante. Molti obiettivi sono generici, rendendo inefficace il piano ai fini di una valutazione dei risultati e, così come è impostato, un'eventuale verifica finale. Sarà inevitabilmente una sorta di narrazione autoreferenziale.
Non c'è alcuna analisi per destinazione. Le Marche sono infatti un contenitore di destinazioni radicalmente diverse. Non è un caso che siano al plurale. Non sono mai state un'entità omogenea, né geograficamente, né culturalmente, né turisticamente. Ognuna di queste ha un pubblico diverso, competitor diversi, stagionalità diverse e problemi differenti. Il piano le tratta tutte allo stesso modo, con misure orizzontali uguali. La promozione in diretta prevede azione di co-marketing coinvolgendo attori del territorio. Non si rilevano particolari misure per fare co-marketing con altre destinazioni e operatori internazionali. Azioni, invece, auspicabili per sensibilizzare i turisti di destinazioni estere, dato che uno degli obiettivi dichiarati è l'aumento del turismo straniero. Il dato del 20% di presenze straniere è infatti troppo basso rispetto al potenziale. Servirebbe in realtà promuovere le Marche come destinazione internazionale, strutturare una strategia forte sui mercati esteri, investire in modo deciso su campagne di comunicazione all'estero, partecipare maggiormente a fiere internazionali, riqualificare strutture ricettive e sviluppare accordi con tour operator e compagnie aeree.
Le Marche hanno un grande potenziale, ma oggi restano una destinazione poco conosciuta a livello internazionale. Quindi, la domanda è come si può promuovere una regione con un brand denominato “Let’s Marche!”, che non ha alcun significato in termini funzionali e valoriali e che non sembra avere un impatto rilevante sul pubblico italiano e straniero.
Manca un pay-off che spieghi il valore dell'offerta turistica marchigiana.
Nel testo si parla di turismo sostenibile come categoria. Qui il piano è davvero imbarazzante. Questo è forse l'errore concettuale più grave. La sostenibilità non è un tipo di turismo, non è un segmento di mercato, come il turismo balneare, l'enogastronomico, il religioso. La sostenibilità è un requisito di sistema, una condizione che ogni forma di turismo deve soddisfare per essere competitiva nel lungo periodo, esattamente come la qualità, l'accessibilità e la sicurezza, trattarla come categoria la rende non integrabile, davvero, in nessuna misura concreta. La si cita sempre come aggettivo decorativo, un ornamento retorico, mai come vincolo operativo.
Occorrerebbe investire e sviluppare le DMO che devono diventare il vero motore operativo del turismo regionale. È indispensabile definire un modello regionale chiaro di DMO, con ruoli e responsabilità precisi, garantire finanziamenti stabili e pluriennali e non a progetto, bandi. Sarebbe poi importante favorire l'aggregazione tra territori, per evitare frammentazione, e l'integrazione pubblico privato in modo reale e non solo formale.
Per rimanere alla governance, servono chiarezza e coordinamento. Uno dei limiti storici è, infatti, la frammentazione decisionale e tra i problemi principali ci sono: la sovrapposizione tra livelli (Regione, territorio, enti locali), la scarsa continuità nelle strategie e la difficoltà di coordinamento.
Una priorità dovrebbe essere quella di definire una cabina di regia unica regionale con un tavolo di concertazione che oggi si riunisce solo una volta all'anno, mentre si dovrebbe riunire almeno una volta al mese.
Nella misura 4 si parla di turismo outdoor, che certamente è un segmento di mercato in crescita ed utile per la diversificazione dell'offerta turistica territoriale, tuttavia, il documento non dedica alcuna attenzione ai campeggi e ai villaggi turistici.
Il piano richiama il turismo dei borghi, ma senza ricettività e senza servizi di accoglienza e animazione. In molte aree interne della regione, forse più che di turismo si può parlare di escursionismo, di visite mordi e fuggi, di turisti magari già presenti nella costa, senza generare una reale attrattività nei territori appenninici. Solo il 12,5% dei turisti fa escursioni e gite alla scoperta dei borghi antichi della regione. Il balneare rimane il motore dominante. Il piano, invece, dedica pagine e pagine ai borghi, come se fossero già una realtà consolidata. Qui emerge una contraddizione interna, viene celebrata la crescita delle strutture extralberghiere nell'entroterra, ma non si analizza mai la qualità di questa offerta, la sua distribuzione geografica, la stagionalità.
Il nodo irrisolto è come ci arriva il turismo in certi borghi. Il piano cita cicloturismo, cammini, borghi, ma non affronta mai seriamente il tema della mobilità interna. I borghi marchigiani dell'entroterra sono quasi tutti raggiungibili solo in auto. Non esiste trasporto pubblico utile. Un turista straniero che arriva all'aeroporto di Ancona Falconara e vuole andare a Visso, deve noleggiare per forza un'auto. Il piano non ne parla, è un vuoto enorme.
Una parte significativa dell'entroterra più bello delle Marche è ancora pesantemente segnata dalla ricostruzione. Il piano la cita marginalmente, ma non costruisce una visione organica su come il turismo possa essere leva di rigenerazione di quei territori. I borghi e l'entroterra sono una vera opportunità, ma di nicchia e lenta. Il piano fa una narrazione ottimistica di una realtà ancora fragile e non affronta nessuno dei nodi concreti: mobilità, spopolamento, post sisma, qualità dell'accoglienza.
In relazione al turismo enogastronomico si parla delle strade del vino e dell'olio, che rappresentano modelli organizzativi che sembrano molto lontani dalle migliori esperienze internazionali più strutturate a livello organizzativo e finanziario. Per rendere i percorsi dei prodotti tipici locali ed enogastronomici autentici motori di sviluppo turistico, occorre andare oltre la mera segnaletica e costruire reti interaziendali dotate di stabili assetti manageriali dedicati a svolgere le funzioni tipiche di un manager di rete in stretta collaborazione con i vari attori aderenti al network.
Sorprende in negativo l'assenza di riferimenti al turismo culturale che per le Marche rappresenta un segmento strategico, data la ricchezza del patrimonio culturale e i recenti riconoscimenti di Pesaro e Ancona, capitali italiane della cultura.
Così come non c'è alcuna analisi del turismo balneare. Il balneare rappresenta il 70% e più dei flussi regionali, concentrato in 3 mesi. Il piano ne parla velocemente nella misura 4, senza mai analizzare, ad esempio, come si confronta la riviera marchigiana con Rimini, Pescara e altre località. Qual è il tasso di occupazione medio delle strutture balneari?
