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Resoconto della seduta n.127 del 02/04/2019

SEDUTA N. 127 DEL 2 APRILE 2019

La seduta inizia alle ore 10,50

Presidenza del Presidente
Antonio Mastrovincenzo

PRESIDENTE. Colleghi buona giornata, dichiaro aperta la seduta n. 127 del 2 aprile 2019. Do per letto il processo verbale della seduta n. 126 del 26 marzo 2019, il quale, ove non vi siano opposizioni, si intende approvato ai sensi del comma 4, dell’articolo 53, del Regolamento Interno.
Richiamo inoltre ai sensi del comma 5 dello stesso articolo l’attenzione di tutti i Consiglieri sulle comunicazioni distribuite con cui porto a conoscenza dell’Assemblea quanto espressamente previsto dal Regolamento Interno.

Saluto alle scuole

PRESIDENTE. Saluto i ragazzi che sono presenti in Aula per il progetto “Conoscere il Consiglio”. Sono in visita formativa 37 alunni delle classi V A e V B della Scuola primaria Pennesi di Porto Sant’Elpidio. Benvenuti ragazzi e grazie per la vostra presenza.

Commemorazione

PRESIDENTE. Chiedo all’Aula un attimo di attenzione, come sapete è venuto a mancare Moreno Cattani, oggi ci sono state le esequie in forma civile al Cimitero di Tavernelle, a cui ho preso parte io, il Vicepresidente Minardi ed altri Consiglieri, in rappresentanza del Consiglio ho anche detto qualche parola in memoria di Moreno e credo che sia corretto, doveroso e giusto un minuto di silenzio in suo ricordo.

(L’Assemblea legislativa regionale osserva un minuto di silenzio)

Sull’ordine del giorno

PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Leonardi.

Elena LEONARDI. Grazie Presidente, chiedo l’iscrizione della mozione 482 e quindi l’abbinamento con l’interrogazione 755.

PRESIDENTE. Su questa richiesta la Conferenza dei capigruppo ha già espresso parere favorevole, se non vi sono obiezioni, direi di inserire nell’ordine del giorno la mozione n. 482, così come richiesto dalla Consigliera Leonardi.
C’è anche la richiesta di rinviare le mozioni nn. 446 e 462 rispettivamente della Consigliera Marcozzi e dei Consiglieri Marcozzi e Celani ad una prossima seduta, se non vi sono obiezioni da parte dell’Aula, sono rinviate.

Interrogazione n. 795 - a risposta immediata
ad iniziativa del Consigliere Giancarli
"Sopravvenute carenze di personale nella sanità regionale per le nuove norme sui pensionamenti"
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 795 – a risposta immediata - del Consigliere Giancarli.
Ha la parola, per la risposta, il Presidente Ceriscioli.

Luca CERISCIOLI. Grazie Presidente. L’interrogazione è di ieri, hanno già risposto l’Inrca, l’Azienda ospedaliera ospedali riuniti di Ancona e l’Azienda ospedaliera ospedali riuniti di Marche Nord, mentre l’Asur ancora non ha fatto pervenire il dato.
Per quanto riguarda quota 100: 6 pensionamenti all’Inrca, 32 all’Azienda ospedaliera ospedali riuniti di Ancona e 9 all’Azienda ospedaliera ospedali riuniti Marche Nord.
In realtà sia la pensione ordinaria che quella l’anticipata, ex Fornero, danno numeri paragonabili, con l’ex Fornero vanno in pensione 4 dipendenti all’Inrca, 33 all’Azienda ospedaliera ospedali riuniti di Ancona e 10 all’Azienda ospedaliera ospedali riuniti Marche Nord,, mentre i pensionamenti ordinari, quelli per raggiunti limite di età, indipendentemente da alcuna forma di anticipazione, sono 6 all’Inrca, 17 all’Azienda ospedaliera ospedali riuniti di Ancona e 16 all’Azienda ospedaliera ospedali riuniti Marche Nord, in totale 136 pensionamenti.
Tenuto conto che i dipendenti della sanità sono circa 21.000 è un numero contenuto.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Giancarli.

Enzo GIANCARLI. Grazie Presidente per la risposta. Ovviamente quando avrà anche i dati dell’Asur …
Bastava ascoltare ieri i dati dell’Ocse per cogliere la preoccupazione rispetto all’economia del Paese, ma questi provvedimenti vanno oltre l’economia in senso stretto, perché da un lato c’è uno sforzo organizzativo per dare una risposta ad alcuni servizi nella sanità, dall’altro questo tipo di provvedimenti creano delle difficoltà a volte organizzative di non poco conto.
Il dato per la verità non mi sembra preoccupante, penso comunque che si debba stare attenti, ma tutto sommato tranquilli. Grazie ancora.

Interrogazione n. 735
ad iniziativa del Consigliere Zaffiri
“Trattamento economico dei lavoratori degli Ospedali Riuniti di Ancona”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 735 del Consigliere Zaffiri.
Ha la parola, per la risposta, il Presidente Ceriscioli.

Luca CERISCIOLI. Premettendo che i fondi contrattuali sono definiti su base aziendale e costruiti ai sensi della normativa contrattuale nazionale vigente, si precisa che la Regione ha seguito, nel corso degli anni, i percorsi avviati dalle Aziende su tale materia.
L’Azienda Ospedali Riuniti di Ancona ha compiuto un lungo e complesso percorso tecnico-amministrativo che ha portato alla rideterminazione ed all’incremento dei fondi contrattuali aziendali sia per l’area comparto che per l’area della dirigenza medica in ciascun anno 2015, 2016 e 2017 per un importo di 663.789 euro in più per il comparto e 807.170 per la dirigenza.
Come il Consigliere Zaffiri sa il fondo poi si stabilizza, averlo determinato per gli anni 2015, 2016 e 2017 rende l’incremento stabile per gli anni 2018, 2019, 2020 nella dinamica che hanno i fondi.
In seguito alla avvenuta rideterminazione dei fondi l’Azienda ha accertato pagamenti effettuati al personale del comparto oltre la loro capienza e con l’adozione della determina n. 923/2018 ha verificato la consistenza delle somme da recuperare e ne ha compensato parte con il valore del fondo rivalutato e parte con il recupero a valere sui fondi contrattuali futuri (8 anni) ai sensi dell’articolo 40, comma 3 quinquies e 40 bis, comma 1 del decreto legislativo n. 165/2001.
L’Asur con determina n. 691/2018 ha costituito, in via provvisoria, i fondi unificati per l’anno 2018, come risultato della somma degli importi di ogni Area vasta per l’anno 2017 determinando nuove quote di fondi per ogni area vasta in coerenza con l’andamento occupazionale previsto dalla programmazione triennale e con l’omogenea graduazione delle funzioni.
Quindi Asur ha fatto la sua parte, che non è tanto nell’incremento dei fondi, che erano già stati adeguati negli anni, ma nel superare l’impostazione per singola Area vasta, unificando il fondo su base regionale, ridistribuendolo sulla base delle funzioni con trattamenti omogenei, nel caso di Torrette incrementando i fondi perché storicamente erano bassi, oggi chi lavora a Torrette ha un fondo paragonabile alle altre Aziende ospedaliere universitarie in giro per l’Italia, mentre l'Asur ha fatto il suo lavoro, cioè quello di omogeneizzare i fondi in quanto sapevamo delle disparità e dei trattamenti che c’erano fra le Aree vaste a parità di mansioni, quindi ha svolto il proprio compito e credo che questo sia importante perché i lavoratori percepiscano a parità di attività o di indennizzo la stessa risorsa.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Zaffiri.

Sandro ZAFFIRI. Grazie Presidente. Grazie Assessore. Questa risposta già la conoscevo, probabilmente il Dirigente che gliel’ha fatta è diabolico e continua a perseverare su questa interpretazione, che non è assolutamente vera, perché questo è il problema di fondo e lei lo conosce perché ha partecipato anche ad una assemblea pubblica all’Azienda ospedaliera ospedali riuniti di Ancona.
Questa mattina dal suo intervento sono doppiamente stupito.
I lavoratori di Torrette hanno una differenza economica di circa 750.000 euro l’anno, che non c’entra niente con i fondi, è questo che è l’autorevole Dirigente amministrativo di quella Azienda non vuol capire, non c’entra niente con i fondi, c’è una parte economica che è stata valutata da una società di consulenza, a cui è stato dato un appalto per verificare se effettivamente c’era una discrepanza sulle retribuzioni economiche, una società di interesse nazionale, addirittura internazionale, che ha valutato ed ha detto che i lavoratori, i 2.700 lavoratori degli Ospedali riuniti di Torrette, hanno una differenza economica. Poi si sono accorti che i fondi non sono stati mai regolarizzati, ma questa è un’altra cosa Assessore, questo è il problema di fondo!
Di fatto i fondi non sono mai stati regolarizzati dai precedenti Direttori dell’Azienda ospedaliera ospedali riuniti di Ancona, perché hanno pagato con i fondi di bilancio, questo è successo. I lavoratori non c’entrano niente, questo è il problema!
Cosa ha fatto questo grande scienziato amministrativo? Ha recuperato i soldi dati ai lavoratori per gli straordinari, per delle maggiori prestazioni. I dipendenti non erano andati a spasso, se l’avevano fatto era un’altra cosa, hanno lavorato. Dobbiamo recuperare questi fondi, così gli dice la Corte dei Conti, il Mif, il Meg, dicono: “Tirate via perché sennò vi impacchettiamo e siete voi responsabili”, che è un’altra cosa.
Avete capito, non è che non avete capito, ai lavoratori spettano dei soldi ed hanno delle difficoltà economiche e lei in quell’assemblea ha detto: “Adesso vi regolarizzeremo” e purtroppo le è cresciuto il naso perché questo non è avvenuto, anzi è avvenuta un’altra cosa, sono stati tolti loro dei soldi, avete fatto una somma algebrica, i lavoratori devono percepire 100, devono dare, secondo quel grande scienziato che non c’entra niente con i fondi, 70, diamo loro 30 (100 meno 70 uguale 30). Somma algebrica, grande scienziato anche questa volta.
Adesso vedremo come andrà a finire, credo che ci siano danni ancora maggiori per la struttura e per la Regione perché lì ci sono le condizioni per una vertenza collettiva, di tutti e 2.700 lavoratori, e qualcuno sarà responsabile del maggior costo dell’operazione. Anzi, questa persona deve essere allontanata, perché sta creando danni alla struttura per due motivi, da una parte i danni economici per la vertenza, l’Assessore al bilancio sa cosa vuol dire fare in vertenza che coinvolge 2.700 lavoratori; dall’altra c’è il problema che i lavoratori, che in quel settore hanno difficoltà economiche, scappano. Come tutti sanno, come sa l’Assessore alla sanità, vanno via dall’Azienda ospedaliera ospedali riuniti di Torrette perché da altre parti percepiscono 200/300 euro in più, vanno via perché c’è questa differenza economica.
Avete questa difficoltà, però siete diabolici perché continuate ad ottemperare e a far fare danni a chi ha fatto già danni, continuate, si vede che questa cosa vi piace e vi entusiasma, però, mi pare che, l’ho detto altre volte, lo ripeto ancora una volta, non vi entusiasma molto perché i lavoratori vi stanno lasciando, con i lavoratori dai quali avevate consenso ora avete delle difficoltà.
Certo, le difficoltà sono qua, ci sono delle irregolarità, politicamente le coprite, qualche dirigente sta sbagliando, ha sbagliato perché, ripeto, il problema non c’entra niente. Assessore, mi stupisce perché lei ha partecipato all’assemblea, quando c’è un problema di fondi si evidenzia, ma questa non è una questione di fondi, è che c’è da dare 743.000 euro circa ad una realtà di 2.700 lavoratori che percepiscono meno soldi rispetto alle altre Aree vaste.
Credo che questa cosa rimanga, c’è stata una risposta inadeguata al problema esistente a Torrette per quanto riguarda i lavoratori, c’è una incomprensione totale, c’è un Dirigente che ancora continua a fare queste cose e a creare delle strutture complesse.
Anche l’altra volta mi è stata data una risposta inaccettabile, riguardava una struttura complessa composta di due persone. Assessore, sa cosa vuol dire struttura complessa? Che c’è un dirigente che percepisce una retribuzione che sfiora addirittura i 200.000 euro con un altro sottoposto.
Questo è quello che sta accadendo dentro la sanità a Torrette, dirigenti che creano strutture complesse e poi le giustificano, perché mi è stata data una risposta in tal senso, una struttura complessa di due persone, ma che scherziamo? E’ una cosa a dir poco vergognosa, questo accade nell’Azienda ospedaliera ospedali riuniti di Torrette con un mega Dirigente scienziato che continua a fare errori, uno dietro l’altro.

PRESIDENTE. Ha la parola il Presidente Ceriscioli.

Luca CERISCIOLI. Lei cita il caso, quindi è colpa sua, non deve ricadere in questo errore gravissimo di andare sul fatto personale. Io faccio la differenza tra i fatti e le chiacchiere, capisco molto bene perché è un percorso …

(interrompe il Consigliere Zaffiri)

Luca CERISCIOLI. Avrà la coda di paglia pensando che le chiacchiere sono le sue, mi dispiace se prende fuoco facilmente, non è colpa mia, sarà la siccità.
Il tema è questo, capita frequentemente che il soggetto A in violazione delle regole eroghi un contributo, una risorsa al lavoratore che stando a quelle regole non potrebbe averla, però gliela eroga, poi c’è il momento in cui la Corte dei Conti e soggetti vari si accorgono che quella erogazione non si poteva dare, viene quindi il momento che il soggetto B deve tirare indietro quei fondi perché non sono legittimi.
La colpa di chi è? Di B, di quello che applica la norma? La colpa è di chi la applica o di chi ha erogato delle risorse in maniera sbagliata?
Quello che noi abbiamo fatto è stato ricostruire quel fondo che dal 2001 colpevolmente non veniva aggiornato. Non avendo fatto negli anni l’attività di aggiornamento ed essendoci stata dal 2012 in poi, dalla spending review, una stretta sui fondi stessi il rischio qual era? Quello che diceva prima, che Torrette rimanesse con quote di fondo al di sotto dello standard nazionale, cosa abbiamo fatto noi? Che impegno ci siamo presi nei confronti di quei lavoratori? Di fare un percorso per recuperare il valore dei fondi, e questo abbiamo fatto, ho citato due numeri: 600.000 euro, 700.000 euro, 1.300.000 euro sui fondi che dal 2015 in poi si sono aggiunti al fondo di Torrette, 1.300.000 euro all’anno in più di fondi contrattuali.
Questo è il lavoro che abbiamo fatto noi, senza quei fondi aggiuntivi forse il recupero sarebbe stato ancora più amaro, anzi, sicuramente sarebbe stato più amaro, ma oggi il valore del plafond che viene distribuito a quell’Azienda è paragonabile agli altri, quindi i 200 euro in più non ci sono più, dobbiamo rimediare agli errori del passato? Rimediamo con la legge, se sono stati dati soldi che non dovevano essere dati le conseguenze le pagano tutti.
Sono d’accordo con lei che quel lavoratore l’intervento l’ha fatto, sta capitando in giro per l’Italia, ad esempio, ai Vigili Urbani che hanno fatto turni notturni con forme di retribuzione extra fondo, anche loro devono restituirle, anche se i lavoratori quella notte hanno portato avanti il loro lavoro, avevano questa retribuzione accessoria, solo che era contro legge ed oggi la devono restituire.
La responsabilità sta soprattutto in chi deve applicare correttamente le regole per evitare che i lavoratori si trovino a fare il loro lavoro e poi a restituire i fondi, ma l’attività a cui fa riferimento, chiamiamola sbagliata, non riguarda questo governo e questa amministrazione che al contrario ha incrementato il fondo per i lavoratori di Torrette. Abbiamo incrementato per l’Azienda ospedaliera ospedali riuniti di Torrette il fondo per i lavoratori, abbiamo incrementato i lavoratori, centinaia di persone in più rispetto a quelle che c’erano in passato, abbiamo incrementato il tetto di spesa che era storicamente di 15 milioni in meno di quello che spendeva come Azienda. Tante cose fatte per l’Azienda di Torrette: fondo lavoratori, numero di persone che ci lavorano, risorse aggiuntive e tetto riconosciuto per il valore che ha, questi sono i fatti. Mi dispiace, ma non mi sembra corretto imputare il tema del recupero come una sorta di bugia quando è l’applicazione della legge su errori fatti da altri.
Quello che ho detto allora, che avremmo lavorato per dare a quell’Azienda il fondo che si meritava, non solo lo abbiamo detto, ma lo abbiamo anche fatto e assicuro, caro Consigliere Zaffiri, che a livello nazionale sistemare il fondo, ottenere il via libera da parte del Mef sull’incremento del fondo è tutt’altro che un’azione banale e sono convinto che è stato grazie ad un lavoro coordinato fra l’Azienda e gli uffici della Regione che si è riusciti a portare a casa un risultato che fino al 2017 era solo nei “desiderata” e da nessuna parte aveva avuto un percorso coerente per la sua realizzazione. Siamo riusciti non solo a recuperare il fondo dalla determinazione in avanti nel 2018, ma anche per il triennio precedente con la restituzione che dicevo prima.
Se poi prima ancora del 2015, attraverso una serie di istituti si è sbagliato ed è stata chiesta la restituzione di quei fondi, questo non c’entra nulla con l’impegno mantenuto di incrementare quelle risorse a favore dei lavoratori.
Quindi posso dire non solo di aver detto la cosa, ma di avere anche mantenuto l’impegno preso nei confronti di una Azienda che per noi ha un valore straordinario, che è un’Azienda di riferimento, un hub del sistema sanitario regionale, l’unica che svolge funzioni di primario valore, come la cardiochirurgia, il maxillofacciale, il trauma grave, l’attività spinale, i trapianti e serve il sistema in maniera straordinaria, per cui mi sembra giusto che chi lavora lì dentro abbia e possa contare su un fondo paragonabile a quello di Aziende che fanno lo stesso lavoro in giro per l’Italia ed oggi è così.

Interpellanza n. 25
ad iniziativa del Consigliere Biancani
“Attuazione della legge regionale 6 agosto 2018, n. 33 ‘Disposizioni regionali per favorire la riduzione in mare e sulle spiagge dei rifiuti plastici e interventi volti a favorire l’economia circolare’”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interpellanza n. 25 del Consigliere Biancani, che ha la parola per illustrarla.

Andrea BIANCANI. Grazie Presidente. Ho presentato questa interpellanza per sapere dalla Giunta, e quindi dall’Assessore, dell'attuazione della legge regionale n. 33 del 2018, “Disposizioni regionali per favorire la riduzione in mare e sulle spiagge dei rifiuti plastici e interventi volti a favorire l’economia circolare”.
Ricordo che le Marche sono la prima ed unica Regione in Italia che si sono dotate di una legge per ridurre i rifiuti plastici in mare, con questa interpellanza chiedo all’Assessore, visto che la legge lo prevedeva, se è stato istituito il Tavolo tecnico istituzionale, se è stato costituito in maniera formale dato che la legge prevedeva che entro il 31 marzo 2019 si doveva presentare il Programma triennale degli interventi.
Dall’altra parte nel frattempo c’è stata una direttiva europea che prevede di mettere al bando le plastiche monouso dal 2021, che sono una delle principali cause d’inquinamento ambientale, perché da un’analisi risulta che l’85% dei rifiuti plastici sono plastiche monouso.
Come Consiglio regionale abbiamo approvato anche due risoluzioni, una il 31 gennaio 2017 che prevedeva che nei bandi regionali ci fosse un punteggio a favore di quelle amministrazioni sulla base della percentuale di raccolta differenziata, l’altra il 23 ottobre 2017 con la quale avevamo dato indicazione per sostenere e promuovere quelle iniziative enogastronomiche, fiere, che applicavano il regolamento legato al vuoto a rendere.
L’interpellanza è per sapere: lo stato di attuazione della legge regionale 33/2018, in particolare se è stato proposto dal Tavolo tecnico alla Giunta regionale il programma triennale; se la Regione Marche intende attivarsi per riconoscere patrocinio e/o compartecipazione, onerosi e non, a quelle iniziative ed eventi che utilizzano stoviglie lavabili, compostabili o biodegradabili o che aderiscono alla pratica del vuoto a rendere.
Ovviamente ho fatto questa interpellanza rivolta alla Giunta, ma mi rivolgo anche al Presidente Mastrovincenzo ed all’intero Ufficio di Presidenza perché ritengo che se la Giunta dovesse dar seguito a questa proposta che venga applicata anche dal Consiglio regionale, dato che la mano destra non deve comportarsi diversamente dalla sinistra, quindi vorrei che i patrocini siano dati in tempi brevi, ci sia un regolamento approvato che preveda la concessione dei patrocini, sia da parte della Giunta che del Consiglio regionale, solamente per quegli eventi che vengono definiti plastic-free.
Dall’altra parte vorrei anche ricordare che proprio oggi il Presidente della Regione, a cui faccio i complimenti, ha annunciato che uno degli enti che fa riferimento alla regione, cioè l’Erdis, prossimamente nelle mense e in tutti i servizi che vengono effettuati a favore degli studenti - ricordo che l’Erdis è l’ente che si occupa dei servizi a favore degli studenti - non utilizzerà più la plastica monouso e la pellicola, che viene utilizzata per avvolgere i panini o la frutta o altro, sarà da oggi biodegradabile.
Quindi da una parte l’ente Regione ha già fatto questa scelta, dall’altra è importante dar seguito alla legge regionale, prima ed unica, perché le altre Regioni hanno fatto tanti spot, ma nessuna ha fatto una legge, i Dirigenti hanno fatto delle ordinanze, ma la legge l’ha approvata solamente la Regione Marche.
Vorrei ricordare che in Commissione, ovviamente oggi c’è la possibilità di parlarne, il Consigliere Bisonni ha presentato una proposta di legge in questo senso ed avvieremo l’iter per approvare un ulteriore provvedimento che porterà la Regione Marche ad avere non una ma due norme che vanno in questa direzione. Quindi ringrazio pubblicamente il Consigliere Bisonni per aver presentato questo atto di cui inizieremo l’iter dalla prossima settimana.
Gradirei avere una risposta ovviamente positiva perché è un tema molto importante, anche perché oggi in Aula ci sono i giovani che nelle ultime settimane hanno dimostrato di avere una sensibilità dal punto di vista ambientale, quindi mi sembra importante riuscire a dare una risposta positiva in questo senso. Grazie.

PRESIDENTE. Da parte mia le assicuro che porterò al più presto la sua richiesta e la sua sollecitazione all’attenzione dell’Ufficio di Presidenza, che sicuramente saprà cogliere in modo positivo questa sua sollecitazione.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Sciapichetti.

Angelo SCIAPICHETTI. Grazie Presidente. Ringrazio l’interpellante, il Consigliere Biancani, perché ci permette di riportare l’attenzione su una legge di grande importante che abbiamo approvato l’anno scorso, come ricordava, che ha posto peraltro la Regione Marche al primo posto in Italia perché non ci sono provvedimenti di questo genere approvati dalle altre Regioni.
L’attuazione di questa norma dobbiamo monitorarla con grande attenzione, premetto che ci sono dei ritardi, e credo che l’impegno debba essere quello di recuperarli in fretta per fare in modo che quanto previsto venga attuato.
Posto che la sensibilità sul tema ambientale è di grande attualità, non solo per i giovani, ma ormai per tutta l’opinione pubblica, credo che sia un dovere da parte di ogni amministratore fare il possibile, dare il proprio contributo perché su questo versante ognuno può fare la propria parte.
Relativamente alla questione posta dall’interpellante, la legge prevede che il tavolo tecnico istituzionale sia costituito da una serie di rappresentanti, l’ufficio in data 23 novembre 2018 e successivamente in data 12 marzo 2019 ha provveduto a fare la richiesta e a sollecitare gli enti che ancora non hanno fatto la nomina.
Nelle more della acquisizione della comunicazione da parte di tutti i soggetti interessati, preso atto del tempo trascorso dalla richiesta, la competente Posizione di Funzione ha comunque provveduto con decreto n. 39 del 28 marzo 2019 alla costituzione del tavolo attraverso la nomina dei membri ad oggi designati, considerato che numero e tipologia di rappresentanza già consentono una efficace operatività dell'organismo, quindi con quelli che ci sono cominciamo a lavorare.
Il giorno 13 novembre 2018, nelle more della formale costituzione dell'organismo, si era già tenuto un incontro preliminare con tutti i soggetti interessati per condividere le finalità della legge e le funzioni che il costituendo Tavolo tecnico è stato chiamato a svolgere, anche per consentire una valutazione in merito da parte degli organismi di nuova rappresentanza.
Le prossime attività prevedono la convocazione a breve del Tavolo tecnico - ho già parlato questa mattina con il dirigente affinché si recuperino i giorni persi - per dare formale avvio ai lavori che si auspica possano consentire di proporre quanto prima un programma triennale degli interventi, anche sulla base di quanto emerso nel corso dell'incontro preliminare che c’è stato a novembre.
In relazione al secondo punto dell'interpellanza, sono assolutamente d’accordo, bisogna che si proceda in tempi brevi a fare un regolamento regionale, quindi sarà impegno dell’ufficio lavorarci e fare in modo che vada in Giunta entro un tempo non biblico, possibilmente breve, e a trasmettere una comunicazione in modo che si possa andare nella direzione che il Consigliere Biancani auspica. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Biancani.

Andrea BIANCANI. Ringrazio l’Assessore per la risposta e per l’impegno preso, ovviamente ringrazio anche il Presidente Mastrovincenzo, che è intervenuto anche lui prendendo un impegno importante, quindi grazie per aver accolto la mia sollecitazione. Mi auguro che ci sia una delibera di Giunta a breve in maniera tale da partire quanto prima. Grazie.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Fabbri.

Piergiorgio FABBRI. Sull’interpellanza pensavo che si potesse aprire una brevissima discussione, mi sarebbe piaciuto fare un commento senza polemica, giusto per puntualizzare una cosa.
Penso che il tema in questo momento sia molto condiviso a livello istituzionale per cui il Ministro Costa è partito e sui Ministeri ha iniziato a lavorare.
Noi come Consiglio abbiamo già approvato dei documenti e riteniamo che sia ora di applicarli, domani per esempio incontrerò il Presidente della Provincia di Pesaro-Urbino e parlerò di scuole per tentare di allargare questo discorso, ieri il Comune di Pesaro ha approvato all’unanimità una mozione che va in questa direzione.
La mia è una esortazione ad applicare quello che ormai la politica da diversi mesi, a livello istituzionale, capita l’urgenza del problema, sta portando avanti, quindi una sollecitazione bipartisan su questo argomento.

PRESIDENTE. La prendiamo come una comunicazione all’Assemblea, ed è corretta, rientra nell’attenzione complessiva di questa Assemblea alle questioni ambientali, come abbiamo sempre dimostrato in questi mesi.

Interrogazione n. 744
ad iniziativa del Consigliere Busilacchi
“Situazione dell’Ospedale di comunità di Chiaravalle”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 744 del Consigliere Busilacchi.
Ha la parola, per la risposta, il Presidente Ceriscioli.

