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Resoconto della seduta n.147 del 06/12/2019



SEDUTA N. 147 DEL 6 DICEMBRE 2019

La seduta inizia alle ore 11,35

Presidenza del Presidente
Antonio Mastrovincenzo

PRESIDENTE. Colleghi buona giornata, dichiaro aperta la seduta n. 147 del 6 dicembre 2019. Comunico che il processo verbale della seduta n. 146 del 28 novembre 2019 sarà distribuito insieme a quello della seduta odierna ed entrambi sottoposti all'approvazione dell'Assemblea legislativa regionale nella prossima seduta.
Richiamo inoltre ai sensi del comma 5 dello stesso articolo l’attenzione di tutti i Consiglieri sulle comunicazioni distribuite con cui porto a conoscenza dell’Assemblea quanto espressamente previsto dal Regolamento Interno.

Proposta di atto amministrativo n. 67
ad iniziativa della Giunta regionale
“Piano di gestione integrata delle zone costiere (Piano GIZC), ai sensi della lettera a) del comma 1 dell’articolo 6 della legge regionale 14 luglio 2004, n. 15”.
(Discussione e votazione)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la proposta di atto amministrativo n. 67 della Giunta regionale.
La discussione è aperta, ha la parola il relatore di maggioranza Consigliere Biancani.

Andrea BIANCANI. Grazie, Presidente. Innanzitutto vorrei ringraziare i componenti della Commissione, gli uffici del Consiglio, la Segretaria della III Commissione, gli uffici della Giunta, il Dirigente P.F. Tutela delle acque e difesa del suolo e della costa e tutti i suoi collaboratori per il lavoro che è stato svolto in Commissione negli ultimi mesi.
Ricordo che il Piano oggi in Aula è un aggiornamento di quello del 2005, che è stato adottato dalla Giunta nel settembre 2018 e pubblicato nell’ottobre 2018. Successivamente, fino al gennaio 2019, sono state aperte le osservazioni, quindi l'atto è stato riadottato dalla Giunta, trasmesso in Commissione nel giugno 2019 dopodichè è iniziato il vero lavoro in Commissione.
Il Piano è stato costruito attraverso un confronto con tutti i soggetti interessati, in particolar modo con i Comuni, con le associazioni di categoria, le associazioni ambientaliste, gli operatori, le Università, e nonostante tutto, rispetto alla prima adozione, sono arrivate circa 800 osservazioni presentate da 52 soggetti. E’ stato aggiornato anche con alcuni emendamenti che sono stati portati ed approvati in Commissione anche a seguito di un ulteriore confronto portato avanti all’interno della Commissione stessa.
Gli obiettivi sono innanzitutto quello di salvaguardare la costa dai fenomeni erosivi, di garantire la funzionalità delle attività esistenti, di incentivare le strutture a carattere stagionale, di valorizzare e tutelare gli aspetti ambientali e paesaggistici, di migliorare la qualità dei servizi, ad esempio con uno degli emendamenti che abbiamo approvato è stata inserita la possibilità di realizzare delle vasche idromassaggio, naturalmente solo se fuori terra e con una superficie massima di 9 metri quadrati.
La nostra è una regione che punta al turismo, quindi abbiamo ritenuto che anche questo tipo di servizio fosse importante a promuoverlo, puntare ad un turismo di qualità e consentire, con un altro emendamento di cui siamo molto orgogliosi, l’accesso alle spiagge ed ai servizi a tutti i cittadini aumentandone la fruibilità per i diversamente abili.
Questo Piano tutela l’ambiente nel senso che non potranno essere rilasciate nuove concessioni nelle aree di particolare pregio paesaggistico/ambientale, nelle Zone Natura 2000, cioè nelle zone SIC ZPS, nelle aree protette, nelle aree dunali e nelle aree floristiche.
Il Piano prevede una fascia di rispetto non inferiore a 100 metri, che può essere anche più ampia, ed alcune limitazioni importanti, in queste aree demaniali non sarà più possibile costruire nuove abitazioni nè fare nessun altro tipo di attività commerciale, quale ristorante, residence, ad esclusione, come poi vedremo, delle nuove attività di stabilimenti balneari, che dovranno essere di carattere stagionale o semistagionale, quindi nuovi stabilimenti balneari a carattere stagionale.
Il Piano prevede inoltre delle quote minime in relazione al tipo di attività al fine di minimizzare la possibile interferenza con il mare.
Sono previste anche delle agevolazioni a chi sceglie di realizzare i propri stabilimenti a carattere stagionale. Il Piano prevede degli incentivi di superficie per quelle attività, mi riferisco in particolar modo agli stabilimenti balneari, che decidono di trasformarsi o di realizzare interventi a carattere stagionale o semistagionale, che avranno degli incentivi a livello di superficie.
Il Piano inoltre prevede degli incentivi per la delocalizzazione al di fuori delle fasce di rispetto, questo è un altro aspetto importante che non era presente nell'atto precedente, incentivi di superficie ed anche economici, ovviamente in collaborazione con i Comuni per delocalizzare quelle strutture che risultano difficilmente difendibili nella posizione in cui si trovano.
Il Piano individua inoltre quelle opere che sono interventi a tutela della costa, attualmente ricordo che le Marche hanno 176 chilometri di costa di cui 130, circa il 70%, sono protette con opere di vario tipo che richiedono di essere mantenute per poter essere efficienti, per cui si prevede un investimento per la manutenzione dei manufatti esistenti pari a 2.200.000 euro, che è la quota minima viene ritenuta necessaria a tale scopo.
Sono previsti anche 37 nuovi interventi di tipo strutturale per un investimento di 288.000.000 di euro da realizzare in circa 10 anni, su questi sono attualmente in corso progetti esecutivi e lavori per circa 57.000.000 di euro, di cui 11.500.000 regionali e 46.000.000 tra cofinanziamento di Rfi e Stato.
I sei interventi attualmente previsti sono: Porto Recanati per 15,5 milioni, Porto Sant’Elpidio per 2 milioni, Altidona per 4 milioni, Ancona nord per 18 milioni, Marina Palmense per 1,6 milioni e Fano per 4,2 milioni. Le restanti risorse, che ovviamente sono da individuare, sono 140 milioni da ipotizzare e altri 88 milioni ancora da reperire. Ovviamente ci auguriamo che sempre per lo stesso principio del cofinanziamento possa intervenire Rfi o direttamente lo Stato.
Importante sarà per i prossimi anni individuare le risorse sia per la manutenzione delle opere esistenti, quindi mantenere a bilancio annualmente almeno 2,2 milioni di euro per la manutenzione dell’esistente, che poter attivare i principali interventi di tipo strutturale che il Piano prevede.
Nel Piano c'è anche una classifica degli interventi prioritari e la loro stima. Come ho già accennato la Commissione ha approvato diversi emendamenti che a nostro avviso l’hanno ulteriormente migliorato, viene anche introdotta la possibilità di installare i servizi igienici nelle spiagge libere e ribadita l’importanza del servizio di salvataggio, qualora i Comuni non fossero in grado di sostenerlo devono essere installati cartelli, anche in lingua inglese. Inoltre i concessionari dovranno garantire l’accesso in acqua, alle zone d’ombra provviste di ombrelloni, alle docce, ai servizi, ai bar ed ai ristoranti, ai diversamente abili dotandosi di specifici ausili anche amovibili, tipo sedie job, pedane, piazzole, per questo abbiamo previsto la possibilità che alcuni ausili possano essere acquistati in comune con gli stabilimenti confinanti.
Sono state anche introdotte tecniche innovative per il dragaggio, in particolare è stata inserita la possibilità di prevedere l’ecodragaggio collegato all'opportunità di creare la banca delle sabbie, molto utile, sapendo quanto è grave il problema del ripascimento, che dovrebbe consentire di avere una cospicua quantità di sabbia da poter utilizzare anno per anno per realizzare ripascimenti lungo la nostra costa.
Sono state inoltre previste le possibilità di installare, come ho già anticipato, le vasche idromassaggio e di realizzare da parte degli stabilimenti balneari esistenti dei manufatti di facile rimozione all’interno delle superfici già previste dal Piano spiaggia dei singoli Comuni, comunque non superiori rispetto alle superfici previste dal Piano di difesa della costa.
In conclusione l’atto si pone l’obiettivo di tutelare la costa individuando una fascia di rispetto all’interno della quale si limita la possibilità di realizzare nuove costruzioni, facendo in modo che gli interventi possibili siano comunque ad una quota minima di sicurezza, concedendo una premialità di superficie a chi decide di realizzare manufatti di tipo stagionale.
Il Piano individua le zone da tutelare dal punto di vista ambientale/paesaggistico in cui non si potrà realizzare nessun tipo di attività di insediamento, prevede la possibilità di progettare e realizzare interventi di tipo sperimentale che andranno condivisi con i servizi regionali, definisce e traccia una netta discontinuità rispetto al passato. Siamo consapevoli che a livello mondiale sono presenti cambiamenti climatici, ci sono delle mareggiate importanti, quindi abbiamo cercato di tutelare le uniche attività che sono costrette a stare sulla spiaggia, ovvero gli stabilimenti balneari, anche se quelli nuovi dovranno avere un carattere stagionale o semistagionale, escludendo qualsiasi possibilità di ampliamento o di realizzazione di nuovi fabbricati, da parte di tutte le altre categorie commerciali, qualora si voglia ampliare o realizzare la propria attività lungo la spiaggia, o di tipo abitativo.
Ho concluso, ringrazio tutti i Commissari per il grande lavoro e la pazienza avuta in questi mesi, mi ritengo soddisfatto dell’attività fatta in Commissione, quindi ringrazio.

PRESIDENTE. Ha la parola il relatore di minoranza Consigliere Giorgini.

Peppino GIORGINI. Grazie, Presidente. Ringrazio anch’io tutta la Commissione ed il Presidente per il lavoro svolto e prima di iniziare ad elencare le criticità, che secondo me si sono avute nel Piano anche se potenzialmente è migliore di quello precedente, vorrei, e credo sia necessario, fare una fotografia di come oggi sono messe le nostre coste.
Abbiamo 180 chilometri di costa, di cui 28 chilometri rocciosi, 114 di spiagge e 38 di tratti artificiali e più di 100 chilometri, relativi al 62%, molto urbanizzati. Negli ultimi anni sono stati cancellati ben 7 chilometri di costa con l’urbanizzazione.
Il consumo del suolo nella regione Marche: i dati Ispra danno a 60 metri dalla linea di costa il 43,9%, a 100 metri dalla linea di costa il 60,2%, a 200 metri dalla linea di costa l'82,1%, in pratica abbiamo solo 26 chilometri di costa intoccabili, almeno speriamo, perché ricadenti nelle aree protette del Parco regionale del Conero e di San Bartolo.
Per gli altri 28 chilometri di aree agricole e solo 14 di aree naturali il rischio del consumo del suolo è ancora alto, visto che sulle coste basse, cioè quelle degradanti verso il mare, dove si accumula materiale sedimentario, abbiamo quasi il 35% di erosione.
Per le spiagge la situazione è peggiore in quanto gli chalet hanno colonizzato tutta la costa marchigiana, si pensi che le spiagge a libera fruizione sono solo il 25% contro ad esempio il 60% della Puglia e della Sardegna e il 50% di Lazio e Liguria.
In 113 chilometri di spiagge ci sono ben 910 concessioni balneari, 87 concessioni per campeggi e complessi turistici, quindi il 61,8% di occupazione con punte dell’87%.
Con questa premessa dovevamo realizzare un Piano che tenesse conto della situazione, un po’ è stato fatto, molto secondo me no.
Fatta questa panoramica entriamo nel merito del nuovo Piano, importante per la nostra regione,che, vista la situazione appena illustrata, avrebbe dovuto avere un iter più trasparente e compatibile con gli standard previsti dal Ministero dell’ambiente, avrebbe dovuto recepire completamente tutte le indicazioni più importanti e rispettare l’indicazione del consumo di suolo “zero” perché ce n’è la necessità. Lo afferma il Protocollo del Mediterraneo, il Matm, ed una mozione n. 336 votata all’unanimità da questa Assemblea legislativa, ne avevamo necessità assoluta, difatti la mozione, presentata dal Presidente Biancani, evidenziava un consumo importante di suolo, soprattutto nelle aree costiere, questo è quanto diceva quell'atto.
Parliamo ora del percorso di un Piano così importante che doveva seguire un iter standard, che è quello che fanno un po’ tutti: i tecnici degli uffici dettano i criteri, la Commissione competente li modifica e migliora, la Giunta li applica. In realtà non è stato così perché c’è stato uno sconvolgimento totale, ci sono stati inserimenti ad esempio della Giunta, che hanno modificato situazioni che non dovevano essere modificate, o di fattori esterni che non so quali siano.
Certo, non mi sono mai fatto grosse illusioni sul Piano che andiamo a votare, che in realtà è un Piano di difesa della costa, che nulla ha a che fare con il Piano di gestione integrata delle zone costiere, sono due cose completamente diverse, e questo lo ha affermato il Ministero dell’ambiente nell’osservazione fatta al Piano, che leggo testualmente: “Sembrerebbe quindi più coerente con il contenuto operativo del presente Piano se esso fosse indicato come Piano regionale per la difesa della costa dai fenomeni di erosione e dagli effetti dei cambiamenti climatici, in coerenza con le linee guida nazionali sulle quali il Piano è stato effettivamente basato”, quindi rispetto all’impostazione iniziale in realtà stiamo parlando di un’altra cosa.
Considerato che nelle Marche abbiamo tra Università e Cnr alcuni dei sedimentologi migliori nel mondo, non si capisce come sia stato possibile utilizzare appena il minimo delle loro possibilità e potenzialità, visto che non sono stati mai messi in condizione di avere le informazioni necessarie per darci le risposte che tutti noi cerchiamo.
Per questo mi chiedo come sia possibile che la Regione non sia stata capace di mettere insieme queste professionalità e creare, finanziandolo, un centro di ricerca indipendente sull’ambiente marino/costiero con il quale interagire e dal quale attingere, viste anche le problematiche relative ai noti cambiamenti climatici in atto.
Ma tornando al Piano adottato devo prima di tutto precisare che in prima istanza aveva almeno sembianze di consumo di suolo netto pari a zero, poi sparite completamente nelle versioni successive e nella versione definitiva, quella che andremo a votare in Aula, infatti nelle norme tecniche di attuazione adottate si prevedevano la demolizione e la delocalizzazione, ma si doveva avere un’area di proprietà fuori dalla fascia di rispetto dei 100 metri, salvo deroghe alle zone A, B e D, di cui parlerò successivamente. Quindi fuori dalla fascia di rispetto dei 100 metri sui manufatti esistenti si potevano fare tutti gli interventi e le norme adottate permettevano di cambiare la destinazione d’uso senza aumentare il carico urbanistico, cioè le volumetrie, se ad esempio si voleva cambiare la destinazione d'uso di una stalla per farci un albergo non si poteva fare.
Nelle norme tecniche di attuazione, quelle successive, è stata tolta la frase “senza aumentare il carico urbanistico” ed è stata inserita la frase senza alcun significato in tema urbanistico: "senza aumento dell’esposizione". Ho sentito vari tecnici, ma in realtà è un non senso, non si capisce che cosa voglia dire.
Questa norma andava assolutamente contro la tutela dei 100 metri previsti dal Protocollo del Mediterraneo, su cui si basa quasi tutto il Piano.
Alcuni punti potevano e dovevano essere evitati proprio per dare un senso al consumo di suolo zero - ricordo che compensazione vuol dire che se fai nuova superficie impermeabile, ne devi togliere un’altra che è impermeabilizzata e rifarla permeabile – per cui ho fatto emendamenti che sono presenti nel Piano.
Nell'articolo 22, comma 7 delle norme tecniche (sulle prime adottate non c’erano) si prevedono delle deroghe costruttive nelle zone di completamento D, cioè possono continuare a fare quello che è previsto dai progetti già esistenti, oltre alle A ed alle B, l’Anci addirittura voleva anche le F, ed io ho detto mettiamoci pure le G – per dire - per la realizzazione di insediamenti di carattere industriale e ad essi assimilabili, cioè insediamenti di carattere commerciale, direzionale e turistico, quindi nelle zone di completamento D si possono realizzare queste strutture.
Il secondo punto riguarda la modifica della tabella 1, paragrafo b) e c), che è stata cambiata varie volte fino a quella che oggi voteremo in quest’Aula, nella quale si prevede al punto b2 la costruzione di nuove strutture solo per le attività di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande, ristoranti. Questa norma la Commissione l’ha accettata ed è stata cancellata, quindi nelle nostre coste non si possono realizzare ristoranti senza gli ombrelloni.
Nel punto b2.1 si prevede ogni tipo di ampliamento esterno della sagoma esistente a carattere stagionale o semistagionale, poi appare una parolina “in alternativa” tale ampliamento dovrà minimizzare – la storia del minimizzare ci siamo chiesti cosa voglia dire, vuol dire tutto e nulla - l’interferenza con l’equilibrio idrodinamico del litorale, che di fatto significa poco o nulla. Quindi si inseriscono le parole “di facile sgombero”, in pratica gli chalet dovrebbero essere di facile sgombero, voi sapete che dovrebbero essere tolti a fine stagione e poi rimessi, certo, questa è una cosa che ha poco a che vedere con la realtà, ma autorizzare altre strutture con questo sistema lo ritengo non congruo.
La problematica maggiore da rilevare è che gli stabilimenti balneari, che al loro interno hanno un locale adibito alla ristorazione, posizionato sul demanio, oltre ad avere una condizione favorevole sul mare, non subiranno costi di gestione, cioè di affitto, di affitto pesante visto che i canoni di concessione attualmente sono bassissimi, come invece accade da sempre ai ristoranti posizionati fuori dal demanio che vedranno diminuire i loro introiti. Ci sono figli e figliastri, in pratica si autorizza a fare sul mare quello che porta ad una concorrenza sfrenata con quelli in terra.
Diversamente dal concetto di stagionalità o semistagionalità, che prevedeva il Piano adottato, con facile sgombero, tutto rimane costruito senza lo smontaggio in realtà, come di fatto è l’attuale configurazione delle costruzioni sul demanio pubblico.
Da notare che nella prima tabella adottata il facile sgombero veniva concesso come una premialità, nel senso che si concedeva il facile sgombero in cambio il beneficiario quando ristrutturava ed ampliava lo stabilimento balneare doveva metterlo in sicurezza diminuendo drasticamente e complessivamente il rischio. Questa era la premialità che veniva concessa sul facile sgombero.
Sul punto c) interventi di nuova costruzione, nei punti c.1 e c.2, viene inserita una sostanziale differenziazione tra le nuove attività e quelli esistenti, le prime, quindi le nuove concessioni, che saranno comunque pochissime, se non nulle, perché non c’è più spazio, la costa è ormai tutta urbanizzata ed è impossibile trovare un buco, visto che le concessioni hanno occupato completamente le nostre spiagge, saranno le sole ad essere soggette al vincolo della compensazione di suolo pari a zero, mentre per le esistenti, stiamo parlando del 99% delle concessioni, che rappresentano in pratica tutta la costa, non è prevista nessuna compensazione di suolo pari a zero. Quindi uno che fa una struttura nuova deve compensare il suolo, e parliamo dell’1% delle strutture balneari, mentre il 99% delle strutture esistenti non deve compensare nulla.
Va anche detto che gli stabilimenti esistenti possono procedere alla realizzazione di strutture permanenti di facile sgombero senza l’obbligo di smontaggio a fine stagione per tutti i locali da costruire, come ad esempio le cabine, gli spogliatoi, eccetera.
Anche in questo caso non viene considerata la compensazione di suolo netto pari a zero, di cui al decreto Vas, al Protocollo del Mediterraneo, alla mozione 366 del Presidente Biancani.
Ho presentato degli emendamenti in Commissione su questa norma che in pratica crea figli e figliastri, adesso vedremo come interverrà su questo la Corte Costituzionale, sono stati bocciati, quindi li ripresento. Non sono solo io a credere che questa norma sia ingiusta, ma anche la Corte Costituzionale con la sentenza n. 180 del 2010, che ha impugnato un'analoga legge regionale dell’Emilia-Romagna dichiarandola illegittima, quindi tolta dal Piano, in quanto per la Corte Costituzionale si mette in atto una ingiustificata compressione dell’assetto concorrenziale del mercato della gestione del demanio marittimo, che è un demanio pubblico, non è un demanio privato, invadendo una competenza spettante allo Stato, violando il principio di parità di trattamento, detto anche di non discriminazione che si ricava dall’articolo 49 del Trattato di funzionamento dell’Unione europea in tema di stabilimento, favorendo i vecchi concessionari a scapito di quelli nuovi. Questo dice la sentenza in merito a questa norma che io ritengo ingiusta, l’ho detto prima, e che probabilmente sarà impugnata.
Il Piano continua nella solita e grande ingiustizia tra i locali adibiti a ristorazione presenti all’interno di stabilimenti balneari, con quelli fuori e dentro il demanio, e istituisce un’assurda differenza tra vecchie e nuove concessioni con conseguente consumo di suolo in contrasto con il rapporto Ispra, il Protocollo del Mediterraneo e la mozione di cui ho parlato prima.
Da ultimo debbo evidenziare che non c’è più differenza tra le opere interne ai 100 metri, quelle più vicine al mare, e quelle fuori dai 100 metri, sia in termini di tutela del rischio che di limitazione alla costruzione di nuovi volumi. Questo di fatto rende inutile aver fatto due tabelle distinte, tabella 1 e tabella 2, in sostanza non c’è differenza al di qua e al di là dei 100 metri dal mare, sono uguali, quindi, come ho detto in Commissione, queste due tabelle non hanno senso di esistere.
Se non vogliamo, secondo me, fare brutte figure, si deve correggere assolutamente questa stortura voluta probabilmente dalle lobby che ormai controllano completamente il fare della politica, che non agisce autonomamente, ha pressioni esterne che in qualche modo cercano di indirizzare quello che si fa nell’ambito legislativo. Questa è una cosa nota a tutti, anzi il Presidente Biancani è stato il meno pressante perché molte cose le ha bocciate, su questo devo dargli merito e quest’Aula si prenderà tutta la responsabilità politica di quello che andremo ad approvare.
Ora parliamo delle cose buone, non tutto è cattivo, dobbiamo parlare di alcune cose importanti, che il Presidente Biancani ha appena accennato, sono stati approvati ad esempio dei miei emendamenti che riguardano l’ecodragaggio e la banca delle sabbie, che è un progetto straordinario, uno dei primi in Italia, che nell’ottica dell’economia circolare prevede un circuito virtuoso tra interventi di dragaggio ecologicamente sostenibili, evitando così casse di colmata o discariche del mare, e il ripascimento delle spiagge con una banca delle sabbie a supporto della problematica delle spiagge erose.
Per quanto riguarda le manifestazioni sulle spiagge libere, vengono escluse le aree classificate aree dunali o potenziali dunali, e questo è un altro mio emendamento che è stato accettato e che esclude le aree dunali o potenzialmente dunali che sono importanti, sono rimaste poche nella nostra regione previste dalla Vas, quindi non si potranno fare manifestazioni.
Sono stati modificati i previsti accordi di programma che all’inizio erano a valenza perpetua, mentre con il mio emendamento avranno una scadenza predefinita, per uno che ha fatto un accordo di programma e dopo 15 anni non ha realizzato nulla io ho chiesto la decadenza, ed anche su questo abbiamo lavorato bene, è stata accettata una via di mezzo e si è arrivati alla conclusione.
I Piani particolarizzati di spiaggia è un altro punto sul quale è stato accettato un mio emendamento, il Piano adottato prevedeva il parere di conformità della Regione Marche, mentre nella seconda versione era stato tolto, col mio emendamento è stato inserito perché tutti i piani particolarizzati di spiaggia devono avere una supervisione della Regione.
L’ultimo mio emendamento che è stato approvato ha escluso la possibilità di alzare manufatti adibiti esclusivamente alla vendita di alimenti e bevande, cioè ristoranti, perchè ho trovato assurda questa norma vista la situazione che ho citato all’inizio.
Concludendo, sinceramente devo dire che nonostante i miei emendamenti approvati ho ancora molte perplessità su questo Piano della costa che nella parte normativa inizialmente parlava perentoriamente di consumo di suolo pari a zero - e ne abbiamo necessità visto i dati che ho dato all’inizio, secondo quanto stabilito da normative europee, nazionali e regionali, con atti votati persino all’unanimità da questo Consiglio, tutti propedeutici ad una necessaria difesa dell’ambiente costiero, nell’ottica da una parte della mitigazione del rischio e dall’altra della rinaturalizzazione delle nostre coste – ma poi magicamente nel percorso ha perso questa prerogativa. Un Piano che a volte si smentisce da solo, permettendo ad esempio di ampliare senza compensazione di suolo naturale e senza prevedere almeno nei primi 100 metri, quelli più a rischio e più imbarazzanti, la stagionalità delle opere.
Per tutti questi motivi negativi, qualora non venisse approvato uno dei miei emendamenti, perlomeno per alleggerire un po’ il peso, non potrò votare favorevolmente questo Piano, anche se per i motivi che ho elencato adesso non mi sento nemmeno di bocciarlo. Sono contrastato su questa situazione, non sono soddisfatto da come è andata alla fine con la tabella 1, che è stata modificata in dirittura d’arrivo, per questo vedremo gli emendamenti presentati, con i quali almeno chiedo di cancellare la norma del comma c2.2, che probabilmente verrà impugnata come è stato per la Regione Emilia-Romagna.
Vedremo gli emendamenti, farò l’intervento anche in base a come si svilupperà la discussione sulla loro approvazione o non approvazione.

PRESIDENTE. Comunico ufficialmente che tra 10 minuti saranno chiuse le prenotazioni, dobbiamo darci dei tempi rapidi anche per un’eventuale sospensione per valutare gli emendamenti, quindi chi si deve prenotare lo faccia subito o mai più.
Ha la parola il Consigliere Bisonni.

