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Resoconto della seduta n.62 del 06/12/2011

SEDUTA N. 62 DEL 6 DICEMBRE 2011

La seduta inizia alle ore 10,40


Presidenza della Vicepresidente
Paola Giorgi


Comunicazioni del Presidente

PRESIDENTE. Do per letto il processo verbale della seduta n. 61 del 29 novembre 2011, il quale, ove non vi siano obiezioni, si intende approvato ai sensi dell’art. 29 del Regolamento Interno.
Comunico che:
Sono state presentate le seguenti proposte di legge:
- n. 158 in data 24 novembre, ad iniziativa dei Consiglieri Perazzoli, Ortenzi, Giorgi, Traversini, Ricci, Trenta, Massi, Marangoni, Romagnoli: “Ulteriore proroga degli organi degli ERSU”, assegnata alla I Commissione in sede referente e trasmessa al Consiglio delle Autonomie Locali per conoscenza”, iscritta all’ordine del giorno della seduta odierna;
- n. 159 in data 28 novembre, ad iniziativa della Giunta regionale, concernente: “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale 2012 e pluriennale 2012-2014 della Regione Marche (Legge finanziaria 2012)”, assegnata alla II Commissione in sede referente, al Consiglio delle Autonomie Locali per l’espressione del parere ai sensi dell’articolo 11, comma 2, l.r.L.R. 4/2007, al Consiglio Regionale dell’Economia e del Lavoro per l’espressione del parere ai sensi dell’art. 4, comma 1, l.r. 15/2008 e alle Commissioni I, III, IV, V e VI per l’espressione del parere di competenza ai sensi dell’articolo 70 del Regolamento Interno;
- n. 160 in data 28 novembre, ad iniziativa della Giunta regionale, concernente: “Approvazione del bilancio di previsione per l’anno 2012 ed adozione del bilancio pluriennale per il triennio 2012-2014", assegnata alla II Commissione in sede referente, al Consiglio delle Autonomie Locali per l’espressione del parere ai sensi dell’articolo 11, comma 2, l.r. 4/2007, al Consiglio Regionale dell’Economia e del Lavoro per l’espressione del parere ai sensi dell’art. 4, comma 1, l.r. 15/2008 e alle Commissioni I, III, IV, V e VI per l’espressione del parere di competenza ai sensi dell’articolo 70 del Regolamento Interno;
- n. 161 in data 30 novembre, ad iniziativa della Giunta regionale, concernente: “Modifiche alla legge regionale 27/2009 - testo unico in materia di commercio”, assegnata alla III Commissione in sede referente, al Consiglio delle autonomie locali per l’espressione del parere ai sensi dell’articolo 11, comma 2, l.r. . 4/2007 e al Consiglio regionale dell’economia e del lavoro per l’espressione del parere ai sensi dell’art. 4, comma 1, l.r. 15/2008.
E’ stata presentata la seguente proposta di regolamento:
- n. 3/11 in data 1 dicembre 2011, ad iniziativa della Giunta regionale, concernente “Ulteriori modifiche al regolamento regionale 24 ottobre 2008, n. 2, recante: Criteri per il calcolo dei canoni locativi degli alloggi di edilizia residenziale pubblica sovvenzionata. Attuazione dell’articolo 20 quaterdecies della legge regionale 16 dicembre 2005, n. 36", assegnata alla IV Commissione in sede referente e trasmessa al Consiglio delle autonomie locali e al Consiglio regionale dell’economia per conoscenza; si rappresenta che la Giunta ha fatto richiesta d’urgenza ai sensi dell’art. 80 del Regolamento, pertanto l’Assemblea dovrà deliberare sull’urgenza sentito un oratore contro ed uno a favore.
Sono state presentate le seguenti mozioni:
- n. 227 del Consigliere Latini “Problematiche inerenti il sistema interporti “;
- n. 228 dei Consigliere Acquaroli, Ciriaci, Badiali e Giancarli “Facilitare l’accesso al credito delle imprese agricole solvibili”;
- n. 229 dei Consiglieri Solazzi, Giorgi, Bugaro, Pieroni, Romagnoli “Azioni a sostegno del made in Italy”.
Il Presidente della Giunta regionale ha promulgato le seguenti leggi regionali:
- n. 22 in data 23 novembre 2011 “Norme in materia di riqualificazione urbana sostenibile e assetto idrogeologico e modifiche alle leggi regionali 5 agosto 1992, n. 34 “Norme in materia urbanistica, paesaggistica e di assetto del territorio” e 8 ottobre 2009, n. 22 “Interventi della Regione per il riavvio delle attività edilizie al fine di fronteggiare la crisi economica, difendere l’occupazione, migliorare la sicurezza degli edifici e promuovere tecniche di edilizia sostenibile”;
- n. 23 in data 1 dicembre 2011 “Norme urgenti in materia di passaggio al digitale terrestre”.
Hanno chiesto congedo l’Assessore Mezzolani e il Vice Presidente Bugaro.


Sull’ordine del giorno

PRESIDENTE. Pongo in votazione la richiesta d’urgenza, ai sensi dell’art. 80 del Regolamento interno, della proposta di regolamento n. 3/11 “Ulteriori modifiche al regolamento regionale 24 ottobre 2008, n. 2, recante: Criteri per il calcolo dei canoni locativi degli alloggi di edilizia residenziale pubblica sovvenzionata. Attuazione dell’articolo 20 quaterdecies della legge regionale 16 dicembre 2005, n. 36", poc’anzi comunicata.

(L’Assemblea legislativa approva)


Sull’ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha chiesto la parola il Consigliere Pieroni, ne ha facoltà.

Moreno PIERONI. Presidente, è soltanto per condividere insieme all’Aula un impegno già preso dai Capigruppo in merito all’anticipazione della mozione n. 229 che fa riferimento ad un ordine del giorno richiesto dalla Coldiretti.
Chiedo quindi l’anticipazione di questo punto che un po’ tutti riteniamo importante.

PRESIDENTE. Considerato che c’era già un accordo dei Capigruppo direi di metterla in testa all’ordine del giorno.


Sull’ordine del giorno

PRESIDENTE. Ha chiesto la parola il Consigliere Massi, ne ha facoltà.

Francesco MASSI. Domenica scorsa a Palazzo Chigi si è svolto un incontro fra il Presidente del Consiglio Monti e la Conferenza delle Regioni alla quale ha partecipato sia il Presidente Spacca che l’Assessore Marcolini. Chiedo quindi se gli stessi, o chi per loro della Giunta, possono riferirci, al di là di quello che abbiamo letto sulla stampa, sulle linee di strategia economico-finanziaria del Governo nei confronti delle Regioni. E’ stato preannunciato sui trasporti, ma vorremmo avere delle notizie più chiare da parte di coloro che appunto hanno partecipato a questo incontro.

PRESIDENTE. Ha chiesto la parola il Consigliere Bucciarelli, ne ha facoltà

Raffaele BUCCIARELLI. Chiedo l’iscrizione all’ordine del giorno e la relativa discussione di una mozione, che fra pochi minuti consegnerò, sulla quale ho chiesto l’adesione del Gruppo del Partito Democratico e dell’Italia dei Valori, ma che è aperta tutti. Essa riguarda la richiesta della Regione affinché si convochi una Conferenza Stato-Regioni per chiedere al Governo di abbattere le spese militari (circa 25 miliardi di lire) ed investirle poi sul sociale a partire dalle pensioni.
Quindi, Presidente, a breve la consegnerò, ma intanto sin d’ora ne chiedo l’iscrizione e la discussione.

PRESIDENTE. Però, Consigliere, questa mozione non essendo appunto stata ancora presentata non è stata neanche comunicata, e l’iscrizione può essere richiesta solo ad avvenuta comunicazione. (…) Questa però è la presentazione. (…) Allora pongo in votazione la proposta del Consigliere Bucciarelli. Mi può dare il testo, Consigliere? (…) Bene, attendiamo la presentazione di questa mozione.
Consigliere Massi, le comunico intanto, come da lei richiesto, che c’è la disponibilità dell’Assessore Marcolini a relazionare.


Sull’ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha chiesto la parola la Consigliera Ciriaci, ne ha facoltà.

Graziella CIRIACI. Chiedo l’anticipazione della mia mozione n. 204, presentata in data 10 ottobre, in merito alle misure d’urgenza riguardo la malattia dei kiwi. In questa regione sta causando dei danni irreparabili, quindi credo sia opportuno parlarne subito; l’agricoltura non può certo andare con i tempi d’ufficio, essa ha sicuramente percorsi stagionali, e la prossima stagione è la primavera.
Chiesto quindi se su questo possa rispondere l’Assessore e possa prendere dei provvedimenti in merito.

PRESIDENTE. Bene, direi possiamo metterla come punto 5 bis).
Ha chiesto la parola il Consigliere Ricci, ne ha facoltà.

Mirco RICCI. Sarei dovuto intervenire dopo il Consigliere Massi. E’ molto opportuno che l’Assessore Marcolini comunichi sugli esiti degli incontri con il Governo rispetto ai temi legati alla manovra economica imminente, che comunque è anche in relazione al fatto che siamo in fase di bilancio, tutto è collegato, sia per gli aspetti negativi che gli aspetti positivi. Ad esempio un aspetto positivo mi pare, Assessore, abbia a che fare con i trasporti perché torna qualche risorsa in più.
Pertanto, come avevamo detto ai Capigruppo ed associandomi alla richiesta del Consigliere Massi, è utile e opportuno sapere ciò che è accaduto nell’incontro con il Governo rispetto ai temi della finanziaria. Grazie. Assessore.

PRESIDENTE. Ha chiesto la parola il Consigliere Trenta, ne ha facoltà.

Umberto TRENTA. Forse non è inerente ai lavori dell’Aula, però il Consigliere Marinelli mi chiedeva perché sono stato spostato in questo punto. Allora ho cercato di fargli capire che i Consiglieri capitati qui per caso, itineranti, possono subire, a seconda delle esigenze degli altri, trattamenti di questo tipo!
Inoltre esorto ancora una volta una risposta a delle precise richieste, da me fatte alla dott.ssa Santoncini, riguardanti la mia stanza a Piazza Cavour. Chiedo se qualcuno può rispondermi, a vostro piacere, o la dott.ssa Santoncini o il Presidente Solazzi.
Capitato qui per caso va bene, anche itinerante va bene, ma essere preso e considerato per...comincia forse a darmi fastidio!

PRESIDENTE. Bene, riferiremo. Ha chiesto la parola il Consigliere Acquaroli, ne ha facoltà.

Francesco ACQUAROLI. Per sollecitare l’Aula rispetto alle problematiche, che tra l’altro abbiamo conosciuto insieme ieri pomeriggio, in ordine al passaggio al digitale terrestre. Ci sono ovvero alcuni comuni che non sono in grado di garantire il servizio, se non facendo dei piccoli investimenti.
Chiedo quindi alla Giunta di sorvegliare su queste situazioni ed eventualmente intervenire per cercare di contribuire al superamento di queste difficoltà.
Siamo già venuti conoscenza del caso del comune di Montecavallo, ecco, chiedo se è possibile intervenire, credo che per una popolazione anziana e per dei territori svantaggiati questo sia un elemento importante.

PRESIDENTE. Condivido, Consigliere; ieri, quando appunto è stata avanzata questa richiesta, eravamo presenti.
Prima di proseguire con i lavori salutiamo la Scuola media di Montefano, classi seconda I e seconda L, che oggi seguiranno i lavori dell’Aula. Benvenuti e buona giornata.


Sull’ordine del giorno

PRESIDENTE. E’ stata presentata la mozione, che verrà classificata con il n. 230, a firma dei Consiglieri Bucciarelli, Acacia Scarpetti, Traversini, Cardogna, Malaspina, Ricci, Marangoni, D’Anna “Modificazioni alla manovra economica del Governo”, di cui do lettura:
“L’Assemblea legislativa delle Marche valutando con molta preoccupazione i provvedimenti adottati dal Governo nazionale;
Considerato che è necessario assumere provvedimenti atti al recupero della capacità di spesa delle masse popolari per ridare fiato ai consumi interni e quindi al commercio ed alla produzione di beni per il mercato interno;
Ricordato che da alcuni anni i Governi italiani si sono impegnati a acquistare armi da guerra per un impegno complessivo di circa 25 miliardi di euro;
Reputato che i provvedimenti da assumere debbano tagliare in particolare le spese che nulla hanno a che fare con la qualità della vita dei cittadini e che nel contempo possono prevedere grandi risparmi alla finanza pubblica;
Ritenuto inoltre che sia necessario colpire le grandi ricchezze ed i grandi patrimoni spesso improduttivi e produttori di rendite parassitarie.
Impegna la Giunta regionale ad attivarsi affinché sia al più presto convocata una riunione della Conferenza Stato-Regioni nella quale richiedere al Governo:
la cancellazione della spesa relativa all’acquisto di navi portaerei e caccia bombardieri decisa dai precedenti Governi;
il ritiro di contingenti militari dalle missioni in Afghanistan, in Kosovo e in generale da tutte le missioni all’estero;
di prevedere una tassa sui grandi patrimoni immobiliari e mobiliari.”
Pongo in votazione per l’ iscrizione all’ordine del giorno.

(L’Assemblea legislativa approva)

Bene, direi di inserirla come punto 5 ter).


Comunicazioni dell’Assessore Marcolini sugli effetti della manovra nazionale

PRESIDENTE. Come richiesto poc’anzi dall’Aula, do la parola all’Assessore Marcolini, ringraziandolo per la disponibilità, che ci relazionerà sulla Conferenza Stato-Regioni in merito alla manovra del Governo Monti.

Pietro MARCOLINI. Mi pare quanto mai opportuna la necessità di aggiornarci sugli effetti della manovra nazionale che si riverbera sulla vita della comunità regionale, come pure, per un’Assemblea come la nostra che si accinge a discutere ed approvare il bilancio, sulle questioni fondamentali dell’attività dei prossimi tre anni.
Noi al Governo abbiamo avanzato sette grandi questioni: il trasporto pubblico locale, il patto per la salute, il federalismo fiscale, il patto di stabilità, la riduzione del costo delle Istituzioni (e l’Assemblea lo sa bene, in tal senso ha infatti avanzato una proposta), la coesione territoriale, il futuro delle politiche regionali di coesione, infine il welfare, le cui risorse sono state pressoché azzerate dalle ultime manovre finanziarie, che dunque comporta l’impossibilità per le Regioni di assicurare i servizi essenziali di assistenza alla persona.
Rispetto a queste sette questioni ne stiamo discutendo in Commissione bilancio, anche stasera è convocata una riunione per valutare la traduzione e l’impatto aggiornato a oggi (c’è stata già una prima riunione del CAL e del CREL). Domenica mattina abbiamo avuto modo di avere un confronto diretto con il Presidente del Consiglio soprattutto su due questioni, il trasporto pubblico locale e la salute, atteso che le altre cinque questioni che ho appena accennato stanno sullo sfondo, non hanno avuto direttamente una trattazione con il Governo. Le due emergenze che sono state sollevate in questi nostri appuntamenti, dalla seconda Commissione, al Cal, al Crel, si incentrano soprattutto, ripeto, sulla salute e sul trasporto pubblico locale.
Sulla salute la novità dello scorso fine settimana era quella di un abbassamento del finanziamento per 2 miliardi e mezzo, che avrebbe anticipato quella riduzione che nella relazione al bilancio noi abbiamo quotato per 2 miliardi e mezzo nel 2013 e per 5 miliardi e mezzo nel 2014. E la notizia drammatica è stata quella dell’anticipazione al 2012 di questo taglio. Un taglio, dunque, che per la Regione Marche ammonterebbe complessivamente non più a 200 milioni. Ossia, essendosi abbassato il primo anno di riferimento – se non cambiano le previsioni - alla fine del triennio quoterebbe non più 8 miliardi bensì 17 miliardi, così come ieri elencavano Il Sole 24 Ore e i giornali economici. Quindi per la Regione Marche è un qualcosa vicino a 500 milioni.
Ecco, noi pensiamo che questa sia una prospettiva assolutamente insostenibile, che mette in discussione anche le poche Regioni, come la nostra, che hanno un equilibrio gestionale di bilancio, ne blocca gli investimenti, la razionalizzazione, è semplicemente la dichiarazione di un forfait sociale, istituzionale, politico.
Dalla mobilitazione generalizzata delle Regioni si è riusciti a sterilizzare, ma con un costo sociale notevole, la misura dell’anticipo dei tagli di 2 miliardi e mezzo per il 2012. Come? I 2 miliardi e mezzo del 2012 non vengono ridotti dal fondo sanitario nazionale in quanto vengono integrati dalla elevazione su base statale – è lo Stato che lo fa, ma l’effetto sociale è sempre molto grave – dell’addizionale regionale Irpef. Il cui piede, come sapete, è trattato dallo Stato, attualmente è dello 0,9, noi lavoriamo sopra lo 0,9. Ecco, lo 0.9 viene trasformato in 1,23, uno 0,33% in più, sicché si dovrebbero trovare i 2 miliardi e mezzo capaci di risarcire il fondo sanitario nazionale per la cifra mancante.
Il costo da un punto di vista sociale è notevole. Perché mentre la Regione, come sapete, dal 2002 esenta integralmente i primi due scaglioni fino a 15 mila euro, la misura statale, alzando il piede di riferimento dallo 0,9 a 1,23, impone sacrifici anche a quelle fasce di reddito ai limiti della povertà. E quindi il dato che abbiamo di fronte è molto grave, è drammatico.
Un dato su cui cerchiamo di intervenire, parzialmente, con l’accordo con le forze sociali per le integrazioni dei servizi per le fasce sociali più esposte, cassintegrati, lavoratori in mobilità, licenziati, per i quali prevediamo un’integrazione per il diritto allo studio, per l’utilizzo dei farmaci in fascia C, ecc. ecc.., ma ovviamente questa integrazione è una pallida approssimazione di quello che manca.
L’altro elemento che con il collega Marconi siamo riusciti a garantire sul versante sociale del welfare è sostanzialmente – dico sostanzialmente – l’invarianza per il 2012 delle risorse che si rivolgono ai servizi sociali, che è l’elemento cruciale di quell’armonia che consente la tenuta sociale e civile della nostra regione. Riusciremo a garantire sostanzialmente con un altro accordo le cifre gestite nel 2011, cioè con anticipi e posticipi delle risorse del 2011 verso il 2012, tutto il 2012 e qualche mese del 2103. E su questo se serve qualche dettaglio meglio di me potrà dire il collega Assessore Marconi.
Quindi sulla salute siamo rientrati dell’anticipazione del taglio di 2 miliardi e mezzo attraverso un provvedimento statale che era alla base dell’addizionale regionale di 0,33 punti percentuali.
Martedì prossimo mi pare che i lavori dell’Assemblea prevedono l’approvazione del Piano socio-sanitario. Ecco, dobbiamo avere grande realismo e grande responsabilità per quanto riguarda gli investimenti, le nuove strutture, la necessità di procedere rapidamente a ulteriori razionalizzazioni ed efficientementi; quello che per noi era l’obiettivo da smontare, ovvero la riduzione di 200 milioni, ora addirittura è un obiettivo da raggiungere, perché adesso non siamo più a 200 milioni di tagli tra il 2013 e il 2014, ma da 200 milioni fino a un massimo di 500. Potete capire che si tratta tra un quinto e un sesto del finanziamento complessivo della sanità, siamo cioè a cifre irraggiungibili.
Quindi è un richiamo alla responsabilità che il Governo ha fatto a tutti e che le Regioni obtorto collo hanno dovuto registrare, sapendo che quello che è in discussione sul piano nazionale è un fallimento annunciato e possibile, speriamo non probabile, ma è comunque possibile. Quando si annuncia l’impossibilità di pagare i dipendenti pubblici, quando si annuncia l’impossibilità di ripagare i titoli del debito pubblico che marciano a un rendimento di oltre il 7%, con un PIL che aumenta dello 0%, capite che essendo la durata media del nostro debito di sette anni, nell’ambito di questi sette anni il fallimento è assoluto, perché 2 mila miliardi di rinnovo dei titoli del debito pubblico in sette anni vanno tutti quanti all’incasso.
Secondo aspetto, trasporto pubblico locale. Le cifre sono impressionanti, come avete potuto vedere nella relazione al bilancio, per il trasporto su ferro e per quello su gomma passiamo da un finanziamento di 2 miliardi a un finanziamento di 400 milioni, un taglio quindi del 75%.
Le Regioni hanno rappresentato i rischi di uno scollamento sociale, di una rottura della maglia sociale, sono intervenuti i Presidenti delle grandi Regioni e i Sindaci delle grandi città. Se si fosse concretizzata quella possibilità saremo alla paralisi del trasporto pubblico delle grandi città, Roma, Napoli, Milano, ma anche delle Regioni come la nostra, ove tutto quel pendolarismo innanzitutto su ferro lungo la fascia longitudinale e lungo le due piccole trasversali si appunto sarebbe bloccato.
La rappresentazione di questa difficoltà ha però suscitato una risposta del Governo, ha fatto alzare l’asticella da 400 milioni a 1.600 milioni, con un taglio quindi che dal 75% si riduce al 25%.
Questa mattina il Presidente Spacca non è qui in Aula perché c’è una Conferenza straordinaria delle Regioni che discuterà di questi due aspetti, rinviando alle settimane prossime gli altri cinque punti.
A stamattina alle ore 9,00 i documenti istruttori che il Presidente Errani ha comunicato al Presidente Spacca sono esattamente le due cose che vi ho detto, un recupero integrale tramite l’aggravamento dell’aliquota regionale Irpef per la sanità e un recupero di 1.200 milioni, sulla base di 400, per quanto riguarda il trasporto pubblico.
Siamo in contatto con il Presidente Spacca, speriamo che prima della fine della mattinata di avere conferma almeno di queste due partite. Partite che sono ad elevato costo sociale, su cui però possiamo intervenire integrando, seppur lateralmente, gli interventi sociali, capaci di dare una prospettiva di una razionalizzazione severa, ma ancora possibile, nel giro di due-tre-quattro anni attraverso l’integrazione dell’urbano con l’extraurbano, del ferro con la gomma, ecc., ecc.. Speriamo che queste possibilità siano confermate.
Quello da cui non ci possiamo distrarre è comunque la grave situazione di natura emergenziale in cui tutti quanti siamo inseriti.
Sul piano nazionale si dice: intrecciare il rigore con l’equità e l’equità con la crescita.
Ecco, ieri abbiamo stipulato un accordo con la BEI per una provvista straordinaria di 200 milioni a un tasso straordinariamente favorevole di 3,763, che grosso modo è la metà della provvista di mercato, per sostenere ricerca scientifica, innovazione tecnologica, mobilità nei trasporti, misure ambientali, risparmio energetico. Abbiamo dato respiro attraverso il patto di stabilità a una spesa di oltre 91 milioni.
Siamo dunque impegnati per accompagnare anche le poche luci dello sviluppo e della crescita in un momento di resistenza rispetto agli oltraggi e alle ingiurie della crisi. E di questo dobbiamo esserne tutti quanti consapevoli, affinché nella discussione del bilancio le poche risorse mobilitabili siano indirizzate sui fondamentali, non siano disperse nei mille giustificati rivoli del bisogno particolare. Noi abbiamo un rapporto incongruo, strutturale tra i bisogni che crescono e le risorse che diminuiscono, dobbiamo allora, come si sta facendo sul piano nazionale, concentrarci sui fondamentali, dividendoci sul senso delle politiche ma tenendo conto delle compatibilità.
Se prima della fine della mattinata avremo conferma dal Presidente Spacca dell’accordo, magari tramite la Presidenza confermeremo questi due aspetti.
Oggi pomeriggio è convocata la seconda Commissione che quindi potrà ragionare anche sugli aggiornamenti delle poste come pure sugli aggiustamenti che nelle prossime riunioni della Commissione stessa potranno essere formulati per i lavori dell’Assemblea del 19 dicembre, data in cui è stata calendarizzata la discussione del bilancio preventivo annuale e triennale.

