Resoconto della seduta n.28 del 15/06/2021

SEDUTA N. 28 DEL 15 GIUGNO 2021

La seduta inizia alle ore 10,20

Presidenza del Presidente
Dino Latini

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la seduta n. 28 del 15 giugno 2021. Do per letto il processo verbale della seduta n. 27 dell’8 giugno 2021, il quale, ove non vi siano opposizioni, si intende approvato ai sensi del comma 4 dell’articolo 53 del Regolamento Interno.
Richiamo, inoltre, ai sensi del comma 5 dello stesso articolo, l'attenzione di tutti i Consiglieri sulle comunicazioni a loro distribuite con cui porto a conoscenza dell'Assemblea quanto espressamente previsto dal Regolamento interno.

Proposta di legge n. 34
ad iniziativa dei Consiglieri Borroni, Assenti, Putzu, Baiocchi, Ciccioli, Leonardi, Ausili
“Modifiche e integrazioni alle leggi regionali 5 agosto 1992, n. 34 ‘Norme in materia urbanistica, paesaggistica e di assetto del territorio’ e 20 aprile 2015, n. 17 ‘Riordino e semplificazione della normativa regionale in materia di edilizia’”
(Discussione e votazione)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la proposta di legge n. 34 dei Consiglieri Borroni, Assenti, Putzu, Baiocchi, Ciccioli, Leonardi, Ausili.
La discussione è aperta, ha la parola il relatore di maggioranza Consigliere Borroni.

Pierpaolo BORRONI. Grazie Presidente. La legge oggi in discussione è composta di 2 articoli che vanno nella direzione della semplificazione normativa della legge urbanistica regionale.
L’articolo 1 modifica l'articolo 15 della legge regionale 34 del 1992; va nella direzione della semplificazione normativa nella parte che riguarda le varianti non sostanziali, cioè quelle che non incidono sul dimensionamento globale del PRG, non modificano la distribuzione dei carichi insediativi e gli standard urbanistici. Viene proposto che in tali varianti i termini previsti dai commi 2 e 3 siano ridotti rispettivamente a 20 e 50 giorni.
In sede di Commissione si è deciso di tenere conto del parere dal CAL che ritiene la proposta originaria di 15 e 45 giorni troppo restrittiva per i tempi di osservazione, affermando che "la proposta costituisce un ulteriore passo verso la celerità delle procedure di approvazione delle varianti urbanistiche cosiddette minori", mentre il CREL dichiara che la proposta "appare rispettosa delle esigenze di partecipazione e pianificazione".
L’articolo 2 della legge in oggetto va a modificare la legge regionale 17/2015 all'articolo 13 (recupero dei sottotetti degli edifici esistenti).
In pratica con l'inserimento del comma 1 bis nelle zone omogenee "A e B" viene potenziata una deroga (già esistente) per il recupero dei sottotetti a falde inclinate per cui l'abitabilità viene portata da 2,40 metri con un minimo di 1,50 metri, a 2,20 metri con un minimo di 1,40 metri, mentre per le coperture piane l'altezza sarebbe di 2,20 metri.
La direzione intrapresa da questa legge "persegue un interesse ambientale apprezzabile”, come si legge nel parere CREL:
- perseguendo la riduzione del consumo di suolo mediante una migliore utilizzazione dei volumi esistenti;
- incentivando il recupero delle abitazioni nei centri più densamente abitati;
- inserendo idonee opere di isolamento termico per ottenere l'autorizzazione all'utilizzo di volumi da rendere abitabili i sottotetti, senza permettere la modifica delle sagome degli edifici;
- garantendo il rispetto delle norme igieniche e sanitarie già in vigore, sia statali che regionali.
Il recupero non deve prevedere la creazione di nuove unità immobiliari, ma solo l’ampliamento di quelle già esistenti.
Un altro aspetto da non sottovalutare è che gli enti locali gioverebbero di un incasso economico dovuto ai cambi di destinazione d'uso autorizzati (incasso degli oneri), oltre della facoltà di subordinare la realizzazione degli interventi previsti al reperimento degli spazi a parcheggio privato dettati dalla legge Tognozzi del 1989 o della loro monetizzazione (articolo 3 bis della legge all’ordine del giorno).
In generale questa norma tende a dare la possibilità ai proprietari di abitazioni in zone omogenee A e B di poter ampliare l'abitabilità senza limiti preordinati seguendo un principio di semplificazione normativa.
I pareri del Cal e del Crel sono favorevoli alla proposta di legge n. 34. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola la relatrice di minoranza Consigliera Casini.

Anna CASINI. Grazie, Presidente. La prima cosa che vorrei sottolineare è che il Cal e il Crel non hanno dato parere favorevole perché il Crel ritiene che la modificazione dei termini di cui all’articolo 1, che modifica l’articolo 15 della legge 34, sia una riduzione di trasparenza perché l’articolo 1 non modifica il tempo del procedimento, che anzi rimane indeterminato, ma viene ridotto soltanto il tempo dedicato alle osservazioni, sia dei Comuni, che dei cittadini, che della Provincia territorialmente competente.
Si è persa a nostro avviso l’occasione – e su questo abbiamo presentato un emendamento – di prevedere una data entro la quale il procedimento deve essere concluso, che è la carenza dell’articolo 30 della legge 34/1992, come dicono sia il Cal che il Crel si riducono soltanto i tempi dedicati alle osservazioni.
Si sarebbe potuto essere più coraggiosi fino ad arrivare ad eliminare completamente, per esempio, il parere della Provincia. Oggi può succedere, ed è questa la reale carenza della norma, che può essere adottata una variante o un piano attuativo - guardate bene, gli articoli 15 e 30 si riferiscono anche alle procedure dei piani attuativi conformi agli strumenti urbanistici – si possono acquisire le osservazioni, ma non esiste un tempo entro il quale il Comune competente deve approvare. Per assurdo, oggi si possono adottare delle varianti che non saranno mai approvate perché non esiste un termine entro il quale farlo. Questa è la modifica della legge urbanistica.
Per quello che riguarda la modifica dell’articolo 13 della legge 17/2015 si è preso spunto da una legge della Regione Lazio, che ha ridotto l’altezza media o minima dei sottotetti, che possono essere trasformati a destinazione abitativa. Modifica normativa confortata da una recente sentenza della Corte Costituzionale, la n. 34 del 2021 che in merito alla legge della Regione Veneto (identica alla legge attuale della Regione Marche), che prevede minimo 2,40 metri e 2,20 per i connettivi, stabilisce un principio, ovvero che il d.m. del 1975, che contiene i criteri igienico–sanitari per le unità immobiliari residenziali, non prevede la fattispecie, come non prevede i sottotetti, quindi le Regioni possono avere competenza in merito alla definizione dei requisiti dei sottotetti.
E’ chiaro che questa sentenza apre un mondo e apparentemente lascia libere le Regioni, ma la stessa sentenza dice che devono essere comunque rispettati i requisiti igienico-sanitari, e questo viene anche inserito nella novella che esaminiamo oggi.
Pongo questa domanda ai colleghi Consiglieri: può essere destinata una parte o un sottotetto, ad esempio, a camera da letto per la quale il d.m. prevede requisiti chiari sia dal punto di vista illuminotecnico che dal punto di visto delle superfici, dando per scontata l’altezza di 2,70, quindi i termini volumetrici?
Questi dubbi rimangono aperti perché la legge non impone ai Comuni di considerare i sottotetti abitabili e quindi la loro trasformazione anche a 2,20 metri, la norma prevede che i Comuni possono di fatto intervenire, quindi li tratta in maniera diversa. Ogni Sindaco, ogni Consiglio comunale può decidere autonomamente cosa fare e questo crea una discrezionalità territoriale che può portare ad avere, a seconda della iniziativa delle amministrazioni, cittadini di serie A e cittadini di serie B.
Detto questo, torniamo alla modifica prevista nel comma 1 bis: l’intervento di recupero deve prevedere idonee opere di isolamento termico e assicurare prestazioni analoghe a quelle derivanti dall’applicazione di norme igienico-sanitarie statali - si riferisce al d.m. - e regionali e non può comunque determinare la creazione di unità immobiliari autonome, e questo era già stabilito nell’articolo 6 della legge vigente, quindi di fatto, da un lato diciamo ai cittadini che possono derogare ai criteri del d.m. del 1975, dall’altro che devono rispettare le norme igienico-sanitarie. Questo a nostro avviso può creare dei dubbi interpretativi. Nel merito siamo d’accordo, è giusto, è un po’ anomalo che una norma di legge contenga una dicitura tipo “al fine di contenere il consumo di suolo mediante un efficace riutilizzo dei volumi” perché questo è più da relazione tecnica che non da norma, si poteva partire con “i Comuni possono consentire direttamente”, ma il “possono”, cioè le finalità del non consumo di suolo e la possibilità per i cittadini di utilizzare i sottotetti sono condivisibili, riteniamo che siano giuste, però ci preoccupa un po’ il fatto che siano norme indeterminate, che possono essere nei rapporti tra terzi impugnate mettendo in difficoltà il singolo cittadino.
C’è poi la questione dei parcheggi. Le norme alle quali si è ispirata questa novella della legge n. 17, sono due, quelle della Regione Lazio e della Regione Veneto, che è stata impugnata e considerata costituzionale dalla Corte con la sentenza n. 54 del 2021. Entrambe le leggi contengono il rispetto della legge Tognoli, in particolare dell’articolo 9, che prevede che per ogni 10 metri cubi di volume residenziale si debba reperire un metro quadrato di superficie a parcheggi privati.
Questa legge negli anni 90 ha modificato l’approccio rispetto alla necessità del reperimento di parcheggi, perché è vero che da un lato noi vogliamo ridurre tutti il consumo di suolo, e questa è una cosa sacrosanta, però l’altra problematica, soprattutto nelle zone A e B, è quella di non avere parcheggi, anche parcheggi pertinenziali. Essendo una norma tutt’oggi vigente noi abbiamo presentato come gruppo Partito Democratico un emendamento in Commissione che ci è stato parzialmente accolto, nel senso che la Commissione, che ringrazio per il lavoro fatto, introduce l’articolo 3 bis che stabilisce che resta salva la facoltà del Comune di subordinare la realizzazione degli interventi previsti nell’articolo al reperimento delle superfici a parcheggio, quindi, rende questa fattispecie possibile e discrezionale, secondo noi invece è un obbligo di legge, quindi, le due modifiche evitano che ci sia una discrezionalità interpretativa, che potrebbe essere potenzialmente dannosa anche in questo caso per i diritti di terzi.
Una cosa che un po’ ci preoccupa è che la norma potrebbe essere contraddittoria per come è stata scritta, come dice anche l’Anci che non esprime un parere favorevole, dovremmo raccontare i pareri per quelli che sono.
Rispetto al dubbio che abbiamo avuto in relazione alla duplice lettura dell’articolo, nel parere dell’analisi tecnico normativa espresso dai nostri tecnici si dice: “la proposta di legge, richiedendo in generale che l’intervento edilizio in oggetto assicuri comunque prestazioni analoghe a quelle derivanti dall’applicazione di norme igienico sanitarie statali e regionali, nonché imponendo il divieto di realizzare nuove unità immobiliari autonome, non sembra prestare il fianco a future censure governative”, in pratica dicono che proprio perché e stata introdotta la necessità di essere coerenti e conformi all’applicazione delle norme igienico sanitarie nazionali (d.m. del 75) e regionali …, come sapete in edilizia urbanistica noi andiamo avanti con norme che vanno dal 1968 al 1980. Anche questa nota dell’Ufficio legislativo ci fa dubitare sulla certa interpretazione della norma. Noi pensiamo, ed abbiamo anche presentato degli emendamenti, che ci siano queste due criticità nella norma
Inoltre non viene modificato dell’articolo 13 il comma 1, dove c’è la data del 30 giugno 2014 per l’ultimazione dei sottotetti che possono essere trasformati in abitazione, credo che questa cosa sia sfuggita, anche se mi risulta che gli uffici avevano fatto notare che sarebbe stato il caso, forse, visto che la legge era del 2015 e faceva riferimento al 2014 … Si sarebbe potuta ampliare la platea dei soggetti che possono trasformare i sottotetti in abitazione per immobili realizzati fino al 2020, infatti non capisco perché non sia stata consentita questa opportunità, di fatto sottraendo la possibilità ai soggetti che sono proprietari di abitazioni realizzate tra il 2014 e il 2020.
Abbiamo presentato due emendamenti, dei quali parleremo dopo entrando nel merito, che ci sembrano rendere la norma da un lato più certa, per quello che riguarda i parcheggi, dall’altro non possiamo accettare la riduzione dei tempi dedicati proprio ai cittadini. Bene la riduzione dei tempi della burocrazia, bene la certezza di una data definitiva entro la quale il procedimento deve essere concluso, male la riduzione dei tempi (10 giorni) nei quali i cittadini hanno la possibilità di intervenire. E’ anche brutto che si riducano i termini che ha la Provincia per esprimere le proprie osservazioni, che sono importanti proprio per migliorare le varianti proposte.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Assenti.

