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Resoconto della seduta n.143 del 29/10/2019

SEDUTA N. 143 DEL 29 OTTOBRE 2019

La seduta inizia alle ore 10,50

Presidenza del Presidente
Antonio Mastrovincenzo

PRESIDENTE. Colleghi buona giornata, dichiaro aperta la seduta n. 143 del 29 ottobre 2019. Do per letto il processo verbale della seduta 142 del 21 ottobre 2019, il quale, ove non vi siano opposizioni, si intende approvato ai sensi del comma 4, dell’articolo 53, del Regolamento Interno.
Richiamo inoltre ai sensi del comma 5 dello stesso articolo l’attenzione di tutti i Consiglieri sulle comunicazioni distribuite con cui porto a conoscenza dell’Assemblea quanto espressamente previsto dal Regolamento Interno.

Sull'ordine del giorno

PRESIDENTE. Per quanto riguarda la seduta odierna comunico che la Conferenza dei capigruppo ha espresso parere favorevole al rinvio delle mozioni n. 496 del Consigliere Urbinati e n. 498 dei Consiglieri Rapa e Pieroni, su richiesta dei presentatori, quindi se non ci sono obiezioni, sono rinviate.

Comunicazioni ai sensi dell'articolo 55, comma 4, del Regolamento interno

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Talè.

Federico TALE’. Grazie Presidente, sarò telegrafico, soltanto per dire all’Aula che sono uscito dal gruppo del PD, ho fatto questa scelta che è stata Ponderata e sofferta per entrare a far parte di “Italia Viva”, che questa mattina si è costituita in gruppo.
Ringrazio i colleghi del PD per la collaborazione che c’è stata fino ad oggi ed auspico che da qui alla fine del mandato ci sia altrettanta collaborazione e voglia di fare insieme perché i valori rimangono quelli del centro sinistra, nell’interesse dei marchigiani.

PRESIDENTE. Grazie. E' arrivata la comunicazione del Consigliere Urbinati che ha comunicato a me e all’Ufficio di presidenza la costituzione del gruppo assembleare “Italia Viva” di cui è Presidente e Vicepresidente il Consigliere Talè.

Interrogazione n.817
ad iniziativa del Consigliere Zaffiri
“PSR 2014-2020 - Bando del 2016 e relativo alla Sottomisura 3.2 - Operazione A) - Sostegno per attività di informazione e promozione, svolte da associazioni di produttori nel mercato interno”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 817 del Consigliere Zaffiri.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Cesetti.

Fabrizio CESETTI. Grazie, Presidente. Ovviamente rispondo per conto dell'Assessore Casini.
Il bando prevedeva il finanziamento di progetti triennali (anni 2016-2017-2018) per la promozione di prodotti agroalimentari nei paesi della UE.
Un beneficiario, l'Istituto marchigiano di tutela vini, IMT, ha effettivamente sollevato il problema anche agli uffici tecnici dell'agricoltura, evidenziando la difficoltà di pagamento delle iniziative da svolgersi nel corso del 2019, a causa dei presunti ritardi dei pagamenti delle annualità 2017 e 2018 del vecchio progetto. La reale situazione è la seguente:
1. annualità 2016: è stato chiuso il saldo dell'annualità;
2. annualità 2017:
- la richiesta di saldo da parte della ditta IMT per la domanda n. 21519, relativa all'annualità 2017 è stata presentata in data 27 settembre 2018;
- la Commissione regionale incaricata della verifica delle domande di saldo della misura 3.2 del Psr, ha espletato l'istruttoria in 71 giorni ed ha chiesto le integrazioni documentali ed i chiarimenti, con nota prot. n. 1357466 del 7 dicembre 2018, al fine di completare l'istruttoria di saldo. Le integrazioni andavano presentate entro il 27 dicembre 2018;
- l'attuale orientamento della giurisprudenza prevede che, seppur arrivata in ritardo la documentazione deve essere accolta se nel frattempo non è stato adottato il provvedimento finale;
- la ditta ha presentato la documentazione integrativa ed i chiarimenti in data 25 gennaio 2019;
- la Commissione regionale ha effettuato l'istruttoria del materiale inviato, dal quale risultava che la maggior parte degli investimenti richiesti a saldo non sarebbero potuti essere ammessi a liquidazione;
- prima dell'adozione del provvedimento finale IMT ha però presentato in data 19 febbraio 2019, una ulteriore integrazione documentale, che gli uffici hanno dovuto prendere in considerazione;
- la Commissione regionale ha effettuato una nuova istruttoria del materiale inviato, dal quale risultava ancora che la maggior parte degli investimenti richiesti a saldo non sarebbe potuta essere ammessa a liquidazione;
- ancora una volta, poco prima della chiusura del procedimento, dopo ben cinque mesi e mezzo dalla richiesta di integrazioni, e precisamente in data 23 maggio 2019, il Consorzio IMT consegnava ulteriore e copiosa documentazione;
- con nota acquisita a prot. n. 904509 del 18 luglio 2019 il Consorzio IMT ha prodotto ulteriore documentazione;
- allo stato attuale, essendo stata estratta per il controllo loco, la domanda risulta in istruttoria presso la P.F. controlli di secondo livello e auditing.
3. Annualità 2018:
- non vi è stata da parte della ditta IMT alcuna richiesta di pagamento per l'annualità 2018, ma soltanto una richiesta di variante. Ai fini dell'approvazione della variante gli uffici regionali hanno chiesto alcune spiegazioni e chiarimenti sulle modifiche, in data 8 marzo 2019;
- solo in data 25 settembre 2019, dopo oltre 6 mesi dalla richiesta di integrazioni, con nota prot. n. 1138790 il Consorzio IMT ha prodotto la documentazione integrativa; l'istruttoria regionale in corso rileva comunque che, nonostante i sei mesi utilizzati dal beneficiario per produrre la documentazione, la stessa risulta carente rispetto a quanto richiesto e previsto dal bando di riferimento.
Gli uffici tecnici, sia nell'interesse dell'amministrazione regionale volta al raggiungimento degli obiettivi del Psr, sia nell'interesse delle imprese, ha operato con la massima flessibilità consentita dalla legge. Questo non significa però essere responsabile dei ritardi di erogazione, come sostenuto dal beneficiario.
Infine, al fine di agevolare per quanto possibile l'attività promozionale dei prodotti agroalimentari, con DDS n. 236 del 6 giugno 2019, gli uffici regionali hanno concesso una proroga della scadenza della rendicontazione del saldo dell'annualità 2018, dal 30 giugno 2019 al 30 ottobre 2019 che, su richiesta dei beneficiari, verrà ulteriormente prorogato al 30 aprile 2020 per permettere la presentazione di un stato avanzamento lavori e quindi una disponibilità finanziaria aggiuntiva tale da garantire il pagamento delle fatture residue per l'annualità 2018.
La speranza è che i beneficiari si attivino per tempo per una corretta e completa rendicontazione delle spese sostenute.
Mi sono limitato a leggere la risposta, però penso che qualche sforzo dovrebbero farlo, spero di averla soddisfatta per conto dell’Assessore Casini.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Zaffiri.

Sandro ZAFFIRI. Grazie, Presidente. Non posso che concordare con lei che avete fatto uno sforzo, però, mi viene da ridere, come si dice nel gergo.
Questo esecutivo è capace di dare la responsabilità delle cose che non funzionano al Consorzio, che anticipa le spese per le manifestazioni fieristiche per conto dei nostri operatori marchigiani, ma siamo al ridicolo! Questo è il dato fondamentale.
Il Consorzio chiede che vengano regolarizzate queste loro aspettative, un Consigliere di strada fa un'interrogazione, chiedendo notizie, e aveva ragione perchè la responsabilità si scarica sul Consorzio. Non si va a vedere se nel sistema burocratico di questa Regione tutto funziona bene o se invece non funziona, e ce ne siamo accorti perché gli operatori di questo settore non sono potuti andare a fare delle fiere in giro per l'Europa. Questo è il paradosso, gli operatori del settore non sono potuti andare a a presentare i loro prodotti in giro per l'Europa perché il Consorzio non ha potuto regolarizzare determinate posizioni.
Ecco perché i marchigiani sono distanti dalla vostra politica. Questa è l'ennesima prova, per una cosa molto banale si crea anche un arzigogolo, questo è successo, si sono chiesti documenti su documenti al Consorzio che probabilmente non sono mai stati chiesti nel passato ed adesso le irregolarità dell'esecutivo, della Giunta, si vogliono far ricadere sul Consorzio, ma per favore, raccontateci un'altra favola! Questa è la favola di Pinocchio che in questo momento gira in tutta la Regione, dalla sanità ai Psr, a tutto lo sbando che siete stati in grado di fare in questi quattro anni di legislatura.

Interrogazione n. 840
ad iniziativa della Consigliera Marcozzi
“Centri per l’impiego”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 840 della Consigliera Marcozzi.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Bravi.

Loretta BRAVI. Grazie, Presidente. La risposta mi sembra molto corposa, però veniamo al dunque.
Preciso che nel territorio della provincia di Fermo opera un solo centro per l'impiego, attivo presso la città capoluogo, Fermo, che fornisce servizi in materia di mercato del lavoro, anche attraverso una sede decentrata per il lavoro, sita in Amandola e tre sportelli lavoro rispettivamente di Montegiorgio, Porto Sant'Elpidio e Sant'Elpidio a Mare. In altri termini, Amandola, Montegiorgio, Porto Sant'Elpidio e Sant'Elpidio a Mare sono articolazioni operative del Centro per l'impiego di Fermo. Qui aggiungo che la volontà dell'Assessorato è quella di mantenere questa capillarità, non certo di accentrare, ma piuttosto di decentrare.
Le problematiche che lei ha messo in evidenza risultano piuttosto acute per il Centro per l'impiego di Fermo, che fornisce servizi ad una popolazione di oltre 175.000 abitanti; per cercare di contenere le difficoltà l'amministrazione regionale è intervenuta affidando ad operatori del Centro per l'impiego di Ascoli Piceno, l'operatività della struttura decentrata di Amandola al fine di non aggravare le già difficili condizioni dell'entroterra che vive anche le conseguenze del sisma.
La Regione Marche è intervenuta per promuovere un interpello, questo è importante, per la mobilità volontaria interna per 4 posizioni di lavoro, al quale non si è avuto nessun riscontro, nonostante ci siano dipendenti residenti a Fermo e nei comuni della provincia, probabilmente perché è nota la complessità delle attività del Centro per l’impiego. Da un lato si può capire, dall'altro non si può comprendere che non si risponda alla mobilità per quattro posizioni.
A seguito anche degli interventi nazionali per il potenziamento dei Centri impiego, l'amministrazione regionale potrà impostare risposte adeguate per il superamento della carenza di organico, e qui è bene ricordare all'Assemblea la proposta di Di Maio dei tre anni, un avviso pubblico per la selezione di 24 unità da assumere a tempo determinato per un periodo massimo di 3 anni, che sarà possibile stabilizzare nel 2021, un avviso pubblico per l'assunzione a tempo indeterminato di 60 unità da impiegare sempre presso i 13 Centri per l'impiego, a questo avviso ne farà seguito un altro per selezionare ulteriori 55 operatori del mercato del lavoro da assumere nel corso del 2020.
Dico alla Consigliera Marcozzi che questa non è fantascienza, ma sono i dati per cui in un triennio dobbiamo rispondere, quindi ho buone speranze di rispondere alla sua richiesta.
Il decreto 4 del 2019, convertito in legge 26 del 2019, prevede poi che nel 2021, le Regioni, attraverso un apposito concorso pubblico, possano stabilizzare i navigator, punto fumoso nella stabilizzazione, ma meno fumoso nell'operatività perché devo dire che in questo momento i navigator sono persone molto motivate, vanno dai 30 ai 33 anni di età media e danno un grande aiuto, bisogna dire anche le cose come stanno, non solo ideologizzarle.
Quindi stabilizzare i navigator che Anpal servizi mette a disposizione, a partire da settembre prossimo, nei Centri per l'impiego per la gestione del reddito di cittadinanza e l'erogazione delle relative politiche attive.
Naturalmente, le assegnazioni di questi nuovi operatori avverranno tenendo conto delle difficoltà dei diversi Centri. Questo punto è un po’ superato perché sono già operativi. Sarà quindi possibile ampliare il calendario settimanale dell'apertura dello sportello di Porto Sant'Elpidio, ipotizzando, magari, di trasformarlo in sede decentrata e riaprire quello di Sant'Elpidio a Mare. Relativamente alla presenza presso questo comune degli uffici regionali per il lavoro e per la formazione va detto che si stanno concludendo gli accordi con l'amministrazione comunale, che implicano anche un'intesa con l'amministrazione di Porto Sant'Elpidio.
Infatti, Sant'Elpidio a Mare, d'intesa con la Provincia di Fermo, allora competente in materia, aveva individuato dei locali da mettere a disposizione del Centro per l'impiego ritenuti dalla Regione non idonei, di difficile accessibilità per l'utenza e non funzionali per la gestione delle utenze.
Ora è stata individuata la sede dell'ex Pretura che potrà ospitare sia la sede territoriale per la formazione, sia lo sportello lavoro, e si stanno organizzando le operazioni di trasferimento. Poiché, per problemi strutturali, questa sede non è in grado di accogliere il laboratorio per la calzatura, si stanno ricercando delle ipotesi funzionali, prevedendo di verificare anche alcune possibilità che potrebbero essere messe a disposizione dalla Provincia di Fermo o dal Comune di Porto Sant'Elpidio.
Pertanto, possiamo dire che con l'avvio del nuovo anno scolastico, gli uffici regionali potranno trasferirsi presso la nuova sede, entro la fine dell'anno solare, con l'immissione in servizio del nuovo personale sarà possibile riattivare lo sportello di Sant'Elpidio a Mare e potenziare quello di Porto Sant'Elpidio.
Quanto al costo della disponibilità di spazi per ospitare il Centro per l'impiego e le relative sedi operative territoriali, la Regione non ha competenza alcuna ad intervenire, vedi articolo 3 allegato. Pertanto, qualsiasi intervento economico da parte della Regione sarebbe passibile di danno erariale.
Resta però nella facoltà dei Comuni interessati dai servizi del Centro per l'impiego di Fermo individuare spazi alternativi rispetto a quelli attualmente messi a disposizione dalla Provincia, purché ritenuti idonei e funzionali dalla Regione.
Io ho fatto dei sopralluoghi, chiaramente il percorso è lungo, però posso dire che il discorso delle sedi va gestito dal Comune e dalla Provincia, prima che dalla Regione e aggiungo anche, Consigliera, che laddove il Comune e la Provincia si mettono in testa a darci sedi idonee il Centro per l'impiego funziona di più, dove c'è questa nonchalance ci troviamo con estremi problemi. Comunque la risposta è che questo potenziamento dovrebbe dare ottime speranze. La ringrazio.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatta o meno, la Consigliera Marcozzi.

Jessica MARCOZZI. Io ringrazio l'Assessore per la risposta, avevamo già parlato di questa problematica. Visto e considerato che il Centro per l'impiego è un servizio utile alla collettività, dobbiamo cercare di risolvere queste problematiche.
A Porto Sant'Elpidio mancano proprio i locali, però la competenza è del Comune e della Provincia in primis, faremo un'interrogazione a livello comunale.
A Sant’Elpidio a Mare, ho parlato con l'Assessore, accade che loro hanno i locali nell'ex Tribunale, ma non ci sono i dipendenti, sono passati due anni e la problematica è questa Assessore, e gliel’ho detta anche l’altra volta, però dobbiamo cercare di risolverla, perché il Centro per l'impiego, l'ha detto anche lei e concordo in pieno, è un servizio molto utile alla collettività. Non è possibile che a quattro chiamate di mobilità non abbia risposto nessuno, perché ci sono i cittadini che vogliono questo servizio, quindi dobbiamo cercare in tutti i modi di risolverlo. Ho parlato con l’Assessore che mi ha detto: “I locali sono pronti, ma mancano i dipendenti”, come possiamo ottemperare a questa richiesta? Facendo un bando? Un concorso? Speriamo di risolvere questa cosa perché non è possibile che a quattro chiamate non ci sia stata risposta.
E' un servizio utilissimo alla collettività, i locali ci sono, tutto è pronto, ma non ci sono i dipendenti. Il Centro per l’impiego è complesso, bene, però non è possibile che manchino i dipendenti, quindi, a questo punto, aspettiamo questo concorso, ma non dobbiamo aspettare all'infinito perché sono già passati due anni, cerchiamo di attivarci e di parlarne con l’Assessore comunale per vedere. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Bravi.

Loretta BRAVI. La invito, parliamo con il dirigente e vediamo le news, perché qua siamo proprio in itinere.
Noi abbiamo riconosciuto tre priorità: Ancona, Fermo e Civitanova, gli altri Centri impiego avranno mille problemi, ma mai come questi tre, però le ripeto, i tempi li definisce un concorso, non li definisco io, in questi 3 anni dovrebbe esserci la risposta a quello che lei ha chiesto.
La ringrazio se ci aiuta in merito alle sedi, perché chi lavora nel territorio deve aiutarci per le sedi e non si può ributtare questo discorso alla Regione, per il resto tutto il mio impegno.
Poi parliamo un attimo col dirigente, per vedere se ci sono delle news.

PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Marcozzi.

Jessica MARCOZZI. Il problema sono i dipendenti, è assurdo che non ci siano.

PRESIDENTE. Vi faccio notare che da oggi abbiamo le bottiglie ed i bicchieri di vetro in Aula, che di fatto è l'applicazione di un provvedimento che abbiamo approvato e che come Ufficio di Presidenza abbiamo fatto nostro con una determina specifica, è un passo sicuramente in avanti di questo Consiglio regionale.

Interrogazione n. 846
ad iniziativa del Consigliere Giancarli
“Sostegno alla filiera del grano duro”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 846 del Consigliere Giancarli.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Sciapichetti.

