Testata sito

 

Resoconto della seduta n.75 del 12/09/2017

SEDUTA N. 75 DEL 12 SETTEMBRE 2017

La seduta inizia alle ore 10,40

Presidenza del Presidente
Antonio Mastrovincenzo

Comunicazioni del Presidente

PRESIDENTE. Colleghi buona giornata, dichiaro aperta la seduta n. 75 del 12 settembre 2017. Do per letto il processo verbale della seduta n. 74 dell’8 agosto, il quale, ove non vi siano obiezioni, si intende approvato ai sensi dell’articolo 29 del Regolamento Interno.
Comunico che
sono state presentate le seguenti proposte di legge regionale:
n. 158 in data 7 settembre 2017, ad iniziativa della Giunta regionale, concernente: “Variazione generale al bilancio di previsione 2017/2019 ai sensi del comma 1, articolo 51, D.Lgs 23 giugno 2011, n.118 - 2° Provvedimento”, assegnata alla I Commissione assembleare permanente in sede referente, alle Commissioni assembleari II, III, IV per l'espressione del parere sulle parti di rispettiva competenza, al Consiglio delle autonomie locali per l'espressione del parere di cui all'articolo 11, comma 2, lettera a) della legge regionale 10 aprile 2007, n. 4 e al Consiglio regionale dell'economia e del lavoro per l'espressione del parere di cui all'articolo 4, comma 1, lettera b), numero 1) della legge regionale 26 giugno 2008, n. 15;
n. 159 in data 8 settembre 2017, ad iniziativa dei Consiglieri Giacinti, Cesetti, Volpini, concernente: “Tutela e valorizzazione della dieta mediterranea”, sulla quale è stata richiesta l'ammissibilità di cui al comma 2 dell'articolo 63 del Regolamento Interno;
è stata presentata la seguente proposta di atto amministrativo:
n. 42 in data 11 agosto 2017, ad iniziativa della Giunta regionale, concernente: “Piano regionale integrato 2017-2018 per il contrasto, la prevenzione e la riduzione del rischio da gioco d'azzardo patologico (GAP) - l.r. n. 3/2017, art. 9, comma 1”, assegnata alla IV Commissione assembleare in sede referente, alla I Commissione per il parere obbligatorio al Consiglio delle Autonomie locali per l’espressione del parere di cui all’articolo 11, comma 2, lettera c) della legge regionale 10 aprile 2007, n. 4 e al Consiglio regionale dell'Economia e del Lavoro per il parere di cui all'articolo 4, comma 1, lettera b), numero 2, della legge regionale 26 giugno 2008, n. 15;
sono state presentate le seguenti mozioni:
n. 285 del Consigliere Zaffiri “Riqualificazione dell'Ospedale, dei servizi e delle strutture sanitarie del territorio di Senigallia e dei Comuni della Valle del Misa e del Nevola nell'ambito delle politiche di programmazione sanitaria regionale e della tutela della salute dei cittadini”;
n. 286 della Consigliera Marcozzi “Azioni tese alla tutela del precariato negli istituti di ricerca INRCA”;
n. 287 del Consigliere Bisonni “Agevolazioni sotto forma di esenzioni fiscali e contributive in favore di imprese ubicate nel cratere sismico”;
n. 288 del Consigliere Bisonni “Sospensione delle attività venatorie”.
Il Presidente della Giunta regionale ha promulgato le seguenti leggi regionali:
n. 25 in data 2 agosto “Disposizioni urgenti per la semplificazione e l'accelerazione degli interventi di ricostruzione conseguenti agli eventi sismici del 2016”;
n. 26 in data 7 agosto “Uso terapeutico della cannabis”;
n. 27 in data 7 agosto “Norme per la promozione della cultura della legalità e della cittadinanza responsabile”.
n. 28 in data 9 agosto “Disposizioni relative all'esercizio delle funzioni regionali concernenti la prevenzione vaccinale”.
Inoltre, il Presidente della Giunta regionale ha emanato, in data 7 agosto, il seguente regolamento regionale:
n. 4 “Modifica del regolamento regionale 13 maggio 2004, n. 2 "Norme sull'utilizzazione del litorale marittimo della Regione per finalità turistiche ricreative”.
Hanno chiesto congedo l’Assessore Bora ed il Consigliere Zaffiri.
Prima di cominciare ricordo che la prossima seduta del Consiglio entrerà in vigore il nuovo regolamento, quindi siete tutti pregati di studiare il testo.
Gli uffici predisporranno una sorta di sintesi del nuovo Regolamento da distribuire a tutti i Consiglieri e già nel corso di questa settimana ci sarà un incontro della segreteria dell’Assemblea con i collaboratori dei gruppi consiliari per parlare con loro delle nuove regole. Su questo vi ho inviato già qualche settimana fa, una lettera che riassumeva le principali novità del Regolamento, ma adesso ne predisporrò un’altra più completa ed esaustiva.

Sull'ordine del giorno

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Bisonni.

Sandro BISONNI. Grazie Presidente. Come annunciato nella Conferenza dei capigruppo, chiedo l’iscrizione della mozione n. 288 che riguarda la sospensione della caccia a causa della crisi idrica. Grazie.

PRESIDENTE. Su questa proposta c’è stato l'assenso della Conferenza dei capigruppo, se nessuno ha qualcosa da obiettare, direi di inserire la mozione n. 288 nell’ordine del giorno al primo posto tra quelle previste oggi.

Proposta di legge n. 155
ad iniziativa della Giunta regionale
“Modifica dell’articolo 10 della legge regionale 16 gennaio 1995, n. 10 ‘Norme sul riordinamento territoriale dei Comuni e delle Province nella Regione Marche’”
(Discussione e rinvio)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la proposta di legge n. 155 della Giunta regionale.
La discussione è aperta, ha la parola il relatore di maggioranza Consigliere Giacinti.

Francesco GIACINTI. Grazie Presidente. Un saluto a tutti i colleghi. Questa proposta di legge, molto brevemente, prende spunto da una precedente risoluzione che questa Aula aveva approvato il 6 dicembre scorso, per far sì che la legge regionale 10 del 1995, quella in materia di fusioni, fosse più chiara in merito all’interpretazione eventuale delle consultazioni referendarie previste dalla legge.
All'epoca si stabilì di modificare la legge in maniera tale che i risultati referendari potessero essere interpretati univocamente secondo le varie ipotesi che potevano configurarsi, secondo le evenienze e i casi.
Che cosa si stabilì e che cosa con questa legge si vuole modificare? Nel caso di uniformità dei risultati fra maggioranza della popolazione coinvolta nel referendum consultivo e maggioranza dei Comuni interessati, in caso di uniformità di questo risultato, si procedeva con l’esame dell'ipotesi proposta a progetto di fusione.
In caso di discordanza delle due tipologie fattispecie di risultato, maggioranza degli abitanti interessati e maggioranza dei Comuni, con la modifica dell’articolo 10 si rinvia ad un ulteriore passaggio nei Consigli comunali da cui è provenuta questa ipotesi/progetto di fusione.
Questo è il senso dell'articolo 10, così come viene modificato, proprio al fine di rendere univoca una interpretazione che di volta in volta poteva lasciare adito e strascici polemici in conformità a questo passaggio che la legge prevede. Quindi il referendum sarà interpretato a seconda di questa possibilità, così come prevede l’articolo 10 modificato.
Ripeto, è una modifica conseguente, derivante, dalla risoluzione che quest’Aula stabilì ed approvò il 6 dicembre 2016 quando analizzammo il caso, se vi ricordate, della fusione dei tre Comuni della provincia di Pesaro, Saltara, Serrungarina e Montemaggiore. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il relatore di minoranza Consigliere Maggi.

Giovanni MAGGI. Grazie Presidente. Premetto che il Movimento 5 Stelle, lo ha messo anche nel proprio programma, è favorevole agli accorpamenti dei Comuni. E' favorevole perché c’è beneficio per i cittadini, per le Comunità, nel senso che i servizi hanno una maggiore efficienza e l'accentramento delle funzioni va a vantaggio delle popolazioni dei Comuni interessati.
Detto questo, io non avrei mai pensato di dovermi alzare e intervenire per difendere la cittadinanza da una coercizione delle istituzioni. Facciamo il caso di Montemaggiore al Metauro su tre Comuni che vogliono fondersi, uno non è d’accordo e si deve fondere per forza.
Questo è veramente assurdo, è completamente antitetico a quello che io ho sentito dire nel programma del PD, soprattutto nelle dichiarazioni del Presidente Ceriscioli quando ha fatto la campagna elettorale: ascolto, condivisione, partecipazione. Qui se un Sindaco si mette d’accordo con i Sindaci di altri due Comuni e dice: “I miei cittadini non sono d’accordo, ma chiediamo comunque la fusione”, due Comuni sono favorevoli e il terzo non lo è, il Comune contrario deve comunque fondersi, deve perdere tradizioni, cultura, quello che è stato nei secoli - i nostri borghi, i nostri Comuni hanno una tradizione importante – e deve fondersi coercitivamente con gli altri due Comuni che sono d’accordo.
Nel momento in cui questa cosa viene fatta è veramente una prevaricazione intollerabile.
Noi chiediamo che la volontà dei cittadini sia rispettata, l’autodeterminazione dei cittadini sia rispettata, per cui se tre Comuni vogliono fondersi, se i Consigli comunali e i Sindaci, la maggioranza che governa i Comuni decidono di fondersi, lo possono fare tranquillamente, si fa una delibera del Consiglio comunale, viene sottoposta a referendum e se i cittadini di un Comune dicono: “No, io non mi voglio fondere” e le ragioni dei cittadini saranno importanti ed avranno fondamento, il Comune non si deve fondere!
Qui devo difendere l’autonomia di un Comune, devo difendere la volontà dei cittadini, mi sembra assurdo che in una Assemblea legislativa eletta dal popolo io debba alzarmi per difendere contro una legge coercitiva l’interesse dei cittadini di un Comune. Montemaggiore sta facendo il ricorso al Tar ed anche perdere tempo, denaro e risorse pubbliche, nel momento in cui un Comune fa ricorso e si oppone a questa cosa, io non lo capisco!
Siamo favorevoli all’unione dei Comuni, ma lasciamo decidere i cittadini di quei Comuni se fondersi o no.
Abbiamo presentato un emendamento, ne ho visto un altro della Consigliera Leonardi, nel momento in cui i cittadini di uno dei Comuni, siano due o più i Comuni che vogliono fondersi, manifestano la volontà di non fondersi, basta, la procedura si ferma, saranno gli altri Comuni ad andare avanti.
Mi sembra semplice, mi sembra di buon senso, mi sembra surreale che io stia qui a difendere il diritto di un cittadino a mantenere le proprie tradizioni, la propria cultura e la propria storia. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Leonardi.

Elena LEONARDI. Grazie Presidente. Si torna a mettere mano alla legge sul riordino e sull’accorpamento dei Comuni proprio partendo, come ha illustrato il relatore della proposta, dall’esperienza che abbiamo vissuto pochi mesi fa all’interno di questo Consiglio.
Ora la formula prescelta dalla maggioranza e che oggi viene in discussione non mi trova favorevole tant’è che ho presentato un emendamento e coglierò l’occasione di questo intervento anche per illustrarlo.
Sono partita proprio da quella esperienza vissuta pochi mesi fa per ribadire un concetto che per me è diverso da quello che invece la proposta oggi vuole portare, cioè la valenza dell'espressione popolare seppur minoritaria, quindi in quel caso era un Comune su tre, deve essere non solo tenuta in considerazione, ma attraverso questa legge deve essere data attuazione alla volontà popolare.
Ora è vero che nella proposta che fate oggi fondamentalmente viene richiamato lo spirito per cui è stata portata avanti la fusione a tre in quanto erano soddisfatti questi due criteri: la maggioranza dei Comuni (in quel caso due su tre) era favorevole e la maggioranza complessiva dei cittadini che erano andati a votare si erano espressi per la fusione.
Io mi sono rifatta ad un principio diverso, che è quello più garantista, che vuole tener conto anche delle minoranze, ed è lo stesso che viene espresso proprio dalla legge nell’articolo 8 bis, quando parliamo di fusione per incorporazione.
E’ ovvio che nella fusione per incorporazione un Comune più grande avrebbe facilità ad annettere il Comune piccolo, per cui il conteggio dei voti va fatto separatamente per i due o più Comuni interessati dalla procedura, tenendo conto, quindi tutelando la minoranza del Comune più piccolo qualora si esprimesse negativamente.
Reputo che lo stesso principio che viene applicato alla fusione per incorporazione dovrebbe essere applicato anche per la procedura che vede annullare più Comuni per fonderli in un nuovo ente, questo perché? Perché credo che non vada calpestata la volontà dei cittadini di un Comune che potrebbe trovarsi minoritario, ma deve essere tutelata in quanto vuole mantenere la propria identità.
Per quanto mi riguarda l’emendamento che ho fatto, richiama fondamentalmente anche nel testo il comma 5, dell’articolo 8 bis, riprende i casi di cui alla lettera a) del comma 1, dell’articolo 2 “il Consiglio Assemblea legislativa regionale procede all’esame della proposta di legge soltanto qualora si sia raggiunta la maggioranza di voti validamente espressi conteggiati con scrutini separati per ciascun Comune”. Quindi se un Comune nello scrutinio si esprime negativamente la procedura non può andare avanti e a quel punto starà ai due o più Comuni che invece si vogliono fondere mettere in atto una nuova procedura per fondersi.
Reputo che questo principio che garantisce le minoranze debba essere applicato anche in questa fattispecie proprio perché non dobbiamo imporre quando in una consultazione andiamo a chiedere la volontà popolare. Credo che quella volontà vada comunque rispettata, quindi non è semplicemente un adempimento per dire: li abbiamo sentiti poi se sono favorevoli o contrari non ci importa, li abbiamo sentiti e vogliamo consentire a coloro che sono favorevoli di fondersi, a coloro che sono contrari di mantenere la propria identità. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Celani.

Piero CELANI. Credo che siamo di fronte ancora una volta ad un piccolo pasticcio amministrativo che penso, non scomodo paroloni, sia vicino ad un pasticcio istituzionale, perché in qualche modo si attacca un po’ la rappresentatività dei nostri territori.
Sono anch’io fermamente convinto, come ha detto il Consigliere Maggi, che occorre procedere ad una riorganizzazione sul territorio degli enti locali. Siamo d’accordo, anche se devo dire che in un paese accanto a noi, la Francia, che credo sia un esempio di democrazia, non possiamo disconoscerlo, ci sono 32.000 Comuni e questo problema i francesi non se lo sono mai posto, perché la loro democrazia funziona benissimo, la loro rappresentatività funziona benissimo, altre norme le hanno cambiate, sull’efficacia e l’efficienza dell’azione amministrativa dei singoli Comuni, è qui la differenza.
Ma detto questo, io dico che se è vero effettivamente che in democrazia la maggioranza ha un peso fondamentale per poter governare, è anche vero che noi non possiamo non pensare alla tutela di chi la pensa in modo diverso e di chi culturalmente su un determinato territorio ha svolto per secoli certe funzioni di protezione del territorio.
Dico questo perché? Perché se noi torniamo indietro con questa proposta di legge, dopo che in un referendum, seppur consultivo ..., d’accordo, allora togliamoli, se i referendum consultivi non contano nulla si abbia il coraggio di dire: “Non li facciamo, ci rimettiamo alla volontà dei Consigli comunali”, ma diciamolo, non facciamo i perbenisti. Tuteliamo la democrazia perché facciamo il referendum consultivo e se poi il referendum consultivo non va come desiderato, il referendum consultivo non serve a niente. Si abbia il coraggio in democrazia di dire:“I Consigli comunali, i Consigli regionali, il Parlamento è sovrano” cioè deleghiamo, la democrazia delega ai suoi rappresentanti ogni decisione.
E’ dura, è difficile, l’esempio che noi abbiamo nel nostro Parlamento la dice lunga sulla rappresentatività. Io sarei molto cauto su questo concetto di delegare la rappresentanza in toto dei cittadini agli organi che sono stati eletti.
Vi invito a riflettere, se una parte dei cittadini dice no, io ricomincio da capo ridando al Consiglio comunale un potere che già aveva avuto e che già si era espresso?
Delle due l’una, o il Consiglio ammette in modo pacchiano: “Ci siamo sbagliati” e torna indietro, oppure dice: “Me ne frego dei miei concittadini e vado avanti lo stesso”. Ma questo non è possibile! Il Consiglio comunale si è espresso una volta, ha finito, se poi c’è il referendum consultivo ognuno si assuma la responsabilità di andare avanti o meno, ma non si può tornare indietro di nuovo e fare esprimere il Consiglio comunale su una cosa su cui si era espresso un anno prima, sei mesi prima, otto mesi prima, con il dubbio di fare figuracce istituzionali. A questo punto perché delle due l’una, o deve dire: “Io del referendum consultivo non ho alcun interesse” quindi significa che una volta che sono stato eletto dai cittadini ed ho la mia poltrona io sono il rappresentante in toto di tutta la volontà della mia comunità, oppure dice: contrordine ci siamo sbagliati, effettivamente non funziona in questo modo.
Non può essere una cosa del genere, credo che l’organo istituzionale non può funzionare in questo modo, non può essere guidato a seconda delle desiderate di alcune comunità e di alcuni interessi che ci sono nei territori. Quindi era pasticcio prima e pasticcio è adesso.
Se un Comune dice di no la fusione va avanti con i due Comuni che hanno detto di sì, perché significa tutelare anche l’identità etnica, culturale e storica di quel territorio. Se i cittadini dicono di no probabilmente è perché c’è qualcosa che non va, hanno paura di essere annacquati, la loro storia, il loro campanile, a volte noi lo vituperiamo, ma a volte il campanile è una cosa importante, è l’entità su cui si ritrovano le culture, le persone, i tanti modi di fare.
Perché dobbiamo svilire questa grande cultura che noi abbiamo nei nostri territori rappresentata dai piccoli campanili? Perché questi devono essere fagocitati da quelli più grandi, in un modo istituzionale, con una legge che secondo me grida vendetta, che non prende atto di quelle che possono essere le vere volontà espresse democraticamente dai cittadini con un referendum consultivo?
Mi aspetto che questo consesso dica: “Premesso che i referendum consultivi non servono a niente, facciamo questa legge”, però non mi sembra che sia un grande passaggio democratico che l’Assemblea regionale fa in questo momento per andare dietro alle voglie, alle desiderata di determinati territori. Fin da ora dico che, seppur Forza Italia sia convinto che debba essere fatta una riorganizzazione in un certo modo sulla base della volontà istituzionale e popolare, ci sono due cose: la volontà istituzionale, perché magari l’istituzione vede più in là di quanto non vede il cittadino, e l’organizzazione anche in virtù della volontà popolare. Quando le due si incontrano si fa la riorganizzazione dei territori, in questo modo, non è che si stoppa la riorganizzazione perché se noi prendiamo in considerazione soltanto quelli che dicono di si probabilmente da 8.200 passeremo a 7.000 Comuni, a 6.500.
Perché dobbiamo farlo in modo coercitivo? Questo non lo capisco, non lo capiamo seppur siamo convinti che una riorganizzazione sui territori vada fatta, ma molto probabilmente non va fatta eliminando la democrazia, va fatta eliminando tutte le altre strutture, io le chiamavo superfetazioni amministrative, che ci sono nei territori, è lì che bisogna incidere per far funzionare meglio la democrazia, non eliminando i Comuni o eliminando, come è stato fatto, le Province. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Giancarli.