PRESIDENTE. Grazie, Assessore Marcolini. Appena ci saranno notizie dal Presidente Spacca ne daremo comunicazione all’Aula.


Mozione n. 229
dei Consiglieri Solazzi, Bugaro, Giorgi, Pieroni, Romagnoli
“Azioni a sostegno del Made in Italy”
(Discussione e votazione)
Abbinata alla mozione n. 64 (vedi pag. 14)

PRESIDENTE. Come stabilito passiamo alla discussione della mozione n. 229. Ha la parola il Consigliere Pieroni per illustrarla.

Moreno PIERONI. Questa mozione è stata condivisa da tutto l’Ufficio di Presidenza e poi anche supportata da tutti i Capigruppo. Essa è rivolta al made in Italy e in particolare alla realtà marchigiana. Così si sintetizza:
“Visto e condiviso il documento allegato, presentato dalla Coldiretti Marche, relativo alla tutela del Made in Italy, che vede l’adesione di molteplici associazioni (Slow Food, Symbola, Legambiente, WWF, Italia Nostra, Adoc, Adusbef, Federconsumatori, Adiconsum, Cgil, Uil);
Considerata la necessità, in un momento di grave crisi quale è l’attuale, di ricercare azioni e risorse per il rilancio dell’’economia e della crescita occupazionale;
Ritenuto che il Made in Italy, in particolare quello agroalimentare, rappresenti una straordinaria lega competitiva o di sviluppo del Paese;
Dato atto altresì che i settore agroalimentare rappresenta una quota rilevante del Pil nazionale e che l’export agroalimentare segna, anche durante la crisi, tassi di crescita elevati;
Riconosciuto che l’Italia è il Paese dei primati nell’agroalimentare per valore aggiunto per ettaro, per la produzione e l’esportazione di vino nel mondo, per la qualità e per il numero di operatori nel mercato biologico;
Tutto ciò premesso:
Impegna la Giunta regionale ad intraprendere tutte le iniziative ritenute più opportune per promuovere l’autentico Made in Italy agroalimentare e contrastare ogni possibile fenomeno di contraffazione anche a tutela delle imprese della filiera agroalimentare della nostra Regione.”

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Trenta.

Umberto TRENTA. Complimenti, Consigliere Pieroni, come pure complimenti a Solazzi, Bugaro, Giorgi e Romagnoli. Il mio intervento, però, vuole mettere in viva luce se i firmatari della mozione sono a conoscenza del bando industria 2015 sul Made in Italy. No, non lo conoscete! E mi dispiace che manca un Consigliere che un tempo era Assessore, oggi Badiali è altra cosa.
Ecco, vi parlerò allora del bando industria 2015, Made in Italy. Sapete se nella regione Marche qualche nostra realtà ha presentato al bando industria 2015 il progetto Made in Italy, il marchio unico nazionale? Sapete se ci sono rapporti in essere con l’Assessore Giannini? Sapete se c’è la conoscenza di quello che sto dicendo?
Oggi prendo visione di questo documento, lo porterò attraverso i canali governativi. Una Regione che può deliberare il legislativo, quindi che può fare un ordinamento giuridico e tutto quello che ne compete, non può non conoscere, ubi maior minor cessat, che ha vinto un bando nazionale una realtà marchigiana che tratta del made in Italy.
Dunque presenterò su questo un’interrogazione formale e sostanziale, che oggi intanto in Aula faccio di getto, che correderò di passaggi giuridici e dei supporti tecnico legali, non legislativi. Perché? Perché non si pensi di fare le solite scorciatoie. Grazie alla Consigliera Ciriaci che sta in terza commissione, quindi diretta competente di queste cose, abbiamo avuto la giusta informazione. Alla Consigliera Romagnoli ho chiesto se era a conoscenza di queste cose e mi ha detto:”io sono per il made in Italy”. Benissimo, siamo per il made in Italy. Ma se siamo per il made in Italy dovremmo anche ben conoscere quello che è stato fatto con il bando Industria 2015, ovvero il bando nazionale deputato a sostenere il marchio unico nazionale.
Quindi in primis chiedo che questa realtà venga ascoltata nelle Commissioni competenti, inoltre che questa mozione venga adeguata a quanto sto dicendo. Parlo a nuora perché suocera intenda! Qui o conosciamo gli atti formali e sostanziali, altrimenti questa mozione ha il sapore di altra cosa.
Questa mozione è stata sottoscritta dalla Vicepresidente Giorgi, insieme al Vicepresidente Bugaro, che oggi non è in Aula, e al Presidente Solazzi - che mi sembra sia l’unico, apro una parentesi, che abbia mantenuto la macchina di rappresentanza anche per, mentre noi siamo stati defraudati di tutto, anzi non defraudati, che è un termine quasi scorretto, bensì privati della necessità quotidiana di avere un rapporto corretto tra autisti e percorso politico dell’Assemblea legislativa -.
Ritorno al marchio unico nazionale, dunque, voglio, esigo, pretendo che venga preso atto del bando Industria 2015, prima di fare una interrogazione alla Consigliatura di Stato.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Bucciarelli.

Raffaele BUCCIARELLI. Per dichiarare il mio totale accordo su questa mozione presentata dall’Ufficio di Presidenza, a cui ho però presentato un emendamento, sottoscritto anche dal collega Traversini, che riguarda un tema che credo debba essere portato all’attenzione di questa Assemblea - io ho cercato di portarlo in sede di Commissione ma finora con scarsi risultati -, ossia l’educazione alimentare.
Quando parliamo della difesa del made in Italy ovviamente dobbiamo intendere anche li made in Marche, i nostri prodotti. Qui rischiamo – finora troppo spesso è avvenuto questo – di parlare alla luna e poi non essere coerenti a livello locale. Cioè va bene il made in Italy, ma poi quando si tratta di promuovere i nostri prodotti attraverso una sana attività di educazione alimentare siamo assenti.
Per cui, proprio per rafforzare il concetto della difesa e della conoscenza dei nostri prodotti, ho presentato un emendamento che dice nell’impegna: inserire dopo le parole “più opportune” le parole “iniziando da concrete misure di educazione alimentare nelle Marche”.
Dobbiamo essere coerenti. Nelle prossime sedute discuteremo il bilancio di previsione per il 2012, ecco, già da lì dovremmo mettere delle cifre a disposizione dei Comuni, a disposizione delle associazioni che vogliono realizzare politiche di educazione alimentare. Se i nostri cittadini conoscessero i nostri prodotti penso avremmo già risolto una buona parte dei problemi dei nostri agricoltori.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere D’Anna.

Giancarlo D’ANNA. Noi come Coordinamento Azione Marche, che comprende il FLI, il Popolo e il Territorio e il Gruppo Misto, prestiamo molta attenzione a questa proposta. Il discorso della difesa del made in Italy ci tocca da vicino, è una problematica che avevamo affrontato anche in passato.
Ma qui viene segnalata anche una forte novità, la SIMEST, che stravolgendo un po’ gli impegni e i percorsi passati vede più che una promozione del prodotto italiano una delocalizzazione. Abbiamo già visto quello che è accaduto nel manifatturiero con la delocalizzazione. Nel momento in cui l’agricoltura soffre tantissimo, non solo per questioni oggettive ma anche per l’invasione del fotovoltaico che sta sottraendo moltissimi terreni all’agricoltura stessa, credo che da quest’Aula debba venir fuori un segnale forte. Quello che viene chiamato l’italian sounding, cioè…

PRESIDENTE. Mi scusi, Consigliere. Se fate un po’ di silenzio, Consiglieri, riusciremo a sentire le parole del Consigliere D’Anna, grazie.

Giancarlo D’ANNA. Grazie Presidente. Io ho fatto esperienza all’estero, ho vissuto per tre anni negli Stati Uniti, posso dire che l’italian sounding è un fenomeno che parte da molto lontano, ma ora per le nostre imprese sta veramente diventando penalizzante. Occorre quindi porre dei paletti ferrei per evitare che tutti quegli sforzi fatti nel corso dei decenni vengano inficiati, oltre da chi crea dei marchi ad arte molto simili a quelli esistenti, anche dal fatto che addirittura dall’Italia c’è chi interviene per penalizzare i nostri prodotti, questo è veramente folle e distruttivo.
Quindi da parte di Azione Marche a questa iniziativa c’è il voto positivo.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Zinni.

Giovanni ZINNI. Lo spirito e la buona fede dell’Ufficio di Presidenza nel presentare questa mozione è abbastanza evidente, però come al solito credo ci siano un po’ vizi di linguaggio. Quando collaboravo con il Ministro per le problematiche agricole Alemanno, ero suo consigliere per le Marche, queste tematica più volte usciva in maniera ridondante.
Posto in essere che non ho problemi a votare favorevolmente su una mozione che fissa un principio e non entra nella declinazione, mi sento però di rimarcare in quest’Aula due ordini di problemi.
Quando si parla di promuovere l’autentico made in Italy agroalimentare non dobbiamo sottovalutare il fatto che in termini internazionali esiste già da tempo una procedura che certifica quali sono i marchi di qualità. In passato ho visto più volte piccole associazioni di categoria locali, oltre che Coldiretti, che sognavano di costruire dal basso una filiera fra l’approvvigionamento del prodotto e il trasformatore - non dimentichiamoci, infatti, che i settori dell’allevamento e dell’agricoltura interagiscono con quello dell’industria -. Più di una volta mi è capitato di sentire buoni propositi, ma economicamente insostenibili. Faccio un esempio concreto. Se a livello agroalimentare pensassimo di obbligare tutti i trasformatori marchigiani ad utilizzare approvvigionamento di allevamenti marchigiani, ebbene, faremmo fallire tutte le industrie delle Marche. Il che sarebbe una cosa gravissima. E’ impensabile che chi fa un salame debba per forza comprare un maiale marchigiano rispetto a un maiale veneto. Ed è pure impensabile che la Regione Marche si elevi ad un piano superiore dell’Unione europea inventandosi questa solita vecchia bufala del made in Marche superiore a una igp, a una dop, doc o docg.
Questa mozione così com’è fissa un principio, ma quando poi la nostra Assemblea legislativa dovrà affrontare in maniera magari un po’ più tecnica questo argomento attenzione alle sirene e agli abbagli.
Pensare di promuovere l’autentico made in Italy agroalimentare è un principio giustissimo. Ma è evidente che dobbiamo avere una filiera politica che si batte in maniera concreta all’Unione europea semmai per trovare strumenti di maggior forza nella tutela di ciò che facciamo all’estero. E a livello locale - leggevo la relazione di Coldiretti – occorre attenzione affinché la politica non caschi nell’errore dello scontro fra allevatori e trasformatori. Quando io leggo l’attacco a Parmacotto – posto in essere che non conosco questa azienda –, bèh, penso che un trasformatore utilizzi le normative europee per certificare i suoi prodotti.
Quindi attenzione a non entrare in un discorso demagogico e inconcludente, perché se da un lato dobbiamo cercare di far crescere quel mondo che oggi è rappresentato anche da Coldiretti – e quando ero consigliere del Ministro Alemanno con questo settore ho sempre cercato il dialogo –, dall’altro, attenzione, non dobbiamo porci in una logica di arbitro fra due mondi che viaggiano paralleli ma che hanno regole loro. Da una parte abbiamo chi trasforma il prodotto ed è un industriale – e questo lo stabilisce la legge –, dall’altra abbiamo allevatori e agricoltori, che in Italia, purtroppo, in un sistema di filiera sono da sempre quelli più penalizzati in quanto il loro approvvigionamento non viene adeguatamente corrisposto.
Ripeto, io non ho contrarietà a questa mozione, però, non lo dico con polemica ma con spirito costruttivo, è evidente che non solo non stabilisce alcunché ma che neppure ci farà ottenere alcunché in termini di concertazione fra Conferenza Regioni e Stato. Parlare di autentico made in Italy in questo modo vuol dire parlare di niente e dare il contentino a Coldiretti.
Io la vedo così, l’ho seguita, quindi secondo me è poco. (proteste dai banchi del pubblico) Buffone lo dice a qualche suo amico!

PRESIDENTE. Calma!

Giovanni ZINNI. Anche perché se a lei interessa veramente questa cosa avrebbe dovuto ascoltare attentamente quello che ho detto, ossia che con questa mozione lei non fa un euro di fatturato in più. Chiaro! Iniziamo a chiarire come stanno le cose!

PRESIDENTE. Consigliere Zinni, concluda il suo intervento, grazie.

Giovanni ZINNI. Questo è un principio politico giusto ma dobbiamo declinarlo concretamente. La filiera agricoltore-allevatore-tasformatore deve prevedere dei passaggi più chiari e netti, altrimenti viene solo dato un contentino senza risolvere nulla. Poi se lei vuole sentirsi dire che è meravigliosa glielo dico pure, ma rimane comunque il fatto che tanto con questa il suo fatturato non cambia! (ancora proteste)

PRESIDENTE. Per favore, fate silenzio, altrimenti mi vedo costretta a far uscire dall’Aula! Grazie.


Mozione n. 64
dei Consiglieri Marangoni, Zaffini
“Sistema regionale per la tutela della cultura dell’identità alimetanre”
(Discussione e votazione)
Abbinata alla mozione n. 229 (vedi pag. 10)

PRESIODENTE. Gli uffici giustamente mi comunicano che al punto 18) dell’ordine del giorno c’è la mozione n. 64 del Consiglieri Marangoni, Zaffini “Sistema regionale per la tutela della cultura e dell’identità alimentare”, che essendo ad oggetto equivalente viene abbinata a questa mozione n. 229.
Ha la parola il Consigliere Zaffini.

Roberto ZAFFINI. Questa mozione n. 229 chiaramente ci vede favorevoli. Per noi della Lega la difesa del made in Italy e dei prodotti italiani sia agroalimentari che industriali è stata sempre una bandiera. Però effettivamente ci sembra un pochettino uno spot dell’Ufficio di Presidenza, quasi fosse l’anticamera di un governo tecnico insediatosi anche qui nella nostra Assemblea.
L’unico intervento che ho avuto l’onore di fare a Roma quando per tre mesi sono stato Parlamentare è stato proprio attinente alla difesa del made in Italy, in quell’occasione ho potuto sviscerare tutte le cose che si stavano facendo in modo molto positivo, a cui però purtroppo, per vari impedimenti e per come si è sviluppata la legislatura, sono stati messi dei freni. Comunque sia rimane tutta una procedura in divenire, in iter.
Questa mozione è sicuramente un segnale che può dare le Marche, anche se, sono d’accordo con il Consigliere Zinni, non aumenterà di un centesimo il fatturato dei nostri agricoltori.
Peraltro - guardiamoci in faccia -, come pensiamo di contrastare la contraffazione, come pensiamo di riuscire a vincere la concorrenza sleale, se poi non abbiamo il minimo coraggio di chiedere all’Europa una difesa protezionistica delle nostre merci? Se continuiamo ad avere il costo del lavoro di cinque-dieci volte più alto degli altri paesi in sviluppo, pur avendone le capacità e la qualità, non riusciremo ad essere concorrenti. Se non guardiamo bene alla realtà non potremo avere uno sviluppo economico ed un futuro, saremo veramente impotenti.
Quindi è arrivata l’ora della concretezza, è arrivato il momento di difendere con le armi e con le unghie i nostri prodotti. Ma la protezione vera del nostro made in Italy si può far solo con misure antidumping e con l’introduzione di dazi europei.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Marangoni.

