Resoconto seduta n.165 del 19/01/2010

SEDUTA N. 165 DEL 19 GENNAIO 2010


Presidenza del Vicepresidente
Francesco Comi


La seduta inizia alle ore 11,00


Comunicazioni del Presidente

PRESIDENTE. Saluto innanzitutto la Scuola Soprani di Castelfidardo che è in visita all’Aula assembleare.
Do per letto i processi verbali delle sedute n. 163 del 16 dicembre 2009 e n. 164 del 12 gennaio 2010, i quali, ove non vi siano obiezioni, si intendono approvati ai sensi dell’articolo 29 del Regolamento interno.
Sono state presentate le seguenti proposte di legge:
- n. 362/10, in data 13 gennaio 2010, ad iniziativa dei Consiglieri Comi, Lippi, concernente: “Norme in materia di scarichi delle acque reflue urbane”, assegnata alla IV Commissione in sede referente, alla I Commissione per il parere obbligatorio ed al Consiglio delle autonomie locali per il parere di cui al comma 2 dell’articolo 11 della l.r. n. 4/2007;
- n. 363/10, in data 13 gennaio 2010, ad iniziativa dei Consiglieri Brandoni, Comi, Ricci, Lippi, Pistarelli, concernente: “Modifica alla legge regionale 2 agosto 2007, n. 10 ad oggetto “Riconoscimento dell’Associazione dei Consiglieri della Regione Marche cessati dal mandato”, assegnata alla II Commissione in sede referente ed alla I Commissione per il parere ai sensi dell’articolo 68 del regolamento interno;
- n. 364/10, in data 27 novembre 2009, ad iniziativa dei Consiglieri Giannotti, Pistarelli, Silvetti, Romagnoli, Massi, Brini, Parrucci, Bugaro, Ciriaci, Santori, Cesaroni, Natali, concernente: “Modifica ed integrazioni alla legge regionale 19 dicembre 2001, n. 35”, assegnata alla II Commissione in sede referente;
- n. 365/10 in data 27 novembre 2009, ad iniziativa dei Consiglieri Giannotti, Pistarelli, Massi, Bugaro, Brini, Parrucci, Cesaroni, Romagnoli, Ciriaci, Santori, Silvetti, Natali, concernente: “Istituzione della “Giornata del ricordo dei caduti militari e civili impegnati nelle missioni internazionali”, assegnata alla I Commissione in sede referente e alla Il Commissione consiliare per il parere ai sensi dell’articolo 69 del regolamento interno;
- n. 366/10, in data 14 gennaio 2010, ad iniziativa del Consigliere Comi, concernente: “Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 13 novembre 2001, n. 25 concernente: “Disciplina regionale in materia di impianti fissi di radiocomunicazione al fine della tutela ambientale e sanitaria della popolazione”, assegnata alla IV Commissione in sede referente;
- n. 367/10, in data 14 gennaio 2010, ad iniziativa della Giunta regionale, concernente: “Attuazione delle direttive 85/337/CEE sulla valutazione di impatto ambientale e 2006/123/CE sui servizi nel mercato interno, nonché altre disposizioni per l’applicazione di norme dell’Unione europea. Legge comunitaria 2009", assegnata alla VI Commissione in sede referente, alla II Commissione per l’espressione del parere obbligatorio di cui all’art. 69 del regolamento interno ed alle Commissioni I, III, IV e V per l’eventuale richiesta di espressione di parere ai sensi dell’art. 68 del regolamento interno, al Presidente del Consiglio delle autonomie locali per l’espressione del parere di cui all’art. 11, comma 4 della legge regionale n. 4/2007 ed al Presidente del Consiglio regionale dell’economia e del lavoro per l’espressione del parere ai sensi dell’articolo 4, comma 1, lett. c) della legge regionale n. 15/2008 n. 15.
E’ stata presentata la seguente proposta di atto amministrativo:
- n. 145/10, in data 14 gennaio 2010, ad iniziativa della Giunta regionale, concernente: “Approvazione con prescrizione della variante al piano del Parco del Conero”, assegnata alla IV Commissione in sede referente.
E’ stata presenta la seguente mozione:
- n. 398 del 19 gennaio 201, ad iniziativa del Consigliere Brandoni concernente: “
Hanno chiesto congedo il Presidente Bucciarelli, i Consiglieri Bugaro e Minardi e l’Assessore Carrabs.


Commemorazione vittime di Haiti

PRESIDENTE. Prima di iniziare l’ordine del giorno vorrei invitare l’Aula ad osservare un minuto di raccoglimento per testimoniare la nostra vicinanza istituzionale alle popolazioni colpite martedì 16 u.s. dal violento terremoto, quindi per commemorare insieme le tantissime vittime di questa grande sciagura.

(L’Assemblea legislativa osserva un minuto di silenzio)


Sull’ordine del giorno

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Brandoni.

Giuliano BRANDONI. Come ho già annunciato alla Conferenza dei Capigruppo ho presentato una mozione urgente relativa alla questione del taglio al finanziamenti degli istituti professionali per le attività di terzo settore.
Una questione che sta creando problemi gravissimi, c’è il rischio concreto non solo dell’interruzione dell’attività didattica già iniziata, ma anche quello ancor più grave, ossia che molti di questi ragazzi non potranno effettuare gli esami complementari che sono propedeutici agli esami di Stato.
In queste ore molti studenti di questi istituti sono in agitazione, quindi credo che l’Assemblea legislativa debba immediatamente discuterne, inviare al Governo le necessarie rimostranze e individuare – vedo qui l’Assessore Benatti – le iniziative urgenti immediate a sopperire a questa mancanza.

Sull’ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha la parola il Vicepresidente Petrini.

Paolo PETRINI. Ho chiesto la parola per chiedere il rinvio in Commissione della proposta di legge n. 338, abbinata alla pdl n. 153, relativa ai Consorzi di bonifica. Come sapete la proposta è stata bocciata dal CAL, quindi credo che un ulteriore passaggio in Commissione possa apportare delle parziali modifiche al fine di rendere questa proposta più condivisa. Ricordo l’importanza dell’argomento, quindi ritengo non idonea una inutile forzatura.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Giannotti.

Roberto GIANNOTTI. Quindici giorni fa i collegamenti viari…

PRESIDENTE. Chiedo scusa, Consigliere Giannotti, ma qual è il motivo per cui ha chiesto la parola?

Comunicazione ai sensi dell’art. 35, ultimo comma, del Regolamento interno

Roberto GIANNOTTI. A norma dell’articolo 35 del regolamento interno ultimo comma vorrei richiamare la situazione gravissima della viabilità della provincia di Pesaro relativa al valico di Bocca Trabaria…

PRESIDENTE. Chiedo scusa, Consigliere Giannotti, ma voglio spiegare all’Aula che ai sensi di questo articolo 35 del Regolamento interno un Consigliere può richiedere di intervenire ma prima deve menzionare il titolo della comunicazione e poi deve anche essere autorizzato. La questione può avere durata di cinque minuti e non comporta alcuna discussione. E’ autorizzato a parlare ma la prego di stare dentro i cinque minuti.

Roberto GIANNOTTI. Grazie, Presidente, sarò brevissimo. Quindici giorni fa a causa di una frana il valico di Bocca Trabaria, uno dei passaggi che collega le Marche all’Umbria, è stato chiuso al traffico. Questo crea una serie di disagi che lascio voi immaginare, relativamente ai pendolari, al trasporto pubblico, al servizio di emergenza. Considerato peraltro che le popolazioni di quelle zone dell’estrema periferia pesarese sono spesso costrette ad andare negli ospedali di altre regioni.
E’ una situazione da rimuovere immediatamente, rispetto alla quale ritengo ci sia una latitanza delle iniziative delle Istituzioni locali. Se fossi il Presidente Spacca ritirerei la delega all’Assessore Carrabs! Assessore che in questo senso non ha assunto un’iniziativa autorevole. Cosa ci vuole a mettere un tavolo istituzionale che metta in relazione le due Regioni e l’Anas e consenta di risolvere la questione! Non credo che la Regione possa subire i ricatti di qualcuno che pretende finanziamenti statali per intervenire. Gli interessi dei cittadini credano vadano al di sopra di tutto.
Quindi invito il Presidente di superare l’incertezza dell’Assessore e assumersi direttamente l’iniziativa per risolvere la questione. Questo è quello che chiedono le popolazioni dell’Alto Metauro.


Sull’ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Solazzi.

Vittoriano SOLAZZI. Presidente, chiedo una cortesia all’Aula. Siccome ho un impegno fuori sede, se possibile, vorrei che si anticipasse la discussione della proposta di legge n. 259 concernente norme in materia di beni e attività culturali, altrimenti non potrò essere presente, appunto, durante discussione.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere D’Anna.

Giancarlo D’ANNA. In riferimento alla stessa argomentazione del Consigliere Giannotti vorrei confermare il disagio di quei territori...

PRESIDENTE. Mi scusi, Consigliere D’Anna, su quell’argomento è stata autorizzata una comunicazione ma non può esserci dibattito, quindi non le è consentito intervenire.