Andrea ASSENTI. Grazie, Presidente. Oggi portiamo questa legge, così come spiegata dal Consigliere di maggioranza Borroni e dalla Consigliera di minoranza Casini. Un buon lavoro fatto secondo me in III Commissione, intervenuta parecchie volte sull’argomento, nella quale si è prodotto una discussione, un dibattito anche nel merito importante e in senso specifico sicuramente aperto.
Sul discorso del recupero dei sottotetti questa maggioranza vuole iniziare a sdoganare un concetto diverso dal solito, dovuto dalle solite restrizioni in materia urbanistica ed edilizia, per facilitare il recupero in determinate zone, classe omogenee A e B, di alcune unità immobiliari, evitando il cosiddetto consumo di suolo. Siamo sempre psicologicamente pronti a dichiararlo, poi però nei fatti bisogna iniziare a dimostrarlo perché il consumo di suolo significa evitare di atterrare metri cubi da una parte cercando di riutilizzare, in questo caso recuperare, metri cubi da un’altra. Quindi, questa è la ratio della norma che riguarda il recupero dei sottotetti.
Noi vogliamo in determinate fasce, a parità di condizioni e di unità immobiliari, perché di questo si tratta, non si creano nuove unità immobiliari, anche per evitare una applicazione atipica del 110 che poi vedremo in seguito … Noi questa cosa la scongiuriamo e andiamo a recuperare quei metri quadrati e cubi che danno una sorta di ausilio, una agevolazione a quelle famiglie, che purtroppo di fatto, ad oggi, dal ’75 in poi, l’Italia ne è piena. Quindi, cerchiamo di sistemare delle posizioni e delle porzioni dando loro una legittimazione.
Per quanto riguarda la riduzione dei termini, la prima parte è quella più prettamente urbanistica, è vero quello che dice la Consigliera Casini perché inizialmente i termini erano ridotti della metà, invece qui abbiamo una sorta di identificazione numerica, da 15 a 45 giorni, è vero che si riduce il termine per le osservazioni, ma è pur vero che parliamo di una riduzione per andare verso quel procedimento di accelerazione burocratica, anzi sburocratizziamo per arrivare ad una accelerazione nel merito e nella sostanza.
Per quanto riguarda l’articolo 2 bis, penso che la sentenza n. 54 del 31 marzo 2021 della Corte Costituzionale faccia un po’ da faro, ci illumina il percorso. Inizialmente si era espressa sul discorso della Regione Lazio ed in questo caso effettivamente ci dà un termine di paragone ed individua la zona dei sottotetti come degna di tutela, quindi c’è un’altezza media e minima da applicare e possiamo andare in riduzione dei 2,40 metri tecnicamente e dei 2,20 metri che abbiamo inserito nella proposta di legge, sia a falde inclinate che come piano lineare. Innovativa, altrimenti non avremmo avuto l’appiglio tecnico giuridico legale che ci consentisse e permettesse di provare a prevedere un recupero dei sottotetti.
Legalmente parlando, anche in termini urbanistici ed edilizi, c’è una sorta di blindatura e da questo punto di vista non dobbiamo farci trarre in inganno ed in errore perché siamo tranquilli. Come tranquilli siamo sul discorso dell’emendamento parzialmente accolto per quanto riguarda l’applicazione della legge Tognoli: la monetizzazione degli standard, un metro quadrato ogni 10 metri cubi, perché andiamo a recuperare delle zone, ad esempio nei centri storici, prive di parcheggi. E’ facoltà del Comune concedere la monetizzazione dello standard, se il parcheggio non ce l’ho, non faccio nuove unità immobiliari, tecnicamente quei 10 metri li pago a discrezione comunale e faccio salva sia l’unità immobiliare che la partita.
Penso che da questo punto di vista questa sia una prova, un primo passo verso il vero consumo di suolo zero, verso quelle norme che devono tutelare tutti i soggetti che sono proprietari di unità immobiliari in determinate zone della città, e sono comunque limitate, che possono avere delle risposte chiare e concrete.
C’è la facoltà ovviamente riconosciuta ai Comuni, perché poi sui termini ci facciamo le case, quindi i Comuni possono consentire, le parole ‘possono consentire’ sono indicative, nel senso che è facoltà del Comune, che può o non può concedere, però in questo caso è una sorta di richiesta che viene avanzata da un privato cittadino e ci sarà una sorta di applicazione del regolamento interno comunale che può prevedere una cosa oppure no, quindi, una possibilità che noi diamo a fronte di una richiesta non meglio definita, numerica, di aventi diritto e c’è una facoltà, una possibilità, che il Comune può concedere.
Penso che dai lavori che sono usciti in Commissione c’è una sorta di condivisione del pensiero e della proposta, credo che questa sia una proposta positiva per tutte le parti politiche perché non si atterrano metri cubi in più, non c’è consumo. Quindi, c’è una sorta di condivisione, poi vedremo quello che sarà l’emendamento e ragioneremo anche su quello per quanto riguarda i termini perché, se ho capito bene, il problema è dare un termine perentorio al procedimento in sé, non tanto alla singola fase. Su questo il ragionamento lo possiamo fare, ma sicuramente i termini che vengono ridotti vanno in una chiave di semplificazione e di apertura per sburocratizzare quel procedimento amministrativo comunale, regionale e statale che altrimenti non si farebbe mai.
Ultima cosa in riferimento alle norme illuminotecniche, questo Consiglio regionale in passato ha già aumentato da un ottavo a un dodicesimo la grandezza delle finestre, non mi azzardo ad andare oltre, questo sta a significare che c’è una chiara interfaccia con la parte tecnica legale che va a tutela della legge, quindi non penso che dovremmo incorre in impugnative o riserve varie.
Mi riservo di intervenire successivamente per gli emendamenti.

PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Aguzzi.

Stefano AGUZZI. Grazie, Presidente. Il lavoro della Commissione secondo me è stato portato avanti con attenzione, tenendo conto anche di alcune mie iniziali perplessità che avevo fatto presenti al Consigliere Borroni quando mi parlò di questa iniziativa che si voleva mettere in campo, mie iniziali perplessità non sul testo scritto, ma sull’idea di proporre qualcosa di questo genere, sull’impatto complessivo di questi interventi diffusi sul territorio e sulla vivibilità ed igienicità degli spazi.
Questo è stato il primo impatto verbale quando ne parlammo in Consiglio regionale settimane fa, da lì poi è stata presentata questa iniziativa che ovviamente con grande attenzione è stata riportata in termini non diversi da come era stata impostata, perché non c’era stata un’impostazione, ma diversi da come li avevo inizialmente immaginati.
La cosa più importante, che è pregnante in tutto questo, è che vale e viene applicata per le zone A e le zone B, non complessivamente sui territori, come io avevo temuto in un primo momento, ma nessuno me l’aveva detto. Era stato il mio pensiero nell’immediatezza del confronto, non mi era stata data questo tipo di impostazione, me l’ero immaginata io, per questo ero dubbioso.
Poi sul fatto che venga portata avanti una iniziativa che incoraggia la permanenza dei centri storici …, perché oggi una delle situazioni di maggior difficoltà che abbiamo in urbanistica è la vivibilità dei centri storici, soprattutto nei piccoli centri, che tendenzialmente si spopolano, vengono abbandonati, non utilizzati a pieno, quindi, vanno incoraggiate quelle forme che invece consentono la permanenza e la vivibilità delle persone, delle famiglie e delle attività al loro interno.
Questo secondo me è un atto che incoraggia molto e agevola questa tipologia di intervento, di attività, cioè quella di ridare vita o consentire una migliore e maggiore permanenza e vivibilità nei centri storici delle città.
Sono norme che sono già in vigore in diverse Regioni italiane anche se in maniera parzialmente diversa le une dalle altre, parlo della Toscana, del Lazio e di altre. E’ chiaro che si riduce il consumo di suolo, e su questo non c’è dubbio, invece di andare a cercare un miniappartamento da qualche altra parte si crea il possibile utilizzo di un immobile già esistente.
La cosa che è fondamentale e quindi positiva è che questo non consente di creare nuove unità abitative, il mio dubbio iniziale era stato proprio questo, andiamo ad incentivare ulteriori appartamenti all’interno dei centri storici e portiamo più persone laddove non ci sono parcheggi, non c’è viabilità, invece no, questo è solo un modo per consentire di vivere “meglio” a chi già ci abita.
Faccio due esempi classici, nasce un figlio ad una coppia che vive in un piccolo appartamento, è costretta ad andare da un’altra parte, in questo caso possono creare, perché no, camere da letto – per rispondere alla Consigliera del PD – dipende da come è predisposta l’abitazione, caso per caso. Può esserci una abitazione più adatta o meno a questo tipo di utilizzo, ma nel momento in cui si richiede un permesso ed una abitabilità con tanto di pagamento di oneri, ci sarà anche una verifica delle condizioni di vivibilità all’interno, anzi, vi dirò di più, questa è un’altra motivazione di plauso perché può essere anche un modo per “sanare” utilizzi già in corso. Chi dice che le nostre soffitte non siano già utilizzate in modo “improprio”? Nel senso che non sapendo dove mettere a dormire il bambino, o il nonno, o la badante, lo metto in soffitta.
Quando ero Sindaco a Colli del Metauro ho fatto fare un controllo in una casa gestita da una cooperativa in cui dentro c’erano 25 extracomunitari, 18 di questi vivevano nella soffitta che aveva un’altezza di un metro, vivevano di fatto incassati sotto il tetto. Questo ovviamente è un caso estremo che è stato denunciato alla Prefettura, ma è un esempio, anche stupido, però ci sono utilizzi diffusi delle soffitte per le quali non sono stati pagati oneri o ufficializzate quali abitazioni.
Questo è un modo per non utilizzare nuovo suolo, per mantenere uniti e ampliare i nuclei familiari, anche per i servizi, per consentire l’attività di bed & breakfast o altro all’interno dei centri storici, più che mai preziosi. E’ un modo complessivo per dare una risposta.
Quindi, apprezzo il lavoro che è stato portato avanti, apprezzo che sono state ascoltate anche alcune mie “raccomandazioni” e iniziali perplessità, faccio un plauso alla Commissione per come ha condotto questo percorso e per il risultato che porta, che io definisco buono, come quello della riduzione dei tempi di presentazione per questo tipo di varianti non sostanziali. Lo ritengo opportuno perché un conto è un piano regolatore per il quale occorre un tempo di studio e di approfondimento, un conto è una variante di questo genere, tendenzialmente possono bastare meno giorni anche se qui ho visto che la norma è stata mitigata rispetto alla proposta iniziale, che giudico comunque positiva.
Per quel che riguarda i parcheggi, è vero che nei centri storici scarseggiano, ma è anche vero che in questo caso non si realizzano nuovi appartamenti con un incremento “enorme” di persone che andrebbero a vivere lì. In questo caso permettiamo di vivere meglio a chi già lì ci abita e non è detto che ciò comporti l’arrivo di una auto in più perché forse c’era già, anzi in questo caso, ufficializzando questa permanenza e rendendola alla luce del sole, con una monetizzazione anche parziale, consentiamo magari al Comune di intervenire per l’aumento dei parcheggi se non nell’immediatezza dell’immobile magari nelle aree circostanti.
Vi dico che secondo me è una iniziativa positiva, opportuna, che la Commissione ha portato avanti con attenzione, tenendo conto di una serie di sensibilità, io non posso votarla ma lo farei volentieri.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Antonini.

Andrea Maria ANTONINI. Grazie, Presidente. Intervengo per chiarire un passaggio della III Commissione, è vero che il parere del Cal era vincolato in un certo senso al cambiamento, però è anche vero che nel frattempo noi abbiamo parzialmente accettato l’indicazione.
La prima indicazione era la riduzione di 15 giorni, noi invece, anche ascoltando la proposta del Cal, l’abbiamo spostata – a seguito anche della proposta del Consigliere Borroni – a 20 giorni ed alla fine i giorni necessari alla partecipazione, per la presentazione di osservazioni o posizioni, sono stati ridotti da 60 a 50 giorni, questo è tutto il percorso e la riduzione di 10 giorni non va a compromettere la partecipazione dei soggetti interessati, anzi, come ha poc’anzi detto il Consigliere Assenti, è un invito a sburocratizzare, semplificare e velocizzare in generale, anche per quanto riguarda quello che deve fare la Provincia, certamente va verso una riduzione che non comprime lo spazio, i giusti tempi di cui si ha bisogno, non comprime la partecipazione perché se fosse stata la metà del tempo, 30 giorni, sarebbe stata una compressione della capacità e della possibilità partecipativa, ma 10 giorni secondo me vanno nel senso di mantenere la capacità partecipativa e di sburocratizzare, semplificare e accelerare il procedimento.
La III Commissione ha lavorato, sono diverse settimane che discute su questa proposta del Consigliere Borroni, che è stata generalmente accolta.
Anche gli emendamenti proposti sono importanti, riguardano una differente interpretazione, ma non nell’essenza, nel contenuto profondo della legge, bensì in alcuni suoi aspetti che indubbiamente, per quanto riguarda i proponenti, vanno nel verso di migliorarne il contenuto. Ognuno poi ha la sua visione differente, ma siamo qui anche per questo, rappresentiamo parti e visioni diverse su come affrontare e risolvere determinate problematiche, però diciamo che il senso è condiviso.
La Commissione, complessa dal punto di vista delle tematiche che affronta, sta lavorando su diversi fronti, ad esempio voglio ricordare il coinvolgimento dell’Anci, con la Presidente che è intervenuta in audizione per trattare anche questo argomento, c’è stato quindi una sorta di coinvolgimento.
In merito al contenuto condivido anch’io, come tutti i Consiglieri della Commissione ed i proponenti, l’importanza di questo atto, nell’aspetto sottolineato da chi mi ha preceduto, nella riduzione del consumo di suolo che mi sembra, dai diversi interventi, un’indicazione che dal punto di vista urbanistico stiamo condividendo in maggioranza e credo, mi sembra, anche con la minoranza. Questo mi fa molto piacere, è un tracciato che potremmo percorrere insieme in questi anni di amministrazione e questo è un aspetto che va verso questa strada.
Per quanto riguarda l’altro emendamento, ci sarà magari l’occasione per approfondire, mi sento di sostenere più che altro l’aspetto che gli eventuali parcheggi privati, per quelli pubblici c’è l’obbligo di legge, siano obbligatori solo per gli edifici di nuova costruzione e non si applichino invece per il recupero del patrimonio edilizio esistente, come quello dei sottotetti, pur capendone l’intenzione diciamo che non c’è un obbligo, un vincolo di legge da parte nostra.
Anche qui rimane la visione personale, però credo che la proposta generale fatta dal Consigliere Borroni e discussa in queste settimane in Commissione sia la migliore che si poteva presentare sull’argomento.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Biancani.

Andrea BIANCANI. Grazie, Presidente. Voglio intervenire partendo dall’intervento della Consigliera Casini. Sul non consumo di suolo e sulla possibilità di recuperare i sottotetti noi siamo favorevoli perché si consente alle famiglie, che magari danno al figlio la possibilità di abitare nella stessa casa, di essere in regola. Sappiamo tutti che spesso i sottotetti vengono utilizzati e questa legge non dà la possibilità di regolarizzare la situazione, perché questa non è una norma retroattiva, un condono o una sanatoria, ma rende abitabili anche i sottotetti fino all’altezza media di 2,20 metri o minima di 2,20 metri nel caso di tetti piani.
In merito all’articolo 1 c’è da dire che, alla luce del fatto che i tempi sono stati modificati, corretti rispetto alla proposta iniziale, invece di correggere questa tempistica, riducendola di 10 giorni, era meglio lasciare i tempi già previsti, anche perché quando si modifica una legge per renderla più elastica o la si elimina o la si rende completamente elastica sennò si crea confusione rispetto all’impatto sulla procedura che, come ha detto la Consigliera Casini, non dipende dai 30 o 60 giorni della Provincia, ma dalle amministrazioni comunali che molto spesso, per un motivo o per un altro, impiegano anni o mesi prima di chiudere. Quindi, restringere i tempi nei quali i cittadini, o qualsiasi altro soggetto, possono fare le proprie osservazioni, mi sembra inutile, alla luce del fatto che sono stati ridotti di pochi giorni, tanto valeva lasciarli com’erano.
Altra cosa da annotare sono le parole: “i Comuni possono consentire”, cosa vuol dire? Se io abito a Pesaro e la Consigliera Ruggeri abita a Fano, entrambi nel centro storico, ed il Comune di Pesaro adotta questo tipo di possibilità, io posso trasformare e la Consigliera Ruggeri che abita a Fano non può farlo? Abitiamo nella stessa regione e quando si fa una norma questa deve mettere nelle stesse condizioni di partenza tutti i cittadini, a prescindere dal Comune di residenza.
La stessa cosa con l’articolo 1 bis rispetto al tema dei parcheggi privati, presumo che nel momento in cui uno non li possa garantire, possano essere monetizzati, anche qui, ad esempio la Consigliera Ruggeri non paga ed io a Pesaro pago. Secondo me una legge regionale deve dare degli indirizzi chiari alle amministrazioni comunali, senza lasciare aperta la possibilità che ogni Consiglio decida se far pagare o no, se si può o non si può.
Se siamo convinti di quello che facciamo modifichiamo la norma e rendiamo abitabili i sottotetti ed i relativi pagamenti a prescindere dal Comune di residenza.
Ho voluto evidenziare queste criticità e mi sembra importante farlo, ci sono norme giustamente delegabili ai Comuni, ma non norme di questo tipo, che disciplinano la possibilità o meno di recuperare i sottotetti, di solito le norme urbanistiche non danno possibilità di scelta, si fa come dice la legge, poi tu lo fai o no.
Rispetto ai tempi, ripeto, secondo me è opportuno e giusto lasciarli invariati, sapendo tutti che le Province, purtroppo, nel corso degli anni hanno mantenuto tutte le competenze, ma hanno perso gran parte del personale, quindi necessitano di tempi congrui ogni qual volta vengono chiamate a dare pareri perché a forza di correre è probabile che sfugga qualcosa, quindi si crea solo confusione rispetto al reale risultato che ci siamo proposti. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Santarelli.