Sandro BISONNI. Grazie, Presidente. Devo dire inizialmente che il lavoro che è stato fatto da parte degli uffici è stato immenso e per questo credo che vadano ringraziati perché affrontare una questione così complessa non è assolutamente facile.
Premesso questo ringraziamento doveroso a chi ha lavorato per tanti mesi a questa programmazione, ci sono però degli aspetti che vanno assolutamente evidenziati.
Voglio leggere non quello che dice Sandro Bisonni, ma il Ministero dell’ambiente in merito a questo Piano: “Nonostante i temi e gli aspetti relativi al protocollo sulla gestione integrata siano stati in buona parte richiamati, tali aspetti non risultano essere stati approfonditi nella loro parte operativa”, cioè il Ministero ci sta dicendo che: si, avete parlato della gestione integrata, avete parlato di tutto, però quando andate a individuare le azioni, la parte operativa è assolutamente carente. Il Ministero fa anche delle puntualizzazioni e dei richiami precisi e continua “appare chiaro l’orientamento prevalente del Piano rivolto verso la difesa della fascia costiera dai fenomeni di erosione, e ciò nonostante si sia evidenziato che gli obiettivi del Giz in realtà pongano l’attenzione su un più ampio numero di temi rilevanti e di criticità”.
Quindi la critica che muove il Ministero è appunto questa: è un Piano di difesa della costa e non un Piano di gestione integrata, qual è la differenza? La differenza è sostanziale, perché un Piano di gestione integrata oltre alla difesa deve prevedere una serie di aspetti collaterali, ad esempio le fasce di rispetto, le alluvioni, le concessioni, il consumo di suolo, il turismo, eccetera, per cui “emerge quindi una sostanziale carenza di misure operative atte all’implementazione efficace degli obiettivi contenuti nel protocollo Giz, sono infatti assenti molti elementi rilevanti relativi all’analisi integrata e alla valutazione della gestione di interazione terra/mare, mare/terra, in coerenza con l’approccio ecosistemico e conseguentemente con i traguardi ambientali e il buono stato ambientale della direttiva quadro, nonché rispetto alla tutela ed al corretto utilizzo dei servizi ecosistemici presenti nell’area. Non si rinvengono nella parte operativa del Piano azioni, misure o interventi che incidano sulle attività antropiche e sull’ambiente, comprendendo l’intera estensione sulle acque territoriali”. Il Ministero dice: "Si, avete parlato, avete fatto filosofia, ma di azioni non ce ne sono", addirittura ci sberleffa perché scrive: “sembrerebbe quindi più coerente con il contenuto operativo del presente Piano se fosse stato indicato come Piano regionale alla difesa della cosa”, ci dice di cambiargli il nome, perché quello che abbiamo fatto non è un Piano di gestione integrata.
La cosa su cui voglio porre l’attenzione è la conclusione del Ministero che rileva: "Si raccomanda che vengano realizzate valutazioni di vulnerabilità e di rischio delle zone costiere e adottate misure di prevenzione e mitigazione per far fronte alle conseguenze dei disastri naturali in particolare dei cambiamenti climatici. Dovranno essere adottate tutte le misure necessarie a preservare o ripristinare la capacità naturale della costa di adattarsi ai cambiamenti inclusi quelli che derivano dall’innalzamento del livello del mare”.
Non so quanti di voi siano pienamente consapevoli dello scenario climatico che sta arrivando, vi dico solo che recentemente è stato fatto un rapporto sul Mediterraneo che evidenzia che se l’andazzo non cambia - e non mi sembra che in generale non cambi - il Mediterraneo nei prossimi 80 anni - quindi non stiamo parlando di un periodo temporale tanto lontano, stiamo parlando dei nostri nipoti - si innalzerà di circa 1,5 metri e questo significa che i nostri nipoti non avranno l’Italia che noi conosciamo, avranno un’Italia diversa in cui il mare invaderà una parte importante del nostro territorio.
Queste cose sono risapute già da tempo, il 21 gennaio 2008 l’Italia sottoscrisse un protocollo importantissimo, il Protocollo del Mediterraneo, che all’articolo 8, comma 2, prevede che tutte le nazioni devono istituire nelle aree costiere, a partire dal livello superiore di marea invernale, una zona in cui non è permesso edificare, l’inedificabilità totale nella fascia dei 100 metri. Il Protocollo del Mediterraneo sottoscritto nel 2008 dall’Italia dice: riconosciuti i cambiamenti climatici, riconosciuto l’innalzamento del mare, è vietato fare qualsiasi tipo di edificazione nei primi 100 metri.
A fronte di questo gli uffici hanno detto: “Non edificare per niente, come si fa? Nei primi 100 metri siamo abituati ad edificare”, quindi nel Piano hanno predisposto una tabella che prevedeva di edificare purché a fine stagione si smontasse tutto, è quello che viene chiamato stagionale o semistagionale.
Questa cosa non è bastata e c’è stata da parte della Giunta la richiesta di modificare questa norma e di permettere l’edificazione nei primi 100 metri, devo dire che però si è contenuta nel senso che aveva messo una clausola che diceva: “Si, permettiamo anche l’edificazione purché questa avvenga a consumo di suolo zero”, se uno aveva una volumetria da un’altra parte poteva rinunciarci e costruire nella fascia dei 100 metri che, ripeto, per il Protocollo del Mediterraneo è vietato in quanto prevede l’inedificabilità totale. Bene, a questa spinta in avanti della Giunta, che già sembra consistente, all’ultimo momento è arrivato un emendamento del Consigliere Biancani che prevede per tutte le concessioni esistenti, che rappresentano il 99% delle concessioni, perché non ci sono più concessioni da dare, quindi per tutto l’esistente, per quello che già esiste, il 99% per un ingegnere è il 100%, che si può costruire senza nemmeno fare il consumo di suolo zero, ossia senza nemmeno compensare, non è necessario compensare, questo nella tabella in discussione oggi.
Voglio ricordare al Consigliere Biancani, a tutti noi ed a me stesso che l’ho firmata, che la mozione n. 102 del 12 giugno 2018, che lo vede come primo firmatario, impegnava "la Giunta regionale a predisporre quanto prima uno strumento normativo in materia di governo del territorio che garantisca una immediata tutela della costa da ulteriore consumo di suolo”. Nella nostra mozione, che abbiamo votato all’unanimità, a prima firma il Consigliere Biancani, si auspicava il consumo di suolo zero, poi si presenta un emendamento in cui si concede, contro il Protocollo del Mediterraneo che prescrive l’inedificabilità, non solo di edificare, ma non si prevede di fare quello che chiedeva la Giunta, ossia il consumo di suolo zero, cioè compensare con altre volumetrie esistenti. Quindi ho presentato un emendamento per riportare la tabella com’era prima perché mi sembra più adeguata.
Voglio poi sottolineare anche un aspetto, non sono un avvocato, un giurista, quindi lascerò a chi di dovere queste considerazioni, e invito tutti i Consiglieri a riflettere su questa cosa, il Piano è stato soggetto alla valutazione ambientale strategica e per questa era necessario il parere del Ministero dell’ambiente, sapete quale versione è andata al Ministero dell’ambiente? Ovviamente la prima, quella in cui non c’era il consumo di suolo, per lo meno c’era la compensazione. Quindi abbiamo chiesto il parere, ci hanno detto: guardate cambiategli il nome perché avete fatto qualcosa che non è proprio un Piano di gestione integrata, e nonostante questo abbiamo peggiorato ulteriormente la situazione prevedendo il consumo di suolo. Ripeto, non sono un giurista, però credo che questo Piano se verrà approvato con questa tabella dovrebbe essere sottoposto nuovamente a valutazione ambientale strategica e al giudizio del Ministero, perché questa cosa cambia sostanzialmente tutto l’atto.
Non è una modifica di poco conto, è di estrema importanza, ed incide pesantemente su tutto il Piano. Penso che di fatto sia illegittimo o quanto meno dovrebbe essere rifatta la valutazione ambientale strategica per risentire quello che dice il Ministero anche perchè, lo ripeto, così com’è scritto va contro il Protocollo del Mediterraneo del 2008 firmato e sottoscritto dall’Italia.
Invito i Consiglieri, adesso ci riuniremo in Commissione, a votare il ritorno alla tabella precedente perché così salviamo almeno questo aspetto,
C’è un altro elemento sottolineato dal Consigliere Giorgini, di fatto c’è anche una concorrenza sleale implicita perché se alle concessioni esistenti permetto di costruire senza compensare ed alle nuove non permetto di costruire niente se non è stagionale o semistagionale, facciamo una discriminazione tra gli operatori che hanno già la concessione e quelli che ancora non ce l’hanno e magari vorrebbero averla. C’è anche l’aspetto della concorrenza che va tenuto in forte considerazione, quindi questo Piano, secondo me, così redatto, presenta delle forti criticità su cui invito a riflettere.
L’emendamento che ho letto a firma del Consigliere Celani addirittura peggiora ulteriormente la situazione perché vorrebbe costruire pure sott’acqua, cioè sotto terra, sotto il livello del mare. O ci rendiamo conto che siamo in uno scenario catastrofico di cambiamento climatico, 240 scienziati di tutto il mondo hanno stabilito che l’innalzamento del Mediterraneo, ripeto, nei prossimi 80 anni sarà di circa 1,5 metri, ne prendiamo atto e prendiamo delle misure di adattamento e mitigazione, oppure andiamo verso una direzione sbagliata. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Giacinti.

Francesco GIACINTI. Grazie, Presidente. Vorrei innanzitutto ringraziare il Presidente Biancani, tutta la Commissione e la struttura che ci ha accompagnato in questo lungo lavoro che si è protratto per mesi ed ha tenuto conto di innumerevoli richieste di attenzione, di emendamenti, di osservazioni, per essere precisi, da parte delle associazioni di categoria, dei Comuni e di tutti gli attori interessati ad un atto come quello ce ci accingiamo ad approvare. Ringrazio perché ho vissuto da vicino, in quanto membro della III Commissione, questo grande lavoro, in questo lungo periodo, un lavoro che - bisogna essere onesti e valutare anche qualche critica che ho ascoltato poc’anzi - occorre riportare in un contesto di riferimento più corretto e soprattutto rispondente alla realtà.
Prima di tutto questa grande complessità del lavoro ha dovuto tener conto dei tanti interessi legittimi che si dovevano misurare con il Piano e con i dettami del Piano stesso che andava rivisitato nella sua interezza ed essere approvato apportando tutti gli effetti che le varie modifiche imponevano, ma l’aspetto secondo me ancora più saliente, è quello di dover tener conto di un contesto sociale, ma soprattutto economico di riferimento in cui l'atto va ad esplicare i propri effetti.
Purtroppo da troppi anni siamo nel pieno di una crisi economica che ha mortificato, tramortito e ha fatto rivisitare un po’ i canoni con i quali eravamo soliti ragionare in termini di sviluppo economico in tutta la regione Marche. Sentiamo e da più parti ci si appella alla possibilità di tamponare questa grande situazione di crisi con l’affidamento al settore turistico, spostando parte dell’attività al settore turistico. Se ci rivolgiamo al settore turistico con più attenzione non significa che dobbiamo commettere chissà quali atti di inconsulto utilizzo del nostro territorio, della nostra risorsa ambientale, turistica in generale, però non possiamo non tenere in considerazione questa complessità di carattere economico che vede nel Piano della costa coinvolgere interessi economici di grande rilievo e a cui noi stessi spesso, in altre occasioni, abbiamo rivolto una particolare attenzione proprio perché i tradizionali settori a cui eravamo soliti fare riferimento non rispondono più alla stessa maniera. Quindi non possiamo soltanto guardare ad un certo punto di vista, che peraltro mi pare altamente tutelato, come quello dell’attenzione al consumo del suolo, in linea generale, ma nel contempo trovare anche un compromesso, questo voglio dire, che secondo il mio pensiero non è una blasfemità rispetto a tutto il contesto e alla complessità del contesto economico di riferimento delle attività, dei lavoratori, degli interessi economici che hanno a che fare con il settore del turismo e in particolare con il Piano della costa nella sua interezza.
Vengo da una zona dove, ad esempio, la difesa della costa è una priorità assoluta e infatti saluto con soddisfazione l’inserimento nel Piano della possibilità di difendere la costa con le barriere emerse che da un punto di vista squisitamente di bellezza non sono il massimo, lo sappiamo tutti, però è un rimedio efficace nei confronti di una erosione costiera che in alcuni punti della nostra regione sappiamo bene ... Io vengo da una di quelle parti, ma purtroppo nella nostra regione, 180 chilometri di costa, sono ben numerosi i punti in cui l’erosione costiera va a scalfire e ad erodere, per usare lo stesso termine, ulteriori possibilità economiche che il turismo e lo sfruttamento di queste aree possono rappresentare.
Per cui nell’interesse e nell’interrelazione di tutti questi elementi, che ho voluto brevemente ricordare, saluto con favore l’approvazione di questo Piano perché rappresenta un grandissimo lavoro sia sotto il profilo quantitativo che qualitativo.
Rinnovo ancora il ringraziamento al Presidente ed a tutti i membri della Commissione ed alla struttura, al Servizio di difesa della costa che ci ha supportato a più riprese in tutta questa attività che si è esplicata attraverso mesi e mesi di duro lavoro, ringrazio anche l’Assessore Sciapichetti, ovviamente, che è il titolare di questo servizio, si direbbe dicastero.
Mi sembra giusto tenere nella debita considerazione tutti questi elementi che vanno a giocare un loro ruolo perché da un certo punto di vista si esalta quell’angolo di osservazione, che poi non tiene conto di tutte le altre questioni che, ribadisco, purtroppo, non sono irrilevanti in questo contesto socio-economico di riferimento con tutto quello che esso può rappresentare da qui in avanti anche in termini di opportunità e del loro sfruttamento corretto. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Malaigia.

Marzia MALAIGIA. Grazie, Presidente. Anch’io approfitto per ringraziare il Presidente Biancani e tutta la Commissione per aver ascoltato alcune istanze provenienti dal mio territorio, non mi sento di ringraziare per il lavoro svolto perché è compito della Commissione e avrebbe dovuto essere fatto in precedenza.
Questo Piano presenta ancora delle criticità che non sono state risolte e in relazione al mio territorio, alle spiagge del fermano, lascia ancora delle problematiche.
L’intenzione della Regione Marche è quella di difendere l’ambiente costiero in relazione ai cambiamenti climatici, tuttavia non tiene conto delle differenti situazioni della costa marchigiana e in alcuni casi le peggiora perché oltre a rimanere statica danneggia ulteriormente le attività turistiche, artigianali e commerciali.
Senza entrare nei tecnicismi che non mi sono propri e congeniali, vorrei brevemente evidenziare alcune criticità che permangono. Per quanto concerne la distinzione tra opere di facile e difficile sgombero occorre innanzitutto superare il livello di valutazione esclusivamente tecnica poiché la gestione così non è facile, come ampiamente dimostrato in altre regioni, ad esempio la Liguria; si poteva adottare come metodo il tempo di ripristino dello stato dei luoghi, che per altre regioni è fissato in 90 giorni.
Altre osservazioni, in provincia di Fermo la fascia di rispetto, che rientra nella zona dei 100 metri, risulta essere in alcuni casi troppo prudente e rischia di suscitare allarmi infondati ed effetti economici e sociali preoccupanti.
I Comuni costieri ad alta urbanizzazione, come ad esempio Porto San Giorgio, incorrono nel pericolo di allagamento di molti edifici storici, si richiedono pertanto urgenti politiche attive di difesa della costa, in tal senso doverosi sarebbero gli interventi di innalzamento e allargamento delle spiagge verso il mare.
In conclusione, le criticità che emergono derivano ancora una volta, e qui mi ripeto perché ogni mio intervento esordisce sempre su questo, dal modus operandi di una Giunta che procede per tentativi ed errori. Alcuni problemi sono stati causati dal fatto che si è intervenuto sempre a macchia di leopardo, senza una programmazione seria, senza essere organizzati in tempo, con conseguente sperpero di denaro pubblico ed investimenti fatti senza criterio, e questo lo vediamo ad ogni mareggiata, con quello che succede ora qua, ora là, in tutta la costa marchigiana. Grazie.

Presidenza del Vicepresidente
Piero Celani

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Giancarli.

Enzo GIANCARLI. Grazie, Presidente. Mi associo anch’io ai ringraziamenti non formali che sono stati fatti all’Assessore Sciapichetti, ai colleghi della Commissione, al Presidente Biancani, al Servizio, che ha lavorato con grande competenza, soprattutto con grande sensibilità e passione.
Ho ascoltato gli interventi dei colleghi, la relazione di minoranza oltre quella di maggioranza, e debbo dire che la sintesi del Piano ..., ovviamente considero importante anch’io la mozione 102 del 12 giugno 2018 quella sul consumo di suolo e sulla cornice da dare al Piano stesso.
Considero la sintesi del Piano in due interventi che sono stati fatti, quello del Consigliere Bisonni da un lato e quello del Consigliere Giacinti dall’altro, che hanno messo in evidenza il valore ambientale, ma anche l’importanza dell’economia nella fascia mare, anzi se non conoscessi la geografia delle Marche avrei pensato che Monteurano fosse una località marinara, vista la passione, l’attaccamento e l’interesse culturale con cui il Consigliere Giacinti è intervenuto a difesa della costa marchigiana.
Detto questo, considero sintesi questi due interventi sul Piano perché hanno messo in evidenza questi due aspetti: l’economia e l’ambiente, e quest'ultimo ovviamente è la cornice entro cui tutto avviene.
Da tempo si afferma, senza magari compiere azioni adeguate e coerenti, e non penso alle Marche, ma al pianeta, che la più grande opera pubblica da realizzare è la manutenzione del territorio, la difesa della costa, quindi la manutenzione come priorità.
Credo che non abbiamo più tempo per arginare il dissesto idrogeologico: montagne che franano, voragini che si aprono, fiumi che straripano, territori purtroppo funestati, erosione costiera, spiagge azzerate.
La Costituzione italiana stabilisce e sancisce il compito imperativo dello Stato di tutelare l’ambiente, il paesaggio, l’ecosistema, il territorio, ben tre articoli se ne occupano, nell’articolo 117 c’è un riferimento esplicito, preciso, alla tutela dell’ambiente, all’ecosistema, ai beni culturali; nel 52 si parla di difesa della Patria e non credo che oggi si possa più pensare quando parliamo di difesa della Patria a proteggere i confini o soltanto questi, non credo sia questo l’aspetto principale. Se vediamo quelle immagini di Venezia, della Liguria, tante immagini nel mondo, non possiamo non pensare che la difesa non possa che riguardare l’insieme delle valli, delle colline, delle montagne, dei fiumi, dei laghi, delle coste, delle città, del territorio; poi in modo molto chiaro nell’articolo 9 della Costituzione è scritto che la Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica, tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione.
Fatemi fare una considerazione politica, ho letto con molto piacere le dichiarazioni di Frans Timmermans - che è il Vicepresidente della Commissione europea, un socialista, un uomo che dovrà realizzare il green new deal, il grande Piano per salvare l’ambiente e l’industria europea di fronte al cambiamento climatico - e questa riflessione politica che non posso che condividere: “Rispetto ai tempi di Carl Marx tra i fattori di produzione oltre al lavoro e capitale ci sono anche big data e ambiente da redistribuire, altrimenti lasceremo indietro troppe persone”. Pensiamo ad alcuni fatti, a quelli che sono accaduti nel mondo, la crisi delle cipolle in India, i disastrosi incendi della California, il tifone Jebi in Giappone, l’alluvione di Venezia, che è tra i momenti tristi di carattere mondiale, quattro calamità apparentemente naturali che sono diventate catastrofiche, aggravate dai comportamenti umani e dai cambiamenti ambientali e climatici.
Veniamo alle Marche, vogliamo parlare delle ultime violente mareggiate nella nostra regione? Vogliamo parlare di Fano, di Marina di Montemarciano, di Porto Recanati, di Porto Sant’Elpidio? Vogliamo parlare delle scogliere, dei lavori di difesa che non sono più procrastinabili? L'ha detto il Presidente Biancani nella relazione, in merito agli interventi previsti nei 180 chilometri di costa, le risorse anche finanziarie ci sono, per esempio, per rimanere nel centro delle Marche, basta pensare ai 12 milioni che ci sono e che vanno perfezionati, 8 milioni di euro sono del Ministero e 4 milioni di euro di Rfi. L’Assessore Sciapichetti ha lavorato molto su questo, c’è da perfezionarli, è questione di pochissimi …, è rimasta una firma per quanto riguarda la zona di Marina di Montemarciano, ma queste risorse come le altre che ci sono non sono sicuramente sufficienti, l'ha ricordato il Presidente Biancani, anche perché sono cambiate le cose, i cambiamenti climatici in qualche parte del mondo, ma sono mutati gli aspetti di carattere economico, sociale ed anche la stessa agricoltura.
Prima ho fatto una battuta al Consigliere Traversini, ho detto che anche le azioni di chi si occupa di montagna, delle aree interne, lui che è stato Sindaco di Cantiano e Presidente della Comunità montana del Catria e del Nerone, le azioni in quella parte del territorio o nelle parti appenniniche e montane delle Marche hanno a che fare direttamente con il mare - la cura dei boschi, l’agricoltura, la rotazione delle colture, l’uso o meno della chimica in agricoltura, i tempi di collimazione che si sono ridotti. Dopo una pioggia anche forte, violenta a volte, l’acqua arriva in fretta nel corso d’acqua principale e porta con sè terriccio, detriti e quel terriccio compatta tutto e in mare non arriva più nulla - ha a che fare con la funzione di ripascimento naturale - e se vogliamo essere responsabili, dobbiamo adoperarci per interventi artificiali dentro quel contesto ambientale, di qui la necessità anche di scogliere emerse.
Credo che con questo Piano abbiamo messo insieme diversi fattori: la tutela della costa, come ha detto prima il Consigliere Giorgini, l’individuazione di una fascia di rispetto e aree stabilite in cui non sarà possibile realizzare nessun tipo di intervento. Il Consigliere Giorgini ha fatto riferimento anche ad alcuni suoi emendamenti, so che ha dato un bel contributo sugli ecodragaggi, sulle aree dunali, quindi gli dico bravo, però so anche che ci sono alcuni luoghi di divertimento sulla cosa, ne parlavo con il Presidente Biancani, che non vanno mortificati perché producono felicità, ma anche economia, quindi nel momento in cui realizziamo un Piano di questa portata dobbiamo essere capaci di fare sintesi e di tenere al centro gli interessi della comunità marchigiana nel suo insieme.

PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Pergolesi.

Romina PERGOLESI. Grazie, Presidente. Come non condividere quanto detto dal Consigliere Giancarli quando parla delle ultime mareggiate, tutti abbiamo visto gli articoli, le foto e i video sulla stampa, peccato però, Consigliere, che in questo Piano le finalità siano proprio quelle della difesa dell’ambiente costiero, la mitigazione del rischio di mareggiate e soprattutto gestire in maniera naturale l’andamento ondoso della costa, fino al rispetto, addirittura, del consumo di suolo pari a zero. Tutte finalità che il Consigliere Giorgini ha cercato di dettagliare e puntualizzare nel Piano con propri emendamenti, poi all’ultimo momento, dopo una lunga fase di discussione in Commissione, è arrivato un emendamento da parte di un Consigliere di maggioranza che ha vanificato le finalità della parte descrittiva del Piano inserendo in una tabella, quella operativa, la famosa tabella 1, delle specifiche che di fatto creano categorie di serie A e di serie B tra chi gestisce questi stabilimenti.
Ben venga aiutare o, come era scritta inizialmente la norma, in qualche modo premiare chi ristruttura e mette in sicurezza gli stabilimenti per evitare i rischi di mareggiate e quant’altro, comunque dare una giornata agli stabilimenti lungo la costa, ma di fatto questa cosa non la facciamo come una premialità, ma la consentiamo in maniera indiscriminata a tutti, a tutti quelli che hanno in essere la concessione degli stabilimenti, chi verrà successivamente non avrà le stesse prerogative, allora mi chiedo: vanno benissimo le premesse, le finalità, però creiamo, ripeto, nel settore categorie di serie A e di serie B.
Secondo me e secondo anche altri colleghi che mi hanno preceduto questo non è corretto, va aggiustato perché si dice, ad esempio, alla lettera c) interventi di nuova costruzione, quindi di nuova concessione, che è consentita per le nuove attività e stabilimenti balneari la realizzazione e l’installazione di opere, manufatti, eccetera. Tali opere e manufatti dovranno comunque minimizzare l’interferenza con gli equilibri idrodinamici del litorale e rispettare la compensazione del consumo di suolo netto pari a zero da recuperare all’interno della fascia di rispetto - questa disposizione riguarda le nuove concessioni – mentre al punto successivo: per le attività di stabilimento balneare esistenti è ammessa la realizzazione e l’installazione di opere e manufatti, previa minimizzazione dell’interferenza con l’equilibrio idrodinamico del litorale, manca la specifica che c’era prima, cioè rispettare la compensazione del consumo di suolo netto pari a zero.
Questa cosa va aggiustata, non va bene, non è corretto e anche un po' lesiva dell’immagine di tutti i Consiglieri che si sono spesi per questo Piano, per la predisposizione di questo atto. Secondo me con degli emendamenti, quello del Consigliere Bisonni è anche più restrittivo del mio, va rivista la norma, la specifica tecnica, vanno aggiustate le tabelle e riportate come erano inizialmente dato che erano condivisibili, anche perchè dal punto di vista tecnico sicuramente sarà stata fatta, in maniera molto approfondita, la predisposizione dell’atto che poi è stata totalmente stravolta da un emendamento presentato all’ultimo momento.
Secondo me non è un modo corretto andare a dire a chi gestisce gli stabilimenti sulla costa ed ai ristoratori che si sta lavorando per loro, questa cosa non va bene e spero che siano stati informati anche i ristoratori che stanno dall’altra parte della strada perché sinceramente credo che serva anche a loro avere questo tipo di informazioni, poi mi rimetto ai Consiglieri della maggioranza, che naturalmente hanno i numeri per mandare avanti comunque sia l’atto così, ma noi ci auguriamo che votiate a favore dei nostri emendamenti.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Zaffiri.

Sandro ZAFFIRI. Grazie, Presidente. Esprimiamo qualche considerazione su questo Piano che sembra intervenire sulle nostre spiagge e su quanto potrebbe accadere, anche se mi sembra che questo non succede perché si è considerata la stessa situazione da Gabicce a San Benedetto, mentre le realtà non sono le stesse, ci sono ad esempio quelle a più densità abitativa, penso a Porto Sant’Elpidio, a Porto San Giorgio, che sono considerate come altre che ne hanno meno.
Sono stati fatti dei complimenti per l’attività svolta, anch’io mi associo, ma non è detto che quando uno lavora tanto fa un buon lavoro, può succedere che si lavori tanto e si non riesca magari a dare soddisfazione con quello che si fa e a noi sembra che su questo Piano sia accaduta proprio questa cosa.
Credo che si dovevano proteggere maggiormente queste zone ad alta densità abitativa, dando una certezza, perché mi sembra che ci sia molta incertezza, cosa potrà accadere, cosa accadrà se oggi cambia qualche condizione nel territorio? Cosa mi succede?
Questi aspetti ci sono stati evidenziati da persone che operano in questo contesto, imprenditori che, secondo me, personalmente, vanno aiutati, difesi. Noi non siamo contro questi imprenditori, assolutamente, siamo per aiutare l’economia, questa è una cosa importante, non siamo contro a priori, magari si discute di un metro di più o un metro di meno di superficie, non è questo il problema, anzi, se c’è un metro di più di superficie vuol dire che c’è un’imprenditoria a cui si guarda con attenzione e credo che questo sia un passaggio estremamente importante per un Paese o un territorio che vive di queste cose. Essere contro pregiudizialmente non fa parte della nostra storia, non fa parte del nostro modo di vedere e di governare.
Credo che si poteva fare un approfondimento, nonostante sia stato fatto tanto, l’ho recepito, e si poteva guardare con più attenzione a quelle aree dove c’è il problema di una forte densità abitativa perché negli anni si è costruito. I Piani dei Comuni sono cosa vecchia, si proviene da anni di gestione del territorio in cui magari non sono state osservate le cose con attenzione, probabilmente qualche amministrazione comunale non è stata ligia nel seguire le cose, però ormai sul territorio si è costruito!
Sarebbe stato meglio considerare questi equilibri, secondo me, perlomeno così c’è stato riferito, con più attenzione, noi riteniamo che questo aspetto sia importante per cui il Piano non ci soddisfa completamente e se parliamo di difesa dobbiamo parlarne in termini seri, la costa di questa nostra regione di circa 190 chilometri.
Qui si sente sempre dire: “Abbiamo questo, abbiamo quest’altro”, abbiamo delle attività, mi permetto soltanto di far osservare a questa maggioranza quello che sta accadendo nella realtà del Comune di Montemarciano, abbiamo perso anche la strada costiera, Assessore, e fra poco avremo l’acqua che arriverà alla ferrovia, è una realtà completamente distrutta e tutto tace, perché? Tutto tace e qualche imprenditore di quella costa, che lavora lì, addirittura deve rischiare in proprio per mettere in protezione la propria attività commerciale.
Questo fenomeno è da molto tempo che c’è, e mi permetto di dire che tutto tace, perché non si interviene? Chi non vuole? C'è anche questa richiesta dal territorio, non è che un altro territorio adiacente a Marina di Montemarciano preme per altre cose? Se lo diciamo è perchè probabilmente qualcosa gira in questo contesto, non vorrei ci fosse la guerra dei poveri. “Non ci sono più stabilimenti balneari nella zona di Marina di Montemarciano, quindi li prendiamo noi che stiamo più a nord”, chi vuol capire, capisca.
Credo che questo sia un problema, addirittura dalla Toscana mi hanno riferito di Porto Potenza Picena, Assessore lei lo sa, ci sono delle abitazioni che tra poco andranno in acqua, così mi dicono e così mi è stato confermato dall’amministrazione comunale che ho interpellato direttamente. Bisogna intervenire, so che la cosa è molto difficile, però proteggere la costa è molto importante perché avere l’acqua a ridosso della ferrovia ... La ferrovia lo farà, proteggerà le sue infrastrutture, ma credo che siano partiti 200 o anche 300 metri di fronte, tra spiaggia e strada o altre cose che prima erano previste.
Penso che questo sia un problema forte e ritengo che vada fatto uno sforzo sia con la Comunità europea che con il Governo per cercare di trovare risorse e se la costa deve rimanere tale e avere ancora delle attività economiche bisogna cambiare completamente rotta e quando dico cambiare completamente rotta intendo dire che occorre guadagnare tempo, diminuire il tempo, perché il lungo termine determina le situazioni che ho evidenziato ed ho cercato di far capire.
So che l’Assessore capisce e segue i problemi, però seguire le questioni e stare vicino ai territori è una cosa, risolvere i problemi è un’altra, per risolverli bisogna mettersi tutti insieme e voi non lo volete ancora capire perché un conto è presentarsi come parte di questo Consiglio, l’ho detto sempre e lo ripeto per l’ennesima volta, un conto è presentarsi tutti insieme per cercare di sollevare con forza, con autorevolezza, questi problemi.
Questo è un ragionamento che ho sempre contestato e voi lo sapete, una politica miope che guarda agli interessi esclusivamente della maggioranza, ma noi dobbiamo dare delle risposte alla comunità che guarda con più attenzione a queste cose rispetto noi che magari guardiamo quello che maggiormente ci conviene. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Leonardi.

Elena LEONARDI. Grazie, Presidente. Il tema della difesa della costa e del Piano di gestione integrata delle zone costiere è certamente un impegno atteso da tanti. Non stupisce, e non sono una novità i fatti che anche recentemente sono successi sul nostro litorale, che la costa marchigiana, i 176 chilometri di costa marchigiana sono in sofferenza in diverse parti, alcune delle quali ormai bersagliate da decenni, è un problema sul tavolo dell’amministrazione regionale da diversi anni.
Sappiamo anche che parte delle cause riguardano un lavoro che i fiumi non riescono più a fare, con l’apporto di materiale solido che dovrebbe contribuire alla rinascita ed al mantenimento di zone di spiaggia che oggi sono bersagliate dalla furia del mare, apporto solido che non avviene più per una serie di motivi.
La furia del mare e l’erosione sono state aggravate anche e certamente da alcuni interventi fatti dall’uomo, dalla realizzazione di zone portuali a interventi ridotti e minori come la stessa posizione di scogliere emerse. Ormai abbiamo imparato, per chi come me segue questa problematica da diversi anni, che anche l’apposizione di quello che è ritenuto forse dai fatti l’unico strumento in grado di fermare la furia del mare, cioè le scogliere emerse, a valle o a monte di dove vengono posizionate possono creare un effetto erosivo che porta una sofferenza laddove invece c’è la salvaguardia e il salvataggio di intere aree costiere.
Queste due esigenze nascono dalla natura della nostra costa, da una parte preservare la parte naturale, e questo Piano lo ha messo un po’ come punto cardine e centrale nella sua strutturazione, la parte naturalistica, l’ambiente marino e costiero rispetto ad un’erosione ed a tutti gli effetti che anche le misure poste in essere dall’uomo possono comportare, dall’altra parte non possiamo negare che la struttura socio-economica su cui si fonda anche parte importante dell'economia della nostra regione si basa sullo sviluppo e sulla gestione del turismo balneare e costiero.
Ricordo che in uno dei primi interventi evidenziai all’Assessore al turismo, come parte integrante del suo lavoro che la difesa e la tutela della costa erano non solo uno strumento appannaggio di una rea tecnica, ma anche un supporto ad un volano che oggi sappiamo è una delle prerogative che sta aiutando a non far sprofondare la nostra regione rispetto ad altri dati che purtroppo sono molto negativi in tantissimi altri settori. Questo tentativo di commisurare le due esigenze, entrambe certamente importanti, è alla base di questo Piano, ma ha creato anche una serie di criticità, di misure che vanno in qualche modo in contrasto l’una con l’altra, che sono state anche sollecitate nel dettaglio da interventi che mi hanno preceduto.
Il cuore di questo Piano sta nella capacità di prevedere come intervenire efficacemente per il contrasto all'erosione della nostra costa, posto che questo si pone non solo a vantaggio ed a tutela di un ambiente, che deve essere un fattore positivo per tutti i marchigiani ed anche per chi sceglie le Marche per il proprio turismo, ma anche come fattore di rilancio economico per la nostra regione.
Il Piano prevede 167 milioni di euro quale fabbisogno previsto per la tutela della costa, dà anche delle priorità, ma in alcuni casi non va a finanziare le realtà effettivamente più bisognose in questo momento perché più esposte. Pongo il caso che conosco meglio che è quello di Porto Recanati, dove a fronte della zona sud, che ha visto nella scorsa legislatura, compiuto in questa, un progetto con 17 milioni di euro di finanziamento con la compartecipazione anche di soggetti esterni, come le Ferrovie, dato che in quel tratto la zona a ridosso della rete ferroviaria era posta in gran difficoltà, c'è la componente nord, che è quella di Scossicci, che è quella a maggiore vocazione turistica oggi, in cui il mese scorso la prima vera mareggiata di questa stagione arrivata nel mese di novembre ha leso un'infrastruttura importante come la strada litoranea che congiunge tutte le località turistiche e balneari da Porto Recanati fino alla Riviera del Conero, con Numana e Sirolo, mettendo a rischio frana l’infrastruttura stessa, arrivando a lambire e facendo crollare il marciapiede. In questo Piano la capacità di intervenire con risorse in quello specifico tratto ..., è stata citata anche Marina di Montemarciano, che è la località gemella, che con Porto Recanati in questi anni ha vissuto le fasi più drammatiche della componente erosiva, purtroppo non è la sola, abbiamo tristemente da citare molte altre realtà, ma vediamo che il Piano non riesce a dare misure immediate, capaci di prevenire o di fermare questo grave sistema di erosione.
A fianco di una previsione che tiene conto della tutela ambientale e che deve necessariamente tenere conto anche della componente che vive intorno a questo mondo, credo che il tema cruciale sia l’emergenza ed il reperimento delle risorse. Non a caso ho citato l’esperienza di Porto Recanati che sta arrivando a conclusione, proprio perché ha avuto la capacità di attingere, insieme a fondi statali, regionali e di Ferrovie, a fondi europei, grazie anche alla capacità di intervento di questo terzo soggetto.
Ora credo che dovremmo intervenire e su questo sto presentando una specifica mozione sulla nuova programmazione dei fondi europei 2021/2027 che è l’opportunità per cercare quelle risorse che la sola Regione Marche non ha nelle proprie disponibilità. Sono ancora in discussione preliminare nella Commissione europea i sentieri di investimento prioritari sulle condizioni quadro per attuare una efficace politica di coesione, come dovrebbe essere previsto all’interno di questi fondi. In particolar modo sull’obiettivo 2 dovremmo avere la capacità di intervenire nella Commissione europea per far capire le minacce dovute ai cambiamenti climatici e agli eventi idrodinamici, che nella costa italiana sono purtroppo una peculiarità negativa. Molti intervenuti prima di me hanno ricordato le calamità che si sono abbattute in città di valenza internazionale, come Venezia, ma non solo, quindi questa peculiarità e vulnerabilità legate al rischio idrogeologico e al dissesto dell’erosione costiera dovrebbero diventare prioritarie per far si che vengano posti investimenti finalizzati al contrasto dei cambiamenti climatici e a favorire la resilienza delle nostre coste alle catastrofi naturali.
Su questo credo che dovremmo intervenire in maniera concreta perché penso che ci siano le opportunità di coprire quelle risorse ed anche di andare ad investire fuori da dove oggi sono stati previsti questi investimenti perché in alcuni casi abbiamo investimenti in virtù della possibilità di collaborare ad esempio con le ferrovie, in luoghi in cui oggi fondamentalmente non c’è nulla. Ritengo che dovremmo intervenire sui fondi europei liberandoli dall’obbligo di avere questo terzo soggetto, che nella realtà della parte sud di Porto Recanati è stato una grande opportunità per attingere a finanziamenti, ma per altre zone diventa un limite, laddove c'è più bisogno di risorse.
Su questo dovremmo lavorare in maniera costante anche come Regione, visto che i tempi ancora ci sono. Ho contattato e mi sono sentita anche con dei Parlamentari europei del mio gruppo e con i settori di riferimento della Regione Marche, ci sono ancora spazi per intervenire e di questo dovremmo fare un obiettivo prioritario per dare consistenza e realtà ad un Piano che altrimenti rischia in alcune sue parti di diventare solamente un auspicio e non una soluzione concreta di intervento.

PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Casini.

Anna CASINI. Grazie, Presidente. Intanto mi complimento con l’Assessore Sciapichetti, con la Commissione e con gli uffici che hanno portato a termine un lavoro per niente semplice perché, come qualcuno ha detto prima di me, la gestione integrata non guarda soltanto e solamente la linea di costa, per cui non è un Piano di spiaggia e non è neanche un Piano di difesa della costa, ma è un Piano integrato che entra in connessione con tutta la fascia urbanizzata, più o meno urbanizzata, la fascia dei primi 100/200 metri all’interno della costa, all’interno della linea di spiaggia.
Prima si è evocato il vincolo di inedificabilità del Protocollo del Mediterraneo, bisogna essere precisi, perché non esiste al mondo un vincolo di inedificabilità che non abbia comunque delle deroghe, che non sia calato nella realtà e anche il Protocollo del Mediterraneo ha delle deroghe di applicazione, delle eccezioni, che gli uffici hanno inserito all’interno del Piano, quindi non ci sono state aperture verso l’utilizzo dell’uso del suolo, vorrei chiarire questo, si è semplicemente detto di applicare delle deroghe e delle esenzioni, si chiamano esenzioni per essere precisi, previste dal Protocollo del Mediterraneo.
E’ importante partire dallo stato attuale, la linea di costa marchigiana non è una linea “vergine”, perché abbiamo costruito troppo, abbiamo costruito male, abbiamo costruito abitazioni troppo alte sul lungomare, abbiamo spesso coperto tutta la visuale della parte più bella ed abbiamo poco tutelato, ancor più dietro rispetto al mare, tutta la parte della falesia, tutto il litorale marino cartografato, alcuni vincoli di tutela non sono stati ben compresi e non sono stati capiti anche all’interno dei piani regolatori in adeguamento al Ppar, per cui c’è stata questa battaglia e questa guerra a ridurre gli ambiti di tutela senza comprenderne a volte anche le differenze. Per esempio la tutela del litorale marino va a fasce per il Ppar, è una tutela cartografata, cartografata e perimetrata, laddove c’è un litorale marino di interesse, ripeto, la falesia piuttosto che il Conero, ci sono delle emergenze geomorfologiche che vanno tutelate.
Dire che tra uno, due, tre, quattro anni avremo un innalzamento di un metro del mare è vero, tanto che già ce l’abbiamo avuto nel mese scorso, tanto che le acque hanno superato le barriere emerse, le hanno superate esattamente più o meno di un metro e non è un caso che ieri è stato riconosciuto lo stato di emergenza proprio sulla linea di costa. Diciamo che le risorse messe a disposizione sono risibili perché sono poco più di 100.000 euro con cui ci si fa veramente molto poco anche rispetto alle barriere emerse.
Una cosa che ho sentito dire, che mi pare assolutamente ingenerosa, ma presumo che sia stata determinata da una scarsa conoscenza del Piano, è che non si è tenuto conto della dinamicità della costa. Ora, non tener conto della dinamicità della costa è un ossimoro, è impossibile pensare che la costa sia un organismo fisso, non la si può, anche volendo, disegnare perché domattina già è diversa e lo è per una serie di concause che sono determinate dai fiumi, dall’aumento dell’altezza del mare, dalla tipologia del litorale, determinate da tanti fattori, non ultimi i cambiamenti climatici, che la rendono assolutamente modificata e modificabile anche da una marea all’altra. Tutto questo c’è nel Piano, non è stato visto ma c’è, non possiamo partire dal presupposto che non siano stati fatti i ragionamenti sugli apporti dei terreni o sulle acque, questo c’è nel Piano, quindi attenzione a quando si dicono queste cose.
Per quello che riguarda, mi dispiace che non ci sia, la Consigliera Malaigia ha detto che gli interventi sui manufatti temporanei non erano aderenti alla Liguria, piuttosto che … Consigliera le voglio dire che tutti gli interventi - glielo dico perché lei si è interessata a questa cosa e lo sono anch’io che sono andata a controllare - amovibili e non amovibili sono stati definiti ai sensi del decreto legislativo n. 380, quindi sono tutti riconducibili, alcuni anche al Ret, sono tutti compresi lì. Tanto è vero che c’è stata la famosa questione del gazebo, e gli uffici lo possono confermare, che non essendo una tipologia definita nel Ret né nel decreto legislativo 380 non è stata inserita, sono stati molto rigorosi. Non è una scelta di tipo politico dire se un manufatto è amovibile o no, è una cosa squisitamente tecnica, quindi quelli che c’erano. Qualcuno ha detto che quelli esistenti vengono avvantaggiati rispetto a quelli nuovi, ma se parliamo di non consumo di suolo, è evidente, che il non consumo di suolo non significa non consumare più il suolo, significa rispettare le competenze pianificatorie che nella regione Marche sono individuate in capo ai Comuni e se c’è un Piano regolatore che prevede, faccio un esempio, un Piano attuativo, che è in corso di completamento, non si può dire a chi magari ha già ritirato il permesso di costruire per la sua villetta, piuttosto che palazzina, non la costruisci più, e questo lo dicono anche le norme sovraordinate. Non si può entrare all’interno della pianificazione territoriale e all’interno di competenze che sono del Comune, la grande delicatezza è stata proprio quella di andare a ricucire i territori per vedere, al di là della linea di spiaggia ovviamente, penso dopo la prima infrastruttura, cosa avevano previsto i piani regolatori, non concedere aumenti volumetrici, ma neanche cancellare completamente una pianificazione che ha un senso per ogni Comune, senso che non si può comprendere guardando soltanto un pezzetto di litorale.
E’ chiaro che sulle zone come, ad esempio, la Sentina o le Sic ZPS c’è stata la massima attenzione, sulle falesie c’è stata la massima attenzione, ma dove c’è la zona urbanizzata bisogna prenderne atto, non possiamo far fina di niente e dire demolite e delocalizzate perché il Piano non ha questo potere e la forza di entrare nel merito di scelte che sono di comunità e che sono già state effettuate, quindi alcune cose potevano essere migliorate, altre no.
Per quello che riguarda gli interventi, credo che sia stato molto rigoroso il monitoraggio e anche lo studio dello stato attuale, penso ad esempio alle barriere, al fatto di indicare per tutte le barriere lo stato reale, quindi la necessità di essere manutenute semplicemente piuttosto che rinforzate, piuttosto che sopraelevate, con una gradazione di colori. Credo che ci sia stata, pur essendo un Piano di area vasta, un’attenzione puntuale rispetto agli interventi auspicati e che sono all’interno di questo Piano generale, che verranno poi organizzati a seconda delle priorità. Comunque il quadro è degno di attenzione.
Ripeto, per quel poco che mi ricordo in merito alla Vas, per aver lavorato una decina di anni al Servizio Vas della Provincia di Ascoli Piceno, è riassoggettato a Vas un Piano che prevede un aumento di carico, in questo caso, avendo recepito gli uffici il decreto legislativo 380 o le esenzioni del Protocollo del Mediterraneo, non c’è stata una scelta discrezionale di aumento di possibilità o di consumo di suolo, ma c’è stata semplicemente la presa d’atto di una possibilità che è stabilita da una norma sovraordinata, da una norma comunitaria.
Credo che lo sforzo sia stato tanto, si poteva fare meglio? Sempre si può, se si continuava a lavorare per altri due anni probabilmente si avrebbero avuto ulteriori elementi anche perché, ripeto, è un Piano che non può essere che in divenire, non può essere un Piano statico, come non è statico quello che viene normato, ma era ora di mettere un punto.
Ringrazio l’Assessore perché il Piano tra l’altro è stato molto condiviso con le associazioni di categoria, con i Comuni, con tutti i soggetti, ed anche per questo faccio i complimenti, è stato molto partecipato e non vedo l’ora di vederlo approvato e di vedere anche come potremo utilizzare i finanziamenti e le priorità che in esso sono stabiliti.
Ancora complimenti e grazie Assessore per questo obiettivo raggiunto.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Micucci.

Francesco MICUCCI. Grazie, Presidente. Molto è stato detto negli interventi precedenti, in particolare dall’Assessore Casini. Chi è più esperto di me in trattative sindacali sa che quando si arriva alla fine, a discutere delle virgole, del punto e virgola e dei due punti è perché il grosso del tema è stato già trattato, sistemato ed approvato.
Mi pare che la discussione da parte delle opposizioni oggi sia sul livello del punto, punto e virgola e dei due punti perché da quando il Piano è stato adottato dalla Giunta regionale ad oggi, che lo portiamo all’approvazione, c’è stato un lavoro lungo, serrato ed approfondito da parte della Commissione, coadiuvata dagli uffici della Giunta. Un lavoro non fine a sè stesso altrimenti avremmo potuto approvarlo una settimana dopo che la Giunta l’aveva definito, un lavoro serio e circostanziato, fatto da una serie di audizioni, con quelli che oggi chiamiamo stakeholder, con tutti quelli che erano interessati all’approvazione di questo atto, quindi enti pubblici, associazioni private.
Un’analisi approfondita, adesso non ricordo il numero preciso, ma molto corposa degli emendamenti portati dalla maggioranza e dalle opposizioni, tutti analizzati allo stesso livello, con le stesse modalità di attenzione e devo dire che molti sono stati anche approvati.
Ora è chiaro che, mi viene il dubbio, quando le cose vengono criticate da più parti per argomenti opposti è perché probabilmente si è fatto un buon lavoro.
Oggi ho sentito in Aula critiche da una parte perché il Piano tiene conto di allarmi infondati, è troppo prudente, sarebbe dovuto essere più concessivo nei confronti dei Comuni che si affacciano sul mare, che hanno già un’edificazione spinta, quindi in qualche modo doveva permettere qualche altra cosa per poter sistemare queste strutture, dall’altra, al contrario, si prevede poca tutela dell’ambiente, poca tutela del mare, quasi a voler arrivare, adesso esagero, a demolire perfino quello che è già realizzato.
Credo che come sempre le amministrazioni che svolgono il proprio ruolo debbano tener conto della tutela di tutti gli elementi e di tutti i soggetti che hanno un interesse in termini positivi, non interessi sottobanco, e penso che in questo caso la Giunta, la Commissione e la maggioranza abbiano tutelato la regione Marche, composta da lavoratori, da attività afferenti al turismo che è, come è stato ricordato dal Presidente Giacinti, una parte sempre più importante per non dire fondamentale del Pil regionale, vista anche la crisi a cui siamo sottoposti in altri settori, e l’ambiente è una parte importante anche per attrarre i turisti e per far vivere i nostri cittadini in una regione sana.
Ritengo che questo Piano che andiamo ad approvare oggi contempera tutte queste visioni, che sembrano apparentemente contrastanti tra loro, ma non lo sono.
E’ chiaro che per arrivare all’approvazione di questo Piano si è partiti da un punto di partenza, che non era la tavola rasa dei sogni sulla quale poi ognuno di noi poteva costruire i propri “desiderata”, da una situazione, e l’Assessore Casini dice: “La costa marchigiana non è vergine”, io direi che in alcuni punti era una “nave scuola”, passatemi il termine spinto, perché c’è stata, soprattutto negli anni ’70 ma non solo, un’occupazione fin troppo spinta della costa. Oggi partiamo da quel dato, non possiamo partire dal nulla, ci sono alcune zone fortemente antropizzate, forse eccessivamente, ed altre che fortunatamente non lo sono e che vanno tutelate. Credo che il Piano spinga verso queste due direzioni: da una parte il non ulteriore consumo del suolo, gli esempi che portavate non mi sento di definirli come consumo di suolo perchè parliamo di ampliamenti, di piccoli interventi minimali, sul grosso non c’è ulteriore consumo di suolo e su questo mi pare che il Piano sia abbastanza deciso e determinato; dall’altra la tutela dell’esistente, ragionevolmente non si può - mi auguro che lo condividiate tutti - arrivare ad abbattere ciò che già c’è, però lo si può tutelare e credo che la definizione dell’impegno di salvaguardia della costa, attraverso l’implementazione delle scogliere dove ci sono e la realizzazione di nuove dove non ci sono, va assolutamente in questa direzione.
E' chiaro che c’è il tema dei finanziamenti, ma anche qui non si può pensare, a meno che non si sragioni, che la Regione Marche da sola possa finanziare la linea di scogliere previste da Gabicce fino a San Benedetto, è chiaro che si può intervenire, mi pare che nell’ultimo assestamento di bilancio già la Giunta regionale intervenga da questo punto di vista attraverso un sostanzioso finanziamento, non della linea di scogliera che sarebbe un granello nel mare, ma attraverso la possibilità di finanziare i progetti, progetti che poi, è vero, l'ha detto prima non ricordo chi, potranno accedere alla nuova linea di finanziamento della Comunità europea nel prossimo settennato. Sappiamo che ormai da anni la Comunità europea finanzia i progetti, non finanzia più a pioggia o a cascata come avveniva in passato, senza i progetti si parla del nulla.
Che la Regione finanzi la realizzazione di tutti i progetti, nessuno escluso, lungo la linea di costa, credo che sia un passo importante e fondamentale. Se si ragiona di questo, cioè del realizzabile, parte di questo già è stato realizzato, penso che l’intervento di Porto Recanati sia un unicum forse a livello nazionale in termini di impatto e di realizzazione e di finanziamento, un finanziamento che, è chiaro, deve vedere la compartecipazione del privato ed è altrettanto chiaro che forse oggi l’unico privato che ha le spalle larghe per intervenire è Ferrovie dello Stato, ma ci sono altre opere più piccole dove anche i Comuni possono adoperarsi. Abbiamo dei casi nelle nostre città in cui questa compartecipazione sta già avvenendo, quindi laddove realisticamente era possibile intervenire mi pare che sia stato fatto un ottimo intervento a tutela dell’ambiente per quello che non è stato ancora impattato e a tutela dell’esistente per quello che è stato realizzato. Per il resto capisco il gioco delle parti, ognuno deve giustificare le proprie posizioni, mi sembra di aver sentito un forte stridore di unghie sugli specchi per poter giustificare un voto contrario perché credo che da questo punto di vista il lavoro che è stato fatto dalla Giunta prima e dalla Commissione poi, in termini di ascolto, di trasparenza, di accoglimento anche di proposte che potevano sembrare ostacolanti di questo processo - si è trovata sempre la formula adatta per andare avanti e per portare alla fine un documento approvabile che andasse a tutela degli elementi che ho appena detto - sia stato ottimo, quindi con convinzione credo che possiamo approvare e con soddisfazione dei marchigiani possiamo andare ad attuare questo Piano.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Fabbri.

Piergiorgio FABBRI. Grazie, Presidente. Questo Piano deve poter volare alto, deve poter essere strategico, deve poter indicare una nuova strada perché dobbiamo considerare la costa e la linea di costa una delle situazioni più critiche dei prossimi anni a livello naturale, come eventi atmosferici, e a livello economico per gli impatti e i danni che probabilmente subiremo.
Due secoli fa la linea di costa era più o meno l’approdo e il punto di partenza delle comunità che andavano a pescare in mare, dopodiché abbiamo trasferito in questi ultimi due secoli tutta la pressione antropica sulla linea di costa, adesso i cambiamenti climatici ci fanno vedere che gli eventi che sono calcolati con tempo di ritorno secolare, cento anni, si verificano ogni dieci anni e sarà sempre peggio. La scienza su queste cose ormai è stata molto chiara, dobbiamo assolutamente ripensare a tutta la ristrutturazione della costa, sia dal punto di vista difensivo dell’antropizzazione, che in questi due secoli abbiamo avuto, sia dal punto di vista strategico, economico e turistico. Ormai anche le Ferrovie, che passano in riva al mare con la linea costruita due secoli fa, avranno grossi problemi a difenderla, se ci saranno decine di centimetri di aumento del livello del mare, allora con questo Piano noi dobbiamo porre le basi per il futuro, per i prossimi decenni.
Quindi l’impalcatura data dagli uffici introduceva questo cambio di mentalità, questa visione strategica perchè poi la discussione in Commissione - l’impegno è stato gravosissimo da parte di tutti i Commissari, i temi sono molto complessi – si è ristretta ed è tornata verso il basso, occupandosi di cosa? Dei ristoranti? Della cabina fatta in cemento? In Cina ed in India se ci sono degli eventi importanti nel giro di pochi mesi costruiscono e smantellano intere città, noi non riusciamo a rendere flessibile la fascia di costa per qualche centinaio di fruitori?
Non voglio entrare nel discorso della Bolkenstein, per carità, purtroppo questo Piano arriva ormai in campagna elettorale e subisce le pressioni degli operatori del settore, però noi dobbiamo volare alto, siamo la politica, questo Piano è stato limato e non ha più la forma originale che gli era stata data, la forma originale era il minimo indispensabile.
Abbiamo 140 chilometri di costa antropizzata, malamente antropizzata molto spesso, lo ha detto anche l’Assessore Casini, dovuta al tumultuoso sviluppo turistico, economico e al cambiamento sociale del dopoguerra, ma abbiamo usufruito della costa da 80 anni a questa parte in un modo che adesso deve essere ripensato.
Quando ero giovane andavo al mare a luglio e ad agosto ed incontravo i miei amici milanesi che venivano giù per un mese, adesso le famiglie ci stanno una settimana, in inverno, siccome sono innamorato del mare, vedo decine di persone che fanno le camminate anche con la bora che taglia le orecchie dal freddo, gente che va con i cani, ho visto gente a cavallo, in bicicletta. Cosa fanno i nostri operatori a fine stagione? Erigono una bella montagna di sabbia alta 4 metri, lunga centinaia di metri, lungo tutta la costa a difesa delle strutture di cemento, che sono le cabine e le docce, mettono le palizzate di legno alte 1,5 metri per difendersi, quando ormai la costa, anche nell’immaginario collettivo, è un punto naturale di svago, di ristoro fruibile anche con i cambiamenti climatici che ci danno un ottobre estivo. Abbiamo acceso i riscaldamenti dieci giorni fa, potrebbe aiutare la destagionalizzazione il fatto di favorire la temporaneità delle strutture.
Da un lato abbiamo tutto il comparto turistico che va ripensato, perché ormai si va all’estero, dove essendo più flessibili sono riusciti a realizzare grossi villaggi turistici, strutture ed i bagnini essendosi messi insieme sono riusciti a dare servizi a 360°, mentre noi arrivando da uno sviluppo di 80 anni fa, con una mentalità vecchia, di colonizzazione, abbiamo una parcellizzazione eccessiva dei nostri operatori che non riescono a fare squadra ed infatti i grossi flussi turistici spesso vanno all’estero e tutti gli anni stiamo con il fiato sospeso per vedere se ci abbiamo guadagnato o rimesso. Finché non svoltiamo mentalità e non cambiamo la nostra infrastruttura non riusciremo a rilanciare l’Italia a livello mondiale nel turismo destagionalizzato, un semestre, non più tre mesi. Dobbiamo utilizzare la costa, che va rinaturalizzata, il lungomare e la prima fascia degli alberghi, della ristorazione, vanno totalmente ripensati, è questo lo sguardo con cui dobbiamo approcciarci alla costa ormai, anche perché le mareggiate saranno sempre più intense.
Ora abbiamo le scogliere, si parla di scogliere seffolte, di scogliere di tipo innovativo, cave e non più massi ciclopici in modo da favorire la biodiversità, eccetera.
Ricordo, c’è un punto a Fano sul quale il Consigliere Minardi sta affannosamente cercando quel milione di euro che manca per finire gli ultimi 300 metri, che scollega la realizzazione esistente al pennello del porto, in quella situazione purtroppo siamo obbligati a completare un’opera che sono anni che non si riesce a finire, ma in altre situazioni probabilmente le scogliere hanno fatto un danno e vanno rimosse.
La mozione sul Piano dei sedimenti, che ho proposto e che è stata qui approvata all’unanimità, è un modello concettuale nuovo di gestire dal monte a valle, compresi gli invasi che vanno sfangati, compresi i ripascimenti che vanno ripensati, in modo da dire ricreiamo una dinamica più naturale dell’intera costa, che sarà soggetta ad una grossa pressione naturalistica e ambientale (mareggiate, venti e altro).
Questo Piano, purtroppo, nato in maniera sufficiente, a mio avviso, è stato poi stritolato dagli interessi di parte che hanno un po’ stravolto la tabella 1 e la tabella 2 che sono gli unici due strumenti concreti di realizzazione degli interventi.
Ho letto adesso degli emendamenti portati da alcuni colleghi che dicono addirittura di realizzare infrastrutture interrate, parliamoci tra tecnici, non ritengo che sia una cosa sostenibile, noi oggi dobbiamo mettere un punto fermo: consumo di suolo zero e un must, dobbiamo rinaturalizzare, flessibilizzare. La linea di costa sarà soggetta a grosse pressioni perchè verrà vista dalla nostra cultura come uno sfogo naturalistico, turistico, ricreativo tutto l’anno per l’enorme pressione antropica che abbiamo sviluppato negli ultimi due secoli. Quindi, noi che siamo legislatori alziamo un attimo lo sguardo su queste cose e prendiamo il coraggio di dire: ragazzi quello che c’è d’estate lo smontiamo tutto perché vogliamo avere anche la flessibilità in primavera e in autunno di creare altri eventi all’occorrenza “mordi e fuggi” nel rispetto dell’ambiente, senza inquinare, per destagionalizzare il turismo. Se proseguiamo a cementificare e poi si è costretti ad erigere un muro di sabbia alto tre metri per proteggere la cabina e la doccia, continuiamo a rendere rigido il sistema invece di flessibilizzarlo.
Faccio un appello: questo Piano lo vogliamo riportare in Commissione? Ci vogliamo lavorare un altro mese? Riusciamo a svincolarci dalle pressioni elettorali? Dobbiamo avere più coraggio, in questo momento non penso che sia approvabile perché non va nel solco di questa nuova visione strategica necessaria per l’economia e per fronteggiare purtroppo gli eventi calamitosi che saranno sempre più frequenti e sempre più intensi, lo vediamo tutti i giorni sulla nostra pelle.

PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Sciapichetti.

Angelo SCIAPICHETTI. Grazie, Presidente. Anch’io voglio ringraziare gli uffici, i tecnici che hanno lavorato ad un Piano non facile, non semplice, non scontato.
Oggi l’Aula è chiamata a dare un voto su un lavoro che parte da lontano, che ha visto coinvolte le associazioni di categoria, i cittadini, gli amministratori, tanto è vero che, si diceva prima, sono oltre 800 le osservazioni arrivate, molte delle quali anche approvate, oltre 50 sono stati i soggetti coinvolti, interessati, gli stakeholder, quindi c’è stato un lavoro enorme a monte, che secondo me ha dato un risultato apprezzabile.
E' chiaro che quando si mette mano ad una materia come questa, ad una questione così complessa, tutto può essere opinabile, tutto può essere migliorabile, tutto si può fare meglio, però credo che abbiamo raggiunto il giusto equilibrio tra tutela dell’ambiente e difesa del turismo e degli operatori balneari, perché questo era il tema: come riuscire a difendere l’ambiente, come riuscire a difendere una costa bellissima che ad ogni stagione viene messa fortemente a rischio.
Ho ascoltato con grande attenzione il dibattito, ho preso anche nota di molti interventi, ringrazio tutti coloro che sono intervenuti sia a difesa che anche criticamente rispetto al Piano, però credo che sia innegabile il fatto che noi interveniamo con un atto rispetto sul quale c’era un impegno da parte dell’amministrazione regionale, noi avevamo preso un impegno ufficiale, un impegno di programma, noi oggi aggiorniamo un Piano del 2005, bisognava farlo, veniva richiesto con forza, ci abbiamo lavorato e uno dei punti cardine secondo me è la tutela dell’ambiente. Qualcuno si è lamentato e ha criticato questo aspetto, ma mi pare che con chiarezza sia previsto che non possono essere rilasciate nuove concessioni, per esempio, nelle aree di particolare pregio paesaggistico, nelle aree Natura 2000, nelle aree protette, nelle aree dunali e floristiche, c’è una attenzione all’ambiente, non può negare, Consigliere Bisonni, che questo sia stato tenuto in poca considerazione.
E’ chiaro che abbiamo una regione che punta al turismo, basta accendere la radio, anche in queste ore venendo ad Ancona ho sentito lo spot radiofonico bellissimo che propaganda e promuove le Marche con grande determinazione, e non può non porsi il tema degli operatori che lungo la costa lavorano, che producono reddito, che danno la possibilità di lavoro a migliaia di persone. Ottemperare a questo è stato complesso, ma secondo me l’equilibrio raggiunto è positivo.
Il Piano prevede 37 nuovi interventi straordinari per un totale di oltre 280 milioni di euro, e qui condivido le esortazioni che ci sono state, l’impegno deve essere quello di riuscire a catturare nella prossima programmazione europea tutte quelle risorse necessarie per poterli fare. Anche il fondo di rotazione, che nel bilancio abbiamo messo per la progettazione, credo che sia un fatto importante che va in questa direzione, come giustamente ha sottolineato il Consigliere Micucci.
Vorrei ricordare all’Aula e a me che sono attualmente in corso progetti esecutivi e lavori per 57 milioni di euro di cui 11,5 sono risorse regionali, 46 risorse statali e in parte Rfi, questo per dire l’attenzione che c’è stata in questi anni nei confronti dei fenomeni erosivi.
Abbiamo cercato nei limiti del possibile, con le risorse date, di intervenire, però voglio ricordare che ci sono in corso interventi a Porto Recanati per 15,2 milioni e tre chilometri di costa, a Porto Sant’Elpidio abbiamo messo 5 milioni, ad Altidona 4 milioni, a Marina Palmense 1,6, ad Ancona nord 18 milioni, a Fano 4,2 milioni, sono tutti lavori previsti.
La situazione di Marina di Montemarciano, Consigliere Zaffiri, non è proprio come l’ha raccontata lei, ci sono i soldi, è tutto pronto, stiamo aspettando l’autorizzazione dal Ministero per poter partire con i lavori, altri 12 milioni di lavori.
Dico che abbiamo fatto il possibile nella situazione data, potevamo fare molto di più? Certamente sì, ma senza risorse ovviamente è molto difficile.
Oggi intanto ci dotiamo di uno strumento importante, un fatto assolutamente positivo, che va a favore di tutta la comunità marchigiana e di questo, ripeto, voglio ringraziare chi ha lavorato fino ad oggi a testa bassa sul Piano.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Biancani.

Andrea BIANCANI. Vorrei chiedere una sospensione della seduta per valutare con la Commissione gli emendamenti per poi procedere alla loro illustrazione e votazione.

La seduta è sospesa alle ore 13,50

La seduta riprende alle ore 14,50

Presidenza del Presidente
Antonio Mastrovincenzo

PRESIDENTE. Consiglieri riprendiamo la seduta e passiamo alla votazione.
Emendamento 1 a firma del Consigliere Minardi. Ritirato.
Emendamento 2 a firma del Consigliere Minardi. Ritirato.

