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Resoconto della seduta n.6 del 08/06/2010

SEDUTA N. 6 DELL’8 GIUGNO 2010



La seduta inizia alle ore 10,10


Presidenza del Presidente
Vittoriano Solazzi


Comunicazioni del Presidente

PRESIDENTE. Do per letti i processi verbali delle sedute n. 4 e n. 5 del 25 maggio 2010, i quali, ove non vi siano obiezioni, si intendono approvati ai sensi dell’articolo 29 del regolamento interno.
Sono state presentate le seguenti proposte di legge:
- n. 2/2010, in data 19 maggio 2010, ad iniziativa del Consigliere Bucciarelli, concernente: “Istituzione del reddito di cittadinanza”, assegnata alla V Commissione in sede referente, alla II Commissione per l’espressione del parere di cui all’articolo 69 del regolamento interno e al Consiglio delle autonomie locali per il parere ai sensi dell’articolo 11, comma 2, della legge regionale n. 4/2007;
- n. 3/2010, in data 27 maggio 2010, ad iniziativa del Consigliere Bugaro, concernente: “Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 8 ottobre 2009, n. 22, concernente “Interventi della Regione per il riavvio delle attività edilizie al fine di fronteggiare la crisi economica, difendere l’occupazione, migliorare la sicurezza degli edifici e promuovere tecniche di edilizia sostenibile”, assegnata alla IV Commissione in sede referente;
- n. 4/2010, in data 27 maggio 2010, ad iniziativa del Consigliere Latini, concernente: “Interventi regionali in favore dell’unione nazionale pro poco Italia – Comitato Unpli Marche”, assegnata alla III Commissione in sede referente, alla I ed alla II Commissione per l’espressione del parere di cui all’articolo 69 del Regolamento Interno;
- n. 5/2010, in data 6 giugno 2010, ad iniziativa della Giunta regionale, concernente: “Rendiconto generale della Regione per l’anno 2009", assegnata alla II Commissione in sede referente.
Sono state presentate le seguenti proposte di atto amministrativo:
- n. 3/2010, in data 3 giugno 2010, ad iniziativa della Giunta regionale, concernente: “Criteri ed indirizzi per la pianificazione faunistico-venatoria 2010/2015”, assegnata alla III Commissione in sede referente, alla IV Commissione per l’espressione del parere ai sensi dell’articolo 68 del regolamento interno e al Consiglio delle autonomie locali per il parere ai sensi dell’articolo 11, comma 4, legge regionale n. 4/2007;
- n. 4/2010, in data 3 giugno 2010, ad iniziativa della Giunta regionale, concernente: “Adozione piano regionale del trasporto pubblico locale”, assegnata alla IV Commissione in sede referente, al Consiglio delle autonomie locali per il parere ai sensi dell’articolo 11, comma 2, lettera c), della legge regionale n. 4/2007 e al Consiglio regionale dell’economia e del lavoro ai sensi dell’articolo 4, comma 1, lettera b) n. 2 della legge regionale 15/2008;
- n. 5/2010, in data 3 giugno 2010, ad iniziativa della Giunta regionale, concernente: “Piano per le attività cinematografiche - anno 2010”, assegnata alla I Commissione in sede referente, al Consiglio delle autonomie locali per il parere di cui all’articolo 11, comma 2, lettera c) della legge regionale 4/2007 e al Consiglio regionale dell’economia e del lavoro per il parere ai sensi dell’articolo 4, comma 1, lettera b) n. 2 della legge regionale n. 15/2008
Sono state presentate le seguenti mozioni:
- n. 20/2010, dei Consiglieri Massi, Acquaroli, Marinelli “Gli autonomi chiedono gli stessi diritti-doveri fiscali degli altri lavoratori”;
- n. 21/2010, del Consigliere Marangoni “Rigassificatore previsto di fronte alla Riviera del Conero, Porto Recanati, Porto Potenza Picena”;
- n. 22/2010, dei Consiglieri Giorgi, Acacia Scarpetti, Eusebi “Compensazione della spesa per la fornitura di energia elettrica sostenuta dalle persone che versano in gravi condizioni di salute”;
- n. 23/2010, del Consigliere Bucciarelli “Pace in Medio Oriente”;
- n. 24/2010, del Consigliere Zinni “Rigassificatori di Porto Recanati e Falconara Marittima”;
- n. 25/2010, dei Consiglieri Foschi, Natali, Acquaroli, Silvetti, Zinni, D’Anna, Romagnoli, Massi, Bugaro “Criteri di definizione delle risorse al sostegno didattico”;
- n. 26/2010, del Consigliere Acquaroli “Erosione del litorale maceratese”;
- n. 27/2010, del Consigliere Acquaroli “Valorizzazione e recuperi dei centri storici”.
Il Presidente della Giunta ha trasmesso le seguenti deliberazioni:
in data 17 maggio 2010:
- n. 806 “Art. 6 comma 1 lett. a) della l.r. n. 31/2009 – reiscrizione nel bilancio di previsione per l’anno 2010 di economie relative a stanziamenti aventi specifica destinazione - € 131.415.42 – Modifiche tecniche al POA”;
- n. 807 “Art. 29 comma 1 della l.r. n. 31/2001 – art. 26 comma 2 della l.r. 32/2009 – iscrizione nel bilancio di previsione per l’anno 2010 di entrate derivanti da assegnazione di fondi da parte di soggetti terzi per recuperi e iscrizione della relativa spesa - € 47.337,50”;
- n. 808 “Art. 29 comma 2 della l.r. n. 31/2001 – variazione compensativa al POA 2010 approvato con d.g.r. n. 2191/2009 e sue successive modificazioni ed integrazioni – € 1.000.000,00”;
- n. 809 “Art. 29 comma 1 della l.r. n. 31/2001 – art. 26 comma 1 della l.r. 32/2009 – iscrizione nel bilancio di previsione per l’anno 2010 di entrate derivanti da assegnazione di fondi dallo Stato vincolati a scopi specifici e delle relative spese - € 153.400,00 – Modifica tecnica al POA 2010 approvato con d.g.r. 2191/2009”;
- n. 810 “Art. 29 comma 1 della l.r. n. 31/2001 – art. 26 comma 1 della l.r. 32/2009 – iscrizione nel bilancio di previsione per l’anno 2010 di entrate derivanti da assegnazione di fondi dallo Stato vincolati a scopi specifici e delle relative spese - € 5.043.270,40”;
- n. 811 “Art. 29 comma 1 della l.r. n. 31/2001 – art. 26 comma 1 della l.r. 32/2009 – iscrizione nel bilancio di previsione per l’anno 2010 di entrate derivanti da assegnazione di fondi dallo Stato vincolati a scopi specifici e delle relative spese - € 300.000,00”;
- n. 812 “Art. 29 comma 1 della l.r. n. 31/2001 – art. 26 comma 2 della l.r. 32/2009 – iscrizione nel bilancio di previsione per l’anno 2010 di entrate derivanti da assegnazione di fondi da parte di soggetti terzi a scopi specifici e delle relative spese - € 4.229.809,19”;
- n. 813 “Art. 29 comma 1 della l.r. n. 31/2001 – art. 26 comma 1 della l.r. 32/2009 – iscrizione nel bilancio di previsione per l’anno 2010 di entrate derivanti da assegnazione di fondi da parte di soggetti terzi vincolati a scopi specifici e delle relative spese - € 108.094,00 – Modifica al POA 2010”;
- n. 814 “Art. 6 comma 2 della l.r. n. 31/2009 – variazione compensativa al POA 2010 approvato con d.g.r. n. 2191/2009 e sue successive modificazioni ed integrazioni – spese di personale importo € 10.991,53”;
- n. 815 “Art. 6 comma 2 della l.r. n. 31/2009 – variazione compensativa al POA 2010 approvato con d.g.r. n. 2191/2009 e sue successive modificazioni ed integrazioni – spese di personale importo € 17.405,08”;
- n. 816 “Art. 29 comma 2 della l.r. n. 31/2001 – variazione compensativa al POA 2010 approvato con d.g.r. n. 2191/2009 e sue successive modificazioni ed integrazioni – € 36.000,00”;
- n. 817 “Art. 29 comma 1 della l.r. n. 31/2001 – art. 26 comma 2 della l.r. 32/2009 – iscrizione nel bilancio di previsione per l’anno 2010 di entrate derivanti da assegnazione di fondi da parte di soggetti terzi a scopi specifici e delle relative spese - € 2.150,00 – spese di personale”;
- n. 818 “Art. 29 della l.r. n. 31/2001 e art. 27 della l.r. n. 32/2009 – variazione compensativa al POA 2010 – € 21.000,00”;
- n. 819 “Art. 29 comma 2 della l.r. n. 31/2001 – variazione compensativa al POA 2010 approvato con d.g.r. n. 2191/2009 e sue successive modificazioni ed integrazioni – € 370.000,00”;
- n. 820 “Art. 29 della l.r. n. 31/2001 e art. 27 della l.r. n. 32/2009 – variazione compensativa al POA 2010 – € 75.000,00”;
- n. 821 “Art. 6 della l.r. n. 31/2009 – reiscrizione nel bilancio di previsione per l’anno 2010 di maggiori entrate accertate nell’anno precedente e modificazioni tecniche al POA 2010 - € 194.587.41”;
- n. 831 “Art. 29 comma 2 della l.r. n. 31/2001 – variazione compensativa al POA 2010 approvato con d.g.r. n. 2191/2009 e sue successive modificazioni ed integrazioni – € 20.000,00”;
in data 24 maggio 2010:
- n. 847 “Art. 29, comma 1 della l.r. n. 31/2001 – Art. 26, comma 1 della l.r. n. 32/2009 – Reiscrizione nel bilancio di previsione per l’anno 2010 di entrate derivanti da assegnazione di fondi da parte di soggetti terzi vincolati a scopi specifici e delle relative spese. € 395.083,50”;
- n. 848 “Art. 29, comma 2 della l.r. n. 31/2001 – Variazione compensativa al Programma operativo annuale 2010 approvato con d.g.r. n. 2191/2009 e sue successive modificazioni ed integrazioni. € 38.504,69”;
- n. 849 “Art. 6, comma 1, lettera a) della l.r. n. 31/2009 – Reiscrizione nel bilancio di previsione per l’anno 2010 di maggiori entrate accertate relative a stanziamenti aventi specifica destinazione. € 407.367,36”;
- n. 850 “Art. 6, comma 1, lettera a) della l.r. n. 31/2009 – Reiscrizione nel bilancio di previsione per l’anno 2010 di economie e maggiori entrate accertate relative a stanziamenti aventi specifica destinazione. € 3.520.170,24”;
- n. 851 “Art. 29, comma 1 della l.r. n. 31/2001 – Art. 26, comma 1, della l.r. n. 32/2009 – Iscrizione nel bilancio di previsione per l’anno 2010 di entrate derivanti da assegnazione di fondi da parte dello Stato vincolati a scopi specifici e delle relative spese. € 3.968.478,75”.
Hanno chiesto congedo il Presidente Spacca, l’Assessore Moroder e la Consigliera Romagnoli.


Sull’ordine del giorno

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Acquaroli.

Francesco ACQUAROLI. Presidente, chiedo l’abbinamento della mia mozione n. 26 riguardante l’erosione del litorale maceratese, poc’anzi comunicata, con la mozione n. 8 del Consigliere D’Anna iscritta all’ordine del giorno odierno.
Chiedo, inoltre, l’abbinamento della mia mozione n. 27 in merito alla valorizzazione del recupero dei centri storici, anch’essa ora comunicata, alla iscritta mozione n. 10 del Consigliere D’Anna.

PRESIDENTE. Consigliere, ne chiede dunque l’iscrizione con la trattazione congiunta?

Francesco ACQUAROLI. Esatto.

PRESIDENTE. Bene. Pongo pertanto in votazione l’iscrizione all’ordine del giorno di queste due mozioni che verranno trattate in abbinamento a quelle già iscritte.

(L’Assemblea legislativa approva)

Sempre sull’ordine del giorno ha ora chiesto la parola il Consigliere Massi.

Francesco MASSI. Presidente, anch’io chiedo l’abbinamento della mozione n. 24 del collega Zinni, da lei ora comunicata, che tratta lo stesso argomento delle già iscritte mozioni (punto 5) che riguardano il rigassificatore di fronte alla riviera del Conero.

PRESIDENTE. Pongo in votazione la richiesta del Consigliere Massi di iscrizione e abbinamento della mozione n. 24 del Consigliere Zinni.

(L’Assemblea legislativa approva)

Francesco MASSI. Presidente, ho una seconda richiesta.

PRESIDENTE. Prego.

Francesco MASSI. Nelle interrogazioni da trattare oggi chiedo di inserire quella del collega Zinni che riguarda l’eventuale situazione di incompatibilità del direttore Asur.

PRESIDENTE. Consigliere, ma questa interrogazione non è iscritta.

Francesco MASSI. Però se c’è la risposta la può iscrivere.

PRESIDENTE. Ma chiede l’iscrizione con abbinamento a quelle iscritte?

Francesco MASSI. Sì, anche con l’abbinamento, c’è infatti un’interrogazione più o meno con lo stesso argomento, ad esempio quella del Consigliere Bugaro.

PRESIDENTE. Quindi chiede l’iscrizione e l’abbinamento all’interrogazione n. 30 del Consigliere Bugaro iscritta all’ordine del giorno? In ogni caso, Consigliere Massi, simili richieste vanno formulate durante l’incontro con i Presidenti dei Gruppi.

Francesco MASSI. Però, Presidente, l’avevo fatta anche l’altra volta!

PRESIDENTE. Ora non siamo neppure in grado di sapere se su questa interrogazione sia pronta o meno la risposta della Giunta, mentre per quelle iscritte sappiamo per certo che ci sarà. Comunque ora direi di andare avanti, nel frattempo gli uffici si informeranno se ci sarà la possibilità di poter avere una risposta anche su questa di cui lei chiede l’iscrizione, poi vedremo.


Interrogazione n. 10
del Consigliere D’Anna
“Rischio idrogeologico nelle Marche”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 10 del Consigliere D’Anna. Ha la parola l’Assessore Donati.

Sandro DONATI. Il Consigliere D’Anna, sulla base di una serie di premesse basate su informazioni e considerazione riportare in una indagine di Legambiente, Dipartimento protezione civile sul rischio idrogeologico in Italia, interroga il Presidente per conoscere quali fattive iniziative e provvedimenti egli intenda adottare per ridurre ed eliminare i rischi evidenziali, appunto, dall’indagine Legambiente. In merito si forniscono le seguenti indicazioni.
Lo stato di dissesto idrogeologico nelle Marche è evidenziato in forma ufficiale nei diversi documenti formalmente approvati dagli organi della Regione, che per varie finalità sono stati redatti dagli uffici in adempimento alle disposizioni vigenti.
Sia la Giunta sia l’Assemblea legislativa sono dunque a conoscenza di una situazione che con trasparenza e correttezza è sempre stata resa conoscibile ed è conosciuta dagli stessi amministratori locali come da quelli nazionali.
I dati e le azioni correttive inerenti la specifica problematica sono riportati nei quattro Piani di assetto idrogeologico (PAI) vigenti sul nostro territorio, riguardanti le aree di competenza delle rispettive Autorità di bacino: Autorità nazionale del Fiume Tevere (competente per 6 comuni nell’alto maceratese); Autorità interregionale del Fiume Tronto (competente per i comuni della Provincia di Ascoli Piceno prossimi al confine con la Regione Abruzzo); Autorità del Marecchia-Conca (competente per 14 comuni della Provincia di Pesaro Urbino prossimi al confine con la Regione Emilia Romagna); Autorità regionale delle Marche (competente per circa l’85 % del territorio della regione Marche.
Ciascuno dei piani redatti dalle Autorità, approvati dallo Stato (Tevere) o dal Consiglio regionale tra il 2004 e il 2008, riporta la individuazione delle aree a rischio.
Le aree a rischio – alcune decine di migliaia – sono in genere classificate in base alla pericolosità (cioè alla gravosità del fenomeno) e in base al rischio (cioè alla gravosità degli effetti potenzialmente derivanti dal fenomeno qualora se ne manifestasse un evento di culmine); ognuno dei PAI individua la classe di massimo rischio (R4) da prendere a riferimento nella selezione degli interventi di prossimo finanziamento.
I Piani di assetto idrogeologico riportano relazioni esplicative, dati e informazioni di tipo metodologico, tecnico e finanziario (stima dei fabbisogni). Ma soprattutto i PAI contengono un apparato normativo (che quindi copre l’intero territorio regionale) finalizzato alla prevenzione mediante la tutela in ambito urbanistico edilizio per garantire il livello di sicurezza minimo per beni e persone evitando nuove esposizioni in aree pericolose.
Nell’ambito delle normative sono previste forme amministrative di aggiornamento delle perimetrazioni di area a rischio o di valutazione della compatibilità tra opere e dissesto rilevate e mediante le quali è possibile l’analisi di dettaglio su nuovi eventi o sulla fattibilità di nuovi interventi di interesse collettivo.
Per quello che riguarda la gestione delle aree a rischio già occupate da insediamenti storici, o in misura più rilevante da insediamenti recenti, le azioni sono prevalentemente condotte su diverse direttrici principali:
1. la predisposizione, prevista dalle norme regionali, di piani comunali di protezione civile che, sulla base delle segnalazioni di allerta meteo trasmessi dai competenti organismi regionali e provinciali, sono volti a mettere in atto i provvedimenti di pre-emergenza per limitare danni alle persone e alla funzionalità dei sistemi qualora si prevedano fenomeni ed eventi di particolare intensità;
2. la ricerca di finanziamenti di qualsiasi livello istituzionale ed anche di investitori privati qualora l’intervento da essi previsto comporti anche il miglioramento della situazione di rischio pre-esistente e mediante il quale condurre un processo di progressiva riduzione o eliminazione delle cause della pericolosità. Da questo punto di vista si hanno forti limitazioni a poter, condurre omogeneamente il processo di messa in sicurezza del territorio in quanto le risorse disponibili sono di gran lunga, e persino incomparabilmente inferiori ai fabbisogni stimati dai PAI (che possono essere stimati intorno ai 600-700 milioni di euro); a questi vanno aggiunti i fabbisogni per fronteggiare l’erosione costiera, stimati dal Piano regionale per la Gestione Integrata delle Aree Costiere in circa 180 milioni di Euro. Si deve aggiungere a queste considerazioni che le risorse finanziarie derivano prevalentemente – secondo la norma statale – dal Ministero dell’Ambiente; tuttavia nel 2009 il Ministero non ha assegnato alle Regioni alcun finanziamento e non ha ancora concluso la concertazione introdotta dall’articolo 2, comma 240, della legge finanziaria dello Stato per il 2010, che ha stanziato per la difesa del suolo (con fondi CIPE) 1 miliardo di euro, di cui alla Regione Marche spetta il 3.08 % (criterio ministeriale di riparto).
Tali incertezze finanziarie del Ministero, peraltro costanti negli ultimi otto anni, hanno indotto e inducono almeno due effetti negativi:
- l’impossibilità di programmare in modo ordinato i trasferimenti agli enti locali che, è importante sottolineare, sono competenti per legge alla esecuzione degli interventi;
- la difficoltà ad operare efficacemente, stanti appunto le forti restrizioni finanziarie, su tutte le tipologie di prevenzione degli eventi attesi o prevedibili (frane, esondazioni, erosione costiera, valanghe), fermo restando il criterio dell’equità territoriale interna;
- l’impossibilità, ancora per la cronica mancanza di risorse, di affrontare tutti i fenomeni minori, così come il delicatissimo problema della manutenzione del territorio; poiché le indicazioni del ministero prevedono l’adozione di criteri di assoluta priorità (R3 e R4, cioè il rischio di perdita di vite umane e di beni di primaria rilevanza) nella selezione degli interventi, sono compromesse le possibilità di migliorare la situazione della viabilità, del territorio diffuso, della funzionalità di sistema, che non costituiscono priorità in quanto non sempre sono direttamente coinvolte persone soggette a rischio, anche se comportano problemi e criticità molto significative per la Regione in quanto estremamente diffuse sul territorio.
Per tali condizionamenti negativi la Regione ha profuso il massimo impegno nella ricerca di fonti di finanziamento accessorie nell’ambito di filoni di competenza statale (fondi CIPE per gli anni 2004, 2005 e 2006), di competenza comunitaria (fondi POR-FESR) e infine di fonte propria (fondo per la montagna, fondi ordinari di bilancio), mettendo insieme negli ultimi anni risorse per circa 35 milioni di euro (si noti, il 5% del fabbisogno stimato per la completa attuazione dei PAI).
Tra queste somme è senz’altro opportuno evidenziare come nel 2009 siano stati spesi circa 700.000 euro del bilancio regionale per la delocalizzazione di alcuni immobili ricompresi in aree a rischio da frana per le quali – in un’analisi del rapporto costi/benefici – sarebbe risultato non conveniente intervenire con interventi di consolidamento dei versanti.
Analoga soluzione è stata attuata nel tratto terminale del Fiume Tronto con costi ben più consistenti a fronte di problemi maggiori per l’interesse collettivo, ed è auspicabile che si continui su questo percorso nel futuro, benché dal Ministero non pervengano orientamenti positivi in termini di finanziamento statale.
Per quanto attiene infine alle problematiche connesse alle competenze comunali, le azioni di prevenzione sono adottate dagli enti locali nell’ambito del sistema di pianificazione territoriale (Comuni e Province) sia nell’esercizio delle deleghe in materia da tempo conferite dalla Regione, sia – come già ricordato – nella predisposizione di piani comunali di protezione civile.
Non appare purtroppo ragionevole, né addirittura possibile, pensare che i Comuni possano svolgere una funzione incisiva per altre azioni, quali la delocalizzazione o la mitigazione del rischio, in una contingenza finanziaria tanto negativa per gli enti locali quale quella in atto, in cui è compromessa persino la fornitura di servizi sociali primari ed essenziali per la comunità.
Sono invece auspicabili e necessari segnali concreti e decisi da parte dell’amministrazione centrale dello Stato con cui, anche in collaborazione con l’opposizione potranno senz’altro essere concordate forme di sostegno più efficaci a questo scopo.
La Regione Marche continuerà a sollecitare il Ministero dell’ambiente per concludere quanto prima la concertazione introdotta dall’art. 2, comma 240, della Legge finanziaria dello Stato per il 2010, che, si ribadisce, ha stanziato per la difesa del suolo (con fondi CIPE) 1 miliardo di Euro, di cui alla Regione Marche spetta il 3,08 % (criterio ministeriale di riparto).
Si auspica che la sensibilità al problema del rischio idrogeologico non resti una mera dichiarazione di intenti e che il mancato trasferimento delle risorse non abbia a creare ulteriori difficoltà alle popolazioni locali.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere D’Anna.

Giancarlo D’ANNA. A questo punto consiglio ai colleghi di presentare la prossima volta le interrogazioni direttamente al Governo! Ogni volta infatti che chiediamo alla Regione di darci delle risposte inizia quel giro vizioso che porta sempre e comunque alle risorse del Governo. Voglio dire che se ci si propone di risolvere i problemi della regione conseguentemente ritengo si debba avere anche la capacità di affrontare i problemi e poi risolverli, non quindi rimandare sempre al Governo centrale. Dimenticando, peraltro, che in questa Nazione ha governato anche il centro-sinistra... (...) Troppo poco? Bhè, allora aspettate ancora un pochettino, vedrete che ci sarà ancora meno!
Questa è una risposta lunghissima ma che non affronta la gravità del problema.
Nella mia interrogazione ho richiamato un’indagine dello scorso anno di Legambiente e del Dipartimento della protezione civile che parla di un 82% dei comuni marchigiani con abitazioni in aree esposte a rischio e pericolo, di cui oltre il 70% presenta in tali aree addirittura fabbricati industriali con grave rischio non solo per chi ci lavora ma anche per eventuali versamenti di prodotti inquinanti nel caso in cui ci fossero dei problemi.
Quindi, Assessore, la risposta che ci ha dato non ha tenuto conto della gravità della situazione. Gravità confermata ogni qualvolta c’è un temporale o un nubifragio. Negli scorsi anni abbiamo vissuto situazioni veramente drammatiche, quest’anno invece abbiamo avuto problemi grandissimi per la viabilità. Ad esempio c’è la strada del passo di Bocca Trabaria, che collega la regione Marche con l’Umbria, che è chiusa da tantissimo tempo e che presumibilmente non verrà riaperta neanche quest’estate, dunque con grave danni non solo per gli operatori commerciali ma anche per gli operatori turistici.
Sappiamo che la risposta che ci ha letto questa mattina, Assessore, le viene preparata, però non ci accontentiamo solo di quello che ci ha letto. Certamente nel voler sollevare i problemi intendiamo contribuire, per quanto di nostra competenza, anche a risolverli, ma se la risposta è sempre: “dateci una mano a chiedere al Governo...”, no! Qua si tratta solo di ottimizzare le risorse che ci sono. Ed i 700 mila euro che ci ha citato, Assessore, sono ridicoli rispetto alla vastità del problema, non servono a niente, se non solo la risoluzione di uno o massimo due casi di quell’82%.
Pertanto la risposta che ci è stata data è sconcertante.
Tra l’altro soltanto il 9% dei Comuni ha avviato interventi di delocalizzazione delle abitazioni delle aree a rischio, per cui ne rimane fuori oltre il 70%.
Inoltre sempre dalla stessa indagine risulta che il 70% dei Comuni non svolge una positiva opera di mitigazione del rischio. Probabilmente non si tiene conto della reale drammaticità della situazione salvo fare appello all’ultimo momento, ovvero quando accadono episodi spiacevoli come quelli verificatisi negli scorsi anni.
Ritengo invece sia necessario intervenire in modo deciso, per cui mi auguro che nel prossimo bilancio si affronti seriamente questo problema.
Tra l’altro proprio ieri un comunicato dell’ordine dei geologi parla, se non ricordo male, di 14 mila persone a rischio idrogeologico. Per cui da una parte c’è Legambiente, dall’altra c’è lo stesso Dipartimento della protezione civile come pure l’ordine dei geologi che dicono la stessa cosa. Quindi, Assessore, mettetevi d’accordo. Perché la risposta che ci ha dato non solo non soddisfa il sottoscritto, ma è negativa anche nei confronti di coloro che si trovano in una situazione pericolosa, per la quale, invece, è necessario intervenire immediatamente.
Quindi mi dichiaro, ripeto, assolutamente insoddisfatto.


Sull’ordine del giorno

PRESIDENTE. In riferimento alla richiesta poc’anzi formulata dal Consigliere Massi informo che dell’interrogazione di che trattasi non è pervenuta la risposta della Giunta e pertanto non può essere trattata. Proseguiamo quindi con le interrogazioni iscritte all’ordine del giorno.

Interrogazione n. 17
dei Consiglieri Silvetti, Acquaroli
“Situazione occupazionale in liquidazione. Licenziamento collaboratore amministrativo”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’’interrogazione n. 17 dei Consiglieri Silvetti, Acquaroli.Ha la parola l’Assessore Marcolini.

Pietro MARCOLINI. In riferimento all’interrogazione oggi sono in grado, insieme alla collega Giannini, di fornire i seguenti elementi di risposta.
A seguito della decisione della Giunta regionale (d.g.r. n. 1415/2009) di procedere alla liquidazione della SCAM ed alla riorganizzazione del supporto tecnico per i settori tessile abbigliamento e calzature, la nostra Agenzia di sviluppo SVIM ha avviato un’indagine di mercato volta verificare l’interesse alla costituzione di un nuovo centro servizi dedicato a tali settori.
La scelta di procedere alla liquidazione di SCAM è scaturita, come noto, dalla grave situazione finanziaria della società, che si è andata accentuando anche in conseguenza della crisi economica generale e di settore.
Gli interventi di ricapitalizzazione, posti in essere dalla Regione attraverso la SVIM, hanno prodotto risultati positivi sul piano del processo di risanamento, evidenziando invece come la gestione continui a produrre perdite strutturali, non essendo riuscita la società ad attirare la fiducia del tessuto imprenditoriale di riferimento.
Nelle more della conclusione della suddetta indagine di mercato la Regione ha sollecitato la SVIM ad effettuare significativi tagli nei costi di gestione del processo di liquidazione, chiedendo di limitare gli stessi a circa 3.500 euro mensili.
A seguito delle dimissioni del liquidatore della SCAM (che comportava una spesa di circa 6.000 euro mensili) il costo attualmente sostenuto per la gestione amministrativa di SCAM in liquidazione consiste sostanzialmente nel pagamento del collaboratore amministrativo, di cui alla interrogazione, ammontante a circa 5.500 euro mensili, per 14 mensilità. Si precisa che alla liquidazione sta provvedendo direttamente il direttore generale di SVIM Franco Marchesi.
In relazione a quanto sopra esposto è evidente che il mantenimento del posto di lavoro del collaboratore amministrativo sia quanto mai difficile da praticare, essendo in liquidazione l’attività sottostante, in considerazione sia delle mansioni svolte dallo stesso (che lo rendono difficilmente collocabile in un eventuale laboratorio tecnico che raccolga l’eredità del laboratorio SCAM), sia della impossibilità di inserimento dello stesso nella pianta organica della Regione, in considerazione della normativa attualmente vigente che vieta l’accesso ai pubblici impieghi di personale di società totalmente controllate dalla Regione.
Al momento le nostre informazioni si fermano qui. Ovviamente non escludiamo un interessamento per la difesa dei posti di lavoro, che quindi permane, una ricerca che insieme possiamo fare, uno sforzo che dobbiamo compiere.
Ma i limiti ulteriori posti dal decreto sulla manovra finanziaria vietano qualsiasi aumento di capitale nelle società che negli ultimi tre esercizi presentino un segno meno, e quindi la decisione della liquidazione diventa un passaggio obbligato.
Per quanto riguarda la posizione singolare, nel senso di unica, del collaboratore amministrativo, bisognerà cercare insieme, sia nel pubblico che nel privato e secondo il principio più benigno del rispetto alle aspettative di lavoro, una soluzione.
Al momento attuale, ripeto, le nostre informazioni sono queste, ma se ci saranno novità da parte del liquidatore, che appunto sta procedendo a questa fase molto delicata, potremo informare sollecitamente questa Assemblea legislativa.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Silvetti.