In merito alla riorganizzazione degli IAT alla misura 6, sarebbe utile sostenere con maggiore intensità la realizzazione di sistemi informativi digitali, con una rete di pannelli luminosi in ogni Comune, collegati a livello territoriale per fornire ai turisti le informazioni aggiornate su risorse ed eventi locali, almeno su scala provinciale. Occorrerebbe prevedere delle risorse per sollecitare i Comuni a realizzare gli IAT digitali con software che connettano almeno i Comuni delle singole province.
Per quanto attiene al sostegno alle imprese, alle iniziative del territorio, vengono richiamati gli eventi come forma di animazione. Nel documento programmatico manca, però, una mappa degli stessi e una calendarizzazione nei diversi territori, utile per evitare sovrapposizioni e duplicazioni.
Bene il sostegno alle imprese, l'incentivo alle reti, così come il sostegno per la riqualificazione delle strutture alberghiere, che è fondamentale, dato che negli anni le imprese alberghiere si sono ridotte significativamente. Erano oltre 1.200 gli alberghi negli anni 80, oggi ne abbiamo appena 700. Senza alberghi il turismo organizzato muore, così come la qualità dell'offerta si degrada, visto che il turismo dei bed and breakfast o degli appartamenti turistici spesso non è in grado di fornire servizi qualitativamente all'altezza degli standard internazionali. A questa misura occorre destinare risorse adeguate. Il comparto alberghiero nella nostra regione necessita di una robusta iniezione di finanziamenti per la riqualificazione e l'ammodernamento.
In merito alla formazione e qualificazione degli operatori non ci sono riferimenti al sistema formativo delle scuole superiori, delle università, dell'ITS turismo Marche. In che modo il piano del turismo coinvolge questi attori della formazione regionale?
L'Osservatorio regionale del turismo dovrebbe essere in grado di fornire dati in tempo reale a tutti gli operatori pubblici del territorio, in modo da renderli disponibili agli stakeholders. Oggi i dati arrivano tardivamente, quindi la loro utilità viene fortemente compromessa. Non si può pianificare senza dati, manca un sistema strutturato e continuo di analisi. I dati sono frammentati, le analisi poco tempestive, quindi scarsamente utilizzate nelle decisioni. È indispensabile rafforzare un Osservatorio turistico regionale avanzato, integrando fonti diverse, flussi turistici, dati digitali, spesa turistica. Inoltre, questa struttura dovrebbe proporre un’analisi non solo dei flussi di arrivi e pernottamenti, ma anche del grado di soddisfazione della clientela, delle ragioni di insoddisfazione, dei motivi e della modalità di vacanza.
Infine, un dato strategico: indagare anche la domanda potenziale con apposite ricerche di mercato, coinvolgendo il sistema delle quattro università marchigiane, la rete degli studenti Erasmus che provengono da tutta Europa. L'analisi della presenza digitale è assente. Questo è forse il punto più anacronistico nel 2026.
Il piano dedica la misura 10 al DMS e ecosistema digitale, ma non risponde a nessuna di queste domande fondamentali. Qual è il posizionamento SEO di Let’s Marche rispetto alle ricerche chiave? Chi cerca vacanze Marche cosa trova? Qual è la presenza social? Quanti follower? Chi sono i competitor regionali per attenzione digitale? Come si comporta il traffico sul portale turistico regionale? Quale quota di prenotazione passa per i canali digitali regionali?
In relazione alla misura 14 sul demanio marittimo, il piano non affronta il tema della direttiva Bolkestein che interessa molto gli operatori balneari e i Comuni, che nel 2027 dovranno attivare il bando per il rinnovo delle concessioni.
Concludo, segnalando la necessità di collegare maggiormente il piano triennale alle numerose leggi regionali destinate a specifici settori e segmenti richiamati in appendice. L’auspicio è che su questo settore strategico aumentino gli investimenti complessivi, si trasferiscano risorse della promozione generica a progetti mirati e misurabili, garantendo continuità pluriennale per evitare iniziative spot. Grazie.
Presidenza del Vice Presidente
Giacomo Rossi
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Antonini.
Andrea Maria ANTONINI. Grazie, Presidente. Per presentare i due emendamenti che, come nella precedente proposta di delibera sulla caccia, provengono dalla Giunta, poi discussi e votati favorevolmente, in mattinata, dalla II Commissione.
Il primo è un emendamento che riguarda un refuso sulle somme, sulle cifre. Parliamo della tabella a pagina 15 dell'allegato 2 - Ricognizione DMO, documento preliminare di analisi per l'avvio dell'azione di riconoscimento e sviluppo delle destinazioni regionali e delle loro organizzazioni di gestione. In sostanza, nel piano triennale, che hanno i Consiglieri, nella tabella, nella colonna 5 “Dotazione finanziaria” viene sostituita la somma e i relativi parziali. La disponibilità finanziaria da 6.971.000 circa diventa 5.886.000 circa. Si tratta di un refuso nella compilazione delle somme in dettaglio della dotazione finanziaria.
Illustro anche il secondo, che prevede: “A pagina 19, misura 3 ‘Grandi eventi sportivi fieristici, che sono utilizzati come leve strategiche per l'attrattività e la notorietà della destinazione Marche’, il paragrafo relativo al ‘Focus per il 2026’ è sostituito dal seguente: ‘Nella prima annualità si provvederà: alla realizzazione grandi eventi sportivi nel territorio marchigiano; alla promozione del brand Marche tramite le società sportive marchigiane di prime categoria (fondi regionali, tabella E)’”. Rispetto alla proposta, che i Consiglieri hanno nel piano triennale, è stata tolta la partecipazione del CONI, poiché nella compilazione, programmazione, formulazione del piano, la convenzione, che sembrava all'inizio una cosa più o meno data per scontata, non è stata realizzata. Quindi, rimane tutto in capo esclusivo della Regione. Grazie.
Presidenza del Presidente
Gianluca Pasqui
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Marconi.
Luca MARCONI. Grazie, Presidente. Aggiungo un piccolo ragionamento a quello già fatto sull'internazionalizzazione. Sono due argomenti molto diversi, ma siamo sempre intorno a un'idea. L'idea che ha sviluppato il turismo, in una nuova consapevolezza, anche per interessanti interventi venuti dall'estero, parlo di cultura politica, non parlo nello specifico della materia, è che l'Italia ha qualcosa che nessuno al mondo ha. Noi viviamo in un regime di monopolio che si chiama Italia. Abbiamo il monopolio Italia, che ci ha portato negli ultimi anni a delle compensazioni nella crescita del reddito e del PIL impressionante. L'unico settore che è costantemente in aumento, senza subire nessun tipo di scossone, è l'Italia. Quindi possiamo coniare il termine vendiamo le Marche, nel senso che anche nella nostra piccola regione abbiamo alcune specificità che altri non hanno. Non abbiamo il mare delle Eolie o della Sardegna, non abbiamo le Dolomiti o il Monte Bianco, il comprensorio del Monte Bianco, abbiamo cose più modeste oggettivamente, ma nella percezione della gente potremmo avere qualcosa di nuovo rispetto a quello che abbiamo fatto fino ad oggi.