Enzo GIANCARLI. Grazie Presidente. Guardate, rispetto alle fusioni e a questa nuova riorganizzazione dei Comuni anche nella nostra regione ormai c’è una storia, piccola, ma una storia c’è.
I Comuni marchigiani non sono più 239, come ricorderete erano 246, poi unico caso in Italia, sette Comuni sono andati in un’altra Regione, quindi da 246 si è passati a 239, oggi siamo a 229 perché 10 sono i Comuni che hanno dato vita ad incorporazioni o a scelta libera a fusioni, quindi c’è già una storia.
C’è anche una storia vissuta dalle comunità locali su questo, perché in alcuni casi le fusioni sono state fatte con un larghissimo consenso delle popolazioni, in altri non sono state fatte, ne parlavo ora con il Consigliere Traversini, come quella di Lunano, Belforte e Piandelmedico, perché lì il referendum non ha consentito che si procedesse, in altri casi unioni dei Comuni a cinque sono diventate fusioni a due e laddove c’è stata la fusione, come nel maceratese, il Sindaco del piccolo Comune è stato eletto mentre quello del grande no. Insomma è una storia molto ricca e variegata, è la storia della democrazia.
Credo che vi sia la necessità e non vedo, Consigliere Celani, in contrapposizione le due cose, quindi come c’è la necessità di eliminare quegli organismi che non sono elettivi, di sopprimerli non di eliminarli, eliminarli è una parola forte, comunque di riorganizzare dal punto di vista della gestione, poi su questo farò due proposte perché so di avere di fronte un Assessore capace e sensibile, come l’Assessore Cesetti, quindi farò alla fine due proposte. Ho detto che non vedo in contrapposizione la riduzione del numero dei Comuni, tanto più dopo la legge Delrio, dove le Province di fatto sono agonizzanti, sono la casa dei Comuni, non lo so, io non le riconosco, non so cosa siano, c’è sicuramente la necessità di andare ad una riduzione del numero dei Comuni, ma al tempo stesso c’è la necessità di non tenere invita quegli organismi che non sono alimentati dalla democrazia e dalla responsabilità dei cittadini.
Veniamo alla proposta di legge, non voglio fuggire dal tema, sulla proposta di legge noi stessi a volte abbiamo detto: “Lì ci sono dei Sindaci che hanno detto che se il referendum non passa state tranquilli che la fusione non si farà”, in quest’Aula l'abbiamo detto. Questa legge non lo consentirà più, questa legge un merito ce l’ha è quello della chiarezza e della certezza prima di iniziare le procedure, che poi non vorrei chiamarle procedure, vorrei chiamarle percorso democratico, perché ho vissuto la fusione fatta nella provincia di Ancona, quella di Tre Castelli, e per quella fusione ho partecipato sia agli incontri propedeutici che alle dieci assemblee nel territorio ed ho fatto due proposte che sono diventate leggi, ne parlavo prima con il Consigliere Marconi, una è quella che elimina il quorum perché sul referendum non ci può essere il quorum, non dobbiamo dimenticare che questa Assemblea legislativa è stata eletta con il 47% dei partecipanti al voto, se ci fosse stato il quorum nemmeno l’Assemblea legislativa delle Marche sarebbe stata eletta, l’altra con cui abbiamo spostato la data, se lo ricorderà il Consigliere Traversini, quando era tutto legato al 31 gennaio e questo impediva un percorso dinamico per cui abbiamo tolto quella data. Altre proposte le ho fatte in Commissione bilancio e sono state recepite nelle leggi finanziarie rispetto alle risorse da destinare a quei Comuni, quindi ho vissute queste cose.
Dicevo che oggi questo percorso democratico dovrebbe prendere avvio, le certezze sono un fatto democratico e con questa legge un Sindaco prima di dare avvio ad un percorso sa che se costruisce un progetto con più Comuni e se nel suo Comune il referendum non passa, ma negli altri Comuni si, la fusione va avanti, quindi da questo punto di vista conoscere prima dell’inizio della partita le regole, possiamo non condividerle, ma conoscerle prima della partita è un fatto di democrazia, è un fatto di diritto, di certezza.
Però, guardate, io non voglio perdere molto tempo sulle procedure, sugli strumenti, voglio tornare alla politica, al nostro ruolo ed allora ritorno all’Assessore Cesetti.
Assessore, io credo che noi dovremmo recuperare una capacità nostra di programmazione, di elaborazione, una capacità in cui promuoviamo, incentiviamo, stimoliamo i Comuni a mettersi insieme, anche con risorse, anche con delle premialità, anche con degli ambiti ottimali.
Credo che da questo punto di vista noi possiamo costruire una proposta di legge regionale, l’Assessore può anche rispondermi - noi non ci formalizziamo perché partivo da quella premessa: capacità e sensibilità - “Anche un Consigliere ha capacità di iniziativa legislativa”. Però qui non siamo soltanto alla proposta, ma siamo ad una politica forte e allora rispetto a questa politica forte credo che noi dovremmo recuperare una forte iniziativa per incentivare la capacità dei Comuni non solo di associarsi, perché questa della gestione delle funzioni è da tempo che va avanti con luci ed ombre, ma far sì che ci si riconosca in una posizione dinamica per essere i protagonisti veri del governo del territorio.
L’altro aspetto è quello dei servizi pubblici locali: acqua, energia, trasporti, ciclo completo delle acque, tutti questi servizi fanno la differenza di un Paese, non solo lo rendono competitivo se i servizi sono efficienti, non solo si rende un servizio all’economia, ma si rende un servizio anche alla civiltà perché questi servizi alcuni di carattere universale debbono essere garantiti.
Credo che anche sui servizi pubblici locali, anche nella nostra provincia di Ancona, ma anche negli altri territori si sta discutendo, ci sono dei Consorzi importanti per la gestione delle acque, ci sono belle esperienze sulla gestione dei rifiuti, insomma ci sono cose che sono a macchia di leopardo che sono interessanti.
Ad esempio nel territorio di questa provincia si sta discutendo sulla gestione di un servizio e la costituzione di una multiutility di fatto pubblica perché l’acqua in provincia di Ancona è gestita da Multiservizi, c’è stata tutta la discussione nell’estate scorsa sul mettere insieme alcune società anche per la gestione dei rifiuti. Credo che se anche su questo, Assessore, possiamo costruire un quadro, un indirizzo, sicuramente siamo d’aiuto alla comunità marchigiana.
Quindi la legge che oggi viene proposta è un aspetto, per quanto mi riguarda la voto favorevolmente, però credo che dovremmo spingere in avanti perché dobbiamo recuperare una capacità legislativa e di programmazione e dobbiamo recuperare un ruolo forte della politica, un ruolo forte della democrazia.

PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Cesetti.

Fabrizio CESETTI. Grazie Presidente. Consigliere Giancarli è evidente che io in qualità di Assessore agli enti locali sono a disposizione sua e dell’intero Consiglio regionale per eventuali iniziative legislative sul tema degli enti locali, del loro rapporto, degli enti pubblici in generale, e lo sono al di là delle mie convinzioni personali che ovviamente potranno essere soltanto messe a disposizione del dibattito generale.
Detto questo non mi addentrerò nel tema fusioni si, fusioni no, incorporazioni e via dicendo, è una discussione che già abbiamo fatto.
C’è una legge regionale che disciplina questi meccanismi, che disciplina la nascita di nuove entità istituzionali, la modifica di quelle esistenti, in attuazione dell’articolo 133, comma secondo, della Costituzione che ci dice che la Regione, sentite le popolazioni interessate, può con sue leggi, istituire nel proprio territorio nuovi Comuni o modificare le circoscrizioni esistenti e le denominazioni.
E' evidente, dico solo questo, anch’io sono dell’idea che nel nostro Paese debba essere salvaguardata la storia millenaria dei Comuni, su questo siamo tutti d’accordo, però quando si fa, si crea una identità nuova attraverso la fusione o l’incorporazione, quindi una nuova entità istituzionale, anche lì si vuole creare una storia nuova, attraverso una libera e democratica decisione ed anche quella credo che sia una scelta che noi dobbiamo rispettare, dobbiamo solo pensare come rispettarla.
E' una scelta che, secondo me, deve rimanere in capo a quelle entità istituzionali, rispetto alle quali però il referendum non può che essere consultivo, con tutto quello che ne deriva dall’essere referendum consultivo, che come tale deve essere liberamente apprezzato da chi ne ha “il potere e le prerogative”. Sono innanzitutto le entità comunali, gli organi del Comune, il Consiglio comunale, organo democratico a rappresentanza democratica, lo è la Regione Marche che con legge disciplina tutto questo sentite le popolazioni.
Che cosa fa la Regione con questa legge? Ripeto, questo è un elemento decisivo, è sì una legge di iniziativa della Giunta, ma la Giunta ha assunto questa iniziativa su mandato di questo Consiglio regionale che il 6 dicembre 2016, se non vado errato, ha approvato una risoluzione in tal senso. Quindi noi come Giunta abbiamo predisposto questa modifica in attuazione di una richiesta di questo Consiglio regionale.
Bene ha fatto il Consiglio regionale ad approvare quella risoluzione, bene ha fatto la Giunta a presentare questa proposta di conseguenza. Che cosa si dice con questa proposta? Sostanzialmente questo Consiglio regionale, questa Regione, attraverso una legge si dà un criterio uniforme, un criterio uguale per tutti, cioè dice di come noi, in modo equo, apprezziamo determinati risultati, e ci arriviamo.
Che cosa succede quando per ipotesi, in un Comune, prendiamo tre Comuni, la maggioranza dei cittadini dice “si” e tutti i Consigli comunali hanno già detto “si”, altrimenti non ci sarebbe la richiesta? Questo è fondamentale, Consigli comunali che sono eletti da quelle popolazioni e che quando assumono una iniziativa del genere, l’assumono nella consapevolezza che davanti a quel popolo, che ha eletto quel Consiglio comunale, davanti ad esso, si dovrà ripresentare per il giudizio anche all’esito di quella iniziativa. Questa è la forza della democrazia!
Rispetto a questo c’è qualcosa in più, la popolazione viene chiamata ad esprimersi, quella popolazione che ha già eletto quel Consiglio, e qualora dovesse succedere che in un Comune soltanto la maggioranza della popolazione dovesse dire di “no” a quella iniziativa, che cosa diciamo noi con questa legge? Noi non diciamo che procediamo ugualmente, noi non diciamo che non procediamo, noi diciamo che rimandiamo al Consiglio, in attuazione di una risoluzione: “Qualora sia raggiunta solo una delle due maggioranze sopra indicate il Consiglio Assemblea legislativa richiede un nuovo parere ai Consigli comunali interessati e procede quindi alla discussione della proposta di legge qualora la maggioranza dei Consigli medesimi abbia espresso parere favorevole”, quindi si torna a quei Consigli, perché? Perché chi è che apprezza liberamente quella volontà? Chi la deve apprezzare? La devono apprezzare liberamente quei Consigli comunali, io dico di più, questo in applicazione di una risoluzione. Secondo me, se vogliamo verificare, è un’opinione puramente personale, perché, ripeto, questa legge è in applicazione di una risoluzione di questo Consiglio regionale, la possibilità di attribuire la decisione al Consiglio comunale di quel Comune dove la maggioranza dei cittadini hanno detto “no”, questo percorso lo possiamo fare, lo possiamo valutare, non so se ho reso l’idea. Qualora sia raggiunta solo una delle due maggioranze sopra indicate (Comune/abitanti) il Consiglio Assemblea legislativa - che cosa fa? - richiede un nuovo parere ai Consigli comunali interessati e procede quindi alla discussione della proposta di legge qualora la maggioranza dei Consigli medesimi abbia espresso parere favorevole.
Io dico semplicemente questo: si può valutare che si faccia, per raccogliere le vostre indicazioni, valutare al Consiglio dove la popolazione …, non mi sto incartando, sto dicendo semplicemente una possibilità, se questa possibilità c’è, secondo me, non c’è, noi salviamo quel Comune perchè è sempre il Consiglio che decide e non passa il concetto che decide il referendum consultivo del singolo Comune. Questo vi voglio dire, capito perché? C’è una logica a quello che io sostengo, non so se è chiaro.
Se è chiaro, sono contento di essere riuscito a spiegarmi, perché la materia è un po' difficile, se è chiaro, credo che questa ipotesi che io propongo, soddisfi ad esempio le esigenze che ha detto il Consigliere Celani e mi pare anche quelle di altri, altrimenti dovremmo dire che noi diamo il potere al singolo referendum consultivo, e questo non può essere, è questo che noi dobbiamo evitare.
Se invece noi rimettiamo a quel Consiglio, a chi ne ha il potere, la possibilità, credo che questo soddisfi tutta la questione, in rispetto perché giustamente loro dicono se noi facciamo decidere la maggioranza dei Consigli di fatto mettiamo …, se il Comune dice di no di fatto ritira la delibera e non si procede a fare, ad esempio, quel tipo di incorporazione o di fusione, lo si fa con gli altri due.
Questa è una proposta sulla base di quella risoluzione, per chiarire questo aspetto - penso che possiamo arrivare a questo - sospendiamo due minuti e credo che si possano soddisfare le esigenze.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Fabbri.

Piergiorgio FABBRI. Grazie Presidente. Sono preoccupato delle cose che ho sentito in quest’Aula. La democrazia è messa a rischio.
Noi non siamo contro le fusioni e lo abbiamo dimostrato votando le fusioni dove le popolazioni erano favorevoli, però la fusione è un processo culturale e sociale, non un processo burocratico. Voi avete burocratizzato un processo che tocca la storia e l’identità delle popolazioni, ed è la terza volta che modificate questa normativa. State modificando delle cuciture ad una camicia di forza dicendo che è una t-shirt, invece no, è una camicia di forza.
La democrazia con questo meccanismo non è rispettata, perché sono i Consigli dove le Giunte hanno la maggioranza tramite il partito di governo, quindi è relativa la questione democratica all’interno, perché alla fine i numeri contano, e allora se la forza di governo decide di accendere l’iter, l’iter si fa, dopodiché c’è un referendum che a questo punto è aperto a qualsiasi tipo di rilevanza democratica. E' vero che è consultivo ma poi effettivamente si fa come si vuole e qualora la maggioranza, sbilanciata sulla dimensione dei singoli Comuni, voglia procedere è inutile che la Regione ridia al Consiglio dei singoli Comuni il potere, perché se la maggioranza dei Consigli dice ancora “si”, si procede in ogni caso, quindi il Comune nel quale i cittadini si sono espressi con un “no” rimane succube della decisione iniziale e finale del proprio Consiglio guidato dalla Giunta che ha la maggioranza e viene fuso di forza.
Questo è chiaro e questo è preoccupante. Noi abbiamo sempre detto, quando si decide di fare una fusione a tre, a quattro, a cinque Comuni, qualora un Comune si voglia tirare indietro nell’espressione suprema della popolazione, perché chi viene eletto deve rappresentare, non ha delega su tutto, carta bianca, quindi non può ignorare, come già è stato fatto, l’indicazione della propria popolazione, quel Comune viene scorporato e gli altri ricominciano l’iter, non proseguono l’iter iniziato perché sono cambiate le condizioni territoriali, economiche, sociali, infrastrutturali, essendoci un pezzo di territorio ed un pezzo di popolazione tirata fuori.
Detto questo, la procedura in atto non è un percorso democratico, continua ad essere una dittatura delle Giunte nei fatti. Perché vi siete incaponiti per la terza volta a portare avanti questa modalità? Perché sui territori siete in difficoltà, soprattutto nei piccoli Comuni, a presentare le liste perché la popolazione vi ha abbandonato, non avete più i rappresentanti, allora allargando il bacino tentate di ripresentarvi.
E’ questa la realtà politica per cui in maniera completamente antidemocratica proponete e vi incaponite su una legge che effettivamente …

(interrompe l'Assessore Sciapichetti)

Piergiorgio FABBRI. No, Assessore Sciapichetti, il Movimento 5 Stelle non forza sui territori la nascita di gruppi e di liste, il Movimento 5 Stelle dove il cittadino si attiva vede se ci sono le condizioni per preparare la lista, dove il cittadino non si attiva la lista non la presenta.
Voi invece siete in difficoltà ed è questa la verità per cui per la terza volta portate avanti una legge che non è democratica e tutti l'hanno capito, perché l’iter viene acceso dal Consiglio dove comanda la Giunta che ha i numeri e viene chiuso, indipendentemente dalla volontà popolare, dal Consiglio dove i numeri vengono dettati dalla Giunta. Questo i cittadini l’hanno capito, e il discorso di dire tanto devo ritornare davanti ai cittadini è falso Assessore Cesetti, perché nel momento in cui io ho fuso dei Comuni che hanno una percentuale di cittadini superiore, la minoranza della minoranza perde peso all’interno della comunità, ed è questo il gioco su cui voi vi appoggiate. Quindi noi siamo assolutamente contrari, come sempre, a questa impostazione di legge sulle fusioni.

PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Cesetti.

Fabrizio CESETTI. Mi permetto di chiedere cinque minuti di sospensione.

PRESIDENTE. Prima do la parola al Consigliere Marconi, poi eventualmente facciamo la sospensione.

Fabrizio CESETTI. La richiesta, Consigliere Marconi, di per sé non interrompe la discussione, è il Consiglio che la interrompe, il Presidente.
Ho chiesto di sospendere per riunire la Commissione perché come Assessore agli enti locali porto una responsabilità. Ripeto, questa legge è in attuazione di una risoluzione, però su un tema di queste dimensioni, dove tra l’altro il Consiglio regionale agisce in attuazione di una disposizione costituzionale, credo che vada fatto, da qui la mia responsabilità, ogni sforzo possibile per arrivare all’adozione di un provvedimento legislativo, ancorché interpretativo, che sia unanime. Questo è! Questa è l’esigenza che io sento, fare ogni sforzo in questa direzione, se poi non ci riusciamo pazienza, decideremo a maggioranza, ma se ci riusciamo è meglio, perché consegniamo a questa istituzione una legge che opera in attuazione della Costituzione.
Converrete che tutti quanti dobbiamo fare ogni sforzo, tutto qui, ed io penso che l’ipotesi che ho avanzato possa essere una soluzione che soddisfi tutte le esigenze. Vi chiedo scusa, questo è.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Marconi.

Luca MARCONI. Guardi, Presidente, io manifesto una mia grandissima difficoltà rispetto al modo di procedere di stamattina. Non riesco a capire - sono una persona semplice e un po’ amante del diritto, che è garanzia suprema della democrazia, più che delle intenzioni delle persone – ma qui ci troviamo di fronte ad una proposta della Giunta e se avessi fatto il mio intervento, io non l'ho ancora fatto, avrei potuto farlo se mi fossi iscritto prima, – ho chiesto la parola per dire che sono contrario alla sospensione, quindi uno a favore ed uno contro – se avessi parlato prima del Consigliere Fabbri o di altri, avrei espresso un’opinione su questo provvedimento che ritengo troppo leggero, che ritengo assolutamente garantista, quindi completamente in opposizione a tutto quello che è stato detto dalle minoranze. Dopo aver fatto il mio intervento mi sarei trovato l’Assessore che ha proposto l’atto che fa l’intervento e dice: “No, vale quello che ha detto il Consigliere Celani, quindi andiamo in Commissione per modificare una cosa che già era stata discussa”. Non riesco a capirci più niente, in assenza di questa comprensione dico che sono contrario alla sospensione e che l’atto vada avanti così come è stato fatto e successivamente ci saranno modifiche, anche perché non ho capito, Assessore Cesetti, quella che è l’intenzione. Alla fine è venuta fuori qualche cosa, ho faticato ad entrare su questo argomento, ne abbiamo discusso anche in sede di maggioranza proprio ieri ed eravamo tutti d’accordo a procedere, adesso se ci sta una novità si fanno due cose: si finisce il dibattito e si decide di non approvare l’atto - non che si fa la sospensione e comincia un mercato incredibile su mezza parola di cui non si capisce niente - oppure si va avanti con questo atto e si arriva fino alla fine e se di fronte al prossimo caso vedremo che questa procedura non ha funzionato, semmai che questo avvenga, allora si deciderà. Rispetto a tutto quello che abbiamo già detto, Assessore Cesetti, non so se ho capito bene per cui mi prendo in mano l’atto, ma nella proposta di legge c’è scritto che rispetto ad una procedura, per la quale sarebbe previsto subito il passaggio in Consiglio regionale, noi introduciamo un'aggravante, quindi quando si introduce un’aggravante è sempre un fatto di garanzia, come ha spiegato bene il Consigliere Giancarli, nel quale diciamo: visto che non si sono verificate una delle due condizioni, due condizioni pesanti perché una è che ci sia la maggioranza di coloro che si sono espressi, la seconda che ci sia la maggioranza dei Comuni che si sono espressi, parliamo del referendum, che il totale degli interpellati, su tre Comuni di 5.000 diciamo 2.500, abbiano espresso parere favorevole e che su tre Comuni o quattro la maggioranza dei Comuni – quindi su quattro sono tre – abbiano dato parere favorevole. Se una di queste due condizioni non c’è si richiede da parte del Consiglio regionale un'ulteriore conferma, come dire fate una pausa di riflessione, sentiamo i Consigli comunali, quindi la proposta originale della Giunta mi sembra quanto mai intelligente.
A quel punto non si chiude la procedura, qui non l’ha detto nessuno, tra le altre cose questa procedura sta dentro un disegno di legge nazionale che difficilmente noi potremo stravolgere, Consigliere Giacinti, non so qual è il nostro spazio di manovra, ma noi aggraviamo la procedura dicendo alla fine: il Consiglio regionale dopo che ha visto che il referendum è andato così e così, dopo che ha visto che i Consigli comunali si sono pronunciati, può anche decidere per non far fare la fusione, quindi, caro Consigliere Fabbri, non confondiamo i termini, le dittature delle Giunte, questa è tutta roba che potete raccontare fuori di qui, qui non c’è nessuna dittatura, qui c’è il Consiglio regionale sovrano che alla fine decide, dove ognuno si assume la propria responsabilità.
Io non approvo una legge e non la metto sotto la dittatura di nessuno, se questa è la procedura non la vedo assolutamente così penalizzante nei confronti dei Comuni anche tenendo conto di un fatto che nessuno ha ricordato. Il Consigliere Giancarli ha evidenziato che non c’è più il quorum, quindi questi referendum per giunta consultivi per legge, che noi possiamo anche nello spirito intendere come non consultivi, possiamo dire come Consiglio regionale noi li vogliamo considerare decisionali - va bene? - ma se in un Comune partecipa il 20% delle persone e questo 20% dà una maggioranza dell’11 contro il 9, non è che è un referendum così significativo, significa che all’80% della popolazione non interessa per niente che ci sia o non ci sia la fusione!
Se poi vogliamo essere seri fino alla fine ..., concludo Presidente abusando del tempo concesso per questo tipo di intervento e ringrazio perché sono potuto entrare un po’ nel merito sennò la mia proposta sembrava un dispetto contro l’Assessore Cesetti, che amo profondamente come essere umano e stimo profondamente come Assessore.
Sulla democraticità dell’atto, se alla fine c’è questa garanzia ultima da parte del Consiglio regionale, questo è quanto, perché se vogliamo parlare seriamente di fusioni, e le vogliamo veramente, non possiamo dire ad un Comune che non si vuole fondere e che ha avuto comunque nel progetto dei tre Comuni la possibilità di farlo, decidi tu per ultimo. Perché se è vero che la fusione del Comune, parlo di sostanza, comporta normalmente una migliore organizzazione dei servizi e un risparmio, cito il Consigliere Maggi, io non posso dire, ad esempio, a quelli che stanno prendendo il vitalizio che per risparmiare lo porto a pensione con un provvedimento retroattivo e anticostituzionale, ma lo faccio perché io ci ho rinunciato e sono d’accordo a farlo, togliamo tutti i vitalizi, però solo se sono d’accordo perché se non sono d’accordo non li levo.
E’ chiaro che in un Comune piccolo ci può essere questo tipo di resistenza e non c'entra niente la storia, perché poi vai ad intervistare la gente di questi Comuni e non sa nemmeno, soprattutto i più giovani, quando è nato il Comune, quindi non facciamo queste retoriche che non servono a niente, è chiaro che ci sarà chi è contrario!
Una fusione seria, quella che è stata fatta in Francia in verità non è andata proprio come ha detto il Consigliere Celani, è andata in maniera un po’ diversa, ma è troppo lunga da spiegare, ma in Germania o in Scandinavia le fusioni le hanno decise sotto ai 20.000 Comuni perché la misura tra 20 e 30 mila Comuni è, nello standard europeo, una misura che rende i servizi che vengono erogati ragionevoli, a cominciare dai trasporti e tutto il resto, senza creare quella pletora di organismi. E' vero che i Comuni si mettono insieme a fare le cose, ma c’è un nuovo Consiglio di amministrazione, e per l’acqua, per i rifiuti, per i trasporti, Presidenze, Consigli …, c’è il Consiglio comunale e basta! Questa è la vera semplificazione! Un Consiglio comunale che gestisce i servizi o che li dà in concessione a terzi.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Giacinti.