Enzo MARANGONI. A questo punto, Presidente, io interverrò anche sulla mozione n. 64.
Sono d’accordo con questa mozione n. 229 sul made in Italy, la condivido. Non importa se non farà aumentare di un centesimo il fatturato, a mio avviso è un secondo aspetto, quello che conta è il principio importante che viene ribadito.
Ci credo talmente tanto in queste cose che, appunto, le avevo anticipate un anno fa con la presentazione il 29 settembre 2010 della mozione n. 64 che fa riferimento, ancora più specificatamente non solo, non tanto al made in Italy, quanto al made in Marche. La mozione n. 64 che è all’ordine del giorno di oggi - e, tra l’altro, come al solito, i tempi per le mozioni sono lunghi, gli argomenti prima di essere discussi aspettano anche un anno - è intitolata “Sistema regionale per la tutela della cultura e dell’identità alimentare”. E’ a firma mia e del Consigliere Zaffini, che in quel momento era però in Parlamento, in una mozione ha ritirato la firma mentre in questa ha dimenticato di farlo, comunque, insomma, facciamo finta che l’abbia firmata.
Ecco, questa mozione completa quel percorso che abbiamo iniziato approvando all’unanimità la legge sulle osterie storiche e i locali storici; una legge che, mi auguro, sarà finanziata con il bilancio di quest’anno, è una legge che dà dei finanziamenti a osterie che hanno almeno 40 anni di vita e che rappresentano la nostra tradizione alimentare. Con questa mozione intendevamo appunto rimarcare l’importanza di affermare l’identità alimentare marchigiana. L’identità è sicuramente un valore importante anche dal punto di vista alimentare. Il Presidente Spacca nei suoi interventi ci ricorda spesso il valore e l’importanza dell’identità marchigiana, che però in questo momento è molto debole. Ecco, quindi, a cominciare magari dalla tavola e dai prodotti agricoli e agroalimentari, che possiamo davvero iniziare questo percorso.
Cosa dice questa mozione n. 64? La illustro limitandomi al dispositivo. Dopo una serie di premesse importanti che fanno riferimento, tra l’altro, ai marchi doc, dop, igp, ecc., e a normative europee, nella parte dispositiva impegna la Giunta regionale a predisporre una cosa assolutamente nuova, ovvero il testo unico del sistema regionale per la tutela della cultura e dell’identità alimentare. Passare cioè da tutta una serie di norme e normette, marchi, marchietti e quant’altro, per raggrupparli in un testo unico del sistema regionale marchigiano al fine di tutelare la cultura della nostra identità alimentare. E quindi a creare otto cose:
1) un marchio che identifichi tutte le attività tutelate ai sensi di questo costituendo testo unico;
2) un disciplinare per addivenire all’attribuzione del marchio a chi ne farà richiesta - cioè come si ottiene il marchio -;
3) una rete di interventi per collegare in maniera armonica il mondo della formazione scolastica e universitaria con il mondo del lavoro, preparando i giovani nella coltivazione di prodotti agroalimentari autoctoni, nell’allevamento di razze storiche locali, nella preparazione di ricette della tradizione culinaria marchigiana, e che queste risorse così preparate abbiano una qualifica professionale specifica riconosciuta dalla Regione e garantita dal marchio – questa è identità alimentare -;
4) la tutela per le aziende presenti sul territorio regionale che producano prevalentemente prodotti agroalimentari tipici locali e che allevino prevalentemente animali di razze storiche locali, riconosciuta tramite il marchio;
5) la tutela per gli operatori della ristorazione – quindi non solo chi coltiva la terra e alleva gli animali ma anche chi trasforma questi prodotti, chi li cucina, appunto la ristorazione -, sia sul territorio regionale che su tutto il mondo - ed ovviamente cucina marchigiana –, che possono fregiarsi del titolo di “cucina tipica marchigiana” solo se utilizzano materie prime marchigiane tutelate e si avvalgano di risorse umane di cui al punto 3) - quelle formate con la scuola - o abbiano determinati requisiti di storicità nella presenza sul territorio, riconosciuta attraverso il marchio stesso;
6) tutela per i piccoli commercianti di prodotti ittico-agroalimentari che commercializzino prevalentemente prodotti tipici locali (c.d. filiera corta) riconosciuta dal marchio;
7) la ricerca, la tutela e la valorizzazione di ricette storiche locali – abbiamo tutelato le osterie, dobbiamo tutelare anche le ricette storiche locali – per esaltare la tipicità della cucina di ogni zona della regione - abbiamo infatti tante cucine in questa regione -, da raccogliere avvalendosi della collaborazione di storici, di ristoratori e delle strutture formative regionali – penso ad esempio alle scuole alberghiere –;
8) la creazione di un sito internet che raccolga tutte le informazioni sulla tutela del patrimonio agroalimentare marchigiano e sulla diffusione del marchio.
Mi auguro, e faccio appello a tutti i Consiglieri a prescindere dagli schieramenti politici che qui non hanno assolutamente rilevanza, che questa mozione venga approvata all’unanimità, in quanto è strettamente connessa alla mozione n. 229 a sostegno del made in Italy, anzi, direi che è ancora più localistica, più marchigiana, più identitaria, inoltre, ripeto, è un buon completamento alla legge che abbiamo approvato all’unanimità sulle osterie e sugli spacci di campagna.

Presidenza del Presidente
Vittoriano Solazzi

PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Ciriaci.

Graziella CIRIACI. Il mio è forse un intervento controcorrente alla posizione del collega Zinni, a cui chiedo ufficialmente scusa per questa mia diversa impostazione. Come Gruppo non abbiamo concordato se essere a favore o contrari a questa mozione, ed io sono assolutamente a favore nel dare un sostegno concreto e reale alla realizzazione dei nostri prodotti agroalimentari.
Tra l’altro in questa mozione non viene citato il discorso del made in Marche, che potrebbe essere solo un rafforzativo, senza nulla togliere ai marchi dop e igp, pero ritengo che in questo momento di crisi reale sia indispensabile; la crisi in corso, infatti, riguarda anche e soprattutto l’agricoltura a livello primario, ossia dalla produzione in poi.
Quindi questa mozione, oltre ad approvarla, vogliamo rafforzarla aggiungendo una nostra modifica firmata a livello trasversale, ove dire che la vendita dei prodotti del territorio, che hanno una comunicazione seria, distinta e di filiera, possa essere l’unica risorsa in questo periodo di crisi – crisi di cui tutti i giorni ci riempiamo la bocca – affinché potremo avere la possibilità di alzare la testa, di comunicare un qualcosa che è vero, un qualcosa che proviene da una realtà, un qualcosa che proviene da un nostro modo di fare e, aggiungo, di saper fare.
Quindi sono favorevole a questa mozione, chiedo ancora scusa al mio collega, ma non posso che essere contraria alla sua posizione.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Giancarli.

Enzo GIANCARLI. Parto da una considerazione che a mio avviso ha una ragione etica. Io proprio perché conosco il mondo dell’agricoltura, so quanto quel mondo sia schietto, spontaneo, genuino. Il Consigliere Zinni forse non la pensa come voi, non lo so, e sicuramente sul piano politico non la pensa come me, ma il Consigliere Zinni è una persona seria. Questo dobbiamo dirlo. Il rispetto delle persone deve esserci sempre. Però mi permetto di dire al Consigliere Zinni che il mondo agricolo difficilmente scivola in posizioni inconcludenti e demagogiche, proprio perché, ripeto, è un mondo concreto e genuino.
Fatta questa considerazione, non me ne voglia il Presidente Solazzi, mi permetto di sottolineare un fatto. Ci mancherebbe che il Presidente dell’Assemblea legislativa, i Vicepresidenti, i Consiglieri Segretari non possano presentare delle mozioni, per carità, però, guardate, siccome noi insistiamo sulle prerogative, sul ruolo, sul peso, sulle garanzie, sull’imparzialità, ecco, allora mi sarebbe piaciuto che in una mozione come questa oltre alla firma dei colleghi che l’anno presentata ci fosse anche quella di altri Consiglieri, a partire dal collega Badiali.
Dobbiamo fare in modo che ogni atto di questa Assemblea sia efficace, produca dei risultati, soprattutto rispetto a un mondo come appunto quello contadino, un settore che fra i tanti problemi che ha ne ha uno più di altri, ovvero quello del reddito che deve essere garantito. Allora dobbiamo fare in modo ci siano azioni, misure, provvedimenti, scelte, risorse, finanziamenti e leggi che siano coerenti.
Guardate, se questa mozione non verrà portata avanti con forza dal Vicepresidente nonché Assessore all’agricoltura Petrini o dalla terza Commissione presieduta dal collega Badiali, se ad essa non faremo seguire provvedimenti concreti, come del resto sono quelli fatti anche in questa legislatura, non riusciremo a dare concretezza alle nostre azioni.
Quindi, ecco - e vi chiedo scusa, non vuole essere un richiamo o una sottolineatura, non ho né l’autorità per farlo né voglio farlo –, dobbiamo fare in modo che non soltanto ci sia sempre e comunque un rispetto profondo dei ruoli e delle prerogative, ma che soprattutto, ripeto, si dia concretezza alle nostre azioni.
Per quanto invece riguarda il merito della mozione non solo la condivido ma la sosterrò per quanto mi è possibile, come penso faccia l’Assemblea, perché non voglio dimenticare che accanto al made in Italy c’è anche un altro fattore fondamentale: agricoltura settore primario.

PRESIDENTE. Grazie, Consigliere Giancarli, voglio però chiarire un fatto. Non è uso dell’Ufficio di Presidenza prendere iniziative di questo tipo, ma qui ricorrevano degli estremi. Ossia, il documento ci era stato sottoposto da Coldiretti, peraltro è un documento in precedenza già votato da alcune Regioni (ne ricordo due, Puglia e Veneto, ma sicuramente ce ne sono altre), e quindi abbiamo ritenuto, anche bypassando i soliti termini temporali, condividerlo, firmarlo e iscriverlo subito in Aula; ma questo non vuol dire, peraltro, che accanto a queste firme, seppure la mozione è già proposta all’Aula, non se ne possano apporre altre.
Insomma, era il modo più immediato per iscriverla e portarla in discussione. Però credo che al di là del formalismo non si possa non condividere. Tra l’altro l’abbiamo fatta come Ufficio di Presidenza anche per dare il segno che arrivava in Aula con una condivisione bipartisan.
Però, ecco, tutti i contributi servono per migliorarsi anche nel compimento di atti.
Ha chiesto la parola il Consigliere Marinelli, ne ha facoltà.

Erminio MARINELLI. Intervengo per portare il mio contributo su questa mozione del made in Italy agroalimentare.
Credo sia opportuno che le azioni e gli atti che vengono portati in Assemblea debbano avere la massima adesione, indipendentemente dal contenuto, indipendentemente dalla presentazione. Io mi sono trovato questo atto sul tavolo, Presidente Solazzi, firmato da lei, dai Vicepresidenti Bugaro e Giorgi e dai Consiglieri Segretari Pieroni è Romagnoli. Quindi è chiaro che è un atto dell’Assemblea intesa come Segreteria, ma forse sarebbe stato più opportuno allargarlo attraverso i Capigruppo a una discussione, a una presa di coscienza, affinché ognuno potesse portare la propria esperienza.
Comunque ora ci interessa che l’atto venga approvato e che ci sia la volontà di dargli forza politica nelle varie istituzioni, nei vari step, perché appunto si tratta di un settore strategico, di un settore rilevante della nostra attività marchigiana. Le Marche è una regione al plurale, è una regione che ha il più alto numero di piccole e medie imprese, ma non dobbiamo dimenticarci che è una regione che deriva soprattutto dall’agricoltura. Tutti, direttamente o indirettamente, abbiamo avuto a che fare con questo mondo, un mondo che dobbiamo pertanto preservare.
Noi della terza Commissione parliamo spessissimo di argomenti riguardanti l’agricoltura, come parliamo spessissimo della necessità di allargare le competenze dell’agricoltura, un settore che non riesce più ad avere un reddito adeguato.
Ma soprattutto ci dobbiamo impegnare per salvaguardare la qualità della nostra vita, che secondo me passa appunto attraverso il mantenimento del made in Italy agroalimentare. Non possiamo essere aggrediti da situazioni esterne che non possono essere controllate. Occorre pertanto un controllo maggiore e un’azione politica incisiva e diretta.
Quindi la massima assise regionale, ovvero l’Assemblea legislativa, fa bene a presentare questo documento, ma soprattutto dovrà seguirlo nel tempo, e ciò nell’interesse non solo del mondo agricolo ma di tutta la collettività marchigiana.
Il Consigliere Zinni, di cui ne conosco la serietà, ha detto le stesse cose che diciamo noi, ma non è stato adeguatamente capito. Io l’ho seguito, conosco il contenuto di ciò che ha detto, quindi mi farebbe piacere intervenisse, perché il suo intento era ben diverso, ma ovviamente lascio a lui esplicarlo.
Concludo dicendo che non dobbiamo fermiamoci solo ad un voto unitario espresso qui in Aula, dobbiamo continuare a seguire la possibilità verso un controllo maggiore in un settore basilare, determinante, qualificante della nostra regione.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Zinni per dichiarazione di voto.

Giovanni ZINNI. E’ semplicemente per chiarire meglio il ragionamento che ho fatto prima, a qualcuno evidentemente è sfuggito, è stata infatti rimarcata una contrarietà alla mozione che non ho. Io voterò favorevole alla mozione. Mi sono solo permesso di sottolineare che la mozione di per sé non solo non sarà risolutiva di niente, ma parla di un autentico made in Italy che però è cosa differente dalla relazione di Coldiretti che, invece, fa un’attività di denuncia di determinate criticità.
Ringrazio il collega Giancarli, sia per l’educazione che lo contraddistingue, sia per aver capito qual era la mia preoccupazione. Ossia, noi per riuscire a tutelare il settore primario nell’ambito di questi processi dobbiamo pretendere un intervento del legislatore nazionale che consenta la tutela dei prezzi. Inoltre non dobbiamo cadere nell’errore di dare caramelline alle associazioni di categoria locali. Perche oggi, e mi assumo la responsabilità di quello che dico, si dà questa mozione come se fosse una pillola per far placare le preoccupazioni di chi è agricoltore e allevatore. Però, attenzione, se a questa non susseguiranno, come diceva il Consigliere Giancarli, dei fatti concreti, poi chi oggi regala pillole verrà visto molto male sia da chi opera nel settore primario sia dai trasformatori; io posso garantire che non tutti sono il caso di Parmacotto, c’è tanta brava gente che cerca di andare avanti trasformando materie prime in prodotti agroalimentari decorosi.
Perché ho fatto l’esempio del made in Marche? Perché se il made in Marche ce lo riconosciamo solo fra di noi senza poi esserci riconosciuto anche extra Marche, ecco, non darà alcun vantaggio.
Dunque bisogna lavorare affinché intanto il legislatore nazionale si batta in Europa per chiarezza maggiore. Il problema di chi è più made in Italy rispetto a un altro, è vero che dobbiamo risolverlo dall’interno, però, attenzione, anche all’esterno. Perché ogni volta che usciamo dalla Comunità europea spesso è proprio lì il luogo di frontiera dove far aumentare sia i fatturati delle industrie che trasformano sia in filiera i fatturati degli approvvigionatori.
Il mio discorso è stato forse frainteso, oppure mi sono spiegato male, non lo so, comunque, ripeto, voterò favorevole, ma consentitemi di dire che se questa presa di posizione non sarà susseguita da una battaglia un po’ più politica verso l’Unione europea e a livello locale da qualche provvedimento che incentivi, senza farlo in maniera coattiva, la sinergia della filiera fra il primario e il secondario, ecco, a quel punto rischia di essere non una medicina ma semmai una presa in giro.
Ho voluto denunciare questo, me ne assumo la responsabilità, voto a favore della mozione, ma sicuramente non mi sento un eroe.

PRESIDENTE. Non voglio replicare, Consigliere Zinni, ma non era nell’obiettivo dei firmatari di questa mozione considerarsi degli eroi. C’è semplicemente un documento sottoposto da una serie di associazioni, Coldiretti in primis, votato in modo bipartisan dalle Regioni Puglia e Veneto, che condividevamo e che quindi abbiamo ritenuto di portarlo all’attenzione dell’Assemblea, perché, ripeto, era assolutamente condivisibile. Che poi a questa mozione debba seguire un’azione forte, non soltanto nella nostra regione ma anche su altri tavoli, è evidentissimo. Però mi chiedo anche che cosa avrebbe comportato se rispetto ad un documento sottoposto alla Presidenza dell’Assemblea lo stesso non lo avessimo portato in Aula. Certo che non è risolutivo, ma quantomeno sarà espressione di una volontà, di una condivisione dell’Assemblea che rappresenta, al di là e al di sopra dei Gruppi di appartenenza, l’intera comunità marchigiana.
Ha la parola il Consigliere D’Anna per dichiarazione di voto.

Giancarlo D’ANNA. A nome del Coordinamento Azione Marche ribadisco che siamo favorevoli a questa mozione. Ma a questo punto facciamo anche un sollecito, come appunto emerso dal dibattito, quello non solo di intervenire nei vari tavoli, ma che quest’Aula si faccia anche promotrice di un’iniziativa di sensibilizzazione diretta nei confronti degli Europarlamentari, considerato che anche lì si trovano quei meccanismi che a volte inficiano il avoro svolto sul territorio.
Propongo quindi di aggiungere a questa mozione un’opera di sensibilizzazione nei confronti degli europarlamentari, ma non solo quelli eletti nella nostra circoscrizione elettorale, perché, come ha citato poco fa il Presidente, questa mozione è stata presentata anche in altre Regioni. Ossia, se oltre a sollecitare noi i nostri rappresentanti al Parlamento europeo lo si chiederà anche a quelle Regioni che hanno votato positivamente a questa mozione, sicuramente un passo avanti l’avremo fatto.
Il Coordinamento Azione Marche, ripeto, voterà favorevolmente su questa mozione.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione della mozione n. 229, su cui sono pervenuti alcuni emendamenti.
Emendamento n. 1 a firma Giorgi:
Alla prima alinea le parole “e condiviso il documento allegato” sono sostituite con le parole “la sollecitazione”
Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Emendamento n. 2 a firma Bucciarelli:
Dopo la parola “opportune” del dispositivo aggiungere le parole “iniziando da misure concrete per l’educazione alimentare nelle Marche”
Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Ha chiesto la parola il Consigliere Trenta, ne ha facoltà.

Umberto TRENTA. Solo per una precisazione, Presidente. Mentre lei chiamava per la votazione mi trovavo fuori dall’Aula, quindi voglio dichiarare il voto favorevole all’emendamento da me presentato.

PRESIDENTE. Non è stato ancora votato, Consigliere, lo pongo in votazione adesso.
Emendamento n. 3 a firma Ciriaci, Romagnoli, Trenta:
Nella parte dell’impegna dopo la parola “promuovere” aggiungere la parola “e vendere”
Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Emendamento n. 4 a firma Trenta, Marconi, Zaffini, Marangoni, Malaspina, Silvetti, Bucciarelli, Romagnoli, Ortenzi, Donati, Accacia Scarpetti, D’Anna, Canzian, Giancarli, Traversini, Perazzoli, Sciapichetti, Massi, Camela, Busilacchi, Foschi, Cardogna, Badiali:
Nella parte dell’Impegna dopo la parola “Regione” aggiungere le parole “anche avvalendosi dei soggetti individuati nel Bando Industria 2015 dal Ministero Sviluppo Economico”
Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Ha chiesto la parola la Consigliera Romagnoli, ne ha facoltà

Franca ROMAGNOLI. Per confermare il mio voto favorevole e per spiegare che dell’Ufficio di presidenza abbiamo firmato tutti proprio anche in rappresentanza di tutta l’Assemblea legislativa. Forse c’è stata probabilmente leggerezza nel non proporla a tutti, ma volevamo essere rappresentativi dell’intera Assemblea legislativa, conoscendo l’argomento, sapendo quanto questo tema fosse sentito e condiviso.
Confermo quindi il mio voto favorevole alla mozione così come emendata. In particolare raccomando attenzione e vigilanza affinché organismi estranei e millantatori del mondo produttivo e verace dell’agroalimentare non finiscano per accreditarsi le risorse e quindi per rendere poi più danno che altro al vero mondo produttivo agricolo. In un periodo come questo ove le risorse non sono illimitate è giusto finalizzarle e canalizzarle dove davvero c’è l’attività, dove c’è il made in Italy, dove c’è il made in Marche, dove c’è serietà, dove non ci sono i contenitori e quei millantatori che una volta potevano sguazzare. Oggi dobbiamo fare in modo che ci sia serietà, perché, come tutti sapete, il periodo che stiamo attraversando è di grandi ristrettezze.