Sull’ordine del giorno

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Giannotti.

Roberto GIANNOTTI. Il sottoscritto ha presentato l’interrogazione n. 1429 relativa ai POR. Si sta verificando, colleghi Consiglieri, una situazione pesante e abbastanza grave relativamente al POR. Cioè una non adeguata stima da parte degli uffici ha messo…

PRESIDENTE. Consigliere Giannotti, non approfitti della nostra generosità, discutiamo dell’ordine del giorno.

Roberto GIANNOTTI. E’ una richiesta implicita, me la fa spiegare?

PRESIDENTE. Sì, ma senza entrare nel merito della questione.

Roberto GIANNOTTI. E’ solo per farvi capire che il rischio reale è quello che in base alle domande presentate non si utilizzino tutte le risorse del POR. C’è una richiesta di riaprire i bandi o di rimodulare la distribuzione delle risorse.
Quindi formalmente, Presidente, le chiedo di iscrivere questa interrogazione nella prossima seduta assembleare al fine di poter avere una risposta non dopo la scadenza.

Comunicazione ai sensi dell’art. 35, ultimo comma, del Regolamento interno

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere D’Isidoro.

Antonio D’ISIDORO. Visto l’esito della riunione dei Capigruppo vorrei fare una breve considerazione personale sulla vicenda…

PRESIDENTE. Chiedo scusa, ma vorrei ancora sottolineare all’Aula che questa richiesta di intervenire è sempre in base all’articolo 35, ultimo comma, del Regolamento interno, per cui faccio presente che non ci sarà dibattito. Prego Consigliere.

Antonio D’ISIDORO. Stavo dicendo che vorrei fare una considerazione personale sulla vicenda umana e politica di Craxi. Perché avverto la necessità di evitare strumentalizzazioni e soprattutto perché, come ho detto in più occasioni, rifuggo sia dalla cultura del piagnisteo sia da forme di rabbioso rancore e alloro stesso tempo anche da rituali celebrativi e dalle liturgie commemorative. A scanso di equivoci ritengo che la moralità sia un valore assoluto dell’azione pubblica.
Vorrei quindi fare soltanto qualche riflessione ponendo un interrogativo soprattutto a me stesso come socialista. Ovvero se si può leggere l’esperienza politica di Craxi anche fuori da logiche manichee, non identificandolo soltanto come un criminale latitante. Se cioè a dieci anni dalla scomparsa non possa cominciare ad esserci una riflessione sulla sua vicenda o se invece vogliamo assecondare una sorta di damnatio memoriae o indulgere alla politica della mobilitazione.
Quindi credo sia l’ora, secondo me, della messa al bando di un giudizio che non sia di pacificazione, ma che ci sia finalmente una discussione serena, senza per questo, e lo sottolineo, cancellare il profilo penale.
Soprattutto vorrei che le nuove generazioni cogliessero un particolare, cioè che il socialismo non può ridursi a quella vicenda e che non si può togliere ai socialisti una grande idea e soprattutto lo spessore di grandi uomini.
Vorrei quindi che si ricordasse la moralità di uomini come Matteotti, Lombardi, Vassalli, Brodolini, che sono degli esempi altissimi ai quali soprattutto i giovani dovrebbero prestare attenzione per poter rinnovare questo nostro mondo impaurito, senza progetti e senza speranza.
Vorrei ricordare solo un episodio riportato dallo storico Tamburrano. Anch’io come lui penso a Nenni che rientrando in Italia sotto scorta tedesca nel 1943 venne preso da un atroce scrupolo, quello se chiedere a Mussolini di far rilasciare da Hitler la figlia Vittoria rinchiusa nel carcere di Auschwitz. L’antico compagno avrebbe sicuramente acconsentito. Ma l’angoscia strazia Nenni e non gliela fa. La lunga lotta contro il fascismo, la sua coerenza, la sua moralità di socialista non gli consentono il cedimento, nemmeno se si offre di prendere il posto della figlia. E Vittoria morì nel campo di concentramento.
Penso anche a quel Nenni che come sua aspirazione finale dice: “Quando morirò vorrei che i semplici lavoratori dicessero ‘E’ morto uno di noi, era come noi’”.
Questi sono pezzi di storia, questo è un uomo che si è fatto da sé – e nella galleria del socialismo italiano ce ne sono tanti –, che già all’età di otto anni si dedica alla causa dei più deboli, crede in un mondo migliore, paga di persona con il carcere.
Ora anche se una slavina ha spazzato via i socialisti e sono rimasti socialisti sfusi come il sottoscritto, vorrei che il socialismo sia identificato con la giustizia sociale, sia identificato se non con l’uguaglianza almeno con l’equità.
Ritengo inoltre che la democrazia debba essere un’agorà, ovvero una piazza di dibattito pubblico. Perché solo attraverso la discussione, e non attraverso giudizi perentori, manichei, si può ricercare la verità, quella verità dalla quale tra le altre cose potrebbe finalmente venire anche il germe della riconciliazione.


Modifiche sull'ordine del giorno
(Votazione)

PRESIDENTE. Passiamo ora alla votazione delle richieste nell’ordine con cui sono state poste.
Il Consigliere Brandoni ha posto all’Aula la richiesta di iscrivere d’urgenza all’ordine del giorno la mozione n. 398, oggi comunicata, e di discuterla subito dopo la trattazione degli atti ispettivi, delle proposte di legge e delle proposte di atto amministrativo, ovvero come primo punto delle mozioni. La pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

La mozione n. 398 è iscritta all’ordine del giorno al punto 6). La seconda richiesta è stata posta dall’Assessore Petrini che ha richiesto il rinvio in Commissione delle proposte di legge n. 338 (testo base) e n. 153, in quanto il CAL ha espresso parere contrario e quindi ci sono alcune esigenze di aggiornare la discussione. La pongo in votazione

(L’Assemblea legislativa approva)

La proposta di legge n. 338 è rinviata alla Commissione assembleare competente. La terza richiesta è stata fatta dall’Assessore Solazzi che chiede di poter anticipare il punto 4) dell’ordine del giorno che riguarda la pdl n. 259 e di discuterlo subito dopo lo svolgimento delle interrogazioni e interpellanze, considerato che per motivi istituzionali dovrà lasciare anticipatamente la seduta. La pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Il punto 3) viene anticipato. Infine la quarta richiesta è del Consigliere Giannotti rispetto all’interrogazione n. 1429. Mi fanno notare che tale interrogazione è pervenuta il giorno 14 u.s., pertanto cercheremo di accelerare l’istruttoria e di verificare la disponibilità della Giunta a rispondere tempestivamente. In ogni caso l’interrogazione sarà messa all’ordine del giorno della prossima seduta.


Interrogazione n. 1316
del Consigliere Altomeni
“Politiche di internazionalizzazione della Regione Marche”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 1316 del Consigliere Altomeni. Ha la parola l’Assessore Badiali.

