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Resoconto della seduta n.85 del 10/07/2012

SEDUTA N. 85 DEL 10 LUGLIO 2012

La seduta inizia alle ore 10,15


Presidenza del Presidente
Vittoriano Solazzi


Comunicazioni del Presidente

PRESIDENTE. Do per letto il processo verbale della seduta n. 84 del 3 luglio 2012, il quale, ove non vi siano obiezioni, si intende approvato ai sensi dell’art. 29 del Regolamento Interno.
Sono state presentate le seguenti proposte di legge:
- n. 221 in data 29 giugno, ad iniziativa dei Consiglieri Marinelli, Malaspina, Cardogna, Latini, Binci, D’Anna, Zaffini, Bucciarelli, Pieroni, Busilacchi, Ricci, Silvetti, Marangoni, concernente: “Disposizioni in materia di terapie complementari: terapia del sorriso”, assegnata alla V Commissione in sede referente, alla II Commissione per l’espressione del parere ai sensi dell’art. 69 del Regolamento Interno e trasmessa alla III Commissione per l’espressione del parere ai sensi dell’art. 68 del Regolamento Interno;
- n. 222 in data 4 luglio, ad iniziativa dei Consiglieri Bucciarelli, Sciapichetti, Traversini, concernente: “Modifiche alla legge regionale 14 gennaio 1997, n. 9 ‘Istituzione dell'agenzia per i servizi nel settore agroalimentare nelle Marche (ASSAM). Soppressione dell'Ente di Sviluppo Agricolo delle Marche (ESAM). Istituzione della consulta economica e della programmazione nel settore agroalimentare (CEPA)’”, assegnata alla I Commissione in sede referente e trasmessa alla III Commissione per l’espressione del parere ai sensi dell’art. 68 del Regolamento Interno;
- n. 223 in data 6 luglio, ad iniziativa del Consigliere Carloni, concernente: “Norme in materia di produzione di energia rinnovabile da impianti alimentati a biogas”, assegnata alla IV Commissione in sede referente, al Consiglio delle Autonomie Locali per l’espressione del parere di cui all’art. 11, comma 2, lett. b), della legge regionale 10 aprile 2007, n. 4 e trasmessa alla VI Commissione per l’espressione del parere ai sensi dell’art. 68 del Regolamento Interno.
Sono state presentate le seguenti mozioni:
- n. 371 dei Consiglieri Badiali, Giancarli, Ricci, Bucciarelli, Perazzoli, Traversini “D.L. 31 maggio 2010 n. 78 convertito nella Legge 30 luglio 2010 n. 122 e norme successive in tema di esercizio obbligatorio delle funzioni fondamentali dei Comuni in forma associata - Equiparazione delle ‘società pubbliche’ alle ‘unioni’ e ‘convezioni’”;
- n. 372 della Consigliera Ciriaci “Attivazione di un numero verde per il sostegno e la presa in carico delle persone, in particolare piccoli imprenditori in grave difficoltà per ragioni connesse alla crisi economica”;
- n. 373 del Consigliere Marangoni “Fermiamo i massacri di cristiani in Nigeria e la distruzione degli antichi monumenti sacri mussulmani in Mali da parte di gruppi integralisti islamici”.
Comunico, inoltre, che in data 2 luglio 2012 ho provveduto, con decreto n. 27, alla sostituzione di un componente il Consiglio regionale dell’economia e del lavoro (CREL) – art. 2, comma 1, lett. a), della l.r. 15/2008.
Hanno chiesto congedo le Consigliere Ciriaci e Malaspina.

Sull'ordine del giorno

PRESIDENTE. Ha chiesto la parola il Consigliere Marinelli, ne ha facoltà.

Erminio MARINELLI. Chiedo di iscrivere all'ordine del giorno del prossima seduta assembleare l'interrogazione a risposta orale urgente riguardante un problema che interessa la sperimentazione della sclerosi in Romagna; non ha nulla a che vedere con il Progetto Marche di cui stiamo discutendo anche con la Commissione sanità.
Se il parere del Comitato etico dell'ospedale non arriverà entro il 31 luglio perderemo un'opportunità.
Di questo ne ho parlato anche con l'Assessore Mezzolani, lui è d'accordo. Quindi chiedo, se possibile, di iscriverla e discuterla martedì prossimo.

PRESIDENTE. Va bene. L'Aula è d'accordo, l'Assessore che deve rispondere anche, quindi non ci sono problemi, verrà inserita.





Dichiarazione ai sensi dell'art. 53, primo comma, del Regolamento interno.

PRESIDENTE. Ha chiesto la parola il Consigliere Camela, ne ha facoltà.

Valeriano CAMELA. Presidente, chiedo di intervenire per fatto personale. Quindici giorni fa in quest'Aula in mia assenza sono stato chiamato in causa dal Consigliere Trenta (e anche sulla stampa), che ha fatto dichiarazioni che io definirei esilaranti, se non farneticanti. Mi ha accusato di essermi appropriato di progetti altrui - probabilmente suoi -. Perchè in occasione della mia relazione sulla legge della montagna, una legge specificamente destinata alle località sciistiche della regione Marche, ho focalizzato l'attenzione del Consiglio regionale su una nostra località sciistica del sud delle Marche, Monte Piselli. Una località, questa, che ha una forte criticità in quanto gli impianti sciistici, infrastrutturali, sono posizionati in territorio abruzzese mentre l'utenza è quasi esclusivamente marchigiana. Quindi ho voluto parlare di questa località.
Qualche mese fa mi sono mosso con l'Assessore Viventi, che è l'Assessore delegato alle problematiche della montagna, per cercare di strappare una sua disponibilità ad un incontro con i dirigenti pari grado della Regione Abruzzo per vedere se era possibile elaborare una strategia condivisa, una sinergia di azioni per migliorare, per rivitalizzare una stazione sciistica che in cinquant'anni è andata incontro a un lento declino.
Ecco, questo mia azione politica io ritengo di svolgerla per il territorio regionale e in rappresentanza del mio territorio. Quindi quando ci sono delle occasioni per portare attenzione al mio territorio lo faccio volentieri.
Pertanto rigetto la provocazione fatta nei miei confronti e non voglio nemmeno pensare che sia un tentativo, comunque sciocco, di intimidazione dell'azione politica che io porto avanti sul mio territorio. Continuerò a fare così fin quando la gente vorrà.
A proposito di nomen omen, osservo, Presidente, un preoccupante fenomeno nella nostra comunità, una lacuna che si amplifica sempre più nel settore dell'aritmetica, ossia, c'è sempre più gente che nel contare arriva a ventinove, si ferma, poi ricomincia da quaranta. Grazie.

PRESIDENTE. Sempre per fatto personale, ha chiesto la parola il Consigliere Trenta, ne ha facoltà.

Umberto TRENTA. Ringrazio la tradizione. E che cos'è la tradizione, Presidente? E' il carnevale di Ascoli Piceno ove quest'anno per la prima volta ci sarà una nuova maschera, il bugiardino bugiardone e il traditore di sempre. Infatti come sempre mistifica le cose, ma siccome ha un'ignoranza politica che è nota anche al parquet, anzi, al sottoparquet di quest'Aula, è come sparare sulla Croce Rossa.
Se questo signore avesse il coraggio di dire in Aula – tra l'altro io in quest'Aula apprezzai l'Assessore Viventi, che conosco da sempre e che è persona corretta che si ritrova in mezzo alle questioni senza sapere il perché - foglio, particella e comune di residenza di quel, come dire, dimenticato posto di Dio, che è San Giacomo Monte Piselli, direbbe la verità. Ma visto che è incapace di fare politica perché non è capace proprio...

PRESIDENTE. Però, Consigliere Trenta, no, no!

Umberto TRENTA. Eh, no, Presidente, lui mi ha detto esilarante, ecco, adesso lo faccio ridere io! Ebbene, io lo chiamai in causa anche sulla proposta di legge dell'ospedale di vallata, dove vota in una maniera, ne racconta un'altra e poi ne fa un'altra ancora, facendo imbestialire il Presidente Spacca, il monopolista nostro governatore.
Quindi che questo signore stesse lontano, come l'avvertii, dalla proposta di legge “Limes territori di confine”, ossia quel lavoro - lo sa bene il Consigliere Cardogna - che stavamo facendo. Avevamo già ottenuto l'assenso della Regione Abruzzo (perché lì c'è un limes naturale), e lui si è voluto inserire in questa cosa di cui non sa. Primo, perchè non conosce il latino...

PRESIDENTE. Però, Consigliere Trenta, chiudiamo questa cosa! Io sono tollerante, ma...

Umberto TRENTA. Nelle Commissioni, Presidente, ci sono tutte le forze politiche rappresentate, tutti sanno quello che stiamo portando avanti.

PRESIDENTE. Consigliere Trenta, per favore.

Umberto TRENTA. Quindi, che la smettesse e chiedesse scusa, perché adesso inizio il martellamento a tappeto sulla sua azione politica.

PRESIDENTE. Questo è un problema vostro.

Umberto TRENTA. Perfetto, Presidente. E' un mio diritto e lo esercito. Quindi, le persone insipienti che partono da una parte e arrivano dall'altra...

PRESIDENTE. No, no!

Umberto TRENTA. ...come sempre ha fatto, e di notte riuscì a votare pure la sfiducia a se stesso!

PRESIDENTE. Consigliere Trenta, ho capito, ma...

Umberto TRENTA. L'intimidazione politica, Presidente! Quale intimidazione politica?! L'insipienza politica! (…) Come? (…) Guardi, Assessore Marconi, io sono una persona tranquilla...(...) Come? (…) No, no, io sto parlando dell'azione politica del Consigliere regionale Camela...

PRESIDENTE. Va bene! Proseguiamo.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Ricci.

Mirco RICCI. Come ho già chiesto ai Capigruppo, chiedo il rinvio o il ritiro da parte dei Presidenti della III e IV Commissione, che in questo momento non sono in Aula, della mozione n. 353 iscritta al punto 5).
E allo stesso modo, come ho cercato di motivare ai Capigruppo, e quindi per brevità non riprendo gli argomenti, chiedo anche il rinvio del punto 6), per fare in modo che la maggioranza si riunisca e verifichi le questioni riguardanti il tema del piano energetico regionale soprattutto in relazione agli impianti a biomasse e biogas.
Parlando poco fa con il Vicepresidente Petrini, siamo in grado di fissare in maniera ravvicinata un incontro di maggioranza. Quindi per la prossima seduta questa mozione potrà tornare in Aula ed essere discussa.
Credo che oggi, come ricordava il Consigliere Cardogna, si possa avere intanto la risposta all'interrogazione sullo stesso argomento dell'Assessore Donati. Ossia, si potrebbe separare la mozione dall'interrogazione e dare riscontro al Consigliere Cardogna quanto meno di un'illustrazione sui temi riguardanti il contenuto della mozione di cui al punto 6).

PRESIDENTE. Quindi, se l'Aula è d'accordo, rinviamo le mozioni n. 353 e n. 237 mentre discutiamo le interrogazioni n. 594 e n. 577 alle stesse abbinate. (...) Sì, certo, scusate, lo stesso discorso vale anche per le interrogazioni n. 721 e n. 831.


Interrogazione n. 815
del Consigliere Silvetti
“Rimozione eternit da edifici gestiti dall'Erap”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l’interrogazione n. 815 del Consigliere Silvetti. Ha la parola, per la risposta, l'Assessore Donati.

Sandro DONATI. In merito alla Interrogazione in oggetto, si comunica che la P.F. prevenzione e promozione della salute nei luoghi di vita e di lavoro ha acquisito per le vie brevi informazioni presso il Dipartimento di prevenzione di Ancona dell'Area vasta 2 dell'ASUR. Sono, inoltre, pervenute alla presente struttura alcune informazioni da parte del Dirigente della P.F. edilizia privata, edilizia residenziale pubblica e sociale della Regione Marche in merito al punto 1 dell'interrogazione in oggetto.
In merito a quanto sopra si precisa quanto segue:
Punto 1) dell'interrogazione: “sollecitare il Sindaco del Comune di Ancona a disporre con ordinanza ex art. 50 del D.Igs. 2672000 l'immediata rimozione dei manufatti o altri interventi necessari ad evitare la dispersione delle fibre di amianto e la conseguente messa in sicurezza al fine di evitare la dispersione delle fibre in amianto": a tal proposito è stata acquisita copia dell'Ordinanza del Dirigente del Servizio Sanità del Comune di Ancona prot. n. 48195 del 6 giugno 2012, con la quale, anche a seguito della richiesta dell'Area vasta 2 dell'ASUR - con nota prot. n. 62881 del 17 maggio 2012 - è stata ordinata all'ERAP la bonifica amianto, entro il 14 luglio p.v., delle coperture in eternit dei box a servizio dei numeri civici 1-3-5 di Via Circonvallazione.
Relativamente ai punti successivi, si ritiene di precisare quanto segue.
Punto 2) "se esiste un censimento delle strutture del Comune di Ancona, uffici, scuole impianti sportivi, case popolari in cui è riscontrata la presenza di amianto e a quanto ammonta la quantità stimata di amianto friabile e amianto compatto": la Regione Marche con la delibera n. 3496 del 30 dicembre 1997, ha adottato il "Piano Regionale amianto", con successiva dgr n. 2830/2000 è stato approvato il Piano Operativo per il censimento amianto finalizzato alla realizzazione del censimento delle situazioni potenzialmente a rischio per presenza e/o esposizione ad amianto riferite ad imprese, edifici e locali aperti al pubblico e/o di utilizzazione collettiva: i dati provenienti da tale censimento sono stati elaborati e sono stati immessi in un database accessibile ai soli organi di vigilanza.
La quantità di amianto che risulta al 31 dicembre 2007 nel Comune di Ancona è: amianto compatto: nella categoria, dei dati aggregati, tra Kg 3.000.000 e Kg. 5.000.000; amianto friabile: nella categoria, dei dati aggregati, maggiore di kg 8.000.
Punto 3) "se tali edifici vengano costantemente monitorati al fine di evitare rischi per la salute pubblica e quali provvedimenti si intenda prendere per la bonifica degli edifici sopracitati": il Servizio igiene e sanità pubblica dell'Area vasta dell'ASUR, competente per territorio, ha il compito di monitorare i siti contenenti amianto tenendo conto delle Classi di priorità attribuite a seguito della valutazione del livello del rischio determinato in base ai parametri valutati dal Gruppo regionale amianto. Si fa presente che l'esigenza di bonifica di tali edifici è in relazione allo stato di conservazione del materiale contenente amianto e, quindi, non è sempre necessaria e/o indispensabile la bonifica stessa.
Punto 4) "quali risultati si sono ottenuti con il gruppo regionale amianto a distanza di dieci anni dalla sua costituzione": con dgr n. 3372 del 29 dicembre 1999 è stato costituito un gruppo di di lavoro permanente per le problematiche relative all'amianto. Tale gruppo aveva come obiettivo quello di occuparsi delle problematiche di carattere tecnico-operativo, interpretativo ed organizzativo, al fine di uniformare in ambito regionale le attività previste dalla vigente normativa sull'amianto. Tale gruppo ha, pertanto: organizzato il Piano censimento amianto, sopra citato, che si è concluso nell'anno 2007, attualmente presso le Aree vaste dell'ASUR si sta aggiornando il database sopra citato sulla base dei piani di intervento/bonifica/smaltimento presentati dalle ditte addette a tali lavori; elaborato gli indirizzi operativi per la rimozione, smaltimento di materiali contenenti amianto, che sono stati approvati con decreto del dirigente del Servizio sanità n. 33 del 30 gennaio 2003; provveduto ad affrontare diverse problematiche sulla interpretazione della normativa vigente in materia di "amianto" allo scopo di uniformare in ambito regionale le attività previste dalla vigente normativa sull'amianto
Da ultimo con la dgr n. 636/2011 è stato istituito il "Centro regionale amianto" presso I'Agenzia per la protezione ambientale delle Marche (ARPAM) - Dipartimento provinciale di Pesaro; il Centro è dotato di un microscopio elettronico a scansione con microanalisi a RX necessario ad effettuare particolari analisi/misurazioni di situazioni con presenza "amianto”..
Punto 5) "se non ritenga che i provvedimenti presi sino ad oggi non siano insufficienti rispetto all'ampiezza del fenomeno e al pericolo relativo alla presenza amianto nella nostra provincia", a tal proposito, si ritiene che i provvedimenti presi dalla Regione Marche siano in piena sintonia con quanto richiesto alle Regioni dalla normativa di settore, tant'è che la nostra Regione è stata valutata di "esempio", a livello nazionale (Ministero della Salute e Ministero dell'Ambiente), in ordine all'ampiezza e alla precisione del censimento amianto realizzato.
Punto 6) "se è stato previsto di istituire un numero verde presso la Regione dove, anche in maniera anonima, i cittadini potrebbero denunciare la presenza di eternit", a tutt'oggi non è prevista la istituzione di un numero verde, comunque durante l'espletamento delle fasi del censimento amianto è stato istituto un numero verde presso le allora AUSL a servizio degli utenti. I cittadini, comunque, possono, in ogni momento, segnalare (anche in forma anonima) la presenza di eternit al Servizio igiene e sanità pubblica dell'ASUR competente per territorio che provvederà successivamente ad una verifica puntuale della situazione segnalata.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Silvetti.