Daniele SILVETTI. Grazie Assessore per la risposta compiuta ed esaustiva in merito al quadro della situazione. Ciò che ha narrato nella sua esposizione è sicuramente la storia di questa vicenda. Ma è una storia che ci dice, purtroppo, come quella iniziativa pressoché imprenditoriale che la Regione a suo tempo mise in essere non ha dato i riscontri che si auspicavano, le risposte infatti non sono state così soddisfacenti.
Lei ha sostanzialmente preceduto la mia osservazione. Ossia, è chiaro che la Giunta di cui lei fa parte si è più volte spesa in chiari termini politici a difesa dell’occupazione, oltre che a favore dello sviluppo, ma è altrettanto chiaro che questa purtroppo è una situazione particolare in cui si riscontra un licenziamento.
Quindi, fermo restando la situazione difficile di una società partecipata in liquidazione, è evidente che non si può concludere così, abbiamo cioè la responsabilità politica di non lavarcene le mani.
Sono certo che non sarà questo il vostro intendimento, peraltro anche per evitare un contenzioso che sarà pressoché inevitabile in quanto il lavoratore si difenderà nelle sedi opportune. Credo però, ripeto, che sia compito della classe politica, e non solo di chi fa parte dell’Assemblea legislativa ma soprattutto di chi sta in Giunta e che quindi ha il potere e la capacità esecutiva di risolvere i problemi, di valutare molto attentamente.
Certamente non ci saranno più gli stessi numeri, è un dato di fatto che c’è una normativa nazionale che ci lega le mani, ma siccome la Regione più volte si rende garante per situazioni di carattere privatistico – quando le società inciampano in un fallimento sono tante quelle che chiedono alla Regione di fare da mediatore, con gli ammortizzatori sociali, con le procedure concorsuali o, quando va meglio, con un concordato preventivo –, a maggior ragione credo che da parte di questa Amministrazione ci possa essere un’attenzione non dico particolare ma assolutamente normale e doverosa, come lei giustamente ha sottolineato, a favore appunto di un dipendente, che peraltro, se non sbaglio, non è neppure troppo lontano dalla pensione e dunque è a conclusione di un ciclo lavorativo. Ritengo ovvero che debba essere trovata una soluzione transativa per evitare l’ennesimo contenzioso.


Interrogazione n. 5
del Consigliere Natali
“Commissario straordinario Zona territoriale 12”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 5 del Consigliere Natali.
Ha la parola l’Assessore Mezzolani.

Almerino MEZZOLANI. Riguardo all’interrogazione del Consigliere Natali si risponde quanto segue.
Avendo il dr. Giuseppe Petrone, direttore della Zona territoriale n. 12 e con incarico in scadenza al 31 gennaio 2010, formalizzato le proprie dimissioni per motivi personali a far data dal 1° ottobre 2009, il Direttore generale dell’ASUR ha immediatamente assunto le relative funzioni allo scopo di assicurare la continuità gestionale dell’attività.
Contemporaneamente, considerato che la complessità delle funzioni zonali richiede la presenza costante da parte del direttore incaricato, ha proposto alla Giunta regionale, nelle more di espletamento delle procedure per la nomina del nuovo titolare, di nominare un Commissario straordinario nella persona di un dirigente della stessa Zona, oltretutto iscritto nell’elenco degli idonei alle nomine previste dall’articolo 4, comma 6, della l.r. 13/2003 (d.g.r. n. 1841 del 15 dicembre 2008).
Tale proposta è stata formalizzata con la determina n. 954 del 9 ottobre 2009, trasmessa alla Giunta regionale in data 14 ottobre 2009 con nota prot. 26229.
La Giunta regionale ha ritenuto di dare seguito alla suddetta proposta in considerazione dell’imminente scadenza della legislatura regionale, in modo da garantire l’autonomia decisionale degli organi neoeletti; infatti, ove si fosse proceduto immediatamente alla nomina del direttore di zona, la durata del contratto non poteva essere inferiore ad un biennio, mentre gli incarichi degli altri direttori di zona in scadenza entro il 31 gennaio 2010 erano già stati prorogati fino al sessantesimo giorno dall’insediamento della nuova Giunta regionale, successivo all’elezione dell’anno 2010 dell’Assemblea legislativa e del Presidente della Regione.
Con d.g.r. n. 1696 del 19 ottobre 2009 è stato pertanto nominato il Commissario straordinario della Zona territoriale n. 12 di San Benedetto del Tronto, sulla base della proposta del Direttore generale dell’ASUR.
Quanto al parere preventivo della Conferenza dei Sindaci, così come richiesto dall’interrogazione, si precisa che lo stesso non è stato richiesto in quanto gli articoli 10, comma 3, e 21, comma 2, lettera h), della l.r. 13/2003 lo prevedono esclusivamente con riferimento alla nomina dei direttori di Zona, mentre non esiste una norma analoga per il procedimento di nomina di un commissario (si veda ad esempio l’articolo 15, comma 5, della l.r. 26/1996).
Per ciò che concerne la paventata incompatibilità, la stessa è richiamata dalla normativa regionale per il direttore di zona (articolo 10, comma 3, della l.r. 13/2003) e non è quindi applicabile al caso specifico, in virtù del principio interpretativo generale – applicativo del principio di legalità – per cui le norme che restringono eccezionalmente diritti di status, come quelle che prevedono casi di ineleggibilità e di incompatibilità, sono di stretta interpretazione e non si applicano oltre i casi e i tempi da esse considerati. Né è riscontrabile in alcuna norma analoga incompatibilità per quanto riguarda la nomina di eventuali commissari.
Va rilevato che i compiti del commissario straordinario, in relazione alla temporaneità e alla natura dell’incarico, consistono nell’adozione degli atti indifferibili e urgenti necessari per garantire il regolare funzionamento dei servizi zonali (cfr. l’articolo 15, comma 5, della l.r. 26/1996); a rimarcare ulteriormente la distinzione tra le due cariche, si consideri inoltre che il dirigente che svolge le funzioni di commissario straordinario mantiene lo status economico precedente e non percepisce alcun compenso aggiuntivo, né tantomeno il compenso previsto per il direttore di Zona dall’articolo 4, comma 7, della l.r. 13/2003.
Va da sé che la presente risposta è stata predisposta d’intesa con il Servizio attività istituzionali, legislative e legali della Giunta regionale

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Natali.

Giulio NATALI. Sarò brevissimo. Qui ovviamente non si vuole dire nulla sulle persone coinvolte, si pone soltanto la domanda: qual è la differenza tra un commissario e un direttore di Zona? I poteri sono gli stessi e nella risposta che le hanno preparato lei mi dice, Assessore, che la diversificazione tra le due figure sarebbe il dato della temporaneità.
E’ un buon grimaldello, Assessore, mi scusi, perché cammin facendo vedremo come da commissario in situazioni di indifferibilità e temporaneità lo stesso poi diventi tranquillamente direttore. E’ cioè un éscamotage per fare questo, perché, Assessore, le funzioni e i compiti delle due figure sono le stesse. Non mi sembra che il commissario faccia solo gli atti urgenti e indifferibili, perché ci sono tanti atti urgenti e non indifferibili che i commissari tranquillamente fanno – nella Zona territoriale 13 di esempi degli anni passati gliene potrei portare a iosa –.
Quindi, ripeto, è solo un éscamotage, al di là delle figure professionali coinvolte su cui lungi da me esprimere un giudizio.
Questa volta apprezzo comunque la chiarezza della risposta dove appunto si dice che le due figure non son uguali. Lo prenderemo ad esempio sempre.

Interrogazione n. 15
dei Consiglieri Binci, Bucciarelli
“Bullismo e disagio giovanile”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 15 dei Consiglieri Binci, Bucciarelli. Ha la parola l’Assessore Marconi.

Luca MARCONI. Ringrazio i Consiglieri interroganti per aver sollevato la questione, per nulla peregrina, in merito al Centro regionale per la mediazione penale minorile, istituito sperimentalmente nel 2002 e formalmente con legge regionale n. 28/2008 (articolo 16).
La questione sollevata dai Consiglieri, se ho ben capito, riguarda la necessità di un intervento qualificato e tempestivo, oltre che per arginare il fenomeno, anche e sopratutto per mettere nelle condizioni questo Centro di poter essere definitivamente operativo.
Ricostruisco rapidamente la vicenda.
Il Centro venne costituito nel 2003 attraverso la stipula di un accordo di programma con il Centro di giustizia minorile territorialmente competente, il Tribunale per i minorenni delle Marche e la Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni delle Marche. E’ stato costituito attraverso un percorso di formazione e supervisione di operatori da parte della Scuola regionale di formazione della pubblica amministrazione che ha poi selezionato un certo numero di operatori, attualmente ne sono rimasti dodici. Essi hanno prestato, come previsto dagli accordi scritti tra Regione e ciascun operatore, la loro opera a titolo gratuito presso la sede del centro in via Oberdan, con il solo rimborso delle spese per le rare sedute di mediazione fuori sede.
L’attività ha comportato nell’ultimo anno circa novanta interventi, quindi è sicuramente apprezzabile; per questo tipo di intervento c’è richiesta da parte dei giudici.
Sostanzialmente, Consigliere – ho incontrato gli operatori proprio ieri – la mediazione è ridotta ad un solo incontro – questo è l’obiettivo – fra il reo e l’offeso da reato. Per arrivare però a questo unico incontro sono necessari vari tentativi, fatti attraverso gli avvocati e gli stessi interessati, affinché appunto possa realizzarsi la mediazione.
Sull’esito non abbiamo un monitoraggio complessivo, la mediazione infatti finisce lì, non comporta un accompagnamento, non è una seduta di tipo psicologico o sociologico per verificare come va, ma qualche riscontro ci dice che tale azione educativa nei confronti di minori è sicuramente positiva proprio perché normalmente l’incontro con l’offeso del reato produce effetti positivi.
Questo servizio, come ho detto poc’anzi, è stato particolarmente apprezzato dagli operatori, per cui da una fase sperimentale si è arrivati ad una fase definitiva, fase in cui è stato previsto il riconoscimento di un compenso per il lavoro svolto dai mediatori.
Il Servizio politiche sociali, presso cui è istituito il Centro, ha formulato, già dai primi mesi del 2009, quindi ad opera del mio predecessore Assessore Amagliani, al competente Servizio risorse umane e strumentali alcune proposte di determinazione del compenso e ipotesi di contrattualizzazione. Però ciò non è avvenuto perché nel frattempo quell’accordo di programma, di cui ho parlato prima, fra gli enti dell’Amministrazione della giustizia e noi – entrambi i vertici sono stati recentemente scambiati – è scaduto.
Quindi ora dovremo riconvocare il comitato tecnico-scientifico del Centro – mi sono già adoperato in questo senso – al fine di valutare se gli stessi enti hanno ancora interesse alla sottoscrizione di un nuovo accordo pluriennale. In caso positivo si potrà procedere a consolidare il Centro regionale per la mediazione penale minorile e a contrattualizzare gli operatori. Per i quali, Consigliere, le disponibilità economiche ci sono, quindi non è una cosa che non si può fare né un riferimento, ciò che sto dicendo, ad una generica promessa.
Peraltro ritengo che per la professionalità acquisita da questi operatori sia anche possibile allargare il loro campo d’azione verso altre forme di mediazione nel frattempo richieste da parte sia del Tribunale che da altre istituzioni che si occupano di minori.
Quindi nella nostra previsione queste professionalità, alle quali va il nostro riconoscimento per l’attività svolta a titolo gratuito, possono anche essere rafforzate come pure regolarizzate da un punto di vista economico.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Bucciarelli per dichiarasi soddisfatto o meno.

Raffaele BUCCIARELLI. Assessore, prendo atto della sua risposta, su cui non mi permetto di dare né un giudizio positivo né tanto meno negativo, come prendo atto dell’interessamento e dell’incontro che ha avuto. Ma visto che si tratta veramente di un paradosso voglio comunque fare alcune considerazioni.
La prima è che abbiamo un organismo altamente qualificato che ha professionalità riconosciute e che funziona gratuitamente dal 2002, per cui credo che dovremmo potenziare e regolarizzare una volta per tutte il rapporto tra l’Ente Regione e un organismo che già, ripeto, lavora per noi.
Seconda considerazione. Lei ha detto che riconvocherà gli enti interessati, quindi il Tribunale per i minori, per vedere se esiste ancora interesse per la convenzione. Allora ritengo che l’Ente Regione dovrà presentarsi con un biglietto da visita – che finora è stato quello che ha dato garanzia al servizio, come lei stesso ha riconosciuto –, ossia che abbiamo già un nucleo di mediatori da mettere a disposizione.
Ora non so se sarà possibile bloccare la delibera adottata dalla Giunta regionale il 28 dicembre 2009 oppure se sarà obbligatorio darvi corso, ma visto che si tratta di investimento di fondi, che credo potrebbero essere più proficuamente utilizzati, le consiglio, Assessore, di presentarsi agli enti interessati non come chi accetta il famoso bancomat, la richiesta di fondi, bensì come chi ha già un servizio da potenziare e da garantire soprattutto per l’alta qualificazione delle personalità che vi lavorano.
Quindi, Assessore, controllerò e verificherò il suo operato, seppure oggi, ripeto, prendo atto molto volentieri della sua risposta.

Interrogazione n. 14
del Consigliere Marinelli
“Assenza voli diretti con il Nord Italia e Milano”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 40 del Consigliere Marinelli.
Ha la parola l’Assessore Viventi.

Luigi VIVENTI. Consigliere Marinelli, non leggerò la risposta scritta – di cui, se vorrà, gliene farò avere una copia –, cercherò di riassumerne il concetto.
Dal 1999 non ci sono più voli diretti Ancona-Milano Linate, fino al 2009 ci sono stati per Malpensa ma poi anche questi sono terminati .
Il motivo principe di questa mancanza, al di là delle questioni economico-finanziarie, è il decreto ministeriale 2000 Bersani il quale per una riorganizzazione della gestione dell’aeroporto di Milano stabiliva che per tutte le aree, ad eccezione di quelle particolarmente svantaggiate ricomprese nella zona obiettivo 1, se non veniva rispettato il requisito dei 350 mila passeggeri l’anno, il volo non si sarebbe potuto fare, e quindi venne soppresso.
Successivamente nel 2009, come lei probabilmente saprà, una società privata ha provato ad istituire un volo di 19 posti, ma che è durato poco perché evidentemente non c’era convenienza.
Qual è lo stato attuale delle cose? Intanto abbiamo notizie di un’altra società privata, autorizzata a fare questo servizio, che sta pensando a un aero-taxi, o qualcosa di simile, da circa 30 posti, che però per l’avviamento avrebbe la necessità di una parte di finanziamento pubblico.
Contestualmente la società Aerdorica sta valutando la possibilità di ripristinare un volo o per Malpensa o per Bergamo – cambierebbe poco –. La soluzione diretta Ancona-Milano Linate ovviamente sarebbe la migliore, è infatti quella più richiesta dagli operatori economici della nostra regione. E questa sua interrogazione va proprio nel segno positivo di una necessità che c’è. Inoltre ritengo – ne stavo parlando ieri in Giunta con l’Assessore Marcolini – che potremo valutare anche la possibilità di un contributo affinché questo volo, appunto, possa essere ripristinato.
Sicché oggi, dovendo fare i conti con la manovra che ci impone tagli e sacrifici sicuramente necessari ma pesanti, non mi sento, in tutta onestà, di dire: “lo faremo senz’altro”, ma le posso dire, visto che la richiesta è sensata e motivata, che ci stiamo pensando e lavorando. E se riusciremo a fare qualcosa di buono lo vedremo subito nell’assestamento di bilancio.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Marinelli.

Erminio MARINELLI. Grazie Assessore, non ho dubbi del suo impegno e della volontà della Giunta regionale nel colmare una difficoltà evidente. Infatti la nostra regione dal punto di vista delle infrastrutture – qui ci riferiamo a quelle aeroportuali – vive una situazione di isolamento e di difficoltà enorme.
La regione Marche è la prima in Italia per numero di piccole imprese che però poi hanno difficoltà non di far viaggiare le loro idee ma di far viaggiare le persone.
E’ anacronistico pensare che l’unico aeroporto non abbia la possibilità di essere collegato al nord, aspetto che invece permetterebbe di poter avere un collegamento con il resto d’Europa. Ci sono solo cinque voli giornalieri per Monaco con Air Dolomiti, peraltro ad un costo veramente esorbitante che oscilla tra i 400 e i 600 euro, perché ovviamente ci si approfitta di questa vacatio.
Finora per la nostra regione l’aeroporto Raffaello Sanzio è stato più croce che delizia. E una delle ferite aperte è proprio il mancato collegamento con Linate, e non solo, che appunto non è più possibile. Anche se Pescara è collegata con Linate, quindi con il centro di Milano, è chiaro che arrivare a Malpensa significa arrivare a Novara, quindi forse è preferibile, come diceva lei, arrivare a Bergamo.
Le difficoltà sono enormi però credo che in questa situazione di congiuntura un impegno forte della Regione significhi dare credibilità e sostegno alla piccola impresa. Inoltre significherebbe riempire di contenuto le tante parole che tutti noi, me per primo, come pure il Presidente Spacca, l’Assessore Moroder, diciamo quando si parla di turismo, di cultura ecc.. Se però poi non abbiamo un aeroporto che funziona le nostre realtà imprenditive, culturali e turistiche andranno poco lontano.
C’è da dire che i passeggeri nel nostro aeroporto di Falconara sono aumentati. Perché? Perché ovviamente sono aumentanti i voli per la Romania e per l’Albania, ma rimane comunque meno business. Ossia sono voli low cost che hanno permesso sì di aumentare la percentuale dei passaggi, ma che non permettono di far utilizzare adeguatamente, ad esempio, le auto a noleggio.
Il nostro aeroporto soffre di difficoltà ataviche, chi fa servizio di taxi ha ormai difficoltà ad arrivare a fine mese, alcune società di rent a car hanno chiuso, e questo proprio perché i voli low cost non comportano un conseguente dispendio economico.
Nel 2009 il nostro aeroporto ha aumentato le presenze di viaggiatori di circa il 3%, ma veniva da un 2008 catastrofico con una perdita di circa il 17%. Il Presidente Spacca ci diceva che il nostro aeroporto era comunque in crescita rispetto a Pescara. Certo, è vero, Pescara aveva perso il 2%, però nel 2008 Pescara aveva visto un aumento del 9%. Quindi i numeri bisogna guardarli nel loro complesso.
Dunque l’impegno dell’Assemblea legislativa è quello di sostenere la sua azione, Assessore, e quella della Giunta, perché la nostra regione, seppur piccola, ha delle eccellenze e quindi non possiamo sottostare a delle evidenti difficoltà viarie, a fronte invece di una struttura ubicata in una posizione ottima e ben dotata.
Spero inoltre che il nuovo CdA faccia una politica diversa da quella svolta fino ad ora. Ad esempio è vero che sono quindici giorni che parte un volo Ryanair tre volte a settimana per Trapani, però è un volo che porta via cittadini marchigiani verso la Sicilia, ma poi nessun siciliano viene a fare turismo nella regione Marche.
Quindi, ripeto, nel computo generale la percentuale di passeggeri è aumentata ma il business è comunque diminuito.


Interrogazione n. 12
del Consigliere D’Anna
“Black out all’Ospedale di Fano”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 12 del Consigliere D’Anna.
Ha la parola l’Assessore Mezzolani.

Almerino MEZZOLANI. In riscontro ad un episodio, verificatosi il 23 gennaio 2009 presso l’Ospedale di Fano, si riportano di seguito i chiarimenti richiesti dal Consigliere e forniti dalla direzione della Zona territoriale n. 3 di Fano. L’interrogazione chiedeva se ci fossero state conseguenze per i pazienti in seguito all’evento.
La direzione medica di Presidio della Zona territoriale 3 di Fano ha attivato immediatamente, per quanto di propria competenza, tutte le procedure previste in caso di un’eventuale gestione di una maxi emergenza in Ospedale, allertando l’Unità di crisi prevista in situazione di emergenza (PEIMAF-PEIVAC) ed informando del black out sia la centrale operativa 118, sia la Protezione civile, la Polizia municipale e la Croce Rossa italiana.
Non si sono verificati eventi e/o complicanze in merito a situazioni cliniche presenti in alcuna unità operativa dell’ospedale.
Di seguito si elencano, nel dettaglio, le azioni effettuate dalla direzione medica di presidio della ZT3 per la gestione dell’emergenza:
1) un costante raccordo operativo ed informativo con gli operatori del servizio tecnico presente nei locali del guasto;
2) a livello organizzativo interno si effettuano in prima istanza le verifiche e ricognizioni delle unità operative più critiche:
- sale operatorie non attive (comunque dotate di gruppi di continuità UPS);
- terapia intensiva: respiratori e monitor attivi, la fornitura elettrica delle apparecchiature è garantita continuativamente dai gruppi di continuità UPS (situazione non a rischio);
- UTIC: respiratori e monitor attivi, la fornitura elettrica delle apparecchiature è garantita continuativamente dai gruppi di continuità UPS (situazione non a rischio);
- sala parto: poco prima del black out viene effettuato un parto con andamento regolare; la fornitura elettrica delle apparecchiature è garantita continuativamente dai gruppi di continuità UPS (situazione non a rischio);
- pronto soccorso: alle ore 19.35 gli utenti in attesa (triagiati e non) sono 24, suddivisi rispettivamente in 19 codici verdi (di cui 2 abbandoni volontari di PS), 4 codici gialli ed un 1 codice rosso.
Al fine di risolvere tale situazione di disagio si dispone l’attivazione dal domicilio di altri tre medici in pronto soccorso e due infermieri ed 1 OSS del blocco operatorio, con l’allestimento di due ulteriori ambulatori, per assicurare lo svuotamento in tempi brevi della sala d’attesa e dell’OBI.
- radiologia: non appena ripristinata l’energia elettrica si attiva il tecnico reperibile;
- laboratorio: problemi solo con i pc e non con le macchine di laboratorio;
- distribuzione delle torce a tutte le unità operative;
3) a tutto il personale in servizio e richiamato dal domicilio viene data disposizione di non allontanarsi se non dopo precisa comunicazione da parte della direzione medica di presidio;
4) alle ore 20.10 si decide di rilasciare, congiuntamente al servizio tecnico, le prime dichiarazioni e fornire le necessarie informazione agli organi di stampa, al fine di evitare eccessivi allarmismi. Si fa presente che già dalle 19.30 un cineoperatore di Fano TV effettuava delle riprese sul complesso ospedaliero durante il black out; il giornalista riferisce di essere stato allertato da numerosi sms da parte di cittadini;
5) alle 20.15 si effettua un’ulteriore ricognizione di tutte le unità operative, dei servizi (compresa la farmacia) e degli spazi comuni (compresi ascensori) della struttura ospedaliera.
6) alle ore 22.45 circa in pronto soccorso risulta la seguente situazione: in triage non c’è utenza, in OBI rimangono 8 persone, in MURG 6 pazienti;
7) alle ore 22.55 circa, considerato il termine del regime di allarme, si avvisa la Centrale operativa sul ripristino della normalità e si da comunicazione di congedo al personale sanitario bloccato dallo smonto del proprio turno di lavoro ed a quello richiamato dal domicilio in servizio;
8) alle 23.15 si effettua un incontro conclusivo dell’unità di crisi con il responsabile dell’ufficio tecnico per la valutazione della situazione e si concorda di mantenere comunque elevato il livello di attenzione e la verifica delle azioni da intraprendere nell’immediato.
Al punto 2) dell’interrogazione si chiede quanti e quali controlli preventivi sono stati effettuati agli impianti elettrici principali e sussidiari dell’Ospedale di Fano per evitare malfunzionamenti.
Tutti i controlli periodici a norma di legge. I controlli preventivi prevedono periodiche prove dei gruppi elettrogeni sia sotto carico che, con frequenza maggiore, a vuoto.
Al punto 3) si chiede a quando risale l’ultima verifica degli impianti in questione.
L’ultimo controllo periodico ai gruppi elettrogeni è stato condotto e registrato in data 23 dicembre 2008.
Al punto 4) si chiede se episodi simili si sono verificati di recente e quando.
L’ultimo episodio di non sensibile impatto sull’utenza risale al mese di agosto 2006. Tutti i sistemi di alimentazione di emergenza funzionarono correttamente.
Al punto 5) si chiede a quando risale l’attuale impianto elettrico principale e i generatori da utilizzare in caso di mancanza di corrente dalla rete principale.
La cabina di media tensione è stata adeguata nel 2002. II sistema dei gruppi elettrogeni è stato adeguato nel 2003. Tutti i sistemi sono soggetti a costanti revisioni ed adeguamenti con frequenza annuale.
Al punto 6) si chiede quante e quali apparecchiature si sono bloccate come conseguenza della mancanza di corrente e con quali conseguenze e disagi per i pazienti.
Nel periodo interessato dal guasto sono rimasti funzionanti i sistemi di monitoraggio critico e di supporto alla vita, dotati di sistemi UPS autonomi o di batteria autonomi. Pertanto, nessuna seria conseguenza è stata registrata per utenti e personale.
Al punto 7) si chiede quali provvedimenti si intendono adottare per evitare il ripetersi di simili situazioni.
Si rende necessario segnalare che tutto il sistema di alimentazione elettrica di sicurezza di cui dispone l’Ospedale Santa Croce di Fano è caratterizzato da un elevato livello di sicurezza, con le periodiche verifiche definite dalla normativa (ultimo controllo condotto è registrato in data 23 dicembre 2008) di certo non comune e comunque superiore ai requisiti standard richiesti dalle norme.
Pertanto si ritiene che l’evento sia da attribuire esclusivamente a cause eccezionali. Ad ogni buon conto è stata condotta dettagliata e diligente analisi dell’evento al fine di adottare tutte le azioni necessarie alla riduzione della probabilità di accadimento di eventi eccezionali.
Al punto 8) si chiede se non intende fornire una relazione dettagliata, nel più breve tempo possibile, su quanto è accaduto per poi aprire un’inchiesta che accerti le motivazioni che hanno impedito un regolare funzionamento delle apparecchiature di emergenza.
La scrivente direzione di Zona ha avviato le verifiche del caso attraverso un’immediata indagine interna condotta dalla direzione medica di presidio e del servizio tecnico, che ha accertato quanto segue.
II primo guasto che ha interrotto la fornitura diretta a di energia elettrica dalla rete di distribuzione pubblica verso la rete ospedaliera è stato registrato alle ore 18:37 circa.
A seguito del primo guasto, come previsto dalle norme e con tempistica entro i limiti di legge (15 secondi), si sono attivati entrambi i gruppi elettrogeni che servono, separatamente ed autonomamente, la nuova e la vecchia ala dell’ospedale. Ciò ad inconfutabile prova che entrambi i serbatoi incorporati nei due gruppi elettrogeni non erano vuoti.
Dopo circa 40 minuti di corretto funzionamento si è registrato il fermo, a breve distanza, di entrambi i suddetti gruppi elettrogeni. Tale fermo è da attribuire ad un secondo imprevedibile guasto al sistema di pescaggio del gasolio dal serbatoio principale interrato e, in conseguenza del mancato reintegro, all’inevitabile esaurimento del gasolio nei rispettivi serbatoi incorporati.
Constatata l’impossibilità di alimentare i due gruppi elettrogeni dal serbatoio principale e non disponendo di altri serbatoi utilizzabili (peraltro non previsti né dal punto di vista tecnico, né da alcuna norma), si è ritenuto prioritario reperire nell’immediato alcune taniche di gasolio per provvedere al rabbocco manuale dei serbatoi incorporati, chiamando i vigili del fuoco. Grazie a tale operazione alle 19,35 circa è stato possibile riavviare un primo gruppo elettrogeno (opportunamente configurato da quadro per poter servire la totalità della rete ospedaliera) e, di fatto, far cessare il disagio per utenti ed operatori.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere D’Anna.

Giancarlo D’ANNA. A me ha colpito – e forse non ha colpito chi non era attento! – la parte finale di questa risposta. Il contenuto di questa interrogazione si basa proprio sul fatto delle due taniche di gasolio, caro Assessore, e quindi la verità vera è che il gruppo elettrogeno non aveva il gasolio necessario per partire! (…) Ah, sì, ce l’aveva?! Tanto è vero che sono dovuti arrivare con due taniche di gasolio come nei migliori film comici!
Il problema vero è che in quell’ospedale ci sono dei gruppi elettrogeni che dovrebbero servire in caso di emergenza, per cui tutto questo elenco di prestazioni fatte in venti minuti– che generalmente non ci si riesce a farle neppure in venti giorni, visti i tempi di attesa dei nei nostri ospedali! – è francamente sconcertante.
Pertanto resta un fatto gravissimo, ossia quello che quei gruppi elettrogeni che in un ospedale avrebbero dovuto garantire nell’emergenza l’elettricità, non sono partiti, o per lo meno, sono partiti e poi si sono subito fermati. Tanto è vero, Assessore, che lei ci ha confermato proprio quello che tutti sanno, ovvero che è stato necessario avviare, attraverso l’utilizzo di taniche cariche di gasolio, il gruppo elettrogeno.
Pertanto, caro Assessore, questo è semplicemente il segnale di quella disattenzione che c’è, come lei sa, in quella struttura ospedaliera, è solo la punta di un iceberg che appunto negli ultimi anni vede l’ospedale Santa Croce di Fano assolutamente trascurato.
Lei sa benissimo qual è la situazione...(il Consigliere D’Anna smette per alcuni secondi di parlare). Presidente, visto che l’Assessore non mi ascolta, faccio una pausa! Probabilmente stava spiegando all’Assessore Luchetti come si versa il gasolio con le taniche nei generatori nel caso succeda in un’altra struttura! (.) Assessore, non è che faccio lo spiritoso.

PRESIDENTE. Consigliere D’Anna, continui il suo intervento!

Giancarlo D’ANNA. Io non sto facendo lo spiritoso, Assessore, lei sa benissimo che questo fatto è avvenuto ormai un anno e mezzo fa, quindi, a fronte della tempestività del caso, lei ora ci viene a dire che il generatore lo si è dovuto rabboccare perché non funzionava! Allora, visto che un generatore serve per le emergenze, caro Assessore, indipendentemente dal fatto che c’era o non c’era gasolio sufficiente – come lei asserisce, ma che non è assolutamente vero –, sta di fatto che ci si è dovuti attrezzare con delle taniche di gasolio comprate ad un distributore di benzina proprio come succede a chi rimane in mezzo alla strada! Ma questa è una struttura pubblica, Assessore! E’ un ospedale! Allora non sono io che faccio lo spiritoso, siete voi che fate male il vostro lavoro, è diverso, Assessore!
Ed in quella struttura lei sa benissimo che ci sono molte altre magagne. Mi giustifichi, ad esempio, lei che ha passato cinque anni nella scorsa legislatura, perché ci sono ancora sei camere operatorie chiuse! Allora cosa manca? La volontà politica! Ma i soldi ce li avete spesi, quindi chiederò una commissione d’inchiesta per verificare una volta per tutte chi ha sbagliato! Vedremo poi chi sarà lo spiritoso o chi fa il furbo, caro Assessore! Sulla sanità non si scherza! Quindi, le ripeto, Assessore, io non sono qui per fare lo spiritoso, semmai è qualcun altro che lo fa! Perché se facessimo vedere la fotografia di quelli che in un’emergenza arrivano con una tanica di benzina per far funzionare il generatore in un ospedale c’è poco da fare lo spiritoso!

