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Resoconto seduta n. 220 del 31/01/2005

La seduta inizia alle 14,15



Approvazione verbale

PRESIDENTE. Ove non vi siano obiezioni do per letto ed approvato, ai sensi dell'art. 29 del regolamento interno, il processo verbale della seduta n. 219 del 26 gennaio 2005.

(E’ approvato)




Mozione
(Annuncio di presentazione)

PRESIDENTE. E' stata presentata la mozione n. 392, del consigliere Cecchini: «Legge forestale».




Deliberazioni inviate dalla Giunta

PRESIDENTE. Sono state trasmesse, dalla Giunta regionale, le seguenti deliberazioni :
— n. 17: «Art. 29, commi 3 e 4, l.r. n. 31/01 - Variazioni compensative al programma Operativo annuale 2005 (spese correnti Euro 147.858,15 - spese d'investimento Euro 64.757,02»;
— n. 25: «Art. 21, comma 3 della l.r. n., 31/01 - Prelevamento dal fondo di riserva per spese impreviste del bilancio di previsione per l'anno 2005 - Euro 400.000,00»;
— n. 39: «Art. 29 della l.r. 31/01 - Variazione compensativa al Programma Operativo annuale 2005 approvato con deliberazione della Giunta regionale n. 1678 del 28 dicembre 2004 - Euro 18.431.381,00»;
— n. 40: «Art. 40 della l.r. 29/04 - Reiscrizione nel bilancio di previsione per l'anno 2005 di economie relative a stanziamenti aventi specifica destinazione - Euro 4.137.186,00»;
— n. 41: «Art. 29 della l.r. 31/01 - Variazione compensativa al Programma Operativo annuale 2005 approvato con deliberazione della Giunta regionale n. 1678 del 28 dicembre 2004 - Euro 1.220.000,00»;
— n. 42: «Art. 29 della l.r. 31/01 - Variazione compensativa al Programma Operativo annuale 2005 approvato con deliberazione della Giunta regionale n. 1678 del 28 dicembre 2004 - Euro 180.000,00»;
— n. 43: «Art. 40 della l.r. 29/04 - Reiscrizione nel bilancio di previsione per l'anno 2005 di economie relative a stanziamenti aventi specifica destinazione - Euro 862.598,05»;
— n. 44: «Art. 40 della l.r. 29/04 - Reiscrizione nel bilancio di previsione per l'anno 2005 di economie relative a stanziamenti aventi specifica destinazione - Euro 6.185.757, 43».



Congedi

PRESIDENTE. Hanno chiesto congedo gli assessori Amagliani, Melappioni e Secchiaroli.



Ordine del giorno della seduta

PRESIDENTE. E’ stata chiesta l’iscrizione d’urgenza all’ordine del giorno della proposta di legge: «Norme relative alle elezioni regionali dell’anno 2005 — modifica della legge regionale 16.12.2004, n. 27: Norme per l’elezione del Consiglio e del Presidente della Giunta regionale»

(Il Consiglio approva)



Interrogazione (Svolgimento): «Grave declino industriale e occupazionale nella provincia di Ascoli Piceno» Procaccini e Martoni (1210)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 1210 dei consiglieri Procaccini e Martoni.
Per la Giunta risponde l’assessore Ascoli.

Presidenza del Vicepresidente
SANDRO DONATI

Ugo ASCOLI. Questo problema è vero, nel senso che siamo molto preoccupati delle problematiche occupazionali ed economiche che caratterizzano in particolar modo la provincia di Ascoli Piceno, quindi da molto tempo abbiamo dato attenzione ai problemi del lavoro e dell’economia in quella provincia, sapendo che in gran parte coincidono con la crisi del settore calzaturiero ma non solo e in parte con la crisi anche del settore agroindustriale nel sambenedettese ma non solo, quindi è un problema con varie sfaccettature.
Per quanto riguarda Per quanto riguarda il settore calzaturiero stiamo cercando di fare una serie di atti che possano migliorare la grave crisi e abbiamo destinato risorse nello specifico al calzaturiero per quanto riguarda la ricerca industriale, le attività di sviluppo competitivo, di trasferimento tecnologico, di internazionalizzazione, alla qualità e all’innovazione. Complessivamente possiamo dire che per quanto riguarda il 2004 abbiamo destinato 511.000 euro per l’area distrettuale agroindustriale su quei versanti e oltre 1.027.942 euro per l’area distrettuale calzaturiera fermano-maceratese per quanto riguarda i progetti di ricerca industriale, internazionalizzazione, promozione, qualità e innovazione.
Abbiamo inoltre, come Giunta, cercato di ridurre l’aggravio fiscale per quanto riguarda il settore calzaturiero e stiamo mettendo in atto una serie di azioni anche nel campo della formazione, per cercare di fornire questo territorio e questo settore di quelle qualifiche professionali che servono per uscire in avanti dalla crisi, cioè per riuscire ad aumentare la capacità del sistema del distretto di aggredire i mercati internazionali, sapendo che c’è il gravissimo problema della piccola e piccolissima azienda.
Per quanto riguarda l’agroindustriale abbiamo anche qui dato molta attenzione alla situazione, abbiamo partecipato a una discussione anche a San Benedetto e stiamo tentando di avviare un confronto proprio a San Benedetto del Tronto, invitando tutti gli 8 distretti agroindustriali nazionali, per cercare di capire come è possibile uscire, anche qui, con una situazione non grave dalla crisi di alcune aziende importanti, di alcune cooperative.
Sono in atto una serie di acquisti, di fusioni, sono in corso atti importanti di politica industriale, li stiamo seguendo con grande attenzione.
Per quanto riguarda il sostegno alle iniziative che rafforzino la capacità imprenditoriale nell’area, oltre alle risorse per le aree industriali di cui parlavo prima, stiamo anche porgendo una vigile attenzione la futuro di Tecnomarche e siamo ormai dell’idea che Tecnomarche vada sostenuta, quindi vada giocato fino in fondo il ruolo che potrebbe avere e la Regione non si tirerà indietro, anzi rinnoverà la sua partecipazione a Tecnomarche, cercando di coinvolgere di più soggetti privati e pubblici locali in questa agenzia che ci sembra importante per rafforzare le capacità imprenditoriali dell’area.
Esistono poi delle crisi aziendali già aperte che stiamo seguendo con attenzione ed esistono anche dei tavoli di confronto con imprenditori, che riguardano aziende che hanno avuto esito negativo nella loro evoluzione, che hanno chiuso: penso ai problemi della Lagostina, penso ai problemi della Itemar, c’è una serie di tavoli aperti per cercare di ricollocare le persone in mobilità. Come pure stiamo seguendo da vicino altre aziende e abbiamo concluso trattative per cercare di ridurre il danno sociale a causa della chiusura della Amcor, così come della riduzione di personale della SGL Carbon, perché il terzo corno del problema non riguarda né il calzaturiero, né l’agroindustriale ma riguarda le grandi imprese o le multinazionali che avevano installato impianti nella provincia di Ascoli Piceno approfittando della Cassa del mezzogiorno, che oggi invece, in parte, si stanno ritirando. Complessivamente è in atto un rapporto molto proficuo di scambio con la Provincia di Ascoli Piceno e con scuole, con associazioni industriali per cercare di vivacizzare e di immettere risorse nuove, progettualità nuove in quest’area che deve assolutamente scuotersi dal pericolo di regredire. Credo che questo sarà un problema che si troveranno di fronte la prossima Giunta e il prossimo Consiglio regionali, quindi occorrerà pensare che la parte sud delle Marche ha bisogno di una particolare attenzione.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il consigliere Procaccini.

Cesare PROCACCINI. La nostra necessità di intervenire non deriva da una mani di protagonismo ma dal fatto che occorre sottolineare l’esistenza del problema occupazionale nella provincia di Ascoli Piceno, perché gran parte dei 5.000 lavoratori e lavoratrici che hanno perso il posto di lavoro tra il 2003 e il 2004 risiedono proprio in quella provincia. Non è solo un problema del settore calzaturiero, che pure paga la crisi più dura della ristrutturazione, ci sono altre imprese private che soffrono la crisi e già hanno licenziato svariati lavoratori. Settori privati dunque, ma anche settori pubblici: le dismissioni della Telecom, le dismissioni delle Poste, delle Ferrovie dello Stato hanno aggravato questa situazione. Ecco perché noi avevamo chiesto, anche con un ordine del giorno approvato dal Consiglio regionale in occasione della discussione del bilancio, che le future iniziative di riduzione, di sgravi fiscali, ad esempio dell’Irap, nei confronti delle imprese, dovessero andare soprattutto a favore di chi si impegna e si impegnerà a mantenere quanto meno i livelli occupazionali e, se possibile, anche estenderli, per cui la risposta, seppure tardiva in ordine di tempo, coglie gli aspetti che noi avevamo chiesto e da questo punto di vista occorre prevedere, per il futuro, maggiori risorse pubbliche per orientare un modello di sviluppo, non diciamo alternativo perché non vogliamo fare le fughe in avanti, non siamo degli ingenui, tuttavia per prevedere una programmazione che cerchi anche di diversificare il modello di sviluppo delle Marche.




Interrogazioni (Svolgimento):
«Accesso finanziamenti MIUR e Ministero del welfare per la realizzazione di offerta formativa sperimentale di istruzione e formazione professionale ex L. 53/2003» Ciccioli (1124)
«Mancata sottoscrizione accodo attuativo per la realizzazione del nuovo percorso di formazione professionale» Giannotti, Brini, Cesaroni, Ceroni, Grandinetti e Trenta (1120)
«Mancato riconoscimento da parte della facoltà di scienze della formazione primaria di Urbino, di credito formativo e di tirocinio a studentesse che svolgono servizio civile presso il Comune di Fano» Mollaroli (1177)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca le interrogazioni n. 1124 del consigliere Ciccioli, n. 1120 del consigliere Giannotti ed altri e n. 1177 del consigliere Mollaroli.
Risponde, per la Giunta, l’assessore Ascoli.

Ugo ASCOLI. Queste interrogazioni sono state abbinate perché convergono sullo stesso tema.
Come noto la Regione Marche ha firmato un accordo con il Ministero della università e con quello delle politiche sociali in data 3 settembre 2003. Questo protocollo d’intesa aveva l’obiettivo di organizzare anche nella nostra regione, come in altre regioni, un’offerta formativa integrata di corsi, mettendo insieme le risorse delle scuole e quelle dei centri per l’impiego, quindi è un’offerta formativa integrata che si aggiungeva a quelle curricolari della scuola o a quelle della formazione professionale, con l’obiettivo di offrire un’ulteriore possibilità di combattere la dispersione scolastica e l’abbandono da parte dei quattordicenni, della scuola. Come noto si è creato un nuovo problema nella scuola italiana dovuto all’incrocio fra la legislazione precedente e la riforma della scuola. Portando l’obbligo scolastico fino a 14 anni e l’obbligo formativo dai 15 ai 18 si è creata questa area fra il 14° e 15° anno di età che ha comportato molti problemi.
Successivamente, questo protocollo firmato dalla Regione e dai Ministeri è stato sottoposto all’esame, al vaglio delle Province le quali sono soggetto importante, perché sono loro che governano i centri per l’impiego e la formazione professionale. In questa discussione, che si è svolta in maniera assai vivace e attenta non si è trovato un accordo, complessivamente — parlo di qualcosa che è accaduto quando ancora io non avevo la delega di questo settore — per passare dal testo di intesa tra Regione e Ministeri ad un testo d attuazione degli accordi su scala territoriale, quindi si è perduto un po’ di tempo, ma poi le cose sono cambiate, nel senso che — qui entro in campo personalmente, nel senso che poi mi è passata la delega nel luglio 2004 — ho proceduto a rivedere, a fare una ricognizione con i soggetti interessati, sicché si è trovata una intesa con le Province che ci ha permesso di firmare un accordo territoriale tra Regione Marche e l’ufficio scolastico regionale in data 12.10.2004, sottoscritto ufficialmente in data 19.10.2004, che ha rimesso in moto la possibilità di riorganizzare questa offerta di formazione integrata.
Questo accordo ha consentito anche di non perdere le risorse che nel frattempo il Ministero delle politiche sociali aveva assegnato alla Regione e il Ministero dell’università e della ricerca aveva assegnato all’ufficio scolastico regionale. Successivamente a questo accordo siamo andati avanti e abbiamo poi firmato un accordo quadro fra Regione e ufficio scolastico per realizzare tutte le pratiche che erano da mettere in campo. Questo accordo ha costituito oggetto di due delibere che ho portato in Giunta. La prima l’ho portata in Giunta due settimane fa e questa approva le linee guida dell’accordo territoriale. La seconda delibera l’ho portata in Giunta la settimana scorsa, e approva invece la bozza di convenzione che si deve costituire fra scuole e centri, fra i soggetti del territorio, nonché la nomina del comitato regionale per l’offerta formativa integrata che è quello che metterà in campo tute le pratiche, tutti i percorsi. Sostanzialmente si tratta di un percorso che ormai si è compiuto e che ci consentirà di aggiungere anche nelle Marche, accanto ai corsi curricolari della scuola secondaria superiore e accanto ai corsi di formazione professionale organizzati dai centri, anche questa offerta integrativa, a partire, evidentemente, dall’anno scolastico 2005-2006, ovvero questi corsi verranno progettati. Ricordo che i corsi si tengono nelle scuole con dei progetti formativi concordati d’intesa fra scuole e centri, questi corsi partiranno sicuramente per settembre 2005, adesso verranno messi a punto e verranno poi inseriti nell’offerta formativa complessiva che arricchirà il quadro già esistente a disposizione dei quattordicenni che non desiderano completare l’iter scolastico, o meglio che non desiderano iscriversi ancora alla scuola, che non si iscrivono, perché non possono, a un corso di formazione professionale o perché non vogliono e che quindi rischiano di uscire dal ciclo formativo. In una parola, questo accordo così faticosamente raggiunto, ci mette finalmente in grado di non perdere decine e decine di giovani alla formazione e di rimotivare, speriamo, il più possibile questi giovani perché possano essere inseriti in percorsi formativi che consentano loro di presentarsi più forti nella vita lavorativa e nel mercato del lavoro.
Sostanzialmente il capitolo, che è stato un po’ troppo lungo, della preparazione, è ormai felicemente concluso, tutti gli atti ufficiali, tutte le delibere sono state rese e perfezionate, l’accordo fra Regione, ufficio scolastico regionale e Province è perfetto e già dalle prossime ore partiranno le prime riunioni operative per individuare le scuole, i progetti, i corsi e per progettare questi corsi da inserire nell’offerta formativa della Regione Marche.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il consigliere Ciccioli, presentatore dell’interrogazione n. 1124.

Carlo CICCIOLI. Questa interrogazione è relativa all’accordo del lontano giugno 2003 e che quindi riguarda, come ha giustamente ricordato l’assessore Ascoli, la gestione del precedente assessorato, ma anche quella successiva.
Si tratta di circa 4 miliardi di vecchie lire che servono a intervenire in un ambito particolarmente delicato e sensibile qual è quello delle offerte sperimentali alternative ai corsi tradizionali. Tutti sanno che la dispersione scolastica è ormai un segmento significativo della nostra popolazione scolastica, che quella dispersione scolastica rappresenta un’area di rischio importante. Posso dire, dal punto di vista dell’esperienza professionale, che un’aliquota significativa di disagi, dal punto di vista psicologico e psichico, si individua in quell’area, ma anche l’aspetto dei comportamenti antisociali, l’aspetto dell’inserimento nel lavoro nero, dello sfruttamento ed altre cose.
Quindi, anche se parliamo di cifre non grandissime, parliamo di un settore particolarmente delicato di giovani. L’intervento in questo settore è quindi estremamente importante e io qui devo dolermi che a distanza ormai di due anni e mezzo — si sarebbe dovuto prendere in considerazione l’anno scolastico 2003-2004, adesso siamo nell’ambito dell’anno scolastico 2004-2005 — non si è sfruttata questa potenzialità estremamente importante di intervento, a fronte addirittura alle proteste dei sindacati. Il sindacato degli insegnanti in più occasioni — in particolare il sindacato autonomo ma anche gli altri sindacati — hanno sollecitato la Regione ad addivenire a una soluzione, a un inquadramento del problema, così come era previsto nel protocollo d’intesa. Questo non è mai stato fatto e possiamo portare a giustificazione i tempi brevi per l’anno scolastico 2003-2004, ma non è stato fatto neanche per l’anno scolastico in corso 2004-2005, a fronte della disponibilità degli insegnati, attraverso le loro organizzazioni, a realizzare il progetto. Quindi è estremamente grave.
Oggi so che grazie alle proteste che ci sono state, nei giorni scorsi la Giunta avrebbe approvato due delibere relative, ma a tutt’oggi non esiste un piano, perlomeno non è stato verificato un piano specifico. Questo mi si dice, sempre che siano corrette le informazioni che ho. Mi sento allora di dare qui un giudizio negativo, perché questa offerta formativa sperimentale è una cosa di cui si ha oggettivamente bisogno, una cosa effettivamente importante, una cosa molto sentita. Molti insegnanti insistono per mantenere alunni che non sono inseribili nel percorso tradizionale, per evitare che questi si perdano, che non frequentino più scuole, che si abbandonino a cattive amicizie e via di seguito, mentre la possibilità all’interno di ogni classe, dal punto di vista morale, di dare agli insegnanti un percorso diverso, dicendo “io perdo questo ragazzo ma lo affido a un altro percorso con un piano organico”, è una cosa importantissima. Generalmente il problema è che ci sono le buone intenzioni ma non ci sono i soldi: questa è l’unica volta che ci sono i soldi e non ci sono i progetti. E’ incredibile, assessore. Capisco che ha ereditato questa partita, però è un dato. La direzione scolastica regionale ha più volte sollecitato, bisogna chiudere questa partita, siamo già ad anno 2004-2005 inoltrato, prima si parte e meglio è. E’ possibile intervenire facendo qualcosa per l’ultima parte dell’anno, orientare i giovani e poi far fare loro qualche altra cosa per l’anno scolastico successivo.
Mi sento quindi di criticare fortemente questo ritardo che pesa oggettivamente sulla politica sociale della nostra regione.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il consigliere Giannotti, presentatore dell’interrogazione n. 1120.

Roberto GIANNOTTI. Sono indeciso fra un giudizio di soddisfazione pieno e un giudizio di soddisfazione parziale, nel senso che apprezzo il tentativo dell’assessore Ascoli di recuperare ritardi che indubbiamente non sono a lui addebitabili ma alla Giunta regionale di centro-sinistra. Quindi una mezza assoluzione per Ascoli ma una condanna per la Giunta regionale. Credo che questa sia la sintesi del giudizio che voglio esprimere rispetto ad una questione che deve avere una chiave di lettura diversa. Io non sono convinto che i ritardi che abbiamo registrato, che hanno compromesso l’offerta formativa della Regione, che ci hanno fatto perdere finanziamenti statali, siano derivati solo da svogliatezza. Non è un errore non avere iniziato questo percorso nei termini previsti. Secondo me c’è dietro una pregiudiziale ideologica, almeno nel momento dell’approccio dell’allora assessore al lavoro e c’è dietro qualcosa di peggio: su questa cosa ha pesato il sistema di potere rappresentato dalle Amministrazioni provinciali, questa è la verità. Cioè D’Ambrosio & C. hanno ceduto al ricatto delle Province che vedevano venir meno la capacità di penetrazione delle loro scuole professionali. Per questo quel progetto è stato avversato, quell’opportunità per la scuola marchigiana è stata per tanto tempo disattesa. Qui il giudizio di insufficienza nei confronti di questa Giunta regionale, purtroppo succube ai condizionamenti di troppi poteri forti, anche se istituzionali.
Rimane il fatto che abbiamo perso due anni, rimane il fatto che abbiamo fatto perdere a questa opportunità la spinta necessaria, diamo atto all’assessore Ascoli di avere messo una pezza e di avere ripreso un tratto di strada che comunque non può che essere di beneficio per gli studenti marchigiani.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatta o meno, il consigliere Mollaroli, presentatrice dell’interrogazione n. 1177.