Sub emendamento 3/1 a firma del Consigliere Minardi, recita: “Nella parte B), norme tecniche di attuazione, la lettera b) del comma 1 dell’articolo 11 è sostituita dalla seguente: ‘b) nei siti della Rete Natura 2000, ad eccezione delle ipotesi in cui sussista un prevalente interesse pubblico, sociale o assistenziale”. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale non approva)

PRESIDENTE. Emendamento 3 bis ad iniziativa della III Commissione.
Ha la parola la Consigliera Pergolesi.

Romina PERGOLESI. Grazie, Presidente. Giusto per chiarimento, lei prima ha letto il sub emendamento 3/1, giusto? Quindi abbiamo votato quello, il sub emendamento non è passato, quindi dovremmo votare l’emendamento 3, mentre adesso stiamo per votare l'emendamento 3 bis, che ci piacerebbe leggere perché qui non abbiamo niente. Grazie.

PRESIDENTE. Scusate, emendamento 3 a firma del Consigliere Minardi. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale non approva)

Emendamento 3 bis a firma della III Commissione.
Ha la parola la Consigliera Pergolesi.

Romina PERGOLESI. Il Consigliere Biancani più illustrarci l’emendamento? Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Biancani.

Andrea BIANCANI. E’ un emendamento che chiarisce e non aggiunge altro, nel senso che nelle zone tutelate, dove non è possibile fare nuove concessioni, questo emendamento definisce cosa vuol dire “nuova concessione”. Vuol dire che un frazionamento di concessioni esistenti, senza occupare nuova spiaggia libera, in quel caso la nuova concessione, è possibile, nel senso che se ho una concessione di 60 metri e ne faccio due da 30 occupo sempre 60 metri, le due concessioni sono nuove, ma erano praticamente già esistenti, quindi è possibile farlo, mentre è diverso se uno ha una nuova concessione e va ad occupare quella che al momento è una spiaggia libera, ovviamente in tutte le zone protette non è possibile farlo, quindi è solo un riequilibrio all’interno delle concessioni già esistenti. L'abbiamo già spiegato in Commissione e il Consigliere Giorgini era presente.

PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Pergolesi.

Romina PERGOLESI. Conferma quindi che ci saranno comunque delle concessioni di serie A e delle concessioni di serie B e giustamente il Consigliere Giorgini si accalora. Come facciamo a votare a favore di questi emendamenti? Mi scusi.
Dichiaro la contrarietà del gruppo Movimento 5 Stelle a questo emendamento.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Biancani.

Andrea BIANCANI. Ovviamente lasciando ad ognuno la libertà di votare come crede, l’emendamento in oggetto non c'entra niente con quello che ha appena detto, dopodiché capisco che il Piano è complesso, è di 600 pagine, averlo ben chiaro non è semplice, però, ripeto, non c'entra niente, ma fate come credete.

PRESIDENTE. Emendamento 3 bis. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale approva)

Emendamento 4 a firma del Consigliere Celani, ha chiesto la parola, ne ha facoltà.

Piero CELANI. Il senso di questi due emendamenti è ad excludendum. Noi andiamo adesso a prendere atto che da 50 anni a questa parte non è successo nulla relativamente ai sistemi di prevenzione (allagamenti o situazioni del genere). Se nelle zone delimitate dal TR100, con tempo di ritorno di 100 anni, andiamo a vietare qualsiasi situazione di costruzioni interrate o seminterrate ..., transeat per l’interrato. Ho fatto un secondo emendamento che esclude il primo per parlare soltanto di seminterrati.
Se andate a vedere qual è la definizione di seminterrato nel regolamento edilizio di tipo regionale vi accorgerete che è seminterrato tutto quello in cui la superficie laterale è almeno superiore del 50% della superficie totale, questo consente con accorgimenti banali, che i tecnici sanno quali sono e che dovrebbero essere al vaglio di chi rilascia il titolo abilitativo, di avere la possibilità di fare questi locali da adibire successivamente, come sempre si fa, a locali accessori, quindi a standard urbanistici, a parcheggi. Noi adesso vietiamo anche di fare questo, quindi significa che su questo Piano, e dopo ne parlerò diffusamente in dichiarazione di voto, prevale la cultura del no e potete dire quello che vi pare.
L’emendamento 3 bis che andremo a votare adesso, tra l’altro non capisce perché prevede che le disposizioni non si applicano alle concessioni demaniali già esistenti, che c'entra? Quello va inficiato subito, si doveva esplicitare dicendo: “nel caso di frazionamenti”, dato che non si applica alle nuove concessioni. Mettetevi d’accordo quando scrivete le cose perché poi si interpretano male, non si applicano nuove concessioni alle nuove concessioni, che significa? Un pastrocchio su un pastrocchio. Dico che adesso faremo un danno a tutti coloro che hanno dei lotti per nuove edificazioni all’interno delle aree di rispetto, in quanto non potranno più realizzare seminterrati da adibire a standard urbanistici, saranno costretti ad utilizzare tutti i piani terra a standard urbanistico: parcheggio e altro, con un depauperamento del volume urbanistico totale, quindi con un danno.
Se la Commissione ha deciso di no, mi sta bene, ne prendo atto, però non è così, uno avrebbe dovuto prevedere qualcosa di diverso cercando di cambiare la 34, dando delle direttive ai Comuni per rivedere i Piani, ma in questo modo tutti saranno costretti a cambiare la progettualità dei piani terra perché dovranno destinarli a servizi. Questo è il concetto di questo emendamento, soprattutto per i piani seminterrati, lasciamo perdere gli interrati, ma almeno passiamo i seminterrati, però se la Commissione ha detto di no, io ne prendo atto e andiamo avanti.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Biancani.

Andrea BIANCANI. Vorrei solamente chiarire perché la Commissione ha detto di no, nel senso che non è una questione legata a chi ha presentato l’emendamento, ma è legata al fatto che un emendamento praticamente simile era stato presentato dall'Assessore Sciapichetti, la Commissione ci ha lavorato per diverse settimane ed è giunta al risultato che andava respinto.
In Commissione l'abbiamo rivisto oggi, ma lo avevamo già approfondito in precedenza, la motivazione riguarda il fatto che all’interno del TR100, nelle aree a rischio, l’acqua può arrivare, quindi si vuole evitare per motivi di sicurezza che l’acqua possa inondare le parti interrate o seminterrate. E’ un tema legato alla possibilità che il Piano prevede perché va a limitare e a definire dove l’acqua può arrivare, anche a quota 2,45, ma questo è in linea con quello che ha presentato la Giunta perché ricordo che questo Piano è stato adottato due volte dalla Giunta, non è l'ha adottato due volte la Commissione, noi ci siamo limitati a lavorare su un atto adottato due volte dalla Giunta, dopodiché rispetto a questo emendamento se fosse arrivato dalla Giunta già modificato magari non ci sarebbe stata quell'attenzione che gli abbiamo dato, ma è stato un oggetto di una discussione abbastanza serrata. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Casini.

Anna CASINI. Condivido l’emendamento presentato dal Consigliere Celani, mentre non condivido le motivazioni che sono state portate dal punto di vista tecnico, nel senso che in una zona dove ci sono le sabbie è assolutamente più sicuro fare un interrato perché, come voi sapete, più il terreno è sciolto, più il terreno è pericoloso e tutta la costa delle Marche è zona sismica, quindi fare un interrato è sicuramente più tutelante dal punto di vista sismico, questa è una questione scientifica.
Dal punto di vista di quello che ho detto in premessa, ovvero del fatto che si entra nel merito della potestà pianificatoria del Comune, penso, per esempio, a tutte le ristrutturazioni edilizie in cui non sarebbe consentito fare l’interrato in carenza di spazi destinati a parcheggio, penso alla legge Tognoli e non come il Consigliere alla 1444, ma alla Tognoli, che impedirebbe anche la ristrutturazione.
Credo che non sia corretto, questioni di sicurezza …, voi sapete benissimo che esistono e vengono applicate anche in zone a rischio di esondabilità lungo i fiumi delle prescrizioni e delle mitigazioni che sono ormai diventate prassi consolidata e che sono inserite nelle norme tecniche di attuazione di tutti i Piani, per cui io sono contraria perché si va ad invadere un campo che è di potestà comunale. Ogni Comune deve poter decidere in base alle sue esigenze quello che deve fare, e non lascio per ultima la questione sismica che non è indifferente perché un conto è costruire sulla roccia, un conto è costruire sulla sabbia.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Zaffiri.

Sandro ZAFFIRI. Grazie, Presidente. Credo che dalla discussione di questo momento stia emergendo quanto poca'nzi ho evidenziato. Ho detto che aver trattato la spiaggia da Gabicce a San Benedetto allo stesso modo porta dei problemi, eccoli, i problemi sono questi, non possiamo trattare allo stesso modo i 190 chilometri di costa, è stato fatto ed ecco le conseguenze.
Ci sono realtà territoriali che sono diverse e hanno bisogno di una risposta diversa, perché le province della regione Marche sono 5, non c’è un’unica regione altrimenti si sarebbe chiamata Marca, ma si chiama Marche e queste sono le conseguenze.
Non si vuol capire? Pazienza, però questi problemi poi si scontrano sul territorio e se qui in Consiglio regionale facciamo determinati interventi che cozzano nel territorio poi ci sono i contraccolpi.
Queste sono le conseguenze di quanto stiamo discutendo, noi non possiamo trattare tutti allo stesso modo.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Celani.

Piero CELANI. Per chiudere il discorso, condivido quanto ha detto l’Assessore Casini perché la cosa mi sembra molto ovvia e dico ancora di più: vietando completamente gli interrati favoriamo gli abusivismi perché la gente sarà costretta a fare pensiline, tettoie, baracche e baracchine per fare i garage attorno agli edifici e tenete presente, la cosa è banale, se si allaga un seminterrato, si allaga pure il seminterrato che sta a 40 centimetri entroterra, se si allaga quello si allaga pure il piano terra, quindi anche tecnicamente questi concetti dovete guardarli bene.
Mi auguro che i tecnici dell’ufficio ve l'abbiano detto, 40 centimetri sotto la linea di terra è seminterrato, nemmeno quello si potrà fare, ma se si allaga quello, si allaga automaticamente anche il piano terra, quindi facciamo un danno gravissimo in zone molto ampie perché il TR 100 abbraccia un’area molto vasta. Immaginate, tutti quelli che hanno dei lotti edificabili si troveranno nella condizione di non fare l’interrato sotto l’edificio, né con la legge Tognoli al di fuori dell’edificio, quindi assolutamente nulla, a pro di che cosa?
Non è successo nulla da 50 anni a questa parte, tutte le norme di prevenzione che possono essere adottate da un punto di vista tecnico ed urbanistico e costruttivo noi le abbiamo ignorate, questo mi sembra una cecità assoluta nella pianificazione, andando ad invadere anche, come ha detto l’Assessore Casini, la potestà dei Comuni, che a questo punto dovrebbero, per evitare danni in corsa, modificare tutte le norme tecniche d’attuazione per consentire che i volumi al piano terra non destinati a residenza, non entrino nel conto del volume urbanistico. Immaginate che cosa accadrebbe in tutta la regione!
Avevo visto l’emendamento in Commissione, è stato ritirato, non bocciato, non so per quale motivo, io l’ho riproposto perché sono convinto, soprattutto ho introdotto il concetto di seminterrato non d'interrato, dandovi la possibilità di ragionare ad escludendum, se non si vuole l'interrato e il seminterrato almeno si faccia il seminterrato, però chi comanda fa legge, non capisco, ma mi adeguo.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Maggi

Giovanni MAGGI. Grazie, Presidente. Non volevo intervenire, ma ho sentito delle cose ... Si parla di lotti edificabili, si parla di interessi che vengono colpiti.
Lotti edificabili erano anche quelli del Borghetto e quelli sopra il Ghettarello, in cui hanno costruito un ospedale, una facoltà universitaria, la stazione della Polizia stradale, hanno costruito l’università e nell’82 è franato giù tutto, quindi è stata chiusa l’università, la caserma della Polizia stradale, la casa di riposo e l’ospedale.
Vogliamo continuare a tutelare gli interessi corporativi facendo pagare poi i debiti che facciamo ora alle generazioni future? Qui si sta parlando anche del ritorno più naturale possibile delle nostre coste e continuiamo ancora a seguire questi interessi particolari?
Ripeto, Ancona lungo la frana ha visto cadere queste strutture che avevano licenze edilizie, aree edificabili e la frana era già nelle cronache del 1.700, come la frana del Borghetto.
La licenza per costruire non gliel’ho data io, Assessore Casini, gliel’ha data il Comune, non c’era l’obbligo degli studi geologici, ma c’erano le cronache del ‘700 che dicevano che la zona era in frana, è andato a mare un intero quartiere, la ferrovia è stata chiusa per anni, chiedo: il principio di precauzione vale o non vale? Soprattutto le coste le vogliamo tutelare o no?
Rincorriamo interessi particolari e perdiamo la visione dell’interesse generale e della tutela di quello che lasciamo alle generazioni che verranno. Questo mi sembra insostenibile. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Bisonni.

Sandro BISONNI. Premesso che questo emendamento è stato già discusso dalla Commissione per ben due volte, per ben due volte si è ragionato con i tecnici ed è stato concordato che non era accettabile, vorrei fare una riflessione a chi l'ha proposto e a chi l’ha suggerito, perché c’è chi lo firma e chi lo suggerisce. C'è già un Piano che doveva rispettare il Protocollo del Mediterraneo e non lo rispetta perché abbiamo detto che il Protocollo del Mediterraneo vieta l’edificabilità totale nella fascia di rispetto di 100 metri, questo non è rispettato, non è rispettato perché da semistagionale allo stagionale si è passati addirittura alla difficile rimozione dicendo: “Compensiamo se i volumi li togliamo da un’altra parte”, e siamo andati avanti. Poi è stato tolto pure questo ed è stato messo che si poteva comunque costruire in barba a tutta la normativa europea, adesso volete costruire pure sottoterra, datevi un limite!

PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Casini.

Anna CASINI. Attenzione a “datevi un limite”, intanto lei cominci a studiare le norme perché il Protocollo del Mediterraneo ha delle esenzioni che lei non conosce, sono state applicate in questo Piano dagli uffici soltanto le esenzioni previste dallo stesso accordo, quindi andiamoci piano, perché la questione tecnica l’hanno fatta i tecnici.

(interventi fuori microfono)

Anna CASINI. Detto questo, le ricordo che lei urla al vento perché il finto “ambientalismo” …
Dai tempi della frana, di cui si parlava prima, sono passate decine di anni ed è cambiato un mondo nelle analisi geologiche, nelle analisi botanico/vegetazionale, in tutti i tipi di analisi, quindi oggi un Piano regolatore è “studiato” nei minimi particolari.
Ripeto, noi stiamo andando contro le norme che individuano in capo ai Comuni alcune competenze di scelte pianificatorie e noi le stiamo cambiando. Chiedo a nome della Giunta la votazione per appello nominale.

Emendamento 4 a firma dei Consiglieri Celani, Marcozzi. Lo pongo in votazione per appello nominale chiesto dall’Assessore Casini a nome della Giunta e dal Consigliere Celani.
Favorevoli: Casini, Celani, Leonardi, Malaigia, Marconi, Marcozzi, Zaffiri, Zura Puntaroni.
Contrari: Biancani, Bisonni, Bora, Busilacchi, Carloni, Ceriscioli, Cesetti, Fabbri, Giacinti, Giancarli, Giorgini, Maggi, Micucci, Pergolesi, Rapa, Sciapichetti, Traversini.
Astenuti: Pieroni.

(L’Assemblea legislativa regionale non approva)

Emendamento 5 a firma dei Consiglieri Celani, Marcozzi. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale non approva)

Emendamento 6 a firma del Consigliere Bisonni.
Ha la parola la Consigliera Pergolesi.

Romina PERGOLESI. Chiedo la votazione per appello nominale anche a nome dei Consiglieri Giorgini e Fabbri.

PRESIDENTE. Emendamento 6. Lo pongo in votazione per appello nominale chiesto a nome dei Consiglieri Pergolesi, Giorgini, Fabbri.
Favorevoli: Bisonni, Fabbri, Giorgini, Maggi, Pergolesi.
Contrari: Biancani, Carloni, Casini, Celani, Cesetti, Giacinti, Giancarli, Malaigia, Marconi, Marcozzi, Mastrovincenzo, Micucci, Rapa, Sciapichetti, Traversini, Urbinati, Zura Puntaroni.
Astenuti: Bora.

(L’Assemblea legislativa regionale non approva)

Emendamento 7 a firma della Consigliera Pergolesi. Ha chiesto la parola, ne ha facoltà.

Romina PERGOLESI. Capisco il Consigliere Biancani che in qualche modo cerca di sminuire le istanze e le criticità evidenziate dal Movimento 5 Stelle e da altri colleghi, però non c’è bisogno di leggere tutte le 600 pagine, basterebbe che confrontasse la tabellina che ho proposto io come emendamento con quella che è stata votata in Commissione. Le evidenze e le criticità sono piuttosto palesi, come si fa a dire che rispetto alla scheda precedente, che tutelava ed aveva anche un suo senso logico in tutte le finalità del Piano, nei punti c.1 e c.2 più il b.2.1 è evidente che si vuole in alternativa consentire l’ampliamento anche per quelle situazioni in cui non c’è la stagionalità o la semistagionalità, ma anche per il facile sgombero. Sono tre righe non c’è bisogno di leggersi tutto il Piano perché il problema è qui.
Ripeto, il Piano l’ha sviscerato benissimo il Consigliere Giorgini e l’ha anche migliorato e perfezionato fin dove è potuto arrivare, però noi non possiamo votare a favore, quindi abbia pazienza.
Chiedo l’appello nominale a nome dei Consiglieri Giorgini, Pergolesi, Fabbri.

PRESIDENTE. Emendamento 7. Lo pongo in votazione per appello nominale chiesto a nome dei Consiglieri Pergolesi, Giorgini, Fabbri.
Favorevoli: Bisonni, Fabbri, Giorgini, Maggi, Pergolesi.
Contrari: Biancani, Carloni, Casini, Celani, Ceriscioli, Giacinti, Giancarli, Malaigia, Marconi, Marcozzi, Mastrovincenzo, Micucci, Rapa, Sciapichetti, Traversini, Urbinati, Zura Puntaroni.
Astenuti: Nessuno.

(L’Assemblea legislativa regionale non approva)

Emendamento 8 a firma del Consigliere Giorgini. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale non approva)

Emendamento 9 a firma del Consigliere Giorgini. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale non approva)

Emendamento 10 a firma del Consigliere Giorgini. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale non approva)

Emendamento 11 a firma del Consigliere Giorgini. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale non approva)

Emendamento 12 a firma del Consigliere Biancani. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale approva)

Coordinamento tecnico. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale approva)

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Celani.

Piero CELANI. Vorrei fare alcune considerazioni che non sono relative …, prendo spunto da quanto ha detto il Consigliere Micucci nel suo intervento sulle questioni di virgola o punto e virgola, vorrei andare più nella sostanza del Piano dopo il dibattito che c’è stato perché mi sembra di aver capito che, dopo tutto quello che è stato detto, la filosofia che sta alla base di questo Piano non è quella di grande sviluppo, è una filosofia soprattutto di “no”, di “divieti”.
Qui c’è il dibattito di sempre quando si parla di ambiente, ci sono i perbenismi, ci sono persone che si riempiono la bocca quando parlano di ambiente e dico che dobbiamo metterci d’accordo una volta per sempre, l’ambiente è soltanto un inciampo, un bene da tutelare, da utilizzare, oppure da utilizzare come risorsa fondamentale del territorio?
Su questo dobbiamo metterci d’accordo, se passa la filosofia che l’ambiente è un bene da mummificare, abbiamo sbagliato tutto, è da tutelare e da mettere a reddito l’ambiente! Questo è fondamentale, ma in questo modo non diamo l’impressione che vogliamo utilizzarlo nel modo giusto.
Vediamo quello che c’è nel Piano, la prima parte del dibattito si è sviluppata sulla tutela della costa dall’erosione, questo Piano che contiene? Nulla! Se il vero problema è quello, si doveva fare prima un Piano, uno studio su come si sono modificate le correnti nei 176 chilometri di costa per fare un progetto unitario e lavorare in modo unisono, omogeneo, e se utilizziamo i 176 milioni che sono a disposizione in 10 anni, peggio ancora, perché faremo dei piccoli interventi parcellizzati che produrranno danni agli altri. O si fa uno studio esatto, preciso, sul discorso delle correnti che variano lungo l’Adriatico e quindi un progetto spendendoci un miliardo, facendosi aiutare anche dal Governo, perché non credo che la Regione possa fare tutto da sola, allora si che tuteliamo la costa, ma noi vogliamo tutelarla impedendo di fare alcune attività nei 100 metri, oppure all’interno della fascia di rispetto, no, lì andiamo soltanto a penalizzare chi già ci opera e badate bene che noi abbiamo i concessionari che hanno la spada di Damocle della Bolkenstein. Vedrete che con tutto quello che dice la Direttiva e con tutti i divieti che ci sono adesso ci sarà uno scoramento totale perché qui prevalgono i divieti rispetto allo sviluppo e sicuramente non si fa un grande favore a chi pensava che attraverso questo Piano si dovevano rilanciare le attività turistiche, difendere il patrimonio ambientale, difendere le infrastrutture presenti. Non credo che vietando di fare le cose si possano raggiungere questi obiettivi.
Tra l’altro disconosciamo anche tutto quello che è successo negli ultimi 30/40 anni in termini di tecnologia, qualcuno è fermo probabilmente al Medio Evo e non sa che nel secolo scorso è stato realizzato il Tunnel della Manica scavato sotto il mare, che da Calè porta a Dover, non è successo niente, è stato fatto, quindi non possiamo, con gli accorgimenti dovuti che la tecnologia ci dà, scavare mezzo metro sulla sabbia, rendendo più stabili gli edifici e consentire di fare qualcosa di utile ai territori?
Qui si tratta di rivedere tutta la pianificazione lungo la costa perché variano gli standard.
Consigliere Maggi, ho fatto solo un esempio, non c'entra niente la speculazione, ho detto se uno ha un lotto edificabile all'interno di queste aree di rispetto - mica tutto è edificato, ci sono i piani che hanno lo sviluppo urbanistico - con un certo indice di cubatura, con una certa altezza, e pensava di utilizzare una parte di quel lotto per realizzarci delle strutture a servizio dell’edificio ora ovviamente non lo può fare più o può fare degli abusi esterni, baracche e baracchini per creare dei garage, come ne vediamo tanti di legno, di acciaio, pensiline a sbalzo che arrivano sui marciapiedi. Probabilmente daremo la scusa a queste situazioni per non aver voluto attraverso delle tecnologie particolari, attraverso delle prevenzioni particolari che esistono, che tutti hanno, perché non si allaga in tutto il mondo un seminterrato, ci sono dei sistemi di allarme e di pompaggio di I, II e III livello che fanno tutto, ma noi abbiamo vietato anche questo.
Credo che il lungo lavoro che è stato fatto poteva portare a dei risultati decisamente migliori, poi al Consigliere Bisonni dico di stare tranquillo, qui ognuno ragiona con la propria testa, io l’emendamento ritirato l'avevo già visto in Commissione e ne è testimone l’Assessore Sciapichetti che mi disse: “Perché l’avete ritirato?” “Perché in Commissione è stato ritirato”. Ma questa è una cosa importantissima da fare e l’ho ripreso. Stia tranquillo, qui ognuno ragiona con la testa propria e ragioniamo anche con il poco cervello che abbiamo mettendolo a frutto molto bene, perchè non sono fermo al Medio Evo, non dico che l’ambiente va mummificato, l’ambiente va tutelato e utilizzato come risorsa soprattutto per lo sviluppo dei territori e questo Piano non mi sembra che abbia come finalità questo obiettivo.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Micucci.

Francesco MICUCCI. Grazie, Presidente. Brevemente, perché già una sorta di dichiarazione l’ho fatta nell’intervento, per confermare un voto convintamente positivo su questo Piano.
Credo che i termini dello sviluppo, Consigliere Celani, ormai nel 2020 debbano andare oltre il concetto di sviluppo da un punto di vista edificatorio, di un’economia basata solo ed esclusivamente sullo sviluppo edilizio, che chiaramente è una fase importante dell’economia marchigiana e che non può essere pensata solo a ridosso delle spiagge. Come abbiamo detto prima negli anni passati le spiagge marchigiane sono state ampiamente inondate di cemento, mentre oggi il turismo e la necessità di sviluppo ci chiedono altri tipi di intervento, che non sono quelli dell’occupazione a vantaggio di pochi proprietari della parte a mare, ma una edificazione che sta alle spalle e l’utilizzo della parte a mare da parte di tutti i fruitori che vengono da fuori regione, che stanno nella regione, che sono residenti.
E' chiaro che questo Piano guarda anche allo sviluppo economico, ma il tema non è solo ed esclusivamente quello edilizio. Da un punto di vista turistico, l’abbiamo detto prima, credo che dia delle possibilità di implementazione e di sviluppo ai concessionari di spiaggia che in qualche modo possono ammodernare, possono mettersi al passo con i tempi per l’attrazione turistica, per dare servizi sempre più moderni ai turisti che vengono da fuori regione e dall’estero. Penso che da questo punto di vista le risposte che diamo siano assolutamente importanti, poi è chiaro che un Piano, come abbiamo detto prima, deve tener conto di mille esigenze e a seconda di come la si vede la si vorrebbe tirare più da una parte o dall’altra, ma mi pare che chi ha l’onere di amministrare e di governare abbia fatto una buona sintesi tra tutte le esigenze che, ripeto, non guarda ai singoli interessi, ma alla complessità degli interessi della regione Marche e mi pare che da questo punto di vista sia un risultato ottimo che va apprezzato, quindi convintamente il Partito Democratico vota.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Zaffiri.

Sandro ZAFFIRI. Grazie, Presidente. L’ennesima riprova di quanto stamattina la Lega ha sostenuto in merito a questo Piano per la difesa della costa. E’ un Piano che ..., capisco i nuovi scenari che si potrebbero creare anche politicamente, ma questo Piano ...
Consigliere Biancani, probabilmente lei si è fatto prendere la mano da troppa incisività nei confronti del Partito Democratico che le ha detto tanti no. E' questo il vero problema del Piano, c’è una forte preoccupazione della maggioranza su questo Piano che non tiene conto di una serie di aspetti economici importanti per il territorio. Questo è un dato di fatto, perciò avete, cari compagni del Partito Democratico, una pressione interna alla vostra maggioranza, con le nuove forze politiche o i rappresentanti delle forze politiche che hanno cercato di evidenziarvi queste cose, ed una pressione esterna, ed è evidente, come abbiamo visto anche poc’anzi nella discussione.
Questo è un Piano che soffre, che non dà risposte al territorio, che non dà risposte a tutte quelle aree che ho evidenziato prima, in modo particolare a quelle che stanno a sud di Ancona, città molto importanti per la costa, pertanto noi non possiamo che esprimere una negatività e un voto contrario a questo Piano.

PPRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Giorgini.

Peppino GIORGINI. Sicuramente il Consigliere Celani, che ricordo è un valido ingegnere, tira l’acqua al suo mulino, quindi per lui si potrebbe costruire anche dentro il nido di un gabbiano. Certo, sarebbe più sicuro che costruire un seminterrato sul TR100 questo è chiaro, però mi viene da ridere perché vorrei vedere chi nelle città userebbe il garage interrato o seminterrato a 50/60 metri dalla linea di costa, ma questo è un aneddoto per sciogliere un po’ il ghiaccio e la tensione.
Credo che nessuno abbia posto il problema sulla questione principale di questo Piano, i termini economici, qui non ci sono soldi, la mancanza di questo Piano è che soldi veri e stanziati per le problematiche delle Marche ce ne sono pochissimi.
Il Consigliere Giancarli ha parlato della manutenzione ed ha fatto bene, però ricordo allo stesso che per la manutenzione c’è 1 milione di euro che diviso per 23 Comuni della costa fa 43.000 di euro per ciascuno per la manutenzione. Premesso che tutte le scogliere da San Benedetto a Gabicce (Gabicce esclusa) sono a rischio per i nuovi cambiamenti climatici, perché sono fatte con strutture uno ad uno verso la spiaggia e uno a due verso il mare, l’unica che si può dire sicura è quella di Gabicce che è una struttura uno a due verso la spiaggia e uno a tre verso il mare, quindi ha una pendenza minore e riflette meglio le ondate, tutte le altre scogliere devono essere sistemate, quindi tutti questi soldi dove li andremo a prendere? Non si è pensato molto a questo, si è pensato più a dare, a cercare di elargire a chi fa attività turistica, che è rispettabile, vantaggi che in realtà non servono a chi deve tutelare la costa.
Detto questo e anche tutto ciò che ho espresso in termini politici nel mio intervento, il Piano poteva essere migliore anche perché a differenza con quello precedente recepiva la direttiva alluvioni, che è un fatto importante, ma poi si è pensato bene, magari in qualche momento, in qualche modo, di non tenerne conto.
Per i motivi che ho detto non mi sento di votare a favore, non mi sento di votare contro, quindi il nostro voto sarà di astensione. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Bisonni.

Sandro BISONNI. Grazie, Presidente. Ripeto, c’è una normativa europea che l’Italia ha sottoscritto che prevede l’inedificabilità nei primi 100 metri, poi ci sono delle fasce di rispetto, le cosiddette TR, in cui si può costruire, ma se si chiamano fasce di rispetto a qualcuno dovrebbe venire in mente che un motivo c'è: tempi di ritorno 100 anni, eccetera.
Vorrei far notare ai Consiglieri che per l’effetto dei cambiamenti climatici queste zone in realtà sono anche più frequenti e quello che adesso è stato classificato come TR100, cioè come un tempo di ritorno di 100 anni, cioè alluvioni che si verificano in 100 anni, eccetera, in realtà, magari, è un TR50, un TR40, un TR20.
Facciamo un parallelo, è un altro caso e non c’entra però serve per capire, un esempio, il fenomeno dell’acqua alta a Venezia è sempre accaduto però con i cambiamenti climatici il fenomeno è diventato più frequente. Stiamo andando verso una situazione di precarietà della costa, o questo ce lo mettiamo bene in mente, e allora cominciamo a prendere delle precauzioni per il nostro futuro, oppure seguitiamo a pensare che l’ambiente è solo un bene da sfruttare, allora la visione del Medio Evo non è quella dell’ambientalista che vuole tutelare l’ambiente, ma è quella di chi non ascolta gli scienziati e pensa che l’ambiente sia solo un bene da sfruttare per fini economici e non valuta che sta mangiando il futuro dei nostri figli e dei nostri nipoti, questa si che è una visione del Medio Evo! Lo sfruttamento dissennato del territorio, questa è la visione del Medio Evo, non quella dell’ambientalista che magari in quella zona vorrebbe favorire un turismo ecosostenibile, un’attività diversa. Non è che con il cemento si risolve questa questione, non è che con l’interesse economico si risolve questa problematica, non ascoltare gli scienziati, non prendere atto dei cambiamenti climatici in corso, questa sì che è una visione da Medio Evo.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, l’Assessore Pieroni.