Angelo SCIAPICHETTI. Grazie Presidente. Rispondo per conto dell’Assessore Casini. La risposta è molto articolata, quindi la leggo per intero, chiedendo scusa in anticipo per la lunghezza.
Il settore dei cereali è considerato strategico dalla Giunta Regionale, rappresentando circa un quarto dell'intera superficie regionale coltivata. La coltura è storicamente uno dei pilastri dell'agricoltura regionale, che nel tempo è stata funzionale sia ai fini dell'approvvigionamento alimentare sia per garantire corrette rotazioni colturali.
Il grano duro, insieme agli altri cereali, purtroppo nell'ultimo decennio è risultato oggetto di drammatiche riduzioni del prezzo base, la cui fissazione come è noto avviene a livello di mercato globale mondiale.
Per tale ragione c'è già stata da tempo una forte azione regionale a sostegno del settore attraverso una strategia che fa leva sui fondi comunitari della Pac. In particolare, specie grazie all'azione delle Marche, per il periodo 2015/2020, sono stati decisi aiuti per il grano duro, pagati dal 1° pilastro della Pac, pari ad 80 euro ad ettaro. Tale premio accoppiato alla coltura vale circa 8/9 milioni l'anno per l'intera regione.
Seppure utile ad attenuare lo stato di crisi del settore, la vera soluzione resta in ogni caso quella dell'ottenimento di un più alto prezzo di vendita sul mercato delle produzioni. A tal fine lo strumento utilizzato dalla Regione è stato, ed è ancora il Psr 2014/2020.
I principali strumenti concretamente messi a disposizione del settore cerealicolo dal Programma di sviluppo rurale per perseguire questi obiettivi sono il sostegno:
• ai progetti integrati di filiera attraverso cui aggregare l'offerta dei produttori agricoli per assicurare loro un maggior potere nella fissazione del prezzo di mercato, nonché per garantire al contempo sbocchi di mercato più certi in tutti gli anni. Gli interventi spaziano dall'ammodernamento dei sistemi di produzione e di trasformazione, all'adozione di sistemi di tracciabilità delle produzioni nell'ambito di sistemi di qualità per valorizzare e caratterizzare al massimo le materie prime locali, anche con azioni promozionali (pacchetto di misure 1, 3, 4, 6 e 16 del Psr);
• alla costituzione di associazioni di produttori agricoli con la medesima finalità delle filiere ma con l'utilizzo del solo strumento di finanziamento dei costi organizzativi delle associazioni (misura 9 del Psr);
• ai progetti di sperimentazione innovativi presentati da "gruppi operativi" che aggregano produttori agricoli, trasformatori, enti di ricerca (misura 16.1 e 16.2 del Psr);
• a investimenti aziendali compresi quelli per la trasformazione delle materie prime agricole in prodotti non agricoli come la pasta e il pane (misura 6.4 del Psr).
Il progetto di filiera è un progetto collettivo che coinvolge aziende agricole, imprese di trasformazione ed a volte imprese commerciali, che sottoscrivono un contratto in cui sono stabiliti i ruoli di ciascuno e gli obblighi reciproci. Il soggetto capofila è sempre un'associazione di produttori agricoli che in tal modo sono messi nelle condizioni di incidere in maniera importante sui contenuti del progetto e sulle condizioni contrattuali (in primis prezzi di vendita).
Il Psr dedica risorse importanti alle filiere, sono stati previsti infatti complessivamente 33.150.000 euro ripartiti in 21.800.000 euro per le filiere Agroalimentari ed 11.350.000 euro per le filiere Corte e i Mercati locali.
Tutti i progetti di filiera sono stati finanziati, ma purtroppo il settore cerealicolo si è avvalso solo in parte di tale opportunità, in quanto hanno aderito al bando delle filiere soltanto i cerealicoltori biologici.
In particolare sono state presentati 2 progetti per i cereali biologici che hanno presentato piani di investimento complessivi per oltre 18.300.000 euro per un contributo pari ad 8.000.000 di euro.
Di questi circa 2.000.000 di euro hanno riguardato la promozione delle produzioni di qualità, circa 4.700.000 di euro investimenti relativi alla trasformazione dei prodotti agroalimentari. Sono inoltre stati richiesti circa 500.000 euro per l'ammodernamento delle aziende agricole e 600.000 euro per il finanziamento di due specifici progetti pilota di innovazione.
Nell'ambito degli stessi progetti sono stati inoltre finanziati progetti di certificazione delle produzioni di qualità per circa 70.000 euro e progetti di formazione ed informazione per oltre 140.000 euro.
Le due filiere hanno coinvolto complessivamente 354 imprese agricole biologiche e 9 imprese di trasformazione che hanno sfruttato l'approccio di filiera per potenziare le loro produzioni biologiche in settori che prevalentemente riguardano la pasta e sfarinati di cereali.
Con la mole di investimenti sopra descritti le due filiere marchigiane del biologico contano di sviluppare, nel settore del grano duro, un fatturato annuale di circa 20 milioni di euro, con sicure ricadute positive sia sui redditi delle imprese agricole aderenti, che sulla occupazione nel comparto, rispetto alla quale si prevedono significativi incrementi di posti di lavoro.
Nel 2019 sono stati emanati due nuovi bandi per le filiere, riservato al cratere sismico, con una dotazione di complessivi e 14.300.000 euro ripartiti in 8.100.000 euro per le filiere Agroalimentari ed 6.200.000 euro per le filiere Corte e i Mercati locali.
Per quanto riguarda la costituzione di associazioni di produttori agricoli, al bando della misura 9.1 sono state presentate 4 domande, tutte potenzialmente finanziabili con la dotazione del bando, una proviene da un'organizzazione di produttori nel comparto dei cereali biologici che conta oltre 200 soci e una SAU a seminativo di 13.200 ettari. L'importo massimo di contributo concedibile è di 500.000 euro su 5 anni.
Ancora una volta il settore della produzione di cereali convenzionale non ha colto l'opportunità del Psr, volta a valorizzare la produzione di grano duro. Considerato che invece il settore del grano biologico è fortemente attiva sembra emergere una scarsa capacità di aggregazione del settore cerealicolo convenzionale.
Per quanto riguarda i progetti di sperimentazione innovativi finanziati dalla misura 16.1 che sostiene la creazione e il funzionamento dei Gruppi Operativi per l'innovazione, con il bando del 2018, dei 33 progetti innovativi finanziati 4 sono relativi al settore cerealicolo marchigiano. Tali progetti assorbono risorse per circa 1.500.000 euro, a fronte di una dotazione complessiva del bando di oltre 14 milioni di euro. Anche in questo caso al peso del settore non risponde un analogo peso dei progetti finanziati.
Con un approccio davvero nuovo per il settore agricolo, dove è assicurata una stretta interconnessione tra agricoltori e mondo della ricerca, i progetti del settore cerealicolo prevedono attività quali l'introduzione di tecniche di lavorazione e di coltivazione conservative e migliorative dell'ambiente, nonché l'introduzione di strumenti tecnologici e di software con finalità economiche incrementando l'efficienza produttiva.
Gli investimenti aziendali più rispondenti alle strategie regionali di valorizzazione sul mercato della produzione cerealicola, sono quelli della trasformazione di materie prime agricole in prodotti non agricoli come la trasformazione di grano in pasta, pane, birra, eccetera.
Sono stati aperti due bandi: con il primo bando nono stati finanziati 2 progetti che hanno riguardato la trasformazione della semola di grano duro in pasta per 774.000 euro di investimenti e 3 progetti con investimenti per circa 440.000 euro per la realizzazione di birrifici che utilizzano l'orzo regionale per la maltificazione.
Con il secondo bando sono state finanziate 5 domande relative alla trasformazione di grano duro in pasta per un investimento complessivo di 1.060.000 euro e 3 aziende per la realizzazione di birrifici per un investimento complessivo di 632.000 euro.
Accanto a questa misura occorre ovviamente ricordare anche le altre misure che finanziano investimenti aziendali, in primis la misura. 4.1, che opera sia attraverso bandi "singoli" che nei bandi del pacchetto giovani con una dotazione finanziaria complessiva di oltre 90 milioni di euro. Le risorse destinate al settore cerealicolo hanno riguardato prevalentemente strutture di stoccaggio e di trasformazione aziendali, macchine altamente innovative per le lavorazioni, nonché macchine e attrezzature che consentono di ridurre l'utilizzo di concimi e fitofarmaci.
Le domande per il biologico infine hanno interessato circa 25.000 ettari di grano duro su un totale di circa 88.000 ettari a biologico finanziati (questi ultimi rappresentano il 20% di tutta la superficie agricola utilizzata regionale).
Va ricordato che la volontà di qualificare le produzioni cerealicole regionali, a tutela sia dei consumatori che degli stessi agricoltori, si esprime anche con strumenti diversi, dal Psr: ad esempio questa volontà è una delle ragioni che hanno spinto la Regione Marche a dotarsi di un proprio marchio di qualità (QM) tanto che il disciplinare cereali è stato il primo ad essere approvato (delibera di Giunta regionale 744 del 27 giugno 2006).
Attualmente il marchio QM annovera 29 concessionari attivi di cui ben 14 licenze sono relative al settore cerealicolo.
I 14 concessionari attivi stanno certificando 79 diversi prodotti afferenti alla filiera cerealicola, molti dei quali sono stabilmente in commercio. Va infine rilevato che diversi gruppi della grande distribuzione stanno mostrando un sempre maggior interesse verso i prodotti a marchio QM e si sta lavorando per ampliare la gamma dei prodotti QM presenti, anche nel settore dei derivati dei cereali.
In estrema sintesi, la verifica dell'adesione del settore cerealicolo alle opportunità del Psr ha evidenziato una netta differenza tra i produttori biologici ed i produttori convenzionali. Questi ultimi in effetti non sono risultati in grado di cogliere tutte le opportunità di adesione nei casi in cui era necessaria una forte capacità di aggregazione.
Con il nuovo Psr ora in fase di programmazione potrebbe essere quindi importante, oltre a garantire tutte le attuali linee di finanziamento, sostenere maggiormente le misure di informazione e consulenza finalizzate ad incoraggiare le aggregazioni di filiera anche per le produzioni non biologiche. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Giancarli.

Enzo GIANCARLI. Grazie, Assessore Sciapichetti. Leggerò con attenzione la risposta che è lunghissima.
Ho colto una affermazione, quindi la ringrazio anche per l'onestà intellettuale, perché ad un certo punto si scrive che al peso del settore non corrisponde il numero di progetti finanziari, e forse anche questa è la ragione per cui mi sono sentito in dovere di raccogliere l'appello che mi è stato fatto da più agricoltori, da un lato mettendo in evidenza il fatto che le Marche sono tra le prime regioni italiane produttrici di grano, soprattutto grano duro, 110.000 ettari, ma al tempo stesso con le difficoltà che con quella frase la risposta coglie.
Noi siamo in una regione dove sicuramente abbiamo problemi di reddito, e non parlo soltanto di quelli bassi, ma parlo anche dei redditi dei produttori, degli agricoltori, delle imprese agricole. Quindi, credo che dovremmo capire perché ci sono delle risorse e a queste non corrispondono un adeguato numero di progetti.
Nella risposta si mette in evidenza, a volte la mancata capacità di aggregazione, credo invece che nelle Marche aggregazione ci sia, se penso alle associazioni professionali agricole, o alle associazioni di categoria, ai consorzi agrari o al mondo della cooperazione, quindi, si tratta di lavorarci sopra, per far sì che ci sia coerenza fra quelli che sono i piani, fra quello che è il Pse, e quelle che sono e che debbono essere le possibilità di utilizzo da parte delle imprese agricole.
Assessore Sciapichetti, grazie ancora.

Interrogazione n. 852
ad iniziativa del Consigliere Busilacchi
“Area marina protetta del Conero”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 852 del Consigliere Busilacchi.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Sciapichetti.

Angelo SCIAPICHETTI. Grazie Presidente. In merito all'interrogazione del Consigliere Busilacchi, che ringrazio perché ci permette di fare chiarezza, al punto 1) si precisa quanto segue.
L'individuazione del Sito di importanza comunitaria Portonovo e falesia calcare a mare e la successiva designazione della omonima Zona speciale di conservazione non corrisponde all'istituzione dell'Area marina protetta del Conero.
Infatti un'Area marina protetta, come potrebbe essere quella del Conero, rientra nella classificazione prevista dalla legge quadro sulle aree protette (articolo 3, comma 4 legge 394/91), mentre i siti della Rete Natura 2000, come la citata Zona speciale di conservazione Portonovo e falesia calcarea a mare, pur rientrando nella classificazione stabilita dalla citata deliberazione, sono sottoposti, per effetto della deliberazione 26 marzo 2008 della Conferenza Stato-Regioni, non al regime di protezione di cui alla legge 394/91, come i Parchi e le Riserve naturali, ma alla disciplina del DPR n. 357/97, che attua la Direttiva Habitat, del decreto ministeriale n. 184/2007, che reca criteri per la definizione delle Misure di conservazione per i siti Natura 2000 e al decreto ministeriale 3 settembre 2002, che contiene Linee guida per la gestione dei siti Natura 2000.
Peraltro il perimetro della citata Zona Speciale di Conservazione, che si estende sia a terra che a mare fino alla batimetrica di 6 m., non corrisponde a quello della prospettata Area marina protetta, pur nelle sue diverse ipotesi di perimetrazione.
Il punto 2: è conseguenziale a quanto indicato in precedenza.
Al punto 3: si precisa che al Parco del Conero, relativamente alla c.d. “area marina”, compete la funzione di gestione (monitoraggio, conservazione, valutazione di incidenza) della sola Zona speciale di conservazione Portonovo e falesia calcarea mare, ai sensi della legge regionale 6/2007 e non del Piano del Parco. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Busilacchi.

Gianluca BUSILACCHI. Grazie, Assessore. In effetti avevo letto sulla stampa un articolo di un autorevole addetto ai lavori che scriveva che questi siti di importanza comunitaria e zone a protezione speciale potessero rappresentare di per sé ragione di costituzione dell'area marina protetta, avevo anch'io qualche dubbio, e l'interrogazione serviva a chiarirlo e la ringrazio.
Ciononostante, credo che ci siano molte ragioni per cui la Regione Marche dovrebbe forse prendere il pallino in mano e, rispetto ad una inattività da questo punto di vista di alcuni Comuni della zona, sostenere la costituzione di questa area marina protetta, e spiego il perché.
La prima ragione ha a che fare con il turismo. Qualche giorno fa, abbiamo tutti condiviso sui social e siamo stati tutti molto contenti nell'apprendere la notizia di Lonely Planet, credo che sia una cosa molto importante, che la nostra Regione è stata riconosciuta la seconda regione al mondo più interessante da visitare per il prossimo anno. Mi pare evidente per una regione come la nostra, che ha certamente una ricchezza da tanti punti di vista, che può contare anche su un litorale importante, interessante, anche dal punto di vista della qualità del paesaggio e delle acque, avere un'area marina protetta sarebbe esclusivamente motivo di vanto. Laddove ci sono le aree marine protette il turismo aumenta.
Sono rimasto abbastanza stupito nel vedere che sono molte, e lo dico anche al Presidente Ceriscioli, le categorie che sempre di più chiedono l'area marina protetta, non solo quelle ambientaliste, come ci si può aspettare, ma anche quelle della pesca hanno iniziato a sostenere che fare un'area marina protetta consente il ripopolamento delle specie ittiche, perché è chiaro che mettere dei vincoli in alcune aree in cui si pesca, probabilmente un po’ troppo e in maniera sregolata, può aiutare.
Ho visto che recentemente l'Unione europea ha iniziato a dare delle sanzioni a chi non rispetta i criteri di queste zone speciali di conservazione Natura 2000, che sono altro dall'area marina protetta, però è iniziato un controllo e l'Unione europea ha detto, l’ho visto ieri, che in particolare l'Italia, non la regione Marche, è uno di quei Paesi più sotto l'occhio del ciclone.
Per tutte queste ragioni credo che sarebbe una cosa estremamente interessante se la Regione Marche, anche se è vero, anche se so perfettamente che è compito dei Comuni istituire l'area marina protetta, potesse svolgere un ruolo istituzionale e politico in questo senso, sarebbe un'azione meritoria, per il bene di marchigiani e di tante categorie e, forse, ce ne sarebbe grata tutta la comunità marchigiana. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Sciapichetti.

Angelo SCIAPICHETTI. Brevissimamente per dire che condivido perfettamente l'intervento del Consigliere Busilacchi.
Questo Assessorato negli ultimi quattro anni ha fatto più e più incontri, convocando anche i Sindaci delle amministrazioni comunali interessate.
ll problema è che, come ha detto il Consigliere, se due amministrazioni su tre non sono d'accordo, l'area marina protetta non si può fare.
Ritengo che sia un grande errore non procedere alla costituzione dell'area marina protetta per tutti i motivi che sono stati già detti, a livello turistico, ma anche a livello ambientale in un territorio bellissimo.
Sarebbe una carta in più che noi potremmo dare a fine turistico per quelle zone. Il problema è che bisogna fare un'operazione di moral suasion, perché la questione non è di sinistra, né di destra, né di centro, e le amministrazioni si sono anche alternate, per la verità almeno due su tre, ma rimane la fermezza nel dire no. Io mi sono adoperato anche nei confronti del Ministero, che voleva ad un certo momento accantonare questo progetto, vista la nostra ormai annosa incapacità a decidere ed in merito ho detto: “Aspettiamo, vediamo”. Effettivamente bisognerà fare in modo che le Amministrazioni, prima o poi riescano a centrare il tema e ad entrare nel problema, quindi a capire che è necessario e che sarebbe una bellissima carta da spendere per tutta la zona. Grazie.

Interrogazione n. 830
ad iniziativa del Consigliere Fabbri
“Insufficiente applicazione dell’art. 61 del Dlgs. 152/2006 inerente le competenze regionali in materia di gestione e tutela dei bacini idrografici e delle acque”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 830 del Consigliere Fabbri.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Sciapichetti.

