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Resoconto della seduta n.29 del 10/05/2016

SEDUTA N. 29 DEL 10 MAGGIO 2016

La seduta inizia alle ore 10,30

Presidenza del Presidente
Antonio Mastrovincenzo

Comunicazioni del Presidente

PRESIDENTE. Colleghi buona giornata, dichiaro aperta la seduta n. 29 del 10 maggio 2016. Do per letto il processo verbale della seduta n. 28 del 26 aprile, il quale, ove non vi siano obiezioni, si intende approvato ai sensi dell’articolo 29 del Regolamento Interno.
Do per letto il processo verbale della seduta n. 28 del 26 aprile, il quale, ove non vi siano obiezioni, si intende approvato ai sensi dell’articolo 29 del Regolamento Interno.
Comunico che:
sono state presentate le seguenti proposte di legge regionale:
- n. 48 in data 26 aprile, ad iniziativa dei Consiglieri Talè, Urbinati, Traversini, Rapa, concernente: “Modifica alla legge regionale 8 marzo 1990, n. 13 'Norme edilizie per il territorio agricolo'”, assegnata alla III Commissione assembleare in sede referente e trasmessa al Consiglio delle autonomie locali per l’espressione del parere di cui all’articolo 11, comma 4 della l.r. 4/2007, al Consiglio regionale dell'economia e del lavoro per il parere di cui all'articolo 4, comma 1, lettera c) della l.r. 15/2008 e alla II Commissione assembleare ai sensi e per gli effetti dei commi 1 e 1 bis dell'articolo 68 del Regolamento interno;
- n. 49 in data 26 aprile, ad iniziativa dei Consiglieri Urbinati, Busilacchi, Talè, concernente: “Disposizioni in materia di assegno vitalizio e trattamento previdenziale dei consiglieri regionali. Modifiche alla legge regionale 13 marzo 1995, n. 23”, assegnata alla I Commissione assembleare in sede referente e trasmessa alla II Commissione ai sensi e per gli effetti del comma 1 bis dell'articolo 68 del Regolamento interno;
- n. 50 in data 5 maggio, ad iniziativa del Consigliere Urbinati, concernente: “Modifiche alla legge regionale 23 febbraio 2005, n. 6 'Legge forestale regionale'”, assegnata alla II Commissione assembleare in sede referente e trasmessa al Consiglio regionale dell'economia e del lavoro per il parere di cui all'articolo 4, comma 1, lettera c) della l.r. 15/2008;
- n. 51 in data 5 maggio, ad iniziativa dei Consiglieri Giorgini, Maggi, Pergolesi, Fabbri, concernente: “Modifiche alla legge regionale 23 novembre 2011, n. 22”, assegnata alla III Commissione assembleare in sede referente e trasmessa al Consiglio delle autonomie locali per l’espressione del parere di cui all’articolo 11, comma 4 della l.r. 4/2007, al Consiglio regionale dell'economia e del lavoro per il parere di cui all'articolo 4, comma 1, lettera c) della l.r. 15/2008 e alla II Commissione assembleare ai sensi e per gli effetti del comma 1 bis dell'articolo 68 del Regolamento interno;
- n. 52 in data 6 maggio, ad iniziativa della Giunta regionale, concernente: “Ulteriori modifiche della legge regionale 16 gennaio 1995, n. 10 'Norme sul riordinamento territoriale dei Comuni e delle Province nella regione Marche'”, assegnata alla I Commissione assembleare in sede referente e trasmessa al Consiglio delle autonomie locali per l’espressione del parere di cui all’articolo 11, comma 4 della l.r. 4/2007 e alla II Commissione assembleare ai sensi e per gli effetti del comma 1 bis dell'articolo 68 del Regolamento interno.
E' stata presentata la seguente proposta di atto amministrativo:
- n. 15 in data 6 maggio, ad iniziativa della Giunta regionale, concernente: “Piano regionale per la promozione della pratica sportiva e delle attività motorio-ricreative 2016/2020. Legge regionale 5/2012, articolo 6”, assegnata alla I Commissione assembleare in sede referente e trasmessa al Consiglio delle autonomie locali per l’espressione del parere di cui all’articolo 11, comma 2, lettera c) della l.r. 4/2007 e al Consiglio regionale dell'economia e del lavoro per il parere di cui all'articolo 4, comma 1, lettera b), numero 2, della l.r. 15/2008.
Sono state presentate le seguenti mozioni:
- n. 115 ad iniziativa del Consigliere Bisonni, concernente: “Riduzione delle tariffe del Trasporto pubblico locale”;
- n. 116 ad iniziativa del Consigliere Talè, concernente: “Ripristino viabilità sulla SP 5 bis Mondaviese”;
- n. 117 ad iniziativa del Consigliere Fabbri, concernente: “Promozione dell'attività di recupero e distribuzione delle eccedenze alimentari e non alimentari”;
- n. 118 ad iniziativa dei Consiglieri Malaigia, Zaffiri, Zura Puntaroni, concernente: “Revisione distanze chilometriche e tariffe dei percorsi di Trasporto pubblico locale in provincia di Fermo. Tutela degli studenti e loro famiglie”;
- n. 119 ad iniziativa della Consigliere Marcozzi, concernente: “Avis regionale”;
- n. 120 ad iniziativa del Consigliere Fabbri, concernente: “Tutela del lupo”;
- n. 121 ad iniziativa del Consigliere Bisonni, concernente: “Sicurezza antincendio delle scuole marchigiane”;
- n. 123 ad iniziativa del Consigliere Bisonni, concernente: “Sicurezza antincendio delle strutture sanitarie marchigiane”;
- n. 124 ad iniziativa dei Consiglieri Pergolesi, Maggi, concernente: “Posizione della Regione Marche in sede di Conferenza unificata Stato, Regioni ed enti locali in tema di gioco d'azzardo e di contrasto alle patologie ad esso correlate”;
- n. 125 ad iniziativa del Consigliere Fabbri, concernente: “Finanziamento della legge regionale 13/2009 "Disposizioni a sostegno dei diritti e dell'integrazione dei cittadini stranieri immigrati".
E’ stata presentata la seguente petizione:
- n. 2/16 in data 28 aprile, ad iniziativa di Ruggero Fittajoli ed altri, concernente: “Rischio idraulico fiume Esino”, assegnata alla III Commissione assembleare ai sensi dell’articolo 127 del Regolamento interno.
Il Presidente della Giunta regionale ha promulgato le seguenti leggi regionali:
- n. 9 in data 26 aprile “Abolizione del contributo per il funzionamento dei gruppi consiliari e modifiche alla legge regionale 10 agosto 1988, n. 34 'Finanziamento delle attività dei gruppi consiliari'”;
- n. 10 in data 2 maggio “Modifiche alla legge regionale 20 aprile 2015, n. 19 'Norme in materia di esercizio e controllo degli impianti termici degli edifici'”.

Saluto alle scuole

PRESIDENTE. Saluto i ragazzi dell'Istituto comprensivo Colmurano, classi quinte dei plessi di Loro Piceno, Colmurano ed Urbisaglia ed i loro insegnanti. Vi salutiamo con un applauso e vi ringraziamo per la presenza.

(Applausi)

PRESIDENTE. Ricordo inoltre che ieri è stata la Festa dell'Europa e come Consiglio regionale abbiamo patrocinato diverse iniziative, una a San Paolo di Jesi le altre a Fano ed a Macerata, avranno corso per tutta la settimana ed i giorni a seguire, riteniamo questo molto importante per ricordare la data del 9 maggio.

Interrogazione n. 173 - a risposta immediata
ad iniziativa del Consigliere Maggi
“Gestione e tutela dei molluschi bivalvi compartimento di Ancona”

Interrogazione a risposta immediata n. 161
ad iniziativa della Consigliera Marcozzi
“Compartimenti della pesca dei molluschi bivalvi”
(Abbinate)
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'interrogazione n. 173 – a risposta immediata – del Consigliere Maggi e l’interrogazione n. 161 della Consigliera Marcozzi, abbinate.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Bora.

Emanuela BORA. Grazie Presidente. Ho consegnato prima al Consigliere Maggi la risposta tecnica degli uffici.
Ci tengo a ringraziarlo per questa interrogazione perché l'argomento è molto importante per il settore della pesca della nostra regione.
Il riferimento normativo che viene citato in realtà è decaduto nel senso che è stato abrogato e non corrisponde al vero che la normativa è illegittima nel senso che il Tar in realtà ha dato ragione alla Regione Marche e stiamo ancora aspettando la sentenza del Consiglio di Stato.
La Giunta sta approfondendo uno studio sulle attuali risorse, credo che il nocciolo della questione in realtà non sia tanto quello relativo al numero dei comparti, ma piuttosto al numero delle licenze perché, come giustamente ho ricordato nella premessa, nella nostra regione ci sono circa un terzo delle licenze di tutta Italia, quindi se vogliamo risolvere il problema dobbiamo cercare di ridurle mettendo poi all'angolo il Ministero e costringerlo ad un Piano che imponga la riduzione del numero di imbarcazioni.
Stiamo lavorando, anche insieme all'on. Agostini che voglio ringraziare, per fare approvare entro la fine di giugno una legge che forse ci aiuterà a risolvere la questione cercando di liberalizzare il numero delle imbarcazioni nel comparto a sud delle Marche, comunque sarà l’Aula alla fine a decidere.
Rispetto alla proroga confermo che è nostra intenzione concederla proprio per darci la possibilità di risolvere il problema e non di lavarci le mani restituendo tutto come potremmo fare al Ministero perché questo oltretutto non risolverebbe la situazione nel senso che ci ha già preannunciato che non ha intenzione di cancellare il sub comparto di San Benedetto.
Rispetto all'interrogazione n. 161 presentata dalla Consigliera Marcozzi la problematica oggetto dell'interrogazione concerne il comparto della pesca dei molluschi bivalvi, in particolare la pesca esercitata con le apposite imbarcazioni denominate turbo soffianti o draghe idrauliche.
La tematica in oggetto è già stata elemento di precedenti interrogazioni per le quali la scrivente ha fornito apposita descrizione dell'attuale assetto normativo per il settore. Da questo punto di vista ad oggi la situazione rimane di fatto invariata, pertanto si passa direttamente alla trattazione delle tematiche oggetto della presente interrogazione.
Come in precedenza ricordato, con apposita gara d'appalto la Regione ha affidato un monitoraggio che è iniziato nel mese di dicembre 2010. Il monitoraggio è terminato in data 31 dicembre 2012 ed ha permesso di avere un quadro sulla distribuzione della risorsa di tipo quantitativo. Per la prima volta dopo molti anni un monitoraggio ha potuto restituire un simile risultato che ad oggi rimane ancora l'unico disponibile per l'area di mare antistante la regione Marche. Come già descritto proprio i risultati di tale indagine hanno indotto al mantenimento dell'assetto ancora in vigore fino al 30 giugno 2016. Come previsto dallo stesso Regolamento regionale dal 2012 al 2015 la struttura regionale competente ha provveduto alla raccolta annuale di ulteriori dati volti al monitoraggio della risorsa. In particolare non si è trattato di monitoraggi come quello finanziato nel 2010, bensì con la collaborazione degli stessi Consorzi di gestione si è proceduto alla raccolta dei dati di prelievo forniti direttamente dagli operatori, che li hanno riportati periodicamente nei piani di gestione prodotti annualmente ai sensi dell'articolo 5 del regolamento regionale di settore.
Recentemente anche a seguito delle sollecitazioni ricevute dagli operatori del comparto la struttura regionale si è attivata per apportare lievi modifiche al regolamento. In particolare è stata proposta l'introduzione della possibilità per i Consorzi di chiedere lo sbarco del prodotto anche in un porto al di fuori di quelli nella propria area di competenza, il tutto d'intesa con l'Autorità marittima regionale al fine di garantire al massimo la sicurezza della navigazione. Inoltre a seguito delle risultanze derivanti dai dati elaborati nel corso degli ultimi incontri tenutisi è stato proposto di prorogare l'attuale assetto delle aree in gestione ai Consorzi fino alla data del 30 giugno 2017 il tutto anche in considerazione di possibili future evoluzioni del settore determinate anche da nuove iniziative condotte unitamente da Regione Marche e Ministero delle politiche agricole di seguito descritte.
Rispetto al punto in cui si interroga la Giunta, in merito a come intende affrontare la tematica oggetto della presente risposta, si riporta quanto segue:
a) come sopra descritto i dati a disposizione sono quelli elaborati dalla struttura regionale competente sulla base delle informazioni fornite annualmente dai Consorzi di gestione unitamente alle risultanze del monitoraggio concluso nel 2012;
b) al momento attuale i dati disponibili sono sufficienti per notare una sostanziale situazione di equilibrio che fa propendere per una proroga dell'attuale assetto fino al mese di giugno 2017. Ciò non toglie che l'azione di monitoraggio dovrà essere garantita anche in futuro al fine di poter disporre eventuali necessari correttivi relativi alla distribuzione delle imbarcazioni dei compartimenti regionali. Il tutto anche in attesa dei risultati che scaturiranno dal futuro monitoraggio ministeriale;
c) l'amministrazione al momento propende per il mantenimento dell'assetto attuale salvo la necessità di variazioni determinate da imprevedibili cambiamenti nella distribuzione e disponibilità della risorsa.

PRESIDENTE. Ha la parola,per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Maggi.

Giovanni MAGGI. Grazie. Saluto i ragazzi che sono venuti qui a farci visita e spero che avranno una buona impressione di questa X^ legislatura e di questo Consiglio regionale.
Detto questo, dopo questo saluto fatto con il cuore, sono categorico nel ritenermi profondamente insoddisfatto della risposta dell'Assessore Bora per tre motivi: uno, perché sono di Ancona e sono stato eletto in questo territorio e quindi devo tutelare gli interessi dei lavoratori e delle famiglie che ci vivono; due, perché l'Assessore Bora aveva dichiarato che se i pescatori dei comparti non si fossero accordati non avrebbe concesso la proroga, che scade il 30 giugno; tre, perché la Regione Marche ha violato le normative europee, le normative del decreto ministeriale 27 dicembre 2010 e ha permesso che delle 218 barche che pescano le vongole la metà sia al lavoro nel comparto di Ancona.
Questo pasticcio politico mette in difficoltà il comparto di Ancona e con questa proroga, che ha annunciato l'Assessore Bora, il mare viene sempre più depauperato perché, ripeto, la metà delle barche della flotta pesca nel comparto di Ancona, naturalmente non c'è più niente, i pescatori di Ancona non vanno più neanche a pescare con grave danno dell'economia del territorio che io rappresento.
Sono profondamente insoddisfatto e mi dissocio da questa proroga perché nell'azione risarcitoria che faranno i pescatori di Ancona saranno coinvolte anche le responsabilità dei Consiglieri. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatta o meno, la Consigliera Marcozzi.

Jessica MARCOZZI. A differenza del Consigliere Maggi io sono soddisfatta. Avevo già chiesto lo scorso anno, … Consigliere Maggi le ho spiegato che se le 25 imbarcazioni verranno trasferite a Civitanova, ciò metterà in difficoltà tutte le attività produttive, (…) non sono messe in difficoltà quelle di Ancona, è sempre stato così e tutto il settore sarà come quello di Ancona. In questo momento a noi va bene la proroga, quindi sono soddisfatta della risposta.
Lo scorso anno tramite un’interpellanza avevo chiesto la proroga, il compartimento di San Benedetto l’aveva chiesta perché, comunque sia, Consigliere Maggi, portare 25 imbarcazioni a Civitanova metterà in difficoltà tutto il compartimento. Lei pensa che San Benedetto e Porto San Giorgio siano in condizioni migliori rispetto ad Ancona? Andare a spostare queste imbarcazioni … No, guardi, io sono soddisfatta della risposta, quindi la ringrazio Assessore.

Sull’ordine del giorno

PRESIDENTE. L’interrogazione n. 150, su richiesta dell’Assessore Sciapichetti, è rinviata alla prossima seduta.

Interrogazione n. 153
ad iniziativa del Consigliere Rapa
"Situazione lavori Strada Statale 73 bis”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'interrogazione n. 153 del Consigliere Rapa.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Casini.

Anna CASINI. Rispondo a questa interrogazione anche se sono piuttosto imbarazzata nel senso che questi lavori li sta svolgendo l'Anas, quindi non avendo la Regione controllo sull'Anas è un po' difficoltoso per i nostri uffici preparare una relazione.
Ad ogni buon conto i nostri uffici si sono informati presso l'Anas, hanno richiesto una relazione ed è soltanto per questo lavoro che è stato fatto che io le rispondo, altrimenti avrei dovuto dirle di rivolgersi all'Anas perché quando non c'è di mezzo la Regione con accordi di programma, con impegni particolari, noi non abbiamo la possibilità di controllare quello che fa l'Anas.
L'intervento di riqualificazione interessa dei lavori che sono particolarmente complessi, lei mi dice che è necessario che siano conclusi prima dell'inizio della stagione estiva, ma come lei ben sa c'è un “inizio dei lavori”, una “fine dei lavori” e gli stati di avanzamento che sono in possesso dell'Anas e che fanno parte del contratto e noi non possiamo intervenire nel dire accelerate i lavori, perché in genere nelle opere pubbliche ci sono delle regole ben precise.
Detto questo le opere sono anche piuttosto complesse, infatti l'intervento è finalizzato al miglioramento funzionale e anche sismico delle opere d'arte e prevedono la demolizione di due viadotti adottando delle sezioni più ampie del tipo 3 delle norme CNR 80 (piattaforma stradale a due corsie per ogni senso di marcia, di larghezza complessiva pari a 18.60 m, quindi piuttosto ampia, con quattro corsie da 3.50 m.), oltre questo è contemplato il rinforzo delle sottostrutture dei 4 viadotti per rendere il sovrappasso rispondente alle previsioni del D.M. 2008.
Comportando la realizzazione dell'intervento l'esigenza di demolire e ricostruire gli impalcati mantenendo fruibile nel frattempo il traffico veicolare il tratto di statale interessato per tutta la durata del cantiere, la successione dei lavori è stata articolata in due fasi distinte, per evitare di dover chiudere la strada, che hanno comportato l'istituzione di un doppio senso di marcia rispettivamente in carreggiata destra (direzione Urbino-Fano) in fase 1 ed in carreggiata sinistra (direzione Fano-Urbino) nellafFase 2.
Questa divisione del traffico che è stata effettuata non pare abbia creato, vista anche la larghezza stradale, grandi problemi di fruibilità stradale.
Parallelamente ai lavori principali sul medesimo tratto di statale, dovranno essere eseguiti interventi di rafforzamento della sovrastruttura stradale che, ad oggi, manifesta evidenti segni di degrado superficiale ed ammaloramenti profondi principalmente concentrati in corrispondenza delle corsie di sorpasso e che comporteranno, anche in questo caso, la temporanea chiusura al traffico di una carreggiata stradale e l'istituzione di un doppio senso di marcia sulla carreggiata opposta. Per tali interventi complementari, è intenzione del compartimento operare esecutivamente e, per quanto percorribile, parallelamente ed in sovrapposizione con i menzionati lavori principali con l'obiettivo di contenere al massimo la durata degli stessi, possibilmente entro il termine del primo semestre 2016. Ovviamente loro non mettono date perché sono atti interni, per cui ringraziamo l'Anas per averci fatto questa relazione, e questo è quanto.

Presidenza del Vicepresidente
Renato Claudio Minardi

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Rapa.

Boris RAPA. Ringrazio la Vicepresidente per la risposta che ritengo soddisfacente.
Vorrei sollecitare un monitoraggio della situazione, anche se chiaramente non è di competenza della Regione, per quel che si può, è importante per l'avvicinarsi della stagione estiva e per i flussi che proverranno dalle regioni limitrofe, quali l'Umbria che è uno dei principali bacini di utenza della nostra regione.
Ripeto, per quello che si riesce, cercare un attimo di confrontarsi con l'Anas, che ringrazio per la risposta, perché oggi più che mai il successo di una destinazione turistica dipende dalla fruibilità della stessa, cercare, quindi, una programmazione per evitare che si creino disagi nel periodo centrale dell'estate. Grazie.

Interrogazione n. 154
ad iniziativa del Consigliere Bisonni
"Vigilanza della Giunta regionale per la verifica dell'appropriatezza dell'invio degli avvisi di pagamento da parte del Consorzio di bonifica delle Marche”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'interrogazione n. 154 del Consigliere Bisonni.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Casini.