Luca SANTARELLI. Grazie Presidente. Parto dalle parole dell’Assessore Aguzzi, durante la Commissione siamo stati aiutati, magari i Consiglieri meno esperti, dai Consiglieri Borroni e Casini ad entrare nel merito di una legge che sembra semplice, ma che contiene delle complessità.
I lavori fatti in Commissione sono stati portati avanti con maturità ed approfondimento e qui mi aggancio alle parole dei Consiglieri Casini e Biancani: “riordino e semplificazione”. Se andiamo nell’ottica di riordinare e di dare una mano anche ai cittadini delle Marche portiamo un contributo non solo specifico, ma anche generalizzato per il miglioramento della qualità della vita di alcune famiglie. L’Assessore Aguzzi, ex Sindaco, ha portato un contributo con le sue esperienze dirette e queste sono le cose buone che noi dobbiamo inserire nelle leggi, che a volte si scrivono, ma con una visione circoscritta.
L’impatto è generalizzato, può migliorare o peggiorare la qualità della vita dei nostri cittadini e quando una legge, nei vari punti, sia con il discorso dei tempi che con l’impatto che ha sui parcheggi, va a riordinare ed a semplificare è una cosa buona.
Ho visto anche gli emendamenti che hanno sottoscritto i Consiglieri del Partito Democratico ed ora, prima di dare un giudizio, posso solo dire che in Commissione abbiamo lavorato bene, abbiamo lavorato con maturità, i contributi di oggi hanno aggiunto altri elementi positivi, aspettiamo gli emendamenti prima di dare un giudizio. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Marinangeli.

Marco MARINANGELI. Grazie Presidente. L’intervento per ribadire la bontà dell’iniziativa di questa legge. Di fatto andiamo ad abbassare di 20 centimetri l’altezza media dei sottotetti. Ricordo che diversi anni fa è stato fatto un piano casa dall’allora Giunta di centro-sinistra, che tra l’altro ho condiviso come Assessore all’urbanistica di Porto San Giorgio, che dava la possibilità di trasformare i sottotetti, che non erano superfici utili lorde, in superfici utili lorde, con conseguenti cambiamenti di scenari perché di fatto, nel concreto, si andava ad aumentare le unità abitative, si andava nella direzione della necessità effettiva di reperire parcheggi. Oggi, al contrario, la portata di questa proposta di legge non va ad impattare come ha fatto il piano casa, qui stiamo parlando di migliorare l’esistente, non ci sono nuove unità abitative, non ci sono incrementi di superficie utile lorda (Sul), non ci sono aggressioni di nuove aree su cui costruire, recuperiamo un patrimonio edilizio, andiamo a migliorare le condizioni abitative e lo facciamo per delle esigenze che ci sono sui territori. Sicuramente sarà un modo anche per regolarizzare alcune situazioni, sarà una legge che consentirà di favorire la permanenza soprattutto nei centri storici, quindi, risponde anche alla logica di questa maggioranza che va nella direzione di favorire e rilanciare i borghi, i centri storici. Trovo condivisibile il fatto che i Comuni possono dare la possibilità e non impongono l’obbligo di adeguarsi a questa legge, al contrario del Consigliere Biancani che dice che dovrebbe essere una cosa uguale per tutti, una sorta di imposizione.
Credo che dobbiamo garantire nell’ottica delle linee guida stabilite dalla Regione dal punto di vista urbanistico in questo caso, ma dobbiamo garantire ai Comuni la libertà di scelta e di governare il proprio territorio, ecco la motivazione per la quale crediamo di non imporre questa scelta, questa legge va proprio in questa direzione.
E’ chiaro che vogliamo farla per la semplificazione e per la velocizzazione delle procedure, stiamo cercando di dare delle soluzioni a dei problemi che ci sono.
Per quanto riguarda la monetizzazione degli standard credo che sia un’ulteriore opportunità per i Comuni qualora volessero ricorrere a questa proposta di legge, reperire risorse per migliorare gli standard di certi quartieri perché di fatto, e questo deve essere chiaro, non c’è un incremento degli insediamenti delle famiglie, che rimangono le stesse, quindi, il quadro rimane invariato, ma la possibilità di monetizzare permetterà ai Comuni di lavorare, investire, reperire parcheggi, aree verdi e quello che prevedono gli standard in altre zone magari della città.
Quindi siamo d’accordo su questa proposta di legge. Grazie.

PRESIDENTE. Conclusa la discussione generale, ha la parola il relatore di maggioranza Consigliere Borroni.

Pierpaolo BORRONI. Grazie, Presidente. Innanzitutto ringrazio l’Aula per il bellissimo dibattito che si è svolto su questa proposta di legge proposta da me e sottoscritta da tutto il gruppo di Fratelli d’Italia. Sono d’accordo con diverse sfumature portate avanti dall’intervento della Consigliera Casini riguardo la salubrità degli ambienti e le garanzie che devono essere date per l’illuminotecnica e l’areazione, siamo d’accordo, quindi abbiamo mantenuto un dodicesimo di rapporto che la legge regionale porta avanti.
Premesso questo, l’unico appunto che vorrei fare è quello riguardante la legge Tognoli del 1989 che riguarda le nuove edificazioni, quindi la possibilità anche di scomputare gli oneri economici ai Comuni. Se noi andiamo ad applicare questa legge nei centri storici, dove presumibilmente non sussistono gli spazi per fare dei parcheggi privati, è ovvio che mettiamo un freno all’idea di questa legge ed anche alle persone che vogliono fare interventi del genere, magari frenate anche dall’aspetto economico qualora questa norma fosse obbligatoria. Ci troviamo di fronte ad un ibrido sotto alcuni aspetti perché la legge Tognoli riguarda le nuove edificazioni, qui non parliamo di nuove edificazioni, ma di cambio di destinazione di volumi, nuovi volumi abitabili, ma comunque esistenti, è un ibrido, diamo la possibilità ai Comuni volta per volta di verificare la fattibilità o meno dell’applicazione della Tognoli. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola la relatrice di minoranza Consigliera Casini.

Anna CASINI. Grazie, Presidente. Grazie per il bel dibattito che c’è stato, quando si parla di questi temi sono sempre felice di ascoltare anche pensieri diversi dai miei. Sono materie che si prestano ad interpretazioni, come per esempio quella dei nuovi volumi residenziali, se siano essi nuova costruzione, intesa solo come nuova costruzione, o siano determinati da cambi di destinazione d’uso o anche da ampliamenti volumetrici da ristrutturazioni edilizie.
C’è un dibattito aperto su questo tema, ci sono molte sentenze, di fatto la legge regionale delle Marche e il d.m. 1444/68 stabiliscono che 120 metri cubi di volume residenziale corrispondono ad un abitante teorico e su quello vanno calcolati gli standard urbanistici. Infatti nella modifica che voi avete proposto e che stiamo esaminando sono previsti gli standard urbanistici, che probabilmente il Consigliere Marinangeli confonde con i parcheggi Tognoli, che non sono standard urbanistici, sono due cose completamente diverse.
Il fatto che ci sia il richiamo all’obbligatorietà dello standard urbanistico, Consigliere Borroni, significa che voi avete valutato un ampliamento volumetrico residenziale, altrimenti non si capirebbe il perché della necessità di reperire lo standard. Se dite che è necessario lo standard è perché c’è un aumento di volume residenziale, quindi non diciamo che non c’è, c’è e tanto è vero che si deve trovare lo standard urbanistico.
Oltre allo standard urbanistico, immaginiamo ogni 120 metri cubi di volume residenziale nuovo, anche se nuovo non è, un abitante, e moltiplichiamoli per tutti i sottotetti, è vero che non aumenta l’unità immobiliare, però è anche vero, come ha detto l’Assessore Aguzzi nel suo intervento, che si consente ad una famiglia di allargarsi e di fatto una famiglia di due persone può diventare di tre, magari i nonni possono andare ad abitare lì, quindi c’è la possibilità di implementare il numero dei componenti del nucleo familiare, e su questo noi siamo perfettamente d’accordo.
Vorrei che si capisse che il Partito Democratico è convinto della necessità di non utilizzare suolo e di andare incontro ai cittadini, tanto è vero che esiste la legge 17 del 2015 che all’articolo 13 stabilisce che possono essere riutilizzati i sottotetti, esiste già questa norma, che prevede già, lo vorrei chiarire, al comma 6, ma abbiamo fatto bene a ribadirlo ulteriormente, che non si possono fare frazionamenti o nuove unità immobiliari. Questa è una cosa giusta e condivisibile, tanto è vero che si riferisce soltanto ai frazionamenti, ma è chiaro che non c’è la possibilità di avere modifica di unità immobiliare.
Sugli oneri concessori prima si è fatto un passaggio, nella legge del Veneto e forse anche in quella del Lazio c’è un passaggio sugli oneri concessori rispetto ai quali i Comuni possono anche decidere di aumentare o raddoppiare il contributo, questo potrebbe essere importante.
I parcheggi della Tognoli, è chiaro che nelle zone A, in particolare, non possono essere individuati spesso e volentieri, non possono essere non monetizzati, abbiamo utilizzato una frase diversa dalla parola monetizzazione, l’abbiamo declinata in maniera diversa perché non sarebbero monetizzabili quelli della Tognoli, ma viene richiesto al proprietario di dare un contributo equivalente ad ogni metro quadrato di superficie necessaria, con l’obiettivo che il Comune ci possa reperire spazi pubblici.
Quindi l’obiettivo è quello di dire: sappiamo bene che nelle zone A e spesso purtroppo anche nelle zone B non ci sono parcheggi privati sufficienti a coprire il fabbisogno, per questo chiediamo il pagamento di un contributo che sia finalizzato ad implementare la dotazione di parcheggi di queste aree che ne sono carenti. Tutto questo va sempre letto a prescindere dalla necessità dell’applicazione della Tognoli nell’alzare il livello della qualità dei residenti e della qualità della vita, in particolare nei centri storici dove i parcheggi, ma penso anche nelle zone B …, guardo il Consigliere Assenti e penso al lungomare di San Benedetto del Tronto dove non si trova un parcheggio, quindi è chiaro che anche lì si è tenuto poco conto in quanto dell’edilizia, che è precedente alla legge Tognoli, e del tema dei parcheggi che è importante. Ricordo a tutti che il d.m. 1444 è del 1968 c’era una macchina ogni quattro famiglie, oggi è esattamente il contrario, abbiamo tre macchine per ogni famiglia, quindi la dotazione di parcheggi pro capite è certamente insufficiente.
Noi abbiamo presentato due emendamenti che hanno due obiettivi, uno, di ripristinare la fase delle osservazioni, magari si trovasse una soluzione per determinare la lunghezza del procedimento e quindi accelerare, nel senso che potremmo introdurre un termine entro il quale il Comune deve chiudere il procedimento, che ovviamente non esiste, tenendo conto dei 60 e dei 30 giorni a disposizione; l’altro riguarda l’obbligatorietà del reperimento dei parcheggi della legge 122/1989.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione.
Articolo 1.
Emendamento 1/1 a firma dei Consiglieri Casini, Mangialardi, Biancani, Bora, Carancini, Cesetti, Mastrovincenzo, Vitri.
Ha la parola, per illustrazione, la Consigliera Casini.

Anna CASINI. Grazie, Presidente. Noi proponiamo di ripristinare l’attuale contenuto dell’articolo 30. Si parla dell’articolo 15, ma fa riferimento dal punto di vista della procedura all’articolo 30 della legge 34 del 1992, anche perché riteniamo che i tempi per le osservazioni non vadano toccati, viceversa i termini del procedimento se ridotti o se individuati, perché in questo caso non sono individuati, ci vedrebbero favorevoli.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Borroni.

Pierpaolo BORRONI. Velocemente perché la questione è già stata dibattuta ampiamente durante la discussione in Aula.
Rimango favorevole a quello che è in linea con il parere del Crel, che ritiene che la suddetta variazione non è irrispettosa delle esigenze di partecipazione e pianificazione.
E’ ovvio che l’auspicio fatto anche dalla Consigliera Casini di rivedere ulteriormente, di mettere le mani sulla legge, magari in Commissione in un futuro, magari nella prossima legge urbanistica regionale, che spero questo Consiglio varerà, lo terremo presente, lo capisco, lo approvo, anche perché queste varianti spesso e volentieri sono solo adottate e rimangono appese, come molte volte è capitato anche nel Comune in cui sono stato Assessore.
Nonostante questo il parere che ho maturato nell’ascoltare la discussione è che questo emendamento non possa essere accolto, altrimenti andrebbe a stravolgere il principio di semplificazione che invece guida questa maggioranza, soprattutto per la costituzione di una nuova legge urbanistica. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Mangialardi.

Maurizio MANGIALARDI. Grazie, Presidente. Chiedo a questa Assemblea di valutare con attenzione gli emendamenti proposti dal gruppo del Partito Democratico perché c’è da parte nostra la volontà di perseguire gli obiettivi a cui la legge tende. Propongono la semplificazione, il consumo zero del territorio, l’utilizzo al meglio nella rigenerazione urbana, la ricomposizione degli assetti delle nostre abitazioni.
Abbiamo dato un grande contributo in Commissione, però dal dibattito importante che è emerso oggi vediamo da una parte i limiti e dall’altra le preoccupazioni, perché l’unica cosa che non dovrebbe capitare e quella che espone il cittadino, il tecnico, il Comune al periglio di atti impugnati sia a livello costituzionale che in via incidentale.
Il contributo che la Consigliera Casini ha messo a disposizione in Commissione, che in parte è stato recepito, sottolineato nuovamente dall’Anci, non è un tema di cui non dobbiamo tener conto. Sappiamo, qui abbiamo fatto tutti gli amministratori, quanto sia importante per la posizione dei Comuni tener conto di quel parere.
La riduzione dei tempi della partecipazione, lo dico a voi, ampliamo le Commissioni nei soggetti perché vogliamo maggiore partecipazione e poi ci troviamo davanti una norma dove l’unico paletto che andiamo ad introdurre è quello della riduzione del termine della partecipazione del cittadino e non mettiamo un limite massimo per approvare la modifica dell’Nta, che invece sarebbe determinante ed è quella che ci interessa.
Non so se oggi con un subemendamento possiamo recuperarla, vi dico di ragionare rispetto ai temi che sono stati sottoposti, continueremo a farlo con gli emendamenti, forse solo nostri, e di valutare una correzione di questo percorso.
Inoltre, perché limitarle alle zone A e B? Perché non ad esempio alle zone E, lo dico recuperando una valutazione dell’Assessore Aguzzi, stiamo strutturando un bel percorso, forse per fretta, forse perché non abbiamo trovato sintesi, ci andiamo a chiudere su delle possibili soluzioni che sono lì, come quella del parcheggio sulla Tognoli. La proposta che facciamo è preservante la proposta stessa perché vogliamo evitare di esporre il cittadino a possibili ricorsi.
Capite qual è lo scenario che si può determinare? Può accadere che, con il “possono” che abbiamo introdotto, i Comuni in via prudenziale non applichino questa norma, proprio per paura di esporre i funzionari e i tecnici a quel tipo di provvedimento.
Quindi noi diciamo: verifichiamolo nei passaggi, non è una bandierina, non vuol essere nemmeno un pretesto, sono valutazioni serie che abbiamo fatto sentendo gli ordini professionali, non so se ci sono state audizioni in Commissione, però sono elementi che emergono dai professionisti, dai tecnici, che ci hanno sottolineato questo tipo di difficoltà che potrebbe essere corretta nemmeno con troppo impegno.
Verifichiamo se si possono introdurre in questa Assise, altrimenti valutare, lo dico al Presidente della Commissioni, di rifare un passaggio in Commissione per correggere e mettere nelle condizioni di preservare un bel percorso fatto, perché, ripeto, il Partito Democratico è convinto che ci sia la necessità di una norma che ci permetta di recuperare volumi senza l’incremento di unità abitative. Lo sappiamo, l’abbiamo scritto ed abbiamo dato anche il nostro contributo, però ragioniamo per evitare che ci siano atti impugnativi che in questo momento, tra l’altro con risorse importanti rispetto al 110, potrebbero esporre il soggetto attuatore, il tecnico firmatario e mettere in grande difficoltà la struttura comunale che dovesse aderire. Ripeto, diamo tempi certi perché modificare le norme tecniche di attuazione non basta, come ha detto il Consigliere Assenti prima, una sorta di regolamento interno, no, vanno modificate le norme tecniche, quindi vanno pubblicate con il percorso di tipo tradizionale. Se potessimo introdurre un tempo limite in quel tipo di percorso faremo una cosa di maggiore efficacia, di maggiore incidenza all’interno dei percorsi che avete individuato con questa proposta. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Assenti.

