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Resoconto della seduta n.125 del 19/03/2019

SEDUTA N. 125 DEL 19 MARZO 2019

La seduta inizia alle ore 10,35

Presidenza del Presidente
Antonio Mastrovincenzo

PRESIDENTE. Colleghi buona giornata, dichiaro aperta la seduta n. 125 del 19 marzo 2019.
Do per letto il processo verbale della seduta 124 del 26 febbraio 2019, il quale, ove non vi siano opposizioni, si intende approvato ai sensi del comma 4, dell’articolo 53, del Regolamento Interno.
Richiamo inoltre ai sensi del comma 5 dello stesso articolo l’attenzione di tutti i Consiglieri sulle comunicazioni distribuite con cui porto a conoscenza dell’Assemblea quanto espressamente previsto dal Regolamento Interno.
Sono presenti in Aula dei tecnici informatici disponibili per aiutarvi a scaricare le App della piattaforma Concilium nei vostri dispositivi, di cui abbiamo parlato più volte nelle riunioni dei Capigruppo.

Sull’ordine del giorno

PRESIDENTE. L’ordine del giorno di oggi subisce solo due modifiche: è ritirata la mozione n. 383 della Consigliera Leonardi, mentre sarà discussa la mozione 477; è anticipata, in quanto l’Assessore Bora si dovrà assentare, la discussione delle mozioni n. 442 dei Consiglieri Giorgini e Maggi e n. 443 del Consigliere Bisonni, relative all’area di crisi industriale complessa del distretto pelli-calzature.

Mozione n. 442
ad iniziativa dei Consiglieri Giorgini, Maggi
“Inclusione di nuovi Comuni della provincia maceratese all’interno dell’Area di crisi industriale complessa del distretto pelli-calzature”

Mozione n. 443
ad iniziativa del Consigliere Bisonni
“Estensione Area di crisi industriale complessa Distretto delle pelli-calzature fermano-maceratese”
(abbinate)
(Discussione e votazione)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la mozione n. 442 dei Consiglieri Giorgini, Maggi e la mozione n. 443 del Consigliere Bisonni, abbinate.
Ha la parola, per l’illustrazione, il Consigliere Giorgini.

Peppino GIORGINI. Grazie Presidente. Parliamo di una situazione abbastanza complessa e in certi termini difficilmente spiegabile, per lo meno dal nostro punto di vista.
La legge 7 agosto 2012 n. 134, all’articolo 27 (Riordino delle discipline in materia di riconversione, riqualificazione produttiva di aree di crisi industriale complessa), al comma 1 afferma testualmente: “Sono situazioni di crisi industriale complessa, quelle riconosciute dal Ministero dello sviluppo economico anche a seguito di istanza della Regione interessata, che riguardano specifici territori soggetti a recessione economica, perdita di occupazione e rilevanza nazionale derivante da: una crisi di una o più imprese di grande e media dimensione con effetti anche sull’indotto”, e di questo stiamo parlando in merito all’esclusione dei quattro Comuni: Colmurano, Loro Piceno, Mogliano e Petriolo da questa situazione.
Il decreto legge n. 134 afferma che è la Regione che fa l’istanza, che fa la mappatura del territorio, quindi è la Regione, come vedremo, che ha deciso questa situazione.
Il decreto del Ministero dello sviluppo economico del 31 gennaio 2013 “Misure urgenti per la crescita del Paese” afferma testualmente, leggo le norme, non sto mettendo parole mie, magari diverse rispetto a quanto affermato dalle leggi: “Individuazione delle situazioni di crisi industriale complessa con impatto significativo sulla politica industriale nazionale. 1. Ai fini del presente decreto, le crisi industriale complesse sono quelle che riguardano specifici territori soggetti a recessione economica e perdita occupazionale di rilevanza nazionale derivante da: una crisi di una o più imprese di grande e media dimensione con effetti sull’indotto; una grave crisi di uno specifico settore industriale con elevata specializzazione del territorio”.
Al comma 3: la Regione o le Regioni interessate, mediante deliberazione della Giunta regionale, presentano al Ministero dello sviluppo economico un’istanza di riconoscimento della situazione di crisi industriale complessa che contiene: la descrizione della crisi con le caratteristiche a cui al comma 1, di una o più imprese di grande o media dimensione con effetti sull’indotto; l’individuazione e la descrizione dei territori interessati dalla crisi industriale con riferimento ai parametri statistici del sistema locale di lavoro o dei sistemi locali di lavoro interessati in rapporto con quelli della Regione o delle aree di ripartizione territoriale omogenee.
Cosa è successo qua? A seguito dell’istruttoria positiva del Ministero, e quindi del gruppo di coordinamento e controllo, dove c’è anche la Regione, viene riconosciuta la crisi industriale complessa ed è costituito il gruppo di coordinamento e controllo composto da vari rappresentanti: il rappresentante della Direzione generale per la politica industriale e competitività, il rappresentante delle Regioni, il rappresentante del Ministero e il rappresentante delle amministrazioni interessate.
La Regione ha mappato l’area in base ai sistemi locali del lavoro, delibera di Giunta regionale n. 657 del 21 maggio 2018, con queste caratteristiche: identificazione dei sistemi locali di lavoro con una specializzazione produttiva pelli-calzature superiore alla media regionale, assumendo con tale valore di specializzazione la quota percentuale di imprese pelli-calzature sul totale delle manifatturiere in base ai dati del 2016.
In una prima fase è stato censito per la provincia di Fermo il sistema locale del lavoro di Fermo, quindi Montegiorgio, Montegranaro e Porto Sant’Elpidio, e per la provincia di Macerata quello di Civitanova Marche.
Che cosa ha fatto la Regione? In una seconda fase sono stati inseriti altri due sistemi locali di lavoro della provincia di macerata, ovvero Corridonia e Tolentino, che nel loro complessivo comunque evidenziano valori inferiori alla media regionale, anche se hanno una elevata consistenza numerica in termini assoluti di imprese.
Risulta chiaro che questa cosa è avvenuta in deroga rispetto alla metodologia primaria, questi due sistemi locali del lavoro sono stati inseriti in deroga alla metodologia primaria.
Noi facciamo presente che il sistema locale del lavoro di Macerata comprende oltre a Corridonia anche i Comuni di Mogliano, Loro Piceno, Petriolo, Colmurano, che non sono solo confinanti, ma anche produttivamente interconnessi con il sistema pelli-calzature del sistema locale del lavoro di Macerata, che a tutti gli effetti ne costituisce un sottoinsieme specializzato, quindi è tutto un gruppo. Non si capisce per quale motivo è stato inserito il Comune di Corridonia e questi altri quattro sono stati esclusi.
Per quanto riguarda i requisiti richiesti dalla mappatura dell’area, sulla base dei sistemi locali del lavoro, posso affermare che i territori dei quattro Comuni in oggetto oltre ad avere una elevata specializzazione nel settore pelli e calzature hanno una percentuale di imprese attive e specializzate superiore di molto alla media regionale (35,8%), hanno un numero di imprese del settore pari al 67% (196) di tutte le imprese del sistema del lavoro di Macerata che sono 293.
E’ chiaro che non voglio fare paragoni tra poveri, ma dobbiamo evidenziare che il numero totale delle imprese attive dei quattro Comuni è comparabile a quello del Comune di Tolentino (66 contro 68), quindi non si capisce il motivo di questa esclusione. In un sistema in profonda crisi come quello delle pelli-calzature non si capisce per quale motivo siano stati esclusi questi quattro Comuni.
Noi crediamo che senza fare sforzi, quindi senza il rischio di avere un’ernia al disco, si potevano inserire questi quattro Comuni insieme a Corridonia e Tolentino, anche perché, come dicevamo prima, fanno parte di un sistema locale del lavoro che è globalizzato ormai, anche perché sono confinanti.
Credo che sotto questa situazione ci siano dei motivi di carattere politico ed il Governo regionale si dovrà assumere la responsabilità dell’esclusione di questi quattro Comuni dall’area di crisi industriale complessa di cui abbiamo parlato. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola, per l’illustrazione, il Consigliere Bisonni.

Sandro BISONNI. Grazie Presidente. Molti numeri li ha dati già il Consigliere Giorgini, quindi non li ripeterò perché sono gli stessi. Faccio un discorso più dal punto di vista dell’equità, in quanto credo che qui ci sia la necessità di rimediare ad un errore, è evidente, perché questi quattro Comuni: Colmurano, Loro Piceno, Mogliano e Petriolo, come già detto, hanno una percentuale di imprese superiore alla media regionale, e quando sono stati individuati i sistemi locali del lavoro, e si è deciso di inserire Tolentino e Corridonia, facendo una sorta di eccezione, di cui io sono contento, essendo di Tolentino non mi dispiaccio di questo, sono stati dimenticati questi quattro Comuni che hanno pari dignità e che avevano, secondo me, tutti i requisiti per essere inseriti in questo sistema. Ricordo che il settore già da molti anni sta attraversando una crisi economica importante, quindi inserirli in questo sistema significherebbe, secondo il sottoscritto, dare una speranza ed un aiuto a tutte quelle imprese che nel fermano e nel maceratese oggi, nonostante l’elevatissima professionalità, sono purtroppo in difficoltà per una serie di fattori direi anche internazionali.
Non credo sinceramente che inserire questi quattro Comuni, se ci fosse la volontà, significhi bloccare la procedura e quindi mettere a rischio quello che già si è ottenuto, in primis occorre la volontà politica, dal mio punto di vista, del Governo che, se non ho capito male, ha dato parere negativo, quindi il problema è del Governo che non vuole, però anche della Regione che a suo tempo non li ha considerati.
Sinceramente non sono d’accordo sull’ultima affermazione che ha fatto il Consigliere Giorgini, che la motivazione sia di carattere politico perché credo, ad esempio, che il Comune di Colmurano, se non ricordo male, sia del PD, quindi sarebbe assurdo che il Governo regionale gli vada contro, non è questa la motivazione, secondo me è stato un errore di valutazione fatto a suo tempo e che oggi responsabilmente siamo chiamati a correggere. Dopodiché sarà il Governo, Assessore, ad assumersi la responsabilità di dire no, però come Regione il nostro contributo lo dobbiamo dare, che poi sia il Governo ad assumersi questa responsabilità.
Invito tutti i Consiglieri a votare a favore di queste due mozioni per una questione di equità, perché questi Comuni hanno pari dignità e hanno gli stessi requisiti degli altri che sono stati inseriti in questo tipo di aiuti.
Noi siamo Consiglieri regionali e non dobbiamo pensare solo al nostro circondario, giustamente, credo che ognuno di voi sia d’accordo nel far approvare queste due mozioni, perlomeno me lo auguro. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Bora.

Manuela BORA. Grazie Presidente. Nel mio intervento anticiperò il voto contrario a questa mozione, che non è solo mio ma anche del Partito Democratico e non per motivazioni politiche, come vuole far credere il Consigliere Giorgini, bensì per motivazioni tecniche. Motivazioni che sono state ampiamente illustrate nel corso di una riunione che si è tenuta circa un mese e mezzo fa, proprio qui, a latere del Consiglio regionale, con i Sindaci dei quattro Comuni, probabilmente non sono stata abbastanza chiara ed esaustiva, quindi leggerò le motivazioni tecniche e magari il Consigliere Giorgini se vuole può andare a vedere anche nel sito dell’Istat come vengono costruiti i sistemi locali del lavoro, scoprirà che la Regione Marche non può che attenersi a quelli che sono i parametri individuati, quindi capirà che delle cose che ha detto non c’è una cosa … Cercherò di leggere piano, così magari la comprensione potrà essere più agevole.
A titolo di premessa occorre sottolineare che la normativa di riferimento - decreto legge n. 83 del 2012 e decreto Mise attuativo del 31 gennaio 2013 - definisce “crisi industriali complesse” quelle che riguardano specifici territori soggetti alla recessione economica e perdita occupazionale, anche qua non si parla di Regione ma di parametri che vengono stabiliti da altri, di rilevanza nazionale derivante dalla crisi di una o più imprese di dimensioni rilevanti con effetti sull’indotto, ovvero dalla grave crisi di uno specifico settore industriale con elevata specializzazione nel territorio.
Il medesimo decreto ministeriale dispone che la delimitazione territoriale non avvenga per Province o Comuni bensì sulla base dei sistemi locali del lavoro, che sono unità territoriali identificate dall’Istat come un insieme di Comuni contigui legati tra loro dai flussi degli spostamenti quotidiani per motivi di lavoro.
Nel precedente caso dell’individuazione dell’area di crisi complessa del Piceno, Valle del Tronto, Val Vibrata, area interregionale marchigiana ed abruzzese riconosciuta nel 2016, sono stati inclusi i sistemi locali del lavoro di Ascoli Piceno, San Benedetto del Tronto e Comunanza.
Questa mappatura ha coperto la totalità dei Comuni della provincia di Ascoli Piceno con l’eccezione del Comune di Carassai, quindi tutta la provincia ad eccezione di uno, che è rimasto escluso in quanto non ricadeva in nessuno dei tre sistemi locali del lavoro, adesso non ho una lavagna per fare disegni, ma sembra che questa illustrazione che ha predisposto l’ufficio sia davvero molto chiara.
A ciò occorre aggiungere che costituisce fattore premiante nella valutazione dell’istanza regionale da parte del Ministero la connotazione selettiva e non generalizzata della mappatura, al fine di puntare ad una strategia mirata di rilancio del territorio ed evitare l’eccessiva parcellizzazione delle misure di incentivo alle imprese.
Tutto ciò premesso, considerato che la crisi del distretto pelli-calzature è chiaramente identificabile come “grave crisi di uno specifico settore industriale con elevata specializzazione sul territorio”, l’attività di perimetrazione dell’area si è basata sulla selezione di quei sistemi locali del lavoro contraddistinti da una specializzazione produttiva nel settore pelli-calzature superiore alla media regionale, assumendo come indicatore di tale specializzazione la quota percentuale di imprese operanti nel settore di riferimento rispetto al totale delle imprese manifatturiere.
Ne sono risultati censiti per la provincia di Fermo i sistemi locali del lavoro di Fermo, Montegiorgio, Montegranaro, Porto Sant’Elpidio e per la provincia di Macerata il sistema locale del lavoro di Civitanova Marche, tutti con quote percentuali superiori alla media regionale, pari al 19,9%.
Questo è il criterio che è stato utilizzato, tuttavia, al fine di garantire una rappresentatività nell’area distrettuale degli altri due sistemi locali del lavoro a vocazione pelli-calzature (ma con valori dell’indicatore inferiori alla media regionale, ovvero Macerata e Tolentino), a seguito di negoziato con il Ministero dello sviluppo economico, in deroga rispettivo alla metodologia prevista e sopra descritta, è stato possibile selezionare un Comune per ognuno dei due suddetti sistemi locali del lavoro, purché rispondenti ai seguenti requisiti: una quota percentuale di imprese pelli-calzature superiore alla media regionale, in analogia con i sistemi locali del lavoro già selezionati, e un numero consistente di imprese del settore in termini assoluti, non abbiamo scelto i Comuni che ci piacevano di più, oppure quello che lei tra le righe vorrebbe far percepire, quelli a guida PD.
Va, quindi, sottolineato come la scelta dei due Comuni in rappresentanza dei due sistemi locali del lavoro di Macerata e Tolentino si è basata non solo sulla quota percentuale di imprese pelli-calzature superiore alla media regionale, bensì anche sull’elevato numero in termini assoluto di imprese operanti nel settore, requisito che è assente nei quattro Comuni citati nelle mozioni in oggetto.
Da un punto di vista procedurale la combinazione dei due criteri è necessaria in quanto occorre giustificare la deroga limitata rispetto all’impianto normativo ordinario.
Da un punto di vista sostanziale, la ratio della coesistenza dei due indicatori è chiara, fare in modo che gli strumenti che verranno attivati per il rilancio del territorio in crisi in attuazione del piano di riconversione, riqualificazione industriale, abbiano una sufficiente massa critica a cui dirigersi in termini di realtà aziendali. Pertanto l’efficacia dell’intervento è maggiore se si insiste su territori in cui non solo è superiore alla media regionale la percentuale di imprese pelli-calzature, ma è anche elevato il numero di imprese che possono usufruire degli incentivi.
I risultati di questa seconda fase di mappatura evidenziano per il sistema locale del lavoro di Macerata, il Comune di Corridonia con l’indicatore di specializzazione pari a 39,9% e un numero di imprese del settore pelli-calzature pari a n. 130 su un totale pari a n. 293 e per il sistema locale di lavoro di Tolentino il Comune di Tolentino, con un indicatore di specializzazione pari al 21,9%, e un numero assoluto di imprese del settore pari a 68 imprese su un totale di 109.
Consigliere Giorgini se lei non capisce come sono fatti gli indicatori non se la può prendere con noi, la prossima volta per favore, Presidente, mi faccia trovare una bella lavagna e faccio i disegni, come si fanno nella scuola elementare.
Si ritiene altresì importante sottolineare che tutto il processo di costruzione dell’istanza regionale, approvata con delibera di Giunta regionale n. 657 del 2018 e con decreto ministeriale del 12 dicembre 2018, inclusa l’attività di perimetrazione dell’area, è il risultato di un processo ampiamente condiviso con il territorio di riferimento, che ha trovato come interlocutori sia i portatori di interessi economici e sociali sia i rappresentanti delle istituzioni locali.
Arriviamo al cuore della risposta, una revisione della mappatura implicherebbe una riapertura dei negoziati lunghissimi con il Ministero che peraltro, lei Consigliere Giorgini lo dovrebbe sapere, me lo dovrebbe dire lei, si è già espresso in modo contrario al riguardo, quindi di cosa stiamo parlando? Avete pure il Ministro che ha messo la specifica “e motivata deroga” alla selezione dei sistemi locali del lavoro solo per due Comuni, secondo quanto sopra esplicitato.
L’accoglimento della richiesta assumerebbe proporzioni difficilmente inquadrabili in una deroga, con la possibilità che il processo di rivisitazione complessivo della mappatura si estenda anche all’altro sistema locale di Tolentino con ciò incidendo sulla tempistica di completamento del percorso.
Infine va evidenziato come l’inclusione della prevalenza dei Comuni del maceratese nel cratere sismico non costituisca condizione determinante per il riconoscimento di area di crisi complessa; piuttosto occorre considerare che i Comuni del maceratese, proprio in virtù dell’inclusione in quel cratere, hanno beneficiato e stanno beneficiando di incentivi e misure di cui l’area del distretto pelli-calzature fruirà solo una volta firmato l’accordo di programma.
Per concludere non sono stati esclusi quei Comuni, non sono mai entrati perché non rispondono a quei criteri, il Governo regionale, anche qua, non ha fatto altro che attenersi non solo ai criteri, ma ha chiesto anche una deroga laddove c’era la corrispondenza di due ulteriori criteri.
Davvero, Presidente, non so più come farglielo capire, Consigliere Giorgini, le lascio anche la relazione così se la può leggere più volte, ma di politico qua dentro non c’è davvero nulla, per questo voterò in modo contrario.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Giorgini.

Peppino GIORGINI. Grazie Presidente. Mi sembra di essere a ‘Dilettanti allo sbaraglio’ qui con l’Assessore.
La mappatura dei sistemi locali del lavoro presentata al Ministero in base alla legge n. 184/2012 chi l’ha fatta? Mica l’ho fatta io, l’ha fatta la Regione Marche, che ha dato anche i riferimenti per identificati. Il Ministero cosa ci ha detto? Scusate, non solo la Regione Marche ha presentato la mappatura, ma ha anche chiesto una deroga per Corridonia e Tolentino, adesso che fate ne volete un’altra?
Questo di cui sto parlando è un errore politico fatto dalla Giunta regionale, perché quando ha fatto la mappatura dei sistemi locali di lavoro, dove ci rientrano a tutti gli effetti, i quattro Comuni dovevano essere inseriti anche perché sono confinanti e la legge parla anche di effetti sull’indotto, non dobbiamo parlare solo delle aziende, comunque tutti e quattro i Comuni avevano i requisiti per rientrarci.
Detto questo, voglio dire che è stato fatto un errore nella delibera di Giunta n. 657 nell’aver escluso questi quattro Comuni importantissimi per quel sistema locale di lavoro, nel quale ci rientrano a tutti gli effetti. Adesso il Ministero cosa dice? Dice che la Regione Marche ci ha dato la mappatura di quali erano i sistemi locali del lavoro, ci ha chiesto una deroga per Corridonia e Tolentino, adesso ci chiede un’altra deroga?
Il concetto di base è quello di provarci insieme, noi siamo al Governo e faremo tutto il nostro possibile per farlo, ma non possiamo lasciare questi quattro Comuni che lavorano. Ci sono 66 imprese attive nel settore delle calzature che sono in profonda crisi, non possiamo lasciarle fuori, questo è il concetto di base che volevo esprimere con questa mozione, che non l’ho fatta per dire che avete sbagliato tutto, che siete degli incapaci, no, l’ho fatta per dire: vediamo come si può rimediare da un errore che è partito dalla base perché nella mappatura mancano questi quattro Comuni.
Avete avuto due possibilità, la mappatura della prima fase e la richiesta di deroga nella seconda per inserirli, questo è il concetto, non voglio fare critiche, voglio dire che è uno scempio che questi quattro Comuni, che queste 66 aziende, che lavorano per il settore pelle-calzature ed hanno una crisi profonda, come voi ben sapete, rimangano fuori. Tutto qui, non ne ho voluto fare un atto politico, non ho fatto comunicati stampa, non sono andato nelle televisioni a parlare contro, ho fatto una mozione per cercare di recuperare questa situazione e penso che la lettera dei quattro Comuni a firma dei Sindaci ce l’avete voi, come ce l’ho io, questa è una richiesta di aiuto.
Se voi volete capire questo, lo capite, altrimenti votate contro la mozione. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Maggi.

Giovanni MAGGI. Non devo aggiungere niente a quello che ha detto il Consigliere Giorgini, voglio soltanto richiamare la vostra attenzione perché nel momento in cui avete chiesto una deroga e ne avete inserito altri, questi quattro Comuni, importantissimi dal punto di vista geografico ed economico, rimangono fuori.
Se volete, come ha detto il Consigliere Giorgini, evitare un ulteriore errore, che già è stato fatto, si può provare a farli inserire di nuovo e noi metteremo a disposizione i nostri uffici, altrimenti la responsabilità che questi quattro Comuni importanti dal punto di vista economico delle aziende pelli-calzature rimangono fuori è vostra, vedete voi il da farsi, noi voteremo convintamente a favore.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, la Consigliera Leonardi.

Elena LEONARDI. Grazie Presidente. Intervengo per annunciare il voto favorevole di Fratelli d’Italia alle mozioni.
Reputo che per un tessuto in crisi questa poteva essere una opportunità, il negoziato in deroga forse avrebbe potuto cercare di includere anche queste realtà e credo che provare a rimediare a questo percorso, cercando di essere incisivi per delle realtà fortemente in crisi, sia un obbligo di questo Consiglio.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Marconi.

Luca MARCONI. Per dichiarare che sono assolutamente favorevole all’inserimento di questi Comuni all’interno del provvedimento e che questa cosa sia assolutamente necessaria, non può non essere fatta, e scriverò personalmente al Ministro del lavoro perché, caro Consigliere Giorgini sa la stima che ho nei suoi confronti, però ho studiato un po’ di diritto amministrativo, e c’è un iter per ogni provvedimento.
Questo che ha fatto la Regione, ci è stato spiegato, non è l’atto finale, è l’atto iniziale, quindi se nell’atto iniziale avessimo messo solo Macerata il Ministero avrebbe detto: “Questi della Regione Marche si sono impazziti perché l’area di crisi riguarda altri otto Comuni”, quindi l’iter si sarebbe concluso in quel modo, questa è prassi di tutti i procedimenti amministrativi, sennò non ci sarebbe uno che prende una decisione finale. Se la decisione iniziale e finale era solo della Regione, il processo sarebbe stato un altro, la Regione avrebbe ricevuto i soldi e avrebbe fatto tutto per conto proprio e il Ministero non ci avrebbe messo bocca, siccome c’è un iter e l’iter va concluso lì, il capogruppo del Movimento 5 Stelle non può dire: “Vi prendete la responsabilità” perché su questo ci divertiremo.
Sono d’accordo che ci possono stare e ce ne possono stare anche altri perché alla fine saranno un po’ di provvidenze che non credo risolverà loro la crisi, non diciamo che queste cose risolvono perché se queste risolvessero sarebbe facile in tutta Italia, con qualche centinaia di milioni di euro, provvedere al risanamento e al rilancio dei settori produttivi, la realtà è che può farlo, rimettere in moto l’iter significa danneggiare tutti gli altri Comuni e noi la responsabilità di danneggiare tutti gli altri Comuni non ce la prendiamo.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Zaffiri.

Sandro ZAFFIRI. Grazie Presidente. Su questo percorso non discuto rispetto all’intervento dell’Assessore Bora che ha riguardato i criteri utilizzati per individuare queste aree.
E’ chiaro che i criteri sono quelli, vanno presi e ci va costruita la zona dell’area di crisi, però credo che la riflessione vada posta in questo modo, Assessore, e mi rivolgo alla Giunta, la distanza chilometrica tra la zona presa in considerazione e i Comuni che vengono esclusi non c’è, quindi qualcosa non funziona in questi parametri, questo voglio sostenere, perché ci sono delle irregolarità che vanno, d’intesa con la Regione e lo Stato, corrette ed è questo il motivo per cui votiamo a favore ed invito anche il Partito Democratico, proprio per le considerazioni appena espresse, a votare a favore di queste mozioni.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, l’Assessore Cesetti.

Fabrizio CESETTI. Grazie Presidente. Intervengo per annunciare il mio voto contrario e mi riporto integralmente alle considerazioni puntuali e precise dell’Assessore Bora che, come si dice in gergo, non possono essere revocate in dubbio.
Voglio solo precisare una cosa, non è che questi Comuni sono stati messi fuori da noi, questi Comuni non sono mai entrati all’interno dell’area di crisi, non sono mai entrati perché non potevano entrare, non potevano entrare perché l’area di crisi deve essere selettiva e per sistemi locali del lavoro, in quanto il piano di riconversione industriale deve essere mirato.
E’ stata ammessa una deroga per due Comuni, per la quota percentuale delle imprese pelli-calzature superiore alla media nazionale e il numero consistente di imprese nel settore, i Comuni che vogliono entrare non hanno il secondo requisito, quindi per questo non potevano entrare e non sono mai entrati, per questo nessuno li ha mai esclusi.
Voglio concludere dicendo al Consigliere Maggi che una deroga è tale se rappresenta una eccezione alla norma, come è avvenuto.
Da ultimo una sola considerazione, i tecnici del Ministero, e quindi il Ministero, hanno già dato parere contrario per queste ragioni e perché la procedura è stata condivisa e concordata ed oggi rimetterla in discussione significherebbe vanificarla. Se per caso dovesse passare questa mozione significa che si accontenta l’aspirazione di quattro Comuni, che resterà tale perché non potranno mai essere inseriti, ma nel contempo si andrebbe a pregiudicare tutto il resto e tutti gli altri Comuni che invece sono stati inseriti, in relazione ai quali il Ministro Di Maio ha già decretato, in data 12 dicembre, il riconoscimento dell’area di crisi, segno evidente che il percorso che ha fatto la Regione Marche, e per essa l’Assessore Bora, è stato tecnicamente, giuridicamente e organizzativamente ineccepibile, per questo auspico che il voto dell’Aula lo voglia confermare nella sua integrità. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Giacinti.