Anna CASINI. Vi ho fatto consegnare copia della relazione fatta per la Giunta, anche questa è un'operazione straordinaria.
Gli uffici mi hanno detto che ci sono stati dei problemi nella redazione della relazione, problemi legati al protocollo e all'arrivo della mozione agli uffici, per questo hanno tardato un po’. Questo dicono e scrivono nel redigere la relazione che ho fatto fotocopiare per ognuno di voi in modo da non farvi sopportare la lettura di tutta la relazione che in questa maniera avete sotto mano.
Vi leggo la risposta predisposta per l'interrogazione.
Preliminarmente, l'ufficio riferisce che la richiesta di provvedere a relazionare in merito alla mozione trattata nella seduta dell'Assemblea del 22 settembre 2015 è pervenuta in data 29 settembre 2015 ed è stata assegnata ai funzionari, per un disguido, solo in data successiva all'invio dell'interrogazione, ovvero il 7 aprile 2016.
L'attività di vigilanza, ai sensi della legge regionale n. 13/2004 e della delibera di Giunta regionale n. 621/2004, è svolta in continuo, come in altre occasioni riferito, sul flusso di atti che provengono dal Consorzio di bonifica delle Marche. Per la specifica richiesta si è provveduto anche con verifica che i criteri con i quali sono stati emessi gli avvisi di pagamento del Consorzio di bonifica delle Marche, per il 2014 ed il 2015, risultino appropriati e siano chiaramente definiti ed individuati al fine di: evitare errati recapiti, esplicitare la motivazione del contributo con riferimento alle attività specifiche eseguite e ai diretti benefici procurati, evitare possibili contenziosi, ricorsi o mancati pagamenti. Dell'attività è stata redatta, come detto, dettagliata relazione scritta che voi avete.
È comunque possibile tratteggiare gli elementi essenziali dell'attività svolta.
Il Consorzio di bonifica delle Marche è stato costituito ed opera dal 2014 ai sensi della legge regionale n. 13/2013 a seguito dell'approvazione del progetto di fusione e dello Statuto avvenuta con delibera di Giunta regionale n. 1715/2013.
Nell'ambito delle funzioni conferite, l'Amministratore straordinario, per adempiere alla fusione dei consorzi, ha approvato il Piano di classifica degli immobili e il Piano di riparto delle spese consortili, approvati con delibera di Giunta regionale n. 137/2015, per la determinazione della quota dovuta da ciascun consorziato per le spese relative alle attività e al funzionamento del Consorzio, come stabilito dall'articolo 16 della legge regionale n. 13/2013.
Nell'ambito delle funzioni ordinarie e straordinarie conferite dalla legge, l'Amministratore ha adottato i bilanci di previsione 2014 e 2015 con cui sono state definite finanziariamente le attività da svolgere, comprese quelle relative alla manutenzione del reticolo idrografico, di cui il Consorzio è competente ai sensi della legge regionale n. 13/2013, articolo 14, inerenti all'emissione degli avvisi di pagamento in questione.
Il Piano di classifica e quello di riparto, pubblicati sul sito del Consorzio ai sensi di legge, contengono tutte le informazioni riguardanti il territorio dove si esplica l'attività di manutenzione idraulico forestale, il beneficio che i proprietari inclusi nel comprensorio ricevono o possono ricevere dalle attività, la parametrazione del beneficio per ogni singolo immobile, la ripartizione della spesa tra le categorie di immobili, il dettaglio delle aree e degli immobili connesso al beneficio.
Nel dettaglio il beneficio viene riferito ad un programma di interventi sul reticolo idraulico consistente in manutenzioni ordinarie idraulico-forestali, così come definite dal d.p.r. 14 aprile 1993, che influisce sulla conservazione/incremento dei valori immobiliari e della fruibilità, sulla salvaguardia dell'integrità da esondazione e dissesto idrogeologico, sul miglioramento ambientale e sulla salvaguardia del territorio.
Per la contribuenza delle superfici agricole la suddivisione della spesa tiene conto della posizione in area montana o meno, dell'estensione degli immobili e dell'indice tecnico di beneficio. Quest'ultimo risulta dalle seguenti componenti: distanza di terreni dai corsi d'acqua, distanza dal recapito, densità di attraversamento stradale dei corsi d'acqua, indice di deflusso fisiografico ,definito anche ruscellamento superficiale.
La contribuenza delle aree artigianali-commerciali-industriali in ambito extraurbano è definita in relazione alle superfici coperte e ai piazzali non allacciati alla pubblica fognatura. Tenuto conto dell'indice di beneficio del foglio catastale il contributo è calcolato sull'area occupata indirettamente sulla base della rendita catastale.
Per i soggetti gestori del servizio idropotabile la spesa è ripartita in relazione ai volumi distribuiti.
Con il Piano di riparto inoltre vengono definiti i parametri di calcolo utilizzati in relazione al contributo minimo dovuto, alla superficie minima (o rendita minima) soggetta alla tassazione e all'importo unitario dovuto.
Risultano pertanto adeguatamente specificati e chiari gli elementi che conducono alla connessione tra beneficio e bene immobile per l'emissione del contributo di bonifica, questo ai sensi della legge regionale n. 13/2013.
Anche gli avvisi di pagamento recano gli elementi essenziali che costituiscono l'applicazione del Piano di classifica degli immobili e del Piano di riparto.
Si specifica infine che il contributo consortile, ai sensi dell'articolo 6 della legge regionale n. 13/2013, è in relazione al beneficio che gli immobili inclusi nel comprensorio ricevono o possono ricevere dalle attività di manutenzione idraulico forestale eseguite dal Consorzio in questione.
Per quanto sopra riportato, l'attività di vigilanza del Consorzio di bonifica delle Marche, ai sensi della legge regionale n. 13/2004, non ha rilevato elementi di mancata appropriatezza o di carenza di chiarezza in merito ai criteri utilizzati per l'emissione degli avvisi di pagamento, per quanto la materia non risulta certamente priva di una certa complessità.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Bisonni.

Sandro BISONNI. Grazie Presidente. Questa risposta la definirei una “non risposta” nel senso che è stato fatto un elenco delle funzioni del Consorzio di bonifica, di quello che fa. Cose che conoscevo avendo fatto diversi incontri con i responsabili ed avendo approfondito la materia.
Quello che chiedeva l'interrogazione, e che chiedeva la mozione approvata il 22, era di capire come la Regione potesse esercitare il potere di vigilanza previsto dalla legge regionale n. 13. Cosa fa la Regione per esercitare concretamente questo controllo ed evitare eventuali errati avvisi di pagamento? Esplicitare chiaramente le motivazioni, evitare i contenziosi, da questo quadro sembra tutto rose e fuori, invece devo dire che sono a conoscenza di numerose problematiche di avvisi di pagamento addirittura per i centri urbani, il Consorzio è arrivato fino alle periferie.
Non mi risulta che le cose vadano tutte così bene, che sia tutto regolare.
Una nota anche sul metodo, nel senso che con questa mozione si era chiesto di avere una relazione entro il 31 marzo, guarda caso, coincidenza, c'è stato il disguido. Noi ci crediamo per carità, l'impressione è che in passato non ci sia stata tutta questa premura di rispettare le scadenze e gli impegni che il Consiglio dava, allora accogliamo con benevolenza la Commissione Capire che dovrà vigilare sull'attuazione degli atti che il Consiglio dispone e sugli impegni che la Giunta si prende.
Leggerò con attenzione e con calma la relazione che ho ricevuto oggi, però non sono molto soddisfatto soprattutto del metodo.

PRESIDENTE. Ha la parola, per una precisazione, l'Assessore Casini.

Anna CASINI. Per correttezza dico che la nota che vi ho letto, nella quale si dice che c'è stato un ritardo e che è stata consegnata soltanto ad aprile, è firmata dal funzionario, non lo dico io, lo dice lui, quindi evidentemente c'è stato un disguido che può capitare. E’ capitato adesso, speriamo che non capiti più. Non è che io non volevo risponderle o che il funzionario …, non mi pare argomento ...

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Bisonni.

Sandro BISONNI. Ho l'impressione che se non era il sottoscritto a fare questa interrogazione ed a ricordare l'impegno, questa cosa sarebbe andata nel dimenticatoio.

Interrogazione n. 144
ad iniziativa del Consigliere Giorgini
"Rimborso delle spese sanitarie in caso di incidente stradale”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'interrogazione n. 144 del Consigliere Giorgini.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Casini.

Anna CASINI. Al riguardo si espone quanto in appresso, predisposto con nota Asur prot. n. 8804 del 21 marzo 2016, l'interrogante muove da un assunto completamente errato in quanto vige nel nostro ordinamento un meccanismo sostituivo delle azioni di rivalsa da sinistri stradali altrimenti esercitati dagli enti che erogano prestazioni a carico del servizio sanitario nei confronti del responsabile del sinistro e della compagnia di assicurazione per il rimborso delle prestazioni erogate a favore della vittima del sinistro stesso. II legislatore già con l'articolo 11 bis della legge 24 dicembre 1969, n. 990 aveva previsto:
1. sui premi delle assicurazioni per la responsabilità civile per i danni causati dalla circolazione dei veicoli a motore e dei natanti si applica un contributo sostitutivo delle azioni spettanti alle Regioni e agli altri enti che erogano prestazioni facenti carico al Servizio sanitario nazionale nei confronti dell'assicuratore, del responsabile o dell'impresa designata a norma dell'articolo 20 della legge 24 dicembre 1969, n. 990, per il rimborso delle prestazioni erogate ai danneggiati dalla circolazione dei medesimi veicoli a motore e dei natanti;
2. il contributo si applica, con aliquota del 10.5% sui premi incassati e deve essere distintamente indicato in polizza e nelle quietanze. L'assicuratore ha diritto di rivalersi nei confronti del contraente per l'importo del contributo;
3. per l'individuazione e la denuncia dei premi soggetti al contributo, per la riscossione del contributo e per le relative sanzioni si applica la legge 29 ottobre 1961, n. 1216 e successive modificazioni.
La detta disposizione è stata sostituita dall'art. 334 del Codice delle Assicurazioni del 2005 che stabilisce all"art. 334 ‘Contributo sui premi delle assicurazioni dei veicoli e dei natanti’:
1. sui premi delle assicurazioni per la responsabilità civile per i danni causati dalla circolazione dei veicoli a motore e dei natanti si applica un contributo, sostitutivo delle azioni spettanti alle Regioni e agli altri enti che erogano prestazioni a carico del Servizio Sanitario nazionale, nei confronti dell'impresa di assicurazione, del responsabile del sinistro o dell'impresa designata, per il rimborso delle prestazioni erogate ai danneggiati dalla circolazione dei veicoli a motore e dei natanti;
2. il contributo si applica, con aliquota del 10,5% sui premi incassati e deve essere distintamente indicato in polizza e nelle quietanze. L'impresa di assicurazione ha diritto di rivalersi nei confronti del contraente per l'importo del contributo.
3. Per 1'individuazione e la denuncia dei premi soggetti al contributo, per la riscossione e per le relative sanzioni si applica la legge 29 ottobre 1961, n. 1216 e successive modificazioni".
Con la disposizione su richiamata il legislatore abbia inteso evitare l'attivazione di complesse azioni di rivalsa, prevedendo l'applicazione di un contributo, attualmente determinato nell'aliquota del 10,5% sui premi delle assicurazioni auto. Questo contributo viene applicato dalla compagnia al momento dell'incasso del premio e deve essere versato all'erario direttamente dall'impresa assicuratrice. In ragione di quanto precede risulta pertanto preclusa alle Aziende sanitarie e per espressa previsione di legge, la possibilità di rivalsa che viene erroneamente paventata nell'interrogazione come azione dovuta.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Giorgini.

Peppino GIORGINI. Grazie Presidente. Ringrazio anche lei Assessore per la risposta, sapevo del 10,5%, ma il problema non è questo, il problema è sapere se tutto questo 10,5% …, infatti al terzo punto dell’interrogazione chiedevo a quanto ammonti, negli ultimi 10 anni, la cifra che le Asur marchigiane hanno chiesto in rivalsa alle assicurazioni a seguito delle spese sanitarie sostenute per incidenti stradali perché un conto è se l'incidente stradale è causato per motivi inerenti all'ubriachezza o alle droghe, un conto è se è un incidente causale, occasionale.
Sarebbe importante sapere, ed è quello che a me interessava, quanto le agenzie assicurative versano al Servizio sanitario nazionale, e quindi a quello regionale, per vedere se queste somme coprono completamente i danni causati dagli incidenti stradali, non solo quelli occasionali, ma anche quelli dovuti ai motivi che dicevo prima. Se io mi drogo e metto sotto una persona, non è possibile che il Servizio sanitario nazionale paghi questo, perché ci sono 2 articoli del Codice civile, il 2043 e il 2054, che prevedono: “qualunque fatto colposo che cagiona ad altri un danno, obbliga colui che l'ha commesso a risarcire il danno”.
Se io faccio un incidente occasionale è giusto che sia coperto dal Servizio sanitario nazionale e che rientri in questo 10,5%, che lei ha giustamente citato prima, ma se io mi drogo oppure mi ubriaco e provoco un incidente, magari una persona rimane paralizzata per tutta la vita, non è giusto che il Servizio sanitario nazionale paghi, devono pagare le assicurazioni perché il responsabile è coperto da assicurazione, quindi le assicurazioni dovrebbero pagare.
La mia domanda è stata posta con il punto interrogativo, solo una richiesta informativa per conoscere - non conoscendolo, ma sarebbe importante - quanto incassano le Asur regionali dei soldi che le assicurazioni versano al Servizio sanitario nazionale e per vedere che dislivello c'è tra i sinistri pagati e quelli incassati. Sarebbe importante saperlo, visto che nella sanità abbiamo sempre più bisogno di soldi.
La ringrazio per la risposta, sono soddisfatto. Grazie.

Interrogazione n. 152
ad iniziativa della Consigliera Leonardi
"Centrale Operativa 118 dell'Area Vasta 5. Impiego del personale della Centrale Operativa presso il Pronto Soccorso di Ascoli Piceno e imposizione di un 'registro delle presenze in Pronto Soccorso' del personale della Centrale Operativa del 118 ”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'interrogazione n. 152 della Consigliera Leonardi.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Casini.

Anna CASINI. Relativamente al punto 1 si conferma che la delibera di Giunta regionale n. 735/2013 prevede, nell'ottica di una riorganizzazione del sistema di emergenza-urgenza, la possibilità di "assegnazione del personale sanitario, sia della dirigenza che del comparto, ad Aziende diverse, ad UO diverse" finalizzata ad una maggiore integrazione tra il personale operante e quello dell'emergenza territoriale; per tale motivo, l'area vasta 5 ha attivato una sperimentazione che prevedeva l'integrazione 118/pronto soccorso e che è da intendersi terminata in data 31 dicembre 2015, come si evince da nota esplicativa inviata (prot. 30680 del 15 aprile 2016).
La succitata nota dell'area vasta 5 precisa inoltre che la risposta al quesito n. 1 è affermativa con esclusione di quanto di seguito indicato:
 la prospettiva di integrazione sempre maggiore tra 118 e pronto soccorso nel dipartimento d'emergenza è finalizzata ad un utilizzo sempre più razionale ed equilibrato delle risorse del dipartimento a vantaggio, non degli operatori o dei responsabili dei servizi, ma esclusivamente degli utenti. Con tale finalità, di fronte ad un comparto talvolta in "stand by", quale il 118, ed ad uno perennemente in affanno, quale il pronto soccorso, si è ritenuto opportuno sperimentare scenari organizzativi e gestionali che, salvaguardando tutte le regole e le mission primarie di ogni comparto, tentino di migliorare il sistema di risposta ai bisogni del cittadino/utente nell'emergenza;
 a tutela di quanto stabilito nell'articolo 7 della legge regionale n. 36/98, e cioè che l'intervento di soccorso venga garantito entro otto minuti dalla chiamata per le aree urbane e venti minuti per le aree extraurbane, salvo situazioni di complessità orografica e di viabilità, non sono compatibili disposizioni che strutturalmente ritardino la partenza del mezzo di soccorso. Infatti, il protocollo che regola la collaborazione del personale del 118 (c.d. "libretto giallo"), per il trattamento dei codici minori in Pronto Soccorso nello stand by, prevede la partenza immediata del personale, lasciando delle rapide consegne al triagista che già conosce il caso che lui stesso ha affidato al personale del 118. Da molti anni, precisamente dal 2003, i medici della PoTes 118 di Ascoli Piceno hanno un accordo per la gestione dei codici bianchi e verdi in pronto soccorso durante lo stand by. Con la sperimentazione del 2015 anche gli infermieri della PoTes di Ascoli Piceno collaborano in pronto soccorso durante lo stand by. La procedura di partenza è la stessa dal 2003. II personale medico e infermieristico, impegnato in attività di collaborazione in pronto soccorso durante lo stand by, viene avvisato telefonicamente della chiamata ed è pronto per salire in ambulanza quando questa passa davanti al pronto soccorso senza variare il suo percorso ordinario;
 il report sui tempi di intervento 2015 comunicato di recente al Servizio Salute sulla performance della Centrale Operativa 118 Piceno Soccorso e del sistema di emergenza nelle aree vaste 4 e 5 detta valori inferiori alla media regionale;
 l'organico delle Centrali Operative provinciali Pesaro Soccorso, Macerata Soccorso e Piceno Soccorso è identico per quanto riguarda il personale in servizio;
 infine, per quanto riguarda la disposizione della Direzione Medica di presidio, in riferimento alla istituzione di un registro delle presenze in pronto soccorso per il personale 118 in collaborazione, essa rappresenta un ordinario e legittimo strumento di verifica dell'attività svolta; inoltre, in data 23 ottobre 2015 il Tar Marche ha respinto l'istanza di sospensiva delle disposizioni citate nell'interrogazione per la collaborazione 118/pronto soccorso nell'Area vasta 5, istanza di sospensiva inserita nel ricorso n. 478/2015 inoltrato da alcuni medici e infermieri.
Relativamente ai punti 2 e 3: attualmente la sperimentazione che è stata attivata in Area vasta 5 risulta attivata anche in Area vasta 4 e l'Asur prevede di estendere, su tutto il suo territorio, una procedura condivisa che integri le attività svolte dagli operatori che costituiscono gli equipaggi sanitari dell'emergenza territoriale 118 durante le fasi di stand by con quelli dei presidi ospedalieri sede di PPI/PS/DEA.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatta o meno, la Consigliera Leonardi.

Elena LEONARDI. Grazie Presidente e grazie Assessore per la risposta.
Mi sembra di capire, da quello che mi ha appena detto, che questa sperimentazione fatta nell'Area vasta 5 diventerà modello per tutte le altre Aree vaste.
Mi è stato anche indicato che nei registri che riguardano le partenze, quindi il rispetto di quelli che sono gli orari per gli interventi dettati nel 118, si possono riscontrare dei ritardi dovuti al fatto che il personale del 118 invece di essere implementato per quello che riguarda il discorso dell'emergenza-urgenza viene dirottato per coprire le carenze dei pronto soccorso. In alcune situazioni si può riscontrare che questa doppia funzione porta un ritardo inevitabile perché se si sta operando all'interno del pronto soccorso è difficile abbandonare magari un paziente che in quel momento ha necessità di cure per correre, svestire i panni del pronto soccorso, mettere quelli del 118 e partire in un’ urgenza.
Questo è quanto mi è stato segnalato ed è questo quello che io intendevo evidenziare e va in contrasto con quello che lei ha risposto, questa decisione non va a favore o a seguire una necessità del personale, ma va a seguire una necessità di risposta all'utenza. Nei fatti, purtroppo, da quello che mi è stato riportato rispetto a questa sperimentazione di 6 mesi, che poi di fatto è prorogata, non c'è stato un beneficio, ma in realtà, in alcune situazioni un ritardo, perché quando si sta operando su un paziente all'interno del pronto soccorso è difficile abbandonarlo per poter agire in quello che è il compito primario, quello del 118.
Il fatto che questa sperimentazione addirittura venga allargata, francamente non mi rassicura, non rassicura le persone che mi hanno segnalato queste problematiche, quindi non mi reputo soddisfatta della risposta.

Interrogazione n. 156
ad iniziativa della Consigliera Pergolesi
"Assistenza domiciliare indiretta”

Interrogazione n. 157
ad iniziativa del Consigliere Busilacchi
"Potenziamento fondi per l'Assistenza domiciliare indiretta – allontanare l'istituzionalizzazione e favorire lo svolgimento della vita dei cittadini presso la propria casa”
(abbinate)
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'interrogazione n. 156 della Consigliera Pergolesi e l'interrogazione n. 157 del Consigliere Busilacchi, abbinate.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Casini.

Anna CASINI. La Regione Marche ha attivato da molti anni l'intervento di Assistenza domiciliare indiretta (ADI) in favore di persone disabili, riconosciute in situazione di "gravità" dalla Commissione sanitaria di cui all'articolo 4 della legge 104/1992, alle quali viene accertata un'ulteriore situazione di "particolare gravità".
Per "particolare gravità" si intende la situazione in cui si trova il disabile a causa di una minorazione, singola o plurima, che abbia ridotto la sua autonomia personale, tale da rendere necessario un intervento assistenziale che deve essere permanente ossia per tutto il tempo a venire, continuativo per tutta la durata della giornata e globale per tutte le principali attività quotidiane.
L'Assistenza domiciliare indiretta al disabile è, quindi, un intervento integrativo rispetto a qualsiasi altro intervento o servizio fornito dall'ente locale ed è svolto da un familiare, convivente o non, oppure da un operatore esterno individuato dal disabile stesso o dalla famiglia.
L'intervento è rivolto alle persone con disabilità già riconosciute in situazione di gravità dalla Commissione sanitaria di cui all'articolo 4 della legge 104/1992 che, alla data del 31 dicembre dell'anno precedente, abbiano una età compresa tra i 3 anni e i 65 anni.
L'intervento è stato rivolto a partire dal 2014 anche ai soggetti con disabilità ultrasessantacinquenni che abbiano ottenuto il riconoscimento della "particolare gravità" prima del compimento dei 65 anni. Per quest'ultimi l'intervento è alternativo alla misura di "Assegno di cura" rivolto ad anziani non autosufficienti.
Sono escluse le disabilità conseguenti a:
a) malattie di Alzheimer;
b) malattie di tipo psichiatrico;
c) neoplasie;
d) AIDS.
Sono inoltre esclusi:
a) i soggetti ospiti di strutture residenziali o semiresidenziali di qualsiasi tipo;
b) i soggetti inseriti nei centri socio-educativi diurni di cui all'articolo 13 della legge regionale n. 18/96;
c) i soggetti che beneficiano del contributo regionale previsto per il progetto "Vita Indipendente";
ci) d) i soggetti che beneficiano del contributo previsto per le persone affette da Sindrome laterale amiotrofica (SLA).
L'accertamento della "particolare gravità" viene effettuato da apposite Commissioni sanitarie provinciali, operanti presso le Aree Vaste n. 1-2-3-4-5.
Una volta in possesso dell'attestazione di "particolare gravità", il disabile o la sua famiglia prendono contatti con i Servizi sociali del Comune di residenza e richiedono l'ammissione al contributo regionale.
L'ente locale, in collaborazione con la competente Unità multidisciplinare, valuta l'istanza e compila un'apposita scheda predisposta dal Servizio politiche sociali e sport ai fini dell'assegnazione del punteggio sulla base del quale viene stabilito un monte ore massimo settimanale da ammettere a contributo.
Individuate le ore da assegnare all'utente viene definito l'ammontare teorico della spesa ammissibile, sulla base di un costo orario massimo di 9,80 euro nel caso in cui l'assistenza sia fornita da un familiare e di 15,20 euro nel caso sia invece fornita da un operatore esterno.
Storicamente lo stanziamento del contributo da erogare ai beneficiari era di 2.500.000 euro (Fondi per l'integrazione socio sanitaria) a fronte di circa mille utenti ogni anno. Negli ultimi anni a questo finanziamento si sono aggiunti i fondi nazionali provenienti dal Fondo per la non autosufficienza. A partire dal 2015 l'importo complessivo erogato è stato pari a 4.900.000 euro.
Con tali risorse si è in grado di coprire solo il 10% circa del costo che risulterebbe dal calcolo teorico delle ore settimanali di assistenza riconosciute e moltiplicate per il costo orario o di 9,80 nel caso di assistenza di familiari oppure 15,20 nel caso di esterni.
Consapevoli dell'importanza di tale contributo da erogare alle famiglie che si assumono in prima persona l'onere dell'assistenza ai propri cari evitandone così l'istituzionalizzazione; consapevoli che la permanenza di questi soggetti presso la propria abitazione è fondamentale, tanto che accanto all'Assistenza domiciliare indiretta si continua a finanziare anche i progetti personalizzati di Vita indipendente stanziando l'importo annuale di 600.000 euro (nell'anno 2016 sono stati già attivati n. 73 progetti), si fa presente che l'importo teorico che alcuni vantano di voler ricevere, lamentando una non piena erogazione del servizio, in realtà è semplicemente un calcolo teorico che serve come punto di partenza per parametrare poi l'effettivo contributo sulla base delle risorse messe in campo.
Ci si rende conto che quanto viene erogato alle famiglie costituisce un esiguo contributo rispetto alle necessità, ma per poter dare a tutti gli utenti l'importo teorico calcolato in maniera astratta occorrerebbero non 4.900.000 euro bensì 49 milioni solo per questo intervento.
Non è corretto parlare di "mancata piena erogazione del servizio" perché gli utenti sono a conoscenza di questo meccanismo al momento in cui fanno la domanda, in quanto esplicitato chiaramente nelle nostre deliberazioni di Giunta. Pertanto, non si può parlare di "persone aventi diritto". I beneficiari ottengono delle somme calcolate con il meccanismo indicato nelle delibere e questo costituisce il "diritto".
Le azioni possibili sono state già messe in atto nel momento in cui si è elevato negli ultimi anni lo stanziamento che è passato da 2.500.000 euro agli attuali circa 5 milioni di euro.
Inoltre, l'intervento in questi ultimi due anni è stato rivolto anche ai soggetti con disabilità ultrasessantacinquenni che abbiano ottenuto il riconoscimento della "particolare gravità" prima del compimento dei 65 anni. Per quest'ultimi l'intervento è alternativo alla misura di "Assegno di cura" rivolto ad anziani non autosufficienti.
Si comunica che per il 2016 le risorse aumenteranno rispetto al 2015 per effetto dell'incremento della quota riservata ai disabili gravissimi del Fondo per la non autosufficienza.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatta o meno, la Consigliera Pergolesi.

