Resoconto della seduta n.30 del 04/08/2026
SEDUTA N. 30 DEL 4 AGOSTO 2026
La seduta inizia alle ore 11:15
Presidenza del Presidente
Gianluca Pasqui
PRESIDENTE. Buongiorno a tutti. Dichiaro aperta la seduta dell’Assemblea legislativa regionale n. 30 del 4 agosto 2026. Do per letto il processo verbale della seduta n. 29 del 28 luglio 2026, il quale, ove non vi siano opposizioni, si intende approvato ai sensi del comma 4 dell'articolo 53 del Regolamento interno. Richiamo, inoltre, ai sensi del comma 5 dello stesso articolo, l’attenzione dei Consiglieri sulle comunicazioni distribuite, con cui porto a conoscenza dell’Assemblea quanto espressamente previsto dal Regolamento interno.
Hanno chiesto congedo i Consiglieri Caporossi, Mancinelli, Piergallini, Ruggeri e Marconi.
Interrogazione n. 401 - a risposta immediata
a iniziativa del Consigliere Canafoglia
“Mappatura delle spiagge libere nelle Marche, verifica della scarsità della risorsa demaniale e applicazione della direttiva 2006/123/CE (cd. Bolkestein), con particolare riferimento al Comune di Senigallia”
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 401 - a risposta immediata - del Consigliere Canafoglia
Ha la parola, per la risposta, l'Assessore Rossi.
Enrico ROSSI. Grazie, Presidente. La Regione Marche svolge periodicamente attività di ricognizione presso i Comuni costieri finalizzate all'acquisizione e all'aggiornamento delle informazioni relative alle concessioni demaniali marittime, alle superfici assentite, alle aree destinate alla libera fruizione e agli ulteriori dati necessari per una corretta gestione del litorale.
In aggiunta, esistono altri strumenti utili alla ricognizione. In particolare, assume rilievo il SID, il Sistema informativo del demanio marittimo, gestito a livello nazionale, e i piani particolareggiati di spiaggia adottati dai singoli Comuni costieri, che consentono di individuare la distribuzione delle aree in concessione e delle aree destinate alla libera fruizione.
Tali strumenti costituiscono la base informativa di riferimento per la mappatura dell'occupazione del demanio marittimo e per le valutazioni connesse alla disponibilità della risorsa.
La recente ordinanza della Corte di giustizia dell'Unione europea del 10 luglio 2026 ribadisce come l'applicazione delle procedure comparative previste dalla direttiva sia subordinata alla preventiva verifica della scarsità della risorsa naturale disponibile.
La Corte ribadisce inoltre che gli Stati membri dispongono di un margine di discrezionalità nell'individuazione dei criteri da utilizzare per la valutazione della scarsità della risorsa, potendo fare ricorso ad una valutazione generale e astratta a livello nazionale, ad una valutazione riferita alle specifiche realtà territoriali comunali oppure ad una combinazione dei due approcci, purché fondata su criteri oggettivi e trasparenti.
Ne consegue che la verifica dell'eventuale scarsità della risorsa non può essere fondata su presunzioni astratte, ma deve derivare da una valutazione tecnico-amministrativa costruita sulla base delle risultanze informative disponibili, tenendo conto sia delle banche dati nazionali sia delle informazioni e degli strumenti pianificatori detenuti dalle amministrazioni locali.
La stessa ordinanza precisa inoltre che al giudice nazionale non spetta effettuare direttamente tale valutazione, bensì verificarne la correttezza sotto il profilo della competenza dell'autorità procedente, della coerenza metodologica e dell'utilizzo di criteri oggettivi e non discriminatori.
Alla luce di tali indicazioni, la scarsità della risorsa demaniale marittima deve essere considerata non come un dato predefinito o automaticamente presunto, ma come il risultato di un processo istruttorio fondato su dati oggettivi, aggiornati e verificabili, acquisiti a livello nazionale e locale e suscettibili di controllo da parte dell'autorità giudiziaria.
La Regione, senza criteri statali dati, non può procedere a determinare la sussistenza di un'eventuale scarsità della risorsa.
Infine, al fine di fornire puntuale riscontro al riferimento contenuto nell'interrogazione in merito al Comune di Senigallia, si evidenzia che dalle rilevazioni trasmesse nel 2026 dall'Amministrazione comunale emergono i seguenti dati: metri di costa, metri lineari 13.374; numero di concessioni demaniali 239; superficie metri quadrati complessivi in concessione 413.154,26; lunghezza fronte mare utile, spiaggia libera, metri lineari 684; percentuale spiaggia libera in riferimento alla superficie complessiva 52%; lunghezza fronte mare utile in...
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Canafoglia.
Corrado CANAFOGLIA. Grazie, Presidente. Assessore, la ringrazio per questa sua precisazione e soprattutto perché la direttiva Bolkestein, è importante capirlo, rappresenta per il sistema turistico balneare quello che i centri commerciali, l'avvento dei centri commerciali, hanno costituito per il commercio al dettaglio, cioè la morte.
E allora, onde evitare che si ripresentino situazioni come quelle che abbiamo già vissuto, ovverosia quella della Electrolux, e per non avere tante Electrolux nel nostro territorio marchigiano, ma direi in quello nazionale, occorre che noi siamo molto attenti e occorre che anche questa Assemblea, in maniera univoca - oggi ha la possibilità – difenda il proprio tessuto imprenditoriale, onde evitare di trovarci a dover piangere morti e feriti nell'ambito della piccola imprenditoria turistica, che è il nervo del nostro sistema turistico regionale.
Pertanto, mi auguro che successivamente ci sia appunto una risposta bipartisan da parte di quest’Assemblea, proprio a tutela del nostro sistema turistico, perché l'ordinanza della Corte di giustizia europea del 10 luglio 2026 è stata estremamente chiara, ovverosia, si può applicare la direttiva Bolkestein solo in presenza della scarsità della risorsa naturale.
È un principio importantissimo perché è un faro per tutto quello che è l'applicazione della direttiva Bolkestein, che non è un verbo, che non è un dogma, ma va soltanto applicata.
Mi auguro, e lo ribadisco, che quest’Assemblea eviti nei prossimi anni altre situazioni quali quelle dell'Electrolux. Oggi lo possiamo fare. Quindi, grazie, Assessore, per la sua risposta.
Interrogazione n. 402 - a risposta immediata
a iniziativa dei Consiglieri Cesetti, Mancinelli, Catena, Mangialardi, Mastrovincenzo, Vitri
“Fondazione di Medicina Molecolare e Terapia Cellulare”
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 402 - a risposta immediata - dei Consiglieri Cesetti, Mancinelli, Catena, Mangialardi, Mastrovincenzo, Vitri.
Ha la parola l’Assessore Calcinaro.
Paolo CALCINARO. Grazie, Presidente. Un saluto a tutti quanti. L’interrogazione è abbastanza particolare perché prende un ambito prettamente universitario, legato alla Politecnica delle Marche, che ci riguarda in maniera indiretta. Ovviamente, un'interlocuzione con l'istituzione Università necessita di più tempo, anche per comprendere la problematica e capire ogni eventuale possibilità di intervento. Quindi chiedo, insomma, di parlarne in un successivo aggiornamento, nei prossimi Consigli.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Cesetti.
Fabrizio CESETTI. Grazie, Presidente. Ovviamente soltanto nel merito di quanto dichiarato dall’Assessore, non altro, perché so bene di non poter intervenire nel merito, come da sua disposizione.
Voglio ringraziare l’Assessore Calcinaro, innanzitutto, per il suo impegno ad approfondire la questione. Però voglio dirgli questo: non è una questione che riguarda soltanto l’Università, assolutamente, perché la Fondazione è stata costituita con atto del notaio XY in data 20 settembre 2004 tra il Rettore allora dell’Università Politecnica delle Marche, e il Direttore generale dell’Azienda ospedaliero-universitaria Ospedali Riuniti Umberto I.
Pertanto, se oggi l’Università Politecnica delle Marche decide, con delibera del CDA n. 250 del 24 giugno, di procedere allo scioglimento e alla messa in liquidazione della Fondazione di Medicina Nucleare, è una questione che riguarda, va da sé, anche la Regione Marche, perché gli Ospedali Riuniti sono cosa della Regione Marche.
Quindi, con questa interrogazione si chiedeva appunto di intervenire.
Va bene la richiesta di tempo dell’Assessore Calcinaro, che ringrazio ancora. Lo invito però, nel frattempo, a intervenire presso l’Università perché quantomeno sospenda la messa in liquidazione, in attesa del necessario chiarimento anche con gli Ospedali Riuniti e con la stessa Regione Marche, che ha la responsabilità di Torrette. Grazie.
Interrogazione n. 403 - a risposta immediata
ad iniziativa del Consigliere Nobili
“Aumento delle tariffe del trasporto pubblico urbano di Ancona e misure regionali a tutela della mobilità studentesca”
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 403 - a risposta immediata - del Consigliere Nobili
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Baldelli.
Francesco BALDELLI. Grazie, Presidente. Grazie, Consigliere, per l'interrogazione, in relazione alla quale, sentiti anche gli uffici competenti, ovviamente il Comune di Ancona, titolare del contratto di servizio del trasporto pubblico locale per il proprio territorio urbano, si relaziona quanto segue.
Il Comune di Ancona, come anzidetto, nell'ambito della propria autonomia nella gestione del contratto di servizio del trasporto pubblico locale urbano, ha la competenza esclusiva della determinazione delle tariffe. Proprio in funzione delle competenze esercitate dal Comune di Ancona e dai Comuni marchigiani, la Regione Marche, in funzione del nuovo affidamento del servizio di trasporto pubblico locale su gomma extraurbano e urbano nelle Marche, ha commissionato la redazione di uno studio trasportistico per determinare, tra l'altro, le tariffe massime ai sensi dell'articolo 24 della legge regionale n. 45 del 1998, che, se non erro, lei richiama nell’interrogazione.
Inoltre, la Giunta regionale ha stabilito, con propria deliberazione n. 11 del 13 gennaio 2025, la potestà di attivare formule promozionali per gli studenti universitari in deroga al quadro tariffario ordinario.
In virtù di tale ultima previsione, con deliberazione di Giunta comunale n. 721 del 23 luglio 2026, nel disporre l'aggiornamento del sistema tariffario del servizio di trasporto pubblico urbano, che, a parte il biglietto ordinario di corsa semplice, risultava fermo al 2016, il Comune di Ancona ha mantenuto la previsione di titoli di viaggio scontati per gli studenti dell'Università Politecnica delle Marche.
Tale combinato disposto ha comportato, in 10 anni, nel periodo che intercorre tra il 2016 e il 2026, un aumento, ad esempio, del costo dell'abbonamento semestrale per gli studenti dell'Università Politecnica delle Marche di poco superiore all'8,5%, contro un'inflazione complessiva calcolata dall'ISTAT per il decennio in essere del 25,3 punti percentuali.
Grazie, Consigliere.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Nobili.
Andrea NOBILI. Grazie, Presidente, grazie Assessore. Chiaramente non sfugge al sottoscritto, che ha presentato questa interrogazione, che si tratta di una competenza che ricade sull'Amministrazione comunale.
Quest’interrogazione nasce da una segnalazione forte che hanno fatto le associazioni universitarie della città di Ancona, che ritengono che questo aumento del 20% sui titoli di viaggio sia un aumento particolarmente significativo, perché il biglietto tariffario orario passa da 1,35 a 1,60 euro. Un aumento del 20% non è un aumento banale.
Io credo che, per quanto la competenza sia esclusiva dell'Amministrazione comunale, alla Regione competa una funzione di programmazione con specifico riferimento al tema del diritto allo studio. Non sappiamo se verranno rinnovate delle convenzioni specifiche che riguardano gli studenti, ma c'è anche un altro dato: non tutti gli studenti fruiscono in modo continuativo dei servizi di trasporto e, per questa ragione, determinati abbonamenti possono anche non essere sottoscritti dagli studenti, i quali invece si vedono penalizzati dall'aumento del biglietto.
Io credo che questo aumento indiscriminato, che non si accompagna a delle misure specifiche in tema di sostegno al diritto allo studio e di agevolazione per gli studenti universitari, non sia un segnale positivo quando si auspica, invece, che la nostra città diventi una città sempre più a misura di studente. Ecco, in questo senso si va in una direzione contraria. Grazie.
PRESIDENTE. Volevo chiedere alla Consigliera Vitri se gentilmente può accomodarsi perché la Consigliera Ruggeri non c'è. Grazie.
Interrogazione n. 405 - a risposta immediata
a iniziativa della Consigliera Sebastiani
“Stato di avanzamento dei lavori relativi alle Case di Comunità nel territorio della provincia di Fermo”
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 405 - a risposta immediata- della Consigliera Sebastiani.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Calcinaro.
Paolo CALCINARO. Grazie, Presidente. Devo dire che la provincia di Fermo, nel percorso delle Case di comunità, è in uno stato veramente avanzato dal punto di vista edilizio. Diciamo che abbiamo completato quasi tutte le strutture; rimane quella di Porto San Giorgio, che si sta completando in questi giorni e sarà disponibile entro la fine di questo mese, di agosto, nelle parti ovviamente nuove e rinnovate, accanto alla nuova piscina riabilitativa.
Si stanno anche concludendo importanti accordi con i Medici di medicina generale che andranno a occupare le Case di comunità.
Ho già avuto modo di incontrare personalmente i medici di Petritoli, di Porto Sant’Elpidio e i medici di Montegranaro e stiamo pianificando anche, e devo dire che questo sarà un passaggio molto importante, degli investimenti per ampliare proprio la parte degli ambulatori medici.
Sicuramente sarà finanziato l’ampliamento a Montegranaro, sicuramente sarà finanziato l’ampliamento a Porto Sant’Elpidio, sicuramente andremo a completare i lavori a Montegiorgio per l’ultimo piano. In questo caso, anche con l’ausilio dell’edilizia sanitaria, che sta lavorando alacremente. E’ stato trovato il finanziamento per completare anche quella struttura, che potrà ospitare un ulteriore modulo di 20 posti letto.
Insomma, in questo periodo stiamo veramente cercando di dare il migliore assetto possibile alla sanità territoriale di questo territorio, ma cercheremo anche, una volta individuate precisamente funzioni e modalità di svolgimento, di partire con una campagna informativa rivolta a tutta la popolazione. Diciamo che questo è un traguardo che ci poniamo entro la fine dell’anno.
Direi che la situazione è veramente ottimale per una provincia che ha ottenuto due Case di comunità in più, in overbooking, cioè quella di Montegiorgio e quella di Porto Sant’Elpidio, rispetto al disegno che era già presente.
Anche Sant’Elpidio a Mare è stata oggetto di lavori di ampliamento dei locali per gli specialisti ambulatoriali, recuperando tutto il piano terra. Quindi, diciamo che l’investimento in questo territorio è importante e speriamo di poterlo illustrare ai residenti e ai cittadini entro la fine di quest’anno o all’inizio del prossimo, proprio perché, se si realizza un progetto ottimale senza un’adeguata comunicazione e pubblicità, in qualche modo si rischia comunque di rimanere al palo. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatta o meno, la Consigliera Sebastiani.
Milena SEBASTIANI. Grazie, Presidente. Un saluto a tutti. Ringrazio l’Assessore Paolo Calcinaro per la risposta puntuale e per l’aggiornamento fornito sullo stato di avanzamento degli interventi che riguardano le Case di comunità della provincia di Fermo.
Quanto riferito conferma, semmai ce ne fosse stato bisogno, come il percorso avviato dalla Regione Marche per il rafforzamento della sanità territoriale stia procedendo con serietà e nel rispetto della programmazione definita, perché le Case di comunità rappresentano uno dei pilastri della riforma della medicina territoriale e costituiscono una risposta concreta alle esigenze dei cittadini.
È quindi importante che nella provincia di Fermo gli interventi stiano avvenendo in modo capillare, interessando diversi Comuni e consentendo così una rete di servizi più moderna, efficiente e integrata, in grado di alleggerire la pressione sulle strutture ospedaliere e anche sui Pronto soccorso.
Come Gruppo continueremo a monitorare l’attuazione del cronoprogramma e ringrazio ancora …
È particolarmente interessante la campagna informativa che si terrà entro la fine dell’anno, molto importante per aggiornare tutti i cittadini su quanto si sta facendo.
Ringrazio ancora l’Assessore Paolo Calcinaro per il lavoro che sta svolgendo e per il massimo impegno dimostrato quotidianamente. Ringrazio il Presidente Acquaroli e tutta la Giunta regionale che hanno deciso di investire in una sanità vicina alle persone, efficiente e orientata…
Interrogazione n. 406 - a risposta immediata
a iniziativa del Consigliere Rossi
“Ingiustificato aumento delle tariffe del contributo irriguo da parte del Consorzio di Bonifica”
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 406 - a risposta immediata - del Consigliere Rossi.
Ha la parola, per la risposta, l'Assessore Rossi.
Enrico ROSSI. Grazie, Presidente. La spesa irrigua 2026, prevista con deliberazione del Consorzio di bonifica n. 294 del 2026, è stata definita in attuazione delle disposizioni contenute nella legge regionale Marche n. 13 del 2013, nelle linee guida regionali approvate con delibera n. 941 del 2012, oltre che nel Regio Decreto n. 215 del 1933, con l'obiettivo di garantire un sistema di contribuzione fondato sui principi di equità e di correlazione tra costo del servizio e beneficio ricevuto dagli utenti.
La ripartizione delle spese irrigue consortili è redatta per centri di costo, tra cui quello specifico dell’irrigazione, garantendo in tal modo che il contributo dei consorziati sia contenuto entro il limite dei costi sostenuti per l'attività. Tipicamente questi costi riguardano la manutenzione degli invasi, la manutenzione delle reti, le opere di distribuzione, le attività di esercizio, i consumi energetici e le relative attività amministrative e tecniche di supporto.
La modifica tariffaria si inserisce in un più ampio percorso di aggiornamento degli strumenti di gestione del servizio irriguo regionale, finalizzato ad assicurare il recupero dei costi del servizio idrico, il maggiore utilizzo della risorsa acqua e l'adeguamento delle modalità di riparto alle caratteristiche tecnico-funzionali dei diversi comprensori irrigui.
Per quanto riguarda il comprensorio del Musone, in particolare, occorre specificare che, alimentato dalla diga di Castriccioni, negli ultimi anni è stato interessato da un importante processo di sviluppo infrastrutturale, culminato con il completamento, nel corso del 2025, dei nuovi settori irrigui denominati H Bis e H Ter, lungo la valle del Fiumicello.
Tali interventi hanno comportato la realizzazione di circa 20 chilometri di nuove reti irrigue, l'estensione del servizio a circa 1.536 ettari aggiuntivi, l'incremento delle superfici servite e una maggiore diffusione della disponibilità della risorsa irrigua sul territorio.
Per le caratteristiche sostanzialmente omogenee del comprensorio, alimentazione idrica, modalità di distribuzione e prestazioni rese all'utenza, è stata individuata nel Musone un'unica unità territoriale omogenea, con conseguente adozione di criteri tariffari uniformi per tutti i settori serviti. Ciò anche al fine di garantire semplificazione amministrativa, omogeneità di trattamento tra utenti collocati in settori diversi e maggiore leggibilità del sistema contributivo.
Per questo comprensorio si prevede che una quota significativa dei costi sia attribuita ai consumi effettivi registrati dai misuratori. Tale impostazione riflette le caratteristiche moderne dell'impianto, interamente in pressione e dotato di sistemi di misura diffusi sull'intera rete. L'effetto positivo perseguito è quello di collegare in maniera più diretta il contributo richiesto all'effettivo utilizzo del servizio, premiando gli impieghi più efficienti della risorsa irrigua.
In generale, le modifiche apportate fanno registrare in modo omogeneo nei territori, per la componente fissa della tariffa, importi di 75 euro all'ettaro per i distretti irrigui dotati di impianti a pressione per gravità e da 90 a 120 euro all'ettaro per i distretti con impianti a pressione tramite pompaggio, a media o notevole complessità strutturale.
Per la componente variabile della tariffa, gli importi sono pari a 0,010 euro al metro cubo per i distretti con impianti a pressione per gravità, anche nel caso del Musone, e da 0,10 a 0,20 euro al metro cubo per gli impianti a medio o notevole consumo energetico.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Rossi.
Giacomo ROSSI. Grazie, Presidente. Grazie, Assessore. Questi aumenti sono vergognosi e la Regione deve farsi sentire nei confronti del Consorzio di bonifica.
Questi aumenti sono stati deliberati unilateralmente ad aprile, ma sono stati comunicati solo adesso, in piena stagione irrigua.
Questi aumenti superano il 120% per quanto riguarda le quote fisse e il 30% per quanto concerne l'acqua utilizzata.
È un'assurdità. Addirittura la Presidente del Consorzio di bonifica parla di un adeguamento. No, io le chiedo: i prezzi dei prodotti agricoli si adeguano all'aumento del carburante? No, lei parla di adeguamento, è facile parlare di adeguamento sulle spalle dei nostri agricoltori.
Si tratta di un aumento assurdo. Tra l'altro, le notifiche di pagamento andranno a scadere a breve, entro i mesi di agosto e settembre, costringendo gli agricoltori a un ulteriore sforzo per il pagamento, dopo l'aumento dei costi dei fertilizzanti e dei carburanti, anche a causa delle questioni internazionali.
È un aumento chiaramente molto importante. Parliamo, ripeto, di un incremento del 120% nel comprensorio del Musone e del 25% nel Foglia e nell'Aso 1. È una vergogna.
La Regione deve intervenire, deve ufficialmente prendere posizione contro il Consorzio di bonifica. Tra l'altro, tutte le associazioni di categoria, tranne una, e chi conosce la questione potrà sapere a quale associazione agricola mi riferisco, si sono fatte sentire e hanno inviato ai Sindaci e alla Regione le loro rimostranze.
Fermiamo questo scempio e questo ulteriore balzello.
Interrogazione n. 407 - a risposta immediata
a iniziativa dei Consiglieri Caporossi, Seri
“Programma attuativo del Piano d’Ambito dell’ATO n. 3 Rifiuti Macerata – Azioni della Regione Marche dopo il riscontro dell’ATA 3 (prot. R.M. n. 0942697 del 03/07/2026)”
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 407 - a risposta immediata- dei Consiglieri Caporossi, Seri.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Consoli.
Tiziano CONSOLI. Grazie, Presidente. Occorre innanzitutto precisare che, allo stato attuale, non è ancora stato formalmente accertato il mancato rispetto della normativa richiamata dagli interroganti. Allo stesso modo, l'affermazione dell'ATA 3, secondo cui non vi sarebbero difformità o criticità, rappresenta la posizione dell'Autorità d'ambito, che deve essere valutata dagli uffici regionali nell'ambito delle competenze attribuite dalla legge.
La predisposizione e l'approvazione del Piano d'ambito competono all'ATA 3. Alla Regione spetta invece verificarne la conformità al Piano regionale di gestione dei rifiuti. Tale verifica è stata già svolta sul Piano d'ambito con il provvedimento regionale del 22 luglio 2023, adottato dopo la conclusione della relativa procedura di Valutazione ambientale strategica.
La funzione regionale, tuttavia, riguarda anche la successiva fase attuativa, perché è attraverso il programma di localizzazione che vengono individuate le aree destinate agli impianti di smaltimento.
Nel riscontro del 3 luglio, l'ATA 3 ha comunicato di aver adottato la proposta di Piano di localizzazione e di aver approvato …
PRESIDENTE. Chiedo scusa, Assessore. Per favore, silenzio in Aula e, se possibile, ognuno prenda il proprio posto. Grazie.
Tiziano CONSOLI. e di aver approvato una graduatoria dei siti, introducendo tre ulteriori fattori di valutazione: la collocazione nel cratere sismico ristretto, la precedente presenza di una discarica comprensoriale e la densità abitativa del Comune.
Secondo l'ATA 3, la possibilità di introdurre ulteriori criteri troverebbe fondamento nel parere regionale espresso nel 2021. Gli uffici regionali ritengono però necessario approfondire la concreta motivazione dell'aggiunta di ulteriori elementi di valutazione, il modo in cui sono stati applicati e la loro coerenza con il Piano regionale, con lo studio localizzativo e con il percorso di VAS.
Il riscontro dell'ATA 3 non conclude, pertanto, l'interlocuzione tecnica con la Regione. La sede nella quale saranno formalmente presentati i rilievi e le osservazioni regionali è la procedura di Valutazione ambientale strategica del programma attuativo, da svolgersi presso la Provincia di Macerata in qualità di autorità competente.
In tale ambito saranno verificati la conformità del programma attuativo al Piano regionale, il rispetto delle prescrizioni già formulate, la coerenza tra gli atti dell'ATA 3, lo studio localizzativo e i documenti sottoposti a VAS, nonché la motivazione e l'applicazione dei criteri aggiuntivi.
La procedura di VAS rappresenta quindi il percorso ordinario previsto dalla normativa per esaminare in maniera completa gli aspetti ambientali, tecnici e amministrativi.
Considerati i tempi sinora trascorsi, gli uffici regionali stanno inoltre valutando se accompagnare il riscontro all'ATA 3 con una formale diffida ad adempiere entro un termine definito. Nel caso in cui tale termine dovesse decorrere senza il completamento degli atti necessari, saranno valutate le ulteriori determinazioni consentite dall'ordinamento.
Quindi, il banco di prova sarà la VAS, per verificare i criteri adottati e le procedure, naturalmente al netto dei ricorsi presentati, che avranno il loro corso. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Seri.
Massimo SERI. Grazie, Presidente. Pur riconoscendo all'Assessore un impegno e anche una coerenza nelle parole spese, anche quando ha incontrato i cittadini delle zone interessate, con l'interrogazione noi volevamo evidenziare la palese incongruenza della motivazione con cui l'ATA ha dato riscontro alla richiesta di chiarimenti della Regione.
In sostanza, l'ATA avrebbe adottato gli atti sulla base dell'esito dello screening di VAS della fase di localizzazione, un atto oggi assolutamente inesistente, come richiamava anche lei.
A fronte di ciò, ci saremmo aspettati finalmente l'esercizio dei poteri sostitutivi da parte della Regione che, ricordiamo, con la stessa lettera richiamata dall'ATA nella sua risposta, aveva 12 mesi dall'approvazione del Piano d'ambito per approvare la localizzazione finale.
Quel procedimento è ancora in corso, a conferma di un palese ritardo. La Regione Marche aveva scritto che la fase conclusiva doveva concludersi entro tempi certi e vincolanti e, in ogni caso, non superiori a un anno dall'approvazione definitiva del Piano d'ambito, a pena dell'automatico riconoscimento della manifesta condizione di inadempienza da parte dell'ATA.
Dopo un mese dalla risposta dell'ATA, la Regione oggi ci dice che, di fatto, non ha fatto nulla se non le osservazioni e le manifestazioni richieste. Noi chiediamo quindi di intervenire per non rendersi complici di questo scempio amministrativo.
La risposta ci rende del tutto insoddisfatti e ci auguriamo che nei prossimi giorni la Regione possa finalmente intervenire con un provvedimento netto e chiaro. Grazie.
Interrogazione n. 408 - a risposta immediata
a iniziativa dei Consiglieri Vitri, Mangialardi, Mancinelli, Catena, Cesetti, Mastrovincenzo
“Risorse per l’assegno di cura dedicato agli anziani non autosufficienti - Annualità 2026, con particolare riferimento alla provincia di Pesaro e Urbino”
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 408 - a risposta immediata-
dei Consiglieri Vitri, Mangialardi, Mancinelli, Catena, Cesetti, Mastrovincenzo.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Calcinaro.
Paolo CALCINARO. Grazie, Presidente. In riferimento all'interrogazione in oggetto, vado a dire che la Regione ha già contemplato tutte le procedure amministrative necessarie alla programmazione, all'impegno e alla liquidazione delle risorse destinate agli ambiti territoriali sociali.
In particolare, con la deliberazione di Giunta regionale n. 727 del 16 giugno 2026 sono state programmate e ripartite le risorse destinate agli interventi in favore delle persone non autosufficienti, comprensive degli assegni di cura e del servizio di assistenza domiciliare.
Con decreto del dirigente del Settore Contrasto al disagio n. 94 del 30 giugno 2026 si è provveduto all'impegno e alla liquidazione delle risorse agli ambiti territoriali sociali, quindi due settimane dopo la delibera, per gli interventi di SAD e assegni di cura e, quindi, in data 30 giugno 2026 è stata trasmessa la richiesta di emissione del mandato di pagamento, completando così l'iter di competenza regionale.
Dalle verifiche effettuate sul sistema contabile regionale risulta inoltre che la procedura di pagamento relativa a tutti gli ATS, compresi quelli della provincia di Pesaro, è andata regolarmente a buon fine e che la liquidazione delle somme disposte dalla Regione risulta effettuata.
Si evidenzia pertanto che la Regione Marche ha adottato tutti gli atti di propria competenza nei tempi previsti, procedendo sia alla programmazione che alla liquidazione delle risorse; quindi si ritiene opportuno anche ricordare che tali informazioni sono integralmente contenute negli atti amministrativi pubblici, pubblicati e liberamente consultabili sul sito istituzionale.
Presidenza del Vicepresidente
Giacomo Rossi
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatta o meno, la Consigliera Vitri.
Micaela VITRI. Grazie, Presidente. Grazie, Assessore. Lei ci sta dando una buona notizia, ma non corrisponde esattamente a ciò che riferiscono gli ambiti territoriali sociali, perché stiamo parlando di un contributo di 200 euro al mese alle famiglie che hanno anziani con invalidità al 100%, quindi non autosufficienti e che hanno bisogno di assistenza.
Mi ha detto che, con una delibera di giugno, la n. 727, avete provveduto alla programmazione, a ripartire le risorse e anche alla liquidazione, ma dagli ambiti a me dicono che le risorse invece non sono mai arrivate, quindi io vorrei approfondire e capire se non sono arrivate le risorse che riguardano la parte dei fondi statali, che potrebbe essere un motivo, vedo che infatti sta assentendo, oppure quelle regionali.
Ma se fossero anche quelle statali che mancano, io la invito a sollecitare il Governo, dato che c'è una filiera precisa tra Regione e Governo Meloni, perché gli ambiti sono in forte difficoltà per la carenza di risorse.
Tanto che, ad esempio, proprio oggi l'ATS 1, cioè l'Ambito territoriale sociale di Pesaro, e anche l'ambito di Ancona, hanno emanato il bando per concedere questo assegno di cura, dicendo che si aprirà questa sera la procedura per le domande - mi pare alle ore 18:00, per esempio nell'Ambito territoriale di Pesaro -e si chiuderà il 15 settembre. Hanno anche già detto che non hanno le risorse per consegnare subito gli assegni di cura e che non le avranno probabilmente fino a novembre.
Quindi, se lei, e non ho motivo di dubitarne, come mi dice, ha già fatto la parte di sua competenza per ciò che riguarda la liquidazione dei fondi regionali, io la invito anche a sollecitare il Governo perché allora mancano i fondi che arrivano da Roma.
Interrogazione n. 365
a iniziativa dei Consiglieri Cesetti, Mancinelli, Caporossi, Nobili, Seri, Catena, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini, Vitri
“Accessibilità della stazione ferroviaria di Porto San Giorgio-Fermo e iniziative della Regione Marche per il superamento delle barriere architettoniche e la piena fruibilità del servizio ferroviario in tutte le stazioni regionali”
Interrogazione n. 369
a iniziativa del Consigliere Canafoglia
“Interventi per il superamento delle barriere architettoniche presso la Stazione ferroviaria di Falconara Marittima”
(abbinate)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 365 dei Consiglieri Cesetti, Mancinelli, Caporossi, Nobili, Seri, Catena, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini, Vitri e l’interrogazione n. 369 del Consigliere Canafoglia (abbinate).
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Baldelli.
Francesco BALDELLI. Grazie, Presidente. Grazie, Consiglieri. Per quanto riguarda lo stato dell'arte dell'accessibilità delle stazioni su cui voi interrogate la Giunta regionale, ovviamente ho acquisito informazioni da Rete Ferroviaria Italiana, ente cui è demandata la gestione tecnica della linea e delle stazioni ferroviarie.
Negli ultimi anni la Regione Marche ha chiesto ed ottenuto da Rete Ferroviaria Italiana un'attenzione concreta per la realizzazione di interventi finalizzati al miglioramento del decoro e dell'accessibilità delle stazioni ferroviarie. Questo ha portato e porterà alla realizzazione di interventi nelle stazioni, nel rispetto delle specifiche tecniche che stabiliscono a livello europeo gli standard di accessibilità al sistema ferroviario per persone disabili e passeggeri con ridotte capacità motorie e sensoriali. Come, d'altronde, è giusto, anche seguendo il semplice buon senso.
Investimenti per oltre 48 milioni di euro hanno riguardato le stazioni di Ascoli Piceno, Fabriano, Jesi, Loreto, Macerata, Pesaro, Tolentino, Tolentino Campus e San Benedetto del Tronto. Molti altri interventi sono in corso di progettazione da parte di Rete Ferroviaria Italiana.
Con riferimento alle stazioni sulle quali interrogate, quindi quelle di Falconara Marittima e Porto San Giorgio-Fermo, Rete Ferroviaria Italiana ha provveduto ad inserirle nel Piano nazionale integrato stazioni per la riqualificazione e il miglioramento dell'accessibilità, che riguarda circa 600 stazioni sul territorio nazionale.
Per la stazione di Falconara Marittima, Rete Ferroviaria Italiana comunica che il piano prevede l'inserimento degli ascensori su tre marciapiedi ferroviari, con demolizione e ricostruzione delle scale fisse di collegamento al sottopasso ferroviario, la riqualificazione del sottopasso ferroviario, la riqualificazione delle pensiline, il miglioramento sismico e la riqualificazione del fabbricato viaggiatori.
Rete Ferroviaria Italiana comunica che i primi lavori, di un importo pari a 1 milione di euro, riguarderanno le due pensiline in ferro poste sui marciapiedi ad isola e prenderanno avvio nel 2027, fermo restando la disponibilità di interruzioni di esercizio. Questo è un punto su cui dovremo prestare forte attenzione.
Per la stazione di Porto San Giorgio-Fermo, Rete Ferroviaria Italiana, invece, comunica che il piano degli investimenti prevede l'innalzamento ad un'altezza di 55 cm dal piano del ferro dei due marciapiedi ferroviari, l'inserimento degli ascensori sui due marciapiedi ferroviari con demolizione e ricostruzione delle scale fisse di collegamento al sottopasso ferroviario, la riqualificazione del sottopasso ferroviario e del fabbricato viaggiatori.