Francesco GIACINTI. Grazie Presidente. Nel ribadire anche il mio voto contrario a questa mozione, voglio precisare, oltre a quello che è stato già detto in maniera encomiabile sia dall’Assessore Bora che dall’Assessore Cesetti, che questa eventuale riapertura della procedura farebbe conseguire un danno enorme, grande, ad una zona, quella da cui provengo, ma non per questo motivo, in cui oggettivamente la crisi del settore pelli-calzature è così forte e ben chiara, che è sotto gli occhi di tutti. Quindi, per motivi che tecnicamente sarebbero improponibili e per i quali creeremo un ostacolo in termini temporali, il cui risultato è peraltro già conosciuto oggi, significa e significherebbe, senza dubbio, andare a creare un danno nei confronti di tutto il distretto calzaturiero della zona fermano-maceratese e di quei sistemi locali del lavoro che hanno dato luogo, e qui mi unisco alle parole di chi mi hanno preceduto, all’ottima iniziativa che la Giunta regionale ha intrapreso al fine di promuovere il riconoscimento di questa area di crisi complessa.
Non possiamo permetterci in questo momento storico, da un punto di vista economico ma anche sociale, di tergiversare ancora e di perdere tempo per una procedura che non raggiungerebbe di per sè nemmeno il risultato sperato, ma creerebbe ritardi che già ci vengono addirittura fatti notare, ma non per colpa nostra perché il problema è che questa procedura ha impiegato del tempo prima di vedere la luce.
Ecco il motivo per cui mi sembra corretto respingere queste mozioni e procedere, come peraltro si sta facendo, nei confronti di quell’area di crisi complessa che attende gli investimenti sperando, ovviamente, che questi arrivino per poter dare una svolta all’andamento socio-economico di quell’area geografica. Grazie.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione.
Mozione n. 442. La pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale non approva)

Mozione n. 443. La pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale non approva)



Proposta di atto amministrativo n. 61
ad iniziativa della Giunta regionale
“Approvazione del Programma triennale dei lavori pubblici di competenza della Regione relativi al triennio 2019/2021 ed elenco annuale per l’anno 2019”
(Discussione e votazione)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la proposta di atto amministrativo n. 61 della Giunta regionale.
La discussione è aperta, ha la parola il relatore di maggioranza Consigliere Biancani.

Andrea BIANCANI. Grazie Presidente. Questo è un atto arrivato in Commissione direttamente dalla Giunta, portato dall’Assessore Casini e riguarda l'approvazione del Programma triennale dei lavori pubblici per il triennio 2019/2021 e per l'anno 2019.
Anzitutto, va detto che questa è la prima volta nella storia che un vero e proprio piano delle opere pubbliche arriva in Consiglio regionale; chi ha fatto un'esperienza amministrativa a livello comunale ha votato annualmente il piano delle opere pubbliche, ma chi l’ha fatta solamente a livello regionale questa è la prima volta, in quanto, come ha detto giustamente l'Assessore Cesetti, è la Regione che si trasforma, nel senso che la Regione con la riforma Delrio ha acquisito una serie di competenze diventando un ente che non fa solo programmazione, dando le varie risorse agli enti locali, (Comune e Provincia), ma un ente che va a fare direttamente opere ed interventi.
Il programma triennale delle opere pubbliche è previsto dalla legge e individua le opere che la Regione vuole realizzare, le risorse economiche, le modalità e i tempi per realizzarle.
Il programma delle opere pubbliche è formato da 6 schede, nella scheda A vengono individuate le risorse necessarie per fare i lavori; nella scheda B vengono elencate le opere pubbliche incompiute (quest'anno non ce ne sono in quanto, come ho già detto, la Regione inizia adesso a farle direttamente); la scheda C è l'elenco degli immobili disponibili; la scheda D è l’elenco dei lavori del programma; la scheda E contiene i lavori che compongono l'elenco annuale; la scheda F è elenco dei lavori presenti nel precedente elenco annuale.
Quali lavori vengono riportati all'interno del piano delle opere pubbliche? Innanzitutto non ci sono gli interventi al di sotto dei 100 mila, quindi i Consiglieri non trovano interventi sotto questa cifra, in quanto non è necessario che rientrino nel piano delle opere pubbliche. Si trovano invece gli interventi dai 100 mila euro al 1 milione di euro, mentre al di sopra di 1 milione di euro ci sono solo gli interventi arrivati ad uno studio di fattibilità tecnico economica, quindi sopra il milione non tutti gli interventi che la Regione ha pianificato o che ha finanziato, ma solo quelli che hanno un livello di fattibilità tecnico-economica già presentato.
Questo vuol dire che nel corso dell'anno faremo ulteriori variazioni al piano triennale, mano a mano che la Regione avrà a disposizione i progetti andremo ad aggiornarlo per consentire, ovviamente in maniera veloce, di accelerare tutti gli interventi che vogliamo realizzare.
Complessivamente è un piano molto importante perché parliamo di un piano di 500.6 milioni di euro, quindi un investimento consistente; principalmente gli interventi previsti sono legati al dissesto idrogeologico, una buona quantità, che come Regione stiamo pianificando e abbiamo intenzione di realizzare in buona parte anche nel corso del 2019, oltre ad una serie di interventi di manutenzione del patrimonio regionale, anche questo è rilevante rispetto alla scelta che a volte aveva già annunciato l’Assessore Cesetti, cioè la volontà di entrare negli edifici di proprietà regionale ed anche di produrre affitti. Alcuni di questi edifici hanno bisogno di interventi di messa in sicurezza, ad esempio lo stesso palazzo del Consiglio regionale è all'interno di questi interventi, quindi un investimento di quasi 57 milioni di euro.
Altra cosa importante da dire è che qui troviamo tutte le opere dove il soggetto attuatore è direttamente la Regione, mentre i fondi tra i 100 e il milione di euro, o superiori al milione di euro che sono stati destinati e girati ai Comuni, o alle Province, o ai consorzi di bonifica, o a qualsiasi altro ente, non li troviamo all'interno di questo piano, che contiene solo le opere pubbliche in cui il soggetto attuatore, chi realizza, chi fa la gara, chi segue i lavori, è direttamente la Regione.
Mi sembra un fatto rilevante in quanto il Consigliere regionale ha la possibilità di rendersi conto degli interventi che come Regione Marche portiamo avanti.
L’altro giorno ho presentato un emendamento tecnico, non aggiunge o toglie qualcosa, corregge ed integra una dicitura dimenticata, corregge questo errore tecnico e va a definire in maniera corretta l'intervento previsto all'interno delle opere pubbliche. Grazie.

Presidenza del Vicepresidente
Piero Celani

PRESIDENTE. Ha la parola il relatore di minoranza Consigliere Bisonni.

Sandro BISONNI. Grazie Presidente. Esprimere un giudizio, penso che sia nostro dovere, su questo piano triennale non è facile. Non è facile per una serie di motivi, il primo è che non ci sono termini di paragone. essendo il primo anno che viene realizzato, quindi, è difficile poter esprimere un giudizio sulla quantità di opere che sono messe in cantiere dalla Regione e dire se rispetto al passato è stato fatto meglio o peggio.
L'altro ordine di difficoltà è dovuto al fatto che, come ha detto il Consigliere Biancani, qui non ci sono tutte le opere, ce ne sono solo una parte. La correggo, Consigliere, su una cosa perché da un approfondimento che ho fatto con gli uffici (anche se in Commissione c'è stato raccontato come l’ha detto lei), le opere che vanno da 100 mila a 1 milione ci sono solo se hanno lo studio di fattibilità, quindi i progetti di questo ordine di valore, che non hanno ancora lo studio di fattibilità, qui non li troviamo.
Non troviamo, come ha detto lei, le opere in cui la Regione non è il soggetto attuatore primario, anche se magari ha dato i soldi alla Provincia o ai Comuni.
Consentitemi, però, di andare a vedere quello che c'è, sostanzialmente ci sono 3 grandi gruppi che vengono finanziati: 20 milioni di euro circa per la manutenzione dei fiumi; 18 milioni di euro circa per la manutenzione degli edifici di proprietà regionale, per la sistemazione sismica, faccio l'esempio anche di altri tipi di sistemazioni, come l'emergenza antincendio; 18 milioni di euro per la realizzazione dell'ospedale di Amandola, per il quale dobbiamo dire che 5 milioni vengono dalla donazione di un soggetto privato.
Tutto quello che qui non vedo, non so se non c'è per i motivi che ho detto prima, o semplicemente perché la Regione non ha voluto investire in un determinato settore. Faccio un esempio, se parliamo di lotta all'erosione delle coste qui non trovo nulla, ma non perché non c'è - viene fatto qualcosa, si poteva fare di più - ma perché le risorse vanno ai Comuni che qui non compaiono, non è che non si fa, ma non fa parte di questo piano; mentre ci potrebbero essere dei settori che sono di competenza regionale che qui non trovo, per cui sono in difficoltà ad esprimere un giudizio su questo atto, nel senso che vedo solo quello che è stato previsto e non so se quello che non è stato inserito non è di competenza o non si è voluto investire in un determinato settore; non so se mi sono spiegato.
E' un piano importante perché parliamo di 56 milioni di euro, una cifra rilevante, reale, un'altra cosa di cui mi sono accertato …, ricordo che nel Comune di Tolentino dove vivo, di cui ho frequentato gli uffici, chiamavano il piano triennale delle opere pubbliche “Il libro dei sogni”, perché per il primo anno le cifre erano giuste, poi il secondo e terzo anno c'erano delle variazioni e chissà cosa diventavano, invece no, mi è stato spiegato che queste cifre sono concrete perché la Regione deve impegnare quelle somme e le può scrivere solo nel momento in cui le impegna.
Stiamo parlando di cifre importanti ed il giudizio complessivo, per me, non si può esprimere perché ci sono le difficoltà che ho spiegato prima.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Fabbri.

Piergiorgio FABBRI. Grazie Presidente. Mi riallaccio alle perplessità che ha espresso il Consigliere Bisonni perché da quanto mi è stato riferito questo documento è stato discusso in Commissione un paio di volte, per pochi minuti e non è stato particolarmente approfondito.
Ho studiato la tabella per tentare di capire quali erano le fonti di finanziamento dei vari lavori e adesso chiedo al Consigliere Biancani se riesce a darmi qualche delucidazione. Ad esempio sull'asse 8 del Fesr, in riferimento ai soldi che sono arrivati per il terremoto, abbiamo 3,9 milioni per la mitigazione del rischio idraulico sui fiumi del Tronto, Tesino, Aso e Tenna, poi abbiamo 18 milioni per l'ospedale di Amandola, sull'asse 5 del Fesr abbiamo 2,8 milioni per la mitigazione del rischio idraulico del Tronto e del Potenza, poi circa 17 milioni per la manutenzione ordinaria, straordinaria e l'efficientamento energetico degli edifici, non sono riuscito a capire bene qual è la fonte di questi 16 milioni, mi sembra che da un'altra tabella si possa evincere che soltanto 3,4 milioni provengono da fondi esclusivamente regionali, come ho tentato di interloquire con gli uffici.
Sulla difesa del suolo e la mitigazione del rischio idraulico secondo l'accordo di programma fatto con il Ministero dell'ambiente, sono allocati 7,7 milioni, poi ci sono due voci per un 1,3 milioni che vanno ad un'azienda agricola, ad una stalla, mi sembra che paghiamo due privati, per cui vorrei delucidazioni anche su queste due voci.
Non si capisce, perché non sono emersi dalla discussione in Commissione, quali sono stati i criteri per definire i livelli di priorità, perché c'è un primo, secondo e terzo livello all'interno della scheda in cui sono stati classificati gli interventi; quali sono i criteri di selezione per entrare o non entrare nella lista, perché non penso che sia esaustiva, anche se mi è sembrato di vedere che c’è una certa ripartizione tra le varie province, quindi probabilmente c'è stata la volontà di bilanciare gli investimenti sui territori; quali sono gli interventi effettivamente fatti con i 3,4 milioni di fondi esclusivamente regionali; quanto è poi la sommatoria, perché, come diceva Totò, è la somma che fa il totale, di tutti i lavori sotto i 100 mila euro, quindi vorrei un approfondimento anche su questo.
Se non è fatta chiarezza penso che andremo verso un'astensione su questo documento, in quanto ancora, a mio avviso, andrebbe approfondito per entrare maggiormente nel merito.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Maggi.

Giovanni MAGGI. Grazie Presidente. Vorrei parlare con l'Assessore Cesetti, naturalmente condivido quello che ha detto il Consigliere Fabbri su tutto l’impianto, però devo puntualizzare alcune cose che riguardano le manutenzioni.
Vedo che ci sono 200 mila euro per la manutenzione straordinaria del Palazzo delle Ferrovie, che è il Palazzo del Consiglio, e 300 mila euro per la sua manutenzione e adeguamento alle norme antincendio; la manutenzione straordinaria per 580 mila euro del Palazzo Li Madou, sono tutte costruzioni relativamente nuove che ovviamente hanno dei vizi di fondo, come il Palazzo delle ferrovie, e lì li viviamo direttamente, per cui stiamo al freddo d'inverno e al caldo d'estate, visto che l'impianto di condizionamento funziona male. In questi palazzi ci sono dei vizi originari dovuti alla ristrutturazione.
Vorrei puntualizzare la sua attenzione, Assessore, sui 300 mila euro per la copertura del Palazzo del Mutilato, 300 mila euro per quest'anno, 200 mila euro sono già state spese per un adeguamento qualche anno fa. Il Palazzo del Mutilato è un cavatore di fondi che rimanere lì a marcire, visto che nessuno lo vuole acquistare, visto che le notizie del suo passaggio alla Prefettura sono rimaste lettera morta e non si sa più niente. Vorrei che l'Assessore considerasse il fatto che questo edificio succhia soltanto soldi, continua a marcire, è sempre più in degrado, sempre più sporco, il valore immobiliare si sta riducendo sempre più, è un monumento all'incuria e al cattivo decoro che si trova all'ingresso del capoluogo regionale, che si offre alle persone che entrano in questa città. Quindi chiedo: c'è un progetto per il trasferimento della Prefettura? A che punto è, visto che si stanziano altri 300 mila euro per la riparazione del tetto? C’è una richiesta delle associazioni e delle istituzioni, che hanno degli archivi e delle biblioteche aperte al pubblico, per farne un centro della cultura, perché non si prende in esame questa proposta? Perché non si trova una soluzione anziché lasciare questo monumento all'incuria, al degrado, nel centro del capoluogo marchigiano?
Questo aspetto è limitativo rispetto al programma, ma visto che sono un Consigliere eletto da Ancona e vivo ad Ancona, visto che questo problema è stato agitato, visto che alcuni organismi riconosciuti di interesse storico nazionale hanno grosse difficoltà a piazzare le proprie biblioteche, i propri archivi, che sono la nostra storia e sono oggetto di fruizione da parte di studenti e di studiosi, visto che sono itineranti tra sfratti e scatoloni lasciati al degrado con libri e documenti importantissimi, questo patrimonio della regione potrebbe essere organizzato in maniera diversa, dando la gestione e quindi la manutenzione ad altri enti che non sia la Regione che lo mantiene e spende soldi soltanto per lasciarlo al degrado.
Ecco, questa è una considerazione.

PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Cesetti.

Fabrizio CESETTI. Colgo volentieri l'invito del Capogruppo Maggi a margine di un argomento all'ordine del giorno che non è di mia stretta competenza, il cosiddetto piano delle opere pubbliche, metodo innovativo e nuovo, se vogliamo, che proietta la Regione in una dimensione diversa, che più volte ho avuto modo di evocare in quest'Aula all’esito del passaggio delle funzioni dalle Province, che di fatto ha trasformato la Regione da ente di programmazione anche ad ente di gestione. Da qui il piano delle opere pubbliche, ovviamente più rilevanti, perché ha detto bene il Presidente Biancani: sotto una determinata soglia non c'è la necessità di presentare questo piano.
Bene ha fatto la Vicepresidente Casini a presentarlo, anzi con l'occasione la voglio ringraziare, unitamente al Presidente Biancani per averlo portato all'attenzione di quest'Aula.
In merito alla questione del Palazzo del Mutilato, è inutile dire che concordo pienamente con le considerazioni che ha fatto il capogruppo Maggi e condivido il fatto che quell’importante bene immobile, che tra l'altro ha un valore storico, che insiste nel centro della città, che rappresenta un biglietto da visita sgualcito, quantomeno per la città di Ancona, non possa restare lì, con la sua fisicità, ad accusarci, se vogliamo.
Sono d'accordo, tant'è vero che, in qualità di Assessore, da subito mi sono preoccupato ed occupato del Palazzo del Mutilato che è stato lasciato in quello stato di incuria, irresponsabilmente, dai nostri predecessori quando hanno deciso di trasferire la sede del Consiglio regionale, che era in quel bellissimo Palazzo, nel luogo in cui è adesso, senza pensare allora a cosa farne.
Nessuno di noi con i propri beni avrebbe adottato un atto così dissennato e scellerato perché se noi decidiamo di trasferirci dalla nostra residenza o dal nostro ufficio che abbiamo in proprietà, non lo facciamo lasciando quel bene abbandonato a sè stesso e non lo facciamo se quel bene ha un valore grande, non lo facciamo se quel bene è all'interno della città capoluogo di regione, che ci consegna un'altra e più rilevante responsabilità.
Bene, questo è avvenuto e noi ce lo siamo trovati, ovviamente di fronte a questo noi dobbiamo fare qualcosa. Cosa abbiamo fatto perché non restassei tutto nella recriminazione e nell'affermazione? Da subito, appena sono arrivato, mi sono occupato del Palazzo del Mutilato, abbiamo fatto un primo intervento non di 200 mila euro, ma di 40 mila euro perché all’intero ci pioveva ed era pericolante e poi lo abbiamo messo in vendita, lo abbiamo inserito nel piano delle alienazioni, purtroppo non è stato venduto, e questo è quello che noi potevamo e dovevamo fare.
C'è di più. Non si possono dare dei beni così, le associazioni culturali, lo so bene, sono venute anche da me, ci sono delle regole e delle procedure da rispettare, non si può dare un bene che non sia in sicurezza, non si può dare un bene ad una associazione a titolo gratuito, addirittura se per darlo bisogna fare degli interventi consistenti.
Cosa abbiamo fatto? A suo tempo, anche con l'intervento del Consigliere Busilacchi, abbiamo effettuato un approccio con la Prefettura per dare alla stessa parte di quel bene, dietro un corrispettivo di circa 300 mila euro ed avendo questa possibilità da subito abbiamo deciso, e ringrazio la Vicepresidente, di destinare 300 mila euro nel piano delle opere pubbliche per il Palazzo del Mutilato, che è un bene, ripeto, inserito nel piano delle alienazioni. La considerazione è stata semplice, la Prefettura, si è ipotizzato, ci dava un corrispettivo di 300 mila euro, vi dico la cosa nella sua crudezza, che non erano sufficienti a metterlo a norma, quindi noi abbiamo inserito altri 300 mila euro per fare un primo intervento di 600 mila, 300 mila, se andava in porto l'operazione, della Prefettura e 300 mila nostri, risorse sufficienti, a quanto dicono gli uffici, a metterlo a norma per poterlo dare in uso.
Purtroppo dalla Prefettura non abbiamo saputo più nulla, la questione si è arenata. Che cosa è stato deciso da me, che in questo caso porto la responsabilità del patrimonio? Da parte della Prefettura non è pervenuto più nulla, quindi penso di poter anticipare in quest'Aula un’ipotesi per recuperare quel bene che definisco straordinario, per non lasciarlo in quelle condizioni, perché non è possibile, perché dobbiamo rimediare agli errori enormi fatti nel passato, questo, quindi, è un primo stanziamento per fare un intervento - lo dico qui per la prima volta, ovviamente ci sono contatti seri e serrati – e cedere, vedremo quale sarà la forma, questo immobile all’Asur Marche perché possa destinarci gli uffici dell'Azienda sanitaria regionale, al centro di Ancona, ovviamente significherebbe recuperare il Palazzo a tutto il suo antico splendore e alla sua antica bellezza.
Spero che questa operazione vada in porto, sarebbe l'azione che più mi renderebbe orgoglioso in questa mia attività, in questi anni di Assessorato. Ci sto lavorando, penso che questa operazione possa andare in porto e questo stanziamento è la precondizione per il recupero, lo capite, di quel Palazzo. Questo è, ce la metterò tutta e spero nell’Asur che ha necessità di beni immobili. All'epoca l'abbiamo trasferita nei locali di Via Oberdan, che ha comportato un risparmio, vi ricorderete, di 700 mila euro all’anno, affitto che si pagava ad un privato, credo che questa volta per il trasferimento dell'Asur troveremo la forma giuridica per recuperare l’antico splendore del Palazzo e riconsegnarlo alla città, tra l'altro è stato sede di questo Consiglio regionale.

Presidenza del Presidente
Antonio Mastrovincenzo

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Busilacchi.

Gianluca BUSILACCHI. Anch'io voglio intervenire sul Palazzo del Mutilato, perché, come ha ricordato adesso l'Assessore Cesetti, me ne sono occupato, seppure in maniera non ufficiale, per la delicatezza della trattativa. Anzi, credo che sia la prima volta, Assessore, che ci troviamo costretti a doverne parlare ufficialmente, come è giusto che sia, perchè in questi mesi c’era stata la richiesta di discrezione da parte della Prefettura e da parte del Ministero dell'interno.
Il Palazzo del Mutilato, come ha ricordato l'Assessore Cesetti, era nella lista delle nostre alienazioni.
Condivido l'idea che quel Palazzo così importante possa essere la sede delle associazioni di carattere culturale, sarebbe molto importante per la Regione Marche, sarebbe molto importante per la città di Ancona, anche per conservare la memoria in senso lato, persino la memoria architettonica di uno dei palazzi più belli del centro storico del capoluogo di Regione.
Per questa ragione, quando ho saputo che la Prefettura era interessata ad acquisire nuovi spazi, ho organizzato una riunione con l'Assessore - stiamo parlando di ben più di un anno fa – e si è trovato un accordo di massima, Il Prefetto aveva dato l’ok, posso svelare questa notizia che non è ufficiale, però, la posso rendere tale, ed aveva scritto al Ministero dell'interno. Colgo questa occasione, così cerchiamo di svolgere al meglio il nostro lavoro di filiera istituzionale dandoci tutti da fare, dato che la domanda del Prefetto è ferma al tavolo del Ministero dell'interno, oramai da diverso tempo, per rivolgermi ai colleghi delle forze che oggi siedono al Governo, e che qui rappresentano il Ministero dell'interno, per chiedere loro di sollecitare questa firma, perché la Prefettura è d'accordo e se il Ministero dell'interno dà il proprio assenso noi sbloccheremmo questa questione dal punto di vista finanziario e daremo una grande possibilità.
Oggi la Prefettura è interessata solamente ad alcuni di quegli spazi, ma, punto 1, si potrebbe fare carico del risanamento della struttura, punto 2, vivendo la struttura non ci sarebbero più i problemi di decadimento, di incuria, di decadimento di ordinaria amministrazione, persino strutturale quando un bene non viene più frequentato,
Sono in contatto con alcune associazioni - so anche di altri colleghi, per esempio i Consiglieri Maggi, Giancarli e ovviamente l'Assessore Cesetti – quindi, in questa partita, noi potremmo pensare, se uno spazio viene occupato dalla Prefettura, che gli altri, in un'operazione intelligente di sistema, potrebbero essere messi a disposizione delle associazioni culturali, non solo, la Prefettura occuperebbe gli spazi più belli, la grande sala nell'atrio, in orario di ufficio, e quei luoghi potrebbero rimanere a disposizione di iniziative pubbliche, in occasione di seminari e conferenze, al di fuori degli orari pubblici, per esempio nel tardo pomeriggio o la sera, diventerebbero delle sale a disposizione nei week end di mostre e altro.
Sarebbe un'operazione meritoria, che però ha bisogno dell'intervento di tutti, quindi credo che dovremmo sollecitare questa firma, perché se questa non c'è, giustamente, libererebbe a questo punto la Giunta dal praticare altre legittime operazioni.
Noi siamo un po' fermi, quindi chiedo ai colleghi che se ne vogliono occupare di farlo, sarebbe una cosa importante.
Anzi, a questo punto saluto con favore l’occasione che abbiamo avuto di parlarne perché esiste anche un Comitato che si occupa di quel Palazzo, che in modo meritorio, in questi mesi, in questo anno, si è dato da fare, a cui ho chiesto di mantenere un riserbo, perché quando le notizie escono sulla stampa, da questo punto di vista, rischiano di complicare un'operazione, però siamo arrivati al punto in cui altri attori sono interessati a questo Palazzo, oramai un po' di tempo è passato, quindi credo che sia necessario trovare una soluzione. Se il Ministero dell'interno rispondesse in senso affermativo, come io auspico, o non affermativo, liberando nuovi scenari creerebbe un'operazione importante per la città di Ancona, per la Regione Marche e per tutte le associazioni culturali che oggi cercano giustamente uno spazio per poter continuare la loro meritoria attività.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Zaffiri.

Sandro ZAFFIRI. Grazie Presidente. Intervengo per esprimere una considerazione su quello che poco fa c’è stato messo a disposizione, siamo sempre alle solite - la Consigliera Leonardi ha dovuto ingrandire questo documento - ancora una volta noi Consiglieri siamo in difficoltà.
E’ una legislatura in cui i Consiglieri sono in difficoltà e per esprimere delle considerazioni, se non ci si arrangia da soli, è sempre drammatico. Ci vengono forniti i numeri dall'Assessore Cesetti e dobbiamo ingrandirli, ci viene fornita la proposta di legge e dobbiamo ingrandirla per poter esprimere una considerazione su quanto il Presidente della III Commissione poc'anzi ha evidenziato e sostenuto, per quanto mi riguarda è allucinante, per cui credo che ci siano delle difficoltà ad esprimere una considerazione positiva anche perché non conosciamo gli interventi. Ho sentito che non sono stati tutti inseriti, allora esprimo una considerazione: a casa mia, perlomeno di Sandro Zaffiri, se si evidenziava la parte complessiva e si prevedeva di intervenire su una parte era possibile fare una valutazione. La proposta prevede solo una parte e non l'intervento nel suo complesso. Come si fa ad esprimere una considerazione positiva su una parte di un documento o su una parte di interventi da fare? Credo che questa sia la sintesi della discussione, se la III Commissione avesse fornito la lista degli interventi da fare, avesse detto non abbiamo i soldi – lei Presidente non c'entra niente, riguarda un metodo di lavoro diverso - le cose da fare sono queste, i soldi per tutto il piano degli interventi non ci sono, la scelta politica è questa, io avrei potuto discutere e proporre di mettere A al posto di B, avrei fatto una scelta politica, lei ha fatto una scelta di maggioranza, io avrei potuto fare una scelta di minoranza, e magari avrei detto: mettete questo se è possibile oppure sostituite questo con l'altro.
Questo sarebbe stato un progetto su cui ragionare, rispetto invece a questa ipotesi di “57 e questi sono”. Come si fa? Credo che la proposta sia monca, non è complessiva, dare una valutazione su un'ipotesi complessiva è una cosa, altrimenti non possiamo che esprimere una considerazione negativa e motivata dalle cose che ho detto, non pregiudizialmente una valutazione negativa su questo documento, ma una valutazione negativa sul metodo, su come si presentano i documenti in Consiglio regionale, su come si presentano ai Consiglieri, se ricordo bene nella sua illustrazione ha detto che non contiene tutti gli interventi.
Io vorrei sapere quali sono tutti gli interventi e poi esprimere una considerazione positiva o negativa, oppure potrei chiedere, Presidente, di inserire qualcosa per dei motivi e lei poi potrebbe dire di no, ma è una scelta politica, che è un’altra cosa.
Questa è una scelta tecnica, credo che sarebbe bastato qualche dirigente o funzionario della Regione per farla e non c'era bisogno della politica.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Marconi.