Fabio BADIALI. Gli interventi di internazionalizzazione della Regione Marche sono volti al sostegno di tutti i comparti economici marchigiani e non hanno la finalità di favorire il decentramento produttivo, ma la penetrazione economico-culturale in aree ritenute strategiche per il processo di internazionalizzazione attiva del sistema produttivo marchigiano. In particolare si tratta di attivare forme di internazionalizzazione che prevedono lo sviluppo di realtà locali marchigiane attraverso l’individuazione di protocolli di scambio e di buone pratiche che favoriscono la penetrazione in quei mercati. In questa ottica la crescita indotta in quei mercati diventa un ulteriore fattore di competitività per quei mercati, perché risultano presidiati da realtà marchigiane. Al riguardo si ritiene necessario chiarire quanto segue.
Non esiste alcun finanziamento volto ad incrementare direttamente i profitti delle imprese private; un processo di internazionalizzazione verso Paesi complessi ma caratterizzati da una forte crescita economica, quale il Brasile, deve puntare alla creazione di collaborazioni (commerciali, produttive, tecnologiche) con interi sistemi produttivi locali (solo per citare due esempi: il comparto dell’automotive dello Stato di San Paolo e quello del legno-mobile degli stati amazzonici) ai quali non si propone una singola impresa ma l’intero territorio delle Marche. Tanto che le azioni finora svolte permettono di diffondere il sistema produttivo marchigiano, ciò a partire dai territori su cui verte il progetto “Partnership strategica” ovvero gli Stati di Amazonas, Parà e San Paolo ma di allargare il raggio di azione anche ad altri territori che nel frattempo si sono aggiunti, quali lo Stato del Minas Gerais, lo Stato del Paranà, lo Stato del Pernambuco.
Inoltre è importante tenere conto che l’intervento finanziario della Regione Marche è parte marginale di un intervento finanziario ben più ampio che vede la partecipazione dell’Istituto paragovernativo brasiliano Sebrae ed il BID (Banca Interamericana di Sviluppo) quali co-finanziatori del progetto, per un ammontare di circa l’80% del progetto stesso; esistono infatti importanti realtà del nostro sistema produttivo che stanno intrattenendo proficui rapporti in un’ottica di sviluppo in quel mercato, con previsioni estremamente incoraggianti.
L’esigenza di individuare aree strategiche in espansione obbedisce al requisito condiviso dall’Assemblea regionale delle Marche di operare per il superamento dell’autosufficienza distrettuale di settore per misurarsi con reti lunghe imposte dal processo di globalizzazione, processo le cui regole molto differiscono a seconda del tipo di produzione e di specifica filiera (ad es. le forme di collaborazione che si possono stabilire nel comparto automotive, aeronautico, elettrodomestico non è valido per il comparto macchine agricole o per il comparto macchine strumentali o per il comparto arredamento o per il comparto contract). Di conseguenza è necessario porre in essere modelli diversi di penetrazione commerciale che a volte non possono prescindere dall’attivazione di partnership produttive in loco pena il mancato ingresso in quel mercato che, si ricorda, è caratterizzato da elevati dazi di importazione ed elevati costi di trasporto.
Il progetto “Partnership strategica” in Brasile fino ad oggi ha puntando la massima attenzione ed operatività nella ricerca di mercato, formazione, assistenza tecnica, le cui finalità sono quelle di permettere ai settori del mobile--arredamento ed elettromeccanico di misurarsi con un territorio che per tassi di crescita e aspettative di consumo diventerà in brevissimo tempo un partner del nostro sistema produttivo.
Gli eventuali e ulteriori rapporti di collaborazione si inseriscono nell’ambito di un disegno di penetrazione culturale del sistema Marche in un territorio estremamente significativo (200 milioni di abitanti) capace anche di operare triangolazioni strategiche per l’internazionalizzazione, come l’Asia e l’Africa nei cui confronti il Brasile gioca un ruolo significativo.
Per quanto riguarda specificatamente il settore mobile si interverrà anche per cercare di razionalizzare in termini qualitativi l’estrazione di legname della foresta amazzonica, evitando sprechi, differenziando le materie prime secondo standard di qualità, privilegiando un rapporto di eventuali riferimenti strategici per i produttori della Regione Marche.
I progetti in fase di esecuzione poiché obbediscono a criteri strategici condivisi non si possono misurare in termini qualitativi immediati come richiesto dalla interrogazione ma ad una finalità strategica del processo di internazionalizzazione della Regione Marche. Ad ogni modo vengono di seguito forniti alcuni indicatori numerici: 5.401 imprese marchigiane informate sulle opportunità offerte dal mercato brasiliano; 304 imprese marchigiane finora interessate a sviluppare attività con il mercato brasiliano; redazione di elenchi mirati di imprese brasiliane interessate ad operare con le imprese marchigiane di specifici comparti produttivi (edilizia 35, elettromeccanico 27, energia pulita 23, idrotermosanitario 26, macchine agricole 33, automotive 46; aereonautica 5); 189 soggetti brasiliani attivati; 696 contatti diretti attivati; 139.790 contatti via web; 12 missioni tecniche di progetto; 24 missioni aziendali; 64 istituzioni locali attivate e 3 protocolli di intesa siglati; 4 eventi nelle Marche; 2 workshop con incontri B2B; produzione di materiale promozionale sulle Marche e sui due comparti focus del progetto.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Altomeni.

Michele ALTOMENI. Ringrazio l’Assessore per la risposta, a fronte della quale, però, restano intatte le mie preoccupazioni. Peraltro manifestate, come dice il testo dell’interrogazione, non per la prima volta, ma già in altre occasioni e già in altre occasioni le risposte a mio avviso furono evasive sul centro del problema.
L’interrogazione chiedeva una serie di dati e tra quelli che ha fornito ora l’Assessore ce ne sono alcuni di aziende interessate, di aziende che partecipano, ecc., ma il dato vero che a mio avviso una Regione dovrebbe verificare nel momento in cui attua questo tipo di politiche è quello relativo all’occupazione.
I dati occupazionali nel merito naturalmente io non li ho, ma solo leggendo i giornali o qualche rivista specializzata ci si può rendere conto che il dato reale che si sta producendo è che le imprese che vivono e lavorano da anni in questa regione mettono in mobilità e in cassa integrazione dipendenti, ma nel frattempo partecipano anche a processi di questo tipo.
Purtroppo il ragionamento che si fa in questa Regione da anni sull’internazionalizzazione – sono cinque anni che sostengo questa tesi e purtroppo continuo ad avere ragione – è che internazionalizzando rafforziamo le imprese e quindi manteniamo anche l’occupazione sul territorio ma poi il risultato reale che si produce è l’esatto opposto.
Ed il perché è ovvio, è matematico. Nel senso che se io sono in una situazione di crisi, ed ho strutture produttive in questa regione e strutture produttive all’estero dove pago meno, dove le leggi sulla sicurezza e quelle ambientali sono più lasche, ecc., dovendo restringere da qualche parte la mia capacità produttiva ovviamente la restringo là dove pago di più gli operai, dove le leggi sono più restrittive e così via.
Questo è esattamente quello che si sta verificando, quindi la preoccupazione che si poneva è questa: va bene che stiamo aiutando le imprese a internazionalizzare, ma nel concreto dopo che le abbiamo aiutate il passo successivo di questa politica è o non è quello che si paventa in queste interrogazioni? Ossia che quando c’è da chiudere da qualche parte si chiude qua. Purtroppo è così. E lo vediamo in questo periodo di crisi ma l’abbiamo visto anche in periodi dove non c’era crisi.
L’attenzione che con questa interrogazione si vuole porre – ma che credo cadrà nel vuoto come avvenuto già in passato – è di avere maggiore cautela e di fare maggiore attenzione ai dati reali sull’economia e sull’occupazione di questo territorio.
Se c’è qualcosa di positivo che questa politica di internazionalizzazione produce sono sicuramente i maggiori utili per le imprese, e questo va bene, siamo contenti se le imprese marchigiane producono maggiori utili, ma purtroppo il meccanismo è tale per cui questi maggiori utili non producono maggiore occupazione sul territorio bensì cassa integrazione, mobilità, licenziamenti, chiusure di stabilimenti.
Se allora non ci si confronta con questa cosa rischiamo di continuare a fare una gran retorica sulla politica di internazionalizzazione, ma in sostanza si fa poi una politica di delocalizzazione.
Questa è l’ultima volta che lo dirò in quest’Aula, ma continuerò a dirlo fuori, continueremo a verificare i dati, quindi lascio alla Giunta, alla maggioranza che governerà questa Regione questo interrogativo e questa richiesta di attenzione. Che non è naturalmente da parte mia ma da chi in questi anni ha lavorato e ha prodotto benessere in questo territorio, da chi ha prodotto utili e profitti alle imprese di questo territorio, ovvero da chi ragiona in maniera diversa, da chi sempre e comunque ragiona sull’incremento dei profitti e mai sul riconoscimento di chi i profitti li ha determinati.
Che lo facciano le imprese va bene, che la Regione lo sostenga e lo incentivi non va bene. Quindi spero che si cominci davvero a fare una riflessione su questa politica di internazionalizzazione.
Tralascio per ragioni di tempo tutte le altre questioni poste dall’interrogazione, ma anche su quelle si sarebbe dovuta fare una riflessione maggiore.
L’impressione che ho io è che nascano progetti e senza troppo guardarli nel merito vengano finanziati perché bisogna farlo, perché qualcuno è contento che vengono finanziati, perché qualcuno ci lavora. Allora forse l’occupazione che creiamo con questa politica di internazionalizzazione è di altro tipo e non tanto nei settori produttivi.
La richiesta è quindi di attenzione, leggiamo i progetti, leggiamo i dati e andiamo a vedere quello che producono. Se i soldi della Regione devono servire per creare benessere qua, che lo creino, ma controlliamo questa cosa, perché in realtà non viene fatta.


Interrogazione n. 1346
del Consigliere Natali
“Nota del direttore zona territoriale 13 ai dipendenti”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 1346 del Consigliere Natali. Ha la parola l’Assessore Mezzolani.

Almerino MEZZOLANI. In merito ai quesiti che il Consigliere Natali pone al Presidente della Giunta regionale si risponde sulla base della relazione del Direttore generale dell’Asur Marche, inviata con una nota protocollata il 20 novembre 2009.
Il Direttore generale dell’Asur dopo aver preso visione della nota trasmessa dal dr. Giuseppe Zuccatelli, pur ritenendo che il preannunciato addebito al personale dei costi necessari per il ripristino delle opere dovesse intendersi nel senso di un efficace richiamo ad una maggiore responsabilità di tutti gli operatori in ordine al rispetto del bene ospedaliero, ha di fatto già provveduto, con apposita nota al personale, ad esplicitare che non si darà luogo ad alcun recupero di somme per la riparazione delle componenti danneggiate.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Natali.