Francesco GIACINTI. Grazie Presidente. E’ stato detto molto, però temo una cosa, voglio aggiungere qualcosa, l’ho detto nella presentazione, la proposta di legge della Giunta recepisce sic et simpliciter la risoluzione consiliare del 6 dicembre. E' tutto qui.
L’Assessore Cesetti probabilmente, mi sforzo di interpretare le sue parole, voleva dire, considerati gli interventi che ci sono stati, di prendere spunto per un'ulteriore riflessione e andare oltre, però mi preme ricordare il solco entro il quale ci muoviamo.
Qui parliamo di fusione, propriamente detta, che è una cosa diversa dall’incorporazione, Consigliera Leonardi, dove il legislatore, proprio per il fatto che un Comune nel caso dell’incorporazione viene meno e viene incorporato in un altro Comune, tiene ben distinte le consultazioni referendarie, tanto che i risultati sono letti in maniera separata. Questo lo dice il legislatore perché è una fattispecie giuridica diversa. Un Comune viene meno, viene incorporato dall’altro, ed il legislatore giustamente dice: “Leggiamo i risultati in maniera separata”, cosa che non avviene nella fusione classica, ovvero nella nascita di un nuovo Comune per “n” Comuni che partecipano ad un progetto di fusione che nasce da delle deliberazioni consiliari. Non è che uno si sveglia la mattina e fa la fusione, la fusione scaturisce da un progetto condiviso prima dai Consigli comunali, questo dice la legge nazionale, ma la legge nazionale va oltre e dice che in questo caso – ed eccoci che arriviamo al dunque – è la Regione che deve stabilire il da farsi sulla stregua e sull’interpretazione del risultato referendario che è consultivo. Questo lo dice la legge. Non vorrei che noi, accetto tutte le discussioni possibili e plausibili, anzi mi piace anche che questo dibattito sia fatto con fervore, però attenzione a non uscire dal disposto della normativa nazionale.
Certe cose che ho sentito in Aula, seppur legittime, esulano da quello che questa Aula può stabilire, perché la legge nazionale prevede già di per sè il dettato entro cui muoversi, non possiamo andare oltre. Questo è il concetto!
Quindi attenzione, discutiamo molto, volentieri e benissimo, però non usciamo da ciò che è una prerogativa e un limite anche di questa Aula, ciò che stabilisce la legge nazionale, cosiddetta legge Delrio, che ha modificato il precedente quadro normativo.
Credo che l’Assessore Cesetti volesse intendere in questa direzione, apriamo anche un'ulteriore riflessione, ma la risoluzione del 6 dicembre che si trasfonde in questo provvedimento che oggi portiamo all’approvazione di questa Aula, secondo il mio parere, va anche oltre in un percorso di trasparenza e di garantismo, perché che cosa fa? Laddove le due maggioranze, maggioranza della popolazione unicamente intesa, nel senso che se ci sono 10 Comuni la popolazione interessata è la sommatoria delle popolazioni dei 10 Comuni, i risultati della Prefettura nel caso di referendum è un risultato di tutta la popolazione, non è che il risultato arriva diviso per Comune, ma arriva la sommatoria di tutti i “si” e di tutti i “no” dei 10 Comuni. Questi sono i risultati della Prefettura nel caso di fusione propria, mentre nell’incorporazione, abbiamo detto, sono separati.
Che cosa voglio dire? Maggioranza della popolazione intesa in questo senso e maggioranza dei Comuni, questa proposta di legge della Giunta vuole dare una linea di comportamento univoca e allora dice, se le maggioranze concordano sia per il “si” che nel caso opposto per il “no”, nulla quaestio, si va avanti o non si va avanti.
Nel caso le due maggioranze non siano concordi, ovvero maggioranza della popolazione sia per il “si” o viceversa e maggioranza dei Comuni, come numero, sia per il “no”, si rimanda, in un percorso di ulteriore garanzia e trasparenza, ai Consigli comunali che sono quegli enti, quelle istituzioni che hanno originariamente dato il là ad un progetto di fusione propriamente detto.
Secondo me, primo: questa proposta è il risultato di quella risoluzione, se poi vogliamo riaprire il dibattito sul tema fusione, che ho sentito in quest’Aula oggi riprendere da più direzioni, direi che quello è un altro tema, scusatemi, non è il tema alla base del quale c’è questa proposta di legge che, ripeto, vuole solo dare una linea di comportamento univoca recependo la risoluzione consiliare del 6 dicembre.
Questo è, se poi vogliamo cogliere l’occasione per fare un’ulteriore analisi, però questo è un altro tema rispetto a quello della proposta di legge 155.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Giorgini.

Peppino GIORGINI. Grazie Presidente. Credo che si debba un po’ chiarire il discorso anche se adesso il Consigliere Giacinti ha dato dei chiarimenti.
Facciamo l’esempio di quattro Comuni, per capire, perché se non facciamo degli esempi è molto difficile capire, soprattutto per me che non faccio parte di questa Commissione,. Sul referendum consultivo la maggioranza della popolazione vota “no” alla fusione e i Consigli comunali tre votano a favore ed uno contrario. Quindi abbiamo la maggioranza dei cittadini che vota “no”, la maggioranza dei Consigli che vota “si” e un Comune che vota “no”.
In questo caso questa legge dice che tutto viene rimesso ai Consigli comunali, quindi alle Giunte - giusto? - che decidono.

(interrompe il Consigliere Giacinti)

Peppino GIORGINI. Certo, certo, però in quel caso la decisione ritorna ai Consigli che hanno deciso la fusione.
Non voglio fare un discorso lungo, ma solo per capire, normalmente voi sapete che le Giunte dei Comuni hanno una preferenza del 40% sui votanti, 37, 38, 40%, sono rari i casi in cui il Sindaco amministra un Comune con il 50, 60% dei voti, quindi parliamo in media del 50, 55% e il rapporto tra i votanti e i voti presi dà un 20% di preferenze, come diceva il Consigliere Marconi, allora la domanda che mi pongo e rivolgo che anche al Consigliere Giancarli che ha parlato di democrazia diretta: le Giunte che governano questi Comuni decidono le sorti di tutti avendo un 20% delle preferenze dei cittadini, giusto? Poi la palla ripassa ai Consigli comunali, anche se poi torna in Regione.
Io dico che la democrazia non è solo la possibilità di esprimere un’opinione, ma la democrazia è anche che questa opinione venga presa in carico da chi governa. Allora, se chi governa quei tre Comuni, che ha deciso di fare la fusione, ha una preferenza data dai cittadini del 20%, ci troviamo di fronte ad una situazione dove il 20% dei cittadini, lasciamo perdere la Giunta ed il Consiglio, decide per l’altro 80%. Non lo trovo molto democratico questo.

(interrompe il Consigliere Giancarli)

Peppino GIORGINI. Esatto. Ho fatto l’esempio di quando è contrastante il risultato del referendum e quello dei Consigli.
Secondo me qualcosa va ricentrato per dare la possibilità di fare un'operazione che sia equa e giusta, perché credo che così ci sia uno squilibrio e si dia un potere assoluto alle Giunte ed ai Consigli di decidere le sorti, anche contro le decisioni dei referendum consultivi. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Talè.

Federico TALE’. Come la penso io su questo tema lo sappiamo tutti perché già ci siamo passati con la fusione di Colli al Metauro, però vorrei fare un intervento il più possibile esplicativo.
Di tutti i discorsi che ho sentito fino ad ora mi pare di capire che tanti di noi non hanno capito cosa vuole questa legge.
Il Consiglio regionale vuole un parere non interlocutorio, ma decisivo da parte dei Comuni interessati, quindi fa una legge che dice in soldoni, non decido io, ma decido sentite le popolazioni interessate, i Comuni interessati, in maniera certa.
In maniera certa ci sono due soluzioni, soltanto due, si decide, qualora un Comune – e basta uno – non sia convinto, e nel referendum abbia vinto il “no”, di non fare niente e di far ritornare il tutto ai tre Comuni in questo caso interessati. Allora in questa circostanza la Regione sa benissimo, perché la legge è chiara e dice “lì bisogna rifare tutto da capo”, che si deve rifare da capo e se i Comuni erano quattro con i tre Comuni rimasti.
La proposta dell’Assessore, secondo me giusta, ci riporta in capo al pero perché? Perché se tu riporti la decisione di quel Comune, che al referendum ha vinto il “no”, in Consiglio, il Sindaco ha due strade o dice: “No, continuo ugualmente”, oppure dice, seconda strada: “No, mi fermo”. E nel caso in cui dica mi fermo, la Regione Marche cosa fa? Quindi non è una decisione limpida da parte dei Consigli, ma è sempre la Regione che deve decidere in base a non si sa che cosa.
Allora dico, senza fare tutti questi balzelli, o si tiene la legge così com’è, quindi così come è stata proposta, cioè il Comune che è interessato e al referendum vota “no” comunque viene incorporato, oppure, qualora ci sia un solo Comune, come mi pare di vedere in Veneto, che dica di no, gli altri tre sanno che quella fusione non si fa e devono ricominciare da capo un altro percorso. Però le strade sono due, mi pare di capire che non c’è una via di mezzo.
Questo è il mio intervento, poi come la penso io si sa, nel senso che per fortuna o purtroppo, non lo so, non la penso come il gruppo, tant’è che l’altra volta sono uscito e questa volta farò la stessa cosa, però penso che le strade siano due e siano queste, cioè si decide che se un Comune vota “no” si rifà tutto, o si decide che se solo un Comune vota “no” comunque si va avanti e quel Comune viene incorporato.

PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Pergolesi.

Romina PERGOLESI. Grazie Presidente. Vorrei fare un richiamo al Regolamento perché, se non mi sbaglio, è stata fatta una proposta di sospensione, c’è stato un parere a favore ed uno contrario, però non mi sembra ci sia stata la votazione.
Siccome gli interventi questa mattina hanno contribuito ad aumentare la confusione tra i Consiglieri regionali, credo sia opportuno andare avanti e proseguire con la votazione, Presidente.

PRESIDENTE. Assessore Cesetti, lei ritira la proposta di sospensione oppure vuole sospendere?

Fabrizio CESETTI. Guardate, voglio essere chiaro, noi abbiamo presentato come Giunta una proposta sulla base di una risoluzione, e qui ha ragione il Consigliere Giacinti, l’ho detto all’inizio, noi abbiamo fatto questa legge in attuazione di una risoluzione del Consiglio. Punto!
Ho ascoltato attentamente il dibattito, ho pensato e penso che la legge che andiamo ad approvare, che poi è una legge interpretativa, è una volontà che noi ci diamo, in attuazione tra l’altro di una disposizione costituzionale, perché l’articolo 133 dice le Regioni sentite le popolazioni possono istituire nuovi Comuni o modificare le circoscrizioni.
Di fronte a questo fatto, sentito il dibattito, come Assessore agli enti locali, ho il dovere di verificare se c’è la possibilità di trovare in questo Consiglio la più ampia maggioranza possibile, sia all’interno della maggioranza che all’interno dell’opposizione, perché quando il Consiglio si dà delle leggi queste non riguardano più, una volta approvate, la maggioranza o la minoranza, ma la comunità regionale, specialmente sul tema degli enti locali. Questo è.
Secondo me uno spazio c’era e ho cercato anche di indicarlo, l'ha detto adesso il Consigliere Marconi, che mi ha fatto una proposta - posso riferirla Consigliere Marconi?- ancora più sintetica ed efficace della mia perché lui dice, fermo restando il potere del Consiglio regionale di decidere, qualora in un Comune la maggioranza dei cittadini dica “no”, noi chiamiamo quel Consiglio comunale a ripronunciarsi e poi valutiamo liberamente. Mi sembra una proposta molto più efficace della mia, molto più sintetica e credo che questa possa essere la soluzione che soddisfi le esigenze di tutti e possa essere votata all’unanimità. Punto!
Se c’è questa volontà sospendiamo il Consiglio, altrimenti andiamo avanti. Se andiamo avanti personalmente voto questa proposta, ci mancherebbe altro, però mi pare che l’ipotesi del Consigliere Marconi sia una soluzione che possa soddisfare tutti.

PRESIDENTE. A questo punto, siccome era l’ultimo intervento, mi sembra corretto far intervenire il Consigliere Traversini e poi votare la richiesta di sospensione dell’Assessore Cesetti.
Ha la parola il Consigliere Traversini.

Gino TRAVERSINI. Grazie Presidente. Intanto vedo delle facce sorridenti, stiamo facendo un bel dibattito, però c’è da aprire una piccola parentesi, che non è così piccola, ed è quella che noi siamo nel regime di una legge nazionale che chiarisce abbastanza quella che è la procedura per le fusioni sia per incorporazione che per unione, lasciando un po’ di spazio alle Regioni.
Lì dentro dobbiamo lavorare, non possiamo inventarci qualcosa di diverso e, se guardiamo, la legge nazionale vuole favorire la fusione, tant’è che c’è stato un periodo in cui si è andati veloci anche perché c’erano dei finanziamenti rispetto alla fusione e c’erano dei tempi da rispettare.
La legge nazionale ha scisso, tant’è che stamattina la Consigliera Leonardi ha fatto una proposta che secondo me è interessante da un punto di vista personale, quella di usare il metodo dell’incorporazione, nel senso che nel caso dell’incorporazione il Comune principale rimane tale e incorpora l’altro e guarda caso si dà priorità ai cittadini. Si fa il referendum - questo è stabilito a livello nazionale, c’è stata una discussione, una legge – si decide di sentire prima i cittadini, poi se i cittadini dicono no, è chiaro che il Consiglio comunale non ci va e non ne prende atto, quindi diventa sovrano. Si è dato un percorso, una votazione completamente diversa, quindi noi dovremmo chiedere che anche a livello nazionale si ripensi a questo. Ma se noi dobbiamo lavorare con le norme che abbiamo oggi, quella proposta che io condivido, non può essere attuata perché sono due percorsi completamente diversi, già visti a livello nazionale.
A livello nazionale danno questo peso all’incorporazione perché il Comune scompare e praticamente ne rimane uno solo, mentre per quello che riguarda l’unione dà la priorità al fatto di andare avanti, interpretazione che poi non era così chiara, ma abbiamo già dato nell’ultimo passaggio con l’ultima fusione, quella di Montemaggiore, Saltara e Serrungarina, dove per la prima volta c’era una maggioranza – io le ho seguite tutte perchè l’altra volta ero in I Commissione – mentre precedentemente una era passata e un’altra era stata bocciata in maniera chiara. Questa volta c’era il dubbio su due Comuni, in uno era passata, nell'altro era stata bocciata, che cosa facciamo?
Il fatto è che a livello nazionale la legge è molto chiara, nel senso che se dei Consigli comunali iniziano un processo di fusione con 10 Comuni, non è che il Comunello piccolo votando no, fa saltare tutto il progetto, così passerebbero tre secoli per arrivare ad una fusione, perché la volta dopo si deve ricominciare e magari sono già scaduti tutti i finanziamenti, allora la si fa con nove, ma se ne salta uno si deve ricominciare un’altra volta, all’infinito, perché i casi sono tantissimi. Quindi il concetto è molto semplice, nel momento in cui i Consigli comunali iniziano una procedura e se la maggioranza dei Comuni e dei votanti vota a favore, il progetto passa e deve essere approvato. Questo è stato chiaro, ripeto, a livello nazionale.
Noi non possiamo cambiare una norma nazionale, possiamo criticarla, sono anche d’accordo con la Consigliera Leonardi che il caso dell’incorporazione è la procedura migliore, perché dà la possibilità in maniera chiara. I Comuni votano e alla fine pur se votano sette Comuni puoi decidere anche di farla con sei, non devi cominciare tutto da capo. Cambia tutto, però la procedura è diversa perché si voleva facilitare la fusione, quindi no alla creazione di un nuovo Comune. E' stato questo, da un punto di vista amministrativo, il percorso che si è voluto iniziare, criticabile o meno, io su dei punti sono favorevole e su altri ho anche un commento negativo, e sono d’accordo con chi dice che in alcuni Paesi, tipo la Francia, i Comuni sono tantissimi ed hanno trovato un’organizzazione completamente diversa, però è questo il percorso.
Cosa si fa oggi qui? L’ultimo passaggio non era così chiaro, era un’interpretazione secondo me corretta, perché questa è la volontà ed il percorso legislativo a livello nazionale, è stato fatto ed ora si vuol mettere in chiaro quello che è stato fatto in modo da non lasciare più dubbi. Secondo me tutta questa gran corsa si è già frenata, perché la richiesta in provincia di Ancona è stata bocciata, poi c’è quella di Vallefoglia, quindi due sono passate, tre con l’ultima. Negli ultimi 4/5 anni, nonostante gli incentivi, sono solo quattro le fusioni che abbiamo portato a termine.
Credo che noi stiamo facendo una discussione, è giusto che la facciamo per carità, che però alla fine non produrrà nulla di più, perché se non mettono altre sostanze da un punto di vista economico penso che tutta questa richiesta non ci sarà.
Siamo in una fase in cui andiamo a definire quello che avevamo già fatto qualche mese fa, quando abbiamo deciso su Serrungarina, in modo da chiarire al cittadino che sa quando va a votare che se si ripropone il caso di Serrungarina, dove qualcuno aveva detto che se per caso il referendum veniva bocciato la fusione non sarebbe mai passata, quella è una cosa che non potevamo fare anche perché, lo ripeto, il referendum è consultivo, non lo abbiamo deciso noi, è una procedura di livello nazionale.
Al di là di piccole situazioni, interpretare quello che abbiamo già deciso, perché lo abbiamo già deciso, e io concordo che non tutti voi eravate d’accordo, ci mancherebbe altro, però è quella la volontà, secondo me, del testo nazionale che se si vuol cambiare non occorre discutere qui all’infinito, bisogna chiedere a Roma, in maniera forte, ognuno ai propri partiti, che si cambi questa interpretazione. Basterebbe che passasse in maniera chiara che la norma per l’incorporazione sia per tutti e a quel punto, e sono d’accordo, le cose sarebbero chiare. Si va a referendum, se nel referendum la gente approva, si va avanti, perché il Consiglio approva. Il referendum non è consultivo ed anche questo deve essere chiarito a livello nazionale, perché altrimenti non è così. Si vuol portare avanti un percorso per facilitare la fusione chiaramente rispettando i cittadini però si vuol fare questo. Quindi bisogna lavorare a livello nazionale e non cercare all’infinito uno scontro qui che alla fine non produce nulla.

PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Leonardi.

Elena LEONARDI. Sono stata citata due volte, di questo sono contenta, però mi piacerebbe che poi si potesse andare in quella direzione.
Pongo solo una questione: se è così chiara ed evidente la volontà del legislatore nazionale, perché noi dobbiamo tornare ad esplicitarla nella legge regionale? Se è così palese, non ci dovrebbe essere dubbio e non ci dovrebbe essere nessun tipo di contestazione E' evidente che così non è se torniamo a metterci mano e quindi mi chiedo se la nostra capacità legislativa di applicare la legge nazionale, per cui noi prevediamo il referendum, nell’interpretazione del risultato non è così chiara, allora noi esercitiamo la nostra potestà legislativa in tal senso e quindi sposiamo un principio o l’altro.
Posso comprendere la difficoltà oggi di una maggioranza che pochi mesi fa, trovandosi in una situazione con questo tipo di difficoltà, ha fatto una scelta il cui senso è stato quello di non tener conto della volontà del singolo Comune che si era espresso in un senso, privilegiando i punti di oggi, che ci fossero la maggioranza dei Comuni favorevoli e la maggioranza globale dei cittadini.
Oggi però una valutazione più matura e le parole in questo senso del Consigliere Traversini mi potrebbero confortare e se il Consiglio si vuole esprimere anche sulla base di quella esperienza, che per noi ha lasciato un segno, credo in tutti, se vuole maturare un’interpretazione diversa e quindi sposare nel proprio testo legislativo quella base che poi è la stessa della fusione per incorporazione, o sotto altra forma, perché comunque il principio mi sembra lo stesso, cioè quello di tener conto della volontà di tutti i cittadini che si sono espressi sia nei Comuni favorevoli che contrari, questa pausa venga utilizzata magari per fare un approfondimento maggiore.
Approfitto del fatto che mi è stata concessa la parola per esprimere comunque una contrarietà alla proposta del Consigliere Marconi, perché far tornare in Consiglio comunale solamente quei Comuni i cui cittadini si sono espressi negativamente, sembra, a parer mio, di ridare il cerino in mano, mettendo i cittadini contro quel Consiglio comunale, togliendolo al Consiglio regionale.
Noi ci dobbiamo assumere le nostre responsabilità, valutiamo prima se dare peso o no alla contrarietà di uno o più Comuni all’interno di un gruppo, perché credo che, siano dieci i contrari o sia uno, tutti quei cittadini devono essere rispettati.

PRESIDENTE. Proposta di sospensione della seduta. La pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

La seduta è sospesa alle ore 12,15

La seduta riprende alle ore 13,20

Presidenza del Presidente
Antonio Mastrovincenzo

PRESIDENTE. Consiglieri riprendiamo la seduta.
Ha la parola l’Assessore Cesetti.

Fabrizio CESETTI. Brevemente. Facendo seguito anche al mio precedente intervento, chiedo che il Consiglio autorizzi il rinvio dell’atto nella Commissione competente presieduta dal Presidente Giacinti, per ulteriori approfondimenti e per cercare una soluzione la più condivisa possibile da parte di questo Consiglio regionale.
Abbiamo aspettato tanto, credo possiamo aspettare qualche altro giorno proficuamente per cercare la più ampia condivisione possibile essendo un tema dove noi, ripeto, si agisce in attuazione di una disposizione costituzionale. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Urbinati.