Rete Ferroviaria Italiana sottolinea che tutti questi interventi richiederanno interruzioni all'esercizio ferroviario che andranno pertanto rese compatibili con altri interventi previsti sulla linea.
In sintesi, il vero tema di RFI, da quanto comunicato, oltre a quello finanziario, appare quello di conciliare le tempistiche di intervento con le interruzioni del traffico su una linea ferroviaria come quella adriatica che conosciamo - l'abbiamo vissuto sulla Orte-Falconara, dove siamo intervenuti per non far sospendere il percorso ferroviario per oltre 6 mesi e l'abbiamo ridotto a 40 giorni – quindi, rendere compatibili gli interventi con le interruzioni del traffico su una linea strategica a livello nazionale, fortemente frequentata.
Io vorrei sottolineare, al di là della risposta di RFI e degli uffici, che è strategica anche per il movimento dei marchigiani.
Questi due interventi comporteranno necessariamente, quando verranno effettuati, la sospensione del traffico lungo tutta la linea adriatica. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Mastrovincenzo.
Antonio MASTROVINCENZO. Grazie, Presidente. Grazie, Assessore, per la risposta.
Prendiamo atto che gli interventi sulle due stazioni, che avevamo segnalato nella nostra interrogazione, il cui primo firmatario era il collega Cesetti, sono inseriti in questo Piano nazionale.
Prendiamo atto che finora, ce l'ha elencato lei, non si è fatto nulla su queste due stazioni ed aggiungo non solo su queste due stazioni, perché dopo la nostra interrogazione sono arrivate tante altre segnalazioni da altri centri in cui nelle stazioni ferroviarie si hanno gli stessi problemi che abbiamo segnalato per le stazioni di Porto San Giorgio-Fermo e Falconara Marittima.
Ricordo che, e lo diciamo anche nell'interrogazione, la libera circolazione e il diritto di tutti ad avere pari opportunità, rimuovendo gli ostacoli di ordine economico e sociale, sono principi e diritti previsti dalla nostra Costituzione.
Aggiungo, Assessore, che lei ha citato la nota delle Ferrovie dello Stato, importante sicuramente. È ovvio che dovremo monitorare l'interruzione dei trasporti nel periodo dei lavori su queste stazioni così rilevanti, però la Regione – lo diciamo chiaramente nella nostra interrogazione - esercita competenze di programmazione, amministrazione e coordinamento del trasporto pubblico locale, incluso il trasporto ferroviario di interesse regionale e locale, e riveste un ruolo rilevante nei rapporti con il gestore dell'infrastruttura ferroviaria, con le amministrazioni comunali interessate e con gli enti competenti.
La piena accessibilità delle stazioni ferroviarie costituisce un obiettivo essenziale per garantire il diritto alla mobilità, l'inclusione sociale e la qualità dei servizi pubblici.
Ci auguriamo che questi lavori annunciati da Ferrovie dello Stato siano svolti il più presto possibile, non solo, ripeto, per le stazioni di Porto San Giorgio-Fermo e Falconara Marittima, ma anche per tante stazioni ferroviarie della nostra regione che, purtroppo, ancora in tema di barriere architettoniche sono particolarmente indietro e nelle quali la piena fruibilità del servizio ferroviario non è garantita a tutti i cittadini marchigiani. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Canafoglia.
Corrado CANAFOGLIA. Grazie, Presidente. Grazie soprattutto a lei, Assessore, per la puntuale descrizione degli interventi che Ferrovie dello Stato metterà in campo. Questo significa stare sul pezzo, questo significa avere un contatto continuo con l'ente, perché l'ente unico che può intervenire in quell'ambito è Ferrovie dello Stato, quindi la ringrazio.
In realtà, come dice appunto il Consigliere Mastrovincenzo, il diritto all'inclusione per il mondo della disabilità, ma in generale per chiunque si dovesse trovare in difficoltà – basta pensare a una persona che ha avuto magari una semplice frattura, quindi ha il gesso e usa una stampella – va riconosciuto anche nell'ambito delle stazioni e proprio nell'ambito del trasporto pubblico.
Questa sua attenzione, questa sua precisione nel descrivere interventi, modalità, luoghi e importi fa della Regione un soggetto estremamente attento, perché il ruolo della Regione è questo: quello di monitorare, di attenzionare, non certo quello di eseguire i lavori all'interno di una stazione.
Quindi la ringrazio, certamente, come ha detto il Consigliere Mastrovincenzo, staremo sempre a vigilare, sempre nell'interesse dei nostri cittadini. Ma ricordo anche questo, ho sentito una parola, perché io mi concentro sulle parole: "finora non è stato fatto nulla". Proviamo a togliere la parola "finora", ovverosia che in tutte le nostre città siamo pieni di barriere architettoniche.
Su questo argomento i lavori partiranno, i lavori ci saranno. Giustamente il Consigliere Mastrovincenzo parla di tempistiche, ma per quanto riguarda la mia interrogazione mi sento non solo soddisfatto della sua risposta, Assessore, ma tranquillo per il fatto che lei, con il suo consueto interesse e la consueta solerzia, monitorerà anche questi interventi.
Quindi grazie. C'è una speranza anche per il mondo della disabilità e soprattutto per far sì che il diritto all'inclusione non sia soltanto a parole, ma anche nei fatti. Grazie.
Interrogazione n. 319
a iniziativa dei Consiglieri Mangialardi, Vitri, Mancinelli, Catena, Cesetti, Mastrovincenzo, Piergallini
“Se la Giunta regionale intenda o meno prevedere ristori per i danni causati dalla grandinata del 3 giugno 2026”
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 319 dei Consiglieri Mangialardi, Vitri, Mancinelli, Catena, Cesetti, Mastrovincenzo, Piergallini.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Consoli.
Tiziano CONSOLI. Grazie, Presidente. Innanzitutto desidero esprimere la vicinanza della Regione Marche ai cittadini, alle imprese e alle aziende agricole che hanno subito danni a seguito dell'eccezionale evento meteorologico. Comprendiamo le difficoltà che questo fenomeno ha determinato e, proprio per questo, la Regione si è attivata sin da subito per acquisire tutti gli elementi necessari atti a una corretta valutazione della situazione.
Sulla base, comunque, delle risultanze e dei dati acquisiti attraverso il Centro funzionale multirischi e la Sala operativa unificata permanente, è emerso che, a fronte di otto segnalazioni complessive, soltanto tre Amministrazioni comunali hanno ritenuto necessario attivare formalmente il proprio Centro operativo comunale.
Inoltre, non sono pervenute richieste formali di intervento regionale, né sono state riscontrate criticità tali da compromettere infrastrutture strategiche, reti essenziali o l'incolumità pubblica della popolazione, tali da richiedere un coordinamento di livello superiore.
Sono questi gli elementi oggettivi sui quali il competente Dipartimento di Protezione civile ha fondato la propria valutazione tecnica.
Pur avendo provocato danni significativi, localizzati principalmente alle colture agricole, agli autoveicoli e agli edifici, l'evento non ha assunto un'estensione caratteristica tale da integrare quanto previsto dalla legge regionale 7/2025 in relazione ai presupposti per le procedure emergenziali.
Nello specifico, è stato introdotto l’articolo del Codice, richiamato dalla legge 7/2025, vale a dire quello degli eventi che possono essere fronteggiati con gli strumenti e le risorse ordinarie.
È opportuno, comunque, ricordare che i contributi economici straordinari e i ristori pubblici nell'ambito del sistema di Protezione civile possono essere attivati esclusivamente a seguito della dichiarazione dello stato di emergenza, presupposto che, sulla base delle valutazioni tecniche effettuate, in questo caso richiede valutazioni e approfondimenti ulteriori.
Ciò, tuttavia, non significa che la Regione sia rimasta inattiva. Al contrario, fin dai primi giorni è stato mantenuto un costante confronto con gli amministratori locali e con il territorio. Proprio con l'obiettivo di acquisire un quadro puntuale della situazione, raccogliere le istanze del territorio e verificare l'effettiva entità dei danni, nel giorno 6 luglio è stato promosso un tavolo di confronto con i Sindaci dei Comuni interessati e con le associazioni di categoria. In quella sede sono stati condivisi gli elementi disponibili e valutate le azioni possibili.
Potrebbero svilupparsi ipotesi di unione del fenomeno verificatosi il 3 giugno con quello avvenuto il 21 luglio 2026 nei territori del Maceratese, dell'Ascolano e del Pesarese, onde intervenire in maniera unitaria e validare i presupposti per la richiesta dello stato di calamità.
Allo stato dell'arte, entrambi i fenomeni avversi, ovvero quello del 3 giugno e quello del 21 luglio, dovranno essere valutati complessivamente riguardo alla quantificazione dei danni subiti da infrastrutture pubbliche, agricoltura e privati.
Allo stesso tempo, effettuata la ricognizione complessiva dei danni, dovrà valutarsi la richiesta dello stato di calamità.
In questa fase, in sinergia con l'Assessorato all'agricoltura, entrambi gli eventi sono stati uniti ed è stata aperta la procedura SIAR per la quantificazione dei danni in agricoltura.
Un primo passo importante, quindi, è stato fatto, in attesa degli ulteriori sviluppi che monitoreremo per le fasi successive. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Mangialardi.
Maurizio MANGIALARDI. Grazie, Presidente. Buongiorno a tutti. Assessore, parto dalle considerazioni finali che mi permettono di essere parzialmente soddisfatto, perché nella ricostruzione dettagliata dava l'idea che ci fossero più articolazioni per arrivare alla dichiarazione dello stato di calamità rispetto alla soluzione che invece adesso lei ci sta indicando.
La ringrazio per l'impegno che ci sta mettendo. E’ vero che noi abbiamo votato la legge regionale 7 del 2025, che tra l'altro abbiamo votato all'unanimità, proprio per permettere a situazioni come queste di trovare una soluzione che qualche volta non trova riscontro con la Protezione civile nazionale.
La nostra norma, analogamente a quanto fatto dal Veneto e dal Friuli Venezia Giulia proprio qualche settimana fa, ci dà la possibilità, ovviamente con risorse nostre, di poter ristorare situazioni come queste che prima si potevano configurare come debiti fuori bilancio che non potevano essere assolti.
Sembra un fatto curioso, lei la settimana scorsa non c'era, io avevo fatto l'interrogazione e nel frattempo è avvenuta la grandinata che lei ha ricordato.
Opportuno - era questo il senso della mia interrogazione- tentare di mettere insieme un evento…, che è straordinario, ma che il mutamento climatico ci rende quasi sistematico. Unire le due situazioni e forse, con l'attenzione che ci sta mettendo, arrivare alla dichiarazione dello stato di calamità, quindi avere il ristoro per quei territori.
È vero che la prima, quella del 3 giugno, è limitata a tre Comuni, ma come lei ha avuto modo puntualmente di verificare confrontandosi con gli amministratori e con gli operatori, i danni sono talmente profondi e devastanti da aver compromesso quelle zone in cui la grandinata ha inciso in modo più pesante.
Sono soddisfatto per il percorso che sta facendo. La congiuntura ci ha permesso di mettere insieme i due eventi. Dobbiamo lavorare perché il settore è già particolarmente in crisi e ha bisogno di questo sostegno, non solo della vicinanza. Grazie, Assessore.
Interrogazione n. 211
a iniziativa del Consigliere Nobili
“Baia Flaminia di Pesaro: orientamenti della Regione in merito alle opere di difesa costiera, ai ripascimenti e all’eventuale studio tecnico ad hoc”
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 211 del Consigliere Nobili.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Consoli.
Tiziano CONSOLI. Grazie, Presidente. Non risponde al vero che la Regione Marche abbia bloccato o sospeso un progetto di ripascimento relativo all’annualità 2026.
Il Comune di Pesaro non ha presentato alcun progetto di ripascimento per il 2026. L’unico procedimento avviato dal Comune riguarda la verifica di assoggettabilità a VIA per opere di ripristino degli arenili previste dal Piano GIZC. Tale procedimento è stato archiviato con decreto n. 20 del 17 febbraio 2026 per mancata presentazione della documentazione richiesta da parte del Comune.
Per quanto riguarda il secondo quesito, la Regione Marche non ha disposto né commissionato alcuno studio tecnico-scientifico specifico su Baia Flaminia, in quanto il Piano di gestione integrata delle zone costiere, ovvero il Piano GIZC, approvato dall’Assemblea legislativa regionale nel 2019, contiene già gli indirizzi tecnici e gli interventi strutturali previsti per quell’area, tra cui il riallineamento e le scogliere emerse a nord del porto di Pesaro.
L’orientamento della Regione è quindi chiaro e coerente. Gli interventi di difesa della costa vengono programmati sulla base della pianificazione regionale vigente e di valutazioni tecnico-scientifiche, nel rispetto dell’equilibrio tra tutela ambientale, sicurezza del litorale e salvaguardia delle attività economiche e turistiche.
Per quanto riguarda le risorse economiche, al Comune di Pesaro sono stati già assegnati, con decreto n. 93 del 25 giugno 2025, contributi pari a 227.000 euro, destinati alla difesa della costa e alla manutenzione degli arenili. Tali risorse potranno essere impegnate sui bilanci comunali nel 2027, secondo le modalità previste dalla programmazione regionale.
Desidero inoltre evidenziare che la Direzione ambiente e risorse idriche della Regione Marche mantiene da anni un costante confronto con i tecnici di tutti i Comuni costieri e, in particolare, con il Comune di Pesaro, con il quale è aperto un dialogo continuo sin dal 2022 sui temi della difesa della costa e dell’evoluzione del litorale.
Anche in relazione alle più recenti richieste formulate dal Comune, la Regione ha immediatamente avviato gli approfondimenti necessari, prendendo atto delle istanze presentate e delle motivazioni espresse dall’Amministrazione comunale, pur rilevando l’assenza di un elaborato progettuale che consentisse una valutazione tecnica dell’intervento richiesto.
L’obiettivo della Regione non è quello di ostacolare gli interventi, ma di garantire che ogni opera sulla costa sia supportata da adeguati elementi progettuali, da valutazioni tecnico-scientifiche e dal rispetto delle procedure previste dalla normativa vigente. Per questo motivo la Regione conferma la piena disponibilità a proseguire il confronto istituzionale con il Comune di Pesaro e con tutti i soggetti coinvolti, nella convinzione che la tutela della costa marchigiana richieda collaborazione tra enti, programmazione e scelte fondate su dati oggettivi, nell’interesse dell’ambiente, della sicurezza e delle comunità locali. Grazie.
Presidenza del Presidente
Gianluca Pasqui
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Nobili.
Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. Grazie, Assessore. Condivido la conclusione del suo intervento, laddove auspica un confronto tra enti finalizzato alla salvaguardia della nostra costa.
Prendo atto, però, che quantomeno esiste un importante corto circuito comunicativo per quanto riguarda il rapporto tra l’Amministrazione comunale di Pesaro e la Regione Marche, perché è stato proprio il Comune di Pesaro a segnalare che con la Regione vi era una situazione di impasse per quanto riguardava la progettazione degli interventi di ripascimento.
Ora lei rappresenta un altro tipo di situazione. Io ne prendo atto. Auspico che effettivamente l’interlocuzione tra il Comune di Pesaro e gli uffici della Regione Marche sia improntata a un principio di reale collaborazione e finalizzata concretamente alla tutela e alla protezione della nostra costa.
In particolare si parla di Baia Flaminia, che è un tratto significativo e importante sotto diversi aspetti. Ciò che riteniamo discutibile è il fatto che si proceda in modo emergenziale, che questo tipo di preoccupazioni emergano regolarmente all’inizio della stagione estiva e che manchi un piano efficace per la costa di Baia Flaminia, ma anche per altri tratti della costa marchigiana, persino più fragili. Interventi strutturati che consentano di superare quella logica emergenziale legata a interventi finanziari tampone distribuiti a pioggia, che non hanno una prospettiva di lungo periodo e, spesso, nemmeno di medio periodo, poiché i problemi si ripresentano ciclicamente ogni anno.
Credo quindi che, per quanto riguarda la questione della costa marchigiana, si debba fare un vero salto di qualità. Non interventi annuali dettati dall’emergenza, ma un serio piano di interventi strutturati che veda tutte le istituzioni competenti fare rete.
È il suo auspicio, è il suo impegno, e io lo condivido. Spero soltanto di non trovarmi costretto il prossimo anno a replicare un’interrogazione di questo tipo.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Cesetti.
Fabrizio CESETTI. Grazie, Presidente. Telegraficamente sull'ordine dei lavori. Ma l'interrogazione 315, ero fuori, perché è stata saltata?
PRESIDENTE. Non è saltata, non ci siamo arrivati.
Fabrizio CESETTI. La 315.
PRESIDENTE. La 315 viene dopo rispetto alla 233, anche se credo che venga rinviata.
Fabrizio CESETTI. Perché Presidente? Va bene, ne parliamo dopo.
Interrogazione n. 233
a iniziativa dei Consiglieri Vitri, Mancinelli, Catena, Cesetti, Mastrovincenzo, Mangialardi, Piergallini “
Stato di degrado e pericolo per la pubblica incolumità dell’edificio di proprietà AST in località Case Bruciate nel Comune di Pesaro”
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 233 dei Consiglieri Vitri, Mancinelli, Catena, Cesetti, Mastrovincenzo, Mangialardi, Piergallini “
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Calcinaro.
Paolo CALCINARO. Grazie, Presidente. Le interrogazioni n. 214 e n. 215 sono rinviate perché sono della Consigliera Ruggeri. Dico bene? Adesso sono ritornato sulla terra.
Vado a leggere quanto mi perviene dall’AST di Pesaro-Urbino, in riferimento all’interrogazione.
Il fabbricato sito in località Case Bruciate, di proprietà di questa Azienda, è inutilizzato, ma non è fatiscente né in stato di abbandono, in quanto negli anni scorsi è stato oggetto di lavori di messa in sicurezza dei cornicioni fronte strada, che risultano intatti, e le porte di accesso sono state chiuse con lucchetti per impedirne l’accesso.
Inoltre, nel terreno di pertinenza del fabbricato viene periodicamente tagliata l’erba da parte dell’affittuario e la porzione di terreno confinante con il campo sportivo, di proprietà del Comune di Pesaro, è totalmente recintata per impedirne l’accesso.
Sin dal 2024 sono state avviate le procedure per la vendita del fabbricato. È stata presentata la verifica dell’interesse culturale alla Soprintendenza Archeologia, che in data 5 maggio 2026 ha riconosciuto l’immobile di interesse storico, artistico e architettonico – accidenti! – e in data 15 maggio 2026, è stato affidato all’Agenzia delle Entrate l’incarico per la redazione della perizia di stima dell’immobile.
Appena riceveremo la perizia di stima, procederemo all’indizione di una procedura ad evidenza pubblica per la vendita dell’edificio, che verrà aggiudicata al maggior offerente.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatta o meno, la Consigliera Vitri.
Micaela VITRI. Grazie, Presidente. La ringrazio, Assessore. Questa è una notizia della quale non eravamo al corrente e, da una parte, mi fa piacere che stiate provvedendo a trovare una soluzione per quello che era uno stabile in degrado, lei lo ha negato, ma comunque nella sua risposta ha dovuto ammettere che si è provveduto al solo rifacimento della facciata e del portone d’ingresso perché erano pericolanti. Quindi mi fa piacere che abbiate pensato a una soluzione e che, da maggio 2026, sia stata richiesta una perizia di stima per procedere alla vendita.
D’altra parte, però, Assessore, è anche grave che si continui ad alienare patrimonio pubblico senza pensare invece a trovare una destinazione d’uso. Potrebbe essere utile, in quella zona, avere un punto di riferimento, visto che si tratta di uno stabile che è stato donato all’AST dal Cavaliere Fedele Salvatori, una donazione ricevuta dall’AST e dalla città di Pesaro che viene persa, viene lasciata ai privati, viene messa all’asta.
Avremmo potuto avere lì, per esempio, anche la sede di un poliambulatorio, un centro prelievi o qualunque altro punto di riferimento per l’AST, la COT.
Abbiamo bisogno di tanti edifici, tanto che ancora oggi gli uffici dell’AST sono in un edificio di viale XI Febbraio a Pesaro, per il quale continuiamo a pagare un affitto. Noi paghiamo un affitto per gli uffici dell’AST e, al tempo stesso, mettiamo all’asta proprietà pubbliche.
Anche su questo, Assessore, ho partecipato con lei, e la ringrazio, a un sopralluogo presso l’ex ospedale psichiatrico San Benedetto, sempre a Pesaro. Ci farebbe piacere sapere se da quel sopralluogo lei ha avuto modo di acquisire ulteriori informazioni riguardo a possibili fondi e finanziamenti per intervenire, perché anche lì non possiamo lasciare in stato di degrado uno degli edifici più importanti del centro di Pesaro. Potrebbe essere utile, lo ribadisco, anche per accogliere gli uffici dell’AST, che continuano a pagare l’affitto nello stabile di viale XI Febbraio e che potrebbero essere trasferiti e accentrati in un unico polo, in un unico centro, come l’ex San Benedetto.
Ormai avete provveduto per questo edificio di Case Bruciate e prevista l’alienazione, ma mi auguro che, per quanto riguarda l’intervento sull’ex San Benedetto, si possano accelerare i tempi e fare in modo che tutti gli ambulatori e gli uffici dell’AST vengano trasferiti il prima possibile.
Interrogazione n. 315
a iniziativa dei Consiglieri Cesetti, Mancinelli, Catena, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini, Vitri
“Chiarimenti in ordine all’applicazione dei contributi consortili di bonifica, ai criteri di imposizione e alla tutela dei contribuenti, anche alla luce di recenti pronunce giurisdizionali e di segnalazioni di cittadini”
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 315 dei Consiglieri Cesetti, Mancinelli, Catena, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini, Vitri.
L'Assessore Rossi chiede il rinvio dell'interrogazione n. 315, se vuole aggiungere qualcosa…, prego.
Enrico ROSSI. Grazie, Presidente. Soltanto perché il Servizio mi ha richiesto del tempo aggiuntivo per l'istruttoria, per alcuni approfondimenti e, così come ho poc'anzi anticipando al Consigliere Cesetti, questa mattina nella Conferenza dei Presidenti di gruppo si è discussa anche la richiesta di rinvio.
PRESIDENTE. È stata rinviata, quindi non entriamo nel merito.
Ha la parola il Consigliere Cesetti.
Fabrizio CESETTI. Grazie, Presidente. Io ringrazio l'Assessore, però, Presidente, la richiesta di rinvio dell'Assessore dovrebbe essere comunicata, come ha fatto correttamente …
PRESIDENTE. È stata comunicata alla Conferenza dei Presidenti di gruppo.
Fabrizio CESETTI. Però deve essere comunicata al proponente, perché io non delego i Capigruppo, diciamo, sulle mie questioni. Con tutto il rispetto, non mi possano rappresentare i Capigruppo.
PRESIDENTE. Consigliere, i Capigruppo rappresentano tutti noi nella Conferenza dei Capigruppo.
Fabrizio CESETTI. Però, la richiesta di rinvio di un atto a mia prima firma, mi deve essere comunicata in Aula oppure mi si usa la cortesia istituzionale di convocarmi alla Conferenza dei Capigruppo, in cui mi si dicono le ragioni del rinvio.
Anche perché, Presidente, ci mancherebbe che io neghi all'Assessore Rossi…
PRESIDENTE. Consigliere, questa interrogazione viene rinviata. Oltretutto è stata debitamente comunicata e condivisa ai Capigruppo. È stato fatto anche un ulteriore passaggio, e lo ringrazio, che non era assolutamente dovuto da parte del Vicepresidente Rossi.
Credo che sia stato portato avanti con estrema regolarità tutto l'iter.
(intervento fuori microfono)
PRESIDENTE. Va bene. Fuori microfono, ma abbiamo sentito e sarà mia cura, seppure non c'è l'obbligo, di comunicare questo discorso ai Capigruppo e poi ogni Capogruppo vedrà.
Proseguiamo i lavori.
Chiedo scusa. Silenzio in Aula. Silenzio in Aula, per favore. Grazie.
Interrogazione n. 370
a iniziativa della consigliera Ruggeri
“Ancora inerzia della Giunta sull’intervento di sfangamento dell'invaso del Furlo”
Interrogazione n. 379
a iniziativa del Consigliere Pierini
“Iniziative della Giunta regionale per la programmazione dello svuotamento dell'invaso del Furlo nell'ambito delle ricerche di XX”
(abbinate)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 370 della Consigliera Ruggeri e l’interrogazione n. 379 del Consigliere Pierini (abbinate).
Queste interrogazioni sono abbinate, ma la Consigliera Ruggeri, che aveva presentato l’interrogazione n. 370, sentita telefonicamente, gradisce o quantomeno acconsente, che venga discussa solo l’interrogazione n. 379 del Consigliere Pierini.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Consoli.
Tiziano CONSOLI. Grazie, Presidente. Le interrogazioni affrontano due questioni astrattamente collegate, ma che è necessario distinguere. Da una parte, le operazioni temporanee di svuotamento autorizzate per consentire le ricerche di XY; dall'altra, l'intervento strutturale di sfangamento e adeguamento dell'invaso del Furlo.
Desidero innanzitutto esprimere la vicinanza della Regione alla famiglia di XY, che è qui presente e che da mesi attende risposte sulla sorte del proprio congiunto. Una vicenda umana così dolorosa impone a tutte le amministrazioni coinvolte il massimo senso di responsabilità, collaborazione e chiarezza.
Per quanto riguarda le ricerche, con decreto dirigenziale n. 79 del 28 aprile 2026, la Regione Marche ha autorizzato il piano operativo di svaso dell’invaso del Furlo, finalizzato all’abbassamento del livello dell’acqua e subordinato al rispetto di specifiche prescrizioni ambientali.
A seguito della Conferenza dei servizi dell’8 maggio 2026, la Provincia di Pesaro-Urbino ha tuttavia ritenuto non realizzabile l’intervento secondo le modalità operative presentate dal gestore, in quanto non pienamente compatibili, a detta della Provincia, con le prescrizioni poste a tutela dell’ittiofauna.
È stato comunque precisato che il termine inizialmente previsto può essere rimodulato, previa presentazione da parte del gestore di una nuova proposta operativa e successiva autorizzazione regionale.
È quindi necessario che Provincia, ENEL Green Power e tutti gli altri enti competenti individuino rapidamente una soluzione tecnica compatibile sia con le esigenze delle ricerche sia con la tutela ambientale e della risorsa idrica.
Sul distinto intervento strutturale di sfangamento, la Regione aveva già approvato, con decreto n. 109 del 12 dicembre 2023, il progetto di gestione dell’invaso e il relativo piano operativo, che prevedevano la rimozione di circa 70.000 metri cubi di sedimenti da parte di ENEL Green Power.
I lavori erano stati programmati per la primavera-estate del 2024, ma non hanno potuto essere avviati né nel 2024 né nel 2025 a causa delle criticità emerse in relazione all’installazione dei cantieri e delle osservazioni formulate dai diversi soggetti coinvolti.
La Regione non è comunque rimasta inattiva. Con nota del 20 gennaio 2025, la Direzione competente ha sollecitato il Comune di Acqualagna alla sottoscrizione dell’accordo con ENEL Green Power e ha convocato un tavolo tecnico per il 25 febbraio 2025.
Il confronto non ha però consentito di raggiungere un’intesa e l’esito negativo è stato formalizzato dal Comune il 3 marzo 2025.
Attualmente è in corso presso il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica la procedura di Valutazione di impatto ambientale relativa a un intervento più complesso, che comprende lo svuotamento totale dell’invaso, il miglioramento idraulico dello sbarramento e la rimozione parziale dei sedimenti.
Secondo le indicazioni fornite dal gestore, la conclusione delle procedure valutative e autorizzative è ipotizzata entro il 2026, con realizzazione degli interventi appena possibile. Si tratta, allo stato, di una previsione del gestore e non ancora di un cronoprogramma definitivo e autorizzato.
Rassicuro, quindi, la mamma di XY che vi sarà la massima disponibilità da parte della Regione per intervenire. Non molleremo un istante nel tentativo di fare in modo che vengano autorizzate e svolte le ricerche in quel luogo.
Nella vicinanza che ho già riferito ci saranno le risultanze amministrative, che dovranno essere di conforto all’intervento che dovremmo effettuare appena possibile.
Nel frattempo, la Regione è attivamente impegnata nel predisporre tutti gli atti, i documenti e le necessarie sinergie istituzionali e politiche per poter risolvere la questione e intervenire in maniera adeguata. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Pierini.
Nicolò PIERINI. Grazie, Presidente. Intanto leggo un testo che mi ha mandato la Consigliera Ruggeri, considerato che ha autorizzato la discussione dell’interrogazione qui, oggi, e considerato che è presente la famiglia. Anche la Consigliera ha presentato un’interrogazione su questo tema, ma oggi non è presente per motivi di salute, quindi, la ringrazio per aver condiviso, vista la situazione, la possibilità di svolgere comunque l’interrogazione.
Grazie, Assessore, per la risposta. Grazie soprattutto anche al Presidente Acquaroli, che sta portando avanti questa battaglia, perché è diventata veramente una battaglia complicata.
Come Regione abbiamo già chiarito la nostra disponibilità ed anche il nostro impegno a portare avanti questo svuotamento per dare una risposta alla famiglia. Invito tutti a guardare la loro faccia e i loro occhi per capire cosa stanno vivendo in questo momento.
Questa è una battaglia di tutti, senza alcun colore politico. È una battaglia che dobbiamo portare avanti insieme, perché non è ammissibile che, come è stato detto, si dia priorità alla tutela dell’ittiofauna piuttosto che alla possibilità di svuotare la diga.
Quindi grazie ancora, Assessore. Andiamo avanti tutti insieme per dare una risposta, il prima possibile, a questa famiglia. Grazie.
Interrogazione n. 367
a iniziativa dei Consiglieri Catena, Mancinelli, Cesetti, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini, Vitri, Caporossi, Seri, Nobili
“Iniziative conseguenti alla commemorazione della Repubblica Sociale Italiana svoltasi presso il cimitero comunale di Sarnano”
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 367 dei Consiglieri Catena, Mancinelli, Cesetti, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini, Vitri, Caporossi, Seri, Nobili.
Ha la parola per la risposta l’Assessore Bugaro.
Giacomo BUGARO. Grazie, Presidente. Con l'interrogazione, i Consiglieri regionali richiamano la commemorazione della Repubblica Sociale Italiana svoltasi presso il cimitero comunale di Sarnano e chiedono quali iniziative, nell'ambito delle competenze regionali, la Giunta intenda assumere per promuovere i principi della Costituzione repubblicana, i valori della Resistenza, dell'antifascismo, la memoria democratica e il rispetto della legalità costituzionale, anche d'intesa con gli enti locali e le istituzioni scolastiche.
Nel merito, la Regione Marche, nell'ambito delle competenze attribuitegli dall'ordinamento, orienta la propria azione alla promozione dei principi della Costituzione repubblicana, della cultura della legalità, del rispetto delle istituzioni democratiche, della memoria democratica e dei valori della convivenza civile e della cittadinanza responsabile.
Con riferimento agli specifici episodi richiamati nell'interrogazione, si evidenzia che l'eventuale valutazione di comportamenti, dichiarazioni o iniziative promosse da soggetti privati o da singoli amministratori locali non rientra nelle competenze di accertamento della Regione, restando affidata, secondo il vigente ordinamento, agli organi e alle autorità competenti, anche sotto il profilo amministrativo, civile o penale, ove ne ricorrano i presupposti.
Ciò premesso, la Regione condivide l'esigenza che le istituzioni pubbliche, ciascuna nel rispetto delle proprie attribuzioni, improntino la propria attività ai principi costituzionali, al ripudio di ogni forma di violenza, discriminazione e intolleranza, nonché alla valorizzazione della memoria storica e democratica, quale presupposto della partecipazione consapevole alla vita civile.
Per quanto concerne le competenze regionali in materia di sicurezza urbana integrata, legalità e cittadinanza responsabile, la Regione ha già attivato e sostiene iniziative di carattere culturale, educativo, informativo e formativo finalizzate alla diffusione dei valori costituzionali e della cultura della legalità, anche mediante la collaborazione con enti locali, istituzioni scolastiche, Forze dell'ordine, associazioni e soggetti del Terzo settore.
In tale quadro rientrano, tra le altre, campagne informative, incontri pubblici e percorsi di sensibilizzazione rivolti alla cittadinanza, alle scuole e agli enti locali, volti a rafforzare la prevenzione dei fenomeni criminali e delle diverse forme di vittimizzazione delle persone più vulnerabili, nonché a promuovere il rispetto delle persone, delle istituzioni e delle regole della convivenza democratica.
Analoga attenzione è dedicata alla promozione di iniziative culturali e formative sui temi della memoria, della lotta a ogni forma di violenza e discriminazione, della prevenzione della violenza di genere, della tutela delle vittime del terrorismo, della criminalità e del dovere della cittadinanza responsabile nel rispetto dei principi democratici sanciti dalla Costituzione.
La Regione continuerà, pertanto, a sostenere, anche d'intesa con gli enti locali, le istituzioni scolastiche, il mondo associativo e le istituzioni pubbliche, attività di sensibilizzazione, approfondimento storico-culturale e formazione civica coerenti con i principi costituzionali e con i valori fondanti della Repubblica, favorendo la diffusione della cultura della legalità, della partecipazione democratica, della memoria storica e del rispetto delle persone e delle istituzioni. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Catena.
Leonardo CATENA. Grazie, Presidente. Ringrazio l'Assessore per la risposta. Potrei dire di aver condiviso praticamente tutte le parole. Ne è mancata soltanto una, Assessore, quella di non aver mai citato nel suo intervento, nella sua risposta, la parola antifascismo.
Lo ricordo in quest'Aula perché questa allergia a pronunciare questa parola è piuttosto diffusa e, in questo caso, sarebbe stato opportuno magari richiamarla.
Nei giorni successivi alla presentazione di questa mia interrogazione, ho preso atto con soddisfazione del fatto che comunque il Sindaco di Sarnano ha preso le distanze pubblicamente da questo increscioso fatto, di questa commemorazione presso il cimitero del Comune di Sarnano, e anche il Consigliere coinvolto nella vicenda si è scusato. Serviva ristabilire quella che deve essere la corretta postura delle istituzioni di fronte a fatti come questo.
Ma lo dico non tanto perché mi interessa sollevare una polemica locale, lo dico perché c'è un moltiplicarsi di questi episodi a livello quantomeno nazionale, in cui emergono simboli, slogan, richiami espliciti, sempre più sfrontati, non solo alla Repubblica Sociale Italiana, ma anche al fascismo.