Luca MARCONI. Non lo so se per questo atto era sufficiente una delibera di Giunta o addirittura una determina di un dirigente, una cosa però mi viene da dire in base all'intervento del Consigliere Zaffiri.
Gli interventi previsti nel primo elenco sono 42, se non ho contato male, al di là della quantità che viene destinata a ciascuno, di questi 21 sono per la difesa del suolo e non posso che plaudire a questo tipo di scelta, anche perché è una nostra competenza prevalente su altre.
L’unica cosa che lamento, e lo dico più che all'Assessore competente all’Assessore Cesetti ed all’intera Giunta, è la cifra complessiva, ancora una volta registriamo, e lo registreremo in altre occasioni, che il piano degli investimenti della Regione Marche, almeno per quanto riguarda i lavori pubblici, è inferiore a quello complessivo che attualmente il mio Comune di Recanati ha da spendere nel prossimo triennio, tutto compreso. E' chiaro che non è una proporzione diretta, qui dovremmo mettere gli investimenti che facciamo nella sanità, quello che facciamo in altri settori e un Comune come Recanati si trova per una serie di circostanze ad avere contributi straordinari, però la cifra è povera.
Continuo dicendo, caro Consigliere Zaffiri, che è la politica che decide però bisogna dire pure cosa deve decidere, o meglio cosa deve proporre.
Servono o no ulteriori investimenti nel campo della difesa del suolo? Io credo di si, per i nostri fiumi, per i nostri boschi, per i nostri alvei, abbiamo contato altre volte più di 1500 chilometri, per la costa, per il risanamento ambientale, per i pochi laghi, per i laghi artificiali che mancano d’acqua anche perché non ci arriva neanche quando piove, abbiamo una situazione molto simile a quella della regione Sicilia, se non uguale, chiaramente il contesto è molto diverso, credo quindi che questi soldi servano. Chi ce li dà? Non basta dire dobbiamo metterli in campo, io la proposta la faccio, ce li danno i nostri concittadini e ce li danno attraverso un meccanismo che è in vigore in tutte le parti del mondo, quindi non facciamo eccezione alcuna, non cito solo l’Europa, ma anche gli Stati Uniti di Trump e la Russia di Putin, che fanno largo uso di quella che chiamiamo tassa di scopo. Se dobbiamo intervenire, visto che il Governo non ci sta dando neanche i soldi che ci aveva promesso Renzi per quanto riguarda la sanità, non so se il miliardo in più quest'anno è arrivato, non mi risulta che sia arrivato, lamentiamo sempre che manca qui, manca là, dico che una tassa di scopo relativamente al settore ambientale potrebbe essere una bellissima proposta di natura elettorale, sennò prendiamo in giro i marchigiani. Diciamo che queste cose servono, siamo noi ad avere la responsabilità di individuare le risorse, ma non le individuiamo, diamo l'impressione ai cittadini, trattandoli da cretini, che i soldi pioveranno dal cielo, quindi, caro Assessore, io non so se ci si può arrivare in forma diretta o no, se l’autonomia ce lo consente o no, però una stima che abbiamo fatto qualche anno fa diceva che per un intervento serio a livello ambientale, sarebbero necessari almeno nelle Marche 100 milioni di euro, 100 milioni di euro è politica, perché il resto sono chiacchiere, sono cose al vento, sono cose piccoline, sono cose da Consiglio comunale sotto i duemila abitanti, non da Consiglio regionale di un milione e mezzo di abitanti, e fare una tassa di scopo per 10 anni, per 7 anni, per i tempi lunghissimi della nostra burocrazia, per poter mettere in campo le opere …, ormai ci siamo inventati procedure sempre più esasperate, perché dobbiamo sempre andare a caccia del ladro o del presunto tale, diciamo pure questo, ritardi su procedure perché nessuno si assume più la responsabilità di fare le opere pubbliche, non diciamo le opere pubbliche non si fanno, non si fanno perché c'è un clima culturale che qualcuno ha imposto, in questo nostro Paese, di caccia al ladro. Da una parte non vengono fatte per questo e dall’altra non si fa perché non ci sono le risorse e si scarica su altri. Purtroppo, poi, si va pure al Governo, quindi non si può sempre scaricare sul Governo, perché il Governo non fa questo, come non sta facendo quasi niente per il terremoto, è passato ormai un anno e sul terremoto non vediamo nessuna novità significativa, né in termini legislativi, né in termini organizzativi, né in termini di revisione delle procedure, né in termini di finanziamento.
Quindi, facciamocela finita, diventiamo seri e faccio una proposta seria, abbiamo progetti, Assessore ed Assessora, per quanto riguarda la difesa del suolo? 7 milioni, 8 milioni? 8 milioni, su 1,5 milioni di abitanti sono 3 euro ad abitante, non stiamo parlando di cifre esorbitanti, parlo di una tassa di scopo che sarebbe quasi ridicola ripartita sull'intera popolazione regionale, però sarebbe una cosa seria e finalmente, almeno su un argomento, metteremo un punto e sarebbe bello che una cosa come questa, se siamo tutti convinti, si voti con legge, tutti insieme fino alla fine della legislatura, la tassa di scopo di 7 o 8 anni, ripartita negli anni, introdotta e fatta pagare quando si è pronti per fare l’opera, è inutile incassarla dai cittadini 3 o 4 anni prima rispetto a quando l’opera si farà.
Questa sarebbe una cosa seria e sarebbe da votare tutti insieme per dire, chiunque ci sarà fra un anno o fra sei, l’operazione non si ferma, non è che uno comincia e l’altro la ferma e poi la ricomincia da capo o la blocca, vedi TAV, bisogna fare le cose che servono alla gente per sempre e sul piano di risanamento idrogeologico penso che, e qui invoco l’esperto, il Consigliere Giorgini, che ha dato dimostrazione di ampia competenza su questa materia, su questo campo, la regione Marche sia una delle ultime, delle prime in quanto a necessità di interventi, perché è collinare e montana e si sa che dove ci sono colline e montagne ci sono tanti corsi d'acqua e tante frane, quindi c’è da fare semplice la cosa, 13 corsi d'acqua principali, tutti a regime torrentizio che creano i problemi che creano, quindi qui ci vogliono 100 milioni.
Questo è un ragionamento interessante che la cosiddetta politica, cioè noi, potrebbe cominciare a fare a questo riguardo.

PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Leonardi.

Elena LEONARDI. Grazie Presidente. Certamente devono essere visti favorevolmente gli investimenti legati alla manutenzione ed all’aspetto ambientale, pongo però alcune questioni relative ai palazzi della Regione.
Trovo un intervento sul Palazzo Li Madou di quasi 600 mila euro, tenuto conto che è stato ristrutturato completamente e inaugurato nel 2008, 10 anni fa, comprese la bonifica dall'amianto ed una serie di investimenti.
Ora mi chiedo: questo investimento è stato fatto male a monte? 10 anni fa è stato fatto un intervento ed abbiamo buttato dei soldi, ora ce li dobbiamo ributtare o a cosa andiamo a destinare queste risorse? Poi, tutti noi Consiglieri quotidianamente lavoriamo nel Palazzo ex Ferrovie in Piazza Cavour, non so nelle vostre stanze, ma io quotidianamente lotto con un impianto di condizionamento a reazione che non funziona; altri soldi vengono messi per l'impianto antincendio, vuol dire che fino adesso non ha funzionato? Siamo quindi in una condizione di insicurezza? Non tanto per noi quanto per il personale che vi lavora, questi palazzi, rispetto alla normativa antisismica, come sono messi, considerato che la città di Ancona ricade pesantemente in un discorso antisismico?
Il mio voto, lo dichiaro subito, è contrario, e lo motivo anche con un'ulteriore specifica, in questo piano sono inserite - le tratteremo successivamente con la discussione delle interrogazioni e degli atti relativi al terremoto ed ai fondi aggiuntivi del famoso asse 8 - delle opere finanziate con l'asse 8, quindi con i fondi destinati alle zone terremotate, fuori dalle zone del cratere, la discussione sarà sicuramente ampia dopo, ma siccome io non condivido questa scelta, il mio voto, oltre ai dubbi che ho sottoposto prima di quest'ultimo intervento, è ovviamente contrario.

PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Cesetti.

Fabrizio CESETTI. Sul Palazzo del Mutilato voglio dire una cosa, a questo punto non possiamo aspettare ulteriormente le decisioni della Prefettura. Se va in porto l'operazione Asur, va all’Asur e lo recuperiamo al suo antico splendore, quindi io farò il possibile per chiudere la vicenda con Asur, tra l’altro tra Regione e Asur è anche una cosa più coerente, d'altra parte è da un anno e mezzo che aspettiamo la Prefettura, non si può aspettare oltre, non posso perdere questa ulteriore occasione che sto costruendo.
Telegraficamente, Presidente, soltanto perché mi ha chiamato in causa il Consigliere Marconi, la competenza è dell'Assessore Casini, ma come Assessore al bilancio, su una cosa voglio essere chiaro, e sapete quanto io apprezzi gli interventi del Consigliere Marconi e la sua capacità di analisi, finché fa l'Assessore al bilancio Cesetti nessuna tassa ulteriore verrà messa a carico, né di scopo, né non di scopo, dei cittadini marchigiani, anzi, si proseguirà nella progressiva e graduale riduzione della pressione fiscale. Questo finché sarò io l’Assessore.
Credo che in questo bisogna dare un segnale, ma questo non significa che quello che dice il Consigliere Marconi non debba essere fatto, anzi, deve essere fatto ed è quello che in effetti noi stiamo facendo, adesso lo dirà la Vicepresidente, io dico soltanto come Assessore al bilancio che questo è un primo piano delle opere pubbliche, poi ci saranno ulteriori aggiornamenti ed integrazioni, quindi è un piano in progress e la dimostrazione, Consigliere Marconi, è che noi abbiamo approvato, da non molto, da qualche mese, il bilancio di previsione 2019/2021, che contiene, dal mio punto di vista, una straordinaria novità, perché per la prima volta si è messo in campo sul triennale un piano di investimenti consistente, aggiuntivo rispetto agli investimenti previsti nel bilancio cosiddetto ordinario. Abbiamo stanziato sul triennio 113 milioni di euro, che abbiamo potuto mettere in campo con il provvedimento, ottenuto a livello nazionale, dell'utilizzazione del debito autorizzato e non contratto e dell'utilizzo dell'avanzo in investimenti. Quindi 113 milioni sul triennio, di cui, se non sbaglio, quasi 50 sul 2019.
Ecco, quel grande piano di investimenti, dove noi vediamo tante risorse destinate alle infrastrutture, alla difesa del suolo ed altro, costituisce la base per poter conseguire gli obiettivi che giustamente auspicava il Consigliere Marconi, ma adesso su questo dirà meglio la Vicepresidente.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Celani.

Piero CELANI. Grazie Presidente. Il mio intervento non è per parlare di quello che prevede il piano, quindi delle opere che sono state messe in cantiere per questo triennio.
Vedo che nella Provincia di Ascoli Piceno ci sono molti interventi che riguardano esclusivamente l'assetto idrogeologico, aspetto molto importante, si mettono in sicurezza alcuni tratti del fiume Tronto ed anche della Val Tesina, un problema atavico in quanto è un fiume molto particolare, con un alveo molto basso, con grandi problemi di sedimentazione e con delle attività produttive ai margini molto significative, è giusto che si faccia, però voglio parlare di qualcosa che non è stato fatto, che invece era previsto nell'elenco annuale del precedente programma triennale, che adesso non è stato riproposto e che non era stato avviato.
Premetto che non ci sono colpe specifiche, che sono legate prevalentemente alla riforma Delrio, cioè al passaggio di alcune competenze, ma non soltanto, di alcune strutture molto significative dalla Provincia alla Regione Marche, e vengo al problema di Ascoli.
Voi sapete benissimo che la Provincia non naviga in buone acque dal punto di vista economico-finanziario per effetto della divisione, per effetto delle spese che si sono sostenute e per effetto di alcune spese inopinatamente fatte negli anni precedenti, quando, anche se si sapeva che si andava verso una divisione, si sono continuati a fare mutui, comunque ormai siamo in una fase, spero, di riassestamento, anche se una recente sentenza della Cassazione ha detto che le Province devono rientrare dei loro debiti non in trent'anni, ma in dieci anni, e questo mette in seria discussione la sopravvivenza di molte.
A parte questo, cosa succede ad Ascoli Piceno? Abbiamo alcuni edifici strategici, secondo me, che sono occupati anche dagli uffici della Regione (Centri per l'impiego, Centro di formazione professionale), che da questa non sono stati acquisiti patrimonialmente.
C'è un edificio in modo particolare, che questo elenco individua in Via Kennedy, che negli anni passati è stato sede non soltanto della Scuola di formazione professionale alberghiera, oggi c'è il centro per l'impiego, ma di un ex albergo, l’Hotel Marche che ormai è in disuso da diversi anni.
Negli anni precedenti era prevista una manutenzione ordinaria per almeno 300 mila euro, non si è concretizzata perché non è stato fatto il passaggio di proprietà tra la Provincia e la Regione.
Ecco, io metto in evidenza questo aspetto, questo edificio è un grande patrimonio, per per tanti anni è stato probabilmente la struttura ricettiva più importante della città di Ascoli Piceno, prima che venissero recuperati altri edifici all'interno del centro storico, la Vicepresidente Casini sa di che cosa parlo.
L’Hotel Marche è stato un riferimento importantissimo per viaggiatori, per rappresentanti, per famiglie, che venivano per visitare la nostra città, oggi è fermo lì, la Provincia non ha più la possibilità di gestirlo, per cui l’ha chiuso, quindi occorrerebbe prendere una decisione e quale potrebbe essere? La decisione sarebbe quella di acquisirlo dalla Provincia, le forme le vedrà l'Assessore al patrimonio, di concerto, ovviamente con la Giunta, per poi, secondo me, assegnarlo all’Istituto alberghiero.
Ad Ascoli Piceno abbiamo avuto la fortuna di avere un istituto importante, una struttura integrata tra l’Istituto tecnico agrario, che ha una grande storia, 120 anni di vita, e l’Istituto alberghiero, un grande punto di riferimento per la formazione dei nostri tecnici che lavorano nell'ambito non soltanto dell'agricoltura, ma anche della trasformazione dei prodotti agricoli, da lì escono i cuochi, gli esperti di sala, i ragazzi destinati all'accoglienza turistica.
Il concetto, quindi, potrebbe essere questo: la Regione lo acquisisce in modo tale che possa spendere subito, fin da ora, quelle somme che erano stanziate nel programma triennale degli anni precedenti, metterlo in sicurezza, attraverso opere di straordinaria manutenzione, e riaprirlo, affidandone la gestione all'Istituto alberghiero.
Mi sono sempre impegnato su questo versante, affinché Ascoli Piceno avesse l’Istituto alberghiero, senza nulla togliere a San Benedetto del Tronto, affinché le due strutture si integrassero sui territori, so che questa idea verrebbe accolta benissimo, l’Istituto alberghiero non aspetta altro che gestire il suo albergo, sarebbe una unicità non soltanto regionale, ma nazionale, credo. Una scuola all'interno di un albergo, che forma direttamente gli esperti dell'accoglienza, gli esperti della ristorazione, lavorando direttamente all'interno di un'attività ricettiva. So che è una sfida, lo si è fatto anche negli anni passati, credo, a Senigallia, a Tolentino, a Loreto, dove abbiamo degli Istituti alberghieri di primo ordine.
Penso che per questo tipo di progetto potrebbe anche ridare vitalità alla nostra città, mettendo a disposizione un albergo di due/tre stelle a portata anche di quelle persone che non possono permettersi di pagare cifre eccessive andando in strutture ricettive a quattro stelle. Abbiamo alcuni alberghi all'intero del centro storico, di grande qualità, ma giustamente con prezzi abbastanza elevati, manca quindi un albergo di riferimento di questo tipo e cosa ci sarebbe di meglio se non farlo gestire direttamente a chi è competente in materia?
L'invito è in questo piano triennale, nelle modifiche che si possono fare nel corso degli anni, come diceva il Presidente Biancani, ed inserire anche l'acquisto di questo bene molto importante, se non verrà subito riacquisito e ristrutturato dalla Regione Marche andrà in malora, perché la Provincia non può spenderci un euro. Non ci sono grandissimi lavori da fare perché a suo tempo lo mettemmo in sicurezza (prevenzione incendi, barriere architettoniche), c’è tutto, c’è da fare una grossa manutenzione ordinaria dato che è chiuso da 4 anni ed affidarlo alla scuola, spendere quei fondi previsti di 300 mila euro che non sono stati ovviamente riallocati, perché il bene non appartiene alla nostra Regione.
Questo è un invito e vorrei mettere in evidenza in modo propositivo ciò che non è stato fatto, ma non per colpa, per una volontà specifica, ma per il fatto che purtroppo la legge Delrio è lungi dall'essere applicata in modo definitivo. Tanti danni ha fatto, cerchiamo di recuperare il più possibile il tempo perso, rimettiamoci in moto su un processo di sviluppo, utilizzando quelle risorse che abbiamo sui territori. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Giorgini.

Peppino GIORGINI. Grazie Presidente. Solo un appunto perché il Consigliere Marconi mi ha tirato in ballo.
Vorrei ricordare che sul tema del dissesto idrogeologico ho fatto una mozione molto importante nel febbraio 2017, perché dopo il rapporto dell'Ispra, dove si vedeva che il 16% del nostro territorio era a rischio frana, avevo chiesto di creare un gruppo di lavoro interdisciplinare per capire la situazione, anche perché tutto il territorio marchigiano, forse pochi lo sanno, è coperto da una cartografia geologica complementare informatizzata, cioè strutturata in un database telematico, relazionale, in scala 1 a 10 mila, di grande dettaglio, ma questa cosa non viene sfruttata tant’è che, voglio ricordarlo, l'Assessore Sciapichetti mi rispose dicendo che il questo gruppo di lavoro c'era, forse c’è ma non si vede, forse è in un'altra dimensione il gruppo di lavoro di cui parlava l’Assessore Sciapichetti, perché in realtà questa lotta all'assetto idrogeologico nelle Marche è ancora ai minimi termini.
Questo volevo ricordare all'Assemblea, la mozione del febbraio 2017 fu bocciata, come è uso e costume di questo Governo regionale, che poi se ne accorge dopo. Dopo due anni, quando lo sparo è finito si accorge dei problemi, ma quando è il momento non li vede, forse è cieco e sordomuto, senza offesa per questi.

PRESIDENTE Ha la parola l’Assessore Casini.

Anna CASINI. Grazie, Presidente. Credo che si sia fatta un po' di confusione rispetto ai lavori pubblici che la Regione Marche sta progettando, ha in campo e sta realizzando, e il programma annuale e triennale delle opere pubbliche, sono cose completamente diverse.
Nel programma annuale e triennale delle opere pubbliche, che noi vi sottoponiamo oggi, e ringrazio il Consigliere Biancani per l'esposizione, ci sono soltanto i progetti, innanzitutto, che sono sopra i 100 mila euro, non ci sono i progetti che sono in corso, perché sono tolti dal piano annuale e triennale, mi riferisco, per esempio, all'ospedale Salesi, all'ospedale di Fermo, all’Inrca, ne cito soltanto alcuni che sono attualmente in corso di realizzazione, quando inizia la gara d'appalto, si toglie il progetto dal programma annuale e triennale perché si è in fase di realizzazione, e quelli sotto i 100 mila euro, che sono tanti piccoli interventi e inoltre ci sono tanti altri progetti.
Faccio un esempio, ci sono gli investimenti, che sono contributi, per esempio l'edilizia scolastica, le politiche abitative, la riduzione del rischio idrogeologico, altri 7,3 milioni, i siti inquinati, le strade, gli impianti a fune, il ciclo integrato delle acque, la riduzione del rischio sismico negli edifici delle Province, la difesa della costa, in totale sono 81,4 milioni di euro, 81 milioni non sono nel piano annuale e triennale, semplicemente perché i contributi vengono dati ad altri enti. Non è la Regione che ha in capo la realizzazione e la progettazione delle opere, ma altri enti ai quali abbiamo assegnato una quota parte di questi contributi, che sono, ripeto, 81 milioni.
Ci sono poi i lavori diretti, che sono altri 49,8 milioni, ad esempio l’Inrca di Camerano, è un'aggiunta all’Inrca che ha un plafond molto più ampio, ma qui ci sono alcuni lavori che vengono fatti per l’Inrca, le ciclovie, la manutenzione delle opere idrauliche, la riduzione del rischio sismico di edifici regionali ed edifici dell'Asur. Sono altri 49.8 milioni di euro.
Poi ci sono gli Fsc, che sono dei contributi sui quali siamo ancora nella fase di progettazione, e devo dire che per quello che riguarda la difesa della costa e il servizio idrico integrato siamo in attesa che il Ministero dell'ambiente ci faccia la gentilezza di farci sapere quando ci fa sottoscrivere i protocolli. Pur essendo state approvate queste cifre, 7 milioni di euro per il servizio idrico e 8 milioni di euro per la difesa della costa, in realtà non siamo riusciti ad avere alcuna notizia rispetto alle convenzioni che dobbiamo stipulare, cosa che invece abbiamo fatto con il Mit, abbiamo stipulato, sottoscritto e portato in Giunta i contributi per i porti, per le infrastrutture viarie, abbiamo già portato in Giunta le convenzioni condivise con il Mit, quelle dei porti le stanno sottoscrivendo i Comuni, perché sono porti regionali, dopodiché queste somme le trasferiremo direttamente ai Comuni, perché il Ministero ha deciso di voler avere come unico interlocutore la Regione Marche.
Questi sono fondi che non si vedono nel programma annuale e triennale, ma che ci sono, c'è la sismica, ci sono i fiumi, ci sono le manutenzioni, per un totale di 234 mila euro. Quindi quando si dice che non esiste una pianificazione, non esiste una progettazione, non è affatto vero, perché quando si parla di opere pubbliche non si può guardare semplicemente il solo piano annuale e triennale che, come sappiamo, tra l'altro l'ha detto l'Assessore Cesetti, è un piano in progress e certamente dopo l'estate, non credo prima, potremmo inserire una serie di progetti, di studi di fattibilità tecnico-economica, così definiti dal D.Lgs. 50/2016, e faremo una modifica del programma annuale e triennale, perché lì verrà messo questo primo step della progettazione.
Vi volevo rassicurare e anche dire che non è vero che si tratta di somme risibili o soltanto di piccoli interventi, spesso siamo di fronte a piani delle opere pubbliche farlocchi, nel senso che ci si mette di più e di tutto, noi abbiamo deciso di metterci soltanto quei progetti che ricadono e sono definiti dal D.Lgs. 50/2016, ed oltre alla mitigazione del rischio idraulico, la manutenzione degli immobili, togliamo l’edilizia ospedaliera di Amandola, che è quella più piccola rispetto a tutta l'edilizia ospedaliera che in questo momento è in fase di realizzazione, quindi abbiamo deciso di fare un programma più serio, con i veri progetti che in questo momento hanno uno studio di fattibilità economica.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione.
Sub emendamento 1/1 a firma del Consigliere Biancani, che lo ha già illustrato. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale approva)

Emendamento 1 a firma del Consigliere Biancani. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale approva)

Coordinamento tecnico. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale approva)

Proposta di atto amministrativo n. 61, così come emendata. La pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale approva)

Relazione n. 19
ad iniziativa della II Commissione assembleare
“Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle Regioni Programma di lavoro della Commissione europea per il 2019 ‘Mantenere le promesse e prepararsi al futuro’ COM (2018) 800 final del 23 ottobre 2018”
(Discussione e votazione risoluzione)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la relazione n. 19 della II Commissione assembleare.
La discussione è aperta, ha la parola il relatore di maggioranza Consigliere Traversini.

Gino TRAVERSINI. Grazie Presidente. Il programma di lavoro di cui ci occupiamo è l’ultimo della Commissione europea guidata da Jean-Claude Juncker, dal momento che tra il 23 e il 26 maggio di quest’anno si terranno le elezioni del Parlamento europeo che provvederà nei fatti, una volta insediato, a formulare il proprio assenso nei confronti del nuovo Presidente nel mese di luglio, e dei nuovi Commissari europei, verosimilmente entro la fine di settembre 2019.
Il primo auspicio formulato dalla Commissione è quello che i cittadini degli Stati membri continuino a riporre fiducia nelle istituzioni e le elezioni del prossimo maggio saranno in questo senso un banco di prova estremamente significativo.
L’Europa ha di fronte a sé sfide impegnative, in primo luogo quella di garantire che la crescita economica vada effettivamente a beneficio di tutti e che questa crescita sia basata sulla transizione digitale e sulla transizione verso un’economia più rispettosa dell’ambiente.
Tenuto conto del limitato arco temporale nel quale l’attuale Commissione svolgerà la conclusione del proprio mandato, il programma di lavoro si concentra su un numero limitato di iniziative, alcune già presentate negli anni scorsi, riguardanti quelle che l’istituzione europea considera come “sfide ancora in sospeso che richiedono un’azione collettiva e decisa”, rappresentate dalla necessità di completare i lavori nel settore della migrazione, di rafforzare l’unione economica e monetaria, e più in generale di realizzare pienamente le dieci priorità della Commissione Juncker prima delle elezioni del Parlamento europeo.
Tra queste dieci priorità spicca il sostegno all’occupazione, alla crescita e agli investimenti, che potrà essere consolidato attraverso l’accordo politico sulle nuove proposte in materia di transizione verso un’economia circolare, dalla quale ci si aspettano nuovi posti di lavoro e un nuovo modo di produrre più sostenibile, a fronte di risorse sempre più limitate. Su questo fronte, la Commissione europea auspica in particolare di pervenire in tempi rapidi all’accordo con il Consiglio e il Parlamento sulla proposta di direttiva riguardante la plastica monouso, considerata indispensabile per ridurre la quantità di materie plastiche che inquinano i nostri mari compromettendo le attività turistiche e della pesca.
Altrettanto significativo è l’impegno della Commissione per consolidare il mercato unico digitale, anche al fine di sfruttarne tutte le potenzialità per quanto riguarda il sostegno al tessuto economico ed imprenditoriale. La Commissione intende inoltre proporre una raccomandazione, vale a dire un atto non legislativo, per istituire un formato unico a livello europeo per lo scambio delle cartelle cliniche elettroniche, al fine di facilitare lo scambio di dati e di promuovere il progresso in campo medico attraverso la digitalizzazione dei servizi sanitari.
Ulteriore tema sul quale la Commissione continuerà a concentrare la propria attenzione è quello delle misure per ridurre le emissioni di gas ad effetto serra e concorrere agli obiettivi dell’accordo di Parigi del 2015.
L’Unione europea continuerà inoltre ad investire energie e risorse sulla democratizzazione delle sue istituzioni e sulla partecipazione dei cittadini al processo decisionale europeo, al fine di migliorare l’applicazione in concreto del principio di sussidiarietà. La Risoluzione di cui discutiamo oggi si inserisce proprio in questo contesto, che rende le Assemblee legislative regionali parti attive del dialogo con le istituzioni europee e con le Camere del Parlamento italiano.
Nel merito, è apparso prioritario approfondire le iniziative legislative e non legislative oggetto del programma di lavoro del 2019 adottate in continuità con quelle che l’Assemblea legislativa delle Marche, attraverso il lavoro della II Commissione, segue ormai dall’inizio di questa legislatura. Al pari di quanto proposto negli anni precedenti, la scelta si è concentrata su temi che rientrano nell’ambito di materie riguardanti la competenza legislativa regionale, secondo un criterio di opportunità finalizzato a rendere più efficace le analisi svolte, soprattutto sotto il profilo del rispetto del principio di sussidiarietà.
Di seguito sono riportati i settori oggetto di approfondimento che sono i temi che abbiamo previsto nel lavoro della II Commissione:
- un nuovo impulso all’occupazione, alla crescita e agli investimenti, che si basa sulla Comunicazione sul piano di investimento per l’Europa: bilancio e prossimi passi;
- un futuro sostenibile, rivolgendo una particolare attenzione al Documento di riflessione “Verso un’Europa sostenibile per il 2030 per far seguito agli obiettivi di sviluppo sostenibile delle nazioni Unite, compreso l’accordo di Parigi sui cambiamenti climatici”;
- completare il mercato unico digitale, rivolgendo una particolare attenzione alla Raccomandazione della Commissione per istituire un formato di cartella clinica elettronica europea;
- un mercato unico equo e a prova di futuro, basato sulla Comunicazione “verso un mercato unico pianamente funzionante in un contesto in rapida evoluzione: eliminare le barriere e cogliere le nuove opportunità a vantaggio dei cittadini e delle imprese”;
- un processo legislativo più efficiente sul mercato unico, che si concentra sulla proposta di passare a votazione a maggioranza qualificata da parte del Consiglio dei Ministri in materie strategiche quali la fiscalità e la politica sociale;
- Stato di diritto, nell’ambito del quale la Commissione intende presentare una iniziativa non legislativa per migliorare l’applicazione del diritto europeo;
- comunicare l’Europa, nell’ambito della quale la Commissione intende presentare una Comunicazione su come rendere l’Unione più unita, più forte e più democratica.
Questi sono i temi ed il lavoro fatto dalla II Commissione e la risoluzione è stata approvata all’unanimità, un lavoro che un po’ una sintesi del lavoro fatto sin dall’inizio di questa legislatura che ha dato molta attenzione ai problemi europei, è chiaro che entriamo in una fase finale dell’attività dell’Unione europea che avrà le elezioni da qui a pochi mesi.
Questo è il seguito del lavoro che abbiamo fatto con estrema serietà, più alleggerito rispetto al passato, ma i temi fondamentali che abbiamo trattato in più di una occasione all’interno del Consiglio, sono tutti contenuti.
Ringrazio la II Commissione per il lavoro svolto e chiedo l’approvazione. Grazie

PRESIDENTE. Ha la parola il relatore di minoranza Consigliere Fabbri.

