Resoconto della seduta n.89 del 30/01/2018

SEDUTA N. 89 DEL 30 GENNAIO 2018

La seduta inizia alle ore 10,40

Presidenza del Presidente
Antonio Mastrovincenzo

PRESIDENTE. Colleghi buona giornata, dichiaro aperta la seduta n. 89 del 30 gennaio 2018. Do per letto il processo verbale della seduta n. 88 del 24 gennaio 2018, il quale, ove non vi siano opposizioni, si intende approvato ai sensi del comma 4, dell’articolo 53, del Regolamento Interno.
Richiamo, inoltre, ai sensi del comma 5 dello stesso articolo, l'attenzione di tutti i Consiglieri sulle comunicazioni distribuite, con cui porto a conoscenza dell'Assemblea quanto espressamente previsto dal Regolamento interno.

Commemorazione Gino Vallesi

PRESIDENTE. Vi prego di prendere posto perché dobbiamo cominciare con il ricordo doveroso per l’ex Consigliere regionale nonché Assessore Gino Vallesi che è scomparso nei giorni scorsi, lascio per questo la parola al Vicepresidente Celani che era suo amico ed è giusto che lo ricordi lui.

Piero CELANI. Grazie Presidente. Grazie per questa opportunità che mi dà. Credo che ricordare Gino Vallesi per me sia abbastanza semplice ed anche emozionante, ho condiviso con lui una prima importante parte di impegno politico fin da ragazzo e devo dire anche, consentitemi questa notazione personale, se sono qui è anche merito suo nel senso che ho iniziato proprio sotto la sua spinta, il suo sprone, ero ancora uno studente universitario quando l’ho conosciuto e quando mi ha candidato nella circoscrizione di una delle nove circoscrizioni che allora suddividevano il Comune di Ascoli.
Di solito quando si ricordano queste persone si parla prima del politico poi magari dell’uomo, per Gino Vallesi credo che la cosa invece sia abbastanza semplice perché parlare del politico è come parlare dell’uomo e viceversa, parlare dell’uomo e parlare del politico. Lui i suoi valori umani li aveva trasferiti in politica nel vero senso della parola.
E’ stato amministratore del Comune di Ascoli, una persona molto importante, Consigliere, Assessore prima allo sport, proprio perché aveva questa vocazione per il sociale, per lo stare insieme, poi Assessore alle gestioni dirette, a lui si deve anche la metanizzazione della nostra città.
Una cosa semplicissima, lui faceva l’Assessore, ma era solito ricevere le persone in piazza, era un uomo al quale piaceva stare in mezzo alla gente, quando scendeva dalla sua Castel Trosino, chi conosce Ascoli conosce questa frazione di origine medievale molto bella ed importante, si piazzava in Piazza Arringo, davanti al Comune e lì riceveva le persone. Alla domanda: “Perché stai qua Gino?” rispondeva: “Perché io vengo dalla campagna, sono abituato a stare all’aperto, sono abituato a parlare con le persone, a respirare i problemi della gente. Al chiuso, in ufficio, dentro queste quattro mura mi sento soffocare”.
Questo la dice lunga di com’era l’uomo, di com’era il personaggio, di com’era la persona che dava tutto a tutti.
E’ stato un grande amministratore regionale, Consigliere regionale, Vicepresidente del Consiglio, Assessore alla sanità, non poteva essere Assessore di qualcosa di diverso, non poteva fare l’Assessore alle infrastrutture oppure alle attività produttive, lui era dedicato al sociale, tanto è vero che una sua seconda famiglia erano le Acli, il suo impegno sociale lo ha tutto svolto all’interno delle Acli dove è stato responsabile provinciale e poi responsabile regionale.
Un uomo di grande vedute, io lo chiamavo un uomo buono, onesto, un uomo che è stato sempre un democristiano fin dalla prima ora, ma è bello ricordare anche di quale parte della democrazia cristiana, anch’io vengo da quel mondo come lui, lui era un donacattiano, veniva da forze nuove, da quella parte della democrazia cristiana che guardava al sociale con uno sguardo diverso da tutti gli altri.
Nel 1994 ha smesso di fare politica, nel 1995 in particolare, quando ormai la politica non era più quella sana, buona della prima repubblica in senso buono, quando la politica è diventata una battaglia personale, spettacolarizzazione, lui ha abbandonato tutto, si è rifugiato nella sua Castel Trosino e aveva una grande aspirazione ed a distanza di 25 anni ne parliamo ancora, diceva con gli amici: “Io miro e spero non tanto di tornare in politica, ma di fare un po’ l’allenatore se si ricrea un ceto medio moderato all’interno della politica”. Siamo a 25 anni dal suo abbandono e siamo ancora a parlare di un polo moderato politico sulla scena nazionale, per cui amo ricordarlo proprio in questo modo, una persona che ha dato tutto dal punto di vista personale, un uomo che considerava la politica come interpretare i problemi della gente, stava in Piazza perché voleva respirare i problemi della gente.
Ci manca moltissimo, ma spero che sia stato un esempio importante per tutti noi ad Ascoli in particolare, attraverso le attività che ha fatto nel circolo Achille Grandi di ispirazione Donat Cattin.
Soprattutto un uomo che vedeva molto più in là di quello che stava facendo, ad esempio lui già negli anni ’80 pensava che la Quintana in Ascoli potesse essere un veicolo di promozione straordinaria dal punto di vista turistico ed aveva perfettamente ragione, così come lo sport, per lui era un momento educativo per i giovani molto importante tanto è vero che chiese ed ottenne nel suo primo impegno politico di fare l’Assessore allo sport perché lui voleva parlare, voleva educare i nostri ragazzi e credo che abbia lasciato come riferimento un’immagine ed un’impronta molto forte, per cui ci tenevo a ricordarlo, ringrazio il Presidente che mi ha dato l’opportunità.

PRESIDENTE. Un minuto di silenzio per ricordare Gino Vallesi.

(L’Assemblea legislativa osserva un minuto di silenzio)

Sull’ordine del giorno

PRESIDENTE. Proseguiamo con l’ordine del giorno comunico che la mozione n. 268 dei Consiglieri Zaffiri e Busilacchi, su loro richiesta, è rinviata, se l’Aula non ha nulla in contrario, direi di procedere passando al punto 1 dell’ordine del giorno.

Proposta di atto amministrativo n. 44
ad iniziativa della Giunta regionale
“Legge regionale 3 giugno 2003, n.12. Integrazione al piano settoriale di intervento per la tutela delle risorse genetiche animali e vegetali del territorio marchigiano. Triennio 2016/2018”
(Discussione e votazione)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la proposta di atto amministrativo n. 44 della Giunta regionale.
La discussione è aperta, ha la parola il relatore di maggioranza Consigliere Traversini.

Gino TRAVERSINI. Grazie Presidente. Qui andiamo ad integrare il piano triennale per quanto riguarda l’intervento per la tutela delle risorse genetiche, quindi il discorso bio della diversità, per creare il centro regionale per la biodiversità, centro regionale che è individuato nell’azienda Carassai di proprietà della Regione.
Andiamo ad integrare il piano triennale dopo che se ne è già parlato nel programma annuale 2017 nel quale già si parlava del centro regionale di biodiversità però non poteva essere affrontato questo tema fin quando non ci fosse stata l’integrazione del piano triennale.
E’ stato possibile perché la Giunta a novembre 2017 ha affidato il bene in custodia all’Assam e quindi si può procedere all’integrazione e dare il via a questo progetto che è estremamente importante sul tema della biodiversità dove la Regione Marche ha una presenza di grande eccellenza, di grande storia che sta dando anche ottimi risultati, perché l’Assam sta svolgendo una azione lunga nel tempo che ha portato a risultati importantissimi soprattutto nel settore del vino, ad esempio, riuscendo a produrre vini nuovi, oli altrettanto importanti, quindi un tema che è diffuso a livello regionale e che va portato avanti.
Si fa una azione che è quella della conservazione, quindi la sperimentazione, si ritrovano quelle che sono le piante e gli animali in via di estinzione attraverso il campo catalogo che è una possibilità di conservazione, si vogliono ridurre i costi e quindi le spese però per esempio si va alla produzione di un doppio campo catalogo proprio perché nel momento in cui si potrebbero presentare malattie infestanti dei vegetali, si ha la certezza che se un campo catalogo viene danneggiato hai la possibilità di portare avanti nell’altro che è stato duplicato.
Così è importante la gestione del genoplasma che potrebbe essere fatta all’interno del nuovo centro, attività che sono in relazione con quella che è l’attività agricola, con i prodotti nuovi, con i prodotti anche di nicchia che sul mercato hanno un valore non solo economico e, sappiamo benissimo, anche da un punto di vista turistico e di immagine per la regione Marche.
Il centro, che è la sistemazione di un casolare che è stato affidato all’Assam, dovrà avere il compito di formare e informare gli agricoltori in un processo che viene portato avanti da anni con gli agricoltori custodi e che hanno bisogno di nuove situazioni, di nuove rappresentazioni, anche di nuovi tipi di vegetali, quindi nuove sementi, nuove sperimentazioni e quindi all’interno di questo centro ci sarà anche un spazio dedicato, non una sala convegni, ma un luogo dove si farà l’informazione e la formazione degli agricoltori, così come altro spazio sarà dedicato alla parte scientifica, quindi a tutto quello che la ricerca scientifica occorre.
Un +progetto che integra un lavoro che si sta facendo da anni anche con ottimi risultati sul piano agricolo.
Le somme, cosa altrettanto importante, sono risorse del Psr che non vanno a sottrarre finanziamenti a quelli dedicati agli agricoltori, ma sono somme aggiuntive, si parla di 400.000 euro di cui 35.000 euro dedicati ad uno studio di fattibilità, questo studio dovrà dire come saranno individuati i costi reali di tutta l’operazione che potranno essere sicuramente anche superiori, ma fino a quando non c’è lo studio di fattibilità è complicato parlarne. Dopodiché entro il 2018 fatto lo studio di fattibilità si arriverà ai bandi che l’Assam gestirà avendo a questo punto in gestione tutto il centro, il primo bando per 400.000 euro di lavori.
Un’operazione che porterà al cuore della ricerca della biodiversità, che è una ricchezza delle Marche, il centro di Carassai.
Devo dire che in Commissione ci sono stati pareri favorevoli se non alcune osservazioni fatte dal relatore di minoranza, che dirà, legate alla questione di prospettiva sugli investimenti.
Dicevo prima che sarà lo studio di fattibilità a dire esattamente qual è il piano degli investimenti, chiaramente con i 400.000 euro si raggiungerà un grande obiettivo e credo che la gestione del settore dell’agricoltura, gestito in maniera ottimale da parte non solo dell’Assessore ma soprattutto dei dirigenti che svolgono in maniera seria il loro lavoro dando ottimi risultati, può garantirci rispetto all’esecuzione di questo progetto.
Insieme alla discussione legata alla biodiversità abbiamo aperto, anche su sollecitazione iniziale della Consigliera Malaigia, una riflessione perché la della biodiversità dei prodotti particolari, di nicchia, sta andando molto sul mercato, è una possibilità in più per i nostri agricoltori per fare reddito, cosa necessaria, quindi si è discusso sul fatto che ci fosse un maggior controllo su alcune attività di agricoltori custodi che portano avanti le coltivazioni in questo settore della biodiversità con le sementi autoctone, che hanno un loro valore.
Questo dovrebbe essere incrementato ancora di più e messo maggiormente sotto controllo per la serietà di un progetto che deve andare avanti, con i risultati che stanno già venendo fuori, che deve continuare con il massimo controllo.
Con il parere favorevole della Commissione abbiamo presentato un ordine del giorno di cui leggo la parte finale, poi lo votiamo: “Si impegna la Giunta regionale ad avviare ogni iniziativa utile a promuovere ulteriormente l’attività svolta dagli agricoltori custodi nella regione Marche anche attraverso opportune forme di controllo in ordine alla tracciabilità dell’uso delle risorse genetiche al fine di evitare abusi ed erronee aspettative nel consumatore finale circa la provenienza del prodotto”.
Quindi dare la garanzia sul prodotto finale che arriva al consumatore, un prodotto che parte da uno studio approfondito, dal seme al risultato finale, e questa è una garanzia in più cerchiamo di tutelare la Regione Marche. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il relatore di minoranza Consigliere Fabbri.

Piergiorgio FABBRI. Grazie Presidente. Abbiamo approfondito la questione di questo piano triennale per la tutela delle risorse genetiche di cui si occupa l’Assam. I 400.000 euro che sono destinati alla ristrutturazione di questa cascina, che ormai è praticamente, viste le fotografie, da demolire sono soltanto una prima tranche, quindi l’importo che dovremo stanziare il prossimo anno con l’aggiornamento del piano triennale sarà sicuramente superiore. Senza nulla togliere alle attività che sta conducendo Assam che stiamo seguendo con molto interesse e che riteniamo molto utili, però siamo scettici sul fatto che a scatola chiusa si vogliono spendere 400.000 euro senza avere ancora il progetto di fattibilità.
Sarebbe stato a mio avviso, come ho espresso anche in Commissione, più corretto vedere qual era il progetto di ristrutturazione della cascina e dimostrare l’utilità e la necessità di spendere soldi per ristrutturarla in quel punto lì ed essere tranquilli sul fatto che si faccia sinergia con tutte le risorse.
Effettivamente l’idea può essere condivisibile, ci saranno dei laboratori, ci sarà una sala riunioni, ci saranno dei frigoriferi, ci sarà un’esposizione, sicuramente l’idea non è peregrina anche perché è inserita all’interno dei terreni che vedono la coltivazione di queste sementi particolari, dove ci sono frutteti ed altro.
Manca però la concretezza su cui agire in questo momento, ripeto, siamo favorevoli come principio all’idea, sarebbe stato più corretto in questo momento finanziare i 35.000 euro per avere i layout, almeno il concept del progetto per capire esattamente come verrà ristrutturata la cascina. Sicuramente è importante determinare la necessità di questo lavoro, altrimenti con molti meno soldi abbattiamo il rudere fatiscente e non spendiamo altro. Quindi dimostrare che si sarebbero stati trasportati laboratori, frigoriferi ed altro da altre strutture che magari sono in affitto.
L’analisi costi benefici in questo momento non è chiara, abbiamo parlato già due volte con gli uffici, per cui ora ci asteniamo su questa proposta, vogliamo vedere cosa verrà fuori dallo studio di fattibilità.
L’idea è perfettamente sposabile una volta determinata la necessità di investire un milione, penso che i 400.000 euro non saranno assolutamente sufficienti, per ristrutturare ex novo la cascina.
Detto questo, sull’ordine del giorno che abbiamo discusso in Commissione non ci sono problemi, le sementi antiche e la legge che sostiene gli agricoltori custodi di queste sementi è completamente condivisibile, sono aspetti sui quali noi andiamo con entusiasmo incontro allo stanziamento delle poche risorse che la Regione ha a disposizione per queste attività. Quindi siamo d’accordo sull’ordine del giorno, che abbiamo discusso in Commissione, che promuove ulteriormente la pratica che questi agricoltori custodi fanno nel replicare in purezza queste sementi e nel mercato che va ampliato, assolutamente, quando si mettono dei soldi pubblici i controlli devono essere stringenti, per cui siamo d’accordo su questa impostazione. Aumentiamo le risorse, aumentiamo e verifichiamo i controlli in modo che il consumatore sia tutelato nell’acquisto e nel consumo di questi prodotti che, come marchigiano, ritengo siano da potenziare perché sono patrimonio genetico delle nostre terre.

PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Malaigia.

Marzia MALAIGIA. Intervengo per ringraziare il Presidente della II Commissione e tutti gli altri componenti per aver recepito immediatamente la problematica che mi era stata avanzata dagli agricoltori custodi, cioè quella della tutela e della tracciabilità delle sementi, perché se è pur vero che l’agricoltore custode porta avanti delle eccellenze autoctone delle nostre coltivazioni, purtroppo si verifica anche che alcuni coltivatori prendano grani altrove e li “spaccino” per grani nostri.
Per cui bene la tracciabilità ulteriore ed un controllo maggiore nei riguardi delle nostre coltivazioni. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Casini.

Anna CASINI. Ringrazio di questo lavoro perché è quanto mai importante che venga ristrutturata questa cascina che è vicino all’altra infrastruttura del centro di Carassai.
L’Assam fa un lavoro veramente eccellente, mi fa piacere che venga condiviso.
Prima di venire qui, prima di avere la delega all’agricoltura non sapevo quanto fosse importante l’Assam, forse perché viene poco sottolineato il lavoro che viene fatto, non a caso la settimana scorsa abbiamo tenuto un convegno nel vivaio dell’Assam di Amandola, nell’alta valle del Tenna, che è poco conosciuto. Loro sono veramente dei custodi, oltre agli agricoltori custodi che fanno un ottimo lavoro che noi tra l’altro incentiviamo anche con dei progetti e con gli istituti alberghieri perché facciamo cucinare e mettiamo in gara i vari istituti alberghieri che devono utilizzare i prodotti che coltivano gli agricoltori custodi, insegniamo agli studenti ad usare in cucina la tradizione innovando il legame con il territorio, che è importante.
Il vivaio dell’Assam raccoglie e conserva tutta la biodiversità dei Monti Sibillini. Ad esempio era conosciuto pochissimo tra l’altro tutto il mondo del tartufo e delle piante da tartufo che sono una grande realtà e che possono nelle nostre aree interne, dal punto di vista dell’economia, importantissime, come già lo sono. Abbiamo due vivai, uno ad Amandola e uno a Sant’Angelo in Vado, dove ci sono queste piantine che possono essere utilizzate per la coltivazione sia dello scorzone che del tartufo nero pregiato; il bianco come sapete è un po’ più difficile nel senso che se non ha un territorio idoneo non si può coltivare, ci sono dei casi, ma scientificamente non è stato provato come e perché.
Certo, forse 400.000 euro saranno pochi, vedremo con lo studio di fattibilità, però credo che le caratteristiche architettoniche dell’immobile di Carassai faccia pensare ad una conservazione piuttosto che ad una demolizione e ricostruzione. Poi con lo studio di fattibilità si vedrà e sicuramente saremo d’accordo anche perché l’esigenza è stata in primis avanzata dal servizio che ha detto, l’avevamo visto insieme, che c’è questa struttura, ci servirebbero anche dei laboratori in più, perché nella struttura di Carassai si è fatto un grande lavoro sui piccoli frutti e sul fatto che questi possono essere una grandissima opportunità soprattutto per le aree interne. C’è stato uno studio sulla genetica della pesca, ad esempio la pesca saturnina liscia, una nettarina saturnina a pasta gialla che è stata studiata proprio nel centro di Carassai insieme agli agricoltori che l’hanno prodotta; ha avuto un grande successo dal punto di vista delle vendite, perché poi l’obiettivo è sempre quello di dare delle risorse economiche ai nostri agricoltori, di supportarli in un prodotto che sia di qualità e che abbia un mercato.
Il lavoro che è stato fatto sulle mele lo conoscono tutti, oltre che sui grani, è chiaro che il controllo sui grani è importantissimo, la tracciabilità dei grani è importantissima se vogliamo differenziare il grano di qualità, il prodotto di qualità, da quello che viene prodotto in altre zone o dall’ortofrutta che viene prodotta in altre zone. Noi dobbiamo vendere a prezzi più alti perché produciamo qualità e differenziarci perché siamo tracciati, quindi ben venga la tracciabilità.
Condivido l’ordine del giorno e credo che sia una buona cosa quella che stiamo facendo, quella di aiutare l’Assam a farlo crescere e a farlo conoscere perché a volte chi ci lavora si sente un po’ abbandonato rispetto al grande lavoro anche di verifica che fa l’Assam, ad esempio su ciò che arriva di alimentare dal porto e dall’aeroporto. Il controllo che fa l’Assam è importantissimo, proprio per verificare la qualità, dato che le Marche sono una regione a ogm free, quindi tutto va verificato e controllato, proprio per quelli che sono seriamente impegnati nella qualità.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Bisonni.

Sandro BISONNI. Grazie Presidente. Velocemente per annunciare il mio voto favorevole a questo atto che ritengo interessante, condivisibile e va nella direzione giusta, ossia quella della conservazione delle biodiversità.
Giusto per ricordare cosa sarà fatto in questo centro: ci sarà la gestione del materiale genetico relativo a diverse specie arboree, olivi, viti, drupacee e pomacee, oltre alla gestione delle sementi prodotte dagli agricoltori custodi, quindi un discorso che va nella direzione giusta che è quella, ripeto, della conservazione della biodiversità. Quindi il mio voto non potrà essere che favorevole. Grazie.

Proposta di ordine del giorno a firma della II Commissione. La pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Proposta di atto amministrativo n. 44. La pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Proposta di regolamento n. 10
ad iniziativa della Giunta regionale
“Definizione delle tipologie delle strutture e dei servizi sanitari, socio-sanitari e sociali pubblici e privati ai sensi dell’articolo 7, comma 3, della legge regionale 30 settembre 2016, n. 21 ‘Autorizzazioni e accreditamento istituzionale delle strutture e dei servizi sanitari, socio-sanitari e sociali pubblici e privati e disciplina degli accordi contrattuali delle strutture e dei servizi sanitari, socio-sanitari e sociali pubblici e privati’”
(Discussione e votazione)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la proposta di regolamento n. 10 della Giunta regionale.
La discussione è aperta, ha la parola il relatore di maggioranza Consigliere Volpini.

Fabrizio VOLPINI. L’atto che andiamo ad illustrare e a votare è importante in quanto comporta la nuova classificazione delle strutture sociali, socio-sanitarie e sanitarie alla luce della nuova legge che abbiamo votato l’anno scorso e che unificava le due proposte di legge, la n. 20 del 2000 e la n. 20 del 2002, che riguardavano l’autorizzazione delle strutture sociali e sanitarie. Essendo oggi la stragrande maggioranza delle strutture socio-sanitarie c’è la necessità di uniformare entrambe le leggi ed avere un unico strumento autorizzativo.
In attesa dei manuali di accreditamento e di autorizzazione sui quali la Giunta e l’Agenzia sanitaria stanno lavorando, c’era la necessità di produrre questo atto, questo regolamento che dà attuazione all’articolo 7, comma 3, della legge 21 del 2016.
Questa legge ha uniformato le procedure amministrative relative ai detti istituti disciplinati prima dalle due distinte leggi. La necessità di uniformare le procedure si era resa necessaria soprattutto nell’ambito dell’integrazione dei servizi sanitari e dei servizi sociali per affrontare bisogni che richiedono quell’unitarietà di intervento che prima invece aveva una sua visione dicotomica.
Con questo regolamento di competenza del Consiglio regionale andiamo pertanto a definire, come previsto dall’articolo 7, comma 3, della legge 21, le tipologie delle strutture e dei servizi sanitari, socio-sanitari e sociali pubblici e privati soggetti ad autorizzazione ed accreditamento istituzionale, previsti dalla lettera a) e le ulteriori specifiche tipologie di strutture sociali di interesse regionale subordinate ad autorizzazione ed accreditamento previsti dalla lettera b).
Qui c’è un elenco in tabella che penso non sia opportuno riproporre alla discussione.
Quello che invece può essere utile è il fatto che c’è stata una interlocuzione con il Cal e con il Crel e la Commissione ha fatto propria una osservazione che è venuta da un Commissario che peraltro stamattina è assente, è il Consigliere Marconi che ha fatto notare che nel regolamento c’era una previsione, per quanto riguarda una tipologia di strutture, che sono le cosiddette cure intermedie, di unità da 15 a 20 posti, mentre nei nostri atti programmatori degli ospedali di comunità abbiamo previsto anche moduli al di sopra dei 20 e dei 30 posti in alcune realtà, per cui c’era questa incongruità fra regolamento, quindi questa parte abbiamo proposto di modificarla e di cassarla.
Per il resto abbiamo espresso parere favorevole anche in maniera molto rapida perché c’è la necessità di arrivare all’approvazione dei manuali di autorizzazione che saranno lo strumento attraverso il quale una serie di strutture, che stanno nell’atto di fabbisogno, potranno iniziare a svolgere la loro attività nei vari ambiti sociali, socio-sanitari e anche sanitari.

Passiamo alla votazione.
Articolo 1. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 2. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Proposta di regolamento n. 10. La pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Interrogazione n. 479
ad iniziativa del Consigliere Rapa
“Problema sicurezza nelle zone periferiche di Ancona, Piazza Ugo Bassi, Palombella, Stazione, Archi”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 479 del Consigliere Rapa.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Cesetti.

Fabrizio CESETTI. Grazie Presidente. In merito all’interrogazione del Consigliere rapa di cui all’oggetto, si ricorda che questo Ente in data 7 agosto 2017 ha approvato la legge regionale n. 27 recante “Norme per la promozione della cultura della legalità e della cittadinanza responsabile”.
In particolare all’articolo 1 si specifica che la Regione, in armonia con i principi costituzionali e nel rispetto delle competenze dello Stato, concorre allo sviluppo dell’ordinata e civile convivenza della comunità regionale, della cultura della legalità e della cittadinanza responsabile. Inoltre la Regione promuove un sistema integrato di sicurezza territoriale attraverso iniziative e progetti volti ad attuare politiche sociali, educative e culturali che mirano alla promozione della legalità.
A tal fine, la legge prevede la costituzione della Consulta regionale per la legalità e la cittadinanza responsabile, che tra i suoi componenti prevede l’eventuale partecipazione delle amministrazioni statali competenti nelle materie della giustizia e del contrasto alla criminalità. Tale organo, attualmente in fase di costituzione, sarà sede di confronto tra i soggetti istituzionali e sociali, per quanto ristretta competenza dell’ente regionale in materia di sicurezza urbana, sulle problematiche del territorio, come quelle oggetto della interrogazione del Consigliere Rapa. Questa, infatti, rappresenta questioni di ordine e sicurezza pubblica che si riscontrano nella città di Ancona, in particolare nei quartieri limitrofi a Piazza Ugo Bassi, Palombella, Stazione ferroviaria e Archi, teatro di sempre più diffusi fenomeni di microcriminalità, nonostante il puntuale e assiduo pattugliamento e controllo da parte delle Forze di Polizia statali e locali.
Per tale motivazione, si è proceduto tempestivamente nel comunicare al Prefetto di Ancona la disponibilità di questo ente a collaborare per l’elaborazione sinergica di possibili attività di contrasto ai fenomeni di degrado e insicurezza, di cui si è appena detto, nella consapevolezza e nel rispetto pieno delle competenze in materia di ordine e sicurezza pubblica, che è materia molto sensibile non solo nella città di Ancona, Consigliere Rapa, ma nella nostra regione e nel nostro Paese.
Siamo consapevoli di quanto la questione dell’ordine, la sicurezza pubblica, sia all’attenzione di tutti i cittadini soprattutto i più indifesi, i meno garantiti, come ad esempio gli anziani.
Credo che in questa direzione debba essere intensificato lo sforzo dello Stato e del Governo, che pure ha avuto una importante inversione di tendenza con la direzione del Ministero degli interni da parte dell’On. Minniti, ma penso che ci sia da fare ancora molto e di più, in generale nel nostro Paese ed anche nelle nostre aree urbane e non solo.
Dicevo prima, le competenze regionali, ahimè, sono molto limitate se non nulle, tanto è vero che più volte, ad esempio anche in questa Aula, mi sono lamentato dal mio punto di vista del fatto che il Presidente della Giunta regionale non debba far parte dei cosiddetti comitati dell’ordine della sicurezza pubblica, che vedono il Prefetto, i Presidenti di Provincia, i Sindaci e via dicendo.
Credo che la Regione potrebbe, se messa nella condizione, dare un contributo in questa direzione.
Comunque grazie per questa interrogazione, come ho detto è stata inviata una nota al Prefetto nell’ambito delle rispettive competenze per sensibilizzare in questa direzione.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Rapa.

Boris RAPA. Ringrazio l’Assessore Cesetti e mi ritengo soddisfatto della risposta.
Ritengo che sia sempre necessario, proprio per queste problematiche, tenere l’asticella alta, avere un continuo monitoraggio anche con le forze dell’ordine competenti in materia, per tenere sempre sott’occhio la situazione perché il problema è abbastanza importante e non va sottovalutato. Grazie.

