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Resoconto della seduta n.49 del 06/12/2016

SEDUTA N. 49 DEL 6 DICEMBRE 2016

La seduta inizia alle ore 10,50

Presidenza del Presidente
Antonio Mastrovincenzo

Comunicazioni del Presidente

PRESIDENTE. Colleghi buona giornata, dichiaro aperta la seduta n. 49 del 6 dicembre 2016. Do per letti i processi verbali delle sedute n. 47 e 48, rispettivamente del 22 e 29 novembre, i quali, ove non vi siano obiezioni, si intendono approvati ai sensi dell’articolo 29 del Regolamento Interno
Comunico che sono state presentate le seguenti proposte di legge regionale:
n. 96 in data 29 novembre, ad iniziativa dei Consiglieri Mastrovincenzo, Minardi, Rapa, Malaigia, Carloni, concernente: "Organizzazione e funzionamento degli organismi regionali di garanzia", assegnata alla I Commissione assembleare permanente in sede referente e trasmessa alla II Commissione ai sensi e per gli effetti del comma 1 bis dell'articolo 68 del Regolamento interno;
n. 97 in data 5 dicembre, ad iniziativa dei Consiglieri Maggi, Fabbri, concernente: "Disposizioni in materia di referendum consultivo: modifiche alle leggi regionali 5 aprile n. 18 e 16 gennaio 1995, n. 10", assegnata alla I Commissione assembleare permanente in sede referente, trasmessa al Consiglio delle Autonomie locali per l’espressione del parere di cui all’articolo 11, comma 4 della legge regionale 10 aprile 2007, n. 4, al Consiglio regionale dell'Economia e del Lavoro per il parere di cui all'articolo 4, comma 1, lettera c) della legge regionale 26 giugno 2008, n. 15 e alla II Commissione assembleare ai sensi e per gli effetti del comma 1 bis dell'articolo 68 del Regolamento interno.
Il Presidente della Giunta regionale ha promulgato, in data 25 novembre, la legge regionale n. 26, concernente: “Modifiche alla legge regionale 8 ottobre 2009 n. 22 'Interventi della Regione per il riavvio delle attività edilizie al fine di fronteggiare la crisi economica, difendere l'occupazione, migliorare la sicurezza degli edifici e promuovere tecniche di edilizia sostenibile' e alla legge regionale 4 dicembre 2014, n. 33 'Assestamento del bilancio 2014'”.
Ha chiesto congedo il Consigliere Urbinati.

Sull'ordine del giorno

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Giacinti.

Francesco GIACINTI. Grazie Presidente. Chiedo cortesemente l'iscrizione all'ordine del giorno della proposta di legge n. 96 che ieri abbiamo licenziato in Commissione. Questo atto è necessario e nel contempo propedeutico alla redazione del bilancio del Consiglio e a sua volta del bilancio della Regione. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Maggi.

Giovanni MAGGI. Grazie Presidente. Vorrei chiedere a lei ed all'Aula di inserire all'ordine del giorno la mozione n. 194 “Valutazione esito referendario su proposta di fusione dei Comuni di Montemaggiore al Metauro, Saltara e Serrungarina e conseguente richiesta di annullamento dell'iter procedurale” e di rinviare la proposta di legge n. 83, sempre relativa all'unione di Montemaggiore al Metauro, Saltara e Serrungarina perché abbiamo presentato, come ha riferito adesso lei Signor Presidente, una proposta di legge che va nel senso di tener conto della volontà dei cittadini che si sono espressi nel referendum contrariamente alla fusione. Quindi inserimento nell'ordine del giorno della mozione n. 194 e rinvio della proposta di legge n. 83. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Giacinti.

Francesco GIACINTI. In merito a questa richiesta, pur accettandone l'iscrizione, comunico che ho presentato una proposta di risoluzione a questa mozione al fine di procedere più correttamente rispetto alla sospensione di questa tematica, poiché mi sembra giusto trovare una soluzione, ma che tenga conto del mancato cambiamento delle regole durante la partita.
Oggi siamo chiamati, anche per questioni di rispetto di tempi, a esprimerci su un tema molto importante, per cui mi sono fatto promotore di una proposta di risoluzione che tenga conto di questo aspetto, che consenta all’Aula di poter trovare una soluzione alla questione che il Consigliere Maggi vuole sospendere. Grazie.

PRESIDENTE. Adesso facciamo fotocopiare la proposta di risoluzione, comunque mettiamo ai voti l'inserimento della proposta di legge n. 96 chiesta dal Consigliere Giacinti, poi successivamente l'iscrizione della mozione n. 194 proposta dal Consigliere Maggi.
Ha la parola il Consigliere Maggi.

Giovanni MAGGI. Per dichiarazione di voto, noi come gruppo non abbiamo potuto esaminare questa proposta di legge che ieri abbiamo avuto in Commissione, leggendola, ho manifestato delle perplessità perché riguarda il cambio di contabilità dagli enti al Consiglio regionale, vorremmo approfondire questa tematica, per cui se si continua a richiedere l'inserimento nell'ordine del giorno giocoforza noi dobbiamo votare no, perché siamo abituati a votare cose che conosciamo e che abbiamo studiato.
Non abbiamo avuto il tempo di approfondire questa proposta di legge, quindi, giocoforza, dovremmo votare no e nel contempo chiediamo che venga rinviata al prossimo Consiglio, visto che non c'è fretta. Grazie.

PRESIDENTE. La proposta di inserimento da parte del Presidente Giacinti rimane, quindi votiamo, prendendo atto di quello che ci ha detto il Consigliere Maggi.

(Interviene fuori microfono il Consigliere Zura Puntaroni)

PRESIDENTE. Votazione per appello nominale sulla proposta di inserimento della proposta di legge n. 96? Va bene.
Proposta di iscrizione all'ordine del giorno della proposta di legge n. 96, votazione per appello nominale chiesta a nome dei Consiglieri Zura Puntaroni, Leonardi, Celani (n.d.r. Art. 27, comma 3 R.I. - è prevista la maggioranza dei due terzi dei votanti)

Favorevoli: Biancani, Busilacchi, Carloni, Casini, Ceriscioli, Cesetti, Giacinti, Giancarli, Marconi, Mastrovincenzo, Micucci, Minardi, Rapa, Sciapichetti, Traversini Volpini.
Contrari: Bisonni, Celani, Fabbri, Giorgini, Maggi, Malaigia, Marcozzi, Pergolesi. Zura Puntaroni.
Astenuti: Nessuno.

(L’Assemblea legislativa non approva)

PRESIDENTE. Proposta di iscrizione all'ordine del giorno della mozione n. 194, votazione per appello nominale chiesta a nome dei Consiglieri Zura Puntaroni, Zaffiri, Leonardi. (n.d.r. Art. 27, comma 3 R.I. - è prevista la maggioranza dei due terzi dei votanti)

Favorevoli: Biancani, Bisonni, Busilacchi, Carloni, Casini, Celani, Ceriscioli, Cesetti, Fabbri, Giacinti, Giancarli, Giorgini, Leonardi, Maggi, Malaigia, Marconi, Marcozzi, Mastrovincenzo, Micucci, Minardi, Pergolesi, Sciapichetti, Traversini Volpini, Zaffiri, Zura Puntaroni.
Contrari: Nessuno.
Astenuti: Rapa.

(L’Assemblea legislativa approva)

PRESIDENTE. La mozione verrà inserita dopo le interrogazioni, quindi prima della discussione della proposta di legge n. 82.
Proseguiamo con l’ordine del giorno. Il rinvio non si vota adesso, ma si vota al momento in cui si tratta l’atto.

Interrogazione n. 327 – a risposta immediata
ad iniziativa del Consigliere Talè
"Servizio sostitutivo trasporto ferroviario sulla tratta Pergola-Fabriano"
(Discussione)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l'interrogazione n. 327 a risposta immediata del Consigliere Talè.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Sciapichetti.

Angelo SCIAPICHETTI. Ringrazio il Consigliere Talè per la sollecitazione. Voglio soltanto precisare che questa linea ferroviaria è stata sospesa dal 2013 in quanto inagibile e per la sua rimessa in funzione Rete Ferrovie Italiane ha considerato una spesa di 3 milioni di euro.
Il decreto legge 179 del 2013 norma i servizi automobilistici sostitutivi ed integrativi dei servizi ferroviari.
Tale norma, insieme alle previsioni dell’Autorità di regolazione dei trasporti, impone che nei contratti di servizio ferroviari vengano mantenuti esclusivamente i servizi con carattere di temporaneità. Va anche detto ad onor del vero che molti di questi servizi avevano la caratteristica di vere e proprie sovrapposizioni tra i servizi ferroviari ed i servizi automobilistici e, per loro natura, costituivano le prime fattispecie da prendere in considerazione in una logica di razionalizzazione dei servizi stessi.
Trattasi nello specifico di due coppie di corse effettuate da un’azienda che opera nella consortile Adriabus. L’azienda in parola, in ogni caso, si è resa disponibile, nell’ambito degli omologhi servizi automobilistici che effettua quale gestore del trasporto pubblico locale automobilistico, a garantire gli spostamenti per l’utenza interessata, salvo valutare, in base ai flussi di pendolari, l’eventuale sostituzione del mezzo impiegato con autobus di maggiore capienza e lunghezza.
Si ritiene pertanto che il servizio dal 12 dicembre 2016 possa considerarsi di fatto garantito, con un risparmio per la Regione Marche che nulla dovrà all’azienda ferroviaria. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Talè.

Federico TALE’. Ringrazio l’Assessore Sciapichetti per la risposta e vorrei soltanto precisare che la mia interrogazione nasce dal fatto che abbiamo l’Alta Valle del Cesano in fibrillazione, nella provincia di Pesaro, proprio perché, ripercorrendo come ha fatto l'Assessore i tempi, fino al 2013 avevamo la tratta ferroviaria che univa Pergola a Fabriano. Come sapete bene l’Alta Val Cesano frequenta Fabriano non solo per il polo industriale, ma anche per il polo scolastico, quindi i pendolari sono: studenti, operai, dipendenti, lavoratori in genere.
Fino al 2013 è stata garantita la tratta ferroviaria, dal 2014 il treno è stato sostituito con l’autobus ed ha funzionato abbastanza bene e la popolazione è stata soddisfatta da questo servizio.
Dal 2017, anzi dal 12 dicembre del 2016 è stato comunicato che sarà interrotto anche il servizio autobus, ma ringrazio di nuovo l’Assessore perché comunque garantiremo questo servizio in altro modo, anzi la Regione Marche risparmierà perché non saranno più servizi complementari a viaggiare nello stesso senso. Grazie.

Mozione n. 160
ad iniziativa dei Consiglieri Fabbri, Maggi, Pergolesi, Giorgini
"Macroregione Marche, Umbria e Toscana"
(Discussione e votazione)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la mozione n. 160 dei Consiglieri Fabbri, Maggi, Pergolesi, Giorgini.
Ha la parola, per l'illustrazione, il Consigliere Fabbri.

Piergiorgio FABBRI. Parliamo della fusione tra Toscana, Umbria e Marche, agli atti c'è già l’illustrazione di questa mozione svolta la volta scorsa, ma mancava il Presidente per cui non si è proceduto alla votazione ed è stata rinviata. Ne avevamo già parlato in seguito alla mia interrogazione.
Ora per non annoiare i Consiglieri, sarebbe la terza volta che sentono questo argomento, sarò particolarmente conciso.
Richiamo i due documenti base di questa vicenda, abbiamo nella seduta dell'1 dicembre n. 12 del 2015, una mozione del Consigliere Carloni: “Difesa dell'autonomia, dell'unità delle Marche, nella revisione del numero delle Regioni”.
Il dispositivo della mozione, molto semplice, chiaro ed incisivo, dice che impegna il Presidente e la Giunta a rispettare il ruolo dell'Assemblea regionale su tale materia, quindi in riferimento a fusione tra Regioni, come previsto dalla Costituzione italiana e dallo Statuto regionale e a difendere l'autonomia e l'unità delle Marche all'interno dei tavoli istituzionali nei quali verrà discussa la revisione del numero delle Regioni. Questa è dell'1 dicembre poi abbiamo registrato una delibera di Giunta regionale del 13 giugno del 2016, sei mesi dopo, la 587, a titolo: “Approvazione del protocollo d'intesa tra le Regioni Marche, Toscana e Umbria finalizzato ad una collaborazione e ad un coordinamento nell'ambito delle politiche di comune interesse nei confronti dell'Unione europea e dello Stato”.
Questo è un documento prettamente politico, non è vero che è un documento tecnico, è un documento politico e nelle motivazioni si riscontrano cose molto gravi che vanno in piena contraddizione con l'indirizzo che il Consiglio ha dato alla Giunta su questo tema, infatti si ritiene auspicabile la creazione di accorpamenti tra Regioni, e la mozione non ha dato questa indicazione, e a pagina 3 addirittura c'è scritto che i 3 Governatori di Toscana, Umbria e Marche (su proposta del Governatore toscano Rossi) hanno deciso di creare una macroregione gettando le fondamenta per la futura creazione di una Regione da oltre 6 milioni di abitanti. Quindi la Giunta si sta muovendo politicamente esattamente all'opposto delle indicazioni ricevute dal Consiglio.
Perché questo non è un atto tecnico in cui si valuta di …, ma è un atto politico preciso? Perché nelle motivazioni oltre a questa decisione unilaterale ed arbitraria presa dai 3 Governatori, poi si declina che, di fondamentale importanza ci “sarà pertanto il coordinamento politico tra i territori attraverso comuni linee di azione e progetti di collaborazione che verranno approvati e discussi con incontri periodici a cadenza almeno semestrale”, quindi una cosa ben delineata.
Questo protocollo d'intesa avrà la durata dell'intera legislatura, c’è scritto a pagina 5, andiamo a vedere i contenuti del protocollo d'intesa e c'è tutto lo scibile su cui la Regione legifera, c'è: sanità e welfare, tutela del paesaggio, agricoltura non estensiva, sviluppo economico, formazione e lavoro, infrastrutture, cultura e turismo, gestione dei fondi europei, riforma e riqualificazione della pubblica amministrazione. Addirittura all'articolo 2 c'è scritto che i 3 Governatori possono parlare anche di altro rispetto a questo. Quindi non è un atto tecnico, è un atto politico.
Ora i pesi e i contrappesi che regolano la democrazia in questo Consiglio, parlano che il Consiglio indica alla Giunta cosa fare, e qui la disobbedienza politica del Presidente e della Giunta ritengo sia chiara.
Detto questo, che è sconcertante, il 28 luglio abbiamo presentato una mozione in cui chiediamo conto al Presidente dell'operato suo e della Giunta, perché chiediamo semplicemente di essere informati su quello che la Giunta sta facendo in attuazione di questa deliberazione, che è contraria a quanto il Consiglio ha dato come indirizzo politico, chiediamo di sospendere le iniziative relative a questa deliberazione di Giunta regionale perché chiaramente sono in contrasto con le indicazioni ricevute, chiediamo un percorso di informazione e discussione con la cittadinanza marchigiana, gli amministratori locali, le categorie economiche e le associazioni, circa l'opportunità o meno di proseguire gli obiettivi dell'atto perché sembriamo di avviso differente e vogliamo applicare puntualmente, fino adesso è valida a tutti gli effetti, l'indicazione della mozione che abbiamo approvato il 1 dicembre 2015. Dal punto di vista politico, e qui concludo perché le considerazioni le ho fatte già in precedenza ed ho promesso di essere sintetico, è chiaro che non entro nel merito dell'opportunità di fondere le 3 Regioni però bisogna parlarne con i cittadini; seconda cosa in questo momento vale un indirizzo del Consiglio che è differente da quello che la Giunta sta attuando e quindi se il PD ritiene opportuna la fusione tra Toscana, Umbria e Marche presenta una mozione, se la vota in Aula perché ha la sua maggioranza, e dà regolarmente al Presidente il mandato per eseguire un'indicazione del Consiglio.
In questo momento la Giunta non può perseguire nessuna indicazione contraria alle indicazioni ricevute con la mozione di 6 mesi prima rispetto all'emanazione della deliberazione di Giunta regionale.
Detto questo chiudo senza fare tanti fronzoli e mi aspetto che la mozione venga chiaramente approvata, perché stiamo discutendo di una cosa fondamentale a favore dei cittadini all'interno della Regione, quindi invito tutti i colleghi a riflettere su questa questione. Grazie.

PRESIDENTE. Su questa mozione è stata presentata una risoluzione a firma Busilacchi, Rapa, Marconi, dopo lascerò loro la parola per l’illustrazione.
Ha la parola il Consigliere Carloni.

Mirco CARLONI. Vorrei intervenire perché il Consigliere Fabbri mi ha citato più volte per presentare e motivare questa sua mozione. In realtà sono stato l’autore di quella mozione approvata dall'Assemblea perché in quel momento storico, vi ricorderete, cari colleghi, si parlava di una fusione e di una proposta di legge che era già maturata all’interno delle Commissioni parlamentari, nella quale il territorio marchigiano sembrava disarticolato rispetto all'attuale mappatura, con la provincia di Pesaro Urbino in confluenza all'Emilia-Romagna anziché nella fusione della Regione del Centro Italia.
Questo fatto sarebbe stato oltre che gravissimo sul piano storico e politico anche un danno e in qualche modo una delegittimazione della sovranità di quest'Assemblea e di questa Regione.
Per quel motivo, allora, ho ritenuto opportuno chiarirsi su cosa si stava predisponendo all'interno del Parlamento italiano, che riguardava i nostri territori e le nostre comunità.
E’ chiaro che la discussione sulla fusione delle Regioni non mi pare più di immediata attualità però è un processo che probabilmente va avanti e all’interno di questo processo, come è stato allora, spero che oggi l’Aula continui a difendere il principio di integrità del nostro territorio, che non veda le popolazioni subìre una decisione presa dall'alto perché sarebbe una presa in giro che, in questo momento storico, nessuno accetterebbe, tanto meno i cittadini della provincia di Pesaro e Urbino.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Zura Puntaroni.

Luigi ZURA PUNTARONI. Presidente, due cose velocissime. Mi ricollego a quello che ha detto il Consigliere Fabbri, in effetti adesso il momento è inopportuno per andare ad accelerare decisioni così improvvide che la Giunta cavalca.
Apprezzo molto il mio Presidente anche se adesso è un momento di sfortuna totale. Se non altro fate passare qualche settimana prima di parlare di fusione, perché adesso anche se la vuole portare avanti, con la fusione si fa male. Quindi facciamo scorrere qualche settimana poi, secondo me, approfondiremo nuovamente l'argomento perché è inevitabile che, guardando a lungo, l'Italia avrà un'organizzazione per forza diversa, perché l'economia e la mancanza di soldi, ci porteranno verso altre scelte. Al momento, secondo me, la Giunta non è così lucida, brillante, allora Presidente faccia passare qualche settimana! Questo è il mio pensiero. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Busilacchi.

Gianluca BUSILACCHI. Grazie Presidente. In realtà non ruberò molto tempo perché credo che su un tema così importante, che poi è anche uno degli aspetti contenuti in questa risoluzione, sarebbe utile discutere in una sede apposita, in un Consiglio apposito.
Noi intendiamo, nell’attesa della risposta del Presidente Ceriscioli che concluderà immagino questa discussione, separare le due diverse questioni, cioè da un lato vi sono gli accordi che sono stati siglati dalla Giunta, accordi di natura amministrativa, che sono in linea anche con altri accordi amministrativi che abbiamo anche con altre Regioni. Ad esempio ricordo che abbiamo un accordo di confine sulla sanità con l'Emilia-Romagna. Negli ultimi decenni ci sono stati vari accordi con Regioni limitrofe riguardanti collaborazioni di natura amministrativa e istituzionale, o per collaborazioni su singoli aspetti, dall'agricoltura alla sanità. Insomma su singoli temi.
Questo è un tema. L’altro invece è molto più profondo, di respiro di medio e lungo periodo e riguarda il tema della macroregione.
Anch'io credo che, come il Consigliere Zura Puntaroni, di cui ho apprezzato l'inedita moderazione nella prima parte del suo intervento, sia utile affrontare in un'altra occasione, in un'altra sede, questo dibattito di medio e lungo periodo.
Il tema delle macroregioni sarà probabilmente inevitabile nel momento in cui riconfigureremo non solo tutto l'assetto del nostro Stato, ma anche il rapporto tra Regioni d'Europa, anche il rapporto nella competizione globale tra singole realtà, singole comunità locali e nazioni o livelli sovranazionali.
Noi sappiamo che già oggi esistono alcune macroregioni europee, penso alla Baviera, penso ad altre che hanno un peso specifico molto rilevante in Europa, che consentono a queste Regioni di attrarre investimenti, di avere accessi più veloci ai fondi europei, di essere fortemente competitivi, con grandi ricadute per le popolazioni coinvolte.
Credo che questo sarà uno scenario di medio e lungo periodo con cui inevitabilmente ci dovremo confrontare, però è del tutto evidente che questa riflessione la affronteremo nelle sedi opportune, in Consigli regionali opportunamente convocati, con un percorso che, quando ci sarà, porterà a queste discussioni.
La nostra risoluzione chiede semplicemente di avviare un momento di confronto che possa coinvolgere tutte le forze istituzionali e al contempo di riferire, di raccontarci sui singoli aspetti, sui singoli accordi, sui singoli temi che la Giunta sta portando avanti con le altre Regioni relativamente alle questioni che sono state siglate.

Presidenza del Vicepresidente
Renato Claudio Minardi

PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Leonardi.

Elena LEONARDI. Grazie Presidente. Il mio sarà ovviamente un intervento politico nel merito della mozione presentata.
Non è una novità, un segreto per nessuno, che il partito che rappresento, Fratelli d’Italia, abbia contestato già da diverso tempo la proposta di fusione, nel merito e nel metodo.
Nel metodo perché, come ribadito anche nella mozione presentata oggi, non c'è stato un mandato specifico, né dell'Aula, né dei cittadini marchigiani, a portare avanti questa ipotesi che è nata in un contesto, come è stato ricordato, di ipotesi sovraregionali, addirittura di smembramento della nostra realtà territoriale in varie parti.
Una considerazione, che personalmente ho fatto più volte, riguarda anche le scelte che questa Regione ha fatto negli anni passati, quella ad esempio di portare avanti ed essere parte fondante ed importante di un'altra macroregione, che è quella Adriatico-Ionica, che prevede un assetto territoriale diverso da quello che si va a pensare oggi, perché qui siamo sulla dorsale dell’Adriatico, diversamente nell’ipotesi della Macroregione con Toscana e Umbria si prevede di tagliare a metà l’Italia.
Credo che la riflessione vada sicuramente riportata in questa Aula e vada fatta in maniera più completa coinvolgendo un po’ tutti i soggetti, in modo da poter approfondire tutte le possibili criticità e gli eventuali punti di forza per poter fare un'analisi completa ed esprimere anche una propria opinione.
Il mio intervento vuole essere anche una dichiarazione di voto favorevole rispetto alla mozione, però a questo punto, con la proposta di risoluzione, vediamo se verrà votata. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Zaffiri.

Sandro ZAFFIRI. Grazie Presidente. Finalmente su una mozione presentata dal Movimento 5 Stelle si può discutere di questi accordi, accordicchi, che hanno coinvolto le Marche, l'Umbria e la Toscana.
Dico accordicchi perché ormai, per fortuna, parliamo dopo quello che è successo poche ore fa, tutto quello messo in piedi dai Presidenti Rossi, Ceriscioli e Marini è un castello di sabbia.
Avete fatto i conti senza l’oste e l’oste domenica notte vi ha sanzionato. Il provvedimento che si è votato nella giornata di domenica, il 4, prevedeva un depauperamento delle attività delle Regioni, tutto quello che voi pensavate di fare andava in questo contesto, purtroppo non è stato così e noi non possiamo che essere soddisfatti al 1000 per 1000 di quello che è accaduto.
Ma non è accaduto solo questo, la riforma Madia è stata distrutta dalla Corte Suprema che pochi giorni fa ha detto che non va bene. Mi sembra che ieri sia stato approvato un altro provvedimento dalla Corte Suprema, mi sento di dire che di dilettanti allo sbaraglio ce ne sono tanti, partono da Roma per arrivare fino alla periferia.
Ma politicamente quello che lei ha fatto è molto grave, perché è andato contro l'indicazione di questa Aula. Attenzione, Presidente, perché l’Aula si era espressa per un coinvolgimento nella discussione, almeno la discussione! Noi della minoranza sappiamo che voi avete i numeri, ne prendiamo atto, però la discussione, santo cielo, non si può negare! Ed il coinvolgimento dal basso, da quello che già ho ascoltato, il coinvolgimento dei Comuni, della popolazione, delle istituzioni per andare verso questa ipotesi, non è stato fatto.
Un minimo di discussione si doveva fare. E' stato detto qui che prima o dopo gli accordi ..., perché prima si fanno gli accordi e poi si dice che forse si convocano i 3 Consigli regionali in seduta congiunta per discutere di questo problema. Ma viva Dio, queste cose bisognerebbe farle prima di sottoscrivere gli accordi! Non si possono prendere gli accordi e poi dire: “Questo è l’accordo!” Presidente, credo che esistano delle regole e lei in questo contesto, siccome lei è molto attento, io lo so che lei è attento al ruolo della democrazia ed alle discussioni, in questo caso è scivolato.
Su questo caso Presidente è scivolato, lei è andato avanti, ripeto quanto già detto, ma ha fatto i conti senza l’oste.
A prescindere dalla risoluzione presentata dal PD, la mozione del Movimento 5 Stelle, per tutta questa cosa qui, come dice giustamente il mio collega e capogruppo Zura Puntaroni, bisogna riflettere, ma non due, tre settimane, perché quel signore là, che doveva portare avanti queste riforme, ha dato le dimissioni - credo che si dimetta - altrimenti è una cosa inaccettabile quello che abbiamo ascoltato domenica notte.
Questo percorso, Presidente, è da fermare perché non c'è più l'ipotesi della riforma, non c'è più il depauperamento delle attività, io le chiamo attività, e del ruolo delle Regioni sul territorio, questo non viene più a mancare, non viene a mancare questo fatto importantissimo, pertanto credo che questa ipotesi dell'accorpamento non vada assolutamente bene.
Bisogna riflettere se si vuole andare verso un'ipotesi di questo genere, perché noi abbiamo 180 mila aziende, una regione che vive di piccole partite iva, che non ha niente a confronto con la struttura economica della Toscana. C'è una situazione molto diversa rispetto alle attività economiche della nostra regione Marche, ma queste considerazioni le teniamo presenti o no? Oppure si fa tutto perché abbiamo l’ipotesi politica in questo momento favorevole?
Credo che la favorevole ipotesi politica, in questo momento, non ha niente a che vedere con un eventuale progetto di accorpamento di attività economiche diverse.
Poi noi partiamo da una Macroregione, come ha detto giustamente la Consigliera Leonardi, c’è una Macroregione che dice un'altra cosa, che è un'altra cosa, non ha niente a che fare con il Mar Tirreno, santo cielo!
Noi crediamo che, l'abbiamo già detto, di un'ipotesi diversa di accorpamento se ne riparlerà, però credo che non se ne parlerà per anni. Non era pensabile che dopo le Province, che non ci sono più, pure le Regioni. Speriamo di ripristinare le Province e di rimandare il personale là, io sono favorevole e voi lo sapete, la Lega è favorevole al ripristino delle Province, anche perché è l’unico ente vicino ai cittadini, vicino al territorio, non ci vergogniamo di dire o sostenere questa posizione.
Presidente, io lo so che a voi queste cose non vanno bene. Volete accorpare i Comuni anche dopo un voto negativo, li volete accorpare per forza, santo cielo, ma per favore, lasciamo perdere! Qui stiamo discutendo di democrazia perché il documento fatto e firmato con la Toscana e con l’Umbria è un problema di democrazia, Presidente, e lei ha stravolto questo ragionamento e lei lo sa, fa finta sempre di non sapere, di non ascoltare tutte queste cose. E' così, Presidente, purtroppo!
Ha fatto l’accordo con il Presidente Rossi, lo ha portato nelle Marche per dire che tutto andava bene. Il popolo vi ha punito con il referendum, perché l’arroganza del potere ha portato a questo, a far ragionare il popolo che è affluito alla grande nelle urne!
Ritornando al problema dell’unificazione, la Lega vi chiede di sospendere tutti questi incontri su questo tema che vedremo quando si riprenderà. In questo momento è un lavoro inutile, anzi vedremo se effettivamente sorgeranno dei problemi, se queste cose che avete sottoscritto creeranno dei problemi ai lavoratori, alla regione Marche. Vi guarderemo con attenzione e non escludiamo, se questa storia prende una brutta piega nei confronti del personale, o un determinato modello di organizzazione, di cercare in tutti i modi e con tutti gli strumenti di fermare questa iniziativa, che va fermata e va riveduta, non oggi, quando sarà.
Questa è l’impostazione. Noi, Lega Nord, dissentiamo in questa Aula dal sollecitare affinché si proceda in questo contesto. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Marcozzi.

Jessica MARCOZZI. Grazie Presidente. La mozione in questione chiede sostanzialmente trasparenza e concertazione nell'attività politica/amministrativa della Giunta e del Presidente.
Questo non può che trovarmi d'accordo dal momento che la macroregione comporterà sicuramente dei cambiamenti nel peso specifico delle Marche e di riflesso dei marchigiani in un contesto italiano, europeo, internazionale nel quale la nostra regione ancora fatica ad affermarsi con stabilità. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Marconi.