Moreno PIERONI. Grazie Presidente. Intervengo semplicemente per dire che noi voteremo a favore di questo Piano, per un motivo che riteniamo fondamentale e che in alcuni interventi è stato evidenziato, anche se nella stragrande maggioranza no.
L’attuale Piano è partito nel 2004/2005 e dopo 15 anni l’aspetto politico forte è che questo Consiglio, su proposta della Giunta, approva il nuovo Piano, che è atteso da tutto il sistema della costa e dalla ricettività. Il Piano della costa dopo questi anni andava rafforzato.
Ricordo a me stesso la questione dei ripascimenti, noi abbiamo investito, da quando sono Consigliere, dal 2010, milioni e milioni in ripascimenti, perché il Piano della costa parlava di questo e la motivazione era quella. Tutti i fondi sono stati elargiti perché alcuni tecnici hanno sostenuto che il ripascimento era la soluzione, per alcuni territori, per alcune zone costiere, ai problemi causati dalle mareggiate ed ogni volta erano soldi buttati via.
Credo che questo Piano, al di là dei limiti che può avere ..., sicuramente un atto così importante, così grosso, così impattante, può avere delle criticità, ma ognuno porta avanti le proprie opinioni, ma nella sostanza la scelta forte è che oggi approviamo un Piano della difesa della costa, che è indirizzato verso nuove esperienze e soprattutto verso le sollecitazioni che sono arrivate da tutti i territori.
Ricordo in particolare la zona che conosco meglio, quella di Scossicci di Porto Recanati, senza dimenticare Torrette di Fano, Porto Sant’Elpidio, Montemarciano, alcune non le ricordo, in cui alla minima mareggiata scattano i problemi, è chiaro che avere un Piano della difesa della costa che predispone linee guida e indirizzi ..., per cui le amministrazioni future potranno investire e fare scelte ben diverse, con una programmazione ed una sollecitazione economica che diventano fondamentali.
Il voto è favorevole perché al di là di tutto, oltre l’aspetto normativo e tecnico, il Piano è stato migliorato e integrato con una serie di emendamenti che sono partiti dalla Commissione e presentati in Aula.
Dopo 15 anni i nostri concittadini marchigiani potranno vedere un nuovo Piano della difesa della costa, che successivamente potrà essere integrato o anche migliorato, ma in questa fase tutto il sistema marchigiano, in particolar modo costiero e ricettivo, lo sta aspettando.

Proposta di atto amministrativo n. 67, emendata. La pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale approva)

Proposta di atto amministrativo n. 74
ad iniziativa della Giunta regionale
“Approvazione del Piano per il Parco del Gran Sasso e Monti della Laga. Legge 6 dicembre 1991, n. 394, articolo 12, comma 4”
(Discussione e votazione)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la proposta di atto amministrativo n. 74 della Giunta regionale.
La discussione è aperta, ha la parola il relatore di maggioranza Consigliere Giacinti.

Francesco GIACINTI. Grazie, Presidente. Con questo atto, faccio una breve introduzione, si approva la proposta di deliberazione della Giunta, un atto amministrativo, quindi, che riguarda l’approvazione del Piano per il Parco del Gran Sasso e dei Monti della Laga.
Un iter molto lungo, siamo al suo compimento, un percorso che è partito in virtù della legge 394/91 già più di 12 anni fa, siamo all’atto finale perché lo schema dell’intesa fra la Regione Marche, l’Ente parco del Gran Sasso e dei Monti della Laga e i due Comuni marchigiani, sono solo due i Comuni marchigiani che insistono nel territorio di riferimento di questo parco, ovvero Acquasanta Terme ed Arquata del Tronto, è stato approvato dalla Giunta poche settimane orsono e oggi si conclude l’iter.
Il Piano è quello approvato nell’accordo tra le Regioni Abruzzo e Lazio, integrato da alcune puntualizzazioni valide esclusivamente per il territorio dei due Comuni marchigiani, per questo siamo chiamati in causa, ovviamente, volto a tutelare i valori naturali e ambientali del territorio dell’area protetta alla luce del quadro determinatosi anche a seguito degli eventi sismici che purtroppo ben conosciamo e che hanno riguardato quei due Comuni di competenza della Regione Marche.
L’atto si compone di ben 600 pagine e consta di 6 allegati che scorgiamo velocemente, una relazione, cosiddetta Elaborato A, analizza il territorio del Parco descrivendone i diversi ambienti; la normativa di attuazione, Elaborato B, costituisce l’insieme delle regole che vengono applicate a tutto il territorio del parco; il rapporto ambientale, Elaborato C, redatto nell’ambito del processo di valutazione ambientale strategica cui è stato sottoposto il Piano per il Parco articolato in 11 capitoli e reca le informazioni generali, descrive le fasi preliminari del processo, lo scenario attuale, i quadri evolutivi possibili, individua gli obiettivi e le aree significativamente interessate, gli impatti e le conseguenti misure di riduzione e di compensazione degli stessi, nonché il loro monitoraggio; c’è l’Elaborato D, l’organizzazione territoriale del Parco che individua i tre sistemi che caratterizzano il territorio dal punto di vista funzionale, insediativo e dell’accessibilità; poi c’è la zonazione con l’Elaborato E, il territorio viene suddiviso in aree diverse a seconda dei gradi di naturalità, sono in ordine decrescente, la zona A di riserva integrale, poi la B di riserva generale orientata, la C di protezione e infine la D di promozione economica e sociale.
Da ultimo l’area naturale 2000 e zonazione, cosiddetto Allegato F, è l’elaborato che cartografa le aree della rete ecologica europea Natura 2000, individuate ai sensi delle direttive comunitarie, habitat e uccelli, sovrapponendole a quelle presenti nell’elaborato di zonizzazione.
Di questo consta il Piano, ripeto, frutto di un lavoro che si è sviluppato in un periodo abbastanza lungo. Guardate il destino a volte ..., nella stessa giornata dopo aver discusso ampiamente il Piano di gestione integrata delle zone costiere, in cui sono emerse anche delle critiche, perché questo Piano vedrebbe sacrificata la componente più puramente ambientale agli interesse di parte, un altro atto mi sembra collocarsi con coerenza nel rispetto di questa attenzione, sensibilizzazione, in merito alle questioni ambientali e naturalistiche per cui il contesto di riferimento in cui si va ad approvare un atto di questo tipo è ben diverso, come ho fatto riferimento nell’intervento, al Piano che abbiamo approvato in precedenza.
Questo è un ambito di applicazione e la finalità di questo atto amministrativo, che va ben al di là di quello che abbiamo approvato poc’anzi e fin da ora annuncio il mio voto positivo.

Presidenza del Vicepresidente
Renato Claudio Minardi

PRESIDENTE. Ha la parola il relatore di minoranza Consigliere Giorgini.

Peppino GIORGINI. Grazie, Presidente. Su questo atto amministrativo non ci sono molte cose da dire, riguarda il Parco del Gran Sasso e i Monti della Laga e in pratica replica ciò che è già stato approvato dalle altre due Regioni che fanno parte di queste aree protette, l’Abruzzo con 40 Comuni, il Lazio con i Comuni di Amatrice ed Accumuli e le Marche con Acquasanta Terme ed Arquata, che come sapete sono due comuni che fanno parte del cratere.
Il Piano del parco è già stato approvato dalla Regione capofila che è l’Abruzzo con una delibera del Consiglio del 2017, vi sono state intese tra la Regione Marche e l’Ente Parco e i due Comuni marchigiani che hanno portato all’approvazione dello schema previsto con la delibera della Giunta regionale delle Marche n. 1048 del 2019.
Il Piano tutela i valori naturali e ambientali del territorio che copre le aree protette e articola il territorio del parco in quattro ambiti: le riserve integrali, le riserve generali e orientate, le aree di protezione e le aree di promozione economica e sociale.
Solo nelle riserve integrali la tutela è massima e le prescrizioni della Vas in merito a queste sono quasi uguali per tutte le Regioni e sono adottate per ogni territorio, anche se le Marche in verità hanno un ruolo marginale, come ho detto prima.
Non è stato un Piano condiviso, ogni Regione si è occupata del proprio profilo, l’Abruzzo ha approvato la Vas autonomamente e in qualche situazione agevola il consumo del suolo, la Regione Marche ha aggiunto da parte sua delle norme adeguate ai propri territori.
Non c’è molto altro da dire perché solo il 5% del territorio marchigiano è interessato da questo atto amministrativo, noi lo voteremo favorevolmente e credo che non ci sia altro da dire. Grazie.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione.
Proposta di atto amministrativo n. 74. La pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale approva)

Interrogazione n. 914 – a risposta immediata
ad iniziativa della Consigliera Pergolesi
“Piani assunzionali Arpam”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 914 - a risposta immediata - della Consigliera Pergolesi.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Sciapichetti.

Angelo SCIAPICHETTI. Grazie, Presidente. Si ritiene necessaria una premessa, con l’entrata in vigore della legge 21 gennaio 1994, n. 61, le competenze in materia di controlli ambientali sono state definitivamente scorporate dal Servizio sanitario nazionale e trasferite alle Agenzie regionali per la protezione dell'ambiente, creando una netta distinzione tra le materie "ambientali" e quelle propriamente "sanitarie".
Le Agenzie regionali, pertanto, sin dalla loro origine, si sono differenziate in modo sostanziale dagli enti del Servizio sanitario nazionale, ancorché siano state strutturate in taluni casi anche con riferimento a norme di organizzazione del Servizio sanitario nazionale e trovino applicazione per il relativo personale, peraltro non nella totalità dei casi e solo ai fini della regolamentazione del rapporto di lavoro, i contratti collettivi nazionali di lavoro del comparto sanità.
I compiti di tutela dell'ambiente esercitati dalle Arpa sono ormai chiaramente diversi da quelli dei vecchi Presidi multizonali di prevenzione (PMP) e ben più ampi, estendendosi, in molte agenzie, al meteo, all'idrografia, all'ingegneria ambientale, a quella industriale, alla gestione e tutela del territorio, al supporto alla protezione civile per gli eventi antropici e naturali, al dissesto idrogeologico, al monitoraggio delle frane, alla protezione della fauna e flora selvatica, alla tutela della biodiversità, eccetera.
Sebbene nella realtà della nostra regione si sia sempre garantita una stretta sinergia con l'ambito sanitario in diversi ambiti, l'attività dell'Arpam per l'analisi e il monitoraggio dello stato e dell'evoluzione delle matrici ambientali, le pressioni, gli impatti, non sono visti solo, né direttamente, in termini di salute umana.
Il contratto della sanità, che nasce per essere applicato ai servizi riferiti alla protezione della salute umana per gli Ospedali e per le ASL, è stato esteso alle Arpa solo in ragione della provenienza originaria del primo nucleo di personale trasferito.
Pur avendo tale scelta consentito di garantire l'immediata operatività alle Agenzie, evitando le conseguenze del collocamento in ambito contrattuale diverso, l'esperienza sinora maturata consente di affermare che il contratto collettivo nazionale di lavoro della sanità complessivamente mal si adatta alle necessità delle Agenzie regionali per la protezione dell'ambiente, che sono enti profondamente diversi, per natura dei compiti attribuiti, da quelli del Servizio sanitario nazionale.
Gli istituti previsti da questo contratto si sono rivelati per le Arpa spesso rigidi, inadeguati, non funzionali.
Proprio per assecondare le esigenze e le peculiarità del sistema delle agenzie rispetto agli enti del Servizio sanitario, l'articolo 5 del contratto collettivo nazionale del lavoro Dirigenza SPTA (sanitaria, professionale tecnica amministrativa), sottoscritto il 21 luglio 2005 per la formulazione delle tabelle di equiparazione del personale dirigente delle Arpa a quello appartenente all'area della dirigenza dei ruoli sanitari, tecnico, professionale ed amministrativo del Servizio sanitario nazionale, ha istituito nell'ambito del ruolo tecnico il profilo professionale del dirigente ambientale, prevedendo, altresì, che le Arpa individuino nei propri regolamenti concorsuali requisiti specifici richiesti, ivi comprese le specializzazioni, per l'assunzione del dirigente ambientale in relazione ai propri settori di attività.
La norma ha introdotto questa figura professionale specifica nella quale, in ragione dell'innata valenza multidisciplinare delle funzioni tipicamente rivolte alla tutela e protezione dell'ambiente, andavano a confluire i dirigenti delle Agenzie con diverse professionalità e competenze a contenuto tecnico-scientifico (biologi, chimici, fisici, agronomi, geologi, laureati in scienze naturali/ambientali, eccetera) che possono ricoprire - e di fatto ricoprono - le medesime posizioni dirigenziali.
La stessa ARAN (Agenzia per la rappresentanza negoziale per pubbliche amministrazioni), con un proprio orientamento, ha definito ad esaurimento il ruolo dei dirigenti sanitari per quanto riguarda i reclutamenti operati dalle Agenzie.
Ciò stante, da tempo il sistema delle Agenzie ambientali si è orientato verso il superamento in via definitiva dell'inquadramento dei dirigenti fisici, biologi e chimici nel ruolo sanitario, essendo tali professionalità da ricondurre nelle Arpa, in ragione delle funzioni ambientali svolte, al profilo del dirigente ambientale (ruolo tecnico).
L'articolo 7 CCNQ del 13 luglio 2016, nel definire gli ambiti della contrattazione collettiva, ha previsto che, per il triennio 2016-2018, il personale dirigente amministrativo, tecnico (quindi anche il dirigente ambientale) e professionale delle Arpa sia ricompreso nell'area di contrattazione collettiva riferita alla Dirigenza delle funzioni locali. Il Comitato di settore terrà conto delle indicazioni fornite dall'associazione delle Agenzie (ASSOARPA) affinché sia inserita nel contratto una specifica disciplina per i dirigenti ambientali.
Detto quanto sopra, si rappresenta che il Piano del fabbisogno del personale 2019-2021 dell'Arpam coerentemente con le previsioni dei vigenti contratti ha previsto l'assunzione di dirigenti ambientali per la copertura dei fabbisogni rilevati in piena uniformità con le scelte operate dalle altre Agenzie Regionali.
Non si vede come si sarebbe dovuto tener conto di un'ipotesi di accordo in palese violazione delle sfere di competenza delineate dal CCNQ del 13 luglio 2016.
In ogni caso il Piano del fabbisogno di personale è stato oggetto, nel mese di luglio, di regolare e preventiva informazione sindacale a seguito della quale non è mai pervenuta dalle organizzazioni sindacali richiesta di confronto.
Inoltre rispetto a quanto asserito nell'articolo di stampa citato dal Consigliere regionale si precisa quanto segue:
- nessuna iniziativa è stata intrapresa in contrasto con il contratto collettivo nazionale di lavoro vigente (dato quanto espresso in precedenza);
- non si è certo chiesta l'uscita della dirigenza sanitaria dal proprio inquadramento giuridico contrattuale che l'Agenzia rispetta pienamente;
- non è stata adottata alcuna iniziativa relativamente ai fondi per il trattamento accessorio della dirigenza sanitaria come attestato, dalla determina di costituzione adottata nel mese di novembre;
- non è stata rigettata alcuna proposta di incontro relativamente all'utilizzo delle risorse decentrate.
L'Arpam opera inoltre in piena adesione agli indirizzi regionali come in ultimo forniti dalla delibera di Giunta regionale Marche n. 1047 del 9 settembre 2019 contenente gli "indirizzi e misure sulla riorganizzazione dell'Arpam" che ha escluso, fra l'altro, l'utilizzo delle risorse aggiuntive regionali per il personale dirigente. Non c'è alcuna ostilità nei confronti della dirigenza sanitaria, tutt'altro infatti i dirigenti sanitari ricoprono attualmente, con risultati positivi, i massimi livelli dell'organizzazione aziendale.
Si sta solo disegnando un modello organizzativo in grado di dare risposte più efficaci alle problematiche ambientali della regione.
Sono inoltre rispettate appieno le disposizioni contrattuali richiamate dall'Anaao (Associazione nazionale aiuti assistenti ospedalieri), privilegiando assunzioni, previste dallo stesso contratto, per profili maggiormente vocati alla mission dall'agenzia, senza certamente sottovalutare il contributo della medesima alle tematiche sanitarie.
Quanto sopra in linea con gli orientamenti espressi dal sistema nazionale delle agenzie, orientamenti che fra l'altro consentono un'economia di risorse pubbliche. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatta o meno, la Consigliera Pergolesi.

Romina PERGOLESI. Grazie, Presidente. Ringrazio l’Assessore all’ambiente Sciapichetti per i chiarimenti tecnici di cui sono naturalmente a conoscenza.
Faccio notare all’Ufficio di Presidenza che la mia interrogazione era rivolta all’Assessore alla sanità proprio perché l’Arpam è coinvolta spesso e volentieri direttamente anche dai cittadini in quanto la ritengono un organo di controllo della qualità ambientale, se c’è un timore viene chiamata l’Arpam per controllare e fare rilievi tecnici per la salute pubblica.
Il mio quesito, supportato anche dal capogruppo Maggi, era rivolto all’Assessore alla sanità a cui chiedo cortesemente di esprimersi per capire in che modo intende tutelare, visto il cambio normativo nazionale, la salute pubblica, e con quali mezzi ha intenzione di riorganizzare l’assetto istituzionale ed intervenire andando incontro alle esigenze dei cittadini che hanno delle forti perplessità e timori ritenendo che per il gap normativo che si è creato non si tuteli direttamente e non si sia sensibili nei confronti della salute pubblica.
Ricordo che chiesi con enorme difficoltà un report che doveva essere presentato dalla Giunta l’anno scorso sullo stato di salute della popolazione dell’ex zona Erca e una volta ottenuto non solo non è stato presentato alla popolazione, ma aveva diverse carenze dal punto di vista dell’esposizione dei dati. Visto che è stato presentato anche il registro tumori, mi spiace che non sia presente il Consigliere Volpini, vorrei sapere in che modo la Regione ha intenzione di portare avanti le iniziative volte a tutelare la salute pubblica, fermo restando le esposizioni delle agenzie e di chi controlla i limiti ambientali. Grazie.

Interrogazione n. 913 - a risposta immediata
ad iniziativa del Consigliere Maggi
“Attuazione progetto di osteopatia bambini cardiopatici”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 913 – a risposta immediata - del Consigliere Maggi.
Ha la parola, per la risposta, il Presidente Ceriscioli.

Luca CERISCIOLI. Grazie, Presidente. La legge n. 3 del 2018 ha riconosciuto l’osteopatia come professione sanitaria, tuttavia ad oggi non è stato istituito un corso universitario che garantisca i titoli per la qualità e la sicurezza del paziente e che consenta all’osteopata di prestare assistenza all’interno delle strutture del Servizio sanitario.
Dunque è necessario che la figura che viene indicata nell’interrogazione si qualifichi come fisioterapista per poi praticare sulla base della legge n. 3 tutte le attività che ritenga opportune anche di natura osteopatica nei confronti dei pazienti.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Maggi.

Giovanni MAGGI. Grazie Presidente. Ho parlato, a proposito di questa interrogazione, prima dell'Aula, con il Presidente Ceriscioli e devo dare atto, mi capita raramente, della sensibilità che ha avuto nell'accogliere le famiglie dei bambini cardiopatici di Torrette che hanno presentato un progetto per l’osteopatia, che aiuta i bambini nel reparto di cardiochirurgia infantile di Torrette.
L’osteopata è ormai riconosciuto a livello scientifico, c’è un articolo di qualche giorno fa sul Sole 24 Ore, ed è ormai riconosciuta la validità sia clinica che psicologica dell’osteopatia prima e dopo gli interventi cardiochirurgici in questi piccoli pazienti.
Questo progetto, ripeto, finanziato esclusivamente dalle famiglie che costituiscono il Comitato dei bambini cardiopatici, aveva l'ostacolo che ha evidenziato il Presidente Ceriscioli, perché l’osteopata non è accreditato.
Le famiglie dei bambini cardiopatici hanno scelto come professionista di osteopatia un fisioterapista che viene accreditato all’interno della struttura specializzato in osteopatia infantile, quindi la risposta che ha dato il Presidente allevia le particolari sofferenze ed incertezze di queste famiglie sottoposte a prove così delicate e dolorose che riguardano i loro figli ed aiuta questo progetto ad essere realizzato, per cui non posso che ringraziare il Presidente Ceriscioli che con un atto di buona volontà e di buon senso in tre minuti ha risolto il problema ed io devo dargliene atto.

PRESIDENTE. Ha la parola il Presidente Ceriscioli.

Luca CERISCIOLI. Rispetto alla richiesta della Consigliera Pergolesi ovviamente mi riservo di approfondire la questione e nel prossimo Consiglio intervenire.

Interrogazione n. 915 - a risposta immediata
ad iniziativa del Consigliere Zaffiri
“Aerdorica SpA - Nuove assunzioni”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 915 - a risposta immediata - del Consigliere Zaffiri.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Casini.

Anna CASINI. Grazie, Presidente. Si rappresenta che la Regione Marche era a conoscenza dei ruoli dirigenziali, in particolare il Direttore generale di Aerdorica, designato membro in seno al Consiglio di amministrazione e nominato Amministratore delegato, è stato individuato anche nel ruolo di Direttore generale, nella riunione del Consiglio di amministrazione dell'1 ottobre 2019, come si evince dal relativo verbale.
Inoltre l'offerta tecnica presentata da Njord Adreanna srl al "bando per la selezione di socio attraverso la sottoscrizione di aumento di capitale sociale di 15 milioni di euro", definisce ruoli e nominativi sia del Direttore generale che del Direttore operativo con tanto di curricula, quindi all’interno della proposta c’erano i nomi delle persone che avrebbero avuto questi incarichi.
Si è venuti a conoscenza di una terza unità di personale assunta a seguito di informazioni chieste, con prot. n. 1443216 del 5 dicembre 2019, ad Aerdorica che ha circostanziato, come da nota ricevuta in pari data, che si allega alla presente, le motivazioni di assunzione nell'ambito della progettazione aeroportuale infrastrutture e pavimentazione, di personale altamente qualificato.
Due posizioni dirigenziali facevano parte dell’accordo che è stato sottoscritto ed una l'hanno assunta loro perché hanno ritenuto che fosse necessaria, ma la Regione non ha competenze in questo campo, questo è quello che loro ci hanno detto, le lascio copia delle lettere.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Zaffiri.

Sandro ZAFFIRI. Grazie, Presidente. Grazie, Assessore Casini. Conferma queste due assunzioni da quadro e siccome Aerdorica ha una struttura di quadri che supera le 32 persone, ora diventano 36, 37, 38.
Dall’altra parte questo Amministratore delegato per un accordo sottoscritto forse andrà anche più in là di quello che prevede la norma sui licenziamenti.
Credo che ci sia un problema per la percentuale di quota che la Regione Marche ha all’interno dell’attuale struttura dell’Aerdorica e siccome penso che sia una questione sociale, guardi con attenzione e bene a quello che potrà accadere: si licenzia e poi si assume o magari prima si assume e poi si licenzia.

Interrogazione n. 916 - a risposta immediata
ad iniziativa del Consigliere Giancarli
“Crisi della JP Industries SpA di Fabriano”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 916 - a risposta immediata - del Consigliere Giancarli.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Bravi.

Loretta BRAVI. Grazie, Presidente. Riguardo alla problematica sollevata dall'interrogante si precisa che la ditta J & P Industries in data 18 novembre 2019 ha presentato istanza al Mise per la convocazione di un tavolo di confronto sulla possibilità di proseguire le negoziazioni con potenziali partner/investitori, nonché per la definizione del Piano concordatario strumentale alla soluzione delle problematiche aziendali.
Al riguardo questo Assessorato, pur non avendo in programma per ora riunioni con la proprietà e con le organizzazioni sindacali - ne abbiamo fatte e c’è uno storico, come lei sa - solleciterà nelle sedi più opportune la costituzione di questo importante tavolo, dal cui lavoro direttamente o indirettamente dipende la sorte di decine e decine di lavoratori.
Sotto il profilo della protezione sociale, fonti sindacali ci riferiscono che, da contatti e interlocuzioni avvenute con il Ministero del Lavoro, dove noi non siamo stati invitati e quindi non siamo andati, si intravede la concreta possibilità della proroga di un ulteriore anno di cassa integrazione guadagni straordinaria. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Giancarli.

Enzo GIANCARLI. Grazie, Presidente. Voglio ringraziare l’Assessore Bravi, non avevo e non ho dubbi sul suo operato e su quello della Regione, ma purtroppo di frequente siamo costretti ad intervenire perché le crisi, soprattutto nel fabrianese, toccano più aziende per cui assistiamo ad un problema più generale, una deriva che ha portato alla svalorizzazione del lavoro.
Non sempre c'è un’etica di comportamento, una visione di valori importanti, molto spesso c’è un’attenzione più forte ai dividendi che alle persone che lavorano e quindi la ringrazio per quanto ha detto ed anche per l’impegno che ha assunto nel monitorare anche questa vicenda.
E' fondamentale che si produca un Piano industriale anche se dirlo rispetto a questa situazione lascia il tempo che trova perché sono passati troppi anni, è una realtà in difficoltà, ma accanto al Piano industriale diventa inaccettabile la riduzione del lavoro ed ancor peggio l’assenza di protezioni sociali, quindi grazie ancora all’Assessore Bravi.

Mozione n. 584
ad iniziativa dei Consiglieri Urbinati, Giorgini
“Situazione del Centro agroalimentare piceno di San Benedetto del Tronto”
(Discussione e votazione)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la mozione n. 584 dei Consiglieri Urbinati, Giorgini.
Ha la parola, per l'illustrazione, il Consigliere Urbinati.