PRESIDENTE. Mozione n. 229, così come emendata. La pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

PRESIDENTE. Avevamo detto che in contemporanea mettevamo in discussione anche la mozione n. 64 dei Consiglieri Marangoni e Zaffini. Quindi la pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)


Sull’ordine dei lavori

PRESIDENTE. Se siete d’accordo passerei a trattare l’interpellanza n. 25 del Consigliere Marangoni, poi le mozioni relative alla direttiva Bolkestein, salterei invece le interrogazioni passando direttamente al punto 3). Se nessuno eccepisce, come vedo, andiamo avanti.


Interpellanza n. 25
del Consigliere Marangoni
“Fondazione Opere Laiche Lauretane e Casa Hermes di Loreto. Consiglio di Amministrazione in sovrannumero e statuto in contrasto con il decreto legge n. 78 del 31/5/10, cosi come modificato dalla legge di conversione n. 122 del 30/07/2010 e la legge regionale n. 5 del 26 febbraio 2008”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interpellanza n. 25 del Consigliere Marangoni. Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Marconi.

Luca MARCONI. Il Consigliere Marangoni, con l’interpellanza n. 25 presentata in data 7 ottobre 2011, chiede al Presidente della Giunta regionale: quali atti urgenti intenda emettere affinché venga esercitato il potere di vigilanza ai sensi dell’art.19 della legge regionale n. 5 del 26 febbraio 2008 nei confronti della Fondazione Opere Laiche Lauretane e Casa Hermes di Loreto, mediante la rimozione degli organi di amministrazione; entro quali tempi e con quali atti intenda provvedere alla rimozione degli organi in carica presso la Fondazione medesima e alla nomina di un eventuale commissario ad acta che modifichi l’attuale statuto della Fondazione al fine di renderlo conforme all’art. 6, comma 5, del decreto legge n. 78 del 31 maggio 2010, il quale stabilisce che gli organi di amministrazione e quelli di controllo, ove non già costituiti in forma monocratica, siano costituiti da un numero non superiore a cinque componenti – e questa è la questione fondamentale -; quali verifiche ispettive intenda mettere in atto, sin da subito, e con quali modalità intenda tenere aggiornata questa Assemblea.
Si risponde quanto segue. Il Consigliere ritiene che la disposizione di cui al comma 5 dell’art. 6 del decreto legge n. 78/2010, convertito in legge n. 122/2010, che prevede la riduzione degli organi di amministrazione e di controllo di tutti gli enti pubblici e degli organismi pubblici, anche con personalità giuridica di diritto privato, si applichi in via diretta alla Fondazione Opere Laiche Lauretane, ritenendola una azienda pubblica di servizi derivante dalla trasformazione della ex IPAB ai sensi dell’art. 3 della l.r. n. 5/2008 (Riordino delle istituzioni pubbliche di assistenza e beneficienza (IPAB) e disciplina delle aziende pubbliche di servizi alla persona).
Come azienda pubblica di servizi la Fondazione, secondo il Consigliere, sarebbe sottoposta alla vigilanza prevista dall’art. 19 della stessa legge regionale, che si esercita attraverso visite ispettive e, in caso di gravi violazioni della normativa vigente o dello statuto, con la nomina di un commissario, previa rimozione degli organi.
Al contrario la Fondazione Opere Laiche Lauretane, con sede nel Comune di Loreto, deriva dalla trasformazione di una IPAB in persona giuridica di diritto privato come previsto dall’art. 4 della l.r. n. 5/2008. La fondazione, quindi, è soggetta alla vigilanza e al controllo della Regione ai sensi delle disposizioni del codice civile (art. 20, l.r. n. 5/2008).
La citata norma dello Stato dispone la riduzione non solo degli organi degli enti pubblici, ma anche di quelli degli organismi pubblici con personalità giuridica di diritto privato.
Il Sindaco del Comune di Loreto, con nota del 30 agosto 2011 prot. n. 14055, ha formulato alla Giunta regionale uno specifico quesito sull’applicazione della norma in argomento alla suddetta Fondazione, considerato che la stessa, dopo l’entrata in vigore del decreto legge n. 78/2010, convertito in legge n. 122/2010, non ha modificato il proprio statuto e quindi non ha ridotto i propri organi.
Il dirigente della Posizione di funzione legislativo e attività istituzionali del Servizio attività normativa e legale e risorse strumentali ha investito della questione il Comitato tecnico-consultivo per la legislazione, istituito ai sensi dell’art. 20, l.r. 20/2001. Il Comitato, con nota del 3 novembre 2011, di cui si allega copia, ha espresso il parere che alla Fondazione Opere Laiche Lauretane e Casa Hermes non si applicano in via diretta le disposizioni del comma 5 dell’art.6, d.l. n. 78/2010, fermo restando che lo stesso possa comunque modificare autonomamente lo statuto in armonia con i principi stabiliti dall’art. 6 del d.l. 78/2010. Cioè lo può fare, Consigliere Marangoni, però non è obbligato a farlo, perché è di diritto privato, non è un’azienda pubblica, né un ex Ipab di diritto pubblico.
A tale conclusione il Comitato perviene in base ad una serie di considerazioni che emergono dallo stesso parere.
In particolare viene fatto rilevare che il comma 20 dell’art. 6 del d.l. 78/2010 esclude l’applicazione in via diretta delle disposizioni dello stesso articolo alle Regioni per le quali costituiscono disposizioni di principio ai fini del coordinamento della finanza pubblica. Conseguentemente sono esclusi gli enti pubblici e gli organismi pubblici che rientrano nella sfera di competenza regionale.
Ciò è confermato dal medesimo comma 20, laddove stabilisce che in caso di mancato adeguamento degli statuti da parte dei singoli enti vi provvedano le amministrazioni vigilanti mediante i regolamenti di cui alla legge n. 400/1988 da emanarsi con decreto del Presidente della Repubblica e quindi rivolti alle amministrazioni e agli enti ricadenti nella competenza statale.
Inoltre, con il parere in argomento, viene escluso che la Fondazione abbia la qualificazione di organismo di diritto pubblico.
L’amministrazione regionale, alla luce di tale parere, ha ritenuto di non dover esercitare alcun potere di vigilanza nei confronti della Fondazione Opere Laiche Lauretane e Casa Hermes.
Allegati depositati agli atti

Presidenza della Vicepresidente
Paola Giorgi

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Marangoni.

Enzo MARANGONI. Bèh, su questa vicenda si potrebbe veramente scrivere un romanzo, per come si è svolta, per il fatto che è la quinta volta che viene in Assemblea legislativa e per il tipo di risposta data ora dall’Assessore che è preceduta dal parere da lui stesso citato, che penso sia lo stesso che ho io in mano, ovvero quello del Comitato tecnico.
Cominciamo intanto a parlare della sostanza più che della forma, perché conta certo più la sostanza che la forma, anche se mi pare che con questa interpellanza avete fatto il gioco delle tre carte.
La sostanza qual è? E’ che la Fondazione Opere Laiche e Casa Hermes di fatto investe sul sociale – e lo dico a lei in particolare, Assessore al sociale - soltanto 20 mila euro all’anno, mentre paga indennità a consiglieri d’amministrazione, a revisori e al direttore generale per oltre 250 mila euro l’anno.
A mio avviso questo è un organismo pubblico e non un organismo privato, come invece ci dice l’Assessore. I motivi sono vari. Se è un organismo pubblico – e su questo ci sono aspetti giudiziari in corso, ma che lasciamo a chi di dovere – cambia un po’ tutto. Perché? Perché si applica la legge 122/10 “Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica”, che all’art. 6 stabilisce, in connessione con altre norme, due cose importanti: primo, che i diciotto consiglieri di amministrazione – diciotto! - nominati dal sindaco, attuale o precedente, di Loreto dovrebbero diventare cinque, secondo, che non dovrebbero più percepire l’indennità, come attualmente accade, bensì un gettone di presenza, che se ben ricordo mi pare che questo articolo lo quantifichi in 30 euro a seduta, quindi a puro titolo onorifico –peraltro anche il Presidente del Consiglio Monti sta diffondendo questo concetto -.
Quindi passeremmo da diciotto consiglieri nominati dal sindaco di Loreto a cinque consiglieri e passeremmo da un’indennità importante, percepita dai diciotto consiglieri a nomina del sindaco, a un gettone di presenza simbolico di 30 euro.
Ma come? Poco fa l’Assessore Marcolini ci ha spiegato che siamo all’anticamera del default, che bisogna stare attenti agli aspetti essenziali – io condivido gran parte delle cose che ha detto –, ma adesso, perché ci fa comodo, la Fondazione di Loreto la definiamo organismo privato. Lo facciamo per salvare diciotto indennità?! Bèh, facciamo proprio ridere i polli!
Andando all’aspetto più strettamente tecnico, cioè la qualificazione di organismo pubblico o di organismo privato – è qui il bandolo giuridico della matassa – bhè, mi viene veramente da sorridere! Il parere del comitato tecnico - che l’Assessore, bontà sua, ha detto che dopo mi darà, ma che comunque abbiamo tutti, è finito persino sulla stampa, l’ha dichiarato persino il Consigliere Binci nella precedente seduta -, composto di quattro pagine fitte fitte, dice una cosa veramente incredibile. La cosa più interessante la dice subito, dopo cioè una breve premessa ci sono sei righe che vi voglio leggere – perché questa vicenda merita veramente un romanzo direi quasi kafkiano! -: "Questa struttura – cioè il Servizio attività normative, legali e risorse strumentali della Giunta, c’è tanto di firma. Abbiamo persino scomodato il comitato tecnico per scrivere questa cosa che adesso vi dirò! – non ha competenza a esprimersi sull’interpretazione delle norme dello Stato. Tanto più che le norme, in relazione alle quali si chiedono chiarimenti – vedi quesito del sindaco – appaiono scarsamente precise nell’indicazione degli istituti giuridici richiamati. Pertanto le osservazioni che seguono vengono formulate a titolo di mera collaborazione e astraendo dal caso specifico sul quale questa struttura non può esprimersi”. E a mio avviso qui va bene, ma il parere doveva finire qui, invece poi partono quattro pagine fitte fitte per dire all’ultima riga che forse non è un organismo pubblico.
Ecco, sulla base di questo parere c’è stata la risposta dell’Assessore, che appunto ci ha ribadito che non è un organismo pubblico.
Cioè, il Servizio attività normative della Giunta, con tanto di firme dei membri che paghiamo del comitato tecnico, dice “io non sono competente, non dovrei neanche rispondere, ma lo faccio a titolo di mera collaborazione”. Una meraviglia! Il parere qui doveva fermarsi, invece si è andati oltre. Chissà perché!
Inotlre anche un po’ di forma non guasterebbe. Il rispetto delle procedure serve a far valere gli aspetti sostanziali. E’ la quinta volta che questo tema è all’ordine del giorno di questa Assemblea legislativa. In più non posso dimenticare che la volta precedente il Presidente Solazzi che presiedeva in quel momento ha dichiarato, è a verbale, ce l’ho qua – a parte il fatto che l’altra volta sono stato invitato a presentare l’interpellanza, mi sembrava strano, ma l’ho comunque fatto, perché appunto chi presiedeva in quel momento mi ha invitato a farlo ed io ho allora colto l’occasione, ci mancherebbe. E adesso scopro che non è così, infatti mi sembrava strano, le interpellanze funzionano come le interrogazioni, si ascolta la risposta e poi si replica –, che gli uffici non hanno formalizzato l’istruttoria. Erano presenti gli Assessori Marconi e Mezzolani ed entrambi hanno detto “non ce l’ho, non ce l’ho, non c’è l’istruttoria”. Dopodiché il Presidente Solazzi esprime tutto il suo dubbio. E’ scritto qua nel verbale. La stranezza dell’iniziativa di questa cosa!
Invece la volta ancora precedente a questa l’Assessore Marconi era assente e quindi il Presidente disse che mancando l’Assessore competente si rinvia.
Allora mi chiedo: ma l’istruttoria quando l’avete formulata? Avete fatto il gioco delle tre carte per rinviare la risposta!
A parte questo, andiamo nel merito, che è l’aspetto che più mi interessa.
Il quesito del sindaco di Loreto, peraltro, era viziato fin dall’inizio, era irricevibile, non rispettava nemmeno la deliberazione della Giunta regionale n. 769 del 27 giugno 2006 e la legge n. 7/2003 sul riordino delle attività di consulenza. Questa delibera di Giunta n. 769 dice che la richiesta di consulenza, quella fatta dal Sindaco, deve contenere, in merito alla questione oggetto del quesito, l’orientamento del segretario generale dell’ente locale o comunque del responsabile della struttura amministrativa competente. E questo nel quesito del sindaco non c’è, quindi già la dice lunga.
Quindi il parere del comitato tecnico, che è un non parere, è stato fatto sulla base di un quesito del sindaco privo di ogni requisito, sicché doveva essere persino dichiarato irricevibile.

PRESIDENTE. Consigliere Marangoni, la prego di avviarsi alla conclusione.

Enzo MARANGONI. Concludo. Abbiamo un parere con un quesito, quello del sindaco, che doveva essere irricevibile, un parere non parere del Servizio attività normativa e comitato tecnico della Giunta che doveva immediatamente bloccarsi, visto che ha dichiarato che non può dire nulla, che non è competente, che non ci sono norme di riferimento. E poi c’è l’Assessore che ripete un parere non parere.
A mio avviso siamo veramente al paradosso. Pur di mantenere diciotto indennità ci si inventa il fatto che non è organismo pubblico. Quando invece, e concludo, l’articolo 3, comma 26 della legge 163/2006 indica chiaramente che cos’è un organismo pubblico, lo fa sulla base di tre requisiti. I primi due requisiti sono recepiti dal parere non parere del comitato tecnico, sul terzo si può discutere. E a mio avviso c’è persino il terzo. Per due motivi. Intanto perché c’è la previsione della nomina sindacale dell’intero consiglio, così come stabilito dall’articolo 56 dello Statuto comunale, poi perché c’è la vigilanza che l’ente locale ha sulla Fondazione, secondo appunto la previsione della medesima norma statutaria.
Quindi il fatto che la Giunta dichiari che non è competente, cioè che non ha un potere di vigilanza, è una totale abdicazione rispetto al potere di vigilanza che in effetti ha ma al quale rinuncia per motivi di mero interesse, in contrasto, peraltro, con l’affermazione della Giunta stessa sentita da Mezzolani. Salviamo diciotto indennità e quindi non abbiamo potere di vigilanza.
Grazie per la risposta, Assessore, buon viaggio!


Mozione n. 138
del Consigliere Bugaro
“La Direttiva Bolkestein e la fine degli stabilimenti balneari nelle Marche”

Mozione n. 141
del Consigliere Marinelli
“Direttiva Bolkestein – sostegno agli stabilimenti balneari e alle attività in aree portuali”

Mozione n. 143
dei Consiglieri Giorgi, Eusebi, Acacia Scarpetti, Donati
“Concessioni demaniali con finalità turistico ricreative – Direttiva Bolkestein”

Mozione n. 163
del Consigliere Trenta
“La Direttiva Bolkestein e la fine degli stabilimenti balneari nelle Marche”

(abbinate)
(Discussione e votazione risoluzione)

PRESIDENTE. Come da decisione dei Capigruppo e da promessa fatta a chiusura della precedente seduta assembleare trattiamo le mozioni relative al tema della Bolkestein. Esse sono: n. 138 del Consigliere Bugaro, n. 141 del Consigliere Marinelli, n. 143 dei Consiglieri Giorgi, Eusebi, Acacia Scarpetti, Donati, n. 163 del Consigliere Trenta. Inoltre è stata presentata una proposta di risoluzione a firma Solazzi.
La discussione è ovviamente abbinata.
Intendo ora intervenire, ma non nel ruolo di Presidente che mi trovo a svolgere in questo momento, su questo punto per fare alcune precisazioni.

Paola GIORGI. Intanto faccio subito presente di aver presentato alla proposta di risoluzione un emendamento.
In merito alla Bolkestein c’è da rilevare che il Senato nei giorni scorsi ha finalmente approvato, dopo una procedura durata oltre un anno, la legge comunitaria 2010. Con questa legge si chiude quella procedura di infrazione che la Comunità europea aveva aperto nei confronti dell’Italia a causa del mancato recepimento della direttiva Bolkestein, viene cioè cancellato un articolo del codice della navigazione.
Però l’approvazione della legge comunitaria 2010 non pone assolutamente fine al problema delle concessioni balneari. Nei giorni scorsi nella stampa locale qualcuno si era spinto un po’ oltre, ebbene, non bisogna creare confusione bensì dire le cose come stanno realmente.
Il tema delle concessioni balneari lo conosciamo tutti. Secondo le direttive della Bolkestein nel dicembre 2015 scadranno le concessioni in atto, tutte dovranno essere messe all’asta. Cosa significa? Significa che i nostri imprenditori balneari locali, che sono soprattutto piccole imprese a conduzione familiare, rischieranno seriamente di perdere non solo il lavoro ma anche tutti gli investimenti fatti nel corso degli anni per adeguare le loro strutture alla tipica caratteristica del turismo italiano. Quindi significa un tracollo economico per queste piccole imprese familiari, imprese che, invece, vanno sicuramente tutelate.
Quali sono le soluzioni? Intanto c’è da dire che siamo molto in ritardo. Quando l’Europa trasmette le direttive gli Stati membri non è che le devono acquisire tout court così come sono, ci sono grandi possibilità di confronto. Quando in Italia è stata recepita la direttiva Bolkestein (o direttiva dei servizi), grazie anche al lavoro di molte associazioni di categoria, si sono estratte alcune categorie, ma questo non è stato fatto per i balneari. E c’è da dire che il Governo precedente non ha mai agito in maniera forte, come invece aveva la possibilità di fare, per dare la deroga a queste concessioni, al fine di non mettere a rischio, ripeto, le nostre imprese balneari.
Ricordo che dopo il 14 dicembre dello scorso anno siamo stati nove mesi senza Ministro per i rapporti con il Parlamento europeo, inoltre l’ultimo Ministro del passato Governo Bernini non è mai andato a Bruxelles, invece i nostri parlamentari europei, in accordo con tutte le associazioni di categoria dei balneari, si sono mossi in tal senso; lo stesso Vicepresidente della Commissione europea e Commissario per la concorrenza, Barnier, più volte ha indicato strade da seguire.
La risoluzione presentata dal Presidente Solazzi, che è condivisa da tutti i Presidenti delle Assemblee legislative, nel dispositivo formula due indicazioni.
La prima è quella che si è sempre perseguita, quella che doveva essere portata a compimento, ovvero la deroga per le imprese balneari, quindi uscire dalla Bolkestein e non dover ricorrere all’asta. E i tempi per portare avanti questa cosa scadono il 31 dicembre. A settembre la Commissione europea ha votato a larghissima maggioranza un ordine del giorno con cui si è resa disponibile verso una deroga per le concessioni balneari italiane. Quindi la disponibilità europea c’è, ma non c’è stata mai una volontà decisa da parte del Governo italiano, però ancora i tempi ci sono.
Pertanto la prima cosa che viene richiesta con questa risoluzione del Presidente Solazzi è quella di continuare a lottare nella Conferenza Stato-Regioni affinché il Governo – se c’è ancora tempo, perché, ripeto, tanto ne è stato perso –, ora che è stata chiusa la procedura di infrazione, vada a trattare con forza e con determinazione l’uscita dei balneari dalla Bolkestein.
Nella seconda parte del dispositivo (infatti si dice in subordine) si chiedono alcune cose; è qui che ho presentato un emendamento. Perché? La Commissione europea nel 2012 ha deciso di investire moltissimo per la tutela delle piccole imprese con il famoso Small Business Act. Ecco, in questa linea di politiche e di indirizzo sicuramente possono entrare le nostre concessioni balneari. Qualora pertanto non ci sia la possibilità di uscire dalla Bolkestein sicuramente ci può essere un accordo fra il Governo italiano e la Commissione europea al fine appunto di inserire le piccole imprese balneari in questa strategia della Small Business Act e quindi favorire la loro crescita ed evitare di metterle in condizioni di difficoltà.
Ci tenevo a fare questo panorama, che, ripeto, non ho fatto in veste di Presidente d’Aula.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Zaffini.