PRESIDENTE. Consigliere D’Anna, per favore, si attenga all’interrogazione.

Giancarlo D’ANNA. Presidente, l’interrogazione è proprio questa! In un ospedale di questa regione c’è stato un black out e i generatori sono partiti solo per trentadue secondi perché non c’era gasolio!

PRESIDENTE. Abbiamo capito tutto, Consigliere, l’Assessore le ha risposto e lei ha la possibilità di replicare…

Giancarlo D’ANNA. Sto replicando, Presidente!

PRESIDENTE. Bene, ma ora il tempo a sua disposizione è scaduto, quindi la prego di concludere.

Giancarlo D’ANNA. Se mi fanno parlare concludo, ma se mi danno dello spiritoso...

PRESIDENTE. Consigliere, lei ha esperienza, per cui sicuramente riesce a superare queste obiezioni, quindi, la prego, concluda.

Giancarlo D’ANNA. Stavo dicendo che questo è un episodio che va messo negli annali della storia della sanità di questa nostra regione, perché non solo ci sono delle liste di attesa, ma ci sono anche i generatori che attendono il gasolio per poter partire!


Interrogazione n. 20
del Consigliere Zinni
“Situazione Accenture”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 20 del Consigliere Zinni. Ha la parola l’Assessore Luchetti.

Marco LUCHETTI. La Giunta regionale è a conoscenza del problema e segue attentamente e attivamente la problematica relativa all’Accenture Bpo.
I primi incontri con l’azienda, con le organizzazioni sindacali ed i lavoratori risalgono allo scorso febbraio, non appena avuta notizia dell’intenzione dell’Accenture di cessare l’attività dei siti produttivi di Osimo e Catania.
L’apertura della procedura di mobilità per tutti i 124 lavoratori (47 del sito di Osimo il resto a Catania), è stata avviata formalmente il 14 aprile 2010. Una scelta aziendale che suscita forte preoccupazione e lascia perplessi sia nelle modalità che nel merito. Infatti l’Accenture, che svolge anche attività di servizio per grandi gruppi come SMA Auchan; Gallerie commerciali, Rinascente ecc, non risulta essere un’azienda in crisi, avrebbe chiuso, secondo il sindacato, l’ultimo esercizio di bilancio in attivo. Inoltre avrebbe rinnovato con le società sopracitate un contratto di fornitura di servizi per ulteriori dieci anni a partire dal 2011.
La Regione sta cercando di far valere tutto il suo peso istituzionale, nel totale rispetto dell’autonomia aziendale, ovviamente per quello che possiamo fare rispetto a una procedura aperta in termini formali, per far recedere l’Accenture dalla decisione di chiudere l’unità produttiva di Osimo. Sembra, tra l’altro, che questi servizi li vogliano chiudere per potarli addirittura alle isole Mauritius.
Sto effettuando una serie d’incontri con l’azienda, con le società committenti e le rappresentanze sindacali. Il prossimo incontro con i lavoratori lo avremo domani. Lo stesso Presidente Spacca li ha già incontrati lo scorso 28 maggio in occasione di un’apertura di un supermercato.
Nel frattempo la procedura di mobilità ha esaurito la prima fase di quarantacinque giorni con la firma, a Milano, di un mancato accordo; la trattativa quindi si è spostata al livello del Ministero del lavoro per gli ulteriori trenta giorni. Perché al Ministero del lavoro? Perché la società sta in più regioni. Siamo in costante contatto con i funzionari del Ministero che seguono la vicenda.
Utilizzeremo questo lasso di tempo con il massimo impegno affinché si trovi una soluzione positiva e quindi un accordo che scongiuri la chiusura del sito di Osimo e salvaguardi il più possibile l’occupazione, anche attraverso soluzioni di ricollocazione sostenute da programmi di formazione e riqualificazione, che Regione e soprattutto la Provincia possono utilmente attivare.
In una fase difficile come questa non è possibile perdere posti e luoghi di lavoro per delle decisioni aziendali, ovviamente legittime, ma che sembrano dettate da strategie tutte incentrate sulla riduzione dei costi del lavoro a fronte di una situazione economica complessiva della società che sembrerebbe tutt’altro che in crisi.
Le esigenze industriali non possono essere avulse da una responsabilità sociale rispetto a maestranze e territori che hanno contribuito notevolmente allo sviluppo stesso dell’azienda.
Proseguiremo, quindi, insieme a tutte le Istituzioni interessate, come lo stesso Consiglio comunale di Ancona auspica nell’ordine del giorno approvato il 10 maggio 2010, nell’incessante attività di confronti, iniziative, mediazione, per raggiungere una soluzione positiva: richiameremo l’Accenture e non lasceremo nulla d’intentato anche attraverso un ulteriore e più forte coinvolgimento delle grandi aziende committenti.
Ho già chiamato il responsabile della SMA e quello di Hauchan proprio perché si erano presi un impegno nel 2003 a riprendere i lavoratori nel momento in cui il contratto fosse andato male, per cui anche loro hanno una responsabilità. Ho parlato l’altro ieri con il dirigente dello SMA per invitarlo a ulteriori confronti con Accenture, e mi hanno assicurato che oggi o domani dovrebbe esserci un incontro, appunto, tra SMA e Accenture.
Rispetto gli ammortizzatori sociali, essendo l’Accenture un’azienda con unità produttive in più regioni, la competenza è del Ministero del lavoro, dove si è già spostata la fase finale della trattativa. L’azienda non avrebbe problemi di accesso agli strumenti di integrazione del reddito in quanto rientra pienamente nella possibilità previste dalla legge 223/91.
Ad oggi, però, l’urgenza riguarda la decisione di chiusura e il licenziamento dei lavoratori che usufruirebbero dell’indennità di mobilità ma non avrebbero più il posto di lavoro e il nostro territorio perderebbe un importante luogo di lavoro.
Siamo impegnati a scongiurare questo epilogo.
Siamo in costante trattativa con Accenture che presenta una situazione quasi kafkiana rispetto alla situazione che avevamo da gestire nelle Marche.
Tra l’altro sia SMA che Auchan hanno importanti centri nel territorio e quindi stiamo facendo pressione proprio in relazione a questo tipo di realtà. Addirittura abbiamo suggerito a SMA e Auchan di rompere il contratto commerciale per fare eventualmente intervenire qualche altro soggetto.
Pertanto la fase è ancora aperta, non nascondo le difficoltà perché c’è un accordo commerciale già firmato, accordo che però non prevede quelle norme di salvaguarda del 2003. Per cui anche giuridicamente stiamo vedendo di affrontare questa tematica per quanto riguarda le società committenti.
Appena avremo ulteriori notizie faremo sapere al Consigliere Zinni come evolverà la situazione.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Zinni.

Giovanni ZINNI. Grazie, Assessore Luchetti, ero già a conoscenza che stava personalmente seguendo la vicenda, quindi le do atto di essere presente sull’argomento.
Una raccomandazione però voglio farla. Tra l’altro tra le tante cose nella mia interrogazione le avevo sollecitato anche il fatto che il Consiglio comunale di Ancona si era fatto carico di votare una mozione. Allora secondo me la sua risposta è parzialmente sufficiente, perché certamente un suo primo impegno c’è stato, e ripeto ne ero a conoscenza, ma ora bisogna alzare il livello e cercare innanzitutto di effettuare una grande operazione di trasparenza e di chiarezza anche nel territorio.
Ritengo infatti che chi si comporta in un certo modo non la debba far franca in politica. Quindi credo sia assolutamente importante che si dia risalto a questa problematica, non tanto per far esprimere una solidarietà peraltro già diffusa nella popolazione locale nei confronti dei quarantasette dipendenti, quanto, soprattutto, perché c’è la necessità di creare un’adeguata e forte pressione, sempre nell’ambito della legalità, sempre nell’ambito della non invasione di competenze da parte dell’Ente Regione riguardo il libero mercato e l’autonomia aziendale, nei confronti di tutte quelle catene di grande distribuzione storicamente collegate ad Accenture.
Credo che per un problema del genere si debba lavorare, non solo in termini di integrazione del reddito qualora non venisse ritirato il licenziamento – cosa a questo punto abbastanza probabile –, ma soprattutto iniziare ad immaginare concretamente una ricollocazione delle forze lavoro.
Pertanto a mio avviso occorre organizzare una delegazione ufficiale Regione-Sindaci di tutti quei comuni ove risiedono i dipendenti in questione. Ossia una task force di pressione anche mediatica affinché tutti comprendano che non è accettabile che una mattina uno straniero si svegli nel suolo italiano e poi, attraverso operazioni di scelte aziendali apparentemente legittime, visto che investire in Italia è una cosa non più sufficientemente fruttuosa, decide di prendere baracche e burattini e portare via tutto fuori dal territorio nazionale. Questo va combattuto con forza. Bisogna che l’Istituzione politica dia un segnale agli investitori stranieri affinché faccia capire che l’Italia non è un tappetino dove poter appoggiare le proprie cose ogni tanto per poi prendere a andare via quando si vuole.
Io come cittadino marchigiano sono profondamente offeso dall’atteggiamento dell’imprenditoria che sta alle spalle dell’Accenture. Come comprendo le difficoltà dell’Assessore, quindi le auguro un sincero in bocca al lupo, non voglio certamente strumentalizzare politicamente la questione. Auspico che lei e una task force che, ripeto, la invito a mettere in piedi, riusciate a convincere l’Accenture quantomeno a prolungare una situazione che consenta un piano di ricollocazione della forza lavoro con più calma e tranquillità, affinché appunto la gente non rimanga per strada.
Quando si tratta di aziende private mi rendo conto che l’Istituzione i miracoli non li può fare, ma mi rendo conto anche che in questi casi il silenzio porta i furbetti a fare ancora peggio. Quindi cercate, attraverso la Giunta e magari con il coinvolgimento dei Sindaci, di mettere questo processo nelle condizioni di poter essere trasparente e condiviso nel territorio da tutta la comunità.


Sull’ordine dei lavori

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca ora la proposta di atto amministrativo n. 2 ad iniziativa della Giunta regionale, ma prima di lasciare la parola alla relatrice di maggioranza, Consigliera Ortenzi, ha chiesto di intervenire il Consigliere Massi, ne ha facoltà.

Francesco MASSI. Presidente, siccome a Fermo è in corso una manifestazione a cui partecipa, a nome anche dell’Ufficio di Presidente, la nostra relatrice di minoranza, Consigliera Romagnoli, chiedo se possibile il posticipo della discussione, da fare sempre in giornata, di questo atto.

PRESIDENTE. Consigliere, si ha notizia sull’ora presunta di rientro della Consigliera Romagnoli?

Francesco MASSI. Sì.

PRESIDENTE. Dico questo perché la Consigliera Romagnoli ha chiesto congedo per l’intera seduta. In ogni caso credo che questo sia un atto che ha una certa urgenza.

Francesco MASSI. Certo, Presidente, sull’urgenza siamo d’accordo, abbiamo preso l’impegno di discuterlo e votarlo oggi, si chiedeva soltanto, che so, magari di aspettare un’ora.

PRESIDENTE. Allora a questo punto, se siete d’accordo, ci prendiamo l’impegno di trattarlo comunque prima della fine della seduta, quindi lo posticiperemo fin quanto possibile.
Ha chiesto la parola il Consigliere Marangoni.

Enzo MARANGONI. Sono d’accordo su questo posticipo, anche perché la Consigliera Romagnoli è impegnata in un’attività istituzionale importante. Però vorrei fare una considerazione, Presidente, e mi rivolgo particolarmente a lei come a tutta l’Assemblea. In questo momento in Aula sono presenti ventidue Consiglieri, potrei sbagliarmi solo di uno o due, però alle ore 10,00 nel registro sono state apposte quarantuno firme. Quindi dovremmo, anche per dignità verso noi stessi, verso il popolo che ci ha eletto…

Massimo BINCI. Siamo in ventotto.

Enzo MARANGONI. Si vede che non so contare, comunque non cambia la sostanza, ossia, tre Consiglieri sono in congedo e ci sono quarantuno firme. Perché allora non sospendiamo per due o tre minuti, così chiamiamo gli assenti e riprendiamo? E’ un invito che faccio a lei, Presidente, per rispetto, ripeto, del popolo che ci ha eletto.

PRESIDENTE. Lei sa, Consigliere, perché probabilmente è stato informato, anche se in modo informale, che l’Ufficio di Presidenza sta elaborando un regolamento che dovrebbe in qualche modo garantire una maggiore presenza dei Consiglieri in Aula. Detto questo, in un sistema come quello che caratterizza l’elezione regionale, i Consiglieri regionali, così come i Parlamentari, rispondono del loro operato prima di tutto verso chi li ha eletti e quindi consentito di essere presenti in quest’Aula. Non esiste una regola con la quale poter “legare” i Consiglieri, così come i Parlamentari, al loro posto, anche se, ripeto, stiamo lavorando su un regolamento che penalizzerà l’assenza in Aula dei Consiglieri. Altri strumenti per ora non ci sono.
Chiaramente è auspicabile, così come abbiamo detto fin dalla prima seduta, che ci sia la presenza costante in Aula dei Consiglieri, ma né il Presidente né altri possono, se non provando con un regolamento innovativo, fare granché rispetto alla presenza continua dei Consiglieri in Aula.
Ora, avendo posticipato la trattazione del punto 3) dell’ordine del giorno, direi di passare all’argomento successivo.


Relazione della VI Commissione in ordine alla partecipazione della Regione Marche alla formazione del diritto dell’Unione europea e applicazione del nuovo protocollo sul principio di sussidiarietà allegato al trattato di Lisbona
(Discussione e votazione risoluzione)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la relazione della VI Commissione in ordine alla partecipazione della Regione Marche alla formazione del diritto dell’Unione europea e applicazione del nuovo protocollo sul principio di sussidiarietà allegato al trattato di Lisbona. Ha la parola il relatore di maggioranza Consigliere Cardogna.

Adriano CARDOGNA. Signor Presidente, signori Consiglieri, quella che sto per presentare a questa Assemblea legislativa è una proposta di risoluzione sul rafforzamento del ruolo delle Regioni e delle Province autonome in ordine alla partecipazione al processo di formazione degli atti normativi dell’Unione europea e all’applicazione del principio di sussidiarietà enunciata nel protocollo n. 2 al Trattato di Lisbona. Essa è stata elaborata e condivisa all’unanimità dalla Commissione assembleare permanente Politiche comunitarie.
La risoluzione ha lo scopo di segnalare ai Presidenti di Camera e Senato la necessità e l’urgenza di procedere alla modifica della legge n. 11 del 2005 “Norme generali sulla partecipazione dell’Italia al processo normativo dell’Unione europea sulle procedure di esecuzione degli obblighi comunitari”, modifica resa necessaria a seguito dell’entrata in vigore, il 1° dicembre 2009, del Trattato di Lisbona, firmato il 13 dicembre 2007, che modifica il Trattato sull’Unione europea e il Trattato che istituisce la Comunità europea.
Il Trattato di riforma riconosce un importante ampliamento dei poteri delle Regioni, e precisamente: il riconoscimento dell’autogoverno regionale e locale; l’ampliamento del principio di sussidiarietà coinvolgendo gli enti territoriali locali e regionali; una migliore delimitazione delle competenze; il sistema di allarme precoce relativamente al controllo della sussidiarietà; il riconoscimento dei Parlamenti regionali con potere legislativo nel protocollo di sussidiarietà e la consultazione attraverso i Parlamenti nazionali in conformità alla ripartizione delle competenze all’interno dei singoli stati membri; il diritto di azione legale del Comitato delle Regioni in caso di violazione del principio di sussidiarietà.
Il principio di sussidiarietà è definito dall’articolo 5 dei Trattato sull’Unione europea. Esso, come da glossario della UE, mira a garantire che le decisioni siano adottate il più vicino al cittadino, verificando che l’azione da intraprendere a livello dell’Unione sia giustificata rispetto alle possibilità offerte dall’azione a livello nazionale, regionale o locale.
Il principio di sussidiarietà è strettamente connesso ai principi di proporzionalità e di necessità, secondo cui l’azione dell’Unione non può andare al di là di quanto necessario per il raggiungimento degli obbiettivi del trattato.
L’autonomia regionale e locale è lo strumento privilegiato attraverso il quale una società può arricchire la propria essenza democratica e raccogliere nuove sfide, come la scelta del giusto percorso verso un buon sistema di governo democratico o la risposta alla legittima necessità di affrontare e trattare gli affari pubblici ad un livello il più vicino possibile ai cittadini.
L’efficace attuazione delle novità apportate dal Trattato di Lisbona, relativamente al principio di sussidiarietà, dipendono anzitutto dall’organizzazione interna degli Stati e dalla capacità di concludere accordi tra gli organi centrali e regionali.
E’ evidente la stretta correlazione esistente tra la fase di formazione e quella di attuazione delle norme (fase ascendente e fase discendente) comunitarie, e dunque la necessità di uno sforzo da compiersi congiuntamente tra Governo e Parlamenti e tra Parlamenti e Legislativi ed Esecutivi regionali, non solo sul versante della fase ascendente, ma ancor più su quello dell’attuazione della normativa comunitaria.
Le Assemblee legislative regionali degli Stati membri possono intervenire nel processo di verifica del rispetto del principio di sussidiarietà e il protocollo sull’applicazione di tale principio stabilisce la procedura per verificare l’impatto che una determinata proposta di atto normativo dell’Unione europea potrà avere sulle proprie realtà nazionali e locali.
Affinché quanto la VI Commissione consiliare permanente vi propone non possa sembrare cosa priva di sostanza, ricordo ci colleghi consiglieri che si è avviata la riflessione sulle prospettive di riforma della politica regionale europea dopo il 2013 e che le proposte degli strumenti normativi, a supporto della nuova programmazione comunitaria, sono già stati preannunciati dalla Commissione europea nel suo programma di lavoro per il 2010 e che la partecipazione alla formazione del diritto UE non potrà prescindere dall’esame di tali atti.
L’analisi del programma legislativo e di lavoro della Commissione costituisce un momento preliminare fondamentale ci fini della prefigurazione di una partecipazione futura nel procedimento di formazione dei singoli atti normativi.
Infatti, il Programma di lavoro annuale della Commissione riporta la lista delle proposte legislative e degli atti non legislativi in corrispondenza alle priorità politiche fissate nell’anno di riferimento. Tale lista segnala per ogni proposta legislativa o atto non legislativo: la base giuridica; la probabile procedura di approvazione; il parere (facoltativo/obbligatorio) del Comitato delle Regioni e del Comitato economico-sociale; le implicazioni di bilancio.
Per le Assemblee regionali partire dall’esame del programma legislativo serve ad interiorizzare il ruolo della Regione nel vasto ambito UE, a procedimentalizzare i processi ed infine a comprendere in anticipo le tematiche di interesse regionale per l’anno a venire, anche al fine di tutelare proprio il principio di sussidiarietà.
Anche dal punto di vista operativo l’occasione offerta dal programma legislativo e di lavoro della Commissione è estremamente interessante ai fini della costruzione di una procedura di collegamento tra Parlamento e Consigli regionali.
L’obiettivo dichiarato è che attraverso la partecipazione delle Assemblee regionali al sistema di governo europeo, ai processi pre-legislativi è di consultazione dell’Unione europea, così come alle fasi legislative di formazione e di attuazione del diritto dell’Unione, esse contribuiscano al superamento del fenomeno conosciuto come deficit democratico. Fenomeno reso evidente dalle elezioni europee del 2009 con la partecipazione al voto scesa sotto al 50%.
Le Assemblee legislative regionali sono “organi di prossimità” vicini alle realtà territoriali e locali e per questo in grado di rappresentare i bisogni e le aspettative anche nei confronti dell’integrazione europeo. Grazie alla loro vicinanza ai cittadini devono fungere anche da scuole di democrazia, di sostenibilità e di pace, ed avere un ruolo essenziale nella promozione e divulgazione di tali valori e principi.
Come è avvenuto con il Trattato di Lisbona, altrettanto è avvenuto con la riforma del Titolo V della nostra Costituzione che ha introdotto all’articolo 117 l’espressa previsione della partecipazione delle Regioni all’elaborazione degli atti normativi comunitari e all’attuazione degli stessi.
Questa considerazione vale tanto più per le materie che rientrano nella potestà legislativa esclusiva delle Regioni, in base a quanto stabilito sempre dall’articolo 117, materie rispetto alle quali è ancora più importante che le realtà territoriali locali siano in grado, in concreto, di manifestare la propria posizione a livello europeo.
Di qui l’iniziativa che proponiamo, e che ci auguriamo incontri l’attenzione e la solerzia dei Presidenti di Camera e Senato, è di procedere alla modifica della legge n. 11 del 2005 “Norme generali sulla partecipazione dell’Italia al processo normativo dell’Unione europea sulle procedure di esecuzione degli obblighi comunitari”, affinché recepisca le importanti novità per la partecipazione delle Regioni – in termini di strumenti e procedure – al processo decisionale europeo e che consenta l’esercizio di quella che dovrebbe essere, alla luce di quanto fin qui detto, una prerogativa delle Assemblee legislative regionali.
La Commissione che presiedo ha avuto modo di costatare che la nostra Assemblea legislativa è già da tempo consapevole del ruolo che è chiamato a svolgere nella dimensione europea. E prova ne è: la legge regionale n. 14 del 2006, con la quale nel corso della precedente legislatura si è disciplinata la partecipazione della Regione alla formazione del diritto comunitario, l’attuazione dello stesso nell’ambito dell’ordinamento regionale e le procedure relative alla programmazione delle risorse provenienti dall’Unione europea; la partecipazione alla rete della sussidiarietà promossa dal Comitato delle regioni; la partecipazione al tavolo di coordinamento interregionale sul tema dei rapporti con l’Unione europea nell’organismo della Conferenza dei Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni.

PRESIDENTE. Grazie, Consigliere Cardogna. Tra l’altro ho notato che la sua relazione è stata seguita attentamente dall’Aula, ho visto un bel coinvolgimento.
Consigliere Trenta, chiede la parola?

Umberto TRENTA. Presidente, sono il relatore di minoranza, ma capisco che nella composizione dell’Assemblea legislativa un Consigliere di opposizione possa anche essere dimenticato!
Presidente, colleghi Consiglieri, riprendo alcune considerazioni del Presidente Cardogna per poi soffermarmi su altri aspetti.
Il Presidente Cardogna è un attento Presidente di Commissione. Il dibattito che si è svolto all’interno, appunto, della Commissione ha valutato e quindi portato oggi come proposta in Aula alcune riflessioni importanti. Questo significa che abbiamo lavorato non come consiglieri di opposizione o di maggioranza, bensì entrando in un discorso oggettivo delle competenze specifiche della VI Commissione.
In primo luogo voglio sottolineare che credo nell’importanza dell’iniziativa che la VI Commissione propone oggi all’Aula, ciò ci ha permesso di cimentarci con argomenti che solo in apparenza sono un po’ complicati e distanti dai cittadini ma che invece riguardano molto da vicino la nostra comunità.
Argomenti quindi che ci chiamano in causa in veste di legislatori regionali. Peraltro dovremmo svolgere un’attenzione particolare anche al discorso del federalismo fiscale. Questo perché nella compiutezza degli argomenti ci sono delle priorità che, seppure nella loro diversità, le Regioni hanno all’interno di quel sistema unificante delle normative dell’Unione europea.
Pertanto oggi mi sembra utile discutere della possibilità di partecipare alla formazione del diritto dell’Unione europea e di sottoporre all’attenzione del Parlamento nazionale la possibilità di esercitare in concreto la prerogativa che il protocollo sull’applicazione del principio di sussidiarietà ci riconosce.
Trovo dunque questa proposta positiva, anche perché non si tratta di una iniziativa isolata, ma si inserisce in un percorso condiviso da più Assemblee regionali e che quindi potrà rappresentare nel prossimo futuro una delle più significative occasioni per l’esercizio della funzione di indirizzo che lo Statuto regionale riconosce alla nostra Assemblea.
Credo importante che l’Assemblea legislativa delle Marche, per il tramite della VI Commissione, si adoperi per partecipare, prima alla formazione del diritto dell’Unione europea, poi per diffondere le norme una volta approvate a livello comunitario.
La conoscenza del diritto comunitario e l’opportunità che l’Unione europea rappresenta anche per la nostra Regione, è lo strumento più efficace per ridurre le distanze tra cittadini ed Europa – è per questo che la Regione Marche partecipò all’Assemblea dei popoli a Nizza nella legislatura 2000-2005 –. E’ limitare, come ricordava il Presidente Cardogna, quel senso di diffidenza e di sfiducia nei confronti dell’Unione europea alimentato dalla crisi che la moneta unica sta attraversando. E qui è opportuna una riflessione su quelle che sono le speculazioni finanziarie a livello globale.
L’occasione di oggi mi è utile anche per affrontare in quest’Aula un tema che mi sta particolarmente a cuore, ossia quello della diffusione della cultura della pace che passa attraverso una obiettiva conoscenza del diritto europeo. Ed anche qui pongo una riflessione sull’allargamento alla macro regione adriatica, e quindi al coinvolgimento a livello universitario, perché fare una diffusione in senso orizzontale della cultura del diritto delle nazioni-membro penso sia veramente dare un contributo importante.
L’Europa sorge sulle rovine della seconda guerra mondiale grazie agli sforzi di uomini politici che avevano ben chiaro il rischio di un altro conflitto bellico. L’Europa nasce quindi per perseguire il valore della pace tra gli Stati che la compongono, per eliminare frontiere e per divulgare i principi dell’integrazione e della convivenza pacifica tra i popoli; su questo credo che il Presidente dell’Associazione università per la pace potrà aprire un dibattito, io lo porterò in VI Commissione proprio per una piena attuazione di questa Associazione nell’ambito del diritto internazionale e quindi della diffusione scolastica che è un valore assoluto.
Tutto questo è stato possibile grazie all’ordinamento europeo ed al sistema di norme, a volte complicato, che lo compongono.
Grazie al principio di sussidiarietà e alla sua applicazione potremo dare il nostro piccolo contributo alla definizione di queste norme, vigilando affinché siano scritte in modo il più possibile semplice e che siano realmente aderenti ai bisogni delle nostre collettività.
Ritengo pertanto di poter chiedere a nome della VI Commissione, così come abbiamo dibattuto e condiviso nei lavori della Commissione stessa, il voto a sostegno di questa nostra proposta. Proposta che ritengo sia un lavoro opportuno ed utile per la nostra comunità, quella comunità intesa anche in senso di federalismo regionale, di questo Stato italico che appunto è Stato-membro dell’Unione europea.

PRESIDENTE. Grazie, Consigliere Trenta. La discussione è aperta. Ha la parola il Consigliere Giancarli.

Enzo GIANCARLI. Voglio innanzitutto ringraziare il Presidente Cardogna, il Vicepresidente Trenta, le componenti e i componenti della VI Commissione, perché ci hanno dato l’opportunità di discutere di questo grande evento, il Trattato costituzionale di Lisbona, ci hanno dato la possibilità di discutere di Europa.
Ed io proprio su questo vorrei soffermarmi un attimo, ovvero sottolineare il valore di questo nuovo Trattato entrato in vigore il 1° dicembre dello scorso anno.
Vorrei qui ricordare le resistenze nazionalistiche, le alleanze anche trasversali che si sono realizzate, finalizzate a non giungere all’approvazione del Trattato, come pure i tanti ostacoli frapposti e poi superati, i referendum persi, le frenate dei Governi, i dubbi costituzionali sollevati da alcuni Paesi.
Ecco quindi che il Trattato è importante, è coerente con l’idea di costruire un’Europa politica non solo mercantile.
E questo lo dico soprattutto di fronte alla grave crisi economica e finanziaria della Grecia, che ha visto dall’Europa una risposta sì data in ritardo ma comunque data.
In molti Paesi ci sono debiti pubblici spaventosi, ma questa è una crisi anche sociale e produttiva.
Quindi più forza all’Europa, più forza alla sua integrazione, come ci ha ricordato anche il Presidente degli Stati Uniti Obama. Altrimenti come potremo confrontarci da pari a pari con gli Stati Uniti d’America, con la Cina, con i Paesi del BRIC, Brasile, Russia, India, senza parlare la stessa voce affinché, appunto, si possa far pesare la consistenza quantitativa e qualitativa dell’Europa, che tra l’altro, voglio ricordarlo, è il mercato più grande.
Ma il Trattato è sopratutto, come è stato detto dai colleghi che mi hanno preceduto, anche una grande occasione per Regioni ed istituzioni locali. Una grande occasione anche in vista di quelli che saranno gli stessi fondi dell’Unione europea 2013-2020.
A mio avviso dobbiamo avere la consapevolezza che sono proprio le politiche regionali e locali – qui sta la vera sussidiarietà, il vero autogoverno – che potranno rispondere meglio alle difficoltà della crisi. E quindi il fondo per le politiche di coesione regionali deve essere aumentato, un obiettivo che il nostro Paese e le Regioni devono sicuramente porre all’ordine del giorno.
Per cui concordo con coloro che in Italia e in Europa sostengono la necessità di realizzare un patto territoriale europeo tra Unione europea, Governi, Regioni e sistema delle Autonomie, per rafforzare i nostri sistemi, le nostre piattaforme produttive.
Sono certo che questo Trattato, se sapremo utilizzare tutti gli spazi, come i miglioramenti che vengono chiesti in questa risoluzione, maggiori tempi, la stessa modifica della legge 11/2005, ma anche altre attenzioni sul piano politico culturale (la cultura della pace, come ci ha ricordato il collega Trenta, le importanti iniziative avviate in questa nostra regione, nella nostra stessa Ancona, come pure in tutto l’Adriatico), ci consentirà di costruire l’Europa dal basso.
Voglio ricordare che se non venisse rispettato il processo di consultazione, che appunto prevede il coinvolgimento vero delle Istituzioni locali, è prevista la possibilità di ricorrere alla Corte di giustizia.
Teniamo dunque alta questa sfida nei confronti di una profonda e sentita unità dell’Europa; come peraltro stanno facendo migliaia e migliaia di giovani con i loro tanti stage, tanti progetti, tanti scambi formativi e culturali. Dal mio punto di vista è la risposta intelligente a questo continente dalla cultura più antica e dalla democrazia più matura.