Romina PERGOLESI. Innanzitutto mi piacerebbe sapere perché l'Assessore alla sanità non è presente, sicuramente sarà stato trattenuto da impegni importanti!
Vorrei ricordare che la mia interrogazione non era volta a sapere come è il funzionamento dell'assistenza domiciliare indiretta e come la Regione contribuisce ad assicurare questo servizio, ma la mia era una domanda specifica per far emergere la criticità del fatto che tantissime persone che dovrebbero usufruire dell'assistenza domiciliare indiretta, non vengono informate di questa loro possibilità, perché ci sono tantissimi familiari che non sanno di poter usufruire di questo contributo.
La mia domanda era volta a questo, poi se la Regione ribadisce che il contributo si e no copre il 10% ed è esiguo, mi sarebbe piaciuta ascoltare nella risposta alla mia interrogazione qualche sorta di proposta.
Vorrei ricordare che la legge 162/98 concernente le misure di sostegno in favore di persone con handicap grave stabilisce il diritto a ricorrere all'assistenza indiretta per le persone colpite da gravi disabilità.
L'articolo 19 della "Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità" stabilisce il diritto alla scelta del tipo di assistenza.
In tal senso, anche i progetti di Vita Indipendente per l'assistenza indiretta prevedono che alla persona con disabilità venga assegnata una somma di denaro da destinarsi all'assistenza personale.
Nella regione Marche tale somma risulta inferiore a quello che costerebbe mensilmente un altro tipo di modalità di assistenza.
Negare la possibilità di scelta dell'assistenza indiretta o non stanziare i fondi necessari per poter permettere alle persone affette da grave disabilità di poter scegliere di usufruirne, costituisce pertanto grave violazione dei diritti sopra richiamati: di fronte alla prospettiva del nulla, le persone disabili sono costrette ad accettare l'assistenza diretta, anche se non sono d'accordo o se non è pienamente adatta alle loro esigenze … - non c'è nessun tipo di proposta, è normale che sia contraria alla risposta, non sono assolutamente soddisfatta – mentre privilegiando l'Assistenza domiciliare indiretta si costituirebbe un scelta corretta in un'ottica di gestione efficace delle risorse finanziarie e per la tutela della salute e della vita delle persone colpite da gravi disabilità; al contrario, il perpetrare una politica che privilegia l'istituzionalizzazione avvantaggia pochi a scapito del servizio, dei pazienti e del pubblico erario.
Quali potrebbero essere i punti focali sui quali la Regione dovrebbe concentrare le proprie risorse per promuovere un'azione volta al pieno riconoscimento di diritti fondamentali?
Si dovrebbe garantire il rispetto dei diritti umani della persona; il rispetto dei diritti del familiare caregiver (sottoposto a privazioni e sacrifici per evitare il ricovero del proprio congiunto) come? Ad esempio erogando al medesimo un indennizzo per coprire l'impegno di cura. In alcune regioni l'indennizzo per il family caregiver e gli assegni per l'assistenza indiretta non sono incompatibili, ma complementari, a differenza della nostra; il rispetto dei diritti degli operatori e degli assistenti, sfiduciati, privati di autonomia senza possibilità di crescere ed esprimere il loro potenziale professionale in molti casi.
La Regione dovrebbe garantire: l'autodeterminazione, la partecipazione e la trasparenza dei cittadini direttamente toccati dalle problematiche legate alla disabilità e alla non autosufficienza; informazioni chiare e trasparenti; pubblicazione di eventuali graduatorie di accesso ai finanziamenti nel rispetto della normativa sulla privacy; nessuna scadenza per accedere ai finanziamenti per l'assistenza indiretta; massima comunicazione sulla disponibilità degli strumenti di sostegno.
Quanti cittadini sanno che le leggi prevedono espressamente l'assistenza domiciliare autogestita? Per rendere efficace l'informazione sono assolutamente indispensabili campagne di comunicazione istituzionale, non si può demandare alle piccole realtà associative o al movimento l'oneroso impegno di raggiungere tutta la popolazione interessata.
La conoscenza di fatti ed informazioni così fondamentali per la vita dei cittadini merita il massimo impegno da parte degli organi pubblici. Molti Comuni non hanno nemmeno predisposto la “carta dei servizi” malgrado sia scaduto da tempo il termine previsto per legge e Ancona è fra questi Comuni.
Inoltre la Regione dovrebbe incentivare la piena realizzazione dei diritti umani della persona non autosufficiente. E’ fondamentale implementare tutte quelle azioni volte a favorire e promuovere la de-istituzionalizzazione (il ritorno a casa da istituti casi di riposo, Rsa, residenze protette e case famiglia) per chi desidera e può rientrare nella propria famiglia di origine o intraprendere un percorso di vita indipendente.
C'è la possibilità concreta di attingere ad una pluralità di fondi, come lei Assessore Casini ha ben detto prima, ci sono i fondi sociali, il fondo per le politiche sociali nazionale e locale , il fondo non autosufficienti nazionale e locale.
Il fondo non autosufficienti nazionale negli ultimi anni è stato ripristinato e progressivamente aumentato nel suo importo nel 2015, 400 milioni di euro e altri 400 milioni sono previsti nel 2016, anche il fondo nazionale politiche sociali ha ricevuto ulteriori finanziamenti a partire dal 2012.
A proposito del fondo nazionale, vorrei ricordare l'importante battaglia che ha portato avanti il comitato 16 novembre a riguardo, che ha fatto arrivare alla Regione Marche 11 milioni di euro.
Nella Regione Marche in particolare, gli anziani non autosufficienti, e concludo, tutti coloro che non sono affetti da sla o cosiddette disabilità gravissime, possono, sempre se adeguatamente informati, percepire un assegno per l'assistenza indiretta di appena 200/300 euro mensili.
Le rette, che vengono erogate alle strutture, possono raggiungere e superare anche i 300 euro al giorno, oltre 9.000 euro al mese per ogni singolo ospite.
Il confronto con le scelte fatte dalle altre regioni evidenzia un quadro discriminatorio lacerante. In Sardegna, Puglia, Lombardia, Veneto, Toscana, Emilia Romagna i disabili che decidono di fare vita indipendente o i familiari che vogliono accudire i loro cari non autosufficienti hanno a disposizione budget da gestire in autonomia fino a 5.000 euro al mese. La Sardegna ha un fondo esclusivamente dedicato all'assistenza indiretta di ben 160 milioni di euro che copre 40.000 piani personalizzati domiciliari.
Cosa fa la Regione Marche?
Sostiene la nascita ed il mantenimento di strutture con costi di centinaia di milioni di euro e rette giornaliere che superano i 300 euro per un singolo ospite. Il tutto a totale svantaggio di quegli interventi previsti da norme regionali, nazionali e sovranazionali, volti a tutelare il diritto alla salute, la libertà di scelta oltre che l'autonomia di vita.
La Regione Marche potrebbe fare molto di più e mi auguro che anche con la complicità del Presidente della Commissione sanità si riesca, in sede di variazione di bilancio, ad implementare questo fondo che, come ha detto anche lei, Assessore Casini, è assolutamente irrisorio per le richieste. Grazie.

Presidenza del Presidente
Antonio Mastrovincenzo

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Busilacchi.

Gianluca BUSILACCHI. Grazie. Io sarò molto più breve perché oggi purtroppo ho pochissima voce e perché intendo utilizzare lo strumento dell'interrogazione con replica improvvisata a quello che ho ascoltato.
Mi scuso, quindi, con l'Aula per non avere una risposta scritta prima, ma utilizzo l'interrogazione per conoscere dall'Assessore alcune questioni che sono state sollecitate anche al nostro gruppo, da alcune associazioni di disabili gravi e da alcuni cittadini disabili gravi. Utilizzo questa occasione per replicare alla risposta dell'Assessore che ritengo molto puntuale, su cui adesso dirò qualcosa.
Credo che questa interrogazione sia stata utile perché abbiamo imparato qualcosa di nuovo, ad esempio che nel 2016 questo fondo verrà incrementato, questa è già una risposta utile che stiamo dando a questi cittadini.
Voglio ricordare che la Regione Marche, ma l’ha già ricordato molto bene la Vicepresidente Casini, ha una particolare sensibilità da questo punto di vista, considerato che altre Regioni - poi per carità si può sempre fare meglio e noi cerchiamo sempre di fare meglio - nelle difficoltà di bilancio, in questi anni, non hanno investito su questo servizio e non hanno istituito l'assistenza domiciliare indiretta.
E' vero che c’è l’importante convenzione dell’Onu che ricorda alcuni principi che secondo noi sono giusti e inderogabili, cioè assistere i cittadini disabili nella loro abitazione, evitare l'istituzionalizzazione nelle strutture sanitarie, questa del resto è la linea di questa Giunta regionale, evitare i ricoveri e assisterli presso la propria abitazione.
Credo che il tema sia presente e, in una situazione di bilancio sempre più difficile, bisognerà investire sempre di più in servizi come questo, da questa ragione nasce questa interrogazione.
Penso che la Consigliera Pergolesi non avesse l'intento di utilizzare questa occasione per fare una vetrina, ma di porre l'attenzione su un tema che è molto sentito dai cittadini, perché come sappiamo, dopo un impegno importante negli ultimi anni, nel 2015 quel fondo è stato azzerato e la Giunta ha immediatamente istituito nuove risorse per un importo complessivo di 5 milioni, ora sappiamo che nel 2016 il fondo nazionale dovrebbe aumentare a 3 milioni, ovviamente servirà aggiungere un corrispettivo anche da parte del nostro bilancio.
Credo che questo tema, pur trovandoci in bilanci che, ahimè, in questo anno e forse anche nei prossimi, avranno delle difficoltà legate ai tagli, legate alla difficile situazione di finanza pubblica, sia uno su cui è opportuno accendere un faro, accendere una particolare sensibilità politica che già questa Giunta sta dimostrando.
Potremo produrre dei risparmi importanti nei prossimi anni, anche oggi sulla stampa c'è un ulteriore avanzamento delle questioni riguardanti la stazione unica appaltante, che produrrà dei risparmi, sarebbe una buona idea se una parte di questi risparmi che otterremo li dedicassimo ad incrementare facendo sempre meglio e sempre di più per chi sta peggio nella nostra regione.
Ringrazio nuovamente la Vicepresidente perché ha spiegato molto bene all'Aula la situazione attuale, ha dato una notizia nuova, quella del 2016, quindi mi soddisfa pienamente perché dimostra la sensibilità di questa Giunta su un tema importante e delicato.

Proposta di atto amministrativo n. 13
ad iniziativa della Giunta regionale
“Piano integrato per l'internazionalizzazione e la promozione all'estero – anni 2016/2018. Legge regionale 30 ottobre 2008, n. 30, articolo 4”
(Discussione e votazione)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la proposta di atto amministrativo n. 13 della Giunta regionale.
La discussione è aperta, ha la parola il relatore di maggioranza Consigliere Traversini.

Gino TRAVERSINI. Grazie Presidente. Discutiamo il Piano integrato per la internazionalizzazione e la promozione all'estero, un atto molto importante, un Piano triennale, in una situazione economica complicata.
Piano triennale per gli anni 2016/2018, dopodiché saranno approvati i piani annuali che definiranno gli interventi in maniera specifica.
E’ importante l'approvazione del Piano perché in ambito sul economico si definiscono gli interventi di carattere generale per quello che riguarda l'export e la promozione all'estero, estremamente rilevante soprattutto per la nostra regione.
Prima di andare a vedere quali sono le linee principali del Piano e quali sono i mercati principali su cui andare ad investire - ci sono da fare delle scelte ben precise, non si può andare in ogni mercato con una logica generale, ma si deve intervenire in maniera specifica dove c'è un interesse particolare per i nostri prodotti marchigiani - bisogna prendere un po' in esame la storia degli ultimi anni e soprattutto vedere la situazione del 2015, rispetto al 2014.
Nel 2015 l'export marchigiano ha segnato un dato importante, 12.211.000 euro di export ed una leggera flessione del 2,3% rispetto al 2014.
C'è da vedere rispetto agli ultimi anni, nel senso che nel 2007 c'è stato il crollo e nel 2015 l’export è stato sopra ai 12 miliardi. Nel 2007 c'è stato un crollo abbastanza forte e negli anni successivi c’è stata una continua ripresa fino ad arrivare al 2014, quando siamo ritornati ai 12 miliardi.
Quest'anno si è registrato un lieve calo che si giustifica con grandissima semplicità, e se andiamo a vedere dove esportiamo, quali sono i mercati che hanno avuto un calo, si vedono subito quali sono le motivazioni.
Ritornando alla divisione, anche all'interno della regione Marche, si può notare che c’è un calo generale, tranne nella provincia di Pesaro, che ha avuto un aumento abbastanza considerevole, +11,4% rispetto al 2014, e nella provincia di Fermo, che mantiene un dato invariato rispetto al 2014. Il mercato russo è il primo motivo del calo del 3%, considerevole per le altre province, non è una novità, ne abbiamo parlato anche nei Consigli precedenti nei quali abbiamo affrontato il tema dei blocchi economici che a livello nazionale si stanno attuando contro il mercato russo. Sul mercato della Russia c’è un calo di export del 30%. Se un mercato che era del 30% e si registra un calo generale del 2,3%, si capisce benissimo che, in assenza di questo fatto negativo, il dato sarebbe stato estremamente buono, però questa situazione ci pone, a livello nazionale, in calo in una graduatoria che, rispetto al passato, è diversa. Per quanto riguarda l’export eravamo sempre tra le prime regioni d'Italia, anche se va detto che il 3%, che rappresenta il nostro mercato export rispetto al mercato nazionale, non è così rilevante rispetto alle grandi regioni, come la Lombardia, ma è un dato importante, rilevante, soprattutto per l'economia delle nostre imprese.
Dei 12 miliardi di euro, il 60-70% sono esportazioni che avvengono all'interno dell'Unione europea, quindi nel nostro mercato, anche se c'è un aumento considerevole nei mercati esteri, ed è questo quello che noi dobbiamo curare con maggiore attenzione.
Un mercato dove esportiamo maggiormente, che viene subito in evidenza, è quello belga, è di 1.700.000.000 euro circa, è un dato in realtà non veritiero fino in fondo nel senso che sono esportazioni di prodotti farmaceutici che vengono commercializzati dal Belgio, passano attraverso la produzione marchigiana, ma la commercializzazione avviene in Belgio.
Ci sono invece dei dati estremamente positivi, uno su tutti è l'aumento del 18% del mercato degli Stati Uniti - questo è un dato estremamente rilevante – ma anche per l'aumento del mercato cinese, del mercato dei Paesi Arabi, aumenti sicuramente considerevoli.
I prodotti che esportiamo di più sono quelli chimici e farmaceutici, nonché le calzature, la pelletteria, la metalmeccanica e tutto il resto, sono questi i settori (21% - 16%) che esportano di più.
Un’attività rilevante di cui spesso si dibatte anche in Consiglio regionale, è quella dell'agroalimentare che rappresenta una quota non altissima di export della regione Marche, pari al 3%, ma ha un aumento rispetto al 2014 del 13%, quindi il settore dei prodotti di qualità legati all'agroalimentare sta dando risultati positivi.
Cosa significa questo? Questi dati significano che la situazione va rilanciata e nel Piano sono individuati i mercati più importanti su cui andare a investire e le scelte programmatiche.
Sono stati individuati - mettendo le classiche AAA, AA, A - i mercati più importanti, l’ho detto prima, partendo dall'esperienza dei risultati statistici che sono stati presentati, dati Istat. Un mercato di grande importanza è quello degli Stati Uniti su cui si punta in maniera importante, ma ugualmente rilevanti sono quelli dell'Arabia Saudita, dei Paesi Arabi, della Cina e quello nuovo dell'India, dove si aprono degli spiragli molto interessanti per il settore del mobile, con progetti che sono estremamente importanti.
La cosa che è stata anche concordata e rilevata è che si deve continuare ad investire nel mercato russo perché nel momento in cui saranno definitivamente tolti gli ostacoli alla commercializzazione sarà possibile riprendere ad esportare.
All'interno del Piano ci sono poi le strategie legate alla partecipazione alle fiere e all’erogazione di voucher alle imprese, per quanto riguarda la loro attività, che possono essere utilizzati direttamente per l’internazionalizzazione e le fiere.
Le fiere devono essere scelte in maniera chiara, non si può partecipare in maniera indiscriminata a tutte, significa disperdere energie e obiettivi strategici per le aree paese, progetti che mettono insieme le imprese e le fanno partecipare direttamente, curati dalla Regione attraverso la Svim.
Queste sono operazioni che si devono fare in concertazione forte con le Camere di Commercio e le associazioni che seguono questo settore. Questi sono due aspetti fondamentali che devono essere toccati e implementati.
Nei lavori della Commissione, ottimi lavori di confronto, e nelle audizioni è venuto fuori un livello di preparazione veramente rilevante da parte delle associazioni di categoria e delle Camere di Commercio, nonché la loro continua ricerca di un colloquio e di una collaborazione con la Regione. Sarebbe un errore grossolano fare strategie senza averle concordate in maniera determinante con chi poi deve investire ed esportare.
Su questo abbiamo rilevato problemi abbastanza importanti da risolvere, nel senso che i fondi previsti nel Piano sono finanziamenti europei, ma non sono sufficienti, tra non molto dovremo ritornare a parlare di bilancio, quello che si chiede, se si vuol dare un'implementazione, se si vuol dare una risposta e si vuol dare forza ad un mercato che per noi è estremamente importante - i mercati interni ormai non producono più un incremento dell’utile di impresa, non danno la possibilità di sviluppo, le imprese sviluppano attraverso l'innovazione e l'esportazione, quindi investire nell'esportazione è determinante - è un impegno della Giunta ad individuare risorse all'interno del bilancio.
Per questo come Commissione abbiamo prodotto anche un ordine del giorno, che propongo al Consiglio, credo sia stato distribuito, che racchiude tre principi fondamentali, impegna la Giunta a trovare risorse da mettere in bilancio, come erano previste negli anni precedenti, per investirle nella maniera più corretta possibile con la collaborazione massima delle associazioni e delle altre organizzazioni del settore; ad aprire un dibattito con il Governo per quello che riguarda un tema che affronteremo poi con una mozione, ossia quello delle Camere di Commercio. E’ chiaro che portare avanti una riforma delle Camere di Commercio significa ridurre il loro numero in un mercato che ormai globalizzato, in cui si ha bisogno di unità, di enti sempre più grandi e di strategie, come indicate nell’atto che noi approviamo.
E’ un Piano che guarda agli interessi regionali, che guarda e focalizza le caratteristiche della nostra regione, che non può essere in contrapposizione, ma deve restare dentro un meccanismo statale, tant'è che c'è un progetto, per esempio, che si sta portando avanti a livello ministeriale sull'Iran. E’ chiaro che la Regione Marche non è fortemente interessata perché i settori, gli sbocchi sono altri, però sta lì dentro e non va in contrapposizione. Quindi il coordinamento tra le Regioni, il coordinamento a livello nazionale ed il coordinamento di queste attività sono fondamentali, ecco perché le Marche dovrebbero semplificare l’azione delle Camere di Commercio per farle diventare più efficaci.
L'ultimo dato che vorrei condividere con il Consiglio è che il Piano è stato sottoposto all'attenzione del Cal e del Crel, entrambi hanno espresso parere favorevole, con delle raccomandazioni che noi abbiamo anche cercato di recuperare, evidenziandole all'interno dell'ordine del giorno che è stato presentato. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il relatore di minoranza Consigliere Celani.

