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Resoconto della seduta n.60 del 22/11/2011

SEDUTA N. 60 DEL 22 NOVEMBRE 2011


La seduta inizia alle ore 10,40

Presidenza del Presidente
Vittoriano Solazzi


Comunicazioni del Presidente

PRESIDENTE. Do per letto il processo verbale della seduta n. 59 del 15 novembre 2011, il quale, ove non vi siano obiezioni, si intende approvato ai sensi dell’art. 29 del Regolamento Interno.
Sono state presentate le seguenti proposte di legge:
- n. 153, in data 10 ottobre, ad iniziativa della Giunta regionale, concernente: “Disposizioni regionali in materia di sport e tempo libero”, assegnata alla I Commissione in sede referente, al Consiglio delle Autonomie Locali per l'espressione del parere ai sensi dell'articolo 11, comma 2, della legge regionale n. 4/2007 e al Consiglio regionale dell'Economia e del Lavoro per il parere ai sensi dell'articolo 4, comma 1, della legge regionale n. 15/2008;
- n. 154, in data 14 ottobre, ad iniziativa dei Consiglieri regionali Busilacchi, Comi, Badiali, concernente: “Istituzione del registro regionale delle cause di morte e dei registri di patologia”, assegnata alla V Commissione in sede referente.
Sono state presentate le seguenti mozioni:
- n. 220, del Consigliere Latini “Prolungamento del corridoio Baltico-Adriatico”;
n. 221 della Consigliera Giorgi “Situazione stabilimento Best di Montefano”.
n. 222 del Consigliere D'Anna “Diritti umani in Tibet”.
Il Presidente della Giunta regionale ha promulgato la seguente legge regionale:
- n. 20 in data 31 ottobre 2011 “Assestamento del bilancio 2011”.
Hanno chiesto congedo il Presidente della Giunta Spacca, gli Assessori Luchetti, Moroder.

Prima di dare inizio alla trattazione dell'ordine del giorno voglio salutare, credendo di interpretare i sentimenti e la volontà di tutti, i giovani studenti e gli insegnanti della Scuola media Patrizi di Recanati, classi 3 B e 3 C. Buona permanenza in Aula.


Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Voglio informare l'Aula che sulla proposta di legge n. 102 “Norme in materia di politiche giovanili” c'è la richiesta di un ulteriore rinvio alla prossima seduta, poiché l'Assessore Guarna è all'estero impegnata per ragioni di istituto .
Ha chiesto la parola il Consigliere Latini, ne ha facoltà.

Dino LATINI. Di questa cosa so che se ne è già discusso durante la Conferenza dei Capigruppo, a cui non ho potuto partecipare, ne chiedo scusa. Ovvero chiedo l'anticipazione, come primo punto delle mozioni, della mozione n. 215 relativa alla questione della ditta Best di Montefano. E penso ci sia anche un'altra mozione presentata dalla collega Giorgi.

PRESIDENTE. In effetti, Consigliere Latini, è stato oggetto di richiesta anche in sede di Conferenza dei Presidenti dei Gruppi. Abbiamo deciso, se l'Aula è d'accordo, di porla come punto 7bis), insieme alla mozione n. 221 della Consigliera Giorgi e all'interrogazione n. 549 dei Consiglieri Silvetti e Marangoni; anche se per la mozione n. 221 c'è la necessità di una richiesta di iscrizione.
Ha chiesto la parola il Consigliere D'Anna, ne ha facoltà.

Giancarlo D'ANNA. La scorsa legislatura questa Assemblea approvò una mozione, da me presentata, con cui si aderiva all'associazione comuni, province e regioni per il Tibet. In quell'occasione furono approvati due emendamenti, uno della Consigliera Adriana Mollaroli ed uno di un altro Consigliere di maggioranza, poi la mozione venne approvata all'unanimità.
Entrando a far parte dell'associazione comuni, province e regioni per il Tibet si stabilivano alcune priorità, quelle cioè di denunciare situazioni ove si palesava una mancanza di rispetto dei diritti umani in Cina.
Ieri sera il Tg1 finalmente, e devo dire purtroppo, ha preso atto di una gravissima realtà che vede negli ultimi mesi undici monaci e monache che si sono dati fuoco per protestare, appunto, contro la mancanza di diritti umani in Tibet, contro la repressione cinese e per il ritorno del Dalai Lama.
Le immagini che abbiamo visto ieri sera hanno certificato ancora una volta l'oppressione del regime cinese, con il quale noi continuiamo ad intrattenere rapporti commerciali senza però mai citare quello che sta accadendo e senza mai parlare di diritti umani nelle varie consultazioni che ci sono state.
In più occasioni nella nostra regione è venuto l'ambasciatore cinese, ma neppure in quel contesto si è mai approfittato di far valere quella decisione – e non dico per non interrompere i rapporti commerciali - che avevamo preso unanimemente in quest'Aula, con un impegno forte a favore dei diritti umani e quindi anche del popolo tibetano.
Dunque se la Regione Marche continua a far parte di questa Associazione, prendendo con essa un impegno, non può rimanere indifferente a quello che continua ad accadere in Tibet. Ritengo pertanto sarebbe opportuno che il Presidente Spacca o il Presidente Solazzi nel corso di questa seduta assembleare redigano un documento, come è stato fatto dalla Comunità Europea (approvato anche qui all'unanimità), con cui si stigmatizzi il comportamento che continua ad avere il regime cinese nei confronti dei tibetani.
E' drammatico, ripeto, vedere delle immagini come quelle che ci sono state documentate ieri sera. A chi ha la mia età ricorda tanto Jan Palach quando molti anni fa si immolò in Cecoslovacchia...

PRESIDENTE. Consigliere D'Anna, però non può fare un intervento in Aula...

Giancarlo D'ANNA. Lo so, Presidente, però...

PRESIDENTE. L'argomento era sull'ordine di lavori. Comunque si è capito. Chi ha sensibilità per...

Giancarlo D'ANNA. Invito i Capigruppo nell'arco di questa seduta a redigere un documento.

PRESIDENTE. Va bene. Ha la parola il Consigliere Eusebi.

Paolo EUSEBI. Presidente, intanto mi scuso con lei perché prima mentre stava parlando entravo in quel momento in Aula. Ma se ho ben capito ha comunicato la richiesta di rinvio della pdl n. 102 sui giovani.

PRESIDENTE. Sì.

Paolo EUSEBI. Io invece propongo o di discuterla, stante il fatto che la legge è pronta e i relatori sono pronti, oppure di cambiare il titolo della legge in “proposta di legge per le persone di mezza età”! E' un mese che aspettiamo di poter discutere di questa proposta di legge. Capisco che l'Assessore al turismo è impegnatissima, bene, allora, ecco, parliamone anche quando non c'è. Insomma, credo si possa fare.

PRESIDENTE. Naturalmente io relata refero, nel senso che quello che mi è stato chiesto di dire ho riproposto. Pongo quindi subito ai voti questa richiesta di rinvio. Perchè funziona così. Io per accelerare i tempi rispetto a una variazione dell'ordine del giorno ne do comunicazione poi se c'è l'accordo di tutti non la metto neanche ai voti, si dà per approvata. Però mi pare che qui non ci sa l'accordo, quindi a norma di regolamento sono costretto a porla in votazione
Ha chiesto la parola il Consigliere Cardogna, ne ha facoltà.

Adriano CARDOGNA. Per dire che da parte mia l'approvazione del rinvio viene vista senza nessuna difficoltà, visto anche che è una proposta di legge che non ha delle implicazioni immediate e urgenti. Quindi, come dire, eviterei di assumere una posizione, per quanto comprensibile, sulle cose che ha detto il Consigliere Eusebi. Sono dunque a favore del rinvio.

PRESIDENTE. Pongo ai voti la richiesta di rinvio sulla proposta di legge n. 102.

(L'Assemblea legislativa non approva)

La proposta verrà quindi discussa oggi come da ordine del giorno.

Ha chiesto la parola la Consigliera Giorgi, ne ha facoltà.

Paola GIORGI. Chiedo l'iscrizione all'ordine del giorno, come già anticipato alla Conferenza dei Presidenti dei Gruppi, della mia mozione n. 221 “Situazione stabilimento Best di Montefano”, che quindi può essere accorpata al punto 7 bis) con le altre iniziative dello stesso argomento.

PRESIDENTE. Allora al punto 7 bis) discutiamo la mozione n. 215 del Consigliere Latini, la mozione n. 221 della Consigliera Giorgi, che diamo per iscritta, le interrogazioni n. 549 dei Consiglieri Silvetti, Marangoni, n. 415 del Consigliere Latini, n. 545 del Consigliere Pieroni, n. 546 del Consigliere Bucciarelli, n. 547 dei Consiglieri Busilacchi, Badiali, Giancarli.
Ha chiesto la parola la Consigliera Ciriaci.

Graziella CIRIACI. Chiedo l'iscrizione della mozione n. 204, da me presentata nei primi d'ottobre, concernente “Misure d'emergenza per la prevenzione, il controllo o l'eradicazione del cancro batterico dell'actinidia causato da Pseudomonas syringae actinidiae su impianti di kiwi nella regione Marche”.

PRESIDENTE. E' iscritta all'ordine del giorno di oggi?

Graziella CIRIACI. No.

PRESIDENTE. Quindi per la prossima seduta?

Graziella CIRIACI. Sì, chiedo che venga iscritta per la prossima seduta in quanto i tempi sono importanti per la risoluzione del problema.

PRESIDENTE. Bene. La mozione n. 204 verrà iscritta nell'ordine del giorno della prossima seduta.


Interrogazione n. 403
del Consigliere Silvetti
“Attuazioni disposizioni D.P.R. 462/2001”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l’interrogazione n. 403 del Consigliere Silvetti. Ha la parola, per la risposta, l'Assessore Marcolini.

Pietro MARCOLINI. La Regione Marche ha affidato alla Società immobiliare Regione Marche I.R.Ma Srl la gestione della manutenzione ordinaria e straordinaria degli immobili regionali. La Società I.R.Ma. ha a sua volta, mediante appalto di servizi, ha assegnato alla ditta Manutencoop Spa il servizio complessivo di manutenzione.
Nell'attività appaltata rientra la manutenzione dei vari impianti tecnici. Consigliere, le posso dare un allegato, sono venti pagine, da cui lei potrà verificare in dettaglio la pianificazione dell'attività di conduzione dei singoli impianti. In esso potrà leggere la descrizione delle singole operazioni con la periodicità stabilita dal contratto.
La ditta appaltatrice del servizio di manutenzione richiede, in base alla periodicità stabilita dalla norma, agli organi di controllo individuati dalle medesime norme le verifiche periodiche agli impianti per i quali sono previste, tra queste ricadono quelle stabilite dal d.p.r. 462 che vengono effettuate da molti anni dall'Arpam; un tempo le faceva l'ufficio provinciale e prima ancora una parte veniva svolta dall'Inail –.
A verifica effettuata la ditta Manutencoop trasmette alla stazione appaltante I.R.Ma. copia della certificazione che l'ente di controllo rilascia al momento della verifica stessa.
La Manutencoop, inoltre, è chiamata ad eseguire eventuali interventi di adeguamento o manutenzione nel caso di prescrizione dell'ente di controllo. A titolo di esempio, nell'allegato 2, che le consegno, sono state inserite copie delle certificazioni rilasciate dall'Arpam per le verifiche effettuate nell'anno 2011 nei principali edifici regionali.
Il datore di lavoro ai sensi del d.lgs. 81/08 nell'ambito dell'attività di sua competenza relativa alla valutazione dei rischi per tutte le sedi lavorative ed alla redazione del previsto DVR (Documento di valutazione del rischio), verifica anche la presenza della certificazione dell'ente di controllo ove prevista. Ove non presente e se prevista il datore di lavoro provvede a richiedere immediatamente al gestore della manutenzione la programmazione delle verifiche.
Questo è quanto sono in grado al momento di dirle.
(allegato depositato agli atti)

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Silvetti.

Daniele SILVETTI. Grazie, Assessore, per la risposta. Ovviamente le chiedo di poter approfondire l'allegato, che lei diceva essere piuttosto consistente. Vorrei vedere se c'è difformità su alcune questioni. Da notizie che ho la Regione Marche non ha attutato tutta la procedura, come invece hanno fatto alcune Regioni limitrofe come la Toscana e l'Umbria.
Per cui vorrei un attimo verificare la scheda tecnica per verificare se appunto la Regione Marche si attiene fino in fondo a questa procedura, come ormai si è consolidata in molte Regioni del centro Italia.


Interrogazione n. 454
della Consigliera Malaspina
“ASUR - Acquisizione in locazione immobile ed uso ambulatori per servizi distrettuali di base sito in comune di Pedaso”
(Rinvio)

PRESIDENTE. Sull'interrogazione n. 454 della Consigliera Malaspina mi è stato richiesto il rinvio.


Interrogazione n. 221
del Consigliere Acquaroli
“Centrale a Biomasse realizzata nel comune di Apiro (MC) in prossimità del centro storico”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l’interrogazione n. 221 del Consigliere Acquaroli. Ha la parola, per la risposta, l'Assessore Donati.

Sandro DONATI. Per rispondere all'interrogazione in oggetto sono state acquisite informazioni dalla competente P.F. energia e dalla Provincia di Macerata. L'interrogazione è quanto mai complessa, le risposte cercheranno di rendere conto di tutte pur in un ordine non rigorosamente cronologico.
In merito ai punti 1), 2), 3) dell'interrogazione si rappresenta quanto segue.
Con DDPF n. 66/4AA del 14 luglio 2005 è stata nominata la Commissione tecnica di valutazione dei progetti presentati a valere sul bando in oggetto. II Comune di Apiro ha presentato, con nota ns. prot. 17121:26/05/2005/DIP4/RM/4AA/A, il progetto "Realizzazione di centrale termica a biomasse per il riscaldamento degli edifici municipali".
Il progetto prevede i seguenti interventi: la realizzazione della struttura in c.a. destinata a contenere la centrale a biomassa ed il silos di stoccaggio, l'installazione della centrale termica a biomassa e la realizzazione della rete di teleriscaldamento. In particolare la realizzazione della struttura in c.a. comprende anche i necessari lavori di sistemazione dell'area di sedime della stessa, destinati ad ampliare la zona in piano, rendendola più fruibile. Tali lavori consistono in opere di rimodellamento del suolo attraverso la realizzazione di uno sbancamento a monte con relativa opera di contenimento (paratia di pali) e di un riporto a valle. L'art. 7 del bando individua come spese ammissibili le "spese per la realizzazione di impianti, opere civili murarie ed assimilate funzionali all'installazione degli impianti (...)". Pertanto, le spese per la realizzazione della struttura in c.a., comprensive di quelle per la sistemazione dell'area, sono state ritenute ammissibili dalla commissione tecnica in quanto strettamente funzionali all'installazione dell'impianto (nel caso specifico il locale in cui collocare l'impianto e conseguentemente l'area idonea ad ospitarla).
In merito alla scelta dell'area di ubicazione dell'impianto, sicuramente condizionata dalla necessaria vicinanza dagli edifici serviti dal teleriscaldamento, con nota prot. n. 24188/27/07/2005/DIP4/R_MARCHE/4AA/P, il responsabile del procedimento, nell'ambito dell'iter istruttorio, ha richiesto chiarimenti a riguardo, con particolare riferimento alla stabilità del terreno; il Comune di Apiro ha risposto con nota ns. prot. n. 26581/22/08/05/ DIP4/R_MARCHE/4AA/P, allegando una relazione del geologo in cui si precisa, tra le altre cose, che "è stata individuata un'area non interessata da movimenti franosi ove ubicare la struttura in oggetto (...)".
In merito al punto punto 4). Le motivazioni sono riportate nelle note inviate dal Comune di Apiro pervenute in data 24 marzo 2009 (prot. n. 21496 del 26 marzo 2009) e in data 19 ottobre 2009 (prot. n. 80013 del 20 ottobre 2009), che si allegano alla presente.
Punto 5). Le motivazioni sono riportate nella nota inviata dal Comune di Apiro pervenuta in data 14 dicembre 2009 (prot. n. 96686 del 21 dicembre 2009) che si allega alla presente.
Punto 6). In merito all'esistenza o meno di controlli sull'effettiva efficienza e funzionalità dell'impianto in virtù del contributo concesso, si rileva che esiste, a livello regionale, un sistema di controllo dei progetti finanziati con il Docup Ob2, istituito ai sensi del Reg. CE n. 1260/99 e del Reg. CE n. 438/01.
Tale sistema prevede due livelli di controllo, regolamentati rispettivamente dalla DGR n. 1482 del 4 dicembre 2007 "Reg. CE 1260/99 del Consiglio del 21 giugno 1999 recante disposizioni generali sui Fondi strutturali - Docup Obiettivo 2 Marche anni 2000/2006 - Approvazione del Manuale per i controlli di primo livello" e dal documento "II Manuale delle procedure di controllo di secondo livello. Fondo Europeo di Sviluppo Regionale", predisposto dalla PF competente verifica dell'efficacia dei sistemi di controllo dei fondi comunitari - Dipartimento programmazione e bilancio.
I controlli di primo livello sono sia documentali (controlli amministrativi e contabili da svolgere su tutti i progetti) sia in loco (da svolgere su un campione corrispondente al 10% della spesa rendicontata dai progetti finanziati).
Per i controlli in loco, con DGR n. 1491 del 18 ottobre 2010, sono stati stabiliti i criteri di campionamento per l'estrazione dei progetti finanziati con fondi Docup Ob2 Marche 2000/2006 rendicontati dopo il 31 dicembre 2007 da sottoporre a controllo ed è stato incaricato dell'esecuzione di tali controlli il personale facente parte del gruppo controlli presente presso l'Autorità di gestione.
Anche i controlli di secondo livello sono sia documentali sia in loco e sono svolti dalla PF verifica dell'efficacia dei sistemi di controllo dei fondi comunitari - Dipartimento programmazione e bilancio su un campione corrispondente al 5% della spesa rendicontata da tutti i progetti finanziati.
Per quanto su esposto, in merito al progetto in esame, il responsabile del procedimento ha svolto un controllo documentale sia in fase di istruttoria, sia in fase di attuazione, sia in fase di rendicontazione. Inoltre, in sede di liquidazione finale del contributo, ha eseguito un sopralluogo atto a verificare la conformità degli interventi eseguiti agli elaborati progettuali trasmessi, demandando i successivi controlli di primo e secondo livello alle strutture competenti.
Punto 11). In merito alla verifica delle concentrazioni delle diossine emesse in atmosfera dalla combustione del cippato della centrale a biomasse e la tollerabilità in funzione del peso corporeo si evidenzia che tali sostanze non ricadono tra quelle previste dalla vigente normativa (d.lgs. 152/06) per l'impianto in questione (ai fini dell'autorizzazione in atmosfera delle emissioni).
Punto 13). In merito alla completezza degli elaborati progettuali presentati, si precisa che la commissione tecnica è tenuta a valutare il progetto esclusivamente secondo i criteri di ammissibilità, di selezione e di priorità di cui all'art. 9 del bando stesso; pertanto la valutazione di tutti gli altri aspetti connessi al progetto (compatibilità ambientale, iter autorizzativi ecc.), sicuramente importanti ma non inerenti al bando, sono demandati alle strutture competenti.
In merito alla mancanza di un'attenta analisi della potenza termica di progetto rispetto a quella attualmente installata mediante caldaie a metano e gpl negli edifici, si precisa che nel documento progettuale «Relazione generale del progetto", al par. "Dimensionamento dell'impianto" vengono indicati, in termini di potenza termica, gli attuali fabbisogni termici degli edifici comunali serviti da caldaie a metano e gpl.
Inoltre, per un maggior approfondimento, con nota nss prot. n. 24188/27/07/2005/DIP4/R_MARCHE/4AA/P, il responsabile del procedimento ha richiesto idonea documentazione attestante i consumi attuali degli edifici interessati dal progetto; il Comune di Apiro ha risposto con nota ns. prot. n. 26581/22/O8/05/ DIP4/R_MARCHE/4AA/P, allegando gli estratti conti dei consumi di gpl e di metano trasmessi dai fornitori Petrolgas S.r.l. e Energia e Territorio Servizi Tecnologici S.r.l. per il periodo 1 gennaio 2002 -17 agosto 2005, relativi agli edifici comunali in oggetto.
La Provincia di Macerata ha inoltre precisato che "La relazione inviata a seguito di richiesta di integrazioni e pervenuta in data 21 marzo 2008, prot. n. 19827, è stata ritenuta esaustiva, in quanto nella stessa sono stati riportati i dati anemologici completi facenti riferimento a tutti i quadranti, e di conseguenza valutata dagli organi tecnici ARPAM ed ASUR nell'ambito dei successivi pareri resi”.
Relativamente ad altri punti dell'interrogazione che non trovano risposta in quelli precedenti si fa presente quanto segue.
Punto 1) seconda parte dell'interrogazione. La verifica della compatibilità igienico sanitaria della centrale a biomasse in funzione dell'ubicazione e dei venti dominanti in applicazione di quanto disposto dal RD 1265/34.
La verifica della compatibilità igienico sanitaria spetta all'ASUR che è stata coinvolta nell'ambito del procedimento di autorizzazione alle emissioni in atmosfera, così come previsto dal D.Lgs. 152/06.
Punto 3) parte seconda dell'interrogazione. Perché non sono state considerate le indicazioni prescritte dall'ASUR nel parere prot. 14573 del 16 aprile 2008.
Il parere tecnico in questione, firmato dal direttore del dip. di prevenzione dell'ASUR n.5, è stato preso nella dovuta considerazione riportandone la prescrizione all'interno dell'atto autorizzatorio. Occorre però puntualizzare che lo stesso ha carattere specificatamente igienico-sanitario, come peraltro esplicitato nell'oggetto. L'espressione contenuta nell'ultimo periodo della valutazione "... adottando le migliori tecnologie disponibili …', si riferisce chiaramente alla prescrizione impartita dalla stessa ASUR, ovvero all'innalzamento del camino di emissione e nello specifico alla tecnologia costruttiva dello stesso (sezione, materiale, altezza, portata ecc.) volta ad agevolare la dispersione degli inquinanti emessi.
Alla luce di quanto emerso in seguito all'attivazione della centrale e lamentato dagli esponenti, la prescrizione ASUR si è dimostrata essere poco efficace in quanto l'innalzamento del camino “... al di sopra della linea del tetto dell'edificio pubblico più vicino..." ha portato ad una quota che non ha consentito, come previsto dalla stessa ASUR, agli inquinanti emessi una corretta dispersione che non investisse il centro storico del paese.
Punto 5) seconda parte. Perché il Comune di Apiro ha acceso la centrale a biomasse quando non aveva ancora acquisito l'autorizzazione da parte della Provincia da parte delle emissioni in atmosfera.
Il Comune di Apiro non ha rispettato la normativa ambientale, costruendo e avviando l'impianto prima di ottenere la preventiva e necessaria autorizzazione.
Dal conto suo il Servizio Il Tutela Aria, durante la Conferenza di servizi istruttoria del 28 gennaio 2010, convocata a seguito del ricevimento di una domanda di autorizzazione per modifica di impianto, è venuto a conoscenza del fatto che la centrale in oggetto era stata accesa e messa in funzione in data precedente al rilascio dell'autorizzazione alle emissioni n. 211 del 25 luglio 2008; in tale sede, infatti, è stata depositata copia delle analisi iniziate il 20 marzo 2008 e terminate il 21 marzo 2008.
Poiché, ai sensi dell'art. 279, comma 1, del d.lgs. n. 152/2006, è penalmente sanzionato chi inizia a installare o esercisce un impianto che produce emissioni in atmosfera in assenza della prescritta autorizzazione, il Servizio Il ha provveduto a inoltrare specifica informativa di reato alla Procura della Repubblica territorialmente competente con nota del 18 febbraio 2010 prot. 14439.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Acquaroli.

Francesco ACQUAROLI. Intanto vorrei far presente che per il brusio in Aula dell'esposizione dell'Assessore si è sentito ben poco.

PRESIDENTE. Infatti, Consigliere Acquaroli. Per favore, Consiglieri, se dovete parlare vi prego di uscire dall'Aula, altrimenti non si riesce a seguire niente. Prego, Consigliere Acquaroli.

Francesco ACQUAROLI. Grazie Presidente. E ringrazio anche l'Assessore per la sua lunga e faticosa risposta; faticosa in quanto riveste anche un carattere tecnico.
Non voglio entrare nello specifico, voglio però sottolineare che le vicende che si sono accavallate nel comune di Apiro attorno alla realizzazione e al funzionamento di questa centrale non possono che lasciare perplessi chi le ha vissute e chi poi le ha studiate.
Faccio soltanto alcune precisazioni.
Si nota con facilità che è maggiormente prevalsa la teoria di creare questa centrale alle porte del centro storico di Apiro. Una centrale che quando è attiva con il suo impatto investe tutto il centro storico, creando oltre che disagio alla popolazione residente anche una certa perplessità. Infatti non si riesce a capire come si possa autorizzare un impianto del genere e come lo stesso possa continuare a funzionare condizionando la vita di un intero centro abitato senza che nessuno possa fare niente.
Ed un aspetto che lascia ancora più perplessi, come lo stesso Assessore ha affermato, è il fatto che questa centrale sia stata costruita prima ancora che ci fossero le opportune autorizzazioni del caso.
Da parte nostra ci sono grandi difficoltà anche rispetto alle verifiche igienico-sanitarie ed a pareri igienico sanitari dell'Asl. Perplessità rispetto a come sono stati acquisiti e a quello che dicevano questi pareri.
Pareri, peraltro, che forse devono essere tenuti più in considerazione. Io credo che la salute di un'intera città, il valore che ha quella cittadina in termini sociali, economici e territoriali – è infatti una comunità che tiene alto il valore di un'intera comunità montana, tra l'altro molto laboriosa - vada preso seriamente in considerazione. Si parla sempre di agevolare i centri storici, di vivere i centri storici, di investire sui centri storici, ma poi dall'altra parte autorizziamo scempi – è solo così che li si può definire - del genere.
Non può continuare a prevalere la visione ideologica solo della creazione di energie alternative, non può continuare a prevalere la visione teorica rispetto alla realtà.
Chiedo quindi a questa Assemblea e questa Giunta regionale di intervenire nella fattispecie affinchè si trovi una soluzione che almeno limiti il più possibile l'impatto prodotto da questa centrale sul centro storico.
Inoltro invito la Giunta e la Presidenza dell'Assemblea legislativa ad organizzare una visita per gli Assessori e per i Consiglieri presso questo sito, cosicchè tutti ci potremo rendere conto di quello che autorizziamo con i soldi pubblici.

Interrogazione n. 431
del Consigliere Pieroni
“Conversione in elettrodotto dei tralicci ferroviari lungo la tratta Falconara Orte”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l’interrogazione n. 431 del Consigliere Pieroni. Ha la parola, per la risposta, l'Assessore Donati.

Sandro DONATI. Con riferimento all'interrogazione in oggetto si rappresenta che l'Arpam, Dipartimento di Ancona, Servizio inquinamento elettromagnetico, ha comunicato che agli atti di questo Sevizio non risultano presenti né pratiche né richieste di modifiche e/o trasformazioni...(in Aula non risulta presente il Consigliere Pieroni)

PRESIDENTE. Ho voluto trattare questa interrogazione perché il Consigliere Pieroni è naturalmente presente, ha parlato con me trenta secondi fa... Eccolo! Consigliere Pieroni, stiamo trattando l'interrogazione n. 431. Prego, Assessore, vada avanti.