Angelo SCIAPICHETTI. Grazie, Presidente. Le strutture regionali partecipano attivamente alle attività dei tavoli tecnici pluritematici costituiti dalle Autorità distrettuali dell'Appennino Settentrionale, dell'Appennino Centrale e del Fiume Po ai fini:
- dell'elaborazione del "primo aggiornamento" del Piano di gestione del rischio di alluvioni - PGRA - previsto dalla Direttiva 2007/60/CE;
- dell'elaborazione del Piano di bacino distrettuale ad omogeneizzazione del contenuto dei previgenti Piani di assetto idrogeologico - Pai;
- dell'aggiornamento e verifica del "secondo ciclo" del Piano di gestione acque – PGA - di cui alla Direttiva 2000/60/CE;
- dell'elaborazione e dell'aggiornamento del "terzo ciclo" del Piano di gestione acque – PGA di cui alla Direttiva 2000/60/CE;
- dello sviluppo del progetto ReSTART finanziato nell'ambito del Pon "Governance e capacità istituzionale 2014-2020. Il progetto nasce per rispondere alla necessità di rinnovare il quadro conoscitivo riguardante le condizioni di rischio del territorio colpito dal sisma del 2016 e per fornire alle amministrazioni locali uno strumento di pianificazione aggiornato, utile nel delicato processo decisionale che le quattro Regioni e i 138 Comuni compresi nell'area del cratere dovranno affrontare durante la programmazione delle attività di ricostruzione;
- della semplificazione delle attività della ricostruzione post sisma 2016, mediante partecipazione ad un tavolo tecnico in corso con ABDAC e Commissario straordinario per la ricostruzione post-sisma 2016, volte a esaminare le procedure tecnico-amministrative finalizzate alla ricostruzione nell'area del cratere sismico.
Lettera g) relazione annuale sull'uso del suolo e sulle condizioni dell'assetto idrogeologico, stato di attuazione del programma triennale in corso.
- In assenza di indicazioni specifiche da parte del Ministero coordinante non è stata data formale attuazione alla predisposizione della relazione ancorché siano state fornite comunque ai servizi tecnici del Ministero dell'Ambiente, con varie forme e modalità, le informazioni necessarie e gli specifici indicatori utili a costituire un quadro di riferimento regionale su uso del suolo e condizioni di assetto idrogeologico;
- tali informazioni costituiscono, in alcuni casi, titolo preferenziale per l'accesso ai fondi della programmazione regionale per l'implementazione della quale si è attivamente collaborato col Ministero competente sia quando richiesto e sia quando se ne è rilevata la necessita o l'opportunità;
- quanto allo stato delle programmazioni sia triennali che non riguardanti la materia si è costantemente monitorato lo stato di attuazione dei relativi programmi ai quali sono state continuativamente apportate le necessarie variazioni.
Per organicità di riscontro si descrivono di seguito le attività relative alle altre lettere del comma 1, riguardanti le ulteriori funzioni di competenza regionale, come indicate nell'atto ispettivo.
Lettera b) proposte per la formazione dei programmi e per la redazione di studi e di progetti.
Lettera d) redazione, approvazione e esecuzione dei progetti.
A tale riguardo si evidenzia:
- per quanto attiene gli interventi in materia di difesa del suolo, tema d'interesse prevalente per la finalità della mitigazione del rischio idrogeologico, la regione attua la programmazione degli interventi in relazione alle priorità fissate dagli strumenti della pianificazione di bacino (PAI) e alle richieste pervenute da parte degli enti locali, degli uffici regionali degli ex geni civili, oltreché la pianificazione delle risorse finanziare necessarie per la loro realizzazione, con fondi sia statali sia regionali;
- per l'individuazione dei progetti da inserire sia nei vari programmi del Ministero dell'ambiente sia nel programma regionale degli interventi di difesa del suolo si prendono in considerazione le informazioni contenute nella banca dati RENDIS, banca dati messa a disposizione dal Ministero dell'ambiente alle Regioni per il caricamento delle richieste di finanziamento e dei relativi progetti, unitamente ai criteri e agli indirizzi fissati dalla delibera di Giunta regionale n. 1007/2019.
Lettera c) elaborazione, adozione, approvazione ed attuazione dei piani di tutela di cui all'articolo 121.
II Piano di tutela delle acque (PTA) della Regione Marche è lo strumento di pianificazione per raggiungere e migliorare la qualità delle acque e conseguirne gli obiettivi di qualità. La Regione Marche, ai sensi dell'articolo 121 del decreto legislativo 152/06, lo ha approvato il 26 gennaio 2010.
Il PTA è strutturato con una relazione di sintesi, una relazione di Piano suddivisa in 5 sezioni, dalla A alla E, e varie tavole cartografiche.
Le cinque sezioni rappresentano:
a) lo stato di fatto;
b) individuazione degli squilibri - Misure di piano;
c) analisi economica;
d) norme tecniche di attuazione (NTA);
e) valutazione ambientale strategica e valutazione d'incidenza.
La complessità dell'atto e la sua correlazione sia alle norme ambientali in continuo aggiornamento, anche a seguito di nuovi indirizzi europei, sia all'aggiornamento delle misure dei Piani di gestione dei distretti idrografici e della loro programmazione, richiede aggiornamenti periodici, e non solo alle scadenze dei cicli sessennali previsti; per questo il PTA si integra e si coordina con i Piani di gestione dei distretti idrografici nei cicli temporali previsti dalla Direttiva Quadro Acque.
Il primo ciclo, 2010-2015, è stato avviato con l'approvazione del PTA, mentre per il secondo ciclo, 2016-2021, la Regione Marche ha adottato la delibera di Giunta regionale 1149/2015, ai sensi dell'articolo 5 delle NTA, i cui contributi hanno portato all'approvazione del secondo Piano di gestione del Distretto Idrografico dell'Appennino Centrale con DPCM 27 ottobre 2016. Analogo aggiornamento è avvenuto per il Piano di gestione del Distretto Idrografico dell'Appennino Settentrionale.
Oggi, a seguito del "collegato ambientale" (legge 221/15), i territori dei Distretti idrografici sono stati modificati e la Regione Marche ha tutti i corsi d'acqua dei bacini idrografici nel Distretto dell'Appennino Centrale ad eccezione del Conca che è compreso nel Distretto del Po.
Il Piano di tutela delle acque ha avuto diversi aggiornamenti; dal 2010 ad oggi sono state adottate dieci delibere di Giunta che ne hanno modificato l'articolato, per rendere maggiormente comprensibili norme che in alcuni casi risultavano di non immediata applicazione, oppure per aggiornamenti a nuovi quadri normativi nazionali, come quello sulla semplificazione amministrativa.
Viene effettuato inoltre un aggiornamento continuo del quadro conoscitivo delle pressioni che insistono nei corpi idrici, i monitoraggi delle acque per la determinazione della classe di qualità quali-quantitativa, i programmi delle misure d'intervento per superare i gap all'obiettivo.
In particolare per questo aspetto, sulle misure infrastrutturali, vengono adottati dalla Giunta diversi provvedimenti che riguardano le principali misure della direttiva quadro acque.
Tali misure sono attuate nel rispetto di altre undici direttive comunitarie, come quella sulle acque reflue urbane, quella sulle acque di balneazione e la loro conformità, quella sulle aree sensibili dai nutrienti piuttosto che quella sulle zone vulnerabili da nitrati o prodotti fitosanitari.
Tali azioni, assieme a quelle previste per la parte idrica dal Psr e quella specifica relativa alla direttiva alluvioni, rappresentano il quadro degli interventi che vengono programmati e realizzati in base alle risorse finanziarie disponibili.
Il prossimo aggiornamento dei piani di gestione distrettuali dovrà essere predisposto per la fine del 2021. Tale scadenza ci proietta fin d'ora, con i Piani di tutela, all'aggiornamento delle pressioni ed impatti previsto dall'articolo 5 della direttiva quadro acque, alla verifica dello stato di qualità delle acque che avverrà nel triennio 2018/2020, in modo da valutare il beneficio dei programmi d'intervento ad oggi adottati, e proporre nuove programmazioni, per tutti i servizi idrici previsti dalle norme nazionali.
Lettera e) organizzazione e al funzionamento del servizio di polizia idraulica ed a quelli per la gestione e la manutenzione delle opere e degli impianti.
Le attività dì cui alla presente lettera costituiscono una delle attività di rilievo delle 5 P.F. Tutela del territorio competenti per provincia che, tra l'altro, provvedono alla realizzazione degli interventi di abbattimento del rischio idraulico ed alla manutenzione del reticolo idrografico principale nonché al rilascio di autorizzazioni o nulla-osta idraulici ai soggetti che intendono realizzare opere e interventi che possono avere relazione con il regime delle acque.
Le suddette strutture assicurano inoltre il servizio di vigilanza e di piena di cui al regio decreto 9 dicembre 1937 n. 2669.
Lettera h) altre iniziative in materia di conservazione e difesa del territorio, del suolo e del sottosuolo.
Tra le attività rientranti in tale aspetto si segnalano, in particolare, quelle rientranti nell'ambito delle previsioni della legge regionale 23 novembre 2011 n. 22 - "Norme in materia di riqualificazione urbana sostenibile e assetto idrogeologico...".
La legge introduce le tematiche della Verifica della compatibilità idraulica delle previsioni degli strumenti di pianificazione territoriale - in particolare per le aree non indagate e non perimetrate dai Piani di assetto idrogeologico - e della Verifica dell'invarianza idraulica delle trasformazioni territoriali cui assoggettare i singoli provvedimenti abilitativi delle medesime trasformazioni.
I necessari criteri tecnici sono stati approvati con delibera di Giunta regionale n. 53/2014 e, per inciso, si evidenzia che sono stati assunti come riferimento per finalità proprie dall' Autorità di bacino Distrettuale dell'Appennino Centrale.
L'attività di espressione del parere di compatibilità idraulica, quando richiesto, è in capo alle P.F. tutela del territorio competente per provincia e il parere risulta assorbire anche quanto richiesto in materia di compatibilità geomorfologica dall'articolo 89 del testo unico per l'edilizia.
Chiedo scusa per la tecnicità e per la lunghezza, però l’interrogazione era molto articolata e richiedeva una risposta altrettanto articolata. Grazie.

Presidenza del Vicepresidente
Renato Claudio Minardi

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Fabbri.

Piergiorgio FABBRI. Grazie, Presidente. Se posso vorrei acquisire la risposta dell'Assessore Sciapichetti perché è molto tecnica ed articolata, comunque ho seguito con attenzione.
Questa interrogazione si inserisce nell'alveo degli stimoli che sto fornendo alla Giunta, l'ultimo è stata la mozione sul Piano dei sedimenti che è stata approvata la scorsa seduta.
Siamo in crisi idrica di nuovo a fine ottobre, quindi, questo ci deve far capire come sia necessario approfondire e soprattutto velocizzare e rendere più efficace l'azione nel settore della programmazione delle acque, della tutela, della tutela dei bacini idrografici, eccetera.
Il censimento delle attività, che ho chiesto e che ringrazio gli uffici per aver fatto, evidenzia che ancora moltissimo altro deve essere fatto, non è stata consegnata infatti la relazione al Ministro dell'ambiente sull'assetto idrogeologico e il consumo del suolo, va potenziato il funzionamento del servizio di Polizia idraulica, il PTA è fermo al 2010, è stato aggiornato con 10 delibere di Giunta, però devono trovare di nuovo un report organico in cui essere inserite.
Abbiamo fatto il punto della situazione su questi aspetti e purtroppo non mi posso dire soddisfatto perché tantissime altre cose vanno fatte e in maniera più incisiva, coordinata e efficiente.
Di anno in anno si verifica come il cambiamento climatico ponga in difficoltà le nostre strutture, quindi, un ulteriore sforzo di progettazione e programmazione, progettazione e realizzazione di tutti gli interventi che ci consentono di gestire al meglio il ciclo delle acque e la tutela del territorio è assolutamente necessario.

Interrogazione n. 856
ad iniziativa dei Consiglieri Volpini, Giancarli
“Dipendente affetto da ‘ipoacusia bilaterale congenita’ allo sportello informazioni Ospedale di Senigallia”
(Ritirata)

PRESIDENTE. La mozione n. 856 è stata ritirata dai proponenti, Consiglieri Volpini e Giancarli.

Interrogazione n. 857
ad iniziativa del Consigliere Micucci
“Affermazioni Assessore alla cultura del Comune di Civitanova Marche in merito all’accessibilità ad eventi culturali”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 857 del Consigliere Micucci.
Ha la parola, per la risposta, il Presidente Ceriscioli.

Luca CERISCIOLI. Grazie, Presidente. Con riferimento all'interrogazione di cui in oggetto, si condanna il comportamento e le affermazioni del tutto inappropriate rese dall'Assessore alla cultura di Civitanova Marche, nello svolgimento di funzioni pubbliche, in quanto offensive nei confronti delle persone con disabilità anche alla luce dei principi generali di cui all'articolo 3 della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, che devono essere posti a fondamento di qualsiasi società.
Di conseguenza anche le manifestazioni culturali, sportive, eccetera, devono essere organizzate, progettate, realizzate e gestite con criteri di accessibilità e, possibilmente, di massima inclusività per essere fruite da tutti i cittadini indistintamente.
Le condizioni di accessibilità dei luoghi sono dettate dalle leggi in vigore, mentre l'inclusione è affidata al senso etico degli organizzatori.
Chiaramente se la possibilità di accedere e fruire dei servizi offerti non tiene conto delle diversità presenti nella popolazione, le persone con disabilità saranno potenzialmente escluse da quei luoghi allestiti per molti, ma non per tutti.
Le norme sull'accessibilità e il superamento delle barriere architettoniche devono essere applicate non solo agli spazi pubblici ma anche agli allestimenti temporanei connessi ad eventi, manifestazioni e attività aperte al pubblico.
Questo è quanto stabilisce il Decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1996, n. 503. Tale decreto, infatti, recita all'articolo 1, comma 3: "Le presenti norme si applicano agli edifici e spazi pubblici di nuova costruzione, ancorché di carattere temporaneo, o a quelli esistenti qualora sottoposti a ristrutturazione. Si applicano altresì agli edifici e spazi pubblici sottoposti a qualunque altro tipo di intervento edilizio suscettibile di limitare l'accessibilità e la visitabilità, almeno per la parte oggetto dell'intervento stesso”.
In conclusione, poiché le norme ci sono e i criteri applicativi possono essere adattati a seconda dei casi, è importante che se ne tenga conto nell'organizzare manifestazioni pubbliche, che siano "per tutti", e soprattutto che si mettano in campo provvedimenti strutturali che garantiscano un adeguato iter di verifica e magari un servizio di supporto e consulenza ai progettisti sulle soluzioni accessibili e inclusive da adottare.
E’ chiaro che un regolamento specifico faciliterebbe come sempre, ma in realtà basta la legge a dare indicazioni e per questo apriremo un percorso per valutare anche l’opportunità di rafforzare, secondo me, un messaggio che vale per i principi universali dell’uomo, vale per le leggi italiane e deve valere anche a Civitanova Marche.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Micucci.

Francesco MICUCCI. Grazie, Presidente. A quanto pare siamo un'enclave, Presidente, ma purtroppo è la seconda volta che porto all'attenzione il rapporto tra il Comune di Civitanova e la manifestazione di Popsophia.
Lo scorso anno, sempre per un problema di accessibilità della cittadinanza, in una serata con circa 400 posti, oltre la metà erano riservatissimi agli amministratori ed ai loro amici. Quest'anno una cosa forse ancora più grave, perché di fatto si è buttato a mare tutto il lavoro degli anni precedenti di accessibilità ai non udenti o a chi ha difficoltà di ascolto, che attraverso l’udito può mettersi in relazione con le attività culturali, come è quella di Popsophia che per alcuni aspetti è un fiore all'occhiello delle manifestazioni culturali marchigiane.
Purtroppo nella scorsa estate questo tipo di attività di maggiore accessibilità non è stata portata avanti, sono stati utilizzati i sottotitoli, poi è stata recuperata parzialmente la Lis, ma senza darne adeguata pubblicità, rendendo di fatto difficoltoso l'accesso, con l'ulteriore chicca dell'Assessore sedicente alla crescita culturale che forse farebbe bene ad applicare questa crescita a se stesso ed alla sua amministrazione prima di proporla agli altri, il quale rispondendo alla Consigliera d'opposizione, che faceva notare come di fatto era stato abolito un servizio che era stato molto apprezzato negli anni precedenti, ha parlato, con un linguaggio anni cinquanta, che oggi definirei tribale, che anche i vocabolari della lingua italiana definiscono offensivo, di minorati fisici, tra l'altro, attraverso un comunicato stampa, quindi, non frutto di una risposta a caldo, immediata, che forse poteva al limite essere non dico giustificata, ma compresa, ma attraverso un comunicato stampa che si presume meditato.
Mi fanno piacere le parole del Presidente che condanna questo tipo di atteggiamento, ancor più grave se dato da un'amministrazione pubblica che dovrebbe essere guida dei propri cittadini sul modo di comportarsi e di approcciarsi rispetto a certe difficoltà.
Parlando dal ruolo di Consigliere regionale e di Consiglio regionale, mi sono posto il tema, perché siamo al secondo episodio di questo tipo, se non fosse opportuno un regolamento che in qualche modo … E' chiaro che ci sono le norme nazionali che ribadiscono come allestire determinati spazi.
Sulla situazione dei soggetti che hanno difficoltà di udito stiamo, per esempio discutendo in Commissione di una legge regionale che in qualche modo ampli l'accessibilità a queste persone, forse è il caso che la Regione, la Giunta e il Consiglio regionale si interroghino, questo era il quesito, sulla necessità di un regolamento che definisca anche le condizioni per accedere ai contributi regionali. Se la Regione Marche, attraverso il Consiglio o la Giunta, riconosce un contributo a determinate manifestazioni, forse è il caso che chieda agli organizzatori, che siano pubblici o privati, di adeguarsi alla normativa ed anche alla sensibilità della Regione Marche. In questo caso, ripeto, abbiamo approvato, credo, un paio di mozioni, vado a memoria, trasversali politicamente che riguardavano il tema dell'accessibilità dei non udenti, a testimonianza di una sensibilità spiccata di questo Consiglio. Stiamo discutendo una legge regionale che dovrebbe essere, e mi auguro, approvata nel giro di qualche settimana, e che amplia la platea dei servizi per i non udenti, forse è il caso che la Giunta e il Consiglio, quando decidono di dare dei contributi pubblici, chiedano garanzie anche da questo punto di vista, non creando eccessive difficoltà burocratiche agli organizzatori, ma che almeno ci sia un minimo di garanzia. Ripeto, in questo caso, da un punto di vista dell'accessibilità per i non udenti, perché sono cose che costano poco, ma che danno il senso di un servizio sociale molto importante ed anche di un senso di accoglienza e di inclusione per il quale la Regione Marche si è sempre distinta e mi auguro possa distinguersi anche in futuro.

Interrogazione n. 861
ad iniziativa della Consigliera Leonardi
“Fondi del sisma 1997 ‘dirottati’ mentre c’è chi ancora li attende”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 861 della Consigliera Leonardi.
Ha la parola, per la risposta, il Presidente Ceriscioli.

Luca CERISCIOLI. Qui ho un’ampia relazione che costruisce attraverso norme il fatto che non siano stati dirottati i fondi e risponde ai vari punti. Mi limito alla risposta dei requisiti, poi le faccio avere una fotocopia completa.
Punto 1. Tutti i progetti ancora da finanziare, inseriti nell' "Allegato A" al Decreto n. 2/DP1 del 14 settembre 2005, sono corredati da una documentazione fotografica indicante lo stato di fatto del bene. Molti di essi sono fabbricati diruti, in evidente discontinuità produttiva rispetto al 1997.
Con riferimento al mantenimento delle attività, si rileva che all'interno della graduatoria sono presenti in numero considerevole anche edifici dichiarati "agibili", quindi privi di Ordinanze di inagibilità che, nel corso degli anni, non hanno interrotto la loro attività produttiva. Infine va rilevato che in detta graduatoria è lecito attendersi che i possibili contributi non siano più destinati ai soggetti originariamente titolari per le proprie caratteristiche soggettive (es. agricoltore a titolo principale), bensì, stante il tempo trascorso, ai loro aventi causa con possibile non permanenza dei requisiti che legittimavano l'iniziale inserimento in graduatoria.
Punto 2. I "soggetti" inseriti nella graduatoria non sono stati interpellati poiché non sussiste onere in tal senso a carico dell'Amministrazione regionale, bensì resta a carico degli stessi soggetti privati di comunicare all'Amministrazione i propri intendimenti;
Punto 3. Il criterio adottato per l'individuazione degli edifici scolastici riguarda la presenza di attività scolastiche caratterizzate da attività didattiche a tutt'oggi in esercizio, che non hanno usufruito di altri finanziamenti intervenuti nel corso degli anni o che non rientreranno tra i benefici previsti dai provvedimenti del sisma 2016. Tali criteri di scelta sono stati applicati agli edifici scolastici inclusi nel Piano delle opere pubbliche previsto dall'articolo 2, comma 3, lettera e) della legge n. 61/1998, individuati con la delibera di Giunta regionale n. 979 del 11 settembre 2006, con allegato specifico.
Punto 4. Si chiarisce altresì che la legge 61/1998 non ha individuato alcun "cratere sismico", bensì tutto il territorio regionale ha beneficiato dei fondi per la ricostruzione post sisma che ha colpito le Regioni Umbria e Marche nel 1997.
Punto 5. Per quanto riguarda le spese da destinare al "funzionamento degli uffici della Regione e degli Enti Locali", va ricordato che presso l'USR Marche, sede di Caccamo di Serrapetrona, operano per tale compito, insieme al Direttore, altri dieci dipendenti regionali, in gran parte sgomberati dalla sede sita in Camerino, località "Le Mosse" poiché inagibile dopo il sisma 2016. Per la loro piena operatività sono stati acquisiti materiali ed attrezzature, alla luce del rinnovato impegno e delle operazioni di rendicontazione generale e chiusura contabile da svolgere con tutti i comuni e gli enti locali delle Marche interessati dalla ricostruzione post sisma del 1997; si elencano i relativi decreti del Direttore dell'USR:
1. Decreto n. 1704 del 1 luglio 2019, 15.000 euro (IVA inclusa) per la fornitura di arredi ufficio;
2. Decreto n. 1706 del 1 luglio 2019, 15.000 euro (IVA inclusa) per la fornitura di attrezzature informatiche;
3. Decreto n. 2203 del 8 agosto 2019, 6.700 euro (IVA inclusa) fornitura di sistemi di videoconferenza.
Nella parte iniziale, molto più articolata, si evidenzia che di fondi destinati all’articolo 4 della legge 91/’88 sono 114.000 euro, specifici per la ricostruzione privata, ma il primo richiedente ha diritto a 141.000 euro, quindi non arrivano neanche a coprire la prima richiesta e che gli altri fondi ottenuti da minori spese riguardano i programmi di recupero, il piano delle opere pubbliche e i beni culturali che sono stati poi dirottati sulle scuole, per cui non ci sono fondi specifici destinati al privato che sono stati portati via, quelli che c’erano, i 114.000 euro, restano in quella direzione con tutti i problemi che ho citato nella risposta.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatta o meno, la Consigliera Leonardi.