Adriana MOLLAROLI. L’interrogazione chiede all’assessore di verificare se è stato attivato in maniera corretta un protocollo d’intesa tra la Regione Marche e l’università degli studi di Urbino che, ai sensi di un decreto, in modo che possa essere riconosciuto come credito formativo il servizio civile. Questa questione riguarda dieci studentesse della facoltà di scienze della formazione della città di Fano che non vedono riconosciuto, ai sensi di questo protocollo d’intesa, tale credito formativo. Pare che l’unica facoltà non coerente rispetto all’accordo firmato tra l’università e la Regione, sia quella di scienza della formazione, mentre altre facoltà riconoscono, seppure in maniera differenziata, dal punto di vista del numero dei crediti, l’attività svolta dai giovani in qualità di servizio civile. Volevo quindi una spiegazione di questo comportamento difforme.

Presidenza del Presidente
LUIGI MINARDI


Comunicazioni del Presidente della Giunta sulla situazione di emergenza venutasi a creare a seguito delle eccezionali nevicate verificatesi tra il 23 ed il 30 gennaio 2005 nell’intero territorio regionale

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca le comunicazioni del Presidente della Giunta sulla situazione di emergenza venutasi a creare a seguito delle eccezionali nevicate verificatesi tra il 23 ed il 30 gennaio 2005 nell’intero territorio regionale.
Ha la parola il Presidente D'Ambrosio.

Vito D'AMBROSIO, Presidente della Giunta. Questa mia comunicazione risponde alla doppia esigenza di informare comunque il Consiglio regionale dell’andamento di un fenomeno particolarmente pesante per la nostra regione, ma anche alle necessità di corrispondere a richieste anche non formalizzate, di consiglieri regionali. Quindi c’è un incontro a metà strada: decisione di farla già e richiesta di venire informati.
Dallo scorso 21 gennaio le elaborazioni previsionali del Dipartimento della Protezione Civile e del Centro Funzionale di questa Regione hanno evidenziato la possibilità di ingenti precipitazioni nevose distribuite su tutto il territorio marchigiano. Pertanto nella stessa giornata sono stati diffusi avvisi di condizioni meteorologiche avverse a tutti i soggetti interessati secondo le consuete procedure. Gli avvisi di condizioni meteo avverse sono poi stati ripetuti anche nei giorni successivi.
Le precipitazioni nevose sono iniziate domenica 23 gennaio e salvo sporadiche interruzioni sono proseguite sino alla tarda mattinata di ieri.
A differenza di analoghi episodi verificatisi nel 1991, precipitazioni così consistenti ed uniformemente distribuite sul territorio regionale non si riscontravano da oltre 40 anni.
La situazione di emergenza venutasi a creare ha comportato la attivazione dei comitati di protezione civile in tutte le province della
Regione e dei centri operativi comunali in quasi tutti i comuni delle Marche.
Nella provincia di Ancona sono stati istituiti anche due centri operativi misti, uno a Jesi ed uno a Fabriano, per poter coordinare al meglio le risorse disponibili sul territorio. Infatti il maltempo e le eccezionali nevicate hanno, come noto, interessato gran parte del territorio nazionale, impedendo la possibilità di acquisire uomini ed attrezzature da altre regioni.
La sala operativa regionale ha assunto da subito la funzione di coordinamento delle informazioni tecnico-scientifiche ed operative, con la presenza permanente dei Vigili del fuoco, della Polizia Stradale, della Croce Rossa Italiana, dell'ANPAS e del 118 Marche, e con il costante collegamento con Società Autostrade, ANAS, ENEL, Telecom e Ferrovie dello Stato.
L'enorme impegno dei sindaci, delle comunità montane, delle province e delle prefetture, ed il decisivo e generoso supporto del volontariato, ha consentito interventi puntuali e mirati che, nei limiti del possibile, hanno ridotto i disagi per le persone e soprattutto hanno evitato l'interruzione dei servizi pubblici essenziali di soccorso tecnico e sanitario.
Durante le giornate di venerdì, sabato e domenica si sono avute ripetute interruzioni della transitabilità sul tratto meridionale
dell'Autostrada A14 e sulla strada statale di collegamento tra Jesi e Fossato di Vico, causate dalla presenza di lastre di ghiaccio e dal pericolo di caduta di cumuli di neve. Dal pomeriggio di ieri si è recuperata la transitabilità, sia pure ancora difficoltosa, su gran parte delle strade marchigiane.
Notevoli sono stati invece i disagi sopportati dai viaggiatori in transito sulla linea ferroviaria Falconara - Orte, che è stata soggetta a parecchie interruzioni nel tratto Fabriano- Fossato di Vico. Il volontariato di Protezione civile, nei casi e nei tempi in cui se ne è avuta notizia, ha contribuito ad alleviare i disagi dei viaggiatori fornendo cibi e bevande in gran parte messi a disposizione da Trenitalia.
La situazione del traffico ferroviario sulla tratta Ancona - Roma si sta lentamente regolarizzando nella mattinata di oggi.
A causa del persistente pericolo di caduta di valanghe, nei comuni di Ussita, Bolognola e Montefortino sono state messe in sicurezza 75 persone, temporaneamente alloggiate in strutture alberghiere locali. La località Foce, nel comune di Montemonaco, è isolata per una slavina precipitata nella direttrice dell'unica strada di accesso. Le nove persone rimaste isolate sono state assistite dal Corpo Forestale dello Stato che ha impiegato un proprio elicottero per consegnare viveri e medicinali.
Se le condizioni meteorologiche lo permetteranno, nella giornata di domani personale esperto proveniente da Arabba provvederà ad abbattere i cumuli nevosi pericolosi mediante l'utilizzo di cariche a gas, per recuperare la piena transitabilità nella strada che conduce a Foce.
Il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco ha inviato nel territorio regionale ingenti rinforzi di uomini e mezzi, che stanno operando ininterrottamente da quattro giorni, secondo una programmazione di urgenza concordata nell'ambito delle strutture operative.
Per contribuire ad una rapida rimozione dei cumuli nevosi tramite il Dipartimento della Protezione Civile della Presidenza del Consiglio dei Ministri è stata assegnata alla Regione una unità operativa dell'Esercito, composta da 22 militari e 9 mezzi operativi.
Nella mattinata odierna nelle zone appenniniche della Regione stanno operando quattro turbine (una in provincia di Pesaro, messa a disposizione da Società Autostrade, una in provincia di Ancona messa a disposizione dall'ANAS di Perugia, due in provincia di Macerata, messe a disposizione rispettivamente dai Vigili del Fuoco di Trento e dall'ANAS di Ancona), con il compito di ripristinare la corretta transitabilità nelle zone montane.
Fortunatamente le interruzioni nell'erogazione di energia elettrica sono state sporadiche e limitate nel tempo, grazie anche all'enorme impegno profuso dal personale dell'ENEL. In questo momento una squadra composta da Vigili del Fuoco, tecnici dell'ENEL e della Protezione Civile sta operando in località Monte Murano di Serra San Quirico per riattivare l'erogazione della corrente elettrica ad alcuni ripetitori radio e telefonici.
Si sta cercando di operare con il massimo impegno nelle giornate di oggi e domani perché dal pomeriggio di mercoledì potrebbero verificarsi nuove precipitazioni nevose. In ogni caso la situazione di rischio proseguirà per parecchi giorni, perché lo scioglimento del manto nevoso potrebbe causare ingenti fenomeni di dissesto idrogeologico.
Notevolissimi sono i danni segnalati sia dagli enti locali, che stanno sostenendo oneri difficilmente compatibili con le ordinarie possibilità finanziarie, sia dalle categorie produttive. Infatti l'accumulo di neve sulle coperture in parecchi casi ne ha provocato lo sfondamento, travolgendo bestiame ed attrezzature agricole ed industriali, fortunatamente senza conseguenze per le persone.
Sono state attivate le procedure per la richiesta dello stato di emergenza al Presidente del Consiglio dei Ministri ed è stata inoltrata una specifica istanza al Ministro dell'Economia e delle
Finanze per chiedere la proroga nel pagamento delle tasse automobilistiche in scadenza oggi.
Tutta la gestione delle attività emergenziali è stata condotta in stretto rapporto con il Dipartimento nazionale della Protezione Civile, tramite il sistema di video conferenza presente nella sala operativa regionale. L'abnegazione di tutte le componenti del sistema regionale di protezione civile ha consentito sino ad ora interventi efficaci per ridurre al minimo i pericoli per la pubblica e per la privata incolumità.
Decisiva è stata la collaborazione degli organi di informazione che, in continuazione, si sono dichiarati disponibili a fornire tutte le indicazioni precauzionali emanate dalla Protezione Civile regionale e nazionale per evitare che venissero messi in atto comportamenti pericolosi da parte della popolazione. Anche la popolazione marchigiana ha affrontato l'eccezionale emergenza con grande senso di responsabilità, collaborando come possibile con il sistema di Protezione Civile per contribuire a limitare i disagi.
La Giunta Regionale nei prossimi giorni opererà per: quantificare i maggiori oneri sostenuti dagli enti locali per l'impiego del proprio personale e per le convenzioni stipulate con imprese esterne; raccogliere dai comuni indicazioni puntuali sui danni registrati alle infrastrutture pubbliche ed ai beni privati; censire i danni diretti ed indiretti sopportati dalle imprese agricole ed extra-agricole.
La stima complessiva del danno che, come già detto, è stato causato dall'eccezionalità del fenomeno nevoso, costituirà la base della richiesta di dichiarazione dello stato di emergenza inoltrata al Governo.
Nei prossimi giorni proseguiranno naturalmente gli interventi di natura emergenziale e la Giunta Regionale continuerà a seguire I’evoluzione della situazione per adottare le eventuali misure urgenti di competenza.

PRESIDENTE. Ha la parola il consigliere Trenta.

Umberto TRENTA. Nell’intervento del Presidente non ho sentito parlare di una fatalità tragica sotto quella tormenta di neve che è stata riportata anche a mezzo stampa. Un mezzo di soccorso del 118, in frazione Pie’ di Lama di Arquata del Tronto, ha avuto un incidente e c’è stata una mortalità. Ho presentato una interrogazione con la quale voglio sapere di che mezzo si trattava, chi lo conduceva, se era idoneo, chi lo conduceva, se aveva pneumatici, catene e attrezzature varie.

PRESIDENTE. Ha la parola il consigliere Moruzzi.

Marco MORUZZI. Intanto ringrazio il Presidente di questa comunicazione. Vorrei sottolineare due questioni e porle all’attenzione della Giunta regionale, in particolare relativamente al fatto che questa eccezionale situazione meteoclimatica è arrivata a colpire pesantemente anche le zone della costa e ha determinato un eccesso di neve anche in zone nelle quali normalmente non si manifesta in questa quantità e peraltro con queste caratteristiche, cioè una neve umida, che tende a rimanere sui tetti delle strutture e che quindi ha determinato numerosi problemi alla vegetazione ma anche alle strutture. In particolare, nel settore zootecnico questo ha provocato danni rilevanti a parecchie aziende, quindi volevo sottolineare la necessità di una attenzione particolare a queste aziende, soprattutto quelle collocate nella fascia collinare o costiera. In alcuni casi addirittura, l’attività zootecnica, abituata nel periodo invernale a uno spostamento di animali verso la costa, ha avuto dei danni anche rilevanti, con delle morie di animali, con degli effetti che tra l’altro vediamo non solo nel momento, con la mortalità degli animali, ma anche successivamente con riduzione della fertilità, aborti e tutto il resto. Quindi volevo sottolineare la necessità di un’attenzione particolare all’interno dell’azione che viene svolta dall’Amministrazione regionale nella calamità per le calamità agricole e, all’interno di queste, per la zootecnia che ha ricevuto dei danni, valutando con la massima attenzione la possibilità di intervenire in questi casi. A questo proposito va detto anche che il meccanismo dell’intervento nazionale sulle calamità, purtroppo è inceppato e non soltanto nella nostra regione: da una parte lo Stato ci trasferisce le risorse per intervenire con un abbattimento dei tassi di interesse di mutui che le aziende vanno a stipulare e dall’altra parte si impedisce alle Regioni di erogare questi mutui. Noi abbiamo questa situazione in sospeso da calamità che ormai risalgono al 1999 e mentre all’inizio avevamo situazioni in cui intervenivamo non con un abbattimento degli interessi, quindi con il sistema meno oneroso per la pubblica amministrazione ma con un contributo a fondo perduto — un sistema più oneroso — e quindi non abbiamo avuto gli effetti di questa decisione, con l’andare del tempo il contributo a fondo perduto è stato sostituito da interventi in conto interesse, quindi abbiamo aziende agricole che già sono in ginocchio dalle precedenti calamità e a questa ulteriore calamità non abbiamo strumento. Credo che su questo vada data una risposta, visto che a livello centrale c’è questa contraddizione.
Segnalo che numerosi sindaci hanno richiesto, a seguito delle calamità, l’intervento dell’esercito. Questo è a carico della Regione ed è più costoso, non del doppio, ma molto più costoso di qualsiasi altra forma di intervento che si basi su strutture pubbliche o su strutture private. Credo che su questa materia si debba dare una indicazione, debbano essere emanate delle disposizioni perché i sindaci consentano di effettuare gli interventi utilizzando i mezzi più economici a disposizione fermo restando che l’utilizzo dei mezzi dell’esercito, ancorché possa essere attivato dai sindaci attraverso i prefetti, è quanto di più costoso oggi esista sul mercato.

PRESIDENTE. Ha la parola il consigliere Giannotti.

Roberto GIANNOTTI. Ho ascoltato, anche se in maniera fugace perché ero uscito per la pausa pranzo, l’intervento del Presidente, che è sempre bravo sul piano espositivo, perché riesce a fare il compitino, però mi sembra che anche questa lettura della situazione sia priva di un elemento di fondo, di un elemento di assunzione di responsabilità da parte della Giunta regionale. Non sono qui a comportarmi in maniera simile a quanto fatto dall’opposizione di centro-sinistra sulla vicenda della A3: si può discutere, si può non discutere...

Luciano AGOSTINI. E’ un po’ diverso.

Roberto GIANNOTTI. E’ un fatto relativo. Credo che né io, né lei, né il Presidente D'Ambrosio avremmo pensato ad una nevicata quale quella che ci ha accompagnato in questi giorni e credo che questo, per una Regione del sud come la Calabria, sia la stessa situazione. Il fatto che mancasse un parco macchine adeguato può essere un elemento, ma non mi interessa... E” evidente lì, come sarebbe stato evidente da noi, la non responsabilità degli organi della Regione, degli organi dello Stato, della protezione civile.
Il Presidente ha giustamente segnalato le difficoltà che ha vissuto il territorio regionale, ha giustamente segnalato la capacità di mobilitazione, d’intervento, ha detto quello che su tutti i giornali abbiamo letto, che è stato richiesto lo stato di calamità naturale, ma vorrei che quando affrontiamo queste cose, imparassimo un costume nuovo, cioè ci mettessimo anche del nostro. Io capisco che è difficile impegnare il proprio bilancio, ma il primo atto di responsabilità, così come è stato fatto per le vicende del sud-est asiatico, è che la Regione ci metta di suo per affrontare questa situazione di emergenza, ad esempio 10, e chieda allo Stato 100. Questo è responsabilità sul piano istituzionale, altrimenti dire “c’è stata questa roba, ci sono stati un sacco di disagi, un sacco di problemi, intere zone della nostra regione sono state colpite in maniera massiccia — penso alla città del candidato del centro-sinistra alle prossime elezioni regionali Spacca, Fabriano, penso a tutta la zona montana della provincia di Pesaro — con danni gravissimi alle colture e al patrimonio animale. Rispetto a questo, la Regione ha pensato a un tipo d’intervento suo, da definire? Perché non si può continuamente rimandare al cuore degli altri, alla responsabilità degli altri, senza esercitare questo discorso dentro di noi.
Saremmo contenti che su questo il Presidente D'Ambrosio informasse il Consiglio regionale, dopo avere effettuato una rilevazione dei danni subiti nel territorio regionale in termini complessivi e sarei del parere che se su questo si potesse innescare anche un intervento regionale misurato sulle esigenze maggiori, sarebbe un fatto estremamente positivo non solo per i marchigiani, ma anche nel rapporto Regione-Stato.

PRESIDENTE. Ha la parola il consigliere Ciccioli.

Carlo CICCIOLI. Ritengo sciocco, quando succede un evento che è al disopra della nostra portata — il terremoto, le eccezionali nevicate e via di seguito — prendersela con il Governo, nel senso che la battuta “Governo ladro” è veramente logora e questo vale sia per il Governo nazionale che per quello locale. Mi sento di dire, però, che bisogna far fronte agli eventi con una certa anticipazione. Si tratta di farvi fronte, non di impedirli, che sarebbe una eventualità impossibile, con una capacità flessibile che dia delle risposte abbastanza rapide. Casualmente in questi giorni ho transitato più volte tra Ancona e Roma e c’erano oggettivamente difficoltà. Il comune di Fabriano si è trovato in una posizione di forte isolamento. Lo stesso sindaco ha fatto appelli alle istituzioni per cercare di far fronte ai problemi, in altre occasioni si è semplicemente aspettato che le cose in qualche modo si sbloccassero. Aldilà del fatto che la protezione civile marchigiana generalmente reagisce — lo dico guardando tutta la rete: la rete del volontariato, la rete dei servizi pubblici, spesso dello Stato — in maniera energica ai problemi, in questo settore, che probabilmente la Regione Marche non è così tanto abituata ad affrontare perché sono circostanze occasionali, talvolta è impreparata: inadeguata nei mezzi, i mezzi sono meno numerosi rispetto alle esigenze. Mi sono trovato personalmente, la sera di venerdì, nel Fermano e ho visto che non c’era un intervento deciso da parte delle pubbliche amministrazioni per mantenere sgomberare le strade di accesso. Io sono andato a Fermo e la strada di accesso a Fermo, pur avendo messo in campo il Comune una serie di mezzi, era completamente ostruita — è una strada nazionale — da una catena infinita di camion che, chiusa l’autostrada, erano stati fatti passare là. In alcuni punti la strada era chiusa per l’incrociarsi di mezzi di dimensioni enormi, con nessuna presenza di istituzioni, né dello Stato, né dei Comuni, né della Regione. Venerdì questo è successo in tutta la zona del Fermano, di Porto San Giorgio, Porto Sant’Elpidio e via di seguito.
Anche nel Fabrianese mi sono trovato a passare per andare a Roma e la situazione era dello stesso tipo, cioè la città di Fabriano è rimasta sostanzialmente bloccata. Poiché non si può pensare che tutte le Amministrazioni comunali abbiano sempre e comunque i mezzi per far fronte a tutto, perché è impensabile che in presenza di precipitazioni occasionali ogni Amministrazione comunale possieda i mezzi adatti, occorre predisporre un piano di intervento regionale per poter fornire immediatamente alle Amministrazioni locali i mezzi d’intervento. Questo è un obiettivo che ci dobbiamo porre, aldilà della polemica politica, aldilà di chi governa la Regione in questo momento, dell’assessore competente e via di seguito. Però un dato a cui dobbiamo far fronte. Ormai lo squilibrio complessivo climatico ci impone, in maniera sempre più ricorrente, di far fronte a nevicate superiori alle attese, addirittura con precipitazioni superiori a quelle di decenni e decenni, alluvioni improvvise, precipitazioni piovose ugualmente con esondazioni di corsi d’acqua che generalmente non danno alcun problema, conseguenti allagamenti, avendo mezzi, organizzazione e risorse sufficienti per ridurre al minimo il disagio e permettere anche alla vita civile di svolgersi regolarmente. invece sono state chiuse per più giorni le scuole, a seconda delle situazioni diversificate, alcune fabbriche sono state chiuse perché non era possibile arrivare al luogo di lavoro e tante altre cose, con una perdita economica secca, perché poi se cade il tetto di un capannone, questo appartiene anche ai proprietari dei capannoni o dei giardini, che sono spesso privati, dove sono successi abbattimenti di alberi. Però un piano di azione complessivo più incisivo che fino a oggi non c’è stato, secondo me è opportuno predisporlo e dobbiamo dire che in questa occasione, su ciò si è stati carenti.