Andrea ASSENTI. Grazie, Presidente. La valutazione che mi viene da fare, sentito il Consigliere Mangialardi, è che c’è un grande spirito di collaborazione, c’è stato in Commissione, c’è oggi, e penso anche che ci sarà per altre questioni tecnico urbanistiche, da come mi è parso di capire, per altre proposte di legge. Lo spirito è questo, dire le cose candidamente in faccia in Commissione e cercare di trovare quella che potrebbe o dovrebbe essere la soluzione ideale, l’optimum, per tutti.
Questa riduzione dei termini non impatta sull’iter amministrativo, però diamo un principio nuovo, un nuovo percorso burocratico che potrebbe essere foriero e dettare la prima genitura di modifica degli iter amministrativi, cioè i 15 giorni (da 60 a 45). Non stupriamo le osservazioni proposte dalla Provincia oppure dai cari Comuni, limitiamo, accorciamo i termini anche perché voi sapete meglio di me che per una semplice pratica …, tutti ci lamentiamo, diciamoci la verità, dei termini che sono lunghi su una variante non sostanziale. Una variante urbanistica ordinaria dura un anno e mezzo, la non sostanziale dura sei mesi, se per fare un cambio di destinazione velocissimo, non impattante, dobbiamo perdere sei mesi di tempo, neanche con l’applicazione di una monetizzazione classica, perché il termine è corretto, sarebbe improprio, ma parliamo di contributo straordinario, ex articolo 16 Tue, signori non arriviamo alla fine. Cerchiamo di alleggerire dove possiamo, è una prova, se poi riuscissimo a trasformare questa prova da singolo pezzo, iter amministrativo, a una classificazione definitiva, quindi ad un termine perentorio di tutto l’iter, come suggeriva il Crel, secondo me oggi, in questa seduta, potrebbe essere azzardato prevederlo, però, l’inserimento della zona E o avere una classificazione temporale definitiva, lo possiamo sicuramente riapprofondire, anche vista la conseguenza degli atti che si genereranno da qui a sei mesi. Penso che ne avremo, molti non saranno di facile applicazione e attuazione, però in determinati casi potremmo fare una sorta di prova pilota.
Quindi andiamo in medius e non penso sia una cosa peggiorativa e chiedo, vista la bontà dei rapporti e dello studio approfondito, di provare a ripensare a questa abrogazione che proponete, magari fissiamo un ulteriore sessione di Commissione una volta approvata questa per un ragionamento definitivo sull’iter.

PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Casini.

Anna CASINI. Grazie, Presidente. Relativamente alle osservazioni della Provincia esiste già il silenzio assenso, nel senso che quei termini sono termini perentori, dopodiché il Comune approva se vuole la variante senza il contributo della Provincia, sia per i piani attuativi conformi ai Prg sia per le varianti ex articolo 15.
Quindi il problema di questo procedimento è a valle del parere e della riduzione che avete introdotto, che va bene, anche se non la condividiamo nel merito perché riduce i tempi a disposizione dei cittadini, non tanto quelli della Provincia, rispetto ai quali il Comune può prescindere, cioè il silenzio assenso, che la norma già prevede.
Se si potesse mettere un termine finale del procedimento si farebbe una cosa buona e si sanerebbe un vuoto normativo.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Cesetti.

Fabrizio CESETTI. Grazie, Presidente. Confesso che non facendo parte della Commissione non ho seguito il provvedimento, ne abbiamo parlato ieri, la Consigliera Casini, che ringrazio, lo ha spiegato molto bene ed ha proposto questi emendamenti correttivi molto importanti.
Però vorrei cogliere l’occasione dell’intervento del Consigliere Assenti, che dice approviamo questo provvedimento poi vedremo eventuali miglioramenti, per dire che questa proposta è dal mio punto di vista condivisibile, anzi sacrosanta, però deve essere un provvedimento legislativo efficace, che possa dispiegare tutti quegli effetti positivi che immagino i proponenti abbiano ravvisato. Perché questo sia è assolutamente necessario mettere al riparo questo provvedimento legislativo da eventuali impugnative da parte del Governo, qui c’è il Segretario generale che ci potrà anche aiutare su questo, perché, ad esempio, immagino che lo sappiate meglio di me, su un analogo provvedimento della Regione Veneto, se non sbaglio, il Governo pose la questione di illegittimità costituzionale per contrasto con gli articoli 3, 9, 32, 117 secondo comma, lettera s) e terzo comma della Costituzione nonché con il principio di leale collaborazione.
Astrattamente c’è questa possibilità, però questo non sarebbe il male peggiore, perché se il provvedimento venisse impugnato si potrebbe correggere dopo, però il tema è che se approviamo questa legge, giusta e sacrosanta, ed il Governo non lo impugna, può succedere in futuro che la questione di legittimità costituzionale potrà essere sollevata in via incidentale in un eventuale giudizio, che magari potrebbe promuovere un contro interessato nei confronti di un cittadino che utilizza questa norma per adeguare la propria unità abitativa. Quindi, noi esponiamo la nostra comunità, i cittadini ai quali vogliamo dare una mano, ad un rischio e ad una incertezza.
Che cosa propongo? Perché non vedete in Commissione di apportare tutte quelle integrazioni, quegli aggiustamenti, quelle correzioni che mettano a riparo questa legge regionale da eventuali eccezioni, che potrebbero essere sollevate sotto il profilo dell’illegittimità costituzionale? Secondo me, ripeto, prendo spunto da quello che ha detto il Consigliere Assenti, la cosa migliore sarebbe quella, adesso però, non dopo, di rinviare questo atto in Commissione, la settimana prossima la Commissione lo esamina, anche con qualche esperto sotto il profilo della questione della legittimità costituzionale, e poi torna in Aula ed io una volta messo a riparo da quelle eccezioni, il tentativo della Consigliera Casini con i propri emendamenti, io lo voterei favorevolmente. Oggi, ad esempio, lo voglio dire subito, non me la sento per una ragione semplice, non perché il provvedimento non sia giusto, anzi, è giusto e necessario, ma esporrebbe i nostri cittadini, le nostre comunità ad una incertezza che secondo me può essere emendata attraverso un passaggio in Commissione, in una settimana di tempo, non credo che sia un fatto grave, penso che sia un passaggio assolutamente necessario.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Antonini.

Andrea Maria ANTONINI. Grazie, Presidente. Il mio intervento segue quello del Consigliere Cesetti, la sua preoccupazione sinceramente noi l’abbiamo sempre in Commissione per ogni atto che andiamo a votare, a proporre all’Aula. Fin dalle prime proposte di legge c’è sempre stata una discussione approfondita e da un po’ di tempo, da quando di fatto si è costituito il Comitato tecnico giuridico, che è a servizio della Giunta, noi facciamo riferimento ai dirigenti competenti per le tematiche che portiamo in Commissione proprio per avere delle rassicurazioni in tal senso, posto che ogni atto può essere impugnato in qualsiasi momento. Non è detto che l’impugnazione sia di per sè una condanna, diciamo anche questo, però noi abbiamo cura di non arrivare a questo rischio perché comunque è un passo falso, è un intralcio a quello che dovrebbe essere un iter naturale di un procedimento normativo. Cerchiamo di tutelarci attraverso il coinvolgimento diretto dei tecnici, quindi, vale per gli atti che abbiamo già portato in Aula, parlo ovviamente come III Commissione, e vale per i prossimi. Fra un po’ ci sarà un bel dibattito in Aula perché porteremo il regolamento degli alloggi popolari, vi vedo già pronti al confronto, però già sapete che abbiamo cercato, laddove era possibile, di limitare qualsiasi rischio di impugnazione e di incostituzionalità della norma, questo l’abbiamo come principio sul quale si fonda il nostro iter procedurale all’interno della Commissione. Quindi, come abbiamo fatto in precedenza, lo faremo successivamente, l’abbiamo fatto anche per questa proposta di legge.
Volevo rassicurare il Consigliere Cesetti che già questo passaggio è stato fatto attraverso i tecnici e se siamo qui è perché abbiamo già preso, ripeto, chiunque può impugnare, ma non è una condanna già scritta, le dovute informazioni e i pareri in tal senso.

PRESIDENTE. Emendamento 1/1. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale non approva)

Articolo 1. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Antonini.

Andrea Maria ANTONINI. Il gruppo Lega vota favorevolmente l’articolo 1.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Mangialardi.

Maurizio MANGIALARDI. Intervengo per annunciare il voto contrario del gruppo del Partito Democratico e anticipo la richiesta formale, in forza dell’articolo 100, comma 1, di rinvio in Commissione della proposta per i motivi che abbiamo cercato di argomentare nel dettaglio e per evitare che si possano esporre in una fase così delicata, con risorse importanti che possono essere intercettate, penso al 110, i nostri cittadini, i tecnici, i nostri Comuni, quindi, faccio richiesta formale di rinvio in Commissione che poi andrò ad argomentare in maniera più puntuale.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, la Consigliera Lupini.

Simona LUPINI. Grazie, Presidente. Apprezziamo lo sforzo che si è fatto in Commissione per semplificare ed agevolare la normativa urbanistica, accorciando i tempi di approvazione delle varianti e dei piani regolatori e ampliando la previsione del recupero dei sottotetti, ma ci sono alcune questioni che ci lasciano una certa preoccupazione, riguardo l’articolo 1, i tempi in un primo momento sono stati dimezzati e poi di nuovo modificati in 20 e 50 giorni.
La riduzione dei termini a 20 giorni per le osservazioni dei cittadini non ci vede d’accordo in quanto deve essere dato un congruo termine per poter esercitare i loro diritti.
Per quanto riguarda l’osservazione della Provincia, avremmo preferito il dimezzamento a 30 giorni in luogo dei 50 giorni, pertanto il nostro voto risulterà contrario.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto il Consigliere Assenti.

Andrea ASSENTI. Trovo il richiamo all’articolo 100 un po’ pretestuoso. Consigliere Mangialardi, però è una sua facoltà.
Il Consigliere Cesetti parla di rischio, secondo me il rischio maggiore è proprio nel prevedere un termine unico non adeguatamente testato e siccome questa è una sorta di prova di iter amministrativo sburocratizzato penso questo caso potrebbe essere un test, una prova.
Il mio richiamo a future valutazioni è sulla base di uno storico che si concretizzerà, quindi partiamo con questo chiaro riferimento, il taglio è minimo, non inficia la procedura, l’impugnazione è stata già valutata dagli uffici.
Inizialmente in Commissione eravate anche favorevoli, mi rendo conto che con gli approfondimenti si fanno tante valutazioni, tant’è che il termine è stato adeguatamente riportato dalla metà a giorni diversi, quindi, su questo articolo il voto di Fratelli d’Italia è favorevole.

PRESIDENTE. Per quanto riguarda la richiesta del gruppo PD di rinviare in Commissione il testo della proposta di legge dico che non è possibile farlo perché la richiesta è fuori termine, il comma 2 dello stesso articolo prevede che sia fatta prima della chiusura della discussione, per chiusura si intende ovviamente il termine massimo delle relazioni di replica dei relatori di maggioranza e di minoranza, quindi, purtroppo, la richiesta non può essere accolta.
Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Cesetti.

Fabrizio CESETTI. Chiedo di intervenire in dissenso e sono sicuro che il mio capogruppo mi autorizzerà in tal senso, Mi asterrò sul voto di questo articolo, mi asterrò sugli altri e mi asterrò sul voto finale, la mia è una astensione tecnica perché questo provvedimento lo ritengo giusto ed opportuno, ma doveva e poteva essere rinviato in Commissione. Una settimana di tempo per fare tutte le valutazioni necessarie all’esito degli emendamenti presentati dal gruppo del PD, che vedono come prima firmataria la Consigliera Casini, che sono giusti ed opportuni , avrebbero potuto mettere a riparo il provvedimento da eventuali impugnative. Una settimana non avrebbe di sicuro fatto male, questo non l’avete voluto, al di là della tardività della richiesta che è stata formalizzata se lo si vuole lo si può fare, ci poteva ad esempio essere anche un passaggio in I Commissione, che tra l’altro è deputata a pareri su queste materie. Non è stato fatto, quindi, non me la sento di votare contro un articolo ed un provvedimento, mi astengo, ma secondo me avete perso, abbiamo perso un’occasione perché gli emendamenti della Consigliera Casini dovevano essere affrontati ed esaminati all’interno della Commissione anche con i tecnici perché utili a mettere a riparo il provvedimento da eventuali questioni di legittimità.

Articolo 1. Lo pongo in votazione per appello nominale (ai sensi del combinato disposto dell’articolo 69, comma 1 e dell’articolo 66, comma 2, lettera c) del Regolamento interno).
Favorevoli: Acquaroli, Antonini, Assenti, Ausili, Baiocchi, Bilò, Biondi, Borroni, Cancellieri, Ciccioli, Latini, Leonardi, Marinangeli, Marinelli, Menghi, Pasqui, Putzu, Rossi, Serfilippi.
Contrari: Biancani, Carancini, Casini, Lupini, Mangialardi, Mastrovincenzo, Ruggeri, Vitri.
Astenuti: Cesetti, Santarelli.

(L’Assemblea legislativa regionale approva)

Articolo 2.
Emendamento 2/1 a firma dei Consiglieri Casini, Mangialardi, Biancani, Bora, Carancini, Cesetti, Mastrovincenzo, Vitri.
Ha la parola, per l’illustrazione, la Consigliera Casini.

Anna CASINI. Grazie, Presidente. E’ molto semplice, quella che è una possibilità per il Comune, noi la mettiamo obbligatoria, quindi gli interventi di recupero dei sottotetti sono subordinati al reperimento degli spazi per parcheggi pertinenziali o in subordine al pagamento di una somma equivalente al valore delle aree destinate a parcheggi, come ho detto in questo caso abbiamo volutamente evitato la parola monetizzazione.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Assenti.

Andrea ASSENTI. Questo è l’esatto contrario di quello che ha detto il Consigliere Cesetti. Noi andiamo esclusivamente a normare in via monodirezionale, quindi la previsione obbligatoria del recupero standard è prevista, 1 metro quadrato ogni 10 metri cubi, ed è stabilita anche dalla legge 54/2021 della Regione Veneto tant’è che la parte iniziale era stata già accolta in Commissione, proposta anche dalla Consigliera Casini.
La previsione è corretta, secondo me dovremmo lasciare la finestra aperta sulla possibilità del Comune perché diamo una doppia possibilità, il Comune può recuperare standard, ma nel caso in cui ciò non accadesse c’è la possibilità di monetizzare ove le unità immobiliari siano prive e carenti di standard.
L’esempio classico del figlio che si sistema nel sottotetto di casa, che sta in centro storico, non riesce ad avere parcheggi, il Comune non riesce a trovarli, può monetizzarli. Altra cosa è il discorso del costo di costruzione, che dicevamo prima, e della monetizzazione impropria che viene chiamata contributo straordinario, ma alla fine c’è la facoltà aperta ai Comuni. Metterlo esclusivamente in via monotematica e direzionale potrebbe essere una limitazione della previsione del recupero standard da parte del Comune, la mia domanda è: perché andiamo solo in un senso? Apriamolo a tutti e due.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Cesetti.