Sandro DONATI. Riprendo la risposta dall’inizio. Con riferimento all'interrogazione in oggetto si rappresenta che l'Arpam, Dipartimento di Ancona, Servizio inquinamento elettromagnetico, ha comunicato che “agli atti di questo Sevizio non risultano presenti né pratiche né richieste di modifiche e/o trasformazioni della linea elettrica di RFI a 132 kV Rocca Priora-Roseto che attraversa gli abitati di Loreto Stazione e di Villa Costantina.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Pieroni.

Moreno PIERONI. Soltanto per ringraziare l'Assessore e gli uffici per questa risposta, che riporta un momento di chiarezza sulle problematiche dei vari cittadini.


Interpellanza n. 25
del Consigliere Marangoni
“Fondazione Opere Laiche Lauretane e Casa Hermes di Loreto. Consiglio di Amministrazione in sovrannumero e statuto in contrasto con il decreto legge n. 78 del 31/5/10, cosi come modificato dalla legge di conversione n. 122 del 30/07/2010 e la legge regionale n. 5 del 26 febbraio 2008”
(Rinvio)

PRESIDENTE. L'interpellanza n. 25 del Consigliere Marangoni è rinviata per assenza dell’Assessore Marconi.


Interpellanza n. 26
della Consigliera Romagnoli
“Autorizzazione realizzazione struttura denominata "Istituto di riabilitazione S. Stefano" - RSA Montecosaro (MC)”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'interpellanza n. 26 della Consigliera Romagnoli. Ha la parola l'Assessore Mezzolani.

Almerino MEZZOLANI. Con l'interpellanza la Consigliera Romagnoli interpella il Presidente della Giunta per conoscere quali siano gli intendimenti della Giunta regionale in tema di strutture socio sanitarie, con particolare riferimento alle RSA, anche alla luce del nuovo Piano socio sanitario regionale 2012-2014 "Sostenibilità, appropriatezza, innovazione e sviluppo" in fase di esame avanzato presso la Commissione consiliare competente.
Va innanzitutto precisato, in merito, che i competenti uffici del Dipartimento per la salute e per i servizi sociali, dopo autorizzazione alla realizzazione della struttura in questione, restano in attesa della richiesta, da parte dello stesso Istituto S. Stefano, di autorizzazione all'esercizio che, una volta concessa, potrà permettere la verifica di accreditamento e la possibilità di un eventuale convenzionamento con il Servizio sanitario regionale.
Questo è quanto prevedono le procedure stabilite con la legge regionale 20/2000.
Ciò premesso si fa presente che già la dgr n. 17/2011 "Linee di indirizzo per l'attuazione del Patto per la salute 2010-2012 e della legge di stabilità 2011" indicava percorsi che sulla base di azioni verificate da criteri, criticità, indicatori di processo e di risultato fossero capaci di ridisegnare tutto il sistema dell'offerta sanitaria regionale.
Pertanto è tutto il sistema dell'offerta, pubblica e privata, che va razionalizzato e reso coerente con le indicazioni del Patto per la salute definendo gli erogatori in Area vasta, individuando il tetto di posti letto (per attività di ricovero ordinario, day hospital, riabilitativo, lungodegenza, residenziale), determinando tipologie e quantità di prestazioni erogabili dalle strutture private, sottoscrivendo accordi contrattuali tra ASUR ed erogatori privati nei limiti dei tetti di spesa individuati dalla programmazione regionale.
In questo senso la rete socio-sanitaria (strutture di accoglienza residenziale e semiresidenziale per anziani non autosufficienti, dipendenze patologiche, salute mentale, disabilità, ecc.) necessita di una profonda revisione critica che verrà, come dire, sviluppata anche alla luce di quello che sarà il Piano sanitario e la sua approvazione.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatta o meno, la Consigliera Romagnoli.

Franca ROMAGNOLI. Scusi, Assessore, ma forse mi sono distratta. Quindi ritiene che possano essere sospese le procedure in attesa di questa revisione, a mio avviso necessaria, per quantificare anche il bisogno pubblico privato riguardo le residenzialità e semiresidenzialità e comunque le RSA, oppure intanto autorizzate e andate avanti? Mi scuso se inserisco questo dialogo, ma non ho capito bene. (…) Bene, sono sospese...(...) Benissimo. Ecco, quello che chiedevo era soprattutto per evitare che si insegua il privato nella programmazione. Sopratutto in questo momento ove il piano socio-sanitario sta per vedere la luce ci potremo trovare di fronte a delle forzature, a dei sorpassi e far sì che poi si debba mettere la RSA privata che è ormai avviata e autorizzata, creando così delle aspettative, quando invece la programmazione regionale non è completa, e sopratutto, credo, debba prediligere il pubblico in momento di restrizione di risorse.
Quindi, ecco, che la Regione faccia le sue valutazioni, valuti l'offerta e il fabbisogno generale, e che non siano, peraltro, i soliti noti a decidere; sì, soliti noti, perché poi sono sempre un paio le grandi aziende private che investono o che ci dettano il calendario.
Sono quindi soddisfatta e spero che nella programmazione si provveda in questo senso.


Proposta di legge regionale n. 102
ad iniziativa della Giunta regionale
“Norme in materia di politiche giovanili”
(Discussione e votazione)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la proposta di legge n. 102 ad iniziativa della Giunta regionale. Ha la parola il relatore di maggioranza Consigliera Giorgi.

Paola GIORGI. La proposta di legge che presentiamo in Aula "Norme in materia di politiche giovanili" va nella direzione di superare i limiti dimostrati dalla vecchia l.r. 46/1995 "Promozione e coordinamento delle politiche di intervento a favore dei giovani". Una legge, quest’ultima, che basava gli interventi stimolando principalmente la partecipazione sociale dei giovani attraverso la promozione di iniziative di aggregazione, di integrazione e scambio culturale.
Pur rimanendo queste finalità importanti, la condizione giovanile e le esigenze dei giovani sono totalmente mutate, così come mutato è il quadro azionale normativo in materia.
E quindi tutti questi fattori hanno reso indispensabile la revisione di una legge.
Prima di entrare nell'illustrazione di questa proposta vorrei innanzitutto ringraziare per il lavoro svolto e per la sfida raccolta i colleghi della prima Commissione e il personale, la dott..ssa Alessandrelli della prima e il funzionario della Giunta dott. Talarico.
Durante le audizioni in Commissione abbiamo compreso quanto la vecchia impostazione della legge, principalmente basata sulla valorizzazione dell'associazionismo, non venisse recepita come un intervento di politiche giovanili. E anche con il testo proposto dalla Giunta non venivano totalmente soddisfatte queste nuove esigenze. Le stesse Province, infatti, durante le audizioni si sono espresse in questa direzione.
La sfida di cui parlavo prima è stata una po' quella di dare una nuova articolazione alla legge, in maniera da evidenziare innanzitutto la trasversalità delle politiche giovanili mettendo in risalto gli interventi più importanti rispondenti alle esigenze più pressanti dei giovani.
Abbiamo anche ampliato lo sguardo verso altre Regioni per conoscere altri approcci alle politiche giovanili e qualche spunto è stato sicuramente recepito.
Le finalità della legge sono quelle di promuovere processi di integrazione e valorizzazione delle potenzialità dei giovani creando opportunità di crescita sociale ed economica.
Alcuni punti che la Giunta ha indicato nelle finalità, come vedete dal testo, sono stati soppressi da quel contesto, ma essendo a nostro avviso i più importanti, sono stati valorizzati, esplosi, come più volte ci siano espressi in Commissione, in specifici articoli racchiusi nel Capo V della legge “Politiche settoriali prioritarie”.
In questo Capo si evidenzia la trasversalità delle politiche giovanili che la nostra Regione già attua. Ogni articolo, infatti, fa riferimento a normative regionali già esistenti su temi direttamente collegati alle esigenze giovanili e specificatamente alle politiche abitative, alle politiche attive del lavoro, agli interventi per l'imprenditoria e agli interventi in materia culturale.
Dunque la nuova impostazione di questa proposta di legge regionale rende doverosi gli interventi già previsti da specifiche leggi in questi ambiti.
Abbiamo anche evidenziato la necessità di operare da parte della Regione con gli strumenti previsti dalla legge per incrementare la partecipazione politica dei giovani, con uno sguardo rivolto prioritariamente all'Europa; anche perché l'ondata di antipolitica che ci sta travolgendo non è sicuramente una base solida per costruire un qualche futuro.
Per valorizzare la creatività imprenditoriale, artistica e lo sguardo all'Europa, che appunto si dovrebbe sviluppare attraverso questi interventi, abbiamo ideato l'istituzione della “Giornata regionale giovani Marche".
In merito alla formazione e comunicazione rimane centrale il ruolo degli sportelli informagiovani, che si affiancano agli sportelli informa donna, con un ruolo quindi formativo più integrato, inoltre si sviluppa una nuova piattaforma informatica ossia il “Portale Giovani Marche".
Viene sviluppata anche la parte inerente la concertazione e partecipazione dei giovani attraverso l'istituzione della Consulta regionale dei Giovani composta da rappresentanze giovanili ad ampio raggio: studenti universitari, rappresentanti dell'associazionismo, movimenti giovanili sindacali, rappresentanti delle giovani categorie imprenditoriali. Una consulta che sia veramente rappresentativa del mondo giovanile e come tale riferimento di proposte per il legislatore in tema di politiche giovanili.
Nella composizione della Consulta sarà garantita la parità di genere. Una buona prassi che a nostro avviso, ma che naturalmente è condivisa dall’Assessore, dovrà diventare consueta nella nostra attività legislativa per affermare un principio, quello delle pari opportunità, che ormai è imprescindibile.
Viene inoltre istituito l'elenco delle associazioni giovanili che svolgono attività in regione, necessario per riconoscere i destinatari della legge e valutarne gli effetti.
Strumenti attuativi della legge restano il piano regionale, che da triennale viene trasformato in quinquennale o comunque valido per tutta la durata della legislatura, per una valutazione più complessa degli interventi, il programma annuale degli interventi e le intese ed accordi con soggetti pubblici o privati.
Per quanto concerne i soggetti attuatori della legge restano invariate le disposizioni previste dalla vecchia legge 46. Cioè, così come indicato fino ad oggi, le finalità e gli obiettivi della legge sono attuati in concorso con gli enti locali ossia le Province e i Comuni.
Quindi chiedo l'approvazione di questa nuova legge per il sostegno delle politiche giovanili, che sicuramente è più completa e rispondente di quelle attuali.
In Commissione abbiamo valutato gli emendamenti, molti sono accoglibili. Uno di questi, ad esempio, provoca anche delle ulteriori mutazioni interne. Noi avevamo portato la fascia di attuazione della legge da 16-35 anni a 18-35 anni. Riaccogliamo l'emendamento, che poi è stato anche un'osservazione del CAL, di riportarlo a 16, perché la fascia 16-35 è quella che viene attuata dal Ministero. Essendo quella con le intese ministeriali la parte economica più cospicua ci sembrava importante rimanere in linea con queste disposizioni.
Concludo qui la mia relazione. Spero venga riconosciuto il lavoro importante fatto dalla Commissione, insieme naturalmente a quello dell'Assessore, affinchè si possa dare una concretezza diversa a questa legge sulle politiche giovanili.


Presidenza del Vicepresidente
Giacomo Bugaro

PRESIDENTE. Ha la parola il relatore di minoranza Consigliera Romagnoli.

Franca ROMAGNOLI. Riguardo a questa proposta di legge sono intanto contenta che sia stato respinto il tentativo di un ripetuto rinvio. Ritengo sia abbastanza imbarazzante rinviare una legge per quattro-cinque volte per assenza di un Assessore. Faremo a meno dell'apporto dell'Assessore Moroder, che, peraltro, non abbiamo mai avuto il piacere di vedere in Commissione. Piuttosto ringrazio il dott. Talarico e il personale della Commissione che hanno lavorato davvero in un andirivieni, perché, insomma, ci sono stati emendamenti, ripensamenti, aggiustamenti per far sì che oggi si potesse raggiungere una condivisione più ampia possibile. Comunque, ecco, l’Assessore non abbiamo mai avuto il piacere di vederlo, allora anche oggi ci priveremo, credo non troppo mal volentieri, del suo apporto.
L'importante è che questa legge sia faccia, perché a mio avviso – e forse sono le uniche censure che ritengo di dover esplicitare – da un punto di vista metodologico siamo decisamente carenti e sopratutto siamo in ritardo.
Non dobbiamo dimenticarci che a febbraio abbiamo approvato il piano giovani senza prima revisionare – io questo lo dissi, come pure in Commissione insieme al collega Massi – la legge di riferimento, cioè la legge n. 46. E quindi abbiamo fatto un piano con dei bandi su una legge vecchia. Noi dicemmo che questo non solo non era proficuo, ma non consentiva neppure l'adeguamento con certe novità e con quei protocolli che il Ministero della gioventù stava nel frattempo varando. E sopratutto non consentiva di fare bandi snelli, adeguati alle nuove esigenze dei giovani. Perché, con tutto rispetto, la legge 46/1995 era decisamente, Consigliera Giorgi, una legge ideologica, inadeguata, e quindi a febbraio è stato abbastanza assurdo adeguarci un piano. Noi infatti dicemmo che occorreva fare le cose insieme.
Sono invece state fatte dopo, cosicché la revisione della 46, la proposta di legge n. 102 di oggi, ha visto il battesimo nei mesi successivi. Stentava anche a venire in Aula, quando invece è importante discuterla oggi perché in ogni caso all'inizio del prossimo anno i bandi andranno rifatti.
Ed il piano andrà adeguato ovviamente a questa nuova proposta di legge non più alla legge 46/1995.
Inoltre c'è un'intesa importantissima, così come ci ha descritto il dott. Talarico, i cosiddetti APQ (Accordi di programma quadro), è già stata sottoscritta, sta andando avanti tra il Governo e la Regione, che quindi porterà parecchie risorse anche per i giovani nelle Marche.
Insomma, questa legge era giusto oggi discuterla ed approvarla.
Noi siamo fondamentalmente favorevoli al lavoro svolto. Un lavoro svolto davvero in sintonia. Un lavoro posto per la prima volta ad eliminare quelle incrostazioni davvero ideologiche sui giovani. Ossia quel giovane vissuto più come un problema, come un disagio, come membro soltanto di un'associazione, di un'aggregazione, come soggetto bisognoso di interventi sociali, anzichè come protagonista e ispiratore di una serie di interventi e di politiche.
Ora invece in questa legge il giovane viene posto al centro e sopratutto declinando - sì, declinando, è vero, e l'abbiamo fatto raccogliendo le sollecitazioni venuteci dalle audizione non solo dalle Province ma anche dalle associazioni e dai giovani stessi, e sopratutto dagli assessorati comunali e provinciali - le politiche giovanili in tutti i settori della regione.
Dunque con un approccio trasversale, un po' come quello di genere che auspicavamo negli scorsi anni; una legge in tal senso venne fatta per vedere, dall'occupazione, al lavoro, alla scuola, all'istruzione, alle varie attività produttive, insomma, nei vari settori, cosa si fa per il giovane e qual è l'impatto in tutte queste cosiddette politiche settoriali. Per cui non solo l'aggregazione, non solo il momento quasi ghettizzante del giovane bensì il giovane al centro della scena.
Questo ovviamente verrà poi riportato nei bandi e porterà, speriamo, ad una novità e soprattutto ad un incremento dell'aspetto occupazionale che è quello che più interessa i giovani. Abbiamo anche sceso l'età dai 18 ai 16 anni. E abbiamo riportato questi titoli delle varie politiche, quindi non solo giovanili ma di più settori, nella stessa legge.
Questo è importante ed è quello che ci chiedevano gli Enti locali. Dico ci chiedevano perché? La Consigliera Giorgi non vi ha detto, e credo che non sia cambiato rispetto a quanto decidemmo in Commissione, che c’è anche il problema, problema tra virgolette - ringrazio qui la Presidente Ortenzi e i commissari per il lavoro di cesello –, del fatto che il CAL ha dato parere negativo a questa legge e che quindi oggi c'è bisogno di una maggioranza qualificata.
Nella prima parte del mio discorso ho detto che noi abbiamo cercato di adeguarci a ciò che ci hanno rappresentato le Province, gli Assessori ecc. perché appunto credevamo che il problema fosse sostanziale e che quindi avevano ragione nel segnalare che c’era una legge superata, dove i giovani non decollavano, non erano i protagonisti, che dunque occorreva una legge che rivisitasse un po' tutte le politiche settoriali a favore del giovane.
Ecco, questo sforzo sostanziale contenutistico è stato da noi fatto, però poi con estrema meraviglia ci siamo trovati – ripeto, la Consigliera Giorgi non l'ha detto, io faccio forse un po' più la parte del guastatore – con un CAL, quindi una conferenza delle autonomie locali, che ci ha dato ugualmente un parere negativo in quanto tra le righe della legge non ha più scorso il protagonismo, come dire, lessicale delle Province rispetto invece a quelle locuzioni che abbiamo scelto, privilegiando Enti locali e facendo sì che il soggetto centrale, oltre al giovane, sia la Regione. Infatti la legge si pone anche questo problema, ossia di razionalizzare l'attività di questo settore, facendo sì che la Regione programmi, che gli Enti locali, tutti, ognuno nelle proprie competenze - senza voler togliere nulla a nessuno magari solo perché la parola Provincia è venuta meno o è stata, a loro avviso, cassata -, facessero la loro parte, quella attuativa, quella esecutiva, quella di gestire i bandi, insomma, di fare quello che la legge consente loro.
Pertanto questa cosa ha creato, come dire, un piccolo incidente diplomatico. Cosicché il CAL - a mio avviso a sorpresa, perché, ripeto, tutte le indicazioni riguardo una revisione sostanziale della legge erano state da noi accolte -, soltanto per questa questione terminologica, ha ritenuto di dare parere negativo.
Noi non abbiamo reinserito la parola “Provincia” – e spero che nessuno lo faccia –, la parola tizio, la parola caio, abbiamo mantenuto “Enti locali”, e non per voler essere provocatori ma perché riteniamo che sopratutto in questo momento sia da fare, diciamolo, uno sforzo di non autoreferenzialità, che non si pensi a salvaguardare l'orticello della piccola competenza o la gelosia nei confronti dell'ente superiore o dell'ente subordinato, che bensì si faccia un lavoro sostanziale sui giovani, come in questo caso, o magari sulla sanità, in altri casi, dove ognuno faccia la propria parte. Quindi qui che nessuno veda una sorta di complotto perché magari le Province verranno levate o non verranno levate. Noi non sappiamo cosa succederà, ma non volevamo, parlando di enti locali e non di province, anticipare questo.
Ecco allora la richiesta di una maggioranza qualificata. Ecco allora che qui si misurerà anche se la Regione intende mantenere saldo, fermo il principio della sua programmazione, e quindi delegare agli Enti locali il resto ma in fase di attuazione, in fase esecutiva, oppure se deve sottostare al ricatto semantico di questo o quell'ente minore.
Il mio è un appello, cioè cerchiamo di considerarci tutti nella stessa barca, cerchiamo di non ragionare in termini miopi o di gelosie traenti. Non è questo il momento di pensare all'autoreferenzialità, è il momento di lavorare tutti insieme. Peraltro, a mio avviso, non solo in un'ottica giuridica, di deleghe, perché così è normato, ma anche in un'ottica di sussidiarietà. Perché è ovvio che quando si parla di giovani, quando si parla di centri di aggregazione, quando si parla di associazioni, quando si parla di servizi sociali - molto spesso, infatti, nelle politiche giovanili, quando si parla di tutela del lavoro, di apprendistato, di favorire il lavoro giovanile, purtroppo appare anche l’aspetto del disagio - c'è forse una sussidiarietà verticale e orizzontale.
Teniamo quindi ferma questa linea seria e responsabile, una linea che, soprattutto, è di assunzione di responsabilità da parte della Regione e dei legislatori regionali sul punto della programmazione. Come pure la Consulta giovani. E’ vero che ci sono le consulte giovanili, è vero che restano gli Informagiovani, c'è un coordinamento, le politiche giovanili chiaramente sono territoriali, ma occorre anche una consulta giovanile regionale che sia un osservatorio, che consenta anche una sorta di perequazione della politica giovanile. In maniera che non ci sia una politica di serie A e una politica di serie B, ove magari i Comuni funzionano meglio, ove c'è Pesaro anziché San Benedetto o San Benedetto anziché Fermo. Insomma, è giusto che la Consulta garantire un osservatorio e una parità di trattamento legislativa e sociale in favore di tutti.
Questo dunque si è cercato di fare, e se questo manteniamo credo che il voto si possa anche avvicinare all'unanimità. Se invece ci faremo sottomettere da questo o quello noi della minoranza saremo disposti a fare passi indietro su una scelta seria e responsabile che ha fatto la Commissione.

PRESIDENTE. La discussione è aperta. Ha la parola la Consigliera Ortenzi.

Rosalba ORTENZI. Il prossimo 25 novembre non saremo qui in Assemblea legislativa, ma dato che è la data in cui ricorre la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, oggi, idealmente, voglio apporre a tutti noi, uomini e donne, un fiocchetto bianco. La collega Romagnoli ha prima opportunamente rivendicato una considerazione alta, di grande valore, che abbiamo fatto in Commissione quando lo scorso anno discutemmo, appunto, della legge contro la violenza sulle donne, come pure in questo caso su una legge che riguarda le politiche per il giovani. Due situazioni che ritengo debbano coinvolgere tutti, al di là delle appartenenze politiche.
Voglio qui ringraziare tutti i colleghi di Commissione, sia di maggioranza che di minoranza, perché ritengo, come già detto, che sia stato svolto un buon lavoro d'insieme. Seppure ci siano state anche difficoltà, infatti, come ha detto la collega Romagnoli, le considerazioni del CAL sono andate in un altro ordine.
Spenderò brevemente due parole sulla proposta di legge più in generale, anche perché credo i colleghi che interverranno vorranno entrare più nel merito dell'articolato.
Al di là di quanto disposto in questa proposta di legge, ad iniziativa della Giunta, credo ci corra l'obbligo di dare un' anima a tutti gli interventi che andremo a mettere in atto, nella piena consapevolezza, purtroppo, che ancora una volta la profonda crisi in atto ci impone un ridimensionamento delle risorse economiche di cui poter usufruire. Vorremmo fare molto di più. Credo lo vorrebbe la Giunta regionale, ma anche gli stessi enti locali (Province e Comuni) vorrebbero un'azione amministrativa e politica molto più robusta; anche perché sono per lo più gli enti locali ad essere pressati dai bisogni, dalle esigenze sia dei giovani sia delle loro famiglie che sono quei nuclei che soffrono maggiormente della condizione dei propri figli.
Perché dico un'anima? Dopo aver tirato fuori le politiche giovanili dalla marginalità con azioni più complessive operate in passato nelle politiche pubbliche, oggi dobbiamo porci nell'ottica di capire fino in fondo quali sono le reali esigenze, i bisogni, le aspettative della nostra società del futuro. Una società, appunto, che saranno i nostri giovani a formare.
Quindi i nostri ragazzi non sono né bamboccioni, né altre sciocchezze di questo tipo. I giovani sono quelli che vivono direttamente sulla propria pelle il malessere di una società che corre veloce sui binari di una evoluzione tecnologica, di una società che si pone obiettivi importanti. Una società, però, che allo stesso tempo è talvolta disorientata, è persa. E’ una società che forse non avremmo voluto così, ma che purtroppo anche noi abbiamo contribuito affinché lo diventasse. E’ una società che sta perdendo le sue radici, una società che spesso non trova punti di riferimento qualificati. Vediamo infatti il proliferare dei disagi delle famiglie. Oppure abbiamo le agenzie educative che oggi sempre di più abdicano alla loro funzione, come ad esempio la scuola. Non voglio ora introdurre un tema che probabilmente tratteremo quando andremo a definire le reti scolastiche della nostra regione, segnalo soltanto, ad esempio, quello che sta avvenendo nelle nostre scuole di ogni ordine e grado, dalle elementari alle superiori. Che tipo di affidamento potrebbe dare ai nostri giovani una scuola al cui interno ci sono classi pollaio – ormai si definiscono così – ove vengono ammassati 28-30 e addirittura più alunni? Così organizzata cosa può dare la scuola!
Ecco, mi soffermo proprio su quest'ultimo aspetto, io lo trovo fondamentale, peraltro è anche al centro della discussione a livello europeo. Oggi il giovane senza una laurea apparentemente non è più nessuno, però è anche vero che ci sono molti settori in aperta sofferenza, sul mercato vengono infatti a mancare alcune di quelle professionalità che nel passato sono state delle vere e proprie punte di diamante. Mi riferisco ai periti, ai tecnici, ai lavori legati alla manualità. Oggi quindi occorrono più laureati ben preparati nei settori dove la richiesta è pressante e magari meno laureati mal preparati in settori, invece, dove la richiesta è estremamente carente.
Avvicinare i giovani alle istituzioni, ai vari livelli, con il pieno coinvolgimento della nostra Comunità europea vuol dire anche creare un collegamento diretto con il mondo della scuola. del lavoro, della famiglia, e che non sia solo un proposito astratto ma che trovi concretezza nel nostro operare quotidiano. Un confronto a tutto campo costruito su basi nuove, alla luce dei processi di cambiamento intercorsi nella società e delle difficoltà intervenute sulla scia della crisi economica e delle scelte, spesso incomprensibili, operate dal Governo centrale. Mi riferisco certo alla scuola, ma in particolare ai tagli sempre più profondi, ai non trasferimenti per gli enti locali (Regioni, Province e Comuni) a favore delle politiche giovanili. Insomma, ci sono state scelte laceranti che hanno investito il nostro sistema scolastico.
Avvicinare i giovani vuol dire attivare sul territorio una progettualità diffusa che dia frutti concreti, che non sia soltanto un'elargizione di fondi fine a se stessa; questo è anche il filo conduttore che ci ha orientato ad elaborare il testo di questa proposta di legge che oggi proponiamo all'Assemblea.
Avvicinare i giovani vuol dire vigilare affinché l'intervento proposto non perda il suo vero significato, il suo obiettivo originario. Vuol dire attivare un monitoraggio costante sulle esigenze, le aspettative, gli stili di vita, i problemi dei nostri giovani. Vuol dire anche compiere scelte precise e coraggiose. Vuol dire parlare con i giovani, non parlare astrattamente dei giovani.
Avremmo sicuramente più soddisfazioni e compiremmo un lavoro decisamente più utile per la società se indirizzassimo il nostro tempo e le nostre attenzioni in questa direzione, anzichè perderci, a volte, dietro inutili diatribe su questioni di poco conto.
La proposta di legge chiama all'appello Regione, Province e Comuni – nella modifica la critica fatta è proprio su questo, non viene chiamata provincia la provincia, non viene chiamato comune il comune, si intendono invece gli enti locali – affinché, come stabilito, venga promossa la centralità e la trasversalità di specifiche politiche a favore dei giovani, in una prospettiva di sviluppo culturale, sociale ed economica della collettività, affinché ci sia realmente democrazia partecipata. Quindi, funzioni di programmazione e coordinamento per la Regione, di coordinamento e monitoraggio per le Province, di lettura dei bisogni, in base alle diversità territoriali, per i Comuni, quest’ultimi chiamati anche a pianificare gli interventi, ad erogare i servizi, a valutare i risultati raggiunti.
A tutti noi ribadisco l'impegno a fornire un'anima alle linee guida di questa proposta di legge.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Cardogna.