PRESIDENTE. Se non ci sono altre richieste di intervento passiamo alla votazione della risoluzione presentata dal Presidente Cardogna:
Oggetto: Sul rafforzamento del ruolo delle Regioni e delle Province autonome in ordine alla partecipazione al processo di formazione degli atti normativi dell’Unione europea e alla applicazione del principio di sussidiarietà enunciato nel protocollo n. II allegato al Trattato di Lisbona.
Vista:
- la legge 4 febbraio 2005, n. 11, Norme generali sulla partecipazione dell’Italia al processo normativo dell’Unione europea e sulle procedure di esecuzione degli obblighi comunitari, che disciplina all’articolo 5 la partecipazione delle Assemblee legislative regionali e delle Province autonome alla formazione del diritto dell’Unione europea;
- la legge regionale 2 ottobre 2006, n. 14, Disposizioni sulla partecipazione della Regione Marche al processo normativo comunitario e sulle procedure relative all’attuazione delle politiche comunitarie, che disciplina l’istituto della partecipazione della Regione Marche alla formazione del diritto dell’Unione europea;
Premesso:
che il principio di sussidiarietà, enunciato dall’art. 5 del Trattato sull’Unione europea, è lo strumento che garantisce il corretto esercizio delle competenze attribuite all’Unione e agli Stati membri, stabilendo, in particolare, che “nei settori che non sono di sua competenza esclusiva l’Unione interviene soltanto se e in quanto gli obiettivi dell’azione prevista non possono essere conseguiti in misura sufficiente dagli Stati membri, né a livello centrale né a livello regionale e locale, ma possono, a motivo della portata o degli effetti dell’azione in questione, essere conseguiti meglio a livello di Unione”;
che il Trattato di Lisbona, entrato in vigore il 1° dicembre 2009, ha modificato il protocollo sull’applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità introducendo, in particolare, il controllo delle Assemblee legislative degli Stati membri sulle modalità di applicazione di tali principi;
che la procedura di controllo circa l’applicazione dei principi sopra richiamati prevede il coinvolgimento da parte dei Parlamenti nazionali delle Assemblee legislative regionali;
che tale prescrizione acquista un particolare valore nell’ambito dell’ordinamento italiano, tenuto conto del riparto di competenze legislative tra lo Stato e le Regioni, così come definito all’art. 117 della Costituzione;
Considerato:
che l’articolo 5 della legge 11/2005, prevede che le Regioni, per il tramite della Conferenza dei Presidenti delle Regioni e delle province autonome di Trento e Bolzano o della Conferenza dei presidenti dell’Assemblea, dei Consigli regionali e delle province autonome possono trasmettere al Governo le osservazioni sulle proposte di atto normativo dell’UE entro venti giorni dalla loro ricezione;
che sono attualmente depositate in Parlamento alcune proposte di modifica della legge n. 11 del 2005 (A.C. 2854, A.C. 2862, A.C. 2888, A.C. 3055);
che le modifiche alla legge 11/2005 introdotte di recente con l’approvazione della legge comunitaria statale del 2009 per quanto riguarda la partecipazione delle Camere alla verifica del rispetto del principio di sussidiarietà non prevedono il coinvolgimento delle Assemblee legislative regionali e delle province autonome ma introducono esclusivamente un obbligo di “adeguata informazione” del Governo nei confronti di Camera e Senato sui contenuti e sui lavori preparatori relativi alle singole proposte di atto normativo dell’Unione europea sottoposti alla verifica del rispetto del principio di sussidiarietà;
che in sede di ulteriore modifica della legge 11/2005 appare opportuno prevedere una disciplina che garantisca il rispetto delle nuove prerogative riconosciute alle Assemblee legislative regionali nell’ambito del processo di formazione degli atti comunitari e del controllo sulla corretta applicazione del principio di sussidiarietà da parte dell’Unione europea;
che la partecipazione da parte delle Assemblee legislative regionali alla formazione del diritto dell’Unione europea costituisce un significativo esempio di applicazione in concreto del principio di sussidiarietà e di esercizio di governance multilivello;
che la collaborazione in questa materia risponde a finalità istituzionali comuni;
Tutto ciò premesso e considerato, chiede al Presidente del Senato della Repubblica e al Presidente della Camera dei Deputati:
che in sede di modifica della legge 11/2005 sia valutata l’introduzione di una disciplina che garantisca le prerogative delle Regioni di disporre di strumenti idonei– sia in termini di procedure che di tempi adeguati– per l’esercizio in concreto della partecipazione alla formazione degli atti comunitari e, con particolare riguardo alle Assemblee legislative regionali e delle provincie autonome, del controllo sulla corretta applicazione del principio di sussidiarietà da parte dell’Unione europea;
che, per le ragioni sopra indicate, il termine previsto per la trasmissione delle osservazioni delle Regioni sulle proposte di atto normativo comunitario sia aumentato dagli attuali 20 a 30 o 40 giorni, che garantirebbero una maggiore coerenza con il termine di otto settimane previsto per il controllo della corretta applicazione del principio di sussidiarietà dall’art. 6 del Protocollo sull’applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità;
che le modifiche alla legge 11/2005 prevedano una procedura per il coinvolgimento delle Assemblee legislative regionali e delle province autonome nell’ambito del controllo ex ante sull’applicazione del principio di sussidiarietà, secondo quanto enunciato all’art. 6 del Protocollo applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, tenuto conto, in particolare, che molte delle materie rispetto alle quali l’Unione europea esercita una competenza concorrente rientrano nella competenza delle Regioni ai sensi dell’art. 117 della Costituzione;
che sia mantenuta all’interno della legge 11/2005 la disciplina sul riparto dei seggi per i rappresentanti italiani presso il Comitato delle Regioni, garantendo altresì che sia assicurata un’adeguata rappresentanza delle Assemblee legislative regionali all’interno della delegazione; le Assemblee legislative regionali dovrebbero essere consultate, anche per il tramite della loro Conferenza, nella fase di formazione della delegazione, prima che si proceda alla nomina dei rappresentanti delle Regioni.
La presente risoluzione sarà trasmessa anche alla Conferenza dei Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e delle Province autonome.
La pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)


Mozione n. 1
dei Consiglieri Pieroni, Giorgi
“Realizzazione del Rigassificatore in località Porto Recanati – Riviera del Conero”
(Discussione e votazione)

Mozione n. 17
del Consigliere Binci
“Contro la realizzazione di rigassificatori sul territorio regionale”
(Discussione e votazione)

Mozione n. 21
del Consigliere Marangoni
“Rigassificatore previsto di fronte alla Riviera del Conero – Porto Recanati – Porto Potenza Picena”
Mozione n. 24
del Consigliere Zinni
“Rigassificatori di Porto Recanati e Falconara Marittima”
(Discussione e votazione risoluzione)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la mozione n. 1 dei Consiglieri Pieroni, Giorgi, la mozione n. 17 del Consigliere Binci, la mozione n. 21 del Consigliere Marangoni, abbinate, inoltre la mozione n. 24 del Consigliere Zinni, di cui questa mattina era stata richiesta l’iscrizione.
Ha la parola il Consigliere Pieroni per l’illustrazione della mozione n. 1.

Moreno PIERONI. Questa mozione, presentata da me insieme alla Consigliera Giorgi, nasce da una valutazione che personalmente ho fatto anche durante la mia esperienza, avuta fino a poco tempo fa, come Sindaco. Esperienza vissuta insieme a tutti i Sindaci del territorio della vallata sud di Ancona e della provincia di Macerata legati a questo progetto, presentato dalla società multinazionale Gas de France, in merito ad un rigassificatore che dovrebbe essere definito nell’area Riviera del Conero-Porto Recanati.
La criticità nasce soprattutto da tutta una serie di sollecitazioni, nate non oggi ma nel periodo autunnale del 2009, scaturite anche grazie all’impegno di quei cittadini che vollero stimolare, allora come oggi, le Amministrazioni comunali dei vari territori confinanti a questo eventuale rigassificatore. Si era voluto far capire quanto sia preoccupante l’inserimento di un rigassificatore di questa portata in un territorio molto delicato sia dal punto di vista eco-ambientale sia dal punto di vista eco-marino, ma soprattutto perché è fortemente legato ad un tessuto economico e turistico che, a mio avviso, va sempre tenuto in grande considerazione.
Sin da quando ero Sindaco, dunque, ho sempre tenuto in grande considerazione tale questione. Pertanto anche oggi, in questo mio ruolo di Consigliere, ho ritenuto doveroso presentare, insieme alla Consigliera Giorgi, una mozione orientata a dare una risposta importante di questa Assemblea legislativa che è il più alto organo che abbiamo a livello regionale, una risposta forte e chiara per far capire che in questo territorio non possono e non devono essere istallati strutture di questo genere.
Non voglio ora entrare, Presidente e Consiglieri regionali, nel merito di tutti gli aspetti toccati nella mozione, come quello ambientale, quello del turismo o della pesca, oppure come quello, visto ciò che sta accadendo nel mondo in questo ultimo periodo, delle criticità legate alla sicurezza. Ma voglio ringraziare sicuramente il Presidente Spacca e l’allora Assessore Badiali, che non soltanto durante il periodo elettorale ma anche prima, definirono con grande chiarezza quello che vuole fare la Regione Marche a proposito di questo rigassificatore, dissero subito di no. E chiaramente quel no doveva anche essere motivato da tutta una serie di aspetti sia politici che tecnici. Ed è giusto che sia così, perché una Regione, un Presidente, un Esecutivo quando si esprimono soprattutto con un no poi devono anche motivarlo.
Pertanto anche oggi questa Assemblea regionale, a mio avviso, deve dare una risposta forte e chiara dal punto di vista politico e istituzionale e se possibile anche tecnico.
E tale mozione va proprio nella direzione di dire no ad un rigassificatore che non porta nessun valore aggiunto al territorio, anzi, crea secondo me soltanto criticità.
Sicché, pur rispettando – legittimamente è sempre giusto rispettare – le diverse posizioni, come ad esempio quella del Sindaco di Porto Recanati, che su questa vicenda ha una posizione molto differente da quella che sto prospettando quest’oggi e anche da quella che il Presidente Spacca, ripeto, prese già durante il periodo pre-elettorale, ritengo che noi, che abbiamo il compito di tenere in considerazione tutto il nostro territorio, dovremmo dare una risposta forte e chiara. E questa Assemblea legislativa ha la capacità, la personalità di dire no ad una simile struttura, che a mio avviso non porta, ripeto, nessun valore aggiunto.
Teniamo anche conto, Consiglieri – seppur voi, ancor più di me, siete sicuramente aggiornati su questi argomenti – che nell’area del Mediterraneo sono già funzionanti due rigassificatori mentre altri due sono stati approvati definitivamente. Quindi per quanto riguarda le criticità legate ai rigassificatori sicuramente quest’area del Mediterraneo è già fortemente coperta.
Oltretutto – permettetemelo di dirlo, senza voler entrare in aspetti politici che oggi non voglio toccare – ritengo che con questa nostra posizione dovremmo far capire al Governo che è giunto il momento di avere un piano energetico ben definito – è per il bene di tutti –, affinché non ci siano più le invasioni, che io definirei proprio barbariche, di quelle multinazionali o varie società che arrivano nei nostri territori e poi, non essendoci appunto un chiaro piano energetico nazionale, possono effettuare anche richieste di questo tipo.
Quindi con questa mozione vogliamo innanzitutto far capire al Governo che è giunto il momento di fare il piano energetico che, ripeto, è un bene per tutti.
L’altro aspetto, invece, è che nelle Marche questi due rigassificatori sarebbero più che un valore aggiunto soltanto una criticità.
Oggi questa Assemblea legislativa deve partire proprio da queste nostre preoccupazioni, che peraltro sono preoccupazioni di tutti.
La salvaguardia dell’ambiente e la qualità della vita dipenderà, oggi ancor più, proprio dalle iniziative che questo consesso prenderà per quanto riguarda, in particolare, i territori della vallata del Musone e del Potenza.
Ora non voglio dilungarmi ancora, già nella mozione sono ben chiari tutti gli aspetti che volevo far emergere e su cui volevo far porre l’attenzione di questa Assemblea legislativa, vorrei solo fare un’ultima annotazione. Annotazione che peraltro non nasce, come qualcuno ha detto, da un mio impegno pre-elettorale legato solo a un no senza aver capito quello che possono dare i rigassificatori in questo nostro territorio. Ossia, io credo che l’energia serva, l’energia è importante, e non possiamo neppure dire che nulla vogliamo, però è anche vero che oggi ci sono tanti sistemi energetici alternativi.
Pertanto con questa mia mozione spero che l’Assemblea legislativa possa dare un input forte affinché l’energia alternativa diventi, almeno per la regione Marche, un punto forte da salvaguardare sia politicamente che amministrativamente.

Presidenza della Vice Presidente
Paola Giorgi

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Binci.

Massimo BINCI. La mia mozione n. 17, che è contro la realizzazione dei rigassificatori sul territorio regionale, l’ho presentata per una serie di motivi, in parte anticipati anche dal Consigliere Pieroni. Uno di questi è che in Italia ci sono quindici progetti presentati da aziende energetiche in merito alla realizzazione di rigassificatori.
L’unico Governo che aveva provato ad accennare ad una pianificazione in questo settore era stato il Governo Prodi che aveva indicato la necessità di soli quattro o cinque rigassificatori in tutta Italia, dimensione sufficiente per garantire quella che in teoria dovrebbe essere la loro funzione, ossia la diversificazione dell’approvvigionamento del metano.
In Italia, come è stato detto, ci sono quattro impianti, due realizzati e due approvati, quindi abbiamo già raggiunto gli obiettivi di pianificazione indicati dal Governo Prodi. Però ora abbiamo questi due altri progetti, che sono simili: il rigassificatore di Porto Recanati da realizzare a trenta chilometri dalla costa che è della società Gaz de France, mentre quello di Falconara sarà a 15 chilometri dalla costa e dovrà essere realizzato da Api Nuova Energia. Praticamente ambedue agiranno sullo stesso territorio, perché 15 chilometri dalla costa di Falconara significa 30 chilometri dal Conero, 20-25 da Senigallia e 15 da Ancona.
Pertanto tutte le preoccupanti problematiche legate alla sicurezza ambientale valgono per ambedue i progetti.
In un arco di venticinque anni dell’eventuale attività di questi rigassificatori verranno sversati migliaia di tonnellate di ipoclorito di sodio che serve per la pulizia delle condotte affinché non proliferino alghe, ecc.. Quindi verrà certamente compromesso l’eco-sistema marino. Tra l’altro l’immissione a mare di ipoclorito di sodio è stata bandita proprio dalla stessa ONU.
L’altra questione riguarda il fatto che il gas da refrigerato deve riguadagnare temperatura e ciò avviene tramite lo scambio della temperatura dell’acqua che conseguentemente subirà un notevole abbassamento.
Vi è inoltre un ulteriore rischio. Ossia, qui parliamo di gas naturale liquefatto, 600 volte compresso, pertanto se dovessero verificarsi disfunzioni delle gasiere o magari incidenti a causa del traffico navale – nelle zone interessate vi è traffico sia mercantile che di petroliere –, l’apertura di una eventuale falla provocherebbe la fuoriuscita di questo gas che a contatto con la temperatura dell’ambiente si riscalderebbe andando poi a creare una nube di metano che, in base agli studi SANDIA, potrebbe avere una dimensione anche sino a trenta chilometri di diametro. Si potrebbe verificare quindi uno scenario catastrofico– simulato anche in tv nella trasmissione di Piero Angela con un incendio – che potrebbe coinvolgere tutte le città della costa (Senigallia, Falconara, Ancona e a sud Porto Recanati).
Vado alla questione della strategicità. Attualmente ci sono cinque metanodotti che vengono dall’Olanda, dalla Russia, dall’Algeria ed un altro ancora in costruzione che passerà per la Turchia, per cui siamo ampiamente sopra l’autosufficienza dal punto di vista del rifornimento. Pertanto è necessario che anche il Governo affronti la questione dei rigassificatori.
Perché c’è questa corsa in Italia a fronte delle otto richieste in Europa? Perché in Italia c’è una legge che prevede che i ricavi di previsione siano tutelati al 70% indipendentemente dalle vendite, quindi tutti, essendo appunto in questo modo garantito il rischio di impresa, presentano un’attività sovvenzionata. Noi invece riteniamo che l’attività sovvenzionata non debba puntare su una fonte fossile, proprio perché è una fonte che andrà diminuendo. Oltretutto se andranno in attività tutti i rigassificatori previsti la capacità di rifornimento potrà essere a volte anche inferiore alla capacità di richiesta e quindi lavoreranno al 20-30% della loro capacità.
Pertanto le risorse dovrebbero essere indirizzate verso settori strategici, quelli cioè delle energie rinnovabili.
Voglio ricordare, inoltre, che se il rigassificatore di Porto Recanati andrà ad incidere sull’area del Conero, e quindi su un’area a valenza turistica, quello di Falconara andrà invece ad incidere su un’area già considerata ad elevato rischio di crisi ambientale, un’area che ha già presente un’industria a rischio di incidente rilevante come la raffineria. Pertanto in questa zona si creerà un ulteriore cumulo di rischio. Peraltro stando a 15 chilometri dalla costa di fatto si ritroverà ad essere alla stessa distanza sia dal Conero che da Senigallia.
L’emendamento della maggioranza presentato alla mozione n. 1 continua a parlare soltanto del territorio di Porto Recanati, invece secondo me le univoche riflessioni, manifestate dallo stesso Consigliere Pieroni e dal sottoscritto, necessitano di una presa di posizione di questa Assemblea che sia comprensiva di entrambe le proposte attualmente al vaglio delle autorità ministeriali e che addirittura hanno passato la VIA regionale.
Peraltro se non ci dovesse essere una chiara presa di posizione politica questi impianti andranno avanti. Dobbiamo esserne consapevoli. Neppure le VIA hanno potuto bloccare il procedimento, questi impianti passano attraverso il collaudo proprio come una caldaia. Quindi per quanto riguarda il progetto possono verificarsi in fase di realizzazione degli impianti solo eventuali piccole modifiche.
E’ inoltre successa una cosa simpaticissima, cioè, per il progetto di Porto Recanati si dice che non è possibile esprimere parere positivo sulla compatibilità ambientale e non è possibile escludere effetti significativi sull’ambiente marino, bisognerà verificarlo uleriormente, mentre su quello di Falconara si dice che si può esprimere parere favorevole, e quello che è un motivo di non compatibilità per Porto Recanati, ossia l’effetto del cloro sull’acqua, dovrà essere monitorato successivamente.


PRESIDENTE. Consigliere Binci, la invito a concludere.

Massimo BINCI. Sì, Presidente, la ringrazio per la sua sensibilità.
Comunque, al di là di questa ultima cosa che ho detto, ritengo che non ci debbano essere cittadini di serie a e di serie b, l’impatto di tali progetti sarà comunque pesante su entrambe le aree.
Non c’è la necessità del gas metano, è chiaramente affermato che questo gas che verrà immesso nella rete avrà una funzione di hub per l’Europa, ossia noi stiamo diventando un hub gasiero per i paesi europei.
Pertanto, in una fase in cui già ne sono stati realizzati quattro, in una fase dove non c’è ancora un piano energetico nazionale e non c’è nessun impatto economico di ricaduta sui territori ma solo un attraversamento e un ipotetico danno anche per l’immagine turistica, per la pesca, per la qualità delle acque, secondo me dovremmo chiedere allo Stato di presentarci innanzitutto, appunto, proprio il piano energetico nazionale, vedremo poi se ci saranno necessità di rifornimento ecc.. Ma per il momento, come Giunta regionale e come Assemblea legislativa, non si vede nessuna utilità nella realizzazione dei rigassificatori.
Concludo dicendo che proporrò un emendamento, come quello proposto per Porto Recanati, anche alla mia mozione che abbina sia Falconara che Porto Recanati.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Zinni.

Giovanni ZINNI. Mi sento innanzitutto di ringraziare il Consigliere Binci in quanto la sua mozione ha portato all’attenzione dell’Assemblea legislativa il problema generale dei rigassificatori.
Ho appena preso visione dell’emendamento della maggioranza, a mio avviso stravolge la posizione dello stesso Consigliere Pieroni che era partito da una posizione di profonda contrarietà. In esso infatti c’è scritto che se il Governo metterà in campo il piano energetico nazionale con parametri e paletti specifici inerenti la politica energetica e dei rigassificatori, ossia se adempierà a quello che aveva già chiesto nel parere non vincolante all’interno della VIA alla Regione, poi il parere della Regione sarà favorevole. Pertanto il testo della mozione è stato cambiato perché c’è scritto che la Giunta si sarebbe opposta all’impianto.
Prendo atto quindi che la posizione del Consigliere Pieroni – almeno io è così che la interpreto, poi chiunque potrà meglio chiarire – è cambiata. Tra l’altro è cambiata più volte, perché se andiamo a vedere la fase iniziale della campagna elettorale il Presidente Spacca in una sua pubblicazione riguardante il programma della Regione aveva già individuato come due grandi opportunità per la politica energetica delle Marche proprio quella di fare due rigassificatori, uno a Falconara ed uno a Porto Recanati.
Quindi, tanto per essere chiari e non prenderci in giro, il primo parere dato dalla Regione era non ostativo, come risulta da verbale.
Vorrei anche ricordare che sin dai primi incontri nessun Sindaco della zona sud espresse alcuna contrarietà a questo tipo di impianti. Però poi, sempre durante la campagna elettorale, i Sindaci hanno accolto le istanze del comitato e quindi si sono schierati contro il rigassificatore di Porto Recanati.
La mozione che ho presentato con il Gruppo PdL è stato un atto necessario proprio perché si era partiti da due posizioni che non condividevo. Ovvero, non condivido sia le posizioni catastrofistiche, sia le posizioni che vanno incontro ai comitati alla cieca pur di soddisfarne la legittima attività.
Credo che il compito di una classe dirigente debba essere sì quello di prendere una posizione chiara e netta che però deve essere formulata in base a dei principi politici.
Il Consigliere Pieroni ha detto: “non voglio entrare nel merito della politica”, invece io, mi permetterà, voglio entrarci e anche pesantemente.
La prima questione riguarda la politica nazionale. Ritengo non si debba essere ipocriti nel non accettare che la tecnologia dei rigassificatori è universalmente riconosciuta come una tecnologia comunque d’avanguardia. Poi il Consigliere Binci nell’analizzare i dati può anche dire che secondo lui è una tecnologia che fa danno, però è comunque un dato di fatto che i rigassificatori nel mondo esistono, funzionano e non hanno causato disastri epocali. Quindi l’Unione europea è d’accordo seppure, ovviamente, con l’individuazione di paletti.
Sicché la prima cosa che mi viene da dire è che non dobbiamo parlare di federalismo solo quando ci fa comodo, cioè, quando vogliamo che qualcosa sia di nostra competenza diciamo che siamo federalisti, quando è una patata bollente con la quale si può far figuracce con un comitato allora diciamo che è politica nazionale.
Allora qui chiariamo subito che si tratta di politica internazionale, di Unione europea, è un dato di fatto che i rigassificatori esistono e che funzionano. Ed un dato di fatto ulteriore è che per questi impianti ci sono anche delle nuove tecnologie, un elemento a favore, a mio avviso, di chi presenta progetti, appunto, per fare rigassificatori.
Poi ci sono problemi tutti nostri sui quali dobbiamo parlare. E qui tengo a precisare, nel caso qualcuno pensasse che sono favorevole, che io mi sono schierato contro questo rigassificatore. Ora ne spiego il perché.
Il problema in generale dei rigassificatori, seppur debba dare atto che il progetto di Porto Recanati da un punto di vista visivo ha un impatto ridicolo, è che nel momento in cui esistono ci si deve comunque confrontare con un problema turistico ed ambientale. Però il problema ambientale non è quello catastrofico che si disegna, semmai è che non bisogna determinare sconvolgimenti della flora e della fauna marina in una qualsivoglia porzione di mare. Per quanto riguarda invece il turismo nel marketing territoriale e nel mercato devono essere valutate quelle che potrebbero essere, nel momento in cui dovessero realizzarsi queste strutture, le conseguenze negative di ricaduta su un’area che ha già uno sviluppo turistico.
Quindi come Consigliere regionale delle Marche per me e per il mio Gruppo è sufficiente questo per dire – come abbiamo detto chiaramente in questa nostra mozione – che il messaggio netto da lanciare al Governo è quello di indicare che è “inopportuno”. Cioè manca l’opportunità politica di creare le condizioni affinché siano progetti vincenti per il territorio. Quindi, ripeto, per noi il primo punto è l’inopportunità.
Poi c’è un aspetto tutto politico. L’emendamento presentato dai Consiglieri Pieroni, Giorgi, Ricci e Malaspina ha sì una dialettica accesa, si parla di resistenza ecc., ma in realtà nei contenuti …

PRESIDENTE. Consigliere Zinni, mi scusi, ma degli emendamenti parleremo dopo.

Giovanni ZINNI. Chiedo venia, Presidente, ma volevo fare un ragionamento complessivo perché l’emendamento cambia proprio il senso della discussione. Comunque mi limito a concludere sulla mia mozione esponendo gli altri due punti del dispositivo.
Primo. La Regione è ente istituzione preposto, all’interno di un procedimento amministrativo, a fornire un parere non vincolante. Dunque bisogna che ogni Consigliere regionale abbia il buongusto di non chiedere alla Regione quello che non può fare bensì chiedere quello che ha fatto e che può fare.
Mi sento allora in dovere di chiedere alla Regione, attraverso la Giunta, di mettere in luce nel suo parere non vincolante all’interno dell’iter, qualora questo non fosse già accaduto, se ci sono aspetti tecnici, ambientali, normativi e locali che dicono che si potrebbe creare un disastro.
Questo sarebbe un atteggiamento serio, non la demagogia politica di chiedere alla Giunta di dire no su un aspetto che non le compete, cioè il piano energetico nazionale. Di cosa stiamo parlando in quest’Aula! Di cosa stiamo parlando! Di andare a dire a Berlusconi quello che deve fare?! Noi dobbiamo dire a Berlusconi quello che vogliamo, come Regione dobbiamo dire, oggi, cosa vogliamo all’interno di quest’iter.
Auspico che la Regione… (…) Assessore, io non mi agito con lei, mi agito solo per un fatto, cioè che non mi piace, glielo dico francamente, ciò che accade fuori da qui. In quest’Aula facciamo i possibilisti, sapendo che la legge ci impone di essere possibilisti, però poi fuori dall’Aula nel territorio si raccontano cose – e questo non vale per il Consigliere Binci che è coerente – che non corrispondono alla realtà, e cioè che c’è una Giunta contraria tout court alla realizzazione dei rigassificatori.
Vado all’ultimo punto. Un Ente regionale ed una classe dirigente debbono essere anche propositivi. Pertanto qualora dovessero accadere i seguenti due fatti: primo, se il Governo nazionale dirà chiaramente che c’è un fabbisogno nazionale che metta in campo la necessità di fare rigassificatori nella costa adriatica; secondo, se il parere della Regione ai due progetti confermi quello che è già accaduto, cioè che non è ostativo. Allora il Consigliere Pieroni dovrà dire la verità ai cittadini di Loreto a cui ha detto che Spacca era contrario. Perché Spacca non è contrario, la Giunta non è contraria, dovrà dire che lui fa parte di una maggioranza che non è contraria al rigassificatore, semmai è lui che fa marcia indietro.
Soprattutto chiedo, qualora ci sia uniformità tecnica – è qui che scatta in campo la politica su cui a tutti chiedo un impegno politico – , di ribadire, questo sì, al Governo che si faccia un solo progetto e non due. Se si dovessero creare cioè quelle circostanze attraverso le quali emergesse, uno, l’opportunità tecnica, due, una esasperata necessità di fabbisogno nazionale, tre, che la Regione abbia fatto un progetto tecnico non contrario.
Questa nostra mozione voleva dunque fare chiarezza. Ritengo che anche la mozione del Consigliere Binci sia molto chiara, ne condivido una parte, ossia quella attinente al ragionamento che ho fatto.
La nostra mozione politicamente parla chiaro, il PdL regionale dice che è inopportuno fare i due impianti, ci tenevamo però a fissare alcuni paletti perché mi sembra che fuori da quest’Aula si stia facendo molta demagogia.
Quindi spero oggi di capire definitivamente dalla Giunta quale sarà l’atteggiamento reale, l’iter. Come spero di capire se questa Assemblea sarà in grado di uscire con un documento unitario oppure no.

Presidenza del Presidente
Vittoriano Solazzi

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Marangoni.