Interrogazione n. 494
ad iniziativa del Consigliere Giancarli
“Interventi regionali in materia di politiche attive e passive per il lavoro, per il rilancio delle imprese locali e dell’economia”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 494 del Consigliere Giancarli.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Bravi.

Loretta BRAVI. Secondo i dati lstat nel terzo trimestre 2017 migliora lievemente il quadro complessivo del mercato del lavoro nella Regione Marche.
Lo stock di occupati sale a 625.215 unità tornando ai livelli del terzo trimestre 2016, perché abbiamo avuto due trimestri nel 2017 molto negativi, quindi l’ultimo si attesta sui livelli precedenti, del 2016, quindi è molto accentuato questo recupero del terzo trimestre del 2017.
Il tasso di disoccupazione è in lieve ribasso e si posiziona al 9,7%, un punto percentuale in meno rispetto al valore dell’Italia e sostanzialmente allineata alla media della Circoscrizione territoriale del centro.
Nel terzo trimestre 2017 aumenta il numero complessivo delle assunzioni del lavoro dipendente con contratti a tempo determinato (questo è da valutare), di apprendistato e di somministrazione mentre scendono quelli a tempo indeterminato.
Nel terzo trimestre 2017 diminuisce il ricorso alla cassa integrazione. Le ore complessivamente autorizzate dall'INPS per la gestione ordinaria, straordinaria e in deroga segnano una flessione tendenziale del 58,6%.
La Regione Marche, con questa crisi economica lunga, difficile, che ha avuto altri inghippi oltre alla crisi economica, sappiamo bene che alludo al sisma, intende proseguire nella progettazione di interventi di sostegno, cioè vengo alle politiche attive, ad esempio promuovere l'autoimprenditorialità; l’attivazione delle politiche attive, come il tirocinio extracurriculare; abbiamo fatto anche le nuove linee guida per i tirocini ed un monitoraggio per tentare di prevenire e contenere le crisi aziendali e produttive, proprio ora giungo dall’ennesima crisi aziendale di questa mattina.
Come ci muoviamo per le politiche attive?
Da giugno 2017 a gennaio 2018 sono stati realizzati 800 tirocini a favore di cittadini residenti nell'area del cratere o che avevano lavorato anche per un breve periodo in aziende site in tale area, con un impegno finanziario di circa 3 milioni di euro.
Sono stati messi a disposizione 2 milioni di euro a titolo di incentivo, per le imprese di qualsiasi dimensione, che intendono assumere i tirocinanti, sarebbe, Consigliere Giancarli, quel famoso accompagnamento al lavoro di cui si parla tanto, ma che si attua molto poco perché il problema dei giovani sono le borse lavoro ed i tirocini, ma poi manca quel pezzettino che accompagna al lavoro, cerchiamo di inserire questo che mi sembra alquanto fondamentale.
6 milioni di euro per la creazione di nuova impresa, questo è un bando, un avviso molto richiesto che abbiamo riaperto e l’abbiamo riaperto con le modalità richieste dal fabbisogno delle persone che intercettiamo.
Stiamo sviluppando uno strumento di sostegno immediato, seppure temporaneo, a favore di soggetti disoccupati, particolarmente fragili, attraverso il coinvolgimento in progetti territoriali di formazione e inserimento lavorativo. Questo non me l’hanno declinato, però lo dico io, ci sono due bandi, uno per l’inclusione sociale, che va a prendere quella fetta di lavoratori socialmente utili che ormai sembra non avere più una fisionomia, l’altro invece è un welfare di comunità che va a premiare quei comuni che avviano dei progetti di rinascita e di ripresa del territorio; qui abbiamo messo un tirocinio a 700 euro invece di 500 perché sono molto onerosi e c’è un lavoro di equipe. Questi, Consigliere Giancarli, saranno sul settore ambientale, sociale e educativo perché prevediamo anche un sostegno ai compiti pomeridiani per le famiglie e qui si inserisce anche il dott. Santarelli con i Servizi sociali.
Abbiamo poi ripreso la Garanzia Giovani fase 2 con 12 milioni di euro.
Per quanto riguarda la formazione sono stati finanziati percorsi formativi per un importo complessivo di 4 milioni di euro a favore di disoccupati nelle filiere produttive di eccellenza marchigiana: il tessile, l’abbigliamento, la calzatura, le professioni turistiche, il legno-mobile, l'edile costruzioni. Abbiamo avviato 94 corsi, 50 solo per l’edile, coinvolgendo 1.600 soggetti disoccupati.
Contemporaneamente sono stati stanziati ulteriori 2 milioni di euro per il finanziamento di corsi ad occupazione garantita per far fronte alle esigenze e ai fabbisogni formativi delle imprese.
Un altro avviso al quale tengo molto perché è nato dall’analisi del fabbisogno, è il famoso Big-Band, un avviso che prevede lotti di ore di formazione, abbiamo 6 milioni di euro e lo scopo è quello di favorire il raccordo territoriale. Faccio un esempio semplice, laddove emerge un’esigenza formativa - mettiamo 12 persone che devono fare i saldatori - con questo avviso riusciamo a fare quella formazione ad hoc evitando tutta la trafila dei bandi classici.
Un altro avviso pubblico di 2,5 milioni di euro per la diffusione della cultura e delle competenze digitali. Questo è molto importante, chiesto dalle aziende perché non tutte le nostre aziende, seppur in crisi, si sono svecchiate dal punto di vista digitale.
Oltre a questo aggiungo una misura che qui non c’è, perché è di ieri, prevediamo 16 dottorati industriali, quattro per Ateneo, ed è un dottorato diverso, nuovo - c’è per ora la sperimentazione solo in Toscana - che prevede a differenza degli altri dottorati classici, un protocollo tra Regione, Università e una azienda specifica che ha un grande settore di sviluppo, ricerche, innovazione, brevetti, e attraverso questo dottorato avviare dei ragazzi in azienda, guidati dalla Regione, dall’Università, rivolto anche all’estero, per una assunzione dignitosa.
Ci sarebbe tanto altro da dire, ma queste sono le misure principali. Grazie.

Presidenza del Vicepresidente
Renato Claudio Minardi

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Giancarli.

Enzo GIANCARLI. Assessore, la ringrazio, tra l’altro a me dispiace fare spesso interrogazioni su questi temi, quindi non voglio assolutamente creare disagi, ma spiego la ragione per cui scrivo spesso sul tema del lavoro.
Il lavoro, come lei sa, è una priorità e chi non ha garantito questo diritto non vive soltanto un dramma sociale, ma di fatto non è nemmeno in una condizione di piena libertà.
Ecco la ragione del mio impegno e delle continue interrogazioni, mi dispiace, ma siamo di fronte al tema del lavoro sul quale dobbiamo fare ogni sforzo possibile per garantirlo a tutti, quindi la ringrazio e continueremo a portare avanti le nostre azioni per dare risposte a questo bisogno fondamentale.

Interrogazione n. 530
ad iniziativa del Consigliere Zaffiri
“Procedura negoziata di cui al Decreto della P.F. Informatica e crescita digitale n. 46/2017 relativa alla acquisizione di servizi di supporto per l'attuazione del nuovo piano telematico”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 530 del Consigliere Zaffiri.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Cesetti.

Fabrizio CESETTI. Presidente, ho già preannunciato al Consigliere Zaffiri che è una risposta molto lunga perché la sua interrogazione è lunga, articolata e faccio i complimenti a chi lo ha sostenuto nella redazione.
1) Principio di rotazione.
Premesso che le due procedure in questione sono state indette rispettivamente nel 2014 con Decreto del Dirigente P.F. sistemi informativi e telematici N° 192 del 12 dicembre 2014 e nel 2017 con decreto n. 46 del 18 maggio 2017.
Si sottolinea che con il primo decreto sono stati richiesti servizi (di supporto finalizzati alla redazione del nuovo piano telematico regionale) per un'analisi della situazione esistente nelle aree urbane delle Marche in tema di infrastrutture di rete, partendo dal resoconto infrastrutturale effettuato, di supporto alla definizione delle opportune strategie di sviluppo infrastrutturale sul territorio regionale, con particolare riguardo alle reti di nuova generazione, al fine di effettuare azioni di sostegno agli investimenti degli operatori di telecomunicazione tramite interventi pubblici mirati, anche di natura finanziaria e nel rispetto delle normative europee di settore, con i quali sostenere gli investimenti per la realizzazione di reti di nuova generazione, nelle aree in cui sia dimostrata l'incapacità del mercato a corrispondere autonomamente agli interventi necessari (c.d. aree bianche).
Mentre con il secondo decreto n. 46 del 18 maggio 2017 sono stati acquisiti servizi di supporto per l'attuazione del nuovo piano telematico per 3 anni.
Si evidenzia che per quanto riguarda il piano telematico regionale le competenze sono state assegnate alla PF informatica e crescita digitale per competenza specifiche della struttura, che è specificatamente seguito da funzionari interni di comprovata esperienza nel settore specifico.
Rispetto all’assegnazione dell'appalto, in capo alla ditta, non si ravvede un potenziale conflitto di interessi.
Il piano telematico è stato redatto dal personale della PF informatica con il supporto della stessa ditta per quanto riguarda le attività di analisi del contesto dal punto di vista degli operatori di telecomunicazioni nel territorio marchigiano e alle attività di scrittura del piano.
Per quanto riguarda le attività di strategie del piano queste derivate delle indicazioni della strategia nazionale per lo sviluppo della banda ultra larga e dalle indicazioni della agenda digitale europea ed italiana e dai Por e Psr regionali.
Per quanto riguarda la definizione delle fonti di finanziamento, esse si sono basate sulle decisioni sottoscritte dalla Conferenza dei Presidenti, dalle Commissioni tecniche della Conferenza Stato Regioni, dal Cipe e dagli stanziamenti del Por Marche e dal Psr Marche.
L'istruttoria del piano è stata seguita direttamente dai soli funzionari della PF informatica che di concerto con la Giunta e la III Commissione infrastrutture competente hanno effettuato una consultazione andando su tutto il territorio regionale (anche a proprie spese e nei giorni non lavorativi) durante il periodo giugno fine luglio 2016 per condividere le linee del piano e recepire eventuali osservazioni.
La Commissione aveva deciso di non portare il piano in Aula prima di una diffusa e attenta consultazione con i territori, per cui di concerto con la Giunta regionale era stato avviato un vero percorso partecipativo con i territori, ascoltando, attraverso incontri che si sono svolti in tutte le province, con amministratori comunali e provinciali, unioni di comuni, associazioni di categoria: Confindustria, Confartigianato, Confcommercio, Confcooperative, Camera di Commercio, Legacoop, CNA, sindacati, Coldiretti, Confagricoltura, Copagri, Unione provinciale Agricoltura, Associazione Italiana Coltivatori, Asur, Ordine Architetti, Ingegneri, Geologi, Federalberghi, Uffici scolastici, imprese e sindacati e i vari soggetti interessati, al fine di rendere gli indirizzi e le linee guida del piano più vicini alle esigenze specifiche delle singole realtà territoriali. Nel corso di tali appuntamenti è stato illustrato il piano anche per fornire puntuali elementi di ragionamento, con l'intento di ricevere un feed-back propositivo in termini di suggerimenti e specifiche richieste.
Agli incontri, come soggetti pubblici, hanno partecipato 28 Comuni, 4 Province, 2 Asur, 2 Unioni di Comuni Montani, 1 Ufficio scolastico. In totale hanno partecipato circa 100 soggetti in rappresentanza di Confindustria, Confartigianato, Camera di Commercio, Sindacati, Ordini Ingegneri, Architetti, Geologi, Asur, Confederazione Agricoltori, Coldiretti, Università, Operatori TLC.
Il piano è stato istruito dall'intera Commissione infrastrutture recependo secondo la norma tutti i pareri delle Commissioni di competenza, del Cal e Crel.
Durante l'istruttoria e la discussione in Consiglio la Giunta è stata caldamente invitata a mettere in campo tutte le risorse necessarie per l'attuazione del piano.
Per l'attuazione del piano sono state individuate le seguenti attività principali per cui è stato deciso di acquisire specifica attività di supporto, nella forma di una segreteria tecnica che supportasse il personale regionale nella redazione di verbali, documentazione, aggiornamento del sito, dedicata alla struttura regionale competente e a numerose altre attività. La gara di assegnazione dell'attività di supporto è stata indetta con decreto del dirigente n. 46 del 18 maggio 2017.
Alla gara sono state invitate 5 ditte tutte competenti nel settore specifico (come si può desumere dagli atti, vedasi decreto di aggiudicazione) selezionate con l'offerta economicamente più vantaggiosa.
I criteri di valutazione dell'offerta tecnica valorizzano i soggetti con precedenti competenze nel settore e fornitura di personale con comprovata esperienza nel settore. Si precisa che la gara è stata pubblicata sul Mepa il 30 maggio 2017 con scadenza per la pubblicazione delle offerte il 13 giugno 2017 ore 13 (pertanto 10 giorni al netto del periodo feriale).
Con l'attuale fornitura "Acquisizione servizi di supporto per l'attuazione del nuovo piano telematico" il personale può disporre di servizi di supporto alle attività di redazione e di aggiornamento di verbali, documentazione, organizzazione di riunioni e monitoraggio dei flussi di attività, necessaria vista l'imponente mole di lavoro che coinvolge tutti i comuni della Marche su vari aspetti e la necessità di aggiornamento dei dati ed informative sul sito web di regione Marche.
Si ribadisce che tutte le decisioni strategiche sono in capo solo alla Giunta regionale.
2) Modalità di espletamento della fornitura e scelta del contraente.
Verificata la non esistenza di convenzioni Consip attive per la stessa tipologia di prestazioni ed in aderenza all'articolo 36 comma 2 lettera b) e comma 6 del decreto legislativo n. 50/2016, nel decreto di indizione della gara si è proposto di procedere con un affidamento tramite negoziazione da effettuarsi utilizzando lo strumento del Mercato elettronico della pubblica amministrazione, invitando almeno 5 operatori economici individuati sul MEPA nella categoria merceologica relativa ai servizi di supporto alle attività delle pubbliche amministrazioni.
In particolare, i servizi oggetto della fornitura in questione sono offerti sul MEPA nella categoria: servizio di supporto alle attività delle pubbliche amministrazioni.
Tralascio la descrizione della fornitura che poi le consegnerò.
Per quanto riguarda il riferimento al bando ICT per mero errore materiale era stato riportato a seguire un paragrafo non necessario e che faceva riferimento a Bando ICT in quanto già nel precedente nel paragrafo "Modalità di espletamento della fornitura e scelta del contraente" era stata indicata correttamente ed in modalità esaustiva la modalità di scelta del contraente facendo riferimento ad "almeno 5 operatori economici individuati sul MEPA nella categoria merceologica relativa ai servizi di supporto alle attività delle pubbliche amministrazioni".
3) Trasparenza.
Sono state seguite le prassi regionali su indicazioni del servizio competente in trasparenza.
Ad oggi i decreti sono pubblicizzati su BUR, sul sito norme.marche.it secondo i termini previsti per legge.
4) Competenze tecniche ed organizzative degli uffici regionali.
I servizi affidati con gara ad Ernst and Young sono solo di supporto. Le competenze strategiche, tecniche ed organizzative di riferimento sono in capo a dipendenti regionali di comprovata esperienza che sono direttamente responsabili per tutte le attività relative all'attuazione, aggiornamento, monitoraggio del piano telematico regionale. A breve la Giunta formalizzerà la creazione della task force.
5) Cronoprogramma approvazioni,
Solo per motivi di date di convocazione della Giunta e dell'Assemblea consiliare non è stata rispettata la corretta consequenzialità delle approvazioni in quanto l'ultima Giunta utile per sottoscrivere l'accordo e rientrare nella seconda gara per le fibre era quella dell’1 agosto 2016 mentre la prima e l'ultima Assemblea Consiliare prima delle vacanze estive possibile era quella del 2 agosto.
Già all'iscrizione dell'ordine del giorno tutta l'istruttoria del piano con il recepimento di emendamenti e pareri dalle varie Commissioni competenti era fatta la settimana precedente.
Nel piano erano stati riportati i fondi che riguardavano l'attuazione della prima fase della strategia del piano banda ultra larga nazionale e regionale approvata dalla Conferenza dei Presidenti e Conferenza Stato Regioni.
Per quanto riguarda la seconda fase del piano nazionale saranno allocati e ripartiti fondi sul territorio nazionale per un importo di 2 miliardi in voucher ed interventi per il potenziamento delle reti di accesso e di backhaul (dorsali).
6) Strategie e decisioni piano telematico e accordo di programma.
L'accordo di programma riguarda sono gli interventi, ancorché corposi, nelle aree bianche cluster C e D. Attua uno stralcio della strategia del piano telematico.
7) Gestione fibre.
La Regione per quanto riguarda gli asset pagati con i suoi fondi strutturali non sarà assolutamente estraniata anzi queste saranno tutte messe a patrimonio regionale insieme alle fibre realizzate con la programmazione precedente. La Giunta sta elaborando una strategia per la gestione delle infrastrutture ed in particolare per la realizzazione della rete della pubblica amministrazione marchigiana che farà riferimento anche ai servizi che saranno erogati dal data center regionale che si candiderà a polo strategico nazionale.
8) Comitato di monitoraggio di cui all'accordo di programma.
Il comitato di monitoraggio è stato costituito con decreto del dirigente n.34 del 6 aprile 2017 "Por Fesr 2014/2020 e Psr Feasr 2014/2020 - Accordo di programma per lo sviluppo della banda ultra larga nel territorio della regione Marche: nomina Comitato di coordinamento e monitoraggio" ed è rappresentato dai soli soggetti dipendenti della Regione Marche con comprovata competenza tecnica amministrativa per i settori di pertinenza.
Ho finito, poi Consigliere le farò avere la risposta che ho letto.
Se mi posso permettere, Presidente, inviterei quando si fanno le interrogazioni, o meglio gli uffici che fanno le interrogazioni, perché credo che in questa Regione ci sia l’uso di uffici regionali che redigono le interrogazioni e di uffici che fanno le risposte, di essere più sintetici gli uni e gli altri, ne guadagnerebbe il dibattito, la sostanza del dibattito, la pazienza nostra ed anche, immagino, dei pochi cittadini che ci stanno ascoltando.
E’ un invito che mi permetto di fare perché quando le interrogazioni sono corpose, le risposte non possono che essere altrettanto. Però gli uni e gli altri che le redigono, perché così è, magari si diano una regolata.