Fabio URBINATI. Grazie Presidente. Assessore, noi condividiamo la scelta di rimandare in Commissione questo atto per un ulteriore approfondimento, dopo i tanti approfondimenti che abbiamo fatto.
Vedete, noi siamo d’accordo per una questione di fondo che è quella del principio di democrazia, perché se c’è una lezione che noi non accettiamo da nessuno è proprio la lezione di democrazia.
Durante gli interventi ho sentito tante lezioni di democrazia, perché per principio non è nemmeno democrazia in un percorso legislativo di un'unione, di una fusione, di una incorporazione di Comuni, in cui un Sindaco decide di intraprendere quel percorso … Un Sindaco si presume che sia in sintonia con i suoi elettori, a prescindere, non glielo chiediamo noi, un Sindaco ha l’autonomia insieme al suo Consiglio, alla sua maggioranza di decidere un percorso e non può uscire ed entrare da un percorso come se fosse un autobus. Non è democrazia neanche nel senso opposto, quando un Sindaco di un Comune di 200 abitanti mette il veto su altri Comuni di 5.000 abitanti. Quindi sul concetto di democrazia si deve avere rispetto.
Credo che oggi con questa scelta, nonostante abbiamo la maggioranza per votare l’atto, noi facciamo un atto di ulteriore democrazia rispetto a tutto il percorso democratico che già questa legge ha avuto in Commissione e in Aula.
Quindi occhio alle lezioni di democrazia, non parliamo di liste di formazione nei Comuni, perché avrei tante cose da dire, al secondo gruppo di maggioranza di questa Regione non conviene proprio aprire quell’argomento.
Lasciamo da parte queste lezioni di democrazia perché il peggiore esempio di non democrazia è quando un gruppo di ragazzi, di persone, una lista in un Comune la fa, la sottoscrive, la firma e la presenta in Comune ed il capo non dà l’autorizzazione ad usare il simbolo. Questa è mancanza di democrazia. Grazie.

PRESIDENTE. Per chiarezza, non possiamo intervenire nuovamente tutti sul dibattito perché non ne usciamo più, do la parola al Consigliere Maggi che non credo sia contrario il rinvio, ma solamente per rispondere.

Giovanni MAGGI. Noi non diamo l’autorizzazione di presentare la lista, voi date l’autorizzazione a Sindaci, a candidati Sindaci già indagati, Quindi si pareggia il conto in questo senso.

(interrompe il Consigliere Urbinati)

Giovanni MAGGI. Parlo di favole. Non vorrei suscitare il suo risentimento, Assessore Sciapichetti che poi si scalda e le fa male alla salute.
Caro Consigliere Urbinati, la vostra, diciamolo chiaramente senza giri di parole, non è una prova di ulteriore democrazia, la vostra è la paura fottuta che i cittadini,i vostri elettori, nel momento in cui fate una legge antidemocratica - di questo si tratta, non del fatto che è una materia difficile da argomentare, è difficile da argomentare, Assessore Cesetti, nell’ambito della democrazia – nel momento in cui fate una legge liberticida di questo tipo non vi votano più, perché volete costringere a fondere cittadini non consenzienti.
Quindi non facciamola passare come ulteriore democrazia, ma facciamola passare, se vogliamo dirlo in positivo, come una riflessione che avete fatto per non scontentare e per andare contro al vostro elettorato e comunque ai cittadini in generale, questo lo accetto, anche in positivo.
Poi un’ultima cosa e mi taccio, vorrei parlare soprattutto con una persona competente come il Consigliere Giacinti, allora fusioni e fusione per incorporazioni arrivano dal linguaggio commerciale del diritto societario, e lo dico anche all’avvocato che di queste cose se ne intende, io sono veramente molto modestamente preparato su questo argomento. Nel diritto societario quando c’è la fusione, sia una fusione normale che per incorporazione, non decide il Consiglio di amministrazione, si sente prima l’assemblea dei soci e l’assemblea dei soci in questo caso sono i cittadini e i consiglio di amministrazione è la Giunta, perché nel diritto societario si garantisce i soci e voi non volete garantire i cittadini?
Se l’assemblea dei soci dice la fusione non si fa, il consiglio di amministrazione si uniforma alla decisione dei soci e voi non volete uniformarvi alla volontà dei cittadini? Solo questo devo dire.
Comunque mi compiaccio con l’Assessore e con tutta la maggioranza per questo approfondimento che è un atto di ulteriore democrazia, ma è anche un atto di rispetto e di riflessione in merito alla legge che poteva andare contro i cittadini in generale e in particolare gli elettori del Partito Democratico. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Leonardi.

Eleonora LEONARDI. Accolgo favorevolmente questo rinvio e ringrazio chi ha voluto fare una riflessione più approfondita rispetto ad un principio, quindi senza andare a guardare il colore delle amministrazioni presenti, passate o future che dovrebbero andare a fondersi, il principio dovrebbe essere che noi dovremmo garantire e di tutelare anche la minoranza.
Sono lieta che la maggioranza abbia deciso di fare un approfondimento sulla questione rimandando l’atto in Commissione.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Giacinti.

Francesco GIACINTI. Solo per rispondere al Consigliere Maggi che ha usato parole gentili nei miei confronti.
Stiamo attenti però, io sono ben disposto e disponibile ad un approfondimento, lo auspico ogni qual volta, e poi nella Commissione che ho l’onore di presiedere questo tema è sempre vivo, anzi invito tutti i Consiglieri, quando tratteremo questo argomento, ad essere presenti per un arricchimento, ribadisco, perché ho il dovere di farlo, che il tema di oggi era quello di dare seguito ad un indirizzo che aveva fornito questa Assemblea, quindi una chiave di lettura dei referendum che già la legge nazionale disciplina, sia nel momento in cui nascono e in cui vengono celebrati. Noi che cosa volevamo fare con questo tentativo? Leggere in maniera unitaria, dare un’interpretazione univoca a maggior sostegno del comportamento da tenere.
Molti discorsi che ho ascoltato, seppur apprezzabili, cozzano con l’impianto normativo della legge nazionale, allora per questi discorsi è auspicabile un cambiamento di quella norma, solo allora questa Assemblea potrebbe recepire quell’orientamento mutato e decidere in maniera diversa, altrimenti oggi, con quell’impianto normativo che ci chiama ad esprimerci una volta esperite quelle misure, è questo. Possiamo trovare tutte le formule più ampie possibili, questo è lo sforzo che dobbiamo fare senza dubbio, però non dimentichiamo il solco tracciato da una normativa che è già in vigore, altrimenti andremo contra legem e chiunque potrebbe inficiare e mettersi contro una norma di questo tipo.

PRESIDENTE. Proposta di rinvio in Commissione della proposta di legge n. 155. La pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Proposta di deliberazione n. 18
ad iniziativa dell’Ufficio di Presidenza
“Istituzione del Comitato per il controllo e la valutazione delle politiche”
(Discussione e votazione)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la proposta di deliberazione n. 18 dell’Ufficio di Presidenza.
La discussione è aperta, ha la parola il Consigliere Minardi.

Renato Claudio MINARDI. Grazie Presidente. L’atto che andiamo a discutere e a votare ora, la proposta di deliberazione n. 18 del 2017, prevede la costituzione del Comitato per il controllo e la valutazione delle politiche.
Il Comitato di controllo per la valutazione delle politiche è stato previsto dalla legge statutaria che è stata approvata nel 2017, esattamente la n. 6, che ha come obiettivo principale quello di istituire all’interno del Consiglio regionale una Commissione specifica, una Commissione ad hoc che ha in base alla legge tutte le prerogative delle altre Commissioni.
Una Commissione paritetica, questo lo spiegherò meglio dopo, che ha come compito specifico quello di controllare l’attuazione delle leggi e la valutazione delle politiche pubbliche, che sono attività necessarie ad esercitare una funzione di controllo da parte del Consiglio regionale.
Il compito del Consiglio regionale è quello di fare delle buone leggi, ma è anche quello di raccogliere ed utilizzare tutte le informazioni necessarie a verificare se le leggi approvate sono state realmente attuate e capire in che misura le politiche promosse da tali leggi abbiano ottenuto gli effetti desiderati.
Sostanzialmente ci deve essere una corrispondenza fra la volontà di una legge che è stata approvata da parte dell’Assemblea e gli effetti che poi va ad esplicare nella fase attuativa.
Sappiamo bene come ci siano delle leggi approvate da quest’Aula che non hanno avuto attuazione o che hanno avuto attuazione parziale oppure che hanno avuto problemi di carattere finanziario, magari non sono state finanziate.
Il ruolo prevalente di questa Commissione è proprio questo.
Nello specifico, nel dettaglio, perché credo che sia giusto esplicitarlo, il compito di questa Commissione è capire cosa è accaduto in seguito all’approvazione di una legge, capire se le scelte adottate hanno consentito di risolvere un problema collettivo, come ci si era prefisso nel momento in cui la legge era stata approvata, a promuovere i cambiamenti programmati, approfondire le cause dei malfunzionamenti o gli scostamenti dagli obiettivi prefissati con una politica pubblica ed elaborare anche le necessarie soluzioni.
Questi sono sostanzialmente gli obiettivi di questa Commissione, o Comitato, per il controllo della valutazione delle politiche.
Con la legge n. 23, approvata lo scorso mese di luglio, sono state date delle indicazioni specifiche, perché così era scritto nello Statuto.
La legge regolamenta gli obiettivi specifici e di dettaglio e quella che dovrà essere l’attività della Commissione, la volontà del Comitato, poi, con il Regolamento, approvato nella stessa seduta, sostanzialmente si è stabilito come la Commissione deve essere composta.
La Commissione deve essere composta da 4 Consiglieri di maggioranza e 4 Consiglieri di minoranza ed è prevista l’alternanza del ruolo del Presidente e del Vicepresidente, essendo una Commissione paritetica, non essendoci una maggioranza precostituita. Ovviamente il Presidente dovrà essere concertato anche con i componenti dell’altra parte e sarà eletto Presidente colui che avrà avuto il maggior numero di voti.
E’ prevista l’alternanza del ruolo del ruolo del Presidente e del Vicepresidente a metà mandato, quindi qualora dovesse cominciare un Presidente di maggioranza a metà mandato è prevista l’alternanza e sarà un Presidente di minoranza nella seconda parte o viceversa.
L’atto che andiamo ad approvare oggi, sostanzialmente, prevede la costituzione del Comitato per la valutazione delle politiche e sarà così composto: Gianluca Busilacchi, Piero Celani, Enzo Giancarli, Elena Leonardi, Giovanni Maggi, Francesco Micucci, Federico Talè e Sandro Zaffiri, quattro Consiglieri di maggioranza e quattro Consiglieri di minoranza.
Oggi di fatto l’Aula voterà la costituzione del Comitato che si insedierà successivamente nella prima seduta convocata dal Presidente del Consiglio regionale, tenendo conto che dovrà essere anche individuata la struttura che collaborerà con il Comitato per tutta l’attività conseguente compresa quella di segreteria. Nella prima seduta la Commissione si insedierà ed eleggerà il Presidente e il Vicepresidente.
Credo di non dover aggiungere altro rispetto a quello che ho detto. L’ultima cosa che posso dire è che oltre alla tradizionale funzione di controllo sull’operato del Governo regionale, che compete e spetta all’Assemblea legislativa, la valutazione delle politiche va di fatto a verificare, a controllare, tutte le politiche regionali, quindi tutti gli atti che vengono fatti dall’Assemblea, al fine di verificarne i risultati, anche nell’ottica del controllo della spesa, che credo che sia un altro aspetto molto importante. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Maggi.

Giovanni MAGGI. Grazie Presidente. Prego di notare il differente atteggiamento disteso e rilassato nel momento in cui la maggioranza, e quindi tutta l’Assemblea, va a discutere un provvedimento di democrazia, che va in favore della democrazia, che va in favore dell’attuazione di quello che quest’Aula ha deciso, soprattutto leggi, provvedimenti e atti.
Con il Presidente Busilacchi in Commissione Regolamento abbiamo discusso ed elaborato questa legge, da una prima stesura troppo complessa e lasciata alla più libera interpretazione, questa come ha detto il Consigliere Minardi è importante per rendere efficiente la funzione legislativa di questa Assemblea.
Per cui noi siamo soddisfatti che questa legge sia stata presentata, saremo ancora più soddisfatti alla prova dei fatti quando questo Comitato sarà istituito e garantirà a tutti noi il controllo sull’attività legislativa della Giunta, quindi non mi resta che compiacermi con tutti e dichiarare la nostra favorevole predisposizione all’approvazione di questo atto, questo sì è un atto di democrazia. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Celani.

Piero CELANI. Anch’io prendo atto che con estrema velocità si è andati avanti nel costituire questo Comitato, frutto di un grande lavoro fatto in Commissione per la revisione del Regolamento, guidata dal Consigliere Busilacchi.
Torno sull'aspetto di buon lavoro che è stato fatto e voglio anch’io fare una piccola precisazione, non la si guardi come una Commissione, un Comitato, che assumerà il ruolo di censore di nessuno, assolutamente! Non vuole essere censore né della Giunta, né dell’esecutivo, né del Consiglio, che magari emana qualche norma di difficile applicazione, che resta lì sulla carta per tanto tempo, non producendo nessun effetto positivo nei territori.
Noi crediamo che possa essere uno strumento di aiuto, di comprensione, di snellimento, anche delle tante normative che restano inapplicate. Anche ultimamente in Aula è venuto un atto che cercava di semplificare la normativa regionale, credo che il compito di questo Comitato sia proprio questo, di valutare tutti gli effetti senza assumere il ruolo di “castigamatti”, ma fare delle relazioni molto condivise, in modo tale che la Giunta possa prendere atto di come correggere certe normative nell’interesse dei territori, nell’interesse dei nostri amministrati.
Proprio per questo motivo anche noi siamo oltremodo favorevoli e quindi prendiamo atto che si potrà mettere a lavorare velocemente, questa è la cosa più importante, per dare il giusto contributo agli obiettivi che ci siamo posti. Grazie.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione.
Proposta di deliberazione n. 18. La pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Interpellanza n. 15
ad iniziativa del Consigliere Marconi
“Iniziative che la Giunta regionale intende adottare per far fronte alla grave crisi della natalità nella nostra regione”
(Rinvio)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interpellanza n. 15 del Consigliere Marconi che ha la parola.

Luca MARCONI. Grazie Presidente. Cosciente del fatto che l’Assessore Casini ha una risposta scritta, chiedo gentilmente che questa interpellanza possa essere discussa in presenza del Presidente, perché a differenza delle interrogazioni non basta conoscere i fatti, ma un orientamento. Per cui gradirei che fosse il Presidente stesso, in quanto Assessore alla sanità e servizi sociali, a darmi spiegazioni su questo argomento.
L’interpellanza deve spiegare la linea di tendenza della Giunta e chiedo per questo di discuterla con lui senza nulla togliere alla non competenza dell’Assessore Casini.

PRESIDENTE. Va bene, la rinviamo alla prossima seduta. Approfitto per comunicare il rinvio dell’interrogazione n. 398 dei Consiglieri Marcozzi e Celani che sarà trattata alla presenza del Presidente Ceriscioli.

Interrogazione n. 426
ad iniziativa del Consigliere Giancarli
“Collegamento del nuovo casello autostradale di Montemarciano alla viabilità statale”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 426 del Consigliere Giancarli.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Casini.

Anna CASINI. Parliamo del collegamento del nuovo casello autostradale di Montemarciano alla viabilità statale.
Nell’ambito dell’intervento di potenziamento a tre corsie del tratto di autostrada A14 tra le stazioni di Senigallia e Ancona Nord è stato realizzato il nuovo svincolo di Montemarciano.
In relazione all’apertura funzionale del nuovo casello avvenuta a luglio 2012 gli enti locali hanno manifestato sin dai primi mesi del 2013 la necessità di migliorare il collegamento del nuovo casello con la SS 16 Adriatica, non previsto nella convenzione stipulata.
E’ stato ipotizzato come possibile intervento l’adeguamento della via comunale esistente denominata “Via delle Poiole” che collega il nuovo svincolo con la SS 16 all’altezza della località Rocca Priora.
L’intervento è stato sollecitato sia alla Società Autostrade sia alla Struttura di vigilanza sulle concessioni autostradali presso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti.
La Società Autostrade ha già provveduto a predisporre il progetto preliminare, completo del relativo studio preliminare ambientale e dello studio trasportistico, che interessa un tratto di circa 2,2 chilometri di viabilità esistente con adeguamento della piattaforma stradale dagli attuali circa 4 metri di larghezza a complessivi 9,50 metri, per un importo complessivo di circa 22 milioni di euro.
Si sono tenuti inoltre incontri preliminari tra Società Autostrade, Regione Marche, Provincia di Ancona e i Comuni di Montemarciano e Falconara Marittima al fine di definire le reciproche competenze nell’ambito dell’iter approvativo.
Con nota datata 2 aprile 2013 la Società Autostrade ha chiesto alla Struttura di vigilanza sulle concessioni autostradali presso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti l’autorizzazione a procedere alla predisposizione del progetto esecutivo e nel suo inserimento nel capitolo somme a disposizione della perizia di variante del lotto competente.
Ad oggi dal Ministero non è arrivata la suddetta autorizzazione, forse anche in conseguenza della non piena condivisione della soluzione individuata da parte delle amministrazioni comunali coinvolte.
La Regione si è già adoperata e continuerà ad adoperarsi, di comune accordo con gli altri enti coinvolti, affinché questo problema venga al più presto risolto.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Giancarli.

Enzo GIANCARLI. La ringrazio, Assessore Casini. Lei ha ricordato la realizzazione di questo casello, la realizzazione delle tre corsie, devo dire che a volte c’è uno scarto notevole nei tempi fra la programmazione e la realizzazione delle opere stesse e a distanza di tempi così lunghi si aprono persino poi riflessioni sull’utilità di un’opera, come potrebbe essere questo casello.
Parto da un’altra considerazione, il casello c’è, è stato realizzato, quindi il collegamento con la grande viabilità non può che esserci.
Lei ha ricostruito tutti i passaggi che sono stati fatti, però credo di poter dire che, considerato che la Società Autostrade ormai quattro anni fa ha inviato alla Struttura di vigilanza presso il Ministero la richiesta dell’approvazione di questo progetto, quattro anni non sono pochi e quindi è opportuno che su questo ..., so che non spetta alla Regione Marche, però la Regione Marche come istituzione di carattere generale e quindi anche come guida ed interprete di una comunità, dei bisogni di una comunità, anche visti i pronunciamenti dei Comuni interessati, Montemarciano, Falconara Marittima, Chiaravalle, possa sollecitare la Struttura di vigilanza sulle concessioni autostradali presso il Ministero affinché non solo dia una risposta, ma renda razionale la scelta che è stata fatta di realizzare il casello in quella località.
Il traffico pesante non può interessare e non deve interessare i centri abitati dei Comuni suddetti.
Quindi la ringrazio ancora, sono certo che potrò contare sulla sua collaborazione e come pure non escludo che qualche parlamentare possa intervenire direttamente nei confronti del Ministro e del Ministero. Grazie.

Interrogazione n. 437
ad iniziativa della Consigliera Leonardi
“Procedimenti amministrativi di competenza regionale relativi agli espropri per i lavori di realizzazione del nuovo complesso ospedaliero Inrca nel territorio di Camerano”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 437 della Consigliera Leonardi.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Casini.

Anna CASINI. Il Consiglio di Stato, sezione III, con sentenza n. 76 del 13 gennaio 2016 ha accolto il ricorso proposto dalla CMC di Ravenna, società cooperativa, con il conseguente annullamento dell’affidamento dell’appalto concernente l’esecuzione dei lavori necessari alla compiuta e funzionale realizzazione del complesso ospedaliero sede dell’Inrca e dell’ospedale di rete zona sud Ancona, all’Atis Salc SpA Matarrese Srl, ordinando il subentro della RT avente CM società cooperativa come mandataria del relativo rapporto.
La complessità del subentro del nuovo raggruppamento di imprese in un cantiere già avviato ha portato alla stipula del contratto per i lavori di realizzazione del complesso ospedaliero con RT CMC di Ravenna in data 3 giugno 2017.
La sottoscrizione del contratto per la realizzazione dell’ospedale è stata condizione necessaria per poter procedere con il completamento dei procedimenti per la realizzazione della viabilità.
La posizione di funzione edilizia sanitaria ed ospedaliera sta provvedendo all’affidamento dell’incarico per la realizzazione di tutti i tipi di frazionamento per poter poi permettere alla provincia di Ancona di attuare le successive fasi del procedimento espropriativo.
La Regione Marche ha già acquisito le aree interne al cantiere attualmente allestito per i lavori di realizzazione dell’ospedale per cui non sono necessarie procedure espropriative di tali aree.
Una mancata emanazione del segreto di esproprio da parte della Provincia di Ancona nei termini fissati, 18 maggio 2018, invaliderebbe il processo espropriativo.

PRESIDENTE. Ha la parola, per considerarsi soddisfatta o meno, la Consigliera Leonardi.

Elena LEONARDI. Grazie Presidente. Grazie Assessore. Devo dire che posso ritenermi parzialmente soddisfatta perché di fatto mi ha detto cose che fondamentalmente già sapevo ed erano contenute anche nell’interrogazione.
Onestamente legare l’esproprio delle aree esterne, che doveva essere fatto dalla Regione, al discorso di chi ha vinto o non vinto l’appalto per la realizzazione dei lavori, mi sembra che sia un po’ tirato.
Mi auguro che questo sollecito che ho richiamato, che è stato fatto anche dalla Provincia di Ancona, e che attraverso questa mozione ho voluto ripresentare in Aula faccia sì che questo termine non passi in modo che non ci ritroviamo con un ospedale, semmai verrà realizzato e semmai lo vedremo in questa legislatura, con l’adeguata rete viaria di supporto e le aree adiacenti a quelle del cantiere.
Mi auguro che se non altro questa interrogazione sia di stimolo ad una accelerazione della procedura. Grazie.

Interrogazione n. 375
ad iniziativa dei Consiglieri Zaffiri, Zura Puntaroni, Malaigia
“Tubercolosi nella provincia di Pesaro. Quali misure di prevenzione e controllo per gli immigrati a tutela della popolazione autoctona”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 375 dei Consiglieri Zaffiri, Zura Puntaroni, Malaigia.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Casini.