E non può bastare la giustificazione che avevo ascoltato in prima battuta da parte del Consigliere interessato, secondo cui tutti i morti meritano di essere rispettati. Ci mancherebbe altro.
Insomma, il problema è che non possiamo fare opera di revisionismo storico e fare tentativi di riscrivere la memoria, che deve essere un patrimonio condiviso di questo Paese, e non possono essere poste sullo stesso piano l'esperienza del fascismo e quella dell'antifascismo.
L'antifascismo, come sappiamo, è a fondamento della nostra Repubblica, della nostra Costituzione e anche della riconquista della libertà da quello che è stato un regime dittatoriale e sanguinario.
Non possiamo mettere sullo stesso piano vittime e carnefici. È un'operazione che non può essere fatta, così come non si possono porre sullo stesso piano coloro che si schierano ricordando la Repubblica Sociale Italiana e coloro che invece hanno difeso la libertà di questo Paese facendo la Resistenza.
Quindi, mi avrebbe fatto piacere, dico la verità, visto che è stata fatta questa mia interrogazione e anche l'onorevole XY, mi pare, abbia presentato un'analoga interrogazione in Parlamento, che un rappresentante della Giunta regionale, comunque della maggioranza, avesse pubblicamente espresso una condanna rispetto a quanto accaduto.
Non l'ho sentito, ne prendiamo atto. Speriamo che da qui in avanti ci sia la volontà da parte di tutti di considerare questa memoria condivisa non solo di una parte politica, ma di tutto il Paese.
(intervento fuori microfono)
PRESIDENTE. L’interrogazione n. 214 è stata rinviata e avevamo disposto il rinvio perché abbinata alla n. 215 della Consigliera Ruggeri. Grazie a lei, Consigliere.
Interrogazione n. 380
a iniziativa dei Consiglieri Mastrovincenzo, Mancinelli, Catena, Cesetti, Piergallini, Vitri
“Gravi ritardi sull'invio delle sacche di plasma al Centro Nazionale Controllo e Valutazione Farmaci”
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 380 dei Consiglieri Mastrovincenzo, Mancinelli, Catena, Cesetti, Piergallini, Vitri.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Calcinaro.
Paolo CALCINARO. Grazie, Presidente. Sì, me ne ero accorto anch'io, perché ero quello che doveva rispondere. Allora, vado a leggere da Torrette.
In riferimento all'interrogazione di cui all'oggetto, si ritiene opportuno fornire alcuni chiarimenti al fine di rappresentare correttamente lo stato di avanzamento della procedura.
Le attività attualmente in corso non costituiscono un mero adempimento burocratico, bensì rappresentano il necessario rispetto di precisi obblighi di legge posti a tutela della protezione dei dati personali e della corretta gestione del materiale biologico destinato a finalità scientifiche.
Il trattamento delle unità di plasma all'Istituto Superiore di Sanità, nell'ambito dell'iniziativa promossa dal Centro Nazionale Sangue, richiede infatti la definizione di uno specifico protocollo tecnico-operativo e il preventivo coinvolgimento dei responsabili della protezione dei dati (DPO) degli enti del Servizio sanitario regionale, in conformità alla normativa europea e nazionale in materia di protezione dei dati personali.
Tale fase si è conclusa il 20 giugno 2026 con l'acquisizione dell'ultimo parere favorevole.
Questi adempimenti obbligatori sono finalizzati a garantire la piena legittimità delle operazioni, la tutela dei donatori e la regolarità dell'utilizzo del materiale biologico per finalità scientifiche.
È in via di definizione il documento tecnico-legale, cosiddetto material transfer agreement, per il trasferimento delle unità dall'Officina trasfusionale al Centro nazionale per il controllo e la valutazione dei farmaci.
Il documento verrà sottoscritto tra le parti entro la fine del mese di luglio, per iniziare a trasferire il primo lotto tra la seconda e la terza settimana di settembre e parliamo di circa 200-300 unità.
Si continuerà ad operare con il massimo rigore, nel rispetto della normativa vigente, della sicurezza dei donatori e della trasparenza amministrativa, assicurando che ogni attività venga svolta secondo procedure che garantiscano piena legittimità e corretto utilizzo del patrimonio rappresentato dalle donazioni. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Mastrovincenzo.
Antonio MASTROVINCENZO. Grazie, Presidente. Assessore, due considerazioni.
La prima nel metodo, le dico con molta franchezza che siamo stanchi di ricevere risposte sulla stampa alle nostre interrogazioni da parte dei dirigenti. È già successo, se ne erano già lamentati i miei colleghi Caporossi e Seri e l'avevano fatto presente, lo ridico io oggi e, in particolar modo, il Direttore Generale dell'Azienda Ospedaliero Universitaria delle Marche è solito replicare sulla stampa a noi Consiglieri regionali di opposizione e questo è francamente inaccettabile.
No, perché sull'articolo, Assessore, ci mette la faccia lei e non il dirigente, che ha altre prerogative, leggere...
PRESIDENTE. Per favore. Prego, Consigliere.
Antonio MASTROVINCENZO. Assessore, come al solito io non la interrompo, possibilmente non mi interrompa lei. Vada a studiarsi le leggi, vada a studiarsi il Regolamento del Consiglio regionale. Non è che alle interrogazioni, sulla stampa, risponde nel merito un dirigente, smentendo un Consigliere regionale, lo fa lei! Dopo, nel nostro contraddittorio ce la vediamo in Aula, non certamente sulla stampa.
Il Direttore Generale dell'Azienda Ospedaliero Universitaria delle Marche si dovrebbe dedicare ad altre attività, magari a far funzionare meglio e bene l'ospedale di Torrette, perché lo fa poco e male.
Nel merito anche di situazioni come queste, ripeto, che sono a mio parere indecenti e imbarazzanti, le chiediamo una risposta specifica da parte sua, possibilmente anche sulla stampa, qualora noi andassimo sulla stampa.
Quelle sacche dovevano essere già all'Istituto nazionale, perché lo diceva l'Istituto nazionale che entro pochi giorni dovevano andare lì.
Questa velocità da bradipo da parte della macchina della sanità marchigiana è davvero preoccupante. E’ un ulteriore schiaffo ai tanti donatori, alle migliaia di donatori marchigiani già feriti da questo scandalo.
Uno scandalo che, dopo aver creato un gravissimo danno erariale alle casse della Regione Marche, continua ad alimentarsi a causa dell'inerzia e della totale mancanza di coordinamento della sanità regionale.
Proposta di legge n. 27
a iniziativa dei Consiglieri Pasqui, Marcozzi, Marconi
“Realizzazione di tettoie in zone agricole per il deposito di prodotti derivanti dall'esercizio dei diritti di uso civico e delle relative attrezzature”
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la proposta di legge n. 27 dei Consiglieri Pasqui, Marcozzi, Marconi.
La discussione generale è aperta, ha la parola il relatore di maggioranza Consigliere Pasqui.
Intervengo, come già detto, come relatore di maggioranza, su una proposta di legge semplice nella sua formulazione, ma molto concreta nei suoi effetti, soprattutto per quei territori delle Marche nei quali gli usi civici rappresentano una pratica ancora viva, reale, quotidiana.
Parliamo di aree agricole, di territori interni, di zone montane, di comunità nelle quali il rapporto tra le persone, la terra, il bosco e le risorse naturali conserva ancora un valore profondo: un valore economico certamente, ma anche sociale, culturale e identitario.
Questa proposta di legge nasce da un'esigenza molto concreta: consentire, nelle zone agricole, anche situate all'interno di aree naturali protette e sempre nel pieno rispetto dei vincoli paesaggistici e ambientali, la realizzazione di tettoie destinate al deposito dei prodotti derivanti dall'esercizio dei diritti di uso civico e delle relative attrezzature. Penso in particolare alla legna, agli strumenti utilizzati per la raccolta, alla gestione di piccoli quantitativi di materiali che derivano da attività tradizionali e legittime, esercitate da soggetti residenti per esigenze di sostentamento individuale e familiare.
Non stiamo parlando, dunque, di nuove edificazioni speculative né di interventi destinati ad alterare il territorio. Stiamo parlando di strutture accessorie limitate, funzionali, strettamente collegate all'esercizio di un diritto riconosciuto e praticato ancora oggi da molte famiglie.
Il testo uscito dalla Commissione ha ulteriormente rafforzato questa impostazione di equilibrio.
È stato infatti previsto che le tettoie non possono avere un'altezza superiore a 4,50 metri lineari e una superficie coperta superiore a 40 metri quadrati. È stato inoltre chiarito che tali strutture non potranno essere utilizzate per finalità diverse da quelle previste dalla legge e dovranno essere rimosse al termine dell'esercizio del diritto di uso civico.
Sono limiti importanti che rispondono a un'esigenza di chiarezza e di garanzia. Da un lato si offre una risposta pratica ai cittadini e alle comunità locali, dall'altro si evita qualunque possibile uso improprio della norma.
Questa proposta si colloca all'interno della competenza regionale in materia di governo del territorio, nel rispetto del quadro costituzionale e della normativa nazionale di riferimento.
L'analisi tecnico-normativa ha evidenziato la compatibilità dell'intervento con l'ordinamento dell'Unione europea, con l'ordinamento internazionale, con i principi costituzionali, con il quadro normativo nazionale e con lo Statuto regionale.
Il riferimento è in particolare al Testo unico dell'edilizia, al Codice dei beni culturali e del paesaggio, alla normativa sugli usi civici e sui domini collettivi.
Proprio questo quadro dimostra che la proposta non si muove in una zona grigia, ma dentro un percorso normativo definito, coerente e rispettoso dei vincoli esistenti.
Voglio sottolineare anche un altro aspetto. La proposta non comporta nuovi o maggiori oneri per il bilancio regionale. L'articolo 2 prevede infatti espressamente la clausola di invarianza finanziaria. Si tratta quindi di un intervento ordinamentale che non pesa sulle risorse pubbliche, ma può produrre effetti positivi nella vita concreta delle persone.
La norma ha ottenuto il parere favorevole del Consiglio delle autonomie locali e del Consiglio regionale dell'economia e del lavoro.
È un elemento che considero significativo, perché conferma la bontà di un intervento nato dall'ascolto dei territori e valutato positivamente dagli organismi rappresentativi delle autonomie e del mondo economico e sociale.
Colleghi, gli usi civici sono una parte della storia delle nostre comunità. Sono nati come strumenti di equilibrio sociale, come diritti collettivi legati al bisogno, alla terra, al sostentamento, alla vita quotidiana delle popolazioni.
Oggi, in un contesto profondamente mutato, continuano però ad avere un senso. In molte aree interne, soprattutto quelle segnate dallo spopolamento, dall'invecchiamento della popolazione, dalla rarefazione dei servizi e dalle conseguenze del sisma, questi diritti rappresentano ancora una piccola ma importante forma di sostegno alle famiglie.
Rappresentano anche un modo per mantenere vivo il rapporto con il territorio, per presidiare aree che altrimenti rischierebbero l'abbandono, per conservare pratiche che appartengono all'identità delle Marche.
Quando parliamo di aree interne e montane spesso usiamo parole grandi: rilancio, sviluppo, contrasto allo spopolamento, sostegno alla residenzialità. Sono parole giuste, ma devono poi tradursi anche in atti semplici, concreti, comprensibili.
Questa proposta di legge va esattamente in quella direzione. Non promette soluzioni miracolose, non pretende di risolvere da sola problemi strutturali, ma interviene su una necessità reale segnalata dai territori e offre una risposta proporzionata, ordinata e sostenibile.
È anche una norma di buon senso, perché chi esercita un diritto di uso civico deve poter disporre di uno spazio minimo, regolato e legittimo, per conservare ciò che ricava da quell'attività e, naturalmente, anche le attrezzature necessarie, nel rispetto dell'ambiente, del paesaggio, delle regole urbanistiche e dei limiti stabiliti dalla legge.
Vorrei infine richiamare il valore del lavoro svolto in Commissione. Il testo è stato approfondito, migliorato e precisato, introducendo limiti dimensionali e garanzie sull'utilizzo delle strutture.
Questo dimostra che anche su provvedimenti apparentemente circoscritti è possibile costruire un percorso serio, attento e rispettoso delle diverse sensibilità.
Ringrazio quindi la III Commissione, il Presidente Luca Marconi, i colleghi proponenti e tutti coloro che hanno contribuito all'esame del testo.
Credo che quest’Assemblea possa oggi approvare una legge utile, equilibrata e vicina alla vita quotidiana delle comunità marchigiane. Una legge che parla di territori, di famiglie, di tradizioni, di sostentamento, ma anche di responsabilità e di rispetto delle regole.
Per queste ragioni auspico un voto favorevole da parte di quest'Aula. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il relatore di minoranza Consigliere Cesetti.
Fabrizio CESETTI. Grazie, Presidente. La condivisibile relazione, oggi, del Presidente, nonché relatore di maggioranza, Gianluca Pasqui, mi esonera dal ripetere deduzioni assolutamente condivisibili.
Con questa proposta di legge si intende consentire la realizzazione, nelle zone agricole, anche ricadenti all'interno di aree naturali protette, di strutture di deposito a beneficio dei soggetti residenti che esercitano diritti di uso civico.
Da subito abbiamo compreso e riconosciuto come positive le finalità perseguite dai proponenti, coerenti con il valore storico, sociale e culturale degli usi civici nelle comunità marchigiane e con il loro correlato esercizio, che con la proposta di legge si vuole agevolare e sostenere.
Da subito ci siamo dichiarati disponibili a riconsiderare, come riconsideriamo oggi, il nostro giudizio negativo di allora, che era di metodo e di merito, perché la proposta di legge, nel testo licenziato in prima lettura dalla Commissione competente, presentava un quadro particolarmente vulnerabile in relazione alla compatibilità con il quadro costituzionale delle competenze legislative, della disciplina urbanistico-edilizia e della normativa statale vigente, oltre che della tutela paesaggistica.
Dicevamo in prima lettura che l'articolo 9 della Costituzione, come modificato dalla legge costituzionale del 2022, impone alla Repubblica di tutelare il paesaggio, l'ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi anche nell'interesse delle future generazioni. E ribadiamo in quest'Aula che, quando parliamo della Repubblica, parliamo anche e soprattutto dell'istituzione Regione Marche. Trattasi di un vero e proprio parametro costituzionale che deve orientare ogni scelta legislativa, anche di carattere regionale.
In questa prospettiva ribadivamo allora che il legislatore regionale non potesse né dovesse rinunciare ai propri poteri e doveri con una delega impropria e in bianco alla Giunta regionale per la determinazione delle caratteristiche delle tettoie, senza peraltro stabilire criteri direttivi, limiti dimensionali, parametri edilizi o urbanistici.
Una delega in bianco alla Giunta regionale era in dispregio della necessità che la norma primaria debba almeno indicare e contenere i criteri e i limiti entro i quali l'organo esecutivo può esercitare la propria potestà regolamentare.
Ed a ragione avevamo pure sostenuto che la sostanziale delegificazione e indeterminatezza della norma primaria avrebbero costituito una evidente violazione del principio di separazione tra funzione legislativa e funzione esecutiva, tale da rendere la disposizione stessa suscettibile di censura costituzionale.
Dicevamo anche che, in sostanza, questa proposta di legge interveniva in una materia assai complessa, che interseca diverse competenze legislative statali e regionali, e che tutto ciò non poteva essere definito con un articolato assai insufficiente e, per molti aspetti, anzi per tanti, reticente.
Concludevo in prima lettura la mia relazione chiedendo il rinvio dell'atto in Commissione perché la tutela dei diritti di uso civico e delle esigenze di sostentamento delle comunità locali nei territori dell'entroterra marchigiano, in particolare quello montano, costituiva, come costituisce, un obiettivo condivisibile che tuttavia non poteva essere perseguito attraverso strumenti normativi che sacrificavano la certezza del diritto, la tutela del paesaggio e dell'ambiente e il rispetto delle competenze tra Stato e Regioni.
Dicevamo allora che questa opportuna proposta di legge, così come era scritta, con quella delega avrebbe, tra l'altro, sicuramente determinato contenziosi tra soggetti diversi. Allora chiesi in quella mia prima relazione il rinvio in Commissione per concordare una riscrittura dell'articolato che stabilisse quei limiti, anche dimensionali, e soprattutto la destinazione d'uso, che non potevano essere delegati alla Giunta.
L'intelligenza del Presidente Pasqui nel raccogliere quell'invito ha portato alla condivisione, oggi, di un testo sul quale noi ci troviamo assolutamente d'accordo, perché in effetti le lacune più evidenti della proposta di legge sono state sanate. Adesso il comma 2 dell'articolo 1 statuisce che le tettoie non possono avere un'altezza superiore a 4,5 metri lineari e una superficie coperta superiore a 40 metri quadrati.
Ancora più importante è l'inserito articolo 2 bis, il quale prevede uno specifico vincolo di destinazione d'uso, circa il fatto che le tettoie stesse non possono essere utilizzate per usi diversi dal deposito di prodotti derivanti dall'esercizio dei diritti di uso civico e delle relative attrezzature e, soprattutto, la previsione che le stesse devono essere rimosse al termine dell'esercizio del diritto di uso civico.
In sostanza, un doppio vincolo di destinazione d'uso che, con la prevista obbligatoria rimozione, non potrà mai essere modificato e sanato a beneficio di un utilizzo improprio.
Quindi, signor Presidente, nonché collega relatore di maggioranza, io, come ho già detto prima, riconsidero quello che era il giudizio negativo di allora e il mio giudizio, quale relatore di minoranza, è assolutamente positivo, perché l'articolato, come è uscito in questa seconda lettura dopo il rinvio in Commissione, è il punto di caduta della giusta mediazione politica, ma soprattutto istituzionale e legislativa.
Perché, a differenza di prima, non si demanda più alla Giunta ciò che non poteva essere demandato, non soltanto perché era un'abdicazione, ma perché non si può demandare ad un atto amministrativo quello che deve fare la legge.
Oggi, con questa riscrittura, credo che noi ci accingiamo ad approvare un testo giusto e quando i testi di legge sono giusti l'opposizione c'è.
Il Partito Democratico, in questo caso, e io parlo a nome del Partito Democratico, come relatore di minoranza, c’è.
Tra l'altro, voglio ringraziare, oltre al Presidente che ha raccolto quel mio invito ad una riscrittura che, l'ha detto anche lui, migliora di molto la legge, anche il collega Nobili perché, con la presentazione dei suoi emendamenti di allora, oltre a rilievi che avevamo già evidenziato noi, ci ha comunque indotto ad una riflessione ulteriore per migliorare questa legge.
Oggi credo che sia il giusto punto di caduta e di mediazione e, secondo me, Presidente, anche al riparo da possibili impugnative da parte sia del Governo nazionale, sia da parte di quelli che potrebbero essere domani semplici cittadini che, in via incidentale, potrebbero chiedere che venga sollevata la questione di legittimità costituzionale. Questo non lo dobbiamo mai dimenticarlo: le leggi regionali possono essere impugnate dal Governo sulla base della Costituzione, qualora invadano la sua sfera di competenza e via dicendo, ma possono domani essere oggetto di impugnativa da parte di qualsiasi cittadino, perché un cittadino che si trovi in contenzioso sulla base di una legge regionale può chiedere al giudice che venga sollevata la questione di legittimità costituzionale e, qualora quel giudice non la ritenga manifestamente infondata, rimette gli atti alla Corte, che esamina la legge regionale, ma questo determina un'incertezza del diritto e quindi un'incertezza per le nostre comunità e anche dei costi. Come era scritta prima, sarebbe successo di sicuro.
Credo che oggi, invece, la legge sia al riparo da tutto questo ed è una buona legge. Quindi il mio parere è favorevole, Presidente.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Nobili.
Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. Ringrazio il collega Fabrizio Cesetti, che ha ricordato il lavoro che è stato fatto in Commissione dal sottoscritto, che effettivamente ha visto l'approvazione di alcuni emendamenti, ma la realtà è che gli emendamenti che avevo proposto e che riproporrò oggi durante la discussione della legge erano ben più significativi, perché questa proposta di legge merita una riflessione che va oltre il tema delle tettoie.
Prendo atto che l'Amministrazione regionale, sul tema dei sottotetti e delle tettoie, ultimamente si è spesa moltissimo. Sono questioni che, al di là delle battute, pongono questioni di metodo e di visione del governo del territorio.
Nessuno mette in discussione il valore dei diritti di uso civico, perché sappiamo perfettamente che rappresentano un patrimonio storico, giuridico e ambientale delle nostre comunità. Hanno contribuito per secoli alla gestione collettiva dei boschi e dei pascoli e ancora oggi costituiscono uno strumento importante di presidio delle aree interne.
Ed è proprio per questo che mi aspettavo una legge diversa, una legge capace davvero di rafforzare gli usi civici, di valorizzare il patrimonio forestale, di sostenere gli enti che amministrano i beni collettivi e di aiutare concretamente chi vive e lavora nelle zone montane.
Invece ci troviamo di fronte a una proposta che degli usi civici utilizza sostanzialmente solo il nome. Il suo contenuto reale, purtroppo, è un altro: introdurre una disciplina speciale che consenta la realizzazione di tettoie destinate al deposito della legna e delle relative attrezzature anche nelle aree naturali protette.
È vero, la Commissione ha modificato il testo fissando un'altezza massima di 4,5 metri, una superficie coperta di 40 metri quadrati e prevedendo che le tettoie debbano essere rimosse al termine dell'esercizio del diritto di uso civico. E’ un tentativo evidente di circoscrivere l’intervento e di rassicurare rispetto ai possibili abusi. Erano questi alcuni degli emendamenti che avevo proposto, ma queste modifiche non risolvono il problema di fondo, anzi, per certi versi lo rendono persino più evidente.
Perché, se il legislatore arriva addirittura a stabilire per legge quali debbano essere l'altezza e la superficie di un manufatto edilizio, non siamo più davanti a una riflessione sugli usi civici, siamo davanti a una norma che costruisce una disciplina urbanistico-edilizia speciale per una specifica categoria di opere.
Mi permetto di osservare che 40 metri quadrati e 4,5 metri di altezza non sono un manufatto irrilevante, soprattutto se la norma consente la sua realizzazione anche all'interno delle aree naturali protette. Parlare di una semplice tettoia rischia quasi di ridimensionare l'impatto che strutture di queste dimensioni possono avere sul paesaggio rurale e sugli ecosistemi più delicati.
Allora la domanda è inevitabile: perché serve questa legge?
Se l'ordinamento vigente già consente di autorizzare gli interventi realmente necessari all'esercizio del diritto di uso civico, questa norma è superflua. Se invece oggi tali interventi incontrano limiti derivanti dalla disciplina urbanistica, paesaggistica o ambientale, allora significa che la Regione sta scegliendo di modificare quell'equilibrio attraverso una legge speciale.
Ed è per questo che questa proposta, al di là delle intenzioni dichiarate, assume un carattere di sanatoria legislativa. Non parlo di sanatoria nel significato tecnico previsto dal Testo unico dell'edilizia. Parlo di una legge che interviene per rendere possibile ciò che l'ordinamento vigente rende oggi più difficile o non consente.
È una scelta politica precisa che utilizza la legge non per disciplinare un nuovo fenomeno, ma per superare i limiti posti dalla normativa vigente.
È un metodo che Alleanza Verdi e Sinistra non condivide, perché il governo del territorio dovrebbe fondarsi su regole generali, su una pianificazione coerente e sul bilanciamento degli interessi pubblici coinvolti.
Ogni volta che si interviene con una norma speciale dedicata a una singola tipologia di manufatto, si crea inevitabilmente un precedente e ogni precedente rende più fragile l'impianto complessivo delle tutele.
E questa preoccupazione è ancora più forte perché la proposta, lo ripeto per la terza volta, riguarda le aree naturali protette. In quei contesti il legislatore dovrebbe essere rigoroso, perché la tutela dell'ambiente e del paesaggio non rappresenta un ostacolo burocratico, ma un interesse pubblico primario, oggi espressamente riconosciuto anche dall'articolo 9 della Costituzione. Per questo continuo a ritenere che la strada scelta sia sbagliata.
Le comunità montane hanno bisogno di una politica regionale che investa nella gestione attiva dei boschi, nella valorizzazione della filiera del legno, nella manutenzione del territorio, nel contrasto allo spopolamento. Hanno bisogno di una legge sugli usi civici, non di una legge sulle tettoie.
Questa proposta, invece, affronta un problema particolare modificando il quadro delle regole urbanistiche. È una scelta che può apparire limitata, ma che introduce un principio destinato a determinare effetti ben più ampi del singolo manufatto disciplinato.
Per queste ragioni riteniamo che questa proposta non rappresenti un rafforzamento degli usi civici, ma l'introduzione di una disciplina eccezionale che, lo ribadisco, ha i tratti di una sanatoria regionale.
Spero che questa mia opinione e questa mia presa di posizione possano modificarsi all'esito della discussione che faremo riguardo ai vari passaggi della legge, con riferimento agli emendamenti che io riproporrò. Qualora questi emendamenti dovessero essere accolti, sono disposto a rivedere questa mia posizione e ad esprimere un voto persino favorevole. Se gli emendamenti che andrò a illustrare saranno invece respinti, tutto quello che ho detto fino adesso troverà purtroppo conferma.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Rossi.
Giacomo ROSSI. Grazie, Presidente. Mi chiedo cosa ne sappiano i Verdi e cosa ne sappiano gli ambientalisti da salotto degli usi civici, delle comunanze, delle università agrarie, delle regole. Ecco, me lo domando.
Questa è una legge di buon senso che nasce da una persona di montagna, il nostro Presidente Pasqui, che chiaramente propone una modifica ascoltando il territorio e ascoltando le esigenze di chi ci vive e continua a mantenerlo. Sono gli usi civici, non gli ambientalisti da salotto di città che vogliono venirci a dire cosa dobbiamo fare nel nostro territorio.
Perché, caro collega Nobili, se i nostri territori sono mantenuti, non è per le vostre filosofie, ma per quelle persone che continuano a vivere in quei territori e che ne hanno garantito la tutela.
Questa modifica legislativa nasce da un'esigenza reale e credo che sia una norma di buon senso, perché molte volte non c'è bisogno di fare chissà cosa. C'è bisogno di tanti piccoli interventi puntuali che nascono dalle esigenze del territorio. Quindi respingo quello che ha detto.
Parla di equilibrio… ecco, voi vorreste che le nostre montagne si trasformassero in bolle, in territori messi sotto campane di vetro, dove magari qualcuno vuole fare un parco e magari qualcun altro vuole sedersi nelle poltrone di gestione di quel parco.
Voi venite la domenica, dite "che bello" e magari volete anche agevolare il rilascio e i corridoi naturali per l'orso marsicano, difendendo quelle specie nocive che vanno in qualche maniera a creare problemi a quell'animale, che in quel territorio vorrebbe continuare a vivere, che è quello più a rischio di estinzione, che è l'uomo.
Con le vostre logiche la montagna è abbandonata. La montagna è abbandonata al dissesto idrogeologico, la montagna è abbandonata a una filosofia dettata da fuori.
Questi sono strumenti normativi che possono venire incontro alla montagna e ringrazio il Presidente Pasqui che li sta concretizzando, non solo su questo argomento.
Concludo avanzando, visto che si parla di usi civici, anche un'altra questione che ho sollevato al Consorzio di bonifica, che è l'esenzione del contributo di bonifica per gli usi civici, perché dovremmo dire grazie a chi mantiene e continua a conservare il nostro territorio. Invece li graviamo ulteriormente di una gabella illegittima a fronte di interventi reali e diretti sui fondi che non avvengono.
Ecco, si parla di usi civici, chiedo che anche la Regione abbia il coraggio di chiedere al Consorzio di bonifica di sgravare gli usi civici di questa ulteriore gabella.
Dovremmo ringraziarli, dovremmo sostenerli, come fa questa normativa, e non seguire le filosofie di chi un territorio lo vede solo da lontano, ma non lo vive. Grazie.
(intervento fuori microfono)
PRESIDENTE. Qual è fatto personale, Consigliere.
(intervento fuori microfono)
PRESIDENTE. No, per favore, Consigliere Nobili, mi diceva per fatto personale.
Andrea NOBILI. Credo che i toni utilizzati dal Vicepresidente del Consiglio regionale Rossi siano non solo offensivi nei miei confronti, ma siano anche un metodo di discussione che non dovrebbe essere declinato in quest’Assemblea legislativa.
Definire coloro che la pensano diversamente da lui sui temi ambientali con termini offensive, come “ambientalisti da salotto” o persone ignoranti che non conoscono i territori, francamente non se lo può permettere.
Lui nulla sa del mio impegno personale, nulla sa del fatto che sono un giurista che si è trovato più volte ad affrontare il tema degli usi civici proprio nelle realtà montane che sono investite da questa proposta di legge.
Non consento a Giacomo Rossi, Vicepresidente del Consiglio, di relazionarsi con Consiglieri che la pensano diversamente da lui utilizzando questi termini.
Potrei anche fare una battuta. Capisco che Giacomo Rossi sia preoccupato per la sopravvivenza dell’uomo e forse anche per la propria di fronte a possibili attacchi da parte di animali selvatici, come orsi e lupi, e in questo senso gli va tutta la mia solidarietà.
PRESIDENTE. Per favore.
Andrea NOBILI. Mi piacerebbe rimanere su un piano di leggerezza e anche ironico, però purtroppo il Vicepresidente Rossi si lascia talvolta prendere un po’ la mano.
Allora lo richiamo anche al rispetto del ruolo che ha perché è Vicepresidente del Consiglio regionale e quando si relaziona con colleghi che hanno un pensiero diverso dal suo, dovrebbe utilizzare un linguaggio e contenuti più pertinenti e più continenti.
PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Sebastiani.
Milena SEBASTIANI. Grazie, Presidente. Prendo la parola per annunciare e motivare il voto convintamente favorevole del Gruppo I Marchigiani su questa proposta di legge.
Un testo che, dopo la necessaria riflessione e l’esame svolto in Commissione, e acquisiti anche, come ricordava prima il Presidente, i pareri favorevoli del CAL e del CREL, arriva oggi in Aula con un obiettivo tanto semplice quanto vitale: concorrere, attraverso una misura concreta e di buon senso, a sostenere i cittadini che abitano e presidiano l’entroterra marchigiano e le nostre aree montane.
Per questa maggioranza l’entroterra e i borghi non sono cartoline da ammirare nel fine settimana o musei a cielo aperto, ma rappresentano il cuore pulsante e la radice dell’identità della nostra regione.
Sappiamo bene che, per contrastare lo spopolamento e l’abbandono di queste terre, segnate dalle difficoltà altimetriche, dalla carenza di servizi e dalle profonde ferite del sisma, non servono slogan, ma proposte pratiche, risposte ai bisogni quotidiani di chi vi vive e lavora. Questa proposta di legge risponde esattamente a una di queste necessità concrete.
Nelle nostre comunità montane e rurali, gli usi civici, dai pascoli al legnatico, non sono un mero retaggio storico, ma uno strumento essenziale di sostentamento individuale e familiare, fondato sulla mutualità e sul sostegno reciproco.
È pertanto doveroso, da parte del legislatore regionale, colmare un vuoto normativo e offrire a chi esercita questi diritti la facoltà di realizzare spazi coperti, tettoie e depositi in zone agricole, anche all’interno delle aree protette, dove poter ricoverare in sicurezza, soprattutto durante la stagione invernale, i prodotti del lavoro e le relative attrezzature.
Voglio sottolineare due aspetti qualificanti di questo provvedimento, che coniugano perfettamente lo spirito dell’iniziativa con il rigore e la tutela del nostro patrimonio.
Primo: consentiamo ai cittadini residenti, per fini di sostentamento e di cura del territorio, di accedere a un’opportunità di intervento edilizio che la normativa regionale vigente, fino ad oggi, riserva esclusivamente alla figura dell’imprenditore agricolo.
Secondo: il provvedimento è a costo zero per le casse regionali.
Inoltre, accogliendo lo spirito delle raccomandazioni giunte dagli organi consultivi, la norma non rappresenta un “liberi tutti”. La Giunta regionale, infatti, definirà prescrizioni equilibrate e rigorose in materia di dimensioni, altezze e materiali, con il divieto assoluto di cambio di destinazione d’uso e l’obbligo di rimozione della struttura al termine dell’esercizio del diritto.
In conclusione, approvare questa legge significa aiutare le famiglie a restare, a non abbandonare le tradizioni agricole, boschive e pastorali e a continuare a essere le prime custodi della manutenzione e della bellezza del nostro territorio.
Per questi motivi, a nome del Gruppo I Marchigiani, esprimo voto favorevole. Grazie.
PRESIDENTE. Non ci sono altri interventi. Come relatore di maggioranza, non devo aggiungere nulla. Non so se il Consigliere Cesetti, che non vedo in Aula... Eccolo.
Consigliere Cesetti, non so se deve aggiungere qualcosa in qualità di relatore.
Ha la parola il Consigliere Cesetti.
Fabrizio CESETTI. No, Presidente, valga quanto abbiamo detto oggi e quanto è stato detto anche in prima lettura. Quindi nessun problema, non devo aggiungere nulla, nient’altro. Grazie.
PRESIDENTE. Articolo 1
Emendamento 1/01 a firma del Consigliere Pierini, che ha chiesto la parola, ne ha facoltà.
Nicolò PIERINI. Grazie, Presidente. Scusi, Presidente, mi può ridire qual è l’emendamento?
PRESIDENTE. L’emendamento 1/01, che riguarda la realizzazione di tettoie in zone agricole per deposito. Qui dice, al comma...
Nicolò PIERINI. Grazie, Presidente. Molto semplice. Abbiamo presentato questo emendamento per cambiare sostanzialmente la parola dal plurale al singolare, cioè sostituire “realizzazione di tettoie” con “realizzazione di una tettoia”.
Questo è il nostro emendamento. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Cesetti.
Fabrizio CESETTI. Grazie, Presidente. Ribadisco il parere favorevole sulla legge, ma chiedo al collega Pierini di ritirare questo emendamento, perché mi pare che sia migliore il testo come è stato scritto: “la realizzazione, negli usi civici, di tettoie”. Perché la realizzazione di una tettoia, se facciamo una sola? Credo che il testo sia…
Consigliere Canafoglia, io dico quello che penso e solitamente non chiedo permesso.
PRESIDENTE. Per favore. Sta parlando il Consigliere Cesetti, poi chi vuole intervenire naturalmente può farlo. Prego, Consigliere.
Fabrizio CESETTI. Io chiedo di ritirarlo, altrimenti non lo so. Credo che sia sbagliato, ecco, tutto qui. Però nessun problema.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Marinelli.