Fabrizio CESETTI. Consigliere Assenti invece è proprio come dice la Consigliera Casini sotto l’aspetto sostanziale e come dico io sotto il profilo formale, perché se lei dà questa possibilità, che potrebbe costituire una violazione di legge, il vicino del proprietario del sottotetto potrebbe impugnare l’atto relativo e sollevare la questione di legittimità costituzionale, è semplice! Io dico potrebbe e lei espone i cittadini ad una situazione di incertezza, quindi sotto il profilo sostanziale è come dice la Consigliera Casini, ed è giusto il suo emendamento, sotto il profilo formale o tattico la mia preoccupazione è valida. Questo emendamento giustamente lo voto in quanto l’ho firmato.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Mangialardi.

Maurizio MANGIALARDI. Grazie, Presidente. Sono dispiaciuto molto per l’applicazione dell’articolo 100, io mi ero prenotato, poi il Presidente aveva frainteso la mia prenotazione come un nuovo intervento, ma non cambia nella sostanza.
Dico che il passaggio in Commissione era necessario, lo dico perché noi tutti, compreso il lavoro che ha fatto il gruppo del Partito democratico, per esempio, non abbiamo posto il tema dell’articolo 13 della legge 17 che vede gli interventi solo negli edifici fino al 2014, questo è un elemento da correggere immediatamente perché io posso avere un edificio del 2015 e non posso intervenire. Rientriamo nella casistica che più volte ha sottolineato il Consigliere Cesetti, la norma è del 2015 e fa riferimento agli edifici costruiti entro l’anno precedente, ma oggi andiamo ad aggiornare la norma e nessuno di noi si è accorto che si doveva anche modificare la data della conclusione degli edifici. Tutti quelli che si sarebbero trovati nelle condizioni di applicare la norma che andiamo a licenziare oggi e che si trovano nella fattispecie dal 2014 al 2021 aprono oggettivamente un fronte pericoloso.
Vi vedo molto tranquilli, invece c’era la possibilità di correggere, non l’abbiamo potuto fare in Aula perché non c’era un emendamento di appoggio e non si poteva fare un subemendamento, ritengo che il passaggio in Commissione fosse opportuno anche per correggere e dare la possibilità a chi è proprietario di un edificio costruito e concluso nel 2020 di fruire di questa norma che, ribadisco, riteniamo opportuna, ma che nell’approfondimento dimostra delle lacune che potevamo correggere se fossimo stati un po’ più disponibili ai suggerimenti che sono venuti in Commissione, che ho visto sono stati recepiti e che avevamo la possibilità di correggere e migliorare anche con il contributo dato in Aula. Voto favorevole.

PRESIDENTE. Emendamento 2/1. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale non approva)

Articolo 2. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale approva)

Articolo 3. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale approva)

Coordinamento tecnico. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale approva)

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Mangialardi.

Maurizio MANGIALARDI. Grazie, Presidente, Ringraziamo del lavoro fatto in Commissione e del contributo importante che è venuto da tutti i Commissari del gruppo del Partito Democratico, con emendamenti, con proposte e con la volontà di migliorare una norma di cui condividiamo il principio. Ci dispiace, avremmo voluto votare a favore e sarebbe bastato veramente poco perché c’erano le condizioni.
Le proposte pervenute dal gruppo andavano nella direzione di tutelare i proprietari, i cittadini, i tecnici, di permettere ai Comuni di assumere una norma che avesse il carattere della semplificazione vera, della cogenza e dell’efficacia immediata, così purtroppo non è stato, quindi il voto sarà di astensione perché ci sono degli errori che sono delle distrazioni che abbiamo commesso e che potevano essere recuperate con un semplice passaggio, perché non ne chiedevamo la riscrittura. Le sollecitazioni non sono venute dal sottoscritto, ma dai tecnici, dagli ordini che ci hanno evidenziato, forse lo hanno fatto anche con voi, le difficoltà che erano emerse. Ritengo che stiamo commettendo un errore perché rischiamo di esporre …, quindi il voto del Partito democratico sarà di astensione.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Antonini.

Andrea Maria ANTONINI. Ringrazio il capogruppo Consigliere Marinelli per avermi lasciato questa dichiarazione di voto.
Il gruppo Lega vota favorevolmente questa proposta di legge, le motivazioni le abbiamo già illustrate precedentemente, ma brevemente è giusto ricordare che viene rispettato il principio dell’intervento urbanistico sull’esistente e non vi è il concetto del consumo di suolo. E’ una linea di principio che condividiamo come amministrazione e come governo di questa Regione.
Si va verso una semplificazione, una riduzione dei tempi e una sburocratizzazione, anche questo è un altro principio che ci siamo imposti sin dall’inizio nel metodo di gestione in generale delle varie leggi, in modo particolare dell’urbanistica, che sappiamo, essendo composta da tanti aspetti e vincoli normativi, necessita di interventi precisi per rendere la legge più fruibile da parte dei cittadini, certe volte invece sembra che avvenga il contrario.
Come Presidente di Commissione ribadisco, forse prima non mi sono spiegato bene, che i rischi di incostituzionalità e di impugnazione sono già stati affrontati da parte dei tecnici della struttura. Su ogni legge che andiamo a proporre e ad approvare in Commissione per portarla in Aula, chiediamo in maniera specifica una attenzione particolare a qualsiasi passaggio in tal senso.
Ho ricordato prima la proposta di legge che porteremo in Aula sugli alloggi popolari, non solo, forse da questo punto di vista abbiamo fatto un lavoro ancora più importante sull’altra che precederà quella sugli alloggi popolari, ovvero la cosiddetta rigenerazione urbana, anche lì parliamo ed affrontiamo temi che sono costantemente a rischio di impugnazione, però noi come precondizione poniamo sempre una verifica da parte degli uffici competente sui rischi di incostituzionalità.
Quindi il nostro voto è favorevole.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Borroni.

Pierpaolo BORRONI. Grazie, Presidente. Faccio questo veloce intervento per ringraziare il capogruppo Consigliere Ciccioli che mi ha concesso di fare la dichiarazione di voto, devo ringraziare anche il Presidente della Commissione Consigliere Antonini che è ha gestito i lavori in maniera encomiabile. Abbiamo fatto diverse sedute, diversi incontri, un lavoro costruttivo supervisionato dall’Assessore Aguzzi, che ha dato del suo su questa proposta rendendola legittima, buona e auspicabile.
Sono contento di aver sentito che il Consigliere Mangialardi avrebbe voluto votare favorevolmente insieme a noi, lo prendo come un auspicio per il futuro, per i prossimi lavori che potremo fare ancora in Commissione in quanto tutto è perfettibile, quindi, anche i consigli e le indicazioni che ci ha dato la Consigliera Casini sono da tenere in considerazioni.
Mi auguro che questa Aula continui a fare il buon lavoro che ha fatto sotto le due principali stelle polari che questa maggioranza intende avere di novità rispetto a qualche anno fa, che sono: la libertà delle persone. almeno dentro la loro casa di decidere che fare dei propri spazi, e la semplificazione, che è un faro portante della maggioranza che ha espresso il Presidente Acquaroli come segno distintivo di questo nuovo Consiglio regionale.
Annuncio il voto favorevole del gruppo Fratelli d’Italia sottoscrittore della proposta. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, la Consigliera Lupini.

Simona LUPINI. Grazie, Presidente. Il voto del gruppo Movimento 5 Stelle su questa proposta di legge sarà di astensione. Abbiamo già specificato il nostro voto contrario all’articolo 1, per i tempi previsti dalla proposta, mentre ci siamo astenute sugli interventi di recupero dei sottotetti e sulla quesitone della non obbligatorietà dei Comuni a prevedere gli interventi e sul fatto che si prevedano solo per le zone A e B.
Siamo preoccupate che si crei un diverso trattamento da Comune a Comune e una discriminazione rispetto alle zone C ed E, allo stesso modo ci lascia interdetti la modifica delle altezze già previste da un’altra legge regionale e la facoltà concessa ai Comuni per i parcheggi, secondo noi si doveva opportunamente prevederne l’obbligatorietà, pertanto ribadiamo la nostra astensione. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Rossi.

Giacomo ROSSI. Voto favorevole. Un plauso al proponente Consigliere Borroni, al gruppo di Fratelli d’Italia ed alla III Commissione che ha lavorato a questa proposta di legge che va verso lo snellimento consapevole delle procedure burocratiche. È quello che la gente vuole, per questo il gruppo Civici Marche vota a favore.

Proposta di legge n. 34. La pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale approva)

Interrogazione n. 66
ad iniziativa dei Consiglieri Mangialardi, Casini, Biancani, Bora, Carancini, Cesetti, Mastrovincenzo, Vitri
“Incarichi professionali presso Azienda Ospedali Riuniti di Ancona”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 66 dei Consiglieri Mangialardi, Casini, Biancani, Bora, Carancini, Cesetti, Mastrovincenzo, Vitri.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Saltamartini.

Filippo SALTAMARTINI. Grazie Presidente. Da nove anni uno dei legali dell’Azienda ospedaliera Ospedali riuniti di Ancona è l’attuale Presidente del Consiglio regionale avv. Latini.
I suoi incarichi risalgono ad una attività professionale di nove anni ed il 21 luglio 2020, a seguito di un ricorso giudiziario di un dipendente, è stato chiamato a difendere l’Azienda ospedaliera in materia di assenza dal servizio per congedo straordinario per Covid. Il procedimento di udienza e discussione si è tenuto il 23 luglio e il 31 luglio è stata emessa l’ordinanza.
Sempre nell’anno 2020, esattamente il 13 agosto, in materia di conflitti con i lavoratori afferenti la richiesta di congedo straordinario, l’avv. Latini ha ricevuto mandato di assistere l’Azienda ospedaliera con l’emissione di un’ordinanza il 9 settembre.
Nell’ottobre del 2020 la stessa persona che aveva chiesto e non aveva ottenuto il congedo straordinario ha chiesto alla stessa Azienda di essere autorizzato ad assentarsi dal servizio per aspettativa, l’azienda gli conferisce intuitu personae l’incarico di difenderla nel procedimento iscritto davanti al Giudice ordinario e successivamente il 10 novembre l’avv. Latini riceve l’incarico di proporre reclamo verso un provvedimento non soddisfattivo per l’Azienda.
Il 3 novembre 2020, sempre per una lite concernente il riconoscimento del congedo straordinario, l’avv. Latini riceveva analogo incarico per un altro dipendente.
Su tutte queste vicende avvenute nell’anno 2020 i preventivi per le spese legali, che l’avv. Latini aveva presentato all’Azienda, sono stati tutti ridotti ai minimi tariffari ed era consigliato di conferirgli l’incarico traendo il suo nome da un elenco di professionisti chiamati ad espletare questo tipo di attività difensiva per l’Azienda ospedaliera medesima.
Invece per i procedimenti di ottobre/novembre 2020 l’avv. Latini non ha mai presentato note di proforma e non ha mai percepito compensi professionali e successivamente con Pec del 10 gennaio 2021 ha rinunciato agli incarichi e quindi ai compensi.
Detto questo in punto di fatto, adesso facciamo alcune argomentazioni in punto di diritto.
L’incompatibilità dei Consiglieri regionali risulta disciplinata dalla legge 154 del 1981 che non prevede in questi casi un particolare conflitto ed una condizione di incompatibilità, in realtà questi criteri sono stati rivisti dalla legge 165 del 2004, che non è mai stata recepita nella nostra Regione, quindi sarebbe opportuno che il legislatore regionale si adeguasse ai nuovi criteri previsti dalla legge 165 del 2004.
Si ritiene conclusivamente che non sussiste questa incompatibilità, né sotto l’aspetto normativo ordinamentale, né in astratto e neppure in concreto poiché l’avv. Latini è il Presidente imparziale di questa Assemblea legislativa, ha potere di presenziare l’Assemblea legislativa, ma non di interferire nell’attività amministrativa aziendale.
Detto questo, si conclude la risposta a questa interrogazione sollecitando l’Assemblea regionale a prevedere un atto normativo che possa conformarsi per quanto riguarda l’incompatibilità alla legge 165 del 2004. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Carancini.

Romano CARANCINI. Grazie, Presidente. La prima riflessione che mi viene è che ci saremmo aspettati che il Presidente della Giunta regionale avesse avuto rispetto dell’Aula perché questa interrogazione non dispone di questioni sanitarie, e lei lo sa bene.
Certo è che l’Assessore Saltamartini nella risposta non le ha fatto un gran servizio, Presidente, per le risibili, sconclusionate e avulse argomentazioni utilizzate.
A nome del Partito Democratico cerco di approfondire questo tema non tecnico, partendo dai rapporti tra la politica e l’etica che devono suscitare costantemente un comportamento tale da non produrre danni nel rapporto - Presidente Latini, mi rivolgo a lei che certamente merita parole - fra cittadini e politica, tra amministratori ed amministrati.
Lei sa meglio di me che è il nostro Presidente rappresenta istituzionalmente tutte le Marche, indipendentemente dal colore che qui ognuno di noi rappresenta e ogni sua azione pubblica coinvolge in termini etici tutti noi.
Noi crediamo che il suo comportamento sia stato grave, primo, perché la sua rinuncia ai mandati è avvenuta dopo che già circolavano notizie su questa vicenda, negare ciò sarebbe ipocrita, io so che lei non è figura ipocrita, secondo, perché, e qui l’Assessore Saltamartini, l’uomo del tutto, se ne lava le mani, l’ente che le ha conferito l’incarico, signor Presidente, avrebbe dovuto comunicarle, dopo la sua elezione, che pur dando atto della continuità e della sua competenza quel rapporto andava interrotto per un’incompatibilità deontologica.
Presidente, mi rivolgo a lei per dirle che ha sbagliato, ha sottovalutato il ruolo che ricopre, lei fuori da qui è tutti noi, allora le dico che questa sottovalutazione, purtroppo, rischia di ripercuotersi sulla reputazione della politica che certo appare valore lontano, ma lontano non è.
Il gruppo del PD, Presidente, in questa vicenda ha voluto tenere in questi mesi un profilo serio, rispettoso della sua persona e del suo ruolo, calendarizzando l’interrogazione in una fase non problematica come quella del Covid, soprattutto lontano dalla gogna mediatica, lei comprende meglio di me che si sarebbe potuto agire in maniera differente.
Nello stesso tempo le vogliamo dire, come lei sa per sua natura e valore, che nella vita si sbaglia, si figuri se non possiamo sbagliare nella nostra attività quotidiana. In una qualche maniera vogliamo riconoscere che il suo gesto è stato di superficialità, si sarebbe potuto immaginare altro, la volontà di agire contro le regole, che noi crediamo non ci sia stata, o addirittura interessi personali, noi crediamo che sia stato un passaggio di superficialità.
Cosa si aspetta il PD da questa vicenda? Continuiamo a riconoscerla come Presidente e nel suo passaggio, confidando nella sua onestà intellettuale, di riconoscere l’errore che è stato compiuto, le chiediamo di rafforzare l’indipendenza del suo ruolo, nelle varie fasi della sua attività a garanzia di questa Assemblea.
In questo mi viene da dire che l’esperienza vissuta nei 5 anni precedenti da chi ha occupato quello scranno dal 2015 al 2020, da me non vissuta direttamente, ma raccolta a destra, a sinistra, al centro, ci racconta di un esercizio del ruolo rigoroso, indipendente, garante di quella bandiera bianco verde che sventola davanti a questo palazzo.
Non c’entrano nulla le risorse poche o tante che lei ha ricevuto, i minimi, non c’entra niente il rinunciare al compenso, come lei comprende meglio di me, è un atto che mette in discussione i rapporti fra la politica e l’etica. Non abbiamo nessuna voglia di mettere nel mirino nessuno, noi crediamo che i comportamenti, le azioni di chi ha responsabilità politiche debbano essere informati, costituiti alla massima correttezza e limpidezza.
Presidente, potremmo fare le migliori leggi possibili, utilizzare le parole al meglio, ma se i nostri comportamenti disattendono la partecipazione ad una credibilità ed affidabilità, naturalmente viene messa in discussione, non certo solo lei, ma l’intera politica ed io sono certo che di questo sia perfettamente consapevole. Grazie.