Piero CELANI. Grazie Presidente. Non voglio ripetere quanto già detto dal Presidente Traversini, che condivido, in quanto in Commissione ci siamo espressi positivamente - io per lo meno - sull'impostazione generale di questo atto amministrativo anche con alcune riserve per quanto riguarda alcune criticità di cui parlerò successivamente.
Vorrei sottolineare alcuni aspetti parlando dell'importanza dell'internazionalizzazione nei processi di sviluppo del nostro territorio ed invitare l'Assemblea e la Giunta soprattutto a riflettere per cercare ulteriori risorse, come ha detto il Presidente Traversini, per aiutare il sistema economico produttivo della nostra regione a promo-commercializzarsi nel modo migliore nel mondo della globalizzazione.
La politica industriale molto spesso soffre un po' la presenza forte, l'importanza forte che si dà alla politica economica e alla politica monetaria. Questo è un grave errore che noi abbiamo compiuto negli ultimi anni perché al pari degli altri due aspetti, economico e monetario, quello industriale assume in questo momento che la ripresa sembra avvicinarsi, un aspetto più significativo e più importante e all'interno della politica industriale i capisaldi sono l'internazionalizzazione e l'innovazione.
Sono due capisaldi molto importanti e se noi come Regione non siamo al fianco di questi due processi per cercare di accelerarli nel modo migliore possibile, lasceremo in difficoltà le nostre imprese.
D'altra parte che cosa sta succedendo in questo momento nella nostra Regione? Nella nostra Regione si sta prolungando eccessivamente il periodo di transizione post crisi. Cosa significa? Significa che c'è una stagnazione, una difficoltà nella ripresa, mentre il sistema economico dell'Unione europea sta viaggiando più velocemente, noi facciamo fatica. Significa che c'è questa transizione e questa stagnazione si sta prolungando eccessivamente.
Per far si che questa fase possa finire il più presto possibile, per far si che si possa uscire da questo momento di transizione nel modo migliore e più velocemente possibile, credo che assuma un'importanza fondamentale sia l'internazionalizzazione, cioè la ricerca di nuovi mercati per le nostre imprese, che l'innovazione, cioè aiutare le imprese ad essere molto più creative sul mercato.
Nelle Marche d'altra parte, come ha detto il Presidente Traversini, noi abbiamo appena un terzo delle nostre imprese che riescono ad internazionalizzare da sole, non ne abbiamo di più. Un terzo delle 70.000 imprese ha la capacità economico-organizzativa di internazionalizzare da solo, poi ne abbiamo un terzo che si rivolge, avendo questa capacità, soltanto al mercato interno. Sono le aziende che non hanno creduto all’internazionalizzazione o per lo meno, quando la crisi è iniziata, non sono state in grado di farlo ed oggi annaspano fortemente e sono alla ricerca di risorse pubbliche per avere un aiuto per internazionalizzare.
Torna sempre l'aspetto economico di cui non possiamo non tenerne conto se vogliamo fare un approfondimento. Quali sono le imprese che si sono salvate nel 2008? Sono quelle che all'inizio di questo cambiamento epocale hanno capito che non iniziava la crisi, ma iniziava un'epoca nuova, completamente nuova, dove non occorreva soltanto ridurre i costi, non occorreva soltanto fare pubblicità ai propri prodotti, ma bisognava essere innovativi ed essere pronti a scoprire nuovi mercati. Si sono salvate soltanto quelle imprese che inizialmente hanno innovato e che poi hanno internazionalizzato.
Perché tutto questo? Perché il mondo è cambiato e a partire dal 2008 ci siamo improvvisamente accorti che il valore dei mercati e il valore del lavoro non stavano più semplicemente nella produzione, ma in alcuni processi che sono a monte ed a valle della produzione.
In questo momento a noi interessa il processo che stava a valle, cioè l'internazionalizzazione, la promo-commercializzazione, la ricerca di nuovi mercati. Questo è quello che oggi qualifica l'impresa ed a monte della produzione c'è l'innovazione, la ricerca, lo sviluppo e la creatività.
Noi oggi lavoriamo su questo primo aspetto, che sta a monte, ecco perché credo che questo atto amministrativo rivesta un'importanza molto significativa.
Quali sono i punti di forza dell'atto che dobbiamo per forza di cose sostenere? Innanzitutto credo il modello organizzativo, se ne è parlato poco, quando si va a internazionalizzare ci si deve andare con le idee chiare: chi va, che cosa fa e chi lo fa.
C'è stata un'esperienza prevista nel Piano triennale precedente che è quella dell'apertura dei desk, ne sono stati aperti alcuni in Medio Oriente, in Cina, uno molto importante anche nell'Africa nord occidentale, mi sembra in Tunisia. Purtroppo abbiamo avuto una prima criticità, questi desk sono stati chiusi, per carenza di risorse non ci sono più i contratti con le società che li gestivano, è andato perso quel know-how che faticosamente avevamo costruito negli anni precedenti.
Questo modello organizzativo ha dato dei risultati positivi e mi auguro che questo Piano lavori con le nuove risorse che andranno ad essere reperite, che l'Assessore in Commissione ci ha assicurato, ci auguriamo di vederlo subito approvato nella prossima variazione di bilancio, e si torni a questo modello organizzativo molto importante.
L'altro aspetto rilevante è la scelta delle aree-paese in cui andare a lavorare, a promuoversi, le fatidiche fiere introdotte e presenti in queste aree-paese. Il sistema è cambiato noi dobbiamo essere molto attenti, dobbiamo individuare non soltanto le aree emergenti, ma quelle dove c'è un'economia forte capace di spendere, non possiamo assolutamente abbandonare l'Europa, è un fatto molto importante, ad esempio, se per il sistema agroalimentare dovessimo abbandonare l'Europa saremmo penalizzati, quindi scegliere quelle aree in cui l'economia tira, dove c'è una capacità di spesa molto importante e questo deve essere fatto attraverso un'indagine a monte molto dettagliata.
Un discorso particolare va fatto sia per quanto riguarda la Russia che la Cina, di cui ha parlato anche il Presidente Traversini. Sulla Russia sappiamo che esistono delle difficoltà molto forti per quanto riguarda l'agro-alimentare per effetto dell'embargo, per effetto delle sanzioni, però il calzaturiero, ad esempio, non soffre di questa penalizzazione, c'è una certa libertà, allora lì dobbiamo intervenire perché il made in Italy, il calzaturiero, abbia la possibilità di lavorare nel mercato russo.
Dobbiamo stare invece attenti a quello che succede in Cina, essere molto cauti e potenziare i Paesi del nord Africa, soprattutto i Paesi nord-occidentali che sono in forte sviluppo, che si affacciano sul Mediterraneo e che possono dare un grosso contributo. Stare molto attenti a quelle che sono le aree di particolare interesse, ad esempio, se una piccola critica c'è da fare al Piano, è quella che abbiamo rilevato anche in Commissione, e che si va anche in quei Paesi dove c'è un indice di interesse abbastanza basso, segnalato con una sola A, invece noi dobbiamo andare laddove l'indice di interesse è molto forte perché non possiamo sprecare risorse.
L'altro punto di forza del Piano di internazionalizzazione deve essere la scelta dei progetti. Questo è molto importante. I progetti non possono essere calati dall'alto, devono essere fatti dalle imprese, non dal sistema e poi dati in mano alle aziende che non li fanno propri perché non li sentono. Dobbiamo cambiare sistema, non possiamo come istituzione pensare che da soli facciamo le indagini, il progetto, lo mettiamo in mano all'organismo che va a promo-commercializzarlo. Questo discorso è finito, tanto è vero che una critica che è stata fatta dalle associazioni di categoria è che nella fase di studio e di scouting si parla di organizzare, di studiare, insieme agli organismi sovraregionali, le Camere di Commercio, il Mise l'Ice e quant'altro, ma non si parla delle organizzazioni di categoria. Malissimo questo!
Un aspetto che va corretto per quanto riguarda questo Piano è il coinvolgimento delle organizzazioni di categoria per fare dei progetti ad hoc.
Un altro punto da chiarire è questo, e qui chiamiamo in causa le organizzazioni di categoria per continuare su questo tema, il Piano deve far capire - anche attraverso i bandi stessi, e vedo che proprio oggi è arrivata, mi sembra, una comunicazione, fatta dal comitato di coordinamento regionale che sono in uscita i primi due bandi con questa voglia di fare tutto, di andare ad internazionalizzare - alle imprese che non tutte posso fare la stessa cosa, non tutte possono andare dappertutto. Occorre anche una presa di coscienza da parte delle organizzazioni di categoria che devono individuare quali imprese possono andare ed in quali posti, in modo da razionalizzare il tutto e non duplicare le situazioni, rivolgendosi soprattutto alle piccole e medie imprese.
Se si finanzia l'internazionalizzazione di un consorzio dobbiamo anche stare molto attenti, non possiamo fare bandi dove la stessa impresa partecipa all'interno del consorzio oppure da singola, ci sono risorse che possono essere razionalizzate.
Il Piano, al di là dei numeri, deve essere composto e modellato su quelle che sono le reali esigenze, ma soprattutto sull'esperienza che abbiamo fatto in passato. Esperienza che purtroppo non ritroviamo nella premessa di questo Piano in quanto non c'è un report di quello che è successo, anche su questo invito a cambiare passo, ogni volta che si fa qualcosa noi dobbiamo fare dei report per capire quello che è successo, perché, come ho avuto modo di dire l'altra volta, soltanto se riusciamo a misurare quello che facciamo, possiamo migliorare quello che andremo a fare. Questa è una regola fondamentale, vale in politica, vale negli investimenti, vale sempre, se noi non riusciamo a misurare, a quantificare quello che abbiamo fatto in un progetto, non riusciremo mai a migliorarlo, perché continueremo a sbagliare, continueremo a ripetere le stesse cose che non hanno dato grandi risultati.
In questo Piano avrei preferito che in questa la prima fase, più che fare un’analisi del sistema socioeconomico attuale, che consociamo perché ormai si accavallano gli studi, le conferenze giorno dopo giorno, ci fossero quattro paginette di quello che era successo, quali erano stati i risultati dell’internazionalizzazione 2013-14-15. Questa è una cosa che ritengo di dover dire.
L'altro aspetto è che il Piano non si deve infatuare dei nuovi mercati, importanti nuovi mercati, ma deve consolidare quello che abbiamo, significa che le imprese, su quel sito, devono aumentare il fatturato e che, su quella stessa area, arriveranno nuove imprese. Costituire il sistema Marche su un territorio che possa essere attrattivo anche per altre imprese che potranno arrivare successivamente.
Queste sono le raccomandazioni che mi sento di fare.
Le criticità sono i tempi e le risorse, ma non mi ripeto su questo, sui tempi dobbiamo correre velocemente perché noi stiamo lavorando sul Piano triennale, approvato questo, si passerà a fare i progetti del Piano annuale, significa già perdere oltre 6/8 mesi, ed è già una cosa molto difficile.
L’altra cosa che vorrei dire riguarda la Macroregione. Se questo progetto va avanti e se ci si crede dobbiamo fare qualcosa di più rispetto a quello che questo Piano contiene. Dobbiamo fare qualche progetto specifico per questa Macroregione, se continua ad essere un elemento a cui noi guardiamo con interesse. Al di là dell'Adriatico, ci sono dei mercati interessantissimi, ci sono anche aziende nostre, marchigiane, che si sono posizionate in quelle regioni e che potrebbero direttamente o indirettamente trarne un grande vantaggio oppure spingerle a rientrare. Ne dico pure un'altra, ripeto, noi abbiamo di fronte all'Adriatico un sistema che ci appartiene e il progetto della Macroregione mi sembra che in questo momento stia languendo, questa è l'occasione per poterlo riprendere.
Infine c'è un ultimo aspetto che è quello di accelerare la costituzione di un organismo unico che possa andare a fare queste cose. Non è più possibile che le Camere di Commercio con le loro aziende di promozione speciale, la Regione attraverso la sua struttura, che fino ad adesso è stata la Svim, adesso speriamo che non lo sia più, le organizzazioni di categoria che vanno da sole, il Mise, l'Ice e quant'altro …, ci auguriamo almeno che da questo nasca l'idea di un'unica istituzione, di un'unica struttura che raggruppi il sistema camerale, che mi auguro venga riformato il più presto possibile e che al suo interno ci sia una sola azienda speciale di promozione che, unitamente alla Regione, dovrà essere la capofila di tutto perché d'altra parte per questo sistema i fondi li dà la Regione e mi auguro sempre che vadano direttamente alle imprese e non passino attraverso altre strutture.
Nelle nostre audizioni le Camere di Commercio hanno reclamato i fondi per fare l'internazionalizzazione, questo credo che non sia possibile a meno che non vengano date a quelle aziende della Camera di Commercio che danno servizi alle imprese. Questo è un discorso diverso perché sono le stesse aziende che possono partecipare al processo di internazionalizzazione, ma deve essere una azienda, non può essere l'istituto a ricevere fondi, altrimenti non raggiungeremo l'obiettivo che vogliamo proporci.
Queste sono le considerazioni che mi sento di fare, al di là dei numeri che molto bene ha espresso il Presidente Traversini.
E’ una sfida importante, ripeto, insieme all'innovazione ed al credito, di cui parleremo successivamente, l'internazionalizzazione rappresenta una delle leve di sviluppo importante per le nostre imprese per cui spero che questo processo si metta in atto velocemente per recuperare il tempo perso.
Ricordo che nel vecchio Piano di internazionalizzazione, quello del triennio 2013/2015, gli atti furono tutti preparati nel 2012, 6 mesi prima e si partì immediatamente nei primi mesi del 2013 con tutti i progetti, con le fiere e con tutto il resto.
Ripeto non vorrei che si perdesse addirittura un anno. Grazie.

Presidenza della Vicepresidente
Marzia Malaigia

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Fabbri.

Piergiorgio FABBRI. E' stato sottolineato benissimo dal Consigliere Celani e prima ancora dal Consigliere Traversini l'importanza del processo di internazionalizzazione che le nostre imprese devono percorrere.
Sull'importanza di questa cosa, che per noi come Regione diventa strategica, il Piano è inadeguato, sono 25 paginette mal sintetizzate del precedente, che era di 170 pagine, in cui manca un'analisi dei settori produttivi, delle aree geografiche d'intervento, manca un'analisi dei risultati che ha prodotto il Piano precedente, che aveva molta bibliografia che ho visto per confronto.
Il nuovo Piano copia anche 4 schemetti, però se non abbiamo un'analisi puntuale dei risultati che abbiamo portato a casa nel triennio precedente quale programmazione su un aspetto così strategico pensiamo di poter fare?
In più con questo Piano prendiamo atto della situazione che sta cambiando, che si sta evolvendo molto velocemente, ma poi non c'è corrispondenza con la tabellina finale in cui dò la tripla A, oppure la doppia A o la singola A, perché nel testo diamo priorità ad esperienze che non coincidono completamente. Mi sembra un po' superficiale, ma non basta questo perché gli unici fondi disponibili sono quelli europei, alcuni milioni del Por-Fesr.
E' venuta in audizione l'Assessore Bora che ci ha detto: “Voglio 4 milioni, saranno 3,8, mi straccio le vesti se sono meno di 3,5” ieri l'Assessore Cesetti è venuto in I Commissione a darci l'anteprima dell'assestamento del bilancio, per l'internazionalizzazione: 0 euro.
Di cosa stiamo parlando? La frasetta che ci ripetiamo molto spesso, perché poi scriviamo dei documenti che sono vuoti. Il Consigliere Celani parla degli strumenti, gli strumenti devono essere realizzati attraverso i desk che abbiamo ripensato, e non si sa se andranno vanno avanti, le Camere di Commercio, discuteremo più tardi se fonderle, farne una, due, non si sa, la Svim, sulla Svim apriamo un mondo a parte, ci divertiremo nei prossimi interventi, forse fa troppo da passacarte. Questi sono gli strumenti che vogliamo utilizzare per un Piano triennale a cosa strategico. Una di un triennale. triennale, cronoprogramma che a livello mensile mi dicae quello che voglio fare, le verifiche che dovrò fare sui risultati, c'è o non c'è? Quando avremo di fronte le prossime settimane il Piano annuale, ci sarà un cronoprogramma settimanale delle cose? Un’azienda seria programma in questo modo, io vengo dal settore della progettazione.
Parliamo poi di prassi, questi erano documenti che si dovevano fare, in forza della legge regionale, entro il 31 luglio. Il Piano triennale doveva essere approvato entro il 31 ottobre ed entro il 31 dicembre bisognava approvare gli interventi annuali del 2016. Siamo a maggio 2016, parliamo di un programma triennale vuoto, generico, insomma siete mortalmente in ritardo.
Delle linee di intervento soltanto due hanno capacità di finanziamento tramite il Fesr e sono: la strategia delle aree-paese e i voucher. Confindustria è venuta in audizione a dire: “Avete pagato i voucher del 2013 e del 2014?”. Sembra che non siano stati pagati, ed ha chiesto agli uffici di verificare se questo è avvenuto. Insomma vi rimandiamo a settembre, bocciamo questo Piano, quando lo riportate bello, concreto, con le scadenze, con i soldi per realizzarlo, ne parleremo.
Spero che almeno nel Piano annuale ci sia l'analisi dei risultati del triennio precedente, una seria e concreta programmazione di quello che vorremmo fare in questo triennio e in questo anno 2016, con i soldi tonanti associati, altrimenti facciamo soltanto i professori universitari di economia, e se poi facciamo altri lavori. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Marconi.

Luca MARCONI. Grazie Presidente. Poche battute su un provvedimento che condivido e credo che l'intervento del Consigliere Fabbri sia stato anche stimolante per quello che deve essere fatto. Lo apprezzo per la positività, quando sento parlare anche in maniera critica, mi permetto di valutarlo, sento delle proposte, sento delle considerazioni, che in gran parte possiamo condividere tutti, credo che questo serva, questo è un consiglio che serve.
Posso anche condividere il fatto che non 2/3 milioni, Presidente Traversini, ma 50 milioni per l'internazionalizzazione ci consentirebbero di risolvere i problemi, però credo che questo dibattito e quello che avete fatto in Commissione non sia stato inutile, perché dell'internazionalizzazione si parla da tanti anni, allora anche qui un po' di storia.
Quando dell'internazionalizzazione non si parlava mai e non c'erano piani quinquennali per farla, sullo stile dell'Unione Sovietica, l'Italia negli anni '50 e '60 faceva un’internazionalizzazione da paura, cioè abbiamo venduto dappertutto e bene, poi abbiamo cominciato a fare i piani, forse per la difficoltà, forse per l'aumento della concorrenza.
Anche in questi ultimi anni se andiamo a vedere, in questo periodo di crisi, le aziende che hanno tirato sono quelle che in maniera più o meno individuale, con la borsetta dietro, sono andate a vendere i prodotti ed hanno cercato i mercati. Però tutti ci dicono che questo tempo è sostanzialmente finito. E’ finito il tempo in cui, lo ricordo ancora, negli anni '80, i nostri artigiani, i nostri industriali della scarpa andavano nei Paesi dell'est con l'automobile carica di prodotti, per farli vedere e per venderli.
Credo che tutto questo sia vero, penso che l'imprenditoria, l'iniziativa - come hanno già detto i relatori di maggioranza e di minoranza - non debba essere mortificata, anzi deve essere esaltata e andrebbe individuato, in maniera seria, qual è il punto di equilibrio sull'intervento pubblico e che cosa aggiunge l'intervento pubblico.
Facciamo anche una seria riflessione sulle esperienze fatte. E’ servito avere i cavalli sul Conero? Non lo so, io non ce l'ho un dato. E’ servito fare altre iniziative nei confronti dei russi? Sono servite le iniziative al seguito di Matteo Ricci in Cina? Hanno prodotto, in termini culturali, di rapporti, di relazioni, di ruffianerie sociali, qualche risultato da un punto di vista economico? Non lo so! Questo che invoca il Consigliere Fabbri lo invoco anch'io, ma non al Presidente o al Vicepresidente della Commissione, quanto alla Giunta per sapere se ci sono oggettivamente dei riscontri.
In una congiunzione che non deve essere immediata, non immagino che siamo andati lì, abbiamo fatto il convegno su Matteo Ricci ed abbiamo firmato contratti per milioni di euro, però vorrei sapere se questo complesso di relazioni nel corso degli anni ha prodotto qualche risultato concreto o si sia avviato, se c’è qualche azienda che possa dire sono andata lì a fare questa passeggiata a Pechino, a Shanghai e al ritorno, dopo un anno, due anni, tre anni, qualcosa è maturato.
Questa è la prima cosa. La seconda è che non me ne farei un grosso problema se abbiamo o non abbiamo i soldi subito, certamente cercheremo di trovarli perché questi sono contatti, sono relazioni che costano, quindi c'è da trovarli, però è fondamentale avere le idee chiare su come muoversi.
Vorrei qui citare due parole che sono state ripetute, una spesso, l'altra un po' meno se non in maniera velata: sistema e disciplina.
Perché dico sistema? L’hanno spiegato benissimo i Consiglieri Celani e Traversini, il marchigiano è un individualista nato, è difficilissimo fargli fare sistema anche se ci sono aree della regione dove lo fanno un po' di più. Ho avuto modo di incontrarmi con i produttori di tartufo, nel pesarese sono estremamente organizzati poi scopri che ci sono i tartufi nel fermano e nell'ascolano che non hanno una copertura organizzativa e vendono a livello individuale.
Fare sistema, se Pesaro ed Ancona, che in questo senso hanno più esperienza, più cultura, ci aiutano, credo che un intervento di questo tipo non debba essere disprezzato, ma per fare sistema ci vuole anche disciplina perché l'idea di entrare in collaborazione con qualcuno, fa scattare nell’imprenditore subito la diffidenza perché pensa: chi avrà vantaggio, chi non ce lo avrà, e le cose non funzionano mai.
Nel concreto queste cose avvengono sempre, per cui si finisce per fare internazionalizzazione solo per poche ditte leader che non hanno concorrenza, ma non c’è il sistema, cioè 40, 50, 60 imprese che operano tutte nello stesso settore, ma è difficilissimo metterle insieme.
Da quello che ho capito e da quello che ho letto, anche in qualche conversazione personale con il Presidente, ho l'impressione che questo ragionamento cominci ad arrivare, cioè se si va in un Paese con i 5/6 prodotti leader che non nomino, perché poi rischio di dimenticare qualcuna delle 5/6 aziende leader delle Marche, magari si scopre che ci sono altri settori, che da noi sono considerati marginali, che in quel territorio sono importanti.
Avere questo quadro una volta per tutte, che poi alla fine è un elenco, sapere tutto quello che possiamo offrire e presentarci come pacchetto credo che sia fondamentale.
Una cosa sulla quale ho un grosso dubbio è la strategia industriale, cioè cosa andiamo a vendere? Perché sostanzialmente andiamo a vendere. Cari Consiglieri Celani e Traversini qui ci chiedono tecnologie, perché se uno deve andare a vendere il prodotto, il prodotto se lo vende e basta, ma il problema è che nessuno prende senza avere un corrispettivo.
Noi siamo una regione fortemente manifatturiera, andiamo ad esportare, a crearci concorrenza all'estero, oppure? Io non lo so, io non sono un esperto del settore, ma è una preoccupazione che mi pongo, cioè che cosa gli diamo? Gli diamo la tecnologia per fare le scarpe, gli diamo la tecnologia per fare l'olio, gli diamo i nostri migliori risultati? Perché alla fine è questo che sarebbero disposti a comprare. Se andiamo in qualche Paese del Medio oriente ci possono dire: “Siete bravi in questo, dateci questo tipo di tecnologie e conoscenze”.
Qui mi fermo, chiedo semplicemente per capire se in questa strategia industriale c'è, per quanto riguarda il manifatturiero, il prodotto finito o la tecnologia.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Bisonni.

Sandro BISONNI. Grazie Presidente. Sull'importanza dell'internazionalizzazione penso siamo tutti d'accordo, chi mi ha preceduto ha espresso molto bene il concetto.
Aggiungo solo l'esperienza diretta del maceratese. Le imprese che sono riuscite a trovare una via verso l'estero sono quelle che sono sopravvissute, le altre, che hanno subìto la crisi e che sono rimaste nel mercato interno, hanno chiuso o sono sull'orlo del fallimento. Questo ci fa capire quanto questo settore sia importante e strategico per il nostro tessuto imprenditoriale.
Faccio mie le osservazioni del Crel per 2 punti, cioè quello della certezza delle risorse finanziarie e quello della certezza delle tempistiche.
Io non sono d'accordo con quello che ha detto il Consigliere Marconi: intanto abbiamo le idee chiare poi vedremo come trovare i soldi. No, altrimenti diventeremo dei burocrati e sprecheremo anche il nostro tempo, potremmo fare dei progetti su come andare sulla luna, tanto sappiamo che poi non saremo in grado di arrivarci.
Avere concretezza nell'agire è fondamentale. Questo ci chiedono le imprese, i lavoratori, gli imprenditori. Ci chiedono concretezza. Questo Piano è condivisibile negli aspetti degli obiettivi, ma manca proprio questo, a me pare un libro dei sogni perché finché non ci mettiamo dietro le risorse necessarie e una tempistica certa di quanto queste risorse saranno impiegate rimane un libro dei sogni.
Ecco, pur condividendo gli obiettivi del Piano, auspicando che si trovino queste risorse, il mio giudizio su questo atto è neutrale, nel senso che da una parte auspico che queste azioni vengano fatte, dall'altra non posso non evidenziare queste criticità.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Zaffiri.