Daniele SILVETTI. Assessore, dopo questa faticosa lettura io veramente, ecco, non lo so. Sembra che io ce l'abbia con lei, però, guardi, non ho niente di personale, ma sono profondamente insoddisfatto di questa risposta, è incomprensibile, nel leggerla credo si sia reso conto da solo.
Questo modo di relazionarsi con l'Assemblea e con l'interrogante è assolutamente insoddisfacente.
Io nell’interrogazione ho fatto dei riferimenti specifici a una zona specifica, circostanziata del comune di Ancona, laddove alcuni alloggi Erap sono purtroppo caratterizzati dalla presenza massiccia di eternit.
Di questa grave situazione è stata interessata anche la Magistratura, ci sono degli esposti alla Procura della Repubblica a causa di omissioni clamorose da parte dell'Erap.
Siccome questa Assemblea è stata chiamata più volte, giustamente, a inquadrare normativamente questo soggetto importante e strategico per questa come per tutte le altre regioni. Siccome in un recente passato questa Assemblea ha anche deliberato l'aiuto economico agli Erap che non riuscivano più a sostenere opere di manutenzione ordinaria e straordinaria. Visto che nella strategia e nella prospettiva della riorganizzazione di questa Regione gli Erap sono stati oggetto di profondi dibattiti. Ebbene, oggi una risposta come la sua non lascia che intendere un totale disinteresse da parte di questa Giunta o in questo caso da parte sua.
Allora a questo punto credo che le risposte non possano che venire - da persona che fa politica purtroppo mi tocca dirlo - che dalla Magistratura, ossia dalle indagini che la Magistratura farà sugli elementi ad essa forniti riguardo appunto le omissioni dell'Erap di Ancona.
Avevo chiesto in questa interrogazione un intervento diretto da parte di questa Giunta, da parte sua, per verificare cose che già sappiamo e soprattutto per certificare le responsabilità.
Questa sua lettura, ripeto, faticosa, lunga, e assolutamente inutile perché tre quarti di essa riguardano cose che già sapevamo e che sono contenute anche nella mia interrogazione, ecco, non fa altro che ripetere aspetti normativi che già si conoscono senza dire nulla di più di quello che avete intenzione di fare.
Quindi riproporrò questa interrogazione in altri termini però vorrò delle risposte secche, chiare e ineludibili. Un modo di fare, questo, che sicuramente non ha, Assessore, forse non lei, ma chi gli predispone queste risposte che, appunto, sono assolutamente inutili politicamente, incomprensibili dal punto di vista amministrativo e non servono per dare risposte ai cittadini.


Interrogazione n. 694
del Consigliere Marangoni
“Attività di ecocardiografia presso il presidio ospedaliero di Loreto. Dirottamento dei pazienti verso la struttura di Osimo a causa del mancato funzionamento dell'elettrocardiografo”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l’interrogazione n. 694 del Consigliere Marangoni. Ha la parola, per la risposta, l'Assessore Mezzolani.

Almerino MEZZOLANI. In relazione all’interrogazione in oggetto è stata chiesta una relazione alla Direzione generale dell'Asur che risponde come segue.
La Direzione medica del POU nel momento in cui è venuta a conoscenza del non funzionamento della sonda per ecocardiografia dello strumento in dotazione alla U.O. di Medicina di Loreto ha immediatamente fatto richiesta di consulenza tecnica all'Ufficio tecnico competente che ha provveduto alla sostituzione della sonda e nel frattempo la ditta Service ha fornito un ecotomografo nuovo in comodato d'uso gratuito fino all'arrivo della nuova sonda.
La nuova sonda, arrivata dopo circa sette giorni, è stata però valutata dal Responsabile della Unità Operativa non positivamente, pertanto la Direzione Medica ha di nuovo chiesto al Responsabile apparecchiature elettromedicali di verificare la funzionalità dell'ecografo e chiesto l'acquisizione urgente al Responsabile dell'U.O. approvvigionamento beni e servizi nell'eventualità fosse non riparabile.
In data 6 marzo 2012, con parere favorevole del Direttore di Area Vasta 2, si è proceduto alla richiesta di un ecotomografo attraverso un contratto di noleggio.
Dal 26 marzo 2012 l'apparecchio Esaote MYlab corredato di n. 2 sonde (sonda lineare 8 HZ e sonda per ecocardiografia 2,5 HZ) in dotazione alla U.O. di Medicina di Osimo è stato temporaneamente trasferito alla U.O. Medicina LPA di Loreto.
Gli ecografi con modulo per ecocardio o ecocardiografi in uso presso la ex ZT7 sono n. 10.
Attualmente gli utenti possono effettuare la prestazione di ecocardiografia presso il Presidio loretano senza alcun disagio.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Marangoni.

Enzo MARANGONI. Grazie, sono soddisfatto della risposta, però mi limito ad osservare quanto segue.
L'Asur, l'Area vasta 2, per la soluzione del problema si è mossa solo dopo il mio intervento sulla stampa. Era invece una cosa per la quale doveva agire autonomamente, spontaneamente, senza che un Consigliere regionale dovesse occuparsene, senza dover andare sulla stampa, senza il sollecito, senza la presentazione di un'interrogazione e senza costringere lei, Assessore, a darmi una risposta.
Sono cose di normale gestione ove l'Area Vasta non deve dormire bensì agire senza che intervenga la politica.
Comunque abbiamo risolto il problema, se pur temporaneamente, quindi va bene, sono contento, però l'obiettivo, ripeto, è che chi è preposto e pagato profumatamente per questo agisca senza costringere noi politici ad occuparci di cose per le quali i dirigenti sono già abbondantemente pagati.


Interrogazione n. 799
del Consigliere Cardogna
“Piano per l'eliminazione delle barriere architettoniche (P.E.B.A.) come disposto dall'articolo 32 della legge n. 41 del 28 febbraio 1986 e dall'articolo 5 della legge regionale delle Marche n. 52 del 27 aprile 1990”
(Rinvio)

PRESIDENTE. Premesso, Consigliere Cardogna, che noi iscriviamo all'ordine del giorno le interrogazioni dopo che la Giunta ci dice che sono pronte le risposte. Diversamente dalla mozione la conditio sine qua non per poterle discutere è che sia pronta la risposta da parte dell'Assessore competente.
Per questa sua interrogazione, però, proprio stamattina ci hanno informato che mancano ancora dei dati e quindi non è possibile per l'Assessore dare riposta. Sicchè verrà rinviata sino a quando non ci dicono che la risposta è pronta.
Prego, Consigliere Cardogna.

Adriano CARDOGNA. Comprendo, Presidente. Volevo soltanto chiedere all'Assessore Marcolini, che già la volta scorsa ha detto che si stavano elaborando i dati, se ha una previsione rispetto a questa cosa. Anche perché le domande sono abbastanza secche, si vuole sapere se esiste il piano di eliminazione delle barriere architettoniche e le altre cose che l'Assessore sicuramente conosce.

PRESIDENTE. Ha la parola l'Assessore Marcolini.

Pietro MARCOLINI. Consigliere Cardogna, noi abbiamo un patrimonio limitatamente a quello regionale che potevamo rendicontare anche la settimana scorsa, però ora stiamo facendo un lavoro molto faticoso che riguarda la sanità e tutte le sedi periferiche, abbiamo un dato ancora grossolano, mi dicono che ci vorranno alcune settimane. Sicuramente posso dirle che la prima seduta utile di settembre avremo un quadro completo. Altrimenti saremmo costretti a spezzare la risposta limitatamente alle sedi principali fino ad arrivare a quelle periferiche.


Interrogazione n. 766
dDei Consiglieri Natali, Zinni
“Progetto regionale accessi vascolari”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l’interrogazione n. 766 dei Consiglieri Natali, Zinni. Ha la parola, per la risposta, l'Assessore Mezzolani.

Almerino MEZZOLANI. In relazione all'interrogazione in oggetto, si risponde in base a quanto dichiarato dal Direttore generale dell'AOU Ospedali Riuniti di Ancona.
"All'interno di questa Azienda nel 2002 è stato istituito il Centro di riferimento regionale per gli accessi vascolari, diretto dal Dott. Carbonari, con lo scopo di trattare i pazienti nefropatici con difficoltà nella realizzazione e gestione delle fistole, nonché per la formazione di professionisti marchigiani impegnati a realizzare accessi vascolari nelle realtà locali.
Per tale attività è stato erogato dalla Regione Marche un finanziamento finalizzato pari a euro 250.000,00 fino al 2008, distribuiti al personale del centro e incentivi per il raggiungimento degli obiettivi prima e prestazioni aggiuntive successivamente.
Per tale attività dal 2003 al 2008 la Regione Marche ha erogato uno specifico finanziamento finalizzato all'incentivo del personale dedicato a tale attività pari a euro 250.000,00.
A partire dal 2009 tale finanziamento è stato ricondotto al budget aziendale complessivo e, in conseguenza di ciò, l'Azienda ha destinato la medesima quota per il comune riconoscimento dell'orario aggiuntivo reso dal personale per il mantenimento della medesima attività.
Considerato che tale attività è diventata di fatto compito istituzionale per l'Azienda, non si ravvede però l'esigenza di lasciarla legata a prestazioni fuori orario di servizio, ma deve essere ricondotta alla attività istituzionali.
Per questo si è deciso di investire su risorse nuove, che opportunamente formate, possono ampliare il numero dei professionisti in grado di erogare tali prestazioni; a tal fine è stata avviata la procedura di assunzione per 1 medico specialista in chirurgia vascolare, 3 infermieri professionali da inserire nel blocco operatorio, 1 ausilio per il trasporto di pazienti dalla degenza al blocco operatorio.
L'attuale personale continuerà a svolgere attività fuori orario di servizio fino al 1° maggio 2012, data per la quale è previsto l'inserimento delle nuove unità.
Qualora, per motivi procedurali e ritardi sulla presa di servizio non si avrà l'organico completo al 1° maggio, l'attività aggiuntiva sarà comunque adeguatamente riconosciuta al fine di garantire i volumi di attività storici".
Per quanto concerne i dati di mobilità attiva della SOD di Chirurgia vascolare, dai dati presenti nel database delle schede di dimissione ospedaliera (SDO) si rileva che nel 2011, al lordo degli accordi bilaterali, quindi considerando il valore tariffario prodotto, il numero dei casi chirurgici complessivi in mobilità attiva è stato di 289 casi, pari ad euro 1.667.000,00 di cui 49 pazienti per interventi relativi ad "artero-venostomia per dialisi renale", con valore di euro 316.000,00.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Natali.

Giulio NATALI. Vede, Assessore, in questi giorni parliamo di implementazione dei piani, di implementazione di Aree vaste, e su quello che deve succedere sulla sanità ci soccorre una parola, l'appropriatezza. Ecco, allora io domando a lei che cosa significa appropriatezza.
Qui nel 1998 era stato approvato un determinato progetto, che è stato portato avanti nel 2002, poi improvvisamente avete deciso – credo non lei, ma forse il dante causa di chi ha firmato la relazione da lei letta – di modificare le regole del gioco.
La mia domanda, la domanda del cittadino è: ma fino a quel momento come funzionava il reparto? Funzionava bene? Funzionava male? Il togliere quella determinata somma e far rientrare tutto nel budget dell'azienda è stato concordato con chi operava? Perché, ecco, appropriatezza - non nei sensi economico-finanziari della Regione, ma nei sensi del cittadino - significa avere cure appropriate.
Di questo servizio non c'è un duplicato, è stato creato apposta, diciamo che nelle Marche lo ha creato una scuola, c'era una mobilità attiva di una notevole indole, si è intervenuti, e questo intervento che si è fatto non è stato concordato.
Mi domando allora se da parte vostra - non da parte sua, Assessore, ma da parte di chi dirige il tutto – ci sia stato un confronto con chi di fatto opera in quel settore.
Voi siete riusciti a fare un'altra cosa, avete cioè deciso di sopprimere un determinato servizio che aveva una metodologia particolare. E la metodologia particolare era quella del merito, chi più lavora più guadagna – che è quella che io mi auguro per la crisi che ci attanaglia possa esserci anche in Italia per farla cambiare in questo senso -; una metodologia che va molto in contrasto con altre teorie filosofiche che dicono che tutti devono avere gli stessi stipendi lavorando sei ore senza alcun controllo.
In quel caso una determinata truppe era riuscita a porre in essere tutta una serie di attività, che aumentavano, per una somma che in fin dei conti, lei potrà riconoscerlo, non portava alla disperazione neppure le finanze dissestate della Regione Marche in materia sanitaria.
Dunque siete intervenuti, quindi perlomeno vorrei, Assessore, che lei si informasse, con chi opera in quel settore, se dal vostro intervento in poi la situazione è migliorata. In modo tale che lei potrà verificare se la spesa vale la resa, ossia se a fronte di una situazione migliorata dal punto di vista finanziario è anche migliorata la situazione per i cittadini.
Qui siamo di fronte a un caso di incoerenza virtuosa: il servizio è stato diminuito, gli operatori non sono soddisfatti, vi sono meno interventi rispetto a prima, anche se rimane una mobilità attiva notevole. Perdendo così un’ulteriore occasione per fa si che nella regione Marche Torrette non sia soltanto il centro di specializzazione per i marchigiani ma anche per quei tanti cittadini che vengono a fare queste operazioni dal territorio nazionale.
Le preannuncio, Assessore, che sulla base della sua relazione torneremo in argomento.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Zinni.