Roberto ZAFFINI. Dispiace vedere come ci sia poca attenzione su un tema che per noi è importantissimo. Un tema che purtroppo abbiamo ripetutamente rimandato. E condivido anche l’assenza del Governo precedente a fare per esso la voce grossa in Europa. Dovevamo sicuramente difendere la nostra peculiarità. La mia è quindi una nota di demerito nei confronti appunto del precedente Governo di cui faceva parte anche la mia formazione politica.
Invece a livello europeo i nostri colleghi Parlamentari sulla Bolkestein si sono mossi tantissimo, e non solo per difendere i balneari ma anche gli ambulanti; riguardo quest’ultimi i Parlamentari europei della Lega, insieme ad altri, sono riusciti a bloccare le gare a livello comunale. Speriamo che anche su questo si possa fare qualcosa.
In Veneto stanno ad esempio lavorando – rimarcando il ritardo con cui stiamo discutendo queste mozioni - su una proposta di legge ove ci sono ipotesi nel concedere due tipologie di concessioni, la prima senza investimenti, della durata eventuale di cinque anni e con l’assegnazione della gara con procedure semplificate, la seconda con investimenti, la cosiddetta procedura ordinaria di gara, con durata che potrebbe variare tra i sei e i trenta anni. Modalità che andrebbero quindi a difendere le imprese familiari che hanno investito molti soldi nelle loro attività.
Un altro spiraglio su queste tematica viene suggerito anche dalla stessa Corte Costituzionale - che oltre a rompere le balle ogni tanto fa qualcosa di buono -. Essa esprime un giudizio favorevole sulla legge n. 7/2010 delle Marche nel punto in cui si affida alla Giunta regionale i criteri per il rilascio delle concessioni demaniali con finalità turistico-ricreative, previa intesa fra Stato e Regione. L’intesa apre per i concessionari in carica la speranza di vedere riconosciute le proprie aspettative in Conferenza, aspettative che potrebbero farsi valere, con ancora maggiori speranze, applicando l’articolo 33 della legge 111/2011 (Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria) che prevede di affidare a fondi di investimento la valorizzazione del demanio passato ai Comuni. In tali fondi, infatti, possono confluire i diritti di concessione o d’uso su beni indisponibili e demaniali, che prevedano la possibilità di locare in tutto o in parte il bene oggetto della concessione. Si prevede, quindi, una società di gestione del risparmio con un proprio fondo immobiliare chiuso. Tale fondo centrale può partecipare a fondi locali di investimento e valorizzazione immobiliare, promossi da Regioni, Province e Comuni. Una volta selezionato dal Comune (con procedura di gara) il fondo cui affidarsi, i diritti di concessione demaniale possono trasmigrare dall’ente locale al fondo e da questi ai futuri concessionari, semmai inglobati in distretti turistici. Con tale meccanismo, abbandonando il criterio della proroga ventennale adottato dalle Regioni (ritenuto incostituzionale), e ipotizzato dallo Stato, emerge un terzo soggetto (il fondo immobiliare) tra ente pubblico che rilascia la concessione demaniale e privato imprenditore che a tale concessione aspira. E poiché il fondo immobiliare non è obbligato a procedure comunitarie di gara, diventa possibile far riemergere un criterio di preferenza a favore dei soggetti già concessionari, che si impegnino a valorizzare il demanio, investendovi risorse e capacità.
Reputo che tale indicazione della Corte Costituzionale possa essere senz’altro ritenuta tra quelle possibilità per difendere con le unghie la peculiarità dei nostri concessionari balneari.
Propongo dunque, come emendamento alla Risoluzione Solazzi, l’ipotesi di utilizzare fondi di valorizzazione con cui il Comune può realizzare bandi per i nostri concessionari balneari.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Trenta.

Umberto TRENTA. Parto dall’ordine cronologico delle mozioni presentate sull’argomento, la n. 163, n. 143, n. 141, n. 138. Inoltre c’è anche una proposta di risoluzione del Presidente Solazzi che cerca di dare una risposta all’argomento della direttiva Bolkestein. Su questa risposta forse era opportuna una valutazione della Conferenza Stato-Regioni; infatti tutte le Regioni, a parte quelle che non hanno sbocco sul mare, dovrebbero essere legate da un unico principio, ovvero quello che riguarda 5 mila chilometri di costa, ognuno per la propria competenza regionale.
Voglio qui lanciare un messaggio all’Assessore all’ambiente Donati; un Assessore che sembra quasi fortunatamente deputato, in quanto agisce con il suo fare politico in modo particolare sulla sua area geografica, San Benedetto, suo collegio elettivo, così come il Consigliere Perazzoli, ma che comunque come Consigliere regionale estende la sua competenza anche su tutta la costa che va dal nord al sud delle Marche.
Nel 1964 una risoluzione dell’Unione europea dava priorità di ingerenza legislativa sugli Stati membri, figuriamoci quindi sulle Regioni.
La nostra costa è complessa, interagisce su fattori formativi del processo sociale, quindi giuridico-amministrativo, allora non si può dimenticare quell’elemento umano che da generazioni mantiene un garbo attrattivo su quel patrimonio che è poi fruizione di tutti nessuno escluso.
Quindi quando l’Unione europea si trova a far quadrato con i nostri rappresentanti europarlamentari, che non voglio dire siano inadeguati, non è questo il senso del mio intervento, ma, se volete, poco attenti, essi dovrebbero sostenere, porre attenzione, a quelle che sono le finalità nazionali e quindi a ricaduta quelle regionali.
Noi abbiamo una storia millenaria che ci pone all’attenzione del mondo, che è la ricchezza e la bellezza del nostro paesaggio geografico.
Io questa ingerenza della Bolkestein la ritengo buona, però non tiene conto dell’elemento umano, generazionalmente sacrificato per curare e mantenere bello il patrimonio del nostro paesaggio geografico e quindi dell’ambiente.
Sull’argomento della gestione balneare, e quindi sul paesaggio geografico costiero, la preoccupazione di molti concittadini della nostra regione è volta proprio al riconoscimento di quel loro patrimonio generazionale. Un patrimonio tramandato dai nonni, dai capi generazioni, che ad oggi è sempre stato sostenuto da un sostanzioso investimento su quei beni considerati su superfici demaniali ma dove si è realizzato in proprio, con garbo e grazia, un qualcosa di cui tutti possono usufruire.
L’Unione europea ha questo malvezzo di applicare procedure di infrazione allo Stato italiano, ma che per certi versi insegna alla stessa Unione europea come con il sacrificio generazionale si possono ottenere beni di primaria importanza; beni che investono appunto la sfera delle attività turistico-ricettive e quindi anche culturali.
Per cui, ecco, dovremmo far fronte comune a sostegno proprio della quantificazione di questo valore economico, ovvero del sacrificio delle generazioni, al fine di tutelarne quella autonomia che fino ad oggi a permesso ad esse di fare quei miglioramenti sostanziosi e sostanziali, che, ripeto, sono godibili e fruibili da tutta l’unione europea, quindi a livello internazionale.
Pertanto se oggi riusciremo a dare questo senso a queste quattro mozioni, attraverso il voto unanime di una risoluzione generale a sostegno appunto di quello che chiediamo, ecco, potremo dire di aver fatto un buon lavoro nell’amministrare la cosa pubblica.

PRESIDENTE. Se non ci sono altri interventi passiamo alla votazione.
Proposta di risoluzione Solazzi - è firmata dal nostro Presidente dell’Assemblea legislativa, ma è condivisa da tutti i Presidenti delle altre Assemblee italiane -.
“L’Assemblea legislativa delle Marche,
Vista la direttiva 2006/123/CE relativa ai “servizi nel mercato interno” che mira a garantire la libertà di circolazione dei servizi tra gli Stati membri e la libertà di stabilimento e che prevede con specifico riferimento al settore turistico, ricreativo e balneare di assoggettare a procedura comparativa le offerte degli aspiranti concessionari del demanio marittimo al fine di individuare il soggetto contraente che offra le migliori condizioni di proficua utilizzazione del bene per finalità di pubblico interesse;
Premesso che:
in data 2 febbraio 2008, la Commissione Europea ha aperto nei confronti dell’Italia la procedura di infrazione n. 2008/4908 per il mancato adeguamento della normativa nazionale in materia di concessioni demaniali marittime ai contenuti previsti dalla “Direttiva servizi”, meglio conosciuta come “Direttiva Bolkestein”;
si è determinata una situazione di forte preoccupazione, anche a livello locale, tra gli operatori del turismo balneare, in considerazione delle conseguenze legate all’applicazione della “Direttiva servizi” al rilascio e rinnovo delle concessioni demaniali marittime che vedrebbe fortemente danneggiati i titolari delle concessioni in essere che hanno effettuato rilevanti investimenti negli stabilimenti e strutture balneari;
le Regioni seguono la questione relativa al demanio marittimo con la massima attenzione, per ricercare con il Governo e le Associazioni di categoria soluzioni condivise;
l’articolo 1 comma 18 del decreto legge n. 194/2009 convertito in legge n. 25/2010 (c.d. decreto mille proroghe) dispone una proroga al 31 dicembre 2015 del termine di durata delle concessioni di beni demaniali marittimi con finalità turistico-ricreative, in essere, nell’attesa di una revisione della materia da realizzarsi, con riferimento ai criteri e alle modalità di affidamento, sulla base di intesa in sede di Conferenza Stato - Regioni;
il Governo italiano, attraverso il Dipartimento per gli affari regionali guidato dal Ministro Fitto, ha promosso un tavolo interregionale al fine di ricercare una soluzione condivisa da portare all’attenzione dei servizi della Commissione europea;
nel corso dell’incontro del 12 aprile 2011 con i rappresentanti delle Associazioni di categoria e delle Regioni italiane il Ministro per i rapporti con le Regioni ha assunto l’impegno di farsi portavoce con la Presidenza del Consiglio del Ministri affinché sia avviato un ulteriore confronto con la Commissione europea per concordare, ai sensi dell’articolo 12 paragrafo 3, una possibile deroga dall’applicazione dei principi della “Direttiva servizi” alle concessioni aventi finalità turistico-ricettive, nonché una proroga delle attuali concessioni demaniali oltre il 2015;
Considerata:
la comunicazione della Conferenza dei Presidenti delle Assemblee legislative regionali del 28 aprile 2011 con la quale è stata resa nota la decisione assunta dai rappresentanti delle Assemblee legislative regionali e delle Province autonome al tavolo di coordinamento per gli Affari europei di promuovere un’azione comune in merito alle problematiche connesse all’applicazione della “Direttiva servizi” alla disciplina delle concessioni di beni demaniali marittimi con finalità turistico-ricreative;
l’unanime posizione espressa dalle Regioni dell’urgente predisposizione di una legge quadro che affronti la questione del demanio nel suo complesso, anche in considerazione dell’imminente avvio del federalismo demaniale;
Ritenuto altresì indispensabile che tale legge quadro rappresenti il risultato di una “normazione concordata” tra Stato e Regioni, affinché in tale materia si tenga conto delle specificità territoriali italiane;
Tutto ciò premesso e considerato
Chiede al Governo di avviare un immediato confronto presso la Commissione Europea per concordare le procedure di esclusione delle concessioni demaniali ad uso turistico-ricreativo dalla “Direttiva servizi”, prevedendo pertanto per esse un’apposita deroga, in virtù della specificità delle piccole imprese balneari a conduzione familiare, degli investimenti realizzati, della positiva esperienza e professionalità acquisite dagli operatori balneari.
In subordine, qualora il confronto tra il Governo e la Commissione europea abbia esito negativo
Chiede al Governo:
- di sottoporre alla Commissione Europea di valutare la possibile conformità alla “Direttiva servizi” di una disposizione normativa che assegni una “preferenza” alle piccole imprese balneari, tenuto conto che, ai sensi della “Direttiva servizi”, lo statuto giuridico del “prestatore” rientra nei cosiddetti requisiti da valutare;
- la modifica delle disposizioni contenute negli articoli 42 e 49 del Codice della navigazione, volta a garantire un equo indennizzo al concessionario uscente che ha effettuato investimenti sul bene pubblico, anche tenendo conto dell’avviamento delle attività svolte nel periodo di durata della concessione;
- una disposizione transitoria per le concessioni in essere che consenta, senza pregiudizio ai titolari delle concessioni in essere, di transitare dal vecchio al nuovo regime concessorio, necessariamente basato su procedure ad evidenza pubblica.
In ogni caso sollecita il Governo:
- a mantenere l’impegno già assunto circa la necessità di avviare il tavolo istituzionale nell’ambito della Conferenza Stato - Regioni per attuare il riordino della materia e concordare i contenuti di una nuova legge - quadro sul demanio marittimo con finalità turistico-ricreative con particolare riferimento:
- alla definizione dei criteri e delle modalità di affidamento delle concessioni dei beni demaniali marittimi con finalità turistico-ricreative e per altri usi in una logica di semplificazione dei procedimenti e snellimento delle procedure;
- all’introduzione di un esplicito richiamo al federalismo demaniale;
- al trasferimento alle Regioni della gestione dei canoni demaniali;
- alla disciplina del canone demaniale;
- alla ridefinizione dei concetti di “facile e difficile rimozione” con riferimento ai beni realizzati sul demanio;
- alla definizione della valenza turistica”.

Emendamento n. 1 della Consigliera Giorgi:
Nel dispositivo, al secondo capoverso, inserire il seguente punto:
“di approfondire e sviluppare, in collaborazione con la Commissione europea e il Parlamento europeo, la possibilità di inquadrare la tutela del sistema turistico balneare italiano nella prospettiva del sostegno alle piccole e medie imprese individuato dal Single Market Act (Atto per il mercato unico) e la legge Smal Business Act (Atto per le PMI europee) quale uno degli assi portanti del sistema sociale ed economico dell’Europa”.
Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Emendamento n. 2 del Consigliere Zaffini:
Nel dispositivo, in fondo, aggiungere il seguente punto:
“alla possibilità di far confluire i diritti di concessine o d’uso su beni indisponibili e demaniali che prevedono la possibilità di locare in tutto o in parte il bene oggetto della concessione, in fondi di investimento ai sensi dell’articolo 33 della legge 111/2011 essendo i fondi immobiliari non obbligati a procedure di gara comunitaria”.
Ha chiesto la parola il Consigliere Perazzoli, ne ha facoltà.

Paolo PERAZZOLI. A me pare che la risoluzione presentata dal Presidente, insieme all’emendamento dalla Consigliera Giorgi, sia buona. Invece ciò che propone il Consigliere Zaffini mi desta preoccupazione. Per una ragione molto semplice. Io a qualcosa che non si conosce, ovvero ad una gestione privatista, preferisco sempre gestioni pubbliche.
La preoccupazione di tutti, infatti, è che attraverso l’acquisizione di soggetti diversi da chi ha concretamente sviluppato il turismo, cioè le piccole imprese, poi quest’ultime di fatto possano rischiare di essere espropriate da operazioni finanziarie. Aprire a una struttura privata o a un fondo immobiliare è come fornire l’accetta a chi vuole tagliarci la testa.
Quindi lasciamo così, mi pare che l’obiettivo sia condiviso da tutti. Semmai quello che manca è la coerenza tra ciò che si dice e quello che si fa quando si sta al Governo. E questo vale per il precedente Governo come per quelli successivi. Con la Comunità europea bisogna trattare con coerenza, non andare in giro a farsi belli e poi non fare niente a livello comunitario.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Zaffini.

Roberto ZAFFINI. Ripeto, questa è un’osservazione che ha fatto la Corte Costituzionale proprio a difesa delle piccole concessioni.
I fondi sono comunque gestiti dai Comuni e dalle Regioni, è solo un sistema che ci permette di evitare la gara. La legge di riferimento è quella che permette la valorizzazione (ad esempio delle caserme ecc.), è attinente al demanio, ossia si crea un fondo, gestito assolutamente dall’ente pubblico, in cui far confluire beni demaniali incedibili, gestiti appunto dal Comune, il quale fa poi delle procedure di gara ad hoc per i suoi.
Questa è la ratio di tale emendamento, che è probabilmente l’unica possibilità vera e seria che può difenderci.
Ho già detto che non è che ami tanto la Corte Costituzionale, ma quando ho visto una simile proposta l’ho subito abbracciata, nell’urgenza ritengo sia quella che più realmente possa andare a difesa dei nostri balneari.

PRESIDENTE. Emendamento n. 2. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

PRESIDENTE. Ha chiesto la parola il Consigliere Cardogna, ne ha facoltà.

Adriano CARDOGNA. E’ per dire, Presidente, che ho sbagliato a votare, ho votato a favore anziché contro.

PRESIDENTE. Bene. (…) Consigliere Silvetti, comunque è uguale, il risultato non cambia. In ogni caso mettiamo a verbale le dichiarazioni del Consigliere Cardogna e del Consigliere Silvetti. (…) Ho capito, Consigliere Massi, però se sono già due-tre volte avrebbe dovuto denunciarlo subito! Se è accaduto anche prima si sarebbe dovuto alzare e farlo subito presente. Quindi ora, considerato che il Consigliere Silvetti non aveva votato, i voti sono: favorevoli 11, contrari 11, astenuti 1, l’Assemblea legislativa non approva. (…) Bèh, a questo punto direi di rimettere in votazione, però, cortesemente, quando avvengono queste cose bisogna dirlo subito. Lei, Consigliere, ha detto: “Sono più volte che mi succede”, chissà perché lo dice solo adesso! (…) No, no, per carità, comunque, va bene, procediamo alla votazione.
Pongo in votazione l’emendamento Zaffini.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Proposta di risoluzione così come emendata. La pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)


Proposta di legge n. 158
ad iniziativa dei Consiglieri Perazzoli, Ortenzi, Giorgi, Traversini, Ricci, Trenta, Massi, Marangoni, Romagnoli
“Ulteriore proroga degli organi degli ERSU”
(Discussione e votazione)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la proposta di legge n. 158 ad iniziativa dei Consiglieri Perazzoli, Ortenzi, Giorgi, Traversini, Ricci, Trenta, Massi, Marangoni, Romagnoli. Ha la parola il relatore di maggioranza Consigliere Perazzoli.

Paolo PERAZZOLI. La audizioni che abbiamo portato avanti come Commissione ci danno l’idea che è ancora lungo il cammino per poter arrivare ad una proposta largamente condivisa.
Quindi la Commissione, oltre a ritenere giusta questa proposta di legge, propone una proroga al 31 marzo, in modo che i tempi possano essere congrui.
Chiedo all’Assemblea legislativa di approvarla.

PRESIDENTE. Ha la parola il relatore di minoranza Consigliere Massi.