Fabio URBINATI. Grazie, Presidente. Finalmente riusciamo a discutere in Aula di questa vicenda, che secondo me richiede qualche informazione in più. Credo che sia giusto e legittimo che l’Aula e tutti i Consiglieri vengano informati di cosa sia il Centro agroalimentare di San Benedetto del Tronto, che cosa sta accadendo e che cosa è accaduto negli ultimi anni.
Il Centro agroalimentare nasce da una legge nazionale della fine degli anni ‘80, quando la politica nazionale creava questi centri per valorizzare il nostro patrimonio, di cui sempre parliamo in questa Aula.
In particolare nella Regione veniva previsto un Centro agroalimentare nel sud delle Marche e questo è stato realizzato a San Benedetto del Tronto, una zona strategica al confine con l’Abruzzo. Il Centro agroalimentare è a 50 metri dall’ingresso della A14, che poi si collega con la A24, quindi da un punto di vista logistico si trova in una zona di grandissimo valore.
Il Centro agroalimentare nasce a San Benedetto per una peculiarità, perché in quel periodo c’era ancora un grande fervore delle aziende ittiche della trasformazione, dopo l’epopea della pesca atlantica. Lì si decise di sviluppare questa attività e molte furono le aziende che delocalizzarono dalle aree portuali o dalle aree interne e si trasferirono al Centro agroalimentare di San Benedetto del Tronto, che è una società che ha un capitale quasi interamente pubblico.
E' bene che vi faccia l’elenco dei sette soci pubblici, che in totale hanno il 96% delle azioni del Centro: 43,17% è del Comune di San Benedetto del Tronto, 33,87% è della Regione Marche, 6,96% è della Provincia di Ascoli, 5,35% è della Provincia di Fermo, questo ovviamente scaturì dalla divisione delle Provincie, fu divisa anche la quota del Centro agroalimentare, poi ci sono in quota parte il Comune di Monteprandone che ha il 2,37% e la Camera di Commercio di Ascoli, e un totale del 4% è di proprietà di aziende private.
Veniamo all’attualità, senza stare a ripercorrere le storie travagliate che ci sono state dall’inizio degli anni 2005-2006 e 2007, vicende che sono andate anche sulle cronache regionali.
Il valore del Centro agroalimentare, che risultava a giugno del 2017, prima dell’approvazione del bilancio del 2017, era di 6.290.000 euro circa, poi è passato a 6.047.000 euro, perché quell’esercizio ha riportato una perdita di bilancio di 850.000 euro, una perdita che è stata compensata in parte con un fondo di svalutazione ed in parte, sapendo che la legge non permette oggi il versamento dei soldi pubblici all’interno delle società partecipate, erodendo il capitale sociale.
Quella perdita veniva da cinque anni consecutivi di chiusura in perdita.
Quel bilancio fu molto particolare perché fu prima approvato da un Consiglio di amministrazione nuovo, che aveva fatto un’operazione di revisione di tutto il bilancio ed erano venute fuori delle perdite che dovevano essere evidenziate anni prima, tipo il credito di imposta. Tutti sanno che non si può riportare per più di cinque anni, invece lì era stato riportato per sette anni, insomma, una serie di partite che sono venute fuori con il bilancio del 2017.
Devo anche ricordare la mia esperienza al Comune di San Benedetto, quando ero Assessore al Bilancio, non avevo in capo la delega alle partecipate, ma una partecipata così importante influisce sul bilancio del Comune, per cui me ne sono sempre interessato.
Negli anni 2011 e 2012 è arrivata la riforma di Monti, che ha fatto un primo passaggio sulle società partecipate, e i soci decidono negli anni 2010 e 2011 di capire se questa azienda era appetibile sul mercato e se le quote pubbliche in parte potevano essere dismesse come era stato fatto per altre partecipate.
Ricordo benissimo, ero presente insieme al Sindaco della mia città, insieme al dirigente dell’Ufficio ragioneria, eravamo nell’attuale ufficio del Presidente Mastrovincenzo, insieme all’allora Assessore Marcolini e al compianto allora dirigente della Regione Marche Dott. Burattini, e lì si decise di fare un'esplorazione attraverso una proceduta di evidenza pubblica, se c’era l'interesse di qualche compratore. La Regione si mosse subito e fece una delibera.
Arriviamo alla situazione che coincide con il nostro mandato in Regione.
Dico la verità, ebbi una forte perplessità, quando nell’autunno del 2015, dopo tre mesi che ero stato nominato Consigliere regionale, mi recai presso l’Ufficio ragioneria, presso il Dirigente del settore bilancio, dove doveva esserci la gestione del bilancio del Centro agroalimentare, mi fornirono qualche informazione e mi dissero principalmente che il Centro agroalimentare di San Benedetto era seguito dall’Ufficio agricoltura, a me questa subito è sembrata, non dico una anomalia, però una novità, non mi era mai capitato che la parte gestionale di bilancio di una partecipata non venisse gestita dal settore finanze, dal settore patrimonio, ma dal settore agricoltura.
Qualche mese dopo scopro che la Regione si era mossa, ma si era mossa in una direzione totalmente diversa dall’indirizzo della delibera che era scaturita da quell’incontro, di cui ho già detto, e dalla volontà di tutti i soci. Ricorderete bene che in quest’Aula abbiamo votato i consolidati di bilancio dove all’interno c’era la dismissione delle quote del Centro agroalimentare, dismissione significa vendita, ed è un procedimento giuridico molto chiaro, che si fa con una procedura di evidenza pubblica.
Scopo inoltre che nell’agosto del 2016, diciamo quasi un anno dopo il nostro insediamento, la Regione Marche, con nota prot. n. 559380 del 9 agosto, aveva chiesto il recesso delle quote dal Centro agroalimentare.
Qui entriamo in un procedimento giuridico totalmente diverso, chi è del mestiere, anche in diritto, mi insegna che tra alienazione/vendita e recesso c’è una differenza notevole, sono due cose totalmente diverse.
La Regione Marche pratica il recesso delle quote, che prevede in maniera molto chiara ed inequivocabile che il socio recedente, queste sono le interpretazioni più ampie, ha diritto di partecipare alle assemblee dei soci, di poter intervenire e di poter votare solo le operazioni che possono incidere sul valore della quota da cui è recesso. Quindi, non si possono votare bilanci, non si possono fare nomine, non si può fare quello che è il normale diritto di un socio all’interno di una società, come in questo caso, pubblica e privata.
Il 26 giugno 2017 al Centro agroalimentare si è convocata l’assemblea per l’approvazione del bilancio, quindi siamo a meno di dodici mesi dalla richiesta di recesso, e la Regione Marche partecipa, ho qui tutti i verbali delle assemblee, tutto il materiale che ho acquisito in questi anni attraverso regolari accessi agli atti, e fa un operazione di rilancio, cioè la Regione che era recedente, capiamoci bene, circa dieci mesi dopo fa un’azione di rilancio e dice di voler rilanciare il Centro agroalimentare anche in virtù degli eventi sismici che hanno colpito il territorio, ribadisce l’importanza del settore agroalimentare e in quella seduta vota il bilancio, in quella stessa seduta vota il rinnovo delle cariche, vota il rinnovo del Presidente, vota il rinnovo dei revisori dei conti, e a mio avviso, ma queste cose le lascio agli altri e si vedrà se succederà, o se capiterà, o se occorrerà in altre sedi, questo si chiama atteggiamento concludente, molto probabilmente dopo questa Assemblea il recesso della Regione Marche è venuto meno. Guardate bene, non ho mai trovato una risposta chiara, il recesso è un atto e se la società non è in grado di liquidare le quote – ed il Centro agroalimentare non lo è, perché, capite bene, con quel capitale sociale e chiudendo in perdita, non ha disponibilità per liquidare la quota della Regione che è di oltre 1 milione di euro - si apre la liquidazione dell’azienda, che è un processo totalmente diverso.
Un’azienda che ha 6 milioni di capitale sociale, che può cercare di azzerare il proprio bilancio con delle operazioni di risanamento, che l’attuale Consiglio di Amministrazione sta facendo, non va in recesso, non va in liquidazione.
Mi chiedo, e lo chiedo all’Aula, lo chiedo agli uffici, lo chiedo a tutti, anche se quello che sto dicendo è suffragato da pareri legali, ma i pareri legali sono di parte e secondo me lasciano il tempo che trovano e contano molto di più le sentenze, l’atto di recesso può essere fatto da un dirigente con una semplice nota? Ad esempio, mi chiedo: se recedo da alcune quote e vado ad adoperare sul patrimonio della Regione Marche, le quote che la Regione Marche ha in una partecipata riguardano il patrimonio della Regione, può un dirigente fare un atto del genere? Questo a mio avviso è un atto minino di Giunta o di Consiglio.
Torno ancora indietro, in questa Regione abbiamo votato quattro consolidati, il consolidato è il bilancio delle società partecipate, da nessuna parte in quei consolidati è scritto che la Regione Marche ha praticato il recesso dal Centro agroalimentare, o che ha preso atto di quell’Assemblea dei soci in cui nominando i nuovi amministratori, votando il bilancio, con un atteggiamento concludente ha ritirato di fatto il recesso fatto nel 2016. Nella più normale delle ipotesi secondo me è questo l’atteggiamento che la Regione ha avuto, perché successivamente, il 30 luglio 2018, siamo ad un anno dopo, la Regione vota nuovamente il bilancio ed è presente all’Assemblea un suo dirigente.
Veniamo a quello che è accaduto recentemente, parliamo del maggio scorso, e questo secondo me è un aspetto che dovrebbe essere chiarito all’Aula.
Il primo recesso era stato fatto nell’agosto 2016, con una nota del dirigente, nel frattempo nei due anni successivi, dal 2016 al 2019, la Regione Marche ha votato i bilanci, ha nominato i dirigenti, ha avuto un atteggiamento concludente, si chiama così all’interno dell’azienda, ebbene il giorno 14 maggio 2019, si presenta un dirigente della Regione Marche e fa la dichiarazione che adesso vi leggo e che è agli atti presso il Centro Agroalimentare: “Signori soci, la Regione Marche ha già formalizzato il proprio recesso e presenzia in data odierna al solo scopo di conoscere l’orientamento del CDA circa le modalità e i tempi per la liquidazione delle proprie quote partecipative, ribadendo l’invito a regolarizzare la composizione numerica del CDA, di rimettere alla Presidenza dell’Assemblea le valutazioni relative alla costituzione dell’Assemblea societaria convocata per la data odierna, tenuto conto del recesso della Regione, che pertanto non risulta titolata al diritto di voto”. Quindi la Regione dice nel 2019 che in base al recesso che ha fatto nel 2016 non è titolata ad avere diritto di voto, però nei due anni precedenti ha votato il bilancio e rinominato gli amministratori.
Credo che questo sia un atteggiamento che richiede chiarezza per capire cosa bisogna fare di quella partecipata, poi mi chiedo: ad un dirigente chi autorizza un recesso? Con quale atto il dirigente all’Assemblea dei soci del Centro Agroalimentare ha fatto mettere a verbale un recesso? Quest’Aula è stata informata forse? Ripeto, le quote di una partecipata fanno parte del patrimonio di un'azienda e penso che il Consiglio regionale abbia il diritto di sapere quando si va ad operare sul patrimonio di un'azienda. Questo è quello che chiedo.
Ringrazio il Consigliere Giorgini che ha sottoscritto questa mozione, ma sul Centro agroalimentare ci vorrebbero altre due o tre ore per raccontare le vicende, le vendite che sono state fatte tra il 2005 e il 2015, a macchia di leopardo, che hanno depotenziato il valore immobiliare di quell’azienda.
Dopo una gestione del genere, vorrei tornare con la memoria alla Commissione di inchiesta di Aerdorica, il Consigliere Giancarli era Vicepresidente, il Consigliere Zaffiri era il Presidente, che dopo aver ascoltato tutte le audizioni e quello che ci venivano a raccontare, esattamente quello che era successo, tra noi dicevamo: “Vedete, se qualche Consigliere regionale fosse intervenuto all’epoca, forse si riusciva a sapere qualcosa di più e qualcosa si poteva evitare”.
Dico questo: il Centro agroalimentare ha ancora un ingente capitale pubblico di cui 1,2 milioni, 2 milioni sono della Regione Marche e il 43% è del Comune della mia città, quindi mi interessa doppiamente anche per questo motivo, cerchiamo di capire come funziona, mi rivolgo ai Presidenti delle Commissioni, bilancio e attività produttive, convocando qui il CDA, convocando i revisori dei conti.
Sapete cos’altro è successo? Sull’ultimo bilancio c’è stato il parere contrario del Collegio dei revisori, ma il parere contrario è di due a uno, due revisori dei conti hanno votato in un modo, uno ha votato in un altro. Hanno fatto un’analisi in cui dicono che i problemi del Centro agroalimentare risalgono alle gestioni degli anni precedenti, in cui non c'era stata vigilanza, e parte di quel Consiglio dei revisori era revisore anche in quegli anni lì, per cui c’è una situazione piuttosto caotica.
Siccome voglio fare il mio dovere fino in fondo e conosco bene la storia di quell’azienda, ho cercato di avere informazioni all’inizio della legislatura, ho cercato di avere informazioni a metà legislatura, non sono mai stato informato, perchè penso che un Consigliere dovrebbe essere informato ... A me non interessa presenziare ai CDA, non lo facevo quando ero Assessore del mio Comune, ma la storia del Centro agroalimentare ha sempre voluto che il Consigliere eletto sulla costa partecipasse e gestisse insieme alla Regione, che facesse da cuscinetto tra territorio e Regione, sulla funzione del Centro agroalimentare.
Questo non è avvenuto, ma, ripeto, questa è solo una parte di quello che c’è da dire e da sapere del Centro agroalimentare di San Benedetto.
Ringrazio il Consigliere Giorgini, che ha condiviso con me questa mozione, questa è una partecipata in cui siamo ancora in grado di intervenire, siamo ancora in grado di salvarla e soprattutto abbiamo il dovere di vigilare su quella parte di capitale pubblico che è rimasta in capo al Centro agroalimentare.

Presidenza del Presidente
Antonio Mastrovincenzo

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Giorgini.

Peppino GIORGINI. Grazie, Presidente. Prima di tutto come è stato fatto per Aerdorica e per Interporto, vorrei fare una panoramica di quello che è stato il Centro agroalimentare, che è nato nel 1997, dopo meno di due anni due Consiglieri provinciali hanno fatto un esposto alla Procura ed è stato aperto il fascicolo di 120 pagine che vedete qui, io l’ho letto quasi tutto, c’è vent'anni di storia di politica del piceno, che è trasversale, non dico di un partito o di un altro, è trasversale, era nato esclusivamente per scopi agroalimentari, invece è stato usato per scopi extraistituzionali, fuori dall’oggetto dello Statuto, fuori dalle finalità pubbliche per cui era nato.
Sono sei mesi che sto approfondendo l’argomento, da quello che ho capito, lo scrive la Procura non lo dico io, il neonato Cap era diventato una vacca da mungere continuamente, l’ho detto, in maniera trasversale, da politici, non politici, comitati d’affari, faccendieri, una vacca da mungere. Si pensi che siano stati spesi in dieci anni 1 milione di euro solo di spese legali, una cifra incredibile.
L'esposto fatto dai Consiglieri provinciali portò a questa indagine, poi la Procura di Ascoli Piceno ha dichiarato che il fatto non sussisteva, quindi è stata archiviata, però è importante come storia politica di un territorio, che è stato divorato da qualsiasi tipo di politica, fatta da chiunque, che ha portato il Centro agroalimentare ad avere delle perdite sostanziali, continue. E' successo anche un fatto che finora non è stato risolto, un ex direttore dipendente fece causa al Centro agroalimentare che dovette prendere un mutuo per pagare un pignoramento, poi la Cassazione diede ragione al Centro agroalimentare, ma questi 424 mila euro ancora non sono stati restituiti e paga un mutuo per somme che ha tirato fuori e non ha ripreso, questo ha comportato, oltre a tutte le altre perdite, un degrado totale del Centro stesso.
Inoltre vi ricordo che le imputazioni di questo procedimento penale, che è stato dichiarato dal giudice chiuso perché il fatto non sussisteva, erano previste dal Codice penale: articolo 640 'truffa', articolo 629 'estorsione', articolo 416 'associazione per delinquere', l'imputazione per truffa era aggravata ai danni del Cap. Quindi Il Centro agroalimentare è stato sempre sotto un ombrello speculativo, da tutti i versanti e siamo arrivati alle problematiche relative ai 5-6 anni a questa parte.
Adesso entro nel merito di quello che è un centro agroalimentare. Il Presidente Ceriscioli in un convegno dell'11 ottobre 2018 diceva: “Turismo agroalimentare e tecnologia, sono le chiavi per rilanciare il territorio”, l'agroalimentare è un settore fortemente in crescita in tutta Europa, vi do dei dati, il fatturato dei centri agroalimentari in Italia sfiora i 42 miliardi e nel 2017 hanno un 7% in più, quindi sono in forte incremento; l'Umbria nel settore agroalimentare è in forte crescita e 42 miliardi sono quelli che esportiamo all'estero, tutto il fatturato dell'agroalimentare in Italia è di 132 miliardi, praticamente l'11,3% del Pil, quindi un prodotto importante.
Per quale motivo non dobbiamo salvare questo gioiello che abbiamo nelle Marche, soprattutto nel piceno perché nel nostro territorio sta sparendo tutto, è spartita l'industria, è sparito il commercio, con il sisma poi, figuriamoci! Perché non lo possiamo salvare visto che ci sono importanti novità?
Che cosa ho fatto quando mi sono accorto che la colpa di questi debiti, di queste perdite, non era dovuta alla gestione del Centro agroalimentare, ma ai fatti che sono scritti qui? E' un libro che tutti dovrebbero leggere, perché parla di storia, di cosa avveniva prima, nel piceno chi conosce Asteria e il Polo energetico piceno conosce quello che è accaduto a queste due società partecipate pubbliche, eccolo qua: “Crac Asteria maxi danno erariale”. Questa storia delle partecipate la conosciamo bene.
Noi dobbiamo rilanciare questo Centro, perché credo che sia propedeutico e la gestione interessa alla Regione Marche, ma soprattutto al nostro territorio.
Visto che il problema non è strutturale, mi sono permesso di contattare il Presidente di Italmercati di Roma, mi sono recato a Roma e ho fatto inserire il Centro agroalimentare in uno dei gruppi agroalimentari più grandi d'Europa, dentro Italmercati, in più stiamo cercando di avere una collaborazione con il Car, Centro agroalimentare di Roma, questo perché il Centro agroalimentare piceno, oltre ad essere strategico per la sua posizione, ha una valenza turistica per il corridoio adriatico. Il Car è interessato a prendere contatti con il Centro agroalimentare piceno per sviluppare questa sinergia, le possibilità ci sono per farlo ripartire ma, purtroppo, la speculazione non finisce mai, c'è l'interesse, non so da chi, non riesco a capirlo, di liquidare il Centro agroalimentare per far acquistare tutte le quote, questo è il problema. Sono state avanzate delle proposte da aziende, sulle quali ho fatto le visure, che non hanno soldi ed hanno chiesto di comprare il Centro agroalimentare, credo che queste cose la Regione debba valutarle attentamente, perché è interesse di tutti. L'abbiamo fatto per Aerdorica, l'abbiamo fatto per Interporto di Jesi, perché riteniamo che queste strutture sono strategiche. Abbiamo una crisi importante soprattutto in quel territorio, nel nostro, su 10 attività commerciali 8 hanno chiuso, so qual è la crisi che attanaglia il settore ed è importante avere adesso un Centro agroalimentare che tiri in tutta Europa, quindi l'aiuto della Regione è fondamentale. Se la Regione non ci aiuta, non ci dà una mano, il modo magari lo troveremo e lo stiamo trovando, credo che da soli non ce la possiamo fare perché è passato troppo tempo, abbiamo avuto troppe perdite, questo potrebbe far affondare definitivamente un Centro che sinceramente non lo merita.
Voterò a favore della mozione del Consigliere Urbinati, perché ritengo che una possibilità debba essere data a tutti, inoltre ricordo che il Centro agroalimentare non ha avuto nessuna sovvenzione europea, essendo agroalimentare non ha ricevuto nemmeno un finanziamento, questo ci tengo a precisarlo. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Casini.

Anna CASINI. Grazie Presidente. Vorrei fare una premessa: non sono mai stata a cena in un ristorante o in altri ristoranti a spese del Centro agroalimentare, mai stata a cena …

(interrompe il Consigliere Giorgini)

Anna CASINI. Non ho parlato di quel ristorante e le ho fatto vedere la foto perché lei ha scritto sui giornali che c'erano dei conosciuti politici ascolani che erano stati visti a cena. Io non vado a cena con nessuno, se c’è una cosa che non faccio è andare alle cene e alle processioni, lo sanno tutti, quindi non posso essere stata fotografata da nessuna parte, né alla processione né alle cene, io non vado a cena con nessuno, quindi le mie foto non ci sono, ma ci sono delle fatture, ma a parte questo chi l’ha detto che è stato lei? Excusatio non petita la sua

(interrompe il Consigliere Giorgini)

Anna CASINI. Non ho detto nulla, qui siamo registrati, lei Consigliere Giorgini mi mette in bocca cose che non ho detto, io non ho detto assolutamente che è stato lei e tanto meno ho detto che è stato il Consigliere Urbinati. Ho detto che non sono mai stata a pranzo o a cena a spese del Centro agroalimentare.
Premesso che non ho mai mangiato né bevuto a spese del Centro agroalimentare, come penso nessuno abbia fatto, sono certa di questo, poi chi dovrà vedere vedrà, lei è tanto vicino alla Procura della Repubblica, parla in sua vece, dato che ha fatto un comunicato stampa nel quale dichiarava che avrebbe anticipato notizie certe della Procura, tanto è vero che ho pensato che era diventato il portavoce della Procura della Repubblica di Ascoli Piceno ..., meno male perché anch'io vedo tante cose che non mi piacciono e ne ho viste tante, quindi avrei piacere che si facesse chiarezza.
Detto questo, lei ha fatto un comunicato stampa, l'hanno letto tutti, penso che lo possiamo leggere ..., comunque, ripeto, lei ha scritto in un comunicato stampa in cui diceva che aveva delle notizie importanti, quindi ho pensato che si riferisse …

(interrompe il Consigliere Giorgini)

Anna CASINI. Faccio un cartello generale, si chiede per quale motivo io abbia la partecipata di che trattasi, purtroppo per me ho anche la partecipata dell'Aeroporto, purtroppo per me ho anche la partecipata dell'Interporto, perché il Presidente Ceriscioli ha inteso non separare le funzioni dalle partecipate, sennò sarei stata ben contenta di lasciarla all’Assessore Cesetti, con il quale abbiamo sempre lavorato in sintonia.
Ricordo che nel 2012, e nessuno di noi era presente, se sbaglio l'Assessore Cesetti mi può correggere, fu inserito tra le società non strategiche il Centro agroalimentare, nel 2012, nel bilancio 2012 e in tutti quelli successivi, forse non ci si è resi conto ma in sede di bilancio è stata fatta questa dichiarazione, si faceva prima della legge Madia e si fa dopo la legge Madia.
Dopo la richiesta di recesso la Regione Marche ha continuato a partecipare alle assemblee fino al 30 luglio 2018, al fine di tutelare il proprio diritto a ricevere la liquidazione della quota societaria, che è cosa ben diversa dalla messa in liquidazione della società, e su questa cosa ci gioca spesso chi non ha a cuore il Centro.
Il decreto legislativo 175 del 2016 ha però fissato la regola che entro un anno dalla conclusione della ricognizione straordinaria, prevista dall'articolo 24, che fa l'Assessore Cesetti, il socio pubblico che non ha alienato la propria partecipazione non può più esercitare i diritti sociali, e questo e quanto. Per tale ragione trascorso l'anno in questione all'Assemblea dei soci del 14 maggio 2019 il rappresentate della Regione Marche, che aveva la delega del Presidente della Regione Marche, che può delegare un dirigente - cosa che è stata fatta anche per altre partecipate, mi dispiace per chi non sa questa cosa, ma i Comuni non hanno gli stessi regolamenti e le stesse competenze delle Regioni - avendo la Regione già formalizzato il proprio recesso, ha presenziato al solo scopo di conoscere l'orientamento del CdA circa le modalità e i tempi per la liquidazione delle proprie quote partecipative, ha ribadito l'invito a regolarizzare la composizione numerica del CdA, rimettendo alla Presidenza dell'assemblea le valutazioni relative alla costituzione dell'assemblea societaria convocata per la data odierna. Tenendo conto del recesso, la Regione Marche non risultava titolata del diritto di voto, come gli altri soci pubblici che risultavano aver formalizzato a loro volta il recesso.
Ricordo inoltre che la Regione Marche non è socio di maggioranza, ha il 33%, gli altri soci pubblici sono nelle stesse identiche condizioni, poi se applicano o meno la legge Madia non è un problema mio, questo non lo voglio sapere.
Successivamente la Regione Marche non ha più partecipato a nessuna assemblea dei soci, in data 18 ottobre 2019 il Centro agroalimentare piceno ha comunicato l'attivazione del procedimento di liquidazione delle quote in possesso della Regione Marche, secondo le modalità previste dall'articolo 2437 quater del Codice Civile, sarà cura di questa struttura, perché firma il dirigente, controllare l'applicazione della citata procedura che risulta essere quella prevista dall'articolo 24, comma 5, del decreto legislativo 157 del 2016.
Questo è stato scritto, quindi siamo contrari a questa mozione. Chiedo la votazione per appello nominale perché tutto questo fascicolo è in mano all'Avvocatura della Regione, al Segretario generale e all'Ufficio agricoltura. La politica si è già espressa nel 2012.
Caro Consigliere Giorgini, lei ha detto una cosa grave che è stata registrata, ha detto: abbiamo cercato, abbiamo incontrato, abbiamo visto, come se fossi andata a cercare un socio privato o fossi andata a cercare un partner per l'Aerdorica, me ne sarei guardata bene, non ha competenze l'Assessore, non ha competenze la Giunta, figuriamoci se ha competenze un Consigliere!

(interrompe il Consigliere Giorgini)

Anna CASINI. Consigliere Giorgini, non è come dice lei, io sono l'Assessore che ha salvato Aerdorica, mi dispiace per lei, l'ho dimostrato sul campo. Le dico di stare attento, perché esiste un crinale che non deve essere superato, neanche quando quel crinale può portare qualcosa di positivo, io non l'ho mai superato, in 25 anni di onorata carriera non ho mai avuto un solo ricorso e mi sono occupata di urbanistica, non mi occupavo di altro, non vendevo caramelle, non ho mai avuto una sola ombra nella mia vita, quindi so bene qual è la differenza, e qui lo ripeto spesso.
Questo è quello che è stato elaborato dagli uffici della Regione, e si tratta di una situazione di tipo legale e non di tipo politico. Questo faccio presente a tutti i Consiglieri, poi ognuno voterà secondo coscienza, per cui chiedo il voto nominale a mia tutela.
Aggiungo anche, prima che mi dimentichi, che allo stato attuale non esistono i presupposti di legittimità per rivedere la decisione adottata con la delibera di Giunta regionale n. 1101 del 25 settembre 2017, sia per quanto riguarda il mantenimento della quota che per quanto riguarda la dichiarazione di strategicità dell'ente.
Inoltre in merito alla promozione di un tavolo di coordinamento, come già sopra chiarito, l'attuazione della procedura è di esclusiva competenza del CdA e non dei soci, è questa la differenza, quello che deve fare il CdA, e quello che devono fare i soci, perché le regole si applicano sempre anche quando non ci piacciono, quindi ritengo che non sussistano i presupposti per l'approvazione di questa mozione, ripeto, chiedo la votazione per appello nominale.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Micucci

Francesco MICUCCI. Grazie, Presidente. Non conosco la storia del Centro agroalimentare se non per le volte che è stata discusso, soprattutto ora con questa mozione.
Vorrei fare due riflessioni, dopo il forte intervento del Consigliere Giorgini, che ha sottolineato la storia del Centro e tutte le difficoltà, chiamiamole difficoltà per non dire altro, io che non lo conosco, ma forse è un difetto mio, faccio fatica ad interpretarlo come un gioiello perché mi sembra che negli anni ci siano state numerose difficoltà, che tra l'altro sono state in mano alla magistratura.

(interrompe il Consigliere Giorgini)

Francesco MICUCCI. L'altra cosa, mi sembra che la mozione per la stragrande maggioranza della sua parte tratti vicende più giuridico-amministrative che non politiche e sostanzialmente, mi sembra, il dibattito posto in essere è quasi esclusivamente sul titolo che avrebbero avuto i vari delegati del Presidente una volta entrati nelle varie assemblee a votare o meno i singoli atti e nel caso in cui, mi pare che l'Assessore l'abbia spiegato, non avessero convinto i proponenti, la vicenda sarebbe più giuridico-amministrativa che non politica, per cui la parte tecnica non è demandata al Consiglio per stabilire se è giusto o meno, ma mi fido di quello che dicono i tecnici sulle parti tecniche, mi sembra che da questo punto di vista siano stati abbastanza espliciti, ma laddove non convincessero tutti, bisognerà eventualmente percorrere un'altra strada che non è questa di cui oggi stiamo discutendo.
Sulla parte più prettamente politica, che è borderline, se è politica o tecnica, cioè sul fatto che i tecnici avessero titolo per stabilire se recedere da quella quota, anche qui ricordo, per reminiscenze amministrative passate, che è una normativa che stabilisce se una società è consona ad essere partecipata o meno, per cui credo che i dirigenti abbiano titolo per stabilire se una società partecipata può svolgere un'attività all'interno di un ente pubblico …

(Interrompe il Consigliere Urbinati)

Francesco MICUCCI. Dico, e arrivo anche lì, che da un punto di vista tecnico i tecnici possono dare un'indicazione a norma di legge se le società di cui abbiamo la partecipazione, che sia la Regione o i Comuni o le Provincie, hanno titolo per mantenere quella partecipazione o andrebbero dismesse perché non fanno parte del core business, per dirla nel termine tecnico di un amministrazione pubblica, e su questo mi sembra che i tecnici si siano espressi chiaramente, lo riporta la stessa mozione, c'è una nota protocollata a firma del Segretario generale.
Dal un punto di vista politico, l'ha ricordato poco fa l'Assessore, è dal 2012, quindi precedente alla nostra amministrazione, tutte le Giunte che si sono susseguite ad ogni bilancio hanno confermato questo aspetto consigliato dai tecnici, e cioè che la società agroalimentare di San Benedetto del Tronto non dovesse più far parte dell'attività organizzata dalla Regione Marche, quindi su questo mi sembra che le esplicitazioni tecnico e politiche si siano susseguite.
Sul tema delle deleghe mi sento di condividere la posizione che il Presidente ha assunto fin dall'inizio e mi sembra che almeno la maggioranza l’abbia sempre condivisa, anche per Aerdorica e altre partecipate. E' chiaro che uno strumento operativo in mano alla Regione Marche o alla Giunta deve andare di comune accordo e di pari passo con chi ha le deleghe in merito.
Il Centro, ripeto, sia da un punto di vista tecnico che politico, tenendo conto tra l'altro che questa vicenda è stata visionata dalla magistratura e mi sembra che anche voi la confermate nella premessa della vostra mozione, non ha prodotto negli anni una vitalità tale da motivare e giustificare un rapporto continuativo con la Regione Marche, quindi mi sembra che di fatto la decisione possa essere condivisa, dismettere questa società. Tra l'altro la Regione Marche per il settore agricolto ha già delle società in essere, che in qualche modo spalleggiano le attività dell'Assessorato e della Giunta, da questo punto di vista, così come è impostata francamente mi sento di poter condividere il giudizio dell'Assessore, e quindi non voterò questa mozione. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Zaffiri.

Sandro ZAFFIRI. Grazie Presidente. Ho cercato di ascoltare con attenzione questo intervento, mi sembra di capire che è l'ennesimo problema della Regione, questo è matematicamente sicuro, adesso bisogna approfondire questo argomento, perché credo che giochiamo con soldi della comunità. La Regione è rappresentate della comunità marchigiana e naturalmente questa è un ennesima società che probabilmente un po' di acqua la fa. Assessore, Presidente, Assessore, esecutivo, è vero che le persone che oggi sono qui presenti ha rappresentare la maggioranza del Partito Democratico sono diverse rispetto a quelle di cinque anni fa, ma è anche vero che il Partito Democratico è sempre lo stesso, quindi mi sembra che qualche problema ci sia.
Ha fatto bene il Consigliere Urbinati a sollevare questo problema perché anche qui forse bisognerà chiedere una Commissione di inchiesta e credo che sia il momento giusto, tra l'altro facciamo anche in tempo in questa legislatura, perché si potrebbe insediare a gennaio ed avrebbe 60 giorni di tempo per poter lavorare. Penso che sia una cosa necessaria perché c'è da dare le risposte ai territori, c'è da dire se tutto è stato fatto bene, ci sono le partecipate di mezzo e ci sono soldi, questo lo capiscono tutti.
Ritengo che questa sia una cosa da approfondire, non conoscevo questa cosa se non per grandi linee, in modo superficiale, ma questa sera si sta entrando nel merito. Adesso vedremo formalmente come si può fare, ma credo che occorra approfondire, lo dico per l’interesse del Partito Democratico, mica lo faccio per me, ma che scherza Assessore Sciapichetti, per far sapere come sono andate le cose, per dare una giusta informazione al territorio, chi è quel dirigente, l'altro indicato dalla Regione, che è stato messo nel Consiglio di amministrazione? Sempre per capire.
Per quanto ci riguarda voteremo questa mozione e naturalmente siamo anche per approfondire questo argomento e quello che è accaduto in questa società agroalimentare in cui la Regione era presente. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Pergolesi.

Romina PERGOLESI. Grazie, Presidente. Proprio perché a noi del Movimento 5 Stelle piace rispettare le regole ne chiediamo l'applicazione, quindi, chiedo al Presidente del Consiglio regionale di capire a nome di chi è stato chiesto l'appello nominale, perché da regolamento, secondo l'articolo 66, dovrebbe essere chiesto … Grazie.

PRESIDENTE. Lo so, lo dovrebbe chiedere il Consigliere Micucci e al momento opportuno lo farà.
Ha la parola l'Assessore Cesetti.