Luca MARCONI. Sono un po’ confuso da questo dibattito perché i quesiti referendari credo che li abbiamo letti, sentiti e ripetuti fino allo sfinimento e non mi sembra che fra i quesiti c’erano le macroregioni, quindi Presidente le do un’informazione perché può darsi che … Né d’altra parte credo che ci sia stata nessuna bocciatura dell'arroganza perché se continuiamo con questo tipo di linguaggio dovremmo dire che quando l’UdC, la Lega, Forza Italia, AN, si sono visti bocciare una riforma costituzionale, che io ritenevo eccellente ed anche molto concreta e seria, significa che era stata bocciata l’arroganza del potere, non è così! Semplicemente il Parlamento fa una proposta ed il nostro sistema costituzionale …, legga la Costituzione, la legga.
Non mi sembra che ci sia stata una arroganza del potere, usare questi linguaggi una volta quando ci fa comodo in un modo, una volta in un altro, mi sembra che sia un po’ … e lasciate perdere il Papa e tutti i Santi.
Per quanto riguarda la proposta, anche sui tempi di discussione, ho chiesto molte volte, Presidente Ceriscioli, in sede di maggioranza, che questo argomento venisse trattato. L'abbiamo anche fatto più o meno seriamente, ma non mi sembra che sia così urgente, mi sembra che da una parte ci si lamenti del fatto che non ci sia stata discussione su questi argomenti ed al tempo stesso si dice che non è all’ordine del giorno, che non è una cosa da decidere subito.
Anche qui mettiamoci d'accordo, se non è una cosa così urgente ne potevamo parlare oggi, ne potevamo parlare un mese fa, fra tre mesi, quindi mi sembra che anche qui scivoliamo un po' nel ridicolo, al di là della retorica.
Vorrei chiarire invece il punto in merito alla delibera della Giunta regionale.
Punto fondamentale: la delibera. La Giunta ha la possibilità o no di assumere una delibera nella quale dice che tratterà rapporti con altre Regioni? Questa delibera è illegittima? Non mi sembra. Se la Giunta ha questa possibilità faccia quello che ha fatto. Io non chiedo la sfiducia alla Giunta perché ha deciso di parlare con l’Umbria e la Toscana piuttosto che con la Valle d’Aosta, io preferirei il Trentino Alto Adige, Presidente, perché sono appassionato delle Dolomiti e mi piace l’autonomia regionale, però non credo che questo possa essere un argomento.
La Giunta tiene rapporti con chi vuole. C’è oggettivamente una condizione che ci porta a ragionare con l'Umbria prima ancora che con la Toscana, data anche la facilità del collegamento che la Quadrilatero sta realizzando, dato anche, ne prendo atto, Presidente, anche se faccio parte di un’altra zona delle Marche, un interesse prevalente delle province di Pesaro, di Ancona e dell'entroterra maceratese che sono storicamente e naturalmente in collegamento con questa area. Ma non credo che sia in discussione la legittimità di questa decisione della Giunta.
La decisione sarà presa dopo che il Parlamento avrà approvato una legge di modifica della Costituzione, perché la Costituzione italiana stabilisce il numero e i nomi delle Regioni, quindi solo con una legge costituzionale si può modificare l'attuale assetto regionale e poi, come tutte le leggi di riforma costituzionale, dovrà essere sottoposta a referendum. In questo caso non si saprà se verrà fatto un referendum complessivo o prenderà in considerazione solo una decisione Regione per Regione.
Qual è il modello? Non ho sentito niente a questo riguardo. Se il modello che emerge è quello di un nuovo federalismo, rispetto a quello che vagheggiavamo nell’800, un federalismo serio del quale nessuno parla più, neanche la Lega, allora la macroregione ci sta tutta, perché se andiamo verso un modello federale forte che, partendo dall'autonomia legislativa delle Regioni a Statuto speciale, voglia fare qualcosa di più rispetto a quello, per capirci alla tedesca o alla svizzera, è evidente che non possiamo farlo con piccole Regioni, perché non si possono dare grandi poteri in contesti troppo limitati. Non aggiungo altro perché dovremmo fare considerazioni spiacevoli su certe dimensioni culturali/amministrative del nostro Paese.
Se invece il modello è quello attuale, quello che tra le altre cose la mancata riforma della Costituzione mantiene, allora forse potremmo immaginare che le Marche bastino. C’è da capire questo a monte, Presidente. A me piace ragionare di questo, e non subito pensare se ci conviene stare in rapporto con Foligno piuttosto che con Teramo, perché se il progetto è quello più piccolo, nel progetto più piccolo va bene questa come regione, non c'è dubbio, anzi, come ho ricordato in altre occasioni, c’è uno studio di geografi italiani che, nel ridisegnare l’autonomia amministrativa, non il federalismo legislativo, dice che la Regione ottimale sono le Marche, tra un milione e mezzo e due milioni di abitanti.
Poi possiamo chiamarle Province, Regioni, perché a questo punto le Province andrebbero abolite completamente, e non ne fai 20, ma 30. Devi spezzare la Lombardia, perché l’anomalia di questo sistema non è nelle competenze, ma nel fatto che le stesse leggi costituzionali e ordinarie disciplinano l'autonomia delle Regioni non tenendo conto che, ad esempio, la Valle d’Aosta con 100.000 abitanti è appena un piccolo quartiere di Roma o di Milano.
Quale modello? La proposta che adesso è in campo, che è stata fatta non so da chi, ma penso sia più a livello di studio, è che le Marche perdano Pesaro e si unisca con l’Abruzzo ed il Molise, guadagna la Provincia di Rieti con capoluogo l’Aquila. Questa è l'unica proposta ufficiale che è stata messa su carta. Ed è fondamentale valutare per esempio quale sia il baricentro di una realtà. Ma siamo molto avanti se le cose che ho detto fino adesso hanno bisogno di 4/5 anni, quella del capoluogo di Regione altri 10, perché il capoluogo di Regione potrebbe essere Assisi che è baricentrica o Terontola, rispetto a Lucca e a San Benedetto, oppure potrebbe essere Firenze, anche questo diventerebbe non poco influente. Ho detto tutto, semplicemente la proposta.
Faccio due proposte Presidente, come ho detto al Consigliere Busilacchi, ho firmato questa risoluzione, anche se noi dell’UdC non abbiamo un'idea conforme rispetto a questa situazione perché avere le idee chiare su una cosa che dovrà succedere fra 10 anni e della quale vogliamo discutere è come minimo un atto di presunzione. Io quelli che hanno tutte le soluzioni pronte e che dicono che bisogna discutere, sinceramente non li capisco, non so di quale cultura politica fanno parte, forse quella dei talk-show televisivi. Se c’è da ragionare del futuro di un Paese bisogna ragionare con calma ed è questa la proposta, Presidente, le chiedo formalmente in merito a quello che sta facendo, anche per essere convinto di questa linea, che ci possa essere una occasione, tipo quella che abbiamo vissuto in piccolo all’Istao. Lei ricorderà, abbiamo fatto tante belle giornate promosse dall'Ufficio di Presidenza di questo Consiglio regionale, che ringrazio perché le ho fatte tutte, una era dedicata anche a questo argomento in cui abbiamo incrociato una serie di dati, ma è stato fatto in un paio d'ore e incidentalmente rispetto ad altri argomenti.
Sarebbe interessante che si prendesse in esame questa proposta, magari Presidente, mettendola a confronto con l’altra che è quella naturale sulla quale si ragiona, cioè quella della Macroregione Adriatica piuttosto che dell’Italia di Centro. Un confronto che dica di queste due ipotesi quali sono le interrelazioni, qual è il livello di comunicazione, qual è la maggiore conformità dei modelli industriali, qual è la possibilità migliore per lavorare sul piano turistico. Questa è una cosa seria, adesso ho elencato quattro argomenti, ma se ne potrebbero prendere in esame non più di 20, perché se no diventa …, con delle schede preparate per bene. Non credo che sia un lavoro enorme, almeno siamo nella condizione di capire anche meglio se è preferibile comunicarci con una relazione che attraversa l'Appennino oppure scorrere lungo l’Adriatica per poi lavorare a pettine, che non è proprio una cosa molto felice per collegarci. Oggettivamente non è un modo molto felice. Avanti di questo passo, penso anche ad altro tipo di integrazione nella comunicazione, per esempio da quando abbiamo aperto la superstrada Val di Chienti, il tratto maceratese della Quadrilatero, mi dicono che le relazioni sono molto intense e che lavora molto bene l’aeroporto di Perugia. E' un vantaggio? Uno svantaggio per Falconara? Non lo so! Queste cose andrebbero studiate dagli scienziati che lo sanno fare, non da noi che magari buttiamo lì qualche argomento.
La prima proposta è questa, l’altra è che il Presidente e la Giunta stessa non escludano altre occasioni, cioè voglio dire se c’è onestà in questo tipo di impostazione, come credo ci sia, e non c’è una volontà assoluta di andare solo in quella direzione, come già il Presidente ha detto pubblicamente, ricordo semplicemente quello che ha detto, può darsi pure che una determinata cosa, che ne so i rifiuti, possiamo organizzarla bene con l’Emilia Romagna ed un’altra cosa, che ne so il turismo, abbiamo già la Macroregione Adriatica, possiamo farla meglio con l’Abruzzo ed il Molise. Che ci sia da parte della Giunta, ma credo di sfondare una porta aperta, un atteggiamento non pregiudizievole, a tutto campo, che ruotando dalle Marche in tondo veda dove abbiamo i migliori vantaggi, perché adesso non abbiamo sposato nessuno e quando non si è sposato nessuno ci si rapporta con chi meglio si riesce a fare una determinata cosa per il vantaggio dei nostri cittadini.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Giancarli.

Enzo GIANCARLI. Grazie Presidente. Colleghi Consiglieri, debbo dare atto del ragionamento coerente fatto qui dal Consigliere Zaffiri, ovviamente non condivido le ragioni, le motivazioni, e debbo dire che anzi mi sento su una posizione politica contrapposta. Il Consigliere Zaffiri parla di accordicchi, accordi, ma l'incontro che c'è stato fra i Presidenti Rossi, Ceriscioli, Marini, non è forse invece visione, non è forse strategia, non è forse una politica di ampio respiro?
Io credo che dobbiamo anticipare i processi e avere sempre la capacità di costruire il futuro.
La Macroregione Adriatico-Ionica, di cui si parla, nasce grazie all'allora Presidente del Consiglio Giuliano Amato, nasce con la Carta di Ancona nel 2000, era terminata da poco tempo la guerra nei Balcani, c'era la necessità di costruire non soltanto una politica di pace, ma anche momenti di collaborazione tra le due sponde dell’Adriatico e la Macroregione Adriatico-Ionica non è un'entità amministrativa, è un'entità geografica e tra l'altro non ci sono soltanto Regioni, ma Stati. Comunque questo non significa che noi non siamo una Regione con un ruolo fondamentale nell'Adriatico, ma questo non può, nel terzo millennio, farci rimanere chiusi nell’Adriatico.
Dovremmo partire da queste considerazioni, dall’iniziativa Adriatico Ionica che è un'iniziativa di Stati e che ha sede nelle Marche, ha sede ad Ancona. Poi dovremmo anche recuperare ..., sono d'accordo con il Consigliere Marconi quando dice che è inaccettabile la divisione delle Marche, quindi quelle proposte che sono state fatte definiamole momenti di studio, come diceva il Consigliere Marconi, ma non sono accettabili anche se vengono da parlamentari del nostro partito.
Anzi voglio ricordare in quest'Aula il primo intervento che ho fatto quando c'è stato l'insediamento nel 2010, quindi nell'altra legislatura, e fra i diversi argomenti affrontati ho posto il problema di ricostruire l'unità storica delle Marche proprio perché non è accettabile che la vittoria dei Montefeltro sui Malatesta, avvenuta centinaia e centinaia di anni fa, sia poi cambiata nel corso degli anni. Quindi partirei dalla necessità di riportare quei Comuni, tra l’altro che sono in una parte stupenda della nostra regione, nelle Marche. Partirei da questo.
Però tutto ciò non mi porta ad evitare la necessità di affrontare il tema delle aggregazioni regionali, perché dobbiamo aumentare la capacità d'influenza delle Regioni, qui faceva bene il Consigliere Marconi a ricordare che non c'è stato un quesito referendario sulle macroregioni, noi dobbiamo incidere nei confronti di Roma e di Bruxelles e dobbiamo avere un ruolo nella dimensione “mondo”.
Anche ieri sono state qui delle delegazioni, so che il Consigliere Volpini ha incontrato una delegazione giapponese, io stesso per conto del Presidente ho incontrato una delegazione iraniana, quindi siamo in una dimensione “mondo” e allora dobbiamo evitare rischi di marginalizzazione e dobbiamo avere strategie di crescita territoriale, strategie anche istituzionali, quindi dobbiamo capire anche quello che accade nelle altre regioni europee, che sono regioni del mondo. La Francia è passata da 22 a 13 regioni, i lander tedeschi sono 16, la dimensione media delle regioni europee è di 5 milioni di abitanti. E' un problema che dobbiamo quindi porci anche noi.
Il Consigliere Zaffiri, chiedo scusa, ma ci conosciamo da tempo e l’ho ascoltato con attenzione, diceva “le nostre storie non sono simili, la nostra economia è diversa”, io credo di poter dire che invece ci sono molti elementi in comune. Per brevità dico dal Rinascimento alla mezzadria, dal tessuto produttivo, che è simile, con una diffusissima capacità imprenditoriale, questo vale per l’Umbria, vale per la Toscana e vale per le Marche. Penso all'artigianato di qualità in queste regioni, penso all'estesa rete delle autonomie e dell'associazionismo culturale, al policentrismo, cioè a questa parte d'Italia centrale. Produzioni di qualità, fatemi citare il Verdicchio, ma non voglio dimenticare il Brunello e così via, potrei continuare, ma penso all'ambiente, al passaggio, ai teatri che noi abbiamo, ci sono anche nelle altre regioni, alle cattedrali, all'archeologia, agli edifici storico-monumentali e culturali.
Di fronte a questa storia comune credo che dovremmo cominciare ad affrontare alcuni aspetti, perché è vero che c'è stato buon governo in queste regioni, ma ci sono criticità dovute ai cambiamenti in atto in Europa, in Italia, nel mondo.
Penso a quanto dovremmo essere dinamici rispetto al terziario avanzato, ai servizi qualificati per le imprese, perché se vogliamo incidere sul tessuto produttivo, sull'occupazione, sul Pil, dobbiamo affrontare questi aspetti. Penso ai problemi della migrazione, penso alla necessità di riqualificare, di rilanciare i centri minori, penso alle scelte che stiamo portando avanti sulle aree interne, c'è già un progetto, una strategia sulle aree interne che è partita in questa nostra regione, è già operativa ed è quella dell'appennino pesarese e anconetano, ci sono anche altri due progetti nel maceratese e nel fermano ed ascolano, penso anche relazioni est/ovest.
E' vero, siamo il capoluogo nell'Adriatico, c’è stato riconosciuto anche con l'Autorità di sistema per quello che riguarda l'autorità portuale, però penso ad alcune infrastrutture, il Consigliere Marconi ricordava la Foligno-Civitanova Marche, ma perché no, la Fano-Grosseto, i porti di Ancona e di Civitavecchia e di Livorno che sono dei pilastri rispetto a ponti che dobbiamo costruire.
Mi sento di dire: bene hanno fatto i Presidenti, bene facciamo a guardare con determinazione il futuro per costruire ovviamente progetti unitari, progetti condivisi, progetti realizzabili, non possiamo rimanere fermi a gestire l'esistente.

Presidenza del Presidente
Antonio Mastrovincenzo

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Celani.

Piero CELANI. Credo che le ragioni di questa mozione fatta dal Consigliere Fabbri del Movimento 5 Stelle siano più che valide e sotto gli occhi di tutti.
Mi limito a fare due osservazioni perché ormai credo che sia stato detto abbastanza. La prima di carattere generale, che ha un risvolto politico, sulle modalità con cui questi atti sono stati fatti dalla Giunta. Lungi da me dire che non aveva titolo, la Giunta aveva legittimità per poter fare tutto, accordi bilaterali, intese, protocolli, sta nel suo pieno diritto, però noi dobbiamo riflettere un attimo anche alla luce di quello che sta succedendo in questo Paese, in questo periodo.
Prima l’assalto alla politica, l’antipolitica, il distacco dei cittadini dalla vita pubblica, oggi credo che non possiamo restare inermi al messaggio che ci arriva da questo referendum. Il messaggio è stato chiarissimo, gli italiani ed i marchigiani dicono “occhio a toccare la partecipazione democratica al di là del merito, di qualsiasi provvedimento che andate a fare – e su questo riflettiamoci - al di là dei meriti occhio ai tagli della democrazia, occhio al taglio dei luoghi della partecipazione democratica” e questo percorso purtroppo da noi è partito molto da lontano, non è partito adesso, è partito da lontano con l’eliminazione dal basso delle circoscrizioni, poi le Province con azione indiretta, poi con altre situazioni a livello locale, e poi con l’ultima riforma, quindi occhio a questo aspetto.
Dico che questo vale non soltanto per la partecipazione dal basso dei cittadini, ma vale anche per gli organi assembleari come i nostri, i Consigli comunali, provinciali e regionali, quindi occorre tenerne conto. Occorre tener conto di questa partecipazione perché tutti i soggetti sono espressione diretta della volontà popolare. Non scordiamoci questo!
Su temi di questo tipo gradiremmo che ci fosse maggiore attenzione, quando si va a parlare di una Regione che deve in qualche modo poter stringere accordi, ridisegnarsi non soltanto geograficamente, ma socialmente, politicamente, economicamente, con altri territori che stanno attorno.
C'era già una mozione che era stata approvata da questo Consiglio, fatta in un momento diverso, dove c’era un'enfasi particolare perché circolavano delle notizie giornalistiche che facevano prefigurare lo smembramento della nostra regione, d’accordo, però la sostanza rimane sempre la stessa. Quando ci sono argomenti di questo tipo, che toccano l’organizzazione socio-politica di tutto il nostro territorio, è necessario che la partecipazione democratica sia sviluppata fino in fondo. Da questo punto di vista, anche per rispondere o per lo meno per inserirmi nel discorso che faceva il Consigliere Marconi, nulla da dire sulla legittimità di deliberare da parte della Giunta, ma sull'opportunità di come procedere.
Un dibattito all’interno del Consiglio regionale quando si parla di questi temi, non dico per avere i mandati, ma per poter far esprimere tutti e - non occorre il mandato, ripeto, io sono molto garantista da questo punto di vista, essendo stato anche amministratore, quindi non ci sono questi discorsi - per allargare la partecipazione ed avere degli spunti che possano essere in qualche modo inseriti all'interno di questi protocolli.
Sul metodo che è stato adoperato, nonostante la mozione che era stata approvata, io sono fermamente contrariato, per cui esprimo tutta la mia convinzione che nelle premesse la mozione, presentata dal Consigliere Fabbri, va bene ma, non dico che vada censurata, bensì va fatta una riflessione sul metodo che è stato adoperato.
Nel merito di questo accordo, di questa intesa, di questa discussione che è in atto per quanto riguarda la ridefinizione dei confini regionali, l’Italia di mezzo e Macroregione Adriatica, non mi ascrivo nella tifoseria né dell’una, né dell’altra. Non mi affascina, così come non mi affascina nemmeno quello che diceva il Consigliere Marconi: “Dobbiamo decidere il capoluogo”, non mi interessa, mi interessa invece porre un problema, le Marche non a caso, dico una cosa scontata, ovvia, risaputa, lo dicono tutti, è un luogo comune, è una regione al plurale, quindi gli interessi sono completamente diversi ed è naturale che la parte nord delle Marche guardi con interesse a determinati territori, perché sono attrattivi di alcune potenzialità che le sono vicine, quindi l’Umbria, la Toscana in modo particolare, la stessa cosa non vale per il sud delle Marche.
Questo non significa escludere a priori i ragionamenti per l’Italia di mezzo, ma gli interessi del sud delle Marche sono completamente diversi. Interessi di carattere logistico-geografico, ma anche per natura culturali, come diceva il Consigliere Zura Puntaroni, noi abbiamo un retroterra culturale completamente diverso, siamo stati per secoli sotto lo Stato Pontificio, dall’altra parte invece c’era l'influenza dei gran ducati. Culturalmente molto distanti dal nostro modo d'intendere la vita, di intendere la socialità, se vogliamo dire, quindi un aspetto antropologico completamente diverso, quello del nord delle Marche guarda verso un certo territorio e quello del sud no, antropologicamente diversi.
Poi cos'è successo? E’ successo che le Regioni che sono accanto a noi si sono sviluppate in modo diverso. La Romagna e la Toscana si sono sviluppate in un certo modo, con un certo modello, la parte che sta a sud delle Marche, l’Abruzzo, si è sviluppata in un altro modo, forse più vicino a noi, un sistema infrastrutturale molto forte che ha penalizzato addirittura il sud delle Marche, per cui dall'Abruzzo arrivi in un attimo nel Tirreno, dalle Marche non ci si arriva così velocemente ed un congiungimento con l’Abruzzo ci permetterebbe di chiudere il cerchio.
Gradirei che si aprisse un confronto su queste tematiche per vedere qual è il modello sociale, economico, produttivo, culturale un po’ più vicino a questa nostra regione. Mediamo queste esigenze e poi si decida, quando il Governo vorrà decidere, quello che fare, ma non mettiamo il carro davanti ai buoi, non andiamo a metterci al servizio di ..., oppure essere i sostenitori, i tifosi, dell’una o dell’altra cosa, se prima in questa Aula non ci sarà un dibattito serio su quali sono i modelli migliori che possono in qualche modo aiutare il nostro sviluppo.
Questo è fondamentale, per cui torno all’aspetto prioritario. Da questo punto di vista recrimino il fatto che si doveva procedere in un altro modo, si doveva informare e questo era uno dei dibattiti, dei temi che dovevamo affrontare.
Guardate, non è che in un anno e mezzo in questo Consiglio abbiamo affrontato tematiche importanti, non vedo tematiche strategiche che hanno coinvolto l'interesse di questo Consiglio fino adesso, questo lo era e non l'abbiamo fatto. Questa è una pecca! Abbiamo discusso di piccole mozioni, di tante interrogazioni, di tante proposte di legge che erano semplici aggiustamenti di proposte di legge che non hanno portato assolutamente a nulla per lo sviluppo di questa nostra bellissima terra marchigiana, ma questo potrebbe essere un elemento dirimente, potrebbe innescare un altro periodo storico importantissimo per le Marche, e non ne abbiamo mai parlato. Allora mettiamolo all’ordine del giorno.
Intervengo anche sulla risoluzione, francamente non sono un appassionato delle risoluzioni, perché arrivano quando si vuole sminuire l'atto principale. Facciamone a meno, non prendiamoci in giro, la risoluzione è quando non si ha la forza politica di avvicinarsi alla mozione che c’è, perché politicamente abbiamo difficoltà, imbarazzo a votarla, allora facciamo la risoluzione e diciamo le stesse cose, però annacquate.
Giù la maschera, la mozione del Movimento 5 Stelle è fatta bene, la risoluzione dice le stesse cose, ma le sminuisce e le annacqua. Elimina eventuali piccole responsabilità della Giunta, che non ha responsabilità perché è nel pieno diritto di deliberare su questo tema, allora a maggior ragione, siccome non ci sono censure, non c'è nulla, io non vedo perché la mozione non possa essere approvata in questo modo, quindi mi auguro che il PD possa ritirare questa risoluzione che non ha ragione di esistere. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Maggi.

Giovanni MAGGI. Grazie Presidente. Devo dire che parte dell’intervento è quello del Consigliere Celani e vorrei integrare dicendo che questa risoluzione rispetto alla mozione oltre che annacquarla, la stravolge completamente.
Debbo dire che noi siamo d’accordo, cioè un impegno politico, una discussione politica così importante non può essere relegata ad una risoluzione su una mozione presentata a luglio.
Una decisione così importante di fusione di regioni deve avere una discussione articolata, complessa, alla quale partecipano tutte le parti che sono coinvolte in questo accorpamento di Regioni. Soprattutto deve essere coinvolta la cittadinanza, devono essere coinvolti gli abitanti di queste regioni, che andranno a confluire in un'unica regione, le categorie sociali, i lavoratori. Ci deve essere una partecipazione ampia che non può essere risolta con la discussione che avviene sulla risoluzione ad una mozione presentata a luglio.
Questo è un argomento importante, come diceva il Consigliere Celani, questo è veramente un argomento da discutere e da dibattere che può cambiare la vita del centro Italia, però attenzione al coinvolgimento delle popolazioni che sono implicate in questo accorpamento, non può essere fatto con il concetto che state esplicitando nella risoluzione che riguarda Montemaggiore. Il coinvolgimento delle popolazioni deve tener conto della dignità, della cultura, della storia, delle tradizioni delle popolazioni. Se passa il concetto della risoluzione di Montemaggiore e se si dovesse fare un ipotetico referendum tra Toscana, Umbria e Marche, la Toscana potrebbe votare sì, le Marche e l’Umbria potrebbero votare no, e sarebbero costrette a una fusione con la Toscana, perché la Toscana ha 3.700.000 abitanti, l’Umbria ne ha 900.000 e le Marche 1.500.000. Quindi attenzione a creare dei precedenti pericolosissimi in queste discussioni perché le Marche e l’Umbria sarebbero costrette ad una fusione se la Toscana decidesse di farla.
La democrazia non è un concetto astratto, la partecipazione non è un concetto astratto, e il Presidente, io l'ho sentito, durante la campagna elettorale faceva sempre riferimento al territorio, alla condivisione con i cittadini, adesso che è stato eletto non vale più questa cosa, Presidente? Si che vale, sempre di più! E soprattutto abbiamo avuto, non faccio riferimento al referendum di domenica perché è un sassolino dalla scarpa che ogni tanto ci piace toglierci, anche dalla popolazione, dalla gente, dai cittadini questa indicazione e voi non potete ignorarla.
Per cui non sono visceralmente contrario alle fusioni, per carità, sono d'accordo anche con il Consigliere Giancarli che ha fatto dei riferimenti storici e culturali affascinanti su queste tre regioni, questo dibattito mi piace, mi appassiona, però risolvere questa cosa così importante, questa decisione così importante, con due righe di una risoluzione è veramente troppo, è relegare questo problema a una cupola politica a cui noi siamo contrari fortemente. Grazie.
 
PRESIDENTE. Ha la parola il Presidente Ceriscioli.
 
Luca CERISCIOLI. Grazie. Il Consigliere Carloni ha spiegato molto bene la sua mozione e la parte più paradossale di questa discussione è che - ascoltando il chiarissimo intervento, quindi è incredibile - chi ha presentato la mozione originaria mi ha spiegato il senso, l'ha poi ripetuto in questa Aula, ma il dibattito non ha tenuto minimamente conto delle cose che ha detto.
Il tema era l’integrità territoriale dentro un processo di carattere nazionale più o meno avviato. Erano i primi segnali, qualche mese fa - ormai qualche anno fa - dell’idea di andare all’accorpamento delle Regioni per crearne un numero ridotto e più grandi. Dietro quel disegno si prevedeva lo spezzettamento delle Marche, quindi, la mozione era per chiarire chi era a favore e chi contro lo spezzettamento. Questa era l’esegesi, non ho capito, più di chi l’ha presentata, chi può farla.
E’ diventato una sorta di vincolo, prima di parlare o di prendere qualunque iniziativa che riguardi il percorso di aggregazione fra le Regioni, bisogna consultare il Consiglio regionale.
Si rischia, Consigliere Zaffiri, il tema dell’uovo e della gallina. Potrei farle la domanda: cosa è nato prima? E' evidente che nel processo di formazione di un’idea, perché parliamo di primi segni - qui ho sentito alcuni discorsi dai quali sembra che domani mattina si farà il referendum per le fusioni fra le Regioni - parliamo di primi segnali di un indirizzo politico, la mia filosofia amministrativa e di governo è che è meglio riflettere per tempo sui cambiamenti che ci dovranno essere.
Poi è vero che il nostro Paese non cambia mai, quindi la riflessione per tempo dei cambiamenti è sempre una cosa particolare.
Mi ricordo tanti anni fa, quando sembrava imminente il discorso che i soggetti che gestivano i servizi pubblici locali dovessero essere aggregati almeno su base provinciale, per legge. Avviamo un percorso dicendo che questa era una prospettiva di legge, mancavano 2/3 anni, nacque da una parte l’Ami, l’Azienda unica di trasporti provinciale, poi ci fu il tentativo su altri servizi, ne venne fuori una fusione parziale. Immaginavano che presto sarebbe arrivato questo obbligo e ancora oggi, con l'affossamento della Madia, è rinviato a data da destinarsi.
Pensare che le fusioni delle Regioni siano dietro l'angolo, mi sembra veramente una forzatura dialettica per mostrare l'urgenza su chissà quali atti fatti dalla Giunta che indirizzano contro la volontà del Consiglio in una determinata materia.
Stando all’uovo ed alla gallina, credo che faccia parte del ruolo della Giunta quello di proporre, di analizzare situazioni, di fare iniziative che possono soprattutto dare quegli elementi, che venivano chiesti dal dibattito, per poi poter valutare.
Dietro quell’iniziativa il Presidente Rossi, insieme all'Università di Ancona, perché lì ha trovato le risorse intellettuali, ha prodotto un libro che tratta in maniera approfondita ed ampia le analogie della storia economica delle regioni Toscana, Umbria e Marche, partendo dal Rinascimento, ed entra in quello che è stato il fenomeno economico che più ha gettato i semi dello sviluppo successivo, ovvero quello della mezzadria. Noi sappiamo che il passaggio dalla mezzadria al modello delle piccole imprese dei distretti marchigiani è stato più volte frutto di un'elaborazione dei massimi istituti economici della nostra regione e che questi processi trovano forti analogie nelle regioni vicine, in termini infrastrutturali, creando quel materiale, quell’humus sul quale poi poter innestare un ragionamento, ma in una forma e in una dimensione assolutamente embrionale, lontana dall’essere una scelta cogente per domani e dopodomani.
Se voi guardate il dibattito nazionale degli ultimi mesi non esistono esperienze di altre Regioni che si sono messe in cammino, perché l'indomani ci sarebbe stato il ridisegno del sistema istituzionale regionale in Italia, ma perché abbiamo detto che è utile ed importante fare questo esercizio? Perché dentro questo esercizio c’è la possibilità di fare atti, scelte concrete che rispondono agli interessi di oggi dei marchigiani.
Su scala nazionale si è proposto di creare dei centri d'acquisto, soprattutto in sanità, su scala sovraregionale, con l'obiettivo molto semplice di abbassare i prezzi. L’esempio classico è quello della siringa. Tutto quello che acquisto in sanità, su base più ampia in termini di gestione dell’acquisizione del bene, lo ottengo a prezzi e valori molto più bassi. Ci sono tabelle che mostrano come in Italia lo stesso identico prodotto venga pagato in 20 modi diversi nelle 20 diverse Regioni. Invece attraverso un processo di aggregazione i prezzi che spuntano le Regioni più grandi sono a disposizione anche di quelle più piccole, con effetti in termini economici comprensibili a tutti, perché se la stessa siringa anziché pagarla 10 centesimi, la pago 7 è evidente che ho delle risorse che posso impiegare nei servizi dove ho tanto bisogno.
Nei processi di accordo, chiamiamolo ragionamento, vicinanza reciproca, dentro piani che, questi sì, venivano dall’indirizzo nazionale, la possibilità di giocare una partita che da un lato sia di preparazione culturale per gettare le basi, per avere gli argomenti utili al futuro e dall'altro anche di scelte e atti concreti con effetti positivi per il nostro territorio perché in grado di mettere in moto le attività che danno poi risposte su beni e servizi essenziali.
Pensare a tutto questo come una sorta di fuga in avanti contro la volontà del Consiglio regionale è la stessa Aula che lo giudicherà, non è che uno si deve giudicare da solo, vi porto gli argomenti, dico le cose che abbiamo fatto, poi sta all’Aula giudicare se c’è stata coerenza o meno.
Meno coerenti, devo dire, le attività di alcune forze politiche che mentre predicano e hanno votato l'atto sull'integrità della Regione, poi localmente si attivano per lo spezzettamento.
Perché quello che non sta avvenendo in un quadro di scelta ampia ed omogenea di una strategia complessiva sulle Regioni, l’Emilia-Romagna lo sta facendo, un Comune alla volta nel territorio marchigiano e se questo non interessa ad alcune forze politiche è grave. Quello sì è contro la mozione che ha votato quest’Aula e non ho sentito una voce, siccome leggo i quotidiani provinciali, laddove ci sono attivisti di determinati movimenti che si muovono per portare il loro Comune in Emilia-Romagna, dire: “Alt! Guardate che in Regione, noi abbiamo deciso di mantenere l’integrità del territorio regionale”. Ma guarda un po’, forse questa mozione dobbiamo farla da un’altra parte anziché nei confronti del Presidente!
A parte tutto, penso che sia importante l’atto votato allora perché ci serve da guida e da riferimento anche negli indirizzi che dovremo condividere quando poi si andrà in un’altra direzione ed è certamente migliore una qualunque scelta fatta complessivamente dalla Regione, come entità in una direzione, piuttosto che un pezzo alla volta, in una sorta di tentativo, andare a catturare, uno dopo l'altro, attraverso chissà quali impegni, determinati territori.
Perché, e vengo a due argomenti molto concreti, è vero che il referendum si è espresso e i cittadini in grandissima maggioranza hanno votato no, con un percorso che qualcuno chiama di partecipazione e noi l'avevamo chiamato il salva poltrone, poi ognuno lo legge come vuole, ma è chiaro che se non voti più per il Senato, non eleggi più 315 Senatori, non ci sono più 315 poltrone al Senato, che fanno le stesse identiche cose che fanno i deputati, oltretutto fanno la stessa attività di altri, con un costo complessivo pari al doppio di quello che è il bilancio disponibile della Regione Marche per il bilancio del prossimo anno, quindi interessante anche questo come misura e metro.
Se siamo passati …, lo so che vi dà fastidio, rispetto, sarà così, ci mancherebbe, ha vinto il no, si fanno queste cose, ma è la realtà, poi uno si deve far carico … se volete parlare voi!
 
(Voci fuori microfono)
 
Presidenza della Vicepresidente
Marzia Malaigia
 
PRESIDENTE. Per cortesia silenzio Consiglieri!
 
Luca CERISCIOLI. Dicevo al Consigliere Marconi, non era per voi, non so perché ve la siete presa, che è vero che votando no ha salvato 315 poltrone, è vero, sono salve 315 poltrone, se avesse vinto il si non c'erano più, quelle sono partecipazione, ma sono anche risorse importanti. E' vero che si salvano i 65 posti del Cnel e per le Province, la mia tesi è che con il ritorno in Costituzione al pari dei Comuni, sarà difficile non rieleggere i Presidenti delle Province e non dargli uno stipendio, altre 108 poltrone stipendiate, li vogliamo lasciare senza Giunta? Anche 600 Assessori provinciali torneranno ad avere un ruolo ed uno stipendio, complessivamente ho contato un migliaio di poltrone salvate, anzi addirittura alcune riesumate, non solo salvate, anche riesumate. Questa scelta ha tutta la dignità della volontà espressa del popolo italiano, però sta nei fatti, come sta nei fatti che alle Regioni vengono lasciate tutte le materie concorrenti, mentre la finanziaria ne prevedeva il taglio in termini economici e il paradosso più grande è trovarsi con le competenze senza le risorse. Quindi servirà una iniziativa ampia, soprattutto di chi ha sostenuto il no, nel reintegrare le risorse, 2.700.000.0000 di taglio a fianco della cancellazione di determinate attività che erano in capo alle Regioni, ne chiederemo la restituzione e pensiamo ad un impegno particolare e forte, soprattutto da parte di chi, avendo fatto una scelta importante in termini politici, poi faccia anche quelle conseguenti in termini economici.
La cosa peggiore di tutti questi ragionamenti è che mentre la prospettiva della macroregione è un'ipotesi distante, queste altre scelte sono ipotesi presenti che avranno un riflesso molto forte su quello che andremo a fare da qui in avanti, perché rischiamo di trovarci con tutte le competenze e senza le risorse. Tu puoi modificare un ente perché gli togli ruolo, ma lo puoi modificare anche perché gli togli le risorse per esercitare quel ruolo.
Sono convinto, non è che ho cambiato idea, anzi ritengo, se non dovesse modificarsi in maniera significativa, che quello sarà il quadro delle risorse destinate alle Regioni per poter espletare al meglio la propria funzione ed è assolutamente da evitare quell'altra prospettiva, ovvero trovarci con compiti, funzioni e ruoli senza avere un minimo di risorse necessarie per poterli esercitare.
Un’argomentazione attorno al tema, chiamiamolo in questo caso, delle fusione delle Regioni, sta anche in questo, cioè si deve avere un equilibrio fra i compiti che si hanno, le risorse che sono state messe a disposizione, la possibilità di espletare materialmente quei compiti, perché poi i cittadini vedono quando tu gli dai le risposte, quando l’autobus passa, quando il treno è disponibile, quando il servizio scolastico viene fatto in un edificio adeguato. Quindi la prospettiva delle fusioni sta in parallelo con la realtà, con quello che ci capita, con quello che abbiamo in termini di necessità.
Sono convinto che in questo Paese ci sia troppa frammentazione, in generale, nei servizi che diamo e in quello che offriamo e l’analisi che era stata fatta sulle poltrone non era una forma di antipolitica, era un'analisi che diceva che nel confronto fra il nostro Paese ed altri Paesi, a parità di attività svolta, c'è una moltiplicazione notevole di ruoli, di livelli istituzionali.
Questo percorso si è fermato, adesso dobbiamo recuperare l’altro. Dobbiamo recuperare la capacità economica perché altrimenti quello che si è guadagnato in termini istituzionali e di ruolo, attraverso il mantenimento e la non modificazione della nostra Costituzione, non vorrei perderlo perché non ci vengono garantite le risorse necessarie ad un recupero di ruolo. In quel caso è evidente, piuttosto che mantenere un apparato che non è in grado di produrre attività, che è meglio un processo di aggregazione attraverso il quale recuperare risorse perché l'obiettivo, il fine ultimo di ogni ente, è anche quello di dare una risposta concreta alle comunità che guardano con attenzione alle proprie necessità che necessitano di risposte concrete, di attività concrete.
Credo che la mozione che dice che serve un ampio coinvolgimento anche da parte del Consiglio sia più che utile e valida, facciamolo con la giusta prospettiva, cioè immaginando quali possono essere concretamente i tempi di una scelta del genere, che non sono certamente domattina.
Finisco dicendo che quelle iniziative fatte con i cittadini, ne abbiamo fatte diverse, soprattutto nelle aree interne - non so chi di voi ha partecipato, ma quella fatta a Gubbio è stata una iniziativa molto partecipata - hanno visto tutt’altro che il disinteresse, rispetto ad una prospettiva di diverso assetto istituzionale, se vogliamo di un livello diverso di collaborazione fra enti, quindi non c’è stato né un fine percorso già deciso in Giunta, né un percorso solo dall’alto, né qualcosa che non ha coinvolto i cittadini.
Io lo vedo nella giusta dimensione e prospettiva, collocato in un cammino che è ancora lungo e tutti i soggetti che vogliono interessarsi e partecipare attivamente dentro questo percorso lo possono fare, lo devono fare.
La sensazione che ho avuto è che, soprattutto le aree di confine, le aree interne della nostra regione, assumerebbero una centralità diversa con questo tipo di impostazione, quindi vivono ed hanno sentito un grande interesse, sia l’attività del presente, cioè la possibilità di collaborare e fare accordi, sia la prospettiva istituzionale che certamente ha tempi e possibilità molto più lunghe nel tempo in rapporto a quello che possiamo fare nell’immediato.
 