PRESIDENTE. Ha la parola il Presidente D'Ambrosio per la replica.

Vito D'AMBROSIO, Presidente della Giunta. E’ una replica su alcuni elementi specifici indicati con inesattezza.
Il primo dato indicato dal consigliere Trenta, l’incidente ad Arquata. A noi non è stato segnalato come legato direttamente, quando ci sarà segnalato vedremo di approfondirne le circostanze particolari.
Per quanto riguarda le problematiche messe in evidenzia specialmente dal consigliere Moruzzi, ci troviamo in questa situazione particolare: abbiamo allertato subito e subito mobilitato i nostri servizi decentrati agricoltura perché raccogliessero gli estremi del danno, per poi far partire, in questo danno, la procedura di calamità naturale, quindi per poter accedere ai fondi con il meccanismo della legge 185. Però, come diceva giustamente il consigliere Moruzzi, arriveremo ad una paradossale conclusione, per cui se anche ci venissero attribuiti fondi, siccome si possono utilizzare soltanto accendendo mutui, l’art. 3 della finanziaria dell’anno scorso ribadita quest’anno ci impedisce di utilizzare mutui per spese che non siano d’investimento e le spese a favore di privati sono a priori esclude da questa categoria, quindi ci troveremo nella conclusione drammatica di poterlo fare dal punto di vista economico ma di non poterlo fare dal punto di vista giuridico. E’ un problema che abbiamo segnalato al Governo più volte, allo stesso ministro Alemanno ma finora non ci sono state soluzioni.
Per quanto riguarda gli interventi dell’esercito, chiesto da più Comuni, l’esercito non interviene su richiesta di qualcuno, interviene soltanto se c’è un meccanismo che, come questa volta, noi abbiamo messo in moto, se c’è una richiesta tramite il dipartimento nazionale della protezione civile. Si cerca di non utilizzarlo, se proprio non ci si trova in condizioni particolari, perché paradossalmente — qui esula qualunque tipo di critica all’attuale Governo, all’attuale maggioranza — in questo caso l’intervento delle forze armate viene posto a totale carico del bilancio regionale. In sostanza noi abbiamo noleggiato uomini e mezzi, solo che erano in grigioverde gli uni e gli altri e questo è un aggravio sul bilancio regionale di cui ci siamo fatti carico volentieri, ma che non si può ritenere del tutto immobile di fronte alle necessità di interventi.
Circa i fondi regionali, il meccanismo previsto è quello che abbiamo utilizzato fino ad ora e da anni e anni è sempre lo stesso, quindi non è che questa volta non ce li abbiamo messi mentre prima ce li avevamo messi: il meccanismo era tale per cui, di fronte a un avvenimento che per definizione esula dall’ordinario, c’era l’intervento dei fondi specifici del bilancio nazionale. Questo è il dato e tutte le Regioni italiane hanno operato nell’ambito di questo dato. Noi lo vorremmo cambiare: bisognerà pensarci e secondo me in una più ragionevole e più significativa forma di federalismo fiscale. Allora sì sono d’accordo con il consigliere Giannotti: farlo adesso non significa che non ci siamo fatti e non ci faremo carico delle notevolissime spese in più che ci saranno state, sostenute da soggetti che erano tenuti ad averle.
Per quanto riguarda il discorso del piano neve” fatto dal consigliere Ciccioli, noi avevamo un “piano neve”, così come quasi tutti i Comuni tradizionalmente interessati da questo fenomeno avevano ed hanno. La verità è che questo fenomeno di queste dimensioni e di questa intensità, soprattutto di questa omogeneità sul territorio regionale, da 40 anni non si verificava. Siccome sono tornato venerdì sera da Roma, dove ho partecipato alla “due giorni” di riunione delle Regioni per raggiungere un accordo, per fortuna trovato, sulla distribuzione delle risorse del fondo sanitario nazionale, non ho mai, in dieci anni in cui ho percorso quella strada — e l’avrò fatto un centinaio di volte — trovato una situazione meteo-nevosa sulla A14 come ho trovato quella volta lì, non nel tratto di autostrada abruzzese, che ho percorso in condizioni perfette, senza un filo di neve, ma da Grottammare ad Ancona sud dove c’era una colonna ininterrotta di mezzi, a scendere, che si erano messi di traverso sul manto stradale e non riuscivano a procedere. L’eccezionalità non era questo, ma l’intensità delle precipitazioni nevose: per fare 40 chilometri abbiamo impiegato un’ora e mezza con macchina attrezzata.
Probabilmente, consigliere Ciccioli, il discorso — detto senza alcuno spirito polemico — è sempre questo: quanto possiamo impegnare delle nostre risorse per far fronte a situazioni di emergenza, non solo anomale ma addirittura eccezionali? Questo è un tema che ci sta davanti in tutta la sua difficilissima soluzione. I nostri mezzi sono stati insufficienti in questo caso, ma sarebbero stati ampiamente sufficienti in qualunque altro caso di normali precipitazioni, intense ma non eccezionali. Il fatto che non ci sia stata questa perfetta rispondenza fra mezzi è situazione, è dovuto alla circostanza assolutamente anormale.
Vorrei però sottolineare quello che ho detto nella mia relazione: che grazie ad un’opera di intenso coordinamento svolto dalla sala operativa della nostra protezione civile, siamo riusciti anche ad ottenere, per esempio, collaborazioni e un modo coordinato di rispondere all’evento, che ha anche consentito di utilizzare mezzi di altre Regioni messi a nostra disposizione: una turbina dell’Anas è venuta da Perugia, un’altra sempre dell’Anas da Ancona, altre da Trento. Siamo riusciti ad utilizzare al meglio non solo tutte le nostre risorse, ma anche quelle che, in un’opera intensa di coordinamento regionale e nazionale, siamo riusciti ad ottenere, visto che la situazione marchigiana era particolarmente complicata. Dopodiché bisogna attrezzarsi: forse un incremento di attrezzature sarà preso in esame, ma che poi sia tale da far fronte all’eccezionalità e che sia sovrastimato nei quattro quinti degli eventi, probabilmente è meno utile di un coordinamento, di un sistema a rete come quello attuale, che ci ha consentito di utilizzare mezzi di altre Regioni, di altre porzioni di territorio nazionale, per fortuna indenni da questo tipo di evento.



Ordine del giorno della seduta

PRESIDENTE. E’ giunta l’ora di valutare come procedere nei nostri lavori. Farei una proposta, sentiti anche i presidenti di gruppo, a conclusione della riunione della Commissione Statuto. Propongo di procedere come segue.
Rivedere l’ordine del giorno inserendo subito la proposta di legge n. 290 riguardante le norme relative alle elezioni regionali dell’anno 2005, anticipando, subito dopo, la proposta di atto amministrativo n. 152.

Il Consiglio approva

Ha la parola il consigliere Pistarelli.

Fabio PISTARELLI. Il prossimo 10 febbraio è, per legge dello Stato, “Giornata del ricordo” in memoria delle vittime delle foibe, delle vicende che hanno interessato il confine orientale della nostra patria e che hanno riguardato anche la nostra regione, perché molte delle famiglie esuli da quelle terre sono venute nella nostra regione.
Chiedo di iscrivere all’ordine del giorno una mozione che ricorda che il 10 febbraio si svolgerà a Trieste una manifestazione nazionale, chiedendo che la Giunta regionale aderisca mandando una sua rappresentanza a questa manifestazione che, sotto l’alto patrocinio del presidente della Repubblica, si chiama “Congresso mondiale degli esuli”.
Chiedo quindi l’iscrizione all’ordine del giorno di questa mozione, perché il 10 febbraio è prossimo, per poi discuterla in coda di questa seduta o nella prossima seduta di mercoledì.

PRESIDENTE. E’ stata depositata la mozione? Se non è stata depositata, deve essere prima annunciata all’inizio di una seduta consiliare, dopodiché possiamo stabilire...

Fabio PISTARELLI. Lo sto facendo: la depositiamo, quindi possiamo iscriverla al prossimo Consiglio utile.

PRESIDENTE. Mercoledì la annunceremo, poi nella prima riunione dei presidenti di gruppo decideremo di iscriverla.

Fabio PISTARELLI. Decidiamo subito mercoledì di iscriverla all’ordine dei lavori. Perché il 10 febbraio è data prossima, altrimenti non vale più la pena.

PRESIDENTE. La procedura è la seguente. Mercoledì mattina la annuncerò, si può discutere l’inserimento all’ordine del giorno, come mozione urgente da mettere magari in coda. Prima non è possibile fare niente. Va bene?

Fabio PISTARELLI. Va bene per mercoledì.



Proposta di legge (Discussione e votazione): «Norme relative alle elezioni regionali dell’anno 2005. Modifica della legge regionale 16.12.2004, n. 27: “Norme per l’elezione del Consiglio e del Presidente della Giunta regionale» Franceschetti e Luchetti (290)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la proposta di legge n. 290, ad iniziativa dei consiglieri Franceschetti e Luchetti.
Ha la parola il consigliere di maggioranza, consigliere Franceschetti.

Fausto FRANCESCHETTI. Signor Presidente, colleghi, come sapete il Consiglio dei ministri ha deciso di impugnare la legge elettorale della nostra Regione, che abbiamo approvato nel mese di dicembre scorso e che è stata pubblicata sul Bur il 18 dicembre 2004.
Come si può leggere dal testo dell’impugnativa, le parti oggetto del ricorso da parte del Consiglio dei ministri riguardano due aspetti: da una parte il numero dei consiglieri, che noi abbiamo previsto, sia nella parte della legge che dovrebbe andare in vigore a regime, sia nella parte della legge che riguarda la norma transitoria; un’altra questione relativa alle intese per l’indizione delle elezioni stesse. Appare chiaro che il punto centrale e sostanziale dell’impugnativa riguarda il numero dei consiglieri, con le seguenti motivazioni.
Nella parte a regime il Consiglio dei ministri ha chiesto di formulare impugnativa nei confronti della Corte costituzionale, sia per il fatto che la materia del numero dei consiglieri non può essere regolata da una legge ordinaria, come la legge elettorale, ma deve essere ed è prerogativa dello Statuto che, come sapete, abbiamo approvato anche in seconda lettura, sul quale il Consiglio dei ministri non ha eccepito e che comunque entrerà ufficialmente in vigore trascorsi i tre mesi dalla data di approvazione, quindi verso la fine del mese di marzo.
L’altra motivazione riguarda la questione che per il Consiglio dei ministri lo Statuto prevede 42 consiglieri e tra essi rientra anche il Presidente della Giunta, ancorché eletto direttamente dai cittadini.
Per quanto riguarda invece la norma transitoria, oltre al fatto che la materia del numero dei consiglieri deve essere decisa dallo Statuto, c’è anche un altro aspetto che l’impugnativa richiama, facendo riferimento ad una sentenza della Corte costituzionale, la n. 196 del 2003, con la quale la stessa Corte, praticamente ha sostenuto che, in attesa dell’entrata in vigore dei nuovi statuti le Regioni possono modificare la disciplina statale vigente sulla legge elettorale, solo per aspetti di dettaglio e l’impugnativa ricorda che il numero dei consiglieri non può essere ricompreso tra i punti di dettaglio e pertanto fino all’entrata in vigore dello Statuto, per quanto riguarda la legge elettorale vige completamente, salvo aspetti marginali, la vecchia legge statale 108 del 1968 con tute le successive modificazioni.
Questo è il punto più importante, che comunque mi porta, come relatore di maggioranza, anche a sottolineare il fatto che tutta la legge e il meccanismo che abbiamo previsto con la legge elettorale approvata nel mese di dicembre dello scorso anno, resta interamente in piedi e valida, ad eccezione di questo aspetto specifico relativo al numero dei consiglieri. E’ un punto da sottolineare, perché ritengo che questo evidenzi come la sostanza della legge che abbiamo approvato rimane completamente confermata, sia riguardo ai contenuti che abbiamo espresso in quella legge — la salvaguardia del maggioritario, la rappresentanza proporzionale all’interno del Consiglio regionale, l’eliminazione del “listino”, l’equilibrio territoriale, la rappresentanza di genere e così via — sia riguardo agli aspetti tecnici che concernono la tecnica elettorale. Credo che in tutti noi c’è un rammarico: la nuova legge elettorale, proprio perché la data delle elezioni è ormai chiaro che sarà quella del 3-4 aprile, purtroppo renderà inapplicabile questa legge per la prossima tornata delle elezioni regionali, in quanto sappiamo che lo Statuto entrerà in vigore intorno alla fine del mese di marzo. E’ un rammarico, indubbiamente, anche se questo sapevamo tutti, perché è stato oggetto di una riflessione dentro la Commissione Statuto, ma anche nel dibattito che abbiamo fatto in Consiglio regionale. Sapevamo che questo era un rischio previsto, che potevamo correre. Però credo che il lavoro che abbiamo fatto non è inutile, perché questa proposta di legge è un punto acquisito nel dibattito della nostra Regione. Ovviamente il prossimo Consiglio regionale che uscirà dalle elezioni del 3-4 aprile avrà tutta la possibilità di reintervenire in quella legge elettorale, anche modificandone alcuni aspetti, però ci sono alcune questioni che politicamente sono rilevanti e comunque mantengono la loro valenza.
Proprio perché la legge a regime non entrerà in vigore nella prossima tornata elettorale del 3-4 aprile, la scelta che è stata fatta con la proposta di legge che presentiamo oggi, è quella di lasciare immodificata tutta la parte, che è poi la più consistente della legge 27, a regime, perché possiamo aspettare, su quella, un pronunciamento anche da parte della Corte costituzionale che ci dirà se l’impugnativa del Governo ha fondamento oppure no e quindi se ha ragione il Governo o ha ragione il Consiglio regionale sulla questione dei 43 consiglieri. Quello che si propone oggi è che è assolutamente indispensabile stralciare e modificare la norma transitoria, perché essa avrà effetti fin dalle prossime elezioni regionali, quindi a partire da quelle del 3-4 aprile 2005, perché la parte impugnata dal Governo, comunque entrerebbe in vigore, in attesa del pronunciamento della Corte, quindi le elezioni si svolgerebbero con la previsione dei 43 consiglieri. Credo che questo è un rischio che sarebbe irresponsabile correre, perché ci esporrebbe, in caso di pronunciamento a favore dell’impugnativa da parte della Corte costituzionale, a contenziosi, a ricorsi e forse anche a rischio di invalidazione delle elezioni, per cui il ragionamento che abbiamo fatto è quello di togliere tutti i motivi dell’impugnativa, quindi far svolgere le elezioni regionali prossime con la certezza che comunque esse non genereranno ricorsi o contenziosi dopo il voto stesso, pertanto dare una certezza alla nostra regione, ai nostri cittadini, in modo che le elezioni prossime si svolgano con tutte le norme a posto e certe.
La proposta di legge che avanziamo prevede di stralciare l’art. 25, modificandolo e adeguandosi ai rilievi del Governo, lasciando ovviamente immodificate le parti, sempre della norma transitoria, che non sono state oggetto di impugnativa da parte del Governo stesso. Quindi l’art. 1 della nuova proposta che avanziamo oggi, che interviene solo sulla norma transitoria e non interviene sul meccanismo delle elezioni a regime, anche se queste, purtroppo, non entreranno in vigore con le prossime elezioni regionali, detta le disposizioni della nuova legge elettorale, dicendo che non si applica nelle elezioni del 2005 per le ragioni che ho spiegato prima. Al comma 2 dello stesso articolo si riformula la disposizione relativa alle intese tra organi regionali e statali, accogliendo la seconda motivazione dell’impugnativa da parte del Governo stesso, anzi andando oltre la stessa.
Con l’articolo 2 si afferma che le elezioni regionali sono regolate dalle leggi statali, quindi questo è l’altro elemento che ci fa adeguare all’impugnativa da parte del Governo, che in maniera esplicita dice, riferendosi alle leggi statali e in modo particolare alla legge 108, che i consiglieri con i quali ci apprestiamo alla prossima campagna elettorale saranno 40, cioè quelli che prevedono la vecchia legge e il vecchio meccanismo.
In Commissione si è anche discusso se era opportuno fare un ulteriore tentativo per almeno riconfermare nella norma transitoria quanto oggi prevediamo nel nuovo Statuto, cioè 42 consiglieri. Io credo che proprio per tranquillità, non nostra ma di avere una legge che non si espone a ricorsi e a rischio di invalidazione, dobbiamo percorrere la strada più prudenziale, che ci metta al riparo di tutti, perché se stiamo dentro la legge 108, cioè 40 consiglieri, è chiaro che siamo fuori da ogni possibile interpretazione, quindi siamo fuori da ogni rischio da questo punto di vista.
Abbiamo lasciato, sempre all’art. 2, quella parte della norma transitoria che non è stata eccepita dal Governo e che riguarda in modo particolare la questione che le elezioni sono indette dal Presidente della Giunta regionale. Lì abbiamo, secondo me giustamente, tolto la parte che poteva far nascere dei dubbi, delle ambiguità quando dicevamo che le stesse elezioni potevano essere indette quattro settimane prima e non più tardi di sei settimane dopo la data di scadenza del Consiglio stesso, quindi, di fatto, in quel modo affermiamo che la data delle elezioni sarà fissata dal Consiglio dei ministri, quindi anche la nostra Regione voterà insieme a tutte le altre Regioni d’Italia in quella data che molto probabilmente sarà quella del 3-4 aprile.
Le altre due cose che manteniamo riguardano il numero delle firme previste anche nella norma transitoria, come sono previste nella parte della legge a regime e la rappresentanza dei generi, sia nel cosiddetto “listino”, sia nelle liste provinciali, che secondo me costituisce, tra l’altro, un passo in avanti importante rispetto alla normativa oggi esistente, che questa garanzia minima non la offriva, anche se poi, nella parte a regime della legge noi prevediamo un meccanismo ancora più pregnante, perché diciamo che un genere non può essere rappresentato, in una lista, in misura inferiore ad un terzo dei candidati da eleggere.
Con queste motivazioni chiudo la mia relazione, invitando il Consiglio regionale ad approvare questa modifica e a definire, almeno per quello che riguarda le prossime elezioni regionali dell’aprile di quest’anno, tutta la normativa in regola.

PRESIDENTE. Ha la parola il relatore di minoranza, consigliere Cecchini.