Il relatore di minoranza, che continua ad essere l'amato collega Mastrovincenzo, non so se stavolta in sostituzione di qualcuno, no, stavolta come competenza diretta, ha messo in rilievo molte carenze, ma non una, forse perché è scomoda dal punto di vista politico, quindi, completo la relazione minoranza, dicendo che qui abbiamo un problema strutturale che non è l' ATIM. Il vero problema strutturale è: chi fa le cose che noi qui programmiamo? Chi deve fare le cose che qui programmiamo? I Comuni. Quali Comuni? Qui dovremmo avere un'idea nuova - mi rivolgo soprattutto alla gentile Consigliera delegata e sottosegretaria Silvia Luconi - dovremmo avere la percezione che le Marche sono un grande Comune e che ogni nostra città o borgo sia una frazione o un quartiere. E’ molto più facile da vendere nel suo complesso Firenze, piuttosto che una singola contrada di Firenze. Nessuno fa la campagna per una contrada di Roma o una via di Roma o un museo di Roma. Se mettiamo insieme tutto quello che abbiamo nelle Marche…, non dico che abbiamo Firenze, ma ci avviciniamo. Andate in giro per le Marche, io lo faccio perché mi piace fare le gite, fin da quando i miei figli erano piccoli facevo gite nelle Marche. Penso di essere stato in quasi tutti i Comuni delle Marche, me ne mancheranno 20, 25 su 200 e non ce n'è uno in cui ho trovato… Sono stato anche ad Apecchio, come no? Sono stato a Pian di Meleto, ho fatto tutta la linea gotica, ho visto Apecchio e c'era una mostra che prevedeva la costruzione di una statua al Consigliere Rossi, mi pare una cosa così. Era suo il Comune, penso che fosse il suo.
Allora, se abbiamo questa grande città che si chiama Marche… Se ne parlava per i più vecchi negli anni ‘70. Non so se qualcuno lo ricorda, negli anni delle larghe intese si parlava della Città-Regione. Qui quanto mai utile. Se andassimo in qualsiasi Comune delle Marche molto difficilmente - mi è capitato cinque o sei volte - troveremmo qualcosa che pubblicizzava un altro Comune. Ognuno pubblicizza e diffonde se stesso, a cominciare dalle iniziative che sono largamente previste in un piano che penso sia uno dei più importanti, al di là degli investimenti in opere pubbliche, perché 60 milioni non li buttiamo in nessun altro settore in maniera così concentrata, seppur divisi in tante articolazioni. Che cosa ci manca? La percezione di essere un grande Comune. Quindi, nel piccolo Comune dell'ascolano bisogna vendere Apecchio e ad Apecchio non si può vendere solo Apecchio o Piobbico, ma bisogna vendere Recanati, San Benedetto del Tronto. Sulla costa dove abbiamo, ha ricordato la relatrice di maggioranza, che ringrazio, il 70% delle presenze, dovremmo vendere i Comuni dell'entroterra, che non dovrebbero essere un ripiego solo e esclusivamente nei giorni di pioggia. Io sto a Recanati, che vive dell'influenza marina di Porto Recanati, di Civitanova Marche, di Porto Potenza, di Numana o di Sirolo, e le persone si riversano a casa Leopardi nei giorni di pioggia, ma non solo in quelle occasioni, perché la gente si muove la sera, non ci sono più i fanatici che stanno 1dieci ore sotto il sole, c'è molta più mobilità, molta più voglia di muoversi. Ce la faremo? Certo, ho detto adesso con un Consigliere che non cito, quando vorrà lo dirà per conto suo, ma siamo d'accordo da tempo sull'argomento, che dovremmo avere qualche Comune di meno e qui mi fermo perché poi scoppierebbe la rivoluzione. Ma voglio dire che applicare questo piano a Comuni con 105/103 abitanti è ridicolo. Quando riusciremo a mettere in mano a questa roba? Con quale coraggio? Con quale normativa? Con quali iniziative di carattere nazionale? Non è stato mai possibile farlo. Ricordo che ero Assessore nel 1987, Assemblea dell’Anci, ci provò l'allora Presidente del Consiglio Craxi a dire una cosa coraggiosa: facciamo sotto ai 5.000 abitanti unici Comuni. Ci fu una levata di scudi, fra cui anche i miei democristiani, e non se ne parlò più. Comunisti e democristiani a difendere i piccoli Comuni. La più grossa stupidaggine che potevamo fare. Si tentò anche nel 1971, ad opera dello statuto regionale, che consentiva di fare questo tipo di cose, ma, anche lì, levata di scudi e la concentrazione di Comuni non è stata possibile.
Troviamo altre forme, ma è evidente che non è possibile gestire un piano con questa parcellizzazione, se non scatta questa nuova mentalità di mettere insieme.
Qual è il turismo che serve? Abbiamo sempre più anziani, comunque gente pensionata che sta bene, che si muove e che gira, quindi dobbiamo immaginare un turismo comodo. Qui accennato in due parti, poi magari la Sottosegretaria dirà meglio in quali e quali strumenti, ma sicuramente dobbiamo sapere qual è la realtà. Abbiamo non solo persone con disabilità naturali, acquisite alla nascita o acquisite per incidentistica, ma abbiamo la disabilità acquisita per cronicità, per situazioni croniche, comunque situazioni di semi disabilità legata a difficoltà di ambulazione da parte degli anziani. A Roma vedo girare anziani americani con due bastoni con grande difficoltà, però è chiaro che quando raggiungeranno il loro albergo non troveranno scale, non troveranno piani da dover fare. Ecco, quindi, l'abbattimento delle barriere.