PRESIDENTE. Ha la parola, per replica, il Consigliere Fabbri.
 
Piergiorgio FABBRI. Grazie Presidente. Presidente Ceriscioli bisogna allenarsi meglio per scalare gli specchi, bisogna che le ventose siano riscaldate.
Allora, abbiamo un discorso di metodo e un discorso di merito su questa mozione e siccome l'italiano ci ha insegnato che anche spostare una “virgola” cambia il significato delle parole, noi abbiamo una mozione chiara, che impegna la Giunta - impegna significa vincolare lealmente - a rispettare il ruolo dell'Assemblea regionale su tale materia, come previsto dalla Costituzione - abbiamo appena votato - e dallo Statuto regionale. Questa cosa non è stata fatta. Da luglio chiedo la discussione di questo tema, siamo arrivati a dicembre ed è la prima volta che ne parliamo, non si è mai parlato di niente in merito a questo aspetto; secondo l'italiano: “a difendere l'autonomia e l'unità della Regione Marche all'interno dei tavoli istituzionali”, ritengo che abbia un senso compiuto.
Se il PD interroga i cittadini per avere la possibilità di comandarli e non per rappresentarli, è un problema del PD. Questo è chiaro in tutti i tavoli, dalla Costituzione alla fusione dei Comuni. E' chiaro! Non si va nuovamente dal cittadino a chiedere qualcosa e poi si fa come ci pare e si tenta di studiare il cavillo e si sposta la virgoletta della frase.
Per agganciarmi al discorso del Presidente, se ci sono Gabicce, Gradara e Tavullia che stanno pensando di andare verso l’Emilia-Romagna, non sono i partiti o i movimenti, ma sono i cittadini che iniziano a rumoreggiare, bisogna che andiamo a parlare con i cittadini e chiediamo qual è il motivo. Il motivo probabilmente è che loro si curano meglio in Emilia-Romagna piuttosto che a Pesaro, per dirne una, e parliamo di mobilità passiva, ma su questo mi potrei esprimere con i milioni di deficit che ci costa questa cosa, prima desertifichiamo e poi ci lamentiamo se vogliono andare di là, vuol dire che non siamo attrattivi, Presidente.
Detto questo, non è vero che la delibera di Giunta regionale di cui parliamo è un esercizio di stile o un fatto tecnico, perché nelle motivazioni il riferimento politico è chiaro: i tre Governatori hanno deciso di creare una macroregione, pagina 3, è un aspetto politico che confligge con l'indicazione data dal Consiglio.
Questa è questione di metodo. Poi per andare verso la risoluzione vergognosa presentata, cioè il PD non ha il coraggio di metterci la faccia, fa una risoluzione nascosta con due righette per dire: “Proseguiamo verso l'ipotesi di fusione di 3 Regioni” senza presentare e sbandierare ai quattro venti, con l'appoggio dei cittadini, questa decisione. No, appiccica alla mia mozione una risoluzione di due righe. Non avete il coraggio politico. Vergogna! Ma che delusione!
Altra cosa, ci sono dei costi se gli uffici delle 3 Regioni ogni sei mesi si riuniscono per vedere come fare una stessa ipotesi sul turismo, sull'economia, sulla sanità, ci sono dei costi, quindi non è vero ..., Consigliere Marconi adesso arrivo anche a lei. So che non sempre studia gli atti, io le ho letto i passi fondamentali, dopodiché lei dice che vuol parlare di macroregione, di asse Adriatico e poi presenta ed è firmatario di una risoluzione che invece parla esclusivamente di Toscana, Umbria e Marche, quindi va in contraddizione con se stesso. Infatti emenderemo anche la risoluzione però intanto chiedo alla Segreteria della Presidenza la votazione per parti separate della mozione, perché ritengo che dal punto di vista metodologico la mozione sia molto chiara e chiede: caro Presidente e Giunta ci raccontate cosa state facendo? Come chiede l'altra mozione che abbiamo approvato. Primo punto.
Secondo. Sospendete quello che state facendo finché non avete il mandato. Parliamone, io ho ripetuto che non sono contrario all'ipotesi tout-court di fusioni, bisogna sentire i cittadini, gli industriali, bisogna sentire i dipendenti, le associazioni di categoria, bisogna sentire tutti e poi si rappresenta la volontà del cittadino, non si chiede la delega, non si fa come ad ognuno pare.
Il terzo punto chiede il coinvolgimento di tutti i portatori di interessi su questo discorso, sono 5/6 anni che parliamo di Macroregione Adriatico-Ionica e adesso con una risoluzione vergognosa di tre righe vogliamo infilare dalla finestra un qualcosa che non è stato discusso? Che non è stato digerito da nessuno? Prendete il coraggio di fare politica a viso aperto, colleghi Consiglieri.
Il quarto punto prevede di avere un indirizzo chiaro. Io mi aspetto che ci sia una mozione chiara su questa cosa qua e chiedo il coinvolgimento delle Commissioni competenti e di quant’altro nei vari emendamenti.
Detto questo, nel merito ci dobbiamo parlare tra noi e dobbiamo rappresentare i cittadini, il metodo è stato chiaramente infranto, quindi non chiedo la punizione del Presidente, però chiedo che in futuro questa cosa qua non si ripeta, perché nero su bianco, è scritta una cosa, quindi l'italiano ha il suo significato e questa cosa non si deve ripetere. Il Consiglio deve dare le indicazioni a chi è bravo a fare, perché è stato scelto per fare, poi sul bravo …, me lo rimangio.
Chiudo chiedendo la votazione per parti separate della mozione che esprime quattro concetti di democrazia, abc di democrazia, chiedo anche il voto palese, in modo che tutto venga tracciato perché dietro questo metodo c'è la filosofia dell'esercizio delle funzioni democratiche, a tutti i livelli, e vergogna per aver tentato di presentare una risoluzione del genere. Grazie.
 
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Zura Puntaroni.
 
Luigi ZURA PUNTARONI. Grazie Presidente, cercherò di essere molto carino, perché se no, dopo, quando andrò a parlare della Quadrilatero non verrò ricevuto e non otterrò fondi. Cerco quindi di contenermi al massimo e dire belle parole, però è troppo forte quello che ha detto prima, troppo buttato là così, come faccio, come fa uno come me a non parlare. Volevo stare zitto, ho provato a mordermi le labbra, ma non ci sono riuscito a costo di compromettere la bretella Tolentino-San Severino, perché il problema qui non è tanto se io domani mi devo unire con la Toscana, o con il Liechtenstein, o con lo Stato della Chiesa, o con l'Abruzzo, o chicchessia, il problema è che di queste cose ci gusta parlarne qui. Adesso lei ci ha risposto dicendo quello che ha fatto, quello che è giusto - dovevamo fare, aspettiamo gli eventi, percorriamo … - tutto vero, ma quello che a noi che ci “ha rotto”, a tutti quanti, è essere stati scavalcati, che è la cosa più grave che nella vita ti può capitare. Quando uno ti scavalca, quando uno ti asfalta e ti passa sopra, si innesca il meccanismo che oggi tu asfalti me, domani se mi capita io asfalto te, però questa è una partita che si gioca male, sono regole di gioco sbagliate.
E’ questa cosa che ha irritato tutti quanti, ma non il concetto, io posso fare uno studio per fondermi con chissà chi, con chi ci pare, se conta, perché non conta più niente, però ci gustava parlarne qui, è questa la cosa che si osserva. Non accuso perché poi devo venire a parlare di soldi e non posso …, ma si osserva e non c’è piaciuto.
Poi se vogliamo scendere nei particolari, il Presidente della Regione che è un matematico, una persona che conosce i numeri, mi viene a dire delle 315 poltrone, Cnel, eccetera, allora mi mordo la lingua un'altra se no potrei infierire. Ma a Roma se c’era la voglia, da domani mattina si poteva fare metà parlamentari e metà senatori. Stop, punto, basta! Chi glielo contestava? Tutti questi giochetti non servono a niente ed il referendum, che purtroppo c’è stato, ha un significato politico. Non è che il popolo ha letto riga per riga, virgola per virgola, come me che sono andato a leggere, non sapevo, mi sono fatto aiutare, lì dietro c’era la cessione della sovranità, ci vogliono ridurre come la Grecia, è questo che vi ha condannato a morte, aver svenduto l’Italia!
Il popolo semplicemente era “arrabbiato” con Renzi e l’ha massacrato, non è andato a vedere, io invece sono andato a leggere e quello che mi ha irritato nel profondo è la cessione della sovranità. Anche lì cadi su una cosa ed al popolo, anche cane che sia, nessuno ha pensato di dire: che ne pensate? Che facciamo? Siamo messi male? Cediamo? No, ti fanno tutto da dietro, ti provano a passare sopra ed è quello che irrita profondamente, che porta all’odio, poi l’odio porta al sangue, capito?
E' una strada sbagliata. A noi in Consiglio ci gustava parlare sui possibili matrimoni all’orizzonte, poi magari non ti sposi perché ancora non hai trovato una bella, fatta bene, carina, con la dote, però ci gustava parlarne, c'è stata negata la possibilità di farlo. Solo questo, nient’altro.
Grazie Presidente, comunque per la Quadrilatero vengo a parlarle lo stesso perché sono stato caruccio, mi sono limitato, non ho detto cose ..., quindi spero che mi accolga.
 
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Bisonni.
 
Sandro BISONNI. Grazie. Ho rinunciato all'intervento sulla discussione della mozione perché ero molto curioso di ascoltare quello che aveva da dire il Presidente Ceriscioli, perché sono partito con un’idea e speravo che il Presidente me la cambiasse, ma in realtà, purtroppo, non me l’ha cambiata.
Qui ho assistito a un tentativo di sminuire l'accaduto da parte di alcuni Consiglieri ed anche da parte del Presidente. Non è vero che non ci sono nei ragionamenti riferimenti al referendum, è chiaro che sul quesito non c’era scritto questo, ma il ragionamento era diverso, era un ragionamento sulla democrazia, ascoltare le persone prima di fare.
E' vero, Presidente, che quello che è stato fatto è nella legittimità delle cose che la Giunta poteva fare, questo nessuno lo ha messo in dubbio, la Giunta ha fatto atti legittimi, che però a nostro avviso non erano opportuni prima di un passaggio in Aula. Questo è il punto. Quindi non è vero, come ha detto lei, che siamo ancora lontanissimi, perché sono stati fatti dei passi e sono state messe delle tessere di puzzle importanti, quali ad esempio l'unificazione delle rappresentanze in Europa, la centrale unica di acquisto. Sono tutte tessere importanti se si vuole andare in quella direzione.
Voglio fare anche un ragionamento impopolare, Presidente, perché, vede, sono convinto che nelle scelte non conta solo l'aspetto economico, ma ci possono essere e ci devono essere anche altri ragionamenti.
Faccio un esempio, Presidente, se io decidessi di agire solo dal punto di vista economico, farei la spesa per la mia famiglia tutte le settimane nella grande distribuzione, invece posso scegliere - per fare un esempio terra, terra - di andare anche dal piccolo negoziante che ho sotto casa, mi costa di più, però scelgo di farlo per una serie di motivi, per la qualità, per il servizio che ricevo, perché magari voglio aiutare un piccolo commerciante, ci possono essere mille motivazioni nelle scelte cosiddette politiche.
La centrale unica d’acquisto, che apparentemente, sicuramente offre un vantaggio dal punto di vista economico, non è detto che sia la scelta migliore, per tutta una serie di altre considerazioni.
Lei, Presidente, dovrebbe secondo me imparare un po' dall’Assessore Sciapichetti che è più furbo di lei, che fa l’Assessore Sciapichetti? Fa le riunioni fingendo di ascoltare e poi decide e fa quello che gli pare, però intanto la “mossa” la fa.
Lei questa volta la “mossa” non l’ha fatta. Capisce? Avrebbe dovuto, come le abbiamo detto in tanti, prima ascoltare l’Aula, sentire qual era “l’idea” e poi agire di conseguenza.
In questa occasione nel metodo Presidente, secondo me, ha difettato. Per tale motivo voterò a favore della mozione del Movimento 5 Stelle.
 
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Celani.
 
Piero CELANI. Velocemente, perché mi ero già esposto dicendo come avrei votato, però rileggendo la risoluzione proposta dai Consiglieri del PD credo che ci sia ancora qualcosa da dire.
E’ vero che c'è stato un tentativo di annacquare la mozione, dove erano palesate alcune forme di inopportunità del percorso che avevate fatto, ma qui con la risoluzione siete andati oltre, cioè vi becchiamo con il dito nella marmellata, ma vi becchiamo proprio di brutto.
Come si fa in una risoluzione a dire che questo protocollo sancisce l’avvio del percorso dell’Italia centrata, ma come vi è venuto in mente di scrivere questo, “sancisce l’avvio del percorso dell’Italia centrata” - un nome nuovo peraltro mai sentito, non so cosa significa, avevo sentito, fino ad ora, Italia di mezzo adesso Italia centrata, bruttissimo tra l’altro - “con questo primo accordo, che istituisce un coordinamento istituzionale e gruppi di lavoro tecnici che costituiscono l’embrione di quella Regione in senso lato, Toscana, Umbria e Marche …”.
Riscrivetela perché non ci fate una bella figura, ve la votate, ma riscrivetela perché dite con una mano una cosa e con l’altra un’altra, dite che è stato fatto un buon percorso, dico che avete fatto una cosa legittima, ma non buona, e poi presentate una risoluzione dove vi togliete la maschera e dite che è stato avviato un discorso per fare l’Italia di mezzo.
Credo che sia proprio l’alterazione della discussione che abbiamo fatto fino adesso, il disconoscimento di quando abbiamo detto fino adesso, ma di quanto voi stessi avete detto!
Capisco che questa è una settimana no, forse era meglio rimandare il Consiglio alla prossima, quando si era più appagati e sereni. Consigliere Marconi mi faccia dire qualcosa, lei è sereno, mica dico a lei, quindi, anche se questa non è una bella frase, comunque rivedetela perché approvare da soli una mozione di questo tipo non vi fa onore nel dire una cosa e farne un’altra per iscritto.
Qui c’è scritto: “l’avvio di un percorso”, quando noi non abbiamo mai parlato di questo, certo non serve a nulla perché tanto il referendum, con il malcelato tentativo poi scoperto da tutti gli italiani di ridurre drasticamente i luoghi della partecipazione democratica..., e questa è la dimostrazione: perseguite, continuate come se le avvisaglie non ci fossero state, come se non ci sia stato nessun avviso ai viandanti, ai viaggiatori!
Chiudo facendo un altro discorso. Vede Presidente, lei ha ripreso un discorso che era quello che ha fatto Renzi sul quesito del referendum: volete voi pagare le tasse? Volete voi essere ricchi oppure volete essere poveri? Il quesito era questo: i tagli. Ma non scherziamo con i tagli alle risorse, i tagli delle Province, quello che si risparmia, oppure i 100 Senatori, i 200 che mancano, ma se si voleva fare una riforma seria bastava dimezzare i parlamentari, metà da una parte e metà dall’altra, c’era un risparmio incredibile e il sistema democratico avrebbe funzionato alla perfezione, e dirò di più - cosa che io dico e noi diciamo da anni - si vogliono veramente ridurre i costi della politica? Si eliminino con una legge ordinaria tutti gli enti intermedi che ci sono fra Province e Comuni, e fra Province e Regioni, costano circa 6 miliardi l’anno e poi ce la prendiamo con un Consigliere provinciale che prendeva 36 euro lordi a gettone. Ragazzi! Fortunatamente gli italiani hanno scoperto tutto questo e non si sono fatti abbindolare.
Non cerchiamo scuse in questo senso, vorrei da parte vostra, non in questa sede, ma in un'altra sede politica, un approfondimento su quello che è successo domenica scorsa, andando a vedere le vere ragioni, non trincerandosi dicendo che è stata una bella festa democratica perché il popolo ha partecipato. Ma il popolo ha voluto partecipare perché stava per essere bastonato. Si è ribellato ed ha partecipato, ma non prendetela come una vostra vittoria, viva Dio, riportiamo un po’ di etica anche in questa politica. Grazie.
 
Presidenza del Presidente
Antonio Mastrovincenzo
 
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Zaffiri.
 
Sandro ZAFFIRI. Cercherò di esprimere una considerazione che è anche la dichiarazione di voto e proverò anche a motivarla.
Per quanto mi riguarda, per quanto ci riguarda come Lega voteremo senz'altro la mozione del Movimento 5 Stelle presentata dal Consigliere Fabbri, perché affronta in termini democratici il problema che stiamo discutendo questa mattina, perché è questo il problema!
D'altra parte esprimiamo un voto contrario sulla risoluzione del Partito Democratico per un motivo anche qui chiarissimo: nella risoluzione viene calpestato il ruolo della democrazia. Punto! Questo è il problema!
Ho anche ascoltato il ragionamento fatto dal Presidente che ha detto che quello che è accaduto qualche ora fa è un voto di conservazione, su che cosa? Su una non trasparente democrazia presentata dal vostro Presidente e Segretario del partito. Presidente del Consiglio e Segretario del partito, ma il popolo italiano ha capito che c'era l'inganno, perché non c'era la conservazione, come dice lei, dei posti e delle poltrone, c’era un inganno, Presidente, ed anche questa mattina voi continuate con una risoluzione, presentata in questa Aula, a tergiversare su una cosa che è falsa.
Su questo accordo la discussione non c’è stata, non è stata coinvolta la democrazia e non è stato fatto un ragionamento democratico su questo problema. E' così, Presidente, lei continua nell'essere diabolico, perché lei è diabolico, dicendo che sulle proposte che c’è democrazia, ma quale democrazia? Santo cielo!
Bisogna che lei ragioni un po’ sulla democrazia, su cosa significa democrazia. La democrazia, per il Consigliere Zaffiri, è partecipazione, partecipazione del popolo, partecipazione nelle discussioni, poi è certo che c’è un ruolo di maggioranza e di minoranza, santo cielo! C’è una legge, c’è un Governo di questa istituzione, di questo ente, è chiaro che c’è, ma la partecipazione è un’altra cosa, questa è la cosa e lei si ostina ancora a non voler ragionare attorno a questo problema.
La partecipazione è un atto fondamentale di questo Paese e di questa regione, nonostante abbiate preso una sonora lezione ancora non siete convinti di questa cosa, ripeto, siete diabolici, lei in modo particolare.
Questo è l’aspetto essenziale di questa discussione, non ci sono le condizioni, venite ad accusare noi del mantenimento delle poltrone, ma quale mantenimento delle poltrone? Tutti sapevano che il quesito referendario non era chiaro. Perché si! Voi avete fatto, ritorno sull’argomento di prima, sull'ipotesi di accorpamento delle Regioni un lavoro senza pensare a cosa sarebbe successo col referendum. Certo, non c'era il quesito referendario sull'unificazione delle Regioni, Presidente, lo sappiamo questo, non pensi che non lo sappiamo, cos'è un continuo attacco all’intelligenza umana, sappiamo che le cose erano così, che nel quesito non c'era, santo cielo, ma nella riforma c'era un depauperamento del ruolo delle Regioni. Questo è il problema!
Ci sarebbe stata meno democrazia per il popolo di una regione, in questo caso la Regione Marche, questo c'era nel quesito referendario, perché le Regioni avrebbero delegato alla sede centrale, al Governo, una serie di attività. Su questo siete stati sconfitti, ancora cercate di prenderci in giro? Anche questa mattina c’è una trappola, ma non ci cadiamo, votatevela questa risoluzione ed il popolo non vi seguirà e la dimostrazione che non vi segue ve l'ha già data.
 
PRESIDENTE, Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Busilacchi.
 
Gianluca BUSILACCHI. Ogni tanto si fa fatica nella fase politica attuale a pensare che i dibattiti possano essere ordinati da criteri di verità.
Ovviamente noi voteremo la nostra risoluzione che è molto chiara perché separa due temi diversi, quello riguardante alcune scelte politiche di medio e lungo periodo e quello riguardante le convenzioni su singoli aspetti amministrativi.
Sono stupito dal fatto che si vogliano sospendere delibere di Giunta regionale che prevedono accordi di programma. Se questa è la verità vogliamo anche sospendere la delibera della Giunta regionale che prevede gli accordi di confine con l’Emilia-Romagna? Vogliamo sospendere la delibera di Giunta regionale che prevede un'intesa sull'Istituto zooprofilattico con la Regione Umbria? Vogliamo sospendere la delibera di Giunta regionale che prevede una collaborazione con l'Abruzzo sui porti? Vogliamo sospendere tutte le delibere in cui la Giunta, esercitando il proprio potere esecutivo, trova convenzioni su singoli aspetti che riguardano i servizi della Regione Marche?
Sarebbe utile riportare il dibattito nel suo naturale alveo, del resto ha detto bene il Presidente oramai siamo abituati a chi prova a fare capolavori di giravolte, cercando di essere regionalista ad Ancona e anti regionalista nei territori.
Credo che sarebbe utile essere coerenti, ho l'impressione che oggi alcuni movimenti più recenti abbiano imparato dalla peggiore politica. Del resto oggi c'è chi chiede a livello nazionale di andare immediatamente al voto con una legge elettorale che ha contestato fino a ieri sera. Io credo che sia inammissibile politicamente, ne avete facoltà sul piano formale, ma sia inammissibile politicamente, chiedere, come ho capito, una votazione per parti separate di un'unica mozione che in modo confuso presenta un ragionamento che in questo momento tentate di spacchettare.
Votate la nostra risoluzione che dice in modo molto chiaro che le due questioni vanno separate. Si separano gli aspetti legati a singoli accordi, a singole convenzioni e si chiede di discutere in Aula, giustamente, in un Consiglio regionale dedicato, quando ci saranno le condizioni, le questioni di lungo periodo. Quindi la votazione per parti separate è l’ammissione che la vostra mozione, così come formulata, è politicamente confusa.
 
PRESIDENTE. Ha la parola per dichiarazione di voto, l’Assessore Pieroni.
 
Moreno PIERONI. Intervengo solo perché stimolato un po’ anche dal modo di parlare del Consigliere Fabbri che a mio avviso non è né corretto, né giusto nei riguardi di chi presenta altre proposte.
Parlare di una risoluzione vergognosa non va bene, i capigruppo hanno presentato una risoluzione che esprime la nostra rispettosa posizione, come è altrettanto rispettosa la vostra. Però credo che, nei toni e nell’approccio, i Consiglieri debbano tenere un consono comportmento perché credo che sia giusto farlo.
Nello specifico la risoluzione l’ha espressa, mi ha anticipato il Consigliere Busilacchi, perché è una risoluzione che tocca due questioni, una riguarda l’aspetto politico a media e lunga scadenza di cui, chiaramente se ci saranno le condizioni, al momento giusto, l'Aula dovrà discutere e valutare il percorso politico. Poi c'è un aspetto che riguarda le opportunità normative e tecniche che possono dare delle risposte ai nostri concittadini marchigiani, una serie di opportunità anche di risparmio, come ad esempio la centrale unica d'acquisto per la sanità. Magari, Consiglieri, riuscissimo a chiudere questo percorso e a fare una serie di acquisti uniformati, avremo grandissimi risparmi, milioni e milioni di risparmio, che otterremo per i nostri concittadini, da riutilizzare nel sistema sanitario e sociale.
Da questo punto di vista è chiaro che sono lontano dal modo di pensare strumentale e politicizzato della mozione presentata dal Movimento 5 Stelle, che nulla ha a che fare con il bene dei nostri concittadini marchigiani, ma cerca, pensa e spera di trovare contraddizioni nella maggioranza.
Invito il Movimento 5 Stelle a tornare a confrontarsi sugli argomenti, a non strumentalizzare ogni questione in ambiti diversi, perché qui tenete una posizione, nei Comuni ne tenete un’altra, quando si va a parlare di alcune questioni i vostri rappresentanti nei Comuni tengono la bandierina alta e magari voi in Regione tenete un’altra posizione.
E' chiaro che da questo punto di vista dobbiamo ritornare ad avere un'onestà intellettuale, questa è la cosa fondamentale, che oggi in alcuni interventi, in alcune proposte che fate, io non trovo.
La risoluzione ha sicuramente un duplice aspetto, qui voglio chiarirlo anche al Consigliere Celani, un aspetto politico di media e lunga scadenza, su cui nessuno ha detto che non ci sarà un confronto in Aula, qualunque sarà la posizione futura verrà discussa in maniera trasparente in questo consesso che rappresenta i cittadini marchigiani, ma non possiamo dimenticare un percorso che permetta alla Regione Marche, non alla Regione come istituzione ma ai marchigiani, di avere un'opportunità con quello che la Giunta sta elaborando, il Presidente sta lavorando, non è che se facciamo la centrale unica di spesa lo facciamo per aumentare i costi, è sicuramente per ridurli e quello vale anche per altri obiettivi che con questa risoluzione noi vogliamo lanciare.
 
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione.
Premetto che se verrà accolto ed approvato dall’Aula uno dei punti del dispositivo della mozione, a quel punto dovremo votare anche il coordinamento tecnico e l'atto nel suo complesso.
Votiamo per singoli punti il dispositivo della mozione.
Punto 1. Lo pongo in votazione.
 
(L’Assemblea legislativa non approva)
 
Punto 2. Lo pongo in votazione.
 
(L’Assemblea legislativa non approva)
 
Punto 3. Lo pongo in votazione.
 
(L’Assemblea legislativa non approva)
 
Punto 4. Lo pongo in votazione.
 
(L’Assemblea legislativa non approva)
 
Proposta di risoluzione a firma dei Consiglieri Busilacchi, Rapa, Marconi.
Ha la parola, per dichiarazione di voto, la Consigliera Pergolesi.
 
Romina PERGOLESI. Stamattina ho sentito parlare di tutto. Ho sentito parlare di strumentalizzazione, di correttezza, di referendum, però quello di cui si continua a non parlare è di coerenza rispetto alle normative e della sovranità popolare, del volere del popolo.
Si sta facendo una commistione tra le fusioni dei Comuni e la macroregione. Si sta mettendo una toppa - io la risoluzione presentata dai Consiglieri, non me ne vogliano i colleghi, la considero una toppa, una pezza - a quanto fatto dal Presidente Ceriscioli assieme ai Governatori di Toscana e Umbria.
Qui leggo che “hanno deciso di creare”, allora vorrei riportare l’attenzione a quelli che sono i compiti e le funzioni del Presidente della Giunta: svolge le funzioni che gli sono attribuite dalla Costituzione, dallo Statuto e dalle leggi, in particolare rappresenta la Regione, nomina e revoca gli Assessori tra i quali i Vicepresidenti, eccetera, può conferire incarichi particolari, dirige la politica della Giunta e ne è responsabile, promulga le leggi, emana i regolamenti, sovraintende all’azione amministrativa regionale - amministrativa e non politica - e partecipa ai lavori della Conferenza Stato Regioni, della Conferenza unificata tenuto conto degli indirizzi generali del Consiglio, promuove su deliberazione della Giunta le questioni di legittimità costituzionale, eccetera.
Qui non leggo che il Presidente della Giunta regionale, d'accordo con altri Presidenti, decide autonomamente di creare una macroregione, cosa che invece competerebbe alle funzioni del Consiglio regionale.
Il Consiglio regionale ha la potestà legislativa attribuita alla legge e alle altre funzioni conferite dalla Costituzione, dallo Statuto e dalle leggi: svolge le funzioni di indirizzo e di controllo sul Governo regionale e in particolare approva le leggi, approva le proposte di legge, approva con legge le intese della Regione con altre Regioni, approva gli accordi conclusi dalla Regione con gli altri Stati membri, approva le norme generali di contabilità, formula le proposte ed i pareri della Regione su questioni di carattere istituzionale, sugli indirizzi generali, eccetera.
Questo è quello che io leggo scritto nel nostro Statuto, per questo mi sorprende molto trovare una risoluzione che di fatto serve per coprire quello che il Presidente Ceriscioli ha fatto, ha già fatto in passato e continuerà a fare malgrado quelli che sono i suoi compiti ed il suo ruolo, come ha fatto per esempio per l’inceneritore, come ha fatto per altre questioni. Dichiarazioni assolutamente fuori luogo, però io non entro nel merito, ciascuno è libero di autosqualificarsi come meglio crede, però ad un certo punto bisognerebbe fermarsi, e per questo, come è nostro modo operare ed essere costruttivi, come Movimento 5 Stelle, ho deciso di presentare degli emendamenti per provare a sanare un po’ questa risoluzione che, come già espresso da altri colleghi, è veramente impresentabile e non votabile. Propongo di modificare e sostituire il primo punto del dispositivo, chiedendo di “avviare studi comparativi che prevedano diverse ipotesi di fusioni, correlate degli scenari sugli eventuali vantaggi economici e gestionali, con tutte le Regioni confinanti, presentandoli alle Commissioni competenti”, perché si continua a parlare del nulla, non c'è un dato di fatto, non c'è uno studio, non ci sono delle tabelle comparative, allora io mi domando, Presidente Ceriscioli, per quale motivo ha scelto la Regione Toscana o l’Umbria a differenza di altre? Se uno vuole governare una regione credo che lo debba fare sulla base di dati tecnici.
Il secondo emendamento prevede di “avviare un percorso di informazione e discussione con la cittadinanza marchigiana, con gli amministratori locali, le categorie e le associazioni”.
Nel terzo emendamento chiediamo di allargare la discussione, di una questione così importante, a tutta la cittadinanza in un Consiglio monotematico per approfondire il tema possibilmente anche in base a dei dati tecnici.
Chiedo di approvare questi miei emendamenti per rendere un po' più presentabile la risoluzione proposta e di rendere anche un po' più sensato il Consiglio di oggi che sta prendendo una brutta piega, a mio parere.
 
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Bisonni.
 
Sandro BISONNI. A completamento del ragionamento di prima ed anche per motivare il mio no a questa risoluzione, ritorno sul discorso di ascoltare i marchigiani ed il Consiglio prima di intraprendere delle azioni.
Voi avete intrapreso delle azioni senza ascoltare e allora faccio questa domanda semplice: se dopo una consultazione venisse fuori che i marchigiani o questo Consiglio fossero contrari alla macroregione? Che facciamo? Ritorniamo indietro sugli atti che avete già predisposto?
Per questo motivo la risoluzione, a mio avviso, è scritta male perché chiede di promuovere delle sedute congiunte dei tre Consigli regionali finalizzate alla fusione, ma prima si farà il passaggio di ascoltare i marchigiani se vogliono questa fusione, dopodiché se i marchigiani sono d'accordo e il Consiglio è d'accordo, si procederà con tutti gli atti che serviranno a chiarire meglio le idee tra le tre Regioni.
Qui si vuol costruire la casa partendo dal tetto. L’imposizione dall'alto senza ascoltare qual è il pensiero del popolo, delle persone.
Per questo convintamente voto no, perché, ripeto, il metodo è sbagliato. Prima si ascolta e poi si dovrebbe fare quello che gli altri dicono, non come l’Assessore Sciapichetti che invece fa come gli pare, l’ho detto come battuta questa volta, Assessore.
Prima si ascolta, si recepisce quello che l’Assemblea e la popolazione marchigiana vogliono fare e poi si agisce di conseguenza, non si fa il contrario. Ripeto, se ci fosse la sorpresa che i marchigiani non vogliono questa macroregione? Annulliamo tutto? Abbiamo scherzato?
Per questo motivo voterò no. Mi aspetto che non si agisca in questa maniera, come mi aspetto, approfitto dell’occasione per dire che mi auguro che non si agisca contro la volontà della popolazione di Montemaggiore che ha detto che non si vuole unire. Costringere le persone ad unirsi, quando non vogliono farlo, non è democratico e non è rispettoso.
 