PRESIDENTE. Credo che non sia il caso che gli uffici predispongano le interrogazioni da presentare, casomai possono essere di supporto.
Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Zaffiri.

Sandro ZAFFIRI. Grazie Presidente. Come Lega questa ultima discussione dell’Assessore non ci interessa perché abbiamo delle collaborazione, ma non con gli uffici di questa Regione, come intende lei. Ci sono delle persone che operano in questo settore nella regione, certo, ma questi sono i collaboratori della Lega.
Qui si interviene su una realtà importantissima per il futuro della nostra regione, dove ci sono decine di milioni di finanziamento, liquidare questa cosa con battute è estremamente ridicola e pertanto la rimetto al mittente.
Immaginavo che la risposta sarebbe stata tecnica. Noi siamo abituati ad essere legati al territorio e ad affrontare i problemi in termini reali, quindi questa risposta tecnica era assolutamente prevedibile.
A fronte dei 33 milioni di denaro pubblico che la Regione Marche impegna nel programma di sviluppo del nuovo piano telematico e che lei poc’anzi evidenziava e che noi chiedevamo nell’interrogazione, le domando: quali imprese marchigiane saranno coinvolte in questo appalto? Rispondo io per lei: zero. Quanti lavoratori marchigiani (tecnici, liberi professionisti, installatori) saranno coinvolti in questo appalto? Probabilmente nessuno. L’esecutivo risponda se non è così.
In sostanza l'appalto non coinvolgerà nessun lavoratore marchigiano nella fase di realizzazione. Ma questa è solo una parte del problema.
Qual è il supporto tecnico amministrativo che la Giunta Regionale e gli uffici stanno dando ai Sindaci e agli uffici tecnici dei Comuni marchigiani? Quello di aver mandato una lettera ai Sindaci, della quale ho qui una copia, che già avevano sottoscritto gli accordi, il Presidente ha mandato loro una lettera, ma cosa state facendo? Questa è una situazione paradossale!
Da una parte ci parlate di investimenti, dall’altra parte purtroppo registriamo che ancora nessun provvedimento che va in questo senso.
Da quanto si può capire il supporto dato dalla Giunta regionale fino adesso è stato praticamente nullo, un incontro informativo per ogni provincia lo scorso anno con scarso rendimento. Un incontro per spiegare che cosa? E poi li lasciate in mezzo alla strada!
Sul sito web della Regione, che lei ha citato, si trova qualche informazione sul tema, ma non c’è un’informazione completa. Cosa è successo? Qualche hacker è andato a distruggere qualcosa in questo sito? Perché ad oggi non c’è niente come informazione e sostegno.
Ma la cosa che ci lascia più sgomenti e ci fa capire quanto disinteresse ci sia alla buona riuscita del piano e quanta disorganizzazione ci sia all'interno della Giunta regionale, è la lettera che il Presidente Ceriscioli ha inviato con una PEC a tutti i Sindaci dei comuni classificati in fascia 1. Cioè a quei comuni della prima fase di realizzazione della infrastruttura.
Il Presidente però non sa che il 16 gennaio ha scritto a questi Sindaci che avevano già firmato le convenzioni operative per lo sviluppo della banda ultra larga. Cioè arriva una lettera ai Sindaci dopo che ci sono stati gli accordi. Credo che questo progetto non vada assolutamente bene.
La Giunta ed anche il Presidente non sanno che i Sindaci avevano già sottoscritto la convenzione? Anche se ne mancasse uno all'appello non sarebbe necessario scrivere a tutti per chiedere ciò che già hanno fatto. Questo fatto denota una notevole disorganizzazione e incapacità di gestire un progetto impegnativo, fondamentale per l'economia del paese, per l'efficienza della pubblica amministrazione, citato dal Presidente della Repubblica Mattarella nel discorso di fine anno.
Ma quale sviluppo fate voi? Altre Regioni, come l'Emilia Romagna che non è guidata da partiti di centro destra, ma è guidata dal Partito Democratico, hanno costituito una società pubblica come Lepida che si occupa dello sviluppo della banda ultra larga, cioè hanno costituito una società per sviluppare la banda larga. Voi che film avete visto? Quello della Ernst & Young o solo quello della Ernst & Young? Le Marche sono molto indietro su questo tema e rischiano di esserlo di più nei prossimi anni, questa è la verità, dovete seguirlo seriamente e non potete lasciarlo agli uffici, questo è il vero problema!
State delegando totalmente all'esterno tutte le fasi realizzative e le successive fasi gestionali, cioè date all’esterno le fasi di realizzazione e la successiva gestione, questo è Assessore!
Qual è il ruolo della Regione - glielo chiedo perché non c’è nella risposta all’interrogazione - e degli uffici, che lei poc’anzi ha accennato, nella fase di attuazione del piano? Assessore Cesetti, lei probabilmente è preso da altre tematiche, e lo sappiamo, quelle dei numeri quelle importanti, e cura poco la tematica della banda ultra larga.
Questi sono i veri problemi. La banda larga è legata allo sviluppo economico di questo territorio e per le imprese marchigiane, per i consulenti marchigiani, per i professionisti marchigiani è una cosa che sta portando il nulla in questa regione, ma siccome il nulla va di moda in questo esecutivo, prendiamo atto, ed i marchigiani devono farlo, che ancora una volta su un cardine importante del futuro dell’economia di questa regione, che è l’informatizzazione, questa Giunta sta facendo il nulla.

Interrogazione n. 537
ad iniziativa del Consigliere Giorgini
“Permesso retribuito volontari della Protezione Civile”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 537 del Consigliere Giorgini.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Sciapichetti.

Angelo SCIAPICHETTI. Grazie Presidente. L'articolo 9 del DPR 194/01 al comma 2 prevede che in caso di dichiarazione dello stato di emergenza nazionale, e per la durata dello stesso, i limiti massimi previsti per l'utilizzo dei volontari nelle attività di soccorso e assistenza possono essere raddoppiati, in particolare possono essere elevati fino ad un massimo di sessanta giorni continuativi e fino a centottanta giorni nell'anno.
Nel caso del sisma che ha colpito il territorio marchigiano Io stato di emergenza è stato dichiarato fino a centottanta giorni (fino al 24 febbraio 2017) con delibera del Consiglio dei Ministri del 25 agosto 2016; successivamente con delibere del Consiglio dei Ministri del 27 ottobre 2016 e del 31 ottobre 2016 gli effetti dello stato di emergenza sono stati estesi a seguito del sisma del 26 ottobre e di quello del 30 ottobre 2016. Con deliberazione del Consiglio dei Ministri del 20 gennaio 2017 gli effetti dello stato di emergenza sono stati estesi in conseguenza degli eventi sismici del 18 gennaio 2017 e delle eccezionali nevicate che hanno colpito il territorio regionale a partire dalla seconda decade del mese di gennaio.
Con delibere del Consiglio dei Ministri del 10 febbraio 2017 è stato prorogato (fino al 19 agosto 2017) lo stato di emergenza in scadenza.
Il decreto legge n. 91 del 20 giugno 2017 prevede una ulteriore proroga di centottanta giorni (fino al 28 febbraio 2018) dello stato di emergenza in scadenza ad agosto 2017.
Pertanto ad oggi fino al 28 febbraio 2018 abbiamo la dichiarazione di stato di emergenza che ci autorizza al raddoppio dei limiti temporali dell'utilizzo del volontariato di protezione civile.
Chiaramente dal 28 febbraio 2018 se non verrà approvata una nuova proroga si ritornerà nella normalità del DPR 194/01, avendo pertanto a disposizione massimo trenta giorni continuativi e non più di novanta giorni nell'anno di utilizzo del volontariato di protezione civile.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Giorgini.

Peppino GIORGINI. Grazie Presidente, sono soddisfatto della risposta non ho null’altro da dire. Grazie.

Mozione n. 222
ad iniziativa dei Consiglieri Fabbri, Maggi, Giorgini
“Installazione di colonnine per la ricarica di auto elettriche”

Mozione n. 322
ad iniziativa del Consigliere Fabbri
“Installazione di colonnine per la ricarica di auto elettriche”
(abbinate)
(Discussione e votazione)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la mozione n. 222 dei Consiglieri Fabbri, Maggi, Giorgini e la mozione n. 322 del Consigliere Fabbri (abbinate).
Ha la parola, per l’illustrazione, il Consigliere Fabbri.