Giulio NATALI. Di cose serie ci sarebbe solo da ridere, questa è la sanità marchigiana! Qui è ampiamente rappresentata una sinistra antagonista, una sinistra radicale, quindi pensavo che di fronte ad un atteggiamento di un Direttore generale che si permette indiscriminatamente di minacciare i dipendenti di un ospedale dicendo che ogni rottura, ogni vizio, ogni crepa, ogni piccolo danno che potrebbe essere riconducibile ad usura o altro, deve essere richiesto al personale perché anche se non colto nel fatto del danneggiamento non avrebbe comunque controllato.
Ma pensate se avesse fatto questo un direttore generale di centro-destra! Che cosa avrebbero fatto quelli che si ergono ogni giorno a difesa, giustamente, del lavoratore subordinato?!
Questa è la sanità di Ascoli Piceno! E’ quella stessa sanità – qui mi dispiace di cantare come sempre fuori dal coro, come spesso mi capita – definita dal Ministro Fazio, all’epoca ancora Viceministro, ovvero di quando è venuto qui senza dire niente a nessuno facendo addirittura elogi, appunto, sulla sanità marchigiana.
Ma la sanità marchigiana è quella sanità che mi obbliga, Assessore, a leggerle dei tratti, poi le dirò da dove vengono.
La vostra opera sulla sanità da dieci anni è questa: “Esiste un’insanabile sovrapposizione tra soggetti che programmano e soggetti che gestiscono, continua ad esserci contraddizione tra accentramento e frammentazione in centri di erogazione delle prestazioni decisionali o sub decisionali. Che senso ha che l’Asur mantenga la dizione unica in un sistema in cui esistono due aziende ospedaliere, un’Agenzia sanitaria regionale - che però è un’azienda -, 13 Zone, 5 Aree vaste, che trovano ripetutamente spazio in delibere di Giunta e in delibere assembleari, e un’area montana?
La funzione della Zona non si può, almeno fino a che esiste l’Asur, prescindere dall’obbligo che questa dia delle vere e proprie deleghe nelle materie elencate, altrimenti le Zone sono entità incapaci di fare, gli operatori sono impossibilitati ad agire, le autorità locali non hanno alcuna possibilità di essere o di diventare protagoniste.
Il gioco paradossale del non sapere cosa possono decidere le Zone, cosa deve decidere l’Asur, quali livelli di responsabilità, deve finire, e ciò vale massimamente anche con i rapporti con le organizzazioni sindacali, che non hanno di regola interlocutori abilitati a decidere ma solo continui rinvii a livelli superiori.
La Regione assegna il budget - e quando avviene questo? Avviene sempre intorno alla metà dell’anno – per l’anno 2010 a giugno 2010, entro due mesi alcune migliaia di persone si mettono in opera per fare dei piani di attività con obiettivi di salute che consentano però di non spendere più di quanto assegnato.
Quindi ancora una volta in settembre si comincerà a lavorare, alla fine dell’anno si inventeranno dei report per dimostrare di aver fatto in un anno quello che è stato deciso in settembre.
Il sistema di partecipazione è un sistema affollato di soggetti e rischia di essere in realtà uno strumento solo potenziale o peggio velleitario. Bisogna trasformare il meccanismo attuale che costringe i cittadini, sia come singoli che come associazioni rappresentative, a questuare notizie, ad aspettare nelle anticamere dei direttori, a fare proposte che o non hanno risposte o ne hanno in termini burocratici o in tempi assurdi.
In questi anni, dunque, è assolutamente mancata la capacità di elaborare un modello di funzionamento di azienda non profit dedicata alle attività sanitarie. Partendo dal modello di azienda produttrice di servizi e applicando la peculiarità di un’azienda sanitaria ciò avrebbe consentito di offrire uno schema di riferimento.”.
Queste note che riguardano la vostra politica sanitaria di questi dieci anni, al di là di quello che dice il Ministro Fazio, sono le note che la CGIL ha proposto in un’audizione della V Commissione di una settimana fa.
Questa è la riflessione che dobbiamo fare. E’ vero, Assessore?! Non basta che inevitabilmente il commissario della Zona territoriale n. 13, ossia il dott. Malucelli, abbia dovuto smentire bacchettando il precedente direttore dott. Zuccatelli. Perché quello che ha scritto il dott. Zuccatelli non è che l’ennesima dimostrazione del fallimento della vostra gestione sanitaria.
Interrogazione n. 1395
del Consigliere Brini
“Azienda sanitaria unica regionale, Zona territoriale 8, Pronto soccorso dell’ospedale di Civitanova Marche”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 1395 del Consigliere Brini. Ha la parola l’Assessore Mezzolani.

Almerino MEZZOLANI. Nell’interrogazione in oggetto si pongono due argomenti: le motivazioni del mancato rispetto dei tempi di attesa, evidenziati nella risposta all’interrogazione 1211/09; se risponde a verità, in relazione al caso descritto sulla stampa, il fatto che non sia stato assegnato nessun codice di priorità, che non sia stato riportato l’orario di entrata al pronto soccorso e che la visita del medico sia avvenuta cinque ore dopo l’arrivo della paziente.
Preso atto di quanto segnalato dal Direttore della Zona territoriale 8 di Civitanova Marche si precisa quanto segue.
In relazione al primo punto si conferma che i tempi sono quelli già comunicati in maniera dettagliata in risposta all’interrogazione 1211/09, senza subire modificazioni sostanziali.
Per quanto concerne il secondo punto, precisando che in rapporto al numero di accessi al pronto soccorso le segnalazioni di disfunzioni sono molto limitate, si assicura che l’orario di accesso al pronto soccorso era regolarmente registrato sul verbale di accettazione, dove peraltro è stato riportato, come la norma prevede, anche il codice di priorità non adeguatamente comunicato ai familiari. La lunga attesa, che fortunatamente costituisce un’eccezione, è dovuta all’afflusso di persone con patologie gravi.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Brini.

Ottavio BRINI. Assessore, se fossi stato in lei avrei preso le distanze da questa risposta, che oltre offendere la mia intelligenza offende anche la sua! Lei non può parlare di un’eccezione. La verità è che quel paziente ha aspettato cinque ore senza che gli sia stato dato nessun codice, è entrato alle ore 17,00 con l’ambulanza e solo alle ore 22,00 è stato visitato. Quindi, Assessore, il fatto che lei abbia dato questo tipo di risposta è gravissimo. Significa che ogni volta che risponde sulla sanità non dà risposte precise, chiare e veritiere.
Mi assumo tutta la responsabilità di quello che dico, vorrei che anche lei si assumesse la verità di quello che dice, e se un domani dimostrassi che quello che ha detto non è vero si dovrebbe dimettere immediatamente.
Sono cinque anni che ci prende in giro, Assessore! Ci dice che la sanità funziona. Ma poi non è mai venuto al pronto soccorso di Civitanova, va solo a fare le passerelle ai pronto soccorso dei suoi amici che dicono che la sanità funziona.
Però oggi è stato smascherato, Assessore! Oggi finalmente deve prendere atto che non è vero quello che scrivete, è solo demagogia, è falsa informazione. E questo lo fate sulla pelle dei cittadini. E’ gravissimo!
Lei mi aveva risposto che c’era un minuto per il codice rosso e cinquantasei minuti per il codice bianco. Si è sbagliato, anziché cinquantasei doveva scrivere cinque ore. Come cioè si è verificato per quella paziente. E ringraziamo Iddio che non è successo nulla.
A distanza di tempo, nonostante tutte le interrogazioni, la Consigliera Giannini chiede la testa del primario, qualcuno chiede qualcos’altro, lei candidamente, come se nulla fosse, risponde: “tutto va bene madama la Marchesa”! Complimenti Assessore, lei come Assessore alla sanità passerà alla storia!
Quando si rilascia ai pazienti il foglio di ingresso c’è scritto il codice e tanto altro, insomma c’è scritto tutto, quindi la invito a farsi mandare la copia dal direttore Morosini, lo verifichi, ritorni in Aula e chieda scusa.


Interrogazione n. 1340
del Consigliere Brandoni
“Attuazione del protocollo d’intesa per il sostegno ai lavoratori ed alle imprese nelle situazioni di crisi”
(Rinvio)

PRESIDENTE. L’interrogazione n. 1340 del Consigliere Brandoni è rinviata per assenza dell’Assessore competente.

Interrogazione n. 1333
del Consigliere Viventi
“Problematiche relative all’alluvione dell’autunno 2006"
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 1333 del Consigliere Viventi. Ha la parola l’Assessore Donati.