Elena LEONARDI. Grazie, Presidente. Leggerò con attenzione la risposta, certo è che nell'elenco delle risposte che mi ha fornito manca quella in cui chiedevo la motivazione che ha portato allo sblocco di queste economie, che riguardano il terremoto del 1997, solo adesso, nell'annualità in corso, e perché non è stata fatta questa verifica delle risorse non assegnate in precedenza.
A me sono state segnalate, come ho detto, andremo a vedere i capitoli, le difficoltà di alcune categorie, di alcuni soggetti i cui progetti erano stati approvati, ma non finanziati per mancanza di risorse, quindi si sono trovati nel leggere di questo storno di risorse dal sisma 1997 verso altre ..., tenuto conto che magari nello stesso giornale, poche settimane prima, avevano letto come i finanziamenti del 2016, fossero andati, con il criterio della assegnazione dei 248 milioni di euro europei, ben lontani dalle zone colpite e questo, magari per chi da vent'anni aspetta di vedere delle risorse per la propria attività, risulta quantomeno discutibile e strano, anche perché la delibera che avete preso, stabilisce dei criteri per cui si andrebbero a finanziare immobili che non posseggono più la caratteristica di attività produttiva, ovvero immobili che hanno proseguito l'attività nel tempo, restando agibili senza manifestare in modo rilevante nel corso degli anni, menomazioni della propria attività produttiva. Uno che si è rimboccato le maniche, che è riuscito ad andare avanti ed è entrato in graduatoria in questo momento risulta doppiamente penalizzato. Adesso i criteri per la scelta delle scuole sono assolutamente comprensibili, se non rientrano in altre realtà, ma era piuttosto strano, capire quindi perché queste risorse non possono andare, se ci sono delle economie, a finanziare quei progetti che erano rimasti in qualche modo in sospeso.

Interrogazione n. 864
ad iniziativa del Consigliere Carloni
“Situazione Liceo ‘Nolfi’ di Fano ed istituto ‘Raffaello’ di Urbino”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 864 del Consigliere Carloni.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Sciapichetti.

Angelo SCIAPICHETTI. Rispondo al posto della Vicepresidente Casini.
In relazione al punto 1 dell'interrogazione si ritiene opportuno premettere che la conservazione di un adeguato stato di manutenzione e la garanzia delle condizioni di sicurezza negli edifici scolastici sono affidate esclusivamente agli enti che ne sono proprietari e che ne hanno diretta competenza: i Comuni per la scuola primaria e per la secondaria di primo grado, le Province per le scuole secondarie di secondo grado.
Non sono perciò affidate alla Regione competenze dirette in merito alle vicende indicate nell'interrogazione.
Si ricorda inoltre che l'eventuale concorso finanziario dello Stato e/o della Regione, per gli interventi sul patrimonio edilizio scolastico, costituisce un intervento integrativo “ad adiuvandum” rispetto al ruolo di attore primario affidato, rispettivamente, ai Comuni e alle Province.
In merito a quanto richiesto nell'interrogazione la struttura regionale competente in materia di edilizia scolastica ha richiesto alla Provincia interessata le necessarie informazioni.
In relazione ai quesiti posti nell'interrogazione gli uffici dell'amministrazione provinciale hanno comunicato che:
- nel 2016 non venne effettuato un collaudo ma una indagine visivo-speditiva al fine di verificare, a seguito dell'evento sisma del 24 agosto 2016, l'eventuale insorgenza di danni strutturali tali da pregiudicare le strutture e l'utilizzo delle stesse. Di tutt'altra natura conoscitiva sono invece le verifiche di vulnerabilità sismica avviate in seguito al finanziamento Miur su 19 edifici di competenza provinciale. Il livello di conoscenza LC3 (livello massimo ottenuto con studi sulla documentazione, prove sui materiali, uso di strumenti, software di calcolo, eccetera) hanno permesso di certificare l'idoneità statica su n. 16 edifici, di certificare l'idoneità statica condizionata ad un intervento di somma urgenza all'edificio scolastico “Nolfi” di Fano (finanziato per 240.000 euro dalla Provincia e realizzato in 15 giorni garantendo il suo utilizzo dal 30 settembre u.s.) e di certificare l'inidoneità statica agli edifici "Ex Carducci" di Fano e "Raffaello" di Urbino;
- al fine di garantire lo svolgimento delle lezioni per l'anno scolastico 2019-2020 per le suddette scuole interessate dall'inagibilità (Liceo “Nolfi” sede “Ex Carducci" di Fano e Liceo "Raffaello" di Urbino) la Provincia ha temporaneamente ricavato spazi didattici in altre strutture idonee programmando parallelamente interventi di demolizione e ricostruzione degli edifici stessi.
Relativamente agli eventuali finanziamenti richiesti alla Regione per i due edifici scolastici in oggetto si fa presente che:
- negli ultimi anni non risultano essere stati richiesti finanziamenti dalla Provincia di PU per interventi edilizi sull'edificio del Liceo “Nolfi” di Fano;
- per quanto riguarda il Liceo "Raffaello" di Urbino è stata presentata una richiesta ai fini del Piano triennale regionale 2018-2020 dell'edilizia scolastica, che non è risultata però finanziabile in quanto il progetto presentato ha il livello di "Fattibilità tecnico economica" non ammissibile a contributo.
Si ritiene opportuno evidenziare infine che:
a) per il Liceo "Raffaello" di Urbino la Provincia risulta essere potenziale assegnataria (cfr. decreto direttore generale Miur n. 505 del 18 ottobre 2019) di un finanziamento di 5.000.000 euro, erogabile ai sensi del bando Miur 2019, riservato agli Enti delle quattro regioni terremotate;
b) nella stessa graduatoria approvata con il citato decreto MIUR 505/2019, è presente anche il progetto relativo al Liceo “Nolfi” di Fano che figura però al secondo posto tra i progetti non finanziati.
Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Carloni.

Mirco CARLONI. Grazie, Presidente. La risposta che ha dato l'Assessore per la Giunta è stupefacente, non solo perché c'è l'ammissione di una serie di mancanze da parte della Provincia, che non ha nemmeno presentato la domanda per la progettazione in uno stato così di emergenza ma, soprattutto, come si fa a dire che è stata trovata una soluzione idonea, è sotto gli occhi di tutti che la soluzione non lo è.
E' proprio di oggi, Assessore, la notizia che i genitori stanno raccogliendo le firme, quindi non con spirito di parte, perché la soluzione trovata è assolutamente inidonea, sono più 500 quelli che stanno protestando per questo spezzatino di aule dislocate in varie parti della città, con la riduzione degli orari, con una serie di aggravi per le famiglie non indifferenti. Sta venendo meno uno dei diritti fondamentali che è quello dell'istruzione, e questo rientra tra le nostre competenze, non possiamo semplicemente dire: “Non è competenza della Regione”, mi sembra una risposta riduttiva rispetto al problema, che è molto serio, Assessore, perché siamo di fronte all'assoluta incompetenza, per non usare termini offensivi, del Presidente della Provincia di Pesaro-Urbino, che al di là di qualche foto, notizia e gite romane non è riuscito nemmeno a presentare un progetto.
Uno dei motivi per cui la nostra scuola non è nemmeno rientrata in quel bando del Miur è il fatto che non c’è pronto un progetto esecutivo, mentre Urbino ce l’ha, il fatto è che lo sapevano tutti, la deputata del PD ha spiegato che la scuola di Fano non ha potuto accedere ai finanziamenti perché non c'era lo studio di fattibilità, mentre pochi giorni prima tutti andavano dicendo che la soluzione si sarebbe trovata attraverso quel bando, quindi le cose sono due, o non sapevano che non c'erano studi di fattibilità, una progettualità, oppure hanno preso in giro per giorni i genitori, gli studenti e gli insegnanti.
Noi abbiamo due scuole che dalla sera alla mattina sono state dichiarate inagibili, peraltro in modi anche abbastanza discutibili. Ricordo una dichiarazione del Presidente della Provincia che addirittura ha detto, Assessore forse lei non lo sa questo: “Per fortuna che non ha nevicato, perché forse con una nevicata dell’inverno scorso poteva cadere la scuola”, creando anche uno stato di panico, per cui dalla sera alla mattina si sono abbandonati due istituti dove da 50/60 anni si svolgevano le lezioni del liceo classico e del liceo linguistico a carattere pedagogico. Entrambe abbandonate dalla sera alla mattina, e non c'è una soluzione, non c'è una progettualità per una nuova costruzione, non c'è un finanziamento. La Regione dice, più o meno giustamente, che la competenza non è sua. La Provincia è assolutamente inadeguata a gestire questa situazione di emergenza.
Con questa interrogazione volevo sollecitare l'attenzione dell'Assemblea legislativa, sollevare il problema e fare in modo che, evidenziandolo e facendo conoscere anche all'opinione pubblica, dalla Regione, Assessore, ci fosse almeno un coordinamento, una supplenza, venendo meno per incompetenza quello della Provincia.
Cerchiamo di dare una coordinata perché ci sono 500 famiglie che questa mattina, come è scritto sui giornali locali, stanno protestando per queste soluzioni non trovate da parte dell'amministrazione pubblica. Grazie.

Sull’ordine del giorno

PRESIDENTE. L’interrogazione n. 875 dei Consiglieri Malaigia, Zaffiri, Zura Puntaroni , su loro proposta, è rinviarla alla prossima seduta.

Mozione n. 548
ad iniziativa dei Consiglieri Giorgini, Maggi, Pergolesi
“Piano socio-sanitario regionale 2019-2021”
(Discussione e rinvio)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la mozione n. 548 dei Consiglieri Giorgini, Maggi, Pergolesi.
Ha la parola, per illustrazione, il Consigliere Giorgini.


Peppino GIORGINI. Grazie, Presidente. Oggi parliamo di un tema molto importante per tutta la regione Marche, non solo per la mia provincia o per la mia Area vasta, quindi voglio spiegare il motivo della mozione punto per punto.
Punto 1. Il nuovo Piano socio-sanitario regionale per essere degno di questo nome, nello sviluppo della nuova rete ospedaliera marchigiana, deve tendere sin da subito a uniformare interventi relativi ai nuovi stabilimenti e a quelli già esistenti ad un criterio ecosostenibile nella loro localizzazione e a tenere conto del fabbisogno dei posti letto, dell'efficienza delle attrezzature, della rete viabile, delle condizioni geomorfologiche del sito e soprattutto della qualità dell'aria relativa alla zona dove si costruisce l'ospedale, secondo i modelli organizzativi e gli standard dei servizi che garantiscano omogeneità ed equità di trattamento dei cittadini su tutte le aree vaste del territorio regionale. Quindi lo scopo deve essere riportare un'equità di tutti i territori in tema di strutture sanitarie.
Questo non deve essere necessario, ma perentorio, riequilibrare il divario esistente tra le strutture del nord e quelle del sud delle Marche dal punto di vista quantitativo che qualitativo, nel rispetto della legge regionale 26 del 1996 “Riordino del servizio sanitario regionale”, in materia di programmazione e di piano regionale ospedaliero. Tale legge prevede, difatti, che la Regione deve garantire omogeneità di trattamento dei cittadini su tutto il territorio regionale.
Con la legge 132/1968, cosiddetta Mariotti, faccio un passo indietro, ci fu una riforma ospedaliera, erano previsti tre livelli di assistenza ospedalieri con grado crescente di intensità e qualità di cura, parlo della legge prima di questa attuale, c’erano: l'ospedale di zona, l'ospedale provinciale e quello regionale, questo perché si prevedeva un'equità nei territori, che erano rappresentati in tutte le loro forme, dall’interno alla costa, per dare un'assistenza uniforme a tutto il territorio, ed era logico, purtroppo poi con la nuova norma si è sconvolto il mondo.
Inoltre lo sviluppo della rete ospedaliera marchigiana deve tener conto di quanto già comunicato dall'organo di gestione regionale, quindi dalla Giunta, con la deliberazione n. 1554 del 2018, al Ministero della sanità, e segnatamente alla competente Commissione monitoraggio Lea, preposta alla verifica degli adempimenti per il rispetto dei livelli essenziali di assistenza.
Dai dati che sono usciti in questi giorni risulta che abbiamo fatto un passo indietro di 9 punti, pur essendo scesi dal nono all'ottavo posto, da 202 a 191 punti, ancora rientriamo in quella fascia accettabile del sistema sanitario regionale, quindi i livelli di assistenza essenziali (Lea) devono essere erogati in condizione di appropriatezza e di efficienza nell’utilizzo delle risorse, al fine di promuovere e garantire l'effettiva erogazione e l'uniformità sul territorio.
Queste parole: equità e uniformità rientrano in molte leggi sia regionali che nazionali, anche perché questa comunicazione non è fatta al vento, ma produce maggior finanziamento da parte del Servizio sanitario nazionale per la Regione Marche, attraverso la quota premiale del 3% delle somme dovute a titolo di finanziamento, al netto delle entrate proprie. Quindi questa comunicazione che la Giunta regionale, quindi la Regione Marche, il Governo regionale, fa al Ministero della sanità è importante perché si ottiene un 3% di quote premiali. La situazione deve essere confermata in quando fotografia della suddivisione e della classificazione delle strutture ospedaliere a livello regionale.
Punto 2. Il mio territorio, dove sono stato eletto e risiedo, deve essere tutelato, deve essere tutelato l'intero territorio del Piceno, che è in uno stato economico e sociale ormai comatoso per via del sisma che ha colpito 21 comuni della provincia, quindi, se togliamo e riduciamo le strutture sanitarie ospedaliere e le sostituiamo con dei veri e propri ambulatori, non è la stessa cosa! Un ambulatorio non è come un ospedale, così facendo si rischia di spopolare ulteriormente quei luoghi e, ricordo, solo il territorio ascolano comprende 1.000 chilometri quadrati di comuni tutti nel cratere, quindi tutti interessati dal sisma.
Punto 3. La situazione delle strutture sanitarie della Regione Marche è completamente sbilanciata e man mano che si sale verso nord si vede la differenza in base al famoso decreto 70/2015, cosiddetto Balduzzi.
Adesso elencherò la situazione che la Giunta regionale ha comunicato al Ministero della salute: nelle Marche siamo strutturati con stabilimenti sanitari in questo modo: partiamo dagli Ospedali Riuniti Marche Nord, abbiamo il nuovo Ospedale di Muraglia, ormai sappiamo che sono in fase di avvio le pratiche amministrative, non sappiamo in realtà se è stato dichiarato di primo o di secondo livello, perché dopo la comunicazione contenuta nella delibera n. 1554, la Giunta regionale ha fatto un altro atto nel quale affermava di essersi sbagliata e che l'ospedale di Muraglia sarebbe stato di secondo livello”, questo è una deliberazione della Giunta regionale, non l’ho fatta io. Noi calcoliamo che l'ospedale sia di primo livello, lasciamo perdere la modifica che è stata fatta dalla Giunta, quindi: Ospedale di Muraglia di primo livello, 150.000 persone, Fano, DEA di primo livello 150.000 persone; il Presidio unico ospedaliero Area vasta 1, dove abbiamo Urbino, DEA di primo livello 150.000 persone, Cagli, Presidio raccordo primo livello 80.000 persone, Pergola, Presidio raccordo primo livello 80.000 persone, quindi abbiamo una struttura di 360.000 abitanti ed ospedali, secondo il decreto Balduzzi, per 600.000 abitanti.
Provincia di Ancona: l’Azienda ospedaliera universitaria ospedali riuniti di Ancona, che comprende l'ex Umberto I, il Lancisi, il nuovo Salesi con pronto soccorso pediatrico, è DEA di secondo livello, quindi 600.000 abitanti.
Poi abbiamo il Presidio unico ospedaliero Area vasta 2, Senigallia, DEA di primo livello - ricordo quello che quello che sto citando è quello che la Giunta regionale ha comunicato al Ministero della salute, Commissione Lea, io non ci sto mettendo nulla di mi - 150.000 persone, Jesi, DEA di primo livello 150.000 persone, Fabriano, DEA di primo livello 150.000 persone e arriviamo a 1.120.000 abitanti, il decreto Balduzzi ne prevede 476.000, quindi siamo a più del doppio.
Provincia di Macerata: Presidio unico ospedaliero Area vasta 3, Nuovo ospedale di Macerata DEA di primo livello 150.000 abitanti, Civitanova Marche, DEA di primo livello 150.000 abitanti, San Severino Marche, base pronto soccorso 80.000 abitanti, Camerino, base pronto soccorso 80.000 abitanti, anche qui abbiamo strutture ospedaliere per 460.000 persone e gli abitanti sono 320.000.
Provincia di Fermo: Presidio ospedaliero Area vasta 4, Nuovo ospedale di Fermo DEA di primo livello 150.000 abitanti, Amandola, base pronto soccorso 80.000 abitanti, siamo a 230.000 abitanti contro i 175.000 previsti dal decreto 70.
Provincia di Ascoli Piceno: ad Ascoli Piceno si vuole fare un unico Ospedale in un posto che è esattamente a 9 chilometri dall'attuale ospedale - che non potrà mai chiudere per i motivi che ho detto prima, perché deve servire mille chilometri di territorio tutto disastrato dal sisma - di 500 posti che non servirebbero a nulla perché già ne abbiamo uno che ha 350 di posti letto, di cui la maggior parte per acuti, quindi se facessimo l'ospedale unico avremmo un ospedale per 150.000 abitanti, quando invece la provincia Ascoli Piceno ne fa 210.000. Sarebbe un caso isolato, unico, nel panorama delle Marche, l'unico ad essere sottostimato.
Nella comunicazione che la Giunta regionale ha fatto al Ministero della salute ad Ascoli sono previsti due ospedali di primo livello, uno ad Ascoli ed uno a San Benedetto del Tronto, scritto chiaramente nella delibera 1554.
Andiamo avanti, nel Piceno ci sono due ospedali, uno DEA di primo livello ad Ascoli, uno DEA di primo livello a San Benedetto del Tronto, come è sempre stato, da 30 anni.
In conclusione dico che la Balduzzi non prevede gli ospedali per i confini territoriali, ma prevede il bacino d'utenza. Noi abbiamo la Val Vibrata in provincia di Teramo che ci porta una mobilità attiva del 95% - passiva per l'Abruzzo, attiva per le Marche - ed è maggiormente indirizzata verso le cliniche private per la mancanza di forniture e di servizi da parte dei due ospedali che negli ultimi anni, nell'ultimo decennio, sono stati depauperati. Il 79% di quelli che vengono dall'Abruzzo vanno in tre cliniche diverse, non faccio i nomi, due di San Benedetto del Tronto e una di Ascoli Piceno, quindi, qual è il problema?
A San Benedetto del Tronto serve un ospedale di 250 posti, collegato sulla costa, perché sulla costa è dove c’è maggiore concentrazione di abitanti, Ascoli fa 256 abitanti per chilometro quadrato, San Benedetto del Tronto ne fa 1.800 in tempi normali, oltretutto tutto il corridoio che va da Alba Adriatica a Cupra Marittima, fa 3 milioni di presenze turistiche, quindi è impensabile, è ridicolo, è sciocco fare un ospedale a Pagliare di 500 posti che poi col project financing, potrebbe costare fino a 800 milioni, quando se ne potrebbero spendere 120/130, farlo a San Benedetto del Tronto di 250 posti, semplicissimo, un po' più grande di quello di Fermo, e non ci sarebbero problemi. Quello di Ascoli verrebbe riammodernato, quello di San Benedetto del Tronto verrebbe spostato dall’attuale posizione, l’ospedale Madonna del Soccorso è in pieno centro città e non ha più valenza dato che sta proprio in mezzo al traffico.
Con questa mozione chiedo di rispettare i voleri della Giunta regionale, previsti nella deliberazione n. 1554, rispettare quello che riconosce il Ministero della salute e cioè che nel Piceno ci sono due ospedali, uno a San Benedetto del Tronto e uno ad Ascoli Piceno. Grazie.