Renzo MARINELLI. Grazie, Presidente. Era per evitare un dubbio. Siccome si parla di ogni singolo uso civico, con il termine “tettoie” si potrebbe interpretare che ogni persona può fare cento tettoie. Quindi si rischia di andare oltre e di non tenere più la situazione sotto controllo.
La parola “tettoia” serve per dire che ogni singolo soggetto può fare una tettoia di quelle dimensioni, di 40 metri quadrati, altrimenti uno ne potrebbe fare mille, una attaccata all’altra.
Siccome il riferimento è ogni singolo intervento, ogni uso civico, non è che in un’Unione montana ne facciamo una. Se sono 20 soggetti che ne vogliono fare 50 o 100, ne faremo 100, ma una per ogni soggetto. Il senso è questo. Non è che la parola “tettoie” significa che ne facciamo di più, ogni singolo ne fa una. Mettere tettoie nella legge può essere interpretato che ognuno può realizzarne 100. Questa è la motivazione.
Per evitare questo … Non è che ne facciamo una per ogni uso civico, e se ogni uso fa capo a 1000 persone ne fanno una per uno, altrimenti diventa tutta una copertura. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Cesetti.
Fabrizio CESETTI. Noi siamo relatori, Presidente.
Assolutamente condivisibile quello che dice il Consigliere Marinelli, totalmente. Però questo, secondo me, si evince già dal testo. Se così non fosse, allora dobbiamo scriverlo meglio. Allora dobbiamo scrivere: “una tettoia per ogni uso civico”. Riscrivetelo meglio. Magari bastano trenta secondi e, come relatori, presentiamo noi un emendamento.
Se si scrive “la realizzazione di una tettoia è consentita…per ogni diritto di uso civico”. Scriviamo: “per ogni diritto di uso civico”. “Per il deposito di prodotti derivanti dall'esercizio … di ogni diritto”. Mettiamolo, sennò rischiamo …
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Marinelli.
Renzo MARINELLI. Non sono un giurista come il Consigliere Cesetti, però stamattina mi sono consultato con la Dirigente del Servizio affari legislativi, che mi ha detto che questa era la formulazione migliore. Anch'io ho detto: "Per specificarlo...". Mi ha detto: "No, perché dopo potremmo andare...". È chiara così com'è.
Quindi, quello che lei dice l'avevamo notato anche noi, quindi non è questo.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Cesetti.
Fabrizio CESETTI. Noi, Presidente, sull'emendamento ci asteniamo. Prendo atto che la cosiddetta voluntas legis è quella che dice il Consigliere Marinelli. Quindi ci asteniamo.
PRESIDENTE. Emendamento 1/01. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva).
Emendamento 1/1 a firma del Consigliere Nobili, ha chiesto la parola, ne ha facoltà
Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. Molto velocemente. Quest’emendamento prevede che nelle aree naturali protette, nei siti della Rete Natura 2000 e nelle aree sottoposte a vincolo paesaggistico, idrogeologico e forestale, la realizzazione di tettoie sia ammessa esclusivamente se compatibile con i relativi piani, regolamenti e misure di conservazione, previo parere o nulla osta dell'ente competente, ove previsto.
È comunque esclusa la realizzazione di tettoie in aree caratterizzate da elevata fragilità idrogeologica, ecologica e paesaggistica, secondo quanto stabilito dagli strumenti di pianificazione vigenti.
Quindi, questo emendamento tende a superare uno dei punti più critici della proposta originaria. Il riferimento alle aree naturali protette non può essere formulato come un'apertura generalizzata. In quei contesti deve valere un principio rafforzato di compatibilità ambientale. Grazie.
PRESIDENTE. Emendamento 1/1. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale non approva).
Emendamento 1/2 a firma del Consigliere Nobili, ha chiesto la parola, ne ha facoltà.
Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. Velocemente, l'emendamento prevede che le tettoie non possano essere destinate, neppure in via temporanea, a uso abitativo, ricreativo, commerciale, produttivo, turistico-ricettivo, a rimessa di veicoli non strettamente connessi all'esercizio dei diritti di uso civico o a deposito di materiali diversi da quelli indicati al comma 1.
È vietata la successiva trasformazione delle tettoie in manufatti chiusi o in volumi edilizi stabilmente infissi al suolo.
L'emendamento tende a evitare usi elusivi o impropri. La tettoia deve servire esclusivamente al deposito di legna, prodotti e attrezzature legate agli usi civici. Non deve diventare un garage, un capanno, un deposito generico o una piccola costruzione mascherata. Grazie.
PRESIDENTE. Emendamento 1/2. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale non approva).
Emendamento 1/3 a firma del Consigliere Nobili, ha chiesto la parola ne ha facoltà.
Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. Anche in questo caso, celermente, l'emendamento prevede che le strutture debbano essere realizzate con materiali naturali o comunque compatibili con il contesto paesaggistico, senza fondazioni continue, platee in cemento o pavimentazioni impermeabili, salvo opere puntuali strettamente necessarie alla sicurezza statica e alla reversibilità dell'intervento.
L'emendamento fissa già nella legge alcuni limiti essenziali: dimensioni contenute, materiali compatibili, niente impermeabilizzazione stabile del suolo, niente trasformazioni edilizie pesanti. Grazie.
PRESIDENTE. Emendamento 1/3. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale non approva).
Emendamento 1/04 a firma del Consigliere Pierini, ha chiesto la parola, ne ha facoltà.
Nicolò PIERINI. Questo lo ritiriamo. Questo è un po’ più complesso rispetto all'altro, quindi lo ritiriamo ed evitiamo polemiche. Grazie.
PRESIDENTE. Emendamento 1/04. Ritirato.
Emendamento 1/4 a firma del Consigliere Nobili, ha chiesto la parola, ne ha facoltà.
Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. Questo è l'ultimo emendamento ed è anche quello più semplice da illustrare, perché prevede la sostituzione, al comma 2 dell’articolo 1, delle parole “4,50 metri e 40 metri quadrati” con le seguenti: “2,70 metri e 20 metri quadrati”, cioè dimensioni diverse per questi spazi, tali da renderli effettivamente comprensibili come finalizzate all’uso che la proposta di legge intende perseguire.
Credo che, se questo emendamento venisse approvato, ci troveremmo di fronte a una scelta che va nella giusta direzione, perché renderebbe evidente come possano essere scongiurati utilizzi impropri di questi manufatti. Grazie.
PRESIDENTE. Emendamento 1/4. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale non approva).
Articolo 1, così come emendato. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva).
Articolo 2. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva).
Coordinamento tecnico. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva).
PRESIDENTE. Ha la parola per dichiarazione di voto il Consigliere Nobili.
Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. Come anticipato, la mia posizione e quella del Gruppo Alleanza Verdi e Sinistra sono di contrarietà.
Purtroppo, come temevo, gli emendamenti che ho illustrato non sono stati accolti dalla maggioranza, nonostante fossero, a mio avviso, di buon senso. Forse l’unico limite era che potessero essere considerati pleonastici, ma nel dubbio certe sfumature è bene evidenziarle con maggiore nettezza.
Pertanto, a fronte di questo atteggiamento di chiusura da parte della maggioranza, non posso che replicare la posizione anticipata nel mio intervento precedente e sottolineo la contrarietà e il voto contrario del Gruppo Alleanza Verdi e Sinistra.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Marinelli.
Renzo MARINELLI. Grazie, Presidente. Per dire che il Gruppo Lega vota convintamente e accolgo la proposta fatta dal Presidente Pasqui, che come me vive nella stessa area.
Andiamo incontro a quelle che sono le vere esigenze, cercando di dare una mano a coloro che abitano in quei territori.
Vorrei anche dire che quanto affermato dal Consigliere Giacomo Rossi non è poi così sbagliato: le aree interne vanno vissute. Chi non le vive non può raccontarle. Viverci è tutta un’altra cosa.
Ben venga questa legge. Mi auguro che ne arrivino altre per i nostri territori, perché, se vogliamo farli sopravvivere e vogliamo che qualcuno continui a viverci, dobbiamo cercare tutte le modalità e tutte le possibilità affinché le persone possano continuare, perlomeno, a vigilare in quei territori. Questo va a vantaggio dell’intera collettività, Anche di chi sta nella costa perché se la montagna si degrada è un male per tutti. Quindi, ben vengano queste leggi e mi auguro di poterne fare altre.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, la Consigliera Marcozzi.
Jessica MARCOZZI. Grazie, Presidente. Noi siamo favorevoli. D’altronde ho firmato anch’io questa proposta di legge e ringrazio il Presidente per averla portata avanti.
Ho ascoltato anche la minoranza. Si tratta di un testo giusto, con l’ok di tutta la minoranza, come ha ricordato anche il relatore di minoranza Consigliere Cesetti.
Questo è un segnale importante per l’Aula, perché è una legge che si pone l’obiettivo di conciliare la tutela dei terreni gravati da usi civici con le esigenze concrete di coloro che ne assicurano quotidianamente la gestione.
Consentire la realizzazione di tettoie rappresenta una misura equilibrata, idonea a incentivare la manutenzione del territorio senza compromettere la natura giuridica dei beni civici.
Un particolare, nelle aree montane e collinari, questo intervento può contribuire a contrastare l’abbandono dei terreni, preservare il patrimonio paesaggistico e ambientale e rafforzare la funzione sociale degli usi civici, garantendo che questi continuino a rappresentare uno strumento di valorizzazione del territorio e delle sue tradizioni, nell’interesse dell’intera collettività.
Il nostro voto è favorevole.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Cesetti.
Fabrizio CESETTI. Anche il Partito Democratico, come già preannunciato sia nella mia relazione che nel voto ai singoli articoli, voterà favorevolmente questo provvedimento legislativo.
Da subito, fin dall'inizio, abbiamo riconosciuto come positive le finalità perseguite dai proponenti, coerenti con il valore storico, sociale e culturale degli usi civici e con l'importante ruolo che essi svolgono, soprattutto nelle aree interne, anche per la tutela e la sicurezza del territorio e dell'ambiente. Questo non lo dobbiamo mai dimenticare.
Aree interne che soffrono, purtroppo, della mancanza dei servizi o della desertificazione.
PRESIDENTE. Chiedo scusa, Consigliere Cesetti, chiedo scusa. Possiamo fare silenzio in Aula, per favore?
Fabrizio CESETTI. Presidente, è il clima, diciamo...
PRESIDENTE. Sì, però rispettiamo fino alla fine. Prego, Consigliere.
Fabrizio CESETTI. Dicevo, le aree interne già soffrono della desertificazione dei servizi. Ce ne siamo occupati più volte, vero Consigliere Marinelli, anche nella scorsa legislatura, a proposito, ad esempio, della desertificazione dei servizi bancari e postali e anche di altri servizi.
Anche in questi giorni c'è stato un dibattito sulla stampa su questo, vero Consigliere Pierini. Sono questioni che conosciamo tutti e quindi questa proposta di legge va in questa direzione. È un sostegno concreto ad attività virtuose quali la tutela e la sicurezza del territorio.
Voglio ricordare che quando, nell'esercizio dell'uso civico, si raccoglie la legna e la si deposita, non è soltanto un modo per sostenersi, per riscaldarsi, diciamola breve, ma è anche un modo per tutelare il territorio, perché quella raccolta viene fatta coerentemente con le esigenze ambientali e di tutela del territorio stesso e della sua sicurezza, Presidente.
In modo intelligente, lo voglio ribadire, il Presidente Pasqui ha consentito di riportare questa proposta di legge in Commissione e l'abbiamo migliorata, sostanzialmente.
Le ragioni del voto favorevole del Partito Democratico stanno tutte scritte nel confronto tra il primo testo, dove si delegava alla Giunta e si diceva: "La Giunta regionale, entro 90 giorni, stabilisce le caratteristiche delle tettoie di cui al comma 1, previo parere della Commissione". Questo era il testo. Oggi, come legislatori, giustamente scriviamo che le tettoie non possono avere un'altezza superiore a 4,5 metri e una superficie coperta superiore a 40 metri quadrati, ma soprattutto che le tettoie non possono essere utilizzate per usi diversi da quelli previsti dal comma 1 e devono essere rimosse al termine dell'esercizio del diritto di uso civico.
Quindi nessuna "speculazione" verrà consentita, ma questa legge prevede veramente una destinazione d'uso ben precisa e finalizzata.
Credo, quindi ,che sia un atto necessario e, ripeto, in questi due differenti testi, quello originario e quello che oggi andiamo ad approvare, ci sono le ragioni per cui il Partito Democratico voterà favorevolmente. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Assenti.
Andrea ASSENTI. Grazie, Presidente. Grazie anche al nostro Capogruppo Putzu per la delega a svolgere questa dichiarazione di voto favorevole sull'intero elaborato.
Sono condivisibili tutte le dichiarazioni di voto sentite e ascoltate, tranne quella del collega Consigliere Nobili, perché ha più un'impostazione del cosiddetto vecchio detto: fatta la legge, trovato l'inganno. Lo vedo molto attento nella ricerca, anche in Commissione, di cercare quello che nella legge magari non c'è.
Possiamo tranquillizzare tutti, sia da parte della minoranza sia da parte di questa maggioranza, che non c'è alcun inganno, non c'è cosa non detta e non scritta. Non ci sono loft abusivi oppure appartamenti di 200 metri quadrati nascosti con una piscina jacuzzi interna. Non c'è nulla di tutto ciò. È veramente una legge che va nel verso giusto.
Anzi, mi meraviglio proprio che dal vostro partito, “i più ambientalisti di tutto questo emiciclo”, ci sia una chiusura di tal genere. Francamente non ce l'aspettavamo.
In Commissione ne abbiamo discusso tante volte, però da parte vostra mi aspettavo un atteggiamento quasi unanime su questa proposta di legge.
Poi magari statalizzeremo anche le prossime … La vedo molto interessato anche su …, vabbè le discuteremo la prossima volta sicuramente.
Da parte vostra mi aspettavo un atteggiamento diverso che, posso dirlo con una punta di … e scherzosamente, non fa onore al vostro partito rispetto a questa norma di legge che approviamo.
Il nostro voto sarà ovviamente e convintamente favorevole. Grazie.
PRESIDENTE. Proposta di legge n. 27, emendata, la pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Presidenza del Vicepresidente
Giacomo Rossi
Proposta di legge n. 50
a iniziativa dei Consiglieri Rossi, Ausili
“Modifiche alla legge regionale 28 luglio 2022, n. 18 (Disciplina per la raccolta e la commercializzazione dei funghi epigei spontanei)”
Proposta di legge n. 56
a iniziativa della Giunta regionale
“Modifiche alla legge regionale 28 luglio 2022, n. 18 (Disciplina per la raccolta e la commercializzazione dei funghi epigei spontanei)”
(abbinate)
Testo unificato: “Modifiche alla legge regionale 28 luglio 2022, n. 18 (Disciplina per la raccolta e la commercializzazione dei funghi epigei spontanei)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la proposta di legge n. n. 50 dei Consiglieri Rossi, Ausili e la proposta di legge n. 56 della Giunta regionale.
La discussione generale è aperta. Il relatore di maggioranza è il sottoscritto.
A distanza di quattro anni dall'approvazione, su mia proposta, della modifica della legge sulla raccolta dei funghi, con la quale abbiamo apportato importanti novità che vanno dal reinserimento dell'esame per l'abilitazione alla raccolta, alla valorizzazione del ruolo dei Comuni, concedendo loro per la prima volta dei fondi, fino all'istituzione di un ticket giornaliero di raccolta per i residenti extra Regione, si è resa necessaria questa ulteriore modifica per ottimizzare la norma.
Le proposte di modifica di questa legge erano due: una di iniziativa della Giunta regionale ed una a firma del sottoscritto e del Consigliere Ausili, che ringrazio.
Come Vicepresidente, chiedo anche di mantenere un po' di contegno in Aula.
Si è quindi provveduto, pertanto, in Commissione, a preparare un testo unificato che ricomprendesse entrambe le proposte, che è quello che oggi andremo a votare.
La prima modifica riguarda il rilascio dell'abilitazione, che è in capo alla Regione o alle Unioni Montane in relazione alla residenza del candidato. Viene concessa la possibilità ai residenti in Comuni interni, non facenti parte delle Unioni Montane, di effettuare l'esame nell'Unione Montana più vicina, senza dover arrivare nella sede regionale, per limitare gli spostamenti degli stessi. Una piccola accortezza, ma che è comunque importante per i residenti nei Comuni interni non facenti parte dell'Unione Montana, che potranno recarsi in un luogo molto più vicino a loro.
Sempre in tema di abilitazione, viene tolta la possibilità ai non residenti in regione, che non sono in possesso del titolo di raccolta, di sostenere l'esame nella nostra regione, perché questa disposizione stava creando degli ingolfamenti e dei ritardi nell'organizzazione degli esami. Quindi, in analogia a quanto hanno già fatto altre regioni, sono autorizzati a raccogliere i funghi nella nostra regione solo i non residenti che hanno già un titolo di raccolta, anche se rilasciato in altre regioni.
Si è poi data la possibilità di inserire all'interno delle commissioni d'esame per il rilascio dell'abilitazione anche i micologi privati iscritti al Registro nazionale, che devono però essere individuati dalla struttura sanitaria. Questo per ovviare alla carenza di micologi nelle strutture sanitarie e permettere così di effettuare sessioni d'esame costanti, perché, ripeto, è importante che chi va a funghi sia abilitato.
Si dà la possibilità di accertare la commestibilità dei funghi destinati al commercio al dettaglio e alla ristorazione anche ai micologi privati iscritti nell'apposito Registro nazionale, mentre prima era autorizzata solo la struttura sanitaria, e questo era un problema che riguardava il riconoscimento. Questo è un inserimento voluto dal Consigliere Ausili, quello relativo ai micologi, e lo ringrazio.
Poi vi è una modifica della Giunta che porta il ticket giornaliero di raccolta per gli extra regione da 20 a 50 euro, lasciando invariato a 20 euro l'importo per i residenti. Questo al fine di aumentare gli introiti prodotti dalla legge senza gravare sui residenti in regione.
Questa modifica entrerà in vigore dal 1° gennaio 2027.
Anche qui, questa modifica che feci alla legge e che fu tanto contestata sta portando centinaia di euro ai nostri Comuni montani, che li reinvestono nei territori di raccolta. Mi ricordo che ci fu una levata di scudi. Il sottoscritto voleva inserire anche, come avviene in altre regioni, un ticket giornaliero per gli extra residenti nei Comuni dell'Unione Montana, fu bocciato e fu lasciato questo per gli extra regione, che comunque sta portando i suoi benefici e i suoi frutti al territorio e soprattutto ai territori di raccolta fungina, che devono essere comunque tutelati.
Viene estesa la raccolta dei funghi all'interno delle aziende faunistico-venatorie. Prima era prevista solo nei giorni di silenzio venatorio e ora anche nei giorni in cui è permessa la caccia, anche perché, voglio dire, le riserve sono molto grandi e abbiamo visto che non consentire la raccolta in alcuni giorni rappresentava, in qualche maniera, un deficit importante per i raccoglitori di funghi.
Viene modificata la destinazione dei fondi che la Regione assegnava ai Comuni in relazione alla loro superficie boschiva. Tali fondi non vengono più assegnati direttamente ai Comuni, ma alle Unioni Montane, che successivamente li destinano ai propri Comuni in base al principio della superficie boschiva. Questo perché si vuole ottimizzare l'utilizzo dei fondi, considerato che la Regione riesce a quantificare gli importi da ripartire più o meno dall'ottobre di ogni anno per poi girarli ai Comuni, che entro la fine dell'anno li devono quantomeno impegnare, con evidenti difficoltà dovute al ristretto tempo a disposizione. A causa di questo, negli scorsi anni, alcuni fondi non sono stati spesi o richiesti dai Comuni; con questa nuova impostazione, viste le più flessibili regole di bilancio delle Unioni Montane, non resteranno fondi inutilizzati.
La destinazione dei fondi è uguale e saranno utilizzati per la tutela e la conservazione dei territori di raccolta dei funghi e per la manutenzione delle strade extraurbane che conducono ai territori di raccolta.
Poi so che ci sono alcuni emendamenti per comprendere anche dei Comuni che non sono all'interno delle Unioni Montane, ma che fanno parte di quel territorio, che potevano precedentemente essere esclusi da questa ripartizione.
Si va ulteriormente a modificare e a migliorare questa legge. Quindi una Regione che è vicina ai nostri fungaioli, è vicina ai nostri territori di raccolta e apporta modifiche in senso propositivo. L'Assemblea legislativa, che è vicina ai territori, riesce a percepirne le esigenze e riesce a trasportare in legge delle norme migliorative.
Ringrazio ancora una volta il collega Ausili, ringrazio anche la Giunta per le modifiche e l'accorpamento di queste modifiche, e anche la II Commissione che ha recepito e ha lavorato sul testo. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il relatore di minoranza Consigliere Mastrovincenzo.
Antonio MASTROVINCENZO. Grazie, Presidente. Nella Regione Marche le funzioni in materia di disciplina per la raccolta e la commercializzazione dei funghi epigei spontanei sono esercitate dalla Regione e dalle Unioni montane, in relazione ai territori di propria competenza.
Dopo circa quattro anni di operatività della legge regionale n. 18 del 2022, si è deciso di apportare alcune modifiche, recependo alcune indicazioni pervenute dagli uffici competenti per chiarire alcuni aspetti riguardanti la raccolta dei funghi nelle aree protette e nelle aziende faunistico-venatorie e agrituristico-venatorie.
Vengono inoltre individuati i soggetti esonerati dal possesso dell’abilitazione e che quindi non devono procedere alla richiesta per la raccolta dei funghi.
Viene poi proposto un aumento dell’importo del permesso di raccolta funghi per i non residenti nella Regione Marche, per adeguarlo ad analoghi importi differenziati previsti nelle regioni limitrofe nei confronti dei non residenti. L’adeguamento sarà operativo dall’anno 2027.
In merito al riparto delle risorse provenienti dal versamento del permesso per la raccolta dei funghi, per il 2026 si prevede di destinarle alle Unioni montane, già beneficiarie dei versamenti dei residenti nei Comuni delle stesse, in modo da incrementare la dotazione finanziaria con l’obiettivo di realizzare interventi significativi sul territorio.
La proposta di legge si compone di otto articoli.
L’articolo 1 modifica l’articolo 3 della legge regionale n. 18 del 2022, chiarendo che la raccolta dei funghi nelle aree naturali protette deve avvenire sempre nel rispetto della normativa regionale.
L’articolo 3 modifica l’articolo 5 della legge regionale n. 18 del 2022. In merito alla presenza della figura del micologo all’interno delle Commissioni d’esame, viene prevista la possibilità, da parte delle AST, di ricorrere anche alla figura del micologo privato.
L’articolo 4 modifica l’articolo 6 della legge regionale n. 18 del 2022, disciplinando l’entità della somma per il titolo annuale di raccolta dei funghi e stabilendo un nuovo importo differenziato, per coloro che risiedono fuori dalla Regione Marche, pari a 50 euro. Tale modifica decorrerà dal 1° gennaio 2027.
L’articolo 5 abroga il comma 10 dell’articolo 8 della legge regionale n. 18 del 2022, relativo alla raccolta dei funghi all’interno delle aziende faunistico-venatorie e agrituristico-venatorie, in quanto la raccolta era consentita nei soli giorni di silenzio venatorio e ciò sembrava essere una limitazione per coloro che volevano praticare la raccolta funghi in questi ambiti.
L’articolo 6 modifica l’articolo 10 della legge regionale n. 18 del 2022, relativo all’utilizzo delle risorse provenienti dal versamento del permesso di raccolta dei funghi, individuando nelle Unioni montane i destinatari del riparto degli introiti. I criteri e le modalità di riparto saranno oggetti di appositi atti di competenza della Giunta regionale.
L’articolo 7 modifica l’articolo 13 della legge regionale n. 18 del 2022. Viene specificato che, al pari di quanto già avviene in altre regioni italiane, la vendita di funghi spontanei freschi destinati al commercio al dettaglio e alla ristorazione è consentita anche previa certificazione di avvenuto riconoscimento e accertata commestibilità da parte di micologi privati in possesso dell’attestato rilasciato ai sensi della normativa statale e iscritti nell’apposito Registro nazionale.
L’articolo 9 prevede un incremento delle entrate, per le annualità 2027 e 2028, di 5.000 euro e, conseguentemente, l’autorizzazione di spesa relativa alla legge regionale n. 18 del 2022 viene aumentata di 5.000 euro per ciascuna delle due annualità.
L’articolo 10 contiene la dichiarazione d’urgenza, considerato che l’attività di raccolta dei funghi è in corso ed è importante poter utilizzare prontamente le risorse.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Ausili.
Marco AUSILI. Grazie, Presidente. Allora, si tratta di una piccola modifica di legge, però si tratta di una buonissima piccola modifica di legge, perché le motivazioni sono quelle che hanno detto il relatore di maggioranza e quello di minoranza, ma anche perché si ha a che fare effettivamente con il mondo della micologia e della raccolta dei funghi, che rappresenta effettivamente un tassello, l'ennesimo tassello, di quello che è il panorama delle nostre eccellenze, delle eccellenze del nostro territorio.
Sappiamo come questa Regione Marche abbia cercato, in questi mesi e anni, di esaltare queste eccellenze, di raccontarle, di narrarle e di renderle sempre più conosciute e attrattive. E allora si va in quella stessa direzione anche con questa modifica di legge.
Il mondo della micologia e della raccolta dei funghi effettivamente è anche un luogo, uno strumento che permette di trasferire di generazione in generazione un patrimonio di conoscenze. Serve anche a portare le persone nei boschi, soprattutto i nostri giovani. Serve a fare comunità, perché anche quello è Terzo settore, è associazionismo, dentro al quale centinaia e centinaia di persone nelle Marche si riuniscono.
Il mondo della micologia è un'opportunità. È un'opportunità anche per i micologi privati iscritti all'opportuno Albo e, infatti, con questa modifica di legge andiamo anche a valorizzare questi micologi privati, perché li affianchiamo a quelli che sono i micologi inquadrati nelle nostre Aziende sanitarie territoriali nello svolgimento di alcune operazioni che finora, appunto, erano solamente appannaggio dei micologi inquadrati nelle AST, che sappiamo essere in numero limitato. Questo comporta ovviamente delle difficoltà nel mandare avanti certe procedure, come ad esempio la procedura per l'abilitazione alla raccolta dei funghi.
Quindi l'affiancamento anche dei micologi privati in questa procedura, a nostro avviso, può significare una maggiore agevolazione nelle procedure di abilitazione di coloro i quali scelgono di intraprendere questa attività, che abbiamo detto essere una buona attività.
I micologi privati potranno, in base a questa proposta di legge che andiamo a votare oggi, anche fare la certificazione dei funghi che poi andranno alla commercializzazione o alla ristorazione.
E allora ci sono degli aspetti positivi dietro tutto ciò, perché, primo, è un'opportunità di lavoro per dei micologi, senza ovviamente risorse di natura pubblica regionale, perché trattasi comunque sempre di un rapporto libero-professionale tra privati.
Siamo davanti alla possibilità di agevolare le nostre Aziende sanitarie territoriali, che ad oggi dovevano svolgere queste procedure da sole, e siamo davanti a una semplificazione del sistema che può garantire che queste procedure di abilitazione e questa certificazione dei funghi che devono andare alla ristorazione possano svolgersi in maniera più rapida e incisiva.
Quindi, ringrazio tutti coloro i quali hanno contribuito alla costruzione di questa norma. Dapprima l'Assessore Enrico Rossi, il Consigliere Giacomo Rossi e tutta la nostra Commissione, il relatore di maggioranza e quello di minoranza e tutti coloro i quali vorranno dare un contributo anche in questa sede. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola l'Assessore Rossi.
Enrico ROSSI. Grazie, Presidente. Intanto anch'io ringrazio ovviamente i due Consiglieri regionali Rossi e Ausili per la proposta e per gli spunti offerti inizialmente rispetto alla modifica di questa legge. Spunti che poi sono stati anche alla base di un confronto con la Giunta per intervenire in maniera più ampia, direi, in un impianto legislativo che, come si ricordava poco fa, non fa riferimento soltanto a un'attività meramente di svago, ma ha effettivamente numerosi riflessi sulle comunità, in modo particolare, ovviamente, dell'entroterra e favorisce, come già si ricordava, anche una conoscenza e una diffusione della conoscenza stessa del nostro patrimonio di biodiversità e anche di carattere forestale.
Senza rinnovare ed elencare di nuovo quelle che sono le modifiche intervenute con questa proposta di legge, direi che l'attività viaggia su due direzioni separate, ma che al tempo stesso convergono in una finalità unica.
La prima è quella della semplificazione. Sono state citate diverse modifiche che appunto vanno in questa direzione, ovvero il principio di reciprocità che vige con le altre Regioni per quanto riguarda le autorizzazioni alla raccolta dei funghi, e questo significa ovviamente diminuire il carico di lavoro amministrativo per le nostre Commissioni.
Si è fatto riferimento poi alla possibilità di coinvolgere e utilizzare i micologi privati iscritti all'Albo, sia per quanto riguarda le Commissioni, sia per ciò che concerne la certificazione dei funghi al fine di verificarne la commestibilità, per la commercializzazione ed anche per quello che è il fine dell'utilizzo nella ristorazione.
Credo che un'altra modifica altrettanto importante per quanto riguarda la semplificazione sia rappresentata dal fatto che i fondi, così come il gettito, andranno direttamente e interamente alle Unioni montane. Questo consente di raggiungere un duplice obiettivo.
Il primo, quello di evitare, così come è successo peraltro nell'ultima annualità, che i fondi relativi al gettito dei tesserini non venissero trasferiti ai Comuni.
Il secondo, altrettanto importante, è relativo all'utilizzo di questi fondi, che sono poi utilizzati dai territori per la sistemazione di tutta una serie di situazioni legate al dissesto idrogeologico, alla stabilità dei nostri territori interni e anche alla viabilità relativa alla forestazione per la quale non si riusciva ad intervenire laddove questi fondi erano effettivamente erogati ai Comuni, in quanto gli importi, così come ripartiti in base ai parametri previsti, erano davvero risibili per poter efficacemente intervenire al riguardo.
In questo modo, invece, le Unioni montane avranno interamente a disposizione i fondi derivanti dal gettito delle autorizzazioni alla raccolta dei funghi e potranno alternativamente dedicare queste risorse per progetti che perseguano quel tipo di efficacia che ho appena accennato.
Poi ne discuteremo sicuramente in un emendamento, ma credo sia opportuno evidenziarlo già in questo mio primo intervento: i Comuni che saranno interessati da questi fondi sono tutti quelli che parteciperanno, sulla base della superficie boschiva che possiedono, alla determinazione prima e alla ripartizione poi dei fondi stessi.
È stata citata un'altra cosa importante che torno a sottolineare e che va non soltanto nella direzione di incrementare le risorse, il gettito e dunque le disponibilità a beneficio dei territori, ma anche nella direzione di un'ulteriore semplificazione: l'aumento da 20 a 50 euro del costo dei tesserini per i non residenti nella regione Marche.
Lo dico perché, di fatto, prima esisteva un sistema progressivo di pagamento per i non residenti sulla base, oltre che della quota fissa di 20 euro, delle giornate o delle settimane effettive di raccolta dei funghi.
In questo modo, così come è stato sottolineato, ci uniformiamo alle altre regioni limitrofe, stabilendo semplicemente una quota fissa di 50 euro. Questo, come dicevo, va sicuramente nella direzione di un'ulteriore semplificazione a beneficio degli uffici e, al tempo stesso, anche del gettito nella disponibilità delle Unioni montane.
Termino, almeno per il momento, aggiungendo un'ulteriore previsione contenuta all'interno di questa proposta, che è la possibilità per coloro che aspirano ad ottenere il tesserino di poter sostenere l'esame di autorizzazione non soltanto nella sede provinciale di riferimento, ma anche all'interno di una delle sedi più vicine al proprio luogo di residenza. Questo, a proposito di quanto si diceva prima, risponde anche a richieste pervenute dalle nostre aree interne marchigiane. Grazie.
PRESIDENTE. Articolo 1. Lo pongo in votazione.
(L'Assemblea legislativa regionale approva).
Articolo 2. Lo pongo in votazione.
(L'Assemblea legislativa regionale approva).
Articolo 3. Lo pongo in votazione.
(L'Assemblea legislativa regionale approva).
Articolo 4. Lo pongo in votazione.
(L'Assemblea legislativa regionale approva).
Articolo 5. Lo pongo in votazione.
(L'Assemblea legislativa regionale approva).
PRESIDENTE. La Consigliera Sebastiani ha votato verde, si è sbagliata. Chiedo al tavolo di prenderne nota.
Articolo 6. ci sono tre emendamenti.
Emendamento 6/1 a firma del Consigliere Marinelli, ha chiesto la parola, ne ha facoltà.
Renzo MARINELLI. Grazie, Presidente. Noi abbiamo due emendamenti che sono tecnici, quindi non vanno a incidere.
“Il comma 1 bis, 2 e 3 dell'articolo sono abrogati”, però questo era dell'articolo 10. Non so, c'è qualche errore o no?
PRESIDENTE. Prima c'è il 6/1. Si mette in votazione.
Renzo MARINELLI. Faccio anche l'altro, li illustro tutti e due adesso. Si dice che al comma 2 dell'articolo 10 le parole "facenti parte degli stessi" sono sostituite dalle seguenti: "ricadenti nell'ambito territoriale degli stessi".
PRESIDENTE. Ok. Poi vuole esporre il 6/2?
Renzo MARINELLI. No.
PRESIDENTE. Emendamento 6/2. Lo pongo in votazione.
(L'Assemblea legislativa regionale approva).
Emendamento 6/3 a firma del Consigliere G. Rossi. Decaduto.
Articolo 6, così come emendato.
(L'Assemblea legislativa regionale approva).
Articolo 7. Lo pongo in votazione.
(L'Assemblea legislativa regionale approva).
Articolo 8. Lo pongo in votazione.
(L'Assemblea legislativa regionale approva).
Articolo 9. Lo pongo in votazione.
(L'Assemblea legislativa regionale approva).
Articolo 10 (dichiarazione d'urgenza). Ci vuole la maggioranza assoluta. Lo pongo in votazione.
L'Assemblea legislativa regionale approva a maggioranza assoluta dei componenti).
Coordinamento tecnico. Lo pongo in votazione.
(L'Assemblea legislativa regionale approva).
Testo unificato, emendato, delle proposte di legge n. 50 e n. 56. Lo pongo in votazione.
(L'Assemblea legislativa regionale approva).