Cristina CECCHINI. Il consigliere Franceschetti parla di rammarico per non essere stato in grado questo Consiglio regionale di approvare una nuova legge elettorale. Credo che più che rammarico bisogna parlare con le parole della verità. E’ responsabilità di questo centro-sinistra se i marchigiani, il 3-4 aprile andranno a votare con la vecchia legge elettorale. Lo dico perché, avendo seguito i lavori della Commissione Statuto, mi risulta chiaro che il fatto di avere costruito un rapporto di stretta dipendenza fra lo Statuto e la legge elettorale e avere provveduto a tre sessioni di votazione dello Statuto, di fatto ha provocato il risultato che lo Statuto della Regione Marche sarà approvato dopo lo scioglimento di questo Consiglio — perché sarà approvato il 24 marzo, mentre saremo sciolti il 16 febbraio — e il risultato è che tutti i tentativi per salvarsi in corner, cioè infilare il numero dei consiglieri regionali dentro la legge elettorale, il Governo li ha eccepiti, perché ci ha ricordato l’art. 123 della Costituzione che riserva alla fonte statutaria e non alle altre fonti legislative, tanto meno alla fonte legislativa ordinaria, di indicare il numero dei consiglieri. Il fatto che si voterà avendo il 20% dei consiglieri soltanto selezionati dai partiti e non dagli elettori, si voterà con cinque Province, con una rappresentanza della Provincia di Ascoli Piceno e della nuova Provincia di Fermo assolutamente ridicole, perché avranno, fra tutte e due le Province, cinque consiglieri se va bene, è una vera e propria responsabilità che si porta in capo la maggioranza di questo Consiglio regionale, che ha lavorato per tentare più volte dentro la Commissione Statuto e anche in quest’aula, di costruire solidarietà con Forza Italia e con Alleanza nazionale, per poi avere questo risultato.
Uno Statuto che è stato largamente votato — per fare questo si è provocata una grande discussione in ogni sede — poi ha costruito questo pallido risultato, secondo il quale nelle Marche si voterà con la vecchia legge elettorale, con Province che avranno sì e no qualche rappresentante di quei territori che possa ragionare in quest’aula. Non parlerei di rammarico, perché il rammarico uno lo può tirar fuori quando gli eventi avvengono a prescindere da quello che uno può fare. Qui invece, gli eventi ce li siamo procurati noi, li abbiamo voluti in questo modo e il risultato di avere una legge che sarà applicata nel 2010, una pessima legge elettorale che assegna la maggioranza dei consiglieri a chi ha solo un voto in più dell’altra coalizione, a prescindere dalle percentuali, che ha voluto costringere al bipolarismo, con i danni che vedremo fra qualche ora, quando si presenteranno le liste e con una legge elettorale che, di conseguenza, costringe a mettersi in coalizione anche forse diversissime. Questo è il risultato che avete costruito. Rispetto a questo oggi facciamo soltanto delle correzioni di dettaglio e rispetto a queste correzioni rimangono alcune questioni ancora molto negative, una per tutte è quella della presenza femminile.
Noi siamo stati, nella legge a regime, quella che andrà in vigore nel 2010 per le Marche ma che in altre Regioni va in vigore nel 2005, una Regione che ha indicato che un genere non possa essere rappresentato oltre due terzi. Questa questione, che abbiamo voluto dimenticare nella legge con la quale si voterà il 3-4 aprile, in verità è stata messa in tutte le leggi regionali arrivate al vaglio del Governo. Ho fatto una verifica con l’ufficio legislativo del Ministero per le pari opportunità e tutte le leggi che sono arrivate hanno introdotto quella norma che la legge per le elezioni europee aveva introdotto nella legislazione nazionale, cioè che almeno un terzo sia garantito a un genere rispetto alle presenze nelle candidature. Solo la nostra Regione ha voluto avere un regime diverso che ha ricopiato la Valle d’Aosta la quale per prima, nel 2001, fece una legge simile. Quella legge, impugnata dall’allora Governo venne poi salvata dalla Corte costituzionale: varrebbe la pena di leggere cosa dice la Corte costituzionale per rendere valida quella norma. Dire che entrambi i generi sono rappresentati è un principio costituzionale minimo, perché bisognerebbe indicare con quali modalità si promuove la presenza delle donne nelle liste e come si attiva l’art. 51 o il 117 della Costituzione. Quindi è un principio da mantenere, ma ben altro dovrebbe essere scritto e questo ben altro la Regione Marche non ha avuto il coraggio di scrivere, anzi oggi c’è stato un brutto episodio nella Commissione Statuto, da qualunque parte lo si voglia leggere. Infatti l’emendamento per indicare un terzo di rappresentanza femminile nelle liste, è stato alla fine bocciato perché il centro-sinistra, purtroppo compattamente, non l’ha voluto votare. Non so quanto potessero essere attente le altre forze politiche che hanno votato a favore, ma devo dire che questo emendamento l’ho ripresentato in aula, in modo che qualcuno possa ripensare il proprio voto e consentire alla Regione Marche di essere almeno al pari delle altre Regioni italiane e non l’ultima, fanalino di coda.

PRESIDENTE. Ha la parola il consigliere Ciccioli.

Carlo CICCIOLI. Ritorno sull’argomento che avevo proposto in Commissione: quello di una legge elettorale che evitasse la questione dello spostamento dei seggi dal territorio, cioè che fosse una rappresentanza equa di tutto il territorio regionale, garantendo anche alle Province più piccole il numero di seggi previsti. Questo con un lieve aumento dei consiglieri regionali, perché serviva a implementare e garantire tutta questa territorialità. L’altro punto è l’abolizione del “listino”, che appare più una garanzia degli accordi politici tra partiti, nato in un momento particolare, per esigenze politico-storiche del momento — il famoso “Tatarellum” — e poi superato dai fatti. SI doveva quindi arrivare a una maggiore democratizzazione, con tutti in lista, ogni provincia un numero adeguato di consiglieri regionali da eleggere. Questo comportava che anche le piccole province avessero una rosa adeguata di candidati e poi, comunque, tutti i candidati previsti in quel territorio fossero eletti nel territorio.
Questo era un obiettivo alto, di politica vera. Nessuno di questi tre obiettivi è stato raggiunto: non l’assicurazione degli eletti dal territorio, non l’abolizione del listino, non un aumento che in qualche modo togliesse la penalizzazione alle province piccole. A questo punto andiamo a presentare in aula una legge che è il peggio che possiamo avere, perché conferma tutte le anomalie della vecchia legge, inoltre le aumenta, perché con l’istituzione della quinta provincia aggiunge ulteriormente possibilità di recuperare il maggior numero di resti sulla provincia di Ancona, impoverendo le altre. A questo punto non facciamoci del male da soli: noi diminuiremmo l’ulteriore rappresentatività del prossimo Consiglio regionale, perché tutti i resti delle liste maggiori e tutti i resti delle liste piccole si concentreranno su Ancona, il che significa che Ancona avrà una rappresentanza vastissima di segmenti politici, ma proprio per questo spezzettata, togliendo importanza al territorio dal punto di vista di una visione uniforme delle decisioni da prendere, mentre impoverisce tutte le altre province. A questo punto la cosa migliore è stare fermi: non ritengo sia una buona legge quella che, diminuendo le firme, aumenta la possibilità di presentare liste minori, che molto spesso non avranno alcuna possibilità di prendere seggi ma servono a moltiplicare l’offerta politica, quindi invece di aiutare la rappresentatività introducono solo elementi di confusione. Introducono il dato della presenza femminile che di per sé è un valore che condivido, ma che alla fine, in questo modo, serve a indebolire ulteriormente le piccole province, perché oggettivamente, dove ci sono quattro candidati da spendere bisogna scegliere i quattro più validi, senza guardare assolutamente il genere. Noi abbiamo, proprio in questo Consiglio un consigliere regionale eletto, di Fermo, che è donna e ovviamente nessuno si sogna di non mettere una donna che abbia una rappresentatività politica forte in quel territorio. Viceversa, dove non ci sono rappresentatività e militanza, comunque è garantito questo spazio che diventa inutile, quindi non arricchisce la presenza femminile reale nel Consiglio.
Noi avevamo pensato che almeno il ritocco di due rafforzasse le nuove province. Senza questo ulteriore arricchimento si riduce al minimo storico alcune rappresentanze.
A questo punto è meglio lasciare la vecchia legge con i suoi difetti e rinviare al nuovo Consiglio regionale, quando ci saranno possibilità di modifiche incisive e serie, una nuova legge. Da questo punto di vista noi ci poniamo già con atteggiamento critico nei confronti di questo testo assolutamente minimale.

PRESIDENTE. Ha la parola l’assessore Agostini.

Luciano AGOSTINI. Intervengo rapidamente, dichiarando immediatamente che voterò a favore della legge — non poteva essere altrimenti, dato che il mio capogruppo è anche relatore della legge — ma mi asterrò sull’articolo 2, relativamente al comma 1, lettera a), laddove si dice che si istituiscono cinque circoscrizioni. Questo non perché non sono tra quelli che ancora ritengono di dover fare una battaglia pro o contro la provincia di Fermo. E’ stata istituita dal Parlamento, non si discute, ha necessità di avere una circoscrizione — non si discute nemmeno questo — ma ritengo che in virtù del fatto che la stessa legge istitutiva della provincia di Fermo, dà pienamente il via alla costituzione della provincia stessa a partire dalle prossime elezioni amministrative, noi potevamo fare qualcosa di meglio per non penalizzare quel territorio giacché non si applica la legge elettorale che abbiamo approvato. Sappiamo quali sono i tempi, quei tempi non ci consentono, purtroppo, anche per colpa nostra, dati i ritardi che abbiamo avuto nell’approvazione dello Statuto e della legge elettorale, quell’applicazione che tutto sommato ha un suo equilibrio di carattere anche territoriale. Dobbiamo andare con la vecchia legge elettorale, per cui l’ulteriore nascita di una nuova circoscrizione penalizza fortemente, dati i meccanismi elettorali, quel territorio. Non solo il territorio della nuova provincia di Ascoli Piceno, ma il territorio, complessivamente, dell’attuale provincia di Ascoli Piceno, per cui a me pare che sia sbagliato, a fronte della nascita di una nuova provincia, dare meno rappresentatività a quel territorio, per cui voterò a favore della legge ma mi asterrò sull’articolo 2, per le ragioni che ho appena espresso, relativamente al comma 2, lettera a).

PRESIDENTE. Ha la parola il consigliere Castelli.

Guido CASTELLI. Agostini ha fatto bene a puntualizzare un aspetto che rappresenta uno dei tanti elementi che proprio oggi, in una calda riunione della Commissione Statuto mi ha portato ad andare un po’ fuori dalle righe per cercare di dimostrare come tutta questa operazione che si conclude oggi e non si conclude in maniera positiva per molti — mi riferisco non a molti consiglieri ma a molti territori — in realtà è una delle pagine meno edificanti di questa legislatura.
Quinta circoscrizione fermana. Oggi vedo in quest’aula troppi paladini dell’autonomismo fermano che, pur non essendo di Fermo si stracciano le vesti perché venga riconosciuta la quinta circoscrizione che nessuno si sogna di considerare illegittima, non dovuta, non doverosa, ma se veramente chi chiede l’istituzione della quinta circoscrizione ha a cuore il Fermano, deve con altrettanta onestà riconoscere che l’istituzione della quinta circoscrizione senza l’applicazione dei dovuti correttivi alla legge elettorale va esattamente nel senso opposto al riconoscimento dell’autonomia di Fermo e del sacro principio di una robusta dotazione consiliare che debba essere in qualche modo assegnata alla nuova provincia. Questo meccanismo è tale per cui la legge a regime provocherà la decimazione dei rappresentanti della vecchia provincia di Ascoli Piceno, sia essa considerata come parte residua, sia essa futura provincia fermana. Non c’è nessuno in questa sala che possa dimostrare il contrario, perché ogni simulazione possibile, ogni prova, ogni valutazione matematica, applicando i vecchi precedenti elettorali delle europee, delle provinciali, delle regionali, delle politiche è univocamente tesa a dimostrare che la rappresentanza della vecchia provincia di Ascoli, ovvero del territorio fermano e ascolano, andrà a diminuire proprio per effetto di una quinta circoscrizione non abbinata al meccanismo di riequilibrio di cui tanto si è parlato, che doveva ispirare l’azione correttiva della legge elettorale che non c’è stata.
Ho la sensazione — qualcosa più di una sensazione, perché troppi colleghi della maggioranza hanno ammesso che questo è stato il canovaccio che ha guidato la mano di quel che rimaneva di questa maggioranza — che quando, a dicembre, abbiamo approvato una legge che aveva contenuti così chiaramente incostituzionali, così dolosamente preordinati a provocare ciò che è successo venerdì scorso, ovvero l’impugnazione di questa legge ovvia, scontata, da parte del Governo, in realtà nascondeva un grande compromesso politico. Questa è la realtà dei fatti e questo, di fronte a questa “legge truffa” va ricordato per dare le paternità del caso a ciò che stiamo consumando o tentando di consumare questo pomeriggio, a tutto discapito delle province meno popolose, a tutto discapito di quello che era un principio di riequilibrio che ho sentito affiorare sulle labbra di tutti. Ma è strano che, a fronte di quell’unanimismo politico, di fatto il 3-4 aprile andremo a votare in forza di una legge che a mio modo di vedere è stata volutamente differita, diluita e poi successivamente cassata. Perché? E’ lecito supporre che il centro-sinistra abbia trovato al suo interno la ragione di una compattezza, grazie a un baratto semplicissimo, che sappiamo tutti essere stato l’elemento guida delle segreterie politiche del centro-sinistra: “manteniamo il listino ma facciamo il listone, troviamo un equilibrio che tuttavia — se di equilibrio si può parlare, e ogni equilibrio in materia politica è giusto, doveroso da ricercare — non accetto nel momento in cui questo equilibrio lo si cerca a danno dei territori, a danno delle province più piccole, a danno di coloro i quali sono più lontani dalle sedi di residenza di quelle segreterie politiche regionali che da Ancona hanno decretato, legittimamente, il compromesso politico che il centro-sinistra aveva tutto il diritto di fare, ma molto meno legittimamente hanno voluto predisporre un compromesso politico che viene fatto sulle spalle dei cittadini fermani e ascolani. Questo è inaccettabile, questo è grave, questo non può far parte della dialettica politica nel momento in cui si cerca di cucire un abito mortale a danno di due territori che non devono e non possono essere trattati così. Il mio appello è anche ai consiglieri di maggioranza di quei territori.
Hai fatto bene, caro Agostini, ad annunciare il tuo voto contrario sulla quinta circoscrizione, ma non possiamo risolvere il problema facendo appello semplicemente a un ragionamento di coscienza che pure ha il suo pregio. Non sembri carità pelosa da parte mia preoccuparmi dei problemi del Fermano oggi — l’ho sempre fatto, fra l’altro: tanti documenti e tante attestazioni, a dimostrazione della veridicità di quello che dico — ma mi chiedo come si può arrivare ad un patto scellerato che, se politicamente, dal lato del centro-sinistra può avere una giustificazione, oggi viene salutato come unica soluzione politica perché il problema è quello di dare una risposta al Governo. No, il problema non è dare una risposta al Governo, perché il Governo questo Consiglio l’ha provocato in maniera deliberata, predisponendo, a dicembre, una legge che tutti sapevano non poteva essere accettata. Sono stati creati quelli che una volta, quando c’era il colonialismo dell’800 erano gli scontri alla frontiera, gli scontri provocati, promossi per poter poi avere, come conseguenza, una reazione normativa che è quella che oggi cerchiamo di approvare. Ma come si poteva pensare che i 43 consiglieri potessero essere accettati dai legulei e dagli interpreti della legge costituzionale? Lo sapevamo tutti, e nonostante questo si è infarcita quella legge di argomenti tanto evidentemente anticostituzionali e incostituzionali, da doversi trovare oggi, a 24 ore dalla scadenza, perché mi pare di capire che questa legge o si fa oggi o non c’è più tempo, come ha detto qualcuno per giustificare la convocazione del Consiglio regionale di oggi.
Quali soluzioni propongo, oltre alla manifestazione dello sdegno di rappresentante di due territori che verranno pesantemente penalizzati da questa legge truffaldina e vergognosa? Io credo che con la giusta assunzione di responsabilità potremmo oggi fare una scelta che indichi in 42 consiglieri il numero dei consiglieri cui fare riferimento nell’indizione delle prossime leggi elettorali. Il ragionamento è solido, la possibilità giuridica è ampia, perché non capisco per quale motivo si sono fatti gli esperimenti in vitro elettorale a dicembre, addirittura arrivando ad approvare un ordine del giorno che doveva essere sostitutivo o incisivo sul piano statutario e non si possa oggi imboccare con decisione una strada che avrebbe il merito di riequilibrare, almeno in parte, gli esiti di questa struttura elettorale penalizzante per il sud delle Marche.
All’interno di quella categoria dei due grandi “polli di Renzo”, che sono le province di Ascoli e di Fermo, c’è anche, se mi è consentito, un sottoragionamento che certo non arride e non evidenzia la fortuna della parte residua di Ascoli, se è vero che a fronte di 40.000 residenti in più, quali sono quelli della provincia di Ascoli, abbiamo, rispetto a Fermo, anche lo stesso numero di consiglieri assegnati, nonostante che siano 40.000 persone ritenute e qualificate come irrilevanti dal punto di vista del sistema elettorale.
Allora qual è la mia proposta? Quella di imboccare — certo, mi rendo conto, con una certa dose di coraggio — una strada che potrebbe in parte mitigare gli effetti dell’istituzione della quinta circoscrizione che, ripeto, secondo me è assolutamente nefasta e pregiudizievole per lo stesso territorio fermano. Mi sembra strano che gli anconetani, oggi, si spellino tutti le mani per la quinta circoscrizione di Fermo e vorrei sapere se è lecito o meno supporre che è il gioco dei resti a far diventare così realisti molto più del re, i consiglieri anconetani che oggi cercano questa soluzione.
Qual è la strada, allora? Se noi oggi facessimo riferimento a un numero di consiglieri da prevedere nelle prossime elezioni pari al numero previsto nello Statuto, potremmo avere uno scenario di questo genere: il primo febbraio viene pubblicata una legge che fa riferimento al numero previsto dallo Statuto, successivamente un provvedimento — essendo quella legge vigente al momento dell’indizione dei comizi elettorali — di indizione che faccia luogo all’applicazione dei 42 consiglieri, per poi valutare se il Governo o meno dovesse impugnare questa legge sul numero di 42, ma consapevoli del fatto che nel frattempo è entrato in vigore lo Statuto, lo stesso Statuto che nel momento in cui dovesse essere impugnata la legge farebbe luogo comunque alla previsione statutaria del numero di consiglieri pari a 42.
Mi rendo conto che soprattutto il soggetto tenuto a sottoscrivere, a siglare quel decreto dovrebbe assumersi una responsabilità parziale, perché il numero di 42 sarebbe comunque previsto da una legge regionale comunque operante. Abbiamo visto più volte questo Consiglio, questa Giunta, il nostro Presidente D'Ambrosio prendere la bandiera della sfida al Governo su tante cose. Quante sono state le leggi regionali fatte anche in maniera provocatoria, ostentatamente conflittuali con quanto previsto dal Governo, solo perché c’era la necessità di dare una lezione al Governo centralista? Se questo è vero, Presidente D'Ambrosio, non capisco perché, anche dovendosi assumere una responsabilità, non potrebbe essere una volta tanto, invocabile quella necessità di difesa del territorio, anche sulla base, mi rendo conto, di un iter, di una previsione che giuridicamente espone a qualche censura, però lo Statuto è stato approvato, siamo in una fase che non attiene alla sostanza delle previsioni statutarie ma alla integrazione dell’efficacia, come si dice nel diritto pubblico. Lo statuto è approvato ma non promulgato. Se il primo febbraio del 2005 noi proponiamo una ulteriore legge che fa riferimento al numero dei consiglieri assegnati dallo Statuto, facendo luogo successivamente alla distribuzione di 42 consiglieri invece che di 40, a mio modo di vedere ci sarebbe tutta la possibilità di preservare le future elezioni da una qualsiasi censura che potesse in qualche modo preludere all’annullamento delle elezioni stesse, perché nel frattempo, quello Statuto — fermo restando che medio tempore opererebbe il vigore della legge elettorale approvata questo pomeriggio — verrebbe promulgato e chiarirebbe aldilà di ogni considerazione e valutazione di carattere giuridico e normativo, che questo Consiglio ha comunque deciso di dotare di 42 consiglieri questa Assemblea. Allora mi rendo conto che anche nell’impugnazione del Governo esistono degli aspetti che stabiliscono anche con precisione, che il numero dei consiglieri è competenza dello Statuto e non della legge elettorale prevederlo, ma proprio andando incontro a questa esigenza io aggiungo che sia il riferimento a quanto prevede lo Statuto a stabilire, a prevedere, a ipotizzare il numero di consiglieri assegnati a questa Assemblea: sarà poi più semplicemente da affrontare il momento critico della emanazione del decreto di convocazione delle elezioni, noi sappiamo, non solo in cuor nostro ma nel nostro cervello, secondo la cronologia normativa, che entro marzo il nostro Statuto acquisirà quell’efficacia e nel caso in cui ciò non accadesse, o meglio nel caso in cui il Governo dovesse affrettare una impugnazione, noi saremmo comunque in tempo per poter garantire a questa assemblea l’intervento di quella promulgazione che tutti mi dicono debba verificarsi verso il 20 marzo.
Questa è una delle uniche e sole cose che è possibile fare. Mi batterò, come è mio preciso compito e mandato istituzionale, perché la stortura di questo pomeriggio non venga portata a compimento nei termini della proposta di questa maggioranza. Ho presentato 300 emendamenti, annuncio il mio ostruzionismo, continuerò fino a notte a battermi, perché un’ingiustizia ai danni del mio territorio, del territorio che mi ha eletto, possa non essere perpetrata. Ingiustizia, Presidente Minardi, che viene ulteriormente aggravata da una previsione che in termini teoretici è assolutamente condivisibile — è giusto e necessario che vi sia la rappresentanza femminile in tutte le liste che devono competere per guidare questa Regione — ma mi chiedo: è possibile che alla prova dei fatti l’obbligo di candidare donne debba pesare obbligatoriamente per una percentuale diversa ad Ascoli piuttosto che ad Ancona? L’obbligo di candidare almeno una donna in ogni lista provinciale significa che ad Ascoli almeno il 25% della rappresentanza deve essere femminile, ad Ancona è sufficiente almeno il 10%. Allora, oltre al “cotto il bollito”, come si dice dalle mie parti, ecco che il quadro si completa con il discorso delle donne che devono esserci comunque in una misura percentuale superiore ad Ascoli che non nel resto del mondo, con un meccanismo di raccolta delle firme che viene artatamente abbassato e sappiamo perché: per favorire anche le maggioranze che rendono possibile l’approvazione di questa legge. Mi sembra che ci sia ogni elemento per definire questo comportamento, oltre che politicamente scorretto perché arriviamo a 60 giorni dalle elezioni senza una legge elettorale, ma cerchiamo addirittura di fare ciò che mi sembra assurdo condividere: peggiorare, se possibile, una legge già schifosa, che tutta questa Assemblea aveva chiesto di cambiare fin dal maggio del 2000.