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Busilacchi.
 
Gianluca BUSILACCHI. Pochi secondi per dire, come già ribadito, che la nostra risoluzione è molto chiara e spiegare perché siamo contrari agli emendamenti.
Primo, gli studi comparativi vanno tutti bene, ma si fanno nel momento in cui l'Aula, prima l'Aula, si confronta su uno scenario, si pronuncia, affronta un dibattito e a quel punto, se si decide di intraprendere un percorso, si faranno degli studi comparativi, per avere un maggior approfondimento. E' chiaro che se l'Aula decide che non si deve fare, perché spendere dei soldi dei cittadini, Consigliera Pergolesi, per fare degli studi comparativi che costano alla cittadinanza. Prima valutiamo se questi studi comparativi sono da fare o no.
Noi siamo favorevolissimi a fare un Consiglio, tanto che è già scritto in modo molto chiaro nella nostra risoluzione.
Noi siamo, e così lancio la palla al Presidente Giacinti per il successivo dibattito, perché questi temi si affrontino con tutta la comunità allargata e con i rappresentanti della comunità allargata.
E' chiaro che quando si affrontano dei ragionamenti che riguardano accordi, fusioni, unioni tra varie comunità, il perimetro in cui affrontare questi ragionamenti è quello della comunità più vasta, in cui tutte le posizioni vanno giustamente ascoltate, però è la comunità nel suo insieme che assume delle decisioni. Per questo nella nostra risoluzione è già contenuta l'idea di affrontare un Consiglio regionale d'intesa con gli altri Consigli regionali.
Ricordo che i Consigli regionali sono sempre pubblici e sempre aperti alla cittadinanza che può giustamente, come avviene oggi, intervenire direttamente e fisicamente oppure utilizzare le moderne tecnologie.
 
PRESIDENTE. Emendamento ris-moz/160/1 a firma dei Consiglieri Pergolesi, Maggi. Lo pongo in votazione per appello nominale chiesto a nome dei Consiglieri Pergolesi, Maggi e Fabbri.
Favorevoli: Carloni, Celani, Fabbri, Giorgini, Leonardi, Maggi, Malaigia, Marcozzi, Pergolesi, Zaffiri, Zura Puntaroni.
Contrari: Biancani, Bisonni, Busilacchi, Casini, Ceriscioli, Cesetti, Giacinti, Giancarli, Marconi, Mastrovincenzo, Micucci, Minardi, Pieroni, Rapa, Sciapichetti, Talè, Traversini, Volpini.
Astenuti: Nessuno. Nessuno.
 
(L’Assemblea legislativa non approva)
 
Emendamento ris-moz/160/2 a firma dei Consiglieri Pergolesi, Maggi. Lo pongo in votazione per appello nominale chiesto a nome dei Consiglieri Pergolesi, Maggi e Fabbri.
Favorevoli: Bisonni, Carloni, Celani, Fabbri, Giorgini, Leonardi, Maggi, Malaigia, Marcozzi, Pergolesi, Zaffiri, Zura Puntaroni.
Contrari: Biancani, Busilacchi, Casini, Ceriscioli, Cesetti, Giacinti, Giancarli, Marconi, Mastrovincenzo, Micucci, Minardi, Pieroni, Rapa, Sciapichetti, Talè, Traversini, Volpini.
Astenuti: Nessuno.
 
(L’Assemblea legislativa non approva)

Emendamento ris-moz/160/3 a firma della Consigliera Pergolesi. Lo pongo in votazione per appello nominale chiesto a nome dei Consiglieri Pergolesi, Maggi e Fabbri.
Favorevoli: Bisonni, Carloni, Celani, Fabbri, Giorgini, Leonardi, Maggi, Malaigia, Marcozzi, Pergolesi, Zaffiri, Zura Puntaroni.
Contrari: Biancani, Busilacchi, Casini, Ceriscioli, Cesetti, Giacinti, Giancarli, Marconi, Mastrovincenzo, Micucci, Minardi, Pieroni, Rapa, Sciapichetti, Talè, Traversini, Volpini.
Astenuti: Nessuno.
 
(L’Assemblea legislativa non approva)
 
Proposta di risoluzione a firma dei Consiglieri Busilacchi, Rapa, Marconi. La pongo in votazione.
Favorevoli: Biancani, Busilacchi, Casini, Ceriscioli, Cesetti, Giacinti, Giancarli, Marconi, Mastrovincenzo, Micucci, Minardi, Pieroni, Rapa, Sciapichetti, Talè, Traversini, Volpini.
Contrari: Bisonni, Carloni, Celani, Fabbri, Giorgini, Leonardi, Maggi, Malaigia, Marcozzi, Pergolesi, Zaffiri, Zura Puntaroni.
Astenuti: Nessuno.
 
(L’Assemblea legislativa approva)

Sull'ordine del giorno

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Carloni.
 
Mirco CARLONI. Vorrei fare una proposta, vorrei chiedere, siccome ci sono decine di cittadini presenti da questa mattina per la fusione di Montemaggiore, Serrungarina e Saltara, se il Consiglio è d’accordo, di anticipare quella discussione anche per poter dare soddisfazione a coloro che sono venuti qua ad ascoltarci sul quel tema specifico.
 
PRESIDENTE. Chiedo al Consiglio se è d’accordo in merito alla richiesta fatta. Tutti d’accordo? Va bene, possiamo procedere.
Ha la parola il Consigliere Busilacchi.
 
Gianluca BUSILACCHI. Sull’ordine dei lavori chiederei, se è possibile, di fare una discussione unica su tutto il pacchetto riguardante le fusioni, senza spacchettare mozioni, proposta di legge n. 1, proposta di legge n. 2. E' del tutto evidente che le votazioni avverranno atto per atto, ma il dibattito è unico, quindi per l’economia dell’Aula credo che sarebbe utile affrontare il dibattito congiuntamente.
Chiedo, se possibile, di unificare tutti i dibattiti altrimenti rischiamo di perderci. I ragionamenti su questo tema sono unitari.
 
PRESIDENTE. La richiesta riguarda anche il dibattito della mozione insieme alle proposte di legge?
 
Gianluca BUSILACCHI. Si, il tema è lo stesso.
 
PRESIDENTE. Questo lo verifichiamo, perché per le proposte di legge va bene, ma sulla mozione dobbiamo verificare in termini di regolamento.
Ha la parola il Consigliere Carloni.
 
Mirco CARLONI. Le proposte di legge sono su due territori differenti che hanno avuto esiti differenti, mettere insieme la discussione delle due proposte di legge, Consigliere Busilacchi, rischia di creare soltanto confusione.
Separiamo i due percorsi, sono due cose diverse, credo anche due atteggiamenti diversi per molti di noi.
 
PRESIDENTE. Scusate un attimo, stiamo verificando.
Ha la parola il Consigliere Carloni.
 
Mirco CARLONI. Se l’Aula è d’accordo propongo di unificare la discussione della mozione n. 194 e della proposta di legge n. 83 che riguardano lo stesso argomento. Cercare di contenere il dibattito, anticipandolo e fare un'unica discussione, contemperando tutte e due le richieste.
L'altra proposta di legge la faremo dopo perché riguarda un altro argomento.
Se l’Aula è d’accordo, penso che così agevoliamo un po’ i lavori.
 
PRESIDENTE. Siamo tutti favorevoli a questa proposta? Si.
La proposta è di discutere insieme la proposta di legge n. 83 e la mozione presentata dai Consiglieri Maggi e Fabbri, poi procederemo separatamente con le votazioni e tratteremo la proposta di legge n. 82 sulla fusione di altri Comuni.
Ha la parola il Consigliere Maggi.
 
Giovanni MAGGI. Bisogna indicare anche l’ordine di votazione perché …
 
PRESIDENTE. L'ordine l’ho detto, prima la mozione che è propedeutica.
A questo punto procediamo con la proposta di legge n. 83.
 
Proposta di legge n. 83
ad iniziativa della Giunta regionale
“Istituzione di un nuovo Comune mediante fusione dei Comuni di Montemaggiore al Metauro, Saltara e Serrungarina, ai sensi dell’articolo 2, comma 1, lettera a), della legge regionale 16 gennaio 1995, n. 10 ‘Norme sul riordinamento territoriale dei Comuni e delle Province nella Regione Marche’”;

Mozione n. 194
ad iniziativa dei Consiglieri Fabbri, Maggi
“Valutazione esito referendario su proposta di fusione dei Comuni di Montemaggiore al Metauro, Saltara e Serrungarina e conseguente richiesta di annullamento dell'iter procedurale”
(Discussione generale congiunta)
 
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la proposta di legge n. 83 della Giunta regionale e la mozione n. 194 dei Consiglieri Fabbri e Maggi.
La discussione è aperta, ha la parola il relatore di maggioranza Consigliere Giacinti.
 
Francesco GIACINTI. Grazie Presidente. Con questa proposta di legge, che la Giunta ha presentato a suo tempo, relativa alle fusioni, così come previsto dalla legge 10 del ’95, si dà corso all'attuazione della fusione con l'istituzione di un nuovo Comune.
Ora penso sia opportuno e ovvio toccare il dibattito che, in questo momento, soprattutto alla luce di queste risoluzioni e mozioni presentate, è specifico di questo processo di fusione. Contestualmente abbiamo anche una proposta distinta, un altro caso di fusione, dove però i riflettori sono più attenuati per il fatto che il risultato del referendum è stato univoco in tutta la sua interezza, per cui non c'è discussione.
Ora è giusto secondo me fare una precisazione di natura squisitamente giuridica. Il legislatore nazionale e il legislatore regionale, con la legge 10 del ’95, hanno voluto dare una giusta importanza e un giusto peso al referendum che ha natura consultiva, lo dice la Costituzione, ma lo dice anche la legge regionale, poiché viene utilizzata un'espressione che riporto: “sentite le popolazioni interessate”. Espressione che, a mio parere, ripone in questa consultazione un valore senza dubbio importante, che è quello delle popolazioni, ma che non può essere determinante.
Cosa voglio dire? Voglio dire che questo parere va e andrà ad essere tenuto nella debita considerazione e andrà ad influenzare la decisione finale, ma certamente non è da esso che può discendere in maniera univoca un tipo di decisione o l'altro. Per cui la legge rinvia al dibattito e alla decisione di quest'Assemblea legislativa la definitiva decisione in merito.
Cosa è successo nel caso specifico? E' successo che i 3 Comuni che hanno indetto, su proposta della Regione, i referendum si sono espressi e la Corte d'Appello nel trasmetterci i risultati dell'elezione, ha trasmesso un unico conteggio, lo scrutinio è unico, e tiene conto di tutti i votanti e del risultato unitario, dato come sommatoria dei risultati dei singoli Comuni. Questo dà un tono ed una veste al referendum inteso come referendum unico.
La legge regionale non fa distinzioni e tiene conto di questo risultato, seppur nella sua accezione, nella sua visione consultiva, ma a suo modo, alla stessa maniera, in modo unico, non distinto per singoli Comuni.
Perché ho voluto fare questa premessa? A differenza di questa fattispecie giuridica, che è quella relativa alla nascita di un nuovo Comune, di una nuova entità territoriale, la fusione cosiddetta classica, si va a contraddistinguere rispetto alla fattispecie della fusione per incorporazione. Abbiamo avuto anche in quest'Aula precedenti casi di questa natura, mi riferisco alla fusione per esempio dei Comuni tra Pesaro e Mombaroccio, Urbino e Tavoleto. Lì il legislatore scientemente e con un intento che ha voluto sottolineare, ha dato un'importanza diversa ai referendum in questione, che non è considerato unico, come nel caso della fusione classica, di cui alla legge 10 e nel caso specifico dei tre Comuni oggetto della proposta di legge 82, ma sono due referendum distinti i cui risultati unitari vanno ad influenzare il risultato complessivo.
Che cosa voglio dire? Che laddove i risultati sono discordanti in uno dei due Comuni, la fusione non può aver luogo. Lo dice il legislatore, perché? Il motivo è chiaro, nella fusione per incorporazione spesso e volentieri, oltre che nelle esperienze che abbiamo avuto in questo territorio regionale, il Comune che viene incorporato è il più piccolo ed è quello che viene meno, viene cancellato, usiamo questa espressione, viene incorporato nel Comune più grande, per cui il legislatore ha voluto porre una particolare attenzione ed ha voluto tutelare, tramite l'esaltazione del risultato referendario, la volontà dei cittadini di quel Comune.
Ecco perché nella fusione per incorporazione il legislatore ha voluto dare un peso paritario, paritetico al referendum tenutosi separatamente in ciascun Comune, proprio perché è diversa la conclusione e la finalizzazione del risultato della fusione, ovvero di solito incorporazione nel Comune più grande di quello più piccolo, che viene meno.
Questa maggior tutela è stata sottolineata dal legislatore, ribadisco, attraverso un peso dei risultati dei singoli referendum considerati alla stessa stregua, di medesima importanza.
Nella fusione classica il progetto di fusione e tutto l'iter nasce dalle delibere dei Consigli comunali, prosegue con la richiesta alla Regione, con la proposta di legge della Giunta regionale che contempla questo iter, un ulteriore passaggio attraverso i Consigli comunali, che prendono visione e accettano o meno la proposta di legge della Giunta regionale, la tenuta dei referendum e poi la decisione finale che torna in quest'Aula.
Questo è l’iter delle due fusioni di cui oggi siamo qui a sancirne o meno l'atto conclusivo.
C'è tutta una progettualità dietro, che ho descritto brevemente con questi molteplici passaggi, che il legislatore ha voluto sancire perché in quelle comunità questo progetto è stato discusso, e quali sono le espressioni più autentiche e decisionali di quelle comunità? I Consigli comunali che il legislatore ha voluto come elemento essenziale nell'iter procedurale di queste fattispecie giuridiche, che sono le fusioni di Comuni in un nuovo Comune.
Ora nel caso specifico, visto e considerato che si è levato un dibattito notevole, siamo tutti ben consapevoli. Abbiamo ascoltato in Commissione, la Commissione che io presiedo, persone che ci hanno chiesto di essere ascoltate e che erano per il comitato del no, persone che erano vicine a questa linea di pensiero, però abbiamo anche ricevuto lettere da parte dei Sindaci dei tre Comuni, per darci indicazione: volevano continuare, volevano farci presente la loro intenzione di continuare e di concludere la procedura che era nata attraverso quelle fasi che prima ho descritto.
Ora in questo contesto e in questo momento di tensione, se così si può dire, nelle comunità interessate per questo risultato non unitario dal punto di vista del risultato referendario visto nei singoli Comuni, ribadisco che la legge fa riferimento ad un unico risultato referendario che è dato dalla sommatoria degli elettori in tutti e tre i Comuni. Ribadisco che anche la Corte d'Appello, nel trasmetterci i risultati fa riferimento, li abbiamo visti in Commissione, ad un'unica sommatoria di elettori votanti per il si e per il no.
Cosa abbiamo voluto presentare con una risoluzione che tiene conto anche della mozione presentata dal capogruppo Maggi, che ci invita a sospendere questa decisione? La nostra risoluzione, a mio parere, prende un impegno per il futuro che tenga conto di ciò che è iniziato nel frattempo e nel rispetto della legge.
Sospendere la decisione oggi, significherebbe stoppare e cambiare le regole del gioco che sono già in corso perché tutto l'iter processuale è partito a suo tempo. Si sono consumati gli atti conseguenti, fino a pervenire alla celebrazione dei referendum e ad avere dei risultati.
Ora il risultato se possiamo dividere, diciamo così, abbiamo fatto questo ulteriore sforzo, dico la verità, vado anche oltre, dal mio personale punto di vista, è uno sforzo, un impegno ulteriore che cerca di codificare al meglio un comportamento, ma che forse il legislatore nemmeno vuole indicare. Il legislatore lascia spazio alla libera decisione di quest'Assemblea legislativa perché è sua prerogativa precipua interpretare, a tenere conto dei risultati referendari nella salvaguardia delle decisioni prese a suo tempo dai Consigli comunali e da quella che il legislatore stesso dà a quest'Assemblea, lascia ad essa la possibilità di decidere.
Che cosa abbiamo dovuto fare? Questa polemica potrebbe - diciamo polemica, caso, modo di ragionare, volontà - esaltare ancora di più i singoli referendum, ripeto, per un'esaltazione ulteriore dello spirito di democrazia, di ascolto, delle comunità prese però singolarmente anziché nella loro interezza, cosa che invece il legislatore vuole privilegiare. In un processo di fusione la comunità è la sommatoria di tutte le comunità interessate, è l'unica comunità, perché fin dall'inizio, mi riferisco allo spirito della legge, caro Consigliere Maggi, ubi lex voluit dixit, che nella fusione per incorporazione prevede separati i due referendum per dare paritetica ed eguale dignità ed importanza ai singoli risultati. Nella fusione di 3/5/38 Comuni si fa la sommatoria di tutta la popolazione relativa ai 3/5/38 Comuni, però noi siamo andati oltre, mi sento di dire, la nostra risoluzione tiene conto anche della sua mozione n. 194, va oltre e fa che cosa? Mette insieme due variabili, una è data dalla sommatoria delle popolazioni dei vari Comuni interessati, come unica popolazione, quindi si intende importante, ai fini del risultato finale, la maggioranza di questa popolazione intesa unitariamente e unicamente, come sommatoria dei singoli Comuni interessati.
Nello sforzo ulteriore, che secondo me ha una sua valenza, per cercare di introdurre un ulteriore elemento di democrazia e di ascolto delle singole comunità, che pure hanno un peso, perché la stessa Costituzione lo prevede dicendo: sentite le popolazioni interessate, che cosa abbiamo introdotto? Un ulteriore elemento che è dato dalla giusta evidenziazione e tenuta in considerazione del peso della maggioranza dei Comuni interessati.
Che cosa voglio dire? Che laddove si esprimano 3/5/7 Comuni, si tenga conto non solo della maggioranza della popolazione, intesa come sommatoria delle singole popolazioni dei vari Comuni, ma anche del risultato di ciascun Comune, quindi della maggioranza dei risultati dei singoli Comuni. Abbiamo detto che laddove la maggioranza dei voti del referendum, intesi come maggioranza della popolazione interessata al voto, e la maggioranza dei Comuni, intesi come numero dei Comuni interessati dal processo di fusione, siano concordi, allora si procede alla fusione.
Laddove siano concordi alla fusione, nel senso di favorevoli, si propone di dare l'ok alla fusione definitiva, mentre se i due risultati sono contrari alla fusione, sia la maggioranza della popolazione nella loro interezza, sia la maggioranza dei Comuni interessati, si ha uno stop e, laddove le due tipologie di risultato, le due variabili, la maggioranza della popolazione va in un senso, sì o no, la maggioranza dei Comuni interessati va nel senso opposto, no o si, interpretando, secondo me correttamente, lo spirito del legislatore e la ratio legis della legge, si rinvia ai Consigli comunali per un ulteriore passaggio, per dare un'ulteriore opportunità alle comunità, intese come Consiglio comunale, di esprimersi al riguardo.
Per esempio, se 5 Comuni, per capirci, decidono di fondersi, 3 dicono di sì, 2 dicono di no e la maggioranza della popolazione complessiva dei cinque Comuni dice di no, ci sarebbe un risultato discordante, allora si tornerebbe nei Consigli comunali per fare un ulteriore passaggio. Mentre laddove la maggioranza delle popolazioni e la maggioranza dei Comuni si esprimono per il si o per il no, entrambe in maniera concorde, chiaramente si procede alla fusione nel caso del si o no nel caso in cui i risultati siano avversi.
Questo credo sia uno sforzo ulteriore, ripeto, per cercare di codificare e interpretare un po' al meglio, facendo un ulteriore passo verso il sentire comune delle popolazioni, viste nella loro singolarità, piuttosto che quello vero della legge, che mi sento di dire non sarebbe proprio così. La legge lascia all'Assemblea legislativa la possibilità di decidere, anzi l'onere, forse anche l'onore, senza dubbio, perché spetta al decisore politico, in primo luogo ai Consigli comunali che hanno dato il là a tutto l'iter che dietro ha una sua progettualità. Non credo che si possa parlare di fusione fra 3/5/7 Comuni se questa non è accompagnata da assemblee, progettualità per il futuro, motivi di confronto. Non è che dalla sera alla mattina, credo ed auspico, si possa dar luogo ad un procedimento di fusione fra Comuni senza una progettualità dietro. Questa progettualità il legislatore la esalta dando questa grande importanza alla decisione del Consiglio comunale da cui scaturisce tutto l'iter. Poi, sentite le popolazioni interessate, tramite referendum giustamente, l'Assemblea legislativa deve porre la parola fine.
Il nostro tentativo di risoluzione è per impegnarci a modificare la legge, per cercare di introdurre un ulteriore elemento codificativo, permettetemi di usare questa espressione, giusto per essere più coerenti ed attaccati a questa possibilità di espressione singola anziché complessiva e unitaria, che il legislatore invece riporrebbe così come scritto nel testo vigente.
Per questo motivo ci siamo sentiti di presentare questa risoluzione che dovrebbe avere, spero l'abbia, questa capacità di rendere il risultato, in maniera migliore, interpretabile e più vicino possibile alla volontà delle popolazioni, viste, ripeto, anche nella loro divisione, nel senso di appartenenza al Comune di provenienza. Seppur ribadisco che il concetto che è alla base del progetto di fusione è un concetto più ampio, dato dal punto di caduta finale, che sarebbe la nascita di una nuova realtà territoriale, costituita dalla sommatoria di tutti i Comuni, di tutte le tradizioni. E' come se nascesse un nuovo Comune nel quale confluiscono tutte le comunità provenienti dai Comuni che verrebbero meno. Per questo c’è tutto l'iter che il legislatore, a mio modesto parere, ha voluto ben scandire rispetto alla fusione per incorporazione dove invece, abbiamo ricordato prima i motivi, c'è la differenza sostanziale che a priori viene meno un Comune, spessissimo viene incorporato nell'altro che sempre è il più grande. Può sembrare che il Comune più grande possa sempre avere la meglio da un punto di vista numerico in qualsiasi referendum, allora il legislatore si è preoccupato di dare pari dignità ai referendum sia nel Comune di 100 abitanti che in quello di 100.000, dico un paradosso per rendere evidenti le discrepanze numeriche che potrebbero verificarsi.
Cosa diversa nella fusione classica che prevede la nascita di una nuova entità. Vi ringrazio.
 
Presidenza del Vicepresidente
Renato Claudio Minardi
 
PRESIDENTE. Ha la parola il relatore di minoranza Consigliere Maggi.
 
Giovanni MAGGI. Grazie Presidente. E’ veramente peggio di quanto pensassi!
 
(Applausi)
 
PRESIDENTE. Chiedo cortesemente al pubblico di non applaudire, di non fare dichiarazioni pro o contro, secondo i pareri che esprimono i Consiglieri.
Siamo in sede legislativa i Consiglieri sono legittimati ad esprimere le proprie opinioni, per cui eviterei di interromperli quando parlano con applausi o con commenti di carattere negativo. Prego Consigliere Maggi.
 
Giovanni MAGGI. Nel rispetto di tutti i Consiglieri e della Giunta è veramente peggio di quanto pensassi. Si sta facendo un’alchimia di numeri su persone che sono fatte di carne, di ossa, di pelle, di sentimenti, di ricordi, di emozioni e si cerca di azzerare la volontà di un Comune, della popolazione di un Comune, fornendo dei numeri, delle alchimie strane per cui, senza tener conto della volontà di costoro, questo è veramente peggio di quanto pensassi.
D'altra parte le avvisaglie c'erano! Nella proposta di legge, che io mi sono meravigliato di trovare all’ordine del giorno - sono favorevole all'altra dove i 3 comuni si trovano d'amore e d'accordo, sono sicuramente per l'autodeterminazione di questi Comuni e di queste popolazioni - leggendo la relazione si capisce subito qual è l'impostazione e cosa tiene in conto questa maggioranza, perché si dice: “Il nuovo Comune secondo la volontà dei 3 enti locali interessati prenderà il nome di Colli del Metauro”. Conta la volontà dei cittadini o dei 3 enti locali? Si fa riferimento ai 3 enti locali, a voi che siete così appassionati di rappresentatività dei Comuni faccio l'esempio del Comune di Ancona, dove abito io, il 45% della popolazione è andato a votare, la maggioranza che ha espresso l'attuale Sindaco è si e no il 20/22%, allora la rappresentatività del Comune in un atto estremo e definitivo, che è quello di eliminare il Comune, viene rappresentato dal 20%, quindi dall'ente locale, dal 20/25/30% della popolazione e non dall'esito del referendum? Ma che concetto di democrazia avete voi? Un concetto di democrazia fatto solo di interesse per la politica, per le maggioranze e non per l’interesse della gente?
Si sta creando un precedente pericolosissimo. Se in due o più Comuni, mettiamone due, le amministrazioni decidono di fondersi e tutti e due i referendum sono negativi, voi li fondete lo stesso? Voi di imperio, perché fa comodo alla politica, fondete due Comuni? Ma di cosa stiamo parlando!
Faccio un esempio concreto, siamo tre persone e decidiamo di prendere un appartamento in comune, per stare insieme, per dividere i costi e dividere i servizi. Ci incontriamo, andiamo a vedere l'appartamento, due sono favorevoli a dividerlo ed io che sono il terzo dico che la libreria con i miei libri non entra, il mobile di nonno che voglio mettere dentro la stanza non c'entra, i miei ricordi non c'entrano, ed i due mi prendono per le braccia e per la giacca e mi costringono ad abitare in una casa comune? Ma cosa stiamo dicendo?
Si è fatto un referendum, stiamo sbandierando questa cosa consultiva, ed io che sono un garantista penso che il legislatore abbia scritto “consultiva” perché non vuole che siano il Consiglio comunale ed il Sindaco a decidere, mentre vuole sapere dai cittadini - vuole consultare i cittadini - se sono d'accordo. Pensate un po’ che interpretazione favolistica e romantica ho io della democrazia! e non è la vostra!
Capisco che questa proposta di legge è stata scritta prima del referendum, quando c'era l'intenzione dell'uomo solo al comando. Qui la gente vi ha sbattuto sul muso un no grosso quanto una casa, per cui non vuole più un uomo solo o una Giunta sola, un Presidente del Consiglio solo al comando! vuole condividere!
Nell'intervento di prima ho detto che il Presidente Ceriscioli durante la campagna elettorale aveva un ritornello quasi noioso, ma sicuramente importante, che era quello dell'ascolto dei territori e della condivisione. Allora adesso vi rimangiate tutto, per cosa? Qual è l’interesse del PD di fondere comunque, anche contro la volontà delle opposizioni? Qual è il disegno? Quello di abbassare sempre di più il livello dei diritti? L’abbassamento del livello dei diritti la gente l'ha capito e infatti 60%, quasi il 70% degli aventi diritto, ha votato no e ha sbattuto in faccia a tutti questo diniego, questo riprendersi la volontà, riprendersi la democrazia, contare e mettere al centro delle decisioni e delle norme, come della Costituzione, del referendum, l'uomo, la donna e i loro diritti, non gli interessi di altri.
Mi auguro, voglio ancora così, in un afflato di speranza ultima, che questa Aula ci ripensi, che questa Aula consideri le persone che sono venute qui a dire: “Non vogliamo perdere la tradizione, non vogliamo perdere la cultura, non vogliamo perdere tutti quei valori che hanno costituito una comunità. Non vogliamo, contro la nostra volontà, perdere tutto e andare a finire in un Comune dove non ci riconosciamo e di cui non ci sentiamo parte”. Questo dovete riconoscerlo agli individui, dovete riconoscerlo alle comunità! non potete fare come vi pare!
La musica sta cambiando e io spero che gli avvertimenti che arrivano dalla gente, vengano considerati da questa Aula.
Mi auguro che questa proposta di legge sia almeno rinviata, e questa alchimia dei numeri, che se due Comuni sono in più …, qui si tratta di persone, si tratta della vita delle persone, si tratta della vita delle famiglie, si tratta di considerare non come numeri, ma come esseri umani, le persone che vogliono esprimere la loro volontà: La politica deve essere la cassa di risonanza e di ascolto di chi vuole esprimere la propria volontà. Grazie.
 
PRESIDENTE. Ha la parola, per l'illustrazione della mozione n. 194, il Consigliere Fabbri.
 
Piergiorgio FABBRI. Grazie Presidente. Questa mozione, la 194, è chiaramente collegata alla legge che, secondo le indicazioni politiche del Consigliere Giacinti, dovrebbe imporre la fusione di 3 Comuni, e chiede di non procedere alla fusione dei Comuni non approvando la proposta di legge 83 del 2016 e a procedere alla fusione dei due Comuni, Saltara e Serrungarina, solo dopo eventuale esplicita richiesta degli stessi, mediante avvio di un nuovo procedimento.
Consigliere Giacinti, io ho visto la sua difficoltà nel portare avanti una cosa in cui neanche lei crede, perché ha spersonalizzato la questione. Parla del legislatore, ma il legislatore è lei, il legislatore è questo Consiglio, ci dobbiamo guardare in faccia.
Quando abbiamo scritto, e noi abbiamo votato contro la legge regionale modificando gli articoli relativi alla fusione per incorporazione, noi avevamo proposto degli emendamenti che ci avete bocciato, gli emendamenti dicevano: mi raccomando ogni Comune sia considerato a parte. Il computo dei risultati dei voti sia separato, non mescoliamo le cose perché c'è il Comune grosso e quello piccolo. Questa cosa deve essere chiara, messa nero su bianco, e lei li ha fatti bocciare dicendo che erano pleonastici. Riprendiamo le registrazioni di un anno fa, quando per ben due volte abbiamo discusso quella legge e c'era questa posizione. Adesso fate la differenza tra gemelli e tra fratelli, perché si dice che è diversa la fusione per incorporazione rispetto ad una fusione normale. Non è diversa perché i territori si uniscono, perché le istituzioni si fondono e diventano una sola, perché il nome del Comune cambia, uno sparisce, l'altro sceglie un nuovo nome. In pratica non c'è differenza, vi state arrampicando, siete proprio non so …
La gravità della questione che state portando avanti è che tentate di aprire la strada alla dittatura delle Giunte e giustamente il Consigliere Maggi ha fatto il discorsetto. C'è il premio di maggioranza da una parte, ci sono i ballottaggi, la Giunta decide e in base a quello che decide, con una percentuale minoritaria della popolazione, non tiene neanche conto dell'espressione della popolazione.
Questo è gravissimo dal punto di vista metodologico e dell'applicazione della democrazia. Purtroppo abbiamo visto lo scempio che avete votato 10 minuti fa sulla ipotesi di fusione tra Regioni, quindi il vostro Partito Democratico è come il mio post-it attaccato allo specchio perché c'è una formula matematica, che non mi ricordo, quindi ci devo sbattere la faccia per impararla, per voi è uguale, di democratico non avete più nulla, l'avete messo del nome per sbatterci la faccia e la gente vi ha votato contro.
“Sentite le popolazioni interessate” non è “sentita la popolazione interessata”, perché diventa una, perché le Giunte hanno deciso di verificare se è il caso di fondersi, perché le popolazioni, al plurale, devono essere rispettate, ciascuna nel proprio voto, quindi non si può fare nessuna sommatoria dei voti, non si può fare, è una forzatura della filosofia con cui la legge è stata scritta.
Abbiamo presentato, la settimana scorsa, una proposta di legge proprio per chiarire questi aspetti in modo da rispettare la volontà dei cittadini. Speriamo che venga calendarizzata il prima possibile per modificare la legge regionale e mettere un paletto. Voi con questa risoluzione invece, date un'interpretazione che, a nostro avviso, va in contrasto con questa normativa.
Quinto punto, se io decido di fondermi, 2/3/4/5 Comuni, ci sono le scuole, i trasporti, le strade, la polizia municipale, il ragionamento è complessivo. Se io voto su un quesito che mi dice: “Ti vuoi fondere con Tizio, Caio e Sempronio” il mio ragionamento è complessivo, non posso andare in automatico su cose diverse. Cosa osta dire: “Ci fermiamo e ricominciamo da capo con una nuova espressione”. Cosa osta dire: “Blocchiamo questo procedimento e ne ricominciamo un altro soltanto con i Comuni che si vogliono effettivamente fondere”. Perché volete forzare la mano? Non c'è motivo di rispetto delle popolazioni in questo. Parliamo di democrazia, ritorniamo al discorso di democrazia che state calpestando a tutti i livelli, però domenica milioni di cittadini che hanno votato vi hanno parlato chiaro su questo discorso qua.
Il Sindaco di Montemaggiore si è permesso di dire: “Andiamo avanti comunque”. E' gravissimo, lui dovrebbe rappresentare la volontà dei cittadini che ha chiamato a referendum, invece nella dittatura delle Giunte lui vuole andare avanti, non è possibile avallare un comportamento di questo tipo.
Se vengono fatti dei ricorsi, se le cose vengono impugnate, se si perde, gli avvocati vanno pagati, i danni vengono fatti, il danno erariale chi lo calcola? Perché vogliamo sprecare i soldi, per un'impuntatura ideologica? Qual è il motivo? Io veramente non capisco, siamo qui a fare cosa? Il cittadino quando si esprime è sovrano. Punto!
Non possiamo andare dietro alle frasette ed alle virgole in piena contraddizione con quanto si è discusso prima, che tutto sommato la norma va interpretata, la frase va interpretata, no! l'italiano è un valore, possiamo scrivere le cose in centomila modi, però quando uno legge, legge, allora “le popolazioni” sono plurali! State facendo una forzatura!
La democrazia non è lasciare che i cittadini obbediscano alle decisioni di un'istituzione. Se ricorri al referendum e il cittadino si esprime. Basta con qualsiasi considerazione politica, non ho né l'onere né l'onore di decidere sulla pelle dei cittadini. La normativa deve rispecchiare i valori in campo. Noi ci diamo una organizzazione sociale per vivere tutti meglio e questa organizzazione sociale serve ai cittadini per non spararsi per la strada. Io non posso fare forzature legislative, io sono un rappresentante, non sono qui per avere il comando tramite degli escamotages matematici, sono qui per rappresentare il cittadino e se il Comune è il nucleo su cui si fonde la società italiana, va rispettato. Se la cittadinanza non ha capito, perché non gli è stato spiegato bene quali sono le convenienze della fusione, bisogna avere pazienza, ritornare nei circoli, ritornare nei bar, ritornare nelle piazze, nelle case, nelle parrocchie e parlarne meglio.
Non capisco, da una parte abbiamo dei Comuni che si vogliono fondere e noi voteremo a favore, il cittadino è sovrano, dall'altra parte c’è un Comune che non si vuol fondere perché volete fare questa forzatura, non è possibile!
Con la passione democratica che ci anima, non facciamo stupidaggini, siamo cittadini anche noi, quindi chiedo che questa mozione venga votata. Non procediamo alla fusione forzata, non cerchiamo alchimie numeriche, come dice il Consigliere Maggi, perché nel momento in cui c'è un Comune di 10.000 abitanti che si vuole fondere con più Comuni, uno di 3.000, un altro di 4000, un altro ancora di 1.500 giocoforza è facile che comandi. Se vogliamo raggiungere i 20 Comuni invece dei 60 nella provincia - i 15, i 10 Comuni - va benissimo, io non sono pregiudizialmente contro nessun tipo di fusione, bisogna parlarne con i cittadini, bisogna dire la verità sui risvolti economici e sociali, in modo che il cittadino, presa realmente coscienza, decida liberamente in democrazia che cosa fare. Punto!
Non ci sono scappatoie, non ci sono articoli ed emendamenti. Punto!
In questa situazione specifica, un Comune ha detto “no”, lo dovete lasciare libero, gli altri due si vogliono fondere? Riapplicano la normativa da capo, dov’è il problema? 10.000 euro dei costi in un referendum?
 