Sandro ZAFFIRI. Grazie Presidente. Grazie anche ai relatori di questa proposta. Personalmente e come gruppo Lega Nord diamo atto che hanno evidenziato gli aspetti particolari e in modo chiaro le linee di questo documento.
Noi in Commissione su questo documento abbiamo manifestato delle perplessità, perché è vero che ci sono le linee guida, ma mancano, come ha detto il Consigliere Bisonni, la certezza di riferimento ed i finanziamenti. In questa Giunta - questo è l'aspetto politico per il gruppo della Lega - c'è un continuo rinvio della politica e delle decisioni. Io personalmente mi fido dell'Assessore che è venuto in Commissione a dire: “Ci saranno 4 milioni” Ci sarà! Ci sarà è una canzone ed allora, Presidente, la politica del rinvio non è più possibile, l'economia ha bisogno di una decisione immediata, perché nelle aziende ci sono dei progetti da fare, ma la politica non c’è. Questo è l'aspetto, Presidente, lei rinvia in continuazione queste cose. Rinvio, rinvio, rinvio è va via, rinvio e va via, allora credo che qui ci sia un problema di fondo: l’incertezza. Su che cosa si basa? Si basa sui fondi Por e Fesr? Il meccanismo dei fondi - come vengono assegnati – è quello della vecchia amministrazione, io lo so che per il PD è uguale, perché l'ha approvato prima e c'è la continuità, siccome c'è la continuità del pregresso, io voglio ricordare che questi fondi vengono presi sempre dai soliti noti. Questo è l'aspetto, chi li ha presi 6 anni fa continua a riprenderli e quello che aspetta i fondi di questi 6 anni, dal 2014 al 2020 - già siamo al 2016, sono rimasti solo 4 anni - probabilmente non li prenderà mai perché i criteri sono quelli pregressi.
Su questo c'è incertezza, questo è un Piano in cui non c'è una certezza di riferimento. E’ questo che manca. Questi documenti che vengono sfornati da questo Consiglio sono quasi tutti fatti sullo stesso modello, non c'è una certezza di riferimento, la politica non può dare queste risposte perché l'economia arriva in un altro modo. Ecco, è arrivato l'Assessore, ha portato i 4 milioni per l'internazionalizzazione garantiti dall'Assessore Cesetti, su questo siamo a posto.
Siccome non siamo su questa strada, noi continueremo a esprimere perplessità su questo progetto, su questa legge, su quest'approvazione e quando ci saranno le certezze di riferimento anche il voto della Lega sarò favorevole. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Marcozzi.

Jessica MARCOZZI. Non sarei intervenuta, però ho ascoltato i Consiglieri Fabbri e Zaffiri.
Questa mattina in Commissione avevo già detto che era importante portare in Aula il bilancio, le variazioni di bilancio, ed eccoci qui, la ragione ce l'ho! Condivido in pieno quanto hanno espresso i Consiglieri Traversini e Celani, non si può non essere d'accordo su questo Piano per l'internazionalizzazione, perché nelle Marche abbiamo un problema occupazionale dovuto alla crisi imprenditoriale, tanto che dal 2010 al 2014 le Marche hanno perso in termini di Pil ben 44 posizioni rispetto alle altre Regioni europee.
Qual è il problema? E' che c'è un bel Piano per l'internazionalizzazione e non ci sono le risorse! Questa mattina ai capigruppo ho parlato all'Assessore Cesetti dell’importanza delle variazioni di bilancio, e ieri, quando sono uscita dalla I Commissione, l'Assessore Cesetti ha affermato che per l'internazionalizzazione le risorse sono pari a zero. Partivamo da 4 milioni e mezzo, io sapevo 500.000 euro, e l’Assessore ieri ha detto che per l'internazionalizzazione le risorse sono pari a zero.
Ribadisco all'Assessore Cesetti che abbiamo bisogno di portare urgentemente in Aula le variazioni di bilancio, perché 2 mesi fa ci siamo trovati in I Commissione a dare un parere sul progetto cultura di cui non conoscevamo l'ammontare delle risorse. Stamattina l'ho ribadito ancora una volta all'Assessore ed oggi eccoci qui ad approvare un Piano per l'internazionalizzazione che condivido in pieno, ma che purtroppo non sappiamo di quante risorse disporrà.
Assessore Cesetti gliel'ho ribadito questa mattina, è un buon oratore, però deve passare dalle parole ai fatti e i fatti sono questi. Mi auguro che l'Assessore comprenda le nostre richieste. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Celani.

Piero CELANI. Intervengo perché mi sono espresso in un certo modo in Commissione e per me la coerenza è molto importante.
Devo fare una piccola premessa, mi sembra di rivivere in quest'Aula quello che è accaduto in occasione dell'approvazione del Piano triennale di promozione turistica. Mi sembra di rivivere lo stesso film: abbiamo sostenuto il Piano, in Commissione abbiamo dibattuto, il Consigliere Fabbri ne è cosciente, ci siamo fidati, abbiamo elaborato il Piano, bene, abbiamo visto anche alcune azioni interessanti per quanto riguarda le aree interne e quant'altro, però aveva un vulnus incredibile, c'erano soltanto i fondi comunitari. In Commissione il dirigente promise che tutta la cosa si sarebbe aggiustata con una variazione di bilancio che avrebbe previsto dei fondi, su questa fiducia sia in Commissione che in Aula votai il Piano triennale di promozione turistica, riservandomi di dire: voglio poi vedere il Piano annuale perché le azioni importanti sono quelle. Il Piano triennale, per chi ha fatto l'amministratore, è la famosa relazione previsionale programmatica dei bilanci, dove c'è di tutto e di più, poi si devono vedere le cifre e vedere quello che si può fare in quell'anno in cui si riferisce il bilancio.
Questo Piano nasce con tutte le buone intenzioni, ottimali, ma con molte criticità che ho illustrato, non dovute alle risorse, ma al metodo, all'approccio: la mancanza di desk, i progetti calati dall'alto, il mancato coinvolgimento delle associazioni di categoria, la mancata realizzazione di una struttura operativa unica che coinvolga tutti gli enti. Tutto è superabile, però è chiaro che in questa fase è importante avere le risorse perché noi abbiamo perduto già molto tempo, 5 mesi, rischiamo non solo di perdere tempo nell'approvazione del singolo atto, ma anche e soprattutto nell'approvazione della variazione di bilancio per acquisire le risorse.
In Commissione ho detto sì al Piano e per coerenza dico si anche oggi, però è chiaro che alla prossima variazione di bilancio se non vedo le somme che sono state non dico promesse, ma preventivate, perché i 3.800.000 euro sono non dico un’inezia, ma poca roba rispetto ai 12 milioni che sono stati utilizzati in precedenza, però mala tempora currunt, quindi non possiamo assolutamente pretendere che ci sia quella cifra, però 3.800.000/4.000.000 di euro sono fondamentali ed indispensabili, altrimenti facciamo la fiera delle noccioline del mio paese, domenica è festa e vi invito tutti. Pure noi internazionalizziamo.
Ripeto, Presidente ed Assessore, sono fondamentali se vogliamo aiutare questo sistema economico produttivo perché, l'ho detto prima - non c'eravate nessuno dei due - non è che possiamo fare chissà che cosa, ma ci sono due aspetti: uno è l'innovazione, e lì ci pensano le imprese - la creatività, l'innovazione, tutto quello che c'è da fare – il secondo aspetto è quello della commercializzazione, la ricerca di nuovi mercati e per quelli noi dobbiamo aiutare perché abbiamo un sistema formato da piccole e medie imprese. Due terzi delle nostre imprese non ce la fanno a internazionalizzare da sole, è assurdo, ed un terzo, statisticamente, l’abbiamo visto al convegno di Confindustria, i dati erano chiarissimi, vanno da sole, piccoli aiuti, indirizzi da parte della regione, mentre il resto va aiutato.
Per cui, ripeto, dico si per coerenza perché l'ho detto in Commissione, però se non ci sono i fondi dirò no al Piano annuale e a tutto il resto perché è fondamentale.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione.
Proposta di atto amministrativo n. 13. La pongo in votazione.

(L'Assemblea legislativa approva)

Relazione n. 7
ad iniziativa della II Commissione consiliare permanente
“Vent’anni dalla Carta di Fonte Avellana, un progetto per tutto l’Appennino”
(Discussione e votazione)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la relazione n. 7 della II Commissione consiliare permanente. Ricordo che i relatori hanno venti minuti per la loro relazione.
La discussione è aperta, ha la parola il relatore di maggioranza Consigliere Traversini.

Gino TRAVERSINI. Approfitto per dire che l'ordine del giorno purtroppo non l’abbiamo votato perché per un equivoco non è stato presentato, l’ho presentato nell’illustrare l’atto precedente ed ho detto che avevamo preparato un ordine del giorno in Commissione, in realtà non è stato messo in votazione perché non è stato consegnato, quindi lo presenteremo nei prossimi Consigli come ordine del giorno, avendolo illustrato nell'atto principale. Lo dico perché ne ho parlato prima e mi sembra corretto presentarlo e votarlo in seguito.
Con questa proposta di risoluzione la II Commissione intende coinvolgere pienamente l'Assemblea legislativa rispetto ai contenuti della Carta di Fonte Avellana con la quale 20 anni fa la Regione Marche insieme alle molte associazioni di categoria, ai sindacati, al sistema delle autonomie e al mondo della cooperazione, ha ritenuto importante soffermarsi sul tema dello sviluppo delle aree interne ed in particolare di quelle montane, rivolgendo una particolare attenzione agli aspetti connessi con la creazione di posti di lavoro.
L'occasione è rappresentata dal convegno che si terrà nei prossimi 13 e 14 maggio a Fonte Avellana, convengo promosso dall'Assessore Sciapichetti e immediatamente condiviso dalla II Commissione, durante il quale faremo il punto dello stato di attuazione delle politiche della montagna.
Sarà anche l'occasione per capire insieme dove vogliamo e dove dobbiamo andare, tenuto conto che la programmazione puntuale degli interventi nelle aree interne e montane, soprattutto per quanto riguarda la tutela del territorio, è condizione ormai imprescindibile per mettere in sicurezza l'intero territorio regionale.
Il punto di riferimento della riflessione che proporremo è rappresentato dal documento di Fabrizio Barca sulla cosiddetta ‘Strategia delle aree interne’, con il quale si sono già confrontati la scorsa legislatura nell'ambito dei lavori sulla nuova programmazione dei fondi europei.
Come 20 anni fa, anche oggi l'impegno delle politiche pubbliche è rappresentato dalla necessità di creare lavoro. Solo con il lavoro è possibile infatti garantire quel necessario presidio del territorio che ne scongiura l'abbandono.
Senza il lavoro che sistema, fa manutenzione, valorizza i beni ambientali e culturali, promuove iniziative economiche in grado di accrescere l'attrattività, le aree interne rischiano il degrado. Sappiamo fin troppo bene cosa ha significato tutto ciò, soprattutto negli ultimi anni, nel corso dei quali, anche a fronte di cambiamenti climatici che non riusciamo a fronteggiare, i fenomeni di dissesto in montagna hanno creato conseguenze drammatiche fino alle nostre coste.
Di questi temi abbiamo sentito parlare nel corso del Seminario che si è tenuto proprio a Fonte Avellana il 29 ottobre dello scorso anno.
La II Commissione è stata presente al completo e ha condiviso l'opportunità di essere inserita nel processo di aggiornamento della Carta.
La proposta di risoluzione rappresenta il contributo dell'Assemblea legislativa a questo problema che culminerà con la sottoscrizione degli aggiornamenti anche da parte del Presidente Mastrovincenzo, il 14 maggio prossimo.
In questo modo vogliamo sentirci parte attiva e responsabile di un impegno di programmazione delle politiche, svolgendo pienamente la funzione di indirizzo che ci è riconosciuta a livello statutario.
L'aggiornamento della Carta si basa, per l'essenziale, sul tema della prevenzione dei rischi ambientali ed in particolare idrogeologici. Nel condividere questa preoccupazione la II Commissione ha ritenuto di proporre l'inserimento negli aggiornamenti alla Carta della necessità di portare all'attenzione delle istituzioni europee il tema delle aree interne, in vista della nuova programmazione dei fondi strutturali per il 2020, promuovendo una vera e propria Agenda per le regioni montane.
Chiediamo inoltre di porre l'aspetto della sostenibilità degli interventi dal punto di vista ambientale affinché diventi il filo conduttore di queste politiche, perché dobbiamo essere sempre più consapevoli di vivere in un sistema di risorse non infinite.
Con questo abbiamo presentato una proposta di risoluzione che noi voteremo, con la quale modifichiamo, cerchiamo di correggere l'ottimo lavoro presentato dall'Assessore Sciapichetti e aggiungiamo alcuni elementi che riteniamo importanti.
La Carta di Fonte Avellana, come ho già detto, è un documento estremamente rilevante che ha segnato un importante periodo di riflessione sui problemi delle aree interne e della montagna, utile, come ho detto, al lavoro che egregiamente ha svolto e sta svolgendo il Ministero e soprattutto il dott. Barca
Noi vorremmo condividere il valore ed i principi che sono all'interno della Carta di Fonte Avellana, con il territorio dell'Italia centrale, con l'Appennino centrale, con le aree montane, con le aree interne. Valori che non riguardano solo la nostra regione, le nostre aree interne, ma tutto un territorio, molto vasto che, al di là delle riflessioni sulla Macroregione, significa aree interne, significa Italia centrale.
Una Carta che ha un valore che riguarda un territorio vastissimo, che riguarda le zone che a noi sono vicine e questo lavoro ci dà la possibilità di allargare e fare sinergia con territori che possono condividere questi valori.
Poi l'importanza delle occasioni di lavoro che ci sono, che sono fondamentali, perché la Carta non è solo una questione di principi generali, ma anche quella di preservare e rispettare determinati principi riuscendo a procurare posti di lavoro, perché la presenza dell'uomo all'interno delle nostre aree interne si ha solamente se si ha la possibilità di viverci e di lavorare. Questo deve avvenire con la salvaguardia del territorio, cioè posti di lavoro che si creano attraverso la salvaguardia del territorio.
Sono state introdotte una serie di temi che noi abbiamo già affrontato, che abbiamo dibattuto all'interno della II Commissione e che abbiamo portato anche all'interno del Consiglio, come il concetto di economia circolare, come la questione dell'autosufficienza energetica, principi importanti che bisogna inserirli all'interno della Carta.
Proponiamo di togliere le parole ‘attività di sviluppo rurale' ed anche le parole ‘in particolare quelle cooperative’ sostituendole con le parole ‘le cooperative e pmi’, piccoli cambi, sottili, ma che hanno un valore di ampiezza e di rispetto delle situazioni.
Abbiamo aggiunto l’importante questione della collaborazione che deve avere la Regione Marche con la Commissione europea perché si attivi in maniera determinata, proponendo un'agenda di interventi, di dibattiti, che riguardino gli interessi delle aree interne.
Sono piccoli cambiamenti ad un lavoro che è stato presentato dall'Assessore Sciapichetti, sono stati coordinati, ci siamo confrontati, credo che non ci sia nessun problema. E’ un lavoro che ha fatto la Commissione e che chiaramente propone al Consiglio. Un lavoro interamente condiviso dalla II Commissione, un ottimo lavoro perché su un tema così importante, generale, trovare la condivisione, portare un documento in discussione condiviso da tutte le forze politiche, credo che sia un punto importante.
L’abbiamo raggiunta senza grandissime difficoltà, con il confronto, con il dibattito perché i problemi che abbiamo posto e che si porranno a Fonte Avellana il 13 e 14 maggio riguardano tutti e riguardano l'economia, ma soprattutto la salvaguardia di un territorio.
Tra i temi che spesso vengono fuori c'è l'abbandono di questi territori, non è solo l’impoverimento, ma il dissesto idrogeologico e le problematiche ambientali. L'abbandono del territorio, secondo me, è una tragedia, lo dico da persona che vive in quei luoghi, che vive le difficoltà di starci. L'impoverimento dal punto di vista della presenza umana e l'abbandono significano rischiare nel lungo termine, se non invertiamo situazioni più o meno drammatiche, non solo da un punto di vista economico, ma anche ambientale.
Questi sono i temi che andremo ad affrontare in questi due giorni a Fonte Avellana, ai piedi del Monte Catria. Io sono della parte opposta rispetto a Fonte Avellana, zona che conosco, invito quindi i Consiglieri a venire perché è un tema su cui riflettere di estrema importanza e spero che ci saranno dei risultati e che si produrranno degli effetti per altri 20 anni. Sono tematiche che magari dibatteremo e affronteremo spesso in questo Consiglio regionale. Grazie.

Presidenza del Presidente
Antonio Mastrovincenzo

PRESIDENTE. Ha la parola il relatore di minoranza Consigliere Celani.

Piero CELANI. Credo che ci sia poco da aggiungere perché mi sembra che è stato illustrato molto bene il significato di questa operazione.
Dico che bene ha fatto l'Assemblea legislativa ad essere protagonista all'interno di questo discorso e bene ha fatto l'Assessore Sciapichetti a far si che i riflettori, che erano stati accesi vent'anni fa su una parte del territorio marchigiano, su una parte dell'Appennino, fossero accesi anche nella restante parte. Addirittura nell'integrazione che abbiamo fatto come Commissione abbiamo parlato di aree interne dell'Italia centrale.
C'è stato un momento di frizione, che non riprendo, su questo discorso dell'Appennino centrale, però, ripeto, molto importante è questo aspetto ed il fatto che questo concetto potesse interessare tutte le aree interne della nostra regione.
Credo che la nostra regione sia costituita per oltre l'80% da territorio montano, dobbiamo dire che i valori sono proprio in questi territori, le nostre risorse, ancora tanto inespresse, sono in questi territori interni. Parlo di risorse intese come valori di solidarietà e di sostenibilità. E’ proprio in questi territori, quelli più disagiati, dove si rafforza e si rende più forte e coeso il rapporto umano. Tutto va bene, non ci sono problemi, ognuno la fa da padrone, ma in questi territori naturalmente no.
Noi attraverso questa Carta abbiamo un grande impegno, una grande responsabilità, recuperare quei valori e se vogliamo mettere in sicurezza il territorio, se vogliamo portarci a risiedere le persone, come è stato detto bene nella Carta, se vogliamo che le persone stiano lì, dobbiamo assicurare loro il lavoro.
Se vogliamo dare lavoro a queste persone dobbiamo sviluppare soprattutto gli asset che il territorio ci dà e che sono straordinariamente eccezionali. Sono quelli storico-culturali fatti di quei valori di cui ho parlato. Sono asset di carattere ambientale, paesaggistici, naturalistici, molto significatici e sfruttandoli noi potremmo arrivare a dare competenze e lavoro alle persone, in qualche modo entusiasmarle, dare un sostegno per rimanere lì, ed ecco automaticamente la tutela del territorio, la conservazione del territorio, altrimenti se non ci sono progetti – anche se il progetto viene fatto, la struttura viene sistemata, ma poi viene abbandonata - dopo 5/10 anni, Assessore, siamo da capo, non ha senso quindi spendere soldi pubblici in quel modo.
Noi abbiamo degli esempi molto importanti nell'Italia settentrionale, nel Trentino in modo particolare, dove è stata fatta 50 anni fa una politica di questo tipo. Sono Regioni autonome, sono discorsi diversi, con risorse abbondanti, però parlo di politica per i territori, quella è la politica, la politca della residenza, la politica della persona, si mette la persona al centro di quel territorio, non soltanto facendo terrazzamenti, mettendo in sicurezza il fiume, il fiume si mette in sicurezza, ma poi va custodito negli anni.
Credo che abbiamo fatto bene, questo è un discorso istituzionale molto interessante, dove l'Assemblea legislativa, attraverso il suo Presidente, sarà parte attiva nel firmare questa integrazione che estende l'attenzione dei principi espressi dalla Carta di Fonte Avellana 20 anni fa a tutto il territorio dell'entroterra marchigiano. Poi dovremo essere bravi a canalizzare le risorse che prioritariamente vengono dalla Comunità europea, ma attuando anche dei progetti nostri, dei progetti pilota,.
Spendo una parola per il sud delle Marche, non soltanto l'Appennino del nord.
Noi abbiamo i Sibillini che sono straordinariamente belli, abbiamo anche la possibilità di sfruttare elementi storici e culturali eccezionali, direi addirittura fiabeschi, per non parlare, ad esempio, della Sibilla, del Guerrin Meschino, riattivare la grotta della Sibilla per scoprire, semmai ci fosse ancora qualcosa su cui indagare dal punto di vista storico.
Questi sono i valori che dobbiamo riscoprire per far sì che il nostro entroterra torni a vivere e la Carta di Fonte Avellana mi sembra che li interpreti nel modo giusto, quindi sono personalmente molto soddisfatto di questo discorso che in Commissione siamo riusciti a condividere tutti insieme. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Fabbri.

Piergiorgio FABBRI. La Carta di Fonte Avellana, a vent'anni dalla sua prima edizione, viene revisionata.
Parliamo di alta filosofia dell'Appennino - come leggere la Costituzione – e sui principi fondanti di questo modello di sviluppo alternativo alla costa, allargandoli a tutto l'Appennino, non possiamo che essere tutti convergenti. E' importantissimo.
Ho avuto premura di suggerire l'introduzione di quattro aspetti che ritengo anche concreti, se vogliamo, per dare una chiave di lettura aggiornata.
Non si parla più soltanto di salvaguardia, si parla di creare lavoro all'interno dell'Appennino, inserendo dei concetti dell'economia circolare, perché l'economia attuale, quella consumistica, quella della sostituzione, dell'usa e getta, non va bene. Nell'Appennino vanno adottati altri criteri che in Aula abbiamo già espresso, anche verso l'Europa, la nostra concezione di economia circolare e nell'Appennino va assolutamente declinata.
E' chiaro che questo lavoro va fatto in maniera differente, non ci possono essere le grandi industrie che si insediano in questi territori, quindi c'è l'associazionismo, le piccole e medie imprese, il mondo delle cooperative che però non deve essere privilegiato, quindi abbiamo tolto le parole ‘in particolare’, quell’addizione che portava al mondo delle cooperative che non ci sembrava di dover sottolineare rispetto alle altre forme.
Chiaramente inserire nell’integrazione alla Carta di Fonte Avellana l'attenzione al sostegno alla biodiversità, perché siamo nell'Appennino che è una fonte di ricchezza assoluta, che dobbiamo difendere e assolutamente valorizzare, un altro concetto quindi su cui porre l'attenzione.
Per ultimo avevo proposto, è stato ampiamente discusso ed accettato, l'introduzione del concetto di forme, da studiare, di autosufficienza energetica derivante da fonti rinnovabili, in modo che si possa approfondire il discorso del microidroelettrico che ormai è ampiamente sfruttato, ma forse qualcosa va un attimo rivista per approfondire le problematiche delle biomasse, che non sempre vengono utilizzate, a mio avviso, come si dovrebbe. La filiera legno energia va attenzionata in maniera particolare perché non possa essere sottoposta a sfruttamento e l'eolico deve essere paragonato alla ricchezza paesaggio, studiato nel dettaglio, non mettiamo pale dove non c'è il vento perché roviniamo e non produciamo niente.
Questa particolare attenzione oltre al fotovoltaico va assolutamente presa in considerazione in questo ecosistema fragile, che però ingenera in noi un modello alternativo a quello costiero, io sono urbinate, quindi nell'Appennino ci vivo, che effettivamente potrebbe dare una qualità della vita superiore, se non fosse svantaggiato per quel che riguarda la gestione e le infrastrutture.
Siamo d'accordo con questa Carta, speriamo che venga realizzata nel prossimo ventennio, parliamo di cose altissime, la sposiamo, così come penso le organizzazioni, i Sindaci, le Unioni montane, i sindacati, insomma tutti coloro che la firmeranno e sui quali porremo l'attenzione perché venga concretizzata la strategia delle aree interne. Potrebbe essere il primo piccolo passo, da verificare se è possibile espanderlo all'interno di altre aree pilota proprio per dare concretezza. La differenza di pesi all'interno dei bandi del Psr è un secondo esempio, qualcosa in questo ventennio timidamente si è mosso, bisogna accelerare per valorizzare le differenze.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Marconi.