Giovanni ZINNI. Credo, Assessore, che si possa affermare, senza essere troppo incauti, che questa storia è un esempio della finta virtuosità della sanità marchigiana. Finta virtuosità della sanità marchigiana! Perché, vede, la sanità marchigiana è virtuosa in rapporto alle altre regioni d'Italia, e siccome al sud sono tutte commissariate perché lì è un disastro, si prende a riferimento il centro-nord, e da qui le Marche hanno buoni livelli rispetto ad altre.
Se però andiamo a guardare la storia della nostra sanità, senza dunque parlare delle altre regioni, noi stiamo peggiorando. E questo è uno di quegli esempi in cui si spreca denaro invece di investirlo in maniera organizzata e razionale.
Fin quando il budget era finalizzato al reparto della clinica di accessi cardiovascolari vi era un'organizzazione ben precisa che produceva grandi risultati. Da quando invece è stato riassorbito nel budget e sindacalizzata (uso questo termine tra virgolette) la gestione di questo budget, sono arrivate le rogne.
La prima rogna è che c'è un spreco immane di denaro. Sì, perché quando arriva un paziente che non riesce ad avere un intervento tecnico per le fistole in tempo reale e lo si lascia lì in attesa di quando si possa fare, ecco, già questa modalità produrrà su quel paziente ulteriori patologie derivate e ulteriori interventi: se una fistola non si fa subito verrà una flebite, con la flebite ci sarà un ulteriore problema e così via - ovviamente io non sono un tecnico per cui questa è una cosa che mi é stata spiegata da chi opera in quel settore -. Pertanto l'incapacità di intervenire subito nel tempo porta il paziente ad essere troppo spesso frequentatore di quel reparto.
Inoltre c'è il problema del personale che viene pagato a ore e non più a prestazioni. Con il vecchio budget finalizzato un intero reparto assolveva a tutte le prestazioni necessarie delle Marche. A tutte le prestazioni, ripeto, necessarie delle Marche. Non si andava a guardare un tot al chilo, ne faccio otto, ne faccio dieci, ne faccio venti, si diceva: tutte quelle che necessitano si fanno. E questo avveniva attraverso il pagamento delle prestazioni.
Portando invece il meccanismo retributivo ad ore noi abbiamo ridotto questo reparto ad essere una specie di front office che fa quello che può in quelle ore di lavoro e poi per dove non si arriva non si sa.
Pertanto a questo punto sorge il dubbio legittimo in capo al cittadino di dire che la politica si occupa solo di fare clientelismo e di assumere. Il paradosso infatti è andare ad assumere in questo reparto ics infermieri e un medico senza un adeguato progetto formativo. E vorrei qui ricordare che nella clinica di accesso cardiovascolare ci vengono pazienti da tutta Italia, arrivano dalla Cattolica di Milano, dal Lazio, il 50% delle fistole dell'Abruzzo e dell'Umbria vengono mandate all’ospedale di Torrette di Ancona.
Allora mi chiedo: com’è pensabile assumere un medico e non formarlo adeguatamente? Com’è pensabile prendere infermieri senza metterli già nelle condizioni di essere utili a quel reparto?
Sicchè anche qui è legittimo pensare che evidentemente qualcuno pensa solo ad assumere e di andare a un tot al chilo.
Concludo dicendo che quando c'è la mobilità attiva e la prestazione ha un costo inferiore alla mobilità attiva quella è sanità virtuosa, quella è una sanità che fa fare bene alla regione.
E in questo caso, Assessore, non stiamo parlando di milioni di euro, stiamo parlando di 300 mila euro che andrebbero riutilizzati, ma non in base a un'idea nuova, Assessore, io non le sto proponendo questo, le sto dicendo, ripeto, di riutilizzarli, e dunque senza aumenti di voci. Per cui esattamente come voi, con la vostra delibera di tre anni fa, li avevate utilizzati in maniera, oserei dire, intelligente, mentre oggi li stiamo usando in maniera disorganica e non utile a chi fa questo lavoro.
E su questo mi viene anche da pensare a quanti dispetti dentro gli ospedali a volte si fanno fra azienda, fra medici, fra primari e quant'altro.
I dati sono inconfutabili, prima il reparto era perfetto, oggi invece è in difficoltà. Dunque ripristiniamo lo status quo, e la delibera precedente, senza aggiungere un centesimo. Questo è un buon modo di fare sanità. Altrimenti la virtuosità è solo una bandierina da sventolare fuori regione, quando poi all'interno i problemi ci sono e ci sono tutti.


Interrogazione n. 849
del consigliere Marangoni
“Depauperamento dei servizi minimi essenziali e del personale del punto di primo intervento dell'Ospedale Santa Lucia di Recanati. Contrasto con le previsioni del Piano Socio Sanitario Regionale. Pericolo dovuto al verificarsi di improvvise interruzioni di pubblico servizio d'emergenza”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l’interrogazione n. 766 dei Consiglieri Natali, Zinni. Ha la parola, per la risposta, l'Assessore Mezzolani.

Almerino MEZZOLANI. In relazione all'interrogazione in oggetto si evidenzia che il Punto di primo intervento (PPI) dell'Ospedale di Recanati non è stato depauperato dei servizi minimi essenziali, ma, diversamente, è andato incontro ad una nuova organizzazione che garantirà il puntuale funzionamento e svolgimento dell’attività proprie di un PPI in linea con le indicazioni del Piano socio-sanitario regionale (PSSR) con un miglioramento qualitativo e organizzativo.
A causa di recenti disposizioni impartite dall'Ispettorato del lavoro di Macerata, infatti, quattro medici CO.CO.CO. dell'U.O.C. di Pronto soccorso, due dei quali prestavano la loro attività presso il Punto di primo intervento, non potranno più svolgere tale mansione a partire dal 1 luglio p.v.. (intendendo qui quello passato, l’interrogazione infatti è un po’ datata)
Pertanto, in ottemperanza alla normativa regionale relativamente al Sistema di emergenza sanitaria e precisamente dall'art. 14 della l.r. 36/98, a far data dal 1 luglio p.v., presso l'Ospedale di Recanati, verrà istituita una Guardia medica interna h 24 che coprirà anche l'attività h 24 presso il Punto di primo intervento a cui parteciperanno tutti i medici presenti nella struttura ed ai quali verrà garantita anche la collaborazione dei medici della POTES attualmente non esistente.
La normativa regionale, infatti, nonché il PSSR, dispongono ed attribuiscono al PPI, dal punto di vista funzionale, la possibilità di effettuare il primo intervento medico in caso di problemi minori, stabilizzare il paziente in fase critica rispetto ai parametri vitali, ovvero ad altre attività per la "messa in sicurezza", dello stesso e disporne il trasferimento presso l'ospedale ritenuto più idoneo. A tal fine sono stati potenziati i trasporti mediante la presenza di un’ulteriore unità medica mobile (ambulanza) presso il PPI.
Riguardo alla dotazione di "personale esclusivamente dedicato a questa importantissima struttura", come menzionato dal Consigliere Marangoni, si fa presente che la l.r. 36/98 all'art.14, comma 2, recita testualmente "Le aziende... omissis... istituiscono punti di primo intervento nei presidi ospedalieri privi di unità operativa autonoma di pronto soccorso, utilizzando esclusivamente il personale presente nei presidi medesimi."
Appare evidente, quindi, che tale organizzazione, correlata da protocolli operativi condivisi con gli operatori coinvolti, garantirà la funzione propria del Punto di primo intervento, non penalizzando i reparti presenti nella struttura ospedaliera di Recanati che sono dotati di un numero di risorse umane congrue per lo svolgimento di tale attività. La qualità delle prestazioni sarà pertanto migliorata e razionalizzata utilizzando h24 medici dipendenti esperti sia per l'assistenza pazienti ricoverati che a quelli afferenti al PPI in collaborazione con i medici del 118.
Riguardo al "pensionamento dal prossimo mese di luglio del Responsabile del Servizio di emergenza" occorre precisare che per nessun Dirigente medico afferente al PPI o al Pronto soccorso è previsto attualmente il collocamento a riposo. E' stato invece già attivato l'iter procedurale per attribuire l'incarico quinquennale (struttura complessa) di Direttore di Pronto soccorso con assunzione prevista entro l'anno in corso.
Infine, "l'imminente trasferimento di un altro operatore sanitario diretto a sostituire un co.co.co presso l'ospedale di Civitanova", come riportato sull'interrogazione del Consigliere Marangoni, si riferisce ad un Dirigente medico dell'U.O.C. di Pronto soccorso che prestava la sua attività presso il PPI e che andrà in aspettativa dal prossimo mese per un comando presso l'INRCA di Ancona.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Marangoni.

Enzo MARANGONI. Assessore, lei in sintesi ha detto che il Punto di primo intervento di Recanati non è stato depauperato dei servizi minimi essenziali, ma che è stato organizzato diversamente, addirittura con un miglioramento qualitativo. Poi ci ha spiegato il come e il perché.
Bèh, io veramente mi complimento per il coraggio che ha nell’affermare esattamente il falso. Ma del resto è in sintonia con quanto fa l’intera Asur e in particolare l’Area vasta 3, come abbiamo ascoltato pochi giorni fa nell’intera giornata, alla quale ho appunto partecipato anch’io, dedicata alla riorganizzazione dei servizi sanitari da parte della Commissione sanità.
E perché dico che è falso ciò che ha affermato? Il Punto di primo intervento di Recanati, che serve una popolazione di circa 80 mila abitanti tra Recanati e i comuni limitrofi, fa, o meglio, faceva, ormai bisogna dire, 14 mila interventi l’anno, c’erano 4 medici dedicati, adesso uno va in pensione, uno lo trasferite a Civitanova e due co.co.co spariscono. Si torna cioè alla situazione del 1995, si torna indietro di parecchi anni, perché appunto il servizio di Punto di primo intervento viene svolto dai medici del reparto. Però il problema è: ma quali medici, visto che non ci sono più? Due mesi fa avete trasferito ostetricia, pediatria e ginecologia, cioè il dipartimento materno-infantile, a Civitanova, e per indorare la pillola anche lì vi siete inventati una serie di bugie. Avete detto “i soldi arriveranno” ma i 2 milioni e 500 mila euro che avete predicato in pompa magna in aula consiliare a Recanati non ci sono, vi siete inventati una bugia grossa come una casa. Poi vi siete inventati una migliore qualificazione del Punto di primo intervento, ebbene, eccolo qua, lo state massacrando.
I medici di chirurgia non possono intervenire perché sono presenti appena due medici solo il venerdì; è infatti una chirurgia breve e programmata su piccoli interventi, e quindi anche su quelli non si può fare affidamento. Restano che cosa? I cinque medici di medicina e i due della dialisi, che tra l’altro, se devono fare anche il Punto di primo intervento, sono distratti dalle attività quotidiane del reparto.
Lei mi dice, invece, che tutto questo me lo sono inventando, che non è vero, che va tutto bene, madama la marchesa, che il Pronto soccorso è stato riorganizzato e che c’è addirittura un aumento qualitativo. Ma se non c’è più neanche l’anestesista! L’anestesista c’è soltanto nelle ore mirate e precise in cui ci sono gli interventi di chirurgia breve.
Quindi cosa mi sta raccontando, Assessore?! Le bugie se le risparmi!


Interrogazione n. 854
della Consigliera Giorgi
“Realizzazione impianto biogas alimentato a biomasse a Loro Piceno ”

Interrogazione n. 855
della Consigliera Giorgi
“Realizzazione impianto biogas alimentato a biomasse a Loro Piceno e in altri quattro siti nella regione Marche da parte della stessa Società Agricola”
(abbinate)
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca le interrogazioni n. 854 e 855 entrambe della Consigliera Giorgi. Ha la parola, per la risposta, l'Assessore Donati.

Sandro DONATI. In riferimento alle interrogazioni in oggetto, relative all'impianto a biogas da ubicare nel comune di Loro Piceno, si forniscono i seguenti elementi di risposta.
L'istanza per la realizzazione dell'impianto a biogas, da digestione anaerobica di biomasse vegetali, è stata presentata dalla Società Agricola VBIO 2 di Ancona in data 19 dicembre 2011 e si riferisce ad un impianto della potenza elettrica di 0,99 MW (999 KW) e di potenza termica inferiore a 3 MW.
La relativa autorizzazione, da rilasciare ai sensi del decreto legislativo 387/2003 e Linee guida nazionali del 10 settembre 2010 (recepite dalla Regione marche con dgr n. 255 in data 8 marzo 2011), normativa specifica per impianti a fonti rinnovabili, prevede un procedimento unico e la convocazione di una conferenza dei servizi entro trenta giorni dalla presentazione dell'istanza; una prima riunione della conferenza dei servizi è stata quindi tenuta il 16 febbraio 2012 ed una seconda ed ultima in data 12 aprile 2012; tra le due riunioni è stato effettuato un sopralluogo tecnico congiunto tra le varie amministrazioni (comune, provincia e regione) allo scopo di verificare sul posto eventuali vincoli o motivi ostativi che non sono stati rilevati.
Per il caso specifico, come per tutti gli altri impianti in istruttoria, pur non coinvolgendo direttamente l'ARPAM è da notare che la suddetta agenzia poteva essere consultata sia dal Comune che dalla Provincia, per gli aspetti di specifica competenza (aria, acqua, rumore ecc.) tenuto conto che la l.r. 60/97 di istituzione dell'ARPAM all'art. 5 prevede espressamente il supporto dell'ARPAM a tutti gli enti locali anche per approvazione di singoli progetti.
Da notare che impianti di questo tipo, come tutti quelli a fonti rinnovabili, sono considerati di pubblica utilità, urgenti ed indifferibili ed il termine per il rilascio dell'autorizzazione è stabilito, in base al suddetto decreto 387/03, in soli 90 giorni.
L'impianto in oggetto, essendo la potenza termica inferiore al limite di 3 MW, fermo restando il rispetto di tutte le normative ambientali e di sicurezza, quali rumore, sicurezza antincendio ecc, è considerato ad emissioni gassose "scarsamente rilevanti" né risulta necessaria la verifica ambientale come previsto dalla l.r. sulla VIA (l.r. 3/2012). Per quanto riguarda l'eventuale effetto cumulo con altri impianti ciò è da escludere, anche alla luce del sopracitato sopralluogo, non essendoci nelle vicinanze altri impianti che possono dar luogo agli stessi impatti; il progetto in esame, come tutti quelli finora autorizzati, rispetta comunque ampiamente i limiti di emissioni previsti dalla normativa ambientale (decreto legislativo 152/2006).
Nel corso dell'istruttoria il progetto è stato comunque esaminato in tutti i suoi aspetti e dettagli (paesaggistici, edilizi, rumore, emissioni gassose ecc) e considerato che non vi sono ostacoli particolari e puntuali l'Amministrazione regionale non ha potuto far altro che procedere al completamento dell'istruttoria propedeutica al rilascio dell'autorizzazione, visto anche che sono stati superati i tempi massimi di legge.
Nello specifico per il suddetto impianto sono state impartite le seguenti prescrizioni:
- monitoraggio delle emissioni gassose ed odorigene sia nella fase di avvio dell'impianto che nel corso dell'esercizio come suggerito dalla Provincia di Macerata con la comunicazione del 17 aprile 2012 n. 26238 per la verifica ed il rispetto degli indici di legge;
- attuare le disposizioni della Soprintendenza per i beni Architettonici e Paesaggistici delle Marche ordinate il 18 maggio 2012 n. 7865, consistenti nella realizzazione delle pertinenze dell'impianto al di fuori del perimetro di tutela di cui al d.lgs.42/2004;
- di salvaguardare la vegetazione esistente in corrispondenza dei punti più sensibili e significativi dell'impianto, la schermatura della perimetrazione dell'area con siepi e piantumazioni autoctone sempreverdi, adulte di tipo mediterraneo;
- nel conseguire, attraverso l'adozione dei sistemi di copertura ipotizzati, che le biomasse insilate, una volta posizionate nelle trincee, vengano mantenute coperte con appositi teli per ridurne il contatto con l'aria.
L'approvvigionamento della materia prima è libero e non possono essere impartite prescrizioni; nel caso specifico la società proponente ha comunque indicato la possibilità di stipulare contratti con vari agricoltori della zona circostante per un ottimale approvvigionamento con trasporti di breve percorso.
Circa le modalità di utilizzo del digestato nei campi, come sottoprodotto e fertilizzante, si ricorda che tale attività deve essere eseguita previa predisposizione di idonei Piani di utilizzazione agronomica annuali ai sensi della dgr n. 1448 del 3 dicembre 2007 emanata in attuazione del decreto ministeriale del 7 aprile 2006 art. 29; per il caso specifico i contratti per la fornitura di materia prima prevedono anche la restituzione del digestato proporzionalmente alle superfici interessate.
Circa la presentazione di più progetti da parte dello stesso soggetto non attiene all'aggiramento del limite per la VIA (data la distanza tra i singoli progetti) ma semmai all'ottenimento di un incentivo fisso e costante data la normativa sugli incentivi che stabilisce incentivi fissi (conto energia) per impianti con potenza non superiore ad 1 MW elettrico.
L'utilizzo dell'energia termica contestualmente prodotta, seppur auspicabile, non si può imporre nell'atto autorizzativo; tale utilizzo è fattibile solo in determinate circostanze che al momento non si verificano, ma nulla toglie che in futuro si possa effettuare un recupero termico; tutti gli impianti consentono infatti una modifica in tal senso.
Si fa notare, infine, che la Regione Marche, come tutte le altre regioni italiane, deve incrementare la produzione di energia da fonti rinnovabili per raggiungere l'ambizioso obiettivo del 17% a livello nazionale, derivante dall'obiettivo europeo del 20-20-20, come di recente regionalizzato con il cosiddetto "Burden-Sharing" di cui al decreto del Ministero sviluppo economico del 15 marzo 2012 che assegna alla regione Marche il 15,4%; la realizzazione di tali impianti, nel rispetto di tutte le normative ambientali e con tutte le precauzioni del caso, potrà contribuire in modo significativo al raggiungimento di tali obiettivi.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, la Consigliera Giorgi.