Piergiorgio FABBRI. Grazie Presidente. La mozione 222 viene ritirata perché sostituita dalla 322, Avremmo modo a livello di Consiglio di modificare eventualmente il regolamento perché nella sua applicazione vediamo che la non emendabilità assoluta delle mozioni replicano altre mozioni, quindi dovrebbe essere ripensato il meccanismo.
In ogni caso la mozione 222 è di 11 mesi fa, del 27 febbraio 2017 e, visto che non veniva calendarizzata, abbiamo iniziato a interloquire con gli uffici per quel che riguarda l’installazione delle colonnine di ricarica per le auto elettriche.
Interloquendo con gli uffici, che gentilmente ci hanno consegnato un paio di pagine con le attività che la Regione sta facendo sul tema, ci siamo resi conto che alcune cose stanno andando avanti, altre un po’ di meno e ci sono dei punti da evidenziare e da correggere.
Non voglio fare il preambolo sull’importanza che ha per i cambiamenti climatici, per il nostro futuro, a livello generale, il fatto di incrementare il più possibile uno sviluppo di una mobilità elettrica che si renda maggiormente sostenibile, quindi l’uscita dal fossile per quel che riguarda la mobilità in maniera abbastanza veloce. Va in questo senso tutta la serie di normative sia europee che nazionali ed anche regionali sulle quali non faccio nessun preambolo perché anche in sede di discussione del Pear alcuni mesi fa abbiamo ampiamente approfondito l’importanza della mobilità elettrica.
Ripercorro velocemente i due progetti che sono in essere. Il primo progetto del Ministero dell’ambiente e delle infrastrutture risale al 2013 in attuazione della legge 134 del 2012, in seguito a questo progetto, “Reti di ricarica dedicate ai veicoli elettrici”, la Regione e tutti i Comuni coinvolti hanno stipulato nel 2013 un protocollo di intesa approvato con la delibera di Giunta regionale n. 1263 del 9 settembre 2013 relativa all’attuazione del progetto stesso e finalizzata alla promozione della mobilità elettrica nei rispettivi territori. Il progetto è stato ammesso a finanziamento per un importo a livello marchigiano di 240 mila euro completamente a carico del Mit.
L’attribuzione finanziaria del finanziamento e le successive stipule delle convenzioni tra Ministero e Regione è stata ratificata dal Mit nel luglio 2016.
Successivamente con delibera di Giunta regionale n. 1488 dell'11 dicembre 2017, quindi molto recente, è stato approvato lo schema di convenzione tra la Regione Marche e i Comuni di Ancona, Ascoli Piceno, Civitanova Marche, Macerata, Pesaro, Porto San Giorgio, San Benedetto del Tronto e Senigallia per l’attuazione dei progetti di mobilità elettrica regionale “Rete di ricarica per i capoluoghi e i principali Comuni costieri marchigiani”, e c’è l’elenco. Il progetto coinvolgeva i Comuni capoluogo di provincia ed io ricordo che Urbino è capoluogo insieme a Pesaro nonché università, con molti studenti che vengono da fuori, e città turistica, per cui ritengo che debba essere inserita nel novero delle città che possono usufruire dell’installazione di colonnine elettriche.
Sono state localizzate 24 colonnine elettriche, per l’importo dei 240 mila euro, così sono distribuite: 4 nel comune di Ancona, 4 nel comune di Pesaro, 3 nel comune di Senigallia, 3 nel comune di Ascoli Piceno, 3 nel comune di San Benedetto del Tronto, 2 nel comune di Macerata, 2 nel comune di Civitanova Marche e 1 nel comune di Porto San Giorgio, Fermo aveva a disposizione due punti di ricarica, ma ha rinunciato al progetto, quindi avremmo in questo momento 2 punti di ricarica liberi da assegnare.
Voglio sottolineare il fatto che nella relazione tecnica, allegata alla delibera di Giunta regionale n. 1151 del 21 dicembre 2015, con la quale è stato approvato lo schema di convenzione tra il Mit e la Regione Marche per l’attuazione del progetto “Reti di ricarica dedicate ai veicoli elettrici”, al punto 2.4 - dati di contesto della mobilità regionale (pag. 29) - si evidenzia che “i principali comuni generatori di spostamenti (in termini di numero e di spostamenti emessi) si concentrano nelle zone più prossime alla fascia costiera in corrispondenza delle quattro province marchigiane. Tra le poche eccezioni per numerosità e frequenza dei flussi, ci sono i comuni di Urbino, Fabriano, Jesi e Ascoli Piceno, situati lungo i principali assi regionali di penetrazione stradale e ferroviaria”. Sappiamo che lungo la costa si sviluppa la maggior parte degli spostamenti e rientrano lungo le valli, quindi occorre inserire all’interno di questa distribuzione anche i comuni di Urbino, Fabriano, Jesi, Ascoli Piceno è già inserito.
Un punto del dispositivo chiede, come da delibera di Giunta regionale, quindi la necessità è stata individuata dalla Regione, l’estensione a queste altre città dell’installazione delle colonnine.
Proseguendo con il decreto del dirigente posizione di funzione n. 821 del 19 dicembre 2017, quindi recentissimo anche questo, quindi vogliamo credere che la discussione avuta con gli uffici nelle settimane scorse abbia prodotto anche una accelerazione nell’assunzione di queste decisioni, sono stati concessi contributi ai singoli Comuni ripartendoli e noi chiediamo che vengano inseriti i Comuni mancanti.
Oltre a questo si evince che non appena completata l’installazione della rete infrastrutturale costituita dalle colonnine di ricarica, prevista per maggio 2018, quindi tra pochi mesi, si provvederà a rendere disponibile sull’apposita pagina del sito internet regionale la lista delle stesse e il punto del dispositivo n. 4 della mozione chiede infatti la predisposizione di una apposita pagina del sito internet regionale, quindi sembra che si è concordi nel realizzare anche questa richiesta.
Il secondo capitolo su cui apriamo la discussione è relativo al secondo progetto in essere. E' un progetto che nasce nel 2016, nel giugno la Regione ha presentato al Mit il progetto che è “il programma di sviluppo della rete di ricarica nel territorio marchigiano”, questo progetto verrà finanziato per circa 1,4 milioni di euro, 593 mila sono a carico del Ministero, 796 mila sono sui fondi Fesr.
Questo è un progetto più ambizioso che prevede l’installazione in ambito pubblico di 95 infrastrutture di ricarica, ogni punto avrà due punti di ricarica, quindi il numero di utenti sarà doppio, e in ambito privato, ma accessibile al pubblico, come ad esempio i centri commerciali, ulteriori 74 colonnine di ricarica.
Nel dicembre 2017, in maniera molto recente, c’è stata l’approvazione del progetto da parte del Cipe.
Noi ci ricolleghiamo alla situazione in essere per formulare nel dispositivo della mozione le altre due richieste che sono: di interfacciarsi con le autorità statali per proseguire a concretizzare e velocizzare la realizzazione della distribuzione delle colonnine di ricarica per auto elettriche all’interno della nostra regione, ritenendola questa una infrastruttura strategica, e chiediamo anche di verificare l’eventuale disponibilità di somme aggiuntive che possono essere eventualmente rese disponibili dal fatto che alcune Regioni potrebbero rinunciare o non completare i progetti in essere e quindi non impiegare tutte le risorse.
Riteniamo quindi che con i fondi europei, i fondi statali e se possibile anche quelli regionali si possa dare un impulso veloce alla realizzazione di questa rete per ricarica di auto elettriche, chiediamo quindi che la mozione sia votata all’unanimità. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Sciapichetti.

Angelo SCIAPICHETTI. Grazie Presidente. Le due mozioni, una viene ritirata, quindi rimane la 322, in pratica arrivano fuori tempo massimo, secondo me, in quanto quello che viene detto è già stato fatto, nel senso che quello che ha illustrato adesso il Consigliere Fabbri è stato fatto, infatti la Regione Marche ha presentato al Mit nel 2013 un progetto che è stato tra i primi finanziati a livello nazionale per 140 mila euro ed ha portato alla installazione di 24 colonnine che dovranno entrare in funzione entro maggio 2018.
Il secondo progetto, che è stato presentato al Mit nel 2016, prevede un finanziamento di 1.390.000 per l’installazione di altre 95 stazioni sul territorio regionale, considerato che il progetto ormai è in fase di valutazione ovviamente non può essere più modificato, quindi è inutile e impossibile intervenire non solo sul primo che è in fase di realizzazione, ma anche sul secondo perché noi abbiamo già programmato e presentato una serie azioni.
Ora la Regione rispetto al discorso della ricarica per le macchine elettriche pone grandissima e assoluta attenzione a questo tema, la programmazione regionale nel 2018 prevede una serie di risorse da prendere dal Por-Fesr 2014/2020 azione 143.2, quindi ci saranno ulteriori risorse disponibili.
Per quanto riguarda le economie che possono essere fatte al Ministero sui primi progetti, ovviamente, siamo pronti ad attingere e chiedere, però lo sapremo solo in fase di rendicontazione, se ci saranno Regioni che non saranno state in grado di portare avanti fino in fondo i loro progetti dei recuperi da fare e dei riparti ulteriori da fare nelle Regioni più virtuose, anche su questo bisogna che aspettiamo, non possiamo intervenire.
Per quanto riguarda la pubblicazione o comunque la messa in atto di un sito internet nel quale pubblicare tutta la rete delle colonnine che verranno installate, appena installate sarà messo a disposizione di tutti.
Mi pare che la mozione non aggiunga altro a quello che abbiamo fatto e che stiamo facendo, quindi mi pare assolutamente pleonastica.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Fabbri.

Piergiorgio FABBRI. Assessore Sciapichetti, mi appello a un certo grado di onestà intellettuale, perché la mozione è stata presentata nel febbraio 2017, mentre la Regione e i Comuni hanno firmato la convenzione l’11 dicembre 2017 e hanno concesso i contributi ai singoli comuni con un decreto del dirigente di pozione di funzione del 19 dicembre 2017.
Quindi è chiaro, e noi stavamo interloquendo con gli uffici da diverse settimane, che la mia mozione di un anno fa ha sollevato la questione e c’erano i tempi e i modi per poter inserire i Comuni che la Regione stessa ha individuato come soggetti a maggiori spostamenti e viabilità, come Urbino, Fabriano, Jesi, che sono rimasti esclusi.
Detto questo non è la prima volta negli ultimi mesi che il PD adotta questa tecnica, che è quella di mandare alla lunga rinviando gli atti per poi dire abbiamo fatto quello che chiedete è inutile prenderli in considerazione.
Ormai i cittadini hanno capito con chiarezza che tattica è la vostra, per cui, ripeto, ritengo che ancora ci sia la possibilità di inserire i comuni perché il costo pro capite degli interventi è veramente molto ridotto.
La storia, il cronoprogramma - lei Assessore ha riletto esattamente i documenti che ho in mano io, anzi mi sembra di aver visto dalla stampa che a lei manca una mezza paginetta rispetto alle informazioni che ho io, che sono le stesse - i tempi mettono nero su bianco il discorso per cui l’input è arrivato da noi con la nostra mozione e voi in seguito, con mesi di ritardo, avete agito per concretizzare le cose, quindi c’è una volontà politica perché a dicembre avete firmato la convenzione e avete distribuito i fondi rispetto all’interrogazione che era di febbraio.
Svelato l’arcano, la posizione e la moina a cui ricorrete ormai sempre più spesso, io proseguo dicendo votiamo questa mozione perché nella sostanza siamo tutti d’accordo con le indicazioni del dispositivo, se poi vogliamo fare politica di bassa lega va bene, ormai vi conosciamo, siete liberi di agire come preferite e chiaramente il risultato delle urne tra un mese premierà o meno questo vostro modo di fare.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, l’Assessore Sciapichetti.

Angelo SCIAPICHETTI. Lezioni di onestà intellettuale, da parte del Consigliere Fabbri del Movimento 5 Stelle, le respingo e le rimando al mittente, non le accetto.
Lei è andato completamente fuori tema perché non è un problema da attribuire al PD, non c'entra niente tutto quello che lei ha detto con l’oggetto della mozione, è assolutamente falso quello che lei dice, addirittura che la mozione da lei presentata sia stata da stimolo ed abbia dettato le scelte all’ufficio ed all’Assessorato, come al solito lei fa propaganda perché è in campagna elettorale, capisco è legittimo, siamo tutti in campagna elettorale.
La sua è solo propaganda, è venuto qui a fare il professore su una cosa dove non c’è bisogno di professorini perché l’ufficio e la Giunta regionale hanno fatto di tutto e di più su questo fronte, anzi la Regione è tra le prime in Italia su questo tema, quindi non c’è bisogno della lezione “grillina”, per cui credo che la mozione debba essere respinta perché non aggiunge niente di nuovo a quello che abbiamo già fatto.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione.
Mozione 322. La pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Interrogazione n. 513
ad iniziativa del Consigliere Bisonni
“Azioni intraprese dalla Giunta per adempiere all’impegno della mozione 287/17 ‘Agevolazioni sotto forma di esenzioni fiscali e contributive in favore di imprese ubicate nel cratere sismico’”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 513 del Consigliere Bisonni.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Bora.

Manuela BORA. Grazie Presidente e grazie anche al Consigliere Bisonni per l’interrogazione.
In relazione all'interrogazione di cui in oggetto si rappresenta quanto segue. L'articolo 46 del decreto legge 50/2017 convertito con modificazioni dalla legge 96/2017 ha istituito una zona franca urbana comprendente i territori dei Comuni delle Regioni colpiti dagli eventi sismici verificatisi a partire dal 24 agosto 2016.
Per poter beneficiare delle agevolazioni fiscali e contributive ivi stabilite, è previsto tra i requisiti anche la condizione della riduzione del fatturato, ossia i potenziali fruitori devono dimostrare di aver subito, a causa degli eventi sismici, una riduzione del fatturato pari al 25% nel periodo decorrente dall'1 settembre 2016 al 31 dicembre 2016, senza distinguere tra le imprese ricadenti nei Comuni colpiti dagli eventi sismici del 24 agosto rispetto a quelle aventi sede nei Comuni colpiti dal sisma di ottobre 2016.
Pertanto, anche alla luce della circolare del Ministero dello sviluppo economico del 4 agosto 2017 n. 99473, modificata dalla circolare del 15 settembre 2017, la disciplina del requisito di cui sopra può risultare discriminatoria nei confronti delle imprese ricadenti nei comuni di cui all'allegato 2 del decreto legge 189/2016.
Ferma restando la competenza statale in tema, la Regione si è fatta promotrice nelle sedi istituzionali, in coordinamento con le altre Regioni del sisma del centro Italia di iniziative tese alla modifica della norma e all'ampliamento del periodo per il calcolo della riduzione del fatturato. Le azioni intraprese si sono tradotte nell'approvazione del comma 745 dell'articolo 1 della legge 27 dicembre 2017, n. 205 recante il "Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2018 e bilancio pluriennale per il triennio 2018-2020". In base all'emendamento approvato le agevolazioni di cui all'articolo 46 del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50 spettano anche ai soggetti che hanno la sede principale o l'unità locale nei comuni delle regioni Lazio, Umbria, Marche e Abruzzo di cui all'allegato 2 del decreto-legge 17 ottobre 2016, n. 189, che hanno subìto nel periodo dall'1 novembre 2016 al 28 febbraio 2017 una riduzione del fatturato almeno pari al 25 per cento rispetto al corrispondente periodo dell'anno precedente. Grazie.

Presidenza del Presidente
Antonio Mastrovincenzo

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Bisonni.