Anna CASINI. Punto 1 e punto 2: in relazione al caso segnalato si conferma che sono state attivate tutte le misure necessarie utili per evitare il diffondersi della malattia e tutelare la salute pubblica.
Nello specifico si riporta che alla segnalazione del 27 gennaio 2017 al Servizio igiene e sanità pubblica di Pesaro di un caso sospetto di tubercolosi polmonare, il 3 febbraio 2017 ha fatto seguito la notifica di caso accertato conseguente all’esito positivo della ricerca microscopica di bacilli alcol acido resistenti (BAAR) su campioni respiratori e quindi l’indagine epidemiologica con ricerca attiva dei contatti a partire da tre mesi prima, data del presunto inizio della malattia, agosto 2016.
Ad aprile 2016 a seguito dell’arrivo in Italia lo stesso soggetto è stato sottoposto da parte del Sips sede di Urbino ad una valutazione sanitaria completata con esami strumentali che ha escluso la presenza di una tubercolosi polmonare attiva.
Punto 3: in Italia la situazione epidemiologica mostra un tasso di tubercolosi in leggero calo negli ultimi anni, evidenziando però una maggiore vulnerabilità della popolazione immigrata. Il numero crescente di casi è conseguente all’incremento demografico mentre il rischio è in calo.
Per ciò che attiene ai dati che si riferiscono ai profughi richiedenti protezione internazionale e ai migranti in transito verso altri Paesi europei, si precisa che il carico di malattia tubercolare attiva al momento dell’arrivo è relativamente contenuto e variabile dallo 0,17% (Porto di Catania) allo 0,5% (Cara di Mineo e programma regionale Piemonte), 1,8% (Lombardia).
Le azioni messe in atto per contrastare la diffusione della malattia sono quelle indicate nel percorso per il controllo per la malattia tubercolare dei migranti forzati inserito nel documento informativo denominato “accoglienza sanitaria dei migranti forzati - tutela della salute pubblica e degli operatori dell’accoglienza” redatto dal gruppo di lavoro di professionisti del Servizio sanitario della Regione Marche, coordinato dall’Osservatorio sulle disuguaglianze e della salute dell’agenzia regionale sanitaria, decreto del direttore Ars n. 56 del 24 luglio 2017.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Zura Puntaroni.

Luigi ZURA PUNTARONI. Ci riteniamo soddisfatti, Presidente.

Interrogazione n. 435
ad iniziativa del Consigliere Talè
“Rete integrata di servizi per la prevenzione e cura dei disturbi del comportamento alimentare (DCA)”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 435 del Consigliere Talè.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Casini.

Anna CASINI. Punto 1 e 2: sono già stati attivati, in coerenza con la delibera di Giunta regionale n. 247/2015, i seguenti ambulatori specialistici territoriali:
Dipartimento di salute mentale di Fermo: gli standard di personale previsti saranno ulteriormente potenziati entro il 2018, in base al numero di accessi di assistiti e agli esiti raggiunti;
Dipartimento di salute mentale di Pesaro: l’Asur ha previsto entro il 2017 il raggiungimento dello standard di personale;
Ambulatorio di Ancona, presso gli Ospedali Riuniti di Ancona, in collaborazione con il Dipartimento di salute mentale Area vasta 2: per il raggiungimento della dotazione standard di personale, l’Asur ha reso disponibile un medico specialista psichiatra dedicato mentre l’AOU garantisce il completamento del setting assistenziale.
La suddetta delibera di Giunta regionale, al fine di rendere il servizio più vicino alla cittadinanza, ha previsto la possibilità di realizzare un ulteriore ambulatorio specialistico in Area vasta 3 (attivazione prevista entro il 2018).
L’Asur ha inoltre previsto la realizzazione di un percorso formativo specificamente rivolto al personale degli ambulatori e a tutti i referenti della rete DCA.
Per ciò che attiene la risposta ai bisogni riabilitativi dei pazienti, a breve saranno disponibili programmi riabilitativi residenziali extra-ospedalieri presso la struttura sita nel Comune di San Marcello (AN) mentre sono già attivi posti letto di riabilitazione intensiva ospedaliera presso il privato convenzionato (Villa Serena di Jesi).

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Talè.

Federico TALE’. Ringrazio l’Assessore Casini e auspico che i programmi attuativi della delibera di Giunta regionale, che ha detto adesso l’Assessora, possano d’ora in poi procedere con più sollecitudine perché dagli ultimi dati che abbiamo sui disturbi del comportamento alimentare c’è una crescita esponenziale e significativa di questa malattia.
L’incidenza dell’anoressia e della bulimia, nella regione Marche, è di 300 nuovi casi all’anno in più, quindi ogni anno abbiamo 300 nuovi casi. Mentre prima riguardava esclusivamente il sesso femminile adesso riguarda sempre di più anche il sesso maschile.
Mi dicono che ultimamente la neuropsichiatria infantile è quella più colpita, nel senso che questa malattia, sia l’anoressia che la bulimia, colpisce sempre di più ragazzini piccoli e quindi abbiamo un sacco di ricoveri nel centro di neuropsichiatria infantile che abbiamo qui ad Ancona.
I dati ci dicono che il centro di Fermo, che veniva citato adesso, ha quattro nuovi casi a settimana, sono tantissimi!
Si, abbiamo la delibera di Giunta regionale del 2015 però, lei Assessore Casini non è l’Assessore competente, qui ci voleva il Presidente, anche se abbiamo il Consigliere Volpini Presidente di Commissione, mi risulta che il Centro per il disturbo del comportamento alimentare di Torrette sia attualmente chiuso perché non c’è il personale, me lo hanno detto ieri, e nell’Ambulatorio territoriale di Ancona c’è solo uno psicologo. Questa è una malattia, il dottor Volpini mi insegna, che non necessita solo di uno psicologo, ma di una equipe di persone specializzate.
L’interrogazione era per sollecitare il più possibile il percorso della delibera di Giunta regionale.
Si è parlato anche di San Marcello, quindi della struttura residenziale, bene abbiamo fatto come Regione ad individuare questa struttura residenziale. Io sono andato a visitarla ed è meravigliosa, anche dal punto di vista della fruibilità da parte di questi “malati”, però il Sindaco di San Marcello ha detto: “Io sto finendo la struttura, entro il 2017 la finirò, ma ancora dalla Regione non ho ben capito che tipo di gestione andremo a fare”. Quindi la mia sollecitazione è quella cercare di ottemperare il più possibile alla delibera di Giunta regionale n. 247 del 2015. Grazie.

Presidenza della Vicepresidente
Marzia Malaigia

Interrogazione n. 442
ad iniziativa del Consigliere Fabbri
“Estensione del servizio regionale di elisoccorso H24”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 442 del Consigliere Fabbri.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Casini.

Anna CASINI. L’Azienda ospedali riuniti di Ancona ha fornito i seguenti elementi di riscontro.
Punto 1. Quali siano le motivazioni per cui il servizio di elisoccorso H24 non sia ancora stato attivato.
Con delibera n. 846 del 25 luglio 2016 la Giunta regionale ha dato mandato all’Azienda per l’attivazione del servizio di elisoccorso H24 (con servizio notturno) e/o nelle condizioni meteorologiche caratterizzate da scarsa visibilità. Per dare seguito al mandato l’Azienda ha avviato una istruttoria dalla quale sono emerse problematiche di elevata complessità che coinvolgono tra l’altro anche profili di sicurezza quali: l’adeguamento delle basi di Torrette (Ancona) e San Cassiano (Fabriano), i requisiti del velivolo (da sostituire) e del personale (da addestrare).
Tutte circostanze che hanno prodotto una dilatazione dei tempi per l’attivazione del servizio.
Oltre a ciò l’Azienda ha valutato di non ritenere opportuna l’adozione di una variante al contratto già in essere, in relazione alle citate problematiche e non potendo definire con certezza la data di attivazione del servizio stesso.
L’Azienda ha comunque avviato le procedure per l’adeguamento delle basi di Torrette e San Cassiano, per le quali ha chiesto e ottenuto un accesso da parte dell’Autorità Aeronautica Enac e ritiene che i lavori possano essere conclusi nel corrente anno.
Punto 2. Entro quale data sia previsto l’avvio del servizio.
Al riguardo l’Azienda ospedali riuniti fa presente che in base al programma formulato dalla Suam, “il nuovo contratto per la fornitura del servizio di elisoccorso potrà essere stipulato ad ottobre 2018. Da tale data subentrerà il nuovo appaltatore con l’attivazione anche del volo notturno”.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Fabbri.

Piergiorgio FABBRI. Grazie Presidente. Non sono soddisfatto perché si parla di attivare il servizio ad ottobre 2018, tra un anno, quando si era detto che sarebbe stato attivo da febbraio 2017.
Seconda cosa, si parla ancora di addestramento e di dispositivi da adeguare all’interno dell’elicottero e si parla ancora di piazzole su Ancona e San Cassiano quando si era detto di portarle all’estremità delle due regioni ed il Sindaco Bonci di Fossombrone aveva detto: “Io ho l’eliporto idoneo, portate l’elicottero qua” e si era candidato.
I tempi sono troppo lunghi considerando che gli ospedali dell’entroterra non funzionano più, che i punti di primo intervento, sono prima diventati Pat, poi sono diventati Aca, non mi ricordo qual è l’ultima sigla, non forniscono più alcun tipo di servizio utile nell’emergenza e nel soccorso.
E' inaccettabile questa lungaggine dei tempi per un servizio così fondamentale per la vita dei marchigiani, perché abbiamo spopolato l’entroterra e ancora abbiamo l’elicottero che con la nebbia e di notte non può volare, per che cosa? Per lungaggini burocratiche? Per approfondimenti tecnici che non ritengo possano essere risolti in due anni? Veramente non sono soddisfatto e purtroppo sono preoccupato.

Mozione n. 288
ad iniziativa del Consigliere Bisonni
“Sospensione delle attività venatorie”
(Discussione e votazione)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la mozione n. 288 del Consigliere Bisonni che ha la parola per illustrarla.

Sandro BISONNI. Grazie Presidente. Come sappiamo questa estate è stata caratterizzata da una grave siccità, alcuni dati dicono che probabilmente è la peggiore degli ultimi 100 anni.
Questa siccità ha portato a delle conseguenze importanti anche nel nostro territorio, tant’è che la Regione Marche ha provveduto, ed io dico giustamente, a chiedere lo stato di calamità naturale sia per il settore dell’ambiente, sia per il settore dell’agricoltura.
A seguito di questo stato di siccità un po’ generalizzato in tutta Italia l’Ispra, che ricordo essere l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, quindi un istituto autorevole di tutto rispetto, anzi il maggiore istituto in questo tema, ha inviato a tutte le Regioni un comunicato facendo delle raccomandazioni.
Nella mia mozione non faccio altro che invitare la Regione Marche a recepire le raccomandazioni dell’Ispra, quindi nulla di straordinario e soprattutto nulla di inaccoglibile, direi tutta una serie di azioni coordinate di buon senso che mi auguro che l’Assemblea vorrà accogliere.
Ora le leggerò e le spiegherò, premetto però, prima di andare nel dettaglio, che ho sentito il parere di qualche collega che diceva: “Va bene, ma l’emergenza idrica è terminata, perché in questi ultimi due giorni è piovuto”.
A parte che i torrenti, i laghi, gli specchi d’acqua non hanno ancora recuperato le dimensioni abituali, perché due giorni di pioggia non possono ripristinare quello che è lo stato idrico dei nostri specchi d’acqua, quindi due giorni di pioggia non possono compensare una stagione così siccitosa, ovviamente.
Ma il problema, e questo lo dico perché penso che molti Consiglieri siano in buona fede e ragionino in buona fede, io altrettanto ragiono in buona fede, non è tanto se adesso abbiamo qualche specchio d’acqua in più o in meno, il problema è i danni che questa siccità ha fatto, perché se è vero che questi danni ci sono stati per l’agricoltura e quindi le piante, le bacche, i semi si sono seccati, sono morti, è ovvio che gli animali che si cibano di questa vegetazione hanno sofferto e soffrono.
Allora bisogna decidersi o lo stato di calamità naturale c’è per cui si chiedono i danni per l’agricoltura, oppure se non si riconosce questo, non si dovrebbe nemmeno chiedere lo stato di calamità naturale.
Io invece penso che abbia fatto bene, ripeto, la Regione a chiedere lo stato di calamità naturale e vorrei che i Consiglieri si concentrassero non sui due giorni di pioggia ma su questo, sui danni che una stagione intera siccitosa ha portato alla vegetazione che, ripeto, fondamentalmente costituisce il cibo degli animali selvatici, a parte per i rapaci ed i predatori, però la maggior parte degli animali selvatici si ciba di piante e di semi.
Che cosa chiede l’Ispra? Chiede di sospendere l’autorizzazione a svolgere l’addestramento e l’allevamento dei cani da caccia sino – qui l’Ispra viene proprio incontro a quello che sto spiegando – al ripristino delle condizioni climatiche e al ripristino delle condizioni ambientali, incluse quelle vegetazionali, quindi stiamo parlando proprio di questo.
E' importante sospendere l’addestramento dei cani da caccia, perché, dice l’Ispra, non lo dice Bisonni, questo comporta uno stress aggiuntivo per le popolazioni di fauna stanziale, particolarmente in caso di galliformi, lagoformi e ungulati.
La seconda richiesta, sempre dell’Ispra, che io recepisco, è quella di vietare la caccia da appostamento sino a quando continuerà il deficit idrico che potrebbe determinare una concentrazione del prelievo in corrispondenza dei punti di abbeverata.
Questo perché la caccia di appostamento può determinare una concentrazione del prelievo in corrispondenza dei punti di abbeverata e questo vale a maggior ragione qualora sia stata autorizzata l’anticipazione del prelievo, ossia la cosiddetta pre-apertura che è proprio il nostro caso nei confronti di talune specie.
Anche questa mi sembra una misura ragionevole perché dobbiamo riconoscere che questi pochi giorni di pioggia ancora non sono stati in grado di ripristinare gli specchi d’acqua come nel corso naturale delle cose.
La terza azione che si chiede è quella di prevedere un posticipo all’inizio di ottobre dell’apertura della stagione venatoria agli anatidi e ad altri uccelli di palude e valutare sulla base dell’andamento climatico, che caratterizzerà il mese di settembre, se la situazione si sia normalizzata oppure no.
Questo perché la riduzione dell’estensione delle aree umide deve indurre ad una cautela e, dice l’Ispra, a un posticipo della stagione venatoria, come sta scritto anche nella guida per la stesura dei calendari venatori ai sensi della legge 157/1992. Quindi ci sono documentazioni, leggi, che indicano il percorso da seguire.
La quarta azione che chiedo, ripeto è una azione sollecitata dall’Ispra, è quella di ridurre il periodo di caccia o la limitazione del carniere consentito delle specie stanziali, in assenza di informazioni dettagliate sul successo riproduttivo. Questo perché l’introduzione di misure atte a limitare il prelievo sulle popolazioni delle specie non migratrici devono essere valutate caso per caso sulla base dei dati del successo riproduttivo raccolti a livello locale dagli organismi di gestione degli ambiti territoriali di caccia, ove è prassi abituale effettuare ripopolamenti di lepri o di galliformi nel corso dell’estate. La mortalità dei soggetti rilasciati nella situazione attuale, potrebbe diventare talmente alta da rendere pressoché inefficace lo stesso intervento di ripopolamento. Anche questo mi sembra abbastanza logico. In assenza di dati sul ripopolamento, come si fa a non essere prudenti, ad adottare una misura cautelativa?
La quinta azione che chiede l’Ispra e che io recepisco è quella di attivare specifiche iniziative di monitoraggio soprattutto a carico delle popolazioni di fauna selvatica stanziale o nidificante, potenzialmente oggetto di prelievo venatorio, assumendo di conseguenza eventuali misure di limitazione del prelievo stesso nelle aree interessate da incendi, e qui si introduce un nuovo elemento, perché oltre alla siccità gravissima che abbiamo avuto, purtroppo l’estate è stata caratterizzata anche da una serie di incendi.
La sesta azione chiedo di prevedere il divieto di caccia nelle aree forestali incendiate (come previsto dalla legge nazione n. 353/2000) per almeno due anni, a tutte le aree percorse dal fuoco, nonché ad una fascia contigua alle aree medesime di dimensioni stabilite caso per caso in funzione delle superfici incendiate, della loro distribuzione e delle caratteristiche ambientali delle aree circostanti.
Questo, ripeto, lo prevede la legge e perché la legge prevede questa cosa? Perché è chiaro che l’esercizio dell’attività venatoria a carico di talune specie può rappresentare un motivo ulteriore di aggravamento delle condizioni demografiche, non solo nelle aree percorse dagli incendi ma anche nei settori limitrofi ed interclusi allorquando l’azione del fuoco abbia interessato percentuali importanti di un’area e quando gli incendi si siano succeduti nell’arco degli ultimi anni negli stessi comprensori.
Queste sono le raccomandazioni di un ente autorevolissimo. Qui ci sarà qualcuno che si ritiene uno scienziato, ma non credo che qualcuno qua dentro possa dire di avere competenze superiori all’Ispra, per cui se l’Ispra invita tutte le Regioni, non solo la Regione Marche, ad adottare queste misure, io penso che, visto che la Regione Marche ha riconosciuto la gravità della siccità, visto che la Regione Marche ha avuto degli incendi, queste raccomandazioni dell’Ispra siano da prendere in considerazione.
Concludo dicendo una cosa, ho letto la nota dell’Assessore in cui dice che il calendario venatorio prevede delle misure di tutela, quali, ad esempio, il divieto di caccia nelle ore di maggior caldo. Io non sono un cacciatore, però sinceramente non ho mai visto e non ho mai saputo che i cacciatori vanno a caccia a mezzogiorno o all’una, i cacciatori partono di prima mattina, quindi vietare la caccia all’una significa sostanzialmente non vietarla. È una presa in giro, Assessore, da questo punto di vista.
Se lei voleva ridurre la caccia doveva sospenderla, oppure vietarla nelle prime ore del mattino perché è in quelle ore che i cacciatori partono per le loro battute, e c’è un motivo ed i cacciatori lo sanno, è in quelle ore che l’attività porta maggiori risultati dal loro punto di vista.
Invito quindi tutti a una riflessione e ad accogliere le raccomandazioni di buon senso dettate da questo autorevole ente e a non inseguire un pugno di voti, perché a forza di andare dietro ad un pugno di voti qualcuno potrebbe restare con un pugno di mosche. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Busilacchi.

Gianluca BUSILACCHI. Grazie Presidente. Dico subito che mi asterrò su questa mozione e adesso dirò il perché.
Probabilmente avrei votato a favore di questa mozione se l’avessimo trattata all’inizio di agosto, invece è stata superata in parte, io credo, anche da alcuni eventi metereologici, nel senso che la fase di difficoltà legata alle scarse precipitazioni estive credo sia superata.
Non mi ritengo uno scienziato, almeno non in questo settore, anzi ne so molto poco, per cui mi piace confrontarmi con chi ne sa più di me, a partire dal mio vicino di banco con cui ieri ho avuto occasione di confrontarmi, ma anche con le associazioni, con i portatori di interessi e ho avuto modo di verificare che queste giuste considerazioni che ha fatto il Consigliere Bisonni, a partire da quanto dice l’Ispra, e queste preoccupazioni non sono solamente delle associazioni animaliste e ambientaliste ma anche di alcuni cacciatori. Quindi, avendo ascoltato quello che è stato detto, credo che la mozione parta da solide argomentazioni, che mi sento di condividere, non solamente perché la fauna selvatica è un patrimonio indisponibile dello Stato, ma anche perché è un elemento essenziale per gli equilibri dell’ambiente e deve essere salvaguardata, nell’interesse non solamente degli ambientalisti, ma di chi anche legittimamente ha interesse a poter esercitare la caccia anche nelle prossime annualità e non solamente adesso.
Credo che ci siano molte ragioni per cui questa mozione è stata presentata, per cui l’Ispra ha espresso alla Regione Marche ma anche ad altre Regioni le sue preoccupazioni.
So tra l’altro che altre Regioni hanno colto questa preoccupazione intervenendo, ho visto per esempio che l’Emilia-Romagna ha ristretto le specie di volatili cacciabili durante la pre-apertura della stagione venatoria, quindi credo che qualcosa vada fatto, o meglio avremmo dovuto farlo se avessimo discusso di queste cose tempo fa. Penso che oggi siamo in uno scenario diverso, però questa considerazione dovremmo farla per il futuro, per quello che avverrà nel prossimo anno, per quello che avverrà nel prossimo calendario venatorio e per far sì che magari il prossimo anno, qualora si verificassero analoghe considerazioni, fin da subito, tra luglio ed agosto, prendere dei provvedimenti, così come hanno fatto altre Regioni.
In questo senso la mia è una astensione politica, perché nel merito ritengo che oggi, fatta oggi, sul piano squisitamente tecnico, questa mozione qualora venisse approvata non porterebbe a degli effetti, come avrebbe potuto portarli se l’avessimo approvata precedentemente, però voglio dare un segnale politico con l’astensione, come attenzione per il futuro.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Maggi.

Giovanni MAGGI. Grazie Presidente. Vorrei che quest’Aula sgombrasse il campo da ipocrisie e motivazioni strumentali, perché quando questa mozione è stata annunciata, c’è poi un’interrogazione del Consigliere Fabbri, le risposte erano: “Gli animali non hanno subìto nessun danno dalla siccità!” Questa era la risposta, prima ancora che arrivassero i due giorni di pioggia.
Certo, indipendentemente dai due giorni di pioggia, lo stress che la selvaggina ha avuto da mesi di siccità, non si cancella nel giro di un giorno, anche noi se subiamo una malattia abbiamo una convalescenza, tanto per spiegare in maniera semplice.
Rifiutare questa mozione è rifiutare anche la lettera di Legambiente insieme alle altre associazioni animaliste e ambientaliste arrivata ieri o l’altro ieri, dove si chiede ancora con forza, per far superare lo stress durato mesi e dovuto alla siccità che ha portato la nostra nazione e la nostra regione ai vertici delle classifiche delle estati più calde, di rinviare fino all'1 ottobre l’apertura della caccia.
Credo che questo sia anche nell’interesse della passione dei cacciatori stessi. Io ho degli amici cacciatori con cui litigo spesso e spesso i cacciatori lamentano questa scarsità di selvaggina che di anno in anno diventa sempre più diradata.
Accanirsi in maniera direi quasi crudele nei confronti della selvaggina, che è provata da un lungo periodo di condizioni avverse, mi sembra una presa di posizione che nulla ha a che vedere con l’ambientalismo, né con l’interesse dei cacciatori, né con altri interessi che non siano quelli politici, puramente politici! Poi diciamo che dietro questi interessi politici ci può essere tutto, può essere anche legittimo ma non condivisibile.
Pregherei di rispondere in maniera ponderata alla mozione del Consigliere Bisonni, come ha fatto il Consigliere Busilacchi, e pregherei soprattutto la Giunta e segnatamente l’Assessore di riflettere su questa posizione.
La lettera arrivata dalle associazioni ambientaliste e da Legambiente spiega perfettamente quello che c’è nella mozione, ma prima della mozione e della lettera di Legambiente, c'è quanto afferma l’Ispra, che non è un portatore di interesse particolare, è il consulente del Ministero!
Quindi, se voi non vi fidate del consulente del Ministero, cominciate a ragionare con la vostra testa, questo irrigidimento è solo un interesse politico e non va a favore di nessuno, compresi i cacciatori.
Il mio invito è di riflettere e di mettere un po’ di buon senso in una decisione che potrebbe comunque garantire il nostro ambiente, garantire la nostra fauna e garantire anche la passione dei cacciatori. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Fabbri.