La seduta è tolta.
La seduta termina alle ore 14:15.
La seduta inizia alle ore 11:15
Presidenza del Presidente
Gianluca Pasqui
PRESIDENTE. Buongiorno a tutti. Dichiaro aperta la seduta dell’Assemblea legislativa regionale n. 30 del 4 agosto 2026. Do per letto il processo verbale della seduta n. 29 del 28 luglio 2026, il quale, ove non vi siano opposizioni, si intende approvato ai sensi del comma 4 dell'articolo 53 del Regolamento interno. Richiamo, inoltre, ai sensi del comma 5 dello stesso articolo, l’attenzione dei Consiglieri sulle comunicazioni distribuite, con cui porto a conoscenza dell’Assemblea quanto espressamente previsto dal Regolamento interno.
Hanno chiesto congedo i Consiglieri Caporossi, Mancinelli, Piergallini, Ruggeri e Marconi.
Interrogazione n. 401 - a risposta immediata
a iniziativa del Consigliere Canafoglia
“Mappatura delle spiagge libere nelle Marche, verifica della scarsità della risorsa demaniale e applicazione della direttiva 2006/123/CE (cd. Bolkestein), con particolare riferimento al Comune di Senigallia”
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 401 - a risposta immediata - del Consigliere Canafoglia
Ha la parola, per la risposta, l'Assessore Rossi.
Enrico ROSSI. Grazie, Presidente. La Regione Marche svolge periodicamente attività di ricognizione presso i Comuni costieri finalizzate all'acquisizione e all'aggiornamento delle informazioni relative alle concessioni demaniali marittime, alle superfici assentite, alle aree destinate alla libera fruizione e agli ulteriori dati necessari per una corretta gestione del litorale.
In aggiunta, esistono altri strumenti utili alla ricognizione. In particolare, assume rilievo il SID, il Sistema informativo del demanio marittimo, gestito a livello nazionale, e i piani particolareggiati di spiaggia adottati dai singoli Comuni costieri, che consentono di individuare la distribuzione delle aree in concessione e delle aree destinate alla libera fruizione.
Tali strumenti costituiscono la base informativa di riferimento per la mappatura dell'occupazione del demanio marittimo e per le valutazioni connesse alla disponibilità della risorsa.
La recente ordinanza della Corte di giustizia dell'Unione europea del 10 luglio 2026 ribadisce come l'applicazione delle procedure comparative previste dalla direttiva sia subordinata alla preventiva verifica della scarsità della risorsa naturale disponibile.
La Corte ribadisce inoltre che gli Stati membri dispongono di un margine di discrezionalità nell'individuazione dei criteri da utilizzare per la valutazione della scarsità della risorsa, potendo fare ricorso ad una valutazione generale e astratta a livello nazionale, ad una valutazione riferita alle specifiche realtà territoriali comunali oppure ad una combinazione dei due approcci, purché fondata su criteri oggettivi e trasparenti.
Ne consegue che la verifica dell'eventuale scarsità della risorsa non può essere fondata su presunzioni astratte, ma deve derivare da una valutazione tecnico-amministrativa costruita sulla base delle risultanze informative disponibili, tenendo conto sia delle banche dati nazionali sia delle informazioni e degli strumenti pianificatori detenuti dalle amministrazioni locali.
La stessa ordinanza precisa inoltre che al giudice nazionale non spetta effettuare direttamente tale valutazione, bensì verificarne la correttezza sotto il profilo della competenza dell'autorità procedente, della coerenza metodologica e dell'utilizzo di criteri oggettivi e non discriminatori.
Alla luce di tali indicazioni, la scarsità della risorsa demaniale marittima deve essere considerata non come un dato predefinito o automaticamente presunto, ma come il risultato di un processo istruttorio fondato su dati oggettivi, aggiornati e verificabili, acquisiti a livello nazionale e locale e suscettibili di controllo da parte dell'autorità giudiziaria.
La Regione, senza criteri statali dati, non può procedere a determinare la sussistenza di un'eventuale scarsità della risorsa.
Infine, al fine di fornire puntuale riscontro al riferimento contenuto nell'interrogazione in merito al Comune di Senigallia, si evidenzia che dalle rilevazioni trasmesse nel 2026 dall'Amministrazione comunale emergono i seguenti dati: metri di costa, metri lineari 13.374; numero di concessioni demaniali 239; superficie metri quadrati complessivi in concessione 413.154,26; lunghezza fronte mare utile, spiaggia libera, metri lineari 684; percentuale spiaggia libera in riferimento alla superficie complessiva 52%; lunghezza fronte mare utile in...
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Canafoglia.
Corrado CANAFOGLIA. Grazie, Presidente. Assessore, la ringrazio per questa sua precisazione e soprattutto perché la direttiva Bolkestein, è importante capirlo, rappresenta per il sistema turistico balneare quello che i centri commerciali, l'avvento dei centri commerciali, hanno costituito per il commercio al dettaglio, cioè la morte.
E allora, onde evitare che si ripresentino situazioni come quelle che abbiamo già vissuto, ovverosia quella della Electrolux, e per non avere tante Electrolux nel nostro territorio marchigiano, ma direi in quello nazionale, occorre che noi siamo molto attenti e occorre che anche questa Assemblea, in maniera univoca - oggi ha la possibilità – difenda il proprio tessuto imprenditoriale, onde evitare di trovarci a dover piangere morti e feriti nell'ambito della piccola imprenditoria turistica, che è il nervo del nostro sistema turistico regionale.
Pertanto, mi auguro che successivamente ci sia appunto una risposta bipartisan da parte di quest’Assemblea, proprio a tutela del nostro sistema turistico, perché l'ordinanza della Corte di giustizia europea del 10 luglio 2026 è stata estremamente chiara, ovverosia, si può applicare la direttiva Bolkestein solo in presenza della scarsità della risorsa naturale.
È un principio importantissimo perché è un faro per tutto quello che è l'applicazione della direttiva Bolkestein, che non è un verbo, che non è un dogma, ma va soltanto applicata.
Mi auguro, e lo ribadisco, che quest’Assemblea eviti nei prossimi anni altre situazioni quali quelle dell'Electrolux. Oggi lo possiamo fare. Quindi, grazie, Assessore, per la sua risposta.
Interrogazione n. 402 - a risposta immediata
a iniziativa dei Consiglieri Cesetti, Mancinelli, Catena, Mangialardi, Mastrovincenzo, Vitri
“Fondazione di Medicina Molecolare e Terapia Cellulare”
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 402 - a risposta immediata - dei Consiglieri Cesetti, Mancinelli, Catena, Mangialardi, Mastrovincenzo, Vitri.
Ha la parola l’Assessore Calcinaro.
Paolo CALCINARO. Grazie, Presidente. Un saluto a tutti quanti. L’interrogazione è abbastanza particolare perché prende un ambito prettamente universitario, legato alla Politecnica delle Marche, che ci riguarda in maniera indiretta. Ovviamente, un'interlocuzione con l'istituzione Università necessita di più tempo, anche per comprendere la problematica e capire ogni eventuale possibilità di intervento. Quindi chiedo, insomma, di parlarne in un successivo aggiornamento, nei prossimi Consigli.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Cesetti.
Fabrizio CESETTI. Grazie, Presidente. Ovviamente soltanto nel merito di quanto dichiarato dall’Assessore, non altro, perché so bene di non poter intervenire nel merito, come da sua disposizione.
Voglio ringraziare l’Assessore Calcinaro, innanzitutto, per il suo impegno ad approfondire la questione. Però voglio dirgli questo: non è una questione che riguarda soltanto l’Università, assolutamente, perché la Fondazione è stata costituita con atto del notaio XY in data 20 settembre 2004 tra il Rettore allora dell’Università Politecnica delle Marche, e il Direttore generale dell’Azienda ospedaliero-universitaria Ospedali Riuniti Umberto I.
Pertanto, se oggi l’Università Politecnica delle Marche decide, con delibera del CDA n. 250 del 24 giugno, di procedere allo scioglimento e alla messa in liquidazione della Fondazione di Medicina Nucleare, è una questione che riguarda, va da sé, anche la Regione Marche, perché gli Ospedali Riuniti sono cosa della Regione Marche.
Quindi, con questa interrogazione si chiedeva appunto di intervenire.
Va bene la richiesta di tempo dell’Assessore Calcinaro, che ringrazio ancora. Lo invito però, nel frattempo, a intervenire presso l’Università perché quantomeno sospenda la messa in liquidazione, in attesa del necessario chiarimento anche con gli Ospedali Riuniti e con la stessa Regione Marche, che ha la responsabilità di Torrette. Grazie.
Interrogazione n. 403 - a risposta immediata
ad iniziativa del Consigliere Nobili
“Aumento delle tariffe del trasporto pubblico urbano di Ancona e misure regionali a tutela della mobilità studentesca”
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 403 - a risposta immediata - del Consigliere Nobili
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Baldelli.
Francesco BALDELLI. Grazie, Presidente. Grazie, Consigliere, per l'interrogazione, in relazione alla quale, sentiti anche gli uffici competenti, ovviamente il Comune di Ancona, titolare del contratto di servizio del trasporto pubblico locale per il proprio territorio urbano, si relaziona quanto segue.
Il Comune di Ancona, come anzidetto, nell'ambito della propria autonomia nella gestione del contratto di servizio del trasporto pubblico locale urbano, ha la competenza esclusiva della determinazione delle tariffe. Proprio in funzione delle competenze esercitate dal Comune di Ancona e dai Comuni marchigiani, la Regione Marche, in funzione del nuovo affidamento del servizio di trasporto pubblico locale su gomma extraurbano e urbano nelle Marche, ha commissionato la redazione di uno studio trasportistico per determinare, tra l'altro, le tariffe massime ai sensi dell'articolo 24 della legge regionale n. 45 del 1998, che, se non erro, lei richiama nell’interrogazione.
Inoltre, la Giunta regionale ha stabilito, con propria deliberazione n. 11 del 13 gennaio 2025, la potestà di attivare formule promozionali per gli studenti universitari in deroga al quadro tariffario ordinario.
In virtù di tale ultima previsione, con deliberazione di Giunta comunale n. 721 del 23 luglio 2026, nel disporre l'aggiornamento del sistema tariffario del servizio di trasporto pubblico urbano, che, a parte il biglietto ordinario di corsa semplice, risultava fermo al 2016, il Comune di Ancona ha mantenuto la previsione di titoli di viaggio scontati per gli studenti dell'Università Politecnica delle Marche.
Tale combinato disposto ha comportato, in 10 anni, nel periodo che intercorre tra il 2016 e il 2026, un aumento, ad esempio, del costo dell'abbonamento semestrale per gli studenti dell'Università Politecnica delle Marche di poco superiore all'8,5%, contro un'inflazione complessiva calcolata dall'ISTAT per il decennio in essere del 25,3 punti percentuali.
Grazie, Consigliere.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Nobili.
Andrea NOBILI. Grazie, Presidente, grazie Assessore. Chiaramente non sfugge al sottoscritto, che ha presentato questa interrogazione, che si tratta di una competenza che ricade sull'Amministrazione comunale.
Quest’interrogazione nasce da una segnalazione forte che hanno fatto le associazioni universitarie della città di Ancona, che ritengono che questo aumento del 20% sui titoli di viaggio sia un aumento particolarmente significativo, perché il biglietto tariffario orario passa da 1,35 a 1,60 euro. Un aumento del 20% non è un aumento banale.
Io credo che, per quanto la competenza sia esclusiva dell'Amministrazione comunale, alla Regione competa una funzione di programmazione con specifico riferimento al tema del diritto allo studio. Non sappiamo se verranno rinnovate delle convenzioni specifiche che riguardano gli studenti, ma c'è anche un altro dato: non tutti gli studenti fruiscono in modo continuativo dei servizi di trasporto e, per questa ragione, determinati abbonamenti possono anche non essere sottoscritti dagli studenti, i quali invece si vedono penalizzati dall'aumento del biglietto.
Io credo che questo aumento indiscriminato, che non si accompagna a delle misure specifiche in tema di sostegno al diritto allo studio e di agevolazione per gli studenti universitari, non sia un segnale positivo quando si auspica, invece, che la nostra città diventi una città sempre più a misura di studente. Ecco, in questo senso si va in una direzione contraria. Grazie.
PRESIDENTE. Volevo chiedere alla Consigliera Vitri se gentilmente può accomodarsi perché la Consigliera Ruggeri non c'è. Grazie.
Interrogazione n. 405 - a risposta immediata
a iniziativa della Consigliera Sebastiani
“Stato di avanzamento dei lavori relativi alle Case di Comunità nel territorio della provincia di Fermo”
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 405 - a risposta immediata- della Consigliera Sebastiani.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Calcinaro.
Paolo CALCINARO. Grazie, Presidente. Devo dire che la provincia di Fermo, nel percorso delle Case di comunità, è in uno stato veramente avanzato dal punto di vista edilizio. Diciamo che abbiamo completato quasi tutte le strutture; rimane quella di Porto San Giorgio, che si sta completando in questi giorni e sarà disponibile entro la fine di questo mese, di agosto, nelle parti ovviamente nuove e rinnovate, accanto alla nuova piscina riabilitativa.
Si stanno anche concludendo importanti accordi con i Medici di medicina generale che andranno a occupare le Case di comunità.
Ho già avuto modo di incontrare personalmente i medici di Petritoli, di Porto Sant’Elpidio e i medici di Montegranaro e stiamo pianificando anche, e devo dire che questo sarà un passaggio molto importante, degli investimenti per ampliare proprio la parte degli ambulatori medici.
Sicuramente sarà finanziato l’ampliamento a Montegranaro, sicuramente sarà finanziato l’ampliamento a Porto Sant’Elpidio, sicuramente andremo a completare i lavori a Montegiorgio per l’ultimo piano. In questo caso, anche con l’ausilio dell’edilizia sanitaria, che sta lavorando alacremente. E’ stato trovato il finanziamento per completare anche quella struttura, che potrà ospitare un ulteriore modulo di 20 posti letto.
Insomma, in questo periodo stiamo veramente cercando di dare il migliore assetto possibile alla sanità territoriale di questo territorio, ma cercheremo anche, una volta individuate precisamente funzioni e modalità di svolgimento, di partire con una campagna informativa rivolta a tutta la popolazione. Diciamo che questo è un traguardo che ci poniamo entro la fine dell’anno.
Direi che la situazione è veramente ottimale per una provincia che ha ottenuto due Case di comunità in più, in overbooking, cioè quella di Montegiorgio e quella di Porto Sant’Elpidio, rispetto al disegno che era già presente.
Anche Sant’Elpidio a Mare è stata oggetto di lavori di ampliamento dei locali per gli specialisti ambulatoriali, recuperando tutto il piano terra. Quindi, diciamo che l’investimento in questo territorio è importante e speriamo di poterlo illustrare ai residenti e ai cittadini entro la fine di quest’anno o all’inizio del prossimo, proprio perché, se si realizza un progetto ottimale senza un’adeguata comunicazione e pubblicità, in qualche modo si rischia comunque di rimanere al palo. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatta o meno, la Consigliera Sebastiani.
Milena SEBASTIANI. Grazie, Presidente. Un saluto a tutti. Ringrazio l’Assessore Paolo Calcinaro per la risposta puntuale e per l’aggiornamento fornito sullo stato di avanzamento degli interventi che riguardano le Case di comunità della provincia di Fermo.
Quanto riferito conferma, semmai ce ne fosse stato bisogno, come il percorso avviato dalla Regione Marche per il rafforzamento della sanità territoriale stia procedendo con serietà e nel rispetto della programmazione definita, perché le Case di comunità rappresentano uno dei pilastri della riforma della medicina territoriale e costituiscono una risposta concreta alle esigenze dei cittadini.
È quindi importante che nella provincia di Fermo gli interventi stiano avvenendo in modo capillare, interessando diversi Comuni e consentendo così una rete di servizi più moderna, efficiente e integrata, in grado di alleggerire la pressione sulle strutture ospedaliere e anche sui Pronto soccorso.
Come Gruppo continueremo a monitorare l’attuazione del cronoprogramma e ringrazio ancora …
È particolarmente interessante la campagna informativa che si terrà entro la fine dell’anno, molto importante per aggiornare tutti i cittadini su quanto si sta facendo.
Ringrazio ancora l’Assessore Paolo Calcinaro per il lavoro che sta svolgendo e per il massimo impegno dimostrato quotidianamente. Ringrazio il Presidente Acquaroli e tutta la Giunta regionale che hanno deciso di investire in una sanità vicina alle persone, efficiente e orientata…
Interrogazione n. 406 - a risposta immediata
a iniziativa del Consigliere Rossi
“Ingiustificato aumento delle tariffe del contributo irriguo da parte del Consorzio di Bonifica”
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 406 - a risposta immediata - del Consigliere Rossi.
Ha la parola, per la risposta, l'Assessore Rossi.
Enrico ROSSI. Grazie, Presidente. La spesa irrigua 2026, prevista con deliberazione del Consorzio di bonifica n. 294 del 2026, è stata definita in attuazione delle disposizioni contenute nella legge regionale Marche n. 13 del 2013, nelle linee guida regionali approvate con delibera n. 941 del 2012, oltre che nel Regio Decreto n. 215 del 1933, con l'obiettivo di garantire un sistema di contribuzione fondato sui principi di equità e di correlazione tra costo del servizio e beneficio ricevuto dagli utenti.
La ripartizione delle spese irrigue consortili è redatta per centri di costo, tra cui quello specifico dell’irrigazione, garantendo in tal modo che il contributo dei consorziati sia contenuto entro il limite dei costi sostenuti per l'attività. Tipicamente questi costi riguardano la manutenzione degli invasi, la manutenzione delle reti, le opere di distribuzione, le attività di esercizio, i consumi energetici e le relative attività amministrative e tecniche di supporto.
La modifica tariffaria si inserisce in un più ampio percorso di aggiornamento degli strumenti di gestione del servizio irriguo regionale, finalizzato ad assicurare il recupero dei costi del servizio idrico, il maggiore utilizzo della risorsa acqua e l'adeguamento delle modalità di riparto alle caratteristiche tecnico-funzionali dei diversi comprensori irrigui.
Per quanto riguarda il comprensorio del Musone, in particolare, occorre specificare che, alimentato dalla diga di Castriccioni, negli ultimi anni è stato interessato da un importante processo di sviluppo infrastrutturale, culminato con il completamento, nel corso del 2025, dei nuovi settori irrigui denominati H Bis e H Ter, lungo la valle del Fiumicello.
Tali interventi hanno comportato la realizzazione di circa 20 chilometri di nuove reti irrigue, l'estensione del servizio a circa 1.536 ettari aggiuntivi, l'incremento delle superfici servite e una maggiore diffusione della disponibilità della risorsa irrigua sul territorio.
Per le caratteristiche sostanzialmente omogenee del comprensorio, alimentazione idrica, modalità di distribuzione e prestazioni rese all'utenza, è stata individuata nel Musone un'unica unità territoriale omogenea, con conseguente adozione di criteri tariffari uniformi per tutti i settori serviti. Ciò anche al fine di garantire semplificazione amministrativa, omogeneità di trattamento tra utenti collocati in settori diversi e maggiore leggibilità del sistema contributivo.
Per questo comprensorio si prevede che una quota significativa dei costi sia attribuita ai consumi effettivi registrati dai misuratori. Tale impostazione riflette le caratteristiche moderne dell'impianto, interamente in pressione e dotato di sistemi di misura diffusi sull'intera rete. L'effetto positivo perseguito è quello di collegare in maniera più diretta il contributo richiesto all'effettivo utilizzo del servizio, premiando gli impieghi più efficienti della risorsa irrigua.
In generale, le modifiche apportate fanno registrare in modo omogeneo nei territori, per la componente fissa della tariffa, importi di 75 euro all'ettaro per i distretti irrigui dotati di impianti a pressione per gravità e da 90 a 120 euro all'ettaro per i distretti con impianti a pressione tramite pompaggio, a media o notevole complessità strutturale.
Per la componente variabile della tariffa, gli importi sono pari a 0,010 euro al metro cubo per i distretti con impianti a pressione per gravità, anche nel caso del Musone, e da 0,10 a 0,20 euro al metro cubo per gli impianti a medio o notevole consumo energetico.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Rossi.
Giacomo ROSSI. Grazie, Presidente. Grazie, Assessore. Questi aumenti sono vergognosi e la Regione deve farsi sentire nei confronti del Consorzio di bonifica.
Questi aumenti sono stati deliberati unilateralmente ad aprile, ma sono stati comunicati solo adesso, in piena stagione irrigua.
Questi aumenti superano il 120% per quanto riguarda le quote fisse e il 30% per quanto concerne l'acqua utilizzata.
È un'assurdità. Addirittura la Presidente del Consorzio di bonifica parla di un adeguamento. No, io le chiedo: i prezzi dei prodotti agricoli si adeguano all'aumento del carburante? No, lei parla di adeguamento, è facile parlare di adeguamento sulle spalle dei nostri agricoltori.
Si tratta di un aumento assurdo. Tra l'altro, le notifiche di pagamento andranno a scadere a breve, entro i mesi di agosto e settembre, costringendo gli agricoltori a un ulteriore sforzo per il pagamento, dopo l'aumento dei costi dei fertilizzanti e dei carburanti, anche a causa delle questioni internazionali.
È un aumento chiaramente molto importante. Parliamo, ripeto, di un incremento del 120% nel comprensorio del Musone e del 25% nel Foglia e nell'Aso 1. È una vergogna.
La Regione deve intervenire, deve ufficialmente prendere posizione contro il Consorzio di bonifica. Tra l'altro, tutte le associazioni di categoria, tranne una, e chi conosce la questione potrà sapere a quale associazione agricola mi riferisco, si sono fatte sentire e hanno inviato ai Sindaci e alla Regione le loro rimostranze.
Fermiamo questo scempio e questo ulteriore balzello.
Interrogazione n. 407 - a risposta immediata
a iniziativa dei Consiglieri Caporossi, Seri
“Programma attuativo del Piano d’Ambito dell’ATO n. 3 Rifiuti Macerata – Azioni della Regione Marche dopo il riscontro dell’ATA 3 (prot. R.M. n. 0942697 del 03/07/2026)”
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 407 - a risposta immediata- dei Consiglieri Caporossi, Seri.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Consoli.
Tiziano CONSOLI. Grazie, Presidente. Occorre innanzitutto precisare che, allo stato attuale, non è ancora stato formalmente accertato il mancato rispetto della normativa richiamata dagli interroganti. Allo stesso modo, l'affermazione dell'ATA 3, secondo cui non vi sarebbero difformità o criticità, rappresenta la posizione dell'Autorità d'ambito, che deve essere valutata dagli uffici regionali nell'ambito delle competenze attribuite dalla legge.
La predisposizione e l'approvazione del Piano d'ambito competono all'ATA 3. Alla Regione spetta invece verificarne la conformità al Piano regionale di gestione dei rifiuti. Tale verifica è stata già svolta sul Piano d'ambito con il provvedimento regionale del 22 luglio 2023, adottato dopo la conclusione della relativa procedura di Valutazione ambientale strategica.
La funzione regionale, tuttavia, riguarda anche la successiva fase attuativa, perché è attraverso il programma di localizzazione che vengono individuate le aree destinate agli impianti di smaltimento.
Nel riscontro del 3 luglio, l'ATA 3 ha comunicato di aver adottato la proposta di Piano di localizzazione e di aver approvato …
PRESIDENTE. Chiedo scusa, Assessore. Per favore, silenzio in Aula e, se possibile, ognuno prenda il proprio posto. Grazie.
Tiziano CONSOLI. e di aver approvato una graduatoria dei siti, introducendo tre ulteriori fattori di valutazione: la collocazione nel cratere sismico ristretto, la precedente presenza di una discarica comprensoriale e la densità abitativa del Comune.
Secondo l'ATA 3, la possibilità di introdurre ulteriori criteri troverebbe fondamento nel parere regionale espresso nel 2021. Gli uffici regionali ritengono però necessario approfondire la concreta motivazione dell'aggiunta di ulteriori elementi di valutazione, il modo in cui sono stati applicati e la loro coerenza con il Piano regionale, con lo studio localizzativo e con il percorso di VAS.
Il riscontro dell'ATA 3 non conclude, pertanto, l'interlocuzione tecnica con la Regione. La sede nella quale saranno formalmente presentati i rilievi e le osservazioni regionali è la procedura di Valutazione ambientale strategica del programma attuativo, da svolgersi presso la Provincia di Macerata in qualità di autorità competente.
In tale ambito saranno verificati la conformità del programma attuativo al Piano regionale, il rispetto delle prescrizioni già formulate, la coerenza tra gli atti dell'ATA 3, lo studio localizzativo e i documenti sottoposti a VAS, nonché la motivazione e l'applicazione dei criteri aggiuntivi.
La procedura di VAS rappresenta quindi il percorso ordinario previsto dalla normativa per esaminare in maniera completa gli aspetti ambientali, tecnici e amministrativi.
Considerati i tempi sinora trascorsi, gli uffici regionali stanno inoltre valutando se accompagnare il riscontro all'ATA 3 con una formale diffida ad adempiere entro un termine definito. Nel caso in cui tale termine dovesse decorrere senza il completamento degli atti necessari, saranno valutate le ulteriori determinazioni consentite dall'ordinamento.
Quindi, il banco di prova sarà la VAS, per verificare i criteri adottati e le procedure, naturalmente al netto dei ricorsi presentati, che avranno il loro corso. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Seri.
Massimo SERI. Grazie, Presidente. Pur riconoscendo all'Assessore un impegno e anche una coerenza nelle parole spese, anche quando ha incontrato i cittadini delle zone interessate, con l'interrogazione noi volevamo evidenziare la palese incongruenza della motivazione con cui l'ATA ha dato riscontro alla richiesta di chiarimenti della Regione.
In sostanza, l'ATA avrebbe adottato gli atti sulla base dell'esito dello screening di VAS della fase di localizzazione, un atto oggi assolutamente inesistente, come richiamava anche lei.
A fronte di ciò, ci saremmo aspettati finalmente l'esercizio dei poteri sostitutivi da parte della Regione che, ricordiamo, con la stessa lettera richiamata dall'ATA nella sua risposta, aveva 12 mesi dall'approvazione del Piano d'ambito per approvare la localizzazione finale.
Quel procedimento è ancora in corso, a conferma di un palese ritardo. La Regione Marche aveva scritto che la fase conclusiva doveva concludersi entro tempi certi e vincolanti e, in ogni caso, non superiori a un anno dall'approvazione definitiva del Piano d'ambito, a pena dell'automatico riconoscimento della manifesta condizione di inadempienza da parte dell'ATA.
Dopo un mese dalla risposta dell'ATA, la Regione oggi ci dice che, di fatto, non ha fatto nulla se non le osservazioni e le manifestazioni richieste. Noi chiediamo quindi di intervenire per non rendersi complici di questo scempio amministrativo.
La risposta ci rende del tutto insoddisfatti e ci auguriamo che nei prossimi giorni la Regione possa finalmente intervenire con un provvedimento netto e chiaro. Grazie.
Interrogazione n. 408 - a risposta immediata
a iniziativa dei Consiglieri Vitri, Mangialardi, Mancinelli, Catena, Cesetti, Mastrovincenzo
“Risorse per l’assegno di cura dedicato agli anziani non autosufficienti - Annualità 2026, con particolare riferimento alla provincia di Pesaro e Urbino”
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 408 - a risposta immediata-
dei Consiglieri Vitri, Mangialardi, Mancinelli, Catena, Cesetti, Mastrovincenzo.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Calcinaro.
Paolo CALCINARO. Grazie, Presidente. In riferimento all'interrogazione in oggetto, vado a dire che la Regione ha già contemplato tutte le procedure amministrative necessarie alla programmazione, all'impegno e alla liquidazione delle risorse destinate agli ambiti territoriali sociali.
In particolare, con la deliberazione di Giunta regionale n. 727 del 16 giugno 2026 sono state programmate e ripartite le risorse destinate agli interventi in favore delle persone non autosufficienti, comprensive degli assegni di cura e del servizio di assistenza domiciliare.
Con decreto del dirigente del Settore Contrasto al disagio n. 94 del 30 giugno 2026 si è provveduto all'impegno e alla liquidazione delle risorse agli ambiti territoriali sociali, quindi due settimane dopo la delibera, per gli interventi di SAD e assegni di cura e, quindi, in data 30 giugno 2026 è stata trasmessa la richiesta di emissione del mandato di pagamento, completando così l'iter di competenza regionale.
Dalle verifiche effettuate sul sistema contabile regionale risulta inoltre che la procedura di pagamento relativa a tutti gli ATS, compresi quelli della provincia di Pesaro, è andata regolarmente a buon fine e che la liquidazione delle somme disposte dalla Regione risulta effettuata.
Si evidenzia pertanto che la Regione Marche ha adottato tutti gli atti di propria competenza nei tempi previsti, procedendo sia alla programmazione che alla liquidazione delle risorse; quindi si ritiene opportuno anche ricordare che tali informazioni sono integralmente contenute negli atti amministrativi pubblici, pubblicati e liberamente consultabili sul sito istituzionale.
Presidenza del Vicepresidente
Giacomo Rossi
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatta o meno, la Consigliera Vitri.
Micaela VITRI. Grazie, Presidente. Grazie, Assessore. Lei ci sta dando una buona notizia, ma non corrisponde esattamente a ciò che riferiscono gli ambiti territoriali sociali, perché stiamo parlando di un contributo di 200 euro al mese alle famiglie che hanno anziani con invalidità al 100%, quindi non autosufficienti e che hanno bisogno di assistenza.
Mi ha detto che, con una delibera di giugno, la n. 727, avete provveduto alla programmazione, a ripartire le risorse e anche alla liquidazione, ma dagli ambiti a me dicono che le risorse invece non sono mai arrivate, quindi io vorrei approfondire e capire se non sono arrivate le risorse che riguardano la parte dei fondi statali, che potrebbe essere un motivo, vedo che infatti sta assentendo, oppure quelle regionali.
Ma se fossero anche quelle statali che mancano, io la invito a sollecitare il Governo, dato che c'è una filiera precisa tra Regione e Governo Meloni, perché gli ambiti sono in forte difficoltà per la carenza di risorse.
Tanto che, ad esempio, proprio oggi l'ATS 1, cioè l'Ambito territoriale sociale di Pesaro, e anche l'ambito di Ancona, hanno emanato il bando per concedere questo assegno di cura, dicendo che si aprirà questa sera la procedura per le domande - mi pare alle ore 18:00, per esempio nell'Ambito territoriale di Pesaro -e si chiuderà il 15 settembre. Hanno anche già detto che non hanno le risorse per consegnare subito gli assegni di cura e che non le avranno probabilmente fino a novembre.
Quindi, se lei, e non ho motivo di dubitarne, come mi dice, ha già fatto la parte di sua competenza per ciò che riguarda la liquidazione dei fondi regionali, io la invito anche a sollecitare il Governo perché allora mancano i fondi che arrivano da Roma.
Interrogazione n. 365
a iniziativa dei Consiglieri Cesetti, Mancinelli, Caporossi, Nobili, Seri, Catena, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini, Vitri
“Accessibilità della stazione ferroviaria di Porto San Giorgio-Fermo e iniziative della Regione Marche per il superamento delle barriere architettoniche e la piena fruibilità del servizio ferroviario in tutte le stazioni regionali”
Interrogazione n. 369
a iniziativa del Consigliere Canafoglia
“Interventi per il superamento delle barriere architettoniche presso la Stazione ferroviaria di Falconara Marittima”
(abbinate)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 365 dei Consiglieri Cesetti, Mancinelli, Caporossi, Nobili, Seri, Catena, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini, Vitri e l’interrogazione n. 369 del Consigliere Canafoglia (abbinate).
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Baldelli.
Francesco BALDELLI. Grazie, Presidente. Grazie, Consiglieri. Per quanto riguarda lo stato dell'arte dell'accessibilità delle stazioni su cui voi interrogate la Giunta regionale, ovviamente ho acquisito informazioni da Rete Ferroviaria Italiana, ente cui è demandata la gestione tecnica della linea e delle stazioni ferroviarie.
Negli ultimi anni la Regione Marche ha chiesto ed ottenuto da Rete Ferroviaria Italiana un'attenzione concreta per la realizzazione di interventi finalizzati al miglioramento del decoro e dell'accessibilità delle stazioni ferroviarie. Questo ha portato e porterà alla realizzazione di interventi nelle stazioni, nel rispetto delle specifiche tecniche che stabiliscono a livello europeo gli standard di accessibilità al sistema ferroviario per persone disabili e passeggeri con ridotte capacità motorie e sensoriali. Come, d'altronde, è giusto, anche seguendo il semplice buon senso.
Investimenti per oltre 48 milioni di euro hanno riguardato le stazioni di Ascoli Piceno, Fabriano, Jesi, Loreto, Macerata, Pesaro, Tolentino, Tolentino Campus e San Benedetto del Tronto. Molti altri interventi sono in corso di progettazione da parte di Rete Ferroviaria Italiana.
Con riferimento alle stazioni sulle quali interrogate, quindi quelle di Falconara Marittima e Porto San Giorgio-Fermo, Rete Ferroviaria Italiana ha provveduto ad inserirle nel Piano nazionale integrato stazioni per la riqualificazione e il miglioramento dell'accessibilità, che riguarda circa 600 stazioni sul territorio nazionale.
Per la stazione di Falconara Marittima, Rete Ferroviaria Italiana comunica che il piano prevede l'inserimento degli ascensori su tre marciapiedi ferroviari, con demolizione e ricostruzione delle scale fisse di collegamento al sottopasso ferroviario, la riqualificazione del sottopasso ferroviario, la riqualificazione delle pensiline, il miglioramento sismico e la riqualificazione del fabbricato viaggiatori.
Rete Ferroviaria Italiana comunica che i primi lavori, di un importo pari a 1 milione di euro, riguarderanno le due pensiline in ferro poste sui marciapiedi ad isola e prenderanno avvio nel 2027, fermo restando la disponibilità di interruzioni di esercizio. Questo è un punto su cui dovremo prestare forte attenzione.
Per la stazione di Porto San Giorgio-Fermo, Rete Ferroviaria Italiana, invece, comunica che il piano degli investimenti prevede l'innalzamento ad un'altezza di 55 cm dal piano del ferro dei due marciapiedi ferroviari, l'inserimento degli ascensori sui due marciapiedi ferroviari con demolizione e ricostruzione delle scale fisse di collegamento al sottopasso ferroviario, la riqualificazione del sottopasso ferroviario e del fabbricato viaggiatori.