Luca MARCONI. Grazie Presidente. Al di là del valore simbolico questa Carta ha dimostrato che fare cultura attorno ad un argomento significa produrre anche dei risultati.
Credo che venerdì o sabato saremo tutti lì a testimoniare un fatto, il primo è che questa nostra regione ha una specificità unica per quanto riguarda la aree interne e non solo montane. Credo che quasi il 20% della nostra popolazione graviti in montagna o nell'alta collina. Questa è una cosa quasi unica, credo che solo il Trentino Alto Adige ci batta in questo tipo di proporzione, quindi parlare di aree interne, di aree montane o collinari o alto collinari non è un esercizio retorico destinato a pochi paesetti e ad una popolazione residuale o, come spesso succede in queste zone, prevalentemente anziana.
Abbiamo molte attività produttive e c'è un valore antropologico intrinseco. Oltre a questo, è stato detto bene dai relatori di maggioranza e di minoranza, c'è il valore della presenza dell'uomo, ormai sembra chiaro che a preservare l'ambiente non sono le leggi o i parchi naturali, regionali o nazionali, l'ambiente viene preservato se c'è l'uomo, se non c'è l'uomo l'ambiente finisce male.
Chiaramente l'uomo deve essere presente in giusto rapporto e in questo le Marche sono state da sempre disegnate come un modello.
Detto ciò aggiungerei un elemento. L'elemento è che, rispetto a quando questa Carta è stata firmata per la prima volta, è arrivata la Quadrilatero, per cui dico che in riferimento a questo dovremo cominciare a considerare, guardo l'Assessore Sciapichetti, l'apertura del tratto della 77 per giugno, massimo luglio, altrimenti, Assessore, la manderemo a scavare l'ultima galleria e ci verrò anch'io.
La Quadrilatero cambia profondamente le cose rispetto alle aree interne, credo che qui dovremo fare un piccolo passaggio dal punto di vista culturale, ma anche amministrativo, a questo punto è molto più area interna, Assessore, Cingoli o Appignano o Treia di quanto non possa essere Muccia o Serravalle o Pievetorina, perché tutti i Comuni che si trovano nelle valli dell'Esino e del Chienti o nelle valli laterali adeguatamente collegate con varie forme alle pedemontane o a qualche bretella che verrà realizzata, saranno in un collegamento verso la costa o verso l'interno, in modo molto più agevole di quanto non lo siano altre aree.
Lo segnalo solo, perché come terza cosa mi permetto di dire che non sarà mai sufficiente l'intervento economico verso queste aree. Perché lo dico? Perché quando c'erano grandi disponibilità di bilancio, destinare in percentuale qualcosa in più alla montagna o all'area interna non era mai un problema, adesso lo diventerà sempre di più perché questa percentuale andrà ad intaccare situazioni e realtà diverse, però, ripeto, dovremo trovare nuovi criteri di valutazione, non sarà solo il problema di Comunanza, che ha uno dei redditi individuali fra i più alti della regione per la presenza di note industrie, ma riguarderà tutto questo asse.
Il fatto stesso che la Quadrilatero continui ad operare, Presidente, per quella parte che non ha ancora realizzato, cioè quella dell'investimento della promozione delle aree limitrofe, penso che sia estremamente significativo, ma cominciamo a cambiare le terminologie, non c'è dubbio che il Montefeltro e l'area intorno ad Urbino sarà sempre area interna, a meno che non realizzeremo una serie di superstrade a pettine o incrociate, è chiaro che sarà sempre molto complicato per chi vive in quella zona, e abbiamo qualche testimonianza diretta in quest'Aula, raggiungere il capoluogo della Regione o anche il capoluogo di Provincia, invece per chi sarà in queste valli sarà estremamente più facile.
La terza cosa, per essere anche qui molto concreti, come raccomandava prudentemente, ma diligentemente il Consigliere Fabbri, sibi le Unioni montane. E’ scritto: “Riconoscere nelle Unioni montane l'ente istituzionale dei Comuni per il governo omogeneo delle aree interne montane”, qui verrebbe da dire secondo il primo capitolo della Genesi, è detto e sia, cioè una volta per tutte visto che sono 40 anni che parliamo di queste cose spero, Presidente Ceriscioli, anzi confido nel fatto che sia veramente l'ultima partita, sarà su 10 su 12, non mi preoccupo del processo di fusione, se le fusioni o le incorporazioni creano tutta questa agitazione, bene, però che si arrivi veramente per le aree montane alle Unioni montane come i Comuni e non ai 3/4 servizi minimi obbligatori immaginati, ma si arrivi agli 11, ai 12, ai tutti.
Questa la metterei come condizione per quell'altra parte di cui ho parlato prima, cioè ci stiamo a dare qualcosa in più alle aree interne, perché è giusto che sia così, è giusto che siano incentivate - anche se magari in passato questi soldi sono andati in situazioni che assolutamente non avrebbero meritato e magari li meritavano i Comuni della costa con ben più gravi difficoltà economiche - ci sta tutto: la lontananza, la distanza, il clima, tutto crea maggiore difficoltà per cui la solidarietà sociale e territoriale deve scattare da parte della Regione, ma da parte dei Comuni dell'entroterra ci deve essere questa assunzione di responsabilità chiara, nel giro di un paio di anni queste Unioni debbono realizzarsi nella completezza dei servizi immaginati, altrimenti diamo soldi in più a chi invece non ha ancora maturato questa nuova mentalità organizzativa.
Da ultimo colgo l'occasione, visto che nella parte descrittiva delle cose concrete, che ama il Consigliere Fabbri, ce ne sono almeno la metà che riguardano l'ambiente e la forestazione, mi permetto di ricordare, non devo farlo al relatore di maggioranza, visto che è stato anche relatore di quella legge nella precedente legislatura, che noi abbiamo un’eccellente legge, tra le altre cose l’iter è stato abbastanza faticoso, che prevede per tutta l'area forestale e boschiva, più boschiva perché foreste vere non ne abbiamo, per l'area boschiva delle Marche, la possibilità di iniziare un'operazione di manutenzione, i soldi sono molto pochi, Assessore Cesetti, quindi so bene che non ce la facciamo, però qualcosa poteva essere recuperata con la vendita del legname e c'era anche l'ipotesi che l’attività di pulizia dei boschi venisse fatta con interventi di natura sociale, facendo lavorare chi magari aveva necessità di qualche forma di integrazione e di recupero sociale.
Aggiungo pure che venne fatta una scelta molto coraggiosa per quanto riguardava gli alvei fluviali e cioè si decise, contro la Giunta se non sbaglio, che la maggior parte dell'investimento sui fiumi non fosse fatto a valle, ma fosse fatto a monte per l'ovvia ragione che se la manutenzione boschiva ambientale è fatta bene sul territorio a monte, a valle i danni nel corso degli anni, non immediatamente, si risolvono bene. Questa è sempre una cosa difficilissima, convincere chi sta sulla costa che è inutile riparare l'argine, ma se a monte l'acqua non arriva perché non c'è abbastanza canalizzazione, o arriva improvvisamente quando c'è qualche piena è lì che le manutenzioni andrebbero fatte. E’ una cosa difficile, ma venne fatta questa scelta.
La legge c'è e prevede, lo ricordo, la possibilità di intervenire sui fondi privati che sono il 92% dei nostri boschi. Il 92% dei nostri boschi non sono del demanio, diciamo che sono privati, anche se sono di enti pubblici, se sono dei Comuni, se sono di comunanze ed anche di privati, quindi perché c’è la necessità di intervenire su questi fondi? Perché spesso il privato non ha le possibilità, non ha la cultura, non ha le opportunità, spesso i proprietari di questi fondi sono coltivatori diretti molto anziani che non hanno più neanche la forza fisica o la possibilità materiale di organizzare questo tipo di manutenzione.
Credo che se accompagnassimo questa firma con il rilancio di questa legge avremo fatto, per questa legislatura, un atto meritorio e concretamente avremo segnato un punto importante nel processo della riorganizzazione ambientale del nostro entroterra.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Giancarli.

Enzo GIANCARLI. Grazie Presidente. Non vi nascondo colleghi Consiglieri che a me fa estremamente piacere, quindi voglio ringraziare le persone che sono state protagoniste di questo atto oltre i colleghi che sono intervenuti e che interverranno dopo di me, come il capogruppo Busilacchi.
Qui è scritto chiaramente la Regione Marche, l'Uncem Marche, l'Urpm, quello che oggi è l'Upi, l’Urpm inteso come unione regionale delle province marchigiane, la Finanziaria regionale Marche e le Centrali cooperative e la Comunità monastica di Fonte Avellana, questi sette soggetti hanno dato vita allora al forum che si è svolto presso il Monastero di Fonte Avellana, il tema era “la montagna da risorsa ad opportunità”.
Allora ero Vicepresidente della Provincia di Ancona, il Presidente dell'Urpem Marche, unione regionale delle province marchigiane, era il Sen. Umberto Bernardini, nonché Presidente della Provincia di Pesaro-Urbino che non potè essere presente a quella iniziativa e mandò me, ed io sono fra i firmatari della Carta di Fonte Avellana.
Vedere dopo 20 anni l'attenzione del Consiglio regionale … Ringrazio le persone, ringrazio l'Assessore Sciapichetti, il Presidente Traversini, i colleghi che sono intervenuti, l'Aula, l'Assemblea legislativa della nostra regione perché questo è un appuntamento importante, con la riflessione è stata fatta prima in Commissione e con queste due giornate che a fine settimana si terranno per un approfondimento, alla presenza di molte persone impegnate nelle istituzioni, a partire dal Presidente Ceriscioli.
Credo che dei passi in avanti ne siano stati fatti da allora e non ho capito bene, con il collega Marconi ci confrontiamo sempre non soltanto su Gramsci, ma anche su altri aspetti, il riferimento che ha fatto alla Quadrilatero perché io considero le due cose lontanissime, anzi direi in contraddizione, la Quadrilatero con la Carta di Fonte Avellana. Altra cosa è la realizzazione delle infrastrutture.
Negli anni da Vicepresidente sono diventato Presidente, ma sono sempre stato convinto della necessità di realizzare il raddoppio della strada statale 76 e la necessità di farlo in fretta, purtroppo ancora non è stata realizzata, ma quell'istituzione, la Provincia di Ancona, non aderì mai alla Quadrilatero e quella era una opinione allora condivisa dal Consiglio provinciale e dall'istituzione di cui avevo la responsabilità.
Non voglio entrare su questo, voglio dire che da allora passi in avanti ne sono stati fatti, intanto si è colto il valore strategico delle aree interne, delle aree montane, non soltanto la biodiversità, ma anche il valore dell'ecosistema, cioè si è capito che i problemi dell'erosione della costa - vicino a me c'è il Consigliere Urbinati che è uomo di mare - nascono anche e soprattutto da quello che accade nell'interno, dalla cura dei boschi, dal sistema idrografico, da quello che è il reticolo idrografico minore, dal ripascimento naturale, e tutto questo funziona, pur tenendo conto che si sono ridotti i tempi di collivazione, se c'è una attenzione alle colline, se c'è la cura dei boschi, se c'è un’attenzione a quel reticolo idrografico e quindi all'ecosistema nel suo insieme.
In poche parole o è sostenibile la crescita oppure si creano qui e là delle disfunzioni di non poco conto e a volte anche dei danni che diventano irreparabili.
C'è stato un problema centrale rispetto al confronto di quegli anni che era la crescita sostenibile, ma la crescita in termini anche di reddito, e si è cercato di sopperire con un approccio che era anche legislativo, con la 97 del '94, che in quegli anni veniva attuata, che riguardava la multifunzionalità, ovvero creare le condizioni in loco per garantire servizi e reddito, quindi reddito per le attività economiche e attenzione al sociale ed ai servizi, tenendo conto, adesso qui per brevità non voglio ..., di un fattore che si chiama distanza.
Ricordo anche che negli anni, ad esempio, la zona interna della provincia di Ancona, contrariamente all'alto pesarese, all'alto maceratese, la fascia montana dell'interno anconetano, costituiva un'eccezione perché era una grande realtà industriale eppure facemmo presente che anche in quella grande realtà industriale alcuni servizi, che si chiamano sanità, che si chiamano scuola, che si chiamano uffici postali, avevano bisogno - ed hanno bisogno - di attenzioni particolari perché senza quelle attenzioni particolari il fattore distanza influisce tantissimo.
Da allora, dalla multifunzionalità, sono nate alcune sperimentazioni nelle zone interne che sono diventate, ad esempio, il modello della governance della scuola per quello che riguarda la scuola di base. Oggi anche nella città di Ancona ed in Italia ci sono quasi ovunque istituti comprensivi che sono nati in montagna perché se non si fosse messa insieme la scuola media, la scuola elementare, ovvero il circolo didattico, la presidenza e la scuola media, sarebbero saltate le dirigenze in tutte le aree interne e montane. Quella sperimentazione dell'aver messo insieme la scuola di base, scuola materna, scuola elementare e scuola media, ha costituito un modello importante tant'è che poi il Ministero, il Parlamento l'ha fatto proprio il tutto il Paese.
Sono nate anche sperimentazioni che sono state poi estese, in questo caso, all'intero sistema scolastico.
Potrei citare altri fatti, però non voglio farlo perché non voglio sottrarre altro tempo e poi sono intervenuto per la soddisfazione che dopo vent'anni si discute di questa cosa e addirittura si rilancia.
Il documento che è stato presentato sarà discusso, sarà approvato, un altro fatto e chiudo, oggi quell'area dove insiste Fonte Avellana, ma non soltanto quel luogo, è stata oggetto di un altro progetto sperimentale che va da Apecchio ad Arcevia e comprende molti Comuni della fascia interna della provincia di Pesaro-Urbino più Sassoferrato ed Arcevia. E' un progetto che è partito per primo, ma sarà seguito da altri all'interno del maceratese e all'interno dell'ascolano fermano, ma su questo l'Assessore …
Voglio dire che non ci siamo fermati, grazie anche all'intelligenza di alcune persone, ne cito una per tutte, non so come chiamarlo, se chiamarlo Padre o Dom, su questo mi ha sempre rimproverato, lo chiamo Salvatore Frigerio, è un monaco e lui, da questo punto di vista, ha dato un contributo notevole. Una volta è venuto anche in quest'Aula ed i Consiglieri che erano con me nella legislatura precedente ricorderanno la grande elaborazione e la cultura profonda di quest'uomo, di questo religioso. Una cultura profonda per cui lui stesso ha dato un grande contributo e quello che allora nasceva sul piano del confronto, dell'elaborazione, dell'arricchimento, della curiosità intellettuale, è stato tradotto concretamente in molti aspetti e grazie anche a quello che è stato il Ministro Barca, siamo riusciti a realizzare progetti importanti, alcuni sono già partiti, altri partiranno, che toccano l'intera regione e soprattutto si è capito una cosa: va tenuto tutto insieme perché il valore ambiente, il valore paesaggio, ma soprattutto la presenza delle persone in quelle zone sono momenti importantissimi per quell'obiettivo di fondo che è la crescita sostenibile e per quello che è il futuro della nostra regione del nostro paese.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Busilacchi.

Gianluca BUSILACCHI. Grazie Presidente. Ringrazio il Presidente della Commissione, i due relatori e tutti gli intervenuti a questo dibattito che credo sia molto importante.
Devo dire che il Presidente Traversini sta facendo un ottimo lavoro in Commissione ed ha sposato appieno i contenuti di fondo che oggi vengono portati in Aula. L'ha fatto con un metodo molto inclusivo ed in Commissione abbiamo affrontato, per esempio, questo tema come altri, con un dibattito serio, questo perché c'è un buon team.
Questa è una discussione molto importante e quindi credo che anche gli intervenuti l'abbiano testimoniato, da ultimo il Consigliere Giancarli che è stato un protagonista su questo tema a partire dal momento della firma della Carta nel 1996.
Penso che questo tema debba essere considerato una priorità, che dobbiamo probabilmente riempire di contenuti politici anche nuovi. Mi spiego meglio.
Dal momento della Carta, dal 1996 ad oggi, senza dubbio è stato fatto uno sforzo politico, direi quasi politico culturale e politico intellettuale. Il contributo di Salvatore Frigerio, la discussione che è seguita alla Carta, credo che abbiano segnato una riflessione che va al di là della politica, una riflessione culturale ed intellettuale.
Quando siamo andati a Fonte Avellana nell'ottobre dello scorso anno abbiamo ascoltato delle relazioni molto importanti e io ringrazio l'Assessore Sciapichetti che è ritornato su questo tema perché oggi abbiamo bisogno di trovare dei nuovi stimoli e una nuova declinazione. Il contributo del dott. Fabrizio Barca, sia nella sede di Fonte Avellana ma anche in quest'Aula, l'ha ricordato adesso il Consigliere Giancarli, ha dato una prima declinazione politico amministrativa di quei principi. Il tema della strategia delle aree interne ed anche alcune delle proposte che il dott. Barca nella giornata del 29 ottobre ci ha proposto, proposto al dibattito, proposto alla Commissione, sono state utili e sono state persino recepite. Vedo la Vicepresidente Casini, ricordo che nel nostro bando dell'edilizia scolastica le scuole delle aree interne hanno avuto un punteggio specifico e preciso, credo che sia stato quello un esempio di ottima declinazione di questi principi, perchè è chiaro che, se utilizzassimo dei principi di proporzionalità demografica, alcuni dei nostri territori sarebbero naturalmente svantaggiati, naturalmente penalizzati. Penso che in quel bando la Giunta abbia fatto bene ad individuare questa specificità che era uno dei principi che indicava il dott. Barca.
Ricordo che quel giorno quando il dott. Barca parlava a Fonte Avellana, mi è venuto in mente un dibattito che non c'entra niente, perché riguarda la sanità e i farmaci per le malattie rare, un settore in cui si investe poco perché sono poche le persone che hanno determinate malattie, il rischio è che le aree meno popolose del nostro paese, della nostra regione, possano trovarsi nello stesso intrappolamento, cioè più un'area è svantaggiata sul piano demografico minore è la possibilità di investimento, qualora il principio sia quello della proporzionalità, che pure è un principio democratico da un certo punto di vista, maggiore è la tendenza all'abbandono e quindi all'ulteriore spopolamento.
Noi dobbiamo uscire da questo intrappolamento politico delle aree interne, credo che quel bando sia stata una buona idea, ma oggi dobbiamo ulteriormente spostare la nostra frontiera, la frontiera più politica di discussione, per questo, e concludo, penso che oggi il tema centrale sia quello dell'Italia di mezzo. Oggi abbiamo questa prospettiva legata alle nuove macroregioni, il Presidente è molto attivo anche da questo punto di vista, so che vanno avanti gli incontri con gli altri Presidenti, altrimenti ogni sforzo, anche utile, anche amministrativo, rischia di rimanere, non voglio dire una toppa, però certamente delle soluzioni di breve periodo, delle soluzioni a un'emergenza che abbiamo.
Invece una politica lungimirante è quella che può provare a ricollocare le nostre aree interne al centro della scena ed è evidente che in questa prospettiva politica molto importante è dialogare con i nostri territori confinanti, con le Regioni dell'Italia centrale, come è contenuto in questa risoluzione, in particolare con due Regioni, Umbria e Toscana, con cui noi abbiamo radici comuni, una storia antica in comune, ma anche una prospettiva legata all'economia, al turismo, ad un territorio molto simile, ad alcune caratteristiche analoghe. In quella prospettiva le nostre aree interne diventerebbero aree centrali dal punto di vista infrastrutturale, dal punto di vista viabilistico, dal punto di vista strategico per l'economia, per i trasporti, avremmo una nuova collocazione che potrebbe ridare vita ad un pezzo importante del nostro territorio non solo regionale, ma italiano e dell'Italia centrale.
Per concludere, fatto salvo quello che ho detto prima, questo dibattito è importante, abbiamo oggi la necessità di collocare una prospettiva di medio-lungo periodo, una prospettiva alta che è quella di ragionare fin da subito su come le Regioni dell'Italia centrale, dell'Italia di mezzo, possano trovare una prospettiva politica importante per il futuro del nostro territorio, delle nostre comunità per dare più risalto e anche più centralità persino a livello sovranazionale.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Bisonni.

Sandro BISONNI. Sarò molto rapido perché la discussione è stata ampia ed esaustiva.
Solamente per dire il mio apprezzamento per la modifica di questa Carta che a differenza del documento di prima, che doveva essere un documento operativo e quindi pratico, è una carta che esprime principi fondamentali, concetti fondamentali, qualcuno l'ha paragonata alla Costituzione delle aree interne.
L'Assessore sa benissimo quanto tengo personalmente al territorio interno delle aree montane, che a mio avviso è sempre trascurato, in particolare questa modifica si propone il sostegno della biodiversità, l'autosufficienza energetica, la collaborazione delle istituzioni con l'Europa, sono tutti punti condivisibili che vanno sicuramente a favore e a sostegno delle aree montane.
Per cui telegraficamente voglio esprimere il mio apprezzamento per quanto fatto.

Presidenza del Vicepresidente
Renato Claudio Minardi

PRESIDENTE. Ha la parola l'Assessore Sciapichetti.