Piergiorgio FABBRI. Grazie Presidente. Questa mozione sul rinvio dell’apertura della caccia per siccità e incendi, anche se un po’ tardiva per la stagione, ci consente di portare in Aula un aspetto importante, perché questa richiesta è stata fatta, a parte la mozione, dalle associazioni e ad esempio anch’io ho scritto una e-mail all’Assessore Pieroni, a tutti i colleghi Consiglieri, quando le associazioni ambientaliste hanno espresso questa indicazione. La risposta data dall’Assessore, quando ancora la siccità era in atto e le prime piogge non erano arrivate, era che la fauna non aveva subìto danni e che quindi non c’era nessun procrastinarsi della data di apertura e pre-apertura della caccia. Quindi il segnale politico, nonché pratico, è stato dato quando ancora la siccità c’era, però questa mozione porta all’evidenza un aspetto molto importante: le indicazioni dell’Ispra dalla Regione Marche, per tramite dei suoi uffici competenti in materia, vengono disattese puntualmente tant’è che sono due anni che discutiamo del calendario venatorio, sono due anni che chiediamo di adeguare alle osservazioni Ispra il calendario e sono due anni che ci viene risposto dall’Assessore Pieroni che gli uffici ritengono di poter accettare A e B e di ripudiare C, D, E, F, G, H, I, eccetera.
Se siete convinti che l’Ispra non abbia le capacità per dare la propria consulenza andate al Governo e dite: “Licenziateli tutti, è inutile che esprimano i loro problemi tecnici”.
Questa mozione, anche se è arrivata in “zona Cesarini” per la stagione che sta arrivando, pone un interrogativo molto importante: gli uffici e quindi l’Assessorato, la Giunta e quindi il Consiglio, hanno interesse e rispettano le competenze dell’Ispra oppure no? Io la metto da questo punto di vista.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Giancarli.

Enzo GIANCARLI. Guardate, non penso che si debba assumere una decisione su un tema così importante con uno strumento come quello della mozione, perché quando tratto questi argomenti voglio affrontarli, non perché la mozione non sia stata completa, è già di per sè strumento di parte, e voglio inquadrarli dentro un ragionamento di visioni, di strategia. Se l’ambiente è una priorità ha bisogno di progettualità e allora dentro il valore dell’ambiente la gestione faunistica è parte importante di questo tema.
Sono abituato a dire le stesse cose sia alle associazioni ambientaliste sia al mondo venatorio, soprattutto dico le stesse cose se parlo in Aula, se parlo in Ancona, o a Fabriano e su un tema come questo, legato all’attività venatoria, condivido i principi della legge 157/1992, ovvero sono contrario all’abolizione della caccia, l’ho detto più volte, e sono perché la caccia sia regolamentata. Non è pensabile che si possa cacciare sempre, ovunque, qualsiasi specie, in qualsiasi momento, a seconda delle stagioni che possono mutare, come sta avvenendo con questi cambiamenti climatici in atto.
L’Assessore Sciapichetti, secondo me, ha fatto bene a chiedere lo stato di calamità, quindi da un lato non possiamo muoverci come se nulla accadesse, perché se giustamente la Regione riconosce questo, credo che nella gestione venatoria, nella gestione ambientale, nella gestione faunistica, ci debba essere questa visione d’insieme.
Anch’io penso che un dibattito in quest’Aula fatto in precedenza avrebbe aiutato l’Assessore Pieroni, avrebbe aiutato l’Assessore Sciapichetti, avrebbe aiutato la Regione Marche, tra l’altro non è che siamo stati chissà dove, l’8 agosto eravamo in quest’Aula, l’8 agosto abbiamo approvato una legge.
Penso che dentro questo aspetto, proprio perché l’attività venatoria deve essere mantenuta, siano opportuni alcuni momenti di assunzione di responsabilità.
Questo aspetto non è soltanto tradizione, non è soltanto passione, ma è anche un impegno, un legame con il territorio che deve essere ricondotto dentro quel ragionamento del produrre ambiente e quindi del produrre fauna.
Credo che questo debba essere importante. Da un lato il confronto vero in quest’Aula che non c’è stato, quindi lo facciamo su una mozione che non è lo strumento migliore, fermo restando che le mozioni ..., ne ho presentate tantissime, con questo non è che non ne riconosco il valore, né la capacità autonoma del Consigliere Bisonni, anzi, per carità, ha fatto bene a porre il tema, poi non sta a me dire se ha fatto bene o fatto male perché fa come vuole, ci mancherebbe, però avrei preferito un approccio di carattere più istituzionale che poteva venire anche dagli organi della Regione stessa da un lato e dall’altro, secondo me, l’assunzione del tema ambientale come argomento centrale è necessaria per rilanciare lo sviluppo del Paese e per orientare anche la stessa economia.
Quindi dentro un ragionamento forte in cui la gestione faunistica è parte importante della gestione del territorio, dell’ambiente e dell’agricoltura, è necessario in alcuni momenti dimostrare che questa è un’attività che ha un forte legame con il territorio, tenuto conto anche di quello che ha detto il Consigliere Busilacchi, cioè il fatto che non siamo più in un periodo così forte, anzi nei giorni scorsi la nostra regione è stata interessata da forti piogge, quindi rispetto al mio ragionamento iniziale, visione, strategia e ruolo di parte che una mozione potrebbe assumere, non partecipo al voto.

Presidenza del Vicepresidente
Renato Claudio Minardi

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Talè.

Federico TALE’. Ho sentito da parte dei colleghi Consiglieri alcune cose che debbo senza meno sottolineare: il cacciatore si accanisce sugli animali da cacciare, fino a ieri abbiamo parlato di cinghiali e di cinghialai che non uccidono i cinghiali, ma che anzi lasciano le femmine gravide perché ci tengono che gli animali selvatici ce ne siano il più possibile nel territorio; il cacciatore deve dimostrare l’attaccamento al territorio, io penso che il cacciatore sia la sentinella del territorio perché è di continuo nel territorio, è il cacciatore che segnala quando c’è un problema nel fiume, è il cacciatore che fa le segnalazioni per l'inquinamento – questo ve lo dico non soltanto da cacciatore, ve lo dico anche da ex Sindaco – per abbandono. Vengono da chi? Da chi sta nel territorio. Chi sta nel territorio? L’ambientalista? L’animalista? Il cacciatore.
Molte proposte che vengono dal mondo animalista e ambientalista non hanno neanche la più pallida idea di quello di cui si tratta, il cacciatore è tutti i giorni, anche a caccia chiusa, senza fucile e senza cane, nel territorio e sul territorio, ed è la sentinella costante tutto l’anno del territorio.
Mi preme dire una cosa, il cacciatore è il primo soggetto che vuole la regolamentazione della caccia. In II Commissione dove ci sono anch’io e dove presiede il Consigliere Traversini, è stata una proposta delle associazioni dei cacciatori insieme agli Atc quella di ridurre di una settimana la caccia alla stanziale, era presente anche il Consigliere Celani. Quindi sono i cacciatori che già prima degli ambientalisti e degli animalisti hanno visto che c’era bisogno di chiudere la stanziale una settimana prima. Perché? Perché hanno visto dai tesserini, analizzando tutti i tesserini di tutti i cacciatori della regione Marche, che nell’ultima settimana, per quanto riguarda le lepri, ad esempio, si sarebbero uccise lepri gravide. Il cacciatore è il primo che si accorge, è il primo che dice: “Chiudiamo la caccia una settimana prima” e l’abbiamo chiusa, l’Assessore ha accolto immediatamente la segnalazione della Commissione e l’ha chiusa.
Quindi fare il quadro del cacciatore come di un killer del territorio, su questo non ci sto! Da cacciatore non ci sto.
Venendo al tema, ringrazio il Consigliere Bisonni perché persona seria ed onesta intellettualmente ha posto questa questione perché anch'io sono tra quelli che inizialmente ha pensato che si potesse fare una cosa del genere per come stava andando la siccità”, poi però ho notato, mi hanno fatto notare e in parte sapevo che c’è la caccia migratoria e c’è la stanziale. Nella migratoria sono semplicemente uccelli che migrano, che passano in Italia e vengono in Italia perché è caldo e perché si sta bene, mai come quest’anno c’è stata una forte presenza di uccelli migratori. Questo anno alla pre-apertura c'erano una marea di palombe, questo perché hanno trovato un ambiente caldo, il loro ambiente. Per una palomba un corso d’acqua basta, anche esiguo, per abbeverarsi, quindi per quanto riguarda la migratoria problemi non ci sono stati. Invece ci sono stati problemi per quanto riguarda la stanziale, ma non sui fagiani o sulle lepri selvatiche, ci sono stati dei problemi perché noi, quindi le associazioni, abbiamo hanno lasciato i fagiani ed il fagiano si è trovato da dentro la voliera con acqua e cibo in un ambiente esterno in cui c’era poco cibo e pochissima acqua. Quindi quei fagiani lì che noi abbiamo lasciato si sono trovati in difficoltà e quelli che hanno sofferto in quel periodo (maggio, giugno, luglio) o hanno passato il periodo o non lo hanno passato, quindi la caccia non c'entra proprio niente in nessun modo e in nessuna maniera.
Invece per quanto riguarda il discorso relativo all’Ispra, che ci dice e che dice a tutte le Regioni d’Italia, quindi non è che ha scritto alla Regione Marche, a tutte le Regioni d’Italia indistintamente, attenzione per gli incendi. Nella regione Marche ci sono stati incendi, però dove sono stati? Nel San Bartolo dove la caccia è vietata da sempre, non è che si va a caccia nel San Bartolo, addirittura la legge nazionale, prima il Consigliere Bisonni ha detto è vietata per due anni, a me gli uffici l'hanno scritto, prevede che dopo un incendio la caccia sia vietata per dieci anni, ed i cacciatori sono contenti di questa cosa, non se ne dispiacciono, sono contenti che per dieci anni, dove c’è stato un incendio, non si faccia un passo dentro come cacciatore, assolutamente.
Quindi lo slittamento, quello che si proponeva, posticipare di una settimana per poi allungarla, va in controtendenza, perché la settimana è proprio quella che i cacciatori hanno voluto chiudere perché si andrebbe ad uccidere queste lepri che sono gravide. Quindi un discorso di questo tipo non è assolutamente proponibile ed è per questo che voterò convintamente no a questa mozione.

PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Malaigia.

Marzia MALAIGIA. Grazie Presidente. Condividerei nei principi questa mozione perché certamente regolamentare la caccia e renderla più adeguata ai cambiamenti climatici è quanto di più auspicabile ci possa essere, però vorrei spostare l’attenzione su un altro aspetto che forse non è stato considerato qui nelle Marche, cioè chiudere la caccia in questo momento, soprattutto nelle zone montane, sarebbe come dare un colpo mortale all’economia già colpita delle zone interne terremotate, perché numerose attività correlate alle pratiche venatorie insistono proprio in quel territorio, parlo di Fiordimonte, Monte di Giulio, Muccia, e in queste zone non si utilizzano propriamente animali allo stato selvatico, oltretutto, come già detto dal Consigliere Talè, parecchia fauna selvatica è migratoria e si è trasferita altrove proprio a causa della siccità.
Tutte le attività correlate, attività che stanno tentando in ogni modo di sopravvivere in questo periodo, parlo di agriturismi, di strutture ricettive, subirebbero un sicuro decremento del volume d’affari , cosa decisamente non opportuna in questo momento che continua ad essere molto difficile per la nostra regione.
Riguardo poi la caccia al cinghiale sappiamo benissimo che l’aumento numerico dei capi ha portato a delle conseguenze negative, non solo per quanto riguarda gli agricoltori, ma anche in termini economici per il nostro ente stesso, quindi io qui il problema non lo vedrei.
Per questo motivo, considerando questi aspetti e considerando l’indotto che l’attività venatoria muove nella situazione difficile che stiamo attraversando, io e i miei colleghi della Lega Nord voteremo contro questa mozione. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Traversini.

Gino TRAVERSINI. Velocemente anche perché condivido gli interventi dei Consiglieri della mia Commissione e del mio gruppo.
Intanto quando c’è il tema della caccia si coglie anche l’occasione per allargare il dibattito parlando del mondo della caccia. Non è corretto farlo anche se credo che si possa fare, sono d’accordo, non è questo l’obiettivo, non è quello di ricordare tutte le questioni che si legano alla caccia.
Il tema del documento presentato è quello di prolungare l’apertura di una settimana, dieci giorni, ed è quello che è stato affrontato. La valutazione che hanno fatto la struttura e l’Assessore, devo dire coinvolti in maniera indiretta dalla Commissione, è quella di capire quali erano gli elementi veri, perché nessuno di noi vuole creare dei danni alla fauna e se c’erano dei benefici o meno.
Al di là del fatto, rispetto al ragionamento che si era iniziato a valutare, non so se sufficiente o meno, in questi giorni è piovuto, quindi la situazione è in gran parte rientrata, però il vero punto è che, al di là delle valutazioni dell’Ispra a carattere nazionale, non ci sono le condizioni tecniche per dire che, nella situazione di estrema difficoltà, si recano danni particolari nell’andare a caccia, nell’apertura di domenica. Anzi, poi lo dirà l’Assessore in maniera chiara, ci sono degli intendimenti che in maniera evidente dicono che la situazione non è così dannosa, assolutamente, ci sono elementi che fanno pensare che la siccità abbia anche sedato degli elementi negativi e che abbia prodotto anche delle situazioni positive. Questo è.
Al di là del fatto che non ci si può dividere nuovamente sull’apertura della caccia di una settimana, sullo scontro tra caccia si e caccia no, oppure sul fatto che se uno è contro la fauna non è sensibile, ma occorre valutare in maniera chiara se questa settimana è salvifica rispetto ai problemi che può avere la fauna, e questo non ci risulta, anzi tutt’altro, sarà poi quello che dirà l’Assessore anche in maniera più approfondita, è quello che abbiamo valutato.
Con molta tranquillità dico che, non sono un cacciatore, anche se, come alcuni di voi, come ha detto il Consigliere Giancarli, non ho mai pensato che la caccia debba essere chiusa o che sia un danno per l’economia o soprattutto per l’ambiente, assolutamente, le situazioni vanno vissute e regolamentate in maniera seria, come cerchiamo di fare, come cerchiamo di fare anche in questa vicenda, riportandola alla giusta valutazione, credo quindi che l’atto vada respinto.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Celani.

Piero CELANI. Avevo preparato un mio ragionamento, ma dopo aver ascoltato il Consigliere Talè posso benissimo passare oltre, perché mi sembra che abbia spiegato in modo molto tecnico e pratico il fatto che questa mozione, pur se venisse approvata, non produrrebbe alcun effetto a vantaggio della fauna selvatica.
Lui è sceso nei particolari ed ha parlato di questa grande differenza che esiste fra l’atteggiamento della fauna migratoria e quella stanziale, ed è questa la grande peculiarità su cui noi dobbiamo ragionare e mi sembra che quanto detto dal Consigliere Talè sia condivisibile al 100%.
C’è un altro fatto, l'allarme che l’Ispra ha lanciato per quanto riguarda ad esempio la caccia da appostamento, che può determinare concentrazioni del prelievo in corrispondenza dei punti di abbeverata. Non è questo, io non ho visto mai stormi di uccelli che stanno sull’abbeveratoio dove stanno le mucche o gli ovini, basta un piccolo ruscello, bastano addirittura delle pozzanghere per abbeverarsi, non è questo il problema.
La siccità il vero problema l’ha prodotto ad esempio agli allevatori, non alla fauna selvatica, spostiamo il ragionamento, molte sorgenti si sono seccate in montagna, molti abbeveratoi ad esempio per effetto del terremoto sono stati divelti e lì il vero problema, non per quanto riguarda la fauna.
Il problema della caccia è molto più complesso, noi in Commissione lo stiamo dibattendo da tantissimo tempo, siamo molto attenti e lo saremo sempre verso il mondo degli agricoltori, il mondo dei cacciatori e degli ambientalisti.
La sintesi l’abbiamo anche trovata e quest’anno addirittura siamo riusciti, attraverso la collaborazione dell’Assessorato e dell’Assessore, a fare un calendario che facesse sintesi fra tutte le richieste strane, non proprio confacenti degli Atc, delle organizzazioni di categoria. Soprattutto la chiusura anticipata di questa settimana è stata condivisa come segno di attenzione di una Commissione, di un Consiglio che hanno riflettuto.
Credo che noi siamo a ragione fortemente convinti che tutto debba essere lasciato così com’è, quindi il gruppo di Forza Italia voterà contro questa mozione.

PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Pieroni.