Sandro BISONNI. Grazie Presidente. Innanzitutto voglio ringraziare tutti i Consiglieri di questo Consiglio regionale, voglio anche ringraziare l’Assessore Bora ed il Presidente Ceriscioli, che so si sono interessati affinché il Governo cambiasse questa norma.
Ringrazio anche i Consiglieri perché in data 4 settembre 2017 ho presentato una mozione che è stata approvata in Consiglio per chiedere questa modifica.
Il punto, per chi magari ci ascolta da casa, è che le aziende del cratere del maceratese erano discriminate per il fatto che le agevolazioni riguardavano il periodo da ottobre a dicembre ed essendo il terremoto di ottobre, quello che ha interessato le imprese maceratesi, queste non potevano rientrare nelle agevolazioni.
Con questa modifica che ho segnalato, e colgo l’occasione per ringraziare pubblicamente l’avv. Diego Casadidio che mi ha segnalato la questione e che è stato uno dei primi a accorgersi di questa mancanza che il Governo aveva messo in piedi.
Personalmente di questa cosa ne avevo parlato al Commissario Straordinario a De Micheli in occasione della visita a Tolentino. Quindi ringrazio tutti perché questa norma è stata modificata, però Assessore, e lo dico anche al Presidente Ceriscioli, le segnalo l’ultimo passo perché il Mise ad oggi non ha ancora riaperto i termini sul portale per cui c’è la norma, ma le imprese del cratere del maceratese sono ancora impossibilitate ad accedere a queste agevolazioni in quanto il Mise non ha riaperto i termini sul suo portale.
Visto che vi siete adoperati in maniera utile per questa cosa, vi chiedo di fare questo ultimo sforzo affinché il Mise faccia anche questo ultimo passo. Grazie.

Mozione n. 243
ad iniziativa della Consigliera Leonardi
“Riforma complessiva della Magistratura di Pace ed onoraria. Decreti attuativi del Governo che ne penalizzano l’attività. La Regione intervenga riconoscendo ai magistrati onorari i diritti maturati per funzioni svolte”

Mozione n. 328
ad iniziativa della Consigliera Leonardi
“Riforma complessiva della Magistratura di Pace ed Onoraria”
(abbinate)
(Discussione e votazione)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca le mozioni nn. 243 e 328 della Consigliera Leonardi, abbinate.
Ha la parola, per l’illustrazione, la Consigliera Leonardi.

Elena LEONARDI. Grazie Presidente. Ritiro la mozione 243, quindi discuteremo solo la 328 che è abbinata.
Dico subito in premessa che ringrazio l’Assessore Cesetti con il quale ci siamo confrontati sul tema perché aveva espresso già dal momento del primo deposito un interesse per la questione, abbiamo quindi prodotto un nuovo testo che fosse in qualche modo condiviso, nell’augurio che la discussione dell’Aula porti ad una approvazione.
Il tema della mozione è un tema nazionale, non è un tema prettamente regionale. Diverse Regioni prima di noi si sono già espresse su questo con delle mozioni proprio perché la categoria in questione ha espresso e sollecitato più volte un intervento a supporto di questa situazione.
Il decreto 51 del 1998 istituiva le figure dei Vice Procuratori Onorari della Repubblica (VPO) e dei Giudici Onorari di Tribunali (GOT) oltre ai giudici di pace che sono rimasti in servizio fino ad oggi con proroghe annuali.
I magistrati onorari tutti, molti dei quali in servizio anche da oltre venti anni, se consideriamo che la loro istituzione è nata nel ’98 e sono stati prorogati di anno in anno nelle loro funzioni, da diversi anni rivendicano una riforma della magistratura onoraria che possa adeguare e conformare questa loro condizione ai principi del diritto costituzionale, comunitario ed internazionale, per garantire la professionalità che nel corso degli anni hanno maturato alla luce anche di quelli che loro rivendicano come sacrifici lavorativi fatti negli anni.
La legge delega 28 aprile 2016, n. 57, approvata due anni fa, prevedeva la riforma della magistratura onoraria e la previsione dell’impiego della magistratura per una volta a settimana, considerato che questo tipo di riforma metterebbe in parte in crisi gli uffici giudiziari che poggiano molto del loro lavoro su queste figure che in qualche modo possono essere definite precarie.
L’utilizzo della magistratura onoraria, secondo questa previsione comporterebbe la necessità di quadruplicare il numero dei magistrati onorari rispetto agli annuali perché andrebbero a lavorare molti meno giorni di quelli che fanno attualmente.
La riforma però non risolve la posizione dei magistrati onorari che sono in servizio da molti anni, ma riguarda in particolar modo coloro che verranno dopo e non tutela questi magistrati sotto il profilo assicurativo, previdenziale e retributivo, anzi ne prevede un ricorso minimo, ridotto, a partire dal 2021, con la riduzione non solo della tempistica e dei giorni di impiego, ma anche delle mansioni che sono loro destinate, a discapito, per quanto portato avanti da questi magistrati, sia della collettività che dell’organizzazione amministrativa e della giustizia che sappiamo essere un problema annoso per l’Italia, vista la mole dei processi, vista la tempistica e viste le problematiche della giustizia italiana tutta. E' un problema che si protrae nel corso degli anni.
Il Comitato europeo per i diritti sociali del Consiglio d’Europa ha stabilito che l’Italia deve assicurare ai magistrati onorari una remunerazione ragionevole in caso di malattia, di maternità, o paternità e il pagamento di una pensione correlata al livello di remunerazione, stabilendo anche la natura discriminatoria dell’attuale inquadramento della magistratura ordinaria.
Il parere della Commissione speciale del Consiglio di Stato del 7 aprile 2017 reso al Ministro della giustizia, quindi il Ministro ha chiesto questo parere, in tema di stabilizzazione della magistratura onoraria, prevedeva quale ipotesi praticabile, la “conservazione dell’incarico in corso” sino al conseguimento dell’età pensionabile, con precisazione che la medesima fattispecie era già stata impiegata in passato dalla legge n. 217 del 1974 con riguardo ai vice pretori onorari incaricati.
Queste sono un po’ le premesse, ma si potrebbe parlare anche di più, ci sono altre cose che potrebbero essere dette e integrate, però non stiamo qui a fare né un capo d’accusa a qualcuno, né a rinvangare il passato, stiamo cercando di venire incontro e stabilire un principio di tutela di lavoratori in un settore nel quale indubbiamente l’Italia ha bisogno di professionalità perché tutti sappiamo, chi c’è incappato, chi ci sta per mestiere, quali sono le tempistiche a cui il cittadino va incontro nel momento in cui si trova per qualsiasi ragione a venire a contatto con una questione giudiziaria.
L’impegno che con questa mozione si chiede è quello di sensibilizzare il Governo e le rappresentanze parlamentari della Regione Marche affinché si adottino provvedimenti organizzativi, amministrativi e legislativi per dare una giusta dignità professionale, retributiva e assistenziale al prezioso lavoro dei magistrati onorari e degli addetti alle funzioni di Vice Procuratore Onorario, di Giudici Onorari di tribunale e di Giudici di Pace.
Come dicevo, non è una materia specifica della Regione, ma credo che sia importante che anche dalle Marche, come è avvenuto per altre Regioni d’Italia, si dia un segnale positivo perché il Governo, qualunque sarà in futuro, dia ascolto e riesca a trovare una soluzione ulteriore rispetto a quelle già messe in campo per la magistratura ordinaria tutta, quindi per un migliore funzionamento della giustizia.

PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Cesetti.

Fabrizio CESETTI. Grazie Presidente. Come già preannunciato dalla Consigliera Leonardi, esprimo un parere favorevole, se non addirittura una totale condivisione della mozione, così come è stata riformulata dalla Consigliera Leonardi, dopo che ne abbiamo parlato.
Non l’ho firmata per ovvie ed evidenti ragioni, perché non mi sembrava elegante firmare un atto che impegna la Giunta di cui io faccio parte, però è una mozione condivisibile, così come riformulata ed epurata da ingiuste e, secondo me, inutili critiche nei confronti del Governo.
Una mozione che evidenzia il tema che noi ci apprestiamo ad affrontare con il voto perché se è vero che la competenza non è strettamente regionale, però interessa alla Regione, perché interessa alla nostra comunità, la buona amministrazione della giustizia nella nostra regione.
Bene ha fatto la Consigliera Leonardi a presentare questo atto all’attenzione del Consiglio regionale, io telegraficamente voglio dire quello che è il mio pensiero.
Ovviamente premetto la condivisione di questo atto, ma io sono contrario all’utilizzo della magistratura onoraria, in linea di principio sono contrario, perché l’utilizzo della magistratura onoraria dà l’idea che ci sia nel nostro Paese un settore dell’amministrazione della giustizia minore, non può essere così, non deve essere così.
La magistratura onoraria crea anche dei problemi sotto il profilo della imparzialità e della terzietà del giudice perché è evidente che quasi sempre nella magistratura onoraria ci sono dei professionisti che, se è vero, ci mancherebbe altro, non possono esercitare la professione in quel determinato territorio, però c’è una contiguità professionale che comunque è sospetta.
Il giudice, secondo me, deve essere il giudice con tutte le sue prerogative, le sue guarentigie, i suoi attestati di indipendenza non solo sostanziali ma anche formali.
Fatta questa premessa, è un dato di fatto che nel nostro Paese negli ultimi anni si è fatto ricorso alla magistratura onoraria e dobbiamo dire che senza di essa l’amministrazione della giustizia si sarebbe per certi versi anche paralizzata, tanto è vero che ci sono stati sempre rinnovi, come evidenziava la Consigliera Leonardi.
Queste premesse non sono in contraddizione tra di loro, il fatto di essere contrari all’utilizzo della magistratura onoraria significa che, secondo me, dovremmo creare le condizioni nel nostro Paese perché magari si possano immettere nell’organico della magistratura ..., può essere anche una magistratura “separata” da quella ordinaria, chiamiamola anche “minore”, che si dedica alla risoluzione dei conflitti minori, così vengono chiamati, però c'è bisogno di una sorta di stabilizzazione anche per dare dignità a questo ruolo e per rimuovere quelle situazioni di eventuale conflitto ed incompatibilità che a me preoccupano e che mi fanno dire che non la utilizzerei. Quindi non è una contraddizione.
Secondo me bisogna andare in questa direzione perché è importante il ruolo che hanno svolto,
La riforma che c’è stata non è, secondo me, anche se ha fatto dei notevoli passi in avanti, completamente esaustiva, quindi credo che sia giusto quando nella mozione la Consigliera Leonardi dice: a sensibilizzare il Governo e le rappresentanze parlamentari affinché si adottino provvedimenti organizzativi, amministrativi e legislativi - perché questi sono necessari - per dare una giusta dignità professionale, retributiva, assistenziale al prezioso lavoro dei magistrati onorari, tutti, di tribunale, i vice procuratori onorari, i magistrati onorari dell’ufficio del Giudice di pace.
Credo che dare questa giusta dignità professionale, retributiva ed assistenziale sia giusto, non soltanto e doveroso, non soltanto per loro, cioè per coloro che hanno svolto e che svolgono le funzioni della magistratura onoraria, ma sia giusto, utile ed opportuno per il Paese e per l’esercizio della loro funzione perché dare loro dignità professionale, retributiva ed assistenziale significa dare quella dignità che è indispensabile, può essere, anzi è, conditio sine qua non perché una così alta funzione possa essere esercitata all’insegna dell’imparzialità, dell’autonomia e soprattutto della indipendenza, caratteristiche che senza queste condizioni, secondo me, possono essere messe seriamente in discussione.
Quindi io voto ed invito anche il gruppo di appartenenza a votare favorevolmente questa mozione.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Giorgini.

Peppino GIORGINI. Grazie Presidente. Questo è un problema non nuovo per il Movimento 5 Stelle e quest’anno è stato affrontato molte volte, spesso, dai portavoce del Movimento 5 Stelle sia alla Camera che al Senato.
I Giudici di Pace in estrema sintesi chiedono alle istituzioni europee la verifica della compatibilità della normativa italiana rispetto a quella comunitaria, qui è il vulnus. Perché? Dobbiamo spiegare anche il perché.
La magistratura onoraria di cui fanno parte i Giudici di Pace è prevista dalla Costituzione, articolo 106, comma 2, e svolge un ruolo fondamentale per il funzionamento della giustizia italiana. I Giudici di Pace in particolare sono sottoposti a tutti gli obblighi di cui sono titolari i Giudici ordinari, sono sottoposti ad una mole di lavoro estremamente gravosa e non possono svolgere ulteriore attività lavorativa se non la professione di avvocato purché tale professione sia svolta per esigenze di imparzialità lontana dal proprio luogo di impiego.
Il problema quindi è che i Giudici di Pace non solo si trovano privi di qualsiasi strumento di tutela pubblica, previdenziale ed assistenziale, non potendo godere di ferie o malattie e non maturando un sistema pensionistico contributivo, ma versano anche tasse come un lavoratore dipendente, gravano su di loro di fatto obblighi pari a quelli dei giudici ordinari per i quali sono previste idonee misure.
Recentemente il Comitato europeo dei diritti sociali, con una decisione pubblicata nel novembre 2016, ha ritenuto che tale disparità di trattamento tra i Giudici onorari e i Giudici ordinari sia sostanzialmente discriminatoria a fronte dell’equivalenza funzionale delle due figure.
Tale discriminazione era stata già sancita dalla Corte di Giustizia europea nella pronuncia resa nel 2012 sul caso Bryan relativa all’ordinamento inglese ed alla figura dei record, cioè i Giudici ordinari inglesi.
La situazione peraltro non sembrerebbe destinata a migliorare con la recente riforma della magistratura onoraria i cui principi sono contenuti nella legge delega n. 57 del 2016 dove viene prevista la necessità che il Governo individui e preveda un sistema assistenziale e previdenziale senza oneri a carico dello Stato e quindi a carico del lavoratore.
Insomma si profila all’orizzonte ancora una volta il rischio di una magistratura onoraria priva di garanzie economiche e di stabilità sufficienti per poter svolgere il proprio lavoro. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Maggi.