PRESIDENTE. Ha la parola il consigliere D’Angelo.

Pietro D'ANGELO. La sorte ha voluto che io intervenissi dopo Castelli che mi ha illuminato in qualche passaggio del mio intervento. Devo dire che condivido l’intervento del collega Agostini. Ritengo — ma non è colpa di questa legge — che prima la guerra tra poveri sulla separazione della provincia di Ascoli Piceno in due province che non arrivano a 140.000 abitanti... Responsabilità ben diffuse fra tutti i partiti, carissimo Castelli, ma soprattutto del Governo che ha permesso questa divisione, questo insulto alla ragione.

Guido CASTELLI. La firma è di un suo collega di...

Pietro D'ANGELO. Io sono D’Angelo. Non demandate le responsabilità ad altri, perché quando una proposta di legge non è condivisa dal Governo non va da nessuna parte, io ho esperienza in ciò. Quindi non cerchiamo di girare responsabilità a chi non ne ha. Ognuno ha le sue idee ed è giusto che le esprima. L’importante è che chi ha le responsabilità riesca poi a prendere la decisione più equa e più efficace, quella che non penalizza gli interessi della collettività. Dopo la guerra tra poveri sulle due province ascolane, adesso attraverso la circolare del Ministero degli interni è arrivata anche la quinta circoscrizione. Quindi ribadisco, collega Castelli, che in tutto il tuo intervento c’è stato questo limite: il limite di individuare le responsabilità dell’attuale Governo, che ha avallato prima una divisione di una provincia che già era da sempre penalizzata in termini di rappresentatività nell’ambito regionale — l’attuale provincia di Ascoli Piceno tutta, ascolano e fermano — oggi ancora più penalizzata, perché la divisione in province e l’introduzione della quinta circoscrizione farà sì che questa zona sarà non rappresentata in termini equi in questo Consiglio regionale.
Faccio due conti. Secondo la vecchia legge avremmo 7 consiglieri regionali nella provincia di Pesaro, ben 14 in quella di Ancona, 6 in quella di Macerata, 5 tra Ascoli e Fermo. Voi pensate che questa sia una situazione che possa garantire la rappresentatività di tutto il territorio in modo equo in questo Consiglio? Non è possibile. Ritengo — lo dico al Presidente D'Ambrosio — che una circolare ministeriale non è legge, quindi non vedo perché non si possa valutare la possibilità di non penalizzare questo territorio.
Questo è un appello che faccio. Non so se la quinta circoscrizione può cambiare i termini di rappresentatività, io penso di sì. Comunque, se si può valutare che ci sia un cambiamento, allora la quinta circoscrizione dovrebbe, sempre per salvaguardare l’equità territoriale, essere stralciata.
Qualcuno dovrà pure spiegarmi se, togliendo la quinta circoscrizione si possa in qualche modo rimediare a questa stortura, comunque ritengo che il prossimo governo regionale — mi auguro di centro-sinistra — si faccia carico di questa penalizzazione del sud delle Marche, cercando soluzioni che possano bilanciare questa discriminazione territoriale e questa carente rappresentatività regionale dell’attuale zona di tutta la provincia di Ascoli Piceno, cioè Fermano e Ascolano. Bisogna che qualcuno pensi a come fare per limitare questo danno, sia esso governo di centro-sinistra, come mi auguro, sia esso governo di centro-destra. E’ indispensabile porre dei correttivi, altrimenti quel territorio — mi rivolgo ai colleghi che provengono da quel territorio — già fortemente penalizzato da scelta amministrative guidate, indirizzate dal potere pesarese-anconetano, in una situazione di questo genere, potrebbe subire ulteriori danni.
Come cittadino di quel territorio e come consigliere di quel territorio, lancio questo grido d’allarme e ritengo che debba essere fatto tutto il possibile per limitarlo, in primis cassando da subito, in questo consesso, la quinta circoscrizione, se quinta circoscrizione significa penalizzazione. Se cassare la quinta circoscrizione significa riequilibrare parzialmente questa palese discriminazione, è indispensabile che venga presentato un emendamento per togliere la circoscrizione di Fermo.
Io, come il collega Agostini, in una situazione del genere mi asterrò sull’articolo 2 per tutti i motivi che ho detto, anche se la situazione attuale non è conseguenza di questa legge ma è conseguenza di una serie di errori fatti nel tempo, non ultimo quello di non essere riusciti ad approvare una legge elettorale nei tempi dovuti e non avere fatto una legge equilibrata che non avesse dato la possibilità al Governo di impugnarla. Ricordo che nella dichiarazione di voto relativamente a quella proposta di legge, il sottoscritto disse che chi aveva voluto forzare la mano portando la legge verso l’impugnativa da parte del Governo, si doveva assumere le responsabilità di quanto poteva succedere.

PRESIDENTE. Ha la parola il consigliere Luchetti.

Marco LUCHETTI. Mi sembra che questo provvedimento che pensavamo doveroso rispetto alle questioni che si stavano evolvendo a livello di Governo rispetto alle considerazioni che potevano essere fatte da un punto di vista giuridico, dovesse essere abbastanza lineare, invece viene assunto come provvedimento di riferimento per campagne elettorali piuttosto che un dibattito serio e sereno sulle questioni inerenti il merito stesso della legge.
Credo che il testo così come è stato predisposto non nasce da oggi. A me giunge molto strano l’atteggiamento di Castelli che ha assunto questa mattina in Commissione e in quest’aula un atteggiamento di sfida del Consiglio con comportamenti molto provocatori sotto certi aspetti. Non capisco perché si sia svegliato solamente questa mattina. Siccome ti stimo, collega Castelli, credo che questo tuo atteggiamento non ti faccia onore e ti pregherei di non andare oltre l’atteggiamento che ti accingi a sostenere rispetto ad un ostruzionismo che non ha senso, considerato la situazione che si è creata. Del resto la questione della nuova legge elettorale, come ben sai, era stata affrontata in Commissione Statuto con la massima buona volontà da parte di tutti, perché si pensava che le votazioni per il Consiglio regionale non si dovessero tenere ad aprile bensì a maggio, pertanto si pensava tutti che si potesse utilizzare la nuova normativa e sai benissimo che proprio il sottoscritto e la collega Benatti in Commissione Statuto — e siamo due della provincia di Ancona — abbiamo lavorato fino in fondo perché quella legge si consolidasse intorno ad un’unica questione fondamentale, aldilà dell’eliminazione del listino, che era appunto la ripartizione dei consiglieri tra le circoscrizioni provinciali. Pertanto non puoi accusare alcuno di piano strategico nei confronti di Fermo e Ascoli, non puoi assolutamente dire che sia una strumentalità rispetto ad un disegno politico perverso, quindi il tuo è solamente un atteggiamento di mera campagna elettorale. Questo non ti fa onore.
Sai perfettamente quali sono le conseguenze derivanti dalla separatezza di Fermo e di Ascoli, credo che non possano essere risolte neanche con la proposta che tu fai ora, perché i 42, seppure contabilmente attribuirebbero un consigliere in più al collegio di Fermo o a quello di Ascoli nella ripartizione dell’attribuzione dei consiglieri in vista della realizzazione delle liste, potrebbero essere un nulla di fatto, nel senso che i conteggi porterebbero, probabilmente, non ad Ancona ma a qualche altra provincia l’attribuzione reale del consigliere. Posso anche essere d’accordo con te sul piano teorico, ma quello che proponi non è la soluzione di quello che tu vorresti ottenere.
Come vedi neanche questo è una panacea, pertanto non capisco perché tu ti debba ostinare a fare una proposta che in effetti non porterebbe a nulla rispetto all’obiettivo che la nuova legge elettorale sancisce, cioè l’attribuzione fissa dei consiglieri.
Tra l’altro da questo punto di vista dico che la legge elettorale, così come l’abbiamo concepita, tiene conto dei collegi provinciali e nel tempo favorirà il consolidarsi dei campanili provinciali. Dovremo trovare, probabilmente, altre formule per consolidare una concezione regionalista che, pur tenendo conto della rappresentanza, eviti il consolidamento degli steccati tra province. Questo è il nocciolo della discussione. Del resto non vedo molto fondata questa tua battaglia circa il fatto di non riconoscere la presenza delle donne nelle liste. E’ vero quello che tu dici, è oggettivo che questa rappresentanza, nel caso di Fermo, rappresenterebbe una percentuale diversa, ma credo che la presenza delle donne nelle liste non possa essere pesata rispetto alla percentuale che si rappresenta quanto al dato politico di fondo, cioè prevedere le donne nelle liste stesse. Sarà un momento anche da parte della tua forza politica ad Ascoli, tentare di fare di tutto per recuperare un gap che da molte parti è sottovalutato e speriamo che questo possa aiutarti anche a fare uno sforzo in una direzione secondo me degna di attenzione da parte di tutti. Quindi fai attenzione a che la tua battaglia non ti si rivolga contro proprio nel tuo collegio, quando vai a sostenere che volevi che non ci fosse una presenza delle donne così come è stata concepita dalla norma in questione. Mi rendo conto che sotto certi aspetti è forse anche una forzatura, ma val bene la pena fare questa forzatura rispetto a un dato politico che secondo me, se si raggiunge, porterà consenso e non invece penalizzazione.
Ecco perché credo che questo sia un provvedimento da realizzare. Tra l’altro il discorso delle firme facilita le piccole province, in modo tale che permette uno sforzo minore a chi ha una dimensione relativa, pertanto credo che sia un provvedimento da sostenere, ha la sua logica e onde evitare avventure che non portino poi ai risultati voluti proprio dalla tua proposta, credo che valga la pena portarlo avanti così, perché penso sia la proposta più logica e oggettiva.

PRESIDENTE. Ha la parola il consigliere Brini.

Ottavio BRINI. Abbiamo discusso su questa materia per molto tempo. Non pensavo, però, che tutto potesse, alla fine, trasformarsi in un problema di campanile, perché mentre c’era una volontà comune di dare una nuova legge alla Regione Marche, fin da quelle battute si vedeva una forte resistenza da parte di alcune forze politiche le quali, anziché preoccuparsi di portare innovazione, modernità, aggiornamento, si preoccupavano chiudendosi nel proprio recinto, essendo “gruppetti”, “gruppuscoli” o “partitini”, preoccupati più di difendere il loro posto con il listino anziché dotarsi di una legge elettorale seria in base alla quale veramente ognuno si mette in discussione e alla fine sono i marchigiani che decidono.
Oggi ci troviamo di fronte a una legge che privilegia alcuni rispetto ad altri che debbono scendere in campo a conquistarsi un voto, raccogliere fiducia su un impegno conseguito e portato avanti e rispetto a nuovi personaggi che si mettono in competizione con al loro esperienza, con un impegno costante a livello futuro.
Ci troviamo quindi di fronte ancora a chi è ancora legato al vecchio listino, alla vecchia poltrona, che si gode la campagna elettorale davanti a un televisore e questo, secondo noi, non è una cosa corretta. Ci eravamo impegnati per una legge elettorale seria e qualcuno, pur di demolire il tutto aveva affermato che c’era stato un inciucio tra Ds e Forza Italia perché eravamo i partiti maggiori, ma questi partiti maggiori volevano una competizione elettorale basata sul consenso dei cittadini, non sul listino, dove qualcuno ha vissuto anche di rendita. Questa è la differenza sostanziale fra chi si mette in discussione e chi invece vuole avere a propria disposizione un ruolo che gli può dare solamente una vittoria che è scaturita da una coalizione e non da se stesso con un impegno elettorale. Fino a quando non si mette in discussione, quella persona non è certamente quella che fa la differenza per raggiungere un risultato.
Quindi non riesco a capire, caro Castelli — noi ti stimiamo molto, e abbiamo condiviso, fino ad oggi, tutte le battaglie fatte in aula — questa presa di posizione di fronte all’aggiornamento di una legge elettorale che sotto alcuni aspetti, per quanto mi riguarda, può essere anche votata, però mi attengo alla disciplina di gruppo e voteremo secondo le indicazioni del presidente del nostro gruppo.
Come non può essere messo in discussione il ruolo delle donne. C’è una evoluzione sotto questo aspetto e c’è chi predica bene e razzola male sulla partecipazione delle donne, ma mi sembra che in questo caso qualcuno abbia paura che la presenza femminile possa essere ingombrante in una competizione elettorale.
Come gruppo di Forza Italia — parlo per me e per il collega Trenta — siamo favorevoli a questo punto, però non siamo favorevoli, come già annunciato tempo fa, sulla impostazione relativa alle elezioni indette dal Presidente della Giunta regionale.
Quindi una posizione diversificata, però non basata su Ascoli, Fermo, Macerata ecc. ma basata su una proposta molto seria e concreta.
Se nel listino ci fossero state tutte donne, chi è qui in aula, avrebbe votato con la vecchia o con la nuova legge? Sicuramente si sarebbe trovata una soluzione migliore, senza considerare il metodo D’Hondt, il bilancino, il 2%, un consigliere in più a Macerata, a Fermo o ad Ascoli.
Il problema è che le donne in questa legge danno fastidio, ma bisogna avere il coraggio di dirlo, non bisogna dire che questa legge è fatta male. Perché c’è ancora chi pensa che le donne non sono all’altezza di portare gli stessi voti di preferenza degli uomini. Invece ci sono alcune donne che in certi compiti, anche nella politica, svolgono mansioni meglio degli uomini: abbiamo donne sindaco, donne presidente di Provincia. Perché questa preoccupazione? Bisogna che questa legge si adegui all’andamento del mondo. Per quanto riguarda l’articolo 2 voterò personalmente a favore, come voterò a favore del 3. Sull’articolo 1 abbiamo un problema che già abbiamo manifestato: le elezioni debbono essere fatte uniformemente, anche se è una prerogativa del Presidente della Giunta, però non si può votare il 3-4 aprile nelle Marche, il 10 in Lombardia, il 17 in Piemonte e così via, perché sarebbe una cosa al di fuori della logica.
Però, caro Castelli, bisogna crederci, perché la donna che fa politica non è un oggetto. Abbiamo delle ottime colleghe, tipo Franca Romagnoli che in questi cinque anni ha dato un contributo importantissimo. Ce ne fossero di Franca Romagnoli nei gruppi di An, Forza Italia e Udc!
Concludo affermando che quello che è stato detto fino adesso è un falso problema. Il vero problema è che non si vogliono le donne in lista. Bisogna avere il coraggio di dirlo, assumersi le proprie responsabilità...

Ferdinando AVENALI. Prima di tutto è Forza Italia, che non ha nessuno.

Ottavio BRINI. Noi abbiamo una donna nel primo dei non eletti.
Avenali, stiamo parlando di democrazia, non di comunismo. Sono due cose diverse. Tu parli da comunista, noi parliamo da gente libera e democratica, perché le donne vengono qui essendo elette dal popolo.

Ferdinando AVENALI. Voi, di gente libera non mettete alcuno, poi fate propaganda.

Ottavio BRINI. Ti sto dicendo che nella provincia di Macerata il primo dei non eletti è una donna. Non dipende da me, perché ovviamente io non potevo non votare per me o fare campagna elettorale contro di me.

Ferdinando AVENALI. Non facciamo demagogia.

Ottavio BRINI. Questa non è demagogia. Comunque, ho concluso, Presidente.

PRESIDENTE. Ha la parola il consigliere Trenta.

Umberto TRENTA. Siamo partiti molto da lontano per arrivare oggi a stabilire e a scontrarci ancora una volta, in Commissione e in aula, su quella che dovrebbe essere, in una democrazia avanzata, non solo la presenza femminile obbligatoria di una donna, ma di più donne. Comunque, l’importante è che la donna ci sia. Parlando però di territorialità, cassando, cassando, uscì fuori una legge che ha radici antiche proprio in quest’aula di Consiglio. La delibera 7 del 1990, significa che in quest’aula il diritto dovrebbe essere a fondamento, il cardine di una struttura importante come l’istituzione Regione. Nell’articolato, pur non avendo i requisiti minimo di legge, si consente l’applicazione di quel provvedimento per la costituzione della nuova provincia di Fermo.
D’Angelo dovrebbe ricordare che io espressi un concetto semplice, forse anche banale: il metodo D’Hondt e il “metodo dam”. Il “metodo dam” è questo e la conclusione logica è questa.
Capisco la difficoltà di noi consiglieri del nord dell’Abruzzo e mi auguro di poter vivere una seconda esperienza in aula, perché quel bagaglio che ho maturato viene messo in discussione, guarda caso, da esponenti di Forza Italia che si divertono, per appartenenza diversa — perché quello che resta è il campanile, si scivola sul campanile, ci si contrappone in maniera a volte non politica —... (Interruzione). Sempre con rispetto, si parla in aula, quindi al mio amico “dottor Sottile” Ferdinando Avenali, che non ha il problema di dover affrontare nuovamente cinque anni di opposizione con noi in Commissione...

Ottavio BRINI. Lui sta in maggioranza...