PRESIDENTE. Passiamo al dibattito che è unificato.
Ha la parola il Consigliere Carloni.
 
Mirco CARLONI. Grazie Presidente. Ho seguito questa vicenda anche perché sono un Consigliere regionale eletto in quel territorio e conosco bene i sentimenti che animano i cittadini nelle ultime due settimane e quelli che sono venuti qua questa mattina. Non mi va di buttarla in politica o far diventare questa discussione un comizio, ma voglio spiegare le motivazioni per cui questa fusione è sbagliata.
Ho ascoltato senza mai intervenire tutto il dibattito referendario, non ho mai preso posizione perché, secondo me, i cittadini si dovevano esprimere liberamente e sui referendum in cui i cittadini hanno detto in modo chiaro ed inequivocabile che volevano fare la fusione, si deve approvare la fusione senza discussioni. Ma in quei referendum dove emerge una volontà diversa e contraria, bisogna prendere atto di quella volontà e tradurla in fatti concreti e cercare di non andare contro la scelta che è venuta fuori dalle urne perché è sacra. Cerco Presidente, visto che lei è un matematico e un fisico, di convincerla nel ragionamento.
Intanto dal punto di vista politico, Presidente, è stato fatto un grande errore in queste settimane, perché il Sindaco di Montemaggiore, diciamolo chiaramente, in due interviste ha detto apertamente che se i suoi concittadini avessero votato contrari alla fusione lui avrebbe sospeso l'iter di fusione. Quindi ha creato una legittima aspettativa da parte dei cittadini: quella sera se avesse vinto il no si sarebbe fermata la fusione.
Mi ricordo che molte persone mi hanno telefonato per dire: “Abbiamo vinto, non si fa la fusione”, erano convinte, onestamente convinte, no faziosamente. Quindi il fatto che la mattina dopo il Sindaco del Comune di Montemaggiore, anziché rappresentare quella decisione e dar seguito ai suoi impegni politici presi con la sua comunità, abbia fatto il contrario, è stato un tradimento tra il rappresentante della comunità e il corpo elettorale.
Questo è l’errore politico che è stato fatto! adesso non leggo gli articoli, ma ne ho due nella cartella, credo che mi possiate credere, peraltro faccio notare, perché i numeri vanno letti correttamente, che l'unico Comune in cui si è superata la maggioranza degli aventi diritto è proprio quello di Montemaggiore al Metauro, dove sono andati a votare il 63% dei cittadini, mentre negli altri due Comuni non sono andati a votare almeno la metà degli aventi diritto. Di questo 63% di votanti il 64,29% ha detto che è contrario, quindi in modo logico si sarebbe dovuto immediatamente sospendere questo iter per ragioni di buon senso. Credo che questa vicenda ha a che fare più con il sentimento popolare, con quella dimensione storica della comunanza, per utilizzare una frase di Azeglio Ciampi: “l'Italia è una nazione unita dalle differenze” e Montemaggiore evidentemente non vuole fare quella fusione per tante ragioni.
Secondo me va interpretata quella volontà in modo sereno, come, Presidente, ha fatto il suo collega dell’Emilia-Romagna. Due mesi fa si è svolto un referendum, analogo a quello di Saltara, Serrungarina e Montemaggiore, e nel Comune di Saludecio la maggioranza ha votato no, il 58% degli aventi diritto, quindi meno di quelli che hanno votato a Montemaggiore, e il Presidente Bonaccini ha detto: “Prendo atto che un Comune non è d’accordo a questa fusione”, mentre gli altri erano favorevoli. Il nuovo Comune si sarebbe dovuto chiamare Tre Castelli, Saludecio, Mondaino e Montegridolfo, si è svolto il referendum, Saludecio in maggioranza è stato contrario alla fusione ed il Presidente Bonaccini ha deciso di non dar seguito alla fusione per rispettare la popolazione di Saludecio, cioè ha sospeso, in quell'alveo, come diceva il Consigliere Giacinti, di discrezionalità dell'Assemblea legislativa, ha detto: “Non si fa la fusione perché io rispetto quei cittadini che sono contrari”.
Da un punto di vista tecnico, aggiungo un fatto, la Corte Costituzionale ha più volte richiamato ad esprimersi sulla tematica della popolazione interessata, perché il tema vero di cui discutiamo oggi è come interpretare la volontà di quella popolazione interessata, ma non si è mai definitivamente espressa su quale sia il peso effettivo da riconoscere alla volontà espressa dagli interessati, però la Consulta della Corte Costituzionale, nella sentenza n. 94/2000, poi confermata in pronunce successive, ha chiarito che la volontà espressa nel referendum dalle popolazioni direttamente interessate deve, in ogni caso, avere autonoma evidenza nel procedimento, così che il legislatore regionale ne debba tenere conto quando adotta la propria finale determinazione componendo, nella propria conclusiva valutazione discrezionale, gli interessi sottesi dalla valutazione eventualmente contrastanti emersi dalla consultazione. Il tema è se esiste un vero e proprio diritto all'autodeterminazione delle comunità locali. In particolare su questo punto la Corte Costituzionale è intervenuta affermando che tale diritto si qualifica come una manifestazione dell'autonomia costituzionalmente riconosciuta agli enti locali territoriali, costituendone la condizione prima ed imprescindibile, si è dunque in presenza del riconoscimento, a livello costituzionale generale, di un principio ricevuto dalla tradizione storica perché già presente nella legislazione comunale, provinciale, anteriore alla Costituzione.
Aggiungo anche un altro dato che può essere utile alla discussione, la Corte Costituzionale nella sentenza 453 del 1989 ha statuito che nella Carta Costituzionale, nell'occuparsi delle Regione a Statuto ordinario, ha trasferito ad esse le funzioni in tema di variazione degli enti locali territoriali, subordinandola alla duplice garanzia della riserva di legge e nel rispetto, sia pure in forma non vincolante, del principio dell'autodeterminazione o più propriamente, trattandosi di forme di consultazione peraltro non vincolanti, del principio di partecipazione delle comunità locali a talune fondamentali decisioni che la riguardano, principio quest'ultimo che, essendo ricevuto dalla tradizione ed essendo insito nel riconoscimento stesso delle autonomie locali, come può evincersi dall'intero contesto delle norme costituzionali che la disciplinano, è diretto a garantire, secondo l'articolato disegno di quella disciplina, l'autonomia degli enti minori nei confronti delle stesse Regioni per evitare che queste possano addivenire a compromissioni dell'assetto preesistente, senza tener adeguato conto delle realtà locali e delle effettive esigenze delle popolazioni direttamente interessate.
Questa è una decisione che da un lato afferma che la consultazione delle popolazioni non sono vincolanti per il legislatore regionale, dall'altro stabilisce che le Regioni devono tener in debito conto le esigenze delle popolazioni interessate, di consultazione delle popolazioni locali nei procedimenti di variazione territoriale, di cui parla anche l’articolo 5 della Carta Europea delle autonomie locali dell’85.
L’Italia ne ha data esecuzione con la legge del 1989. Tra i principi riconosciuti dalla suddetta Carta compare anche l’obbligo di previa consultazione della collettività locale prima di addivenire a modificazione del loro territorio. E' di tutta evidenza che l’affermazione a livello internazionale del principio della previa consultazione delle collettività locali, coinvolte nel procedimento di variazione territoriale, ne garantisce un rafforzamento che il legislatore regionale non può ignorare.
Esiti referendari discordanti come quelli verificatisi nei Comuni di Saltara, nel Comune di Serrungarina, nel Comune di Montemaggiore hanno dei precedenti in altre Regioni e vi faccio 3 esempi: la Regione Emilia-Romagna ha provveduto a modificare la propria legge regionale in materia di riordino territoriale e fusione dei Comuni introducendo alcune disposizioni dirette a fissare i criteri di valutazione degli esiti referendari, quello che manca nella nostra legge; la Regione Lombardia ha espressamente stabilito che i risultati del referendum sono valutati sulla base sia del risultato complessivo, sia degli esiti distinti per ciascuna parte del territorio, diversamente interessato, la votazione si intende favorevole in caso di conseguimento in ogni Comune interessato della maggioranza dei voti validi favorevolmente espressi; nella Regione Toscana la questione è stata affrontata in maniera più sfumata nel senso che nelle motivazioni della legge, che prevede la variazione territoriale, deve essere indicato in maniera specifica il risultato delle votazioni dei singoli territori.
Nel caso della Regione Marche è di tutta evidenza che la legge regionale n. 10 del ‘95 è sul punto a dir poco lacunosa, nel senso che il relativo procedimento non risulta sufficientemente delineato nella fase successiva al referendum e non dà alcuna indicazione in ordine alla valutazione degli esiti referendari, pertanto diventa estremamente complicato muoversi nell'ambito di una disciplina che nulla dice in ordine alla valutazione della consultazione referendaria, anche se la natura consultiva del referendum è costituzionalmente sancita, ciò non vuol dire che non deve tenersi conto dell'esito dello stesso in maniera distinta in ciascun Comune interessato, diversamente la Regione potrebbe arbitrariamente compromettere l'assetto preesistente delle realtà locali minori.
Tale principio è reso ancor più evidente nel caso disciplinato dall'articolo 8 della legge regionale n. 10 del ‘95 concernente il procedimento di fusione per incorporazione, come dicevamo prima, laddove è previsto che la proposta sottoposta a referendum è approvata se la risposta affermativa raggiunge la maggioranza dei voti validamente espressi, conteggiati con scrutini separati per ciascun Comune, infatti se il risultato del referendum fosse valutato solo complessivamente, un Comune grande potrebbe facilmente annettere uno più piccolo anche contro la volontà dei cittadini di quest’ultimo.
In buona sostanza la questione deve essere affrontata con apposita modifica legislativa, questo è quello che manca nella nostra legge, cari colleghi, senza incidere sulla natura consultiva del referendum popolare e senza porre vincoli immediati al legislatore regionale che deve porsi come garante e tutore degli interessi di tutte le collettività coinvolte nel procedimento di fusione, si limita ad introdurre una chiara modalità di valutazione dell’esito del voto, stabilendo in quali casi la valutazione si intende favorevole e in quali sfavorevole.
Il fatto che noi non abbiamo introdotto i criteri di valutazione del risultato elettorale crea situazioni come queste, che sono diverse caso per caso, l'una dall'altra, e là dove c'è una chiara volontà dei cittadini di fondersi, di dar vita ad un nuovo comune nulla quaestio, nessuno di noi si mette a fare polemica, o a creare momenti di stallo per un percorso istituzionale che vogliono i cittadini, ma invece, in questa vicenda, è stato fatto un errore di tipo politico creando un'aspettativa legittima dei cittadini di sospendere un iter perché hanno dato con vigore una risposta contraria a quella fusione e dall'altro un errore di tipo legislativo, perché non possiamo non prendere atto, con buon senso, come ha fatto il Presidente Bonaccini, se in questi 3 Comuni uno non vuole fare la fusione. Se tre persone devono sposarsi non è che il corpo elettorale di uno è diverso da un altro, cioè se la fusione riguarda 3 Comuni, si deve tener presente che sono tre soggetti distinti, tre corpi elettorali, uno dei tre ha detto di no, o proseguono gli altri due che sono favorevoli alla fusione, ma chi ha detto di no, non può essere trascinato per forza in un percorso, in un cambio storico, che non ha chiesto e che non vuole.
Senza fare demagogia io vi chiedo di sospendere questa fusione, mentre sono d’accordo ad andare avanti sull’altra che voteremo dopo, e nel frattempo creare quei correttivi nella norma che introducano i criteri di valutazione, come ha fatto sapientemente l'Emilia-Romagna, quindi non parlo di una regione lontana da noi, per valutare e rispettare quei cittadini che hanno detto di no. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Bisonni.
 
Sandro BISONNI. Leggendo l'ordine del giorno non pensavo che la posizione della maggioranza fosse così chiusa in sé stessa, tale da permettere al Movimento 5 Stelle di dare delle lezioni di democrazia. Vi cercate proprio il rimprovero.
Vorrei dire questo, già abbiamo visto, in merito al discorso della macroregione, che c'è stata, a mio avviso, una procedura sbagliata, un metodo sbagliato. Una colpa, dal mio punto di vista, nell'aver fatto determinati passi senza prima aver ascoltato la popolazione marchigiana, il Consiglio, eccetera.
Guardate, in questo caso non si tratterebbe di colpa, ma di dolo e la cosa è più grave, perché qui la popolazione si è espressa e si è espressa per il no, perlomeno su tre Comuni uno si è espresso in questo modo, quindi forzare la mano è un voler andare contro la volontà dei cittadini, la volontà specifica di andare contro i cittadini. Questo dal mio punto di vista è molto grave.
Poi voglio fare delle considerazioni sulla risoluzione presentata, scusatemi, visto che l’italiano è italiano leggiamo: “l’Assemblea legislativa procede con la proposta di legge di fusione qualora la maggioranza complessiva degli elettori di tutti i Comuni e la maggioranza dei Comuni interessati abbiano espresso parere favorevole alla fusione”. Quindi nel nostro caso abbiamo una maggioranza assoluta dei cittadini, perché sono più numerosi quelli degli altri due Comuni favorevoli, la maggioranza dei Comuni, due su tre, è favorevole, quindi praticamente si procede alla fusione.
Secondo punto, stessa cosa: l’Assemblea legislativa non procede con la proposta di legge di fusione qualora la maggioranza complessiva abbia espresso parere sfavorevole, cioè dice l’opposto, però il concetto è lo stesso.
Quindi questa risoluzione non cambia niente nei fatti, cioè riconferma quello che la proposta di legge vuol fare, ossia far fondere 3 Comuni di cui uno è contrario.
Questa risoluzione, dal mio punto di vista, non è accoglibile.
L’ultimo punto è un po’ più interessante perché dice: “l'Assemblea legislativa richiede un nuovo pronunciamento ai Consigli comunali interessati qualora siano discordanti la volontà espressa dalla maggioranza complessiva degli elettori di tutti i Comuni e quella espressa dalla maggioranza - e qui ci avete grazie a Dio messo questa parolina - dei singoli Comuni”.
Allora nel caso in cui anche un Comune si discordi, si deve, in base a questo che avete scritto qui, richiedere un nuovo pronunciamento, però complessivamente la risoluzione non dice nulla di nuovo, a parte il contentino dell’ultimo punto, non dice nulla di nuovo, quindi è inutile, perché riconferma quello che dice la proposta di legge.
Avrei voluto fare un intervento un po’ più lungo, ma molte cose sono state già dette da chi mi ha preceduto, quindi concludo l’intervento facendo un appello al Presidente ed a tutti i colleghi e facendo anche una richiesta formale al Presidente Minardi, chiedendo il rinvio. Si metta in votazione il rinvio della proposta di legge n. 83, in maniera tale che l'Assemblea possa riflettere meglio su questo punto, riascoltare magari i Sindaci e vedere se ci sono alternative a questa forzatura che da tutte le parti respingiamo. Grazie.
 
PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Leonardi.
 
Elena LEONARDI. Grazie Presidente. E’ stato articolato, da chi è intervenuto prima di me, molto bene nel merito della questione, ho cercato di ascoltare e di approfondire anche rispetto alle istanze che ci sono state presentate la settimana scorsa dai cittadini e dai comitati di questi i Comuni interessati.
Ora a me, senza scadere nella polemica, sembra che oggi, andando avanti con questa procedura, ci sia quasi uno scontro fra burocrazia e volontà popolare, perché le motivazioni che sono state presentate dal Presidente della Commissione parlano di una interpretazione della legge che, in quanto tale, non è a senso unico, univoca, perché se viene interpretata, come è stato detto anche da chi mi ha preceduto, potrebbero essere date anche delle interpretazioni diverse rispetto al dettato normativo.
Trovo che la cosa più eclatante in questo senso sia proprio data dalla risoluzione alla mozione che questa maggioranza ha presentato. E' evidente che c'è un vulnus nella legge quando voi stessi presentate una risoluzione in cui impegnate la Giunta ad elaborare una proposta di legge che modifichi ed integri la legge regionale 10 del 1995, quindi reputate che la legge non sia a senso unico e possa essere interpretata, tant’è che lei Consigliere e Presidente della Commissione ci ha detto proprio di una interpretazione.
Credo che la volontà popolare sia stata espressa in maniera molto chiara e non tenerne conto sia una prevaricazione che non può essere accettata.
Se noi come Aula dobbiamo tornare a discutere di questa proposta, non credo che la formula migliore sia quella della risoluzione alla mozione, ma credo che l’iter più corretto sia quello di una proposta di legge che venga portata all'interno della Commissione competente, in questa venga valutata sicché non solo una parte di questo Consiglio, che è quella che ha sottoscritto questa risoluzione, possa dire la propria interpretazione alla legge, che è quello che è scritto qui, voi la interpretate in un certo modo.
Io ho interpretato diversamente dal Consigliere Bisonni il punto 3, perché il fatto di mettere dei singoli Comuni non vuol dire che, come nel caso di specie di Montemaggiore, uno contrario, si ritorna al voto, ma vuol dire che se su 3 Comuni 2 sono contrari ed 1 è favorevole, ma nella maggior parte degli elettori, perché l'unico Comune favorevole, e più popoloso, quindi numericamente sono di più, allora solo in quel caso si può tornare a chiedere i pareri singoli. Montemaggiore secondo la vostra la vostra modifica, il punto 3, tornerebbe al voto? O è l’una o è l’altra. Nel caso di Montemaggiore, due sono i Comuni favorevoli ed uno è contrario, io ho fatto l’esempio opposto, due sono contrari ed uno favorevole, però più popoloso, per cui la maggioranza dei cittadini che hanno espresso il voto dice si, ma la maggioranza dei Comuni interpellati dice no. In quel caso, solo in quel caso? Quindi avevo interpretato bene! A differenza di quello che invece ha interpretato il Consigliere Bisonni che ha detto: comunque se c’è uno ..., quindi ho interpretato bene, non mi sono spiegata, però la mia interpretazione è questa.
Io l’ho detto anche nella Conferenza dei capigruppo la scorsa settimana, reputo che la volontà dei cittadini e dei Comuni interessati vada rispettata tutta, quindi vanno rispettate le volontà di Saltara e di Serrungarina che si sono espressi per il si e va rispettata la volontà di Montemaggiore al Metauro che ha detto no. Tanto più, come è stato ricordato, che è stata la popolazione che in numero maggiore si è recata ad esprimere il proprio voto in questa consultazione referendaria.
Credo che la mozione …, o si vuole trovare un'altra formula, non volete approvare la mozione, vogliamo approvare la richiesta di sospensione, di rinvio della votazione, però credo che anche voi con questa risoluzione, mettendo nero su bianco, dite che c'è qualcosa da chiarire sulla legge che oggi è interpretata, oggi da voi interpretata in un modo e domani potrebbe essere interpretata in un altro.
Penso che sia nell’interesse della democrazia e nel rispetto del voto che noi abbiamo chiesto di esprimere ai cittadini marchigiani non approvare, sulle spalle di questo no, che secondo me pesa molto, creando un precedente pericoloso, un precedente al quale già voi dite di voler mettere una pezza con questa risoluzione con cui chiedete alla Giunta di modificare la legge.
Fermiamo un attimo il tutto, ragioniamo forse di più e meglio, cerchiamo di mettere la pezza prima di fare quello che io reputo uno sbaglio, perché la voce dei cittadini non deve essere sentita solo quando ci fa comodo, va sentita e rispettata anche quando dice qualcosa che magari va contro il nostro interesse personale o di gruppo o di partito. Quindi reputo che i cittadini vadano rispettati non votando questa proposta di legge. Visto che abbiamo fatto una trattazione unica, dico che il mio voto alla mozione è favorevole.
 
Presidenza del Presidente
Antonio Mastrovincenzo
 
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Zaffiri.
 
Sandro ZAFFIRI. Credo che qui si stia discutendo di una cosa molto rilevante e riemerge quanto precedentemente discusso questa mattina in questa assise, che è molto importante - credo - è l'organo sovrano di questa Regione Marche, dove si sta discutendo, adesso, in questo momento, del consenso elettorale di una popolazione che si è espressa in un determinato modo, che ha espresso una considerazione sul no e che viene calpestata. Questo è il problema, per quanto mi riguarda e per quanto ci riguarda come partito, viene calpestata.
Attenzione, il Consigliere Zaffiri e la Lega vi dicono attenzione, perché questo è un'ulteriore cancellazione della democrazia ed oggi voi non volete ascoltare.
Ho ascoltato il Presidente Giacinti con molta attenzione, mi è sembrato il pubblico ministero di un tribunale che interpreta la legge, le leggi non si interpretano, Presidente, si applicano! E' un’altra cosa a casa Zaffiri. Tra l'altro lei viene da una cultura, probabilmente non è molto distante dalla mia, in cui la legge non si interpretava, si applicava e oggi sono esterrefatto delle sue affermazioni in termini di democrazia. Si interpreta, se si deve applicare non è la legge perfetta e si correggere. Avete la maggioranza, correggete la legge e ritorniamo qua a discutere del problema di Montemaggiore. Punto! Questa è la logica, credo che questo sia un ragionamento sensato, democratico, a casa della Lega, a casa di Zaffiri, a casa di tutti, no l'interpretazione. Ma cosa vuol dire interpretazione!
Seconda cosa, ci possono essere delle sensibilità diverse tra i Comuni di uno stesso territorio, magari distanti 5 chilometri l'uno dall'altro. Tra un Comune e l'altro, magari distanti solo 5 chilometri, esiste un dialetto diverso. Ci sono anche un dialetto diverso e degli interessi legati al proprio territorio diversi rispetto all'altro Comune, che è distante solo 4/5 chilometri. Questo è!
Queste cose non si possono snaturare, lo volete capire che non si possono snaturare! Lei ride e prende le botte, le ha prese pure domenica le botte politiche. Si, ha preso le botte politiche, allora continui a ridere, Presidente, poi c'è il popolo che è sovrano.
Capisco che non volete ascoltare perché quando si parla di democrazia questo Partito Democratico delle Marche non vuole ascoltare. Ha detto il Consigliere Carloni che il Partito Democratico dell'Emilia-Romagna ..., non si chiama diversamente, quello del Presidente Bonaccini non si chiama con un altro nome, si chiama Partito Democratico, come voi qui delle Marche, ma è un’altra cosa. E' vero quello che ha detto il Consigliere Carloni? Se è vero quello che ha detto, è lo stesso Partito Democratico che in una situazione uguale a questa ha operato in termini diversi.
Presidente Ceriscioli, credo che dovreste riflettere un attimo, penso che questa mattina sia indispensabile rinviare questo argomento. Questo è un tema da rinviare nell'interesse di questa comunità di circa 12.000 marchigiani ed il Partito Democratico con questo precedente, con questa iniziativa che ha intrapreso sta creando un serio problema di democrazia, perché esistono dichiarazioni sconnesse, frastornate, di un Sindaco che non ascolta i suoi concittadini - magari una gran parte di quelli che hanno votato no, sono gli stessi che hanno votato il Sindaco, questo può essere successo benissimo - non ascolta la volontà del suo popolo, una gravità inaudita per quanto riguarda la democrazia anche per quel Comune governato da questo Sindaco.
Questa è la riflessione che bisogna fare e non coercizzare i Comuni a stare insieme a tutti i costi. Questo volete fare, il PD vuole fare questo: obbligare i Comuni a stare insieme a tutti i costi. La legge Delrio ve l’ha ordinata qualcuno? Voi pensate che domenica la legge Delrio e tutti i casini che sono stati fatti dal Presidente Renzi non abbiano pesato sul referendum? Continuate, senza riflettere, a fare quello che state facendo contro una comunità? Ma questa è arroganza, è l’arroganza del potere che ho citato questa mattina in un altro intervento, siete arroganti, prepotenti ed io credo che il popolo vi distruggerà, come vi ha distrutto e vi ha asfaltato domenica, vi asfalterà in un’altra circostanza, Assessore Sciapichetti.
 
PRESIDENTE. Ha la parola il Presidente Ceriscioli.
 
Luca CERISCIOLI. Voglio partire dall’intervento del Consigliere Carloni che ha fatto sicuramente un buon intervento e nel contenuto in realtà dichiarava anche le altre opzioni che ci sono, le altre possibilità che ci sono, ovvero nel momento in cui la legge precisa che attraverso questi meccanismi si determina la scelta, laddove è del Consiglio regionale, di dotarsi di una normativa in grado di dare una risposta, di fatto riconosce che ci sono più modalità attraverso le quali l’Aula - probabilmente l'emanazione di una legge è il modo migliore - chiarisce fino in fondo questi meccanismi, scegliendo attraverso quali regole procedere in questi casi. Ovvero, come operare quando da un lato il risultato referendario dà un risultato in termini complessivi, mentre nei singoli Comuni emerge un risultato diverso. Questo è un po’ il senso.
Ha citato situazioni di diverse Regioni che hanno regolato in modo diverso, chi ha precisato come fare, chi lo fa per consuetudine, chi lo ha fatto in maniera più precisa, chi non l’ha fatto per niente come la legge regionale delle Marche che non precisa e lascia di volta in volta all’Aula l'onere di.
Credo che il primo punto importante sia quello di uscire da “di volta in volta”, ma darci un metodo e su quello agire.
La risoluzione di fatto invita a stabilire delle regole attraverso cui portare avanti le scelte in modo coerente per non discriminare una realtà rispetto all'altra, ancora meglio se queste facessero parte della stessa legge regionale sulle fusioni dei Comuni dando così anche certezza normativa in base ai procedimenti e ai percorsi.
Cosa è democratico e cosa non è democratico. Noi sappiamo che il modo in cui uno Stato si organizza e le scelte attraverso le quali articola le proprie funzioni sono frutto, da una parte certamente della storia e dall'altra delle scelte di regole che noi abbiamo per poter operare e decidere.
Perché personalmente sono molto favorevole al percorso del processo di fusione dei Comuni? Se noi guardiamo e verifichiamo le realtà che rispetto ai nostri standard ed attese ci circondano quando capitano cose anche pesanti, in questo caso mi riferisco al terremoto, meno pesanti quando vengono fatte determinate verifiche su procedure e processi, ci rendiamo conto di come da una parte la complessità dei sistemi, il carico di trasferimento di oneri che viene fatto ai Comuni è sempre più pressante, l'organizzazione di servizi in capo a realtà locali necessitano di strutture che difficilmente oggi un sistema troppo frammentato riesce a garantire.
Ero ieri ad un incontro con i Prefetti, parlavamo della riorganizzazione del sistema delle SOI su scala provinciale e alcuni Prefetti raccontavano la situazione che hanno trovato. Un Prefetto diceva ad esempio che il 77% dei Comuni del suo territorio non ha piani di prevenzione e di risposta all’emergenza, non prevede in quale area ammassare le persone, non prevede le aree per i SAI, non prevede procedure di allertamento, non prevede niente.
Voi avete visto che il Sindaco di Genova due settimane fa è stato condannato a 5 anni di reclusione, parliamo di Genova che ha una struttura enorme, quindi ha un po’ dell’incredibile francamente quella condanna, perché tutti i sistemi di pre-allertamento previsti non erano stati applicati.
Quello che diceva un altro Prefetto era che durante l’emergenza quando chiamava agli enti, alle amministrazioni non rispondeva nessuno, figuriamoci in quale situazione e in quali esposizioni noi mettiamo gli enti locali.
Altro aspetto, voi questa estate avete visto che abbiamo approvato una normativa di sostegno ai piccoli Comuni che erano in difficoltà per cause varie. La litigiosità, il contenzioso rispetto alle difficoltà di mantenere pratiche regolari stanno creando problemi enormi, tanto che laddove non siamo arrivati con un contributo regionale a dare una mano, abbiamo realtà che vanno tranquillamente in dissesto, con tutto quello che ne consegue per l’amministrazione.
Ho parlato del terremoto, trovare enti che siano garantiti, i Comuni, da un geometra che sta due giorni alla settimana, dal segretario comunale a scavalco, da un vigile quando c’è, da un impiegato, voi capite che parlare di ente in grado di presidiare i servizi, siamo al limite del possibile.
Ecco perché questa propensione nei confronti delle fusioni. Sembra importante, laddove ci siano le condizioni, mettere insieme più Comuni in un unico nuovo Comune, lo ritengo un fatto positivo, perché permette di andare su una scala, su una dimensione tale in grado di garantire quei servizi, ovviamente non solo quelli legati all’emergenza, ma li cito come i più delicati, dove in gioco c’è spesso anche la vita o la morte dei cittadini, ma anche per tutta quella parte più ordinaria che è quell’insieme di servizi che permette ad una comunità di poter procedere in maniera efficace nell'avere quelle risposte che l’impresa, il cittadino, hanno bisogno e necessitano di avere.
Noi dobbiamo darci delle regole e dire come vogliamo comportarci in questi casi e le regole che ci diamo rispetto una legge sono regole democratiche, non è che una regola è democratica se mi piace e non è democratica se non mi piace.
L’indirizzo che con l’approvazione della legge si vuole dare è quello di dire che una consultazione è valida, cioè la riteniamo positiva ai sensi della fusione quando la maggioranza dei cittadini si esprime per la fusione, quando la maggioranza dei singoli enti si esprime favorevolmente alla fusione. Una doppia maggioranza a garanzia di due processi.
Non dico che non sia democratico chi valuta che ci debba essere in ogni Comune un risultato positivo di adesione alla fusione, ci mancherebbe questo, così come ritengo che sia altrettanto democratico valutare in maniera diversa, ovvero laddove noi riteniamo che il criterio debba essere quello che l’Aula si dà.
E’ evidente che la tensione politica ha una natura differente, c’è chi propende per un sistema che valuta la maggioranza e non l’unanimità degli enti in un processo di fusione, chi valuta questo tipo di sistema lo fa anche perché politicamente ritiene estremamente importante procedere con la riorganizzazione del sistema degli enti, chi valuta l’altra strada lo fa in modo più prudente e lo ritiene meno.
Mi hanno colpito due parole del Consigliere Carloni, per una doppia ragione, all’inizio ha citato la matematica, che è fatta di grande precisione e quindi l’ho ascoltato in un modo più preciso, e ha detto: mi hanno chiamato e mi hanno detto abbiamo vinto. Allora il Consigliere Carloni prima dell’esito del risultato era già contro quella fusione, mi sembra di capire, l’hanno chiamato per dire a lui “abbiamo” non è che gli hanno detto “so che eri per la fusione e noi abbiamo vinto”, ma “abbiamo vinto”, questo è per dire la propensione politica. Ci sono forze politiche che ritengono che certe fusioni non vanno fatte, altre vanno fatte, e devo dire, vista anche l’esperienza delle dichiarazioni fatte in questa fattispecie e in quella precedente, che non so, sarà un caso, ma laddove ci sono amministrazioni di un colore vicino, quello è il posto dove le fusioni vanno fatte, dove invece ci sono amministrazioni di segno opposto normalmente non vanno fatte.
Io sono invece per le fusioni laddove ci sono 3 Sindaci di centro-destra, 2 grillini ed 1 del PD, 3 del PD, 4 del PD e 5 del centro-destra, non so se è chiaro perché ritengo utile lo strumento del percorso di fusione e lo ritengo utile indipendentemente dal segno, dal colore di chi governa quella amministrazione.
In un meccanismo che si propone …, io sono convinto che alla fine serva una legge, che l’atto che facciamo oggi debba poi essere coerente con la legge che andremo ad approvare, perché giustamente è anche corretto che tutti i territori vengano posti nelle stesse condizioni, che non discriminano per il segno, il colore di chi governa la realtà, ma vanno a dare un indirizzo, più spinto nel momento in cui non si chiede l'unanimità ma si propone un percorso parziale.
Cosa devo dire nella fattispecie? Qualche dubbio ce lo abbiamo tutti perché se già la legge regionale avesse contenuto queste dichiarazioni che sto facendo oggi chi si avvicinava alla fusione l’avrebbe fatto con una coscienza diversa, nella misura in cui lo dichiariamo dopo è chiaro che è una coerenza che ha un inizio che poi deve continuare, ma chi si trova nel momento del passaggio vive questa contraddizione, questa difficoltà. Quindi c’è questo elemento in più.
Voglio dire un ultimo punto, ovviamente nella consultazione dei cittadini e nel progetto di fusione, purtroppo, giocano anche fattori temporali, prima è stato chiesto il rinvio - neanche il rinvio per una riflessione - purtroppo giocano fattori temporali perché voi sapete che chi ha promesso il percorso di fusione lo ha fatto spendendo anche parole rispetto ai benefici che la legge nazionale dà per il 2016 agli enti soggetti che si mettono assieme, quindi c’è anche il rispetto nei confronti di quella parte della comunità che si è mobilitata per il si, sapendo che fare una fusione nell'immediato, senza forme di sostegno, di contributo e di incentivo, difficilmente potrebbe arrivare fino in fondo.
La temporaneità di questo percorso è anche legata a non far perdere a chi sta seguendo questa strada quei contributi importanti che sono da una parte l’elemento essenziale dell’accompagnamento ad un processo di fusione e dall’altra strumenti in grado di offrire opportunità ad un territorio che affrontando la fusione avrebbe tutti gli strumenti per poter operare al meglio a favore delle comunità. Nell’impegno che si è preso con i cittadini c’è anche questo fattore temporale.
Se fossimo in una situazione di maggiore stabilità, dove lo strumento anche a livello normativo nazionale, non fosse legato alla singola finanziaria, ma fosse uno strumento stabile a favore di un servizio, vivremmo tutti quanti meglio anche questi passaggi.
Con la coscienza di chi deve in una bilancia mettere diversi fattori, almeno personalmente faccio questa scelta, io sono favorevole all’approvazione della legge, lo sono perché questo metodo valga poi per tutte le fusioni che avremo da qui in avanti, cioè deve essere poi coerentemente corretto nei confronti delle comunità che seguiranno queste strade, mantenendo questo tipo di indirizzo, chiaramente come dicevo prima, con il vantaggio di chi verrà, sapendo che quello è il quadro entro il quale si muove e lo potrà fare con maggiore serenità.
Voglio anche ricordare che esistono Paesi democraticissimi che hanno spinto sulle fusioni in maniera un po’ più coercitiva, senza neanche ascoltare le popolazioni, quindi non è che per questo siano meno democratici. Noi abbiamo questa particolarità dove questo parere non vincolante, che passa attraverso le popolazioni, può creare situazioni come quella di oggi e sono convinto che una volta approvata la legge regionale, con tutti gli elementi in essa contenuti, potremo ragionare con più serenità. Se non ci fosse l’elemento temporale direi che prima dovremmo andare all’approvazione della legge per poi riaprire determinati termini, essendoci questi vincoli di natura finanziaria mi sembra importante prendere una decisione di scienza e coscienza, coerente con quell’idea e quell’impostazione che vede nel percorso di fusione un processo importante, poi sarà giustamente l’Aula a decidere e magari a prendere un cammino un po’ più solido nel rapporto con le nostre comunità.
 