Adriano CARDOGNA. La proposta di legge n. 102 stava per passarmi quasi inosservata, come se per le cronache politiche dovesse passare inosservata la questione giovanile, o meglio, i problemi, le domande e i bisogni dei giovani.
Il Presidente del Consiglio Mario Monti afferma che le riforme dovranno tenere conto dell'impatto non solo sui più poveri, ma su donne e giovani, poi afferma, in sintonia con l'Unione europea, che proprio donne e giovani nel nostro Paese sono le grandi risorse sprecate.
Investire nei giovani è una risorsa essenziale per la crescita e l'occupazione. Facilitare la loro inclusione sociale, dice sempre e europea, consoliderebbe una società più coesa. Dove inclusione sociale non sta per omologazione sociale, ma per pieno diritto di partecipazione alla vita e all'evoluzione della società di soggetti portatori di diritti e di diversità.
Ma dove si coltiva questa risorsa? Da subito. Dove apprende l'importanza della cittadinanza e della partecipazione l'essere, appunto, titolare di diritti da esercitare come doveri verso se stessi e verso la società? La prima risposta che mi viene è la scuola, ossia quella istituzione che i giovani incontrano per forza nella loro vita, e in questo nostro Paese, grazie a Dio, tutti i giovani.
Il Consiglio europeo ritiene che gli obiettivi in materia di gioventù sono: creare all'insegna della parità maggiori opportunità nell'istruzione – nell’istruzione! - e nel mercato del lavoro e promuovere fra tutti i giovani la cittadinanza attiva, l'inclusione sociale e la solidarietà.
Ritiene altresì che per raggiungere questi scopi è fondamentale l'animazione socio-educativa. Essa può infatti apportare un grande contributo alla costruzione di quelle persone che noi vogliamo favorire con questa proposta di legge regionale.
Ma la nostra scuola, prima di parlare di tante altre leggi, è messa nelle condizioni di fare questo? Non dovrebbe dare quel personale, strutture, organizzazioni che andiamo fantasticando in mille altri rivoli legislativi? La scuola non dovrebbe perseguire questi fini? In Italia la disoccupazione giovanile è al 27,9%. In Italia il 46,7% di giovani tra i 15 e i 24 anni che lavorano ha un impiego temporaneo. Nell'Unione europea un giovane su 5 è disoccupato. Inoltre un giovane su 5 è a rischio povertà.
Il Consiglio dell'Unione europea con la risoluzione sull'inclusione attiva dei giovani “Lotta contro la disoccupazione e la povertà” – sono proprio questi i termini appropriati per discutere, oggi, di questione giovanile in questo Paese e in Europa – afferma che l'occupazione è uno degli strumenti principali contro la povertà e l'esclusione sociale. E ancora, la disoccupazione, la povertà, l'esclusione sociale ed economica e tutte le forme di discriminazione, sono ostacoli al benessere dei giovani e possono impedirne la partecipazione attiva nella società.
Una maggiore inclusione sociale dei giovani e la loro partecipazione piena e attiva al mercato del lavoro, insieme a un migliore accesso all'istruzione di qualità - sottolineo istruzione di qualità -, associati ad una protezione sociale – pensate che parole: protezione sociale! - e a servizi adeguati e mirati, sono strumenti essenziali per ridurre la povertà, migliorare la qualità della vita e promuovere la coesione sociale dei giovani.
Quando la scuola non funziona, quando il mercato del lavoro non funziona, quando qualche giovane, diciamo, è debole, si verifica il disagio che poi si esprime in diverse forme.
E il giovane anche qui, come per la scuola, incontra servizi e istituzioni, che non sono da istituire, non sono da favorire con delle leggi sulle politiche giovanili; ad esempio se si droga incontra i Sert, se delinque incontra il carcere e così via.
Vogliamo allora parlare di cosa trovano in questi servizi e in queste Istituzioni? Vi voglio qui risparmiare quella elencazione che tutti conosciamo! I giovani lasciano la scuola, chi li cerca? I giovani vanno in carcere, chi li accoglie? I giovani vanno al Sert, chi li segue?
Torno alla nostra proposta di legge regionale. E' apprezzabile, impegna la Regione acchè le politiche a favore dei giovani si realizzino dentro la programmazione regionale e nelle politiche settoriali. Si prevede una qualche forma di consultazione, si semplifica, in una regione piccola come la nostra, la sussidiarietà tra gli enti, sia alla luce (una volta esaurite le risorse dei bilanci precedenti, regionali e statali), sia alla luce, come dicevo, delle manovre del Governo che hanno azzerato i trasferimenti statali, e gestione di questa legge.
Nell’annunciare il mio voto favorevole insieme alle riflessioni che ho fatto, voglio sottolineare un’ultima cosa. Se esiste una valutazione dei risultati di quindici anni di operatività della legge 46/1995 ritengo sarebbe di grande arricchimento se i Consiglieri ne potessero entrare in possesso. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Latini.

Dino LATINI. Senza ripetere gli interventi che mi hanno preceduto, che mi trovano sostanzialmente d'accordo, riguardo la proposta di legge vorrei mettere in risalto quella differenza profonda che ha colto nel segno. E’ vero che regola solo una parte della materia relativa alle politiche giovanili, materia complessa che infatti comprende di tutto e di più e il cui profilo normativo non riuscirà mai a trattarla per l'intero, ma vorrei segnalare che gli strumenti individuati, cioè il piano regionale per le politiche giovanili e la programmazione annuale, costituiscono un significativo passo in avanti per quanto riguarda l'adeguato utilizzo delle risorse.
Il passaggio che si compie rispetto alla legge 46/1995 è fondamentale. Una legge, questa, che aveva mostrato inadeguatezze tali che hanno portato la stessa Assemblea legislativa ad approvare diverse modifiche nel 1997 e nel 2003.
L'intervento fondamentale è la sinergia che la Regione Marche attua ancora di più con gli enti locali. Sopratutto per quanto riguarda le finalità, promuove cioè la centralità e la trasversalità delle specifiche politiche a favore dei giovani in una prospettiva di sviluppo culturale e sociale ed economico della collettività. Ed oggi è ancora più importante, tenendo conto che i giovani si considerano, come diceva il collega che mi ha preceduto riferendosi all'alto tasso di disoccupazione non tanto italiano quanto europeo, fuori dalla realtà, considerando nel suo complesso una società che è legata al mondo finanziario essi combattono una guerra per far sentire la loro voce.
Il piano regionale per le politiche giovanili, che ha la funzione di indirizzare gli obiettivi e le strategie e coordinare le iniziative intraprese con gli enti locali, serve a far sì che almeno l'aspetto fondamentale, cioè le iniziative che provengono dai giovani, relative non soltanto all'aspetto sociale e culturale ma sopratutto sotto l'aspetto dell'interessamento civico, abbia una valenza di interesse della comunità più ampia e possa trovare delle adeguate soddisfazioni.
L'altro aspetto che ritengo estremamente importante è la programmazione annuale, redatta dalla Giunta previo assenso della Commissione, che serve sopratutto per collegare i soggetti pubblici e privati nell'attuazione degli interventi. Questo consente ancora di più che i privati con il pubblico possano interagire per coprire quelle carenze sempre più evidenti rispetto alla crescita di giovani, determinate anche da quei tagli indiscriminati che da tutte le parti ormai colpiscono gli enti locali e non solo.
Altro aspetto fondamentale è il discorso del tavolo di coordinamento, che a mio avviso garantisce l'intersettorialità, la trasversalità delle azioni, quindi la non politicizzazione del programma e della legge stessa.
C’è inoltre la Consulta regionale dei giovani (una proposta, da quanto ho compreso, che arriva dalla prima Commissione, su cui sono perfettamente d’accordo) che ha lo scopo di favorire un trait d'union tra i giovani e le istituzioni regionali.
Un’ultima cosa che ritengo sia importante valorizzare ancor di più rispetto al passato è il Coordinamento regionale degli sportelli Informagiovani. Serve soprattutto in questo momento per dare opportunità di lavoro ai giovani; altrimenti i giovani se le devono ricercare per conto proprio perché non arriva mai nel loro Portale. E' per questo che l'istituzione di un elenco regionale di tutte le associazioni giovanili, nonché l'istituzione del Portale Giovani Marche, è un grande sistema innovativo di comunicazione in materia di inserimento, e non tanto nel mondo del lavoro quanto nella realtà più matura che possono avere i giovani.
Ritengo che la proposta nel suo complesso, pur non toccando complessivamente la tematica – sarebbe stato del resto impossibile essendo difficilmente inquadrabile in un ambito normativo –, dia la possibilità di valorizzare le persone di talento, che in genere sono i giovani, e sopratutto coloro che mostrano genio e spiccata creatività, coloro che ricercano attraverso gli strumenti messi a disposizione dalle Istituzioni un reale impegno e sostengo alle loro attività e alle loro aspirazioni.
Dunque la legge a mio avviso è sicuramente positiva e quindi vi esprimerò senz’altro un voto favorevole.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Acquaroli.

Francesco ACQUAROLI. Ritengo che questa Assemblea come pure la Commissione debbano riflettere sul momento che sta vivendo la nostra società.
Io condivido quotidianamente con i miei coetanei o con ragazzi ancora più giovani quelle difficoltà che questo momento storico ci costringono ad affrontare ogni giorno. Come le problematiche della scuola e del mondo del lavoro o di chi vuole costruirsi una casa, di chi vuole farsi un famigli , oppure di chi, pensando al futuro, ha avuto accesso qualche anno fa a un finanziamento che però oggi è nell’impossibilità di farvi fronte, vedendosi così a una giovanissima età il futuro compromesso. Bèh, vivendo questa realtà quotidianamente insieme a tanti giovani e mettendo in contrappeso la legge vedo che la sua impostazione ha una visione sui giovani che forse è superata. Perché appunto il momento storico che stiamo vivendo è particolarmente delicato, c’è uno scenario nuovo rispetto a quello che i giovani stessi qualche anno fa potevano pensare, rispetto a quello che le Istituzioni qualche anno fa potevano pensare per i giovani, per la nostra economia, per la nostra società.
Penso quindi che dovremmo ridiscutere l’impostazione di questa legge per adeguarla al particolare momento storico che stiamo vivendo.
E’ impensabile oggi guardare ai giovani senza parlare di politiche che siano su di essi determinanti: la politica del lavoro, l’occupazione ecc. Pensiamo ad esempio alle agenzie interinali che praticamente vivono la loro fortuna nel precariato. Il giovane oggi una volta entrato nel mercato del lavoro è già in difficoltà, vive un ricatto psicologico che non lo mette neppure in condizione di sperare.
Ma i giovani non vogliono certezza, in questa società non ne vedono, quindi non hanno neanche la presunzione di chiederla, però almeno la speranza la vogliono. Perché a chi è negata la speranza è negata anche la possibilità di intraprendere un percorso con coraggio, un percorso che tutti i giorni possa spingere, in questo caso i giovani, a fare qualcosa di più e meglio per il loro futuro e per il futuro di chi li circonda.
Vado al problema della scuola. Oggi i giovani, vuoi con una laurea o con un diploma, devono poi aspettare anni e anni prima di mettersi in maniera efficace ed efficiente sul mercato del lavoro, prima di essere presi seriamente in considerazione da aziende, da imprese del territorio. Imprese o aziende, però, anch’esse in difficoltà, perché oggi a volte investire su un giovane è loro precluso dalle stesse aspettative e dal momento difficile che tutti viviamo.
La famiglia. Un giovane oggi è impossibilitato, anche se lo vorrebbe, a crearsi un nucleo familiare, perché la politica, le istituzioni, l’economia non sono in grado di supportare ciò che non è una sfida bensì un valore. Quello che fino a qualche anno fa era un punto di riferimento della società, la casa, oggi viene considerato un bene di ricchezza. E la casa, come ho detto prima, è un elemento strettamente legato alla politica della famiglia.
E’ dunque impensabile venire in questa Assemblea per parlare delle politiche giovanili se al contempo non cerchiamo di approfondire seriamente quelle politiche che ai giovani possano dare la capacità di vivere dignitosamente la propria vita e di cercare una prospettiva seria per il loro futuro.
Questa proposta di legge, che sicuramente ha un suo percorso storico, rispetto al momento che viviamo è forse troppo scolastica, troppo istituzionale. Noi tutti dobbiamo dunque fare uno sforzo, l’Assemblea legislativa tutta deve fare uno sforzo. Le Istituzioni hanno perso di credibilità perché non riescono ad interagire con la realtà che si vive sul territorio, quindi devono fare uno sforzo, non devono arroccarsi.
Ad esempio la Consulta la ritengo un po’ troppo ingessata. Questo è un momento ove nei confronti delle Istituzioni non c’è credibilità, la politica non è in grado di avere un minimo appeal. Ebbene, abbiamo creato una consulta lontana dal mondo dei giovani, quando invece dovremmo creare una consulta che va verso i giovani, cercando con loro un dialogo reale, non istituzionale, perché oggi il momento non ce lo consente.
Se vogliamo recuperare un rapporto, se vogliamo recuperare una credibilità, ma non, attenzione, fine a noi stessi o ai nostri percorsi politici o di partito, bensì un rapporto dignitoso con le generazioni future, dobbiamo andare verso i giovani cercando di non nasconderci dietro a una legge con cui si possa dire che si è fatto comunque qualcosa appunto per i giovani, ma che in realtà non dà alcuna risposta reale.
Voglio allora qui fare una proposta che risponde alla logica del merito, alla logica dell’intraprendenza, alla logica del voler ricreare tra i giovani una visione di prospettiva e anche di ambizione a voler fare, perché, appunto, ci sarà qualcuno che vorrà ascoltarlo veramente.
Perché questa Regione non prova ad istituire un bando che si riferisca alle migliori idee imprenditoriali, professionali, anche a livello associativo? Un bando valutato dai giovani stessi, dalle Università, dalle Istituzioni locali e politiche della nostra regione, dalle associazioni di categoria. Un bando finalizzato al finanziamento, magari in parte, delle migliori esperienze che verranno valutate. Affinchè potremo veramente far capire ai giovani che le Istituzioni vogliono premiare i migliori, vogliono premiare chi continua a credere, a pensare, a studiare, a fare, per poter ricreare quella speranza che oggi sul nostro territorio sta venendo meno.
Dunque dal mio punto di vista sarebbe importante che insieme a questa legge si cerchi un percorso che la coadiuvi. Questa legge dà una prospettiva nuova, sicuramente diversa rispetto a quello che è stato fatto fino ad oggi nei confronti dei giovani e di politiche sensibili alle nuove generazioni. Ecco, aprire allora un tavolo di dibattito politico che guardi concretamente alle realtà presenti sul territorio ritengo non sia un atto politico bensì un atto dovuto, ovvero quello di rimettere in discussione questa legge per dare all’impostazione delle prospettive nuove con cui affrontare le problematiche dei giovani e del futuro.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Binci.

Massimo BINCI. Penso che l’intervento più lucido sulle politiche giovanili l’abbia fatto il più giovane di noi, ovvero il Consigliere Acquaroli, del suo intervento apprezzo proprio la sostanza.
In effetti questa legge è ingessata. Propone solo strumenti burocratici. Propone una serie di interventi che innanzitutto assorbiranno tutte le risorse. Ha una funzione di coordinamento delle politiche giovanili, semmai ci sarà, tra gli enti locali, che sono quelli che devono attuare le politiche giovanili proprio per legge, ma poi di fatto all’interno per i giovani non c’è spazio se non in funzione passiva. Per esempio la partecipazione viene vista come informazione. Tra gli oggetti c’era inizialmente un momento dedicato alla partecipazione ma è stata tolto. L’unica forma di partecipazione è quella che dall’alto viene data dalle Istituzioni che si occupano appunto di questa legge.
Condivido anche le argomentazioni sottolineate dal Consigliere Cardogna quando dice che all’interno di questa legge non si parla dei problemi dei giovani. Quindi non si parla delle difficoltà dei giovani rispetto all’accesso alla formazione universitaria, alla formazione specialistica, a situazioni di disagio sociale dovuti a problemi legati alla famiglia, al reddito o alla tossicodipendenza. Di tutto questo non si parla.
Condivido quindi in toto la proposta del Consigliere Acquaroli quando dice che questa legge va modificata, ma che va fatto in un unico modo possibile. Noi qui parliamo di un piano di interventi per le politiche giovanili di persone da 18 a 35 anni – su cui ho presentato un emendamento che prevede l’abbassamento a 16 anni –, ebbene, anch’io penso che persone di questa fascia di età siano sicuramente in grado di determinare, di autocostruirsi una proposta.
Qui si parla di modifiche del piano che possono essere fatte quando se ne ravvisi la necessità. Allora io dico questo. Costruiamo una Consulta non burocratica, ove ci sono, come in questo caso, tre nominati dal sindacato, quattro addirittura nominati da Confindustria come giovani imprenditori, poi rappresentanti degli enti locali, e alla fine tra una quindicina di persone solo tre sono nominati dalle associazioni iscritte all’interno della Consulta stessa. Bene, innanzitutto è un rapporto che ritengo vada rovesciato. Deve cioè esserci un rappresentante che pone i problemi dei giovani che lavorano, ad esempio un rappresentante delle forze sindacali, uno delle forze imprenditoriali, poi tutto il resto deve essere costruito da componenti effettivi della Consulta, ossia da componenti con diverse competenze che provengono da associazioni giovanili che sono sul territorio regionale.
Se costruita così una consulta avrà senso. Inoltre sarà anche in grado di determinare, di scrivere le politiche per i giovani della regione Marche. Altrimenti faremo solo del paternalismo tutto ad uso e consumo della politica politicante, e quindi della burocrazia, non daremo niente di nuovo, daremo ai giovani soltanto uno scarso servizio. Anzi, con queste strutture non avranno neanche diritto di parola, perché all’interno saranno coperti dai giovani burocrati, da chi, appunto, partecipano a quel processo disegnato dalla legge.

Presidenza della Vicepresidente
Paola Giorgi

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Bucciarelli.

Raffaele BUCCIARELLI. Ho ascoltato con attenzione gli interventi dei colleghi e delle colleghe, che a dire il vero sono stati un po’ tutti pieni di passione. D’altra parte il tema dei giovani è un argomento che appassiona, è un tema, anzi, che dovrebbe sollecitare un po’ di più le Istituzioni ad analizzare l’attuale condizione giovanile e perché oggi i giovani vivono uno stato di grande incertezza, di precarietà.
Noi oggi viviamo infatti in una società organizzata che esercita un vero e proprio furto nei confronti del futuro dei giovani. Giovani che, quando va bene, vengono ricattati con contratti di lavoro, se lo trovano, a termine. Giovani che se si iscrivono al sindacato non si rinnova loro il contratto. Insomma, giovani che non hanno la possibilità di organizzarsi come vorrebbero per costruirsi la vita a cui hanno diritto.
Questa proposta di legge, che ha entusiasmato tanti Capigruppo, soprattutto quelli della maggioranza, credo sposti proprio la centralità del tema. La centralità qui non penso siano i giovani, ossia quei soggetti che dovrebbero partecipare e costruire il loro futuro, la centralità qui è del Governo regionale che, come sempre, gestisce in un modo burocratico, attraverso quelle forme e organismi richiamate anche da alcuni colleghi, l’informazione, non la partecipazione.
Quindi se è vero che oggi c’è più bisogno di interventi nei confronti dei giovani questa legge sicuramente non è adeguata.
Dulcis in fundo, ci entusiasmiamo e interveniamo sulla discussione di questa legge, ma poi dimentichiamo che l’anno scorso per le politiche giovanili sono stati spesi all’incirca 360 mila euro mentre abbiamo regalato 600 mila euro alla Conferenza episcopale marchigiana. Quindi per le politiche giovanili spendiamo metà di quello che diamo per gli operatori. Allora di cosa parliamo! Ci entusiasmiamo per parlare di niente, colleghi della maggioranza? Vi rendete conto che parliamo di aria fritta! Parliamo di temi europei, di grandi ideali, di grandi idealità, del diritto che hanno i giovani per il loro futuro, poi alla fine alle politiche giovanili forniamo una cifra che è veramente irrisoria.
Ecco, su questa strada noi Comunisti non ci stiamo. Anche dagli stessi interventi io non ho visto la volontà di esaminare le storture di questa società e quindi il sentire come un dovere un intervento per modificarle. Io di fronte a una situazione che sta diventando drammatica, di fronte a una situazione che riguarda le giovani generazioni, vedo soltanto una panacea, vedo soltanto pannicelli caldi.
Sulla base di questo, quindi, è ovvio che il voto dei Comunisti non può essere favorevole.

Presidenza del Presidente
Vittoriano Solazzi

PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Petrini.

Paolo PETRINI. Certamente questa legge non può essere lo strumento finale e decisivo per risolvere problemi che sono assolutamente epocali. Oggi questa discussione certamente non può essere risalutava rispetto a problematiche che addirittura, immagino, non possono essere risolte neanche Bruxelles.
Credo però, dopo oltre quindici anni dalla precedente legge e visti gli enormi cambiamenti che abbiamo avuto non solo sotto il profilo socio culturale della nostra comunità o delle dinamiche economiche ma anche delle novità istituzionali, che abbiamo comunque affrontato doverosamente un passaggio a cui non potevamo sfuggire.
Il Governo Prodi, come sapete, aveva istituito il Ministero delle politiche giovanili. Le stesse strategie per le politiche giovanili oggi vengono fatte in Conferenza delle Regioni. Si è cioè addivenuto a uno strumento nuovo, quello delle intese, che comunque ha soddisfatto un’esigenza. Una di queste intese, tra l’altro, l’abbiamo già fatta con il Ministero ed è finalizzata proprio alla formazione, all’informazione, all’inserimento lavorativo dei giovani.
Noi abbiamo iniziato questa discussione anche per cercare di dare continuità, solidità a quelle che sono state le esperienze che nel corso del tempo sono state portate avanti dagli enti locali. Qui ci sono tante persone che hanno fatto gli amministratori locali, quindi tutti conosciamo le esperienze dei centri di aggregazione giovanili o le tante esperienze di consulte fatte all’interno dei Comuni.
Come pure sappiamo dei cambiamenti intercorsi nel tempo e che hanno portato anche al cambiamento di alcune strutture; penso, ad esempio, ai centri di aggregazione giovanili che molto spesso rappresentavano delle ghettizzazioni piuttosto che delle modalità per aprire la comunità a quello che poteva essere il contributo dei giovani.
Abbiamo ritenuto quindi importante con questa legge dare un ruolo speciale agli enti locali, ai Comuni in particolare, perché essendo nel territorio i più vicini alle esigenze dei giovani e alle specifiche differenti dinamiche, possano così partecipare in misura piena a una fase di programmazione di tali politiche.
Inoltre c’è una novità assolutamente importante. Il Libro bianco della Comunità europea ci indicava degli obiettivi molto precisi riguardo all’occupazione, all’integrazione e alla promozione sociale, all’istruzione e alla formazione della mobilità, alla conciliazione della vita professionale con la vita personale e familiare. Ecco, io credo che la Commissione abbia svolto un lavoro positivo proprio perché ha sviluppato tante di quelle finalità, che noi avevamo comunque inserito nella legge in quanto dicevamo, appunto, di dover di volta in volta concertare per dare i giusti pesi a queste finalità con gli enti locali, dall’intervento pubblico nel settore abitativo all’integrazione sociale, dalla promozione e occupazione alla qualità e sicurezza del lavoro, dalla promozione culturale all’attuazione e gestione delle strutture destinate allo spettacolo, allo sport, al tempo libero, alla partecipazione politica dei giovani.
Penso che le modifiche intervenute, così come hanno detto anche i colleghi relatori di questa proposta di legge, non abbiano cambiato lo spirito di costruzione comune delle politiche con tutto il sistema istituzionale della Regione Marche. E’ una attenzione perfettamente rimasta. Un’attenzione da tutti condivisa anche in quelle audizioni fortemente finalizzate a far sì che i giovani possano dare il loro contributo anche in termini di forte responsabilità, attraverso appunto gli strumenti che metteremo loro a disposizione, e attraverso tutta la fantasia, la creatività ma anche la conoscenza che è loro propria.

PRESIDENTE. Se non ci sono altre richieste di intervento passiamo alla votazione.
Articolo 1.
Emendamento n. 1/1 del Consigliere Binci:
Al comma 3, dopo la lettera c) è inserita la seguente:
“c bis) far crescere la cultura della cittadinanza attiva tramite nuove forme e strumenti di partecipazione”.
Ha la parola il Consigliere Binci.

Massimo BINCI. E’ per reinserire all’interno delle finalità la questione della partecipazione e della cittadinanza attiva. Non è più ripresa nella parte successiva, se non come partecipazione alla politica. Io invece penso che un prerequisito per sviluppare la partecipazione alla vita politica sia appunto quello di accrescere la cultura della cittadinanza attiva e favorire ad essa la creazione di strumenti di partecipazione.

PRESIDENTE. Emendamento n. 1/1. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

(…) Bene, allora ripetiamo la votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Emendamento n. 1/2 del Consigliere Marangoni:
La lettera g) del comma 3 è così sostituita:
“g) concorre con i Comuni all'adozione di interventi che promuovono politiche per il pieno e libero sviluppo della personalità dei giovani sul piano economico, culturale e sociale;”.
Ha la parola il Consigliere Marangoni.

Enzo MARANGONI. Io su questa legge ho presentato dieci emendamenti ma illustrerò soltanto questo, perché hanno tutti la medesima ratio. Cioè laddove nella legge c’è scritto “enti locali” ho sostituito sempre con la parola “Comuni”. Ho avuto mandato da parte del CAL di fare questi emendamenti, quindi li ho presentati per la gioia di CAL! Ovviamente sto ironizzando. Li ho presentati perchè ritengo che dobbiamo guardare avanti e quindi legiferare, visto che siamo legislatori regionali, prescindendo già da subito dalle Province. Province che io ritengo enti inutili. Mi auguro che il Governo Monti velocizzi il giusto percorso già tracciato dal Governo Berlusconi per abolire, appunto, questi enti, ripeto, inutili.

Paola GIORGI. Il parere è contrario perché entra nel merito della soppressione degli Enti provincia!

PRESIDENTE. Però, Vicepresidente Giorgi, non cominciamo! Emendamento n. 1/2. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Emendamento n. 1/3 del Consigliere Binci:
Dopo la lettera g) è inserita la seguente:
“g bis) sostiene i giovani mediante interventi finalizzati all'incremento dell'occupazione nella loro fascia di età e mediante il sostegno alla realizzazione di iniziative economicamente incentivate da leggi nazionali o regionali”.
Lo pongo in votazione.

Paola GIORGI. Parere contrario.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Emendamento n. 1/3 bis del Consigliere Zaffini:
Dopo la lettera g) è inserita la seguente:
“g bis) promuove la cultura del lavoro a sostegno dei giovani mediante interventi finalizzati all'incremento dell'occupazione nella loro fascia di età e mediante il sostegno alla realizzazione di iniziative economicamente incentivate da leggi nazionali o regionali”.
Ha la parola il Consigliere Zaffini.