Luca CERISCIOLI. Grazie Presidente. Rispetto all’interrogazione posso più o meno fare l’elenco di quello che si sta facendo a Chiaravalle.
Si chiede una riattivazione dei Punti di assistenza territoriali (PAT) che può aiutare a mettere a fuoco le attività che già ci sono e valorizzare l’impegno che c’è su questo presidio.
I PAT di Chiaravalle, Cingoli e Loreto, che vengono citati, sono tutti e tre attivi e funzionanti, nel 2018 sono stati effettuati i seguenti accessi: Cingoli 1.722, Chiaravalle 5.283, Loreto 8.912; quindi un numero significativo di persone che si sono rivolte ai PAT, direi particolarmente efficace quello di Loreto perché avere circa 10.000 accessi è un riconoscimento in termini di qualità.
Noi stiamo lavorando costantemente rispetto ai punti di assistenza territoriale in tutto il territorio regionale per renderli sempre più omogenei e coordinati con le attività dei pronto soccorso, quello che abbiamo chiesto anche nell’ultimo incontro con i primari di pronto soccorso, che a loro volta chi hanno chiesto di avere il personale necessario, e non dico quale giudizio hanno dato dei DPT ancora attivi in giro per la regione, e di essere promotori di un raccordo anche con questo punto di accesso territoriale, che è il PAT, per stabilire al meglio regole di appropriatezza sulla risposta da dare ai cittadini.
Per quanto riguarda l’ospedale di comunità di Chiaravalle, questa è l’attuale offerta di servizi:
- 24 posti letto di cure intermedie;
- 20 posti letto di RSA per anziani non autosufficienti;
- 10 posti letto di Hospice inseriti nella rete regionale delle cure palliative;
- un ambulatorio infermieristico, gestito in stretta sinergia con i medici di medicina generale e con gli specialisti ambulatoriali, che svolge le seguenti attività: terapie infusionali (fleboclisi, ferro, complessi vitaminici, trasfusioni, antibiotici); prelievi diagnostici; salasso; gruppi sanguigni; emogasanalisi; stick glicemici; ecg dinamico holter cardiaco e pressorio;
- tre ambulatori specialistici: diabetologico, cardiologico e vascolare (con effettuazione di prestazioni di ecocolordoppler ed ecocardiografia);
- servizi di radiologia, fisioterapia, vaccinazioni, punto prelievi, UMEA, Umee, consultorio;
- uno sportello di segretariato sociale per anziani, per la presa in carico dei bisogni sociosanitari in integrazione con i servizi dell’Ambito sociale XII;
- uno sportello Alzheimer, specificamente dedicato alle informazioni su servizi di assistenza per pazienti più anziani;
- la sede dell'Unità valutativa integrata di Ancona nord;
- la camera mortuaria che accoglie salme anche provenienti da domicilio e residenti nei Comuni della zona nord del Distretto numero 7.
Rispetto ai lavori, sulla base di quanto riferito, risultano appaltati e in atto i seguenti progetti:
- lavori di riqualificazione e riorganizzazione dei locali adibiti ad UMEA e ad ambulatori specialistici:
- lavori di riqualificazione e riorganizzazione dei locali adibiti a servizi 118, PAT e continuità assistenziale.
La consegna dei lavori è prevista per la fine di aprile 2019.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Busilacchi.

Gianluca BUSILACCHI. Grazie Presidente. Parto da questo ultimo aspetto riguardante i lavori e prendo atto che stanno per essere consegnati, è una cosa positiva, così come spero che la sostituzione dei profili professionali mancanti possa essere fatta.
Vorrei solo precisare una cosa, sono contento che questi PAT funzionino bene, c’è però un aspetto che forse non era chiarissimo nell’interrogazione su cui vorrei soffermare la mia attenzione ed è questo: la direzione medica del Presidio ospedaliero di Jesi ha fatto recentemente una nota che cambia un po’ il funzionamento che c’era prima. Come funzionava prima? Le persone che andavano al punto di accesso territoriale di Chiaravalle, Loreto, facevano lì un esame diagnostico, ovviamente se dovevano andare in ortopedia avevano un sentiero di fast track, andavano direttamente all’ortopedia di Jesi, dopo questa nota della Direzione dovranno passare dal pronto soccorso di Jesi. (…) E’ sbagliato, il succo vero della mia interrogazione era questo, credo che questo sia un errore perché complica, allunga, non ha senso, allora cosa ci sta a fare il PAT se un paziente deve andare prima al pronto soccorso di Jesi?
Al di là di tutto il resto, di cui sono soddisfatto, le chiederei attenzione su questo, magari si può riuscire ad annullare questa cosa in modo che il PAT serva secondo il suo scopo. Abbiamo fatto questo percorso veloce per cui nel PAT si fa la diagnostica e si va direttamente all’ortopedia dell’ospedale di rete, questo era il senso fondamentale dell’interrogazione. Grazie.



Mozione n. 482
ad iniziativa della Consigliera Leonardi
“Lavorazione macerie contenenti amianto – Sisma 2016” (iscritta su decisione dell’Assemblea legislativa regionale nella seduta odierna)

Interrogazione n. 755
ad iniziativa del Consigliere Bisonni
“Eventuale presenza di amianto nelle macerie del deposito temporaneo del Cosmari SpA”
(abbinate)
(Discussione e votazione)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la mozione n. 482 della Consigliera Leonardi e l’interrogazione n. 755 del Consigliere Bisonni, abbinate.
Ha la parola, per la risposta all'interrogazione, l’Assessore Sciapichetti.

Angelo SCIAPICHETTI. Grazie Presidente. Nell'ambito della gestione emergenziale del "sisma 2016", di cui al decreto legge 189/2016, per quanto concerne le procedure di rimozione delle "macerie", la Regione Marche, ai sensi dell'articolo 28 del Decreto Legge n.189/2016 in qualità di Soggetto attuatore del sisma 2016, ha affidato con decreto n. 376 al Cosmari, le operazioni di raccolta delle macerie e del materiale derivante dal crollo degli edifici e dalle attività di demolizione di quelli pericolanti provenienti dalle aree dei comuni ricadenti nell'area del cratere della provincia di Macerata.
Con Io stesso atto la società Cosmari, in quanto affidataria delle attività di cernita preliminare, è stata incaricata a provvedere all'allestimento del sito di deposito temporaneo.
A tal riguardo, si specifica che, al fine di avere garanzie sulla salvaguardia della salute e dell'ambiente, seppure non espressamente indicato dall'articolo 28, comma 7, la Regione Marche ha definito, all'interno del Piano gestione macerie, sia i criteri per l'individuazione di siti idonei per l'istallazione di Siti di deposito temporaneo, sia procedure istruttorie di valutazione in Conferenze dei servizi dei progetti di realizzazione dei Siti di deposito temporaneo stessi. Alle Conferenze dei servizi sono stati invitati oltre a tutti gli Enti interessati, anche Asur e Arpam per le necessarie valutazioni degli aspetti sanitari ed ambientali.
Sempre con il decreto n. 376 del 24 marzo 2017 è stato approvato lo Schema della concessione di servizio, con il quale vengono disciplinati i rapporti tra la Regione, in qualità di soggetto attuatore del Sisma 2016 e Cosmari per tutte le attività conferite e il Disciplinare tecnico, con il quale sono state individuate le modalità tecniche, operative e gestionali.
Pertanto, Cosmari esegue le suddette attività con le specifiche procedure di legge disciplinate dalla norma speciale decreto legge 189/2016, articolo 28 e dal relativo Piano operativo gestionale di rimozione delle macerie, approvato dalla Regione Marche e aggiornato in data 30 agosto 2017.
Premesso quanto sopra, le macerie vengono rimosse sul posto con una attività preliminare di verifica della non presenza di cemento/amianto e altri materiali pericolosi, dopodichè vengono trasferite/trasportate nel Sito di deposito temporaneo, dove vengono cernite e selezionate per il rinvenimento di beni personali, beni di valore e beni affettivi e per il loro raggruppamento di frazioni di rifiuti omogenei (frazioni legnose, metalliche, di materiale inerte, ecc.), da avviare a recupero e riciclaggio in impianti specifici di trattamento già autorizzati presenti sul territorio locale.
Si specifica che il 98% delle macerie sono mediamente costituite da rifiuti misti dell'attività di costruzione e demolizione che sono inviate a impianti locali di recupero di inerti. Questo è importante perché quando parliamo di economia circolare questo è l’esempio più virtuoso che attuiamo sul territorio, il 98% del materiale viene recuperato per gli impianti locali.
Nell'attuare le procedure di cui al comma 11, dell'articolo 28, del decreto legge 189/2016 e del Piano regionale, si effettua, insieme alle autorità pubbliche preposte sul luogo del sisma e anche in fase di caricamento delle macerie, una ispezione visiva del materiale da rimuovere; nel caso in cui si rinvenga la presenza di amianto, questi materiali non sono né movimentati né caricati direttamente, ma vengono adeguatamente perimetrati; subito dopo vengono incaricate ditte specializzate, debitamente autorizzare, che provvedono ad effettuare il necessario e specialistico intervento di bonifica. Solo ed esclusivamente qualora il rinvenimento, a seguito di selezione, avvenga successivamente al conferimento presso il Sito di deposito temporaneo, il sito stesso è allestito con due aree di lavoro distinte, che consente pertanto di bloccare la specifica lavorazione in cui si rinviene amianto, fino all'asportazione con modalità conformi alla legge da parte di ditte iscritte all'Albo gestori rifiuti.
Pertanto la gestione avviene in modo conforme alle suddette disposizioni normative (articolo 28, comma 11, decreto legge 189/16 – articolo 256 del DLgs 81/08 - Piano gestione macerie regionale - Disciplinare tecnico allegato alla concessione di servizio).
Inoltre il sito del Cosmari individuato è dotato di idonei presidi (abbattimento polveri con nebulizzazione e unità di decontaminazione per smaltire correttamente in uscita); il personale operante oltre ad indossare tutti gli indumenti necessari a proteggere dalla potenziale, seppur remota, presenza di amianto, è stato specificatamente formato per operare in condizioni di sicurezza, così come indicato in sede di Conferenza dei servizi dai competenti organi tecnico-scientifici "Asur e Arpam". Quindi ogni intervento di rimozione dell'amianto rinvenuto (o nel punto di carico o presso il sito di deposito) è effettuato da ditte autorizzate iscritte all'Albo gestori rifiuti.
Le stesse, in conformità alle disposizioni legislative, prima di asportare e smaltire tutto il materiale contenente amianto, precedono con la presentazione e approvazione da parte dell'Organo di vigilanza competente per territorio (Asur), di idoneo piano di lavoro, ai sensi dell'articolo 256 del D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81.
Da quanto ci risulta, i campionamenti effettuati riscontrano la presenza di fibre di amianto, ma l'eterogeneità delle stesse, non ne escludevano la presenza, tanto è vero, che sono stati adottati tutti gli accorgimenti normativi e tecnici, infatti all'interno dei siti di deposito, si opera come se ci trovassimo in presenza di amianto, gli operatori sono dotati di tutti i dispositivi necessari.
Parimenti si evidenzia che non sono state effettuate analisi e caratterizzazione, inerenti ad individuare la percentuale in massa che ne configurerebbe l'identificazione come rifiuto pericoloso; infatti, la stessa caratterizzazione analitica dei rifiuti, necessaria per l'attribuzione del Codice CER di riferimento, prevede la presenza di una percentuale; solo al superamento di essa scatta la classifica dei pericolosi.
Nella fattispecie evidenziata nell'interrogazione, si rappresenta che ovviamente il sito di deposito di Tolentino prevedeva la presenza di aree di deposito all'aperto dove vengono accatastati i materiali di tipo "B" - Beni di interesse architettonico, artistico e storico, nonché quelli appartenenti all'edilizia storica, i coppi, i mattoni, le ceramiche, le pietre, con valenza di cultura locale, il legno lavorato, i metalli lavorati che provengono giocoforza da una selezione e separazione, lasciando ovviamente inalterate/immutate le caratteristiche intrinseche dei materiali.
In conclusione, alla luce di quanto sopra relazionato, tutte le attività svolte dal concessionario Cosmari, nell'ambito della filiera della rimozione e recupero delle "macerie" prodotte dal sisma 2016, viene svolto secondo le procedure di legge previste e quindi pienamente rispondenti ai requisiti di sicurezza per l'ambiente e per la salute pubblica.
Rimanendo a disposizione per ogni eventuale ulteriore informazione e/o approfondimento in merito, ringrazio il Consigliere Bisonni per l’interrogazione che ha permesso di fare chiarezza, speriamo in maniera dettagliata, sulla vicenda amianto/Cosmari.

Presidenza del Vicepresidente
Piero Celani

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Bisonni.

Sandro BISONNI. Vorrei sapere se l’interrogazione può essere ripresentata visto che l’Assessore non ha risposto alle domande. Il Regolamento prevede che quando un Assessore non risponde a quello che viene scritto nell’interrogazione questa può essere ripresentata?

PRESIDENTE. Non ci sono limiti per cui la può riproporre.

Sandro BISONNI. La risposta è inadeguata perché si chiede una cosa e si risponde tutt’altra. E’ stata data una risposta burocratica su una questione estremamente seria.
Al posto suo, Assessore, oggi pomeriggio andrei dal funzionario che gliela ha preparata e lo alzerei di due metri, poi lei faccia come crede.
Non sono state date risposte alla quasi totalità delle domande presenti nell’interrogazione. Ad esempio una domanda che ho fatto è: se l’Arpam fosse a conoscenza del deposito all’aperto. Non si sa, non c’è scritto. Oppure per quale motivo le macerie ed i materiali non sono stati trattati in opifici esclusivamente depressurizzati. Non ne ha parlato per niente. Assessore, parliamo due lingue diverse!
Ancora: se le macerie sono state lavate, eccetera.
Premesso che non ha risposto a niente, Assessore, e che è stata fatta quasi una difesa di ufficio sull’operato del Cosmari che io, lo voglio precisare sin da subito, ritengo stia facendo un lavoro molto utile.
Vorrei dare alcuni numeri perché a seguito della mia interrogazione e del comunicato stampa che è uscito dopo la mia interrogazione, è uscito un comunicato del Cosmari nel quale dichiarava che ad oggi delle 295.000 tonnellate di macerie trattate, su 42 tonnellate è stata rilevata la presenza di amianto. Quindi non parliamo di cose campate in aria, parliamo del fatto che su 42 tonnellate di materie è stata rilevata la presenza di amianto, per stessa dichiarazione del Cosmari.
Il problema Assessore, lei lo saprà meglio di me, non è tanto l’amianto che si vede a vista, come lei stava dicendo - arrivo sul posto, vedo che c’è la canna fumaria spezzata, chiamo la squadra e la faccio togliere – ma è la polvere di amianto, perché l’amianto, o l’eternit, o il cemento/amianto, finché è in condizioni solide, non in stato di polvere, non costituisce un problema e lo diventa quando si trova sotto forma di polvere.
E' chiaro che quando crolla un edificio, se si frantuma anche un corpo, una parte di amianto, ad esempio una canna fumaria, un serbatoio, eccetera, ci saranno delle fibre che andranno a depositarsi sopra le pietre, allora mi domando: questo materiale una volta che viene stoccato o che arriva al Cosmari come viene trattato?
So che il Cosmari ha un impianto specifico per trattare le macerie, però si è notata anche la presenza di depositi all’aperto e l’interrogazione verteva proprio su questi per sapere come questi materiali depositati all’aperto venivano trattati, se erano preventivamente trattati, se non lo erano, eccetera.
Aggiungo che non solo, forse anche a seguito della mia interrogazione, è stato fatto recentemente un sopralluogo sia dall’Arpam che dalla Guardia forestale, quindi queste autorità competenti stabiliranno, ed io mi auguro che sia tutto in regola, se le procedure sono state rispettate in maniera scrupolosa.
Ricordiamoci, Assessore, che il Cosmari per ogni tonnellata di maceria trattata riceve 50 euro e siccome le macerie da trattare in totale, sempre dalla stima fatta dal Cosmari, saranno 695.000 tonnellate, questo lavoro vale circa 35 milioni di euro, ci sono anche altre stime che determinano che le tonnellate di macerie da trattare sono superiori, si parla di qualche milione di tonnellata, quindi è evidente che questo lavoro indispensabile, utile e ben pagato, direi io a questo punto, deve essere fatto a mio avviso nel massimo rispetto delle regole e della normativa per tutelare la salute delle persone residenti. Ricordiamoci che gli eventuali effetti dell’amianto non si vedono subito, ma purtroppo, qui abbiamo anche un medico che lo può confermare, a distanza di decenni.
Quindi se noi pensiamo di trattare in un unico sito tutte le macerie del sisma ed abbiamo una percentuale X di macerie che contengono amianto, è matematico che in quell’ambito territoriale bisogna fare grande attenzione, non voglio usare altre parole, ci deve essere una grandissima attenzione su queste cose qui e, ripeto, si stanno pagando anche parecchi milioni per questo indispensabile ed utile lavoro, lo sottolineo nuovamente.
L’interrogazione l’ho fatta, Assessore, semplicemente per accendere un faro e mi fa piacere che altre forze politiche si stanno muovendo, oggi discutiamo anche la mozione della Consigliera Leonardi, mi fa piacere che stiano arrivando i controlli da parte delle autorità competenti perché, ripeto, su queste cose non si può scherzare.
Concludo dicendo solo una cosa, lei, Assessore, forse non frequenta i circoli ambientalisti, come magari faccio io, però nel mio percorso ho incontrato molti comitati o gruppi che si sono creati spontaneamente magari perchè di fronte alla propria abitazione c’è un edificio industriale con il tetto in eternit e di conseguenza è sorto il comitato in quanto il tetto non era in perfette condizioni. Figuriamoci che cosa può fare la popolazione residente in quell’ambito sapendo già che su 295.000 tonnellate di macerie 42 contengono amianto, cosa potrebbe succedere?
Sono assolutamente convinto che questo lavoro sia utile e vada fatto, che ci debbano essere delle regole certe, di questo parleremo con la mozione della Consigliera Leonardi, che debba essere anche pagato il giusto, che non ci debbano essere conseguenze per l’ambiente, né per la salute delle persone, e per far si che questo avvenga ci deve essere il massimo ed estremo rigore.

PRESIDENTE. Ha la parola, per illustrare la mozione, la Consigliera Leonardi.

Elena LEONARDI. Grazie Presidente. Ho voluto provare a portare un contributo con questo atto alla discussione, che oltre a riempire nelle ultime settimane le pagine dei giornali, afferisce a due tematiche secondo me importantissime, una è stata ben sottolineata dal Consigliere Bisonni ed è quella che riguarda la tematica della salute pubblica e della pericolosità delle fibre di amianto e delle giuste e dovute cautele ed operazioni che devono essere messe in atto per inibire l’inalazione di queste fibre e le possibili nefaste conseguenze.
La seconda questione è legata alla ricostruzione. L'Assessore Sciapichetti ha detto nella sua risposta che il principio su cui si è incardinata la normativa legata alla rimozione, al trattamento delle macerie, giustamente poggia sul principio dell’economia circolare, poter recuperare i materiali delle abitazioni distrutte, di tutte quelle infrastrutture crollate con il terremoto e poterle riutilizzare per la ricostruzione.
Sappiamo tutti che c’è stato uno stop a questo procedimento per il rinvenimento di amianto nelle macerie, per questo sono intervenuta, perché credo che una ricostruzione già di fatto al palo non debba trovare ulteriori ostacoli, ma soluzioni.
Il Governo con decreto legge n. 189 del 2016 ha stabilito: “Interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dal sisma” nel Centro Italia.
Fra le problematiche importanti da risolvere troviamo quella relativa alla gestione delle macerie, siano esse derivanti da crolli spontanei che generate in conseguenza dell’esecuzione dei necessari interventi di prima emergenza e successiva ricostruzione, quindi le demolizioni.
L’articolo 28 comma 2 del medesimo decreto legge attribuisce ai Presidenti delle quattro Regioni coinvolte nel terremoto il compito di approvare il cosiddetto “Piano per la gestione delle macerie e dei rifiuti derivanti dagli interventi di ricostruzione”.
Compiti di questo Piano sono quelli, tra l'altro, di fornire gli strumenti tecnici ed operativi funzionali alla migliore gestione possibile delle macerie, di individuare le risorse necessarie e coordinare le attività da realizzare in modo tale da garantire massima celerità nella rimozione delle macerie, nel rispetto dei tempi di completamento degli interventi che devono essere esplicitamente indicati
Questo Piano inoltre deve garantire, attraverso un’adeguata rimozione e gestione delle macerie, la possibilità in sede di successiva ricostruzione, di recuperare “le originarie matrici storico-culturali degli edifici crollati” e di procedere con demolizioni di tipo selettivo che tengano conto dei vari tipi di materiali, al fine di avviare ciascuno di essi al trattamento più idoneo.
Il comma 4 del medesimo articolo del decreto-sisma contiene di fatto una deroga relativa alla classificazione dei rifiuti, includendo i materiali derivanti dai crolli e quelli originati da operazioni di abbattimento e demolizione tra i rifiuti urbani non pericolosi, con esclusivo riferimento alle fasi di raccolta e trasporto.
Tale articolo e relativo comma pertanto derogano dal D. Lgs. 152 del 2006 il quale include anche “i rifiuti derivanti dalle attività di demolizione, costruzione, nonché i rifiuti che derivano dalle attività di scavo tra i rifiuti speciali, è evidente il contrasto fra le due normative in materia.
Come sappiamo, i rifiuti, intesi come “qualsiasi sostanza od oggetto di cui il detentore si disfi o abbia l’intenzione o abbia l’obbligo di disfarsi” si dividono, secondo la loro natura, in pericolosi e non pericolosi e, in base alla loro provenienza, in urbani e speciali, per rifiuti urbani si intendono, principalmente, quelli domestici derivanti dalle civili abitazioni, mentre quelli speciali originano per lo più da attività produttive di industrie e aziende.
La gestione dei rifiuti urbani compete alla pubblica amministrazione sulla base di un contributo fiscale a carico del cittadino, mentre quella dei rifiuti speciali compete ad aziende private autorizzate che si interfacciano direttamente con chi li produce.
La deroga consente al soggetto pubblico di procedere direttamente alla raccolta ed al trasporto dei suddetti materiali verso i centri di raccolta comunali o i siti di deposito temporaneo, per poi consentirne, con modalità e tempi da definire, il loro trattamento, recupero ed eventuale smaltimento ad imprese private specializzate.
Per l’espletamento di tali adempimenti amministrativi è considerato “produttore di rifiuti” il Comune di origine di tali materiali, in deroga all’articolo 183 del Codice dell’ambiente (D.lgs. 152 del 2006), secondo cui è tale “il soggetto la cui attività produce rifiuti (produttore iniziale) o chiunque effettui operazioni di pretrattamento, di miscelazione o altre operazioni che hanno modificato la natura o la composizione di detti rifiuti”.
Rispetto all’attività di raccolta e trasporto, surrichiamata, il decreto legge n. 8 del 2017 ha introdotto una novità; mentre l’articolo 28, comma 6, nella versione originaria, faceva riferimento a tutti i materiali di cui al precedente comma 4, senza ulteriori distinzioni, ora la norma limita le operazioni di raccolta e trasporto alle macerie insistenti su suolo pubblico ovvero, nelle sole aree urbane, su suolo privato.
Questa modifica, inevitabilmente, pone l’interrogativo su cosa debba intendersi per “area urbana”, stante l’assenza di una sua definizione giuridica e urbanistica.
Con l'espressione “area urbana” non sembra ipotizzabile il fatto che il legislatore voglia far riferimento alla categoria catastale F1, identificante le aree urbane come le “aree o corti a piano terra di fabbricati già accatastati all’urbano”, ovvero una superficie priva di fabbricati che ha una forte valenza urbana, nel senso che non ha le caratteristiche necessarie per poter essere censita come agricola.
Più plausibile sembrerebbe il riferimento all’area urbana come ad una porzione di territorio, spesso più ampia dei confini comunali, ad intensità abitativa considerevolmente elevata, al cui interno si rinvengono residenze, attività produttive, commerciali, sviluppatasi attorno alla “città centrale”.
Se questo fosse dunque il significato di “area urbana” attribuito dal legislatore, la norma che limita la raccolta ed il trasporto delle materie insistenti su suolo privato alle sole aree urbane va interpretata come una chiara scelta di escludere dall’ambito di applicazione dell’articolo 28, comma 6, le macerie insistenti nelle aree periurbane o rurali.
Il comma 6 dell'articolo in questione inoltre afferma che le attività di raccolta e trasporto delle macerie presenti nelle aree urbane su suolo privato vengono eseguite con il consenso del soggetto avente titolo alla concessione del finanziamento agevolato per la ricostruzione privata - a questi avente titolo viene notificata una comunicazione in cui si indica la data in cui verrà eseguita la rimozione; nei successivi quindici giorni il Comune autorizza l’intervento, salvo nelle more sia intervenuto un espresso diniego.
Il comma 11 dell'articolo 28 di cui trattasi considera la lavorazione dell'amianto nella seguente fattispecie: “a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto, i materiali nei quali si rinvenga, anche a seguito di ispezione visiva, la presenza di amianto non rientrano nei rifiuti di cui al comma 4”.
A tali rifiuti è così “attribuito il codice CER 17.06.05* e pertanto essi sono gestiti” nella seguente maniera: “tali materiali non possono essere movimentati, ma perimetrati adeguatamente con nastro segnaletico. L'intervento di bonifica è effettuato da una ditta specializzata. Qualora il rinvenimento avvenga durante la raccolta, il rifiuto residuato dallo scarto dell'amianto, sottoposto ad eventuale separazione e cernita di tutte le matrici recuperabili e dei rifiuti pericolosi, mantiene la classificazione di rifiuto urbano non pericoloso con codice CER 20.03.99 ed è gestito secondo le modalità di cui al presente articolo.
Il medesimo comma prosegue affermando che “qualora il rinvenimento avvenga successivamente al conferimento presso il Sito di deposito temporaneo, il rimanente rifiuto, privato del materiale contenente amianto, e sottoposto ad eventuale separazione e cernita delle matrici recuperabili, dei rifiuti pericolosi e dei RAEE, mantiene la classificazione di rifiuto urbano non pericoloso con codice CER 20.03.99 e come tale deve essere gestito per l'avvio a successive operazioni di recupero e smaltimento.
Nell'ultimo caso citato i siti di deposito temporaneo possono essere adibiti anche a deposito, in area separata ed appositamente allestita, di rifiuti di amianto.
Per quanto concerne gli interventi di bonifica, le ditte autorizzate, prima di asportare e smaltire correttamente tutto il materiale, devono presentare all'Organo di vigilanza competente per territorio idoneo Piano di lavoro ai sensi dell'articolo 256 del Decreto Legislativo 9 aprile 2008, n. 81.
I Dipartimenti di sanità pubblica individuano un nucleo di operatori esperti che svolge attività di assistenza alle aziende e ai cittadini per il supporto sugli aspetti di competenza.
L’amministratore evidentemente ha - io l’ho voluta leggere perché fa dei richiami proprio alla normativa - inteso approfondire la normativa già in essere con delle specifiche diverse.
Per l’ammontare di grandissime quantità di macerie pubbliche e private ancora da smaltire nei territori del sisma del Centro Italia, urge la necessità di dare risposte immediate al processo di smaltimento e lavorazione in presenza di amianto.
Nelle Marche la ditta incaricata dello smaltimento si è dovuta fermare a causa di un procedimento penale apertosi per la non chiarezza delle norme relative al trattamento di amianto delle macerie, abbiamo evidenziato come la norma nazionale sia in contrasto con la norma speciale per la ricostruzione, per questo motivo, con questa mozione chiedo un impegno della Giunta ad attivarsi presso il Governo chiedendo di istituire un Tavolo tecnico urgente al fine di chiarire univocamente l'applicazione delle norme sulle macerie contenenti amianto per sanare il divario attuale tra la norma ordinaria e quella speciale del sisma.
Chi ha trattato fino adesso le macerie si è basato sulla normativa speciale in tema di sisma, che introduce senza però dirlo chiaramente delle procedure in deroga alla 152, alla norma nazionale, allora il legislatore deve chiarire se la normativa speciale in tema sisma deroga a quella normativa nazionale, sennò deve chiarire in maniera univoca le procedure perché come oggi sono state legiferate vanno in contrasto l’una con l’altra, creando quello stop che oggi purtroppo sta bloccando una ricostruzione che come dicevo all’inizio è già ferma al palo.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Giorgini.