Paola GIORGI. Ringrazio intanto l’Assessore Donati per aver letto la risposta alle mie due interrogazioni punto per punto in modo molto articolato.
La mia prima richiesta, però, era conoscere la reale situazione dell’iter per la realizzazione dell’impianto a biogas a Loro Piceno, ecco, a questo non è stata data una risposta esaustiva. E dunque la risposta me la do da sola, è perché l’impianto nel frattempo è stato autorizzato, un aspetto che lei non ha detto, Assessore.
Mi ero concentrata soprattutto, e dalla risposta si evince che è un fattore che non è stato mai approfondito, sull’opportunità di dove vengono installati questi impianti.
La società che intende realizzare questo impianto vuole realizzare anche diversi altri impianti a biogas nel territorio marchigiano. Inoltre ha ottenuto autorizzazioni per realizzare nel nostro territorio diversi impianti fotovoltaici. Quindi in questo settore è una società molto attiva.
La biomassa necessaria per ognuno dei quattro impianti di cui la ditta ha richiesto e ottenuto le autorizzazioni è di circa 120 mila tonnellate all’anno, quindi occorrerebbero circa 3 mila ettari di campi destinati a colture dedicate.
Ebbene, né per quanto concerne l’impianto di Loro Piceno, né per quanto concerne gli altri impianti, nel luogo dove verrà ubicato l’impianto non c’è la possibilità di reperire scarti di colture da conferire, appunto, all’impianto. E questo chiaramente crea un grandissimo problema. Intanto perchè si devono fare delle colture dedicate - a mio avviso, tra l’altro, contro l’eticità, perché viene prodotto del materiale commestibile solo per bruciarlo -, ma soprattutto perchè la società non ha mai presentato un progetto reale o totale di dove dovranno essere reperiti questi materiali da conferire all’impianto. E questa, a mio avviso, ripeto, è una cosa molto grave, che non viene minimamente contemplata né in questa risposta né in nessuna delle autorizzazioni.
Però sembra, anche se molto in ritardo e soprattutto nella gravità di aver disatteso una linea politica che quest’Aula aveva dato alla Giunta, che si stia lavorando finalmente all’individuazione, non delle linee guida, come ci spiegava prima il Consigliere Ricci, delle zone idonee e non idonee, bensì di una regolamentazione un po’ più seria di questi impianti.
Ecco, spero che questo fattore venga realmente preso in considerazione.
Io avevo chiesto se nel momento dell’autorizzazione era opportuno inserire il parere dell’Arpam. Mi è stato risposto che i Comuni, gli enti locali in qualsiasi momento sanno che possono chiedere dei pareri all’Arpam. Certo, è vero, ma a me sembra veramente una non risposta, è una presa in giro.
Tra l’altro il Comune di Loro Piceno, che non aveva dato l’autorizzazione all’impianto, aveva presentato un parere tecnico-giuridico, richiesto a dei consulenti esterni, che però è stato totalmente disatteso.
Anche la Provincia di Macerata non è stata messa nelle condizioni di partecipare attivamente – bèh, attivamente direi che è una parola grossa, purtroppo c’è solo una conferenza dei servizi – o comunque portare un contributo più approfondito perché ad essa non sono stati dati i tempi necessari per fare la dovuta analisi, insomma, è stato un po’ tutto accelerato riguardo la conferenza e di conseguenza non è stato dato il tempo per produrre materiale.
Non vado oltre, ribadisco solo che non sono soddisfatta della risposta perchè non sono soddisfatta di come è stata portata avanti tutta la questione.
Io non sono assolutamente contraria, ci mancherebbe altro, alle fonti di energia alternativa, anzi, dobbiamo spingere su questa produzione, ce lo chiede l’Europa, ma sappiamo comunque che è il futuro, però non possiamo fare le cose senza regolamentarle e soprattutto non possiamo arrivare sempre quando già nel territorio si sono prodotti dei danni.
Soprattutto si deve avere un po’ più di rispetto per le istanze del territorio. Anche se certe volte vengono espresse in maniera, come dire, forse un pò aggressiva, arrogante, non importa. Quando dal territorio si alzano delle istanze molto sentite c’è sempre un fondo di verità. Quindi noi in qualche maniera dobbiamo cercare di essere un po’ più umili, ascoltarle e cercare sempre e comunque una mediazione.


Interrogazione n. 725
del Consigliere Natali
“Unità Spinale Unipolare”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l’interrogazione n. 725 del Consigliere Natali. Ha la parola, per la risposta, l'Assessore Petrini, in nome dell’Assessore Mezzolani che in questo momento è assente.

Paolo PETRINI. Con riferimento alla interrogazione in oggetto si fa presente quanto segue.
La legge finanziaria per l'anno 2007 al comma 806 ha disposto, previa intesa con la Conferenza Stato-Regioni, di assegnare risorse per il cofinanziamento di progetti regionali mirati, tra l'altro, all'implementazione della rete delle Unità spinali unipolari e che la Regione Marche ha già deliberato in questo senso (dgr 1137 del 19 novembre 2007).
Con dgr 1284/2008 modificata e integrata è stato rimodulato il Progetto "Implementazione delle reti di Unità spinali" allegando il cronoprogramma; nella conferenza Stato-Regioni, seduta del 13 novembre 2008, è stato presentato lo schema di ripartizione del fondo per il cofinanziamento dei progetti attuativi del Piano sanitario nazionale (art. 1 co. 805, 806 e 807 legge 296/06) da cui risulta che, per la implementazione della rete di Unità spinali, per la Regione Marche lo stanziamento è di euro 1.186.124,00;
A seguito dell'erogazione dei fondi si è avviato un tavolo istituzionale in data 19 febbraio 2009, con la partecipazione delle associazioni di settore al fine di condividere la progettualità; si è quindi provveduto attraverso il decreto del Servizio salute n. 167 AIR 04 del 7 luglio 2009 ad assegnare e ripartire all'AO Ospedali Riuniti di Ancona di un primo stanziamento di euro 948.537,00 per l'avvio del progetto e ad individuare il gruppo di lavoro per lo svolgimento del progetto.
In applicazione alla delibera è stato avviato all'interno dell'Azienda Ospedali Riuniti di Ancona un percorso clinico multidisciplinare orientato alla gestione dei pazienti con lesioni mieliche, acute attraverso l'individuazione delle professionalità in grado di operare su tali patologie.
Con nota prot. n. 53647/2010 l'Azienda ha dato riscontro alla richiesta di rendicontazione da parte della Regione circa l'utilizzo dei fondi alla data del 30 settembre 2010, di cui si allega copia, dalla quale risultano le attrezzature e gli arredi acquistati.
Per il successivo utilizzo dei fondi si allega apposita tabella da cui si evince l'utilizzo negli anni 2010 e 2011, per acquisizione di personale, formazione e acquisto attrezzature.
Il percorso clinico dell'Unità spinale è da ricondursi all'interno del Dipartimento di scienze neurologiche, in particolare, per i pazienti che necessitano di trattamento chirurgico di stabilizzazione, sono stati allestiti 4 posti letto dipartimentali, con specifici arredi e strumentazione, allocati all'interno della SOD di Neurochirurgia.
I pazienti mielici vengono stabilizzati e trattati nella fase acuta: successivamente, come previsto nel Progetto deliberato, vengono inviati presso l'U.S.U. di Perugia grazie all'ormai consolidato rapporto di collaborazione professionale con tale realtà, per la fase post-acuzie e la fase di riabilitazione e recupero funzionale. La dimissione da tale Centro avviene in accordo con i professionisti di questa Azienda al fine di facilitare il rientro al domicilio.
L'Unità spinale è una unità funzionale e non strutturale e come tale non ha propria dotazione organica. Al momento svolgono le funzioni specifiche:
• 1 medico neurochirurgo responsabile della SOS di Unità spinale coadiuvato da un altro collega della Divisione e i vari specialisti che prestano consulenza a seconda delle problematiche dei pazienti (urologo, pneumologo, chirurgo plastico, psicologo, neuroriabilitatore, fisiatra, ecc.);
• 1 fisioterapista assegnato alla struttura ed 1 fisioterapista dedicato a tale funzione in dotazione organica della Neuroriabilitazione;
• 3 infermieri professionali e 3 O. S. S.
Tutto il personale è stato formato con stage presso l'U.S.U. di Perugia o in sede.
I programmi, l'organizzazione e l'acquisto delle strumentazioni sono stati discussi all'interno del Gruppo tecnico regionale composto da rappresentanti della Regione, di questa Azienda, dell'ASUR e dell'Associazione paraplegici delle Marche (APM).
L'accordo Stato-Regioni, siglato in data 25 maggio 2011, concernente "Presa in carico globale delle persone con malattie neuromuscolari o analoghe dal punto di vista assistenziale" (Rep. Atti n. 56) evidenza la necessità di promuovere la qualità dell'assistenza nei confronti delle persone affette da malattie neuromuscolari e la contestuale necessità di sviluppare percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali per consentire di organizzare percorsi assistenziali sia per pazienti affetti da malattie neuromuscolari che per malattie analoghe, stabilendo, nel contempo, la necessità di sviluppare una assistenza di tipo multidisciplinare.
Inoltre ribadisce l'opportunità di garantire la continuità assistenziale integrando gli interventi e le strutture ed i servizi che di volta in volta possono essere considerati necessari a dar corso ad una assistenza adeguata sviluppando l'ottica della rete assistenziale.
Da ultimo riconosce la necessità di omogeneizzare e velocizzare le procedure di riconoscimento dell'invalidità. Secondo quanto è previsto all'art. 3 del citato Accordo Stato Regioni si identificherà come Centro di riferimento della Rete assistenziale regionale la struttura Dipartimentale presso l'Azienda ospedaliera universitaria Ospedali Riuniti Torrette Lancisi Salesi di Ancona.
E' in corso l'atto deliberativo per il recepimento dell'accordo medesimo che sicuramente porterà un miglioramento nel percorso assistenziale complessivo per i pazienti con patologie neuromuscolari per quanto attiene la riabilitazione ed il reinserimento nel contesto territoriale.
Allegati depositati agli atti

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Natali.

Giulio NATALI. Presidente, soltanto per chiedere copia della relazione letta dal Vicepresidente, in modo da poter confrontare quanto richiesto con le lamentele addirittura presentate dalle stesse persone affette da questi problemi, cittadini che, invece, hanno rivendicato delle problematiche soprattutto nel rapporto avuto con i reparti di neurologia e non di neurochirurgia.


Interrogazione n. 770
del Consigliere Sciapichetti
“Problematiche inerenti la fruizione dell'offerta televisiva digitale Rai”

Interrogazione n. 803
dei Consiglieri Giancarli,Traversini
“Problemi di ricezione dei programmi televisivi in seguito al
passaggio al digitale terrestre”
(abbinate)
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l’interrogazione n. 770 del Consigliere Sciapichetti e l’interrogazione n. 803 dei Consiglieri Giancarli, Traversini, abbinate. Ha la parola, per la risposta, l'Assessore Viventi.

Luigi VIVENTI. I Consiglieri evidenziano un problema che obiettivamente esiste nella nostra comunità regionale, e che, purtroppo, vi è la certezza che esiste un po’ anche in tutto il territorio nazionale.
Peraltro c’è proprio un vizio di origine che genera la difficoltà in alcune zone a recepire il segnale. Nell’accordo stipulato tra il Ministero dello sviluppo economico e l’Agicom, infatti, come primo criterio riguardo il servizio viene individuato il numero alto della popolazione e non il territorio, quindi essendoci nella nostra regione alcune parti ove ci sono pochi abitanti queste poi rimangono più indietro.
Del disservizio da voi tutti lamentato ne abbiamo coscienza. La Regione Marche pur non essendo direttamente responsabile della gestione di questo servizio –l’accordo, come sapete, è fra Rai e Ministero dello Sviluppo economico – è già intervenuta presso le strutture territoriali competenti per segnalare queste situazioni, per chiedere ci sia una risposta equa per tutti i cittadini in qualsiasi parte del territorio essi di trovino ad abitare, che è un fatto di normale giustizia.
Quindi possiamo solo assicurare gli interroganti dell’impegno della Regione, affinché tali disservizi nel prossimo futuro possano essere evitati.
Personalmente credo non sarà semplice - tra l’altro non avendo noi la gestione non possiamo nemmeno fare promesse, se non appunto garantire il nostro impegno serio -, qualche disfunzione probabilmente ce la porteremo dietro ancora per qualche tempo.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Sciapichetti.

Angelo SCIAPICHETTI. Ringrazio l’Assessore per la risposta. L’interrogazione è dell’aprile 2012 e nella fase finale del suo intervento l’Assessore riconosce che i problemi non sono risolti; in effetti in qualche caso si sono aggravati nel territorio soprattutto dell’alto maceratese.
Posto che la Regione non è responsabile di niente, bisogna in ogni caso continuare a monitorare e a fare opera di convincimento, di pressione. Non è certo giusto che una parte importante della popolazione marchigiana non riesca ad ottenere neanche un servizio di informazione quale quello che deve dare il servizio pubblico.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Giancarli.

