Resoconto della seduta n.168 del 07/07/2020

SEDUTA N. 168 DEL 7 LUGLIO 2020

La seduta inizia alle ore 12,50

Presidenza del Presidente
Antonio Mastrovincenzo

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la seduta n. 168 del 7 luglio 2020. Do per letto il processo verbale della seduta n. 167 del 30 giugno 2020, il quale, ove non vi siano opposizioni si intende approvato ai sensi del comma 4 dell'articolo 53 del Regolamento interno. Richiamo, inoltre, ai sensi del comma 5 dello stesso articolo, l'attenzione di tutti i Consiglieri sulle comunicazioni distribuite con cui porto a conoscenza l'Assemblea quanto espressamente previsto dal Regolamento interno.

Sull’ordine del giorno

PRESIDENTE. Comunico che durante la Conferenza dei Presidenti di gruppo è stato proposto l'anticipo delle mozioni nn. 608, 678, 690 e 717, abbinate (punto 11), subito dopo il punto 3, quindi se l'Aula non ha nulla in contrario, lo anticipiamo.

Proposta di legge n. 291
ad iniziativa del Consigliere Talè
“Modifica alla legge regionale 20 giugno 2003, n.13 ‘Riorganizzazione del Servizio sanitario regionale’”
(Discussione e votazione)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la proposta di legge n. 291 del Consigliere Talè.
La discussione è aperta, ha la parola il relatore di maggioranza Consigliere Talè.

Federico TALE’. Grazie Presidente. Questa è una proposta di legge che ho presentato in data 21 giugno 2019, dopo essermi confrontato a lungo anche con i rappresentanti degli ordini degli assistenti sociali delle Marche, del SUNAS, Sindacato unitario nazionale assistenti sociali e del FIALS, Federazione italiana autonoma lavoratori in sanità, che ringrazio vivamente per la preziosa collaborazione, così come ringrazio per l'ottimo lavoro svolto in IV Commissione dal Presidente Volpini, dai colleghi commissari, sia di maggioranza che di opposizione, e dalla Segretaria.
E’ stato fatto un bel lavoro, in Commissione si è lavorato molto a questa legge, sono stati auditi più volte gli interessati e alla fine, oggi, andiamo ad approvare questa legge.
Si tratta di una proposta di modifica alla legge regionale n. 13 del 2 giugno 2003, inerente la riorganizzazione del Servizio sanitario regionale, avente la finalità di istituire un'area di servizi sociali professionali all'interno delle aziende sanitarie regionali (ASUR, Marche Nord ed Ospedali riuniti di Ancona) nelle quali confluiranno gli assistenti sociali fino ad oggi privi di una loro struttura organizzativa a doc.
Più precisamente si prevede l'istituzione di un dipartimento unico in ASUR e in aree specifiche all'interno delle due aziende ospedaliere. Gli assistenti sociali che lavorano nella sanità delle Marche sono circa 250, operano nei servizi pubblici e privati accreditati dal Servizio sanitario nazionale. In particolare nei servizi per la salute mentale, per le dipendenze e per le patologie correlate, per la salute e la protezione della donna, del bambino e dell'adolescente, degli stranieri, degli anziani, per la disabilità, la riabilitazione negli adulti, per la continuità assistenziale delle cure. Inoltre, operano nella Commissione di medicina legale e nelle diverse unità di valutazione multidimensionale nelle aziende ospedaliere e in tutte le situazioni di fragilità o a rischio di esclusione sociale ed emarginazione. Assicura, altresì, funzioni di supporto professionale per l'integrazione fra il sistema sanitario e sociale aziendale e il sistema assistenziale degli ambiti sociali, nonché il raccordo con le rappresentazioni locali e il terzo settore.
Va anche detto che l'area dei servizi sociali professionali nella sanità è prevista dalla normativa nazionale, dalla legge 251 del 2000 e successive modifiche, e alcune Regioni hanno già provveduto alla sua istituzione. Mi riferisco alla Toscana e al Piemonte, sta arrivando anche l'Emilia-Romagna, quindi, se oggi approviamo questa legge arriveremo prima dell'Emilia-Romagna. C’è l’ha già il Piemonte, la Toscana, a queste si affiancherà le Marche e a giorni, mi dicono, che anche l'Emilia-Romagna varerà questa legge.
Individuare l'organizzazione dell'area di servizio sociale professionale, infatti, significa lavorare al miglioramento della qualità e dell'appropriatezza degli obiettivi strategici, anche del nuovo piano sanitario. Sono obiettivi che abbia messo come strategici anche nel nuovo Piano sanitario.
La valorizzazione di questa professionalità all'interno di un'azienda sanitaria contribuisce in modo rilevante all'individuazione di percorsi assistenziali appropriati in relazione alle acuzie, alle post-acuzie e alla cronicità, garantisce equità e sostenibilità del sistema ed evita risposte frammentate e difficoltà nell'accesso dei percorsi di continuità e di cure per gli utenti più fragili e vulnerabili della nostra società.
Non ci dobbiamo dimenticare che alla fine il primo grande obiettivo di questa proposta di legge è la salvaguardia delle categorie più deboli, i bambini, gli anziani, i diversamente abili e con loro le loro famiglie.
L'istituzione dell'area del servizio sociale professionale, inoltre, va nella direzione già intrapresa con le delibere di Giunta regionale n. 110 del 2015 e n. 111 del 2015, della riorganizzazione del sistema sanitario teso a potenziare, rafforzare e riqualificare la rete territoriale, al fine della massima integrazione tra le funzioni sanitarie e quelle sociali, destinate a garantire il percorso complessivo di presa in carico della persona, sulla base della valutazione clinico-sociale e assistenziale, in forma multiprofessionale ed in un'ottica multidisciplinare.
Per queste ragioni, auspico che al voto unanime della IV Commissione e al parere favorevole del Crel, segua anche la piena condivisione di tutta l'Aula, per dare alla nostra Regione, una norma che non va ad appesantire il bilancio, ma prevede degli strumenti per tutelare ancora di più e meglio le fasce più deboli e quindi più vulnerabili.
Inoltre, con l'emendamento e con il subemendato andiamo a riconoscere all'interno dell'ASUR un dipartimento specifico per le professioni sanitarie tecniche della riabilitazione e della prevenzione, attualmente accorpate con le professioni infermieristiche e ostetriche. Stiamo parlando, solo in ambito ASUR, di 1500 professionisti: 700 dell'area tecnica, 450 della riabilitazione e 350 della prevenzione. Non sto ad elencare tutti i professionisti dell'area tecnica, dell'area della riabilitazione e neanche quelli della prevenzione perché sono tanti. L'approvazione di questo emendamento consentirebbe di collegare in maniera molto più efficace il livello della direzione generale con il livello di erogazione dei servizi sanitari in Area vasta per coadiuvarlo in una serie di macro funzioni, come: l'erogazione uniforme a livello aziendale dei livelli essenziali di assistenza, l'armonizzazione dei percorsi assistenziali sanitari e socio-sanitari, l'implementazione della funzione aziendale di produzione attraverso il coordinamento dell'attività di ricerca epidemiologica e sociale finalizzata ai bisogni di salute e alle qualità di servizi prodotti, il miglioramento dei livelli di efficacia, di efficienza e di economicità nell'ambito dell'organizzazione e gestione dei servizi, al fine di eliminare i fattori di duplicazione e di frammentazione. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il relatore di minoranza Consigliere Zaffiri.

Sandro ZAFFIRI. Grazie Presidente. Stamattina c’è stato un piccolo problema di spostamento ed eccoci qua.
In Commissione, nella discussione di questa legge, su cui mi accingo a fare la relazione di minoranza, ho manifestato delle perplessità, non sulla legge, ma sul problema presente anche nella regione Marche riguardante le persone più deboli, perché molte volte chi è incaricato di difenderle si schiera con l'orco. Per quanto mi riguarda questo è un problema importante, che interessa determinate professionalità, che si schierano dalla parte dell'orco, non difendono la persona più debole e cercano di riempire le case famiglia. Questo è un problema drammatico che non si riesce a superare, nonostante la Lega l’abbia posto all'attenzione con mozioni ed interrogazioni anche in questa Aula, però, purtroppo, ancora oggi non trova soluzione, non si vede e si continua.
Spero e auspico che con questa legge, aumentando le professionalità, si modifichino le cose. Io la intendo sotto questo aspetto, perché ho sentito benissimo il Consigliere Talè nell’illustrazione della relazione di maggioranza indicare che si va a superare o si va ad affrontare una soluzione diversa e positiva per le categorie più deboli, che però io non vedo. Anche pochi giorni fa in una cittadina della riviera adriatica è successa una cosa ed io mi pongo la domanda. “Chi doveva controllare? L'assistente sociale, ma era sorda o cieca? Questo è il problema di fondo, ci sono discrepanze, probabilmente in questo contesto è inutile perché non si trova la soluzione.
E’ importante approvare le leggi che dovrebbero risolvere determinate cose che riguardano le categorie, come la categoria degli assistenti sociali.
Credo che l'attenzione di quest'Aula vada indirizzata seriamente non verso le professioni, ma alla difesa dei più deboli. Questo è il problema fondamentale che noi oggi abbiamo, non vedere quello che sta accadendo, anche per le persone più grandi, nessuno sa mai niente, nessuno nel territorio. Ci sono dei controlli, delle presenze o dei sensori del territorio, diciamo così, che dovrebbero sapere come stanno le cose, ma non si sa mai nulla e poi succede il fatto.
Su questa legge, proprio per questi problemi, manifesto delle perplessità, non tanto per quanto riguarda i lavoratori, perché è giusto che vengano riconosciuti, ma nel sistema Paese, nel sistema Regione c'è questo problema, c'è un lato oscuro di quello che accade, purtroppo, e chi può dare un contributo a questa soluzione è proprio la qualifica di cui stamattina in questa Aula si parla.
Tra la legge, la sua applicazione e il territorio c'è una grande discrepanza, io non so a chi compete, forse lo so, ma non voglio dirlo in questo contesto.
E’ un problema che viene quotidianamente disatteso, giornalmente ci sono dei provvedimenti, pesantissimi nei confronti dei più deboli. Si mette in discussione il ruolo della famiglia, invece di difenderla ed aiutarla. Si interviene sul più debole, sul più piccolo, che viene portato via anche con la violenza. Queste sono le discrepanze, auspico che la professionalità riconosciuta di queste persone vada, una volta per sempre, a togliere questo gap negativo che c’è tra la realtà territoriale e i fatti che accadono.
Lo spero, l'augurio che faccio è che queste persone si impegnino con più assiduità ed oculatezza, le persone di cui stiamo parlando in questa legge, altrimenti, se facciamo una legge e le cose rimangono le stesse o addirittura si peggiorano, credo che ci sia qualcosa che non va.
Certi problemi possono essere eliminati solo dall'uomo, che conosce bene i problemi del territorio perché sta a fianco della comunità, interviene per la comunità, senza avere il retropensiero che forse è meglio fare un favore a qualcuno.
Realtà negative che stanno accadendo anche nel territorio della regione Marche, come sappiamo e come leggiamo dalla stampa, purtroppo. Credo che questi siano fatti incresciosi che vanno eliminati, che queste professionalità devono assolutamente recuperare, altrimenti si prestano al gioco delle lobby, e non al compito istituzionale e professionale. Questo è l'appello che faccio illustrando questa legge, dire basta alle lobby, basta agli orchi, difendiamo seriamente i più deboli. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Pergolesi.

Romina PERGOLESI. Grazie Presidente. Ringrazio il Consigliere Talè per la proposta di legge, che mi trova favorevole, tant'è che ho chiesto anche sottoscriverla.
Quello che non è emerso abbastanza dalla discussione di oggi è il rispetto del lavoro di tantissimi professionisti, che lo fanno con passione e con integrità. Sono venuti in audizione e hanno lavorato insieme a noi anche alla modifica e all’aggiustamento della proposta di legge. Lo stesso emendamento presentato dal Consigliere Talè oggi in Aula è sintomo di un lavoro frenetico per produrre una legge migliorativa rispetto all’attuale assetto organizzativo del servizio sanitario, proprio per superare le criticità di un servizio che può dare tanto, ha dato tanto, ma può fare molto di più se si è in grado di valorizzarne le potenzialità.
Migliorare, efficientare ed organizzare in maniera più ottimale il servizio, servirà per dare risorse maggiori e anche personalità e professionalità idonee e poi, non nascondiamocelo, le mele marce ci sono anche nelle migliori famiglie, non bisogna fare di tutta l'erba un fascio, ma bisogna avere rispetto per chi lavora a stretto contatto con le fasce più deboli.
Io ed il Consigliere Maggi siamo più che favorevoli a votare questa proposta di legge. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Volpini.

Fabrizio VOLPINI. Grazie Presidente. Avevo iniziato questo percorso, poi ho passato il testimone al Consigliere Talè, che ha portato a termine la proposta di legge insieme ai rappresentanti della categoria. L'impegno di portarlo in Commissione e di votarlo in Aula l’avevamo preso tutti ed oggi trova la sua espressione.
Questa legge, al di là dell'importanza della creazione del dipartimento unico, ha come scopo, l’ha detto la Consigliera Pergolesi, un nuovo assetto organizzativo, permette anche un'armonizzazione, un’omogeneizzazione nei comportamenti di questa importante figura professionale, magari contribuirà anche a rendere meno pericolose alcuni situazioni di cui ha parlato prima il Consigliere Zaffiri, proprio perché circolerà tra gli assistenti sociali anche una maggior facilità di comunicazione, di scambio di idee ed esperienze.
Perché è importante aver fatto oggi questa legge, quindi, la creazione di questo dipartimento? L'articolo 1 del decreto ‘Rilancia Italia’ punta molto al rafforzamento della cosiddetta sanità territoriale e all'interno della sanità territoriale, insieme alle cure primarie, insieme ai servizi, c’è il lavoro importante degli assistenti sociali, tant'è che sono previste anche risorse importanti per l'assunzione, per ricreare quegli organici che in questi anni si sono purtroppo svuotati, perché tutti conosciamo qual è la situazione dei nostri distretti socio-sanitari, soprattutto dei nostri consultori.
Avere la forza di una legge aiuta molto questo processo di rafforzamento. Fra l'altro ho avuto modo di valutare l'importanza degli assistenti sociali sul territorio e ho avuto modo di sperimentare nel mio studio professionale (2 anni e mezzo fa, 3 anni fa), grazie alla collaborazione con l’Università Politecnica delle Marche, l’apporto di un assistente sociale all'interno delle cosiddette cure primarie e degli ambulatori, una collaborazione proficua sul campo dove le problematiche si vivono e vengono affrontate e qualche volta risolte.
Questa collaborazione è importante nell’ambito delle cure primarie e questa legge rafforzerà molto la capacità degli assistenti sociali di dare risposte a queste fragilità.
L'emendamento presentato va nella direzione di riconoscere anche le altre figure professionali del Sistema sanitario regionale, penso ai tecnici della prevenzione, l'altro campo che dovrà essere fortemente rafforzato, che sta a pieno titolo nella cosiddetta sanità territoriale. Avere istituito un dipartimento per i tecnici della prevenzione è sicuramente importante e utile ai fini del rafforzamento del servizio sanitario quale la prevenzione.
Una legge importante, seria, che ci permette di fare un passo avanti dal punto di vista assistenziale sul territorio. Grazie.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione.

Subemendamento 1/1/1 a firma del Consigliere Talè. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale approva)

Emendamento 1/1/1 (sostitutivo dell’articolo 1) a firma del Consigliere Talè. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale approva)

Articolo 2. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale approva)

Coordinamento tecnico. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale approva)

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Talè.

Federico TALE’. Grazie, Presidente. Chiedo la votazione per appello nominale anche a nome dei Consiglieri Micucci e Biancani.

Proposta di legge n. 291, emendata. La pongo in votazione per appello nominale chiesto a nome dei Consiglieri Talè, Micucci e Biancani.
Favorevoli: Biancani, Celani, Cesetti, Giacinti, Giancarli, Leonardi, Maggi, Marconi, Mastrovincenzo, Micucci, Minardi, Pergolesi, Rapa, Talè, Urbinati, Volpini.
Contrari: Nessuno.
Astenuti: Fabbri, Giorgini, Malaigia, Zaffiri.

(L’Assemblea legislativa regionale approva)

Proposta di legge n 357
ad iniziativa dei Consiglieri Giancarli, Biancani, Bisonni, Giorgini, Giacinti, Rapa, Micucci
“Modifiche alla legge regionale 12 novembre 2012, n. 31 ‘Norme in materia di gestione dei corsi d'acqua’”
(Discussione e votazione)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la proposta di legge n. 357 dei Consiglieri Giancarli, Biancani, Bisonni, Giorgini, Giacinti, Rapa, Micucci.
La discussione è aperta, ha la parola il relatore di maggioranza Consigliere Giancarli.

Enzo GIANCARLI. Grazie Presidente. Colleghi Consiglieri comincio da un aspetto prettamente istituzionale: tre pareri favorevoli, che sono del Crel, del Cal, della I Commissione ed un parere importante che è stato espresso dal Comitato per la valutazione delle politiche, che ha inserito anche una clausola valutativa, che poi dirò, che è diventato un articolo di questa legge.
Questo atto nella proposta iniziale prevedeva l’invarianza finanziaria, invece, è stato cambiato e sono state messe a disposizione delle somme, quindi, alcuni fatti molto importanti.
Questo provvedimento è una modifica alla legge n. 31 del 2012, voglio partire da una considerazione già presente in quella legge, un punto fermo che lascio oramai a chi arriverà nella prossima legislatura, in quanto prevedeva “nelle more dell'approvazione delle legge organica sul governo del territorio”. Questo imperativo, o questa affermazione, conserva ancora tutta la sua validità.
Voglio iniziare dalla bellezza del fiume, dall'amore per il fiume, dai suoi aspetti, anche sociali, ricreativi, salutistici, e proprio alcuni giorni fa ho letto in un quotidiano nazionale un articolo sugli argini del Po, ma questo vale per gli argini di tanti fiumi, anche dei nostri, che soprattutto in questa fase, dopo il 3 giugno, sono tornati ad essere uno dei posti più frequentati. Lo sono anche gli argini dei nostri fiumi marchigiani, ad esclusione del giorno di mercato. E’ più facile incontrare le persone che si conoscono sull'argine o lungo il fiume che in piazza. A piedi, in bici, sui pattini, a cavallo, a passeggio con il cane, di corsa, con il tandem, con il cellulare, con la macchina fotografica, con i propri pensieri. L'argine si mostra sempre versatile, una palestra a cielo aperto. L’articolo sottolineava anche questi aspetti del fiume. Voglio anche ricordare, l’ho fatto una volta molto, molto tempo fa in quest'Aula, il parere del Comandante della più grande barca che sta sul Po, che conosce e vive il fiume, è lì da 3 generazioni, e quando gli viene chiesto come sta il corso d’acqua risponde: “Sempre peggio, il fiume rischia di morire”.
Credo che noi dobbiamo essere consapevoli perché questo non vale soltanto per il Po, ma a maggior ragione per i nostri fiumi, che tra l'altro in alcuni periodi dell'anno vivono una notevole siccità.
Alla domanda chi è il peggiore nemico del fiume, il Comandante risponde: “L'uomo”, perché nei decenni scorsi si è disboscato troppo, l'acqua scende sempre più veloce, scava l’alveo. Fa riferimento anche ai tempi di corrivazione, al fatto che nelle golene ci sono coltivazioni, capannoni, le precipitazioni sono più brevi, più intense, l'erosione del letto è fortissima.
A quanto detto dal Comandante noi dobbiamo cercare di dare una risposta, l'abbiamo fatto come Regione Marche con la legge n. 31 del 2012, lo facciamo oggi con un nuovo strumento che è il Contratto di fiume e dovremmo farlo con una legge organica sul governo del territorio.
Ecco, partiamo da questo imperativo, il fiume non è un museo, è un ecosistema e in quelle realtà particolarmente sovralluvionate, dobbiamo fare in modo che ci sia un intervento artificiale, perché se non è un museo non siamo più in presenza di condizioni che non ci consentono di toccare nulla. Certo, non ci garantisce la sicurezza il semplice mantenimento dei flussi, per carità, anzi, è certo che un fiume non è riconducibile ad un canale artificiale. Se da un lato, in linea di principio, il fiume più sicuro è quello lasciato il più possibile in una sua dinamica naturale, con zone di vegetazione fluviale, con ampi spazi di protezione, dall'altro dobbiamo prendere atto che ci sono stati dei mutamenti, che sono avvenuti e fare in modo di intervenire.
Ecco perché abbiamo fatto quella legge e ne facciamo un’altra. Il problema è come intervenire, quindi, dobbiamo tutelare la biodiversità, dobbiamo salvaguardare l'ecosistema, dobbiamo mettere in sicurezza il fiume.
La legge “Norme in materia di gestione dei corsi d'acqua”, a cui ho fatto riferimento, è stata una delle prime leggi regionali. Rispetto ad allora il contesto sociale e ambientale è fortemente cambiato, si è modificato, soprattutto in relazione al tema dei cambiamenti climatici che rappresentano oggi una sfida globale all'attenzione nostra, dei governi delle Regioni, dei Comuni, dei Governi nazionali.
Le Conferenze ONU sul cambiamento climatico (ultima quella di Madrid), il Quadro di Riferimento di Sendai (Giappone) per la Riduzione del Rischio di Disastri 2015-2030, nel marzo 2015, in occasione della Terza Conferenza Mondiale delle Nazioni Unite e i contenuti dell'Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile del programma ONU ci richiamano l'attenzione sulla "gestione dei corsi d'acqua" che non può più essere affrontata in maniera settoriale, ma attraverso interventi integrati. Questo è il punto: interventi integrati, politiche d’insieme, il fiume non può essere visto come momento separato, non dobbiamo mai perdere di vista l'asta fluviale nel suo insieme, perché dobbiamo garantire la riduzione del rischio idrogeologico, il miglioramento dello stato ecologico dei corsi d'acqua, la tutela degli ecosistemi della biodiversità, in un contesto di crescita, di sviluppo ambientalmente sostenibile. La norma, come allora, concepita, però, si limitò nel rispetto della normativa statale e regionale in materia ad omogeneizzare le iniziative necessarie al presidio e alla gestione degli ambienti fluviali nel territorio della regione, attraverso le linee guida proposte dalla Giunta ed approvate dal Consiglio, per l'elaborazione di progetti generali di gestione. Rispetto ad allora è cambiato anche il quadro delle competenze. Infatti, questa legge che nasce per prendere e dare forza allo strumento principale del Contratto di fiume, fa anche una pulizia dal punto di vista istituzionale perché riordina, tenendo conto delle leggi che nel corso degli anni ci sono state, e trasferisce una serie di funzioni che erano di altre istituzioni, ieri della Provincia, alla Regione.
Uno strumento normativo il Contratto di fiume, nuovo, che è stato introdotto nel 2016, con l'articolo 68 bis nel codice dell'ambiente, nella parte III^, ovvero ‘Norme in materia di difesa del suolo e lotta alla desertificazione, tutela delle acque dall'inquinamento e gestione delle risorse idriche’. Norme, appunto, in materia di difesa del suolo e lotta alla desertificazione, poi i distretti idrografici, gli strumenti, gli interventi.
Il Contratto di fiume, giuridicamente così riconosciuto, rappresenta, pertanto, uno degli strumenti normativi di difesa del suolo e di lotta alla desertificazione, di tutela delle acque dall'inquinamento e di gestione delle risorse idriche, ideali di riferimento per la gestione dei corsi d'acqua, dettati dalla legge, che ho citato prima, n. 31 del 2012.
Il Contratto di fiume può essere visto …, adesso non vedo l'Assessore Sciapichetti in Aula, ma a Jesi parlavamo dell’Agorà e della Police, in un'iniziativa sui Contratti di fiume mettevamo insieme questi due elementi, perché il Contratto di fiume coinvolge tanti attori del territorio, rappresenta una forza dal punto di vista della capacità di azione e del coinvolgimento democratico. Forse l’ho ricordato una volta in quest'Aula, ho sentito il Sindaco di Cagli, non vedo nemmeno Il Consigliere Traversini, parlare della spiaggia sul fiume che passa nella sua città, come se parlasse della spiaggia di velluto di Senigallia o della spiaggia delle palme di San Benedetto del Tronto, per dire quale reazione anche dal punto di vista emotivo il fiume suscita, come ho detto prima. Non a caso ho citato quell'articolo che diceva che c'è più gente sull'argine che nelle piazze.
Il Contratto di fiume come luogo privilegiato anche delle analisi conoscitive di base, della concertazione, della regolarizzazione, sia per assumere decisioni strategiche di mitigazione di rischio idrogeologico, di gestione delle risorse idriche da attuare, che per la ricerca di implementazioni utili alla soluzione di sviluppo locale nel contesto di una gestione integrata dei corsi d’acqua.
Questo è in linea, in coerenza, con il recente documento del dicembre 2019 della Conferenza delle Regioni. Proposte strategiche in materia ambientale, nelle quali i Contratti di fiume erano indicati come strumenti da attivare, da implementare per l'attuazione della direttiva acqua e della direttiva alluvioni.
La Regione Marche già dal 2014 ha aderito alla Carta nazionale dei Contratti di fiume, ha cominciato il suo rapporto con questi strumenti, ha costituito nel 2016 un tavolo tecnico regionale permanente di coordinamento sui Contratti di fiume, ha anche inserito nel piano formativo regionale un laboratorio di programmazione e progettazione partecipata, ha utilizzato come bacino pilota il fiume Esino. Nelle Marche sono stati avviati finora 11 i Contratti di fiume, la superficie regionale interessata dai Contratti di fiume copre quasi il 40% del territorio regionale. Questi nuovi strumenti di governance partecipata sono stati tutti promossi dal basso, grazie alla sensibilità dell'associazionismo ambientale, dei portatori di interesse, di oltre 100 Comuni su 227. La Regione ha sottoscritto i manifesti di intenti di questi Contratti pur non avendoli ancora riconosciuti per legge.
Questi dati mostrano che quasi il 50% della popolazione regionale residente è coinvolta dai processi di Contratto di fiume.
Nell'ambito di questo panorama la dimensione dei Contratti di fiume hanno acquisito nella Regione Marche, in termini di rilevanza sociale, di prospettiva di governo del territorio, un approccio innovativo partecipato dal basso. Al momento ci sono alcuni Contratti che sono più avanti degli altri, come quello del Foglia dell’Esino, del Misa, del Nevola e Musone, che peraltro è in una fase avanzatissima. Alcuni sono in fase avanzata, altri avanzatissima, mentre altri sono dopo la firma dei manifesti di intenti nella fase intermedia del percorso.
I Contratti di fiume hanno acquistato nella nostra Regione una rilevanza politico-strategica che non può più essere trascurata, soprattutto in vista delle sfide di governo del territorio e di governance partecipata dell'ambiente che le norme europee e internazionali, nella stagione dei cambiamenti climatici, impongono. Si pensi ad esempio al new green deal.
Nell'articolo 1, nel primo comma in particolare, viene introdotto lo strumento del Contratto di fiume, richiamandone la definizione inserita nel testo unico ambiente, quello di cui ho parlato prima, con l'articolo 68 del codice ambientale, riconoscendo questi aspetti, non solo la messa in sicurezza della regione fluviale rispetto al rischio idrologico e agli squilibri fisico-ambientali, ma lo identifica anche come strumento che concorre alla tutela ambientale e alla valorizzazione dei territori fluviali, contribuendo allo sviluppo in Italia. Nel secondo comma si manifesta la volontà che i Contratti di fiume divengano una sintesi programmatoria, uno strumento di integrazione e coordinamento fra le diverse politiche settoriali che coinvolgono la gestione dell'ambiente fluviale.
Si introduce nell'articolo 2 un apposito comma, nel quale viene ampliato e specificato il contenuto dei progetti generali di gestione. Gli interventi contenuti in essi devono essere il risultato di una visione integrata fra più ambiti per rispondere contemporaneamente a varie esigenze legate al contesto fluviale: la riduzione del rischio idrogeologico, il miglioramento dello stato ecologico (in tutti i suoi aspetti di qualità biologica fisico-chimica, chimica e idromorfologici) e tutela degli ecosistemi e dell'avvio diversità.
Questi progetti sono sviluppati valorizzando i percorsi partecipati condotti per la redazione dei Programmi d'azione proposti dai Contratti di fiume presenti nel territorio regionale.
Si introduce una norma per garantire l'aggiornamento periodico delle linee guida in ragione delle normative nazionali e delle innovazioni tecniche e tecnologiche sopravvenute. La Giunta regionale ha stabilito questo adeguamento entro 60 giorni dall'approvazione della legge.
Si garantisce che i Contratti di fiume abbiano dei percorsi più possibile standardizzati, sulla base di linee procedurali elaborate ed adottate a livello nazionale. Per fare ciò la Giunta si avvale anche di organismi già esistenti.
La Regione con la deliberazione del 18 marzo 2016 aveva istituito il Tavolo tecnico regionale permanente di coordinamento dei Contratti di fiume, proprio per garantire una regia regionale che orientasse i Contratti di fiume nascenti verso percorsi omogenei.
Inoltre, nell'ottica sempre più condivisa di costruire processi partecipati territoriali che favoriscono anche forme di sussidiarietà orizzontale e di responsabilizzazione collettiva verso il raggiungimento di alcuni obiettivi, si prevede che per le attività di manutenzione, di tutela dell'ecosistema fluviale e di gestione della vegetazione ripariale possano essere coinvolti ... Anche qui ci deve essere molta chiarezza, questa è una delle prime leggi che recepisce l'articolo 68 bis del codice ambientale, che riconosce un ruolo fondamentale allo strumento del Contratto di fiume. Quindi, non ci può essere chi pensa che non si vuole dare il giusto riconoscimento, è esattamente il contrario, con legge si stabilisce questo, ma non possiamo istituzionalizzare tutto, per cui si mantiene la possibilità non ad un soggetto privato, ma alla Regione e agli enti locali, proprio in nome della partecipazione e della sussidiarietà orizzontale, di stabilire e stipulare convenzioni, anche con pezzi dell'associazionismo presenti nel territorio. Possono essere: gli imprenditori agricoli, le associazioni ambientaliste, pezzi di associazionismo locale, è un'ulteriore forma ancora più avanzata di democrazia, quindi anche da questo punto di vista il massimo della chiarezza.
Siamo poi andati all'elaborazione, come ho detto, di nuovi articoli e adesso brevemente vi dico quelli che sono stati aggiunti.
Articolo 2 bis. La Giunta regionale rispetto alle linee guida, con proprio atto, sentita la Commissione assembleare competente, anche avvalendosi di organismi regionali a carattere tecnico, già istituiti, adegua le linee guida per l'elaborazione dei progetti di gestione dei corsi d'acqua, di cui al comma 3 dell’articolo 2 della legge 31/2012, sono tutte cose già ben scritte, come modificato dall’articolo 2, alle disposizioni normative contenute in questa legge, al fine di recepire le modalità organizzative e procedimentali dei Contratti di fiume esistenti, in coerenza con le direttive e gli orientamenti nazionali, uniformandone lo sviluppo e la loro attuazione. Vogliamo fare presto perché il problema non è soltanto quello di approvare leggi, ma di attuarle, la Giunta regionale, auspico, adotta l'atto di cui al comma 1, quello che dice ora, ovvero l'adeguamento delle linee guida, entro 60 giorni dall'entrata in vigore di questa legge.
Abbiamo anche inserito un altro articolo: “Per promuovere in ambito regionale lo sviluppo e garantire l'attuazione dei Contratti di fiume, la Regione concede contributi secondo criteri e modalità individuati dalla Giunta regionale, con proprio atto entro 90 giorni dall'entrata in vigore di questa legge”.
Strumenti di attuazione degli interventi. I programmi regionali inerenti i Fondi strutturali e di investimento europei attuano gli interventi previsti da questa legge, compatibilmente con le finalità proprie della pertinente programmazione europea, quindi un ulteriore salto che è quello nella programmazione Europea.
Ho detto che il Comitato per la valutazione delle politiche ha inserito una clausola valutativa, questo articolo 2 quinquies: “L'Assemblea legislativa esercita il controllo sull'attuazione di questa legge e ne valuta i risultati ottenuti nel perseguire gli obiettivi di cui all'articolo 2. A tal fine, con cadenza biennale, la Giunta regionale presenta alla competente Commissione assembleare una relazione che fornisca informazioni su questi aspetti: quanti e quali manifesti di intenti sono promossi; quanti Contratti di fiume sono stati avviati o conclusi e con quali eventuali altri ambiti territoriali; quali sono i soggetti partecipanti per ciascun Contratto di fiume; quanti e quali interventi sono stati previsti in ciascun piano di azione; quanti interventi sono stati realizzati tra quelli previsti nei piani di azione; eventuali altri soggetti coinvolti; quali azioni di controllo e monitoraggio sono state realizzate sull'impiego delle risorse finanziarie e sugli effetti delle azioni intraprese; quali criticità sono state avviate”.
Ecco, quindi, una legge complessa, che al tempo stesso ha, accanto al grande obiettivo della partecipazione e del luogo privilegiato, anche la conoscenza analitica dei dati, questa spinta dal basso, l'obiettivo di riqualificare i nostri corsi d'acqua e tutte le funzioni ecosistemiche ad essi connessi, di garantire una manutenzione, la cura del territorio, che è la più grande opera pubblica, di cui questo paese ha la necessità, interventi integrati, riduzione del rischio idrogeologico, miglioramento dello stato ecologico, tutela degli ecosistemi e della biodiversità. Grazie.