Sandro DONATI. Sul punto 1. L’ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri del 25 ottobre 2006 n. 3548 prevede nell’art. 1, comma 4 che il Commissario delegato predisponga anche per piani stralcio un apposito programma di interventi finalizzati al ripristino in condizioni di sicurezza delle infrastrutture pubbliche danneggiate, nonché interventi per la pulizia e manutenzione straordinaria degli alvei dei corsi d’acqua e delle opere di difesa idraulica. La stessa ordinanza richiede che il piano attuativo degli interventi deve tenere conto delle proposte formulate dai Comuni e dalle Province.
In data 19 dicembre 2006 la struttura regionale competente (P.F. rischio sismico ed opere pubbliche d’emergenza) ha richiesto agli enti interessati le segnalazioni con le relative schede e riepiloghi degli interventi eseguiti e quelli proposti per le finalità previste dall’ordinanza in questione.
Sulla scorta delle valutazioni e delle analisi effettuate sulla documentazione pervenuta è stato redatto il programma con il relativo piano degli interventi a cui è stata data attuazione con i decreti: n. 9 del 14 maggio 2007, n. 36 del 6 dicembre 2007, n. 39 del 18/ dicembre 2007 e n. 6 del 26 febbraio 2008.
I primi due sono relativi al ristoro delle spese sostenute, sia dai Comuni che dalla Provincia di Ancona, per gli interventi eseguiti nell’immediatezza dell’evento, mentre gli altri due riguardano la realizzazione di opere strutturali per il risanamento e la messa in sicurezza di aree maggiormente colpite dall’evento. In questo ultimo caso il piano degli interventi è scaturito dal lavoro congiunto tra la P.F. rischio sismico e oo.pp. d’emergenza, dall’Autorità di bacino regionale, Protezione civile e dalla Provincia di Ancona (Area acque pubbliche e sistemazioni idrauliche).
Con i decreti n. 35/CDA del 6 dicembre 2007 e n. 36/CDA del 6 dicembre 2007 sono state liquidati tutti gli interventi ammissibili che gli enti avevano provveduto a segnalare ed alla struttura regionale competente per un importo complessivo pari a 6.277.371,61 euro (vedi tabella 1 depositata agli atti).
Con il decreto n. 39/CDA del 18 dicembre 2007 il Commissario delegato ha individuato la Provincia di Ancona come ente attuatore per gli interventi richiesti negli allegati A e B ed ha impegnato la somma di 3.125.000 euro per l’esecuzione degli stessi. Nello stesso provvedimento commissariale vengono dati i tempi per la presentazione dei progetti definitivi (30 giorni per l’allegato A e 90 giorni per l’allegato B dalla pubblicazione del decreto), le modalità di erogazione del finanziamento ed infine 180 giorni per la conclusione dei lavori dall’aggiudicazione dell’appalto.
I progetti definitivi dell’Allegato A del decreto n. 39/CDA del 18 dicembre 2007 sono stati approvati con decreto del Commissario delegato n. 15/CDA del 5 aprile2008, mentre quelli riferibili all’Allegato B del medesimo provvedimento commissariale sono stati approvati con decreto del Commissario delegato n. 74/CDA del 24 dicembre 2008 (per maggiori dettagli vedi tabella 1 depositata agli atti).
Con il decreto n. 6/CDA del 26 febbraio 2008 il Commissario delegato ha approvato il piano di completamento degli interventi per l’eliminazione del rischio idrogeologico nelle aree interessate dall’alluvione settembre 06.
In particolare sono state previste la realizzazione di opere idrauliche atte alla riduzione, a scala di bacino, della pericolosità idraulica nelle aree perifluviali maggiormente colpite dall’esondazione dei corsi d’acqua durante l’evento calamitoso (Fosso Rigo nel comune di Castelfidardo, Fosso Scaricalasino nel comune di Osimo, Fossi di Castelferretti nel comune di Falconara M. e per ultimo Fosso Manarini nel comune di Ancona).
Tali interventi consisteranno, per lo più, nella realizzazione di aree di delaminazione e di adeguamenti delle sezioni idrauliche di vari tratti dei corsi d’acqua presi in esame.
Nello stesso provvedimento il Commissario delegato demanda al responsabile della struttura regionale competente (P.F. rischio sismico e opere pubbliche d’emergenza), in collaborazione con il Segretario generale dell’Autorità di Bacino regionale (P.F. difesa del suolo), la redazione di progetti preliminari nelle aree sopra indicate.
All’uopo è stato costituito un gruppo di lavoro per svolgere tale compito, costituito sia da funzionari della P.F. rischio sismico e opere pubbliche d’emergenza che della P.F. difesa del suolo nonché del Centro funzionale multirischi della Protezione civile regionale.
Allo stato attuale, la situazione è la seguente (vedi tabella 1 allegata depositata agli atti.
Il progetto preliminare relativo al Fosso Manarini nel comune di Ancona è stato redatto dal gruppo di lavoro ed è stato consegnato al Comune, in data 15/12/08, per l’adozione dei provvedimenti richiesti dal caso.
Per quanto riguarda il Bacino del Torrente Aspio (Fosso Rigo e Fosso Scaricalasino), la progettazione preliminare, formulata dal gruppo di lavoro, si è conclusa ed è in attesa di trasmetterla al Commissario delegato per i provvedimenti di competenza.
Per la progettazione complessiva per i Fossi di Castelferretti nel comune di Falconara, il gruppo di lavoro sta esaminando le documentazioni relative alle mitigazioni proposte per la riduzione del rischio idraulico da parte di vari soggetti privati (tra i quali, API) con lo scopo di poterle acquisire e convogliare, eventualmente, tali finanziamenti per la realizzazione delle opere idrauliche sopra citate e riportate nel decreto sopra menzionato.
Infine occorre far notare quanto segue
Che le risorse economiche previste dai decreti n. 9/07, 36/07 e 39/07 del Commissario delegato sono state tutte impegnate ed assegnate per un totale di € 9.427.371,61.
Che al momento attuale, non sono previste provvidenze per l’attuazione dei progetti relativi all’allegato C.
Pertanto si è in attesa dei provvedimenti che la Regione e/o il Commissario delegato vogliano prendere per il reperimento di tali fondi, utilizzando le disponibilità residue rispetto agli stanziamenti resi disponibili dallo Stato a seguito dei fenomeni alluvionali del settembre 2006.
Per tutte le altre delucidazioni rimando alla documentazione allegata a questa mia risposta e che è depositata agli atti.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Viventi.

Luigi VIVENTI. Ringrazio l’Assessore delle informazioni ricevute. Questa interrogazione è dei primi di settembre dello scorso anno. Nasceva dal fatto che a distanza di tre anni di lavori concreti non si era visto ancora nulla.
Il problema che abbiamo sempre nel nostro Paese, quindi non solo qui, è che siamo in grado di produrre un numero impressionante di atti, come quelli da lei citati, ai quali però non corrispondono altrettanti atti concreti dei lavori da eseguire. Sulla situazione in oggetto siamo infatti ormai verso il quarto anno.
Quindi per evitare che si ripetano fatti di questo tipo bisogna far sì che i lavori che servono vengano poi anche effettuati. Capisco che c’è il lavoro di preparazione, di studio, di progettazione, di ricerca dei fondi, un lavoro che in questo nostro Paese è sempre estremamente complesso, però a distanza di quattro anni questi lavori bisognerebbe comunque farli, altrimenti qua rischiamo solo di parlarci addosso.


Proposta di legge regionale n. 259
della Giunta regionale
“Norme in materia di beni e attività culturali”
(Discussione e votazione articoli)


PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la proposta di legge n. 259 ad iniziativa della Giunta regionale. Ha la parola il relatore di maggioranza Consigliere D’Isidoro.