Enzo MARANGONI. Preciso fin d’ora che non entrerò in merito all’emendamento che ci è stato poc’anzi distribuito, giustamente lo affronteremo successivamente, quindi vado alla mozione.
Noi come Lega Nord, in particolare nell’area di Recanati, Porto Recanati e provincia di Macerata, del rigassificatore previsto a Porto Recanati abbiamo iniziato ad occuparcene circa un anno e mezzo fa.
I documenti della Regione che abbiamo trovato sono molti. In particolare voglio citare il verbale di una riunione di Giunta del 28 luglio 2008 dove non solo c’era un atteggiamento non ostativo, come ha detto il collega che mi ha preceduto, ma c’era un atteggiamento assolutamente di grande apertura verso il rigassificatore, in particolare quello di Falconara. Ecco il documento, ce l’ho in mano.
Voglio citare anche un altro bel documento, eccolo qua, è un librone “Un lavoro concreto per le Marche del futuro” – a questo penso che si riferisse il collega che mi ha preceduto – dove a pag. 98 nell’ambito della politica energetica sostenibile c’è scritto a carattere cubitali: “approvazione di due progetti rigassificatori delle Marche”. Questo librone non è della preistoria, i dati sono aggiornati al novembre 2009 e lo si è finito di stampare nel successivo mese dicembre 2009. Sicché fino a dicembre 2009 questa era la posizione del Presidente Spacca.
Successivamente però inizia la campagna elettorale, allora le cose cominciano a cambiare. Si va in giro, si va a Porto Recanati, lo fanno il Presidente Spacca e l’Assessore Giannini, si va all’assemblea presso il Cinema Italia dei Salesiani, e si comincia a fare marcia indietro. Perché? Perché si capisce che forse è il caso di cambiare idea, no!
E noi siamo tra le persone che ritengono che cambiare idea non è un segno di debolezza, è un segno di maturità, nella vita si può anche cambiare idea. Ma siamo anche persone che ritengono che quando si cambia idea a due mesi dalle elezioni, bèh, a pensar male si fa peccato ma forse ci si azzecca! Allora forse non è così chiara la volontà di cambiare idea e di convertirsi improvvisamente al contro rigassificatore da parte della Giunta Spacca, come invece è avvenuto.
Quindi siamo alle promesse elettorali, ma che ora vengono puntualmente smentite dall’emendamento testé presentato che, ripeto, per il momento non vi entro, lo farò successivamente.
Pertanto è chiarissimo ed indubitabile che la volontà di Spacca è stata in questi anni quella di voler fare entrambi i rigassificatori. Dopodiché possiamo anche capire la conversione preelettorale, la possiamo comprendere dal punto di vista politico. Tanto è vero che la verità poi viene comunque fuori proprio con questo emendamento presentato alla mozione Pieroni e Giorgi.
Dalla nostra mozione, invece, che come Lega Nord abbiamo presentato coerentemente agli impegni presi non solo in campagna elettorale ma da un anno a questa parte nei Consigli Comunali di Recanati, Porto Recanati, in Provincia di Macerata, risulta chiaramente che la nostra posizione è un no deciso al rigassificatore, un no che abbiamo sempre dichiarato in questi mesi, non lo abbiamo fatto solo in campagna elettorale, cari amici.
Quindi è una mozione assolutamente contraria al rigassificatore. Perché? Intanto perché, attenzione, è un rigassificatore assolutamente diverso da tutti gli altri – e mi riferisco particolarmente a quello che ho studiato di più, a quello che dovrebbe essere a otto chilometri da casa mia, quello cioè di Porto Recanati – , amici del PdL e amici della maggioranza.
Infatti quello previsto di fronte a Porto Recanati è un rigassificatore assolutamente sperimentale, diverso da tutti gli altri realizzati nel mondo, ce n’è soltanto uno non uguale ma simile in Messico, però lì hanno avuto l’intelligenza e il buon senso di posizionarlo a 180 chilometri dalla costa. Noi invece vorremmo posizionarlo a circa 34 chilometri dalla costa! Secondo gli studi più autorevoli provenienti dall’Università di Bologna in caso di grave incidente gli effetti devastanti potrebbero propagarsi per 60 e forse anche più chilometri, si arriverebbe tranquillamente alla città capoluogo di Macerata. Questa è scienza, non me la sono inventato io.
La mia mozione è esattamente uguale nel dispositivo a quella pre-emendamento del Consigliere Pieroni, mentre nelle premesse è simile al 95%, dunque ha qualcosa in più di quella di Pieroni. Cioè inserisce anche quel documento importante approvato a grande maggioranza in Provincia di Macerata. Provincia della quale faccio parte – anche se non so se dire faccio o facevo parte, visto che la Magistratura in Italia stravolge la volontà del popolo, siamo ormai a questa follia giudiziaria, il popolo va a votare poi la Magistratura fa quello che gli pare! –.
Per cui nella mia mozione ho aggiunto la grande preoccupazione per il rigassificatore programmato di fronte a Porto Recanati e dico anche Porto Potenza Picena, infatti sono 34 chilometri da Porto Recanati e 36 da Porto Potenza Picena e analoghi da Numana e Sirolo.
Ho aggiunto anche un documento studio della Provincia di Macerata, a mio avviso molto interessante, del 23 febbraio 2009, che mette in risalto, leggo testualmente: “il potenziale pericolo per la salute umana a seguito della contaminazione alimentare derivante da quantità massicce di ipoclorito di sodio. – è un documento molto tecnico di cui cito solo quattro righe importanti –. Tali emissioni e relativi cloro derivati non solo potrebbero danneggiare l’ecosistema marino, ma potrebbero costituire pericoli per la salute essendo bioaccumulabili e potrebbero transitare attraverso le reti alimentari – è chiaro, uno mangia il pesce, ecc. ecc. – In funzione del livello trofico di pertinenza delle singole specie e in relazione al fenomeno di manificazione cui è sottoposto potrebbe risultare potenzialmente dannoso e inidoneo per l’alimentazione umana”.
A mio avviso basterebbe già questo per dire un no secco al rigassificatore. Aggiungiamoci poi i motivi che ho detto prima, i grandi pericoli per la sicurezza, aggiungiamoci il danno per un’economia che è esclusivamente turistica specialmente per quanto riguarda Porto Recanati ma anche per la meravigliosa riviera del Conero, quindi Sirolo, Numana e in parte anche Porto Potenza Picena, aggiungiamoci i danni alla pesca, i danni all’ambiente.
Non è nemmeno vero, come ho sentito dire, che l’impatto visivo è ridicolo. Non è così! L’impatto visivo non c’è dalla spiaggia di porto Recanati, ma se vado in piazza al belvedere di Loreto, ad esempio, la famosa nave lunga tre campi di calcio e alta dodici piani la vedo, come pure la vedo se vado alle mura di Recanati.
Quindi è un danno non solo al turismo balneare, ma anche per il turismo d’arte di Recanati, la mia città, e per il turismo religioso di Loreto. Inoltre c’è anche un danno, a mio avviso, al patrimonio immobiliare. Non possiamo infatti non pensare che non ci sia un danno anche al valore degli immobili, abbiamo una piattaforma industriale proprio lì di fronte e quindi con tutti i potenziali pericoli.
Dunque ribadiamo la bontà di questa nostra mozione nel cui contenuto crediamo ciecamente. Come del resto ci credevamo anche molto prima delle elezioni, ossia da un anno e mezzo a questa parte. E quindi non solo due mesi prima, come invece è stata la conversione di Spacca che ha fatto come San Paolo folgorato sulla via di Damasco.
Pertanto, ripeto, il Presidente Spacca su questo tema è stato folgorato sulla via elettorale, però cambiare idea è comunque un segno di maturità, lo apprezziamo, ma vogliamo anche delle mozioni coerenti. Quindi poi parlerò dell’emendamento perché non mi pare proprio che questa coerenza ci sia.
Per quanto riguarda invece Falconara siamo d’accordo, per cui anticipo fin d’ora che voteremo la mozione del Consigliere Binci.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Bugaro.

Giacomo BUGARO. Il tema che stiamo trattando oggi è molto serio, quindi non può essere circoscritto esclusivamente alla vicenda del rigassificatore di Porto Recanati, merita un approfondimento un po’ più ampio. Perché sul fronte dell’energia e dell’approvvigionamento energetico questo nostro Paese, dunque non solo questa regione, si gioca buona parte della sua competitività.
Noi siamo in una condizione di grande difficoltà, perché la modifica che il centro-sinistra in maniera unilaterale ha apportato alla Costituzione italiana, la cosiddetta e famosa modifica del Titolo V, ha assegnato alle Regioni fra le materie di legislazione concorrente l’energia.
L’energia oggi è una materia più strategica, se vogliamo, anche degli armamenti militari, sull’energia si gioca nello scacchiere internazionale la competitività dei Paesi, gli accordi, insomma quella che viene definita con una parola geopolitica.
E l’aver assegnato alle Regioni in maniera del tutto superficiale e unilaterale questa materia – lo voglio sottolineare ai colleghi del centro-sinistra che fanno della Costituzione un totem intoccabile, quando voi l’avete invece modificata in maniera unilaterale – ha fatto sì che le Regioni si facessero ognuna un piano energetico, così da creare venti repubbliche a parte, senza dare la possibilità di contrastare le azioni del Governo. Governo che, invece, deve fare su questo settore, al pari di tutti gli altri Paesi moderni e industrializzati, una politica di indirizzo di carattere generale.
E questo Governo lo sta facendo, tanto è vero che ha indicato in alcuni settori le priorità, a partire dal nucleare; la prima centrale nucleare a Caorle sarà realizzata, tra l’altro, anche con il consenso dei cittadini che si sono così espressi. Ma ha anche agito per un complesso sistema di approvvigionamento del gas, tanto da rendere il nostro Paese, che mai lo era stato, autosufficiente in questa materia necessaria. Materia necessaria per mandare avanti – lo voglio ricordare – le nostre abitazioni, le nostre aziende, insomma, la nostra vita. A tutti noi piace avere il condizionatore, a tutti noi piace trovare ambienti riscaldati, però poi bisogna anche porsi la domanda da dove viene l’approvvigionamento per alimentare quel tipo di energia.
E’ troppo facile, Consigliere Pieroni, dire ai cittadini “sono contrario”. Una classe dirigente non deve fare speculazione sulla politica per tre, quattro, cinque o mille preferenze, deve indicare una via assumendosi le responsabilità.
E noi siamo contrari al rigassificatore di Porto Recanati semplicemente per un motivo, ossia perché non serve, e ce lo ha indicato con chiarezza il Governo nazionale. Perché oggi, dopo Rovigo e dopo gli accordi internazionali del Governo con i Paesi del bacino del Mediterraneo e con la Russia, non serve più avere un rigassificatore in quella posizione.
Noi prima, collega Giancarli, abbiamo parlato di integrazione europea. Non penso che se una nostra azienda andasse in Francia troverebbe le strade aperte per fare un investimento di questo tipo, invece noi le stavamo per aprire ad un’azienda francese. Siamo in Europa ma ancora il campanilismo nazionale per loro vige mentre per noi no, tanto che facciamo venire qui le aziende, facciamo comperare loro le catene dei supermercati, facciamo comprare le banche. Insomma stiamo svendendo il nostro Paese, gli altri non lo fanno! Noi siamo gli anti europeisti e loro sono gli europeisti che si arricchiscono sulle fatiche della nostra gente, sulle fatiche delle nostre famiglie, sul sudore di intere generazioni di lavoratori che hanno operato sul nostro territorio. Questa è la verità, detta in soldoni e detta in maniera banale.
Dicevo, quindi, che siamo contrari a questo rigassificatore perché non serve, se fosse servito il dibattito sarebbe stato diverso.
Pertanto, collega Pieroni, la invito alla serietà. Vorrei che questo testo, a beneficio sia di chi ci ascolta che dei residenti di Porto Recanati, Loreto e zone limitrofi, fosse più chiaro. Sapete perché? Perché nel dispositivo che produce la maggioranza – che è quella che determinerà la posizione – non si dice se è un no perché non lo si vuole tout court oppure se è un no perché non ci sono le garanzie di sicurezza. Guardate che c’è una grande differenza! Perché se è un no tout court, come noi chiediamo, il rigassificatore non si farà né oggi né mai, se invece c’è un no perché non ci sono le garanzie di sicurezza e qualcuno dimostra che queste possono arrivare, significa che c’è una finestra di apertura.
È questo che dovete spiegare! E non soltanto a noi, vista la propaganda che avete fatto e l’ambiguità della posizione che avete tenuto. Quello che ha detto il Consigliere Marangoni e il Consigliere Zinni io l’ho letto, ero già Consigliere regionale nel dicembre scorso quando anche a spese dei cittadini marchigiani avete inviato il “libro dei sogni” a tutti i marchigiani, beandovi e gratificandovi che avevate autorizzato due rigassificatori. Però poi siete tornati indietro, avete modificato la posizione.
Allora voglio vedere se la posizione che assumerete oggi con coerenza la manterrete anche per tutto il resto della legislatura. Perché i dati, al contrario, ci dicono che siete inaffidabili, scrivete delle cose e poi ne dite delle altre (…) Assessore Luchetti, capisco che la verità le dà fastidio, ma almeno abbia la cortesia di ascoltare quello che dico. So che le dà fastidio, prima state da una parte, poi da quell’altra, dove sta la verità? Uno fa speculazioni politiche, un altro scrive una cosa e poi la smentisce. Insomma, vorrei capire dove sta la vostra verità. E soprattutto dovete spiegare, ribadisco ancora, se è un no assoluto alla realizzazione del rigassificatore, ed allora ci ritroviamo per i motivi che ho esposto, anche se i punti di partenza probabilmente sono diversi, oppure se è un no con la finestra aperta.
Vivendo la politica ormai da anni conosco le furbizie, i meccanismi, le possibilità di modificare in corso d’opera le posizioni, e qui ne abbiamo un esempio paradigmatico di come si è modificata la posizione in pochi mesi da una parte all’altra.
Bisogna vedere anche gli impegni che la Giunta regionale ha preso con grandi società, qualche notizia mi è arrivata, per cui nutro una certa sfiducia rispetto a quanto state ponendo in essere.
Una sfiducia che emerge soprattutto anche dai cambiamenti continui degli atti che avete fatto rispetto alla prima mozione, continuamente modificata e continuamente emendata. Sarebbe stato così semplice dire: “il rigassificatore non serve e quindi non lo faremo né oggi né mai” punto! Servivano solo tre parole, non tutto un giro di frasi, a cui la lingua italiana si presta in maniera mirabolante, in modo da poter essere interpretate e interpretative del pensiero.
Penso che qualcuno qui si sia esposto, collega Pieroni, e mi riferisco a lei se non altro perché abita a Loreto e ha svolto fino a poche ore fa le funzioni di Sindaco, lei vive nel contesto del problema, comprendo la sua preoccupazione perché so che è uomo appassionato, giustamente, delle vicende del suo territorio, e non lo dico con spirito polemico. Però ora bisogna dare una risposta seria, definitiva e netta.
Ripeto, non ci si venga a dire un giorno che il PdL era a favore di quello e contrario a quell’altro. Noi siamo tendenzialmente a favore di nuovi impianti, noi siamo tendenzialmente a favore di uno sviluppo sostenibile, ma siamo contrari in questa situazione semplicemente perché – lo ripeto per la terza volta in modo non ci siano dubbi – non serve.
Il Governo nazionale non ha nessun prurito rispetto a questo tipo di impianto. Perché i nuovi accordi internazionali – probabilmente qualcuno ignora la politica energetica, non la conosce bene – e i nuovi gasdotti hanno consentito all’Italia di raggiungere la quasi totale autosufficienza dal punto di vista dell’approvvigionamento energetico per quello che riguarda il gas.
Pertanto anche quello che è stato detto è poco corretto, non è esatto, e non c’è possibilità di interpretazione ulteriore.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Bucciarelli.

Raffaele BUCCIARELLI. Intanto, Presidente, vorrei sapere se le due mozioni, Binci e maggioranza, sono unificate oppure se le voteremo separatamente.

PRESIDENTE. Abbiamo diverse mozioni quindi le dobbiamo votare tutte.

Raffaele BUCCIARELLI. Allora dico subito che la mozione dei Consiglieri Pieroni e Giorgi, emendata anche da Consiglieri Ricci e Malaspina, non la voterò per un motivo molto semplice, ritengo sia piena di poca chiarezza per non dire ipocrisia – è un po’ il gioco di chi non vuole le discariche nel suo comune però le vuole in quelli degli altri –, inoltre rifiuta di fare un ragionamento logico.
Noi qui discutiamo di una mozione, di un progetto, verso il quale tra l’altro non risulta che gli uffici regionali abbiano dato un parere contrario, anzi, tutt’altro, non si è tenuto conto che non esiste un piano nazionale che ci dica se c’è o meno un fabbisogno di rigassificatori in Italia.
Pertanto senza un quadro generale qualunque discussione è priva di fondamento, non ha senso farla.
Allora perché dire no alla richiesta di Recanati e tacere sull’altra?! Ecco il gioco del sì e del no, là sì e vedremo. E’ un ragionamento solo casuale senza tener conto di un’esigenza regionale, che, invece, compete alla Governo regionale e all’Assemblea legislativa che ne discute.
Quindi non la voterò perché, ripeto, non esiste il piano nazionale, non esiste il piano regionale, non si dice se è coerente o no con il Pear, si dice semplicemente no a quella di Porto Recanati. Allora ha ragione il collega Binci. Se siamo coerenti nel rivendicare una chiarezza generale dovremmo anche assumerci le nostre responsabilità, quindi se serve si dice sì e si decide noi dove e come. Per governare occorre coraggio, non occorre furbizia. Oppure diciamo no a tutte, non solo a una.
Credo veramente che questa mozione sia un po’ l’inno al “sì però non voglio”, alla poca chiarezza, al poco coraggio, di chi, invece, deve saper governare un territorio e deve rispondere ad esigenze reali.
Certamente, infatti, il nostro primo dovere è proprio quello di salvaguardare l’ambiente, è tutelare la salute dei cittadini, ma il tutto deve avvenire, Consigliere Pieroni, in un quadro di chiarezza sia di necessità che di competenza, affinché tutti i cittadini, dal Tronto alla Valmarecchia – che non c’è più –, sappiano quello che decide il Governo regionale e l’Assemblea legislativa regionale.
Su questo quadro daremo il nostro contributo altrimenti non voteremo mai una mozione che non è chiara e che scarica su altri posti le tensioni che si sono verificate in una parte del territorio regionale.

PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Giannini.

Sara GIANNINI. Ho ascoltato con interesse la discussione avvenuta oggi in Aula. Ho anche partecipato, insieme al Presidente della Giunta regionale, ad un’iniziativa promossa dal centro-sinistra durante il periodo elettorale, quindi credo di poter dire, senza timore di essere smentita, che ciò che è scritto nella emendata mozione dei Consiglieri Pieroni e Giorgi è esattamente quello che è stato detto in quell’occasione. Ed ho letto con attenzione anche le mozioni presentate sia dal PdL regionale che dalla Lega, entrambi partiti dell’attuale Governo nazionale.
Il Consigliere Bugaro, inoltre, ha rivendicato, e dico giustamente – lo diciamo anche noi nell’emendamento proposto – l’impegno, l’obbligo e l’onere della presentazione di un piano nazionale sull’energia nel quale siano presenti le indicazioni su quanti e dove gli eventuali rigassificatori devono essere allocati.
Ho inoltre letto con interesse la mozione del Consigliere Zinni, il quale dice, se non ho capito male, di non essere contrario al posizionamento dei rigassificatori, egli dice che se ne può fare uno nelle Marche. E’ dunque un’indicazione data dal PdL regionale che è anche partito autorevolmente rappresentativo nel Governo nazionale. Per cui capiamo che il Governo nazionale evidentemente pensa di posizionare un rigassificatore nelle Marche, sicché ci dovrà dire quando e dove, poi noi come Regione ne discuteremo nel merito.
Allo stesso tempo, però, l’altro partito, che ugualmente è partito di Governo, e che tra l’altro esprime nella Conferenza Stato-Regioni il coordinatore della politica energetica, che appunto è il Governatore del Veneto, dice che è contrario ai rigassificatori.
Quindi in questo momento siamo nella contraddizione dei partiti di Governo, ovvero quelli che devono fare il piano nazionale, piano sulla base del quale poi ogni Regione, quindi anche le Marche, dovrà confrontare la propria politica energetica. Quella politica energetica che nelle Marche è dettata dal Pear e dove non c’è nessun riferimento alla costruzione dei rigassificatori.
Dunque questo è il quadro, le mozioni sono scritte, perché, oltre a quello che si dice, c’è anche quello che si scrive.
E la mozione della maggioranza indica proprio quel percorso che il Presidente della Giunta in maniera molto esplicita, indipendentemente dal periodo elettorale, aveva già chiarito nella riunione fatta a Porto Recanati, nella campagna di ascolto fatta a Recanati, come pure in tutti quegli interventi fatti su questa vicenda a diverso titolo.
Si dice che la Regione ha autorizzato, perché risulta dal documento di fine mandato che è stato reso pubblico a fine legislatura, due rigassificatori. Però il Presidente della Giunta ne spiegò anche la motivazione, cioè che nel momento in cui ci sarebbe stata la relativa documentazione si sarebbe avviata la procedura di VIA, che non può essere negata, è un obbligo, riguardo proprio ai rigassificatori. E durante il percorso di verifica e autorizzativo venne evidenziato che su quello di Porto Recanati ci sono problemi di carattere tecnico. Problemi tecnici posti poi alla Conferenza nazionale, sede dove il Governo è titolare e dove, peraltro, lo ha ricordato anche il collega Bugaro, il parere della Regione non è neppure vincolante. E dunque proprio in quella sede venne chiesto: innanzitutto quale politica nazionale il Governo vuole fare sui rigassificatori, quale impatto avrà sul territorio, sia dal punto di vista ambientale che turistico, il rigassificatore previsto per Porto Recanati, venne richiesto cioè uno studio approfondito. Inoltre venne chiesto quale impatto potrebbe provocare nell’Adriatico, e quindi anche nelle Marche, il posizionamento degli altri rigassificatori richiesti per altre Regioni. E venne chiesto al Governo su quali di questi rigassificatori si sarebbe orientato ad autorizzare, su cui poi si sarebbe dovuto aprire un confronto.
Questa dunque è la nostra posizione, che mi pare la più equilibrata sia dal punto di vista politico che istituzionale.
Voglio sottolineare che il quadro nazionale lo può fare solo il Governo, ma se in quest’Aula la rappresentazione della posizione del PdL e della Lega, partiti che stanno anche al Governo nazionale, è diversa, allora riusciamo a capire anche il perché ancora il Governo nazionale, appunto, non ci dice come intende svolgere la politica energetica nel Paese anche rispetto ai rigassificatori.
Come ho già detto nella riunione svoltasi a Porto Recanati, quando ad una amministrazione di qualunque livello gli viene fatta una domanda e l’iter deve essere obbligatoriamente avviato, la risposta non può essere pregiudizialmente no perché magari gli stai antipatico, ma deve essere motivata tecnicamente, come appunto è accaduto e sta accadendo in questa Regione.
Ritengo che la mozione della maggioranza, sia dal punto di vista politico che istituzionale, sia equilibrata, non esprime un pregiudizio bensì una valutazione tecnica ambientale, che noi vogliamo condividere con la Conferenza nazionale della VIA.
Confidiamo nel fatto che autorevoli rappresentanti del centro-destra oggi in quest’Aula hanno dichiarato di essere contrari alla realizzazione dei rigassificatori, a parte il PdL che dà la possibilità che se ne può fare uno nelle Marche. Come aspettiamo che il Governo chiarisca i punti che il Presidente Spacca e gli uffici hanno chiesto già da tempo che però ancora non ci vengono chiariti.
Questa è la posizione reale, non mistifichiamo la realtà. Nelle mozioni che avete presentato avete scritto cose del tutto diverse, mentre la mozione presentata da alcuni Consiglieri di maggioranza e confrontata con la maggioranza stessa, vede di conseguenza il voto favorevole, appunto, della maggioranza.
Invece le posizioni dei partiti di opposizione in quest’Aula, che sono di maggioranza al Governo nazionale, sono sì esplicite ma molto diverse tra loro. Quindi, Consigliere Zinni, non è che può criticare noi di una difficoltà e una divisione che, invece, è tutta vostra.
Ripeto, nel merito in tutte le situazioni il Presidente Spacca è stato esplicito, spiegando anche, senza timori e senza alcuna reticenza, le motivazioni che hanno addotto l’avvio della procedura e poi la posizione degli uffici sulle questioni tecniche. Questioni tecniche sollevate anche ad opera del comitato, che ha fatto un approfondimento serio e che ha messo a disposizione anche degli uffici regionali.
Per cui qui non si va dietro ai comitati, come è stato detto. Tra l’altro io sono una che risponde sempre con i fatti, non ho mai posizioni pregiudiziali. Invece lei, Consigliere, nella sua mozione prima mette tutto un cappello evasivo, però poi dice che nelle Marche di rigassificatore se ne potrebbe fare uno, e dice a noi di chiedere al suo Governo di fare il piano nazionale energetico. Ma noi lo abbiamo già chiesto! Abbiamo cioè già chiesto che ci dica quanti rigassificatori vuole fare, ma ancora non ci ha risposto!
Questa è la posizione mistificatoria… (…) Consigliere, io non l’ho interrotto, ma visto che qualcuno mi ha citata...(…) E no, lei lo ha scritto! Invece il suo collega di Alleanza dice no, non li vogliamo, punto e basta... (…) Consigliere, io il dispositivo l’ho letto!

Presidenza del Vicepresidente
Paola Giorgi

PRESIDENTE. Consigliere Zinni, la prego, magari può intervenire di nuovo.

Sara GIANNINI. Forse non lo ha letto bene lei quando glielo hanno sottoposto!
Voglio porre all’attenzione che nella nostra Regione noi abbiamo coerenza sia negli atti istituzionali che in quelli tecnici, quindi attendiamo che anche il Governo nazionale faccia il suo dovere. Ovvero che ci dica quale sarà la sua posizione sul piano energetico, quale sarà la sua posizione sui rigassificatori in Adriatico, inoltre che risponda ai quesiti tecnici da noi posti rispetto all’impianto di Porto Recanati e agli altri che impattano sul nostro territorio.
Quando il Governo risponderà in questi termini allora lei, Consigliere Zinni, potrà dire al suo Governo che i rigassificatori, come dice il Consigliere della Lega, non si faranno.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Silvetti.

Daniele SILVETTI. Sono contento di intervenire dopo l’Assessore Giannini, anche se con lei è sempre un po’ difficile avere l’ultima parola.
Ritengo che al territorio si debba dare una risposta precisa, e non perché la debba dare per forza io, la possiamo dare anche insieme.
Dal dibattito e dalle mozioni è emerso che nessuno in quest’Aula vuole il rigassificatore davanti Porto Recanati—che è l’argomento oggetto della mozione presentata in primo luogo dal Consigliere Pieroni – e questo credo sia un fatto importante, un fatto risolutivo, in realtà è quello che vuole il territorio.
Poi possiamo entrare nel merito della discussione politica. Per cui le dico simpaticamente Consigliere, che lei da Pieroni diventa un po’ un “Pierino”, perché in qualche modo ha messo in difficoltà la sua maggioranza, ha ritardato la presentazione, ci è voluto anche un po’ l’impegno del mediatore Ricci per cercare di blindare una mozione che se non avesse avuto la maggioranza in quest’Aula sarebbe stato un brutto incidente politico per la maggioranza stessa che dunque avrebbe iniziato piuttosto male. Però poi è giunto l’emendamento con le firme dei tre referenti dei partiti di riferimento, appunto, della maggioranza.
Questa è la storia politica di tale mozione, poi all’interno del centro-sinistra c’è stata una maturazione, che è sostanzialmente il prodotto di quel convegno del centro-sinistra. Però prendiamo atto che è in discontinuità con quel volume che hanno letto le nostre famiglie e che di fatto diceva ben altra cosa. E’ sotto gli occhi di tutti che il volume pubblicizzava la realizzazione di due rigassificatori in questa regione.
Comunque ora questa Assemblea ha un parere quasi unanime, ma dobbiamo anche dire che ci sono dei distinguo su alcuni aspetti futuri. Dobbiamo cioè prendere atto che questo piano energetico a volte sembra uno strumento spuntato, a volte invece efficace, efficiente, insomma, a volte lo difendiamo mentre a volte lo attacchiamo. Allora anche noi probabilmente ci dobbiamo porre questo problema. E se sicuramente c’è problema a livello nazionale vediamo che c’è anche a livello locale. Per cui la nostra competenza sarebbe proprio quella di rivedere il piano energetico regionale.
Non si capisce come mai oggi diciamo che i rigassificatori non si fanno perché non sono previsti dal piano energetico, però poi c’è un volume in cui la Giunta uscente diceva che si sarebbero fatti. Forse perché il Presidente Spacca pensava già alla nuova maggioranza che gli avrebbe consentito di muoversi in modo più o meno snello perché magari aveva in atto un processo politico che avrebbe scaricato la parte più imbarazzante e più difficile da gestire?! Può darsi, non lo so, questa è una valutazione politica.
Noi sicuramente ci poniamo il problema del territorio. Sappiamo tutti benissimo quale deficit conosce, sappiamo benissimo quale deficit infrastrutturale ha. Quindi non chiudiamo le porte al futuro di questa regione.
Il collega che mi ha preceduto e che ha presentato la mozione ha fatto un discorso assolutamente chiaro, ossia, no al rigassificatore davanti a Porto Recanati, ma perché sono state violate le procedure minime. E’ stata fatta una scelta sopra il territorio – è per questo che denunciava anche il collega Pieroni – che di fatto non è stato reso partecipe di questa scelta.
Politicamente anche questa Assemblea, dunque questo organo politico non è stato reso edotto e neppure coinvolto in questa scelta politica importante. E’ giusto pertanto che il tema sia ora tornato in Aula e affrontato in termini propositivi, dove, mi sembra di aver capito, vi è il consenso quasi di tutti. Viene invece affrontato in termini negativi da chi ha il proposito di creare questo rigassificatore proprio davanti alle nostre coste.
Ovviamente questo non esaurisce l’atteggiamento di forte ambiguità che ha questa Regione. Infatti non è stato detto se ce ne può stare più di uno, se ci devono stare, se si è veramente tutti contrari o tutti favorevoli. Io non la so la posizione della maggioranza! E’ a favore o no di questi rigassificatori?
Noi invece abbiamo detto che siamo possibilisti per quelle che saranno le aspettative future di questa regione e della nazione...(...) Come no, assolutamente sì! Che siamo possibilisti c’è scritto nell’impegno alla fine della mozione. Noi siamo politicamente realisti e non vogliamo fare demagogia, né dobbiamo pagare una marchetta elettorale a nessuno se diciamo ai nostri elettori che siamo contro quel rigassificatore.
Noi cerchiamo di prendere da questo dibattito la parte più positiva, ossia quella propositiva. Siamo d’accordo che siamo tutti contrari a quel rigassificatore? Siamo consapevoli che sarebbe un’azione politica che non va nella direzione dell’interesse del territorio? Allora cerchiamo, se c’è questa disponibilità e predisposizione anche da parte della maggioranza, di trovare la sintesi dei vari documenti, poi votare una volta tanto un documento comune che possa dare una risposta certa e definitiva al territorio.

Presidenza del Presidente
Vittoriano Solazzi

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Ricci.