Presidenza del Vicepresidente
Piero Celani

PRESIDENTE. Ha la parola il relatore di minoranza Consigliere Giorgini.

Peppino GIORGINI. Grazie Presidente. La storia italiana della gestione dei fiumi ci racconta quanti errori sono stati commessi, quante scelte irragionevoli sono state fatte. La cementificazione nei letti dei fiumi ha portato il nostro Paese a disastri immani. I nostri fiumi sono stati trasformati, depredati del loro habitat naturale, della loro integrità ecologica, sono state cambiate le loro forme, le dinamiche, le funzioni che servivano a svolgere i processi naturali. I corsi d'acqua sono stati risagomati, ristretti, rettificati, privati della vegetazione, irrigiditi da briglie e difese spondali, impossibilitati ad avere scambi funzionali con le proprie piane inondabili. Massicce campagne di escavazione per rubare il materiale litoide in tempi in cui le costruzioni andavano a mille, ignorando completamente le dinamiche geomorfologiche, ignorando completamente le conoscenze tecniche scientifiche.
Chi è stato l'artefice di tutto questo? L'uomo è stato l'artefice di tutti i disastri (frane, alluvioni) degli ultimi 40 anni e l'uomo dovrà porre rimedio a quello che ha creato. E’ giunta l’ora di dire basta, è giunta l’ora di ripartire, siamo all'anno zero, per questo la proposta di legge in oggetto è necessaria, è dovuta per consentire un approccio ancora più integrato e innovativo nella gestione dei corsi d'acqua, in modo particolare oggi sottoposti a repentini fenomeni alluvionali, dovuti ai cambiamenti climatici, nonché agli effetti devastanti dell'inquinamento.
C’è bisogno di un'efficace difesa del suolo, anche attraverso un corretto utilizzo dei Contratti i fiume. Molti si chiederanno: ma cosa sono i Contratti di fiume? Sono stati introdotti nel 2016, dall'articolo 68 bis del codice dell'ambiente, come strumento normativo di difesa del suolo per la lotta alla desertificazione. Vengono definiti, infatti, strumenti volontari di programmazione strategica e negoziata, perseguono la tutela e la corretta gestione delle risorse idriche e la valorizzazione dei territori fluviali, unitamente alla salvaguardia del rischio idraulico, contribuendo soprattutto allo sviluppo locale.
I soggetti aderenti ai Contratti di fiume definiscono un programma d'azione condiviso e si impegnano ad attuarlo attraverso la sottoscrizione di un accordo. Miniamo su qualche dettaglio perché sugli articoli della legge il Consigliere Giancarli ha ben detto quasi tutto.
Come si articolano questi Contratti di fiume? In pratica si inizia con la condivisione di un documento di intenti, contenente le motivazioni e gli obiettivi generali, con la messa a punto di un’appropriata analisi conoscitiva preliminare integrata sugli aspetti ambientali, importantissime, ancora più importanti sono quelle sociali ed economiche del territorio oggetto del Contratto di fiume - un nuovo modo di vedere una bonifica ambientale, perché di questo stiamo parlando, un altro metodo per cercare di bonificare il territorio - poi l'elaborazione di un documento strategico, la definizione di un programma d'azione, la messa in atto di processi partecipativi aperti e inclusivi, la sottoscrizione di un atto di impegno formale, il Contratto di fiume, l'attivazione di un sistema di controllo e monitoraggio periodico del Contratto per la verifica dello stato di attuazione per ogni sua fase.
I dati e le informazioni sui Contratti di fiume devono essere resi accessibili al pubblico, a tutti, devono essere pubblici, non celati sotto portali non facili da raggiungere per avere accesso ai dati.
La Regione Marche nel 2014 ha aderito alla Carta nazionale dei Contratti di fiume e successivamente ha costituito un Tavolo tecnico regionale di coordinamento sui Contratti di fiume. Ad oggi ne sono stati attivati 11 e con questa legge verranno sicuramente potenziati e innovati. Il dodicesimo è in fase di attivazione, è quello che riguarda il mio territorio, la Riserva naturale della Sentina. E’ proprio in quest’ ottica che si propone con questa legge di modificare la legge 31/2012, le norme in materia di gestione dei corsi d'acqua.
Innanzitutto devo dire che la manutenzione ordinaria e straordinaria, necessaria per la prevenzione e la messa in sicurezza dal rischio idrogeologico, viene inserita in una visione più ampia e organica di tutela ambientale e valorizzazione dei territori fluviali, contribuendo allo sviluppo delle aree interessate. Per far questo il Contratto di fiume diventa un vero e proprio strumento programmatico di integrazione e coordinamento di tutte le azioni settoriali di gestione fluviale. Anche i progetti dovranno essere il risultato di una visione integrata di più aspetti per far fronte alle esigenze del territorio in maniera organica ed efficace, riducendo il rischio idrogeologico, migliorando l'aspetto ecologico, rispettando ecosistemi e biodiversità. Quindi, dovranno essere aggiornate costantemente le linee guida e individuati i percorsi omogenei per realizzazione questi interventi.
Sappiamo che nel nostro Paese ci sono delle leggi che potrebbero migliorarne la vivibilità, gli ecosistemi, ma è sempre difficile capire se portano a termine il loro compito, non sempre, anzi, quasi mai riescono nell'intento, per questo mi auguro, per concludere, che i Contratti di fiume non diventino un mezzo per ottenere qualche consenso politico - abbiamo visto di peggio su queste cose - ma guardi agli errori del passato per ricreare un habitat a dimensione di uomo e soprattutto di fiume per ricreare quello che l’umo ha distrutto.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Biancani.

Andrea BIANCANI. Grazie Presidente. Vorrei innanzitutto ringraziare il Consigliere Giancarli, perché ha presentato la legge ed ha anche chiesto la nostra firma.
E’ una norma molto importante, può anche non sembrare, ma in realtà lo è. Va a modificare la legge n. 31 del 2012, che si occupa della gestione dei corsi d'acqua e al suo interno si inserisce il Contratto di fiume, molto rilevante.
Ho seguito nel corso di questi anni i Contratti di fiume, in particolar modo quello sulla Foglia, devo dire uno strumento di partecipazione attiva concreta, in cui i soggetti pubblici e privati, anche le varie associazioni ed a volte i cittadini, riescono a partecipare per condividere un progetto, una progettualità. Quando si tratta di Contratti di fiume in quest’azione di condivisione non si parla solo di rischio idrogeologico, ma anche di riqualificazione dal punto di vista storico-culturale, si parla di mobilità sostenibile, di depurazione, un'occasione in cui vari enti e tutti gli stakeholder, quei soggetti che hanno in qualche modo un interesse non privato, ma legato alla riqualificazione del fiume e tutto quello che c'è attorno al fiume, possono partecipare insieme, condividere un progetto, un percorso partecipativo. Penso che sia una buona cosa aver previsto che anche i vari Uffici della Difesa del suolo possano in qualche modo prendere in considerazione, valutare e considerare in maniera concreta le idee, i progetti che provengono da questi tavoli di confronto.
Ricordo che siamo una delle prime Regioni a livello nazionale che ha inserito all'interno della propria normativa i Contratti di fiume, quali strumenti di partecipazione, di programmazione, di progettazione, quindi, sono molto contento che le Marche siano ai vertici anche a livello nazionale.
Voglio anche dire, e poi chiudo, che gli interventi sui fiumi fino a 4/5 anni fa erano di competenza della Provincia, poi sono diventati di competenza della Regione e sono stati aperti tantissimi cantieri, tantissime risorse sono state bloccate e di questo va dato atto alla Regione. Non c'è l’Assessore Sciapichetti che volevo ringraziare, è lui che ha coordinato un po’ tutti questi aspetti.
Abbiamo dato prova sia di efficienza che di capacità di programmazione. Tanto c'è ancora da fare, penso ai progetti che rispettano l'ambiente e gli equilibri molto delicati che un fiume ha. Aver inserito i Contratti di fiume è stata una scelta importante. Quindi, grazie ancora al Consigliere Giancarli e grazie a tutti i componenti della Commissione che hanno in qualche modo dato il loro contributo per arrivare oggi in Aula ed approvare questa proposta di legge. Grazie.

Presidenza del Presidente
Antonio Mastrovincenzo

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Fabbri.

Piergiorgio FABBRI. Grazie Presidente. Questa legge è importante e va applicata. Nell'articolo che prevede le disposizioni finanziarie ci sono 30 mila euro, se non sbaglio, e non apro nessuna parentesi perché la cifra parla da sé.
Sono d'accordo, completamente, con chi mi ha preceduto, coi Consiglieri Giorgini, Biancani, Giancarli, che ha fatto uno dei suoi soliti ottimi discorsi, molto alto dal punto di vista politico con riferimenti anche tecnici.
C'è chi dice che i fiumi e tutte le aste degli affluenti corrispondono al sistema circolatorio del corpo umano. Questa è un'idea molto simpatica che io riprendo spesso, per sottolineare l'importanza della gestione dei corsi d'acqua e, quindi, l'importanza della depurazione delle acque reflue che qui, nelle Marche, purtroppo è piuttosto deficitaria. Siamo anche in infrazione europea, pagheremo milioni di multa nei prossimi anni.
Si parla dei Contratti di fiume, ce ne sono 11, ma vanno applicati, il tutto richiede uno sforzo istituzionale molto ampio ed anche una cultura ambientale tecnica molto alta e questo nella pratica non si è visto. Le istituzioni devono crescere in maniera veloce e decisa per realizzare realmente i Contratti di fiume che possono raggiungere lo scopo, siamo ancora agli albori.
Qui si parla di progetti generali di gestione, fino adesso abbiamo visto moltissimi microinterventi, che se non fanno danni poco ci manca. Abbiamo visto spostare sabbia e ghiaia dall'alveo e creare delle sponde a fianco dell'alveo e alla prima bella piena viene rimobilizzato tutto il materiale spostato. Questi interventi non si devono fare.
Abbiamo visto escavazioni in alveo negli anni passati. C'è una legge che tentava di valorizzare la ghiaia cavata dall'alveo, invece, giustamente, questa legge parla molto bene e va applicata, perché prevede la mitigazione del rischio idraulico. Perfetto, dobbiamo parlare di un intero bacino imbrifero, ecco che il progetto generale di gestione deve abbracciare l'intero bacino imbrifero. Qui si parla anche di controllo e di polizia idraulica, perfetto. Andiamo a verificare, dato che la legge trasferisce delle buone competenze dalle Province alla Regione, quali sono gli uomini, i mezzi e i finanziamenti per poter realizzare un'efficace azione di polizia idraulica e di controllo? Oppure ci troveremo ancora il bracconaggio all'interno dei fiumi, con le reti e altro, come ogni tanto risulta dalle cronache dei nostri territori.
Nella legge si parla di ecosistemi, di biodiversità, sono parole pesanti, quindi, oltre al bello enunciato ci si impegni politicamente nella prossima legislatura per applicarla realmente.
Abbiamo un piano degli acquedotti che è fermo, ricordo che mi sono candidato nel 2014, ho passato qui l'intera legislatura, ma il piano degli acquedotti non ha visto la luce, dal mio punto di vista anche fortunatamente perché dentro c'erano cose che io avversavo e che avevo commentato già 5 anni fa. Non ha visto la luce, ma bisogna riprenderlo in mano pesantemente, modificarlo e avere il coraggio nella prossima legislatura di renderlo operativo. È necessario dare flessibilità al sistema degli acquedotti, specie nella Provincia di Pesaro-Urbino dove il 70-80% delle acque idropotabili vengono potabilizzate dalle acque superficiali.
I cambiamenti climatici ci impongono un ripensamento di tutte le opere che insistono sui nostri corsi d'acqua, dobbiamo laminare le piene, dobbiamo fare in modo che l'agricoltura non aumenti il trasporto solido, bisogna gestire le acque di prima pioggia nei centri abitati, che sono contaminate dalla circolazione e da altre sostanze delle nostre aree industriali.
Tutte queste sono opere faraoniche che potrebbero dare un grosso impiego dal punto di vista lavorativo, occupazionale e del miglioramento ambientale. E’ in questo ambito che bisogna operare, una politica che respiri alto, che abbia lo sguardo lungo, deve gestire molto meglio il territorio, le aree interne e deve abbattere finalmente la barriera della non applicazione dei servizi ecosistemici.
Noi abbiamo la legge 221 del 2015, che parla di green economy, negli articoli 70, 71, 72, si parla anche di ecosistemi, si parla anche di zone di green community, e la Regione è tenuta a regolamentare e a sviluppare questi aspetti.
Allora, noi possiamo rilanciare le aree interne, di cui ci riempiamo la bocca parlando, purtroppo, di sottosviluppo, spopolamento invecchiamento e degrado dei servizi, ma se riuscissimo a quantificare in maniera corretta i servizi ecosistemici, che la buona gestione del territorio delle aree interne potrebbe fornire a tutta la popolazione, specie quella sulla costa, avremmo trovato realmente la chiave per risolvere i problemi dell'entroterra. Quindi, ben venga questa legge, sono contento degli enunciati che porta con sé, i 30 mila euro messi a bilancio sono lo specchietto della politica, che ci mette una pezza, però chiedo a coloro che da ottobre siederanno al posto nostro, in quest'Aula, di riprendere questa normativa, di applicarla realmente perché richiederebbe investimenti dal punto di vista economico ingenti, ma avrebbe delle ottime ripercussioni territoriali e ambientali, farebbe crescere la collaborazione istituzionale e tecnica tra tutti i Comuni, le Province, i tecnici che ci operano, e la Regione, anche a livello nazionale, se realmente riuscissimo ad applicare i servizi ecosistemici.
Questa è la mia richiesta, è il mio augurio su questa normativa che chiaramente appoggiamo e votiamo, ma per la quale occorrerà un grande impegno di applicazione. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Celani.

Piero CELANI. Grazie Presidente. Sarò abbastanza breve. Mi unisco a tutti coloro che sono intervenuti fino ad ora e che hanno in qualche modo esposto, in modo molto chiaro, la valenza di questa legge.
Ringrazio anche il primo firmatario, il Consigliere Giancarli, che ne ha parlato anche nella nostra Commissione, si è occupato di questo problema da politico esperto, soprattutto da amministratore qualificato. Credo che quando è stato Presidente della Provincia si sia occupato del dissesto idrogeologico e di recupero di aste fluviali, ha messo tanto di suo nel fare questo provvedimento, quindi, complimenti a lei Consigliere Giancarli. Nella sua esposizione si è avvertita, secondo me che ho ascoltato molto bene, anche una vena romantica soprattutto quando ha parlato del recupero della cultura e della storia di un fiume.
Il fiume racconta una storia, l'acqua di un fiume nasce dalla montagna, attraversa tanti paesaggi, tanti borghi, attraversa città, centri storici e quando arriva al fiume porta con sé la storia di tutti questi territori. Camminare lungo un fiume, lungo l'argine di un fiume, è come raccontare e rivivere la storia di un territorio, per cui credo che il Contratto di fiume debba essere inteso anche e soprattutto in questo modo se vogliamo sviluppare in qualche modo l'attrattività di determinati ambienti e recuperare la vivibilità di certi luoghi.
Il Consigliere Giancarli ha anche detto che spesso si incontrano più persone passeggiando sulla sponda ripariale che non nella piazza del paese.
Noi abbiamo fatto un tentativo di questo tipo ad Ascoli Piceno negli anni 80, credo che la Vicepresidente Casini lo sappia benissimo, finanziando un progetto con la Cassa del Mezzogiorno per il recupero dell'asta fluviale del Tronto. Purtroppo si finanziò solo il progetto e non le opere, però ben 35 anni, nel 1985/86, fu fatto un grande progetto.
Credo che adesso la Regione abbia più di facilità nell'intervenire e nel programmare, avendo riassorbito in sé tutte le deleghe, non essendoci più la Provincia, quindi tutto quello che riguarda il dissesto, la manutenzione e la gestione delle aste fluviali e del reticolo idrografico fa capo alla Regione, anche se quello minore è stato delegato al Consorzio di bonifica, però, ripeto, c'è poco da dire anche perché il Consorzio di bonifica è un'emanazione della Regione. Credo che prima si debba fare un grande investimento per il recupero di queste importanti aste fluviali, per poi passare attraverso i Contratti di fiume alla gestione, così come ha detto il Consigliere Fabbri.
Con questo atto noi parliamo soprattutto di gestione, tanto più che molto spesso è svolta volontariamente da parte di chi se ne occupa. Quindi, a monte deve esserci un grande investimento in termini economici, ma qui non si parla del recupero della mitigazione del rischio, fondamentale da questo punto di vista studiare delle normative abbastanza cogenti per le diverse zone perché, guardate, i fiumi non sono tutti uguali, anche questo c'è da dire.
Il Consigliere Fabbri è un esperto, un geologo, sa forse più di noi di queste cose, i fiumi vanno trattati singolarmente perché hanno regimi diversi l’uno dall’altro, per cui le opere vanno fatte in modo vario, ma la gestione deve essere uguale.
Mi auguro che nella prossima consigliatura ci siano fondi a iosa in questo senso, perché si sviluppa lavoro, si recuperano delle aree che sono dismesse, in disuso e che possono tornare a vivere, mettendole a disposizione dei cittadini lungo le aste fluviali magari degli impianti sportivi in tutta sicurezza.
Se non mettiamo in sicurezza l'asta fluviale è inutile fare i camminamenti, fare le piste ciclabili, le piste di mountain bike, fare l'impiantistica sportiva, cose di questo tipo, tutto si può fare, ma prima occorre fare un grosso investimento che riguarda la sicurezza. Questo lo si deve fare, a partire dalla sorgente fino arrivare al fiume perché molto spesso noi guardiamo la parte terminale delle aste fluviali, però quelle che hanno una grande valenza ambientale, storica e culturale, dal punto di vista dell'ecosistema sono le parti più alte.
Ottima alla legge, la condivido, la voterò, però, ripeto, mi auguro che a monte dei Contratti di fiume ci siano interventi forti e non sporadici. La Regione potrebbe fare un programma quinquennale e/o decennale di recupero delle aste fluviali importanti per poi darle in gestione attraverso i Contratti di fiumi, coinvolgendo tutti i soggetti che, per esperienza, per attività culturali, per attività sportive, per attività ambientali, possono in qualche modo valorizzare questo immenso patrimonio paesaggistico, che dobbiamo necessariamente utilizzare. Grazie.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione.