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Carloni.
 
Mirco CARLONI. Presidente lei è troppo intelligente per non aver capito quello che ho detto, le persone che oggi si sentono tradite dalla scelta di proseguire del Sindaco di Montemaggiore non è che concordavano con me la loro linea e la loro condotta, erano convinte di aver vinto, loro, perché il Sindaco il 9 novembre dichiarava sul Corriere l'Adriatico: “Nel caso vincesse il no a Montemaggiore non me la sentirei di chiedere alla Regione di procedere alla fusione”, per questo coloro che hanno visto il risultato elettorale, una volta accertato che aveva prevalso il no, si sentivano di aver vinto perché erano convinti che la politica fosse una roba seria e che chi li rappresentava mantenesse la parola.
 
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Giorgini.
 
Peppino GIORGINI. Grazie Presidente. Hanno parlato in molti, quindi vorrei cercare di fare un discorso molto razionale, entrare nel fondo, perché secondo me non abbiamo ancora toccato il nocciolo della questione.
Qui si configurano due questioni importanti, una è politica ed una di diritto, sono due questioni molto contrastanti tra loro, per cui dobbiamo chiarirle.
Il Presidente ha parlato di “dubbi”, parlando del primo punto della questione politica, io ho un dubbio: per quale motivo se su 3 Comuni, 2 si vogliono associare e 1 no, i 2 non fanno la fusione e l'altro resta fuori? La questione politica è semplice, semplicissima, se io fossi stato al suo posto mi sarei detto: Montemaggiore non vuole la fusione, non la fa, la facciano gli altri due.
Dietro questo fatto politico che si vuole obbligare per forza di cose a fondere Montemaggiore con gli altri 2 Comuni, che effetto politico c'è? C'è qualcosa di politico, altrimenti se gli altri 2 Comuni, Saltara e Serrungarina, si vogliono fondere lo possono fare, democraticamente si fondono e Montemaggiore resta fuori. Questo è il mio dubbio politico, di capire perché si voglia per forza di cose far fondere questi 3 Comuni. Questa è la prima questione che si configura.
La seconda è una questione di diritto, perché di questo dobbiamo parlare, di diritto. Siamo in un’Aula dove il diritto dovrebbe essere la prima cosa ad essere rispettata, Luigi Ferraioli, che è un grandissimo professore di diritto, un luminare di diritto, dice che la democrazia implica necessariamente il diritto, certo può esserci certamente diritto senza democrazia, ma non può esserci mai democrazia senza diritto. Questo è il concetto di democrazia puro, da noi il diritto è sancito dalla Costituzione. Allora la cosa che mi domando è questa: se la legge prevede e garantisce i diritti di tutti i cittadini dei Comuni, con il referendum, perché ha voluto dividere il referendum per ogni Comune che deve fare la fusione? Se non doveva garantire i diritti, perché non ha fatto una votazione unica, un referendum unico di tutti e 3 i Comuni? Spiegatemi questo. Per quale motivo ha voluto per ogni Comune un referendum? Questo è il diritto che dobbiamo capire. Se la legge avesse detto che per i Comuni, 4/5 Comuni, si fa un referendum unico e se vince il no, non si fa la fusione, se vince il si, si fa la fusione, invece la legge dice che si deve fare un referendum per ogni Comune, questo è il diritto, evidentemente si danno dei diritti costituzionalmente garantiti ad ogni Comune e a tutti i cittadini di ogni Comune.
Questo è il concetto di diritto democratico, quindi ogni cittadino di ogni Comune, che in un referendum ha sancito che non vuole la fusione, ha il diritto di non averla e che non gli venga imposta.
Questo è il concetto di diritto. Avevo studiato bene il Comune Saludecio, ma mi ha anticipato il Consigliere Carloni, quindi è importante. Vedete è vero che in politica si possono cambiare le idee, ma i diritti rimangono.
Ho letto un articolo su “Il Resto del Carlino” del 12 novembre, non so se sono vere le parole dell’Assessore Cesetti, che ritengo una persona coerente con quello che dice, “l’Assessore Cesetti ha sottolineato più volte che terrà in seria considerazione la volontà espressa dai cittadini. In sostanza può bastare la prevalenza del no anche in un solo Comune per far saltare completamente la fusione”. E' scritto così, quindi in piena coerenza …, (…) Si, la volontà di 2.500 cittadini non è la volontà popolare? Che significa? Che esiste la volontà popolare di serie A e di serie B? Di volontà popolare ce ne sta una sola, quindi credo che sul fatto politico se Montemaggiore vuole rimanere come Comune a se, dov’è il problema?
Secondo me non esiste un problema, esiste un problema politico, ci sono cose dietro che io non conosco e che non sono in grado di giudicare, quindi non posso andare oltre. Grazie.
 
PRESIDENTE. Chiudiamo qui le iscrizioni a parlare, con i Consiglieri Traversini, Celani, Talè, Marconi e poi la chiusura del Presidente Giacinti e dell’Assessore Cesetti, questi sono gli iscritti.
Ha la parola il Consigliere Traversini.
 
Gino TRAVERSINI. Grazie Presidente. Il dibattito è corretto e non bisogna portarlo allo scontro in merito al fatto di essere più democratici o meno democratici, ma occorre prendere una decisione che sicuramente influenzerà i 3 Comuni e si ripercuoterà nella gestione del territorio regionale.
Quello che determiniamo oggi non è solo se Montemaggiore entrerà o no nella fusione, ma dovremmo decidere cosa fare nel caso in cui si verifichino le stesse condizioni nella regione Marche. Tra 20 giorni potrebbe iniziare un altro processo di fusione ed esserci le stesse circostanze, noi dobbiamo fare una scelta e calarla nella situazione attuale che si trascina da una decina di anni.
Dico questo perché il legislatore, quello cioè che cura i particolari interessi di quel territorio, di quella situazione, non può che partire dalle vicende che si vivono.
La prima vicenda è la situazione dei piccoli Comuni. Spesso sono i piccoli Comuni che chiedono le fusioni, né medi né grandi. La realtà è drammatica e noi la viviamo nel territorio anche attraverso situazioni imposte. Parliamoci chiaro, sapete benissimo che i Comuni sotto i 5.000 e i 3.000 abitanti, per disposizioni nazionali, devono unire le 10 funzioni fondamentali. Non l'hanno deciso i cittadini. E' stato detto dovete farlo e si è fatto perché è una norma per amministrare in modo migliore. Così si è dato il via anche al processo delle fusioni, che non è una cosa che piove oggi, sono anni che si sta parlando di questo. Anche il fatto che a livello nazionale e a livello regionale, lo abbiamo fatto qui poi vi dirò meglio, si mettono benefici e fondi per fare le fusioni. Se vogliamo potrei dire: “A me non sembra molto democratico, io sono un Comune, mi amministro, mantengo la mia cultura, la mia identità”. Allora mi spiegate perché un Comune se si fonde deve avere 300.000 euro in bilancio? Perché c'è la volontà di dare una risposta a livello centrale rispetto ad una gestione del territorio e a problematiche che devono essere affrontate attraverso quei meccanismi, che noi non abbiamo direttamente incentivato, anche se ci crediamo, ma sono i Comuni stessi, attraverso i propri Consigli, che li chiedono.
Questo è il processo, non è facciamo un referendum se vogliamo ..., no, c’è un processo in corso che porta a questa soluzione, al fatto di dire ai piccoli Comuni: “Avete due meccanismi: l'unione dei Comuni - ma questa sta andando piano - e le fusioni”, che è un altro meccanismo che sta andando altrettanto molto piano. Lo dico perché ho fatto il relatore di vari provvedimenti che sono stati fatti nella passata legislatura, Tre Castelli, Valle Foglia, poi sempre nel pesarese la fusione è andata male con tre voti negativi, Lunano, Piandimeleto e Belforte. Ad esempio in quel caso, nelle riunioni fatte prima alle quali eravamo invitati, io partecipavo come relatore, gli amministratori ed i cittadini sapevano benissimo che nel caso in cui un Comune avresse votato no, non era assolutamente scontato che non passasse la fusione, in quanto la volontà generale avrebbe potuto portare all’approvazione. Ci hanno chiesto di fare in modo di evitare questa situazione perché loro la fusione non la volevano, noi abbiamo risposto che avremmo visto la cosa dopo perché c'era una legge completa che prevedeva tutta la casistica, quindi abbiamo lasciato in sospeso la questione, però questa chiarezza andava fatta.
Siamo in una situazione generale che accompagna alla fusione, comunque chi mette in moto un meccanismo di questo tipo sa che se si presenta un progetto con 3/4/5 Comuni non basta un Comune per annullare la fusione - questa è una cosa chiara - non basta, altrimenti non vedo perché il legislatore a livello nazionale avrebbe deciso di rendere vincolante il referendum per la fusione per incorporazione, ed è giusto secondo me, giustissimo, perché l’incorporazione tra due Comuni ne fa sparire uno, nel senso che non ha più nessuna funzione, viene messo nell’altro Comune e non c'è più.
Nell’altro caso il referendum è solamente consultivo, addirittura dà lo spazio alla Regione di prendere la decisione che vuole, sul serio, nel senso che potrebbe anche prendere decisioni in situazioni, da un punto di vista “democratico”, se vogliamo definirle, più gravi, anche in presenza di un maggior numero di no la Regione potrebbe anche stabilire una cosa del genere.
In questo caso visto che poi alla fusione ci si va e la si fa per avere dei benefici, perché non è solo una questione di progetto, ma possono esserci anche situazioni particolari, ad esempio la crescita del territorio. Questi benefici non si riescono ad avere se qui non si fa tutto entro la fine del mese. Andare ad una decisione in sintonia con il modo di pensare di una legge, che a questo punto, vista la ripresa che c’è stata - oggi ne abbiamo due, in cinque anni ne abbiamo fatte tre, una è saltata, quindi non è che ci sia stata chissà quale evoluzione - credo che vada fatta.
Nel momento in cui, al di là di Montemaggiore e tutto il resto, io so che la fusione va accompagnata, e dico che se ho la maggioranza dei Comuni ed ho la maggioranza dei voti per me la fusione va accettata per il principio che, va benissimo chi lo vuol criticare è libero di farlo, mi sento coerente con la funzione amministrativa di legislatore regionale in in sintonia con un processo che avviene a livello nazionale. E' quello che sta avvenendo a livello nazionale da 10 anni, non da un mese e, ripeto, ci sono tutta una serie di benefici. Mi spiegate per quale motivo sono stati messi? Perché c’è una diversità tra l’interpretazione del referendum consultivo rispetto a quello vincolante del dell’incorporazione.
A questo punto, rispetto il fatto che uno dica: “No, il voto è sacro”, ma dico che in questo processo non è in questo senso e la proposta di risoluzione secondo me è importante, perché non è un voto a Montemaggiore, è dire che nel prossimo caso, nei prossimi anni - lo faremo anche con la legge - nel caso in cui ci siano più Comuni, in questo caso sono 3, ma potrebbero essere anche 8, potrebbe anche esserci un Comune di 700 abitanti dove è complicato stabilire per due voti se vota si o vota no, allora non basta quel Comune a bloccare l’intero processo, nel senso che nel momento in cui c’è la maggioranza, se sono 7 Comuni ne bastano 4, e se c’è la maggioranza di voti, secondo me, l’operazione va fatta perché nessuno costringe il Comune ad attivare l'iter.
Credo che, lo dico con molta tranquillità, tutto è rispettabile, ma una decisione in questo senso va incontro al processo, lo ripeto, che si sta portando avanti e si dà una risposta a chi l’ha messo in piedi.
Sono assolutamente favorevole alla proposta di risoluzione, quindi ad elaborare una proposta di legge, credo che questo sia un valore che vada portato su tutto il territorio regionale e spero che presto discuteremo la legge.
E’ chiaro che su un principio fondamentale di questo tipo …, dimenticavo, è molto importante, si è parlato di Emilia-Romagna, a me risulta che l’ha approvato, ma non è un problema, perché noi non dobbiamo citare altre Regioni ad esempio, non ne abbiamo bisogno, però l’Emilia-Romagna ha approvato …

(dissenso del pubblico)

PRESIDENTE. Silenzio per favore.

Gino TRAVERSINI. Nel fare il relatore dell'atto relativo al trasferimento di Marotta, era una situazione anche più complicata, so benissimo quello che succede e lo rispetto, ci mancherebbe.
Però l'Emilia-Romagna ha approvato una norma che prevede che quando c'è la maggioranza - quello che noi diciamo oggi - si va in questo senso e l’ha messa in una legge.
Sarà sicuramente un argomento che noi porteremo, ecco perché invito alla riflessione su questo tema che sarà nella legge e nel giudicare in negativo questo passaggio, già voi evidenziate un elemento di divisione rispetto al ragionamento molto più ampio che dobbiamo fare. Tutto qui.
 
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Celani.

Piero CELANI. Grazie Presidente. Non so se oggi nello stilare questo ordine del giorno del Consiglio c’è stata la manina di un folletto nell'iscrivere questi argomenti, come la fusione di questi Comuni, nella quale è molto importante la volontà del popolo, due giorni dopo un referendum che ha rimesso al centro il dibattito sull'espressione popolare, sulla partecipazione democratica della gente.
Un dibattito che ci ha appassionato per tanti mesi e che ha avuto un risultato.
Piaccia o non piaccia, l’ho detto prima, al di là del merito, i cittadini si sono riappropriati di questo loro grande diritto di partecipare alle scelte, non è un caso se quasi il 70% degli italiani ed anche dei marchigiani sono andati a votare per il referendum.
Voglio fare un discorso generale e poi andare per punti velocemente perché molte cose sono state dette.
Credo che oggi dobbiamo ripartire da questo concetto: quanto conta l'espressione di una collettività che viene chiamata a decidere su alcuni suoi problemi, tanto più quando viene chiamata a discutere sulla cancellazione della propria identità? Vorrei sapere da ognuno di voi, non adesso ovviamente, ma quando ne parleremo successivamente in occasione di questa legge, quanto conta.
Il dibattito di carattere generale è questo, non vado adesso a cincischiare sul discorso particolare. C'è stato un grande momento che ha coinvolto tutta la comunità italiana, ne abbiamo parlato e abbiamo detto che al di là del merito, la grande vittoria è stata quella. L'avete detto voi, amici del PD, perché la prima dichiarazione del vostro segretario regionale è stata di esultanza per la grande partecipazione democratica, una festa addirittura. La festa ve l’hanno fatta i cittadini!
Il Segretario regionale Comi ha detto testuali parole, faccio nome e cognome, in quando apparse sulla stampa: “E’ stata una grande festa della democrazia”. Perbacco! E’ vero, però bisogna andare fino in fondo, questa democrazia la dobbiamo esercitare fino in fondo, dobbiamo dare la possibilità a tutti quelli che hanno espresso la volontà di partecipare che il loro pensiero venga tenuto in debito conto.
Questo è il grande problema di cui noi dobbiamo ribattere, altrimenti stiamo qui a perdere tempo sull'interpretazione o meno della legge.
Qualche spunto veloce sul caso particolare. Per me è molto singolare quest'interpretazione del popolo nell'incorporazione, che la legge intende in un modo, mentre nella fusione viene considerato diversamente, quasi come se questo “sentito” diventasse un ectoplasma. A me sembra che la volontà di una comunità sia stata ridotta a qualcosa di inconsistente che viene adoperata a proprio uso e consumo, e questa è una cosa che dà molto fastidio.
Credo che quando un cittadino va a votare, soprattutto nel referendum, debba sapere come sarà interpretato il suo voto, lo deve sapere, altrimenti non serve a nulla. Deve sapere che cosa significa quel “sentito”, lo deve sapere prima, altrimenti abbiamo scherzato. Questi cittadini sono stati presi in giro, sono andati a votare per che cosa? Doveva essere chiarito prima e se la legge aveva questi problemi doveva essere immediatamente corretta, perché non ha senso andare a votare senza sapere quello che è stato detto.
Soprattutto mi ha meravigliato, io non seguo, appartengono ad un’altra provincia, al sud delle Marche, però mi devo fidare ciecamente, lo so che è così, quello che ha detto il Consigliere Carloni, che il Sindaco si è espresso in un modo, il Sindaco che è l’espressione di una volontà popolare, e poi improvvisamente ha cambiato le carte. Questa situazione mi sembra quanto meno da approfondire. Un Sindaco è eletto a suffragio universale, azione diretta, la grande rivoluzione che c’è stata con la Bassanini su questo discorso, certamente il Sindaco è espressione di un popolo, quindi se il suo popolo ha detto no e lui si è detto rispettoso della volontà della democrazia di quel territorio, non capisco come possa cambiare.
Ho preso qualche semplice appunto. Vedete, a questi cittadini che sono stati chiamati a dire la propria su questo aspetto, frega poco il discorso del patto di stabilità, Presidente Traversini, oppure di avere quel contributo di X mila euro per 10 anni per fare le strade, frega poco a quei Comuni piccoli dove il senso di appartenenza è molto forte, a loro interessa molto di più la loro identità, la loro storia, la loro cultura, il senso di appartenenza, il loro campanile. E' questo che interessa. D'altra parte perché dobbiamo batterci la testa su un'Italia che ha 8.100 Comuni, la Francia ne ha 32.000 ma questo problema non se lo pone, c’è uno strumento a disposizione da tanti anni che è l’unione dei comuni, facciamolo funzionare, si possono mettere insieme in rete tantissimi servizi e si riducono tanti sprechi. Ad esempio: la centralità dei servizi sociali, la vigilanza urbana, il settore tecnico, si può fare tutto, un solo Segretario generale può gestire 10 Comuni di una certa entità, non ci sono problemi. Questo strumento non ha mai funzionato perché anche lì si è voluto dare una struttura politica, la Giunta, l’Assessore, eccetera, non ha senso, bastava che l'aspetto prettamente tecnocratico si mettesse insieme e che i vari funzionari gestissero questi servizi per risparmiare tantissimo. Era un problema di gestione ed indirizzo che i singoli Consigli comunali potevano dare. Quindi secondo me è una grossa mortificazione questa che noi diamo a questi territori. Non possiamo, e non lo dico soltanto per campanile o per partito preso, per difendere una cosa che produce qualche applauso, non è questo il discorso, chi mi conosce lo sa, ho fatto il Sindaco e quindi so quanto sia importante mantenere un’identità su un certo territorio, mantenere il proprio campanile, mantenere l’appartenenza anche perché in taluni territori, più il Comune è piccolo, più il Comune si trova in una zona collinare, in una zona un po’ disagiata, più quei cittadini sono delle sentinelle fondamentali, di cui non possiamo fare a meno. E se si perde quell’identità, se si perde quel senso di appartenenza, se si perde il proprio campanile, è più facile per le nuove generazioni spostarsi ed andare in un luogo più bello, più grande, nel luogo dove c'è il cinema ed altro. Noi non possiamo permetterci in un territorio martoriato come il nostro, uno spopolamento di questo tipo, perché la perdita dell'identità significa anche lo svuotamento di questi nostri territori.
Concludo dicendo che qui è stato fatto un pasticcio e se un Comune ha detto di no va rispettata la volontà, va cambiata la legge. Si modifichi subito la legge, si dica come vengono interpretati i risultati di questi referendum, i loro voti, in modo tale che poi si sa come procedere con la fusione e se su tre Comuni uno ha detto no, si faccia la fusione tra gli atri 2 ed il terzo mantenga la propria identità, deciderà poi come mettere in rete i propri servizi.
Questo è il rispetto della democrazia, altrimenti oggi avremo fatto un bellissimo Consiglio regionale, però, purtroppo, se questa legge con contenuti vuoti verrà approvata, ci siamo parlati addosso ed abbiamo preso in giro non solo i cittadini che stanno qui, ma tutti i cittadini marchigiani. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Talè.

Federico TALE’. Sarò telegrafico per quanto mi è possibile, anche perché abbiamo sentito ormai in tutte le salse le ragioni di chi vuole andare avanti e di chi invece non lo vuol fare.
Penso che sia sinonimo di democrazia anche un Consigliere che all’interno della maggioranza dissente dalla linea della maggioranza stessa.
Per questo voglio spiegarvi queste cose. Da sempre sono fermamente a favore - lo ero da Sindaco e lo sono da Consigliere regionale - delle fusioni tant'è che, e qui apro una parentesi, il Comune dal quale provengo, il Comune di Mondavio, dove ho fatto il Sindaco fino ad un anno e mezzo fa, è proprio al centro tra le due fusioni che approveremo oggi, quindi la roveresca e la colli metaurensi, ed allora voi direte: “Come mai sei al centro di queste due fusioni ma non ti sei fuso con queste due realtà pur essendo convinto delle fusioni?” Penso che questa domanda sorga spontanea, la risposta è - purtroppo la critica agli amministratori locali - che i miei cittadini, ad esempio - il Sindaco deve avere le antenne - non erano pronti ed avrebbero votato no alla fusione, quindi in questo caso la responsabilità è dei Sindaci. Noi in questo caso abbiamo due situazioni, quella dell'unione roveresca, attaccata a Mondavio, dove sono 13 anni che esiste un'unione dei comuni che funziona e che ha dimostrato, a destra, a sinistra, al cittadino del Movimento 5 Stelle, a qualsiasi cittadino, e a qualsiasi schieramento politico, che una fusione di quei Comuni sarebbe stato un vantaggio per i cittadini ed infatti in quel referendum il 70, l'80% dei cittadini ha votato a favore. Quindi erano pronti, era il momento in cui fare il referendum.
Da quest’altra parte tengo a precisare, ugualmente confinante con il Comune di Mondavio, che probabilmente, visto quello che è avvenuto, non era il momento per vari fattori, adesso non sto qui a tediarvi perché li abbiamo sentiti fino adesso, però non era il momento perché la situazione probabilmente era troppo acerba.
Dico e concludo immediatamente, abbiamo 936 voti contrari e 510 favorevoli, quindi non sono 30/40/50 voti, sono 936 voti contrari e 510 favorevoli e - quello che dico lo sto dicendo con coscienza, è una questione di coscienza - non si può assolutamente, anche per l'esperienza che ho fatto fino a ieri, cancellare un Comune contro la volontà dei suoi cittadini.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Marconi.

Luca MARCONI. Grazie Presidente. E’ quasi impossibile sottrarsi ad un dibattito per il quale gli argomenti sono stati dei più disparati e in sostanza anche profondamente contraddittori.
Ho sentito parlare di preoccupazione per le spese amministrative di poche centinaia di euro ed al tempo stesso immaginare la ripetizione all'infinito dei referendum per queste fusioni, anche da parte di chi, io sono fra quelli, l'ha ricordato prima il Presidente, avendo bocciato questa riforma costituzionale non si è preoccupato di altre spese, quindi diciamo che un dato di coerenza in questo dibattito è veramente molto difficile trovarlo.
Un’altra cosa, lo chiedo non so più a chi, se ho ben capito, ormai non è la prima procedura di fusione che arriva, la Regione è un po' il notaio di questa situazione, ma anche il decisore. La legge è un po’ ambigua, secondo me, tanto è vero che le altre Regioni hanno fatto delle norme, vedi la Lombardia, l’Emilia-Romagna, che applicano regole di automaticità.
Una cosa che non ho capito, Presidente, è perché in tutti questi dibattiti - io non sono del pesarese, ho visto una sola fusione fatta in provincia di Macerata che è stata tranquilla, due Comuni che messi insieme hanno fatto un condominio, quindi non era difficile farla, ma qui la situazione è più complessa perché si tratta di Comuni di una certa entità - non si parla mai della sostanza, cioè dei motivi, si registrano solo le procedure, i voti. Ma perché? Se uno fa una fusione la fa sulla base di un presupposto di sostanza, cioè i tre Consigli comunali hanno deciso e ci hanno proposto a suo tempo di avviare la procedura, per la quale la Regione ha detto: “Va bene, procedete”. Potevamo già dire di no, quindi non ci siamo inventati niente, perché a sentire qualcuno sembra che qui ci svegliamo la mattina e decidiamo queste cose, sono Consigli comunali eletti, penso, anche a larghe maggioranze, se queste maggioranze non sono assolute comunque ci sono state, chi adesso ha votato no al referendum sulla fusione, poteva anche subdorare questo tipo di maggioranza. Voglio dire facciamo partire questa procedura perché i Consigli comunali nella delibera che ci hanno mandato hanno motivato da un punto di vista amministrativo, storico, ambientale, culturale, economico, la necessità di questa procedura.
La procedura è confusa perché lascia alla fine alla Regione questo giudizio ordalico. Tiriamo in ballo Montesquieu, la democrazia, diventa una cosa allucinante, che non c'entra nulla riguardo a questo, cosa c'entra la democrazia?
Mi sembra che il Consigliere Giorgini abbia detto: “Qui c’è un giudizio separato” e no, Consigliere Giorgini, c’è un giudizio unico perché a noi non ci viene proposta la possibilità, perché se avessimo avuto la possibilità ed ogni Comune avesse votato per conto proprio, sul giudizio di ciascun Comune noi avremmo potuto dire si o no, cambiando il risultato popolare. Non è così!
Noi dovremo dire si ad un Comune e no agli altri due, perché la democrazia impone che ce ne sono altri due che si sono pronunciati in maniera opposta, oppure Consigliere Maggi, rifacciamo partire una procedura spendendo un sacco di soldi, mentre ci sfinite la vita sulle spese!

(interrompe il Consigliere Maggi)

Luca MARCONI. No, e non parlate di democrazia perché stamattina avete riempito le pagine dei giornali nazionali parlando e benedicendo l’Italicum, viva Dio, quando qualche settimana fa avete detto, a me personalmente, mai e poi mai perché l’Italicum era fascista, perché l’Italicum era una imposizione, adesso che sentite puzza di vittoria fate questo, quindi legittimazione morale a nessuno, siamo seri, perché siamo ancora esseri umani e quando parliamo riusciamo a guardarci in faccia.
Ho letto dappertutto che Grillo per primo ha detto che l’Italicum va applicato anche al Senato.

(Voci fuori microfono)

Luca MARCONI. Si, si, qui si cambiano le opinioni, qui siamo diventati tutti berlusconiani, Presidente, Berlusconi era quello che cambiava dalla mattina alla sera, mi pare che siamo diventati tutti berlusconiani.
Io voglio capire, e non è stato detto niente per cui la mia decisione è a prescindere da questo, la sostanza. Non c’è un problema relativo alla sostanza. Io non penso che i tre Consigli comunali siano impazziti nel momento in cui hanno proposto questo tipo di cosa, la procedura è fatta male, se io fossi il legislatore nazionale direi: “Sotto i 5.000 abitanti è obbligatorio fondersi”, con chi vuoi lo decidi tu. Questo ha un senso di democrazia, perché qui si sposta il ragionamento, qual è il bene comune che viene tutelato? La necessità di una diversa organizzazione, oppure no? E’ troppo facile Consigliere Celani dire: “In Francia è così”, le posso dire che in altri 10 Paesi europei le fusioni sono state fatte, bisogna vedere cosa fa un Comune, come lo fa, con quali costi, con quali tempi, è troppo arruffata una valutazione di questo tipo. Dobbiamo metterli insieme i Comuni, c’è una convenienza oppure no?
Io questa mattina relativamente a quello che dobbiamo fare sulle Regioni e che non faremo mai perché non ci sarà mai nessun accorpamento delle Regioni da qui ai prossimi 50 anni, almeno io non la vedrò e non la vedrò in questo Consiglio regionale, ho detto che la prima cosa da fare seria è quella di approfondire una valutazione che va fatta a latere, con molta tranquillità, non le consultazioni. I dati, non si fa mai un ragionamento a partire dai dati, questa è l'unica cosa che deve accadere.
Chiudo dicendo che, e mi dispiace - si è tirato in ballo il diritto, per questo sono intervenuto, Presidente Mastrovincenzo, se no sarei stato volentieri a sedere - si è invocato il diritto come se qui stessimo facendo una cosa contro il diritto e questo veramente mi indigna, “il diritto va rispettato”, ma il diritto viene rispettato, qualsiasi decisione si prenda, perché quest’Aula è pienamente legittimata, caro Consigliere Giorgini, ad assumere decisioni in merito. Il diritto, ma che vuol dire il diritto?
Il diritto è quello che ha il Consiglio regionale, fino a prova contraria, di stabilire questo, altrimenti per voi cari Consiglieri del Movimento 5 Stelle la legge è una cosa che tirate di qua e di là come vi fa comodo. Qui non c'entra niente il potere, qui c’è una legittimazione piena e nessuno sta prendendo una decisione contro questo tipo di legittimazione perché anche in riferimento a, mi è dispiaciuto perché è una persona mite e moderata, che parlando di referendum ha citato la “riappropriazione di un diritto a pronunciarsi” perché il referendum costituzionale nazionale e questo qui non sono già stabiliti? C’è stata una guerra partigiana, Assessore Sciapichetti, le risulta che ci siano state bande sul vissano, sul cingolano, che si sono dovute scontrare con il resto del popolo o con le forze dell’ordine per affermare il diritto al referendum?
Ripeto ho votato no e non ne faccio mistero, ma mi sembra che i parlamentari del PD abbiano raccolto le firme per farlo questo referendum, mi sbaglio? Come c’è una legge fatta da un Governo in cui c'è anche il PD che stabilisce che ci sia un referendum consultivo per stabilire questa cosa. Quindi di cosa stiamo parlando? Riappropriazione della libertà, io penso che stiamo impazzendo, Presidente, stiamo entrando in un vortice che mi auguro si concluda molto presto con le elezioni politiche a febbraio e col sistema proporzionale puro, questo è veramente democratico, no l’Italicum che vuole Grillo.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Giacinti.