Mirco RICCI. Tutto sommato ho ascoltato un buon dibattito, perché su questioni di questo tipo bisogna anche fare sforzo di non cadere troppo nella demagogia, nel pregiudizio, nella questione ideologica, oggi si è invece rimasti nel merito. Dovrebbe essere sempre così, su temi del genere dovrebbe esserci sempre la coerenza.
In quest’Aula avete vissuto con me la vicenda di Schieppe di Orciano, fui tra quelli che dall’inizio alla fine tenne un atteggiamento, cioè pochi megawatt per quell’impianto a biomasse. Così era, così è, ed oggi dopo tanti anni il Pear si è adeguato a quel taglio di 5 megawatt. Però Schieppe è una struttura bloccata non dalla politica ma dalle procedure.
Ovviamente un tema che riguarda l’individuazione di un sito più che nelle procedure spesso potrebbe cadere nella politica. Si dice: “io lì non lo voglio”, allora per non volerlo la si butta in politica, e magari quel sito, invece, rispetto ad alcune procedure potrebbe avere un parere favorevole, aprire una dinamica di pareri, conformità ecc.. E’ sempre complicato.
Tuttavia in questo dibattito, come hanno ricordato l’Assessore Giannini e altri che sono intervenuti, si è cercato di dire – se non ho capito male – che la questione dell’energia, al di là delle competenze che hanno i vari livelli di governo (Comuni, Province, Regioni) è un tema che deve essere vissuto in totale corresponsabilità. Più alto è il tema, più alto è il livello del confronto, più si parla di qualcosa che ha a che fare, come in questo caso, con i rigassificatori, e più è importante che ci sia una corresponsabilità nelle scelte. Altrimenti si cadrebbe inevitabilmente in un sì o in un no per quello o quell’altro sito.
Però poi, qui sono d’accordo con il Consigliere Silvetti, non possiamo non tenere conto di tutto ciò che potrebbe determinare un impianto del genere sul territorio per quanto riguarda l’impatto ambientale sull’aria, sull’acqua, l’impatto culturale e turistico, il paesaggio.
Non siamo in grado di fare un passo avanti sull’eloico, ci sono i referendum e vengono respinti, siamo in difficoltà. Sul fotovoltaico invece le cose vanno un po’ meglio.
Abbiamo messo in difficoltà gli impianti di biomasse. Ma sicuramente su una cosa questa maggioranza è certa, è blindatissima, non arretra di un millimetro, ossia sul no al nucleare.
La mozione presentata dal Consigliere Pieroni, che si vuole emendare nella forma che avete visto, tiene insieme questo elemento di discussione sul tema strategico, i livelli di governo devono confrontarsi, a prescindere che oggi governi il Paese il centro-destra, infatti sui temi dell’energia, della rigassificazione le risposte nemmeno il Governo Prodi le aveva date.
Insomma, noi vogliamo sapere con precisione se la risorsa metano è strategica per questo Paese, se dobbiamo avere condotte che arrivano dall’Ucraina come pure dal sud del mondo, cioè dall’Africa, se l’Adriatico può ospitare tre, quattro, cinque rigassificatori.
Nei dati comparsi su Il Sole 24 Ore e su altri testi, quindi non da indirizzi di Governo o da piani energetici nazionali e regionali, si parla di quattro-cinque rigassificatori. Quindi se nell’Adriatico i rigassificatori necessari al fabbisogno energetico del Paese dovessero essere tre, quattro o cinque, con questo emendamento diciamo che per noi nelle Marche non c’è nessun’altra strategia da mettere in campo, sono sufficienti quelli che ci sono.
Quindi questa mozione alla fine è più forte di ciò che ho letto e sentito in quest’Aula, perché pone un problema serio, ossia: davanti alle Marche se non serve non se ne fanno più!
Ma questo va vissuto in maniera corresponsabile, non si può solo dire: “lo deve dire la Regione e non il Governo”, perché io lo voglio sapere e poi poterlo magari discutere insieme.
L’emendamento che facciamo pone due questioni. La prima è di carattere politico-strategico, cioè sapere bene quello che dice il Governo di questo Paese, ovviamente in relazione al Piano energetico della Regione Marche. La seconda è di procedura, cioè un parere di VIA che attende anche valutazioni di carattere tecnico-scientifico rispetto all’impatto ambientale che appunto deve arrivare anche dal tavolo nazionale, e su questo noi invitiamo a non firmare l’intesa.
Non ci sono altre cose da mettere in campo, altrimenti il rischio potrebbe essere davvero che ci si impantani sulla sindrome di Nimby, la conoscete meglio di me, tutto ciò che vuole essere messo nel mio giardino non va bene, tutto ciò che va nel giardino di un altro può anche andare bene. E’ automatico, matematico caderci.
Le sintesi del nostro emendamento, che tutto sommato si avvicina molto alle cose che ho sentito, è composta di tre aspetti: il fatto che la questione energia è un tema strategico, il fatto che si vuole, al di là delle competenze degli enti di governo, una totale e piena corresponsabilità, il fatto che molto spesso confondiamo la scelta politica con le procedure, processi che riguardano pareri amministrativi e di merito sui singoli progetti.
Questo è il senso della mozione. Potevamo anche abbreviarla e dire: “in attesa di ciò che pensa il Governo diciamo no a tutti”. Invece abbiamo voluto argomentarla un po’ di più proprio perché non vogliamo sottrarci al fatto che il tema ha un nome e un cognome, cioè Porto Recanati, e non solo, si parla infatti anche di Falconara come diceva il Consigliere Binci.
Insomma, potevamo scrivere tutto o nessun nome, abbiamo invece scelto di individuare l’aspetto strategico, ossia capire bene se quei famosi quattro impianti previsti – ossia quelli che cogliamo da indicazioni di carattere nazionale – nella parte adriatica del bacino del Mediterraneo siano sufficienti, noi pensiamo di sì.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Massi.

Francesco MASSI. Sto da dieci anni in questa Assemblea legislativa ed ho sempre pensato che la chiarezza potesse conquistarsi giorno per giorno, invece mi pare – permettetemi, colleghi del centro-sinistra – che qui ci incartiamo sempre di più.
Io mi trovo molto in difficoltà – e le elezioni sono passate quindi non occorre fare nessuna azione populistica – perché vorrei capire l’interlocutore che ho davanti, che tanto per parlare in termini marini mi pare un’anguilla. Non riesco veramente a capire! Ora mi dovrò ricostruire uno schema razionale di ragionamento, mi scuso se davanti a voi è un outing, ma ho bisogno di capire, mi dispiace, perché non so cosa dire ai miei elettori, come pure ai cittadini perché voglio rispondere anche a chi non mi ha votato.
Allora, c’è chi invoca il nero su bianco, ovvero si dice che ciò che si esprime è anche scritto, benissimo. Il 3 novembre 2009 l’Assessore Badiali, per conto del Presidente Spacca – gliel’ho chiesto tre volte a nome di chi parlava e giustamente mi ha risposto che parlava a nome del Presidente –, dice: “La posizione della Giunta regionale non è cambiata rispetto a quella a suo tempo espressa, la posizione favorevole all’iniziativa viene pertanto confermata per i vantaggi sul sistema di approvvigionamento del gas metano per la parte nord-est dell’Italia, e quindi anche per la regione Marche, sia per alcuni vantaggi che l’iniziativa può apportare a livello locale con l’occupazione di alcune maestranze, specialmente del settore dei servizi, nonché l’utilizzo di rimorchiatori, ecc.. Anche per la fase di realizzazione, anche se non verranno utilizzati i cantieri locali per la costruzione della nave, con il sistema di rigassificazione si renderanno necessarie opere, quali la posa della boa, la condotta in mare e in terraferma, la realizzazione della cameretta di intercettazione, ecc.”.
E questo lo ha detto la Giunta con il suo Presidente. Io so che voi della maggioranza siete tutti in soggezione, ma il sistema presidenziale, quello che oggi il centro-sinistra attacca sul piano nazionale, quello dell’uomo solo al comando, l’avete voluto voi! A cominciare dalle Regioni, a cominciare dalla Bassanini. Le assemblee popolari, le assemblee legislative, le assemblee amministrative le avete distrutte voi! Quindi è chiaro che se oggi c’è un Presidente che dice: “in tutto il sistema voglio rafforzare l’Esecutivo”, ha la legittimità di dirlo. Certo, lui ha la legittimità di dirlo, però voi non siete legittimati a scandalizzarvi, il sistema dell’uomo solo al comando l’avete voluto voi. Voi! E se i Consigli comunali e i Consigli regionali sono ridotti a un bivacco di manipoli – sapete bene chi lo ha detto – l’avete voluto voi! Quindi se avete voluto dare ad un Presidente il potere di mandare tutti a casa adesso gli dovete dare anche retta. Sicché Badiali gli ha dato retta, mentre Binci no, allora tutti gli riconosciamo che è l’unico coerente. Nero su bianco!
Allora, Assessore Giannini, che debbo sapere, che debbo pensare?! Il Pear prevede il rigassificatore, perché è esecuzione di quello che diceva Bugaro, chi l’ha voluta la riforma costituzionale che ha rimandato alla Regione la competenza sulle strategie ambientali? La voluta il centro-sinistra. Allora il gioco di rimpallo non funziona!
Pear. Ve lo ricordate quell’Assessore che stava lì e si chiamava Amagliani? Ha previsto nel Pear 24 micro centrali turbogas! Quello, diceva, è il modo per risolvere il problema energetico delle Marche. Sta ancora scritto lì, nero su bianco.
Turbogas no, piccola o grande tutti contrari a seconda se sta vicino alla propria casa, ma rinnovabili sì, sì fotovoltaico, “investite sul fotovoltaico” si diceva! Partono allora gli investimenti sul fotovoltaico ma arriva l’Assessore Petrini che dice: “fermi, il fotovoltaico non si fa più”! Questo lo dico a voi uomini della sinistra.
Abbiamo permesso ai grandi capitalisti di fare gli impianti fotovoltaici in quattro e quattr’otto con ricchi finanziamenti pubblici e bancari. Oggi, se un coldiretto investe su due o tre ettari – e magari ce m’ha setto o otto in tutto – con un impiantino di fotovoltaico, voi quello lo fermate? Dovete venire qui e dirlo chiaramente. Quindi ora vedremo quello che proporrete. I grandi capitalisti il fotovoltaico nelle Marche lo hanno fatto, ora siete contro i piccoli?! Questo è per dirvi come è mutevole la vostra impostazione.
Vorrei ora parlarvi anche di un’altra questione. Cioè, quando Badiali dice certe cose per conto di Spacca – quindi mi rivolgo, come prima, sempre al Presidente Spacca, che è assente –, oppure quando viene pubblicato quel libro sulla ricca propaganda dell’amministrazione uscente e che tutti avete visto nelle vostre case, che debbo pensare? Che avete la capacità di sdoppiarvi, di scindervi in tremila molecole!
E quindi tra voi ci sono gli interlocutori delle grandi multinazionali, quelli che vanno lì a rassicurare gli uomini emissari delle grandi multinazionali: "stai tranquillo che nelle Marche ci penso io”. Sarà il Presidente? Sarà chi per lui? Sarà qualcun altro? Oppure magari sarà qualcuno che rappresentava quell’area Prodi, che candidandosi ad essere la sinistra affidabile, industriale, confindustriale sicuramente dava le giuste rassicurazioni. Ed evidentemente ci siete riusciti, siete abilissimi in questo! Poi interloquite anche dal vertice di confindustria ai no global, e lo fate con una grandissima capacità mistificatoria, trasformista – Arturo Brachetti al confronto è un dilettante! –.
Allora voglio capire! Qui c’è chi rimanda al Governo nazionale, c’è chi dice tout court no, c’è chi dice va bene il sistema ma non va bene l’impatto, ed io sto facendo solo domande, non ho la soluzione, io l’ho scritto quando ho controrisposto a Badiali. Non sono un esperto e quindi rivendico il diritto di Consigliere regionale di venire qui supportato dai tecnici, che siccome sono ben pagati, più dei politici, si devono prendere la responsabilità di mettere nero su bianco una risposta a una domanda che pongo.
Ossia vorrei sapere – e questo non vale solo per i rigassificatori – quello che fa male e quello che non fa male. E non lo posso scrivere io, perché io non-lo-so! Qui si parla di riscaldamento dell’ambiente biologico marino, di danni alla fauna ittica, di danni alla vegetazione marina, si parla di sversamenti di varechina. La devo dare io la risposta?! Che siano i tecnici a darla, che vengono qui perché ben pagati e perché ben selezionati, anche se scelti dai politici, a dire quello che fa male e quello che non fa male, poi io su questo potrò dare una prima valutazione.
La seconda questione è quella dell’impatto. Certamente ad un’Assemblea legislativa compete dire: “ammesso che non faccia male, quindi stiamo tutti tranquilli, però disturba la vista, disturba il turismo, è un’immagine brutta che diamo sui dépliant turistici della nostra regione e sul nostro marketing”. Questo lo possiamo fare!
Sicché di questo potremo discutere sicuramente, ma permettetemi di dire che qui siamo ancora alla prima valutazione in cui si scrive tutto e il contrario di tutto. E lo si fa soprattutto a livello tecnico – abbiamo pieni siti come facebook, you tube, ecc. dove scienziati di tutto il mondo dicono tutto e il contrario di tutto –.
Quindi innanzitutto chiedo chiarezza nella maggioranza perché non c’è, tra l’altro se non ascolto il Presidente, permettetemi, rimango in ogni caso con tanti dubbi.
Secondo. Noi siamo qui al servizio dei cittadini, come hanno detto tutti i colleghi del centro-destra che sono intervenuti, quindi dobbiamo fare chiarezza anche tra noi. E noi siamo disponibili a trovare soluzioni, anche nero su bianco, che rassicurino i cittadini e diano risposte anche agli amministratori.
Quindi al termine di questo dibattito chiedo una sospensione di dieci minuti per poter lavorare sui documenti.

PRESIDENTE. Ci sono ancora tre iscritti a parlare i Consiglieri Latini, Badiali e D’Anna, poi seguirà la votazione delle mozioni. Quindi chiedo all’Assemblea cosa intende fare, se continuare fino all’esaurimento di questo punto oppure se sospendere e riprendere alle ore 15,00. Comunque, se siete d’accordo, secondo me sarebbe più opportuno andare avanti senza interruzioni. Pongo pertanto in votazione questa mia proposta di prosecuzione.

(L’Assemblea legislativa approva)

A questo punto, per ottimizzare i tempi, sollecito le iscrizioni a parlare. Ripeto, per il momento ho iscritti i Consiglieri Latini, Badiali e D’Anna.
Ha la parola il Consigliere Latini.

Dino LATINI. Il mio intervento sarà molto breve, perché quanto è stato detto dall’Assemblea mi accomuna in termini generali circa la valutazione negativa della realizzazione dell’impianto di rigassificazione nel mare Adriatico in zona Porto Recanati-Numana.
Però, prima di fare considerazioni sintetiche di natura generale, vorrei addentrarmi in un aspetto particolare, che penso sia stato dimenticato non per volontà di nessuno, ma che in qualche modo si inserisce in maniera puntuale sulla mozione presentata dai Consiglieri Pieroni e Giorgi ed il relativo emendamento.
Vorrei segnalare che la pratica di cui oggi discutiamo con questa mozione, quella del rigassificatore di Porto Recanati, è ferma presso la DSA del competente Ministero dell’ambiente, essendo stata rimandata alla Commissione che valuta, dal punto di vista della VIA, l’impatto e la successiva autorizzazione o meno di detta realizzazione.
Questa Commissione il 17 dicembre 2009 aveva licenziato in termini positivi la realizzazione dell’impianto, ma l’On. Prestigiacomo non firmò il decreto perché dal Nucleo di valutazione della Regione Marche era arrivato, già allora, un parere con il quale si diceva che la documentazione mandata dal Ministero alla competente Regione era carente.
Quindi non vi è nessuna contraddizione – parlo in termini procedurali e non in termini politici o politichesi – su quella che era stata l’indicazione generale della valutazione degli organi della Regione. Tant’è che il parere espresso dalla Regione Marche, cioè quello sul fatto di non potersi esprimere perché appunto la documentazione era carente, ha determinato la reimissione in istruttoria della procedura. Questo è avvenuto in data 14 maggio 2010, quindi da quella data, ripeto, la pratica è di nuovo all’interno del DSA nell’apposita Commissione VIA del Ministero dell’ambiente.
Ed era vero quello che asseriva la Regione Marche, perché nel confronto che venne effettuato dai tecnici della Commissione VIA del Ministero dell’ambiente risultò che il plico dei documenti che aveva la competente Commissione, e quindi il Ministero dell’ambiente, era molto più ampio, molto più pertinente di quello che era stato inviato alla Regione.
Ora dal 14 maggio abbiamo quaranta giorni per esprimere, sia dei pareri politici, e questa mozione si inquadra in una cornice molto ampia per dare un indirizzo politico di quella che è la scelta regionale, sia dei pareri tecnici che suffraghino in termini opposti a quella che è già la decisione presa dall’organo del Ministero dell’ambiente, e che pertanto ci facciano dire, sia dal punto di vista politico che dal punto di vista tecnico-amministrativo, che l’impianto in quella zona non è confacente agli aspetti procedurali e tecnici e ovviamente alle valutazioni politiche.
Quindi riassumo la posizione di assenso alla mozione così come presentata con il relativo emendamento – a meno che non intervengano altri fattori che possano unificare magari anche le altre mozioni presentate –, però voglio anche ricordare a noi stessi, per far proprio il suggerimento dato dal Consigliere Bugaro, quello cioè di non essere doppiogiochisti e di lasciare finestre aperte, che come Regione abbiamo pochissimi giorni per produrre dei pareri tecnici in grado di supportare quello che oggi sceglieremo.
E lo dico con grande fermezza. Perché il rischio di approvare una mozione, che dal punto di vista politico ci fa dire no e poi dal punto vista tecnico ci impedisce di suffragarla, lo ha proprio l’Assemblea legislativa, che così deprimerebbe il lavoro che facciamo qui dentro e in qualche modo ci farebbe sfuggire questa grande occasione. Occasione sulla quale, credo, siamo quasi tutti d’accordo sia pure con valutazioni opposte.
Dalla Commissione VIA è stato già suggerito, in maniera informale, di non far arrivare questi pareri, che, ripeto, dovranno contrastare i già espressi pareri positivi all’impianto di rigassificazione di Porto Recanati ed in grado praticamente di sostenere le nostre ipotesi.
Quindi non perdiamo tempo, quaranta giorni dal 14 maggio vuol dire che siamo già a metà del guado. E subito dopo il voto su queste mozioni bisogna organizzare affinché gli uffici competenti siano in grado di dare – non sono un esperto, ma prendo per certo quello che è stato detto dai Consiglieri che si sono addentrati anche su tematiche di natura tecnica – quei pareri qualificati, cioè quegli adempimenti di natura documentale ed istruttoria rispetto al parere espresso, non proprio a ridosso della scadenza dei quaranta giorni ma molto prima.
Il rischio altrimenti quale sarebbe? Che qua siamo tutti d’accordo, però poi l’impianto di rigassificazione si fa lo stesso, così avremmo buggerato la nostra scelta e soprattutto avremmo preso in giro i cittadini.
Questo dunque non può avvenire. E sull’aspetto di Porto Recanati concludo qui.
Ne apro ora uno più ampio sul discorso del piano energetico e sulla questione delle energie rinnovabili.
Credo che nessuno oggi in Italia sia contrario ad una valorizzazione delle energie rinnovabili, però ritengo che nella logica delle competenze la scelta fondamentale, come compiuta sul nucleare, spetti sostanzialmente al Governo, poi su quella scelta la Conferenza Stato-Regioni e le singole Regioni adotteranno piani energetici in linea, appunto, con il piano stesso.
Finché c’è un vulnus, come in questo caso, è abbastanza difficile risolverlo dal punto di vista localistico, si potrebbero infatti creare squilibri tra le scelte di Regioni che sono abbastanza vicine. Come sta succedendo, appunto, nella richiesta di quattro impianti di rigassificazione in un mare chiuso come quello Adriatico.
Concludo sollecitando l’Assemblea legislativa ad assumersi l’impegno che accanto all’approvazione eventuale della mozione o delle mozioni oppure di una mozione unificata ci sia anche un impegno di natura amministrativa cogente ed immediato. Solo questo ci consentirà di affermare con certezza che l’impianto che nessuno vuole in questa zona non venga fatto. Altrimenti potremo ritrovarci con una soluzione di natura amministrativa-tecnica che superi anche l’indirizzo di natura politica.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Badiali.

Fabio BADIALI. Grazie Presidente. Io non ritenevo neppure di intervenire, i colleghi hanno già sviscerato tutto il problema nel migliore dei modi. Intervengo soltanto perché sono stato chiamato in causa dall’amico e collega Massi.
Quello che lui ha detto è vero. Il Consigliere Massi ha infatti presentato nell’ottobre 2009 una interrogazione con cui chiedeva quale fosse la posizione della Regione in merito a questo rigassificatore. Un po’ per superficialità, un po’ per sovraccarico di lavoro a volte si arriva all’ultimo momento utile per rispondere ad una interrogazione senza però riuscire ad approfondire l’argomento – e questa è una responsabilità che mi posso anche assumere –. Oppure a volte è lo stesso funzionario di turno ti predispone una risposta che dal punto di vista tecnico è la più comprensibile possibile.
Quindi ribadisco che nel mese di novembre in questa risposta dissi che la Regione era favorevole al rigassificatore per tutta una serie di motivi, ossia non si era contrari a priori.
Anche personalmente il mio percorso politico non mi ha mai dato l’occasione, la volontà, la forza di essere contrario a prescindere, io sono sempre per ragionare, per valutare, per ascoltare, per comprendere e poi dire la parola finale. E magari cambiare anche posizione, perché no, e su simili questioni chi non cambia mai posizione non è una persona, è un padreterno. Insomma ognuno deve poter avere modo di riflettere e, ripeto, magari anche di cambiare idea.
Nel frattempo sono sorti i comitati. Certamente io non sono un sostenitore dei comitati, vengo da una tradizione politica molto differente, quando cioè erano le forze politiche che prendevano in mano la situazione, per far uscire una posizione ragionavano, si confrontavano, si scontravano all’interno delle istituzioni e delle sedi politiche. Oggi forse questo ruolo importante e determinante della politica è venuto a mancare – e qui dobbiamo fare, secondo me, un mea culpa generale – e allora sono sorti i comitati. Comitati che a volte sono negativi perché sono populisti, demagogici, a volte sono invece persone che hanno a cuore un problema e che sono tecnicamente preparate, portano persone valide ad affrontare argomenti significativi come questo e pertanto riescono anche a far cambiare parere.
Personalmente io l’ho fatto tre volte, avendo appunto tre volte partecipato in qualità di Assessore, insieme ai Sindaci del territorio, da Pieroni qui ora presente ex Sindaco di Loreto, a quello di Numana, Sirolo, Castelfidardo e tanti altri, a delle iniziative pubbliche con 700-800 persone. E non è che mi spaventava l’ampiezza della platea, ma i contenuti che venivano detti all’interno di quei comitati che, come ho detto, molti erano demagogici e populisti, altri invece portavano argomentazioni serie e tecniche che avevano validità.
E’ quindi proprio quella validità, quelle proposte riportate che personalmente mi hanno convinto a rivedere la mia posizione, ad essere più attento e ad approfondire meglio la questione.
Sicché anche i nostri tecnici hanno approfondito la questione e quindi hanno verificato che c’era un problema dal punto di vista ambientale, come lo sversamento del cloro che in acqua per 40 tonnellate crea un danno alla flora e alla fauna, diminuisce la temperatura dell’acqua. Insomma tutta una serie di questioni che dovranno essere vagliate. Inoltre c’è la questione dell’impatto visivo, il pericolo e così via. Ma soprattutto c’è il fatto che non porta un vantaggio al nostro territorio, alla nostra regione, lo porta solo a livello nazionale.
Allora se c’è un vantaggio a livello nazionale di conseguenza bisogna che venga detto dal livello nazionale.
Sicché il piano energetico ambientale nazionale è necessario ed indispensabile. Nei prossimi anni l’Italia che risposte vuole dare al problema dell’approvvigionamento energetico? Lo facciamo con il metano? Facciamo i rigassificatori? Allora quanti ne servono?
Il sottosegretario Saglia nell’incontro che abbiamo avuto ad Osimo e a Corinaldo ha detto che serviranno tre o quattro rigassificatori. Però in Italia già quattro ce ne sono: uno in Liguria, uno in Veneto a Porto Marghera, uno approvato per Livorno, uno per la Calabria. Se allora si dice che ne servono quattro, questi che ci sono bastano. Se invece ci si dice che a seguito di studi fatti per il prossimo sviluppo economico e industriale del nostro Paese di rigassificatori ne servono sette, allora potremo ragionare su dove dovranno essere costruiti gli altri tre.
Nel frattempo, però, è subentrata la cultura delle energie rinnovabili. Noi l’abbiamo presa con un po’ di ritardo, nazioni invece come la Germania e la Spagna l’hanno applicata molto prima di noi, da questo punto di vista, infatti, sono molto più avanti. La Germania in queste energie rinnovabili vi ha trovato 750 mila posti di lavoro, lo sapete tutti, noi invece stiamo facendo ancora le pulci al fotovoltaico, al geotermico, al solare, all’eolico, ecc. ecc..
Dobbiamo sicuramente regolamentare la materia, però non possiamo neppure permettere che si inneschi una speculazione industriale con ettari e ettari di fotovoltaico, perché deturperebbe l’ambiente e cambierebbe lo scenario ambientale e collinare dei nostri paesaggi. Certamente dobbiamo incentivare il più possibile, come peraltro ha fatto la Regione Marche, al tavolo delle Regioni nazionali e con la trattativa con il Governo, che ha aumentato il contributo per quanto riguarda il solare sui tetti delle abitazioni e sui capannoni industriali, quindi meno nei campi. Ma sono comunque d’accordo che se un agricoltore vuole fare un ettaro di fotovoltaico per migliorare il suo reddito agrario è giusto che lo faccia, in certe posizioni, con certe regole, con certi accorgimenti. Non possiamo bloccare, la prospettiva deve essere questa.
E se questa è la prospettiva vuol dire che nella nostra regione entro il prossimo anno ci saranno altri 700-800 megawatt di energia elettrica da fonti rinnovabili. E questo vuol dire che servirà molta meno energia perché la produrremmo. E se serve meno energia serve meno turbogas, meno centrali a co-generazione, meno metano, infine se serve meno metano anche i rigassificatori non servono.
Quindi non dobbiamo essere né chiusi né ottusi su questa problematica, dobbiamo essere aperti con tutti però con una visione a 360 gradi su quello che è positivo, su quello che è negativo e su quello che potrebbe essere aggiustato.
Riguardo alla mozione presentata e rielaborata con il consenso dei presentatori mi trovo perfettamente d’accordo.
Innanzitutto ci vuole un piano energetico nazionale, poi se dovessero essere costruiti questi rigassificatori ci vuole la sicurezza, ma deve essere la Regione, d’intesa con il Governo nazionale, a dire se questi impianti servono. Ma visto che secondo noi non servono, questa intesa non deve essere data, perché sono cambiate le condizioni e dunque dovrà essere rivisto completamene il meccanismo dell’approvvigionamento energetico.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere D’Anna.

Giancarlo D’ANNA. Anche oggi assistiamo ad un film già visto, innanzitutto l’assenza del Presidente Spacca. Sicuramente sarà impegnato da qualche altra parte, ma non vorremmo che anche in questa legislatura il nostro interlocutore sia sempre una sedia vuota, anzi, una, due, tre, quattro, cinque, sei sedie vuote, ossia quella del Presidente Spacca e di diversi Assessori. Questo è uno spettacolo non decoroso non solo per quelli che in qualche modo ne sono abituati, ma anche per i nuovi arrivati o magari per chi ci segue via internet sul web.
Ed è un film già visto anche per quelle giustificazioni che oggi sono state date.
Nella scorsa seduta di Assemblea legislativa l’ex Presidente Consigliere Bucciarelli disse che le mozioni non contano niente e quindi non servono a niente. Io non sono d’accordo con lui, ma oggi in questo caso specifico sì. Qui chi governa, chi amministra aveva preso una decisione al punto addirittura di codificarla in un libro che è stato mandato – lo ripeto pure io – a spese dei cittadini, beandosi del fatto che sono previsti due rigassificatori. Qui in una risposta ad una interrogazione del collega Capogruppo Consigliere Massi era stato detto: “la posizione della Giunta regionale non è cambiata rispetto a quella a suo tempo espressa, la posizione favorevole all’iniziativa viene pertanto riconfermata, sia per i vantaggi sul sistema di approvvigionamento di gas metano, sia per quello che l’iniziativa può portare a livello occupazionale”.
Non solo. Nella Giunta del 28 luglio 2008 si dice: “La Giunta regionale ha espresso all’unanimità il parere di compatibilità agli strumenti di programmazione regionale del progetto di realizzazione di un terminale offshore rigassificazione del gas naturale liquido presentato da API, al quale si aggiunge anche quello di Porto Recanati”.
Questi sono tutti atti a cui deve seguire un procedimento. Sicché, prima si fanno gli atti e poi si fa marcia indietro con una mozione, che però, in questo caso sì, non conta niente in quanto gli atti sono già partiti. Vorrei ricordare, a chi non lo sapesse, che la mozione è una dichiarazione di intenti, è un impegno formale, mentre non è così per un atto amministrativo che è già partito. E’ un film già visto! Schieppe stesso discorso, si parte e si va avanti. Nasce il comitato e allora arrivano qua quelli che hanno preso la decisione e dicono: “no, ci siamo sbagliati, adesso le cose sono cambiate, è responsabilità del Governo”. E no! Perché se si prendono delle decisioni e ci si vanta pure di aver fatto una scelta, poi non si possono prendere per i fondelli i cittadini.
Se non altro abbiate la buona creanza di portare magari dei tecnici, come è stato suggerito, per spiegare al grande pubblico quello che realmente succede.
Comunque sta di fatto che qui sono state prese delle decisioni che oggi vengono rimesse in discussione, ma vengono rimesse in discussione, attenzione, con una mozione, che allora, ripeto, in questo caso non serve assolutamente a niente, serve solo a lanciare fumo negli occhi al pubblico che è arrivato qua o per dire domani sulla stampa: "no, no, non lo vogliamo”. E’ come uno che va a fare un mutuo e poi dice: “No, no, non mi piace più”, ma intanto il mutuo l’ha fatto, ha preso l’impegno per trent’anni, ha fatto firmare a tutti quanti.
Vogliamo fare le cose serie o vogliamo fare i giochini! Al di là delle prese di posizioni che, per carità, possono anche essere diverse, nessuno chiede l’unanimità su tutte le situazioni, ma se fate delle scelte chiare, le codificate, avviate dei procedimenti, vi vantate di averle fatte, almeno non fate delle mozioni che poi il giorno della presentazione vengono ritirate, come in questo caso dove evidentemente c’è stato un qualche problema all’interno della maggioranza.
Ma qui non stiamo parlando più di quello che succede all’interno della maggioranza o all’interno dell’opposizione, qui stiamo parlando di un impianto che può avere effetti di un certo tipo. E le preoccupazioni che sono emerse è perché i cittadini e gli operatori turistici sono sinceramente preoccupati.
Ora c’è anche chi dice che non c’è più bisogno, come ad esempio dice il collega Bugaro.Qualcun’altro invece dice che nel caso ci fosse bisogno ci sono due richieste allora magari limitiamoci a una.
Sono posizioni che possono essere condivise o meno, però sta di fatto che la Regione Marche insieme ai suoi tecnici ha avviato dei procedimenti che oggi risulta anche difficile bloccare, come è già successo, ripeto, con la questione di Schieppe.
Questa è una metodologia di lavoro dove c’è chi fa gli accordi, vedi il Presidente Spacca, che però quando ne deve discutere non c’è e manda avanti gli altri. Che facciamo, quando c’è da scrivere e mettere la fotografia perché si è stati bravi c’è Spacca, poi se ci sono problemi si delegano gli altri a risolverli.
Allora il Presidente Spacca innanzitutto in momenti come questi, che credo siano importanti perché c’è un dibattito forte e serrato, ci deve essere. Se il Presidente è impegnato di martedì si può anche cambiare giorno per seduta assembleare! Oppure non si prendono degli impegni nel giorno in cui è convocata. Noi vogliamo interloquire con lui, perché è lui che ha preso le decisioni, però poi è lui lascia allo sbaraglio gli altri! Che facciamo il gioco delle bocce, uno mena e l’altro accosta! Ma questo non è un gioco di bocce, qui stiamo giocando una partita importante che riguarda il nostro territorio.
Quindi lo strumento della mozione è propositivo solo se si vuole impegnare un qualcosa che si deve ancora fare, qui invece il procedimento è già avviato. Quindi se siete contrari – lo dico ai presentatori della mozione – discutetene in maggioranza e rivedete le decisioni che avete preso prima. Invece venite qui, votate un documento, chi vince vince, ma poi le cose restano come le avete avviate. E’ un po’ come voler mascherare una decisione che però a posteriori vi siete resi conto che non era condivisa dalla popolazione e che vi creava problemi sul territorio, allora a quel punto si manda avanti qualcuno per dire che non si fa, però poi si vota e la colpa la si dà proprio a chi non c’era, ovvero all’opposizione o al Governo nazionale.
Bisogna avere il coraggio di prendere delle decisioni chiare, su questo come su altri argomenti. Quel coraggio che nella scorsa legislatura avete dimostrato di non avere e che purtroppo anche in questa legislatura dimostrate di non averlo assolutamente. Come non c’è rispetto neppure per questa Assemblea che ancora una volta vede vuoti i banchi della Giunta regionale.