Antonio D’ISIDORO. Voglio innanzitutto evidenziare il merito principale di questa legge, quello cioè di riordinare un confuso quadro normativo regionale in materia di beni culturali. Le prime leggi sono state emanate a partire dal 1981, poi, secondo le indicazioni della riforma del Titolo V della Costituzione, ci sono le nuove norme regionali e soprattutto quanto sancito dal cosiddetto Codice Urbani.
Inoltre mi sembra strategica l’introduzione di un piano regionale per la cultura, il tentativo di armonizzare i princìpi costituzionali delle norme statali e delle nuove disposizioni regionali e direi anche l’apertura ad una sorta di copianificazione tra Regione e Stato.
Mi sembra anche molto importante la riflessione sulla complessità del nostro patrimonio, frutto ormai di una tradizione culturale radicata, e quella riflessione sulla capillare differenziazione dei beni, dal sistema museale al vastissimo patrimonio ecclesiastico, ai centri storici, alle dimore storiche, ai beni archeologici – non dico il paesaggio perché qui c’è una legge ad hoc –.
Ma allo stesso tempo c’è anche tutto ciò che di negativo si riversa su di essi, per esempio gli scavi clandestini, gli usi e riusi impropri, la lentezza a volte nella catalogazione, la mancata applicazione delle leggi di tutela.
Il lavoro, fatto attraverso le audizioni o fatto in diverse sedute della Commissione, ha riguardato anche la riflessione a più ampio raggio sul compito della cultura in un tempo di crisi, sulla necessità di alimentare una cultura della cultura per vincere quella mentalità secondo cui essa è soltanto un passatempo, qualcosa di esornativo, qualcosa di non fondamentale o addirittura – come dissi in Commissione – un sinonimo di spettacolismo.
Qui ci troviamo di fronte, invece, ad un fattore che deve essere parte del welfare e che è veramente un fattore di sviluppo e di civiltà.
Quindi il principio ispiratore è stato quello di tenere aperti i cantieri della bellezza per non oscurarsi nella disperazione delle idee e quello di offrire alle diverse realtà territoriali un orizzonte più ampio, ossia la possibilità di coniugare antichi valori con la creatività. E ciò, guardate, si coltiva anche nei poli museali, nei laboratori culturali, nei laboratori dell’arte, che tra l’altro aiutano anche un po’ a pensare in grande, a riempire il tempo di senso, ad affrancarsi da stereotipi.
Non è un caso che in un importante articolo si sia parlato anche della funzione della scuola, della collaborazione con l’università, un modo per arginare la parcellizzazione dei saperi, la superficialità dovuta alla mancanza di qualsiasi approfondimento.
Quindi una collaborazione con l’università è importante. I Ministeri della pubblica istruzione e dei beni culturali sono due realtà distinte, separate, una cosa che secondo me è estremamente grave, perché, appunto, quelle Istituzioni possono darci la possibilità di una qualificazione professionale che nel lungo termine è un vero fattore di sviluppo.
Io ho voluto anche che accanto alla parola “musei” si aggiungesse la parola “ecomusei”. E’ importante che il territorio, che i cittadini siano coinvolti, per il semplice motivo che occuparsi del patrimonio culturale per i cittadini è una sorta di diritto-dovere.
Quindi è soprattutto questo il significato della tutela, è cioè l’esercizio di questo diritto-dovere, altrimenti sarebbe soltanto un guscio vuoto, un omaggio di parole ad una cultura che continua a diventare in questo Paese una sorta di vittima sacrificale.
Il museo secondo me – su questo in Commissione c’è stata una convergenza, se non unanime sicuramente molto ampia – è un soggetto ed un oggetto di conoscenza e di creazione, è il luogo del discorso critico. E senza discorso critico non c’è vera conoscenza e se non c’è vera conoscenza non c’è nemmeno vera libertà.
I musei sono anche una sorta di crocevia benefico soprattutto per le future generazioni. Voglio ricordare una frase bellissima di Belting: “Si dovrebbe fare in modo che i musei siano un dispositivo aperto e un dispositivo discorsivo”.
Altro dato che mi sembra molto importante è il riferimento all’editoria, il riferimento ai libri – poc’anzi ad alcuni colleghi dicevo che in questo Paese si legge sempre peggio soprattutto per colpa, passatemi questo barbaro neologismo, della televisizzazione –, il riferimento alla poesia.
Questa legge potrebbe essere una risposta efficace al restringimento dello spazio ad essa dedicata, sempre più stretta tra marginalità e senso di protezione, è diventata quasi una sorta di riserva indiana – lo dico anche per deformazione professionale –, è quasi una sorta di rubrica dell’uncinetto, come ha scritto il critico letterario Massimo Raffaeli.
Ritengo che questa legge sia molto importante, ma è importante perché rientra nel quadro di una legge che già abbiamo approvato sul distretto culturale delle Marche, perché si parla di una fondazione, perché si parla degli impegni e degli obblighi degli enti locali.
Però secondo me ad una scommessa del genere devono corrispondere anche dei finanziamenti adeguati. Su questo insisto, sappiano infatti qual è l’investimento che si fa a livello nazionale, pur nella consapevolezza che arte è sinonimo di turismo. Si parla tanto di turismo culturale, quindi basterebbe pensare ai dati che abbiamo a disposizione, ovvero che soltanto lo 0,28 del bilancio viene utilizzato per la promozione delle attività culturali e per la tutela e la valorizzazione dei beni culturali.
Altra cosa su cui vorrei soffermarmi è la necessità di riconoscere, di documentare, come ben evidenziato nella legge, di diffondere la conoscenza dei beni culturali e ambientali del territorio. Affinché tutti possano avere la consapevolezza delle proprie radici identitarie e fare in modo che veramente sia un diritto-dovere incoercibile non soltanto delle intere comunità ma anche di singoli che in quelle radici culturali si riconoscono.
Ritengo pertanto sia una buona legge, penso si sia fatto un lavoro serio e di approfondimento, abbiamo sentito le varie associazioni, le sovrintendenze. Ritengo sia un punto di riferimento molto importante, visto che intorno a noi vediamo tante barbarie, attraverso i media tutto purtroppo, quindi anche sul piano culturale, si risolve a mero slogan o a mera ideologia. E questa non conoscenza ci rende soltanto più prigionieri, non potremmo neppure capire per esempio – come ha detto recentemente in un bellissimo articolo Alfonso Berardinelli – la Passione secondo Matteo di Bach oppure interrogarci su certi problemi fondamentali.
Vorrei concludere con una frase che mi ha sempre colpito e che ripeto spesso quando parlo nelle mie lezioni universitarie del rapporto tra letteratura ed arti visive. C’è una frase interessantissima nelle Anti-Mémoires di Malraux “Il XXI secolo sarà religioso o non sarà”. Però, attenzione, per religioso non si intendono sicuramente i dogmi e le istituzioni ma la nuova disposizione a provare stupore di fronte alle manifestazioni dell’arte, della cultura e del mistero della diversità.
Questa legge dunque può aiutarci a reinventare questa cultura dello stupore, una cultura che permette anche di correggere le vecchie certezze di fronte ad un mondo che, ahimè, sembra avere sempre più il sapore dell’incertezza.

PRESIDENTE. Ha la parola il relatore di minoranza Consigliere Giannotti.

Roberto GIANNOTTI. Ritengo che la discussione su questo provvedimento non possa non essere inquadrata in un contesto più ampio, cioè che la politica culturale della nostra Regione è una politica zoppa che cammina su un corpo malfermo.
E’ una politica zoppa perché inserita in un contesto finanziario inquietante. La spesa per la cultura nelle Marche negli anni ha visto una drastica riduzione. La dotazione finanziaria nella penultima legislatura è stata dimezzata, oggi ha livelli bassissimi al punto che ciò porta a giudicare la spesa pro-capite delle Marche come una delle peggiori del nostro Paese.
L’altra questione che non possiamo non prendere a riferimento è l’anomalia politica che ha accompagnato l’azione del governo regionale in questo settore, anomalia rappresentata da una disattenzione istituzionale. Voglio ricordare che in tempi non sospetti il vecchio Presidente della Giunta manteneva in capo alla sua persona la delega alla cultura facendola gestire al capo del suo Gabinetto. Una questione da paesi del terzo mondo, da paesi dalla dittatura comunista come Cuba. (…) Presidente Mollaroli, certo, siamo andati avanti lo stesso, ma debbo comunque segnalarle che quello che è accaduto in questa legislatura ha del ridicolo, ci sono addirittura stati tre Assessori che hanno mantenuto in capo la delega alla cultura. Ditemi in che maniera può riuscire ad esprimersi una politica culturale così articolata. Potrei anche aggiungere, ad esempio, che la Regione Marche è una delle poche Regioni d’Italia che non ha un dirigente della cultura, il funzionario che segue questo settore svolge funzioni plurime.
La Regione Marche, quindi, ha vissuto almeno fino a ieri una condizione di prorogatio permanente. Questo vuol dire che tutti gli strumenti legislativi e amministrativi destinati a questo settore sono stati pensati qualche anno fa e poi abitualmente alla loro scadenza sono stati prorogati, a dimostrazione di una incapacità di produzione legislativa ma anche dell’estrema confusione che regnava in questo campo.
In questo quadro la proposta che oggi ci viene sottoposta è un tentativo mal riuscito di rimettere a posto alcune questioni. Mi sento quindi di non partecipare al grande encomio rivolto dal seppur bravissimo collega D’Isidoro su tale questione. Siamo infatti molto, molto al di là di quello che si attendevano i marchigiani rispetto ad una valenza che, invece, richiederebbe un impegno più preciso.
Pertanto ora, nel riaffermare sull’atto un giudizio, espresso anche in Commissione, sostanzialmente negativo, voglio anche richiamare alcuni punti fondamentali che dovrebbero appartenere ad un processo riformatore da mettere in atto.
Innanzitutto ritengo che qualsiasi scelta legislativa della Regione non possa prescindere dal rimettere al centro del sistema dei beni e delle attività culturali non più l’amministrazione pubblica come avviene oggi, ma il cittadino e l’associazionismo culturale di base. Questa è una scelta di fondo che in questi anni ci ha visti divisi e che continua ancora a dividerci. Credo allora che uno sforzo maggiore per uscire dalle secche dello statalismo affinché si possa riconoscere quanto di valido c’è nella società marchigiana sia una questione che dobbiamo porci.
La seconda questione è che l’apporto della Regione dovrebbe essere indirizzato a valorizzare maggiormente tutti i soggetti che animano il tessuto culturale della regione. E in questo senso ci sono testimonianze anche significative; rispetto ad alcuni siamo riusciti in qualche modo a dare corpo ad un’iniziativa regionale, ma rispetto ad altri ancora siamo in ritardo.
La terza questione riguarda l’importanza di riconoscere il carattere imprenditoriale delle organizzazioni culturali, però non attraverso la creazione di distretti indefiniti bensì attraverso l’assunzione di un rapporto diverso che deve stare alla base dell’attività regionale.
Occorre un atteggiamento della Regione che non può prescindere dall’introdurre, per esempio, sistemi di valutazione che consentano di massimizzare gli effetti dei finanziamenti pubblici nel settore, oppure un monitoraggio costante sugli enti culturali al fine di garantire una spesa pubblica più efficiente che sposti – qui lo dico e qui lo sostengo – l’accento dalla protezione di produzione di reddito alla valorizzazione delle energie ed alla fornitura di servizi di qualità. E questa è una scelta di fondo che in qualche modo deve essere assunta.
La quarta questione è quella che non si può non prescindere dall’incremento della spesa pubblica regionale per i beni e le attività culturali, in particolare quella, insisto, per la cultura vera, ossia quella dei beni culturali. Su questo piano io sono per fare una scelta di fondo, perché una cosa sono i beni e il nostro patrimonio, altra cosa sono le attività culturali.
La quinta questione è quella di una maggiore attenzione rispetto ai beni culturali ecclesiastici. Io capisco che quando si parla di chiesa o di cose derivate dalla chiesa qualcuno può saltare sui banchi, ma come non riconoscere che buona parte del patrimonio culturale regionale e buona parte delle attività ad esso collegate provengono da esperienze ecclesiali. Allora perché non dare ruolo e sostanza ad un rapporto organico con questo settore?
La sesta questione è quella fondamentale, ossia quella di ripensare alla cultura come risorsa per lo sviluppo, cosa che fino ad oggi non è stata, riconoscendo il valore pervasivo ed intersettoriale, raccordandola realmente alle politiche per l’integrazione, la promozione, lo sviluppo economico e la tutela del territorio.
Dunque c’è un grande campo di azione ancor oggi inesplorato. Ritengo che un maggiore coraggio, una maggiore coerenza, una maggiore tenacia da parte della Giunta e da chi detiene questa responsabilità possa consentire un vero cambiamento di rotta e una politica in grado di corrispondere in maniera più adeguata alle attese del mondo culturale ma anche dei cittadini marchigiani.