Roberto ZAFFINI. Questo emendamento si limita ad inserire una brevissima frase al comma 3 dell’articolo 1, ovvero, promuove la cultura del lavoro. Nell’articolo 1 della nostra Costituzione la parola “lavoro” è fondamentale. Invece purtroppo in questa proposta di legge la parola “lavoro” compare per la prima volta all’articolo 8 quater.
Quindi, soprattutto per il momento di difficoltà in cui si trovano i giovani, penso che la parola “lavoro” debba essere citata sin dal primo articolo.

Paola GIORGI. Parere contrario.

PRESIDENTE. Emendamento n. 1/3 bis. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Emendamento n. 1/4 del Consigliere Binci:
Dopo la lettera g) è inserita la seguente:
“g bis) valorizza i talenti attraverso iniziative che pongano in luce le capacità e il genio creativo delle nuove generazioni”.
Lo pongo in votazione.

Paola GIORGI. Parere contrario.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Emendamento n. 1/5 del Consigliere Zaffini:
Dopo la lettera l) è inserita la seguente:
“l bis) valorizza il patrimonio linguistico minore locale attraverso progetti, iniziative e ricerche relative all'arte, alla poesia e alla musica”.
Ha la parola il Consigliere Zaffini.

Roberto ZAFFINI. Questo emendamento va nella direzione di dare importanza anche alle lingue minori. Purtroppo il linguaggio dei giovani è in mano alla tecnologia, uno strumento sicuramente importante ma molto freddo, mentre la ricchezza e il calore delle nostre lingue tradizionali eviterebbe questo comportamento assai massificato delle nuove generazioni.
Tanto è vero che le stesse nuove generazioni stanno riscoprendo e quindi si organizzano in band musicali con l’uso delle lingue locali.
Insomma, questo emendamento va nella direzione, ripeto, di riscoprire, di ricercare il patrimonio delle lingue minori.

Paola GIORGI. Parere contrario.

PRESIDENTE. Emendamento n. 1/5. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Emendamento n. 1/6 del Consigliere Zaffini:
Dopo la lettera l) è inserita la seguente:
“l bis) valorizza i mestieri artigianali manuali, promuovendoli attraverso campagne di sensibilizzazione, borse lavoro al fine di rendere tali lavori un'effettiva e gratificante alternativa al lavoro dipendente”.
Lo pongo in votazione.

Paola GIORGI. Parere contrario.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Articolo 1, così come emendato. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 1bis.
Subemendamento 1bis/01/1 dei Consiglieri Ciriaci, Zaffini, Acquaroli:
Al comma 1 le parole “tra i diciotto e i trentacinque anni” sono sostituite dalle seguenti: “tra i sedici e i trentacinque anni”.
Ha la parola il Consigliere Zaffini.

Roberto ZAFFINI. Questo emendamento si riferisce all’età considerata in questa legge. Quando avevo sedici anni e vedevo un trentacinquenne dicevo “ma guarda che vecchio!”. Come possiamo cioè comprendere un’età così ampia dai 16 ai 35 anni! Qui siamo veramente sulla questione dei bamboccioni. Questa adolescenza che non finisce mai è veramente incomprensibile. Tanto più che a quarant’anni arriva la sindrome di Peter Pan!
Secondo me stiamo veramente esagerando ad allargare questa fascia di adolescenza infinita. Io capisco che in questa legge si contempla anche la politica abitativa, che è un problema più delle fasce alte, ma non si può considerare giovane una persona di 35 anni. Ma a che età dovremmo essere considerati maturi nella nostra vita!
Secondo me dobbiamo abbassare questa fascia di età portandola da 18 sino 30 anni.

Paola GIORGI. La Commissione ha già presentato, per i motivi che ho spiegato prima nella mia relazione, l’emendamento n. 1 bis/1 a firma Ortenzi, che modifica proprio l’età minima dell’intervento da 18 a 16 anni. Quindi visto che prima è in votazione questo subemendamento magari lo votiamo favorevolmente e poi ritiriamo l’emendamento n. 1bis/1.

PRESIDENTE. Però, scusate, Consiglieri, non è il bar dello sport! Chi vuole intervenire chieda la parola! Prego, Consigliera Ciriaci.

Graziella CIRIACI. Solo per chiarezza, nel subemendamento l’età riportata è tra i 16 e 35 anni non da 18 a 30.

PRESIDENTE. Ha chiesto la parola il Consigliere Binci, ne ha facoltà.

Massimo BINCI. Anch’io ho proposto con un emendamento l’abbassamento dell’età minima da 18 a 16 anni. Quindi per evitare l’errore dell’altra volta, ossia che la non approvazione di questo subemendamento poi bocci tutti gli emendamenti successivi, direi che questa è l’unica occasione che abbiamo per votare l’abbassamento a 16 anni.

Paola GIORGI. La volontà della Commissione è quella di riportare a 16-35 anni. Quindi, secondo me, andrebbe ritirato tutto e votato l’emendamento della Commissione, che appunto risponde alle esigenze dei vari emendamenti presentati sulla questione.

PRESIDENTE. Ha chiesto la parola la Consigliera Ciriaci, ne ha facoltà.

Graziella CIRIACI. Presidente, ritiro il subemendamento 1bis/01/1 un quanto verrà accolto successivamente.

PRESIDENTE. Bene. Subemendamento n. 1 bis/01/1. Ritirato.
Ha chiesto la parola il Consigliere Trenta, ne ha facoltà.

Umberto TRENTA. Presidente, faccio mio il subemendamento che ritira la Consigliera Ciriaci.

PRESIDENTE. E’ già stato ritirato, Consigliera Trenta. Per opporsi al ritiro lo avrebbe dovuto fare suo prima che la Consigliera Ciriaci ne chiedesse, appunto, il ritiro, perché a quel punto in quanto firmatario era titolato a farlo.

Emendamento n. 1 bis/01 del Consigliere Zaffini:
Al comma 1 le parole “tra i diciotto e i trentacinque anni” sono sostituite dalle seguenti: “tra i sedici e i trent'anni”.
Lo pongo in votazione.

Paola GIORGI. Parere contrario.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Emendamento n. 1bis/1 della Consigliera Ortenzi:
Al comma 1 sostituire la parola “diciotto” con la parola: “sedici”.
Lo pongo in votazione.

Paola GIORGI. Parere favorevole.

(L’Assemblea legislativa approva)

Emendamento n. 1bis/2 del Consigliere Binci. Decaduto.

Emendamento n. 1 bis/3 del Consigliere Marangoni. Decaduto.

Articolo 1 bis, così come emendato. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 2.
Emendamento n. 2/1 del Consigliere Marangoni:
Il comma 3 è così sostituito:
“3. I Comuni attuano, nell'ambito della propria autonomia, per quanto di competenza, le disposizioni della presente legge attraverso gli strumenti di programmazione previsti dai loro ordinamenti. Detti strumenti specificano, integrano e realizzano quanto disposto dalla pianificazione di cui ai commi 1 e 2.”.
Lo pongo in votazione.

Paola GIORGI. Parere contrario.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Articolo 2. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 3. Soppresso.

Articolo 4. Soppresso.

Articolo 5.
Emendamenti n. 5/1, n. 5/2, n. 5/3 del Consigliere Marangoni. Decaduti.

Articolo 5. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 6.
Emendamenti n. 6/1, n. 6/2 del Consigliere Marangoni. Decaduti.

Articolo 6. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 6 bis. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 6 ter.
Emendamento n. 6 ter/1 della Consigliera Ortenzi:
Alla lettera a) del comma 1 sostituire le parole “soggetti istituzionali oppure” con le seguenti parole: “soggetti istituzionali o soggetti sociali o”.
Lo pongo in votazione.

Paola GIORGI. Parere favorevole.

(L’Assemblea legislativa approva)

Emendamento n. 6 ter/2 del Consigliere Marangoni. Decaduto.

Articolo 6 ter, così come emendato. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 7. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 7 bis.
Emendamento n. 7 bis/1 del Consigliere Cardogna:
L'art. 7 bis è sostituito dal seguente:
"Art. 7 bis (Consulta regionale dei giovani)
1. Al fine di favorire il raccordo tra i giovani e la Regione e per promuovere la conoscenza del mondo giovanile, è istituita presso l'Assemblea legislativa la Consulta regionale dei giovani, di seguito denominata Consulta.
2. La Consulta è composta:
a) dal Presidente dell'Assemblea legislativa regionale che la presiede o da un Vice Presidente delegato;
b) da un consigliere regionale per ogni gruppo politico presente nell'Assemblea legislativa regionale;
c) da otto rappresentanti dei giovani eletti dalle associazioni iscritte nell'elenco di cui al comma 3;
d) da quattro rappresentanti degli studenti universitari, designati dagli organismi rappresentativi degli studenti;
e) da tre rappresentanti dei movimenti giovanili delle organizzazioni sindacali dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul territorio regionale;
f) da due rappresentanti dei giovani imprenditori designati dalle associazioni di categoria comparativamente più rappresentative sul territorio regionale;
g) un rappresentante del servizio diocesano per la pastorale giovanile;
h) un rappresentante dei giovani per ogni confessione religiosa con cui lo Stato abbia stipulato un'intesa ai sensi dell'art. 8, comma 3, della Costituzione.
3. E' istituito l'elenco regionale delle associazioni giovanili cui sono iscritte le associazioni che hanno sede e svolgono la propria attività nella regione. Nell'elenco possono essere iscritte le associazioni che operano in materia sociale, socio-sanitaria ed assistenziale, del turismo sociale, del tempo libero, dello sport, della pace e della fratellanza tra i popoli, del pluralismo delle culture, della tutela dei diritti, dell'ambiente, della tutela del patrimonio ambientale ed artistico, della cultura, dell'educazione, della ricerca etica e spirituale, della promozione della solidarietà. L'elenco è costituito secondo criteri e modalità stabiliti dalla Giunta regionale. 4. Si considerano organizzazioni giovanili, ai fini della presente legge, le organizzazioni composte prevalentemente da giovani di età compresa tra i 18 ed i 3 5 anni. L'elenco è costituito secondo criteri e modalità determinati dalla Giunta regionale.
5. La Consulta:
a) svolge funzioni propositive e consultive sulle politiche regionali a favore dei giovani nei confronti dell'Assemblea e della Giunta regionale;
b) promuove progetti, ricerche, incontri e dibattiti pubblici sui temi attinenti la condizione giovanile.
7. La Consulta dura in carica quanto la legislatura.
8. La Consulta è costituita secondo criteri e modalità determinati dall'Ufficio di Presidenza dell'Assemblea legislativa. Ai fini della costituzione della Consulta i soggetti di cui alle lettere b), c), d), e), f), g ed h) del comma 2, inviano le proprie designazioni entro trenta giorni richiesta da parte degli organi regionali competenti. Decorso tale termine, la Consulta è costituita in presenza della maggioranza dei componenti, salvo integrazioni.".
Ha chiesto la parola il Consigliere Cardogna, ne ha facoltà.

Adriano CARDOGNA. Avendo notato che nella legge n. 46/1995 non era previsto nessun organismo di consultazione, ho colto favorevolmente il fatto che in questa proposta di legge è invece previsto, lo ritengo un elemento qualificante.
Ora il mio tentativo è quello di rendere il più aperto possibile tale organismo. Propongo cioè una diversa rappresentanza che privilegi le organizzazioni giovanili. Colgo quelle modalità stabilite dalla Giunta regionale a coinvolgere i rappresentanti giovanili di quella miriade di organizzazioni che ci sono nella nostra regione e nel mondo della società nei campi più disparati della solidarietà, del volontariato, ecc..
E sopratutto voglio cogliere il coinvolgimento dell’Assemblea legislativa come rappresentanza all’interno di quell’organo, quindi non della Giunta. Il tema è, come dire, di appartenenza alla società marchigiana, quindi ritengo che l’Assemblea legislativa sia quella che meglio può relazionarsi in una vasta opera di consultazione e di coinvolgimento.

PRESIDENTE. Ha chiesto la parola il Consigliere Marangoni, ne ha facoltà.

Enzo MARANGONI. Volevo ringraziare il Consigliere Cardogna! Io ho tre figli che mi dicono sempre che sono vecchio - e penso capiti a tutti -, invece qui adesso scopro di essere giovane. Perché? Perché all’articolo 7 bis, comma 2, lettere a) e b) il Consigliere Cardognai dice che io devo far parte della Consulta dei giovani. La lettera a), infatti, dice che la Consulta è composta dal Presidente dell’Assemblea legislativa – quindi il Presidente Solazzi è giovanissimo, è un ragazzo! - mentre la lettera b) stabilisce che un Consigliere regionale per ogni gruppo politico fa parte di questo organismo. Quindi grazie, Consigliere Cardogna, ho uno strumento in più per dire ai miei figli che non sono così rincoglionito ma che sono ancora giovane!
Insomma, mi sembra davvero un emendamento ridicolo, quindi voterò contro.

PRESIDENTE. Emendamento n. 7 bis/1. Lo pongo in votazione.

Paola GIORGI. Parere contrario.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Emendamento n. 7 bis/2 della Consigliera Ortenzi:
Dopo la lettera c) del comma 2 inserire la seguente:
“c bis) 5 rappresentanti degli studenti delle scuole secondarie superiori designati dalle consulte provinciali degli studenti.”.
Lo pongo in votazione.

Paola GIORGI. Parere favorevole.

(L’Assemblea legislativa approva)

Emendamento n. 7 bis/3 della Consigliera Ortenzi:
Alla lettera d) del comma 2 aggiungere infine le seguenti parole: “designati dalle organizzazioni medesime”.
Lo pongo in votazione.

Paola GIORGI. Parere favorevole.

(L’Assemblea legislativa approva)

Emendamento n. 7 bis/4 del Consigliere Perazzoli:
Dopo la lettera e) del comma 2 inserire la seguente:
“f) 5 rappresentanti delle formazioni giovanili dei partiti politici designati dalla Conferenza dei Presidenti dei Gruppi consiliari.”
e conseguentemente: al comma 6 dell'articolo 7 bis sostituire le parole “e e) con le parole “e) ed f)”.
Lo pongo in votazione.

Paola GIORGI. Parere favorevole.

(L’Assemblea legislativa approva)

Emendamento n. 7 bis/5 del Consigliere Perazzoli:
Dopo la lettera e) del comma 2 inserire le seguenti:
“f) 5 rappresentanti dei giovani amministratori comunali designati dall'Associazione regionale dei Comuni marchigiani (Anci Marche);
g) 1 rappresentante dei giovani amministratori provinciali designato dall'Unione regionale delle Province marchigiane (Upi Marche).”
e conseguentemente: al comma 6 dell'articolo 7 bis sostituire le parole “ed e) con le parole “e), f)” e g).
Lo pongo in votazione.

Paola GIORGI. Parere favorevole.

(L’Assemblea legislativa approva)

Emendamento n. 7 bis/6 del Consigliere Binci:
Dopo le parole “di età compresa tra” sostituire la parola “18” con la parola: “16”.
Lo pongo in votazione.

Paola GIORGI. Parere favorevole.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 7 bis, così come emendato. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 8. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 8 bis.
Emendamento n. 8 bis/1 del Consigliere Marangoni. Decaduto.

Articolo 8 bis. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 8 ter. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 8 quater.
Emendamento n. 8 quater/1 della Consigliera Ortenzi:
Al comma 1 dell'articolo 8 quater sostituire le parole "e a stabilizzare le condizioni di precariato" con le seguenti: ", a superare le condizioni di precariato nonché a sostenere un'occupazione stabile e di qualità".
Lo pongo in votazione.

Paola GIORGI. Parere favorevole.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 8 quater, così come emendato. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 8 quinquies.
Subemendamento n. 8 quinquies/1/1 dei Consiglieri Acquaroli, Binci:
Dopo le parole “in tutti i settori” in fine aggiungere: “tramite l’istituzione e il finanziamento di un bando volto a finanziare le migliori idee imprenditoriali innovative presenti sul territorio”.
Ha la parola il Consigliere Acquaroli.

Francesco ACQUAROLI. E’ consequenziale al mio intervento. Con questo subemendamento, infatti, chiediamo di istituire un bando per premiare le migliori imprenditorialità, le migliori idee presenti sul territorio, per rafforzare sul territorio la presenza dei giovani, oltre che dare un significato di speranza a chi si sa proporre anche tramite le vie istituzionali.
Chiaramente è un bando da studiare tutti insieme, ma secondo noi intanto deve risultare in questa legge.

PRESIDENTE. Subemendamento n. 8 quinquies/1/1. Lo pongo in votazione.

Paola GIORGI. Parere favorevole.

(L’Assemblea legislativa approva)

Emendamento n. 8 quinquies/1 della Consigliera Ortenzi:
Al comma 1 dopo le parole “imprenditorialità giovanile” inserire le seguenti: “in tutti i settori”.
Lo pongo in votazione.

Paola GIORGI. Parere favorevole.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 8 quinquies, così come emendato. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 8 sexies. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 8 septies. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 8 octies. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 9. Soppresso.

Articolo 10. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 11.
Emendamento n. 11/1 del Consigliere Cardogna. Ritirato.

Articolo 11. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 11 bis. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Coordinamento tecnico. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Passiamo alle dichiarazioni di voto. Ha chiesto la parola il Consigliere Binci, ne ha facoltà.

Massimo BINCI. E’ per motivare il mio voto favorevole su questa legge, visto che in precedenza avevo fatto un intervento critico.
E’ infatti ora stato accolto l’emendamento dell’abbassamento dell’età a 16 anni, che mi sembra importante. Come pure l’allargamento della Consulta con ulteriori 5 giovani delle scuole superiori, che bilancia un po’ il peso dei giovani; giovani che non stanno lì certo per dovere ma perché vogliono partecipare alla costruzione di una politica giovanile. Inoltre è stata accolto l’emendamento che ho presentato con il Consigliere Acquaroli riguardo a bandi per favorire i progetti dei giovani con idee creative e innovative.
Certamente rimane la riflessione sulla costruzione di questa legge, che comunque dovrà accompagnarci in un percorso successivo. Cioè sempre di più le politiche giovanili debbono essere costruite dai giovani. Perché se diciamo che i giovani sono creativi, che ci sono giovani che addirittura vanno a collaborare con le imprese e le università all’estero, ritengo che siano certamente anche in grado di delineare le politiche che riguarda il loro futuro.
Spesso si dice che i giovani devono trovare posto all’interno della politica, delle amministrazioni, delle attività economiche, ma poi non riusciamo a coinvolgerli neppure quando si deve decidere il loro futuro sulla carta.
Dunque un vulnus di questa legge, ma anche della politica o comunque degli adulti rispetto ai giovani, è quello di non lasciare ai giovani spazio e opportunità di scrivere il loro futuro.
Seppure secondo me questo è quasi un difetto ideologico, come dire, un peccato originale, che certamente non è che si può modificare solo attraverso una legge, è un percorso, un processo culturale che dobbiamo mettere in atto.
Il mio voto su questa proposta di legge è comunque favorevole.

PRESIDENTE. Ha chiesto la parola il Consigliere Zaffini, ne ha facoltà.

Roberto ZAFFINI. Questa legge ha propositi, obiettivi che possono essere condivisibili, però poi risulta fortemente burocratica e centralista.
Condivido il peccato originale di questa legge così come espresso anche dal CAL. Questa legge alla fine espropria il territorio in materia di iniziative destinate ai giovani, ovvero quel principio della sussidiarietà e del federalismo che in questo settore è molto importante in quanto a che fare con la libertà di espressione dei territori.
La Giunta in questo caso si è immediatamente adeguata al nuovo percorso del Governo Monti, che infatti ha cancellato il Ministero per l’applicazione del federalismo sostituendolo con il Ministero della coesione territoriale. Con questo possiamo subito notare quale adeguamento della strategia politica stia avvenendo in questo momento nel nostro Paese, ossia un ritorno al centralismo, come appunto vediamo bene anche in questa proposta di legge.
Noi dunque siamo contrari perché siamo convinti che la coesione territoriale avviene dando libertà alle autonomie ove ognuna ha le proprie originali riforme richieste.
Ad esempio all’articolo 6 bis si vede la possibilità per la Giunta di stipulare intese o accordi con soggetti pubblici e privati. Ma questi soggetti pubblici e privati vivono nel territorio, hanno competenze nel territorio, non hanno assolutamente rapporti con la Giunta.
Insomma, è veramente una situazione inconcepibile.
Qual è il motivo di questo nuovo accentramento? Perché si vuole mettere il cappello o le manette alla libertà creativa dei giovani del nostro territorio?
Qui il rischio è di una sterile omologazione degli interventi, di una captazione diretta verso gli interessati, di una visibilità rivolta solo all’assessorato competente come unico elargitore di benefici di questa legge.
Quindi la Lega Nord voterà contro.

PRESIDENTE. Ha chiesto la parola il Consigliere Trenta, ne ha facoltà.

Umberto TRENTA. Durante la discussine di questa legge mi è venuta alla mente una considerazione: il tempo dell’ermetismo. E quindi mi urge l’obbligo di ricordare una frase di Carlo Bo: “Vogliamo cogliere, fosse magari per un momento, il senso della vita: questo mistero che urge e ci supera eternamente”.
Oggi in Aula parliamo dei giovani, facciamo una legge sui giovani, bene, non credo non si possa essere d’accordo, non credo non possa essere d’accordo chi ad esempio come il Consigliere Trenta è padre di tre figli. Però a me qui sembra sempre di ascoltare l’insegnamento del maestro Adolf Loos: Parole nel vuoto.
Mi chiedo allora: quanto questa legge potrà veramente andare in direzione del nostro futuro? Non si può codificare il bene della vita. Il disagio giovanile va interpretato. Voglio ad esempio richiamare quel fatto luttuoso che ieri abbiamo celebrato nella città di Ascoli, quello cioè di un ragazzo sedicenne che ha deciso di interrompere la sua vita. Ecco, nessuno di noi può dichiararsi estraneo a simili fatti, Presidente.
Quando parliamo dei giovani parliamo di quella creatività che deve essere distante dall’ipocrisia. I giovani sono autentici, veri. I giovani vogliono essere attori principali della loro vita. Non basta certo una legge, che poi in aggiunta, come sempre, viene anche emendata da una scriteriata, per non dire fuori luogo, sequenza di emendamenti.
I giovani non hanno bisogno di distinzione di sesso, razza, religione, credo neppure politico, hanno solo diritto ad esprimersi con quella autenticità che si portano dentro, quella autenticità che per noi dovrebbe essere da insegnamento, per noi che oggi abbiamo la presunzione di codificare una legge per loro.
E’ un’elargizione? Non ha senso, non ha luogo. E’ una considerazione per i giovani? Avrebbe senso e luogo. E questo sarebbe il luogo deputato, caro Presidente. Allora proprio a lei, Presidente, a lei che è illuminato di questa Assemblea legislativa perché all’interno del suo credo politico batte anche un cuore di padre, a nome di tutta l’Assemblea legislativa dico: possiamo sentirci soddisfatti se questo è? Io sinceramente mi trovo in forte imbarazzo, però visto che i lavori dell’Aula…Assessore Donati e Consigliere Binci, grandi fautori della querelle politica di quest’Aula, se gentilmente mi fate continuare il discorso con il Presidente Solazzi forse con un gesto di educazione vi dico anche grazie! Per cui, Presidente, ritornando a questa legge e a quella serie di leggi che vengono in Aula, le stavo dicendo che non dobbiamo dimenticarci che fuori da qui c’è un messaggio vero.
Quei giovani che oggi stiamo privando di quella necessaria felicità dell’essere un domani si troveranno anche castrati del mondo del lavoro. Prima sentivo parlare il Consigliere padano Zaffini di introduzione dei dialetti. Signori miei, qui c’è solo una lingua che può ancora avvicinarci ai nostri giovani, il linguaggio dell’amore: verità, giustizia, amore e libertà. Sono questi i dogmi che non possono essere negoziati da una sterile legiferazione in Aula. Su questo un richiamo a riflettere.
Sinceramente io ho imbarazzo a partecipare alla votazione e quindi non voterò.

PRESIDENTE. Ha chiesto la parola il Consigliere Cardogna, ne ha facoltà.

Adriano CARDOGNA. E’ per confermare il mio voto favorevole a questa proposta di legge. Però voglio sottolineare che è un voto favorevole assolutamente tecnico.
Era cioè opportuna una rivisitazione della legge 46/1995 in quanto è passato troppo tempo e perché ci sono delle risorse e dei progetti ancora da realizzare. Certamente, riprendendo le parole dell’Assessore Petrini, non è qui che si possono risolvere i problemi dei giovani, ma sicuramente è da qui, oggi, come spero in un prossimo futuro, che può nascere l’impegno sulle due grandi emergenze, scuola e mercato del lavoro. Due settori che possono risolvere il problema della partecipazione attiva dei giovani alla vita sociale e politica di questo nostro Paese.

PRESIDENTE. Ha chiesto la parola il Consigliere Acquaroli, ne ha facoltà.

Francesco ACQUAROLI. Rispetto a questa proposta di legge il fatto che l’Assemblea abbia recepito alcuni miglioramenti proposti – ricordo l’emendamento riguardante l’abbassamento dell’età a 16 anni oppure quello a mia firma e del Consigliere Binci sui bandi orientati a premiare l’intraprendenza e la meritocrazia dei giovani o quello sull’allargamento della Consulta anche ai rappresentanti degli studenti delle scuole medie superiori – è sicuramente un’apertura importante che va ad incidere nell’efficacia che la legge stessa deve avere nel territorio.
Rimane comunque da parte del Gruppo del PdL una visione critica sull’impostazione generale della legge. Ad esempio rileggendo gli emendamenti sono un po’ stupìto che sia stato bocciato quello che parla di valorizzare quelle iniziative che pongono in luce la capacità, il genio creativo delle nuove generazioni. La nostra regione è espressione dell’artigianato, di quella capacità dell’individuo di creare uno strumento di ricchezza e di benessere. Noi abbiamo dei marchi che a tutt’oggi continuano a conquistare, a dominare i mercati mondiali.
Quindi nonostante ci siano state delle iniziative volte a migliorare questa legge credo che possa essere ulteriormente studiata e ristrutturata affinché riesca ancora rispondere alle esigenze dei tanti, tanti giovani che fuori da quest’Aula stanno vivendo un momento di scoraggiamento e di disagio.
Il nostro sarà quindi un voto di astensione - miglioriamo pertanto la posizione iniziale -, con l’auspicio che presto si ritorni a discutere nella Commissione competente e in quest’Aula affinché quegli input che sono stati dati siano recepiti totalmente in una inquadratura diversa, in una prospettiva innovativa per risolvere le problematiche dei giovani, ma non solo, anche per la vita quotidiana che oggi per loro è davvero un percorso ad ostacoli.

PRESIDENTE. Ha chiesto parola la Consigliera Romagnoli, ne ha facoltà.