Articolo 1. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale approva)

Articolo 2. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale approva).

Articolo 2 bis. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale approva)

Articolo 2 ter. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale approva)

Articolo 2 quater. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale approva)

Articolo 2 quinquies. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale approva)

Articolo 3. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale approva)

Coordinamento tecnico. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale approva)

Proposta di legge n. 357. La pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale approva)

Interrogazione n. 1057 - a risposta immediata
ad iniziativa del Consigliere Giancarli
“Superstrada Ancona-Perugia: apertura del tratto Borgo Tufico - Albacina - Genga”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 1057 - a risposta immediata - del Consigliere Giancarli.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Casini.

Anna CASINI. Grazie Presidente. La tratta oggetto è di imminente apertura è quella compresa tra Borgo Tufico e la galleria di Sassi Rossi (prima del tratto di Valtreara, dove sono stati trovati fusti di cromo esavalente).
L’ingegner responsabile del progetto di infrastrutturazione viaria della società Quadrilatero Marche Umbria Spa riferisce che la ditta sta lavorando alacremente al fine di chiudere i lavori entro il 31 luglio 2020.
Tuttavia, a seguito delle misure del Governo per il contrasto e la prevenzione della diffusione del virus COVID 19, che hanno causato il blocco degli approvvigionamenti, potrebbe esserci un ritardo nella consegna che comunque dovrebbe essere garantita entro la prima decade di agosto.
L'unico problema potrebbe riguardare il rifornimento dei materiali, quindi 10/15 giorni di ritardo rispetto alla data del 31 luglio. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Giancarli.

Enzo GIANCARLI. Grazie Presidente. Intanto mi scuso con l’Assessore Casini, la colpa è mia, non dovevo distrarmi, nel merito invece dirmi soddisfatto è poco perché parliamo di un'opera pubblica e in questo Paese dire che il ritardo può essere di 10 giorni … Sono contento perché è da tempo che questi lavori sono iniziati, però il fatto che entro il 31 luglio o il 10 agosto riusciremo ad aprirne un altro tratto mi fa ben sperare che si possa vedere la luce sull'intero tratto dell'Ancona-Perugia. Grazie.

Interrogazione n. 1055 - a risposta immediata
ad iniziativa del Consigliere Minardi
“DGR n. 752 del 16 giugno 2020 - Richiesta di nuova ripartizione dei contributi per progetti di accoglienza e valorizzazione turistica a favore dei comitati provinciali dell'Unione nazionale Pro loco d'Italia (UNPLI)”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 1055 - a risposta immediata - del Consigliere Minardi.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Pieroni.

Moreno PIERONI. Grazie Presidente. Credo che le Pro loco nel sistema dell'accoglienza turistica e in maniera minore in quello della promozione siano una realtà fortissima, importante, che abbiamo vissuto in questi 5 anni, anche grazie ai volontari che sono il fiore all'occhiello dell'accoglienza.
La Regione Marche ha potuto coniugare gli IAT territoriali con le Pro loco e questi anni hanno dato i frutti che tutti noi conosciamo. Il turista che è arrivato nelle Marche ha sempre avuto delle risposte, riguardanti quello che accadeva nel nostro territorio, gli eventi, le bellezze da vedere e altro.
La Giunta regionale in questi anni ha fatto un percorso legato con la Pro loco regionale ed anche con quelle territoriali, in particolar modo con quelle provinciali. Nel contesto legato al Covid la Giunta regionale ha dovuto rivedere anche il sistema dell'accoglienza turistica, soprattutto perché le Pro loco sono legate a una miriade (migliaia e migliaia) di volontari, che hanno rivisto il loro approccio legato alla sicurezza nell’operare.
La Giunta regionale ha riconosciuto il lavoro fatto negli anni dalle Pro loco, anche quello dei mesi passati legati al Covid e quelli che ancora verranno. Abbiamo riconosciuto una cifra di 100 mila euro ripartita per ogni provincia, tenendo conto di una realtà: le Pro loco del centro-sud (Macerata, Fermo ed Ascoli Piceno), rispetto ad altre due realtà, Ancona e Pesaro, che hanno sempre dimostrato grande passione e grande impegno, hanno maggiori difficoltà ad articolare. Abbiamo fatto una ripartizione uguale per tutti, abbiamo dato 20 mila euro ad ogni Pro loco provinciale. E’ chiaro che in questo contesto non abbiamo solo tenuto conto della ripartizione numerica che ogni Pro loco poteva avere ed ha.
Ringrazio di questa interrogazione il Consigliere Minardi, che ha portato all'attenzione di questa Assemblea regionale l’importanza delle Pro loco nella nostra regione.
Per quanto mi riguarda, l'idea è quella di cercare di aggiungere ulteriori finanziamenti da dare anche in base al numero degli associati. Sicuramente terremo conto di questo atto, stiamo valutando i fondi che abbiamo investito nella misura legata alle strutture ricettive, con i risparmi che ci sono, rispetto all'immensa proposta che abbiamo fatto, di circa 10,5 milioni di euro, rimoduleremo il nostro intervento per la promozione e l'accoglienza.
Sono convinto che le Pro loco troveranno il giusto riconoscimento, non sono state attenzionate in base al numero degli associati, dei propri iscritti, e nel giro di poco tempo, secondo me, riusciremo a soddisfare questa esigenza evidenziata dall'interrogazione del Consigliere Minardi. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Minardi.

Renato Claudio MINARDI. Grazie Presidente. Ringrazio l'Assessore Pieroni per la risposta data che tiene conto dell'importanza delle Pro loco sia nella promozione che nell'accoglienza turistica di tutto il territorio regionale. Svolgono un ruolo importante e centrale e la cifra che è stata individuata e ripartita è una cosa positiva, 100 mila euro da destinare ai comitati provinciali dell'UMPLI, che in questo periodo non hanno avuto la possibilità di svolgere gli eventi che di solito facevano nel periodo della primavera ed hanno difficoltà anche a ripartire.
Nel momento in cui ripartiranno gli eventi ci sarà l'esigenza di creare le condizioni di sicurezza, quindi, avranno un minor afflusso di pubblico e maggiori costi nell’organizzazione.
Ora veniamo al tema per cui ho fatto questa interrogazione. Non condivido la suddivisione in parti uguali fra i comitati provinciali delle Marche, tenuto conto che le Pro loco associate sono 67 nella provincia di Pesaro-Urbino, 30 nella provincia di Ancona, 30 nella provincia di Macerata e 62 nella provincia di Ascoli Piceno e Fermo. Ascoli Piceno e Fermo sono un unico comitato provinciale, però nel riparto hanno avuto un riconoscimento doppio, come se fossero due comitati provinciali, mentre hanno un numero inferiore di Pro loco associate rispetto alla provincia di Pesaro-Urbino, per cui credo che sia giusto ed opportuno, come ha detto l'Assessore, trovare una soluzione che in qualche modo tenga conto del numero delle Pro loco associate e magari la Giunta regionale possa con un prossimo atto, con una prossima delibera, con un prossimo decreto, prevedere un'integrazione di risorse, senza nulla togliere agli altri.
Penso che questo sia giusto ed opportuno, altrimenti toccherebbe rivedere la delibera per dare il giusto riconoscimento aggiuntivo a quel comitato provinciale che ha, in particolare quello di Pesaro e Urbino, un numero maggiore di Pro loco associate e che di fatto si è visto riconoscere la stessa cifra degli altri, addirittura Ascoli Piceno e Fermo, che è un unico comitato provinciale, hanno avuto una cifra doppia.
Questa è la cosa che viene messa in discussione, essendo un unico comitato provinciale di fatto, ha avuto una cifra doppia, non di 20, ma di 40 mila euro.
Chiudo, prendendo positivamente le parole dell'Assessore Pieroni ed auspicando che questo atto integrativo possa essere adottato nel più breve tempo possibile. Grazie.

Interrogazione n. 1056 - a risposta immediata
ad iniziativa del Consigliere Maggi
“Guardia medica turistica - Riduzioni prestazioni di Sirolo e Numana”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno, reca l’interrogazione n.1056 - a risposta immediata - del Consigliere Maggi.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Casini.

Anna CASINI. Grazie Presidente. Grazie al Consigliere Maggi che si accontenta della mia risposta.
Nel Comune di Sirolo è stata attivata la guardia turistica dal 22 giugno al 31 agosto 2020, con estensione dalle ore 10 alle ore 18.
Con determina n. 1167 del 2020 è stata attivata nel Comune di Numana la postazione territoriale dell'emergenza sanitaria (Potes) turistica che copre il territorio dei Comuni di Numana e Sirolo dall’ 1 luglio 2020. Il servizio di che trattasi rafforza la risposta sanitaria anche in caso di emergenza.
Inoltre, nel medesimo Comune di Numana, dall’ 1 luglio al 16 agosto 2020 il servizio di guardia medica è stato potenziato consentendo ai turisti di accedere a qualsiasi ambulatorio dei medici di medicina generale nell'orario di apertura degli studi medici.
La guardia medica notturna, dalle 20 alle 8, è assicurata dai medici di continuità assistenziale cui anche i turisti possono rivolgersi, come precisato dalle disposizioni contrattuali vigenti. Tale complessiva disponibilità concretizza una risposta articolata su tutto il territorio, oltretutto assicurando la libertà di scelta del medico. Quindi c'è anche la rete dei medici di base.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto a meno, il Consigliere Maggi.

Giovanni MAGGI. Grazie Presidente. Assessore, sono costretto a dire che sono soddisfatto della risposta. Questa interrogazione l’ho presentata prima delle date che lei ha citato.
La riviera del Conero è una delle perle turistiche, anche di livello medio alto, togliere la guardia turistica a Sirolo e Numana ha intasato la guardia medica che serve Numana, Marcelli, Sirolo, Camerano e le frazioni di Ancona, Poggio, Varano, Baraccola e Aspio. Mi hanno telefonato perché non la dottoressa che faceva il suo turno non sapeva più cosa fare, voleva andarsene perché stava andando via di testa. Ma non solo, in quella zona c’è l’Hotel House, che è a rischio di pandemia, poi sono arrivati i turisti dalla Lombardia. Quindi, questa postazione sanitaria, che cerca di soddisfare le esigenze, era importantissima.
Ringrazio l'Assessore Casini, per lei il Presidente, perché questa cosa che era stata tolta senza una consultazione stata ripristinata. Grazie.

Interrogazione n. 1058 - a risposta immediata
ad iniziativa della Consigliera Leonardi
“Caos Autostrada A14 nelle Marche: la Regione ha intenzione di chiedere azzeramento dei pedaggi?”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 1058 - a risposta immediata - della Consigliera Leonardi.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Casini.

Anna CASINI. Grazie Presidente. L’abbiamo chiesto l’anno scorso, ma in maniera più articolata le rispondo anche su altre cose. Con lettera abbiamo chiesto una riduzione, inviata sia al Ministro che ad Autostrade, poi se vuole gliela faccio avere.
La Regione Marche ha sottoposto oltre un anno fa, con richieste del 15 ottobre 2019 e del 4 novembre 2019, alla società Autostrade per l'Italia la gravissima situazione di disagio vissuta da imprenditori e cittadini a causa dei rallentamenti lungo A14 nel tratto tra Porto Sant'Elpidio e San Benedetto del Tronto, dovuti sia al noto sequestro dei 5 viadotti disposto dalla Procura di Avellino, sia ai lavori di adeguamento delle gallerie previsti dalla legge 264/2006.
In quell'occasione è stata sollecitata la Direzione VII Tronco Pescara a prevedere forme di compensazione per gli utenti rispetto ai disagi subiti applicando una sospensione del pedaggio.
Faccio un inciso, la sospensione del pedaggio io non l’avevo pensata solamente come una forma di compensazione del disagio, ma aveva una finalità diversa, che era quella di evitare che la maggior parte del traffico, non quello veicolare, ma quello dei camion, perché ci sono dei divieti sulle strade statali all'interno delle aree comunali, si spostasse sulla Statale 16 con l’intasamento dei paralleli lungomare, che a volte sono aperti al traffico. In quel caso c'è un blocco generale che dallo scorso anno crea dei problemi. Quindi, non solo una forma di compensazione per chi paga l'autostrada e sta fermo, ma anche per evitare un’ipertrofia delle strade parallele alla A14.
Coerentemente a quanto fatto finora, la Regione intende pertanto unirsi all'azione promossa da altre Regioni in sede di Conferenza Stato-Regioni per sollecitare il MIT al fine di aprire un tavolo di confronto con la società Autostrade per l'Italia, volto a compensare i disagi subiti dagli utenti della A 14, mediante la sospensione temporanea del pedaggio autostradale nel tratto interessato.
La Regione intende altresì inviare un sollecito diretto al MIT affinché eserciti una pressione nei confronti del gestore dell'infrastruttura perché riduca i costi dei pedaggi.
I solleciti della Regione, soprattutto nei confronti del MIT, sono stati ripetuti, l’ultimo è stato fatto due settimane fa, nota del 23 giugno 2020. L'ultimo aggiornamento della situazione degli impegni presi dalle parti risale allo scorso primo luglio in occasione dell'incontro convocato alla Prefettura di Ascoli Piceno per esaminare la situazione della viabilità lungo il tratto della A14.
In questa occasione, alla quale io ero presente, ho nuovamente evidenziato che le frequenti code autostradali danneggiavano gravemente l'economia locale (sia produttiva che turistica), compromettendo le aspettative di rilancio del turismo in una stagione già pesantemente compromessa.
E’ stato rimarcato che interventi definitivi e rapidi risultano indispensabili per scongiurare la marginalizzazione di un territorio già provato dagli effetti del sisma.
Autostrade per l'Italia, rappresentata dal dirigente, ha assicurato che le verifiche tecniche nelle gallerie sono terminate e che ha breve le opere provvisionali di messa a norma saranno concluse, entro il prossimo 20 luglio p.v. quindi, per prima cosa parliamo di gallerie ed i relativi lavori saranno terminati entro il 20 luglio. Questo è quello che ci ha detto l'ingegner alla riunione con il Prefetto.
In merito al tema dei viadotti Autostrade ha assicurato che tre sono già dissequestrati e per gli altri due (Valle Scura e Santa Giuliana) sono stati recapitati progetti definitivi al Ministero infrastrutture e trasporti. Il MIT si è impegnato ad esaminare i progetti nel giro di pochi giorni.
Do un aggiornamento perché chi ha scritto la nota non lo sapeva ed io l'ho saputo venerdì. Il Dirigente del MIT ci aveva assicurato che sarebbero stati esaminati i progetti e mandati alla Procura di Avellino, entro lo scorso venerdì. Autostrade li aveva consegnati tre giorni prima, da novembre, quindi se vogliamo sapere chi ha fatto che cosa lo possiamo vedere dalle date dei protocolli. Autostrade aveva consegnato il materiale tre giorni prima, il primo luglio ci siamo riuniti e il MIT ha detto che l’avrebbe esaminato e mandato alla Procura di Avellino il venerdì successivo, e così è stato perché il Prefetto mi ha comunicato che il Mit ha inviato il parere favorevole con prescrizioni alla Procura di Avellino per il dissequestro. Secondo quello che il Mit ci ha rappresentato le altre volte la Procura ha dissequestrato a seguito del parere favorevole del MIT, quindi ci aspettiamo in tempi brevi il dissequestro, che non serve a risolvere il problema perché il cantiere dovrà essere attivato, ma riduce la fascia sequestrata che oggi non consente, nel caso del tratto di che trattasi, di avere due corsie. Riducendo l'area interessata dal cantiere si riesce ad avere, con i tratti e con i tre viadotti dissequestrati, una doppia carreggiata, che seppur ridotta è conformata a norma di legge e consente una circolazione più veloce.
Sempre in occasione dell'incontro convocato dal Prefetto di Ascoli Piceno, Autostrade per l'Italia si è inoltre impegnata a garantire una serie di servizi volti a fronteggiare le criticità del periodo estivo, oltre al continuo presidio di personale e carri attrezzi lungo le autostrade e i caselli, verrà individuato anche personale dedicato all'assistenza degli utenti incolonnati in caso di lunghe e prolungate code.
Ad onor del vero, devo dire che questi mezzi li ho visti negli ultimi giorni, ci ho proprio fatto caso, ho visto i mezzi, non ho visto la riapertura, ma se tutto andrà, come ci hanno detto, dobbiamo solo aspettare il parere della Procura di Avellino. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatta o meno, la Consigliera Leonardi.

Elena LEONARDI. Grazie Presidente. Grazie Assessore per la risposta. E’ evidente che il problema è annoso, come scrivevo e come giustamente ha confermato anche lei.
Il mio interessamento risale a più di un anno, è una questione che non è stata risolta e dispiace perché è evidente che le richieste della Regione non hanno portato in questo anno a superare la criticità, tenendo conto del periodo estivo e dell’ulteriore difficoltà legata alla ripresa dopo il lockdown.
Confartigianato trasporti e Confindustria trasporti hanno segnalato non solo la questione del pedaggio, che evidentemente ha anche un valore, diciamo, simbolico ed anche un impegno per sgravare gli utenti e chi fa del trasporto il proprio lavoro, ma anche per segnalare la gravità delle condizioni, come consegnare la merce in ritardo, il costo certamente aumentato del carburante perché un conto è percorrere chilometri in tranquillità, ad un’andatura regolare, un conto è andare a passo d'uomo, fermarsi e fare lunghe ore di fila lungo l'autostrada. Lo stesso problema si ripercuote sulla statale adriatica e sui vari comuni della nostra linea costiera, che oggi sono giustamente, e ci auguriamo sempre di più, presi d'assalto da chi vuole andare al mare per passare le proprie vacanze, anche da chi proviene dall'entroterra,
Mi auguro che l'attenzione sia alta e che si torni con più forza a quei tavoli riaprendo il problema dell’annosa questione della terza corsia perché a cascata le problematiche si sono aggravate dal restringimento della parte autostradale che non ha trovato in questi anni uno sbocco per acconsentire un superamento più agevole e più facile delle criticità del trasporto. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Casini.

Anna CASINI. Grazie Presidente. Aggiungo un elemento di giudizio, l'ultima riunione che c'era stata con Autostrade si era tenuta a novembre, ovviamente posso andare a parlare con il Ministro tutto il tempo che voglio, posso parlare con Autostrade, posso parlare con la Procura, ma se Autostrade non presenta il progetto, unico soggetto autorizzato e abilitato a farlo, è chiaro che … Per questo ho dato le date ed ho detto che Autostrade ha presentato i progetti tre giorni prima dell’1, quindi non so se il 28 o il 29, per loro ammissione e per quello che ha detto il Mit, che in quattro giorno giorni li ha esaminati e li ha spediti alla Procura di Avellino, quindi dai tempi ci sono delle responsabilità diverse. Grazie.

Mozione n. 608
ad iniziativa del Consigliere Marconi
“Sostegno alle aree montane disagiate”

Mozione n. 678
ad iniziativa del Consigliere Bisonni
“Sostegno economico per le aree interne”

Mozione n. 690
ad iniziativa del Consigliere Celani
“Emergenza epidemiologica da Covid-19 – Fondo per i Comuni del Cratere Sisma 2016”

Mozione n. 717
ad iniziativa dei Consiglieri Minardi, Mastrovincenzo, Traversini, Micucci
“Nuova vita per le aree interne struttura portante del paesaggio italiano e marchigiano e per una ripartenza forte di presidi di immenso valore sociale, culturale, storico, economico ed ecologico”
(abbinate)
(Discussione e votazione)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca le mozioni n. 608 del Consigliere Marconi, n. 678 del Consigliere Bisonni, n. 690 del Consigliere Celani, n. 717 dei Consiglieri Minardi, Mastrovincenzo, Traversini, Micucci, abbinate.
Ha la parola, per l’illustrazione, il Consigliere Marconi.

Luca MARCONI. Grazie Presidente. Grazie anche per questa anticipazione che chiedo molto raramente, quasi mai l’ho fatto in questi 5 anni, ma per esigenze reali devo lasciare quanto prima i lavori del Consiglio.
Queste mozioni si sono susseguite nel tempo e segnalano varie esigenze delle aree montane, naturalmente per aree montane si intendono quelle interne e sono molte. In parte vengono consacrate in una legge che stiamo per approvare, che è già stata quasi approvata, manca soltanto la definizione di alcuni capitoli di finanziamento che andranno modificati in II Commissione, una legge che ho presentato io sulle aree interne e che va a toccare una parte significativa del dispositivo, i punti 1 e 2, quindi rinvio per questa parte il dibattito al momento in cui ne parleremo, per il resto va tutto bene. Diciamo che sarebbe interessante, colleghi Consiglieri, se queste mozioni diventassero realisticamente parte di un più ampio programma elettorale condivisibile, perché la cosa buffa è il dividersi dopo una campagna elettorale nella quale, per il 90% dei casi, abbiamo detto le stesse cose. Poi per quel 10% vale la democrazia, vale una maggioranza e una minoranza diverse, ma certamente alcune cose dovrebbero essere largamente condivise.
Non sono intervenuto prima sull'ottima legge presentata dal Consigliere Giancarli, faccio ora riferimento al regime delle acque che uno dei punti più delicati nell’organizzazione del territorio delle aree interne.
Bene, il passato ci insegna che un'area interna molto popolata …, parlo di qualche secolo fa, fino a 50/60 anni fa, la grande operazione di spopolamento delle nostre aree interne inizia intorno agli anni ’50 con l'industrializzazione della costa e dell’area collinare e in quel tempo sia i boschi che i corsi d'acqua erano regolarmente soggetti a manutenzione da parte delle popolazioni e non solo delle istituzioni.
Ricordo che anche nel quinquennio precedente si è insistito su questo argomento, non solo perché avevamo un Presidente che veniva da un’area interna, ma era particolarmente sensibile all'argomento e partecipammo a tanti incontri anche evocativi, significativi, arrivando alla conclusione che una buona presenza di popolazione nelle aree interne è una garanzia per tutti perché il dissesto idrogeologico all'interno della regione è un problema per tutti.
Un'area interna spopolata significa una risorsa economica turistica che viene meno, che non avrà la forza e i numeri dell'area marina, che vanta presenze turistiche di gran lunga superiori, ma sta regolarmente crescendo, al di là della tragica battuta d'arresto dovuta al terremoto. Basta pensare che cosa è la domenica a Castelluccio, non è nelle Marche, è in Umbria, ma Forca di Presta è nostra e Forca di Gualdo è nostra, un movimento di decine di migliaia di automobili, che dura ormai da almeno due settimane per il bello spettacolo della fioritura dei legumi di Castelluccio, in assoluto non è una corsa trascendentale, però ha mosso una enormità di persone. Ci sono, quindi, delle opportunità, senza enfatizzarle, realisticamente significative e se la popolazione viene meno non ne avremo più.
Non dobbiamo convincerci su questo, perché, ripeto, la legge che ho presentato è stata firmata da tutta la Commissione che ringrazio, le mozioni qui presentate sono tante, quindi, possiamo andare in questa direzione? Si, l'unica scelta e poi le risorse.
Io sono dell'idea, colleghi, che tutto quello che ci sta arrivando all'Europa, compreso il famigerato MES, che non è un grosso problema, non riesco a capire la polemica intorno a questa roba, quello è un provvedimento scritto, uno potrebbe dire “sarà il finimondo”, “non sarà il finimondo”, ma è scritto, leggiamolo insieme. Si fa così quando si fa un contratto da un notaio, se nessuno si fida dell'altro si legge ogni angolo del contratto, si vede quello che è. Io dico che i soldi vanno presi tutti perché o l’Italia in questi 10 anni promuoverà un livello di investimenti mai visto negli ultimi 30/40 anni o un serio declino potrà manifestarsi perché troppe cose abbiamo rinviato in quest'ultimi 25 anni, rincorrendo l’ordinario e non guardando sul lungo periodo.
Scherzavo prima con il Vicepresidente Celani relativamente al suo intervento che ho apprezzato e che sottoscrivo sulla legge per il Contratto di fiume in cui lui ha osato esprimere l'aggettivo “decennale”. Decennale caro Consigliere Celani è una bestemmia, si deve andare a confessare. Il Presidente Mastrovincenzo è pronto perché del Consiglio è il nostro sacerdote, si deve confessare perché ha osato dire decennale. Quinquennale peccato veniale, decennale peccato mortale, peccato contro lo spirito. Non si possono dire queste cose perché nel nostro Paese, come ho detto prima fuori microfono, al massimo si può immaginare una cosa a 10 mesi, perché gli ultimi due sono di campagna elettorale, visto che si vota tutti gli anni per le comunali, o per le regionali, o per le europee, o per le politiche, o per i referendum, quindi non si può fare una cosa di lungo respiro, invece qui va fatta, primo, perché sono interventi lunghi, secondo, perché non abbiamo subito i 150 milioni che abbiamo stimato per i nostri boschi e i nostri corsi d'acqua delle aree interne, non ce li abbiamo, però 15 milioni all'anno sul progetto Appennino, sull’accidente che ci spacca, ce li possiamo mettere e una volta che il meccanismo è partito, senza bisogno di inventarsi le leggi, di cambiarle ogni tre anni e quelle ci sono vanno finanziate. Questa sarebbe una Regione che celebra bene se stessa dopo cinquant'anni. Grazie.