Rete Ferroviaria Italiana sottolinea che tutti questi interventi richiederanno interruzioni all'esercizio ferroviario che andranno pertanto rese compatibili con altri interventi previsti sulla linea.
In sintesi, il vero tema di RFI, da quanto comunicato, oltre a quello finanziario, appare quello di conciliare le tempistiche di intervento con le interruzioni del traffico su una linea ferroviaria come quella adriatica che conosciamo - l'abbiamo vissuto sulla Orte-Falconara, dove siamo intervenuti per non far sospendere il percorso ferroviario per oltre 6 mesi e l'abbiamo ridotto a 40 giorni – quindi, rendere compatibili gli interventi con le interruzioni del traffico su una linea strategica a livello nazionale, fortemente frequentata.
Io vorrei sottolineare, al di là della risposta di RFI e degli uffici, che è strategica anche per il movimento dei marchigiani.
Questi due interventi comporteranno necessariamente, quando verranno effettuati, la sospensione del traffico lungo tutta la linea adriatica. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Mastrovincenzo.
Antonio MASTROVINCENZO. Grazie, Presidente. Grazie, Assessore, per la risposta.
Prendiamo atto che gli interventi sulle due stazioni, che avevamo segnalato nella nostra interrogazione, il cui primo firmatario era il collega Cesetti, sono inseriti in questo Piano nazionale.
Prendiamo atto che finora, ce l'ha elencato lei, non si è fatto nulla su queste due stazioni ed aggiungo non solo su queste due stazioni, perché dopo la nostra interrogazione sono arrivate tante altre segnalazioni da altri centri in cui nelle stazioni ferroviarie si hanno gli stessi problemi che abbiamo segnalato per le stazioni di Porto San Giorgio-Fermo e Falconara Marittima.
Ricordo che, e lo diciamo anche nell'interrogazione, la libera circolazione e il diritto di tutti ad avere pari opportunità, rimuovendo gli ostacoli di ordine economico e sociale, sono principi e diritti previsti dalla nostra Costituzione.
Aggiungo, Assessore, che lei ha citato la nota delle Ferrovie dello Stato, importante sicuramente. È ovvio che dovremo monitorare l'interruzione dei trasporti nel periodo dei lavori su queste stazioni così rilevanti, però la Regione – lo diciamo chiaramente nella nostra interrogazione - esercita competenze di programmazione, amministrazione e coordinamento del trasporto pubblico locale, incluso il trasporto ferroviario di interesse regionale e locale, e riveste un ruolo rilevante nei rapporti con il gestore dell'infrastruttura ferroviaria, con le amministrazioni comunali interessate e con gli enti competenti.
La piena accessibilità delle stazioni ferroviarie costituisce un obiettivo essenziale per garantire il diritto alla mobilità, l'inclusione sociale e la qualità dei servizi pubblici.
Ci auguriamo che questi lavori annunciati da Ferrovie dello Stato siano svolti il più presto possibile, non solo, ripeto, per le stazioni di Porto San Giorgio-Fermo e Falconara Marittima, ma anche per tante stazioni ferroviarie della nostra regione che, purtroppo, ancora in tema di barriere architettoniche sono particolarmente indietro e nelle quali la piena fruibilità del servizio ferroviario non è garantita a tutti i cittadini marchigiani. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Canafoglia.
Corrado CANAFOGLIA. Grazie, Presidente. Grazie soprattutto a lei, Assessore, per la puntuale descrizione degli interventi che Ferrovie dello Stato metterà in campo. Questo significa stare sul pezzo, questo significa avere un contatto continuo con l'ente, perché l'ente unico che può intervenire in quell'ambito è Ferrovie dello Stato, quindi la ringrazio.
In realtà, come dice appunto il Consigliere Mastrovincenzo, il diritto all'inclusione per il mondo della disabilità, ma in generale per chiunque si dovesse trovare in difficoltà – basta pensare a una persona che ha avuto magari una semplice frattura, quindi ha il gesso e usa una stampella – va riconosciuto anche nell'ambito delle stazioni e proprio nell'ambito del trasporto pubblico.
Questa sua attenzione, questa sua precisione nel descrivere interventi, modalità, luoghi e importi fa della Regione un soggetto estremamente attento, perché il ruolo della Regione è questo: quello di monitorare, di attenzionare, non certo quello di eseguire i lavori all'interno di una stazione.
Quindi la ringrazio, certamente, come ha detto il Consigliere Mastrovincenzo, staremo sempre a vigilare, sempre nell'interesse dei nostri cittadini. Ma ricordo anche questo, ho sentito una parola, perché io mi concentro sulle parole: "finora non è stato fatto nulla". Proviamo a togliere la parola "finora", ovverosia che in tutte le nostre città siamo pieni di barriere architettoniche.
Su questo argomento i lavori partiranno, i lavori ci saranno. Giustamente il Consigliere Mastrovincenzo parla di tempistiche, ma per quanto riguarda la mia interrogazione mi sento non solo soddisfatto della sua risposta, Assessore, ma tranquillo per il fatto che lei, con il suo consueto interesse e la consueta solerzia, monitorerà anche questi interventi.
Quindi grazie. C'è una speranza anche per il mondo della disabilità e soprattutto per far sì che il diritto all'inclusione non sia soltanto a parole, ma anche nei fatti. Grazie.
Interrogazione n. 319
a iniziativa dei Consiglieri Mangialardi, Vitri, Mancinelli, Catena, Cesetti, Mastrovincenzo, Piergallini
“Se la Giunta regionale intenda o meno prevedere ristori per i danni causati dalla grandinata del 3 giugno 2026”
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 319 dei Consiglieri Mangialardi, Vitri, Mancinelli, Catena, Cesetti, Mastrovincenzo, Piergallini.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Consoli.
Tiziano CONSOLI. Grazie, Presidente. Innanzitutto desidero esprimere la vicinanza della Regione Marche ai cittadini, alle imprese e alle aziende agricole che hanno subito danni a seguito dell'eccezionale evento meteorologico. Comprendiamo le difficoltà che questo fenomeno ha determinato e, proprio per questo, la Regione si è attivata sin da subito per acquisire tutti gli elementi necessari atti a una corretta valutazione della situazione.
Sulla base, comunque, delle risultanze e dei dati acquisiti attraverso il Centro funzionale multirischi e la Sala operativa unificata permanente, è emerso che, a fronte di otto segnalazioni complessive, soltanto tre Amministrazioni comunali hanno ritenuto necessario attivare formalmente il proprio Centro operativo comunale.
Inoltre, non sono pervenute richieste formali di intervento regionale, né sono state riscontrate criticità tali da compromettere infrastrutture strategiche, reti essenziali o l'incolumità pubblica della popolazione, tali da richiedere un coordinamento di livello superiore.
Sono questi gli elementi oggettivi sui quali il competente Dipartimento di Protezione civile ha fondato la propria valutazione tecnica.
Pur avendo provocato danni significativi, localizzati principalmente alle colture agricole, agli autoveicoli e agli edifici, l'evento non ha assunto un'estensione caratteristica tale da integrare quanto previsto dalla legge regionale 7/2025 in relazione ai presupposti per le procedure emergenziali.
Nello specifico, è stato introdotto l’articolo del Codice, richiamato dalla legge 7/2025, vale a dire quello degli eventi che possono essere fronteggiati con gli strumenti e le risorse ordinarie.
È opportuno, comunque, ricordare che i contributi economici straordinari e i ristori pubblici nell'ambito del sistema di Protezione civile possono essere attivati esclusivamente a seguito della dichiarazione dello stato di emergenza, presupposto che, sulla base delle valutazioni tecniche effettuate, in questo caso richiede valutazioni e approfondimenti ulteriori.
Ciò, tuttavia, non significa che la Regione sia rimasta inattiva. Al contrario, fin dai primi giorni è stato mantenuto un costante confronto con gli amministratori locali e con il territorio. Proprio con l'obiettivo di acquisire un quadro puntuale della situazione, raccogliere le istanze del territorio e verificare l'effettiva entità dei danni, nel giorno 6 luglio è stato promosso un tavolo di confronto con i Sindaci dei Comuni interessati e con le associazioni di categoria. In quella sede sono stati condivisi gli elementi disponibili e valutate le azioni possibili.
Potrebbero svilupparsi ipotesi di unione del fenomeno verificatosi il 3 giugno con quello avvenuto il 21 luglio 2026 nei territori del Maceratese, dell'Ascolano e del Pesarese, onde intervenire in maniera unitaria e validare i presupposti per la richiesta dello stato di calamità.
Allo stato dell'arte, entrambi i fenomeni avversi, ovvero quello del 3 giugno e quello del 21 luglio, dovranno essere valutati complessivamente riguardo alla quantificazione dei danni subiti da infrastrutture pubbliche, agricoltura e privati.
Allo stesso tempo, effettuata la ricognizione complessiva dei danni, dovrà valutarsi la richiesta dello stato di calamità.
In questa fase, in sinergia con l'Assessorato all'agricoltura, entrambi gli eventi sono stati uniti ed è stata aperta la procedura SIAR per la quantificazione dei danni in agricoltura.
Un primo passo importante, quindi, è stato fatto, in attesa degli ulteriori sviluppi che monitoreremo per le fasi successive. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Mangialardi.
Maurizio MANGIALARDI. Grazie, Presidente. Buongiorno a tutti. Assessore, parto dalle considerazioni finali che mi permettono di essere parzialmente soddisfatto, perché nella ricostruzione dettagliata dava l'idea che ci fossero più articolazioni per arrivare alla dichiarazione dello stato di calamità rispetto alla soluzione che invece adesso lei ci sta indicando.
La ringrazio per l'impegno che ci sta mettendo. E’ vero che noi abbiamo votato la legge regionale 7 del 2025, che tra l'altro abbiamo votato all'unanimità, proprio per permettere a situazioni come queste di trovare una soluzione che qualche volta non trova riscontro con la Protezione civile nazionale.
La nostra norma, analogamente a quanto fatto dal Veneto e dal Friuli Venezia Giulia proprio qualche settimana fa, ci dà la possibilità, ovviamente con risorse nostre, di poter ristorare situazioni come queste che prima si potevano configurare come debiti fuori bilancio che non potevano essere assolti.
Sembra un fatto curioso, lei la settimana scorsa non c'era, io avevo fatto l'interrogazione e nel frattempo è avvenuta la grandinata che lei ha ricordato.
Opportuno - era questo il senso della mia interrogazione- tentare di mettere insieme un evento…, che è straordinario, ma che il mutamento climatico ci rende quasi sistematico. Unire le due situazioni e forse, con l'attenzione che ci sta mettendo, arrivare alla dichiarazione dello stato di calamità, quindi avere il ristoro per quei territori.
È vero che la prima, quella del 3 giugno, è limitata a tre Comuni, ma come lei ha avuto modo puntualmente di verificare confrontandosi con gli amministratori e con gli operatori, i danni sono talmente profondi e devastanti da aver compromesso quelle zone in cui la grandinata ha inciso in modo più pesante.
Sono soddisfatto per il percorso che sta facendo. La congiuntura ci ha permesso di mettere insieme i due eventi. Dobbiamo lavorare perché il settore è già particolarmente in crisi e ha bisogno di questo sostegno, non solo della vicinanza. Grazie, Assessore.
Interrogazione n. 211
a iniziativa del Consigliere Nobili
“Baia Flaminia di Pesaro: orientamenti della Regione in merito alle opere di difesa costiera, ai ripascimenti e all’eventuale studio tecnico ad hoc”
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 211 del Consigliere Nobili.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Consoli.
Tiziano CONSOLI. Grazie, Presidente. Non risponde al vero che la Regione Marche abbia bloccato o sospeso un progetto di ripascimento relativo all’annualità 2026.
Il Comune di Pesaro non ha presentato alcun progetto di ripascimento per il 2026. L’unico procedimento avviato dal Comune riguarda la verifica di assoggettabilità a VIA per opere di ripristino degli arenili previste dal Piano GIZC. Tale procedimento è stato archiviato con decreto n. 20 del 17 febbraio 2026 per mancata presentazione della documentazione richiesta da parte del Comune.
Per quanto riguarda il secondo quesito, la Regione Marche non ha disposto né commissionato alcuno studio tecnico-scientifico specifico su Baia Flaminia, in quanto il Piano di gestione integrata delle zone costiere, ovvero il Piano GIZC, approvato dall’Assemblea legislativa regionale nel 2019, contiene già gli indirizzi tecnici e gli interventi strutturali previsti per quell’area, tra cui il riallineamento e le scogliere emerse a nord del porto di Pesaro.
L’orientamento della Regione è quindi chiaro e coerente. Gli interventi di difesa della costa vengono programmati sulla base della pianificazione regionale vigente e di valutazioni tecnico-scientifiche, nel rispetto dell’equilibrio tra tutela ambientale, sicurezza del litorale e salvaguardia delle attività economiche e turistiche.
Per quanto riguarda le risorse economiche, al Comune di Pesaro sono stati già assegnati, con decreto n. 93 del 25 giugno 2025, contributi pari a 227.000 euro, destinati alla difesa della costa e alla manutenzione degli arenili. Tali risorse potranno essere impegnate sui bilanci comunali nel 2027, secondo le modalità previste dalla programmazione regionale.
Desidero inoltre evidenziare che la Direzione ambiente e risorse idriche della Regione Marche mantiene da anni un costante confronto con i tecnici di tutti i Comuni costieri e, in particolare, con il Comune di Pesaro, con il quale è aperto un dialogo continuo sin dal 2022 sui temi della difesa della costa e dell’evoluzione del litorale.
Anche in relazione alle più recenti richieste formulate dal Comune, la Regione ha immediatamente avviato gli approfondimenti necessari, prendendo atto delle istanze presentate e delle motivazioni espresse dall’Amministrazione comunale, pur rilevando l’assenza di un elaborato progettuale che consentisse una valutazione tecnica dell’intervento richiesto.
L’obiettivo della Regione non è quello di ostacolare gli interventi, ma di garantire che ogni opera sulla costa sia supportata da adeguati elementi progettuali, da valutazioni tecnico-scientifiche e dal rispetto delle procedure previste dalla normativa vigente. Per questo motivo la Regione conferma la piena disponibilità a proseguire il confronto istituzionale con il Comune di Pesaro e con tutti i soggetti coinvolti, nella convinzione che la tutela della costa marchigiana richieda collaborazione tra enti, programmazione e scelte fondate su dati oggettivi, nell’interesse dell’ambiente, della sicurezza e delle comunità locali. Grazie.
Presidenza del Presidente
Gianluca Pasqui
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Nobili.
Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. Grazie, Assessore. Condivido la conclusione del suo intervento, laddove auspica un confronto tra enti finalizzato alla salvaguardia della nostra costa.
Prendo atto, però, che quantomeno esiste un importante corto circuito comunicativo per quanto riguarda il rapporto tra l’Amministrazione comunale di Pesaro e la Regione Marche, perché è stato proprio il Comune di Pesaro a segnalare che con la Regione vi era una situazione di impasse per quanto riguardava la progettazione degli interventi di ripascimento.
Ora lei rappresenta un altro tipo di situazione. Io ne prendo atto. Auspico che effettivamente l’interlocuzione tra il Comune di Pesaro e gli uffici della Regione Marche sia improntata a un principio di reale collaborazione e finalizzata concretamente alla tutela e alla protezione della nostra costa.
In particolare si parla di Baia Flaminia, che è un tratto significativo e importante sotto diversi aspetti. Ciò che riteniamo discutibile è il fatto che si proceda in modo emergenziale, che questo tipo di preoccupazioni emergano regolarmente all’inizio della stagione estiva e che manchi un piano efficace per la costa di Baia Flaminia, ma anche per altri tratti della costa marchigiana, persino più fragili. Interventi strutturati che consentano di superare quella logica emergenziale legata a interventi finanziari tampone distribuiti a pioggia, che non hanno una prospettiva di lungo periodo e, spesso, nemmeno di medio periodo, poiché i problemi si ripresentano ciclicamente ogni anno.
Credo quindi che, per quanto riguarda la questione della costa marchigiana, si debba fare un vero salto di qualità. Non interventi annuali dettati dall’emergenza, ma un serio piano di interventi strutturati che veda tutte le istituzioni competenti fare rete.
È il suo auspicio, è il suo impegno, e io lo condivido. Spero soltanto di non trovarmi costretto il prossimo anno a replicare un’interrogazione di questo tipo.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Cesetti.
Fabrizio CESETTI. Grazie, Presidente. Telegraficamente sull'ordine dei lavori. Ma l'interrogazione 315, ero fuori, perché è stata saltata?
PRESIDENTE. Non è saltata, non ci siamo arrivati.
Fabrizio CESETTI. La 315.
PRESIDENTE. La 315 viene dopo rispetto alla 233, anche se credo che venga rinviata.
Fabrizio CESETTI. Perché Presidente? Va bene, ne parliamo dopo.
Interrogazione n. 233
a iniziativa dei Consiglieri Vitri, Mancinelli, Catena, Cesetti, Mastrovincenzo, Mangialardi, Piergallini “
Stato di degrado e pericolo per la pubblica incolumità dell’edificio di proprietà AST in località Case Bruciate nel Comune di Pesaro”
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 233 dei Consiglieri Vitri, Mancinelli, Catena, Cesetti, Mastrovincenzo, Mangialardi, Piergallini “
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Calcinaro.
Paolo CALCINARO. Grazie, Presidente. Le interrogazioni n. 214 e n. 215 sono rinviate perché sono della Consigliera Ruggeri. Dico bene? Adesso sono ritornato sulla terra.
Vado a leggere quanto mi perviene dall’AST di Pesaro-Urbino, in riferimento all’interrogazione.
Il fabbricato sito in località Case Bruciate, di proprietà di questa Azienda, è inutilizzato, ma non è fatiscente né in stato di abbandono, in quanto negli anni scorsi è stato oggetto di lavori di messa in sicurezza dei cornicioni fronte strada, che risultano intatti, e le porte di accesso sono state chiuse con lucchetti per impedirne l’accesso.
Inoltre, nel terreno di pertinenza del fabbricato viene periodicamente tagliata l’erba da parte dell’affittuario e la porzione di terreno confinante con il campo sportivo, di proprietà del Comune di Pesaro, è totalmente recintata per impedirne l’accesso.
Sin dal 2024 sono state avviate le procedure per la vendita del fabbricato. È stata presentata la verifica dell’interesse culturale alla Soprintendenza Archeologia, che in data 5 maggio 2026 ha riconosciuto l’immobile di interesse storico, artistico e architettonico – accidenti! – e in data 15 maggio 2026, è stato affidato all’Agenzia delle Entrate l’incarico per la redazione della perizia di stima dell’immobile.
Appena riceveremo la perizia di stima, procederemo all’indizione di una procedura ad evidenza pubblica per la vendita dell’edificio, che verrà aggiudicata al maggior offerente.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatta o meno, la Consigliera Vitri.
Micaela VITRI. Grazie, Presidente. La ringrazio, Assessore. Questa è una notizia della quale non eravamo al corrente e, da una parte, mi fa piacere che stiate provvedendo a trovare una soluzione per quello che era uno stabile in degrado, lei lo ha negato, ma comunque nella sua risposta ha dovuto ammettere che si è provveduto al solo rifacimento della facciata e del portone d’ingresso perché erano pericolanti. Quindi mi fa piacere che abbiate pensato a una soluzione e che, da maggio 2026, sia stata richiesta una perizia di stima per procedere alla vendita.
D’altra parte, però, Assessore, è anche grave che si continui ad alienare patrimonio pubblico senza pensare invece a trovare una destinazione d’uso. Potrebbe essere utile, in quella zona, avere un punto di riferimento, visto che si tratta di uno stabile che è stato donato all’AST dal Cavaliere Fedele Salvatori, una donazione ricevuta dall’AST e dalla città di Pesaro che viene persa, viene lasciata ai privati, viene messa all’asta.
Avremmo potuto avere lì, per esempio, anche la sede di un poliambulatorio, un centro prelievi o qualunque altro punto di riferimento per l’AST, la COT.
Abbiamo bisogno di tanti edifici, tanto che ancora oggi gli uffici dell’AST sono in un edificio di viale XI Febbraio a Pesaro, per il quale continuiamo a pagare un affitto. Noi paghiamo un affitto per gli uffici dell’AST e, al tempo stesso, mettiamo all’asta proprietà pubbliche.
Anche su questo, Assessore, ho partecipato con lei, e la ringrazio, a un sopralluogo presso l’ex ospedale psichiatrico San Benedetto, sempre a Pesaro. Ci farebbe piacere sapere se da quel sopralluogo lei ha avuto modo di acquisire ulteriori informazioni riguardo a possibili fondi e finanziamenti per intervenire, perché anche lì non possiamo lasciare in stato di degrado uno degli edifici più importanti del centro di Pesaro. Potrebbe essere utile, lo ribadisco, anche per accogliere gli uffici dell’AST, che continuano a pagare l’affitto nello stabile di viale XI Febbraio e che potrebbero essere trasferiti e accentrati in un unico polo, in un unico centro, come l’ex San Benedetto.
Ormai avete provveduto per questo edificio di Case Bruciate e prevista l’alienazione, ma mi auguro che, per quanto riguarda l’intervento sull’ex San Benedetto, si possano accelerare i tempi e fare in modo che tutti gli ambulatori e gli uffici dell’AST vengano trasferiti il prima possibile.
Interrogazione n. 315
a iniziativa dei Consiglieri Cesetti, Mancinelli, Catena, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini, Vitri
“Chiarimenti in ordine all’applicazione dei contributi consortili di bonifica, ai criteri di imposizione e alla tutela dei contribuenti, anche alla luce di recenti pronunce giurisdizionali e di segnalazioni di cittadini”
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 315 dei Consiglieri Cesetti, Mancinelli, Catena, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini, Vitri.
L'Assessore Rossi chiede il rinvio dell'interrogazione n. 315, se vuole aggiungere qualcosa…, prego.
Enrico ROSSI. Grazie, Presidente. Soltanto perché il Servizio mi ha richiesto del tempo aggiuntivo per l'istruttoria, per alcuni approfondimenti e, così come ho poc'anzi anticipando al Consigliere Cesetti, questa mattina nella Conferenza dei Presidenti di gruppo si è discussa anche la richiesta di rinvio.
PRESIDENTE. È stata rinviata, quindi non entriamo nel merito.
Ha la parola il Consigliere Cesetti.
Fabrizio CESETTI. Grazie, Presidente. Io ringrazio l'Assessore, però, Presidente, la richiesta di rinvio dell'Assessore dovrebbe essere comunicata, come ha fatto correttamente …
PRESIDENTE. È stata comunicata alla Conferenza dei Presidenti di gruppo.
Fabrizio CESETTI. Però deve essere comunicata al proponente, perché io non delego i Capigruppo, diciamo, sulle mie questioni. Con tutto il rispetto, non mi possano rappresentare i Capigruppo.
PRESIDENTE. Consigliere, i Capigruppo rappresentano tutti noi nella Conferenza dei Capigruppo.
Fabrizio CESETTI. Però, la richiesta di rinvio di un atto a mia prima firma, mi deve essere comunicata in Aula oppure mi si usa la cortesia istituzionale di convocarmi alla Conferenza dei Capigruppo, in cui mi si dicono le ragioni del rinvio.
Anche perché, Presidente, ci mancherebbe che io neghi all'Assessore Rossi…
PRESIDENTE. Consigliere, questa interrogazione viene rinviata. Oltretutto è stata debitamente comunicata e condivisa ai Capigruppo. È stato fatto anche un ulteriore passaggio, e lo ringrazio, che non era assolutamente dovuto da parte del Vicepresidente Rossi.
Credo che sia stato portato avanti con estrema regolarità tutto l'iter.
(intervento fuori microfono)
PRESIDENTE. Va bene. Fuori microfono, ma abbiamo sentito e sarà mia cura, seppure non c'è l'obbligo, di comunicare questo discorso ai Capigruppo e poi ogni Capogruppo vedrà.
Proseguiamo i lavori.
Chiedo scusa. Silenzio in Aula. Silenzio in Aula, per favore. Grazie.
Interrogazione n. 370
a iniziativa della consigliera Ruggeri
“Ancora inerzia della Giunta sull’intervento di sfangamento dell'invaso del Furlo”
Interrogazione n. 379
a iniziativa del Consigliere Pierini
“Iniziative della Giunta regionale per la programmazione dello svuotamento dell'invaso del Furlo nell'ambito delle ricerche di XX”
(abbinate)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 370 della Consigliera Ruggeri e l’interrogazione n. 379 del Consigliere Pierini (abbinate).
Queste interrogazioni sono abbinate, ma la Consigliera Ruggeri, che aveva presentato l’interrogazione n. 370, sentita telefonicamente, gradisce o quantomeno acconsente, che venga discussa solo l’interrogazione n. 379 del Consigliere Pierini.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Consoli.
Tiziano CONSOLI. Grazie, Presidente. Le interrogazioni affrontano due questioni astrattamente collegate, ma che è necessario distinguere. Da una parte, le operazioni temporanee di svuotamento autorizzate per consentire le ricerche di XY; dall'altra, l'intervento strutturale di sfangamento e adeguamento dell'invaso del Furlo.
Desidero innanzitutto esprimere la vicinanza della Regione alla famiglia di XY, che è qui presente e che da mesi attende risposte sulla sorte del proprio congiunto. Una vicenda umana così dolorosa impone a tutte le amministrazioni coinvolte il massimo senso di responsabilità, collaborazione e chiarezza.
Per quanto riguarda le ricerche, con decreto dirigenziale n. 79 del 28 aprile 2026, la Regione Marche ha autorizzato il piano operativo di svaso dell’invaso del Furlo, finalizzato all’abbassamento del livello dell’acqua e subordinato al rispetto di specifiche prescrizioni ambientali.
A seguito della Conferenza dei servizi dell’8 maggio 2026, la Provincia di Pesaro-Urbino ha tuttavia ritenuto non realizzabile l’intervento secondo le modalità operative presentate dal gestore, in quanto non pienamente compatibili, a detta della Provincia, con le prescrizioni poste a tutela dell’ittiofauna.
È stato comunque precisato che il termine inizialmente previsto può essere rimodulato, previa presentazione da parte del gestore di una nuova proposta operativa e successiva autorizzazione regionale.
È quindi necessario che Provincia, ENEL Green Power e tutti gli altri enti competenti individuino rapidamente una soluzione tecnica compatibile sia con le esigenze delle ricerche sia con la tutela ambientale e della risorsa idrica.
Sul distinto intervento strutturale di sfangamento, la Regione aveva già approvato, con decreto n. 109 del 12 dicembre 2023, il progetto di gestione dell’invaso e il relativo piano operativo, che prevedevano la rimozione di circa 70.000 metri cubi di sedimenti da parte di ENEL Green Power.
I lavori erano stati programmati per la primavera-estate del 2024, ma non hanno potuto essere avviati né nel 2024 né nel 2025 a causa delle criticità emerse in relazione all’installazione dei cantieri e delle osservazioni formulate dai diversi soggetti coinvolti.
La Regione non è comunque rimasta inattiva. Con nota del 20 gennaio 2025, la Direzione competente ha sollecitato il Comune di Acqualagna alla sottoscrizione dell’accordo con ENEL Green Power e ha convocato un tavolo tecnico per il 25 febbraio 2025.
Il confronto non ha però consentito di raggiungere un’intesa e l’esito negativo è stato formalizzato dal Comune il 3 marzo 2025.
Attualmente è in corso presso il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica la procedura di Valutazione di impatto ambientale relativa a un intervento più complesso, che comprende lo svuotamento totale dell’invaso, il miglioramento idraulico dello sbarramento e la rimozione parziale dei sedimenti.
Secondo le indicazioni fornite dal gestore, la conclusione delle procedure valutative e autorizzative è ipotizzata entro il 2026, con realizzazione degli interventi appena possibile. Si tratta, allo stato, di una previsione del gestore e non ancora di un cronoprogramma definitivo e autorizzato.
Rassicuro, quindi, la mamma di XY che vi sarà la massima disponibilità da parte della Regione per intervenire. Non molleremo un istante nel tentativo di fare in modo che vengano autorizzate e svolte le ricerche in quel luogo.
Nella vicinanza che ho già riferito ci saranno le risultanze amministrative, che dovranno essere di conforto all’intervento che dovremmo effettuare appena possibile.
Nel frattempo, la Regione è attivamente impegnata nel predisporre tutti gli atti, i documenti e le necessarie sinergie istituzionali e politiche per poter risolvere la questione e intervenire in maniera adeguata. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Pierini.
Nicolò PIERINI. Grazie, Presidente. Intanto leggo un testo che mi ha mandato la Consigliera Ruggeri, considerato che ha autorizzato la discussione dell’interrogazione qui, oggi, e considerato che è presente la famiglia. Anche la Consigliera ha presentato un’interrogazione su questo tema, ma oggi non è presente per motivi di salute, quindi, la ringrazio per aver condiviso, vista la situazione, la possibilità di svolgere comunque l’interrogazione.
Grazie, Assessore, per la risposta. Grazie soprattutto anche al Presidente Acquaroli, che sta portando avanti questa battaglia, perché è diventata veramente una battaglia complicata.
Come Regione abbiamo già chiarito la nostra disponibilità ed anche il nostro impegno a portare avanti questo svuotamento per dare una risposta alla famiglia. Invito tutti a guardare la loro faccia e i loro occhi per capire cosa stanno vivendo in questo momento.
Questa è una battaglia di tutti, senza alcun colore politico. È una battaglia che dobbiamo portare avanti insieme, perché non è ammissibile che, come è stato detto, si dia priorità alla tutela dell’ittiofauna piuttosto che alla possibilità di svuotare la diga.
Quindi grazie ancora, Assessore. Andiamo avanti tutti insieme per dare una risposta, il prima possibile, a questa famiglia. Grazie.
Interrogazione n. 367
a iniziativa dei Consiglieri Catena, Mancinelli, Cesetti, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini, Vitri, Caporossi, Seri, Nobili
“Iniziative conseguenti alla commemorazione della Repubblica Sociale Italiana svoltasi presso il cimitero comunale di Sarnano”
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 367 dei Consiglieri Catena, Mancinelli, Cesetti, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini, Vitri, Caporossi, Seri, Nobili.
Ha la parola per la risposta l’Assessore Bugaro.
Giacomo BUGARO. Grazie, Presidente. Con l'interrogazione, i Consiglieri regionali richiamano la commemorazione della Repubblica Sociale Italiana svoltasi presso il cimitero comunale di Sarnano e chiedono quali iniziative, nell'ambito delle competenze regionali, la Giunta intenda assumere per promuovere i principi della Costituzione repubblicana, i valori della Resistenza, dell'antifascismo, la memoria democratica e il rispetto della legalità costituzionale, anche d'intesa con gli enti locali e le istituzioni scolastiche.
Nel merito, la Regione Marche, nell'ambito delle competenze attribuitegli dall'ordinamento, orienta la propria azione alla promozione dei principi della Costituzione repubblicana, della cultura della legalità, del rispetto delle istituzioni democratiche, della memoria democratica e dei valori della convivenza civile e della cittadinanza responsabile.
Con riferimento agli specifici episodi richiamati nell'interrogazione, si evidenzia che l'eventuale valutazione di comportamenti, dichiarazioni o iniziative promosse da soggetti privati o da singoli amministratori locali non rientra nelle competenze di accertamento della Regione, restando affidata, secondo il vigente ordinamento, agli organi e alle autorità competenti, anche sotto il profilo amministrativo, civile o penale, ove ne ricorrano i presupposti.
Ciò premesso, la Regione condivide l'esigenza che le istituzioni pubbliche, ciascuna nel rispetto delle proprie attribuzioni, improntino la propria attività ai principi costituzionali, al ripudio di ogni forma di violenza, discriminazione e intolleranza, nonché alla valorizzazione della memoria storica e democratica, quale presupposto della partecipazione consapevole alla vita civile.
Per quanto concerne le competenze regionali in materia di sicurezza urbana integrata, legalità e cittadinanza responsabile, la Regione ha già attivato e sostiene iniziative di carattere culturale, educativo, informativo e formativo finalizzate alla diffusione dei valori costituzionali e della cultura della legalità, anche mediante la collaborazione con enti locali, istituzioni scolastiche, Forze dell'ordine, associazioni e soggetti del Terzo settore.
In tale quadro rientrano, tra le altre, campagne informative, incontri pubblici e percorsi di sensibilizzazione rivolti alla cittadinanza, alle scuole e agli enti locali, volti a rafforzare la prevenzione dei fenomeni criminali e delle diverse forme di vittimizzazione delle persone più vulnerabili, nonché a promuovere il rispetto delle persone, delle istituzioni e delle regole della convivenza democratica.
Analoga attenzione è dedicata alla promozione di iniziative culturali e formative sui temi della memoria, della lotta a ogni forma di violenza e discriminazione, della prevenzione della violenza di genere, della tutela delle vittime del terrorismo, della criminalità e del dovere della cittadinanza responsabile nel rispetto dei principi democratici sanciti dalla Costituzione.
La Regione continuerà, pertanto, a sostenere, anche d'intesa con gli enti locali, le istituzioni scolastiche, il mondo associativo e le istituzioni pubbliche, attività di sensibilizzazione, approfondimento storico-culturale e formazione civica coerenti con i principi costituzionali e con i valori fondanti della Repubblica, favorendo la diffusione della cultura della legalità, della partecipazione democratica, della memoria storica e del rispetto delle persone e delle istituzioni. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Catena.
Leonardo CATENA. Grazie, Presidente. Ringrazio l'Assessore per la risposta. Potrei dire di aver condiviso praticamente tutte le parole. Ne è mancata soltanto una, Assessore, quella di non aver mai citato nel suo intervento, nella sua risposta, la parola antifascismo.
Lo ricordo in quest'Aula perché questa allergia a pronunciare questa parola è piuttosto diffusa e, in questo caso, sarebbe stato opportuno magari richiamarla.
Nei giorni successivi alla presentazione di questa mia interrogazione, ho preso atto con soddisfazione del fatto che comunque il Sindaco di Sarnano ha preso le distanze pubblicamente da questo increscioso fatto, di questa commemorazione presso il cimitero del Comune di Sarnano, e anche il Consigliere coinvolto nella vicenda si è scusato. Serviva ristabilire quella che deve essere la corretta postura delle istituzioni di fronte a fatti come questo.
Ma lo dico non tanto perché mi interessa sollevare una polemica locale, lo dico perché c'è un moltiplicarsi di questi episodi a livello quantomeno nazionale, in cui emergono simboli, slogan, richiami espliciti, sempre più sfrontati, non solo alla Repubblica Sociale Italiana, ma anche al fascismo.