Fabrizio CESETTI. Grazie, Presidente. Molto telegraficamente perché, come voi sapete, ho la delega alle partecipate, ma di concerto, come è giusto che sia, con gli Assessori competenti, che poi assumono la responsabilità di quei servizi delle partecipate, e non potrebbe essere diversamente, è ovvio che ho sempre seguito e seguo questa vicenda anche se per queste ragioni non ho mai partecipato né partecipo ad esempio alle assemblee, dato che i miei colleghi ne hanno la responsabilità.
In merito al Centro Agroalimentare credo che l'operato della Regione Marche sia limpido e cristallino. La Regione ha esercitato la sua facoltà di recesso e ha chiesto la liquidazione della quota, questo l'ha fatto in modo chiaro, tra l'altro su questo ha risposto la Vicepresidente, io non devo aggiungere nulla. Recentemente è stato chiesto di conoscere da parte del Segretario generale lo stato di attuazione della procedura ex articolo 2437 ter e seguenti del Codice Civile, io stesso, d’intesa con la Vicepresidente, ho portato una comunicazione in Giunta per chiedere agli uffici competenti, in particolare al Servizio avvocatura, se ci fossero profili di responsabilità a carico degli amministratori che si sono succeduti nel Centro agroalimentare, per l'eventuale depauperamento della quota detenuta da Regione Marche e del suo valore. All'esito di questa condivisione della Giunta, se non erro, ma ne sono sicuro, abbiamo adottato un atto deliberativo con il quale abbiamo dato incarico all'Ufficio legale di procedere con l'azione di responsabilità.
Più di questo la Giunta Regionale non poteva o doveva fare, anzi, questo atteggiamento è il segno evidente di una attenzione particolare da parte dell'Assessore competente, con la Vicepresidente Casini, se mi è consentito per quello che mi compete, abbiamo sempre agito di intesa in questa direzione. Credo che la Regione Marche abbia adottato tutti gli atti a tutela del valore della sua quota.
Su questa mozione anche io condivido come rappresentate della Giunta la proposta della Vicepresidente, di votare contro, ma per queste ragioni, fosse altro perché punto 1) non c'è la volontà del mantenimento della partecipazione azionaria, non possiamo mantenerla anche volessimo, perché laddove volessimo definire strategica e di primaria importanza per la Regione Marche il mantenimento della partecipazione, noi questo dovremmo farlo per legge, non si può fare con una mozione, non lo può fare la Giunta, se non vado errato bisogna prevedere per legge, qualora fosse possibile perché c'è anche una legislazione nazionale che ci obbliga alle dismissione, però la strategicità va fatta per legge. Vi ricordate quando su proposta del Consigliere Giancarli, se non vado errato, abbiamo dichiarato strategiche due società di cui come Giunta avevamo deciso la dismissione? La Meccano e la Cosmo, se non sbaglio, vero Consigliere Giancarli? Per la Meccano e la Cosmo, ricordo bene, diversi anni fa tra l'altro, su proposta del Consigliere Giancarli, mi compiaccio con me stesso per l'ottima memoria, lo facemmo con legge, quindi se del caso ogni Consigliere è legittimato ad una proposta di legge in questa direzione. Né sarebbe possibile anche per le ragioni dette dalla Vicepresidente.
Istituire un tavolo di coordinamento lo vedrei abbastanza “impertinente” rispetto all'oggetto, nel senso che non credo che un tavolo di coordinamento possa occuparsi di queste vicende.
Queste sono le ragioni per cui io voterò contro, pur comprendendo anche le motivazioni di coloro che hanno presentato la mozione, perché legittimamente, dal loro punto di vista, ritengono di voler salvaguardare l'operatività di questa struttura, però la Regione Marche non può fare nulla di diverso da ciò che ha fatto, non lo può fare per legge nazionale ed anche per legislazione regionale, perché per dichiarare la strategicità e la primaria importanza una società, una partecipazione, bisogna da quel che mi risulta adottare un provvedimento a legislazione regionale.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Urbinati.

Fabio URBINATI. Grazie Presidente. Ahimè, stavolta non sono d’accordo con lei Assessore, capita anche questo a fine legislatura, mi dispiace tantissimo perché lei è uno degli Assessori con cui ho collaborato di più in questi quattro anni e mezzo, anzi questo rafforza il rapporto tra noi, ma non sono assolutamente d'accordo con quello che ha detto.
Su certi aspetti sono d'accordo, quando lei dice che si fida del parere dei dirigenti della nostra Regione, che si fida del giudizio dell'Avvocatura, però sono pareri, sono giudizi, perché io ho un parere di uno studio di Roma, che è uno dei più ricercati per quanto riguarda le consulenze commerciali, in particolare per le partecipate, e ad esempio dice l'esatto contrario di quello che ha detto l'Avvocatura della nostra Regione ma, ripeto, è un parere legale, può essere giusto questo o può essere giusto l'altro.
Mi fido dei miei dirigenti ci mancherebbe altro, mi fido dello studio di Roma, ma soprattutto mi fido della persona con cui ho condiviso cinque anni di Assessorato nella mia città, che è l’Ufficio legale del Comune, l'avvocato con cui ho collaborato per tantissimo tempo, che propone una cosa diversa da quella che dice la Regione.
Mi sembra che stiamo due a due con i pareri, tra i pareri della Regione e i pareri degli altri, lasciamo lì un pareggio e cerchiamo di pensare ad una partecipata che ha ancora 6 milioni di capitale sociale, e mi rivolgo ai miei colleghi, non mi rivolgo alla Giunta, mi rivolgo ai miei colleghi di maggioranza e di minoranza.
La Vicepresidente Casini prima ha citato Aerdorica, noi la ringraziamo per quello che ha fatto per Aerdorica, ma per Aerdorica qualsiasi passaggio, soprattutto di bilancio - dovremmo ringraziare i cittadini marchigiani visto che abbiamo operato con il bilancio della Regione Marche – è avvenuto in questa Aula, vi ricordate le discussioni? Il Consigliere Zaffiri se le ricorda, ore ed ore di discussione per il salvataggio di Aerdorica che io ho sempre condiviso, per cui ho sempre votato a favore.

(interrompe l’Assessore Casini)

Fabio URBINATI. I passaggi di bilancio, se permette, vanno in Aula. Guardi Vicepresidente vorrei che lei si rendesse conto di quello che ha fatto il 29 giugno 2017 al Centro agroalimentare, io non ho fatto nulla al Centro Agroalimentare, non ho mai presenziato a nessun Consiglio di amministrazione del Centro agroalimentare ed io vado alle cene e vado anche alle processioni, perché se mi invitano a cena, ed è piacevole ed è con amici, io ci vado, non mi importa del contesto, soprattutto se sono persone che conosco. Non credo che mi debba preoccupare di andare a cena con qualcuno, poi le ripeto vado anche alle processioni, quindi faccio anche quello che lei ha tenuto a precisare non fa, però non è di questo che stiamo discutendo.
Vorrei dire ai colleghi perché, e lo dico all'Assessore Cesetti, non sono d'accordo con lui. Mi sarei aspettato una risposta dall'Assessore Cesetti perché la Regione Marche nel 2016 ha formalizzato il recesso e poi ha partecipato al Consiglio di amministrazione ed ha votato il bilancio, questo è un atteggiamento concludente, sentenza del 2017 del Tribunale di Milano. La Regione Marche ha fatto il recesso, l'ha ribadito dopo due bilanci votati e dopo la nomina di quattro nuovi amministratori, senza che nulla passasse in questo Consiglio, sapete perché non è passato nulla? Perché quello che è passato, vorrei non sentire commenti mentre parlo, poi magari replicherà. Posso? Io non ho mai commentato interventi di altri, tanto meno i suoi, quindi vorrei concludere con calma e vorrei fare quello che è il mio dovere di Consigliere regionale, informare l'Aula in questo momento.
A me non interessa se questa mozione sarà approvata o meno, mi interessa che il Consiglio venga informato di quello che è successo, perché, vedete, forse non sono d'accordo con il Consigliere Zaffiri quando dice di fare una Commissione di inchiesta, sapete perché qui non serve la Commissione di inchiesta? Perché qui quello che è salvabile si può salvare, guardate,io non sono mai stato contrario alla dismissione e alla vendita delle quote, perché nel 2012, quando venimmo qui, volevamo farci un tratto del lungo mare di San Benedetto del Tronto, quindi figuriamoci. Io non sono d'accordo sul recesso e sulla liquidazione dell'azienda, perché il recesso porta alla liquidazione e due pareri dicono il contrario di quello che dice la Regione Marche.
Perché si vuole liquidare il Centro agroalimentare? Perché non ci mettiamo intorno ad un tavolo e facciamo una procedura di evidenza pubblica, tutti, Comune di San Benedetto, Regione Marche e gli altri soci? Perché non facciamo questo?
Sono io che chiedo il voto nominale su questa mozione, e faccio la proposta di ascoltare il Consiglio di amministrazione, di ascoltare il Collegio dei Revisori, faccio la proposta di portare in Commissione questa vicenda. Ascoltiamo gli amministratori, ascoltiamo il Collegio dei Revisori, visto che ha votato contro il bilancio, due in un modo, uno in un altro. Qui si chiede solamente chiarezza, nessuno sta dicendo che qualcuno ha fatto qualcosa che non andava fatto, ma molto probabilmente qualcuno ha sbagliato, in buona fede ma ha sbagliato, lì ci sono 6 milioni di capitale sociale, usciamo da questi dubbi, cambiamo atteggiamento, proviamo a vedere se si può tenere o non si può tenere il Centro agroalimentare.
L'unico dubbio che ho sulla legge Madia, è che è da più di tre anni che il Centro agroalimentare chiude in perdita, quello è l'unico dubbio che ho, ma per il resto può essere fatto tutto. Siamo in una zona che logisticamente è una delle più pregiate della regione Marche, al centro tra Marche e Abruzzo, e non riusciamo non dico a salvare, ma neanche a valorizzare e a ricavare quello che è giusto da questa azienda, se non siamo capaci di questo abdichiamo dal nostro ruolo di amministratori.
Perché è stato fatto il recesso nel 2016? Perché dopo il recesso sui consolidati che noi abbiamo votato e stanno qui c'è scritto l'alienazione? Perché i documenti che arrivano in Consiglio dicono che c'è l'alienazione della vendita e la Regione pratica il recesso? Non c'è stata risposta, mi dispiace Assessore Cesetti, ma non è stato risposto a questo.
A me non interessa chi la voterà e chi no, a me di questa mozione interessa che sia stato portato alla luce l'atteggiamento degli ultimi tempi, a me questo interessa, per il resto mi interessa pochissimo, ma se sto agli atti, non c'è uno che è arrivato ad un Consigliere regionale che parla di recesso delle quote, e questo nessuno può negarlo, a questo deve essere data una risposta.
Mi fido dei dirigenti della Regione, mi fido degli studi legali, ma mi fido anche dell'Ufficio legale del mio Comune, con cui ho lavorato 10 anni, quindi se stiamo ai pareri facciamo pari, tanto i pareri si sa come funzionano, potrebbero arrivarne 30 in quest'Aula la prossima settimana.
Chiedo il voto nominale. Ripeto, a me non interessa quello che sarà il risultato, ma mi interessano i 6 milioni di capitale pubblico e mi interessa la fase di risanamento di bilancio che è iniziata lo scorso anno, perché dopo 4 anni di perdita è cambiato l'amministratore delegato e la perdita è passata da 200 mila euro ad 1 milioni di euro, con un'operazione di bilancio e di trasparenza.
Possiamo benissimo anche sentire il C.d.A., noi siamo partecipati di quell'azienda, quando ero Assessore al bilancio ogni anno invitavo tutte le partecipate del Comune, anche quelle dove avevamo l'1% di partecipazione, affinché i Consiglieri venissero ad illustrare il bilancio, facciamo questa operazione, c'è un bilancio che è stato approvato recentemente, chiamiamo il Consiglio di amministrazione, chiamiamo i Revisori dei Conti, poi vediamo quello che succede.
Vorrei informare l'Aula che a me non interessa se la mia mozione sarà votata o meno, siete liberi di fare quello che volete, però ci tenevo a portare qui questa discussione.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Zura Puntaroni.

Luigi ZURA PUNTARONI. Io sono molto curioso come le ostrichette, pur non scendendo nei particolari tecnici di una delle tante società della Regione Marche …

(interventi fuori microfono)

Luigi ZURA PUNTARONI. A me piacciono le emozioni fortissime, io sono un cultore di tutti i cartoons, li conosco tutti, le ostrichette mi piacciono tanto, rivedo sempre quel cartone è bellissimo, però pur non conoscendo quel centro e come ha funzionato come osservatore distaccato mi ha colpito il fatto che due rappresentanze dello stesso territorio questa sera si sono prese a coltellate. Allora mi chiedo: perché tutto questo? Chi ha sbagliato? Vorrei capire meglio, invece resto meravigliato, perché è vero che nel regno del nulla ..., noi, le partecipate, i soldi tanto sono dei marchigiani. Vengo da un mondo dove i soldi ..., ad esempio la settimana scorsa a Taranto un cliente non ci ha pagato, per evitare discussione 7 mila euro li ho messi io, quindi qui mi colpisce il fatto che non interessano a nessuno questi 6 milioni di euro. Non fa niente noi li regaliamo.
Il mio intervento è motivato soltanto da quello che ha detto il Consigliere Urbinati: “Non mi interessa come si vota la mozione”, a me invece interessa capire se nel regno del nulla i soldi non sono mai di nessuno, perché se non sono di nessuno, noi che ci stiamo a fare qui? Questa è la mia curiosità. Grazie.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione.
Mozione n. 584. La pongo in votazione per appello nominale chiesto dall’Assessore Casini a nome della Giunta e dal Consigliere Urbinati, in qualità di Presidente di Gruppo.
Favorevoli: Carloni, Celani, Fabbri, Giorgini, Leonardi, Maggi, Malaigia, Pergolesi, Urbinati, Zaffiri, Zura Puntaroni.
Contrari: Biancani, Bora, Casini, Ceriscioli, Cesetti, Giacinti, Giancarli, Marconi, Mastrovincenzo, Micucci, Sciapichetti, Traversini.
Astenuti: Nessuno.

(L’Assemblea legislativa regionale non approva)

Mozione n. 541
ad iniziativa del Consigliere Marconi
“Mantenimento dell'ora legale”
(Discussione e votazione)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la mozione n. 541 del Consigliere Marconi, che ha parola per l'illustrarla.

Luca MARCONI. Sulla discussione precedente penso che pochi, al di là dei diretti interessati, ci hanno capito qualcosa, questo invece è un argomento più alla portata di tutti, anche del Consigliere Zura Puntaroni, quindi sarà in condizioni di capire senza la necessità di fare domande.
La questione è direttamente rivolta al Presidente Ceriscioli perché siamo di fronte a una cosa per nulla amena, soprattutto per quanto riguarda il settore turistico e un po' tutti i nostri cittadini.
Questa, Consigliere Maggi, è una piccola soddisfazione che vogliamo prenderci nei confronti dei Paesi del Nord Europa, che hanno sollevato, loro si, questa questione amena dell'ora legale, per volerla cancellare, perché a loro tutto sommato cambia poco, avendo durante il periodo estivo, dai tre a sei mesi di sole, e nel resto dell'anno dai tre ai sei mesi di notte, quindi la cosa interessa per tre mesi la zona del Baltico e fino a sei mesi la Scandinavia.
E' curioso il modo in cui l'Europa ha proceduto in questo senso, ha fatto un sondaggio che ha coinvolto 4,5 milioni di persone, per la precisione 4,6 milioni di cittadini dell'unione, fatto ancora prima della brexit, per dire che l'ora legale va cancellata.
Questo a me ha dato profondamente fastidio, l'idea è che non ci sia un vero reale potere da parte del Parlamento Europeo, che comunque rappresenta tutti gli Europei, e neanche un vero e reale potere del referendum, se ci fosse stato un referendum su 300/400 milioni di elettori, la cosa poteva essere anche comprensibile.
L'Unione europea in questo caso ha deciso in base ad un sondaggio, e questa è una cosa che infastidisce molto.
Siccome ogni Stato nazionale dovrà decidere su questo argomento, e la decisione verrà presa anche attraverso un passeggio nella Conferenza Stato-Regioni, vorrei far sentire la nostra umile voce per dire ovviamente che siamo per il mantenimento dell'ora legale, perché siamo in una zona dove l'ora legale serve e serve soprattutto nel periodo estivo e per il turismo, guadagniamo un'ora di vita turistica sulle nostre coste, sulle nostre montagne, soprattutto abbiamo un risparmio energetico per noi abbastanza significativo.
Il collaboratore del Consigliere Maggi, mi ha fatto notare che nella pagina relativa a “ricordato che”, il risparmio medio anno non è relativo a circa 200 famiglie, ma a 200 mila famiglie, quindi c'è una piccola correzione da fare sul dispositivo.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione.
Mozione n. 541. La pongo in votazione.

(L'Assemblea legislativa regionale approva)

Mozione n. 557
ad iniziativa dei Consiglieri Giancarli, Talè
“Chiusura definitiva dei procedimenti amministrativi per la realizzazione delle opere di risanamento acustico lungo le linee ferroviarie marchigiane ed aggiornamento della normativa nazionale”
(Discussione e rinvio)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la mozione n. 557 dei Consiglieri Giancarli, Talè.
Ha la parola, per l'illustrazione, il Consigliere Giancarli.

Enzo GIANCARLI. Grazie, Presidente. Non è la prima volta, anzi per la verità sono molti anni che mi occupo di trasporto su ferro, per il raddoppio della Orte-Falconara, per la velocizzazione della linea adriatica, per l’elettrificazione di alcune linee interne. Da Presidente della Provincia di Ancona - questo ci tengo a dirlo - perché attiene anche al tema su cui dovremmo discutere questa sera, voglio dire che raccolgo anche l’appello di fare presto che mi è stato fatto dai colleghi. Alcune cose però bisogna che le dica.
Da Presidente della Provincia di Ancona commissionammo uno studio di fattibilità per l’arretramento della linea adriatica per il territorio di competenza della provincia di Ancona, quindi dall’Aspio al Cesano, tra l’altro debbo dire che, ritrovandomi qui, in Regione, alcuni anni dopo quello studio è stato anche recepito dalla Regione Marche e come relatore di maggioranza del Piano della logistica e delle infrastrutture contribui ad inserirlo in quell'atto, quindi l’arretramento, ma non soltanto nel tratto anconetano, ma nel tratto marchigiano, è diventato patrimonio di questa regione.
Permettetemi innanzitutto di ringraziare il Consigliere Talè che alcuni giorni fa mi ha chiesto di firmare la mozione, quindi ha voluto essere protagonista, partecipe di questa ulteriore iniziativa. Come pure ringrazio la Consigliera Pergolesi che ha voluto preparare una risoluzione, io sono d’accordo non soltanto perché ne condivido i contenuti che vengono recepiti, ma anche per il fatto che la risoluzione dà la possibilità ai Consiglieri non soltanto di esprimere un voto, ma di firmare anche la risoluzione stessa. Quindi è stata predisposta una risoluzione che condivido, perché quello che interessa è l’obiettivo.
Parto da alcune brevi considerazioni nel merito di questa annosa vicenda relativa al risanamento acustico perché alcuni mesi fa, ormai quasi 10 mesi fa, presentai un’interrogazione, che discutemmo in Consiglio, ci confrontammo forse anche vivacemente. Feci poi una mozione, come molti altri colleghi, per cui siamo arrivati ad una risoluzione, in seguito altre interrogazioni, altre mozioni, nel corso dei primi mesi del primo semestre del 2019 più volte in quest’Aula si è parlato delle barriere antirumore.
Il 9 luglio c’è stata la Conferenza dei servizi a Roma, io ho partecipato perché vengo da una scuola che non mi consente di non essere presente nei luoghi della decisione, soprattutto partendo da quel ragionamento di fondo che la politica non può che essere il luogo in cui si decide per il bene comune, quindi bisogna muoversi, correre, ascoltare, proporre, studiare.
Sono stato il 9 luglio a Roma, c’erano i Sindaci, c’era la Conferenza dei servizi del Comune di Mondolfo, era presente il Sindaco di Mondolfo, la delegazione di quel Comune, c’erano i tecnici, la Regione Marche era rappresentata dal Dirigente di Posizione di funzione urbanistica, paesaggio e informazioni che in quella Conferenza dei servizi, su quel progetto, su quelle barriere, ha espresso un parere contrario.
Quali sono le ragioni per cui a mio avviso va chiusa definitivamente questa questione? Questa mattina abbiamo approvato il Piano della costa, abbiamo parlato delle ricchezze, anche turistiche, di questo nostro territorio, nel frattempo abbiamo avuto un riconoscimento internazionale la Lonely Planet che classifica la regione Marche come la seconda regione al mondo da visitare.
Questa mattina relativamente al Piano della costa, senza entrare nel Piano, ho parlato della costa anche come luogo del divertimento e della felicità, perché soprattutto nel periodo estivo vengono tantissimi turisti, da tante parti del mondo, anche per questa ragione di carattere economico, di carattere sociale, anche per mille ragioni di carattere ambientale, non possiamo mettere le barriere, io le rifiuto culturalmente oltre che fisicamente perché di fatto impediscono non soltanto la valorizzazione, ma la parola stessa “barriere” lo dice, negano la fruibilità di una parte importante del territorio marchigiano, ci vuole il coraggio di intervenire sulla sorgente del rumore, il materia rotabile, quello che vogliono, facciano quello che vogliono ma si intervenga sul materiale rotabile.
Mi sono confrontato anche con il Consigliere Giorgini, noi non siamo il Consiglio di amministrazione delle Ferrovie, noi siamo la Regione Marche che deve tutelare l’insieme degli interessi senza contrastare con la mobilità, la mobilità su ferro, ma deve saper valorizzare l’insieme.
Sto leggendo ad esempio da parte del Governo di alcune prese di posizione coraggiose, si sta discutendo sulla revoca delle concessioni alle Autostrade, noi non dobbiamo avere paura di dire un “no” secco a questa volontà di mettere le barriere, indichiamo nei modi fattibili e possibili e diciamo si va alla modifica della legge, diciamo anche che di chiudere questo provvedimento perché non è pensabile che questa storia vada avanti da tanti anni, da troppo tempo si continua dal mio punto di vista a creare un qualcosa che impedisce la fruibilità vera delle nostre ricchezze anche territoriali e in qualche modo colpisce anche la bellezza dei nostri territori.

Presidenza del Vicepresidente
Renato Claudio Minardi

PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Pergolesi.

Romina PERGOLESI. Grazie Presidente. Ringrazio il Consigliere Giancarli per aver riportato in Aula un argomento che a molti di noi sta a cuore, anzi addirittura con i Consiglieri Bisonni e Rapa stiamo elaborando un progetto alternativo a queste barriere, che ancora è in fase embrionale, però secondo me ci sono i presupposti per dare dei suggerimenti buoni anche a livello governativo.
Ho proposto una risoluzione, più che altro al Consigliere Giancarli, a cui chiedo di firmarla per primo perché l’iniziativa è stata sua, solo perché ci tengo a puntualizzare alcune questioni, ad esempio sul dispositivo in merito alla “richiesta tempestiva a modificare la norma nazionale”, sappiamo benissimo che la stessa Rfi ha chiesto al Governo ed ai Parlamentari di mettere mano ad una norma che può essere aggiustata. Infine ho riformulato il secondo punto del dispositivo per rimanere nei limiti del rispetto delle competenze tra la parte politica e la parte tecnica e nel premessa ho ricordato che, visto che era riportata solo una risoluzione, visto che ne abbiamo parlato talmente tanto, le risoluzioni erano due e in quella successiva del maggio 2019 si impegnava “a proseguire il tavolo di confronto già avviato con tutti gli Enti e Comuni coinvolti al fine di trovare una soluzione condivisa alternativa alle barriere fonoassorbenti e per la valutazione di un progetto di fattibilità finalizzato, come diceva il Consigliere Giancarli, anche all’arretramento della linea ferroviaria dalla costa e a ribadire che la Regione rappresenterà in Conferenza la volontà espressa dai Comuni interessati”. So che questo già è stato fatto, anzi invito l’Assessore Casini, visto che oggi doveva avere questo tavolo di confronto anche ad aggiornarci.
Nel frattempo noi possiamo far girare la proposta di risoluzione così la sottoscriviamo. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Casini.

Anna CASINI. Grazie, Presidente. Sono contenta che si sia trovata una sintesi perché la versione della Consigliera Pergolesi è più attinente anche alle competenze separate tra Giunta, Consiglio e soprattutto dirigenza.
In merito all’argomento della mozione, che mi ha visto coinvolta per molto tempo, prima di sapere che il Consiglio era convocato per oggi che è venerdì - normalmente la convocazione è quasi sempre di martedì – erano stati convocati tutti i Sindaci e i comitati per fare il punto sulla situazione. Il Presidente Ceriscioli, che ha tenuto la riunione, potrà poi aggiornarvi rispetto a quanto che è stato detto.
Come già esposto dal Consigliere Giancarli nella mozione in argomento, la Regione Marche in data 9 luglio 2019 … Vorrei fare un inciso, non è che a questa riunione la politica non fosse presente, il Consigliere Giancarli c’è andato, ha fatto bene certamente, era presente con un atto, nel senso che il Dirigente è andato alla Conferenza dei servizi con una delibera di Giunta che gli dava un preciso mandato, al quale lui si è attenuto: un parere contrario chiaro rispetto alla proposta delle barriere, quindi l’indicazione politica e la delega al Dirigente del servizio erano di dare un diniego. Il Dirigente ha infatti consegnato l’atto in quella giornata, poi la Conferenza dei servizi, come tutti sanno, è un organismo tecnico al quale partecipano anche i politici, ma i servizi sono tecnici.
Contestualmente alla Conferenza dei servizi decisoria riguardo al progetto per l’installazione delle barriere antirumore nel comune di Mondolfo, tenutasi a Roma presso il Mit, ha avanzato delle richieste riguardo alle problematiche legate alla rivisitazione delle suddette opere tra cui la modifica delle normative statali vigenti al fine di permettere la realizzazione di interventi meno impattanti dal punto di vista urbanistico e paesaggistico.
Non solo noi abbiamo detto no in questa delibera, abbiamo anche detto che cosa ci aspettiamo: che siano trovate soluzioni alternative, come pure era già stato scritto da Ferrovie nel famoso accordo.
Relativamente agli accordi da prendere in sede di intesa Stato-Regioni lo scorso 10 ottobre si è svolta una riunione tecnica presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Dipartimento degli affari regionali e le autonomie, avente ad oggetto intesa ai sensi dell’articolo 5, comma 2, del decreto del Ministero dell’ambiente 29 novembre 2000, sullo schema di decreto di approvazione del Piano degli interventi di contenimento ed abbattimento del rumore, presentato dal gestore Rete ferrovia Italia SpA.
Che cosa è successo? Il 10 ottobre ci hanno chiesto di dare l’intesa, voi sapete che le Regioni tutte insieme danno l’intesa rispetto a dei decreti che vengono proposti, in tale sede la Regione Marche, rappresentata dalla struttura regionale tecnica competente, perché la seduta era tecnica, ha manifestato l’impossibilità a concedere l’intesa stante la necessità che il Piano degli interventi presentato da RfI venisse modificato in quanto non compatibile con la tutela e la conservazione dei valori paesaggistici, storico, culturali, insediativi ed ambientali locali, interessando gli interventi lungo la linea ferroviaria tutta la dorsale adriatica nei pressi della costa. Quindi la Regione dal punto di vista tecnico ha detto “no”, che è un fatto molto forte, quindi se una Regione non dà l’assenso, l’intesa Stato-Regioni, che deve essere all’unanimità, non c’è.
L’Assessorato alla valorizzazione dei beni ambientali, in data 24 ottobre 2019, con nota indirizzata al Presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, in merito al punto iscritto al n. 59 della Conferenza ha ribadito il diniego all’intesa da parte della Regione Marche in quanto “ritenuta quale condizione necessaria che il suddetto schema di decreto di approvazione venga emendato aggiungendo, dopo il comma 1, dell’articolo 1, il seguente comma - quindi abbiamo dato il nostro parere contrario con una prescrizione – 2. Al fine di tutelare le valenze storico, culturali, turistiche, paesaggistiche ed ambientali dei territori interessati su richiesta della Regione competente e del Comune interessato Rfi adegua gli interventi del Piano tenendo conto del miglioramento del materiale rotabile, previsto dal Regolamento UE 2014 aggiornato con il Regolamento UE 775 del 16 maggio 2019 prima della loro approvazione, modificando le soluzioni progettuali anche sotto il profilo tecnologico per minimizzare le interferenze e gli impatti”. Tale modifica è resa necessaria per consentire alla Regione, ai sensi della legge, di poter intervenire nella tutela dei valori paesaggistici ed ambientali in un territorio così delicato quale quello costiero.
In un’ottica di più ampio respiro temporale per quanto concerne il discorso legato alla possibilità di un intervento volto alla modifica della normativa di riferimento sul rumore, sono stati effettuati dei preliminari approfondimenti già avviati con colloqui con la struttura tecnica del Mattm.
A prescindere da tutto quello che è stato scritto qui, vorrei dire che la procedura si è bloccata, non c’è stata più l’intesa, né la prosecuzione, questo è quello che può interessare a prescindere da tutto il resto, poi eventualmente vi faccio avere quanto scritto. Ci sono poi una serie di approfondimenti che gli uffici e la Regione stanno svolgendo con i vari settori, anche con quello ambientale.
Comunque la modifica del decreto ministeriale 29 novembre 2000 dovrebbe comportare tempi burocratici contenuti, essendo competenza esclusiva del Ministero dell’ambiente.
La modifica della legge quadro avrebbe tempi più lunghi, sia in termini di iter legislativo sia per il complesso intreccio di norme e disposizioni in materia di rumore che in via diretta e indiretta discendono dalla legge quadro.
Una terza soluzione sarebbe la possibilità di introdurre le due modifiche in un unico disegno di legge complessivo di riordino della materia.
Qualunque sia la soluzione individuata, si rinnova l’auspicio di pervenire quanto prima ad una soluzione condivisa sulla questione.
Non so chi abbia scritto questa cosa perché non è in fila e penso che abbiate capito che per me è difficilissimo riassumere. Il Presidente mi sta dicendo che il giorno 18 incontreremo insieme il Ministro per le infrastrutture al quale abbiamo già sottoposto questo problema ed abbiamo anticipato che non avremmo dato l’intesa Stato-Regioni, ribadiremo quindi lo stesso concetto.
Per quello che riguarda la chiusura definitiva con diniego sui procedimenti amministrativi già avviati sul territorio noi abbiamo dato il diniego a tutto ciò che è di nostra competenza, fatto salvo il ricorso al Consiglio dei Ministri. Mi pare che ci sia la soluzione finale e quella non la possiamo condizionare, però a tutt’oggi non c’è arrivata ancora notizia rispetto al diniego dell’intesa, ci sembra un silenzio positivo, comunque sono assolutamente favorevole a votare la mozione, non so se il Presidente vuole aggiungere qualcosa.