PRESIDENTE. Io mi stavo portando avanti per dare stabilità al sistema razionalizzando tutto, anche le elezioni. Volevo in qualche modo essere un romantico, su queste cose ci crediamo, siamo rimasti in pochi, ma ci crediamo.
Ha la parola, per l’illustrazione, il Consigliere Bisonni.

Sandro BISONNI. Grazie Presidente. Questa mozione è conseguente ad un'azione che in questi 5 anni ho cercato di portare avanti, quella della difesa delle aree interne. Per il loro sviluppo e la loro crescita non mi stancherò mai di fare questa battaglia perché sono convinto che noi abbiamo un grande tesoro nelle Marche, che è quello delle zone interne, che dobbiamo riuscire a valorizzare, ma per farlo abbiamo bisogno di risorse, abbiamo bisogno di crederci, abbiamo bisogno che la Regione si faccia parte attiva dello sviluppo economico, turistico e sociale di queste aree.
Questa mozione parte da due forme di finanziamento che già esistono, una è “Resto al sud”, che è collegata alle aree del mezzogiorno ed anche alle aree colpite dai terremoti del 2016/2017, l’altra è la famosa “Smart e start”, un incentivo per la nascita e la crescita delle start-up innovative ad alto contenuto tecnologico in tutte le regioni italiane.
Ripeto, le nostre aree interne purtroppo soffrono di una serie di problematiche, non ultima quella dei tre terremoti che hanno subìto a cui si è aggiunta anche la disgrazia del Covid e tutti questi accadimenti hanno compromesso ulteriormente una serie di problemi endemici, direi io, legati allo spopolamento e alla crisi di alcuni settori produttivi strategici.
In questo contesto la mozione che ho presentato chiede due cose: la prima è che la Giunta si faccia promotrice presso il Governo affinché queste risorse siano aumentate perché le ritengo ancora insufficienti e vengano estese a tutti i comuni delle aree interne montane in maniera tale che anche le zone che attualmente non godono di questi benefici possano esserne coinvolte e interessate. Questo non significa spalmare le risorse, perché ricordo che nel primo punto ho detto di aumentare le risorse in maniera adeguata, quindi, quello che si chiede è di credere nelle aree interne, nel loro sviluppo e che la Giunta regionale si faccia promotrice presso il Governo affinché ci siano maggiori risorse per loro. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola, per l’illustrazione, il Consigliere Celani.

Piero CELANI. Illustro la mozione da me presentata, la n. 690.
Non mi dilungo tanto perché credo che l'argomento sia lo stesso trattato dai Consiglieri Marconi e Bisonni e accende i riflettori di nuovo sul discorso delle aree interne e su quello che rappresentano per l'economia regionale, sia per quanto riguarda la storia, la cultura, la tradizione e l'economia, non per ultimo questo nuovo processo di urbanesimo che si sta verificando e che potrebbe dare fra qualche anno, non dico fra qualche mese, come vorrebbe il Consigliere Marconi, problemi alla costa, perché ci sarà di nuovo un intasamento della parte costiera della nostra regione con l’impossibilità per gli enti locali di poter dare servizi.
La mia mozione in particolare si incentra su quelle aree che hanno subìto il terremoto nel 2016, che sono state oggetto degli eventi sismici che si sono verificati a far data dal 24 agosto 2016 e che non dico stentano a ripartire, ma che ancora non hanno prospettive, non sono ripartite per ovvi motivi, adesso non sto ad elencare i ritardi per quanto riguarda la ricostruzione.
Alcuni dati che sono stati resi noti ultimamente fanno riferimento a febbraio scorso, ma sono ancora attuali, di fronte, ad esempio, ad oltre 80 mila pratiche per la ricostruzione che si aspettano (schede danni) solo il 15% sono state presentate e ne sono state finanziate soltanto il 5%. La cosa drammatica è che di fronte a un plafond di circa 6 miliardi di euro, che sono a disposizione per quanto riguarda questa fase della ricostruzione, sono stati concessi finora soltanto 355 milioni. Immaginate qual è il dramma di questi territori.
Le piccole attività che c'erano e che in estate potevano vedere qualche turista tornare, magari perché qualche sentiero era stato messo a punto, qualche locanda, qualche B&B era ripartito, sono state messe a terra dalla crisi epidemiologica da Covid 19, vuoi per paura, vuoi perché la gente ancora non ha ripreso confidenza con il quotidiano, con il vissuto antecedente al Covid. Ripeto, queste aree, queste zone, queste piccole attività artigianali e commerciali sono prossime alla chiusura. Allora ho preso spunto dal decreto legge 34 che ha stabilito in favore dei Comuni delle province di Bergamo, Cremona, Lodi e Piacenza, che sono stati gravemente colpiti da questa emergenza epidemiologica, un fondo di circa 200 milioni per il loro sostegno e per la loro ripartenza. Ritengo che questo sia doveroso laddove ci sono delle crisi di questa portata, è necessario che la comunità, lo Stato, il Governo, le Regioni, diano il loro contributo per poter consentire la ripartenza economica.
Credo che un provvedimento del genere doveva essere esteso anche alle nostre aree interne che hanno avuto lo stesso problema da Covid 19 che si è andato ad aggiungere ad un'altra grave situazione già in essere, che è quella del terremoto.
C'è un proverbio che dice: “Sopra il cotto l'acqua bollita” nel senso che avevamo già un danno, quello del terremoto, poi c'è stato questo, quindi è necessario e ritengo anche giusto che questo provvedimento venga esteso anche a questi Comuni, a quelli elencati nel decreto 189 del 2016.
La mozione cosa dice? In merito alle aree interne impegna in particolare il Presidente e la Giunta regionale ad attivarsi nei confronti del Governo affinché in sede di conversione in legge del decreto 34 - siamo un po' fuori termine, però, ovviamente, in questo momento ci sono dei disposti normativi che tornano su questo argomento per aiutare le comunità e i territori che sono in difficoltà - ad attivarsi affinché vengano assegnati ai Comuni delle Marche, appartenenti al cratere sisma 2016 e indicati, come ho già detto, nel decreto 189 del 2016, quanto previsto per i Comuni delle province di Bergamo, Cremona, Lodi e Piacenza. Risorse aggiuntive e straordinarie da utilizzare per superare l'attuale situazione di crisi socio-economica e finanziaria in cui versano i Comuni.
E’ un’ulteriore considerazione che noi facciamo per il sostegno delle nostre aree interne che, ripeto, per noi rappresentano una grande risorsa, non soltanto economica, storico-culturale, anche per la futura pianificazione dei nostri territori, perché, ripeto, ormai sta prendendo piede quello che io chiamo nuovo urbanesimo, questa nuova migrazione dalle aree interne verso la costa e avremo grandi difficoltà nel dare servizi e sostegno a tutti coloro che si insedieranno lungo le aree costiere. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola, per l’illustrazione, il Consigliere Minardi.

Renato Claudio MINARDI. Grazie Presidente. Ho presentato la mozione n. 717 in accordo con i Consiglieri Traversini, Micucci e Mastrovincenzo con la consapevolezza, anche alla luce di quello che è accaduto durante il periodo dell'emergenza sanitaria, che sui territori delle aree interne c’è bisogno di una maggiore attenzione, che di fatto deve sfociare non soltanto in una serie di indicazioni, ma in atti concreti.
I piccoli comuni sono circa 5.500 a livello nazionale e questa moltitudine di insediamenti fornisce i caratteri inconfondibili della nostra penisola, in cui emergono borghi collinari e montani spesso poco conosciuti, luoghi ricchi di storia, di natura, di cultura, di diversità ambientali, di sapere, in cui c'è una buona qualità della vita, del buon cibo, del paesaggio, eppure questi borghi minori rischiano lo spopolamento, l'abbandono, con il rischio che vengano caratterizzati da una popolazione prevalentemente anziana e da un tasso di invecchiamento più elevato rispetto al resto del territorio.
Il tema delle aree interne lega in maniera forte il possibile sviluppo del nostro Paese che oggi più che mai dev'essere riequilibrato e deve tener conto della geografia della montagna e dei borghi.
Nel 1952 ci fu la promulgazione della legge Fanfani sulla bonifica montana, che introdusse misure di sostegno alle comunità delle aree interne, normativa che è stata rinnovata alla fine del secolo scorso e nel 2012 è partita la strategia nazionale per lo sviluppo delle aree interne, la cosiddetta Snai, che gode di supporti comunitari e iniziative importanti che promuovono buone pratiche di comunità resilienti.
E’ chiaro che per affrontare le problematiche dello spopolamento delle piccole realtà delle aree interne c'è bisogno di risolvere le croniche carenze infrastrutturali, anche per quanto riguarda le reti e i servizi alle comunità. Ovviamente in tutto questo ci stanno i servizi sociali, la scuola, i trasporti, i servizi sanitari ed anche le connessioni, come per esempio, la banda larga su cui la Regione Marche in questi anni sta investendo, circa 100 milioni di euro.
La Regione Marche si è mossa bene in questi anni, promuovendo la strategia delle aree interne, sono nate le tre aree progetto denominate ‘Area basso Appennino pesarese e anconetano’, che è area pilota, ‘Area Macerata’ ‘Area Ascoli Piceno’ e adesso ne sta nascendo una nuova nella zona del Montefeltro che riguarda 44 comuni e ben 86.000 abitanti, le risorse per favorire lo sviluppo delle aree interne delle Marche ammontano a circa 27 milioni di euro.
C'è una lettera che è stata firmata dall'Uncem indirizzata a tutti i Presidenti delle Regioni italiane del 12 maggio scorso, che chiede di individuare a livello regionale degli specifici incentivi per gli insediamenti nelle zone montane.
C'è anche un intervento del Ministro per il sud e la coesione territoriale che riconosce il protagonismo delle aree interne come un patrimonio dell'intera comunità regionale. Occorre trasformare la sperimentazione sulle aree interne in una vera e propria politica che si integri con il complesso delle aree marginalizzate nel nostro Paese.
Credo che con questa mozione si debba andare verso un obiettivo, ovviamente ci rendiamo conto che siamo al termine della legislatura, proprio per questo nelle parte dispositiva della mozione abbiamo previsto di “concertare un atto di indirizzo con l'Anci regionale a seguito dell'emergenza sanitaria e dell'attuale crisi economica per rispondere ai bisogni sociali crescenti, ripensare l'organizzazione e fruizione dei territori, al ruolo che i piccoli Comuni hanno nella tenuta della comunità e nella coesione sociale, della qualità della vita e delle produzioni, ponendoli come strategici nel percorso di rilancio della regione e dell'intero sistema Paese”.
È chiaro che se questi luoghi riusciranno ad avere una popolazione e non lo spopolamento, se siamo in grado, in accordo con l'Anci, in accordo con i sindaci, di mantenere una buona qualità dei servizi anche con insediamenti produttivi che possono essere occasione di lavoro e di produzione di reddito, questi luoghi potrebbero essere un'opportunità, altrimenti rischiamo l'abbandono e tutte le conseguenze da dover affrontare perché avremo poche opportunità turistiche, poche opportunità culturali, poche opportunità di creazione di lavoro e i borghi storici rischierebbero di diventare dei luoghi abbandonati e inutilizzati.
L'obiettivo della mozione è quello di attivarsi presso il Governo per attuare fino in fondo la legge 158 del 2017, nella necessità di continuare a riempirla di contenuti e utilizzare al meglio i 160 milioni di euro del fondo per gli investimenti, ed anche quello di rappresentare alla Conferenza Stato-Regioni la necessità di trasformare definitivamente la sperimentazione sulle aree interne in una vera e propria politica strutturale, con l'obiettivo, alla luce dell'esperienza dell'emergenza sanitaria e della crisi economica, di incentivare la strategia delle aree interne con risorse utili - è chiaro che per fare tutto questo bisogna metterci anche le risorse - puntando fortemente al ripopolamento demografico, anche attraverso la garanzia di servizi più vicini al cittadino e di risorse ulteriori come investimento a tutela del territorio; di rappresentare alla Conferenza Stato-Regioni la necessità di aggredire il fenomeno del calo demografico delle aree interne e la conseguente riduzione dei servizi, attivando come strategia nazionale il riequilibrio insediativo dell'entroterra attraverso contributi sulle spese di acquisto e ristrutturazione di immobili da destinare a prima abitazione a favore di chi trasferisce la propria residenza e dimora abituale, con una nuova previsione di servizi essenziali, come dicevo, trasporti, scuole, salute e istruzione, attivando sin da subito anche criteri di premialità per chi vive e risiede abitualmente e chi lavora in forma stabile nelle aree interne.
Io risiedo nella costa, abito a Fano, ma nel mio percorso politico e amministrativo ho sempre avuto a cuore i luoghi delle aree interne considerati una grande opportunità per il territorio e per l'intera comunità nel suo complesso.
È chiaro che tutto questo deve andare di pari passo con i servizi che devono rimanere ed essere garantiti. Abbiamo visto in questo periodo dell'emergenza sanitaria e della pandemia come i servizi sanitari siano indispensabili nelle aree interne, non è un caso che abbiamo chiesto nel Piano socio-sanitario il rafforzamento dei servizi di urgenza-emergenza nei piccoli ospedali, perché i cittadini che risiedono nelle aree interne la prima cosa che chiedono è quella di avere un presidio ospedaliero che ti dia un minimo di risposta rispetto ad una situazione di emergenza, rispetto ad una problematica di salute che ha bisogno di una risposta immediata. Poi la grande struttura ospedaliera può essere anche da un'altra parte, ma la prima risposta deve essere vicina al territorio e i cittadini devono poterla toccare con mano.
C'è sicuramente bisogno di ripensare il ruolo fondamentale dei piccoli Comuni per la tutela della comunità e della coesione sociale, della qualità della vita ed anche delle produzioni, un ruolo strategico nel percorso di rilancio della regione e dell'intero sistema Paese. Dobbiamo contrastare il fenomeno del calo demografico, questo è il vero tema, anche con degli incentivi, per evitare il rischio della riduzione dei servizi, attivando la strategia per un riequilibrio insediativo dell’entroterra attraverso una nuova previsione dei servizi essenziali, come trasporti, scuola, salute, istruzione, garantendo diritti in un territorio che è bellissimo e con un'alta qualità della vita. La scelta di rimanere e di costruire un futuro nelle aree interne dipende anche dall'opportunità di avere occasioni di lavoro, che sono garantite molto spesso da presidi economici che svolgono anche una funzione sociale.
Concludo ringraziando anche i Consiglieri che hanno voluto firmare questa mozione, Mastrovincenzo, Traversini, Micucci e Traversini, che è sicuramente una persona che da sempre segue la strategia delle aree interne, l’ha seguita sin dall’inizio e visto che si è già prenotato ci dirà quanto l'ha vissuta in prima persona.
L'obiettivo della mozione, sintetizzandolo in poche parole, è quello di tutelare un territorio per la sua bellezza e per le opportunità che è in grado di esprimere, ma per tutelare il territorio bisogna metterci delle risorse, garantire dei servizi, creare delle opportunità e mettere a disposizione anche degli incentivi. Se questo è il fine che ci poniamo, se riusciremo a portarlo a compimento, credo che avremo fatto il bene, non solo delle aree interne, ma di tutta la comunità marchigiana nel suo complesso, compresa quella che vive a ridosso della costa. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Traversini.

Gino TRAVERSINI. Grazie Presidente. Tema interessante per quello che mi riguarda, è chiaro, in questo Consiglio ho colto tante occasioni per parlare delle aree interne, visto che vivere più all’interno di me è impossibile perché si dovrebbe andare in Umbria. E’ difficile trovare una posizione così interna al territorio marchigiano.
Conosco abbastanza, non significa che le conosca tutte, le problematiche delle aree interne e le difficoltà che hanno. Sono situazioni sinceramente non drammatiche, non grigie, ma nere. Basta guardare i dati, l'ho detto tante volte, dal dopoguerra ad oggi nella metà del territorio marchigiano vive un quinto della popolazione delle Marche, vive in questo territorio che rappresenta il 50%. E’ una situazione di grandissima difficoltà e se guardiamo i dati i Comuni, quelli più a ridosso della montagna, hanno perso oltre il 50% degli abitanti, addirittura prima dell'evento sismico, quindi, potete capire cosa sta succedendo e quale sarà il futuro di questi luoghi.
Non è solo un problema della nostra regione, le stesse difficoltà esistono in Umbria ed in maniera più accentuata in Abruzzo e Lazio, io dico nella zona del centro Italia, nell'Appennino, che è stata anche colpita dal sisma e questo tema, al di là di tutti i danni che ci sono stati, si deve porre a livello nazionale. Non basta lo sforzo che stanno facendo le Regioni in generale, non solo le Marche, per riattivare parte del proprio territorio, ma c'è bisogno di una politica di carattere nazionale, altrimenti tra vent'anni non avremmo più gli abitanti per il governo del territorio e i danni non saranno solo per chi ci abita perché perderà il fatto di stare bene, ma riguarderanno tutta la regione ed il dissesto idrogeologico provocherà dei danni che costerà 50 mila volte di più di quello che può costare adesso intervenire e mantenere gli abitanti. Questo è il tema vero.
Affrontando le difficoltà sono state messe in piedi varie strategie, Fabrizio Barca aveva iniziato molto bene alcuni anni fa, nel 2013, con la Strategia nazionale delle aree interne, con la volontà ben precisa di dare equilibrio e fare in modo che i cittadini di quelle zone rimanessero lì, il problema è che stanno calando in continuazione, dando risposte principalmente legate alla scuola, alla viabilità e alla sanità, che sono i servizi primari, poi al lavoro e alle prospettive di crescita per mantenere da qui in avanti il trend di presenze nelle aree interne. Era partito con buone intenzioni, noi della Regione Marche ci abbiamo creduto dall'inizio, abbiamo portato avanti le nostre aree interne, ne abbiamo fatte tre, altre due sono state nominate, è stato fatto questo percorso, stanno per arrivare i 10 milioni di euro alle prime 3 e poi gradatamente tutto il resto, però, non sono i 10 milioni di euro, in realtà, lo devo dire, a livello nazionale si è smesso di crederci, come ci credeva Barca, nel senso che si continua a dare una risposta, ci sono le aree interne, diamo un po' di soldi, però in realtà non si fanno quelle cose che dovrebbero dare risposte, come ho detto: scuola, viabilità e sanità.
Ad esempio la scuola, l’altra volta abbiamo parlato di quella di Cagli che a causa dell’esiguo numero di iscritti non riesce più ad aprire e bisogna fare delle classi pollaio. In merito alle dirigenze ci siamo fatti forza nel sottolineare che siamo nelle aree interne perché se mancano due alunni si perde la dirigenza. Se il Governo o l’ente nazionale dice che la scuola è uno dei temi e poi la toglie perché mancano due bambini, dà un'altra coltellata e porta alla morte prima del tempo queste aree, andando in contraddizione con quello che dice.
Viabilità, questo è un argomento molto semplice, ci sono progetti delle pedemontane nei tratti che riguardano le aree interne e se si volesse dare a livello nazionale una preferenza rispetto agli altri progetti basterebbe pochissimo.
Sulla sanità, questa è molto simpatica per far capire. L'Assessore Sciapichetti ed io come Presidente della Commissione abbiamo mandato una lettera al Ministro Lorenzin per chiedergli un incontro perché gli ospedali di polo erano stati trasformati e la gente che viveva nella montagna aveva bisogno di quel servizio, un punto di primo intervento che significava una certa risposta. Abbiamo chiesto che fosse preso in considerazione quello che si diceva sulle aree interne e che chi stava in quelle zone potesse avere quel servizio che non costa neanche tanto, fa ridere, tipo 400/500 mila euro a punto di primo intervento e in tutta Italia saranno 30/40, sapete benissimo fare un po' di conti e capire cosa significa per la sanità, pochissimo. Abbiamo chiesto l’incontro, è saltato, sono passati mesi, poi c'è stato il cambio di Governo e non se ne è fatto più niente. Poi è arrivato il Ministro Grillo e noi abbiamo chiesto nuovamente un incontro, siamo andati a Roma, non abbiamo incontrato lei, ma i dirigenti della sanità, abbiamo spiegato, abbiamo dovuto far capire qual era la motivazione per cui si chiedeva una cosa simile, non chiedevamo la cardiologia, chiedevamo quello che c'era prima, un punto di primo intervento che non sarebbe servito solo alle aree interne, ma anche a quegli ospedali tipo Pesaro e Urbino, che conosco bene, che sono congestionati dall'arrivo di troppa gente. Bene, anche in questo caso risposte non ne abbiamo avute. E’ arrivato il Ministro Speranza e dopo una settimana abbiamo rifatto la lettera e ancora non ci ha ricevuti. Cosa significa? Significa che è inutile che tu mi dai 10 milioni di euro per le aree interni, che sono importanti, si fanno dei progetti (10 Comuni, 1 milione di euro) e si sistemano un po’ di cose, ma tu mi hai detto, e credi, di dare risposte su determinate questioni, me lo hai detto tu, il progetto è il tuo ed io ho aderito, sanità, scuola e viabilità, però sono cose che non mi tornano. Significa che questo progetto, che era partito in maniera forte, con idee abbastanza chiare, in realtà non ha quel seguito che dovrebbe avere e questo è un grave limite perché se non si danno risposte di un certo tipo, non si capisce che questi territori prima o poi non avranno più la gente in grado di amministrarli e sarà un problema per tutti. Io abito sul Monte Catria, l’Assessore Bravi a Carpegna, stiamo benissimo, abbiamo qualche problema sui servizi, ma l’ambiente è stupendo e riusciamo tranquillamente a vivere la nostra vita, però il futuro quei territori non ce l’hanno.
Io e l’Assessore Sciapichetti abbiamo fatto la richiesta di riconoscimento del Mab per porre l'attenzione non solo sulla valorizzazione dell’ambiente delle aree interne, ma per evidenziare a livello nazionale quello che sta succedendo nell'Appennino centrale, che rischia di fare una morte lenta. E’ sicuramente importante perché l'Unesco identifica questo territorio, sono 100 i Comuni delle aree interne della regione Marche, e gli riconosce un valore dal punto di vista ambientale, quindi, sarà spendibile a livello internazionale e a livello turistico.
Ma non è solo questo perché la prima domanda a cui bisogna rispondere nel fare il progetto definitivo è: quale futuro avranno questi territori tra vent'anni, perché è inutile mettere in piedi progetti, rilanci, tutto quello che si vuole, se alla fine non si riesce a trattenere lo spopolamento che esiste e che è programmabile, basta guardare i dati e la cosa è semplice. Vivo in un Comune, sono del 1961, quando facevo le medie c’erano due sezioni e sei classi da 23 ragazzi, oggi mi sembra che con una sola classe si facciano tutte e tre le classi delle medie. Questa è la realtà, in prospettiva cosa può succedere? E’ inutile che parliamo di paesaggio, di risorse, di cultura, perché nei luoghi delle aree interne, sapete benissimo, non è una novità, è nata una cultura forte del Medioevo, la parte culturale stava soprattutto nelle montagne e lì infatti c'è una fortissima presenza di cultura dal punto di vista storico, che sparirà e sarà un disastro. Non sono pessimista, però questo è quello che si vede leggendo i dati e se non avviene un'inversione di tendenza alla fine non ci sarà scampo, sarà così, se in 40 anni abbiamo perso oltre il 50% degli abitanti, nei prossimi 40 anni non ci sarà più gente per amministrare. Il problema delle aree interne è serio e non basta solo l'impegno della Regione, ma serve anche quello a livello nazionale, soprattutto per l'Appennino centrale che non riguarda solo le Marche, bisogna dare una risposta, altrimenti si fanno dei danni enormi per l'Italia intera.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Fabbri.