PRESIDENTE. La discussione è aperta. Ha la parola la Consigliera Mollaroli.

Adriana MOLLAROLI. Oggi è una giornata estremamente importante per la politica culturale di questa Regione, infatti con l’approvazione di questa legge completiamo il rinnovamento dell’impianto legislativo della nostra Regione. In questi anni abbiamo infatti approvato due importantissime leggi di settore, questa è la terza.
La prima riguarda il cinema e le attività cinematografiche della nostra regione che ha l’obiettivo di sostenere il cinema di qualità e di regolamentare il cinema esclusivamente commerciale. Con questa legge abbiamo messo in piedi l’azione della film commission, quindi la possibilità per la nostra regione di valorizzazione anche da un punto di vista turistico ed economico.
La seconda legge è quella sullo spettacolo, della quale fra l’altro prima della fine della legislatura approveremo il piano triennale e il piano operativo.
Sono leggi che hanno già cominciato a funzionare ed oggi approviamo una legge importante che riguarda i beni e le attività culturali.
Capisco alcune delle considerazioni fatte dalla minoranza – anzi, mi scuso con il Consigliere Giannotti se prima ho interloquito in maniera formalmente anche discutibile, cosa che a volte accade anche nella nostra Assemblea, ma che se vogliamo è frutto di una confidenza che ci deriva ormai dall’avere lavorato insieme per molti anni –. Ossia, è vero che il Governo regionale ha avuto le sue contraddizioni, ha cambiato tre Assessori, e anche oggi approviamo questa legge con una sua scarsa presenza – l’Assessore si è giustificato, mi ha anche detto di riferire che ha un’importante impegno nel suo territorio –, ma in ogni caso l’Assemblea legislativa si è ripresa la sua parte. Abbiamo spesso lamentato – e questo vorrei che lo si dicesse, come vorrei lo dicesse anche la stampa – che di fronte alle contraddizioni del Governo regionale – e quindi lo dico anche al Presidente Spacca – c’è stato comunque un lavoro serio, vero, forte dell’Assemblea legislativa, di quella Commissione che mi onoro di avere presieduto, e di tutti voi. Un lavoro che ha consegnato ai marchigiani e al mondo della cultura marchigiana leggi nuove e di grande spessore e significato. Un lavoro che ha visto anche una forte collaborazione degli apparati della Regione, che seppure avranno anche loro quelle contraddizioni di cui ha fatto riferimento il Consigliere Giannotti, ci ha comunque consentito, attraverso le loro qualità, di fare leggi significative.
Per altre ragioni mi è capitato – lo voglio riferire all’Aula perché deve restare come lavoro impegnativo di questa Assemblea legislativa – di partecipare ad una conferenza in merito alle leggi sulla violenza sessuale – su questo tra l’altro siamo state una delle Regioni che ha lavorato meglio – e la mia omologa della Regione Piemonte, Presidente della Commissione che si occupa di istruzione, mi ha detto che la nostra legge sullo spettacolo è considerata una legge di sistema tra le migliori d’Italia, così come ha detto che la Regione Emilia Romagna ha fatto una legge sui giovani, cosa che noi non siamo stati in grado di fare, tra le migliori esistenti.
Quindi questa legge la rivendichiamo con orgoglio. L’abbiamo potuta fare grazie ad un sistema culturale della nostra regione, quindi enti locali, associazionismo, enti, fondazioni, che è ormai la rete vera di riferimento di questa regione per il mondo della cultura.
Certamente sono vere tutte le altre considerazioni, ossia che le risorse non sono mai state sufficienti, che c’è stato un calo, però c’è stato anche un incremento di risorse da parte degli enti locali, delle fondazioni bancarie, del mondo dell’imprenditoria privata, da parte proprio di questo lavoro autorevole della Regione, seppure fatto con le contraddizioni che dicevo, che ha investito appunto in cultura.
Consigliere Giannotti, le carte in regola con la cultura non ce le ha nessuno, il 35% tagliato dal Governo nazionale del FUS è noto, ci sono state addirittura proteste del mondo della cultura come non mai in questo Paese, Baricco ha aperto un dibattito infinito ancora non completato sulla stampa non soltanto italiana. Certo, la Regione Marche ha le sue responsabilità, ma il Governo centrale ha dimostrato in questi anni di crederci ancora di meno.
Ci sono però dei dati positivi che bisogna richiamare. Nelle Marche, oltre a quello di cui ho fatto riferimento, cioè che nella cultura investono fondazioni e imprese private, c’è anche un pullulare di iniziative – basti aprire le pagine degli spettacoli dei nostri quotidiani –, come c’è una disponibilità a venire nella nostra regione da parte di grandi operatori e grandi musicisti. Insomma sono dati che stanno a dimostrare quanto la nostra regione sia ormai affermata come regione di cultura.
Ma qual è il dato al quale voglio fare riferimento? Noi abbiamo sì uno degli indici più bassi pro-capite sulla spesa per la cultura, come è stato riferito e come è ormai noto, ma nella nostra regione abbiamo visto aumentare la percentuale di cittadini e cittadine che fruiscono di cultura. E quando parlo di cultura intendo in senso lato, ossia parlo anche spettacolo, cinema, ecc..
Quindi il panorama è complicato, non lo vogliamo negare, ma sicuramente è un panorama in assoluto movimento, in dinamismo positivo.
Tra le altre azioni che la Regione ha fatto c’è questa famosa delibera sul distretto culturale, che tra l’altro abbiamo fatto rientrare nella legge. Quindi quella critica che la minoranza ci aveva fatto al momento dell’approvazione dell’atto amministrativo da parte dell’Assemblea legislativa è stata recuperata, infatti, ripeto, nella legge che stiamo discutendo questa parte è rientrata.
Ciò significa che la nostra Regione riconosce a questo mondo, oltre la valenza identitaria di forte significato formativo che ha la cultura, anche un riconoscimento della cultura come settore nel quale si esprimono professionalità, lavori nuovi, alta formazione, e che quindi ha una valenza economico e sociale rilevante; nella nostra regione si parla di oltre 3 mila persone che lavorano su questo.
L’Assemblea legislativa lavorando su questa legge ne ha anche modificato un po’ la struttura, salvaguardando l’impianto e dando molta precisione al ruolo che devono svolgere gli enti locali, Regione, Province, Comuni. Ha anche assunto una scelta importantissima riferita ai beni, e qui sono d’accordo con il Consigliere Giannotti. In questi anni la politica culturale della nostra Regione ha certamente seguito alcune finalità, ha fatto un lavoro straordinario nel recupero dei beni a partire dai teatri, spazi culturali, beni monumentali, utilizzando come sappiamo leggi varie, da quelle per il terremoto ad altre, ha rinnovato la politica di sostegno all’attività cinematografica e allo spettacolo, ma ha anche un punto di debolezza, ossia quello della gestione dei beni.
Noi siamo una regione ricchissima, siamo una regione che ha un patrimonio culturale straordinario, disperso come sappiamo in tutto il territorio – la nostra forza a volte è anche la nostra debolezza –, ma non abbiamo mai affrontato la questione della gestione.
Però le nostre biblioteche, i nostri musei diffusissimi sul territorio, trovano in questa legge due impegni comunque importanti.
Il primo riguarda il sistema bibliotecario e il servizio lettura, ossia ogni Comune della nostra regione deve consentire ai propri cittadini la possibilità di esercitare attraverso le strutture pubbliche questa funzione.
Il secondo impegno è che con lo strumento della fondazione si vuole cercare di risolvere, se gli enti locali insieme saranno capaci – e qui ci vorrà nella prossima legislatura una gestione seria, duratura, continuativa ed un assessore unico che si prenda carico di queste questioni, perché appunto gli strumenti legislativi ci sono tutti –, il problema della gestione dei nostri musei. Musei che sono stati sì ristrutturati con tante risorse ma che spesso non sono aperti, sono poco fruiti, sono poco utilizzati, non riuscendo quindi a diventare quel volano significativo per il turismo, come invece vorremmo che sia.
La legge pertanto individua lo strumento, quindi la prossima amministrazione dovrà essere in grado di prenderlo in mano, di dargli corpo e di gestirlo.
Nelle correzioni fatte dall’Assemblea legislativa abbiamo anche introdotto e riconosciuto il grande valore che svolge il volontariato culturale. La nostra è una regione dove moltissimi volontari e associazioni svolgono funzioni di sussidiarietà, spesso lo fanno in solitudine e anche con le poche risorse che gli provengono dagli enti locali o dalle leggi sul volontariato, quindi la legge riconosce loro questa funzione straordinaria che svolgono ed apre anche prospettive per una gestione sempre dignitosa ma più integrata per il futuro.
Mi pare quindi una buona legge, è una legge che completa l’impianto. Il Presidente Spacca potrà dire nel suo lavoro di fine legislatura che grazie all’Assemblea legislativa, per cui non sempre grazie ai suoi Assessori, ha rinnovato l’impianto legislativo di questa Regione nelle politiche culturali. Sarà una ragione di vanto ma noi l’abbiamo fatto non per questo bensì perché nella nostra regione c’è un mondo della cultura interessantissimo, è un mondo fatto di eccellenze e di tante attività diffuse; peraltro sulle eccellenze ci sono degli emendamenti del Consigliere Massi che io non condivido, chi stabilisce chi è di rilievo nazionale? La cultura infatti non ha confini, la musica di Pergolesi e di Rossini appartiene al mondo, certo, sono nati qui, ma poi hanno lavorato nel mondo, quindi appartengono al mondo. Ma non voglio ora insistere su questo aspetto.
Sono molto orgogliosa del lavoro fatto, la Commissione ha lavorato con grande serietà, avevamo dentro anche grandi competenze che credo siano state utilizzate al meglio. E’ un lavoro che lasciamo con orgoglio alla comunità marchigiana, ai tanti operatori culturali a quali ci rivolgiamo, alle cittadine e ai cittadini tutti.
Mi auguro che l’Aula approvi questa legge, compresi i Consiglieri della minoranza. Capisco i rilievi critici sollevati, ne hanno per alcuni versi ragione, però sarei contenta che non votassero contro. Questo lo dico perché c’è stato un lavoro serio e quindi questa legge non merita di essere approvata con una contrarietà. Facciamola uscire dal gioco politico, anche se il contesto politico – ormai siamo in campagna elettorale – spinge in questo senso, penso che anche un’astensione potrebbe essere un buon viatico per questa legge oltre che un riconoscimento per tutti coloro che ci hanno lavorato.