Francesco GIACINTI. Grazie Presidente. Per onestà intellettuale, solo qualche puntualizzazione per precisare meglio ciò che ho detto nella presentazione della risoluzione, altrimenti credo di non essere riuscito nell'intento e questo mi dispiace.
A parte imprecisi se non scorretti riferimenti e commistioni fra il referendum di domenica scorsa e la democrazia che può sottendere al tema di oggi, che mi sembra proprio fuori luogo, voglio venire un po' alla discussione.
E’ stato detto che come un pubblico ministero interpretavo la legge. No, non mi sono permesso assolutamente di interpretare, ho detto che stiamo applicando la legge, perché il legislatore, così come si è espresso, lascia la possibilità di interpretare il risultato del referendum, e forse questo potrebbe essere un vulnus, tanto che la risoluzione va nella direzione di portare qualche elemento di codificazione, ho usato questa espressione ulteriore.
Però la verità è che la legge, quando parlo di legislatore, parlo dell'autorità legislativa, riconosce che il vero succo e la vera democraticità di questo Paese, Consigliere Fabbri, si basa sulle istituzioni e sul funzionamento delle istituzioni e quando il legislatore riconosce un importante peso ai Consigli comunali è perché si vuole dare la giusta importanza alle istituzioni.
Purtroppo a volte però disconosciamo il valore delle istituzioni e pieghiamo il concetto di democrazia un po' come ci fa più comodo. Faccio due esempi che vogliono essere un po’ sarcastici, ma nel contempo siamo arrivati anche a sfiorarli, perché un Consigliere ha fatto anche riferimento al fatto che quando va a votare il 40/45% della popolazione e il risultato può essere il 40% di maggioranza, in soldoni si è espresso e guida quel Comune il 20% del corpo elettorale. Questo è stato detto. Paradossalmente mi permetto di dire, visto che sono stati scomodati sia i numeri che la relatività, senza entrare nello specifico, non mi riferisco né a questo né a quel Comune, che quando va a votare il 64% ed il 60/62% di quel Comune si esprime in un senso, raggiungiamo il 40%, non la maggioranza, visto che qui parliamo di si o no, un paradosso solo per dire che la democrazia, la rappresentatività, l'espressione del consenso, è legata alle regole di funzionamento della democrazia, se no dovremmo ogni volta esprimerci tutti, indistintamente, dal primo all'ultimo, ma democrazia a volte è anche non esprimersi o esprimersi nella parte che ritiene di farlo.
Non volevo interpretare assolutamente, anzi ho detto che la nostra risoluzione va nella direzione di introdurre elementi ulteriori che servono per renderla meno interpretabile. Il legislatore, lasciando quella possibilità, voleva rendere più interpretabile il risultato referendario, che ribadisco va visto nella sua interezza, questo è scritto nella legge, introduciamo quindi elementi ulteriori per ricondurlo a un esame più cogente e avvicinarlo ai singoli risultati elettorali. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Cesetti.

Fabrizio CESETTI. Grazie Presidente. Spero di riuscire a sintetizzare il senso del mio intervento perché ho ascoltato con estrema attenzione tutti gli interventi e devo dire, come sempre tra l'altro, tutti rispettabili e tutti degni di grande attenzione.
Confesso che ho riflettuto a lungo su questa vicenda che ritengo sia molto complessa, l’ho detto anche in Conferenza dei Capigruppo quando l'altra volta abbiamo ricevuto una delegazione di cittadini di Montemaggiore, con la consapevolezza che la decisione che noi andiamo a prendere è una decisione importante, che costituisce e deve costituire un precedente indubbiamente vincolante per questa Regione, quindi bene hanno fatto i presentatori della risoluzione perché si metta un punto fermo sulla nostra decisione di oggi.
E’ stato ricordato da più parti la differenza di fondo, sostanziale, tra la fusione per incorporazione, dove c'è la morte di un'identità storica, culturale, a favore di un altro. L'annullamento totale si chiama appunto fusione per incorporazione, cosa diversa è l'istituzione di un nuovo Comune, come in questo caso, che può nascere anche dalla fusione dei Comuni contermini ed è il caso che noi stiamo affrontando.
Rispetto all'istituzione di un nuovo Comune, perché di questo si tratta, i cittadini che vengono chiamati a pronunciarsi con il referendum consultivo, ovviamente con un valore diverso rispetto al referendum consultivo per la fusione per incorporazione, che cosa esprimono? Poi dirò, perché la richiesta non è nata in questo caso da un'iniziativa della Regione, e ci arriverò dopo, ma dall'iniziativa degli stessi Comuni, dei Consigli comunali. Spero di non dimenticarmi perché ci voglio ritornare.
Si contrappongono, i cittadini esprimono due esigenze, da una parte ci sono cittadini che con il loro no dicono, a Montemaggiore ed agli altri Comuni, Saltara e Serrungarina, no all’annullamento della nostra identità, no all'annullamento della nostra storia; dall'altra parte i cittadini che dicono sì, che cosa voglio affermare? Vogliono affermare il percorso di una storia nuova, vogliono affermare un'identità nuova, che guarda al futuro, un'identità più grande, più forte, capace di relazionarsi con le altre istituzioni, per incidere meglio, anche per soddisfare le esigenze, i bisogni delle loro comunità.
Creo un Comune più grande perché gli posso dare un'organizzazione più grande, più capace, più incisiva, per dare quelle risposte, alcune delle quali le citava prima il Presidente, a sostegno delle sue convinzioni.
Questo è, sono due opinioni, sono due opinioni rispettabili o no? Lo sono per entrambi, quale può essere più affascinante? Per me potrebbe anche essere più affascinante la posizione di coloro che non vogliono perdere la loro identità, ma io non sono qui e noi non siamo qui per fare ciò che ci piace di più, noi siamo qui per fare ciò che è giusto, ciò che è legittimo, ciò che è opportuno e quando facciamo questo, lo voglio dire, noi non esercitiamo l'arroganza del potere, perché l'arroganza è quella caratteristica che copre il piacere, noi esercitiamo la responsabilità del potere, che è una cosa diversa.
Nell'esercitare la responsabilità del potere dobbiamo affermare come la Regione possa e debba esercitare le sue facoltà e le sue prerogative, perché di questo si tratta, perché vedete, voi citate nella mozione la Costituzione repubblicana e noi sappiamo bene, io so bene, che l'articolo 114 della nostra Costituzione dice che la Repubblica è costituita da Stato, Regioni, adesso ancora Province, città metropolitane e Comuni e che questi enti, che sono articolazioni della Repubblica, hanno la stessa pari dignità costituzionale, sebbene con ruoli e funzioni diverse. Lo sappiamo bene, quindi sappiamo bene cosa significhi la perdita di un'entità territoriale, di un Comune, ma sappiamo altrettanto bene che cosa significa la nascita di una realtà più grande, di un Comune più grande, più forte. Lo sappiamo bene, credo che sia altrettanto affascinante e la Costituzione questo lo prevede, quella Costruzione che giustamente richiamate voi.
Dove lo prevede? Lo prevede all'articolo 133 laddove dà alla Regione la facoltà, perché può, di istituire nuovi Comuni, con leggi e perché questa facoltà non sia arbitrio - e l’arbitrio può perfezionarsi anche attraverso l'omissione - è necessario che la Regione, quindi noi, quando va ad assumere una decisione del genere, in base all'articolo 133 della Costituzione, secondo comma, lo faccia sulla base e nel rispetto di procedure predeterminate, predefinite.
Noi le abbiamo rispettate? Sono state rispettate? Ci arriviamo. E' molto semplice. Capisco che avete una qualche difficoltà a controbattere questi argomenti.
Da dove è nata l'iniziativa di istituire questo nuovo Comune? Forse da un'iniziativa propria della Regione, per altro possibile? No, sono i Consigli comunali di Serrungarina, Saltara e Montemaggiore al Metauro che hanno chiesto alla Giunta regionale di avviare il procedimento per la presentazione di una proposta di legge ai fini dell'istituzione di un nuovo Comune, sono loro che l'hanno chiesto!
La Giunta regionale sulla base dell'articolo 133 della Costituzione che cosa ha fatto? Ha predisposto la conseguente proposta di legge che, badate bene, ha inviato nuovamente ai Consigli comunali ed alla Commissione, che hanno espresso i loro pareri favorevoli, e poi è stata sottoposta al referendum consultivo.
Che cosa è stato sottoposto a referendum consultivo a quel punto? E quando esso interviene? Esso interviene a valle di un procedimento già avviato e completato, questo è il punto.
Vi confesso, credetemi, di averci riflettuto a lungo. Consigliere Fabbri, io cerco di portare argomentazioni e le sue, seppur rispettabili, l’ho detto, sotto il profilo emotivo, sotto il profilo argomentativo non mi pare che siano argomentazioni … Se mi fa finire, capisco che mi deve interrompere perché le crea qualche difficoltà questa argomentazione.
Io sono stato tentato, e ci ho riflettuto a lungo su questa vicenda, anche di chiedere un confronto con il Presidente Ceriscioli, poi valutando e riflettendo bene sulla base di queste argomentazioni che faccio, mi sono convinto di una cosa, che in quello che ci apprestiamo a fare, noi rispettiamo la volontà, quella volontà del corpo elettorale che ho detto io.
Ripeto, il procedimento di consultazione va valutato a valle quando il procedimento è già completato, quindi quel referendum, che è consultivo, quando interviene? Quel “sentire le popolazioni interessate” che ci dice il 133 della Costituzione, significa che cosa? Che la Regione deve tenere conto della popolazione complessivamente intesa, per una ragione molto semplice, perché se non facesse questo e se ascoltasse le pur comprensibili e giustificate e per alcuni anche condivisibili argomentazioni dei cittadini di Montemaggiore, che hanno detto no ..., ma la Regione deve tener conto anche di tutti quei cittadini degli altri Comuni che hanno detto si.

(Dissenso dal pubblico)

Fabrizio CESETTI. Questa è la responsabilità, perché qui non è in gioco la fusione per incorporazione, qui non è in gioco la perdita di un'identità a vantaggio di un altro, qui è in gioco la costruzione di un'entità nuova, di un'istituzione nuova, questa è la verità, questo è il punto e di fronte a questo non c’è nessuna arroganza del potere, ma la responsabilità di chi deve decidere.

(Dissenso dal pubblico)

Fabrizio CESETTI. C’è un punto, Consigliere Maggi, noi ci dobbiamo preoccupare, glielo ripeto ancora una volta, di essere giusti, imparziali, rispettare le regole che ci siamo dati e che ci siamo trovati e laddove non le condividiamo, le dobbiamo cambiare prima. Questo noi dobbiamo fare perché, ripeto, qui ci sono loro, rispettabili, ai quali io sono vicino con il cuore, però la ragione della responsabilità delle decisioni va in quest’altra direzione, non può essere diversamente e non potrebbe essere diversamente da come io cerco di rappresentarlo forse male, perché diversamente noi stabiliremo un principio che nel momento in cui dovessimo dire: “Bene la decisione dei cittadini del Comune - come in questo caso - preclude quel percorso”, noi ci metteremo de plano in contrasto con la Carta Costituzionale, semplice, è così, e noi dobbiamo, ripeto e chiudo, rispondere anche a tutti quelli che hanno detto si.
Da ultimo, per tranquillità, Presidente, vorrei dire che tra l'altro in base alle leggi regionali il quesito referendario si dà per approvato quando (articolo 10, comma 2 della legge 10 del ’95, articolo 15 comma 3 della legge regionale 18) raggiunge la maggioranza dei voti validamente espressi, e qui i voti validamente espressi sono i voti valutati nel complesso, tanto è vero che la Corte di Appello del proclamare il referendum l'ha fatto nel complesso.
Da ultimo ci sono dei precedenti, se non vado errato, anche in Emilia-Romagna c'è stato un caso dell'istituzione di un nuovo Comune, cinque Comuni, esattamente i Comuni di Bazzano, Castello di Serravalle, Crespella, Monteveglie e Savigno e due Comuni nel referendum hanno detto no, nonostante questo la Regione Emilia-Romagna ha proceduto con l’istituzione di un nuovo Comune.

(Dissenso dal pubblico)

Fabrizio CESETTI. Questo per dire che poi noi non facciamo nulla di. Io capisco ma, signori Consiglieri, l'Assessore agli enti locali ritiene che questo Consiglio regionale se approverà questa proposta di legge farà una cosa giusta.

PRESIDENTE. Passiamo alla mozione n. 194
Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Fabbri.

Piergiorgio FABBRI. La mozione chiede di non procedere alla fusione, non approvando la legge regionale che imporrebbe, in questo momento si è capito, dal punto di vista politico, la fusione dei 3 comuni e a riniziare il nuovo procedimento se i 2 Comuni che hanno detto si vogliono continuare a fondersi.
Allora è emerso chiaro che ci assumiamo la responsabilità politica oggi di dare un precedente e con la risoluzione, che dopo discuteremo, di aprire la strada a un'interpretazione differente rispetto alla normativa vigente.
Quindi diamo a posteriori, sulla pelle di questi cittadini, un'interpretazione differente, invocando la somma dei voti perché c'è un rimando alle procedure di un referendum consultivo su quelle di un referendum abrogativo, che infatti noi vogliamo toccare con la nostra proposta di legge per separare il rimando che non è applicabile in questo momento qui, giusto per parlare in punta di diritto.
Dopodiché è chiaro che vi prendete la responsabilità politica di non stare ad ascoltare la volontà di un Comune che è la cellula costitutiva della società italiana, ma questo ormai è palese a tutti e volete aprire la strada verso la dittatura delle Giunte.
La dittatura delle Giunte perché? Perché se avete paura di perdere un Comune piuttosto che perderlo, la Giunta decide di fondersi in modo da annacquare il dissenso, perché state aprendo la strada a questa manipolazione all'interno, prima mettete una diga, come la volevate mettere al Senato in modo che il Senato avesse un'inerzia differente a guida PD rispetto alla volontà della Camera. Ma questo ormai è chiaro a tutti non che io smaschero un giochetto che volete fare a livello locale.
Detto questo, auspico che prevalga il buon senso, nulla osta a fermare questa proposta di legge che obbliga a fondere 3 Comuni, nulla osta a riniziare l'iter con i due Comuni che si vogliono fondere, la vostra, se non per seguite questa strada richiesta dalla mozione, è una chiara forzatura politica dove la burocrazia sulla testa dei cittadini vuole prendere strade differenti, ma questo è proprio lo status mentis che vi sta facendo agire male, purtroppo, in questa compagine politica che è regionale e quindi è chiaro che l'assunzione di responsabilità, anche nei confronti di eventuali danni erariali, ve la apponete con il vostro voto, vedremo come andranno a finire i ricorsi tra alcuni mesi.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione.
Mozione n. 194. La pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Proposta di risoluzione a firma dei Consiglieri Giacinti, Busilacchi, Minardi, Mastrovincenzo, Traversini, Micucci, Volpini, Marconi. La pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Bisonni.

Sandro BISONNI. Prima ho chiesto formalmente il rinvio della proposta di legge n. 83, che adesso andremo a discutere e votare, io mi auguro di no.
Presidente Ceriscioli, pensavo, con questa mia proposta, di servirle su un piatto d’argento la possibilità di non fare una brutta figura perché qui veramente state facendo una bruttissima figura di fronte ai cittadini, ma la risposta alla mia richiesta è già stata data, ossia sia il Presidente che il Consigliere Traversini hanno detto: “Non si può rinviare perché se non approviamo entro fine mese la fusione si perdono i benefici economici”. Adesso mi rivolgo ai cittadini che sono in Aula e traduco: per far prendere i soldi al Comune di Saltara e di Serrungarina se ne fregano altamente di quello che pensate voi, perché ritengono che siete cittadini di serie B.

(Applausi)

PRESIDENTE. Consigliere Bisonni …

Sandro BISONNI. Perché non voler nemmeno rinviare per ridiscutere in Commissione una cosa del genere significa questo! Guardateli bene e la prossima volta che andate a votare ricordatevi.

PRESIDENTE. Il Consigliere ha fatto richiesta formale di rinvio.
Richiesta di rinvio della proposta di legge n. 83. La pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Proposta di legge n. 83. Passiamo alla votazione

Articolo 1. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 2. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 3. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 4. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 5. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 6. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 7 (Dichiarazione d’urgenza), serve la maggioranza assoluta. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Rapa.

Boris RAPA. Grazie Presidente. Premesso che ritengo che i processi di fusione siano importanti per i nostri territori, ritengo altresì fondamentale, come dice la legge, che la Regione si esprima sentite le popolazioni.
Se è vero che il totale dei votanti si è espresso a favore della fusione e che a rafforzamento i Consigli comunali si sono altresì espressi, è altresì vero che una parte del territorio ha manifestato espressamente il proprio dissenso e di questo ritengo bisogna tenerne atto.
Credo che occorra tenere atto di questa decisione e che in mancanza di una legge chiara e che preveda le più diverse casistiche è opportuno che si proceda a colmare questo vuoto legislativo e in questa ottica, allo stato attuale, proprio come diceva il Consigliere Celani, in mancanza di un'interpretazione, ritengo doveroso astenermi.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Carloni.

Mirco CARLONI. Esprimo il mio contrarissimo voto a questa proposta di legge che ritengo sbagliata sia politicamente che dal punto di vista del diritto. La legge parla di fare nuovi Comuni “sentite” le popolazioni. Noi questa sera ci prendiamo una responsabilità storica, voi vi prendete una responsabilità storica, di creare un nuovo Comune malgrado le popolazioni.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Celani.

Piero CELANI. Ribadisco la mia netta contrarietà e quella del gruppo a cui appartengo, a questa legge perché oggi, al di là delle giustificazioni che qualcuno del PD ha cercato di dare per mettere a posto la coscienza, io ho apprezzato tutti i vostri interventi, in realtà vi siete un po’ arrampicati sugli specchi.
E dico una cosa molto grave: da oggi questo Consiglio, quest'Assise, si ascrive anche il diritto di interpretare la volontà dei cittadini. Cosa gravissima! Una legge che lascia dei dubbi così grandi deve essere rinviata, deve essere aggiustata e poi applicata.
Oggi invece noi che cosa facciamo? Noi interpretiamo la volontà dei cittadini elettori i quali hanno votato in un certo modo e noi capovolgiamo, sentito anche il Consiglio comunale, ahimè di quella comunità, ed interpretiamo in modo opposto. Credo che questa sia la cosa più grave che oggi mettiamo in evidenza e devo dire al Consigliere Marconi, guardi se si riferiva a me dicendo che ero impazzito, io non sono impazzito nel dire della volontà popolare, del rispetto, io ho detto semplicemente, perché me lo sono scritto: il referendum piaccia o non piaccia ha rimesso al centro della politica il dibattito sul problema della partecipazione democratica e del rispetto della volontà dei cittadini. Mi sembra una cosa espressamente democratica, non sono impazzito, dire che un referendum piaccia o non piaccia, o per lo meno il risultato di quel referendum, indipendentemente dall’esito ma dalla partecipazione ha rimesso al centro della discussione, del problema, la partecipazione dei nostri cittadini, di noi, alla vita politica è un fatto straordinario. Non ho detto una baggianata né sono impazzito, ho detto una cosa reale ed oggi noi snaturiamo questo discorso, ce ne freghiamo altamente votando questa legge e non dando una risposta positiva alla comunità di Montemaggiore. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Zura Puntaroni.

Luigi ZURA PUNTARONI. Grazie Presidente. Mi rifaccio a quello che ha detto prima, dopo i tanti interventi direi è uno dei pochi Consigli in cui abbiamo approfondito in maniera equilibrata tutti gli aspetti, veramente un Consiglio piacevole in questo anno e mezzo che siamo qua, dove a volte abbiamo dibattuto in maniera triste di cose ancora più tristi.
Tra i tanti interventi mi ha colpito quello del Consigliere Talè, che ho ascoltato così e che ha fatto una analisi giusta. Se quelle popolazioni non sono pronte ed hanno bisogno di 6 mesi, 1 anno, 2 anni, perché uno gli deve imporre una cosa, anche se giusta? Anch'io sto su un territorio e nel tempo ho cercato di coordinare i Sindaci, di portare avanti certe proposte in Comune a vantaggio di tutti, comunque il tempo passa, ma perché uno adesso deve imporre una forzatura che poi avrà l'effetto contrario perché viene presa come un'imposizione.
Quindi io chiedo ancora una volta al Presidente della Regione di essere attento, lungimirante, saggio, perché oggi questa apparentemente è una cosa piccola che interessa poche migliaia di abitanti, ma il principio è devastante, Se uno, anche con una ragione di fondo, che deve ottimizzare risorse, tutto quello che vi pare, non è pronto, non è convinto, ci vuole pensare ancora un anno, ha patito una campagna informativa non sufficiente, lo obbligo a fare una cosa che non vuole? Ma è la cosa più brutta che esiste al mondo. Mica si possono obbligare le persone, perché queste, dopo, alla prossima occasione - lo dico per lei Presidente perché dopo mi servono i soldi per la Quadrilatero e non me li dà - vi massacrano e con chi parlo dopo io? Magari fra 6 mesi casca la Regione, casca tutto quanto, allora dico che dovete essere saggi. Duemila anni fa più erano forti, più erano saggi, equilibrati e tolleranti. I forti non sono stati mai arroganti. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Maggi.

Giovanni MAGGI. In questa Aula abbiamo assistito oggi ad un atto di arroganza politica veramente gratuito, perché non c’è fretta nella fusione, non cambia assolutamente niente in un panorama regionale dove le fusioni sono ancora pochissime, anzi si crea un precedente che non le favorisce ed ottiene l’effetto contrario, perché sapendo che c'è questa decisione finale prevaricatrice della Regione sicuramente i Comuni ci penseranno non 1 ma 10 volte prima di cominciare il processo di fusione.
Questa arroganza è anche nelle parole che ho sentito oggi dal Presidente, dicendo che i quasi 20 milioni di elettori che hanno votato no, non hanno capito un accidente, per cui non c'è un'autocritica per quanto riguarda gli errori formulati dal partito che ci governa ed è sicuramente colpa di coloro che hanno votato no, che non hanno capito il disegno illuminato di questo partito che sta governando, come si vede qua in Regione, sicuramente in dispregio alla democrazia.
Poi ci si lamenta e si dà la responsabilità a noi del Movimento 5 Stelle di favorire la fuga dei Comuni al confine con la Romagna verso la Romagna? Siamo noi che favoriamo la fuga dei Comuni verso la Romagna o è la Giunta e il Presidente che non sanno trattenerli con servizi adeguati e trovano dall'altra parte sicuramente di più ed a condizioni migliori?
Questa è l'incapacità assoluta di un'autocritica politica, di rimettere in gioco la propria politica, perché poi avendo queste certezze e quest'arroganza, la certezza è solo degli stupidi e il dubbio degli intelligenti, siamo arrivati ad approvare una proposta di legge in cui un Comune viene forzatamente fatto fondere con altri due.
Non è questione di democrazia, qui si tratta di un atto definitivo dove scompare la storia, la tradizione, la cultura, di una popolazione che negli anni, nei secoli forse, aveva costituito la propria identità e aveva costituito il senso di comunità. Qui si spazza via tutto e non si è riusciti ancora in quest'Aula a capire il perché. C'è stata tutta una girandola di numeri, di considerazioni, ma la ragione vera io non l'ho capita, a meno che non ci sia proprio l'arroganza e come diceva il Marchese Del Grillo: “Io sono io e voi non siete niente”.
Chiedo scusa ai cittadini di Montemaggiore perché ho vergogna, oggi ho vergogna, chiedo scusa ai cittadini di Montemaggiore e chiedo scusa a coloro che nella Regione hanno votato anche per il nostro Movimento se non siamo riusciti ad imporre un elemento democratico così essenziale, così basilare, non ci siamo riusciti! Vedremo nel futuro di garantire e di batterci ancora di più di quello che abbiamo fatto oggi.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Minardi.

Renato Claudio MINARDI. Non mi aveva affatto convinto la riforma delle province quando è stata approvata nel 2014 perché da una parte si affrontava il tema della soppressione delle province, ma dall’altra non si guardava a quella che era la nuova modalità di organizzazione dello Stato.
Stato che avrebbe dovuto semplificarsi, ridurre il numero delle Regioni, magari da 20 a 10, facendo le macroregioni di cui abbiamo parlato prima, ridurre le Province da 100 a 50/60, creare degli accorpamenti. La stessa cosa poteva essere fatta per un' organizzazione seria dello Stato. Avrebbe potuto essere fatta utilizzando una riforma che riguardasse tutta la filiera anche i Comuni, obbligandoli ad accorparsi dandogli un tempo, 1 anno, 2 anni, 3 anni, magari sotto i 5.000 abitanti, sotto i 3.000 abitanti, stabilendo un principio.
Questa impostazione non è andata avanti, si è andati avanti con la riforma delle Province, la riforma delle Province di fatto che cosa ha risolto? Le funzioni in parte sono rimaste lì, in parte sono venute in Regione, i dipendenti che prima erano della provincia adesso li paga la Regione, che ha un surplus di costo sul personale di 20 milioni di euro, alla fine tutto questo risparmio probabilmente non c’è stato.
Perché dico questo? Perché io sono sempre stato favorevole alla semplificazione, favorevole anche agli accorpamenti, alle fusioni, per cercare di rendere il più possibile funzionale l'organizzazione dei servizi, perché, diciamo la verità, di al là del referendum, di Montemaggiore, di altri Comuni piccoli o grandi, il sistema dei piccoli Comuni che abbiamo in questo Paese non regge più. Lo dice l’Anci, non lo dice il Consigliere Minardi. Il sistema dei piccoli Comuni non regge più, l'ha detto prima anche il Presidente Ceriscioli che in questi giorni, nella terribile vicenda del terremoto, vede che i piccoli Comuni hanno queste grandi difficoltà di organizzazione e di gestione non solo dell'emergenza, ma anche dei servizi.
Sono stato molto combattuto, non lo nascondo, nel senso che ho ascoltato le ragioni del sì, ho ascoltato le ragioni del no, mi hanno cercato, ci siamo confrontati, abbiamo parlato, e naturalmente ogni Comune aveva le sue motivazioni, non nascondiamolo, c’era chi giustamente dalla parte del no, diceva: “Il referendum a Montemaggiore non è passato, quindi non è giusto che si vada avanti con la fusione”, dall’altra le ragioni del si spingono per le valutazioni positive rispetto anche ad una popolazione che in qualche modo si è espressa, perché su questo una precisazione va fatta, questo lo si sapeva da prima, i referendum non sono tre referendum separati ma è unico. La Corte d’Appello di Ancona ci ha mandato il risultato, del quale abbiamo preso atto in I Commissione, che è unitario, non sono tre risultati separati.
Ora a fronte di questo voglio dire, e vado verso la conclusione, che la cosa che mi convince oggi di più è quella di aver approvato la risoluzione che stabilisce le regole. Non è una legge, questo lo sappiamo bene, ma l’impegno della risoluzione è proprio di portare la legge in discussione in Aula nel più breve tempo possibile, perché quello che faremo oggi dovrà essere la regola che riguarderà tutti per il futuro.
Oggi noi non possiamo permetterci di prendere una decisione che riguarda la fusione di questi tre Comuni e magari fra 3 mesi, 2 mesi, 5 mesi, 1 anno, comportarci in modo diverso.
La regola, da oggi in poi, proprio alla luce della risoluzione che abbiamo appena votato, dovrà essere sempre la stessa, ovvero quella di legiferare nel senso che se la maggioranza dei Comuni e la maggioranza dei cittadini sono favorevoli si procede, se la maggioranza dei Comuni e la maggioranza dei cittadini è contraria non si procede, eccetera.
Questo oggi mi convince di più e alla luce di questo dico che, nell'esprimere il mio voto favorevole rispetto alla legge che andremo a votare, mi convince anche un'altra questione, non solo il fatto che il referendum è unitario perché su questo potremmo disquisire a lungo e lo abbiamo sentito anche in quest'Aula, ma il fatto che ieri sera il Consiglio comunale di Montemaggiore ha ribadito con convinzione la validità del progetto di fusione con una delibera che è stata approvata dal Consiglio stesso.
Questo credo che sia un atto importante perché il Comune di Montemaggiore avrebbe potuto revocare la sua volontà espressa con un atto precedente alla luce di quello che è stato il referendum. In verità c'è una volontà espressa con atti ufficiali, noi dobbiamo legiferare con gli atti ufficiali che sono depositati presso i nostri uffici e questa volontà espressa naturalmente ci dà la possibilità di rispettare la volontà del sì e la volontà del Comune di Montemaggiore che l'ha ribadita proprio ieri.
Ultima cosa, non stiamo parlando di una fusione per incorporazione, ma stiamo parlando della nascita di una nuova entità, dove tutti e tre i Comuni, Montemaggiore al Metauro, Serrungarina e Saltara, saranno alle stesse condizioni, con pari dignità, perché sarà una nuova entità.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Zaffiri.

Sandro ZAFFIRI. Grazie Presidente. Intervengo per una dichiarazione di voto anche se la considerazione probabilmente va un po' più in là della sola dichiarazione di voto perché ho ascoltato qui degli interventi fatti dalla maggioranza che gridano vendetta politica, come quello del Presidente che dice che l'abbandono dei Comuni della provincia di Pesaro è colpa della minoranza. Ma se sono 40 anni che il territorio è governato dal Partito Comunista, dai DS, oggi PD, è colpa delle minoranze? Ma per favore che film ha visto, Presidente? Abbandonano le Marche per andare in Emilia-Romagna, perché lei ed il suo partito non siete in grado di governare quel territorio.
Questo è il problema vero e i cittadini lo sanno e perciò scappano, perché ha tagliato la sanità dell'entroterra, tutte quelle cose che sta facendo o che non fa in questo momento in giro per la regione Marche.
Ritorniamo all'argomento. Quest'oggi si celebra qui dentro quest'Aula il bavaglio alla democrazia, il Partito Democratico è responsabile di questa cosa e attenzione oggi governate voi ma c'è un detto che usa la massaia, Presidente, la staccia va di qua e di là. Attenzione, le cose possono cambiare, voi non ne tenete conto. Le cose possono cambiare, attenzione, Presidente. La democrazia è sovrana e dovrebbe essere sopra, della destra, del centrodestra, della Lega e del Partito Democratico. Questo è il problema e voi qui dentro stasera la state distruggendo.
Questa è una vergogna politica, no vergogna personale, vergogna politica. Io parlo sempre di politica e cerco di parlare di politica, questo è il problema.
State distruggendo la democrazia! Stasera vi siete presi la responsabilità di mettere insieme persone che non lo vogliono, è un modo arrogante, è inutile che fate finta, quando vi si dice arroganti e non accettate questa parola. Si, è arrogante questa posizione, Presidente. E' una cosa che da lei non avevamo mai ascoltato perché lei ha fatto la campagna elettorale e di queste cose non ha parlato, adesso parla e fa attuare una legge che è un bavaglio alla democrazia.
Ma scherziamo? Questa era una legge da rinviare, da sospendere, Presidente!

(Applausi)

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Bisonni.

Sandro BISONNI. Dopo un'ora e mezzo di discussione non mi rimane altro che leggervi quello che dice il vocabolario Treccani del verbo violentare: indurre una persona con una coercizione di natura fisica, o morale, o con la suggestione, ad atti e comportamenti contrari alla sua volontà. E’ quello che state facendo dal punto di vista politico ai cittadini di Montemaggiore.
Io voto no.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Giorgini.

Peppino GIORGINI. C’è da dire che un articolo l’hanno cambiato: l'articolo 1 della Costituzione, quindi non tutti gli articoli sono stati annullati dal no.
Oggi l’articolo 1, la sovranità non appartiene più al popolo, ma al Partito Democratico e questo è il risultato della discussione di oggi in Aula, per questo io voto no. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Giacinti.

Francesco GIACINTI. Grazie Presidente. Telegraficamente per dire il mio parere favorevole alla votazione di questa proposta di legge e prendo in prestito le parole del Consigliere Maggi, non ho la certezza di fare tutto giusto, solo gli stolti ce l'hanno, però di sicuro, Consigliere Maggi, ho la certezza del ruolo centrale delle istituzioni perché siamo una Repubblica fondata sulle istituzioni democratiche.
Nel caso specifico, le istituzioni sono i Sindaci e i Consiglieri dei Comuni che hanno, come ha magistralmente spiegato l'Assessore Cesetti, intrapreso questo cammino di fusione, attraverso un duplice passaggio delle istituzioni. Istituzione è questa Assemblea legislativa e mi sento di adempiere a pieno con le precipue prerogative e funzioni che hanno le istituzioni.
Ai cittadini di Montemaggiore non sento di strappare un applauso, mi vedranno negativamente essendo stato relatore di questa proposta di legge, soprattutto colui che ha presentato questa risoluzione, però dico, e mi sento di dirlo con il cuore e con l'impegno di un amministratore, ho fatto il Sindaco 10 anni, abbiate fiducia nelle istituzioni perché alla base del progetto di fusione, che credo e auspico vi sia stato debitamente spiegato, ci saranno sicuramente delle progettualità che porteranno ad un nuovo comune. Anche questo forse non è stato ben capito, il nuovo Comune è dato dalla somma di tutte le popolazioni dei 3 Comuni, dalla ricchezza delle popolazioni, dalle tradizioni, dalla storia, dalla cultura, e sicuramente porteranno ad un contesto e ad una situazione migliore.
Credo che queste siano le motivazioni che erano alla base di questo iter, altrimenti certo ci sarebbe un difetto, comunque il mio voto è favorevole per questi motivi.

Proposta di legge n. 83. La pongo in votazione per appello nominale chiesto a nome dei Consiglieri Carloni, Malaigia, Zaffiri.

Si ripete la votazione.

Favorevoli: Biancani, Busilacchi, Casini, Ceriscioli, Cesetti, Giacinti, Giancarli, Marconi, Mastrovincenzo, Micucci, Minardi, Sciapichetti, Traversini, Volpini.
Contrari: Bisonni, Carloni, Celani, Fabbri, Giorgini, Leonardi, Maggi, Malaigia, Marcozzi, Pergolesi, Zaffiri, Zura Puntaroni.
Astenuti: Rapa.