Angelo SCIAPICHETTI. Voglio approfittare dell'occasione per ringraziare innanzitutto la II Commissione, il relatore di maggioranza ed il relatore di minoranza, il mio partito, la maggioranza di centro-sinistra, ma tutta l'Aula consiliare perché dagli interventi che ho sentito c'è un comune sentire rispetto ad un tema fondamentale per il rilancio e lo sviluppo della nostra regione.
Grazie a tutti coloro che sono intervenuti di maggioranza e di minoranza, maggioranza ed opposizione, una volta tanto unite su un tema che la Carta di Fonte Avellana ha avuto l'occasione, la possibilità, l'onore e l'onere di rendere centrale.
Abbiamo rimesso al centro della discussione politica e amministrativa nella nostra regione non solo il tema del rilancio delle aree centrali, che è il tema fondamentale per una regione come la nostra, ma oserei dire anche per una regione che va al di là dei confini territoriali, per tutto l'Appennino, per quell'Italia di mezzo di cui adesso il nostro capogruppo ha parlato.
Credo che molte volte bisogna essere visionari, dobbiamo intanto rendere omaggio ai sette soggetti che 20 anni fa furono visionari in quel momento e tra quelli, lo ricordava il Presidente Giancarli, ce n'è uno che è stato più visionario di tutti che è quel Dom Frigerio che abbiamo ascoltato in quest'Aula e che anche oggi come 20 anni fa ha dato un contributo importante e fondamentale al rilancio di questa Carta.
Noi venerdì e sabato riaggiorneremo le lancette di quel famoso orologio di Fonte Avellana, lo faremo dopo 20 anni sapendo che da 20 anni a questa parte le cose in questo Paese sono cambiate molto. Siamo nel pieno di una crisi economica difficile, che non ha precedenti, crisi economica che è diventata crisi sociale ed anche crisi ambientale.
Nell'ambito di questa situazione credo che sia importante rimettere insieme tutte le forze sociali, economiche, politiche, tutti quelli che possono dare un contributo allo sviluppo di queste aree della nostra regione, rimetterle insieme, far ridiscutere, approfondire i temi che qui il Presidente della Commissione ha trattato egregiamente, e che il Consigliere Celani ha ripreso. Il Consigliere Traversini li vive sulla propria pelle venendo proprio da quel territorio.
Penso che tutti noi abbiamo un impegno particolare che dobbiamo assolvere, lo dobbiamo fare insieme.
La firma non solo del Presidente della Giunta regionale, che ovviamente rappresenta l'istituzione, ma anche del Presidente del Consiglio regionale, che questa volta ci sarà, non c'è stato 20 anni fa, secondo me è un fatto importante che ci obbliga e testimonia che su questi temi abbiamo ragionato insieme, abbiamo riflettuto, ci siamo confrontati, così come avete fatto in Commissione.
Ritengo che dobbiamo dare in termini concreti delle risposte ad un problema fondamentale che investe le nostre aree interne che è quello dello spopolamento.
Lo spopolamento lo evitiamo se creiamo lavoro, lo spopolamento lo evitiamo se diamo una risposta in termini concreti ad una parola che è distanza, e l'ha ricordato molto bene anche qui il Presidente Giancarli.
Distanza dai servizi, distanza dalle istituzioni scolastiche, distanza dagli uffici più importanti, nelle aree interne questo è il problema vissuto quotidianamente e si collega anche allo sviluppo delle occasioni lavorative che dobbiamo creare e dobbiamo fare in modo che quella intuizione, che secondo me ha preso origine e vita dai 7 visionari di 20 anni fa, si realizzi. Il progetto Barca è importante, fondamentale, dobbiamo lavorarci seriamente e questa Giunta regionale, per quanto ci riguarda, si sta impegnando anche in termini di stanziamenti di fondi - abbiamo parlato prima del bilancio per l'internazionalizzazione e abbiamo visto che in quel caso, come in tanti altri i soldi sono scarsi o non ci sono – ed ha fatto scelta di prevedere 22/23 milioni di euro per il rilancio delle aree interne per finanziare i progetti che il programma di Barca mette in campo.
Da lì dobbiamo partire, soprattutto con l'area pilota del pesarese poi andremo avanti con le altre aree che sono state individuate: maceratese ed ascolana.
C'è un'attenzione particolare da parte della Giunta regionale rispetto a questo tema, dobbiamo confrontarci tutti, sta nel riuscire ad essere all'altezza della progettazione. Se noi saremo in grado di fare progetti, che possono costruire un futuro per i giovani nell'entroterra, per i giovani delle aree interne, che possano combattere lo spopolamento, avremo assolto al nostro compito, avremo fatto parte del nostro dovere, dovremmo impegnarci perché dipende da noi.
Adesso abbiamo le risorse, abbiamo messo in piedi un meccanismo amministrativo burocratico, dobbiamo cominciare a dare dei segnali concreti.
Venerdì e sabato a Fonte Avellana discuteremo di tanti argomenti, di questi argomenti e di quelli che il Consiglio regionale ed i Consiglieri regionali, che io invito a partecipare, dall'alto della loro autorevolezza potranno dare come contributo ad un dibattito che dopo 20 anni si riaggiorna e si proietta verso il futuro, verso un futuro nuovo. Abbiamo avuto questa intuizione che è l'intuizione di tutti, che è quella di non parlare soltanto dell'Appennino marchigiano, ma guardare ad un territorio che interessa altre Regioni, qui parliamo dell'Italia di mezzo, parliamo delle Regioni di centro, Umbria, Toscana, Emilia-Romagna, parliamo di tutto l'Appennino e quindi insieme alle altre Regioni, insieme a quanti potranno dare un contributo su questo tema, ci confronteremo e speriamo di poter risolvere al meglio e di riempire al meglio questi due giorni che abbiamo programmato.

Presidenza del Presidente
Antonio Mastrovincenzo

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione.
Proposta di risoluzione n. 22 a firma del Consigliere Traversini, in qualità di Presidente della II Commissione. La pongo in votazione.

(L'Assemblea legislativa approva)

Mozione n. 107
ad iniziativa dei Consiglieri Urbinati, Busilacchi
“Riforma di riorganizzazione delle Camere di Commercio”

Interrogazione n. 145
ad iniziativa dei Consiglieri Marcozzi, Celani, Carloni
“Accorpamento delle Camere di Commercio”
(abbinate)
(Discussione e votazione)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la mozione n. 107 dei Consiglieri Urbinati, Busilacchi e l'interrogazione n. 145 dei Consiglieri Marcozzi, Celani, Carloni, abbinate.
Ha la parola, per l'illustrazione, il Consigliere Urbinati.

Fabio URBINATI. Grazie Presidente. Parliamo di un argomento molto sentito tant'è che alcuni spunti sono già venuti fuori nella discussione che abbiamo fatto poco fa sull'importantissimo argomento dell'internazionalizzazione delle nostre imprese.
Parliamo della legge 124 che, come ben conosciamo, controlla la riorganizzazione delle pubbliche amministrazioni, la famosa legge del 7 agosto; già questa Regione ha avuto modo di confrontarsi con questa legge per quanto riguarda altri aspetti, in particolare quelli delle Province.
Questo atto, anche per quanto riguarda le Camere di Commercio, definisce quella che dovrebbe essere una nuova mission, una nuova organizzazione di questi enti che, è vero, sono nati in un periodo molto particolare del nostro Paese e che negli anni, con l'evoluzione, con la globalizzazione, hanno vissuto dei momenti in cui non sono riusciti ad essere a fianco delle nostre imprese, dei momenti di grande difficoltà, come quelli degli ultimi anni.
Quando si va verso questi cambiamenti radicali bisogna analizzare tutti gli aspetti e stare attenti che la situazione di novità che si crea non confligga con quelle che sono le nuove esigenze delle nostre imprese e del nostro tessuto produttivo.
L'obiettivo di questa riforma ha due aspetti fondamentali, uno, è quello di ridefinire il numero delle Camere di Commercio presenti nel nostro paese, le attuali 105 dovranno non essere più di 60 Camere di Commercio territoriali, inoltre ci sarà, ma questo non risolverà il problema delle imprese, la riduzione dei diritti camerali per l'anno 2016 del 40% e per l'anno 2017 del 50%.
Siamo una regione dove attualmente ci sono circa 174.000 aziende registrate, la nuova legge prevede che si possono costituire enti camerali laddove insistono più di 70.000 imprese, quindi, capiamo benissimo, che la nostra regione è in grado di poter supportare, come prevede la legge, anche due Camere di Commercio.
Credo che la svolta che dovremmo dare è quella di gestire una singola Camera di Commercio, un solo ente camerale per la regione Marche. Speriamo che, c'è una discussione in atto, questo Consiglio regionale debba pronunciarsi e soprattutto debba dire quale idea ha del futuro delle proprie imprese, soprattutto come intende rivedere l’attività degli enti camerali che, ricordiamoci, sotto certi aspetti hanno svolto nella storia di questa regione un lavoro importantissimo, un lavoro fondamentalmente, che secondo noi dovrebbe essere rivisto.
Qualche giorno fa mi trovavo a Bruxelles per una fiera internazionale, per caso mi sono imbattuto in un funzionario della Unioncamere della Regione Lombardia, dove insistono quasi un milione di imprese, attualmente hanno 12 enti camerali, e mi ha detto che pensano di riformarsi in non più di 5, quindi la proporzione della regione Marche è perfettamente nei numeri e nelle dimensioni per poter avere un solo ente camerale. Noi siamo una regione artigiana per eccellenza, lo dicono i numeri, le nostre 174.000 imprese sono il 2,9% delle imprese nazionali, siamo il 2,4% come popolazione della popolazione italiana, in proporzione abbiamo più imprese che residenti nella nostra regione.
Soprattutto certi aspetti, come l'internazionalizzazione, necessitano oggi di una visione globale delle nostre imprese, non totalmente settorializzata, bisognerà portare, soprattutto quando si va all'estero, un'offerta complessiva delle nostre imprese e cercare di investire in tutti i settori produttivi della nostra regione per quanto riguarda l'innovazione e la ricerca.
Noi abbiamo dato un contributo attraverso questo atto di indirizzo che l'Assessore già ha fatto ed ha gestito molto bene, secondo me, portando questa proposta laddove c'è la produzione della nostra regione, tra le nostre imprese, anche quelle che negli anni hanno sentito un po' lontano questo ente.
Io vengo dal mondo dell'imprenditoria privata, esattamente dal mondo artigiano, e vi assicuro che molte imprese della nostra regione si accorgono dell'ente camerale solo quando una volta all'anno arriva la richiesta del versamento del diritto, altrimenti non hanno mai avuto rapporti per quanto riguarda accesso a bandi o ad altre consulenze.
Leggo gli impegni che chiediamo al Presidente ed alla Giunta come atto di indirizzo di questo Consiglio regionale:
1) a farsi promotore presso il Governo affinché venga adottata quanto prima una procedura di unificazione degli enti camerali regionali in un'unica Camera di Commercio su base regionale con conseguente attribuzione di competenze in capo ad un solo Consiglio, un solo Presidente, un solo Collegio dei revisori e Segretario generale, in modo tale da garantire che all'interno di questi organi - questo è un aspetto importantissimo - vengano garantite le rappresentanze territoriali su base provinciale;
2) a garantire il servizio alle imprese attraverso il mantenimento degli uffici periferici provinciali che verranno anch'essi riorganizzati rispetto alle nuove funzioni della Camera unica;
3) a prorogare gli organismi in scadenza - visto che a breve scadranno delle cariche all'interno degli enti camerali - nello specifico membri dei revisori dei conti fino all'atto definitivo del riordino del nuovo sistema camerale. Riteniamo del tutto inutile nominare nuovi revisori che tra qualche mese andrebbero a scadere perché l'ente di cui dovranno occuparsi non esisterà più;
4) in via subordinata a farsi promotore presso il Governo nazionale di un processo di riordino delle funzioni proprie delle Camere di Commercio, al fine di evitare qualsiasi duplicazione con attribuzioni proprie della Regione in materie di sostegno al sistema produttivo italiano, fino a definire una più netta demarcazione di tali funzioni, per garantire un minor impatto economico e una maggiore efficienza rispetto alle esigenze delle imprese ed in particolare di quelle di piccole e medie dimensioni - proprio in questo c'è quella che è la necessità della nostra regione.
Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Celani.

Piero CELANI. Faccio una premessa nel senso che non mi ascrivo necessariamente nell'elenco di quelle persone che sono ossessionate, in questo periodo, dal processo di razionalizzare, chiudere, eccetera. Non mi appartiene questo concetto.
Oggi tutti cavalcano questa tigre in virtù della spending review, dell'organizzazione, ‘chiudiamo, accentriamo’, da questo punto di vista non mi ascrivo a questa categoria.
In questo caso, credo che il ragionamento per le Marche possa essere impostato in modo diverso e mi spiego.
Le Camere di Commercio da sempre rappresentano la sintesi dell'economia del territorio, piaccia o non piaccia, all'interno delle Camere di Commercio ci sono tutte le categorie economiche, andiamo dall'industria, all'artigianato, al commercio, ai servizi, al turismo, abbiamo tutto, quindi dobbiamo valutare che se un organismo è ben condotto può rappresentare la sintesi dell'economia di un certo territorio.
Fare sintesi significa utilizzare le risorse di questa sintesi, cioè utilizzare le risorse dei componenti che fanno parte questa struttura.
Cominciamo a ragionare su quello che si potrebbe fare nelle Marche. Ovviamente ognuno di noi viene da un certo territorio e sarebbe portato, in qualche modo, a difenderlo in modo accanito per creare il suo giocattolo, la sua struttura.
Passava, qualche tempo fa, qualche mese, ma anche fino a ieri, il concetto di dividere la regione in due, facendo una Camera di Commercio a nord ed una a sud.
Qual era e qual è il grande rischio? E’ che noi non possiamo utilizzare più questo grande concetto della sintesi, delle risorse che sono all'interno della sintesi. Cosa succederebbe? Lo dico anche agli amici ascolani, fermani, pesaresi ed anconetani, se dividessimo la regione in due, a sud avremo una sintesi fra l'agro-alimentare ed il calzaturiero, ad esempio, e a nord una sintesi tra la meccanica di precisione ed il mobile, quindi una sintesi a metà, non avremo la possibilità di utilizzare le risorse di ciascuna componente dell'economia marchigiana, che effettivamente è molto forte. Per noi questa diversità diventa una grande risorsa, allora in questo caso, tenuto conto anche dei numeri, ma il numero non è l'elemento dirimente, è stata fatta la Provincia di Fermo con 170.000 abitanti, di norma dovevano essere 200.000 quindi il numero non è una cosa …, comunque sono riusciti a portarla a casa.
Ritengo che, a questo punto, per essere interlocutori forti nel sistema economico dell'Italia centrale, ma non solo, un organismo unico possa essere molto più forte anche in virtù di quello che abbiamo detto prima.
Prima abbiamo parlato di internazionalizzazione, se noi dobbiamo andare a realizzare un progetto di un ente, di un istituto unico che in qualche modo si interfacci con il sistema globalizzato, non possiamo andare parcellizzati, questa è una cosa assurda, io mi auguro che questo sia il primo passo per diventare, insieme alla Regione ed alle organizzazioni di categoria, che sono tutte all'interno della Camera di Commercio, anche questo è molto importante, interlocutori forti nei mercati.
Detto questo, c'è da dire che bisogna stare attenti al secondo punto della mozione e dargli un’attuazione seria e concreta, cioè per dare i servizi alle nostre aziende sui territori devono esserci dei punti di erogazione che siano molto efficienti. Questo è molto importante, non possiamo far perdere tempo ai nostri imprenditori perché la variabile tempo nel sistema economico è molto importante, per le imprese è rilevante. Ritengo che questo percorso lo si possa fare velocemente, ma teniamo presente di non smantellare tutto, in considerazione della chiusura delle Province - questa area vasta diventa sempre più un ectoplasma in attesa della riforma della Costituzione – ma ci siano questi punti di riferimento che diano servizi snelli, importanti e significativi per poter fare qualche cosa di estremamente efficiente.
Noi di Forza Italia siamo d'accordo su questo ente camerale unico.

PRESIDENTE. Ha la parola l'Assessore Bora.

Manuela BORA. Desidero ringraziare tutti i Consiglieri che sono seduti in quest'Aula, sia di maggioranza, ma non solo, ciascuno con il proprio ordinamento politico, chi attraverso una mozione e chi mediante un'interrogazione, ha acceso i riflettori su quella che sarà la nuova Camera di Commercio della nostra regione.
Come sapete è in itinere la riforma che porterà al riordino del sistema camerale in tutta Italia e questo è dovuto da un lato al dimezzamento delle risorse, che avranno a disposizione, e dall'altro alla riforma della pubblica amministrazione.
E' evidente, è stato anche ricordato negli interventi che mi hanno preceduto, che la nuova Camera di Commercio dovrà rispondere a criteri di rappresentanza sia imprenditoriale, ma anche territoriale, e dovranno essere garantiti gli stessi servizi sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo.
Ritengo tuttavia che le Camere dovranno dimostrare di essere utili alle imprese con una rete completamente rinnovata ed a costi dimezzati.
Non possiamo e non dobbiamo fermarci a difendere quello che avevamo ed io ritengo che l'elemento che sarà fondamentale, nell'aiutare anche le varie Giunte di Unioncamera a decidere quale indirizzo seguire, sarà proprio il ruolo che intenderà giocare la Regione.
Come tutti quanti sapete, nella riforma costituzionale, che è in corso di approvazione, alle Regioni verrà data competenza esclusiva in materia di sviluppo economico regionale, per cui potremmo iniziare a discutere tutti quanti insieme, anzi l'impegno che mi prendo è di iniziare dopo l'approvazione di questa mozione, già nelle Commissioni, a discutere quali saranno i servizi che le Camere di Commercio potranno svolgere; uno di questi potrà sicuramente essere l'internazionalizzazione, ma di non secondaria importanza, ad esempio, il tema della semplificazione o della digitalizzazione.
La cogenza di questa mozione sta nel fatto che io credo sia sbagliato aspettare l'approvazione definitiva del decreto legislativo ed iniziare a discutere fin da ora dei contenuti di cui poi riempirlo, oltretutto avremo anche delle condizioni migliori per le nostre imprese.
Ringrazio tutti quanti voi per questa mozione e rinnovo la disponibilità, ma soprattutto direi l'impegno a discuterne tutti quanti insieme, come abbiamo fatto in questa occasione, per quanto riguarda i servizi che si dovranno gestire. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Maggi.

Giovanni MAGGI. Noi non siamo molto appassionati dell’argomento dell'unificazione delle Camere di Commercio per cui ci asterremo.
Devo dire che le Camere di Commercio sono risultate negli anni un serbatoio della politica, pochi servizi verso le imprese, io posso citare il mio esempio personale, sono stato il Presidente del Consiglio di amministrazione di una Srl, negli anni ho pagato sempre 720 euro all'anno alla Camera di Commercio e quando dovevo chiedere un certificato, se lo volevo in tempi normali, pagavo mi sembra 12 euro, se lo volevo urgentemente pagavo di più nonostante i 720 euro.
In linea di massima, siamo favorevoli a snellire tutto questo grande apparato che in molti posti, in queste strutture, è ancora in stile littorio. Ancora ci sono.
Siamo favorevoli soprattutto se questa riforma oltre a dimezzare i costi darà veramente un servizio alle imprese staccandole sempre di più dall'orbita della politica.
Su questa mozione noi ci asterremo e naturalmente staremo a vedere anche cosa farà la Regione nel senso che molti hanno auspicato, anche il Consigliere Celani, che le Camere di Commercio non diventino soltanto un ufficio statistica per capire quante aziende ci sono e in quali settori, ma siano un appoggio alle imprese, soprattutto a quelle che esportano, perché l'Ice, l'istituto di commercio estero, è veramente un colabrodo in molte situazioni, nessun apporto alle aziende che esportano e questo è il momento di invertire definitivamente questa funzione. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola, per la dichiarazione di voto, il Consigliere Zaffiri.

Sandro ZAFFIRI. A dir la verità, su questa mozione avevamo un po' di incertezza, però dopo aver ascoltato l'Assessore abbiamo cambiato un po' posizione, per un motivo molto semplice, perché questa mozione non deve essere soltanto un atto per indicare un'unica Camera di Commercio, noi lo abbiamo detto in Commissione e lo ribadiamo qua in questa Aula, ma bisogna che ci sia l'impegno dell'Assessore perché questa diventi una vera riforma. Questo è l'aspetto essenziale della cosa, non 1, non 2, non 3 - se seguiamo una lunghezza d'onda, in quest'ultimo periodo va di moda togliere gli enti e poi vedere cosa succederà – ma credo che ci siano le condizioni per fare una riforma, rovesciando la medaglia, perché noi abbiamo un territorio molto particolare, diverso dalle altre Regioni, fatto di una miriade di piccole aziende che hanno bisogno di ricevere un servizio relativo a questo aspetto.
Credo che, con l'impegno dell'Assessore, che verificheremo con attenzione, il compito nostro è anche questo, si possa iniziare a discutere anche dal basso di una riforma, eventualmente anche per dare un contributo al Governo centrale prima che emani i provvedimenti. Questo è il ruolo che noi abbiamo, il ruolo che ci compete e proprio perché il territorio è particolare e le esigenze non sono uguali in tutta l'Italia, possiamo dare anche un contributo affinché vengano emanate delle disposizioni in sede nazionale che rispondano alle nostre necessità.
Come Lega Nord, per quanto ci riguarda, sfidiamo l'Assessore sulle sue parole, dette qui, in questa assise molto importante, per discutere di una proposta, di un progetto, di una riforma vera che riguardi le Camere di Commercio.

PRESIDENTE. Ha la parola l'Assessore Cesetti.

Fabrizio CESETTI. Grazie Presidente. Ritengo di dover intervenire perchè, anche se in modo cordiale e simpatico, sono stato chiamato in causa e dico che voterò convintamente a favore di questa mozione.
Non ripeterò le argomentazioni puntuali del Vice capogruppo Urbinati, le considerazioni del Consigliere Celani, voterò a favore per una ragione semplice, nel momento in cui sono venute meno le Province, come entità previste dalla nostra Costituzione, con quel che ne consegue per quanto riguarda la vera autonomia, cosa che io non ho condiviso, e lo voglio ribadire anche in questa Aula, ma ho il dovere e lo farò con tutte le mie energie di applicare fino in fondo quella legge, e noi l'abbiamo fatto prima di altri come Regione Marche, è evidente che noi dobbiamo ripensare ad un diverso modello organizzativo sotto il profilo istituzionale.
Dico molto semplicemente che se si è ritenuto e si ritiene di poter fare a meno di una istituzione della Repubblica su base provinciale, o meglio se si pensa di farne a meno come organismi elettivi, allora credo che dovremo farlo per tutte le altre diramazioni a livello provinciale, a partire ad esempio dalle Camere di Commercio.
Sono d'accordo perché la Camera di Commercio unica, in primo luogo, garantisce una politica, da quel punto di vista, unitaria per le nostre imprese a livello regionale. Una politica unitaria che non verrebbe garantita, ad esempio, con due Camere di Commercio. Comporterà inevitabilmente un risparmio di risorse che potrà essere destinato al rafforzamento e potenziamento degli uffici periferici provinciali che opportunamente questa mozione prevede.
Credo che questo sia il vero punto di forza, cioè la previsione degli uffici periferici, questo è quello che conta e questo è un obiettivo da perseguire con la massima determinazione. D'altra parte, a dimostrazione che anche in quest'occasione sono coerente con me stesso, non sempre capita a tutti, ho più volte manifestato l'esigenza, la necessità, quando ad esempio si è discusso di Prefetture, lo voglio dire anche in quest'Aula e ovviamente parlo a titolo personale, di un’unica Prefettura. Io ho sempre pensato e penso che ad esempio nelle Marche e in altre Regioni come questa, sia opportuna un'unica Prefettura a livello regionale con la garanzia di potenziamento degli uffici periferici per la sicurezza nei territori, se questo può essere per le Prefetture, credo che possa essere anche per le Camere di Commercio, quindi convintamente voterò a favore.

PRESIDENTE. Ha la parola il Presidente Ceriscioli.