Piergiorgio FABBRI. Grazie Presidente. Premetto che voterò a favore di queste mozioni. Mi fa sorridere che vengano presentate l'ultimo mese della legislatura, impegnare la Giunta per le vacanze di ferragosto mi fa sorridere, amaramente sorridere perché io abito ad Urbino, che è al limite delle aree interne.
Vorrei che la discussione proseguisse con l'elenco delle azioni che questa Giunta ha fatto a favore delle aree interne, vorrei che si discutesse fino alle ore 22,00 di questa sera facendo questo elenco, invece, probabilmente, nel giro di 5 minuti la discussione si esaurirà.
Mi ricordo la Carta di Fonte Avellana, siamo andati due volte, la seconda siamo andati nell’Eremo per rinnovare gli impegni. Il priore aveva rimesso indietro l'orologio dell'Appennino, il Consigliere Minardi se lo ricorderà, questo è lo specchio, questa è la fotografia dell'efficacia dell'azione regionale sulle aree interne.
Vogliamo aiutare le aree interne facendo l'ampliamento della sciovia del Catria, che per il secondo anno non è entrata in funzione per mancanza di neve? Anche se nevica non ci si arriva con la strada perché ci vuole una Land Rover. Ci avete messo 3 milioni, è questo il modello di sviluppo delle aree interne che la Regione ha portato avanti?
Ospedali chiusi, Consigliere Traversini lei si è anche autosospeso, mi sono iscritto a parlare dopo di lei proprio per prendere spunto perché da 5 anni condividiamo la battaglia per le aree interne, però, l'efficacia di questa Giunta è stata pari allo zero. Il punto di primo intervento non c’è, come non c’è una serie di servizi sanitari che come Movimento abbiamo rivendicato per tutte la legislatura e non sono stati dati.
Parliamo della manutenzione stradale, io ho bazzicato le aree interne anche verso il Carpegna e l’altra valle, la manutenzione viene fatta 100 metri per volta, c'era il limite dei 70 chilometri orari nella superstrada per andare a Fano, altrimenti c’era il rischio di sbandare o di rompere un semiasse. Siamo realmente a questi livelli.
Si poteva fare qualcosa per le aree interne? Certo, nella legge elettorale, per esempio, si poteva ridisegnare il perimetro dei collegi per avere, in base alla popolazione, senza rubare niente a nessuno, 6 Consiglieri regionali provenienti dalle aree interne, ma non avete avuto il volere politico di farlo, vedremo tra 4 mesi, quanti Consiglieri delle aree interne siederanno al posto nostro. Si poteva fare qualcosa in più nelle preferenze, introducendo la terza preferenza per scardinare la staffetta uomo-donna che si svilupperà sulla costa, vedremo tra 4 mesi se quello che dico è vero oppure se mi sbaglio. Spero di sbagliarmi.
Strategia delle aree interne, è verissimo, va rilanciata, va potenziata, inserendo il lavoro, inserendo l'edilizia. La domanda a cui dovremo rispondere strategicamente è: io giovane coppia del pesarese o di San Benedetto del Tronto, a cui piace la natura, perché dovrei trasformi a Lamoli, a Borgo Pace, a Carpegna o ad Amandola o dove mi pare nelle zone interne? Perché? Perché non pago le tasse sulla casa, perché la ristrutturo gratis, perché ho la banda ultralarga e posso fare lo smart working reale, perché la scuola c'è, il punto di primo intervento c'è. Mi trasferisco perché sono incentivato, quindi, una strategia delle aree interne che preveda sanità, viabilità e istruzione non è sufficiente, bisogna assolutamente metterci il lavoro e i servizi minimi.
La strategia delle aree interne sulla carta le Marche l'hanno sponsorizzata, hanno chiesto la realizzazione di 4 aree interne, 3 sono state approvate, la quarta ancora non lo è stata, però è passata un'intera legislatura e ancora i soldi non sono arrivati e quelli che arriveranno non risolveranno.
La qualità della progettazione fatta è relativamente bassa perché manca cultura, qui bisogna crescere velocemente su queste cose. Io avevo proposto, e spero che venga accolto nei prossimi mesi, dato che la programmazione europea viene prorogata ogni due anni, specie per il Psr che sembra avrà validità dal 2023 in poi, quindi il settennio si posta di due anni, di fare un asse delle aree interne all'interno dei fondi europei, è necessario. O consideriamo strategiche le aree interne con il loro 25% di superficie e il 20% di popolazione e riteniamo che la gestione del territorio, la vivacità culturale, storico e sociale di queste aree sia importante, altrimenti diventano “l'Amazzonia”, oppure diventano il parco giochi dei cittadini della costa che il sabato e la domenica vanno a fare sulla pista del Monte Catria non innevata, non lo so, lo slittino sull'erba sintetica. Questo è un altro pericolo da sventare.
In II Commissione stiamo discutendo una buona legge, anche questa arriva a fine legislatura, ma l’abbiamo voluta sottoscrivere tutti ed io ho presentato anche degli emendamenti. Spero che si porti a casa questa normativa perché la legge non decade, come le mozioni, a fine legislatura, quindi, avremo la possibilità di mettere un puntino fermo per la prossima legislatura e dire: “Bene, le aree interne vanno rivalutate”.
Ci vuole la volontà politica e una presa di coscienza da parte delle popolazioni residenti nelle aree interne e non è più questione di centrodestra o di centrosinistra, di chi è al Governo, del Movimento 5 Stelle che sta per conto suo, è una questione di sopravvivenza di un'intera fascia territoriale e di una cultura che si va perdendo. Una qualità della vita che se la assapori non ritorni mai più ad abitare nella periferia di Pesaro o di Ancona, ma bisogna che i servizi siano assicurati, quelli di base.
La giovane coppia deve essere appetibilmente attratta dall’area interna dove troverà qualcosa in più, dopodiché servizi ecosistemici, ne ho parlato anche nell'altro intervento, sanità, istruzione, lavoro con banda ultra larga e tutto quanto, mi consentono di crescere i figli e di vivere con un livello equiparabile a quello della costa, poi magari mi devo spostare per il cinema o per il teatro, pazienza, però ho tutta la natura, la salubrità e quella bellezza incommensurabile che chi abita in quei posti conosce.
Non faccio nessun tipo di pubblicità, però il mio augurio è che nella prima seduta della prossima Assemblea legislativa queste mozioni vengano ripresentate, altrimenti farete la brutta figura di aver fatto l'ennesimo colpo elettorale. Questa cosa è importante e vi verrà segnalata, quindi prendiamo l'impegno di rilanciare con forza, tra tre mesi, questa azione perché in questa legislatura si è fatto ben poco.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Giancarli.

Enzo GIANCARLI. Voglio partire da due considerazioni che secondo me sono parti fondamentali dei ragionamenti che hanno fatto i Consiglieri Fabbri e Traversini.
Anch’io condivido la necessità di continuità e coerenza di politiche come queste, il fatto comune è quello del Consigliere Traversini quando dice che il fatto peggiore, se non c'è subito un'inversione di tendenza, è quello di un forte spopolamento, e del Consigliere Fabbri quando chiede perché una giovane coppia non dovrebbe rimanere. Credo che il punto sia qui, creare le condizioni affinché le giovani generazioni possano continuare a vivere nelle aree interne e montane in un rapporto di pari dignità.
Vedete, Italo Calvino e per altri aspetti anche Giorgio La Pira parlavano dei luoghi delle città, una città, tanti luoghi, il luogo dell'istruzione, il luogo della cura, il luogo del divertimento, il luogo della preghiera, e così via. Monsignor Festorazzi, Vescovo di Ancona, parafrasando e forse ispirandosi a La Pira disse: “Questa città - riferito ad Ancona - ha un luogo in più, ha il luogo dell'accoglienza che è il porto”.
Torno alle nostre mozioni, però ci tenevo a fare riferimento a queste grandi personalità, perché noi dobbiamo fare in modo che nelle aree interne ci siano tutti questi luoghi.
Il Consigliere Traversini prima faceva alcuni esempi, la scuola, la viabilità, la sanità, che poi sono stati ripresi dal Consigliere Fabbri.
Ricordo alcune conferenze sulla montagna, ricordo anche una legge importante, a me ha fatto piacere che recentemente il Sindaco di un Comune terremotato, il Sindaco di Castelsantangelo sul Nera, abbia posto con forza la necessità dell'attuazione della legge 97/1994, l’ha posta da quando fa il Sindaco, ed ha ragione perché in quella legge sulla multifunzionalità c'erano delle scelte che avrebbero garantito condizioni di crescita e mantenimento di alcuni servizi in quelle aree e alcune di quelle scelte sono portate ad esempio e concretizzate in tutto il Paese. Ne cito una, la scuola, senza gli istituti comprensivi, che nascono come sperimentazione con quella legge, nelle aree interne e montane non ci sarebbe più oggi una dirigenza, invece gli istituti comprensivi non solo hanno funzionato, ma sono estesi oramai in tutte le città, da Palermo a Milano. Si è anche visto che mettendo insieme la scuola dell'infanzia e quella primaria si fa un servizio importante per la comunità scolastica. Potrei portare qualche altro esempio, penso al commercio, all'ufficio postale, cioè dare la possibilità … E’ vero che i servizi sono fondamentali, ma c'è un duplice problema: quello del reddito e quello del lavoro.
Accanto alle specificità che vanno valorizzate, non ci può essere rapina nei confronti di quei territori. Questa Assemblea legislativa ha votato una legge in cui si dice che il gestore dell'acqua pubblica su 100 euro di investimenti 6 ne destina alle aree interne e montane. Questa norma è stata attuata, i gestori la stanno attuando. Io ho litigato perché avevo fatto la proposta di 10 euro, mi hanno detto che volevo aumentare la tariffa, ho dovuto chiarire che non volevamo aumentare un bel nulla, che era una menzogna dire che si voleva aumentare la tariffa dell'acqua, in realtà si voleva dire che se si fa un investimento sulla rete idrica o sull'impianto di depurazione, parlo della rete idrica e di quella fognaria, ma anche se si rifà il marciapiede, l’asfalto, è possibile che 6 euro su 100 euro non possano essere destinati alle aree interne e montane per la cura del bosco, per la cura delle colline, per le opere di presa, per la rete di adduzione - la legge sui Consorzi di bonifica viene attuata nel rapporto con l'irrigazione e potrei continuare - per le specificità dovute al bosco. Quante volte abbiamo detto che se non c'è la cura del bosco finisce che, c’è indirettamente era implicito nel Contratto di fiume, un problema legato alla corrivazione, ai tempi di corrivazione, c'è il problema che la ghiaia non finisce più in mare e quindi ci sono le erosioni. Potrei fare tanti, troppi, esempi.
Queste specificità devono essere valorizzate e remunerate, noi non chiediamo per le aree interne un ospedale di primo o di secondo livello, ma alcuni servizi legati all'emergenza/urgenza e alcuni servizi distrettuali. Faccio un esempio: la prima casa della salute, il primo ospedale di comunità, nonostante sia stato scritto nel piano precedente, nonostante sia stato scritto chiaramente, ancora non viene attuato con coerenza.
Noi siamo responsabili, chiediamo cose serie, concrete, l’attenzione affinché si possa, dalla sanità ai trasporti, come ha detto il Consigliere Traversini, alla scuola …, e potrei continuare su questo piano dei servizi.
Ricordo un tempo che per realizzare un ufficio postale, forse entro troppo nel particolare, però adesso rimango sul generale, quando i partiti politici erano organizzatori della democrazia e curavano solo ed esclusivamente gli interessi delle comunità, c'è stato persino un incontro messo in piedi con il Ministro delle poste per parlare di un ufficio postale, che poi è rimasto in un centro storico. Non dico di più, sono tante attenzioni che devono formare quella coerenza e quella continuità per far sì che in queste zone …
Poi c'è un’altra riflessione, ne parlavo prima con il Consigliere Marconi, il lavoro e il reddito sono fondamentali e non possiamo pensare che accanto alle ricchezze turistiche, accanto ai servizi, accanto alle piccole attività commerciali, si possa vivere senza manifatturiero perché noi abbiamo la necessità di lavoro buono e qualificato e con la banda ultralarga e con la digitalizzazione è possibile e deve essere fatto prima lì che in altre realtà, perché sono le zone a fallimento di mercato. Anche questo va fatto con una grande pianificazione, perché non possiamo pensare di realizzare ovunque aree artigianali, industriali, ma aree artigianali programmate, concertate, negoziate, rispettose dell'ambiente, legate alla viabilità, legate ai servizi. Se non creiamo ogni tanto questi piccoli poli finisce che facciamo soltanto filosofia.
Ringrazio tutti i presentatori delle mozioni, so che ci sarà una legge, se non ho capito male, è la stessa che era partita dal Consigliere Marconi, che è stata estesa e su cui ci sta lavorando la II Commissione, quindi vi ringrazio.
Con il Consigliere Traversini e con l’Assessore Sciapichetti abbiamo fatto un'altra leggina che consente ai Comuni, quelli che sono stati in qualche modo espulsi dalle Unioni montane, di rientrare, spero che il rientro lo facciano e possano gestire insieme agli altri comuni, che già lo fanno, anche i parchi che in alcune realtà ci sono. Credo che ci sia la necessità di azioni concrete e della consapevolezza che queste zone rappresentano delle misure necessarie per far si che ci sia davvero un'inversione di tendenza.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Zaffiri.

Sandro ZAFFIRI. Non volevo intervenire, l'ho detto in altre circostanze, però questo dibattito è molto interessante, mi sembra di sentire un coccodrillo che piange sulle cose che non sono successe.
Si stanno discutendo mozioni importanti per la nostra comunità marchigiana, ma come per dire e come per fare, invece è oggi e sembra che sia passato molto tempo e le cose purtroppo non sono accadute.
Ho sentito il Consigliere Fabbri citare una frase che da tantissimo tempo dico, perciò non sono più solo, sono anche in compagnia, qui sono stati prodotti documenti e tante parole, tantissime. Il Consigliere Fabbri ha detto che sono state cambiate le sfere dell’orologio di Fonte Avellana, mi pare che le abbia cambiate l'Assessore Sciapichetti. Purtroppo sono 25 anni, cari compagni, che parliamo di aree interne, che hanno bisogno di avere degli incentivi in modo che la gente rimanga sul territorio.
Dopo la disgrazia tremenda che ha interessato questo territorio nel 2016, si auspicava, le persone di buonsenso se lo auguravano, che ci fosse qualcosa di serio per lo sviluppo. Faccio solo un esempio, le infrastrutture di questo entroterra vanno migliorate, ma con questa catastrofe non c'è stata e non c’è nemmeno all'orizzonte un’ipotesi di progetto di ampliamento o di potenziamento delle infrastrutture, che sono vitali per una comunità perché alleggeriscono i tempi di percorrenza, facilitano le comunicazioni, il trasporto pubblico, che bisogna dare in questi territori. Occorrono gli incentivi perché qualcuno possa rimanere o andare in questi territori, altrimenti sono parole.
Capisco che si avvicinano le elezioni, ma la domanda che dovranno porsi i marchigiani è: dove siete stati? Io non ho mai governato, fino ad ora, dove siete stati fino adesso? Credo che la risposta non ci sia, avete prodotto parole, si, c'è un accenno del Presidente Traversini a un Ministro, che io ho ascoltato a suo tempo, che disse all'Assemblea che quelle zone andavano popolate dagli angeli, ma gli angeli non si vedono e infatti non si è visto nessuno, anzi sono scappati, è ovvio che si scappi da quei territori.
I provvedimenti sulla sanità, mica li abbiamo fatti noi! Li avete fatti voi, cari compagni. I provvedimenti sull’entroterra li avete fatti, allora credo che di quelle lacrime di coccodrillo qualcuno anche in questa Aula ne possa prendere atto. In un ragionamento di buon senso penso che qualche colpa ci sia, certo, le cose non sono facili, mi rendo conto, ma continuando a produrre parole non rispondiamo a questi territori. Bisogna prendere la valigetta, bisogna fare la proposta, bussare con i piedi dove si deve bussare perché le porte si aprono, basta bussare con i piedi e le porte si aprono. Ci sono tanti esempi, non li voglio citare per dimostrare quello che sto sostenendo, quello che può accadere, bisogna crederci e ritengo che questo non sia il percorso, ve lo dico chiaramente.
Anch'io presentai delle mozioni, naturalmente il mio ruolo è di minoranza, però, posso dirlo anche qui ad alta voce, la stessa maggioranza propone delle mozioni per potenziare delle strutture del nostro entroterra. Per 25 anni è stata prodotta solo la Carta di Fonte Avellana, penso che sia ben poco per una comunità come la nostra, che ha grandissimi problemi in questo territorio.
Il pianto del coccodrillo, cari compagni, ve lo fate addosso, fatelo sopra di voi, credo che su una cosa come questa non serva nemmeno discutere, bisogna fare delle azioni, bisogna fare dei provvedimenti, credere su determinate realtà che oggi sono ancora più gravi perché l'entroterra ha perso e sta perdendo l’economia prodotta dalle sue aziende, che una volta erano importanti, magari fino a poco tempo fa, ora stanno perdendo posti di lavoro, a decine e centinaia, bisogna incentivarle. Magari l'imprenditore che potrebbe ampliare e sta ampliando la sua azienda nella costa potrebbe essere invogliato ad andare nell'entroterra, perché può avere degli incentivi, delle risposte, che la politica, purtroppo, fino ad oggi non ha dato. Bisogna darle, credo che occorra creare quelle condizioni che sono lì, a portata di mano, che in qualche realtà sono già state realizzate, che altre Regioni hanno fatto, come ad esempio le zone economiche speciali (Zes). Penso che esistano le condizioni, basta soltanto crederci e fino ad oggi abbiamo la dimostrazione che non ci si è creduto, è palpabile e tutti lo possono verificare e lo possono verificare anche i marchigiani.

PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Sciapichetti.

Angelo SCIAPICHETTI. Grazie Presidente. Grazie a tutti i presentatori delle mozioni perché finalmente ci danno l’occasione di poter fare il quadro di una situazione che è molto complessa e molto difficile, quella della strategia delle aree interne.
Devo dire che non volevo neanche intervenire, ma in qualche intervento ho sentito tante imprecisioni che sono stato costretto, tirato per la giacchetta. Mi riferisco soprattutto all'intervento del Consigliere Fabbri, perché si può dire tutto, caro Consigliere - siamo ormai in campagna elettorale, capisco il ruolo della maggioranza e dell'opposizione - però bisogna dire le cose come stanno e bisogna guardare il bicchiere per quello che è, mezzo vuoto o mezzo pieno. Il bicchiere è mezzo pieno e non è come lo ha dipinto il Consigliere Fabbri.
Questo è un problema che noi ci trasciniamo da decenni, l’hanno detto molto bene prima di me sia il Consigliere Traversini che il Consigliere Giancarli negli interventi che ho sentito. Era ed è difficile dare una risposta in termini concreti ad una tendenza di spopolamento delle aree interne che dura dal dopoguerra ad oggi. Abbiamo cercato di mettere in campo una serie di azioni, non è vero quanto dice il Consigliere Fabbri, che in questa legislatura non si è fatto niente. Chiedo scusa, ma debbo dare per forza alcuni numeri che servono per rendere l'idea di quello che è stato fatto.
La strategia delle aree interne, di cui ha parlato il Consigliere Traversini, ha preso il via in questa legislatura, sono state finanziate 3 aree: dell’Appennino del basso pesarese e anconetano con una dotazione di 9,97 milioni, sono già stati finanziati e le realizzazioni si stanno facendo; l’area di Ascoli Piceno con una dotazione 8,71 milioni e quella dell'alto maceratese con 8,76 milioni. Nella passata legislatura ci si era dimenticati di inserire la zona del fermano, abbiamo fatto richiesta per la quarta area interna del fermano e della quinta del pesarese, per la verità.
La strategia vede 3 filoni fondamentali, di cui si parlava prima, sanità, trasporti e scuola. I Sindaci di quei territori dopo mesi e mesi di progettazione e concertazioni stanno facendo quegli interventi.
Vogliamo parlare del Psr? Qui accanto ho l’Assessore Casini, che voglio ringraziare perché su questo ha fatto una battaglia particolare. Dal Psr per le aree interne negli ultimi 5 anni abbiamo preso 16 milioni l'anno, 26 milioni per gli investimenti, 20 milioni per il bando giovani e dopo la disgrazia del terremoto, grazie all'impegno, alla caparbietà e alla tenacia dell'Assessore Casini, sono stati investiti 160 milioni di euro interamente nelle aree interne. Questi sono i numeri, i fatti, la realtà poi possiamo dipingerla come volete.
Si è parlato delle infrastrutture, il territorio va infrastrutturato giusto, giustissimo, perfetto, vorrei ricordare al Consigliere Fabbri che in questa legislatura abbiamo investito oltre 100 milioni di euro per portare la banda ultralarga in tutti i comuni dell'entroterra, delle aree interne, partendo dai più piccoli. E’ in corso la realizzazione di questa opera in tutti i comuni che dovrebbe terminare, Covid permettendo, entro il 30 dicembre 2020. Queste sono cose concrete che abbiamo fatto, che si stanno realizzando.
Abbiamo parlato della questione delle infrastrutture, c'è il problema della pedemontana, che dovrebbe partire da Cagli per arrivare a Roccafluvione, alcuni tratti sono finanziati, sono in stato di realizzazione, penso alla Fabriano-Cerreto che è finanziata fino a Muccia, per la verità sono cose concrete, risolvono il problema dello spopolamento? No, questo ci dobbiamo chiedere. Sono sufficienti? E’ onesto dire se sono sufficienti o meno? Discutiamone. Non sono sufficienti perché lo spopolamento continua, ma dire che non è stato fatto nulla è un errore, soprattutto si fa un cattivo, cattivissimo, servizio alla collettività.
Nel discorso dei finanziamenti ho tralasciato ad esempio i di 75 milioni dei Gal, con i progetti leader che investono e riguardano tutti le aree interne, sono cose concrete che stiamo realizzando. Dopodiché c'è un progetto importante su cui credo che dovremmo lavorare con grande serietà, che è quello di cui parlava il Consigliere Traversini, il Mab Unesco, riuscire ad essere riconosciuti dall'Appennino pesarese alla zona ascolana come patrimonio dell'Unesco per l'ambiente, secondo me, è una cartina molto importante che possiamo giocarci per il futuro, su un territorio bellissimo, che noi apprezziamo e che conosciamo.
Quindi, mi auguro che nella prossima legislatura si riesca a portare avanti quello che abbiamo iniziato in questi 5 anni, perché effettivamente il problema è drammatico, è grave, non solo per le aree interne della nostra regione, ma in generale per tutte le Marche.
Avete parlato del dissesto idrogeologico, è chiaro che i danni che abbiamo lungo la costa si verificano perché non c'è più la manutenzione del territorio, che parte dalla montagna. Sono cose efficaci ed importanti che dobbiamo realizzare e dobbiamo portare avanti con grande determinazione.
Finisco qui, sul problema della sanità. Il vero dramma di quelle aree è che il cittadino che decide di andare a risiedere in quella zona, ha il diritto di trovare gli stessi servizi e la stessa qualità che può trovare chi abita lungo la costa. Voglio ricordare a me stesso e lo ricordo all'Aula che in questa legislatura abbiamo finanziato 40 elisuperfici per il volo notturno dell'elicottero, che per chi abita in quelle zone è un fatto molto importante. Non c'erano, Consiglieri Fabbri, è una realtà, non può dire che non è stato fatto niente, sono cose concrete e se lei prende la macchina e fa un giretto forse se ne renderebbe conto e forse vedrebbe che anche nella sua zona qualcosa è stato fatto.
Ripeto, dobbiamo lavorare molto più intensamente, molti problemi possiamo risolverli se avremo un occhio di riguardo da parte del Governo nazionale, quando abbiamo chiesto per quelle aree la zona economica speciale per gli investimenti, l’abbiamo chiesta perché siamo perfettamente coscienti del fatto che lì potremmo creare occasioni di lavoro che potrebbero riportare in quelle zone le famiglie ed i lavoratori oppure non ne usciamo, oppure non fermiamo lo spopolamento. Guardate, questa questione, e lo dico al Consigliere Zaffiri, fino adesso l’abbiamo posta a tutti i Governi che si sono succeduti dopo il terremoto e nessuno, né quelli di centrosinistra, né quello di cui faceva parte la Lega, ha dato risposte sulla zona economica speciale. Il problema sta tutto qui, o noi incentiviamo, creiamo le condizioni per portare ed attrarre investimenti in quelle zone, che creano occupazione, oppure non ne usciamo vivi. Questa è una cosa che dobbiamo continuare e mi auguro che il prossimo Governo regionale, qualunque esso sia, continuerà a chiedere ai Governi nazionali.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Zura Puntaroni.

Luigi ZURA PUNTARONI. Ho visto che la cosa va per le lunghe, quindi voglio essere breve perché lo Spirito Santo mi ha detto di essere breve. Soltanto per dire che voto contro il nulla, quindi con gioia voterò contro queste cose vuote e insensate di cui si parla sempre. Nessuno è concreto e riesce a portare a casa qualcosa, tutti vogliono essere candidati ed eletti per stare nel Regno del nulla per fare il nulla, non è poco questo. Quindi voterò contro il nulla.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Minardi.