Peppino GIORGINI. Grazie Presidente. Questa vicenda delle macerie che tratto ormai da tre anni mi ha proprio sfinito, sia in termini fisici che in termini mentali, ancora purtroppo se ne parla perché la problematica non è finita qui e non finisce qui.
Migliaia di carte, ho accumulato vagoni di roba su questa storia delle macerie, tra le altre cose avevo detto in una mozione, che avevo fatto qualche anno fa, non mi ricordo se nel 2017 o nel 2018, che io sono rappresentante dell’Osservatorio nazionale del'amianto (ONA), non ufficiale, quindi conosco nel profondo le problematiche ed ho lottato con tutte le forze per far capire qual è il problema che adesso si è spostato in provincia di Macerata.
I 5.000 morti di mesotelioma, che ogni anno abbiamo in Italia, purtroppo, si sono scontrati con l’esigenza di smaltire queste benedette macerie, questa è la realtà dei fatti, che è diventata sovraordinata alla salute umana, questa è la storia.
Io avevo dato una soluzione possibile, fattibile, percorribile, l’avevo data all’Assessore, l’avevo data in quest’Aula, l’ho data in tutti i convegni che sono stati fatti, ma tutti hanno fatto orecchie da mercante, non hanno ascoltato perché la politica delle volte è sorda, cieca e muta, come si è fatto all’Aquila, anzi noi abbiamo un valore in più, soprattutto nel Piceno, perché abbiamo le cave di travertino, quindi abbiamo basamenti non permeabili che sarebbero idonei a lavorare le macerie nel sito delle cave, poi tombarle e coprirle con la terra, senza fare centinaia di chilometri, migliaia di camion che inquinano le zone in cui sono lavorate e probabilmente anche il percorso del trasporto.
E l’hanno fatto a Rieti, le hanno tombate nelle cave apposta, non è che dobbiamo andare a vedere all’Aquila, 2 milioni di tonnellate lavorate dentro le cave, con la separazione ed il recupero di tutti i materiali, tombate dentro le cave, ricoperte con il terreno e poi con la piantumazione della vegetazione, è semplice.
5.000 morti si sono scontrati con l'esigenza di smaltire le macerie, qui ci siamo scontrati con interessi sovraordinati, interessi monetari, 50 euro a tonnellata che vengono dati a chi smaltisce le macerie.
Questa è la realtà, cara Consigliera Leonardi, perché se non ci fossero stati questi 50 euro a tonnellata per smaltire le macerie, tutti questi problemi non ci sarebbero stati e si sarebbero percorse strade migliori, come quella di tombare nelle centinaia di cave che abbiamo nel Piceno ed anche in una parte del Fermano, e non ci sarebbe stata più una tonnellata di macerie.
La politica ha voluto prendere una strada, giustamente ha la facoltà di farlo perché comanda, però credo che la storia delle macerie non finirà qui e la storia dell’amianto non finirà qui, né con questa mozione né con questa interrogazione, la storia sarà ancora molto più lunga.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Bisonni.

Sandro BISONNI. Grazie Presidente. Prima di tutto una considerazione di carattere generale.
Considerando gli eventi sismici che ci sono stati e l’immensa quantità di macerie pubbliche e private che dovremo andare a trattare e sapendo che queste macerie inevitabilmente avrebbero contenuto amianto, sia sotto forma solida ma soprattutto, ripeto quella più pericolosa, sotto forma di pulviscolo, mi domando se è stata giusta la scelta di far trattare queste macerie in un impianto che è in un territorio urbanizzato, a ridosso di centri urbani. Se non vado errato credo, ad esempio, che l’Umbria abbia fatto una scelta diversa, di trattare, potrei sbagliarmi perché non conosco bene quella situazione, le macerie in mezzo alle montagne, in depositi sperduti, dove non c’è popolazione nei paraggi.
Questo a scopo preventivo, perché se è vero che ci sono degli impianti di trattamento e se è vero che viene usata la massima attenzione, il rischio zero sappiamo tutti che non esiste, e quindi la possibilità teorica che ci sia una dispersione nell’ambiente c’è sempre, perché il rischio zero non esiste.
Quello che voglio dire è che non mi trovo d’accordo sulla scelta iniziale di trattare milioni di tonnellate - all’inizio ricordo che si parlava di 4,2 milioni di tonnellate, non di 695 mila, si parlava di oltre 4 milioni di tonnellate - in un sito in mezzo alle case, già questa mi sembra una scelta errata che si poteva evitare perché il luogo di per sè non permette di prevenire alcune situazioni anche se i comportamenti sono rispettosi e tutelanti al massimo.
Detto questo, seconda cosa, andiamo sul pratico, come si fa ad eliminare la polvere di amianto che si è depositata sopra i materiali? Secondo me ci sono due sistemi, primo, trattare questi materiali in ambiente esclusivamente depressurizzati, cioè creo un ambiente con delle cappe di aspirazione e tutti i materiali li tratto lì dentro, non posso pensare, per quello che capisco io, di tenere dei materiali all’aperto e vorrei sapere, perché non lo so, che cosa prevede esattamente la norma.
Secondo, questi materiali devono essere lavati dalle polveri, attenzione perché poi queste finiscono nell’acqua, se lavo una pietra che contiene dell’amianto le polveri andranno nell’acqua, ma io so che il Cosmari per questo ha un ottimo impianto ...

(interrompe l'Assessore Sciapichetti)

Sandro BISONNI. Parlo di un pericolo esistente, so che il Cosmari ha dei pozzetti …

(interrompe l'Assessore Sciapichetti)

Sandro BISONNI. Io sto parlando di un pericolo esistente, sto parlando del fatto che ci sono 42 tonnellate di macerie che hanno presenza di amianto, sto parlando del fatto che quel sito non è idoneo.
Secondo me un impianto che sta in mezzo alle case non è idoneo a trattare certi materiali, non è idoneo non perché il Cosmari non abbia gli impianti a norma, non è idoneo come scelta politica, perché secondo me quel tipo di impianto andava fatto in un posto lontano dalle abitazioni, lo poteva sempre gestire il Cosmari, la ditta poteva essere la stessa, ma non andava fatto lì quel tipo di lavoro, andava fatto da un’altra parte, mi sono spiegato bene?
Detto questo, bisogna fare attenzione, so che il Cosmari ha dei pozzetti che vengono controllati e tutto il resto, però resta il fatto che secondo me tutte le macerie, per quello che capisco io, andrebbero trattate in luoghi confinati e depressurizzati, i materiali andrebbero lavati perché, ripeto, il Cosmari percepisce 50 euro a tonnellata per fare questo lavoro.
Credo che ci siano tutte le coperture economiche per poter fare l'attività in sicurezza, perché questo lavoro non deve assolutamente incidere sull’ambiente, né sulla salute delle persone, ma su questo penso che siamo d’accordo tutti.
Quindi ben venga la chiarezza delle norme, qui mi riallaccio all'atto della Consigliera Leonardi, voterò a favore mozione affinché ci sia la chiarezza delle norme, che siano univoche, e soprattutto che ci sia il massimo rigore da parte di chi opera e da parte di chi deve controllare.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Giorgini.

Peppino GIORGINI. Vorrei dire che il problema è sì l’amianto, ma anche il particolato, voi sapete che gli inerti producono particolato.
La centralina dell’Arpam è stata un mese a Porto d’Ascoli dove trattano le macerie - e l’ho detto precedentemente in quest’Aula, quindi non guardiamo solo l’amianto, che è uno dei problemi – ed ha rilevato su 30 giorni 10 sforamenti importanti di particolato, non di amianto, quindi di PM 2,5 e PM 10, il problema purtroppo non è solo l’amianto, sono anche le polveri sottili, e non è da trascurare. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Sciapichetti.

Angelo SCIAPICHETTI. Brevemente per dire che sono d’accordo, nel senso che tutto quello che va nella direzione di un ulteriore approfondimento e chiarimento può essere interessante e può aiutarci.
Per la verità ci siamo attivati per il Tavolo tecnico con il Dipartimento di protezione civile e il Capo della protezione civile ha detto che si sarebbe fatto promotore presso il sottosegretario e che l'avrebbe convocato.
Penso che la mozione possa essere votata ed accoglibile.
Nel merito delle questioni sollevate dal Consigliere Bisonni lo invito a rileggere con attenzione le risposte che ho dato alla sua interrogazione, vorrei solo riconfermare alcuni passaggi che condivido, di fronte all’amianto il rischio zero non esiste, di questo dobbiamo essere consapevole tutti, dobbiamo prestare grande attenzione per la salute dei cittadini.
Sono convinto che tutte le azioni messe in atto per quanto riguarda il rischio amianto e per contenerlo al massimo le abbiamo fatte con grande serietà, con grande correttezza e il Cosmari dà il massimo delle garanzie possibili in questa situazione.
L’impianto che lì è stato installato corrisponde e risponde a tutta la normativa vigente a cui lei faceva riferimento, quindi credo che possiamo dire che sotto questo aspetto ..., tenendo conto della necessità dell’emergenza di rimuovere le macerie il prima possibile ed il maggior numero possibile in fatto di tonnellate, infatti abbiamo raccolto un numero di tonnellate che all’Aquila hanno impiegato 5 anni, nelle Marche abbiamo raccolto oltre 600.000 tonnellate, l'abbiamo fatto secondo me nell’assoluto e più totale rispetto delle norme vigenti perché l’impianto è dotato di tutta l’attrezzatura necessaria, gli operatori sono dotati di tutta l’attrezzatura necessaria, le ditte che fanno la raccolta sono iscritte all’Albo dei gestori dei rifiuti, abbiamo rispettato tutto quello che era possibile nella situazione data, c’è un personale professionale e all’altezza del compito, peraltro è stato scelto il Cosmari, come voi sapete, solo ed esclusivamente perché è un Consorzio interamente pubblico e quanto al discorso che faceva il Consigliere Giorgini, evito di dare una risposta perché sarei offensivo e non voglio esserlo relativamente al discorso degli interessi. Che sia stato fatto un ragionamento sugli interessi, è veramente una cosa che non sta né in cielo né in terra, non sta nella grazia di Dio, può dirlo solo lei, che vuole fare intorno a questo argomento, molto serio e importante, l’ennesima speculazione elettorale. Io non voglio farlo perché ho detto sin dall’inizio che sulle macerie, come su tutto il ciclo e la filiera del terremoto e della ricostruzione, non possiamo fare battaglie elettorali perché ci troviamo in presenza di una disgrazia enorme senza precedenti che chiama tutti alla massima attenzione ed alla massima sensibilità.
Credo che a seguito dell’ispezione che c’è stata - come sapete ne hanno parlato i giornali, diamoci ognuno i meriti ed i compiti che abbiamo, c’è stata perché ci sono state anche in passato - si sono interrotte le attività del Cosmari perché si è voluto ulteriormente, nella situazione data, a regole vigenti, riunire tutti gli organismi interessati: l’Asur, l’Arpam, la Regione, gli uffici tutti, per far si che ci sia un regolamento ancora più stringente, assolutamente da rispettare.
E' stato fatto un nuovo protocollo, condiviso da tutti gli enti interessati, nel pieno rispetto della normativa vigente e nelle prossime ore, nei prossimi giorni, credo che l’attività possa essere ripresa dal Cosmari. Questo è il tema, far riprendere l’attività di raccolta delle macerie perché i Comuni, i Sindaci, giustamente segnalano la gravità della situazione dovuta anche al fatto che si è sospesa per dieci giorni l’attività, che riprenderà nei prossimi giorni perché il protocollo è stato condiviso da tutti gli enti interessati.
Penso che il Cosmari debba essere ringraziato per il lavoro onesto, serio, capace, competente che ha fatto fino ad oggi, così come gli uffici regionali, così come l’Arpam, così come tutti quelli che dovevano fare i controlli in questo settore.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Bisonni.

Sandro BISONNI. Brevemente, dichiaro subito che voterò a favore della mozione, quindi sulla chiarezza delle regole la Consigliera Leonardi mi trova d’accordo, e poi approfitto per tre flash così replico a quello che ha appena detto l’Assessore.
Sulla correttezza della procedura non mi pronuncio, c’è un’indagine in corso, lei ha dichiarato questa sua sicurezza, io non mi pronuncio né in un senso né in un altro, ci sono gli enti preposti e saranno loro a stabilire …
Per quanto riguarda il luogo ribadisco che la scelta è stata inopportuna, si poteva trovare una sede più isolata, magari sempre gestita dal Cosmari, ma riaffermo il concetto che vicino a delle abitazioni, a dei centri urbani questa cosa era da evitare, quindi evidenzio l’inopportunità della scelta del luogo.
Sul discorso delle ispezioni, e concludo, mi auguro, Assessore, che oltre a quella appena fatta, in futuro ce ne siano molte altre perché dobbiamo continuare a monitorare la situazione costantemente ed il fatto che oggi, mi auguro, la situazione risulti a posto, non significa che fra 10 giorni o un mese o un anno ancora tutto sia a posto, quindi dobbiamo continuare a monitorare.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Giorgini.

Peppino GIORGINI. Grazie Presidente. Anche noi voteremo favorevolmente la mozione, vorrei anche precisare che quanto ho detto è confermato da quello che è successo con una società di San Benedetto del Tronto, sulla quale c’è un’indagine in corso, anche sulla revoca del contratto, quindi non è che tutti hanno rispettato le regole, non conosco la Cosmari quindi non lo so, per quello che riguarda la società di San Benedetto del Tronto è stato tolto e revocato il contratto per cui sicuramente non ha fatto quello che doveva fare, per cui di cosa stiamo parlando? Si è visto che ne ha combinate di cotte e di crude, magari le leggi ci sono, ma c’è chi le rispetta e chi non le ha rispettate. Grazie.

PRESIDENTE. Chiedo ai Consiglieri di entrare in Aula, così procediamo alla votazione.
Ha la parola la Consigliera Pergolesi.

Sull'ordine dei lavori

Romina PERGOLESI. Grazie Presidente. Non credo sia giusto attendere la votazione visto che chi vuol seguire è presente in Aula e dietro ci sono comunque i video. Non penso che sia corretto, visto che siamo al momento della votazione, che chi è qui a parlare di questo tema così delicato e importante debba attendere chi magari è fuori a prendere un caffè o a fare una passeggiata. Grazie.

PRESIDENTE. Però è anche giusto da parte mia che venga fatto un richiamo a rientrare.
Passiamo alla votazione.
Mozione n. 482. La pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale approva)

Interrogazione n. 772
ad iniziativa dei Consiglieri Malaigia, Zaffiri, Zura Puntaroni
“Verifica e contrasto alle strutture turistico ricettive irregolari”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 772 dei Consiglieri Malaigia, Zaffiri, Zura Puntaroni.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Pieroni.

Moreno PIERONI. Grazie Presidente. L'interrogazione pone l'attenzione su un tema che da tempo rappresenta un problema considerevole nel settore del turismo, quello dell'abusivismo.
In particolare con Io sviluppo della sharing economy l'esercizio di attività sommerse si è sviluppato notevolmente nel campo turistico stante la facilità di pubblicare sul web proposte commerciali al di fuori dei canali autorizzati.
Tutto questo produce un considerevole danno sotto diversi punti di vista:
- competitività delle imprese che operano legittimamente;
- ammanchi fiscali e tributari;
- mancanza di garanzie per il consumatore finale.
Per quanto riguarda il ruolo della Regione Marche nel concorrere ad arginare questo fenomeno, faccio presente che, stante la competenza di vigilanza sul rispetto delle disposizioni relative alle strutture ricettive in capo ai Comuni ai sensi dell'articolo 44 comma 1 della legge regionale 9/2006, si fa presente che già da ora la P.F. turismo effettua giornalmente controlli di regolarità sugli atti relativi all'esercizio delle attività che pervengono a noi dai Comuni, riscontrando spesso anomalie che vengono puntualmente segnalate agli uffici comunali competenti.
Tuttavia volendo affrontare in maniera incisiva la problematica in oggetto si propone di attivare un progetto specifico con la P.F. informatica e crescita digitale in modo da creare dei sistemi informatici capaci di incrociare le banche dati regionali con alcuni portali turistici specializzati come Air B&B, Booking, Trivago, eccetera e far emergere le strutture che si promuovono on-line senza la relativa autorizzazione.
In questo modo la Regione potrebbe segnalare, con più velocità ed efficienza, ai Comuni di competenza le strutture che risultassero "abusive" al fine di attivare i procedimenti sanzionatori.
Questa attività consentirebbe anche l'emersione dei flussi turistici che attualmente vengono elusi.
Su questa ultima precisazione, gli uffici stanno cominciando a ragionare con l’informatica per verificare quali sono i tempi, le modalità e i costi per realizzare questo percorso.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatta o meno, la Consigliera Malaigia.

Marzia MALAIGIA. Grazie Presidente. Ringrazio l’Assessore Pieroni perché evidentemente aveva già posto il focus su questa gravissima problematica, che è in espansione.
Tuttavia l’unica cosa che mi sento di chiedere, oltre a quello che l’Assessore ci ha anticipato, è un controllo via web, soprattutto sui portali stranieri, perché molto spesso le offerte non circolano nei siti italiani, tanto è vero che sono state scoperte delle attività fingendosi clienti stranieri perché molto spesso, specie in Olanda, nei Paesi del Nord Europa, compaiono queste offerte di ricezione turistica non regolare.
L’unica cosa che mi sento di suggerire è di dare maggior sostegno ai Comuni, anche perché alcuni hanno delle zone particolarmente appetibili e si trovano a dover fronteggiare tantissime situazioni, quindi non ce la fanno umanamente a controllare e quello che rimane ai Comuni è l’immondizia, i rifiuti, quelli si, ed è proprio da questi che è emerso il caso delle di strutture illegali, per cui mi sento di chiedere un maggior sostegno ai Comuni anche in termini di potenziamento degli organici perché non riescono anche ad operare il controllo, specialmente quelli più piccoli che hanno parecchie aree di campagna, se consideriamo che in Comuni di 2.000/3.000 abitanti sono state individuate più di 12 strutture di questo tipo, non si riesce proprio.
Comunque vigileremo e terremo l’attenzione su questa problematica, sperando in una soluzione quanto mai urgente. Grazie.

Interrogazione n. 760
ad iniziativa del Consigliere Celani
“Stato d’attuazione della mozione n. 106 approvata dal Consiglio regionale il 10 maggio 2016 avente ad oggetto: ‘Istituzione della figura dello psicologo delle cure primarie - Benessere e risparmio’”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 760 del Consigliere Celani.
Ha la parola, per la risposta, il Presidente Ceriscioli.

Luca CERISCIOLI. In relazione all’interrogazione evidenziamo gli elementi di seguito riportati.
Dopo l'esperienza nelle aree colpite dal sisma, dove il lavoro degli psicologi sul territorio ha avuto riscontri ampiamente positivi, si è proficuamente attivata una valida collaborazione con il "Sistema delle cure primarie".
Il nuovo Piano sanitario regionale prevede che, nell'ambito delle azioni finalizzate al potenziamento della "sanità di iniziativa", debba essere perseguito lo sviluppo di nuovi modelli di Medicina del territorio, quali i Presidi di assistenza avanzata di medicina generale e delle cure primarie, che contemplino la presenza di professionisti in integrazione organizzativa con i medici di medicina generale fra le figure più significative che dovranno integrarsi operativamente sono gli psicologi.
Il loro coinvolgimento viene previsto in una logica più ampia di quella di semplice collaborazione, essendo identificati come co-protagonisti di percorsi di cura per alcune aree di salute (pazienti in cure palliative, pazienti con patologie croniche), in un ruolo che ne valorizza lo specifico contributo professionale.
Nella fase applicativa delle indicazioni progettuali del Piano saranno declinati i tempi e le risorse necessarie, comprensive degli psicologi, per l'attivazione dei Presidi di assistenza avanzata di medicina generale e delle cure primarie e definite le sedi nelle quali realizzarli.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Celani.

Piero CELANI. Grazie Presidente. Per ricordare l’iter della mozione che fu approvata da tutto il Consiglio ed il Presidente della Commissione sanità la sottoscrisse insieme a me.
Ho preso spunto da quell'atto per fare questa interrogazione e per capire a che punto è il progetto sperimentale e se ci sono delle problematiche.
Guardando dapprima la delibera di Giunta n. 1322 del 2017 e successivamente il decreto del Dirigente del servizio risorse umane, datato 11 gennaio 2019, con cui si ammette a colloquio per la selezione pubblica per conferimento di un incarico professionale per l’attivazione del “Servizio di ascolto rivolto al personale dipendente della Regione Marche”, si ha la consapevolezza che la Regione ha a cuore il benessere dei propri dipendenti, quindi ritengo che oltremodo deve avere a cuore il benessere di tutti i cittadini marchigiani, quindi ritengo questo progetto pilota molto importante e significativo, istituire o almeno fare un progetto per le cinque aree vaste, come chiedeva la mozione, affinché alcuni psicologi possano operare di concerto con i medici di medicina generale (il medico di base) per poter entrare nel merito di quello che significa lo stato di benessere di un cittadino, che va al di là del concetto di salute, ma è uno stato di benessere fisico, psichico, sociale, e non riguarda soltanto la malattia.
Per questo tipo di discorso abbiamo fatto ad Ascoli Piceno due convegni importanti, in uno era presente anche un’eccellenza italiana, che ha portato l’esperienza fatta presso la Facoltà di medicina dell’Università romana La Sapienza, ed è venuto fuori un aspetto molto sentito da parte della collettività, da parte delle comunità locali, perché lo psicologo potrebbe aiutare il medico in tutte quelle patologie che non sono prettamente sanitarie, introducendo delle cure che potrebbero portare anche dei risparmi sulla spesa dei farmaci.
Torno a ribadire che è necessario, al di là che venga approvato più o meno subito il piano sanitario, individuare due Aree vaste, se non si vuole fare su tutte e cinque, una a nord e l'altra a sud delle Marche, per fare un contratto di collaborazione con questi psicologi, di concerto con i poliambulatori di medicina generale, per vedere qual è l’effetto nell’arco di un anno di questa sperimentazione.
Credetemi, è una cosa importantissima, sarebbe un segno di civiltà molto importante, poi da lì a capire quanto è possibile introdurre la figura statutaria dello psicologo delle cure primarie passerà ancora del tempo. I
Intanto diamo un segnale, so che ci sono anche degli psicologi che sono non dico disponibili a farlo a mo’ di volontariato, ma quasi, proprio per evidenziare quanto sia importante la vicinanza dello psicologo al medico di medicina di base.
Ripeto, la sua è stata una risposta di indirizzo in quanto mi ha detto che gli psicologi hanno fatto un grande lavoro durante il terremoto, e ne sono certo perché anch'io ne sono stato testimone, hanno lavorato molto bene con la collettività e con i medici, allora facciamo in modo che questa collaborazione possa continuare individuando almeno due aree vaste all’interno delle quali prevedere due o tre poli ambulatoriali, dove operano i medici di medicina generale, introducendo uno o più psicologi che possono dare questo contributo, in che modo poi tecnicamente lo vedrà il Servizio sanitario regionale (in che modo, quanti giorni alla settimana, quanti psicologi mettere dentro, quali report fare).
Credo che sia un grande segnale che noi diamo all’esterno anche perché, dopo che è stato fatto il decreto del Dirigente del servizio risorse umane, che introduce lo psicologo anche all’interno della Regione per guardare con attenzione al benessere dei propri dipendenti, speriamo non nasca qualche sorrisetto, un po’ beffardo, all’esterno per dire che la Regione vuole bene ai suoi dipendenti che operano all’interno della struttura, ma non ai concittadini. Evitiamo questa polemica e cerchiamo di spendere qualche risorsa per attivare questo progetto nelle Aree vaste. Grazie.

Interrogazione n. 765
ad iniziativa del Consigliere Giorgini
"Regolamenti di Area vasta per l’attribuzione delle funzioni di coordinamento e della relativa indennità dell’Area contrattuale del comparto e segnatamente Determina del Direttore di Area vasta 5 n. 684 del 20/06/2014 (modificata con Determine n. 665 del 24/06/2015 e n. 41 del 13/01/2017) e Determina del Direttore Area vasta 3 n. 1284 dell’8/11/2018”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 765 del Consigliere Giorgini.
Ha la parola, per la risposta, il Presidente Ceriscioli.

Luca CERISCIOLI. Grazie Presidente.
Punto a) - I Regolamenti aziendali sono stati adottati previa intesa tra le delegazioni trattanti di parte pubblica e di parte sindacale, come risulta dalla determina n. 1284 dell’Area vasta 3 e dalla determina n. 684 dell’Area vasta 5, atti non soggetti a controllo regionale.
Si precisa che mentre l'articolo 10 del CCNL prevede la sola concertazione con i soggetti sindacali, le Aree vaste 3 e 5, nella regolamentazione dei criteri e modalità di attribuzione degli incarichi di coordinamento, hanno sottoscritto con le organizzazioni sindacali apposito accordo a garanzia delle posizioni dei lavoratori. Quindi le due Aziende sono andate oltre il dettato della legge che prevedeva una semplice concertazione sottoscrivendo un accordo.
Punto b) - La definizione del punteggio e la sua ripartizione tra titoli e colloquio non è riferibile alle procedure concorsuali o alla progressione di carriera, trattandosi di disciplina che attiene alla regolamentazione aziendale che, in questo caso, è stata concordata con le organizzazioni sindacali, pertanto non si ritiene di intraprendere alcuna iniziativa, i riferimenti fatti alle normative del concorso non c'entrano con la normativa riferita alla fattispecie trattata dall’interrogante.
Punto c) Tenuto conto che con l'adozione dei richiamati Regolamenti le Aree vaste hanno operato nel rispetto delle disposizioni normative e contrattuali vigenti, si ritiene di non dover adottare alcun provvedimento.
Quindi la sostanza delle tre risposte è che le obiezioni sono state sollevate su strumenti diversi da quelli che attengono alla procedura in questione, le Aree vaste non solo hanno rispettato le leggi, ma addirittura hanno fatto un passo in più andando ad un accordo con le organizzazioni sindacali.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Giorgini.

