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LE MARCHE AL SALONE DEL LIBRO DI TORINO, DICIASSETTE PRESENTAZIONI NELLO STAND ISTITUZIONALE. Momenti clou “Marche bellezza infinita” con Vittorio Sgarbi e l'iniziativa promossa dalla Regione per i duecento anni de “L'Infinito” di Giacomo Leopardi. Una riflessione affidata a Massimo Cacciari e Giulio Giorello, moderatore Piero Dorfles.

Si è aperta con la presentazione di due pubblicazioni introdotte dal Garante dei diritti per la persona della Regione, Andrea Nobili, la quarta giornata delle Marche al Salone del libro di Torino. Testi che parlano della poetica di Daniele Mencarelli e del “diritto alla felicità”, con il libro di Roberto Tiberi che ripercorre il senso della felicità, dalla filosofia greca e latina ai pensatori contemporanei. Per poi anticipare l'incontro con i cinque finalisti del Premio Strega 2019 che si incontreranno a San Benedetto del Tronto con gli studenti liceali della città. Sono state 17 le presentazioni che si sono susseguite nello stand istituzionale, sempre con una partecipazione di pubblico da sottolineare. Spazio è stato riservato anche all'Istituto per la formazione al giornalismo, in vista della settima edizione del Festival del giornalismo culturale e all'Associazione culturale “I luoghi della scrittura”, con la presentazione della rassegna di narrativa di San Benedetto del Tronto. “Libri a confronto” sono stati quelli editi da Ital Pequod, con un raffronto tra cento brevi storie e una raccolta di poesie “fantastiche”. Si è quindi passati alla “Speranza è un farmaco”, in collaborazione con la Politecnica delle Marche: edito da Mondadori, il libro propone un approccio rivoluzionario alla malattia e alla guarigione, testimoniando l'importanza delle parole e non solo dei farmaci nella pratica medica. “Libri e misteri a confronto”, guidati dal filo conduttore dell'irrazionalismo, sono stati quelli di Mauro Garbuglia “Dentro la psico-setta macrobiotica” e sul gioco della geopolitica europea, tra sovranità e sovranisti, di Stelio W.Venceslai (Edizioni Nisroch). Il direttore artistico del Festival “Le parole della montagna” di Smerillo (Mondadori Editore), nel libro “Camminando a piedi nudi” incontra il camminatore a piedi scalzi per un dialogo sulla sacralità della montagna. Con i “Taccuini onirici” (Affinità Elettive) di Ivana Pellegrini si è passati a una raccolta di quattro racconti brevi con protagonista un'insegnante in pensione, da dieci anni, alle prese con la trasposizione letteraria dei suoi sogni. “Dall'istituzione della Regione alla fine del secolo (1970-2000)” ripercorre i principali eventi politici, economici, civili e culturali a 50 anni dalla nascita della Regione Marche, narrati nel libro edito da Aras Edizioni, curato da Monica Diambra, Rita Forlini e Vanessa Sabbatini. Le presentazioni del pomeriggio sono continuate con l'Antologia di Giovanni Mulazzani (Accademia Raffaelo, Comune di Urbino), l'omaggio a Giacomo Leopardi” nel libro “Il no disperato” (Liberibelli) alla scoperta delle radici del pessimismo del grande poeta, con “Marche, bellezza infinita” raccontate da Vittorio Sgarbi. Gli ultimi appuntamenti hanno coinvolto il “Rapporto con l'Artico”, in collaborazione con la Politecnica delle Marche, altri libri a confronto, con le donne protagoniste (La sete di Ilaria Bigonzi e La serva di tutti. Detti memorabili di Francesco Trombetta, editi da Ventura Edizioni), l'amore e la competizione tra due sorelle sullo sfondo dell'Italia del dopoguerra, raccontati in collaborazione con il Comune di Sant'Elpidio a Mare, nel romanzo edito da Rizzoli “Una volta è abbastanza”, per presentare la prima edizione della Rassegna “Libri a 180°”.

I 200 anni de “L'Infinito”

“Guardare la realtà in modo disincantato, per comprendere che è qualcosa di molto complesso. Non è solo quella della scienza e dell'intelletto: è anche quella dell'immaginazione”. È il messaggio, ancora attuale, del pensiero leopardiano che può illuminare il percorso della società contemporanea. è stato sintetizzato dal filosofo Massimo Cacciari, ospite dello stand istituzionale della Regione Marche. Il suo intervento, a margine delle presentazioni in corso, ha anticipato quello svolto presso la Sala Viola del Lingotto, nell'ambito dell'iniziativa promossa dalla Regione per i duecento anni de L'Infinito di Giacomo Leopardi. Una riflessione svolta da Cacciari con il filosofo Giulio Giorello, moderati da Piero Dorfles, sul concetto più alto e più arduo del pensiero umano. La realtà leopardiana, ha detto Cacciari, nel suo intervento allo stand della Regione, “essendo quella dell'immaginazione, può essere anche quella della speranza. Non solo una visione realistica e pessimistica, ma una visione che ti può spingere a creare quella coesione, quello stare insieme, auspicato nel canto de La Ginestra”. Leopardi, ha evidenziato, “è un grande pensatore, oltre che un grande poeta, come ormai viene riconosciuto da tutta la critica. E il suo pensiero è molto complesso”. Una complessità che ha un primo fondamento nella constatazione che la filosofia va intesa come una visione il più possibile integrale e completa della realtà, dolorosa ma vera. “Dolorosa perché vedere le cose come stanno può provocare dolore, ma anche vera, nel senso latino del termine, che è uguale a reale. Una cosa è dire il vero, il reale, rappresentarlo per come è, anche se costa dolore, In Leopardi c'è un di più che spiega poi anche la sua poesia: accanto a questa dimensione, altrettanto reale tra le nostre facoltà, c'è quella dell'immaginazione e qui si aggancia il tema de L'Infinito. Nella realtà di Leopardi c'è anche l'immaginazione e speranza. La Ginestra è un canto di speranza: che si sia in grado di federarci nei confronti della natura e dei dolori che sentiamo, che ci provochiamo. Leopardi non è pessimista, da questo punto di vista, ma realista”.

R. P.

Comunicato n.117, Domenica 12 Maggio 2019
 

 
 
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