Presidenza del Presidente
Antonio Mastrovincenzo

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Urbinati.

Fabio URBINATI. Grazie, Presidente. Ho letto con molta attenzione ed ho ascoltato con altrettanta attenzione l'intervento del Consigliere Giorgini, vorrei ricordare che siamo in una fase molto importante per quanto riguarda la stesura del nuovo Piano socio-sanitario e proprio ieri abbiamo avuto un incontro politico di maggioranza, dove si è deciso il percorso per arrivare alla sua approvazione, un percorso che vogliamo condividere anche con le forze di minoranza, perché il lavoro che sta facendo la Commissione è molto importante. Ho anche visto anche che c'è l'interesse, come è giusto e doveroso, di tutti i Consiglieri comunali a partecipare alla stesura di questo Piano.
Vorrei rassicurare il Consigliere Giorgini, ho letto quasi tutti gli emendamenti presentati dalle varie forze politiche, alcuni ne ho fatti anch'io e riguardano le tematiche che ha toccato il Consigliere Giorgini, anche altri toccano in maniera puntuale tutte le problematiche che il Consigliere ha esposto, quindi, direi, come altri atti che in questi mesi erano all'ordine del giorno e che sono stati portati all'attenzione della Commissione, che questa mozione possiamo tranquillamente valutarla anche in considerazione degli emendamenti già presentati, credo che sarebbe molto più incisivo politicamente operare con un emendamento in Commissione, che non su una mozione anche perché credo che per la Commissione sia molto più complicato recepire una mozione che un emendamento.
Questa è la proposta che faccio: discutere questa tematica in Commissione, perché, guardate, magari con sfumature un po' diverse, interessa anche me. Non voglio entrare nel merito perché allungherei il discorso, però su due questioni, Consigliere Giorgini, vorrei intervenire. Una, cerchiamo di sfatare prima i tabù, in modo che non deviamo la discussione su argomenti che ci fanno perdere tempo, ormai è da anni che sento parlare, come è giusto, che il decreto Balduzzi ha tolto, faccio un esempio, il concetto di ospedale provinciale, che il Consigliere Giorgini ha citato. Prima c’era l’Ospedale provinciale che non era esclusivamente nel capoluogo di provincia, ma serviva un bacino provinciale. Il DM 70, il cosiddetto Balduzzi, ha tolto questo concerto, tant'è che oggi - ed è vero, infatti il Consigliere Giorgini ha fatto riferimento alla Val Vibrata, e siamo nella Regione Abruzzo - non vengono contemplati neanche più i confini regionali, ma si guarda al bacino di utenza, oltre ai confini.
Consigliere Giorgini va detto, ed io ho avuto degli incontri il mese scorso, ma nemmeno tre settimane fa, con dei colleghi amministratori abruzzesi, che quando parliamo di queste cose bisogna valutarle all'unisono con il bacino a cui ci riferiamo e il discorso va fatto con chi lo rappresenta. Posso dirle con certezza che l'Abruzzo, in particolare le province di Teramo e l'Aquila, sta ragionando ed è a buon punto per il suo piano socio-sanitario, nell'integrazione degli ospedali dell'Aquila e Teramo, ricordiamo che in quest'ultima struttura c'è la cardiochirurgia e la neurochirurgia. Consigliere Giorgini sa che ci dice l'Abruzzo? Va benissimo il bacino di utenza, ma l'ospedale di riferimento più attrezzato è l’Ospedale Mazzini di Teramo.
Quindi, quando parliamo dell'Abruzzo, a prescindere dalla mobilità attiva e passiva, perché la mobilità è un diritto che deriva dalla Costituzione, quindi si può avere anche l’Ospedale più bello del mondo, ma il cittadino che ci abita affianco può decidere di andare a curarsi in un’altra struttura, questo è un concetto che vorrei difendere da qualsiasi attacco.
Ci sono degli emendamenti del sottoscritto che parlano del Madonna del Soccorso, di cui mi sembra che il Consigliere Giorgini abbia parlato poco fa, è un ospedale che ormai ha esaurito la sua funzione, è in un luogo complicato da un punto di vista urbanistico, questo è assolutamente vero, si trova nel centro cittadino, in una zona turistica, che spesso è intasata non solo d’estate, ma anche nei giorni feriali e festivi di tutto l'anno, però nella nostra città sono scese in piazza più di mille persone per difenderlo, c’era anche lei in piazza con loro, quindi mi sembra un po' non dico curioso, ma un controsenso vederla in piazza per difendere l’Ospedale Madonna del Soccorso e poi in Consiglio regionale sentirla dichiarare di volerlo chiudere.
Credo che questa sia una discussione, visto che ci sono degli emendamenti ..., anch'io ne ho fatto uno sull'ospedale della mia città, da inserire nella riforma che stiamo facendo.
Penso, Consigliere Giorgini, che in Commissione, insieme, per l'interesse del territorio ed anche degli altri, possiamo tranquillamente discutere. Quindi, Presidente, propongo di rinviare in IV Commissione la discussione di questa mozione insieme a tutti gli emendamenti, ripeto, politicamente, secondo me, è molto più incisivo agire con degli emendamenti, che possono essere approvati o non approvati come la mozione, ma siamo in un contesto giusto per discuterla, considerato che in IV Commissione è in approvazione il Piano sanitario. Grazie.

PRESIDENTE. In realtà, Consigliere Urbinati, non c’è il rinvio in Commissione, ma ad altra seduta, dopodiché se il Presidente Volpini si prende l’impegno di trattare l’oggetto della mozione in Commissione, ben venga, però devo sentire il proponente e semmai il Presidente Volpini.
Ha la parola il Consigliere Giorgini.

Peppino GIORGINI. Grazie, Presidente. Questa mozione è antecedente alla scadenza del termine per la presentazione degli emendamenti ed ho anche presentato un emendamento che trattava quanto riferisco in questa mozione. C'è un emendamento esattamente uguale, io l'ho fatto.
Questa mozione è stata presentata prima della scadenza per inserire quanto previsto anziché fare l'emendamento, però, visto che la mozione è stata calendarizzata dopo, io prima della scadenza ho dovuto presentare l'emendamento, quindi c'è un emendamento uguale al contenuto di questa mozione, presentato nei termini.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Volpini.

Fabrizio VOLPINI. Infatti ho visto l'emendamento che ricalca i contenuti della mozione, quindi la discussione la faremo in quella sede, invece se votiamo la mozione impediremo la discussione dell’emendamento in Commissione, quindi, penso che sia più opportuna la discussione in Commissione.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Giorgini.

Peppino GIORGINI. Grazie, Presidente. Una mozione è un atto di indirizzo politico che si discute in Assemblea, che è sovrana, sono due cose completamente diverse, qui si discute di politica, lì si fa politica, ma c'è anche un fatto tecnico.
Premetto che ho dovuto per forza di cose fare l'emendamento dato che la mozione non era stata calendarizzata prima della chiusura.
Detto questo, devo chiarire due aspetti importanti: il fatto politico, a me prima di tutto fa piacere che il Consigliere Urbinati sia stato fulminato sulla via di Damasco, come San Paolo, adesso forse ha cambiato parrocchia ed ha cambiato anche pensiero, ma mi fa piacere che venga dalla parte dei cittadini sanbenedettesi, essendo stato eletto con le firme e i voti dei cittadini di San Benedetto del Tronto.
La manifestazione è stata, caro Consigliere Urbinati, non per mantenere l’Ospedale Madonna del Soccorso, quello nuovo si chiamerà nello stesso modo, ma perché i cittadini parlano di un Ospedale nuovo ed è quello che vogliono, non facciamo le benne bivalve che non servono a nulla, quindi, quando si parla di Ospedale Madonna del Soccorso si parla di quello nuovo a Monteprandone, questo è il punto.
Detto questo, sulle altre cose adesso siamo in sintonia perché non è possibile avere ... Tutte le altre province raddoppiamo o sballano completamente il rapporto tra abitanti, previsto dal decreto Balduzzi, e quelli che in realtà sono.
Io non sto qui a fare il fesso, e non credo nemmeno lei, perlomeno adesso che sta in un altro gruppo, quindi, vogliamo quell'equità che ci spetta di diritto e per questo motivo ho fatto questa mozione, come ci si comporta, con tutto il rispetto, per le altre province, ci si deve comportare per la nostra. Questo è quello che chiedono i cittadini, questo è quello che chiedo io e mi fa piacere che lei finalmente la pensi come me, quindi porto questa mozione in Commissione, della quale lei fa parte, in modo che si possa raggiungere un accordo di solidarietà sociale, perché qui stiamo parlando di solidarietà sociale e sanitaria, per dare quello che al Piceno non è stato mai dato. Purtroppo il Piceno ha avuto politici che hanno pensato più a cose proprie che a cose del territorio. Questo vale soprattutto per San Benedetto del Tronto. Grazie.

PRESIDENTE. Se ho capito bene, accoglie l’invito del rinvio in Aula ed il Presidente Volpini ha preso l'impegno di discutere l’oggetto della mozione sotto forma di emendamento.
Ha la parola la Consigliera Pergolesi.

Romina PERGOLESI. Grazie, Presidente. Mi fa piacere che ci sia questo rapporto collaborativo, segno di maturità politica e anche di responsabilità.
Faccio presente che, oltre ai tantissimi emendamenti presentati ce n'è uno in particolare che riguarda la sottoposizione al vaglio della IV Commissione di un'analisi accurata di costi e benefici della costruzione, ammodernamento o manutenzione delle strutture sanitarie in essere della Regione Marche, prima di avviare iter di eventuali nuove costruzioni. Questo perché, indipendentemente dall'appartenenza del territorio, dobbiamo fare un ragionamento più ampio, più vasto, a livello regionale e garantire a tutti i cittadini marchigiani equità di accesso e soprattutto equità di servizi e di strutture, magari andando incontro alla sensibilità dimostrata dai Consiglieri Giorgini e Maggi, che insieme a me hanno promosso questa mozione.
Se qualcuno della maggioranza volesse sottoscrivere alcuni degli emendamenti proposti sarebbe un chiaro segnale di apertura e di maggiore responsabilità e durante la fase della discussione in Commissione questa cosa verrà apprezzata e probabilmente si arriverebbe ad un'approvazione più facile degli emendamenti presentati. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Marconi.

Luca MARCONI. Grazie, Presidente. Non nel merito, ma come proponente dell'Azienda Marche Sud penso che scavalco il Consigliere Giorgini, la questione è questa Consigliere, lo dico al Presidente - il Consigliere Giorgini lo ha fatto ed ha dato una sua motivazione - diamoci una regola nel senso che ci sono 98 emendamenti in IV Commissione sul piano socio-sanitario, che è il luogo in cui queste cose si discutono, è il luogo politico, Consigliere Giorgini, non tecnico ed il piano è quanto di più politico ci possa essere, perché non si entra nel dettaglio, si fa una previsione di massima, uno può prevedere 20 Aree vaste nelle Marche, ma alla fine i tecnici, quando fra un anno faranno la legge, diranno: “Più di 6 non ne potete fare”, per dire.
In più mancano gli emendamenti del Movimento 5 Stelle, che ne ha annunciati almeno una trentina, in tutto 130 emendamenti, e se ognuno diventa una mozione il Piano lo facciamo in diretta in Consiglio regionale. Vorrei fare questa raccomandazione, Presidente, questa mozione è andata, non discuto, ma se qualcun altro di noi, me compreso, ha questa tentazione, non so se la Presidenza trova un argomento per dire: “Queste mozioni stanno dentro quella discussione lì”.

PRESIDENTE. Va bene, il Consigliere Giorgini ha precisato che l’aveva già depositata tempo fa, comunque è chiaro che adesso verificheremo l'arrivo delle mozioni.

Mozione n. 499
ad iniziativa del Consigliere Talè
“Promozione dell'insegnamento della lingua inglese nelle scuole dell'infanzia della regione Marche”
(Discussione e votazione)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la mozione n. 499 del Consigliere Talè, che ha la parola per illustrarla.

Federico TALE’. Grazie, Presidente. Questa mozione, presentata ormai a maggio di quest'anno, impegna la Giunta a promuove l'insegnamento della lingua inglese, e guardo l'Assessore Bravi, nelle scuole dell'infanzia delle Marche, in modo da consentirne l'apprendimento nella fascia d’età dai 3 ai 6 anni, incentivando in tal modo il raggiungimento, seppur parziale, dell'obiettivo indicato dalla Risoluzione del Parlamento europeo del 26 marzo 2009 dell'apprendimento di almeno due lingue, oltre a quella materna.
C’è anche un recente rapporto del Miur sulle esperienze di insegnamento della lingua straniera nella scuola dell'infanzia, che sottolinea che uno degli obiettivi più ambiziosi, che l'Unione europea intende perseguire per ogni cittadino europeo, è l'apprendimento di almeno due lingue straniere, oltre appunto a quella materna, iniziando preferibilmente dall'età molto precoce.
E' ormai riconosciuto che mettere i bambini in contatto con altre lingue dalla primissima infanzia può influenzare, oltre che l'apprendimento futuro, anche l'atteggiamento nei confronti di culture diverse, con evidenti benefici sia sul piano linguistico, sia su quello cognitivo, affettivo e non ultimo anche quello sociale.
Attualmente nella scuola dell'infanzia italiana non è previsto l'insegnamento delle lingue straniere sul piano ordinamentale, tuttavia, negli ultimi anni, si sono moltiplicate le esperienze in tal senso, tant'è che il documento governativo del 2014, la 'Buona scuola', che tutti ricorderete, auspicava l'attivazione di percorsi di insegnamento delle lingue straniere fin dalla scuola dell'infanzia, riconosceva e costituiva una prassi consolidata in alcuni territori dello Stato italiano.
Va anche sottolineato che oramai da tempo le teorie psico-linguistiche e pedagogiche hanno evidenziato il fatto che la mente dei bambini fino a 11/12 anni è molto più elastica e quindi può apprendere meglio.
In una realtà come quella attuale, in cui i contatti internazionali si fanno sempre più fitti, lo studio di una lingua straniera, a partire dalla scuola materna, appare sempre più come una necessità sia per sfruttare la summenzionata capacità di apprendimento della mente dei bambini, sia perché in questo modo viene favorita l'apertura alla diversità e alla multiculturalità, abbattendo anche tutti i pregiudizi.
Inoltre in classi formate da alunni provenienti da diverse culture e diverse parti del mondo la scelta di comunicare in inglese diventa sempre più una necessità.
E’ stata scelta la lingua inglese, come sappiamo, come lingua di insegnamento perché ha ormai acquisito lo status di lingua franca nell'economia internazionale, quindi nel mondo del lavoro è diventato indispensabile conoscerla.
La mozione vuole questo, vuole che la Giunta si impegni per cercare di promuovere l'insegnamento della lingua inglese ai nostri figli sin da piccoli.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Bisonni.

Sandro BISONNI. Grazie, Presidente. Prendo la parola per dire che voterò a favore di questa mozione perché è molto importante.
A dire la verità, credo che in parte già accada, io ho tre figli e tutti e tre quando hanno fatto le scuole materne hanno seguito un percorso anche in inglese, però, magari, in altre parti della regione questa pratica non è diffusa, non so, adesso ascolteremo l'Assessore che ci informerà in maniera completa, se così è, se l'insegnamento non è diffuso in maniera capillare, direi che la mozione va accolta.
Sappiamo che i bambini piccoli sono quelli più predisposti all'apprendimento, dico una banalità e per questo scusatemi, se un bambino nasce in Italia impara l’italiano, se nasce in Inghilterra e l’inglese- La mente dei bambini è aperta a tutto, è proprio quella l’età in cui le lingue sono maggiormente apprese, è quello il periodo giusto, quindi non bisogna aver paura di fare dei percorsi di lingua inglese o di altre - l’inglese va benissimo perché è la lingua più diffusa a livello mondiale – quando i bambini sono piccoli, anzi, al contrario, andrebbero fatti proprio in quella fascia d’età.
Va benissimo questa mozione e mi auguro che l’Aula la voti.
Vorrei sapere dall’Assessore qual è la situazione regionale perché, ripeto, forse a macchia di leopardo, in alcune parti penso che questo già avvenga, ma laddove non avviene è giusto, e va benissimo, promuovere questo percorso.

PRESIDENET. Ha la parola il Consigliere Maggi.

Giovanni MAGGI. Grazie, Presidente. Brevemente per esprimere il voto favorevole a questa mozione del Consigliere Talè. A volte le cose, anche le più banali, sono quelle più incisive, ed a volte non ci si pensa, e questa cosa secondo me è opportuna.
Innanzitutto una considerazione generale, ormai l'analfabetismo nel nostro Paese e in tutti i paesi dell'Unione europea non è più non saper scrivere, è quello di non conoscere l’inglese.
Nell'evento delle Lauree in Piazza, ad Ancona, proposte dal Magnifico Rettore, lo dico con piacere, molte delle tesi sono scritte in inglese, gli studi e le ricerche dei ricercatori vengono pubblicate sulle riviste internazionali in inglese, non in italiano. La lingua del Parlamento europeo è l'inglese, le mozioni, le interrogazioni, le proposte di legge, si fanno in inglese. Questa è la prova provata che, soprattutto per i ragazzi, non tanto per noi, quanto per le generazioni che stanno venendo su adesso, l’inglese è indispensabile.
Quello che evidenzio all’Assessore è che, come ha detto il Consigliere Bisonni, nelle scuole elementari e nelle scuole dell'infanzia attualmente si insegna l’inglese, ma con personale inadeguato. Ho una amica che insegna inglese ai bambini delle elementari e mi domanda spesso alcune cose, perché lei non sa nulla, assolutamente, dato che a scuola ed all'università ha fatto il francese. Certo, le buone intenzioni, le dichiarazioni che vengono fatte, le proposte di legge, vanno in questo senso, però se non c'è una preparazione adeguata del corpo insegnante, come quelli che agli inizi insegnavano ad usare il computer nelle scuole, secondo me, si viene meno a questa esigenza improcrastinabile che c'è, e poi si scusa con l'impreparazione degli insegnanti.
Questa non è una critica agli insegnanti, che sono delle persone squisite ed insostituibili, però non c’è una formazione in questo senso, ripeto l'esempio della mia amica che chiede a me le frasi in inglese più elementari, insomma, è la prova provata che in effetti c'è bisogno di una formazione.
Detto questo, è auspicabile che in questo settore si facciano dei passi avanti, soprattutto per i nostri figli, per i nostri nipoti, per trovare un inserimento e una socializzazione nel contesto nazionale, nel contesto europeo, nel contesto mondiale, perché ormai i nostri figli ed i nostri nipoti saranno i cittadini del mondo e la comunicazione sarà la discriminante rispetto alla loro qualità di vita e alla loro qualità lavorativa.
Al di là di tutto questo, bisogna entrare non solo con buoni propositi, ma nel concreto, per adeguare quello che chiede nella mozione il Consigliere Talè, e che noi come gruppo voteremo.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Marconi.