Peppino GIORGINI. Grazie Presidente. Grazie Assessore, al momento non ho nulla da dire perché prima devo leggere dettagliatamente la risposta e poi eventualmente dare un giudizio nelle sedi opportune su quanto mi è stato risposto. Grazie.

Interrogazione n. 770
ad iniziativa della Consigliera Pergolesi
“Attività degli informatori scientifici del farmaco”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 770 della Consigliera Pergolesi.
Ha la parola, per la risposta, il Presidente Ceriscioli.

Luca CERISCIOLI. Grazie Presidente. Per quanto riguarda il punto 1, vado per singola azienda,
l’Azienda Ospedaliera di Ancona con determina n. 216 del 20 maggio 2010 ha approvato il regolamento aziendale stabilendo le modalità organizzative, di vigilanza e controllo;
l’Azienda Ospedaliera Marche Nord di Pesaro con disposizione n. 397736 del 18 dicembre 2017 ha regolamentato le attività di informazione del farmaco. Negli ambulatori specialistici l'attività informativa è regolamentata, mentre nei reparti di degenza la stessa è vietata durante l'orario di visita dei pazienti e nelle stanze di degenza. La verifica ed il monitoraggio sono previsti ogni semestre;
l'Inrca, con determina del Direttore generale n. 431 del 27 dicembre 2017, ha regolamentato l'informazione medico scientifica e alla Regione Marche non sono pervenute irregolarità;
l'Asur ha rappresentato che la problematica in oggetto non è mai emersa e non sono state riscontrate segnalazioni.
Relativamente ai punti dell’interrogazione nn. 2, 3, 4, 5 il Tavolo non è stato costituito in quanto non ci sono state segnalazioni.
Punto 6) Poiché sono in capo ai singoli Direttori sanitari degli Enti le modalità operative per lo svolgimento dell'attività di informazione scientifica sul farmaco, questi sono tenuti, tra altro, a verificare che negli ambulatori deve essere esposto apposito cartello nel quale siano chiaramente individuati gli orari e le modalità di ricevimento degli informatori scientifici del farmaco, per cui al fine dell'applicazione della delibera di Giunta regionale n. 598/2009, è indispensabile la collaborazione dei cittadini, la limitazione delle visite ed il rispetto delle disposizioni, di cui al Titolo VIII del D.lgs. 219/2006 e le norme deontologiche e comportamentali, sono previste dai vigenti codici.
E’ evidente che se ci sono segnalazioni poi verrà costituito il Tavolo di monitoraggio, qui dice che non è mai stato costituito perché non ci sono state segnalazioni. Immagino che l’interrogazione nasca da una segnalazione, quindi sarà anche nostro impegno andarlo a costituire.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatta o meno, la Consigliera Pergolesi.

Romina PERGOLESI. Grazie Presidente. Innanzitutto ringrazio l'Assessore di onorarci della sua presenza, visti i suoi numerosi impegni istituzionali come Presidente della Regione, l’avevo già proposto precedentemente, sarebbe forse il caso di delegare il Consigliere Talè a rispondere al suo posto, lo so benissimo che non si può, la mia è una battuta, la prenda come un suggerimento costruttivo.
Detto questo, non mi ritengo soddisfatta, assolutamente, perché il Tavolo di monitoraggio deve essere costituito e secondo me è una grave mancanza da parte degli organi e dei servizi competenti.
Riguardo alla questione, come lei ha ben immaginato, è arrivata non solo una segnalazione, ma è emersa la problematica che i medici non sono informati delle direttive delle singole aziende.
Le leggo un inciso, naturalmente poi sarà mia premura farvi avere la segnalazione che, se non sbaglio, è stata inoltrata anche agli organi competenti. Questa è la risposta della Dottoressa alle criticità evidenziate da un paziente: “Quanto infine al capitolo informatori scientifici, come detto, non è nella mia disponibilità, come nemmeno del personale infermieristico, regolarne il diritto e le modalità di accesso alla struttura poliambulatoriale. E' ben noto che la loro presenza nelle sale d’attesa suscita talora situazioni di contrasto con i pazienti”. Non solo, la stessa Dottoressa suggerisce di fare delle comunicazioni informative per far capire al paziente quanto sia utile avere un informatore scientifico che lavora potenzialmente per lui.
Quindi da una parte il medico non ha chiara quella che è la normativa e quelle che sono le indicazioni dei vari regolamenti aziendali e dall’altra, come evidenziato anche da questa segnalazione, la presenza di informatori scientifici causa notevoli ritardi e visto che oggi parleremo nuovamente di tempi d’attesa mi auguro che venga recepito quanto prima il Piano nazionale sull’abbattimento delle lista di attesa approvato recentemente in Conferenza Stato-Regioni, ed anche questo è un piccolo modo per incidere ulteriormente su questo.
Non mi ritengo soddisfatta, mi auguro che qualche tirata d’orecchie venga fatta ai singoli referenti o ai dirigenti sanitari che si occupano del rispetto della delibera di Giunta e soprattutto che venga istituito il Tavolo di monitoraggio. Grazie.

Interrogazione n. 773
ad iniziativa dei Consiglieri Busilacchi, Giancarli
“Sfratto all’Istituto di storia del Movimento di liberazione ‘E. Cappellini’ e dell’Anpi di Urbino”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 773 dei Consiglieri Busilacchi, Giancarli.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Pieroni.

Moreno PIERONI. Grazie Presidente. In merito al trasferimento dell'Archivio e Biblioteca dell'Istituto per la storia del Movimento di liberazione e dell'Anpi di Urbino la Regione è ben consapevole dell'attività cinquantennale di queste due associazioni che con la documentazione raccolta e custodita e l’attività scientifica e didattica sviluppata hanno contribuito in forma rilevante, anche attraverso ricerche e pubblicazioni, alla conoscenza della storiografia contemporanea della città e del territorio circostante.
Dalle informazioni ricevute, i locali individuati dal Comune come nuova sede per queste associazioni parrebbero inadeguati sia per dimensioni sia per articolazione logistica a conservare, ma soprattutto a rendere facilmente fruibile al pubblico di studiosi, ricercatori, studenti il ricco patrimonio conservato. Questo infatti consiste in migliaia di libri, duecento periodici, l'archivio, raccolte, schedari, documenti audiovisivi, per circa 140 metri lineari di scaffalature che risulterebbe pertanto difficilmente collocabile in locali di 40 metri quadri, come sembrerebbe sia stato proposto.
La Regione segue con attenzione la vicenda e si impegnerà a tenere stretti contatti con la Sovrintendenza archivistica e bibliografica dell'Umbria e delle Marche che ha compiti di vigilanza e tutela sul patrimonio conservato.
Infatti, malgrado la Regione non abbia competenza diretta in materia di tutela del patrimonio librario e archivistico - in quanto con decreto legge 78/2015 convertito con modifiche in legge 125/2015, articolo 16, comma 1 sexies, lo Stato ha riportato la funzione di tutela bibliografica, come già era per quella archivistica, in seno alle Soprintendenze - si impegnerà comunque a tenere stretti rapporti con la competente Soprintendenza al fine di scongiurare un'eventuale dispersione e inconsultabilità del patrimonio documentario in questione.
Siamo infatti al corrente che la Soprintendenza si è attivata e ha svolto nell'attuale sede i sopralluoghi necessari ad avviare la procedura per il riconoscimento di notevole interesse storico del materiale documentario conservato, procedimento che è pertanto in itinere.
La Regione si impegna inoltre a interpellare il Comune di Urbino, con il quale intrattiene varie collaborazioni in ambito culturale perché, qualora si ritenga necessario il trasferimento, individui una sede adeguata per il patrimonio di queste associazioni.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Busilacchi.

Gianluca BUSILACCHI. Grazie Presidente. Ringrazio l’Assessore Pieroni, anche a nome del Consigliere Giancarli per la risposta completa che sostanzialmente, anche nel segno che ha dato l’Assessore, è quella che noi attendevamo, cioè il fatto che la Regione, la Giunta, non solo riconosce il valore di questo Istituto e del suo patrimonio documentale, che tra l’altro è molto utilizzato dalla città dagli studenti, ma considera la scelta del Comune errata, in quanto lo collocherebbe in spazi assolutamente non idonei, rischiando di disperdere questo patrimonio.
Come lei giustamente ha detto, l’Istituto si è attivato per avere questo riconoscimento da parte della Sovrintendenza, quindi sono contento se la Regione può svolgere un’azione di sollecitazione da questo punto di vista e concludo chiedendo all’Assessore, vista la sua sensibilità su questo tema, se riesce in qualche modo a convincere il Comune di Urbino a ripensarci, a dare uno spazio più adeguato.
Quindi grazie per la risposta e spero che il Comune valuti un’altra soluzione.

Interrogazione n. 774
ad iniziativa della Consigliera Leonardi
“Mancata applicazione Risoluzione dell’Assemblea legislativa del 5 giugno 2018 relativa all'attivazione delle scuole di specializzazione di area sanitaria per i ‘non medici’”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 774 della Consigliera Leonardi.
Ha la parola, per la risposta, il Presidente Ceriscioli.

Luca CERISCIOLI. Grazie Presidente. A seguito della risoluzione ci siamo attivati come Regione nei confronti del Rettore dell’Università Politecnica delle Marche circa l’attivazione delle scuole di specializzazione per i non medici, quindi la risoluzione è stata trasmessa, come richiesto, all’Università.
Per quanto riguarda le suddette scuole di specializzazione, secondo quanto previsto dall’articolo 2 della legge 42/2016, non prevedono il finanziamento di borse di studio a favore degli specializzandi di "area non medica" e questa è una scelta di carattere nazionale.
L'Università politecnica delle Marche rappresentava la disponibilità ad attivare le scuole di specializzazione dell'area "non medica", ma solo con finanziamento delle relative borse di studio. Praticamente dice che finché non saranno finanziate le borse di studio, non attiverà le scuole. Le altre Università le hanno attivate indipendentemente dalle borse di studio per gli specializzandi, viene quindi permesso di fare la specializzazione senza la borsa di studio, invece l'Università politecnica delle Marche se non c’è la borsa di studio non attiva le scuole di specializzazione.
Al punto 3) è evidente che non essendo stato attivato il percorso di specializzazione chi ha voluto specializzarsi è andato presso altre università, dove peraltro non vengono date le borse di studio, quindi chi lo fa non solo ha l’aggravio di non averla, ma sostiene le spese per recarsi fuori regione.
Al punto 4) La Regione Marche finanzia le borse di studio laddove ci sono, in termini prioritari, carenze in termini di specialistica, quindi normalmente chiediamo la medicina d’urgenza, i pediatri e gli anestesisti, le tre figure che mancano all’interno del sistema. Quindi noi diamo ulteriori finanziamenti per le specialistiche dove abbiamo carenza, non per altre attività
L’ultima intesa è stata rinnovata il 6 agosto 2018, mentre sono in via di definizione quelle che faremo da qui in avanti, ma noi continueremo a chiedere pediatri, rianimatori e medici di emergenza/urgenza, le figure professionali di cui siamo carenti. Non finanziamo cose che lo Stato addirittura prevede con legge di non finanziare.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatta o meno, la Consigliera Leonardi.


Elena LEONARDI. Grazie Presidente. Non solo non sono soddisfatta, ma sono veramente arrabbiata per come è stata trattata questa materia.
Innanzitutto partiamo dalla citata lettera del Rettore, a cui si faceva riferimento anche nella risoluzione, perché da quella mia mozione scaturì una risoluzione unica proprio per votarla positivamente perché mi venne detto che c’erano stati dei contatti con il Rettore che affermava, e così veniva citato, la disponibilità “ad addivenire ad una intesa finalizzata a disciplinare il regime degli specializzandi non medici ed il loro trattamento economico”.
Voglio precisare innanzitutto che questi specializzandi non vogliono la borsa retribuita, vogliono che l’Università di Ancona attivi, più volte sollecitata dal Ministero, questi corsi, quindi oltre al danno anche la beffa, oltre a dover pagare, ma questo lo fanno per scelta, altrimenti sarebbero esclusi da una serie di concorsi. ad esempio, per l’accesso al pubblico, devono anche pagarsi le spese per andare a Milano o comunque fuori regione.
Oltre al danno la beffa, nessuno ha chiesto di istituire delle borse di studio, né loro, né io, né quest’Aula, nessuno ha chiesto all’Università di metterci i soldi, e se l’Università mette avanti questo motivo è un falso problema! Avrebbe dovuto dire subito, invece di prendere in giro l’Aula, che non avrebbe attivati i corsi, come sta dicendo oggi.
Voglio poi denunciare una cosa gravissima, perché io ho fatto una richiesta di accesso agli atti per avere questa risposta del Rettore ad un non ben identificato Presidente, chiedendo è il Presidente della Regione? Nessuno della sua segreteria aveva questa missiva perché non era lei. E' il Presidente della Commissione sanità Volpini? No, è il Presidente Mastrovincenzo? Non è nemmeno il Presidente Mastrovincenzo, io non ho ancora avuto copia di quella missiva, mi chiedo come mai sia venuta fuori ora, quando da più di un anno a questa parte ho fatto una richiesta di accesso agli atti non mi è stata data, ho fatto la Via Crucis da tutti i possibili Presidenti che potevano avere in mano questa lettera e non mi è stata recapitata, denuncio, quindi, questa cosa grave.
Devo dire che il comportamento dell’Università in questa situazione è veramente deprecabile e mi auguro che questa voce non si alzi solo da me, perché quella risoluzione era stata fatta e votata all’unanimità da questo Consiglio e la mozione era stata trasformata in risoluzione perché qualcuno della maggioranza mi aveva assicurato che c’erano stati dei contatti con il Magnifico Rettore, che aveva detto che si sarebbe impegnato ad attivare i corsi facendo ovviamente tutte le procedure del caso.
Il problema economico è un falso problema che viene messo davanti evidentemente perché non c’è la volontà, per altri motivi, di attivarli, a danno di queste persone marchigiane che per formarsi sono costrette ad andare fuori.
Chiedo un intervento della maggioranza che deprechi questo comportamento, non solo dica: “Noi la richiesta al Rettore l’abbiamo mandata”, ma siccome a monte c’erano stati questi contatti, che mi erano stati riferiti come positivi, a qualcuno probabilmente il Rettore avrà detto: “Li attiveremo”, mi aspetto quindi che chi aveva ricevuto questo “si”, che aveva portato ad una risoluzione votata all’unanimità, come minimo prenda una posizione forte nei confronti di una aspettativa e di un diritto che viene leso, perché questa è una normativa statale che invita le Università ad attivare i corsi, e l’Università di Ancona è stata richiamata più volte ad adeguarsi, e non ci deve mettere un soldo, è questo che deve essere chiaro, nessuno glielo chiede, quindi trovo che sia grave la risposta che vi è stata data.

Mozione n. 476
ad iniziativa dei Consiglieri Pergolesi, Fabbri, Giorgini, Maggi
“Revoca deleghe al Turismo e alla Cultura all'Assessore Moreno Pieroni” 

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la mozione n. 476 dei Consiglieri Pergolesi, Fabbri, Giorgini, Maggi.
Credo che questa mozione non sia di competenza dell'Assessore Pieroni, ma del Presidente Ceriscioli, che ha una conferenza stampa.
Ha la parola l’Assessore Cesetti.
 
Fabrizio CESETTI. Quale collega dell’Assessore Pieroni ed anche collega dei Consiglieri presentatori mi permetto di suggerire il ritiro di questa mozione anche perché il soggetto che si è lamentato, e al quale si fa riferimento, non mi sembra che allo stato attuale sia nella condizione di essere evocato positivamente, come dovrebbe essere in quest’Aula, tra l’altro credo che sia nella condizione di non difendersi politicamente qualora, ad esempio, destinatario di critiche.
Secondo me sussiste l’opportunità, non per l’Assessore Pieroni nei confronti del quale, sono sicuro, tutta la maggioranza sarà non solo solidale, ma lo sosterrà con forza, consapevole di quanto efficace e produttiva sia la sua azione politica ed amministrativa, come tra l'altro dimostrano i fatti.
Credo che ci siano ragioni di opportunità per ritirarla, però, per carità, è la mia opinione personale.
 
PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Pergolesi.
 
Romina PERGOLESI. Grazie Presidente. Innanzitutto chiedo maggior rispetto del Regolamento, che oggi puntualmente è disatteso, se la parola spetta ai presentatori della mozione, credo che sia corretto che prima venga data a loro, tutto questo a garanzia e tutela delle minoranze o delle opposizioni.
Visto che il Presidente Ceriscioli non c’è convengo con i miei colleghi di rinviare la mozione n. 476 al suo ritorno, che mi auguro non avvenga troppo tardi. Grazie.
 
PRESIDENTE. L’Assessore Cesetti ha preso la parola perché io ho notato una discrepanza nell’ordine del giorno in quanto questa mozione era stata assegnata all’Assessore Pieroni, mi sembrava inopportuno, per cui l’Assessore Cesetti in rappresentanza della Giunta ha detto giustamente quello che la Presidenza pensa.
Ha la parola la Consigliera Pergolesi.
 
Romina PERGOLESI. Grazie Presidente. Una puntualizzazione, se la mozione è stata erroneamente iscritta all’Assessore Pieroni non dipende da noi, ma dall’Ufficio di Presidenza, quindi evidenziata la stortura ben venga che poi la tratti l’Assessore competente o il Presidente della Regione, che è la figura di riferimento.
Per quanto riguarda l’intervento dell’Assessore Cesetti, non me ne voglia, non era in merito all’assegnazione all’Assessore Pieroni, ma di tutt’altro livello, quindi mi scusi se mi sono permessa.
 
PRESIDENTE. Mi sento di dover precisare che non è l’Ufficio di Presidenza che dispone della competenza di interrogazioni e mozioni, ma è il Gabinetto del Presidente della Regione, sono disfunzioni che possono succedere, io l’ho notata e mi sembra che l’Assessore Cesetti abbia assolto al suo compito quale rappresentante della maggioranza quando si discute di un problema che riguarda un singolo Assessore, che è un problema più che altro politico.

Sull'ordine del giorno

PRESIDENTE. Andiamo avanti, la mozione n. 469 la posticipiamo a quando tornerà in Aula il Presidente Ceriscioli, visto che riguarda il Piano nazionale delle liste d’attesa ed è un argomento molto importante, la rimandiamo ed è giusto che sia così. Credo che la Consigliera Pergolesi voglia aspettare il Presidente, quindi questo lo decide la Presidenza, possiamo andare avanti se è d’accordo, penso di si.
Ha la parola la Consigliera Pergolesi.
 
Romina PERGOLESI. Grazie Presidente. Per chiarire che non è la Presidenza che decide, ma sono sempre i promotori che decidono eventualmente di rinviare, questo sempre per il rispetto del Regolamento.
Vorrei solo far notare una cosa, che puntualmente abbiamo evidenziato in quest’Aula, visto che la settimana è fatta di sette giorni, le conferenze stampa dovrebbero essere indette in altre giornate che non sia quella del Consiglio, anche perché ci riuniamo tre giorni in un mese, quindi spero sempre che si dia priorità a questa Assemblea. Grazie.
 
Mozione n. 440
ad iniziativa del Consigliere Bisonni
“Potenziamento di personale addetto all’ufficio rifiuti”
 
Interrogazione n. 753
ad iniziativa del Consigliere Bisonni
“Personale in stato di collocamento a riposo ancora regolarmente presente negli uffici della Regione Marche”
(abbinate)
(Discussione e votazione)
 
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la mozione n. 440 e l’interrogazione n. 753 entrambe del Consigliere Bisonni, abbinate.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Cesetti.
 
Fabrizio CESETTI. Con riferimento a quanto richiesto dal Consigliere, si riferisce che la Regione ha attivato, in alcuni limitati casi, rapporti di collaborazione gratuita con personale regionale collocato a riposo, quando ciò era reso opportuno dalla particolare disponibilità e professionalità del personale cessato.
Tali rapporti sono regolati dall'articolo 5, comma 9, del D.L. n. 95/2012 e successive modificazioni.
Trattasi di rapporti gratuiti, tuttavia essi prevedono l'uso di attrezzature della Regione e il rimborso delle spese effettivamente documentate.
Il rapporto è regolato da formale contratto, secondo la precitata disposizione normativa e il collaboratore è coperto da assicurazione.
Questo mi sembra, tra l’altro, se posso aggiungere, un uso anche abbastanza normale nella pubblica amministrazione, quando ci si può avvalere, di personale collocato a riposo che lo fa gratuitamente nell’interesse dell’amministrazione ed anche per dare, dal mio punto di vista, continuità all’attività dell’ufficio e “per formare” il personale che poi succede.
 
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Bisonni.
 
Sandro BISONNI. Intanto chiedo all’Assessore cortesemente se posso avere copia della risposta.
In merito all’interrogazione ci tengo a sottolineare che non ho nulla contro questa persona, anzi, al contrario, mi sento di ringraziarla.
Il problema qual è? E' che l’ufficio rifiuti della Regione Marche, e qui passiamo anche al discorso della mozione, attualmente consta di una persona, ci sono un dirigente e una persona, quindi tutta la gestione, il coordinamento, tutti i compiti, che sono descritti in maniera dettagliata nel Piano regionale dei rifiuti, tutte le funzioni che la Regione deve svolgere, sono sulle spalle di un’unica persona, prima c’erano altri dipendenti che, purtroppo, a causa del terremoto ora si occupano sempre di rifiuti, ma con un focus particolare al discorso del sisma. Da quello che mi risulta, ma ne sono certo perché sono andato in quell’ufficio, tutto il resto, a parte il sisma, tutto lo scibile umano sul tema rifiuti è gestito da un’unica persona.
Visti gli impegni che ci siamo presi qua dentro: combattere l’incenerimento, andare verso percentuali di materiali recuperati sempre più alte, aumentare la raccolta differenziata, diminuire la quantità di materiale che va in discarica - ricordiamoci che adesso sono in definizione tutti i piani d’Ambito delle Province, martedì scorso abbiamo discusso la mozione del collega per sorvegliare questi piani d’Ambito - c’è un lavoro enorme che non può essere a mio avviso affidato ad una persona, ad una signora che sta lì a titolo gratuito, per questo ho fatto l’interrogazione, ripeto, perché non è possibile che l’Ufficio rifiuti sia strutturato in questa maniera, è palesemente sotto organico.
Se non rimediamo a questa situazione temo che gli obiettivi sfidanti che ci siamo posti qua dentro, e di cui rinnoviamo continuamente gli intenti ..., anche stamattina sull’interpellanza del Consigliere Biancani ci siamo detti favorevoli all’abbattimento dell’uso delle plastiche monouso, in questo senso ricordo, l'ha già fatto il Consigliere Biancani, che ho presentato una proposta di legge.
Continuamente in quest’Aula ripetiamo la nostra idea di ambiente, che vogliamo una regione più pulita, con meno rifiuti, più tutelante, più rispettosa dell’ambiente, però se poi non ci mettiamo le risorse economiche ed umane le chiacchiere rimangono nel vuoto.
Coerentemente con tutto quello che in questi anni ci siamo detti, chiedo di potenziare le risorse umane destinate all’Ufficio rifiuti, in modo da garantire un completo e pieno funzionamento dello stesso, perché adesso è palesemente sotto organico. Non ci si può affidare alla bontà di una persona, che dovrebbe essere in pensione e che copre per quello che può, non ci si può affidare ad una risorsa di questo tipo, non per la persona, ripeto, perché c’è bisogno di assumere almeno uno, se non due, se non tre dipendenti.
Chiedo questo impegno: di dar seguito a quello che in questi anni ci siamo detti perché per applicare le politiche ambientali che vogliamo occorrono risorse economiche ed umane, quindi la mozione chiede di potenziare il personale perché ce n’è bisogno.
 
PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Cesetti.
 
Fabrizio CESETTI. Grazie Presidente. Intervengo non per replicare ma per integrare, e me ne scuso con il Consigliere Bisonni, perché ho dato la risposta all’interrogazione che era di competenza del Servizio risorse umane ed organizzazione, mentre la mozione attiene allo specifico Ufficio rifiuti, quindi non ho letto la parte di competenza, che invece farò adesso ad integrazione.
Nell'ambito della struttura regionale interessata dalla mozione, le attività relative ai rifiuti sono state assegnate a n. 5 unità operative, delle quali temporaneamente una è stata totalmente assorbita dalle attività inerenti la gestione delle macerie del sisma, mentre un'altra unità, di recente trasferita nella dotazione organica della Giunta regionale, è attualmente destinata al gruppo istruttore incaricato della gestione di n. 4 bandi, in attuazione dell'Asse 4 del Por Fesr 2014-2020 in materia di energia, per contribuire all'insieme delle attività nel rispetto dei termini previsti.
Certamente a conclusione dell'attività relativa ai bandi, l'unità operativa verrà di nuovo destinata allo svolgimento delle attività in materia di rifiuti.
In ogni caso si attiveranno tutte le possibilità previste onde aumentare la propria dotazione di personale, al fine di garantire un sempre più completo e pieno funzionamento della struttura.
In sostanza ed in definitiva c’è questo impegno da una parte a ritrasferire un’unità e dall’altra ad aumentare la dotazione organica, come peraltro chiede il Consigliere Bisonni, quindi all’esito di questa integrazione penso che il Consigliere possa essere soddisfatto sia per quanto riguarda la risposta all’interrogazione che per l’impegno contenuto nella mozione che il servizio di fatto ha assunto e che io come parte politica riconfermo in quest’Aula.
Credo che il Consigliere possa ritenersi soddisfatto e quindi possa ritirare la mozione senza metterla ai voti.
 
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Bisonni.
 
Sandro BISONNI. Assessore, non capisco perché ogni volta che qualcuno propone una cosa e voi dite che siete d’accordo, chiedete poi di ritirarla, io vi chiedo di votarla. Visto che siete d’accordo votate la mozione, prendete questo impegno, io non la ritiro.
Sono contento della risposta e proprio per questo vi invito, visto che avete risposto come desideravo, a prendere questo impegno, votatela!
 
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione.
Mozione n. 440. La pongo in votazione.
 
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
 
Mozione n. 444
ad iniziativa dei Consiglieri Giorgini, Maggi, Fabbri
“Progetto ‘Banca delle sabbie’ e utilizzo dell’ecodragaggio per coniugare qualità ambientale, sviluppo costiero e sviluppo ecosostenibile”
(Discussione e votazione)
 
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la mozione n. 444 dei Consiglieri Giorgini, Maggi, Fabbri.
Ha la parola, per l'illustrazione, il Consigliere Giorgini.
 