E non può bastare la giustificazione che avevo ascoltato in prima battuta da parte del Consigliere interessato, secondo cui tutti i morti meritano di essere rispettati. Ci mancherebbe altro.
Insomma, il problema è che non possiamo fare opera di revisionismo storico e fare tentativi di riscrivere la memoria, che deve essere un patrimonio condiviso di questo Paese, e non possono essere poste sullo stesso piano l'esperienza del fascismo e quella dell'antifascismo.
L'antifascismo, come sappiamo, è a fondamento della nostra Repubblica, della nostra Costituzione e anche della riconquista della libertà da quello che è stato un regime dittatoriale e sanguinario.
Non possiamo mettere sullo stesso piano vittime e carnefici. È un'operazione che non può essere fatta, così come non si possono porre sullo stesso piano coloro che si schierano ricordando la Repubblica Sociale Italiana e coloro che invece hanno difeso la libertà di questo Paese facendo la Resistenza.
Quindi, mi avrebbe fatto piacere, dico la verità, visto che è stata fatta questa mia interrogazione e anche l'onorevole XY, mi pare, abbia presentato un'analoga interrogazione in Parlamento, che un rappresentante della Giunta regionale, comunque della maggioranza, avesse pubblicamente espresso una condanna rispetto a quanto accaduto.
Non l'ho sentito, ne prendiamo atto. Speriamo che da qui in avanti ci sia la volontà da parte di tutti di considerare questa memoria condivisa non solo di una parte politica, ma di tutto il Paese.
(intervento fuori microfono)
PRESIDENTE. L’interrogazione n. 214 è stata rinviata e avevamo disposto il rinvio perché abbinata alla n. 215 della Consigliera Ruggeri. Grazie a lei, Consigliere.
Interrogazione n. 380
a iniziativa dei Consiglieri Mastrovincenzo, Mancinelli, Catena, Cesetti, Piergallini, Vitri
“Gravi ritardi sull'invio delle sacche di plasma al Centro Nazionale Controllo e Valutazione Farmaci”
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 380 dei Consiglieri Mastrovincenzo, Mancinelli, Catena, Cesetti, Piergallini, Vitri.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Calcinaro.
Paolo CALCINARO. Grazie, Presidente. Sì, me ne ero accorto anch'io, perché ero quello che doveva rispondere. Allora, vado a leggere da Torrette.
In riferimento all'interrogazione di cui all'oggetto, si ritiene opportuno fornire alcuni chiarimenti al fine di rappresentare correttamente lo stato di avanzamento della procedura.
Le attività attualmente in corso non costituiscono un mero adempimento burocratico, bensì rappresentano il necessario rispetto di precisi obblighi di legge posti a tutela della protezione dei dati personali e della corretta gestione del materiale biologico destinato a finalità scientifiche.
Il trattamento delle unità di plasma all'Istituto Superiore di Sanità, nell'ambito dell'iniziativa promossa dal Centro Nazionale Sangue, richiede infatti la definizione di uno specifico protocollo tecnico-operativo e il preventivo coinvolgimento dei responsabili della protezione dei dati (DPO) degli enti del Servizio sanitario regionale, in conformità alla normativa europea e nazionale in materia di protezione dei dati personali.
Tale fase si è conclusa il 20 giugno 2026 con l'acquisizione dell'ultimo parere favorevole.
Questi adempimenti obbligatori sono finalizzati a garantire la piena legittimità delle operazioni, la tutela dei donatori e la regolarità dell'utilizzo del materiale biologico per finalità scientifiche.
È in via di definizione il documento tecnico-legale, cosiddetto material transfer agreement, per il trasferimento delle unità dall'Officina trasfusionale al Centro nazionale per il controllo e la valutazione dei farmaci.
Il documento verrà sottoscritto tra le parti entro la fine del mese di luglio, per iniziare a trasferire il primo lotto tra la seconda e la terza settimana di settembre e parliamo di circa 200-300 unità.
Si continuerà ad operare con il massimo rigore, nel rispetto della normativa vigente, della sicurezza dei donatori e della trasparenza amministrativa, assicurando che ogni attività venga svolta secondo procedure che garantiscano piena legittimità e corretto utilizzo del patrimonio rappresentato dalle donazioni. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Mastrovincenzo.
Antonio MASTROVINCENZO. Grazie, Presidente. Assessore, due considerazioni.
La prima nel metodo, le dico con molta franchezza che siamo stanchi di ricevere risposte sulla stampa alle nostre interrogazioni da parte dei dirigenti. È già successo, se ne erano già lamentati i miei colleghi Caporossi e Seri e l'avevano fatto presente, lo ridico io oggi e, in particolar modo, il Direttore Generale dell'Azienda Ospedaliero Universitaria delle Marche è solito replicare sulla stampa a noi Consiglieri regionali di opposizione e questo è francamente inaccettabile.
No, perché sull'articolo, Assessore, ci mette la faccia lei e non il dirigente, che ha altre prerogative, leggere...
PRESIDENTE. Per favore. Prego, Consigliere.
Antonio MASTROVINCENZO. Assessore, come al solito io non la interrompo, possibilmente non mi interrompa lei. Vada a studiarsi le leggi, vada a studiarsi il Regolamento del Consiglio regionale. Non è che alle interrogazioni, sulla stampa, risponde nel merito un dirigente, smentendo un Consigliere regionale, lo fa lei! Dopo, nel nostro contraddittorio ce la vediamo in Aula, non certamente sulla stampa.
Il Direttore Generale dell'Azienda Ospedaliero Universitaria delle Marche si dovrebbe dedicare ad altre attività, magari a far funzionare meglio e bene l'ospedale di Torrette, perché lo fa poco e male.
Nel merito anche di situazioni come queste, ripeto, che sono a mio parere indecenti e imbarazzanti, le chiediamo una risposta specifica da parte sua, possibilmente anche sulla stampa, qualora noi andassimo sulla stampa.
Quelle sacche dovevano essere già all'Istituto nazionale, perché lo diceva l'Istituto nazionale che entro pochi giorni dovevano andare lì.
Questa velocità da bradipo da parte della macchina della sanità marchigiana è davvero preoccupante. E’ un ulteriore schiaffo ai tanti donatori, alle migliaia di donatori marchigiani già feriti da questo scandalo.
Uno scandalo che, dopo aver creato un gravissimo danno erariale alle casse della Regione Marche, continua ad alimentarsi a causa dell'inerzia e della totale mancanza di coordinamento della sanità regionale.
Proposta di legge n. 27
a iniziativa dei Consiglieri Pasqui, Marcozzi, Marconi
“Realizzazione di tettoie in zone agricole per il deposito di prodotti derivanti dall'esercizio dei diritti di uso civico e delle relative attrezzature”
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la proposta di legge n. 27 dei Consiglieri Pasqui, Marcozzi, Marconi.
La discussione generale è aperta, ha la parola il relatore di maggioranza Consigliere Pasqui.
Intervengo, come già detto, come relatore di maggioranza, su una proposta di legge semplice nella sua formulazione, ma molto concreta nei suoi effetti, soprattutto per quei territori delle Marche nei quali gli usi civici rappresentano una pratica ancora viva, reale, quotidiana.
Parliamo di aree agricole, di territori interni, di zone montane, di comunità nelle quali il rapporto tra le persone, la terra, il bosco e le risorse naturali conserva ancora un valore profondo: un valore economico certamente, ma anche sociale, culturale e identitario.
Questa proposta di legge nasce da un'esigenza molto concreta: consentire, nelle zone agricole, anche situate all'interno di aree naturali protette e sempre nel pieno rispetto dei vincoli paesaggistici e ambientali, la realizzazione di tettoie destinate al deposito dei prodotti derivanti dall'esercizio dei diritti di uso civico e delle relative attrezzature. Penso in particolare alla legna, agli strumenti utilizzati per la raccolta, alla gestione di piccoli quantitativi di materiali che derivano da attività tradizionali e legittime, esercitate da soggetti residenti per esigenze di sostentamento individuale e familiare.
Non stiamo parlando, dunque, di nuove edificazioni speculative né di interventi destinati ad alterare il territorio. Stiamo parlando di strutture accessorie limitate, funzionali, strettamente collegate all'esercizio di un diritto riconosciuto e praticato ancora oggi da molte famiglie.
Il testo uscito dalla Commissione ha ulteriormente rafforzato questa impostazione di equilibrio.
È stato infatti previsto che le tettoie non possono avere un'altezza superiore a 4,50 metri lineari e una superficie coperta superiore a 40 metri quadrati. È stato inoltre chiarito che tali strutture non potranno essere utilizzate per finalità diverse da quelle previste dalla legge e dovranno essere rimosse al termine dell'esercizio del diritto di uso civico.
Sono limiti importanti che rispondono a un'esigenza di chiarezza e di garanzia. Da un lato si offre una risposta pratica ai cittadini e alle comunità locali, dall'altro si evita qualunque possibile uso improprio della norma.
Questa proposta si colloca all'interno della competenza regionale in materia di governo del territorio, nel rispetto del quadro costituzionale e della normativa nazionale di riferimento.
L'analisi tecnico-normativa ha evidenziato la compatibilità dell'intervento con l'ordinamento dell'Unione europea, con l'ordinamento internazionale, con i principi costituzionali, con il quadro normativo nazionale e con lo Statuto regionale.
Il riferimento è in particolare al Testo unico dell'edilizia, al Codice dei beni culturali e del paesaggio, alla normativa sugli usi civici e sui domini collettivi.
Proprio questo quadro dimostra che la proposta non si muove in una zona grigia, ma dentro un percorso normativo definito, coerente e rispettoso dei vincoli esistenti.
Voglio sottolineare anche un altro aspetto. La proposta non comporta nuovi o maggiori oneri per il bilancio regionale. L'articolo 2 prevede infatti espressamente la clausola di invarianza finanziaria. Si tratta quindi di un intervento ordinamentale che non pesa sulle risorse pubbliche, ma può produrre effetti positivi nella vita concreta delle persone.
La norma ha ottenuto il parere favorevole del Consiglio delle autonomie locali e del Consiglio regionale dell'economia e del lavoro.
È un elemento che considero significativo, perché conferma la bontà di un intervento nato dall'ascolto dei territori e valutato positivamente dagli organismi rappresentativi delle autonomie e del mondo economico e sociale.
Colleghi, gli usi civici sono una parte della storia delle nostre comunità. Sono nati come strumenti di equilibrio sociale, come diritti collettivi legati al bisogno, alla terra, al sostentamento, alla vita quotidiana delle popolazioni.
Oggi, in un contesto profondamente mutato, continuano però ad avere un senso. In molte aree interne, soprattutto quelle segnate dallo spopolamento, dall'invecchiamento della popolazione, dalla rarefazione dei servizi e dalle conseguenze del sisma, questi diritti rappresentano ancora una piccola ma importante forma di sostegno alle famiglie.
Rappresentano anche un modo per mantenere vivo il rapporto con il territorio, per presidiare aree che altrimenti rischierebbero l'abbandono, per conservare pratiche che appartengono all'identità delle Marche.
Quando parliamo di aree interne e montane spesso usiamo parole grandi: rilancio, sviluppo, contrasto allo spopolamento, sostegno alla residenzialità. Sono parole giuste, ma devono poi tradursi anche in atti semplici, concreti, comprensibili.
Questa proposta di legge va esattamente in quella direzione. Non promette soluzioni miracolose, non pretende di risolvere da sola problemi strutturali, ma interviene su una necessità reale segnalata dai territori e offre una risposta proporzionata, ordinata e sostenibile.
È anche una norma di buon senso, perché chi esercita un diritto di uso civico deve poter disporre di uno spazio minimo, regolato e legittimo, per conservare ciò che ricava da quell'attività e, naturalmente, anche le attrezzature necessarie, nel rispetto dell'ambiente, del paesaggio, delle regole urbanistiche e dei limiti stabiliti dalla legge.
Vorrei infine richiamare il valore del lavoro svolto in Commissione. Il testo è stato approfondito, migliorato e precisato, introducendo limiti dimensionali e garanzie sull'utilizzo delle strutture.
Questo dimostra che anche su provvedimenti apparentemente circoscritti è possibile costruire un percorso serio, attento e rispettoso delle diverse sensibilità.
Ringrazio quindi la III Commissione, il Presidente Luca Marconi, i colleghi proponenti e tutti coloro che hanno contribuito all'esame del testo.
Credo che quest’Assemblea possa oggi approvare una legge utile, equilibrata e vicina alla vita quotidiana delle comunità marchigiane. Una legge che parla di territori, di famiglie, di tradizioni, di sostentamento, ma anche di responsabilità e di rispetto delle regole.
Per queste ragioni auspico un voto favorevole da parte di quest'Aula. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il relatore di minoranza Consigliere Cesetti.
Fabrizio CESETTI. Grazie, Presidente. La condivisibile relazione, oggi, del Presidente, nonché relatore di maggioranza, Gianluca Pasqui, mi esonera dal ripetere deduzioni assolutamente condivisibili.
Con questa proposta di legge si intende consentire la realizzazione, nelle zone agricole, anche ricadenti all'interno di aree naturali protette, di strutture di deposito a beneficio dei soggetti residenti che esercitano diritti di uso civico.
Da subito abbiamo compreso e riconosciuto come positive le finalità perseguite dai proponenti, coerenti con il valore storico, sociale e culturale degli usi civici nelle comunità marchigiane e con il loro correlato esercizio, che con la proposta di legge si vuole agevolare e sostenere.
Da subito ci siamo dichiarati disponibili a riconsiderare, come riconsideriamo oggi, il nostro giudizio negativo di allora, che era di metodo e di merito, perché la proposta di legge, nel testo licenziato in prima lettura dalla Commissione competente, presentava un quadro particolarmente vulnerabile in relazione alla compatibilità con il quadro costituzionale delle competenze legislative, della disciplina urbanistico-edilizia e della normativa statale vigente, oltre che della tutela paesaggistica.
Dicevamo in prima lettura che l'articolo 9 della Costituzione, come modificato dalla legge costituzionale del 2022, impone alla Repubblica di tutelare il paesaggio, l'ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi anche nell'interesse delle future generazioni. E ribadiamo in quest'Aula che, quando parliamo della Repubblica, parliamo anche e soprattutto dell'istituzione Regione Marche. Trattasi di un vero e proprio parametro costituzionale che deve orientare ogni scelta legislativa, anche di carattere regionale.
In questa prospettiva ribadivamo allora che il legislatore regionale non potesse né dovesse rinunciare ai propri poteri e doveri con una delega impropria e in bianco alla Giunta regionale per la determinazione delle caratteristiche delle tettoie, senza peraltro stabilire criteri direttivi, limiti dimensionali, parametri edilizi o urbanistici.
Una delega in bianco alla Giunta regionale era in dispregio della necessità che la norma primaria debba almeno indicare e contenere i criteri e i limiti entro i quali l'organo esecutivo può esercitare la propria potestà regolamentare.
Ed a ragione avevamo pure sostenuto che la sostanziale delegificazione e indeterminatezza della norma primaria avrebbero costituito una evidente violazione del principio di separazione tra funzione legislativa e funzione esecutiva, tale da rendere la disposizione stessa suscettibile di censura costituzionale.
Dicevamo anche che, in sostanza, questa proposta di legge interveniva in una materia assai complessa, che interseca diverse competenze legislative statali e regionali, e che tutto ciò non poteva essere definito con un articolato assai insufficiente e, per molti aspetti, anzi per tanti, reticente.
Concludevo in prima lettura la mia relazione chiedendo il rinvio dell'atto in Commissione perché la tutela dei diritti di uso civico e delle esigenze di sostentamento delle comunità locali nei territori dell'entroterra marchigiano, in particolare quello montano, costituiva, come costituisce, un obiettivo condivisibile che tuttavia non poteva essere perseguito attraverso strumenti normativi che sacrificavano la certezza del diritto, la tutela del paesaggio e dell'ambiente e il rispetto delle competenze tra Stato e Regioni.
Dicevamo allora che questa opportuna proposta di legge, così come era scritta, con quella delega avrebbe, tra l'altro, sicuramente determinato contenziosi tra soggetti diversi. Allora chiesi in quella mia prima relazione il rinvio in Commissione per concordare una riscrittura dell'articolato che stabilisse quei limiti, anche dimensionali, e soprattutto la destinazione d'uso, che non potevano essere delegati alla Giunta.
L'intelligenza del Presidente Pasqui nel raccogliere quell'invito ha portato alla condivisione, oggi, di un testo sul quale noi ci troviamo assolutamente d'accordo, perché in effetti le lacune più evidenti della proposta di legge sono state sanate. Adesso il comma 2 dell'articolo 1 statuisce che le tettoie non possono avere un'altezza superiore a 4,5 metri lineari e una superficie coperta superiore a 40 metri quadrati.
Ancora più importante è l'inserito articolo 2 bis, il quale prevede uno specifico vincolo di destinazione d'uso, circa il fatto che le tettoie stesse non possono essere utilizzate per usi diversi dal deposito di prodotti derivanti dall'esercizio dei diritti di uso civico e delle relative attrezzature e, soprattutto, la previsione che le stesse devono essere rimosse al termine dell'esercizio del diritto di uso civico.
In sostanza, un doppio vincolo di destinazione d'uso che, con la prevista obbligatoria rimozione, non potrà mai essere modificato e sanato a beneficio di un utilizzo improprio.
Quindi, signor Presidente, nonché collega relatore di maggioranza, io, come ho già detto prima, riconsidero quello che era il giudizio negativo di allora e il mio giudizio, quale relatore di minoranza, è assolutamente positivo, perché l'articolato, come è uscito in questa seconda lettura dopo il rinvio in Commissione, è il punto di caduta della giusta mediazione politica, ma soprattutto istituzionale e legislativa.
Perché, a differenza di prima, non si demanda più alla Giunta ciò che non poteva essere demandato, non soltanto perché era un'abdicazione, ma perché non si può demandare ad un atto amministrativo quello che deve fare la legge.
Oggi, con questa riscrittura, credo che noi ci accingiamo ad approvare un testo giusto e quando i testi di legge sono giusti l'opposizione c'è.
Il Partito Democratico, in questo caso, e io parlo a nome del Partito Democratico, come relatore di minoranza, c’è.
Tra l'altro, voglio ringraziare, oltre al Presidente che ha raccolto quel mio invito ad una riscrittura che, l'ha detto anche lui, migliora di molto la legge, anche il collega Nobili perché, con la presentazione dei suoi emendamenti di allora, oltre a rilievi che avevamo già evidenziato noi, ci ha comunque indotto ad una riflessione ulteriore per migliorare questa legge.
Oggi credo che sia il giusto punto di caduta e di mediazione e, secondo me, Presidente, anche al riparo da possibili impugnative da parte sia del Governo nazionale, sia da parte di quelli che potrebbero essere domani semplici cittadini che, in via incidentale, potrebbero chiedere che venga sollevata la questione di legittimità costituzionale. Questo non lo dobbiamo mai dimenticarlo: le leggi regionali possono essere impugnate dal Governo sulla base della Costituzione, qualora invadano la sua sfera di competenza e via dicendo, ma possono domani essere oggetto di impugnativa da parte di qualsiasi cittadino, perché un cittadino che si trovi in contenzioso sulla base di una legge regionale può chiedere al giudice che venga sollevata la questione di legittimità costituzionale e, qualora quel giudice non la ritenga manifestamente infondata, rimette gli atti alla Corte, che esamina la legge regionale, ma questo determina un'incertezza del diritto e quindi un'incertezza per le nostre comunità e anche dei costi. Come era scritta prima, sarebbe successo di sicuro.
Credo che oggi, invece, la legge sia al riparo da tutto questo ed è una buona legge. Quindi il mio parere è favorevole, Presidente.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Nobili.
Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. Ringrazio il collega Fabrizio Cesetti, che ha ricordato il lavoro che è stato fatto in Commissione dal sottoscritto, che effettivamente ha visto l'approvazione di alcuni emendamenti, ma la realtà è che gli emendamenti che avevo proposto e che riproporrò oggi durante la discussione della legge erano ben più significativi, perché questa proposta di legge merita una riflessione che va oltre il tema delle tettoie.
Prendo atto che l'Amministrazione regionale, sul tema dei sottotetti e delle tettoie, ultimamente si è spesa moltissimo. Sono questioni che, al di là delle battute, pongono questioni di metodo e di visione del governo del territorio.
Nessuno mette in discussione il valore dei diritti di uso civico, perché sappiamo perfettamente che rappresentano un patrimonio storico, giuridico e ambientale delle nostre comunità. Hanno contribuito per secoli alla gestione collettiva dei boschi e dei pascoli e ancora oggi costituiscono uno strumento importante di presidio delle aree interne.
Ed è proprio per questo che mi aspettavo una legge diversa, una legge capace davvero di rafforzare gli usi civici, di valorizzare il patrimonio forestale, di sostenere gli enti che amministrano i beni collettivi e di aiutare concretamente chi vive e lavora nelle zone montane.
Invece ci troviamo di fronte a una proposta che degli usi civici utilizza sostanzialmente solo il nome. Il suo contenuto reale, purtroppo, è un altro: introdurre una disciplina speciale che consenta la realizzazione di tettoie destinate al deposito della legna e delle relative attrezzature anche nelle aree naturali protette.
È vero, la Commissione ha modificato il testo fissando un'altezza massima di 4,5 metri, una superficie coperta di 40 metri quadrati e prevedendo che le tettoie debbano essere rimosse al termine dell'esercizio del diritto di uso civico. E’ un tentativo evidente di circoscrivere l’intervento e di rassicurare rispetto ai possibili abusi. Erano questi alcuni degli emendamenti che avevo proposto, ma queste modifiche non risolvono il problema di fondo, anzi, per certi versi lo rendono persino più evidente.
Perché, se il legislatore arriva addirittura a stabilire per legge quali debbano essere l'altezza e la superficie di un manufatto edilizio, non siamo più davanti a una riflessione sugli usi civici, siamo davanti a una norma che costruisce una disciplina urbanistico-edilizia speciale per una specifica categoria di opere.
Mi permetto di osservare che 40 metri quadrati e 4,5 metri di altezza non sono un manufatto irrilevante, soprattutto se la norma consente la sua realizzazione anche all'interno delle aree naturali protette. Parlare di una semplice tettoia rischia quasi di ridimensionare l'impatto che strutture di queste dimensioni possono avere sul paesaggio rurale e sugli ecosistemi più delicati.
Allora la domanda è inevitabile: perché serve questa legge?
Se l'ordinamento vigente già consente di autorizzare gli interventi realmente necessari all'esercizio del diritto di uso civico, questa norma è superflua. Se invece oggi tali interventi incontrano limiti derivanti dalla disciplina urbanistica, paesaggistica o ambientale, allora significa che la Regione sta scegliendo di modificare quell'equilibrio attraverso una legge speciale.
Ed è per questo che questa proposta, al di là delle intenzioni dichiarate, assume un carattere di sanatoria legislativa. Non parlo di sanatoria nel significato tecnico previsto dal Testo unico dell'edilizia. Parlo di una legge che interviene per rendere possibile ciò che l'ordinamento vigente rende oggi più difficile o non consente.
È una scelta politica precisa che utilizza la legge non per disciplinare un nuovo fenomeno, ma per superare i limiti posti dalla normativa vigente.
È un metodo che Alleanza Verdi e Sinistra non condivide, perché il governo del territorio dovrebbe fondarsi su regole generali, su una pianificazione coerente e sul bilanciamento degli interessi pubblici coinvolti.
Ogni volta che si interviene con una norma speciale dedicata a una singola tipologia di manufatto, si crea inevitabilmente un precedente e ogni precedente rende più fragile l'impianto complessivo delle tutele.
E questa preoccupazione è ancora più forte perché la proposta, lo ripeto per la terza volta, riguarda le aree naturali protette. In quei contesti il legislatore dovrebbe essere rigoroso, perché la tutela dell'ambiente e del paesaggio non rappresenta un ostacolo burocratico, ma un interesse pubblico primario, oggi espressamente riconosciuto anche dall'articolo 9 della Costituzione. Per questo continuo a ritenere che la strada scelta sia sbagliata.
Le comunità montane hanno bisogno di una politica regionale che investa nella gestione attiva dei boschi, nella valorizzazione della filiera del legno, nella manutenzione del territorio, nel contrasto allo spopolamento. Hanno bisogno di una legge sugli usi civici, non di una legge sulle tettoie.
Questa proposta, invece, affronta un problema particolare modificando il quadro delle regole urbanistiche. È una scelta che può apparire limitata, ma che introduce un principio destinato a determinare effetti ben più ampi del singolo manufatto disciplinato.
Per queste ragioni riteniamo che questa proposta non rappresenti un rafforzamento degli usi civici, ma l'introduzione di una disciplina eccezionale che, lo ribadisco, ha i tratti di una sanatoria regionale.
Spero che questa mia opinione e questa mia presa di posizione possano modificarsi all'esito della discussione che faremo riguardo ai vari passaggi della legge, con riferimento agli emendamenti che io riproporrò. Qualora questi emendamenti dovessero essere accolti, sono disposto a rivedere questa mia posizione e ad esprimere un voto persino favorevole. Se gli emendamenti che andrò a illustrare saranno invece respinti, tutto quello che ho detto fino adesso troverà purtroppo conferma.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Rossi.
Giacomo ROSSI. Grazie, Presidente. Mi chiedo cosa ne sappiano i Verdi e cosa ne sappiano gli ambientalisti da salotto degli usi civici, delle comunanze, delle università agrarie, delle regole. Ecco, me lo domando.
Questa è una legge di buon senso che nasce da una persona di montagna, il nostro Presidente Pasqui, che chiaramente propone una modifica ascoltando il territorio e ascoltando le esigenze di chi ci vive e continua a mantenerlo. Sono gli usi civici, non gli ambientalisti da salotto di città che vogliono venirci a dire cosa dobbiamo fare nel nostro territorio.
Perché, caro collega Nobili, se i nostri territori sono mantenuti, non è per le vostre filosofie, ma per quelle persone che continuano a vivere in quei territori e che ne hanno garantito la tutela.
Questa modifica legislativa nasce da un'esigenza reale e credo che sia una norma di buon senso, perché molte volte non c'è bisogno di fare chissà cosa. C'è bisogno di tanti piccoli interventi puntuali che nascono dalle esigenze del territorio. Quindi respingo quello che ha detto.
Parla di equilibrio… ecco, voi vorreste che le nostre montagne si trasformassero in bolle, in territori messi sotto campane di vetro, dove magari qualcuno vuole fare un parco e magari qualcun altro vuole sedersi nelle poltrone di gestione di quel parco.
Voi venite la domenica, dite "che bello" e magari volete anche agevolare il rilascio e i corridoi naturali per l'orso marsicano, difendendo quelle specie nocive che vanno in qualche maniera a creare problemi a quell'animale, che in quel territorio vorrebbe continuare a vivere, che è quello più a rischio di estinzione, che è l'uomo.
Con le vostre logiche la montagna è abbandonata. La montagna è abbandonata al dissesto idrogeologico, la montagna è abbandonata a una filosofia dettata da fuori.
Questi sono strumenti normativi che possono venire incontro alla montagna e ringrazio il Presidente Pasqui che li sta concretizzando, non solo su questo argomento.
Concludo avanzando, visto che si parla di usi civici, anche un'altra questione che ho sollevato al Consorzio di bonifica, che è l'esenzione del contributo di bonifica per gli usi civici, perché dovremmo dire grazie a chi mantiene e continua a conservare il nostro territorio. Invece li graviamo ulteriormente di una gabella illegittima a fronte di interventi reali e diretti sui fondi che non avvengono.
Ecco, si parla di usi civici, chiedo che anche la Regione abbia il coraggio di chiedere al Consorzio di bonifica di sgravare gli usi civici di questa ulteriore gabella.
Dovremmo ringraziarli, dovremmo sostenerli, come fa questa normativa, e non seguire le filosofie di chi un territorio lo vede solo da lontano, ma non lo vive. Grazie.
(intervento fuori microfono)
PRESIDENTE. Qual è fatto personale, Consigliere.
(intervento fuori microfono)
PRESIDENTE. No, per favore, Consigliere Nobili, mi diceva per fatto personale.
Andrea NOBILI. Credo che i toni utilizzati dal Vicepresidente del Consiglio regionale Rossi siano non solo offensivi nei miei confronti, ma siano anche un metodo di discussione che non dovrebbe essere declinato in quest’Assemblea legislativa.
Definire coloro che la pensano diversamente da lui sui temi ambientali con termini offensive, come “ambientalisti da salotto” o persone ignoranti che non conoscono i territori, francamente non se lo può permettere.
Lui nulla sa del mio impegno personale, nulla sa del fatto che sono un giurista che si è trovato più volte ad affrontare il tema degli usi civici proprio nelle realtà montane che sono investite da questa proposta di legge.
Non consento a Giacomo Rossi, Vicepresidente del Consiglio, di relazionarsi con Consiglieri che la pensano diversamente da lui utilizzando questi termini.
Potrei anche fare una battuta. Capisco che Giacomo Rossi sia preoccupato per la sopravvivenza dell’uomo e forse anche per la propria di fronte a possibili attacchi da parte di animali selvatici, come orsi e lupi, e in questo senso gli va tutta la mia solidarietà.
PRESIDENTE. Per favore.
Andrea NOBILI. Mi piacerebbe rimanere su un piano di leggerezza e anche ironico, però purtroppo il Vicepresidente Rossi si lascia talvolta prendere un po’ la mano.
Allora lo richiamo anche al rispetto del ruolo che ha perché è Vicepresidente del Consiglio regionale e quando si relaziona con colleghi che hanno un pensiero diverso dal suo, dovrebbe utilizzare un linguaggio e contenuti più pertinenti e più continenti.
PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Sebastiani.
Milena SEBASTIANI. Grazie, Presidente. Prendo la parola per annunciare e motivare il voto convintamente favorevole del Gruppo I Marchigiani su questa proposta di legge.
Un testo che, dopo la necessaria riflessione e l’esame svolto in Commissione, e acquisiti anche, come ricordava prima il Presidente, i pareri favorevoli del CAL e del CREL, arriva oggi in Aula con un obiettivo tanto semplice quanto vitale: concorrere, attraverso una misura concreta e di buon senso, a sostenere i cittadini che abitano e presidiano l’entroterra marchigiano e le nostre aree montane.
Per questa maggioranza l’entroterra e i borghi non sono cartoline da ammirare nel fine settimana o musei a cielo aperto, ma rappresentano il cuore pulsante e la radice dell’identità della nostra regione.
Sappiamo bene che, per contrastare lo spopolamento e l’abbandono di queste terre, segnate dalle difficoltà altimetriche, dalla carenza di servizi e dalle profonde ferite del sisma, non servono slogan, ma proposte pratiche, risposte ai bisogni quotidiani di chi vi vive e lavora. Questa proposta di legge risponde esattamente a una di queste necessità concrete.
Nelle nostre comunità montane e rurali, gli usi civici, dai pascoli al legnatico, non sono un mero retaggio storico, ma uno strumento essenziale di sostentamento individuale e familiare, fondato sulla mutualità e sul sostegno reciproco.
È pertanto doveroso, da parte del legislatore regionale, colmare un vuoto normativo e offrire a chi esercita questi diritti la facoltà di realizzare spazi coperti, tettoie e depositi in zone agricole, anche all’interno delle aree protette, dove poter ricoverare in sicurezza, soprattutto durante la stagione invernale, i prodotti del lavoro e le relative attrezzature.
Voglio sottolineare due aspetti qualificanti di questo provvedimento, che coniugano perfettamente lo spirito dell’iniziativa con il rigore e la tutela del nostro patrimonio.
Primo: consentiamo ai cittadini residenti, per fini di sostentamento e di cura del territorio, di accedere a un’opportunità di intervento edilizio che la normativa regionale vigente, fino ad oggi, riserva esclusivamente alla figura dell’imprenditore agricolo.
Secondo: il provvedimento è a costo zero per le casse regionali.
Inoltre, accogliendo lo spirito delle raccomandazioni giunte dagli organi consultivi, la norma non rappresenta un “liberi tutti”. La Giunta regionale, infatti, definirà prescrizioni equilibrate e rigorose in materia di dimensioni, altezze e materiali, con il divieto assoluto di cambio di destinazione d’uso e l’obbligo di rimozione della struttura al termine dell’esercizio del diritto.
In conclusione, approvare questa legge significa aiutare le famiglie a restare, a non abbandonare le tradizioni agricole, boschive e pastorali e a continuare a essere le prime custodi della manutenzione e della bellezza del nostro territorio.
Per questi motivi, a nome del Gruppo I Marchigiani, esprimo voto favorevole. Grazie.
PRESIDENTE. Non ci sono altri interventi. Come relatore di maggioranza, non devo aggiungere nulla. Non so se il Consigliere Cesetti, che non vedo in Aula... Eccolo.
Consigliere Cesetti, non so se deve aggiungere qualcosa in qualità di relatore.
Ha la parola il Consigliere Cesetti.
Fabrizio CESETTI. No, Presidente, valga quanto abbiamo detto oggi e quanto è stato detto anche in prima lettura. Quindi nessun problema, non devo aggiungere nulla, nient’altro. Grazie.
PRESIDENTE. Articolo 1
Emendamento 1/01 a firma del Consigliere Pierini, che ha chiesto la parola, ne ha facoltà.
Nicolò PIERINI. Grazie, Presidente. Scusi, Presidente, mi può ridire qual è l’emendamento?
PRESIDENTE. L’emendamento 1/01, che riguarda la realizzazione di tettoie in zone agricole per deposito. Qui dice, al comma...
Nicolò PIERINI. Grazie, Presidente. Molto semplice. Abbiamo presentato questo emendamento per cambiare sostanzialmente la parola dal plurale al singolare, cioè sostituire “realizzazione di tettoie” con “realizzazione di una tettoia”.
Questo è il nostro emendamento. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Cesetti.
Fabrizio CESETTI. Grazie, Presidente. Ribadisco il parere favorevole sulla legge, ma chiedo al collega Pierini di ritirare questo emendamento, perché mi pare che sia migliore il testo come è stato scritto: “la realizzazione, negli usi civici, di tettoie”. Perché la realizzazione di una tettoia, se facciamo una sola? Credo che il testo sia…
Consigliere Canafoglia, io dico quello che penso e solitamente non chiedo permesso.
PRESIDENTE. Per favore. Sta parlando il Consigliere Cesetti, poi chi vuole intervenire naturalmente può farlo. Prego, Consigliere.
Fabrizio CESETTI. Io chiedo di ritirarlo, altrimenti non lo so. Credo che sia sbagliato, ecco, tutto qui. Però nessun problema.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Marinelli.