Luca MARCONI. Lodevole iniziativa. Ho fatto solo osservare al Consigliere Talè che la lingua inglese fra qualche mese non sarà più la lingua ufficiale dell'Unione europea, ma sarà il francese, quindi io non so se la mozione deve promuovere la lingua inglese o le lingue straniere. Ecco, teniamo conto che non c'è più questa realtà, quindi anche in funzione dei contributi si sta parlando …, anzi già oggi alcuni scritti vengono modificati ed alcuni trattati vengono riscritti in francese.
Un colpo per tutti, perché ovviamente l’inglese è la lingua che ultimamente, anche noi più anziani, abbiamo cominciato a studiare o siamo stati costretti, però questo è un dato, quindi non so se è possibile, se lo ritiene opportuno, non ne faccio una questione di principio, parlare più genericamente dello studio delle lingue straniere piuttosto che della lingua inglese e basta.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Busilacchi.

Gianluca BUSILACCHI. Grazie, Presidente. Intervengo per esprimere il voto positivo e per ringraziare il Consigliere per questa iniziativa.
Colgo l'occasione per raccontare un aneddoto, forse anche per cercare di recuperarlo in questi ultimi mesi che ci separano dalla fine della legislatura. Un paio di anni fa ho avuto l’occasione di incontrare ad un'iniziativa della Regione una rappresentante del British Council, che è la più importante istituzione che si occupa della formazione lingua inglese del governo britannico, e questa esponente del British Council mi ha raccontato che avevano appena iniziato un progetto sperimentale nelle scuole di Milano e di Madrid, fornendo il loro personale. In scuole selezionate, quarto anno delle elementari, ai bambini la storia e la geografia venivano insegnate in inglese, quindi non era un insegnamento della lingua inglese, ma era un insegnamento con i programmi italiani, impartiti in lingua inglese e questo esperimento aveva dato ottimi risultati.
In quell'occasione mi ero informato se erano interessati a fare queste iniziative anche nelle Marche e c'era un interesse a fare una convenzione che potesse riguardare anche la formazione per i nostri dirigenti, perché anche nelle nostre strutture abbiamo bisogno che i nostri dirigenti conoscano bene la lingua inglese, penso ai bandi europei, penso a tutta la documentazione, poi, purtroppo, questa persona è andata ad altro incarico e quindi anche per mia colpa ho un po' perso i rapporti. Colgo l'occasione, vedendo anche l'Assessore Bravi, se lo vorrà, per evidenziare questa iniziativa, che mi pare molto importante.
E' chiaro che la lingua inglese è fondamentale, il ritardo che hanno i bambini italiani, purtroppo, e i bambini latini, perché non è solo un problema italiano, ma spagnolo, greco, portoghese, in parte anche francese, è ampio, stiamo recuperando generazione dopo generazione, ma ancora siamo indietro rispetto ad altre popolazioni.
Ho avuto la fortuna, per lavoro, di vivere spesso all'estero, ci sono Paesi in cui non avere dei doppiatori nella televisione, fa sì che i bambini vedano i cartoni animati in lingua inglese con i sottotitoli, e questa è una cosa che, garantisco, ha moltissima efficacia, mio figlio lo fa ed è molto più avanti di me alla sua età, quindi, per tutte queste ragioni, credo che questa promozione sia assolutamente necessaria.
Utilizziamo, Assessore Bravi, questi ultimi mesi di legislatura per dare un segnale molto concreto, anche con delle pratiche innovative, credo che sarebbe utile dopo questa seduta consiliare, nelle prossime settimane, fare una riunione specifica su questo punto, magari tramite la Commissione.

PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Leonardi.

Elena LEONARDI. Grazie, Presidente. Voglio esprimere a nome di Fratelli d'Italia un voto favorevole rispetto alla mozione presentata.
Certamente lo studio della lingua inglese è essenziale in una società come la nostra, dato che è la lingua più parlata nel mondo.
Io ho tre nipoti, ho visto che nel corso dei loro studi non hanno avuto tutti lo stesso tipo di preparazione, dipende dalle insegnanti, dalle scuole, quindi una disomogeneità nell'applicazione c’è. Aiutare, incentivare un apprendimento anche precoce, che è quello che facilita la conoscenza e la capacità di parlare, di utilizzare una lingua diversa dalla propria, è sicuramente importante. Un insegnamento precoce è qualcosa che i nostri figli si porteranno dietro anche nel futuro e che sicuramente potranno spendere anche per portare in alto il nome dell'Italia fuori dai nostri confini nazionali.
Mi rincuorano le parole del Consigliere Marconi per cui i miei studi di francese mi torneranno utili in un futuro, però credo che, indipendentemente dalla lingua che ognuno di noi ha fatto nel suo percorso di studi, in maniera indiscussa la lingua inglese sia un passepartout per tutto.
Oggi abbiamo studi di lingue straniere importanti e difficili, come il cinese, verso cui molti istituti stanno andando, perché a livello commerciale o a livello di opportunità ci sono questi nuovi canali.
Indubbiamente la lingua inglese è quella che ti apre delle porte comunicative che sono sicuramente indispensabili, non solo per il lavoro, ma anche per una fruizione di mondi e paesi diversi.
Quindi, ben venga la possibilità di contribuire ed aiutare ad una formazione precoce, che aiuti le nuove generazioni a trovarsi, prima possibile, a loro agio con un'altra lingua oltre all’italiano.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Giancarli.

Enzo GIANCARLI. Grazie, Presidente. Non debbo dichiarare il voto favorevole, perché credo che lo esprimiamo tutti convintamente e sarà il capogruppo a farlo, ma intervengo perché la discussione su questo tema, in parte ripresa dal Consigliere Maggi, la considero su un piano sociale avanzato.
Credo che, ho già risposto in privato al Consigliere Marconi, ma posso dirlo anche in Aula, i laburisti prima o poi in Inghilterra vinceranno e ritorneranno nell'Unione europea, ma a parte questo aspetto, noi non parliamo del Paese, ma della lingua. Consigliere Maggi, lei giustamente ha detto: combattere l'analfabetismo, credo che si consenta la conoscenza di una lingua, soprattutto se si riesce a trasmetterla ai ragazzini e alle ragazzine dai 3 ai 6 anni, riusciamo a combattere la diseguaglianza, creando anche delle pari opportunità fra chi ha la possibilità di conoscerla magari a casa e chi invece ha la necessità di apprenderla a scuola.
Credo che questi siano elementi importanti che vanno inseriti, e non penso ad una scuola piena di nozioni, di saperi o di contenuti astratti, ma immagino una scuola che sappia interpretare la realtà sociale, perché oramai è a tutti evidente che più l'apprendimento è anticipato più è efficace, quindi, partendo da un bisogno di giustizia e anche dall'efficacia delle azioni, penso che questa cosa sia importante.
Tra l'altro, quando ancora il mondo era caratterizzato dalla destra, dalla sinistra, dalla Democrazia Cristiana, quando la politica aveva un forte ruolo anche nella messa a disposizione di strumenti per l'istruzione e per la formazione, molti esperimenti venivano fatti anche con il contributo finanziario, a volte dei genitori o con la compartecipazione dell’ente locale e dei genitori, per dare la possibilità ai ragazzini ed alle ragazzine di imparare una lingua straniera.
Complimenti al Consigliere Talè per questa mozione, dobbiamo fare in modo che sia attuata perché, ripeto, la considero una scelta avanzata socialmente e culturalmente.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Giacinti.

Francesco GIACINTI. Grazie, Presidente. Intervengo brevemente per ringraziare il Consigliere Talè di questa iniziativa, che ha un senso di modernità, oltre che di appropriatezza per la società e per il momento storico in cui viviamo.
Ormai l’inglese è la lingua ufficiale per le comunicazioni in vari settori, dalla scienza, alla tecnica, alle relazioni, tutti si esprimono con questa lingua che, rispetto alla nostra, bellissima, ha una struttura più immediata forse anche più semplice, senza essere banale.
Porto ad esempio ciò che è successo in India dove la dominazione britannica - che questo Paese ha subìto per anni, al di là delle angherie, delle difficoltà che ha rappresentato la lunga dominazione, in India si parlavano oltre settecento dialetti diversi l'uno dall'altro - ha lasciato la grande ricchezza dell’unificazione della lingua, questo l’hanno detto gli studiosi, gli uomini di Stato di quel Paese. In India tutti parlano l’inglese per questa dominazione coloniale anche spiacevole, è stata un'opera importante aver unificato il linguaggio in un Paese che aveva settecento dialetti diversi. Questo solo per rappresentare che un unico linguaggio, l’unificazione di un modo di esprimersi, in un Paese dove c'era una moltitudine di possibilità diverse, ha rappresentato uno strumento essenziale e importante per lo sviluppo dello stesso.
Caliamo questo in un contesto differente, come quello in cui viviamo, soprattutto le nuove generazioni, e facciamo le dovute proporzioni, rendendoci conto di quanto può essere importante l'unificazione del linguaggio, per evitare quelle difficoltà legate a modalità di comunicazione diverse.
In una società come questa in cui contatti si moltiplicano, la multimedialità e la facilità sono sempre di più a portata di mano, in cui si possono scambiare gli studi, i rapporti di lavoro, le relazioni, non può che trovare accoglimento una mozione di questo genere, anzi, merita una riflessione ulteriore, forse una rivisitazione anche dei nostri programmi di insegnamento.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Zaffiri.

Sandro ZAFFIRI. Grazie, Presidente. Come Lega credo che questa mozione vada valutata con molta attenzione per quello che è, una mozione che tenta di recuperare delle incongruità che si sono avute e che si hanno nel territorio. I genitori devono finanziarsi, dare dei contributi, aiutare le scuole per l'insegnamento della lingua. Penso che questo sia un aspetto estremamente positivo perché la lingua inglese è parlata nella gran parte del mondo, allo stesso tempo bisogna rimanere attaccati ai valori del Paese di appartenenza, perché ho ascoltato gli interventi con molta attenzione: l'unificazione, essere tutti uguali, io non ci sto, noi non ci stiamo.
Un conto è recuperare situazioni che sono recuperabili, e questo è un aspetto, per quanto mi riguarda, di cui va dato atto al Consigliere Talè che ha presentato questa mozione, ma altre cose non ci interessano: come recuperare o inserire una multiculturalità. Questo fa parte di un ragionamento o di considerazioni sul fatto che non siamo tutti uguali, perché deve rimanere la nostra specificità, la nostra provenienza, anche in riferimento al nostro modo di essere. Pertanto, bravo Consigliere Talè, noi voteremo questa mozione, però con lo spirito che ho evidenziato come rappresentante della Lega.
Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Celani.

Piero CELANI. Grazie, Presidente. Anch'io mi associo a tutti i colleghi che hanno espresso una considerazione positiva su questa mozione e lo dico fermamente convinto perché, al di là quanto ha detto il Consigliere Marconi, che probabilmente in Europa si torna al francese, al di là delle beghe che interessano i laburisti e i tories in Inghilterra, a me interessa poco questo, il vero problema è che ormai la comunità scientifica mondiale ha fatto una scelta della lingua, questo è il discorso, ed è l’inglese, punto e basta.
Credo che il Presidente Volpini queste cose le sappia perché al di là dell'aspetto sanitario, non penso che si parli in francese, spagnolo o tedesco per la formazione, l'informazione, i congressi, si parla in inglese: Noi, per quello che contiamo, modesti professionisti delle costruzioni, quando dobbiamo muoverci per fare una formazione fuori dalle mura di casa, se non si sa l’inglese …
La comunità scientifica ha fatto una scelta, indipendentemente da quello che succederà in Inghilterra, le beghe europee, le ripicche che farà, vuol dire che impareremo anche il francese e poi lo spagnolo, con il tedesco farò un po' fatica.
Credo che questo sia un momento importante per noi, per provare ad educare una nuova classe di cittadini, non solo a potersi muovere liberamente nel mondo a livello internazionale e comunicare in maniera corretta, ma la conoscenza dell'inglese è indispensabile per tutti coloro che vogliono dedicarsi a qualche professione, quindi, non posso che essere d'accordo nell'approvare questa mozione, facendo in modo che poi ci siano delle risorse a disposizione perché, come sapete, per quanto riguarda la scuola dell'infanzia, i Comuni devono sostenerla in modo abbastanza forte, per cui occorrono risorse.
Non ce lo nascondiamo, queste cose vanno in porto se ci mettiamo le risorse, se ci crediamo e se riteniamo che la cultura sia un elemento fondamentale della nostra vita, se ci mettiamo in mente questa cosa, allora andremo fino in fondo nel dare attuazione a queste mozioni di indirizzo politico molto importante, se invece è soltanto per metterci una medaglia al petto, faremo dei grossi danni. Vedremo nei prossimi bilanci quali sono le risorse e mi auguro che il Consigliere Talè possa verificare tutto questo. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Volpini.

Fabrizio VOLPINI. Grazie, Presidente. Anch'io mi associo all’Aula nell’esprimere parere positivo ed anche il voto favorevole a questa mozione.
Appartengo a quella generazione di studenti quando ancora l'inglese non era diffuso e molto più frequente era l’insegnamento della lingua francese, sia nella parte grammaticale che in quella letteraria.
Confermo le cose che ha detto il Consigliere Celani su quanto sia importante oggi l'inglese nella comunità scientifica, tant'è che una delle grandi incompiute, ne ho tante nella mia vita, è non averlo studiato a scuola perché la forza di apprendimento non è la stessa che si ha nella scuola dell'infanzia, piuttosto che nella primaria.
Se questa cosa verrà finanziata si materializzerà uno degli aspetti salienti del programma del primo Governo Berlusconi, quando parlava delle tre “I”, poi riprese dall'attuale leader di “Italia Viva”, che erano: inglese, informatica e impresa, proprio perché si apre un mondo nuovo, e si abbina anche con la scelta che ultimamente ha fatto il Consigliere Talè.
Al di là di questo la mozione è importante e va sostenuta anche dal punto di vista finanziario perché la mente di un bambino della prima infanzia è molto più plastica e in grado di apprendere molto più e meglio dei tanti corsi, peraltro a pagamento, che poi vengono fatti. Mio figlio sta girando per Congressi ed ha fatto non so quanti master, di primo, di secondo, di terzo livello, per poter fare delle comunicazioni scientifiche al di fuori dell'Italia, quindi voto convintamente questa mozione.

PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Bravi.

Loretta BRAVI. Grazie, Presidente. Debbo dire che su questo punto siete stati molto argomentativi, c'è poco da aggiungere. Cerco di raccogliere le urgenze e le priorità per provare a capire, Consigliere Talè, come muoversi.
Come insegnante ribadisco che la lingua è come il latte, va dato subito, appena nati, perché c'è una fortissima capacità di recepire, che diminuisce crescendo, e questo è il primo dato.
Il secondo dato è che la legge 107/2015, la cosiddetta 'Buona scuola', si è mossa sull'insegnamento dell'inglese prevedendo l'assegnazione di insegnanti di lingua straniera alle scuole dell'infanzia nell'anno scolastico 2020/2021, quindi bisognerà foraggiare questa realizzazione.
Dai vostri interventi ho colto il fatto che il mondo del lavoro è legato a questo, non possiamo pensare solo ai bambini piccoli, dobbiamo pensare a come il mondo della nostra impresa, il mercato internazionale, dipende dalla nostra capacità di essere non solo artigiani, ma artigiani digitali e persone che destreggiano l'alfabeto perché, come ha detto il Consigliere Maggi, l'alfabetizzazione che manca è questa, quindi mi trova pienamente d'accordo, come mi trova d'accordo il fatto, ed è stato evidenziato nei vostri interventi, che debbono esserci interventi mirati altrimenti c'è un dispendio di risorse, che non sono ad hoc, diciamo così. Anche le scuole, i viaggi all'estero devono essere fatti in un certo modo, altrimenti hanno come lo scopo il divertimento, ma non sicuramente la lingua.
Vorrei fare due proposte. La prima, il decreto legislativo 65/2017 prevede delle risorse ministeriale e regionali nella fascia 0-6 e ci sono varie forme: A) si può lavorare sull’edilizia; B) si può lavorare sul sostegno alle rette, alla disabilità, agli educatori pomeridiani, quindi, aiutatemi a dire ai Comuni che potrebbe esser finanziata questa cosa, non dobbiamo sottovalutarla, perché dentro questa fetta dello 0-6 anni, possiamo avere anche delle risorse cospicue per fare delle sperimentazioni nelle scuole, e questo va detto.
La seconda cosa è che con il Presidente Ceriscioli e l'Assessore Sciapichetti abbiamo chiesto al Ministro dell'istruzione un incontro, qui siamo in Assemblea, quindi va detto, per le scuole del sisma, per le aree interne, per la revisione di alcune parti del programma, perché mancano delle materie base negli anni fondamentali di natura antropologica, cioè bisogna lavorare alcune ore sulla costruzione del se, non solo sui vari programmi e contenuti, perché c’è uno svecchiamento che va fatto. L'altra settimana abbiamo parlato del dimensionamento scolastico, non è un'altra cosa, quello è il fabbisogno che viene fuori nelle Marche e la lingua di cui oggi parliamo è uno dei primi fabbisogni e noi rischiamo di essere fuori dal tunnel e dal mercato anche per questa inadeguatezza.
Potremmo chiedere al Ministro qualcosa in più, aggiungo che ben volentieri accolgo la vostra richiesta e direi di aggiungerla per vedere qual è la reazione, per vedere come si muove su questo punto.
Infine, quello che ha detto il Consigliere Busilacchi, una riunione sulla questione … io direi con l'Ufficio scolastico regionale, perché non dobbiamo dimenticare che la Regione su questo non ha delle competenze, cerchiamo di dare delle idee, ma di avere il senso del limite, della misura e di non strafare, non è competenza nostra, è come l'altra volta quando abbiamo parlato dei programmi e dei progetti, non è competenza nostra, partiamo da lì.
Su questa cosa del Consigliere Busilacchi, se possibile, ci vediamo e ne ragioniamo con l'Ufficio scolastico regionale, perché mi piacerebbe anche capire una cosa, ogni scuola ha un Ptof, un Piano territoriale dell'offerta formativa, quante risorse vengono messe su questi piani? Perché l’offerta, come ha detto prima, mi sembra, la Consigliera Leonardi, non è omogenea, ci sono scuole virtuose che investono su questo e ci sono scuole meno virtuose che lo reputano ancora un corollario.
Anch'io faccio parte, come molti qui dentro, di quella generazione per cui alcune alfabetizzazioni non se le è costruite o se le è costruite male, quindi, ora deve essere una priorità.
Per rispondere sul pezzo ed essere meno fumosi possibili direi di rivedere i programmi, perché per l’English for you, faccio un esempio, abbiamo finito le risorse, però non ha funzionato molto bene, e ce lo dobbiamo dire, ci vuole la capacità di guardare criticamente le cose che si fanno, non farle per inerzia di moto, sennò non cambia niente.
Al Ministro aggiungeremo questo discorso della lingua e ci ragioneremo con l'Ufficio scolastico, cercando di capire che cosa fanno i Ptof su questo, perché se tu metti tutte le risorse per una festa bisogna vedere se alla festa va fatto anche un po’ di inglese, tanto per dirne una.
Per essere concreti, nel mese di novembre arriveranno le risorse dello 0-6, vi invito ad aiutarmi a dire ai Comuni di fare progetti su questo aspetto, perché possono essere totalmente finanziati, ad esempio, l'aggiunta di ore settimanali non devono essere una tantum, devono essere poco teoriche e molto pratiche, una scuola sul pezzo, non una teoria per cui i nostri ragazzi in terza media sanno a malapena i colori e i mesi dell'anno, bisogna svecchiare questa modalità che è obsoleta e non crea niente. Grazie comunque di questa richiesta.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione.
Mozione n. 499. La pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale approva)

Mozione n. 502
ad iniziativa dei Consiglieri Giorgini, Maggi
“Nomina dirigenti dell’Erap Marche”
(Discussione e votazione)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la mozione n. 502 dei Consiglieri Giorgini, Maggi.
Ha la parola, per l’illustrazione, Consigliere Giorgini.