Peppino GIORGINI. Grazie Presidente. Solo a titolo informativo: questa mozione, che riguarda sia gli ecodragaggi che la Banca delle sabbie accorpa due mozioni approvate dalla Regione Toscana e pubblicate nel Burt. Non credo che la Regione Toscana sia governata dal Movimento 5 Stelle, qui sono racchiusi, in un'unica mozione, due atti approvati, tutte e due le situazioni.
Premetto che non mi aspetto nulla di positivo, visto che in tema ambientale, sia che riguardi la matrice aria che la matrice suolo, questo Consiglio e questa Giunta non hanno approvato nemmeno una mia mozione, quindi non mi meraviglierei se questa venisse bocciata, però come è mia consuetudine, spiego ciò che potrebbe essere giusto e fattibile.
Nel corso degli ultimi decenni, i 180 chilometri del litorale sono stati sottoposti a profonda, continua evoluzione, dovuta principalmente alle modificazioni antropiche che ne hanno completamente mutato la naturalità, ad eccezione delle tre aree di riserva (San Bartolo, Conero, Sentina), la quasi totalità della restante linea di costa è stata decisamente urbanizzata ed oggi il suo delicato equilibrio appare sempre più esposto alla degradazione.
La situazione attuale appare definita: il bilancio sedimentario è negativo, la linea di costa è tendenzialmente portata all'arretramento con tutte le problematiche che ne conseguono.
Poiché tale aspetto involutivo coinvolge attività economiche e produttive e in alcuni casi mette addirittura in pericolo l'incolumità della cittadinanza - si veda a tale proposito la situazione degli insabbiamenti portuali - riteniamo essenziale provvedere a mettere in atto tutte le misure possibili affinché sia salvaguardato e messo in sicurezza il territorio marchigiano.
Tali misure non possono certo prescindere dalle nuove tecnologie presenti sul mercato: esse ottimizzano le risorse e contribuiscono ad allungare il "tempo di vita" di una opera, aspetto essenziale per procedere con lavori economicamente vantaggiosi.
Scopo di questa mozione è pertanto fornire delle proposte precise che sollecitino questa amministrazione ad agire su più fronti in maniera finalmente efficace nel ripristinare un equilibrio con l'ambiente marino costiero, poiché le opere messe in campo nel corso di questi ultimi anni si sono rivelate inefficaci e/o antieconomiche, nella maggioranza dei casi.
Le proposte riguardano l'adozione degli ecodragaggi e di tutte le tecnologie più innovative ad essi collegati; essi superano finalmente l'uso delle benne bivalve permettendo di operare anche nella bella stagione grazie alla bassa invasività delle operazioni, con guadagni attesi in termini di qualità delle acque, efficienza delle operazioni, salvaguardia dell'ambiente, risparmi economici.
Una seconda proposta riguarda la creazione di una Banca delle sabbie, anche nell'ottica di economia circolare - ne parlava prima l’Assessore che lodava il fatto che con le macerie si fa economia circolare, è un’altra cosa l’economia circolare, comunque andiamo avanti - un circuito virtuoso tra interventi di dragaggio ecologicamente sostenibili e interventi di ripascimento delle spiagge perché mette in comunicazione domanda e offerta; tale istituto chiarirebbe anteoperam il bisogno e la destinazione dei sedimenti dragati evitando le soluzioni attuali in discarica o evitando addirittura di essere rigettati in mare, come si è fatto e come ci si accinge a fare di nuovo.
Alla creazione di una Banca delle sabbie contribuirebbe anche la già ottima conoscenza delle caratteristiche geomorfologiche e sedimentologiche del nostro territorio, caratteristiche che andrebbero soltanto organizzate e analizzate allo scopo.
Un'altra proposta, diretta conseguenza delle prime due, riguarda la messa al bando delle discariche del mare, nascoste semanticamente dietro alla definizione di cassa di colmata - come si vorrebbe o si vuole fare a San Benedetto del Tronto, ma non riusciranno mai a farla - ma che alla luce delle nuove possibilità offerte dalla tecnologia appaiono quantomeno obsolete rappresentando ancora soltanto veri e propri contenitori di rifiuti.
Abbiamo ritenuto utile portare a conoscenza delle proposte descritte in questo consesso, l'Autorità di sistema portuale del Mar Adriatico Centrale - nella persona del Presidente, che ho avuto modo di incontrare personalmente circa un mese fa - poiché gli interventi di dragaggio dei porti marchigiani sono continui e necessari per la sicurezza delle categorie che ne usufruiscono.
Oggi il settore italiano dei dragaggi è caratterizzato da un deficit di aggiornamento tecnologico che rende problematici gli interventi, contribuendo ad impedire lo sviluppo di un segmento infrastrutturale fondamentale per il nostro Paese.
Mentre da una parte la sabbia rappresenta sempre più una materia prima costosa e ricercata, dall'altra i sedimenti dei bacini portuali, se non rigenerati, non sono utilizzabili per i ripascimenti costieri o come materiali per l'edilizia, e quindi, una volta trasportati a terra, necessitano dell'identificazione di una destinazione finale che altro non può essere che una tradizionale discarica
Queste moderne tecnologie possono inoltre essere applicate anche a fiumi, canali, laghi, bacini e dighe, rendendo possibile coniugare il riuso della gran parte delle sabbie recuperate per il contrasto ai fenomeni erosivi, il ripascimento degli arenili e per il supporto alle strutture turistico - ricettive.
Il settore dei dragaggi deve pertanto dotarsi di un sistema efficace ed economicamente moderno e innovativo, come si fa in tutte le parti del mondo, per garantire:
1. la sostenibilità ambientale;
2. salvaguardare il corpo idrico senza disperdervi alcuna sostanza inquinante;
3. dragare a qualsiasi profondità, ridare ai fondali capacità di auto depurazione;
4. operare senza occupare spazi portuali terrestri;
5. non inquinare l'aria grazie all'uso di biocarburanti;
6. non generare cattivi odori e torbidità dell'acqua perché le zone portuali spesso coincidono con aree a vocazione turistica.
Credo fortemente, e l'ha ribadito anche il Presidente dell’Autorità portuale, che sta vedendo come mettere in pratica queste nostre idee, che non ci sono altre vie e mi piace chiudere questo mio intervento citando una famosa frase di Winston Churchill: "Senza tradizione, l'arte è un gregge di pecore senza pastore. Senza innovazione, è un cadavere".
Penso che l’innovazione sui temi ambientali sia l’unica strada percorribile, non ce ne sono altre, poi chi governa un ente, una Regione, può fare come meglio crede, però le strade da percorrere sono quelle, non ce ne sono altre. Grazie.
 
PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Leonardi.
 
Elena LEONARDI. Grazie Presidente. Trovo questa mozione molto interessante ed essendomi trovata ad affrontare la tematica non solo dell’erosione costiera, ma anche del ripascimento in più di una occasione nella mia esperienza di amministratore comunale, nonché il problema del dragaggio dei porti anche in questa assise regionale, trovo che l’attenzione attraverso l’utilizzo e la sperimentazione di tecnologie innovative, che consentono al tempo stesso di utilizzare la materia prima esistente, ripulendola, quindi privandola di tutte quelle parti di cui l’inquinamento, penso al dragaggio dei porti, è la conseguenza negativa, possa essere una strada positiva da percorrere.
Ho trovato questa mozione molto interessante perché coniuga un aspetto ambientale ad un aspetto pratico, che è appunto quello dell’utilizzo di questi materiali che spesso sono carenti, a volte bisogna attingere a materiali che non sono conformi dalle cave o da altre situazioni, riutilizzare la sabbia per fare ripascimenti nelle zone da cui poi in realtà questa proviene, dati gli spostamenti del moto ondoso, credo che possa essere un vantaggio e andare nella direzione di una scelta ecosostenibile. Per quanto mi riguarda è una strada non solo percorribile, ma da scegliere, quindi come Fratelli d’Italia annuncio da subito il mio voto favorevole a questo atto.
 
PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Casini.
 
Anna CASINI. Grazie Presidente. Trovo questa mozione molto interessante dal punto di vista ambientale. Alcuni contenuti, secondo me, sono condivisibili, altri cozzano con la normativa vigente, per esempio la Regione Marche ha chiesto insieme alle Regioni ed al Ministro di poter redigere una normativa perché possano essere usati i sedimenti fluviali anche per i ripascimenti dopo la caratterizzazione, così come si propone, ma tutt’oggi non è possibile perché non esiste una normativa in tal senso.
Non c’è una norma statale che fissi i criteri di qualità ambientale dei sedimenti di origine fluviale, che tra l’altro ne disciplini anche la caratterizzazione, per cui in realtà oggi non si possono caratterizzare questi sedimenti.
Per quello che riguarda invece l’attuale regolamentazione, i ripascimenti sono sottoposti a valutazione di impatto ambientale, così pure i dragaggi, quindi non è vero, come si dice in questo momento, che non è controllata dal punto di vista ambientale la filiera che va dalla caratterizzazione dell’area portuale alla verifica se le sabbie possono essere utilizzate come le altre per i ripascimenti.
In questo momento nelle Marche, se il progetto di escavo lo prevede, le sabbie possono essere utilizzate previa verifica di impatto ambientale per i ripascimenti delle spiagge, ma devono essere di classe A o di B, le B possono essere anche portate in mare, la classe C invece deve essere portata per forza in cassa di espansione e sono soltanto le E quelle che vengono considerate rifiuti, e da noi, devo dire, sono piuttosto rare; noi non abbiamo sabbie che vengono individuate, se non raramente, con le caratteristiche E.
Penso, però, che più della Banca delle sabbie, mi permetto di dire, serve quello che già si sta facendo con il Piano di gestione integrata della costa, ovvero verificare in maniera integrata laddove serve, perché c’è stata una erosione importante, portare le sabbie, e se serve all’interno dei porti dragare, soltanto dopo avere avuto un piano di caratterizzazione secondo me ben fatto, si può stabilire quanti metri cubi di sabbie dragate possono essere compatibili con la costa e utilizzate per il ripascimento.
Credo che il piano integrato della costa sia quello attuale, che è quello che abbiamo in corso di approvazione, poi magari ne parlerà l’Assessore Sciapichetti, e contiene già queste azioni virtuose soprattutto perché, ripeto, tutto questo ..., a prescindere dall’ecodragaggio che io ritengo possa essere una buonissima tecnica che deve essere valutata da chi fa il progetto e da chi lo approva, spesso nei porti più grandi è l’Autorità portuale di sistema che deve valutare la tecnica o la tecnologia da applicare rispetto al dragaggio.
Io non sono assolutamente contraria a questo, ma rispetto alla Banca delle sabbie ritengo sia più opportuno utilizzare il Piano integrato della fascia costiera della Regione Marche, perché lì le sabbie non possono essere messe o utilizzate in una banca perché dopo un anno diventano rifiuti, devono essere utilizzate immediatamente e credo che il luogo migliore per stabilirne la destinazione sia quella del Piano, che è in corso d’approvazione.
Quindi che dire, da un lato condivido, da un lato non so fino a che punto sia conforme, chiedo all’Assessore competente cosa ne pensa, però, per me, la mozione è molto interessante.
 
PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Sciapichetti.
 
Angelo SCIAPICHETTI. Mi pare che l’intervento dell’Assessore Casini abbia chiarito dal punto di vista tecnico molte cose.
Quello che la mozione chiede, soprattutto l’aspetto più virtuoso, è già previsto dal Piano della costa e ci si sta lavorando.
Il discorso dell’ecodragaggio, che è molto interessante dal punto di vista ambientale, non può che essere condiviso, quindi la mia impressione e la mia indicazione è che si possa votare questa mozione.
Le verifiche di legge dovranno essere fatte perché in alcuni punti credo che bisognerà approfondire, però noi possiamo votare questa mozione, quindi, mai dire mai, Consigliere Giorgini, è stato clamorosamente smentito in Aula!
 
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Fabbri.
 
Piergiorgio FABBRI. Grazie Presidente. Sono contentissimo dell’apertura degli Assessori Casini e Sciapichetti su questa mozione perché effettivamente è un atto tecnico.
Vorrei allargare, data la mia competenza professionale nel settore, un po’ l’argomento. Il Piano di gestione integrata della costa, di cui ho avuto modo di parlarne un pomeriggio intero con gli splendidi tecnici che lo stanno redigendo, gente veramente preparata, abbiamo parlato il linguaggio tecnico e non politico, ci siamo capiti al volo, non è omnicomprensivo della necessità di avere un piano generale dei sedimenti con il quale andare a lavorare lungo tutta l’asta del corso idrico, che è una cosa che va assolutamente sviluppata. Ho fatto alcune richieste di accesso agli atti, sono in confidenza, quindi ritengo, dati gli ottimi rapporti, che mi risponderanno in tempi brevi anche se l’ho fatta poco tempo fa.
Nelle Marche abbiamo un problema importante che è quello dell’interrimento degli invasi, siamo il 2 aprile e siamo già in situazioni siccitarie, purtroppo gli invasi ci servono perché in questo momento devono assolvere a plurifunzioni, ci servono per l’energia elettrica che producono, per la laminazione delle piene quando ci sono purtroppo le bombe d’acqua, per l’irrigazione e per l’idropotabile.
Quindi ripristinare assolutamente l’intera capacità progettuale, perché ormai sono dighe che hanno diversi decenni, è fondamentale come gestire quei sedimenti e bisogna in qualche modo redistribuirli.
In tutti i corsi d’acqua marchigiani abbiamo molte traverse, pennelli, che creano anche dune fluviali che vanno gestite, non sono d’accordo con i molti interventi che ho visto fare in cui si toglie dal corso e si mette sulla sponda perché effettivamente non hanno il tempo di consolidarsi e la prima piena riporta giù tutto e peggiora la situazione perché rende disponibile, quindi chiedo una maggiore attenzione, il sedimento che una volta era diluito su un tratto di corso d’acqua diciamo lungo e adesso invece è concentrato sulle sponde artificiali che sono create.
Su questo bisogna aprire un confronto tecnico e cercare gli investimenti finanziari per realizzare queste opere anche con i gestori, con Enel, con il Consorzio di bonifica per ripristinare la piena capacità degli invasi.
Sappiamo che abbiamo problemi non solo potenziali per lo scalzamento al piede di ponti che attraversano i nostri corsi d’acqua, quindi la ridistribuzione all’interno del corso d’acqua dei sedimenti che io riesco a movimentare deve essere fatta su ampio raggio seguendo un ragionamento che sia tecnicamente, idrogeologicamente e idraulicamente sostenibile.
Sul corso d’acqua gira in maniera puntuale ..., come purtroppo abbiamo più volte denunciato, anche da parte del Consorzio di Bonifica, non risolve il problema e su questa va posta assolutamente maggiore attenzione, maggiore attenzione che anche i nostri estuari e le nostre foci hanno bisogno di avere.
Se poi sulla foce, sull’estuario del corso d’acqua c’è il porto, più volte con mozioni ed interrogazioni abbiamo parlato di dove mettere il dragaggio, sappiamo che i sedimenti hanno problemi di qualità, alcuni possono essere mandati a mare, altri vanno nelle casse di colmata, la cassa di colmata ha un iter lungo, sappiamo che quella di Ancona non ha la capacità totale di tutti i sedimenti che arrivano dai vari porti marchigiani, quindi approfitto della mozione che abbiamo presentato e che bene ha illustrato il Consigliere Giorgini, che è stato il primo firmatario, per dire che il Piano generale dei sedimenti va gestito in questa ottica olistica, unitaria, ecosostenibile del corso d’acqua, partendo da monte per arrivare alla gestione degli invasi, arrivare lungo il corso d’acqua e mettere in sicurezza tutti i ponti e le strutture importanti conoscendo che nella nostra provincia gran parte della potabilizzazione delle acque viene da corso idrico superficiale.
Sono contento dell’apertura che c’è stata e ritengo che sia molto interessante l’applicazione dell’ecodragaggio perché se andiamo su queste tecnologie d’avanguardia riusciamo a riutilizzare maggiormente le quantità, tanto dobbiamo andare a bilancio zero e sappiamo che per i nostri litorali il ripascimento delle spiagge è una cosa di fondamentale importanza, non possiamo andare avanti spostando con le ruspe, di anno in anno, da un punto all’altro. A questo si collega tutta la problematica delle scogliere che abbiamo più volte trattato, ad esempio a Fano mancano 300 metri e non riusciamo a chiuderli, il milione disponibile c’è, non c’è, chiediamoci anche se le scogliere fatte con le attuali modalità sono realmente efficaci oppure no, andiamo a correggere quelle scogliere che invece sono state progettate e realizzate male.
 
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Giorgini.
 
Peppino GIORGINI. Grazie Presidente. Per due precisazioni. Cosa vuol dire Banca delle sabbie? Vuol dire fare una analisi preventiva della domanda e dell’offerta delle sabbie che ci sono, adesso non c’è un concetto specifico, si va alla giornata, quindi questo sarebbe importante per risolvere tutti questi problemi che abbiamo nel litorale.
Vorrei dire che per quanto riguarda i fiumi, i canali, i laghi, già in Toscana l’Autorità portuale ha chiamato un'azienda a fare una relazione ben definita, quindi non credo che ci siano problemi anche a farla sui fiumi, è la tecnologia, ed in questo caso i rifiuti di classe C non ci sarebbero quasi più perché questi lavorano sopra il pontone, trattano la sabbia e al 90% esce sabbia pulita subito pronta per fare ripascimento, il 10%, idrocarburi ed altro, viene recuperato a parte.
Un sistema che tutti dovrebbero vedere per capire, io l’ho spiegato bene al Presidente, tant’è che lui ha chiamato l’azienda e si è fatto fare una relazione, credo che questa cosa per la nostra disastrata costa sia una importante, da valutare, non dico che sia la cosa migliore del mondo, però il Presidente è rimasto molto colpito tant’è che ha convocato una delle aziende più prestigiose al mondo, che ha un brevetto italiano, che è stata premiata dalla Comunità Europea, avviene in Toscana, avviene in Romagna, perché nelle Marche non dobbiamo vedere se quello che ci dicono in realtà è vero oppure no? Grazie. Il mio voto naturalmente sarà favorevole.
 
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione.
Mozione n. 444. La pongo in votazione.
 
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
 
Mozione n. 449
ad iniziativa dei Consiglieri Micucci, Marconi, Urbinati, Rapa
“Richiesta di aumentare le risorse destinate al bando per il restyling delle strutture ricettive marchigiane”
(Discussione e votazione)
 
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la mozione n. 449 dei Consiglieri Micucci, Marconi, Urbinati, Rapa.
Ha la parola, per illustrarla, il Consigliere Micucci.

 
 
Mozione n. 449
ad iniziativa dei Consiglieri Micucci, Marconi, Urbinati, Rapa
“Richiesta di aumentare le risorse destinate al bando per il restyling delle strutture ricettive marchigiane”
(Discussione e votazione)
 
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la mozione n. 449 dei Consiglieri Micucci, Marconi, Urbinati, Rapa.
Ha la parola, per l'illustrazione, il Consigliere Micucci.
 
Francesco MICUCCI. Grazie Presidente. Una brevissima cronistoria della vicenda.
A seguito purtroppo delle vicende sismiche del 2016 e del gennaio 2017 e attraverso l’individuazione di alcuni fondi Por-Fesr, specificati dalla Comunità europea per il recupero edilizio delle strutture turistiche ricettive, la Regione Marche ha messo in piedi un bando finalizzato al sostentamento di buona parte delle opere di ristrutturazione per le strutture alberghiere.
Un bando inizialmente aperto solamente alle strutture ricadenti all’interno dell'area del sisma e poi giustamente ampliato anche a quelle fuori, perché se si parla di ricettività si deve guardare a 360°, si deve guardare anche al di fuori del cratere.
Questo bando, come era facile immaginare, ha avuto un enorme successo, sono state 60 le richieste da parte di strutture all’interno del cratere e 259 da quelle al di fuori.
Giustamente la Giunta regionale ha dato priorità alle strutture ricadenti all’interno dell'area del cratere con delle risorse, che credo che siano già state destinate e le opere partite.
Nell’ultimo bilancio è stata inserito un'ulteriore somma, credo intorno ai 10,5 milioni di euro, per finanziare anche le domande relative a strutture fuori del cratere, credo che con questa somma si possano evadere all’incirca 80/90 domande.
Ci sono state un numero di domande superiore e si è potuto verificare che questo bando oltre all’effetto attivo, che è quello di permettere a delle strutture ricettive di ristrutturare il loro patrimonio, nella regione Marche sappiamo che le strutture ricettive hanno un patrimonio non dico obsoleto, ma datato, ha messo in circolo una serie di altre risorse economiche, pensiamo alle attività delle imprese edili, turistiche che proponendo un’offerta di qualità maggiore contribuiscono a rilanciare il turismo nella regione Marche, che nel frattempo si è avvalsa di una serie di altre attività.
Sappiamo che il periodo di riferimento di questi fondi è il 2014/2020, quindi ci stiamo avvicinando molto velocemente alla chiusura del periodo individuato per il finanziamento, e sappiamo che normativa europea prevede che i fondi non utilizzati vengano restituiti al mittente, quindi l’obiettivo di questa mozione, che ho firmato insieme agli altri capigruppo della maggioranza, è quello di verificare con la Giunta la possibilità di recuperare altre risorse nel bilancio regionale, meglio ancora all’interno dei fondi europei che magari in questi anni non sono stati utilizzati e possono essere riversati in questo capitolo, e finanziare ulteriormente questo bando che ha avuto questo enorme successo e che potrebbe mettere in piedi ulteriori economie della regione Marche, per poter riqualificare l'offerta ricettiva della regione Marche che, come possiamo vedere da una serie di studi storici, ormai visibili a tutti, non sempre è adeguata in quanto ha un patrimonio edilizio che ha necessità di essere al passo con i tempi. Oggi sappiamo che le famiglie e le persone, in generale la clientela che accede alle strutture ricettive, cerca standard di qualità e la necessità da parte delle stesse strutture di essere al passo con i tempi.
Questa è la chiara evidenza di come purtroppo da una vicenda negativa, come è stata quella del sisma, si possono attivare delle attività positive che possono rilanciare, in questo caso, l’attività turistica e non solo.
Questa è la richiesta che facciamo all’Aula e conseguentemente alla Giunta regionale: a sostenere con forza ogni possibilità per trovare altre risorse da destinare alle coperture necessarie per evadere tutte le domande a scorrimento di graduatoria per i soggetti idonei ad ottenere tale contributo, a sostenere l’accesso al credito perché, come sappiamo, il bando finanzia una parte delle opere necessarie alla riqualificazione, ovviamente l’altra parte rimane a carico dei privati che spesso devono accedere al credito tramite le banche, che chiedono garanzie. Verificare, quindi, a supporto di questo bando, proprio per dare completezza alla sua ratio originaria, la possibilità di sostenere anche l’accesso al credito per la parte che ricade sui privati che faranno questi interventi. Grazie.
 
PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Leonardi.
 
Elena LEONARDI. Grazie Presidente. Utilizzo questo spazio anche come dichiarazione di voto perché mi trova assolutamente d’accordo la volontà di andare a reperire ulteriori risorse economiche per aiutare le imprese turistiche marchigiane ad aggiornarsi in termini qualitativi per essere ovviamente più competitive rispetto ad una offerta, non solo dei nostri competitor italiani, ma anche e soprattutto dell’offerta turistica che viene dall’altra parte della nostra costa.
Il bando che è stato fatto è in linea con le richieste che da anni gli operatori sollecitano. Ricordo, per la mia esperienza di Assessore al Comune di Porto Recanati, che era un’esigenza sentita da molti perché molte strutture di accoglienza, molte strutture ricettive hanno locali e arredi del proprio servizio fermi a qualche anno fa, quindi dare una boccata d’ossigeno che consenta di offrire non solo un maggiore servizio ai nostri turisti, ma anche e soprattutto una maggiore competitività alle nostre imprese, aiutandole in un momento che non è certamente florido, è una misura che va nella giusta direzione.
C’è questa graduatoria, ci sono delle imprese che attendono di veder finanziato il loro progetto per diventare più competitive nell'offrire maggiore e migliore offerta turistica, credo che ogni passo in questa direzione debba essere appoggiato e sostenuto, per cui come Fratelli d’Italia dichiaro il mio voto favorevole a questa mozione.
 
PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Malaigia.
 
Marzia MALAIGIA. Grazie Presidente. Semplicemente per annunciare il voto favorevole perché non si debbono perdere occasioni e non si debbono soprattutto rimandare indietro gli aiuti economici, specialmente in un momento in cui c’è bisogno di rilanciare le nostre attività.
 
PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Pieroni.
 
Moreno PIERONI. Grazie Presidente. Un intervento brevissimo per ringraziare i presentatori della mozione, anche i capigruppo che sono intervenuti e tutta l’Aula che spero voti questa mozione-
Oggi giustamente l’Aula chiede alla Giunta regionale ed allo stesso Presidente di aumentare la capacità economica di questo bando, ma è giusto ricordare da dove siamo partiti.
Nel 2015 per questo bando erano previsti 1.900.000 euro, era una cifra su cui la Giunta regionale aveva ragionato molto, ci eravamo confrontati con il sistema della ricettività, con il mondo dell’associazionismo, del sistema, e da questo punto di vista era emersa fin dalla partenza, nel ragionare per trovare il giusto equilibrio, la grande esigenza che si sentiva ormai da più di 15/20 anni, perché voglio ricordare che l’ultima operazione fatta nella regione Marche per la riqualificazione delle strutture ricettive risale a quasi 20 anni fa, di questo tono, di questo livello, di questa potenzialità economica.
Era chiaro che questa iniziativa doveva assunta in maniera forte dalla Giunta e dallo stesso Presidente, tant’è che abbiamo da subito aumentato la cifra, da 1.900.000 euro a 3.500.000 euro, nel contempo c'è stato il terremoto, drammatico, che ha colpito le Marche per cui abbiamo dovuto rimodulare il bando per dare una risposta forte alle strutture ricettive che erano all’interno del cratere colpite dal sisma.
Abbiamo trovato, nelle pieghe giuste dei fondi aggiuntivi arrivati per il sisma, ulteriori 8 milioni di euro, i quali hanno permesso di coprire, lo ricordava il Consigliere Micucci, tutte le richieste che sono pervenute dall’area del cratere, alcune non sono state inserite, ma non per mancanza di fondi, per questioni attinenti al bando stesso; successivamente il Presidente Ceriscioli incontrando, prima della scadenza del bando, le varie associazioni ed andando sui territori si era impegnato, lo ricordiamo tutti, a trovare almeno 10 milioni di euro aggiuntivi rispetto ai 3,5 milioni che riguardavano le aree fuori dal cratere. Questo impegno è stato definito alcuni mesi fa, timbrato dal rapporter che pochi giorni fa è stato qui nella nostra regione, che ha condiviso questa ulteriore scelta, per cui è stata spostata da alcuni assi dei fondi europei questa cifra.
Oggi complessivamente, rispetto ai 36/38 milioni che vengono richiesti dal bando, siamo riusciti ad ottenere circa 21 milioni di euro, credo che sia un bel messaggio. Naturalmente la mozione è in linea con gli indirizzi che la Giunta regionale si è data per cercare di trovare ulteriori fondi aggiuntivi, è chiaro che questo atto noi lo prendiamo come un indirizzo alla Giunta perché saremmo scorretti se dicessimo che abbiamo già ulteriori milioni di euro da aggiungere.
I percorsi sono due: primo, verificare i fondi europei, che in questi ultimi mesi non siamo riusciti a spendere e dirottarli su questa cosa, questo è l’impegno che prendiamo, secondo, vedere se all’interno del bilancio, ma la vedo un po’ più difficile, si possono trovare alcuni milioni da inserire in questo contesto.
E' un impegno che noi prendiamo con grande soddisfazione a dimostrazione del lavoro fatto in questi tre anni per quello che riguarda la riqualificazione delle strutture alberghiere ed in alcuni casi anche la riconversione, ricordo infatti che parecchie strutture si stanno trasformando in byke hotel ed altro.
Credo che sia un bel messaggio quello che la Giunta ha dato con l'inserimento di più di 20 milioni di euro in questo bando.
 