Piergiorgio FABBRI. Grazie Presidente. Aggiungo ben poco rispetto a quanto detto dal Consigliere Traversini. Quando si tratta di materia europea la II Commissione, quasi sempre, converge sugli obiettivi e in questo caso abbiamo stabilito insieme quali sono i temi di cui intendiamo occuparci in questo ultimo anno, in riferimento alle attività della Commissione.
Cambiamenti climatici, economia circolare, riduzione delle materie plastiche, sono temi a noi molto cari e sui quali abbiamo anche avuto modo di presentare mozioni e risoluzioni che sono state approvate all'unanimità, di cui auspichiamo una piena applicazione, solidarietà e diritto al lavoro, un’impostazione lavorativa e uno sviluppo del mercato digitale, sono tutti temi che di volta in volta approfondiremo.
Come succede molto spesso su questi argomenti la Commissione ha deciso unanimemente e voteremo questo ordine dei lavori dell'ultimo anno su cui approfondiremo queste tematiche, senza nessun tipo di problema, chiaramente, essendo alla vigilia delle elezioni europee, ci aggiorneremo dopo l'estate, per vedere se ci sono cambiamenti nell’ordine del giorno ed eventualmente ritratteremo i temi per aggiornarli alle nuove attività europee, dato che come Regione Marche siamo sempre molto attenti alla fase ascendente della legislazione sulla quale ci teniamo ad esprimere la nostra opinione, sottoporla alle altre Regioni e attraverso il Senato anche all'Europa. Grazie.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione.
Proposta di risoluzione n. 86 ad iniziativa della II Commissione assembleare, concernente “Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle Regioni Programma di lavoro della Commissione europea per il 2019 ‘Mantenere le promesse e prepararsi al futuro’”. La pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale approva)

Interrogazione n. 788 - a risposta immediata
ad iniziativa del Consigliere Giancarli
"Consolidamento Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico Centrale, con sede ad Ancona”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 788 - a risposta immediata - del Consigliere Giancarli.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Casini.

Anna CASINI. Grazie Presidente. Ringrazio il Consigliere Giancarli perché mi consente di rassicurare tutto il Consiglio rispetto a due ordini di problemi, quindi farò una premessa prima di leggere la relazione.
Il primo problema è che non c'è nessuna decisione assunta dalla Regione Abruzzo rispetto all'eventualità di separarsi dall'Autorità portuale di sistema, c'è soltanto la mozione programmatica del Presidente, il giorno dell'insediamento, che io ho qui per chi la vuole, che genericamente dice: “Si attiverà per chiedere al Governo centrale il trasferimento dei porti di Pescara e Ortona dall'Autorità di sistema portuale del mar Adriatico a quella del Mar Tirreno centro-settentrionale, ovvero da Ancona a Civitavecchia, l'obiettivo è di creare una governance, eccetera”. Questa è una idea della Regione Abruzzo.
La seconda questione è che i porti abruzzesi non sono, in particolare quello di Pescara, parlo dal punto di vista economico, una fonte di reddito per l'Autorità portuale dell'Adriatico, anzi, devo dire che spesso e volentieri sono un peso.
Non so dove abbia tratto i dati il Consigliere Giancarli per dire: “Se questo avvenisse indebolirebbe la nostra Autorità di sistema o conseguenze peggiori, non avremo forza ...”, in realtà credo che la forza dell'Autorità portuale di sistema del medio Adriatico sia proprio quello della Regione Marche, perché noi abbiamo dei porti, parlo dei porti nazionali che tra l’altro sono connessi con altre infrastrutture, che la Regione Abruzzo non ha, hanno meno problematiche di insabbiamento, penso soltanto al porto canale di Pescara che in questo momento ha grandissime difficoltà e scarsissime risorse, e non solo, non ha neanche il trasporto merci, né trasporto di passeggeri e non eroga nessuna somma all'Autorità portuale di sistema.
Ad ogni buon conto la riforma della legge 84/94 ha completamente modificato il quadro della portualità nazionale prevedendo oltre all'accorpamento di più porti sotto poche Autorità di Sistema anche una diversa governance delle stesse.
La riforma ha infatti previsto per il Mare Adriatico Centrale un'unica Autorità di sistema che prevede sei porti, di cui quattro con sede nella regione Marche e due nella regione Abruzzo.
Già dalla prima uscita della norma la Regione Abruzzo ha espresso la sua volontà affinché i porti di Pescara e Ortona facessero parte dell'Autorità di sistema portuale del Mar Tirreno Centro Settentrionale di Civitavecchia, può sembrare strano ma il porto di Ortona in particolare, perché quello di Pescara è in realtà un porto turistico, ha sempre avuto la necessità e la volontà di connettersi con il Tirreno.
Tale possibilità non è ancora attuabile in virtù delle previsioni contenute nel comma 2 bis dell'articolo 6 della legge 84/94 come novellata dal D.Lgs 169/2016 in quanto dovrà preliminarmente essere adottato il regolamento, su proposta del Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, in base al quale possono essere apportate, su richiesta motivata del Presidente della Regione interessata, modifiche all'allegato A del D.Lgs 169/2016, in realtà è l’allegato che contiene l’elenco delle Autorità portuali, al fine di consentire il trasferimento di un porto a una diversa Autorità di sistema portuale, previa intesa con le Regioni nel cui territorio hanno sede le Autorità di sistema portuale di destinazione e di provenienza. Quindi risulta necessario che la Regione Marche, anche qualora tale regolamento venisse emanato, ripeto, non solo non è stato emanato, ma non è neanche in mente Dei, esprima la propria intesa che sarà nell'interesse della nostra Regione condividere.
Dal punto di vista economico politico il problema non è all’ordine del giorno, anzi, il problema all’ordine del giorno è il fatto che i porti abruzzesi per taluni aspetti pesano sull’Autorità portuale, dall’altra parte non è possibile dal punto di vista procedurale perché non è stato ancora approvato il regolamento che prevede tra l’altro l’intesa della Regione Marche, la strada al momento ci sembra, a meno che il Ministero non decida di modificare la norma primaria, un’ipotesi non percorribile.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Giancarli.

Enzo GIANCARLI. Ringrazio l'Assessore e devo dire che, dal punto di vista politico, sono in sintonia piena con le sue affermazioni.
E' questa la ragione dell’interrogazione, perché anch'io considero nell'Autorità di sistema centrale il ruolo del porto di Ancona, non soltanto nel porto, ma anche nell'autostrada perchè nell'autostrada del mare c’è un casello, ed è quello di Ancona, quindi, senza voler togliere nulla agli altri porti, sapendo fare sistema, la mole di lavoro è tale per cui questo è il dato di fatto.
Negli anni siamo stati molto attenti ed abbiamo in qualche modo sviluppato una dialettica con Ravenna, oggi quella stessa dialettica, ma in modo aperto e trasparente, possiamo svilupparla con altri territori, ma quello che è certo è il confronto, il rapporto continuo con il Ministero - quello che necessita - perché questa Autorità di sistema che negli anni ce la siamo conquistata. Chi ha fatto questa scelta, quindi il precedente Governo ed anche il Ministro Delrio, ha fatto una scelta giusta, oggettiva e proprio perché è oggettiva è anche giusta.
Quindi dentro questo quadro lo scopo dell'interrogazione era soltanto questo: si parla dell'Autorità di sistema di Ancona fuori dalle Marche, ne vogliamo parlare anche noi marchigiani, ma con la consapevolezza che abbiamo le carte in regola, non solo per difenderla, ma anche per rafforzarla.

Interrogazione n. 741
ad iniziativa del Consigliere Bisonni
“Stato di operatività del Cras delle Marche e situazione del Cras di Pesaro”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 741 del Consigliere Bisonni.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Pieroni.

Moreno PIERONI. Grazie Presidente. Ringrazio il Consigliere Bisonni per aver stimolato l’Assessorato perché il Cras è un argomento di grande attualità su cui noi stiamo ricostruendo, dopo che le competenze delle Province sono passate alla Regione, tutto il sistema del Cras.
Ritengo che il Cras sia fondamentale per dare una risposta forte ed una tutela al mondo animale, che deve essere garantito.
In risposta all’interrogazione fatta dal Consigliere Bisonni si rappresenta che in data 25 novembre 2018 è pervenuta alla centrale operativa della Polizia provinciale di Macerata una segnalazione (tramite fax Carabinieri) di un lupo ferito a seguito di investimento con autovettura in località S. Isidoro/Favete del Comune di Apiro.
Il lupo, al momento del rinvenimento da parte della Polizia locale, è stato sistemato in una gabbia elettrosaldata e contemporaneamente gli stessi Agenti hanno avvisato il Centro di Monte Adone e la Dirigente regionale alla caccia e pesca che ha confermato ad entrambi di procedere al ricovero immediato.
Il lupo è stato trasferito nell'ambulanza e preso in custodia dal personale specializzato all'uscita dell'A14 di Pesaro, la PF Caccia e Pesca ha formalizzato l'autorizzazione al Centro di Monte Adone e numerosi sono stati i contatti telefonici per conoscere lo stato di salute.
All'esemplare di lupo maschio, denominato Sole, dopo le cure del caso e la riabilitazione, è stato applicato un radiocollare al fine di monitorare i suoi spostamenti e a seguito di accordi tra le parti (Regione Marche, Polizia provinciale di Macerata, Centro Monte Adone) è stato rilasciato nella stessa località di provenienza il giorno 14 febbraio scorso alle ore 17,00.
Il lupo femmina rinvenuto il 30 ottobre 2018 in località Matelica/Cerreto d'Esi è stato trasportato dai Carabinieri forestali competenti al Centro veterinario specialistico di Matelica; l'animale, incidentato, riportava una condizione molto critica (dal punto di vista ortopedico era politraumatizzato) il personale del Centro di Monte Adone lo ha prelevato direttamente presso il Centro di Matelica.
Dopo numerosi interventi chirurgici in data 30 dicembre 2018 si è verificato il decesso, per motivi relativi a patologie dell'apparato intestinale, indipendenti dalle fratture riportate.
Da quanto premesso si evince che la Regione ha contatti con il Centro di Monte Adone e che saranno formalizzati gli atti secondo quanto stabilito dalla Giunta regionale con delibera n. 1750/2018.
Con la stessa delibera n. 1750 la Giunta regionale ha istituito il Centro recupero animali selvatici regionale "Cras Marche" così organizzato:
struttura di Pesaro Urbino (ex Cras di Pesaro), che diventerà Centro del sistema regionale, Centro territoriale di pronto intervento e Recupero animali di Pesaro Urbino e Centro di lungodegenza regionale; attualmente operativo in fase di riorganizzazione per svolgere una funzione ulteriore; avremo quindi un Centro pesarese del Cras che sarà il centro focale dove indirizzare gli animali feriti in maniera grave;
Centri territoriali di Pronto interno e Recupero animali nelle altre Province (Ancona, Macerata e Ascoli Piceno, Fermo) serviranno per gli interventi e le urgenze minori, quindi copriremo totalmente il sistema dell’accoglienza e della tutela degli animali in tutta la regione Marche, mentre prima di questo nostro progetto, come voi tutti sapete, ogni Provincia si era organizzata in modo autonomo, la provincia di Pesaro in maniera più forte e più impegnata, la provincia di Ancona aveva fatto un accordo con l’Enpa per dare un supporto, Fermo ed Ascoli facevano riferimento ai veterinari privati e Macerata aveva questa stessa indicazione.
C'era nella nostra regione non c'era un sistema organizzato, anche se abbastanza funzionale, per dare aiuto questi animali feriti.
Con questo nuovo progetto denominato 'Cras Marche', l’obiettivo della Regione è, entro i prossimi due mesi, di strutturare questo percorso partendo dal Cras di Pesaro perché è quello operativo.
In questa delibera abbiamo previsto anche una convenzione con l’Università di Camerino dove all’interno c’è la Facoltà di Veterinaria e riteniamo fondamentale l’apporto che potrà dare, anche qui verranno indirizzati gli animali che hanno riportato ferite non gravissime rispetto a Monte Adone dove invece verranno inviati animali feriti gravemente.
Questo è un percorso molto impegnativo per la struttura regionale, per le risorse che metteremo in campo, ma vogliamo dare una risposta a tutte le specie di animali, che rimangono feriti.
Credo che l’interrogazione del Consigliere Bisonni sia importante perché pone l’attenzione sulla nuova organizzazione del Cras Marche e una volta messa a sistema, quindi entro quest’anno, le Marche avranno un progetto importante per i prossimi anni e questa è una giusta e bella risposta che – percorso voluto anche dallo stesso Presidente Ceriscioli - vede impegnato tutto l’Ufficio caccia e pesca.
Al momento, fino a che non verrà completato questo percorso, opera un'Associazione Onlus già incaricata dalla Provincia di Pesaro Urbino, che è regolarmente iscritta al Registro regionale delle associazioni di volontariato ai sensi della legge regionale 15/2012, della delibera di Giunta regionale n. 1789 del 28 dicembre 2012 e nel proprio Statuto ha le fattispecie necessarie per agire. E' in fase di pubblicazione l'avviso esplorativo per individuare altre Associazioni.
In merito al progetto, a cui fa riferimento il Consigliere Bisonni, si sta lavorando tenendo conto dei contenuti dello stesso e di quanto previsto dalla delibera di Giunta regionale n. 1750.
Al di là dei tecnicismi, che sono scritti in questa risposta, il progetto che stiamo mettendo in campo è importante e darà una bella risposta nel tempo.
E' altrettanto giusto, doveroso e corretto dire che essendo questa la prima grande iniziativa di un Cras regionalizzato con una configurazione importante ci sarà un periodo di sperimentazione per fare in corso d’opera gli aggiustamenti necessari. Per concretizzare questa risposta, la Regione Marche da qui a fine maggio si doterà di un progetto Cras che darà un messaggio forte a tutto il sistema ambientalista e animalista.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Bisonni.

Sandro BISONNI. Grazie Assessore. Vorrei avere la risposta, se possibile, perché l’Assessore ha preso un impegno importante.
Mi permetta di fare il resoconto dell’attuale, perché lei ha annunciato una serie di buone intenzioni, di cui ovviamente sono felice, però attualmente i Cras delle Marche, a parte quello di Pesaro, non sono affidati ai privati, non operano sostanzialmente, operano solo ed esclusivamente per il buon cuore di qualche singolo che a spese proprie si preoccupa di andare a prendere l'animale ferito e di portarlo dal veterinario, pagando di tasca sua, oppure di portarlo a Pesaro perché è l'unico Centro che è operativo.
Oggi non esiste nulla sul territorio, quello di Pesaro, che era stato finanziato con 40 mila euro, è stato affidato ad una associazione, che non conosco e contro la quale non ho nulla, al cui interno ci sono dei cacciatori, quindi noi abbiamo un unico Cras per tutta la regione gestito dai cacciatori, da una associazione al cui interno ci sono anche dei cacciatori.
Di cosa stiamo parlando, Assessore? Questi dovrebbero essere i Centri di assistenza per il recupero degli animali selvatici feriti. Di cosa stiamo parlando?
Stiamo parlando di qualcosa che non è esistita fino ad oggi, che è stata anche trascurata da questo Governo regionale, su cui fino ad oggi non avete fatto nulla.
Detto questo, apprezzo il fatto che entro aprile/maggio verrà realizzata questa rete con i quattro Cras operativi, se non ho capito male, non ha detto però le risorse economiche che ci metterete, perché se lo facciamo solo sulla carta, Assessore. già esiste, quindi vorrei sapere quali sono le risorse economiche che questa Giunta vuole mettere perché “senza lilleri non si lallera”, dice un detto.
Vorrei anche capire quando verrà fatto questo bando in quanto lei ha detto che lo farete per Pesaro, è giusto farlo, vorrei sapere la tempistica, che è un'altra cosa che non ha detto.
Mi auguro, Assessore, che i Cras siano affidati ad associazioni che non hanno al loro interno dei cacciatori, è un controsenso palese, avete fatto tutte le leggi per i cacciatori, vi sono state impugnate, state affidando i Cras alle associazione che li hanno al loro interno, mi verrebbe quasi da pensar male, ma siccome non voglio farlo, anzi sono sicuro della bontà con cui operate, vi invito a fare al più presto questo bando e che soprattutto non possano partecipare le associazioni che al proprio interno hanno dei cacciatori, in quanto non possono gestire i Cras.
Ringrazio perché mi sembra di capire che entro maggio ci sarà qualcosa. Maggio è alle porte ed io Assessore le chiederò il resoconto di quello che lei ha appena detto.

PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Pieroni.

Moreno PIERONI. Trenta secondi per chiarire le cifre perché giustamente mi sono sfuggite, ma pensavo che fossero a vostra conoscenza, anche perché 100 mila euro sono stati previsti, se non erro, nel bilancio di previsione della Giunta approvato dal Consiglio regionale, che sono dedicati per l'acquisto di attrezzature e automobili da utilizzare per il trasporto di questi malati, quindi nel bilancio di previsione avevamo previsto già 100 mila euro, mentre per la parte gestionale abbiamo previsto nel bilancio della caccia, sono fondi della caccia, dei cacciatori, 130 mila euro. Abbiamo complessivamente 230 mila euro di cui 100 mila per le attrezzature e altro e 130 mila per la parte gestionale, credo che questa cifra sia una buona risposta di partenza.
Ringrazio nuovamente il Consigliere Bisonni ed aggiungo che questa associazione, come ho detto prima nell'intervento, sta lavorando perchè lo stava già facendo, ora siamo nella fase di avviso della gara e quello che dice il Consigliere me lo dicono gli stessi cacciatori: “Questa associazione è tutta animalista/ambientalista, i cacciatori non la condividono”, adesso sento che dentro ci sono anche i cacciatori, ci metteremo d’accordo, quando sarà ora, con un avviso.
Il mio intervento era solo per precisare le cifre che ci sono.

Interrogazione n. 742
ad iniziativa del Consigliere Rapa
“Creazione cluster culturale enogastronomia”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 742 del Consigliere Rapa.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Pieroni.

Moreno PIERONI. Grazie Presidente. La Regione Marche nel 2014 si è dotata del primo Piano dei prodotti turistici. Il Piano è compreso nel Programma annuale di promozione turistica approvato, dopo il passaggio nella competente Commissione assembleare, il 1 aprile 2014 con delibera di Giunta regionale n. 370 e redatto dalla PF Turismo commercio e tutela dei consumatori.
All'interno del Piano che contempla sei cluster: Mare: Marche in blu; Cultura: The Genius of Marche; Dolci colline e antichi borghi; Spiritualità e meditazione; Parchi e natura attiva, compare il cluster Made in Marche che reca i seguenti sottotitoli: Shopping di qualità e gusto a chilometro zero.
Il Piano prodotti è stato poi incluso nel Piano triennale del turismo 2015/2018.
La Regione è quindi già dotata dal 2014 di un cluster dedicato al Gusto che come tale è sviluppato nel sito del Turismo insieme agli altri cluster elencati. Dall'home page si accede infatti tramite il logo identificativo Made in Marche alle risorse offerte dal territorio: dalla ristorazione di qualità, tra cui le strutture che hanno ricevuto il marchio ospitalità italiana, ai prodotti certificati DOP e IGP fino ai prodotti tipici, dal tartufo alla pasta. Ma la Regione non si è fermata all'informazione in merito al cluster bensì ha attivato verso gli operatori una campagna di sensibilizzazione attraverso incontri territoriali, che ha avuto come risultato quello di creare pacchetti turistici dedicati al tema del gusto che sono consultabili dall'home page del sto del Turismo.
Il cluster è inoltre tuttora supportato:
• da un video realizzato nel 2014 visibile nel sito del turismo e sul canale You Tube Marche Tourism;
• da una brochure dal titolo Made in Marche scaricabile dal sito del turismo e distribuita nelle fiere;
• da una cartina tematica che evidenza le eccellenze e gli eventi del gusto (anch'essa scaricabile dal sito del turismo e distribuita nelle fiere);
• dall'attività promozionale di un canale social dedicato su Facebook dal titolo Marche di Gusto.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Rapa.

Boris RAPA. Grazie Presidente. Ringrazio l’Assessore Pieroni e mi ritengo soddisfatto della risposta perché penso che il settore eno-gastronomico, soprattutto nella nostra regione, sia un veicolo molto importante per il turismo.
Ricordo che in Italia il settore gastronomico produce oltre 10 miliardi di spesa, che incidonto tantissimo a livello turistico, per cui il mio invito è a perseguire su questa strada, cercando anche di apportare ulteriori impegni per valorizzare questo settore che nel nostro turismo è particolarmente sentito. Grazie.

Interrogazione n. 752
ad iniziativa dei Consiglieri Giorgini, Maggi
“Trasferimento di un dirigente tecnico dell’Erap da Pesaro ad Ascoli Piceno”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 752 dei Consiglieri Giorgini, Maggi.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Casini.

Anna CASINI. Grazie Presidente. Al punto n. 3: “Quali sono le motivazioni che hanno portato il Dirigente di Pesaro a trasferirsi ad Ascoli Piceno”, rispondo che saranno problemi suoi.
Questa è una mia risposta che vorrei fosse verbalizzata, mi pare anche gravissimo che qualcuno chieda per quale motivo una persona si vuole trasferire, credo che sia anche vietato, mi sembra una cosa grave anche perchè io sono un dipendente pubblico e penso che uno possa decidere di trasferirsi per motivi personali e di non doverlo poi leggere in una risposta di una interrogazione.
Ciò premesso rispondo agli altri punti.
Punto 1) se è corretto e trasparente che I'Erap pubblichi sul sito internet i provvedimenti in forma parziale.
Si è corretto. Nel pubblicare sul proprio sito istituzionale provvedimenti amministrativi in forma non integrale, Erap Marche si è attenuta alla normativa in materia di privacy che limita la pubblicazione medesima alle sole parti essenziali degli atti, a tutela dei dati personali la cui conoscenza non risulta indispensabile, e nel rispetto dei principi di pertinenza e non eccedenza nonché dei diritti e delle libertà fondamentali dell'individuo e della dignità delle persone fisiche, con particolare riferimento al diritto alla riservatezza e all'identità personale, e qui ribadisco che questa risposta va bene anche per il punto 3).
Punto 2) quali sono le motivazioni che hanno portato il dirigente di Pesaro a trasferirsi ad Ascoli Piceno”.
Presso il Presidio di Ascoli Piceno risultava operante un solo dirigente, peraltro con profilo amministrativo, pertanto con decreto del Direttore di Erap Marche n. 449 del 29 ottobre 2018 è stato istituito un posto di qualifica dirigenziale presso il Servizio tecnico del Presidio di Ascoli Piceno, che ne era sguarnito. Tale decisione, esaminata in sede di Delegazione Trattante, senza peraltro obiezioni da parte delle organizzazioni sindacali del personale, si è resa necessaria al fine di sopperire a talune difficoltà operative del Servizio tecnico del Presidio di Ascoli Piceno, dovute a recenti cessazioni dal servizio (pensionamenti e mobilità) di personale direttivo (cat. D), come peraltro evidenziato nella stessa interrogazione, a fronte di programmi costruttivi di notevole rilevanza in corso presso i Comuni di maggiori dimensioni della Provincia e di altri interventi inerenti la ricostruzione post-sisma.
Conseguentemente si è provveduto a coprire il posto istituito nel Presidio di Ascoli Piceno con un dirigente tecnico del Presidio di Pesaro-Urbino, presso il quale operavano n. 2 dirigenti tecnici; si è proceduto alla contestuale soppressione del posto di Dirigente del servizio amministrativo del Presidio di Ancona, al fine di mantenere invariato il numero complessivo delle posizioni dirigenziali all'interno dell'Ente evitando così un aumento del costo del personale.
Si precisa inoltre che la soppressione del posto di Direttore amministrativo presso il Presidio di Ancona non determina l'impossibilità di prevedere di nuovo tale figura nell'organico dello stesso Presidio nell'ambito dei futuri piani occupazionali da approvare nel rispetto dei limiti di spesa di cui alla vigente normativa in materia.
Punto 4) se è intenzione dell'Erap reintegrare nel Presidio di Ascoli Piceno i funzionari tecnici cessati o che cesseranno a breve.
I posti di funzionari tecnici rimasti vacanti nel Presidio di Ascoli Piceno potranno essere ricoperti conformemente alle previsioni del Piano delle assunzioni che verrà approvato dal competente organo di Erap Marche, secondo le procedure di legge e nei limiti di spesa di cui alla vigente normativa in materia.
Punto 5) se ritiene efficiente la distribuzione della dotazione organica dirigenziale dei presidi dell'Erap.
Con riguardo alla attuale distribuzione territoriale delle posizioni dirigenziali nei vari Presidi si evidenzia che dall'istituzione dell'Erap Marche, avvenuta con decorrenza 1 gennaio 2013, si è registrata la cessazione dal servizio di tre dirigenti amministrativi che non sono stati sostituiti per le note restrizioni in materia di assunzione di personale. La carenza di personale (dirigenziale e non), dovuta a tali motivazioni, influisce necessariamente sull'organizzazione dell'Ente, che nonostante è stato in grado di assolvere - in aggiunta al carico di lavoro "ordinario" - anche a tutte le incombenze connesse alla ricostruzione post sisma.
Punto 6) quali criteri utilizzerà la Giunta per individuare il nuovo responsabile del Presidio di Ascoli Piceno.
Ai sensi dell'articolo 25 della legge regionale 36/2005 e s.m.i., i responsabili dei Presidi di Erap Marche sono nominati dal Consiglio di Amministrazione su designazione della Giunta regionale, che li individua tra i dirigenti dell'Erap Marche, ovvero tra quelli in servizio presso le strutture organizzative della Giunta regionale medesima, nonché presso gli enti dipendenti dalla Regione. Come per tutti gli incarichi dirigenziali, la Giunta provvederà alle designazioni di propria competenza in base ai criteri di competenza e professionalità.