Francesco MASSI. Nella sostanzia anche come opposizione siamo d’accordo, quindi preannuncio il mio voto favorevole.
Vorrei però chiedere alla Giunta – oggi nella nostra Commissione ci sarà un’altra importante audizione – un po’ più attenzione nel confronto.
Nelle Commissioni sta infatti accadendo che irrompono alcune proposte molto estemporanee, come quella ad esempio preannunciata dal Presidente, ossia l’intenzione di voler affidare le competenze degli Ersu ai Comuni - che anche voi colleghi di maggioranza ritenete estemporanea -, ecco, vorrei capire come e perché vengono fuori all’improvviso simili proposte che poi bloccano il dibattito. Fossi in voi mi preoccuperei un po’, voi che sottolineate sempre la vostra sintonia con il tessuto socio-economico marchigiano. Alle audizioni, come diceva il collega Perazzoli, sfilano soggetti, anche vicini alla vostra maggioranza, che sono completamente perplessi, e negli ultimi tempi non è la prima volta che accade.
E non mi importerebbe nulla se non fosse che al sistema avremmo potuto dare da tempo una definizione precisa, sia perché lo chiedevano le diverse componenti, sia in direzione di quella razionalizzazione di cui ancora c’è naturalmente bisogno.
Adesso c’è un Governo a livello nazionale che ha ripristinato lo Stato sociale, ha abrogato gli attentati alle libertà costituzionali come era fino a quaranta giorni fa, magari siamo forse tutti più sereni, però, scusate l’ironia, noi continuiamo il nostro iter, quindi, ecco, vorremmo, Assessore competente, una Giunta un po’ più attenta al dibattito che c’è sul territorio. Io non ho capito la ratio di calare dall’alto certi schemi che non stanno veramente né in cielo né in terra.
Comunque voteremo a favore della proroga al 31 marzo.

PRESIDENTE. La discussione è aperta. Ha la parola il Consigliere Ricci.

Mirco RICCI. Consigliere Massi, io non è che viva con entusiasmo questa ulteriore proroga, assolutamente no. Avremmo dovuto risolvere la questione, così come l’Assemblea legislativa risolse quella degli Erap, ma purtroppo viviamo un momento delicato, difficile, quindi dobbiamo tener conto di dinamiche diverse.
E intervengo proprio per dialogare con lei, Consigliere Massi. Questa Assemblea legislativa ha una maggioranza, ma ha anche un’opposizione, con cui nelle Commissioni spesso riusciamo a costruire un percorso dialogante e unitario. E la forza dell’Assemblea legislativa qualche volta potremo tutti insieme esprimerla con maggiore efficacia.
Quindi, ecco, la posticipazione al 31 marzo è necessitata anche da questo aspetto, ossia, qualche volta il dibattito politico generale trova punti di conflitto che appunto possiamo risolvere con quella forza che serve anche dentro la stessa Aula assembleare.
Per il resto – lo dicevo questa mattina anche in Commissione -, io non so cosa farà questo Governo, ma ho sentito dire che alcune preoccupazioni indurrebbero l’ex maggioranza a chiedere la fiducia. Voglio vedere come ve la caverete nel momento in cui dovreste votare la fiducia al Governo Monti. Non lo so, staremo a vedere che cosa succederà.

PRESIDENTE. Se non ci sono altre richieste di intervento do la parola all’Assessore Luchetti.

Marco LUCHETTI. Prendo atto favorevolmente di questo ulteriore rinvio per arrivare a una soluzione che possibilmente condivisa.
La Giunta ha voluto fare una proposta - il Consigliere Massi la definisce estemporanea - che aveva una sua ratio. Nel dibattito che si era innestato sul territorio, soprattutto in quello delle realtà comunali ove sono presenti le Università, era emersa la volontà di riaffermare il decentramento di tali funzioni di gestione rispetto all’impianto preesistente che era stato superato.
Al di là della storia degli Ersu, intanto diciamo subito che sul diritto allo studio sono stati definiti nuovi livelli di prestazione a livello nazionale, poi il tutto deve confrontarsi con una realtà. Ossia, se nella legge di stabilità sono stati ripristinati 150 milioni di fondo rispetto ai 254 preesistenti è un passo avanti rispetto ai 100 definiti.
Però di fatto il diritto allo studio sul piano quantitativo non regge più, cioè o questo settore lo finanziamo oppure no. E da qui anche il ragionamento di razionalizzare questa funzione di servizio; che, ovviamente, tiene conto delle realtà locali che si sono definite nella storia, che provengono dalle vecchie opere universitarie. La proposta della Giunta regionale era di sollecitazione rispetto a un impianto che gli enti locali avevano in qualche modo rivendicato.
Ora, a conti fatti, so che questo dibattito realizzato dopo la proposta della Giunta trova molte difficoltà proprio sul versante degli enti. In questa difficoltà complessiva ci si rende conto che gli enti locali oberati di un’ulteriore funzione vanno in difficoltà rispetto a funzioni così complicate e complesse, anche per questa interrelazione che in un servizio di questo genere deve essere svolta con le università. Però il lavoro che sta facendo la Commissione e che l’Assessorato sta seguendo credo sia incamminato su una certa strada. La Giunta ovviamente sarà favorevole a una proposta unitaria. Perciò si faccia uno sforzo, uno sforzo che comunque deve tenere conto di un criterio, quello di una gestione unitaria di questo servizio, che appunto ha bisogno di una unitarietà e di una programmazione seria.
Pertanto auspichiamo che ciò avvenga anche prima della data indicata nella proposta di legge. Spero si possa definire – mi rivolgo al relatore della legge e al presidente della Commissione – entro il mese di gennaio. Con la nuova struttura saremo anche in tempo per definire il piano di programmazione dell’anno successivo, e che ovviamente farà i conti con le disponibilità che avremo.
Teniamo presente che già nella finanziaria provvediamo ad un aumento della tassa che finanzierà i servizi degli Ersu, sono 103 euro, quando a livello nazionale tutte le Regioni hanno fissato un range, che fa parte della definizione dei livelli essenziali di prestazione, che va dai 120 ai 140 euro. Questo a dimostrazione che il fondo nazionale così come confezionato non basta più, né è un servizio che regge il confronto delle necessità.

PRESIDENTE. Se non ci sono altre richieste di intervento passiamo alla votazione. (…) Prego, Consigliere Trenta.

Umberto TRENTA. Assessore, non ho capito, ma sempre per mia impreparazione generale, ossia, li chiude prima o dopo questi Ersu? (…) Grazie.

PRESIDENTE. E’ stato presentato un emendamento dal Consigliere Marangoni:
Il comma 1 dell’articolo 1 è così sostituito:
“1. Gli organi degli Ersu in carica alla data di approvazione della presente legge son prorogati sino al 31 marzo 2013 ed entro tale data l’Assemblea legislativa procede al loro rinnovo. A partire dall’approvazione della presente legge tali organi non percepiranno alcun compenso né indennità. L’eventuale gettone di presenza verrà stabilito ai sensi dell’articolo 6, comma 2, della legge 30 luglio 2010, n. 122.”.
Ha la parola il Consigliere Marangoni.

Enzo MARANGONI. Senza sapere sono andato incontro alla richiesta di preveggenza dell’Assessore Luchetti che avrebbe gradito, se ho capito bene, una proroga maggiore. (…) Ho capito male? (…) Ah, ho capito male. Bene.
In prima Commissione io sono stufo di sentir parlare di Ersu. E’ da un anno e mezzo che se ne parla, questo è infatti il quarto rinvio, è la quarta legge di proroga. Abbiamo cominciato con la pdl n. 9 del 27 luglio 2010, dunque è un anno e mezzo che non si riesce a risolvere questo problema.

PRESIDENTE. Scusi, Consigliere Marangoni, ma c’è una confusione generale che non permette di sentire. Prego di fare più silenzio, grazie.

Enzo MARANGONI. Grazie Presidente. E’ un anno e mezzo, dicevo, che questa Assemblea legislativa non riesce a varare una legge di riforma degli Ersu. Seppure, devo dire, sia solo una riformina. Perché è una riformina? Perché la ratio originaria non era tanto di riforma complessiva della struttura degli Ersu ma era semplicemente un risparmio di costi. Certo, con l’aria che tira va bene, non è da buttar via, però, aggiungo, con il numero di audizioni, con il tempo che abbiamo investito, oppure forse perso, a seconda dei punti di vista, nel parlare di Ersu, con le decine di persone che da tutta la regione sono venute a parlare in prima Commissione, bèh, probabilmente quello che volevamo risparmiare lo abbiamo già speso: rimborsi spese e quant’altro, senza poi parlare dell’inquinamento atmosferico – giusto, Consigliere Cardogna? -, pesa anche questo, la gente per venire in Commissive usa infatti le auto e via dicendo.
Per cui, insomma, penso che la motivazione originaria già ce la siamo sfumata. Poi si arriva addirittura a quattro leggi di rinvio semplicemente perché la maggioranza – diciamola tutta - al suo interno non riesce a trovare una sintesi politica, nonostante la minoranza, o almeno una parte della minoranza, abbia dato anche più di un segnale. La maggioranza non è coesa al proprio interno, ripeto, siamo alla quarta volta in un anno e mezzo che non riusciamo a fare una leggina – non un testo unico! - di contenimento della spesa sugli Ersu.
Il mio emendamento, quindi, non vuole essere provocatorio ma costruttivo. Io dico, benissimo, prendiamoci ancora più tempo, diamo un altro anno, non c’è problema, arriviamo a marzo 2013, facciamo con calma, l’unica cosa, visto che volevamo risparmiare, cogliamo insieme l’opportunità con questa quarta proroga, in armonia con il Governo Monti mi pare a questo punto da tutti sostenuto, di prevedere per i componenti dei vari collegi un gettone di presenza anziché un’indennità.
Quindi nel mio emendamento si dice che gli organi dell’Ersu in carica ad oggi sono prorogati sino al 31 marzo 2013 ed entro tale data l’Assemblea legislativa procede al loro rinnovo. Sicché per mettervi d’accordo avete tempo un altro anno. Inoltre a partire dall’approvazione della presente legge tali organi non percepiranno alcun compenso né indennità, l’eventuale gettone di presenza a titolo onorifico verrà stabilito ai sensi dell’articolo 6, comma 2, della legge 230 luglio 2010, n. 122, quella cioè che disciplina queste cose sul piano economico.
E’ pertanto un invito costruttivo, si dà tutto il tempo necessario a questa maggioranza affinché trovi una sintesi, in più senza oneri per la Regione, anzi, risparmieremo rispetto alla legge originaria così come proposta.


PRESIDENTE. Emendamento n. 1/1. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)


Articolo 1. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 2 (Dichiarazione d’urgenza). Ricordo che occorre la maggioranza dei componenti. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva
a maggioranza dei componenti assegnati)

Coordinamento tecnico. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Passiamo alle dichiarazioni di voto. Ha la parola il Consigliere Massi.

Francesco MASSI. Ribadisco il voto favorevole. Un piccolo appunto al collega Ricci, ma così, solo per sostenersi reciprocamente, moralmente.
Io ho apprezzato molto l’appello all’unità nei momenti di responsabilità anche nel dialogo tra maggioranza e opposizione. Voglio solo precisare, collega Ricci, che quello che è avvenuto con l’Erap è qualcosa che passerà alla storia di questa Regione, addirittura abbiamo votato i consigli di amministrazione e il giorno dopo è stato commissariato. Ecco, posso solo dire che non ci sono più parole!

Presidenza del Presidente
Vittoriano Solazzi

PRESIDENTE. Proposta di legge n. 158. La pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)


Relazione n. 10/2011
della VI Commissione assembleare permanente
“Partecipazione della Regione Marche al meccanismo di “Allarme rapido - early warning” ai sensi del protocollo n. 2 del trattato sull’Unione Europea e sul funzionamento dell’Unione Europea - sulle proposte di atto normativo europeo di seguito elencate:
a) Proposta di Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante disposizioni comuni sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione, sul Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca compresi nel quadro strategico comuni e disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo e sul Fondo di coesione, e che abroga il Regolamento (CE) n. 1083/2006 (COM 2011 - 615 def del 6 ottobre 2011);
b) Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo a un Programma dell’Unione europea per il cambiamento e l’innovazione sociale (COM 2011 - 609 def del 10 ottobre 2011);
c) Proposta di Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sul sostegno allo sviluppo rurale da parte del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (COM 2011 - 627 def del 12 ottobre 2011);
d) Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo al Fondo sociale europeo (COM 2011 - 607 def del 12 ottobre 2011)
(Discussione e votazione risoluzione n. 43)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la relazione n. 10/11 della VI Commissione assembleare permanente. Ha la parola il relatore di maggioranza Consigliere Cardogna.

Adriano CARDOGNA. Desidero essere sintetico. Sia per andare incontro alle esigenze dei componenti della Commissione bilancio, che oggi, dovendo continuare il loro impegnativo lavoro, avevano appunto chiesto un’economia di tempo di questa giornata affinché si potessero dedicare a quello che, come ha ricordato lo stesso Assessore Marcolini, è sicuramente l’impegno più importante e gravoso di questo periodo. Ed anche perché nei documenti che i Consiglieri hanno a loro disposizione c’è sia la relazione che la risoluzione.
Per una maggiore chiarezza voglio sottolineare che la relazione è quel documento più discorsivo che evidenzia le riflessioni fatte all’unanimità dalla sesta Commissione rispetto al tema dei regolamenti comunitari, mentre la risoluzione, che alcuni Consiglieri hanno trovato molto pesante, è semplicemente un documento tecnico, ossia interviene nei meccanismi tecnici degli atti che in questo momento sono in discussione.
Desidero inoltre contestualizzare il lavoro svolto dalla sesta Commissione rispetto a questa nuova programmazione comunitaria; programmazione che tanto condizionerà il lavoro e gli atti di questa Regione dall’anno 2014 fino al 2020.
Parto da una affermazione, che ormai è rappresentata sia dal mondo politico che del mondo economico, ovvero, siamo in recessione. E non lo è soltanto il nostro Paese, o la Grecia, ma tutti i Paesi della zona euro corrono questo rischio, alcuni ne sono già dentro.
Per uscire da questa situazione o almeno bloccarla occorre tornare a crescere, e su questo siamo tutti d’accordo. Ciò invece ove non si è tutti d’accordo è sul come crescere, tanto che il termine stesso è da molti messo in discussione.
Ma non è certo questo l’oggetto dell’argomento di oggi, seppure esso sia comunque lo scenario in cui si svolge la discussione.
Oggi parliamo della politica di coesione economica e sociale (che è la definizione che dà l’Unione europea), un tema di grande attualità e di grande riflessione.
La politica di coesione economica e sociale dell’Unione europea è finalizzata a promuovere uno sviluppo equilibrato, armonioso e sostenibile dell’intera comunità, riducendo le disuguaglianze tra le diverse Regioni europee. E si prova a fare questo non con delle semplice affermazioni di principio, su cui si può sicuramente discutere, ma mettendo a disposizione i fondi del quadro strategico comune, quindi strumenti finanziari per la realizzazione nel periodo, ripeto, 2014-2020. Tali strumenti sono: il Fers, il Fse, il Fondo di coesione, il Feasr, il Fep, dunque regolamenti che tutti noi incontriamo nello svolgere la nostra attività di Consigliere ed anche in quest’Aula per rappresentare e discutere i problemi di legittimo interesse.
Nella situazione attuale, che purtroppo è destinata a durare, sono risorse preziose, utili proprio – per questo inizialmente ho fatto riferimento alla recessione – per investimenti materiali, immateriali, per cose e servizi. L’importante è quindi ci si occupi delle regole che presiedono al loro finanziamento, come pure ai meccanismi pensati per renderne efficace ed efficiente il funzionamento.
E’ di questo che ci siamo occupati, è di questo che l’atto che oggi sottoponiamo alla vostra attenzione si è interessato. Si tratta di questioni non più di accademia ma di materia viva per il progresso e la coesione sociale delle nostre comunità.
L’Europa, che luogo comune voleva lontana dai suoi cittadini, oggi prepotentemente è entrata nell’attenzione e nella discussione di tutti e tra tutti. Certo, per la crisi, che oggi nessuno nega più e che il Presidente della Commissione Barroso definisce sistemica. Una crisi che rischia concretamente di disgregare l’Unione in quanto in molti vedono proprio nei limiti della sua costituzione la difficoltà di governare il presente. Una unione monetaria senza gli strumenti di uno Stato sovrano in campo finanziario e fiscale e una unione politica sempre più in là nell’agenda degli impegni.
Ecco, in questo scenario la sesta Commissione porta all’attenzione dell’Aula una risoluzione votata all’unanimità dai suoi componenti, che si occupa principalmente della proposta di regolamento sulle cosiddette disposizioni comuni a tutti i fondi.
Le proposte di regolamento della nuova politica di coesione per gli anni 2014-2020 attuano gli obiettivi della Strategia Europa 2020 che promuove una crescita più intelligente, più verde, più inclusiva.
Alla luce della Strategia Europa 2020 la Commissione europea propone di investire gran parte delle risorse dei fondi stanziati per il suddetto periodo a sostegno delle attività di ricerca e sviluppo, per accrescere la componente di energia prodotta da fonti rinnovabili, per migliorare l’efficienza energetica degli edifici, sia pubblici che privati, e per promuovere una società più inclusiva che persegua uno sviluppo economico sostenibile.
E’ utile inoltre sottolineare almeno tre aspetti di cui ci siamo occupati, che avranno una ricaduta importante a seconda di come verranno risolti, se in un modo anziché in un altro.
Sono tre aspetti contenuti nelle proposte della Commissione europea che terranno impegnate le Amministrazioni degli Stati membri nella fase di predisposizione dei nuovi programmi operativi. Essi sono: il contratto di partenariato, la condizionalità macroeconomica e le cosiddette condizionalità ex ante. Tutte questioni con le quali si dovrà misurare anche il nuovo Governo, con la preparazione del programma strategico nazionale e che comunque dovrà essere discusso in sede di Conferenza Stato-Regioni, sede in cui anche la nostra Regione sarà chiamata a dare il suo contributo.
Il contratto di partenariato è lo strumento sottoscritto dalla Commissione europea e dallo Stato membro che definisce i contenuti e gli interventi con i quali uno Stato intende declinare sul proprio territorio gli obiettivi della Strategia Europa 2020. E’ uno strumento molto più stringente proprio per concentrare meglio le risorse sugli obiettivi che devono essere concordati.
Perché la nostra Regione interviene su questo contratto di partenariato? Perché il Trattato di Lisbona riconosce ai Parlamenti regionali tale possibilità e tale diritto. Le Regioni devono avere un ruolo riconosciuto più preciso e pregnante, devono partecipare alla firma di quel contratto. La Commissione che approva il contratto di partenariato deve avere conto del coinvolgimento effettivo dei pagamenti regionali.
La condizionalità macroeconomica è il principio in base al quale la Commissione europea propone un più stretto coordinamento tra i contenuti delle sue politiche economiche e quelli degli Stati membri. In poche parole, il non rispetto del patto di stabilità potrebbe comportare il non riconoscimento delle somme dovute agli Stati membri per la realizzazione dei programmi.
Le condizionalità ex ante, elencate in modo puntuale nell’allegato IV della proposta di regolamento, declinano i presupposti di carattere istituzionale e normativo, di cui gli Stati membri dovranno garantire il rispetto e senza i quali la Commissione europea non firmerà il contratto di partenariato. E questo è un aspetto molto particolare che chiama in gioco la nostra Assemblea con le sue prerogative. Infatti proprio in virtù delle sue competenze in materia di indirizzo…

PRESIDENTE. Vedo in Aula un grande interesse, Consigliere! Prego, continui pure.