C'è una nuova dimensione che mi viene segnalata, per le spiagge, che è quella della presenza degli animali. Sempre più persone viaggiano con animali al seguito, un gatto più o meno è tenuto in gabbia, non so dove, ma il cane esige un certo tipo di presenza. Uno può essere d'accordo o no con questa presenza. Preferisco, come diceva Papa Francesco, che i genitori, gli anziani, siano accompagnati dai nipoti o dai figli, però in sostituzione in molti casi abbiamo gli animali, teniamone conto. Apriamo le spiagge a questo tipo di dimensione, sennò ci neghiamo non solo le spiagge, i musei, i ristoranti, ci neghiamo la possibilità di avere migliaia di turisti che vivono questa esperienza con il loro animale d'affezione. Cosa ci impedisce alla fine? Ecco, Consigliere Mastrovincenzo, cosa è mancato nella programmazione, nel tempo? Antonio, se posso permettermi di chiamarla in maniera amichevole, eravamo in Consiglio regionale e ricordo che abbiamo fatto di tutto e di più per promuovere il turismo nelle Marche, anche iniziative fantasmagoriche costate milioni. Abbiamo portato i cavalli dall’Arabia sul Conero a pascolare, li abbiamo ospitati con tutte le regge, con tutte le …, li abbiamo ospitati in quel di Recanati. Me lo ricordo perché si sono pure sbagliati a fare la strada, otto suv contromano contro la processione di San Vito. Voglio dire che abbiamo fatte di tutto e di più. Servono queste cose? Non lo so. Penso che quello che serva, soprattutto, non è questa grande strutturazione a livello centrale, serve l’adesione alla realtà locale, cercando di imporre nei bandi e nei finanziamenti - Assessore delegato - almeno ai Comuni, che le iniziative di natura storica, culturale, ricreativa siano fatte insieme, per valli, per gruppi di Comuni. Vedo che c'è la ristrutturazione per almeno tre Comuni insieme, andiamo verso questa direzione, obblighiamo a pubblicizzare le attività che ogni Comune fa, sapendo che le Marche oggi, grazie all'autostrada e alla superstrada, che vanno verso l'entroterra, sono facilmente raggiungibili. Quindi qualcuno da Apecchio - ormai Apecchio sarà come Canicattì - può benissimo raggiungere la provincia di Macerata, Consigliere Rossi, e venire a vedere una bella manifestazione per il giugno leopardiano e viceversa. Entriamo in questa logica e troviamo anche un po' di coraggio per imporre queste cose, anche andando controtendenza e facendo capire ai Comuni che se vogliono ricchezza devono unirsi. Continuare a stare l'uno contro l'altro, in concorrenza, non serve niente, a nessuno. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Nobili.
Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. Questo piano regionale del turismo arriva in Aula con un titolo davvero ambizioso: “Le Marche destinazione turistica di qualità”. E ‘un titolo oggettivamente condivisibile, il problema è che leggendo questo documento quella qualità sembra più evocata che realizzata.
Il piano nasce ai sensi dell'articolo 2 bis della legge regionale 9/2006 e dovrebbe contenere un quadro conoscitivo più compiuto, un'analisi del fabbisogno, obiettivi, risultati attesi, più precisione sulle fonti di finanziamento e strumenti di coordinamento intersettoriale.
Il punto è che questo piano, seppure formalmente completo, appare sostanzialmente debole. Fotografa una crescita, ma non spiega abbastanza come governarla. Rivendica risultati, ma non misura in modo convincente l'efficacia delle politiche. Elenca strumenti, ma non costruisce una gerarchia di priorità.
La Giunta comprensibilmente rivendica il dato del turismo relativo all'anno 2025, circa 2,9 milioni di arrivi e quasi 12 milioni di presenze, con una crescita rispetto al 2024 significativa. Sono dati positivi, che peraltro si iscrivono in un contesto che riguarda la crescita del turismo in tutto il Paese, in tutta Italia. Anzi, se dovessimo essere davvero precisi, ci collochiamo al di sotto di standard e di risultati raggiunti da altri territori. Però, proprio perché il settore cresce, servirebbe un piano più selettivo, più coraggioso, capace soprattutto di distinguere tra crescita quantitativa e sviluppo turistico sostenibile. E questa è la prima criticità. Il piano confonde il successo statistico con il successo politico. L'aumento delle presenze può dipendere da diversi fattori, dalla ripresa post pandemica, dalla crescita del turismo internazionale, dall'aumento dell'extralberghiero, dall'emersione di strutture che prima non erano censite.
Lo stesso piano riconosce che gli appartamenti turistici passano da poco più di 1.000 nel 2019 a oltre 10.000 nel 2025 anche per effetto dell'emersione amministrativa. Ma questo dato non può essere preso solo come una prova di vitalità, è anche il segnale di una trasformazione profonda del mercato ricettivo che può produrre pressione abitativa, precarizzazione dell'offerta, concorrenza squilibrata con l'alberghiero tradizionale e svuotamento dei centri storici. C'è, quindi, un tema che riguarda la sostenibilità, una parola che ricorre molte volte, ma rimane una formula, anche in questo caso, più evocata che declinata. Il piano richiama l'agenda 2030, il Green Deal, il turismo rigenerativo, la tutela della biodiversità, ma quando si passa dalle parole agli strumenti questo saldo non c'è. Non troviamo una vera valutazione dell'impatto ambientale dei flussi, non troviamo indicazioni sulla pressione turistica nei territori fragili. Non troviamo una strategia chiara per il rapporto tra turismo, aree protette, costa, borghi e aree interne. È una sostenibilità più dichiarata che programmata.
Poi c'è la questione ATIM. Il piano affida ad ATIM una parte decisiva della promozione turistica: Piano Media, campagne digitali, influencer, fiere, iniziative B2B, eventi e progetti speciali. Per il 2026 sono indicati oltre 4,4 milioni dal fondo di rotazione e ulteriori 600 mila euro regionali, ma manca, com’è mancata in passato, una vera valutazione pubblica dei risultati. Quanto hanno reso e quanto rendono queste campagne? Quali mercati sono stati effettivamente convertiti in arrivi, presenza e spesa? Qual è il ritorno degli investimenti sugli eventi finanziati? Quindi, riteniamo che anche su questo versante il piano sconti dei limiti significativi.
Poi c'è un punto che mi ha sempre incuriosito, quello della destagionalizzazione che il piano assume come obiettivo, ma non lo trasforma davvero in una politica forte. Si dice che maggio, giugno, settembre, ottobre crescono, ma luglio e agosto sono i mesi che rimangono centrali e il rischio è che si chiami destagionalizzazione ciò che è soltanto un allungamento marginale della stagione. Per destagionalizzare davvero servono trasporti, cultura, congressi, cammini, università, servizi aperti durante l'anno. Non basta un calendario regionale degli eventi, c'è poi il tema della frammentazione. Peraltro il piano lo riconosce: troppi operatori, troppe iniziative non coordinate, difficoltà a costruire un'immagine unitaria, però la risposta nel piano resta prudente. Chi decide con quali risorse stabili, con quali criteri di rappresentanza dei territori, quali sono i rapporti effettivi tra Comuni, capofila, operatori privati, Pro loco, associazione? Manca una governance chiara e il piano rischia, la DMO rischia di diventare una sigla ennesima, buona per le slide, meno buona per i territori.