Giovanni MAGGI. Grazie Presidente. Concettualmente sono d’accordo con l’Assessore Cesetti sulla terzietà del Giudice, però i Governi di destra e di sinistra che si sono succeduti al governo del Paese non hanno messo, proprio per questioni di interesse e di contrapposizione, mano alla riforma della giustizia, per cui la giustizia in Italia è ingiusta. Non c’è stato il conflitto di interesse, non c’è stata la riforma del codice di procedura penale e civile, non c’è stato niente, per cui la funzione della magistratura ordinaria e dei Giudici di Pace è essenziale, come ha detto lei, per non intasare completamente la giustizia e lasciare il Paese nella completa ingiustizia.
Concettualmente sono d’accordo e voterò a favore della mozione della Consigliera Leonardi perché in effetti questo maggiore riconoscimento, questa dignità professionale ai Giudici onorari ed ai Giudici di Pace fa si che il Giudice stesso, onorario e di pace, svolga al meglio la propria funzione, ma non solo, ci sarà anche una maggiore immissione di professionisti e di professionalità nel momento in cui gli si dà una dignità professionale maggiore rispetto a quella che viene data oggi.
Siamo favorevoli a questo e voteremo favorevolmente, però è una mozione che diventa un palliativo a questa deficienza assoluta e ad una carenza assoluta della riforma della giustizia in Italia. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Busilacchi.

Gianluca BUSILACCHI. Solamente una nota, non entro in questo dibattito, voglio però ricordare che la modifica del Codice penale e di procedura penale c’è stata, è di qualche mese fa. È del giugno 2017, la riforma del Ministro Orlando, quindi per onore di verità volevo ricordare questo dato.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione.
Mozione n. 328. La pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Mozione n. 250
ad iniziativa dei Consiglieri Giorgini, Maggi, Fabbri, Pergolesi
“Proposta acquisizione archivio storico del Corriere Adriatico”
(Discussione e votazione risoluzione)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la mozione n. 250 dei Consiglieri Giorgini, Maggi, Fabbri, Pergolesi.
Ha la parola, per l’illustrazione, il Consigliere Giorgini.

Peppino GIORGINI. Grazie Presidente. Adesso con il Consigliere Urbinati stiamo preparando una risoluzione, comunque spiegherò il motivo che mi ha indotto a inoltrarmi su questa problematica perché credo che l’archivio storico del Corriere Adriatico sia un patrimonio non solo della Regione Marche, ma dell’Italia intera.
Darò alcuni dati per capire l’importanza di questo archivio che purtroppo è in stato di abbandono, da quello che mi risulta, quindi ho voluto portare all’attenzione dell’Aula questa problematica.
Parliamo di un giornale che ha iniziato le sue pubblicazioni il 5 ottobre 1860, il Regno d’Italia fu proclamato nel 1861, quindi prima della proclamazione del Regno d’Italia, 6 giorni dopo l’ingresso ad Ancona delle truppe piemontesi e dopo la battaglia di Castelfidardo.
È lo stesso Commissario Regio, Lorenzo Valerio, per il governo delle Marche a dar vita al giornale che, con la testata "Corriere delle Marche", divulga decreti, ordinanze e disposizioni del governo Italiano.
Cessata la gestione commissariale, il quotidiano diventa organo del Partito Liberale e primo direttore è lo storico Luigi Mercantini.
A fine ottocento inizia la gestione "dinastica" dei Vettori, famiglia marchigiana di tradizione e di censo, che fondano "L'Ordine" con la precisa intenzione di continuare la precedente linea politica moderata e conservatrice.
Nell'anno 1926, con la promulgazione delle leggi fasciste sulla stampa, a "L'Ordine - Corriere delle Marche", che nel frattempo si erano fusi, si sostituisce il "Corriere Adriatico", nasce nel 1926 il Corriere Adriatico.
La fine della guerra segna anche l'eclisse temporanea della testata. Per quasi tre decenni la sua eredità morale e politica è raccolta dalla "Voce Adriatica".
Il 24 aprile 1971 l'editore Francesco Sensi riporta in edicola il "Corriere Adriatico".
Dal giugno 2004 il "Corriere Adriatico" è entrato a far parte del gruppo editoriale Caltagirone, ricevendo un ulteriore impulso al suo costante sviluppo ed ha conservato nei suoi archivi non solo 140 anni di storia nazionale, come dicevo prima, ma soprattutto 140 anni di storia marchigiana, quindi la storia della nostra regione.
Sono ben 14 anni (cioè dal 2003) che gli attuali proprietari, per mezzo di alcuni tecnici, per mezzo di scansioni, stanno tentando di digitalizzare l'archivio storico del giornale.
La scelta del Corriere Adriatico di rendere disponibile tutti i contenuti del giornale anche on line è fortemente strategica per la nostra regione perché fa parte di una operazione più vasta il cui obiettivo è la digitalizzazione dell’archivio storico.
Ma questo tentativo, da quello che mi risulta, è risultato vano perché ancora oggi non è stata portata a termine questa operazione, anzi sembra essersi completamente bloccata per il pensionamento delle due persone che si occupavano di fare questo.
Cari colleghi, Consiglieri, Assessori, Presidenti, l’archivio storico non dà più segnali di vita, è morente nei locali della società.
Se non verrà fatto qualcosa il più presto possibile saremo tutti responsabili, anche se solo moralmente, di questa perdita.
Mi sono aggrappato all’unico appiglio che mi veniva dato dalla legge regionale 9 febbraio 2010 ad oggetto “Norme in materia di beni e attività culturali" che prevede tra le sue finalità che la Regione e gli enti locali promuovano la valorizzazione del patrimonio culturale marchigiano e lo sviluppo delle attività culturali nel proprio territorio, quale fattore di crescita civile, sociale ed economica della collettività. Difatti all’articolo 1, comma a), si afferma di promuovere la qualificazione di musei, biblioteche ed archivi. Quindi mi affido a quest’Aula per salvare questa memoria storica e salvare la nostra storia. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Maggi.

Giovanni MAGGI. Come marchigiano ed anconetano, visto che il Corriere Adriatico, prima Voce Adriatica, era stampato ed è stampato ad Ancona, sono particolarmente legato a quello che gli anconetani chiamano familiarmente “il bugiardone” anzi “il bugiardò” per dire con precisione.
Devo dire che l’archivio storico del Corriere Adriatico, di Voce Adriatica prima, dell’Ordine ancora prima, con vicende politiche alterne, non è sicuramente degli editori, non è sicuramente dell’ultimo editore, Caltagirone, che ha gettato fuori, chiudendo la redazione del Messaggero, e a lasciato in mezzo ad una strada tutti i giornalisti precari che ci lavoravano e che facevano le pagine del Messaggero.
L’archivio storico del Corriere Adriatico e delle testate che si sono succedute con continuità al Corriere Adriatico appartiene ai marchigiani, appartiene ai lavoratori ed ai giornalisti che hanno costruito questo giornale, soprattutto a quelli che con spirito di sacrificio vi hanno lavorato sempre, i più anziani ricorderanno che nel ’72 durante il terremoto di Ancona uscì una pagina, per tanto tempo una sola pagina del Corriere Adriatico, in una rotativa di fortuna ed i lavoratori si sacrificarono per dare le notizie in un momento così drammatico e doloroso per la zona di Ancona e comuni limitrofi facendo uscire tutte le mattine una pagina con scritto Corriere Adriatico, a favore della gente.
Quindi il Corriere Adriatico è un patrimonio, mi ricordo che da studente facevo le ricerche andando in questo archivio polveroso e sfogliavo quelle copertine rilegate, grandi, delle annate del Corriere Adriatico. Addirittura negli ultimi tempi, c’era l’addetto, che ha citato anche il Consigliere Giorgini, al quale chiedevi - siccome la carta più vecchia è molto delicata - il giornale della data e dell’anno che ti interessava, ti facevano sedere su un tavolo ed arrivavano con questo librone gigantesco che tu in religiosa osservanza della delicatezza della carta sfogliavi e potevi anche fotografare.
Quindi è un patrimonio di tutti, c’è la storia, c’è la guerra, c’è il fascismo, c’è la lotta di liberazione e naturalmente c’è anche la contrapposizione politica perché credo che il Corriere Adriatico, dobbiamo dirlo, non sia stato mai un giornale progressista, ma questo dipendeva dagli editori, non tanto da chi ci lavorava e da chi ci prestava la propria opera con grande dedizione.
E’ un patrimonio nostro, è la nostra storia, è la nostra tradizione, è la conservazione di quello che è stato per le generazioni future. Per cui credo che la Regione debba svolgere questa funzione di salvare questo archivio dall’ottusità dell’editore, diciamolo chiaramente. Queste cose vanno conservate, sono il patrimonio del giornale e secondo me l’editore dovrebbe essere il primo a sentire l’esigenza della conservazione della storia.
Se, come dice il Consigliere Giorgini, l'archivio viene abbandonato, se entra l’acqua e non c’è nessuno che lo cura più, questo politicamente e socialmente è una cosa di cui la Regione deve farsi carico ed io ringrazio dell’interessamento e dell'intervento della Giunta sulla mozione se questo serve a salvare questo patrimonio, a salvare questa nostra storia, a salvare questa nostra tradizione, che è per noi l'insegnamento di chi c’è stato, l'insegnamento degli errori che ci sono stati e che abbiamo compiuto in questa nostra regione. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Urbinati.

Fabio URBINATI. Grazie Presidente. Accogliamo favorevolmente questa proposta e questo invito che fa il gruppo del Movimento 5 Stelle su una tematica di cui abbiamo parlato in passato e che ha, come hanno spiegato anche gli interventi che mi hanno preceduto, uno straordinario valore storico perché noi nel nostro Paese in particolare, ma spesso anche nella nostra regione ed in quest’Aula, esaltiamo quella che è la nostra storia. Ovvero una storia che viene sostanzialmente da piccole realtà, da piccoli episodi avvenuti, non c’è nulla di meglio che un giornale locale che può raccontare tutto quello che è avvenuto, perché la caratteristica che ha avuto il Corriere Adriatico in più di un secolo di storia è stata quella di stare nei piccoli centri, di stare in mezzo alla gente.
Quindi il simpatico soprannome che gli è stato attribuito negli anni è anche il sentore che il giornale è seguito ed è una parte di storia che i marchigiani conoscono molto bene.
Siamo perfettamente d’accordo, ma vorremmo dire anche qualcosa in più perché giustamente il Movimento 5 Stelle, essendo in minoranza, ha fatto una proposta, noi l’accogliamo e vorremo anche scrivere questa mozione per arricchirla, dicendo quali sono i passi che, ringraziando l’Assessore Pieroni, gli uffici ci hanno consigliato di intraprendere per arrivare a questo risultato. Ad esempio la prima cosa è chiedere alla Sovrintendenza regionale delle Marche il riconoscimento ufficiale di patrimonio storico, e penso che su questo non ci saranno dubbi, richiedere l’alienazione perché dovremo richiedere al Corriere Adriatico l’alienazione di questo archivio storico. Per salvaguardarlo occorre impegnare delle risorse e noi vogliamo scrivere che la Regione si impegna anche a reperire le risorse per attuare questo progetto che mi auguro si possa finalizzare entro la fine di questa legislatura.
Propongo, se i colleghi del Movimento 5 Stelle sono concordi, una risoluzione che aggiunga, il testo base rimane quello della mozione presentata dal Movimento 5 Stelle, i passaggi che la Regione intende intraprendere per arrivare a questo risultato. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Busilacchi.

Gianluca BUSILACCHI. Anch’io mi unisco all’intervento del Consigliere Maggi e alle parole del Consigliere Urbinati perché credo che sia importante quello che è stato detto.
Il Corriere Adriatico, un po’ per tutta la Regione, ma soprattutto per gli anconetani ..., per esempio nella parte nord della regione è meno diffuso, è più diffuso il Resto del Carlino, ma al di là di questi aspetti, tutti i giornali sono importanti e l’auspicio è che ci siano sempre più possibilità per i giornali, per i giornalisti e non, ahimè, quello che sta accadendo in questo Paese, cioè un declino della carta stampata, vuoi per l’avvento di internet, vuoi anche per il fatto che si leggono sempre meno giornali ed i primi a pagare sono i giornali locali che hanno più difficoltà, meno risorse e chiaramente meno lettori di un giornale nazionale.
Credo che noi dovremmo anche cogliere l’occasione di questa mozione per fare una riflessione su questo aspetto, anzi approfitto di questa occasione per una lunga solidarietà ai giornalisti marchigiani delle testate locali che dalla chiusura del Messaggero in poi attraversano momenti di difficoltà.
Il secondo aspetto che è stato già ricordato è quello della memoria, perché qui non stiamo parlando di giornalismo, ma di un archivio e un archivio storico come quello che ha il Corriere Adriatico è un pezzo della nostra memoria di marchigiani.
Anche a me è capitato di vedere alcune copie vecchie del Corriere Adriatico, di fare delle ricerche su numeri di molti decenni fa, è un patrimonio importante che non possiamo assolutamente dilapidare.
Quindi credo che facciamo bene a fare il possibile, pur tenendo conto delle risorse che abbiamo a disposizione, per conservare, Presidente, non solo questo archivio, ma più in generale per fare un’operazione legata alla memoria, agli archivi.
Colgo l’occasione, anzi ringrazio il Consigliere Giancarli perché devo dire che questa è una sua battaglia, quella che riguarda gli istituti, penso all’Istituto Gramsci, all’Istituto di Storia del movimento di liberazione, anche questi istituti hanno i loro archivi, quindi, Presidente, pensare di fare quello che lei già sta facendo, mettere insieme questi Istituti che si occupano nella nostra regione della memoria (l'abbiamo fatto con l’archivio Barca, e ricostruire gli archivi della regione Marche è un’operazione importante per noi, per tutti i nostri concittadini, per tutti i marchigiani che vogliono sapere la storia della loro regione.
Credo che sia una delle funzioni, abbiamo la nostra biblioteca, dell’Assemblea legislativa delle Marche.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Bisonni.

Sandro BISONNI. Grazie Presidente. Non volevo intervenire, però il Consigliere Busilacchi mi ha ricordato un aspetto che non c’entra con la risoluzione, ma che colgo l’occasione per sottolineare.
Parlando in generale della crisi dei giornali, ma io allargo parlando anche della comunicazione, voglio sottolineare il fatto che oltre ai giornali, che purtroppo stanno soffrendo una situazione economica difficile, per cui alcuni si trovano costretti a chiudere, a licenziare, c’è anche il problema, che invito l’Aula e gli Assessori competenti a considerare, delle emittenti locali, perché molte emittenti locali radio-tv sono in difficoltà, in forte difficoltà, molte addirittura lamentano il fatto, lo anticipo, che la pubblicità che la Regione Marche fa, ad esempio, non viene passata nella dovuta quantità spettante per legge alle emittenti locali. Questo sarebbe un piccolo aiuto che contribuirebbe a sollevare un po’ la grave crisi del reparto.
Quindi colgo l’occasione per sottolineare questo aspetto, mi unisco agli altri per sottolineare l’importanza di salvare questo archivio, ritengo che sia un archivio storico, una memoria che non possiamo permetterci di perdere.
Chiedo se possibile di firmare la risoluzione perché la condivido in pieno e mi auguro che sia votata all’unanimità. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Zaffiri.