Renzo MARINELLI. Grazie, Presidente. Era per evitare un dubbio. Siccome si parla di ogni singolo uso civico, con il termine “tettoie” si potrebbe interpretare che ogni persona può fare cento tettoie. Quindi si rischia di andare oltre e di non tenere più la situazione sotto controllo.
La parola “tettoia” serve per dire che ogni singolo soggetto può fare una tettoia di quelle dimensioni, di 40 metri quadrati, altrimenti uno ne potrebbe fare mille, una attaccata all’altra.
Siccome il riferimento è ogni singolo intervento, ogni uso civico, non è che in un’Unione montana ne facciamo una. Se sono 20 soggetti che ne vogliono fare 50 o 100, ne faremo 100, ma una per ogni soggetto. Il senso è questo. Non è che la parola “tettoie” significa che ne facciamo di più, ogni singolo ne fa una. Mettere tettoie nella legge può essere interpretato che ognuno può realizzarne 100. Questa è la motivazione.
Per evitare questo … Non è che ne facciamo una per ogni uso civico, e se ogni uso fa capo a 1000 persone ne fanno una per uno, altrimenti diventa tutta una copertura. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Cesetti.
Fabrizio CESETTI. Noi siamo relatori, Presidente.
Assolutamente condivisibile quello che dice il Consigliere Marinelli, totalmente. Però questo, secondo me, si evince già dal testo. Se così non fosse, allora dobbiamo scriverlo meglio. Allora dobbiamo scrivere: “una tettoia per ogni uso civico”. Riscrivetelo meglio. Magari bastano trenta secondi e, come relatori, presentiamo noi un emendamento.
Se si scrive “la realizzazione di una tettoia è consentita…per ogni diritto di uso civico”. Scriviamo: “per ogni diritto di uso civico”. “Per il deposito di prodotti derivanti dall'esercizio … di ogni diritto”. Mettiamolo, sennò rischiamo …
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Marinelli.
Renzo MARINELLI. Non sono un giurista come il Consigliere Cesetti, però stamattina mi sono consultato con la Dirigente del Servizio affari legislativi, che mi ha detto che questa era la formulazione migliore. Anch'io ho detto: "Per specificarlo...". Mi ha detto: "No, perché dopo potremmo andare...". È chiara così com'è.
Quindi, quello che lei dice l'avevamo notato anche noi, quindi non è questo.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Cesetti.
Fabrizio CESETTI. Noi, Presidente, sull'emendamento ci asteniamo. Prendo atto che la cosiddetta voluntas legis è quella che dice il Consigliere Marinelli. Quindi ci asteniamo.
PRESIDENTE. Emendamento 1/01. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva).
Emendamento 1/1 a firma del Consigliere Nobili, ha chiesto la parola, ne ha facoltà
Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. Molto velocemente. Quest’emendamento prevede che nelle aree naturali protette, nei siti della Rete Natura 2000 e nelle aree sottoposte a vincolo paesaggistico, idrogeologico e forestale, la realizzazione di tettoie sia ammessa esclusivamente se compatibile con i relativi piani, regolamenti e misure di conservazione, previo parere o nulla osta dell'ente competente, ove previsto.
È comunque esclusa la realizzazione di tettoie in aree caratterizzate da elevata fragilità idrogeologica, ecologica e paesaggistica, secondo quanto stabilito dagli strumenti di pianificazione vigenti.
Quindi, questo emendamento tende a superare uno dei punti più critici della proposta originaria. Il riferimento alle aree naturali protette non può essere formulato come un'apertura generalizzata. In quei contesti deve valere un principio rafforzato di compatibilità ambientale. Grazie.
PRESIDENTE. Emendamento 1/1. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale non approva).
Emendamento 1/2 a firma del Consigliere Nobili, ha chiesto la parola, ne ha facoltà.
Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. Velocemente, l'emendamento prevede che le tettoie non possano essere destinate, neppure in via temporanea, a uso abitativo, ricreativo, commerciale, produttivo, turistico-ricettivo, a rimessa di veicoli non strettamente connessi all'esercizio dei diritti di uso civico o a deposito di materiali diversi da quelli indicati al comma 1.
È vietata la successiva trasformazione delle tettoie in manufatti chiusi o in volumi edilizi stabilmente infissi al suolo.
L'emendamento tende a evitare usi elusivi o impropri. La tettoia deve servire esclusivamente al deposito di legna, prodotti e attrezzature legate agli usi civici. Non deve diventare un garage, un capanno, un deposito generico o una piccola costruzione mascherata. Grazie.
PRESIDENTE. Emendamento 1/2. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale non approva).
Emendamento 1/3 a firma del Consigliere Nobili, ha chiesto la parola ne ha facoltà.
Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. Anche in questo caso, celermente, l'emendamento prevede che le strutture debbano essere realizzate con materiali naturali o comunque compatibili con il contesto paesaggistico, senza fondazioni continue, platee in cemento o pavimentazioni impermeabili, salvo opere puntuali strettamente necessarie alla sicurezza statica e alla reversibilità dell'intervento.
L'emendamento fissa già nella legge alcuni limiti essenziali: dimensioni contenute, materiali compatibili, niente impermeabilizzazione stabile del suolo, niente trasformazioni edilizie pesanti. Grazie.
PRESIDENTE. Emendamento 1/3. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale non approva).
Emendamento 1/04 a firma del Consigliere Pierini, ha chiesto la parola, ne ha facoltà.
Nicolò PIERINI. Questo lo ritiriamo. Questo è un po’ più complesso rispetto all'altro, quindi lo ritiriamo ed evitiamo polemiche. Grazie.
PRESIDENTE. Emendamento 1/04. Ritirato.
Emendamento 1/4 a firma del Consigliere Nobili, ha chiesto la parola, ne ha facoltà.
Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. Questo è l'ultimo emendamento ed è anche quello più semplice da illustrare, perché prevede la sostituzione, al comma 2 dell’articolo 1, delle parole “4,50 metri e 40 metri quadrati” con le seguenti: “2,70 metri e 20 metri quadrati”, cioè dimensioni diverse per questi spazi, tali da renderli effettivamente comprensibili come finalizzate all’uso che la proposta di legge intende perseguire.
Credo che, se questo emendamento venisse approvato, ci troveremmo di fronte a una scelta che va nella giusta direzione, perché renderebbe evidente come possano essere scongiurati utilizzi impropri di questi manufatti. Grazie.
PRESIDENTE. Emendamento 1/4. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale non approva).
Articolo 1, così come emendato. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva).
Articolo 2. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva).
Coordinamento tecnico. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva).
PRESIDENTE. Ha la parola per dichiarazione di voto il Consigliere Nobili.
Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. Come anticipato, la mia posizione e quella del Gruppo Alleanza Verdi e Sinistra sono di contrarietà.
Purtroppo, come temevo, gli emendamenti che ho illustrato non sono stati accolti dalla maggioranza, nonostante fossero, a mio avviso, di buon senso. Forse l’unico limite era che potessero essere considerati pleonastici, ma nel dubbio certe sfumature è bene evidenziarle con maggiore nettezza.
Pertanto, a fronte di questo atteggiamento di chiusura da parte della maggioranza, non posso che replicare la posizione anticipata nel mio intervento precedente e sottolineo la contrarietà e il voto contrario del Gruppo Alleanza Verdi e Sinistra.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Marinelli.
Renzo MARINELLI. Grazie, Presidente. Per dire che il Gruppo Lega vota convintamente e accolgo la proposta fatta dal Presidente Pasqui, che come me vive nella stessa area.
Andiamo incontro a quelle che sono le vere esigenze, cercando di dare una mano a coloro che abitano in quei territori.
Vorrei anche dire che quanto affermato dal Consigliere Giacomo Rossi non è poi così sbagliato: le aree interne vanno vissute. Chi non le vive non può raccontarle. Viverci è tutta un’altra cosa.
Ben venga questa legge. Mi auguro che ne arrivino altre per i nostri territori, perché, se vogliamo farli sopravvivere e vogliamo che qualcuno continui a viverci, dobbiamo cercare tutte le modalità e tutte le possibilità affinché le persone possano continuare, perlomeno, a vigilare in quei territori. Questo va a vantaggio dell’intera collettività, Anche di chi sta nella costa perché se la montagna si degrada è un male per tutti. Quindi, ben vengano queste leggi e mi auguro di poterne fare altre.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, la Consigliera Marcozzi.
Jessica MARCOZZI. Grazie, Presidente. Noi siamo favorevoli. D’altronde ho firmato anch’io questa proposta di legge e ringrazio il Presidente per averla portata avanti.
Ho ascoltato anche la minoranza. Si tratta di un testo giusto, con l’ok di tutta la minoranza, come ha ricordato anche il relatore di minoranza Consigliere Cesetti.
Questo è un segnale importante per l’Aula, perché è una legge che si pone l’obiettivo di conciliare la tutela dei terreni gravati da usi civici con le esigenze concrete di coloro che ne assicurano quotidianamente la gestione.
Consentire la realizzazione di tettoie rappresenta una misura equilibrata, idonea a incentivare la manutenzione del territorio senza compromettere la natura giuridica dei beni civici.
Un particolare, nelle aree montane e collinari, questo intervento può contribuire a contrastare l’abbandono dei terreni, preservare il patrimonio paesaggistico e ambientale e rafforzare la funzione sociale degli usi civici, garantendo che questi continuino a rappresentare uno strumento di valorizzazione del territorio e delle sue tradizioni, nell’interesse dell’intera collettività.
Il nostro voto è favorevole.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Cesetti.
Fabrizio CESETTI. Anche il Partito Democratico, come già preannunciato sia nella mia relazione che nel voto ai singoli articoli, voterà favorevolmente questo provvedimento legislativo.
Da subito, fin dall'inizio, abbiamo riconosciuto come positive le finalità perseguite dai proponenti, coerenti con il valore storico, sociale e culturale degli usi civici e con l'importante ruolo che essi svolgono, soprattutto nelle aree interne, anche per la tutela e la sicurezza del territorio e dell'ambiente. Questo non lo dobbiamo mai dimenticare.
Aree interne che soffrono, purtroppo, della mancanza dei servizi o della desertificazione.
PRESIDENTE. Chiedo scusa, Consigliere Cesetti, chiedo scusa. Possiamo fare silenzio in Aula, per favore?
Fabrizio CESETTI. Presidente, è il clima, diciamo...
PRESIDENTE. Sì, però rispettiamo fino alla fine. Prego, Consigliere.
Fabrizio CESETTI. Dicevo, le aree interne già soffrono della desertificazione dei servizi. Ce ne siamo occupati più volte, vero Consigliere Marinelli, anche nella scorsa legislatura, a proposito, ad esempio, della desertificazione dei servizi bancari e postali e anche di altri servizi.
Anche in questi giorni c'è stato un dibattito sulla stampa su questo, vero Consigliere Pierini. Sono questioni che conosciamo tutti e quindi questa proposta di legge va in questa direzione. È un sostegno concreto ad attività virtuose quali la tutela e la sicurezza del territorio.
Voglio ricordare che quando, nell'esercizio dell'uso civico, si raccoglie la legna e la si deposita, non è soltanto un modo per sostenersi, per riscaldarsi, diciamola breve, ma è anche un modo per tutelare il territorio, perché quella raccolta viene fatta coerentemente con le esigenze ambientali e di tutela del territorio stesso e della sua sicurezza, Presidente.
In modo intelligente, lo voglio ribadire, il Presidente Pasqui ha consentito di riportare questa proposta di legge in Commissione e l'abbiamo migliorata, sostanzialmente.
Le ragioni del voto favorevole del Partito Democratico stanno tutte scritte nel confronto tra il primo testo, dove si delegava alla Giunta e si diceva: "La Giunta regionale, entro 90 giorni, stabilisce le caratteristiche delle tettoie di cui al comma 1, previo parere della Commissione". Questo era il testo. Oggi, come legislatori, giustamente scriviamo che le tettoie non possono avere un'altezza superiore a 4,5 metri e una superficie coperta superiore a 40 metri quadrati, ma soprattutto che le tettoie non possono essere utilizzate per usi diversi da quelli previsti dal comma 1 e devono essere rimosse al termine dell'esercizio del diritto di uso civico.
Quindi nessuna "speculazione" verrà consentita, ma questa legge prevede veramente una destinazione d'uso ben precisa e finalizzata.
Credo, quindi ,che sia un atto necessario e, ripeto, in questi due differenti testi, quello originario e quello che oggi andiamo ad approvare, ci sono le ragioni per cui il Partito Democratico voterà favorevolmente. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Assenti.
Andrea ASSENTI. Grazie, Presidente. Grazie anche al nostro Capogruppo Putzu per la delega a svolgere questa dichiarazione di voto favorevole sull'intero elaborato.
Sono condivisibili tutte le dichiarazioni di voto sentite e ascoltate, tranne quella del collega Consigliere Nobili, perché ha più un'impostazione del cosiddetto vecchio detto: fatta la legge, trovato l'inganno. Lo vedo molto attento nella ricerca, anche in Commissione, di cercare quello che nella legge magari non c'è.
Possiamo tranquillizzare tutti, sia da parte della minoranza sia da parte di questa maggioranza, che non c'è alcun inganno, non c'è cosa non detta e non scritta. Non ci sono loft abusivi oppure appartamenti di 200 metri quadrati nascosti con una piscina jacuzzi interna. Non c'è nulla di tutto ciò. È veramente una legge che va nel verso giusto.
Anzi, mi meraviglio proprio che dal vostro partito, “i più ambientalisti di tutto questo emiciclo”, ci sia una chiusura di tal genere. Francamente non ce l'aspettavamo.
In Commissione ne abbiamo discusso tante volte, però da parte vostra mi aspettavo un atteggiamento quasi unanime su questa proposta di legge.
Poi magari statalizzeremo anche le prossime … La vedo molto interessato anche su …, vabbè le discuteremo la prossima volta sicuramente.
Da parte vostra mi aspettavo un atteggiamento diverso che, posso dirlo con una punta di … e scherzosamente, non fa onore al vostro partito rispetto a questa norma di legge che approviamo.
Il nostro voto sarà ovviamente e convintamente favorevole. Grazie.
PRESIDENTE. Proposta di legge n. 27, emendata, la pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Presidenza del Vicepresidente
Giacomo Rossi
Proposta di legge n. 50
a iniziativa dei Consiglieri Rossi, Ausili
“Modifiche alla legge regionale 28 luglio 2022, n. 18 (Disciplina per la raccolta e la commercializzazione dei funghi epigei spontanei)”
Proposta di legge n. 56
a iniziativa della Giunta regionale
“Modifiche alla legge regionale 28 luglio 2022, n. 18 (Disciplina per la raccolta e la commercializzazione dei funghi epigei spontanei)”
(abbinate)
Testo unificato: “Modifiche alla legge regionale 28 luglio 2022, n. 18 (Disciplina per la raccolta e la commercializzazione dei funghi epigei spontanei)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la proposta di legge n. n. 50 dei Consiglieri Rossi, Ausili e la proposta di legge n. 56 della Giunta regionale.
La discussione generale è aperta. Il relatore di maggioranza è il sottoscritto.
A distanza di quattro anni dall'approvazione, su mia proposta, della modifica della legge sulla raccolta dei funghi, con la quale abbiamo apportato importanti novità che vanno dal reinserimento dell'esame per l'abilitazione alla raccolta, alla valorizzazione del ruolo dei Comuni, concedendo loro per la prima volta dei fondi, fino all'istituzione di un ticket giornaliero di raccolta per i residenti extra Regione, si è resa necessaria questa ulteriore modifica per ottimizzare la norma.
Le proposte di modifica di questa legge erano due: una di iniziativa della Giunta regionale ed una a firma del sottoscritto e del Consigliere Ausili, che ringrazio.
Come Vicepresidente, chiedo anche di mantenere un po' di contegno in Aula.
Si è quindi provveduto, pertanto, in Commissione, a preparare un testo unificato che ricomprendesse entrambe le proposte, che è quello che oggi andremo a votare.
La prima modifica riguarda il rilascio dell'abilitazione, che è in capo alla Regione o alle Unioni Montane in relazione alla residenza del candidato. Viene concessa la possibilità ai residenti in Comuni interni, non facenti parte delle Unioni Montane, di effettuare l'esame nell'Unione Montana più vicina, senza dover arrivare nella sede regionale, per limitare gli spostamenti degli stessi. Una piccola accortezza, ma che è comunque importante per i residenti nei Comuni interni non facenti parte dell'Unione Montana, che potranno recarsi in un luogo molto più vicino a loro.
Sempre in tema di abilitazione, viene tolta la possibilità ai non residenti in regione, che non sono in possesso del titolo di raccolta, di sostenere l'esame nella nostra regione, perché questa disposizione stava creando degli ingolfamenti e dei ritardi nell'organizzazione degli esami. Quindi, in analogia a quanto hanno già fatto altre regioni, sono autorizzati a raccogliere i funghi nella nostra regione solo i non residenti che hanno già un titolo di raccolta, anche se rilasciato in altre regioni.
Si è poi data la possibilità di inserire all'interno delle commissioni d'esame per il rilascio dell'abilitazione anche i micologi privati iscritti al Registro nazionale, che devono però essere individuati dalla struttura sanitaria. Questo per ovviare alla carenza di micologi nelle strutture sanitarie e permettere così di effettuare sessioni d'esame costanti, perché, ripeto, è importante che chi va a funghi sia abilitato.
Si dà la possibilità di accertare la commestibilità dei funghi destinati al commercio al dettaglio e alla ristorazione anche ai micologi privati iscritti nell'apposito Registro nazionale, mentre prima era autorizzata solo la struttura sanitaria, e questo era un problema che riguardava il riconoscimento. Questo è un inserimento voluto dal Consigliere Ausili, quello relativo ai micologi, e lo ringrazio.
Poi vi è una modifica della Giunta che porta il ticket giornaliero di raccolta per gli extra regione da 20 a 50 euro, lasciando invariato a 20 euro l'importo per i residenti. Questo al fine di aumentare gli introiti prodotti dalla legge senza gravare sui residenti in regione.
Questa modifica entrerà in vigore dal 1° gennaio 2027.
Anche qui, questa modifica che feci alla legge e che fu tanto contestata sta portando centinaia di euro ai nostri Comuni montani, che li reinvestono nei territori di raccolta. Mi ricordo che ci fu una levata di scudi. Il sottoscritto voleva inserire anche, come avviene in altre regioni, un ticket giornaliero per gli extra residenti nei Comuni dell'Unione Montana, fu bocciato e fu lasciato questo per gli extra regione, che comunque sta portando i suoi benefici e i suoi frutti al territorio e soprattutto ai territori di raccolta fungina, che devono essere comunque tutelati.
Viene estesa la raccolta dei funghi all'interno delle aziende faunistico-venatorie. Prima era prevista solo nei giorni di silenzio venatorio e ora anche nei giorni in cui è permessa la caccia, anche perché, voglio dire, le riserve sono molto grandi e abbiamo visto che non consentire la raccolta in alcuni giorni rappresentava, in qualche maniera, un deficit importante per i raccoglitori di funghi.
Viene modificata la destinazione dei fondi che la Regione assegnava ai Comuni in relazione alla loro superficie boschiva. Tali fondi non vengono più assegnati direttamente ai Comuni, ma alle Unioni Montane, che successivamente li destinano ai propri Comuni in base al principio della superficie boschiva. Questo perché si vuole ottimizzare l'utilizzo dei fondi, considerato che la Regione riesce a quantificare gli importi da ripartire più o meno dall'ottobre di ogni anno per poi girarli ai Comuni, che entro la fine dell'anno li devono quantomeno impegnare, con evidenti difficoltà dovute al ristretto tempo a disposizione. A causa di questo, negli scorsi anni, alcuni fondi non sono stati spesi o richiesti dai Comuni; con questa nuova impostazione, viste le più flessibili regole di bilancio delle Unioni Montane, non resteranno fondi inutilizzati.
La destinazione dei fondi è uguale e saranno utilizzati per la tutela e la conservazione dei territori di raccolta dei funghi e per la manutenzione delle strade extraurbane che conducono ai territori di raccolta.
Poi so che ci sono alcuni emendamenti per comprendere anche dei Comuni che non sono all'interno delle Unioni Montane, ma che fanno parte di quel territorio, che potevano precedentemente essere esclusi da questa ripartizione.
Si va ulteriormente a modificare e a migliorare questa legge. Quindi una Regione che è vicina ai nostri fungaioli, è vicina ai nostri territori di raccolta e apporta modifiche in senso propositivo. L'Assemblea legislativa, che è vicina ai territori, riesce a percepirne le esigenze e riesce a trasportare in legge delle norme migliorative.
Ringrazio ancora una volta il collega Ausili, ringrazio anche la Giunta per le modifiche e l'accorpamento di queste modifiche, e anche la II Commissione che ha recepito e ha lavorato sul testo. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il relatore di minoranza Consigliere Mastrovincenzo.
Antonio MASTROVINCENZO. Grazie, Presidente. Nella Regione Marche le funzioni in materia di disciplina per la raccolta e la commercializzazione dei funghi epigei spontanei sono esercitate dalla Regione e dalle Unioni montane, in relazione ai territori di propria competenza.
Dopo circa quattro anni di operatività della legge regionale n. 18 del 2022, si è deciso di apportare alcune modifiche, recependo alcune indicazioni pervenute dagli uffici competenti per chiarire alcuni aspetti riguardanti la raccolta dei funghi nelle aree protette e nelle aziende faunistico-venatorie e agrituristico-venatorie.
Vengono inoltre individuati i soggetti esonerati dal possesso dell’abilitazione e che quindi non devono procedere alla richiesta per la raccolta dei funghi.
Viene poi proposto un aumento dell’importo del permesso di raccolta funghi per i non residenti nella Regione Marche, per adeguarlo ad analoghi importi differenziati previsti nelle regioni limitrofe nei confronti dei non residenti. L’adeguamento sarà operativo dall’anno 2027.
In merito al riparto delle risorse provenienti dal versamento del permesso per la raccolta dei funghi, per il 2026 si prevede di destinarle alle Unioni montane, già beneficiarie dei versamenti dei residenti nei Comuni delle stesse, in modo da incrementare la dotazione finanziaria con l’obiettivo di realizzare interventi significativi sul territorio.
La proposta di legge si compone di otto articoli.
L’articolo 1 modifica l’articolo 3 della legge regionale n. 18 del 2022, chiarendo che la raccolta dei funghi nelle aree naturali protette deve avvenire sempre nel rispetto della normativa regionale.
L’articolo 3 modifica l’articolo 5 della legge regionale n. 18 del 2022. In merito alla presenza della figura del micologo all’interno delle Commissioni d’esame, viene prevista la possibilità, da parte delle AST, di ricorrere anche alla figura del micologo privato.
L’articolo 4 modifica l’articolo 6 della legge regionale n. 18 del 2022, disciplinando l’entità della somma per il titolo annuale di raccolta dei funghi e stabilendo un nuovo importo differenziato, per coloro che risiedono fuori dalla Regione Marche, pari a 50 euro. Tale modifica decorrerà dal 1° gennaio 2027.
L’articolo 5 abroga il comma 10 dell’articolo 8 della legge regionale n. 18 del 2022, relativo alla raccolta dei funghi all’interno delle aziende faunistico-venatorie e agrituristico-venatorie, in quanto la raccolta era consentita nei soli giorni di silenzio venatorio e ciò sembrava essere una limitazione per coloro che volevano praticare la raccolta funghi in questi ambiti.
L’articolo 6 modifica l’articolo 10 della legge regionale n. 18 del 2022, relativo all’utilizzo delle risorse provenienti dal versamento del permesso di raccolta dei funghi, individuando nelle Unioni montane i destinatari del riparto degli introiti. I criteri e le modalità di riparto saranno oggetti di appositi atti di competenza della Giunta regionale.
L’articolo 7 modifica l’articolo 13 della legge regionale n. 18 del 2022. Viene specificato che, al pari di quanto già avviene in altre regioni italiane, la vendita di funghi spontanei freschi destinati al commercio al dettaglio e alla ristorazione è consentita anche previa certificazione di avvenuto riconoscimento e accertata commestibilità da parte di micologi privati in possesso dell’attestato rilasciato ai sensi della normativa statale e iscritti nell’apposito Registro nazionale.
L’articolo 9 prevede un incremento delle entrate, per le annualità 2027 e 2028, di 5.000 euro e, conseguentemente, l’autorizzazione di spesa relativa alla legge regionale n. 18 del 2022 viene aumentata di 5.000 euro per ciascuna delle due annualità.
L’articolo 10 contiene la dichiarazione d’urgenza, considerato che l’attività di raccolta dei funghi è in corso ed è importante poter utilizzare prontamente le risorse.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Ausili.
Marco AUSILI. Grazie, Presidente. Allora, si tratta di una piccola modifica di legge, però si tratta di una buonissima piccola modifica di legge, perché le motivazioni sono quelle che hanno detto il relatore di maggioranza e quello di minoranza, ma anche perché si ha a che fare effettivamente con il mondo della micologia e della raccolta dei funghi, che rappresenta effettivamente un tassello, l'ennesimo tassello, di quello che è il panorama delle nostre eccellenze, delle eccellenze del nostro territorio.
Sappiamo come questa Regione Marche abbia cercato, in questi mesi e anni, di esaltare queste eccellenze, di raccontarle, di narrarle e di renderle sempre più conosciute e attrattive. E allora si va in quella stessa direzione anche con questa modifica di legge.
Il mondo della micologia e della raccolta dei funghi effettivamente è anche un luogo, uno strumento che permette di trasferire di generazione in generazione un patrimonio di conoscenze. Serve anche a portare le persone nei boschi, soprattutto i nostri giovani. Serve a fare comunità, perché anche quello è Terzo settore, è associazionismo, dentro al quale centinaia e centinaia di persone nelle Marche si riuniscono.
Il mondo della micologia è un'opportunità. È un'opportunità anche per i micologi privati iscritti all'opportuno Albo e, infatti, con questa modifica di legge andiamo anche a valorizzare questi micologi privati, perché li affianchiamo a quelli che sono i micologi inquadrati nelle nostre Aziende sanitarie territoriali nello svolgimento di alcune operazioni che finora, appunto, erano solamente appannaggio dei micologi inquadrati nelle AST, che sappiamo essere in numero limitato. Questo comporta ovviamente delle difficoltà nel mandare avanti certe procedure, come ad esempio la procedura per l'abilitazione alla raccolta dei funghi.
Quindi l'affiancamento anche dei micologi privati in questa procedura, a nostro avviso, può significare una maggiore agevolazione nelle procedure di abilitazione di coloro i quali scelgono di intraprendere questa attività, che abbiamo detto essere una buona attività.
I micologi privati potranno, in base a questa proposta di legge che andiamo a votare oggi, anche fare la certificazione dei funghi che poi andranno alla commercializzazione o alla ristorazione.
E allora ci sono degli aspetti positivi dietro tutto ciò, perché, primo, è un'opportunità di lavoro per dei micologi, senza ovviamente risorse di natura pubblica regionale, perché trattasi comunque sempre di un rapporto libero-professionale tra privati.
Siamo davanti alla possibilità di agevolare le nostre Aziende sanitarie territoriali, che ad oggi dovevano svolgere queste procedure da sole, e siamo davanti a una semplificazione del sistema che può garantire che queste procedure di abilitazione e questa certificazione dei funghi che devono andare alla ristorazione possano svolgersi in maniera più rapida e incisiva.
Quindi, ringrazio tutti coloro i quali hanno contribuito alla costruzione di questa norma. Dapprima l'Assessore Enrico Rossi, il Consigliere Giacomo Rossi e tutta la nostra Commissione, il relatore di maggioranza e quello di minoranza e tutti coloro i quali vorranno dare un contributo anche in questa sede. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola l'Assessore Rossi.
Enrico ROSSI. Grazie, Presidente. Intanto anch'io ringrazio ovviamente i due Consiglieri regionali Rossi e Ausili per la proposta e per gli spunti offerti inizialmente rispetto alla modifica di questa legge. Spunti che poi sono stati anche alla base di un confronto con la Giunta per intervenire in maniera più ampia, direi, in un impianto legislativo che, come si ricordava poco fa, non fa riferimento soltanto a un'attività meramente di svago, ma ha effettivamente numerosi riflessi sulle comunità, in modo particolare, ovviamente, dell'entroterra e favorisce, come già si ricordava, anche una conoscenza e una diffusione della conoscenza stessa del nostro patrimonio di biodiversità e anche di carattere forestale.
Senza rinnovare ed elencare di nuovo quelle che sono le modifiche intervenute con questa proposta di legge, direi che l'attività viaggia su due direzioni separate, ma che al tempo stesso convergono in una finalità unica.
La prima è quella della semplificazione. Sono state citate diverse modifiche che appunto vanno in questa direzione, ovvero il principio di reciprocità che vige con le altre Regioni per quanto riguarda le autorizzazioni alla raccolta dei funghi, e questo significa ovviamente diminuire il carico di lavoro amministrativo per le nostre Commissioni.
Si è fatto riferimento poi alla possibilità di coinvolgere e utilizzare i micologi privati iscritti all'Albo, sia per quanto riguarda le Commissioni, sia per ciò che concerne la certificazione dei funghi al fine di verificarne la commestibilità, per la commercializzazione ed anche per quello che è il fine dell'utilizzo nella ristorazione.
Credo che un'altra modifica altrettanto importante per quanto riguarda la semplificazione sia rappresentata dal fatto che i fondi, così come il gettito, andranno direttamente e interamente alle Unioni montane. Questo consente di raggiungere un duplice obiettivo.
Il primo, quello di evitare, così come è successo peraltro nell'ultima annualità, che i fondi relativi al gettito dei tesserini non venissero trasferiti ai Comuni.
Il secondo, altrettanto importante, è relativo all'utilizzo di questi fondi, che sono poi utilizzati dai territori per la sistemazione di tutta una serie di situazioni legate al dissesto idrogeologico, alla stabilità dei nostri territori interni e anche alla viabilità relativa alla forestazione per la quale non si riusciva ad intervenire laddove questi fondi erano effettivamente erogati ai Comuni, in quanto gli importi, così come ripartiti in base ai parametri previsti, erano davvero risibili per poter efficacemente intervenire al riguardo.
In questo modo, invece, le Unioni montane avranno interamente a disposizione i fondi derivanti dal gettito delle autorizzazioni alla raccolta dei funghi e potranno alternativamente dedicare queste risorse per progetti che perseguano quel tipo di efficacia che ho appena accennato.
Poi ne discuteremo sicuramente in un emendamento, ma credo sia opportuno evidenziarlo già in questo mio primo intervento: i Comuni che saranno interessati da questi fondi sono tutti quelli che parteciperanno, sulla base della superficie boschiva che possiedono, alla determinazione prima e alla ripartizione poi dei fondi stessi.
È stata citata un'altra cosa importante che torno a sottolineare e che va non soltanto nella direzione di incrementare le risorse, il gettito e dunque le disponibilità a beneficio dei territori, ma anche nella direzione di un'ulteriore semplificazione: l'aumento da 20 a 50 euro del costo dei tesserini per i non residenti nella regione Marche.
Lo dico perché, di fatto, prima esisteva un sistema progressivo di pagamento per i non residenti sulla base, oltre che della quota fissa di 20 euro, delle giornate o delle settimane effettive di raccolta dei funghi.
In questo modo, così come è stato sottolineato, ci uniformiamo alle altre regioni limitrofe, stabilendo semplicemente una quota fissa di 50 euro. Questo, come dicevo, va sicuramente nella direzione di un'ulteriore semplificazione a beneficio degli uffici e, al tempo stesso, anche del gettito nella disponibilità delle Unioni montane.
Termino, almeno per il momento, aggiungendo un'ulteriore previsione contenuta all'interno di questa proposta, che è la possibilità per coloro che aspirano ad ottenere il tesserino di poter sostenere l'esame di autorizzazione non soltanto nella sede provinciale di riferimento, ma anche all'interno di una delle sedi più vicine al proprio luogo di residenza. Questo, a proposito di quanto si diceva prima, risponde anche a richieste pervenute dalle nostre aree interne marchigiane. Grazie.
PRESIDENTE. Articolo 1. Lo pongo in votazione.
(L'Assemblea legislativa regionale approva).
Articolo 2. Lo pongo in votazione.
(L'Assemblea legislativa regionale approva).
Articolo 3. Lo pongo in votazione.
(L'Assemblea legislativa regionale approva).
Articolo 4. Lo pongo in votazione.
(L'Assemblea legislativa regionale approva).
Articolo 5. Lo pongo in votazione.
(L'Assemblea legislativa regionale approva).
PRESIDENTE. La Consigliera Sebastiani ha votato verde, si è sbagliata. Chiedo al tavolo di prenderne nota.
Articolo 6. ci sono tre emendamenti.
Emendamento 6/1 a firma del Consigliere Marinelli, ha chiesto la parola, ne ha facoltà.
Renzo MARINELLI. Grazie, Presidente. Noi abbiamo due emendamenti che sono tecnici, quindi non vanno a incidere.
“Il comma 1 bis, 2 e 3 dell'articolo sono abrogati”, però questo era dell'articolo 10. Non so, c'è qualche errore o no?
PRESIDENTE. Prima c'è il 6/1. Si mette in votazione.
Renzo MARINELLI. Faccio anche l'altro, li illustro tutti e due adesso. Si dice che al comma 2 dell'articolo 10 le parole "facenti parte degli stessi" sono sostituite dalle seguenti: "ricadenti nell'ambito territoriale degli stessi".
PRESIDENTE. Ok. Poi vuole esporre il 6/2?
Renzo MARINELLI. No.
PRESIDENTE. Emendamento 6/2. Lo pongo in votazione.
(L'Assemblea legislativa regionale approva).
Emendamento 6/3 a firma del Consigliere G. Rossi. Decaduto.
Articolo 6, così come emendato.
(L'Assemblea legislativa regionale approva).
Articolo 7. Lo pongo in votazione.
(L'Assemblea legislativa regionale approva).
Articolo 8. Lo pongo in votazione.
(L'Assemblea legislativa regionale approva).
Articolo 9. Lo pongo in votazione.
(L'Assemblea legislativa regionale approva).
Articolo 10 (dichiarazione d'urgenza). Ci vuole la maggioranza assoluta. Lo pongo in votazione.
L'Assemblea legislativa regionale approva a maggioranza assoluta dei componenti).
Coordinamento tecnico. Lo pongo in votazione.
(L'Assemblea legislativa regionale approva).
Testo unificato, emendato, delle proposte di legge n. 50 e n. 56. Lo pongo in votazione.
(L'Assemblea legislativa regionale approva).
La seduta è tolta.
La seduta termina alle ore 14:15.