Emerge un nodo politico, il turismo non può essere solo promozione, non può essere solo brand, non può essere solo Let’s Marche, per quanto lo slogan possa funzionare. Il turismo è anche qualità del lavoro, è accessibilità, trasporto pubblico, tutela del paesaggio, regolazione dell'extra alberghiero, servizi nei borghi, cultura. Se manca questa integrazione si vende un'immagine del territorio senza rafforzare il territorio reale. Per questo il giudizio del gruppo che rappresento, Alleanza Verde e Sinistra, è critico, non perché il piano non contenga elementi utili, ma non compie quel salto necessario in termini di qualità.
È un piano che accompagna la crescita, ma non la governa, che somma alcune misure, ma non le sceglie davvero. È un piano che parla, accenna più che parlare di sostenibilità, ma non misura davvero gli impatti. È un piano che affida molto alla promozione, ma poco alla valutazione. È un piano che riconosce la frammentazione, ma non costruisce ancora una governance sufficientemente forte.
Le Marche non hanno bisogno di una politica turistica che si limiti a celebrare i numeri, hanno bisogno di una politica turistica che chieda quali numeri vogliamo, dove li vogliamo, con quali effetti sulla comunità, sul lavoro, sull'ambiente e sulla qualità della vita.
Per queste ragioni riteniamo che il piano 2026-2028 non possa essere considerato una vera strategia di svolta. È un documento ordinato, per carità, ma non è un documento abbastanza incisivo. È una fotografia ben impaginata, ma non segna una rotta significativa. E una Regione che vuole essere destinazione di qualità non si può permettere di navigare a vista, magari con una bella brochure, ma senza una bussola che funzioni davvero. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Vitri.
Micaela VITRI. Grazie, Presidente. Il Piano regionale del turismo 2026-2028 ci viene presentato come la prova che il sistema turistico marchigiano sta vivendo una fase di pieno successo. I numeri sulla crescita di arrivi e presenze vengono utilizzati per sostenere una narrazione rassicurante. Il turismo va bene, ma leggendo attentamente il piano emerge una realtà diversa. Gli stessi dati contenuti nel documento ci dicono, infatti, che la crescita non è il risultato di una strategia compiuta, bensì è l'effetto di un contesto favorevole, la ripresa post pandemica, il ritorno dei flussi internazionali, la capacità, l’operosità, l’intuizione degli operatori turistici nelle Marche. Ciononostante per arrivi di stranieri siamo comunque tra le ultime Regioni in Italia.
Tra le criticità emerge la frammentazione dell'offerta turistica, come è già stato messo in evidenza dai miei colleghi, riconosciuta esplicitamente nello stesso piano. Un problema storico che questa Giunta non ha risolto e non attribuisco la colpa al neo Assessore, ovviamente, ma a chi ha guidato il turismo negli ultimi 5 anni, in particolare alla famosa creazione del Presidente Acquaroli, dell'8 dicembre 2021, l’ATIM, Agenzia Turismo e Internazionalizzazione Marche. Per superare la frammentazione si sta parlando di DMO. In questo piano si fa riferimento proprio a con questo acronimo: Destination Management Organization degli enti responsabili della gestione della programmazione della comunicazione strategica del prodotto turistico.
La Regione, mi pare, prevede in particolare 3 macro DMO tra nord, centro e sud . Su questo colgo l'occasione per avanzare una mia proposta, sulla quale inviterei anche i colleghi Consiglieri del mio territorio a lavorare insieme perché credo che sia necessario attivare delle DMO più capillari, locali, che possano far parte di una vera e propria DMO provinciale perché occorrono riferimenti locali. Penso ad esempio, come già suggerito anche sulla stampa da alcuni operatori turistici delle aree interne della provincia di Pesaro Urbino, ad una DMO nelle alte Marche. per tutta l'area appenninica, perché questi enti dovrebbero rappresentare l'espressione diretta dei referenti locali, garantendo una governance di prossimità e una rappresentanza capillare delle diverse aree territoriali nel loro insieme. Potrebbero entrare a far parte di una DMO provinciale, quindi, di una macro DMO. Potrebbe essere un modo per superare la frammentazione e rendere protagonisti anche gli operatori locali.
Il secondo punto riguarda la governance. Parlare di governance significa anche parlare di ATIM, ovviamente, perché negli ultimi anni è stata totalmente trasferita ad ATIM la gestione del turismo nelle Marche. Ecco, dal 2021, da quando è nata, nel primo triennio, la Regione ha dato 12 milioni ad ATIM, 12 milioni che sono soldi dei marchigiani e delle marchigiane, tutti spesi in affidi diretti, 1/3 sono andati a società romane, che, come abbiamo visto in una nota trasmissione televisiva, hanno fatto ben poco per il nostro territorio. Mi auguro che si sia chiuso definitivamente il metodo ATIM del passato e che il nuovo Assessore referente o la nuova Sottosegretaria possano dirci che quei metodi non appartengono più a questa Regione perché 1/3 di affidi diretti a società romane, che non avevano nulla a che fare col nostro territorio, non hanno portato nulla, vanno cancellati. Eppure abbiamo visto che nel 2025 la Regione ha dato 8 milioni ad ATIM, flusso di denaro che esce dal bilancio del Consiglio regionale, quindi, non vediamo come vengono spesi. Nel 2026 la Regione darà 4,4 milioni ad ATIM più 600 mila euro, quindi 5 milioni di euro, 600 mila euro sono già stati messi a bilancio. Per cui vorrei capire perché continuate a credere in ATIM e come cambierete passo con ATIM, sperando, ovviamente, che sappiate prendere le distanze dal passato, anche perché mi pare evidente che, dall'inizio del nuovo corso, ATIM non ha dato ancora il meglio di sé. Lo dico senza critiche verso chi ci lavora, senza polemiche, ma per dovere di cronaca, perché ho partecipato al TTG a Rimini e alla BIT a Milano proprio per parlare personalmente con gli operatori. In particolare. alla prima fiera del turismo di questa Giunta, quella di Rimini, si è verificata una grande inconcludenza di ATIM. Si aprivano le agende per le prenotazioni dei B2B, dei nostri operatori di incoming e ATIM non aveva ancora fatto nulla. Di conseguenza, i nostri operatori di incoming hanno perso l'opportunità di lavorare con i tour operator più importanti per le Marche. Si sono ritrovati a perdere B2B con la Germania, B2B con i Paesi del Nord Europa(Svezia, Finlandia e Norvegia), che sono interessati a venire nel nostro territorio. Si sono dovuti accontentare di Corea, Cina. Convincere un'agenzia di viaggi coreana a venire in vacanza a Marotta è come vendere il ghiaccio al Polo nord. Questo grazie al capolavoro che ha fatto ATIM al TTG di Rimini.
Ribadisco: voglio capire come lavora ATIM e perché continuate a darle tutti questi milioni. Sperando mi possiate dire che cambierete passo perché ad ATIM non riusciamo più a dare fiducia. Dopo 1/3 dei nostri soldi dati alle agenzie romane, dopo il danno fatto agli operatori di incoming al TTG di Rimini, spero che cambierete passo.