Franca ROMAGNOLI. Tutto si può fare meglio, e il meglio spesso è nemico del fare, ma sicuramente è meglio di quello che avevamo, un impianto che era davvero ideologico e passatista.
Non convengo con il collega Zaffini quando dice che questa legge estromette i territori, espropria gli enti locali e che addirittura è centralista. Credo che serva un attimo di serietà.
Una Regione che fa il proprio dovere e che svolge la propria programmazione in difesa anche di una uniformità di trattamento dei territori non è una forma di esercizio di centralismo bensì lo svolgimento equo e paritario della funzione legislativa e di quello che siamo tenuti a fare.
Quindi a mio avviso nessuno può vivere come esproprio il fatto che la Regione eviti dispersioni, duplicati, tutta quella sorta, purtroppo, di disparità di trattamento che le Province e i Comuni, lasciati a se stessi, lasciati a una programmazione peraltro impropria, possono determinare. Cioè il giovane deve avere le stesse opportunità lavorative, di sviluppo, di tempo libero e ricreative, sia che viva a Pesaro o a San Benedetto o a Fermo ecc..
Mettiamoci peraltro in testa che non è più il momento che tutti possono fare tutto. Non è più il momento che gli enti locali o le associazioni possono fare tutto. Lo spirito con il quale riformeremo gli enti di secondo grado, gli enti partecipati, non deve essere più quello di mettere un nostro rappresentante su questo o quell’ente, su questo o quel consorzio, su questo o quella provincia o quella consulta, per far sì che Regione possa assolvere a quella sua funzione programmatoria. Perché questo significa soltanto porre le proprie pedine, appartiene cioè ad una logica di altro tempo. E soprattutto fa sì che tutti facciano tutto ma senza poi garantire un’uniformità di trattamento.
Se la Regione ha razionalizzato la materia, ha detto cosa gli spetta fare e cosa spetta agli enti locali, senza voler togliere niente a nessuno e soprattutto in un’ottica di programmazione, di gestione e di esecuzione, che devono comunque essere diverse, credo abbia svolto un’assunzione importante e seria di responsabilità.
E ci conforta peraltro, in questo nostro voto favorevole, il fatto che gli obiettivi posti alla base di questa legge - che saranno poi gli obiettivi del piano che dovremo rifare, perché quello era plasmato sulla legge 46, come pure gli obiettivi dei bandi, che mi va bene se ne facciano il più possibile - sono gli stessi europei e sono gli stessi anche alla base della programmazione e delle intese quadro che stiamo sottoscrivendo con il Ministero. L’intesa nazionale del Ministero della gioventù poneva al primo posto l’occupazione, lo sviluppo, le tutele per i giovani. Ecco, sulla base di questi obiettivi, proprio perché riscontrati nella programmazione regionale, si è firmata un’intesa venti giorni fa. Noi, per carità, come Commissione, come Assemblea legislativa, vogliamo gestirla, esserne a conoscenza, seppure sia un’attività che se svolta non torna in Assemblea legislativa, e che sarà sicuramente implementata di bandi ecc., però, ecco, il Governo nazionale ha dato un bel po’ di soldi, quindi ecco perché c’è stata questa uniformità, questa c.d. intesa quadro – intesa, lo dice la parola stessa - su valori comuni.
Bene, questo ci conforta, perché dato il momento tutti gli organismi, dall’Europa al Governo agli Enti locali, si muovono nella stessa direzione, che principalmente è quella dell’emergenza occupazionale e dello sviluppo per il giovane.

PRESIDENTE. Proposta di legge n. 102, così come emendata. La pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)


Proposta di legge regionale n. 134
ad iniziativa della Giunta regionale
“Disciplina dell'attività di tintolavanderia”
(Discussione e votazione)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la proposta di legge n. 134 ad iniziativa della Giunta regionale. Ha la parola il relatore di maggioranza Consigliere Badiali.

Fabio BADIALI. La proposta di legge in esame disciplina l'attività professionale di tintolavanderia così come definita dalle legge nazionale n. 84/2006.
La normativa proposta recepisce anche l'articolo 79 del decreto legislativo n. 59/2010 per quanto attiene le modalità di inizio attività, la durata dei corsi di qualificazione e le disposizioni che disciplinano la segnalazione certificata di inizio attività (SCIA) di cui all'art. 49 del decreto legge n 78/2010.
Si evidenzia, infatti, che la proposta prevede che l'esercizio dell'attività di tintolavanderia sia subordinata alla presentazione della SCIA, allo sportello unico per le attività produttive, fatte comunque salve le autorizzazioni denominate relative alla normativa ambientale e sanitaria, che appunto hanno un altro iter.
La SCIA è valida per i locali in essa indicati, e nella stessa deve essere indicato il nominativo del responsabile tecnico in possesso dell'abilitazione professionale.
E' da sottolineare, comunque, che la proposta è volta ad assicurare l'omogeneità dei requisiti professionali e la parità di condizioni di accesso al mercato delle imprese del settore, nonché la tutela dei consumatori e dell'ambiente.
La proposta disciplina le competenze della Regione, delle Province e dei Comuni. In particolare la Giunta regionale: definisce i contenuti e i programmi dei corsi, nonché l'identificazione dei diplomi inerenti l'attività e le modalità di svolgimento degli esami; promuove la costituzione di commissioni arbitrali e conciliative; approva le modalità per lo sviluppo del settore al fine di migliorare la qualità dei servizi per il consumatore ed assicurare le migliori condizioni di accessibilità ai servizi medesimi.
Le Province, invece, provvedono all'autorizzazione delle iniziative di formazione professionale e al rilascio della relativa abilitazione professionale.
Ai Comuni compete: la regolamentazione dei requisiti per migliorare la qualità dei servizi per i consumatori e per assicurare le migliori accessibilità ai servizi stessi, secondo le modalità stabilite dalla Giunta regionale; la vigilanza e controllo, nonché l'irrogazione delle sanzioni amministrative; l'accertamento del conseguimento del periodo di inserimento lavorativo e del possesso del diploma per l'esercizio delle attività.
Si sottolinea, infine, che la proposta disciplina anche le procedure in caso di trasferimento, sospensione e cessazione delle attività.

PRESIDENTE. Ha la parola il relatore di minoranza Consigliera Foschi.

Elisabetta FOSCHI. A dir la verità in Commissione nel visionare questo provvedimento abbiamo aperto una discussione sulla rispondenza dell’attività di questa Assemblea legislativa, e comunque delle Assemblee legislative in generale, a quelle che sono le necessità che incontra il mondo artigiano.
Con questo provvedimento, così come ha detto il relatore di maggioranza Badiali, recepiamo la legge nazionale n. 84/2006 e il decreto legislativo n. 59/2010, in particolare l’articolo 29.
Quindi questa Assemblea legislativa recepisce una norma nazionale esistente e valida, che produce i suoi effetti anche a prescindere dalla nostra normativa, però accade questo. Ossia, noi facciamo una norma per tutelare i consumatori, l’ambiente, i titolari di queste attività, ma poi facciamo finta di non vedere il problema vero e più sentito di questa categoria di artigiani. Una categoria che soffre non soltanto per quella crisi in corso che colpisce un po’ tutti i settori ma anche per la presenza di una concorrenza talvolta sleale. Una concorrenza che noi riconosciamo, che ammettiamo, nei confronti della quale, però, non interveniamo perché la riteniamo un’attività commerciale, non artigiana, e quindi una attività che esula dalla competenza di questa proposta di legge.
Allora mi chiedo, che funzione abbiamo? Bèh, se la nostra funzione è quella di declinare in chiave regionale una norma nazionale forse abbiamo una funzione limitata.
Io comprendo quando mi si dice che andare a legiferare quando non esiste un quadro normativo nazionale non è possibile, però non lo condivido appieno, o quanto meno dico a questa Assemblea che avrebbe potuto provarci. La Giunta non si sarebbe dovuta limitare a fare solo un provvedimento di declinazione della norma nazionale, avrebbe invece potuto provare a fare una norma che andasse a toccare non solo l’ambito artigiano ma anche l’ambito commerciale, che quindi provasse a risolvere un’anomalia che comporta difficoltà serie per il settore. E specifico quale.
Noi oggi andiamo a normare l’attività delle tintolavanderie, un’attività artigiana. Ma sappiamo, anche per esposizione dei diretti interessati, che esiste ad oggi una situazione un po’ anomala, ovvero la presenza di lavanderie self service che di fatto mettono in concreta difficoltà il settore delle tintolavanderie artigiane, verso le quali andiamo appunto a dettare delle norme anche stringenti, a burocratizzare ulteriormente gli adempimenti che devono compiere. Però, ripeto, abbiamo in parallelo l’attività delle lavanderie self service che dovrebbe limitarsi a mettere a disposizione delle lavatrici che funzionano a gettoni senza prevedere l’uso di personale, ma poi così non è, ovvero in molti casi c’è la presenza di un operatore che aiuta a lavare, stira i capi e addirittura ce li recapita o ce li viene a prendere a casa.
Ecco, questo è il vero problema della crisi del settore delle tintolavanderie, cioè una concorrenza sleale che noi, ripeto, vediamo, ammettiamo, riconosciamo, ma verso la quale poi alziamo le mani perché, insomma, non possiamo fare niente. Io invece non sono troppo convinta di questo. Penso, me lo auguro, che la competenza di una Assemblea legislativa sia anche quella di fare altro rispetto alla declinazione di una norma nazionale, altrimenti il nostro compito in questo senso sarebbe davvero ridicolo.
Penso che dalla Giunta uno sforzo poteva essere fatto, invece non c’è nemmeno il recepimento della problematica. Una problematica che ci viene sottoposta anche da alcune categorie, che, certo, fanno un discorso a livello nazionale, parlano di necessità di una Conferenza Stato-Regioni, che però richiamano anche competenze specifiche delle singole Regioni, delle singole Assemblee legislative.
La norma nazionale a cui facciamo riferimento dice che i provvedimenti che le Regioni devono emanare, che è quello che oggi andiamo a votare, riguardano delle precise attività, ovvero quelle attività che eseguono trattamenti di lavanderia, ripulitura chimica, a secco e in umido, di tintoria, di smacchiatura, di stireria. Letta così ci rientrano appieno anche quelle lavanderie self service che non si limitano a fare solo self service ma fanno anche altro, e quindi sarebbero ascrivibili tra le categorie che va a toccare la famosa legge 84/2006. E’ per questo che dico che poteva essere fatto uno sforzo maggiore.
Io ho paura, procedendo in questa maniera, che, sì, facciamo una cosa giusta nel dare piena attuazione a una norma nazionale, ma facciamo un’attività limitata che non va incontro alle reali difficoltà di un settore di cui, ripeto, non possiamo limitarci a dire che esiste un problema ma che non possiamo fare niente. Io mi rifiuto di pensare che siamo in questa condizione.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Marangoni.

Enzo MARANGONI. Ringrazio la relatrice di minoranza Consigliera Foschi per aver inquadrato molto bene il problema.
Ho confrontato questa proposta di legge con la vigente legge nazionale 22 febbraio 2006 n. 84 e non ho visto significative differenze.
Questa mattina ho partecipato alla Commissione per chiedere quale fosse il valore aggiunto della proposta di legge che andremo a votare fra poco rispetto appunto alla legge nazionale, mi è stato risposto che abbiamo introdotto il responsabile tecnico. Bugia! Perché l’articolo 2 della legge n. 84/2006 disciplinava già il responsabile tecnico, tra l’altro anche in maniera molto più dettagliata di come l’abbiamo fatto noi.
Dunque una legge, la nostra, che finisce per essere semplicemente una fotocopia.
Pertanto voglio complimentarmi con la Giunta perché ci ha messo cinque anni, dal 2006 ad oggi, per fare una fotocopia! Cioè noi stiamo varando una legge perfettamente inutile perché è una fotocopia della legge nazionale, e lo facciamo a cinque anni distanza.
Tra l’altro con questa fotocopia a cinque anni di distanza, con questa legge inutile – inutile perché potevano benissimo applicare quella regionale, visto che non abbiamo portato nessun valore aggiunto a quella nazionale - diamo fiato alle trombe delle indagini de Il Corriere della Sera che identifica, studia e confronta il numero dei dipendenti delle varie Regioni italiane, parametrando l’ottimale quello della Lombardia. Per quanto riguarda le Marche, contabilizzando circa 1.500 dipendenti, ne emerge che ne basterebbe un terzo, quindi 500. Bene, io dico che ne basterebbero anche di meno, visto che facciamo le fotocopie a cinque anni di distanza! E se questo è il lavoro della Giunta penso che possiate anche andare a casa.
Veniamo al dunque. Il problema è proprio quello che ha indicato molto bene la Consigliera Foschi. Noi avevamo l’opportunità, e ce l’abbiamo – i miei emendamenti sono in questo senso –, di normare un fenomeno che in assenza di normativa sia nazionale che regionale sta dilagando.
E’ un settore in crisi. Io ho in mano un documento della Cna di Varese che dà una bella fotografia nazionale della crisi del settore. In dieci anni si è passati da 22.600 aziende artigiane lavanderie a 14.488, quindi una contrazione del 36%. Gli addetti sono passati da 45.200 a circa 30.000, quindi mediamente due unità lavorative per lavanderia. Tenete conto che è un settore artigianale, di aziende familiari e che al 99% è gestito da donne.
Uno dei motivi è certamente la crisi economica, ma uno dei motivi individuati da questo documento della Cna è proprio il proliferare delle organizzazioni commerciali di lavanderie self service, ovvero dei locali con lavatrici a gettoni ove il cliente va lì e utilizza i servizi.
Ma il problema però non è tanto questo, nessuno mette in discussione che esistono - esistono i lavaggi a mano delle autovetture così come esistono quelli automatici -, il problema è un altro, è che dietro c’è un abuso. Cioè molto spesso le lavanderie self service operano, in assenza di normativa, per ragioni burocratiche. Nel senso che quello artigiano è l’artigianato e quest’altro è nel commercio, invece queste sono le categorie mentali, come definirebbe Max Weber, da burocrate ottuso.
Noi dobbiamo invece guardare al problema, allora, se le lavanderie self service hanno di fatto personale che ritira il capo, che consegna il capo, che lava, stira e ammira, quindi del personale che fa concorrenza impropria al lavoratore artigiano – e spesso sono anche self service franchising –, bèh, è questo che dobbiamo normare, non fare una fotocopia a distanza di cinque anni di una legge nazionale.
Oggi abbiamo l’occasione – per questo chiedo di approvare i miei emendamenti – di normare invece in maniera innovativa, di essere noi la prima Regione d’Italia – come maggioranza, se volete, la potete anche vendere, ne son contento –. Cioè normare un fenomeno che è lecito solo se rispetta le leggi, quindi lavanderia self service ma senza personale, se non ovviamente quel personale che magari va lì, che so, per aggiustare la lavatrice se si rompe o la macchina dei gettoni che non funziona. Non può esserci, invece, qualcuno che ritira il capo, che lo consegna o che stira o che fa altre funzioni tali da contrastare il sistema artigiano.
L’artigiano ci chiede questo, la Cna ci chiede questo, ci chiedono cioè di intervenire su questi abusi, non tanto, ripeto, di fare la fotocopia della legge nazionale, che peraltro potevamo anche non fare, anche perché, come ho detto poc’anzi, il responsabile tecnico è già individuato nella legge nazionale.
Anzi, noi stiamo mettendo degli ulteriori paletti, stiamo burocratizzando l’artigianato in un vuoto normativo del commercio sullo stesso settore dove garantiamo l’assoluta impunità anche se si violano le norme di legge. Quindi con questa legge l’artigiano lo puniamo due volte. Da una parte gli diamo una normativa più stringente, più cogente, più vincolistica, dall’altra confermiamo l’abuso che è in atto da parte delle lavanderie self service, ovvero lavanderie che mettono dentro del personale e che quindi contribuiscono a far chiudere l’artigiano.
Gli emendamenti che ho presentato sono tutti funzionali a dire che è certamente legittima la lavanderia self service di tipo commerciale ma senza quegli abusi che ci vengono segnalati quotidianamente.
Vi do un dato. Da qui a Natale nella città di Ancona chiuderanno ben tre lavanderie artigiane. Ma questo accade in tutte le città, c’è una moria continua. Quindi se non faremo nulla contribuiremo anche noi alla crisi del settore, che peraltro è un settore femminile al 90%.
Per cui per mettere un argine al fenomeno vi chiedo di approvare gli emendamenti che ho presentato, che sono di buonsenso, che sono ispirati anche alla conoscenza che ho del settore per ragioni professionali. Tra l’altro, come dicevo prima, potremmo anche vendercelo da un punto di vista di immagine, potremo cioè essere la prima Regione che nel vuoto legislativo nazionale e regionale legifera e mette un argine all’abuso di una struttura commerciale di per se lecita, ci mancherebbe, ma che utilizza metodologie tali da massacrare l’artigianato femminile tipico delle lavanderie regionali.

PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Giannini.

Sara GIANNINI. E’ vero quello che dice il Consigliere Marangoni, la proposta di legge è giacente da cinque anni, ma sul testo ci sono stati numerosi interventi e anche pareri contrari del CAL e del CREL.
In realtà questa legge non è una fotocopia della legge nazionale, è un obbligo che discende dalla legge nazionale, ed è uno dei motivi per i quali non si riesce a sancire, sanzionare ed efficacemente contrastare l’effetto delle lavanderie self service. Un problema che conosco bene in quanto le associazioni di categoria l’hanno sollevato a tutti i livelli.
La Regione Marche è la prima in Italia ad approvarla, le altre Regioni ci sono problemi per la sua approvazione, come a significare che le cose che sembrano semplici e sulle quali qualche volta si fa dello spirito in realtà semplici non sono. Se fosse stata semplice l’avremmo approvata cinque anni fa.
Gli interessi che muovono quegli esercizi economici sono molto rilevanti, perché sono esercizi artigiani di prossimità e perchè sono di sostegno all’attività familiare.
Qual è il punto sul quale non sono d’accordo con il Consigliere Marangoni e con la Consigliera Foschi, seppure condivida le loro preoccupazioni?. Noi questa legge la dobbiamo fare proprio in questo modo per dare dei requisiti certi alle attività di tinto lavanderia. Affidiamo ai Comuni l’intervento sulle sanzioni amministrative proprio perché, avendo chiara la normativa regionale che disciplina i requisiti professionali e igienico-sanitari e che stabilisce anche chi fa cosa, possono essere così avviate efficacemente le azioni di contrasto nei confronti di chi abusivamente esercita l’attività di tintolavanderia mascherandola con una lavanderia self service.
Individuati i criteri e individuati i requisiti tecnici, i Comuni hanno la possibilità, attraverso le azioni di vigilanza svolte dai comandi di polizia municipale e da altre forze di polizia e sicurezza, di verificare se vi sono esercizi abusivi di quella professione.
Questo ovviamente non significa che successivamente non potremmo immaginare una disciplina che riguardi più propriamente le lavanderie self service, però è legato anche a un accordo Stato-Regioni, che ancora non è stato siglato ma che dovrebbe essere precedente alla definizione delle attività di individuazione delle diverse categorie professionali e delle successive determinazioni per le sanzioni amministrative da parte del Ministero dello sviluppo economico, che, come voi sapete, in questi ultimi anni è stato affaccendato in molte altre attività e quindi non considerava importante quella delle tintolavanderie.
Quindi adesso noi riprenderemo i contatti con il MISE per costruire l’intesa, intanto per far sì che si possano chiarire a livello nazionale i livelli di sanzione che possono essere validamente irrogati.
Con l’approvazione di questa proposta di legge, inoltre, avendo colmato quel vuoto regionale invocato dalla legge nazionale, potremo consentire ai Comuni - che, ripeto, con questa legge individuiamo come coloro che hanno il controllo e la possibilità di irrogare le sanzioni - di stabilire quali sono gli esercizi abusivi delle attività. Cioè, non possiamo normare se prima non sappiamo cosa sono le tintolavanderie. Oggi è questo il punto che mettiamo.
Mi riservo di avviare in Conferenza Stato-Regioni il confronto con il MISE e con gli altri colleghi delle Regioni per l’accordo e l’intesa. E nel frattempo capire se è necessario, dopo l’accordo e l’intesa, individuare una normativa specifica che disciplini le lavanderie self service.
Tra l’altro il principio che distingue le lavanderie self service dalle tintolavanderie è l’iscrizione al registro delle imprese. Essendo queste degli esercizi puramente commerciali, perché dal punto di vista formale non dovrebbe esserci né assistenza né chi recapita a casa gli abiti, nel nostro ordinamento vengono considerati legittimi. E’ semmai l’abuso che non può essere consentito. E l’abuso deve essere sanzionato, nel momento in cui si verifica e caso per caso, dall’ente locale a cui viene attribuita la funzione di controllo e verifica dell’applicazione corretta dei requisiti che qui approviamo.
Quindi in sostanza questa legge serve a chiarire bene, per gli enti locali, le associazioni di categoria e per coloro che esercitano l’attività, quali sono i criteri per una attività di tinto lavanderia. Per cui per sanzionare ed escludere tutte quelle attività in contrasto o in violazione di queste norme.
Pertanto non è un semplice esercizio di fotocopiatura bensì un’azione importante che facciamo a sostegno di queste attività. Attività che so bene essere in crisi, che probabilmente è gravata anche da una normativa non chiara sulla sua regolamentazione e ne subisce le conseguenze. Però, come dire, è un settore che non può sottrarsi a una crisi che attraversa comunque tutti i settori produttivi ed economici.
Vi chiedo pertanto di approvare questa norma. Vi prego anche di non introdurre emendamenti che potrebbero causare impugnative da parte del Governo, perché allungherebbe soltanto i tempi entro cui individuare i requisiti e non consentirebbe così ai Comuni di agire nei confronti di chi viola la norma regionale e nazionale in materia.

Presidenza della Vicepresidente
Paola Giorgi

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione.
Articolo 1. Lo pongo in votazione.

(L'Assemblea legislativa approva)

Emendamento n. 1 bis/1 del Consigliere Marangoni:
Dopo l'articolo 1 va aggiunto il seguente:
“Articolo 1 bis (Lavanderie self service)
1. La presente legge disciplina inoltre la cosiddette "lavanderie self service" esclusivamente per quanto concerne l'articolo 2 bis, comma 2, lettera f), l'articolo 3, comma 1 bis, l'articolo 3, comma 1 bis, l'articolo 7, comma 1, lettera n). Per lavanderia self service si intende una semplice attività di noleggio attrezzatura, consistente in uno spazio allestito con lavatrici ed essiccatoi utilizzati direttamente dalla clientela, acquistando appositi gettoni e, nel caso ne sia sprovvista, anche i detergenti. Nelle lavanderie self service è tassativamente esclusa la presenza di personale.”.
Ha la parola il Consigliere Marangoni.

Enzo MARANGONI. In questo emendamento do una definizione delle lavanderie self service che è molto semplice, non c’è da fare una Conferenza Stato-Regioni, altrimenti arriviamo all’anno del mai, Assessore. Per lavanderia self service si intende “una semplice attività di noleggio attrezzatura, consistente in uno spazio allestito con lavatrici ed essiccatoi utilizzati direttamente dalla clientela, acquistando appositi gettoni e, nel caso ne sia sprovvista, anche i detergenti. Nelle lavanderie self service è tassativamente esclusa la presenza di personale”.
Così definita questa legge riguarderebbe anche queste lavanderie self service. Questa è la definizione banale e semplicissima di lavanderia self service, peraltro confermata dalle associazioni artigiane.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Badiali.

Fabio BADIALI. Il parere della Commissione è contrario. L’intervento dell’Assessore ha chiarito benissimo la differenza che c’è tra le tintolavanderie e le lavanderie a gettone. Noi oggi dobbiamo stabilire le questioni per le tintolavanderie. Le lavanderie a gettone sono invece un’altra cosa, non ci deve essere personale, altrimenti sarebbero attività abusive. E l’abusivismo deve essere colpito dall’organismo competente, ossia il Comune.

PRESIDENTE. Emendamento n. 1 bis/1. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Articolo 2. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 2 bis.
Emendamento n. 2 bis/1 del Consigliere Marangoni. Decaduto.

Articolo 2 bis. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 3.
Emendamento n. 3/1 del Consigliere Badiali:
Al comma 1 le parole “allo sportello unico per le attività produttive (SUAP) competente per territorio” sono sostituite dalle seguenti: “al Comune nel cui territorio opera l'esercizio, tramite lo sportello unico per le attività produttive (SUAP)”.
Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Emendamento n. 3/2 del Consigliere Marangoni:
Dopo il comma 1 va aggiunto il seguente comma:
“1 bis. La violazione del comma precedente è punita con la sanzione prevista dall'articolo 7”.
Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Emendamento n. 3/3 del Consigliere Marangoni. Decaduto.

Articolo 3, così come emendato. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 4.
Emendamento n. 4/1 del Consigliere Badiali:
Al comma 1 dopo la parola “Comune” sono aggiunte le seguenti: “, tramite lo sportello unico per le attività produttive (SUAP),”.
Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Emendamento n. 4/2 del Consigliere Badiali:
Al comma 3 dopo la parola “Comune” sono aggiunte le seguenti: “, tramite lo sportello unico per le attività produttive (SUAP),”.
Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

PRESIDENTE. Articolo 4, così come emendato. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 5.
Emendamento n. 5/1 del Consigliere Badiali:
Il comma 1 è sostituito dal seguente:
“1. Il Comune, sentite le associazioni di categoria maggiormente rappresentative a livello locale, regolamenta i requisiti per migliorare la qualità dei servizi per i consumatori e assicurare le migliori condizioni di accessibilità ai servizi medesimi, secondo le modalità stabilite dalla Giunta regionale ai sensi dell'articolo 2, comma1, lettera c).”.
Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 6. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 7.
Emendamento n. 7/1 del Consigliere Marangoni. Decaduto.

Articolo 7. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 8. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Coordinamento tecnico. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Passiamo alle dichiarazioni di voto. Ha chiesto la parola il Consigliere Marangoni, ne ha facoltà.

Enzo MARANGONI. Dichiaro il mio voto sfavorevole a questa legge, perché l’unico senso che aveva, secondo me, era quello di introdurre la normativa sugli abusi delle lavanderie self service. Così, ripeto, è solo una fotocopia.
Comunque io presenterò una proposta di legge volta a normare gli abusi del settore, ove mi auguro ci sia il consenso della maggioranza, senza aspettare i tempi biblici della Conferenza Stato-Regioni.
In parte condivido ciò che ha detto l’Assessore, però mi ha incuriosito molto un aspetto che, direi, è di sofismo giuridico – uso un termine eufemistico –, ossia laddove dice che gli abusi delle lavanderie self service sarebbero – uso il condizionale perché a questo punto è d’obbligo – già puniti dalla normativa all’articolo 7. Ma se la legge non norma, non prevede, non regolamenta gli abusi delle lavanderie self service, allora mi chiedo come possa la norma stessa punire gli abusi di un settore, appunto, che non viene normato. Sarebbe dunque interessante capire in che modo l’articolo 7, nelle sue varie lettere, possa punire gli abusi delle lavanderie self service, che questa maggioranza si è rifiutata di approvare attraverso gli emendamenti che ho presentato.

PRESIDENTE. Ha chiesto la parola la Consigliera Foschi, ne ha facoltà.