Umberto TRENTA. Sì, ma lui è un uomo concreto.
Come mai quando Umberto Trenta e Guido Castelli fecero notare all’aula che era forse il caso che la Regione prendesse in mano la vicenda dell’istituzione della nuova provincia — nulla quaestio che Franceschetti, giustamente, per campanile, difenda quella territorialità — si disse che era tutto legittimo, che tutto si era svolto con la benedizione del Governo? Tutto vero, ma oggi non si può venire in aula a dire certe cose. Oggi ci sono cinque circoscrizioni elettorali, quindi realtà compiute dal punto di vista istituzionale e giustamente debbono essere rappresentate. Circa quei 40.000 abitanti che, con arguzia di calcolo D’Angelo pone in aula come punto dolens io capisco, ma quello che torno a dire è: era lui in aula nel 1990, quando quel provvedimento scellerato, nella superficialità di molti, sancì quella che oggi è la quinta provincia? Giusto o non giusto, piccolo o non piccolo, noi siamo una realtà svantaggiata. Lo saremo sempre di più, aldilà delle rappresentanze elettive. perché io ho il coraggio di mettermi a confronto con il mio elettorato e con i dispetti. Io sono stato fortunato, unico in Italia o tra i pochi, come coordinatore comunale di un capoluogo di provincia, ad essere commissariato. Cosa significa commissariato ai sensi dell’art. 58 del nostro Statuto? Che quando un organismo non funziona si può prendere questo provvedimento straordinario. Guarda caso, io avevo vinto le elezioni al primo turno, tra i più votati di tutte le liste. Quindi questi mezzucci, quando poi si va a un confronto fra diverse appartenenze politiche, chi ha più forza sancisce quel punto che oggi si vuole rappresentare come difetto ma che è il punto di forza: chi ha più forza lo dimostri, la eserciti, quindi c’è una parte soccombente rispetto all’altra.
Ma nel diritto puro io sarò favorevole — perché lo sono sempre stato — al grande lavoro di mediazione fatto dalle donne che siedono in Consiglio, dalla Cecchini, dalla Mollaroli, dalla Romagnoli, dalla Amati, dalla Benatti, che hanno veramente dato tanto. E’ quindi giusta questa battaglia: se è il minimo che possiamo ottenere, che il minimo si ottenga e sia data questa possibilità, che deve partire dal cuore. La presenza delle donne mitiga la litigiosità degli uomini e rende il consesso veramente più rappresentativo di una società e di una democrazia avanzata, come dovrebbe essere proprio la democrazia del terzo millennio.

Presidenza del Vicepresidente
GILBERTO GASPERI

PRESIDENTE. Ha la parola il consigliere Giannotti.

Roberto GIANNOTTI. Questa sera concludiamo un percorso lungo, pieno di ostacoli, pieno di colpi di scena. Rispetto a questo percorso che ci ha visti impegnati, prima nello scrivere le regole a cui si dovrà attenere la prossima Assemblea legislativa e quelle che saranno declinate nelle prossime elezioni regionali, credo si sia affermata una linea di coerenza sostanziale da parte del gruppo di Forza Italia. Mi dispiace che da parte dei consiglieri Procaccini e Cecchini si insista in questo ritornello della incoerenza, del cane bastonato, degli errori. Io non vedo dove siano gli errori. Abbiamo sempre detto che le regole andavano scritte insieme e abbiamo dato un contributo decisivo per scriverle insieme; abbiamo per questo votato la norma statutaria, condivisa per il 90%, comunque condivisa nelle scelte di fondo relative alla elezione degli organi, alle attività, alle modalità di funzionamento della regione. Abbiamo perso una battaglia sui valori e abbiamo rinunciato a fare ostruzionismo per senso di responsabilità rispetto al mancato riconoscimento di un riferimento preciso ai valori cristiani delle Marche, di un riferimento più esplicito alla famiglia intesa come famiglia fondata sul matrimonio. Abbiamo solo — anche qui assumendoci un grande senso di responsabilità — chiesto la conta su queste due scelte fondamentali, attraverso due ordini del giorno che sono stati approvati dalla maggioranza di questo Consiglio regionale, a dimostrazione che comunque la maggioranza di questo Consiglio condivide la nostra sensibilità rispetto ai valori cristiani, rispetto al valore della famiglia fondata sul matrimonio. Quindi una posizione di coerenza sostanziale sulla scelta dello Statuto, una posizione di coerenza sulla legge elettorale: abbiamo lavorato, insieme a tanti, senza infingimenti, senza retropensieri, senza falsi obiettivi, per una legge elettorale che liberasse le Marche dal gioco della politica deleteria, dal listino, dai condizionamenti del collegio unico regionale, quindi dallo squilibrio fra le diverse province, riequilibrando e recuperando il peso delle donne, tenendo conto, comunque, di un dispositivo elettorale più attento a leggere le esigenze complessive del territorio marchigiano.
Non ci siamo ritrovati su una scelta di fondo che è stata ripresa nella norma transitoria per la lunghezza del percorso, dell’iter procedurale della legge elettorale, non abbiamo condiviso il tentativo di chiamare fuori le marche dal contesto nazionale rispetto alla data di svolgimento delle elezioni e abbiamo detto che quella legge così concepita, in funzione anti Stato, che era stata elaborata dalla maggioranza, non ci andava bene e coerentemente con questo giudizio abbiamo votato contro quella proposta, denunciando i rischi connessi ad alcune ambiguità contenute nella legge.
Debbo ricordare ai consiglieri della maggioranza smemorati, in primo luogo al consigliere Franceschetti, che la forzatura a 43 è stata una forzatura voluta dalla maggioranza per far quadrare i conti al proprio interno, perché non era così. L’ipotesi 42, nel rispetto del rapporto 25-17 era l’ipotesi più corretta, e se avessimo fatto quella scelta oggi non saremmo qui a piangere di quella interpretazione che il Governo ha bocciato ritenendola illegittima. Avete ceduto alle pressioni dei partitelli non solo storici, quelli che hanno una radice, come quello che rappresenta Procaccini, ma anche dei partitelli non storici, che sono il frutto di diaspore all’interno di altri partiti, che non hanno una rappresentanza popolare, che non rappresentano nulla in questo contesto, perché non sono mai stati suffragati da un consenso popolare, anzi alcuni di questi rappresentano un consenso che non appartiene loro, perché è un consenso nostro o di altre formazioni politiche.
Detto questo, le complicazioni intervenute non sono evidentemente responsabilità nostra, avevamo detto che c’era il rischio della bocciatura, la bocciatura c’è stata; avevamo detto c’era il rischio dei tempi lunghi per l’approvazione dello Statuto e così è stato. Rimane il fatto grave che a conclusione di questo percorso siamo costretti ad andare a votare con la vecchia legge elettorale, guarda caso proprio al legge elettorale che non volevamo, la vecchia legge elettorale che ha tutti i difetti che volevamo in qualche modo superare, la vecchia legge elettorale che mantiene i privilegi del passato — perché ritengo che il listino sia la cosa più antidemocratica e lo scontro di questi giorni fra i partiti della maggioranza su questo piano è un esempio squallido, sul piano del costume politico: si litiga per il listino, si compensa il listino con gli assessorati, è un discorso che certamente la gente non concepisce e non recepisce — e che penalizza i territori, perché lo spirito principale che aveva animato, che aveva superato le divisioni e ci aveva consentito di metterci insieme, era lo spirito della tutela della rappresentanza delle singole province. La nuova legge garantiva questa tutela attraverso l’eliminazione del collegio unico regionale, la vecchia legge non lo consente, perché permette ad una provincia di avere una rappresentanza politica che va aldilà del peso demografico che questa provincia rappresenta, questo è il dato di fondo. Da questo punto di vista credo che sia una sconfitta.
Io credo che ci sia un responsabile di questa sconfitta, ed è la maggioranza di centro-sinistra che non ha operato con coerenza, dentro una logica di coerenza, dentro una logica di raggiungimento di questi obiettivi, ma che ha costruito questo provvedimento nell’ottica della difesa e del mantenimento dei propri equilibri, degli equilibri interni alla maggioranza, volendo dare visibilità a partiti inesistenti. Non è da scordare che la scelta del listino era una scelta condivisa anche all’interno dei partiti più grandi di questa maggioranza consiliare, addirittura in difesa degli equilibri interni di alcuni partiti della maggioranza. Il riferimento ai diessini è abbastanza esplicito.
Noi abbiamo sostanzialmente bruciato la legge elettorale dentro questa loggia di potere della sinistra e del centro-sinistra, con le conseguenze che pagheranno tutti i marchigiani.
Ho detto del mantenimento di un privilegio ingiusto qual è quello del listino, dove alcuni signori sono premiati senza avere il consenso elettorale, cioè vengono eletti in questo Consiglio senza avere il consenso della gente, che è la questione che conta di più, caro Avenali. Le scelte, anche in ordine agli eletti vengono fatte dagli elettori sulla base di valutazioni. Io sono consapevole che noi costituiamo un deficit in termini di rappresentanza femminile, ma probabilmente la prossima volta, candidando donne più rappresentative, potremmo superarlo.
Nel concreto del provvedimento che discutiamo oggi, credo che un adeguamento della nuova legge elettorale sarebbe stato un percorso più significativo: avremmo potuto fare la scelta di andare a modificare nelle parti contestate la vecchia legge elettorale. Questa scelta di tornare a proporre, attraverso un articolo modificativo, alcune questioni contenute nella legge bocciata, è una scelta inadeguata, un’altra forzatura, fra l’altro una scelta che contiene alcune cose buone e alcune cose non buone.
Io avrei fatto una semplificazione: un articolo unico che avesse recepito il discorso dei 40 consiglieri e che ci avrebbe messo a posto con la legge. Così non è stato e si è riproposto il punto a) relativo alla responsabilità di indire le elezioni. Anche qui una proposta articolata in prima fase, poi, rispetto alle obiezioni del nostro gruppo, si è riconosciuta la fondatezza dei rilievi che avevamo fatto e in corso d’opera è intervenuta la modifica, che di fatto dice “il Presidente ha la facoltà, però le elezioni si fanno il 3-4 aprile”. Si poteva benissimo evitare questa questione sulla quale abbiamo presentato un emendamento.
Rispetto alle circoscrizioni noi abbiamo solo preso atto, quindi non possiamo che confermare il nostro orientamento favorevole alla presa d’atto della nuova realtà territoriale di questa regione, quindi è inutile fare dietrologie rispetto a questa scelta.
Sulle firme e sulla presenza delle donne abbiamo espresso, in sede di Commissione, posizioni più articolate, ci sono valutazioni difformi, per questo ci siamo riservati libertà di azione per i singoli consiglieri a seconda delle sensibilità. Sul piano della presenza femminile non accettiamo lezioni da alcuno. Debbo ricordare ai singoli consiglieri che in sede di Commissione Statuto oggi si è commesso un furto politico, cioè si è annullata una votazione che aveva visto passare la proposta di prevedere nelle liste una rappresentanza femminile elevata ad un terzo. Con un marchingegno dialettico e con una intimidazione psicologica si è voluto rivotare, convincendo alcuni consiglieri che avevano votato in un modo, a votare in altro modo, attraverso un artifizio politico che non sta in piedi.
Abbiamo posizioni diverse che non mancheremo di esprimere attraverso la richiesta che alcuni consiglieri del nostro gruppo hanno anticipato in sede di discussione su questi due punti. Rimane il fatto di fondo: il nostro giudizio negativo e il voto contrari che esprimeremo su questa legge, a conclusione dell’esame degli emendamenti.

PRESIDENTE. Ha la parola il consigliere Romagnoli.

Franca ROMAGNOLI. Riassumo brevemente la mia posizione personale, perché quella del gruppo è già stata espressa dal collega Ciccioli.
Noi abbiamo compiuto, su Statuto e legge elettorale, un percorso un po’ diverso da Forza Italia, in quanto abbiamo svolto opposizione, anche strenua, anche forte, allo Statuto — diverse posizioni di vista e politiche, nessuna critica a chi ha ritenuto di operare diversamente — e ci siamo invece posti in maniera estremamente collaborativa con la legge elettorale, in particolare io, perché interessata alle novità che la quinta provincia avrebbe potuto comportare. Quinta provincia che necessariamente, non per scelta politica, se valgono i principi, oltre che i calcoli o le implicanze numeriche future o previsionali che troppo spesso ci accingiamo a svolgere in questa discussione elettorale, in linea di principio non poteva minimamente essere dimenticata in sede di riconoscimento di questa quinta circoscrizione, non solo e non tanto perché anche il Ministero degli interni ha fornito più di un parere — una circolare in tal senso — facendo chiaramente capire che sarebbe altrimenti stato compito amministrativo dei prefetti fare questa circoscrizione, quanto perché la salvaguardia di un principio, anche in questa discussione di legge elettorale, sia doverosa qualunque sia l’implicanza, qualunque siano le conseguenze che certamente con questa vecchia normativa saranno penalizzanti. Però, in linea di principio non esiste che una provincia a tutti gli effetti. Mi permetto anche di smentire quanto aveva detto Agostini: il fatto che amministrativamente il Consiglio provinciale verrà istituito nel 2009 non significa che questa non sia legge e che non sia esecutiva dal primo luglio 2004. Quindi, necessariamente ci troviamo ad una sorta di presa d’atto che, ripeto, sancisce e riconosce un principio: quello di un riconsocimento giuridico e legislativo che questa provincia ha avuto.
Sicuramente non siamo e non sono soddisfatta di quello che è avvenuto e sicuramente le colpe di questo ritardo e di una legge vecchia, che va ora a disciplinare la futura consultazione elettorale regionale, tutte queste responsabilità, con relativo fallimento di tutto quello che tutti insieme in maniera collaborativa ci eravamo proposti, cioè di riequilibrare i territori, di consentire questa rappresentanza delle donne, di far sì che si evitassero scollamenti tra province, che si evitasse il favore di cui sempre ha goduto, con questo collegio unico regionale, Ancona a dispetto del sud delle Marche, la rappresentanza territoriale e partitica equamente rispettata e ingessata, in maniera che gli assegnati fossero poi i seggi effettivamente attribuiti in sede di ripartizione elettorale, il fallimento di tutto questo — perché di fallimento si parla — è avvenuto non ad opera del centro-destra, che ha, per quanto riguarda An, collaborato massicciamente — addirittura noi ci siamo astenuti, l’altra volta, sulla legge a regime ed anche sulla norma transitoria, proprio per favorire questa corsa contro il tempo che stiamo facendo e perché dovevamo in ogni caso provare a migliorare la situazione, ma perché il centro-sinistra è arrivato tardi, perché si è impastoiato nei calcoli, quelli sì, davvero di bottega, di un posto in più-un posto in meno. Il cercare di conciliare tutte le richieste di partiti e “partitelli”, ha fatto sì che siamo ad un mese dalla indizione dei comizi elettorali e non abbiamo ancora la legge, il Governo ha impugnato quella che eravamo a fatica riusciti a partorire, però bisogna anche dire che l’ha impugnata in maniera abbastanza chiara, decisiva e definitiva, che a mio avviso non ascia spazio ad ulteriori percorsi esplorativi giuridici o di altro tipo, cioè ci si dice chiaramente che certi argomenti non possono, in non vigenza del nuovo Statuto, che tutti sappiamo non è in vigore e non lo sarà da qui a qualche giorno, essere toccati, tra cui quello del numero di 42 o 43 consiglieri. Non mi sento correa in alcuna decisione che poi si è rivelata non giuridicamente legittima, perché credo che se anche ci fossimo affidati al numero 42 e non al numero 43, comunque, in base all’impugnativa del Governo la legge non sarebbe ugualmente passata, perché ci si dice chiaramente che la fonte normativa statutaria è prioritaria e in mancanza di quella non potevamo toccare il numero.
Ci troviamo ora in una situazione sicuramente non ottimale, che però non è diversa da quella con la quale siamo andati a votare cinque anni fa. Mi permetto di ricordare all’amico Agostini che cinque o quattro circoscrizioni poco cambia di fronte ad una penalizzazione che comunque certe province più piccole rispetto a questa distribuzione del collegio unico regionale che ha favorito Ancona, avrebbero avuto. Quindi non andiamo a sollevare oggi questioni di principio fuori luogo? Né ci appartengono logiche del “tanto peggio tanto meglio”. Come An non abbiamo cavalcato questa situazione del “tanto peggio tanto meglio” in tutta la discussione della legge elettorale in Commissione e in Consiglio, dove personalmente sono stata sempre presente proprio per vigilare su questa situazione di novità che il Fermano creava. Non ho auspicato, come qualcun altro può aver fatto, che il Governo impugnasse questa legge, perché ritengo che andare a votare con la legge nuova — ma non dipende dall’impugnativa, dipende dai tempi di vigore e di vigenza dello Statuto — sarebbe stato sicuramente meglio. Non vengo quindi oggi a sollevare eccezioni o questioni di principio sulla legge a regime, che credo il suo cammino debba concluderlo e che è sicuramente meglio, perlomeno si poneva il problema di risolvere tutte quelle sfaccettature, tutte quelle sbavature che invece ora troviamo irrisolte con la legge vecchia. Così non è stato, ci troviamo a votare, non per colpa nostra, con la vecchia. Credo però ugualmente, aldilà della nostra posizione di voto — che non sarà favorevole, per una questione politica e di metodo, che ha trovato questo centro-sinistra in maniera fortemente in ritardo, quindi colpevole in maniera assoluta di questa penalizzazione, di questa vigenza della vecchia norma — che le questioni di principio relative alla quinta circoscrizione, indipendentemente dalle implicanze, non possa essere messa in discussione. Sulla presenza delle donne mi va bene la provocazione del terzo, mi va bene anche la provocazione della metà, la stessa Cristina Cecchini con questo scopo sicuramente l’ha fatto e sicuramente il terzo io l’ho votato, però è innegabile dire che la presenza di genere, quindi di un uomo e di una donna nella lista, sia assolutamente da difendere, aldilà di qualunque cosa questo comporti, di qualunque indebolimento o rafforzamento possa verificarsi. Non è pensabile che si possa andare a votare, nonostante quello che il nostro Statuto ha detto — comunque l’ha detto e dobbiamo tenerne conto — quello che il nostro Governo nazionale e le pari opportunità stanno predicando con la legge e la riforma della Costituzione che ha previsto questa presenza della donna nelle liste elettorali, senza la presenza della donna. Credo quindi che sia un principio non derogabile, sia da parte della minoranza, che da parte delle donne, che da parte della maggioranza, che da parte degli uomini che hanno parlato.
Quindi la nostra valutazione politica è sicuramente negativa nei confronti del ritardo con il quale avete condotto e gestito l’intera vicenda di questa legge elettorale. Personalmente, visto che credo la legge elettorale sia diventata una questione di coscienza e bisogna parlare più a titolo personale che come gruppo, come partito, concordo nel fatto che almeno questi due aggiustamenti, che sicuramente non modificheranno sostanzialmente la rappresentanza, non porteranno tutte quelle modifiche e quelle perequazioni di cui avremo avuto bisogno e che comunque sono quelli stessi con cui nel 2000 votammo e che hanno già prodotto le loro disfunzioni elettorali in questo Consiglio, sbilanciato sicuramente verso una rappresentanza di Ancona ed una frammentazione, peraltro, della rappresentanza politica, vengano accolti. Quello che è possibile fare siamo disponibili a trattarlo, in particolare per quanto riguarda i due principi, che vanno affermati, della presenza delle donne e della innegabilità della quinta circoscrizione. Ai numeri io do poco valore, perché sono più portata ad affrontare le cose che prendere le simulazioni come oro colato, perché sappiamo tutti quali e quante differenze potrebbero avvenire con i voti delle europee o delle provinciali: nessuno di noi è profeta in questo senso e mi sembra riduttivo limitarci a questo, però occorre anche dire che il fatto di avere 4 o 5 non modifica sostanzialmente la rappresentanza del sud delle Marche, che sarebbe in ogni caso stata ridotta o penalizzata — 6-7 consiglieri rispetto a 14-15 di Ancona — non per la provincia di Fermo, ma caso mai per una legge che è quella in vigore, e bisognava fare di tutto per evitare di votare nuovamente con questa. Non parliamo poi dell’obbrobrio del listino. Sono tutte circostanze che ci vedevano tutti d’accordo, ma poi non siete riusciti — di conseguenza neanche noi, nonostante la piena collaborazione — ad evitare.