Questo riguarda la governance, ma in generale in merito a questo piano vorrei approfondire anche altri aspetti.
Il patto Marche e turismo, di cui parla questo piano, viene presentato come una svolta, ma nei fatti mi pare che sia un contenitore vuoto. Non sono chiari i ruoli, le responsabilità, i tempi decisionali. Il rischio è evidente a più livelli, ci sono più soggetti e complessità enormi. Anche questa non è una governance, ma una sovrapposizione di ruoli, anche nel patto Marche Turismo, ATIM, Pro loco, Regione, Comuni, come lavoreranno? Guardando il piano non l'ho capito, ma forse è un mio limite.
Terzo elemento, le infrastrutture. Il piano ammette chiaramente che esistono carenze, soprattutto nelle aree interne. Ma dove sono le soluzioni? Dov'è il piano integrato tra turismo, trasporti, accessibilità? Non c'è. E senza infrastrutture parlare di sviluppo turistico diffuso è semplicemente impossibile. Anche su questo vorrei evidenziare che aumenta il flusso di stranieri in entrata, anche se non arriviamo al 20% delle presenze totali, mentre in Italia si supera il 50%. Servono maggiori voli low cost e promozione nelle città di provenienza dei voli. Questo è un punto importante su cui invito chi ci lavorerà, non so se la Sottosegretaria o direttamente il Presidente Acquaroli, che si è tenuto la delega per cinque anni con questi risultati, quindi ribadisco di puntare sui voli low cost, nelle città di provenienza dei voli. Non dobbiamo andare solo noi in vacanza, ma dobbiamo anche portare turisti qua. Puntare, per esempio, su Polonia e Paesi scandinavi.
Urgono finanziamenti a fondo perduto per innovare le strutture ricettive. Anche qui c'era stato un bando importante in passato per dare contributi agli hotel per riqualificare le proprie strutture e, a proposito degli ultimi bandi per la ristrutturazione degli hotel, non si possono finanziare solo 60 domande. Questo è un punto cruciale. Finanziare solo 60 domande nelle Marche, dove l'attività ricettiva è lasciata soprattutto ad Air B&B o all'iniziativa privata, significa non mettere gli hotel nelle condizioni di crescere. Servono maggiori investimenti anche su questi bandi per consentire agli hotel e agli albergatori di lavorare al meglio come merita il nostro turismo.
Vedo che il mio tempo sta finendo, provo a tagliare, ma tra i punti principali vorrei evidenziare che il piano consente anche di mettere in luce un altro elemento fondamentale. La crescita del turismo nelle Marche è stata sostenuta in larga misura dalla capacità di adattamento e dall'iniziativa degli operatori turistici. Infatti, come ho già detto, i risultati positivi registrati in termini di arrivi, presenze e diversificazione nell'offerta (c'è scritto nelle pagine 8 e 9), si sono sviluppati in un contesto in cui l'offerta, nonostante ATIM, è rimasta frammentaria. La governance è ancora in fase di definizione. Le politiche strutturali risultano limitate e non pienamente operative, i bandi per la riqualificazione alberghiera ancora insufficienti. Gli operatori hanno ciononostante intercettato nuovi trend, turismo esperienziale, outdoor, turismo enogastronomico, investito a proprie spese sulla qualificazione dell'offerta e della digitalizzazione, contribuito alla crescita del turismo nei borghi e nelle aree interne, sostenuto la destagionalizzazione. Vanno, quindi, ringraziati, va espresso un vero e proprio ringraziamento a chi lavora con grandi sacrifici in questo ambito e le difficoltà sono sempre più evidenti nelle aree interne. A questo proposito aggiungo una proposta su cui anche in questo caso spero di avere l'appoggio, il sostegno, dei Consiglieri delle aree interne della mia provincia, dell'Assessore Rossi e anche della Sottosegretaria. Quando era ancora in carica la Ministra Santanchè, il Governo Meloni ha annunciato una rivoluzione e tanti investimenti sui cammini religiosi, sui cammini storici, io sono favorevole e mi fa piacere che ci sia stato questo annuncio. Sono previsti 30 milioni già stanziati dal Ministero. Vorrei capire: la Regione Marche come intercetterà questi fondi, come li utilizzerà? Ho presentato già da tempo una mozione, su cui spero possiate convenire, che chiede di riconoscere tra questi cammini anche il cammino di Sant’Ubaldo. È un cammino che riguarda i Comuni di Apecchio, Piobbico, Cantiano, Cagli, Serra Sant’Abbondio, i territori dell'Unione Montana del Catria e Nerone, dell'Alta Valle del Metauro. Proprio la settimana scorsa la Regione Umbria ha approvato all'unanimità - destra e sinistra - una mozione identica, quindi credo sia un'occasione da non perdere per valorizzare le aree interne, fare in modo che con questi 30 milioni arrivi qualcosa anche alle Marche per il cammino di Sant’Ubaldo, che voteremo non appena calendarizzerete la mia mozione.
Spero, quindi, che, in modo propositivo, possano essere accolte anche le proposte di questa minoranza e che, soprattutto, arrivino finalmente risposte serie a chi lavora nel nostro comparto del turismo.
Per chiudere, credo che questo piano abbia diverse carenze, ma anche qualche spunto interessante su cui continuare a lavorare. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Luconi.
Silvia LUCONI. Grazie, Presidente. Ascoltando un po' tutti, chiaramente, ma principalmente le minoranze, mi viene in mente il predicatore di “Non ci resta che piangere”, che nel celebre film del 1984 diceva: "Ricordati che devi morire” e gli veniva risposto: “Mo’ me lo segno". Proprio perché ho sentito narrare di scenari apocalittici, di un inverno quasi turistico della regione Marche, quindi, ho visto tuoni, fulmini, anche saette all'orizzonte. Però, sono solita leggere anche in maniera piuttosto appassionata e incuriosita i dossier, così come sono solita osservare, studiare i differenti approcci politici per aiutarmi a strutturare un po’ un pensiero logico e anche strutturato. Mi spiego.
Le Marche offrono un'offerta turistica articolata e completa, fondata su cultura, su grandi eventi e su una crescita turistica che si consolida e si incrementa allo stesso modo. Ho letto e ascoltato, letto prima, ascoltato poi, il relatore di minoranza che, su note stampa, piuttosto che in Aula, parla di forte ritardo e di avvio a stagione inoltrata, in realtà questo è un tema che si è ripercorso e rincorso anche negli altri interventi della minoranza. Non è così. E se questi aspetti li so io che sono nuova, chi c’era prima di me, avendo avuto anche ruoli istituzionali importanti con la maggioranza del Governo Ceriscioli, li dovrebbe raccontare certamente in maniera differente.