Elisabetta FOSCHI. Prendo atto di quanto ha detto l’Assessore circa la difficoltà ad inserire in questo provvedimento la disciplina relativa alle lavanderie self service, però ritengo anche che questa normativa sia insufficiente a permettere, come invece lei diceva, Assessore, ai Comuni i controlli e quindi ad intervenire sulle attività illecite relative le lavanderie self service. Non è proprio così. Non è che questo strumento darà la possibilità di salvaguardare. Certo, chi la esegue correttamente sì, però intervenire su chi effettua quelle attività che indicavamo prima, ecco, questo strumento non dà la possibilità.
Per questo motivo ci asteniamo. Forse non siamo neanche a metà cammino. Andiamo a tutelare, anche burocratizzando, quella attività che vorremmo salvaguardare maggiormente, cioè quella a livello familiare che rappresenta una ricchezza e che è anche di maggiore garanzia per il consumatore, però poi non andiamo ad intervenire sull’altro settore, se non rinviando tutto alla Conferenza Stato-Regioni. Ecco, come lei ha detto, questo per noi non è al momento sufficiente per garantire una categoria in crisi, per un motivo o per l’altro, per motivi di attività di governo e per una lentezza nostra. Dobbiamo prendere atto che i tempi della crisi non sono i tempi della burocrazia o delle Assemblee legislative di qualsiasi livello. Quindi vogliamo essere quantomeno un segnale di sprone affinché si accelerino questi tempi, altrimenti non saremo mai utili alla collettività.

PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Giannini.

Sara GIANNINI. Se introducessimo oggi, come ci chiede il Consigliere Marangoni, le precisazioni che attengono alle lavanderie self service, daremo a queste la dignità di attività di tintolavanderie, in quanto le normeremo all’interno della legge. Punto primo.
Punto secondo. Nel momento in cui individuiamo i requisiti positivi per individuare le tintolavanderie self service diamo uno strumento a chi esercita il controllo per impedire l’apertura o il trasferimento di attività succedanee di lavanderia che non hanno i requisiti di cui parla la legge. Se io entro in una lavanderia a gettone e trovo qualcuno che mi lava e stira il vestito ma non lo può fare, questo fatto con la legge che abbiamo approvato, che individua i criteri tecnici, la presenza del responsabile tecnico e le modalità attraverso cui lo stesso deve essere formato, consente già di sanzionare l’abuso con la chiusura di quella attività.
Altre sanzioni non ve ne sono, non c’è una sanzione che può essere differente dalla chiusura dell’esercizio, però le sanzioni, diciamo, di mezzo, come ad esempio le sanzioni pecuniarie, possono intervenire solo dopo un accordo Stato-Regioni.
Io sono del parere che introdurre qui questi argomenti assurge alla dignità comunque di lavanderie alle lavanderie self service che non hanno quelle caratteristiche, che non sono attività artigiane, che non hanno niente a che vedere con le attività svolte dalle tintolavanderie sul territorio. Sono attività completamente diverse.
Accolgo favorevolmente l’impegno dei Consiglieri di opposizione di astenersi sulla legge, seppure avrei preferito dare a questo settore un segnale di unanimità almeno su quei requisiti positivi che attengono alla qualità di tintolavanderia.
Poi dovremo fare un lavoro che riguarda inevitabilmente le lavanderie self service, come ammettono le stesse associazioni di categoria alla Conferenza Stato-Regioni. Per individuare intanto una normativa nazionale che riguardi le lavanderie self service, non possiamo regolamentarle noi a livello regionale. Inoltre individuare le sanzioni, che non sono quelle che costituiscono la chiusura dell’attività, ma sanzioni diverse, ad esempio pecuniarie, di sospensione dell’attività, che però attengono all’esercizio delle lavanderie self service che non hanno niente a che vedere con le tintolavanderie.
Quello che in primo luogo chiedono le associazioni di categoria e gli imprenditori è che vengano totalmente distinti da quell’attività, che per loro non ha niente a che vedere con l’attività intesa in senso classico di tintolavanderia.
E’ per questo che non è opportuno inserire nella stessa legge riferimenti alle lavanderie self service. Perché dovremmo o classificarle, quindi dare loro dignità, oppure introdurre sanzioni che però noi in questo momento non possiamo definire.
L’unica cosa che intanto possiamo fare è classificare, e questo proprio per effetto dell’accordo nazionale che è stato sottoscritto prima dell’approvazione della legge nazionale a cui noi facciamo riferimento.
Quindi il percorso che stiamo facendo è l’unico possibile, non è mancanza di attenzione.
Concludo dicendo che dovremo anche avviare un’attività di sensibilizzazione nei confronti dei Comuni, perché qualche volta – molti di noi sono stati Sindaci e quindi possiamo più facilmente comprendere le difficoltà di gestione – facciamo finta di non vedere. Perché quelle attività sono comunque attività commerciali sul territorio, spesso sono legate a persone che risiedono nel nostro comune. Quindi intervenire per chiuderle è quasi sempre difficile.
Ecco, io credo che dovremmo ragionare anche insieme ai sindaci e agli enti locali per capire come poter essere più selettivi ed incisivi nei controlli.

PRESIDENTE. Proposta di legge n. 134, così come emendata. La pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)


Proposta di legge regionale n. 148
ad iniziativa della Giunta regionale
“Ulteriori modifiche alla legge regionale 5 gennaio 1995, n. 7 “Norme per la protezione della fauna selvatica e per la tutela dell'equilibrio ambientale e disciplina dell'attività venatoria”
(Inizio discussione e rinvio in Commissione)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la proposta di legge n. 148 ad iniziativa della Giunta regionale. Ha la parola il relatore di maggioranza Consigliere Badiali.

Fabio BADIALI. La proposta di legge in esame apporta alcune ulteriori modifiche alla legge regionale n. 7/1995, già oggetto di profonda revisione con la recente legge regionale n. 15/2011.
Si evidenzia che la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha proposto ricorso davanti alla Corte Costituzionale per la dichiarazione di illegittimità costituzionale delle disposizioni inerenti la caccia in deroga (art. 27, commi 5 bis e 5 ter) e le modalità di approvazione del calendario venatorio (art. 30, comma 1).
La proposta dispone, pertanto, la modifica delle disposizioni oggetto di impugnativa.
La caccia in deroga è limitata a dieci giornate per l'intera stagione venatoria; come previsto, ad esempio, nelle regioni Umbria e Toscana, noi invece prima prevedevamo gli ultrasessantacinquenni per tutto il periodo
Per quanto concerne le modalità di applicazione del calendario venatorio è stabilito che viene approvato dalla Giunta regionale, sentiti l'ISPRA e l'OFR, innovando a quanto stabilito in precedenza dalle norme impugnate che demandavano all'Assemblea l'approvazione dell'atto in questione.
La proposta, inoltre, prevede modifiche ritenute necessarie di alcune disposizioni introdotte con la recente legge n. 15/2011, che hanno evidenziato problemi in sede di prima applicazione.
Tra queste modifiche si evidenzia quanto segue.
La durata in carica dei comitati di gestione è stata prolungata da 3 a 5 anni.
E’ consentito l'abbattimento del cinghiale in forma individuale e occasionale secondo le modalità stabilite nel calendario venatorio; e questo sarà anche oggetto degli emendamenti che discuteremo.
E’ stato elevato il numero dei membri (da tre a quattro) designati dalle associazioni venatorie nell'ambito della commissione per l'abilitazione all'esercizio venatorio. Non ci sono aggiunti di costi.
Sono state introdotte nuove disposizioni finalizzate a una migliore e più efficiente organizzazione delle incombenze inerenti la consegna dei tesserini da parte dei cacciatori; prima per un errore era stato proposto che fossero i Comuni a ricevere i cartellini e ad elaborare i dati, invece devono essere gli ATC.
E’ stato stabilito che in ciascuna provincia possono essere istituiti almeno 2 ATC.
Infine, nelle disposizioni inerenti i contributi regionali, è stata espressamente prevista la copertura delle spese sostenute dagli ATC per la gestione delle zone di ripopolamento e cattura. E anche questo sarà oggetto di emendamenti che discuteremo successivamente, nei quali viene rivista la distribuzione delle risorse che la Regione mette a disposizione sia degli ATC sia delle Province che della stessa Regione.

PRESIDENTE. Ha la parola il relatore di minoranza Consigliera Foschi.

Elisabetta FOSCHI. Su questa proposta di legge in Commissione c’è stato un percorso abbastanza breve, e questo, Presidente Badiali, a mio avviso non è molto corretto. Un percorso veloce in Commissione perché dovevamo stare nei tempi utili per correggere gli argomenti che sono stati impugnati. Ma questo non può voler dire di costringere la Commissione a non potersi confrontare in merito. La settimana scorsa abbiamo avuto un confronto volutamente breve, altrimenti non c’erano i termini per inviare la proposta di legge al CAL, e quindi non abbiamo discusso nel merito. A seguito di quella riunione ci siamo rivisti solo stamattina in tutta fretta prima dell’inizio della odierna seduta assembleare.
Ciò non ha dunque consentito di approfondire nella dovuta forma dei temi, che peraltro non sono soltanto quelli oggetto dell’impugnativa, ovvero la questione dell’approvazione del calendario venatorio e l’opzione di caccia per gli over 65, ma facciamo anche altro.
A me non basta sentirmi dire che c’è questa impugnativa del Governo, vorrei approfondire e capire come mai alcune Regioni riescono a legiferare il calendario venatorio tramite legge regionale, mentre altre, come la nostra, no. Se c’è stato un atteggiamento diverso, differente, discriminatorio da parte del Governo, a prescindere da chi sia rappresentato, secondo me questa Assemblea dovrebbe comunque difendere la scelta che ha fatto. E questo a maggior ragione se altre Regioni riescono ad applicare norme diverse da quelle che oggi dobbiamo modificare.
Le modifiche, dicevo, non sono semplicemente inerenti ai motivi dell’impugnativa, abbiamo fatto altro, tra cui un tema spinosissimo che meritava un approfondimento ulteriore, quello cioè dell’inserimento della norma che consente l’abbattimento del cinghiale in forma non solo individuale, come ha ricordato il collega Badiali, ma anche occasionale. L’inserimento di questa norma, tra l’altro con una formula così veloce, a nostro avviso è scorretta o quanto meno meritava un approfondimento ulteriore.
Tra l’altro in forma individuale o in forma occasionale non è proprio la stessa cosa. Se sulla forma individuale siamo pronti anche a discutere in quanto consente la caccia di selezione, sulla forma occasionale, invece, rimaniamo molto perplessi. Perché consentire con una legge il prelievo occasionale, e quindi da qualsiasi cacciatore purché gli si presenti un cinghiale, diventa davvero pericoloso. In questo modo andiamo ad intervenire in una materia, quale quella della sicurezza, forse in maniera eccessivamente pericolosa.
Vado alle altre modifiche. Noi oggi andiamo ad reintrodurre parti di legge che erano state modificate - l’ultima volta, questa estate, la 7/1995 - dall’Assemblea attraverso l’approvazione di precisi emendamenti.
Quindi chiedo, e penso che lo faranno anche altri Consiglieri dopo di me, se è possibile che la proposta di legge oggi arrivi in Aula in maniera diversa da come l’Aula l’aveva approvata. E che vi arrivi in maniera diversa non perché ci si è accorti che ci sono norme giuridiche che non lo consentivano bensì per una valutazione squisitamente politica. Ecco, dovremmo approfondire anche su questo.
Noi al momento a questa modifica siamo contrari. Ci riserviamo di valutare come verranno accolti gli emendamenti presentati, soprattutto quelli in riferimento all’inserimento della modalità di prelievo occasionale del cinghiale da parte di qualsiasi cacciatore.

Presidenza del Vicepresidente
Giacomo Bugaro

PRESIDENTE. La discussione è aperta. Ha la parola il Consigliere Latini.

Dino LATINI. Questa proposta di legge n. 148 va nella giusta direzione delle obiezioni sollevate a livello centrale, che in qualche modo erano già evidenti nella prima stesura della legge che andiamo ora a modificare.
Ritengo importantissimo l’introduzione dell’articolo 1 bis, come pure particolarmente rilevanti sono gli articoli 7 e 8.
L’articolo 1 bis delinea un limite minimo per gli ATC provinciali, passa cioè ad almeno un minimo di 2. Costituisce la valenza più importante che gli ATC dovranno avere in futuro, cioè, in sostanza, il collegamento territoriale per la conoscenza dello stesso territorio in relazione alle problematiche che determina l’attività venatoria e soprattutto in relazione al miglioramento della stessa attività venatoria rispetto all’ambiente.
L’altro aspetto rilevante è l’articolo 7, ossia la riconsegna dei tesserini per la caccia di selezione degli ungulati, che saranno disciplinati dal regolamento emesso dalla Giunta regionale. Ritengo sia importante per cercare di contrastare il fenomeno senza cadere in estremismi opposti.
L’articolo 8 riguarda la competenza dell'approvazione del calendario venatorio entro il 31 maggio di ogni anno. Una spettanza che passa dall’Assemblea legislativa alla Giunta regionale. Per cui anche questo determina uno snellimento o comunque di riorganizzazione razionale della materia.
Altri aspetti rilevanti sollevati in sede di discussione della legge li troviamo negli altri articoli, sia pure di minore importanza.
All’articolo 2 per il comitato di gestione si propone un quinquennale invece che un triennale. Inoltre si richiede il passaggio di competenza dal dirigente del servizio regionale alla struttura organizzativa regionale per tutto ciò che riguarda le autorizzazioni alla cattura e utilizzo dei mammiferi ed uccelli a fini scientifici, per musei, e per il rilascio delle autorizzazioni alle Province al fine di gestire impianti finalizzati all'attività di cattura.
Altro discorso fondamentale lo troviamo all’art. 4, come già detto dai due relatori e su cui sono concordo, riguardante la caccia in deroga che è permessa limitatamente ai dieci giorni per tutta la stagione venatoria.
Poi c’è il discorso della evidente discrasia sui titolari di licenze che hanno compiuto i 65 anni, che era un fattore discriminante per l’attività venatoria, come appunto sollevato con l’obiezione.
La novità relativa alla caccia agli ungulati in forma individuale o occasionale credo sia un po’ rischioso introdurla. Perché oltre alle modalità della caccia in sé vi è un fattore da non trascurare, ossia l’aspetto economico, infatti chi caccia il cinghiale in forma associata paga molto di più e inoltre rende più sicura la caccia che un semplice cacciatore.
Altra novità la troviamo all’articolo 6, si porta da tre a quattro i membri designati al rilascio delle licenze operanti nel territorio. Ritengo sia un fatto di equità in termini di rappresentanza.
Infine novità sostanziale è il valore che si assegna in modo definitivo agli ATC. Ossia, il rilasciato dei tesserini sarà sempre fatto dal Comune ma saranno riconsegnati agli ATC di competenza. Pertanto i Comuni dovranno prevedere entro il 15 marzo (si posticipa di un mese, prima era 15 febbraio) di ogni anno a trasmettere alla Giunta regionale il numero complessivo dei tesserini rilasciati e agli ATC l'elenco.
Infine c’è il discorso della chiusura della stagione venatoria. I cacciatori dovranno restituire i tesserini agli ATC, i quali a loro volta dovranno entro il 30 aprile, prima era il 31 maggio, trasmetterli all'osservatorio e alla struttura organizzativa competente.
Questo aspetto ha una valenza fondamentale per inserire al cuore del sistema l’attività degli ATC, che, dobbiamo ricordare, si prendono sempre più cura non soltanto dei loro associati ed iscritti, ma soprattutto l’attività che svolgono è all’interno dell’equilibrio degli habitat naturali. Tanto è vero che nella legge viene giustamente indicato che sarà compito degli ATC trasmettere alla Provincia l’elenco dei cacciatori inadempienti.
Sull’articolo 9 credo si potranno invece sollevare obiezioni di natura giuridica – lo dico affinchè rimanga –, esso riguarda la natura delle sanzioni non espressamente previste né dai regolamenti attuativi né dal calendario venatorio. Secondo me dal punto di vista della formulazione giuridica non solo sono troppo tranchant ma certamente, ripeto, avranno difficoltà di essere dichiarate legittime.
Sull’articolo 8 sollevo un’altra obiezione. Ossia, la parola “categoria” non ha nessun senso né tecnico né di formulazione italiana. A mio modesto avviso l’articolo 3, comma 3, della l.r. 7/1995 deve rimanere invariato. Credo che alla Giunta la parola “categoria” possa determinare, sia da punto di vista lessicale che giuridico, qualche problema. Il precedente articolo aveva secondo me una formulazione non solo corretta nel suo complesso, ma anche dal punto di vista dell’attuazione sostanziale, ha determinato dei benefici che non devono essere né dimenticati né cancellati.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Carloni.

Mirco CARLONI. Per una questione di procedura. Chiedo l’attenzione anche della dott.ssa Santoncini sul fatto che l’articolo 64 del Regolamento interno prevede che l’Assemblea non si possa esprimere di nuovo su una questione già discussa e bocciata dall’Assemblea stessa prima siano trascorsi sei mesi. Qui ci sono due articoli, ma in particolare l’articolo 1, su cui l’Assemblea legislativa si è già espressa a luglio in occasione della l.r. n. 15, bocciando la stessa identica previsione.
Quindi non credo si possa mettere in votazione questo articolo.

PRESIDENTE. Sulla sua eccezione, Consigliere, chiedo conforto agli uffici. Quali sono gli articoli che richiamava, Consigliere Carloni?

Mirco CARLONI. L’articolo 1 e l’articolo 7.

PRESIDENTE. Bene. Nel frattempo che gli uffici verificano do la parola al Consigliere Binci.

Massimo BINCI. Quando prima dell’estate discutemmo sempre di questa modifica di legge avevo detto che ci sarebbe stata l’impugnativa rispetto alla doppia opzione di caccia. Ed è proprio quello che è successo.
Io non condivido il lavoro della Commissione quando passa da una proposta della Giunta che abroga la doppia modalità di caccia, stanziale e vagante, reintroducendo poi la doppia possibilità di caccia seppure limitata nelle giornate. Io non sono un esperto ma anche questo mi sembra vada contro le norme della legge nazionale sulla caccia.
L’altra questione su cui voglio evidenziare il mio dissenso riguarda l’inserimento della caccia al cinghiale in forma individuale o occasionale. Una forma di caccia che ritengo pericolosissima e difficile da regolamentare.
La forma di caccia collettiva è regolamentata con l’introduzione di recinzioni del territorio di caccia e interdizione di attraversamento di quel territorio nel momento in cui si svolge la braccata o la caccia collettiva, mentre la forma di caccia individuale non è perimetrabile (non è certo pensabile perimetrare un territorio a solo uso di una persona), e quindi si configura come una caccia senza alcun tipo di protezione delle persone che si dovessero trovare ad attraversare quei luoghi.
Quindi non capisco la necessità di questa ulteriore sottosuddivisione di forma di caccia, io su questo sono molto critico, perché di fatto è una forma gestita come un allevamento allo stato brado a spese degli agricoltori.
E al di là delle modalità dell’approccio con cui vengono fatte le braccate e lo spirito con cui vengono gestiti i territori dai cacciatori di cinghiali, qui si entra anche in una situazione di rischio: Ritengo che i Consiglieri regionali non possano far correre rischi ai cittadini che non sono cacciatori. Il nostro territorio, infatti, è anche un territorio agricolo e di fruizione turistica. Ricordo, tra l’altro, che le pallottole che si usano per la caccia al cinghiale hanno una gittata che può arrivare fino a mille metri, quindi la caccia individuale andrebbe a interferire in maniera sostanziale sulla sicurezza delle persone.
Voglio inoltre approfittare di rimarcare in quest’Aula quel trattamento preferenziale che viene dato a chi caccia il cinghiale, che secondo me è contro legge. Una braccata riesce a uccidere sino 20-30 cinghiali, dopodiché per la certificazione medica è sufficiente la consegna delle interiora di un solo animale. Inoltre i cinghiali possono essere macellati al di fuori dei macelli. Quindi non essendoci la tracciabilità delle carni di conseguenza non c’è neppure certezza sulla loro sicurezza. Sono carni che di fatto prendono la strada del mercato nero.
E tutto questo va a danno non solo di chi alleva i cinghiali in maniera regolare, ma sopratutto della salute pubblica. Inoltre comporta anche una differenza di trattamento rispetto all’agricoltore o all’allevatore agricolo. Un allevatore che ha 10 maiali deve poi portare tutti questi capi presso il mattatoio, anche l’analisi sulla sicurezza delle carni avviene su tutti e 10. In aggiunta sugli animali consegnati al mattatoio ci sono controlli e varie modalità di recupero delle carni; ossia l’allevatore non è che può portarsi a casa così semplicemente i capi macellati.
Ecco, tutto questo qui non viene considerato, a danno, ripeto, degli agricoltori tradizionali, a danno dei consumatori, oltre che del fisco, perché appunto si apre al mercato illegale, per cui le carne vengono vendute ai ristoratori senza quella necessaria sicurezza alimentare.
Volevo evidenziare questo aspetto che qui certamente non è stato colto, non era questo lo spirito della legge.

PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Petrini.

Paolo PETRINI. Quello che dice il Consigliere Carloni è vero. Siccome ci sono diversi ed essenziali elementi nella revisione di questa proposta di legge che verrebbero meno per via di questo regolamento, credo sia molto più opportuno posticipare l’esame di questa proposta alla scadenza dei sei mesi. Quindi ritiriamo la legge e la ripresentiamo a gennaio, a febbraio.

PRESIDENTE. Pongo in votazione la proposta di rinvio. (…) Sì, bene. Allora pongo in votazione il rinvio in Commissione.

(L’Assemblea legislativa approva)


Sull’ordine del giorno

PRESIDENTE. Ha chiesto la parola il Consigliere D’Anna, ne ha facoltà.

Giancarlo D’ANNA. Il Presidente Solazzi ha presentato una mozione, sottoscritta praticamente da tutta l’Assemblea, riguardante i diritti umani in Tibet. Chiedo di votarla senza discussione.

PRESIDENTE. Però deve prima chiederne l’iscrizione.

Giancarlo D’ANNA. Chiedo allora l’iscrizione all’ordine del giorno della mozione n. 222.

PRESIDENTE. Pongo in votazione la richiesta di iscrizione della mozione n. 222 “Diritti umani in Tibet”

(L’Assemblea legislativa approva)


Mozione n. 222
ad iniziativa dei Consiglieri D'Anna, Pieroni, Zaffini, Acquaroli, Natali, Traversini, Cardogna, Giorgi, Marangoni, Marinelli, Silvetti, Binci, Latini, Bucciarelli, Malaspina, Solazzi, Eusebi, Romagnoli, Massi, Foschi, Carloni, Trenta
“Diritti umani in Tibet”
(Votazione)

PRESIDENTE. Pongo in votazione la mozione n. 222.

(L’Assemblea legislativa approva)


Mozione n. 193
dei Consiglieri Latini, Pieroni
“Progetto Fileni”

Interrogazione n. 467
del Consigliere Eusebi
“ATI a 4 per impianto allevamento avicolo industriale in C.da S. Vincenzo nel territorio del comune di Osimo”

Interrogazione n. 526
del Consigliere Latini
“Progetto Fileni contrada Rangone di Cingoli”

(abbinate)
(Discussione e votazione)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la mozione n. 193 dei Consiglieri Latini, Pieroni, l’interrogazione n. 467 del Consigliere Eusebi e l’interrogazione n. 526 del Consigliere Latini, abbinate.
Se non c’è nessun iscritto a parlare passiamo alla votazione. (…) Prego, Consigliere Pieroni.

Moreno PIERONI. Ringrazio l’Assemblea legislativa per aver dato, dopo tutta una serie di rinvii, un’accelerazione fortissima alla discussione. Credo che ormai la questione sia a conoscenza di tutti i Consiglieri, io però vorrei sentire prima la posizione dell’Assessore e poi intervenire direttamente sulle sue dichiarazioni. (…) Sì, bene, allora, la situazione è questa.
Ci sono stati quattro rinvii in Assemblea legislativa con l’impegno da parte dell’Assessore competente a non rilasciare la VIA, ovvero il parere della Regione in merito alle autorizzazioni di competenza. C’era stata una Conferenza di servizi che vedeva molto critica sulla questione la stessa Provincia di Ancona e in particolare il Comune di Osimo.
Ora non entro nel merito del parere degli uffici, perché ormai su questo ne abbiamo visti di tutti i colori, a partire dal rilascio di autorizzazioni in merito ai vari rigassificatori. Le autorizzazioni VIA sono sempre legate a normative procedurali e legislative che si intrecciano, ogni volta possono essere viste a seconda delle varie posizioni.
Ma la cosa importante che io e il Consigliere Latini volevamo mettere in evidenza a questa Assemblea era questa. Per una volta che c’è una grande unione tra i cittadini e l’Amministrazione comunale di Osimo nel dire no a una azienda che vuole venire su un territorio, che non è accettata per tutta una serie di motivazioni - il Consigliere Latini dal punto di vista tecnico sicuramente vi illustrarà -, poi ci troviamo che la Regione supera il tutto rilasciando la VIA.
Come ha annunciato il Sindaco, la città di Osimo si opporrà in tutte le sedi, sia legali sia normative che istituzionali, evidenziando una volta per tutte che la Regione non dovrebbe prevaricare le istanze del territorio e soprattutto le istanze che provengono da tantissimi cittadini.
Io sono convinto che il buonsenso dell’azienda Fileni la porti a superare la contrapposizione che c’è con la città e con i cittadini, quindi a ritirare quella volontà ad installare una struttura nel territorio di Osimo, cercando altre aree ove il territorio è più predisposto e con un impatto ambientale diverso, e soprattutto con un’amministrazione più favorevole.
Spero che la Fileni trovi un atteggiamento propositivo, sono certo che questa grande azienda così importante per la nostra realtà regionale non voglia scontrarsi con le esigenze di una comunità che appunto non la vuole.
Oggi con questa mozione abbiamo il compito di dare una risposta, al di là dell’aspetto semplicemente tecnico, di grande valenza politico istituzionale. Ossia dire che siamo solidali e vicini alla città di Osimo, all’amministrazione e ai cittadini che non vogliono questo insediamento nella loro realtà territoriale.
Il senso di questa mozione è proprio quello di dare una risposta di vicinanza a chi non vuole una realtà industriale nel proprio territorio, non la vuole per tutta una serie di criticità ambientali, impattanti, ecc..

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Zinni.

Giovanni ZINNI. A nome del Gruppo del PdL voglio sottolineare alcuni aspetti.
Su questa vicenda i Consiglieri Pieroni e Latini credo stiano commettendo un errore di metodo. Ritengo infatti sia profondamente sbagliato utilizzare lo strumento della mozione, è un atto che non può certo interferire sugli uffici tecnici della Regione. Sostanzialmente la vostra mozione fotografa una situazione di pre-contenzioso, che peraltro, leggendo i giornali, mi pare ci sia già un ricorso in atto.
L’Assemblea legislativa è un organo di indirizzo politico, di programmazione, è un organo in cui prendiamo delle decisioni, però per quello che ci compete.
E’ evidente che se il problema è fra gli uffici tecnici, la ditta e il Comune, c’è da andare a verificare se c’è stato un corretto rapporto fra la Conferenza dei servizi e la normativa vigente, però credo sia politicamente scorretto chiedere a un’Assemblea legislativa di doversi esprimere mediante una mozione. Se aveste fatto un’interrogazione sarebbe stato un discorso diverso, perché l’Assessore quanto meno avrebbe dovuto dare una corretta lettura di quello che hanno fatto gli uffici tecnici competenti della Regione.
Oggi quest’Aula con questa mozione cosa chiede alla Giunta, di andare a tirare le orecchie al dirigente? Bèh, non credo sia sostenibile.
Quindi personalmente non voterò a favore di questa mozione. Perché? Due cose.
Primo, la tutela dei cittadini è essenziale, quindi se questo impianto ha un impatto nocivo a certificarlo devono essere organi ben precisi, non certo i Consiglieri regionali. Secondo, va anche tutelato e verificato anche il diritto all’impresa, allo sviluppo, alla crescita del dato occupazione .
Se ogni Consigliere regionale portasse in quest’Aula o la causa di un Comune o la causa di un’impresa o la causa di un gruppo di cittadini contro uno o contro l’altro, trovo che sarebbe pressoché impossibile riuscire a stabilire una linea politica di indirizzo, perché sarebbe il caso che ci fa fare la teoria, quindi non mi sembra molto serio.
Pertanto il Gruppo del PdL voterà contro questa mozione, non lo riteniamo lo strumento utile per dirimere la questione, sia per la tutela dei cittadini di Osimo, sia per la tutela dell’impresa e dei suoi diritti.
Voglio semmai approfittare di rimarcare all’Assessore competente di vigilare attentamente che non ci siano state licenze poetiche nell’interpretazione da parte di qualche ufficio, perché questo ricadrebbe su di lei in termini di responsabilità di immagine politica e a ricaduta sulla Regione. Se qualcuno si è messo a fare qualcosa che non doveva è ovvio che se poi c’è un contenzioso e va a finire male la Regione farà una figuraccia. Ma questa è un’altra storia, una storia cioè che non attinente all’Assemblea legislativa bensì all’attività di controllo dell’Assessore sui suoi uffici.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Eusebi.