Renato Claudio MINARDI. Grazie Presidente. Solo per dire poche cose. Quando parliamo del territorio, quando parliamo dei servizi, quando parliamo di una parte importante del territorio, che rappresenta dal punto di vista geografico una zona preponderante della nostra regione, credo che non stiamo parlando del nulla. Dopodiché ognuno il nulla lo interpreta come vuole, per me significa parlare di una difficoltà importante e serio perché la valorizzazione e la tenuta delle aree interne non è un problema delle Marche, o della provincia di Pesaro-Urbino, di Ancona, o di Fermo, la tenuta delle aree interne è un problema nazionale perché l'Appennino parte dal nord e arriva fino al sud del nostro Paese, che ha ad ovest e ad est le aree costiere e nella parte centrale, con l'Appennino, le aree interne. Le problematiche legate ai servizi di questi territori riguardano l'intera Italia, l’intera regione.
L'altro problema che non ho affrontato nell'intervento introduttivo riguarda, è stato detto da altri, la viabilità perché per collegare i centri delle aree interne si tratta di svalicare spesso e volentieri da una vallata all'altra e sappiamo bene che non si tratta di fare opere semplici, in pianura, come si fanno in Germania, in Francia, magari in una parte della Pianura Padana, significa fare viadotti, gallerie, significa fare lavori estremamente costosi.
Noi svolgiamo il ruolo di Consiglieri regionali e spesso e volentieri ci capita di avere impegni a distanza di poco tempo da un luogo all'altro, che in linea d'aria potrebbero essere pochi chilometri, ma in verità, per arrivarci, ci vuole a volte un’ora e mezzo, quindi, sappiamo quanto sia difficile spostarsi da una vallata all'altra. Ecco perché questo non è il nulla. Questo è un tema che riguarda una parte importante della nostra comunità e non soltanto le Marche, riguarda tutto il Paese e non è un caso che il Ministro Barca abbia varato quel provvedimento che riguardava la strategia nazionale per le aree interne.
E’ un tema della popolazione, è un tema dei servizi, è un tema delle infrastrutture. Questo è il vero problema che riguarda la strategia delle aree interne, dopo, per carità, l’abbiamo fatto prima, l’abbiamo fatto dopo, c’era qualcosa che si poteva fare meglio, certamente, ma questa Regione in questi anni non è stata completamente ferma perché sui territori delle aree interne ci si è investito. Basta? Magari serviva qualcosa di più, soprattutto nei servizi sanitari, ma guardate chi vi parla, quando è stato fatto il piano socio-sanitario, si è preoccupato, insieme ad altri colleghi, di mettere nel piano una serie di emendamenti che in qualche modo tutelano i servizi sanitari nelle aree interne. Dopodiché bisognerà capire anche in termini operativi come renderli efficaci, efficienti, perché poi non è tutto così semplice come enunciarlo.
Il Consigliere Volpini ci insegna che la sanità non è una cosa che basta scriverla su un pezzo di carta, quando scrivi che in un posto ci va un servizio, nel momento in cui lo vai ad attuare c’è bisogno di una serie di protezioni, di turni, di disservizi a latere, che non basta enunciare.
L'Assessore Sciapichetti molto puntualmente ha dato una serie di numeri. Gli investimenti fatti con il Psr sono stati fatti guardando con molta attenzione alle aree interne, con le associazioni di categoria, mentre gli agricoltori della costa magari si lamentavano perché le risorse erano maggiormente finalizzate a quei territori, ma quei fondi garantivano che in quei luoghi continuassero gli insediamenti, che ci fossero delle aziende gestite dai giovani, che potessero continuare a portare avanti le aziende di famiglia o ad insediamenti nuovi. Gli investimenti fatti su quei territori, in qualche modo, garantivano che si mantenesse un'economia, una serie di azioni economiche finalizzate al reddito e alla presenza, che è fondamentale. Vedere i territori, le nostre colline, le nostre campagne in abbandono, con tutto ciò che ne consegue per il dissesto idrogeologico, non è cosa da poco. Quando quei territori sono gestiti, garantiti e tenuti in ordine sono una sicurezza anche dal punto di vista idrogeologico, per le alluvioni, per le frane, per una serie di situazioni catastrofiche che spesso e volentieri in alcune zone capitano.
Gli investimenti fatti sulla banda larga, fatti sull'agricoltura e la valorizzazione culturale e turistica di quei territori … Abbiamo investito in quei territori, in questi 5 anni, anche sull'immagine e sull'offerta turistica, consapevoli che l'offerta turistica non è solo la bandiera blu del mare, ma ci sono le bandiere verdi, quelle arancione, ci sono i borghi, i centri storici, i teatri, i musei delle aree interne, che sono un valore. Ad esempio, le fiere enogastronomiche, a partire da quelle del tartufo, non sono una ricchezza per l'economia? Ad Acqualagna è nato un distretto industriale, tra virgolette, perché non è il termine esatto, legato al tartufo e non c'è solo la filiera del tartufo, del Tuber magnatum (Pico), il tartufo bianco pregiato, ma c'è una parte che riguarda i raccoglitori, i commercianti ed anche i trasformatori che forniscono il prodotto in tutto il mondo. Acqualagna non è nelle aree interne? Sostenere in quei territori la filiera del tartufo non è un investimento, per esempio, sulla strategia delle aree interne, per fare in modo che le aziende continuano ad essere presenti sul territorio, facciano reddito e continuino ad essere presenti? Io dico Acqualagna perché forse è la prima nella nostra regione e tra le primissime in Italia insieme ad Alba, ma ce ne sono tante altre, forse Acqualagna è un po’ di più perché intorno si è sviluppato tutto il percorso della filiera del tartufo.
E’ stato investito anche dal punto di vista culturale e turistico per valorizzare tutto il percorso delle ciclovie che sono state finanziate, oltre alla ciclovia Adriatica. Sabato ero insieme ad altri colleghi ad inaugurare il pezzo della ciclovia Adriatica del Comune di Mondolfo, che di fatto dovrebbe congiungere Fano/Mondolfo/Senigallia, il primo tratto è realizzato, altri due dovranno essere realizzati insieme al ponte sul Cesano ed altre parti riguardano le zone a sud delle Marche. La ciclovia Adriatica non avrebbe la stessa forza se non avesse tutta la rete a pettine delle ciclovie delle vallate dei fiumi Foglia, Metauro, Cesano, Misa. Capite bene quanto possano essere un'opportunità turistica con tutta la parte di comunicazione per le Marche che sta facendo un noto ciclista italiano. Riguarda Gabicce e San Benedetto del Tronto? Riguarda tutto il territorio marchigiano, ovviamente anche il percorso e le opportunità turistiche che offre la nostra regione dal punto di vista dei territori delle aree ritenne. Non sono lacrime di coccodrillo, come è stato detto, c'è stato tanto lavoro, sicuramente c'è dell'altro da fare e l'obiettivo di questa mozione, io sono il primo firmatario di una, ma ce ne sono altre, è quello di dare valore a quei territori, garantendo opportunità e servizi, per evitare lo spopolamento.
Il tema principale è quello di fare delle politiche strutturali per aggredire il fenomeno del calo demografico, che non è un problema della Giunta Ceriscioli o di questo Consiglio regionale, il calo demografico di quelle aree è un problema che viene dagli anni ‘60 in tutta Italia, quando ci si spostava dalle campagne per andare nelle città dove c'erano le industrie, che in quel momento rappresentavano l'economia, il futuro, lo sviluppo. Vi ricordate quando negli anni ‘60 si davano indietro i tavoli di noce, per prendere quelli di formica? Io non mi considero vecchio, ma mi ricordo quello che accadeva nelle nostre case, si davano via mobili di legno per prendere quelli di formica, oggi sarebbe una bestemmia solo pensarlo. Questo per dire come è cambiato il mondo e l'attenzione verso quei territori, quindi se negli anni 60 si andava verso la costa, verso le città, dove c'erano i capannoni, dove c'era sviluppo, dove c'erano posti di lavoro più facili, oggi c'è un ritorno, c'è un recupero, è chiaro che su questo recupero bisogna investire.
L'obiettivo di questa mozione non è quello di fare in modo che la Giunta Ceriscioli domani mattina con la bacchetta magica risolva il problema, ma di fare una discussione che io considero molto utile fatta in quest’Aula, che ha permesso a tutti di dire quello che pensano perché quei territori possano e debbano avere ulteriori opportunità, ancora di più di quelle date fino ad ora. E’ chiaro che bisogna investirci insieme al Governo perché non è un problema soltanto regionale. Per garantire i servizi ci vogliono le risorse, per garantire i trasporti, le scuole, la sanità, ci vogliono le risorse e non può metterle solo la Regione. Ecco perché la mozione è stata calibrata non per dire alla Giunta “impegnati a fare”, ma “impegnati con il Governo, con l'Anci e con la Conferenza Stato-Regioni a rifinanziare, a trovare soluzioni, a mettere le risorse per incentivare anche gli investimenti e per abbattere il calo demografico”.
Chiudo con una battuta rispetto alle cose che sono state dette sulle aree interne relativamente alle sciovie del Monte Catria, è una cosa che ho seguito e che conosco, posso dire, con molta serenità rispetto a tante inesattezze dette sui social in modo assolutamente gratuito ai limiti della querela, che ci sono le autorizzazioni acquisite dagli enti pubblici, che sono i soggetti investitori, e i soggetti pubblici hanno dato le autorizzazioni rispetto ai lavori che sono stati fatti. Anche quella è un'opportunità di sviluppo, perché sul Monte Catria ci sono una o più aziende che garantiscono nell'arco dell'anno 35 posti di lavoro, che sono quelli di una media industria del nostro territorio, che in qualche modo devono funzionare, non solo se c'è la neve, ma durante tutto l'arco dell'anno, anche quando la neve non c'è, perché il bike park e altre opportunità sono un'occasione di sviluppo e di visita che porta ricchezza non solo al monte, ma a tutto il comprensorio.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Fabbri.

Piergiorgio FABBRI. Sarò breve per puntualizzare alcune cose. Ecco, mi avete dato conferma di quanto ha fatto la Regione per le aree interne, basta chiedere ai residenti per vedere se il bicchiere è mezzo pieno o è mezzo vuoto, come dice l’Assessore Sciapichetti.
Il Psr, che è il Piano di sviluppo rurale, è di 700 milioni, andiamo a vedere con i dati che avete enunciato voi qual è stata la percentuale riservata realmente alle aree interne. Mi ricordo della misura 4.1 che dava ai giovani, che si stabilivano nelle aree interne, 70 mila euro, poi c’è stato un sommovimento di chi nelle aree interne non abitava e la misura da 70 mila euro è stata tagliata ed è stata portata a 50 mila euro, per dire.
Parliamo di elisoccorso, giustamente togliendo l'ospedale si è data almeno la possibilità di essere trasportati con l'elicottero, dopo 5 anni, forse, volerà di notte, forse volerà con la nebbia, forse potrà se nevica o c’è il ghiaccio atterrare sulla piazzola, vedremo, intanto l’ospedale non c’è più.
Banda larga. Verrà completata nel 2020. Per il Covid gli studenti tutti si sono collegati ed hanno fatto scuola on line, vogliamo prendere le testimonianze degli insegnanti e degli alunni che abitano nelle aree interne per verificare qual è stata la qualità della connessione? Basta chiedere ai residenti delle aree interne, Montecopiolo e non solo. Vogliamo chiedere ai residenti delle aree interne quanti Consiglieri regionali hanno visto nei loro comuni in questi 5 anni. Glielo chiediamo e avremo la risposta.
Turismo, il discorso delle ciclabili. Vogliamo rendere le aree interne realmente il parco giochi di chi abita sulla costa? Si vuole fare la ciclabile anche a 1,5 metri dalla linea ferroviaria Fano-Urbino, giustamente, perché mi devo divertire se ho la gamba, altrimenti cosa mi importa se c’è una infrastruttura irripetibile che rovino? Sono 5 anni che io e il Consigliere Biancani abbiamo una visione completamente opposta su questo aspetto. Magari la prossima legislatura si riaprirà il discorso. Per chiudere, avete votato il testo unico sul turismo la scorsa settimana, introducendo la gestione imprenditoriale, separandola dalla non imprenditoriale per i bed & breakfast, per le case vacanze, per le country house, per tutte quelle realtà delle aree interne, principalmente, che avranno in questo momento addirittura un aggravio burocratico. Ecco quello che ha fatto la Giunta per le aree interne.
Io ho detto che queste mozioni le voto, ma adesso mi fanno sorridere perché impegnano la Giunta ad un mese dalla sua scadenza, vorrei rivederle presentate dai prossimi Consiglieri nella prima seduta, magari si riprenderà il discorso con un attimo di maggiore credibilità perché in questo momento le mozioni, soprattutto dei proponenti della maggioranza, fanno semplicemente sorridere.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Bisonni.

Sandro BISONNI. Preannuncio che voterò a favore essendo anch'io uno dei proponenti di queste mozioni.
Vorrei approfittare di questo tempo per puntualizzare due, tre cose che ho sentito e che non condivido. Ad esempio, la prima, sulle elisuperfici. Sono in corso di realizzazione 44 elisuperfici, le dobbiamo vedere come 44 aeroporti per elicotteri, chiamiamole così, è una rete infrastrutturale di fondamentale importanza e l'errore che si fa è pensare che quelle elisuperfici siano ad esclusivo utilizzo delle eliambulanze, cosa che invece non è perché potranno servire per la protezione civile, per i Vigili del fuoco, per l'esercito, per tutto quello che comporta l'organizzazione nella fase emergenziale, nella gestione dell'emergenza, dopodiché, se vengono costruite vicino o in prossimità di ospedali sarà un valore aggiunto, vorrà dire che questo mi permetterà anche di utilizzarle per le eliambulanze, ma il fatto che si realizzino delle elisuperfici dove non ci sono ospedali cosa significa? Che non è in sostituzione dell'ospedale, come qualcuno ha detto, ma è una vera rete infrastrutturale di fondamentale importanza. Non riconoscere questo è essere ciechi, di questo mi dispiace, Consigliere Fabbri, non sono assolutamente d'accordo.
Prendo atto che la Lega quantomeno il suo rappresentante Consigliere Zura Puntaroni voterà contro la mozione delle aree interne, se gli altri componenti voteranno a favore non lo so, comunque risulterà spaccata su questo tema. Il Consigliere Zura Puntaroni vota contro e i cittadini delle aree interne ne prenderanno atto.
Oggi è stata la Giornata del 50° anniversario della Regione, festeggiamo il 50° compleanno della Regione e abbiamo sentito, dal Consigliere Zura Puntaroni, per l'ennesima volta, che siamo nel Regno del nulla, vorrei ricordare a tutti una frase di Michelangelo Buonarroti che quando disegnò la Cappella Sistina (c’erano delle nudità, lui disegnò gli angeli e le persone nude) fu bersagliato da critiche perché era scandalosa e la frase che gli viene attribuita è: “La malizia sta negli occhi di chi guarda”, se uno è malizioso ovviamente pensa in maniera maliziosa e se per 5 anni il Consigliere Zura Puntaroni ha detto che questo è il Regno del nulla, lascio a voi le conclusioni, penso di essermi spiegato.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Traversini.

Gino TRAVERSINI. Voto chiaramente la mozione firmata da me. Devo dire che solo parlare di aree interne è un fatto positivo, quello che auspico è che al di là di tante proposte, di tante discussioni, ci siano sempre più risposte.
Vorrei rimarcare velocemente che quanto ho detto va al di là di quello che la Regione sta facendo, e non è poco. Faccio alcuni esempi, il Psr non è solo i milioni, ma c'era una preferenza per i territori montani, non è stato semplice e lo sa benissimo chi fa parte della Commissione. Ci sono state diverse discussioni che vedevano questo come un privilegio per le aree interne e le aree montane, non è così, perché sono le zone più deboli e più complicate, nelle quali ci sono eccellenze nel comparto agricolo.
Sulla viabilità c'è tanta strada da fare, tante risposte da dare, però è stata fatta una cosa importantissima, che forse ci dimentichiamo, la Regione è stata la prima a passare le proprietà ex Anas e facendolo ha dato la possibilità, in alcune situazioni, di far respirare i territori delle aree interne, io ne ho la dimostrazione, basta guardare la nuova Flaminia che era praticamente quasi impercorribile.
Scuole, è uscita l’Assessore Bravi che viene da Carpegna, un Assessore delle aree interne, so benissimo tutto l'impegno che mette e che ha messo per le università e soprattutto per mantenere l'indipendenza e le classi nelle scuole in queste zone.
Trasporti. Anche la settimana scorsa abbiamo discusso di garantire i trasporti senza nuovi tagli perché le aree interne sono quelle più penalizzate e perché i trasporti sono fondamentali. E’ un lavoro che con l’Assessore Sciapichetti è stato fatto e su cui c’è stata data una risposta. Senza parlare del progetto nazionale in cui siamo l’area pilota con il Catria e con parte dell’anconetano. Insieme a quella della Lombardia è stata la prima in Italia ad essere chiusa, con 10 milioni di euro, con i temi che abbiamo detto, compreso quello del Mab, che abbiamo rilanciato, così come il finanziamento dell'Uncem, di cui non è stato toccato neanche un euro, anzi è stato mantenuto, con i parchi e tutto il resto. Ci sono un’infinità di esempi, ma al di là di questo si può fare sempre di più, ci mancherebbe altro.
C'è bisogno di dare molte più risposte, però non è solo la Regione in quanto tale che deve darle, deve esserci uno sforzo a carattere nazionale, con un progetto straordinario perché non è solo la risposta del servizio, ma significa investire in economia compatibile. Chiaramente non basta mettere la fabbrica di fusione o di trasformazione di che cosa? Occorre capire che bisogna mettere intorno al tavolo gli imprenditori di alta qualità, che investono in questi territori, per fare in modo che la gente rimanga lì. Quando parlo di questo porto l'esempio del nostro imprenditore ascolano che subito dopo il terremoto ad Arquata ha detto ai giovani di non muoversi perché avrebbe aperto un’attività. Lui ha capito qual era il senso dell'intervenire, era dare lavoro, perché la Regione e lo Stato possono ricostruire la casa, ma nel frattempo la gente se ne va via. Se non si hanno legami con il territorio, con la propria attività, col proprio futuro, col proprio lavoro, la gente non ci sta. C'è bisogno non solo di dare infrastrutture e servizi che servono e sono utilissimi, ma occorre creare un'economia che non deve rilanciare, non deve portare chissà quanti abitanti, ma deve mantenere un livello che attualmente è ancora possibile mantenere, ma se andiamo sotto non riusciremo più a governare quei territori.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Zaffiri.

Sandro ZAFFIRI. Grazie Presidente. Voglio soltanto ricordare come sono avvenuti i fatti, gli ultimi. Faccio l'esempio della Quadrilatero perché credo che sia tutta lì la discussione di oggi. La Quadrilatero è stata fatta con un Governo di centrodestra, caro Assessore. Seconda cosa, cos'è successo? E’ successo che quel progetto non si è mai realizzato nella sua interezza perché quest'Aula ne ha bocciato una gran parte. Questa è la storia della comunità marchigiana, nemmeno la Quadrilatero avete fatto passare, nemmeno il progetto intero della Quadrilatero avete fatto passare. Perché, cosa prevedeva? I collegamenti intervallivi, la Pedemontana, quelle infrastrutture che oggi mancano nel territorio. Questo è successo. Siamo onesti con la nostra intelligenza, mi dà fastidio quando ascolto certe cose perché questi sono i fatti che sono accaduti. Basterebbe completare la Quadrilatero per dare delle risposte anche alle comunicazioni interregionali, che erano previste in quel progetto, che non passò perché il Presidente di allora mediò una porzione del progetto dato che sul territorio c’era chi non lo voleva, come sempre, questa è la storia.
Non avete voluto infrastrutture e potenziare il territorio, questi sono i fatti, probabilmente, per quanto riguarda le infrastrutture, completare la Quadrilatero sarebbe una risposta importante per il nostro territorio. Ecco perché ho parlato di lacrime di coccodrillo, ecco perché ho parlato di non ricordare le cose, questi sono i fatti, questa è la realtà, basta andare a prendere quei progetti e guardarli, questo è successo.
Credo che le mozioni siano state presentate in ritardo, fuori tempo, a fine legislatura, è una cosa che serve soltanto a qualcuno per la campagna elettorale che probabilmente invece di farla lungo la costa andrà a farla nell’entroterra della regione Marche. Penso che questo sia il problema vero di queste mozioni, perciò non possiamo esprimere un voto positivo perché i disastri che avete fatto sono sotto gli occhi di tutti, disastri che avete fatto con la maggioranza che da 25 anni governa questa Regione, il Partito Democratico.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione.
Mozione n. 608. La pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale approva)

Mozione n. 678. La pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale approva)

Mozione n. 690. La pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale approva)

Mozione n. 717. La pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale approva)

Mozione n. 586
ad iniziativa della Consigliera Leonardi
“Interventi di prevenzione e contrasto alla droga e alle dipendenze patologiche”
(Votazione)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la mozione n. 586 della Consigliera Leonardi, era rimasta sospesa la scorsa seduta, quindi passiamo alla votazione.

Mozione n. 586. La pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale approva)

Mozione n. 588
ad iniziativa dei Consiglieri Micucci, Busilacchi
“Condanna dei fatti verificatisi durante il convegno Anpi al liceo scientifico “Da Vinci” di Civitanova Marche”
(Discussione e votazione)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la mozione n. 588 dei Consiglieri Micucci e Busilacchi.
Ha la parola, per l’illustrazione, il Consigliere Micucci.

Francesco MICUCCI. Grazie Presidente. Molto velocemente perché parliamo di fatti ormai accaduti diversi mesi fa. E’ una vicenda spiacevole perché nel corso di una conferenza, che l'ANPI aveva organizzato per la presentazione di un libro, ci sono stati alcuni episodi spiacevoli, in particolare un insegnante si era rivolto, diciamo, con toni inappropriati nei confronti non solo di questo libro, criticando un po' il ruolo dell’ANPI all'interno delle scuole. L'episodio è già stato ampiamente condannato e per quello che ho potuto leggere sulla stampa, attraverso alcuni articoli, che c'è stata la sospensione dell’insegnante, poi non so se ci sono stati ricorsi e se sono andati in porto, però c'è stata una pubblica condanna.
A me interessava sottolineare attraverso questa mozione la conferma del ruolo dell'ANPI, che in qualche modo era stato messo in discussione nel dibattito a mezzo stampa da alcuni interventi. L'ANPI svolge, continua a svolgere e dovrà continuare a svolgere un ruolo di memoria storica e di conoscenza nei confronti di molti giovani che non hanno fortunatamente vissuto quel periodo storico. E’ importante che ci siano delle memorie finché ancora sono in vita dei personaggi che hanno vissuto la tragedia della guerra e della liberazione della nostra nazione dal dominio nazifascista. E’ bene che questo venga veicolato attraverso degli incontri, delle presentazioni di libri, anche all'interno delle scuole, tra l'altro si segue un dettame costituzionale, con una convenzione che è stata fatta tra l’ANPI e il Ministero dell’istruzione, che credo che in nessun modo debba essere messa in discussione.
I rappresentanti dell'ANPI svolgono, come peraltro hanno sempre fatto, questo compito in maniera inappuntabile e la volontà della mozione …, preso atto che già una condanna c'è stata anche da parte del Ministero nei confronti di questo insegnante che si è rivolto in maniera inappropriata, tra l'altro se uno fa una scorsa sui suoi profili social si rende conto delle modalità spesso inappropriate che vengono portate avanti dall’insegnante, però a me interessa poco la sua vicenda giuridica, quanto ribadire l'importanza e il ruolo di ANPI nella nostra nazione e il suo ruolo con le scuole. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Leonardi.

Elena LEONARDI. Grazie Presidente. Brevemente, credo che sia necessario dare una corretta informazione in quest'Aula. La sospensione del professore in questione non riguarda gli eventi che vengono trattati nella mozione, anzi, fu prosciolto da ogni accusa relativamente a quell'intervento da parte dell'Istituto.
La condanna riguarda un post che fece nel 2016.
Penso che sia corretto riferire i fatti e le conseguenze in maniera chiara e corretta per poter dare anche in quest'Aula un giudizio compiuto quando si discute un tema. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Maggi.

Giovanni MAGGI. Grazie Presidente. Intervengo per complimentarmi con i colleghi che hanno fatto questa mozione per evidenziare il profilo civile e quasi l'eleganza di questa mozione perché io sarei stato molto più violento nel linguaggio, ovviamente, sono un non violento nei fatti.
La Consigliera Leonardi mi dice sempre che il fascismo non esiste più, però lei si alza per difendere un professore fascista, io non so come debbo interpretarlo. Questo insegnante viene fuori con la scomparsa dell'Europa perché c'è l'invasione degli extracomunitari fuori, è un negazionista e lei si alza e lo difende, per cosa? Per completezza d'informazione? Io le voglio bene, Consigliera Leonardi, conosco la sua propensione politica ad aiutare gli ultimi, i deboli, i più fragili, però nel momento in cui lei si alza per difendere un professore fascista io rimango sbigottito. Non ho bisogno di nessun'altra precisazione su questo personaggio, per cui voterò la mozione dei colleghi che sono stati molto morigerati e quasi eleganti in questa affermazione, ma questa è una cosa che mina alla radice i convincimenti delle nuove generazioni ed è una cosa gravissima e inaudita. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Busilacchi.

Gianluca BUSILACCHI. Grazie Presidente. Sarò forse più radicale io del Consigliere Maggi, non credo che ci sia moltissimo da aggiungere, però alcune cose sarebbe utile puntualizzarle.
In Italia l'apologia del fascismo è un reato, andrebbe ricordato, non voglio fare polemica, ma andrebbe ricordato a chi partecipa a cene.
Io sogno un Paese in cui una sinistra ed una destra moderna si contendano le elezioni, condividendo il quadro democratico del nostro Paese, rifiutando, come si dice, tutti i totalitarismi, in particolare quelli che ci sono stati nel nostro Paese, che lo hanno segnato in modo drammatico.
Questa è una pagina di cui mi vergogno come marchigiano, mi vergogno che nelle Marche ci sia un professore che innanzitutto conosce poco la storia per cui dovrebbe rivedere il suo impegno didattico, non può fare il professore, non può. Come lui ha affermato che su questi temi ci deve essere contraddittorio, ma la storia è storia, è fatta di fatti oggettivi, come il fascismo e le leggi razziali, adesso non voglio fare una analisi storica, che non sono sottoposti ad interpretazione. Tra l'altro, ricordo che il Ministero dell'istruzione ha un protocollo con l’ANPI perché il suo contributo è riconosciuto al fine di integrare l'attività didattica, per la funzione di ricordo che svolge nel nostro Paese.
Questo professore ha detto che l'intervento dell'ANPI, riconosciuto dal Governo, era un comizio elettorale, è una cosa gravissima di cui mi vergogno come cittadino marchigiano.
Credo che questa mozione, avendola sottoscritta, e ringrazio il Consigliere Micucci, che è stato il primo in realtà a proporla, a cui mi sono accodato, non solo sia giusta, ma necessita del voto più ampio possibile di questa istituzione. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Bisonni.

Sandro BISONNI. Grazie Presidente. Sarò breve, per dire che voterò a favore della mozione.
Voglio anche esprimere la condanna, non solo per questo episodio, ma anche per altri che purtroppo ogni tanto la cronaca ci riporta. Cene, persone che si vestono da nazisti e fascisti, persone che fanno il saluto romano, ci sono tanti fatti e ogni tanto riaffiorano. Bisogna dire che questi gesti non li possiamo tollerare, li dobbiamo condannare, senza se e senza ma perché poi queste persone si incoraggiano tra di loro e se nessuno li ferma, aumenta sempre di un grado quello che fanno, alzano di continuo l'asticella. Invece dobbiamo dire chiaramente che queste cose non solo non vanno fatte, ma, come ha ricordato il Consigliere, è un reato, l'apologia del fascismo è un reato. Quindi, dobbiamo dire in maniera chiara e netta che non ci può essere altro che la condanna di questa Aula a situazioni di questo genere ed invito tutti i Consiglieri, anche quelli di destra, a stigmatizzare questo episodio e a votare a favore della mozione. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Giacinti.