(L’Assemblea legislativa approva)

Proposta di legge n. 82
ad iniziativa della Giunta regionale
“Istituzione di un nuovo Comune mediante fusione dei Comuni di Barchi, Orciano di Pesaro, Piagge e San Giorgio di Pesaro, ai sensi dell’articolo 2, comma 1, lettera a), della legge regionale 16 gennaio 1995, n. 10 - Norme sul riordinamento territoriale dei Comuni e delle Province nella Regione Marche”

(Discussione e votazione)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la proposta di legge n. 82 della Giunta regionale.
La discussione è aperta, ha la parola il relatore di maggioranza Consigliere Giacinti.

Francesco GIACINTI. Grazie Presidente. Questa è la stessa proposta di legge, chiaramente in questo risultato referendario, come lo mettiamo lo mettiamo, tutti i Comuni e la popolazione complessiva vanno in un’unica direzione, quindi direi che la discussione è presto che fatta. L’abbiamo fatta in tutte le diverse possibilità nella proposta di legge precedente per cui colgo l’occasione per fare subito la mia dichiarazione di voto e chiudere la questione.
Trattasi dell’adempimento finale verso la nascita di un nuovo Comune che si chiama Terre Roveresche e vede la confluenza in questo nuovo ente di 4 Comuni, tutti e quattro i referendum non sono da interpretare, nel senso che i risultati sono univoci, tutti favorevoli con larga maggioranza al si alla fusione. Per cui sono favorevole a votare questa proposta di legge. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il relatore di minoranza Consigliere Maggi.

Giovanni MAGGI. Naturalmente sono favorevole anch’io, sono stato relatore anche nel momento in cui si doveva indire il referendum, devo constatare con rammarico e tristezza che qui la volontà degli elettori, che è favorevole, viene rispettata, nella proposta di legge precedente, la volontà degli elettori, che non era favorevole a questa fusione, non è stata rispettata. Non capisco ma mi adeguo.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione.
Articolo 1. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 2. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 3.
Emendamento 3/1 a firma del Consigliere Talè, ha chiesto la parola ne ha facoltà.

Federico TALE’. A modifica dell'articolo 3 alla lettera b), quando parliamo del trasferimento di funzioni e successione nei rapporti.
Questa unione, come ho detto prima, è longeva, ha ormai 13/15 anni, ed ha già dei dipendenti, quindi oltre ai dipendenti che sono già nei Comuni e che si vanno a fondere, trasportare in questo nuovo ente, in questo nuovo Comune anche i dipendenti dell’unione.

PRESIDENTE. Emendamento 3/1. Lo pongo in votazione per alzata di mano.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 3, così come emendato, lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 4. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 5. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 6. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 7 (Dichiarazione d’urgenza). Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva a maggioranza assoluta dei suoi componenti)

Coordinamento tecnico. Lo pongo in votazione.

(L'Assemblea legislativa approva)

Proposta di legge n. 82, così come emendata, la pongo in votazione.

(L'Assemblea legislativa approva)

PRESIDENTE. Proseguiamo con i lavori e propongo all’Aula, visto che c’è la scadenza, di fare la nomina ufficialmente e dopo eventualmente svolgere le interrogazioni.

Nomina

Elezione di due componenti del Consiglio di presidenza dell’Associazione per la formazione al giornalismo (sede Urbino)
(articolo 2, comma 3, l.r. 3 giugno 2003, n. 10 - articolo 10, Statuto Ente) - Voto limitato ad uno

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la nomina di due componenti del Consiglio di presidenza dell’Associazione per la formazione al giornalismo (sede Urbino). Voto limitato ad uno.
Ricordo che l’Assemblea legislativa nel votare ha preso atto delle risultanze istruttorie contenute nel parere della I^ Commissione assembleare e dell’accertamento relativo alle cause di ineleggibilità ed inconferibilità dei candidati.
Prego distribuire le schede.

(Il Consigliere segretario Rapa effettua la chiamata)

PRESIDENTE. Comunico i risultati della votazione.

Votanti n. 27;
Schede bianche n. 6;
Schede nulle n. 5;
Schede valide n. 16.

Hanno ricevuto voti:
Ciolli Alessandra n. 8;
Signorini Roberto n. 6;
Furlani Lorenzo n. 2.

Proclamo eletti componenti del Consiglio di presidenza dell’Associazione per la formazione al giornalismo (sede Urbino) i signori Ciolli Alessandra e Signorini Roberto.

Interrogazione n. 265
ad iniziativa del Consigliere Marconi
“Eccessiva pubblicità personale in spettacoli ed eventi pubblici”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l’interrogazione n. 265 del Consigliere Marconi.
Ha la parola, per la risposta, il Presidente Ceriscioli.

Luca CERISCIOLI. Grazie Presidente. In relazione all’interrogazione ho qui un breve testo prodotto dal Segretario generale che sottolinea come in tutta l’attività diretta della Regione che riguarda la comunicazione non vengono evidenziati i nomi ed i cognomi, ma l’ente. Quindi già nell’impostazione della modalità comunicativa diretta della Regione l’indicazione viene data per istituzione e non per persona. Invece può capitare che manifestazioni che ricevono risorse, contributi da parte della Regione, nel fare la loro pubblicità evidenzino quello che dice l’interrogante, ovvero un trasferimento sulla singola persona, non tanto sull’ente.
Quindi l’impegno nostro è quello di fare in modo che i soggetti che ricevono contributi dalla Regione applichino le stesse indicazioni, ovvero quelle di evidenziare il contributo dell’ente e non chi pro tempore occupa questo o quell’incarico.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Marconi.

Luca MARCONI. Grazie Presidente. Per esprimere non la piena, ma la pienissima soddisfazione per questa risposta, perché, ed è una cosa estremamente seria, questo buon gusto Presidente Ceriscioli si è venuto perdendo negli ultimi anni ed ho assistito solo in alcuni casi a manifestazioni di questo tipo.
Sono ben lieto che questa Giunta si sia già distinta in questo senso, ma l’interrogazione viene fatta proprio per mettere in risalto la cosa presso tutte le amministrazioni pubbliche che operano in questa regione, dove chi, magari in altre sedi, leva strali contro la strumentalizzazione delle istituzioni della pubblica amministrazione, poi usa i pubblici spettacoli finanziati con i contributi e le tasse di tutti per mettere in risalto se stesso, della serie “Il Sindaco ha fatto questa cosa”. Siccome il Sindaco non fa questa cosa perché non ci mette i soldi di tasca sua, ma quelli dei cittadini, rientriamo in un decoro ed in una sobrietà.
Mi auguro sinceramente che la stampa questo argomento, visto che ci occupiamo sempre di “cagnare e di caciare”, lo metta nel giusto rilievo perché questo fa cultura, è veramente una di quelle cose nelle quali dovremmo riconquistare uno stile di sobrietà e di distacco, segno evidente che amiamo le istituzioni e non la nostra parte politica o la nostra persona.

Interrogazione n. 226
ad iniziativa della Consigliera Marcozzi
“Dissesto SP424 – Comune di Mondolfo”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l’interrogazione n. 226 della Consigliera Marcozzi.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Casini.

Anna CASINI. L’interrogazione della Consigliera Marcozzi è un po’ datata, sono successe tante cose, tra l’altro dopo lei ci dirà che ormai la situazione non è più un problema perché è tutto a posto, però nel frattempo parliamo della strada provinciale 424, la ex statale 424 (che ora è nuovamente statale perché è tornata all’Anas) - Val Cesano e rientra fra le strade che in attuazione del decreto legislativo 112/98 è stata trasferita dall’Anas alla Provincia di Pesaro nell’anno 2001, sulla base di apposito verbale di consegna sottoscritto da Provincia, Anas e Agenzia del Demanio.
Con la legge regionale 13/2015, in attuazione della cosiddetta legge Delrio, la n. 56/2014, la Regione ha disposto il riordino delle funzioni provinciali anche in materia di “strade ex Anas” prevedendo il trasferimento delle relative funzioni amministrative nella sfera di competenza regionale assieme al personale dedicato, ma con la successiva legge regionale 28/2015, all’articolo 16, ha nuovamente delegato le Province all’esercizio delle funzioni di cui alla legge regionale 10/1999 tra cui quindi la gestione delle strade già appartenenti al demanio statale, trasferite alla Regione.
Con delibera di Giunta regionale n. 305 del 31 marzo 2016, nel rendere operativa la delega dell’esercizio delle funzioni in argomento con decorrenza dall'1 aprile 2016, è stato approvato lo schema di convenzione per l’affidamento alle Province delle funzioni di gestione e manutenzione delle strade ex Anas subordinandone la sottoscrizione alla determinazione congiunta della consistenza dei beni oggetto di delega delle funzioni. Allo scopo è stato costituito un gruppo di lavoro che sta attualmente svolgendo questa attività.
Inoltre il Comitato Tecnico per la legislazione in data 1 giugno 2006 ha fornito un parere concernente la delega alle Province dell’esercizio della funzione di gestione delle strade ex Anas escludendo il trasferimento automatico della proprietà delle strade in questione, dalle Province alla Regione. Questo per dire che non c’è competenza della Regione.
Tutto ciò premesso lo scorso ottobre è stata sottoscritta tra Regione Marche, Anas e le Province di Ancona, Ascoli Piceno, Fermo e Pesaro-Urbino, la Convenzione per la gestione delle ex strade statali ricadenti nella regione Marche che ha iniziato ad essere in vigore il 14 e quindi la ex strada statale 424 Val Cesano rientra proprio tra queste ex strade statali da riclassificare come strade “di interesse nazionale” e ricompresa tra quelle per le quali è avvenuto l’affidamento ad Anas dei servizi di sorveglianza della rete, manutenzione ordinaria e manutenzione straordinaria invernale, a valere sulle risorse assegnate ad Anas.
Sarà premura della Regione Marche informarsi e a tutt’oggi è tutto a posto. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatta o meno, la Consigliera Marcozzi.

Jessica MARCOZZI. Grazie Assessore. E’ vero, l’interrogazione è datata giugno 2016, però io la scorsa settimana ho parlato con il Sindaco di Mondolfo il quale mi ha assicurato che tutto è a posto. Ora la strada funziona e quindi non c’è alcun problema, se ce ne dovessero essere in futuro ci avvertirà. Grazie.

Interrogazione n. 278
ad iniziativa del Consigliere Giancarli
“Riapertura del bar presso la stazione ferroviaria di Falconara Marittima”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l’interrogazione n. 278 del Consigliere Giancarli.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Sciapichetti.

Angelo SCIAPICHETTI. Grazie Presidente. Le stazioni ferroviarie sono suddivise, in ragione della grandezza, dei servizi di cui dispongono, del numero di passeggeri che le utilizzano, in quattro grandi categorie.
Nelle Marche le stazioni più importanti Ancona, Ascoli, Macerata, Pesaro sono gestite da una società Cento Stazioni, tutte le altre sono gestite direttamente dalla RFI, quindi la stazione di Falconara dipende direttamente da Rete Ferroviarie italiane e al fine di rendere maggiormente fruibile l’area prospiciente la stazione e aumentare anche il numero dei possibili fruitori delle aree della stazione medesima, RFI aveva siglato un’intesa con l’amministrazione comunale per la demolizione di un manufatto e la ricostruzione e realizzazione di un’area a parcheggio.
L’intesa non ha avuto sviluppi per il sopravvenuto vincolo posto dalla Sovrintendenza ed al momento è in corso presso la Direzione di RFI la valutazione della destinazione d’uso e la riorganizzazione degli spazi della stazione. Quindi lo stato dell’arte rispetto alla sua interrogazione è quello che le ho detto. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Giancarli.

Enzo GIANCARLI. Grazie Presidente. Assessore la ringrazio. Tra l’altro io non vorrei mai porre dei quesiti a lei perché so con quale attenzione, con quale passione, con quale competenza, con quale responsabilità esercita il suo mandato e non mi spingo oltre perché lei sa meglio di me che la Porta Santa è stata chiusa e quindi non …
Detto questo, anche nel merito, sono soddisfatto della risposta perché credo che quando parliamo di ferrovie e di treni non possiamo parlare soltanto di confort, di puntualità, di decenza, di frequenza, ma dobbiamo anche parlare del momento importante che la stazione ferroviaria rappresenta rispetto al viaggio.
Come sa Falconara è uno snodo importantissimo nella rete ferroviaria marchigiana, tra l’altro qui siamo anche in presenza non di un costo per la pubblica amministrazione, ma di una entrata oltre che di un confort che mettiamo a disposizione dei viaggiatori.
Il fatto che si sta lavorando per la riapertura del bar della stazione ferroviaria è un momento sicuramente importante, quindi su questo credo di poter dire prima raggiungiamo l’obiettivo e meglio è. Grazie ancora Assessore.

Interrogazione n. 263
ad iniziativa della Consigliera Pergolesi
“Allarme ambientale nei pressi del Comune di Falconara Marittima”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l’interrogazione n. 263 della Consigliera Pergolesi.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Sciapichetti.

Angelo SCIAPICHETTI. Grazie Presidente. Relativamente all’allarme ambientale nei pressi del comune di Falconara Marittima l’Arpam ha riferito che, avendo ricevuto, circa alle ore 11 del 28 agosto 2016, segnalazioni di cittadini di Falconara Marittima, che lamentavano forti odori molesti tipo di “idrocarburi e sostanze solforose”, il proprio personale tecnico reperibile, avente anche qualifica di Ufficiale di Polizia Giudiziaria, dopo aver constatato in loco l’esistenza del fenomeno odorigeno segnalato, si è recato presso la Raffineria Api, acquisendo informazioni sullo stato dell’impianto e svolgendo “un sopralluogo interno all’area non riscontrando anomalie”.
Inoltre, venuti a conoscenza della presenza di navi in carico, è stato richiesto alla Capitaneria di Porto di effettuare un sopralluogo su tali navi. La Capitaneria, dopo il sopralluogo, ha comunicato all’Arpam, per le vie brevi, che su una nave ormeggiata per effettuare il carico di olio combustibile, erano stati avvertiti odori analoghi a quelli segnalati nell’ambito di Falconara.
Infine l’Arpam ha comunicato di aver inviato il 30 agosto 2016 informativa su tale evento alla Procura della Repubblica.
Lei chiede: quali azioni si intende adottare. La raffineria Api è attività a rischio di incidente rilevante ed è attività soggetta alla valutazione di impatto ambientale e all’autorizzazione integrata ambientale.
Sul primo aspetto il competente ufficio regionale ha riferito:
che il Ministero dell’interno, ai sensi della vigente normativa, ha istituito un Comitato tecnico regionale composto da funzionari dei Vigili del Fuoco, della Regione, dell’Arpam, dell’Asur, del Comune;
“che laddove, come nel caso di specie, tali fenomeni non attengono al verificarsi di incidenti rilevanti, gli uffici e gli organi previsti a diversi livelli territoriali possono attivarsi attraverso il CTR per il controllo della efficacia della politica di prevenzione degli incidenti rilevanti posta in atto dal gestore e attraverso le istruttorie sui rapporti di sicurezza, affinché siano garantiti dal gestore standard di processo e organizzativi e impiantistici che permettano di mitigare anche eventi come le esalazioni maleodoranti seppure tali eventi non riguardano il verificarsi di incidenti rilevanti”;
che “a tal proposito il CTR Marche ha dato incarico in data 16 agosto 2016 alla Commissione ispettiva individuata per effettuare l’ispezione relativa al controllo della politica di prevenzione degli incidenti rilevanti entro la fine del corrente anno”;
che “inoltre il CTR Marche sull’argomento dei fenomeni odorigeni che si sono rilevati nel tempo nelle aree limitrofe allo stabilimento API, si è espresso in data 14 giugno 2016, chiedendo al gestore la revisione di specifica procedura operativa al fine di contribuire alla riduzione dell’emissione odorigena in questione”.
Sul secondo aspetto, l’altro competente ufficio regionale ha riferito, per le vie brevi, che sostiene, nella sede del Ministero dell’ambiente di revisione delle autorizzazioni ambientali dell’API di Falconara Marittima, quanto già rappresentato al Ministero dell’ambiente dal Comune di Falconara, con nota 1 settembre 2016, “al fine di approfondire se gli eventi odorigeni in questione possano essere stati causati da attività dirette o connesse alla raffineria API di Falconara Marittima e fare in modo di evitare che si ripresentino nuovamente”.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatta o meno, la Consigliera Pergolesi.

Romina PERGOLESI. Reputo questa risposta un po’ offensiva perché la mia interrogazione è stata presentata ad agosto 2016, ben 4 mesi fa, ed era una interrogazione a risposta urgente. Dopo una serie di e-mail intercorse tra i vari uffici, vedo che la relazione richiesta su quanto accaduto è semplicemente il riportare notizie che facendo una piccola ricerca su google erano facilmente reperibili, quindi mi domando che senso ha rispondere ad una interrogazione 4 mesi dopo. Questa serviva per dare maggiore sicurezza e far capire ai cittadini di Falconara che la Regione e gli enti partecipati vigilano sull’operato delle varie strutture che insidiano quel territorio devastato.
Vorrei un attimo ripercorrere quello che è successo: alle 10 del mattino si sentono queste esalazioni, il piano di emergenza sembra non aver funzionato, perlomeno non essere sufficiente, perché il telefono del Comune di Falconara era irraggiungibile. I cittadini esasperati, decidono di segnalare bruciori di gola ed agli occhi, quindi hanno saltato i protocolli e si sono rivolti direttamente ai Vigili del Fuoco di Ancona e per telefono al servizio reperibile dell’Arpam. Non si sono attivati i protocolli standard perché l’istituzione ha peccato in questo.
Inoltre dalla spiaggia è partita la telefonata che ha attivato l’Arpam alle 11 circa, quindi un’ora dopo.
Più o meno alla stessa ora i Vigili del Fuoco giunti da Ancona hanno iniziato una serie di sopralluoghi con il rilevatore di gas poiché le segnalazioni concitate dei cittadini parlavano di puzza di gas-metano.
Hanno cominciato dal sottopasso pedonale che collega la spiaggia di fronte a Via Trieste, poi sono passati a quello di fronte a Via Mameli, alla fine si sono ritrovati alla raffineria Api insieme ai tecnici dell’Arpam, evidentemente le esalazioni provenivano da lì.
Intanto in spiaggia, non vedendo arrivare il tecnico dell’Arpam, i cittadini, disponibili a testimoniare, che non avevano alcuna intenzione di mollare hanno ritelefonato, erano le 12,31 e dall’interno della raffineria Api il tecnico dell’Arpam ha risposto che il problema era stato individuato proprio lì, all’interno, e non c’era alcun bisogno di raccogliere testimonianze per avallare che c'erano state due ore di esalazioni. Questo è quanto dichiarato dai cittadini.
Andiamo poi a prendere il verbale della Capitaneria di Porto, al quale l’Assessore ha fatto riferimento, in cui si evince che alle 16,05 “arrivati in zona isola/lato terra, dove è ormeggiata la Quinto, si provvede a controllare lo specchio d’acqua antistante la nave. Arrivati in posizione lato sinistro, zona mascone, sottovento la nave, si percepisce un odore acre e forte simile a quello che era stato riscontrato la mattina sulla spiaggia”. Peccato che lo stesso Comandante della Quinto abbia dichiarato che non c’erano state anomalie in corso e peccato che la stessa Capitaneria di Porto dice che dal pontile non si percepivano odori provenienti dal mare.
Quindi alcune perplessità sorgono, mi auguro che le risposte ai cittadini siano più chiare e più celeri e mi auguro anche che una sorta di relazione o i dati appurati dai verbali dell’Arpam vengano pubblicati. Grazie.

Mozione n. 142
ad iniziativa dei Consiglieri Giancarli, Biancani
“Richiesta finanziamenti completamento raddoppio ferrovia Orte-Falconara Marittima”

Interrogazione n. 244
ad iniziativa del Consigliere Fabbri
“Sistemi di sicurezza ed ammodernamento della rete ferroviaria regionale”
(abbinate)
(Discussione e votazione)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la mozione n. 142 dei Consiglieri Giancarli, Bisonni e l’interrogazione n. 244 del Consigliere Fabbri, abbinate.
Ha la parola, per l'illustrazione, il Consigliere Giancarli.

Enzo GIANCARLI. Non l’illustro, però ho bisogno di una cortesia che chiedo al Presidente ed alla Vicepresidente ed anche all’Assessore Sciapichetti, noi su questo tema vorremmo fare un incontro a Perugia o ad Ancona perché questa battaglia del raddoppio possiamo vincerla e vorremmo fare in modo, visto che in questo momento ci sono due cantieri aperti, come il Consigliere Zaffiri sa, uno qui nelle Marche ed un altro in Umbria, prima che questi chiudano, vorremmo che si riapra un cantiere ben più grande per il raddoppio.
Una battaglia che riusciremo a vincere, anche se questo momento politico è molto particolare, se facciamo una unità forte con la Regione Umbria ed i Parlamentari.
Chiedo al Presidente, alla Vicepresidente ed all’Assessore di mettere in piedi questo incontro. Ovviamente ringrazio il Presidente della Commissione Biancani perché ha dato non soltanto una grande disponibilità firmando la mozione ma su questo tema è sempre stato molto sensibile, attento e credo che questo fatto della Orte-Falconara possa rappresentare una realizzazione concreta ed anche una forte unità di intenti.

PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Sciapichetti.

Angelo SCIAPICHETTI. Assolutamente auspicabile e plausibile un incontro di questo genere e se si fa su territorio marchigiano è ancora meglio.
Credo che rimettere al centro dell’attenzione questa infrastruttura strategica per lo sviluppo della regione sia importante.
Relativamente alla interrogazione del Consigliere Fabbri concernente i sistemi di sicurezza ed ammodernamento della rete ferroviaria regionale, va precisato quanto segue.
Sulla rete ferroviaria la sicurezza è garantita dal sistema “conta assi” che non consente il movimento di un treno da una stazione ad un’altra se vengono rilevati ostacoli sulla linea. Credo che questa cosa sia nata dopo l’incidente che si è verificato in Puglia.
Oltre al suddetto sistema è installato sui treni e sulla infrastruttura il sistema di controllo del treno: sulle reti diesel prende il nome di SSC (Sistema Supporto Controllo) e sulle reti elettrificate il nome di SCMT (Sistema Controllo Marcia Treno). Entrambi forniscono il controllo della velocità massima ammessa, istante per istante, in relazione ai vincoli posti dal segnalamento, dalle caratteristiche dell’infrastruttura e dalle prestazioni del treno, sia in condizioni normali che di degrado. Come ogni sistema di sicurezza è sottoposto a manutenzione periodica.
Per quanto riguarda gli ammodernamenti previsti sulle tratte a binario unico, sulla Ancona Fabriano sono da completare i lavori per il raddoppio e in tale ambito i sistemi di sicurezza saranno di ultima generazione.
Inoltre, sempre in ambito di sicurezza, sulla tratta Adriatica, da Ancona a Rimini, verranno installate nuove apparecchiature, chiamate “Blocco Emulato” che consentiranno il transito di treni a 200 chilometri orari, al momento su tale linea la velocità consentita è 180 chilometri orari.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Fabbri.

Piergiorgio FABBRI. Grazie Assessore per la delucidazione e aggiornamento.
Questa interrogazione è abbinata alla mozione, voglio soltanto sottolineare l’importanza che noi vogliamo dare al trasporto su ferro rispetto a quello su gomma, quindi ben venga qualsiasi tipo di potenziamento, su qualsiasi tratto della rete marchigiana su ferro. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Maggi.

Giovanni MAGGI. Riguardo la mozione del Consigliere Giancarli devo dire a margine una curiosità. Ero ragazzo e si parlava del raddoppio Orte-Falconara o Falconara-Orte, poi il ferro è caduto di moda ed è andata la gomma per cui autostrade, strade e la gomma è stata privilegiata in assoluto e sono contento che sia ritornato il trasporto su ferro , quindi un sentimento di salvaguardia del territorio e della nostra salute, e che il Consigliere Giancarli abbia tirato fuori la Falconara-Orte perché è stata dimenticata da tutti i programmi elettorali.
Per cui il gruppo non solo voterà a favore della mozione del Consigliere Giancarli, ma si mette a sua disposizione se vorrà fare questo incontro a Perugia o ad Ancona per sollecitare questa importante infrastruttura che colpevolmente per tutti questi anni non è stata considerata. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Zaffiri.

Sandro ZAFFIRI. … cosa molto importante, è stata presentata dal Consigliere Giancarli e la condividiamo in pieno, però chiediamo cortesemente all’Assessore, per dimostrare all’Umbria, perché questo sembra un passaggio di poco conto, che il raddoppio della Orte-Falconara non finisce a Terni, di fare la riunione ad Ancona - c’è un motivo - perché conosciamo i compagni dell’Umbria e loro cercano sempre di risolvere il problema prima nella loro regione.
Per questa infrastruttura, basta guardare come è venuta avanti, penso che sotto questo aspetto abbia ragione, quindi dire agli umbri che la Orte-Falconara chiude a Falconara è meglio. Grazie.

PRESIDENTE. Mozione n. 142. La pongo in votazione per alzata di mano.

(L'Assemblea legislativa approva)

Mozione n. 92
ad iniziativa della Consigliera Leonardi
"Pronto Soccorso di Jesi: letti nel corridoio e assenza di monitor con codifica degli accessi"
(Discussione e votazione)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la mozione n. 92 della Consigliera Leonardi che ha la parola per illustrarla.

Elena LEONARDI. Grazie Presidente. Anch'io sarò breve.
Come purtroppo spesso succede le mozioni o gli atti, che come minoranza facciamo, arrivano in Consiglio quando sono passati diversi e mesi e quindi per alcuni aspetti sono superati.
Con questa mozione ponevo l’accento e continuo a porlo su una problematica relativa all’ospedale di Jesi, in particolar modo legata al pronto soccorso, alla gestione dei pazienti e dei vari lettini in cui sono appoggiati per il sovraffollamento. Quindi un disservizio per i pazienti che vi si recano.
Ponevo l’attenzione su questa criticità che era stata sollevata anche attraverso la stampa e la voce del Tribunale del malato che nel mese di giugno aveva, attraverso gli organi di stampa, segnalato in maniera importante questa problematica.
Uno dei punti che sottolineavo e chiedevo nella mozione era quello di consentire, attraverso l’apposizione di un monitor, lo scorrimento dei vari codici. So che è già stato fatto, quindi questa parte è superata.
Per quanto riguarda le altre richieste chiedevo di intervenire per il miglioramento delle condizioni dei pazienti anche attraverso la realizzazione di una sala apposita, che era in lavorazione e non so a questo punto se è stata completata. Ciò che purtroppo è evidente è che anche oggi leggendo la rassegna stampa vedo che sono segnalati altri problemi all’ospedale di Jesi, quindi si mette una pezza su un buco e nel contempo se ne apre un altro.
Chiedo un'attenzione e degli interventi concreti, per quanto riguarda l’accoglienza, quindi il servizio che viene offerto a chi si reca al pronto soccorso, e a questo punto allargare la discussione a tutte le criticità che emergono sull’ospedale di Jesi. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Giancarli.

Enzo GIANCARLI. Come diceva la Consigliera Leonardi, questi aspetti sono stati affrontati e risolti, ad esempio quello del monitor, potrei citare molti testimoni, ma cito soltanto a testimoniare la Consigliera Pergolesi che mi ha detto si è recata al pronto soccorso e mi ha dato un numero, quindi significa che un monitor c’è, altrimenti non sarebbe riuscita a leggere la posizione.
Per le ristrutturazioni, con il Presidente della Commissione sanità, il Consigliere Volpini, abbiamo fatto un sopralluogo, non so se la Consigliera Leonardi l'ha fatto mai, al di là di questa mozione, sarei ben lieto se lo facesse.
Però i lavori per questi aspetti, sia il monitor che la sistemazione degli spazi provvisori, quando mi sono recato lì con il Consigliere Volpini abbiamo registrato anche noi, c’era anche il Presidente del tribunale dei diritti del Malato, sono stati effettuati.
La mozione nei fatti è superata, come ha detto la Consigliera Leonardi, ma approfitto di questa mozione per dire che c’è un serio problema di organico, di dotazione organica di medici e c’è stata una risposta del Direttore di Area vasta in cui ha fatto presente che il 13 ci dovrebbe essere già una prima prova rispetto ad un avviso pubblico che è stato fatto per la copertura di posti per il pronto soccorso di Jesi ed anche per il servizio urgenza/emergenza di altri ospedali. Quindi la sottolineatura che mi sento di fare è quella di dire che questi avvisi pubblici e questa copertura dei posti dovrebbero essere possibilmente anticipati con una graduatoria di medici a tempo indeterminato affinché quando si verifica la necessità, ci sia la copertura immediata senza attendere. Che non siano fatti a valle, ma si faccia una seria azione di organizzazione rispetto alla necessità ed alla copertura di posti nel servizio sanitario nel suo insieme, tanto più nei luoghi di frontiera come sono i pronto soccorso.

PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Pergolesi.

Romina PERGOLESI. Qui non posso non intervenire. E’ vero la mozione è superata, però come ho detto prima per la mia interrogazione sulle emissioni odorigeni a Falconara, qui purtroppo si viene un po’ presi in giro e spogliati di quello che è il ruolo del Consiglio regionale, perché è inaccettabile presentare una mozione a febbraio e discuterla a dicembre.
La mozione è superata, ma non le criticità dell’ospedale tant’è che anche noi, specialmente con il Movimento 5 Stelle di Jesi, abbiamo presentato non solo diffide ed esposti, ma abbiamo fatto dei Consigli comunali aperti, abbiamo presentato interrogazioni ed ora ci stiamo muovendo con una petizione popolare per intervenire e chiedere delle soluzioni concrete sia all’Assessore alla sanità Ceriscioli, sia al Ministro della salute ed all’Asur perché è inaccettabile che dopo diverse segnalazioni, diverse criticità e diversi casi gravi che sono accaduti, ancora ci ritroviamo a dover leggere appesa alla porta del triage una comunicazione relativa alla riduzione del numero dei dirigenti dei medici del pronto soccorso, cosa che è stata in qualche modo superata, ma questo non vuol dire che sia stata data una risposta efficace perché il superamento è avvenuto solo dopo 15 giorni da quando è iniziata la criticità.
Stessa cosa è stata fatta e si sta facendo per altri reparti.
L’ultima chicca che riguarda l’ospedale di Jesi è una nota della Dirigente sulle disposizioni urgenti e provvisorie in caso di blocco degli ascensori, quindi parliamo proprio dell’ordinario, che dice: “a far data da oggi, 1 dicembre, non è più presente nella struttura ospedaliera nei giorni festivi ed in orario notturno, dalle 19,00 alle 7,00, e dalle ore 13,00 del sabato fino alle ore 7,00 del lunedì successivo, un operatore in grado di garantire nel minor tempo possibile lo sblocco degli ascensori in caso di guasto. Pertanto nelle more che il servizio venga ripristinato tramite affidamento esterno o altra soluzione da individuare - la individuiamo magari fra 3 o 4 mesi - si dispone che i pazienti in condizioni critiche che devono essere trasportati in ascensore siano sempre accompagnati da personale medico dotato di telefono cellulare”.
Questa è la soluzione che i nostri dirigenti danno alle criticità di un ospedale che vanta l’afflusso di 80.000 persone all’anno. Se queste sono le risposte che si danno ai cittadini che pagano il servizio sanitario io mi chiedo: forse è il caso di intervenire, intervenire prima e di non prendere in giro i membri di questo Consiglio regionale portando in discussione mozioni presentate mesi prima.
Cose che dovrebbero essere già previste dalla normativa alle i quali i dirigenti dovrebbero aver già provveduto e non un correre dietro alle continue urgenze.
Faccio un appello anche ai membri della Commissione sanità di presentare, noi avremo fra un paio di settimane, Consigliere Giancarli, un'assemblea con il Consiglio comunale, le nostre proposte - mi appello a lei, al Presidente Volpini ed a tutti gli altri membri della Commissione, nonché alla Consigliera Leonardi che ringrazio per aver presentato questa mozione e per averci provato - un atto, una proposta, una azione concreta da parte della IV Commissione per quanto riguarda le criticità dell’ospedale di Jesi. Grazie.

Mozione n. 192. La pongo in votazione.

(L'Assemblea legislativa approva)

Mozione n. 158
ad iniziativa del Consigliere Marconi
"Adesione della Regione Marche alla sperimentazione del progetto “Bandiera Lilla” per la realizzazione di aree turistiche adeguatamente attrezzate per i disabili"
(Discussione e votazione)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la mozione n. 158 del Consigliere Marconi, che ha la parola per illustrarla.

Luca MARCONI. Era l’occasione per un breve confronto, ma sicuramente l’Assessore è scusato, invece il Presidente è presente, quindi assorbe completamente questa dimensione.
Mi rivolgo a lei Presidente anche perché con la delega ai servizi sociali siamo dentro questo ambito.
Non dobbiamo per forza copiare quello che ha fatto la Liguria, è solo una buona intenzione per dire che questa cosa nasce da una esperienza di pochi anni fa, proprio a Loreto, da un convengo nel quale abbiamo trattato della disabilità e del turismo.
Non sto qui a fare la morale, né i richiami romantici a questo tipo di situazione, certamente è un settore nel quale qualche cosa possiamo fare, ovviamente la mozione sarà accolta da tutti, ma al di là della mozione - ho letto qualcosa nel piano del turismo, ma non è proprio il massimo - creare anche una mentalità presso i nostri operatori - qui abbiamo l’eccellente imprenditore Consigliere Rapa - affinché ci sia un'attenzione in più e anche qualche soldino per chi ha oggettive difficoltà nella propria struttura alberghiera o ricettiva in genere ad accogliere persone con disabilità.

(L'Assemblea legislativa approva)

La seduta è tolta.

La seduta termina alle ore 17,25
 

 

 

 
 
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