Enzo GIANCARLI. Anch’io ringrazio l’Assessore, se non altro per la franchezza con cui ha risposto a queste due interrogazioni, quella del collega Sciapichetti e quella presentata dal sottoscritto e dal collega Traversini.
Lei diceva, Assessore, che è un problema che obiettivamente esiste. Sì, certo, il problema purtroppo esiste, però, ecco, noi siamo abituati a muoverci così, ossia facciamo interrogazioni su aspetti concreti, se non ci fosse stato il problema non avremmo sicuramente scritto. Siamo interessati acché le nostre popolazioni abbiano risposte a problemi veri.
Se una zona non è coperta, non c’è, a mio avviso, soltanto inefficienza, disservizio o disparità di trattamento, ma viene meno un diritto costituzionale, la libertà di informazione, di essere informati.
Quindi è importante che, come lei dice, ci sia consapevolezza da parte della Giunta regionale di un problema che tocca tutte le zone interne montane della nostra regione.
Anche noi siamo consapevoli che siamo in presenza di un’intesa Rai-Ministero, però crediamo, proprio perché siamo in presenza di un diritto costituzionale, che occorra da parte Regione Marche un’azione decisa e forte per garantire questo diritto ad essere informati.
Mi permetto di dare un suggerimento, noi pensiamo che questa difficoltà debba essere discussa e affrontata in sede di Conferenza Stato-Regioni. Siccome, come giustamente diceva anche lei, interessa più regioni italiane, non soltanto le zone interne della regione Marche, il problema deve essere posto con forza al Ministero. Dunque che i Ministri tecnici sappiano che ci sono comunità che non vengono garantite di un diritto fondamentale.
Tutti i cittadini, tutte le comunità, tanto più quelle che rappresentano un presidio civile e democratico nel territorio, come appunto le popolazioni delle zone interne montane, devono essere garantite alla pari delle altre popolazioni che vivono nelle zone densamente abitate.


Mozione n. 242
dei Consiglieri Bucciarelli, Eusebi, Giancarli
“Situazione dipendenti Provincia di Ancona”

Mozione n. 245
dei Consiglieri Zinni, Ciriaci, Bugaro, Massi, Carloni, Marinelli
“Articolo 23 del decreto legge n. 201/2011 convertito in legge 214/2011”

Interrogazione n. 619
dei Consiglieri Giancarli, Ricci, Bucciarelli, Malaspina, Eusebi, Sciapichetti, Cardogna, Traversini, Badiali, Comi, Latini, Pieroni, Camela, Ortenzi, Binci, Busilacchi, Perazzoli, Acacia Scarpetti
“Attuazione dell'articolo 23 del decreto legge n. 201/2011 convertito in L. 214/2011 in materia di province”

Interpellanza n. 29
del Consigliere Latini
“Problematiche legate alla soppressione delle Province”

(abbinate)
(Discussione e votazione risoluzione)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la mozione n. 242 dei Consiglieri Bucciarelli, Eusebi, Giancarli, la mozione n. 245 dei Consiglieri Zinni, Ciriaci, Bugaro, Massi, Carloni, Marinelli, l’interrogazione n. 619 dei Consiglieri Giancarli, Ricci, Bucciarelli, Malaspina, Eusebi, Sciapichetti, Cardogna, Traversini, Badiali, Comi, Latini, Pieroni, Camela, Ortenzi, Binci, Busilacchi, Perazzoli, Acacia Scarpetti, l’interpellanza n. 29 del Consigliere Latini, abbinate.
Ha la parola l'Assessore Canzian.

Antonio CANZIAN. Ovviamente risponderò a tutte le interrogazioni e mozioni in maniera congiunta.
In merito all'oggetto, si rileva che l'articolo 23, commi 14 e seguenti, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito nella legge 22 dicembre 2011, n. 214, contiene varie disposizioni in materia di ordinamento di Province, che sono state, come noto, oggetto di modifica con I'articolo17 del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95 inerente: "Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini".
Con tale decreto-legge è stato previsto l'accorpamento fra le Province che non rispettano le dimensioni territoriali e demografiche stabilite con successiva deliberazione del Consiglio dei Ministri.
La delibera del Governo inerente gli accorpamenti sarà trasmessa al Consiglio delle Autonomie locali, il quale delibererà un piano di riduzioni e accorpamenti relativo alle province ubicate nel territorio della rispettiva regione.
I piani di riordino definiti nell'ambito dei CAL saranno trasmessi entro cinque giorni al Governo, che acquisirà entro i successivi dieci giorni il parere di ciascuna Regione interessata.
Entro venti giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto, con atto legislativo di iniziativa governativa, saranno soppresse o accorpate le province, sulla base delle iniziative deliberate alla luce delle proposte dei CAL.
Se a tale data le deliberazioni in una o più regioni non risulteranno assunte, il provvedimento legislativo di riordino sarà assunto previo parere della Conferenza unificata, che si esprimerà entro dieci giorni dalla richiesta esclusivamente in ordine alla riduzione e all'accorpamento delle province ubicate nei territori delle regioni medesime.
Il decreto-legge prevede, inoltre, che saranno trasferite ai comuni le funzioni amministrative conferite alle province con legge dello Stato fino alla data di entrata in vigore del presente decreto e rientranti nelle materie di competenza legislativa esclusiva dello Stato ai sensi dell'articolo 117, comma secondo, della Costituzione.
Tali funzioni saranno individuate con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell'interno di concerto con il Ministro per la pubblica amministrazione e con il Ministro dell'economia e delle finanze, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del decreto, previa intesa con la Conferenza Stato-Città ed autonomie locali.
All'esito della procedura di accorpamento, saranno individuate come funzioni delle province quali enti con funzioni di area vasta, ai sensi dell'articolo 117, secondo comma, lettera p), della Costituzione, le seguenti: pianificazione territoriale provinciale di coordinamento nonché tutela e valorizzazione dell'ambiente, per gli aspetti dì competenza; pianificazione dei servizi di trasporto in ambito provinciale, autorizzazione e controllo in materia di trasporto privato, in coerenza con la programmazione regionale, nonché costruzione, classificazione e gestione delle strade provinciali e regolazione della circolazione stradale ad esse inerente.
Oltre al menzionato decreto-legge, è all'esame del Parlamento il disegno di legge A.S. n. 2259 "Codice delle Autonomie" che prevede il mantenimento delle attuali funzioni in capo alle Province, fatta eccezione per quelle relative all'edilizia scolastica ed alle politiche per il lavoro, in merito alle quali, peraltro, non è ancora chiaro l'orientamento del Governo.
Le modalità di elezione del Consiglio provinciale e del Presidente formano oggetto di uno specifico progetto di legge approvato dal Governo in data 6 aprile 2012.
Le Province i cui organi hanno cessato il proprio mandato nel 2012, come quella di Ancona, sono state commissariate, ai sensi della richiamata normativa.
E' di tutta evidenza, quindi, che la materia in oggetto è in continua evoluzione e che un intervento legislativo della Regione sarà possibile solo quando sarà chiarito il quadro della legislazione statale.
AI fine di approfondire la fattispecie, la Regione ha convocato il Gruppo tecnico di lavoro Regioni-Enti locali in data 27 gennaio 2012, 17 febbraio 2012 e 30 marzo 2012, ed ha proceduto ad una ricognizione delle funzioni e dei procedimenti di competenza provinciale nonché di informazioni concernenti i dati finanziari e quelli del personale.
Sono stati inoltre tenuti dall'Assessorato agli enti locali due incontri con le Organizzazioni sindacali dei lavoratori in data 19 aprile 2012 e 18 giugno 2012. A tale ultimo incontro ha partecipato anche l'Assessore regionale al lavoro collega Luchetti.
Da tali incontri è emerso, fra l'altro, che i poteri di intervento della Regione saranno circoscritti entro margini che la legislazione statale non ha ancora definito, essendo in itinere una modifica dell'articolo 23 della manovra "Salva Italia". Per cui il quadro normativo statale è tutt'altro che definito.
In questa fase non può essere quindi adottata una riforma regionale poiché manca un quadro di riferimento chiaro su cui poter legiferare.
Per quanto attiene alle iniziative assunte per salvaguardare l'efficace esercizio delle funzioni provinciali, va specificato che le riforme non comporteranno cambiamenti per il personale dipendente, ma probabilmente solo per alcuni dirigenti e per gli amministratori, e non è detto che il ruolo dei dirigenti attuali delle Province sia destinato a venir meno o ad essere meno gravoso, in quanto una ottimale riorganizzazione degli uffici su basi condivise potrebbe portare ad effetti positivi per tutti i dipendenti e soprattutto per i cittadini.
Per evitare un impatto negativo delle riforme, occorre garantire la continuità delle migliori esperienze in atto e prestare attenzione all'esigenza di apportare con la necessaria gradualità le eventuali modifiche al quadro delle funzioni decentrate e degli assetti organizzativi degli uffici.
In tal modo, saranno ridotti al minimo i rischi di disservizio e con la necessaria concertazione si potrà avviare un'opera complessiva di riorganizzazione.
Le suesposte considerazioni valgono anche ai fini del riscontro all'interpellanza n. 29 presentata il 12 novembre 2011 a iniziativa del Consigliere Latini.
Per quanto attiene alla proposta di mozione n. 242 presentata in data 17 gennaio 2012, a iniziativa dei Consiglieri Bucciarelli, Eusebi e Giancarli, si condivide la proposta di istituire il tavolo di confronto e trattativa con le Giunte provinciali e con le rappresentanze sindacali degli Enti appena, ovviamente, il quadro normativo statale sarà definito. Un confronto con le Organizzazioni sindacali è già iniziato, come si è visto.
Per quanto attiene alla proposta di mozione n. 245, presentata in data 18 gennaio 2012 dal Consigliere Zinni, valgono le considerazioni espresse in questa sede, e va aggiunto che la migliore distribuzione del personale e delle deleghe di funzioni sarà un obiettivo da porre alla Regione dopo che saranno chiariti i margini di intervento concessi alle Regioni dalla riforma.
L'obiettivo dell'intervento regionale sarà quello di attuare le riforme istituzionali, per contenere la spesa pubblica derivante dalla frammentazione organizzativa, senza tuttavia ledere i diritti dei dipendenti pubblici e senza incidere negativamente sulla continuità nell'erogazione dei servizi ai cittadini.
Ed ovviamente tutto ciò nelle prerogative della Regione stessa.

Presidenza della Vicepresidente
Paola Giorgi

PRESIDENTE. Grazie Assessore. Ha chiesto la parola il Consigliere Bucciarelli, ne ha facoltà.

Raffaele BUCCIARELLI. Non posso che prendere atto quanto detto dall’Assessore. E’ ovvio che ci troviamo di fronte a una riforma che io credo, in ultima analisi, risponda più al desiderio populista di tagliare la democrazia e l’Italia che non ai costi della politica. Però, ecco, siccome la mozione era stata fatta con le preoccupazioni soprattutto riguardo i dipendenti delle Province, prendo atto con soddisfazione del fatto che l’Assessore condivida il bisogno di insediare un tavolo di confronto.
Perché, certo, trattiamo di persone che hanno condizioni generali garantite, ma non per questo debbono essere trattate con meno attenzione di come trattiamo tutti i lavoratori.
Quindi vedremo quello che accadrà con la conversione del decreto, dopodichè ritorneremo sull’argomento e ne ridiscuteremo.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Zinni.

Giovanni ZINNI. Credo sia giunta l’ora che la Regione Marche dia un segnale, spero unitario, molto forte al Governo Monti. La spending review è ormai questa meravigliosa parola che dovrebbe risolvere ogni male in Italia. La verità, però, è che da qualche anno a questa parte più o meno tutti i Governi hanno fatto piccole forme di spending review, ma poi tutti i Governi hanno commesso lo stesso errore, cioè quello di non attuare un grande processo di approfondimento dal basso di quelle che forse sono le spese più facili da tagliare, creando così cortocircuiti ideologici e problemi fra varie categorie.
E le Province non sono state immune da questo tipo di mentalità. Andando infatti a guardare in soldoni vedremo che il taglio delle Province, inteso come soppressione dell'ente, in realtà avrebbe prodotto due risultati significativi. Uno, quello di riprendersi porzioni di patto di stabilità e girarle ai Comuni, perché chiudendo tutte le Province d'Italia si sarebbero recuperate porzioni abbastanza significative, appunto, di patto di stabilità. Due, forse avremo fatto del bene alle imprese laddove su alcune materie un ulteriore organismo come la Provincia produce eccessi di burocratizzazione; pensate a un qualunque atto urbanistico che spesso ha mille lungaggini dovute ai passaggi, obbligatori per legge, tra Comune, Provincia, ecc. ecc..
Ma oltre questi due aspetti certi, ecco, altri grandi vantaggi non ci sarebbero, perché i dipendenti pubblici, siamo un paese civile, non vengono licenziati, dunque non ci sarebbero risparmi ulteriori, se non poter risparmiare qualcosa in una riorganizzazione delle materie gestite dalle Province riattribuendo queste alle Regioni e ai Comuni.

Però visto che in Italia si fanno i papocchi, non è che abbiamo avuto la soppressione delle Province, abbiamo avuto da un lato la simpatica idea, a mio avviso delegittimante la politica, di trasformare le Province, i Consigli provinciali in un organismo di secondo grado dove mettere in competizione, in lotte fratricide i Comuni; le persone vengono elette tramite un'assemblea di tutti i consiglieri comunali di una provincia insieme i sindaci, che sono anch'essi consiglieri eletti (quindi non gli assessori). Una lotta fratricida per eleggere dodici persone che senza rimborsi spese e indennità dovrebbero ratificare ed eleggere il presidente.
Pertanto un organismo assolutamente non rappresentativo degli elettori.
Ed a ciò bisogna aggiungere che c'è stata una deriva a mio avviso autoritaria, direi quasi dittatoriale. Senza nulla togliere al caso di Ancona, alla persona della Casagrande che fu eletta legittimamente dagli elettori, il problema infatti non è della persona in sé, si è passati da un organismo eletto dal popolo a un commissariamento, ove il commissario è il presidente legittimamente eletto, e questo si è fatto perché ci si vergognava di toglierla, ma allo stesso tempo è un atto di vera mancanza di rispetto della democrazia perché di fatto un consiglio provinciale ecc. ecc.. Stiamo dunque aspettando l’attuazione della normativa.
Dopodichè c’è un secondo papocchio. Cioè, le riduciamo però in base a criteri abbastanza pericolosi. Io ad esempio posso dire, da cittadino di Ancona, che se rimane la Provincia di Ancona non mi cambia nulla, però mi metto nei panni di un cittadino di Macerata, di Fermo, di Ascoli Piceno che si dovrà ritrovare questa mega provincia. Mi chiedo come faranno ad eleggere dodici consiglieri e un presidente tutti quei consiglieri comunali di Macerata, di Ascoli e di Fermo.
Pertanto credo sia giunta l’ora, cari Consiglieri, che anche la Regione Marche faccia sentire in maniera pacifica ma irruenta il suo verbo all’interno della Conferenza delle Regioni. Sull’Ansa leggo che c’è una Lombardia combattiva, un Piemonte combattivo, un Veneto combattivo, invece le Marche sull’argomento mi sembra siano troppo silenziose.
La mozione che abbiamo fatto - visto peraltro che le due mozioni sono pressoché identiche, hanno lo stesso dispositivo, invitò tutti i Consiglieri ad approvarle entrambe – si pone il primo problema operativo, ossia che i dipendenti della Provincia considerata la loro eterogeneità in professionalità, un domani ci fosse un passaggio ulteriore a questo attuato dal Governo Monti e cioè la vera soppressione delle Province, non potranno tutti venire a lavorare in Regione, bisogna che qualcuno abbia il coraggio di dire loro questo, forse il sindacato, forse la politica, non lo so, ma qualcuno dovrà pur dirlo.
Questo Governo fa la spending review senza parlare, senza concertare in base alla sussidiarietà, lo fa e basta, ecco, quando allora capiremo le deleghe forse capiremo anche se il numero del personale delle Province potrà rimanere lì, se è adeguato, se non è adeguato, se è il caso di iniziare a ragionare su delle mobilità attive, volontarie. Se è il caso di prevenire il rischio fra due o tre anni, se le cose non migliorano, che un nuovo Governo presenti una riforma costituzionale di soppressione e quindi questi dipendenti si ritroveranno dalla mattina alla sera a dover scegliere se andare in un Comune oppure, se i vecchi uffici di collocamento verranno ripristinati, andare a lavorare per un Ministero.
Insomma, mi sembra una situazione veramente nebulotica, io non vedo chiarezza, non vedo risparmi, vedo solo atti che delegittimano la politica e basta, come il contentino sul ragionamento della casta.
Io personalmente sono per la soppressione delle Province, per me le Province devono chiudere, per me sono un organismo di burocratizzazione, preferisco ridare porzioni di patto di stabilità ai Comuni che sono la vera interfaccia fra la gente e la politica.
Però la politica ha l’obbligo di guardare i fatti, e i fatti sono questi. Allora questi fatti ci impongono comunque di portare un profondo rispetto nei confronti di un dipendente della Provincia.
Quindi auspicò due cose. La prima è che oggi si approvino entrambe le mozioni e che si apra un tavolo con le forze sindacali per cercare di arricchirci in termini di ipotesi da proporre alla Conferenza delle Regioni o ad altre Regioni e poi nei confronti del Governo. Secondo, auspico, Assessore, che anche la Giunta alzi la voce all’interno della Conferenza delle Regioni e che si vada compatti da Monti a chiarire che non è pensabile fare questi papocchi. O le Province rimangono o le Province devono chiudere.
Le Province che diventano degli strani assemblati di politichese misto a tecnocrazia porteranno: gli italiani a non essere soddisfatti perché appunto non chiuderanno, mentre a chi fa politica di non essere soddisfatto. Io sfido qualunque consigliere comunale a dover immaginare quale tipo di cordata psicopatica e schizofrenica dovrà inventarsi per eleggere dodici persone. Immaginatevi 49 Comuni della Provincia di Ancora che, tolto l’aspetto maggioranze e minoranze, devono mettersi d’accordo, no ci va quello di Arcevia, no ci va quello di Castelcolonna, e via dicendo. Ma di cosa stiamo parlando?!
E soprattutto è inaccettabile di vedere che è stata nominata come commissario la Casagrande, e non perché la Casagrande, ripeto, non lo meriti in termini di persona, massimo rispetto a chi ha vinto le elezioni, ma perché è vergognoso mettere un commissario e commissariare un Consiglio che insieme alla Casagrande era stato legittimamente eletto.
Quindi, morale della favola, che la Regione Marche, Assessore, faccia sentire le sue critiche, non possiamo accettare questa finta riforma, le Province o le chiudiamo oppure le teniamo, e se le teniamo bisogna portar loro rispetto.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Zaffini.