Francesco GIACINTI. Grazie Presidente. Un breve commento perché non è la prima volta che certi temi riaffiorano in maniera preoccupante, dal mio punto di vista.
Preoccupante è il fatto che abbiamo un pressante, strisciante e latente revisionismo storico, lo vediamo in molte manifestazioni non solo legate ad aspetti, a ricorrenze o ad articoli o a post sui social e quello che dal mio punto di vista è più preoccupante è il fatto che si sta diffondendo ad arte, artatamente, un terreno fertile nei confronti di questa volontà di revisionismo.
A scuola, l’ha detto il Consigliere Busilacchi, ci sono anche insegnanti che non sono all’altezza, perché se trascuriamo la storia e i suoi eventi il gioco è fatto.
Colgo questa occasione per ribadire l'attenzione che dobbiamo porre nei confronti di questi temi perché la storia si può anche interpretare a distanza di anni, di secoli, molti fenomeni storici li abbiamo anche rivisitati, ma non si possono nascondere i fatti o interpretarli in maniera non adeguata all'epoca in cui sono accaduti e quale filosofia li ha ispirati.
Una tiratina di orecchi, mi si consenta, va anche a quei personaggi …, leggevo un post di un Sindaco della mia parte politica che voleva quasi incoraggiare l'utilizzo di un linguaggio più mite nei confronti di certi fenomeni e non barricarsi dietro una polemica frontale con lo sdegno e la negativa evidenziazione di certi fatti. Anch'egli è figlio di questo revisionismo strisciante che porta a fare certe affermazioni, a convivere con un pensiero più docile, ma la lucidità di questo pensiero è molto pericolosa in virtù del riaffiorare di apologie o di revisionismi storici che hanno tutto il senso di voler cancellare fenomeni, atti, sofferenze, questo è quello che dobbiamo fare.
In una recente occasione ho detto che le nostre famiglie, quasi tutte, hanno subito, chi più chi meno, fatti legati a quegli eventi che sono ricorsi in quel periodo storico. Non possiamo sradicare certi tipi di esperienze e far si che con il trascorrere degli anni e con il passaggio delle generazioni certi ricordi si affievoliscano e vengano meno anche le cicatrici di quel disgraziatissimo periodo storico.

PRESIDENTE. Ha la parola, per fatto personale, la Consigliera Leonardi.

Elena LEONARDI. Grazie Presidente. Per fatto personale, Presidente, perché è evidente che ormai siamo in campagna elettorale ed il Consigliere Maggi ogni volta non perde occasione di darmi della fascista. Gli consiglio, se non vuole essere sempre superficiale e propagandista, di riascoltare le mie parole e se c'è qualcosa di revisionista mi denunci. Sono certa al 1000% di non essere una revisionista e di non aver fatto nessun tipo di apologia, allora dico che in quest'Aula la correttezza va utilizzata in primo luogo nel rispetto perché è facile, come sempre, dare a chi è di destra del fascista. Io non sarei intervenuta se il Consigliere Micucci non avesse detto una cosa scorretta che travisava i fatti, se non avesse detto che quel professore era stato condannato per quell'episodio io non sarei intervenuta, ma quello che ci tengo a sottolineare, caro Consigliere Maggi, è che lei non ha dato, come potrebbe facilmente sembrare, della fascista a me, lei lo ha dato alla scuola, all'istituto scolastico che ha scagionato quel professore. Se lei reputa di condannare me e di darmi della fascista perché ho chiarito che l’istituto scolastico non ha condannato quel professore per gli eventi che sono contenuti nella mozione all'ordine del giorno, lei in realtà sta dando - a livello propagandistico sotto elezioni ormai è facile, l'argomento è sempre quello - dei fascisti ai professori, all'istituto scolastico, che hanno fatto un esame dei fatti e hanno tratto quella conclusione. Se ci fosse stata l'apologia di fascismo sfido un istituto a non prendere provvedimenti e a non far intervenire la Magistratura.
Un conto è esporre le proprie idee, un conto è fare accuse false e gravissime, come quelle che lei continua ripetutamente a muovermi sempre e solo a favore di microfono, poi quando ci troviamo in altre occasioni, non è cosi. Non potete dire che la campagna elettorale deve svolgersi nella correttezza ed ogni volta insultarmi e denigrarmi, perché se lei pensa che io abbia fatto degli atti o qualcosa che sia di revisionismo, lei deve denunciarmi, ma la sfido a trovare qualcosa di questo genere, quindi, la invito a ritirare quelle parole denigratorie che ha usato nei miei confronti. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Zura Puntaroni.

Luigi ZURA PUNTARONI. Grazie Presidente. Si parlava di scuola, vorrei chiamare quella scolaresca per ascoltare questo dialogo che è molto istruttivo. Grazie.

Mozione n. 588. La pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale approva)

Mozione n. 593
ad iniziativa della Consigliera Leonardi
“Applicazione della legge n. 194/78 per la rimozione delle cause di ordine economico e sociale dell'aborto ed il sostegno alla maternità”
(Discussione e votazione)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la mozione n. 593 della Consigliera Leonardi, che ha la parola per illustrarla.

Elena LEONARDI. Grazie Presidente. Anche questa mozione arriva in dirittura d'arrivo rispetto a questa legislatura per cui può sembrare di poco senso e poca valenza, siamo però nel pieno delle nostre facoltà, fino alla fine del mese, ed è giusto cercare di portare avanti, comunque, la discussione su alcuni temi che ognuno di noi reputa importanti.
Interverrò in maniera breve per spiegare il senso di questa mozione, sperando che, come ogni volta che si parla della legge n. 194, non si vada a sforare rispetto al tema trattato. Qui non si mette in discussione la disposizione legislativa, non si mette in discussione l'aborto. Io non metto in discussione quello che è stato oggetto in tanti incontri e dibattiti anche in quest'Aula, ma con questa mozione chiedo un intervento per quella parte della legge 194 che negli anni non è mai stata compiutamente approvata, che non ha visto un impegno economico, di energia e di investimenti per dare compiutezza alla legge nella sua interezza.
Vado a leggere quello dispositivo: a sostenere, anche finanziariamente, tutti quegli strumenti ed iniziative, anche provenienti dal mondo dell'associazionismo e del volontariato, che permettono l'effettiva applicazione della legge 194/78, nella parte in cui prevede che le strutture dei consultori effettuino quell'attività di informazione, sia attraverso moduli di consenso informato, che mediante campagne di sensibilizzazione e pubblicitarie nei confronti delle donne, tesa al superamento delle motivazioni di ordine sociale ed economico che le portano a decidere di interrompere la gravidanza.
Si chiede di dare un sostegno, di poter aiutare, perché il legislatore quando ha fatto la legge l’ha pensata e l’ha scritto in maniera chiara, perché l'articolo 1 prevede: “Lo Stato riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio.” La parte, quindi, che riguarda la rimozione delle cause di ordine sociale ed economico che portano una donna a fare questo tipo di scelta, sempre dolorosa, immagino, come tipo di decisione. Purtroppo ci sono donne che fanno questa scelta perché portate o costrette da situazioni sociali ed economiche che per loro sono insormontabili. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Maggi.

Giovanni MAGGI. Grazie Presidente. Permettetemi, un piccolo prologo che si riaggancia alla discussione che è stata fatta prima.
Uno, non sono candidato, due sono in dissenso con il Movimento 5 Stelle per la scelta politica sulle elezioni, quindi, non so chi possa fare propaganda elettorale visto che non sono coinvolto e sono contento di ritornare alla mia occupazione, alla mia famiglia, alla mia barca.
Per la prossima legislatura auguro a tutti di fare un buon lavoro per il bene delle istituzioni, per il bene dei marchigiani.
E’ difficile accusarmi di fare propaganda elettorale, perché, comunque, quello che dico, che sia giusto o non giusto, che sia condivisibile o meno, è parte della mia storia, della mia giovinezza.
Ne parlavo con il candidato Sindaco di Senigallia, io ho fatto la campagna elettorale per il referendum sull’aborto, ho fatto la campagna per il referendum sul divorzio, sono vecchio di anni e di esperienza, sono state battaglie che ho vissuto sulla mia pelle ed ho potuto toccare con mano il dolore, la sofferenza e l’ingiustizia che alcuni provvedimenti che qui si mettono in discussione hanno provocato nella popolazione, segnatamente nelle donne.
Prima ci sono stati i 50 anni della Regione, le nozze d’oro, e l'ex Presidente della Giunta, ex magistrato, condannò una dottoressa, una mammana anconetana, che faceva gli aborti clandestini per soldi ed era stata accusata da chi era stata costretta a rivolgersi a lei, di una disumanità senza limiti e senza confronti. Ricordo perfettamente le testimonianze delle mammane, non delle dottoresse, che usavano l’infuso di prezzemolo o il ferro da calza per l'aborto clandestino. Riconosco e condivido che la legge n. 194/78 non è stata promulgata come limitazione delle nascite, come un mezzo di controllo delle nascite.
Quello che mi lascia perplesso della mozione è il punto a) quando dice che la legge 194 non ha debellato l'aborto clandestino. Perché non l’ha fatto? L’aborto clandestino era una piaga terribile e chi aveva i soldi andava ad abortire dai medici, che lo facevano nei loro ambulatori, oppure andava direttamente all'estero. Se l'aborto clandestino ancora c'è credo che le cause siano soprattutto … Le donne che devono ricorrere a questa scelta dolorosa e grave sono costrette a fare un pellegrinaggio perché la maggior parte dei medici sono obiettori di coscienza, di cui non metto in dubbio la loro convinzione morale ed etica, per carità, ma molti, io ne conosco alcuni, lo sono perché non farebbero carriera, visto che il primario è obiettore di coscienza.
Chi non è obiettore è in una situazione grave e frustrante perché si costringe un medico, che deve essere d'aiuto agli altri, considerato che la maggioranza dei ginecologi sono obiettori, ad occupare i 2/3 del proprio tempo, della propria professione, a fare l'interruzione di gravidanza è una grande frustrazione.
Vorrei vedere, e me lo auguro, nel momento di ripagare questa frustrazione, questo impegno civile, questo diritto di sottostare a una legge dello Stato, se ci fossero delle premialità per coloro che rispettano e si mettono al servizio della dello Stato quanti medici sarebbero obiettori. Questo potrebbe essere un elemento per la grande maggioranza degli obiettori e qui si dice ancora che l'aborto clandestino non è stato debellato.
Un altro elemento, questi movimenti che dovrebbero aiutare in un momento così delicato e difficile, fanno del terrorismo. L’ho già detto in questa Aula, lo ripeto, c'è una clinica privata “Villa Igea”, sulla lunga del Pinocchio, in via Maggini ad Ancona - nelle strutture pubbliche sono in maggioranza i medici obiettori - che il venerdì faceva l'interruzione volontaria della gravidanza. Ebbene, questi movimenti, pseudo movimenti per la vita, questi movimenti pseudo cattolici, erano lì fuori con gli emblemi di Cristo e della Madonna, con le preghiere, addirittura, molte volte - ce l'hanno detto i ginecologi di questa clinica - alcuni di loro sono entrati con un camice bianco insanguinato al grido di assassini, quando il venerdì si praticava l’aborto. Puntare il dito contro queste donne che debbono, non vogliono, ricorre all'interruzione volontaria della gravidanza …, ecco uno degli elementi per cui ancora ci sono gli aborti clandestini.
Non sono d'accordo sulla valutazione della pillola abortiva RU486, se si tiene conto delle motivazioni che hanno ispirato la legge 194, la pillola abortiva è la possibilità di evitare alle donne un intervento a cui sono costrette a ricorrere. Ricordo che nella campagna a favore dell'aborto un dottore di Firenze sperimentò un nuovo sistema per togliere l'ovulo fecondato. Prima si ricorreva ad un intervento invasivo e dolorosissimo, il raschiamento. Questo medico sperimentò un nuovo sistema per aspirazione e nel Movimento di liberazione delle donne di Ancona molte, saputo di questo sistema non invasivo e saputo che si poteva andare fuori dalla propria città e dalla propria provincia, vennero a chiedere di poter andare a Firenze. Tutto questo era per evitare ancora dolore e sofferenza in una decisione così difficile.
Non capisco perché la diffusione della pillola abortiva RU 486 veicola il messaggio dell'aborto facile. Questo secondo me è offensivo nei confronti delle donne perché c'è la presunzione che siano di facili costumi e nel momento in cui hanno una pratica sessuale non tengono conto delle conseguenze. Mi sembra offensivo per la dignità delle donne che la RU486 veicoli il messaggio dell'aborto facile.
Sono favorevole affinché ci sia un'informazione completa, per tutti, ma dato i presupposti che vengono espressi in questa mozione non posso comunque appoggiarla perché non li condivido al 90%.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Busilacchi.

Gianluca BUSILACCHI. Grazie Presidente. Anch'io voterò contro questa mozione e sono contento di spiegare le ragioni per cui lo farò.
Quando parliamo di questi temi è sempre opportuno, non dovrebbe esserlo, fare un chiarimento: chi sostiene la legge 194/78, chi voterà contro questa mozione, magari per ragioni che io e altri colleghi diremo, non è certamente a favore dell'aborto. E’ del tutto evidente che io condivido le ragioni, una parte delle ragioni, che hanno ispirato la collega nel dire che bisogna incentivare il consenso informato delle donne. Su questo aspetto sono d'accordo con la Consigliera Leonardi, però ci sono molti però, troppi però.
Condivido quello che ha detto il Consigliere Maggi, ma non concordo su molte premesse. Non è vero che la 194 non ha debellato o almeno non ha ridotto l'aborto clandestino, è stata un importante strumento da questo punto di vista; non è vero che la RU486 veicola il messaggio a favore dell'aborto, sono invece strumenti a favore della libertà delle donne.
La mia contrarietà maggiore alla mozione è nel dispositivo perché se noi, Consigliera Leonardi, dobbiamo sostenere la 194, sono d'accordo, andrebbe sostenuta in tutte sue parti non prendendone solamente alcune, ma come sappiamo la cosa più grave, secondo me, la più grossa lacuna della 194, che ho sempre pensato fosse una buona legge, che forse andrebbe rivista, è che lascia libertà di coscienza. E’ una cosa che può sembrare estremista, ma non lo è. Io sono contro la libertà di coscienza, sono contro la libertà di obiezione di coscienza dei medici, perché se si sceglie di fare una nobile professione al servizio del pubblico, come quella del medico, si accettano onori e oneri e quando le leggi prevedono il diritto delle donne di interrompere la gravidanza, tu medico del Servizio sanitario nazionale, che hai accettato la tua missione per le cose più belle, devi anche garantire l'applicazione delle leggi. Credo che nessun avvocato ami difendere un pedofilo o un assassino brutale, ma la legge garantisce al peggiore dei criminali il diritto di essere difeso, il sistema glielo garantisce e chi sceglie alcune professioni ne accetta anche le conseguenze che magari uno gradisce meno sul suo piano morale, altrimenti sceglie di fare altro. Sono contro l'obiezione di coscienza perché ha prodotto quello che ha prodotto ed oggi non ci sono più i medici del Servizio sanitario nazionale pubblico che garantiscono l’interruzione di gravidanza, tanto che bisogna andare nelle cliniche private. Credo che questa sia la parte che noi dovremmo sostenere con i fondi pubblici.
Votare questo atto sarebbe in contraddizione con una cosa che molti di noi hanno votato ad inizio legislatura, la mozione che impegnava a fare i concorsi per i medici non obiettori, a questo dovremmo dedicare le risorse pubbliche e non alla parte, solo alla parte dei consultori. Sono fermamente contrario, e concludo, al mondo dell'associazionismo, del volontariato pro life che in gran parte, non in tutta, è costituito da personaggi pericolosi.
Vi leggo quello che dichiarava un esponente nazionale intervenuto al Convegno nazionale del movimento “Pro life” nel 2013: “L'approvazione di queste leggi - si riferiva alle norme contro l’omofobia - è oggettivamente molto più grave di molte sciagure che oggi attraggono l'attenzione dei mass media laici e cattolici: che il Parlamento italiano approvi una legge sull'omofobia, ad esempio, è incommensurabilmente ben più grave dell'affondamento di un barcone d’immigrati a largo di Sicilia”. Quelli con i camici insanguinati contro l'aborto magari sono gli stessi che gioiscono perché un bambino di 6 anni, che magari scappa dalla guerra, affonda nello stretto di Sicilia. Queste persone hanno dei problemi tra i due emisferi del cervello perché bisognerebbe collegarli, non si può essere Pro life, diciamo, sui feti, e poi Versus life quando ci sono dei morti in mare. Sono persone pericolose, non vanno sostenute con i soldi pubblici, ma vanno controllate, un po' come i no vax. Fintanto che queste persone rimangono nel loro privato, ben venga, ma quando fanno delle iniziative pubbliche, bisognerebbe anche rivedere il fatto che possono avere una piena fruizione del diritto di espressione perché sono estremamente pericolosi, hanno una carica terroristica nel senso lato del termine, ovviamente, perché esprimono e fomentano terrore. Tra l'altro, alcuni di questi sono dei personaggi politici, diciamo, istrionici, penso per esempio ad un rappresentante del Popolo della famiglia, che ha dichiarato la massima solidarietà al tabaccaio che ha ammazzato uno, lì si era collegata solamente la parte Versus life. Credo che questi movimenti vadano combattuti dalle istituzioni e non sostenuti, però questa è una nota a margine del ragionamento complessivo. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Bisonni.

Sandro BISONNI. Grazie Presidente. Forse l'avvicinarsi della campagna elettorale sta portando verso un'estremizzazione tutte le tematiche. Vorrei ricondurre l'Aula, per quello che posso, nel merito di questa mozione, però devo fare una premessa, Consigliera Leonardi, dicendo che non sono d'accordo su quello che lei scrive nelle premesse. .
Ricordo, come è già stato fatto, che la legge sull'aborto è nata per contrastare un fenomeno più grave che prima esisteva ed era l’aborto clandestino, ma le devo riconoscere, e qui faccio questo ragionamento, che questa mozione, come lei ha detto, non è pro aborto/contro aborto, ma dice un'altra cosa.
Ripeto, premesso che non condivido niente di quello che scrive nelle premesse, leggo il dispositivo che prevede: “Impegna la Giunta a sostenere, anche finanziariamente, tutti quegli strumenti ed iniziative, sia attraverso moduli di consenso informato, che mediante campagne di sensibilizzazione e pubblicitarie, tese al superamento delle motivazioni di ordine sociale ed economico che portino le donne a decidere di interrompere la gravidanza”. Quello che lei scrive già lo prevede la legge, quindi, ci sono due considerazioni da fare, da una parte potrei dire che la mozione è inutile, però non lo è, perché chiede di rifinanziare queste azioni. Allora, non sono d'accordo con chi dice che dovremmo finanziare altre cose, condivido che dovrebbe essere finanziati tutti gli aspetti della legge, ma non sono d'accordo sul fatto che se posso fare una cosa buona e non faccio contemporaneamente le altre cento, allora devo rinunciare alla cosa buona.
Condivido il dispositivo perché è quello che dice la legge, né più né meno e siccome l'aborto è sempre una scelta dolorosa, a prescindere, credo che informare le donne di tutte le possibilità, come prevede la legge, non sia sbagliato, non sia affatto sbagliato. Ripeto, la mia posizione è questa: non condivido assolutamente quello che scrive nelle premesse, le ricordo che la legge è nata per fini importanti in quanto prima esistevano situazioni drammatiche, però l’impegno è condivisibile e dato che noi dobbiamo andare a votare il dispositivo, penso che l'Aula potrebbe anche votare questa mozione. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Volpini.

Fabrizio VOLPINI. Grazie Presidente. Faccio alcune brevi considerazioni. Intanto la tempistica di questa mozione non dipende da lei e la discutiamo oggi, all'indomani della morte di un eminente ginecologo, uomo di cultura, bolognese, padre della fecondazione assistita in Italia che ha speso la propria vita a difesa dei diritti delle donne. C'è una strana coincidenza nella discussione di questa mozione.
Ci sono alcune imprecisioni in tutta la premessa - oggi questo termine è stato usato più volte, prima l’ha usato l’Assessore Sciapichetti quando si parlava di aree interne - quella più evidente è l'aumento del numero degli aborti, è esattamente il contrario. In tutti questi anni c'è stata una consistente … Nei primi anni della legge si veniva da una situazione diversa, ma via via …, anche nell'ultima relazione che è stata fatta - come sapete ogni anno deve essere fatta una relazione alla Camera sull'applicazione della legge, l'ultima mi pare che risalga al 2017/2018, non ricordo - registrava un'ulteriore diminuzione. Ho visto anche i dati della Regione Marche che più o meno sono in relazione con quelli nazionali.
Altre imprecisioni riguardano …, tra l’altro forse si confonde, ma non ho capito il passaggio tra la pillola abortiva, che sarebbe la RU486, che è stata registrata dall'AIFA come pillola abortiva, e la pillola del giorno dopo, c’è una contraddizione in quei punti. La pillola abortiva nella regione Marche è stata introdotta in questa legislatura, attraverso un progetto che riguarda peraltro l'Area vasta 2, nella fattispecie la città e il consultorio di Senigallia, è stato introdotto questo metodo, ma non è vero che è in aumento.
In tutta Europa il 90% delle interruzioni di gravidanza (Svezia, Finlandia, Francia) avviene attraverso la RU486, questo sistema non è invasivo, è meno impattante dal punto di vista fisico, ma non solo, anche dal punto di vista psicologico. Un conto è assumere una compressa e dopo 3 giorni un’altra, un conto è fare la pratica molto invasiva che tutti conosciamo. Da noi ancora siamo ad una percentuale di applicazione dell'utilizzo della RU486 del 17%, rispetto al 90% o addirittura al 60% di Paesi come il Portogallo, con l'aggravio che bisogna fare un ricovero di 3 giorni, perché quando è stata introdotta in Italia si è stabilito che necessitava il ricovero, mentre nella stragrande maggioranza dei Paesi europei avviene con un utilizzo ambulatoriale e senza necessità di ricovero. Laddove è stato provato a farlo ambulatorialmente o in un regime misto tra ospedali si è ritornati indietro. L'Umbria aveva utilizzato questa pratica a livello ambulatoriale, con il cambio dell'amministrazione nelle ultime elezioni - ha vinto il centrodestra - è stata abolita quel tipo di delibera e oggi di nuovo per utilizzare la RU486 bisogna fare i famigerati 3 giorni di ricovero.
Potrei dire tante altre cose, ma mi fermo qui. Si è parlato di obiezione di coscienza, abbiamo anche votato una mozione con tutte le difficoltà di imporla per legge, ci sono sentenze ...
C'è un aspetto che dice che bisogna prevenire, per prevenire bisognerebbe agire su livelli molto più complessi, condizioni sociali, condizioni economiche. Poi c’è la parte dell'informativa, qui alcune volte si è parlato di progetti di educazione sessuale o di educazione alla sessualità. All'interno delle scuole deve passare un discorso informativo, anche questa cosa è stata fatta, ricordo un progetto dell’Organizzazione mondiale della sanità fatto dal Ministero della salute, sperimentato e utilizzato in alcune Regioni come l'Emilia-Romagna, che è stato portato in alcune scuole marchigiane, nella fattispecie nella mia città, ma credo anche ad Ancora, dal titolo “Viva l'amore”, è stato, boicottato, l'hanno bloccato e si è impedito di fare all'interno delle scuole progetti di educazione sessuale, perché si è scomodata la questione del transgender e altro. Sappiamo tutti come sono ridotti gli organici dei consultori in cui si può fare informazione.
Torno a ripetere, come ha detto il Consigliere Bisonni, che l'ultima parte può essere condivisibile perché richiama tra l'altro l'ispirazione della legge 194, ma le premesse hanno una caratteristica e un taglio che non mi permettono di votare la mozione. Parlo per me, su questi temi il mio gruppo, e guardo il mio Capogruppo, ha sempre dato libertà di coscienza. Anch'io, caro Consigliere Maggi, sono come lei, noi abbiamo ormai una certa età, ho fatto le mie battaglie su questi temi, il mio impegno più che le mie battaglie, tale termine ricorda sempre qualcosa di militare, di violento. Grazie.

Presidenza del Vicepresidente
Renato Claudio Minardi

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Micucci.