Presidenza del Vicepresidente
Piero Celani

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Giorgini.

Peppino GIORGINI. Grazie Presidente. L’Assessore Casini cerca di sviare, ma la domanda che noi ci siamo fatti è: come mai un dirigente che abita a Pesaro, che lavora a Pesaro, si sposta ad Ascoli Piceno, senza nessun aumento di stipendio?

(interrompe l'Assessore Casini)

Peppino GIORGINI. Adesso lo vedremo, caro Assessore, su queste cose …

(interrompe l'Assessore Casini)

Peppino GIORGINI. Ma quale privacy, cosa c’è sotto, per quale motivo?

(interrompe l'Assessore Casini)

Peppino GIORGINI.Questo non lo so, lo dice lei.
Tutto ciò premesso, un dirigente che abita a Pesaro, si sposta e va ad Ascoli, con lo stesso stipendio, in un ufficio più piccolo, mentre ad Ascoli Piceno il problema dei dirigenti non c’è in quanto mancano i soldati e gli ufficiali. Non è un problema di dirigenti, non servono i dirigenti, servono i soldati e gli ufficiali, perché la situazione abitatativa popolare ad Ascoli Piceno è gravissima, ci sono ancora 2 grattacieli che si stanno sistemando, sia quello di Monicelli, dove ci sono 56 famiglie, che quello di Pennile di Sotto, quindi il problema è enorme.
Negli uffici c'è bisogno di personale normale e stranamente per fare questo si toglie da Ancona, che è il più grande presidio delle Marche, un dirigente amministrativo, strano che quelli di Ancona non abbiano parlato, non abbiano detto nulla, tutto pace, non si muove nulla, ma per voi questa è logica? Una logica che non ha logica, che logica è? Lo scoprirò, non faccio gli interventi amministrativi per scoprire le cose, per queste cose vado direttamente alla Procura, state tranquilli, visto che sui dati del sito dell’Erap non c'è chi ha deciso questo e perché lo ha deciso. Arriva ad Ascoli Piceno una persona e noi dobbiamo sapere per quale motivo viene un dirigente e non dei funzionari che servono di più.
Detto questo, il problema dell’Erap è che è un fallimento totale di questa amministrazione e di questo Assessore, un suo fallimento completo, politico, tecnico, amministrativo, un suo fallimento personale. Noi vorremmo anche sapere chi sarà il nuovo responsabile del presidio di Ascoli, perché con gli atti amministrativi non si risolve nulla.
Sappiamo benissimo del caos dell’Erap, è stato cambiato adesso, da Direttore generale generale a CdA e nel CdA il Presidente e il Segretario li nomina la Giunta, quindi siamo completamente da capo.
Io la ringrazio per la risposta, sono molto curioso di sapere cosa c’è sotto tutto questo giro. Adesso non lo so, ma scoprirò cosa c'è sotto e perchè una persona di Pesaro, che lavora a Pesaro, che ha un ufficio importante, uno tra i più importanti delle Marche, viene mandato ad Ascoli Piceno dove non servono i dirigenti, ma servono funzionari e soldati. Questo è quello che dobbiamo capire politicamente, questo è un fatto politico, io faccio il politico, devo capire perché è successo, visto che nel sito dell’Erap della Regione Marche non c'è scritto nulla.
Grazie, Presidente, e scusi se ho sforato di un minuto.

PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Casini.

Anna CASINI. Vorrei ricordare al Consigliere Giorgini, che è tanto esperto di diritto amministrativo, qual è il crinale tra le competenze politiche e quelle tecniche, in questo caso ha preso un grande granchio perché l'atto con il quale è stato deciso di spostare questa persona, è un atto dirigenziale dell'Erap, non di un dirigente della Regione Marche, quindi lei è assolutamente fuori.
Poi se permette, da quello che leggo, penso di aver visto due volte questa persona alla consegna degli alloggi, da quello che so è un ingegnere e non si può certo dire che il presidio di Ascoli Piceno non abbia carenza di tecnici che devono seguire tutte le iniziative che sono state messe in campo fino adesso.
La cosa che mi dispiace è che lei confonda ed insulti in questo modo il dirigente che io presumo si sentirà offeso perché lei …, non il dirigente trasferito, ma il dirigente che ha fatto il decreto, perché delle due una, o il direttore è politico o la politica gli ha chiesto di fare un atto, e questo lei lo ha detto prima ed in Procura, caro il mio Consigliere Giorgini, ci vado io, perché lei queste cose non può permettersi di dirle e sinceramente ha superato il limite. Ogni volta fa Catone il censore, Catone il censore lo faccia a casa sua, con i suoi, non lo venga a fare nell’Erap dove c'è gente che lavora, capito, c'è gente che lavora.

Il fallimento politico me lo può attribuire a ragione, da 3 anni l'Erap delle Marche è un disastro, 1.500 appartamenti sono stati realizzati o si stanno realizzando, è una sciocchezza, guardi ad Ascoli Piceno quelli del Comune e poi mi saprà dire perché non si muovono, ci sono 800 mila euro fermi. Poi pensi un po’ a San Benedetto, per esempio, lì stanno fermi da una vita, nel Piceno molto meno.
Detto questo, lei ha sollevato dubbi sul direttore dell’Erap al quale farò avere le registrazioni.

Interrogazione n. 756
ad iniziativa del Consigliere Zaffiri
“Iniziative volte a evitare la chiusura dell’Università di Jesi”

Interrogazione n. 757
ad iniziativa della Consigliera Pergolesi
“Mancato rinnovo convenzione UNIMC – sede distaccata di Jesi, presso la Fondazione Colocci”
(abbinate)
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca le interrogazioni n. 756 del Consigliere Zaffiri e n. 757 della Consigliera Pergolesi, abbinate.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Bravi.

Loretta BRAVI. Grazie Presidente. Poiché entrambe le interrogazioni trattano la medesima problematica, vengono affrontate in maniera congiunta.
Da informazioni acquisite presso la Direzione generale dell'Univesità di Macerata, risulta che la "Fondazione Colocci", che ospita la sede distaccata dei corsi di Giurisprudenza L14 ed il biennio magistrale, ha richiesto all'Ateneo di sottoscrivere una Convenzione per interrompere un precedente Accordo in base al quale i corsi su indicati si sarebbero svolti a Jesi fino al 2025.
Tale richiesta è stata motivata dall'impossibilità, per la Fondazione Colocci, di sostenere i costi previsti per la collaborazione con l’Università di Macerata, essendo venuto meno il significativo sostegno finanziario di una Fondazione.
L'Università di Macerata ha accettato e sottoscritto la nuova Convenzione, rinunciando quindi ad una considerevole parte delle sue spettanze e chiuderà i propri uffici e le attività didattiche a Jesi, con la conclusione del corrente anno accademico 2018/2019, assicurando, in ogni caso, lo svolgimento delle sessioni d'esame fino a febbraio 2020.
Allo stato attuale per l'anno accademico 2019/2020, l’Università di Macerata sta programmando di svolgere su Macerata i corsi di Jesi, risultando ancora solamente una disponibilità di massima quella proposta dal Comune di Civitanova Marche di mettere a disposizione spazi idonei allo svolgimento di attività didattiche.
Com'è comprensibile, gli Atenei hanno piena autonomia nell'organizzazione delle loro attività e la Regione, non avendo alcuna competenza in materia, non può prevedere alcun sostegno finanziario e nel giudizio su questa scelta.
E' certo, però, che gli studenti che hanno titolo al riconoscimento delle provvidenze per il diritto allo studio, potranno usufruire anche dei servizi previsti per i fuori sede.
Parlavo poco fa con la Consigliera Pergolesi e aggiungo pubblicamente quello che le ho detto visto che un'interrogazione è anche firmata dal Consigliere Zaffiri, questo è un percorso dell’Università, non è il primo e non sarà l’ultimo perché le sezioni distaccate, che ogni Ateneo ha avuto, in questi anni sono state tante e fanno fatica a reggere perché già siamo piccini, abbiamo quattro Atenei che hanno una offerta formativa diversificata, buona, per carità, però siamo piccoli ed abbiamo cercato con la riforma, per esempio, di mettere insieme una certa visione, che non è solo una borsa di studio, ma è una visione di alta formazione, una visione di dottorati.
L’altro giorno c’era il Presidente Mattarella insieme al Ministro e si parlava proprio di questa visione di alta formazione, voglio dire che si sta concretizzando l’idea dell’Università come campus, dove i ragazzi vogliono vivere, quindi, dal mio modesto punto di vista - questo è un parere, esce dalla risposta- avere declinato tante piccole sedi è stata una scelta di certi anni (1990-2000) che si sta ritorcendo contro, però questa è una mia modesta opinione. Questa questione è chiara, c’era un corso di giurisprudenza che non reggeva più, quindi Macerata lo riporta in sede, non so come possiamo intervenire, ma credo veramente poco. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Zaffiri.

Sandro ZAFFIRI. Grazie Presidente. La storia che ha raccontato l'Assessore la conoscevamo, ma il senso dell’interrogazione non era questo.
Noi abbiamo due difficoltà, la prima è che il territorio viene depauperato di una attività, la seconda è la mobilità dei ragazzi e in una situazione di crisi economica, che vede le famiglie soffrire, avere la possibilità di affrontare meno spese possibili è una risposta.
E' chiaro che noi sappiamo, io e la Consigliera Pergolesi, che in questo contesto la Regione non c'entra niente, ma chiamarsi fuori e dire che non si può lavorare per dare delle risposte al territorio, nemmeno coinvolgendo le istituzioni e gli enti locali, dove la Regione è protagonista per dare una risposta al territorio, è un aspetto importante, perché se ci chiamiamo sempre fuori dicendo: quello non è previsto, quell’altro non è previsto …
Effettivamente la risposta non è questa, Assessore, perché credo nell'importanza di queste strutture nate sul territorio per far risparmiare le famiglie, creare meno mobilità e dare allo stesso tempo una risposta culturale e la possibilità di frequentare dei corsi formativi a livello locale.
Credo che questo fosse lo spirito, sono matematicamente convinto di questa cosa, oggi è semplice chiamarsi fuori, non fare niente, probabilmente la risposta era già prevista in questi termini, ma io ne aspettavo un'altra, mi aspetto che la Regione Marche fosse protagonista insieme agli altri, perché gli altri non sono da meno, non penso che gli enti locali siano sordi, non ho niente per confermare questa cosa. Anche l’ente locale poteva sensibilizzare la Regione rovesciando il problema, ma poteva essere la stessa Regione, come poc'anzi ho evidenziato, idonea a sensibilizzare su questo problema.
Sono fortemente deluso di questa cosa, perché da quanto sembra di capire potrebbe essere una guerra tra poveri ed un altro ente un po’ più bravo, un po' più sensibile potrebbe fare una proposta all'Università per avere quel corso di formazione.
Credo che, perlomeno a livello regionale, si possa e si debba programmare anche la possibilità di verificare queste cose nel territorio per dare una risposta alle popolazioni locali. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatta o meno, la Consigliera Pergolesi.

Romina PERGOLESI. Grazie Presidente. La situazione è abbastanza chiara quanto, secondo me, potenzialmente risolvibile, nel senso che alla fine a farne le spese della chiusura di questa sede distaccata saranno gli iscritti, gli studenti che al momento dell'iscrizione erano ignari dello spostamento del corso dalla sede di Jesi a quella Macerata o eventualmente, se l'accordo andrà avanti, a quella di Civitanova Marche. I ragazzi si sono scritti a Jesi perché probabilmente era il luogo più idoneo da frequentare e a loro non è stato detto che poteva esserci questo dislocamento in altra sede.
Il nostro interessamento come Movimento 5 Stelle è quello di riconoscere il diritto allo studio e di consentire agli studenti, che inizialmente si erano scritti a Jesi, di poter continuare i corsi in sede.
L'Università di Macerata potrebbe in qualche modo ritornare indietro rispetto a quelle che sono le loro convenzioni, o perlomeno dare dei contributi per consentire a questi studenti di raggiungere la nuova sede, che sia Macerata, che sia Civitanova, oppure, visto che siamo nell'epoca in cui si può studiare anche da casa e siccome l’Università di Macerata fa parte del progetto di Università Digitale, prevedere la frequentazione delle elezioni in e-learning in maniera gratuita, cosicché questi studenti possano concludere l'anno accademico in maniera serena e senza avere aggravi di costi, di spostamenti e di problemi anche lavorativi perché in alcuni casi ci sono persone che lavorano.
Se l'Assessore e il Consigliere Zaffiri vorranno cogliere questo mio suggerimento, si potrebbe scrivere sia al Rettore dell’Università di Macerata che al Ministero dell'istruzione, per far sì che questi contributi vengano riconosciuti agli studenti. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Bravi.

Loretta BRAVI. Guardate, io prendo positivamente quest'ultima richiesta della Consigliera, però vorrei aggiungere a quello che ho già detto prima, che resta invariato perché è quella la risposta secca, che a Jesi o altrove non c'è un atteggiamento pilatesco della Regione che si lava le mani, questo, permettetemi la battuta, non lo accetto, sembra che stiamo a guardare la morte di una succursale dell'Università senza colpo ferire, no, Jesi è la sede che io ho scelto da 3 anni e mezzo come accademy aziendale, dialogo con le imprese, tavoli territoriali per la formazione della meccatronica, alta formazione della domotica. Tutte le ditte di Jesi collaborano tantissimo e abbiamo un'incentivazione all'accompagnamento al lavoro, l'apprendistato, il duale, l'ingresso dei ragazzi in azienda, e sinceramente io ho fatto quello che deve fare uno nel mio ruolo, io ho la formazione, ho puntato sulla formazione e sulle filiere produttive.
Lì la filiera è la meccanica, la meccatronica, la domotica, sono un'eccellenza, quindi ho puntato su quello su cui posso anche dare un incentivo economico e aiutare, quindi su Jesi è questa la visione che spetta alla Regione.
Se poi voi mi dite, e chiudo, che possiamo fare qualcosa altro, ditemi voi, io sono qua, sapete che non mi tiro mai dietro ai tavoli. Quindi, se viene il Rettore, gli enti locali, se pensate che dobbiamo convocarli, per carità, però vorrei ricordarvi che ho cercato io il Rettore per avere una risposta e ho cercato io l'Assessore per sapere cosa succedeva a Jesi, è come quando un'azienda chiude, se non viene qua a fare la vertenza non posso andare io a suonare il campanello, vorrei solo dirvi che la modalità è stata per me invalidante, avevo le mani legate, nessuno mi ha detto niente di questa cosa, non ne ha sentito l'esigenza.
Dopodiché, se vogliamo provare, soprattutto la Consigliera Pergolesi ha detto una cosa secondo me importante sul diritto allo studio, potremmo chiamare il Presidente, il Direttore di Erdis e vedere che tipo di sostegno può esserci per questi alunni e studenti. Questo si può fare, però non andiamo ad impegolarci con chi non ha richiesto un nostro giudizio. Grazie.

PRESIDENTE. Dovremmo adesso proseguire con le interrogazioni n. 763 dei Consiglieri Pergolesi, Maggi, Giorgini, Fabbri e n. 764 della Consigliera Leonardi, ma andiamo avanti ed aspettiamo che torni l’Assessore Bora.

Interrogazione n. 769
ad iniziativa del Consigliere Zaffiri
“Situazione Aerdorica SpA”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 769 del Consigliere Zaffiri.
Ha la parola per la risposta l’Assessore Casini.

Anna CASINI. Grazie Presidente. L'interrogazione avente ad oggetto "Situazione Aerdorica S.p.A." ad iniziativa del Consigliere Zaffiri, interroga il Presidente della Giunta regionale per conoscere il motivo di una simile clausola contrattuale nella revisione del contratto, risalente al 2011, tra l'allora Direttore Generale e la Società Aerdorica, chi lo ha sottoscritto per conto della Società Aerdorica, nonché in che modo verrà fronteggiata l'eventuale spesa.
Dalla documentazione pervenuta in merito dall'Amministratore Unico di Aerdorica, risulta che in data 2 maggio 2011 è stato sottoscritto un atto denominato "Accordo per la tutela del Direttore generale" tra l'allora Presidente di Aerdorica S.p.A., e il Direttore generale.
In particolare tale atto prevede che nell'ambito del processo di alienazione delle quote aziendali avviato nel luglio 2009 e a fronte dei mutati scenari che tale processo avrebbe potuto comportare con l'affidamento della gestione al socio entrante, in caso di risoluzione del rapporto di lavoro, fatto salvo il caso di licenziamento per giusta causa, in aggiunta a quanto spettante a titolo d'indennità di fine rapporto per legge e per contratto, sarebbe stata riconosciuta al Direttore generale un'indennità supplementare delle spettanze di fine rapporto di lavoro, individuata in un corrispettivo pari a quaranta mensilità di preavviso aggiuntivo nel caso in cui la risoluzione fosse avvenuta per volere della società nei trentasei mesi successivi, ovvero la risoluzione fosse avvenuta entro dodici mesi dalla data della vendita delle quote per il mutare delle condizioni di ruolo e responsabilità o per divergenze sulle linee della gestione della società.
Risulta altresì che tale atto è stato ratificato dal Consiglio di amministrazione in data 1 giugno 2011.
Dalla disamina della documentazione non è dato individuare motivazioni diverse e ulteriori che avrebbero indotto le parti a tale pattuizione rispetto a quelle riportate dall'Accordo sopra richiamato.
In relazione al contenzioso penale e giuslavoristico attualmente pendente tra Aerdorica S.p.A. e l'ex Direttore generale, la Magistratura stabilirà chi dovrà sostenere, laddove accertata l'esistenza, i relativi oneri.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Zaffiri.

Sandro ZAFFIRI. Grazie Presidente. Purtroppo siamo alle solite, in questa azienda non paga nessuno, però dalla Regione escono i soldi per pagare delle prestazioni. Questo è lo slogan. Anche l'amministratore delegato risponde allo slogan “non paga nessuno”, e vedrò se qualcuno pagherà!
Purtroppo così è, e ancora qui si continua a raccontare cose che non sono vere e rispetto al contenzioso c'è o dovrebbe esserci una trattativa in corso, quindi, io chiedo: se eventualmente si dovesse pagare, chi paga? Questa è la domanda.
Nella risposta viene riferito che non si paga, ma la risposta potrebbe non essere vera, anche perché in quanto ha letto c'è la presunzione che tutto vada bene dato che c'è un contenzioso giudiziario in atto, ma questo accordo non c'entra assolutamente e chi si l'è fatto fare probabilmente aveva una sfera di cristallo tra le mani.
La domanda che ho fatto nell’interrogazione ..., è ovvio, lei ha letto la risposta che le hanno preparato, ma lei deve svolgere il ruolo di Assessore rispetto a una partecipata che ancora oggi è per l’87-89% di proprietà della Regione. Questo è il problema politico, Assessore, se c'è da pagare chi paga? Paga l'amministratore delegato? Paga Aerdorica? O paga la Regione?
Questa è la domanda, alla quale non ho avuto risposta, o lei se la fa mandare oppure risponde che non paga nessuno e poi vedremo cosa succede.
 
PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Casini.
 
Anna CASINI. Scusate, per chiarire. Premesso che nel 2011 lei c’era, io no, quindi non conosco neanche i soggetti e tanto meno ho motivi per non …, detto questo, ho spiegato e non è che io non sappia o che non svolga il ruolo, ma il ruolo dell'Assessore, come ho spiegato prima, si ferma là dove iniziano le questioni tecniche, ed in questo caso penali.
Come voi sapete c’è un processo penale aperto, come voi sapete in questo momento dobbiamo chiudere la parte fallimentare e c’è il giudice fallimentare con i suoi due commissari che hanno contezza piena di quello che sta succedendo, sarà la Magistratura, che tanto spesso invocate, che deciderà chi dovrà pagare.
Dopodiché, una volta che sarà stabilito chi dovrà pagare, credo che se la Regione sarà chiamata a farlo risponderà nei dovuti modi, sempre tramite avvocati, perché questa non è una cosa politica, di politico qui non c'è assolutamente nulla, perché io non sono Assessore all'Aerdorica, l’Aerdorica ha un amministratore delegato, in questo momento c’è una procedura fallimentare che deve essere ancora chiusa, ci sono due commissari nominati dalla Procura, che hanno fatto da giudice fallimentare, che hanno fatto ogni passo insieme ad Aerdorica, credo che da questo punto di vista la Regione non possa che essere, non dico tranquilla, perché di dubbi ne ho anche io, ma certa che la verità verrà fuori visto che ci sono due indagini, non una, e siccome credo nella Magistratura, sono sicura che sia quella ordinaria che quella penale facciano il proprio lavoro.
 
Interrogazione n. 782
ad iniziativa del Consigliere Biancani
“Soppressione di tutti i treni Frecciabianca e loro conversione in Frecciarossa, Frecciargento e Intercity”
(Svolgimento)
 
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 782 del Consigliere Biancani.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Sciapichetti.
 
Angelo SCIAPICHETTI. Grazie Presidente. Grazie all’interrogante perché mi dà la possibilità di fare il punto su una questione che è stata oggetto di diversi articoli di stampa e anche di un incontro che ho fatto appositamente, perché richiesto, con il comitato dei pendolari e in quel confronto alcune cose sono state affrontate, l'interrogazione entra più dettagliatamente nel merito delle questioni, e quindi ringrazio.
Principalmente le questioni sono due, la validità della Carta tutto treno e il discorso della soppressione e sostituzione dei Frecciabianca con altri tipi di servizi.
Non appena avuta questa notizia ho avuto diversi incontri sia con il Direttore regionale - voglio chiarire che, come sapete, queste sono tratte dove il contratto di servizio con Trenitalia e la Regione Marche nulla c'entra perché sono servizi a livello nazionale - che con i dirigenti nazionali di Trenitalia, che con l'amministratore delegato che è venuto ad Ancona a consegnarci il treno, ripeto sono due questioni che sono oggetto di discussione e che ci riguardano da vicino.
Relativamente alla Carta tutto treno si è detto che si farà di tutto nell'anno in corso per renderla valida anche perché l’abbiamo emessa e, come l’interrogazione giustamente dice, come Regione abbiamo messo dei soldi per i pendolari. Quindi, per l'anno in corso, appena possibile, la Carta tutto treno continuerà ad avere il valore che ha, per l'anno prossimo ci sarà da discutere prima di emetterla e capire quali dovranno essere i servizi che con la Carta tutto treno riusciremo a dare. Dividiamo il discorso in due fasi, nell'anno in corso il prima possibile dovremmo avere il riconoscimento del servizio, così com’era all'inizio d'anno, per l'anno prossimo dovremmo rivederlo.
Per quanto riguarda invece la questione dei Frecciabianca, delle varie Frecce e dei vari servizi relativamente anche alle fermate, Trenitalia ad oggi non ha preso nessuna decisione, non ci ha portato a conoscenza di nessuna variazione, c'è l'impegno da parte dei dirigenti di informarci tempestivamente, con anticipo, qualora ci dovessero essere variazioni. Anche qui abbiamo una assicurazione massima e per quanto riguarda gli orari e le fermate non dovrebbero, esserci uso il condizionale, variazioni sostanziali.
Questo è quanto ad oggi posso dire in merito, ovviamente c'è l'impegno da parte dell'Assessorato a seguire con grande attenzione quello che succederà, perché ci rendiamo conto che il problema interessa migliaia di pendolari che ogni giorno salgono sui treni lungo le tratte marchigiane. Grazie.
 
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Biancani.
 
Andrea BIANCANI. Grazie Presidente. Voglio ringraziare l'Assessore Sciapichetti per l'interessamento immediato rispetto a questa problematica, che avevano sottolineato alcuni pendolari, che addirittura si sono costituiti in un comitato, che l’Assessore ha incontrato. Quello che interessa è che le persone che hanno fatto la Carta tutto treno siano messe nelle condizioni di avere gli stessi servizi di prima.
Quindi, se ho capito bene, entro fine marzo si dovrebbe definire con Trenitalia la possibilità di utilizzare il Frecciarossa che è stato sostituito dal Frecciabianca, anche perché le fermate sono le stesse, è cambiato solo il colore del treno, ma non il tipo di servizio.
Possiamo, quindi, tranquillizzare i pendolari dicendo loro che per il 2019 i servizi offerti ad inizio anno, appena possibile, verranno mantenuti per tutto l'anno.
E' vero che il contratto di servizio non viene definito direttamente dalla Regione, ma comunque la Regione è un interlocutore credibile, importante e privilegiato per Trenitalia, per cui quello che le raccomando è di tenere in considerazione il fatto che lo spostamento attraverso il treno, soprattutto lungo la linea adriatica, è fondamentale per ridurre l'utilizzo dell'auto propria e per fare in modo che le persone per andare al lavoro utilizzino questo mezzo, quindi la ringrazio, se mi può fare la cortesia, appena ha la risposta di Trenitalia, di farmela avere in maniera tale da poterla comunicare, come sa sia io che il Presidente Ceriscioli siamo due pendolari e ogni mattina veniamo tartassati, nel senso positivo del termine, dalle persone che vengono a lavorare che ci chiedono se ci sono variazioni. Mi farebbe piacere saperlo per potere poi informare i cittadini marchigiani delle attività che lei sta portando avanti. Grazie.
 
Interrogazione n. 785
ad iniziativa del Consigliere Fabbri
“Ricorso per illegittimità costituzionale della legge regionale n. 46/2018: verifica danno erariale”
(Svolgimento)
 
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 785 del Consigliere Fabbri.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Sciapichetti.
 
Angelo SCIAPICHETTI. Grazie Presidente. Leggo la risposta che ha preparato l’Assessore Pieroni che si è dovuto assentare.
In merito alla interrogazione in oggetto si rappresenta che la legge regionale 7 novembre 2018, n. 44 "Modifiche alla legge regionale 5 gennaio 1995, n. 7 "Norme per la protezione della fauna selvatica e per la tutela dell'equilibrio ambientale e disciplina dell'attività venatoria" e disposizioni urgenti sulla pianificazione faunistico-venatoria" e la legge regionale 12 dicembre 2018, n. 46 "Modifiche urgenti alla legge regionale 7 novembre 2018, n. 44 "Modifiche alla legge regionale 5 gennaio 1995, n. 7 'Norme per la protezione della fauna selvatica e per la tutela dell'equilibrio ambientale e disciplina dell'attività venatoria' e disposizioni urgenti sulla pianificazione faunistico-venatoria", sono leggi di iniziativa consiliare e non proposte dalla Giunta regionale.
La materia posta dal Consigliere Fabbri ha delle caratteristiche di inequivocabile carattere giuridico e non tecniche che investono direttamente la PF caccia e pesca.
Le note ministeriali ricevute hanno avuto risposta tecnica, mentre rispetto alla notifica del ricorso avvenuta l'11 febbraio u.s. l'ente ha 60 giorni per costituirsi.
Considerato quindi che la procedura è ancora in itinere, e che la questione è di natura giuridica, si potrà, a conclusione, verificare con il supporto del Comitato tecnico consultivo per la legislazione, la sussistenza di un eventuale danno erariale.
In merito al Piano faunistico, si rappresenta che la Ditta aggiudicataria ha sottoscritto il contratto il 6 dicembre scorso ed è stato attivato l'avvio d'urgenza in data 28 novembre scorso, ai sensi dell'articolo 32, comma 8 del codice degli appalti.
Sono stati trasferiti alla ditta i dati relativi alla pianificazione faunistico venatoria sulla base delle tabelle di richiesta predisposte dalla ditta stessa. In data 28 dicembre scorso è stata sottoscritto il contratto per la procedura di Vas. I contatti con la Ditta e le parti sono costanti.
Questo è quanto l’Assessore Pieroni aveva scritto. Grazie.
 