Sandro ZAFFIRI. Grazie Presidente. Credo che questo argomento presentato dal Movimento 5 Stelle sia una cosa interessante per la comunità marchigiana.
Ho sentito che c’è una proposta di risoluzione presentata dal Consigliere Urbinati, se sarà questa la strada, chiedo di inserire in questa risoluzione che l'archivio possa essere accessibile al mondo della scuola, in modo tale che i ragazzi della nostra comunità, di questa nostra Regione, possano accedere all’archivio, in modo tale che venga coinvolto anche il mondo della scuola, le sue strutture, la scuola in termini individuali e la sua dirigenza
Se si andrà verso questa risoluzione si potrà inserire questa sollecitazione al mondo della scuola, dei ragazzi che, con i loro insegnanti, possono accedere a questo archivio storico del Corriere Adriatico. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Pieroni.

Moreno PIERONI. Il mio intervento è per dire grazie a tutto il Consiglio regionale, partendo da una mozione importante che nasce dal movimento 5 Stelle, che poi è stata subito condivisa.
Spero che ci sia una risoluzione, che si possa condividere e ancor più definire un percorso che, come Regione Marche, quindi come Giunta regionale, vogliamo e giustamente dobbiamo fare a favore non di un giornale storico, ma di un giornale che i marchigiani sentono loro, al di là delle appartenenze, delle posizioni che a seconda dell’editore ha preso.
Credo che questa sia una bellissima iniziativa, sia un giusto riconoscimento a un giornale che ancora è qui, è presente nei nostri territori, è presente tra i nostri concittadini.
E' un giornale che ha seguito la storia della nostra regione, in alcune fasi anche quella della nostra nazione. Dare la possibilità a questo archivio storico del Corriere Adriatico di tornare a vivere, di tornare ad essere vissuto e visitato dai nostri concittadini, credo che sia un bel messaggio che oggi quest’Aula manda fuori da queste quattro mura.
Grazie al Movimento 5 Stelle per aver presentato la mozione, grazie altrettanto al Consigliere Urbinati che subito ha percepito l'importanza e grazie a tutti coloro che sono intervenuti ed hanno capito la rilevanza di questo percorso. Naturalmente questa risoluzione condivisa è un messaggio forte che oggi facciamo uscire da quest’Aula.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Urbinati.

Fabio URBINATI. Vista l’importanza e l’interesse che ha suscitato questa mozione in tutto il Consiglio, vorrei chiedere 5 minuti di sospensione perché ho sentito alcuni Consiglieri che vogliono arricchirla, come ad esempio il Consigliere Zaffiri con la sua proposta che ritengo scontata, però è meglio scrivere quello che intendiamo fare con questo archivio. Chiedo quindi 10 minuti di sospensione.

La seduta è sospesa alle ore 13,05

La seduta riprende alle ore 13,25

Presidenza del Presidente
Antonio Mastrovincenzo

PRESIDENTE. Riprendiamo la seduta. E' stata presentata una proposta di risoluzione a firma dei Consiglieri Giorgini, Urbinati, Bisonni, Fabbri, Maggi, Busilacchi, Rapa, Celani, Giancarli, la stiamo distribuendo.
Ha la parola il Consigliere Giorgini.

Peppino GIORGINI. Con il Consigliere Urbinati abbiamo sistemato la risoluzione, quindi credo che non ci sia nulla da dire, c'è solo da votarla. Grazie.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione.
Proposta di risoluzione. La pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Mozione n. 309
ad iniziativa del Consigliere Celani
“Riforma delle discipline della crisi di imprese e dell’insolvenza. Tutela della permanenza delle sezioni fallimentari esistenti nei Tribunali della Regione”

Mozione n. 324
ad iniziativa del Consigliere Urbinati
“Riforma delle discipline della crisi di imprese dell’insolvenza”
(abbinate)
(Discussione e votazione risoluzione)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la mozione n. 309 del Consigliere Celani e la mozione n. 324 del Consigliere Urbinati, abbinate.
In merito all’argomento trattato è stata presentata una proposta di risoluzione a firma dei Consiglieri Urbinati e Celani.
Ha la parola, per l’illustrazione, il Consigliere Celani.

Piero CELANI. Grazie Presidente. Sono due mozioni che hanno lo stesso obiettivo, quindi sono state riassunte in una risoluzione che credo vi sia già stata distribuita.
Di che cosa si tratta? Lo scopo è quello di evidenziare il fatto che una riforma può provocare più danni di quanto siano buone le intenzioni che la riforma stessa si propone, in pratica si tratta della riforma delle discipline della crisi di imprese e dell’insolvenza, la tutela della permanenza delle sezioni fallimentari esistenti nei Tribunali della regione.
Sapete che è in atto da tempo ormai un processo di riforma, di razionalizzazione, di tutta una serie di procedure che riguardano la disciplina della cosiddetta legge fallimentare, il regio decreto 267 del 1942, addirittura.
Noi riteniamo che la riforma fatta in questo momento e fatta nel modo in cui è stata proposta dalla Camera dei Deputati e dal Senato non possa essere condivisa, seppur alla base concordiamo con la necessità di una razionalizzazione di tutte queste procedure per renderle più snelle, ma soprattutto per aiutare le imprese che sono in difficoltà.
La cronistoria. La Camera dei Deputati nel mese di luglio scorso ha approvato un disegno di legge delega, che impegna il Governo ad emanare, entro 12 mesi dall’entrata in vigore di questa legge, una serie di decreti che possono riformare le procedure concorsuali, la disciplina della composizione della crisi da sovraindebitamento e il sistema dei privilegi e delle garanzie.
Altrettanto ha fatto il Senato il data 11 ottobre dello scorso anno.
Qual è il problema? L’articolo 2 di questo disegno di legge, che è stato approvato sia dalla Camera che dal Senato, individua i principi generali sui quali si fonda la riforma e prevede - ecco la cosa che ci ha allarmati - che i Tribunali che non hanno sezioni specializzate in questo settore, cioè in materia di impresa, vengano privati della loro competenza e tutte le funzioni vengano trasferite presso le Corti di Appello regionali, nel nostro caso ovviamente in Ancona.
Ora nulla da dire su questo processo di razionalizzazione che va nel verso di raggiungere una equità di interpretazione di questo regime, della cosiddetta legge fallimentare, che tante volte crea disuguaglianze molto importanti e molto penalizzanti nei vari territori dove insistono magari imprese che hanno le stesse caratteristiche.
E’ chiaro che la nostra preoccupazione sta nel fatto che, se questa riforma va avanti con questo metodo e se quando individuato nell’articolo 2 di questo disegno di legge viene messo in pratica, i nostri territori in qualche modo vengono privati immediatamente di una serie di servizi a cui le imprese non possono fare più riferimento. Tanto più che nella nostra regione sappiamo benissimo che la crisi economica è tutt’altro che superata, ci sono dati, c'è l’ultimo rapporto del Centro Studi Einaudi della Banca d’Italia che ci dice che stiamo soffrendo sia in termini di produttività, che di sostenibilità alle imprese, sia in termini di occupazione.
C’è anche un altro aspetto, il momento di difficoltà economica che stiamo vivendo è aggravato anche dal sisma, quindi alcuni servizi dovrebbero restare sui territori, non portarti via, creando nocumento non soltanto alle imprese, ma anche e soprattutto ad una serie di professionisti altamente formati e specializzati in questi anni. Quindi verrebbe meno anche questo grande bagaglio culturale e professionale che negli anni si è accumulato, con il rischio che i professionisti vengano estromessi da eventuali incarichi che possono essere dati dalla futura sezione specializzata della Corte d’Appello di Ancona.
Questa è la nostra preoccupazione, vogliamo intervenire affinché, in qualche modo, il Governa prenda atto di questa nostra posizione. Vorremmo impegnare rapidamente il Governo nazionale e il Ministero di grazia e giustizia perché con queste nostre considerazioni possa tornare sui suoi passi.
Al tempo stesso devo dire che in Senato ed alla Camera dei Deputati sono stati approvati degli ordine del giorno bipartisan di alcuni parlamentari che vanno proprio in questo senso, invitano il Governo a ripensare, a sospendere questa riforma in attesa di una ricognizione più dettagliata, in base anche al principio di accessibilità ai luoghi di giustizia che non debbono essere difficoltosi; i cittadini devono poter accedere ai luoghi di giustizia, come dice la Costituzione, nel modo migliore possibile.
Quindi oltre ad impegnare quanto detto, chiediamo al Presidente della Giunta regionale di avviare rapidamente questo confronto con il Governo nazionale e con il Ministero di grazia e giustizia per illustrare queste motivazioni che sono contenute dettagliatamente nella risoluzione; avviare rapidamente un confronto con i rappresentanti degli ordini professionali che sono direttamente interessati e in via subordinata vogliamo chiedere al Ministero di grazia e giustizia garanzie affinché intervenga per l’adozione di protocolli d’intesa con le neo costituenti sezioni specializzate presso i Tribunali distrettuali, che garantiscano la creazione di Albi regionali di professionisti e la rotazione degli incarichi tenendo in considerazione la sede dell’impresa. Nella malaugurata ipotesi che questa riforma vada in porto, è necessario che vengano fatti dei protocolli d’intesa tra la parte centrale, quindi la Corte d’Appello e queste neo costituenti sezioni specializzate per gli incarichi professionali, proprio per quel discorso che facevo prima, affinché non venga svilito e depauperato il grande patrimonio che i professionisti locali hanno accumulato negli anni.
Inoltre vorremmo che si illustrasse agli organi di Governo nazionale le difficoltà economiche che ci attanagliano, soprattutto in virtù della crisi sismica che è sopravvenuta.
In questo processo di illustrazione delle difficoltà che stiamo vivendo e delle ragioni che stiamo apportando, vorremmo che fossero coinvolti anche gli ordini professionali e le organizzazioni datoriali, nonché le forze sociali, perché sono loro i diretti fruitori di questo servizio che va sotto il nome di riforma delle discipline delle crisi d’impresa e dell’insolvenza.
La sintesi è che vorremmo scongiurare che questo territorio regionale possa essere sguarnito anche di altri servizi, già ne stiamo perdendo tantissimi, che sono fondamentali anche per il sostegno alle nostre imprese e per tutelarle il più possibile dall’aggressività di una crisi economica che ci attanaglia da tantissimo tempo.
Ripeto due mozioni, una a firma del sottoscritto e l'altra a firma del Consigliere Urbinati, sono state riunite in questa risoluzione che voi avete in mano. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Urbinati.

Fabio URBINATI. Grazie Presidente. Il Vicepresidente Celani ha illustrato in maniera molto chiara la problematica che riguarda le sezioni fallimentari dei tribunali.
Reputo il termine fallimento un po’ arcaico, un po’ troppo forte se andiamo a considerare come è conformata l’impresa, soprattutto la piccola impresa, quella artigianale, quella individuale marchigiana. Spesso negli ultimi anni i nostri imprenditori si sono trovati in mezzo a delle tempeste internazionali e questo termine, quando una azienda viene dichiarata fallita o quando viene aperta una procedura fallimentare, viene vissuto come un marchio di infamia sulle persone, sulle aziende.
Quindi io direi che dovrebbero essere modificati anche i termini, magari si apre una procedura concorsuale, forse è anche meglio, ma togliere definitivamente la parola “fallimento”, questo però non è l’oggetto di questa mozione e di questo provvedimento, è solo qualcosa che ci tenevo a sottolineare.
Ho approfondito questa riforma che il Governo ha fatto, ha anche dei punti di forza notevoli, perché prima del terremoto, già da anni, i nostri imprenditori e tutte le categorie imprenditoriali lamentavano una certa difformità nei giudizi delle sentenze fallimentari all’interno della nostra regione. Ad esempio il Tribunale di Pesaro, il Tribunale di Ancona, il Tribunale di Ascoli, su una determinata questione molto simile, su imprese dello stesso settore, legiferavano spesso con sentenze totalmente diverse.
Quindi noi apprezziamo l’indirizzo che la legge dà, però, come ha detto molto bene chi mi ha preceduto, non possiamo in questo momento allontanarci dalla situazione molto complicata che il sud delle Marche sta vivendo e questo purtroppo influisce, anche perché è una problematica che stiamo vivendo in questi mesi, mesi in cui vengono fatti i sopralluoghi per verificare l’agibilità o meno di determinati edifici. Questo sta avvenendo soprattutto nella città di Ascoli e nella città di Macerata, e molti studi professionali sono dichiarati inagibili ed i professionisti si trovano a dover traslocare in altri uffici, in altri luoghi, così come la legge e le ordinanze del terremoto hanno previsto. Quindi nell’immediato portare tutte le sentenze nel capoluogo creerebbe parecchie difficoltà e le creerebbe soprattutto a questi professionisti.
Questa è una richiesta che è arrivata un po’ da tutti i territori, non solo da quelli del cratere, la legge qualcosa ha modificato ed è venuta incontro a queste istanze che noi abbiamo fatto, però dobbiamo essere vigili perché vogliamo cercare di creare meno problemi possibili alle nostre imprese ed ai nostri professionisti.
Siamo d’accordo per una armonizzazione che porti a dei giudizi più uniformi su tutta la Regione Marche, ma in uno Stato democratico dovrebbe essere su tutto il territorio nazionale, quindi noi chiediamo che venga approvato, con la più larga maggioranza possibile, se non all’unanimità, questo atto che è frutto, questo possiamo dirlo, di istanze che sono arrivate da tutti i territori.
La proposta di risoluzione l'abbiamo fatta io ed il Consigliere Celani perché veniamo da una delle province più colpite dal terremoto, però credo che interpretiamo un po’ le esigenze delle nostre imprese e di tutti i nostri professionisti. Grazie.

Presidenza del Vicepresidente
Renato Claudio Minardi

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione.
Proposta di risoluzione. La pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

La seduta è tolta.

La seduta termina alle ore 13,43