Adriano CARDOGNA. Non è un mio problema, Presidente! E’ necessario quindi, dicevo, che anche Assemblea legislativa delle Marche, in virtù delle proprie competenze in materia di indirizzo sull’attività dell’esecutivo, sia pienamente consapevole delle principali conseguenze che deriveranno dall’entrata in vigore dei regolamenti sulla coesione per il periodo 2014-2020.
A questo proposito, riferendomi anche al commento che ha testè fatto, Presidente,
non guasta ricordare nuovamente - per la terza volta in questo mio intervento - che data la situazione delle finanze della nostra Regione, come delle altre, nel prossimo periodo, a causa dei denunciati non trasferimenti statali alle Regioni, queste sono le uniche risorse su cui si potrà contare per fare degli investimenti. Pertanto per chi rappresenta la comunità regionale ritengo sia di grande interesse poter avere contezza di come si possa intervenire prima affinché tali risorse possano essere adeguatamente utilizzate.
Un’altra nostra presa di posizione si riferisce al mantenimento della previsione dell’ammissibilità dell’IVA per quanto riguarda gli investimenti fatti dagli enti pubblici.
Un’altro punto ancora è rispetto al principio di addizionalità, ovvero laddove si chiede che gli investimenti fatti con i fondi comunitari, ai quali partecipano anche le Regioni con quote di cofinanziamento, possano essere tenuti fuori da quel patto di stabilità che ci angustia tutti.
Dal punto di vista del metodo di lavoro, le considerazioni che si sottopongono all’Aula per l’approvazione sono il frutto del confronto con le strutture della Giunta regionale responsabili dell’attuazione degli interventi cofinanziati con risorse europee.
Questa modalità sarà a breve recepita nell’intesa istituzionale tra Giunta ed Assemblea legislativa che definirà la procedura per arrivare ad una posizione condivisa nell’ambito della partecipazione alla c.d. fase ascendente, che rappresenta un tentativo per superare quella storica separazione tra le attività dell’Assemblea legislativa e quelle della Giunta.
Si segnala, infine, che il coordinamento politico dei Presidenti delle Commissioni affari europei delle Assemblee legislative delle Regioni e Province autonome ha condiviso l’opportunità di elaborare una posizione comune, che riprende molte delle considerazioni della nostra Assemblea regionale – e non sarebbe la prima volta -, sulle proposte dei nuovi regolamenti sulla coesione 2014-2020, al fine di rendere più forte il ruolo delle Regioni italiane nei confronti delle istituzioni dell’Unione europea.

PRESIDENTE. La discussione è aperta. Ha la parola il Consigliere Trenta.

Umberto TRENTA. Solo per dire, seppure non ce ne sia bisogno, che il lavoro del Presidente Cardogna, che sintetizza in Aula sempre con molta pacatezza e correttezza, ottiene ogni volta l’unanimità della Commissione. Ed io ritengo che la cultura istituzionale debba portare a simili risultati.
Quindi non ho difficoltà a sostenere ciò che ha votato la Commissione, perché come Vicepresidente mi compete. E voglio aggiungere che se lavoreremo ancora in questo modo potremmo essere un valido esempio per i lavori dell’Assemblea.

PRESIDENTE. Io vorrei aggiungere, anche se è un po’ insolito, che questo argomento che magari potrebbe sembrare di non rilevante importanza è invece fondamentale per il ruolo delle Assemblea legislative regionali nel processo di legislazione europea.
Noi siamo un Paese che scopre ogni tanto che ci sono provvedimenti o leggi o scelte a livello europeo sulle quali abbiamo a volte qualcosa da ridire. Ma la verità è che grazie al Trattato di Lisbona e al Protocollo sulla sussidiarietà è stato aperto un varco straordinario per far assumere alle Assemblea legislative un ruolo di partecipazione alla fase ascendente della costruzione al diritto europeo. E purtroppo molte Assemblee legislative questo strumento ancora non lo utilizzano.
La Regione Marche, invece, per cui devo esprimere un grazie alla sesta Commissione, lo ha utilizzato, conseguendo anche risultati che hanno ricevuto l’apprezzamento – lo dico quale rappresentante nazionale dei Presidenti delle Assemblee legislative regionali – delle Commissioni parlamentari di Camera e Senato che si occupano di affari europei. Nelle audizioni che abbiamo avuto hanno riconosciuto questo attivismo della Regione Marche nell’attivare l’Allarme Rapido nel processo ascendente.
Mi rendo conto che fra i molti argomenti questo ci può sembrare lontano, però mi permetto in modo irrituale di sottolineare quanto invece sia importante che le Assemblee legislative regionali partecipino a tale processo. Ne hanno lo strumento per farlo, hanno cioè lo strumento per poter incidere sui provvedimenti assunti a livello europeo. Evitando quindi di farci trovare a piangere sul latte versato, di cui ne abbiamo avuto un esempio lampante proprio sulla Bolkestein, ove nessuno è intervenuto, nessuno ha detto nulla, non è stato fatto niente a nessun livello, dopodiché ci siamo accorti che c’era un provvedimento, che per la particolare condizione dell’Italia rispetto a quel tema magari suscitava delle perplessità.
Ecco, affinché questo non accada – ma purtroppo accade ancora tutti i giorni -, la partecipazione delle Assemblee legislative che hanno la possibilità all’Allarme Rapido, quindi alla partecipazione e alla costruzione del diritto europeo, è un elemento fondamentale.
Scusatemi se in modo irrituale l’ho voluto sottolineare, ma mi sentivo di doverlo fare proprio essendo Presidente di un’Assemblea legislativa. Infatti è un tema, questo, che appartiene alle Assemblee legislative, non è un ruolo della Giunta o dell’Esecutivo, è una prerogativa, prevista dal Trattato di Lisbona e dal Protocollo sulla sussidiarietà, che appartiene alle Assemblee legislative europee.
Pongo in votazione la risoluzione n. 43 a firma Cardogna, Trenta, Bugaro Busilacchi, Sciapichetti:
“L’Assemblea legislativa delle Marche
Visti:
la legge 4 febbraio 2005, n. 11, Norme generali sulla partecipazione dell’Italia al processo normativo dell’Unione europea e sulle procedure di esecuzione degli obblighi comunitari, che disciplina all’articolo 5 la partecipazione delle Assemblee legislative regionali e delle Province autonome alla formazione del diritto dell’Unione europea;
la legge regionale 2 ottobre 2006, n. 14, Disposizioni sulla partecipazione della Regione Marche al processo normativo comunitario e sulle procedure relative all’attuazione delle politiche comunitarie, che disciplina l’istituto della partecipazione della Regione Marche alla formazione del diritto dell’Unione europea;
l’art. 12 del trattato sull’Unione europea, che riconosce il contributo dei Parlamenti nazionali al buon funzionamento dell’Unione;
il Protocollo n. 2 sull’applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità che disciplina la procedura di “early warning”, in base alla quale le istituzioni dell’Unione europea trasmettono una proposta di atto normativo da essi adottata ai Parlamenti nazionali, in modo tale che questi possano valutare, nel termine di otto settimane, se la proposta medesima è conforme al principio di sussidiarietà;
l’art. 6 del Protocollo sopra richiamato, che prevede espressamente il coinvolgimento dei Parlamenti regionali con poteri legislativi da parte dei Parlamenti nazionali nell’ambito della procedura di verifica del rispetto del principio di sussidiarietà;
la propria Risoluzione sul rafforzamento del ruolo delle Regioni e delle Province autonome in ordine alla partecipazione al processo di formazione degli atti normativi dell’Unione europea e all’applicazione del principio di sussidiarietà enunciato nel protocollo n. II allegato al Trattato di Lisbona, approvata l’8 giugno 2010;
Premesso che:
il principio di sussidiarietà, enunciato dall’art. 5 del Trattato sull’Unione europea, è lo strumento che garantisce il corretto esercizio delle competenze attribuite all’Unione e agli Stati membri, sottolineando il concorso delle Regioni alla realizzazione di un’Europa più consapevole ed unita;
la partecipazione da parte delle Assemblee legislative regionali alla formazione del diritto dell’Unione europea costituisce un significativo esempio di applicazione in concreto del principio di sussidiarietà e di esercizio di governance multilivello;
la normativa in materia di politica di coesione è riconducibile alla competenza legislativa concorrente delle Regioni;
le proposte di regolamento oggetto della presente Risoluzione stabiliscono il quadro giuridico di riferimento dei fondi strutturali e del FEASR per il prossimo periodo di programmazione europea 2014-2020;
Considerato, in particolare, che:
la proposta di regolamento “disposizioni comuni” disciplina, tra l’altro, lo strumento del contratto di partenariato, attraverso il quale la Commissione europea e lo Stato membro definiscono gli impegni tra i partner a livello nazionale e regionale e la Commissione, al fine di perseguire al meglio gli obiettivi della Strategia Europa 2020 e dei programmi nazionali di riforma; al riguardo, è necessario che le Regioni siano parte attiva dei negoziati che porteranno alla conclusione del contratto di partenariato, pena la violazione del principio di sussidiarietà;
la proposta di regolamento “disposizioni comuni” definisce in modo puntuale il tipo di spese strutturali che le pubbliche amministrazioni degli Stati membri dovranno sostenere con risorse proprie, nel rispetto del principio di addizionalità, in virtù del quale, i contributi dei Fondi strutturali non sostituiscono le spese strutturali degli Stati membri. Tra queste spese, che sono riconducibili agli investimenti indicati nei programmi nazionali di stabilità e convergenza, non dovrebbero figurare gli investimenti sostenuti dalle amministrazioni pubbliche a titolo di cofinanziamento nazionale degli interventi previsti nei programmi operativi;
la proposta di regolamento “disposizioni comuni” disciplina l’ammissibilità a cofinanziamento delle spese sostenute dagli enti pubblici a titolo di IVA in modo poco chiaro, con il rischio che si generino problemi interpretativi ed applicativi; a tal fine, si ritiene preferibile fare riferimento alla disciplina contenuta nella proposta di modifica del regolamento FEASR n. 1698/2005 licenziata dalla Commissione agricoltura del Parlamento europeo ed in attesa di approvazione definitiva;
Valutati:
la rilevanza delle proposte di atto legislativo europeo oggetto della presente Risoluzione in ordine all’applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità enunciati all’art. 5 del trattato UE, con particolare riguardo al ruolo che le Regioni e gli enti territoriali locali svolgono nell’ambito delle attività di programmazione e di gestione degli interventi cofinanziati con i fondi europei;
il ruolo e la responsabilità attribuiti al sistema delle autonomie regionali e locali nel concorso al rispetto dei contenuti dei programmi operativi e, soprattutto, del contratto di partenariato concluso tra la Commissione europea e lo Stato membro, al fine di stabilire le modalità di impiego efficace ed efficiente dei Fondi del Quadro Strategico Comune per perseguire gli obiettivi della Strategia Europa 2020;
Formula le seguenti osservazioni:
Proposta di regolamento disposizioni comuni (COM 2011 - 615 def del 6 ottobre 2011)
a) Contratto di partenariato – applicazione del principio di sussidiarietà.
La proposta di regolamento introduce lo strumento del c.d. contratto di partenariato. Questo strumento è definito (art. 2, definizioni, paragrafo 18) come “il documento preparato da uno Stato membro con la partecipazione dei partner in base al sistema della governance a più livelli, che definisce la strategia e le priorità dello Stato membro nonché le modalità di impiego efficace ed efficiente dei Fondi del Quadro Strategico Comune (QSC) per perseguire la strategia dell’Unione per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva e approvato dalla Commissione in seguito a valutazione e dialogo con lo Stato membro”. Il contratto di partenariato è predisposto dallo Stato membro, nel rispetto del partenariato illustrato all’art. 5. Tra i partner coinvolti figurano il sistema delle autonomie locali, le parti economiche e sociali e gli organismi che rappresentano la società civile. Attraverso il contratto di partenariato (art. 14), lo Stato membro definisce “le modalità per garantire l’allineamento con la strategia dell’Unione per una crescita intelligente, sostenibile ed inclusiva”, ivi compresi il rispetto dei parametri e dei vincoli della c.d. condizionalità macro-economica. Il legame tra i contenuti del contratto di partenariato e la condizionalità macro-economica individua il rapporto stretto tra gli obiettivi della politica di coesione e quelli della politica economica, richiamando espressamente gli articoli 121 e 148 del trattato sul funzionamento dell’UE (trattato FUE). Questo tipo di condizionalità appare conforme al principio di coerenza tra le azioni poste in essere dall’Unione europea per il perseguimento degli obiettivi previsti all’art. 3 del trattato sull’UE, con particolare riguardo alla promozione della coesione economica, sociale e territoriale e all’istituzione di un’unione economica e monetaria, imponendo di fatto agli Stati membri un legame di stretta dipendenza tra il perseguimento degli obiettivi della Strategia Europa 2020 e il rigore dei meccanismi di convergenza tra le politiche economiche nazionali. Tuttavia, si segnala il rischio che la condizionalità macroeconomica riversi sulle Regioni e sulle autonomie territoriali la responsabilità per il mancato rispetto delle condizioni poste nell’ambito delle azioni per la convergenza macroeconomica tra gli Stati membri, responsabilità imputabile per l’essenziale al governo centrale.
In questo contesto, il sistema di governance proposto dalla Commissione europea in ordine al coinvolgimento del partenariato territoriale e locale ai fini della predisposizione del contratto di partenariato, ai sensi degli articoli 5 e 15 della proposta di regolamento, non appare rispettoso del principio di sussidiarietà: se da un lato, infatti, gli enti territoriali e locali degli Stati membri sono tra i principali destinatari delle scelte di politica economica derivanti dall’applicazione delle regole discendenti dal patto di stabilità (si parla infatti di un patto di stabilità “interno”), dall’altro non sembrano adeguatamente coinvolti nella predisposizione e nella negoziazione del contratto di partenariato con la Commissione europea; l’art. 5 della proposta di regolamento attribuisce loro il medesimo ruolo riconosciuto alle parti economiche e sociali e alle associazioni della società civile, realizzando in tal modo una assimilazione che non corrisponde alle responsabilità di gestione che il sistema delle autonomie locali – ed in particolare le Regioni – assume nell’ambito della politica di coesione. Per questi motivi, si ritiene che nella decisione con la quale la Commissione UE approva il contratto di partenariato si dia conto del coinvolgimento effettivo del sistema delle autonomie locali ed in particolare delle Regioni, a garanzia della valutazione di piena coerenza del contratto medesimo non solo con quanto previsto dal paragrafo 1 dell’articolo 15 ma sopratutto con i contenuti del principio di sussidiarietà. A tal fine, si propone che il paragrafo 2 dell’art. 15 sia emendato come segue: dopo le parole “a condizione che le eventuali osservazioni da essa formulate siano state adeguatamente recepite.”, sono aggiunte le parole: “Nella propria decisione che adotta il contratto di partenariato la Commissione dà conto dell’effettivo coinvolgimento del sistema delle autonomie territoriali regionali, che sono chiamate a sottoscrivere il contratto di partenariato, in conformità con il sistema istituzionale di ciascun Stato membro”. Sul piano interno, si ritiene che il contratto di partenariato debba essere approvato dallo Stato e dalle Regioni facendo ricorso all’istituto dell’intesa in sede di conferenza Stato-Regioni.
b) condizionalità macroeconomiche – art. 21.
Quanto all’art. 21, si ritiene che il rigore finanziario auspicato dalla Commissione europea debba essere perseguito ma non a costo del blocco dei fondi strutturali, in caso di mancato rispetto del patto di stabilità. Questo comporterebbe infatti un aggravarsi del divario di sviluppo non solo tra le Regioni italiane ma anche tra l’Italia e altri Stati membri. Pertanto, si propone di emendare l’articolo 21 sopprimendo i commi 5, 6, 7 e 8. In alternativa, si propone di modificarli in modo tale da evitare che gli Stati in difficoltà finanziaria siano ulteriormente penalizzati.
c) Semplificazione – esercizio delle competenze delegate.
Il considerando n. 88 della proposta motiva l’esercizio delle competenze delegate alla Commissione europea ai sensi dell’art. 290 del trattato FUE. In particolare, si dichiara che queste competenze sono dettate dall’esigenza di “integrare e modificare alcuni elementi non essenziali del presente regolamento”. In base a questa previsione, la Commissione dovrebbe adottare norme di dettaglio relative al codice di condotta che stabilisce gli obiettivi e i criteri per sostenere l’attuazione del partenariato, come richiamato all’art. 5 della proposta di regolamento, e in generale gran parte della disciplina riguardante la gestione e il controllo, temi che non sembrano rivestire il carattere della “non essenzialità” enunciato nelle premesse del considerando.
Si ritiene, al riguardo, che non sia rispettoso dei principi generali di diritto europeo ricondurre la partecipazione del partenariato ad un codice di condotta adottato successivamente all’approvazione del regolamento disposizioni comuni, codice che dovrebbe disciplinare anche le modalità di coinvolgimento dei soggetti del partenariato istituzionale, vale a dire le Regioni e il sistema delle autonomie territoriali, anche sotto il profilo della definizione del contratto di partenariato e dei programmi operativi e non solo per la loro successiva attuazione alla luce del principio di sussidiarietà enunciato all’art. 5 del trattato UE.
Pertanto, si ritiene che per garantire il pieno rispetto del partenariato istituzionale che riguarda il c.d. “livello regionale e locale” richiamato nell’art. 5 del trattato UE, l’eventuale regolamento della Commissione adottato ai sensi dell’art. 290 del trattato FUE debba essere approvato in tempi certi, definiti nella stessa proposta di regolamento disposizioni comuni.
Si segnala infine che l’art. 5, paragrafo 3, rinvia, erroneamente, all’art. 140, mentre le competenze delegate sono disciplinate dagli articoli 141 – 143.
d) Mantenimento della previsione della ammissibilità a cofinanziamento delle spese sostenute dagli enti pubblici a titolo di IVA.
L’art. 59 (Norme specifiche in materia di ammissibilità per le sovvenzioni) disciplina la tipologia di spese ammissibili a cofinanziamento dei Fondi del Quadro Strategico Comune.
Il paragrafo 3, lett. c) stabilisce che “non sono ammissibili a contributo dei Fondi del QSC i seguenti costi: … c) imposta sul valore aggiunto. Tuttavia, gli importi IVA sono ammissibili se non sono recuperabili a norma della legislazione nazionale sull’IVA e se sono pagati da beneficiari diversi dai soggetti esenti come definiti all’art. 13, paragrafo 1, primo comma della direttiva 2006/112/Ce, purché tali importi IVA non siano pagati in relazione alla fornitura di infrastrutture”. La formulazione proposta non appare chiara. In particolare, dalla versione italiana risulta una contraddizione tra le due ipotesi che determinano l’ammissibilità dell’imposta a cofinanziamento. Per queste ragioni, si propone di sostituire la lettera c) con la seguente: “c) l’IVA, ad eccezione dell’IVA non recuperabile, quando questa è realmente e definitivamente sostenuta da beneficiari”. Questa proposta riproduce, tra l’altro, un emendamento approvato dalla Commissione agricoltura del Parlamento europeo in relazione alla proposta di modifica del regolamento (CE) n. 1698/2005, che è in attesa dell’approvazione definitiva.
L’emendamento si inserisce, infine, in un contesto di continuità con i precedenti periodi di programmazione ed è il frutto della necessità di non gravare ulteriormente i bilanci degli enti pubblici i quali, non potendo rendicontare l’IVA, rischiano di compromettere la realizzazione degli interventi e, in definitiva, l’efficacia stessa delle politiche che si intendono sostenere.
e) Art. 61 Stabilità degli interventi.
L’art. 61 della proposta disciplina la c.d. stabilità degli interventi, prevedendo, in particolare, il rimborso del contributo versato per la realizzazione di un investimento produttivo qualora si verifichi … (lettera b) un “cambio di proprietà di una infrastruttura che procuri un vantaggio indebito ad una impresa o ad un ente pubblico”, la norma riproduce i principi contenuti all’art. 57 (stabilità delle operazioni) del regolamento 1083/2006; il paragrafo 3 dell’art. 61 precisa che “i paragrafi 1 e 2 non si applicano ai contributi forniti a o da strumenti finanziari ...”. Sarebbe utile, al riguardo, una precisazione in merito al significato dell’espressione “strumenti finanziari”, prevedendo espressamente che tra questi rientra il contratto di leasing. Pertanto, si propone di emendare il paragrafo 3 come segue: “i paragrafi 1 e 2 non si applicano ai contributi forniti a o da strumenti finanziari, compreso il leasing ...”. Questa modifica si rende opportuna per chiarire il genere di strumenti di finanziamento a sostegno degli investimenti.
f) Considerazioni in merito al principio di addizionalità – art. 86.
Al pari di quanto previsto per i precedenti periodi di programmazione, l’addizionalità delle risorse nazionali rispetto a quelle europee è uno dei principi fondamentali che disciplinano l’utilizzo dei fondi. Il paragrafo 1 dell’art. 86 definisce in modo specifico che cosa si debba intendere per “spese strutturali, pubbliche o assimilabili”, che sono rappresentate dagli “investimenti fissi lordi delle amministrazioni pubbliche indicati nei programmi di stabilità a norma del regolamento (CE) n. 1466/97 del Consiglio”. Il paragrafo 2 precisa che “il sostegno dei Fondi destinato all’obiettivo “Investimenti in favore della crescita e dell’occupazione” - vale a dire, in base all’art. 81, il Fondo di coesione, il FESR e il FSE, - “non sostituisce le spese strutturali, pubbliche o assimilabili di uno Stato membro”. Il paragrafo 3 stabilisce che il livello di riferimento medio annuo delle spese strutturali, pubbliche o assimilabili è definito nel contratto di partenariato. In sostanza, dunque, con il contratto di partenariato si definiscono non solo le regole per rispettare il principio della condizionalità macroeco-nomica ma anche quelle relative al livello di investimenti pubblici che comunque lo Stato membro dovrà effettuare in aggiunta a quelli riconducibili all’intervento dei Fondi, al fine del rispetto del principio di addizionalità. Il contratto di partenariato diventa così uno degli strumenti di controllo delle scelte di politica economica e di investimento effettuate dagli Stati membri nell’ambito del quadro giuridico generale di coordinamento delle politiche economiche a livello europeo.
La disposizione così formulata non dovrebbe ricomprendere il cofinanziamento nazionale (statale e del sistema delle autonomie territoriali e locali) richiesto per dare attuazione agli interventi di cui sono beneficiari gli enti pubblici. A ben vedere, infatti, questi interventi non rivestono carattere strutturale ma sono piuttosto spese addizionali, ai sensi dell’art. 86 sopra richiamato, in quanto concorrono con il cofinanziamento europeo al raggiungimento delle finalità del QSC.
Pertanto, si propone di emendare l’art. 86, par. 1, 1) come segue: dopo le parole “per presentare la loro strategia di bilancio a medio termine.” sono aggiunte le seguenti: “Tra le spese strutturali, pubbliche o assimilabili, non sono ricomprese quelle sostenute dalle amministrazioni pubbliche a titolo di cofinanziamento degli investimenti attivati nell’ambito del finanziamento con fondi del QSC.”.
Questo emendamento riveste una importanza fondamentale, in quanto consentirebbe agli Stati membri di non considerare il cofinanziamento degli enti locali nell’ambito del c.d. patto di stabilità interno, rendendo molto più agevole l’attuazione degli interventi oggetto della programmazione europea.
g) Previsione di un organismo pagatore cofinanziato con i fondi dell’assistenza tecnica – emendamento all’art. 109.
Tenuto conto che la proposta mira a realizzare una ulteriore semplificazione delle procedure di gestione degli interventi, nell’ottica di recuperare in efficienza ed efficacia nell’utilizzo dei fondi, si propone di favorire l’istituzione, su base volontaria, di un organismo pagatore regionale che, in cooperazione con l’autorità di gestione, si occupi di liquidare tutti i pagamenti a valere sui programmi operativi. A tal fine, si propone di stabilire espressamente che la costituzione dell’organismo pagatore sia prevista tra le spese ammissibili all’assistenza tecnica, modificando in tal senso l’art. 109.
Questa proposta risulta in linea con quanto enunciato al considerando 81 della proposta di regolamento, nel quale si rileva che “per garantire che i beneficiari ricevano il sostegno quanto prima e per accrescere l’affidabilità per la Commissione, è opportuno richiedere che le domande di pagamento includano solo la spesa il cui sostegno è stato pagato ai beneficiari”.
L’introduzione di un organismo pagatore unico per i programmi operativi gestiti a livello regionale concorrerebbe ad abbreviare i tempi di liquidazione dei pagamenti ai beneficiari e renderebbe più semplice le procedure di predisposizione delle domande di pagamento nei confronti della Commissione europea, accrescendone in questo modo l’affidabilità.
Questa proposta, infine, rafforza la previsione di un sistema di gestione e di controllo pressoché identico per tutti gli strumenti, come ricordato al punto 5.1.4 della relazione alla proposta.
Sarebbe infine auspicabile poter incrementare le risorse dell’assistenza tecnica destinate alla istituzione di un unico organismo pagatore regionale attraverso il sostegno dei fondi del primo pilastro della PAC, applicando il meccanismo previsto all’art. 14 della proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante norme sui pagamenti diretti agli agricoltori nell’ambito dei regimi di sostegno previsti dalla politica agricola comune (COM 2011/625) L’art. 14 riguarda infatti la c.d. flessibilità tra i pilastri e stabilisce che “Anteriormente al 1º agosto 2013 gli Stati membri possono decidere di rendere disponibile come sostegno supplementare per le misure previste dai programmi di sviluppo rurale, finanziate dal FEASR a norma del regolamento (UE) n.[…] [regolamento sviluppo rurale], fino al 10% dei loro massimali nazionali annui per gli anni civili dal 2014 al 2019, fissati nell’allegato II del presente regolamento. Di conseguenza, l’importo corrispondente non è più disponibile per la concessione di pagamenti diretti.” Rendere disponibili questi fondi per la finalità sopra indicata assicurerebbe infatti la creazione di un unico organismo pagatore comune anche per i pagamenti diretti a valere sul primo pilastro della PAC.

Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo a un programma dell’Unione europea per il cambiamento e l’innovazione sociale (COM 2011 – 609 def del 10 ottobre 2011)
a) Impresa sociale.
La proposta di regolamento mira a sostenere il ruolo delle imprese sociali, che sono descritte come “un elemento fondante dell’economia sociale di mercato pluralista europea. Possono fungere da motore del cambiamento sociale offrendo soluzioni innovative e danno quindi un prezioso contributo al conseguimento degli obiettivi della strategia Europa 2020" (cfr. il considerando n. 15 della proposta). L’articolo 2 della proposta contiene la definizione di impresa sociale, in base alla quale “si intende un’impresa che persegue principalmente finalità sociali e non finalità lucrative. Essa opera nel mercato producendo beni e servizi in modo imprenditoriale e innovativo e destina gli utili principalmente al perseguimento di obiettivi sociali. E’ gestita in modo responsabile e trasparente, in particolare coinvolgendo i lavoratori, i clienti e gli attori interessati dalle sue attività”. L’Asse 3 della proposta è rivolto allo sviluppo delle imprese sociali.
Con la definizione contenuta nell’art. 2 il diritto europeo disciplina in modo compiuto e per la prima volta la c.d. impresa sociale (con Decisione 283/2010/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 25 marzo 2010 che istituisce uno strumento europeo Progress di microfinanza per l’occupazione e l’inclusione sociale l’UE ha già definito la “microimpresa dell’economia sociale” una microimpresa “che produce beni e servizi aventi una chiara finalità sociale o che presta servizi ai membri della comunità a fini non lucrativi” (cfr. considerando n. 15 della decisione), sottolineandone le finalità sociali e non lucrative. Questa innovazione, se da un lato riconosce il ruolo svolto delle imprese sociali dall’altro può determinare problemi di ordine applicativo, soprattutto per quanto riguarda la disciplina sugli aiuti di Stato e sugli appalti pubblici.
Se, come sembra, il legislatore europeo intende manifestare un favor nei confronti di imprese che non perseguono finalità lucrative, sarebbe necessario avviare una riflessione sull’impatto che questa nuova definizione avrà con il diritto della concorrenza, al pari di quanto già accade per ciò che riguarda i lavori posti in essere dalla Commissione europea in merito alla modifica della disciplina europea sugli appalti pubblici. Inoltre, sarebbe auspicabile che la nozione di impresa sociale non fosse contenuta nella proposta di regolamento sull’inclusione sociale ma in quella del regolamento disposizioni comuni, al fine di armonizzare le definizioni ed evitare che le imprese sociali siano sottoposte ad un trattamento giuridico diverso a seconda dei fondi e delle linee di sostegno.
b) Ammissibilità a cofinanziamento di interventi a sostegno di politiche attive finalizzate a dare attuazione agli obiettivi di Progress.
La proposta di regolamento inserisce il sostegno agli interventi per il cambiamento e l’innovazione sociale nell’ambito del più ampio contesto delle linee strategiche di sviluppo stabilite da Europa 2020 che declina la necessità di pervenire entro il 2020 ad una crescita più equa ed inclusiva dal punto di vista sociale. In questo contesto, la proposta delinea tre linee di intervento denominate “Assi”, una delle quali, riconducibile al programma Progress istituito nel 2006, ha, tra gli altri, l’obiettivo di “aiutare finanziariamente gli attori politici a sperimentare riforme della politica sociale ...” (cfr. art. 15 lett. c) della proposta di regolamento). Le azioni finanziabili nell’ambito del nuovo programma sono elencate all’art. 6. Al fine di rendere più efficace le finalità specifiche dell’Asse Progress, si propone di inserire tra le azioni finanziabili anche il sostegno a politiche attive, qualora questo sostegno sia di supporto diretto alla sperimentazione di riforme delle politiche sociali e sia funzionale alla efficacia della sperimentazione.

Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sul sostegno allo sviluppo rurale da parte del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (COM 2011 – 627 def del 12 ottobre 2011)
a) Disciplina degli aiuti di Stato e settore della forestazione.
L’art. 88 della proposta disciplina gli aiuti di Stato, stabilendo che, salvo disposizioni contrarie contenute nel titolo VIII (Disposizioni in materia di concorrenza), “al sostegno allo sviluppo rurale da parte degli Stati membri si applicano gli articolo 107, 108 e 109 del trattato”; gli articoli richiamati contengono i principi generali di diritto europeo in materia di aiuti di Stato; il secondo paragrafo dell’art. 88 deroga all’applicazione degli articoli 107, 108 e 109 per quanto riguarda i “pagamenti erogati in forza e in conformità del presente regolamento … che rientrano nel campo di applicazione dell’art. 42 del trattato”. Questa disposizione prevede regole particolari in materia di concorrenza relativamente alla produzione e al commercio dei prodotti agricoli, dai quali sono esclusi il settore della forestazione e dei prodotti forestali.
Ciò comporta la necessità di avviare una procedura di notifica ad hoc per le misure di sostegno al settore forestale. Viceversa, si propone di emendare la proposta di regolamento FEASR in modo tale che l’approvazione dei Piani di Sviluppo Rurale da parte della Commissione europea coincida con l’approvazione di tutti i regimi di aiuto in essi contenuti, ivi compreso il sostegno al settore forestale. L’approvazione dei regimi di aiuto contenuti nel programma operativo con la medesima decisione di approvazione del programma costituisce una semplificazione procedurale di grande rilievo.
b) Finanziamento dei piani di gestione forestale.
Gli articoli 22 e 35 della proposta stabiliscono che il sostegno del FEASR ad interventi in superfici oltre ad una certa estensione, determinata da ciascun Stato membro, è condizionato alla approvazione di specifici piani di gestione forestale. Per garantire maggiore certezza nei tempi di attuazione dell’intervento e nell’utilizzo delle risorse, è opportuno prevedere che il FEASR ne cofinanzi la redazione. Al riguardo, è utile richiamare quanto affermato dal Parlamento europeo nella Risoluzione sul libro verde della Commissione in merito al ruolo delle foreste in relazione ai cambiamenti climatici. Il Parlamento europeo riconosce infatti l’importanza di una informazione forestale puntuale ed aggiornata, in quanto “informazioni fondate e comparabili sullo stato delle foreste nell’UE e sulle conseguenze dei cambiamenti climatici e dei modelli di produzione nelle foreste rappresentano un importante prerequisito per la definizione di politiche e la pianificazione, comprese le informazioni sul contributo delle foreste alla mitigazione dei cambiamenti climatici e all’adattamento ad essi” (cfr. Risoluzione del Parlamento europeo “Preparare le foreste ai cambiamenti climatici”, 11 maggio 2011). Si propone quindi un emendamento all’art. 22 che preveda la possibilità di riconoscere le spese sostenute per la redazione dei piani di gestione forestale propedeutici alla realizzazione degli interventi elencati alle lettere da a) a e) del comma 1.
c) Inserimento all’art. 2 (Definizioni) della definizione di “piano di gestione forestale o documento equivalente”.
Per rendere più chiare le considerazioni circa l’opportunità di estendere il sostegno dei fondi alla redazione dei piani di gestione forestale si propone di inserire all’art. 2 la seguente definizione: “piani di gestione forestale o di documenti equivalenti: per piano di gestione forestale o documenti equivalenti si intendono gli atti di pianificazione forestale, gli inventari forestali e i monitoraggi ambientali necessari per orientare in forma efficace gli investimenti e per valutarne l’efficacia stessa in un dato periodo di tempo”.
d) Vocazione socio – economica delle foreste – valorizzazione delle foreste mediterranee.
Per quanto riguarda la c.d. “valorizzazione della vocazione socio – economica delle foreste”, sarebbe opportuno differenziare in modo espresso le foreste del Nord Europa da quelle Mediterranee. In particolare, si dovrebbe tenere conto della diversità di clima e di vegetazione, oltre alle diversità di carattere geomorfologico. Questo rilievo dovrebbe comportare l’inserimento nella proposta di regolamento FEASR di un riferimento espresso alle foreste boreali settentrionali – a più spiccata vocazione produttiva e a prevalenza di conifere, che manifestano una migliore accessibilità e facilità di utilizzazione – e alle foreste del Mediterraneo, che si caratterizzano per una più spiccata vocazione di protezione ambientale e di prevenzione e difesa del rischio idrogeologico. La foresta mediterranea ha in sé una minore vocazione produttiva ma riveste una maggiore valenza sociale rispetto ai territori montani a costante rischio di spopolamento e di progressivo abbandono. Queste considerazioni trovano conferma nel lavoro svolto dalla stessa Commissione UE per quanto riguarda la funzione delle foreste in chiave di mitigazione e di prevenzione dei rischi ambientali: si veda, in particolare, la valutazione di sintesi dei contributi (cfr. il report on the stakeholder consultation concerning the Commission green paper on forest protection ad information – COM 2010 66 def) dalla quale si evince che c’è una consapevolezza generalizzata circa il fatto che le foreste mediterranee sono maggiormente esposte al rischio connesso con i cambiamenti climatici e che, alla luce di questo fatto, occorrerebbe porre una attenzione particolare a questo tipo di foreste nell’ambito della politica forestale europea.
e) Applicazione della regola c.d. N + 2.
La regola c.d. N+2 prevede il disimpegno automatico dei fondi stanziati sul bilancio UE se l’utilizzo degli stessi non interviene entro due anni dal loro impegno. Tenuto conto che l’applicazione di questa regola determina la restituzione dei fondi da parte dello Stato membro, si ritiene necessaria una riflessione dell’impatto di questa disciplina nei confronti degli ordinamenti in cui la gestione delle risorse europee è assegnata alle Regioni, soprattutto laddove il riparto di competenze tra Regioni e Governo centrale discende dalla Carta costituzionale. In questa ipotesi, sembra opportuno proporre che il disimpegno causato da una minore capacità di spesa di una Regione non debba tradursi nella perdita di fondi per tutto il sistema nazionale. Si propone pertanto di disciplinare una modalità di applicazione della regola N+2 che non penalizzi le Regioni virtuose, prevedendo che i fondi eventualmente non utilizzati restino comunque assegnati allo Stato membro, per il successivo riparto tra le Regioni in grado di mantenere costanti i propri ritmi di realizzazione e di spesa. Un eventuale taglio delle risorse in base alla regola N+2 non potrebbe peraltro essere sopportato, in considerazione che l’Italia nell’attuale periodo di programmazione è uno tra i più forti contribuenti netti dell’Unione e che tale squilibrio diverrà ancora più grave nel periodo 2014-2020 a causa dell’applicazione del principio della “convergenza” degli Stati Membri di nuova adesione. Infatti, se verranno confermate le attuali assegnazioni, l’Italia “pagherà” da sola quasi un terzo dell’intero ammontare di risorse spostate a causa della “convergenza” tra i Paesi Ue.

Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo al Fondo sociale europeo (COM 2011 – 607 def del 12 ottobre 2011)
Relativamente alla concentrazione tematica prevista dalla proposta di regolamento è necessario che non sia realizzata a scapito delle possibilità di scelta su un numero ampio di linee di intervento, da attuare sulla base delle effettive necessità e specificità territoriali; pertanto, è indispensabile superare meccanismi di concentrazione finanziaria predefiniti rigidamente sulle priorità di investimento affinché sia possibile modulare con la necessaria flessibilità gli interventi e rispondere con efficacia ai fabbisogni strutturali o emergenti a livello locale. Sembra dunque più appropriato che nell’art. 4, comma 3, lett a), b) e c) della proposta le percentuali non prevedano un tetto massimo ma minimo. Alla luce di queste considerazioni si propone di emendare l’art. 4, comma 3, lett a) come segue: dopo le parole “per quanto riguarda le regioni più sviluppate, gli Stati membri concentreranno” aggiungere le parole “fino ad un massimo del’”, sopprimendo di conseguenza la parola “il”.

Le osservazioni contenute nella presente risoluzione, che ne costituiscono parte integrante, sono inviate:
- alle Presidenze della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica, nonché alle relative Commissioni di merito e competenti in materia di affari europei, al fine dell’espressione del parere secondo quanto previsto dal protocollo n. 2 sull’applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità allegato al trattato sull’Unione europea e sul funzionamento dell’Unione europea
- al Ministro per le Politiche europee
- al Ministro per la coesione territoriale
- al Presidente del Comitato delle regioni
- al Presidente della Commissione europea
- alla Conferenza dei Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e delle Province autonome, affinché abbia la massima diffusione tra le Assemblee legislative regionali e delle Province autonome”.

La pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)


Comunicazione

PRESIDENTE. Prima di procedere devo fare una comunicazione ai Capigruppo. Chiedo cioè di incontrarci per cinque minuti in quanto c’è una richiesta di spostamento della data della prossima seduta da martedì 13 a lunedì 12. Se non ci sono problemi evitiamo di riunirci, altrimenti… (…) Però o riuniamo i Capigruppo o decidiamo qua in Aula. Cosa vogliamo fare? (…) Allora, subito dopo aver chiuso la seduta ci riuniamo per cinque minuti nella apposita sala della Conferenza dei Presidenti dei Gruppi.


Mozione n. 230
dei Consiglieri Bucciarelli, Acacia Scarpetti, Traversini, Cardogna, Malaspina, Ricci, Marangoni, D’Anna
“Modificazioni della manovra economica del Governo”
(Votazione)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca, come da impegno preso, la mozione n. 230. Se nessuno chiede di intervenire la pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

La seduta è tolta.

La seduta termina alle ore 13,35
 

 
 
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