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Fabbri.
 
Piergiorgio FABBRI. Grazie Presidente. Non sono soddisfatto dal punto di vista tecnico e soprattutto dal punto di vista politico. Questa interrogazione era un question time che ho presentato la scorsa seduta ed era stata rinviata perché l’Assessore Pieroni non era presente, anche se durante la seduta abbiamo visto che è comparso più volte.
Oggi che doveva essere discussa, l’Assessore Pieroni di nuovo è uccel di bosco, come si dice, dato che parliamo di caccia. Questo perché è in gravissima difficoltà sia tecnica che politica, e lo è perché il calendario venatorio che, con tante deroghe rispetto alle richieste dell'Ispra, ogni anno approvate, il 22 ottobre è stato oggetto di un'ordinanza del Consiglio di Stato che ha accolto il ricorso ed ha vietato la caccia nelle aree Rete Natura 2000. Questo il 22 ottobre.
Immediatamente vi siete attivati per mettere la pezza e consentire ai cacciatori di cacciare e quindi il 7 novembre avete fatto la legge 44 che il 21 dicembre è stata impugnata, poi di corsa avete fatto la legge 46 del 12 dicembre 2018 che il 7 febbraio è stata di nuovo impugnata.
Questo giochino, che abbiamo già svelato in Aula, serviva soltanto per rimandare la palla al di là della rete e consentire nell'interregno ai cacciatori di andare a cacciare all'interno delle Aree Natura 2000.
Il vero problema politico è che così, in barba alle sentenze di altri organi istituzionali, avete forzato la mano, non riuscendo a chiudere il peccato originale, che è l'impugnazione del calendario venatorio per la mancanza del piano faunistico venatorio regionale, ancora oggi non avete dato risposta sui tempi entro i quali sarà pronto e finché non ci sarà non si potrà uscire da questo circolo vizioso.
Tentate di andare continuamente in deroga, facendo fare brutta figura alla Regione stessa perché l'ultima volta, nella legge n. 46, avete messo come allegato il calendario venatorio e, ai sensi dell'articolo 11 della Costituzione, questo non può essere fatto in quanto il calendario venatorio non può essere emanato per legge, ma con un atto amministrativo. Anche tecnicamente avete fatto fare brutta figura alla Regione.
In tutto questo, ci sono tante persone che lavorano (avvocati, uffici, eccetera), quindi a mio avviso è plausibile chiedersi se esiste un danno erariale a tutto ciò per cui ritengo che su questa cosa, vergognosamente, non sia stata data una risposta adeguata dal punto di vista tecnico né dal punto di vista normativo.
 
Mozione n. 383
ad iniziativa della Consigliera Leonardi
“Utilizzo del ‘Taser’ per la difesa degli Agenti di Polizia Municipale - previsione nel regolamento applicativo della legge regionale n. 1/2014” (ritirata dalla proponente)
 
Mozione n. 477
ad iniziativa della Consigliera Leonardi
“Sostegno alla formazione degli Agenti di Polizia Municipale per l’autodifesa e al riconoscimento di maggiori garanzie del loro status giuridico”
(Discussione e votazione)
 
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca le mozioni n. 383 (ritirata) e n. 477, entrambe della Consigliera Leonardi.
Ha la parola, per l'illustrazione della mozione n. 477, la Consigliera Leonardi.
 
Elena LEONARDI. Grazie Presidente. Questa mozione ha una lunga gestazione rispetto anche all'ultima stesura, nasce infatti quasi un anno fa, nel giugno dell'anno scorso, da alcune osservazioni a carattere nazionale in merito ad alcuni episodi di aggressioni ai danni di Agenti delle forze dell'ordine e dalla volontà espressa dal capo della Polizia, Gabrielli, di dotare le forze dell'ordine in via anche sperimentale del Taser.
Poiché vengo da un'esperienza personale, diretta, nell'ambito dell'amministrazione comunale e nella gestione della Polizia municipale. Essendo stata Assessore nel mio Comune a questo ramo, essendo passata anche per l'armamento del nostro corpo, secondo le possibilità di legge, sono partita dal ragionamento per cui, purtroppo, anche nei confronti della Polizia municipale, oltre che delle varie forze dell'ordine, stiamo assistendo a una serie di preoccupanti situazioni, anche di aggressione.
Ne cito solo alcune, c’è stata l’aggressione ad Ancona, in pieno centro, di alcuni agenti, ci sono state delle aggressioni a Civitanova Marche, ricordo anche che, in alcune operazioni di sequestro di merce illegale e contraffatta nel lungomare del mio paese, diversi anni fa, ci furono anche delle reazioni violente nei confronti degli Agenti della Polizia municipale. Da questo ragionamento nasce la volontà di aiutare, di intervenire maggiormente, per la sicurezza degli Agenti della Polizia municipale.
La nostra Polizia municipale è regolata dalla legge regionale n. 1 del 2014, che prevede che, per l'esercizio delle funzioni della Polizia locale, i Comuni si dotino di un proprio regolamento che ne disciplini l'organizzazione ed il funzionamento. Questo regolamento, come afferma l'articolo 11, comma 7, può prevedere che gli operatori di Polizia locale siano dotati di armi per la difesa personale, nonché di altri presidi tattici sempre finalizzati alla difesa personale, in conformità con la normativa statale. Ho fatto l'esempio del Comune di Porto Recanati in cui gli Agenti sono stati dotati dell'arma da fuoco.
Ho citato questi casi, purtroppo, anche recenti, di aggressioni che sono avvenute ad Agenti della Polizia locale, ad ottobre 2018 in corso Garibaldi ad Ancona, a novembre 2017 a Civitanova Marche, ma ce ne sono, purtroppo, anche altre e succedono sempre con maggiore frequenza, anche perché gli Agenti di Polizia locale spesso si trovano a dover intervenire in situazioni di tensione e di pericolo per la vicinanza e per la presenza nei vari quartieri e magari sopraggiungano prima delle forze dell'ordine.
Avevo citato in un'ottica di difesa della Polizia municipale l'utilizzo dei Taser che poi con una legge nazionale recentissima, del 2018, sono stati dati in dotazione sperimentale anche alla Polizia locale, solo in alcune realtà più popolose, nelle città con più di 100 mila abitanti.
Per precisione voglio ricordare che queste sono scelte che opera la singola amministrazione locale, anche perché abbiamo i corpi di Polizia locale che si trovano a fronteggiare situazioni con i più disparati strumenti: dispositivi di sicurezza personale, casco, distanziatore rispetto ai presidi, spray urticante, fino alle vere e proprie armi da fuoco, come nel caso di Porto Recanati, perché, come ho ricordato, è una previsione della nostra legge che le Amministrazioni si dotino di un regolamento che possa anche prevedere l’utilizzo delle armi da fuoco.
Partendo da questo principio, quello della tutela degli Agenti di Polizia locale, e da una serie di aggiornamenti che sono intervenuti rispetto alla mia prima mozione - ricordo che è nata a giugno dell'anno scorso quando non c'era la legge nazionale ed il Taser non era ancora stato, successivamente ad alcune sentenze, definito come un'arma propria - sono rimasta nel contesto di come la Regione può intervenire per aiutare ed ampliare la tutela dei nostri Agenti.
La Regione si occupa della formazione del personale dei vari corpi delle polizie locali e quindi, con questa mozione chiedo, una delle richieste, di poter destinare una parte dei finanziamenti per la formazione anche al discorso della difesa e dell'autodifesa dei nostri Agenti che, ho riportato alcuni esempi, si trovano spesso a fronteggiare delle situazioni che vanno ben al di là del rispetto dei singoli regolamenti comunali.
Spesso, nel corso di questi 3 anni sono intervenuta con degli emendamenti al bilancio, cercando di implementare la quota destinata alla formazione, partendo dal primo anno, il 2015, quando sono entrata in questo Consiglio, quando queste risorse erano quasi azzerate.
L'attenzione che la Regione deve porre a questo strumento importante per la salvaguardia e la tutela delle popolazioni può e deve anche confrontarsi con le modifiche a cui oggi la nostra società va in corso. Anche considerando gli allarmi legati alla possibile presenza terroristica, che spesso c'è stata in alcune realtà, abbiamo anche avuto una serie di normative, (dopo alcuni attentati che ci sono stati in altre nazioni europee, a cui le nostre Amministrazioni hanno sottostato), ad esempio per bloccare gli accessi a manifestazioni pubbliche, quindi, abbiamo visto i blocchi di cemento, i new jersey posizionati a ridosso di mercati, mercatini, processioni anche del Patrono, perché il pericolo di attacchi terroristici è giustamente valutato e sentito anche nel nostro territorio.
Poiché alla Polizia locale va il compito di presidiare il territorio in cui è allocato, reputo che la formazione, anche sul discorso dell'autodifesa, insieme a quelle che sono le disposizioni normative nazionali, possa andare.
Un secondo punto che inserisco in questa mozione è quello di sostenere a livello nazionale maggiori garanzie nel riconoscimento dello status giuridico della Polizia locale per vedere riconosciute maggiori tutele e più chiare prerogative. Su questo siamo stati anche a livello governativo bacchettati o tirati per la giacchetta dalla stessa Unione europea, che ha audito una delegazione di rappresentanti dei corpi della Polizia locale, che denunciava queste disparità giuridiche di trattamento e di conformazione rispetto all'autorità di polizia che ha un carattere a livello nazionale e non locale, come la Polizia municipale. L'Unione europea ha trasmesso alle autorità italiane una comunicazione per chiedere di porre rimedio alla discrepanza di trattamento che attualmente esiste tra le forze dell'ordine nel nostro Paese, tra quelle a carattere locale, come le polizie municipali, le polizie locali, e quelle a carattere nazionale.
Nel range delle possibilità che l'amministrazione regionale ha e convinta che gli Agenti di Polizia locale devono non solo essere posti nelle condizioni migliori e più sicure per operare, ma essere aiutati in questo percorso per il riconoscimento dello status giuridico, mi auguro che questa mozione possa trovare l’accoglimento dell'Aula.

Presidenza del Presidente
Antonio Mastrovincenzo
  
PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Cesetti.
 
Fabrizio CESETTI. La Legge 7 marzo 1986 n. 65 recante "Legge quadro sull'ordinamento della Polizia Municipale", all'articolo 6 prevede che le Regioni provvedono con legge regionale a disciplinare le caratteristiche dei mezzi e degli strumenti operativi in dotazione ai Corpi o ai servizi, fatto salvo quanto stabilito dall'articolo 5, ovvero che gli addetti al servizio di polizia municipale ai quali è conferita la qualità di agente di pubblica sicurezza portano, senza licenza, le armi, di cui possono essere dotati in relazione al tipo di servizio nei termini e nelle modalità previsti dai rispettivi regolamenti, anche fuori dal servizio, purché nell'ambito territoriale dell'ente di appartenenza e nei casi di cui all'articolo 4. Tali modalità e casi sono stabiliti, in via generale, con apposito regolamento approvato con decreto del Ministro dell'interno, sentita l'Associazione nazionale dei Comuni d'Italia. Detto regolamento stabilisce anche la tipologia, il numero delle armi in dotazione e l'accesso ai poligoni di tiro per l'addestramento al loro uso.
Dunque la Regione Marche può, con proprio regolamento, disciplinare esclusivamente le caratteristiche dei contrassegni e degli accessori, nonché dei veicoli e dei mezzi operativi in dotazione.
Il Regolamento regionale prevede che gli appartenenti ai corpi e servizi di polizia locale devono essere dotati di strumenti di autotutela che non siano classificati come armi, nel rispetto del D.Lgs. n. 81/2008, per tutti quei servizi che li espongono a rischi e pericoli per l'incolumità personale.
Le linee guida tecnico-operative per l'avvio della sperimentazione della pistola elettrica denominata "Taser modello X2" emanate dal Ministero dell'interno in data 28 febbraio 2018, descrivono tale strumento come arma propria, secondo la qualificazione giuridica offerta dalla vigente normativa in materia di armi, che fa uso di impulsi elettrici con proiezione a corto raggio di due dardi, che rimangono collegati all'arma per mezzo di fili conduttori, per inibire le funzioni motorie ed impedire, per contrazione muscolare al soggetto attinto, ulteriori movimenti.
L'arma denominata “Taser modello X2”, continua detto documento, è impiegata dall'operatore di polizia nei servizi di istituto ed il suo utilizzo è perciò consentito esclusivamente nei casi previsti dalla vigente normativa per l'uso delle armi. L'utilizzo dell'arma in argomento è alternativo a quello dell'arma da fuoco, nei casi in cui sia necessario immobilizzare temporaneamente il soggetto.
In considerazione di tutto quanto premesso, la Regione Marche può esclusivamente regolamentare strumenti di autotutela in dotazione alla polizia locale che non siano classificati come armi, mentre il “Taser” è considerato arma propria, pertanto esso non può essere introdotto nell'allegato B di cui al Regolamento regionale quale strumento di autotutela in dotazione alle polizie locali dei Comuni marchigiani.
Lo cito perché nella premessa della mozione n. 477 la Consigliera Leonardi ricorda l’utilizzo del Taser, al penultimo capoverso, quindi considerato che è stata ritirata l’altra mozione, che però era abbinata, e considerando che viene richiamato tale strumento, corre l’obbligo di evidenziare questi aspetti.
Tale scelta rimane in capo, dunque, ai Comuni attraverso l'adozione di propri regolamenti, come previsto dalla n. 65/1986.
Concludendo, la legge n. 132 dicembre 2018, in riferimento alla sperimentazione di armi ad impulsi elettrici da parte delle polizie municipali, all'articolo 19 prevede che solo i Comuni capoluogo di provincia, nonché quelli con oltre 100.000 abitanti possono adottare tale strumento, quale dotazione di reparto, in via sperimentale per il periodo di sei mesi con proprio regolamento comunale emanato in conformità alle linee generali adottate in materia di formazione del personale e di tutela della salute, con accordo sancito in sede di Conferenza Unificata. Al termine del periodo di sperimentazione, i Comuni, con proprio regolamento, possono deliberare di assegnare in dotazione effettiva di reparto l'arma comune ad impulsi elettrici positivamente sperimentata. Ripeto, ho citato, ed a questo punto ho finito, le ragioni per cui in relazione alla mozione che è stata ritirata avremmo votato contro.
II ruolo delle Regione è relegato solamente alla possibilità di destinare risorse per la sperimentazione nei propri comuni e per la formazione del personale, come previsto dal comma 4 articolo 19 della legge n. 132/2018.
Relativamente ai corsi per la sicurezza personale degli operatori di polizia locale, si fa presente che già nel corso degli anni sono state svolte più edizioni di corsi di tecniche di autodifesa con sede nelle città di Ancona, Macerata e Senigallia presso il XIV reparto mobile della Polizia di Stato e per l'anno 2019 sono in programma analoghi corsi.
Per il 2019 sono previsti a bilancio 41.168 euro per la formazione del personale della Polizia locale marchigiana. Inoltre è stata avanzata una richiesta di un ulteriore stanziamento di bilancio di 40.000 euro ad integrazione.
Questa la nota in risposta a quelle coordinate mozioni di cui una è stata ritirata.
Voglio aggiungere, l’ho detto anche l’altra volta, che credo che noi molto abbiamo fatto in questa direzione, consapevoli come siamo, l’ho ricordato in occasione della festa della Polizia Locale, che il corpo di Polizia locale sia strategico per la prevenzione, per la sicurezza dei territori, perché prevenzione e sicurezza non sono soltanto ordine pubblico in relazione al quale svolgono e possono svolgere funzioni importanti, oltre alla Polizia municipale, parlo anche di Polizia provinciale, ma prevenzione e sicurezza è anche la prevenzione ambientale, dei reati ambientali, ad esempio nella caccia e in tutte quelle attività spesso fondamentali che sono presidi di prevenzione e di sicurezza.
Credo che molto abbiamo fatto, penso, ad esempio, a quando con legge regionale abbiamo riallocato la Polizia provinciale presso le Province e questo ha consentito di poter mantenere i corpi, quindi le divise, gli armamenti, le funzioni, perché sappiamo che il personale regionale in alcune limitate materie può avere compiti, ad esempio, di polizia giudiziaria e questi compiti possono essere assunti dalla Polizia provinciale quando è nell’esercizio delle proprie funzioni o lo stesso dalla Polizia Municipale, che dire delle convenzioni che andiamo a stipulare con le Province che ci costano qualche milione di euro ad anno, per disciplinare l’esercizio delle funzioni. Sono risorse che comunque destiniamo in quella direzione.
Da ultimo mi sono sempre impegnato come delega alla sicurezza, ad esempio, per il riconoscimento delle prerogative economiche e giuridiche dei corpi di Polizia municipale, questo deve avvenire a livello nazionale, c’è un dibattito e c’è tra l’altro un’importante proposta di legge anche di Fratelli d’Italia, presentata alla Camera dei Deputati.
Da ultimo, ripeto, e termino, l’attività di formazione è fatta ed ho annunciato in quest’Aula ed anche alla festa della Polizia che ho già dato mandato agli uffici di rivedere la nostra legislazione perché uno dei miei obiettivi, e su questo la Consigliera Leonardi credo possa essere d’accordo, è quello di pervenire ad un concorso-corso unico regionale, lo chiamo così perché il corso attiene proprio alla formazione ed all’attività di autodifesa, per il reclutamento del corpo di Polizia locale, questo qualificherebbe ancora di più il corpo, lo renderebbe più sicuro, meglio addestrato. Credo che si possa fare e ci stiamo lavorando, è stato fatto in Emilia-Romagna recentemente, penso che si possa fare nelle Marche.
Per concludere, molto è stato fatto, quindi in definitiva, dal mio punto di vista, Consigliera Leonardi, questa mozione così come rimodulata può essere accolta, purché si dia atto delle positive iniziative assunte da questa Giunta, questo me lo deve concedere, il resto ci sta tutto.
Propongo di votarla favorevolmente purché si aggiunga - ne parlavo anche con il mio capogruppo, penso che lei possa essere d’accordo - dopo le parole “quando sin qui riportato” il punto “dato atto delle positive iniziative assunte dalla Giunta regionale per quanto riguarda i Corpi di Polizia Locale”, è generale, tra queste positive iniziative assunte ovviamente c’è quella della riallocazione dei corpi, c’è quella delle convenzioni, di cui ho parlato prima, c'è l’attività di formazione che facciamo, anche le celebrazioni di queste giornate con tutto il dibattito che ne consegue.
Credo che questa richiesta possa essere accolta e quindi la mozione potrà essere votata favorevolmente.
 
PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Leonardi.
 
Elena LEONARDI. Grazie, Presidente. Ringrazio l'Assessore per quanto ha detto, quindi, la volontà anche di sostenere ..., ci tengo a ribadire che, come ho spiegato, questo percorso non nasce con un intento critico nei confronti dell'amministrazione, ma parte da un'esperienza personale diretta nella gestione della Polizia locale e da considerazioni a carattere anche nazionale sulla crescente pericolosità in cui si trovano spesso gli Agenti delle Polizie locali.
Sono disponibile ad emendare a questo punto, visto che tecnicamente la mozione diversamente non può essere modificata, quindi la emendo con la richiesta fatta dal capogruppo PD e dall'Assessore Cesetti, integrando il testo con quanto richiesto: “dato atto di quanto fatto sin ora dall’amministrazione”, il testo lo scrivo e ringrazio per il sostegno ed il voto favorevole, ringrazio soprattutto per questa ulteriore integrazione di fondi che ha annunciato l'Assessore in questa sede.
 
PRESIDENTE. In attesa dell’emendamento propongo di continuare con gli altri punti all'ordine del giorno e poi tornare, se la Consigliera Leonardi è d’accordo, alla votazione della mozione.
 
Mozione n. 438
ad iniziativa del Consigliere Marconi
“Gestione rotatorie di proprietà dell’Anas situate in aree urbane”
(Discussione e votazione)
 
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la mozione n. 438 del Consigliere Marconi, che ha la parola per illustrarla.
 
Luca MARCONI. Grazie Presidente. Penso che possiamo votarla tutti, senza neanche fare grande discussione e guadagnare un po' di tempo, è semplicemente una richiesta che mi auguro la Vicepresidente possa rappresentare nelle sedi opportune, perché i Comuni incontrano un problema pratico molto semplice.
Abbiamo individuato in questa mozione le rotatorie in area urbana, c'è una legge nazionale che prevede che le rotatorie dell’Anas non siano occupate in nessun modo per ragioni di sicurezza, di viabilità e altro, ormai le immissioni ed il transito avvengono a velocità bassissima, in aree urbane abbiamo queste piccole foreste che nessuno gestisce, piene di vegetazione, abbandonate, spesso anche con rifiuti, non vengono in nessun modo considerate, darle in gestione, per qualche attività pubblicitaria, ai Comuni, che ne possono fare chiaramente un uso più appropriato, penso che sia il minimo che si possa tentare di fare con l’Anas.
Mi auguro che per questo non ci sia bisogno di modificare nessuna legge costituzionale.
 
PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Casini.
 
Anna CASINI. Do qualche elemento di giudizio, nel senso che sono d'accordo. Con il Consigliere Marconi avevo parlato già altre volte di questa problematica che, in buona sostanza, vede interessate nelle aree urbane le rotatorie di proprietà dell'Anas, perché il problema è con l'Anas che non dà l'autorizzazione ai Comuni di utilizzarle e di fare la dovuta manutenzione, per cui a volte queste rotatorie secondo i Comuni non sono ben tenute come farebbero loro.
Nulla vieta al Comune di chiedere ad Anas di provvedere in modo adeguato alla manutenzione, quindi, a mio avviso, parere favorevole lo possiamo dare rispetto al fatto che il Comune non ha nessun impedimento a procedere all'affidamento da parte di Anas delle rotatorie, mentre è vietato mettere dei cartelli pubblicitari. Lo dico sin da subito, è vietato dal codice della strada mettere cartelli pubblicitari sulle rotatorie dell'Anas, per il resto il Comune può liberamente determinarsi insieme all'Anas, lei sa che ne abbiamo parlato altre volte, è una questione che riguarda i due enti, la Regione non ha competenze.
 
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Marconi.
 
Luca MARCONI. Ringrazio l'Assessore, non era in effetti un’interrogazione, ho visto se la mozione, Assessore, poteva essere modificata, ma siccome noi chiediamo che vengano adottati i necessari provvedimenti per poter procedere all'affidamento delle rotatorie in gestione dei Comuni richiedenti, rimaniamo sul generico, poi se le condizioni di affidamento non possono riguardare la dimensione pubblicitaria, sarà l'Anas che confermerà questo oppure dirà: “Cambiamo la legge e diamo anche gli affidamenti”. La scelta a loro, l’importate è trasmettere la mozione in questi termini. Grazie.
 
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione.
Mozione n. 438. La pongo in votazione.
 
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
 
Mozione n. 477
ad iniziativa della Consigliera Leonardi
“Sostegno alla formazione degli Agenti di Polizia Municipale per l’autodifesa e al riconoscimento di maggiori garanzie del loro status giuridico”

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione della mozione n. 477.
Do lettura dell’emendamento a firma della Consigliera Leonardi rispetto alla mozione n. 477 “Nel preambolo dopo le parole ‘per quanto sin qui riportato’ sono inserite le seguenti ‘e dato atto delle positive iniziative assunte dalla Giunta regionale per quanto riguarda i Corpi di Polizia Locale’”.
Emendamento 447/1. Lo pongo in votazione.
 
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
 
Mozione n. 477, così come emendata. La pongo in votazione.
 
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
 
Mozione n. 461
ad iniziativa dei Consiglieri Rapa, Mastrovincenzo
“Impedire il declassamento della Questura di Ancona”
(Discussione e votazione)
 
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la mozione n. 461 dei Consiglieri Rapa, Mastrovincenzo.
Ha la parola, per l'illustrazione, il Consigliere Rapa.
 
Boris RAPA. Grazie Presidente. Con il Presidente Mastrovincenzo abbiamo presentato questa mozione perchè in base al piano di riassetto delle Questure e dei Commissariati, presentato nel settembre 2018, il territorio di Ancona viene considerato meno pericoloso rispetto ad altre realtà, quindi la Questura viene declassata in terza fascia, il che comporterà una riduzione di mezzi e di personale.
Un provvedimento del genere sarebbe particolarmente dannoso per la Questura di Ancona e per il territorio, la cui pianta organica è ferma dal 1989, con un'età media del personale di 48 anni, a far fronte all'aumento di crimini, come la violenza sulle donne, il falso in bilancio e le truffe informatiche, per non parlare dei rischi di penetrazione della criminalità organizzata.
Se consideriamo poi che il territorio di Ancona, a differenza di altre Questure, presenta delle specificità proprie come il porto e l'aeroporto, in cui transitano milioni di passeggeri, ci troviamo di fronte a una situazione in cui gli effettivi e i mezzi a disposizione della Questura andrebbero non diminuiti, ma aumentati.
Per questo riteniamo opportuno che la Giunta prenda una posizione unica e chiara contro il provvedimento e metta in atto tutte le azioni ritenute opportune presso il Ministero dell'interno per preservare la sicurezza e l'interesse dei marchigiani, impedendo con tutto ciò il declassamento della Questura di Ancona.
 
PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Cesetti.
 
Fabrizio CESETTI. Consegno agli atti un esame sulla situazione in generale della criminalità nella nostra regione (Allegato A), è un esame non molto approfondito perché non disponiamo di elementi, magari l’utilizzerò anche in sede di Consulta per la legalità, di questo vi risparmio la lettura per ragioni di tempo.
Sulla mozione dico semplicemente che ci si deve ricordare che la Questura di Ancona è sede della Questura capoluogo di Regione, di Squadra Mobile e Digos distrettuale, con tutte le specialità della Polizia di Stato presenti sul territorio, con un reparto mobile della Polizia di Stato intervenuto su tutte le principali calamità naturali e non del territorio italiano ed è sede anche degli stabilimenti e centro raccolta armi di Senigallia, unico a livello nazionale.
Pertanto non può essere declassata, implicazione indiretta di tale improbabile declassamento è nel medio periodo una diminuzione di risorse sia umane che strumentali con una conseguente riduzione dei livelli di sicurezza sia nella città di Ancona che in tutta la provincia, aggravata dal fatto che i quattro Commissariati: Fabriano, Osimo, Senigallia e Jesi già adesso soffrono per le lacune negli organici, così come la Questura, e giornalmente non riescono a mettere in strada una volante del 113 su tutti i quadranti.
Oggi tutti i capoluoghi di Regione sono sedi dirette dalla massima qualifica apicale della Polizia di Stato: il Dirigente generale. Il declassamento comporta da quanto sopra descritto una ripercussione diretta anche su tutta la regione, visto che la Questura di Ancona funge, in ambito info-investigativo, da capo maglia per le attività riconducibili alla criminalità organizzata e alla lotta contro il terrorismo.
Concretamente, dunque, sarebbe un segnale di indebolimento forte tale da spingere le nascenti infiltrazioni criminali ad operare con minore controllo e con maggiore sicurezza essendo l'apparato centrale declassato.
Ovviamente voterò ed invito a votare favorevolmente la mozione proposta dal Consigliere Rapa.
 