Luca CERISCIOLI. La proposta che oggi votiamo ha un valore particolare perché si inserisce in quell'insieme di strumenti di lettura che ci diamo per il futuro del sistema istituzionale della nostra Regione.
Nella misura in cui votiamo questo indirizzo, io voterò a favore, noi iniziamo a disegnare, come peraltro stiamo facendo in campo istituzionale, come ha spiegato bene l'Assessore Cesetti nel rapporto con le Province, parte di un nuovo assetto che si completerà probabilmente alla fine dell'anno, con modifiche che riguarderanno anche le Regioni in termini di ruolo in rapporto con lo Stato.
Prima abbiamo dibattuto delle aree interne, non è che le aree interne ad esempio devono essere scollegate, non dovrebbero esserlo, da un’azione delle risorse delle Camere di Commercio, perché nelle attività c'è di certo l'internazionalizzazione, ci sono i servizi quotidiani alle imprese, ma ci sono anche i sostegni di tipo territoriale per le aree che intendono sviluppare iniziative importanti, come quelle delle aree interne.
Se noi guardiamo le aree interne non è che sono le aree interne di questa o di quella provincia, il tema delle aree interne è un tema assolutamente trasversale, un'economia che si organizza per filiere e lavora per filiere. Qual è quel settore economico che oggi inizia e finisce all'interno di un territorio? I distretti coinvolgono sempre di più realtà a cerniera fra un territorio e l'altro e per le Camere di Commercio oltre tutto vale il tema della riduzione delle risorse, come per la Regione così per le Camere di Commercio le risorse a disposizione sono molto meno, pensare, quindi, ad una riorganizzazione che dia un centro più forte e attività di filiera più forti, che non parlino più ad un singolo territorio, ma ad un interesse composto da realtà produttive che stanno in un'area più vasta, significa concentrare risorse su aspetti strategici per lo sviluppo futuro della nostra regione. Così leggo la proposta di riforma.
La spinta che oggi diamo è importante perché accompagna quelle necessità che ci vengono presentate dal mondo economico e nel dibattito se fare una o due Camere di Commercio, perché queste sono le possibilità che stanno all'interno della legge, è evidente che fare la scelta di un'unica Camera di Commercio significa in maniera netta riassegnare una organizzazione che parla più per filiere, per obiettivi, per più parti del territorio rispetto alla moltiplicazione di soggetti analoghi per ciascuna provincia. Anche per la Regione diventa un’interlocuzione più semplice e immediata quella con un'unica Camera di Commercio regionale attraverso la quale poi affiancare e sviluppare tutte le relazioni del caso.
Penso all'incontro di questa mattina con l'Ambasciatore dell'Iran che rappresenta un interesse a 360° in campo economico, che coinvolge tutta la regione in una dimensione internazionale, dove il primo interlocutore sarà l'Istituto della Camera di Commercio iraniana, una cosa è presentarsi con 5 soggetti territoriali, 5 soggetti per l'internazionalizzazione che porterebbero imprese che fanno le stesse cose, piuttosto che con una rappresentazione unitaria dove Regione, sistema camerale e sistema delle imprese si avvicinano in un contatto importante e speriamo proficuo per la nostra regione.
Per ultimo, se avete visto, anche le associazioni di categoria, che in realtà sono interlocutori privilegiati delle Camere di Commercio, si stanno riorganizzando sempre più su base aggregata e spesso dove non avviene l'aggregazione regionale non è per questioni strategiche, ma per questioni di minor lignaggio.
Fare questa scelta anche da questo punto di vista rappresenta una spinta verso l'innovazione che aiuterà moltissimo anche le organizzazioni che affiancano artigiani, imprese e tutte le nature che citava prima, dall'agricoltura fino al commercio, nel processo di riaggregazione che ha un obiettivo, un punto di arrivo molto chiaro e, secondo me, molto efficace, potendo poi specularmente tutti quanti lavorare nella stessa maniera, cioè ricreeremo su scala regionale quella che era, fino all'esistenza piena delle Province, un'organizzazione su scala provinciale, quindi più coerente, più forte, in grado di dialogare e di ottenere risultati.
Mi piace questo atto, questo indirizzo va sostenuto perché, con il consenso di quest'Aula, può aiutare e favorire il raggiungimento di obiettivi concreti come qualcuno ha detto nel suo intervento.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione.
Mozione n. 107. La pongo in votazione.

(L'Assemblea legislativa approva)

Mozione n. 106
ad iniziativa dei Consiglieri Mastrovincenzo, Busilacchi, Volpini
“Istituzione della figura dello Psicologo delle Cure primarie – Benessere e risparmio”
(Discussione e votazione)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la mozione n. 106 dei Consiglieri Mastrovincenzo, Busilacchi, Volpini.
Ha la parola, per l’illustrazione, il Consigliere Busilacchi.

Gianluca BUSILACCHI. Grazie Presidente. Questa mozione interviene su un settore che è quello relativo alla riforma sanitaria, andando ad incidere su un aspetto particolare che riguarda lo psicologo. Una figura che solitamente e tradizionalmente è sottovalutata all'interno dei servizi sanitari regionali e che, a nostro modo di vedere, può fornire un servizio importante specie nelle cure primarie e nelle cure territoriali che sono una delle linee su cui la Giunta si sta muovendo.
Devo dire che solitamente tendo ad intervenire a braccio, ma questa mozione è corposa e fatta bene, per questo ringrazio i collaboratori e gli uffici del gruppo e tutti coloro che hanno dato un aiuto a partire dai colleghi Mastrovincenzo e Volpini che poi probabilmente interverranno e diranno qualcosa. Soprattutto, voglio dirlo, l'ordine degli psicologi ha dato un contributo molto importante ed è stato il soggetto tramite il quale, con il confronto, abbiamo davvero arricchito il dibattito che ha portato a questa mozione.
Il tema fondamentale è che questo genere di servizi e questo ruolo, quello dello psicologo delle Cure primarie, è solitamente sottovalutato.
Questo genere di risposta è già presente in altre realtà, penso per esempio all’Olanda o alla Gran Bretagna, ci sono anche dei progetti che sono stati proposti in Italia dall'università di Roma, però è soprattutto questa tradizione nordeuropea che ha prodotto dei risultati molto positivi, che adesso dirò.
Qual è la base su cui ci muoviamo? Qual è la base che giustifica questo genere di interventi? Sono dei dati, cioè un’evidenza basata sui dati, il 70% dei pazienti che richiede un appuntamento dai medici, questo dice la letteratura internazionale, presenta problemi psico-sociali legati a tale richiesta e il 35% delle visite nasce non da patologie, ma da problemi di natura psicologica.
Inoltre va anche detto che l'area della salute mentale rappresenta un'emergenza e la patologia psichica è oggi una delle principali cause di povertà e il maggior problema di salute in età lavorativa nei paesi ricchi.
I disturbi mentali comportano dei costi molto significativi, tra l'altro ci sono nuove dipendenze, nuove patologie, nuovi disturbi, che sono in forte crescita, penso ai disturbi alimentari, ma anche alle nuove dipendenze patologiche, come quella del gioco d'azzardo. Ci sono anche nuovi settori delle dipendenze patologiche che purtroppo stanno diventando una piaga sempre più significativa nel nostro paese e non solo.
Intervenire da questo punto di vista con la prevenzione, cercando di rispondere ai bisogni più profondi del paziente del disagio psicosociale, che spesso è sottovalutato, è importante.
C'è inoltre un altro fenomeno, come sappiamo, quello dell'ipocondria che comporta che ci siano delle domande improprie rivolte ai medici di medicina generale, quindi c'è anche il tema dell'appropriatezza che grazie all’intervento che questa mozione propone, potrebbe essere non dico risolto, ma sicuramente drenato.
Cito due dati che mi hanno colpito moltissimo, dalla letteratura internazionale emerge che dalle ricerche condotte negli ultimi quarant'anni sugli effetti della cooperazione tra medici e psicologi può derivare una riduzione di spesa molto significativa, ad esempio il Professor Solano e colleghi hanno, in uno studio del 2009, rilevato che ci sarebbe una riduzione della spesa sanitaria per farmaci pari al 31% e questo dato vale anche per altre malattie, cardiovascolari e altre in generale, uno studio di Lazzari del 2011 dice che dalla letteratura emerge una riduzione della spesa sanitaria tra il 33 ed il 47%.
Fondamentalmente quello che questa mozione propone è di avviare un progetto pilota, una sperimentazione di un paio di anni, per prevedere l'affiancamento dei medici di base agli psicologici delle cure primarie, ovviamente un affiancamento che va poi concordato con un tavolo tecnico, una collaborazione, non è un affiancamento fisico, che nelle 5 Aree vaste della nostra regione potrà partire in fase pilota, chiedendo anche una collaborazione all'ordine degli psicologi e ad un tavolo tecnico che si occuperebbero nello specifico di definire meglio questa fase sperimentale.
Questa mozione, concludendo, invita su un tema nuovo la Giunta ad aprire questa possibilità, questa sperimentazione, devo dire che anche grazie agli approfondimenti che sono stati fatti la mozione contiene alcuni elementi che possono portare a questo progetto pilota, però è chiaro che sono i tecnici che daranno nello specifico la risposta più esaustiva.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Fabbri.

Piergiorgio FABBRI. Noi abbiamo letto con attenzione questa corposa mozione in cui l'impegno è articolato in una pagina intera di 12 punti ed ho presentato un emendamento per correggere un attimo il tiro su alcuni aspetti.
Il primo fa riferimento al nominativo di un professore che forse è poco elegante mettere in un dispositivo regionale; il secondo vorrebbe sostituire un inciso, tra parentesi, vorremmo aprire un tavolo tecnico di confronto tra l'ordine degli psicologi e la Regione Marche, piuttosto che, in un inciso, individuare alcune caratteristiche professionali specifiche che lo psicologo deve avere per essere inserito nella sperimentazione di cui si parla. Chiaramente poi non possiamo votare un documento che nell'impegno fa esplicitamente riferimento agli ospedali di comunità in quanto ci stiamo battendo a tutti i livelli, e da sempre, da prima dell'insediamento, e la realizzazione di questa riforma sanitaria ci ha visto in questi mesi molto attivi, quindi, è chiaro che l'ospedale di comunità non può essere nominato nel dispositivo perché sarebbe un suggellare politicamente una struttura che noi combattiamo, per cui preferiamo che queste parole vengano sostituite con ‘strutture sanitarie presenti nell'entroterra’ perché non è funzionale questa definizione alla sostanza della mozione che invece è condivisibile.
Con questa accortezza noi proponiamo questo emendamento su questi tre punti.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Maggi.

Giovanni MAGGI. Vorrei aggiungere, a quello che ha detto il Consigliere Fabbri, un appello, ai Consiglieri di maggioranza e all'Assessore alla sanità Ceriscioli, per i nostri emendamenti su cui i Consiglieri della maggioranza sono d'accordo.
L'unico neo, l'unico vulnus, per cui questa mozione non dovremmo approvarla, è il fatto di sostituire “ospedale di comunità” con “strutture sanitarie”.
Siccome noi riconosciamo la funzione della figura professionale dello psicologo nella struttura sanitaria, mi sembra che non farci votare questa mozione - se non volete sostituire “ospedale di comunità” con “strutture sanitarie”, visto che sulla riforma sanitaria noi abbiamo qualcosa da dire sull'ospedale di comunità – sia veramente un'impuntatura che il malizioso potrebbe leggere con “vogliamo avere il privilegio noi e la primogenitura noi nei confronti dello psicologo e non vogliamo condividere questa cosa che è veramente minimale e addirittura pretestuosa”. Potrebbe sembrare pretestuosa! Chiederei, quindi, ai colleghi della maggioranza di soprassedere ad un'impuntatura che vede “ospedale di comunità” anziché “strutture sanitarie”, poi dietro le strutture sanitarie voi potete mettere quello che volete, noi dopo combatteremo, però mi sembra opportuno aprire questa figura professionale, che anche noi riteniamo indispensabile, al nostro voto. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Busilacchi.

Gianluca BUSILACCHI. Grazie Presidente. Sull'emendamento. Capisco che il Movimento 5 Stelle sia d'accordo sul contenuto di questa mozione e vorrebbe inserire un aspetto politico che non riguarda questo atto, ma la riforma sanitaria, quindi se uno vuole votare il contenuto vero della mozione, vota la mozione.
Dei vostri emendamenti, ne avete presentati tre, due sono condivisibili perché intervengono sulla mozione, ed io personalmente li voterei, anzi chiedo la votazione per parti separate, per separare il vostro emendamento più politico, che nulla a che vedere con la mozione, dal vostro contributo positivo che date all'Aula e che apprezzo.
Dichiaro fin da ora che sono favorevole ai vostri emendamenti tecnici, mentre è chiaro che l'emendamento non politico rischia di politicizzare una mozione che interviene su un campo molto specifico.
E’ evidente che questa maggioranza essendo a favore della riforma sanitaria (…), è esattamente il contrario, non stiamo parlando della riforma sanitaria, stiamo parlando degli psicologi delle cure primarie e non riesco a capire perché volete inserire un argomento che politicizza, perché è chiaro che noi siamo favorevoli alla riforma sanitaria, mentre voi siete contrari, ed inserire questo discorso dentro la mozione non ha nulla a che vedere.
Se voi siete per mantenere questa impostazione, la vostra richiesta è legittima, noi siamo contrari, se voterete contro butterete via il bambino con l'acqua sporca.

PRESIDENTE. Procediamo con la votazione per parti separate perché è una richiesta che la Presidenza accoglie.

(interrompe il Consigliere Fabbri)

PRESIDENTE. Su questo non c'è la votazione dell'Aula, su richiesta si vota così, è il regolamento interno che prevede questo.

(interrompe il Consigliere Fabbri)

PRESIDENTE. Le leggo l'articolo 83 del Regolamento interno: “Quando il testo da mettere ai voti contiene più disposizioni o si riferisce a più argomenti o sia comunque suscettibile di essere distinto in più parti avendo ciascuna un significato logico - e lo è - e un valore normativo, può essere richiesta la votazione per parti separate”. La richiesta va accolta.
A questo punto diventano 3 gli emendamenti da votare.

(L’emendamento n. 1 a firma del Consigliere Fabbri viene posto in votazione per parti separate)

Emendamento 1/1. Lo pongo in votazione.

(L'Assemblea legislativa non approva)

Emendamento 1/2. Lo pongo in votazione.

(L'Assemblea legislativa approva)

Emendamento 1/3. Lo pongo in votazione.

(L'Assemblea legislativa approva)

Mozione n. 106 così come emendata, la pongo in votazione

(L'Assemblea legislativa approva)

Proposta di ordine del giorno a firma dei Consiglieri Maggi, Pergolesi, Fabbri, Giorgini.
Ha la parola il Consigliere Fabbri.

Piergiorgio FABBRI. Solo per illustrare l'ordine del giorno che impegna il Presidente della Giunta, dato che nella sostanza siamo d'accordo, a farsi promotore in sede di Conferenza unificata Stato-Regioni affinché il Parlamento emani una legge che individui il diritto all'assistenza psicologica all'interno del Servizio sanitario nazionale attraverso la figura professionale dello psicologo delle cure primarie.
Detto questo dico che il Consigliere Busilacchi ha fatto fare un giro di frittata dicendo che noi introducevamo un elemento politico alla mozione che lui non ha voluto togliere, questi sono gli artifici retorici di una politica che non ci appartiene.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Busilacchi.

Gianluca BUSILACCHI. Consigliere Fabbri lei mi sta nel cuore, come si dice in Ancona, però è incredibile che parli di artifici retorici chi ora sta presentando un ordine del giorno che dice che la mozione 106 è talmente bella per cui chiede alla Giunta di portarla alla Conferenza Stato-Regioni, mentre sulla medesima mozione si è astenuto, questo è un capolavoro politico. Complimenti per la coerenza!

Proposta di ordine del giorno. La pongo in votazione.

(L'Assemblea legislativa approva)

Sull’ordine del giorno

PRESIDENTE. La mozione n. 97 è rinviata su richiesta della Consigliera Marcozzi.

Mozione n. 85
ad iniziativa della Consigliera Leonardi
“Compartecipazione alle spese sostenute per il trasporto in ambulanza a carico di chi viene soccorso perché ubriaco e/o sotto l'effetto di sostanze stupefacenti”
(Discussione e votazione)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la mozione n. 85 della Consigliera Leonardi, ha la parola per l’illustrazione.

Elena LEONARDI. Grazie Presidente. Quando ho presentato questa mozione, francamente, non pensavo che avrebbe suscitato così tanto clamore, come nei giorni in cui è stata presentata alla stampa.
Ho mutuato questa proposta dal personale che lavora nel 118 e che si ritrova, soprattutto il sabato sera o nelle serate estive, nelle località costiere, in cui c’è una proliferazione di eventi del divertimento, ad effettuare numerosi interventi, soprattutto su giovani in stato di alterazione per l'abuso di alcol o di sostanze stupefacenti, questo mi è stato segnalato da parte del personale del 118, a danno di eventuali soccorsi a vittime di incidenti o di malori, infarti od ictus, casi in cui l'urgenza e la velocità d’intervento dei mezzi di soccorso possono fare veramente la differenza fra la vita e la morte.
Quello che con questa mozione mi propongo di fare è di sensibilizzare perché i mezzi di soccorso coprono già con tanta difficoltà l'arco delle 24 ore per l'emergenza territoriale e perché le persone soccorse, che volontariamente abusano di sostanze e che hanno delle condotte inappropriate, delle quali oggi sono coscienti, anzi devono essere coscienti, possono essere chiamate alla compartecipazione della spesa sanitaria per quel soccorso.
Voglio chiarire bene perché sono intervenute sulla stampa varie persone, a vario titolo, ed hanno commentato la cosa.
Non si tratta di lasciare qualcuno che sta male a piedi, non si tratta di non soccorrere qualcuno e di fare quindi interventi di serie A o di serie B, né si tratta, come qualcuno ha fatto notare, di dare soccorso solo a coloro che se lo possono permettere. Sgombriamo la strada da questo preconcetto, da questa banalizzazione dell'analisi e guardiamo invece quello che c'è oggi: c'è una difficoltà a coprire le richieste di interventi attraverso il 118 e le associazioni, che per volontariato svolgono questo ruolo in accordo con la Regione, soprattutto durante la notte e nei fine settimana e c’è una popolazione giovanile sempre meno cosciente che certi comportamenti non vanno applicati.
Ci sono anche segnalazioni di ragazzi che vengono raccolti e soccorsi per stati di ebbrezza e per uso di sostanze stupefacenti che vengono portati al pronto soccorso, viene fatto loro un trattamento, che serve in questi casi, e dopo un po’ vengono rimandati a casa e i genitori, che sono abituati a rivederli la mattina all’alba, perché poi questi ragazzi vanno a fare colazione dopo la notte passata in discoteca, non sanno neanche che questi episodi sono avvenuti.
Il fatto di poter successivamente richiedere il pagamento di un ticket, parziale rispetto al costo di questo intervento sanitario, servirebbe anche a svelare e a far prendere coscienza a certe famiglie che certi fenomeni succedono e capire anche laddove il fenomeno è sporadico o dove è ripetitivo, è consuetudine, perché il divertimento viene associato solamente in qualche modo allo sballo.
La doppia valenza di questa mozione è quella di responsabilizzare, in particolar modo, la parte giovanile della nostra società e in secondo luogo far capire qual è il valore di chi fa soccorso, in particolar modo di quei volontari che sottraggono il proprio tempo al divertimento, ad esempio il sabato sera, per fare servizio ed aiutare chi effettivamente ha necessità.
Ho voluto spiegare un po’ il dispositivo, poi la mia mozione lascia alla Giunta stabilire quale sarà il grado di compartecipazione nel ticket, proprio perché quello che mi preme principalmente è il messaggio e che questo ticket, questa compartecipazione, possa andare a beneficio di chi deve pagare il trasporto ed ha delle difficoltà economiche, o ha particolari patologie, o a vittime della strada che spesso e purtroppo in queste occasioni, le famose stragi del sabato sera, sono vittime di chi abusa di alcol e di sostanze stupefacenti. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Busilacchi.

Gianluca BUSILACCHI. Questa mozione stimola un tema e ad una prima reazione chi la legge potrebbe persino pensare di essere d’accordo perché è una cosa che può “toccare la pancia”, però in realtà introduce, io credo, un tema molto delicato, molto pericoloso, molto scivoloso, che è quello d'individuare quelli che una volta si chiamavano i meritevoli di assistenza.
Chi sono i meritevoli di assistenza, Colleghi? Questo purtroppo è un dibattito che c'è e che rischia di segnare un arretramento nel nostro continente. L’Europa è stato il continente che ha istituito i sistemi sanitari nazionali. L’Inghilterra è stato il primo Paese che ha istituito il sistema sanitario nazionale che, e questo vale anche per la nostra Costituzione, è un diritto di cittadinanza.
Quando il diritto è “un diritto di cittadinanza” non è limitato, è esigibile da tutti i cittadini indipendentemente da altre condizioni, indipendentemente dal merito di quei cittadini.
Si chiamano “servizi di sicurezza sociale” perché sono garantiti a tutti. Sono dei servizi universalistici, persino indipendenti dal reddito, altrimenti potremmo ritenere che sia ingiusto assistere una persona ricca visto che può ricorrere a cure private.
Ma veniamo al merito di questa mozione.
Il tema è scivoloso, già lo sta facendo l'Inghilterra, secondo me sbagliando, potremmo pensare che chi fuma non deve avere alcuna cura da parte del sistema sanitario nazionale, qualora a causa del fumo si sviluppassero delle patologie, delle neoplasie o dei problemi ai polmoni? E ancora: qual è la fine di questa china? Non assisteremo più chi ha una cirrosi epatica, perché beve, dovremmo anche vedere quanto ha bevuto nella sua vita per avere una cirrosi epatica! Non assistiamo l'operaio che non si mette l'elmetto e ha un incidente sul lavoro, perché si è comportato male, perché doveva fare qualcosa e non l'ha fatto!
Questo per dire, immagino la buona fede della Consigliera Leonardi, che è un tema che c'è e che effettivamente riguarda tanti ragazzi che abusano di sostanze e che poi devono ricorrere ai soccorsi, quindi, è importante inserire il tema della responsabilizzazione, è vero che c'è, ma allora inseriamo il tema e utilizziamo altre vie!
Ricordo che nel piano regionale della prevenzione 2014/2018, votato da questa Giunta con delibera 530 del 6 luglio 2015, è presente un aspetto che riguarda proprio questo punto: prevenire gli incidenti stradali, con particolare riferimento a quelli causati dall'uso di sostanze legali e illegali.
Lavoriamo sulla prevenzione! Lavoriamo sull'educazione! Inserire il tema di punire “gli immeritevoli di assistenza” credo che sia davvero una china che rischia di non avere mai fine!

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, la Consigliera Leonardi.

Elena LEONARDI. Ovviamente il mio voto sarà favorevole, ma solo per chiarire anche una questione, forse il Capogruppo Busilacchi ha volutamente introdotto degli argomenti che non c'entrano, l’ho detto nel mio intervento introduttivo, forse non mi ha ascoltato, qui non si tratta di lasciare a piedi qualcuno, non si tratta di non soccorrere qualcuno, si soccorrono tutti, questo deve essere chiaro. Non va travisato quello che sto dicendo.
E’ talmente trasversale questo tema che in Umbria lo ha presentato il PD! In Liguria lo ha presentato la Lega Nord! A Trento, dovrebbe essere il PD! Qui non si tratta di una deriva che abbandona gli ultimi, si tratta di responsabilizzare e dare un valore a chi fa il soccorso, come una qualsiasi altra prestazione, stabilendo, possono essere, due euro a ticket? Possono essere cinque? Possono essere 10? Per dire a chi ha comportamenti che possono essere dannosi per la salute, di essere responsabili di ciò che si fa.
Grazie. Non voglio che si travisi, perché non voglio che si dica che io voglio lasciare a piedi qualcuno. Questo deve essere chiaro perché l’ho specificato e bastava ascoltare.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione.
Mozione n. 85. La pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

La seduta è tolta.

La seduta termina alle ore 14,35



 

 
 
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