Moreno PIERONI. Grazie Presidente. E' cosa buona discutere della mozione presentata dal Consigliere Bisonni che sicuramente ha una onestà intellettuale di fondo e si muove con la consapevolezza di portare un contributo al sistema ambientale, venatorio e agricolo della nostra regione Marche,
E' chiaro che tutti gli interventi che hanno fatto seguito a questa mozione cercano di dare un contributo al superamento di problematiche che quotidianamente, come Assessorato, noi viviamo.
In questo contesto è indubbio che tutte le valutazioni che ognuno di noi ha portato stanno alla coscienza di ciascuno, ma poi dobbiamo riportarle alle valutazioni tecnico-scientifiche che permettono in un mondo come quello venatorio, come quello ambientale …
Noi come Giunta regionale seguiamo con continua attenzione questo confronto, questo contributo di idee che anche il mondo del grande associazionismo ambientale può dare tant’è che, non so se l’ha detto, la Commissione per stilare il calendario venatorio ed anche per altre valutazioni, ad esempio per quello che riguarda la legge sulla pesca nelle acque interne, ha invitato ed ascoltato con grande attenzione i suggerimenti che sono arrivati da tutte le associazioni ambientaliste, non ultimi anche quelli sul calendario venatorio.
E' chiaro che questo confronto, che io credo sia molto importante e stimolante per tutti noi, debba poi riportarsi ad una serie di valutazioni normative, tecniche, scientifiche a cui dobbiamo attenerci, mantenendo ognuno di noi, giustamente, le proprie posizioni e facendo poi, in base a queste valutazioni, una serie di riflessioni e di osservazioni.
Ho chiesto agli uffici di portare all’attenzione di questa Assemblea una serie di valutazioni collegate sia alla lettera inviata dall’Ispra che alle giuste - per loro - riflessioni delle varie associazioni ambientaliste che hanno mandato una serie di considerazioni chiedendo il posticipo della caccia, in particolar modo della caccia stanziale. Credo che da queste valutazioni ognuno di possa poi fare una serie di riflessioni.
La mozione presentata dal Consigliere Bisonni si inserisce nel recente dibattito sull’opportunità o meno di vietare l’attività venatoria in considerazione del perdurare della siccità, e quindi di posticiparla. Le recenti ed abbondanti piogge avvenute nei giorni scorsi e quelle previste per i prossimi sarebbero già sufficienti per affrontare il dibattito in maniera diversa rispetto alla mozione presentata.
Credo che noi abbiamo messo grande attenzione nel cercare di capire, proprio perché riteniamo importante questa preoccupazione che non nasceva soltanto dalle legittime osservazioni che sono state fatte dalle associazioni ambientaliste, poi riprese anche dal Consigliere Fabbri e dalla mozione del Consigliere Bisonni, ma nasceva anche da una giusta valutazione che gli uffici avevano già cantierato il 29 agosto quando avevano chiesto un monitoraggio della situazione meteo direttamente al Dirigente della Protezione civile avendo poi una serie di risposte - prevedevano pioggia per i giorni 2, 3, 10 e 11 settembre - che hanno portato a queste valutazioni.
Senza scivolare nel terreno facile della contrapposizione semplicistica occorre ricordare a chiunque che gli atti predisposti ed approvati dalla Regione Marche sono sempre ancorati alla normativa comunitaria, nazionale e regionale vigente alla quale si collegano motivazioni tecnico-scientifiche evidenziate in letteratura.
Giustamente possono esserci visioni e sensibilità diverse rispetto a questa o ad altre attività, ma non è corretto confondere i livelli di discussione che si sostanziano in opinioni rispetto a dati concreti e disposizioni di legge.
Il confronto è sempre utile ed interessante laddove le basi siano riconoscibili e conosciute piuttosto che fondate su ipotesi ed affermazioni prive di fondamento tecnico o ricondotte a principi generali e generici difficilmente utilizzabili su scala regionale e locale.
Il questa ottica il recente comunicato, e qui voglio soffermarmi per un passaggio importante, inviato dall’Ispra, identico per tutto il territorio nazionale, non può che offrire principi e suggerimenti generici che debbono necessariamente essere calati nelle singole realtà regionali e territoriali.
L’Ispra, come giustamente ricordava il Consigliere Bisonni, in alcune situazioni entra nello specifico e dà delle direttive. In questo caso ha fatto una serie di valutazioni generali per tutta l’Italia, ma voi capite che la differenziazione tra la nostra regione ad esempio e l’Abruzzo sta non soltanto nella siccità, ma anche in una serie di criticità dovute agli incendi che noi non abbiamo avuto, per ricordarne una.
Ripeto, in questa ottica il recente comunica dell'ISPRA, identico per tutto il territorio nazionale, non può che offrire principi e suggerimenti generici che devono necessariamente essere calati nelle singole realtà regionali e territoriali. La proposta di adeguarvisi o di recepire le sue raccomandazioni in quanto tali trovano in questa mancata specificità la loro debolezza.
Le condizioni del Trentino Alto Adige non sono sicuramente le stesse della Regione Sicilia ed altrettanto per la Regione Marche.
Infatti per la Regione Marche, allo stesso modo e per gli stessi motivi, le valutazioni oggettive e puntuali ci consentono di confermare le scelte intraprese che, in alcuni casi, contengono già forme di grande precauzione sulle specie e sulle specificità.
Volendo comunque entrare nel merito delle considerazioni esposte dalla mozione n. 288, oltre a quanto motivato dalla delibera di Giunta regionale, ritengo opportuno precisare alcuni punti.
Dal punto di vista meteorologico occorre innanzitutto distinguere le temperature dalle precipitazioni. Le prime sono infatti decisamente favorevoli, anche se elevate, per tutta la fauna selvatica, soprattutto per le specie migratrici, come ricordava il Consigliere Talè, per le quali, tra le principali cause, è proprio il freddo e la temperatura che determina la loro migrazione verso l’Africa trans-sahariana.
Le precipitazioni, così come le basse temperature, potrebbero invece determinare situazioni di difficoltà ed in alcuni casi essere fatali soprattutto per i nidiacei, in particolar modo nel periodo marzo/giugno.
Tale situazione risulterebbe, dalla mozione, aggravata dagli incendi definiti in drammatica espansione. In alcune regioni italiane questo potrebbe essere vero, basta pensare al Parco nazionale dell’Abruzzo, come è altrettanto vero il contrario per la Regione Marche.
Nel nostro territorio le aree interessate dagli incendi estivi sono, in percentuale, oltre che, secondo noi, non significativi, prevalentemente circoscritti ad aree protette (es. Parco del San Bartolo, ma aggiungerei anche il Parco del Conero, oppure un incendio che si è verificato all’interno della Gola della Rossa). Comunque sia, anche nelle poche aree in cui si sono verificati questi incendi, nei territori al di fuori delle aree protette, la legge nazionale n. 353/2000 stabilisce, lo ricordava il Consigliere Talè, il divieto di caccia per almeno 10 anni, quindi questa è una risposta molto chiara.
Tutto ciò condizionerebbe inoltre in modo negativo il successo riproduttivo delle specie.
Come accennato poc’anzi, la mancanza di precipitazioni determina situazioni sicuramente non svantaggiose rispetto al meccanismo di termoregolazione dei nidiacei e pertanto sul successo riproduttivo.
Senza dimenticare che la riproduzione è comunque già avvenuta per tutte le specie nel periodo marzo/giugno, come ricordavo poc’anzi, ad eccezione della lepre, il cui periodo di riproduzione arriva fino a settembre, ma altrettanto deve essere affermato che per la lepre, così come per tutti i lagomorfi, i periodi di siccità, come appurato nella letteratura scientifica, non producono nessun effetto sulla popolazione se non, addirittura, esiti positivi in quanto sono stati accertati aumenti numerici della popolazione dopo periodi prolungati in assenza di precipitazioni.
Per la lepre, in queste condizioni, vengono addirittura limitate e ridotte al minimo le zoonosi in generale e soprattutto le malattie del tratto gastroenterico, come scritto nei documenti tecnici della stessa Ispra.
Diversamente è stato riscontrato come soprattutto le precipitazioni nei mesi da giugno ad agosto siano un fattore limitante per la popolazione, sia diretto che indiretto, e come queste abbiano determinato una maggiore vulnerabilità della popolazione per alcune malattie.
Per la fauna selvatica, in generale, temperature alte e assenza di precipitazioni determinano condizioni più favorevoli che sfavorevoli.
Diverso è invece l'eventuale problema della disponibilità di risorse idriche per l'abbeveramento degli animali che, anche dai sopralluoghi della Polizia provinciale, (abbiamo chiesto per iscritto una serie di sopralluoghi alla nostra Polizia provinciale), non risultano compromesse o comunque ridotte a condizioni sfavorevoli.
Un conto è lo stato di emergenza idrica, utile alle irrigazioni in agricoltura e quindi alle produzioni agricole primarie, un altro è la disponibilità della risorsa idrica per l'abbeveramento degli animali.
Provate solo a calcolare le differenze in termini di metri cubi utili.
Non può essere comparata pertanto, sia in termini relativi che assoluti, l'esigenza del settore agricolo primario, per il quale può determinarsi effettivamente uno stato di calamità, con la disponibilità delle risorse idriche per la fauna selvatica.
Ovviamente, oggi, tutto ciò non può che ritenersi ulteriormente confermato e superato stante le piogge dei giorni scorsi e quelle previste per i prossimi dal servizio meteorologico.
In definitiva, quindi, rispetto al comunicato Ispra è evidente come:
il comunicato, come detto prima, è generalizzato e non strettamente riconducibile alle singole, quanto diverse, situazioni delle regioni italiane. Senza dimenticare che in tutto questo si conferma ancora una volta il venir meno del compito dell'Ispra per quanto concerne il monitoraggio della fauna selvatica, sancito dalla legge nazionale n. 157/1992, dove, in assenza totale dei parametri demografici delle singole popolazioni, si rimanda ad un altro monitoraggio, quello delle variabili meteoclimatiche ed idrologiche ed al più che generico principio di precauzione a cui si è attenuta l’Ispra. Il ricorso al principio di precauzione presuppone la valutazione scientifica del rischio su dati oggettivi. Qui contrariamente ci troviamo di fronte a condizioni climatiche miti della seconda metà dello scorso inverno, della primavera e dell'inizio dell'estate, unitamente alla mancanza di violente precipitazioni (fenomeni estremi), soprattutto nelle fasi cruciali del periodo riproduttivo di molte specie (es. Lagomorfi, Galliformi e Passeriformi), che hanno al contrario favorito il successo riproduttivo di alcune specie, almeno in determinati contesti ambientali. Dai dati meteoclimatici trasmessi sempre dall'Ispra, inoltre, si nota come questa affermazione sia avvalorata dai fatti perché negli ultimi 15 anni circa, in cui si sono registrate temperature medie elevate e scostamenti significativi delle medie annuali, come per l'anno 2003 (il più caldo degli ultimi 50 anni), per il 2012 e per il 2015, si è registrato negli stessi anni, per molte specie, tra cui quelle previste in pre-apertura, un sostanziale incremento delle popolazioni nidificanti a testimonianza di un oggettivo successo riproduttivo (quelle in pre-apertura sono sostanzialmente quasi tutte le specie migratorie);
per quanto concerne l'addestramento dei cani, fatte salve le giornate estive già svolte, per il resto tale attività è esclusivamente confinata alle zone indicate dalla legge e dai piani faunistico-venatori in percentuali estremamente ridotte rispetto alla superficie di pianificazione faunistico venatoria ed in periodi prestabiliti e definiti. Proprio per questo l'attività di addestramento ed allenamento dei cani forma oggetto di specifica e settoriale regolamentazione nel sistema di disposizioni dettate dalla legge 11 febbraio 1992, n. 157, così come ribadito dal Consiglio di Stato, senza dimenticare che l'attività si svolge prevalentemente su animali di allevamento;
la caccia da appostamento è l'unica forma di caccia consentita nei giorni di pre-apertura solo in alcune ore e per alcune specie. Il luogo si deve obbligatoriamente raggiungere con le armi scariche ed in custodia in modo tale da garantire l'assenza di disturbo alle specie presenti in un territorio. Rispetto ad altre richiamate Regioni che hanno provveduto recentemente a diminuire l'orario di caccia, la Regione Marche prudentemente ha già stabilito con la delibera di Giunta regionale n. 776/2017, che ricordava il Consigliere Traversini, un orario ridotto e la sospensione del prelievo nelle ore centrali della giornata per un totale di ore inferiore a quello ridotto dalle altre Regioni che hanno modificato le proprie deliberazioni in merito al calendario venatorio. In merito alle condizioni di caccia sui luoghi di abbeverata, inoltre, è da ricordare che le esigenze di acqua sono importanti ma limitate, per cui sono sufficienti ruscelli, corsi e punti d'acqua anche di piccole dimensioni. Per la quaglia, ad esempio, sono sufficienti le gocce di rugiada. La caccia, sulle specie previste in preapertura, non limita la possibilità di abbeverarsi, sia su altre zone, sia sullo stesso corso d'acqua a distanza dal cacciatore. Per il restante periodo la caccia da appostamento è disciplinata in modo ancora più puntale, in quanto autorizzata anche a seguito di sopralluoghi effettuati dalla Polizia provinciale, rispettando le distanze stabilite dalla legge che determinano l'impossibilità oggettiva di fenomeni di concentrazione del prelievo;
gli uccelli acquatici vivono e si alimentano nelle numerosissime aree lacustri, fluviali o di palude della regione che, pure in un periodo estivo come quello che abbiamo attraversato, hanno mantenuto, come da verbali della stessa Polizia provinciale, livelli di acqua e caratteristiche idonee ad ospitare l'avifauna acquatica. Per gli Anatidi, tutti migratori, condizioni diverse da quelle favorevoli determinano inevitabilmente o la mancata sosta ovvero il ritardo dei flussi migratori;
in ordine alle specie per le quali si effettuano ripopolamenti, infine, è bene informare tutti voi circa le modalità con le quali gli Atc operano abitualmente nei loro territori: la lepre non è più oggetto di ripopolamento nel periodo estivo o raramente; per i galliformi il ripopolamento avviene con la liberazione in aree tutelate attraverso l'impiego di giovani pre-ambientati in strutture idonee con supporto alimentare ed abbeveratoi. Alcune specie provengono addirittura da Centri pubblici certificati e riconosciuti dallo stesso Ispra; le immissioni inoltre non avvengono mai durante la stagione venatoria ma nei periodi indicati dall'Ispra;
per alcune di queste specie il monitoraggio è già in atto da anni così come previsto dalla legge e dagli strumenti di pianificazione. A seguito del passaggio delle competenze si stanno ridefinendo i protocolli operativi anche alla luce del redigendo piano faunistico venatorio regionale, importantissimo, su cui effettivamente dovremo confrontarci con il coinvolgimento di tutto il mondo ambientale, agricolo e venatorio della nostra regione. Rispetto invece ad un monitoraggio della fauna nelle aree interessate dagli incendi, senza ribadire quanto esposto precedentemente sull'esiguità delle zone nel territorio di nostra competenza, e quindi sulla valenza stessa della proposta, si deve ricordare che, come già in una comunicazione dell'Ispra del 2007, diversi studi dimostrano che, in un periodo non riproduttivo, il numero di esemplari di mammiferi e uccelli, con l'eccezione dei micromammiferi, che periscono per effetto diretto del fuoco, è in genere relativamente basso. Se si considerano pertanto questi dati in combinato con gli areali di distribuzione delle singole specie o della loro fenologia si evidenzia l’inutilità o perlomeno la debolezza della proposta soprattutto per il territorio di nostra competenza;
la caccia è comunque vietata per dieci anni, a seguito di notifica dei Sindaci, nelle aree forestali interessate da incendi. Questo per ribadire.
Aggiungerei che, e concludo Presidente, questo mio intervento ha voluto dare un contributo tecnico-scientifico a questa discussione, alla giustezza della mozione presentata, nello stesso calendario venatorio noi avevamo già, lo hanno anticipato alcuni Consiglieri, individuato alcune situazioni molto importanti per un percorso condiviso con tutto il sistema ambientale che, ripeto a noi sta molto a cuore, e con il mondo agricolo, in particolar modo con il mondo venatorio. Infatti il calendario venatorio ha previsto ..., l'abbiamo già detto ma voglio ribadirlo con chiarezza, uno dei pochi calendari venatori buoni, riconosciuto non solo da noi, ma a livello nazionale, tant’è che quest’anno ha avuto un percorso condiviso dalla Commissione e un po’ da tutti, soprattutto ha avuto anche un percorso che ha portato ad una elaborazione per ridurre la caccia nelle ore più calde. Questo l'abbiamo fatto in tempi non sospetti, a giugno, quando ancora non c’erano condizioni di siccità, ed avevamo già previsto che nei periodi più caldi, nelle ore più calde, non ci fosse.
Il nostro calendario è molto importante tanto che abbiamo recepito le indicazioni pervenute dalle associazioni venatorie condivise dagli agricoltori e dalle associazioni ambientaliste, di ridurre di una settimana la caccia stanziale, perché effettivamente è un periodo che i cacciatori, le associazioni, gli stessi ambientalisti riconoscono di grande criticità per la fauna.
Credo che la mozione presentata vada rispettata, ma sono convinto che dopo queste valutazioni, dopo queste riflessioni, non soltanto di carattere politico, ma tecniche, che nascono da una serie di verifiche scientifiche con tutta una serie di motivazioni e di risposte che abbiamo ritenuto giusto dare anche rispetto alla nota inviata dall’Ispra, sia opportuno riaprire un confronto all’interno della Commissione, un confronto che deve allargarsi anche agli ungulati, perché noi abbiamo una criticità vera e forte sugli ungulati.
Da questo punto di vista vorrei invitare il Consigliere Bisonni a ritirare la mozione per poi riprendere il confronto in maniera più approfondita su questi temi che sono fondamentali e che stanno a cuore a tutto il sistema agro/ambientale/venatorio.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Bisonni.

Sandro BISONNI. Approfitto del tempo per la dichiarazione di voto per ribadire due o tre cose.
La prima, come ho detto all’inizio, forse qualcuno ha perso questo passaggio, è che la siccità ha portato uno stress agli animali che durante tutto il periodo estivo hanno subìto la carenza di acqua ed hanno sopportato il caldo. Soprattutto la siccità ha portato a una riduzione del cibo per gli animali perché ha portato dei danni alle colture che rappresentano il cibo. Quindi i danni ci sono stati, lo stress per gli animali c’è stato e i due giorni di pioggia non rimediano a questa situazione.
Detto questo vorrei riportare la discussione, anche se non è stato detto esplicitamente, sembra quasi che il dibattito sia a favore o contro la caccia, su quella che è la mozione che ha una serie di azioni coordinate e di buon senso, direi io, suggerite dall’Ispra, qui non si tratta di esprimersi a favore o contro la caccia, si tratta di recepire o meno le raccomandazioni dell’Ispra.
Mi dispiaccio di una cosa, sembra quasi da qualche intervento, il desiderio, la volontà di sminuire la capacità tecnica e l’importanza dell’Ispra e delle dichiarazioni che ha fatto.
Ho sentito filosofie, ma non ho visto dati, ad esempio sul successo riproduttivo non c’è stato un numero che è stato riportato in Aula da alcuno. Quindi al di là delle filosofie, si contesta da una parte quello che dice l’Ispra, ma dall’altra non c’è un supporto quantitativo, numerico, scientifico per ribattere a quello che l’Ispra dice.
Concludo il mio intervento dicendo che ovviamente voterò a favore, richiamando l’attenzione dei Consiglieri sul fatto che dire no a questa mozione non significa dire no alla mozione di Sandro Bisonni, ma significa dire no alle raccomandazioni dell’Ispra e significa dire no ad una gran parte dei marchigiani. Io ho fatto una conferenza stampa su questo tema, a memoria, io non faccio politica da tanto, è stata la prima volta in cui tutte le associazioni ambientaliste delle Marche si sono ritrovate unite e compatte, d’accordo su questo tema, da Legambiente, WWF, Oipa, Lac, Lav e chi più ne ha più ne metta. Quindi voi dicendo no a questa mozione state dicendo no all’Ispra e state dicendo no ad una gran parte di marchigiani rappresentati da queste associazioni.
Vi invito a riflettere con serenità, perché, ripeto, non è esprimersi a favore o contro la caccia, anzi devo dire, e concludo veramente, che nei social network sono stati lanciati dei post e molti cacciatori si sono espressi a favore di questa sospensione. Con la mozione però, Consigliere Talè, non si chiede lo slittamento, ma di ridurre il periodo di caccia, sospendendo per il tempo necessario, adesso, le attività che abbiamo detto.
Sulla tempistica, questa era la prima seduta utile per poter portare la mozione e la siccità ce l’abbiamo avuta in estate, io ho scritto la mozione in agosto, durante le ferie, chiamiamole ferie anche se noi non andiamo in ferie. Questo per dire che non c’era una tempistica diversa per portare la mozione, io ho chiesto l’inserimento d’urgenza e ringrazio tutti i capigruppo che hanno accettato quanto meno l’inserimento all’ordine del giorno. Quindi la tempistica era questa, non era possibile fare diversamente.
Ripeto, invito i Consiglieri a riflettere che un voto contrario a questa mozione è un voto contrario all’Ispra, è un voto contrario alla gran parte dei marchigiani rappresentati da tutte le principali associazioni ambientaliste delle Marche.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Zura Puntaroni.

Luigi ZURA PUNTARONI. Grazie Presidente. Ci siamo espressi prima tramite la Consigliera Malaigia, siamo decisamente contrari, perché la caccia per quanto ci riguarda non esiste più da tanto tempo, perché chi va a caccia lo fa per passione, per fare le passeggiate, quindi tutte queste poesie secondo noi non hanno senso. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, l’Assessore Pieroni.

Moreno PIERONI. Grazie Presidente. Soltanto per dire che come Assessorato abbiamo a cuore la questione ed abbiamo cercato di dare una risposta.
Ribadisco il fatto di ritirare questa mozione per entrare poi nello specifico dei dati scientifici, effettivamente noi abbiamo ragionato su tutto, ma mentre la mia replica, Consigliere Bisonni, è una risposta che porta una serie dati di percorso, anche rispetto all’Ispra, da noi riconosciuta, la nota dell'Ispra, e lo sa bene Consigliere perché lo sanno tutti i Consiglieri, è precauzionale, inviata a tutte le Regioni d’Italia, senza entrare nello specifico delle criticità di ogni Regione perché, l’ho detto prima, il Trentino non è uguale alla Sicilia, l’Abruzzo non ha avuto le problematiche che ha avuto la Regione Marche. Quindi è chiaro che fare una nota così, significa cercare di dare un messaggio generico a cui ogni Regione, valutando le proprie situazioni, le proprie condizioni ambientali, si è attenuta o ha parzialmente integrato le precauzioni. Ad esempio l’Umbria non ha fatto altro che aggiungere al proprio calendario, mentre noi l'avevamo già fatto all’inizio, ripeto, che nelle ore più calde, dalle 12,00 alle 17,000 la pre-apertura era ferma. L’Umbria si è adeguata per alcune parti, per questa ad esempio ha seguito l’indicazione della Regione Marche.
Quindi tirare in ballo l’Ispra, come se fosse la panacea di tutte le situazioni, in questo caso non è sicuramente un argomento che dà la possibilità ad una regione di posticipare la caccia di quindici giorni. Altrimenti non sarebbe un problema posticipare la caccia perché fra 10 giorni molto probabilmente se ritorna il caldo dovremmo ritornare sulla questione.
Io credo invece che di fondo ci debba essere un giusto equilibrio che tutti dobbiamo trovare, tenere tutti, garantendo tutto il sistema ambientale, agricolo e venatorio della nostra regione.
Nessuno vuol prendere posizione, anzi Consigliere la pregherei di non fare più affermazioni come: “Chi vota questo è contro il mondo ambientale, chi non lo vota è a favore del mondo ambientale o è a favore della caccia”. Questa contrapposizione non sta nel suo modo di essere, io spero che sia stata un’uscita non felice rispetto al problema, perché qui noi abbiamo, la Giunta e questo Consiglio lo dimostrano continuamente con tanti atti, finanziato con tanto impegno anche alcuni settori collegati al mondo ambientale. Quindi la prego Consigliere non dica: “Chi vota contro questo è contro le associazioni ambientaliste e chi la vota è a favore”.

(interrompe il Consigliere Bisonni)

Moreno PIERONI. No, questa è un'altra cosa. Contro le richieste specifiche dell’Ispra, ma no che siamo contro le associazioni ambientaliste paventando che poi le associazioni ambientaliste …
Noi non vogliamo creare una contrapposizione così piccola e meschina tra mondo venatorio, mondo agricolo e mondo ambientalista.
Su questo Consigliere ha fatto una grande caduta di stile, noi invece riteniamo che sia giusto confrontarsi e riportare le riflessioni che ha fatto all’interno della Commissione dove abbiamo stilato il calendario funzionalmente ad una serie di dati scientifici e numerici. Per questo ho chiesto il ritiro della mozione, per confrontarci di più perché le criticità del mondo agricolo, ambientale e venatorio non terminano oggi, purtroppo penso che andremo avanti con questo clima sempre più tropicale.
Il confronto su questi temi poteva essere una opportunità per riportare in Commissione la discussione, però Consigliere la prego di non mettere mondo contro mondo, perché non credo che sia nella mente delle associazioni ambientaliste, né delle associazioni agricole, né delle associazioni venatorie andare allo scontro su queste cose che possono essere gestite in maniera corretta e noi dobbiamo avere l’intelligenza anche per il futuro di trovare i giusti equilibri nel rispetto dei dati, della scienza e quant’altro.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Marconi.