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Zaffiri.
 
Sandro ZAFFIRI. Grazie Presidente. Sono un po’ disorientato da questa mozione, perché quando le cose purtroppo non rispondano al vero ci si arrampica sugli specchi, come dice un vecchio detto sempre valido.
I dati sono diametralmente opposti perché arriveranno 18 nuovi agenti nella provincia di Ancona, altro che smembramento della Questura di Ancona!
C'è un problema di riorganizzazione che potrebbe interessare le figure apicali della Polizia, perché sapete che non è possibile aumentare in base alle leggi le qualifiche, è un problema prettamente organizzativo all'interno della dirigenza generale del Ministero che non ha nulla a che fare con il depotenziamento della struttura perché il Ministro sta rispondendo, nel caso del territorio di Ancona, con le assunzioni, come sapete, rispetto anche ad un contesto nazionale, che qui non ci interessa.
Si parla di 18 nuovi agenti, ecco perché sono confuso dalla mozione, anzi, se volete, giocate questo numero al Lotto, forse vi porterà fortuna.
 
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione.
Mozione n. 461. La pongo in votazione.
 
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
 
Mozione n. 463
ad iniziativa del Consigliere Minardi
“Adozione di indirizzi attuativi da parte della Regione al fine di uniformare gli atti di competenza comunale al fine di rilasciare la proroga delle concessioni demaniali marittime sino al 31 dicembre 2033”
 
Mozione n. 465
ad iniziativa della Consigliera Leonardi
“Estensione della durata delle concessioni dei beni demaniali marittimi e funzione di coordinamento della Regione”
 
Interrogazione n. 771
ad iniziativa del Consigliere Biancani
“Direttive regionali per proroga concessioni demaniali al 31/12/2033”
 
Interrogazione n. 786
a iniziativa del Consigliere Giancarli
“Prospettive economiche e giuridiche delle imprese di servizi ricettivi e ricreativi legati alla balneazione”
(abbinate)
(Discussione)
 
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la mozione n. 463 del Consigliere Minardi, la mozione n. 465 della Consigliera Leonardi e le interrogazioni n. 771 del Consigliere Biancani e n. 786 del Consigliere Giancarli, abbinate.
Ha la parola l’Assessore Pieroni.
 
Moreno PIERONI. Grazie Presidente. Grazie a coloro che hanno presentato sia le interrogazioni che le mozioni.
Credo che sia un argomento di grande attualità in quanto nella Finanziaria, nel mese di dicembre, è stata inserita anche la proroga di 30 anni delle concessioni balneari. Dovevano poi seguire degli atti e degli accordi Stato-Regioni, ma come noi ben sappiamo i tempi sono lunghi, senza dare la responsabilità a nessuno, però la stagione estiva si sta avvicinando, quini come Regione abbiamo voluto dare una risposta alle sollecitazioni che arrivano da tutte le associazioni di categoria del settore della ricettività balneare e abbiamo inviato una nota esplicativa a tutti i 23 Comuni della costa, inviata per conoscenza al Demanio Direzione regionale Marche – Direzione marittima di Ancona, avente ad oggetto: “Concessioni demaniali marittime. Adempimenti conseguenti all'entrata in vigore della Legge 30 dicembre 2018, n. 145”.
“La Legge 30 dicembre 2018 n. 145 "Finanziaria 2019", entrata in vigore dal 1°gennaio 2019, all'articolo 1, commi da 675 a 685 impartisce una serie di disposizioni inerenti la gestione del demanio marittimo.
In attesa delle opportune indicazioni da parte delle Amministrazioni dello Stato competenti, nello spirito della più ampia collaborazione e concertazione sia con i Comuni costieri impegnati nel gravoso compito di gestione della complessa materia, che con gli operatori della categoria che attendono da anni di poter riprendere ad investire nelle loro attività, nonché per favorire la migliore gestione del demanio marittimo e generare uniformità di trattamento delle problematiche per tutto il territorio regionale, si ritiene necessario fornire le prime indicazioni di massima in relazione all'applicazione della normativa de quo.
La principale novella normativa introdotta dai commi da 682 a 684 afferisce certamente all'estensione della durata delle concessioni dei beni demaniali marittimi a 15 anni dall'entrata in vigore della legge, ossia fino al 31 dicembre 2033. Tale norma, che si configura come una estensione "ex lege" dei titoli concessori interessati, è di per sè già cogente ed efficace e in quanto tale non prevede, di norma, la necessità di rilascio di ulteriori titoli.
A seguito di una consultazione avuta in una riunione tecnica del Coordinamento delle Regioni costiere, tenutasi a Roma il 24 gennaio 2019, a cui sono intervenuti i rappresentanti del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, si è convenuto che l'estensione in parola interessa le concessioni rilasciate per qualsiasi attività disciplinata dal comma 1 dell'articolo 01 del decreto legge 5 ottobre 1993 convertito con modificazioni dalla legge n. 494/1993, ossia i servizi pubblici, servizi e attività portuali e produttive compresa la pesca, le attività turistico ricreative e ogni altra forma prevista.
Tale estensione è da applicare a tutte le concessioni vigenti alla data di entrata in vigore della legge, ai sensi del comma 682 relativo alle concessioni vigenti al 1° gennaio 2019 e ai sensi del comma 683 relativo alle concessioni vigenti al 30 dicembre 2009 e a quelle rinnovate o rilasciate successivamente a detta data e ancora vigenti alla data di entrata in vigore della legge, ma per le quali si era proceduto ai sensi dell'allora vigente comma 2 dell'articolo 37 del Codice della navigazione e/o previa pubblicazione della domanda di rilascio ai sensi dell'articolo 18 del Regolamento del codice della navigazione.
Come noto il demanio marittimo è materia complessa e concorrente che sì deve conformare alla normativa vigente e in particolare ad una legge speciale quale è il Codice della navigazione. Tutto ciò comporta particolari adempimenti tra cui anche il versamento da parte del concessionario della tassa di registro sul totale dell'importo dei canoni.
Per quanto sopra, allo scopo di uniformare i procedimenti autorizzativi e conformare le concessioni interessate alle norme vigenti, secondo i principi di certezza del diritto e in prosecuzione della linea adottata in occasione delle proroghe succedutesi negli anni precedenti, i Comuni rilasciano un provvedimento ricognitivo ai sensi dell'articolo 24 del Regolamento di esecuzione del Codice della navigazione (atto o licenza suppletivi) che formalizzi l'estensione "ex lege" della durata delle concessioni dei beni demaniali marittimi in essere fino al 31 dicembre 2033.
Detto atto dovrà riportare l'indicazione sia della misura del canone annuale che l'importo complessivo relativo al periodo di estensione, ai fini del calcolo e del versamento dell'imposta di registro.
Nell'eventuale caso in cui l'imposta di registro risulti già versata sino al 31 dicembre 2020, tali annualità andranno scomputate dal totale.
Non essendo stato ancora possibile approfondire l'argomento e ricevere precise direttive in merito dalla Agenzia delle Entrate - è previsto un incontro da fissare a breve - quale sovraordinato Ente Statale competente, la possibilità di un'eventuale rateizzazione dell'imposta di registro andrà verificata dal concessionario direttamente con l'Agenzia delle Entrate, in questo caso specifico questo incontro che abbiamo chiesto servirà per evitare che ogni concessionario debba andare a parlare con l’Agenzia delle Entrate e trattare, quindi se riusciamo a trovare come Regione Marche un accordo chiaro con l’Agenzia delle Entrate sicuramente semplificheremo anche questo iter.
Ciò posto, occorre spostare l'attenzione sul comma 681 della legge 145/2018 "Finanziaria 2019" che prescrive chiaramente che solo dopo la procedura di consultazione pubblica sull'esito di un complesso e articolato processo di riforma della materia relativa al demanio marittimo ai sensi dei commi dal 675 al 678 e l'emanazione di un DPCR previsto dal comma 680 potranno essere assegnate le "aree concedibili ma prive di concessioni in essere" alla data di entrata in vigore della citata legge.
Da ciò ne discende che, in linea generale, e in assenza di eventuali chiarimenti e/o correttivi per cui ci si sta adoperando, allo stato attuale non possono essere rilasciate nuove concessioni né ampliamenti su aree e specchi acquei al momento liberi da concessioni.
Ipotizzando che tale norma derivi dalla necessità di attendere la prevista riforma della materia ed evitare il rischio di rilasciare atti in contrasto con i principi comunitari e con la tutela della libera concorrenza si ritiene che restino rilasciabili nuove concessioni a favore di enti pubblici e/o per pubblica utilità quali per esempio gli impianti tecnologici, le condutture, i cavidotti.
Ad integrazione di quanto fin qui esposto, pur precisando che trattandosi di materia concorrente e in costante evoluzione, potranno intervenire variazioni in corso d'opera delle quali si darà pronta informazione, allo scopo di consentire agli Uffici comunali competenti di procedere al rilascio dei titoli sopra citati, e allo stesso tempo di garantire la massima trasparenza, si suggerisce di richiedere ai concessionari (nei casi di mera estensione della durata "ex lege", ossia ove non siano presenti altre variazioni nella concessione o nelle opere o nelle modalità di esercizio) una domanda in carta semplice con cui il concessionario chiede di poter proseguire il rapporto concessorio fino alla data del 31 dicembre 2033 o ad eventuale altra data, entro i limiti del predetto termine massimo, a discrezione del concessionario stesso”.
Ho voluto leggere, anticipando un po’ gli interventi sulla mozione, questa nota che è stata inviata ai Comuni, dalla quale avete potuto ben recepire alcuni passaggi, questa nota è un po’ elastica in attesa di chiarimenti da parte del Ministero e nel caso arrivassero noi siamo pronti, come Regione Marche, a comunicarli in tempo reale, immediatamente, ai vari concessionari, allo stesso tempo non abbiamo voluto bloccare l’autorizzazione da parte dei Comuni al rilascio delle concessioni balneari fino al 2033 perché anche i balneari abbisognano di un tempo giusto per avere certezze ed eventualmente, per chi lo vuole, investire già da questa stagione balneare.
Ci stiamo confrontando anche con le associazioni di categoria, che sostengono i balneari, perché riteniamo che, se in seguito questa nostra nota, ci dovessero essere dei chiarimenti, delle migliorie da fare, siamo pronti ad effettuarle.
E' soltanto per dire che la Regione Marche ha già espletato, come altre, il proprio compito di notificare ai Comuni il percorso da adottare per il rilascio della concessione fino al 2033.
 
PRESIDENTE. Come stabilito nella Conferenza dei Presidenti dei Gruppi, intervengono i presentatori delle mozioni e delle interrogazioni.
Ha la parola il Consigliere Giancarli.
 
Enzo GIANCARLI. Grazie Presidente. Vorrei ringraziare l’Assessore Pieroni perché la sua relazione, per quanto mi riguarda, è completa, è una risposta sia alle interrogazioni che alle mozioni, è un punto fermo rispetto alle novità che in quest'ultimo periodo ci sono state.
Faccio brevissime considerazioni. Sulla bellezza e sulla ricchezza della costa marchigiana concordiamo tutti, come sulla sua vitalità di cui, credo, siamo tutti consapevoli, sappiamo che la vitalità della costa marchigiana è molto legata alle attività commerciali, ricreative, turistiche, balneari e questi operatori, che svolgono una funzione importante in un ricco quadro ricco, fanno un lavoro importantissimo.
Questi imprenditori hanno vissuto troppi anni di incertezze, oggi siamo in presenza di due fatti nuovi, da un lato la legge n. 145 e dall'altro, come ci diceva l'Assessore, le linee guida, quindi, credo che noi, non ripeto quello che ha detto l'Assessore perché lo condivido, siamo consapevoli dell'importanza economica e non soltanto di queste attività turistico-ricreative, dobbiamo facilitarle, io nella mia interrogazione parlo di “facilitazione”, intesa come capacità di intrapresa, aiutare queste imprese a potersi affermare definitivamente, visto che il quadro si va stabilizzando.
Detto questo e chiudo, quando parlo di aiuto, di azione, di intervento, di pianificazione, di programmazione, potrei chiudere perchè l'Assessore coglie il senso di queste mie parole, come pure la Giunta, un piano regionale straordinario perché siamo in presenza di queste positive novità, di supporto a queste attività molto importanti per l'economia e per il turismo marchigiano.
 
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Minardi.
 
Renato Claudio MINARDI. Grazie Presidente. Grazie anche all'Assessore Pieroni che ci ha letto le indicazioni che sono state inviate ai Comuni delle Marche.
La mozione l'ho presentata in data 20 febbraio di quest'anno e la relazione è stata inviata ai Comuni l'1 marzo, appena 10 giorni dopo, questo significa che già l'Assessorato ci stava lavorando.
Credo che questo atto sia molto importante, è stato mandato ai Comuni perché abbiamo tutti la consapevolezza di quanto sia turisticamente rilevante non solo la parte che riguarda le strutture ricettive, ma anche la parte che riguarda le concessioni demaniali, e quindi i concessionari di spiaggia, i quali in questi anni hanno riqualificato notevolmente la costa marchigiana, con investimenti importanti e con la spada di Damocle della Bolkestein che ha messo in difficoltà i concessionari di spiaggia e gli operatori balneari.
Credo che la proroga che è stata data dal Governo, che rischia anche nel medio periodo di impattare con le normative di carattere europeo, sia importante, utile, come avere emanato subito le direttive ai Comuni, come ha detto prima l'Assessore, per estendere ex lege i titoli concessori interessati senza prevedere la necessità di un rilascio di un ulteriore titolo, quindi a chi ha già un titolo concessorio in mano gli viene estesa la concessione fino al 31 dicembre 2033.
Penso che sia utile che i Comuni facciano velocemente quello che devono fare per evitare difficoltà di carattere burocratico e amministrativo, peraltro, come dicevo, è importante per il turismo, per il lavoro che si sta facendo nella nostra Regione, per il numero di bandiere blu, per l'attenzione che c'è sul turismo anche da parte dei concessionari, che sono una parte integrante della filiera.
La cosa che mi permetto di chiederle, Assessore, di verificare meglio e di approfondire con il servizio è questa: allo stato attuale non possono essere rilasciate nuove concessioni, perché giustamente, questo lo prevede la legge, ma viene anche riportato: “né ampliamenti su aree e specchi acquei al momento liberi da concessioni”. Siccome ci sono dei Comuni che hanno approvato i piani spiaggia ed alcuni prevedono dei possibili ampliamenti delle concessioni (10 metri, 5 metri, 8 metri), immagino che questi non possano andare a gara, non possano andare a bando, non possano essere subordinati ad una nuova normativa regolamentare che deve essere emanata con D.P.G.R. entro i tempi previsti, ma eventualmente gli ampliamenti possono essere concessi, a prescindere, laddove sono previsti dai piani spiaggia e laddove la Regione ha approvato il piano spiaggia al Comune.
Su questo le chiederei gentilmente di fare un approfondimento perché sinceramente è ovvio, do per scontato che una nuova concessione debba essere subordinata alla normativa ed all'emanazione del D.P.G.R., ma se c'è un ampliamento con un piano spiaggia approvato dal Comune ed approvato dalla Regione, il titolo concessorio a monte c'è già, non è un titolo concessorio nuovo, ma un titolo concessorio esistente, per cui chiederei di fare questo approfondimento.
Per il resto la ringrazio, la ringrazio anche per la celerità che lei Assessore, l'Assessorato e la Giunta regionale avete avuto per dare risposta a questo importante settore strategico per il turismo. Grazie.
 
PERESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Leonardi.
 
Elena LEONARDI. Grazie Presidente. Devo dire che sono soddisfatta del fatto che la Regione si sia mossa in questo senso e che le sollecitazioni venute, ovviamente, non tanto e non solo dalla sottoscritta con la mozione, ma anche e soprattutto dalle associazioni di categoria, abbiano dato un'accelerata ad una richiesta che già in altre Regioni era stata attuata.
Sono informata, Assessore, perché seguo la questione della direttiva Bolkestein da diversi anni, questa spada di Damocle che pendeva e in qualche modo pende in parte tuttora sulla categoria ha creato nel corso di questi anni non pochi problemi a quello che dovrebbe essere un volano dello sviluppo delle nostre realtà, non solo delle Marche, ma di tutta l'Italia.
Ci tengo a dire che l'approvazione della legge non prevede tanto una proroga, perché la proroga viene intesa come un meccanismo generalizzato che è già stato dichiarato illegittimo dalla Corte di giustizia europea, quindi parliamo di una estensione della durata delle concessioni in essere, che dovevano scadere nel 2020 ed in realtà scadono il 31 dicembre 2033.
La necessità dell'atto regionale nasce dal fatto che i concessionari dovevano avere in mano un titolo concessorio, con una data di scadenza , una durata, una validità, certa - questa dei 15 anni, apro e chiudo parentesi, in realtà è di 13 perché le concessioni scadevano nel 2020 e adesso scadranno nel 2033, quindi sono 13 anni.
I concessionari dovevano avere la sicurezza della durata del titolo e questo necessitava, in particolar modo, per una certezza rispetto al titolo concessorio in essere, per la possibilità di accedere ad investimenti che per questa incertezza in molti casi sono fermi da anni; per avere delle garanzie, quando si devono chiedere dei prestiti agli istituti bancari per investire, per dare opportunità di rilancio e di sviluppo dei quali, dobbiamo essere sinceri, se ne avvantaggia tutto il comparto, non solo chi fa l'investimento.
Sono certamente soddisfatta che la Regione si sia mossa in questo senso, devo fare un piccolo appunto ad una tipologia di intervento che forse è un po' da prima Repubblica, o quasi, perché i solleciti fatti sia a mezzo stampa che con la presentazione di questi atti, avevano portato a calendarizzare gli stessi nel Consiglio del 26 di febbraio, con un rinvio chiesto per l'assenza dell'Assessore al turismo, che poi ha fatto capolino, è andato e tornato, e siccome l'argomento era serio, sarebbe stato, credo, più corretto, per quanto il lavoro fosse in itinere, ma non aveva ancora prodotto quell'atto nel 26, venire in Aula, o prima o dopo, quando lei era presente e dare conto dello sforzo dei vari Consiglieri, non solo di minoranza, ma anche di maggioranza che avevano lavorato alla cosa.
Quindi, certamente quei solleciti sono andati a buon fine, dispiace, lo dissi in quell'occasione, quindi, nulla di nuovo, che oggi si sia arrivati a discutere questi atti con un'approvazione fatta, perché era evidentemente alla base del rinvio di quella discussione, dispiace il metodo che trovo poco rispettoso del lavoro dei vari Consiglieri, ripeto, di maggioranza e di minoranza, perché su questo atto c'eravamo espressi in tanti e ricordo che si era partiti, se non altro a livello mediatico, da un incontro tenuto da uno dei principali sindacati, il Sib, il 14 febbraio a San Benedetto del Tronto, al quale eravamo presenti sia io che il capogruppo del PD Urbinati ed in quell'occasione il Presidente nazionale evidenziò, poi ci sono stati altri incontri nel territorio regionale ai quali credo che ad almeno uno abbia partecipato anche lei, questa necessità e, come ho detto prima, già alcune Regioni (Liguria e Abruzzo) avevano provveduto, quindi ben venga che le sollecitazioni siano andate a buon fine, dispiace questo metodo poco rispettoso dello sforzo e del lavoro dei Consiglieri.
 
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Biancani.
 
Andrea BIANCANI. Sarò brevissimo anche perché hanno già parlato gli altri Consiglieri, vorrei complimentarmi con l’Assessore e con il servizio per la tempestività con la quale sono riusciti a dare questa risposta agli operatori.
Siamo una delle prime Regioni in Italia, quando va detto va detto.
Complimenti all’Assessore, complimenti ai servizi per essere riusciti a dare le garanzie che gli operatori chiedevano. Grazie.
 
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Bisonni.
 
Sandro BISONNI. Grazie Presidente. Sarò penso l'unico ad andare controcorrente perché di questo tema, che è anche nelle cronache di questi giorni, se ne è occupata recentemente anche la trasmissione “Le Iene”, non so se avete avuto modo di vedere quella puntata.
Voglio dare dei numeri che si possono prendere da quel servizio, in Italia per le aree coperte mediamente gli affitti vanno a 1,5 euro a metro quadrato e per le aree scoperte a 0,88 euro a metro quadrato. Briatore recentemente ha fatto anche una dichiarazione dicendo: “Io dovrei pagare molto di più”, è il proprietario dei Twiga che sta a Forte dei Marmi e fattura 4 milioni di euro l'anno e paga d’affitto 17.619 euro l’anno.
Complessivamente il settore in Italia fattura circa 10 miliardi di euro l'anno e lo Stato incassa per tutte le concessioni circa 200 milioni di euro, quindi, il settore fattura 10 miliardi e lo Stato incassa 200 milioni, in realtà ne incassa anche meno, quasi la metà, perché non tutti pagano, perlomeno questo è quello che si diceva nella trasmissione “Le Iene”.
Il Governo recentemente, saprete, ha prorogato le concessioni di ulteriori 15 anni, quindi si sta assistendo, a mio avviso, a una svendita dei nostri tesori. Considerate che, tanto per fare un parallelo, la Francia, nostra vicina di casa, fa pagare le concessioni 25 volte quello che fa pagare l'Italia e sono stati fatti dei calcoli, parlo sempre a livello nazionale, che in una giornata d’estate, in cui tutti gli ombrelloni sono affittati, si incassa l’equivalente di cinque anni di affitto. Vorrei sapere, signori, qual è l'altra attività nel mondo che ha queste facilitazioni concesse dallo Stato, che ha la possibilità di avere degli affitti così bassi a fronte di questi fatturati, vorrei sapere se qualcuno mi sa citare una qualsiasi altra attività produttiva.
Ritengo che, per un discorso di equità e per anche non svendere i nostri patrimoni, questa cosa non vada bene, tra parentesi, c'è la direttiva la Bolkestein, citata più di una volta, che impone determinate cose e che l’Italia non sta applicando, per cui pagheremo delle multe a livello europeo, però insistiamo nel concedere questi privilegi, come li vogliamo chiamare? Secondo me, ripeto, è ora di cambiare passo, 0,88 euro a metro quadrato, ripeto Briatore fattura 4 miliardi, paga 17.000 euro, lui stesso ha detto: “Dovrei pagare almeno 100.000 euro”.
Se si continua ad andare in questa direzione, facendo pagare agli italiani, attenzione perché le multe che ci fa l’Europa poi le pagano tutti i cittadini con le loro tasse, insistiamo sapendo di avere torto, sapendo di andare contro la direttiva europea e facciamo pagare ai nostri concittadini le tasse per pagare anche queste cose. A me non sembra giusto, quindi, dal mio punto di vista, ripeto, stiamo svendendo i nostri patrimoni e non mi sembra corretto che si possa continuare ad andare avanti così. 
 
Presidenza del Vicepresidente
Piero Celani
 
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Micucci.
 
Francesco MICUCCI. L'intervento del collega mi ha stimolato nel senso che il Consigliere Bisonni solleva delle osservazioni che a sé stanti potrebbero anche avere il consenso per le motivazioni che ha detto, non si può negare, però, tutto il resto che c'è oltre a quello che dice lui, nel senso che non tutte le concessioni sono uguali, non tutte le concessioni si trovano nelle stesse condizioni e nelle stesse posizioni, e non tutte svolgono le stesse funzioni, perché dietro a quei prezzi, che sono oggettivamente bassi, ci sono, a parte una serie di altri costi aggiuntivi che vengono caricati sopra il concessionario, delle funzioni di controllo, di pulizia, di attenzionamento ad un'area pubblica che non vanno disconosciute.
E' chiaro che le concessioni andrebbero probabilmente valutate meglio in base alla posizione, forse anche ai fatturati, però se lei fa un giro nelle città balneari non vedrà in giro gestori di stabilimenti balneari con Ferrari, Porsche o Rolls Royce, che traggono da questa attività chissà quali risorse milionarie, probabilmente, come sempre, la verità sta nel mezzo, nel senso che una rivisitazione della gestione delle concessioni andrebbe fatta, però quando facciamo queste affermazioni la invito a tener conto, ripeto, anche di una serie di altre funzioni e ruoli che svolgono i concessionari, che chiaramente non si possono solo concludere e sintetizzare nella tassa di concessione che viene pagata, perché oltre a questo c'è molto altro che qui non viene citato Grazie.
 
PRESIDENTE. A questo punto direi di fare la sintesi di quanto è stato detto questa mattina nella Conferenza dei Presidenti, abbiamo stabilito che avremmo consentito la discussione e che ogni presentatore della mozione avrebbe illustrato il proprio atto e, siccome la questione è superata, non avremmo messo in votazione nessuna mozione.
Chiedo l’assenso dell’Assemblea per andare avanti, la discussione c’è stata, ognuno ha portato il proprio contributo giusto, preciso. Andiamo avanti, va bene? Perfetto, quindi passiamo adesso alle ultime due mozioni.
Informo intanto che le interrogazioni 763 e 764 che fanno capo all’Assessore Bora, che ci ha annunciato che purtroppo non può essere presente, le rinviamo per metterle immediatamente in coda nella prossima seduta, quella di martedì prossimo.

Sull'ordine del giorno

PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Pergolesi.
 
Romina PERGOLESI. Grazie Presidente, solo una precisazione: in coda o all’inizio delle interrogazioni?
 
PRESIDENTE. Le mettiamo all’inizio
 
Mozione n. 468
ad iniziativa del Consigliere Bisonni
“Assunzione a tempo indeterminato di un medico radiologo per il presidio ospedaliero di Camerino-San Severino”
(Discussione e votazione)
 
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la mozione n. 468 del Consigliere Bisonni, che ha la parola per illustrarla.
 
Sandro BISONNI. Grazie Presidente. Più che una risposta ci sarà un dibattito, spero.
A dicembre dello scorso anno è andato in pensione il primario della radiologia dell’Ospedale di Camerino-San Severino, in quel periodo l'organico, che sarebbe necessario per soddisfare il fabbisogno di quel territorio, già era sottodimensionato, occorrevano 10 radiologi e invece ce n'erano 8, andando in pensione il primario, un radiologo, ne restano solo 7.
Negli anni sono stati fatti una serie di tentativi per cercare di incrementare l'organico. Il problema qual è? E' che sono stati fatti sempre degli avvisi e non è mai stato bandito un concorso, la differenza è che con l’avviso si offre un posto a tempo determinato, mentre con il concorso si offre un posto a tempo indeterminato. Purtroppo in questi ospedali dell'entroterra più piccolini, svantaggiati anche da una serie di situazioni, come quella del terremoto, si fa difficoltà a trovare medici radiologi disposti ad andare a lavorare per pochi mesi, quindi gli avvisi, ce ne sono stati diversi, sono andati praticamente tutti deserti.
Considerando invece l'importanza strategica di quell'ospedale, che dà un servizio al territorio dell'entroterra marchigiano, ripeto, svantaggiato anche dal sisma, un territorio a cui noi dovremmo prestare la massima attenzione, sarebbe necessario, a mio avviso, indire un concorso per un posto a tempo indeterminato anche perché il Dirigente che è andato in pensione suggeriva proprio questo tipo di soluzione, perché secondo lui, ma anche secondo altri, un concorso è più interessante e quindi si troverebbe qualcuno disposto a ricoprire quel ruolo.
So anche che recentemente ci sono stati degli articoli di stampa in tal senso da parte del Direttore dell'Area vasta n. 3, che ha dato la disponibilità ad indire questo concorso.
So anche che c'è una delibera di Giunta che va in questa direzione, quindi, sono fiducioso che questa mozione possa essere approvata all'unanimità, proprio perché, d parte della Direzione dell’Asur 3 e della Giunta, è stata a più riprese pubblicamente annunciata una disponibilità in tal senso.
Considerando, ripeto e concludo, l'importanza strategica di questa struttura ospedaliera per l'entroterra, considerando che già era sottodimensionata, considerando che è andata in pensione una persona, c'è la necessità assoluta di andare a ricoprire quel ruolo per ripristinare almeno le 8 unità, ne servirebbero 10, che c'erano prima.
Confido nel voto positivo di tutti i Consiglieri. Grazie.
 