PRESIDENTE. Consigliere D’Anna, io non intendo fare la difesa d’ufficio di nessuno, però va detto che il Presidente è assente perché è a Bruxelles. D’altra parte un Presidente, che ha un ruolo diverso da quello di un Consigliere, ha un’agenda di impegni fuori regione che non scrive lui. Gli impegni in regione è chiaro che li scrive il Presidente, quindi contempera queste esigenze con quelle proprie degli impegni istituzionali, ma gran parte dell’agenda di un Presidente – e questo non vale solo per la Regione ma anche per il Governo, ecc. – è scritta da altri. Quindi non si può essere assenti a qualcosa di importante determinato da altri organismi per essere presente a un’Assemblea legislativa, nella quale peraltro c’è la rappresentanza dell’Esecutivo che viene assicurata dagli Assessori.
Ora infatti, nonostante siano ore 14,00, sono presenti cinque Assessori. Io peraltro sono fra quelli che raccomandano che i rappresentanti di Giunta debbano essere presenti, però nemmeno le esagerazioni e la demagogia portata all’eccesso rende giustizia a quell’intelligenza che in quest’Aula dovrebbe regnare sempre .
Ha la parola il Consigliere Trenta.

Umberto TRENTA. Io ho avuto poco tempo per approfondire l’argomento, però dal dibattito in Aula sono emerse alcune considerazioni.
Ad esempio una decisione già, presa forse in altri termini e in altri momenti, viene inquadrata sotto il capoverso “politica di energetica sostenibile, approvazione di due progetti di rigassificatori nelle Marche”.
Inoltre vedo nell’attivismo del Presidente Spacca — ed è chiaro che oggi il Presidente Spacca ragiona in maniera autonoma da questa Giunta, quindi io non mi sento di dire, come fa il Consigliere D’Anna, parliamo con Spacca, perché ritengo che egli abbia l’avallo pieno della sua Giunta, altrimenti sarebbe una discrasia politica gravissima – l’appropriazione indebita della cultura del fare, che generalmente appartiene al Governo di centro-destra, quindi potrebbe essere un depistaggio.
Vado alla campagna di comunicazione del Pear. Energicamente. Noi saremmo portati ad una valutazione positiva, energicamente è un qualcosa di robusto – un’azione forte è proprio quella del Presidente Spacca che va verso un altro lido, di cui parlerò fra un po’ –, io invece la vedo così, ossia, con la parola “Energica” ben definita con le e maiuscola e poi la parola “mente”. In questa seconda parola riconosco l’agire politico di chi non tiene in considerazione i pareri contrari del Consiglio provinciale di Ancona e dei Consigli comunali di Camerano, Castelfidardo, Loreto, Numana, Potenza Picena, Recanati, Sirolo, che sono i comuni limitrofi alla zona dove si ipotizza la realizzazione di questo impianto di rigassificazione. Si ipotizzava, quindi dalla ipotesi si passa al progetto concreto della tesi, in quanto formalmente è già definito negli atti amministrativi conseguenti, quindi con un richiedente che ha rilevanza internazionale. E ciò è nel pieno cammino di internazionalizzazione del programma del Presidente Spacca.
Pertanto questi enti hanno espresso un parere contrario alla costruzione del rigassificatore, però vedo assente il Comune di Porto Recanati, quel comune che invece dovrebbe avere maggiore interesse alla decisione presidenziale di Spacca. Mi sembra strano, per cui chiedo l’adesione formale dell’UdC al sostegno di quella che sarà la decisione della mozione presentata dal PdL. Chiedo all’UdC che sia con noi nel rifiutare la realizzazione di questo rigassificatore.
Io ho assistito alla campagna elettorale regionale dove l’Assessore Canzian, l’Assessore Donati e i Consiglieri esprimevano negatività sul nucleare alla Sentina, quindi non vorrei che il Presidente Spacca, magari di concerto con un certo Chicco Testa che porta avanti il discorso sul nucleare, prendesse in questo momento ed in qualche posto del mondo una decisione diversa.
Immaginate ad esempio un proponente interessato, un ricco romano che investe milioni di euro, da girare magari a un Comune importante che però in questo momento non se la sente di essere contrario con una società a capitale internazionale, la Gaz De France Suez, e che per la realizzazione fantasiosa di qualche darsena o porticciolo veda tutti i comuni limitrofi in contrasto con questa decisione.
Pertanto il decisore, il proponente, se rientra nel concetto di energicamente, che ha proposto la cosa ha bisogno per realizzarla di ingenti capitali, di un acquiescente beneficiario locale oppure di un gruppo politico che potrebbe appartenente a questa maggioranza guidata da Spacca.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Marinelli.

Erminio MARINELLI. Intervengo per ultimo ma lo ho fatto volontariamente proprio per cercare di capire bene questo argomento, anche se durante la campagna elettorale ne ho parlato e discusso moltissimo.
Capisco il ruolo del Presidente Spacca, capisco che deve essere presente a tavoli importanti, però gli argomenti che interessano il nostro territorio, oltre che con i colleghi e amici Consiglieri e Assessori, devono essere affrontati anche con il Presidente. Il Presidente infatti rappresenta tutti, rappresenta la storia di questa Regione, rappresenta l’impegno che ha preso in campagna elettorale. Quindi si poteva spostare la data di convocazione dell’Assemblea legislativa oppure magari spostare questo punto in attesa appunto della presenza del Presidente Spacca che deve assumersi responsabilità, oneri ed onori.
Intervengo per ultimo perché, dicevo, volevo capire le diverse sfaccettature degli interventi, le possibilità di dialogo all’interno delle mozioni, delle interrogazioni e quant’altro.
Però ora credo che se un cittadino interessato fosse qui presente dalla discussione che si è avviata non avrebbe capito niente. Non avrebbe capito le varie posizioni politiche, i vari distinguo, i vari emendamenti presentati in merito alla questione del rigassificatore.
C’è infatti una confusione estrema che non permette chiarezza al problema. Una confusione che giustifica l’allontanamento del cittadino dalla politica e che dà la risposta al perché sempre di più i cittadini non vanno a votare. La politica, tutta, non li rappresenta. Ma questo è un esame di coscienza, non voglio assolutamente offendere nessun partito, nessun collega, mi metto io in prima fila.
Qualcuno ha detto, giustamente, che la Regione Marche compra il 50% dell’energia, energia che dunque ha un costo, poi c’è il costo del lavoro che è enorme, ma se vogliamo abbassarlo dobbiamo produrre energia per non essere troppo dipendenti (anche se la bolletta che paghiamo non è superiore ad altre Regioni).
Pertanto proprio perché non siamo autosufficienti tutti siamo convinti della necessità, concettualmente parlando, di una produzione di energia diversa da quella finora utilizzata, però poi se si pensa di installare un rigassificatore a Porto Recanati, o in una qualsiasi altra parte del mare che costeggia la regione Marche, siamo contrari. Quindi di fatto tutti siamo contrari al rigassificatore.
Però con i se e con i ma non ci sono le giuste premesse, dovremmo trovare un punto di contatto. Per cui ha fatto l’amico Francesco a chiedere una sospensione, potremo così predisporre un documento unitario, indipendentemente dai distinguo, in cui diciamo, come dice il Consigliere Bugaro, che non c’è la necessità di un rigassificatore. Anche se c’è qualcuno che ha espresso anche un forse.
Sono anch’io infatti confuso proprio perché a fronte dell’impatto ambientale paventato da qualcuno, poi troviamo che è installato da tempo un rigassificatore a due chilometri dalle Cinque Terre in Liguria, e non mi sembra che questa sia una zona “sgarupata”, scusate il termine, anzi, vive tranquillamente di turismo e di ambiente. Sicché cercherò i motivi per cui la Liguria ha permesso di realizzare un rigassificatore a due chilometri dalle Cinque Terre.
Pertanto dico subito che sono contrario in tutte le situazioni ai sì e ai no che vengono detti a priori senza una giustificazione, un esame attento, un’analisi, un sereno intervento.
E’ inoppugnabile anche il fatto che c’è un parere non ostativo della Giunta regionale espresso nel novembre 2009 – un parere presentato nel libro dei sogni della “Panini di Spacca” in campagna elettorale —, ora stiamo tutti aspettando il parere del Ministero, il parere della tutela del territorio e del mare, che dia l’ok, che dia la possibilità di.
Certamente qualcuno sarà preoccupato dell’ok. Noi certamente siamo preoccupati per la nostra piccola regione per l’impatto ambientale e turistico che potrebbe subire.
Questa è una situazione che forse non è voluta da tutti, o meglio, forse è voluta da chi gestisce questa Regione e che chiaramente sfugge, come sfugge il mare a tante considerazioni.
Io sono stato Sindaco di Civitanova Marche, quindi io per primo, visto che prima di pensare a Porto Recanati vennero a “bussare” a questo mio Comune, dissi di no al rigassificatore. Il quel territorio non era possibile proprio perché la nostra città – parlo di sei anni fa – si stava affacciando in maniera preponderante al turismo. Una città che non era più soltanto commerciale e imprenditiva ma cominciava a guadagnarsi le sue bandiere blu e spazi da deputare alla coltivazione dei mitili al confine con il comune di Potenza Picena. Quindi rinunciammo ad un sacco di soldi pur di esentare il nostro territorio, la nostra pesca, le nostre piccole attività imprenditive, commerciali, artigiane legate, appunto, a quel mondo del turismo che, grazie a Dio, nella zona di Potenza Picena, Porto Recanati e Civitanova sta sempre più prendendo piede. .
Quindi chiedo a tutti un atto di umiltà, un atto di tranquillità su un argomento che interessa in maniera sostanziale la nostra regione. Siamo contrari a questo rigassificatore, atteniamoci al nostro Pear regionale. Un Pear che deve essere adattato a quelle che sono le esigenze nazionali ed europee, finiamola dunque di dare le colpe sempre alle istituzioni superiori, ossia, come in questo caso, al Governo. E soprattutto cerchiamo di trovare un punto di contatto perché credo che tutti, seppur da posizioni diverse, abbiamo detto la stessa cosa.

PRESIDENTE. Avendo ora esaurito le richieste di intervento…(…) Mi scuso con il Consigliere Massi, ma non ero a conoscenza della richiesta di una breve sospensione , probabilmente è stata espressa in un momento in cui non presiedevo. (…) Consigliere Massi, la sospensione è finalizzata a riunire i Capigruppo per vedere se c’è la possibilità una risoluzione condivisa? (…) Bene, però a questo punto dieci minuti mi sembrano pochi, quindi se non ci sono pareri contrari direi di accogliere la richiesta e di sospendere la seduta per un massimo di trenta minuti.

La seduta è sospesa alle ore 14,40


La seduta riprende alle ore 15,20

PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori iniziando dalla votazione delle mozioni.
La mozione n. 1 dei Consiglieri Pieroni e Giorgi è oggetto di un emendamento proposto da Pieroni, Giorgi, Ricci e Malaspina. Ha la parola la Consigliera Giorgi per illustrarlo.

Paola GIORGI. Presidente, do lettura dell’emendamento presentato alla mozione n. 1.
“Al termine del preambolo sopprimere il paragrafo e).
Nel dispositivo dopo le parole “la Giunta regionale le parole da: “ad opporsi” fino a “Regione Marche” sono sostituite dalle seguenti:
“a) rafforzare ulteriormente l’iniziativa e la richiesta già espressa al Governo Italiano volta a conoscere gli indirizzi politici dallo stesso assunti in campo energetico, tenuto conto della mancanza di un piano energetico nazionale definitivo, con particolare riferimento al ruolo dei rigassificatori, alla quantità prevista degli stessi e al numero di istallazioni ipotizzate nell’Adriatico, considerato che nell’Area del Mediterraneo sono già presenti 4 rigassificatori di cui 2 attivi e 2 definitivamente approvati dei quali 1 già attivo nel Veneto che agisce specificatamente nel Mar Adriatico; altri eventuali impianti di rigassificazione non si ritengono strategici nel territorio marchigiano;
b) ad opporsi alla realizzazione dell’impianto in oggetto e non dare il consenso alle eventuali richieste di intesa da parte del Governo dei Ministeri competenti, sia in mancanza di precise risposte di natura ambientale alle richieste in merito ai possibili effetti negativi sulle componenti ecosistemiche marine e turistico economiche del territorio, già formalmente avanzate dalla Regione Marche all’interno del procedimento di VIA statale, sia nel caso in cui le stesse non saranno positivamente valutate dalla Regione medesima.
Impegna coerentemente la Giunta a resistere e ad impugnare gli atti che siano adottati per il via libera dell’impianto, a sollevare conflitti di competenza e ogni altra iniziativa utile.”.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Binci.

Massimo BINCI. Avevo chiesto che all’interno di questa mozione ci fosse anche il riferimento al rigassificatore di Falconara, quindi mantengo la mozione che parla di questo e di cui parlerò dopo.
Comunque sia, proprio per le esposte ragioni di contrarietà alla realizzazione dei rigassificatori, voterò a favore anche di questa mozione. Ritengo infatti non sia una questione campanilistica, bensì una questione dettata da una valutazione generale sia dal punto di vista energetico, sia per i grossi problemi che potrebbero derivare alla nostra regione a fronte di nessun interesse economico e di miglioramento ambientale.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Zinni.

Giovanni ZINNI. Presidente, considerato che nei mille argomenti emersi nella discussione c’è stato comunque un consenso unanime ad esprimere contrarietà alla realizzazione dell’impianto di Porto Recanati, comunico all’Assemblea che ritiro la mia mozione, che parlava anche di altri argomenti e di altre prospettive, al fine di consentire ai cittadini di avere un’Assemblea legislativa che all’unanimità vota contro quel determinato impianto.
Mi riserverò di parlare degli altri argomenti in altre apposite discussioni.

PRESIDENTE. Mozione n. 24. Ritirata. Ha la parola il Consigliere Bugaro.

Giacomo BUGARO. La proposta che ho presentato è superata da un nuovo atto firmato dai Capigruppo Marinelli, Massi, Marangoni, quindi la ritiro.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Marangoni.

Enzo MARANGONI. Anch’io ritiro la mia mozione perché l’obiettivo è quello di addivenire, con il consenso unanime di tutta l’Assemblea, ad una mozione unica ed unitaria che tra poco presenteremo.

PRESIDENTE. Pertanto rimangono in piedi la mozione n. 1 dei Consiglieri Pieroni e Giorni e la mozione n. 17 del Consigliere Binci, poi c’è la proposta di risoluzione.
Ora dobbiamo votare l’emendamento illustrato dalla Consigliera Giorgi presentato alla mozione n. 1. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Prima di passare alla votazione della mozione n. 1, così come emendata, ha chiesto la parola il Consigliere Binci, ne ha facoltà.

Massimo BINCI. Vorrei sapere se con la votazione di questa mozione la mia, essendo abbinata, decade oppure no.

PRESIDENTE. Non decade. Ho già detto, lo ripeto, che rimangono in piedi la mozione n. 1 e la mozione n. 17, mentre sono state ritirate la n. 21 e la n. 24.
Ha la parola il Consigliere Massi.

Francesco MASSI. Voglio fare una dichiarazione di voto sulla mozione della maggioranza, se essa permane, della quale chiedo ora ufficialmente ai Capogruppo del PD e dell’IdV di ritirarla. Perché? Semplicemente perché la risoluzione presentata, per ora firmata dai Capigruppo del centro-destra ma che vorremmo venisse firmata anche dagli altri, è più chiara rispetto a quella ambigua del centro-sinistra.
Pertanto vi chiediamo di pensarci, e la nostra risoluzione, per la chiarezza verso l’amministrazione e verso i cittadini, se sarà firmata anche da voi uscirebbe all’unanimità.
Noi non firmeremo né voteremo la vostra, a meno che la ritiriate, perché, ripeto, la riteniamo ambigua, si presta a procedure successive. E se io fossi cittadino o amministratore dei comuni interessati non starei sicuramente tranquillo.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Ricci.

Mirco RICCI. Voglio ribadire che il dibattito tutto sommato è stato anche convincente, così come sono state convincenti molte delle cose dette. Il tema appassiona tutti, ognuno ha voluto dare un contributo positivo.
Però, Consigliere Massi, ci sono due punti che vorrei sottolineare.
Il primo è che la nostra mozione ci convince molto, la riteniamo molto chiara e non affatto ambigua. Ci sono due o tre passaggi netti proprio sul fatto che secondo noi nelle Marche non c’è la necessità di avere altri rigassificatori, non c’è una questione strategica da risolvere attraverso la collocazione in questo ambito.
Secondo, Consigliere, perché prima non mi ha chiamato? Sono anche abbastanza sorpreso, avevamo detto di sospendere per incontrarci. A questo punto mi pare non ci siano neppure più le condizioni minime per poter affrontare la questione. Prima mi aveva chiamato per un confronto ma quel confronto l’ho atteso invano! Abbiamo già votato l’emendamento con il voto a maggioranza, per cui mi pare sia stata sottratta qualsiasi ipotesi di ulteriore confronto.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Pieroni.

Moreno PIERONI. Intanto voglio sottolineare che sono soddisfatto dello stimolo e dell’impulso dato dalla mozione presentata in prima battuta da me e dalla Consigliera Giorgi, poi condivisa da tutta la maggioranza. Sicuramente c’è stato un dibattito di sostanza e nei problemi, anche se le posizioni all’inizio potevano sembrare di forte contrapposizione.
Tutti abbiano condiviso, così mi è sembrato, la volontà di dire no a questo percorso di rigassificatori. Quindi a me ora sembra veramente strano, lo dico al Consigliere Massi che ritengo una persona corretta nei rapporti e nei modi di operare, che in fase di discussione di una mozione e dopo aver già approvato su questa un emendamento a maggioranza, si chieda alla maggioranza stessa di ritirarla per votare la risoluzione che leggiamo in questo momento. Sarebbe stato molto più lineare – non voglio utilizzare altri termini – coinvolgere prima tutti i Capigruppo per vedere insieme quali potevano essere le decisioni in un percorso condiviso.
Tra l’altro – al di là delle posizioni che domani ogni Consigliere, ogni Forza politica dirà sui giornali – l’emendamento che abbiamo appena votato è forte su tre aspetti. Intanto si tiene conto che c’è un problema di un progetto chiaro di energia globale nazionale, e quindi che serve un piano forte, come abbiamo detto tutti. L’altro aspetto forte, anche questo emerso dalla discussione, previsto in questa mozione riguarda le preoccupazioni che tali rigassificatori danno dal punto di vista di impatto ambientale, economico, turistico, sociale, della salute, come pure della sicurezza, di cui pochi hanno parlato. Anche sulla sicurezza, infatti, si dovrebbe aprire tutta una valutazione che secondo me è anche molto più importante rispetto a tante altre cose. Terzo aspetto, sicuramente non secondario, è quel passaggio forte che dice chiaramente che non si ritengono strategici, visti tutti i rigassificatori che già ci sono e quelli che sono stati approvati, due rigassificatori nel territorio marchigiano.
Sicché, proprio riprendendo le parole degli stessi esponenti del PdL, che hanno sempre detto che non dobbiamo fare una facile demagogia, un facile populismo, credo che questa mozione, così emendata, vada proprio nell’ordine delle idee emerse durante il dibattito.
Poi sono convinto, ripeto, che domani ognuno dirà la sua, ma sono comunque sereno perché quest’oggi c’è stato un dibattito chiaro, franco, c’è una volontà forte espressa dall’emendamento votato dalla maggioranza.
Quindi spero che anche i Consiglieri di opposizione esprimeranno un voto favorevole su questa mozione. Sanno bene che è un atto che darà sicuramente grandi garanzie e grandi risposte ai territori e ai cittadini. Questo problema sta a cuore a tutti.
Oltretutto il passaggio finale dice: “impegna coerentemente la Giunta ad opporsi alla realizzazione di tale impianto e di non dare il consenso alle eventuali richieste di intesa da parte del Governo dei Ministeri competenti, ad impugnare gli atti adottati per il via libera dell’impianto, a sollevare conflitti di competenza e ogni altra iniziativa utile”. E’ un passaggio che a mio avviso garantisce totalmente che c’è la buona fede, la volontà forte di questa Giunta, di questa Assemblea legislativa, di questa maggioranza a tutelare la salute, i cittadini e tutti i territori coinvolti.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Eusebi.

Paolo EUSEBI. Ritengo che nella mozione emendata da tutta la maggioranza non ci sia nessuna equivocità, come ha spiegato bene ora il Consigliere Pieroni, mentre mi sembra ci sia un piccolo peccato di omissione nella risoluzione illustrata dall’amico Consigliere Massi.
Con questa nostra mozione vogliamo motivare al Governo nazionale, affinché lo sappia bene, quale sia la posizione dell’Assemblea legislativa delle Marche, un aspetto, invece, che nella risoluzione a firma Massi ed altri non si trova.
Pertanto ritengo che la mozione della maggioranza non sia da ritirare.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Marinelli.

Erminio MARINELLI. Certamente tutti siamo interessati alla salvaguardia del nostro territorio e a tutelare la salute dei cittadini – chi vi parla è un medico, quindi conosco le problematiche della salute –. Però qui su una situazione ci giriamo intorno, e per un’Assemblea legislativa è veramente disdicevole.
Abbiamo avuto del tempo limitato per produrre questo documento, quindi ha ragione il Consigliere del PD a lamentarsi del fatto che non ci siamo incontrati, anche se credo che una questione di pochi minuti potrebbe essere superata brillantemente anche adesso... (…) Certo, non è colpa sua, Consigliere Ricci, ma se leggete chiaramente il documento presentato, indipendentemente da chi l’ha fatto, potrete vedere che è molto semplice e rafforzativo. Anzi, è ancora di più, dice: “impegna la Giunta regionale ad opporsi alla realizzazione di tale impianto – parliamo di Porto Recanati – a non rilasciare alcun atto autorizzativo e di conseguenza eventualmente a resistere, ad impugnare tutti gli atti che possano essere adottati per qualsivoglia via libera all’impianto, attivando ogni iniziativa utile a contrastare tale progetto”. Sono delle frasi semplici, chiare, lineari e forti.
Quindi non credo sia giusto chiederne il ritiro, troviamo invece un punto di incontro, un documento votato da tutti sarà sicuramente più rafforzativo. Ripeto, queste poche righe sono state espresse con un italiano semplicissimo, capace, forte ed essenziale. Si dice chiaramente: “Opporsi alla realizzazione di tale impianto, parliamo di Porto Recanati, quindi resistere in tutti i modi.
Dunque parliamo la stessa lingua, quindi non penso che il problema possa essere cinque minuti o il fatto che non siamo andati da Ricci, colpevolmente forse. In ogni caso, però, non abbiamo perso del tempo, perché abbiamo prodotto questo documento che, ripeto, è molto forte e chiaro.
Questa Assemblea dovrebbe vederci insieme, quindi cerchiamo ora di trovare cinque minuti di tempo per far emergere la nostra intelligenza nel rispetto del territorio. Quel territorio che sta a cuore a tutti, non solo ad una parte politica.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Marangoni.

Enzo MARANGONI. Siamo passati da quattro mozioni, più vari emendamenti, a due mozioni, anzi, a tre compresa la risoluzione, quindi un passo avanti l’abbiamo fatto.
In quest’Aula c’è sicuramente un sentimento comune di addivenire ad una posizione unitaria, però è mancata una cosa, richiamata da un Consigliere di maggioranza, quindi l’ho apprezzato, e di cui non ho trovato traccia neppure negli emendamenti, cioè il discorso pratico, concreto, che alla fine è quello che conta.
Quindi al di là delle mozioni, sicuramente sempre di buoni intenti, dovremmo riuscire ad inserire anche il discorso pratico, in questo caso quei quaranta giorni di cui ha parlato il Consigliere Latini, che se ho ben capito scadranno fra poco, dopodiché la Giunta dovrà dire qualcosa al Governo. Quindi è sicuramente un aspetto da recuperare.
Oltre all’inserimento di questo aspetto chiedo alla maggioranza, senza nessun intento speculativo ma in buona fede, se possiamo vederci un attimo per cercare di arrivare ad una posizione unica.
Noi come minoranza al nostro interno abbiamo già fatto uno sforzo, lo apprezzerete penso. Cioè, avevamo posizioni abbastanza diverse tra PdL e Lega Nord e siamo arrivati comunque ad un documento unico. Pertanto ora ci piacerebbe lavorare insieme, troviamo una decina di minuti, almeno come Capigruppo, mettiamo insieme le mozioni, se volete possiamo ragionare su tutte e tre, compresa quella del Consigliere Binci, per provare ad emanare un documento comune. Lo dico veramente in forma non politica. Se riuscissimo con il buonsenso ad arrivare ad un documento comune, magari inserendo anche quell’aspetto pratico che mi interessa molto, di cui, ripeto, ha parlato il Consigliere di maggioranza Latini, faremmo una cosa buona per questa Assemblea, per i cittadini, per le popolazioni interessate. Con un intento comune potremmo essere un po’ tutti più sereni.
Quindi il mio invito è che i Capigruppo si ritrovano per qualche minuto. E’ una richiesta che faccio veramente con il cuore in mano perché ci tengo che su tale questione le cose vengano fatte bene.

PRESIDENTE. Grazie, Consigliere Marangoni, per questo suo sforzo unitario, ma ora in ogni caso devo chiedere ai Capigruppo se c’è questa volontà. E se dovesse essere accettato l’invito magari proseguiamo con i lavori ritornando al punto che avevamo rinviato questa mattina.(…) Bene, visto che non c’è disponibilità a riunirsi, passiamo alla votazione.(…) Prego, Consigliere Marangoni.

Enzo MARANGONI. Il mio intervento voleva essere conciliativo e propositivo, ma vedo che non c’è nessuna disponibilità da parte della maggioranza, quindi vorrei fare la mia dichiarazione di voto.
Questo rifiuto da parte della maggioranza lo ritengo veramente grave, è un atto di arroganza. Mi sono fatto concavo in questo momento, vi ho chiesto solo di incontrarci e parlare. E non è vero, come è stato detto, che avremmo perso un’ora, nessuno vuole perdere tempo. Sicché trovo particolarmente sgradevole questo atteggiamento arrogante della maggioranza, a mio avviso si poteva arrivare sicuramente ad una mediazione di buonsenso.
La mozione originaria a firma Pieroni e Giorgi, così come presentata la prima volta, ossia prima dell’emendamento, l’avrei votata. Tanto che l’ho ripresentata quasi uguale mettendoci in aggiunta ciò che ha scritto la Provincia di Macerata sia sul piano politico come mozione sia sul piano tecnico come documento dell’ufficio ambiente. Quindi non avrei avuto difficoltà a votarla, ecco perché ho fatto questa richiesta di conciliazione e di incontro. Un incontro che poteva richiedere soltanto dieci minuti e che mi sembrava di buonsenso. Per cui, ripeto, mi meraviglio di questa arroganza.
Dunque ora, visto che è stata rifiutata la possibilità di addivenire ad una composizione finalizzata a trovare una opinione comune, che secondo me era possibile, ve la devo dire tutta. Ossia che la vostra mozione così emendata è estremamente ambigua, non è in buona fede. Non-è-in-buona-fede! Non ci sono risposte per i cittadini. Non-ci-sono! Perché l’emendamento sconfessa il dispositivo, inoltre attacca il Governo nazionale. Quindi ancora una volta vi dico, visto che non accettate le possibilità di conciliazione, che siete ambigui.
Siete talmente ambigui che persino la sinistra di Porto Recanati vi ha scritto ieri e oggi: “l’ora delle ambiguità e dei distinguo è finita”, e questa sinistra avrebbe gradito l’approvazione della mozione così com’era, invece l’avete modificata.
Siete talmente ambigui, evidentemente è il vostro stile, che nella seduta dell’Assemblea legislativa dell’11 maggio scorso un vostro Consigliere di maggioranza ha detto: “Mi verrebbe da chiedere ai colleghi Consiglieri della Lega Nord, di cui saluto l’ingresso nell’Assemblea legislativa delle Marche, cosa pensano delle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia, trovandosi oggi nel massimo consesso istituzionale di una regione dove sono avvenute importanti battaglie, come quelle di Tolentino, di Castelfidardo e di altre città, che hanno consentito la nascita dello Stato unitario.”. Bene, siete talmente ambigui che questo Consigliere fa finta di dimenticarsi che nel 2003 lui in quello stesso luogo dove è stata fatta la battaglia di Castelfidardo, denominata Vittoria Mirano, nel verde voleva farci un autodromo.
Concludo dicendo…(…)

PRESIDENTE. Consigliere Pieroni, la prego, faccia concludere poi semmai chiederà di parlare per fatto personale. Prego, Consigliere Marangoni, continui pure.


Enzo MARANGONI. Grazie Presidente. Concludo dicendo che questa vostra ambiguità si dimostra anche nel fatto che non avete, e lo ripeto, inserito nella mozione, oltre a non aver accettato la mia richiesta di confronto, quell’aspetto tecnico ricordato da un Consigliere della vostra maggioranza.
Siete talmente ambigui – e questa ne è la dimostrazione – che in campagna elettorale un vostro Consigliere di maggioranza ha violato il d.lgs. 267/2000, articolo 50, comma 12, e la circolare del Ministero dell’interno n. 5/1998 che impone di usare la fascia di Sindaco soltanto nei momenti istituzionali. Infatti proprio qualcuno di voi che parla di non ambiguità utilizza la fascia di Sindaco per farsi pubblicità nei manifesti elettorali e nelle vele.
Ecco, questa è la vostra coerenza, signori!

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Pieroni per fatto personale.