PRESIDENTE. Terrò conto delle parole che sono state formulate dal replicante per quanto riguarda la mia posizione.
Ho fatto quello che ritenevo giusto senza tener conto delle conseguenze che potevano derivare da chi vedeva la cosa da più distante, ma non è mio compito rispondere alle interrogazioni, anzi chiedo scusa di questa deroga.

Interrogazione n. 130
ad iniziativa del Consigliere Cesetti
“Grave emergenza sanitaria nella Provincia di Fermo”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 130 del Consigliere Cesetti.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Saltamartini.

Filippo SALTAMARTINI. Grazie, Presidente. L’interrogazione è piuttosto datata e fa riferimento ai fatti che sono avvenuti presso l’ospedale di Fermo all’inizio di quest’anno. In realtà che cosa è accaduto? Alla fine del mese di gennaio il plesso ospedaliero di Fermo è stato interessato da un’epidemia che ha riguardato i medici e gli infermieri, questo problema è stato risolto adottando misure adeguate di contrasto alla pandemia in particolare mettendo in quarantena il personale sanitario interessato.
A distanza di mesi oggi possiamo fare una fotografia dell’ospedale di Fermo che prevede in questo momento 10 ricoverati nella palazzina del reparto malattie infettive, mentre non c’è nessun paziente nel reparto di terapia intensiva, che è stato completamente svuotato dal Covid e sanificato.
Le sedute del blocco ospedaliero che erano state bloccate sono state così ripartite, sedute settimanali: 1 per otorino, 2 per ginecologia, 3 per ortopedia, 3 per urologia e 2 per chirurgia.
Se il processo di vaccinazione proseguirà come è stato avviato nella nostra regione, ci misureremo semplicemente con il ripristino delle liste d’attesa e delle attività che sono state rinviate.
Sappiamo perfettamente che c’è un appuntamento molto importante che è relativo all’attivazione del nuovo ospedale, che sarà costruito per la fine dell’anno 2022, inizio anno 2023, quindi, la provincia di Fermo si appresta ad utilizzare una struttura nuovissima, che dobbiamo misurare ad organizzare affinché sia efficiente e soprattutto disponibile non solo per i cittadini dell’Area vasta 4 ma, con le professionalità che in questo momento esprime, per tutta la sanità regionale. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Cesetti.

Fabrizio CESETTI. Grazie, Presidente. Assessore, l’interrogazione è datata, ma ha i suoi elementi di attualità, con questo atto si chiedevano i provvedimenti urgenti per ovviare ad una situazione in cui si era venuto a trovare l’ospedale Murri di Fermo ed alla conseguente emergenza sanitaria in tutta la provincia.
Considerato che l’ospedale Murri è l’unica struttura specialistica con caratteristiche di primo livello, secondo il d.m. 70 del 2015, a causa dell’emergenza sanitaria veniva interrotta ogni attività programmata e d’urgenza per malati che fossero no Covid. Quindi, si sollecitavano dei provvedimenti, che tra l’altro avevamo già sollecitato con una prima risoluzione il 9 novembre e poi con un’interrogazione il 14 gennaio, che si imponevano. Lo stesso Direttore di Area vasta si trovava nell’impossibilità di fronteggiare quell’emergenza tanto che denunciava, cito testuali parole: “Una situazione veramente critica e peggiore di un anno fa, il sistema ha fallito”, ricorderà l’Assessore Saltamartini quelle parole.
Provvedimenti che tra l’altro venivano sollecitati dalle testate giornalistiche locali, anche qui cito testualmente: “Murri, abbandonato a se stesso, rianimazione piena, chirurghi spostati al pronto soccorso ed anche i Sindaci gridavano: la Regione ci aiuti”.
Provvedimenti che tra l’altro si imponevano perché - l’Assessore Saltamartini sa come io sia a lui legato da sentimenti di stima e per certi versi anche di amicizia lontana - nel suo primo trimestre di insediamento si manifestavano i limiti della capacità di programmazione ed ad esempio non veniva aggiornato il piano pandemico per affrontare l’emergenza che sarebbe sopraggiunta a breve, ampiamente prevista e prevedibile.
Lo stesso Assessore tra l’altro, per certi versi anche onestamente, anche se in modo un po’ “drammatico”, rilasciava alcune dichiarazioni il 26 marzo 2021 e con una sorta di excusatio non petita diceva di essere appena arrivati al governo delle Marche e dichiarava che il fermano meritava un’attenzione particolare, cito testualmente, tanto che nella sua testa ci sarebbe stata un’idea precisa del fermano senza però dirci quale, declinava che nel fermano c’erano investimenti in corso, senza ricordare che erano stati tutti disposti dalla precedente Giunta, tra questi, lo ricordava anche lui, il finanziamento dell’ospedale di Fermo con 70 milioni stanziati con il primo bilancio approvato dalla precedente Giunta, che porta la mia firma, e 30 milioni inseriti con l’ultimo bilancio approvato dalla precedente Giunta, anche quel provvedimento porta la mia firma, nell’intermezzo 11 milioni per la viabilità di adduzione, che porta la firma dell’Assessore Casini e la mia come Assessore al bilancio, il finanziamento dell’ospedale di Amandola, il finanziamento di 4,1 milioni porta la mia firma per l’ammodernamento dell’ospedale di Montegiorgio, per le cure intermedie dell’ospedale di comunità, abbiamo in quel territorio attuato la riforma, c’è stata la riconversione delle strutture di Sant’Elpidio a Mare e di Montegiorgio con le cure intermedie, una riforma tra l’altro, l’ha detto anche lei, e su questo concordo, “Fermo sarà un punto di riferimento di tutta la sanità regionale” certo, perché l’ospedale nuovo che si andrà a realizzare ha la caratteristiche del primo livello. Di fatto in quel territorio abbiamo attuato quella riforma che poi è quella declinata dalla missione 6 del Recovery Fund di Draghi, abbiamo aumentato i posti letto con delibera di Giunta, quella precedente, tant’è che abbiamo fatto una variante all’ospedale, abbiamo avviato i percorsi per l’emodinamica e per la radiologia interventistica e poi il super robot chirurgico, però questi sono investimenti che abbiamo fatto noi, decisioni che abbiamo preso noi. Assessore, un po’ contraddicendo l’affermazione che il fermano meritava una attenzione particolare, che cosa è successo? Da una parte il Direttore di Area vasta è stato di fatto indotto alle dimissioni, basta vedere la Commissione di indagine che è stata inviata al Murri, e ancora non è stato nominato il nuovo.
Anziché disegnare il miglioramento a Fermo la situazione che si è aggravata, vediamo cardiologia e pronto soccorso, è stata messa in discussione ad esempio la costituzione del polo per la chirurgia interobotica, che deve essere collocato a Fermo, nelle Aree vaste 3, 4 e 5. Assessore, lei ha detto che a Fermo ci sarebbe stato un importante macchinario.
La Direttrice generale dell’Asur, che stimo, non si può permettere di dire: “Adesso vedremo dove metterlo” se non c’è un input politico, il super robot chirurgico deve stare a Fermo fisicamente, questi erano gli impegni che anche lei ha riconfermato.
Termino dicendo ci sono state anche altre interrogazioni su questi punti, che abbiamo presentato come gruppo, sia questa l’occasione per ribadire le imminenti necessità del fermano, prima su tutte la nomina del Direttore di Area vasta. Faccia presto, Assessore, perché quel territorio non può essere lasciato a sè stesso. E’ evidente che con tutta la buona volontà il Direttore generale dell’Asur non può sopperire alle esigenze di quel territorio, poi dia disposizioni per l’istituzione della struttura di emodinamica con la rimodulazione di cardiologia perché quel territorio ne ha assolutamente bisogno e diritto.

Interrogazione n. 136
ad iniziativa dei Consiglieri Carancini, Casini, Bora, Cesetti, Mastrovincenzo, Vitri
“Saldo fatturazione Asur Marche da parte dell’Assessore alla sanità”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 136 dei Consiglieri Carancini, Casini, Bora, Cesetti, Mastrovincenzo, Vitri.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Saltamartini.

Filippo SALTAMARTINI. Grazie, Presidente. L’interrogazione concerne un fatto del tutto particolare, che riguarda una persona abitante nel Comune di Recanati. Questa persona il 22 gennaio 2020 fu ricoverata presso l’ospedale di comunità di Recanati e il 23 marzo è stata sottoposta a tampone ed è risultata positiva al Covi, ha chiesto poi di poter effettuare la quarantena presso l’ospedale di Recanati, da cui veniva dimessa il 6 maggio. Per questa quarantena espletata presso l’ospedale di Recanati, l’Asur chiedeva il pagamento della quota alberghiera, pagamento contestato dall’interessato, che a mezzo di procuratore contestava la pretesa creditizia. La lettera del suo avvocato non riceveva nessuna risposta da parte dell’Asur. A quel punto il signore esponeva delle mutande all’esterno della sua abitazione e questo fatto veniva ripreso dagli organi di stampa.
Venuto a conoscenza di questo fatto, verificavo che questa persona non poteva non aver avuto diritto all’assistenza ospedaliera fino al 6 maggio e pertanto in prima analisi ritenevo, prima di avviare un più opportuno accertamento, di pagare personalmente la quota pretesa dall’Asur e contestualmente di chiedere spiegazioni all’Azienda in merito a questa vicenda.
L’Asur riteneva che la sua pretesa era fondata sul fatto che a distanza di due mesi dal suo ricovero il cittadino interessato fosse già portatore della patologia Covid, secondo l’Asur questa persona aveva già al 22 gennaio questa patologia, e pertanto non vi era stata una modifica della ragione per la quale era stato ricoverato e quindi era tenuto al pagamento delle spese per le cure intermedie.
Ritenendo, come ho già spiegato, che non appariva evidente il nesso eziologico tra l’assunzione del Covid e la malattia per cui era stato ricoverato, ritenendo anche leso il principio di partecipazione previsto dalla legge fondativa della legge 502/92 che all’articolo 14, comma 5, prevede che sono ammesse osservazioni, denunce, reclami e che l’amministrazione deve decidere in via definitiva e comunque deve provvedere entro 15 giorni. In nuce il principio di partecipazione al procedimento risulta poi consacrato anche dalla legge 241/1990.
La fattura era di circa 2.000 euro che ho provveduto a pagare personalmente con bonifico.
Ritengo che chi ha l’alto onore di prestare servizio per una pubblica amministrazione, secondo l’articolo 54 della Costituzione, con dignità e onore, possa utilizzare anche la sua indennità per garantire il completamento o comunque l’effettività del mandato amministrativo che ha ricevuto. Dico questo perché questa vicenda si collega alla mia precedente esperienza, per esempio lo scorso anno la mia indennità di Vice Sindaco l’ho impiega per intero per acquistare mascherine per i nostri concittadini.
Voglio sottolineare che non ho mai fornito alla stampa l’informazione relativa al pagamento del bonifico, che non conosco, né conoscevo, né ho mai conosciuto questo cittadino di Recanati e ritengo che l’attività pubblica, ripeto, l’attività politica, si possa connotare anche di quelle caratteristiche capaci di dare dei segnali di buon senso, etici e di effettività della funzione svolta ai cittadini di questa regione.
Questo comportamento da me tenuto non solo l’anno scorso e quest’anno, ma sin dall’inizio della mia attività politica, che risale al 2009. In tutti questi anni ho impiegato diverse decine di migliaia di euro della mia indennità e questo perché ritengo possa completare un profilo etico che evidentemente spetta ai cittadini giudicare, non certo all’opposizione stabilire quali sono i comportamenti etici del personale politico.
L’ho voglio dire perché ho ritenuto di spiegare in quest’Aula le motivazioni del mio agire, l’attività ispettiva si colloca nell’attività ispettiva dell’agire amministrativo, non dell’agire personale dei soggetti interessati.
Concludo la mia replica a questa interrogazione segnalando che continuerò a comportarmi in questo modo e ad impiegare la mia indennità, in questo caso di Consigliere regionale, anche per risolvere tutti quei problemi che in via amministrativa non possono essere risolti, sia per divieto normativo o per altri problemi che riguardano l’amministrazione.
Infine dico che il mio Assessorato si sta impegnando perché la norma prevista dalla legge riguardo al riscontro di tutte le osservazioni critiche che giungono all’Asur deve trovare puntuale riscontro. Ritengo che i cittadini siano titolari di diritti, quindi, sto cercando di rafforzare il Cup per le prenotazioni e l’Ufficio relazioni con il pubblico perché a differenza dell’organizzazione che abbiamo trovato la pubblica amministrazione deve dare conto del proprio agire e deve dare conto soprattutto ai cittadini di tutte quelle disfunzioni che gli stessi possono registrare.
In questo senso ho ritenuto di dover intervenire per pagare la retta di questo cittadino perché pur essendosi addirittura rivolto ad un legale non aveva ricevuto nessun riscontro, ma solamente l’ingiunzione a pagare.
Ritengo che questo possa essere fatto nei Paesi non democratici e nei Paesi democratici deve essere garantita la piena cittadinanza dei cittadini e questo l’ho voluto fare prima pagando il prezzo di questa prestazione, che ritengo non dovuta, in seconda analisi l’ho fatto intervenendo sui meccanismi dell’amministrazione sanitaria regionale affinché dia le risposte che sono previste dall’ordinamento e che una pubblica amministrazione di un Paese democratico deve fornire. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Carancini.

Romano CARANCINI. Grazie, Presidente. Assessore Saltamartini, lei è un bugiardo e si dovrebbe vergognare!

(interventi fuori microfono)

PRESIDENTE. No, no.

(interventi fuori micofono)

Romano CARANCINI. Consigliere Ciccioli, silenzio!

(interventi fuori microfono)

PRESIDENTE. L’ordine nell’Aula lo stabilisce il Presidente. Ogni motivazione ed ogni affermazione deve essere giustificata altrimenti subentra il fatto personale. Continui Consigliere.

Romano CARANCINI. Adesso gliela spiego, le pare che lo dico a caso!

PRESIDENTE. Prego.

Romano CARANCINI. Assessore Saltamartini, lei è un bugiardo politico perché ha dichiarato il 30 dicembre sul Corriere Adriatico che aveva fatto questo regalo dentro un chiaro atto di clientelismo politico e non cita la comunicazione che le è arrivata il 28 dicembre da parte della sua figlioccia politica, Direttrice dell’Area vasta 3, nella quale le spiegava analiticamente che cosa era capitato.

(l’Assessore Saltamartini e parte della maggioranza escono dall’Aula)

Romano CARANCINI. Presidente, se se ne va, io interrompo …

(interventi fuori microfono)

PRESIDENTE. Lei può continuare o può fermarsi, è una sua libera scelta non dettata dai comportamenti altrui a meno che non si verifichino degli schiamazzi o delle situazioni che interrompono il suo intervento in Aula.

Romano CARANCINI. E’ naturale che se ne vada?