Paolo EUSEBI. Sono preoccupato perché mi succede spesso di essere quasi totalmente d’accordo con l’amico e collega Zinni. Qui la mozione non è lo strumento idoneo perché trattasi di questione tecnica, dice il Consigliere Zinni. Ha ragione.
Però al contempo ringrazio i colleghi Latini e Pieroni per averla presentata, perché mi ha dato motivo per fare un’interrogazione, come appunto chiedeva lo stesso Consigliere Zinni, per sapere dall’Assessore qual è lo stato dell’arte e qual è la situazione dal punto di vista della Regione Marche. Ed oggi questa risposta spero di averla – magari anche in forma scritta per poterla studiare bene -, ma comunque ci darà l’indicazione per capire se è successo qualcosa; il Consigliere Zinni dice: se per caso è successo qualcosa di strano, bèh, stiamoci attenti.
Quindi io ascolterò o leggerò con molto piacere ciò che avrà la bontà di illustrarci il nostro Assessore.
Nel concludere voglio rimarcare quel piccolissimo appunto che ho già fatto anche l’altra volta. Pur essendo d’accordo anche qui con il Consigliere Zinni che il tecnico fa e deve fare il suo lavoro, bene, io però qualche volta ho l’impressione che la burocrazia in questa Regione debordi. Lo dico al mio amico Assessore ma ovviamente lo dico a tutti. Ecco, un po’ più di attenzione acchè i tecnici non debordino bensì facciano il proprio lavoro.

PRESIDENTE. Comunico intanto che è stata presentata una proposta di risoluzione che fra poco vi verrà distribuita.
Ha la parola il Consigliere Latini.

Dino LATINI. Essendo firmatario della mozione insieme al collega Pieroni voglio intervenire intanto per segnalare che non è intenzione nostra mettere in difficoltà né la Regione né l’Assemblea legislativa.
Quel concetto che ha espresso il Consigliere Zinni è giusto, nel senso che l’attività di indirizzo non può sostituirsi a quelli che sono invece i compiti degli organi amministrativi.
In questa mozione, oltre a quello che ha detto il collega Pieroni, vi sono alcuni passaggi fondamentali, che possono essere poi inseriti in una risoluzione, che vorrei evidenziare. E che sono quelli che motivano il fatto che è stata presentata più in punto di amministrazione che di indirizzo politico. Anche se alla fine il raggiungimento è lo stesso, l’impegno della politica. Che non è un impegno a non far costruire in una determinata zona, quanto a reimpostare la procedura nell’ambito dell’equità e dell’imparzialità amministrativa.
Sottolineo tre passaggi di valutazione personale, seppure possa non avere una piena conoscenza della procedura amministrativa regionale.
Innanzitutto nell’ambito della procedura della Regione sarebbe da rivedere con grande attenzione quanto è stato riportato al punto 3.1.3 del decreto regionale AIA e VIA. Il certificato di assetto territoriale del 21 giugno 2010 ha certificato la compatibilità dell’intervento con il piano regolatore generale del Comune, ma non la conformità del progetto con il piano regolatore.
Inoltre in quel certificato, che è stato oggetto di puntuale precisazione dell’ente locale in sede di Conferenza dei servizi con l’integrazione scritta, si è distinto in modo chiaro l’allevamento zootecnico e l’allevamento zootecnico di tipo industriale.
Pongo allora all’attenzione di tutti di tener conto che in sede di valutazione del decreto regionale questo aspetto non è stato preso in considerazione, determinando, a mio avviso, una carenza di impostazione nella risposta e nella emanazione del parere di competenza della Regione. Tanto è vero che non si può sostenere, perché non è stato detto da nessuna parte, la non conformità alle norme tecniche di attuazione per quanto riguarda la zona.
Secondo punto fondamentale del perché di questo mix tra aspetti politici e aspetti di natura amministrativa. Nelle controdeduzioni portate direttamente nel decreto AIA e VIA non viene espresso in sede di Conferenza dei servizi il confronto fra le due posizioni. Vi è un abbandono, se posso usare questo termine, a delle considerazioni di tipo urbanistico edilizio che non hanno un presupposto né di natura legislativa né di natura regolamentare. E questo è un dato importante, ha un aspetto di valenza politica, come diceva il Consigliere Eusebi, ovvero quel controllo generale che dobbiamo fare, tenendo conto che proprio nell’organizzare questo decreto non si è tenuto conto della risposta fornita dall’Ente locale e anche dalla Provincia.
La legge nazionale ci dice che la Regione ha il dovere di tenere conto sempre delle osservazioni formulate dagli Enti che fanno parte della Conferenza dei servizi. Ma questo non è avvenuto. Quindi è un aspetto che dobbiamo rilevare per poi giungere a un punto d’intesa positivo e privo di polemiche.
Ultimo punto. La Provincia di Ancona aveva richiesto espressamente delle integrazioni documentali e progettuali, ma in sede di Conferenza dei servizi non sembra che questo sia stato indicato o che non sia stata analizzata questa situazione che contribuisce a dare un esito non positivo dal punto vista della compiutezza degli atti.
E il tutto, appunto, senza entrare nella tematica specifica del parere positivo, che è di assoluta autonomia e competenza degli organi amministrativi della Regione.
Ecco perché nasce la necessità di una mozione che si inquadra sul percorso svolto dall’Ente locale. A detta dell’Ente locale in quella zona non si può costruire perché si è al di fuori dell’ambito della realizzazione di qualsiasi tipo, e soprattutto di allevamento zootecnico industriale, così come previsto dal piano regolatore generale.
Ciò non vuol dire che il parere VIA e AIA da parte della Regione non possa essere positivo, sono due aspetti diversi, però non significa neanche abbandonarsi a considerazioni di responsabilità in capo all’Ente locale. Credo, come del resto abbiamo sempre sostenuto quindi non solo per il caso di Osimo, che quando si vanno a toccare le Istituzioni e gli interessi di tutti i cittadini vi debba essere una sorta di coesione tra Comune, Provincia e Regione.
Ed è questo che presiede al fatto che non si dovrebbero dare risposte tipo “è colpa di questo o di quell’altro”. C’è colpa quando un ente vuole realizzare in violazione delle regole. Quando un ente per garanzia tende più a non far realizzare un impianto che produce 120 mila polli ogni quattro mesi con l’utilizzo, mi si permetta, di pochissime persone – quindi depotenziando quello che ormai da parte mia, da parte di tutti, è diventato quasi un totem, ossia che l’occupazione deve presiedere a qualsiasi regola di diritto e soprattutto alle regole di natura ambientale –, credo dovremmo porci una riflessione.
Ma la riflessione più importante è che, al di là del parere rilasciato, il fatto che l’Ente locale abbia assunto una posizione negativa dovrebbe consentirci di valutare con più tranquillità la tutela della zona. Una tutela estremamente importante se non altro – nessuno lo ha segnalato - perché lì a due passi la Regione, non il Comune di Osimo, ha un bene di carattere sanitario, cioè l’ex ospedale Muzio Gallo, di un valore di circa 7 milioni di euro. Quindi anche la compromissione di un bene proprio della Regione che si trova in linea d’aria a cento metri da questo possibile insediamento deve essere considerata nelle valutazioni di natura politica e non nelle considerazioni di natura amministrativa.
Queste sono dunque le motivazioni che hanno fatto nascere la mozione. Fermo restando che qualsiasi decisione dell’Assemblea verrà accolta senza polemiche. Se comunque vi è la possibilità di inquadrare una soluzione che tuteli il territorio si andrà nella direzione positiva voluta da tutti, senza toccare gli aspetti di natura amministrativa che possono diventare scottanti nei vari profili li si possa inquadrare.

Presidenza del Presidente
Vittoriano Solazzi

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Giancarli.

Enzo GIANCARLI. Nonostante non fossero presenti i proponenti nessuno di noi ha chiesto di non discutere questa mozione – per la verità la stavamo già votando –, è da tempo che viene rinviata, ma non certo per volontà del gruppo PD. Il collega Badiali una sola volta a nome del Gruppo ha chiesto il rinvio per un approfondimento. Una sola volta! Quindi credo che questo stia nei fatti, ovvero, come spesso accade le mozioni non vengono immediatamente discusse.
Perché faccio questa considerazione? Perché dal sito del Comune di Osimo, dopo la seduta dell’Assemblea legislativa del 15 novembre, il fatto che non c’era l’Assessore Donati viene descritto come l’ennesimo artifizio per evitare la mozione. Non scherziamo! Noi non abbiamo nessuna difficoltà a discutere! Solo martedì scorso, tra l’altro, abbiamo discusso una legge importante proprio sulla riqualificazione urbanistica e sul governo del territorio.
Per quanto riguarda la Regione su questo aspetto siamo in presenza, come è stato detto anche da alcuni colleghi, di un fatto tecnico, altra cosa sono le decisioni politiche. Nel momento in cui si va al rilascio o al diniego di un’autorizzazione credo lo si faccia esclusivamente in nome delle leggi, dei regolamenti, quindi certezze, è il diritto che prevale. E se proprio non fosse il diritto a prevalere ci sono altri strumenti, ma non sono certo in quest’Aula. Se c’è un abuso o un arbitrio che intervenga chi di dovere. Se invece siamo in presenza di un’autorizzazione o della negazione della stessa non può che essere fatto, ripeto, nel rispetto delle leggi e delle normative vigenti.
Se vogliamo dare valore politico a un’autorizzazione finisce che l’autorizzazione diventa ad personam o contra personam, ad azienda o contro azienda. Non è questo che ci interessa, non è questo che tocca a noi. Noi siamo per discutere. E se i colleghi Latini e Pieroni vogliono discutere di governo del territorio credo questa Assemblea, anzi, proprio nella scorsa settimana da parte di tutti, sia della maggioranza che della minoranza, è stato detto che c’è la necessità di arrivare quanto prima a una legge organica. E abbiamo concordato alcuni aspetti legati anche a norme edilizie per il territorio agricolo, non soltanto a una legge organica per il governo del territorio.
Quindi quello che deve essere fatto è questo. Io non voglio polemizzare, vorrei evitarlo, qui si agisce con punti di vista diversi ma soltanto in nome e per il bene della comunità marchigiana. Come credo che i Sindaci non debbano godere di extraterritorialità. Come non dobbiamo goderne noi di extraterritorialità. Come pure vogliamo che ci sia sinergia e non contrapposizione. Certo, è bastato l’annuncio dell’Istituto nazionale di urbanistica che insieme a una organizzazione democratica del Comune di Osimo organizzava un’iniziativa in quella città per parlare di territorio e urbanistica, che il Sindaco ha dichiarato che non era opportuna la presenza del Consigliere regionale Giancarli. Ed io ho risposto duramente, ma non perché toccava direttamente me, bensì per garantire la libertà di espressione di qualsiasi Consigliere regionale, di qualsiasi persona. Dobbiamo fare in modo che non venga messa in discussione non soltanto la libertà di poterci muovere ma anche la libertà di poter dire la nostra.
Rispetto a questa mozione mi sento di dire: vogliamo stabilire delle priorità?. Sì, ma le priorità hanno valore politico, istituzionale e legislativo.
So che ci sono scelte da fare, scelte che sono state fatte, scelte che devono essere rafforzate, qui e in altre parti del territorio ma anche nel Parlamento del Paese. Priorità che vanno dall’energia ai trasporti all’agricoltura, all’ambiente urbano, alla biodiversità, alla tutela dell’ambiente. Ma anche politiche industriali innovative, sviluppo equo, sostenibile, competitivo per tutto il sistema produttivo. Insomma, abbiamo detto tante volte quello che per noi significa la qualità del sistema produttivo.
Allora credo che da questo punto di vista sia importante anche la presenza di imprese – ieri c’è stata un’iniziativa nelle Marche sulla green economy – che hanno intrapreso la strada dell’innovazione ecologica. E quindi è importante fare scelte coerenti, con imprese, appunto, che sappiano rinnovarsi, con un sistema produttivo di qualità, con un governo del territorio. Ma dobbiamo farlo non sul singolo provvedimento, dobbiamo farlo con quello che è la nostra competenza, con leggi che garantiscano la crescita sostenibile del nostro territorio, la tutela dell’ambiente e del paesaggio, come diceva il Consigliere Latini, su questo sono d’accordo, ma facciamolo con i giusti strumenti e le giuste sedi.
Io non voglio dire perché è stata rilasciata dal Comune di Osimo, ma quello che è certo, Consigliere Latini, anche lei lo riconosceva, è che il certificato di assetto territoriale non è stato rilasciato dalla Regione Marche bensì dal Comune di Osimo. Se il Comune di Osimo ha sbagliato o ha fatto bene non lo so, non voglio giudicare, quello che è certo, ripeto, è che quel certificato l’ha rilasciato.
Non è dunque pensabile dare valore politico a un aspetto che qui in questa sede ha valore soltanto tecnico.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Badiali.

Fabio BADIALI. Condivido molto di ciò che ha detto nel suo intervento il Consigliere Giancarli. Sono convinto che questa mozione non doveva essere portata in Aula. Sono convinto che una questione tecnica non possa essere risolta con una discussione politica. I tecnici sono una cosa e la politica è un’altra. Possiamo avere visioni differenti ma di fronte alle regole e alle leggi tutti dobbiamo rispettarle.
Qui si impegna la Giunta regionale “a fornire le motivazioni che hanno portato a un siffatto comportamento dei propri uffici in palese contrasto con la normativa vigente”, ecco, mi sembra proprio un’aberrazione – passatemi il termine - della realtà.
Se c’è un errore materiale degli uffici che hanno rilasciato la VIA e l’AIA ci sono sedi opportune per ricorrere, altrimenti non si può gettare la croce addosso ai servizi che hanno svolto una funzione fino a prova contraria regolare.
Perché dico questo? Lo dico perché l’AIA e la VIA non sono soggette a valutazione politica, sono soltanto questioni tecniche, ci sono numeri e dati e in base a quelli gli uffici danno un parere positivo o negativo. Se ci sono dati negativi che si riferiscono all’ambiente, al paesaggio, all’ecosistema, alla flora, alla fauna, all’uomo, allora c’è un parere negativo; e su questo non c’è funzionario che possa dare un parere diverso. Se invece questo non c’è il parere diventa favorevole. A meno che gli enti preposti, Comuni o Province, facciano notare qualcosa di differente.
Sull’AIA il Comune di Osimo non ha dato risposta alla commissione che stava valutando. Io adesso non sto a giudicare, come diceva il Consigliere Giancarli, se il Comune di Osimo ha sbagliato o no, avrei solo voluto che non ci fosse stata questa discussione e che la mozione venisse ritirata. E’ una mozione che discutere qua dentro, mi permetta, Consigliere Latini, non ha un senso logico. Perché già si incolpa un ufficio prima ancora di accertare la verità.
Io su tale questione personalmente ho subìto delle aggressioni verbali sui vari blog del Comune in cui sembra che il Consigliere Badiali chissà quali rapporti abbia con un’impresa del territorio. Al Consigliere Badiali non viene niente né se questa costruisce né se non costruisce. E’ soltanto una questione di logica.
Se c’è stato il rilascio del certificato di assetto del territorio che diceva che lì si poteva costruire, ecco, l’impresa si è comportata di conseguenza. Se invece lì c’era un parere negativo legato all’urbanistica – e questo ancora il Comune di Osimo lo può rimediare, se appunto c’è una questione legata all’urbanistica – il certificato a costruire non si rilascia. Di conseguenza da quello è scaturito sulla questione tutto un percorso.
Quindi invito veramente il Consigliere Latini a ritirare la mozione per non andare ad un voto che, secondo me, è inopportuno. Ma se voto ci deve essere come Gruppo abbiamo presentato una risoluzione alternativa che dice altre cose, che non pone la responsabilità sugli uffici perché questo si vedrà successivamente.
Penso che sia giusto e corretto riportare il clima in un confronto, in un dialogo più sereno e più costruttivo tra il Comune e soprattutto l’impresa affinchè si possa trovare una soluzione su cui siano tutti concordi. Non è che possiamo non far costruire un’impresa che impatta oggi e poi magari la facciamo costruire in futuro in un altro territorio, ci deve essere una regolarità per tutti.
Personalmente per quanto riguarda gli allevamenti posso dire che a Castelplanio esistono degli allevamenti avicoli che sono a 50 metri di distanza dalle abitazioni e non c’è nessuna puzza e nessun rumore. L’ho verificato personalmente negli ultimi mesi. I metodi di costruzione, infatti, sono completamente differenti da quelli di una volta. Lo dico perché vorrei togliere qualsiasi dubbio o preoccupazione in tale senso.

PRESIDENTE. Ha chiesto la parola il Consigliere Zinni, ne ha facoltà.

Giovanni ZINNI. Presidente, chiedo scusa se intervengo nuovamente…

PRESIDENTE. E’ già intervenuto?

Giovanni ZINNI. Sì, però vale per dichiarazione di voto, anzi di non voto. (…) Assessore, intervengo sulla proposta di risoluzione.
Ci tengo a rimarcare in questa vicenda che la mozione a firma Latini e Pieroni è palesemente una forzatura in termini procedurali che il PdL non condivide. Non è questo il metodo, si devono fare le denunce, le interrogazioni, non chiedere a noi Consiglieri di esprimerci su una cosa che non ci compete per legge.
Ma devo aggiungere che la proposta di risoluzione presentata dal Consigliere Ricci è abbastanza inquietante. Perchè non solo si risponde pan per focaccia e si chiede il rinvio ai Consiglieri proponenti la mozione, ma si entra anche nel merito. E a mio avviso si sbaglia quando si fa un invito del genere a un Comune. Penso che sia veramente grave. Chiedere a un Assessore di insegnare il diritto al Sindaco di un Comune… (…) Certo, è una provocazione, collega Badiali, che però a noi del PdL ci consente di poter dire che se prima avremmo votato contrario alla mozione Latini e Pieroni, adesso la nostra posizione è che se perdurate in questo braccio di ferro all’interno della maggioranza ci sentiremo ancor più sollevati a non partecipare alla votazione né dell’uno né dell’altro documento, perché a nostro avviso sono gli organi preposti dalla legge a dover dirimere la questione.
Sta diventando una strumentalizzazione alla Fileni, quasi che uno voglia metterci un copyright. Come sta diventando una strumentalizzazione sui cittadini di Osimo, quasi che uno volesse fare le barricate laddove io fila di cittadini osimani a protestare non ne ho viste.
Quindi mi dispiace, ma come Popolo della Libertà se continuate con questi documenti che vanno fuori dalla grazia di Dio delle nostre competenze non parteciperemo al voto. Vale per uno ma vale anche per l’altro.

PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Donati.

Sandro DONATI. Dopo questa ampia discussione, e forse anche inutile, perché, giustamente, come più di un Consigliere ha detto, la politica e la tecnica non devono essere messe sullo stesso piano. E qui si tratta di una valutazione prettamente tecnica, la politica non può entrarci.
Quindi chiedo che la mozione dei Consiglieri Latini e Pieroni venga ritirata, così come quella presentata dal Gruppo PD, in quanto, ripeto, è un fatto puramente tecnico che è stato rilasciato nelle more della legge.
Se poi qualcuno pensa che ciò sia stato fatto in maniera illegittima, se ci sono state ingerenze o meno, ci sono i tribunal, i vari ricorsi al Tar, alla Procura, e questo naturalmente riaprirebbe il caso.
Ma qui tutto è stato fatto nelle more della legittimità dei nostri uffici.

PRESIDENTE. Grazie, Assessore Donati. (…) Sì, però di solito l’Assessore chiude gli interventi. Comunque, va bene. Do la parola al Consigliere Bucciarelli e poi al Consigliere Ricci. C’è nessun altro che vuole intervenire!

Raffaele BUCCIARELLI. Grazie Presidente. Io sono molto rispettoso delle prerogative del Governo regionale, allora vorrei che l’Assessore Donati sia più rispettoso di questa Assemblea. Dichiarare una discussione inutile, insultando così, credo, anche i colleghi di maggioranza che sono intervenuti nel merito, ritengo sia improprio da parte di un Assessore.
Lei Assessore non deve fare nient’altro, stando alla nostra Costituzione, che rispettare gli indirizzi che l’Assemblea legislativa le dà. E io le garantisco che se lei avesse gestito questa pratica in modo più degno di un Assessore all’ambiente e al territorio della nostra Regione oggi non saremmo qui a discutere. Io di questo sono convinto.
Che sul territorio ci sia un problema è indiscutibile, che questo problema si sia ingigantito fino ad assumere contorni paradossali è altrettanto vero.
E se c’è stato un rinvio è anche vero che noi sapevamo che gli uffici avrebbero per un momento, come dire, soprasseduto…(…) Assessore, le dico quello che risulta a me, non so se lei è più presente di me negli uffici, però. Detto questo, ribadisco, Assessore, che lei deve rispettare l’Aula, non è chiamato a dare giudizi.
Penso che la risoluzione del PD sia politicamente un po’ paradossale. Anche perché il PD è il partito di maggioranza relativa qui in Aula, è partito di maggioranza relativa in Giunta, quindi rapportarsi così con l’Ente locale non è molto dignitoso, diciamoci la verità. Ma questo è il mio pensiero.
Se quindi, come dice il Capogruppo, la ritira, io ne prendo atto molto volentieri.
Per quanto invece riguarda la mozione dei Consiglieri Latini e Pieroni, credo che l’Assemblea legislativa possa esprimervi un parere. Perché poi mica è così assodato il fatto, Consigliere Badiali, che il tecnico è tecnico e che il politico è politico, e che comunque non ci sono mai interferenze. Noi ricordiamo benissimo che ad esempio sul rigassificatore di Porto Recanati è stato dato parere negativo. Poi le stesse motivazioni che hanno portato al parere negativo per il rigassificatore di Porto Recanati sono state semplici raccomandazioni per approvare quello di Falconara. Quindi la tecnica non è mai neutra, dipende dalla volontà politica che abbiamo.
Quindi voterò a favore della mozione Latini e Pieroni per affermare il principio dei Consiglieri regionali, quello cioè, al di là del merito, di esprimere sempre un parere e per confutare il concetto che il tecnico è comunque neutro.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Ricci.

Mirco RICCI. Come primo firmatario di un gruppo di Consiglieri raccolgo l’invito dell’Assessore Donati a ritirare la proposta di risoluzione.
Credo che l’Assessore Donati non abbia voluto considerare inutile il dibattito in Aula, ma rispetto a questo tema che intreccia una procedura amministrativa con significati anche politici probabilmente ha suggerito all’Assemblea legislativa che forse non era del tutto opportuno entrare con mozioni che hanno un profilo politico all’interno di un percorso che dal punto di vista amministrativo è arrivato già molto avanti.
La nostra proposta di risoluzione voleva essere anche una provocazione affinché i Consiglieri Latini e Pieroni potessero ritirare la loro.
Anche in altre occasioni abbiamo visto che quando si attua una sorta di conflitto di discussione fra un percorso amministrativo già avviato e la necessità di rallentarlo o bloccarlo con idee politiche, se non siamo più che precisi e puntuali e a conoscenza di ogni particolare dal punto di vista amministrativo, poi rischiamo di fare ulteriore confusione.
Quindi ritengo sia opportuno raccogliere l’invito dell’Assessore Donati, per cui ritiro la proposta di risoluzione che mi vede quale primo firmatario. Ed invito anche gli altri Consiglieri a fare altrettanto.
Vorrei ricordare il caso dell’inceneritore di Orciano, lì abbiamo cercato di intervenire con mozioni, che hanno il peso della politica, in un percorso già avviato, conferenze di servizi, giudizi del Tar, ma non è semplice, qualche volta per fermare simili iniziative bisogna addirittura arrivare a norme di autotutela.
In questo caso io lascerei più che altro anche al Comune nei prossimi giorni, cercare di capire fino in fondo l’opportunità o meno di dare una qualche sorta di suggerimento.
Ma oggi la sua richiesta, Assessore, secondo me deve essere accolta. Quindi, ripeto, ritiro la proposta di risoluzione e invito gli altri Consiglieri a fare lo stesso, altrimenti voteremo contro a mozioni alternative.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Eusebi.

Paolo EUSEBI. Grazie, Presidente, ma non posso esimermi. Stante la situazione mi ritengo soddisfatto della risposta dell’Assessore. Cos’altro poteva rispondermi? Io chiedevo qual era lo stato dell’arte, chiedevo di conoscere la situazione, invece le cose sono già avvenute, il pallone è già entrato in rete.
Adesso provvederò ad inviare una richiesta in cui chiederò non quale sia lo stato dell’arte ma che cosa è successo dal punto di vista della Regione. Perché comunque io voglio capire.
Grazie a Dio abbiamo colleghi che hanno capito tutto, tanto che fanno mozioni, io invece sono ancora nella condizione che vorrei capire. Quindi, ripeto, provvederò a chiedere cosa è successo.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione della mozione n. 193. Le interrogazioni n. 467 e n. 526 si considerano assorbite dal dibattito.
Alla mozione è stato presentato un emendamento a firma dei Consiglieri Pieroni e Latini:
Il dispositivo della mozione n. 193 è sostituito dal seguente:
“Tutto ciò premesso esprime solidarietà e sostegno al Sindaco e all’Amministrazione del Comune di Osimo per le iniziative a carattere istituzionale e legale che vorrà intraprendere a difesa del territorio;”.
Ha la parola il Consigliere Pieroni.