Francesco MICUCCI. Grazie Presidente. Non la smentisco, Consigliere Volpini, anzi vengo dietro a suoi ragionamenti. Pensavo ad un intervento, ma in parte me lo ha smontato, nel senso che quando si tratta di questa materia, e in questo Consiglio regionale è capitato più di una volta, mi sento sempre una pecora nera o una mosca bianca, secondo quale parte della zoologia vi piace di più, perché ho sempre la sensazione che si tenda ad utilizzare un tema delicato come quello dell'aborto per fini, diciamo adesso, propagandistici, elettorali, utilizzate quello che volete, da una parte e dall'altra.
L’argomento è importante e cerco, magari non ci riesco, di rimanere sul pezzo. Quando ho letto il titolo della mozione ho pensato che forse per una volta si riusciva a ragionare sulla legge 194//78, che per molti aspetti condivido, sia nella parte del sostegno o di aiuto all'aborto, per quello che è possibile, nelle difficoltà che la donna attraversa in quella fase, che nella parte del sostegno, sempre meno nominata, per quelle donne che vogliono portare avanti una gravidanza, ma per motivi socio-economici non riescono a farlo.
Spesso ci si concentra sulla prima parte, parlando di obiezione di coscienza, di difficoltà, di associazioni pseudo religiose, che in qualche modo impedirebbero questa cosa, e ci si concentra sempre poco su quest'altro aspetto, quindi mi pareva interessante per una volta ragionare anche di questo.
Anche a me non è sfuggito, come hanno sottolineato alcuni prima di me, che le premesse sono molto stirate, un po' come alcune pelli di animali, per rimanere nella zoologia, che vengono tirate un po' di qua, un po' di la, per portare i ragionamenti dove si vogliono. In realtà così non è, perché la legge 194, laddove viene applicata, mi pare che dia risultati positivi, se si può parlare di positività parlando di un tema delicato. E’ diminuito il numero degli aborti clandestini, è diminuito, credo, anche il numero degli aborti perché l'applicazione della legge 194, la parte della prevenzione, ha permesso una maggiore consapevolezza da parte delle giovani coppie, delle giovani madri, anche delle madri meno giovani, per comprendere che ci sono dei metodi contraccettivi alternativi, ci sono delle possibilità alternative, quindi un utilizzo più appropriato e minori possibilità di aborto, e credo che questo sia un aspetto positivo.
Mi fa un po’ sospettare il fatto che le premesse siano po’ stirate, forse c’è la volontà di spingere su un utilizzo un po' politicizzato di questa tematica.
Al di là della mozione, che per come è stata impostata non mi sento di condividere, per i motivi che ho detto nelle premesse, penso che sia utile che gli enti pubblici, quindi i Comuni, la Regione, lo Stato, possano in qualche modo mettere in piedi una politica di sostegno socio-economico a quelle famiglie, a quelle madri sole, che vorrebbero portare avanti una gravidanza, ma la interrompono per i suddetti motivi. Credo che ci debba essere un impegno, che in parte viene portato avanti attraverso il sostegno alle povertà, con gli assegni familiari, attraverso una serie di cose, che probabilmente dovrebbe essere aumentato, quindi non è uno scandalo dire che la legge va meglio applicata anche per questa parte, ripeto, non attraverso questa mozione, che mi pare un po' realizzata ad arte.
Mi trovo in disaccordo anche con altre affermazioni, che ci sono delle associazioni pseudo religiose che svolgono quelle azioni, di cui ha parlato il Consigliere Maggi, io non lo metto in dubbio, se lo riporta sarà certamente così, ma invito a riflettere sul fatto che queste associazioni, laddove fanno queste cose, sono da TSO, non c’è un altro termine. Parallelamente a questa associazione ce ne sono altre che, pur essendo pseudo religiose, vicine alla Chiesa, non necessariamente vicino alla Chiesa cattolica, perseverano in quegli ideali e laddove lo Stato è latente accompagnano le giovani madri, le giovani coppie, in maniera sobria, in maniera lineare. Io conosco queste associazioni, qui lo sottolineo 3 volte, e quando le mamme hanno queste difficoltà le aiutano con il sostegno. Ho testimonianza di vite che sono nate grazie all'aiuto di queste associazioni. Hanno lavorato nell'assoluto anonimato, nell'assoluta sobrietà, senza mettere striscioni, ma hanno aiutato delle vite nascere. Credo che questo sia un elemento di merito.
Non mi trovo d'accordo con le affermazioni rispetto all'obiezione di coscienza, come se negli anni 70 qualcuno avesse affermato, a sinistra, per esempio, che tutti dovevano fare il servizio di leva, perché se ti piace vivere in uno stato di libertà devi anche sostenere il rovescio della medaglia, quindi non si può fare l'obiettore di coscienza, ma tutti armati a fare la guerra. Penso che non avrei condiviso questo tipo di riflessione. Pur apprezzando la libertà all'interno di uno Stato, chi in tutta coscienza non voleva fare il servizio di leva poteva svolgere un altro tipo di servizio per il bene della Nazione, per il bene della comunità, credo che sia altrettanto legittimo che pur potendo continuare a svolgere la propria professione ginecologica, qualcuno in tutta coscienza obietti e non svolga questa attività. Poi sono pienamente d’accordo che ci sia un travisamento di questo ruolo, ne sono pienamente consapevole, è da condannare l'utilizzo improprio dell'obiezione di coscienza e l'utilizzo a fini di carriera, a fini professionali, a fini terzi. Condivido che questo vada condannato, ma per fare questo non bisogna condannare tout court l'obiezione di coscienza, che credo sia pienamente legittima e vada tutelata e difesa.
L'obiezione di coscienza è un tema delicato e da una parte e dall'altra penso che vadano utilizzate tutte le attenzioni.
Detto questo, non voglio fare pittoni demagogici o moralistici e non mi sento in tutta coscienza, pur condividendo alcuni passaggi, di poter votare questa mozione. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, la Consigliera Leonardi.

Elena LEONARDI. Grazie Presidente. Utilizzerò la mia dichiarazione di voto, che è positiva, anche per fare alcuni chiarimenti,
Ho volontariamente costretto al minimo la spiegazione della mozione, pensando di focalizzarmi sull'impegno, pensando di non riaprire un dibattito che oggi non c'entra, nel senso che non andiamo a dibattere su chi vuole la 194 e chi non la vuole, ma è semplicemente per dare attuazione a quella parte che anche in ambito regionale è rimasta inapplicata.
Qualcuno ha sottolineato la tempistica, al di là del fatto che l’ho presentata a gennaio anche perché nel 2017 era stata presentata una interpellanza sullo stesso tema di un altro Consigliere e non mi risulta che in questi tre anni e che da quegli impegni o da quelle rassicurazioni sulla diffusione delle pratiche di conoscenza e di supporto nei confronti delle donne, che sono comprese nella 194, sia stato fatto qualcosa.
Io parto da un presupposto, e ci tengo non solo come donna, ma come rappresentante delle istituzioni, questa mozione vuole difendere i diritti delle donne, non va a togliere nulla, vuole aggiungere e riguardo al testo io ho riportato prioritariamente alcuni brani, alcune parti che reputavo consoni allo Statuto della Regione, quella parte che riguarda il sostegno alla vita e all'infanzia, poi la maggior parte del testo è stato ripreso dalla legge 194, la legge dello Stato. Forse qualche dato non è aggiornato, non è corretto, io non so se dal ‘78 ad oggi in totale gli aborti sono 6 milioni, secondo il dato che mi è stato fornito, ma ci tengo a chiarire una cosa, quando parlo e scrivo che non si è debellato l'aborto clandestino, non dico che è aumentato o diminuito, dico che non è stato debellato e lo dico parlando di una modalità purtroppo moderna e facile, che è quella alla quale accedono molte giovani, giovanissime e non solo, attraverso internet. E’ un mercato di farmaci che vengono spacciati o venduti per farmaci abortivi ai quali si ha, purtroppo, facilità di accesso attraverso i canali acquisto on-line, che non sono controllati, veicolati, perché, purtroppo, anche questo è un business.
Quando parlo di aborto clandestino non parlo della mammana, a cui ha fatto riferimento il Consigliere Maggi, parlo purtroppo di nuove formule, che non riescono ad intercettare una fragilità e parlo non solo di ragazzine, giovani e giovanissime, ma anche di donne che, proprio perché hanno quei problemi di ordine economico-sociale, vedono in una gravidanza un problema per la loro esistenza. Io vorrei intervenire ed intercettare quelle fragilità, quelle problematiche, alle quali dare un supporto anche grazie ai consultori, perché il Presidente della Commissione, il Consigliere Volpini, mi ha dato una conferma quando ha detto che nei consultori c'è un problema di personale, allora, perché chiudere all'opportunità di utilizzare delle associazioni?
Non commento neanche, perché se uno gioisce per la morte di un bambino è semplicemente un mostro, non mischiamo le mele con le pere per dirci contrari al testo che prevede semplicemente quello che è nella 194, non uno stravolgimento.
Le associazioni serie, sane, che valutano la vita un dono importante, perché hanno valenze religiose, ma non solo, perché hanno valenze sociali, ci sono e posto che il problema nella sanità e nei nostri consultori c’è a livello di personale, a livello di strutture, perché non appoggiarci a chi, per i propri valori, attraverso queste associazioni, vuole aiutare queste donne. Credo che non sia sbagliato.
Capisco che si è aperto un dibattito anche sul discorso dell'obiezione di coscienza che di fatto nella mozione non c'è perché l'aborto in Italia e nelle Marche è garantito, quindi, non è per quanto ne so io un problema, poi, io non entro nel merito. Non sono un medico, ma ricordo sempre, l’ho detto con forza anche negli altri interventi che ho fatto, che il medico fa il giuramento di Ippocrate che dice, leggo la formula moderna perché quell'antica è ancora più vincolante, di non compiere mai atti finalizzati a provocare la morte. Comprendo che per un medico l'aborto può significare togliere la vita, quindi, non mi scaglierei contro l’obiettore di coscienza, perché chi vuole fare il medico vuole salvare una vita. Questo in risposta a chi ha introdotto l'argomento perché nella mia intenzione e nel mio atto non si andava ad aprire contrapposizioni, non si andavano ad aprire posizioni che possiamo definire ideologiche, volevo, memore di quanto non fatto, nonostante la discussione in Aula di qualche anno fa, cercare di sollecitare un intervento rispetto ad un problema che c'è, senza creare contrapposizioni, ma cercando di dare una piena attuazione alla legge 194, con delle formulazioni idonee a supportare le donne che potrebbero, se aiutate, fare una scelta diversa, magari non sentirsi costrette a decidere in un certo modo. Scelte che io reputo, per tutte, indistintamente dalle motivazioni, difficili.
Da parte mia c'è sempre stato - questo dibattito l’abbiamo fatto varie volte - il massimo rispetto per ogni donna, per ogni storia e per la difficoltà della scelta, però è compito delle istituzioni aiutare queste persone. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Casini.

Anna CASINI. Grazie Presidente. Non volevo intervenire, ma siamo poche donne qui ed è opportuno farlo. Innanzitutto sono stata ammessa all'esame di Stato del liceo con 7 in condotta e scarso in religione per la legge 194, proprio perché c'era un dibattito molto acceso all'epoca e lo scarso in religione, presumo oggi, è stato determinato da questo.
Non ho sentito l’intervento del Consigliere Volpini perché nel frattempo avevo la Commissione politiche agricole sul vitellone marchigiano, IGP, è vero, sembra una battuta, ma è così, abbiamo parlato proprio di questo.
Io ho un'esperienza diversa, che è quella del consultorio della mia Area vasta, che funziona, poi nel Piceno abbiamo l'unica sede di AIED, l’altra penso che sia nel Veneto, vicino Venezia, non so neanche in quale Comune, quindi devo dire che esiste un'accoglienza alle donne, esiste un supporto psicologico ed i consultori lavorano bene.
La legge prevede all'articolo 1 il diritto alla procreazione consapevole, quindi il diritto a tutto, anche alla procreazione consapevole, che tra l'altro non è solo della donna, ma penso della coppia, e di coppia bisogna parlare, non soltanto di donna.
L'articolo 2 e il successivo articolo 5 dicono quello che i consultori devono fare. Se c'è una criticità va migliorata laddove ci sono strutture pubbliche che sono vicine alle donne che possono avere, soprattutto donne non italiane … Durante il Covid delle donne hanno avuto delle grandi difficoltà per interrompere la gravidanza, che poi fortunatamente abbiamo risolto, in un momento così difficile, con gli obiettori di coscienza, perché sapete che se passa un determinato periodo di tempo …
Un'altra cosa, io penso che non esista un aborto facile, non esiste un aborto che non sia affrontato da una donna in maniera irresponsabile, credo che sia un passo doloroso per tutte, quindi ci deve essere il supporto prima o dopo, c’è e va migliorato. Innescare, e questa magari è una mia malignità, dei sensi di colpa per non lasciare libera la donna o la coppia nella decisione mi piace poco, preferisco sempre che ci si affidi a consultori pubblici. Se ci sono delle criticità, per carità, vanno risolte, sia rispetto al personale che alle competenze, che diventano sempre più multidisciplinari.
Non penso che la cosiddetta pillola del giorno dopo non sia da utilizzare, ma dipende dal medico, da quello che consiglia e da quello che la donna vuole fare. Forse gli obiettori di coscienza dimenticano che non esiste soltanto la salute fisica, ma esistono tanti tipi di salute, tanti tipi di scelte che le donne possono fare, che le coppie possono fare, e dovrebbero mettersi al servizio delle scelte, non a servizio della loro coscienza, o a servizio, prima c'è stato un accenno, di altro. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Pergolesi.

Romina PERGOLESI. Grazie Presidente. Anch'io come l'Assessore Casini non sarei voluta intervenire su questo tema perché ne abbiamo già ampiamente dibattuto nel corso di questi 5 anni, soprattutto in Commissione sanità, dove la maggioranza dei Consiglieri sono uomini. Mi sono molto spesa nei confronti di alcune tematiche, specialmente con alcuni colleghi della Commissione, grazie a Dio, la maggioranza ha una visione un po’ più ampia, una prospettiva un po’ più ampia e democratica di quelle che sono le scelte e le possibilità che grazie a chi si è battuto negli anni scorsi noi donne possiamo avere.
Anch'io voterò come il Consigliere Maggi in maniera contraria a questa mozione e mi spiace che puntualmente si tiri fuori, magari per attenzionare o per avere consensi, un tema che, secondo me, andrebbe affrontato in altre sedi e in maniera più matura e responsabile.
Devo fare i complimenti a chi mi ha preceduto, anche ai Consiglieri della maggioranza perché sono riusciti a portare la loro, diciamo, contrarietà alla mozione in maniera costruttiva, in maniera proporzionale ed equilibrata, quindi mi auguro che nella prossima legislatura chi si ricandiderà affronterà nuovamente queste tematiche in maniera meno strumentale e più asettica per ottenere degli obiettivi migliori rispetto alla legge attuale, alla situazione attuale, soprattutto si batta anche per altre tematiche, come la procreazione medicalmente assistita.
Spero che il dibattito di oggi sia la conclusione di questo metodo di affrontare temi così delicati e sensibili, specialmente per chi li ha vissuti sulla propria pelle e si riesca a crescere e a maturare. Questo è l’augurio a chi entrerà la prossima legislatura. Grazie.

PRESIDENTE. Ha chiesto la parola il Consigliere Celani.

Piero CELANI. Grazie Presidente. Non potevo non intervenire, innanzitutto, non voglio essere la voce fuori dal coro e non perché appartengo a una parte politica vicina alla Consigliera Leonardi.
Non credo che il dibattito si esaurisca naturalmente qui, con questa mozione, e non credo che non ci siano altre opportunità perché ognuno di noi ha la verità rivelata.
Il tema è delicatissimo, lo sappiamo, coinvolge le coscienze, non è un problema prettamente sanitario, non è un problema soltanto sociale, è un problema personale, che tocca tutti. Credo che nel proprio ambito, nella propria sfera personale, difficilmente ci sia qualcuno che non abbia vissuto problematiche di questo tipo.
Mi fermo soltanto al dispositivo, credo che la mozione vada valutata da questo punto di vista.
Uno dei problemi più importanti, come sappiamo, è l'assistenza e soprattutto l'informazione. La persona va presa in carico, va informata, va messa nella condizione di superare, come dice la mozione, questo grande problema che ha, che non è soltanto di carattere economico, ma è intimo, morale e anche sociale. Se c'è la possibilità di sostenere chi in qualche modo può dare questo aiuto, non capisco perché non si possa fare.
Le premesse le lascio perdere, altrimenti si torna di nuovo a parlare della legge 194, si torna a parlare di quello che le istituzioni possono fare, debbono fare, che non fanno e che per tanti anni non hanno fatto, lasciando tutti a loro stessi, i medici, in particolare. L’obiezione di coscienza esiste, ce la teniamo e ognuno di noi su questo aspetto, nel proprio intimo, può dare delle risposte diverse.
Limitando il ragionamento alla parte del deliberato nel quale si impegna a sostenere, anche finanziariamente, tutti quegli strumenti e iniziative provenienti dal mondo dell'associazionismo e del volontariato …, guardate, un grande contributo a chi si trova in queste situazioni lo dà proprio il mondo dell'associazionismo, il mondo del volontariato, con tutti i centri che ci sono, con tutti i consultori che possono essere pubblici o privati. Anche qui c'è stato un dibattito molto forte con due proposte di legge che si sono arenate, una del Consigliere Marconi, l’altra del Consigliere Volpini, spero che si possano riprendere, per riflettere e per capire come le due cose possono essere messe insieme, possono funzionare sui territori, non ci vedo nulla di strano, per cui convintamente voto si a questa mozione della Consigliera Leonardi. Grazie.

Mozione n. 593. La pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale non approva)

Sull’ordine del giorno

PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Pergolesi.

Romina PERGOLESI. Grazie Presidente. Vorrei ricordare che ci sono ancora mozioni che dovevano essere discusse la volta precedente e quest’ oggi puntualmente verranno rinviate, mi domando se è il caso di prevedere un altro Consiglio domani.

PRESIDENTE. C’è un altro Consiglio dopodomani.

Romina PERGOLESI. Ma dopodomani gli atti previsti all’ordine del giorno si andranno ad aggiungere a quelli che oggi non discutiamo. Sono la prima a dire che si può stare qui dentro anche 12 ore, però diamo un punto al rinvio delle mozioni. Grazie.

PRESIDENTE. Il calendario è stato deciso e condiviso dalla Conferenza dei Presidenti di gruppo, dopodomani è prevista un'altra seduta che si occuperà soltanto degli atti ispettivi. Io mi adeguo a quella che è la volontà …, tra l’altro stamattina non ero neanche presente alla Conferenza, ho chiesto conferma al Segretario generale, per cui se vogliamo continuare fino alle ore 21 possiamo farlo, però, mi pare, che le presenze in Aula non ci confortino in questo momento.

Mozione n. 594
ad iniziativa del Consigliere Bisonni
“Assunzione di personale medico per il PPI di Tolentino”
(Discussione e votazione)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la mozione n. 594 del Consigliere Bisonni, che ha la parola per illustrarla.

Sandro BISONNI. Grazie Presidente. Spesso e volentieri mi ritrovo sul territorio a spiegare che la Regione ha si la competenza della sanità, ma si deve muovere dentro dei binari stretti, che sono quelli del decreto ministeriale n. 70 del 2015 e fuori non può andare perché si violerebbe la legge e si avrebbe una serie di conseguenze, tra cui la riduzione dei finanziamenti da parte dello Stato verso la Regione. Quindi è necessario rivedere il famoso decreto n. 70 del 2015, è di fondamentale importanza farlo se si vuole puntare, come credo sia giusto, su una sanità più territoriale.
Il decreto n. 70 prevedeva la chiusura di tutti i punti di primo intervento. Ricordo che con una mia mozione, c'erano anche atti simili di altri Consiglieri, chiesi il mantenimento di tutti i punti di primo intervento dell'Area Vasta 3, proprio perché quella zona era stata colpita dal terremoto e così fu. Tant'è vero che il punto di primo intervento di Tolentino, che doveva essere chiuso per legge, è stato mantenuto grazie alla deroga “sisma”, chiamiamola così.
Qual è il punto ora? Se si mantiene il punto di primo intervento bisogna che funzioni secondo i crismi e le regole minime che il decreto n. 70 stabilisce.
Cosa stabilisce il decreto n. 70 in merito ai punti di primo intervento? Al paragrafo n. 9.1.5 si attesta che i punti di primo intervento devono essere operativi 12 ore nel giorno e presidiati dal sistema 118 nelle ore notturne. A questo decreto si aggiunge la nostra legge regionale n. 36 del 1998 che al comma 2 dell'articolo 14 prevede che l'attività dei punti di primo intervento sia svolta, utilizzando - fate bene attenzione a questa parola - esclusivamente dal personale presente nei presidi medesimi. Abbinando il combinato disposto del decreto n. 70 con la nostra legge significa che nelle ore diurne, nelle 12 ore diurne, ci deve essere personale che svolge esclusivamente quella funzione. Cosa accade invece nella realtà di un territorio terremotato, come quello di Tolentino che ha miliardi di difficoltà? Che nel punto di primo intervento, nelle ore diurne, non c'è personale che svolge con esclusività quel compito, ma generalmente è impegnato in altre attività ambulatoriali o di reparto e va a coprire le esigenze del punto di primo intervento solo quando viene chiamato, abbandonando il reparto o l’ambulatorio. La cosa più brutta è, se mi permettete, che quando arriva il paziente, magari infortunato, quasi il 99% delle volte si trova di fronte solo un infermiere. Va al punto di primo intervento e trova solo un infermiere. Questo è mortificante anche da un punto di vista psicologico e direi che questo disagio che c'è va a mio modo di vedere colmato rispettando quello che dice la legge.
Con questa mozione non chiedo le stelle, solo il rispetto della legge, e si impegna la Giunta a dare urgenti indicazioni agli uffici dell’Asur competenti, affinché sia garantita nelle ore diurne l'attività H12 del punto di primo intervento di Tolentino tramite l'impegno di personale medico, esclusivamente, come prevede la legge, ripeto, dedicato al PPI medesimo, anche tramite specifico concorso per l'individuazione, a tempo indeterminato, di idonee professionalità. Se non si vuole fare il concorso si faccia in un'altra maniera, l’importante è che venga ripristinato il personale del punto di primo intervento di Tolentino, perché non può rimanere senza un presidio medico efficiente secondo i termini di legge.
Invito i colleghi a votare questa mozione perché lo ritengo un atto dovuto. Grazie.

Mozione n. 594. La pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale approva)

Sull’ordine del giorno

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Celani.

Piero CELANI. Grazie Presidente. Chiedo scusa, come ha detto la Consigliera Pergolesi, ho la mozione n. 657, che credo possa arrivare fuori tempo massimo, chiedo quindi di trattarla visto che interessa il Covid e l’incombenza relativa al compenso ai vari operatori.

Mozione n. 657
ad iniziativa del Consigliere Celani
“Emergenza epidemiologica da Covid-19 - Compenso straordinario ai farmacisti”
(Discussione e votazione)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la mozione n. 657 a firma del Consigliere Celani, che ha la parola per illustrarla.

Piero CELANI. Grazie Presidente. Per inquadrare nel modo giusto ed oggettivo il senso di questa mozione e per uscire dall'aspetto prettamente economico che tratta di questo compenso straordinario dato che
Noi abbiamo lavorato moltissimo per il compenso straordinario a tutti gli operatori della sanità, abbiamo dimenticato i farmacisti, intesi come operatori non titolari di farmacia, i dipendenti farmacisti.
Vorrei un attimo fare una piccola premessa per capire come si è evoluta la professione del farmacista in questi anni, che da un semplice “speziale”, come lo si chiamava una volta, cioè preparatore di produzioni, molto spesso addirittura magiche, a dispensatore del farmaco. Oggi il farmacista guarda, come dico molto spesso, oltre il banco, cerca di entrare negli ospedali, nel mondo dell'industria farmaceutica, nelle ASL e in qualche modo si predispone a diventare un professionista sempre più specializzato nei servizi avanzati dedicati all'attività di cura. Sappiamo anche che, purtroppo, molto spesso, viene considerato dall'opinione pubblica come un commerciante, quasi un dispensatore del farmaco da banco, non è così, tant'è vero che l'ultima inchiesta ha rilevato che il 50% di questi operatori, di questi grandi professionisti, si sente sottovalutato rispetto alla sua professione. La riprova l’abbiamo avuta durante questo periodo dell'epidemia che ha dimostrato che così non è perché i farmacisti si sono trovati a dover dare delle risposte agli utenti, ai cittadini, improvvisando, anche senza avere a disposizione le necessarie condizioni di sicurezza.
Il Consiglio regionale il 21 aprile scorso ha approvato una serie di mozioni a sostegno degli operatori sanitari, medici e paramedici, chiedo, quindi, di inserire in questo riconoscimento, che ha un valore più che altro simbolico e morale, non certamente economico … Non si deve dare chissà che cosa, un riconoscimento, pure minimo, in modo tale da inserire i farmacisti all'interno di questa grande categoria della sanità, che ha dato un grosso contributo durante il periodo l'epidemia. Tanto più nei piccoli comuni, nei piccoli paesi, dove il farmacista è un riferimento e molto spesso fa da consulente, fa da medico, dà delle indicazioni molto importanti. La mozione tende a questo, nulla di eccezionale.
Siccome la Giunta sta predisponendo questi compensi, giusti e doverosi, da dare a tutti i componenti della sanità pubblica, che hanno operato in condizioni molto disagiate durante il Coronavirus, se è possibile inserire anche i farmacisti, senza equivocare, non i titolari di farmacia, ma i dipendenti farmacisti, che hanno operato in prima linea, soprattutto nei piccoli comuni dove si sono sostituiti molto spesso anche al personale medico. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Pergolesi.

Romina PERGOLESI. Grazie, Presidente. Sia io che il mio collega Maggi siamo a favore di questa proposta, anzi ringraziamo il Consigliere che l’ha presentata perché bisogna riconoscere quello che è stato il lavoro dei dipendenti dei farmacisti durante l'emergenza Covid. Speriamo solo che la Regione riesca a reperire delle risorse congrue per quello che è stato l'impegno. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Bisonni.

Sandro BISONNI. Grazie Presidente. Condivido la mozione, a tante categorie andrebbe riconosciuto un premio o comunque un segno per tutto quello che hanno fatto durante questa emergenza.
La categoria dei farmacisti rientra tra queste e quindi sono favorevole e voterò questa mozione. Grazie.

Mozione n. 657. La pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale approva)

La seduta è tolta.

La seduta termina alle ore 18,00