Mi spiego, non c'è una vacatio legis, il piano triennale è in vigore fino all'approvazione del nuovo e lo dimostrano i bandi che sono già usciti; penso all'animazione dei borghi, ai grandi eventi di rilevanza regionale, anche al comarketing, oppure al bando relativo agli impianti sciistici, che è in uscita in questi giorni. Se fosse vero quello che è stato detto dal collega e dai colleghi, che ovviamente rispetto profondamente, la storia che viene narrata non sarebbe quella reale e quella che ci riguarda perché non ci sarebbe alcun tipo di provvedimento in atto. Ovviamente non è così, è dimostrato anche perché è tutto pubblicato, visibile, si può leggere in qualsiasi momento.
I tempi - non mi ricordo in quale degli interventi si sia parlato di una maggiore condivisione – che ci hanno condotto ad arrivare in Aula oggi, sono stati dettati da una volontà ben precisa del Presidente in primis, ma anche di tutta la Giunta, di tutta la squadra di governo, quella di avviare una fase di concertazione e di confronto con tutte le parti in causa, con gli stakeholders, affinché potessero approvare piuttosto che dare suggerimenti, modificare magari alcuni aspetti. Anche questo è dimostrabile e commentabile in qualsiasi momento.
Ho letto poi e anche ascoltato le contestazioni sul brand Let's Marche. Diciamo che lo sport di contestare il brand non mi appassiona particolarmente, il brand si discute in base ai risultati e i risultati parlano da soli. Nel 2019, senza il brand Let’s Marche e prima della pandemia avevamo 1,7 milioni di presenze di stranieri. Nel 2025 le presenze degli stranieri sono aumentate a 2,3 milioni. Per essere oggettivi dobbiamo anche dire che le presenze degli stranieri storicamente, piuttosto che per natura, sono nella nostra regione meno impattanti rispetto ad altri territori, ma i numeri appena discussi confermano, comunque, che l'inversione di tendenza si è avuta con il Governo, con il Governatore Acquaroli e con il tanto discusso Let’s Marche, che secondo il Consigliere Mastrovincenzo non avrebbe - mi scusi la cito, però sono sue dichiarazioni precise e le voglio controbattere virgola per virgola - alcun significato in termini valoriali e non avrebbe nessun impatto sul turismo italiano e straniero, aperte e chiuse virgolette.
Poi c'è stato anche un passaggio in cui è stato detto, mi sembra dal Consigliere Andrea Nobili, che la crescita che c'è stata a livello turistico, che ci riguarda, sia solo statistica e non denota… Io ho, diciamo, tradotto questa sua osservazione, dicendo che le Marche sono cresciute in termini di turismo semplicemente perché la statistica ci ha portato a crescere, quindi probabilmente non ci sarebbe capacità politica. Quindi i risultati mediocri del 2019 erano capacità o incapacità politica?
Ritornando al brand, seppur brevemente mi piace anche ricordare che il brand precedente a Let’s Marche era quello con tutte le nuvolette azzurre, arancioni, in cui si diceva "Marche, le scoprirai all'infinito." che fu usato, mi pare, per 6-7 anni in maniera anche piuttosto discontinua, con testimonial differenti, ma di altissimo spessore, che però, ahimè, come abbiamo già detto anche in termini numerici e percentuali, non ha portato i risultati sperati, che invece abbiamo portato noi in questo periodo, dal 2020 fino ad oggi.
Su ATIM dico solo questo: ATIM sembra diventato lo sport migliore, parlare di ATIM mi fa pensare che non ci siano altri argomenti e probabilmente non ce ne sono. Se i numeri sono cresciuti significa che ATIM ha funzionato. 2+2 fa 4, quindi i 12 milioni che sono stati investiti all'interno di ATIM hanno probabilmente portato il risultato sperato.
I borghi. Borghi senza ricettività, accoglienza e animazione. Prima volta nella storia della Regione, sono certa di non essere smentita, nella quale sono stati destinati 30 milioni di euro verso i borghi, mai accaduto, su un totale di 60 milioni all'interno del piano del turismo.
Ricordo che in passato - leggevo, non facevo politica attiva, però leggevo - differentemente dai bandi che escono adesso, che cercano di indirizzare e ascoltare tutte le varie stanze, i provvedimenti uscivano senza bandi, forse in alcuni casi anche con nomi e cognomi. Quindi la differenza è veramente molto grande tra ieri e oggi.
La centralità dei borghi è stato un asse forte, è stato un asse coerente, lo è ancora, ne abbiamo fatto una vera e propria strategia turistica, e credo che ce ne dobbiamo fare anche una ragione. La Regione Marche è il buon vivere, la qualità della vita, ma anche il diffuso.
Ricettività e accoglienza. Penso di poter dire che 15 milioni non siano bruscolini. Chi ha parlato di robusta iniezione? Non so se 15 milioni sono una robusta iniezione sufficiente per le minoranze. Penso che anche qui il numero parli da solo. La Giunta, avendo dato unitarietà tra turismo e cultura - si è anche detto che all'interno del piano turismo non esiste la componente culturale - ha inteso, ovviamente, comprendere all'interno dei dati anche la forte spinta data proprio dalla cultura. Il turismo è certamente l'ultimo passaggio, l'ultimo miglio, ma i suoi risultati sono composti anche da una forte componente culturale, che gli sta dietro, che fa la sua parte importante, tanto da creare un binomio perfetto. Infatti, all'interno del piano parliamo di Vitruvio, di San Francesco, del relativo turismo religioso e così via.
Il piano triennale del turismo lo possiamo commentare e affrontare discutendo i numeri con i quali ci siamo lasciati alle spalle la stagione precedente e questo serve anche per far capire dove vogliamo andare nelle stagioni future. 11,7 milioni di presenze segnano un incremento del 3% rispetto all'anno precedente, 6,8% il dato del turismo internazionale, 47% rispetto al 2019, alla Giunta Ceriscioli.
Oggi non discutiamo di un libro dei sogni, ma di un prodotto che vuole scandire la marcia per una Regione che vuole una crescita solida e consapevole, distribuendo meglio i flussi e aumentando la qualità della domanda.
Gli eventi. L'ultimo ragionamento, purtroppo non ho molto tempo a disposizione, lo voglio fare sugli eventi, che rappresentano una leva strategica e decisiva perché ampliano i periodi di visita e rafforzano il racconto del territorio. La volontà è quella di proseguire su questa strada, investendo in sostenibilità e identità, facendo in modo che le Marche si posizionino ancora su un gradino tra i più alti per essere destinazione interessante, accattivante, suggestiva e ambasciatrice dell'ottima qualità di vita.