PRESIDENTE. Se nessuno chiede la parola passiamo alla votazione.


Articolo 1.
Emendamento n. 1/1 del Consigliere Massi:
Al comma 3, dopo la lettera d) aggiungere la seguente: “d1) favorisce ed incentiva le attività culturali di alto livello artistico quali eccellenze in ambito nazionale;”.
Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Articolo 1. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 2. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 3.
Emendamento n. 3/1 del Consigliere Massi:
Al comma 3, dopo la lettera b) aggiungere la seguente: “b1) identifica e sostiene le manifestazioni artistiche a livello nazionale, quali eccellenze da tutelare e potenziare per una migliore immagine delle Marche;”.
Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Articolo 3. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 4. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 5. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 5 bis. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 6.
Emendamento n. 6/1 del Consigliere Massi:
Dopo il comma 2 aggiungere il seguente comma: “2 bis. Il piano identifica e sostiene, quali punto di forza del sistema delle attività culturali, le manifestazioni artistiche riconosciute a livello nazionale.”.
Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

(proteste in Aula per l’esito della votazione)

Bene, allora, ripetiamo la votazione dell’emendamento n. 6/1. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa non approva)

Articolo 6. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 7. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 8. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 9. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 10. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 14. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 14 bis. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 14 ter. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 15. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 16. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 16 bis. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 17. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 17 bis. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 18. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 18 bis. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 18 ter. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 19. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 20. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 21. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Articolo 22. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Coordinamento tecnico. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa approva)

Ha la parola il Consigliere D’Anna.

Giancarlo D’ANNA. Presidente, chiedo la verifica del numero legale.

PRESIDENTE. Procediamo alla verifica del numero legale.
Presenti: Altomeni, Amagliani, Badiali, Benatti, Binci, Brandoni, Comi, D’Isidoro, Donati, Giannini, Luchetti, Mammoli, Mezzolani, Mollaroli, Procaccini, Ricci, Rocchi, Sordoni, Tiberi.
Assenti: Bucciarelli, Spacca, Brini, Bugaro, Parrucci, Natali, Cesaroni, Ciriaci, D’Anna, Giannotti, Lippi, Massi, Minardi, Ortenzi, Petrini, Pistarelli, Romagnoli, Santori, Silvetti, Solazzi, Viventi.
Comunico il risultato: assenti 21, presenti 19, il numero legale non è garantito, quindi per prassi procediamo alla seconda chiamata. (…) Prego, Consigliere Binci.

Massimo BINCI. Presidente, chiedo di verificare, in quanto questione sostanziale, se in base al Regolamento è prevista una seconda chiamata per la verifica del numero legale.

PRESIDENTE. E’ prevista, Consigliere. Procediamo, senza aspettare nessuno, alla seconda chiamata per la verifica del numero legare.
Presenti: Altomeni, Amagliani, Badiali, Benatti, Binci, Brandoni, Comi, D’Isidoro, Giannini, Luchetti, Mammoli, Mezzolani, Mollaroli, Ortenzi, Procaccini, Ricci, Rocchi, Sordoni, Tiberi.
Assenti: Bucciarelli, Spacca, Brini, Bugaro, Parrucci, Natali, Cesaroni, Ciriaci, D’Anna, Donati, Giannotti, Lippi, Massi, Minardi, Petrini, Pistarelli, Romagnoli, Santori, Silvetti, Solazzi, Viventi.
Comunico il risultato: assenti 21, presenti 19, il numero legale non è garantito, quindi come da Regolamento sospendo la seduta e la riconvoco fra un’ora esatta.

La seduta è sospesa alle ore 12,50


La seduta riprende alle ore 14,15

PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori. Dobbiamo procedere alla votazione finale della proposta di legge n. 259. (…) E’ stata richiesta la verifica del numero legale dal Consigliere D’Anna. Procediamo alla prima chiamata.
Presenti: Altomeni, Amagliani, Badiali, Benatti, Binci, Brandoni, Comi, D’Isidoro, Donati, Giannini, Luchetti, Mammoli, Mezzolani, Mollaroli, Ortenzi, Petrini, Procaccini, Ricci.
Assenti: Bucciarelli, Spacca, Brini, Bugaro, Parrucci, Natali, Cesaroni, Ciriaci, D’Anna, Giannotti, Lippi, Massi, Minardi, Pistarelli, Rocchi, Romagnoli, Santori, Silvetti, Solazzi, Sordoni, Tiberi, Viventi.
Comunico il risultato: assenti 22, presenti 18, il numero legale non è garantito, quindi procediamo alla seconda chiamata.
Presenti: Altomeni, Amagliani, Badiali, Benatti, Binci, Brandoni, Comi, D’Isidoro, Donati, Giannini, Luchetti, Mammoli, Mezzolani, Mollaroli, Ortenzi, Petrini, Procaccini, Ricci.
Assenti: Bucciarelli, Spacca, Brini, Bugaro, Parrucci, Natali, Cesaroni, Ciriaci, D’Anna, Giannotti, Lippi, Massi, Minardi, Pistarelli, Rocchi, Romagnoli, Santori, Silvetti, Solazzi, Sordoni, Tiberi, Viventi.
Comunico il risultato: assenti 22, presenti 18, il numero legale non è garantito. La seduta è tolta.


La seduta termina alle ore 14,20