Roberto ZAFFINI. Anch’io sono un po' stupìto del tono pacato dell'Assessore Canzian, ricorda un po’ lo stile Monti, ma fortunatamente ha una cravatta un po' più colorata, contrariamente al nostro Monti che invece è moscio anche dal punto di vista cromatico, un po’ di colore anche in politica ci sta bene!
Tornando però alle cose serie, quello che appare alla Lega e al sottoscritto è il completo abbandono di questo Governo del processo federalista e la dismissione quasi totale delle autonomie locali. E questo lo abbiamo visto da subito, ovvero sin da quando è stato eliminato il Ministero per l’attuazione del federalismo poi trasformato in Ministero per la coesione territoriale. Un passo sicuramente deleterio per i territori.
L’abbiamo visto con l’impossessarsi della Tesoreria unica, quindi l’esproprio delle sostanze dei Comuni. L’abbiamo visto con il patto di stabilità. L’abbiamo visto con la famigerata Imu, che inizialmente in base al progetto leghista doveva essere una tassa municipale unica che comprendeva altri tributi territoriali, mentre ora è diventata una lunga mano che dai Comuni passa direttamente allo Stato.
Dunque un filo conduttore che va a rimpossessarsi in modo univoco del potere centralista dello Stato.
Per noi tutto questo è molto preoccupante. Pertanto anch’io concordo che bisogna alzare la voce. Come del resto hanno fatto le Regioni del nord che per rendere anticostituzionale questo passaggio, che appunto va a ledere alcune strutture, hanno presentato anche ricorsi alla Corte Costituzionale.
Sicuramente, come sempre, noi abusiamo degli strumenti che vengono applicati, quindi anche delle Province si è abusato, sono state prese come stipendificio, come paracadute per la politica, però, ecco, i tagli veri non si possono fare dove si è già tagliato.
I Ministeri attualmente impegnano 287 miliardi mentre le Province solo per 12 miliardi. Quindi il problema sta a Roma, è Roma che deve tagliare. Così come deve tagliare il sud.
Non possiamo tagliare la sanità dove già è stata tagliata e soprattutto dove funziona. Non possiamo tagliare le cose che funzionano.
Al sud, dicevo, bisogna fare una revisione complessiva di quello che non sta funzionando, gli sprechi sono là. Basta far finta che siamo un Paese unito, bello e felice, è lì che bisogna intervenire drasticamente. Non possiamo ammettere che un governatore come Lombardo nell’era di internet assuma 30 camminatori. Avete letto cosa sono i camminatori? Sono quelli che portano i fogli da una stanza all’altra. Oppure, come ho appreso adesso da alcuni siti, che possa assumere un funzionario al giorno.
Queste cose non possiamo più accettarle, è l’economia che non può più accettarle.
La vera risoluzione, il vero salva Italia è mettere le mani dove ci sono gli sprechi, che non sono certo qui a casa nostra. Ovviamente ci sono anche da noi, ma i paragoni sono sicuramente di gran lunga minori.
Una ristrutturazione delle Province ci può stare, ma noi siamo comunque per il loro mantenimento. Le Province hanno profonde ragioni storiche. Probabilmente l’Italia è più coesa dal punto di vista provinciale che non dal punto di vista unitario e forse anche regionale.
La proposta dell’UPI secondo me è più che accettabile, ritengo si debba andare in quella strada.
Riguardo i dipendenti, dove ci sono gli esuberi chiaramente bisogna intervenire, però poi bisogna ricollocarli in altre parti. So di Comuni dell’entroterra che hanno quattro-cinque dipendenti. Ecco, potrebbero essere collocati in situazioni dove effettivamente c’è bisogno. Oppure nelle scuole, in alcune città anche lì ci sono delle grosse difficoltà.
Quindi occorre alzare sicuramente la voce. Concordo con il Consigliere Zinni quando parla di un meccanismo infernale che non si sa cosa potrà portare.
La difesa della Provincia va fatta, ma non in quanto posto sicuro per politici e assimilati, bensì per essere una sede storica e di funzioni, convogliando poi tutti quegli enti limitrofi, come gli Ato e i bacini, affinchè si possa organizzare il territorio in maniera reale.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Latini.

Dino LATINI. Voglio intervenire su questa discussione perché la ritengo veramente molto importante.
Il Presidente Monti ha inserito nel decreto Salva Italia del dicembre scorso il taglio o comunque la soppressione di buona parte delle competenze delle Province e delle funzioni che riguardano l’aspetto politico-amministrativo delle stesse, cercando anche di non cadere nell’incostituzionalità della norma assunta. Ma al di là di questa modalità assunta da Monti, sul tema della modifica dell’attività delle Province, oltreché delle loro dimensioni, c’è un fiorire di letteratura e di posizioni politiche che vedono la maggior parte degli schieramenti attenti a una posizione diversa per quanto riguarda, appunto, il ruolo delle Province, se rimarranno, e in che modo rappresenteranno gli interessi mediati tra l’ente locale primario, il Comune, e a seguire Regione e Stato.
L’urgenza che noi abbiamo di dibattere politicamente la posizione che la Regione Marche deve assumere non è tanto sul ruolo politico che le Province potranno avere, perchè nell’ultimo decreto questo è stato nuovamente ben sottolineato dal Governo in carica, ovvero quella riduzione drastica di circa metà del numero delle Province che comporterà una ridisegnazione politica di questi enti dal punto di vista delle loro espressioni e figure. Nè tanto meno sulla tutela dei lavoratori, dei dipendenti del pubblico impiego inseriti nell’ente Provincia. E con questo non voglio dire che non se ne debba tenere conto, perché le tutele dei diritti, delle posizioni, il rispetto dei doveri di questi lavoratori è pari a quanto previsto per tutto il pubblico impiego, su cui si può aprire un altro argomento per capire se i tagli sono giusti oppure no, però comunque, ripeto, non sono in una posizione di figli di un Dio minore, essi certamente appartengono alla stessa categoria di tutte quelle forze che oggi lavorano nella pubblica amministrazione.
Quello invece, a mio avviso, su cui è importante concentrare la massima attenzione - e lo ha confermato indirettamente l’intervento dell’Assessore Canzian ricordando le abolizioni avvenute con il decreto legge del 6 dicembre 2011, in particolare con gli interventi di cui ai commi 14, 15, 16, 17, 18 che hanno tranciato di fatto i consigli provinciali, le autorità politica del presidente e della Giunta, e anche molte funzioni - è la salvaguardia di quelle che sono le valenze più importanti, ormai storicamente riconosciute, delle Province, a partire dalla prima metà degli anni ’90. Ovvero l’essere state un punto di riferimento per il filtro di alcune attività. Ad esempio, il territorio o la parte della pubblica istruzione che in passato avevano una risposta inefficace da parte delle Regioni che le controllavano.
Quindi è importante inserire nell’argomento del tavolo del confronto Stato-Regioni l’aspetto delle funzioni. Di quelle funzioni che sono di natura gestionale, soprattutto di quelle che ormai unanimemente, dicevo, si riconosce abbiano una valenza importantissima, una valenza di efficacia e di efficienza adeguata alle richieste degli utenti.
Ecco, credo che le Marche dovrebbero partire da questo, al pari delle altre Regioni che ormai si stanno indirizzando su questa linea, ovvero quella di mantenere le cose che hanno funzionato per non ricrearne di nuove. Ad esempio è a tutti noto, per chi ha alcuni anni di esperienza in politica, come la soppressione del genio civile, proprio per la valenza che allora aveva questo dipartimento della pubblica amministrazione, abbia creato più difficoltà che aspetti positivi.
E su questo credo debbano essere spese parole chiare, magari attraverso una risoluzione o comunque con una posizione unanime.
Nella valutazione che dobbiamo compiere riguardo la soppressione o la riduzione delle Province non dobbiamo inserirci tutto quello che, a partire dalla Giunta provinciale amministrativa di albertina memoria dal 1865 a oggi, le stesse hanno fatto a favore di due aspetti fondamentali, la presenza dello Stato in un ambito territoriale omogeneo, come erano appunto le province di non ultima generazione, quelle del secondo dopoguerra in poi, e dare delle risposte immediate su alcuni settori. Settori che oggi rischierebbero, se lasciati agli enti locali di avere situazioni a macchia di leopardo, se lasciati alle Regioni di tornare, alla luce anche delle indicazioni della scarsa organicità del personale, a risposte inadeguate. Aspetti, questi, che muterebbero il panorama della situazione in maniera del tutto negativa.
Ecco, la mia interpellanza, come pure la mia sottoscrizione con gli altri colleghi Consiglieri all’interrogazione, nasce profondamente da questo fatto, ovvero garantire quelle funzioni della provincia svolte attraverso gli organi amministravi che facevano capo alla Giunta provinciale e che sono stati riconosciuti unanimemente secondo i livelli minimi di standard adeguati. E salvando questi automaticamente si salva anche buona parte del personale, che così non verrebbe dirottato nè in altri enti né in altre funzioni, quindi con una impossibilità di essere loro stessi fautori di quella capacità di iniziativa e di efficienza amministrava che oggi, anche per il discorso della revisione della spesa, tutti chiedono proprio per eliminare gli sprechi.
Quindi l’indirizzo dato dall’Assessore Canzian dal punto di vista dell’analisi è positivo, lo condivido appieno. Ossia, si devono attendere le ulteriori mosse del Governo, però, nell’interagire come tavolo d’intesa per la Regione Marche, le Province dovrebbero essere comunque tutelate per un aspetto fondamentale, cioè per le loro eccellenze, che sono ormai definite, secondo materie e limiti indicati e ben precisi, anche nelle ultime indicazioni dello stesso Governo.
Su questo dobbiamo lavorare e trovare una voce forte che rappresenti non solo le Marche, ma anche buona parte delle Regioni, che attraverso le Province hanno dato in questi anni nel loro complesso delle risposte importanti e adeguate nei settori che più interessano la medialità delle richieste che provengono da comunità più piccole, dal singolo cittadino oppure da una associazione di comuni o ambito di comuni.
E su questo dobbiamo continuare, senza venir meno a quella modifica importante che parte dal 1970, cioè dall’inaugurazione effettiva delle Regioni, che appunto prevedeva la soppressione delle Province; la contemporanea presenza delle Province (quindi il loro mantenimento) con la Regione in qualche fase ha affastellato di interventi, di inserimenti e diciamo anche di intercalari tra i due enti che hanno poi minato la valenza e la capacità di queste istituzioni di rappresentare i cittadini.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Marangoni.

Enzo MARANGONI. Ritengo che il discorso delle Province non vada visto solo con riferimento alla spending review, è un approccio troppo recente, credo vada visto rispetto all’efficacia e all’efficienza di questi enti.
Ricordo che l’istituto della Provincia è nata con l’Unità d’Italia, quindi parliamo di più di 150 anni fa. In Italia è nato come pura trasposizione nel nostro Paese del modello francese, ovvero da quel sistema politico, burocratico e amministrativo nato da Napoleone. La Provincia è il trasferimento nei singoli territori del potere centrale. In Italia l’origine della Provincia è questo. Tanto è vero che sono più di 150 anni che nel nostro Paese si discute della sua utilità o meno.
Mi piace ricordare quello che disse il Sindaco di Milano, di cui ora non ricordo il nome, nel 1915, in quel momento era anche presidente dell’Anci (che già c’era): “Le Province sono buone solo per i manicomi e le strade provinciali”; quella volta le Province, infatti, si occupavano anche dei manicomi, oggi invece ci ha pensato Basaglia a risolvere il problema. Dopo cosa è successo? A parte la parentesi del periodo fascista, nel dopoguerra, dalla Costituzione in poi fino al 1970, ma anche dopo, l’ordinamento le ha caricate di funzioni; anche piccole cose, attenzione, non solo grandi cose, tutti sappiamo che le funzioni principali sono l’edilizia scolastica e la manutenzione delle strade, tutto il resto è contorno.
Le abbiamo caricate, dicevo, sempre di più, sembrano dei Ministeri, dimenticandoci, come ha detto il Consigliere Latini, che nel 1970, ossia con la faticosissima nascita delle Regioni previste dalla Costituzione (trent’anni dopo) le Province dovevano cominciare a dimagrire. Invece abbiamo continuato ad aumentarle sia come quantità che nei contenuti. Per cui la Provincia è davvero diventata un posto dei politici, è diventata una situazione intollerabile che non possiamo più mantenere per discorsi economici.
Ma non è solo per un discorso economico, è anche per un discorso di inefficienza ed inefficacia. Sono delle istituzioni fuori dal mondo, fuori dalla storia. Ed io questo l’ho sempre detto.
E’ vero che la situazione attuale è un papocchio, come prima qualcuno ha detto, però devo dire che è quasi meglio un papocchio che lasciarle così come stanno.
Io avrei voluto, come voleva fare Monti all’inizio e come promise anche Berlusconi nella sua campagna elettorale, abolirle totalmente, sono assolutamente inutili. Però, ecco, siamo al papocchio anche perché c’è il vincolo della Costituzione che le prevede espressamente. E cambiare la Costituzione in Italia ci vogliono novant’anni; a parte i casi di quando governa il centro-sinistra che riesce anche per un voto a cambiarla! Parecchi anni fa mi pare sia successo proprio questo. (…) Non è così? (…) Per quattro voti e riuscita a cambiarla? Benissimo, a maggioranza si può cambiare la Costituzione, altre volte invece ci vuole l’unanimità, ecco, questo è il modo di ragionare del centro-sinistra!
Allora, dicevo, benvenga il papocchio se meglio non si poteva fare, se meglio non si poteva agire per abolirle completamente.
In realtà i problemi sulle Province sono due: i dipendenti e la rappresentanza politica (non dico delle province ma dei territori che vanno al di là dei comuni).
Per i dipendenti dobbiamo pensare ad uno spostamento nei Comuni, molti dei quali sono sottorganico per i vincoli del patto di stabilità e altre leggi. Quello è il luogo dove dovrebbe andare, a mio avviso, il 90% del personale delle Province, poi in minima parte nelle Regioni.
Per quanto invece riguarda la rappresentanza politica mi pongo questa domanda: la rappresentanza politica di territori sovracomunali, cioè quelli che vanno al di là dei singoli comuni, dopo a chi resta? Dovrebbe rimanere a noi, signori, a noi Consiglieri regionali, che, ricordo, siamo eletti su base provinciale. Dovremmo essere noi interpreti, in quanto appunto rappresentiamo un territorio più vasto del singolo comune. Tra l’altro, se ci fate caso, già lo facciamo. Perché ciascuno di noi, pur essendo Consiglieri che dovrebbero rappresentare l’intera regione, in realtà siamo molto attenti con atti, mozioni e interrogazioni ai nostri territori. Come del resto è giusto, perché è la nostra base elettorale, perché siamo eletti da queste persone e dunque a queste dobbiamo politicamente rispondere.
Allora provate a riflettere in un’ottica futura, qualora le Province non ci saranno più, se sia giusto o meno pensare a una riduzione del numero dei consiglieri regionali, come ho visto in molte proposte di legge, in adempimento, peraltro, di una norma dello Stato che, attenzione, viola il principio dell’autonomia regionale. La Costituzione italiana parla infatti anche dell’autonomia regionale, proprio come per le Province. Ecco, ci ricordiamo della Costituzione quando ci fa comodo mentre in certi altri casi non ce ne ricordiamo.
Quindi, ripeto, dovremmo essere noi Consiglieri regionali a rappresentare il territorio provinciale. Sicchè invito tutti a riflettere su queste ipotesi che girano riguardo la riduzione del numero dei consiglieri regionali. Se dovessero scomparire del tutto, come mi auguro, i consiglieri provinciali, oppure se restassero ma solo formalmente (se infatti andasse avanti il papocchio resterebbero però esisterebbero solo formalmente e non sostanzialmente), ebbene, in quel caso, ripeto, la rappresentanza di un territorio più ampio spetterebbe a chi come noi è eletto nella propria provincia, nel proprio territorio.