Peppino GIORGINI. Grazie, Presidente. Devo necessariamente premettere che non ho assolutamente nulla contro l'attuale Segretario dell'Erap, ma in questi 5 anni ho svolto e svolgo il mio compito di verifica e controllo in base a ciò che viene dettato dall'articolo 54 della Costituzione, quindi, svolgo il mio mandato con disciplina e onore, senza guardare le persone, ma il problema.
Detto questo, devo dire che nella seduta consiliare del 19 marzo 2019, la Vicepresidente della Giunta regionale affermava, e riporto testualmente, che la Giunta avrebbe provveduto alla designazione per l’Erap in base ai criteri di competenza e professionalità, quindi, di meritocrazia, e invece cosa si è fatto? Si è fatta una designazione esclusivamente politica, che nulla ha a che fare con l'indirizzo che avevamo dato alla legge, una motivazione politica, anche se parliamo di un tema molto serio che riguarda la nomina dei dirigenti apicali di un ente importante, che gestisce le case di migliaia di cittadini, oltretutto in condizioni economiche precarie, quindi dobbiamo in un ente come l'Erap, secondo il mio punto di vista, dare il buon esempio di meritocrazia.
La nomina dei dirigenti responsabili provinciali e del Segretario dell'Erap era una cosa fondamentale e importante perché si trattava di nominare un dirigente scegliendo quello più adatto tra i molti possibili, dirigente dell’Erap della Regione, di altri enti, eccetera.
Si trattava di mettere in atto un procedimento che faceva leva sul criterio della meritocrazia, noi lì dobbiamo andare, noi dobbiamo prendere quel percorso lì per non avere imputazioni da nessuno, se prendiamo il percorso della meritocrazia nell'ambito regionale non abbasseremo la testa di fronte a nessuno, ecco perché mi batto per questo, non dobbiamo abbassare la testa di fronte a chicchessia e questo per il bene di tutti, non solo per qualcuno. Invece la Giunta che cosa ha fatto? Purtroppo ha nomina Segretario dell’Erap ..., ripeto, non ho nulla contro questa persona, nemmeno la conosco, non so se l’ho mai vista, per carità di Dio, non voglio che si intenda che ho qualcosa contro di lei, come quando si parlava del direttore del Consorzio di Bonifica, assolutamente. Il dirigente dell’Erap è stato votato anche al fine della continuità, con la motivazione: si ritiene opportuno designare quale Segretario dell'Erap l'ingegnere già direttore Erap Marche. Non c’è stata nessuna selezione, nessuna procedura trasparente, nessuna verifica. La delibera 470 che assegna l'incarico, questo è il colmo, io non ho mai governato una Regione e nemmeno un Comune, non so come funziona, ma nella delibera 470 si riporta come motivazione per il conferimento dell’incarico che il soggetto era stato direttore dell’Erap Marche, ma questo signore, questo ingegnere, direttore dell’Erap Marche non lo è mai stato.
Come si può scrivere una cosa del genere su una delibera che assegna un posto di segretario fuori dalle regole e dalle norme dettate dalla legge? Per onestà intellettuale e con la coerenza con cui svolgo sempre il mandato, con disciplina e onore, ho fatto questa mozione perché se si vuole fare un percorso serio, meritocratico e trasparente, bisogna rivedere questa nomina. Questo è il punto che chiedo, poi ce n'è un altro che è stato superato.
Signori, credo che dobbiamo iniziare un percorso in cui queste cose sono importanti e bisogna guardare anche alle persone, ma a tutte le persone, a tante persone, no a quella perché mi sta simpatica, o a quella perché è di un certo partito politico, o perché è di un altro partito politico. Noi dobbiamo mettere in tutti gli enti controllati dalla Regione Marche, questo è il punto importante di questa mozione, quindi l'insegnamento che dovrebbe dare, persone state scelte con criteri meritocratici e non per un indirizzo politico o per qualsiasi altra cosa che non sia la meritocrazia.
Questo è quanto volevo dire con questa mozione, indipendentemente da chi è la persona, da chi è il Segretario, non mi interessa, questo è un punto strutturale per dire: “In Regione l’aria sta cambiando, il vento regionale sta cambiando”. La Regione dovrebbe iniziare un percorso che non riguardi solo l’Erap, ma la sanità ed anche altri settori, e se tu hai le capacità e sei bravo vai avanti, altrimenti ci sono persone che sono davanti a te. Di questo ne prenderà sicuramente vantaggio sia l'Erap, che gli altri enti controllati dalla Regione. Grazie.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione.
Mozione n. 502. La pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale non approva)

Mozione n. 503
ad iniziativa della Consigliera Leonardi
“Interventi di difesa costiera provvisori. Istanza al Ministero competente per l'inserimento negli indirizzi operativi dell'esclusione da assoggettabilità a Via”
(Ritiro)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la mozione n. 503 della Consigliera Leonardi, che ha la parola per illustrarla.

Elena LEONARDI. Grazie, Presidente. Questa mozione nasce da una serie di fatti concomitanti, le problematiche che ci sono state, legate alle mareggiate nello scorso inverno, e le problematiche che alcune realtà hanno nella difesa dei tratti che sono scoperti e non hanno una pianificata e realizzata difesa della costa.
La mozione nasce da una forte mareggiata che aveva colpito Porto Sant'Elpidio e Porto Recanati e si intrecciava con la previsione del Piano di difesa della costa, che veniva in quei giorni annunciato e illustrato nei Comuni, ed anche da una consapevolezza che, per quanto mi riguarda, viene dalla mia esperienza personale di Assessore nel Comune di Porto Recanati, che purtroppo di mareggiate e di danni ne ha visti diversi negli ultimi anni, ed anche dalle difficoltà degli operatori balneari, a cui tutti gli anni sono messi di fronte per il posizionamento dei famosi sacchi di sabbia, per il quale è richiesto la assoggettabilità alla Via.
Dagli approfondimenti che avevo fatto all'epoca, nel redigendo nuovo Piano della costa, questo principio non veniva cambiato.
Negli incontri fatti nei Comuni, con i tecnici per spiegare il piano - oltre ad aver approfondito prima con i tecnici in Regione ho anche partecipato ad un incontro che si era svolto nel Comune di Porto Recanati - le osservazioni che erano state sollevate dagli operatori balneari riguardavano la difficoltà che nasceva anche dal fatto che fino al 2014 gli interventi di difesa provvisori, con sacchi, erano esclusi dall'assoggettabilità a Via, questa previsione era stata poi abrogata con la legge regionale n. 1 del 2015 poiché entrava in contrasto con una normativa europea.
Poiché la competenza della tutela ambientale in cui rientra anche questo discorso non è della Regione, ma è del Ministero, e la possibilità di un cambiamento della procedura deve passare necessariamente per una interlocuzione ministeriale, anche nella consapevolezza che è in corso la redazione di un documento per gli indirizzi operativi per la definizione di alcune categorie progettuali di verifica di assoggettabilità a Via, con questa mozione chiedo: 1) di avviare un'azione di collaborazione con il Ministero dell'ambiente e del territorio per definire gli indirizzi operativi per alcune categorie progettuali che non devono rientrare nella Via; 2) di prevedere che in questa esclusione siano comprese le opere a carattere provvisorio a tutela del litorale, come i grandi sacchi contenenti sabbia, che vengono posizionati nella stagione estiva, per essere poi svuotati della sabbia utilizzata per riempirli. Protezione che riguarda sia gli chalet, quindi le strutture, che le infrastrutture, la parte viaria, il lungomare, le strade che costeggiano il nostro litorale.
La mozione nasce anche da un’esperienza recente, diretta e dal cambio della normativa che non prevedeva la non assoggettabilità a Via, secondo l’illustrazione delle norme previste nel nuovo piano di difesa della costa.

PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Sciapichetti.

Angelo SCIAPICHETTI. Solo per dire che, come la Consigliera Leonardi saprà, a settembre è stato pubblicato sul sito istituzionale del Ministero dell'ambiente il documento denominato “Indirizzi operativi per la definizione di determinate tipologie progettuali elencate nell'allegato IV alla parte II”. Questo documento è stato redatto con la collaborazione di tutte le Regioni e al capitolo 3 riporta la seguente dicitura: “Il rapporto con la verifica di assoggettabilità a Via delle opere di difesa costiera, relativamente agli interventi di difesa costiera provvisori di cui trattasi, possono essere inoltre ragionevolmente esclusi dal campo di applicazione della disciplina di Via, sebbene sia auspicabile una regolamentazione specifica a livello regionale, interventi stagionali (invernali) per la protezione delle strutture balneari mediante la formazione di dune o cumuli di sedimenti prelevati dalla spiaggia emersa movimentati trasversalmente ed addossati temporaneamente alla struttura da proteggere. Per le medesime finalità o per la protezione di infrastrutture (quali strade, infrastrutture della rete, eccetera), l’utilizzo di ‘contenitori’ (sacchi) riempiti sia con materiale di spiaggia che con materiale esogeno (cava o approvvigionamenti esterni), se posizionati con continuità lungo il litorale a formare cordoni o barriere sebbene mobili ed a carattere provvisorio, si configurano come opere per la difesa costiera dall’erosione (riduzione del moto ondoso incidente) e pertanto rientrano nel campo di applicazione della disciplina di Via”.
La specifica regolamentazione regionale a cui si fa riferimento è stata introdotta nel Piano di gestione della costa integrata con le zone costiere.

PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Leonardi.

Elena LEONARDI. Mi sono confrontata anche con il Presidente Biancani, con cui stiamo discutendo in Commissione il nuovo Piano, quindi a fronte di quanto evidenziato nell’interlocuzione precedente, di quanto dichiarato oggi dall’Assessore, di cui prendo atto, essendo la mia mozione di maggio ed essendo stato fatto un atto a settembre, un atto che va in questa direzione – in diverse situazioni abbiamo detto che gli atti quando sono discussi sono stati superati dai fatti - sono soddisfatta, in quanto il ruolo di stimolo ha portato ad una soluzione, per cui essendo le richieste della mozione (che ho fatto a maggio) attualizzate nelle previsioni di piano e a livello ministeriale dal documento che ora ha citato l’Assessore Sciapichetti, la ritiro dato che è stata già posta in essere in questo lasso di tempo. Grazie.

Mozione n. 513
ad iniziativa della Consigliera Marcozzi
“Tutela dei delfini e difesa della piccola pesca”
(Ritiro)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la mozione n. 513 della Consigliera Marcozzi, che ha la parola.

Jessica MARCOZZI. Grazie, Presidente. Sono già d’accordo con l’Assessore Sciapichetti di ritirare la mozione.

Mozione n. 529
ad iniziativa del Consigliere Marconi
“Adesione al Network Family in Italia”
(Discussione e votazione)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la mozione n. 529 del Consigliere Marconi, che ha la parola per illustrarla.

Luca MARCONI. Grazie, Presidente. Mi auguro che questa mozione possa essere approvata da tutti, è una mozione che guarda al nostro interno, molto mite nella sostanza, non ci sono impegni di spesa, non c’è un’idea sconvolgente, semplicemente l’adesione ad un Network Family in Italia, che è stato avviato dalla Provincia autonoma di Trento, in pratica è un luogo di studio, di confronto, di scambio di esperienze che riguardano il piano familiare, soprattutto sui livelli economici ed organizzativi.
Mi sono permesso al terzo punto di aggiungere la realizzazione della Conferenza regionale della famiglia, mi dispiace che in questo momento l’Assessore si sia dovuto assentare, perché so che era già nei piani della Giunta quello di celebrarla entro quest’anno, forse per motivi tecnici slitterà al prossimo ma, credo, non oltre gennaio, febbraio, perché poi entreremo in campagna elettorale e non penso che sia opportuno che la Conferenza si svolga in questo tempo, in questo periodo.
C’è un movimento trasversale, in questo senso, è interessante che intorno al progetto del Network Family siano coinvolte amministrazioni a guida del Movimento 5 Stelle, a guida centro-destra, a guida centro-sinistra perché c’è una convergenza importante su pochi, ma essenziali contenuti.
E’ chiaro, colleghi, che le Regioni e i Comuni possono far poco per la famiglia, di questo dobbiamo essere consapevoli, non sollevare populismi e demagogie pensando a chissà quali grandi rivoluzioni possiamo realizzare con le nostre poche risorse, con le nostre piccole leggi possiamo creare una mentalità, fare in modo che si possa andare incontro in alcuni casi, per esempio, a settori emergenziali, come quello delle famiglie numerose, che dove ci sono vanno ringraziate, e sono pochissime, elettoralmente insignificanti, ma il giusto va riconosciuto, chi oggi ha il coraggio di fare da tre figli in su va rispettato, non parlo soltanto della mia persona o di altri Consiglieri qui dentro, però è un dato di fatto che in questa regione in modo particolare soffriamo della mancanza di bimbi.
E' semplicemente questo e niente più, l’ho raccolta perché già anni fa la Provincia di Trento è stata capofila, cominciò più di 10 anni fa, è stata la capofila in Italia di iniziative a favore della famiglia. E' evidente che in quanto Provincia autonoma ha potuto realizzare delle iniziative straordinarie avendo a disposizione cifre straordinarie, che noi purtroppo non abbiamo, quindi ha messo in piedi ad esempio una Carta Famiglia che viene applicata in tutti i settori, non c’è bisogno di presentare la domanda, la Carta Famiglia contiene dei dati ed in base a questi la famiglia è soggetta a degli interventi, ad esempio i figli di famiglie numerose, o secondo il nucleo familiare, hanno sconti all’Università, nei trasporti. E’ un sistema informatico che solo quello, c’è stato presentato ad Ascoli, costa 1.500.000 euro, è stato messo in piedi e sta dentro la tessera sanitaria di ogni cittadino di quella provincia. Grazie.

Presidenza del Vicepresidente
Piero Celani

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Maggi.

Giovanni MAGGI. Grazie, Presidente. Vorrei delle indicazioni dal Consigliere Marconi. Il Movimento 5 Stelle ed io personalmente siamo aperti al sostegno alle famiglie e di più, quello che mi preoccupa è che le iniziative nei confronti della famiglia siano laiche e non un pretesto di colonizzazione ideologica o religiosa, che sia rispettata, quindi, la libertà di ciascuno. Io sono un vecchio libertario per cui a questa cosa ci tengo in maniera particolare.
Vorrei fare delle domande al Consigliere Marconi sui punti 2, 3 e 4, perché è necessario, al punto 1, aderire formalmente come Regione Marche al Network Family in Italia? Le iniziative che la nostra Regione può fare possono prescindere dall’adesione a questo network, di cui ammetto di non conoscere l’esistenza e le finalità.
Questo per avere la possibilità di votare in maniera informata e consapevole. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Micucci.

Francesco MICUCCI. Velocemente in attesa dei chiarimenti.
Credo che spesso a parole le amministrazioni pubbliche si dicano favorevoli al sostegno della famiglia, che la famiglia è una cellula importante e fondamentale della società italiana, poi, però, purtroppo, per mille motivazioni, spesso pratiche, di ordine economico/finanziario, non sempre, in particolare quelle più piccole, riescono a dare sostegno anche economico alle famiglie.
Credo che ogni volta vada colta l'occasione di dare un segnale in questo senso, lo ha fatto il Governo con alcuni piccoli accorgimenti nell’ultima finanziaria, che mi auguro vadano a termine sul sostegno per gli asili nido gratuiti, nel senso che la consapevolezza di fare famiglia oggi, soprattutto di fare famiglia e di dare dei figli alla comunità, è un passaggio da sostenere, oltre ad una scelta personale e privata delle singole famiglie.
Sappiamo oggi come la demografia incide in maniera determinante nello sviluppo economico e sociale di tutti i Paesi, non ultimo l’Italia, poi hai voglia a dire che siamo contro gli immigrati, quando poi non riusciamo in autonomia a mantenere una forza lavoro per le aziende o una forza sociale che attraverso i contributi pensionistici sostenga lo stato sociale, quindi c’è tutta una influenza dell’ambito familiare, inteso in senso laico, all’andamento della società italiana.
Credo che ogni amministrazione pubblica si debba interrogare e debba dare sostegno allo sviluppo delle famiglie, quindi ben venga che ci sia un gruppo, in questo caso un network, che fa rete e che a volte sopperisce anche ad alcune carenze che le amministrazioni pubbliche hanno in termini di dati e di studi per capire quali sono le capacità di intervento, per indicare una strada. Quindi, da questo punto di vista ben venga questa adesione, ben venga questa mozione presentata dal Consigliere Marconi, che ringrazio.

PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Leonardi.

Elena LEONARDI. Grazie, Presidente. Attendo anch’io di sentire l’approfondimento che farà il Consigliere Marconi, ma fondamentalmente credo che le richieste possano essere accolte.
La famiglia intesa come nucleo fondante della nostra società è certamente un valore aggiunto ed è un cardine, un principio e un valore che anche la politica dovrebbe mettere avanti.
Ha ragione il Consigliere Micucci quando ricorda che spesso a parole la politica si dichiara a favore di politiche per la famiglia, ma nella realtà non sempre questo si traduce in fatti.
Voglio ricordare una mozione di Fratelli d’Italia al Governo, dell’aprile del 2019, che è stata bocciata e che proponeva: un reddito di infanzia, asili nido gratuiti, il quoziente familiare, incentivi alla natalità e il sostegno alla famiglia naturale. A volte prevalgono le questioni ideologiche che danneggiano il cuore della nostra società.
Per la famiglia chiediamo un interessamento e degli investimenti concreti perché senza non c’è società, non c’è crescita e, come è stato ricordato anche prima, mancano anche i soggetti che poi devono comporla.
Credo che un indirizzo politico forte, al quale affiancare delle misure concrete, perché non resti solo un indirizzo, possa trovare accoglimento da parte di chi, come Fratelli d’Italia, a favore della famiglia ha fatto sempre e comunque una battaglia a tutti i livelli istituzionali.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Marconi.