PRESIDENTE. Ha la parola il consigliere Pistarelli.

Fabio PISTARELLI. Una brevissima riflessione, anche perché il nostro gruppo ha già espresso ampie considerazioni su questo passaggio. Una riflessione sui motivi politici, prima che tecnici, che portano oggi l’aula ad essere investita di nuovo della questione della legge elettorale.
Questa legislatura è stata segnata da un clamoroso buco che ha prodotto il lavoro della Commissione straordinaria per la modifica dello Statuto e della legge elettorale. Il risultato di una Commissione tempestivamente istituita da questo Consiglio è stato un buco, perché in realtà abbiamo modificato lo Statuto ma non nei termini che permettano alla collegata legge elettorale di essere in vigore e non si comprende ancora come mai, perché c’è stato tutto il tempo per riflettere, preparare, predisporre i passaggi normativi in grado di dare a questa regione quello che tutte le forze politiche auspicavano, cioè uno Statuto adeguato al nuovo assetto istituzionale e una legge elettorale adeguata a quel tipo di assetto, ai nuovi ruoli, alle nuove Regioni.
Questo è una macchia molto pesante sull’intera legislatura regionale e a mio avviso è una macchia che deve essere addebitata ad una maggioranza che non ha avuto la capacità politica di chiudere i suoi percorsi, di proporre, in un confronto serrato, serio, anche temporalmente congruo, alle altre forze, quelle dell’opposizione presenti già nella Commissione e all’aula, un testo che, per i tempi e per i contenuti, fosse di grande e forte convergenza.
Mi si dirà che ci sono stati dei passaggi nei quali anche talune forze dell’opposizione hanno avuto un atteggiamento che è poi modificato nel tempo. E’ vero, però se addirittura si chiedono le dimissioni di Lunardi perché si è bloccato — in maniera scandalosa, per carità — il traffico dei camion, degli autoarticolati sulla A3, non mi si venga a dire che oggi dobbiamo assolvere una maggioranza, non tanto e non solo sulla questione dell’emergenza-neve, ma sulla questione che le competeva sin dall’inizio di questa legislatura, che era la modifica dello Statuto e della legge elettorale. Questo lo voglio dire, perché arriviamo a questa data con un ulteriore passaggio normativo obbligato dall’interlocuzione del Governo, obbligato da tante questioni, però arriviamo in quest’aula a rimettere un’altra pezza a un vestito logoro, con insoddisfazione di tutti, perché anche nei banchi della maggioranza non penso si salti di gioia per questo tipo di passaggio. L’insoddisfazione nostra è particolarmente profonda, perché noi abbiamo creduto fino in fondo a dare una veste nuova statutaria, una veste nuova anche sotto un profilo di meccanismo elettorale e abbiamo coerentemente espresso queste posizioni in tutti i passaggi, sia di Commissione che di aula. Non abbiamo mai modificato i nostri atteggiamenti, le nostre valutazioni, purtroppo negative nei contenuti e nelle forme, nei tempi, nelle procedure: nello Statuto per quanto riguarda i principi generali, nella legge elettorale per una definizione che non riconosceva quella novità profonda che è il nuovo titolo V, una Costituzione ancora più avanti nella riforma, che darà e dà già attualmente, alla Regione, dei compiti assolutamente nuovi, invertendo il 17, per cui la Regione diventa interlocutore essenziale su certi passaggi, e non può essere che ancora continui a muoversi e a lavorare con le forme del passato, quando la delega era residuale o comunque una delega che proveniva da materie che erano esclusive o di preminente competenza statale.
Anche oggi mi sento di ribadire questi concetti per affermare ancora la nostra insoddisfazione, una insoddisfazione per una legge che nel suo mix anche complesso, articolato, di passaggi che ci sono stati in quest’aula e nella sua definizione complessiva e normativa, rimane ancorata agli schemi del passato — listino e quant’altro — e in più ha questo tipo di definizione degli equilibri territoriali che ancora non ha avuto un risultato e un raggiungimento degli obiettivi che tutte le forze politiche si erano prefisse, cioè quelli di dare a tutti i territori l’effettiva rappresentanza in base al loro peso di popolazione, perciò politico conseguente. In realtà cosi non sarà, ci sarà una sicura distribuzione dei seggi che favorirà alcune zone o una zona in particolare, della nostra regione, proprio per il calcolo del collegio unico regionale, perciò il favore che può avere una provincia come quella di Ancona nel calcolo e nella distribuzione dei resti. Questo accadrà e su questo non possiamo non esprimere la nostra forte, profonda preoccupazione.

PRESIDENTE. Ha la parola, per la replica, il consigliere Franceschetti.

Presidenza del Presidente
LUIGI MINARDI

Fausto FRANCESCHETTI. Vorrei rispondere, seppur brevemente, alle cose che sono state dette, intanto sottolineando un aspetto che saluto positivamente: mi pare che la discussione in aula sia avvenuta in un clima più sereno di quanto non sia stato oggi in Commissione. Credo che questo sia un fatto positivo, perché, aldilà del fatto che le posizioni reciproche sono rimaste molto distanti, c’è però stato un reciproco ascolto che ci ha consentito di capire meglio le ragioni degli uni e degli altri.
Intanto vorrei dire una cosa sui tempi di approvazione dello Statuto e della legge elettorale, soprattutto, perché qui è stata addebitata la responsabilità — per ultimo dal collega Pistarelli — alla maggioranza di non essere stata in grado, nei tempi necessari, ad approvare la legge perché entrasse in vigore da subito. Io sono per discutere in maniera molto franca questo aspetto. Noi abbiamo fatto una scelta e l’abbiamo sempre ribadito dal momento che abbiamo cominciato a discutere dello Statuto e poi della legge elettorale, cioè che sulle regole c’era una volontà da parte della maggioranza, di andare alla ricerca di una convergenza che fosse la più ampia possibile, di tutte le forze presenti in Consiglio, siano esse rappresentanti la maggioranza, siano esse rappresentanti l’opposizione. Sullo Statuto è stato colto pienamente questo obiettivo, anche se c’è stata qualche forza politica che ha votato contro. Sulla legge elettorale credo che siamo andati molto vicini, se pensiamo al dibattito che c’è stato in Commissione, anche con l’astensione di alcune forze politiche della minoranza, come c’è stata astensione sulla legge in generale da parte di qualche forza politica di minoranza anche in Consiglio regionale, quindi abbiamo fatto una scelta, secondo me una scelta giusta che non ci ha consentito oggi, per il fatto che le elezioni sono state o saranno comunque previste per il 3-4 aprile, di far entrare pienamente in vigore anche la parte a regime.
Nel merito mi limito solo alla norma transitoria, perché la legge a regime mantiene tutta la sua validità, tranne il punto che è stato oggetto di ricorso da parte del Governo verso la Corte costituzionale sul numero dei consiglieri. Vedremo come si esprimerà la Corte costituzionale. Nel merito invece della norma transitoria, vorrei intanto precisare — lo faccio ulteriormente, rispetto alla relazione che ho svolto introducendo il dibattito su questa proposta di legge — una cosa. Ho sentito alcuni interventi pronunciati come se noi, oggi discutessimo una proposta di legge del tutto nuova rispetto a quella che abbiamo approvato nel dicembre dell’anno scorso. Bisogna ricordare che così non è, perché di fatto, oggi, con questa nuova proposta di legge noi riproponiamo interamente quello che prevedeva già la norma transitoria, ad eccezione dei due punti che sono stati oggetto dell’impugnativa da parte del Governo e quindi tutto rimane come quello che abbiamo deciso a dicembre, tranne quei due aspetti. Dobbiamo assolutamente rispondere a quella impugnativa del Governo per evitare i rischi che alcuni di noi hanno sottolineato e che io stesso ho sottolineato nella mia relazione. Non adeguandoci a quell’impugnativa, soprattutto per quanto riguarda il numero dei consiglieri, la Regione Marche sarebbe esposta al rischio evidente di ricorsi, fino ad arrivare anche a un possibile annullamento delle elezioni qualora la Corte costituzionale su quella impugnativa desse ragione al Governo e torto alla Regione Marche. Questa diventa, se non altro per senso di responsabilità, una necessità a cui bisogna assolutamente adeguarsi. Per il resto rimane tutto come avevamo previsto.
Il collega Ciccioli diceva nel suo intervento che a questo punto sarebbe meglio lasciare la vecchia legge. In realtà questo è quello che avverrà, perché rispetto la vecchia legge 108 con cui abbiamo votato nelle passate elezioni regionali sarà la stessa con cui voteremo in queste elezioni, tranne che per due aspetti che riguardano il numero delle firme e la rappresentanza di genere. Certo, bisogna fare sempre di più e meglio. Intanto vorrei dire che sulla norma a regime la legge elettorale delle Marche prevede la stessa cosa che hanno previsto altre Regioni, cioè che ogni genere non può essere rappresentato sotto un terzo del numero dei candidati che la circoscrizione esprime. Nella norma transitoria avevamo trovato quel punto di sintesi che, rispetto alla vecchia legge è già un punto in avanti, perché la vecchia legge 108 non prevedeva che entrambi i generi fossero rappresentati, né nella lista regionale né nelle liste circoscrizionali. Cosa che invece oggi noi prevediamo e credo che questo sia, almeno nell’immediato, un passo in avanti importante, che sarà ancora di più importante quando la legge entrerà a regime nel 2010. Queste sono le uniche due cose che modifichiamo e che riprendiamo dalla vecchia norma transitoria.
Rispetto alle circoscrizioni, logica vuole che se noi prevediamo cinque circoscrizioni elettorali nella parte a regime della legge, lo dobbiamo prevedere, allo stesso modo, nella norma transitoria che entra in vigore con le prossime elezioni. Non si giustificherebbe fare da una parte una scelta e dall’altra farne una di tipo diverso. Credo anche che tutti gli scenari apocalittici che qui sono stati descritti soprattutto nelle province di Ascoli e di Fermo, non esistano. Qualche rischio lo corriamo, sarebbe assurdo negarlo, tuttavia, rispetto alla norma transitoria che prevedeva 43 consiglieri e quella che introduciamo oggi che ne prevede 40, la differenza è tra 35 consiglieri dislocati nelle cinque circoscrizioni e 32 consiglieri dislocati nelle cinque circoscrizioni. Tra Ascoli e Fermo ci sarà la variazione, al limite, di un candidato in più, tra tutte e due le province e non credo che questo sia un elemento che stravolge di per sé la rappresentanza di quel territorio.
Vorrei aggiungere, per concludere, che è vero che la circolare del Ministero degli interni, la quale dice ai prefetti delle province interessate che anche con la vecchia normativa bisognerà tener conto delle nuove province, non è un atto che ha effetto di legge, questo è persino ovvio e superfluo ricordarlo, ma è evidente che anche da parte del Governo, anche da parte del Ministero degli interni c’è stata una precisa presa di posizione sulle circoscrizioni elettorali provinciali anche delle Marche. Vorrei ricordare che la vecchia legge 108 con cui andremo alle elezioni nell’aprile di quest’anno, prevede circoscrizioni provinciali, coincidenti con i territori delle province, non indica quali sono queste circoscrizioni provinciali. Essendo stata istituita la provincia di Fermo, è chiaro che il riferimento del Ministero non può non tener conto di questo fatto nuovo.
Noi presenteremo un ordine del giorno con il quale specifichiamo ulteriormente che la potestà di indizione delle elezioni da parte del Presidente della Giunta regionale non significa che le Marche avranno una data diversa da quella delle altre Regioni del nostro paese, ma la Regione Marche si adeguerà, come tutte le altre Regioni, alla data che si sceglierà a livello nazionale e che molto probabilmente è stata già individuata per il 3-4 aprile.

PRESIDENTE. E’ conclusa la discussione generale. Passiamo ora all’esame degli articoli.
Articolo 1. Lo pongo in votazione.

Il Consiglio approva

Articolo 2. Vi sono diversi emendamenti. Ricordo che i consiglieri presentatori di più emendamenti hanno diritto ad un solo intervento, durante il quale illustreranno tutti gli emendamenti che ritengono di illustrare.
Ha la parola il consigliere Castelli.

Guido CASTELLI. Non posso che rilevare come in questo Consiglio la prassi imposta dal Presidente Minardi va nel senso di deprimere il diritto-dovere di ciascun consigliere di fare anche ostruzionismo nel caso in cui il deliberato sottoposto al vaglio del Consiglio di cui è membro, in qualche misura lo richieda. C’è un precedente ricordato anche dai colleghi Novelli e Cecchini, secondo il quale la democrazia è sospesa in questo Consiglio, perché c’è una sola discussione per tutti gli emendamenti, e non è previsto dal regolamento. Purtroppo qui siamo di fronte ad un ulteriore vulnus inferto al diritto-dovere di partecipare, di votare, di discutere le leggi che poi la maggioranza pone all’attenzione di questo Consiglio. Quindi protesto formalmente per questa prassi che a questo punto rende bulgara ogni maggioranza, anche la meno solida, purché si voglia in qualche modo realizzare un obiettivo, anche il meno prestigioso e condivisibile.
Preso atto di questo, spero che la prossima legislatura non preveda regole liberticide come quelle che sono applicate alla discussione di questo Consiglio dove lavoriamo poco, dove di leggi ne vengono approvate pochissime e quando un consigliere regionale cerca di esprimere la propria opinione anche attraverso il filibustering, l’ostruzionismo, deve cedere sotto il peso della protervia formale, la stessa che riguardò il gruppo Destra popolare, quindi non posso che ricordare gli stessi commenti, gli stessi giudizi che Sergio Novelli e Cristina Cecchini destinarono a questa prassi che secondo me la dice lunga sul grado di democrazia che vige in questo Consiglio. Non si può fare neanche più l’ostruzionismo, la democrazia va in pensione.
Detto questo e restando agli atti i miei 400 emendamenti che vogliono confortare le valutazioni che facevo questa mattina, vorrei cercare di esprimere le ragioni che, al di là degli emendamenti ostruzionistici, sono consegnate a tre emendamenti di sostanza e di merito.
Propongo — e su questo vorrei che anche i consiglieri del centro-sinistra che sono presenti in questo Consiglio ma che provengono da Ascoli e da Fermo, vogliano valutare tale possibilità — di approvare l’emendamento n. 1, che redistribuisce su quattro circoscrizioni i 40 consiglieri eletti. Questa non è una battaglia contro Fermo ma una battaglia per Fermo e per Ascoli, per cercare di reintrodurre elementi di equità alle distorsioni che vengono inoculate nel tessuto elettorale marchigiano per effetto di questa oscura e vergognosa congiunzione fra vecchia legge e quinta circoscrizione. Oggi, se vogliamo garantire al Fermano e all’Ascolano la possibilità di una propria rappresentanza, adeguata almeno in maniera sostanziosa, alla propria consistenza demografica, dobbiamo provvedere ad un’azione su quattro circoscrizioni, quindi chiedo che su questo anche i colleghi Trenta, D’Angelo, Donati e Agostini vogliano munire l’emendamento della giusta e necessaria forza numerica per poter ripristinare un minimo di equità.
Altro emendamento è quello che espunge alla lettera c) la sanzione di inammissibilità che viene irrogata nel caso in cui, in ciascuna lista provinciale non venga inserita almeno una donna. Io sono favorevolissimo a garantire la differenza di genere, ritengo tuttavia che è uno dei tanti valori che devono presiedere allo svolgimento dei meccanismi che selezionano la classe dirigente di una regione, di una provincia. Non si può disconoscere che l’obbligatorietà suddivisa su base provinciale, della presenza femminile, in realtà incide in maniera molto diversa, a seconda se si faccia riferimento ad Ascoli e Fermo o ad Ancona, perché ad Ascoli e Fermo l’obbligatorietà della presenza femminile pesa il 25% dei rappresentanti di quelle liste, di quelle province, ad Ancona pesa il 10%. Riconoscendo il diritto, la doverosità di apprezzare anche il significato della presenza femminile nelle liste ho proposto due soluzioni: espungere la censura di inammissibilità dal disposto dell’articolo, in maniera tale che rimanga il precetto, abbia forza politica e istituzionale ma non tale da non valutare quelle che sono poi le conseguenze obiettive sul piano provinciale, laddove, per effetto delle distorsioni che sappiamo, i candidati sono appena quattro. Quindi uno di questi emendamenti prevede la cancellazione dell’espressione “a pena di inammissibilità”, per far salvo il principio ma per evitare che si introducano elementi di distorsione nella dinamica elettorale.
Altro emendamento che ho presentato, nella sostanza, su questo piano, è quello di prevedere, se del caso, la sanzione di inammissibilità, ma riferita alla presenza femminile, che deve essere assicurata su base regionale e non provinciale, ovvero ciascuna lista che si ricollega al candidato ics o ipsilon alla presidenza della Giunta regionale, ha l’obbligo sì di prevedere o meno la presenza, ineludibilmente, di donne, ma senza che vi sia un obbligo orientato e parametrato su base provinciale, proprio per ottenere lo stesso effetto. Qui mi corre l’obbligo di ricordare a tutti i consiglieri che queste prese di posizione non vanno nel senso di disconoscere gli sforzi che devono essere fatti per aumentare le possibilità di accesso delle donne alla politica, ma questo valore che indubbiamente è tale che mi ha portato, in Commissione, ad approvare l’emendamento Cecchini, che prevedeva la presenza di donne nella misura pari ad un terzo. L’emendamento Cecchini, che è stato ripresentato in aula, vede il mio consenso, perché perlomeno ha il pregio di garantire che questo sforzo, in ossequio a quel principi, si distribuisca in maniera equanime in tutto il territorio regionale, perché non vedo il motivo per cui le differenze di genere debbano essere oggetto di una sensibilità particolar ad Ascoli e Fermo, mente ad Ancona e Fermo diverse devono essere le considerazioni a questo riguardo.
Spero e auspico che su questi emendamenti, che hanno lo scopo di ridurre le distorsioni che pioveranno addosso alle province di Ascoli Piceno e di Fermo per effetto di questo Frankenstein normativo che ci apprestiamo a votare e che questa maggioranza ha reso possibile per una serie di valutazioni politiche precise... (Interruzione). Quello che non accetto, caro Luchetti, e che non accetterò mai, è che si voglia in qualche modo riferire o ricollegare al fato, alle coincidenze, allo strano affastellarsi, anche temporale, di situazioni normative, il risultato che invece è sotto gli occhi di tutti, un risultato voluto. Sono convinto che vi sia stato, a dicembre, un preciso compromesso all’interno della coalizione di maggioranza, che prevede una sorta di cambio, di baratto, di patto, che vede come elementi del baratto stesso, da un lato il mantenimento del listino, di questo reperto archeologico, che aldilà di ogni invocazione serve al centro-sinistra per garantire il puzzle che ad oggi gli consente di governare questa regione, e dall’altro di consentire la formazione della lista unitaria dell’Ulivo. Cioè i problemi sono stati posti in maniera tale che questa maggioranza, noncurante delle conseguenze sul territorio di quello che si andava a elaborare per ragioni interne al centro-sinistra... Io questo non accetto, perché ciascuno di noi, questa maggioranza e questa minoranza, aveva il diritto di predisporre e confezionare una legge elettorale ritenuta adeguata e comunque rispondente alle sensibilità politiche di quelle maggioranze, di quelle coalizioni. Ciò che non accetto è questa commedia degli inganni, questa “cena delle beffe”, anzi “merenda delle beffe”, vista l’ora, che porta oggi alla realizzazione di un obiettivo voluto, premeditato e doloso, un obiettivo che poi viene consumato a detrimento delle province più piccole, perché, ripeto, ancora, mai come in queste ore ho visto strapparsi le vesti e assumere le sembianze della pura fermanità consiglieri di Ancona: erano diventati tutti filo-fermani. Quello che vorrei evidenziare, anche a futura memoria, è che oggi, con l’istituzione della quinta circoscrizione elettorale, non si va nel senso di riconoscere il prestigio e i diritti più o meno legittimi della comunità fermana, ma si procura un provvedimento elettorale che, per collazione di diverse situazioni contingenti, normative e politiche, produrrà un risultato: quello della decimazione dei rappresentanti in questo Consiglio, delle province di Ascoli e di Fermo.
A mio modo di vedere — lo dico anche ai miei colleghi di maggioranza — questo tipo di operazione non risponde certo alle esigenze che hanno portato la comunità fermana a volersi costituire autonomamente in provincia, anche perché ritengo che gli effetti di questa legge elettorale sono noti e chiari a tutti, aldilà delle simulazioni, ma è nelle cose che la provincia più grande, quella formata da 450.000 abitanti avrà il pregio di essere più competitiva — usiamo un eufemismo — nell’attribuzione dei seggi residui. E’ un dato talmente scontato che non merita neanche di essere ulteriormente approfondito.
Sia chiaro un fatto, e lo dico anche perché le conseguenze di questa legge possono essere ascritte a chi l’ha voluta e a chi ha procurato anche dei ritardi preordinati: nel momento in cui abbiamo infarcito la norma transitoria, nel dicembre del 2004, di argomenti così chiaramente, plasticamente, evidentemente anticostituzionali, sapevamo di essere poi in questa condizione, sapevamo che avremmo probabilmente incassato una censura che tutti sapevamo essere prossima e di cui dovevamo conoscere solo l’entità, l’ampiezza e la qualità. Oggi ritornare con questa legge, confermare la quinta circoscrizione, l’obbligatorietà tout-court su base provinciale della rappresentanza femminile, anche la diminuzione delle firme, sono tutti elementi che vanno nel senso di esaltare le distorsioni dell’attuale legge elettorale, di aumentare le probabilità che la rappresentanza di Fermo e Ascoli sia ulteriormente ridotta. Questo è un fatto politico di cui questa maggioranza e chi voterà questa legge, dovrà assumersi per intero la responsabilità.