Presidenza del Vicepresidente
Giacomo Bugaro

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Giancarli.

Enzo GIANCARLI. Colleghi Consiglieri, ho ascoltato tutti voi che siete intervenuti con molto interesse. Finalmente oggi discutiamo di queste mozioni ed interrogazioni, alcune delle quali erano state depositate già nel gennaio scorso e quindi diversi mesi fa. Però anche oggi, seppure siano trascorsi molti mesi, potremmo trovare la via della risoluzione. Ma di questo ne parlerà poi il nostro Capogruppo.
Io pur essendo stato Presidente di Provincia affronto questo argomento, come del resto gli altri, con tutta serenità, perché ho sempre visto le funzioni di questo ente non dalla parte di chi le esercita bensì dalla parte del destinatario delle stesse, ovvero il cittadino, la famiglia, la comunità.
Il collega Marangoni ha parlato di Province come posto dei politici, come papocchio, però, vedete, la differenza fra me e il collega Marangoni non sta nel fatto che io ho fatto il presidente della Provincia e lui no, sta nel fatto che io sono stato eletto mentre lui si candidò a presidente della Provincia però non venne eletto. (…) In questo caso parlavo del presidente. (…) No, no, io l’ho fatto su un mandato preciso e su un largo consenso della comunità della provincia di Ancona. E’ da lungo tempo che faccio politica ma sono sempre stato eletto, nella mia carriera politica non ci sono nomine, per cui rifiuterei anche quella della Provincia. Ripeto, nella mia carriera politica non ci sono nomine, non sono stato mai nominato da nessuna parte, ho sempre rifiutato nomine.
Ma questo non c’entra, altrimenti finisce che parliamo di noi, invece dobbiamo parlare dell'organizzazione della Repubblica, dello Stato, delle istituzioni locali, delle persone che vivono momenti di incertezza, quindi anche di quelle che un tempo non avevano incertezze perché il pubblico garantiva. Oggi non è più così.
E’ vero, è stato ricordato, le Province inizialmente come istituzione napoleonica, però poi nel corso degli anni, dopo la Costituzione italiana, la scelta della Repubblica, ci sono state leggi significative. Tra l’altro la legge di princìpi 142 del 1990 porta la firma di un grande autonomista marchigiano, che di questa Regione è stato Presidente, l'onorevole Adriano Ciaffi. Poi ci sono state le Bassanini fino alla modifica del Titolo V della Costituzione.
Noi non stiamo più parlando dell'articolo 23 della 214, perchè siamo in presenza di un altro decreto, quello del 6 luglio 1995 che va sotto il nome di revisione della spesa. Tra l’altro credo che questo decreto debba essere profondamente modificato in Parlamento, perché è un grosso colpo alle condizioni e alla qualità della vita delle famiglie, soprattutto per quanto riguarda la revisione della spesa pubblica relativa sia alla sanità che agli enti locali.
Sulla sanità in questa Aula ne abbiamo parlato molto, ne parleremo ancora tantissimo, abbiamo adottato dei provvedimenti, però non dobbiamo perdere di vista quella che in Italia è la sanità pubblica, la spesa. L’Italia in Europa è al quart’ultimo posto. Nel nostro Paese c'è un sistema sanitario universalistico e mediamente è uno dei più efficienti ed efficaci, come coefficiente è riconosciuto quello della Regione Marche. Quindi anche nella riorganizzazione della sanità marchigiana non dobbiamo perdere di vista questi aspetti fondamentali.
Sicchè un altro taglio governativo ai fondi destinati alla sanità causerebbe un peggioramento della qualità delle prestazioni sanitarie e dei servizi ai danni dei cittadini.
Anche i Comuni rischiano il dissesto finanziario, saranno costretti a tagliare i servizi, ad aumentare le aliquote, il trasporto locale rischierebbe il collasso.
Per cui di questo decreto occorre una modifica profonda.
E mi sento di dire al Consigliere Zaffini che io qui non vedo discontinuità con il Governo precedente. E’ vero che prima si parlava di federalismo, ma di fatto il federalismo non si è mai attuato. Prima c'erano provvedimenti, certo, ma non erano per i Comuni, c'erano provvedimenti solo per qualche Comune (Catania, Palermo, ecc.).
Invece noi, nel rispetto della Costituzione italiana, dovremmo rafforzare il sistema delle Regioni e delle autonomie locali.
Le Regioni debbono mantenere quel ruolo loro proprio di istituzione con funzioni legislative, di programmazione, di coordinamento e supporto degli enti locali. Tra l’altro in questa Regione abbiamo fatto tutta una serie di riforme, penso al superamento dei consorzi obbligatori, penso alle superamento degli ambiti territoriali ottimali, insomma, a tutta quella riorganizzazione che abbiamo fatto su tutta una serie di materie. E dobbiamo andare avanti, ad esempio, riguardo gli alloggi di edilizia economica popolare, dobbiamo avere più coraggio nei confronti del sistema delle autonomie e quindi dei Comuni.
Ecco, in questa regione abbiamo superato una serie di consorzi e di enti intermedi. Abbiamo semplificato dentro quel principio e quell'assetto sussidiario ove il baricentro amministrativo dei servizi è stato spostato il più vicino possibile cittadini. Abbiamo costituito associazioni, a cui abbiamo riconosciuto la personalità giuridica, snelle, composte da soli Sindaci e Presidenti di Provincia, preposte alla gestione di servizi fondamentali, essenziali, importanti.
Allora, se da un lato questa è la regione, in un Paese in cui ci sono 8 mila comuni le funzioni di area vasta da chi sono esercitate? Ma pensiamo davvero che si possa superare? Ed io non sto a difendere qualcosa che non è difendibile, ritengo dobbiamo porci seriamente questi aspetti, perché c'è il rischio di un macro accentramento o in qualche modo di un neo centralismo. E se non andiamo ad una riorganizzazione dei Comuni ci saranno anche funzioni di area vasta inconciliabili con la dimensione locale. Chi conosce il territorio sa che dobbiamo evitare il macro accentramento da un lato ma dall’altro dobbiamo avere anche la gestione ottimale.
A me pare che anche i decreti che vengono portati avanti non vanno nella direzione di una maggiore efficienza e funzionamento dello Stato, delle autonomie, dell'organizzazione.
Poi, organizzazione degli uffici decentrati, anche qui non ci possono essere ulteriori proliferazioni di enti strumentali o di agenzie.
Non vorrei ci fosse un’eccessiva sensibilità. Ossia, mentre da un lato è giusto e sacrosanto ridurre i costi del funzionamento delle istituzioni, ridurre i costi della politica, poi non vorrei ci fosse un eccesso di populismo. Magari andiamo alla riduzione, com'è stato fatto in questo paese, dei consiglieri comunali e poi non andiamo alla riduzione né dei parlamentari né dei consiglieri regionali. Questo sarebbe solo qualunquismo e populismo. Sarebbe veramente vedere l'organizzazione della democrazia non in funzione di una rappresentanza vera, non tenendo conto di quello che è accaduto negli anni; negli anni sono state istituite le Regioni, qui concordo con il collega Marangoni, è dal 1979 che c'è l'elezione diretta del Parlamento europeo.
Quindi, da un lato una sovranità che viene spostata su un piano sovrannazionale, dall'altro parlamentini regionali che hanno la possibilità legislativa, che però non devono essere, in un giusto rapporto per la rappresentanza, eccessivi nel numero. Inoltre il Parlamento continua ad essere un'assemblea di mille persone. Però poi riduciamo i consiglieri comunali, che appunto abbiamo ridotto.
Ecco, dentro questa situazione dobbiamo fare in modo – ringrazio l’Assessore Canzian per le risposte che ha dato – di non perdere di vista l'organizzazione delle funzioni dentro questo forte principio di sussidiarietà, ovvero la decisione sempre più vicina al cittadino, la funzionalità della stessa organizzazione periferica dello Stato e del sistema delle autonomie, il rispetto per le persone che ci deve essere sempre (in questo caso parliamo delle persone che lavorano nelle Province) e quindi fare in modo che con le organizzazioni sindacali, con le Rsu, si costruisca un percorso che dia garanzie e certezze.
Il collega Zinni poneva un problema serio, diceva: ma vi sembra giusto che ci debbano essere i commissari? Io concordo con lui, ma, vede, a mio avviso il problema vero non è nella nomina, nella Presidente della Provincia, l’anomalia sta nel fatto che c'è stato impedito di votare. In un paese democratico si vota. Si vota! E siccome il Consiglio provinciale, la Giunta, la Presidenza aveva compiuto i cinque anni, così come previsto dalla legge, noi dovevamo andare al voto. Era un diritto dei cittadini della provincia di Ancona, in questo caso, come è un diritto dei cittadini delle altre province. Ebbene, è venuto meno anche questo.
Queste forzature io non so se sono in qualche modo frutto di governi tecnici. Però, ecco, speriamo che i cittadini italiani, nel rispetto delle scadenze del 2013, previste dalla legge, dalla Costituzione, possano dar vita a un governo che sia la rappresentanza vera e che sia un governo della politica.

PRESIDENTE. Ha la parola la Vicepresidente Giorgi.

Paola GIORGI. Voglio intanto ringraziare il Presidente Giancarli per il suo intervento. Essere stato Presidente di una Provincia importante come quella di Ancona, così come sono importanti tutte le Province marchigiane, gli dà modo nella sua esperienza di portare un contributo sicuramente costruttivo alla discussione.
Inoltre voglio ringraziare l’Assessore Canzian per averci esposto l'argomento in maniera molto chiara e dettagliata.
Io condivido appieno sul fatto che la questione è totalmente in mano al Governo che però sul tema ha fatto una confusione che non si era mai vista prima; durante l’azione del Governo Monti devo dire che questa si vede anche molto spesso, ma sulle Province, insomma, si sono impegnati bene a farla.
Voglio inoltre rimarcare, come ha già detto l’Assessore Canzian, che si sono già tenuti due tavoli di confronto con i sindacati, che dunque ci dà l’idea di come la Regione stia lavorando in questa direzione.
Affronto subito il tema del personale, che è un po’ il tema centrale anche delle mozioni presentate.
E’ chiaro che il personale dovrà essere salvaguardato in maniera seria, ma io sinceramente non vedo tutto questo pericolo, non vedo la ragione di tanto allarmismo. Se le competenze verranno suddivise in altri enti (Regioni e Comuni in primis) il personale che si occupava di una certa cosa in Provincia poi andrà ad espletare le stesse funzioni in Regione o in Comune. Questo lo vedo abbastanza normale. Si troverà certamente un modo per tutelare questo personale, che comunque dovrà anche comprendere che stiamo vivendo una situazione complicata.
La posizione dell’Italia dei Valori in merito alle Province è molto chiara, noi siamo per una loro totale abolizione. Io sono stata molte volte anche in prima linea per raccogliere le firme nei banchetti, che abbiamo fatto numerosissimi anche nella nostra regione, per sottoscrivere una legge popolare (arrivata poi in Parlamento ed anche iscritta per la discussione) in merito proprio all'abolizione totale delle Province.
Il Governo Monti prima ha detto che venivano abolite, poi che sarebbero diventate enti di secondo livello, adesso vengono invece accorpate. Ecco, questo accorpamento, condivido quello che diceva il Consigliere Marangoni, perlomeno è un segnale.
Io però ho una paura. Quello che è stato approvato è un decreto legislativo che, come tale, dovrà essere convertito in legge, pertanto ci sarà un passaggio parlamentare. Ho paura perché abbiamo l’esempio di altre occasioni laddove si è andato un po’ a toccare qualche taglio reale anche ai costi della politica - ricordo che la BCE (che qualche volta l’ascoltiamo, qualche volta non l’ascoltiamo, dipende cosa dice) nei giorni scorsi ha detto che l’abolizione delle Province è il primo vero atto che l’Italia dovrebbe fare per ridurre i costi della politica -.
Dunque, dicevo, visto che ci sarà una conversione in legge e pertanto un passaggio parlamentare, io lì ho paura che le cose un pò verranno riviste. Perché comunque si vanno a toccare posti e posticini e non tutti sono d'accordo; un tema, questo, che alla fine nella discussione entra ed in maniera anche prepotente.
Che organismo saranno le Province? Da quello che sappiamo oggi dovrebbero essere degli organi di secondo livello. Osservava giustamente prima il Presidente Giancarli, chi svolgerà le funzioni di area vasta? Io credo che le Unioni dei comuni possano tranquillamente svolgere le funzioni di area vasta. Dobbiamo entrare nell’ottica, secondo me, di rimodernare il Paese.
Ed è anche vera un’altra cosa, ossia, che parallelamente al decreto dove si parla dell’accorpamento, riduzione delle Province, insomma, di questo, come dire, frullato sulle Province del Governo Monti, nelle Commissioni parlamentari, sia alla Camera che al Senato, si sta portando avanti una proposta di legge di modifica del Codice delle autonomie locali, che non è totalmente estranea a quest’altra questione. Ma questo è per rimarcare la confusione che c’è nel Governo, che invece entra in maniera diretta anche nella questione del ridisegno dell’assetto istituzionale dello Stato.
Secondo me l’abolizione di un organo di governo potrebbe solo snellire la burocrazia, si riorganizzano le cose senza fare allarmismi, con responsabilità si affrontano le questioni. Andando così verso un Paese un po’ più strutturato ed anche, se vogliamo, più moderno. Noi rimaniamo sempre ancorati al passato, sempre ancorati alle radici, per carità, però, ecco, queste non sono radici, questi sono piombi che non ci permettono mai di guardare in avanti, di avere una coscienza, una presenza di un paese moderno e soprattutto responsabile.
Le due mozioni presentate sono sovrapponibili, quindi, come ha detto anche il Presidente Giancarli, è giusto che l’Aula si esprima in maniera uniforme. Magari prepariamo una proposta di risoluzione affinchè l’Aula possa approvarla all’unanimità; seppure sul tema specifico delle Province ci siano posizioni divergenti credo che per quanto riguarda il futuro del personale siamo invece tutti d’accordo.
Stiamo pertanto a vedere quello che succede. Ripeto, la mia paura è che anche questo tiepido provvedimento sulle Province subisca uno stop. Non so perché, ma quando ci sono provvedimenti che chiedono dei sacrifici più diretti al paese c’è sempre più unione, quando invece si toccano altri interessi poi, insomma, i distinguo ci sono, vengono a galla, e quindi portano purtroppo a frutti molto negativi, che invece per alcuni sono positivi.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Trenta.