Luca MARCONI. Il mio chiarimento è stato facilitato dall’intervento del Consigliere Micucci, che ringrazio, per aver precisato che il network, è come la piattaforma Rousseau, è un collegamento fra tutte le amministrazioni che hanno a cuore questo tipo di aspetto per scambiarsi esperienze. Non è un network politico, non potrebbe esserlo ovviamente, a parte che anche in questo caso ci sono iniziative interregionali di vario tipo, ma ognuno porta la sua voce ed ogni amministrazione poi la interpreta come vuole.
Per esempio, ci sono provvedimenti che non costano niente, come la Family Card che devono fare i Comuni, abbiamo fatto anche qui una mozione, non costa niente mettere un parcheggio riservato ogni tanto per le mamme incinta, non sono costi eccezionali, sono centinaia di piccole attenzioni che vanno in quella direzione.
Come ho detto, non possiamo fare la grande riforma fiscale sulla famiglia, non è nelle nostre corde, però anche creare una mentalità tante volte aiuta. Se uno sa che ha una amministrazione regionale e comunale amica forse il terzo figlio lo fa più volentieri perché poi il costo economico è relativo, spesso quello che manca è la solidarietà, una mentalità che favorisca in questo senso.
C’è tutto un lavoro che viene fatto all’interno del network ad esempio per i tempi della famiglia, per i tempi di lavoro, è diverso tener conto di una donna lavoratrice che fa figli, o non considerarlo, la donna lavoratrice che sa che riceve questo tipo di sostegno è decisamente più serena.
Il network è così, non è una cosa necessaria, mentre gli altri tre punti sono cose nostre, il punto 2 ribadisce quanto già con l’Assessorato e con l’Assessore Bravi è stato fatto, e che precedentemente avevo fattoio ; il punto 3 prevede la realizzazione della Conferenza regionale della famiglia, che è già stata programmata dall’Assessorato; il punto 4 è relativo all’avvio di una campagna informativa per far sapere che la Regione ha aderito e vedere se qualche Comune è interessato.
Questione delicata che è attesa nella sua spiegazione sia dal Consigliere Maggi che dal Consigliere Volpini, cioè di che numeri stiamo parlando. La nostra legislazione regionale, non voglio fare il saccente, ma è un’informazione, fa riferimento, quando parliamo di famiglia, al nucleo, ai figli.
Il vero riconoscimento legislativo, nel contesto del cosiddetto sostegno alla famiglia, non scatta quando c’è un nucleo semplice, una coppia è una coppia, uno lavora e già campa, se lavorano in due sono ricchi, ma la famiglia, il nucleo a qualsiasi titolo costituito, quindi secondo legge quando c’è un matrimonio civile, religioso, una coppia di fatto o anche l’unione che abbia i figli, il punto delle leggi regionali, che è universale in tutta Italia non è solo nelle Marche, che viene riconosciuto dalla Lombardia alla Sicilia, è che la famiglia abbia dei figli, perché l’intervento è a favore di chi avendoli entra in una condizione economica diversa rispetto a chi non li ha.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Celani.

Piero CELANI. Il tema della famiglia non è interessante, ma importantissimo e ricorrente.
Voglio fare una breve e veloce considerazione. Molto spesso i nostri approfondimenti, dico quelli dell’Assemblea, ma in senso ecumenico, si spostano sull’aspetto economico, il sostegno, economico, di deve fare questo, l’abitazione, i servizi. Credo che sia cosa buona e giusta senza dubbio, però noi dobbiamo andare oltre.
Oggi c’è una disgregazione dell’elemento famiglia che va al di là molto spesso dell’aspetto economico, viene a mancare quello che una volta veniva indicato, nella vecchia civiltà rurale, il focolare domestico, il rapporto fra le persone che costituiscono la famiglia. Questo discorso è fondamentale, magari do dei servizi e i soldini e poi ognuno viaggia per conto proprio, con il ragazzino che a 14 anni rientra a casa la sera perché ha i soldi e fa quello che vuole in giro, quindi, se non c’è il focolare, inteso come momento per stare insieme, genitori e figli, non abbiamo fatto niente.
Dobbiamo andare oltre l’aspetto prettamente economico, dobbiamo ripristinare un sistema di relazioni all’interno della famiglia che, aiutata anche dal contributo economico, possa instaurare questi rapporti. Ad esempio non si parla più di piano regolatore degli orari nelle città, ho sentito interventi dell’Assessore su questo tema, non si parla più di banca del tempo, che è importantissima in quei luoghi in cui ci sono persone che possono mettere a disposizione il proprio tempo e le proprie capacità per dare dei servizi alle famiglie oppure nei centri.
Credo che questa cosa sia fondamentale e questo dibattito importante, la mozione è giusta, va in questo senso e i punti dal 2 al 4 dicono quello che dovremmo fare, però, invito tutti a riflettere e ad andare oltre a quello che è il sostegno prettamente economico, che è un elemento basilare, perché senza le risorse non si va da nessuna parte, ma su questo dobbiamo costruire una serie di progetti che vanno nella direzione di ricostruire quella cellula che è la famiglia, intesa come focolare dove i rapporti si devono risvegliare e codificare.
Vorrei fare un’indagine nella nostra regione per capire, ad esempio, quante sono le famiglie che la mattina alle 7,00 si ritrovano a colazione insieme e parlano, quante ce ne sono che a pranzo alle 13,30 aspettano che i ragazzi tornano dalla scuola? Almeno uno dei due genitori con il piano regolatore dei tempi dovrebbe esserci. Quanti il pomeriggio riescono a fare una capatina dentro casa per capire cosa fanno i ragazzi o per vedere se stanno al parco, in quale, magari qualcuno può abbandonare la propria professione, farsi un giro e capire dove sono. Vorrei sapere se la sera alle 20,00 o alle 20,30 fa famiglia è intorno al tavolo non soltanto per desinare, ma anche per confrontarsi e parlare di cosa è successo nella giornata, dei problemi, e per sapere a scuola come andata.
Questo è quello che dobbiamo metterci in mente di fare, altrimenti non ricostruiamo la famiglia, hai voglia a dare soldi per pagare l’affitto, per pagare le bollette, per lo scuolabus e altro, ma quel nucleo sociale importantissimo di valori, laici, cattolici, quello che vogliamo intendere, facciamo fatica a ricostruirlo e diventeremo sempre più individualisti, monotematici e monopersonali all’interno delle famiglie ed allora il problema sarà veramente serio. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Bravi.

Loretta BRAVI. Nella risposta alla mozione del Consigliere Marconi direi di bypassare tutta la parte generale di Trento, tutto il discorso della Sardegna, tutti quelli che hanno aderito perché io non c’ero, anche perché mi è stato detto che già ne avete parlato.
L’eventuale partecipazione della regione Marche al network comporterebbe l’ingresso a livello nazionale nel laboratorio sulle politiche familiari finalizzato alla sperimentazione di nuovi modelli gestionali, sistemi tariffari, sviluppo di buone pratiche, di politiche con le famiglie, di azioni di mutuo aiuto familiare, di percorsi di collaborazione, solidarietà e sostegno reciproco tra le famiglie in un rapporto di co-progettazione tra esse stesse e le istituzioni.
L’adesione al network consente l’accesso e la visibilità sul sito dell’Agenzia per la famiglia, l’acquisizione di materiale, informazioni e conoscenze di buone pratiche, la ricezione delle newsletter periodiche di informazione, l’accesso alla piattaforma e altro.
L’impegno della Regione dovrebbe essere quello di diffondere sul proprio territorio una cultura promozionale e non socio-assistenziale della famiglia.
Sono d’accordo con quanto ha detto il Consigliere Celani per una questione molto semplice, la famiglia è vissuta solo come un problema e non come una risorsa, è pure presa in giro perché si parla di quoziente familiare da una vita, si parla di sostegno come fosse una malata terminale, quindi su questo ha ragione e, sono intervenuta, diciamo che sono intervenuta di brutto perché la famiglia, secondo uno dei miei professori, è il luogo del nuovo welfare. Se abbiamo il modello svedese individualista in testa, va bene, ognuno ha il suo, perché è vero che funziona tutto, è vero che 14 anni vivono da soli, però è anche vero che la statistica dei suicidi è talmente alta che non vorrei averci niente a che fare.
Detto questo, esiste anche un welfare di comunità e in questo l’etica sociale del sostegno alla famiglia è uno dei più alti, solo che parlare di famiglia non va di moda, mentre si parla dei surrogati della famiglia, questo si, ma se parli della famiglia e dici la tua identità sei tacciato, ma non importa, a me non interessa questa cosa.
La piattaforma va benissimo, l’accolgo pienamente, Consigliere Marconi, però mi viene da dire, lei è nella Consulta come me, come facciamo? Vorrei capire la modalità, a me va bene tutto purché non sia un flatus vocis ed uno per riempire un’ora della seduta ritira fuori il discorso della famiglia, ecco, a quel punto non mi sta bene, se invece vogliamo fare, la butto là, se possibile, se percorribile, un avviso ai Comuni che adottino queste piattaforme, allora si che può andare perché insieme all’Assessore Bora abbiamo anche delle risorse che vogliamo usare per la famiglia, per le donne, per la conciliazione, e credo di parlare a nome di tutte e due.
Se vogliamo fare una sperimentazione del genere ci sediamo ad un tavolino e la concretizziamo insieme, altrimenti è flatus vocis. Questo è quello che mi interessa dire.
In merito alla Conferenza regionale della famiglia, di cui si chiede nella mozione, c’è ed annuncio che si terrà a Senigallia l’8 febbraio 2020 ed avremo autorevoli ospiti che parleranno della denatalità nella nostra regione. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Marconi.

Luca MARCONI. Solo per il flatus voci, l’Assessore è andata oltre e sono contento, però è compito suo e non mio, io non ho pretese nell’entrare nel dettaglio di come si dovrà organizzare l’adesione al network, che viene fatta in tutte le Regioni e in tutti i Comuni che trovano un matto che la presenta. Se noi aderiamo è chiaro che quello che può essere fatto presso i Comuni è un’altra cosa, ma si tratta semplicemente di aderire al network, non è che con questo si mette in modo chissà cosa, certo quando uno sta dentro si scambia le informazioni, ci sarà qualcuno all’interno dell’Assessorato dei servizi sociali che terrà questo tipo di contatto, magari ci potrebbe essere qualche volontario della Consulta che si prende l’incarico, però si tratta semplicemente di fare questo e di avere i ritorni di queste buone pratiche di tanto in tanto.

PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Bravi.

Loretta BRAVI. Giustissimo quello che afferma il Consigliere Marconi, io sono andata oltre per una questione molto semplice, perché ho sempre paura, quando si parla di piattaforme e di rete, che sia una questione formale e poi di fatto le persone non si incontrano, quindi in maniera molto più contadina e rudimentale preferisco la rete delle persone.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Maggi.

Giovanni MAGGI. Ho sentito con interesse sia le spiegazioni del proponente Consigliere Marconi che dell’Assessore Bravi, ovviamente noi voteremo a favore della mozione, a livello personale dico che voterò favorevolmente nonostante la mia concezione di famiglia sia diversa da quella del Consigliere Marconi, che fa una discriminante di sesso, mentre io credo nella famiglia come aggregazione d’amore, di cura, di ricovero e di protezione.
Nella diversa concezione di tipo di famiglia, va bene l’aiuto alla famiglia come aggregazione d’amore, di persone che hanno gli stessi interessi.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Busilacchi.

Gianluca BUSILACCHI. Grazie, Presidente. Mi asterrò su questa mozione non perché non condivida l’impianto complessivo, per questioni professionali mi occupo di politiche sociali per la famiglia, quindi è un tema che ho a cuore, ma c’è un aspetto che non mi convince fino in fondo, e il Consigliere Marconi lo conosce perché ne parliamo spesso, ed è il cosiddetto fattore famiglia, che dal mio punto di vista eviterei di parlarne o di sostenerlo con troppa convinzione.
Questa è la ragione per cui non mi sento di approvare fino in fondo, non voterò contro, ma mi asterrò.
Noi abbiamo l’Isee che è un grande strumento, l’indicatore della situazione economica equivalente, non solo a favore delle famiglie numerose, ma tiene insieme tanti aspetti non solo il numero dei componenti, ma anche se al proprio interno ha disabili, l’età anagrafica. Il numero delle persone è un aspetto di cui tener conto, ma insieme ad altre cose. Oggi, ad esempio, ci sono famiglie costituite dalla sola madre e da un figlio disabile, due sole persone, che hanno più bisogno di aiuti rispetto a famiglie di 4 persone, genitori e due figli, che magari sono perfettamente abili. L’Isee tiene conto di tutte queste cose, introdurre solo un aspetto, la numerosità familiare, credo che sia un po' un rischio, quindi, per questa ragione, non mi sento di votare a favore.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione.
Mozione n. 529. La pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale approva)

Mozione n. 551
ad iniziativa del Consigliere Biancani
“Ex Ospedale psichiatrico ‘San Benedetto’ - messa in sicurezza”
(Discussione e votazione)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la mozione n. 551 del Consigliere Biancani, che ha la parola per illustrarla.

Andrea BIANCANI. Grazie, Presidente. Innanzitutto l'Ospedale non è a San Benedetto del Tronto, sono già due o tre Consiglieri che me lo chiedono, in realtà parliamo dell’ex Ospedale psichiatrico che si trova nel centro storico della città di Pesaro e si chiama San Benedetto.
Con questa mozione si descrive l’ex Ospedale psichiatrico come un edificio di grandi dimensioni, essendo di 14.000 metri quadri, si trova nel centro storico della città di Pesaro, è stato costruito nel 1829, è conosciuto anche a livello nazionale in quanto nella metà dell’800 ebbe come direttore Cesare Lombroso ed è riconosciuto a livello nazionale tra i principali centri per il tipo di edifici.
E’ stato chiuso, a seguito della legge Basaglia, nella metà degli anni ’90 e da allora si trova in completo stato di abbandono. Ovviamente ha una serie di problemi dal punto di vista della manutenzione e alcune parti del tetto sono crollate, e questo sta provocando un ulteriore degrado della struttura che, a mio parere, non solo mio, ha rivestito un ruolo importante dal punto di vista storico-culturale.
E’ necessario che vengano assunte delle iniziative, innanzitutto verificare lo stato di manutenzione del tetto. Questo edificio è di proprietà dell’Asur che attualmente non ha intenzione di utilizzarlo, ma è importante evitare che sia un ulteriore degrado. Nella mozione oltre a chiedere questo, impegno a verificare lo stato di manutenzione ed a stimare i costi, eventualmente dar seguito a una serie di interventi, non definitivi, perché nel momento in cui si aprono delle falle nel tetto uno può ripristinarlo andando a rifarlo come era in origine, oppure può cercare di scongiurare l'infiltrazione di ulteriore acqua, individuando degli interventi tampone per evitare un ulteriore degrado.
Dico questo perché per la struttura dovrebbe uscire un bando di vendita, siamo consapevoli che non sarà semplice vendere questo edificio, che ho già detto è ricompreso in un’area di oltre 14.000 metri quadrati, anche perché il valore fino a qualche anno fa era stimato in oltre 18 milioni di euro ed a seguito del crollo del mercato immobiliare l’ultima stima fatta portava il valore a circa 8 milioni di euro.
Quindi quello che chiedo è che l’Asur non lasci in completo abbandono questa struttura, ma che si attivi per verificare lo stato di manutenzione ed eventualmente prevedere una serie di interventi che consentano di evitare un ulteriore ammaloramento dell’edificio. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Zaffiri.

Sandro ZAFFIRI. Grazie Presidente. Credo che il Consigliere Biancani abbia fatto bene a presentare questa mozione, solo che il problema per quanto mi riguarda, o per quanto ci riguarda, è risolvibile in un altro modo.
Purtroppo questi edifici quando vengono messi in vendita hanno un valore catastale troppo oneroso rispetto a quello del territorio. Questo è il problema politico, non credo che adesso si debba intervenire per sistemare questa struttura, ma penso che l’Asur e la Regione debbano intervenire sugli aspetti burocratici, su come procedere negli appalti perché si parte da cifre pazzesche per poi, con il passare del tempo, anni ed anni, arrivare all'ultima asta per la vendita in cui si affacciano degli imprenditori che acquistano, questo è il meccanismo.
Non solo penso a Pesaro come è stato evidenziato, ma anche alla città di Ancona, a tutte le città della regione Marche, in cui ci sono strutture che devono essere vendute e che, purtroppo, non si riescono a vendere per questi meccanismi.
Adesso l’'Assessore Cesetti non c'è, mi sembra sia l'Assessore competente, ma dovrebbe affrontare questi problemi dal punto di vista burocratico. Lo so che ci sono le leggi, non ho la testa sotto la sabbia, però bisogna mettere in moto dei meccanismi per superare queste difficoltà, altrimenti avremo nei centri delle città e in località stupende degli immobili che sono dei ruderi e che non possono essere ceduti o che vengono ceduti a una cifra pazzesca. Addirittura credo che gli enti in questi casi dovrebbero agevolare gli imprenditori affinché recuperino una parte della città, anche con meccanismi territoriali o provvedimenti territoriali.
Io la questione la vedo sotto un altro aspetto, noi abbiamo questi edifici, Assessore - lo so che è impossibile quello che io sto dicendo – per i quali occorre trovare dei modi per cercare di venderli. Ci sono anche dei problemi di sicurezza, perché cadono i muri, i pezzi dal tetto, molte volte nei centri città vengono transennate le strade e creano anche altri problemi.
Credo che questo sia un aspetto estremamente importante e bene ha fatto il Consigliere Biancani a porre questo problema, ma penso che i percorsi che dobbiamo mettere in atto siano quelli di agevolare la vendita, la possibilità di chi interviene, nel limite del possibile, perché si recupera un'area di interesse per la comunità. Ritengo che questo sia un passaggio estremamente rilevante.
Per lo spirito della mozione, noi la voteremo, con un forte richiamo all’Assessore affinché tenti, so che la cosa è difficile, di predisporre atti che possano agevolare la vendita. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Celani.

Piero CELANI. Questo argomento è fondamentale ed importantissimo perché in tutte le città ci sono edifici storici, molto vecchi e cadenti, lasciati in disuso. Ad Ascoli Piceno, ad esempio, c’è l’ex Ospedale psichiatrico oggi destinato a RSA, in condizioni molto cadenti, però c’è un decreto sviluppo, mi sembra fatto dall'allora Governo Renzi, a volte ritorna questo nome, nel quale c’era l’impegno, qualora si arrivava alla vendita degli enti locali, del cambio di destinazione, bando con cambio di destinazione, quindi non occorre nessuna norma speciale, ma l'ente locale o la Regione può permettere il cambio di destinazione confacente con la zona urbanistica.
Il mio pensiero è che questi edifici devono essere destinati prevalentemente a strutture direzionali e residenziali per farli rivivere perché ubicati a volte nei centri storici consentono anche di riqualificare e rivitalizzare determinate aree.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione.
Coordinamento tecnico. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale approva)

Mozione n. 551. La pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale approva)

La seduta è tolta.

La seduta è terminata alle ore 14,25.




 

 
 
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