Presidenza del Vicepresidente
Piero Celani

PRESIDENTE. Ha la parola il Presidente Ceriscioli.

Luca CERISCIOLI. Grazie, Presidente. La Vicepresidente non c’era all’incontro, voglio sottolineare che è stato positivo, utile, e si è anche capita la coesione che c’è fra tutti gli enti che condividono questa strategia, compresi ovviamente i comitati dei cittadini che hanno la preoccupazione che la barriera deturpi il paesaggio, limiti le iniziative di natura turistica e possa costituire anche problemi di altra natura.
La volontà della Regione non può che venire rafforzata da questo ennesimo voto dell’Aula perché trasmette un sostegno trasversale ad un impegno che non fa altro che qualificare le norme nazionali sul rumore. Quello che si chiede è alla luce delle nuove tecnologie: materiale rotabile diverso, scelte che permettano di abbattere il livello di rumorosità senza creare inutili barriere. Quindi quanto stiamo facendo è un contributo in realtà positivo ad un miglioramento della norma che tenga insieme paesaggio e qualità dell’acustica e abbattimento del rumore, un miglioramento rispetto all’inquinamento acustico delle nostre zone.
La scelta che abbiamo fatto è molto forte, quella della mancata intesa, il provvedimento valeva circa 8 miliardi di euro, quindi parliamo di una mancata intesa pesante, capite che nei confronti di altre Regioni c’è una scelta determinata. Quello che faremo con il Ministro sarà chiedere e sollecitare una risposta che penso interessi tutti, è interesse nostro, per vedere finalmente una prospettiva senza il timore che da un momento all’altro un Consiglio dei Ministri possa attivare uno di questi progetti, quindi dare una prospettiva diversa che permetta al Governo di sbloccare 8 miliardi di euro a favore di investimenti su scala nazionale.
La nostra posizione ha sorpreso molti, ma per noi, avendo 140 chilometri di costa quasi tutti percorsi dalla linea ferroviaria e antropizzati, avere questa risposta ha un valore particolarmente forte.
Mi ha sorpreso che siamo l’unica Regione a reggere questa partita perché secondo me ci sono altri territori che hanno la stessa identica esigenza, ma quello che faremo di bene poi sarà a beneficio di tutti perché la modifica delle norme permetterà anche in altri luoghi di evitare barriere più che antiestetiche contro la bellezza del paesaggio e di trovare una soluzione positiva al riscontro.
Anche i comitati si sono espressi chiedendo che l’Aula continui a sostenere questa iniziativa. Noi ci siamo impegnati a diffondere le proposte di modifica alla normativa che abbiamo avanzato al Governo, anche nei confronti dell’Anci e dei Comuni, in modo che possano anche loro, se vogliono, attraverso una iniziativa assembleare, con i rispettivi Consigli, dare una spinta positiva e propositiva da questo punto di vista.

PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Pergolesi.

Romina PERGOLESI. Grazie, Presidente. Mi hanno fatto notare gli uffici che non essendo presente il Consigliere Talè, che è uno dei firmatari della mozione, bisogna rinviare la presentazione della proposta di risoluzione alla seduta successiva, quindi chiedo anche a nome del Consigliere Giancarli di inserire la mozione come primo punto del prossimo ordine del giorno perché è la terza volta che vengono i ragazzi dei comitati ed a loro interessa che ci si attivi in tutte le sedi possibili.
In merito poi alla perplessità del Presidente, ricordo che la Regione Marche dal punto di vista della tutela ambientale, anche in altre occasioni, come ad esempio il caso biogas, è stata molto attiva in tal senso, quindi è un premio di cui dovrebbe vantarsi. Se poi c’è da attivare anche colleghi di altre Regioni possiamo farlo, però noi ci preoccupiamo del nostro territorio e siamo piuttosto sensibili a queste tematiche.

PRESIDENTE. Rinviamo la mozione a causa dell’assenza del Consigliere Talè, per cui non è possibile presentare la proposta di risoluzione, invito quindi la Conferenza dei capigruppo ad inserirla come primo punto fra le mozioni, ovviamente si passerà direttamente alla votazione senza riaprire la discussione.

Mozione n. 563
ad iniziativa del Consigliere Celani
“Articolo 4 legge regionale 25/2014 - Costituzione del Centro regionale autismo per l’età evolutiva. Omogeneizzazione dei servizi nell’intero territorio regionale”

Mozione n. 567
ad iniziativa dei Consiglieri Biancani, Busilacchi
“Costituzione di centri diurni, residenziali e di sollievo dedicati a persone con disturbi dello spettro autistico, previsti dall’articolo 7 (Strutture a ciclo residenziale e semiresidenziale) della legge regionale n. 25/2014”
(abbinate)
(Discussione e votazione)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la mozione n. 563 del Consigliere Celani e la mozione n. 567 dei Consiglieri Biancani, Busilacchi, abbinate.
Ha la parola, per l’illustrazione, il Consigliere Celani.

Piero CELANI. Parliamo di autismo, di questo disturbo purtroppo sempre più presente nei ragazzi, nei bambini, sembra che l’1% della popolazione sia interessata da questo disturbo neurobiologico che impedisce a chi ne è affetto di interagire in maniera adeguata con le persone e con l’ambiente. Si manifesta con vari livelli di gravità ed ecco il motivo per cui si parla di spettro.
Credo che la Regione Marche anche da questo punto di vista sia un’eccellenza perché è stata una delle prime Regioni in Italia ad aver legiferato con la legge 25 del 2014 recante “Disposizioni in materia di disturbi dello spettro autistico”; successivamente è stata emanata la legge nazionale, il d.p.c.m. del 12 gennaio 2017, che ha confermato e rafforzato i presupposti della normativa regionale inserendo le prestazioni per la diagnosi precoce, la cura, il trattamento individualizzato, all’interno dei livelli assistenziali di assistenza (Lea), laddove in passato la patologia rientrava nei disturbi di salute mentale, quindi trattata come una malattia psichiatrica, e non è così.
La Regione Marche con delibera ha istituito i due Centri regionali per l’autismo: uno per l’età evolutiva presso l’Azienda ospedaliera Ospedali riuniti di Marche nord e l’altro per l’età adulta presso l’Area vasta 5, in modo particolare nell’Unità multidisciplinare del distretto di San Benedetto del Tronto.
Che cosa chiede questa mozione? Molte famiglie hanno rappresentato la difficoltà molto seria nel trasferire continuamente questi ragazzini, che molto spesso presentano una modalità esterna molto grave, anche pericolosa, passatemi il termine, dal sud delle Marche verso Fano. Sarebbe il caso, se fosse possibile, sempre lasciando il discorso dell’età evolutiva a Fano, di istituire una gemmazione nel Centro per adulti di San Benedetto del Tronto dove magari i referenti, i medici, si possono trasferire per visitare sistematicamente i pazienti, evitando loro viaggi molto lunghi, pericolosi, verso Fano. Tutto qui.
Si lascia sempre l’Unità operativa per l’età evolutiva a Fano e si chiede di studiare la possibilità di creare una gemmazione anche presso l’Unità operativa di San Benedetto del Tronto, che oggi si tratta esclusivamente il problema degli adulti.
Questo è il messaggio, molto semplice, senza alterare quello che già la Giunta regionale ha fatto con la delibera n. 993/2017 e senza andare a stravolgere la legge regionale 25/2014; si tratta soltanto di trovare qualche piccola risorsa per far si che i medici possano operare, come gemmazione, nel Comune di San Benedetto del Tronto presso il Centro per adulti, dando una risposta concreta alle esigenze ed ai bisogni più volte espressi e motivati dalle famiglie con presenza di minori colpiti da sindrome di disturbo autistico.
Oggi è assente, ma insieme al Consigliere Volpini abbiamo ricevuto una delegazione di queste famiglie che ci ha espresso questa necessità molto sentita sul territorio, quindi si andrebbe a dare una risposta a tutto il centro-sud delle Marche senza stravolgere la legge regionale 25/2014. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola, per l’illustrazione, il Consigliere Biancani.

Andrea BIANCANI. Grazie, Presidente. Le mozioni possono rimanere distinte perché chiedono cose legate all’autismo, ma differenti.
La mia mozione è relativa alla costituzione dei centri diurni residenziali di sollievo dedicati a persone con disturbo autistico, previsti dall’articolo 7 della legge regionale 25/2014. Purtroppo questo è il terzo atto che porto in Aula, ho già presentato due interrogazioni chiedendo ai Servizi Asur e al Servizio salute di attivarsi in quanto ormai da un paio di anni abbiamo messo a bilancio 800.000 euro per attivare due centri, uno nel sud ed uno nel nord delle Marche.
Ad oggi diciamo che i Servizi non hanno fatto quasi niente, nonostante il sottoscritto abbia organizzato almeno 7/8 incontri in cui era presente, insieme agli uffici, anche e lo ringrazio il Presidente Ceriscioli, però poco si è mosso. Quindi mi sono visto costretto a presentare questa mozione con cui chiedo aiuto al Consiglio regionale affinché si ribadisca ancora una volta che è ora che vengano accelerati i tempi anche perché sono già trascorsi due anni dal momento in cui sono state trovate le risorse, ripeto 800.000 euro (400.000 per il sud e 400.000 per il nord delle Marche) per realizzare centri specifici ubicati a nord e a sud delle Marche.
Ricordo che parliamo di famiglie che aspettano da anni questi centri, sono dei centri di sollievo di tipo residenziale ed anche per una sola mezza giornata, perché le persone che hanno figli con queste malattie vivono una vita difficile e non vedono l’ora di avere dei centri che li possano accogliere.
Faccio appello al Presidente Ceriscioli che, insieme a tutto il Consiglio regionale, ci tiene tantissimo affinché questi due centri vengano attivati e che le strutture prendano a cuore questa richiesta, anche perché è una questione di civiltà, c’è una legge e ci sono dei soldi già stanziati. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Pergolesi.

Romina PERGOLESI. Grazie, Presidente. Giusto un paio di sere fa mi è arrivata una telefonata, che mi ha toccato molto, ne ho parlato anche in Commissione per approfondire la questione, della mamma di un ragazzo che sta all’interno del Centro Azzeruolo di Jesi, una delle prime sperimentazioni della Regione Marche, che da centro di sollievo sembrerebbe essere diventato incubo per le famiglie e per gli stessi ragazzi.
Sono naturalmente a favore di entrambe le mozioni, però, secondo me, con il Dirigente del Servizio politiche sociale e con la Dirigente del Servizio sanità non abbiamo ancora avuto modo di approfondire e verificare come dovrebbero essere organizzati questi centri, sia residenziali che semiresidenziali, perché ..., ripeto, dalle notizie che mi sono giunte, ci sono anche a testimonianza alcune denunce e foto, sembrerebbe non essere nemmeno un caso unico … Va creata a tavolino una corretta gestione di questi centri, altrimenti rischiamo non solo di non dar sollievo alle famiglie ed ai ragazzini, che soffrono di disturbi dello spettro autistico, ma addirittura di complicare e peggiorare la situazione.
Quindi se possibile chiedo ai proponenti di rinviare per approfondimenti.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Biancani.

Andrea BIANCANI. Il modello che è stato adattato non è quello che dovrebbero portare avanti i due centri. Si tenta di non creare dei centri lager, in cui ci sono solo persone con un disturbo autistico di livello molto ampio, in condizioni di difficile gestione.
La Commissione tecnica è arrivata al risultato che occorre individuare dei centri in cui ci sia anche un’integrazione tra diversi soggetti, con patologie differenti, come altre esperienze che sono state fatte, questo è quanto è stato detto. Non possiamo mettere all’interno della struttura tutte persone gravi, sennò avviene quello che ha detto la Consigliera.
Le strutture sono già consapevoli che quel modello va rivisto, i centri di cui parliamo non partirebbero con la stessa modalità con cui è partita l’attività, che ricordo è sperimentale, quindi, oggi i servizi stanno tirando le somme di questa sperimentazione e da quello che ho capito non è quello il modello verso il quale andare.
Ho fatto almeno 15 incontri e volevo informarvi di quello che è emerso.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Celani.

Piero CELANI. Sollecitare e approvare queste due mozioni potrebbe essere uno stimolo per tornare in Commissione e rivedere tutto alla luce anche di questi atti approvati. Guadagniamo un po’ di tempo, altrimenti rischiamo di riportarli in Aula non prima di gennaio, con tutti gli impegni relativi al bilancio che ci sono adesso. C’è la disponibilità, quindi si potrebbe prendere spunto da questa discussione, da questa approvazione, per tornare subito sull’argomento, se ve ne fate carico in Commissione.

PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Pergolesi.

Romina PERGOLESI. Grazie, Presidente. Malgrado ci sia stato uno scontro sul piano della costa, mi fa piacere che almeno su temi sensibili, che riguardano chi è meno fortunato di noi, si trovi la convergenza.
Mi fa piacere che ci sia questo tavolo e spero che l’occasione sia quella di rivedere e di dare riscontro alle richieste di queste mamme, anzi credo che arriverà presto una richiesta di audizione in IV Commissione da parte dei genitori di questi ragazzi. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Celani.

Piero CELANI. Mi impegno a partecipare anch’io per dare risposte all’età evolutiva anche per quanto riguarda la parte sud delle Marche, per omogeneizzare un po’ questi servizi.
Noi abbiamo avuto un incontro con il Consigliere Volpini ed con un comitato di mamme sulle stesse problematiche.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione.
Mozione n. 563. La pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale approva)

Coordinamento tecnico. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale approva)

Mozione n. 567. La pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale approva)

Mozione n. 579
ad iniziativa della Consigliera Leonardi
“Istituzione di un Centro trattamento per i soggetti maltrattanti (CTM)”

Mozione n. 580
ad iniziativa del Consigliere Fabbri
“Violenza di genere: realizzazione di una struttura di assistenza e recupero per i soggetti violenti”

Mozione n. 582
ad iniziativa della Consigliera Pergolesi
“Interventi di contrasto alla violenza sulle donne con programmi di prevenzione rivolti ad uomini autori di violenza, c.d. ‘maltrattanti’. Legge regionale 11 novembre 2008, n. 32, articolo 2 bis”
(abbinate)
(Rinvio)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la mozione n. 579 della Consigliera Leonardi, la mozione n. 580 del Consigliere Fabbri, la nozione n. 582 della Consigliera Pergolesi, abbinate.
Ha la parola la Consigliera Leonardi.

Elena LEONARDI. Grazie Presidente. Anche nome dei proponenti delle altre mozioni ed in accordo con l’Assessore Bora, chiedo il rinvio del punto per giungere ad una risoluzione unica ed arrivare magari nella prossima seduta con un atto unitario.

PRESIDENTE. Rinviamo le mozioni in attesa che si possa fare un atto unico,

Mozione n. 543
ad iniziativa dei Consiglieri Fabbri, Giorgini, Maggi
“Adeguata formazione ed ottimizzazione dell’utilizzo del personale operante nel settore dell’emergenza-urgenza sanitaria”

Interrogazione n. 882
ad iniziativa del Consigliere Zaffiri
“Medici 118 privatizzati e fuori dal sindacato”
(abbinate)
(Discussione e votazione)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la mozione n. 543 dei Consiglieri Fabbri, Giorgini, Maggi, l’interrogazione n. 882 del Consigliere Zaffiri, abbinate.
Ha la parola, per la risposta, il Presidente Ceriscioli.

Luca CERISCIOLI. Grazie, Presidente. Lo Smi è il Sindacato dei medici centodiciottisti e sul medico del 118 c’è una lunghissima querelle perché negli anni si sono strutturate due figure: una è quella di medico dipendente, l’altra è quella di medico contrattualizzato come libero professionista, lo Smi è il sindacato di quelli contrattualizzati come liberi professionisti.
Qualche anno fa una normativa ha permesso di stabilizzare alcuni di questi medici, mentre la norma di carattere generale li mantiene come contrattualizzati in convenzione con la libera professione.
Il punto 2 dell’interrogazione dice: “Le aree vaste propongono ai medici contratti di natura libero professionale" perché è la forma contrattuale attraverso la quale è possibile prenderli, quindi la necessità di andare verso la possibilità di nuove leggi che permettano la stabilizzazione dei medici non trova nessuna contrarietà da parte del sistema sanitario pubblico, è un fatto legato a dinamiche normative e contrattuali.
E’ chiaro che vista la forte necessità di figure in tutto il sistema di emergenza-urgenza, nell’impossibilità di fare contratti a tempo indeterminato, si ricorre al contratto di convenzione libero professionale, quindi la scelta di utilizzare quella forma contrattuale è anche nell’impossibilità di contrattualizzarli in un’altra maniera.
La cosa “divertente” è che il sindacato a mano a mano che diventano dipendenti pubblici li perde come associati perché non sono più fra quelli di libera professione e giustamente il sindacato fa l’interesse degli iscritti, che in generale preferiscono, non tutti ma la stragrande maggioranza, avere un contratto a tempo indeterminato.
Se questa lunghissima querelle trovasse una risposta normativa sarebbe la soluzione per tutti perché ci permetterebbe di superare un'anomalia permettendo di assumere queste figure che oltretutto potrebbero essere utilizzate anche all’interno del pronto soccorso, quindi ci aiuterebbe anche su un’altra emergenza che è la carenza di medici specializzati in emergenza-urgenza.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Zaffiri.

Sandro ZAFFIRI. Grazie, Presidente. Questa cosa da lei un po’ me l’aspettavo, ma la risposta che attendevo era cosa intende fare. Penso che non sia il caso di aspettare perché questo è il problema di fondo, mancano i medici, si ipotizza, diciamocelo, anche se lei non l’ha detto, ma lo pensa e lo sa, che anche il 118 possa andare verso una privatizzazione. Lo sa benissimo lei quanto me, in altre Regioni c’è questa cosa, si prendono addirittura gli infermieri, si mettono sul 118 con un contratto che non ha niente a che fare con la sanità, perché è il contratto di una ditta che offre questo servizio. La risposta doveva essere un po’ più approfondita.
Credo che questo problema vada sollevato, come più volte ho detto, bussando con i piedi in determinati posti affinché si vada verso la normalizzazione del servizio.
Certo, se questo problema non viene mai affrontato o si aspetta sempre che la manna cada dal cielo, credo che non facciamo, lei lo sa meglio di me, il nostro ruolo e non diamo delle risposte.
Su questi contratti occorre fare qualcosa di più, affrontiamo questo problema in termini seri perché poi si grida sempre al lupo e alla fine arriva e questo significa che per il 118, mancando tutti gli strumenti, si va verso la privatizzazione.
Penso che questo sia l’aspetto importante di una valutazione politica da fare insieme a chi amministra, ritengo che sia necessario affrontare la vicenda in termini seri perché può diventare, o lo è già, un problema.
La risposta è stata un po’ troppo leggera rispetto al problema, che effettivamente c’è, perciò le chiedo formalmente di intervenire affinché si apra un confronto serio e si affronti la situazione dei contratti, e questo servirebbe anche per superare quelle pressioni.
E’ chiaro che non tutte le Regioni la pensano così, sappiamo che nel Lazio ci sono appalti per contratti che vanno verso la privatizzazione, probabilmente in altre Regioni c’è la stessa situazione, l’ho citato come esempio e non come dato politico, però tutti dobbiamo essere preoccupati perché il avere il medico all’interno della struttura sanitaria è diverso da quello che arriva e non risponde alla struttura sanitaria, ma ad una società che lo ha messo in un’autoambulanza, credo che la cosa sia diametralmente opposta. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola, per l’illustrazione, il Consigliere Fabbri.

Piergiorgio FABBRI. Grazie, Presidente. Ci ricolleghiamo al tema dell’interrogazione che è stata appena illustrata, con la replica del Consigliere Zaffiri.
In questi giorni i giornali sono pieni della ventilata partenza del primario del Pronto soccorso di Pesaro, eccetera, a livello regionale abbiamo un problema di gestione del settore sanitario perché manca il personale e quello che viene inserito a nostro avviso, alcune volte, non è adeguatamente formato.
Ci sono 3/4 formule contrattuali differenti che creano discrepanza tra persone che svolgono la stessa mansione, sappiamo anche che c’è una certa rigidità contrattuale per cui occorrerebbe flessibilizzare il sistema.
I concetti sono questi, ma per essere più preciso, piuttosto che procedere a braccio, voglio leggere parte dell’argomento, in modo da puntualizzare i vari aspetti in maniera più circostanziata.
Da dati acquisiti in totale i medici operanti nella regione per il settore dell’emergenza-urgenza mi risulta che siano circa 156 suddivisi in questo modo: 65 medici dipendenti, 69 medici convenzionati a tempo indeterminato, 22 medici convenzionati a tempo determinato.
L’eterogeneità dei contratti in essere crea spesso differenze inaccettabili all’interno dei gruppi di operatori che svolgono le stesse mansioni, il personale medico operante in questa tipologia di strutture è carente e il potenziamento necessario è stimato ammontare in circa 30 unità.
Noi riteniamo che il sistema di emergenza-urgenza nella Regione Marche sia tutt'ora fortemente legato alla distinzione tra la fase territoriale e la fase ospedaliera, quando ormai risulta chiaro che un’integrazione dei professionisti è indispensabile per la presa in carico totale del paziente e per garantire la crescita professionale degli operatori. E' necessario integrare maggiormente l’emergenza territoriale e l’emergenza ospedaliera al fine di garantire la massima continuità delle cure al paziente in fase di emergenza-urgenza, raggiungendo la standardizzazione del sistema in ambito organizzativo strutturale e formativo.
Riteniamo che alla luce della normativa nazionale e del modello di operatività dei sistemi di emergenza di tipo hub spoke il corso di formazione di emergenza territoriale di circa 400 ore non appaia più adeguato alla formazione di professionisti che devono garantire sul territorio la stabilizzazione delle funzioni vitali del paziente e il suo trasporto non più al presidio ospedaliero più vicino, bensì a quello in grado di dare una risposta definitiva alla patologia del paziente stesso.
Riteniamo che sia necessario, anche ai fini di ulteriore accrescimento professionale, che il medico del 118 possa agire a pieno titolo all’interno del Pronto soccorso, al fine di favorire un utilizzo più flessibile del medico del 118, in virtù anche del suo ruolo strategico all’interno dei sistemi dell’emergenza, anche per una valorizzazione dell’esperienza maturata nel campo direttamente dai professionisti dell’emergenza, viceversa si ritiene che anche il personale del Pronto soccorso possa prestare servizio in ambito di 118, così flessibilizziamo il sistema.
Riteniamo che risulti ormai anacronistica la modalità di reclutamento del personale medico dell’emergenza territoriale attraverso il ricorso a personale convenzionato a tempo indeterminato proveniente dalla guardia medica, in base all’articolo 22 comma 5 del d.p.r del 91, mentre la Regione Marche continua ad adottare indicendo corsi di formazione per l’emergenza territoriale, superati di fatto dall’introduzione della specializzazione in medicina dell’emergenza-urgenza.
Tutto il personale medico e infermieristico operante all’interno del sistema di emergenza-urgenza riteniamo che debba di norma possedere una formazione e preparazione specifica ed omogenea per svolgere la propria attività sia in ambito di emergenza-urgenza pre-ospedaliera che intra-ospedaliera.
Riteniamo che gli accordi zonali di area vasta e gli accordi Asur, come ad esempio la determina Asur 245 del 2019, siano del tutto inefficaci e creino di fatto ulteriori disomogeneità strutturali nell’operatività dei sistemi basandosi sulla volontà dei singoli medici e non tenendo conto che il sistema necessita di omogeneità organizzativa e strutturale.
Nel dispositivo si impegna il Presidente e la Giunta a finanziare il necessario numero di borse di studio regionali per la medicina di emergenza-urgenza in modo da assicurare la necessaria professionalità per tutto l’organico impiegato nel settore; ad implementare la formazione del personale sanitario nel rispetto delle specifiche mansioni in modo omogeneo e standardizzato per tutti gli operatori di settore anche verificando la possibilità di organizzare quale soluzione temporanea corsi di specializzazione presso le strutture sanitarie regionali di concerto con Asur e le sigle sindacali; a definire una dotazione organica chiara e correttamente dimensionata per il personale del Pronto soccorso, centrali operative, 118 e reparti annessi all’emergenza-urgenza; ad implementare la tecnologia presente sulle ambulanze per consentire la massima operatività possibile del personale presente a bordo durante il servizio; ad applicare i protocolli infermieristici per l’emergenza territoriale già redatti ed approvati, non ancora applicati sul territorio regionale; infine ad adottare gli idonei strumenti contrattuali concordati con Asur e le relative sigle sindacali di categoria per assicurare che tutto il personale possa operare con uguale dignità a pieno titolo in tutte le strutture funzionali del settore dell’emergenza-urgenza (Pronto soccorso, punti di primo intervento, Pat, centrali operative, Potes e reparti annessi dell’emergenza-urgenza stessa); a rivedere il settore, potenziarlo, porre particolare attenzione, cercare di sfruttare al meglio i medici perché sono così pochi che vanno adeguatamente formati e non possiamo permetterci il lusso di non impiegarli per tutto il tempo in cui prestano il servizio.

PRESIDENTE. Ha la parola il Presidente Ceriscioli.

Luca CERISCIOLI. Grazie, Presidente. Riguardo ai vari punti toccati dalla mozione vale un principio: da una parte potremmo votarli perché di fatto vengono perseguiti, dall’altra potremmo non votarli perché di fatto li perseguiamo. Io assumerei un atteggiamento positivo, è un tema molto importante e nelle questioni sollevate il grosso nucleo in realtà sta in quello che ha detto prima il Consigliere Zaffiri, il fatto di dover ricorrere a forme diverse perché la forma principale non c’è e si usa il contratto professionale a tempo indeterminato che da un certo punto di vista non è un contratto precario perché c’è tutta la vita è sotto questa forma contrattuale, certo non è la stessa cosa del personale dipendente.
Un percorso formativo fatto con i corsi anziché un percorso formativo fatto ..., però voglio ricordare che fino ad un tot di anni fa tutti gli specialisti si formavano dentro l’ospedale lavorando, era il metodo tradizionale, gran parte dei medici con i quali trattiamo sono specialisti perché si sono specializzati dentro la struttura ospedaliera. Da quando la specialistica si prende solo a livello universitario, da quando c’è il numero chiuso e limitato, mancano gli specialisti, e nell’emergenza-urgenza diventa molto difficile farne a meno.
Sono tutte scelte subordinate alla principale, non c’è la volontà di prendere un contratto libero professionale laddove c’è la possibilità di prenderne uno a tempo indeterminato, diciamo che la scaletta, l’ordine di priorità, le strutture sanitarie le fanno con molta chiarezza. E’ anche vero che dopo anni che si lavora dentro le strutture molti hanno acquisito con l’esperienza quello che non hanno potuto fare attraverso il percorso universitario, ma non perché non hanno voluto farlo, ma perché il numero è limitato.
Qualche anno fa era partita una polemica che chiedeva perché l’Emilia-Romagna faceva gli specializzandi e noi no. Noi contribuiamo come Regione, in proporzione, nella stessa misura dell’Emilia-Romagna, per una regione che è un terzo dell’Emilia-Romagna, che ha un’unica facoltà di medicina, con degli spazi determinati dal Ministero, e così via i vari punti.
In merito all'applicazione dei Protocolli infermieristici che sono pronti, è mancato l’assenso con gli ordini professionali, perchè questi protocolli sono sempre attività al confine tra l’attività infermieristica e quella medica, quindi abbiamo bisogno che l’ordine professionale, che non è di natura sindacale, è di natura professionale, si esprima perché tutti possiamo lavorare con quella coordinazione. Un punto che è all’ordine del giorno ma mancano gli ultimi passaggi.
Il mio parere è che è corretto votare, per me possiamo votare tutti a favore perché i punti che sono stati segnalati come problemi e come carenze sono problemi e carenze sui quali c’è la volontà massima di corrispondere in ogni forma per trovare le soluzioni. Anche in questo caso quanto più il legislatore ci aiuterà tanto più supereremo questi problemi, non è un fatto regionale, tutte le Regioni hanno questo tema, c’è chi è ricorso ai pensionati, a società esterne, a interinali, si è fatto di tutto e di più perché è una questione di carattere nazionale. Noi lo facciamo seguendo la traccia anche dell’omogeneità di trattamento, ci sono atti specifici che spiegano come poter lavorare in una struttura in cui si hanno contrattualizzazioni diverse, abbiamo chiesto un particolare riconoscimento a chi lavora al Pronto soccorso sui fondi incentivanti, ne facciamo di tutte e con le difficoltà che segnalavo.
Per quanto mi riguarda possiamo tutti quanti sostenere la mozione perché ne condivido pienamente i contenuti.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione.
Mozione n. 543. La pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale approva)

Mozione n. 556
ad iniziativa del Consigliere Marconi
“Credito d’imposta a favore delle imprese dell’area del cratere”
(Discussione e votazione)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la mozione n. 556 del Consigliere Marconi, che ha la parola per illustrarla.

Luca MARCONI. Grazie, Presidente. Faccio presente che oggi ho taciuto, non ho mai parlato, un minuto per presentare questa mozione e 10 secondi per votarla.
Anche qui invoco l’attenzione del Presidente Ceriscioli perché si tratta di un provvedimento relativo al credito di imposta a favore delle imprese dell’area del cratere, che è scattato a far data dal 6 aprile 2018.
Il decreto legge è del 9 febbraio 2017, che cosa è avvenuto? Che tra il 9 febbraio 2017 e il 6 aprile 2018 molte imprese hanno operato, poi il decreto è diventato operativo e con l’approvazione dell’Unione europea si sono trovate tutte scoperte. Probabilmente il problema è già stato sollevato in qualche sede, ho voluto dare un po’ di risonanza alla cosa perché qualche decina di imprese, forse un centinaio, che si sono mosse, quelle più attive, quelle più presenti, sono rimaste fregate. Chi aveva urgenza ed ha operato non ha beccato niente, chi invece ha potuto attendere perché non aveva questa urgenza adesso sta prendendo i soldi.
Quello che votiamo è la richiesta al Governo tramite la Giunta regionale perché nei limiti del possibile questo sia recuperato. Sappiamo che le regole sono quelle e finché l’Europa non dà il benestare non funzionano, però ci vorrebbe un nuovo provvedimento legislativo che copra questo anno e più sul quale molte imprese hanno operato senza poter ottenere i benefici.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione.
Mozione n. 556. La pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale approva)

La seduta è tolta.

La seduta termina alle ore 18,40

 

 
 
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