Umberto TRENTA. Sul problema delle Province è dal 2000 che si dibatte per una questione che fu proprio la scaturigine della divisione del sud delle Marche nord dell’Abruzzo. Allora diversi Consiglieri non avevano capito (perché non ne avevano gli elementi e penso neanche la fantasia) qual era il problema del sistema delle province nel sistema governo. L’Italia non può permettersi tutta una serie di scatole cinesi, come appunto le istituzioni elettive e quindi Comuni, Province, Regioni, Governo.
Dico all’ex Presidente della Provincia di Ancona Consigliere Giancarli, un uomo di buonsenso che riesce ad esplicare bene quel concetto che gli è caro, ovvero che ha fatto il Presidente della Provincia, cosa che invece non ha fatto Marangoni, e che Marangoni mai farà. E perché? Perchè è un sistema di partiti che poi dà…(…) Certo, è un complimento, Consigliere, perché se non fosse per quel sistema dei partiti neanche Giancarli avrebbe fatto il Presidente. Funziona così, tranquillo, era proprio rafforzativo a quello che diceva lei.
Ecco, il Presidente Giancarli parlava di populismo e di qualunquismo. Io invece in maniera molto più semplice avrei fatto un riferimento al relativo e all'assoluto.
Nel nostro sistema le questioni vengono sempre più dettate da una politica internazionale; e qui scomodo l’America che vuole Monti, leader del centro-destra, che in questo momento è sostenuto da un governo tecnico, e quindi il Presidente Giancarli auspicava il ritorno di un governo politico.
Oggi siamo in un sistema che va verso lo scontro epocale tra la democrazia e la plutocrazia. Il plutocrate ha un solo riferimento, ossia che cosa conviene per tenere giù le masse cioè la rappresentanza democratica del popolo. Un discorso, questo, che fatto da un rappresentante del centro-destra potrebbe anche sembrare improprio.
E quindi scomodo la macroeconomia rispetto alla microeconomia.
Le Province in questo sistema hanno esaurito il loro ruolo, allora la politica si sposta sulla difesa spropositata del problema del personale. Quel personale di quella politica di quando ancora non si parlava del termine antipolitica, e quindi è facile che anche oggi il Consigliere segretario dica la posizione chiara dell’IdV sulle Province.
Le Province non sono altro che un qualcosa che si ripete e che non ha senso nel rapporto tra Comune, associazioni di Comuni e Regione.
Per quanto riguarda la riduzione dei consiglieri regionali, bèh, le Marche qui hanno già ben definito, perché su questo siamo proprio in quella fotografia impietosa dell'antipolitica dove tutti hanno fatto a gara nel parlare sempre più contro la politica, quindi contro i Consiglieri regionali, contro le indennità, contro questo, contro quello, contro quell’altro.
Ecco, io direi, che significa grafico delle economie? Che cosa significa, dopo tutto quello che si è dibattuto dal 2010 ad oggi, parlare di spread? Se io facessi parlare in questo momento l'Assessore Petrini sono sicuro che essendo un assessore che si prepara molto bene sugli argomenti ed è sempre puntuale non potrebbe non sostenere un principio chiaro sull’economia. Cioè, questo sistema può permettersi questo assetto istituzionale? No. E’ chiaro, è evidente.
Quindi studiare un po’ di più da parte dei Consiglieri sarebbe la vera medicina contro lo spread. Non c’è distanza, perché se noi parliamo da Consiglieri regionali non possiamo dimenticare che quello che è nelle nostre possibilità nel mandato elettivo è legiferare.
Quindi, ecco, a volte bisogna condividere un principio. Anzi, voglio approfittare della parola per scusarmi con l’Aula, ed anche con il Consigliere Camela, per essere stato stamattina un po’ brusco, ma io non accetto quando una persona non capisce che cosa significa fare una proposta di legge condivisa e da portare all’approvazione all’unanimità. Una proposta di legge che riguarda anche qualcosa che va in contrasto con quello che dice il Consigliere Zaffini. Cioè, mettere in relazione, condividere e cofinanziarie cinque progetti significa abbassare la nostra spesa e crescere il livello infrastrutturale. E’ direttamente proporzionale. Quindi le uscite improvvide sono uscite che non ci qualificano nel mandato e quindi nella responsabilità verso i nostri elettori.
Auspico anch’io il ritorno di un Governo politico. Nella battaglia tra democrazia e plutocrazia è il Governo politico che conta, caro Giancarli. Noi abbiamo questa responsabilità. Nell'ambito di questa regione tutti conosciamo i nostri elettori, che sono quel milione e mezzo di abitanti nella regione Marche.
E’ in questo senso che non dobbiamo farci trarre in inganno da Draghi che bacchetta il professore “abbassa le tasse”. Le tasse le possiamo abbassare, perché questa macchina burocratica che abbiamo messo insieme negli anni, parlo di quella dal ’48 ad oggi, è ingestibile perché sovradimensionata. E questo è lo scontro tra pubblico e privato.
Lì si può fare il taglio. Ed Elsa Fornero esce candidamente su queste cose, ma chiedo io ad Elsa Fornero: mi spiega come è arrivata lì? Ossia, noi abbiamo messo al governo delle istituzioni democratiche persone che veramente rappresentano la plutocrazia mondiale. E’ questo il contrasto stridente. Quindi è ovvio che poi i tagli sono sempre in linea orizzontale, sono i più semplici.
Vogliamo parlare benevolmente e in maniera semplice della sanità con Almerino Mezzolani? E Mezzolani è la persona che purtroppo è soggetta a una pressione più dura. Perché? Perchè lei, Assessore, è direttamente collegato al Pil, il Pil scende ed è incontrollabile perché in soluzione dinamica, allora lei oggi della sanità dice una cosa che però domani non è più vera, perché se scende il Pil taglia la sanità. Quindi, al di là del fatto che penserà un domani di tagliare le risorse per gli ospedali, i posti letto, ecc., ecc., ecco, lo hanno già fatto, lo hanno già detto. Ma questa è, ripeto, la battaglia tra democrazia e plutocrazia, sia che si chiami Regione, Comune, macrocomune, macroregione.
Ed in quella proposta di legge, che sarà simpatico illustrare in Aula, torneremo a parlarne di limes territori di confine, progetti condivisi e cofinanziati, ne parleremo insieme. Questo è il lavoro del Consigliere. Ed io sono onorato di rappresentare nella regione Marche il ruolo di Consigliere per tutta la comunità. E possiamo essere di esempio anche per altre Regioni, ma con proposte condivise e sostenute.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Cardogna.

Adriano CARDOGNA. Il merito della grande preoccupazione dei lavoratori della Provincia di Ancona è che oggi in quest’Aula per la prima volta abbiamo modo – e non intendo approfittare di straforo di una occasione come questa, che, invece, meriterebbe un contesto più finalizzato e diverso – di parlare di un tema che ha un’importanza fondamentale per l’avvenire di questo Paese, cioè la riforma istituzionale complessiva di questa nostra Italia.
Dico questo perché tutte le mozioni in realtà chiedono una cosa molto semplice, chiedono l’istituzione di un tavolo. E l’Assessore su questo ha risposto, ha detto che il tavolo c’è già, inoltre ci ha anche aggiornati sull’evoluzione legislativa in merito a questo tema.
Quindi la discussione poteva finire qui, ma probabilmente il desiderio di molti Consiglieri è stato quello di voler partecipare ad un dibattito che ognuno di noi sente essenziale per il futuro della nostra società.
Per cui anch’io voglio anticipare alcuni pensieri sull'argomento, sperando ci siano comunque altre occasioni affinché quest’Aula continui ad occuparsi della questione. Tra l’altro l’argomento soppressione delle Province ci porta anche a tutta quella discussione che si sta affrontando in questo periodo sulla riforma del pubblico e quindi dei dipendenti pubblici.
La spending review qui ricordata significa rivedere la spesa pubblica in funzione della sua efficacia, che però non vuol dire soltanto tagliare, ma individuare anche le azioni intraprese dalla pubblica amministrazione (di cui l’ente Provincia era sicuramente un elemento importante e costitutivo) che sono inutili e quelle, al contrario, che sono indispensabili e non ancora avviate.
Il cittadino italiano è evidente che vorrebbe un Governo capace di tagliare le secche dell'inefficienza del settore pubblico come pure premiare chi nonostante tutto riesce ancora a fornire servizi. E qui qualcuno ha ricordato che alcuni dei servizi che fornisce questo paese sono tra i migliori del mondo. Però anch’essi sono soggetti a una pesante attenzione da parte del Governo.
Dunque piuttosto che tagli alla cieca – tutti hanno detto che i tagli oggi proposti assomigliano molti a quei tagli lineari di vecchia memoria – ci vorrebbe il coraggio di rivoluzionare interamente il settore pubblico.
Ecco, io credo sia proprio questo l'argomento che dovremmo trattare in un immediato futuro.
Ai Governi di destra e di sinistra, purtroppo, è mancato questo coraggio, questa audacia. E manca anche al Governo dei tecnici, che riesce ad essere molto coraggioso su alcuni fronti ma su altri no.
Questo coraggio dovrebbe comportare l’introduzione di un principio ferreo, ovvero quello che ogni azione del settore pubblico venga valutata, ma non internamente, una valutazione terza, fatta da esperti e dagli stessi beneficiari dei servizi pubblici.
Il settore pubblico per l’economia appare sempre più come un peso, a mio avviso, invece, ne dovrebbe essere lo spirito propulsivo.
Una delle ragioni per cui l'Italia è cresciuta così poco, molti lo ricorderanno, dipende proprio dall'inefficacia e dall'inefficienza della pubblica amministrazione.
Rivoluzionare quindi il settore pubblico, riqualificarlo, rimotivarlo al fine di renderlo agente di sviluppo del servizio per il paese, è la grande scommessa che bisogna mettere in atto, non fare a gara per quanta gente mandiamo più presto a sua casa senza preoccuparsi se poi il pubblico riesce a dispiegare tutta quella capacità di servizio di cui hanno bisogno i cittadini.
E, attenzione, i servizi non vanno intesi solo come quelli che non generano ricavi, parlo proprio di quei servizi per cui il privato, anzi, le multinazionali fanno a gara per averne la privatizzazione, per averli in carico, cercando, per questo, di dimostrare continuamente che il pubblico è inefficiente.
Certo, tutto questo non lo si ottiene né con la desertificazione istituzionale né con questa rivisitazione della spesa.
Ed una cosa che mi preoccupa molto, che mi piacerebbe superare in un dibattito reale nelle Commissioni e nell’ambito di questo Consiglio, è questa. Non vorrei si creasse una sorta di imperialismo ove pochi grandi centri di potere riusciranno a condizionare le scelte che vengono fatte sui territori.
Ritengo che questo Consiglio regionale dovrebbe comunque maturare al più preso una sua posizione sull'abolizione delle Province ed impegnare il Presidente a rappresentarla in sede di Conferenza delle Regioni e in sede di Conferenza Stato-Regioni. Affinché a pieno titolo la nostra Assemblea legislativa possa partecipare a un dibattito che coinvolge così tanto il destino dei nostri territori e dei nostri cittadini.

PRESIDENTE. Colleghi, non ci sono altri iscritti a parlare. Quindi pongo in votazione la seguente proposta di risoluzione, che è pervenuta in questo momento al tavolo della presidenza e che mi sembra untiaria, a firma dei Consiglieri Zinni, Ricci, Giorgi, Giancarli, Latini:
“L'Assemblea legislativa delle Marche,
Visto il decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201 recante disposizioni urgenti per la crescita, l'equità e il consolidamento dei conti pubblici e la legge 22 dicembre 2011, n. 214, di conversione;
Considerato quanto previsto dall'articolo 23 commi dal 14 al 21 del decreto sopra
richiamato, così come modificati dalla Legge 214/2011;
Considerato inoltre che la Provincia di Ancona è tra quelle per le quali i dispositivi prevedono il commissariamento prefettizio, sempre che il ricorso avverso il decreto presentato dall'UPI alla suprema Corte venga respinto, a partire dal mese di maggio p.v.;
Ritenuto necessario avviare al più presto e senza indugio un serrato confronto con l'attuale Amministrazione di tale Ente Provinciale al fine di definire le linee generali per la necessaria iniziativa legislativa regionale in merito al trasferimento di parte delle deleghe attualmente conferite all'Ente Provincia e per impostare il confronto che dovrà aprirsi in sede di Conferenza Stato Regioni;
Stante la difficoltà di definire il futuro lavorativo ai dipendenti di detto Ente, oltre 500 impiegati, e la necessità di dare una rapida risposta agli interrogativi pressanti di quanti operano per la Provincia;
Considerate le modifiche apportate con l'articolo 17 del D.L. 6 luglio 2012 inerente "Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini;
Impegna la Giunta regionale ad istituire quanto prima possibile un tavolo di confronto e trattativa con le Province e con le rappresentanze Sindacali e Aziendali, per definire le proposte utile alla migliore ridistribuzione delle deleghe amministrative e la conseguente ricollocazione del personale dipendente con particolare riguardo alla Provincia di Ancona, stante l'imminente commissariamento".

(L’Assemblea legislativa approva)


Sull’ordine dei lavori

PRESIDENTE. La Conferenza dei Capigruppo aveva deciso di fermarsi una volta esaurito questo punto, quindi direi…(…) Prego, Consigliere Cardogna.

Adriano CARDOGNA. Presidente, vorrei far presente che iscritta al punto 3) dell’ordine del giorno c’è la mozione n. 339, è stata firmata da tutti i Presidenti dei Gruppi quindi potrei anche esimermi dall’illustrarla.

PRESIDENTE. Bene, allora la votiamo senza l’illustrazione.


Mozione n. 339
dei Consiglieri Cardogna, Binci, Malaspina, Latini, Silvetti, Marinelli, D'Anna, Ricci, Eusebi, Massi, Pieroni
“Ampliamento Autostrada A14, tratto Rimini Nord-Pedaso, applicazione delle normative stradali e regionali che favoriscono lo sviluppo del lavoro e dell'occupazione nel settore forestale”
(Votazione)

PRESIDENTE. Pongo in votazione la mozione n. 339.

(L’Assemblea legislativa approva)

La seduta è tolta.

La seduta termina alle ore 12,55



 

 
 
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