Luca MARCONI. Grazie Presidente. Per dichiarare il mio voto contrario a questa mozione e perchè, come ha fatto sapientemente l’Assessore Pieroni, non possiamo su ogni argomento diventare così manichei, direi da questo punto di vista anche infantili, nel senso che c’è una tentazione di risolvere tutto pro e contro.
Inizialmente potevo avere, come ha detto il Consigliere Talè, un'opinione favorevole al rinvio di 7, 8, 10 giorni, ma con questo non sono contro i cacciatori, altrimenti dovremmo dire che chi vota a favore della mozione è contro i cacciatori, che non sono tutta la popolazione marchigiana, perché tutta la popolazione marchigiana è ambientalista i cacciatori sono solo qualche migliaia, ma non è questa la misura, perché non stiamo ragionando seriamente intorno ad un problema, ma stiamo andando a caccia di voti.
Credo che quello che ha presentato l’Assessore Pieroni in quella lunghissima e noiosissima relazione che ci ha letto sia stata molto utile perché in quella relazione ci sono una serie di dati che vanno contro un pensiero comune dominante, che purtroppo in campo ambientale è diffusissimo, cioè tutti diventano scienziati del nulla, dalle macchie solari fino al riscaldamento globale, allo scioglimento dei ghiacciai o al riscaldamento a destra o a sinistra, tutti si inventano qualcosa, pochissimi parlano partendo dai dati.
Non c’è dubbio che negli ultimi 40-50 anni, stante l’aumento della temperatura e l’aumento della vegetazione, che è conseguente all’aumento della temperatura, sono aumentati gli animali di qualsiasi tipo, forse diversa la situazione dei migratori, ma indubbiamente tutte le specie animali grazie a queste due cose fondamentali, perché senza calore e senza vegetazione non c’è vita, sono aumentate.
In più in questi anni tutte le normative sulla caccia sono state normalmente più restrittive rispetto al passato, quindi c’è stata una sensibilità che ha fatto sì che questa regolamentazione fosse sempre più accesa.
Ma al di là di questi argomenti se, come è stato detto ed ampliamente dimostrato dai dati che vengono prodotti, abbiamo avuto comunque sia non questo grave danneggiamento che si dice, credo che questa richiesta venga a cadere proprio per gli ultimi fatti e credo che nel frattempo organizzeremo adeguate danze della pioggia in modo tale che saremo sicuri che nelle prossime settimane non tornerà un evento siccitoso. Grazie.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione.
Mozione n. 288. La pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Sull'ordine del giorno

PRESIDENTE. Ho una richiesta da parte del Consigliere Giacinti di anticipare la mozione n. 255 perché per motivi istituzionali in rappresentanza della Giunta dovrà lasciare l’Aula. Se non ci sono obiezioni?
Ha la parola la Consigliera Pergolesi.

Romina PERGOLESI. Grazie Presidente. Vorrei intervenire in merito al punto 5 dell’ordine del giorno e se possibile vorrei fare una dichiarazione anche a nome dei miei colleghi Consiglieri prima della votazione della proposta del Consigliere Giacinti.

PRESIDENTE. Una dichiarazione in che senso? Prima decidiamo l’ordine dei lavori, poi se decideremo procederemo con la mozione n. 255,

Romina PERGOLESI. Semplicemente chiediamo il rinvio del punto 5 vista l’assenza del Presidente Ceriscioli.

PRESIDENTE. Va bene. Pensavo volesse fare una dichiarazione sul merito. Voi chiedete sostanzialmente il rinvio del punto 5.
Giorgini, Fabbri, Maggi, siete tutti d'accordo? Va bene.

Romina PERGOLESI. Noi vorremmo rinviare sia le mozioni che le interrogazioni data l’assenza dell’Assessore alla sanità, cosa inaccettabile e più volte rilevata in questo Consiglio e ci auguriamo che vengano rinviate al prossimo Consiglio utile.
Vista l’ennesima assenza del Presidente Ceriscioli, saremo grati al Presidente Mastrovincenzo, o a chi per lui, se garantisse nel prossimo Consiglio utile la presenza del Presidente per discutere di questioni importanti che riguardano i punti nascita nella regione Marche. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Pieroni.

Moreno PIERONI. Come Giunta siamo favorevoli allo spostamento.
Consigliera Pergolesi credo che una cosa sia fare una proposta di posticipo, però la valutazione che ha fatto dimostra sempre il suo approccio così scorretto politicamente, il suo in questo caso, perché ci sono Consiglieri del suo gruppo che non hanno lo stesso comportamento.
Io sono stato Consigliere nella passata legislatura, questo Presidente, e non è una difesa, è stato presente 76 volte su 85, tenendo conto, per dare alcuni dati, che stiamo vivendo un momento nelle Marche che forse a lei come Consigliere del Movimento 5 Stelle sfugge, c’è un terremoto in corso, abbiamo una serie di situazioni, quindi credo che quell’affermazione che ha fatto, per quello che mi riguarda se la può anche rimangiare, comunque siamo a favore del rinvio.

PRESIDENTE. No, non c’è nessuna motivazione di fatto personale, Consigliera Pergolesi! Perché lei ha dato dei giudizi nei confronti del Presidente e l’Assessore Pieroni le ha dato delle spiegazioni, tra l’altro il Presidente, come tutti quanti quando sono assenti per motivi istituzionali…. Io sono garante del Regolamento!
Il punto 5 a questo punto è rinviato e mi pare che ci sia il consenso da parte di tutti di trattare la mozione n. 255.

Mozione n. 255
ad iniziativa dei Consiglieri Giacinti, Micucci, Biancani, Talè, Traversini, Giancarli, Urbinati, Busilacchi, Marconi, Minardi, Rapa
“Promozione dei corretti stili di vita”
(Discussione e votazione)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la mozione n. 255 dei Consiglieri Giacinti, Micucci, Biancani, Talè, Traversini, Giancarli, Urbinati, Busilacchi, Marconi, Minardi, Rapa.
Ha la parola, per l'illustrazione, il Consigliere Giacinti.

Francesco GIACINTI. Grazie Presidente. Grazie ai colleghi per aver consentito questo anticipo.
Molto brevemente, trattasi di una mozione che ha come oggetto la promozione dei corretti stili di vita. Questo è il titolo e in questa direzione vuole andare questa mozione, partendo da una premessa che è quella secondo la quale nella relazione programmatica della Giunta (quinquennio 2015/2020) le attività motorie e la promozione sportiva rappresentano un aspetto fondamentale delle politiche governative della Regione perché hanno incidenza sulle famiglie, sulla salute dei cittadini, sul sistema sanitario, sulla vocazione turistica e per una vera educazione sportiva.
Si legge inoltre che tra le altre azioni vanno previste il potenziamento e la qualificazione delle attività di prevenzione a partire dalla prevenzione ambientale, dalla sana alimentazione e dagli stili di vita, dalle attività di screening e dalle vaccinazioni nel dare risposte concrete alla fragilità ed alla cronicità.
Partendo da questa premessa e in considerazione del fatto che i numeri della pratica sportiva presentati dal Coni e dall’Istat proprio quest’anno, nel triennio 2013/2016, hanno visto incrementare la percentuale di praticanti sportivi in maniera costante, passando dal 4,2% al 25,1% della popolazione e nel 2016 le persone che hanno dichiarato di praticare uno sport con continuità hanno raggiunto il 27,6% della popolazione.
Considerato che:
per ogni aumento di punto percentuale di praticanti sportivi con continuità ed assiduità viene stimato un risparmio di spesa sanitaria pari a 200 milioni di euro;
nei nuovi livelli essenziali di assistenza è riservata una particolare attenzione ad una corretta educazione all’attività fisica come strumento per contrastare anche l’abuso di alcool, sostanze, fumo, una sana alimentazione e corretti stili di vita, prevenendo quindi il conseguente disagio sia dei giovani che degli adulti;
dall’indagine “Okkio alla Salute” della Regione Marche emerge che nella nostra regione sono diffuse, tra i bambini, abitudini alimentari che non favoriscono una crescita armonica e sono fortemente predisposti ad un aumento di peso, abbiamo l’11% di bambini obesi e il 20% di bambini in sovrappeso, come nella media nazionale, ed è emerso che promuovendo un consumo alimentare sempre più consapevole da parte dei ragazzi, si può trainare anche lo stile alimentare delle famiglie;
l’Organizzazione mondiale della sanità dichiara che a livello collettivo l’inattività non solo ha un pesante impatto negativo in forma di costi diretti per il sistema sanitario, ma anche un elevato costo indiretto in termini di aumento di inabilità al lavoro;
si vuole continuare ad ampliare l’esperienza positiva maturata nei precedenti anni scolastici, ad esempio nelle scuole primarie con il progetto regionale “Sport di classe” ed altri progetti come il metodo “Scuola in movimento”. Un’altra linea di intervento è dedicata alla promozione dell’attività motoria di adulti ed anziani con il coinvolgimento degli enti di promozione sportiva.
Per tutte queste progettualità e per questa intenzione di voler promuovere un corretto stile di vita per tutte le motivazioni che abbiamo detto, con questa mozione si vuole impegnare la Giunta regionale ad utilizzare fino allo 0,5% del Fondo sanitario regionale per integrare il Fondo per la prevenzione anche al fine di sviluppare i progetti di cui sopra e comunque per favorire quelle attività il cui compito sarà quello di promuovere i più corretti stili di vita di tutta la popolazione.
Questo è un po’ il senso della richiesta, così come ho letto nella parte dell’impegno che va sottolineata con questa mozione.

Presidenza del Presidente
Antonio Mastrovincenzo

PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Marcozzi.

Jessica MARCOZZI. Condivido in pieno questa mozione. I numeri parlano chiaro, numeri che fortunatamente vedono la nostra regione assolutamente vitale dal punto di vista dell’attività sportiva professionistica, agonistica e non.
Ma tutti sappiamo che al movimento va abbinata una sana alimentazione per raggiungere un equilibrio salutare ottimale, quindi è una mozione che mi vede assolutamente d’accordo soprattutto perché a mio avviso la politica ancora non ha capito l’importanza di investimenti in questo settore.
Investimenti doppiamente virtuosi perché oltre a puntare all’ottimizzazione dello stile di vita dei nostri concittadini, genera anche dei risparmi notevoli sulla spesa del sistema sanitario e in questo circolo virtuoso non ci si dimentichi dei necessari investimenti sulle strutture sportive. Spesso i nostri giovani sono costretti a svolgere la loro attività sportiva in impianti fatiscenti o con enormi carenze strutturali e solo la vocazione al movimento li spinge a continuare. Quindi la politica è chiamata a dare risposte anche su questo fronte.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Fabbri.

Piergiorgio FABBRI. C’è un emendamento, noi chiediamo di togliere dal dispositivo questa frase: “sviluppare i progetti di cui sopra”, in quanto rende limitativa l’applicazione di questa mozione.
I corretti stili di vita non sono soltanto quelli sportivi, riguardano anche l'alimentazione, le buone attività in generale, altrimenti sembra che ci indirizziamo su progetti specifici, da noi si chiamano “marchette”, vorremo evitare perché effettivamente il concetto è buono.
E’ chiaro che è una mozione leggera perché chiede di utilizzare lo 0,5% del Fondo sanitario regionale come dovrebbe essere, e quindi è una vergogna che non lo facciamo! Quindi è soltanto per aggiungere carne al fuoco in un settore fortemente in sofferenza finanziaria e di applicazione.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Celani.

Piero CELANI. Quando si parla di stili di vita sicuramente non si può non essere d’accordo su quanto detto fino ad ora, tenuto conto che la pratica di una sana attività motoria contribuisce nel modo migliore alla riuscita.
Lancio una proposta ed una raccomandazione, mi auguro che ci sia un ulteriore 0,1% da destinare a progetti di educazione alimentare all’interno delle scuole, molto importante, non soltanto lo 0,5% che per quanto riguarda il sistema dello sport è fondamentale, incredibile, però è chiaro che una parte deve essere spesa per progetti di carattere culturale all’interno delle scuole per alimentare la pratica sportiva ed anche e non soltanto l’educazione alimentare, tenuto conto che, ve lo dice uno che ha fatto l’insegnante per molti anni, l’educazione sportiva, la mitica ginnastica, è ridotta ad una parvenza. Spesso i ragazzi sono impegnati a ripassare qualche lezione per l’ora successiva, perché temono di essere interrogati, quindi credo che ci debba essere un cambio culturale, un approccio diverso a questa politica dello sport e dell’educazione all’attività motoria. La questione non può essere relegata soltanto ad un problema di attività sportiva se questa non interagisce con quella che è l’attività culturale che si fa all’interno della scuola.
E’ fondamentale, altrimenti questo 0,5% mi sembra semplicemente una fuga verso un qualcosa che manca e siccome qualcuno la chiede a gran forza gli diamo lo 0,5%. Spero che non sia così.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione.
Emendamento a firma dei Consiglieri Maggi, Pergolesi, Fabbri, Giorgini. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Coordinamento tecnico. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Mozione n. 255, così come emendata. La pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Mozione n. 242
ad iniziativa del Consigliere Talè
“Manutenzione straordinaria e sicurezza delle strade delle Marche”

Interrogazione n. 449
ad iniziativa del Consigliere Bisonni
“SS 77 Civitanova-Foligno caduta di calcinacci da cavalcavia all’altezza di Civitanova Marche”
(abbinate)
(Rinvio)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la mozione n. 242 del Consigliere Talè e l’interrogazione n. 449 del Consigliere Bisonni.
Ha la parola il Consigliere Talè.

Federico TALE’. Siccome la Regione Marche e la Regione Liguria alla conferenza Stato-Regioni hanno promosso un accordo quadro sulla viabilità che è stato approvato il 3 agosto, era tutt’altro che scontata la sua approvazione, propongo di rinviare la mozione.

PRESIDENTE. Va bene. A quando la rinviamo Consigliere?

Federico TALE’. Prima approfondiamo e vediamo l’accordo Stato-Regioni, vediamo quali sono le conseguenze e poi facciamo.

PRESIDENTE. Va bene, la rinviamo.

Mozione n. 284
ad iniziativa del Consigliere Giancarli
“Candidatura delle Grotte di Frasassi all’iscrizione nella lista del Patrimonio mondiale culturale e naturale dell’Unesco”
(Discussione e votazione)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la mozione n. 284 del Consigliere Giancarli che ha la parola per illustrarla.

Enzo GIANCARLI. Non credo che in quest’Aula debba illustrare e descrivere il valore ambientale-naturalistico delle Grotte di Frasassi, sicuramente tutti voi le avete visitate, è uno dei complessi ipogei più importanti d’Europa, credo quindi che vi sia la necessità di iniziare un percorso per far sì che questo grande complesso naturale possa avere il riconoscimento dell’Unesco.
Tutti sappiamo la valenza culturale-economica per quel territorio. Siamo nell’area interna montana anconetana, dentro quelle che sono le aree, tra l’altro contigue, colpite dal sisma. Sicuramente le Grotte di Frasassi contribuiscono alla rinascita anche economica della nostra regione.
Per il riconoscimento Unesco si tratta di partire con le procedure, quello che chiedo alla Giunta regionale, all’Assessore Pieroni, all’Assessore all’ambiente Sciapichetti, è di far sì che si possa procedere per ottenere questo risultato che sicuramente è meritato e meritevole per un complesso importante come le Grotte di Frasassi.

PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Pieroni.

Moreno PIERONI. Credo che questa mozione sia molto importante in quanto riguarda la valorizzazione di un patrimonio, le Grotte di Frassasi, che ormai ha una valenza mondiale/internazionale e che è conosciuto in tutto il mondo.
E' la giusta intuizione, e qui ringrazio il Consigliere Giancarli, ed auspico un voto unanime su questa proposta perché come Giunta regionale, in stretto rapporto con l’Assessore all’ambiente Sciapichetti, faremo partire tutte le procedure necessarie per attivare un percorso che non sarà di breve durata, ma che tutti speriamo possa avere il definitivo avallo da parte dell’Unesco.
Questa mozione darà il via ad una serie di interventi, la Giunta farà una delibera da mandare poi ai Ministeri competenti per far sì che questo nostro patrimonio, così bello e così importante, sia dal punto di vista ambientale che dal punto di vista storico, culturale e turistico, possa avere il riconoscimento dovuto.

PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Marcozzi.

Jessica MARCOZZI. Grazie Presidente. La mozione presentata dal Consigliere Giancarli mi trova assolutamente a favore dal momento che è mossa dallo spirito giusto. Le nostre Marche hanno una miriade di gioielli naturali, storici, architettonici che purtroppo anche noi marchigiani ignoriamo.
Certo non è questo il caso delle famose Grotte di Frasassi che sempre richiamano turisti, curiosi, ma anche la comunità scientifica, geologica e speleologica.
Visitarle significa saltare nel cuore della terra, per questo motivo vanno tutelate dalla politica regionale con ogni mezzo.
La mozione chiede un’iscrizione alla lista del patrimonio mondiale che dovrebbe essere quasi scontata data la ricchezza, la straordinarietà e l’importanza scientifica e naturalistica del luogo.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Urbinati.

Fabio URBINATI. Grazie Presidente. Grazie al Consigliere Giancarli per aver avuto l’intuizione di portare questa mozione in Consiglio per iniziare il percorso che credo sia un atto dovuto che una amministrazione regionale debba fare, perché questo inizio di iter è un riconoscimento, un tassello che noi mettiamo verso quegli indirizzi che nella nostra regione ci siamo dati e che a maggior ragione stiamo mettendo in campo dopo i terribili eventi sismici dello scorso anno.
Chi gira il mondo e gira l’Italia si rende conto che nella nostra regione abbiamo un solo riconoscimento, il Palazzo Ducale di Urbino, come patrimonio Unesco. Credo che siamo molto sottodimensionati da questo punto di vista, la nostra regione, sia come peculiarità ambientali, come questa delle Grotte di Frasassi, che come beni architettonici ed artistici, dovrebbe avere, non dico ai livelli della Sicilia, della Toscana o di altre regioni, un numero superiore rispetto a come siamo messi in questo momento.
E’ importante anche perché la storia delle Grotte di Frasassi è una bella storia. In questi giorni c’è stato, anche grazie alla mozione del Consigliere Giancarli, un riscoprire un po’ la loro vicenda, dopotutto è una scoperta recente fatta nel 1971.
Con le Grotte di Frasassi possiamo aprire un iter che servirà a noi come Regione Marche per capire come si arriva a questi riconoscimenti.
Penso che per noi sia solo una questione burocratica, capire come arrivarci e capire come fare squadra per ottenere questi risultati.
Credo che come peculiarità e come riconoscimenti, sicuramente, non abbiamo nulla da invidiare ad altre regioni che hanno riconoscimenti superiori ai nostri.
Quindi grazie al Consigliere Giancarli e grazie a tutta l’Aula per la condivisione.

PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Leonardi.

Elena LEONARDI. Voterò convintamente a favore della mozione presentata dal Consigliere Giancarli perché reputo che sia importantissimo dare una valorizzazione ancora più rilevante a questo patrimonio che le Marche hanno.
La mia passione personale mi ha portato anche a visitare la parte del complesso monumentale delle Grotte di Frasassi che non è aperto ai comuni visitatori e mi ha anche dato la possibilità di vedere l’immensa grandezza di questo patrimonio, per cui credo che riuscire a valorizzarlo, attraverso il riconoscimento da parte dell’Unesco, sia veramente il corollario per una meraviglia della natura che abbiamo la fortuna di avere, per enfatizzare e portare ancora di più il turismo su questa bellezza naturale.
Immagino che sarà un voto unanime e ringrazio il Consigliere Giancarli per aver avuto questa che credo che sia una ottima idea, un’ottima proposta.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Celani.

Piero CELANI. Un piccolissimo contributo essendo stato attore della candidatura all’Unesco di Ascoli città di Travertino e avendo avuto modo di interagire con l’Unesco e con il Comitato scientifico.
Credo che questa richiesta possa andare nel verso giusto perché fa riferimento ad un ambiente, non fa riferimento ad un monumento.
Sappiate che in questo momento l’Unesco ha ristretto molto queste candidature, non guarda più ai monumenti architettonici perché ormai all’Italia ha dato il massimo, ne andiamo ancora a bizzeffe, che andrebbero a saturare tutta una serie di aspetti che non sono più presi in considerazione dall’Unesco, perché per quanto riguarda i monumenti guarda un po’ più alla parte asiatica e indiana.
Per quanto riguarda l’Italia e l’Europa lo sguardo è rivolto molto di più agli ambienti, quindi faccio una piccola considerazione e se volete raccomandazione, il Comitato scientifico che dovrà essere insediato per portare avanti questa pratica - i deus ex machina saranno il Comune di Genga e la Provincia di Ancona perché sono coloro che hanno la titolarità, mentre la Regione sarà di supporto - dovrà impostare la pratica come ambiente, altrimenti saremo ostacolati perché l’Unesco dice: “In Italia ormai abbiamo fatto il massimo” invece come ambiente il discorso può andare avanti.
Quindi mi auguro che la Regione possa coordinare questo Comitato scientifico ed imposti questa procedura per entrare nella lista di attesa, non ovviamente per essere subito dichiarati patrimonio dell’Unesco, ce ne vuole tanto.
Credo che l’Assessore Pieroni conosca più di tutti noi queste procedure, io me ne sono occupato per la città di Ascoli e ancora stiamo lottando a non finire, dopo aver fatto pubblicazioni, comitati scientifici e quant’altro, c’era anche il rappresentante della Regione.
Se si imposta un discorso a livello di ambiente, le Grotte di Frasassi come un unicum ambientale non come un unicum architettonico, sarà molto avvantaggiato.
Questo è il motivo per cui ad Ascoli noi facemmo “Ascoli città di travertino” e non del travertino per far capire che era un ambiente unicum, su cui si poteva lavorare.
Ovviamente non si può non essere favorevoli da questo punto di vista. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Fabbri.

Piergiorgio FABBRI. Grazie, Consigliere Giancarli, questa è un’iniziativa che appoggiamo. Le Grotte di Frasassi sono veramente uno spettacolo, anch’io ho fatto il percorso speleologico, come la Consigliera Leonardi, oltre a quello turistico.
E’ vero sono inserite in un ambiente irripetibile.
Non è patrimonio dell'Unesco il Palazzo Ducale, ma il centro storico di Urbino, proprio per sottolineare il fatto socio-culturale, in quanto la città è abitata a dimensione umana, come lo era ai tempi del Duca.
Il complesso delle grotte è inserito in una valle spettacolare in cui dal punto di vista naturalistico, idrogeologico, vegetazionale ha eccellenze, penso che sia una candidatura che possa avere fortuna, con la pazienza e la perseveranza che la burocrazia ci imporrà di avere. Votiamo convintamente a favore.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione.
Mozione n. 284. La pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

La seduta è tolta.

La seduta termina alle ore 16,00.



 

 
 
Consiglio - Assemblea legislativa delle Marche
Piazza Cavour 23 - 60121 Ancona
TEL. 07122981  FAX 0712298203  PEC assemblea.marche@emarche.it
Codice Fiscale  80006310421