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Micucci.
 
Francesco MICUCCI. Ogni tanto ci troviamo ad affrontare questi temi di medici che vanno e di medici che vengono e di esigenze che abbiamo sul territorio. Il problema è che la scaletta delle esigenze non sempre, e forse mai, dico io, dovremmo farla noi.
In questo caso nel territorio di Camerino e San Severino non è che l'esigenza c'è perché un Consigliere fa una mozione o una interrogazione, l'esigenza c’è tanto che l’Asur e l’Area vasta, come giustamente ha riportato lei, si sono mosse da tempo con le caratteristiche dell'ente pubblico, facendo prima degli avvisi e, dopo aver verificato la mancata disponibilità - in un caso c'era stata una risposta, poi il soggetto ha rinunciato, in un altro non ci sono state – mi pare a dicembre, se non vado errato, l'Asur si è mossa per attivare questa nuova unità operativa avendo ben coscienza del fatto che c'era un'esigenza.
Sull'utilità o meno, probabilmente per evitare polemiche e discussioni, voteremo questa mozione, però vorrei sottolineare con chiarezza il fatto che non è che l'esigenza si manifesta perché il Consiglio regionale vota la mozione, ma c'era già.
Come giustamente lei ha riportato, c’era stato un pensionamento, ci sono delle carenze oggettive non a Camerino, non nell'Area vasta, non nelle Marche, ma in Italia, di alcune unità operative, di alcune specificità, penso ai pronti soccorsi, penso alla radiologia, penso ai pediatri, purtroppo ci sono delle carenze oggettive di personale, l’Asur Area vasta fa i bandi che spesso vanno deserti, anche quelli a tempo indeterminato, questo è un problema oggettivo di programmazione e credo che a livello nazionale e universitario prima o poi dovremmo affrontarlo, sennò ogni volta faremo la guerra tra poveri, a tirare per la giacchetta un primario, piuttosto che un altro, da una parte piuttosto che dall'altra.
Sul fatto poi mi permetta una piccola nota, non polemica, non nei suoi confronti, ma nei confronti di Sindaci di quei territori.
Sul fatto che quegli ospedali sono così strategici, vista l'assenza del Sindaco, per esempio, di Camerino, perlomeno quando ci sono stato io, nella decisione per l'individuazione dell'ospedale unico, non so se la reputa così strategica, perché è evidente che la localizzazione dell'ospedale unico a determinate condizioni, non prendendo affatto in considerazione gli ospedali di quel territorio, avrà delle conseguenze non immediate, non oggi, fra dieci anni, fra vent'anni, ma questa sarà l'evoluzione della sanità, che darà quelle conseguenze, quindi io non so se quei Sindaci hanno chiara la strategicità di quegli ospedali, del ruolo che essi svolgono, qualche dubbio a me è venuto, gli allarmi sono stati lanciati invano, quindi prendo atto del fatto che, evidentemente, per loro non sono così strategici per la sanità futura. Grazie.
 
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione.
Mozione n. 468. La pongo in votazione.
 
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
 
Mozione n. 469
ad iniziativa dei Consiglieri Pergolesi, Fabbri, Maggi, Giorgini
“Recepimento urgente del nuovo Piano nazionale liste di attesa ed elaborazione entro 60 giorni del PRGLA 2019/2021 Regione Marche”
(Rinvio)
 
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la mozione n. 469 dei Consiglieri Pergolesi, Fabbri, Maggi, Giorgini.
Ha la parola, per l'illustrazione, la Consigliera Pergolesi.
 
Romina PERGOLESI. Grazie Presidente. Come tutti ben sapete, il Ministro della salute ha presentato il piano nazionale sul governo delle liste di attesa per prestazioni e ricoveri a garanzia dei cittadini, che stabilisce il tempo massimo entro il quale dovranno essere garantite prestazioni e ricoveri, in modo da giungere in tempi brevi all'abbattimento delle liste d’attesa. (…) La prossima volta avrò l’elenco di tutte le Regioni dove è stata presentata dal Movimento 5 Stelle, ho saputo che nel Lazio ieri è stata approvata, il piano è stato presentato al referente delegato dell'Assessorato alla sanità.
In data 21 febbraio 2019 è stato fornito parere positivo da parte dei Presidenti delle Regioni al nuovo piano nazionale delle liste d'attesa e nel pomeriggio dello stesso giorno è arrivato il via libera dalla Conferenza Stato-Regioni.
Con l'approvazione del nuovo piano per la gestione delle liste d'attesa prende il via un fondamentale percorso di avvicinamento della sanità pubblica verso i cittadini che si aspettava da lungo tempo.
Il nuovo piano nazionale prevede in sintesi che: se i tempi di attesa per un esame superano quelli previsti per legge, si sarà indirizzati in una struttura privata convenzionata, senza costi aggiuntivi; i Direttori generali delle ASL dovranno rispettare i tempi massimi di attesa per le visite e sarà fondamentale per la loro valutazione, con conseguente possibilità di rimozione degli stessi; l'Osservatorio nazionale avrà il compito di monitorare l'effettiva erogazione dei servizi e la reale applicazione del diritto alla salute; con il nuovo Cup si potranno consultare in tempo reale tutte le prestazioni, sia nel pubblico che nel privato, si potranno prenotare e modificare gli appuntamenti già fissati; si risparmierà tempo, presentando solo la prima visita al Cup, le visite successive saranno prenotate direttamente dallo specialista.
Nello specifico, per la piena attuazione del piano nazionale verrà istituito, presso ela Direzione generale della programmazione sanitaria del Ministero della salut, entro centoventi giorni dalla stipula dell'intesa, l'Osservatorio nazionale sulle liste d'attesa, composto dai4 rappresentanti del Ministero della salute, dell'Agenas, delle Regioni, dell'Istituto superiore di sanità e dalle organizzazione civiche di tutela del diritto alla salute.
L'Osservatorio, oltre ad affiancare le Regioni nell'implementazione del piano, provvederà a monitorare l'andamento degli interventi previsti dal piano nazionale, rilevare le criticità e fornire indicazioni per uniformare i comportamenti, superare le disuguaglianze e rispondere in modo puntuale ai bisogni dei cittadini.
Dalla prossima settimana, proprio sulla base del nuovo piano nazionale, ripartiranno i lavori con le Regioni relativi alla stesura del prossimo Patto della salute per gli anni 2019/2021.
Entro 60 giorni dalla stipula dell'intesa, le Regioni e le Province autonome devono provvedere a recepire l'intesa e adottare il piano regionale di governo delle liste di attesa che deve riportare chiaramente e garantire che:
i tempi massimi di attesa di tutte le prestazioni ambulatoriali di quel regime di ricovero erogate sul proprio territorio, i tempi massimi stabiliti non possono essere superiori a quelli nazionali;
la possibilità da parte delle aziende di assicurare ordinariamente le prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale per l'utenza esterna attraverso l'apertura delle strutture nelle ore serali e durante il fine settimana;
l'utilizzo delle grandi opere e delle grandi apparecchiature di diagnostica per immagini, per almeno l'80% della loro capacità produttiva. Ove necessario, ciascuna azienda dovrà prevedere la definizione di eventuali fabbisogni di personale, di tecnologia; dovrà essere elaborato un piano dettagliato che evidenzi le motivazioni organizzative alla base dell'esigenza di incremento del personale, nonché un quadro dettagliato dell'effettivo tempo di disponibilità delle apparecchiature vetuste (tenendo conto dei tempi di fermo macchina per guasto manutenzione) nonché dell'esigenza di sostituzione di quelle obsolete;
le attività sistematiche, continuative di valutazione sull'appropriatezza e sulla congruità prescrittiva per l'accesso alle prestazioni ambulatoriali di ricovero al fine di omogeneizzare i comportamenti prescrittivi soprattutto in riferimento a: utilizzo sistematico delle classi di priorità, presenza di quesito diagnostico, corretta identificazioni dei primi accessi e degli accessi successivi;
la gestione razionale e trasparente degli accessi ambulatoriali, attraverso l'uso diffuso il sistema Cup, in coerenza con le linee nazionali Cup di cui all'accordo Stato-Regioni del 29 aprile 2010 e successivi aggiornamenti;
la totale visibilità da parte dei sistemi informativi aziendali regionali delle agende, sia per il primo accesso che per gli accessi successivi, includendo, sia l’attività erogata a carico del Servizio sanitario regionale sia a regime Alpi. Nello specifico l’erogatore accreditato si impegnerà “a collaborare con la pubblica amministrazione anche, a titolo indicativo ma non esaustivo, nel sistema di gestione dei tempi delle liste d'attesa, facendo confluire su richiesta della Regione, le proprie agende di prenotazione delle prestazioni specialistiche ambulatoriali nel sistema unico di prenotazione a livello regionale ed aziendale nonché, più in generale, nelle attività ispettive e di controllo da parte della pubblica amministrazione, pena la risoluzione del contratto” (secondo la delibera dell'Anac n. 831 del 3 agosto 2016);
il governo del fenomeno della “prestazione non eseguita” per mancata prestazione all'utente, potenziando i servizi telefonici di richiamata re-call e quelli telematici di modifica/disdetta di una prenotazione (SMS, posta elettronica);
- la realizzazione della presa in carico del paziente cronico, secondo precisi protocolli che si completa con la responsabilità della struttura che ha incarico il paziente di provvedere alla prenotazione delle prestazioni di controllo;
in caso di superamento del rapporto tra attività in libera professione e istituzionale sulle prestazioni erogate e/o di sforamento dei tempi di attesa massimi, già individuati dalla Regione, si attua il blocco dell'attività libero-professionale;
l'attivazione di un organismo paritetico regionale all'interno dell'attività di verifica dello svolgimento dell’attività libero professionale di cui all'accordo Stato-Regioni del 19 novembre 2010, nella sua composizione; tale adempimento è sottoposto a verifica nell'ambito dei lavori del comitato LEA;
l'informazione e la comunicazione sulle liste d'attesa, sulle modalità di accesso alle prenotazioni ed alle prestazioni, sui percorsi di garanzia in caso di sforamento dei tempi massimi, sui diritti e doveri in coerenza con quanto previsto nel piano nazionale attraverso sezioni dedicate e accessibili sui siti web regionali ed aziendali, campagne informative, uffici relazioni con il pubblico, carte dei servizi e la partecipazione di tutti gli utenti di associazioni di tutela e volontariato per favorire un'adeguata conoscenza.;
lo sviluppo di un sistema Cup on-line aggiornato in tempo reale, che permetta la consultazione dei tempi d'attesa relativi a visite o esami; tale servizio deve consentire all'utente di: consultare in tempo reale l'attesa relativa a prestazioni sanitarie erogate in ciascuna classe di priorità; annullare le prenotazioni effettuate agli sportelli; pagare il ticket; visualizzare gli appuntamenti già prenotati; ristampare il promemoria dell'appuntamento:
la vigilanza sistematica sulle situazioni di sospensione dell'erogazione delle prestazioni e delle prenotazioni di specialistica ambulatoriale;
la vigilanza sul rispetto del divieto di sospensione dell'attività di prenotazione e relative sanzioni amministrative, come da articolo 1 comma 282, 284, della legge n. 266 del 2005;
il rispetto degli impegni assunti dai Direttori generali per il superamento delle criticità allegati ai lunghi tempi di attesa, che costituiscono prioritario elemento della loro valutazione secondo quanto previsto dalle disposizioni vigenti in materia e fermo restando quanto disposto all'articolo 3 bis, comma 7 bis del decreto legislativo 502/1992;
i monitoraggi dei programmi attuativi e la partecipazione di organizzazioni di tutela del diritto alla salute;
successivamente, entro 60 giorni dall'adozione del piano regionale, per la governance e le liste d'attesa, le aziende sanitarie dovranno adottare il nuovo programma attuativo aziendale o aggiornare quello in uso, in coerenza con quanto definito in ambito regionale e provvedere all'invio dello stesso alla Regione che provvederà al monitoraggio delle iniziative e degli interventi attuali.
Visto le recenti notizie di stampa, viste alcune criticità per quanto concerne la prenotazione degli appuntamenti presso l'azienda Marche Nord e visto che questa mozione, come già anticipato, è stata presentata in diversi Consigli regionali, in quello della Regione Lazio è stata approvata, mi auguro che la maggioranza, da questo punto di vista, recepisca in maniera celere il piano nazionale, lo faccia proprio ed attui tutte quelle disposizioni che magari erano previste anche precedentemente, che però nel corso degli anni, ancora non sono state approfondite ed attuate. Grazie.
 
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Urbinati.
 
Fabio URBINATI. Chiedo scusa, devo ringraziare la Consigliera Pergolesi perché nonostante sapesse della richiesta del rinvio ha illustrato molto bene il suo atto, però noi riteniamo, essendo un tema molto serio, su cui la Regione ha lavorato e su cui sta facendo, che sia fondamentale la presenza del Presidente, nonché Assessore alla sanità, quindi chiediamo di discuterla nella prossima seduta in presenza del Presidente. Grazie.
 
PRESIDENTE. Mi sembra giusto ed opportuno che il responsabile della sanità marchigiana possa dirci qualcosa di quello che sta facendo su queste tematiche.
Ha la parola la Consigliera Pergolesi.
 
Romina PERGOLESI. Grazie Presidente. Sono a favore del rinvio, l’importante è parlarne in maniera costruttiva cosicché si possa finalmente dare un segnale chiaro ai cittadini.
 
PRESIDENTE. Grazie se non ci sono obiezioni, do per approvato il rinvio.
Abbiamo così terminato.
 
La seduta è tolta.
 
La seduta termina alle ore 15,40
 
Allegato A

TESTO DELL'INTERVENTO DI CUI E' STATA RICHIESTA
LA PUBBLICAZIONE NEL RESOCONTO DELLA SEDUTA ODIERNA
(Articolo 55, comma 2 del Regolamento intero)

Fabrizio CESETTI (Mozione n. 461) La riorganizzazione delle articolazioni periferiche e centrali della Pubblica Sicurezza è avvenuta utilizzando un metodo scientifico in senso stretto che in base ai carichi di lavoro, forniti dalle medesime realtà interessate (le articolazioni interne delle Questure), ha elaborato un modello di riferimento trasposto in algoritmo.
Dall'applicazione dell'algoritmo sono state definite, non solo le piante organiche degli Uffici, ma anche gli imprescindibili standard minimi di dotazione di ciascuna delle differenti classificazioni, financo tipizzando la consistenza delle articolazioni interne.
Era da tempo che si auspicava una riorganizzazione del settore ma, nel piano elaborato e scaturito dall'applicazione dell'algoritmo, non mancano rilevanti criticità dovute ad elementi al momento non quantificabili ma potenzialmente in essere.
Si è infatti elaborato il piano senza il pieno coinvolgimento dei Questori, i quali non solo debbono essere sentiti, ma sono parte integrante del progetto in virtù del fatto che sono i veri conoscitori del territorio e portatori di esperienze difficilmente sostituibili da un algoritmo.
Dal piano di riassetto organizzativo risulterebbe un declassamento della Questura di Ancona da cui consegue che il ruolo di Questore non potrebbe più essere retto da un dirigente generale, con preparazione e competenza tecnico — organizzativa particolarmente qualificata sia dall'esperienza che dalla preparazione, ma da un dirigente superiore.

Questa conseguenza non è di poco conto in relazione alla particolare complessità e valore che le Questure provinciali detengono nel coordinamento delle attività di sicurezza.
Infatti ai sensi, dell'articolo 32 della legge 1/4/1981, n.121 "La questura è ufficio provinciale, che assolve compiti di direzione e organizzazione dei servizi operativi, nonché le funzioni attribuite dalla legge e dai regolamenti vigenti."
Il nostro territorio è stato da sempre considerato un'isola felice rispetto ai fenomeni criminosi. Tale assunto deve essere strettamente collegato al lavoro di coordinamento, di direzione e di organizzazione fornito dalle Questure.
Onde consentire di mantenere tale realtà, si ritiene necessario continuare, in questo momento storico, a garantire che la Questura di Ancona sia retta da un dirigente generale e non sia esposta a perdite di unità di personale, il cui organico risulta fermo dal 1989.
Ciò non è un assunto pretestuoso al solo fine di mantenere prerogative, ma si basa su elementi desumibili da alcuni eventi rappresentati di seguito.
I risultati raggiunti sono prettamente imputabili al lavoro esercitato dalle nostre Forze di Polizia debitamente guidate, che hanno consentito finora un controllo capillare del territorio grazie ad un centro di coordinamento fortemente competente.
Ora più che mai necessitiamo del mantenimento di tale status quo, un declassamento potrebbe comportarne invece un importante indebolimento.
Dalla relazione del Procuratore della Repubblica presso la Corte di Appello di Ancona, in occasione dell'anno giudiziario 2019, si legge che in forza dei dati forniti dalle singole Procure, il numero di procedimenti penali iscritti nel biennio a carico di persone note è rimasto tendenzialmente stabile.
Ma contestualmente ha portato all'attenzione della collettività la presenza di rischi criminogeni che comportano un immediato arginamento.
Ha segnalato infatti un aumento eccezionale dei procedimenti di competenza della Direzione Distrettuale della Procura di Ancona e della Procura dei Minorenni, che registrano un aumento rispettivo del 31% e del 12,8% e un non meno preoccupante aumento dei reati di stampo mafioso del 200%.

Appare eclatante, ma meritevole di estrema cautela nella sua valutazione, il dato in materia di terrorismo in quanto l'aumento iperbolico di procedimenti iscritti nell'ultimo anno, è pari al 650%.
Le Marche rappresentano una nuova frontiera per la criminalità organizzata, che mira ad esercitare un'azione di controllo su un'area facilmente suscettibile di sfruttamento economico. Dalle indagini in corso emergono elementi sintomatici che fanno presumere come il tessuto economico della Regione possa essere appetibile alla criminalità organizzata, che è interessata ad effettuare accaparramenti e turn-over di aziende ed esercizi in difficoltà, con l'obiettivo di rilevare le attività più redditizie ubicate lungo la costa o comunque subentrare nella loro gestione, mediante l'inserimento di "persone di fiducia" delle organizzazioni criminali. Sebbene, ad oggi, non si ravvisi un vero e proprio radicamento mafioso, sono stati in più occasioni individuati "soggetti in proiezione", ovverosia soggetti che appartengono ad una organizzazione criminale, come la `ndrangheta o la camorra, ma che operano illecitamente fuori dalla provincia in cui esercitano radicalmente la propria attività criminale come fenomeno endogeno, senza tuttavia aver costruito sul nuovo territorio una stabile organizzazione. Le Marche sono inoltre territorio di collocazione di numerosi collaboratori e testimoni di giustizia. Naturalmente il contributo che questi ultimi offrono per la repressione è fondamentale e quindi è doveroso che ogni regione si faccia carico del loro collocamento. Ciò peraltro richiede un'estrema professionalità da parte di chi li gestisce territorialmente, al fine di evitare che, eventuali lacune nel sistema di protezione, possano avere ricadute criminogene sul territorio di destinazione. La Regione Marche, inoltre, è scelta anche quale luogo di esecuzione di misure alternative alla detenzione o di misure di prevenzione da parte di soggetti, appartenenti ad associazioni mafiose. In questa differente ipotesi occorre la massima attenzione al fine di scongiurare il pericolo di inoculare germi delinquenziali in un territorio non immunizzato. L'area marchigiana è potenzialmente appetibile alla criminalità organizzata anche perché è tradizionalmente estranea a insediamenti mafiosi. Il rischio di infiltrazione mafiosa ha peraltro subito un netto aggravamento a seguito del sisma dell'agosto ed ottobre 2016. Invero, l'investimento economico che ruota intorno alla ricostruzione rappresenta una ghiotta occasione per la criminalità organizzata e, nel contempo, un potente catalizzatore in grado di attirare ingenti

flussi di capitali illeciti in cerca di adeguati canali di reimpiego del flusso finanziario, di provenienza criminale. Proprio per questo, la Direzione distrettuale antimafia di Ancona e le Procure interessate dal cratere, segnatamente quelle di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata hanno siglato in data 15 giugno 2017 un protocollo CRASI (Centro Ricerca e Analisi per lo Sviluppo Investigativo), con l'adesione della Direzione Nazionale Antimafia e della Procura Generale di Ancona per assicurare il coordinamento ed approfondimento delle investigazioni e lo scambio informativo sulle varie imprese operanti, sia nella fase dell'emergenza che in quella successiva della ricostruzione. Periodicamente vengono disposti incontri tra i soggetti sottoscrittori del protocollo per monitorare e coordinare lo stato delle investigazioni. Sempre a tale fine, in data 29 novembre 2017 le stesse tre menzionate Procure interessate dal cratere, la Procura distrettuale e la Procura Generale di ANCONA hanno sottoscritto un protocollo operativo con I'ANAC, grazie anche al prezioso diretto coinvolgimento del suo Presidente, per il coordinamento delle rispettive attività istituzionali. Al fine di evitare l'elusione della normativa sugli appalti, mediante il meccanismo del nolo a freddo o di subappalto degli stessi, sono fondamentali gli accessi sui cantieri. Al riguardo nel corso del 2018 si sono tenuti due incontri tra tutti i Procuratori del distretto e il Procuratore Generale con i Prefetti della Regione al fine di concretizzare un proficuo confronto per individuare le modalità migliori per rendere efficienti gli accessi sui cantieri, al fine di rilevare elementi sintomatici da cui desumere il tentativo di infiltrazioni di criminalità organizzata e, per l'effetto, migliorare l'attività giudiziaria e, nel contempo, adottare, nella sussistenza dei presupposti, i doverosi provvedimenti interdettivi antimafia. Nell'ambito delle attività del CRASI sono infatti emersi alcuni indicatori di rischio che documentano l'interesse della criminalità organizzata, quali la presenza nei cantieri per l'installazione della S.A.E. (Strutture Abitative d'Emergenza) di soggetti contigui alla criminalità organizzata. Inoltre, in alcuni casi, è emerso che l'attività di rimozione delle macerie è stata realizzata da ditte censite dalla Direzione Distrettuale Antimafia di altri Uffici Requirenti e nei cui confronti sono state formulate richieste tese a vietarne la stipula di contratti con la Pubblica Amministrazione.
Il Procuratore generale continua dicendo che l'anno solare 2018 è stato sul versante criminale un annus horribilis per la Regione Marche, al punto che tre distinti Comitati di Ordine Pubblico, indetti dai Prefetti di Macerata, Ancona e Pesaro con la partecipazione dello stesso Procuratore Generale, hanno visto la presenza per due volte del Ministro degli Interni e in un caso del Presidente del Consiglio dei Ministri. Gli episodi di febbraio a Macerata e di dicembre a Corinaldo e Pesaro hanno ferito la collettività ed è dovere delle istituzioni dimostrare la loro presenza. Purtroppo questi tre eclatanti episodi si inseriscono in un tessuto sociale tormentato da una crisi economica, finanziaria e bancaria che stenta a risolversi, così come desumibile dalle periodiche relazioni della Banca d'Italia, e sul quale pesa il ritardo nella difficile ricostruzione dei danni inferti dal sisma del 2016. Ciò determina un generalizzato senso di paura che può degenerare in rabbia e rancore. Per altro verso, però, al momento può affermarsi come in realtà la situazione criminale nel distretto non giustifichi reazioni allarmistiche, né che vi siano situazioni sfuggite al controllo delle forze di polizia. Ciò non significa, tuttavia, che non occorra prestare maggiore attenzione e cura alla repressione di reati di particolare allarme sociale, quali i furti in abitazione e le rapine, oltre che quelli legati al traffico di sostanze stupefacenti. Rimane la preoccupazione per i reati di genere, che ancor oggi rappresentano un'inaccettabile forma di sopraffazione del sesso maschile su quello femminile. La crisi economica merita una corrispondente capacità investigativa sui reati di tale natura, al fine di garantire il rispetto delle regole di una corretta competizione dei privati che operano nel mercato. Un attento controllo e tracciamento del flusso di capitali e delle merci, sia via terra che via mare, consente anche di verificare l'eventuale transito del capitale di illecita provenienza. Sintomo, quest'ultimo, non necessariamente emblematico di una infiltrazione mafiosa, ma certamente idoneo ad essere valutato per lo studio del contesto criminale che ogni territorio presenta. In quest'ottica il polimorfismo delle associazioni mafiose, cioè il camaleontismo del metodo mafioso che varia a seconda del contesto territoriale in cui i sodalizi criminali operano, rende il pericolo della "mafia silente" particolarmente subdolo nelle c.d. "regione refrattarie", quelle cioè come le MARCHE, dove la mafia non è sorta, né tradizionalmente presente.
Paradossalmente, ma non troppo, proprio l'assenza di una criminalità endogena può costituire terreno fertile sia per la penetrazione delle organizzazioni mafiose storicamente presenti in altre regioni, sia per quelle diverse associazioni mafiose straniere, le c.d. "mafie etniche".

Inoltre, le nostre frontiere "gestiscono" un notevole traffico di passeggeri che contano circa 1.000.000 di transiti per quella navale e circa 400.000 per quella aerea, non considerando il traffico commerciale.
Tutto ciò premesso, si deve ricordare che la Questura di Ancona è sede della Questura Capoluogo di Regione, di Squadra Mobile e Digos Distrettuale, con tutte le Specialità della Polizia di Stato presenti sul territorio, con un Reparto Mobile della Polizia di Stato intervenuto su tutte le principali calamità naturali e non del territorio italiano, ed è sede anche degli Stabilimenti e Centro Raccolta Armi di Senigallia, unico a livello Nazionale. Pertanto non può essere declassata.
Implicazione indiretta di tale probabile declassamento è nel medio periodo una diminuzione di risorse, sia umane che strumentali, con una conseguente riduzione dei livelli di sicurezza sia nella città di Ancona che in tutta la provincia, aggravata dal fatto che i quattro Commissariati (Fabriano, Osimo, Senigallia, Jesi), già adesso, soffrono per le lacune negli organici, così come la Questura, e che, giornalmente, non riescono a mettere in strada una volante del 113 su tutti i quadranti.
Oggi tutti i capoluoghi di Regione sono sedi dirette dalla massima qualifica apicale della Polizia di Stato: Dirigente Generale. Il declassamento comporta da quanto sopra descritto una ripercussione diretta anche su tutta la Regione, visto che la Questura di Ancona, funge, in ambito info-investigativo, da capo maglia per le attività riconducibili alla criminalità organizzata e alla lotta contro il terrorismo.
Concretamente, dunque, sarebbe un segnale di indebolimento forte tale da spingere le nascenti infiltrazioni criminali ad operare con minore controllo e con maggiore sicurezza essendo l'apparato centrale declassato.


 




 

 
 
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