PRESIDENTE. Approfitto e prendo la parola su questo argomento per aggiungere che si sente una grande necessità da questo punto di vista perché noi dobbiamo migliorare la qualità delle strutture ricettive, quindi, Assessore, è giusto quello che lei ha detto.
Faccio un invito, credo che sia la Giunta ad occuparsene, a lavorare sul regolamento per i condhotel di cui ha una grande necessità e si sente una grande attesa in quanto comporta la riqualificazione di tutto il sistema ricettivo.
Noi abbiamo approvato la legge, però c’è questa disposizione nazionale che non la rende operativa fino a quando le Regioni non si dotano del regolamento attuativo.
Ci sono tanti imprenditori che vogliono trasformare le loro strutture in condhotel, questa accoglienza mista tra il ricettivo e la proprietà esclusiva degli appartamenti.
Passiamo alla votazione.
Mozione n. 449. La pongo in votazione.
 
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
 
Mozione n. 464
ad iniziativa dei Consiglieri Rapa, Urbinati
“Bando sulla competitività delle strutture balneari”
(Discussione e votazione)
 
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la mozione n. 464 dei Consiglieri Rapa, Urbinati.
Ha la parola, per l'illustrazione, il Consigliere Rapa.
 
Boris RAPA. Grazie Presidente. Il tema è simile a quello delle strutture ricettive perché se si tiene a considerare il turismo come asset strategico della nostra economia, anche quello che concerne il turismo balneare è un settore molto importante, per cui anche in questo caso si chiede di sostenere le imprese balneari della regione Marche attraverso dei bandi ad hoc, soprattutto puntando ad un miglioramento del livello di sostenibilità ambientale, all’accessibilità ed all’innovazione tecnologica, proprio al fine di dare una maggiore competitività alle nostre aziende.
E’ un settore in crescita che, soprattutto dopo il rinvio della Bolkestein, attende determinate risposte, penso, quindi, che sia necessario dare un sostegno a tutte queste aziende che messe in rete con il sistema delle strutture ricettive possano migliorare e dare maggiore competitività a tutto il sistema del turismo.
 
PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Leonardi.
 
Elena LEONARDI. Grazie Presidente. Devo dire che un bando simile a quello per le strutture ricettive era stato nel corso dell’ultimo anno più volte annunciato anche per le strutture balneari, quindi per gli chalet.
Evidentemente la necessità di un sollecito attraverso una mozione ed un impegno preciso stanno a significare che ci sono state alcune problematiche in merito, magari l’Assessore potrà eventualmente chiarire nella sua risposta, e sicuramente segnano l’importanza e l’evidenza di attuare quel processo innovativo, di cui abbiamo parlato per le strutture di accoglienza e per le strutture ricettive, anche da parte di chi si occupa di accogliere sulla spiaggia, sul front-office del mare.
Probabilmente anche a causa del recente allungamento delle concessioni demaniali fino al 2033 e la relativa stoppata della normativa Bolkestein hanno consentito ai concessionari di queste strutture di ipotizzare di fare degli investimenti, avendo anche una capacità alle spalle, una licenza con una scadenza quindicinale, ed andare dalle banche a chiedere un finanziamento.
Se a questo, che già risulta difficile, si affianca un sostegno economico da parte della Regione con progetti in questo senso, credo che si faccia una cosa buona per il nostro turismo, intervenendo laddove ci sono delle difficoltà e delle criticità per incentivare il volano, che tutti sappiamo e sosteniamo che sia tale, il nostro petrolio, del turismo.
Con questo mio intervento voglio ribadire quello che sarà il mio voto e in quanto rappresentante di Fratelli d’Italia sono favorevole alla creazione di un bando a sostegno delle imprese e delle strutture balneari per consentire una riqualificazione delle stesse ed un miglioramento dell’offerta turistica che possa far crescere la nostra economia dando lavoro e occupazione in quello che, ce lo dobbiamo ricordare, è un frangente sempre difficile e che riguarda il discorso occupazionale.
 
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Urbinati.

Fabio URBINATI. Grazie Presidente. Vorrei fare un intervento che esprima tutta la linearità che la nostra forza politica ha avuto sul tema, su un’economia della regione che è, come hanno detto i colleghi che mi hanno preceduto, straordinariamente importante.
Noi abbiamo vissuto fino all’approvazione dell’ultima legge di stabilità, quindi parliamo di quattro mesi fa, una situazione di incertezza totale per chi come me sa bene ed ha seguito passo dopo passo questa direttiva europea, ebbene, uno dei fenomeni negativi che subito si sono riversati su questa categoria è stato il blocco e la diminuzione considerevole degli investimenti degli operatori su queste strutture, strutture, ricordiamo, molto importanti, come è stato detto, che in alcune città turistiche di questa regione arrivano nell’arco dell’anno ad occupare 20/30 persone, se non di più, quindi parliamo di una economia prevalente, soprattutto nell’ambito del settore turistico.
Alcune considerazioni io le vorrei fare perché stiamo cantando vittoria un po’ troppo presto sulla risoluzione del problema relativo alla direttiva Bolkestein, sulla quale ci vuole molta chiarezza perché c'è il rischio concreto che tra qualche mese ci troveremo in infrazione ed è chiaro che se si dovesse andare in infrazione, lo dirò e lo farò anche in quest’Aula, chiederò la proroga per tutte le normative europee che riguardano la pesca, perché non mi sembra corretto e giusto che alcune categorie, nonostante l’infrazione, nonostante si paghino le multe, vadano avanti senza applicare le direttive e la pesca si trovi ogni volta, sistematicamente alle scadenze, ad applicare delle direttive che sono molto pesanti e penalizzanti per la nostra marineria.
Vorrei che ci fosse da parte del Governo una linearità di trattamento per tutte le categorie, come ad esempio quello dei rigetti che per il Mare Adriatico è un problema molto grande e irrisolto, lì si potrebbe chiedere una proroga anche con il pagamento di una sanzione all’Unione europea e la domanda sarebbe: perché i balneari si e i pescatori no? Questo è il problema che vorrei si discutesse parallelamente alla direttiva Bolkestein.
Su questa mozione, per quanto ci riguarda, come diceva la Consigliera Leonardi, forse ci sono dei ritardi, non sono ritardi, c’è un'evoluzione, c'è la proroga di 15 anni, e sarà difficile tornare indietro anche se arriveranno le sanzioni. 15 anni è un periodo che incoraggia un concessionario a fare qualche investimento, chiederò all’Assessore, e mi auguro che questi investimenti possano partire già da quest’anno, che il bando possa sostenere gli investimenti che sono stati fatti o saranno fatti nei prossimi mesi. Noi ci contiamo, ne terremo conto nella stesura del prossimo bilancio, perché prima abbiamo parlato delle strutture ricettive, ora parliamo degli stabilimenti balneari, questo è un modo, un sistema, secondo me, migliore per stare vicino ai nostri operatori. Grazie.
 
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Zaffiri.
 
Sandro ZAFFIRI. Grazie Presidente. Non volevo parlare, ma quanto detto dal capogruppo del Partito Democratico mi dà la possibilità di intervenire, in quanto ha sollevato un problema che credo giusto.
Spero che il Consiglio approvi questa mozione oppure ci faremo protagonisti affinché si creino le condizioni per proteggere anche le categorie che il Consigliere Urbinati ha evidenziato, perché lo ritengo equo.
Effettivamente c’è un problema che riguarda la nostra realtà ed il nostro Paese e penso che sia necessario cambiare strategia nei confronti delle direttive della Comunità europea, a porre più resistenza, come italiani, a queste cose che intaccano la nostra economia ed il nostro territorio, per questo voteremo questa mozione per dare supporto anche ad altre iniziative di questa natura.
 
PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Pieroni.
 
Moreno PIERONI. Grazie Presidente. Questa mozione è importante e deve essere accolta favorevolmente da tutta l’Aula, dagli interventi mi sembra che ci sia una sensibilità forte riguardo alle strutture balneari.
Intervengo soltanto per precisare che il nostro obiettivo, come Giunta regionale, già dopo la stagione estiva scorsa, è stato quello di far partire il bando che realizzeremo nel corso del 2019.
Giustamente la Consigliera Leonardi ha chiesto perché ancora non è partito, le rispondo che c’era soltanto un fatto tecnico collegato all’Europa e questo problema riguardava in particolar modo le strutture private che ottenevano questi finanziamenti, le quali dovevano per almeno 5 anni garantire continuità nella gestione dell'attività balneare.
Soltanto il 31 dicembre 2018, con la finanziaria, si è fatta questa proroga fino al 2033, fino ad ottobre non c’erano certezze, quindi noi ci siamo dovuti obbligatoriamente fermare perché la Comunità europea per questi finanziamenti chiedeva alla proprietà 5 anni continuativi di gestione.
Non c’era chiarezza, quindi ci siamo fermati perché la scadenza fino al 31 dicembre era al 2020, però subito dopo, visto che c'era anche un impegno importante con il sistema delle associazioni dei balneari della regione Marche, siamo ripartiti.
Questa mozione è un ulteriore stimolo per l’amministrazione regionale, dico sempre questo perché credo che l’indirizzo politico lo debba dare il Presidente, lo stesso Presidente ha chiesto alla struttura del settore turismo di individuare, facendo una ricerca nei vari capitoli, dato che abbiamo investito parecchio e siamo quasi alla fine del sessennio, dei fondi per fare uscire il bando.
Su questo c'è un impegno ed oggi, che questi fondi verranno reperiti, aggiungo solo che questa operazione in un’ottica di programmazione partita nel 2015/2016 chiude una cornice importante per il sistema del turismo nella nostra regione, per quello che riguarda sia l’accoglienza che la promozione, perché in questi cinque anni noi andremo a completare il percorso della ricettività privata, con le strutture alberghiere, con le strutture balneari, quindi qualità e accoglienza migliori, dando un messaggio forte a tutto il sistema della ricettività privata della nostra regione.
L’obiettivo è quello di inaugurare, questa è una anticipazione che faccio al Consiglio regionale, entro il mese di maggio, al massimo la prima quindicina di giugno, prima dell’inizio della stagione estiva, quel progetto importante che riguarda la wi-fi pubblica, unica Regione italiana a farlo, lungo tutti i 23 Comuni della costa,
Avete visto che in questi anni, in particolar modo subito dopo il terremoto, abbiamo investito moltissimo sulla promozione, che è rilevante per attrarre un turismo italiano e straniero, credo che in questi 5 anni sia stato fatto un percorso non semplice, non facile, ma coerente alla valorizzazione con i finanziamenti veri, con questo bando, alle strutture private ricettive, sia alberghiere che balneari.
Anche la wi-fi pubblica messa a sistema darà una bella risposta, quest’anno partirà poi magari dovremmo modularla meglio, però è fondamentale inaugurarla.
Ricordo la grande promozione che è stata fatta in questi anni per mantenere alta l’attenzione sulla nostra regione, quindi oggi questa mozione è un ulteriore stimolo che ci permetterà di incontrare le associazioni di categoria delle strutture balneari, da qui a pochi giorni, alle quali illustreremo il bando per poi partire con lo stesso dopo aver inserito ulteriori finanziamenti.
Per quanto riguarda la Giunta regionale siamo favorevoli alla mozione. 
 
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Biancani.
 
Andrea BIANCANI. Il mio non è un suggerimento e non vuole essere una presa di posizione, vorrei chiedere se è possibile di incentivare nella riqualificazione il superamento delle barriere architettoniche, al di là del fatto che abbiamo fatto una legge importante, secondo me.
Dovremmo essere orgogliosi di avere delle strutture ricettive regionali che in qualche modo si attrezzano per ospitare chi ha dei problemi di tipo motorio, che potranno finanziare quelle strutture che consentono a tutti di poter accedere alla spiaggia ed al mare.
 
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione.
Mozione n. 464. La pongo in votazione.
 
(L’Assemblea legislativa regionale approva)

Mozione. 458
ad iniziativa dei Consiglieri Zaffiri, Marcozzi
“Interporto di Jesi e situazione dei proprietari delle aree interessate alla sua realizzazione”

Interrogazione n. 767
ad iniziativa dei Consiglieri Zaffiri, Marcozzi
“Interporto di Jesi e situazione dei proprietari delle aree interessate alla sua realizzazione”
(abbinate)
(Discussione e votazione)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la mozione n. 458 dei Consiglieri Zaffiri, Marcozzi e l’interrogazione n. 767 dei Consiglieri Zaffiri Marcozzi, abbinate.
Ha la parola, per l’illustrazione, la Consigliera Marcozzi.

Jessica MARCOZZI. Grazie Presidente. Questa interrogazione e questa mozione, che poi sono le stesse, presentate dalla sottoscritta e dal Consigliere Zaffiri, vertono sul tema principalmente rivolto all’acquisizione delle proprietà aree e immobili preesistenti all'interno del perimetro intermodale e dell'area di rispetto, vincolate dal Piano regolatore e, di fatto, spossessate ai legittimi proprietari per alcuni dal lontano 21 aprile 1989 (quindi 30 anni fa) ed altri dall'approvazione dell'ultima variante di Piano regolatore con delibera n. 38 del Consiglio comunale di Jesi del 9 marzo 2007 (12 anni fa) per complessivi 46 ettari.
La normativa vigente riguarda la procedura di esproprio o, in subordine, l'acquisizione bonaria delle proprietà pur sempre sottoposte al vincolo di esproprio, che impone nel termine dei 5 anni la conclusione della procedura ablativa.
La procedura ablativa che incide sui diritti reali, è seguita da un giusto indennizzo configurandosi come presupposto di legittimità del provvedimento in presenza di motivi di interessi generali. Nel caso specifico la realizzazione dell'interporto di Jesi.
È vero che la realizzazione dell'interporto di Jesi è stata investita da una vicenda giudiziaria, rivelatasi al fine di processi penali, civili e fallimentari del tutto priva dei motivi e dei presupposti su cui tale inchiesta si è fondata.
La vicenda più clamorosa che ha portato alla liquidazione e al fallimento della società Cemim e dopo 19 anni alla sua revoca, non vede certo estranea la Regione Marche per essere stata la vera responsabile di quel fallimento, come ha dimostrato la Commissione d'inchiesta che l'Assemblea legislativa ai sensi dell'articolo 24 dello Statuto ha nominato il 14 aprile 2011 e la cui relazione è stata approvata il 26 giugno 2012.
Quel fallimento ha impedito la conclusione della procedura ablatoria, definita in questo caso in via bonaria, con la sottoscrizione di preliminari di vendita di n. 14 proprietà, a cui si aggiungono anche 4 proprietà, per un totale 7.712.000 euro.
La ricostruzione delle trattative che hanno portato alla firma dei 14 preliminari e alla previsione di spese di acquisto delle rimanenti 4 proprietà si è rappresentata per evidenziare lo spreco di denaro pubblico avvenuto e che dovrà avvenire per il solo acquisto delle aree dell'interporto di Jesi.
Innanzitutto, si deve affrontare il motivo che ha portato al fallimento: la mancata erogazione dei contributi liquidati dalla Giunta regionale con la delibera n. 7210 del 30 dicembre 1991 di euro 4.389.883 (parlo in euro, ma all’epoca erano lire).
La delibera 7210/91 aveva liquidato la somma di euro 2.458.944 per l'acquisizione delle aree, che sommati a euro 3.000.000, liquidati con delibera di Giunta n. 8555 del 28 dicembre1989, avrebbe portato all’acquisizione delle n 14 proprietà (aree e immobili).
Al contrario la non erogazione dei contributi della delibera 7210/91 ha portato alla perdita della acquisizione delle 14 proprietà, alla liquidazione prima ed al fallimento poi della società Cemim.
Durante la procedura fallimentare, con provvedimento del Giudice delegato, viene autorizzato il Curatore fallimentare alla rinuncia dei n. 14 preliminari sottoscritti.
Questa breve ricostruzione ci permette di effettuare un confronto con i costi sostenuti successivamente ed in particolare con i costi di acquisizione fissati dalla Corte d'Appello di Ancona con l'ordinanza n. 1072 del 3 aprile 2018. Per 644.084 metri quadri al prezzo di euro 5,75 al metro quadrato, mentre il prezzo fissato dalla Corte d'Appello di Ancona è di euro 30 al metro quadrato (pagine 15 e 16 dell'ordinanza, ovvero, il costo al metro quadrato è superiore di 5,22 volte).
Ai proprietari spossessati delle loro proprietà da 30 anni non solo non è stato loro pagato nulla, ma hanno dovuto subire il pagamento dell’ICI prima e dell’IMU successivamente non più come agricolo, bensì al cambiamento d'uso dell'area spossessata per interporto.
La Regione Marche ha approvato la legge regionale n. 22 dell'8 ottobre 2009 e il Comune di Jesi ha adottato la propria normativa per le aree agricole, adeguandosi alla legge regionale 22/2009, con la delibera del Consiglio comunale n. 216 del 27 novembre 2009.
Uno dei proprietari spossessati da 30 anni ha fatto richiesta in data 8 settembre 2016 di operare modifiche sul proprio terreno in riferimento alla legge regionale 22/2009, come recepita dalla delibera n. 216/2009, la risposta del Comune è stata: “In riferimento alla richiesta di cui all'oggetto si fa presente quanto segue: le aree di proprietà in argomento risultano ricadere all'interno del perimetro del ‘Progetto preliminare sistema interportuale di Jesi’ approvato in variante al piano regolatore con deliberazione di Consiglio comunale n. 75 del 18 aprile 2008 ed in particolare:
1. parte in 'area di rispetto verde';
2. parte in ‘area occupazione binari';
3. parte in 'area depositi all'aperto';
4 parte in 'area ferro-gomma'.
Alla luce di quanto sopra si evidenzia che:
- l'insediamento di attività economiche o agricole è pertanto consentito purché ciò non comporti interventi di nuova costruzione o variazione delle attuali destinazioni d'uso degli immobili;
- l'area inoltre risulta esclusa, ai sensi della delibera del Consiglio comunale n. 216/2009, dall'applicazione della legge regionale 22/2009 (Piano casa) fino alla scadenza del progetto preliminare in argomento. Sugli immobili esistenti sono ordinariamente ammessi tutti gli interventi riconducibili all'articolo 9 comma 2 del D.P.R 380/2001 e ss.mm.ii. (compresi frazionamenti unità immobiliari, modifiche interne, modifiche impiantistiche ed installazione di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili);
- è comunque possibile realizzare in tale area o sugli immobili esistenti gli interventi pertinenziali di cui al vigente Regolamento comunale”.
In realtà il Comune vieta ogni possibile applicazione della legge regionale 22/2009 e permette di fare interventi di manutenzione compresi impianti per energia da fonti rinnovabili su una proprietà che dovrà essere espropriata e gli immobili abbattuti per far posto alle esigenze dell'interporto.
Non meno importante è la perdita di valore degli immobili rispetto a come 30 anni fa erano valutati sul mercato. Uno spreco di denaro pubblico e una perdita di valore incalcolabile da parte dei proprietari e nessuno ha ancora pagato per queste gravissime responsabilità.
La conclusione a fronte di quanto appena documentato impone di: porre in essere ogni iniziativa utile affinché la Svim Spa, socio di maggioranza assoluta, definisca un piano di acquisizione di tutte le aree rimanenti, presentare una proposta di variazione al bilancio 2019-2021 al fine di prevedere le necessarie risorse finanziarie, valutare se intraprendere azioni legali verso amministratori regionali della società e funzionari regionali per i danni arrecati alla società Interporto Marche, ai proprietari ed all’Interporto di Jesi per le gravissime ripercussioni all’immagine della Regione Marche, all’interesse pubblico ed ai cittadini di questa regione.

PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Casini.

Anna CASINI. Grazie Presidente. Ho letto nella presentazione dell’interrogazione e della mozione della Consigliera Marcozzi questioni molto diverse rispetto a quelle che fanno parte delle premesse degli atti succitati, che aprono in ogni caso problematiche diverse che non sono inerenti l’oggetto, nel senso che vengono toccati dei punti che sembrerebbero conoscere già le risposte, ma questa probabilmente è soltanto una mia interpretazione, vengono aperti dei temi che non riguardano l’interrogazione né la mozione.
Comunque ad ogni buon conto rispondo all’interrogazione.
“Quali sono stati gli stanziamenti in favore della Interporto Marche Spa per la realizzazione dell'interporto di Jesi previsti dalla legge 240/90 come liquidati dalla delibera CIPE del 19 dicembre 1996 ed in quale misura sono stati utilizzati per l'acquisizione delle aree prima e dopo la delibera n. 38 del 9 marzo 2007 del Consiglio comunale di Jesi”.
Ai sensi della legge 240/90 "Interventi dello Stato per la realizzazione di interporti finalizzati al trasporto merci e in favore dell'intermodalità", la società Interporto Marche ha ricevuto dallo Stato 23.052.537,58 euro, per la realizzazione dell'infrastruttura interportuale. Di questi 1.767.120,74 euro è stato utilizzato per l'acquisizione delle aree.
Successivamente alla delibera n. 38 del 9 marzo 2007 del Consiglio comunale di Jesi non risultano ulteriori acquisizioni di aree da parte della società Interporto.
“Quali sono gli stanziamenti in bilancio della Regione Marche, liquidati ed erogati per l'acquisizione delle aree in favore della Interporto Marche Spa in aggiunta alla somma di 4.183.300 euro per l'acquisizione di ettari 17 dal fallimento Cemim, stante che, con la delibera 38 del 9 marzo 2007 l'area interportuale è aumentata fino a 101 ettari e la cubatura che si potrà realizzare è stata portata a circa 1.536.000 metri cubi con un aumento pari al 165,56% di quanto previsto nella delibera 365/89 del Consiglio comunale di Jesi, che ha portato ad un maggior valore delle aree da acquisire, alla luce dell'ordinanza della Corte d'Appello di Ancona del 3 aprile 2018, in termini di maggiori costi e risarcimenti”.
La Regione dal 1997 ha stanziato e liquidato circa 5 milioni di euro, finalizzati alla realizzazione delle strutture intermodali relative all’lnterporto Marche e destinati quasi interamente all'acquisizione di aree.
Ulteriori aree sono state acquisite da Interporto Marche, con fondi propri, per circa 3 milioni di euro.
Successivamente alla delibera 38 del 9 marzo 2007 del Consiglio comunale di Jesi, la Regione non ha previsto nuovi stanziamenti a favore di Interporto Marche per l'acquisizione di ulteriori aree.
Ogni ulteriore dettaglio sulle cifre esatte potrà essere ottenuto con opportuna richiesta di accesso agli atti inoltrata alla Società Interporto Marche che li detiene.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Zaffiri.

Sandro ZAFFIRI. Grazie Presidente. Credo che quello che è stato illustrato dalla Consigliera Marcozzi sia una relazione doverosa ed oltre all’interrogazione noi presentiamo una mozione per impegnare la Giunta seriamente a risolvere questo problema tramite le società che sono presenti all’interno dell’interporto, che è uno dei problemi importanti che c'è nella regione Marche.
E’ vero che questa amministrazione non c’entra niente nella gestione di quello che è accaduto negli anni precedenti, però è chiaro che le amministrazioni che seguono hanno il dovere di affrontare e risolvere i problemi.
Anche perché le problematiche di questo territorio sono purtroppo abbastanza pesanti e nel 2007, per questo ritardo, per queste inadempienze, per questo susseguirsi di atti che sono andati contro il provvedimento della Regione Marche sull’Interporto, ci sono stati anche dei fatti incresciosi ed i proprietari dei terreni ci hanno lasciato perché non hanno retto alle ripercussioni economiche, perché su quei territori, per il loro sviluppo, sono stati fatti degli espropri e di conseguenza non hanno più potuto lavorarli e non sono neanche entrati i soldi degli espropri, cosa potevano fare? Qualcuno ci ha lasciato le penne trovando una scorciatoia.
Questa è la drammaticità di quello che è successo nella nostra regione, poi noi ci dimentichiamo di queste cose ed è la cosa più brutta perché non si cerca di risolvere le questioni, ma si abbandonano.
Si abbandonano e siamo arrivati ai giorni nostri, ed ecco perché noi presentiamo una mozione, proprio per cercare di impegnare la Giunta affinché trovi una soluzione con la sua società Svim, mica è una cosa astratta, la Svim è un pezzo di questa Regione, adesso non si dica in quest’Aula che la Svim non c’entra niente, potremmo ascoltare anche questo, come stamattina abbiamo sentito cose che non abbiamo gradito e che non rispondono assolutamente al vero, ora potremmo anche sentirci dire che la Svim viene da Marte!
Crediamo che il problema dell’interporto sia serio, da risolvere, no come qualche annuncio fatto ieri, guarda caso, da qualche amministratore di qualche società molto vicina all’Interporto, che ha detto che ci sono delle iniziative per risolverlo.
No, ci vogliono delle azioni per quei marchigiani che ancora aspettano la regolarizzazione degli espropri subiti.
Questo è il senso della mozione, Assessore, e noi chiediamo che venga valutata in termini positivi da tutto il Consiglio e, passatemi il termine, “grida vendetta” la mancata soluzione, anche per la dignità di quelle persone che purtroppo ci hanno lasciato.
Credo che di fatto sia questo lo scopo della mozione che abbiamo presentato: cercare di affrontare e risolvere questo problema in termini definitivi per dare tranquillità anche ai proprietari che ancora aspettano i benefici economici.
Voglio ricordare soltanto che, dopo 30 anni, c’è ancora quasi il 50% dei terreni da regolarizzare, ci sono circa 65 ettari di terra ancora da pagare, espropriati per l’interporto, perché gli ettari vincolarti per l’interporto sono circa 120. Questa è l’intera superficie dell’interporto, ne mancano 65, per questo motivo un signore, che non poteva arare il terreno, che di conseguenza non aveva i suoi benefici economici perché era stato espropriato, che non aveva nessun altro introito economico, tanto meno quello dell’esproprio, purtroppo ci ha lasciati e solo per la dignità di questa persona credo che vada regolarizzata la posizione dell’interporto con tutto quello che ci sta attorno, 65 ettari di terra, impiccati, che stanno lì da 30 anni in mezzo alla Vallesina e che nessuno risolve.

PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Casini.