Ho un ultimo passaggio da fare che è quello relativo alla DMO, perché non ho ben capito di quali DMO parli la Consigliera Vitri. Se ne faranno massimo due, tre per provincia, Consigliera Vitri. Si individuano standard minimi di sostenibilità e da una prima proiezione ne sono individuate tra le 10 e le 15, ovviamente con dei parametri e con degli studi più approfonditi. Parla di criteri all'interno del suo intervento, che mi risulta siano già inseriti nei bandi che hanno suscitato un grandissimo interesse sul territorio. Quindi, anche questo è un segnale che probabilmente la strada imbroccata, sicuramente perfettibile, in ogni caso sia quella giusta. Grazie.
PRESIDENTE Discussione chiusa. Ha la parola il relatore di maggioranza Consigliere Mastrovincenzo.
Antonio MASTROVINCENZO. Grazie, Presidente. Solo una battuta, Consigliera Lucconi, visto che mi ha citato, replico solo un aspetto rispetto al famoso brand Let’s Marche, che avrebbe stravolto i flussi turistici della nostra regione. Le ricordo che è stato presentato a Roma il 21 giugno 2023. Ora, qui ho la tabellina delle presenze turistiche in Italia nel corso degli anni 2023-2024. Nel 2024 le Marche sono una delle poche Regioni in Italia in cui c'è stato un decremento dell'afflusso turistico. Si è passati dal 2,4 al 2,3% lasciandole al tredicesimo posto in Italia.
L'impennata c'è stata, lo diceva il Consigliere Nobili, ma lo dicevo anch'io, solo per un fatto meramente statistico, prima erano fuori dal radar dell'Osservatorio, lo ripeto, alcuni operatori che hanno attivato il codice identificativo nazionale, tant'è vero che si è passati, il numero è importante, da 1.00 appartamenti turistici a 10.000 unità, quindi l'impennata è enorme, quindi, anche l'impennata di pernottamenti e visite.
Let’s Marche continua a non portare alcun turista in più, questa è la verità, semmai li allontana. Grazie.
PRESIDENTE. Emendamento 1 ad iniziativa della II Commissione. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Emendamento 2 ad iniziativa della II Commissione. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Coordinamento Tecnico. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Putzu.
Andrea PUTZU. Grazie, Presidente. Ho avuto modo di ascoltare alcune critiche, dall'altra parte non potevamo che accettare delle proposte. Ho avuto modo di ascoltare anche una lectio magistralis sull'incoming da parte di una collega Consigliera regionale, che stimo molto. Tra l'altro, credo che gliela abbia scritta il perdente candidato sindaco del Partito Democratico di Urbino, se non sbaglio, che è referente per il PD per l'incoming a livello regionale, ovviamente è anche esperto di sconfitte elettorali.
A prescindere da questo, ho avuto anche modo di leggere i dati, - io sono uno che legge i dati - e nel 2024, lo dico all'amico Mastrovincenzo, perché giustamente prima ha citato Let’s Marche e la politica fallimentare dal punto di vista della promozione, l'Italia cresce sugli arrivi del 4,5% e sulle presenze del 4,2%, nel 2024 le Marche crescono del 12,7% sugli arrivi e del 13,4% sulle presenze, il che significa che le Marche sono sopra la media nazionale, questo già significa che stiamo lavorando bene.
Certo, ovvio, non mi aspettavo una lezione di turismo da chi, fino al 2019, aveva portato le Marche ad una crescita nettamente inferiore rispetto alle altre regioni. Non voglio infierire con il Partito Democratico perché, se andiamo a paragonare i dati della crescita dal 2019 al 2024, ne uscirebbe pazzo.
Sono uno che legge i programmi elettorali e ho visto che in quello del Partito Democratico, sul turismo ovviamente, c'era una cosa fondamentale: togliere l'ATIM, quello che ogni giorno dite. E’ normale, quando non si hanno delle proposte politiche si deve dire di togliere, però sono rimasto colpito da una intervista sul Il Resto del Carlino del candidato perdente della larga coalizione, del campo largo, nella quale diceva: "Se vinco promuoverò io le Marche. Il primo promoter delle Marche sarà il Presidente” Ho detto che per fortuna non ha vinto, dopo tutto quello che gli è successo se promuoveva le Marche, altro che danno all'immagine…
Permettetemi di dire che accettare lezioni da chi fino al 2019 non ha portato la regione a decollare, ma a stare ferma a livello di crescita turistica, su presenze, arrivi, mercati internazionali… I numeri sono inequivocabili su ciò che l'ATIM ha fatto.
Permettetemi di dire, si sono citati dei bandi, ragazzi, i bandi che ha messo in campo con la programmazione europea il Governo Acquaroli sono fuori discussione.
Avete avuto il coraggio di citare i borghi quando il Governatore Acquaroli insieme alla Giunta ha investito 100 milioni di euro nei borghi, quando voi negli ultimi 5 anni ve li eravate dimenticati.
Avete parlato di strutture ricettive, ammodernamento delle strutture ricettive, è ovvio che se facciamo un bando non possiamo accontentare tutti gli imprenditori turistici, ci mancherebbe altro, ma andate a vedere nei dati della programmazione europea 2021-2027 quando ha speso il Presidente Acquaroli per il turismo e andate a vedere la programmazione europea precedente e quanto il PD aveva speso per il turismo, anche per le strutture ricettive.
Parliamo di numeri, non si vuole fare propaganda elettorale, perché ovviamente non sta a noi farla, visto che abbiamo governato talmente male dal 2020 al 2025 che i cittadini ci hanno riconfermato con otto voti di scarto sul vostro candidato migliore. Pensate, se avevate il peggiore candidato prendevate 15 punti di scarto? Non lo so.
Concludo, credo che sul Piano del turismo dobbiamo considerare anche un tema importante, che è la crisi internazionale. Siamo tutti bravi a criticare, ma è una crisi internazionale che coinvolge, oltre all'internazionalizzazione, anche il turismo.
Per quanto riguarda l'ATIM, voglio ringraziare chi c'era prima, chi c'è oggi, la dottoressa XY, per il grande lavoro che sta facendo. Capisco, Consigliera Vitri, che il suo consulente ha dovuto criticare il TTG di Rimini, sappiamo chi le ha consigliato, non scritto perché lei è una persona intelligente, di dire questo. E’ normale, dopo la sconfitta elettorale ad Urbino da Sindaco un po' si deve sfogare con noi, però credo che su questo tema dovremmo essere più seri e guardare alla promozione delle nostre Marche, guardando al turismo con i dati che sono sotto gli occhi di tutti. Grazie.
PRESIDENTE. Proposta di atto amministrativo n. 11, emendata. La pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
La seduta è tolta.
La seduta termina alle ore 15:30.