PRESIDENTE. Ha la parola il consigliere Novelli.

Sergio NOVELLI. Richiamava il collega Castelli la battaglia ostruzionistica da noi fatta, ma non farò assolutamente un intervento ostruzionistico, anzi credo che a questo punto la legge elettorale debba da questo Consiglio essere limata nei termini proposti, altrimenti renderemmo un servizio veramente inverecondo ai nostri corregionali amministrati.
Alcune delle cose dette da Castelli meritano però una puntualizzazione. La prima è sulla provincia di Fermo. Questa non è assolutamente la sede in cui noi possiamo discutere se istituire o non istituire la provincia di Fermo che, se mi perdona il collega D’Angelo, è stata istituita con legge dello Stato a giugno del 2004, quindi ormai va aldilà della nostra operatività. Proprio questa legge istitutiva alcuni la rivendicano, altri la rinnegano, sono dello stesso partito, sono le stesse persone fisiche che vanno in una piazza e dicono “ho detto sì”, poi di là dicono “ho detto no”, pensando che i giornali non escano e gli atti parlamentari non rimangano. Inutile parlarne.
Questo Consiglio non aveva il potere di destituire la provincia di Fermo, poteva organizzare le elezioni regionali su un criterio non provinciale, ma siccome andiamo a votare, per motivi di calendario che ci siamo detti addosso da sei mesi, con la legge 108 e la legge 108 dice che le elezioni avvengono su circoscrizioni provinciali, se le province sono cinque, non possiamo prendercela con noi stessi, dobbiamo invece rimproverare noi stessi di non avere applicato il dato numerico delle cinque province nel momento in cui lo sapevamo, al numero totale dei consiglieri. So bene che nessuno è più fesso e molesto di chi dice “‘io l’avevo detto”, però a luglio, appena fu ufficializzato sulla GU che le province erano cinque, dissi “il numero che si divide nelle cinque province, senza resti, dato il numero di 1.400.000 marchigiani, è 43, ragioniamoci”. Ritenni di proporre io l’emendamento, perché dei vari emendamenti il mio era l’unico che, se passa lo sbarramento ha un seggio, altrimenti no, il problema di prendere molti o pochi dei 42 o 43 o 40 seggi non ci si poneva, quindi potevo fare la proposta come amicus curie e non come Cicero pro domo sua. Si è ritenuto che fosse eversivo passare a 43 seggi, quindi siamo rimasti a 40 e 40 diviso cinque vengono male. La cosa giusta fra quelle asserite dal collega Castelli, è che oggettivamente la provincia di Ascoli, con la popolazione superiore di circa il 30% a quella della consorella fermana ha lo stesso nove seggi, ma con gli arrotondamenti questo accade sempre. Quindi non se ne esce: si poteva attenuare l’effetto, come si è detto, ma ormai è tardi.
Circa il discorso sulla inammissibilità delle liste, il collega proponente gli emendamenti dice cose non solo assolutamente giuste ma assolutamente non inedite, perché già in Commissione e in aula avevo posto il problema che dire che una lista non può avere più di tot candidati di un medesimo genere sessuale, vuol dire che se il movimento politico dei “Padri separati” un domani deciderà di candidarsi alle elezioni, farà ovviamente una lista di soli uomini. Lecito è vincolare questo movimento ad avere liste non di dieci candidati per dire Ancona, ma di 7 e così via. Meno lecito è dire che le liste che non rispettano la pluralità di generi sono inammissibili nella loro interezza. Impedire che abbiano un plenum di candidati monocolore è in qualche misura concepibile, ma l’effetto perverso che dizione che si vuole emendare, è pericolosissimo. Pensate a quello che accade in province che sono circoscrizioni piccole, che hanno quattro candidati. Quattro candidati possono essere o tre di un genere e uno dell’altro o viceversa, o due e due. Quando sono tre di un genere e uno dell’altro — il che sarà nella maggior parte delle liste — se per un qualunque motivo l’unico candidato del suo genere non è candidabile per un motivo qualsiasi, automaticamente quella lista viene non solo ridotta nel numero dei candidati ma viene cassata nella sua interezza, con degli effetti di appesantimento burocratico e rischio di non rappresentanza democratica che sono certamente non auspicabili. Non ho capito perché si è scelta questa strada, ho avuto la sensazione che fosse un specie di retropensiero compensativo: siccome non si è avuto, per motivi politici, la forza di mettere una quota numerica significativa a garanzia di ciascun genere, si è detto “poche donne, ma a pena di irreversibilità”, come se fosse un quid pluris, quando invece unisce danno a danno.
Per quello che riguarda i molti emendamenti numerici sul numero delle sottoscrizioni necessarie, premetto che io voterò l’emendamento che le riduce da 350 a 256 che è un numero minore, ritengo che sia giusto un numero contenuto di sottoscrizioni per il semplice motivo che noi stiamo presentando ai nostri amministrati un quadro di liste da sottoscrivere e presentare che oggi, mentre sono le 18,05 del 31 gennaio, non è ancora definito. Quindi se un cittadino volesse fare una lista unica, che è un diritto costituzionalmente garantito, aldilà di noi che sentiamo le chiacchiere, gli impicci i sussurri di corridoio, in questo momento dice “il Consiglio regionale delle Marche ha approvato non cent’anni fa, meno di cento giorni fa, una legge che dice che i candidati delle provincia di Ancona sono undici e della provincia di Macerata sono sette, essendo il Consiglio regionale una cosa seria, raccolgo le firme su sette candidate o su undici”. Noi oggi, quando manca un mese alla scadenza, diciamo “no, il Governo ci impugna, non sono più sette, sono sei” ecc.
In queste condizioni, che le firme siano poche mi pare il minimo di rispetto. Per questo motivo, dovendo dare certezze e non potendosi rischiare elezioni sterili, se la Corte costituzionale accogliesse il ricorso del Governo, garantiremo, nei limiti della nostra responsabilità numerica, il numero legale e voteremo solo i primi emendamenti numerici, come segnale di principio, ma poi gli altri penso che siano superati dal subemendamento, diciamo così, compensativo.

PRESIDENTE. Ha la parola il consigliere Cecchini.

Cristina CECCHINI. Innanzitutto bisogna dare certezze a chi si deve presentare alle prossime elezioni, questa mi pare una questione al disopra del merito, perché noi possiamo pensare sulla legge elettorale qualsiasi cosa — io personalmente penso che si è costruita una cattiva legge elettorale e ho cercato di spiegare più volte perché — ma non c’è dubbio che è mio dovere oggi garantire il voto sull’urgenza o il fatto che comunque si possa, domani, pubblicare la legge perché questo viene prima di ogni altra cosa, cioè il fatto che comunque una legge i marchigiani la devono avere, che le regole devono essere certe e chi si mette al lavoro per costruire una lista, per autenticare le firme, per candidarsi deve avere un minimo di certezza.
Sulla questione delle firme, vorrei dire a Giannotti che tutta questa legge elettorale è bruttissima, perché è fatta costruendo un bipolarismo che impedisce il formarsi di coalizioni altre, rispetto a quelle maggiori. Questo è un difetto non di poco, perché in una democrazia contano gli elettori, i quali danno ai partiti i voti che questi partiti meritano, poi alla fine la rappresentanza è di conseguenza a questo dato. Sono gli elettori che devono decidere quanto vale un partito o quanto poco vale quel partito, non possono essere meccanismi artificiali, come si è cercato di costruire in quest’aula, correggendo parzialmente con il numero delle firme. La questione — Giannotti lo sa bene — è ben altra, in questa legge. La legge che andrà a regime nel 2010 è una legge che per il fatto che non mette la soglia di sbarrramento per una coalizione, rischia di dare il premio alla coalizione vincente a prescindere e questo è antidemocratico qualunque sia la coalizione che vince. Così pure è un meccanismo artificiale quello che si crea, rispetto al quale si rischia di dover per forza stare insieme. Per stare insieme ci vogliono non dico programmi, ma perlomeno convergenze su una serie di questioni che devono essere costruite. Quindi i programmi innanzitutto; se non sono i programmi sono comuni convergenze per creare uno schieramento alternativo. Questo dico, poi uno può convenire oppure no, però la possibilità di stare insieme non la crea una legge, mentre qui si è cercato di lavorare sul fatto che bisogna stare insieme perché la legge è fatta in questo modo. Si può anche stare insieme, alla fine, ma le condizioni non sono una legge che crea le condizioni obbligatorie per stare insieme, perché obbligatorio non è niente, né sposarsi né non sposarsi, né stare insieme in coalizione né non starci. Per fare questo ci sono principi elettorali che vengono prima di ogni singoli merito delle leggi e questa legge, per esempio, sulla questione della rappresentanza femminile non fa onore alla nostra Regione. Perché dico questo? Perché un conto era quando c’era una sentenza della Corte costituzionale che cassava le quote e allora coraggiosa è stata la Valle d’Aosta che per prima ha detto “entrambi i generi debbono essere rappresentati”. Il Governo allora impugnò la norma, la Corte costituzionale la rese valida e disse “non solo è valida, ma bisognerebbe fare ben altro”. Tutte le altre Regioni hanno fatto ben altro. Le Marche, nella norma a regime del 2010 ha fatto ben altro; non ha avuto il coraggio di fare ben altro nella legge che andremo a votare. Rispetto alla qualità di questa classe politica, ciò la dice lunga, credo che sia un argomento da spiegare alle donne marchigiane. Questa classe politica non vuole che le donne siano rappresentate in Consiglio regionale, perché dire “entrambi i generi siano rappresentati”, affidando poi questo al dibattito politico interno ai partiti, significa che, a pena di esclusività, ci sarà una donna per ogni lista, una donna per ogni listino e non altro.
La questione che voglio provare a sollevare è un ripensamento su questo punto, un ripensamento che già il Governo Berlusconi ha fatto sulla legge per le elezioni europee. Ancora non ha il coraggio di porre la questione di maggioranza sulle elezioni, alla Camera dei deputati, perché la legge è arrivata in Commissione e poi è stata stoppata, perché lì la maggioranza parlamentare non reggeva, quindi è tornata nel gruppo ristretto. La Regione Marche, buon ultima, torna sulla Valle d’Aosta e non su quello che hanno fatto le altre Regioni tutte.
L’emendamento che propongo è di ripristinare la norma che era nell’articolo 9 della legge a regime, che è quella che dice “in ogni lista provinciale regionale ognuno dei sessi non può essere rappresentato in misura superiore a un terzo delle candidature assegnate ad ogni circoscrizione”.
Credo che sia l’indispensabile per fare in modo che questa legge abbia un minimo di dignità.

PRESIDENTE. Pongo in votazione l’emendamento n. 1.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 1 bis.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 2.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 3.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 4.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 5.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 6.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 7.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 8.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 9.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 10.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 11.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 12.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 13.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 14.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 15.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 16.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 17.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 18.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 19.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 20.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 21.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 22.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 23.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 24.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 25.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 26.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 27.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 28.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 29.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 30.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 31.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 32.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 33.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 34.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 35.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 36.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 37.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 38.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 39.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 40.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 41.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 42.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 43.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 44.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 45.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 46.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 47

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 48.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 49.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 50.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 51.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 52.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 53.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 54.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 55.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 56.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 57.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 58.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 59.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 60.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 61.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 62.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 63.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 64.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 65.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 66.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 67.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 68.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 69.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 70.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 71.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 72.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 73.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 74.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 75.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 76.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 77.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 78.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 79.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 80.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 81.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 82.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 83.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 84.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 85.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 86.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 87.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 88.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 89.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 90.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 91.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 92.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 93.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 94.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 95.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 96.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 97.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 98

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 99.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 100.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 101.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 102.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 103.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 104.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 105.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 106.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 107.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 108.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 109.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 110.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 111.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 112.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 113.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 114.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 115.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 116.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 117.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 118.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 119.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 120.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 121.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 122.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 123.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 124.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 125.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 126.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 127.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 128.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 129.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 130.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 131.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 132.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 133.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 134.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 135.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 136.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 137.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 138.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 139.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 140.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 141.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 142.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 143.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 144.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 145.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 146.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 147

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 148.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 149.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 150.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 151.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 152.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 153.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 154.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 155.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 156.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 157.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 158.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 159.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 160.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 161.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 162.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 163.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 164.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 165.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 166.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 167.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 168.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 169.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 170.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 171.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 172.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 173.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 174.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 175.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 176.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 177.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 178.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 179.

(Il Consiglio non approva)

Pongo in votazione l’emendamento n. 180.

(Il Consiglio non approva)

Invito il consigliere Castelli a ritirare i rimanenti emendamenti.

Guido CASTELLI. Li ritiro dal n. 181 al n. 299.

PRESIDENTE. Sono ritirati gli emendamenti da 181 a 299.
Emendamento n. 300. Lo pongo in votazione.

Il Consiglio non approva

Emendamento n. 302. Lo pongo in votazione.

Il Consiglio non approva

Emendamento n. 303. Lo pongo in votazione.

Il Consiglio non approva

Pongo in votazione l’art. 2. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il consigliere Castelli.

Guido CASTELLI. La magnanimità ascolana ha preservato il Presidente Minardi dal dover continuare una filastrocca che però, a futura memoria, sarà utile per capire come si è arrivati a questa cosa.
Sull’art. 2, che a mio modo di vedere è intriso di significati negativi, chiedo un voto negativo a quest’aula, per fare in modo che nel suo complesso, se di vecchia legge si deve parlare, si parli per intero, riproducendo la situazione anteriore al 2000.
Detto questo e definendo truffaldino comunque questo articolo, chiedo a nome anche dei colleghi Pistarelli e Ciccioli, la votazione per appello nominale.

PRESIDENTE. Pongo in votazione, per appello nominale, l’articolo 2.

Gabriele MARTONI, Consigliere segretario. Procedo alla chiama:
Agostini no
Amagliani assente
Amati sì
Ascoli sì
Avenali sì
Benatti sì
Brini no
Castelli no
Cecchini no
Ceroni assente
Cesaroni assente
Ciccioli no
Comi sì
D’Ambrosio sì
D’Angelo astenuto
Donati astenuto
Favia sì
Franceschetti sì
Gasperi no
Giannotti no
Grandinetti assente
Luchetti sì
Martoni sì
Massi astenuto
Melappioni assente
Minardi sì
Modesti sì
Mollaroli sì
Moruzzi sì
Novelli no
Pistarelli no
Procaccini sì
Ricci assente
Rocchi sì
Romagnoli astenuto
Secchiaroli assente
Spacca assente
Tontini sì
Trenta assente
Viventi assente

Il Consiglio approva

Articolo 3. Lo pongo in votazione. Si tratta della dichiarazione d’urgenza, quindi occorre la maggioranza assoluta.

Il Consiglio approva
Pongo in votazione l’ordine del giorno presentato dai consiglieri Franceschetti ed altri.

Il Consiglio approva

Pongo in votazione la proposta di legge, per appello nominale, su richiesta dei consiglieri Castelli, Pistarelli e Ciccioli.

Gabriele MARTONI, Consigliere segretario. Procedo alla chiama:
Agostini sì
Amagliani assente
Amati sì
Ascoli sì
Avenali sì
Benatti sì
Brini no
Castelli no
Cecchini no
Ceroni assente
Cesaroni assente
Ciccioli no
Comi sì
D’Ambrosio sì
D’Angelo assente
Donati sì
Favia sì
Franceschetti sì
Gasperi no
Giannotti no
Grandinetti assente
Luchetti sì
Martoni sì
Massi astenuto
Melappioni assente
Minardi sì
Modesti sì
Mollaroli sì
Moruzzi sì
Novelli no
Pistarelli no
Procaccini sì
Ricci assente
Rocchi sì
Romagnoli astenuto
Secchiaroli assente
Spacca assente
Tontini sì
Trenta assente
Viventi assente

Il Consiglio approva




Ordine del giorno della seduta

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull’ordine dei lavori, il consigliere Tontini. Ne ha facoltà.

Roberto TONTINI. Chiedo l’iscrizione d’urgenza dell’atto relativo alla proroga della Commissione d’inchiesta sui concorsi.

PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni, possiamo votare le due proroghe delle Commissioni d’inchiesta.

(Così rimane stabilito)




Proposta di deliberazione (Votazione): «Ulteriore proroga del termini per l’ultimazione dei lavori della Commissione consiliare di inchiesta concernente l’accertamento della correttezza delle procedure del concorso pubblico per funzionari ingegneri-architetti, prima qualifica funzionale dirigenziale, di cui alla deliberazione della Giunta regionale 20.7.1992, n. 2308» Ufficio di presidenza (16)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la proposta di deliberazione n. 16, ad iniziativa dell’Ufficio di presidenza.
La pongo in votazione.

Il Consiglio approva





Proposta di deliberazione (Votazione): «Commissione consiliare di inchiesta concernente la verifica della correttezza delle procedure autorizzative e della regolarità dei controlli relativi all’attività svolta dalla ditta Agroter di Mondavio — Proroga del termine per l’ultimazione dei lavori» Ufficio di presidenza (17)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la proposta di deliberazione n. 17, ad iniziativa dell’ufficio di presidenza.
La pongo in votazione.

Il Consiglio approva

La seduta è tolta.


La seduta termina alle 18,40



 

 
 
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