Anna CASINI. Sono basita perché interesse pubblico in questo momento è comprare, nella mozione c’è scritto che la Svim dovrebbe acquistare, neppure espropriare, la bellezza di 46 ettari ed io mi domando: perché?
Adesso Consigliere Zaffiri le spiego la differenza tra le aree vincolate, le aree da espropriare e le aree espropriabili.
Allo stato attuale noi non possiamo espropriare nessuna area perché non esiste più il vincolo preordinato all’esproprio che, come lei saprà e sono certa che lo sa, dura 5 anni dall’apposizione del vincolo stesso, quindi essendo decaduto il vincolo le aree non sono espropriabili.
Le aree diventano zone bianche quando l’apposizione del vincolo è collegata con la destinazione urbanistica, quindi quando insieme alla possibilità di espropriare decade la destinazione urbanistica, non è il caso di specie, perché qui i proprietari delle aree hanno una destinazione urbanistica e la possono utilizzare.
In riferimento alla persona deceduta, di cui mi dispiaccio, che lei dice che non poteva utilizzare i terreni, seppur sottoposti a procedura espropriativa per ararli, è una cosa che ritengo poco verosimile, anzi assolutamente inverosimile.
Detto questo, per quello che riguarda le aree afferenti il completamento e l'ampliamento di interporto permane la destinazione urbanistica ad area interportuale prevista dalla delibera del Consiglio comunale di Jesi del 2008 e, ripeto, non è la Regione Marche che stabilisce le destinazioni urbanistiche perché esiste una legge della Regione Marche, la n. 34/1982, che stabilisce che sono i Comuni ad adottare e ad approvare i piani regolari e le relative varianti previa acquisizione del parere da parte della Provincia.
Detto questo, è una competenza del Comune quella di stabilire le destinazioni urbanistiche e di attivare le procedure di esproprio, le ricordo che c’è una bella differenza tra vincolo apposto per acquisire le aree e la destinazione urbanistica, entrambi li stabilisce il Comune, lei può scuotere la testa come fanno gli asinelli, ma se lei non lo sa io glielo dico questa è legge ed ho citato le norme di legge.

(interrompe il Consigliere Zaffiri)

Anna CASINI. Il Consigliere Zaffiri sta dando prova della democrazia del suo partito e sua in particolare.

(interrompe il Consigliere Zaffiri)

Anna CASINI. Io scappo dall’Aula? Ma quando mai!

(interrompe il Consigliere Zaffiri)

Anna CASINI. Non so di cosa sta parlando, la democrazia prevede che si lasci parlare chi sta parlando o no?
E’ interesse della Regione assicurare in via prioritaria il pieno utilizzo delle aree già acquisite e delle infrastrutture già realizzate e quindi al momento non si prevedono ulteriori espropri perché, ripeto, bisognerebbe avviare una procedura di reiterazione del vincolo espropriativo, cosa che non è stata fatta e che è in capo come competenza al Comune.
Con riferimento al punto 3, l'attuale Cda di Interporto, in carica da fine giugno 2016, quindi lei si riferisce a procedure che sono datate, anni prima del 2016, sta effettuando verifiche dettagliate sulla pregressa situazione economica e gestionale. Anche sulla base di tali esiti la Regione e Svim (quale socio di maggioranza) valuteranno ed adotteranno le eventuali azioni necessarie.
Quindi per quello che riguarda la questione tecnica dico al gruppo del PD che non ci sono le condizioni tecniche per poter effettuare l’esproprio, qualora ciò si volesse o si dovesse fare la questione principale rispetto alle procedure espropriative è l’interesse pubblico e generale ed in questo caso, ahimè, non mi pare che ci sia l’interesse pubblico e generale.

PRESIDENTE. Ha la parola il Presidente Ceriscioli.
 
Luca CERISCIOLI. Anch’io vorrei partire evidenziando che i fatti che citava il Consigliere Zaffiri riguardano molti anni fa, perché all’inizio degli anni 2000 è stata modificata a livello nazionale la normativa relativa agli espropri per un problema storico delle pubbliche amministrazioni che espropriavano e non pagavano.
Dai primi anni 2000 ogni volta che si fa una procedura espropriativa bisogna, prima di entrare in possesso dell’area, depositare il valore dell’esproprio alla Banca d’Italia perché possa essere giustamente prelevato dall’espropriato. C’era il vecchio malcostume di partire con la procedura espropriativa, fare l’occupazione d’urgenza e spesso far passare 20/30 anni prima del pagamento di un’area.
E’ chiaro che l’espropriato di fronte a situazioni di questo genere poteva stare 20 o 30 anni senza lavorare, magari dopo aver acceso un mutuo, poteva avere delle realtà le più diverse, anche perché non è detto che uno era proprietario da sempre, poi c'erano anche altri aspetti legati al bene stesso. Questo contesto creava difficoltà, quindi immagino che il Consigliere Zaffiri si riferisca a storie molto lontane nel tempo, relative a norme che oggi non sarebbe possibile fare, attualmente quando si espropria si deve depositare la somma e l’espropriato può subito andare a prendere il valore dell’esproprio, nonché i benefici se viene fatto l’accordo bonario.
La storia dell’Interporto è importante in termini di intuizione e molto fragile in termini di attuazione, sono state investite cifre equivalenti a 30/40 milioni di euro, di quelli che possiamo contare oggi, per l’acquisizione delle aree e la relativa attrezzatura.
Per molti anni l'interporto ha svolto la propria funzione in modo estremamente parziale per una carenza fondamentale, cioè l’interscambio ferro/gomma. Il ferro veniva attraverso un binario di fatto non collegato funzionalmente al sistema del trasporto nazionale e quindi obbligava a manovre particolari, molto lente, un paio di ore per arrivare dalla linea ferroviaria principale alla sede, erano tecniche a velocità di un certo tipo e questo impediva ovviamente la funzione numero uno dell’interporto, che è lo scambio gomma/ferro, ferro/gomma.
Dall’insediamento di questa amministrazione ci siamo preoccupati prioritariamente di dare un senso all’investimento sull’interporto risolvendo il tema del ferro. Fu l’allora Segretario generale della Regione a firmare un accordo con Rfi per il completamento della stazione ferroviaria, come stazione per il traffico merci in sede di interporto.
Questo investimento è stato fatto da Rfi e si è completato alla vigilia di Natale del 2018, il 24 dicembre 2018 si è data finalmente, dopo tantissimi anni, la funzionalità per lo scambio ferro/gomma da parte di interporto e non è un caso che da quella data diversi soggetti investitori si sono interessati, giustamente, di questa infrastruttura, cogliendo l’opportunità, da subito. Non appena attivata la ferrovia sono partiti i traffici veri, con l’interporto, con treni che giornalmente raggiungono e scambiano le merci in questa infrastruttura.
C’è un programma interessante da parte di Rfi che si realizzerà a breve, sempre con l’utilizzo dell’interporto e sempre più operatori privati stanno guardando con interesse a questa infrastruttura che finalmente può assolvere in termini strutturali alla propria funzione.
E’ chiaro che le aree, i 46 ettari, quelle previste nel progetto complessivo di interporto, come ha spiegato molto bene l’Assessore Casini, non possono essere espropriate perché la semplice nuova apposizione del vincolo espropriativo obbligherebbe il Comune ad indennizzare i proprietari per la riapposizione del vincolo, risorse che nessun Comune è in grado di tirar fuori o di giustificare.
E' vera un’altra cosa, il fatto che finalmente si sia dato a quell’infrastruttura una funzionalità automaticamente valorizza le aree che si affacciano sull’infrastruttura stessa, sulle strade che sono state realizzate, sui piazzali, per il collegamento con l’area ferroviaria, diventando un oggetto interessante per chi fa logistica nella nostra regione.
I 46 ettari, che non sono più oggetto di esproprio, possono essere acquistati da chiunque, con una trattativa fra privati, fra soggetti di diversa natura ed i proprietari, e possono diventare un oggetto interessante in termini di mercato.
Credo che il lavoro più importante sia stato da parte di questo ente, dare un senso all'interporto, completare quell’opera, completare l’infrastrutturazione, fare in modo che l’interscambio ferro/gomma si potesse effettuare nell’area dell’interporto e in secondo luogo un fatto di valorizzazione di tutti i beni che ci stanno accanto perché un soggetto privato interessato a …, trova un’interlocuzione naturale con i proprietari di quelle aree, come si fa fra privati, compro un’area perché devo fare una attività di natura economica legata alla logistica della nostra regione.
Quindi noi abbiamo dato un grande contributo, che non è di natura assistenziale, non è che compro un’area per cosa fare? Per rivenderla? Che deve fare Svim con l’acquisizione delle aree? Per questo trovo il contenuto della mozione fuorviante se penso allo strumento di esproprio, se c'è ancora il vincolo all’esproprio si poteva dire: “Poveretti, hanno il vincolo dell’esproprio, espropriamoli”, metto in atto l’obiettivo che il vincolo dà, ma il vincolo non c’è più, invece è interessate quest’altra opportunità, avendo finalmente dato piena dignità a quella infrastruttura si permette di attivare attraverso dei vari percorsi l’insediamento di imprese all’interno dell’area dell'interporto, quindi dare la possibilità di rendere attiva questa infrastruttura.
Trovo il contenuto della mozione sbagliato, ne condivido i principi, cioè l’idea di dire è bene che quell’infrastruttura trovi degli investitori che ci credono e che ci vanno, il lavoro che abbiamo svolto noi è quello di rendere finalmente, dico io, lo scopo per cui 30 anni fa qualcuno ebbe l’intuizione di creare nel cuore della regione, nell’area di Jesi, un’area importante in termini di scambio logistico.
Se era importante 30 anni fa, immaginate oggi quando tutte le attività di mercato si svolgono dentro il binario della logistica, quando anche l’impresa più sfortunata esporta il 60% dei propri prodotti, quando la lunga percorrenza, che si può svolgere lungo l’Adriatica permette oggi, grazie agli investimenti che Rfi ha fatto lungo tutta la tratta adriatica, di caricare i rimorchi. L’ampliamento della galleria di Cattolica ha permesso di togliere uno dei colli di bottiglia che c'era fino a pochi anni fa.
L’altro punto, non ci sono infrastrutture come queste, la più vicina a nord è l’Interporto di Verona, quindi capite che valore ha l’investimento, per esempio, per la rottura di carico del rimorchio di un camion che può arrivare all’interporto, caricare su un treno i rimorchi, arrivare fino alla Germania, che è un raggio d’azione utile per lo scambio ferro/gomma, e lì ricollegare il rimorchio ad un vettore e completare il tratto di logistica.
Oggi con l'interporto è possibile farlo perché lì abbiamo una vera stazione ferroviaria per il traffico merci e abbiamo la linea adriatica che ha la capacità di trasportare tutto perché ha eliminato i colli di bottiglia.
Quello che ha fatto la Regione secondo me è molto più confacente al proprio ruolo, ha creato i presupposti perché l'infrastruttura possa finalmente funzionare, ma poi è l’economia reale, a mio giudizio, che deve investire secondo le necessità e le opportunità che si sono aperte, e non è certo il nostro lavoro.
Perché vendiamo le partecipazioni in aeroporto? Per tante ragioni, una più di altre è che non è certo il lavoro della Regione quello di gestire gli aeroporti, il nostro lavoro è quello di incentivare i movimenti, il turismo, l’attrattività, non stare lì a gestire, io la penso così, prima di me la pensavano diversamente probabilmente, pensavano che era più utile gestirle, io ritengo di no, non ritengo che sia il lavoro della Regione gestire questi contesti, perché ci sono realtà economiche che lo possono fare meglio, il lavoro nostro invece è quello di fare promozione, promuovere le Marche, creare opportunità di avere flussi turistici più importanti che favoriscano una crescita dell’infrastruttura, ma non gestire.
Non avere le mani nella gestione è un fatto estremamente sano, perché dentro la gestione ci sono le assunzioni, ci sono tante attività che vengono fatte, gli incarichi, le consulenze, gli investimenti, dai quali, secondo me, è bene che la Regione stia fuori.
Ecco perché una linea coerente è quella che abbiamo promosso ed è quella di risanare queste realtà e restituirle alla loro funzione originale, penso sia molto più importante quello che abbiamo fatto per quelle aree che l’idea di espropriarle per poi magari lasciarle lì.
 
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Giancarli.
 
Enzo GIANCARLI. Avrei aspettato ad intervenire perchè non voglio avere una corsia preferenziale rispetto ai Consiglieri Zaffiri e Marcozzi, però nel momento in cui il Presidente Celani dice che loro possono parlare per dichiarazione di voto mi vedo costretto ad intervenire ora, per questa ragione, non per altro. Fra l’altro mi trovo in difficoltà perché la mia scuola, che è una scuola antica, dice che dopo il Presidente, dopo la Vicepresidente, non sarebbe opportuno intervenire.
Si tratta di una infrastruttura strategica per la nostra regione, noi ne parliamo qui, che è sicuramente la sede democratica più importante della regione, perché questo è il Parlamento regionale, però abbiamo fatto anche diverse iniziative, ad esempio colgo l’occasione per ringraziare il Consigliere Biancani, Presidente della III Commissione, perché gli avevo chiesto di tenere una Commissione per approfondire tutti gli argomenti legati all’interporto, non solo è stata fatta, ma addirittura l’abbiamo fatta nella sede dell’interporto. Poi ci sono stati tantissimi altri momenti, il Presidente Ceriscioli nell’agosto scorso, sempre in quella sede, ha fatto una conferenza stampa, era caldo, ma il tema era molto importante perché riguardava la firma del Protocollo di intesa fra la Società Interporto Marche e una società formata fra più aziende private, che si sono messe insieme per la gestione dei piazzali, quindi azioni molto concrete.
Siccome non ci interessa soltanto l’economia, noi non la vediamo disgiunta dalla democrazia, abbiamo fatto anche una iniziativa pubblica a Jesi conclusa dal Presidente Ceriscioli, tutte le nostre iniziative sono rivolte al futuro. e in quell'occasione è arrivata una lettera di una persona che ha pagato anche in termini personali rispetto alle vicende dell’interporto che dava atto al Presidente Ceriscioli di aver riconosciuto pubblicamente, come ha fatto oggi, quella grande intuizione, come ha ribadito più volte nel suo intervento, che c’è stata 30 anni fa, quindi questo signore dava atto al Presidente.
In termini molto appropriati il Presidente Ceriscioli ha detto: “Fragilità nell’attuazione”, fragilità è un termine appropriato ed elegante, non aggiungo altro rispetto a questo.
La gestione e gli indirizzi politici di questi anni sono tutti rivolti al futuro perché è la messa in funzione di quell’importante infrastruttura, come la logistica del farmaco, che non deve essere letta per quello che non è, l’Asur Marche aveva un’esigenza e - tra l’altro si è in una fase, anche se molto avanzata, in cui si stanno approfondendo tutti questi aspetti – rispetto ai requisiti, ai parametri, alle condizioni oggettive, l’interporto rispondeva meglio di altre soluzioni, quindi c’è stata una convergenza di interesse generale sull’interporto e ovviamente si sta predisponendo il piano industriale perché ormai è stato fatto l’allaccio con la superstrada Val d’Esino, è stato fatto il collegamento con la Orte/Falconara, anzi credo che da questo punto di vista una spinta forte non soltanto della Regione Marche ma anche del Governo rispetto al progetto del raddoppio della Orte/Falconara possa essere di grande aiuto per il cuore delle Marche, come la chiama il Presidente, che è la Vallesina per Jesi, ma per le Marche tutte. Credo che la Orte/Falconara sia una priorità di questa Regione, senza nulla togliere alle altre infrastrutture.
Oggi non voglio parlare di altre infrastrutture, ne abbiamo parlato in altri momenti, nord/sud, la linea adriatica, la statale 76, la terza corsia dell’autostrada anche per il sud delle Marche, la Fano/Grosseto e così via, non voglio parlare di queste infrastrutture, anche se so che la Orte/Falconara è molto legata a questa infrastruttura oltre ad essere un’esigenza del trasporto su ferro per tutte le Marche.
C’è un piano di risanamento e negli obiettivi c’è quello della messa in funzione, tutta rivolta al futuro, perché il piazzale, l’intermodalità, la stazione ferroviaria, i treni, vengono fatti per prodotti importanti non soltanto per il ferro, anche per le acque minerali, per i cereali, qui se ne producono molti e possono arrivare a destinazione senza l’uso del trasporto su gomma, anche questa è una scelta ecologica importante che viene fatta grazie all’interporto, per la carta o per la cellulosa, sono tutte opere che con i treni vengono fatte, vengono realizzate e sono propedeutiche ad un funzionamento pieno dell'interporto.
Accanto a questo, nel risanamento ci sono anche i debiti da pagare e vanno pagati, anche da questo punto di vista, per il futuro di questa infrastruttura, la chiusura delle pendenze con i fornitori o con i espropriati è una scelta oggettiva che si sta realmente compiendo.
Penso che questa sia la risposta forte che nei fatti questa maggioranza sta dando alla realizzazione piena dell’interporto delle Marche.
 
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Maggi.
 
Giovanni MAGGI. Mi alzo in piedi perché in quest’Aula ho sentito la celebrazione del successo dell’interporto, dopo 30 anni di disastri. Per un anconetano come me, vecchio di anni e di esperienza, sentire l’apologia dell’interporto mi fa venire l’orticaria.
Ricordo che 30 anni fa si parlava di 3/4 miliardi di investimento, sparì mezzo miliardo in comunicazione, e ancora l’interporto non era finito, vennero arrestati dei personaggi, che ancora sono in auge, e l'interporto morì lì ed accumulò debiti in continuazione.
30 anni fa parlare del cambio da gomma a ferro era veramente un’intuizione d’avanguardia, di prospettiva, di grande sensibilità nei confronti del ferro e dell’inquinamento.
Ricordo, probabilmente se lo ricorda anche il Consigliere Giancarli che rivestiva il ruolo di Presidente della Provincia di Ancona, che tutto questo progetto era anche in funzione del porto di Ancona, si diceva che i camion dal porto di Ancona dovevano essere messi sui binari e sarebbero arrivati all’interporto di Jesi, doveva esserci lo scambio, come ha detto il Presidente Ceriscioli, purtroppo sto parlando di 30 anni fa, Assessore, e dopo uno sciupio, un saccheggio di denaro pubblico, sentire l’apologia dell’interporto in quest’Aula mi lascia un po’ perplesso.
Ero giovane e già si parlava dell’uscita sud, si parlava di un sacco di cose, c’erano slide che facevano vedere come i camion, allora c’era la strozzatura della galleria di Cattolica, che scendevano dalle navi venivano caricati e grazie alla ferrovia arrivavano fino all’interporto, era tutto un progetto che portava gli abitanti a dire: “Guarda dove sto, in un Paese, in una zona, dove si guarda al futuro con grande intuizione”.
L’interporto è rimasto così com’è, Ancona è rimasta strozzata ed avvelenata dal traffico, l’interporto ha accumulato debiti su debiti.
Ho delle ferite ancora brucianti rispetto a questa struttura, che riguarda gran parte della città dove sono nato, dove vivono i miei figli, e mi compiaccio che questa cosa con le ferrovie finalmente ci sia stata e dopo 30 anni arrivino i treni all’interporto.
Sono contento e mi compiaccio con voi, con il Presidente e la Giunta, e siccome sono come San Tommaso, visto che per 30 anni è stato un teatrino vergognoso, aspetto che la concretezza dei fatti e che l'interporto funzioni come deve funzionare. C’è il 118, ci sono i medicinali, ci sono un sacco di cose, spero in effetti che questo accordo fatto alla vigilia di Natale, quando arriva Babbo Natale, possa essere di buon auspicio, possa portare il treno e ci sia questo scambio ferro/gomma, che non risolve il problema della mia città, ma io non guardo soltanto all’altezza del mio naso, guardo avanti, che possa risolvere i problemi dei marchigiani.
Sono contento di questo, ma bisogna riportare alla cronaca ed alla storia la vicenda devastante di questa infrastruttura, che è stata veramente un esempio di malcostume e di malgoverno.
 
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Zaffiri.
 
Sandro ZAFFIRI. Grazi Presidente. Intervengo a titolo personale perché non è possibile dentro quest’Aula sentirsi dire di non essere a conoscenza dei problemi od altre allusioni.
Dico soltanto una cosa, all’Assessore Casini fornirò tutta questa documentazione. Probabilmente stamattina è venuta qui con altre motivazioni e per questo non ha analizzato fino in fondo il problema dell’interporto. La lezione di logistica, che ho ascoltato qui dentro, la conosco perché per 40 anni ho fatto il sindacalista dei trasporti. La lezione sull’importanza dell’interporto per il trasporto e tutto il resto la rimando al mittente perché non mi interessa, mi interessa soltanto sollevare e risottolineare il problema.
Nella vicenda dell’interporto della Vallesina c’è 1/5 della regolarizzazione di quello che è avvenuto, questo è il dato di fatto, se poi gli ettari sono 40, 44, 46, non mi interessa tecnicamente, comunque la regolarizzazione c’è ed era previsto che all'inizio si sarebbero pagati i 4/5 - poi le lascio questo documento, Assessore, se lo accetta, è un atto pubblico e qualcuno lo dovrebbe conoscere, probabilmente non lei, e sono d’accordo, ma altri – e la regolarizzazione di 1/5 doveva avvenire entro il 1991, e cos’è successo nel il 1991? Che il Cemim è fallito, questo è il problema, e gli ettari di terra sono rimasti lì, i proprietari sono rimasti lì e ancora devono avere quel riconoscimento economico. Chi glielo deve dare?
Con questa mozione chiediamo cortesemente alla Svim di affrontare la vicenda e di regolarizzare, questo è il tema, la mozione ha questo scopo perché ci sono cittadini delle Marche che hanno dei problemi legati all’interporto, che è gestito dalla Svim, non è una società che viene da Marte, è una società della Regione, per questo motivo, attraverso la Giunta, chiediamo l’intervento della Svim. E' una cosa lineare che si fa in tutte le circostanze, quando c’è una partecipata di un ente pubblico si chiede all’ente pubblico di intervenire presso la sua partecipata, perché ci sono ancora 10, 5, 14 proprietari che aspettano da oltre 35 anni il loro contributo. Sul Cemim c’è stata una situazione anomala, però i proprietari non c’entrano niente.
Qui non c’è qualcuno che fa come gli asinelli, c’è qualcuno che deve andare a scuola e documentarsi per rispondere ai problemi dei marchigiani.
 
PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Marcozzi.
 
Jessica MARCOZZI. La Vicepresidente Casini ha ragione quando afferma che la procedura ablatoria si conclude in cinque anni, allora perché questa non si è conclusa in tale termine? Perché c’è stato un fallimento che ha impedito la conclusione della procedura ablatoria definita in questo caso in via bonaria con la sottoscrizione di 14 preliminari di vendita.
E’ arrivato il fallimento della Cemim e dopo 19 anni anche la revoca, per cui non si è conclusa la procedura ablatoria.
La Regione Marche non è estranea al fallimento perché c’è stata una Commissione d’inchiesta, che l’Assemblea legislativa ai sensi dell’articolo 24 dello Statuto ha istituito il 14 aprile 2011, le cui relazioni sono state approvate nel 2012, e la Regione Marche è stata considerata la responsabile di quel fallimento.
La procedura ablatoria non si è conclusa perché c’è stato un fallimento, nel frattempo c’è stata una Commissione d’inchiesta che ha riconosciuto la Regione Marche responsabile di quel fallimento. Guardate, durante la procedura fallimentare con provvedimento del Giudice delegato è stato autorizzato il Curatore fallimentare alla rinuncia dei 14 preliminari sottoscritti, quindi non solo ai proprietari spossessati delle loro proprietà da 30 anni non è stato mai pagato nulla, ma hanno dovuto pagare anche ICI e IMU, ecco quindi che la nostra richiesta non è priva di senso.
 
PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Casini.
 
Anna CASINI. Voglio solo ricordare cosa andiamo a votare, la mozione impegna la Giunta, questa cosa è importante, a porre in essere ogni iniziativa utile affinché la Svim, socio di maggioranza assoluta, definisca un piano di acquisizione di tutte le aree rimanenti dell’interporto che non sono acquisite, pari a ettari 47. Con il voto si impegna la Giunta ad acquistare ulteriori 46 ettari, questa è la mozione, ve lo ricordo perché si sono fatte tante chiacchiere ma verba volant, rileggetevi la mozione poi decidete in coscienza se votare, tra l’altro senza un interesse pubblico all’acquisto.
 
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Giancarli.
 
Enzo GIANCARLI. Grazie Presidente. Intervengo perché credo che sia bene fare molta chiarezza. Ci sono dei fatti dell’interporto, Consigliere Maggi, che oramai, a mio avviso, appartengono alla storia.
Ricordo che quando ero Presidente della Provincia, il riferimento che lei ha fatto, una decina di anni dopo il fallimento, tanto per essere chiari, l'allora Presidente della Giunta e l'Assessore competente hanno chiamato un Assessore della Provincia di Ancona a guidare la nuova società che si era costituita, non perché Assessore della Provincia di Ancona, ma perché considerato persona all’altezza di svolgere quel compito. Questo per quello che riguarda la storia, come pure tutti i fatti perché ci sono state delle sentenze, delle delibere, dei pronunciamenti, c’è stata la Commissione d’inchiesta nel 2012, a cui ha fatto riferimento la Consigliera Marcozzi,. Tutto questo appartiene alla storia, a cui ognuno dà il giudizio che vuole.
Quello che io cerco di dire oggi, e quello che è stato il mio impegno nel Consiglio regionale delle Marche sin da quando sono arrivato e in questi anni - perché quell’intuizione, come ha detto il Presidente, era importante, ma erano passati tanti anni dall’intuizione all’attuazione, tant’è che il Presidente ha detto una cosa che io ho definito elegante: fragilità nell’attuazione, potremmo essere molto più pesanti nell’aggettivare questo, ma non serve, ripeto, appartiene alla storia – è stato quello di rendere operativo e funzionale l'interporto, anche perchè riconosciamo l'importanza della logistica, tanto più oggi che le molte aziende non lavorano il prodotto finito e si sta nel mercato con un approccio completamente diverso per essere pronti e disponibili in tutti i mercati. C’è anche questo tipo di strategicità legato alla logistica ed all’intermodalità, non sto dicendo chissà quali miracoli sono stati fatti, dobbiamo fare uno sforzo incredibile per metterlo in funzione, questo è quello che voglio dire, forse l’ho detto in termini euforici, ma non credo, ho anche parlato del raddoppio della ferrovia, su questo credo concordiamo tutti, è sicuramente un aiuto per le Marche, non soltanto per l’interporto.
Ovviamente la mia dichiarazione di voto è coerente con la dichiarazione della Vicepresidente Casini.
 
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, la Consigliera Marcozzi.
 
Jessica MARCOZZI. Il Consigliere Giancarli ha detto che quello che è accaduto lo sappiamo dalla Commissione d’inchiesta del 2012, allora adesso lasciamo tutto così? Quello che è accaduto nel 2012 con la Commissione d’inchiesta è chiaro a tutti, i fatti accaduti sono chiari a tutti, allora adesso lasciamo tutto così?
 
(interventi fuori microfono)
 
Jessica MARCOZZI. La procedura ablatoria si conclude, come ha detto l’Assessore Casini, in cinque anni, non si è conclusa in cinque anni perché c’è stato un fallimento della Cemim, che risulta anche essere collegato alla Regione perché c’è stata una Commissione d’inchiesta … Si, c’è stata la revoca, però all’epoca quel fallimento ha impedito la conclusione della procedura ablatoria, definita in questo caso in via bonaria, con la sottoscrizione dei 14 preliminari di vendita.
Successivamente, durante la procedura fallimentare il provvedimento del Giudice delegato ha autorizzato il Curatore fallimentare alla rinuncia a quei 14 preliminari, che sono stati annullati, c’è stata anche la Commissione d’inchiesta, è noto a tutti questo, e adesso? Lasciamo tutto così?
 