PRESIDENTE. Possono uscire dall’Aula, questo non impedisce di continuare fino a che qualcuno non chiede la verifica del numero legale.

Romano CARANCINI. Prendiamo atto che l’Assessore Saltamartini e l’intera maggioranza, salvo qualcuno, non vogliono sentirsi dire come stanno le cose.
L’Assessore Saltamartini si vanta attraverso questo articolo di venir meno agli errori fatti dalla sua struttura, smentendola e pagando, nonostante fosse stato informato delle ragioni per le quali era stato richiesto il pagamento a questo signore.
E’ evidente che c’è una delegittimazione della struttura sanitaria perché non è affatto naturale che un Assessore regionale decida di pagare un compenso ad un utente nonostante la sua struttura tecnica gli spieghi e motivi perché lo ha chiesto.
E’ un atto di una gravità assoluta, signor Presidente, lo dico a tutti i cittadini, e il fatto che l’Assessore Saltamartini non sia disponibile ad ascoltare e ad accettare ovviamente le critiche politiche che lo riguardano la dice tutta.
Penso esattamente l’opposto del Consigliere Cesetti, c’è una fortissima e fondamentale disistima politica, incapace di guidare questa Regione sotto il profilo sanitario in questa fase così difficile. Ma non siamo nuovi a questi atteggiamenti dell’Assessore Saltamartini, il quale non perde occasione per staccare la propria responsabilità dalla infrastruttura, dalle persone, dai dirigenti che lo associano e che lo aiutano nell’attività.
Una figura non all’altezza rispetto a tutto questo, di fatto lui ha scambiato un favore politico disinteressandosi di quello che la sua struttura gli spiegava e del perché aveva chiesto a questo signore il pagamento.
Dove è andata a finire la sua attività ispettiva? Che cosa ha fatto? Delle due l’una: o l’Assessore Saltamartini ha sbagliato e allora dovrebbe venire in Aula a dirlo perché la sua struttura gli ha dimostrato che l’Asur aveva un credito, ovvero, qualora ciò non fosse avvenuto, o lui non lo ritenesse, dovrebbe assumere le decisioni nei confronti di chi ha fatto questa richiesta di pagamento.
In realtà sotto a tutto ciò c’è il favore politico, c’è la necessità dell’Assessore Saltamartini di poter rilasciare, un giorno si e uno no e la notte pure, interviste e sputtanare l’intera struttura sanitaria rispetto alle responsabilità. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Saltamartini.

Filippo SALTAMARTINI. Il Consigliere Carancini sarà querelato e dovrà rispondere di fronte al Giudice ordinario di quello che dice, non solo di quello che ha detto oggi, ma nel corso dei precedenti mesi.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno il Consigliere Cesetti.

Fabrizio CESETTI. Grazie, Presidente. Ho un eccellente rapporto con il Consigliere Carancini, ma qualche volta la pensiamo in modo diverso, riconfermo ad esempio che l’Assessore Saltamartini gode della mia stima politica e anche di una sorta, da diverso tempo, sebbene non frequente, amicizia personale. Questo non toglie ovviamente le mie critiche sulla sua gestione della sanità regionale, che ci sono state più volte come atti ispettivi.
L’Assessore Saltamartini gode della mia stima e vorrei ricordare in questa sede che querelare il Consigliere Carancini, non perché lo debba difendere, non ha motivo d’essere perché il Consigliere Carancini credo che abbia espresso un giudizio politico, lui ha parlato di bugiardo politico, quindi, è un giudizio politico che ci sta tutto. Poi l’Assessore Saltamartini sa che il Consigliere Carancini ha espresso queste opinioni, sebbene abbastanza forti, in questa Aula e quindi nell’esercizio delle sue funzioni e delle sue prerogative e come tale non è perseguibile. Ricordo l’articolo 122, comma 4, della Costituzione, quindi, evitiamo queste cose.
Assessore Saltamartini, le dico, nel riconfermare la mia stima personale, che in questo caso ha sbagliato, ha sbagliato di brutto nel fare quel bonifico ed ha sbagliato anche nella sua risposta in quest’Aula. Le fa onore il fatto che lei abbia devoluto la sua indennità di Sindaco per acquistare le mascherine, lei ha fatto una donazione, le fa onore se lei destina parte della sua indennità per fare del bene, questo le fa un grande onore, però non le fa onore pagare una fattura dell’Asur.
Assessore Saltamartini, lei è un’istituzione come Assessore e lo sono io come Consigliere, come lo sono stato da Assessore, lei è un’istituzione prevista tra l’altro dalla nostra Carta Costituzionale e quando lei rappresenta questa istituzione non può agire come soggetto privato, lei può fare sì una donazione, ma non può pagare una fattura Asur perché delle due l’una, o quel cittadino aveva ragione e allora non gli doveva essere chiesto il corrispettivo di quella prestazione e andavano adottati provvedimenti nei confronti di coloro che gliel’avevano chiesta o quel cittadino aveva torto e allora doveva pagare, altrimenti passa il principio che basta appendere un paio di mutande su un filo per avere non il soddisfacimento di un diritto, ma la soddisfazione di un arbitrio.
Questo non può essere e non solo perché si costituisce un pericoloso precedente, ma perché non è giusto. Lei rappresenta una istituzione e le istituzioni sopravvivono alla vita degli uomini, però portano con loro i gesti che gli uomini che le rappresentano compiono e questo gesto non fa onore all’istituzione.


Interrogazione n. 144
ad iniziativa delle Consigliere Lupini, Ruggeri
“Rispetto delle finalità e delle priorità riguardo l'utilizzo del Fondo per il sostegno e il ruolo di cura del caregiver familiare come da Decreto 27 ottobre 2020 della Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per le politiche della famiglia”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 144 delle Consigliere Lupini, Ruggeri.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Saltamartini.

Filippo SALTAMARTINI. Grazie, Presidente. Riguardo alla necessità di sostenere i bisogni dei caregiver familiari, nella nostra Regione si è ritenuto di intervenire prioritariamente a carattere sperimentale nei riguardi dei familiari di persone in condizione di disabilità gravissima, così come definita dall’articolo 3 del decreto 26 settembre 2016 del Ministro del lavoro e delle politiche sociali ed è stata indicata come prima priorità, così come delineata dall’articolo 1, comma 2 del decreto 27 ottobre 2020.
Nella proposta presentata al Ministero e condivisa con i coordinatori degli ambiti territoriali sociali e con le organizzazioni di rappresentanza delle persone con disabilità, sono state stabilite le procedure per ottenere il contributo da parte di tutti i caregiver di persone con riconoscimento della condizione di disabilità gravissima ottenuta dalla Commissione sanitaria provinciale.
Questa valutazione ha consentito di poter intervenire immediatamente attraverso l’erogazione di un contributo economico di 1.200 euro, essendo i beneficiari dell’intervento di disabilità gravissima facilmente identificabili.
Nella prossima settimana verrà convocata la Consulta della disabilità e con tutte le associazioni rappresentative verranno concordate ulteriori modalità di intervento al fine di garantire che il decreto sui caregiver del 27 ottobre 2020 della Presidenza del Consiglio dei Ministri sia spalmato secondo i bisogni emergenti e secondo le necessità. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatta o meno, la Consigliera Lupini.

Simona LUPINI. Grazie, Presidente. Grazie Assessore per la risposta nella quale ho sentito parlare di priorità e di una certa progettualità.
Ho insistito un po’ su questo tipo di interrogazione, ne avevamo fatta una il 22 marzo, perché non avevo ottenuto in risposta alla prima interrogazione una menzione a tali criteri, che invece sono stati presi in considerazione. Ho persistito perché si rischia, se non abbiamo una proposta con una buona progettualità basata sulle linee guida e sugli indirizzi dati dal Ministero, che alla valutazione dell’apposito comitato questi fondi non vengano assegnati.
Mi sembra che possiamo rassicurare i caregiver e chi ha molto bisogno di questi aiuti e di questi supporti, la proposta emanata dalla Regione Marche, mi corregga Assessore se sbaglio, sarà non solo un contributo economico, ma avrà una progettualità al suo interno, quindi posso dire che ci riteniamo rassicurati.
Tra le priorità più importanti troviamo coloro che non hanno avuto accesso alle strutture a causa del Covid e un rinforzo alle alternative dell’istituzionalizzazione. Mi sembra che andiamo in linea e comunque seguiremo bene la distribuzione dei fondi e mi ha fatto piacere sentire che sono stati fortemente coinvolti anche gli ambiti territoriali, che sono quelli che conoscono meglio i disabili, le loro famiglie, le istanze dei territori e questo tipo di utenza che ci sta particolarmente a cuore. Grazie.

Interrogazione n. 107
ad iniziativa della Consigliera Ruggeri
“Strada complanare di collegamento tra gli svincoli di Pesaro e Fano”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 107 della Consigliera Ruggeri.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Baldelli.

Francesco BALDELLI. Grazie, Presidente. Un’interrogazione abbastanza complessa a cui cercherò sinteticamente di dare risposte. Si chiede: se è tuttora valida la prescrizione per la realizzazione della complanare Fano/Pesaro, scaturita dalla Conferenza dei servizi del 7 luglio 2006 e dal decreto del Ministero delle infrastrutture del 21 dicembre dello stesso anno, qual è la situazione del casello Fano nord e quali iniziative intende intraprendere la Giunta regionale.
Nel merito rappresento quanto segue. Dalla documentazione tecnico amministrativa risulta che l’intervento per la realizzazione di opere compensative nel Comune di Fano nell’ambito del progetto di ampliamento a tre corsie dell’Autostrada A14 era stato richiesto dal Comune di Fano con delibere di Consiglio comunale n. 92 del 26 aprile 2006, n. 106 del 16 maggio 2006, poi modificate e sostituite con la delibera di Consiglio comunale n. 135 del 14 giugno 2006.
La richiesta delle opere compensative è stata fatta propria dalla Regione Marche con le delibere di Giunta regionale n. 583 del 15 maggio 2006 e n. 735 del 19 giugno 2006 funzionali alle Conferenze dei servizi tenutesi nelle sessioni dei giorni 19 maggio 2006, 23 maggio 2006, 7 luglio 2006, poi perfezionata con decreto del Ministero delle infrastrutture del 21 dicembre 2006.
Nel corso della predetta Conferenza dei servizi le amministrazioni territoriali coinvolte hanno condiviso il progetto di ampliamento a tre corsie dell’Autostrada A14 nel tratto Cattolica/Fano, presentato da Autostrade per l’Italia, prescrivendo ad Autostrade la realizzazione di alcune opere compensative – mi segua bene Consigliera Ruggeri perché nell’ordine degli atti queste opere vengono poi modificate - in particolare il Comune di Fano ha richiesto la realizzazione della nuova bretella sud di raccordo alla strada statale 16 in Comune di Fano e l’adeguamento dello svincolo con la strada Fano/Grosseto e del raccordo alla viabilità comunale attraverso un sistema di rotatorie.
Punto b) realizzazione del nuovo casello di Fano in località Fenile, migliorando il sistema di relazioni con la provinciale Flaminia, attraverso apposite rotatorie, il tratto di ricucitura con Via Campanella.
Punto c) progettazione della strada complanare di collegamento tra gli svincoli di Pesaro e di Fano con funzione di variante alla strada statale 16 con utilizzo della esistente galleria autostradale di Novilara. Qui rilevo che la progettazione non è stata mai richiesta, almeno non risulta agli atti, dal Comune di Pesaro.
Successivamente con delibera di Consiglio del Comune di Fano n. 40 del 24 febbraio 2010, sono state approvate le scelte di progetto e l’esatta localizzazione delle opere, modificando le precedenti richieste scaturite dalla Conferenza dei servizi del 2006, precisamente è stato chiesto lo snodo di Fano nord in località Fenile, la bretella sulla strada provinciale 45 di Caregnano e la strada provinciale 3 Flaminia, la bretella sulla strada provinciale 3 Flaminia Via Campanella, il nuovo assetto viabilistico di collegamento tra la superstrada, la strada statale 73 bis Fano/Grosseto, svincolo autostradale di Fano esistente e la bretella sud di Fano.
Quindi in data 1 agosto 2013 Autostrade per l’Italia per le opere complementari ha richiesto al Ministero la conformità urbanistica.
In data 11 settembre 2013 il Ministero ha attivato il procedimento di accertamento della conformità urbanistica delle su citate opere complementari finalizzato al raggiungimento dell’intesa Stato/Regione Marche.
Con delibera di Giunta regionale 1577 del 25 novembre 2013 la Regione Marche in riferimento alle opere compensative nel Comune di Fano ha espresso parere favorevole alla realizzazione dell’intervento ai fini dell’intesa Stato/Regione Marche di cui al d.p.r. 616/77.
In data 20 febbraio 2014 si è tenuta la seduta di Conferenza dei servizi relativa alle opere complementari che si è conclusa positivamente in data 7 aprile 2014 con emissione da parte del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti del provvedimento finale di intesa Stato/Regione Marche del 17 giugno 2014, determinando così la variazione degli strumenti urbanistici.
Il Comune di Fano con deliberazione del Consiglio comunale 163 del 4 agosto 2016 ha approvato lo schema di accordo per l’esecuzione delle opere compensative, come indicato nel decreto direttoriale del 2014.
La Regione Marche con delibera di Giunta regionale n. 933 dell’8 agosto 2016 ha approvato lo schema di convenzione da sottoscrivere con la Provincia di Pesaro-Urbino, il Comune di Fano e la società Autostrade.
Infine con la sottoscrizione della convenzione tra Regione Marche, Comune di Fano, Provincia di Pesaro-Urbino e Autostrade avvenuta il 28 ottobre 2016, le parti hanno stabilito espressamente: “il Comune, la Provincia e la Regione danno atto che con la realizzazione da parte di Autostrade per l’Italia delle opere complementari, si intendono pienamente assolte da parte di Autostrade le prescrizioni dettate nella Conferenza dei servizi del 7 luglio 2006”.
Pertanto, per condivisa volontà delle parti coinvolte, la prescrizione di cui alla Conferenza dei servizi del 7 luglio 2006, relativa alla sottoscrizione di un protocollo di intesa e successivo accordo di programma al fine di realizzare una strada complanare di collegamento tra gli svincoli di Pesaro e Fano con funzione di variante alla strada statale 16, è stata rimodulata dagli atti deliberativi successivi, nonché dalle decisioni sottoscritte nella Conferenza dei servizi tenuta dal Ministero delle infrastrutture il 20 febbraio 2014 e dal relativo decreto ministeriale n. 4605 del 17 giugno 2014 nonché dalla convenzione sottoscritta il 28 ottobre 2018.
Alla luce di queste considerazioni svolte in merito al primo quesito, che lei ha posto, gli enti sottoscrittori della convenzione del 28 ottobre 2016, tra cui la Regione Marche, hanno fatto venire meno la rilevanza giuridica degli impegni sulla progettazione della complanare Fano/Pesaro.
Ad oggi la bocciatura del ricorso al Tar promosso dal Comune di Fano per quanto riguarda invece la domanda al punto 3), secondo la visione della Regione Marche, non esclude la titolarità in capo alla società Autostrade della realizzazione del progetto del nuovo svincolo di Fano nord in località Fenile, il cosiddetto casello a Fenile, dal momento che l’individuazione della predetta opera risulta sancita nel decreto direttoriale del 2014 e ne è stabilita la realizzazione a carico di Autostrade. Resta però la necessità di riproporre il progetto.
Già da fine gennaio 2021 l’attuale amministrazione regionale si è attivata per riprendere il dialogo per la realizzazione dello svincolo di Fano nord, sia con il Ministero delle infrastrutture e mobilità sostenibile che con la società Autostrade, infatti a fine febbraio, metà marzo e metà maggio si sono tenuti incontri sia con la Direzione generale per le strade e le autostrade e l’alta sorveglianza sulle infrastrutture stradali e la vigilanza sui contratti concessori autostradali del Mims, sia con l’amministratore delegato di Autostrade per l’Italia SpA e i suoi collaboratori.
Il nuovo svincolo, questa è consapevolezza della Giunta regionale, garantirebbe alle comunità di Fano e di Pesaro e non, un collegamento funzionale e veloce, alternativo alla strada statale 16 Adriatica, spesso congestionata, soprattutto nel periodo estivo. Per tali motivi detto svincolo è stato inserito come nodo strategico nel master plan delle infrastrutture della Regione Marche recentemente approvato dalla Giunta regionale.
Concludo dicendo che proprio ieri abbiamo fatto un sopralluogo con Società Autostrade a cui ho partecipato personalmente, così come a tutte le riunioni che le ho indicato dall’insediamento della nuova Giunta regionale, per la realizzazione dello svincolo in località Fenile perché è il punto di partenza per la realizzazione di una reale complanare tra Fano e Pesaro che risolverebbe gli attuali problemi di traffico e di sicurezza della strada statale Adriatica senza avventurarsi in altre opere che non potrebbero rappresentare in concreto una alternativa alla viabilità della statale 16.
La ringrazio Consigliera Ruggeri per questa interrogazione che porta chiarezza sull’argomento.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatta o meno, la Consigliera Ruggeri.