Moreno PIERONI. Ritengo che questo emendamento vada proprio nell’indicazione emersa dal dibattito.
Noi abbiamo presentato la mozione – lo dico con serenità -, che non voleva essere né contro né a favore, come l’Assessore ricorderà, il 20 settembre 2011, quindi due mesi fa. (…) Certamente, non sarebbe cambiato niente, comunque noi all’epoca, questo sì, chiedevamo, Consigliere Giancarli e Consigliere Badiali, alcune motivazioni tecniche. Perché? Perché allora gli uffici non avevano ancora espresso il parere definitivo. Quindi all’epoca un confronto in Aula ci stava benissimo perché, appunto, chiedevamo alcuni chiarimenti. L’Assessore in Aula si era impegnato a non far rilasciare l’autorizzazione sino a quando non ci fosse stato il dibattito, poi due giorni dopo l’autorizzazione è stata invece rilasciata. (…) Però l’Assessore molto probabilmente lo sapeva, quindi se ce lo diceva l’avremmo discussa…(…) Ah, non lo sapeva.
Pertanto, ripeto, la mozione nasceva, lo dico con grande serenità d’animo e con grande franchezza, quando ancora gli uffici non si erano espressi.
Oggi le ragioni esposte dai Consiglieri hanno fondatezza, però è altrettanto vero che noi come Assemblea una posizione di carattere politico la dovremmo comunque prendere
Sono certo che le parole del Consigliere Giancarli hanno un fondamento, ovvero di quando dice che dobbiamo cercare di avere norme ecocompatibili, sostenibili, legate alla possibilità di espansione delle aziende. Però, al di là delle nostre valutazioni, quando un territorio non ha la volontà e sopratutto quando c’è un’Amministrazione che non vuole quell’insediamento, credo che un’Assemblea debba dare un parere, debba dire che cosa ne pensa..
Recependo quindi le istanze, così come emerso anche nella riflessione del Consigliere Zinni, ho presentato con il Consigliere Latini un emendamento che stralcia totalmente la parte finale della mozione, quindi tutte le questioni tecniche, per entrare in un aspetto dalla valenza più politica.
L’emendamento dice: Il dispositivo della mozione n. 193 è sostituito dal seguente:
“Tutto ciò premesso esprime – l’Assemblea legislativa regionale - solidarietà e sostegno al Sindaco e all’Amministrazione del Comune di Osimo per le iniziative a carattere istituzionale e legale che vorrà intraprendere a difesa del territorio”. Visto anche, come ricordava il Consigliere Zinni, che il Sindaco ha intrapreso azione presso il Tar.
Ecco, su questo dobbiamo esprimerci. L’aspetto tecnico è superato, c’è una volontà politica, è un segnale di questa Assemblea di sostegno alla città di Osimo.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Cardogna.

Adriano CARDOGNA. Voglio esprimere solidarietà alle centinaia di cittadini coinvolti in questa vicenda. Essi hanno approfondito le questioni, hanno prodotto un documento di pagine e pagine che purtroppo non è nella conoscenza di tutti noi. Ecco, io voglio rendere merito a questo comportamento di partecipazione democratico, così come peraltro riconosciuto dalla nostra legge regionale.
Ritengo che oggi sempre meno ci dobbiamo, come dire, trincerare – trincerare lo dico tra virgolette, spero che comprendiate ciò che intendo dire - dietro a norme, regolamenti, piani, che, certo, hanno assolutamente la loro validità, ma quando i cittadini vivono sulla loro pelle storie alle spalle dove non sempre le norme e le cose fatte regolarmente hanno prodotto i risultati sperati o hanno contraddetto situazioni, insomma, un po’ più di cautela dovremmo averla imparata da un passato fatto di decenni di cose buone ma anche di tanti disastri ambientali su cui poi puntualmente versiamo lacrime di coccodrillo.
Sicuramente l’area in questione non è particolarmente sottoposta a dissesti, però è comunque un’area molto bella. Allora se per caso abbiamo ancora una legislazione che non tutela queste cose, bèh, potremmo anche arrivare alla conclusione che tutto è regolare, ma perché quei cittadini che ormai da tanto tempo praticano momenti di democrazia e partecipazione ogni volta dobbiamo mortificarli e farli avvilire?
Possiamo arrivare alle stesse conclusioni se le carte e le regole dicono che non c’è altra via d’uscita, però, per favore, dopo decenni di scempi un po’ più di cautela! Incoraggiamo semmai i cittadini a difendere i propri interessi. Interessi che possono essere complessi o anche contraddittori, ma, per favore, non mortifichiamo i cittadini. Tale questione è ormai un problema di democrazia vera, reale, che si fonda sulla carne della gente.
Quindi, ecco, dobbiamo avere rispetto di questo come pure rispetto per le regole, però una volta per tutte cerchiamo di conciliarle.

PRESIDENTE. Pongo in votazione l’emendamento.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Ha chiesto la parola il Consigliere Latini, ne ha facoltà.

Dino LATINI. Non voglio assolutamente incunearmi in polemiche e neppure la mozione voleva fare questo, ma per dovere di completezza del ragionamento che tutti insieme abbiamo fatto, affinchè rimanga agli atti e anche per un minimo di corretta parzialità su una questione che riguarda il Comune di Osimo, voglio segnalare questo.
La posizione che dice che il Comune di Osimo ha espresso parere favorevole documentalmente agli atti non è rinvenibile. In sede di Conferenza di servizi VIA e AIA, come credo l’Assessore sa o comunque dovrebbe avere l’onestà intellettuale di ammetterlo, il Comune di Osimo ha espresso parere contrario per incompatibilità urbanistica dell’intervento col vigente piano regolatore generale.
La questione nasce da un altro aspetto. Voglio sottolinearlo. E intanto esprimo sulla mozione il voto favorevole.
In prima istanza la costituenda società, oggi addirittura sfaldata, infatti non esiste più una società ma soltanto un partecipante, aveva chiesto al Comune di Osimo la possibilità di realizzare in quella zona allevamenti zootecnici, che quindi sono compatibili. Poi quando il Comune ha rilasciato il certificato di assetto territoriale per allevamenti zootecnici ha cambiato progetto presentando la domanda per allevamenti zootecnici di tipo industriale, su cui il Comune in sede di VIA e AIA ha documentato, dico documentato, il proprio parere negativo. Questo è per dovere di chiarezza.
Dunque, resta valida la posizione della questione generale enucleata giustamente dal Presidente Giancarli, ma rimane comunque la valutazione generale di natura procedurale politica, non di natura amministrativa, che dobbiamo fare su questa mozione.

PRESIDENTE. Mozione n. 193. La pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

La proposta di risoluzione è stata invece ritirata.

Mozione n. 215
del Consigliere Latini
“Grave situazione ditta Best di Montefano”

Mozione n. 221
della Consigliera Giorgi
“Situazione stabilimento Best di Montefano”;

Interrogazione n. 549
dei Consiglieri Silvetti, Marangoni
“Chiusura Best S.p.a. Osimo”

Interrogazione n. 415
del Consigliere Latini
“Multinazionale Best”

Interrogazione n. 545
del Consigliere Pieroni
“Chiusura dello stabilimento Best di Montefano”

Interrogazione n. 546
del Consigliere Bucciarelli
“Delocalizzazione produttiva ditta Best Montefano”

Interrogazione n. 547
dei Consiglieri Busilacchi, Badiali, Giancarli
“Vicende occupazionali allo stabilimento Best di Montefano”

(abbinate)
(Discussione e votazione risoluzione)

PRESIDENTE. Come stabilito ad inizio di seduta al punto 7 bis abbiamo le mozioni n. 215 del Consigliere Latini, la mozione n. 221 della Consigliera Giorgi, le interrogazioni n. 549 dei Consiglieri Silvetti, Marangoni, n. 415 del Consigliere Latini, n. 545 del Consigliere Pieroni, n. 547 dei Consiglieri Busilacchi, Badiali, Giancarli.
E’ stata presentata una proposta di risoluzione, con cui si intendono assorbite anche le stesse risposte alle interrogazioni, a firma Giorgi, Latini, Eusebi, Pieroni, Ricci, che assorbe anche la risposta alle interrogazioni.
L'Assemblea legislativa delle Marche,
Premesso che:approva la proposta di risoluzione, emendata, nel testo che
- la "Best" ha nel territorio regionale uno stabilimento a Montefano (MC), che produce motorini per cappe aspiranti ed uno a Cerreto D' Esi-Albacina che produce cappe aspiranti. Inoltre ha un ulteriore stabilimento in Polonia;
- la Best è di proprietà della multinazionale americana Northek;
- già dalla primavera scorsa era in atto un confronto tra lavoratori, sindacati, azienda, enti locali e Regione per affrontare il rischio di eventuale delocalizzazione della produzione della Best di Montefano presso lo stabilimento polacco;
- lo scorso 31 ottobre, i lavoratori della Best di Montefano, su richiesta dell'azienda, sono stati collocati in ferie nonostante, secondo i sindacati, ci fosse dal mercato una forte richiesta di produzione. La Best ha giustificato la richiesta come una politica aziendale;
- al rientro dalle ferie forzate i lavoratori hanno trovato lo stabilimento chiuso, senza nessuna possibilità di accedere al suo interno e sono stati raggiunti da lettere di messa in mobilità;
- i lavoratori sono in presidio permanente davanti allo stabilimento di Montefano oramai da 20 giorni e hanno denunciato la loro situazione anche attraverso la trasmissione "Servizio Pubblico" condotta da Michele Santoro;
- il comportamento della dirigenza (chiusura della fabbrica senza preavviso, trasferimento dei macchinari, cambio delle serrature dei cancelli dello stabilimento, lavori notturni per il trasferimento effettuati senza nessun rispetto della sicurezza per coloro che li hanno eseguiti) manifesta palesemente un' azione antisindacale e configura, forse, ipotesi di reato;
- la Regione Marche ha subito istituito un tavolo istituzionale con la proprietà e le parti sindacali al fine di attivare procedure di tutela e reinserimento dei lavoratori in mobilità;
Tutto ciò premesso
Impegna la Giunta regionale
• a mettere in atto tutte le procedure e le iniziative utili ad assicurare le dovute tutele ai lavoratori della Best, ivi compresa l'eventuale estensione dei benefici dell'accordo di programma di cui beneficiano i lavoratori della Antonio Merloni;
• a verificare se la ditta Best abbia in passato ricevuto contributi dalla Regione Marche e, in caso affermativo, disporre la revoca dei contributi stessi in base alla l.r. 15/2009 che prevede tale istituto in caso di delocalizzazione;
• a valutare la possibilità di esporre i fatti alla magistratura per verificare la sussistenza o meno di reati e, in seguito, costituirsi parte civile contro la ditta Best;
• a rendere obbligatorio a carico della Best l'eventuale progetto di ricollocazione al lavoro dei dipendenti della Best sotto l'egida del competente Ministero".

Ha chiesto la parola il Consigliere Bucciarelli, ne ha facoltà.

Raffaele BUCCIARELLI. Sarò telegrafico, soltanto per dire, Presidente, che questa mozione è abbinata anche a una interrogazione da me presentata all’indomani della chiusura della Best. E’ iscritta all’ordine del giorno con il n. 546.
Non voglio intervenire nel merito perché lo conosciamo, voglio solo precisare una cosa. Ho chiesto agli uffici della Giunta di verificare se questa azienda è beneficiaria di interventi e risulta quanto segue: l’azienda Elettromec, poi diventata Best, ha…però, scusate colleghi!

PRESIDENTE. Consiglieri, chi vuole ascoltare sta in Aula, chi vuole fare chiasso va fuori!

Raffaele BUCCIARELLI. Stavo dicendo che la risposta degli uffici da me interpellati circa l’eventualità che la ditta Best abbia usufruito di contributi regionali, e quindi incappasse in quanto previsto dalla legge 15, ha dato questi risultati: l’azienda Elettromec, poi diventata Best, ha percepito nell’agosto 2009 contributi per contratto di solidarietà pari a 251.690 euro. Nell’anno 2009 la Best Spa ha ottenuto un impegno sulla misura POR pari a 319.050 euro, di cui ad oggi liquidati 191.430.
Quindi credo, se questo dovesse essere confermato dall’Assessore, che la Giunta sia nelle condizioni di intervenire al fine di far restituire o recuperare dall’azienda Best, secondo quanto previsto dalla legge 15, tutti i contributi che la stessa ditta, che ha avuto un comportamento a dir poco incivile – incivile, non antisindacale, l’operaio rappresentante della Rsu all’assemblea che si è tenuta alle Muse diceva “da rubagalline che operano di notte” –, ha avuti inopinatamente.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Massi.

Francesco MASSI. Condividiamo il preambolo, le finalità, gli obiettivi di questa mozione. Abbiamo espresso la nostra solidarietà ai lavoratori. E quindi abbiamo anche condiviso le convocazioni fatte dalla Giunta regionale. Però pongo una domanda. Vorrei cioè capire se la Giunta sta valutando di estendere ai lavoratori della Best i benefici dell’accordo di programma di cui beneficiano attualmente in quel budget i lavoratori dell’Antonio Merloni. Su questo vorrei che qualcuno mi rispondesse.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Marangoni.

Enzo MARANGONI. Anch’io ho presentato, insieme al Consigliere Solvetti, una interrogazione, la n. 549, con riferimento alla chiusura della ditta Best di Osimo (che in realtà è di Montefano), con la quale chiediamo ragione di questo comportamento veramente barbaro della direzione aziendale di trasferire nottetempo le attrezzature e parte degli impianti.
Vedendo adesso la proposta di risoluzione mi pare che più o meno ci siamo, perché anche noi nella nostra interrogazione paventiamo delle possibilità di comportamento giuridicamente e forse anche penalmente opinabile.
Quindi voterò a favore di questa proposta di risoluzione.

PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Giorgi.

Paola GIORGI. Della situazione Best e soprattutto dello stabilimento di Montefano tutti ne conosciamo la gravità, tutti conosciamo le azioni messe in atto dall’azienda nei confronti dei lavoratori. Già dalla primavera scorsa si erano manifestate alcune problematiche, quindi i lavoratori con i sindacati e le istituzioni, anche la Regione, si erano mobilitati per cercare di trovare una soluzione al problema. Ed ora purtroppo la soluzione negativa dell’azienda è di una grandissima gravità.
Noi con questa mozione chiediamo che la Regione si impegni – come del resto sta facendo - fino in fondo per tutelare i lavoratori. Ma visto che il comportamento dell’azienda ha dei livelli di illegalità altissimi chiediamo anche che la Regione valuti la possibilità di esporre i fatti alla Magistratura per verificare la sussistenza di reati e in seguito costituirsi addirittura parte civile contro la Best. Credo occorra dare degli esempi di tutela dei lavoratori e dei loro diritti come pure delle leggi.
C’è anche quella eventuale questione dei rimborsi. Qualora cioè alcune ditte abbiano ottenuto dei finanziamenti e qualora provvedano a una delocalizzazione c’è una legge regionale che prevede una serie di rimborsi. Su questo so che l’Assessore Giannini voleva fare una precisazione, che credo sarà accoglibile.
Ritengo che questa mozione debba essere approvata all’unanimità. E’ una forte attenzione da parte dell’Assemblea legislativa delle Marche verso questi lavoratori che sono stati trattati veramente in maniera ignobile. Ed è una forte censura nei confronti dell’azienda.

Presidenza del Vicepresidente
Giacomo Bugaro

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Busilacchi.

Gianluca BUSILACCHI. Ritengo giusto intervenire perché anch’io sono firmatario di un’interrogazione che è stata accorpata a questa proposta di risoluzione che voterò convintamente.
Molte volte diciamo che di fronte a una situazione di crisi come questa le istituzioni politiche hanno una sovranità limitata, possono intervenire soltanto in parte, soltanto per quanto riguarda gli ammortizzatori sociali.
Voglio ricordare che la chiusura di questo stabilimento è incivile, uno stabilimento, tra l’altro, tra i più produttivi del gruppo. E’ stato chiuso in quel modo uno stabilimento che aveva delle consegne, degli arretrati e faceva degli straordinari, per aprire, come sappiamo, uno nuovo stabilimento in Polonia.
Ritengo che le modalità siano assolutamente gravi. Al di là dell’atto di inciviltà nei confronti dei 125 lavoratori, voglio ricordare che dopo un accordo in Regione con l’Assessore Luchetti che assicurava gli stessi livelli occupazionali fino al 2013, di questo accordo se ne è poi fatto carta straccia. Quindi per davvero è stato rubato nottetempo il lavoro a 125 persone, con le modalità che sappiamo, che abbiamo appreso dalla stampa e dai lavoratori stessi nelle loro assemblee pubbliche.
Mi unisco pertanto alla richiesta fatta dal Consigliere Bucciarelli riferita ad avere un rimborso del finanziamento erogato.
Anzi, direi di più, dovremmo chiedere fino all’ultimo, se possibile, il reintegro dei livelli occupazionali. Altrimenti, come già prevede questa nostra risoluzione, intervenire sia con la cassa integrazione sia riguardo alla formazione e ricollocazione dei lavoratori.
Un segnale a queste imprese lo dobbiamo dare. Imprese che prima ottengono i nostri finanziamenti e poi pensano di poter operare al di là delle regole. Non vorrei che diventasse un precedente in una fase che è già difficile e nei confronti della quale tutti, istituzioni, lavoratori e imprese, dobbiamo comportarci nel modo più responsabile.

PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Giannini.

Sara GIANNINI. Sulla vicenda della Best la Regione credo abbia dimostrato un’attenzione e una sensibilità immediata. Già prima che avvenisse l’atto che tutti abbiamo condannato - in questa regione non ha precedenti, in ogni luogo abbiamo detto che non è possibile tollerarlo - avevamo avviato una serie di contatti, in quanto la Best aveva chiesto anche un piano di riorganizzazione aziendale che riguardava il sito di Montefano e forse successivamente anche quello di Cerreto D’Esi.
C’era stata una riunione in Regione, prima con le parti sociali e poi con l’impresa, poi era stata firmata un’intesa che doveva sovraintendere ai rapporti…Però, scusate, se la Best non vi interessa perché si presentano le mozioni! Qui nessuno ascolta! Io vi dico quello che è successo, forse potrebbe essere utile.
Stavo dicendo che era stata firmata un’intesa che doveva sovraintendere al percorso di ristrutturazione che l’azienda aveva in mente di organizzare e che quindi aveva proposto alle parti sociali.
Questa azione era stata dunque avviata. Nella settimana successiva al 1° novembre si sarebbe dovuta avviare la prima riunione per la discussione del piano industriale di riorganizzazione della Best di Montefano. Tra l’altro si era anche concordato con il sindacato l’interruzione settimanale, con cui però poi si è avviata la procedura per vuotare la fabbrica in una notte, lasciando così gli operai senza lavoro, senza neppure dar loro la possibilità di accedere al luogo di lavoro per ritirare gli effetti personali a seguito, appunto, della chiusura dell’azienda.
Ci siamo immediatamente attivati con l’Assessore al lavoro. Abbiamo incontrato non solo i rappresentanti del sindacato provinciale della categoria ma anche le RSU e tutti i lavoratori. Successivamente ci sono stati altri due incontri alla presenza della ditta, e che ovviamente nel merito dell’azione che ha compiuto non ha dato delle risposte soddisfacenti. Azioni che abbiamo condannato in modo inequivocabile.
Inoltre abbiamo avviato, come d’uso in situazioni come queste e che purtroppo in questo momento si ripetono frequentemente, tutte le azioni di sostegno ai lavoratori. In modo che si potessero prevedere oltre ad azioni per la cassa integrazione straordinaria e per il pagamento delle indennità di lavoro che dovevano essere corrisposte, prima che si avviasse la pratica di corresponsione della Cis, anche altre attività: l’integrazione del trattamento di cassa integrazione – un accordo sul quale l’azienda ha dimostrato di essere d’accordo, ma naturalmente lo verificheremo –, il riconoscimento ai lavoratori che lasceranno l’azienda durante o al termine del Cis di un’incentivazione all’esodo, la messa a disposizione dei lavoratori di un piano di emplacement per favorire la ricollocazione anche mediante incentivazioni da riconoscere alle aziende che li assumeranno, come pure l’implementazione di percorsi formativi e di riqualificazione.
Quindi stiamo tentando di accompagnare, oltre che con misure ordinarie che intervengono in questi momenti, anche con misure di appoggio straordinario. Perché la chiusura in modo traumatico dell’azienda non consente ai lavoratori di immaginare dall’oggi al domani una qualsivoglia ipotesi di ricollocazione.
Abbiamo anche verificato se la Best, o sue collegate, aveva avuto finanziamenti da parte della Regione. Ci risulta un finanziamento sul bando innovazione nel 2007, già chiuso, di 300 mila euro, di cui 198 mila erogati, perché ovviamente ci sono le anticipazioni stabilite dalle procedure determinate dalle politiche comunitarie e dal POR, sono automatiche per tutte le aziende che avviano i processi di utilizzo dei contributi.
Stiamo cioè verificando se ricorrono i requisiti di legge che consentano la revoca del contributo, ed ovviamente non solo quello restante ma anche quello già erogato. E questo naturalmente va verificato. Nelle procedure dei bandi e in quelle che sovraintendono le norme comunitarie i criteri di revoca sono pedissequamente elencati, e quindi non possiamo aggiungerne alcuni arbitrari successivamente.
Stiamo verificando se tutti i criteri sono stati rispettati, affinchè almeno uno ne emerga, quello cioè riguardante la delocalizzazione. Anche perché nel territorio regionale la Best ha un’altra attività; intendo attività di best, e quindi è una holding. Abbiamo già interessato il servizio legislativo per poter avviare le procedure del caso. Stiamo cioè verificando se ricorrono i requisiti per la revoca del finanziamento.
Oltre al contributo sul POR, la ditta Elettromec poi trasformatasi in Best, ha percepito nell’agosto 2009 contributi per contratto di solidarietà (FSE) pari a 251.690 euro. Stiamo quindi verificando, appunto, tali criteri per far sì ci siano le condizione eventualmente per revocare i contributi che ha avuto la Best.
Comunque in questo momento il nostro impegno più forte è quello di tutelare i lavoratori. Inoltre far sì che questi fatti, anche attraverso un rapporto, come dire, un po’ più robusto con le associazioni di categoria, tutte, ci possa consentire che queste vicende non accadano di nuovo; tutto il percorso della Best si era insediato presso Confindustria Ancona ove la Best è iscritta.

PRESIDENTE. Ha chiesto la parola il Consigliere Latini, ne ha facoltà.

Dino LATINI. Chiedo scusa all’Assessore perché intervengo dopo di lei.
E’ un precedente pericolosissimo, e a detta delle voci che circolano nell’ambito industriale non sarà l’unica esperienza. Quindi un sollecito alla Regione, a noi stessi, affinché non si ripeta.
Si parla di un’azienda nel fabrianese, non della catena della Best, che ha intenzione di fare altrettanto. Non dico il nome, ad oggi è soltanto…(…) Purtroppo non si fa nulla neppure con il vigilante, è un problema di normativa, e a pagarne le conseguenze, come avete detto tutti, sono i 125 lavoratori.
Lavoratori oggi assistiti attraverso gli ammortizzatori sociali. Colgo qui l’intervento dell’Assessore che opportunamente è tornata sul progetto di ricollocazione dei lavoratori in altre aziende, ove possibile, attraverso l’egida del Ministero, con il progetto pagato dalla Best, che credo sia la giusta sanzione.
Ma ritengo soprattutto che occorra guardare al futuro. Questa situazione per fare in modo non si ripeta ha bisogno di due dati fondamentali: gli incentivi a chi rimane, a chi non delocalizza – sapete che la Best aveva già stabilimenti in Polonia e si parla addirittura in un altro Paese del Mediterraneo –, mentre un disincentivo a chi compie le stesse operazioni fatte dalla Best.
In futuro dovremmo pensare a una proposta di legge regionale che aiuti chi rimane, sopratutto con la detassazione delle imposte di natura regionale e che metta una penale sonora a chi avendo ancora sede giuridica sul territorio italiano attua questo comportamento, un comportamento che ci riporta al periodo ottocentesco del padrone delle ferriere.
Volevo inoltre precisare un aspetto, che non è stato richiamato da nessuno, sul discorso di chi perde il lavoro. Ecco, anche nel caso della Best ci sono decine di fornitori e piccole imprese che perdono le commesse di lavoro. Quindi bisogna pensare in futuro non soltanto ai lavoratori dipendenti della catena più importante dell’azienda che viene colpita dalla crisi o da scelte scellerate come questa, ma anche a tutto l’indotto, che non ha una risonanza pubblica, ma che al pari dei dipendenti subisce comunque la falcidia di perdere il lavoro. Per cui anche per loro va strutturata in futuro un’azione di solidarietà e difesa.

PRESIDENTE. Faccio presente ai colleghi che il Consigliere Massi ha presentato un emendamento alla proposta di risoluzione:
Al primo periodo del dispositivo dopo la parola “Best” aggiungere: “ivi compresa l’eventuale estensione dei benefici dell’accordo di programma di cui beneficiano i lavoratori della Antonio Merloni”.
Ha la parola l’Assessore Giannini.

Sara GIANNINI. L’emendamento indica la possibilità di estendere l’accordo di programma dell’Antonio Merloni al comune di Montefano. Ricordo che l’accordo di programma dell’Antonio Merloni nasce dal commissariamento dell’Antonio Merloni e l’area dei comuni interessata attiene alla crisi dell’Antonio Merloni stessa.
L’accordo di programma, tra l’altro, è firmato da Umbria, Marche e MISE. Per cui introdurre un elemento di questo genere può essere, come dire, un auspicio, però noi qui stiamo parlando di cose che possono creare aspettative di cui sappiamo già, per la complessità e anche per il percorso che l’accordo di programma ha già fatto, sarà poi difficile soddisfare.
Allora se è una questione semplicemente di carattere politico assembleare mi astengo dall’esprimere la mia opinione, se invece è un tentativo di contribuire ad aggiungere un’ipotesi di soluzione mi permetto di dire che potrebbe suscitare aspettative che poi molto facilmente andranno deluse. Ed io credo che in questo momento per quelle persone di tutto ci sia bisogno fuorchè aspettative che vengono deluse.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Massi.

Francesco MASSI. Io ho capito il senso di quello che ha detto l’Assessore, però allora dobbiamo chiarirci, Assessore, sul significato che vogliamo dare a queste risoluzioni; atti che, come ho detto tante volte, vanno spesso a riempire le soffitte e le cantine della nostra Assemblea legislativa.
Molte volte facciamo mozioni o delibere e poi le ritiriamo e facciamo risoluzioni. Ecco, qualche volta serve anche alla maggioranza per far fare grossi titoli sui giornali, magari dicendo di cose fatte quando invece era solo una risoluzione.
Io non voglio illudere nessuno, però vale come il resto della risoluzione. Altrimenti la risoluzione che vale! E’ una richiesta di impegno dell’Assemblea legislativa nei confronti della Giunta. E io ho aggiunto “proviamo, verifichiamo”. Vi dirà di no il Ministero, non lo so. Adesso è un momento che viviamo una nuova “Atene”, quindi è possibile che in questo Paese con la bacchetta magica si risolva tutto. E noi lo auspichiamo. Siamo lì ad appoggiare Monti, non lo facciamo appoggiare solo ad Ucchielli. (…) Stamattina Ucchielli dice che c’è l’appoggio e il sostegno a Monti, ecco, il suo, certo, è un sostegno fondamentale, ma ci siamo anche noi. Penso che Monti sarà commosso dall’appoggio di Ucchielli!

PRESIDENTE. Pongo in votazione l’emendamento del Consigliere Massi.

(L’Assemblea legislativa approva)

Pongo in votazione la proposta di risoluzione, così come emendata.

(L’Assemblea legislativa approva)

Colleghi, la seduta è aggiornata a martedì prossimo. Per quanto riguarda l’ordine del giorno il primo punto sarà la mozione n. 213 dei Consiglieri Marinelli, Massi, Acquaroli. La seduta è tolta.

La seduta termina alle ore 16,00.










 

 
 
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