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione.
Mozione n. 458. La pongo in votazione.
 
(L’Assemblea legislativa regionale non approva)

Mozione n. 476
ad iniziativa dei Consiglieri Pergolesi, Fabbri, Giorgini, Maggi
“Revoca deleghe al Turismo e alla Cultura all'Assessore Moreno Pieroni”
(Discussione e votazione)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la mozione n. 476 dei Consiglieri Pergolesi, Fabbri, Giorgini, Maggi.
Ha la parola, per l'illustrazione, la Consigliera Pergolesi.

Romina PERGOLESI. Grazie Presidente. Per chi non avesse seguito la vicenda, cosa alquanto improbabile, visto che è stata riportata da tutti i quotidiani nazionali, noi del Movimento 5 Stelle ci siamo sentiti in dovere di presentare questa mozione di sfiducia nei confronti dell'Assessore Moreno Pieroni, con deleghe alla promozione e riorganizzazione delle attività culturali e turismo, perché in occasione di un'intervista televisiva di approfondimento sul terremoto (Sibilla “Le voci della ricostruzione” dell'emittente locale E'tv) ha usato l'espressione: “Abituati a essere educato, non fare il romano, perché sei nelle Marche”, rivolgendosi al Presidente del coordinamento dei comitati dei terremotati.
Faccio notare all’Assessore, che purtroppo reitera, che quando si attacca il ragionatore si è sempre in difetto, un comportamento che trasuda arroganza e incapacità di confrontarsi nel merito nel caso specifico, Assessore, era evidente la sua difficoltà nel giustificare la contestazione sull'utilizzo dei fondi europei destinati a progetti al di fuori del cratere del sisma.
E' inutile ricordare l'importanza del ruolo istituzionale ricoperto dall’Assessore Pieroni, in rappresentanza dei cittadini e della regione Marche. Un ruolo che andrebbe svolto con senso civico e grande responsabilità in ogni occasione, a maggior ragione durante una diretta tv.
L'inadeguatezza dell'Assessore si è maggiormente palesata nel momento in cui, anziché chiedere scusa per le parole ritenute offensive nei confronti dei romani, in un comunicato (dove tra l’altro offende anche il gruppo consiliare regionale del Movimento 5 Stelle che aveva osato presentare questa mozione di sfiducia) ha aggravato ulteriormente la sua posizione dichiarando e cito testualmente: “Da secoli i romani dicono ‘meglio un morto in casa che un marchigiano alla porta’ perché considerati i gabellieri del Papa e non ci siamo mai sognati di offenderci!” Un chiaro esempio di come la toppa sia peggiore del buco.
Ora, visto che lo Statuto della Regione Marche prevede che il Presidente della Giunta nomini e revochi gli Assessori, chiediamo ai membri di quest’Aula ed ai Consiglieri regionali di impegnare il Presidente Ceriscioli a revocare le deleghe alla promozione e organizzazione delle attività culturali e del turismo all’Assessore Moreno Pieroni per i motivi sopra citati. Grazie.
 
Presidenza del Vicepresidente
Renato Claudio Minardi
 
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Bisonni.
 
Sandro BISONNI. Grazie Presidente. Avrei tanti motivi per votare la sfiducia all’Assessore alla caccia, ma sinceramente non questo, chiedere la sfiducia per una battuta …
Ho preso la parola perché mi è piaciuta molto una frase che ha detto la Consigliera Pergolesi: “Quando si attacca il ragionatore si è sempre in difetto” e siccome io dal Movimento 5 Stelle sono continuamente attaccato sul personale, in Aula, sul web, su facebook, da tutte le parti, si sono praticamente autoaccusati perché ogni volta che attaccano il ragionatore e non il ragionamento sono sempre in difetto.
 
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Urbinati.
 
Fabio URBINATI. Grazie Presidente. Ringrazio di nuovo, come l’altra volta, il Movimento 5 Stelle perché una mozione di sfiducia verso un Assessore di maggioranza è l'occasione per riproporgli la fiducia incondizionata della maggioranza, a me hanno insegnato che in politica una mozione di sfiducia che viene bocciata è una seconda fiducia che si dà ad una amministrazione o ad un amministratore.
Questa volta non voglio essere sarcastico, ma la cosa che di questa mozione mi ha fatto sorridere, abbiamo avuto anche degli scambi fra noi, perchè chi dell’Assemblea capitolina si è lamentato di questo atteggiamento è il Presidente del Consiglio che qualche settimana fa ha avuto qualche problema di altro tipo, ma noi siamo garantisti fino alla fine, quindi riteniamo molto meno grave quello che è successo in una dialettica, che ci può stare, in un dibattito televisivo da parte dell’Assessore Pieroni, che ciò che è accaduto a Roma.
Nel mio garantismo mi auguro che l’ex Presidente ne possa uscire in maniera limpida e possa dimostrare tutta la sua estraneità dai fatti.
A me questa mozione sembra eccessiva ma, ripeto, vi ringrazio perché ci dà la possibilità di ringraziare l’Assessore Pieroni ancora una volta che, come sapete, è di una forza politica diversa dalla mia, un alleato leale che negli anni si è sempre mosso con grandissimo rispetto verso i colleghi della maggioranza e credo che del settore turismo, ci sarà la campagna elettorale, ci sarà modo di parlarne perché noi siamo ancora concentrati ed impegnati a portare a casa i risultati che vogliamo e quello che ha fatto l’Assessore Pieroni lo diremo ai marchigiani tra qualche tempo, non temiamo questo.
Ringrazio di nuovo il Movimento 5 Stelle e rinnovo nuovamente, per l’ennesima volta, tutta la fiducia del Partito Democratico e del gruppo del Partito Democratico all’Assessore Pieroni ed alla forza politica che rappresenta. Grazie.
 
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Zaffiri.
 
Sandro ZAFFIRI. Grazie Presidente. Credo che la richiesta che riguarda l’Assessore Pieroni - lo sapete, anche questa Aula è testimone che qualche volta insieme ci prendiamo, addirittura di recente da queste parti è arrivato un Pinocchio, tutte cose folkloristiche che vanno bene - sia fuori luogo, anzi sarebbe da chiedergli cosa ha fatto e cosa sta facendo, in alternativa a quanto ha detto il capogruppo Urbinati, per quanto riguarda il turismo e come è messa la regione Marche.
Credo che i problemi siano altri, bisogna dare delle risposte alle Marche, anche se è chiaro che chi governa pensa sempre di fare bene, pensa di fare le cose nel modo migliore, però mi sembra che tra gli annunci ed il territorio - sono cose che ho ascoltato in altre circostanze - purtroppo e per fortuna c'è un riscontro diverso.
Occupandosi di turismo l'Assessore Pieroni si trova in un ganglio vitale dell'economia marchigiana, credo che si debba aprire un confronto su queste tematiche per vedere come affrontarle e come incrementare questa nostra realtà territoriale che rispetto agli annunci è un’altra cosa. Di questo ne sono matematicamente sicuro anche in riferimento alla discussione di questa mattina, a noi questa cosa non interessa assolutamente, invece vorremmo confrontarci auspicando che ci sia un confronto diverso rispetto alle cose che sono importanti per l’economia marchigiana.
 
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, la Consigliera Pergolesi.
 
Romina PERGOLESI. Grazie Presidente. Forse il Consigliere Urbinati non ha seguito la vicenda, e di questo mi dispiace, non solo l’Assessore ha offeso tutti i romani con quella che sicuramente non era una semplice battuta perché in seguito reiterata, ma ha offeso anche il gruppo del Consiglio regionale del Movimento 5 Stelle definendoci Ipocriti”.
Vorrei leggere all’Assessore la definizione della parola ipocrisia: “è un atteggiamento, comportamento o vizio di una persona che volontariamente pretende di possedere opinioni e ideali che in pratica non possiede, inoltre si manifesta quando la persona tenta di ingannare altre persone con tali affermazioni, quindi una sorta di bugia”.
Non solo ha offeso i romani, ha offeso noi e se i membri della maggioranza di questo Consiglio regionale con la bocciatura della nostra mozione intendono in qualche modo sostenere l’iniziativa dell’Assessore Pieroni nel caso specifico, sarà mia premura informarne i romani perché non è un comportamento da sostenere specialmente da un rappresentante delle istituzioni.
Qui non solo si sono offesi i romani, ma si è fatta fare una pessima figura a tutte le Marche, quindi, sinceramente, mi sarei aspettata non dico l’approvazione della nostra mozione, ma perlomeno un tacito silenzio che sarebbe stato più opportuno. Grazie.
 
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione.
Mozione n. 476. La pongo in votazione.
 
(L’Assemblea legislativa regionale non approva)
 
Mozione n. 469
ad iniziativa dei Consiglieri Pergolesi, Fabbri, Maggi, Giorgini
“Recepimento urgente del nuovo Piano nazionale liste di attesa e elaborazione entro 60 giorni del PRGLA 2019/2020 Regione Marche”
(Discussione e votazione)
 
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la mozione n. 469 dei Consiglieri Pergolesi, Fabbri, Maggi, Giorgini.
Ha la parola, per l'illustrazione, la Consigliera Pergolesi.
 
Romina PERGOLESI. Grazie Presidente. Non vi tedierò con la presentazione della mozione perché l’ho già fatta nel precedente Consiglio.
Sicuramente tutti avrete avuto modo di leggere il nuovo Piano nazionale di governance delle liste d’attesa e se non erro è uscito anche un articolo da parte della Regione in cui, forse, è stata già approvata una delibera di Giunta per recepire il Piano nazionale che dovrebbe avvenire entro 60 giorni dall’approvazione.
 
PRESIDENTE. Ha la parola il Presidente Ceriscioli.
 
Luca CERISCIOLI. Solo per chiarire questa cosa che dice la Consigliera Pergolesi, ieri abbiamo avuto un tavolo con il sindacato al quale era arrivata l’informazione che noi avevamo già approvato degli atti, mentre l’impegno era quello di fare, sul documento che dobbiamo approvare entro 60 giorni, il Piano nazionale, un passaggio preventivo con il sindacato, quindi abbiamo tenuto a precisare che non abbiamo approvato atti nel frattempo, mantenendo l’impegno del passaggio preventivo.
Ci tengo a chiarire questa cosa altrimenti si genera un’altra volta l’equivoco, quindi noi manteniamo l’impegno con il sindacato, come si fa con gli atti più importanti, di fare un passaggio preliminare, prima di qualunque passaggio in Giunta, mentre in Giunta continuano ad arrivare tutti gli atti sulle varie misure, le più diverse, che possono riguardare anche le liste d’attesa, ma non è il documento che dovremo presentare nei 60 giorni.
 
PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Pergolesi.
 
Romina PERGOLESI. Grazie Presidente. Ringrazio il Presidente Ceriscioli per aver chiarito questo aspetto e forse è meglio che non fate uscire comunicati che creano confusione.
Finalmente dopo due o tre mesi di discussione in sede di Conferenza Stato-Regioni è stato approvato il nuovo Piano nazionale di abbattimento delle liste d’attesa che prevede tra l’altro che le Regioni, quindi anche le Marche, lo recepiscano entro 60 giorni.
Mi fa piacere che ci sia la consultazione con i sindacati e mi auguro che l’approvazione e la presentazione del Piano regionale recepisca in maniera efficace ed efficiente i punti del Piano nazionale, soprattutto mi auguro che il Piano regionale venga finalmente attuato, molti dei quali erano già definiti e predisposti da vecchie delibere di Giunta, che purtroppo non sono state mai attuate, quindi spero che finalmente si dia una svolta e si cambi il trend per l’abbattimento delle liste d’attesa che, sapete benissimo, è una delle problematiche maggiori del nostro Servizio sanitario regionale.
 
PRESIDENTE. Ha la parola il Presidente Ceriscioli.
 
Luca CERISCIOLI. Grazie Presidente. E' dall’inizio del mandato che stiamo lavorando sull’abbattimento delle liste d’attesa ed anche nella sede referente per l’elaborazione del Piano nazionale a cui hanno partecipato i nostri tecnici, e si vede, perché gran parte degli indirizzi sono gli stessi.
E' vero che fra una delibera di Giunta e ad esempio far si che anche l'ultima struttura sanitaria regionale faccia la presa in carico c’è un'attuazione in termini temporali, che necessariamente segue un andamento di implementazione, però aver fatto in questi anni tante scelte nella giusta direzione ci porta già oggi con l’atto sul bonus malus, che è uno strumento che abbiamo immaginato fin dalle prime delibere, ad implementare tante misure per ridurre il valore da mandare in bonus, questa è la sostanza, cosa che oggi invece possiamo fare, frutto di un lavoro importante.
Sui contenuti fortemente innovativi rispetto alla nostra azione dentro il Piano nazionale forse potremmo valutare qualcosa sul tema dell’uso delle macchine per la diagnostica pesante una parte di lavoro importante già svolto è stato quello di mettere in rete tutta la produzione delle macchine diagnostiche per immagini, che oggi partecipano in un’unica rete per sapere in tempo reale quello che è accaduto ieri, l’altro ieri, una settimana fa, un mese fa nel loro uso e nella loro programmazione, anche sull’uso corretto delle nuove tecnologie e il loro acquisto che noi non abbiamo implementato in termini di regole sulle quali invece abbiamo lavorato in termini di premesse.
Quindi non sarà difficile per la Regione nei 60 giorni stabilire questo Piano di carattere generale, in gran parte sarà una raccolta delle iniziative, delle cose fatte fino ad oggi con l’obiettivo dell’abbattimento delle liste d’attesa. Le risorse economiche fornite per l’abbattimento delle liste d’attesa, cioè quello che poteva essere un valore aggiunto da parte del Governo, sono realmente esigue.
E' evidente che ci dobbiamo basare soprattutto sul lavoro che abbiamo fatto, sulle risorse che abbiamo destinato, sulle assunzioni che sono state sviluppate, sul monitoraggio delle liste d’attesa che abbiamo messo in piedi e sugli strumenti che permettono sempre un più facile accesso alle liste d’attesa, il grosso lavoro che è stato fatto in questi mesi che, secondo me, con il meccanismo del bonus malus raggiungerà un compimento importante, come il fatto che verrà garantita a tutti la risposta nei termini previsti con la giusta priorità (per me la prima battaglia è stata far mettere la biffatura sulle priorità).
Noi vogliamo raccogliere il frutto del nostro lavoro, il Piano a mio giudizio sancisce con le proprie linee la coerenza, con tutto quello che abbiamo fatto fino ad oggi e ci permetterà di presentarci con le carte in regola ed anche con un risultato importante in termini di risposte ai cittadini su un tema così sentito.
 
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Volpini.
 
Fabrizio VOLPINI. Avere un Presidente che è anche Assessore ti brucia l’intervento, quindi potrei anche soprassedere, ma alcune cose le voglio dire.
Intanto, Consigliera Pergolesi, le liste d’attesa è il tema dei temi, è la madre di tutte le battaglie, non appartiene solo alla Regione Marche, ma in qualsiasi Regione questo problema viene posto da parte dei cittadini, anzi tra i primi obiettivi dell'azione da Presidente ed Assessore c'era quello delle liste d’attesa ed io gli dissi: “Attento Presidente, qui ci si può bruciare perché conosco l’argomento”.
Tutte le azioni che abbiamo messo in campo con la delibera n. 808 e poi con quella dell’anno scorso sono dentro le indicazioni del PNGLA del Governo che secondo me ha fatto una buona operazione.
Intervengo su questo aspetto perché fino ad ora abbiamo ragionato in termini di offerta, invece è ora che tutti, e la politica in primis, comincino a ragionare sul tema della domanda, ovvero l'appropriatezza, e questo riguarda la formazione dei medici, ma riguarda anche il cittadino, il famoso, adesso va di moda questo termine inglese, empowerment del cittadino. Il cittadino deve avere una maggiore consapevolezza dell’utilizzo del Servizio sanitario, altrimenti, per quanto potremmo investire denaro sulle macchine, non riusciremo a dare quella risposta della quale c’è bisogno per le liste d’attesa. Per cui in contemporanea all’azione sull’offerta dobbiamo porci il problema di agire sulla domanda.
Dalla delibera all’attuazione ci sono sempre dei tempi di attuazione, ci sono spesso contraddizioni, ci sono i professionisti che devono adeguarsi, ci sono gli strumenti - se penso alla difficoltà che c’è ancora nella piena realizzazione dei contenuti della ricetta dematerializzata – comunque la strada è questa e il Piano che il Governo ha emanato va esattamente nella direzione che questa Regione dall’inizio si è data per contenere il fenomeno delle liste d’attesa.
 
PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Pergolesi.
 
Romina PERGOLESI. Grazie Presidente. Secondo me invece ci sono aspetti innovativi ed interessanti, ad esempio, fra i tanti: rendere pubblica l'agenda del Cup, sia per le prestazioni del servizio pubblico che privato, implementare gli strumenti della gestione di domanda, già sperimentati in altre Regioni, sul modello dei raggruppamenti di attesa omogenei, realizzare la presa in carico del paziente cronico secondo precisi protocolli, definire e applicare dei percorsi di tutela, non ultimo, quello che a noi interessa particolarmente, Presidente Ceriscioli, non solo l’informazione e la comunicazione sulle liste d’attesa, ai quali i cittadini possono accedere per essere consapevoli, è già previsto nel piano, Presidente Volpini, ma soprattutto il rispetto degli impegni assunti dai direttori generali per il superamento delle criticità legate ai lunghi tempi di attesa che costituiscono prioritario elemento della loro valutazione, secondo quanto previsto dalle disposizioni vigenti in materia.
Come giustamente ha ricordato il Presidente Volpini, l’Assessore Ceriscioli nel momento della sua propaganda elettorale si presentò dicendo che in cento giorni avrebbe abbattuto le liste d’attesa, poi sono diventati trecento e poi si sono moltiplicati fino ad arrivare ai giorni d’oggi dove non c’è stato un netto calo, ma prendersela con i cittadini secondo me non è una grande strategia, la responsabilità è tutta politica, è la politica che deve controllare e vigilare sull’operato delle aziende e quindi identificare i responsabili della mancata attuazione delle delibere di Giunta, altrimenti diventa un po’ screditante il lavoro che si fa in quest’Aula.
 
PRESIDENTE. Ha la parola, per fatto personale, il Consigliere Volpini.
 
Fabrizio VOLPINI. Credo che sia ingiusto mettermi in bocca cose che non ho detto, non me la prendo sicuramente con il cittadino, faccio questo mestiere da 40 anni, ne sono stato sempre alleato, ho detto un’altra cosa, ho parlato dell’empowerment del cittadino, del fatto che deve essere aiutato, da parte della politica, da parte delle istituzioni, nel far crescere anche la sua cultura sanitaria in modo tale che i servizi sanitari, dal medico di medicina generale fino alla risonanza magnetica di ultima generazione, siano utilizzati e consumati in maniera appropriata. Questo non significa prendersela con il cittadino.
 
PRESIDENTE. Ha la parola il Presidente Ceriscioli.
 
Luca CERISCIOLI. Mi pare che uno dei primi atti fatti nei primi cento giorni è stato sulle 43 prestazioni, prese in carico, eccetera, che ha portato al 90% sulle 43 prestazioni nell’arco di 6/8 mesi dall’applicazione.
E’ chiaro che quello che si è visto non è sufficiente perché il grosso della protesta è sulla programmata, poi anche l’11% che sta fuori dal 90% non è contento, però era un impegno rispetto agli obiettivi nazionali per le liste d’attesa.
Non c'è stato un momento in cui è venuto meno questo impegno o si è fatta la sparata elettorale e poi si è messo nel dimenticatoio, vale quello che ha detto prima il Consigliere Volpini che è stato, e continuerà ad essere fino all’ultimo, un impegno importante con l’obiettivo di realizzarlo per intero e, ripeto, lo faremo con le risorse nostre perché non abbiamo avuto uno strumento particolare o una risorsa particolare. Il Piano ci permetterà di raccogliere le cose fatte, ma non ci offre uno strumento, una risorsa particolare da mettere in gioco per le liste d’attesa.
 
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Micucci.
 
Francesco MICUCCI. Rubo pochi minuti perché non ho letto tutto il Piano nazionale per le liste d’attesa, che un po’ dal nome, un po’ dall’enfasi roboante sembrerebbe una sorta di Piano Marshall per la sanità italiana. In realtà vedendo un po’ le linee guida, come hanno già detto il Presidente Ceriscioli e il Presidente della Commissione Volpini, elenca una serie di passaggi che sono quasi ovvi e scontati, che la Regione Marche in una serie di delibere, in una serie di attuazioni, ha già applicato.
C’è una doppia interpretazione possibile, quella benevola e quella malevola, quella malevola è quella di dire: in qualche modo segnalo le Regioni che si sono comportate male, gli do una bacchettata sulle mani e dico loro come si devono comportare, mentre in realtà se andiamo a vedere molte cose sono state fatte.
A me ha fatto sorridere, visto le critiche che spesso riceviamo qui sull’utilizzo dei macchinari, e lì per li mi è venuta in mente la proposta di legge sulla sperimentazione, che poi è stata accantonata. Mi pare che andasse proprio in questo senso, cioè quello di dire abbiamo un sacco di macchinari, la Regione ha investito in molti apparecchi, anche nuovi, anche in strutture non principali, ma periferiche della regione Marche, che per la scarsità di personale sono sottoutilizzate, aiutiamo ad utilizzarle al meglio, un po’ quello che dice questo Piano e lì la levata di scudi in tutti i territori, in particolare dal Movimento 5 Stelle e dalla Lega, Consigli comunali aperti contro questa cosa, allora uno può dire: va bene, non vogliamo farlo con i privati, facciamolo con il pubblico togliendo il tetto delle assunzioni. Non mi sembra che ci sia questo intervento nella proposta del Piano sanitario, quindi, in qualche modo, le Regioni devono un po’ arrangiarsi e dire: ho il tetto delle assunzioni, ho il tetto di spesa, ma ho i macchinari nuovi, trovo una collaborazione con chi è già stato accreditato, ma questo non si può fare a detta di tutte le manifestazioni.
Allora proviamo a riorganizzare la struttura sanitaria cercando un po’ di razionalizzare, di dare attraverso le apicalità, anche qui una levata di scudi soprattutto di Lega e 5 Stelle sui territori perché gli ospedali non si possono toccare, anche quelli più alle estreme periferie che fanno pochissimi numeri. Quindi una sorta di dicotomia tra quello che ci dice il livello nazionale e quello che poi succede nei territori.
Allora uno va alla interpretazione benevola e dice: no, ci hanno detto tutte queste cose perché ci mettono risorse nuove, cioè tutto quello che ci hanno detto di fare, che non siamo stati in grado di fare, oggi finalmente con il nuovo Governo del cambiamento ci permettono di farle dando un assegno per tutte le Regioni. L’altro giorno quando è stata rinviata la discussione ho fatto una battuta fuori microfono: “Ma dopo tutto questo, quant'è la cifra finale su questo Piano?” Non so se è zero o se è vicino allo zero! La Regione Marche spende circa 280 milioni di euro sulla sanità, questo è quello che viene dato. Parliamo di cose comprensibili da chi ha governato in tutti questi anni ed ha vissuto la difficoltà della gestione della sanità, con tutta la spesa che ha la sanità pubblica, con la necessità di nazionalizzare, quindi non è che non comprendiamo la difficoltà di mettere risorse aggiuntive, però da chi in qualche modo aveva pubblicizzato in questi anni cose diverse e da chi contesta quotidianamente le applicazioni delle cose scritte qui, che vengono fatte perlomeno nella Regione Marche, non so nelle altre Regioni, mi aspettavo un po’ più di coerenza.
Vorrei capire se è meglio l’interpretazione benevola o malevola, ma mi pare che entrambe aggiungono poco a quello che sta facendo la Regione Marche, ripeto, non so le altre Regioni.
 
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, la Consigliera Pergolesi.
 
Romina PERGOLESI. Grazie Presidente. Solo per spiegare al Consigliere Micucci che il Piano nazionale è stato approvato in accordo Stato-Regioni, quindi è costruito dal Governo e dalle Regioni.
Poi sul discorso delle assunzioni, per il superamento del tetto massimo delle assunzioni, c’è la proposta di un nuovo emendamento che prevede l’aumento del 5% sul tetto massimo delle assunzioni, giusto per fare un po’ di chiarezza.
L’atto che andiamo ad approvare oggi prevede solo il recepimento del Piano nazionale, poi sicuramente è facoltà del PD regionale favorire magari il convenzionamento con strutture private per abbattere le liste d’attesa, piuttosto che efficentare il pubblico. Comandate voi, siete la maggioranza, quindi a voi … Grazie.
 
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Volpini.
 
Fabrizio VOLPINI. Intervengo per la dichiarazione di voto con la consapevolezza che su questo tema questa Giunta, questa amministrazione regionale, ha dato tanto, al punto tale che molti dei contenuti che stanno nel Piano nazionale si rifanno alle azioni che noi abbiamo messo in campo, con la consapevolezza che dagli atti alla concretizzazione degli stessi ci sono difficoltà.
Siamo persone serie, nel senso che è un adempimento, tra l’altro gli enti regionali a quel tipo di Piano hanno partecipato e la Regione Marche ha dato un proprio contributo nel recepire nei 60 giorni previsti, quindi voteremo a favore.
Presidente, posso fare in questa dichiarazione di voto una raccomandazione? Quando noi parliamo di liste d’attesa abbiamo in mente la visita specialistica, abbiamo in mente la risonanza magnetica, una cosa che ci sfugge completamente è la lista d’attesa per gli interventi chirurgici che sta raggiungendo da tutte le parti delle situazioni difficilmente sostenibili e spesso, proprio perché la lista d’attesa è piuttosto lunga, ad esempio, l’ernia inguinale viene offerta in prestazione libera professionale, qualche volta anche qualche neoplasia, ci si rivolge alle strutture private convenzionate che fanno solo ed esclusivamente quello, quindi credo che un’attenzione particolare alle liste d’attesa per gli interventi chirurgici programmati possa essere prestata da questa Giunta.
 
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione.
Mozione n. 469. La pongo in votazione.
 
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
 
Mozione n. 466
Ad iniziativa dei Consiglieri Mastrovincenzo, Urbinati, Leonardi, Busilacchi, Marconi, Carloni, Maggi, Rapa
“Situazione degli istituti penitenziari della regione Marche”
(Rinvio)
 
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la mozione n. 466 dei Consiglieri Mastrovincenzo, Urbinati, Leonardi, Busilacchi, Marconi, Carloni, Maggi, Rapa.
Ha la parola il Consigliere Urbinati.
 
Fabio URBINATI. Grazie Presidente. Vista l’assenza del Presidente Mastrovincenzo, che ha voluto fortemente questo atto sottoscritto poi da quasi tutti i capigruppo, chiedo di discutere la mozione la prossima volta per l’importanza del documento che merita, secondo me, un dibattito molto approfondito.
 
PRESIDENTE. Se l’Aula è d’accordo, la mozione n. 466 è rinviata alla prossima seduta.
 
La seduta è tolta.
 
La seduta termina alle ore 16,17
 
 

 
 
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