Moreno PIERONI. Intanto bisogna essere seri! Consigliere Marangoni, non ho parole! Già lei sui giornali ha mentito quando ha detto che io avrei annullato la mozione, quando invece era stata soltanto rinviata. Lei ancora una volta...guardi, non ho neanche le parole! (…) No, no! Molto probabilmente lei non conosce neanche il territorio! Mirano Vittoria non è dove è avvenuta la battaglia di Castelfidardo, quindi non sa neppure di cosa parla!
Mi meraviglio di quello che ha detto e se c’è qualcuno che pecca di ambiguità in questa vicenda è proprio la Lega. Perché sa la Lega a Porto Recanati prima presenta la mozione dove dice no ai rigassificatori e poi la ritira – (…) No, l’ha ritirata, lo sa bene! –dimostra che l’ambiguità sulla questione ce l’ha soltanto chi tenta di mentire sapendo di mentire.

PRESIDENTE. Se non ci sono altre richieste di intervento passiamo alla votazione.
Mozione n. 1, così come emendata. La pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Passiamo ora alla mozione n. 17 del Consigliere Binci, su cui c’è un emendamento a firma Binci dello stesso Consigliere Binci:
“Nel dispositivo dopo le parole “la Giunta regionale le parole da: "ad opporsi” fino a “Regione” sono sostituite dalle seguenti:
“a) a rafforzare ulteriormente l’iniziativa e la richiesta già espressa al Governo Italiano volta a conoscere gli indirizzi politici dallo stesso assunti in campo energetico, tenuto conto della mancanza di un piano energetico nazionale definitivo, con particolare riferimento al ruolo dei rigassificatori, alla quantità prevista degli stessi e al numero di istallazioni ipotizzate nell’Adriatico, considerato che nell’Area del Mediterraneo sono già presenti 4 rigassificatori di cui 2 attivi e 2 definitivamente approvati dei quali 1 già attivo nel Veneto che agisce specificatamente nel Mar Adriatico; altri eventuali impianti di rigassificazione non si ritengono strategici nel territorio marchigiano;
b) ad opporsi alla realizzazione degli impianti in oggetto e non dare il consenso alle eventuali richieste di intesa da parte del Governo dei Ministeri competenti, sia in mancanza di precise risposte di natura ambientale alle richieste in merito ai possibili effetti negativi sulle componenti ecosistemiche marine e turistico economiche del territorio, già formalmente avanzate dalla Regione Marche all’interno del procedimento di VIA statale, sia nel caso in cui le stesse non saranno positivamente valutate dalla Regione medesima.
Impegna
coerentemente la Giunta a resistere e ad impugnare gli atti che siano adottati per il via libera degli impianti, a sollevare conflitti di competenza e ogni altra iniziativa utile.”.
Ha la parola il Consigliere Binci per illustrarlo.

Massimo BINCI. Alla mia richiesta di inserire nella mozione precedente il riferimento anche al rigassificatore di Falconara mi è stato risposto di no perché presentata esplicitamente per Porto Recanati.
La mia mozione presenta tutta un’analisi della situazione dei rigassificatori presenti in Italia, della domanda del gas, dell’opportunità e dei costi da un punto di vista energetico, dei rischi per l’ambiente, per la salute, in qualche modo è l’interfaccia dell’altra mozione. Pertanto chiedo che l’Assemblea legislativa si esprima anche su questo altro altro procedimento in atto.
Tra l’altro ho voluto presentare una mozione sulla questione generale dei rigassificatori nel nostro territorio proprio perché sono un Consigliere regionale di tutte le Marche e non solo del mio paesello.
Ho anche riportato che i due rigassificatori sono praticamente alla stessa distanza da tutti i punti che andiamo a considerare, quello infatti di Porto Recanati è a 30 chilometri da Ancona e dal Conero, mentre quello di Falconara è a 15 chilometri da Falconara e 25 da Senigallia, poi 15 da Ancona e 25 dal Conero; per cui il rigassificatore di Falconara sarebbe addirittura anche più vicino ad Ancona. Sicché il rischio che potrebbe esserci per l’area del Conero con il rigassificatore di Porto Recanati sarebbe lo stesso con quello di Falconara.
E’ proprio per questo, dunque, che dovremmo votare una mozione sulla strategicità della scelta dei rigassificatori, ossia se tale scelta potrebbe avere un impatto positivo sull’economia.
Un impatto positivo che secondo me non avrà né quello di Falconara né quello di Porto Recanati. Tanto è vero che ho apprezzato quel riferimento inserito nella mozione n. 1 dove si dice, appunto, che essendoci già quattro rigassificatori (uno in Veneto, uno in Liguria e gli altri due nel Mediterraneo) non si considerano strategici altri eventuali impianti di rigassificazione. Quindi ho votato anche questa mozione perché indirettamente si dice che non vogliamo i rigassificatori nelle Marche.
Ora per favorire la votazione di questa mia mozione ho emendato la parte finale. Ho cioè tolto quegli impegni netti di contrarietà e ho inserito gli stessi impegni proposti dalla maggioranza per la mozione su Porto Recanati.
Siccome nelle Marche non c’è nessun interesse alla realizzazione di questi rigassificatori né a Falconara né a Porto Recanati – quindi apprezzo la posizione anche dell’opposizione –, diciamo almeno che da un punto di vista strategico non li consideriamo importanti.
Chiedo quindi all’Aula, se si ritiene che tutto il territorio debba essere garantito e tutelato, di ribadire per ambedue i rigassificatori ciò che è stato sostenuto nella prima mozione. Tanto più che a Falconara c’è già un’area ad elevato rischio di crisi ambientale e un’industria a rischio, per cui si andrebbe ad un’ulteriore sovrapposizione di rischi.
No voglio però certamente mettere in contrapposizione i due rigassificatori, ma semplicemente chiedere una posizione generale dell’Assemblea legislativa sul fatto che a livello strategico non si considerano importanti. E che non si considera importanti sopratutto da un punto di vista energetico, perché quell’eventuale finanziamento del 70% che occorrerà per l’installazione di questi rigassificatori (sarà un altro CIP6) e che dovrà essere prelevato dalle tasche dei cittadini, vogliamo vada a favore delle fonti rinnovabili.
Quindi vi prego di votare anche questa mozione, come io ho votato quella della maggioranza, un impegno che non è definitivo e che quindi nel confronto con il Governo lascia la stessa apertura dell’altra mozione.

PRESIDENTE. Sono aperte le dichiarazioni di voto. Ha la parola il Consigliere Marangoni.

Enzo MARANGONI. Voteremo a favore di questo emendamento, siamo d’accordo, a dimostrazione della “non” ambiguità nostra, caro amico, bensì della chiarezza. E visto che qualcuno mi ha accusato di non conoscere il territorio, allora io dico che qualcuno non sa nemmeno quello che dice! Perché Mirano Vittoria non solo sta nel Comune di Castelfidardo, ma su questo tema l’Assemblea legislativa ha persino emanato la legge n. 5 del 9 febbraio 2009, poi addirittura su Viveremacerata.it c’è il Consigliere Pieroni che taglia il nastro, pensate un po’ come siamo messi!
Quindi a conferma della serietà della nostra impostazione sui rigassificatori voteremo questo emendamento del Consigliere Binci. Non solo, avremmo votato anche la mozione n. 1 originaria, ossia quella prima dell’emendamento, ed io avevo addirittura proposto un intervento conciliativo per arrivare all’unanimità, cosa che è stata rifiutata per l’arroganza della maggioranza su questo punto.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Ricci.

Mirco RICCI. Per dare atto al Consigliere Binci, che conosco sin dalla precedente legislatura, che è sempre disponibile. Il Consigliere Binci, con il quale ho lavorato sia in IV che in III Commissione, è sempre in grado di entrare nel merito delle questioni, è difficile che viva la sua caratteristica di ambientalista solo da un punto di vista ideologico, si discute, anzi, molte volte è di aiuto.
Però ora voglio dirgli che l’emendamento che abbiamo votato è stato presentato anche perché era un richiamo alla volontà della maggioranza. E siamo convinti che sia estremamente chiaro.
C’è ovviamente la necessità da parte di chi vive realtà particolari, ossia là dove il rigassificatore dovrebbe essere collocato, a Falconara o a Porto Recanati.
All’inizio di questa discussione la maggioranza, il mio partito ha detto che il tema di tale questione non è tanto il sito in se, che pure discutiamo, ma è più generale, è strategico. Quindi la nostra posizione esclude in questa area altri rigassificatori, perché li riteniamo, così come il Governo ci dirà, non assolutamente necessari per il nostro Paese. Fare i nomi o non farli è pertanto del tutto ininfluente. Su questo, ripeto, la nostra posizione è chiarissima.
Ecco perché ribadiamo un voto contrario a ciò che è sì molto simile alla nostra posizione ma non raccoglie...(...) Consigliere Binci, lo so, le do atto che ha votato anche l’emendamento…(…) Ho capito, ma la parte preliminare…(…)

PRESIDENTE. Per favore, la prego di concludere, Consigliere Ricci.

Mirco RICCI. Confermo il voto contrario a questo emendamento.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Pieroni.

Moreno PIERONI. Per ribadire che riconosciamo la validità di questa mozione perché è sostanzialmente funzionale all’emendamento presentato. Pertanto per quanto mi riguarda mi asterrò.
Voglio però aggiungere solo un’ultima doverosa riflessione. Prendo atto che il capogruppo della Lega voterà questa mozione, però in quella da loro presentata parlano chiaramente solo di Porto Recanati, forse c’è stata una dimenticanza, sarebbe opportuno aggiungere anche Falconara.

PRESIDENTE. Emendamento del Consigliere Binci alla mozione n. 17. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Passiamo ora alla votazione della mozione n. 17. Ha la parola il Consigliere Binci.

Massimo BINCI. Semplicemente per evidenziare l’assurdità a volte del lavoro di noi poveri Consiglieri regionali! Voglio dire che si poteva votare al limite contro la mozione, ma l’emendamento è proprio la fotocopia di quello precedente!
Quindi continuo a chiedere, visto che siamo tredici a sedici, soprattutto a quei Consiglieri che stanno sul territorio della Vallesina, ai Consiglieri dell’IdV che si dichiarano sensibili alle problematiche ambientali e che sono vicino al mondo di Grillo ecc., al Consigliere Pieroni che in dichiarazione di stampa ha detto che se si sarebbe affiancata avrebbe votato anche quella di Falconara, di votare anche singolarmente a favore.

PRESIDENTE. Mozione n. 17. La pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

(Controversie sull’esito della votazione)

La verifica è sul monitor! (…) Si è votato in modo assolutamente regolare, non mi segnalano problemi tecnici quindi non si rivota! (…) Ma i Consiglieri sono liberi di non votare, non li obblighiamo, ci si può astenere premendo il pulsante come si può votare a favore o contro, oppure si può scegliere di non azionare il meccanismo! (…) Guardate, Consiglieri, e lo ripeto, se ci sono problemi tecnici vengono segnalati, quindi non è questo il caso. E visto che non voglio creare nessun precedente, dico: nessuna votazione! Altrimenti ricominceremo a votare per alzata di mano, non mi costringete a cambiare modalità di voto! Non si può orientare il voto a secondo dell’esito che si vorrebbe. (…) A mio avviso si è votato regolarmente quindi non si può ripetere la votazione.
Andiamo avanti con la proposta di risoluzione presentata a firma dei Consiglieri Marinelli, Massi, Marangoni:
“L’Assemblea legislativa delle Marche,
Considerato che il progetto di istallazione del rigassificatore di Porto Recanati suscita interrogativi, preoccupazioni e perplessità nelle amministrazioni e nei cittadini per i riflessi dell’impatto sul settore turistico, ambientale, sulla pesca, sui valori immobiliari e soprattutto sulla sicurezza in un territorio fortemente caratterizzato da potenzialità turistiche ed economiche varie;
Impegna la Giunta regionale ad opporsi alla realizzazione di tale impianto e a non rilasciare alcun atto autorizzativo e di conseguenza eventualmente a resistere e a impugnare tutti gli atti che possano essere adottati per una qualsivoglia “via libera” all’impianto, attivando ogni iniziativa utile a contrastare tale progetto.”.
La pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)


Proposta di atto amministrativo n. 2
ad iniziativa della Giunta regionale
“Piano degli interventi per il diritto allo studio universitario nella Regione Marche per l’anno accademico 2010/2011 legge regionale 2 settembre 1996, n. 38, articolo 4"
(Discussione e votazione)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la proposta di atto amministrativo n. 2 ad iniziativa della Giunta regionale. Ha la parola il relatore di maggioranza Consigliera Ortenzi.

Rosalba ORTENZI. Questo atto riguarda il Piano degli interventi per il diritto allo studio universitario nella regione Marche per l’anno accademico 2010-2011. E’ un atto che l’Assemblea legislativa deve adottare entro il 31 maggio al fine di consentire agli ERSU di emanare i bandi attuativi entro il 30 giugno e dunque di consentire agli studenti di fruire delle provvidenze volte a rendere effettivo il diritto costituzionale allo studio in tempi congrui.
L’articolo 34 della Costituzione – che qualcuno prima ha detto che rappresenta un po’ un totem, invece per noi è la Carta su cui vive la nostra nazione – afferma che “i capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi” e che “la Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze che devono esser attribuite per concorso”.
Le disposizioni del Piano attuano una stringente normativa statale, emanata prima della riforma costituzionale del 2001, vincolante per le Regioni in attesa della determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni sociali da parte dello Stato.
Gli spazi di intervento della Regione riguardano l’individuazione dei limiti massimi ISEE e ISPE per l’accesso ai benefici, la determinazione delle tariffe per i servizi e l’importo della tassa regionale.
Il Piano ripropone nella sostanza quello precedente, sono state inserite solo alcune novità al fine di rendere ancora più efficace ciò che viene previsto nell’atto, oltre che per risolvere alcune incongruenze emerse in sede applicativa.
In sintesi vengono riconfermati tutti gli interventi previsti precedentemente, ossia quelli sia in favore della generalità degli studenti (servizio di ristorazione, servizio di informazione ed orientamento al lavoro, servizi sportivi, ricreativi, di medicina preventiva ecc.), sia in favore degli studenti capaci, meritevoli e privi di mezzi (borse di studio e prestiti d’onore fiduciari, servizi abitativi e contributi per la mobilità internazionale). Queste ultime provvidenze sono attribuite in attuazione dell’articolo 38 della Costituzione e della normativa statale in merito alle selezioni e concorsi.
Il Piano per quest’anno lascia inalterati gli importi delle borse di studio e il limite massimo di reddito (ISEE) per poter accedere ai benefici.
La scelta è dovuta alla drastica e notevole riduzione si tale materia del fondo integrativo statale. Voglio infatti ricordare che da 246 milioni di euro circa dell’anno 2009 si è passati nell’anno 2010 ad euro 99 milioni).
Vi è stata, inoltre, anche una diminuzione degli iscritti alle università (Ancona è in controtendenza), con la conseguente contrazione delle risorse relative alla tassa regionale per il diritto allo studio universitario attraverso cui vengono in parte finanziate le borse suddette.
Sebbene il fondo regionale per il diritto alla studio sia rimasto sostanzialmente inalterato rispetto al 2009 (3 milioni e 157 mila euro), il suddetto taglio delle risorse disponibili comporterà una riduzione del numero delle borse effettivamente erogabili. Riduzione che potrebbe dimostrarsi ancora più significativa in presenza di una rivalutazione delle borse stesse.
Le novità introdotte sono le seguenti.
La casistica di studenti indipendenti in situazioni particolari del nucleo familiare (art. 6, comma 3), cioè coloro che possono presentare una dichiarazione ISEE riferita al solo reddito dello studente. La previsione è stata introdotta dopo una sperimentazione effettuate da alcuni ERSU per garantire la parità di trattamento tra tutti gli studenti marchigiani. Sul questo punto la Commissione ha apportato al testo della Giunta una modifica tecnica volta ad individuare con maggiore precisione gli studenti ospiti di strutture di accoglienza.
Inoltre c’è un ampliamento della fascia di studenti in condizioni di bisogno per il fatto che i loro genitori hanno perso il posto di lavoro a causa della crisi economica (articolo 14), che quindi possono beneficiare in via prioritaria di borse di studio.
Questo piano conferma la riserva del fondo (fino al 5%) per l’erogazione di borse di studio in favore degli studenti suddetti, ma incrementa da sei mesi ad un anno il periodo da considerare per accertare la situazione di disoccupazione.
C’è inoltre un abbassamento dal 2% all’1% del tasso di interesse per la restituzione dei prestiti. Il tasso è pari allo 0% nel caso di studenti idonei alla borsa di studio ma non beneficiari.
La Commissione ha anche introdotto una modifica volta a chiarire l’obbligo dell’integrale applicazione della legge regionale vigente in materia di decadenza dai benefici (articolo 7, comma 19), chiarimento utile in relazione ad alcune problematiche insorte in sede applicativa.
Si segnala, infine, che la proposta è stata concerta con la Conferenza regionale sul diritto allo studio universitario che ha espresso parere favorevole.
Chiedo pertanto all’Aula di votare favorevolmente su questo atto.

PRESIDENTE. Ha la parola la relatrice di minoranza Consigliera Romagnoli.

Franca ROMAGNOLI. Da qualche anno approviamo quasi in maniera automatica questo Piano degli interventi per il diritto allo studio universitario, viene pressoché immodificato, seppure sia stata parzialmente emendata e risolta qualche criticità.
Dicevo che viene fatto automaticamente per una serie di questioni. La prima riguarda il quadro normativo nazionale, il Dpcm 2001, e conseguentemente anche quello regionale.
La Regione ha competenze esclusive e in parte concorrenti in materia di diritto allo studio. Quindi ha competenze di sostegno ai nostri universitari per l’esercizio del diritto allo studio. Invece ci troviamo ancora sotto il Dpcm 2001, ossia la legge quadro, in quanto – così mi dicono, non ho motivo di ritenere non sia vero – a livello centrale non sono stati ancora definiti i livelli essenziali di prestazione, ovvero la tutela dei livelli minimi di prestazione. Quindi conseguentemente su tutta la riorganizzazione degli interventi a favore degli ERSU (enti che fanno sì che il diritto allo studio venga espletato), a carico appunto della Regione, non può essere esercitata una vera e propria programmazione e riorganizzazione.
Questo fa in modo che da qualche anno, ripeto, ripetiamo questo piano degli interventi in maniera reiterata, quasi senz’anima, potrei dire, o comunque non in maniera energica e degna del termine programmazione.
Auspico che la Regione Marche faccia la sua parte nel sollecitare il Governo a far sì che i decreti attuativi sui livelli essenziali vengano emanati, affinché appunto possa esercitare appieno le competenze in materia di diritto allo studio, sono però anche certa che altre Regioni, seppure nelle more, abbiano comunque esercitato in maniera più energetica e determinata questa loro competenza.
Certamente i soldi diminuiscono, ma non diminuiscono solo a causa degli stanziamenti nazionali, io più volte ho chiesto le cifre e quindi posso dire che nel tempo anche le erogazioni di competenza regionale sono diminuite.
E’ vero che quest’anno c’è anche una rilevante contrazione degli studenti, ma di questo non possiamo certamente gioire, dovremmo piuttosto chiederci il perché. A parte il Politecnico di Ancona quasi tutte le Facoltà hanno una diminuzione notevole rispetto al trend degli ultimi anni.
Noi invece ci limitiamo solo a modificare la tassa universitaria – quest’anno però non è stata toccata – in base ai limiti di reddito, non si fa cioè una vera e propria politica di programmazione. Ad esempio non c’è una politica che affronti con energia il problema degli alloggi. Sappiamo infatti che per i ragazzi oltre alle borse di studio è fondamentale procurare alloggi affinché non si incrementi quel mercato decisamente desolante dell’affitto a prezzi esorbitanti delle camere o degli appartamenti, un mercato sicuramente né entusiasmante né etico.
E’ un Piano che non affronta decisamente né il discorso della meritocrazia né quello dell’accesso dei marchigiani al diritto allo studio. Perché seppure si ponga tutti su un piano di naturale parità e soprattutto di meritocrazia è giusto chiedersi, oltreché favorire l’accoglienza degli stranieri, quanti sono i marchigiani. Quanti cioè sono i nostri figli che fanno l’università fuori regione e che creano quindi quella che è comunque una sorta di mobilità – come ne parliamo per la sanità ne dovremmo parlare anche per l’università –. Una mobilità pertanto che costa di più alle famiglie e che finisce per impoverire il reddito dei marchigiani. Quindi bisognerebbe fare in modo che i marchigiani, oltre alla fierezza di avere delle valide offerte formative nella propria regione, abbiano delle prospettive ugualmente valide, se non di più, rispetto appunto a quelle offerte dalle altre regioni.
Questo problema ce lo ponemmo soprattutto negli scorsi anni – quest’anno sembra che il discorso del recupero delle borse di studio sia parzialmente migliorato – quando vedevamo che buona parte degli anticipi delle prime rate delle borse di studio in favore degli studenti stranieri venivano vanificate. Poi era impossibile il recupero di questa insolvenza in quanto gli stranieri studenti – come gli italiani, ovviamente, ma in questo caso parliamo di stranieri – divenivano irreperibili all’indirizzo di residenza. Quindi è chiaro che si creava – su questo ci siamo interrogati in Assemblea legislativa anche lo scorso anno – una sorta di incentivo alla truffaldinità. Era infatti un sistema abbastanza ricorrente il percepire questi primi assegni e poi rientrare nei paesi d’origine, sottraendo così ai ragazzi, italiani e stranieri, meritori di queste rate.
Lo scorso anno abbiamo parzialmente arginato questo problema. I funzionari mi dicono che questa dispersione è minore in forza di varie cose. Sia perché si è frazionata la corresponsione di queste prime rate in modo da non dare tutto subito. Sia perché si sono richieste fidejussioni di garanzia – seppur mi dicono che nessun istituto di credito abbia accettato – per questa insolvenza abbastanza frequente.
Inoltre si vuole dare la possibilità – sulla quale insisto perché era stata discussa e credo anche sia realizzabile e fattibile – di dare prioritariamente vitto e alloggio a chi si preannuncia più facilmente senza dimora o comunque più dispersivo nel domicilio. Per consentire cioè l’accesso agli studi direttamente con la borsa di studio in mano. Infatti la borsa di studio, dopo aver dimostrato di aver dato almeno gli esami e avere i requisiti necessari, deve diventare ancor più premiale e più remunerativa.
Come minoranza abbiamo evidenziato concordemente delle criticità, ci faremo parte dirigente anche con una mozione affinché questa materia venga assunta così come vuole la Costituzione, ossia in maniera determinante ed esclusiva e con le parti di competenza concorrente. Quindi una mozione che solleciti l’emanazione dei decreti necessari, ma soprattutto, in mancanza di questi, che spinga a renderci più coraggiosi, come hanno fatto altre Regioni, nel fare una vera e propria programmazione.
Di questo sicuramente c’è bisogno, nelle Marche il diritto allo studio non può accontentarsi di un piano che riflette solo quello precedente, di un piano che è quasi un copia e incolla e che suddivide soltanto le cifre. Le Marche non possono non interrogarsi sul perché gli studenti diminuiscono. Non possono non interrogarsi se effettivamente rispondiamo ai bisogni dei meno abbienti remunerando e premiando gli studenti meritevoli. La meritocrazia coniugata con la solidarietà è quello che un piano di studi serio si deve proporre.
Pertanto in considerazione di tutto questo il nostro sarà un atteggiamento di astensione che verrà formalizzato anche nelle dichiarazioni di voto.
Infine auspico che nell’ambito di questa vera riprogrammazione si torni a sentire gli Ersu, sono molti anni che non vengano più auditi. Contrariamente a come invece veniva fatto nei primissimi anni dove perlomeno venivano sentiti gli Euro universitari, che avevano molto da dire , da recriminare e da segnalare.
Quindi che si rivisiti un po’ tutta la materia, in un momento di crisi come questo non possiamo non dare segnali, non possiamo non incentivare la meritocrazia e lo studio nelle Marche. Insomma, non possiamo accontentarci di un atto come questo.

PRESIDENTE. La discussione è aperta. Ha la parola il Consigliere Binci.

Massimo BINCI. Semplicemente per evidenziare un problema, e voglio dirlo sopratutto all’Assessore. Ossia che le risorse disponibili per il bando di gara non sono sufficienti a coprire gli aventi diritto, quelli cioè che rientrano nelle condizioni di poter avere la borsa di studio.
Chiedo quindi alla Giunta di integrare le risorse affinché si possa coprire l’intero numero degli aventi diritto in base al bando di gara.
Inoltre chiedo di verificare le assegnazioni tra le diverse università che in questo momento non sono così bilanciate in base agli studenti.
Considerato che lo spirito è proprio quello di dare l’opportunità agli studenti con famiglie a basso reddito di poter accedere allo studio universitario, si deve fare anche in modo che tutti gli aventi diritto possano accedere alla borsa di studio.
In questo momento di crisi dobbiamo innanzitutto investire sui nostri cervelli, sui nostri giovani, solo da loro potremmo avere una regione rinnovata ed orientata al futuro.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Marangoni.

Enzo MARANGONI. Ho particolarmente apprezzato le considerazioni fatte dalla Consigliera Romagnoli che ha parlato sia di una certa carenza legislativa sia della ripetitività di uno strumento che, invece, meriterebbe qualche elemento di novità e di aggiornamento.
Molti studenti marchigiani sono costretti ad andare a studiare in altre regioni, alcuni vanno anche all’estero, ma al contempo vedo che negli ultimi due anni sono quasi raddoppiate le borse di studio concesse agli studenti stranieri, per lo meno, come leggo dai documenti che ci sono stati dati, agli studenti stranieri extra UE iscritti al primo anno di corso.
Poiché la coperta è sempre corta – se fosse lunga non ci sarebbero problemi – noi pensiamo debbano essere aiutati per primi gli studenti bisognosi e meritevoli marchigiani.
Perché dico questo? Perché il sistema di accertamento del bisogno economico degli studenti, che siano marchigiani, italiani, stranieri o extracomunitari, è basato sostanzialmente sullo strumento ISEE. Strumento, però, che nel momento in cui viene applicato agli extracomunitari crea di fatto un sistema di penalizzazione per gli italiani, è un vero e proprio strumento di razzismo al contrario.
Peraltro questo lo verifichiamo non solo in questo istituto di assistenza ma anche in tanti altri istituti, ad esempio in quello per le case popolari, per i posti negli asili nido, o come in tantissime altre forme pubbliche di assistenza erogate sulla base di fondi regionali, provinciali o talvolta comunali.
Questo non ci piace, riteniamo che la precedenza la debbano avere i marchigiani.
L’ISEE applicata agli extracomunitari in realtà non garantisce nulla, infatti il reddito verificabile degli extracomunitari non è assolutamente certo, non è assolutamente quantificabile, non è assolutamente definibile.
Abbiamo molti casi di extracomunitari che hanno case popolari quando nei loro paesi sono addirittura proprietari di terreni e di case. Abbiamo molti casi di persone extracomunitarie che beneficiano di provvidenze di vario tipo e poi con quel denaro costruiscono ville, che magari hanno già, nel loro paese.
Quindi credo che il sistema dell’ISEE applicato agli extracomunitari debba essere rivisto, è profondamente iniquo, alla base ha storture che vanno a danno dei bisognosi marchigiani.
Quindi, ripeto, non ci piace. Vero è che per quanto riguarda questo istituto i numeri sono ancora piccoli, perché parliamo appunto di borse universitarie, anche se sicuramente tra qualche anno cambieranno, mentre non è così per quanto riguarda gli altri istituti. Ricordo ad esempio che nelle Marche le case popolari per il 70-80% vanno a vantaggio degli extracomunitari. Noi lo riteniamo profondamente ingiusto.
Vediamo un principio di mancata equità a danno dei marchigiani anche nell’istituto delle borse di studio, proprio perché anch’esso è basato su un sistema iniquo per i marchigiani, l’ISEE.
Sicché è per questo motivo, pur essendo molto favorevole, ci mancherebbe altro, alla diffusione di istituti di aiuto agli studenti meritevoli e capaci, che voteremo contro.

PRESIDENTE. Se non ci sono altre richieste di intervento lascio la parola all’Assessore Luchetti.

Marco LUCHETTI. Voglio innanzitutto ringraziare la Commissione che su questo atto ha lavorato celermente, dovevamo infatti approvarlo in maniera molto affrettata. Come prendo atto delle cose dette, che essendo anche plausibili andranno valutate nei prossimi piani.
Teniamo però conto della coperta! Se siamo riusciti a coprire tutte le borse di studio nell’anno precedente non so cosa succederà l’anno prossimo. Se è vero che verrà diminuito il fondo nel modo in cui hanno detto, altro che borse di studio! Qui la cosa è delicatissima.
Per quanto riguarda invece il discorso della meritocrazia sono d’accordo che si possono trovare delle forme incentivanti, è giusto che i più meritevoli abbiano più spazio. Ma per la verità nel piano vengono già favoriti, e se l’abbiamo reiterato è proprio perché tutto sommato ha funzionato. E le cose che funzionano è sempre bene mantenerle, anche se, certo, possono essere sempre migliorate.
Tra l’altro il diritto allo studio lo dovremmo commisurare anche a quello che sarà il risvolto della riforma universitaria. Come sapete quello che si sta prevedendo toccherà anche il sistema universitario delle Marche, soprattutto per quanto riguarda i decentramenti che a noi costano.
Per cui speriamo di poter affrontare con serenità questa partita che, appunto, è un po’ inficiata dagli allarmi che derivano dal decreto.
Ripeto, siamo d’accordo con i suggerimenti, lo faremo nel prossimo anno nel momento in cui avremo, speriamo, le risorse necessarie per affrontare più coerentemente un diritto che assolutamente va garantito agli studenti universitari.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione.
Coordinamento tecnico. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Ha chiesto di intervenire il Consigliere Binci, a cui do la parola per gentile concessione in quanto ha già fatto la sua dichiarazione. Quindi, Consigliere, la prego di essere sintetico.

Massimo BINCI. Presidente, soltanto per dare un dato al Consigliere Marangoni che ha parlato di invasioni di extracomunitari nelle università italiane. Le borse di studio concesse sono 5.000, quelle date agli studenti extracomunitari sono 150, di cui 50-60 revocate. Siamo cioè nell’ordine del 2% a fronte del 4-5% di presenza della popolazione straniera. Peraltro metà di questa popolazione non fa neanche richiesta, visto il grado di civiltà che riusciamo ad esprimere come popolo italiano!

PRESIDENTE. Proposta di atto amministrativo n. 2. La pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Prima di chiudere i lavori informo che sono pervenute a questa presidenza richieste da parte di alcuni Consiglieri che per varie esigenze non possono partecipare alla riunione della Commissione straordinaria per lo Statuto prevista a conclusione di questa seduta, che dunque verrà convocata in data, ora e luogo da stabilire.
La seduta è tolta.

La seduta termina alle ore 16,45




 

 
 
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