Marta RUGGERI. Grazie, Presidente. Grazie Assessore per la risposta. Da quello che lei dice mi sembra che la nostra ricostruzione nell’interrogazione, fatta su atti che faticosamente abbiamo recuperato presso vari enti, sia giusta. Anche lei ripercorre gli stessi atti e dà più o meno la stessa lettura che gli avevamo dati noi, ma noi non abbiamo un ruolo come il suo, quindi, abbiamo ritenuto fosse il caso che la Regione, nella sua persona, si esprimesse in proposito per darci convincimento che abbiamo dato un’interpretazione giusta.
Senza rifare tutto il percorso che lei ha fatto, è evidente che è una data importante per la città di Fano e per la città di Pesaro quello che lei dice, che la città di Pesaro non abbia mai fatto richiesta per una progettazione della complanare lo trovo abbastanza grave, ancora più grave trovo che il 28 ottobre 2016 il Comune di Fano abbia accettato di firmare questa convenzione insieme ad Autostrade, Provincia di Pesaro-Urbino e la Regione in cui, come lei ha letto, sono pienamente assolte da parte di Autostrade per l’Italia tutte le cose che erano richieste precedentemente e si fa riferimento alla Conferenza dei servizi del 2006 in cui invece si parlava, oltre che delle bretelle che sono state realizzate nella mia città, dello svincolo di Fano nord che era stato messo tra parentesi e che ad oggi non è ancora stato realizzato.
A noi sta a cuore la questione della complanare, avremmo potuto avere queste opere gratuitamente realizzate da Autostrade nel 2016, responsabilità grossa penso che l’abbia l’attuale Sindaco di Fano, che ha deciso che bastava quel poco che avevamo avuto.
Questa è una cosa che ritengo molto grave e da quello che lei dice mi sembra anche di capire che, ed era la seconda domanda che ho posto, la Giunta regionale non intende farsi promotrice dell’elaborazione e sottoscrizione di tale protocollo d’intesa, a cui abbiamo fatto riferimento precedentemente, tra Anas, Ministero ed altri enti, perché lo considera decaduto con quell’atto famoso del 2016, almeno mi sembra di avere capito questo da quello che lei ha detto.
Ora la domanda è: il famoso casello di Fano nord sarà gratis? Lei mi dice di si, ci fa piacere che non si debba pagare, ma non lo riteniamo una soluzione idonea per il congiungimento delle due città di Fano e Pesaro, un ulteriore casello non può essere la sola via che percorre l’autostrada e la statale 16 che, come lei ha detto precedentemente, non può collegare due città di questa importanza, soprattutto con l’organizzazione sanitaria che abbiamo adesso e forse con quella futura.
La settimana scorsa avrà letto che ci sono stati ben due incidenti che hanno bloccato il traffico per un po’ di tempo, quindi, quello che ci auguriamo è che si riesca a realizzare la complanare anche se abbiamo perso una grossa occasione e chi è responsabile ne dovrà rispondere davanti ai cittadini. Grazie.

Interrogazione n. 187
ad iniziativa dei Consiglieri Biancani, Mastrovincenzo, Vitri
“Verifiche sull’affidabilità ed integrità della ditta aggiudicataria del servizio di trasporto scolastico in alcuni Comuni delle Marche”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 187 dei Consiglieri Biancani, Mastrovincenzo, Vitri.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Castelli.

Guido CASTELLI. Grazie, Presidente. Già in un’altra circostanza ci eravamo intrattenuti su problematiche riguardanti questa società, sempre a cura del Consigliere Biancani, che ringrazio perché ci consente di fare il punto sui temi riguardanti l’affidabilità e l’integrità della ditta ai fini dell’aggiudicazione del servizio per il trasporto scolastico, che è stata disposta con decreto della Suam regionale che lo scorso 26 giugno 2020 ha disposto l’aggiudicazione per il servizio di trasporto per i Comuni della regione Marche ed alcuni lotti alla ditta.
Ai sensi dell’articolo 32 del codice degli appalti, come è noto, l’aggiudicazione diventa efficace dopo che si sono verificati tutti i requisiti generali e speciali prescritti dal codice stesso. Per la verifica del possesso dei requisiti auto-dichiarati in sede di gara, si è proceduto – questo riferisce la responsabile della Suam – come da disposizione di legge. In particolare per quanto concerne i requisiti generali sono stati controllati: la regolarità contributiva, la regolarità fiscale, l’ottemperanza, la legge 68/99, il certificato del casellario giudiziario per le sanzioni amministrative dipendenti da reato e tutti gli altri certificati riguardanti il casellario informatico dell’Anac, il casellario giudiziario di tutti i soggetti previsti dall’articolo 80, il certificato del Tribunale della sezione fallimentare e l’informativa antimafia. Quindi, la Suam ha proceduto a tutte queste verifiche e il 21 luglio dell’anno scorso all’esito positivo di questa verifica ha dichiarato l’efficacia dell’aggiudicazione.
C’è stato un ricorso contro l’aggiudicazione della ditta, che è stato presentato al Tar Marche nel luglio dell’anno scorso da parte di un’altra concorrente. Il Tar Marche con una sentenza dello scorso gennaio, siamo già nel nuovo anno e con la nuova legislatura, ha affermato che “dall’istruttoria condotta dalla Regione Marche, evincibile dalla documentazione versata agli atti, - è emerso che l’aggiudicataria risulta in regola con le prescrizioni di legge volte a tutelare il diritto al lavoro dei disabili, non ha iscrizioni nel casellario giudiziario né all’Anagrafe”, segue il dispositivo della sentenza che non leggo, ma che sarà possibile ottenere con la copia della risposta stessa.
Come è riportato, prosegue la Dirigente del Servizio Suam, che ha provveduto a redigere la risposta, anche nel suddetto provvedimento giudiziario, al momento dell’aggiudicazione la ditta non è risultata carente dei requisiti morali e speciali che sono previsti dal codice dei contratti, tuttavia la Suam, che a conoscenza della situazione di difficoltà della ditta, ha richiesto prima della stipula del contratto/convenzione un ulteriore approfondimento all’Agenzia delle entrate.
Quindi, verifica formale di tutte le certificazioni, sentenza del Tar Marche e ulteriore accertamento presso l’Agenzia delle entrate competente, che non ha restituito informazioni debitorie per quanto riguarda la ditta menzionata.
Vista la sentenza favorevole di I° grado, in data 16 marzo 2021, la Suam ha provveduto alla stipula della convenzione/contratto con la ditta, quindi l’ha fatto dopo aver ottenuto tutte queste conferme.
Contro la sentenza del Tar Marche è stato tuttavia proposto appello al Consiglio di Stato il 6 aprile 2021, sempre da parte della ditta concorrente, ed è stata fissata l’udienza per la discussione nella data del prossimo 1 luglio, quindi la Suam all’esito ed a seguito della proposizione del gravame ha inviato una nota il 15 aprile ai Comuni interessati dai lotti aggiudicati alla ditta, rendendoli edotti della situazione giudiziaria in atto ed invitandoli ad attendere gli esiti, almeno della richiesta cautelare perché la ditta concorrente ha anche proposto richiesta di sospensiva.
Considerando che il periodo migliore per effettuare il cambio appalto nel servizio del trasporto scolastico in vista dell’avvio del nuovo anno sono i mesi di sospensione del trasporto stesso, cioè da giugno a settembre, la Suam ha anche inviato una esplicita richiesta all’Avvocatura regionale affinché la stessa presenti una richiesta di anticipo dell’udienza di discussione della cautelare al Consiglio di Stato. E’ evidente che sarebbe utile sapere se vi sarà sospensiva quanto prima possibile perché sono parecchi i Comuni che ci chiedono notizie sia per quanto riguarda questa specifica problematica, sia più in generale per l’aggravio di costi di cui abbiamo anche parlato, il reperimento dei 500.000 euro di cui abbiamo fatto già cenno, anzi aggiungo che mercoledì o giovedì faremo anche un incontro con il coordinamento piccolo dei Comuni dell’Anci proprio per parlare di queste problematiche.
Cerco di stringere così che si possa dare spazio anche alla replica, dicendo che sempre nell’ottica di monitorare costantemente la situazione societaria della ditta la Suam il 25 maggio 2021 ha trasmesso ai Comuni interessati al lotto 9 (Pesaro, Fano e Vallefoglia) la richiesta di informazioni riguardo alla ditta stessa in quanto attuale contraente del servizio di trasporto scolastico a seguito di precedente autonoma gara svolta dai Comuni stessi. E’ stato richiesto di venire a conoscenza del comportamento tenuto dal fornitore nell’esecuzione delle pregresse obbligazioni contrattuali nonché dei rischi inerenti la questione dei mancati pagamenti, ricordo che il Consigliere Biancani aveva parlato anche di interlocuzioni in Prefettura con la ditta stessa.
Il 31 maggio scorso il Comune di Pesaro ha rilevato tre criticità che riguardano il pagamento delle retribuzioni e due situazioni specifiche di inadempienze contrattuali, quindi, effettivamente l’esito anche di questo plus di valutazione che è stato condotto non consente di rilevare problematiche del servizio svolto presso l’utenza, ma una serie di circostanze che sono state dettagliate.
Il Comune di Vallefoglia ha riscontrato che la ditta non sempre ha tenuto un comportamento corretto nell’esecuzione delle obbligazioni contrattuali, per cui questa verifica effettivamente ha prodotto la conferma di situazioni che meritano attenzione e per le quali ringrazio il Consigliere Biancani.
Anche il Comune di Fano riscontra che i dipendenti della ditta affidataria della gestione del servizio, in particolare per quanto riguarda la questione dei pagamenti, sono stati tutti soddisfatti pur se con ritardo, in particolare a seguito della sospensione del servizio del trasporto avvenuta nel periodo marzo/giugno 2020 a causa della pandemia ed all’avvenuta ripresa del servizio a decorrere dal settembre 2020 le organizzazioni sindacali avevano richiesto al Comune di Pesaro, Fano, Petriano, Fermignano, Vallefoglia, Monteciccardo l’intervento in surroga per il pagamento delle spettanze dei dipendenti impiegati nel servizio trasporto.
Insomma, ci sono una serie di allert che meritano attenzione anche se non hanno compromesso la possibilità, a mente di codice degli appalti, di confermare l’affidamento salvo chiaramente quello che accadrà in sede di sospensiva al Consiglio di Stato.
Chiudo dicendo che da questa verifica fatta con i Comuni emerge che ci sono state delle criticità nel rapporto con le maestranze, con i dipendenti, mentre il servizio non ha manifestato particolari criticità.
Dai suddetti riscontri pervenuti da parte dei Comuni, come sopra detto, per i quali l’attuale gestore del servizio trasporto è lo stesso che fornirà il servizio con la convenzione attivata, si rileva che, ancorché il servizio non venga gestito in maniera fluida, non risultano allo stato attuale le condizioni per effettuare il recesso dal contratto/convenzione a causa del venir meno dell’affidabilità del contraente, pur rimanendo in attesa che si pronunci il Consiglio di Stato.
I problemi ci sono, sono stati valutati dalla Suam come non idonei a determinare una revoca dell’affidamento, ma si resta in attesa dell’esito della sospensiva al Consiglio di Stato.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Biancani.

Andrea BIANCANI. Grazie, Presidente. Grazie Assessore per la risposta, dopo prendo volentieri copia che mi consentirà di approfondire anche quegli aspetti che non c’è stato di modo di analizzare durante la risposta.
In effetti il tema vero è che questa società probabilmente ha dei bravi dipendenti, nel senso che anche se non vengono pagati con regolarità garantiscono un buon servizio in quanto sono loro che vanno a prendere i ragazzi a casa o a scuola per riportarli a casa. La ditta è fortunata perché ha dei dipendenti che anche di fronte a diverse problematiche (assenze, scioperi, eccetera) anche se qualche diritto l’avrebbero, continuano a lavorare con dedizione.
Non so se questi dati che sono emersi alla luce di queste due interrogazioni, che avevo fatto e alle quali lei Assessore ha sempre dato risposta precisa, è possibile metterli a disposizione del Consiglio di Stato, le risposte che noi abbiamo ricevuto dai vari Comuni, perché oggi noi siamo interlocutori dei Comuni e del Consiglio di Stato. I Comuni sono nostri interlocutori, penso che un soggetto terzo, che deve decidere rispetto anche a questi atti, debba essere messo nelle condizioni di avere tutti i documenti necessari.
Rimango perplesso non perché la Regione Marche si sia comportata male e non abbia fatto quello che doveva fare, ma che nel nostro Paese tutto sia in regola perché se si chiede a chi gestisce il servizio questo risponde che in realtà ci sono dei problemi e non è tutto in regola. Questo alla luce del fatto che oggi siamo nella fase in cui dovremmo rinnovare anche per i prossimi anni, sapendo che abbiamo una ditta che probabilmente non ha quella solidità per riuscire a garantire le necessità ed anche i contratti con i dipendenti. Pensavo che questo fosse uno dei motivi per poter rivedere la cosa.
Con la ditta non ho rapporti personali di nessun tipo, mi hanno sollecitato i dipendenti, che continuano a farmi presente che hanno difficoltà ad avere gli stipendi tanto che a volte sono dovuti intervenire i Comuni, anche se devo dire che quando i Comuni sono stati convocati in Prefettura o si è paventata la possibilità di intervenissero in sostituzione la ditta ha pagato.
Non è possibile che ogni mese i dipendenti stiano con il fiato sospeso per sapere se arriva lo stipendio oppure no, alla luce del fatto che il lavoro lo fanno e lo fanno bene.
Assessore, la ringrazio e le chiedo di continuare a presidiare specialmente gli uffici e di mettere anche a disposizione degli altri enti (Tar, Consiglio di Stato) le risposte avute direttamente dai Comuni. Grazie.

Mozione n. 75
ad iniziativa dei Consiglieri Casini, Mangialardi, Biancani, Bora, Carancini, Cesetti, Mastrovincenzo, Vitri
“Ricostruzione, detrazione IVA da parte di imprese soggette a regime ordinario ai fini della medesima imposta”
(Discussione e votazione)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la mozione n. 75 dei Consiglieri Casini, Mangialardi, Biancani, Bora, Carancini, Cesetti, Mastrovincenzo, Vitri.
Ha la parola, per l’illustrazione, la Consigliera Casini.


(in fase di completamento)